Spazio ai caratteri L’Umanitaria e la Scuola del Libro Per il centenario della costituzione (13 marzo 1904) A cura di Massimo della Campa Claudio A. Colombo Saggi e testimonianze di Antonio Arcari, Riccardo Bauer, Romano Barboro, Dante Bellamio, Raffaello Bertieri, Bruno Canton, Arturo Colombo, Claudio A. Colombo, Gianni Degli Antoni, Emilio Fioravanti, Max Huber, Giancarlo Iliprandi, Ada Gigli Marchetti, Enzo Mari, Gianfranco Mazzocchi, Armando Milani, Roberto Mutti, Bob Noorda, Occhiomagico, Daniele Oppi, Augusto Osimo, Giuseppe Pacchiarini, Lorenzo Perrone, Italo Pignatti, Giordano Podini, Michele Provinciali, Paola Signorino, Narciso Silvestrini, Albe Steiner, Toni Thorimbert, Piero Trevisani, Antonio Tubaro, Massimo Vignelli, Carlo Vinti Prefazioni Daniela Benelli Salvatore Carrubba RACCOLTOEDIZIONI Introduzione Presentazione Massimo della Campa Enrico Decleva SilvanaEditoriale La ricorrenza di un centenario potrebbe indurci ad evocare la storia di un processo, a ripercorrerne le tappe, a sancirne la chiusura. Sovvertendo la rigorosa sintassi della cronologia, vorrei, invece, partire da questi primi 100 anni, perché mi offrono l’occasione di una riflessione sul ruolo, passato e presente, sugli interventi della Provincia di Milano nei confronti dei mestieri del libro. Rintraccio un comune denominatore tra la formazione professionale rivolta ai tecnici e agli operatori della filiera editoriale e gli obiettivi che l’attività della Scuola del Libro, un secolo fa, decise di perseguire. E individuo, esemplificativamente, all’interno di questo percorso, alcune esperienze; nel procedere per similitudini con l’oggi, mi viene spontaneo pensare al sostegno che assicuriamo ai corsi di aggiornamento per i bibliotecari, che garantiscono la qualità dei nostri servizi di pubblica lettura. Un intervento permanente che - quasi in un rovesciamento di prospettiva - grazie all’acquisizione e allo sviluppo di competenze, diventa restituzione al territorio di operatori e tecnici capaci di moltiplicare, nei Comuni, le occasioni culturali di incontro, di scambio, di informazione. Ancora: la ricaduta concreta delle nuove abilità professionali apprese o migliorate a seguito della partecipazione alle occasioni formative, nel capoluogo, si traduce, poi, in iniziative e attività sul territorio; nello specifico, nella realizzazione di numerosi appuntamenti che vedono l’incontro tra libri ed editori, tra scrittori e lettori, tra illustratori e cittadini. Testimonianza di una sensibilità, nei confronti dell’intera filiera libraria che si ricollega idealmente alla tradizione del grande insegnamento praticato in questa scuola: Albe Steiner, Bob Noorda, Enzo Mari, solo per citare alcuni dei protagonisti che con il loro contributo di docenza hanno valorizzato e trasmesso il proprio sapere, il proprio talento, un modo nuovo di rappresentare, nel tratto e nel disegno, un potenziale artistico di straordinaria espressività. Ora come allora: la Scuola del Libro come ambiente di innovazione e sperimentazione, laboratorio di crescita sociale e lavorativa; spero che gli ambiti di intervento del mio impegno di amministratore contribuiscano a renderne attuale l’eredità culturale. Daniela Benelli Assessora alla cultura, culture e integrazione Provincia di Milano Molto opportunamente, la Società Umanitaria ricorda con questa bella pubblicazione il centenario della Scuola del Libro. L’occasione consente di ripercorrere la storia di un’istituzione formativa strettamente connessa all’identità sociale, economica e culturale di Milano. All’identità sociale, perché ripropone il ruolo impareggiabile svolto dall’Umanitaria, come espressione di un filone autenticamente riformista e laburista che rappresenta una delle tradizioni migliori della politica milanese. All’identità economica e culturale, perché sottolinea quanto sia radicata nella nostra città l’importanza dell’industria editoriale, fatta di scrittori non meno che di tipografi, grafici e tecnici editoriali. La Scuola del Libro, insomma, ha favorito il consolidarsi e il raggiungimento di livelli d’eccellenza di un settore che rappresenta oggi un tratto insostituibile di Milano, nel quale la forza delle idee trova strumento di espressione e di penetrazione nella bellezza dell’oggetto editoriale. Questo diventa così esso stesso oggetto d’arte: e la storia della Scuola del libro accompagna e sottolinea questa dimensione, illustrata dal contributo di un filone ricchissimo di artisti, da Leopoldo Metlicovitz ad Albe Steiner. La Società Umanitaria gestì questo patrimonio di sapere e professionalità con grande passione e lungimiranza; assicurando la rinascita della scuola, dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale, grazie anche al contributo di Riccardo Bauer, al quale Milano deve appunto, tra l’altro, il recupero della grande tradizione progressista rappresentata dall’istituzione di via Daverio. Questa occasione dunque consente alla città di esprimere un ringraziamento commosso a una tradizione politico-culturale che si espresse in istituzioni formative, assistenziali e sociali avanzate e innovative; a una grande istituzione culturale quale la Scuola del Libro che, dopo le recenti innovazioni legislative, affida la propria memoria e la propria eredità al Centro di Formazione Professionale Riccardo Bauer; e alla Società Umanitaria che, sotto la guida appassionata di Massimo della Campa, mantiene vivo e vitale un filone nel quale si rispecchia la Milano migliore, quella delle forti convinzioni politiche e morali capaci di farsi azione e strumento d’innovazione e di cambiamento. Salvatore Carrubba Assessore alla Cultura e Musei Comune di Milano Nella pagina a fianco, il sommario prende a prestito l’impostazione del numero di “araldo grafico” in cui Antonio Chiappano, Direttore dei Servizi scolastici dell’Umanitaria, presentava la Scuola del Libro nel novembre del 1956. sommario Introduzione Massimo della Campa pag. 9 Presentazione Enrico Decleva pag. 11 LE TAPPE DI UNA STORIA Augusto Osimo Il disegno della Scuola del Libro Intervista postuma a cura di Arturo Colombo pag. 16 VOCI DI PROTAGONISTI Claudio A. Colombo Un modello per formare caratteri pag. 23 Raffaello Bertieri Un istituto di portata europea (pag. 119) • Giuseppe Pacchiarini A me ha cambiato la vita (pag. 121) • Piero Trevisani Un SOS per la Scuola del Libro (pag. 122) • Giordano Podini Un’esperienza che ti entra nel sangue (pag. 124) • Michele Provinciali Nel regno della sperimentazione (pag. 126) • Albe Steiner Il nostro metodo per l’insegnamento professionale (pag. 128) • Max Huber Appunti per un corso di lettering (pag. 130) • Antonio Tubaro Quando ci chiamavano “i sergenti della grafica” (pag. 132) • Massimo Vignelli Umanitaria, anni ‘60. Un’aria nuova per la grafica (pag. 134) • Romano Barboro Un magistero da non dimenticare (pag. 136) • Lorenzo Perrone Milano-New York, due poli della comunicazione visiva (pag. 138) • Bruno Canton Nel cuore del lavoro: metodo, ingegno, dedizione (pag. 140) • Bob Noorda Eravamo una squadra molto affiatata (pag. 142) • Enzo Mari La scuola di cui Milano aveva bisogno (pag. 144) • Antonio Arcari La fotografia come educazione visiva (pag. 145) • Giancarlo Iliprandi Un nuovo modo di fare design (pag. 146) • Narciso Silvestrini Il senso dell’unità (pag. 148) • Gianfranco Mazzocchi Quel magico momento della ricerca fotografica (pag. 150) • Armando Milani Una grande scuola e un grande Maestro (pag. 153) • Dante Bellamio Il Dna per insegnare all’Umanitaria (pag. 156) • Emilio Fioravanti Un laboratorio tra la Bauhaus e la Bauerhaus (pag. 158) • Occhiomagico Quella luce nella camera oscura (pag. 160) • Toni Thorimbert Una scuola preparata al futuro (pag. 162) PROSPETTIVE APERTE Italo Pignatti Il mondo della cooperazione nella poligrafica pag. 167 Gianni Degli Antoni Il libro on demand tra la carta, gli sms, il web pag. 172 Paola Signorino Una novità nella Milano editoriale del primo ‘900 pag. 37 Carlo Vinti “Campisti” a scuola. Come è nata l’avventura di Campo grafico pag. 59 Riccardo Bauer La risposta degli industriali: l’Istituto Rizzoli pag. 63 Ada Gigli Marchetti La nuova stagione della Scuola del Libro pag. 68 Roberto Mutti Dalla fotomeccanica alla fotografia d’autore pag. 90 Daniele Oppi Un mondo scoperto e vissuto in diretta pag. 105 Allievi e insegnanti della Scuola del Libro. 1925 Nella pagina a fianco, frontespizio di opuscolo informativo sulle attività della Scuola. 1920 Introduzione “ iuttosto che fondare istituzioni nuove e dissociate, in ogni ramo, meglio portare l’esame su quelle esistenti, cercare di superare le loro deficienze e coordinarne le attività, acciocché il risultato avesse la massima efficacia a pro delle classi lavoratrici”, aveva dichiarato fin dal 1902 l’avvocato Giovan Battista Alessi, presidente dell’Umanitaria, dando il via a quella colossale operazione di assistenza alle classi lavoratrici, che avrebbe contraddistinto per quasi un secolo l’impianto organizzativo di questa grande istituzione milanese. Ripercorrere una delle sue iniziative più prestigiose (per quanto poco analizzata dagli addetti ai lavori), la Scuola del Libro istituita nel 1904, ci sembrava il modo migliore per inaugurare una nuova collana editoriale dedicata a pagine e tematiche intrinsecamente legate all’Umanitaria. Nel suo “piccolo” la Scuola del Libro fu un istituto di perfezionamento professionale ineccepibile, di portata europea, ma nel corso degli anni divenne anche il campo di prova per nuove metodologie didattiche e nuove sperimentazioni nel settore delle arti grafiche (da Bertieri a Steiner). Attraverso testimonianze dirette e indirette, fotografie, documenti e testi critici, questa pubblicazione mette in chiaro per la prima volta il ruolo svolto dall’Umanitaria perché Milano potesse competere e imporsi a livello nazionale e internazionale per tutto quello che riguardava grafica, fotografia, tipografia in una Scuola-laboratorio che, pur con finanziamenti statali irrisori (con i quali nemmeno si andava a pareggio del bilancio), ha rappresentato un modello: un istituto completo di tutte le industrie del libro, un posto unico dove il lavoratore, oltre alla pura tecnica, assimilava anche l’etica per il lavoro, che diventava capolavoro. È la forza dei caratteri: quelli a stampa, e quelli di chi si applica. Insomma, in queste pagine non parliamo solo di noi, ma si respira l’aria di una Milano capitale dell’editoria, svelando l’abc di un’arte che in Italia si è affinata e sviluppata nei decenni anche tra via Goldoni e via Fanti (dove la Scuola regnò sovrana per oltre mezzo secolo), e rimarcando il ruolo, e il prestigio, che hanno contraddistinto Milano e la Lombardia – anche per merito dell’Umanitaria – nel campo della formazione professionale d’arti e mestieri in Italia. Con un giudizio che noi, nostalgici dei libri antichi, con il dorso in pelle, e l’odore forte di carta pressata, sentiamo ancora oggi: “dietro alle parole che voi stampate stanno in agguato le idee che fermentano negli intelletti, che muovono i popoli, che cambiano la faccia della terra: anche un piccolo foglio di carta rivoluziona il mondo”… Massimo della Campa Presidente della Società Umanitaria 9 Augusto Colombo, “Arti grafiche”. Questa composizione a tempera, eseguita nei primi anni ‘60, è opera dell’artista milanese (1902-1969), esponente della pittura figurativa del ‘900, che da ragazzo frequentò le Scuole dell’Umanitaria. Nel secondo dopoguerra, durante il periodo della presidenza di Riccardo Bauer, Augusto Colombo fu anche tra gli animatori del gruppo di ex-allievi della benemerita Istituzione. Presentazione di Enrico Decleva La copertina dell’opuscolo, decorato con fregi in oro, stampato dagli allievi in occasione dell’Esposizione Internazionale di Lipsia, a cui la Scuola del Libro partecipò in rappresentanza dell’Italia. uella che si svolse la mattina di domenica 13 marzo 1904 nel salone di via Goldoni 10, gremito “già prima dell’ora convenuta” – come riferiscono le cronache del tempo – “delle autorità, delle rappresentanze e di numeroso pubblico”, non fu in senso proprio una inaugurazione. Una Scuola professionale tipografica era stata attivata in città fin dal 1886, in un contesto che già vedeva Milano emergere come centro principale in Italia delle attività editoriali, sia librarie sia giornalistiche, e conseguentemente anche di quelle tipografiche, con una pluralità di imprese, alcune attrezzate e di grandi dimensioni, come quelle che facevano capo a Treves o a Sonzogno o a Ricordi, altre piccole o piccolissime. Non per niente in uno dei volumi descrittivi del capoluogo ambrosiano, 1914 Sotto, un’incisione a mano eseguita da Visco Gilardi. 1905 usciti in occasione della Esposizione industriale del 1881, si faceva cenno, come ad una delle sue caratteristiche più significative, all’acre odore di inchiostro per la stampa che si poteva percepire passeggiando per molte delle sue strade. Allo sviluppo delle imprese aveva sin da quegli anni corrisposto l’affermarsi di un più avanzato e attivo associazionismo operaio e di mestiere. Fu appunto su questo sfondo che venne avviata la già ricordata Scuola professionale tipografica che poté avvalersi nel corso degli anni di sia pure modesti contributi ministeriali e locali, grazie ai quali attivare corsi serali e festivi aperti ad allievi operai per migliorarne la preparazione e le competenze professionali, in corrispondenza, ma solo per 11 A fianco, un bozzetto inedito di Carlo Dradi, ai tempi in cui seguiva il Saggio del Corso Superiore di Decorazione del Libro diretto dal pittore Guido Marussig. 1927 Sotto, un saggio di trasporto e stampa in offset del Corso di Litografia della Sezione di Perfezionamento, da un soggetto di Guido Marussig. 1926 A fondo pagina, bozzetto di Mario Soresina per un frontespizio del programma del Teatro Carcano. 1926 quel tanto che era reso possibile dagli scarsi mezzi a disposizione, con gli sviluppi tecnici in atto, non esclusi in ogni caso quelli riguardanti la fotografia e i processi fotomeccanici. Ma non è certamente sbagliato considerare la cerimonia del marzo 1904, che sancì la confluenza della preesistente Scuola professionale nella Scuola del libro, oggetto di rievocazione nel presente volume, come il momento di avvio di una fase nuova e ben più significativa, nella quale diventò possibile, grazie all’intervento dell’Umanitaria e ai mezzi ben più rilevanti che essa mise in gioco, far meglio corrispondere spazi, attrezzature, macchine, dotazioni, insegnamenti alle ambizioni e agli obiettivi: a loro volta coordinati, questi ultimi, al più generale e organico progetto formativo dell’istituzione milanese per “l’elevazione intellettuale e tecnica degli operai”, così come prese forma con straordinario slancio nei primissimi anni del ‘900, in coincidenza con la migliore stagione del socialismo riformista turatiano e dei raccordi da questo stabiliti con la democrazia radicale e con settori della classe dirigente. Un progetto legato – in particolare nella interpretazione che ne diede il segretario generale dell’ente, Augusto Osimo – alla convinzione “che il perfezionamento delle abilità professionali abbia una influenza diretta e sensibilissima su la condizione economica del lavoratore” e alla parallela certezza che l’operaio “qualificato, provetto, padrone assoluto dell’arte, è raramente insidiato dalla disoccupazione”, e cioè dalla principale piaga sociale che era ragion d’essere dell’Umanitaria combattere. Le scuole alle quali si dava vita venivano viste, a questa stregua, nel medesimo tempo, come “un poderoso istrumento di difesa contro la disoccupazione” e come “un mezzo di prova dell’esistenza nel lavoratore che le frequenta di volontà e di fede nelle proprie forze individuali”. Rientrava nella medesima impostazione che si privilegiassero in quella fase le scuole-laboratorio, rivolte cioè a perfezionare le competenze dei lavoratori già occupati, rispetto alle scuole-officina per apprendisti; lo stesso criterio alla base della Scuola professionale tipografica della quale si raccoglieva l’eredità e che, per parte loro, gli uomini dell’Umanitaria avevano appena adottato per le neonate 12 Sopra, manifesto del noto cartellonista Marcello Nizzoli per la terza Mostra Internazionale di Arti Decorative di Monza. 1927 A destra, l’ingresso ai serali in una foto d’autore di Ennio Vicario, allora studente dei corsi di fotografia. 1955 Sotto, uno dei manifesti realizzati dal III° anno del corso diurno per grafici sul tema della scuola come fatto formativo. 1970 Scuole-laboratorio d’arte applicata all’industria (un ambito d’intervento per vari aspetti affine a quello oggetto della Scuola del libro). E i singoli casi venivano fatti corrispondere a una strategia di più vasto raggio: quella di costituire strutture formative dirette “a procurare appoggio a quella parte della classe operaia che è economicamente, intellettualmente e moralmente più elevata”, nella persuasione, peraltro, che ciò da un lato non sacrificasse altre forme di intervento – in effetti parimenti avviate e realizzate – a favore degli “ultimi stadi onde è composta la compagine sociale”, e che dall’altro lato servisse a mettere in moto processi di più vasta portata, fondati sulla emulazione, sulla riprova della praticabilità e dell’utilità dei percorsi intrapresi dalle “aristocrazie” relativamente privilegiate, e proprio per questo raggiungibili con maggiore facilità dal messaggio e dagli stimoli che si lanciavano loro. I contributi di vario taglio raccolti nelle pagine che seguono hanno il pregio di evocare, nel medesimo tempo, le radici ideali e la coerenza etica delle motivazioni alla base della costituzione della Scuola del libro e di illustrarne più da vicino e nei dettagli l’attività e i criteri ispiratori, di misurarne gli sviluppi, unitamente agli ostacoli incontrati e alle battute d’arresto, nell’impatto con una realtà fatta come sempre di problemi imprevisti, di mezzi inadeguati, di rapporti istituzionali e interpersonali non facili. E di ripercussioni travagliate, quando non di portata drammatica e irreversibile, legate alle vicende generali del paese. Il lettore potrà così seguire la Scuola del libro sia nella sua prima stagione, legata alla presidenza del bibliotecario capo della Braidense Giuseppe Fumagalli, il principale promotore della fusione della preesistente Scuola professionale, già a lui affidata, nel nuovo organismo, sia in quella successiva, nel corso della quale fu più marcato il ruolo anche gestionale di Osimo, entrato a far parte del Consiglio del Consorzio preposto all’ente nel 1914 e patrocinatore della nomina a direttore, nel 1918, di Raffaello Bertieri, figura di grande rilievo dell’arte tipografica di quei decenni e promotore del potenziamento della sezione della Scuola dedicata al tirocinio diurno, aperta ai “giovanetti” apprendisti, premessa del riordino e della ristrutturazione realizzata dopo il diretto assorbimento nel 1931 della Scuola del libro da parte dell’Umanitaria nell’ambito delle sue attività per la formazione professionale: l’unico che il fascismo le consentì di mantenere, dopo aver smantellato tutti gli altri. E anche nella nuova, e per tanti versi così poco felice fase, la Scuola 13 del libro si dimostrò (come si ricava dai contributi dedicati a quegli anni) organismo vivo, in grado di raccogliere e stimolare intelligenze, aperto alle suggestioni dell’estetica e della grafica più moderna. È davvero un gran peccato che la distruzione sotto i bombardamenti della documentazione archivistica relativa a quegli anni non consenta di saperne di più. Alla grande stagione del primo ‘900 – dalla ricostituzione dopo la chiusura forzata del 1898 al fascismo – fece seguito un nuovo periodo di grande vitalità dopo la Liberazione, imperniata sulla figura e sull’impostazione insieme innovativa e austera di Riccardo Bauer, che della risorta Umanitaria avrebbe voluto fare “un piccolo mondo al quale nessun problema relativo agli uomini che lavorano e vivono in società rimanga estraneo”. Di che cosa sia stata e abbia rappresentato nel nuovo contesto la Scuola del libro, affidata alla direzione di un altro maestro della grafica del ‘900, Albe Steiner, il volume reca varie rievocazioni e testimonianze, che rendono da più angolature l’idea di una scuola davvero “di assoluto valore”, se non addirittura (come qualcuno arriva ad asserire), nei campi della grafica e della fotografia e del raccordo tra insegnamenti tecnici e cultura generale, “il meglio che si potesse offrire in Europa”. Purtroppo era destino che anche nella nuova situazione la cellula viva rappresentata dall’Umanitaria e dalla visione alla base delle sue iniziative del legame profondo e indissolubile da mantenere tra lavoro manuale e cultura, tra preparazione tecnologicamente avanzata al mestiere e al lavoro e formazione della personalità, non riuscisse a sfociare in indirizzi più largamente condivisi e irreversibili. Come se, nel nostro paese, rimanesse più forte di ogni evidenza l’illusione della superiorità, o comunque della maggiore attrattività, dei percorsi proiettati verso l’università e la laurea. O come se potessero bastare gli slogan e le petizioni di principio a dare sostanza al lavoro delicato e difficile dell’insegnante. Che in tutt’altra chiave, o in forme e dimensioni diverse, i temi, i motivi centrali, le esigenze di intervento espresse dagli uomini dell’Umanitaria tornino a presentarsi, non dovrebbe indurre soltanto a riconoscere retrospettivamente la nobiltà del loro impegno e l’eccezionalità, per tanti versi, dei loro tentativi. 14 Sopra, tre studi di logotipo per la Scuola del Libro realizzati dagli allievi grafici. fine anni ‘60 Due simboli della Scuola del Libro: Riccardo Bauer, presidente dell’Umanitaria, accanto ad Albe Steiner, direttore della Scuola, durante la tradizionale mostra di fine anno con i lavori degli allievi. 1966 (foto Otello Bellamio) e p p a t Le a i r o t s di una