Corso di Politiche Economiche Regionali
Prof.ssa Cristina Brasili
COSDI - A. A. 2012-2013
La convergenza
economica:
metodi parametrici
Cristina Brasili
1
La convergenza economica: metodi parametrici - Cristina Brasili
TEORIA E MODELLI DI ANALISI DELLA
CONVERGENZA
1. Coesione,
convergenza e integrazione
2. Modelli teorici di convergenza e divergenza
ANALISI DELLA CONVERGENZA
3. Misure della convergenza
4. Convergenza assoluta e condizionale
5. La convergenza  e la convergenza 
6. Un’applicazione della convergenza beta alle
regioni europee
2
La convergenza economica - Cristina Brasili
1. Coesione, convergenza e integrazione
La COESIONE è una finalità politica sostenuta dal
processo di integrazione ma che a sua volta diventa
uno stimolo per il raggiungimento degli obiettivi
della convergenza e dell’integrazione
COESIONE
CONVERGENZA
INTEGRAZIONE
3
La convergenza economica - Cristina Brasili
1. Coesione, convergenza e integrazione
La Coesione
•La coesione è alla base della più importante
politica sociale dell’Unione europea.
•Agenda 2000 insiste sull’importanza della
coesione
•La coesione senza la convergenza rimane un
concetto astratto che non si può perseguire
•Il livello di integrazione delle istituzioni (UE,
Stato, Regioni) deve essere elevato per
permettere la coesione
4
La convergenza economica - Cristina Brasili
1. Coesione, convergenza e integrazione
Integrazione
L’INTEGRAZIONE
è
il
processo
di
COSTRUZIONE
DELLA
NUOVA
ARCHITETTURA ISTITUZIONALE dell’UE e
delle sue politiche
•L’integrazione e’ un processo temporale che misura
la centralità delle Istituzioni europee nei processi
decisionali.
•Robert Leonardi (1998) presenta una visione
dell’integrazione limitata al punto di vista
istituzionale
5
La convergenza economica - Cristina Brasili
1. Coesione, convergenza e integrazione
Convergenza
La CONVERGENZA è il processo
utilizzato
per misurare ed ottenere la
coesione.
• Si
parla di convergenza quando si
riducono le disparità e le differenze di
sviluppo economico e sociale tra i
paesi/regioni dell’Unione europea.
L’obiettivo della convergenza consiste
pertanto nel ridurre le disparità, non
abbassando la soglia di sviluppo dei più
abbienti, ma promuovendo una spirale di
crescita che garantisca una soglia più
elevata di benessere per tutti.
•
6
La convergenza economica - Cristina Brasili
2. Modelli teorici di convergenza e divergenza
• Le teorie della Convergenza evidenziano il
cammino verso la coesione perché intendono
diminuire le disparità socioeconomiche.
•Le economie regionali/statali convergono se le
economie più deboli crescono ad un tasso di
sviluppo più elevato di quelle più forti
beneficiando
dei meccanismi spontanei di
mercato e/o di politiche pubbliche
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La convergenza economica - Cristina Brasili
2. Modelli teorici di convergenza e divergenza
Scenari di Convergenza
Nell’ambito delle teorie sulla convergenza si
hanno:
coloro che vedono nell’industrializzazione di tipo
fordista il motore dello sviluppo (Hoffmann 1958,
Hamilton 1986)
coloro che vedono la possibilità di sviluppo basata su
un’industrializzazione “leggera” costituita da piccole e
medie imprese (Garofoli 1991, Piore e Sabel 1984,
Putnam, Leonardi e Nanetti 1993)
coloro che sostengono un tipo di sviluppo basato sui
“poli di sviluppo” con la centralità del settore
pubblico(Perroux 1959, Carrello 1989, Saraceno 1977)
coloro che si pongono in antitesi alle teorie dei poli e
sostengono la necessità di liberalizzare i mercati ridurre
le interferenze pubbliche (Olson 1982, Hirsch 1976)
I sostenitori del ruolo di fattori endogeni e locali nella
8
promozione dello sviluppo, facendo leva sui governi
sub-nazionali (Garofoli 1992, Nanetti 1987)
La convergenza economica - Cristina Brasili
2. Modelli teorici di convergenza e divergenza
Scenari di Divergenza
Nell’ambito di queste teorie si collocano:
Le regioni meno sviluppate possono beneficiare in
qualche modo dello sviluppo ma prevalgono le difficoltà
nel raggiungerlo. Il principale teorico della teoria della
“causalità cumulativa” sostiene anche che si crea un
circolo vizioso di sottosviluppo (Myrdal 1957)
I teorici radicali e neomarxisti esprimono una versione
ancora più radicale negando qualunque possibilità di
ridurre le disparità in un contesto capitalista (Frank
1974, Holland 1976).
modello di divergenza del centro-periferia (Rokkan e
Urwin 1982 e 1983, Tarrow 1977)
9
La convergenza economica - Cristina Brasili
3. Misure della convergenza
Nel voler analizzare la convergenza
immediatamente due questioni:
si
pongono
• Come si misura il processo di convergenza?
• Come
si
verifica
quindi
l’eventuale
avvicinamento alla finalità della coesione?
•Nel tempo sono state proposte
diverse
metodologie
mutuate
prevalentemente dalla teoria della
crescita economica.
•In particolare alcune metodologie
proposte hanno come base i modelli
neo-classici altre lo sviluppo
endogeno
10
Indicazioni bibliografiche sulla convergenza economica
Da studiare
•
•
•
La crescita delle nazioni di Vittorio Daniele, Rubbettino - 2008 da
pag 9 a pag 64
L. Boggio G. Serravalli, Sviluppo e crescita economica, Mc Grow
Hill Cap. 5 e Appendice al Cap. 5
Leonardi R., Coesione, convergenza e integrazione nell’Unione
europea, Ed. Il Mulino (1997) pp.13-105
Riferimenti per gli approfondimenti
• Quah D. (1993), “Empirical Cross-Section Dynamics in Economic
Growth”, European Economic Review, 37(2/3):426-434, April.
• Quah D. Twin Peaks: Growth and Convergence in Models of
Distribution Dynamics, Economic Journal, 106: 1045-1055, 1996
• Bernard A.B., Durlauf S. N. (1995), “Convergence of
International Output Movements” Journal of Applied Econometrics,
10, 97-108.
• Bernard, Durlauf (1996) Interpreting tests of the convergence
hypothesis, Journal of Econometrics, 71, pag 161-173
• Brasili C., Oppi M. Convergenza economica delle regioni europee
e allargamento a Est, Politica Economica, 3/2003 Il Mulino
• Bacchiocchi E., Brasili C., Fanfani R. (1999), “Convergence and
Long Term Dynamics in the Agrofood Systems in the EU regions
(1980-95)”, Department of Statistics “Paolo Fortunati”, Research
Book n. 7.
• Silverman B. W. (1986), “Density estimation for statistics and data
La convergenza economica - Cristina Brasili
Misure della convergenza
Nel voler analizzare la convergenza
immediatamente due questioni:
si
pongono
• Come si misura il processo di convergenza?
• Come
si
verifica
quindi
l’eventuale
avvicinamento alla finalità della coesione?
•Nel tempo sono state proposte
diverse
metodologie
mutuate
prevalentemente dalla teoria della
crescita economica.
•In particolare alcune metodologie
proposte hanno come base i modelli
neo-classici altre lo sviluppo
endogeno
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La convergenza economica - Cristina Brasili
3. Misure della convergenza
L’approccio neo-classico
•Il modello neoclassico di crescita economica
(Solow-Swan model) prevede che esista una
convergenza condizionata verso un stato di
equilibrio (steady state) a partire dal quale le
grandezze cresceranno ad un tasso costante.
•Le economie che si trovano più lontane dallo
stato di equilibrio cresceranno ad un ritmo più
elevato
•In questi modelli si ipotizzano
rendimenti di scala costanti
inoltre
13
La convergenza economica - Cristina Brasili
3. Misure della convergenza
L’approccio neo-classico
•
Il modello di Solow-Swan parte da una
funzione di produzione
Y=F(L,K) che
soddisfa le tre proprietà:
a. produttività marginale del capitale positiva e
decrescente, produttività marginale del lavoro
positiva e decrescente
b. F(•) ha rendimenti costanti di scala
F ( K ,  L )    F (K , L )
per tutti i
0
c. le condizioni di Inada: la produttività
marginale del capitale (o lavoro) è infinito se
il capitale (lavoro) tende a 0 ed è invece 0 se il
capitale (o il lavoro) va ad infinito
14
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Vediamo in dettaglio il modello
I modelli neoclassici partono dal
considerare una funzione di produzione
aggregata. Esiste un unico settore
produttivo che produce un unico bene
omogeneo che può essere prodotto con
un’infinità di tecniche alternative che
combinano l’uso del lavoro e del capitale.
Il tasso d’interesse, non influenza il
risparmio ma fa variare il rapporto
capitale/prodotto. La relazione ci dirà
quindi quanto lavoro (L) e quanto stock di
capitale (K) occorrono per ottenere il
prodotto di un sistema economico (Y). Si
ipotizza anche l’assenza del progresso
tecnico (successivamente questa ipotesi
verrà abbandonata) .
(1) Y=F(L,K)
15
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
I modelli neoclassici predicono che le
economie con analoghi parametri strutturali
quali: propensione al risparmio, tasso di
crescita della popolazione, il deprezzamento
del capitale raggiungeranno uno stesso punto
di equilibrio detto steady state (stato
stazionario) a partire dal quale lo sviluppo
procederà ad un tasso costante. In base a tale
logica le economie che si trovano più lontane
dal punto di equilibrio cresceranno ad un
ritmo più elevato. Altra ipotesi basilare sono I
rendimenti di scala costanti cioè se I fattori
capitale e lavoro aumentano in una certa
proporzione anche il prodotto aumenta nella
stessa proporzione.
16
Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Un funzione di produzione
Y=F(L,K)
è neoclassica se sono soddisfatte le tre
proprietà:
a)
F
0
K
 2F
K
2
0
cioè produttività marginale del capitale
positiva e decrescente
F
0
L
 2F
L
2
0
cioè produttività marginale del lavoro
positiva e decrescente
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Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
b) F(•) ha rendimenti costanti di scala
F ( K ,  L )    F (K , L )
per tutti i
0
c) infine le condizioni di Inada: la
produttività marginale del capitale (o
lavoro) è infinito se il capitale (lavoro)
tende a 0 tende ed è invece 0 se il capitale
(o il lavoro) va ad infinito.
lim (FK )  lim (FL )  
k 0
L0
lim (FK )  lim (FL )  0
k 
L
18
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
L’incremento netto nello stock di capitale in
un certo punto eguaglia gli investimenti meno
il deprezzamento del capitale (indicheremo
con un punto sopra una lettera la
differenziazione rispetto al tempo)

(2) K  I  K  s  F ( K , L, t )  K
dove
0  s 1
La (2) determina la dinamica del capitale data
una certa tecnologia e una certa forza lavoro.
Si assume che la crescita della popolazione sia
esogena e costante

L Ln0
Normalizzando a 1 il numero di persone al
tempo 0 e l’intensità di lavoro, la popolazione
e la forza lavoro al tempo t sono uguali a
19
nt
L( t )  e
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Sulla base della funzione di produzione
neoclassica (1) e delle premesse appena
enunciate
deriviamo
l’equazione
fondamentale del modello di Solow- Swan e
l’equazione per lo steady state.
Analizziamo passaggio per passaggio.
La condizione (b) dei rendimenti costanti di
scala implica che l’output si può riscrivere come
Y  F ( K , L)  L  F ( K L,1)  L  f (k )
dove k  K L
è il rapporto capitale/lavoro mentre
y Y L
è il prodotto pro-capite; da cui la funzione di
produzione si può esprimere nella forma
intensiva come
y  f (k )
Y  L  f (k )
Utilizziamo la condizione
e differenziamo rispetto a K, fissato L, e rispetto
a L, fissato K, verificando così che la produttività
marginale dei fattori è data da
Y K  f (k )
20
Y L   f (k )  k  f (k )
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Le condizioni di Inada implicano
lim  f ( k )  
lim  f (k )  0
k 0
k 
F (0, L)  F ( K ,0)  f (0)  0
Una semplice funzione di produzione che
soddisfa le proprietà di una funzione di
produzione neoclassica è la CobbDouglas
(che
riprenderemo
successivamente) e che ha la forma
Y  AK  L1
dove A>0 è il livello di tecnologia e
0  1
una costante

y

Ak
la forma intensiva è
21
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Consideriamo ora il comportamento
dinamico di un’economia descritta da una
funzione di produzione neoclassica.
Dividendo ambo i membri dell’equazione

(2)
K  I  K  s  F ( K , L, t )  K
per L si avrà

K L  s  f ( k )  k

Possiamo scrivere K L
k usando
come funzione di

d ( K / L) 
k
 K L  nk
dt

L Ln
dove come abbiamo visto
Sostituendo questa quantità otteniamo

k  s  f (k )  (n   )  k
(3)
L’equazione differenziale fondamentale del
22
modello di Solow-Swan
Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Lo Steady-State
Si definisce steady state la
situazione economica in cui tutte le
grandezze crescono ad un tasso
costante
Dall’equazione differenziale fondamentale del modello
di Solow-Swan (3)

k  s  f (k )  (n   )  k
lo stato stazionario corrisponde a

k 0
algebricamente quindi significa che
il valore corrispondente a
k  k
soddisfa le condizioni
s  f (k )  (n   )  k


ciò significa che lo steady state
corrisponde all’intersezione della curva a
sinistra dell’equazione con la retta a 23
destra.
Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Lo Steady-State
•k è costante nello steady state (si
può dimostrare facilmente)
•y e c sono anch’esse costanti con
valori pari a
y   f (k  ) e c  (1  s)  f (k  )
rispettivamente
Ne consegue che nel modello
neoclassico, le quantità pro capite
k, y e c non crescono nello stato
stazionario e che i livelli delle
variabili K, Y e C crescono allo
stesso tasso di crescita della
popolazione n.
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Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Lo Steady-State
La variante della funzione di produzione
proposta da Robinson (1938) e Uzawa
(1961) considera anche A(t) un indice
della tecnologia
Y  F K , L  A(t )
detta labor augmenting poiché l’output
cresce in proporzione allo stock di lavoro
•poiché k e A(t) crescono allo stesso tasso
x,
kˆ  k A(t )  K /( L  A(t ))
inoltre LA(t) è detto effettivo ammontare
di lavoro (il lavoro moltiplicato per la sua efficienza)
dove x è il tasso di crescita del progresso
tecnologico
•l’equazione allo steady state diviene
s  f ( kˆ )  ( x  n   )  kˆ
25
Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
4. Convergenza assoluta e condizionale
Convergenza Assoluta
C’è una tendenza alla convergenza tra le
economie?
Considerando un insieme di economie chiuse,
che sono strutturalmente simili cioè che hanno
gli stessi valori dei parametri
ed
hanno la stessa funzione di produzione f(•)
avranno anche gli stessi valori k* e y* per lo
steady-state: n, s e 
(Da questo momento indicheremo un tasso di crescita di una
variabile come gamma e il pedice che indica la variabile)

 k  k k  s  f (k ) k  (n   )
Se l’unica differenza tra le economie è il
livello iniziale di k(0) senza dubbio il tasso di
crescita di k,  k, è sicuramente più alto per le
economie con livello iniziale di k(0) più
basso.
26
Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
4. Convergenza assoluta e condizionale
Convergenza Assoluta
Tasso di crescita > 0
n 
Tasso di crescita < 0
s*f(k)/k
K(0) povere
k*
K(0)ricche
Quindi le regioni/paesi che partono da
un valore più basso del rapporto
capitale/lavoro hanno tassi di crescita
pro capite più alti e tendono per questo
a convergere (catch up ) con i paesi
con rapporto capitale /lavoro più alto
(convergenza assoluta).
27
Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
4. Convergenza assoluta e condizionale
Convergenza Condizionale
n 
sricche*f(k)/k
spovere*f(k)/k
k*povere
K(0)
povere
k*ricche
K(0)ricche
Se teniamo conto dell’eterogeneità
esistente tra i paesi allora dobbiamo
togliere l’ipotesi di uguali parametri
strutturali
quindi
parleremo
di
convergenza condizionale: le economie
crescono tanto più velocemente quanto
più sono lontane dal loro steady state
28
Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Misura della velocità di convergenza
•Se la velocità di convergenza è bassa ci si può
focalizzare sullo stato stazionario perché molte
economie dovrebbero essere vicine al loro steady-state.
•Partendo da
 kˆ  s  f (kˆ) kˆ  ( x  n   )
e utilizzando una funzione Cobb Douglas otterremo
 kˆ  sA(kˆ) (1 )  ( x  n   )
consideriamo un’approssimazione log lineare nei
dintorni dello steady state



γ k̂  d log( k̂) dt  β  log( k̂ k̂ )
dove

  (1   )  ( x  n   )
29
Modelli di sviluppo e misura della convergenza.
Un’analisi delle regioni europee con particolare attenzione a quelle in ritardo di sviluppo.
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
Misura della velocità di convergenza
•essendo



ˆ
ˆ
log( y y )    log( k̂ k̂ )

•ne deriva (4)

 yˆ  (1   )  ( x  n   )  log( yˆ yˆ )
  (1   )  ( x  n   )
•il termine
indica quanto rapidamente l’output per unità di lavoro di
un’economia
ŷ
si avvicina al suo steady state
ŷ 
l’equazione (4) è un’equazione differenziale in
log  yˆ (t )
con soluzione
log  yˆ (t )  (1  e  t )  log( yˆ  )  e  t  log  yˆ (300)
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
5. Sigma convergenza
 - convergenz a quando lo scarto
C’è
quadratico medio dell’output pro-capite
delle regioni/paesi al tempo t2 diminuisce
rispetto al tempo t1.
 - convergenz a
La
comporta un
declino della dispersione della variabile
considerata
nell’insieme
delle
regioni/paesi nel tempo t Tt
Questo tipo di convergenza è facilmente
influenzabile dalla presenza di outliers
lontani dalla media.
La dispersione cross-section si può
misurare come la varianza del logaritmo
del PIL procapite:
2  (1 N)
ln yit  
31
5. -convergence
• I tre test di convergenza sono stati proposti da
Lichtenberg (1991) e Carree, Klomp (1997) per
verificare la convergenza della produttività nei
22 paesi OECD per il periodo 1960-1985.
• Carree e Klomp (1997) hanno proposto due
test (T2 e T3) alternativi al test T1 di
Lichtenberg (1991) per verificare l’ipotesi che
le varianze nel primo e nell’ultimo periodo
fossero uguali.
•Il primo test, T2, è stato ottenuto usando il test
statistico del rapporto di verosimiglianza,
mentre il secondo, T3, è stato messo a punto
derivando la distribuzione (asintotica) corretta
della statistica T1 di Lichtenberg puntualizzata
da Carree e Klomp (1997).
32
5. -convergence
• Le grandezze da utilizzare per questi tre test
sono la varianza tra i paesi nel primo anno  2
1
• la varianza fra i paesi nell'ultimo anno
considerato
2
T
• la covarianza fra questi due anni
•la stima dei minimi quadrati di .
La stima di  deriva dall’equazione
12T
YiT  Yi1  ui
i=1…….N
dove si assume che le produttività sono
determinate da un processo autoregressivo
YiT  YiT 1  vi
infatti
e    T 1
33
-convergenza
•Il test T2, si ottiene usando il rapporto di
verosimiglianza:
 1 σ̂12  σ̂ T2 2 
T2  N  2,5ln 1 
2 2
2 
 4 σ̂1 σ̂ T  σ̂1T 
T2 ha la distribuzione limite 2(1)
• 21 T2 1,T: sono rispettivamente la
varianza del primo e dell’ultimo anno
considerati e la covarianza tra i due anni
34
5. -convergence
Al contrario, T3 rappresenta un test statistico
corretto del rapporto delle varianze, il quale
ha, asintoticamente, una distribuzione
normale standardizzata; si ha quindi
T3 
•
N σ̂12 σ̂ T2  1
2 1  π̂ 2
35
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
5. Beta convergenza
La
implica una relazione
 - convergenz a
inversa tra il tasso di variazione output pro
capite e il livello iniziale di output pro capite:
questo si traduce in una maggiore aspettativa di
crescita delle regioni più povere rispetto a quelle
ricche.
Se non c’è beta convergenza non può esserci
sigma convergenza, condizione necessaria ma
non sufficiente. Poiché la varianza può
aumentare o diminuire a seconda se ci si trova al
di sopra o al di sotto dello steady state.
Vediamo come si arriva a dare una formulazione
del modello da stimare per le regioni europee.
36
Il modello di crescita neoclassico (Solow-Swan)
5. Beta convergenza
L’equazione
log yˆ (t)  et  log yˆ (0)  (1  et )  log( yˆ  )
implica che il tasso medio di crescita del prodotto procapite, y, su un intervallo tra il tempo 0 e il tempo
T>=0 è dato dall’equazione seguente aumentata da un
disturbo casuale (5)


(1 / T)  log( y it / y i 0 )  a  (1  e  T ) / T  log( y i 0 )  u i 0,T
dove




a  x  (1  eT ) / T  log( yˆ  )
e u i 0,T rappresenta la media dell’errore tra 0 e T
b  (1  eT ) / T
Il coefficiente b del prodotto al tempo 0 decresce con
l’aumentare dell’intervallo temporale considerato T,
dato un certo : il
37
 tasso di crescita decresce al crescere
del reddito.
6. Una stima della convergenza beta e sigma per le regioni
europee
Button e Pentecost
Button e Pentecost (1999) propongono un ulteriore
modello di analisi per la convergenza nelle regioni
europee sviluppando le metodologie proposte da
Barro e Sala I Martin.
Specificano il seguente modello
YiT  YiT j (1 / j)    YiT j  E ERM i  YiT j  a Ai   q Nq  ei
Le quantità coinvolte sono:
YiT è il logaritmo naturale del PIL pro capite della regione i al
tempo T, rapportato alla media europea, mentre Barro e Sala I Martin lo
rapportavano alla media di ciascun paese. In questo caso si analizza strettamente
la convergenza tra paesi piuttosto che entro i paesi come fanno Barro e Sala I
Martin.
Ai è il tasso di occupazione agricola, cerca di esplicitare la
struttura economica di una determinata regione e l’influenza della
PAC.
ERMi è una dummy che riflette l’appartenenza dei paesi al
Sistema Monetario Europeo (posto a 0 per U.K., Grecia e Italia)
Nq è un vettore di dummy per i paesi
38
La convergenza economica - Cristina Brasili
6. Un’applicazione della convergenza beta alle regioni europee
Una stima della convergenza beta per le regioni europee
Button e Pentecost (1999)
(Stime iniziali della convergenza del PIL regionale)
Coefficiente
1975-81
1981-88
1975-88

0.1779
(5.717)
0.1332
0.1458

-0.0375
(-5.460)
-0.0276
(-5.461)
-0.0306
(-8.085)
R2
0.03532
0.2341
0.4776

0.0153
0.0126
0.0096
ESS
0.0116
0.0078
0.0046
LLF
141.545
151.699
165.115
BJ
3.2494
(5.99)
1.1080
(5.99)
3.8970
(5.99)
39
La convergenza economica - Cristina Brasili
6. Un’applicazione della convergenza beta alle regioni europee
L’evidenza empirica (Button e Pentecost, 1999)
•I dati sono per 51 regioni europee dal 1975 al 1988 ma
vengono considerati anche due sotto periodi 1975-1981 e
1981- 1988 (il 1981 è la data di inizio effettivamente
operativa del Sistema monetario)
•Il modello nel complesso non ha un grosso potere
esplicativo (R quadro basso).
•Esiste convergenza nell’intero periodo (circa il 3%) ma
maggiore, 3,7% negli anni settanta e 2,8% negli anni
ottanta.
•Il coefficiente beta risulta molto sensibile all’introduzione
delle variabili esplicative.
•Introducendole non risulta quasi più la convergenza
40
La convergenza economica - Cristina Brasili
Indicazioni bibliografiche sulla convergenza
economica parametrica
• L’approccio parametrico alla convergenza
economica, Maria Sassi da pag. 31 a pag. 45 in
Cambiamenti
strutturali
e
convergenza
economica nelle regioni dell’Unione europea a
cura di Cristina Brasili, Clueb Bologna, 2005
Da leggere
• Button K. , Pentecost E., Regional Economic
Performance within the European Union
Edward Elgar, 1999 da pag 84 a pag 100
• Convergence issues in the EU ed. by W. Meeusen
J. Villaverde da pag 62 a pag 82
• Da consultare
Barro R., Sala i Martin X., Economic Growth, Mc
Graw-Hill, 1995
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