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PERIODICO DI POLITICA ECONOMIA E INFORMAZIONE
Gennaio 2013 • Anno 2 • n. 1
GLOSSARIO ECONOMICO
IL DRAMMA
DELLA POVERTÀ
di Sergio Allegra
È
facile in questo momento
essere portati a ritenere
che la politica, i politici, i vuoti
e inutili dibattiti televisivi
siano la vera attualità. Invece,
in questi giorni, nessun concetto è più attuale della povertà: il grande dramma che
continua a crescere fra la popolazione in maniera esponenziale.
Il processo di “impoverimento” è iniziato già da anni ma fino ad
ora si parlato di “rischio povertà”. Oggi, con la comunicazione
degli ultimi dati Istat relativi al terzo trimestre 2012, è facile
comprendere che il fenomeno non è più rischio ma realtà. Il reddito delle famiglie, secondo le rilevazioni dell’Istituto di statistica,
è sceso dell’1,9% rispetto allo stesso trimestre del 2011, e di conseguenza è diminuita anche la spesa delle famiglie per consumi
finali (-2,2%). In termini pratici, come bene ha precisato il Codacons, questa diminuzione si concretizza in una sorta di “tassa
invisibile a carico delle famiglie”, che ha pesato nel 2012 per
1.433 euro su una famiglia di 3 persone, e addirittura per 1.578
euro su un nucleo familiare composto da 4 persone”. Ma cos’è la
povertà? Chi può essere definito povero? Non c’è probabilmente
concetto economico più immediato e comprensibile. Eppure, al
contempo, il concetto di povertà resta sfuggente e controverso.
La sua definizione tecnica e la misurazione, infatti, sono mutate
e continuano a mutare costantemente nel tempo e nello spazio
geografico perché dipendono inevitabilmente dagli specifici contesti economici, sociali ed istituzionali. Per esemplificare: la povertà di una società sviluppata e industrializzata non può essere
paragonata o valutata con gli stessi criteri con cui si valuta
quella di una società c.d. sottosviluppata. Dunque, cercare di definirla sarebbe impresa ardua che, date le premesse, non porterebbe comunque alla soluzione. Inoltre, il concetto intuitivo, e
che neanche gli economisti possono fare a meno di tenere in
conto, è che povertà non è soltanto mancanza di denaro. Per poterne parlare nel XXI secolo, conviene partire dalla definizione
generale fornita dalla Banca Mondiale e il dato che emerge chiaramente in riferimento alla società italiana è preoccupante. La
povertà, per la Banca Mondiale, infatti, è carenza di cibo, fame
e mancanza di un riparo stabile. Ma non soltanto. È anche il rischio di ammalarsi senza potersi curare, di non potersi istruire,
di non avere a disposizione acqua potabile, di non poter lavorare,
di non avere certezze per il futuro, di non veder rappresentate
le proprie esigenze, di non poter incidere nelle decisioni collettive, di non essere liberi. Noi non abbiamo raggiunto questo limite. Ma possiamo sentirci davvero fuori dalla strada che
conduce a queste condizioni? Considerati i dati odierni forniti
dall’Istat in termini economici la risposta sembrerebbe essere
no. Per di più, ulteriore conferma si trova nel fatto che le previsioni per il 2013 fanno registrare un ulteriore calo dei consumi
e una nuova ondata di povertà che trascinerà migliaia di famiglie nel baratro. La rotta si può invertire. Il contesto economico
e quello sociale sono strettamente collegati e l’uno è imprescindibile dall’altro. Questo vuol dire che l’intervento dello Stato dovrebbe essere strutturato su politiche economiche improntate al
rilancio oltre che economico anche sociale. È proprio questo, in
realtà, che vuol dire tendere al benessere di una popolazione.
Questo potrebbe poi significare uscire dalle logiche di prevalenza
dei mercati finanziari, quelli imposti dal sistema-Europa e che
ci hanno portato qui, sul benessere e sulla floridità sociali di ciascuna, singola, popolazione.
www.ilgazzettinodiroma.it
Autorizzazione N° 40/2012 del 13/02/2012 • Copia gratuita
FUTURO O RITORNO
AL PASSATO?
Nessun partito pubblica il proprio programma elettorale, i
contendenti si misurano a distanza nei dibattiti televisivi e
la vittoria quasi certa della sinistra ricorda Occhetto e il 1994
di Maria Chiara Mingiacchi
Pierluigi Bersani
P
arole soltanto parole da parte dei leader
nazionali candidati alle politiche 2013:
i programmi non esistono, nemmeno su
internet che invece sarebbe il mezzo più adatto
per rendere pubbliche le proprie idee senza
censura e filtri. L’unico al passo risulta essere
il Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo che ha
fatto del web la propria forza. Il centrosinistra
ha pubblicato solo una mera “carta d’intenti”,
che peraltro risale alle primarie di novembre
scorso. Si dice che Bersani non voglia mettere
nero su bianco e fare promesse che non sarà
in grado di mantenere, improntando tutta la
sua campagna elettorale sul non raccontare
“favole”, “frottole” o “balle”, neppure uno straccio di demagogia, anche solo per far intravedere uno spiraglio di luce. E invece niente:
Bersani dice la verità, nient’altro che la fredda
e asettica verità. Monti se la cava con la sua
agenda intrisa di Europa, di quanto contare
nell’UE, di dati, di spread e debito pubblico,
di attuazione del pareggio di bilancio, di liberalizzazioni, di lotta all’evasione e poi? Di diminuzione delle tasse neppure un cenno. Solo
sulle unioni civili è netto: la famiglia è composta da un uomo e una donna, quando tutta
l’Europa si adegua e anche Parigi apre alle
nozze gay. È vero che sul fronte della pressione
fiscale, ipotizzarne anche una minima diminuzione appare impensabile, almeno per i
prossimi due anni. Non solo per i ristrettissimi
parametri europei, ma anche a causa di una
spending review di nicchia che non ha intaccato quelli che sono i veri sprechi della macchina Italia, tra cui i costi della politica (non
solo del Parlamento, ma anche di Regioni e
Province) e il pozzo senza fondo della sanità.
Eppure anche Monti non resta immune al fascino della demagogia e paventa l’ipotesi di
ridurre l’IMU. Anche il programma del PDL è
introvabile: per farsi un’idea bisogna seguire
Silvio Berlusconi che, da dieci giorni a questa
Con il patrocinio di
Assessorato alle
Attività produttive,
al Lavoro e al Litorale
Achille Occhetto
parte, imperversa in televisioni, radio e web.
Sulla tassa agli immobili è il più chiaro di
tutti, almeno nello slogan: “Toglieremo l’IMU
e chiuderemo Equitalia”, questo significa anche “condono”? Sembra che il nostalgico Cavaliere ripercorra i vecchi sentieri di “Meno
tasse per tutti”. Andare nel futuro per ritornare al passato, la storia si ripete e i “corsi e i
ricorsi storici” di vichiana memoria sembrano
davvero avverarsi. E così il passato ritorna e
sembra essere quello del 1994, quando
un’eventuale vittoria di Silvio Berlusconi non
era neppure considerata. Quell’anno, la coalizione di sinistra aveva scelto Achille Occhetto
come proprio leader. Occhetto possedeva la
paternità della così chiamata “svolta della bolognina” che il 3 febbraio del 1991 aveva portato allo scioglimento del Partito Comunista.
L’allora segretario del PDS era dato vincente
con la sua grande coalizione di progressisti,
forte del ciclone “tangentopoli” che aveva spazzato via mezzo mondo della vecchia classe politica e delle numerose vittorie incassate alle
ultime comunali. Ma la discesa in campo di
Silvio Berlusconi - annunciata il 26 gennaio
del 1994 - e la sua vittoria schiacciante appena
due mesi dopo - si abbatté come un fulmine
nel cielo sereno della sinistra progressista. Politiche 2013: la storia si ripete. Lo scenario è
simile, ma non identico: la compagine del centrosinistra di oggi sembra più compatta e il
Cavaliere non ha lo smalto di un tempo e arranca nel dispensare sogni. Eppure, nonostante i sondaggi acclamino Bersani come Premier in pectore, le incognite Monti e Grillo
non resteranno tali e di sicuro andranno a rosicchiare voti da una parte e dall’altra. Nel
mezzo restano i cittadini, con un orizzonte economico sempre più cupo anche per quest’anno,
avvolti dalla crisi, snervati dai dibattiti elettorali, senza nessuno, tra tutti, che regali uno
straccio di sogno.
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LA VOCE DI
PASQ U I NO
PAESE ALLO SBANDO.
CHI CI SALVERÀ?
“Abbiamo salvato l’Italia” ha di­
chiarato il Prof. Monti nei giorni
di Natale e S. Stefano! “Che co­
raggio!” rispondiamo noi! Dei
sessantamilioni di italiani, pro­
babilmente la stragrande mag­
gioranza, pensa esattamente il
contrario. In quest’ultimo anno,
infatti, crolla inesorabilmente il
tasso di occupazione e lievita
vertiginosamente il ricorso alla
di cassa integrazione. Non pos­
siamo poi trascurare l’incredibile
innalzamento del costo della vita
e dei beni di prima necessità,
dei costi per i servizi pubblici
(vedi metropolitana, treni ecc.),
per non parlare del caro benzina.
Ma, in ossequio alla par condicio,
sono aumentati anche i costi
della politica ­ unitamente al de­
bito nazionale ­ non è, invece,
diminuito il numero delle pro­
vince, tantomeno quelli di de­
putati, senatori e assessori, quelli
che decidono anche le sorti del
nostro paese. A pensarci bene,
le redini nei vari partiti sono in
mano a una manciata di persone
e, allora, a cosa servono tutti gli
altri che si adeguano alle decisioni
dei “numeri uno”? Nell’elenco
delle cose non fatte, quasi di­
menticavo il finanziamento ai
partiti e il rimborso delle spese
elettorali che restano vivi e vegeti,
così com’erano, e a cui nessuno,
guarda caso, ha avuto il coraggio
di mettere mano. Neppure la
legge elettorale è cambiata, che
strano! E il PD, per non essere
tacciato di imporre decisioni dal­
l’alto, si è inventato le primarie
per i parlamentari, indette ne­
anche un mese prima, cosa che
non ha dato spazio a nessun
rappresentante della società ci­
vile, ma ha favorito soprattutto
chi già aveva incarichi esecutivi
di partito e qualche fedelissimo
di staff. Niente di nuovo, quindi,
sul fronte parlamentare. La spe­
ranza è che il prossimo Governo
abbia la forza e la serenità di le­
giferare sulle riforme, così da ri­
lanciare l’economia, e proseguire
sulla strada di una “spending re­
view”, si spera più incisiva. Ma il
Senato sembra sempre essere
in bilico, lasciando poco spazio
a una maggioranza netta da par­
te del PD. La speranza è che le
tasse non siano l’unico strumento
per andare avanti. F.F.D.
N. 1 • Gennaio 2013
Impaginazione e stampa
Miligraf S.r.l.
Via degli Olmetti, 36 - 00060 Formello (Rm)
Tel. 069075142 - Fax 0690400189
[email protected] - www.miligraf.it
Direttore Responsabile
Maria Chiara Mingiacchi
Hanno collaborato
Sergio Allegra, Paolo Coscione,
Roberto Di Carlo, Francesco Falvo
D’Urso, Marina Giangiuliani,
Simone Nastasi, Daria Onofri,
Laura Solari, Ernesto Vetrano
Editore
Pasquino Editrice Srl
Via Sabotino n° 46 - 00195 Roma
Tel. 06.3728693
[email protected]
Cod. Fisc. e P.Iva 11749291008
N. REA: RM 1325299
Chiuso in redazione il
18 gennaio 2013
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Periodico di politica, economia e informazione
gennaio
ECONOMIA
L’ELZEVIRO
PMI UNITE CONTRO IL FALSO
LUCA PERCHÉ CI
HAI DATO BUCA?
Le piccole e medie imprese italiane si uniscono per combattere la contraffazione che ogni anno costa
quasi 14 miliardi di euro di mancata produzione e anche Roma Capitale si attiva
di Marina Giangiuliani
L
a contraffazione di beni è un
fenomeno particolarmente
problematico che colpisce sopratutto le pmi e che in Italia investe i settori di abbigliamento e
accessori (per 2,5 mld), materiale
informatico (1,8 mld) e prodotti alimentari (1,1 mld). È un fenomeno
che al nostro paese costa 110 mila
posti di lavoro, con 13,7 miliardi di
euro di mancata produzione, di cui
5,5 miliardi di mancato valore aggiunto che equivalgono allo 0,35
per cento del Pil privando le casse
dello Stato di 1,7 miliardi di euro
l' anno. A Roma l’appello per la
lotta alla contraffazione e alla vendita di prodotti contraffatti e illegalmente introdotti sul territorio
parte proprio dal “basso” dove più
di uno dei Presidenti dei Municipi
Tre anni dopo l’inaugurazione
di Italia Futura, fondazione im­
pegnata nell’approfondimento
di tematiche politiche, il suo
fondatore, Luca Cordero di
Montezemolo, ha detto che
no: non si candiderà per un
seggio in Parlamento né tanto
meno per una poltrona da mi­
nistro qualora i centristi doves­
sero vincere. Ma perché? Le
solite cattive malelingue hanno
addebitato la scelta alla pas­
sione per lo sci e all’eventuale
impossibilità di potersi recare
sulle piste, proprio nel periodo
della campagna elettorale. In­
somma, dopo il fumo, tanto,
forse troppo, condensato da
dichiarazioni in pubblico, ap­
parizioni ai convegni, interviste
ai giornali, quando sembrava
che dopo un gustoso aperitivo
a suon di chiacchiere s’intra­
vedesse l’arrosto con i fatti di
un imminente candidatura del
presidente della Ferrari alle
prossime elezioni politiche, è
arrivato l’annuncio che nessuno
si aspettava. Proprio il 31 di­
cembre quando tutti i ferraristi
sognavano di diventare i nuovi
elettori del loro presidente e
si apprestavano a brindare al
nuovo anno e al prossimo pre­
sidente del Consiglio. Ma dopo
la delusione per il Mondiale pi­
loti perso da Alonso all’ultimo
dei Gran Premi, adesso arriva
anche quest’altra, inaspettata,
notizia a turbare gli animi di
chi credeva che Luca Cordero
di Montezemolo potesse essere
il successore di Mario Monti.
Come se la politica fosse un
happening organizzato da tem­
po, al quale il Montezemolo ­
nonostante gli inviti e annunci
ricevuti da mesi e da tutti ­ aves­
se garbatamente deciso all’ul­
timo di non prendervi parte,
dando a tutti una palese quanto
bruciante “buca”.
capitolini ha sostenuto quanto sia
dannoso per la popolazione questo
fenomeno. Per questo l’amministrazione di Roma Capitale ha intensificato, da cinque anni a questa
parte, le azioni di lotta al falso,
operando in stretta sinergia con il
Ministero per lo Sviluppo Econo-
mico e l' Agenzia per le Dogane.
Sono così partite diverse campagne
di comunicazione che hanno messo
in guardia i consumatori sui rischi
in cui si incorre acquistando prodotti contraffatti e sono stati realizzati opuscoli informativi tradotti
in più lingue per dare indicazioni
dettagliate anche ai turisti. Grazie
all'azione congiunta della Polizia
locale di Roma Capitale con le altre
forze dell'ordine, i controlli anticontraffazione a Roma sono aumentati, arrivando a oltre 140mila in
un anno. Questi sono i numeri conseguiti fino ad oggi, ma l’azione per
la lotta alla contraffazione non si
ferma. Infatti si lavora “affinché
venga costituita una struttura del
corpo di polizia di Roma Capitale
altamente specializzata al contra-
sto dei prodotti falsi”, come spiega
Davide Bordoni, Assessore alle Attività produttive, al Lavoro e al Litorale. Ma la vendita di prodotti
contraffatti non è un fenomeno che
può essere debellato dal lavoro di
un comune o di una sola nazione.
È un problema globale che investe
ogni paese del mondo, e che le
stime calcolano metta in circolazione beni contraffatti per circa 600
miliardi di dollari. Così, Roma affronta la problematica in questi
termini e con queste strategie, ma,
come aggiunge Davide Bordoni in
riferimento alla campagna europea
contro la contraffazione presentata
dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani - responsabile di industria e imprenditoria - “la lotta al falso e al
commercio illegale deve trovare
unite tutte le istituzioni. Bene ha
fatto l' Europa a presentare una
campagna che oltre a sensibilizzare
i consumatori intende promuovere
una più stretta collaborazione tra
le autorità nazionali, quelle locali
e le associazioni di categoria”. Oggi
l'amministrazione di Roma raccoglie l'invito da parte della Commissione europea a unire le forze per
contrastare un fenomeno che rappresenta “una piaga per Roma, per
Italia e per l’Europa”. C’è dunque
bisogno nell’UE di un sistema unificato di controlli contro la contraffazione dei prodotti. Con il sistema
attuale "abbiamo 27 portieri, le Dogane di ogni singolo Stato. Con il
sistema attuale basta prendere gol
in una qualsiasi delle 27 porte per
Antonio Tajani
prendere gol dappertutto nel mercato interno - ha sottolineato Tajani - è inutile avere 20 campioni
in porta come Buffon, se poi gli affianchiamo altri “7 titolari” di livello dilettantistico". Per questo bisogna intervenire su sistemi di
tutela della proprietà intellettuale
non armonizzati tra paesi e non
ugualmente efficaci. L’ultimo degli
inviti di natura concreta e particolare è stato in vista delle festività
natalizie a genitori, nonni e negozianti, cui la Commissione europea
ha raccomandato di non comprare
giocattoli sospetti di contraffazione, privi del marchio Ue, inadatti all'età del bimbo o usati. Il
tutto rilanciando la campagna contro la contraffazione che prende
particolarmente di mira il settore
dei giochi per bambini, una parte
cospicua dell'industria - tra i più
dinamici in Europa, con oltre il 25
per cento di quota di mercato mondiale e circa 100 mila addetti - e
con un valore della produzione Ue
che ha toccato i 5 miliardi di euro,
di cui l'80 per cento generato in
Francia, Italia, Germania, Irlanda,
Spagna, Gb, Repubblica Ceca e Polonia.
TASSE
ANNO NUOVO, TASSA NUOVA
di Roberto Di Carlo
ROMA
Anche il 2013 non ci risparmia dalla pressione fiscale e ad aprile debutta la
TARES che sostituisce la TARSU
Q
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uando ancora aleggia lo spettro dell'IMU ecco materializzarsi lo spauracchio di una nuova tassa, la TARES, che porterà la pressione fiscale italiana a livello record
del 45,3%. Formalmente andrà a sostituire la vecchia
TARSU (o la TIA, in vigore nel 16% dei Comuni italici) ma
di fatto andrà a finanziare anche i c.d. "servizi invisibili",
vale a dire l'illuminazione e la manutenzione stradale ad
esempio, servizi non ascrivibili individualmente. Il meccanismo che consentirà alla TARES di finanziare anche i servizi indivisibili, oltre che coprire "integralmente" il costo
del servizio rifiuti, è molto semplice, sarà infatti consentito
ai Comuni di elevare l'aliquota del tributo sui rifiuti di 30
centesimi al metro quadrato (elevabile a 40 a discrezione
dei Comuni). Questa maggiorazione peserà sulle famiglie
per qualche decina d'euro l'anno, il conto sarà più salato
per le attività commerciali, specie quelle come i centri commerciali, che coprono superfici di vendita di migliaia di
metri quadrati. La nuova tassa entrerà nel bilancio familiare degli italiani dal prossimo aprile, avrà cadenza trimestrale e le prime tre rate avranno come base imponibile
quella ritraibile dalle superfici dichiarate ai fini Tarsu nel
2012; al saldo di dicembre, come già accaduto per l'IMU, la
base imponibile subirà delle variazioni in aumento, a seconda scelte dei singoli Comuni su cui insiste l'immobile,
fino ad arrivare all'80% della superficie catastale dell'immobile, quando ci sarà il completo allineamento tra Catasto
e Comuni. Anche la platea dei soggetti passivi sarà più ampia, non saranno più solo i proprietari, ma tutti coloro che
"occupano o detengono" locali o aree scoperte, generando
un flusso erariale stimato in un miliardo di euro l'anno.
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Periodico di politica, economia e informazione
gennaio
FISCO
CONTRO GLI EVASORI ARRIVA
IL REDDITOMETRO
ESEMPI DI SIMULAZIONE DEL REDDITEST
L'occhio dell’Agenzia delle Entrate, sempre più vigile in fatto di
evasione, introduce il redditometro con il placet dal Garante per la
privacy ­ e spulcia conti correnti e spese familiari
di Ernesto Vetrano
S
ta per giungere a conclusione
l'iter che porterà l'Agenzia delle
Entrate ad avere a propria disposizione una finestra completa nelle
tasche di tutti i contribuenti del nostro
Paese. Infatti con il decreto legge n.
201/2011 (decreto salva-Italia) voluto
dal governo Monti per contrastare
l'evasione, si è stabilito che gli operatori finanziari (tra cui principalmente
le banche) dovranno comunicare all'anagrafe tributaria l'esistenza e la
natura dei rapporti e delle operazioni
di natura finanziaria compiute al di
fuori di un rapporto continuativo (ad
esclusione di quelle effettuate tramite
bollettino di conto correte postale per
un importo unitario inferiore a 1.500
euro). Al fine di far emergere il "nero"
la nuova normativa prevede che, oltre
a già quanto comunicato, le banche
(e tutti gli altri operatori finanziari)
inviino periodicamente all'anagrafe
tributaria anche le movimentazioni
che hanno interessato i rapporti già
censiti ed ogni informazione relativa
ai predetti rapporti necessaria ai fini
dei controlli fiscali, nonché l'importo
delle operazioni finanziarie. Il Garante per la Privacy, chiamato a dare
il proprio parere sullo schema del
provvedimento che stabilisce le modalità di trasmissione dei dati e le modalità per garantire la sicurezza e la
protezione degli stessi, ha dato semaforo verde. Quindi anche il muro dell'inviolabilità dei nostri conti correnti
on line sta per cadere e il fisco avrà la
possibilità di conoscere oramai tutto
di noi. Infatti dopo avere a disposizioni i dati sui consumi delle diverse
utenze (gas, luce, acqua e telefono), il
possesso di case, terreni barche e macchine intestate oltre che di polizza assicurative adesso potrà sapere non
solo il saldo dei nostri c/c bancari ma
anche i relativi movimenti; conoscerà
se avremo depositi titoli e/o obbligazioni ed il loro contenuto; potrà verificare anche se abbiamo una cassetta
di sicurezza e non potendo vedere il
contenuto della stessa saprà quanti
accessi e quando questi accessi sono
stati effettuati. Le finalità operative
di questa raccolta dati non sono solo
quelle di fornire elementi di accertamento di evasione ai verificatori fiscali
ma anche di utilizzarli per elaborare,
con procedure centralizzate e secondo
criteri individuati dall'Agenzia delle
Entrate, liste selettive di contribuenti
a maggior rischio di evasione da sottoporre a verifiche. L'efficacia dell'utilizzo di questi dati non è da trascurare. Infatti per scovare evasori o
prestanomi di evasori, avendo a disposizione questa mole di dati, potrebbe essere un vero e proprio gioco
da ragazzi. Per effettuare questi controlli l’Agenzia delle Entrate ha messo
a punto il nuovo accertamento sintetico e il ReddiTest, software che servirà per automisurare la coerenza tra
il reddito familiare e le spese. Tutti i
contribuenti potranno verificare la
compatibilità tra il reddito familiare
e le spese sostenute grazie a quest'ultimo strumento, disponibile sul sito
internet dell'Agenzia delle Entrare
(http://redditest.agenziaentrate.it/) da
scaricare direttamente sul proprio
computer, senza lasciare traccia sul
web. Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, durante la
presentazione tenutasi lo scorso 20
novembre presso la sede centrale, ha
più volte ribadito che i dati delle simulazioni che i contribuenti faranno
sui propri pc non potranno essere intercettati dall'agenzia. Il ReddiTest
servirà ad ogni contribuente per
orientarsi sulla coerenza tra il reddito
del proprio nucleo familiare e le spese
sostenute nell'anno. È stato presentato il funzionamento del programma
attraverso alcune simulazioni. Per
dare inizio al test occorre indicare la
composizione della famiglia ed il comune di residenza; vanno poi inserite
le spese più significative sostenute
dal nucleo familiare durante l'anno.
Le voci di spesa sono aggregate in 7
macro-categorie: 1) abitazione,
2)mezzi di trasporto, 3)assicurazioni
e contributi, 4) istruzione, 5) tempo
libero e cura della persona, 6) spese
varie e 7) investimenti immobiliari e
mobiliari netti. Terminata la compilazione, appare un messaggio di coerenza ("semaforo" verde) o di incoerenza ("semaforo" rosso). Al fine di
mettere a punto il software, sono state
effettuate simulazioni su 22 milioni
di famiglie, per un complessivo ammontare di cittadini pari a 50 milioni.
I risultati emersi da tali prove hanno
evidenziato 4,3 milioni di famiglie che
presentavano un reddito non coerente, con quasi un milione con redditi
vicini allo zero ma con spese molto
più alte! Alla nostra domanda se secondo lui questo strumento non contribuisse ulteriormente ad aggravare
la crisi attraverso la contrazione dei
consumi a causa della paura che molti
potrebbero avere nell'effettuare spese
rientranti nelle suindicate categorie
Befera ha risposto che "Se uno non è
evasore e spende quello che guadagna
o ha risparmiato, non ha nulla da temere. Il problema lo avrà l'evasore,
perché con i quattrini che evade danneggia l'economia". Sul canale YouTube dell'Agenzia, "Entrate in video"
- www.youtube.com/entrateinvideo sono disponibili un filmato che illustra
passo dopo passo il funzionamento del
ReddiTest e un cartoon che risponde
ai dubbi dei contribuenti sul nuovo
software.
Il nuovo redditometro, previsto dal
D.L. n. 78/2010 e che si applicherà
con effetto retroattivo a partire dal
2009, tiene conto di 100 voci di spesa
(dalle auto, alle barche, dai contributi
versati per assicurazioni ai movimenti
bancari, dai mutui ai lavori di ristrutturazione sugli immobili di proprietà,
dai viaggi al possesso di cavalli ed oltre). Si tratta questo di un metodo di
R
isultare coerenti, stando ai parametri che si
dovranno utilizzare, non è poi così facile e,
come dimostrato dalle prime simulazioni con il Redditest, è abbastanza comune, al termine della compilazione, trovarsi di fronte ad un semaforo rosso.
Quelli più colpiti, inutile a dirsi, i redditi più bassi
su cui incidono maggiormente le spese fisse.
Secondo le misurazioni fatte dall’Agenzia delle Entrate ci saranno 4,3
milioni di famiglie a rischio di semaforo rosso. Ma andiamo ad analizzare
soltanto alcuni esempi di simulazione, che sono solo indicativi, poichè
ognuna delle 100 voci contenute nel Redditest ha di fatto un coefficiente
diverso: spendere infatti 2mila euro per le vacanze o per comprare gioielli
porta a risultati differenti.
Redditi sotto 30mila euro
Ecco cosa può permettersi un single con un reddito di circa 20mila euro:
un affitto annuo intorno ai 7mila euro, le utenze, una moto, vacanze, ovviamente non costose, parliamo di cifre che si aggirano intorno ai 700
euro in un anno, e non più di 1000 euro fra corsi e apparecchi elettronici.
Il Redditest darà semaforo verde (= coerenza fra reddito e spese).
Redditi sopra 30mila euro
Coppia con un figlio ed un reddito pari a 55mila euro: se dichiara un mutuo
da 6mila euro all’anno, possiede due auto, motorino, barca a motore, manda
il figlio alla scuola privata e affronta spese varie (elettronica, gioielli,
vacanze) per 5mila euro risulta incoerente e dunque avrà semaforo rosso.
Si precisa infine che il Redditometro entrerà in vigore in modo graduale,
poichè il Fisco inviterà i contribuenti con scostamenti oltre il 20% a motivare le proprie spese tramite contraddittorio, il cui scopo sarà però non
tanto arrivare ad un accertamento esecutivo quanto a capire quali sono i
punti deboli del sistema di calcolo e perfezionarli. (D.O.)
ricostruzione del reddito che, a differenza del passato, non si basa su presunzioni originate dall'applicazione
dei coefficienti, bensì su dati certi
(spese sostenute) e situazioni di fatto
(spese medie di tipo corrente, risultanti dall'analisi annuale dell'Istat).
Questi elementi rappresentano, comunque, per l'Agenzia delle Entrate
indicatori per verificare l'eventuale
scostamento con il reddito dichiarato;
nel caso in cui la differenza sia oltre
il 20 % l'Agenzia dovrà dialogare con
il contribuente affinchè questi possa
giustificare lo scostamento. Successivamente l'ufficio fiscale potrà, sempre
in contraddittorio con il contribuente,
definire la ricostruzione del reddito
in adesione. In tal modo viene offerto
al contribuente la possibilità di fornire
la prova contraria prima della quantificazione della pretesa. Befera ha,
comunque ripetuto più volte che la
mancata coerenza non è indice di evasione e che l'Agenzia garantisce il dialogo con i contribuenti e assicura che
le famiglie "non debbano tenere una
contabilità di tutte le spese". Inoltre
la non coerenza tra spese sostenute e
reddito dichiarato "può avere mille
giustificazioni, come eredità o donazioni"; il problema si pone "solo
quando ci sono grandi differenze" e
"spese significative". Il Direttore ha
infine concluso la conferenza stampa
evidenziando che, dalle simulazioni,
il tasso di irregolarità è maggiore nel
reddito di impresa e nel reddito di lavoro autonomo. Il vero problema di
questo nostro Paese rimane, comunque, più che l'evasione (che a causa
della eccessiva pressione può essere
considerata quasi naturale, il livello
improduttivo di spesa pubblica. Siamo
arrivati oramai a quasi di 2.000 miliardi di debito pubblico e non dovremmo attendere la fine dell'anno
per varcare questa soglia. Ma dall'analisi della composizione di tale deficit si rileva quanto fortemente incidano le uscite, che continuano a
crescere più delle entrate con un livello di efficienza dei servizi assolutamente non proporzionale.
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gennaio
Periodico di politica, economia e informazione
POLITICHE 2013
QUANDO
DAL PASSO INDIETRO
AL DOPPIO PASSO:
BERLUSCONI RITORNA
“ITALIA -GERMANIA”
NON È SOLO
UNA PARTITA DI CALCIO
Dall’esilio forzato, di nuovo sulle scene da protagonista, il Cavaliere risale nei
sondaggi e grida al complotto.
di Simone Nastasi
P
roprio come un centravanti, senza
avere il fisico di Mario Balotelli
ma con la grinta e il talento che
gli sono propri, quando è sceso nuovamente in campo Silvio Berlusconi ha deciso di attaccare e subito i suoi avversari
politici. Come il Milan di Sacchi e Capello, il Cavaliere questa volta ha deciso
di giocare su più fronti: in Italia, ma pure
in Europa. Anzi è soprattutto all’Europa,
alla Germania e alla Francia in particolare, che il Cavaliere si è voluto rivolgere.
Non certo per ringraziare ma anzi al contrario per contestare il comportamento
che entrambi i governi, francese e tedesco, mantennero nei suoi confronti durante gli ultimi mesi del suo governo. A
partire cioè dal luglio del 2011 fino ai
primi dieci giorni del novembre successivo. I dieci giorni in cui l’Italia, come
scrissero alcuni, venne liberata dal berlusconismo. La maggioranza di centrodestra perse in Parlamento i numeri necessari per sostenere l’azione di governo.
Nonostante la mossa di questi “traditoti”,
il Cavaliere oggi, dopo il passo indietro,
ne ha fatto un altro, questa volta doppio
e nella direzione opposta rispetto al precedente. Sin dalle prime dichiarazioni,
la strategia è sembrata chiara: Berlusconi vuole rendere giustizia al governo
nei confronti del suo elettorato, rimasto
senza l’esecutivo che aveva scelto e al
quale è stato imposto un altro che non
possedeva alcuna legittimazione perché
non scelto dai cittadini. Sebbene proprio
Berlusconi avesse scelto sin dall’inizio di
appoggiare il governo Monti, proprio dal
Cavaliere è dipesa la scelta del Pdl di
“staccare la spina” al governo in carica,
ufficializzata in Parlamento il 7 dicembre
scorso, dall’epitaffio con cui il segretario
del Pdl Angelino Alfano ha dichiarato
“conclusa l’esperienza di governo”. Dopo
l’Italia è stata la volta dell’Europa e, in
questo caso, a chiamare la carica contro
i predatori dello spread e il governo tedesco di Angela Merkel, è stato il Cavaliere in persona. Proprio Berlusconi allora - fornendo la propria versione dei
fatti che portarono alle dimissioni da presidente del Consiglio - non ha dimostrato
esitazioni nel riconoscere chi, come e perché ha voluto la fine del suo esecutivo.
Secondo il Cavaliere, la dinamica del de-
Q
litto politico consumato ai danni del suo
governo è chiara, come sembrano chiari
gli attori, i moventi, e forse addirittura
pure i mandanti che vedrebbe nella Germania - in particolare tra i vertici delle
banche di investimento prima tra tutte
la Deutsche Bank il cui amministratore
delegato, Joseph Ackermann, è considerato una personalità vicina ai gruppi di
potere finanziario, tra i quali il Club Bilderberg – una tra le menti principali del
“complotto”. Coincidenza forse non proprio tale, il nome di Ackermann è visibile
nella lista dei partecipanti alla riunione
annuale che il Club nel giugno del 2011,
volle organizzare nella località svizzera
di Saint-Moritz. Poche settimane più
tardi, come ha ricordato Berlusconi, proprio dalla Deutsche venne partorita una
decisione, spiegata nelle righe che seguono, le cui conseguenze avrebbero generato un clima di sfiducia nei confronti
del governo italiano e riguardante la capacità dello stesso di rimborsare il debito
contratto con gli obbligazionisti. Il governo tedesco invece sarebbe stato colpevole secondo il Cavaliere di aver avallato senza opporre alcuna resistenza
politica, la scelta operata dalla principale banca d’investimento teutonica nel
luglio del 2011, di vendere appunto in
blocco l’ingente quantitativo di Btp de-
È tutto
I vostri animali
domestici
domest
tici sono
i benvenuti
tenuti in portafoglio. Dagli iniziali otto
miliardi che complessivamente componevano il portafoglio italiano, l’esposizione venne ridotta a poco meno di uno.
E il tutto eseguito nell’ambito di
un’unica operazione. A quel punto, secondo Berlusconi, ricevuto il segnale di
sfiducia arrivato da una banca che ha
sede all’interno della stessa unione monetaria di cui sia l’Italia che la Germania
sono parti importanti, anche i fondi speculativi avrebbero fatto altrettanto
dando inizio al periodo di crisi dovuta
all’incremento dei tassi di interesse richiesti dal mercato e meglio conosciuta
come la febbre da spread. Da qui, le dimissioni di Berlusconi, e l’arrivo del tecnico Mario Monti che la Germania, sempre secondo il Cavaliere, avrebbe
benedetto fin da subito. L’introduzione
alla storia del ritorno di Berlusconi sulla
scena politica termina qui. Nel prossimo
numero del Gazzettino, proseguiremo
invece il cammino verso la ricerca della
verità, senza trascurare le speculazioni
finanziarie e lo “sgambetto” da parte
della Deusche Bank, raccontando nei
dettagli lo svolgimento dei fatti, i nomi
e le ragioni di chi ha voluto che l’Italia
cambiasse il governo indicato dagli elettori, uscito vincitore dalle elezioni politiche del 2008.
uando l’Italia di Mario Balotelli sconfisse la nazionale
tedesca sotto gli occhi di Angela Merkel nella semifinale degli ultimi campionati Europei di calcio, l’immagine
di Silvio Berlusconi sembrava un ricordo lontano. In quegli
stessi giorni, un altro Mario, considerato altrettanto Super,
il Professor Mario Monti, che da qualche mese aveva raccolto il testimone di Palazzo Chigi dal dimissionario
uscente Silvio Berlusconi, sembrava aver conquistato i
cuori degli investitori vincendo, così scrissero i giornali,
un estenuante duello politico ingaggiato contro Angela
Merkel nel vertice UE che venne a disputarsi in quei
giorni. In sostanza, la prima impressione che sorse leggendo i quotidiani italiani, fu che l’Italia dei due Mario,
Balotelli e Monti, era riuscita ad infliggere due colpi pesanti ad una Germania che appariva al resto dell’Europa
un gigante invincibile. Invece, contro qualsiasi aspettativa,
l’Italia riuscì a vincere tutte e due le partite disputate
contro i tedeschi. Un’impresa che a Silvio Berlusconi al
contrario, non era riuscita. Eppure come qualcuno scrisse,
l’Italia vincente di Mario Balotelli, una compagine infarcita
di campioni indisciplinati, “una squadra di matti” come
venne definita, sembrava aver in comune molti più aspetti
con la squadra “perdente” di Silvio Berlusconi che non
con quella del suo successore. Questione di immagine, si
dirà: solo apparenza; i fatti hanno dimostrato che a vincere
furono l’Italia di Monti e Balotelli. Eppure oggi a distanza
di un anno, un mese e qualche settimana dal giorno delle
dimissioni rassegnate dall’allora premier Berlusconi nelle
mani del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, l’impressione è che la storia, quella storia, non sia ancora finita. A
dimostrarlo sono le notizie degli ultimi giorni che vogliono
Berlusconi di nuovo in campo nel ruolo che è sempre stato
il suo da vent’anni a questa parte: candidato premier alla
testa di un partito o di una coalizione di moderati del
centrodestra. Dopo mesi di assenza dunque, in cui l’Italia
del Cavaliere sembrava definitivamente essere stata consegnata nelle mani del Professore Mario Monti, Silvio
Berlusconi sembra nuovamente intenzionato a riprendersi
la sella del cavallo che aveva conquistato vincendo le ultime elezioni politiche del 2008. S.N.
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futuro o ritorno al passato?