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LaVita
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
Ricominciamo
da capo
“
Il permanente stato di
crisi dell’Italia trova
una profonda e continua eco nella nostra
quotidiana di vescovi.
Le comunità cristiane
ci chiedono di parlarne, secondo le nostre specifiche
responsabilità: chiedono da noi una
parola di chiarezza e gesti concreti
di speranza. Per questo esprimiamo
ancora il nostro pensiero, provocati
dalla situazione attuale. Vogliamo
dare fin dall’inizio alle nostre considerazioni una coerente ispirazione
evangelica. Dal Vangelo, infatti, e da
una tensione permanente verso il Signore Gesù Cristo, i cristiani traggono
il lume e il sostegno essenziale per le
loro attività nel paese e per interpretarne la realtà”.
Parole che hanno esattamente
venti anni, scritte nel 1981 dai vescovi italiani all’inizio di un documento
ammirato da tutti e che, nonostante
tutto, mostra ancora intatta la sua
validità e attualità. Il titolo era La
chiesa italiana e le prospettive del
paese, a giudizio di chi scrive uno dei
migliori documenti dedicato al tema
dal nostro episcopato. Farebbero
bene a rileggerlo anche gli attuali
preposti alle sorti della chiese italiane perché esso ha ancora molte cose
da insegnare a tutti, cominciando
esattamente da loro. Siamo agli ultimi anni prima della svolta che cambiò lo stile e l’approccio della chiesa
gerarchica ai problemi politico-sociali del nostro paese. Fa bene a tutti
ritornare a quel linguaggio e a quelle
impostazioni, di cui si è perduto un
po’ la traccia da quegli anni ormai
lontani. Come si avverte anche dalla
citazione riportata, il linguaggio è in
linea perfetta con gli insegnamenti
del concilio Vaticano II. I vescovi in
tutte le pagine del documento intendono parlare dal loro punto di vista,
cioè da vescovi e non da politici. Si
riaffermano i principi del pensiero
sociale della chiesa senza entrare
nelle specifiche soluzioni pratiche,
che di per sé appartengono direttamente ai laici.
Se la crisi è anzitutto di carattere
morale, è a questo livello che essa
deve essere trattata. Allora come
oggi. E’ così che al centro del documento sta il richiamo generale e
un nuovo stile di vita, che metta al
primo posto i valori del Vangelo e
che privilegi nella considerazione e
nell’impostazione del lavoro futuro
gli “ultimi”. Gli ultimi collocati al
primo posto all’interno della comunità cristiana, come ci ricorda a ogni
pie’ sospinto il Vangelo.
“Con gli ultimi e con gli emarginati, potremo tutti recuperare un genere diverso di vita. Demoliremo, anzitutto, gli idoli che ci siamo costruiti:
denaro, potere, consumo, spreco,
tendenza a vivere al di sopra delle
nostre possibilità. Riscopriamo poi i
valori del bene comune: della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della corresponsabilità.
Ritroveremo fiducia nel progettare
insieme il domani, sulla linea di una
pacifica convivenza interna e di una
aperta cooperazione in Europa e nel
mondo. E avremo forza di affrontare
i sacrifici necessari, con un nuovo gusto di vivere”.
Leggendo queste pagine, gli storici
futuri potrebbero anche pensare che
i freschi pensieri ivi enunciati abbiano realmente cambiato il volto della
società, almeno per quanto riguarda
la mentalità e l’opera del diretto destinatario, che è il popolo cristiano.
Errore. Le cose sono effettivamente
cambiate, ma in peggio. L’emergenza
degli pseudovalori allora denunciati
è continuata a ritmo accelerato, fino
quasi a fare piazza pulita dei veri
valori enunciati nel testo con tanta
precisione e convinzione. L’inimicus
homo ha continuato imperterrito la
sua opera di struggitrice e il popolo
cristiano, nella sua stragrande maggioranza, ha continuato i suoi sonni
beati. Così si perdono i treni della
storia e si tradiscono incautamente i
segni dei tempi, attraverso i quali lo
Spirito Santo sollecita l’attenzione e
l’opera del popolo cristiano.
Ma il vecchio documento contiene anche delle indicazioni di metodo
particolarmente adatte ai nostri giorni, alla situazione più o meno disastrosa che si è venuta a determinare
per passaggi di carattere storico e per
pigrizia di coloro che erano anzitutto
chiamati in causa. A ricordarcelo è
stato recentemente un contributo di
“Aggiornamenti sociali”, una rivista
che ha attraversato l’intero nostro
tempo con la coerenza dei principi e
la fedeltà alle grandi intuizioni conciliari e post-conciliari. E’ a questo richiamo che si ispira il titolo di questo
editoriale. Ricominciamo daccapo.
Ricominciare daccapo significa
partire dal basso: “Si parte dalle realtà locali, dal territorio. E si è partecipi delle sorti della vita e dei problemi
del comune, delle circoscrizioni e del
quartiere: la scuola, i servizi sanitari,
l’assistenza, l’amministrazione civica,
la cultura locale. Ci si apre poi alla
struttura regionale, alla quale sono
oggi riconosciute molte competenze
di legislazione e di programmazione… E’ sbagliato, infatti, contare
solo sui tentativi di rifondazione o di
riforma che vengono dai vertici della
cultura ufficiale e della politica”. E’
in questi luoghi “minori” che bisogna
assicurare la presenza. L’unica cosa
da fare è chiarirsi in precedenza le
idee.
Giordano Frosini
T O S C A N O
2
Anno 114
DOMENICA
16 GENNAIO 2011
e1,10
1,10
e
Vengono alla luce soltanto ora per i fatti incresciosi
accaduti ad Alessandria d’Egitto, ma i copti costituiscono
la più numerosa delle antiche chiese d’Oriente
che si staccarono dalla chiesa di Roma
dopo il concilio di Calcedonia nel 451
PAGINA 2
Benedetto XVI rinnova
l’atto ecumenico
di Giovanni Paolo II
Ad Assisi si terrà presto
il secondo incontro
interreligioso nella città
di San Francesco
Pagina 4
150° anniversario
dell’Unità d’Italia
Sono cominciate
le celebrazioni,
ma anche le polemiche
Pagina 13
Morire di carcere
nel 2010
I suicidi nelle carceri
italiane sono in continuo
aumento.
Urgono provvedimenti
radicali a livello strutturale
Pagina 6
L’agonia delle
ReGIONI RUSSE
Dal Cremlino un freno
al malcontento.
A rischio buona parte
dei servizi sociali,
dalla sanità alla scuola,
ai servizi urbani
Pagina 15
Centro culturale
Maritain
Il 20 gennaio il professor
Giorgio Mazzanti
presenta il
recente libro
di Edi Natali
dedicato alla
figura di
Madeleine
Delbrêl
Pagina 7
noTIZIE DALLA DIOCESI
E DAL TERRITORIO
PAGINE 7-12
2
primo piano
I
l nome “Copti” designa oggi i cristiani
d’Egitto in opposizione ai musulmani;
anticamente erano
gli indigeni egiziani in
opposizione ai greci.
A questa distinzione etnologica e
linguistica se ne aggiunse una della
massima importanza: quella religiosa, allorché gli egiziani evangelizzati,
secondo la tradizione dell’evangelista S. Marco, 1° vescovo di Alessandria – respinsero le decisioni
del concilio di Calcedonia (451) e
passarono in massa al monofisismo,
il che, staccandoli così da Roma
come da Bisanzio, non fece che abbandonarli indifesi all’oppressione
musulmana. Se dopo l’invasione
araba i copti godetterno dapprima
dei vantaggi della soppressione della chiesa ufficiale melchita, presto
divennero oggetto di assimilazione
violenta –prima linguistica e poi
religiosa– da parte dei musulmani:
depressa ed avvilita, la chiesa copta
si ridusse ad uno stato miserevole
di ignoranza e di inerzia, e perdette
a poco a poco la maggior parte
dei suoi membri. Agli antichi errori
monofisiti ne hanno aggiunti altri:
invalidità del Battesimo conferito
da un laico; dispensa dei diaconi
e dei sacerdoti dalla confessione;
carattere sacerdotale non indelebile, ecc. In tutto –compresi quella
della Nubia e dell’Etiopia- oggi
i Copti sono circa 10 milioni, e
tra essi fanno proseliti non rari il
cattolicesimo e il protestantesimo.
Una piccola frazione è unita alla
chiesa cattolica fin dai tempi del
concilio di Firenze (1438-42); un
altro gruppo cattolico si formò nel
1741 quando il vescovo copto Atanasio di Gerusalemme si convertì
ed intorno a lui si radunarono altri
preti e laici.
La dichiarazione
congiunta
tra Paolo VI
e il Patriarca
Shenouda III
Negli ultimi anni il dialogo
con la Chiesa copta ha ottenuto,
nel campo teologico, dei risultati
significativi che ricordiamo qui brevemente.
Dal 4 al 10 maggio 1973, il
Patriarca copto Shenouda III rese
visita a Papa Paolo VI e alla Chiesa
di Roma. L’incontro fu siglato dalla
pubblicazione di una dichiarazione
comune dei capi delle due Chiese,
nella quale essi professano la loro
fede nel mistero di Cristo. Proprio
su questo aspetto della dottrina
erano sorti in passato dei malintesi,
ai quali si era in seguito cercato di
attribuire delle ragioni teologiche
n. 2 16 GENNAIO 2011
Un’informazione utile
Chi sono
i cristiani copti?
I cristiani copti appartengono
alle antiche chiese d’oriente, che non
accettarono le definizioni del concilio di
Calcedonia (città collocata di fronte a
Costantinopoli) del 451, che
sostanzialmente concluse le dispute
intorno al mistero cristologico.
La loro tesi fu allora quella del
monofisismo: non due nature e una
persona in Cristo, ma semplicemente una
sola persona, quella divina, e una sola
natura, ancora quella divina.
Collegati ai copti dell’Egitto sono anche i
cristiani etiopici, che, fra le antiche chiese
d’oriente rimangono la confessione
quantitativamente più numerosa.
Un accordo del patriarca Shenouda III
con il Papa Paolo VI ha cambiato il rapporto della chiesa copta con la chiesa cattolica. Ma forse l’ultima chiarezza non è
stata ancora raggiunta
che hanno fatto sorgere delle differenze, aggravate a loro volta come
già accennato, da fattori non teologici. Furono accusati a quel tempo
di “monofisismo” tutti coloro che
avevano rifiutato il Concilio di Calcedonia, e fino a pochi anni or sono
veniva ancora utilizzata l’espressione “Chiese monofisite”. Oggi si è
concordi nel ritenere che le varie
Chiese hanno avuto modi diversi,
dovuti alle differenze di lingua e
di cultura, di affrontare il mistero
cristiano ed in particolar modo la
questione dell’unità di Cristo vero
Dio e vero Uomo; si ritiene reciprocamente che sia questa l’origine
dei malintesi.
Già nel 1951, nell’Enciclica
“Sempiternus Rex”, pubblicata in
occasione del XV centenario del
Concilio di Calcedonia, Pio XII dichiarava a proposito dei cristiani di
queste Chiese: “Si allontanano dalla
retta via solo a parole, nell’esporre
la dottrina dell’incarnazione del Signore, come si deduce dai loro libri
liturgici e teologici”. Dopo una simile dichiarazione, dopo quella comune di Papa Paolo VI e il patriarca
Shenouda III nonché quella di Papa
Giovanni Paolo II e il Patriarca
siriano Ignazio Zakka I Iwas, non è
più possibile continuare a chiamare
“monofisite” queste Chiese.
Nella dichiarazione congiunta
tra Paolo VI e Shenouda III si legge:
“Confessiamo che il nostro
Signore e Dio e Salvatore e Re di
tutti noi, Gesù Cristo, è Dio perfetto riguardo alla Sua Divinità, e
perfetto uomo riguardo alla Sua
umanità. In Lui la Sua divinità è
unita alla Sua umanità in una reale
perfetta unione senza mescolanza,
senza commistione, senza confusione, senza alterazione, senza divisione, senza separazione…”
E poco più oltre:
“Umilmente riconosciamo che
le nostre Chiese non sono in grado di rendere una testimonianza
più perfetta a questa nuova vita
in Cristo a causa delle divisioni
esistenti, che hanno dietro di sé
secoli di storia difficile. Infatti, a
Vita
La
partire dall’anno 451 dopo Cristo,
si sono manifestate differenze teologiche, alimentate e accentuate da
fattori di carattere non teologico.
Tali differenze non possono essere
ignorate. Tuttavia, nonostante siffatte differenze, ci stiamo riscoprendo
come Chiese che hanno una eredità comune e stiamo cercando con
decisione e fiducia nel Signore di
raggiungere la pienezza e la perfezione di quell’unità che è il suo
dono”.
A questo scopo fu allora annunciata l’istituzione di una commissione mista col compito di proseguire il dialogo teologico nonché
di affrontare un certo numero di
problemi pratici per cercare di
risolverli.
Questa commissione mista si
è riunita nel 1974, 1975, 1976 e
1978. In particolare ha elaborato
un documento con un “Protocollo”
annesso di rilevante importanza: “Principi guida per la ricerca
dell’unità tra la Chiesa cattolica e
la Chiesa copta ortodossa”. Tuttavia questo documento, approvato
da Papa Giovanni Paolo II e dal
Patriarca Shenouda III, non è stato
ufficialmente pubblicato.
La commissione mista ha dovuto sospendere i lavori, poiché per
diversi anni il Patriarca Shenouda
è stato privato delle sue funzioni
dall’ex Presidente Sadat. A livello
locale, sorgono talvolta alcune
difficoltà che possono influire sul
dialogo ufficiale. Si stanno facendo degli sforzi affinché i vescovi, i
sacerdoti e le comunità in generale accoigano sia ia dichiarazione
congiunta del Papa e del Patriarca,
sia gli orientamenti elaborati dalla
commissione mista, specialmente
nell’insegnamento teologico e nella
pratica pastorale. Come si può
immaginare, dopo 15 secoli di separazione e talvolta di opposizione,
questo processo presuppone l’ecumenismo spirituale espresso nella
preghiera e la conversione del cuore. Attualmente si sta allestendo
una nuova commissione mista.
Vita
La
Tutta la poesia
lirica edita
(1960- 2009)
di Vincenzo Arnone
16 GENNAIO 2011
cultura
n. 2
In libreria
Geografia del sentimento
di Nino Agnello
h
O mio corpo fedele,
duro, affaticato,
paziente mi segui
per tutte le escursioni del giorno
non servo ma socio e compagno
a specchio di sole o luna macilenta.
Sai bene che non siamo nati
per le lettighe dell’ozio,
per ondeggiare, dalla finestra,
su come d’abete solitario.
Seguiamo la condanna di Caino:
abitare questa terra
e innaffiarla con pioggia di sudore.
quando è tempo poi,
ci godiamo sapori d’albicocche
Un libro di Ennio Canigiani
Nuovi democristiani
u
3
di Leonardo Soldati
n primo contributo locale di rilettura e riflessione intorno all’esperienza
politica della Democrazia Cristiana
per le Autonomie: un partito attivo
sul piano nazionale nella seconda
metà degli anni 2000, promosso in
primis dal ministro campano Gianfranco Rotondi e dal senatore Mauro Cutrufo. Il libro,
opera di Ennio Canigiani e dal titolo “Nuovi Democristiani: attimi fuggenti di una storia infinita” (Settegiorni
Editore), racconta il lavoro svolto al riguardo in Toscana,
tra i 2005 e il 2008, da un gruppo di cattolici democratici e laici. Sono mossi dall’intento di dare il proprio
contributo a fondare un partito ispirato, nel nome, ma
soprattutto nei valori e nell’azione politica, alla grande
esperienza della Democrazia Cristiana: per 45 anni al
governo del Paese e tra i protagonisti indiscussi della
scena politica europea.
Canigiani, proveniente dall’associazionismo cattolico e
ambientalista e bancario della BCC di Vignole, speacker
radiofonico e presentatore televisivo nel tempo libero,
oltre che consigliere comunale ad Agliana (PT), con questo volume consegna alla storiografia contemporanea
alcune vicende e passaggi cruciali della DC per le Autonomie (della quale è coordinatore provinciale di Pistoia
e consigliere nazionale), finora rimasti semi sconosciuti.
Dagli albori alla nascita della lista Democrazia CristianaPartito Socialista per le elezioni politiche del 2006, dalle
Giornate dell’Amicizia a Saint Vincent alle amministrative locali del 2006 e 2007.
Eventi politici decisivi si alternano nel racconto a episodi e momenti personali che finiscono per creare un
rapporto di amicizia tra i militanti. Attraverso la DCA
sul piano locale ritornano all’impegno politico varie
persone, come Gianna Francesconi, Giulio Carignano
o Enzo Lenzini (già sindaco di Cutigliano). Così come
invece si affacciano alla
politica personalità
femminili interessanti
come Maria Chiara
Spiti, nuora del grande
Luciano Stanghellini, o
Francesca Favi, figura
politica sobria ma
brillante. Aprono il
libro le prefazioni
dell’onorevole
Rotondi e di Alessandro Corsinovi,
allora segretario
regionale toscano
e animatore del partito.
L’autore ringrazia sentitamente l’amico Franco Benesperi per la collaborazione alla stesura dell’opera, editata dal gruppo Pretesto.
Un volume da leggere, per i fatti interessanti e per le
curiosità riportati, ma soprattutto perché è la storia
di un impegno civico portato avanti con dedizione
e convinzione da un gruppo di volontari, in maniera
disinteressata. Indicativo infatti ciò che dice Canigiani al termine del libro, quando l’esperienza della DC
per le Autonomie si è conclusa ed Ennio assiste dalla
televisione alla cerimonia di investitura a ministro di
Rotondi: «l’indomani saremmo tornati regolarmente
alle nostre occupazioni, ma uno di noi ce l’aveva fatta e
avrebbe idealmente portato avanti il testimone di quei
valori per i quali, dal 2005 in poi, ci eravamo battuti (…)
quell’esperienza lasciava, però, un grande insegnamento:
in Italia c’era e c’è ancora spazio per un partito che si
rifaccia, senza vergogna, all’esperienza della Democrazia
Cristiana, quella dei grandi statisti che hanno fatto la
storia della Repubblica Italiana.
o tra le
mani il
volume
-grosso di
455 pagine- Geografia del
sentimento di Nino Agnello,
(agrigentino e già docente
di italiano e latino nei licei
classici) poeta molto attivo,
impegnato e vivace che ha
voluto raccogliere in tali pagine tutta la sua produzione
poetica di 50 anni. Ammirevole il suo lavoro e altrettanto
ammirevole la sua costanza
e tenuta poetica nell’arco di
così lunghi anni.
Raccogliere tutta la propria produzione poetica è
come guardarsi indietro e attorno con un ulteriore segno
di attenzione, di revisione, di
ricerca nell’attesa di una novità che si nutre dentro e che
si proietta fuori nell’animo del
lettore. Dalla prima raccolta
“Dialoghi della mia solitudine” del 1960, pubblicata da
Gastaldi, all’ultima “Bocca del
porto”, finora inedita, c’è una
fuga di titoli e di immagini che
ripercorrono la vita del poeta
e tutto ciò che a lui l’ha ricondotto: la grecità della cultura
e della storia, la solarità della
Sicilia e le fatiche secolari ad
essa attaccate, la religiosità
nelle sue varie sfaccettature
e il sogno che accompagna
ogni poeta siciliano e non.
Agli inizi, Nino Agnello, ha
avuto l’incoraggiamento di
uno scrittore come Leonardo
Sciascia il quale a riguardo
della raccolta Vento caldo del
1969, tra l’altro così scrive:
“Di Lei ho avuto l’impressione
di discrezione, d serietà… la
sua raccolta di liriche mi è
piaciuta molto: davvero è tra
le poche che in questi ultimi
tempi ho letto con interesse,
con partecipazione. Direi che
è un libro di poesie d’amore
con amore, e Lei sa che voglio riferirmi all’amore senza
amore di cui, lamentando la
sorte del Sud e la propria,
si sentiva ferito Quasimodo, poeta sulla cui linea Lei
scopertamente si collega,
riprendendone felicemente il
tema essenziale: quello della
lontananza, dell’esilio.” E tale
in effetti era l’assunto centrale
delle poesie di quella raccolta,
drammaticamente spezzata
tra l’appartenenza a una terra,
a un’isola e l’esserne lontano.
(Anche se Agnello non ha mai
lasciato la sua Agrigento, dove
tuttora vive). Ma il poeta è
portavoce di drammi della
gente, del popolo, di situazioni
esaltanti o precarie e Agnello
non è un poeta salottiero,
superficiale, bensì riflessivo,
attento, con la coscienza della
forza dell’amore, della pietas,
della fede, si veda in modo
particolare la raccolta del
2001 Le forme del divenire, o
in maniera più evidentemente
cristiana, la raccolta Ancilla
Domini. del 2008. E’ qui, in
situazioni le più disparate,
che il poeta Agnello si cala e
vive come portando su di sé
le ombre e gli echi di mille
altri uomini che stanno fianco
a fianco con lui; è l’abitate
questa terra (la raccolta del
2005) nella gioia e nel dolore.
Poeti
di oggi
Le campane
di Santa
Lucia *
La minuscola
vela
su quel vecchio
tetto
è
un occhio
senza pupilla.
La campana,
che già taceva
da tempo,
ora
non c’è più.
In quella chiesuola,
allora
di campagna,
fanciullo
imparai a servir Messa
“Introibo...
ad Deum qui laetificat...”
e c’era la guerra...
ma
Santa Lucia
rimase in piedi.
Al tempo,
però,
non ha potuto resistere.
Chi
abiterà
quelle stanze,
nulla saprà
del crescere
di un fanciullo,
delle speranze
di tante pie persone.
Il tempo passa,
la memoria
come
si salverà?
Giampaolo Bellandi
* Oratorio di S. Lucia
a Capostrada
4
attualità ecclesiale
“
Un’altra grande
occasione per
rilanciare l’impegno di tutti
i credenti del
mondo per la
costruzione
della pace”. Così mons. Domenico
Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera
Umbra-Gualdo Tadino, esprime al
Papa “la più viva gratitudine per aver
deciso di tornare ancora nella Città
Serafica” il prossimo ottobre, nel 25°
anniversario della Giornata mondiale
di preghiera per la pace, voluta nel
1986 dal Servo di Dio Giovanni
Paolo II. “Questa decisione tanto attesa, invocata congiuntamente in una
petizione al Santo Padre dal vescovo
stesso e dai ministri generali delle
diverse famiglie francescane - si legge
nel comunicato, diffuso dalla diocesi
proprio nel giorno in cui, subito
dopo il primo Angelus del 2011, Benedetto XVI ha annunciato ai fedeli la
sua volontà di recarsi come ‘pellegrino nella città di S. Francesco’ - viene
a sottolineare per Assisi il carisma di
Città di pace che la vita di Francesco
le ha impresso e che ne fa un luogo
privilegiato per imparare lo ‘spirito’
della pace, nella preghiera, nell’umiltà,
nella fraternità”. Benedetto XVI era
già stato in visita pastorale ad Assisi il
17 giugno 2007, in occasione dell’ottavo centenario della conversione di
san Francesco.
Un gesto storico
Annunciando il 1° gennaio scorso, in una piazza San Pietro gremita
di fedeli per il primo Angelus del
nuovo anno, il suo pellegrinaggio ad
Assisi, il Papa ha invitato “ad unirsi
a questo cammino i fratelli cristiani
delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del
mondo e, idealmente, tutti gli uomini
di buona volontà, allo scopo di fare
memoria di quel gesto storico voluto
dal mio predecessore e di rinnovare
solennemente l’impegno dei credenti
di ogni religione a vivere la propria
fede religiosa come servizio per la
causa della pace”. Nel messaggio per
la Giornata mondiale della pace, che
si è celebrata nello stesso giorno,
il Santo Padre - ricorda la diocesi
umbra - ha citato lo “spirito di
Assisi”, all’interno “della problematica di grande attualità della libertà
religiosa come via per la pace”, in
un contesto, come quello odierno,
che “vede ancora tante limitazioni
a questa libertà, e in varie parti del
mondo, vede scorrere tanto sangue
dei discepoli di Cristo”. “Chi è in
cammino verso Dio non può non
trasmettere pace, chi costruisce pace
non può non avvicinarsi a Dio”, ha
esclamato Benedetto XVI chiedendo
ai fedeli di “accompagnare sin d’ora
con la preghiera questa iniziativa”.
Lo “spirito”
di Assisi
Al tema dello “spirito di Assisi”
è dedicata la lettera inviata dal Papa
a mons. Sorrentino nel 2006, in occasione del 20° anniversario dello
storico incontro di preghiera tra
i massimi leader religiosi mondiali
convocato da Giovanni Paolo II.
Benedetto XVI, si legge nel comunicato della diocesi, “spiegò il senso
di tale icona, distinguendolo da ogni
concezione di tipo relativistico e
sincretistico, e illustrandone il signi-
Vita
La
n. 2 16 GENNAIO 2011
Benedetto ad Assisi
Pellegrino di pace
A 25 anni dall’incontro interreligioso
promosso da Giovanni Paolo II
di M. Michela Nicolais
attingerla”. È stata proprio questa la
“scelta” dell’incontro di preghiera
del 1986, che per Benedetto XVI
“non può non restare valida anche
oggi”. Quella di Giovanni Paolo II ad
Assisi, secondo il suo successore, fu
“una puntuale profezia”, perché il suo
invito ai leader delle religioni mondiali “per una corale testimonianza di
pace servì a chiarire senza possibilità
di equivoco che la religione non può
che essere foriera di pace”, e a ribadire che “a nessuno è lecito assumere
il motivo della differenza religiosa
come presupposto o pretesto di un
atteggiamento bellicoso verso altri
esseri umani”.
La “pedagogia”
ficato profetico”. “La convergenza
dei diversi - precisa infatti il Santo
Padre nella lettera - non deve dare
“
È assai importante accettare
la sfida che viene
dal mondo giovanile nel saper
intercettare il
loro grande bisogno di ascolto. Ciò significa vivere in profondità e autenticità il
ministero della consolazione, della ‘paràclesis’, dell’essere accanto”.
Lo ha detto don Nico Dal Molin,
direttore del Centro nazionale
vocazioni (Cnv), che il 3 gennaio
ha aperto a Roma il convegno
nazionale dal titolo “Quanti pani
avete? Andate a vedere... L’annuncio vocazionale nella Chiesa locale”. L’appuntamento nazionale in
gennaio è una tradizione del Cnv
e rappresenta, secondo don Dal
Molin, “uno stimolo per iniziare
in maniera costruttiva l’anno pensando a fondo all’urgenza delle
proposte vocazionali. Del resto la
pastorale vocazionale oggi esige
una specifica attenzione verso i
giovani, ai quali occorre offrire
disponibilità con cammini di accompagnamento spirituale e di
direzione spirituale, anche perché
spesso i nostri adolescenti e
giovani non conoscono neppure
l’abc della Parola di Dio. Occorre
cercare delle nuove opportunità
per declinare la Parola di Gesù in
maniera semplice e a loro vicina,
creando i presupposti di quella
che vorrei definire una ‘fede umanamente sensata’”. Il convegno,
che si è concluso il 5 gennaio, ha
registrato circa 800 partecipanti
tra direttori dei centri vocazionali
regionali e diocesani, sacerdoti,
religiose e religiosi, laici animatori
della pastorale delle vocazioni.
Una barca
che affonda
“Per favorire le vocazioni siamo
chiamati a offrire una comunità
viva e accogliente e proporre ai
l’impressione di un cedimento a
quel relativismo che nega il senso
stesso della verità e la possibilità di
della pace
Ad Assisi, i leader religiosi mondiali “poterono mostrare, con il
linguaggio della testimonianza, come
la preghiera non divida ma unisca, e
costituisca un elemento determinante per un’efficace pedagogia della
pace, imperniata sull’amicizia, sull’accoglienza reciproca, sul dialogo tra
Vocazioni
Far nascere
il desiderio
Con i giovani verso le grandi scelte
uomini di diverse culture e religioni”.
È di questa “pedagogia”, sottolinea
Benedetto XVI, che “abbiamo più che
mai bisogno, specialmente guardando
alle nuove generazioni”. Risuonano,
così, più attuali che mai le parole
pronunciate 25 anni fa ad Assisi da
Giovanni Paolo II, davanti ai rappresentanti delle Chiese cristiane e delle
religioni mondiali, per la prima volta
riuniti insieme: “Non c’è pace senza
un amore appassionato per la pace.
Non c’è pace senza volontà indomita
per raggiungere la pace. La pace attende i suoi profeti. La pace attende
i suoi artefici. La pace è un cantiere
aperto a tutti, non solo agli specialisti,
ai sapienti e agli strateghi. La pace è
una responsabilità universale: essa
passa attraverso mille piccoli atti
della vita quotidiana. A seconda del
loro modo quotidiano di vivere con
gli altri, gli uomini scelgono a favore
della pace o contro la pace. Noi
affidiamo la causa della pace specialmente ai giovani. Possano i giovani
contribuire a liberare la storia dalle
false strade in cui si svia l’umanità”.
complessa. Lo sport rimane per
i giovani un punto di riferimento
importante, in quanto non solo
risponde a una forte richiesta, ma
anche perché rappresenta un momento significativo di formazione
alla vita. Debbo dire che a volte
ciò che insegna di più sono le
sconfitte”. Sul rapporto tra “allenamento sportivo e allenamento
dello spirito” Damilano ha affermato che “per crescere e aprirsi
agli altri c’è bisogno di tanti sacrifici, di attenzione a ciò che ci sta
intorno. C’è anche bisogno di un
po’ di competitività che serve a
stimolare le aspettative dei giovani, anche in senso spirituale”.
Una “ciambella”
giovani esperienze capaci di far
nascere il desiderio di dire: ‘Ciò
è bello e mi ci voglio mettere
anch’io’”. Questa la ‘ricetta’ proposta al convegno Cnv da don
Tonino Lasconi, parroco, scrittore
e giornalista. “Oggi - ha detto don
Lasconi - i giovani hanno bisogno
che si proponga loro la catechesi
e anche i percorsi vocazionali in
modo ‘materno’, cioè che trovino
amabile e piacevole stare nella
Chiesa. Debbono venire ‘volentieri’ e non come per obbligo o per
avere proposte fredde o troppo
austere”. “Non dobbiamo nemmeno dare l’idea che la Chiesa
sia una barca che affonda - ha
aggiunto - lamentandoci delle
vocazioni che diminuiscono. Se
facciamo così, chi potrà essere
disposto a imbarcarsi su una tale
barca?”. Don Lasconi ha esortato
gli animatori vocazionali presenti
al convegno a “offrire proposte
pastorali semplici, chiare, piacevoli,
che tutti possano capire”, “capaci
di toccare il cuore”.
Allenamento
al sacrificio
“Come per lo sport, che esige
passione, sacrificio, impegno, così
anche per le vocazioni le Chiese
locali sono oggi chiamate a dare ai
giovani messaggi semplici, chiari, in
modo corretto”, ha sottolineato
il campione olimpionico di marcia
(Mosca) e campione mondiale
(Tokio e Roma, oltre a numerosi
altri successi internazionali) Maurizio Damilano, “La parrocchia
oggi, in rapporto allo sport ma
nel suo insieme, si è fatta più
speciale
Nella proiezione di alcuni spezzoni del dvd di Gianni Panozzo,
regista e autore del terzo disco
su “Storie e luoghi di vocazioni”,
insieme ad altre testimonianze c’è
stata quella di una ragazza down
che ha scelto di consacrarsi a
Dio e ha spiegato con chiarezza e
precisione la sua decisione. “Il Signore non sempre fa le ciambelle
perfette, con un solo buco. Nel
mio caso ha un po’ voluto divertirsi e l’ha fatta con due buchi. Ma
io lo ringrazio e mi sono donata a
Lui perché mi vuole bene”. Altre
testimonianze nel dvd sono di
suore che ospitano donne recluse, preti che animano gruppi di
giovani ai margini della società,
religiosi della Croazia cresciuti
durante l’ultima guerra interetnica e poi che hanno scelto di
consacrarsi e animare le loro comunità. Il direttore del Cnv, don
Nico Dal Molin, ha sottolineato
che “parlare delle vocazioni nelle
Chiese locali è oggi un tema ‘non
facile’, ma siamo chiamati a farlo
per diffondere il ‘miracolo della
condivisione’ dei pani e dei pesci
come insegna il Vangelo”.
Vita
La
16 GENNAIO 2011
Preghiera per l’unità dei cristiani
Giornata dell’ebraismo
Onora
tuo padre e
tua madre
l
a Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo
del dialogo tra cattolici ed
ebrei, conosciuta come
Giornata dell’ebraismo,
ricorre il 17 gennaio e
prelude alla Settimana
di preghiera per l’unità dei cristiani.
Voluta dalla Cei e realizzata sin dal
1990, la Giornata dell’ebraismo 2011
ha per tema “Onora tuo padre e tua
madre”.
Il dialogo ebraico-cristiano, intensamente sviluppatosi sotto il
pontificato di Giovanni Paolo II, sta
particolarmente a cuore a Benedetto
XVI, che ne ha raccomandata a più
riprese la promozione.
La Giornata trova “il suo riferimento all’interno di quella ‘nuova
visione della relazione fra Chiesa
e Israele’ descritta da Benedetto
XVI come ‘impegno di percorrere
un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia’”,
spiegano Elia Richetti, presidente
dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, e
mons. Mansueto Bianchi, presidente
della Commissione episcopale per
l’ecumenismo e il dialogo della Cei.
“Tale cammino – chiariscono – deve
tenere conto degli errori e delle
tragedie del passato e contribuire ad
eliminare ogni tipo di antisemitismo,
mantenendo il massimo rispetto per
le diverse identità”.
Allo stesso tempo “può fondarsi
su un importantissimo patrimonio
comune, al centro del quale sono le
Sacre Scritture, la cui prima parte,
sia per gli ebrei sia per i cristiani, pur
nella diversità delle interpretazioni,
consiste nei cinque libri chiamati
Pentateuco”. Una sezione centrale di
essi è il decalogo, le cosiddette “Dieci
Parole” o “dieci comandamenti”.
È dal 2005, ormai, che le Giornate
dell’ebraismo sono dedicate al decalogo, la cui centralità “come comune
messaggio etico di valore perenne
per Israele, la Chiesa, i non credenti
e l’intera umanità” è stata ribadita da
Benedetto XVI nel corso della sua
visita alla Sinagoga di Roma.
“
attualità ecclesiale
n. 2
Dal 18 al 25
gennaio la
Settimana di
preghiera per
l’unità dei cristiani
La voce
di Gerusalemme
I
la loro terra:“La nostra Città Santa e
la nostra terra hanno tanto bisogno
di pace. Nel tuo ineffabile mistero
e nel tuo amore verso tutti, lascia
che il potere della tua redenzione e
della tua pace attraversi le barriere di
tutte le culture e di tutte le religioni,
e riempia i cuori di tutti coloro che
ti servono qui, di entrambi i popoli
israeliano o palestinese, e di qualsiasi
altra religione. Donaci leader politici
disponibili a dedicare la propria vita
per una pace giusta per il proprio
popolo. Rendili sufficientemente
coraggiosi per firmare un trattato di
pace che conceda la libertà ai Palestinesi, doni sicurezza agli Israeliani,
e ci liberi tutti dalla paura. Donaci
leader politici che comprendano
la santità della città e la rendano
una città accogliente per tutti i suoi
abitanti – Palestinesi e Israeliani – e
per tutto il mondo. Nella terra che
Tu hai reso santa, libera tutti noi dal
peccato di odio. Libera i cuori e le
menti degli Israeliani e dei Palestinesi
dal peccato. Dona la liberazione alla
gente di Gaza che vive sotto prove
e minacce senza fine”.
l mese di gennaio ci riporta, come ogni anno dal
18 al 25, alla Settimana di
preghiera per l’unità dei
cristiani il cui tema per
l’edizione 2011 è “Uniti
nell’insegnamento degli
apostoli, nella comunione fraterna,
nello spezzare il pane e nella preghiera”. È stata quest’anno la Chiesa
di Gerusalemme, con la sua grande
diversità, ad offrire alla riflessione di
tutte le Chiese cristiane nel mondo
il tema tratto dagli Atti degli Apostoli.
Si tratta – si legge nella presentazione
della Settimana – di una esortazione
a “scoprire i valori che tennero uniti
i primi cristiani di Gerusalemme”.
Il messaggio ai
cristiani d’Italia
L’unità “non è uniformità, ma una
vita vissuta in modo autenticamente
cristiano che diventa una sinfonia
di diversità perché l’unico Spirito
continua a comporre la partitura
della lode a Dio”. Parte da questa
considerazione il messaggio che i
responsabili delle Chiese cristiane in
Italia rivolgono quest’anno alle loro
comunità in vista della Settimana di
preghiera per l’unità dei cristiani.
“Invitiamo tutti i cristiani in Italia ad
unire le loro voci”, scrivono mons.
Mansueto Bianchi, della Commissione episcopale per l’ecumenismo,
il pastore Massimo Aquilante, della
Federazione delle Chiese evangeliche
in Italia, e il metropolita Gennadios,
della Sacra Arcidiocesi ortodossa
d’Italia.“Noi, come quei primi cristiani, abbiamo bisogno di continuare a
pregare insieme per il dono dell’unità,
che dà grande speranza al mondo,
per la pacifica convivenza dei popoli
e la pace nell’universo; così facendo
anche noi saremo trasformati da questa preghiera”. Il messaggio è anche
un’esortazione ai cristiani d’Italia a
In realtà sto rendendomi conto…!”: la consapevolezza che ci ha
dichiarato Pietro domenica scorsa è un’eco
della profonda coscienza messianica che investe il “Servo di Dio” prefigurato in Israele,
impersonato da Gesù, consegnato come
modello alla Chiesa. Se ne fa portavoce il
profeta Isaia con queste parole: “Il Signore
mi ha detto: ‘Mio servo tu sei Israele’… Ora
ha parlato il Signore che mi ha plasmato suo
servo dal seno materno”. E questo non solo
per restaurare le tribù d’Israele, che sarebbe troppo poco, ma per diventare “luce
delle nazioni fino all’estremità della terra”.
Bisogna stare attenti a non perdere o ridimensionare questa prospettiva di salvezza
totale e universale, di cui farsi interpreti alla
maniera di Gesù, per comportarsi come lui
si è comportato.
È il compito che spetta ai suoi discepoli nel
tempo, in quanto Popolo di Dio portatore
di dignità e responsabilità messianica tutta
da risvegliare. A questo scopo, dopo la profezia di Isaia e la confessione di Pietro, oggi
abbiamo ancora una volta la testimonianza
5
Un appuntamento
partecipare alle varie iniziative messe
in programma:“Come responsabili di
comunità cristiane qui in Italia, affidiamo a ciascuno di voi individualmente
e collettivamente, la partecipazione
alla preghiera dell’unità per i cristiani
durante tutto l’anno, cosicché la
nostra testimonianza possa, come
quella dei primi cristiani, essere visibile e costituire un modo di essere
obbedienti alla preghiera di Gesù ‘che
tutti siano una cosa sola’”.
Preghiera
per la pace
Nel libretto della Settimana, i
responsabili delle Chiese di Gerusalemme propongono alle Chiese locali
una preghiera per la pace che si rivolge in particolare ai leader politici del-
La Parola e le parole
II Domenica delTempo Ordinario
Is 49,3.5-6; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-31
di Giovanni il Battista, a cui Giovanni l’evangelista fa ricorso, come all’antefatto di quanto ha dichiarato nel suo prologo riguardo al
Verbo fatto carne.
Siamo riportati di nuovo al Giordano e al
punto di svolta del Battesimo di Gesù, al
prima e al dopo di questo evento cerniera
nella storia della salvezza. Molto semplicemente “Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui” si lascia andare alla sua professione di fede, riconoscendolo come l’agnello
di Dio: figura del Servo di Dio, di colui che
toglie il peccato del mondo, che è la ragione
stessa della sua presenza in mezzo a noi.
In quel Gesù che si presenta improvvisamente a chiede il Battesimo dell’acqua,
Giovanni individua quell’uomo che sarebbe
venuto dopo di lui ma che lo avrebbe sopravanzato perché era prima di lui. E si rende conto che egli era venuto a battezzare
nell’acqua, perché proprio questo fosse il
momento non solo di “conoscerlo” come
non lo conosceva prima, ma di manifestarlo
a Israele. Torna il motivo del Servo di Dio,
nel quale non possiamo non sentirci coinvolti, non solo come beneficiari, ma come
cooperatori, senza comodi riduzionismi.
Siamo quindi a raccogliere la testimonianza
di quest’uomo mandato da Dio, che non
era la luce ma doveva manifestarci la luce,
una testimonianza di cui non possiamo fare
a meno, anche per capire a cosa riferirsi
quando con troppa facilità parliamo di una
chiesa e di noi cristiani chiamati a dare
testimonianza, spesso intesa come perbenismo o rigorismo di maniera.
Stando alle parole di Giovanni, una testimonianza credibile richiede: una consapevolezza del passaggio decisivo dalla non-conoscenza (o conoscenza per informazione)
“Riprendere le sfide di Edimburgo, 1910-2010. L’eredità e le
prospettive raccolte da un secolo
di ecumenismo”. È il titolo di un incontro promosso il 10 gennaio, pochi
giorni prima dell’inizio della Settimana di preghiera. Ad organizzarlo
sono la Federazione delle Chiese
evangeliche in Italia (Fcei), l’Ufficio
per l’ecumenismo e il dialogo della
Conferenza episcopale italiana (Cei)
e la Sacra arcidiocesi ortodossa
d’Italia. Il 2010 è stato l’anno del
centenario della Conferenza di
Edimburgo che si svolse nel 1910 e
viene oggi considerata come la data
di nascita del movimento ecumenico
contemporaneo.
ad una conoscenza di persona, e cioè un
“vedere” per testimoniare; una “contemplazione” dello Spirito che discende e rimane
su colui che battezza nello Spirito Santo; la
confessione che quell’uomo che era prima
“è il Figlio di Dio”.
Tutto questo si ripete e si riproduce in Paolo, “chiamato a essere apostolo di Cristo
Gesù per volontà di Dio”, verso coloro
che, nella Chiesa di Dio che è a Corinto,
“sono stati santificati in Cristo Gesù”. Ma
insieme ai “santi per chiamata” ci sono “tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome
del Signore nostro Gesù Cristo”. Sono
parole che andrebbero soppesate, perché
mettono a fuoco la fisionomia di ogni chiesa
di Dio nelle sue dinamiche interne; quando
Paolo si presenta come “apostolo di Cristo
per volontà di Dio” sta a dire che ormai
all’opera dello Spirito si aggiunge il mandato
di Cristo. Ma questo non vuol dire creare
una sovrastruttura, quanto piuttosto creare
le condizioni per il permanere dello Spirito,
che è il vincolo di perfezione e il veicolo di
comunione tra l’apostolo e la sua comunità
ed insieme con quanti nel mondo invocano
il nome di nostro Signore Gesù Cristo.
Alberto Simoni
6
C
i siamo già occupati di questo problema
dalle pagine del
nostro giornale
presentando un
dossier elaborato dal gruppo di riflessione politica
nel numero 13 del 10 aprile scorso.
In quel dossier mettevamo in luce
come il sovraffollamento costringesse tre carcerati a condividere una
angusta cella di 9 metri quadrati che
dovrebbe ospitare una sola persona.
Il 14 ottobre scorso, un altro detenuto, che aveva tentato una rapina
in una farmacia di Pistoia, si è tolto
la vita. Senz’altro la colpa commessa
non corrisponde alla feroce punizione che si è voluto infliggere.
Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, overdose e situazioni di
forte disagio, queste sono le principali cause delle 173 morti registrate
quest’anno in Italia. Molti di questi
casi riguardano coloro che hanno minori possibilità di trascorrere la pena
costruttivamente, o almeno con la
prospettiva di dare un senso alle
proprie giornate. La promiscuità tra
tossicodipendenti, extracomunitari
e carcerati è insostenibile. Spesso i
suicidi riguardano persone che sono
sopraffatte dal degrado in cui sono
costrette a vivere.
Occorrono misure adeguate per
decongestionare la sovrappopolazione carceraria. Esiste una relazione
tra sovraffollamento e suicidi, ma il
problema non si risolve costruendo
nuovi edifici carcerari, piuttosto creando percorsi di recupero attraverso
le pene alternative per i reati lievi che
La salute dei
lavoratori minata
dall’accordo Fiat
L’accordo di Mirafiori proposto
da Marchionne interviene pesantemente su questioni attinenti alle
relazioni industriali, ai diritti dei
lavoratori (in particolare sul diritto
di sciopero), al ruolo del sindacato
e sulla democrazia nella composizione delle rappresentanze sindacali. Ma, oltre a questo, contiene,
anche, clausole su turni di lavoro e
pause che possono rappresentare
problemi seri di salute per i lavoratori.Vediamole brevemente.
Turni di lavoro
L’accordo, siglato non da tutte
le Organizzazioni Sindacali, prevede tre ipotesi di turni secondo lo
schema seguente:
3 turni al giorno x 5 giorni x 8
ore ogni turno, con gli orari 6-14;
14-22; 22-6 e con la rotazione
mattina, notte, pomeriggio;
3 turni al giorno x 6 giorni x 8
ore ogni turno, con gli stessi orari
di cui sopra e con la rotazione
notte, pomeriggio, mattina (prevedendo la notte del sabato nella
domenica precedente);
2 turni al giorno x 6 giorni x 10
ore ogni turno, con gli orari 6-16 e
20-6 (a settimane alterne).
L’accordo consente alla direzione dell’azienda di applicare una di
queste tre ipotesi di organizzazione
del lavoro per turni a quota parte
dei lavoratori dipendenti.
Giovanni Costa, direttore
del dipartimento di medicina del
lavoro dell’Università degli studi
di Milano, sulla base di studi di ri-
n. 2 16 GENNAIO 2011
Morire di carcere
nel 2010
La situazione carceraria nella nostra città,
è al collasso. È un contesto di
disperazione e di morte che richiede
soluzioni complesse, socialmente
impegnative. Occorre pensare
concretamente a mettere in atto misure
alternative alla pena detentiva
di Marinella Sichi
prevedono una condanna limitata.
Detenzione domiciliare, affidamento in prova e semilibertà sono
strumenti che si rivelano molto
più efficaci del carcere ai fini della
rieducazione e del reinserimento so-
ciale. Al 30 giugno 2010 erano circa
13.000 le persone che beneficiavano
delle misure alternative alla pena.
Il ricorso a questi meccanismi si è
notevolmente ridotto negli ultimi
anni; prima dell’indulto del 2006
erano oltre 50.000 le persone che
ne beneficiavano. Oggi se ne concedono sempre meno nonostante
la loro efficacia sia dimostrata dai
fatti: tra coloro che hanno usufruito
delle pene alternative la recidiva è
solo del 5%, mentre chi sconta tutta
la pena in carcere torna a delinquere
nel 60% dei casi.
La commissione giustizia della
Camera ha proposto che la decisione
di attribuire le pene alternative non
sia decisa dal magistrato di sorveglianza, come è attualmente prevista,
ma lasciata ai direttori delle carceri
che hanno la possibilità di intervenire più celermente e con maggiore
competenza. La misura adottata dal
magistrato comporta spesso un iter
molto lungo che termina quando la
pena detentiva è già scontata o quasi.
La Camera ed il Senato nel trattate la riforma del sistema, hanno
approvato alcune mozioni lungimiranti, per l’obiettivo che si prefiggono: ridurre i reati intervenendo
sulle cause. Occorre, in primo luogo,
limitare l’uso indiscriminato della
lettere in redazione
cercatori anglosassoni (P. Knauth e
S. Omberger) pubblicati su riviste
internazionali fin dal 2003, ha recentemente elencato sul Giornale
italiano di medicina del lavoro e di
ergonomia del 2008, i seguenti criteri ergonomici da tener presenti
nella strutturazione degli orari di
lavoro:
limitare il numero di turni di
notte consecutivi (max 2-3);
preferire la rotazione mattino/
pomeriggio/notte;
prevedere almeno 11 ore d’intervallo tra un turno e l’altro;
non iniziare troppo presto il
turno di mattina;
programmare il turno di riposo
dopo il turno di notte;
inserire idonee pause nel turno
per compensare i deficit di sonno.
La sonnolenza diurna o notturna costituisce un importante
fattore di rischio per incidenti e
infortuni. Ricerche effettuate sugli
infortuni industriali hanno rilevato
che il rischio aumenta del 18,3%
nel turno di pomeriggio e del
30,4% nel turno di notte. Inoltre il
rischio aumenta del 6%, del 17% e
del 36% nella II, III e IV notte consecutiva (e nella V e VI?). Senza considerare i riflessi di queste situazioni su disturbi anche extra-lavorativi
quali sindromi neuro-psichiche,
affaticamento cronico, ansia , depressione, disturbi gastrointestinali,
cardiovascolari e, probabilmente,
anche tumori (ad es. mammella).
Pause
L’accordo proposto prevede
una riduzione delle pause giornaliere da 45 a 40 minuti per ogni
turno di lavoro (ad es. di 8 ore).
Le norme tecniche comunemente
accettate e consolidate, richiamate
anche del D.L.vo 81/08 recentemente emendato, il cosiddetto
Testo Unico, convengono che in
caso di movimenti ripetitivi degli
arti superiori, molto frequenti alla
catena di montaggio, il rapporto
tra tempo di lavoro e pause (che
può significare anche altro tipo di
lavoro privo di analogo impegno
articolare) è 5:1, pari, quindi, su un
turno di 8 ore a 80 minuti.
Le conseguenze, in questo
caso specifico, che si aggiungono
alle precedenti dovute ai turni,
riguardano disturbi a carico degli
arti superiori, in particolare dei distretti di spalla, gomito e polso, lato
destro e/o sinistro, quali tendiniti,
sindromi del tunnel carpale, epicondiliti, borsiti e cisti tendinee.
In conclusione, pare evidente,
quindi, che l’accordo di Mirafiori
voluto da Marchionne pone ai lavoratori serie condizioni di rischio
per la loro salute e sicurezza.
Sorge, quindi, spontanea una
domanda: perchè, allora, alla pros-
sima occasione di grave evento
infortunistico o di malattia professionale tutti si affannano a raccomandare maggiore livelli di salute
e sicurezza sui luoghi di lavoro nel
nostro paese?
Magari anche coloro che, in
questa occasione, si apprestano a
“giustificare” e a “comprendere” i
contenuti di un accordo che pone
siffatti problemi ?
Aldo Fedi, medico del lavoro
dipartimento prevenzione
Asl 4
La storia
dell’inno di
Mameli
Caro Direttore,
ricorrendo nel 2011 il 150°
dell’unità d’Italia compare tra i libri
un’edizione del 1902, intitolata
“Scritti editi ed inediti di Goffredo
Mameli”, a cura della Società Ligure di Storia Patria.
Siamo nella storia del Risorgimento e sovviene subito l’“inno di
Mameli”, da 65 anni inno nazionale
della Repubblica italiana: “…scritto
a Genova nel settembre del 1847,
l’inno “Fratelli d’Italia” fu vestito
di note musicali a Torino, ma da un
musicista genovese, Michele Novaro, maestro di musica, nato a Ge-
Vita
La
carcerazione preventiva, strumento
che non garantisce il rispetto della
persona umana. Depenalizzare alcuni
reati minori, come in molti altri paesi
europei, ricordando che la pena definisce il reato e non viceversa. Istituire
corsi di formazione professionale
per gli organici penitenziari (agenti,
educatori, psicologi ed assistenti
sociali). Offrire opportunità di lavoro
ai detenuti. Creare istituti di custodia
attenuata dove i tossicodipendenti
possano essere curati e isolati.Adottare, infine, le misure alternative per
il reinserimento nel contesto sociale.
Viviamo una realtà complessa che
non permette di dividere il bene dal
male in maniera semplice e ancor
meno adottare soluzioni semplicistiche, che non risolvono i problemi
là dove nascono. Le persone che finiscono in carcere spesso non hanno
consapevolezza sui comportamenti
a rischio e cosa significhi il rispetto
della legalità; occorrono percorsi per
insegnare loro il rispetto delle regole
di convivenza civile. Talvolta sono
persone sfortunate, nate e cresciute
in contesti degradati.
La nostra collettività che si riconosce in regole condivise è all’altezza
di assumere l’impegno di una azione
volta al loro recupero con l’esempio
e l’aiuto fraterno. La nostra comunità
attraverso le sue tante potenzialità ha
la capacità di realizzare un progetto
per un centro di accoglienza dove assistere coloro che possono usufruire
della semilibertà e della condizionale,
dando loro il minimo indispensabile
per poter iniziare un reale percorso
di reinserimento sociale.
nova nel 1822, ed al Mameli amicissimo, si era condotto a vivere da
poco tempo in Torino. Colà, in una
sera di mezzo settembre, in casa
di Lorenzo Valerio, fior di patriota
e scrittore di buon nome, si faceva
musica e politica insieme. Infatti,
per mandarle d’accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell’anno per ogni
terra d’Italia, da quello del Meacci
di Roma,musicato dal Magazzari:
“Del novo anno già l’alba primiera”
al recentissimo del piemontese
Bertoldi, “Coll’azzurra coccarda sul
petto” musicato dal Rossi. In quel
mezzo entra nel salotto un nuovo
ospite, Ulisse Borzino, l’egregio
pittore che tutti i suoi genovesi
rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro,
con un foglietto che aveva cavato
di tasca in quel punto: To’, gli disse,
te lo manda Goffredo.Il Novaro apre il foglio, legge, si
commuove. Gli chiedono tutti che
cos’è; gli fan ressa d’attorno. -Una
cosa stupenda! esclama il maestro;
e legge ad alta voce, e solleva ad
entusiasmo tutto il suo auditorio…”. Risentiremo ancor più volte, negli eventi solenni e numerosi
del 2011, “Fratelli d’Italia”, ora nella
grande patria comune d’Europa, insieme alla musica ancor più vetusta
tratta dalla Sinfonia n. 9 di Ludwig
van Beethoven.
Ma quante sovranità con memorie belliche ed egemonie magiche saranno capaci di altro bene
comune intonando insieme “Inno
alla gioia”?
B.P. Barni
Pistoia
Sette
N.
2
16 GENNAIO 2011
“
Non c’è giudeo
né greco; non c’è
schiavo né libero;
non c’è maschio
e femmina, perché
tutti siete uno in
Cristo”
Il Battesimo ti inserisce a pieno titolo nel corpo di
Cristo, ti fa essere parte viva del popolo di Dio, ti dona lo Spirito Santo,
ti dona la natura di Figlio di Dio che
guarda l’umanità intera come unica
sua famiglia e i popoli di ogni lingua
razza e cultura come fratelli.Afferma
con forza Benedetto XVI “Una sola
famiglia umana, una sola famiglia di
fratelli e sorelle in società che si
fanno sempre più multietniche e interculturali, dove le persone di varie
religioni sono spinte al dialogo” al rispetto reciproco e alla condivisione
delle idee e delle cose perche tutti
i popoli siano pronti per costituire
una sola grande comunità.
All’interno del nostro territorio
pistoiese, nelle comunità parrocchiali, nelle scuole e in altre strutture
si intravedono già superamenti di
xenofobia e di conseguenza si consolidano condivisione e partecipazione
di pari dignità per le persone che
provengono da tutto il mondo. Abbiamo tutti visto la bellezza delle celebrazioni eucaristiche multietniche
che sono, in piccolo, la realizzazione
della Parola dell’apostolo Paolo, un
solo corpo, una sola Chiesa, un solo
Signore una sola carità che è comunione di tutte le genti in particolare
dei più poveri e dei più deboli.
Appartenere a Cristo opera “una
nuova creazione” che supera ogni
forma di ingiustizia, di divisione, di
paura, di violenza e di ogni altro male;
creazione nuova scaturita all’alba del
giorno di Pasqua, quando Cristo uscì
vittorioso dal sepolcro, lasciando per
terra il sudario e le vesti simbolo della vecchia creatura che resta inerme
dentro la tomba vuota.
Il santo Padre esorta nella sua
lettera che questo cammino di
comunione e di accoglienza possa
costituire un traguardo da tagliare
da parte di tutte le comunità cristiane, perché la Chiesa deve essere
sempre più maestra di benevolenza,
di solidarietà e di umanità nei confronti degli immigrati che vedono in
lei una sicurezza di vita e un luogo
di accoglienza e di amore. Chiesa
sei chiamata ad essere nel nostro
tempo Sacramento di salvezza, cioè
il segno visibile che il Padre ama tutti
gli uomini, i lontani e anche i tuoi
nemici, ad amarli fino a dare la tua
vita per loro come il tuo maestro ha
dato la sua per te, cioè essere pane
di vita che si spezza per tutti senza
distinzione di persone.
Il fenomeno migratorio è un
processo ormai inarrestabile, che
certamente va regolato secondo
Giornata mondiale del migrante e del rifugiato
Una sola famiglia umana
le possibilità di risorse del paese
accogliente, ma per noi cristiani gli
immigrati sono fratelli, figli dello
stesso Padre, che attendono da noi
la testimonianza del servizio del
grembiule e della bellezza infinita
del Vangelo della carità, “amatevi gli
uni gli altri come io ho amato voi”. Il
papa Benedetto XVI nella sua lettera
ci invita a riflettere sulla realtà della
famiglia umana, pensando ad applicare
alla mondialità le sue caratteristiche
di fraternità, per cui è bello pensare
che un giorno il Signore porterà a
compimento questo suo progetto
di vera comunione di popoli. Dobbiamo però pensare agli immigrati
non come se costituissero un disagio
sociale, ma soprattutto sentire che
per noi cristiani essi sono figli di
Dio e fratelli in Cristo e che la loro
presenza tra noi è una straordinaria
q
uello che ormai
può essere definito la “scuola
teologica pistoiese” continua
ad infoltire le
sue schiere e
a recare soddisfazione a colui che ne è stato il più
diretto fondatore e promotore, don
Giordano Frosini che, nel corso degli
anni, ha saputo inoculare in molti
giovani l’interesse per la disciplina
e lo spirito critico necessario per
poter apportare contributi e nuove
intuizioni.
Adesso è la volta di Edi Natali,
specializzata in Teologia dogmatica
presso la Facoltà teologica dell’Italia
centrale, che è riuscita a sorprendere
il mondo editoriale (si veda la segnalazione del giornale “Avvenire” tra le
letture consigliate per il nuovo anno)
con uno studio che si fa apprezzare
soprattutto per la passione con cui
è condotto, l’intelligenza della composizione e la dovizia dell’indagine.
Si tratta di una monografia dedicata ad una figura non molto nota
della storia della Chiesa novecentesca, Madeleine Delbrêl, ma che Giorgio Mazzanti, nella sua presentazione
del testo, allinea a nomi quali Simone
Weil, Edith Stein, Hannah Arrendt.
Con Madeleine Delbrêl: una chiesa
di frontiera (EDB, 2010, pp. 110, euro
8,90), Edi Natali tratteggia in modo
esemplare la parabola esistenziale
dell’oggi “serva di Dio” Madeleine.
L’intensità e la ricostruzione è pari
alla delicatezza con cui Edi Natali
partecipa al testo, quasi con umiltà
e riservatezza, per far risaltare in
tutta la sua potenza la profondità di
ricchezza.Voglio pensare alla celebrazione eucaristica come a una mensa
alla quale tutti siamo invitati a partecipare, a mangiare l’unico pane che
si spezza per noi, perché anche noi
possiamo dare un po’ di pane o un pò
di accoglienza a queste famiglie che
attendono da noi un comportamento
secondo lo spirito del Vangelo.
Ricordo che la domenica delle
migrazioni è una giornata imperata,
per cui le offerte saranno devolute
per la fondazione Migrantes e per
l’associazione San Martino de Porres,
centro diocesano che da molti anni
offre un servizio rilevante seguendo
lo stile della gratuità, dell’ascolto,
del dialogo e della possibile risposta
positiva. Vi invito a partecipare alla
giornata presso la parrocchia di
Vicofaro.
Domenica 16 gennaio ci incontreremo, presso la parrocchia di Santa
Maria Maggiore, Vicofaro, dove alle
11 sarà celebrata la Messa, presieduta
da monsignor Mansueto Bianchi,
Vescovo di Pistoia.
Nel pomeriggio, dalle 16, don
Umberto Guidotti, missionario diocesano in Brasile e in Mozambico, che,
grazie alla sua lunga esperienza nelle
realtà del sud del mondo, ci aiuterà
a comprendere meglio la dimensione
della “famiglia umana”.
Seguirà un’interessante comunicazione da parte del dottor Benedetti, membro dell’associazione medici
per i diritti umani, che di recente ha
potuto visitare il centro di identificazione ed espulsione di Roma, presso il
quale sono trattenuti tutti i migranti
che, giunti sulle nostre coste, sono
in (tragica) attesa di essere espulsi
dall’Italia… Una testimonianza particolarmente arricchente che potrà
mettere ‘in crisi’ i nostri concetti di
‘sicurezza’…
A seguire, testimonianze di alcuni
immigrati presenti a Pistoia…
Musiche africane… Convivialità
e allegria insieme….
Sabato 15 gennaio alle 21, nei
locali della parrocchia, sarà proiettato
il documentario Come un uomo sulla
terra, realizzato dal Segre e Yilmer,
sulla terribile condizione umana di
chi è partito da vari paesi dell’Africa
per giungere sulle coste italiane,
soprattutto a Lampedusa, ed ha
affrontato condizioni di disumanità
e spesso di morte, restando sepolto
senza nome e senza rispetto nel bel
mar Mediterraneo.
Paolo Palazzi
Centro Culturale “J. Maritain”
Madeleine Delbrêl:
una chiesa di frontiera
L’incontro si terrà giovedì 20 gennaio alle
21 nell’aula magna del Seminario, via
Puccini 36 a Pistoia, e sarà guidato da
Giorgio Mazzanti della Pontificia
università Urbaniana. Sarà presente
l’autrice dell’omonimo libro,Edi Natali.
Seguirà dibattito
pensiero e la testimonianza di vita
della Delbrêl.
Le Dehoniane, con scelta editoriale inconsueta, hanno deciso
di arricchire il volumetto con un
cartoncino-segnalibro, ove è riportato lo schema conclusivo dell’autrice.
Quello stesso schema che pubblichiamo di seguito.
La mia chiesa
- Una Chiesa che non teme la novità
della verità, poiché niente sarà mai
così novum come Gesù Cristo,
verità‑persona.
- Una Chiesa che non teme di entrare in dialogo con il «diverso»,
poiché la fede le permette di camminare a fianco dell’uomo di ogni
tempo, senza ingenuità, ma anche
senza chiudere gli occhi, sapendo
che ogni uomo è un perdonato.
- Una Chiesa che non teme i diversi
carismi e ministeri, ma li suscita,
lasciandosi guidare dallo Spirito
Santo.
- Una Chiesa che non si erge a
società contrapposta a società, a
ideologia contro ideologia.
- Una Chiesa che rinuncia a essere
potere contro potere, memore
della kenosis del Cristo, poiché
l’amore non è fonte di dominio e
il Cristo non è oggetto di contrattazione.
- Una Chiesa che rinuncia a essere
legislatrice di una morale e si rende
serva della verità, così che lo scheletro istituzionale è vivificato dallo
Spirito, su cui niente e nessuno può
legiferare.
- Una Chiesa che rinuncia a essere
autoreferenziale, poiché sua origine e riferimento è la Trinità.
- Una Chiesa pronta a partire, che
non ha missioni da compiere ma è
essa stessa missione: missione sulla
frontiera del tempo, della società,
del cuore dell’uomo.
- Una Chiesa certa di possedere
parole di vita e di speranza.
- Una Chiesa che nasce dalla vita
di Cristo e non dalle strategie,
non recita la salvezza, sanguina la
salvezza.
- Una Chiesa che è sofferente
con gli ultimi, e accoglie evangelicamente i forti e i potenti; una
Chiesa che non chiede certificati
di buona condotta o un cursus honorum, ma solo di affidarsi a colui
che asciuga ogni lacrima.
- Una Chiesa libera, che non teme
di toccare l’inferno della storia,
poiché il Cristo lo ha toccato nella
sua carne e, nel silenzio del Sabato
Santo, lo ha per sempre redento.
A.V.
8
comunità ecclesiale
Vita
La
n. 2 16 GENNAIO 2011
18-25 gennaio 2011
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
Nomine
Nuovo
rettore del
seminario
Nuovo rettore, dal primo gennaio, per il seminario di Pistoia. E’
don Fausto Corsi, 40 anni, ordinato sacerdote nel 1998. Sostituisce
monsignor Cesare Tognelli, a cui
recentemente il vescovo Bianchi
ha affidato altri incarichi pastorali.
Don Fausto, parroco di San Felice,
Saturnana e Le Grazie, continuerà
ad assolvere anche a questo impegno oltre all’incarico di delegato vescovile per la consulta delle
aggregazioni laicali.
Caritas diocesana
A un anno
dal sisma
di Haiti
Dopo il sisma che il 12 gennaio
2010 colpì Haiti, provocando
circa 230 mila vittime, oltre 300
mila feriti e un milione e mezzo
di senza tetto, “l’impegno della
Caritas continua”. Lo sottolinea
Marcello Suppressa, direttore della Caritas diocesana, che ricorda
anche come, nelle settimane successive al terremoto siano stati
raccolti 80 mila euro.
In complesso la rete Caritas ha
raggiunto finora due milioni e
300 mila persone con aiuti per
oltre 37 milioni di euro. Sono
stati attivati 726 “punti acqua”; 59
mila persone sono state visitate
in ambulatori e in 130 cliniche
mobili; 17 mila famiglie hanno
ricevuto kit per la costruzione
di ripari di emergenza; sono stati
allestiti spazi ludico-ricreativi per
2.300 bambini. Altre centomila
persone stanno beneficiando dei
programmi di prevenzione e informazione avviati in risposta alla
nuova emergenza colera.
Per sostenere gli interventi in
corso si possono ancora inviare
offerte a Caritas Italiana tramite
c/c postale 347013 specificando nella causale “Emergenza
terremoto Haiti”. Offerte sono
possibili anche tramite altri canali,
tra cui:
UniCredit, via Taranto 49, Roma
– Iban: IT 88 U 02008 05206
000011063119;
Intesa Sanpaolo, via Aurelia
396/A, Roma – Iban: IT 95 M
03069 05098 100000005384;
Banca Popolare Etica, via Parigi
17, Roma – Iban: IT 29 U 05018
03200 000000011113;
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06
66177001.
i
l tema della settimana di
preghiera per l’unità dei
cristiani: “uniti nell’insegnamento degli apostoli,
vivevano insieme fraternamente, partecipavano
alla cena del Signore e
pregavano insieme (At.
2,42), quest’anno ci porta a riflettere
sulla prima chiesa di Gerusalemme,
nata il giorno di Pentecoste, quando
il “consolatore” lo Spirito di verità,
discese sui primi credenti come
dono di Dio.
Questa chiesa è la chiesa madre
per tutti noi; essa rappresenta l’icona
dell’unità dei cristiani per la quale
eleviamo la nostra preghiera durante
questa settimana.
In quella chiesa l’unità è rappresentata dagli aspetti essenziali che
sono citati nel testo chiave della
settimana stessa: l’insegnamento degli
apostoli, la koinonia, lo spezzare il
pace e la preghiera.
Non è difficile vedere come la situazione dei primi cristiani nella città
santa rispecchi quella delle chiesa di
Gerusalemme oggi.
L’attuale comunità, infatti, rivive
molte delle gioie e dei dolori della
prima chiesa: ingiustizie e disuguaglianze, divisioni, ma anche fedele
perseveranza e riconoscimento di
una più vesta unità fra i cristiani.
È dai cristiani di Gerusalemme
che giunge a tutti noi quest’anno
l’invito a convertirci per lavorare
sinceramente e attivamente per
l’unità. La chiesa di Gerusalemme
allora come oggi si caratterizza per
una ricca diversità e ci ricorda che
siamo molte membra in un solo
corpo, un’unità nella diversità.
Antiche tradizioni ci insegnano
che la diversità e l’unità esisteranno
anche nella Gerusalemme celeste e
che non basta custodire l’insegnamento degli apostoli ma è la “fedeltà”
a tale insegnamento a renderci uniti.
L’odierna chiesa di Gerusalemme vive in continuità con la chiesa
apostolica di Gerusalemme, in modo
particolare nella sua testimonianza
alla verità, spesso resa a caro prezzo.
La sua testimonianza al vangelo e
la sua lotta contro la disuguaglianza
e l’ingiustizia ci ricorda che la preghiera per l’unità dei cristiani non è
separabile dalla preghiera per la pace
e la giustizia.
Concludo invitando tutti a partecipare ai vari momenti di preghiera
previsti dal programma diocesano e
a farne anche motivo di riflessione
personale.
Martedì 18 Gennaio ore 18,00
Chiesa Cattedrale: celebrazione
eucaristica presieduta da monsignor
Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia
(Sono particolarmente invitate tutte
le aggregazioni laicali)
Mercoledì 19 Gennaio ore 21
Parrocchia San Felice: celebrazione
ecumenica della Parola di Dio con la
partecipazione del pastore valdese
Pawel Gajewski
Venerdì 21 Gennaio ore 21,00
Chiesa cristiana evangelica Battista
(Via San Marco, 9): Incontro di preghiera
Lunedì 24 Gennaio ore 21,00
Parrocchia de La Vergine: celebrazione ecumenica della Parola di Dio
con la partecipazione del pastore
Mario Affuso della Chiesa apostolica
italiana.
Roberto Breschi
Diocesi di Pistoia - Pastorale con la famiglia
Chi ci separerà dall’amore di Cristo?
l
a pastorale delle famiglie
in situazione difficile o
irregolare è divenuta
una richiesta sempre
più pressante che le comunità cristiane fanno
alla Chiesa, a fronte di
una presenza sempre più
numerosa di queste realtà sociali. Il
direttorio di pastorale familiare pone
le basi ed il fondamento per un cammino specifico di questi fratelli che,
spesso, vivono con estrema difficoltà
la loro fede cristiana.
“L’odierna realtà socioculturale
presenta non poche situazioni matrimoniali difficili o irregolari, che
interrogano e sollecitano l’intera
comunità cristiana e la sua azione
pastorale. Sono situazioni che vanno
moltiplicandosi e alle cui radici si
incontrano indubbie cause economiche e sociali e rapidi mutamenti
culturali.” (…) (Direttorio Pastorale
Incontri per famiglie separate, divorziate,
risposate, conviventi
Familiare n. 189)
(…) “D’altra parte e spesso con
vera sofferenza spirituale, non poche
persone in situazione coniugale difficile o irregolare ci interpellano con
precise domande sulla loro appartenenza alla Chiesa e sulla possibilità
della loro ammissione ai sacramenti:
ai loro occhi la prassi della Chiesa
appare severa, esigente, scarsamente
comprensiva delle diverse situazioni
e delle inevitabili debolezze dell’uomo. Per alcune di queste persone,
inoltre, la situazione che stanno
vivendo può diventare occasione per
un serio e sincero ripensamento del
loro cammino di fede.” (Direttorio
Pastorale Familiare n. 190)
La comunità cristiana non può
non guardare con particolare amore
a quelle coppie che già di fatto hanno
realizzato la loro separazione e vivono situazioni particolarmente difficili
o perché uno od ambedue i coniugi
restano fedeli al sacramento o perché
hanno iniziato altri tipi di unione.
Nelle diverse situazioni l’atteggiamento della comunità cristiana non
può essere quello dell’abbandono e
della condanna scandalizzata. Prassi
ecclesiale, teologia sacramentale,
scienze umane devono concorrere
nella ricerca e nell’approccio sereno
e pieno di servizio verso tutte quelle
coppie, che, con grande difficoltà,
vivono la loro situazione umana e
cristiana.
E’ una pastorale che non va asso-
Minime del Sacro cuore
La situazione delle nostre
suore in Egitto
l
a famiglia religiosa fondata
da madre Margherita Caiani è ora diffusa in varie
regioni d’Italia, in Israele
in Brasile e in Sri Lanka ed
anche in Egitto.
In questi giorni si è temuto
molto per le sorelle che
prestano servizio proprio in Egitto
e più precisamente al Cairo.
Sono tutte egiziane le suore, tranne
due italiane; la loro attività è a servizio di chi ha bisogno, in particolare
dei più poveri.
Parliamo con suor Agnese, madre generale delle suore francescane
Minime del Sacro Cuore di Poggio a
Caiano, la quale è in contatto continuo con le consorelle in Egitto.
Le minacce islamiche
hanno causato un’autentica
paura? Come sta proseguendo la situazione in quelle
zone?
La paura è il sentimento diffuso
che si protrae da qualche tempo,
ma che acquista dimensioni sempre
maggiori dagli ultimi attacchi avvenuti
e comunicati dai mass media e da
quelli non notificati perché di entità
minore, o addirittura sventati prima
di esplodere. Nelle zone dove vivono
e operano le nostre suore non si rilevano conflitti per cui la convivenza
si mantiene tranquilla, ma si teme
che, se il fenomeno degli attacchi si
espande, vengano coinvolte anche
quelle realtà. Si spera tuttavia che gli
interventi dello Stato garantiscano
anche per il futuro la tanto desiderata calma.
Il governo islamico nonostante di fede diversa ha voluto dare un aiuto per scongiurare eventuali attacchi?
A seguito della comunicazione
mass mediale dell’ultimo attentato
nella chiesa dei Santi ad Alessandria,
il governo ha dimostrato fattivo
impegno di ristabilire l’ordine e ri-
dare ai cittadini quella sicurezza da
tempo invocata. A questo proposito
è opportuno evidenziare che, nella
cattedrale di El Minia, prima della
celebrazione del Natale copto, grazie
alla presenza rafforzata di militari
è stato individuato un ordigno ed
evitata l’esplosione.
Come si attua il progetto
di evangelizzazione?
Non possiamo parlare di evangelizzazione proprio a motivo della presenza preponderante dei musulmani,
ma il nostro permanere in quella
terra è di sostegno alla minoranza
cattolica, di promozione umana e di
solidarietà verso tutti coloro che, attraverso i servizi nei dispensari, nelle
case di accoglienza per minori, nella
scuola materna e nella pastorale parrocchiale: offriamo con quello spirito
di com-passione lasciatoci in eredità
dalla nostra Beata Madre Fondatrice,
Madre M. Margherita Caiani.
D.R.
lutamente distaccata dalla pastorale
generale del matrimonio e della famiglia: in questa, infatti, si inserisce a
pieno titolo e di questa, oggi, costituisce un capitolo importante.
Papa Giovanni Paolo II ha definito
la famiglia ‘patrimonio dell’umanità’.
Intaccare questo patrimonio danneggia il bene comune, quando, però, è
stato già intaccato dobbiamo aiutare
le famiglie a ritrovare un proprio
cammino nella Chiesa.
Ci ritroviamo
Sabato 15 gennaio 2011 dalle 16,30
fino al dopo cena.
PARROCCHIA DI CASTELLARE
Via del Castellare 22 - Pescia
Tel. 0572.453121-340.4106446
Pellegrinaggio diocesano
Pellegrini
in Turchia
Fino al 28 febbraio 2011 ci si può
iscrivere al pellegrinaggio diocesano in Turchia (“Sulle orme di San
Paolo e delle origini cristiane”)
che è stato organizzato dalla
commissione diocesana pellegrinaggi e si svolgerà dal 27 luglio al
3 agosto 2011 sotto la guida del
vescovo Mansueto Bianchi.
Maggiori informazioni presso
l’ufficio pellegrinaggi: l’ufficio è
aperto ogni martedì e venerdì
dalle 10 alle 12 tel. 0573.976133 e
335.6151860. Il programma è sul
sito www.diocesipistoia.it.
La quota individuale è di 1.255
euro con supplemento di 195
euro per eventuale sistemazione
in camera singola. Al momento
dell’iscrizione occorre versare
un acconto (200 euro). Occorre
il passaporto bollato, in corso di
validità di almeno sei mesi dall’inizio del viaggio.
Il volo di andata porterà ad Antiochia mentre quello di ritorno
partirà da Istanbul. Partenza e
arrivo all’aeroporto di Bologna.
Fra i luoghi visitati, oltre ad Antiochia e Istanbul, Tarso (città natale
di Paolo), la Cappadocia, Konia,
Pamukkale, Afrodisia, Efeso.
Vita
La
è
importante
sottolineare il
significato di
questa celebrazione?
Ogni celebrazione presieduta dal
vescovo nella chiesa Cattedrale ha
sempre un altissimo significato. Realizza e concretizza l’idea di Chiesa
riunita con il vescovo attorno al
Signore Gesù per ascoltare la sua
Parola e rendere grazie al Padre.
La celebrazione del 16 gennaio
avrà un significato più marcato
perché radunerà la molteplicità e
varietà dei Ministeri presenti nella
Chiesa pistoiese.
La ministerialità laicale si fonda
sull’inserimento dei fedeli nel mistero di Cristo attuato nel sacramento
del battesimo e della confermazione
dai quali deriva la partecipazione di
ogni battezzato al ministero profetico, sacerdotale e regale di Cristo.
Uno quindi è il ministero ed è di
Cristo. Diverse sono le partecipazioni e le collaborazioni a questo unico
ministero e una di queste è costituita
dalla ministerialità laicale.
Quanto è significativo il
ruolo dei diversi ministeri
nella chiesa?
Il Concilio Vaticano II ha riversato sulla Chiesa una nuova e abbondante luce, così da porne in risalto
bellezze e ricchezze che da tempo
erano rimaste in ombra, inosservate,
trascurate. La ministerialità laicale
è da inserire tra queste stupende
realtà ecclesiali che, grazie al Concilio, hanno riacquistato il proprio
significato e ruolo ecclesiale.
La nuova immagine di Chiesa
contenuta nella Lumen gentium, le
nuove istanze teologico-liturgiche
della Sacrosanctum Concilium,
l’apertura verso le attese e i problemi del mondo contemporaneo della
Gaudium et spes, la rivalutazione
del ruolo dei laici della Apostolicam
actuositatem, aprono i cristiani verso nuovi orizzonti di impegno nella
Chiesa, per la Chiesa. Il concetto
di ministerialità viene svincolato
dall’ambito esclusivamente clericale
per essere applicato anche ad ogni
battezzato e quindi ai laici.
La chiesa ha riscoperto quindi i
ministeri laicali che sono tantissimi. I
ministeri laicali non derivano dall’ordine sacro né come origine né come
esercizio, ma dal Battesimo. In forza
di questo sacramento i laici sono
abilitati ad esercitare nella chiesa
la loro ministerialità. Vi sono dei
ministeri istituiti e dei ministeri di
fatto che hanno arricchito la chiesa
e ridato ai laici il loro posto nella sua
edificazione. Nella Chiesa “non tutti
devono fare tutto, ma tutti hanno
qualcosa da fare” In questa coralità
armonizzata di ministeri, la Chiesa
offre l’immagine di una comunità che,
in tutte le sue esperienze, si costruisce con l’apporto di tutti. (Eucaristia,
Comunione e Comunità n. 31)
Inoltre, quando si parla di ministeri si deve sempre tener conto
del fatto che ci si trova di fronte a
“carismi”, ovvero ad autentici doni di
Dio. Dunque non si tratta di semplici
capacità umane, né di scelte umane.
L’istituzione di un Ministero diventa
quindi il momento ecclesiale di riconoscimento di tale carisma.
Possiamo ancora dire che i
servizi della comunità non nascono
esclusivamente da necessità di orga-
16 GENNAIO 2011
comunità ecclesiale
n. 2
In Cattedrale
Giornata dei ministeri
Il 16 gennaio il vescovo conferirà il ministero ai nuovi lettori, accoliti e ministri
straordinari della comunione. Ne parliamo
con il diacono Federico Coppini
nizzazione pastorale e liturgica ma
dal soffio dello Spirito e dalla fedeltà
al vangelo di Cristo.
Il rapporto ministero-carisma
mette in evidenza l’azione dello Spirito e la gratuità del dono ricevuto.
Ogni carisma, pertanto, va posto a
servizio poiché è donato per la crescita e l’utilità di tutti i fratelli.
E’ necessario un impegno
formativo teso a rendere i
laici più consapevoli della
loro identità per far comprendere come nella propria
parrocchia, nella chiesa potrebbero svolgere un servizio
secondo i propri carismi?
L’impegno in questo senso è
duplice.
Da un lato occorre formare i laici
affinché non ignorino i segni che, oltre le attitudini e le competenze, permettono di riconoscere la chiamata
che il Signore rivolge loro affinché
a
Cortona il 28 -29
gennaio 2011 si
svolgerà un seminario di studio dal
titolo “Ripensare
la catechesi alla
luce della questione educativa”.
Don Cristiano D’Angelo, direttore
dell’ufficio catechistico diocesano,
sottolinea l’importanza di partecipare a questo seminario:“La questione
educativa è l’orizzonte indicato dai
vescovi italiani per il cammino delle
comunità cristiane nel prossimo
decennio.”
Nella convinzione che “chiunque
segue Cristo l’uomo perfetto, si fa lui
pure più uomo” (Gs. 41), la Chiesa
si domanda come fare perchè la ricchezza umana e di fede custodita nel
Vangelo possa diventare un lievito e
un dono per l’uomo di oggi.
La risposta a questa domanda
coinvolge in modo diretto i percorsi della catechesi e dell’iniziazione
cristiana. In questo seminario, pertanto, viene posta la questione della
reciproca relazione tra educazione
e catechesi.
Quale contributo può dare la
catechesi all’educazione, e all’edu-
mettano vita e carismi a servizio della
comunità. Occorre che nelle comunità cristiane si diano opportunità
per far crescere nei laici quei semi di
carità e di fede, di compartecipazione
e collaborazione all’edificazione della
Chiesa, che sono requisiti essenziali
perché si manifesti e si giustifichi la
domanda di un ministero.
Dall’altro occorre stimolare
i parroci e le comunità perché
facciano opera di discernimento
e propongano ai laici l’istituzione
ministeriale come testimonianza di
una chiesa aperta all’opera dello
Spirito santo, che si serve di tutti
per la realizzazione del Regno di
Dio già in questo mondo. Anche il
discernimento è azione dello Spirito
santo che agisce tramite la Chiesa e
coloro che ne sono costituiti guide.
Si tratta del compito del pastore
che conosce, guida e separa le sue
pecore. Il discernimento ministeriale è essenzialmente ascolto dello
spirito e lettura attenta dei segni dei
tempi, non è assegnazione di ruoli o
di insignificanti titoli onorifici.
Molti non sanno cosa significa Lettore, Accolito, ministro straordinario: ciascuno
di noi può esserlo e dare un
aiuto nel servizio alla chiesa?
Il Ministero del Lettorato è quel
particolare ufficio che ha come
riferimento il libro della Parola; è
quindi destinato al servizio della
proclamazione. Infatti il compito del
lettore è quello di proclamare la parola di Dio nell’assemblea liturgica, di
curare la preparazione dei fedeli alla
comprensione della Parola di Dio e
di educare nella fede i fanciulli e gli
adulti. Compito del lettore è anche
quello di curare la preparazione degli
altri fedeli, i quali per incarico temporaneo, sono chiamati a leggere la
Sacra scrittura nelle azioni liturgiche.
Il Ministero dell’Accolitato ha
come punto di riferimento l’altare
e quindi l’aiuto nell’amministrazione
del sacramento del corpo e del sangue di Cristo e di conseguenza della
carità. L’ufficio liturgico dell’accolito
è di aiutare il presbitero e il diacono
nelle azioni liturgiche; di distribuire
o di esporre, come ministro straordinario, l’eucaristia. Di conseguenza
deve curare con impegno il servizio
all’altare e farsi educatore di chiunque nella comunità presta il suo
servizio nelle azioni liturgiche.
Anche nel caso dell’accolito è
importante la relazione tra dimensione celebrativa e vita, perciò in
questo caso il suo compito non potrà
esaurirsi nel momento liturgico, ma
egli sarà chiamato a preparare questo
momento attraverso una continua
attività pastorale, soprattutto di
animazione e formazione ad un
senso più pieno e vero della liturgia
e ad una testimonianza sempre più
autentica della carità. Possono essere
istituiti lettori o accoliti soltanto
uomini di età non inferiore ai 25 anni.
9
C’è poi il ministero straordinario
della comunione: un incarico “straordinario”, non permanente, concesso
in relazione a particolari e vere
necessità di situazioni, di tempi e di
persone. Ministro straordinario della
comunione può essere tanto uomo
quanto donna (laico/a o Religioso/a).
Riceve la facoltà di “comunicarsi
direttamente, distribuire la comunione ai fedeli, portarla ai malati e
agli anziani, recarla come viatico ai
moribondi”.
Portare la comunione ad un
malato è molto più che “un bel gesto”, è molto più che l’espressione
dell’opera di misericordia corporale
“visitare gli infermi”.
I ministeri del lettorato, dell’accolitato e della comunione non esauriscono la ricchezza ministeriale della
chiesa ma ne sono una espressione
particolare. Accanto a questi ministeri si collocano i ministeri di fatto,
ministeri che non hanno una forma
ufficiale di riconoscimento ecclesiale,
ma che costituiscono, nella prassi
pastorale, consistenti e costanti
servizi alla Chiesa.Tanti sono, quindi,
i ministeri di fatto quanti i servizi che
si svolgono all’interno della comunità.
E’ la varietà dei doni dello Spirito
che suscita questa grande ricchezza
di ministeri ma che tanto ancora
attende di essere valutata, privilegiata
e posta a favore della crescita della
comunità ecclesiale.
E per finire alcuni numeri…
Dagli elenchi in possesso della
commissione per il diaconato permanente ed i ministeri risulta che
nella nostra Diocesi sono presenti
24 accoliti ai quali si andranno ad
aggiungere i due che verranno istituiti
nella celebrazione del 16 gennaio.
In diocesi risultano istituiti 14
lettori.
I ministri straordinari della comunione ai quali verrà confermato
durante la celebrazione del 16 il
mandato fino al 2013 sono circa 350.
Il vescovo, sempre durante la Messa
di domenica prossima, affiderà il mandato ad una ventina di nuovi ministri
straordinari della comunione.
Daniela Raspollini
Ufficio catechistico diocesano
Seminario regionale di studio
Importante appuntamento per presbiteri,
catechisti e responsabili
degli uffici catechistici diocesani
cazione cristiana in specifico? In che
modo l’attuale situazione culturale
ed educativa interroga la catechesi?
Quali cambiamenti di mentalità e
di prassi occorrono perché la catechesi di iniziazione cristiana recuperi
la capacità di generare nuovi cristiani
alla fede?
Sono queste alcune domande a
cui questo seminario cercherà una
risposta, nella speranza di dare un
contributo utile alla ricerca di modelli di generazione alla fede adatti
ed efficaci.
Silvia Mancini, che si occupa delle
adesioni da parte delle diocesi della
Regione, illustra il ricco programma
del seminario: “Il seminario di studio
‘Educazione e catechesi’ promosso
dalla Commissione regionale per la
dottrina della fede e la catechesi, si
rivolge a responsabili e collaboratori
degli uffici catechistici diocesani, e a
quanti, parroci, catechisti ed educatori, sono interessati ad approfondire
il rapporto tra catechesi ed educazione. A fronte della breve durata, il
seminario propone un programma
ricco di contenuti e di qualificati interventi: quello di monsignor Simone
Giusti, delegato Cet per la catechesi,
che introdurrà i lavori del seminario,
come pure quello di don Luciano
Meddi, catecheta, che affronterà il
tema centrale evidenziando la necessità di una catechesi come proposta
educativa della comunità, che segue
la crescita della persona e la accom-
pagna rispettandone l’individualità,
verso una scelta di fede matura.
Nella mattinata di sabato 29
sono previsti alcuni laboratori in
cui i partecipanti approfondiranno,
anche attraverso la condivisione di
esperienze in atto,vari aspetti dell’
educazione nella formazione alla
fede. Seguirà una tavola rotonda,
moderata da suor Giancarla Barbon,
catecheta.
Nel dopo cena di venerdì 28, i
convegnisti potranno prendere un
pur minimo contatto con la spiritualità di Cortona, visitando la basilica
di S. Margherita (ove si conservano
il corpo incorrotto della Santa Penitente ed il crocifisso ligneo del 1200
che tante volte le parlò) ed il museo
diocesano (ove, fra le molte opere
significative, si conserva la stupenda
Annunciazione del Beato Angelico).
Per iscrizioni: SilviaMancini
3479005033 e.mail [email protected].
D.R.
10 comunità e territorio
è
Pistoia la capitale
italiana dell’acqua
alla spina. Nel
2010 sono stati
prelevati ben quattro milioni di litri
di acqua potabile
di qualità (naturale
e gasata) dalle fontanelle pubbliche
distribuite sul territorio. Circa
11mila litri di acqua al giorno, 933
quintali in meno di rifiuti di plastica
da smaltire (corrispondenti a oltre
2 milioni e 600mila bottiglie da un
litro e mezzo), che si traducono in un
risparmio economico considerevole
per la collettività, una riduzione di
emissione di Co2 pari a 214 tonnellate. Sono questi alcuni degli effetti
straordinari generati dall’installazione di tre fontanelle pubbliche a
Pistoia inaugurate all’inizio del 2010
- in via Pordoi, via Antonini e via
Buzzati a Sant’Agostino (dove successivamente sono stati aperti anche
un erogatore di liscia e un altro per
il risciacquo delle bottiglie) - a cui
tutti i cittadini possono accedere
per attingere acqua potabile trattata,
liscia e gassata.
Una vera e autentica rivoluzione
nel segno dell’oro blu che fa di Pistoia la capitale dell’acqua alla spina.
«Al riguardo non esistono classifiche ufficiali – commenta il vice
sindaco Mario Tuci – ma tecnici del
l’
accessibilità sbarca su internet. E’
attivo da pochi
giorni il sito www.
pianiaccessibilita.
it. Si tratta di un
progetto pilota
dell’amministrazione provinciale
pistoiese, che la Regione vuole
esportare anche nelle altre province.
Un sito internet nato nell’ambito
del lavoro della Provincia, con l’Osservatorio per il superamento delle
barriere architettoniche e sensoriali,
che realizza un servizio informativo e
Vita
La
n. 2 16 GENNAIO 2011
Fontanelle
Pistoia capitale dell’acqua alla spina
settore sostengono che i consumi a
Pistoia sono di gran lunga superiori
a quelli di Milano e di altri centri
dove sono nate iniziative analoghe.
Quel che è accaduto si spiega con
una maturata sensibilità dell’opinione
pubblica e con un cambiamento culturale sempre più diffuso tra i nostri
concittadini».
Il costo degli erogatori di acqua
è stato di circa 120mila euro, per la
copertura dei quali ha contribuito in
parte la Provincia, a cui si aggiungono
25mila euro per la gestione e manutenzione degli impianti, sostenuti
dalla Cassa di Risparmio di Pistoia
e di Pescia.
La fontanella più gettonata dai pistoiesi è quella che eroga l’acqua con
gas in via Buzzati (oltre un milione e
mezzo di litri).
«Visto il grande successo che
abbiamo ottenuto con le fontanelle
pubbliche – conclude Tuci – puntiamo adesso all’attuazione di due nuovi progetti, sperando che la Provincia
possa concederci i finanziamenti
necessari».
Nel corso del 2010
erogati quattro
milioni di litri.
Un risparmio
per i cittadini
e per l’ambiente
Pagina a cura di
Patrizio Ceccarelli
Accessibilità
Costruire
senza barriere
di consulenza tecnica on line rivolto
al personale dei Comuni toscani
impegnati nell’elaborazione dei Piani
per l’accessibilità, nonché a tutti i
soggetti interessati, in particolare
liberi professionisti e associazioni.
Per presentare il sito, è in via di
Coldiretti
Apre a Quarrata il mercato
di Campagna Amica
Ogni 15 giorni in vendita in piazza
Risorgimento i prodotti a chilometri zero
Il Mercato di Campagna Amica dei produttori aderenti a Coldiretti, dopo
Pescia, Monsummano, Pistoia e Chiesina Uzzanese apre anche a Quarrata.
La prima edizione, nel giorno dell’Epifania, è stata un successo, nonostante
la pioggia.
Piazza Risorgimento per un giorno si è tinta di giallo, il colore dei gazebo
di Coldiretti e di Campagna Amica, all’interno dei quali sono stati esposti i
prodotti coltivati sul territorio pistoiese di cui gli acquirenti hanno certificata
la provenienza permettendo cosi ai produttori di zona di farsi conoscere
e di vendere direttamente al consumatore.
L’iniziativa proseguirà poi ogni 15 giorni (stesso luogo): 20 gennaio, 3 e 17
febbraio, 3, 17 e 31 Marzo.
I consumatori potranno trovare fiori e piante, insaccati, prodotti ortofrutticoli, confetture, gelatine, formaggi olio e vino rigorosamente a chilometri
zero.
«Nasce un nuovo mercato di Campagna amica – sottolinea il direttore di
Coldiretti, Francesco Sossi -, ma per i consumatori c’è anche un’opportunità
in più: sul sito www.campagnaamica.it, tutti potranno trovare, oltre alle date
dei vari mercati, anche le aziende della provincia dove viene espletata la vendita diretta. Un’opportunità per chi, non potendo andare nei nostri mercati,
vuole comunque acquistare i prodotti del territorio, a chilometri zero».
«È un bel passo avanti per la nostra città – commenta il sindaco Sabrina
Sergio Gori – Noi cerchiamo di portare in tutti i modi questi prodotti in
piazza, abbiamo trovato questa bella collaborazione con Campagna Amica
della Coldiretti, ora ciò che dobbiamo fare è far sapere a più persone
possibile, che ci sono prodotti buonissimi e freschissimi il giovedì mattina,
ogni 15 giorni a Quarrata. È una festa per tutti».
organizzazione un incontro pubblico
illustrativo con gli assessori regionali
al welfare Salvatore Allocca, all’urbanistica Anna Marson e l’assessore
al sociale della Provincia di Pistoia
Michele Parronchi, a cui verranno
invitati tecnici e associazioni del
settore. Il percorso che la Provincia di Pistoia sta portando avanti
l
a biblioteca San Giorgio,
che ha chiuso il 2010 superando i 169mila libri
prestati (un vero record),
è pronta anche a rilanciare,
approntando proprio in
questi giorni nuovi servizi
che saranno attivati a breve. Sarà
infatti possibile, per la prima volta,
prendere in prestito e portarsi a casa
per alcuni giorni le riviste che finora
erano disponibili per la sola lettura
in sede; saranno messi a disposizione
del pubblico nuovi lettori Mp3 per
l’ascolto della musica e si aprirà il
nuovo fronte degli e-book, grazie
ad un progetto che coinvolge tutte
le biblioteche della rete di Pistoia
e provincia. Verrà inoltre messo a
disposizione del pubblico un nuovo televisore Blu-ray, che renderà
possibile la visione dei nuovi Dvd
provvisti della tecnologia in grado
di riprodurre fedelmente gli “effetti
speciali” come al cinema.
Sul fronte virtuale, il lavoro avviato nel 2010 con la creazione del
nuovo portale web interattivo sarà
arricchito nel 2011 dalla disponibilità
di una vera e propria “Virtual Library”, dove la biblioteca selezionerà le
risorse web migliori per sostenere i
percorsi di ricerca degli utenti.
Grazie ad uno speciale finanzia-
Progetto pilota della Provincia di Pistoia
per fornire la consulenza tecnica on line
al personale dei Comuni, professionisti
e associazioni
sul superamento delle barriere, e
l’attività di rete con gli enti locali e
le associazioni, è particolarmente
seguito dalla Regione che lo vuole
esportare anche nelle altre province. La metodologia, i contenuti e gli
strumenti operativi per i Piani sono
stati concepiti nel corso di una ricerca finanziata dalla Regione Toscana
e commissionata dalla Provincia di
Pistoia al Centro Interuniversitario
Tesis dell’Università di Firenze, su
finanziamento della Regione Toscana. Attualmente i Comuni che nella
nostra provincia hanno istituito il
Laboratorio comunale per l’accessibilità sono Monsummano Terme,
Pescia, Quarrata e Agliana.
Cultura
La San Giorgio apre
una “succursale”
alla Coop
Il 2011 sarà l’anno della svolta tecnologica
con la Virtual library e gli e-book
mento regionale, sarà inoltre attivato
un punto prestito all’interno della
Coop di viale Adua, contando sulla
collaborazione attiva dei Sezione
Soci di Pistoia: la presenza della
biblioteca alla Coop offrirà un’occasione in più per avvicinarsi alla
lettura per tutti coloro che, facendo
la spesa,“incontreranno per caso” la
San Giorgio.
La biblioteca varcherà ancora i
propri confini, con l’obiettivo di of-
frire a tutti le opportunità di lettura,
grazie alla relazione positivamente
attivata con la Casa circondariale
di Pistoia per sostenere la piccola
biblioteca presente all’interno del
carcere e soprattutto garantire ai
detenuti la possibilità di leggere
libri e riviste nella propria lingua
e accompagnare il loro percorso
di reinserimento sociale con un
intervento positivo di formazione e
informazione.
Museo del ricamo
“Primi
passi...
primi punti”
Con “Primi passi… primi punti”, i
bambini faranno i primi passi verso l’incanto del ricamo. L’iniziativa,
promossa dal Moica presso il museo del Ricamo di Pistoia, si terrà
domenica 23 gennaio dalle 10.30
alle 15.30.
Nell’antico Palazzo Rospigliosi, i
bambini troveranno delle esperte
ricamatrici che guideranno i loro
primi passi....
Nei fazzolettini preparati per
grandi e piccini tutti ricameranno
l’iniziale del loro nome a ricordo
di un viaggio, chissà verso una
futura vocazione. E i genitori?
Mentre i bambini ricamano i genitori saranno guidati in una visita
al museo, unico ancora nel suo
genere in Italia.
Le Piastre
23a edizione
“Il presepe
più bello”
Alle Piastre, nella chiesa di
Sant’Ilario il 9 gennaio si è tenuta
la manifestazione di chiusura del
XXIII concorso “il presepe più
bello”. La chiesa gremita di gente
ha fatto da cornice all’assegnazione dei vari premi. Ha aperto
una proiezione di filmati su tutti i
presepi che hanno partecipato al
concorso, facendo rivivere a tutti
i presenti la magia del Natale. Ha
vinto Franco Melani con un lavoro
allestito in Duomo con i derivati
del granturco. Questo è l’ottavo
centro dell’artista pistoiese.
L’iniziativa è stata organizzata
dalla pro loco alta valle del Reno,
e da sport e cultura. Un premio
alla scuola è andato alle suore
Mantellate di Pistoia; per i bambini
ha vinto Lucrezia Ceccarelli con
un lavoro in fili di rame. Per le
associazioni è stata premiata la
pro loco di Gavinana secondo il
centro cerebrolesi della Ferruccia,
terzo la pro loco di Piteccio. Il
negozi e vetrine è andato al marescano Walter Mandolini. Nella
categoria privati ha vinto Riccardo
Andreotti; secondo, ex-equo,
Salvatore Ciulla e Claudio Magliulo ed il terzo alla parrocchia della
Vergine. Erano presenti i sacerdoti
Tousaint e Gabriele, il maresciallo
Drago,il presidente della pro loco
Giancarlo Corsini.
Un romanzo
di Monalda
Benini
Presentato il romanzo “Krizia”(ed.
Polistampa) di Monalda Benini: la
storia in parallelo di due amiche,
quando intrecciata e quando divisa, in una cittadina del sud dell’Irlanda. Erano presenti l’autrice, laureata a Firenze in lettere moderne
e mantovana d’adozione, Leandro
Piantini e Irene Gherardotti.
16 GENNAIO 2011
comunità e territorio
n. 2
11
La biblioteca come luogo
di integrazione per gli stranieri?
albanese e romena per quella di
Montecatini Terme (qui la comunità
araba è meno numerosa) mentre
per Agliana e Quarrata occorrono
oltre ai servizi sopra citati anche
libri, riviste e film in lingua araba.”
L’indagine ha anche evidenziato
che i consumi ed i bisogni culturali
dei cittadini stranieri sono, come
quelli degli italiani fortemente
correlati alle condizioni sociali di
appartenenza, a partire della provenienza, dalla situazione lavorativa
oltre che dal titolo di studio posseduto.
Edoardo Baroncelli
Abetone
u
n luogo dove i
cittadini stranieri trovano il
contatto con il
territorio. Da
una recente indagine curata dalla
Redop sembra che le biblioteche
locali abbiano acquisito questa peculiarità. Sono state prese in esame
diverse biblioteche pubbliche provinciali dove tramite la somministrazione di un questionario è stato
evidenziato il rapporto fra i bisogni
culturali e l’uso delle biblioteche
comprendendo anche domande
relative ad altre attività del tempo
libero come musei e teatri.
Ebbene è risultato che gli utenti
più numerosi sono stranieri, in
maggioranza donne, con un titolo
di studio alto e con un elevato livello di conoscenza della lingua italiana; fra questi i più numerosi sono
albanesi, marocchini e romeni.
“A questo proposito abbiamo
notato – dicono dalla Provincia –
che sono molto richiesti i prestiti
dei libri in lingua italiana mentre
l’offerta di quelli in albanese, araba
e romena è di molto inferiore alla
domanda così come l’offerta di CD
musicali in altre lingue. Tuttavia anche l’offerta di quotidiani e riveste
in lingua madre (albanese, araba e
rumena) è inferiore alla domanda
mentre è più diffusa quella in altre
lingue.”
Le problematiche che emergono evidenziano che nei centri
territoriali potrebbero essere
intensificate le informazioni sull’offerta dei servizi vari all’interno
delle varie biblioteche, indirizzando
i cittadini stranieri verso quelle più
fornite e rispondenti alle proprie
esigenze mentre dovrebbero essere sviluppate le attività informative
relative ai servizi, alla modulistica e
alla segnaletica.
“Le biblioteche con più iscritti
stranieri – riprendono dalla Provincia – risultano essere la San
Giorgio, oltre a quelle comunali di
Agliana, Quarrata e Montecatini
Terme che in un prossimo futuro
dovrebbero potenziare anche alcuni servizi mirati ai gruppi etnici
come i quotidiani in lingua albanese,
araba e romena per la San Giorgio,
raccolte di film e libri periodici in
Agliana
Albo volontari
i
l sindaco di Agliana, Eleanna Ciampolini, presenta
alcuni dei progetti più
interessanti che vedranno
protagonista il Comune di
Agliana nel 2011. Sarà istituito ufficialmente l’albo
dei cittadini volontari, potenziata la
Banca del tempo, sarà formalizzato il
gemellaggio con la cittadina palestinese di Beit Sahour, sarà migliorata
l’informazione sulle iniziative del
Cis, incrementata e anticipata alla
prossima primavera l’iniziativa del
bilancio partecipato, sarà anche
attivato il canale dell’acqua frizzante
per il fontanello di via Bellini.
Ciampolini tratteggia anche un
bilancio di quanto portato avanti nel
corso del 2010.“Per l’amministrazione comunale – ha evidenziato il sindaco – è stato sicuramente un anno
molto impegnativo e difficile. Non
sono, comunque, mancate risposte
puntuali alle istanze dei cittadini
che sempre di più chiedono aiuto
al Comune alla luce del perdurare
della crisi economica. Dal punto
di vista delle opere pubbliche va
ricordata l’inaugurazione del parco
di Carabattole che ha portato un
ulteriore incremento del verde sul
nostro territorio”.
Il sindaco commenta anche i
recenti legati alla forte nevicata di
dicembre. “Gli interventi del Comune di Agliana – sottolinea – sono
stati positivi e adeguati, la struttura
ha retto senz’altro bene. In generale il lavoro portato avanti dai 100
dipendenti comunali è egregio, la
stragrande maggioranza di loro
svolge il proprio compito con un
impegno anche superiore rispetto
a quello che sarebbe loro richiesto,
nonostante i luoghi comuni diffusi
parlino d’altro”.
“Per uscire al meglio dalla difficile situazione – ha commentato ancora Eleanna Ciampolini – è necessario
ripensare ad un cambiamento degli
stili di vita che dovranno essere
meno permeati dal consumismo
sfrenato e caratterizzati da maggiore
solidarietà sociale con, ad esempio,
un potenziamento delle iniziative legate al commercio equo e solidale”.
Rivolgendo, infine, un augurio a
tutta la cittadinanza per un 2011 di
pace, Ciampolini ha citato il grande
scrittore Tiziano Terzani in un passaggio che evidenzia la necessità
di “fare quello che è giusto e non
quello che ci conviene”.
Marco Benesperi
Ospiti illustri
nella stazione sciistica
Matteo Renzi e Giuliano Razzoli, campione di sci, hanno visitato le piste abetonesi
a
conferma del fatto che
il passo appenninico
è sempre più oggetto
di interesse da parte di sport e realtà
istituzionali, eminenti
esponenti di entrambi
gli hanno fatto visita. Il
campione di sci olimpico Giuliano Razzoli
ha scelto infatti la pista Zeno 2 della Saf,
appositamente preparata, per i suoi allenamenti di slalom, che ha intervallato intrattenendosi con moltissimi propri ammiratori. Nei giorni scorsi, inoltre, il sindaco di
Firenze, Matteo Renzi, ha accolto l’invito
che gli era stato formulato dal sindaco
dell’Abetone, Giampiero Danti, e ha visitato piste e impianti di quella
che egli ha definito come “la montagna dei fiorentini”. All’incontro, che
è proseguito convivialmente. hanno presenziato anche i presidenti di
Società Abetone Funivie e consiglio comunale d Firenze –Giovanni Guarnirei ed Eugenio Giani- nonché l’architetto Nicola Risaliti, ex assessore
al Turismo della Provincia di Pistoia il quale da quasi un anno collabora
con il sindaco dell’Abetone nella pianificazione degli interventi necessari
ad adeguamento infrastrutturale e rilancio delle attività turistiche della
capital toscana dello sci. Il primo cittadino di Firenze, che ha garantito il
proprio massimo sostegno per il rilancio dell’Abetone, ha anche apprezzato la rinnovata qualità dell’ospitalità alberghiera. Che con i ristrutturati
hotel Abetone &Piramidi, Miramonti e Bellavista nonché con il nuovo
albergo-centro benessere della Valdiluce sta letteralmente rifiorendo.
Alessandro Tonarelli
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Matteo Renzi
Vita
La
12
“
Un’empia associazione si è
formata in Marsiglia dal rifiuto e
dalla feccia degli
emigrati italiani,
e la quale impudentemente si
da il titolo di Giovane Italia.- Essa
ha per primo scopo quello di non
risparmiare spesa alcuna e pericolo
personale per portare di nuovo in
Italia il fuoco della discordia e della
rivoluzione essa ha per secondo
quello di pubblicare un giornale e diffonderlo nella nostra bella Penisola il
quale serva da Propaganda Infernale,
e susciti di nuovo alla rivolta e al
n. 2 16 GENNAIO 2011
Notizie e curiosità nei giornali dell’epoca
Vita
La
Cronache dal Risorgimento
sangue. Essa spera di restare occulta
fra noi, e di operare in segreto ma
noi sappiamo che sono alla sua testa
Mazzini di Genova, Santi di Rimini e
il piemontese Conte Bianco” («La
Voce della Verità», Modena, 17 gennaio 1832).
Con queste parole accusatorie
i redattori della «Voce della Verità»
annunziavano ai propri lettori la nascita della società segreta mazziniana.
Si trattava di uno straordinario colpo
giornalistico-politico, certo
dovuto al lavoro d’intelligence
della fitta rete d’informatori
alla corte di Francesco IV duca
di Modena, occulto finanziatore
del giornale.Al comune lettore
di oggi una simile descrizione
della Giovine Italia risulterà
quanto meno eccentrica, rispetto all’immagine datane dai
manuali scolastici; è vero però
che il nostro Risorgimento
non ebbe oppositori solo a
Vienna: se una larga parte della
società italiana rimase quanto
meno estranea al processo di
unificazione, una minoranza
attiva lo contrastò vivamente
con le armi della propaganda
giornalistica, le stesse usate
da liberali e democratici per
diffondere le idee di libertà e
indipendenza.
La centralità della stampa
per comprendere a fondo le
La mostra di Poggio a Caiano ricorda
i 150 anni dell’unità d’Italia
di Luigi Corsetti
fasi principali della temperie risorgimentale è dunque fuori discussione.
Giornalisti furono i maggiori artefici
delle lotte per l’indipendenza: da
Cavour a Mazzini, da Cattaneo a
D’Azeglio; fu sui giornali e sulle
riviste che si formò un ceto intellettuale e politico omogeneo, in grado
di dialogare nonostante distanze
geografiche e sociali. Soprattutto
nel 1848 il tempo della storia risulta
scandito dalla nascita di effimere e
gloriose testate, destinate a segnare e
indirizzare il processo unitario: come
«L’Alba» o «La Patria» per restare a
Firenze. Giornali che oggi risultano
materiale indispensabile per una vera
ricostruzione storica.
Per questo la biblioteca comunale “Francesco Inverni” di Poggio
a Caiano ha deciso di celebrare i
150 anni dell’unità d’Italia con una
mostra che ripercorre le tappe del
Risorgimento attraverso la “lettura”
dei giornali del tempo. Dai moti
carbonari del 1831 alla spedizione
dei mille, passando per la Prima
Guerra d’Indipendenza, la Repubblica
romana, fino alla “Rivoluzione italiana
del ’59” come la chiamò Manzoni. A
far da filo conduttore nel percorso
espositivo è la «Gazzetta di Firenze» (dal 1849 «Monitore Toscano»),
organo ufficiale del governo e come
tale barometro sensibile ad ogni mutamento politico; ma non mancano i
fogli del ’48, a segnare l’esplosione
editoriale seguita alla concessione
della libertà di stampa; o riviste come
«L’Album», antesignano dei moderni
rotocalchi, con le sue immagini in diretta; senza dimenticare di dar conto
della pubblicistica reazionaria, con la
«Voce della Verità» o «La Voce della
Ragione» di Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo. Accanto ai giornali:
libri. opuscoli, fogli volanti, immagini
dal Risorgimento.
“La speranza è quella di restituire al visitatore - ha affermato il
collezionista e curatore della mostra
Marco Attucci - l’aria dell’epoca, tante volte assente nei paludati libri di
storia; certi, come siamo, che sfogliare una vecchia annata di giornale sia
un po’ come entrare nella macchina
del tempo immaginata da George
Wells e uscirne alla data apposta in
calce alla testata”.
La mostra, inaugurata lo scorso
dicembre, rimarrà visibile fino 29
gennaio.
sport pistoiese
Calcio
Msp, campionati
di successo
c
ampionati di
successo. Stanno
ottenendo sempre
maggiori consensi
i campionati di
calcio a 5 e a 7 allestiti dal Movimento Sportivo Popolare (Msp) di Pistoia. L’eccellenza organizzazione, i campi da gioco
fanno sì che molti si avvicinino a
quest’ente di promozione sportiva.
Nel calcio a 5, il neopromosso
Mcl Ariston guida la classifica della
serie A, seguito a distanza ravvicinata dal Pistoia C5 di Luca Balleri: in ripresa, dopo un avvio
incerto, i campioni in carica del Gs Milleluci, mentre sono ancora fermi a quota 0 Amigos e
Isotopi. In serie B comanda il Gs Esperia Quarrata del tandem Scaglione-Vignolini, davanti a
Olimpic Calcio e Gs Gattuso (nella foto), grintoso come il centrocampista del Milan. Nelle
ultime posizioni troviamo Pro Loco Che Stagno ed Edilpavimenti Chiazzano. In serie C primato per i Bukaneros, ma eccellenti prestazioni anche da parte di Ss Longobarda, allenata
da Iacopo D’Angelo, e Le Iene. Posizione deficitaria per il Gs Cosenza di De Rasis, sebbene
la scorsa estate avesse effettuato una campagna acquisti di prim’ordine. Nel campionato
interno Legnorosso C5 categoria Eccellenza, si conferma il Cf Freeline Prato, ma non sono
da meno le compagini San Biagio C5 e Springfield, peraltro distanziate di soli 3 punti. Nella
categoria promozione, in testa alla graduatoria c’è il Fc Alinomania, squadra organizzata e
concreta che ha ribaltato i pronostici della vigilia. Il torneo di calcio a 7 sta dimostrandosi
di alto livello tecnico: come negli anni passati Mcl Ariston e Arcadia restano favoriti, anche
se realtà quali Fc San Marcello, Rubin Kazan e Livercool daranno loro filo da torcere sino al
termine della stagione. La Usd Ciregliese, diretta da Zuccherini, è la capolista del campionato
femminile. Per il titolo interprovinciale se la giocherà con la Lampo 1919 e la Breda Pistoiese
2000, guidata da Bertinelli. Nei campionati Over 35/40 di calcio c’è un discreto equilibrio
e un buon livello tecnico/tattico: Central Gomma in vetta all’Over 35; alle sue spalle il Fc
Casenuove Masiano. Nell’Over 40 ottima partenza degli Old Guys San Felice di Pratesi. Dal
2011 si attende una conferma: che i tornei del MSP migliorano anno dopo anno.
Gianluca Barni contropiede
c
om’è strano il calcio. Nel
giorno in cui la Pistoiese
schiera tre-uomini d’attacco-tre, e tutti di valore
superiore alla categoria,
la squadra non va oltre
uno sbiadito pareggio in casa dell’Albinia,
terzultima in classifica. Stefanelli, Lisi e
l’esordiente Sabatini sono scesi in campo
con le polveri bagnate. Hanno avuto alcune buone occasioni che non sono riusciti
a realizzare. E così la squadra arancione
ha perso terreno nei riguardi della Massese, che ora insegue a quattro punti di
distanza. Non sono molti, considerando
che il 19 gennaio ci sarà lo scontro diretto allo stadio Melani di Pistoia. Quel
giorno, la Pistoiese dovrà assolutamente
vincere e rimandare i bianconeri apuani a
una distanza rassicurante. Ma se fossero
questi ultimi a guadagnare i tre punti, il
campionato tornerebbe ad essere apertissimo, con identiche probabilità di vincerlo
di entrambe le rivali. Gli addetti al lavoro
pistoiesi hanno sostenuto, giustificando
per buona parte la prova incolore della
squadra ad Albinia, che il rendimento dei
tre attaccanti (e in parte anche di alcuni
centrocampisti) è stato molto condizionato dalle precarie condizioni del terreno
di gioco e dall’atteggiamento tutto difensivo della squadra grossetana. E’ certamente
vero, ma bisogna rilevare che una squadra
forte come la Pistoiese deve avere la forza
e trovare i mezzi per superare anche questi ostacoli. Ora gli arancioni di Agostiniani
sono attesi ad una striscia di sei impegni
di Enzo Cabella
di elevata difficoltà: dal loro esito potremo
avere riscontri attendibili sulla corsa alla
promozione.
Ha deluso ancora la Tuscany di basket, che
ha collezionato tre sconfitte all’inizio del
2011, con Imola,Veroli e Jesi. La squadra di
Moretti ha finito il girone d’andata con 16
punti (8 vittorie e 7 sconfitte), che a ben
guardare sono i punti che merita. Se pensiamo ai pronostici della vigilia, c’è comunque da essere soddisfatti poiché la Tuscany
è in zona playoff. Per tornare a vincere c’è
bisogno di ritrovare l’ottimo rendimento
difensivo di due mesi fa e quella ‘cattiveria’
in attacco che aveva esaltato le doti di Varnado, il giovane colored americano impostosi per le prodezze che nessuno aveva
scoperto fino a quando non è arrivato a
Pistoia. E’ lui che ha fatto la differenza, che
ha trascinato la Tuscany fino al terzo posto della classifica. Il suo (prevedibile) calo
ha avuto come effetto il conseguente calo
della squadra, che ha perso brillantezza e
spavalderia, andando incontro a sconfitte
alcune delle quali evitabili (tipo, l’ultima a
Jesi, persa all’ultimo secondo).
Vita
La
16 GENNAIO 2011
dall’Italia
n. 2
13
150° Unità d’Italia
“
La costruzione
di una comune,
per quanto articolata e pluralistica, consapevolezza storica
rappresenta il
passaggio indispensabile da cui prendere le mosse
per pensare il futuro del Paese. Il che
non significa tacere le ombre, i limiti,
i nodi lasciati irrisolti da un percorso
storico difficile e complesso”. Matteo
Truffelli introduce così il dossier
realizzato da “Dialoghi” per il 150°
dell’Unità d’Italia, che ha mobilitato
per l’occasione vari studiosi della
materia.
Il senso della
convivenza
democratica
Nel prossimo numero della rivista culturale promossa dall’Azione
Cattolica italiana, in distribuzione dal
7 gennaio, sono presenti articoli che
affrontano l’anniversario sotto molteplici aspetti. Alberto Monticone
riflette sul senso del celebrare oggi
l’Unità; sul binomio retorica-memoria prendono la parola padre Bartolomeo Sorge e Paolo Pombeni; sui
“revisionismi storici” interviene don
Maurilio Guasco; le culture politiche
dell’Italia post-unitaria sono esposte
da Giorgio Campanini. A Luciano
Caimi è stato chiesto di soffermarsi
sul contributo dei cattolici, e in particolare delle organizzazioni giovanili.
Completano il dossier testi sull’identità nazionale e sul ruolo dei credenti
nella vita del Paese riconducibili ad
Alcide De Gasperi, Primo Mazzolari,
Antonio Rosmini, Pietro Scoppola,
Luigi Sturzo. Nel 2011, afferma lo
stesso Truffelli, ricercatore di storia
delle dottrine politiche all’Università
di Parma e autore di numerosi saggi
sul movimento cattolico, gli italiani
“saranno invitati a sentirsi partecipi
delle celebrazioni in programma,
per trarre da esse un rinnovato
senso delle ragioni della convivenza
democratica nel Paese unito”.
Polemiche e
qualche silenzio
“Il percorso preparatorio delle
celebrazioni, che si è sviluppato nel
corso del 2010, non senza discussioni e malumori, è stato scandito
- osserva ancora Truffelli - da una
serie di importanti discorsi del presidente della Repubblica, ma anche
da diversi significativi interventi dei
vescovi italiani (soprattutto per voce
del presidente Bagnasco) e della
Santa Sede, affiancati da segnali di
benevola attenzione alla ricorrenza
da parte di associazioni e organi di
stampa del mondo cattolico italiano”.
La rivista ricorda che alla fine del
2010 il centocinquantesimo è stato
il tema del decimo Forum del progetto culturale della Chiesa italiana,
tenutosi a Roma dal 2 al 4 dicembre.
Accanto a tutto ciò, si sono tuttavia
registrate “difficoltà, polemiche,
momenti di impasse, silenzi imbarazzanti e smarcamenti strumentali
da parte di alcune aree culturali e
forze politiche”. Segno che l’Unità
nazionale non si può considerare
come un patrimonio universalmente
riconosciuto e condiviso.
Costruire il futuro
Un dossier della rivista “Dialoghi” dell’Ac
a cura di Gianni Borsa
Sulla linea di
Napolitano e del
cardinal Bagnasco
“Dialoghi” segnala come il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha ricordato “a tutti”, il
3 maggio 2010,“che le iniziative programmate per il 2011 non possono
p
artono, o più
esattamente
ri-partono da
Reggio Emilia
le celebrazioni dell’unità.
Lo scorso
anno il presidente della
Repubblica era a Genova e poi
a Marsala, per la spedizione dei
Mille, senza la quale l’Italia sarebbe oggi molto diversa da quella
che è. È stata, infatti, l’annessione
dell’ex regno delle Due Sicilie a
fare rapidamente chiudere ogni
apertura autonomistica, che pure
Cavour e i suoi più stretti collaboratori, Minghetti e Farini, due
emiliani, avevano solennemente
affermato nella primavera del
1860.
Dopo Reggio, città della bandiera
tricolore, nelle Romagne, a Forlì
e a Ravenna, il presidente della
Repubblica ha ribadito che tutta
l’Italia – Nord compreso, anzi, in
prima linea – abbia consapevolezza del contributo dato all’Unificazione, anche in questo caso Nord
compreso, anzi in prima linea.
E forse questo è uno dei punti
significativi di queste celebrazioni,
anche a proposito dell’attualità
politica. Si possono dare oggi le
condizioni per celebrare l’Unità,
superando il centralismo delle
emergenze e rilanciando un’articolazione pluralistica dello Stato.
Questo anniversario che si va ce-
essere considerate tempo perso e
denaro sprecato, ma fanno tutt’uno
con l’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi
a noi”. Affermazioni cui hanno fatto
“significativamente eco” nella stessa
occasione “le parole del cardinal Angelo Bagnasco, il quale ha invitato il
Paese a fare della celebrazione della
ricorrenza dell’Unità una felice occasione per un nuovo innamoramento
del nostro essere italiani, dentro
l’Europa unita e in un mondo più
equilibratamente globale”. Alberto
Monticone sottolinea fra l’altro che
“celebrare, se non è solo rifugio nel
già avvenuto, può essere modo di
essere e di crescere”. “Sono queste
le ragioni che ci spingono a proporre
un dossier dedicato al tema del 150°
dell’Unità”, puntualizza Truffelli: “La
consapevolezza dell’opportunità
che tale ricorrenza potrebbe rappresentare per il Paese, ma anche la
sensazione di una diffusa tendenza
a svalutarne il possibile significato”.
Il ruolo dei giovani
cattolici
Luciano Caimi si sofferma sull’associazionismo cattolico giovanile che,
a suo avviso, ha rappresentato, in questi 150 anni, un elemento importante
per la costruzione di una sensibilità
diffusa per il valore dell’unità nazionale. Il docente di storia della pedagogia
e dell’educazione alla Cattolica di
Brescia scrive: “Nel ripercorrere le
vicende delle associazioni giovanili
dopo l’Unità abbiamo potuto notare
la loro rilevanza entro il complesso
cammino della Chiesa e del cattolicesimo italiani. L’investimento su di esse
è risultato costante nel tempo. Se fra
Otto e Novecento la preoccupazione di tutelare le nuove generazioni
dagli influssi crescenti del laicismo
indusse il mondo cattolico a moltiplicare le energie educative anche nei
settori extra-scolastici, fu però con
il fascismo che la questione giovanile
s’impose agli occhi della Chiesa in
tutta la sua gravità”. Le associazioni
per la gioventù hanno rappresentato, secondo Caimi, “un elemento
rilevante nel tragitto della cattolicità
in Italia: senza la loro vitalità, l’intera
esperienza ecclesiale sarebbe rimasta
notevolmente depotenziata”.
Una sfida delicata
Memoria e futuro nelle parole di Napolitano
di Francesco Bonini
lebrando allora non sarà soltanto
un rito, ma rappresenta una sfida
per aiutare ad affrontare adegua-
tamente le opportunità e le incertezze del presente e del futuro.
Raccogliere positivamente questa
sfida comporta un giusto mix di
identità e di apertura. È necessario rievocare e approfondire la
storia dell’unificazione, accelerata,
a tratti sorprendente e, nello stesso tempo, ricordare che si tratta
di un processo aperto, dinamico.
Lo stato unitario, che è un valore
per tutti, deve aprirsi sia verso
l’“interno” con le realtà locali
e infra-statali, sia nel rapporto
“esterno”, comunitario e internazionale: quasi due federalismi paralleli, intorno alla realtà dell’Italia
“una e indivisibile”.
È una sfida delicata, perché gli
interessi settoriali, che pure è
necessario promuovere e tutelare, rischiano di far smarrire il
disegno d’insieme e consegnare,
come spesso ci è accaduto, l’Italia
e gli italiani al rischio dell’entropia,
che è come dire il rischio della
decadenza in un mondo dilatato.
Per questo bisogna stare lontani
da tutte le retoriche e cogliere
l’occasione delle celebrazioni per
discutere ed elaborare convincenti percorsi di unità e di responsabilità, per cui si può essere
ragionevolmente fiduciosi. A patto
di lavorare con spirito costruttivo,
tutti.
14 dall’italia
L’
ex presidente
brasiliano Luiz
Inàcio
Lula da
Silva,
negli
ultimi atti prima di passare la presidenza al successore, ha detto “no”
all’estradizione del terrorista Cesare Battisti, condannato all’ergastolo
per gli omicidi, compiuti tra il 1978
e il 1979, del maresciallo Antonio
Santoro, di Lino Sabbadin, macellaio
di Mestre, del gioielliere Pierluigi
Torregiani e dell’agente di polizia
Andrea Campagna. Mentre il nuovo
presidente Dilma Rousseff sembra
voler confermare la decisione presa dal suo predecessore, il ministro
degli esteri italiano Franco Frattini
ha annunciato il ricorso alla Corte
de L’Aja e da più parti si levano
proteste e inviti al boicottaggio.
Abbiamo chiesto sul tema il parere
di Riccardo Moro, esperto in questioni internazionali.
Il Brasile ha detto “no”
all’estradizione di Battisti.
Ora cosa può fare l’Italia?
“Vi è innanzitutto una via
giuridica che va esperita, come è
già stato annunciato. Si tratta di
una procedura di ricorso a fronte
della risposta negativa del Brasile.
L’ultima parola, però, resta al Paese
nel quale è il ricercato.Vi è poi una
strada politica: l’Italia ha richiamato
il proprio ambasciatore, modo per
segnalare, attraverso la diplomazia,
irritazione verso la decisione presa.
Poi c’è chi propone boicottaggi
economici e invita gli italiani emigrati in Brasile a protestare...”.
Potranno sortire qualche
effetto le azioni “di forza”?
“In teoria no, uno Stato difficilmente cambia le sue decisioni
per le proteste che provengono
dall’esterno. Tuttavia, in questo caso
c’è da considerare che la decisione
è stata assunta sotto la presidenza
Lula che ora ha terminato il suo
mandato. Il passaggio di testimone,
quindi, potrebbe essere l’occasione
per generare una decisione diversa.
Questo, d’altra parte, mi sembra
l’unico spazio politico percorribile
per un’azione di questo tipo”.
Il caso, d’altronde, prima
ancora che il rispetto di una
sentenza sembra richiamare
un giudizio politico...
“Mi pare che si stia facendo una
gazzarra senza motivo. Battisti ha
superato tutti i gradi di giudizio ed
è stato condannato, quindi dovrebbe finire in carcere. Detto questo,
non è un caso politico ma la vicenda personale di un criminale. Il clamore che si è sollevato mi sembra
fuori luogo, fa tornare a occuparsi
delle vicende degli anni Settanta in
maniera poco utile. Cesare Battisti
non è affatto una vittima politica:
l’Italia in quegli anni non è ricorsa
a una legislazione straordinaria ma
è uscita dal terrorismo grazie alla
risposta salda della società e delle
istituzioni. Mi preme piuttosto sottolineare come quella stagione sia
chiusa, e stanno nascendo cammini
di dialogo e riconciliazione tra i
protagonisti della lotta di quegli
anni e i familiari delle vittime: questo è un tesoro prezioso”.
Vita
La
n. 2 16 GENNAIO 2011
Caso Battisti
Una penosa
vicenda
A destra Cesare Battisti; sotto Dilma
Rousseff, nuovo Presidente del Brasile
Quale ruolo può avere
il diritto internazionale in
questa vicenda, che vede
contrapposti gli ordinamenti giuridici di Stati sovrani?
“È da anni che parliamo della
debolezza del diritto internazionale, a fronte di ordinamenti nazionali
robusti. Proprio per questo non riusciamo ad affrontare efficacemente le ingiustizie che si consumano
nel tempo della globalizzazione,
né può essere condotta con successo la lotta alla povertà, e pure
è difficile contrastare i reati fiscali
compiuti su scala internazionale.
Se riuscissimo a utilizzare questa
vicenda per una riflessione più
ampia su come irrobustire il diritto
internazionale e sui significati della
giustizia, della pena, della riconciliazione, allora sì che potremmo aver
acquisito da questa penosa vicenda
qualcosa di positivo”.
Diritto
internazionale e
“crimine nazionale”
di Francesco Rossi
l
a crisi economica, il debito pubblico, il lavoro
e la riforma del welfare,
il ruolo del sindacato,
il futuro della famiglia.
All’inizio del nuovo
anno abbiamo chiesto
all’economista Stefano
Zamagni di tracciare un bilancio
economico-sociale del 2010 e illustrare le sfide che ci attendono.
Quale bilancio si può
trarre dell’anno che si è
chiuso? La crisi ce la siamo davvero lasciata alle
spalle?
“Il 2010, rispetto alla crisi economica, rappresenta il punto più
basso della curva: dal 2011 tutti
gli indicatori lasciano intendere
che ci sarà una ripresa dell’economia e la stabilizzazione delle
partite che riguardano i privati
e le banche. Rimangono aperti però tre problemi. Il primo
è relativo al debito pubblico:
mentre per i debiti di banche e
famiglie lo scorso anno ha visto
chiudere la fase acuta della crisi,
per quanto riguarda il debito
pubblico questo è stato proprio
l’anno dell’esplosione, con la
Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la
Spagna, e in una certa misura
pure l’Italia. Altro punto aperto
riguarda l’occupazione, la cui caduta prima si pensava legata alla
crisi finanziaria, mentre il 2010
ha mostrato che vi è alla base un
fattore strutturale: all’epoca della
terza rivoluzione industriale si è
messo in moto un modello di sviluppo jobless growth, di crescita
senza lavoro, dove l’aumento del
Pil non trascina un incremento
dell’occupazione. Terza questione:
è entrato in crisi il vecchio modello di welfare state”.
La crisi del welfare è legata a una dimensione economica?
“No, non dipende dalla crisi
Economia e società
Le sfide del 2011
Tra bilanci e prospettive: intervista con Stefano Zamagni
finanziaria, quanto piuttosto dal
fatto che è venuto a mancare il
sostrato filosofico-politico. Nel
2010 si può dire che è cessato il
modello assistenzialistico/paternalistico del welfare; il 2011 vedrà al
centro la tematica del nuovo welfare, proponendo modelli completamente differenti rispetto alla
fornitura dei servizi alla persona
nei diversi ambiti: la sanità, l’assistenza, l’educazione e così via”.
Che futuro attende quei
lavoratori che vivono situazioni di crisi o hanno
perso il lavoro?
“Il futuro dipende dalla capacità
di reazione della classe politica,
ma soprattutto della società
civile. I posti di lavoro mancano
nel settore capitalistico dell’economia, non in assoluto. Il settore
capitalistico - ossia le imprese che
devono competere sui mercati
globali - non può occupare più del
70-75% della forza lavoro. E non
è possibile dare una prospettiva
lavorativa al restante 25-30% attraverso lavori fittizi o cercando
d’impietosire le imprese capitalistiche ad assumere quando non
ne hanno bisogno. È lavoro ogni
attività che crea valore aggiunto,
non solo il posto in fabbrica o in
ufficio. Bisogna pertanto dar vita a
nuove tipologie d’impresa che abbiano la possibilità di creare posti
di lavoro per attività che producono servizi alla persona. Il nuovo
welfare, in tal senso, è anche un
modo per creare occupazione”.
Proprio negli ultimi giorni
dell’anno è finita sui gior-
nali la vicenda del nuovo
contratto per i dipendenti
dello stabilimento Fiat di
Pomigliano…
“La Fiat è un’impresa capitalistica, deve competere sul mercato
internazionale e, con questo
contratto, dice ai sindacati che,
se non viene accettato un nuovo
modello di relazioni industriali, tra
pochi anni sarà costretta a chiudere. Magari si può discutere del
modo con cui Sergio Marchionne
si è relazionato con le parti, ma la
sostanza non cambia… Altri Paesi
occidentali, come la Germania,
questo nodo lo hanno già affrontato da tempo”.
Forse il 2011 vedrà anche
un punto di svolta nella
riflessione sul ruolo del
sindacato?
“Sì, a seguito di questi fatti ci sarà
un grande dibattito sul ruolo del
sindacato. Esso è nato in epoca
fordista, un’epoca storica oggi
passata. Come tutti gli altri soggetti della società hanno dovuto
modificare il loro modo di pensare e le strategie conseguenti,
così pure il sindacato dovrà fare
altrettanto. È conservatore chi
non prende atto che la storia va
avanti e mutano le condizioni. Se
nel recente passato ci fosse stata
un’operazione culturale potata
avanti dal governo, dagli intellettuali, dalle varie espressioni della
società civile, oggi non saremmo a
questo punto di conflitto. Bisogna
spiegare le cose alla gente, far
capire che quanto è successo in
Italia nel 2010 altrove è avvenuto
anni fa”.
Si parla di rincari per le famiglie, mentre a novembre
vi è stata la Conferenza
di Milano nella quale sono
state ancora una volta annunciate politiche familiari… Il 2011 cosa riserva per
la famiglia?
“Questo sarà l’anno di preparazione del settimo raduno
mondiale delle famiglie, voluto
dal Papa a Milano nel maggio
2012 sul tema ‘Famiglia: lavoro e
festa’. La grande questione che
Benedetto XVI ha voluto mettere
al centro è la conciliazione dei
tempi del lavoro con quelli della
vita familiare. Ecco, se il 2011 riuscisse ad avviare una riflessione in
tal senso sarebbe un successo. Lì
è il vero problema della famiglia,
le altre sono solo conseguenze.
Dobbiamo fare in modo che la
vita familiare sia compatibile con
la possibilità di lavorare e viceversa. Se davvero vogliamo salvare
la famiglia dobbiamo trovare una
conciliazione dei tempi. Ma per
far questo bisogna scoperchiare
antiche retoriche e grandi ipocrisie di quanti piangono sulla
famiglia, ma non fanno nulla per
rilanciarla”.
Vita
La
L
a variante russa
della crisi
finanziaria
è il crollo
delle città
monoindustriali, quelle la cui economia è
legata ad un’unica produzione,
e l’agonia di alcune regioni
che –prive delle risorse del
governo federale come il
fondo petrolifero e le riserve
monetarie– non riescono
a garantire buona parte dei
servizi sociali, vitali per la
popolazione: sanità, scuola,
servizi urbani.
La crisi ha duramente
colpito la Russia: calo della
produzione industriale e del
prodotto interno lordo, riduzioni salariali e aumento
della disoccupazione. Ma i
suoi effetti sono molto diversi
secondo città e regioni, e il
Cremlino cerca di contenere
il malcontento.
È il caso di Pikalevo, cittadina della regione di San
Pietroburgo, dove sono stati
chiusi tutti gli stabilimenti
produttivi lasciando senza
lavoro i quattromila abitanti
della città: la rivolta dei cittadini a seguito della chiusura
della centrale termica, e l’intervento di Vladimir Putin,
capo del governo russo, che
ha minacciato di nazionalizzare le industrie hanno
portato alla luce quello che gli
osservatori chiamano “il peso
determinante della mano
pubblica sulla vita economica”.
“Questa specificità ha
conseguenze immense –spiega lo studioso Jean Sabate– rivela uno stato d’animo incline
al controllo della società da
d
al Sud
del
mondo e
dall’Africa in
particolare
arrivano, in questi giorni,
notizie drammatiche: dai
trecento ostaggi eritrei ancora nelle mani dei beduini
nel Sinai agli scontri tra
musulmani e cristiani che
hanno sconvolto la Nigeria
durante il Natale. Per riflettere sul ruolo dell’informazione nei confronti del continente africano e dei Paesi
emergenti abbiamo parlato
con don Fabio Pasqualetti,
docente di comunicazione
e sviluppo all’Università
Pontificia Salesiana.
Solo eventi drammatici riescono a destare
l’attenzione dei media per l’Africa?
“La problematica riguarda buona parte del Sud
del mondo di cui non si
sente parlare. Il fenomeno
deve essere inquadrato
all’interno di un’analisi del
sistema mediatico troppo
dipendente dal fattore economico. Già Noam Chomsky sosteneva, alcuni anni
fa, che i media servono a
16 GENNAIO 2011
n. 2
L’agonia delle Regioni russe
dall’estero
Dal Cremlino
un freno al malcontento
A rischio buona parte dei servizi
sociali, dalla sanità alla scuola,
ai servizi urbani
di Angela Carusone
parte del potere, ed è questa
una delle cause della lentezza
delle modernizzazioni, del
blocco delle piccole e medie
imprese e della corruzione
generalizzata”.
Ma la variante russa della
crisi mostra i suoi effetti anche
in realtà molto diverse e, per
certi versi, antitetiche. Così
Vladivostok, quella che i Russi
chiamano “il nostro Corno
d’Oro”, aperto con i suoi
porti militari e commerciali sul
cosiddetto Bosforo d’oriente,
si trova ad essere, assieme alla
regione circostante Primorskii
Krai, la città più mafiosa e più
corrotta della Russia.
Seicentomila abitanti,
all’estremità di una penisola
lunga trenta chilometri con
non più di due vie di accesso,
Vladivostok ha sempre rappresentato la porta d’accesso
orientale della Russia, quasi
una capitale dell’est, con vaste ambizioni commerciali e
immobiliari. Ambizioni che si
incrociano con una politica
migratoria ostile: a dispetto
dei dibattiti sul pericolo giallo,
ampiamente alimentati dalla
stampa e dai responsabili
locali che ne hanno fatto più
volte argomento elettorale,
attualmente si contano meno
asiatici che nei primi anni del
1900, o a Mosca oggi.
È vero che la città fino al
1992 era vietata agli stranieri,
e godeva di norma speciali
di approvvigionamento che
ne facevano un luogo relaDmitry Medvedev,
Presidente della Russia
tivamente privilegiato. Ma è
altrettanto vero che oggi non
riesce ad approfittare della
sua posizione strategica per
rilanciare la propria economia.
Le sue ambizioni politiche
la vedranno protagonista,
nel 2012, del vertice della
Cooperazione economica
Asia-Pacifico (Apec), quando
ospiterà l’evento che, per la
prima volta, è stato aperto
alla Russia. “Il Cremlino è
deciso a farne una tappa importante della sua strategia
asiatica –sottolinea Sabate– e
l’attuale governatore ha colto
la palla al balzo proponendo
un enorme programma di
grandi lavori infrastrutturali
destinato, secondo i dirigenti
regionali, a fare di Vladivostok
la Vancouver russa”: un tunnel
e due ponti giganti, uno sul
Corno D’Oro e l’altro destinato a collegare il continente
alla grande isola Russkij, più a
sud, dall’altra parte del Bosforo orientale. Solo che questa
isola è praticamente disabitata: con pochi insediamenti
militari fatiscenti è una vera
cuccagna per gli speculatori. Il
progetto ha quindi scatenato
la stampa che ha parlato di
ponte verso ‘nikuda’, il vuoto.
Che ci sia necessità di
infrastrutture lo ha detto
lo stesso presidente russo
Dmitri Medvedev:Vladivostok,
ha affermato,“è una magnifica
città, molto bella ma massa-
Africa e sud del mondo
Solo quando c’è tragedia?
Informazione e opinione pubblica
chiuse nel localismo nonostante Internet
di Riccardo Benotti
vendere audience ai pubblicitari. Nell’attuale scenario
di globalizzazione, al quale si
contrappongono fenomeni
di localizzazione emersi con
veemenza a partire dagli
anni ‘80, è evidente che la
comunicazione diventa per
alcuni aspetti provinciale. Lo
vediamo soprattutto in Itala.
Siamo inseriti in un contesto culturale consumistico
assai centrato sulla soddisfazione dell’io. E allora
che coinvolgimento ci può
essere, da parte di un italiano, ad interessarsi del resto
del mondo? Si tratta di un
problema educativo e culturale. Tanto più che, in questi
ultimi vent’anni, il modo
prevalente con cui abbiamo
sentito parlare degli altri è
di tipo discriminante: non
a caso li chiamiamo ‘extracomunitari’, identificandoli
così al di fuori della nostra
comunità”.
Si avverte una difficol-
tà di accesso ai grandi
canali d’informazione
per le notizie provenienti dal Sud del
mondo…
“Il paradosso è che oggi, in
realtà, abbiamo a disposizione tanti strumenti per
informarci. Una tecnologia
come Internet permette di
accedere a numerose fonti,
ufficiali e non. Ma in quanti
lo fanno? E per quale motivo si dovrebbe fare se non
si ha una sensibilità di tipo
globale? Istituzioni, televisioni e servizi pubblici dovrebbero fare qualcosa di più”.
I mass media utilizzano pesi e misure diverse in base ai Paesi?
“L’Africa è un continente
più abbandonato rispetto ad altri. Per secoli è
stata terra di conquista.
Un processo che non si è
mai concluso se si pensa
che, soprattutto dopo la
fine della Guerra Fredda,
è subentrata una nuova
forma di colonizzazione ad
opera delle multinazionali.
Corruzione dei governi
locali e sfruttamento del
territorio hanno portato
il continente allo sbando.
Oggi, ad esempio, sembra
che la Cina stia aiutando
l’Africa ma in realtà sta solo
proseguendo quest’opera
di sfruttamento. Di tutto
questo se ne sente parlare
pochissimo. Se ne ha notizia
quando succede qualcosa
di estremamente grave
che suscita l’attenzione del
palcoscenico internazionale
ma la copertura dei media
dura tanto quanto interessa
all’Occidente. È significativo
il caso di Sakineh, la donna
iraniana condannata a morte. Bene la mobilitazione
internazionale ma perché
soltanto sull’Iran? Anche in
altri Stati mediorientali e
non, tante donne vengono
condanne a morte”.
crata: non ci sono nemmeno
normali condutture e tutto è
vecchio e pericolante”. Ma il
Cremlino, come le autorità locali, non sembra riuscire a cogliere le vere opportunità per
questa regione. Così, i provvedimenti contro l’esportazione
di rottami e di legno grezzo, e
il rafforzamento del controllo
della produzione ittica hanno ulteriormente indebolito
un’attivitàeconomica resta
già fragile dalla politica economica centrale, e rafforzato
presso la popolazione l’idea
che Mosca si disinteressi
dell’Estremo Oriente russo.
“La popolazione, quindi –rileva Sabate– reagisce
andandosene: le percentuali
di emigrazione verso altre
regioni del Paese hanno raggiunto livelli record, e la stessa
città di Vladivostok continua a
perdere abitanti”.
A riprova di tutto ciò,
un rapporto di Viktor Larin,
direttore dell’Istituto di storia
di Vladivostok: alla domanda
su quali sono le principali
minacce contro gli interessi
della Russia e dei suoi territori dell’estremo oriente, in
un sondaggio gli abitanti della
regione hanno risposto per il
47 per cento “la cattiva politica di Mosca”, e solo il 27 per
cento ha indicato “la potenza
militare cinese” e il 26 per
cento “l’egemonia americana”.
Quali strategie si
possono adottare per
rendere l’opinione
pubblica più informata su tematiche così
importanti?
“L’opinione pubblica si forma ancora prevalentemente con i media elettronici
tradizionali e buona parte
viene costruita attraverso
la televisione o la radio.
Per cambiare la situazione,
lo sforzo più grande deve
essere compiuto dalle
istituzioni educative. La
scuola è chiamata a educare in nome del pluralismo
culturale con attenzione
particolare agli altri, non
solo nel momento in cui
questi diventano pericolo
ma come riconoscimento
del prossimo in quanto ricchezza e possibilità di crescita in un pluralità di identità. Poi sono necessarie
scelte di programmazione.
Bisognerebbe mettere in
discussione un certo modo
di gestire i media: se questi hanno come obiettivo
primario il guadagno, programmi culturali di qualità
non sempre trovano spazio.
Sarebbe importante, invece,
puntare più sulla riflessione
che sull’audience”.
15
Dal mondo
Aiuti ai paesi
poveri
La Banca mondiale ha stabilito nel dicembre scorso
di procedere nella raccolta
di 49,3 miliardi di dollari e,
di seguito (2011‑2014), distribuire la somma “a zero
interessi” ai paesi poveri;
si tratta di un programma
di lavoro il cui scopo è
quello di donare aiuti finanziari, così da affrontare
e superare le varie crisi
locali. Le nazioni donatrici
si incontrano a Bruxelles
ogni triennio; dopo il precedente vertice tenutosi
nel 2007, l’istituto della
Banca mondiale ha rastrellato 41,7 miliardi di dollari,
cifra impiegata per attuare
progetti destinati a sollevare finanziariamente i paesi
più poveri fino al giugno
del 2011.
Chavez
e la famiglia
Dopo dodici anni di governo, il presidente venezuelano Hugo Chavez gode
ancora di vasto appoggio
popolare, soprattutto nelle
classi più umili. La sua figura potrebbe miseramente
decadere nel caso in cui
si rilevassero veritiere le
indiscrezioni pubblicate
dal giornale messicano “La
Razon”, secondo il quale la
famiglia Chavez disporrebbe di conti bancari, per una
cifra di 137 milioni di dollari, negli Stati Uniti; la somma, precisa il quotidiano,
apparterrebbe alla madre e
a fratelli del leader. Lo stile
di vita dei familiari, aggiunge “La Razon”, contraddice
la retorica anticapitalista
del presidente Chavez.
Dall’Afgha-
nistan
Nell’Afghanistan ferito dallo scontro civile, Sky Tg24
ha deciso di impiantare
un centro per raccontare
quotidianamente i risultati
dell’impegno della missione
di pace, voluta dal concerto delle nazioni. Diretto
da Emilio Carelli, il canale
“all news” è dotato di un
ufficio la cui sede è ad
Herat, laddove ha spazio la
principale base del continente militare italiano con
la brigata alpina “Taurinense”. Con collegamenti in
diretta, servizi, interviste e
reportage, la trasmissione
intitolata “Herat, Italia‑Oggi
in Afghanistan” è uno
strumento ulteriore di approfondimento della conoscenza della terra asiatica.
16 musica e spettacolo
s
ilvio Muccino
torna al cinema, di nuovo
da regista e
di nuovo con
la collaborazione di Carla
Vangelista. Come per il suo
film di esordio, infatti, “Parlami d’amore”, il giovane attore, sceneggiatore e regista
romano ha scelto un libro
della scrittrice e ha deciso di
adattarlo sul grande schermo.
Un altro mondo, dunque, è
la trasposizione di un testo
scritto da un’altra persona,
ma sembra proprio che in
questa storia Muccino abbia
trovato temi che gli stanno
a cuore e che calzano a pennello alla sua personalità. La
caratteristica dei film di Silvio
Muccino, almeno per ora, infatti, è quella di assistere a una
perfetta identificazione tra la
storia del protagonista, interpretato sempre da Muccino,
e il vero Muccino: il cinema,
dunque, come espressione
personale, strumento per
raccontarsi, capirsi e magari
trasmettere qualche idea a
chi può ritrovarsi nelle vicende raccontate dal Muccino
personaggio-persona. È un
c
aro anno
nuovo,
dato che
in questi
giorni siamo tutti
pieni di buoni propositi, auspici e auguri, ci permettiamo anche noi di chiederti
alcuni “regali” per il 2011
mediatico che ci aspetta.
Vorremmo che l’informazione tornasse a essere
quello che dovrebbe per
sua stessa natura: un servizio per la collettività, utile a
conoscere quello che succede nel mondo intorno a
noi nella maniera più possibile realistica e veritiera.
Non, come invece spesso è,
una gara a chi la spara più
grossa in termini di sensazionalismo, per attirare una
maggior quantità di pubblico rispetto alla concorrenza. Ci piacerebbe che i
giornalisti ricominciassero
a fare inchieste di prima
mano, che i telegiornali
non fossero così fortemente orientati politicamente
come sono, che le immagini
delle trasmissioni giornalistiche fossero coerenti con
le parole e non puramente
spettacolari.
Non vorremmo più vedere
salotti televisivi falsamente
travestiti da trasmissioni di
approfondimento informativo, in cui si fomentano le
risse per guadagnare qualche punto di “share”.Vorremmo che i conduttori
fossero capaci di gestire le
argomentazioni e i turni di
parola degli ospiti in maniera da facilitare la comprensione agli spettatori. Ci
piacerebbe che nelle trasmissioni d’intrattenimento
la presenza femminile non
fosse ridotta strumental-
n. 2
Cinema
Un cammino
impervio
“Un altro mondo” di Silvio Muccino
di Paola Dalla Torre
cammino impervio quello
scelto da Muccino, perché se
è vero che, come dicevano gli
autori della Nouvelle Vague, il
cinema dev’essere personale,
autobiografico e deve parlare
sempre del suo autore, allo
stesso tempo deve essere in
grado di farlo attraverso uno
stile riconoscibile, deve saper
cioè costruire un linguaggio
adeguato che renda poi quella
storia così personale una
storia più universale e quasi
impersonale, rivolgibile agli
uomini di ogni latitudine e di
ogni tempo. Il Muccino regista, pur nella sincerità e nella
forza di questa che si esprime
in ogni fotogramma dei suoi
film, ancora non è riuscito a
costruire questo stile capace
di far sì che un film possa
diventare un oggetto artistico capace di dire qualcosa
di rilevante con un’estetica
altrettanto rilevante. Comunque bisogna riconoscere
al giovane regista una foga
creativa non indifferente che,
a suo modo, coinvolge nelle
storie che racconta. Questa
volta racconta la storia di
un giovane rampollo della
borghesia romana, che non
deve lavorare per vivere e
viene sostenuto da una madre
fredda e distante, mentre il
padre lo ha abbandonato da
piccolo. Un ragazzo che pensa
solo a divertirsi, senza farsi
troppo domande, vivendo
tutto superficialmente, anche
il rapporto con la ragazza
con cui convive. Nessuna
domanda, nessun impegno
Mass media e dintorni
Lettera all’anno
nuovo
Ciò che vorremmo e ciò che non vorremmo nel 2011
di Marco Deriu
mente alla vetusta connotazione della donna oggetto,
ma che ci fossero davvero
pari opportunità anche nei
ruoli televisivi.
Saremmo contenti se i
giornali rinunciassero a fare
soltanto gli interessi politici
o economici dell’editore e
recuperassero quella funzione di “cane da guardia”
nei confronti del potere
che dovrebbe essere propria del giornalismo, senza
censure e, soprattutto, senza autocensure ancora più
deleterie. Non vorremmo
più vedere prime pagine o
testate intere usate come
manganelli per gettare fango sugli avversari politici,
veri o presunti, dell’editore
o dello schieramento politico di riferimento; anche i
professionisti che lavorano
in questi giornali sono tenuti a rispettare il contratto di categoria e la Carta
dei doveri del giornalista,
che sanciscono la loro indipendenza per un servizio
a esclusivo beneficio dei
lettori.
In caso di catastrofi naturali
o di eventi tragici, non vorremmo più vedere l’assalto
di giornalisti-avvoltoi ai
malcapitati di turno, né sentire più domande insulse
come “Che cosa prova in
questo momento”, oppure
“Come vuole ricordare suo
figlio, morto così tragica-
mente?”. Ci piacerebbe che
l’intimità e la privacy delle
persone, già fortemente a
rischio in situazioni simili,
non fossero ulteriormente
violate dalla cinica ricerca
di un’emotività a basso
costo da sbattere in faccia
al pubblico per attirarne
l’attenzione.
Saremmo contenti se la
politica fosse raccontata
con l’intento di far capire ai
destinatari la reale posta in
gioco, le diverse posizioni
sul tema e i contenuti specifici degli argomenti oggetto di dibattito, dal federalismo alla finanziaria, dall’effettiva portata della riforma
universitaria alle problematiche dell’occupazione, dalla
gestione della questione
rifiuti – inappropriatamente
definita “emergenza” – alle
politiche di sostegno attivo
alle famiglie.
Non ci stracceremo le vesti
se programmi televisivi
come “Grande fratello”
o “L’isola dei famosi” –
tanto per citarne due a
caso – avendo ormai fatto
ampiamente il loro tempo,
saranno definitivamente archiviati in favore di qualche
proposta di livello culturale
e sociale un po’ più degno,
che il pubblico televisivo
non soltanto si merita, ma
si aspetta e ha più volte
mostrato di apprezzare.
Al cinema, ci piacerebbe
vedere film realizzati da
bravi registi italiani con
altrettanto bravi attori italiani, capaci di far riflettere
ed eventualmente anche di
far sorridere. In testa alle
pellicole più viste troveremmo volentieri qualcuna
di queste, invece che i soliti cinepanettoni che tutti
criticano a parole ma che
poi, chissà perché, riescono
puntualmente a sbancare i
botteghini delle sale cinematografiche.
Vorremmo che internet
fosse utilizzato per veicolare contenuti interessanti
che magari non trovano
posto negli altri media per
limiti di tempo e di spazio,
ma che in rete si potrebbero sviscerare a dovere
nell’interesse di tutti. Ci
piacerebbe che nel web
i siti più frequentati non
fossero i social network
o quelli con contenuti
proibiti, ma piuttosto quelli
capaci di spiegare il mondo
meglio di altri.
Insomma, caro anno nuovo,
abbiamo tratteggiato qui
un panorama mediatico agli
antipodi rispetto all’esistente. Ma ci sia concesso, una
volta all’anno, un piccolo
volo pindarico all’insegna
dell’utopia. Tanto, per riportarci subito con i piedi per
terra i mezzi di comunicazione non si fanno certamente pregare...
Vita
La
16 GENNAIO2011
serio. Questa vita che sembra
dorata (perché, in realtà, negli
occhi del ragazzo è palpabile
l’insoddisfazione di chi ha tutto l’inessenziale ma non riesce
ad avere, invece, solo l’essenziale) cambia completamente
quando nella vita del ragazzo
entra un fratellino africano
che il padre, appena morto,
gli ha lasciato in affidamento dall’Africa. L’incontro col
bambino e anche con l’Africa
cambieranno completamente
il giovane, naturalmente dopo
un iniziale rifiuto. La sua vita
cambierà per sempre e scoprirà, forse, cosa vuol dire
finalmente la felicità. Un film,
dunque, che parla di un giovane immaturo che scopre o,
sarebbe meglio dire, riscopre
il valore dei sentimenti, delle
emozioni, della comunicazione, della famiglia, degli affetti.
E cresce, cambia, inizia a farsi
domande non scontate e a
cercare risposte. In questo
senso il film parla certamente
di Muccino e di un percorso personale che lui stesso
sembra aver compiuto, ma è
in grado anche di parlare a
tanti giovani contemporanei.
Giovani disorientati che non
vorrebbero porsi domande,
ma che invece sono in grado di
farsele e soprattutto che sono
alla ricerca di qualcos’altro
rispetto alle loro vite dorate.
E che capiscono, nel fondo, che
bisogna tornare a certi valori
se ci si vuole avvicinare alla
felicità. In questo senso il film
di Muccino, nonostante alcune
banalizzazioni, ci porta a interrogarci su quali sono le cose
per cui vale la pena di vivere
e su come ognuno di noi dovrebbe compiere un cammino
personale per migliorarsi e
trovare la propria strada.
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