Dati sociali – Svizzera
Rapporto sul volontariato
in Svizzera
Neuchâtel, 2004
La serie «Statistica della Svizzera»
pubblicata dall’Ufficio federale di statistica (UST)
comprende i settori seguenti:
0
Basi statistiche e presentazioni generali
1
Popolazione
2
Territorio e ambiente
3
Lavoro e reddito
4
Economia
5
Prezzi
6
Industria e servizi
7
Agricoltura e selvicoltura
8
Energia
9
Costruzioni e abitazioni
10
Turismo
11
Trasporti e comunicazioni
12
Denaro, banche e assicurazioni
13
Sicurezza sociale
14
Salute
15
Formazione e scienza
16
Cultura, media, impiego del tempo
17
Politica
18
Amministrazione e finanze pubbliche
19
Diritto e giustizia
20
Reddito e qualità di vita della popolazione
21
Sviluppo sostenibile e disparità regionali
Statistica della Svizzera
Dati sociali – Svizzera
Rapporto sul volontariato
in Svizzera
Capoprogetto
In collaborazione con
Editore
Guido Münzel & Partner
lic. phil / dipl. manager di associazioni VMI
Servizi per organizzazioni non profit,
Berna
Dr. Sandro Guzzi Heeb, Berna
Bernadette Kadishi, lic. phil., Berna
Prof. Dr. Eva Nadai, Scuola universitaria della Svizzera
nordoccidentale, Soletta
Jacqueline Schön-Bühlmann, lic. phil. I, UST
Neuchâtel
Ufficio federale di statistica
Ufficio federale di statistica (UST)
Neuchâtel, 2004
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Ufficio federale di statistica
Jacqueline Schön-Bühlmann, UST, Tel. 032 713 64 18
Guido Münzel, Sandro Guzzi Heeb, Bernadette Kadishi, Eva Nadai, Jacqueline Schön-Bühlmann
Laurence Ruch, UST
Ufficio federale di statistica, CH-2010 Neuchâtel
Telefono 032 713 60 60 / Fax 032 713 60 61 / E-Mail: [email protected]
632-0400
Fr. 9.–
Statistica della Svizzera
20 Reddito e qualità di vita della popolazione
tedesco
Roland Hirter, Berna
Servizi linguistici dell’UST
UST
UST, Neuchâtel 2004
Riproduzione autorizzata, eccetto per scopi
commerciali, con citazione della fonte.
ISBN:
3-303-20007-6
Indice
Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .5
0
Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .7
0.1 Mozione 00.3211 sul volontariato (00.016–CN) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .7
0.2 Aspetti complessi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .8
0.3 Promozione del volontariato tra il personale della Confederazione . . . . . . . . . . . . . .13
0.4 Mandato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .15
0.5 Metodologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .15
1
La terminologia nel campo del volontariato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .17
1.1 Sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .17
1.2 Misure raccomandate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .18
2
Il contesto, la promozione e il riconoscimento del volontariato in Svizzera . . . . . . .19
2.1 Sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .19
2.2 Raccomandazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .24
3
Il volontariato in Svizzera – dati statistici di base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .27
3.1 Sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .27
3.2 Raccomandazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .29
4
Promozione del servizio volontario nell’Amministrazione federale e mediante
sussidi federali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .31
4.1 Sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .31
4.2 Misure raccomandate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .32
5
«C’è sempre da imparare» – rilevazione di competenze chiave acquisite
con il volontariato presso la Confederazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .35
5.1 Sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .35
5.2 Misure raccomandate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .36
6
Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .37
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
3
Prefazione
L’importanza del volontariato nella nostra società è innegabile. Questo settore si contraddistingue però per una grande eterogeneità dei campi d’attività e delle forme d’organizzazione.
Gli sforzi intrapresi a partire dall’Anno internazionale dei volontari 2001 hanno già portato a migliori contatti tra gli attori e a un maggior riconoscimento del volontariato.
Il punto di partenza del presente rapporto è costituito da una mozione sul volontariato
(00.3211), trasformata in postulato dal Consiglio nazionale nel 2000. Alla fine del 2002 l’UST
ha attribuito un mandato di ricerca a Guido Münzel, lic. phil. I e manager di associazioni diplomato dell’Istituto di ricerca per la gestione delle associazioni e delle cooperative (VMI) di Berna,
incaricandolo di elaborare uno studio corrispondente.
Il risultato è il «Rapporto sul volontariato in Svizzera», che esamina il lavoro svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche nei più svariati settori. La presente pubblicazione
contiene una sintesi dei singoli capitoli dello studio completo nonché un catalogo delle più svariate misure volte a promuovere l’elaborazione di norme in materia, a coordinare meglio la promozione del volontariato a livello federale e ad aiutare il servizio volontario a ottenere in generale l’attenzione che merita nella società. Il rapporto si basa su una raccolta dettagliata di
informazioni contenente spiegazioni e materiali d’approfondimento sui temi citati, pubblicata su
CD-Rom solo in tedesco, dal momento che si rivolge essenzialmente a un pubblico specializzato.
Nel rapporto è proposto anche un catalogo di misure di promozione del volontariato. La misura in cui queste misure possono essere attuate dagli attori nel settore del volontariato dipende
da vari fattori. Non da ultimo il fatto che l’attuale situazione finanziaria della Confederazione
potrebbe essere un ostacolo al varo di nuove attività.
Di fronte all’eterogeneità del tema e allo stato lacunoso dei dati, considero questo rapporto
molto informativo e ben elaborato dal punto di vista scientifico. Per la prima volta in Svizzera si
cerca di raggruppare tutti i settori e vari livelli in cui il volontariato assume un ruolo importante.
In quest’ottica, la presente pubblicazione rappresenta un’altra tappa verso una miglior integrazione tra gli attori che operano nel settore del volontariato e un coordinamento dei vari sforzi
intrapresi in tutta la Svizzera per promuovere le attività di volontariato.
Ringrazio Guido Münzel, lic. phil., Berna (capoprogetto) e gli esperti che hanno contribuito
– il dr. Sandro Guzzi Heeb, Berna; Bernadette Kadishi, lic. phil., Berna; e la prof. dr. Eva Nadai,
Scuola universitaria della Svizzera nordoccidentale, Soletta – per questo eccellente rapporto
completo. Gli autori conservano la responsabilità del contenuto scientifico.
Dr. Adelheid Bürgi-Schmelz
Direttrice dell’Ufficio federale di statistica
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
5
0 Introduzione
Guido Münzel, lic. phil., Berna
0.1 Mozione 00.3211 sul volontariato (00.016–CN)
Il «Rapporto sul volontariato in Svizzera»1 fa seguito alla mozione 00.3211 sul volontariato
della Commissione del Consiglio nazionale 00.016–CN, trasformata in postulato dal Consiglio
nazionale nel giugno 2000. Il testo della mozione era il seguente:
«Il Consiglio federale è incaricato di allestire un rapporto esaustivo sul lavoro volontario e
onorifico effettuato nei vari settori dell’economia svizzera. Tale rapporto deve contenere un
chiarimento dei concetti e indicare misure che consentiranno di conferire al volontariato il valore
che gli spetta in seno alla società. Si tratta in particolare di rispondere alle seguenti domande:
Qual è l’entità di questo impegno nel settore formale e in quello informale?
Quali sono le attività di volontariato già promosse dalla Confederazione?
Quali sono le attività di volontariato svolte in seno all’Amministrazione federale e a quali
condizioni e in che misura esse sono rese possibili?»
Nel suo parere, il Consiglio federale si dice consapevole dell’importanza per la società delle
prestazioni non retribuite svolte nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche. Attira poi
l’attenzione sulla base di informazioni regolari che l’Ufficio federale di statistica (UST) rileva ed
elabora da un lato dal 1997 con il modulo speciale «Lavoro non retribuito» nell’ambito della
rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS)2 e dall’altro con i risultati del censimento
della popolazione del 2000, in cui per la prima volta è stata inserita una domanda sul volume
del lavoro domestico e sulle attività di volontariato. Nella sua risposta, il Consiglio federale si
dice inoltre favorevole all’elaborazione di un rapporto, che potrebbe tener conto anche di altri
aspetti del volontariato.
In particolare il significato delle ripercussioni indirette sul mercato del lavoro, ad esempio gli
effetti indiretti sul lavoro nero, sul tasso di attività, sull’istruzione, sulla parità uomo-donna o
sulla durata del lavoro, ancora poco note dal punto di vista quantitativo.
Il rapporto potrebbe anche mostrare come, nell’ambito del diritto del personale della Confederazione, il personale federale già oggi può svolgere attività di volontariato, ad esempio grazie
alla regolamentazione sui congedi per l’esercizio di cariche pubbliche, impegni internazionali del
Corpo svizzero di aiuto in caso di catastrofe o operazioni di mantenimento della pace.
Il Consiglio federale fa inoltre notare che, attraverso la Centrale per le questioni familiari,
l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) sostiene finanziariamente una serie di associazioni mantello, in cui la maggior parte del lavoro è svolto nell’ambito di cariche onorifiche. Il volontariato è promosso anche, prosegue il Consiglio federale nella sua risposta, attraverso l’aiuto
1
2
Lo studio completo alla base del rapporto esiste solo in tedesco e in formato CD-Rom (n. di ordinazione 630-0400-02)
Volontariato in Svizzera. Edito dall’Ufficio federale di statistica UST e da iyv-forum.ch, Neuchâtel, 2001, n. di ordinazione
UST 427-0000
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
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agli anziani e agli invalidi di organizzazioni come la Croce Rossa Svizzera o la Pro Senectute.
Inoltre, con la 10a revisione dell’AVS sono stati introdotti accrediti per compiti assistenziali,
riconoscendo l’importanza delle cure fornite all’interno della famiglia.
Nella risposta del Consiglio federale si legge infine: «Il Consiglio federale è tuttavia disposto a
esaminare se e in che misura con le risorse e le informazioni disponibili, seppur lacunose, sia
possibile elaborare un rapporto rappresentativo.»
Nell’ora delle domande del Consiglio federale del 18 giugno 2001, il Consiglio federale ha
risposto alla Consigliera nazionale Chiara Simoneschi che le risorse necessarie per un rapporto
completo non erano disponibili, ma che l’UST avrebbe verificato la possibilità di redigere un
rapporto del genere con le informazioni disponibili.
Il competente Ufficio federale di statistica (UST) ha quindi incaricato Guido Münzel, Servizi
per organizzazioni non profit, Berna, di dirigere il progetto di elaborazione del rapporto.
0.2 Aspetti complessi
Nella risposta del Consiglio federale alla mozione 00.3211 emergono già chiaramente i molteplici interrogativi, aspetti e anche la confusione che suscita il tema «volontariato e cariche
onorifiche».
0.2.1 Terminologia e definizioni
In tedesco, con i termini di «Freiwilligenarbeit» (volontariato) e «Ehrenamt» (carica onorifica)
sono introdotti due livelli del lavoro non retribuito completamente differenti: da un lato il lavoro
di base, svolto volontariamente e gratuitamente a favore di altri, e dall’altro l’attività per un’organizzazione o la carica alla quale una persona è generalmente eletta o nominata. Anche nel
nostro Paese, inoltre, si sente sempre più spesso parlare di «bürgerschaftliches Engagement»
(impegno civile), concetto importato dai nostri vicini tedeschi, che evidenzia il contributo del
volontariato al funzionamento della macchina «società civile». Nella Svizzera francese, questa
distinzione è meno frequente. Il termine di «travail honorifique» è utilizzato raramente, si parla
piuttosto di «bénévolat» o di «volontariat», in italiano di «volontariato». Si tratta di altri due
termini differenti? Come sono definiti? Dove sta la differenza? La terminologia differente denota
anche differenze culturali tra le varie regioni linguistiche? Questa terminologia si applica a tutti i
settori in cui è svolto un lavoro non retribuito, e quindi alle associazioni sportive e culturali, ai
settori sociale o ambientale e addirittura all’attività di milizia politica? L’Ufficio federale di statistica ha suddiviso le cifre raccolte nell’ambito della rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera
(RIFOS) del 1997 e del 2000 secondo i criteri del volontariato formale e informale. Il volontariato formale è svolto nell’ambito di associazioni o organizzazioni e quello informale nell’ambito
di attività spontanee, non organizzate, come l’aiuto tra vicini. La terminologia diventa completamente babelica quando il Consiglio federale include nella sua definizione di volontariato anche
le prestazioni di cura in seno alla famiglia, benché nelle sue pubblicazioni l’Ufficio federale di
statistica faccia una distinzione tra il volontariato da un lato e le attività famigliari e assistenziali
dall’altro. Che importanza assume il concetto di «tempo sociale»? Come integrare il concetto di
«Corporate Volunteering», la promozione mirata di servizi volontari da parte delle imprese mediante prestazioni sotto forma di tempo, denaro o in natura? Un chiarimento dei termini s’impone.
L’analisi di questo aspetto per il rapporto sul volontariato in Svizzera è stata realizzata dalla
prof. dr. Eva Nadai, Fachhochschule Solothurn Nordwestschweiz. La prof. Nadai si è occupata
intensamente del tema volontariato nella sua attività di ricerca negli ultimi anni.
8
RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
0.2.2 Importanza del volontariato nella società
Nella sua risposta alla mozione 00.3211, il Consiglio federale si dice consapevole dell’importanza del lavoro svolto nell’ambito delle cariche onorifiche e delle prestazioni gratuite di volontariato per la società. E proprio le attività e la risposta dei media durante l’Anno internazionale
dei volontari 2001 hanno dimostrato che in Svizzera il lavoro non remunerato gode di grande
importanza. Sono state cantate molte lodi ai volontari ed è emersa chiaramente soprattutto una
cosa: un quarto della popolazione svizzera svolge più o meno regolarmente attività di volontariato istituzionali e un quarto attività di volontariato informali. Senza l’impegno di queste persone, molte cose si fermerebbero. Al tempo stesso, però, soprattutto le associazioni e le organizzazioni tradizionali lamentano l’assenza di nuove leve. Sempre più spesso è difficile occupare
molte posizioni e cariche nelle associazioni – un po’ in tutti i settori – come pure le cariche politiche volontarie nei Comuni. Nella nostra popolazione aumentano l’egoismo e l’individualismo?
In Svizzera sta diminuendo la disponibilità a contribuire al buon funzionamento della «società
civile»? Queste difficoltà possono essere dimostrate anche numericamente? Certo, lo Stato riconosce i compiti che richiedono professionalità, ad esempio in ambito sociale, fissando così linee
guida per le attività che fanno leva sul volontariato. Il volontariato è quindi complementare ai
compiti assunti dai poteri pubblici. Ma in futuro cambierà qualcosa in questa complementarità
se saranno disponibili sempre meno soldi per le prestazioni fornite dallo Stato? La disponibilità a
impegnarsi si sta spostando dal settore formale a quello informale? Di fronte a questi timori, è
realistico ipotizzare di puntare sempre di più sul volontariato per far fronte a uno Stato sociale
non più pagabile e soprattutto di convincere anche più anziani giovani e vigorosi a dedicarsi al
volontariato?3 O bisognerà pagare sempre più attività per evitare che nessuno voglia più svolgerle? E che influsso avrà ciò sul lavoro remunerato? Il volontariato ha veramente una così
grande importanza per la società?
0.2.3 Monetizzazione del volontariato
Nella discussione sull’importanza del volontariato rientra anche la questione della sua monetizzazione. Tutto questo impegno immane che valore ha in cifre, in termini finanziari? Alcune organizzazioni hanno iniziato a includere il numero di ore prestate gratuitamente dai loro volontari
in cosiddetti bilanci sociali (il bilancio sociale è un rapporto sulle attività di un’organizzazione in
relazione alla società) e a calcolarne il valore in franchi e centesimi.4 Un rapporto di questo tipo
mira anche a rappresentare l’effetto del lavoro svolto nell’ambito del volontariato e di cariche
onorifiche e quindi contiene implicitamente possibili scenari negativi nel caso in cui queste attività dovessero mancare. Nella sua risposta alla mozione 00.3211, anche il Consiglio federale
dice di aspettarsi dall’analisi del censimento della popolazione del 2000, in cui per la prima volta
è stata posta una domanda sul volume del lavoro domestico e delle attività di volontariato,
un’indicazione sul valore monetario corrispondente a questo lavoro di volontariato sulla base di
una rilevazione totale.
Proprio nell’Anno internazionale dei volontari 2001, indetto dalle Nazioni Unite, in numerosi
interventi parlamentari sono stati auspicati un bonus AVS, una deduzione fiscale per il volontariato, buoni di formazione o addirittura una remunerazione finanziaria.
Il risultato di questi sforzi è che il valore del volontariato è sempre più spesso misurato in termini monetari. In proposito emergono due aspetti o interrogativi: in primo luogo la questione
3
4
Flüglistaler P.; Pedergnana M.: Visionen einer sozialen Schweiz. Zum Umbau der Sozialpolitik, Haupt, Berna, 1996
Landert, Charles: Die sozialen und kulturellen Leistungen der Evangelisch-reformierten Landeskriche des Kantons Zürich,
Dübendorf, 1995
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
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del valore o dell’utilità del volontariato per l’economia nazionale. In secondo luogo, una volta
quantificato questo valore, è facile anche descrivere gli scenari nel caso in cui tutte queste
prestazioni gratuite venissero a mancare. Per motivi di costi, nel presente rapporto non è però
possibile farlo. La questione delle ripercussioni del volontariato per l’economia nazionale è tuttavia integrata nel progetto generale quale modulo facoltativo, nel caso in cui a livello federale
fossero trovate risorse finanziarie supplementari entro un termine utile.
0.2.4 Di quali sistemi d’incentivazione ha bisogno il volontariato?
Dalla discussione sulla monetizzazione del volontariato emerge inoltre che oggi i fornitori di
prestazioni di volontariato gratuite sempre più spesso si aspettano un vantaggio personale dal
loro impegno. Non ci si accontenta più come prima della «ricompensa di Dio». Nel caso più
semplice, il vantaggio può consistere nella dimostrazione di ciò che vale veramente questo lavoro, affinché sia riconosciuto e apprezzato dalla società. In una società individualistica, «non
solidale» assume inoltre sempre più importanza la questione dell’incentivo. Quali sono gli incentivi che possono indurre una persona a prestare volontariato? Sono determinanti gli incentivi, i motivi e i valori personali? I bonus AVS, le agevolazioni fiscali o i buoni di formazione sono
adatti quali incentivi statali per rafforzare e quindi promuovere la disponibilità delle persone nei
confronti del volontariato?
Con il postulato 01.3004, la Commissione dell’economia e dei tributi ha invitato il Consiglio
federale a «valutare la creazione di condizioni quadro legali affinché siano fiscalmente deducibili
le spese provocate dall’esercizio di lavori di utilità pubblica». Nel suo parere, il Consiglio federale
sostiene gli sforzi intrapresi per la promozione del volontariato. Il diritto fiscale non è però lo
strumento adatto a tal fine. Certo, il diritto in vigore crea effettivamente una disparità di trattamento tra le persone che forniscono prestazioni di utilità pubblica attraverso donazioni finanziarie e quelle che lo fanno attraverso prestazioni assistenziali personali. Questa delimitazione
ha tuttavia vari motivi: da un lato deve escludere lo spinoso problema della valutazione dei servizi o delle prestazioni in natura; dall’altro, con la limitazione alle donazioni a favore di organizzazioni esonerate dalle imposte, impedisce che ogni contribuente adotti la propria definizione
del concetto di utilità pubblica. Inoltre, un’estensione delle deduzioni susciterebbe problemi in
relazione alla definizione giuridica delle prestazioni deducibili e oltretutto non sarebbe attuabile
in pratica e tantomeno controllabile. Il 20 giugno 2001, il Consiglio nazionale ha aderito alla
proposta del Consiglio federale di respingere il postulato.
La questione è quindi chiusa? Niente affatto: nel Cantone di Zurigo, il 2 dicembre 2002 il PS,
il PLR e il PEV hanno presentato in Gran Consiglio un’iniziativa parlamentare che intende impegnare il Cantone a proporre all’Assemblea federale una modifica della legge sull’armonizzazione
fiscale affinché in futuro siano deducibili non solo le prestazioni in denaro alle organizzazioni di
utilità pubblica, ma anche il valore del volontariato. In altri Cantoni sono in preparazione interventi politici dello stesso tenore. È presumibile che anche il Gran Consiglio zurighese si dimostrerà scettico nei confronti della proposta. È un fatto che occorreranno sistemi d’incentivazione
statali per mantenere la disponibilità nei confronti del volontariato tra la popolazione. Ha dunque senso discutere della possibilità di deduzioni fiscali per il lavoro di utilità pubblica nel presente rapporto, che mostra che, di fronte alle evoluzioni prevedibili, è indispensabile riflettere su
sistemi d’incentivazione pubblica.
10
RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
0.2.5 Promozione del volontariato
Facendo un passo più in là, la risposta alla domanda sul valore sociale del volontariato solleva
un altro quesito: il volontariato deve veramente essere promosso e – in caso di risposta affermativa – come? Nella sua risposta all’interpellanza 99.3191 di Judith Stamm – 2001, Anno internazionale dei volontari – il Consiglio federale si dice molto sensibile «all’impegno dei volontari in
Svizzera in svariati settori come l’assistenza sociale e le attività giovanili, la cultura, lo sport e la
cooperazione allo sviluppo. L’Anno internazionale dei volontari deve mostrare soprattutto l’importanza e la necessità del lavoro dei volontari in tutti questi settori oggi e anche in futuro e rafforzare la disponibilità della popolazione nei confronti del volontariato.» Ma come rafforzare la
disponibilità della popolazione nei confronti del volontariato? È compito delle organizzazioni di
volontari, mentre all’Amministrazione federale spetta solo un ruolo sussidiario di supporto, come
risponde il Consiglio federale all’interpellanza di Judith Stamm?
L’associazione iyv-forum.ch – Anno internazionale dei volontari 2001 ha assunto il coordinamento in Svizzera dell’Anno internazionale dei volontari indetto dalle Nazioni Unite con i seguenti obiettivi:
Porre le prestazioni svolte nell’ambito del volontariato e di cariche onorifiche al centro dell’attenzione pubblica
Offrire sostegno alle organizzazioni per la celebrazione dell’Anno internazionale dei volontari
Fornire impulsi, nel corso del 2001, alle innovazioni nell’ambito del volontariato e delle
cariche onorifiche
Promuovere il riconoscimento pubblico del lavoro svolto in Svizzera e all’estero nell’ambito
del volontariato e delle cariche onorifiche
Consentire il dialogo sul volontariato e sulle cariche onorifiche5
Nel 2001, l’associazione iyv-forum.ch (che nel settembre 2002 ha deciso di proseguire la sua
attività con il nuovo nome di Forum volontariato.ch) e le 150 organizzazioni affiliate hanno realizzato molti di questi progetti, dando un volto alle persone attive nell’ambito del volontariato e
delle cariche onorifiche attraverso centinaia di articoli di giornali, innumerevoli trasmissioni
radiotelevisive, manifesti e cartoline postali. Si è discusso, riflettuto, argomentato, talvolta anche
litigato. Sono stati organizzati balli e feste. È successo molto nel corso di quell’anno. La popolazione si è resa conto dell’enorme impegno sociale prestato nel nostro Paese. Il 2001 ha anche
messo in moto alcune cose, che forse esplicheranno i loro effetti anche al di là di quest’anno:
Interazione tra i vari settori del volontariato. Si è iniziato a parlare e a collaborare tra i vari
settori (sport, sociale, cultura, ambiente, lavoro di milizia). Dal 14 al 18 maggio 2001, presso
l’istituto Gottlieb-Duttweiler di Rüschlikon si è ad esempio tenuta una settimana di convegno
interdisciplinare e intersettoriale dedicata all’argomento, i cui risultati e riflessioni hanno avuto
un’eco e assunto importanza anche al di fuori della Svizzera6. Dal 18 al 21 novembre 2001 la
Svizzera ha inoltre ospitato la conferenza internazionale conclusiva dell’Anno internazionale dei
volontari 2001 a Ginevra7.
5
6
7
Obiettivi dell’associazione iyv-forum.ch, Berna 1999: www.iyv-forum.ch
Margret Bürgisser: Freiwilliges und ehrenamtliches Engagement – für die Zukunft neu bewertet!, edito dalla Società svizzera
d’utilità pubblica, Zurigo, 2001
International Symposium on Volunteering, 18-21 November 2001, Final Report, Ginevra, 2001
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
11
Nelle Camere federali si è costituito un gruppo di parlamentari e sono stati inoltrati numerosi
interventi politici a livello locale, cantonale e federale: nelle Camere federali sono state presentate ad esempio la mozione 00.3584 della Consigliera nazionale Ursula Wyss concernente un
servizio europeo di volontariato per i giovani, la mozione 00.3638 della Consigliera nazionale
Pia Hollenstein concernente la legge sulle persone che lavorano per l’aiuto allo sviluppo o
l’interpellanza 01.3336.Ip. del Consigliere agli Stati Philipp Stähelin concernente la firma della
Convenzione europea dell’11 maggio 2000 «relativa alla promozione di un servizio volontario
transnazionale a lungo termine per i giovani».
0.2.6 Il dossier volontariato svizzero
Nel gennaio 2002, l’associazione iyv-forum.ch ha pubblicato, con il sostegno finanziario dell’Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia (UFFT), il primo «dossier volontariato» svizzero, un documento – paragonabile a un «certificato di lavoro» per le attività di
volontariato – che permette di certificare e documentare il lavoro svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche.
Le attività extraprofessionali come il lavoro domestico e familiare, l’operato in seno ad associazioni e il volontariato favoriscono soprattutto l’acquisizione di competenze chiave (personali,
sociali e gestionali). Questo dossier può quindi essere molto utile nell’ambito della ricerca di un
posto di lavoro per i giovani e per le donne desiderose di reinserirsi nel mondo del lavoro retribuito che non possono presentare certificati di lavoro rappresentativi attestanti le loro competenze. Fino al mese di gennaio 2003 sono già stati rilasciati oltre 100’000 esemplari del dossier
volontariato. A partire dal gennaio 2003, inoltre, questo documento sostituisce il vecchio certificato Gioventù e Sport dell’Ufficio federale dello sport (UFSPO). Il dossier volontariato svizzero
ha suscitato interesse anche all’estero (IAVE, UE).
Il dossier volontariato svizzero risponde a un bisogno delle organizzazioni di volontari, dei
volontari affiliati, ma anche delle persone che prestano volontariato informale. È significativo il
fatto che l’UFFT ne abbia sostenuto l’elaborazione con risorse attinte al decreto II sui posti di
tirocinio, rivolto in realtà soprattutto ai giovani. Forse questo è un segnale del fatto che nell’Amministrazione federale nessun ufficio si ritiene competente in materia di «promozione del volontariato» in generale, proprio perché sono molti i servizi interessati dall’argomento.
Una delle sfide dei prossimi anni sarà quella di analizzare l’effetto e l’efficacia del dossier
volontariato svizzero. Una valutazione di questo tipo è interessante in particolare in relazione al
seguente quesito: è possibile realizzare un bonus AVS per il lavoro svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche, analogamente agli attuali accrediti per compiti educativi e assistenziali? Nella sua risposta al postulato 02.3113 della Consigliera nazionale Chiara Simoneschi,
il Consiglio federale cita «complessi problemi di delimitazione» in relazione alla definizione del
volontariato che giustifichi un bonus. Inoltre bisognerebbe anche chiarire la questione dello sviluppo di criteri concernenti il volume di volontariato da prendere in considerazione. Nell’ambito
dell’11a revisione dell’AVS, il Consiglio nazionale si è allineato completamente alle proposte del
Consiglio federale in relazione agli accrediti per compiti assistenziali: non sono infatti stati inclusi
accrediti per compiti assistenziali svolti nell’ambito del volontariato e dell’esercizio di cariche
onorifiche. La questione del bonus AVS, tuttavia, non è ancora chiusa, soprattutto per le organizzazioni di volontari. Nella sua risposta al citato postulato di Chiara Simoneschi, il Consiglio
federale rimanda in proposito al dossier volontariato svizzero: «Tra qualche anno, i risultati di
questa esperienza mostreranno se permette di risolvere i problemi di delimitazione menzionati
sopra».
12
RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
La questione del riconoscimento e della promozione del volontariato è stata posta al centro
dell’attenzione durante l’Anno internazionale dei volontari e resta d’attualità anche dopo questa
ricorrenza. È tuttavia discutibile se ciò possa essere visto unicamente come compito delle organizzazioni di volontari. Di fronte alla citata complessità della tematica e agli interrogativi in sospeso, determinanti anche per il funzionamento della nostra società, la Confederazione non può
sottrarsi alla responsabilità di rispondere a questi interrogativi, ma deve assumersi il compito di
assicurare al volontariato l’attenzione e il valore sociale che merita, rafforzare la disponibilità dei
cittadini nei confronti del volontariato, mantenere vivo il dialogo sul volontariato e promuovere
il volontariato in generale. Il rapporto mostra gli ambiti in cui la Confederazione dovrebbe assumersi questi compiti.
Il rapporto esamina inoltre come la Confederazione può e deve promuovere il volontariato
direttamente o indirettamente, in modo efficiente ed efficace.
0.2.7 Emergenza dati
Il Consiglio federale stesso fa notare che le informazioni e i dati disponibili in Svizzera sui vari
aspetti del volontariato sono minimi e che rilevazioni dettagliate di basi informative relative al
volontariato sarebbero troppo onerose, dato che dovrebbero essere realizzate soprattutto a livello locale e decentrato. Le difficoltà di questo rapporto sono quindi dovute anche alla mancanza di dati e materiali di base. I temi e le priorità della ricerca di base in relazione al volontariato non sono chiari. Il rapporto mostra che per poter effettuare una valutazione realistica della
situazione del volontariato in Svizzera devono dapprima essere raccolti i dati e le basi corrispondenti.
0.3 Promozione del volontariato tra il personale della Confederazione
La mozione presentata dalla Commissione 00.016–CN, trasmessa dal Parlamento sotto forma
di postulato, si concentra su due interrogativi concernenti la promozione del volontariato da
parte dell’Amministrazione federale:
Quali sono le attività di volontariato già promosse dalla Confederazione?
Quali attività di volontariato svolte in seno all’Amministrazione federale sono promosse e a
quali condizioni?
Nel complesso, i risultati sono rudimentali dal momento che in seno all’Amministrazione federale dati corrispondenti non sono praticamente rilevati o non sono accessibili.
0.3.1 Misure d’incentivazione dirette e indirette da parte della Confederazione
Il primo aspetto verte su come la Confederazione promuove l’impegno volontario indirettamente attraverso contributi finanziari.
Il rapporto elenca le misure d’incentivazione esistenti attirando l’attenzione in particolare
sulle misure con cui la Confederazione può rafforzare in modo mirato la disponibilità della popolazione a impegnarsi in attività di volontariato.
Il secondo aspetto riguarda le modalità con cui la Confederazione consente già oggi il volontariato nell’ambito del diritto del personale.
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
13
0.3.2 Regolamentazione dei congedi di volontariato
Nella sua risposta alla mozione 00.3211 della Commissione 00.016–CN, il Consiglio federale
stesso fa notare che il presente rapporto potrebbe mostrare come il volontariato è reso possibile
nell’ambito dell’Amministrazione federale in relazione alla regolamentazione sui congedi per
l’esercizio di cariche pubbliche, impegni del Corpo svizzero di aiuto in caso di catastrofe, operazioni di mantenimento della pace, ecc. Un’indagine realizzata dall’UST sotto forma di consultazione degli uffici ha dato scarsi risultati. Di conseguenza le conclusioni in questa parte del rapporto sono rudimentali – anche per via della mancanza di risorse per ulteriori ricerche.
0.3.3 Congedo giovanile
Ai sensi dell’articolo 329e CO (Codice delle obbligazioni, RS 220), «ogni anno di servizio, il
datore di lavoro deve concedere al lavoratore, sino ai 30 anni compiuti, un congedo giovanile
della durata massima complessiva di una settimana di lavoro per consentirgli di svolgere un’attività giovanile extrascolastica non retribuita, direttiva, assistenziale o consultiva, in un’organizzazione culturale o sociale, nonché di formarsi e perfezionarsi in questo campo.»
Vari studi sono giunti alla conclusione che l’attuazione di questo cosiddetto congedo giovanile non è brillante in seno all’economia privata, tra l’altro perché l’articolo di legge è troppo
poco noto alle direzioni delle imprese. Negli scorsi anni, la Federazione svizzera delle associazioni giovanili (FSAG) ha quindi intensificato i suoi sforzi per dare più importanza a questo articolo.
Il presente rapporto si è interessato all’attuazione dell’articolo 329e CO tra il personale della
Confederazione e ha rilevato che anche in seno all’Amministrazione federale il congedo giovanile gode di scarsa attenzione.
0.3.4 Competenze chiave
Un aspetto importante del volontariato riguarda l’attenzione riservata, nell’ambito della valutazione delle candidature per un posto di lavoro, alle competenze chiave acquisite attraverso
attività extraprofessionali. Anche questo aspetto è stato esaminato nella consultazione degli uffici in seno all’Amministrazione federale. A tal fine, il rapporto ha ripreso la tematica della mozione 00.3655, presentata l’11.12.2000 dalla Consigliera nazionale Chiara Simoneschi e liquidata il 13.12.2002. Il testo della mozione presentato dalla signora Simoneschi era il seguente:
«Il Consiglio federale è incaricato di prendere le misure necessarie per riconoscere, valorizzare e
valutare le conoscenze, le capacità e le esperienze pratiche acquisite in tutte le forme di lavoro
non remunerato (lavoro familiare, volontariato e cariche onorifiche) in caso di assunzione presso
l’Amministrazione federale.»
L’inclusione delle competenze chiave nelle procedure di valutazione delle candidature assume
particolare importanza in relazione al modo in cui l’Amministrazione federale promuove l’impegno volontario, dal momento che il datore di lavoro fornisce un contributo determinante (indirettamente) alla promozione e all’importanza del volontariato, se è disposto a tener conto delle
capacità acquisite attraverso attività extraprofessionali nell’ambito delle assunzioni. Ciò assume
grande rilievo per i giovani candidati e per le donne che vogliono ricominciare a lavorare. L’approfondimento di questo aspetto per il rapporto sul volontariato in Svizzera è stato affidato a
Bernadette Kadishi, consulente organizzativa SGAOP, Berna. La signora Kadishi ha svolto un
ruolo determinante nell’elaborazione dello strumento «Pegasus» nella città di Berna, che consente una valutazione standard delle qualifiche chiave nell’ambito delle candidature per un posto di lavoro.
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RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
0.3.5 Corporate Volunteering
Agli interrogativi sulla regolamentazione dei congedi, sul congedo giovanile e sull’inclusione
di competenze chiave è associato il seguente interrogativo: l’Amministrazione federale utilizza il
«Corporate Volunteering» in modo mirato per la promozione del personale? Si parla di «Corporate Volunteering» quando le imprese sostengono in modo mirato l’impegno personale dei collaboratori in istituzioni sociali e di utilità pubblica durante l’orario di lavoro e il tempo libero, allo
scopo di generare un’utilità per la collettività, i collaboratori e l’impresa. I risultati dell’indagine
nell’Amministrazione federale mostrano che finora la prassi del «Corporate Volunteering» è
poco diffusa negli uffici federali interpellati.
0.4 Mandato
L’UST ha assegnato il mandato di elaborare un dettagliato «rapporto sulla situazione del
volontariato in Svizzera» nel dicembre 2002.8 Il mandato comprende le quattro parti seguenti:
Parte I: Progetto generale
Il progetto generale definisce il contenuto dei singoli capitoli nonché gli uffici federali da
consultare.
Parte II: Elaborazione di 3 moduli
Modulo 1: Chiarimento della terminologia (tenendo conto della terminologia utilizzata
dall’UST)
Modulo 2: Importanza del volontariato, promozione sociale
Modulo 3: Volume del volontariato a livello formale e informale (modulo elaborato dall’UST)
Modulo 4: Promozione del volontariato tra il personale della Confederazione
I moduli supplementari proposti dal mandatario non hanno potuto essere finanziati nell’ambito delle attuali disposizioni di bilancio né dall’UST né da altri servizi.
Parte III: Coordinamento UST-gruppo d’accompagnamento
Riunioni, presentazioni, consultazioni
Il gruppo d’accompagnamento non si è riunito, con l’accordo del committente, dato che, una
volta completato il rapporto, sarà avviata una consultazione ufficiale degli uffici comprendente
anche gli uffici federali che non hanno partecipato ai lavori del gruppo d’accompagnamento.
Parte IV: Redazione del rapporto
Sintesi, misure, redazione finale del rapporto
0.5 Metodologia
Dal punto di vista metodologico, il rapporto si basa su un’analisi della letteratura dedicata al
volontariato e alle cariche onorifiche soprattutto in tedesco nonché su interviste e colloqui con
esperti dei vari settori del volontariato in Svizzera e all’estero. Per la parte IV è stata realizzata
un’indagine qualitativa presso una parte degli uffici dell’Amministrazione federale.
8
Contratto del 11.12.2002 tra l’Ufficio federale di statistica, Neuchâtel e Guido Münzel, Dienstleistungen für Nonprofit Organisationen, Maulbeerstr. 14, 3011 Berna
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
15
1 La terminologia nel campo del volontariato
Prof. dr. Eva Nadai, Scuola universitaria della Svizzera nordoccidentale, Soletta
1.1 Sintesi
La discussione sul volontariato è resa più complessa dal fatto che non esiste una terminologia
unitaria e di conseguenza si finisce spesso col paragonare cose differenti. La seguente sintesi
cerca di raggruppare la diversità relativa a tre contesti d’impiego. Il capitolo 1 si occupa delle
terminologie che puntano i riflettori sull’aspetto del lavoro. Il capitolo 2 si concentra sulla dimensione politica del contributo attivo alla collettività. Nel capitolo 3 sono discusse varie forme
di servizio di utilità pubblica nell’ambito delle imprese. Per finire, nel capitolo 4 sono formulati
interrogativi senza risposta e i desiderata della ricerca.
Le definizioni del volontariato variano. Quale denominatore comune emergono i seguenti
elementi: la volontarietà, la gratuità, l’impegno a favore di terzi e l’organizzazione.
Definizioni univoche sono tuttavia difficili anche perché tra il lavoro a pagamento e le varie
forme di lavoro non remunerato vi sono numerose sovrapposizioni. È di scottante attualità in
particolare la zona grigia tra il volontariato e il lavoro a pagamento mal remunerato, che
scaturisce da nuove forme di retribuzione del servizio volontario.
Negli ultimi anni, nella discussione sempre più spesso è stato utilizzato il termine di «impegno
civile». Dal punto di vista del contenuto, in generale il termine di impegno civile è utilizzato praticamente come sinonimo di impegno pubblico non remunerato. Vi rientrano ad esempio forme
classiche e nuove di servizio sociale, il lavoro individuale orientato alla collettività (ad esempio
l’aiuto tra vicini, le cooperative, ecc.), l’aiuto reciproco comunitario e altre attività di tipo comunitario (fino alle associazioni sportive), nonché la partecipazione politica.
L’impegno inteso come prestazione obbligatoria è un tema ricorrente nelle discussioni su un
servizio comunitario obbligatorio. Compiti necessari per la società, che però non rispondono alle
regole del mercato, devono essere ridistribuiti attraverso un dovere generale. Modelli di servizio
comunitario di questo tipo rappresentano il tentativo di generare solidarietà e una divisione più
equa del lavoro attraverso l’obbligatorietà. Di fronte a un obbligo non si può però più parlare di
volontariato.
È opportuna una certa accuratezza nella definizione e nell’utilizzazione dei termini. Paragoni
tra varie rilevazioni effettuate in Germania mostrano ad esempio che differenze a livello di formulazione delle domande, terminologia e parametri di misurazione dell’impegno producono risultati differenti per quanto riguarda il tasso di partecipazione.
Oggi si sentono continuamente delle tesi sul volontariato, che per la Svizzera dovrebbero
essere verificate più esattamente:
•
Oggi sono privilegiati gli impegni a tempo determinato o sotto forma di progetti, che
sostituiscono l’impegno a più lungo termine.
•
Gran parte dei volontari entra nel mondo del volontariato da giovane o giovane
adulto. Sono però riposte grandi speranze soprattutto nei pensionati, che in futuro
potrebbero rappresentare un potenziale importante per il volontariato.
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
17
•
I volontari sono spesso reclutati tra le fasce di mezza età dei ceti socialmente favoriti.
È tuttavia prevedibile – per svariati motivi – che in futuro proprio questo gruppo non
sarà più così disponibile.
•
Bisognerebbe esaminare in che misura il volontariato organizzato e l’aiuto informale
si completano o si escludono a vicenda, si susseguono, ecc.
1.2 Misure raccomandate
Bisognerebbe fare una distinzione chiara tra il volontariato organizzato e le prestazioni di
aiuto personale e informale. Queste due forme di lavoro non remunerato sono svolte da gruppi
differenti e con motivazioni differenti.
Nel contesto del volontariato è importante discutere anche delle cariche di milizia. Per innumerevoli cittadini, le cariche comunali di milizia rappresentano il terreno iniziale su cui possono
mettere alla prova la loro attitudine e idoneità all’attività politica con un impegno e un rischio
moderati.
Le tesi sull’evoluzione del volontariato citate sopra vanno verificate scientificamente in relazione alla Svizzera.
Bisognerebbe verificare anche l’efficacia delle misure politiche di promozione del volontariato: quali gruppi sono raggiunti da quali strumenti di promozione? I volontari come reagiscono
alle offerte corrispondenti? Chi ha interesse nei confronti del dossier volontariato e come è utilizzato? In che misura determinati provvedimenti d’incentivazione rappresentano nuovi ostacoli
in vista di un impegno (ad esempio maggiori requisiti posti ai volontari)?
Per quanto riguarda la tematica della creazione di valore del volontariato, è auspicabile
un’estensione al di là della valutazione monetaria. Cosa producono le varie forme di volontariato e quali sono i limiti di un servizio utile?
In Svizzera la ricerca sul volontariato è agli esordi. Sarebbe importante creare uno strumento
di monitoraggio a lungo termine della tematica del volontariato. Con la RIFOS è stato fatto un
primo passo, è però auspicabile un ampliamento.
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RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
2 Il contesto, la promozione e il riconoscimento
del volontariato in Svizzera
Guido Münzel, lic. phil., Berna
2.1 Sintesi
2.1.1 Il contesto del volontariato in Svizzera
In Svizzera il concetto di milizia ha radici storiche e politiche. Ne è impregnata non solo la
difesa nazionale, ma anche il lavoro per la collettività. La politica nel Comune, nel Cantone, a livello federale o nelle comunità religiose e la sopravvivenza di associazioni, fondazioni e organizzazioni benefiche sarebbero impensabili senza il lavoro di milizia.
Sarà così anche in futuro? «Il sistema di milizia crolla» titolava il «Magazin» del «TagesAnzeiger» zurighese tre anni fa. Pare che tra il 60 e il 70 per cento dei Comuni abbia grandi
difficoltà a occupare le sue cariche. Sono soprattutto i piccoli Comuni a soffrire di questo problema. A ciò si aggiunge il fatto che i nominati restano in carica sempre meno. Per spiegare il
fenomeno sono citati vari motivi:
Il carico di lavoro e i requisiti delle cariche sono aumentati.
Molti lavoratori non possono più permettersi una carica onorifica a causa della crescente
pressione sul lavoro.
Le abitudini durante il tempo libero cambiano.
Oggi i cittadini devono essere più mobili.
La carica di milizia manca di attrattiva: il prestigio è calato; gli indennizzi finanziari sono
troppo bassi.
Empiricamente, non è possibile dimostrare chiaramente un netto calo della disponibilità a
svolgere attività di volontariato o di milizia. Questo processo di trasformazione colpisce tuttavia
soprattutto le grandi organizzazioni tradizionali. Indagini statistiche a lungo termine su questa
tematica sarebbero necessarie con urgenza, ma sono quasi del tutto inesistenti.
Il volontariato è in trasformazione. Certo i cittadini europei sono sempre più spesso membri
di associazioni, ma evitano di aderire a organizzazioni tradizionali. Per questo motivo, da tempo
le chiese, i partiti e i grandi enti assistenziali sociali non svolgono più il ruolo di luogo in cui si impara e si esercita l’impegno volontario. L’appartenenza a un’associazione di paese e alla comunità religiosa non basta più ai giovani di oggi, che chiedono invece poco formalismo, partecipazione e impegni limitati nel tempo.
Questo fenomeno rivela un importante processo di trasformazione: il passaggio dalla pubblica utilità, orientata a motivi e valori morali, a un volontariato che gli ambienti specializzati
chiamano «nuova carica onorifica».
Oggi la solidarietà non si basa più su vincoli tradizionali, ma rinasce ogni volta in base agli
impegni situazionali assunti volontariamente dagli individui. La gente è attratta da forme d’organizzazione autodeterminate, autonome, poco formali. I «nuovi volontari» si orientano al coin-
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
19
volgimento diretto. La trasformazione dei concetti di solidarietà porta quindi a modelli di partecipazione per cui è stato coniato il termine di «individualismo solidale».
Siccome sono numerose le istituzioni e organizzazioni interessate alla risorsa scarsa dei volontari, devono sviluppare vere e proprie strategie di marketing per attirare collaboratori volontari.
Devono inoltre mettere a disposizione professionisti per formare, assistere e trattenere i volontari. Per le organizzazioni, il volontariato ha anche delle conseguenze sui costi.
Sulla scia della trasformazione strutturale nel settore del volontariato e delle cariche onorifiche è nato un nuovo campo d’attività professionale nella gestione dei volontari, un vero e proprio «management dei volontari» a livello di reclutamento, supervisione o formazione dei volontari. Le organizzazioni di utilità pubblica come Caritas Svizzera, la Croce Rossa Svizzera o le
chiese cantonali hanno istituito unità corrispondenti.
Siccome l’impiego di volontari costa anche qualcosa alle organizzazioni, le risorse necessarie
vanno previste nei bilanci. Altri aspetti importanti del «management dei volontari» sono i
seguenti:
•
Carattere vincolante: con i volontari dovrebbero essere stipulate convenzioni
d’impiego. Tra le norme figurano la regolamentazione delle spese e la copertura
assicurativa.
•
Gestione del personale: vi rientrano la redazione di un mansionario, il sostegno dei
volontari nonché le possibilità di perfezionamento.
•
Apprezzamento: i volontari devono essere diretti come collaboratori retribuiti e i
dirigenti formati per questo compito.
Assumono sempre più importanza la formazione e il perfezionamento dei volontari stessi.
Il «Certificato sociale svizzero» (Schweizerischer Sozialausweis) raccomanda inoltre la certificazione del lavoro svolto mediante certificati, come il dossier volontariato svizzero.
Varie indagini mostrano tuttavia che le organizzazioni del settore sociale applicano solo parzialmente queste norme. Urge un intervento anche in materia di gestione delle associazioni,
dato che i requisiti posti ai titolari delle varie cariche aumentano continuamente. Nell’era del
New Public Management, le organizzazioni forniscono le loro prestazioni in base a contratti di
prestazioni. Soprattutto le organizzazioni più piccole hanno sempre più bisogno di sostegno per
adempiere a questi contratti: know-how in materia di gestione delle associazioni, gestione del
personale, contabilità, acquisizione di risorse, marketing o comunicazione.
Per le persone che si assumono cariche onorifiche per piccole organizzazioni, l’offerta formativa è ancora limitata. A Zurigo è stata varata un’offerta in tal senso: il servizio «Vitamin B» del
Percento culturale Migros e del dipartimento delle opere sociali della Città di Zurigo. «Vitamin
B» si rivolge ai membri di comitato e dei consigli di fondazione di associazioni e fondazioni con
compiti sociali e socioculturali nel Cantone di Zurigo e fornisce le conoscenze di base sui principali compiti di gestione. «Vitamin B» mette inoltre a disposizione strumenti di lavoro per i comitati e i membri dei consigli di fondazione. Prossimamente saranno avviati progetti analoghi a
Basilea e a Berna.
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RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
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2004
2.1.2 La promozione del volontariato in Svizzera
La promozione del lavoro svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche può
essere giustificata con vari argomenti – ad esempio con motivi politici, etici, sociali. Vi è un’importante base di legittimazione in ambito sociale. Di fronte alle risorse sempre più scarse dello
Stato sociale, l’impegno volontario deve infatti essere preso in considerazione quale complemento o addirittura sostituto dei servizi professionali. Di fronte alle casse pubbliche vuote, il
ruolo del volontariato va ridefinito, formulando strategie che consentano di fare appello ai singoli membri della società per svolgere mansioni sociali.
Dal punto di vista giuridico, a livello federale non esiste praticamente nessuna base che
consenta una promozione diretta del volontariato. Solo la legge federale del 6 ottobre 1989 per
la promozione delle attività giovanili extrascolastiche (LAG, RS 446.1) disciplina espressamente
la promozione nel settore corrispondente. Sono così sostenuti le associazioni giovanili, i corsi di
formazione per responsabili di attività giovanili e singoli progetti. Contribuisce direttamente alla
promozione del servizio volontario dei giovani anche l’articolo. 329e del Codice svizzero delle
obbligazioni (CO, RS 220) (congedo giovanile). Tra le disposizioni di legge volte a promuovere
indirettamente l’impegno dei volontari figura l’articolo 101bis della legge federale su l’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS, RS 831.10). Ai sensi di questo articolo, la Confederazione può accordare alle istituzioni di utilità pubblica sussidi per compiti di consulenza e assistenza e organizzazioni per gli anziani come Pro Senectute o la Croce Rossa Svizzera occupano
anche volontari per questi servizi.
Singoli Cantoni hanno disciplinato il volontariato attraverso leggi. Solo il Cantone Vaud ha
però ancorato il volontariato e la promozione della vita associativa nella sua nuova costituzione.
Nel corso degli anni Novanta, le organizzazioni che occupano volontari hanno iniziato ad
avere contatti e a coordinare le loro attività. In varie città sono sorti centri di coordinamento o
intermediazione, tra i cui compiti figurano le relazioni pubbliche, l’elaborazione di norme
concernenti il volontariato nonché il collocamento di volontari presso le organizzazioni rispettivamente la segnalazione di posti ai volontari interessati.
I centri di coordinamento sono tuttavia incentrati soprattutto sulle funzioni dei volontari alla
base. I contatti in materia di «cariche onorifiche» restano rudimentali e nell’ambito del lavoro di
milizia sono quasi inesistenti. Benché la necessità di contatti sia riconosciuta quale base del
sistema di milizia, la pressione del bisogno non è ancora sufficiente per instaurare veri contatti
tra le organizzazioni politiche.
Anche dopo l’Anno internazionale dei volontari, la Svizzera ha quindi bisogno di una rete per
continuare a coltivare i contatti interdisciplinari e portare avanti i lavori avviati, come la realizzazione del dossier volontariato svizzero. Nel frattempo, esistono reti nazionali di volontari in
molti Paesi europei, ad esempio in Francia, in Inghilterra e nei Paesi Bassi.
Un’organizzazione nazionale di questo tipo per i bisogni del volontariato è sicuramente
anche nell’interesse della Confederazione. Solo così, infatti, ha luogo un trasferimento di knowhow al di là delle singole organizzazioni e solo così possono essere applicate su larga scala
norme comuni per la gestione dei volontari. Un’organizzazione centrale che potrebbe svolgere
questo lavoro di coordinamento a livello nazionale esiste già grazie al Forum volontariato.ch.
Per una promozione efficace bisognerebbe anche elaborare delle strategie su come motivare
determinati gruppi di popolazione a svolgere più attività di volontariato. Vale forse la pena di
compiere sforzi particolari tra i giovani e la popolazione residente straniera.
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
21
Contrariamente a un’opinione diffusa, tra i giovani esiste l’interesse a impegnarsi gratuitamente per la collettività. Dalla metà degli anni Novanta, tuttavia, le indagini rivelano un continuo calo dei membri giovani nelle organizzazioni e associazioni tradizionali. In seno al Movimento Scaut Svizzero, ad esempio, il numero di membri è diminuito di più del 20 per cento tra il
1994 e il 2002. Il calo è drammatico: se anche gli altri settori delle attività giovanili extrascolastiche sono colpiti da questa evoluzione, urgono strategie per contrastare questo trend.
Per promuovere l’impegno volontario dei giovani sono in discussione le seguenti misure: promozione dell’accettazione del congedo giovanile tra le imprese dell’economia privata, introduzione di un servizio volontario sociale o ecologico (anno sociale) nonché partecipazione della
Svizzera a programmi di volontari internazionali.
L’impegno nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche offre un’opportunità eccezionale di integrazione sociale di persone di origini differenti. Le associazioni e le organizzazioni
sono proprio contesti in cui hanno luogo importanti contatti tra stranieri e svizzeri: svolgono
quindi un ruolo importante nell’ambito dell’integrazione degli stranieri e rappresentano un potenziale da sfruttare meglio in futuro.
La Commissione federale degli stranieri si è già posta l’obiettivo di sostenere i processi di
apertura nell’ambito delle istituzioni e delle associazioni. L’apertura deve promuovere sia una
partecipazione degli stranieri nelle associazioni locali svizzere che una partecipazione degli
svizzeri nelle organizzazioni di migranti.
Vi sono già degli esempi concreti di successo. Nel Canton Argovia, l’Aiuto delle Chiese
evangeliche svizzere (Heks) ha varato il progetto «Heks-Verein» volto ad aprire le numerose
associazioni del Cantone agli stranieri. Il progetto dispone di un bilancio di 255’000 CHF.
Da parte delle associazioni vi è tutto l’interesse a colmare le lacune negli effettivi con stranieri. Gli sforzi dovrebbero tuttavia mirare anche a fare degli stranieri non semplici membri delle
organizzazioni, bensì membri con funzioni dirigenziali. Per le cariche di milizia in organismi e
commissioni comunali, l’apertura è possibile solo se agli stranieri è concesso il diritto di voto.
Un altro ambito importante in relazione alla promozione del volontariato è l’impegno delle
imprese (Corporate Volunteering).
Certo, nelle aziende svizzere il volontariato è promosso. L’integrazione nel contesto culturale
locale svolge infatti ancora un ruolo determinante, soprattutto per le piccole e medie imprese,
come testimoniano ad esempio il sostegno di manifestazioni sportive o culturali locali mediante
contributi finanziari, prestazioni in natura o la messa a disposizione di infrastrutture. Per le imprese resta tuttavia determinante l’iniziativa personale dei collaboratori.
Di fronte a questa lunga tradizione, la promozione del servizio volontario da parte delle imprese non ha tanto bisogno di nuove idee. L’obiettivo dovrebbe piuttosto essere quello di sostenere la molteplicità delle soluzioni e delle forme di impegno delle imprese, ad esempio rendendo
accessibili modelli ed esperienze di successo di altre ditte.
All’estero non mancano esperienze corrispondenti, ad esempio in Gran Bretagna con «Cecile
Network – Employee Community Involvement», una rete di ricerca e cooperazione tra più imprese.
Per promuovere l’impegno dell’economia privata in materia di Corporate Volunteering, allo
Stato e alla politica spetta un ruolo di sostegno e coordinamento. I datori di lavoro non auspicano infatti imposizioni statali dall’alto nell’ambito del «servizio volontario».
22
RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
Indirettamente, la promozione del volontariato potrebbe essere favorita attraverso un miglioramento della situazione della ricerca in questo campo, e cioè attraverso un miglioramento della
rilevazione delle trasformazioni sociali e l’elaborazione di risposte adeguate. Sono già stati avviati vari progetti; con un coordinamento e un sostegno finanziario i risultati potrebbero risultare
nettamente migliori.
Per poter elaborare strategie efficaci, il tema della promozione del servizio volontario deve
essere riconosciuto quale tema trasversale, riguardante tutte le organizzazioni – associazioni
sportive, organizzazioni culturali, associazioni ambientaliste, Comuni,… L’Anno internazionale
dei volontari 2001 ha aperto il dialogo al di là dei confini. Questi sforzi devono ora essere proseguiti attraverso un organo di coordinamento.
Nell’Anno dei volontari 2001 è stato creato anche un importante strumento di riconoscimento e promozione delle attività di volontariato: il «dossier volontariato svizzero», che mira a
rivalutare le esperienze e le competenze acquisite nell’ambito del volontariato.
Il dossier contiene, sotto forma di cartella di lavoro personale, documenti di prova che possono essere presentati in occasione di una candidatura per un posto di lavoro, di una domanda
di reinserimento professionale o di una candidatura per una carica politica. Le organizzazioni di
volontari rilasciano così veri e propri «certificati di lavoro», che includono dati sul contenuto
degli impegni e sulle qualifiche acquisite.
2.1.3 Il riconoscimento del volontariato in Svizzera
Una possibilità per dare al volontariato il riconoscimento sociale che merita consiste nel valutare economicamente il lavoro non retribuito. A tal fine sono in discussione sostanzialmente due
modelli. In base al metodo dei costi di mercato, il valore del lavoro non retribuito in Svizzera è
di circa 215’235 milioni di franchi, pari al 57,9 per cento del prodotto interno lordo (PIL). Secondo il criterio dei costi di opportunità, e cioè rispetto ai salari di mercato, il valore del lavoro
non retribuito in Svizzera è di 139’347 milioni di franchi, pari al 37,5 per cento del PIL. Con
entrambi i metodi, la creazione di valore delle donne è nettamente superiore a quella degli
uomini e la quota del lavoro domestico e familiare sull’insieme della creazione di valore è nettamente la più grande.
A partire dagli anni Novanta, numerose organizzazioni e istituzioni di utilità pubblica hanno
iniziato a registrare la quantità del loro volontariato in cosiddetti «bilanci sociali» e a calcolarne il
valore. Per bilancio sociale s’intende un rendiconto che documenta non solo le prestazioni economiche di un’azienda, ma anche il suo contributo alla società.
Organizzazioni di volontari e i loro rappresentanti nei Parlamenti cantonali chiedono da
tempo una deduzione fiscale per il lavoro svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche, affermando che le prestazioni di utilità pubblica svolte gratuitamente vanno riconosciute
come deduzioni generali dalle imposte, analogamente alle donazioni a organizzazioni di utilità
pubblica.
In risposta a interventi parlamentari, a più riprese vari governi cantonali hanno manifestato
simpatia nei confronti di questa idea, ma nessuno degli esecutivi cantonali ha voluto finora entrare nel merito. L’argomento principale del rigetto è l’inconciliabilità con la legge sull’armonizzazione fiscale: le donazioni volontarie possono essere prese in considerazione tra le deduzioni
generali solo sotto forma di prestazioni in denaro, ma non di prestazioni lavorative. Effettivamente, l’attuazione concreta dell’idea della deduzione fiscale solleva problemi giuridici, tecnici e
amministrativi non indifferenti.
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
23
Nell’ambito informale, è ipotizzabile una soluzione con un importo forfettario esentasse. La
commissione d’inchiesta «Zukunft des Bürgerschaftlichen Engagements» del Bundestag tedesco
raccomanda un forfait esentasse di 300 euro all’anno come compensazione della spesa effettiva
al servizio di un ente di utilità pubblica.
Gli esperti chiedono inoltre l’imposizione di norme per il lavoro svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche. Tra queste figurano, nel settore organizzato, il rimborso delle
spese (spese di viaggio, di vitto, postali, telefoniche) nonché indennizzi come gettoni di presenza e forfait. Nei loro mandati di prestazioni, la Confederazione, i Cantoni e i Comuni devono
impegnare le organizzazioni a rispettare le norme per il volontariato.
Le norme postulate dagli esperti prevedono che i volontari siano assicurati dall’istituzione durante il loro impegno (infortuni, responsabilità civile, assicurazione casco per i servizi con spostamenti). Bisognerebbe verificare un’estensione dell’assicurazione contro gli infortuni professionali
prescritta dalla legge al settore del volontariato e delle cariche onorifiche.
Un dibattito altrettanto acceso in relazione al riconoscimento del lavoro svolto nell’ambito del
volontariato e delle cariche onorifiche da parte dello Stato verte sull’introduzione di un «bonus
AVS» per il volontariato. Si potrebbe così onorare in particolare il lavoro svolto dalle donne con
biografie professionali frammentarie. Di fronte alle discussioni sulla finanziabilità delle assicurazioni sociali, questa richiesta si scontra tuttavia con lo spirito del tempo. Anche vari problemi
tecnici e amministrativi a livello di attuazione fanno apparire poco percorribile la strada del riconoscimento attraverso un bonus AVS.
2.2 Raccomandazioni
2.2.1 Raccomandazioni sul contesto del volontariato
Sarebbe auspicabile che nell’ambito della rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS)
l’Ufficio federale di statistica (UST) non rilevasse solo dati sulla quantità del volontariato in
Svizzera, ma documentasse anche eventuali cambiamenti nell’atteggiamento nei confronti
dell’impegno.
Le organizzazioni, le associazioni e i Comuni devono elaborare vere e proprie strategie di
marketing per attirare persone come collaboratori volontari; devono inoltre mettere a disposizione professionisti per formare, assistere e trattenere i volontari.
2.2.2 Raccomandazioni sulla promozione del volontariato
Per dare il giusto peso all’impegno svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche in Svizzera, è raccomandata l’istituzione di un gruppo di esperti con funzione consultiva,
analogamente alla Commissione federale per la gioventù (CFG), alla Commissione federale per
le questioni femminili (CFQF), alla Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari (COFF) o alla Commissione federale degli stranieri (CFS). Una commissione «volontariato
e cariche onorifiche» avrebbe il mandato di coordinare il dialogo sul volontariato e sulle cariche
onorifiche coinvolgendo tutti i settori interessati, di osservare le tendenze attuali e di formulare
proposte all’attenzione degli organismi politici. Nella commissione dovrebbero essere rappresentati la Confederazione, i Cantoni, i Comuni, la scienza, i datori di lavoro, i sindacati, le chiese e le
organizzazioni di volontari.
Dovrebbero essere create delle basi giuridiche che consentano una promozione diretta del lavoro svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche da parte della Confederazione.
Va esaminata la possibilità di una legge federale corrispondente.
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RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
È nell’interesse dei Comuni, dei Cantoni e della Confederazione portare avanti il dialogo sulla
promozione del sistema di milizia. La discussione deve essere coordinata a livello intercantonale.
Con il sostegno finanziario dei Cantoni e della Confederazione, potrebbero chinarsi su questo
tema la Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) o l’Associazione dei comuni svizzeri. Una base di milizia funzionante contribuisce infatti anche al mantenimento e al
rafforzamento dell’autonomia comunale, il che è uno degli obiettivi dichiarati dell’Associazione
dei comuni svizzeri.
La Confederazione deve negoziare un mandato di prestazioni con il Forum volontariato.ch,
che comprenda compiti come i contatti e il dialogo tra le organizzazioni di volontari a livello
nazionale, la documentazione e le relazioni pubbliche, la realizzazione del dossier volontariato
svizzero, l’osservazione dell’evoluzione del contesto nonché il coordinamento internazionale. Il
Forum potrebbe inoltre assumere compiti di coordinamento nell’ambito dell’esame del tema
“volontariato” in seno all’Amministrazione federale.
Sono necessari maggiori sforzi in materia di comunicazione per far sì che l’articolo 329e CO,
RS 220 ottenga più notorietà tra i giovani e una maggiore accettazione nell’economia privata. A
tal fine, alla Commissione federale per la gioventù spetta un ruolo di promotore.
Le misure per migliorare l’integrazione della popolazione straniera nel volontariato organizzato assumono grande importanza sia dal punto di vista della politica dell’integrazione che per
la promozione del servizio volontario. Alla Commissione federale degli stranieri si raccomanda di
utilizzare, nell’ambito del suo programma prioritario 2004–2007, le piattaforme esistenti come
Benevol Schweiz o il Forum volontariato.ch per promuovere il volontariato e le cariche onorifiche, allo scopo di avviare il dialogo sull’attuazione della priorità «aprire le istituzioni» con le organizzazioni nazionali di volontari e le organizzazioni di stranieri.
Nell’ambito delle cariche di milizia in organismi e commissioni comunali, l’apertura è possibile
solo se agli stranieri domiciliati è concesso il diritto di voto. Per promuovere l’impegno degli stranieri nell’ambito delle cariche onorifiche, dovrebbe essere esaminata e, se possibile, concretizzata l’idea di concedere i diritti politici a livello comunale o cantonale.
2.2.3 Altre raccomandazioni sulla promozione del volontariato
L’ancoramento del volontariato nella Costituzione federale – esaminato attualmente dal prof.
R. Rhinow – assicurerebbe al lavoro svolto nell’ambito del volontariato e delle cariche onorifiche
una valorizzazione e un riconoscimento determinanti.
La discussione sui settori in cui i volontari dovrebbero sostenere o addirittura alleggerire lo
Stato nell’ambito dei compiti di assistenza sociale deve essere condotta a livello nazionale. A tal
fine occorre una piattaforma di coordinamento, funzione che può essere assunta da organizzazioni già esistenti, come la Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (COSAS) o il
Forum volontariato.ch.
Sono note poche offerte di sostegno comuni per il lavoro di milizia, e cioè per le persone
negli esecutivi e nelle commissioni dei piccoli Comuni. Anche qui si cercano soluzioni innovative.
Rilevazioni empiriche a lungo termine, che forniscano informazioni sui motivi della ridotta
partecipazione dei giovani, sono particolarmente importanti nell’ambito della gioventù. Anche
qui alle istanze federali competenti si raccomanda di avviare progetti comuni e studi corrispondenti in collaborazione con le organizzazioni di giovani e volontari.
Un’altra misura per incentivare l’impegno volontario dei giovani è la partecipazione fissa della
Svizzera al programma d’azione «Gioventù» della Comunità Europea (UE).
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
25
La Commissione federale per la gioventù deve raccogliere l’idea dell’«Anno svizzero della
solidarietà», lanciata dal gruppo di progetto Utilizzazione delle riserve d’oro/Fondazione Svizzera solidale, e verificare la fattibilità di un programma del genere.
I promotori del «dossier volontariato svizzero» hanno il compito di sensibilizzare i datori di
lavoro e indurli a prendere sul serio il dossier volontariato nell’ambito delle procedure di assunzione. Anche qui, un sostegno finanziario da parte della Confederazione sarebbe una misura
d’incentivazione efficace.
Bisognerebbe verificare come il «dossier volontariato svizzero» possa essere ancorato nella
legge. Una possibilità potrebbe essere quella di completare il capoverso 4 dell’articolo 329e CO,
RS 220 (congedo giovanile), che, su richiesta del datore di lavoro, obbliga il lavoratore a fornire
una prova delle funzioni e delle attività svolte in ambito giovanile.
Per migliorare la situazione della ricerca, la documentazione dei vari programmi di ricerca e
progetti su tutte le tematiche del volontariato consentirebbe il coordinamento e la trasparenza
necessari. Con le risorse della Confederazione si potrebbe inoltre creare un portale Internet
d’informazione sui vari aspetti del volontariato e delle cariche onorifiche con una banca dati
della ricerca.
2.2.4 Raccomandazioni sul riconoscimento del volontariato
Nel volontariato organizzato, la via verso l’adempimento del postulato della Commissione
dell’economia e dei tributi (CET) del Consiglio nazionale, che chiede di ricompensare economicamente le spese sostenute per il volontariato, passa attraverso contratti con le organizzazioni di
volontari.
Nei loro mandati di prestazioni, la Confederazione, i Cantoni e i Comuni devono obbligare le
organizzazioni a rispettare le norme per il volontariato.
Nel settore informale, la soluzione realistica consiste in un forfait esentasse – analogamente
ai forfait discussi in Germania di 300 euro all’anno.
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RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
3 Il volontariato in Svizzera – dati statistici di base
Jacqueline Schön-Bühlmann, lic. phil. I, Ufficio federale di statistica Neuchâtel
3.1 Sintesi
Dati statistici di base sul volontariato o sull’appartenenza ad associazioni o altre organizzazioni servono a monitorare la società in generale. Possono fornire indicazioni per valutare le
misure sociali o politiche, non da ultimo nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. Sono utilizzati nel
lavoro politico e servono tra l’altro a misurare l’integrazione sociale di determinati gruppi di
popolazione nella nostra società, come ad esempio la popolazione straniera, i giovani, gli
anziani, ecc.
Dati sul volontariato possono fornire risposte interessanti non solo a microlivello (prospettiva
delle persone e delle economie domestiche), ma anche a macrolivello (prospettiva dell’intera
società). Il volume di tempo complessivo investito nel volontariato dalla popolazione residente in
un anno può ad esempio essere paragonato direttamente con il volume del lavoro retribuito
svolto in un determinato settore (attività economica) in un anno. Una valutazione monetaria del
volontariato può sembrare contraddittoria a prima vista, ma serve solo a indicare quanto denaro
dovrebbe essere pagato se queste prestazioni gratuite dei volontari fossero svolte da manodopera retribuita. Una valutazione monetaria di questo tipo fornisce un quadro più chiaro delle dimensioni del volontariato in Svizzera e può servire ad attribuirgli l’importanza che merita nella
nostra società.
Dal 1997, l’Ufficio federale di statistica rileva dati sul volontariato ogni tre/quattro anni nell’ambito della rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS). La RIFOS è una rilevazione
annuale per campione, che registra principalmente dati sulla struttura del lavoro retribuito e sul
comportamento lavorativo della popolazione svizzera residente in età superiore ai 15 anni. Si
tratta di un’indagine telefonica. Nel 2000 sono state realizzate circa 17’800 interviste. La rilevazione del 2004 tiene conto, nella parte dedicata al volontariato, sia dell’impegno istituzionalizzato (nell’ambito di associazioni, organizzazioni, ecc.) che dell’impegno informale (basato sull’iniziativa individuale) – oltre che del lavoro domestico e familiare non retribuito. Il censimento
della popolazione del 2000 conteneva per la prima volta una domanda sul volontariato.
Ma che cos’è il volontariato? L’UST parte dal concetto di lavoro non retribuito. Nella letteratura delle scienze sociali, il lavoro non retribuito è definito come l’insieme delle attività che producono beni o servizi al di fuori del mercato. Questi lavori non sono quindi retribuiti, ma potrebbero in linea di principio essere svolti da un’altra persona a pagamento. La maggior parte del
lavoro non retribuito è costituita dal lavoro domestico e familiare. Tra i lavori non retribuiti al di
fuori dell’economia domestica si fa una distinzione tra il volontariato per istituzioni, associazioni
o organizzazioni, da non confondere con la semplice appartenenza a un’associazione, e il volontariato informale, che comprende attività non retribuite come la cura di bambini altrui, l’aiuto tra
vicini, servizi di trasporto e altre prestazioni assistenziali per altre economie domestiche.
Nel 2000, ha svolto un’attività nell’ambito del volontariato o delle cariche onorifiche una persona su quattro a partire dai 15 anni, il che corrisponde a circa 1,5 milioni di persone. Gli uomini
s’impegnano un po’ di più delle donne in questo settore. Le donne investono invece di più nel
settore del volontariato informale. Fornisce servizi non retribuiti a terzi il 23% della popolazione.
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
27
A svolgere volontariato istituzionalizzato sono soprattutto persone tra i 40 e i 54 anni, con
una buona formazione, che vivono in coppia con figli nonché le persone occupate e le casalinghe. A impegnarsi non sono quindi tanto i gruppi di popolazione che dispongono di relativamente tanto tempo libero, ma piuttosto persone integrate socialmente e con buone qualifiche
dal punto di vista dell’età, della formazione o della situazione familiare e lavorativa. Il volontariato informale è invece svolto soprattutto da giovani pensionati (fino a 74 anni), casalinghe e
madri di famiglia nonché persone con bambini in generale. Il livello d’istruzione non sembra
esercitare un influsso chiaro sui tassi di partecipazione in questo settore. Le persone occupate, in
cerca di lavoro e in formazione nonché la popolazione straniera presentano una partecipazione
nettamente più bassa.
Se si limita l’osservazione ai volontari, questi dedicano mediamente 14 ore al mese ad attività
di volontariato istituzionalizzato e 18 ore al volontariato informale. Sulla media dell’intera popolazione a partire dai 15 anni, ciò equivale a circa 3 ore al mese per il lavoro non retribuito in associazioni o organizzazioni e a circa 4 ore al mese per l’aiuto tra vicini e altre prestazioni d’assistenza di propria iniziativa.
Proiettando il tempo dedicato al volontariato in media al mese sull’intera popolazione all’anno, si ottiene una stima del volume complessivo pari a 741 milioni di ore all’anno. A titolo di
confronto: nel 2000, nel settore sanitario e sociale in Svizzera sono state svolte 587 milioni di
ore di lavoro retribuite. Per il 1997 è stata effettuata una valutazione monetaria del lavoro non
retribuito: se si pagassero tutte le ore lavorate nell’ambito del volontariato, lo stesso anno si
arriverebbe a un valore monetario di 19,4 miliardi di franchi.
Accanto al volontariato in senso stretto, l’UST rileva anche dati sull’appartenenza ad associazioni, club o organizzazioni. La maggior parte delle indagini dell’UST rivolte a persone ed economie domestiche contiene domande sulla partecipazione sociale, che consentono di rilevare
anche la partecipazione attiva ad associazioni e simili. Segnalano un impegno attivo in quest’ambito circa quattro persone su dieci.
È relativamente difficile fare paragoni a livello internazionale, dal momento che da un lato le
differenze culturali e sociali tra le regioni esercitano un influsso relativamente forte sulle condizioni strutturali del volontariato come pure sulla definizione di volontariato e sulla consapevolezza dei volontari stessi. D’altro lato non esiste uno strumento di rilevazione armonizzato e riconosciuto a livello internazionale con definizioni direttamente paragonabili. Una rilevazione
sistematica delle attività onorifiche è stata effettuata, almeno in parte, dall’indagine europea sui
valori (European Value Survey, EVS), che ha rivelato che nella media dei Paesi considerati il 28%
della popolazione adulta svolge attività onorifiche e una persona su due è membro di almeno
un’associazione volontaria. La relazione tra appartenenza a un’associazione e cariche onorifiche
è molto forte e quasi tutti i titolari di cariche onorifiche sono anche membri delle organizzazioni
corrispondenti. Il volume del volontariato tra la popolazione adulta in Europa varia però molto.
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RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
3.2 Raccomandazioni
Dati di base minimi sul volontariato sono forniti dal modulo «Lavoro non remunerato»,
svolto ogni tre anni dal 1997 nell’ambito della rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera
(RIFOS) dell’UST. Questo progetto può però fornire solo informazioni limitate, come i tassi di
partecipazione e il tempo investito per il volontariato.
Dati sull’appartenenza ad associazioni e organizzazioni erano forniti finora dal modulo
«Condizioni di vita» nell’ambito dell’indagine sul reddito e sul consumo del 1998 e del 2002.
In futuro, dovrebbero essere rilevati e aggiornati annualmente nell’ambito della rilevazione
«Statistics on Income and Living Conditions» (SILC) dell’UST.
Per informazioni più dettagliate – ad esempio sulla relazione tra appartenenza ad associazioni
e volontariato, sul volontariato in senso lato (impegno in generale, donazioni, firma di petizioni,
partecipazioni a manifestazioni, ecc.), sulla motivazione dei volontari, su aspetti soggettivi, ecc.
– sarebbe necessario elaborare un modulo separato «Impegno volontario» con una definizione
più ampia di volontariato, inteso come contributo attivo alla collettività di persone, imprese, istituzioni o dell’amministrazione in generale. In proposito saranno disponibili prossimamente raccomandazioni della Società svizzera d’utilità pubblica. Attualmente ci sembra esemplare l’indagine realizzata in Germania su mandato del Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen
und Jugend nel 1999. Nel progetto andrebbero tuttavia integrate le raccomandazioni internazionali, segnatamente quelle dell’Independent Sector and United Nations Volunteers9. I costi di
un modulo di questo tipo, che potrebbe essere integrato in una delle rilevazioni attuali dell’UST,
ammonterebbero a circa 150’000.– franchi per un campione di 17’000 interviste della durata di
5 minuti sotto forma di indagine telefonica CATI (stato 2000).
Non esiste una statistica nazionale delle organizzazioni non profit. A lungo termine si potrebbe verificare la possibilità che l’organizzazione succeduta a iyv-forum.ch, il «Forum
volontariato.ch» rilevi dati almeno per le organizzazioni affiliate.
Infine mancano anche dati sul finanziamento dei progetti o delle organizzazioni non profit a
livello nazionale, sia da parte dello Stato che da parte di istituzioni o persone private. Non esiste
tuttavia nessun progetto di statistica del genere presso l’Ufficio federale di statistica.
9
Measuring Volunteering. A practical toolkit (2001): A joint project of Independent Sector and United Nations Volunteers:
www.worldvolunteerweb.org/research/toolkits/index.htm
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
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4 Promozione del servizio volontario
nell’Amministrazione federale
e mediante sussidi federali
Dr. Sandro Guzzi Heeb, Berna
4.1 Sintesi
Dal 1991, il Codice svizzero delle obbligazioni (CO, RS 220) prevede che i giovani fino all’età
di 30 anni hanno diritto a una settimana di congedo giovanile da dedicare ad attività di volontariato. È noto che nell’economia privata questa possibilità è poco utilizzata, ma qual è la situazione nella Confederazione?
In base alla nostra indagine presso gli uffici federali, la situazione non è molto più rosea: per i
35 servizi federali interpellati con 5220 collaboratori al di sotto dei 30 anni sono stati segnalati
solo 15 casi (0,3%). Certo, queste cifre non tengono conto di tutti i casi, spesso i dati corrispondenti non sono neanche registrati. L’incompletezza dei dati è legata allo scarso significato attribuito al congedo giovanile: nessuno sembra interessato a sorvegliare il ricorso concreto all’articolo del CO.
Quanto al tipo di volontariato colpisce la predominanza delle attività nell’ambito di Gioventù
e Sport e dei campi giovanili; mancano prove chiare di impegni sociali o politici.
Solo per 5 dei 35 servizi federali sembra che il volontariato dei giovani sia sostenuto attivamente, diffondendo informazioni sul congedo giovanile e consigliando gli interessati.
Possibili cause dell’attuale situazione insoddisfacente sono in particolare l’informazione o la
promozione insufficiente da parte dei datori di lavoro e il fatto che il congedo giovanile non è
retribuito. Vi è inoltre un conflitto d’interessi: il congedo giovanile non è nell’interesse degli uffici
(a breve termine): il sovraccarico di lavoro e le difficoltà per far fronte alle assenze sono indicati
spesso quali problemi.
Quanto al «Corporate Volunteering», nell’Amministrazione federale sembra un concetto ampiamente sconosciuto e non applicato praticamente da nessuno. In singoli casi, gli uffici esonerano i dipendenti per attività volontarie, il più delle volte per attività politiche – sostanzialmente
per l’esercizio di cariche pubbliche – e più raramente per attività sportive, culturali, religiose e
sociali.
Le basi giuridiche per l’esonero sono la legge sul personale federale (LPers, RS 172.220.1) e
le ordinanze corrispondenti. Il problema è tuttavia costituito dal fatto che non vi è nessun diritto
da parte del personale, ma la decisione viene presa caso per caso. Inoltre non è previsto il settore sociale. La Lpers, quindi, si presta solo parzialmente quale strumento di promozione mirata
del volontariato.
In base ai dati forniti per gli anni 2001 e 2002, gli esoneri per attività di volontariato interessano solo un piccola minoranza di collaboratori negli uffici federali: anche per il capofila Forze
terrestri, il volume del volontariato è di circa tre ore per collaboratore sull’arco di due anni.
Le risposte dei 35 servizi federali al nostro questionario mostrano inoltre che vi sono culture
aziendali e di gestione del personale completamente diverse. Se alcuni responsabili intravedono
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
31
un senso e un’utilità nella promozione del volontariato, altri vi vedono solo costi inutili. Gli studi
e le esperienze fatti finora rivelano tuttavia che l’atteggiamento del datore di lavoro svolge un
ruolo importante per la promozione: i superiori e i responsabili del personale devono quindi essere coinvolti attivamente nelle misure a favore del volontariato.
La Confederazione sovvenziona anche numerose attività volontarie. Un sovvenzionamento
diretto del volontariato, tuttavia, è praticamente inesistente. In generale sono finanziate attività
svolte con l’aiuto di volontari.
Sono sostenute ad esempio organizzazioni che lavorano con volontari o concessi contributi
per determinati compiti svolti con l’aiuto di volontari. Questo sovvenzionamento è sempre più
spesso disciplinato attraverso contratti di prestazioni in base ai principi del New Public Management.
Un sostegno mirato del volontariato avviene nei settori in cui sussistono competenze chiaramente definite da parte della Confederazione: lo sport, le attività giovanili extrascolastiche, il lavoro con gli anziani. In pratica si tratta di compiti che senza i volontari non potrebbero neanche
essere svolti. Nei limiti del possibile, la Confederazione tende a finanziare il lavoro svolto professionalmente, come emerge chiaramente nell’ambito del sovvenzionamento di organizzazioni
culturali.
Rispetto al totale delle spese della Confederazione, i contributi a beneficio dei volontari sono
modesti. Oltretutto, attualmente in molti settori sono decurtati. Di fronte all’attuale pressione al
risparmio, vi è da temere che le spese finanziarie per i volontari saranno le prime a essere cancellate, dato che non vi è nessuna lobby potente che difende i loro interessi.
4.2 Misure raccomandate
Bisognerebbe migliorare l’informazione del personale federale concernente il congedo giovanile e i possibili esoneri, ad esempio con informazioni generali diffuse via e-mail, informazioni al
momento dell’assunzione, ecc.
Sono necessarie linee guida generali o un piano per l’Amministrazione federale, a cui i responsabili del personale possano orientarsi. I singoli uffici e il personale federale devono potersi
attenere a una politica ufficiale della Confederazione.
È molto importante istituire una competenza chiara per il volontariato in seno all’Amministrazione federale: finché nessuno considera proprio compito fare qualcosa in questo settore non si
muoverà un granché.
Bisogna creare un servizio d’informazione e coordinamento, che consigli e sostenga i singoli
uffici. Tra i compiti di un servizio di questo tipo figura il miglioramento dell’informazione (raccolta ed elaborazione di informazioni sulle attività di volontariato), l’elaborazione di offerte
concrete, la consulenza dei singoli uffici e la valutazione delle misure adottate.
La promozione del volontariato non può tuttavia essere ordinata dall’alto. Una soluzione più
efficiente consisterebbe nell’intervenire dove vi è un interesse. Dovrebbero essere realizzati dapprima progetti pilota in collaborazione con uffici federali sensibili, per verificare come si può migliorare l’informazione, che ripercussioni ha l’esistenza di un piano e di offerte concrete, che
problemi emergono.
Per realizzare progetti pilota, bisognerebbe mirare a una collaborazione con organizzazioni di
volontari, in modo da elaborare e proporre offerte comuni concrete.
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RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
Oggi è possibile rifarsi a esperienze concrete, ad esempio il progetto «Seitenwechsel» (cambio di campo), valutato favorevolmente dalla maggior parte dei servizi federali interpellati. Una
versione riveduta di questo progetto, un «cambio di campo volontario» per così dire, potrebbe
benissimo suscitare interesse.
Una promozione attiva del volontariato può tuttavia essere coronata da successo solo se gli
uffici dispongono di collaboratori e risorse sufficienti: è indispensabile una pianificazione finanziaria corrispondente.
Un’importante misura è l’integrazione delle offerte di volontariato nel catalogo dei corsi di
perfezionamento e sviluppo del personale accessibili ai collaboratori dell’Amministrazione federale. Se possibile, le attività di volontariato dovrebbero essere associate in modo creativo a possibilità di perfezionamento professionale: periodi di volontariato in un’altra regione linguistica
potrebbero essere più utili di costosi corsi di lingue.
Già oggi la Confederazione mette a disposizione risorse ingenti, che migliorano le condizioni
quadro per il volontariato. Queste risorse dovrebbero tuttavia essere impiegate in modo più mirato. Una possibilità è il finanziamento mirato della formazione e del perfezionamento professionale. Altre forme sono già in discussione, ma occorrono altre soluzioni creative.
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5 «C’è sempre da imparare» – rilevazione di
competenze chiave acquisite con il volontariato
presso la Confederazione
Bernadette Kadishi, lic. phil., Berna
5.1 Sintesi
I volontari dedicano le loro capacità e il loro tempo ad altre persone e hanno la possibilità di
acquisire nuove capacità. Per far fronte ai requisiti corrispondenti sono necessarie, oltre alle
competenze specifiche in materia, anche cosiddette competenze chiave. Rientrano in questa
categoria ad esempio le doti organizzative e di pianificazione, la capacità di gestire forti carichi,
abilità di comunicazione e contatto, la capacità di prendere decisioni, l’iniziativa personale, la disponibilità ad assumersi responsabilità, l’attitudine al lavoro in gruppo, la flessibilità, la capacità
di apprendere, la creatività , la responsabilità. Per essere all’altezza dei requisiti mutati dell’attuale mondo del lavoro, le competenze chiave sono fattori di successo determinanti. Le competenze specifiche da sole non bastano più.
In base alle indicazioni dei servizi federali interpellati, le competenze chiave svolgono un
ruolo non solo nell’occupazione dei posti di lavoro, ma anche a livello di fissazione e valutazione
degli obiettivi. In questo contesto sono menzionati spesso anche lo sviluppo del personale e dei
quadri nonché la pianificazione della successione.
La procedura pratica per rilevare le competenze chiave varia dalla loro formulazione nella
comunicazione in cui si cerca il personale, alla verifica del dossier di candidatura o ancora al ricorso a test scientifici sulla personalità. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, queste competenze sono valutate nell’ambito del colloquio di assunzione.
Circa un terzo dei servizi interpellati tiene conto, in linea di massima, delle esperienze nei settori extraprofessionali, come il lavoro familiare e domestico, il tempo libero o il volontariato, se
sono pertinenti per il posto da occupare.
La maggior parte degli uffici presta attenzione alle competenze chiave e il volontariato è
preso parzialmente in considerazione nell’ambito delle procedure di assunzione. Il grado di sensibilizzazione e attuazione concreta varia tuttavia da un ufficio all’altro.
Un mezzo per rilevare le competenze chiave è rappresentato dallo strumento IESKO, che
struttura il colloquio di assunzione, lavora con la tecnica d’intervista comportamentale e integra
nel colloquio tutti gli ambiti di esperienza. In IESKO sono inoltre formulati dei principi di base su
come tener conto anche delle esperienze extraprofessionali nell’ambito della fissazione del salario iniziale.
2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
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5.2 Misure raccomandate
Occorre una maggiore consapevolezza del fatto che si può imparare ovunque. Gruppi di lavoro specifici dei singoli uffici possono verificare in che misura gli strumenti e i processi interni rispondono al principio «c’è sempre da imparare».
Per questa verifica potrebbe essere utile un indice «pro volontariato» (cfr. il family-friendly
index) valido per tutti gli uffici, una specie di metro di paragone.
Sono necessari strumenti che consentano di registrare le competenze acquisite nell’ambito
del volontariato o in altri settori extraprofessionali e di farle confluire espressamente nelle decisioni di assunzione: ad esempio IESKO.
36
RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
UST
2004
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2004 UST RAPPORTO SUL VOLONTARIATO IN SVIZZERA
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Programma di pubblicazioni dell’UST
In quanto servizio centrale di statistica della Confederazione, l’Ufficio federale
di statistica (UST) ha il compito di rendere le informazioni statistiche accessibili
a un vasto pubblico.
L’informazione statistica è diffusa per settore (cfr. seconda pagina di copertina)
attraverso differenti mezzi:
Mezzo di diffusione
Telefono
Informazioni individuali
032 713 60 11
[email protected]
L’UST su Internet
www.statistica.admin.ch
Comunicati stampa per un’informazione
rapida sui risultati più recenti
www.news-stat.admin.ch
Pubblicazioni per un’informazione approfondita
032 713 60 60
(disponibili in parte anche su dischetto/CD-Rom)
[email protected]
Banca dati online
032 713 60 86
www.statweb.admin.ch
Maggiori informazioni sui diversi mezzi di diffusione utilizzati sono contenute
nell’Elenco delle pubblicazioni, aggiornato regolarmente. Esso può essere consultato
in Internet all’indirizzo www.statistica.admin.ch씮 Attualità씮 Nuove pubblicazioni.
Pubblicazioni
Volontariato in Svizzera. Opuscolo. UST, Neuchâtel 2001, n. di ordinazione 427-0000
Du travail, mais pas de salaire. Le temps consacré aux tâches domestiques et familiales, aux activités honorifiques et bénévoles et aux activités d’entraide. UST, Neuchâtel
1999, n. di ordinazione 303-9900; versione tedesco (fuori serie)
Evaluation monétaire du travail non rémunéré. Une analyse empirique pour la Suisse
basée sur l’enquête suisse sur la population active. UST, Neuchâtel 1999, n. di ordinazione 307-9900 (fuori serie)
Vers l’égalité ? La situation des femmes et des hommes en Suisse. Troisième rapport
statistique. UST, Neuchâtel 2003, n. di ordinazione 085-0300; versione tedesco,
n. di ordinazione 084 0300
Verso l’uguaglianza? Opuscolo. UST, Neuchâtel 2004, n. di ordinazione 618-0400
Financement de la culture par les entreprises. Enquête sur les dépenses culturelles des
entreprises en Suisse en 2001. UST, Neuchâtel 2003, n. di ordinazione 606-0100;
versione tedesco, n. di ordinazione 607-0100
Revenu et bien-être. Niveau de vie et désavantages sociaux en Suisse. UST, Neuchâtel
2002, n. di ordinazione 526-0200; versione tedesco, n. di ordinazione 525-0200
Les personnes âgées en Suisse. UST, Neuchâtel 2000, n. di ordinazione 392-0000;
versione tedesco, n. di ordinazione 368-0000
Einstellungen, Werthaltungen und Wahrnehmungen in der Bevölkerung. Aktuelle
Nutzung und Bedarf an subjektiven Daten in der Bundesverwaltung. UST, Neuchâtel
1999, n. di ordinazione 293-9900
Les inégalités sociales d’emploi et de revenu en Suisse. Une contribution à la statistique
sociale suisse. OFS, Berne 1998, numéro de commande 247-9800
Les jeunes donnent-ils le ton ou sont-ils des exclus? Un portrait statistique des jeunes en
Suisse. OFS, Berne 1997, numéro de commande 225-9700
Loisir et culture. Microrecensement 1988. OFS, Berne 1990, numéro de commande 305
Il «Rapporto sul volontariato in Svizzera» analizza l’impegno a titolo volontario e onorifico prodotto nei più
svariati settori. Esso chiarisce la terminologia, valuta
il valore attribuito al volontariato e il suo incoraggiamento nella società, descrive la portata di tale attività a
livello formale e informale e ne illustra il promovimento
tra il personale dell’Amministrazione federale attraverso
le tematiche seguenti: congedo giovanile, congedo di
volontariato, «Corporate Volunteering», competenze
chiave del volontariato e promovimento del volontariato
mediante sovvenzioni della Confederazione sulla base di
esempi scelti.
Un catalogo di provvedimenti consigliati ha lo scopo di
incentivare lo sviluppo di standard in questo campo e di
coordinare le misure di promovimento del volontariato a
livello federale.
N. di ordinazione:
632-0400
Ordinazioni:
Tel.: 032 713 60 60
Fax: 032 713 60 61
E-Mail: [email protected]
Prezzo:
9 franchi
ISBN 3-303-20007-6
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