Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 - 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia LaVita G I O R N A L E C A T T O L I C O Ricominciamo da capo “ Il permanente stato di crisi dell’Italia trova una profonda e continua eco nella nostra quotidiana di vescovi. Le comunità cristiane ci chiedono di parlarne, secondo le nostre specifiche responsabilità: chiedono da noi una parola di chiarezza e gesti concreti di speranza. Per questo esprimiamo ancora il nostro pensiero, provocati dalla situazione attuale. Vogliamo dare fin dall’inizio alle nostre considerazioni una coerente ispirazione evangelica. Dal Vangelo, infatti, e da una tensione permanente verso il Signore Gesù Cristo, i cristiani traggono il lume e il sostegno essenziale per le loro attività nel paese e per interpretarne la realtà”. Parole che hanno esattamente venti anni, scritte nel 1981 dai vescovi italiani all’inizio di un documento ammirato da tutti e che, nonostante tutto, mostra ancora intatta la sua validità e attualità. Il titolo era La chiesa italiana e le prospettive del paese, a giudizio di chi scrive uno dei migliori documenti dedicato al tema dal nostro episcopato. Farebbero bene a rileggerlo anche gli attuali preposti alle sorti della chiese italiane perché esso ha ancora molte cose da insegnare a tutti, cominciando esattamente da loro. Siamo agli ultimi anni prima della svolta che cambiò lo stile e l’approccio della chiesa gerarchica ai problemi politico-sociali del nostro paese. Fa bene a tutti ritornare a quel linguaggio e a quelle impostazioni, di cui si è perduto un po’ la traccia da quegli anni ormai lontani. Come si avverte anche dalla citazione riportata, il linguaggio è in linea perfetta con gli insegnamenti del concilio Vaticano II. I vescovi in tutte le pagine del documento intendono parlare dal loro punto di vista, cioè da vescovi e non da politici. Si riaffermano i principi del pensiero sociale della chiesa senza entrare nelle specifiche soluzioni pratiche, che di per sé appartengono direttamente ai laici. Se la crisi è anzitutto di carattere morale, è a questo livello che essa deve essere trattata. Allora come oggi. E’ così che al centro del documento sta il richiamo generale e un nuovo stile di vita, che metta al primo posto i valori del Vangelo e che privilegi nella considerazione e nell’impostazione del lavoro futuro gli “ultimi”. Gli ultimi collocati al primo posto all’interno della comunità cristiana, come ci ricorda a ogni pie’ sospinto il Vangelo. “Con gli ultimi e con gli emarginati, potremo tutti recuperare un genere diverso di vita. Demoliremo, anzitutto, gli idoli che ci siamo costruiti: denaro, potere, consumo, spreco, tendenza a vivere al di sopra delle nostre possibilità. Riscopriamo poi i valori del bene comune: della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della corresponsabilità. Ritroveremo fiducia nel progettare insieme il domani, sulla linea di una pacifica convivenza interna e di una aperta cooperazione in Europa e nel mondo. E avremo forza di affrontare i sacrifici necessari, con un nuovo gusto di vivere”. Leggendo queste pagine, gli storici futuri potrebbero anche pensare che i freschi pensieri ivi enunciati abbiano realmente cambiato il volto della società, almeno per quanto riguarda la mentalità e l’opera del diretto destinatario, che è il popolo cristiano. Errore. Le cose sono effettivamente cambiate, ma in peggio. L’emergenza degli pseudovalori allora denunciati è continuata a ritmo accelerato, fino quasi a fare piazza pulita dei veri valori enunciati nel testo con tanta precisione e convinzione. L’inimicus homo ha continuato imperterrito la sua opera di struggitrice e il popolo cristiano, nella sua stragrande maggioranza, ha continuato i suoi sonni beati. Così si perdono i treni della storia e si tradiscono incautamente i segni dei tempi, attraverso i quali lo Spirito Santo sollecita l’attenzione e l’opera del popolo cristiano. Ma il vecchio documento contiene anche delle indicazioni di metodo particolarmente adatte ai nostri giorni, alla situazione più o meno disastrosa che si è venuta a determinare per passaggi di carattere storico e per pigrizia di coloro che erano anzitutto chiamati in causa. A ricordarcelo è stato recentemente un contributo di “Aggiornamenti sociali”, una rivista che ha attraversato l’intero nostro tempo con la coerenza dei principi e la fedeltà alle grandi intuizioni conciliari e post-conciliari. E’ a questo richiamo che si ispira il titolo di questo editoriale. Ricominciamo daccapo. Ricominciare daccapo significa partire dal basso: “Si parte dalle realtà locali, dal territorio. E si è partecipi delle sorti della vita e dei problemi del comune, delle circoscrizioni e del quartiere: la scuola, i servizi sanitari, l’assistenza, l’amministrazione civica, la cultura locale. Ci si apre poi alla struttura regionale, alla quale sono oggi riconosciute molte competenze di legislazione e di programmazione… E’ sbagliato, infatti, contare solo sui tentativi di rifondazione o di riforma che vengono dai vertici della cultura ufficiale e della politica”. E’ in questi luoghi “minori” che bisogna assicurare la presenza. L’unica cosa da fare è chiarirsi in precedenza le idee. Giordano Frosini T O S C A N O 2 Anno 114 DOMENICA 16 GENNAIO 2011 e1,10 1,10 e Vengono alla luce soltanto ora per i fatti incresciosi accaduti ad Alessandria d’Egitto, ma i copti costituiscono la più numerosa delle antiche chiese d’Oriente che si staccarono dalla chiesa di Roma dopo il concilio di Calcedonia nel 451 PAGINA 2 Benedetto XVI rinnova l’atto ecumenico di Giovanni Paolo II Ad Assisi si terrà presto il secondo incontro interreligioso nella città di San Francesco Pagina 4 150° anniversario dell’Unità d’Italia Sono cominciate le celebrazioni, ma anche le polemiche Pagina 13 Morire di carcere nel 2010 I suicidi nelle carceri italiane sono in continuo aumento. Urgono provvedimenti radicali a livello strutturale Pagina 6 L’agonia delle ReGIONI RUSSE Dal Cremlino un freno al malcontento. A rischio buona parte dei servizi sociali, dalla sanità alla scuola, ai servizi urbani Pagina 15 Centro culturale Maritain Il 20 gennaio il professor Giorgio Mazzanti presenta il recente libro di Edi Natali dedicato alla figura di Madeleine Delbrêl Pagina 7 noTIZIE DALLA DIOCESI E DAL TERRITORIO PAGINE 7-12 2 primo piano I l nome “Copti” designa oggi i cristiani d’Egitto in opposizione ai musulmani; anticamente erano gli indigeni egiziani in opposizione ai greci. A questa distinzione etnologica e linguistica se ne aggiunse una della massima importanza: quella religiosa, allorché gli egiziani evangelizzati, secondo la tradizione dell’evangelista S. Marco, 1° vescovo di Alessandria – respinsero le decisioni del concilio di Calcedonia (451) e passarono in massa al monofisismo, il che, staccandoli così da Roma come da Bisanzio, non fece che abbandonarli indifesi all’oppressione musulmana. Se dopo l’invasione araba i copti godetterno dapprima dei vantaggi della soppressione della chiesa ufficiale melchita, presto divennero oggetto di assimilazione violenta –prima linguistica e poi religiosa– da parte dei musulmani: depressa ed avvilita, la chiesa copta si ridusse ad uno stato miserevole di ignoranza e di inerzia, e perdette a poco a poco la maggior parte dei suoi membri. Agli antichi errori monofisiti ne hanno aggiunti altri: invalidità del Battesimo conferito da un laico; dispensa dei diaconi e dei sacerdoti dalla confessione; carattere sacerdotale non indelebile, ecc. In tutto –compresi quella della Nubia e dell’Etiopia- oggi i Copti sono circa 10 milioni, e tra essi fanno proseliti non rari il cattolicesimo e il protestantesimo. Una piccola frazione è unita alla chiesa cattolica fin dai tempi del concilio di Firenze (1438-42); un altro gruppo cattolico si formò nel 1741 quando il vescovo copto Atanasio di Gerusalemme si convertì ed intorno a lui si radunarono altri preti e laici. La dichiarazione congiunta tra Paolo VI e il Patriarca Shenouda III Negli ultimi anni il dialogo con la Chiesa copta ha ottenuto, nel campo teologico, dei risultati significativi che ricordiamo qui brevemente. Dal 4 al 10 maggio 1973, il Patriarca copto Shenouda III rese visita a Papa Paolo VI e alla Chiesa di Roma. L’incontro fu siglato dalla pubblicazione di una dichiarazione comune dei capi delle due Chiese, nella quale essi professano la loro fede nel mistero di Cristo. Proprio su questo aspetto della dottrina erano sorti in passato dei malintesi, ai quali si era in seguito cercato di attribuire delle ragioni teologiche n. 2 16 GENNAIO 2011 Un’informazione utile Chi sono i cristiani copti? I cristiani copti appartengono alle antiche chiese d’oriente, che non accettarono le definizioni del concilio di Calcedonia (città collocata di fronte a Costantinopoli) del 451, che sostanzialmente concluse le dispute intorno al mistero cristologico. La loro tesi fu allora quella del monofisismo: non due nature e una persona in Cristo, ma semplicemente una sola persona, quella divina, e una sola natura, ancora quella divina. Collegati ai copti dell’Egitto sono anche i cristiani etiopici, che, fra le antiche chiese d’oriente rimangono la confessione quantitativamente più numerosa. Un accordo del patriarca Shenouda III con il Papa Paolo VI ha cambiato il rapporto della chiesa copta con la chiesa cattolica. Ma forse l’ultima chiarezza non è stata ancora raggiunta che hanno fatto sorgere delle differenze, aggravate a loro volta come già accennato, da fattori non teologici. Furono accusati a quel tempo di “monofisismo” tutti coloro che avevano rifiutato il Concilio di Calcedonia, e fino a pochi anni or sono veniva ancora utilizzata l’espressione “Chiese monofisite”. Oggi si è concordi nel ritenere che le varie Chiese hanno avuto modi diversi, dovuti alle differenze di lingua e di cultura, di affrontare il mistero cristiano ed in particolar modo la questione dell’unità di Cristo vero Dio e vero Uomo; si ritiene reciprocamente che sia questa l’origine dei malintesi. Già nel 1951, nell’Enciclica “Sempiternus Rex”, pubblicata in occasione del XV centenario del Concilio di Calcedonia, Pio XII dichiarava a proposito dei cristiani di queste Chiese: “Si allontanano dalla retta via solo a parole, nell’esporre la dottrina dell’incarnazione del Signore, come si deduce dai loro libri liturgici e teologici”. Dopo una simile dichiarazione, dopo quella comune di Papa Paolo VI e il patriarca Shenouda III nonché quella di Papa Giovanni Paolo II e il Patriarca siriano Ignazio Zakka I Iwas, non è più possibile continuare a chiamare “monofisite” queste Chiese. Nella dichiarazione congiunta tra Paolo VI e Shenouda III si legge: “Confessiamo che il nostro Signore e Dio e Salvatore e Re di tutti noi, Gesù Cristo, è Dio perfetto riguardo alla Sua Divinità, e perfetto uomo riguardo alla Sua umanità. In Lui la Sua divinità è unita alla Sua umanità in una reale perfetta unione senza mescolanza, senza commistione, senza confusione, senza alterazione, senza divisione, senza separazione…” E poco più oltre: “Umilmente riconosciamo che le nostre Chiese non sono in grado di rendere una testimonianza più perfetta a questa nuova vita in Cristo a causa delle divisioni esistenti, che hanno dietro di sé secoli di storia difficile. Infatti, a Vita La partire dall’anno 451 dopo Cristo, si sono manifestate differenze teologiche, alimentate e accentuate da fattori di carattere non teologico. Tali differenze non possono essere ignorate. Tuttavia, nonostante siffatte differenze, ci stiamo riscoprendo come Chiese che hanno una eredità comune e stiamo cercando con decisione e fiducia nel Signore di raggiungere la pienezza e la perfezione di quell’unità che è il suo dono”. A questo scopo fu allora annunciata l’istituzione di una commissione mista col compito di proseguire il dialogo teologico nonché di affrontare un certo numero di problemi pratici per cercare di risolverli. Questa commissione mista si è riunita nel 1974, 1975, 1976 e 1978. In particolare ha elaborato un documento con un “Protocollo” annesso di rilevante importanza: “Principi guida per la ricerca dell’unità tra la Chiesa cattolica e la Chiesa copta ortodossa”. Tuttavia questo documento, approvato da Papa Giovanni Paolo II e dal Patriarca Shenouda III, non è stato ufficialmente pubblicato. La commissione mista ha dovuto sospendere i lavori, poiché per diversi anni il Patriarca Shenouda è stato privato delle sue funzioni dall’ex Presidente Sadat. A livello locale, sorgono talvolta alcune difficoltà che possono influire sul dialogo ufficiale. Si stanno facendo degli sforzi affinché i vescovi, i sacerdoti e le comunità in generale accoigano sia ia dichiarazione congiunta del Papa e del Patriarca, sia gli orientamenti elaborati dalla commissione mista, specialmente nell’insegnamento teologico e nella pratica pastorale. Come si può immaginare, dopo 15 secoli di separazione e talvolta di opposizione, questo processo presuppone l’ecumenismo spirituale espresso nella preghiera e la conversione del cuore. Attualmente si sta allestendo una nuova commissione mista. Vita La Tutta la poesia lirica edita (1960- 2009) di Vincenzo Arnone 16 GENNAIO 2011 cultura n. 2 In libreria Geografia del sentimento di Nino Agnello h O mio corpo fedele, duro, affaticato, paziente mi segui per tutte le escursioni del giorno non servo ma socio e compagno a specchio di sole o luna macilenta. Sai bene che non siamo nati per le lettighe dell’ozio, per ondeggiare, dalla finestra, su come d’abete solitario. Seguiamo la condanna di Caino: abitare questa terra e innaffiarla con pioggia di sudore. quando è tempo poi, ci godiamo sapori d’albicocche Un libro di Ennio Canigiani Nuovi democristiani u 3 di Leonardo Soldati n primo contributo locale di rilettura e riflessione intorno all’esperienza politica della Democrazia Cristiana per le Autonomie: un partito attivo sul piano nazionale nella seconda metà degli anni 2000, promosso in primis dal ministro campano Gianfranco Rotondi e dal senatore Mauro Cutrufo. Il libro, opera di Ennio Canigiani e dal titolo “Nuovi Democristiani: attimi fuggenti di una storia infinita” (Settegiorni Editore), racconta il lavoro svolto al riguardo in Toscana, tra i 2005 e il 2008, da un gruppo di cattolici democratici e laici. Sono mossi dall’intento di dare il proprio contributo a fondare un partito ispirato, nel nome, ma soprattutto nei valori e nell’azione politica, alla grande esperienza della Democrazia Cristiana: per 45 anni al governo del Paese e tra i protagonisti indiscussi della scena politica europea. Canigiani, proveniente dall’associazionismo cattolico e ambientalista e bancario della BCC di Vignole, speacker radiofonico e presentatore televisivo nel tempo libero, oltre che consigliere comunale ad Agliana (PT), con questo volume consegna alla storiografia contemporanea alcune vicende e passaggi cruciali della DC per le Autonomie (della quale è coordinatore provinciale di Pistoia e consigliere nazionale), finora rimasti semi sconosciuti. Dagli albori alla nascita della lista Democrazia CristianaPartito Socialista per le elezioni politiche del 2006, dalle Giornate dell’Amicizia a Saint Vincent alle amministrative locali del 2006 e 2007. Eventi politici decisivi si alternano nel racconto a episodi e momenti personali che finiscono per creare un rapporto di amicizia tra i militanti. Attraverso la DCA sul piano locale ritornano all’impegno politico varie persone, come Gianna Francesconi, Giulio Carignano o Enzo Lenzini (già sindaco di Cutigliano). Così come invece si affacciano alla politica personalità femminili interessanti come Maria Chiara Spiti, nuora del grande Luciano Stanghellini, o Francesca Favi, figura politica sobria ma brillante. Aprono il libro le prefazioni dell’onorevole Rotondi e di Alessandro Corsinovi, allora segretario regionale toscano e animatore del partito. L’autore ringrazia sentitamente l’amico Franco Benesperi per la collaborazione alla stesura dell’opera, editata dal gruppo Pretesto. Un volume da leggere, per i fatti interessanti e per le curiosità riportati, ma soprattutto perché è la storia di un impegno civico portato avanti con dedizione e convinzione da un gruppo di volontari, in maniera disinteressata. Indicativo infatti ciò che dice Canigiani al termine del libro, quando l’esperienza della DC per le Autonomie si è conclusa ed Ennio assiste dalla televisione alla cerimonia di investitura a ministro di Rotondi: «l’indomani saremmo tornati regolarmente alle nostre occupazioni, ma uno di noi ce l’aveva fatta e avrebbe idealmente portato avanti il testimone di quei valori per i quali, dal 2005 in poi, ci eravamo battuti (…) quell’esperienza lasciava, però, un grande insegnamento: in Italia c’era e c’è ancora spazio per un partito che si rifaccia, senza vergogna, all’esperienza della Democrazia Cristiana, quella dei grandi statisti che hanno fatto la storia della Repubblica Italiana. o tra le mani il volume -grosso di 455 pagine- Geografia del sentimento di Nino Agnello, (agrigentino e già docente di italiano e latino nei licei classici) poeta molto attivo, impegnato e vivace che ha voluto raccogliere in tali pagine tutta la sua produzione poetica di 50 anni. Ammirevole il suo lavoro e altrettanto ammirevole la sua costanza e tenuta poetica nell’arco di così lunghi anni. Raccogliere tutta la propria produzione poetica è come guardarsi indietro e attorno con un ulteriore segno di attenzione, di revisione, di ricerca nell’attesa di una novità che si nutre dentro e che si proietta fuori nell’animo del lettore. Dalla prima raccolta “Dialoghi della mia solitudine” del 1960, pubblicata da Gastaldi, all’ultima “Bocca del porto”, finora inedita, c’è una fuga di titoli e di immagini che ripercorrono la vita del poeta e tutto ciò che a lui l’ha ricondotto: la grecità della cultura e della storia, la solarità della Sicilia e le fatiche secolari ad essa attaccate, la religiosità nelle sue varie sfaccettature e il sogno che accompagna ogni poeta siciliano e non. Agli inizi, Nino Agnello, ha avuto l’incoraggiamento di uno scrittore come Leonardo Sciascia il quale a riguardo della raccolta Vento caldo del 1969, tra l’altro così scrive: “Di Lei ho avuto l’impressione di discrezione, d serietà… la sua raccolta di liriche mi è piaciuta molto: davvero è tra le poche che in questi ultimi tempi ho letto con interesse, con partecipazione. Direi che è un libro di poesie d’amore con amore, e Lei sa che voglio riferirmi all’amore senza amore di cui, lamentando la sorte del Sud e la propria, si sentiva ferito Quasimodo, poeta sulla cui linea Lei scopertamente si collega, riprendendone felicemente il tema essenziale: quello della lontananza, dell’esilio.” E tale in effetti era l’assunto centrale delle poesie di quella raccolta, drammaticamente spezzata tra l’appartenenza a una terra, a un’isola e l’esserne lontano. (Anche se Agnello non ha mai lasciato la sua Agrigento, dove tuttora vive). Ma il poeta è portavoce di drammi della gente, del popolo, di situazioni esaltanti o precarie e Agnello non è un poeta salottiero, superficiale, bensì riflessivo, attento, con la coscienza della forza dell’amore, della pietas, della fede, si veda in modo particolare la raccolta del 2001 Le forme del divenire, o in maniera più evidentemente cristiana, la raccolta Ancilla Domini. del 2008. E’ qui, in situazioni le più disparate, che il poeta Agnello si cala e vive come portando su di sé le ombre e gli echi di mille altri uomini che stanno fianco a fianco con lui; è l’abitate questa terra (la raccolta del 2005) nella gioia e nel dolore. Poeti di oggi Le campane di Santa Lucia * La minuscola vela su quel vecchio tetto è un occhio senza pupilla. La campana, che già taceva da tempo, ora non c’è più. In quella chiesuola, allora di campagna, fanciullo imparai a servir Messa “Introibo... ad Deum qui laetificat...” e c’era la guerra... ma Santa Lucia rimase in piedi. Al tempo, però, non ha potuto resistere. Chi abiterà quelle stanze, nulla saprà del crescere di un fanciullo, delle speranze di tante pie persone. Il tempo passa, la memoria come si salverà? Giampaolo Bellandi * Oratorio di S. Lucia a Capostrada 4 attualità ecclesiale “ Un’altra grande occasione per rilanciare l’impegno di tutti i credenti del mondo per la costruzione della pace”. Così mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, esprime al Papa “la più viva gratitudine per aver deciso di tornare ancora nella Città Serafica” il prossimo ottobre, nel 25° anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace, voluta nel 1986 dal Servo di Dio Giovanni Paolo II. “Questa decisione tanto attesa, invocata congiuntamente in una petizione al Santo Padre dal vescovo stesso e dai ministri generali delle diverse famiglie francescane - si legge nel comunicato, diffuso dalla diocesi proprio nel giorno in cui, subito dopo il primo Angelus del 2011, Benedetto XVI ha annunciato ai fedeli la sua volontà di recarsi come ‘pellegrino nella città di S. Francesco’ - viene a sottolineare per Assisi il carisma di Città di pace che la vita di Francesco le ha impresso e che ne fa un luogo privilegiato per imparare lo ‘spirito’ della pace, nella preghiera, nell’umiltà, nella fraternità”. Benedetto XVI era già stato in visita pastorale ad Assisi il 17 giugno 2007, in occasione dell’ottavo centenario della conversione di san Francesco. Un gesto storico Annunciando il 1° gennaio scorso, in una piazza San Pietro gremita di fedeli per il primo Angelus del nuovo anno, il suo pellegrinaggio ad Assisi, il Papa ha invitato “ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà, allo scopo di fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio predecessore e di rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace”. Nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, che si è celebrata nello stesso giorno, il Santo Padre - ricorda la diocesi umbra - ha citato lo “spirito di Assisi”, all’interno “della problematica di grande attualità della libertà religiosa come via per la pace”, in un contesto, come quello odierno, che “vede ancora tante limitazioni a questa libertà, e in varie parti del mondo, vede scorrere tanto sangue dei discepoli di Cristo”. “Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio”, ha esclamato Benedetto XVI chiedendo ai fedeli di “accompagnare sin d’ora con la preghiera questa iniziativa”. Lo “spirito” di Assisi Al tema dello “spirito di Assisi” è dedicata la lettera inviata dal Papa a mons. Sorrentino nel 2006, in occasione del 20° anniversario dello storico incontro di preghiera tra i massimi leader religiosi mondiali convocato da Giovanni Paolo II. Benedetto XVI, si legge nel comunicato della diocesi, “spiegò il senso di tale icona, distinguendolo da ogni concezione di tipo relativistico e sincretistico, e illustrandone il signi- Vita La n. 2 16 GENNAIO 2011 Benedetto ad Assisi Pellegrino di pace A 25 anni dall’incontro interreligioso promosso da Giovanni Paolo II di M. Michela Nicolais attingerla”. È stata proprio questa la “scelta” dell’incontro di preghiera del 1986, che per Benedetto XVI “non può non restare valida anche oggi”. Quella di Giovanni Paolo II ad Assisi, secondo il suo successore, fu “una puntuale profezia”, perché il suo invito ai leader delle religioni mondiali “per una corale testimonianza di pace servì a chiarire senza possibilità di equivoco che la religione non può che essere foriera di pace”, e a ribadire che “a nessuno è lecito assumere il motivo della differenza religiosa come presupposto o pretesto di un atteggiamento bellicoso verso altri esseri umani”. La “pedagogia” ficato profetico”. “La convergenza dei diversi - precisa infatti il Santo Padre nella lettera - non deve dare “ È assai importante accettare la sfida che viene dal mondo giovanile nel saper intercettare il loro grande bisogno di ascolto. Ciò significa vivere in profondità e autenticità il ministero della consolazione, della ‘paràclesis’, dell’essere accanto”. Lo ha detto don Nico Dal Molin, direttore del Centro nazionale vocazioni (Cnv), che il 3 gennaio ha aperto a Roma il convegno nazionale dal titolo “Quanti pani avete? Andate a vedere... L’annuncio vocazionale nella Chiesa locale”. L’appuntamento nazionale in gennaio è una tradizione del Cnv e rappresenta, secondo don Dal Molin, “uno stimolo per iniziare in maniera costruttiva l’anno pensando a fondo all’urgenza delle proposte vocazionali. Del resto la pastorale vocazionale oggi esige una specifica attenzione verso i giovani, ai quali occorre offrire disponibilità con cammini di accompagnamento spirituale e di direzione spirituale, anche perché spesso i nostri adolescenti e giovani non conoscono neppure l’abc della Parola di Dio. Occorre cercare delle nuove opportunità per declinare la Parola di Gesù in maniera semplice e a loro vicina, creando i presupposti di quella che vorrei definire una ‘fede umanamente sensata’”. Il convegno, che si è concluso il 5 gennaio, ha registrato circa 800 partecipanti tra direttori dei centri vocazionali regionali e diocesani, sacerdoti, religiose e religiosi, laici animatori della pastorale delle vocazioni. Una barca che affonda “Per favorire le vocazioni siamo chiamati a offrire una comunità viva e accogliente e proporre ai l’impressione di un cedimento a quel relativismo che nega il senso stesso della verità e la possibilità di della pace Ad Assisi, i leader religiosi mondiali “poterono mostrare, con il linguaggio della testimonianza, come la preghiera non divida ma unisca, e costituisca un elemento determinante per un’efficace pedagogia della pace, imperniata sull’amicizia, sull’accoglienza reciproca, sul dialogo tra Vocazioni Far nascere il desiderio Con i giovani verso le grandi scelte uomini di diverse culture e religioni”. È di questa “pedagogia”, sottolinea Benedetto XVI, che “abbiamo più che mai bisogno, specialmente guardando alle nuove generazioni”. Risuonano, così, più attuali che mai le parole pronunciate 25 anni fa ad Assisi da Giovanni Paolo II, davanti ai rappresentanti delle Chiese cristiane e delle religioni mondiali, per la prima volta riuniti insieme: “Non c’è pace senza un amore appassionato per la pace. Non c’è pace senza volontà indomita per raggiungere la pace. La pace attende i suoi profeti. La pace attende i suoi artefici. La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale: essa passa attraverso mille piccoli atti della vita quotidiana. A seconda del loro modo quotidiano di vivere con gli altri, gli uomini scelgono a favore della pace o contro la pace. Noi affidiamo la causa della pace specialmente ai giovani. Possano i giovani contribuire a liberare la storia dalle false strade in cui si svia l’umanità”. complessa. Lo sport rimane per i giovani un punto di riferimento importante, in quanto non solo risponde a una forte richiesta, ma anche perché rappresenta un momento significativo di formazione alla vita. Debbo dire che a volte ciò che insegna di più sono le sconfitte”. Sul rapporto tra “allenamento sportivo e allenamento dello spirito” Damilano ha affermato che “per crescere e aprirsi agli altri c’è bisogno di tanti sacrifici, di attenzione a ciò che ci sta intorno. C’è anche bisogno di un po’ di competitività che serve a stimolare le aspettative dei giovani, anche in senso spirituale”. Una “ciambella” giovani esperienze capaci di far nascere il desiderio di dire: ‘Ciò è bello e mi ci voglio mettere anch’io’”. Questa la ‘ricetta’ proposta al convegno Cnv da don Tonino Lasconi, parroco, scrittore e giornalista. “Oggi - ha detto don Lasconi - i giovani hanno bisogno che si proponga loro la catechesi e anche i percorsi vocazionali in modo ‘materno’, cioè che trovino amabile e piacevole stare nella Chiesa. Debbono venire ‘volentieri’ e non come per obbligo o per avere proposte fredde o troppo austere”. “Non dobbiamo nemmeno dare l’idea che la Chiesa sia una barca che affonda - ha aggiunto - lamentandoci delle vocazioni che diminuiscono. Se facciamo così, chi potrà essere disposto a imbarcarsi su una tale barca?”. Don Lasconi ha esortato gli animatori vocazionali presenti al convegno a “offrire proposte pastorali semplici, chiare, piacevoli, che tutti possano capire”, “capaci di toccare il cuore”. Allenamento al sacrificio “Come per lo sport, che esige passione, sacrificio, impegno, così anche per le vocazioni le Chiese locali sono oggi chiamate a dare ai giovani messaggi semplici, chiari, in modo corretto”, ha sottolineato il campione olimpionico di marcia (Mosca) e campione mondiale (Tokio e Roma, oltre a numerosi altri successi internazionali) Maurizio Damilano, “La parrocchia oggi, in rapporto allo sport ma nel suo insieme, si è fatta più speciale Nella proiezione di alcuni spezzoni del dvd di Gianni Panozzo, regista e autore del terzo disco su “Storie e luoghi di vocazioni”, insieme ad altre testimonianze c’è stata quella di una ragazza down che ha scelto di consacrarsi a Dio e ha spiegato con chiarezza e precisione la sua decisione. “Il Signore non sempre fa le ciambelle perfette, con un solo buco. Nel mio caso ha un po’ voluto divertirsi e l’ha fatta con due buchi. Ma io lo ringrazio e mi sono donata a Lui perché mi vuole bene”. Altre testimonianze nel dvd sono di suore che ospitano donne recluse, preti che animano gruppi di giovani ai margini della società, religiosi della Croazia cresciuti durante l’ultima guerra interetnica e poi che hanno scelto di consacrarsi e animare le loro comunità. Il direttore del Cnv, don Nico Dal Molin, ha sottolineato che “parlare delle vocazioni nelle Chiese locali è oggi un tema ‘non facile’, ma siamo chiamati a farlo per diffondere il ‘miracolo della condivisione’ dei pani e dei pesci come insegna il Vangelo”. Vita La 16 GENNAIO 2011 Preghiera per l’unità dei cristiani Giornata dell’ebraismo Onora tuo padre e tua madre l a Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, conosciuta come Giornata dell’ebraismo, ricorre il 17 gennaio e prelude alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Voluta dalla Cei e realizzata sin dal 1990, la Giornata dell’ebraismo 2011 ha per tema “Onora tuo padre e tua madre”. Il dialogo ebraico-cristiano, intensamente sviluppatosi sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, sta particolarmente a cuore a Benedetto XVI, che ne ha raccomandata a più riprese la promozione. La Giornata trova “il suo riferimento all’interno di quella ‘nuova visione della relazione fra Chiesa e Israele’ descritta da Benedetto XVI come ‘impegno di percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia’”, spiegano Elia Richetti, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, e mons. Mansueto Bianchi, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei. “Tale cammino – chiariscono – deve tenere conto degli errori e delle tragedie del passato e contribuire ad eliminare ogni tipo di antisemitismo, mantenendo il massimo rispetto per le diverse identità”. Allo stesso tempo “può fondarsi su un importantissimo patrimonio comune, al centro del quale sono le Sacre Scritture, la cui prima parte, sia per gli ebrei sia per i cristiani, pur nella diversità delle interpretazioni, consiste nei cinque libri chiamati Pentateuco”. Una sezione centrale di essi è il decalogo, le cosiddette “Dieci Parole” o “dieci comandamenti”. È dal 2005, ormai, che le Giornate dell’ebraismo sono dedicate al decalogo, la cui centralità “come comune messaggio etico di valore perenne per Israele, la Chiesa, i non credenti e l’intera umanità” è stata ribadita da Benedetto XVI nel corso della sua visita alla Sinagoga di Roma. “ attualità ecclesiale n. 2 Dal 18 al 25 gennaio la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani La voce di Gerusalemme I la loro terra:“La nostra Città Santa e la nostra terra hanno tanto bisogno di pace. Nel tuo ineffabile mistero e nel tuo amore verso tutti, lascia che il potere della tua redenzione e della tua pace attraversi le barriere di tutte le culture e di tutte le religioni, e riempia i cuori di tutti coloro che ti servono qui, di entrambi i popoli israeliano o palestinese, e di qualsiasi altra religione. Donaci leader politici disponibili a dedicare la propria vita per una pace giusta per il proprio popolo. Rendili sufficientemente coraggiosi per firmare un trattato di pace che conceda la libertà ai Palestinesi, doni sicurezza agli Israeliani, e ci liberi tutti dalla paura. Donaci leader politici che comprendano la santità della città e la rendano una città accogliente per tutti i suoi abitanti – Palestinesi e Israeliani – e per tutto il mondo. Nella terra che Tu hai reso santa, libera tutti noi dal peccato di odio. Libera i cuori e le menti degli Israeliani e dei Palestinesi dal peccato. Dona la liberazione alla gente di Gaza che vive sotto prove e minacce senza fine”. l mese di gennaio ci riporta, come ogni anno dal 18 al 25, alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani il cui tema per l’edizione 2011 è “Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nello spezzare il pane e nella preghiera”. È stata quest’anno la Chiesa di Gerusalemme, con la sua grande diversità, ad offrire alla riflessione di tutte le Chiese cristiane nel mondo il tema tratto dagli Atti degli Apostoli. Si tratta – si legge nella presentazione della Settimana – di una esortazione a “scoprire i valori che tennero uniti i primi cristiani di Gerusalemme”. Il messaggio ai cristiani d’Italia L’unità “non è uniformità, ma una vita vissuta in modo autenticamente cristiano che diventa una sinfonia di diversità perché l’unico Spirito continua a comporre la partitura della lode a Dio”. Parte da questa considerazione il messaggio che i responsabili delle Chiese cristiane in Italia rivolgono quest’anno alle loro comunità in vista della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Invitiamo tutti i cristiani in Italia ad unire le loro voci”, scrivono mons. Mansueto Bianchi, della Commissione episcopale per l’ecumenismo, il pastore Massimo Aquilante, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e il metropolita Gennadios, della Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia.“Noi, come quei primi cristiani, abbiamo bisogno di continuare a pregare insieme per il dono dell’unità, che dà grande speranza al mondo, per la pacifica convivenza dei popoli e la pace nell’universo; così facendo anche noi saremo trasformati da questa preghiera”. Il messaggio è anche un’esortazione ai cristiani d’Italia a In realtà sto rendendomi conto…!”: la consapevolezza che ci ha dichiarato Pietro domenica scorsa è un’eco della profonda coscienza messianica che investe il “Servo di Dio” prefigurato in Israele, impersonato da Gesù, consegnato come modello alla Chiesa. Se ne fa portavoce il profeta Isaia con queste parole: “Il Signore mi ha detto: ‘Mio servo tu sei Israele’… Ora ha parlato il Signore che mi ha plasmato suo servo dal seno materno”. E questo non solo per restaurare le tribù d’Israele, che sarebbe troppo poco, ma per diventare “luce delle nazioni fino all’estremità della terra”. Bisogna stare attenti a non perdere o ridimensionare questa prospettiva di salvezza totale e universale, di cui farsi interpreti alla maniera di Gesù, per comportarsi come lui si è comportato. È il compito che spetta ai suoi discepoli nel tempo, in quanto Popolo di Dio portatore di dignità e responsabilità messianica tutta da risvegliare. A questo scopo, dopo la profezia di Isaia e la confessione di Pietro, oggi abbiamo ancora una volta la testimonianza 5 Un appuntamento partecipare alle varie iniziative messe in programma:“Come responsabili di comunità cristiane qui in Italia, affidiamo a ciascuno di voi individualmente e collettivamente, la partecipazione alla preghiera dell’unità per i cristiani durante tutto l’anno, cosicché la nostra testimonianza possa, come quella dei primi cristiani, essere visibile e costituire un modo di essere obbedienti alla preghiera di Gesù ‘che tutti siano una cosa sola’”. Preghiera per la pace Nel libretto della Settimana, i responsabili delle Chiese di Gerusalemme propongono alle Chiese locali una preghiera per la pace che si rivolge in particolare ai leader politici del- La Parola e le parole II Domenica delTempo Ordinario Is 49,3.5-6; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-31 di Giovanni il Battista, a cui Giovanni l’evangelista fa ricorso, come all’antefatto di quanto ha dichiarato nel suo prologo riguardo al Verbo fatto carne. Siamo riportati di nuovo al Giordano e al punto di svolta del Battesimo di Gesù, al prima e al dopo di questo evento cerniera nella storia della salvezza. Molto semplicemente “Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui” si lascia andare alla sua professione di fede, riconoscendolo come l’agnello di Dio: figura del Servo di Dio, di colui che toglie il peccato del mondo, che è la ragione stessa della sua presenza in mezzo a noi. In quel Gesù che si presenta improvvisamente a chiede il Battesimo dell’acqua, Giovanni individua quell’uomo che sarebbe venuto dopo di lui ma che lo avrebbe sopravanzato perché era prima di lui. E si rende conto che egli era venuto a battezzare nell’acqua, perché proprio questo fosse il momento non solo di “conoscerlo” come non lo conosceva prima, ma di manifestarlo a Israele. Torna il motivo del Servo di Dio, nel quale non possiamo non sentirci coinvolti, non solo come beneficiari, ma come cooperatori, senza comodi riduzionismi. Siamo quindi a raccogliere la testimonianza di quest’uomo mandato da Dio, che non era la luce ma doveva manifestarci la luce, una testimonianza di cui non possiamo fare a meno, anche per capire a cosa riferirsi quando con troppa facilità parliamo di una chiesa e di noi cristiani chiamati a dare testimonianza, spesso intesa come perbenismo o rigorismo di maniera. Stando alle parole di Giovanni, una testimonianza credibile richiede: una consapevolezza del passaggio decisivo dalla non-conoscenza (o conoscenza per informazione) “Riprendere le sfide di Edimburgo, 1910-2010. L’eredità e le prospettive raccolte da un secolo di ecumenismo”. È il titolo di un incontro promosso il 10 gennaio, pochi giorni prima dell’inizio della Settimana di preghiera. Ad organizzarlo sono la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), l’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana (Cei) e la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia. Il 2010 è stato l’anno del centenario della Conferenza di Edimburgo che si svolse nel 1910 e viene oggi considerata come la data di nascita del movimento ecumenico contemporaneo. ad una conoscenza di persona, e cioè un “vedere” per testimoniare; una “contemplazione” dello Spirito che discende e rimane su colui che battezza nello Spirito Santo; la confessione che quell’uomo che era prima “è il Figlio di Dio”. Tutto questo si ripete e si riproduce in Paolo, “chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio”, verso coloro che, nella Chiesa di Dio che è a Corinto, “sono stati santificati in Cristo Gesù”. Ma insieme ai “santi per chiamata” ci sono “tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo”. Sono parole che andrebbero soppesate, perché mettono a fuoco la fisionomia di ogni chiesa di Dio nelle sue dinamiche interne; quando Paolo si presenta come “apostolo di Cristo per volontà di Dio” sta a dire che ormai all’opera dello Spirito si aggiunge il mandato di Cristo. Ma questo non vuol dire creare una sovrastruttura, quanto piuttosto creare le condizioni per il permanere dello Spirito, che è il vincolo di perfezione e il veicolo di comunione tra l’apostolo e la sua comunità ed insieme con quanti nel mondo invocano il nome di nostro Signore Gesù Cristo. Alberto Simoni 6 C i siamo già occupati di questo problema dalle pagine del nostro giornale presentando un dossier elaborato dal gruppo di riflessione politica nel numero 13 del 10 aprile scorso. In quel dossier mettevamo in luce come il sovraffollamento costringesse tre carcerati a condividere una angusta cella di 9 metri quadrati che dovrebbe ospitare una sola persona. Il 14 ottobre scorso, un altro detenuto, che aveva tentato una rapina in una farmacia di Pistoia, si è tolto la vita. Senz’altro la colpa commessa non corrisponde alla feroce punizione che si è voluto infliggere. Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, overdose e situazioni di forte disagio, queste sono le principali cause delle 173 morti registrate quest’anno in Italia. Molti di questi casi riguardano coloro che hanno minori possibilità di trascorrere la pena costruttivamente, o almeno con la prospettiva di dare un senso alle proprie giornate. La promiscuità tra tossicodipendenti, extracomunitari e carcerati è insostenibile. Spesso i suicidi riguardano persone che sono sopraffatte dal degrado in cui sono costrette a vivere. Occorrono misure adeguate per decongestionare la sovrappopolazione carceraria. Esiste una relazione tra sovraffollamento e suicidi, ma il problema non si risolve costruendo nuovi edifici carcerari, piuttosto creando percorsi di recupero attraverso le pene alternative per i reati lievi che La salute dei lavoratori minata dall’accordo Fiat L’accordo di Mirafiori proposto da Marchionne interviene pesantemente su questioni attinenti alle relazioni industriali, ai diritti dei lavoratori (in particolare sul diritto di sciopero), al ruolo del sindacato e sulla democrazia nella composizione delle rappresentanze sindacali. Ma, oltre a questo, contiene, anche, clausole su turni di lavoro e pause che possono rappresentare problemi seri di salute per i lavoratori.Vediamole brevemente. Turni di lavoro L’accordo, siglato non da tutte le Organizzazioni Sindacali, prevede tre ipotesi di turni secondo lo schema seguente: 3 turni al giorno x 5 giorni x 8 ore ogni turno, con gli orari 6-14; 14-22; 22-6 e con la rotazione mattina, notte, pomeriggio; 3 turni al giorno x 6 giorni x 8 ore ogni turno, con gli stessi orari di cui sopra e con la rotazione notte, pomeriggio, mattina (prevedendo la notte del sabato nella domenica precedente); 2 turni al giorno x 6 giorni x 10 ore ogni turno, con gli orari 6-16 e 20-6 (a settimane alterne). L’accordo consente alla direzione dell’azienda di applicare una di queste tre ipotesi di organizzazione del lavoro per turni a quota parte dei lavoratori dipendenti. Giovanni Costa, direttore del dipartimento di medicina del lavoro dell’Università degli studi di Milano, sulla base di studi di ri- n. 2 16 GENNAIO 2011 Morire di carcere nel 2010 La situazione carceraria nella nostra città, è al collasso. È un contesto di disperazione e di morte che richiede soluzioni complesse, socialmente impegnative. Occorre pensare concretamente a mettere in atto misure alternative alla pena detentiva di Marinella Sichi prevedono una condanna limitata. Detenzione domiciliare, affidamento in prova e semilibertà sono strumenti che si rivelano molto più efficaci del carcere ai fini della rieducazione e del reinserimento so- ciale. Al 30 giugno 2010 erano circa 13.000 le persone che beneficiavano delle misure alternative alla pena. Il ricorso a questi meccanismi si è notevolmente ridotto negli ultimi anni; prima dell’indulto del 2006 erano oltre 50.000 le persone che ne beneficiavano. Oggi se ne concedono sempre meno nonostante la loro efficacia sia dimostrata dai fatti: tra coloro che hanno usufruito delle pene alternative la recidiva è solo del 5%, mentre chi sconta tutta la pena in carcere torna a delinquere nel 60% dei casi. La commissione giustizia della Camera ha proposto che la decisione di attribuire le pene alternative non sia decisa dal magistrato di sorveglianza, come è attualmente prevista, ma lasciata ai direttori delle carceri che hanno la possibilità di intervenire più celermente e con maggiore competenza. La misura adottata dal magistrato comporta spesso un iter molto lungo che termina quando la pena detentiva è già scontata o quasi. La Camera ed il Senato nel trattate la riforma del sistema, hanno approvato alcune mozioni lungimiranti, per l’obiettivo che si prefiggono: ridurre i reati intervenendo sulle cause. Occorre, in primo luogo, limitare l’uso indiscriminato della lettere in redazione cercatori anglosassoni (P. Knauth e S. Omberger) pubblicati su riviste internazionali fin dal 2003, ha recentemente elencato sul Giornale italiano di medicina del lavoro e di ergonomia del 2008, i seguenti criteri ergonomici da tener presenti nella strutturazione degli orari di lavoro: limitare il numero di turni di notte consecutivi (max 2-3); preferire la rotazione mattino/ pomeriggio/notte; prevedere almeno 11 ore d’intervallo tra un turno e l’altro; non iniziare troppo presto il turno di mattina; programmare il turno di riposo dopo il turno di notte; inserire idonee pause nel turno per compensare i deficit di sonno. La sonnolenza diurna o notturna costituisce un importante fattore di rischio per incidenti e infortuni. Ricerche effettuate sugli infortuni industriali hanno rilevato che il rischio aumenta del 18,3% nel turno di pomeriggio e del 30,4% nel turno di notte. Inoltre il rischio aumenta del 6%, del 17% e del 36% nella II, III e IV notte consecutiva (e nella V e VI?). Senza considerare i riflessi di queste situazioni su disturbi anche extra-lavorativi quali sindromi neuro-psichiche, affaticamento cronico, ansia , depressione, disturbi gastrointestinali, cardiovascolari e, probabilmente, anche tumori (ad es. mammella). Pause L’accordo proposto prevede una riduzione delle pause giornaliere da 45 a 40 minuti per ogni turno di lavoro (ad es. di 8 ore). Le norme tecniche comunemente accettate e consolidate, richiamate anche del D.L.vo 81/08 recentemente emendato, il cosiddetto Testo Unico, convengono che in caso di movimenti ripetitivi degli arti superiori, molto frequenti alla catena di montaggio, il rapporto tra tempo di lavoro e pause (che può significare anche altro tipo di lavoro privo di analogo impegno articolare) è 5:1, pari, quindi, su un turno di 8 ore a 80 minuti. Le conseguenze, in questo caso specifico, che si aggiungono alle precedenti dovute ai turni, riguardano disturbi a carico degli arti superiori, in particolare dei distretti di spalla, gomito e polso, lato destro e/o sinistro, quali tendiniti, sindromi del tunnel carpale, epicondiliti, borsiti e cisti tendinee. In conclusione, pare evidente, quindi, che l’accordo di Mirafiori voluto da Marchionne pone ai lavoratori serie condizioni di rischio per la loro salute e sicurezza. Sorge, quindi, spontanea una domanda: perchè, allora, alla pros- sima occasione di grave evento infortunistico o di malattia professionale tutti si affannano a raccomandare maggiore livelli di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nel nostro paese? Magari anche coloro che, in questa occasione, si apprestano a “giustificare” e a “comprendere” i contenuti di un accordo che pone siffatti problemi ? Aldo Fedi, medico del lavoro dipartimento prevenzione Asl 4 La storia dell’inno di Mameli Caro Direttore, ricorrendo nel 2011 il 150° dell’unità d’Italia compare tra i libri un’edizione del 1902, intitolata “Scritti editi ed inediti di Goffredo Mameli”, a cura della Società Ligure di Storia Patria. Siamo nella storia del Risorgimento e sovviene subito l’“inno di Mameli”, da 65 anni inno nazionale della Repubblica italiana: “…scritto a Genova nel settembre del 1847, l’inno “Fratelli d’Italia” fu vestito di note musicali a Torino, ma da un musicista genovese, Michele Novaro, maestro di musica, nato a Ge- Vita La carcerazione preventiva, strumento che non garantisce il rispetto della persona umana. Depenalizzare alcuni reati minori, come in molti altri paesi europei, ricordando che la pena definisce il reato e non viceversa. Istituire corsi di formazione professionale per gli organici penitenziari (agenti, educatori, psicologi ed assistenti sociali). Offrire opportunità di lavoro ai detenuti. Creare istituti di custodia attenuata dove i tossicodipendenti possano essere curati e isolati.Adottare, infine, le misure alternative per il reinserimento nel contesto sociale. Viviamo una realtà complessa che non permette di dividere il bene dal male in maniera semplice e ancor meno adottare soluzioni semplicistiche, che non risolvono i problemi là dove nascono. Le persone che finiscono in carcere spesso non hanno consapevolezza sui comportamenti a rischio e cosa significhi il rispetto della legalità; occorrono percorsi per insegnare loro il rispetto delle regole di convivenza civile. Talvolta sono persone sfortunate, nate e cresciute in contesti degradati. La nostra collettività che si riconosce in regole condivise è all’altezza di assumere l’impegno di una azione volta al loro recupero con l’esempio e l’aiuto fraterno. La nostra comunità attraverso le sue tante potenzialità ha la capacità di realizzare un progetto per un centro di accoglienza dove assistere coloro che possono usufruire della semilibertà e della condizionale, dando loro il minimo indispensabile per poter iniziare un reale percorso di reinserimento sociale. nova nel 1822, ed al Mameli amicissimo, si era condotto a vivere da poco tempo in Torino. Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d’accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell’anno per ogni terra d’Italia, da quello del Meacci di Roma,musicato dal Magazzari: “Del novo anno già l’alba primiera” al recentissimo del piemontese Bertoldi, “Coll’azzurra coccarda sul petto” musicato dal Rossi. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l’egregio pittore che tutti i suoi genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: To’, gli disse, te lo manda Goffredo.Il Novaro apre il foglio, legge, si commuove. Gli chiedono tutti che cos’è; gli fan ressa d’attorno. -Una cosa stupenda! esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo auditorio…”. Risentiremo ancor più volte, negli eventi solenni e numerosi del 2011, “Fratelli d’Italia”, ora nella grande patria comune d’Europa, insieme alla musica ancor più vetusta tratta dalla Sinfonia n. 9 di Ludwig van Beethoven. Ma quante sovranità con memorie belliche ed egemonie magiche saranno capaci di altro bene comune intonando insieme “Inno alla gioia”? B.P. Barni Pistoia Sette N. 2 16 GENNAIO 2011 “ Non c’è giudeo né greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti siete uno in Cristo” Il Battesimo ti inserisce a pieno titolo nel corpo di Cristo, ti fa essere parte viva del popolo di Dio, ti dona lo Spirito Santo, ti dona la natura di Figlio di Dio che guarda l’umanità intera come unica sua famiglia e i popoli di ogni lingua razza e cultura come fratelli.Afferma con forza Benedetto XVI “Una sola famiglia umana, una sola famiglia di fratelli e sorelle in società che si fanno sempre più multietniche e interculturali, dove le persone di varie religioni sono spinte al dialogo” al rispetto reciproco e alla condivisione delle idee e delle cose perche tutti i popoli siano pronti per costituire una sola grande comunità. All’interno del nostro territorio pistoiese, nelle comunità parrocchiali, nelle scuole e in altre strutture si intravedono già superamenti di xenofobia e di conseguenza si consolidano condivisione e partecipazione di pari dignità per le persone che provengono da tutto il mondo. Abbiamo tutti visto la bellezza delle celebrazioni eucaristiche multietniche che sono, in piccolo, la realizzazione della Parola dell’apostolo Paolo, un solo corpo, una sola Chiesa, un solo Signore una sola carità che è comunione di tutte le genti in particolare dei più poveri e dei più deboli. Appartenere a Cristo opera “una nuova creazione” che supera ogni forma di ingiustizia, di divisione, di paura, di violenza e di ogni altro male; creazione nuova scaturita all’alba del giorno di Pasqua, quando Cristo uscì vittorioso dal sepolcro, lasciando per terra il sudario e le vesti simbolo della vecchia creatura che resta inerme dentro la tomba vuota. Il santo Padre esorta nella sua lettera che questo cammino di comunione e di accoglienza possa costituire un traguardo da tagliare da parte di tutte le comunità cristiane, perché la Chiesa deve essere sempre più maestra di benevolenza, di solidarietà e di umanità nei confronti degli immigrati che vedono in lei una sicurezza di vita e un luogo di accoglienza e di amore. Chiesa sei chiamata ad essere nel nostro tempo Sacramento di salvezza, cioè il segno visibile che il Padre ama tutti gli uomini, i lontani e anche i tuoi nemici, ad amarli fino a dare la tua vita per loro come il tuo maestro ha dato la sua per te, cioè essere pane di vita che si spezza per tutti senza distinzione di persone. Il fenomeno migratorio è un processo ormai inarrestabile, che certamente va regolato secondo Giornata mondiale del migrante e del rifugiato Una sola famiglia umana le possibilità di risorse del paese accogliente, ma per noi cristiani gli immigrati sono fratelli, figli dello stesso Padre, che attendono da noi la testimonianza del servizio del grembiule e della bellezza infinita del Vangelo della carità, “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Il papa Benedetto XVI nella sua lettera ci invita a riflettere sulla realtà della famiglia umana, pensando ad applicare alla mondialità le sue caratteristiche di fraternità, per cui è bello pensare che un giorno il Signore porterà a compimento questo suo progetto di vera comunione di popoli. Dobbiamo però pensare agli immigrati non come se costituissero un disagio sociale, ma soprattutto sentire che per noi cristiani essi sono figli di Dio e fratelli in Cristo e che la loro presenza tra noi è una straordinaria q uello che ormai può essere definito la “scuola teologica pistoiese” continua ad infoltire le sue schiere e a recare soddisfazione a colui che ne è stato il più diretto fondatore e promotore, don Giordano Frosini che, nel corso degli anni, ha saputo inoculare in molti giovani l’interesse per la disciplina e lo spirito critico necessario per poter apportare contributi e nuove intuizioni. Adesso è la volta di Edi Natali, specializzata in Teologia dogmatica presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale, che è riuscita a sorprendere il mondo editoriale (si veda la segnalazione del giornale “Avvenire” tra le letture consigliate per il nuovo anno) con uno studio che si fa apprezzare soprattutto per la passione con cui è condotto, l’intelligenza della composizione e la dovizia dell’indagine. Si tratta di una monografia dedicata ad una figura non molto nota della storia della Chiesa novecentesca, Madeleine Delbrêl, ma che Giorgio Mazzanti, nella sua presentazione del testo, allinea a nomi quali Simone Weil, Edith Stein, Hannah Arrendt. Con Madeleine Delbrêl: una chiesa di frontiera (EDB, 2010, pp. 110, euro 8,90), Edi Natali tratteggia in modo esemplare la parabola esistenziale dell’oggi “serva di Dio” Madeleine. L’intensità e la ricostruzione è pari alla delicatezza con cui Edi Natali partecipa al testo, quasi con umiltà e riservatezza, per far risaltare in tutta la sua potenza la profondità di ricchezza.Voglio pensare alla celebrazione eucaristica come a una mensa alla quale tutti siamo invitati a partecipare, a mangiare l’unico pane che si spezza per noi, perché anche noi possiamo dare un po’ di pane o un pò di accoglienza a queste famiglie che attendono da noi un comportamento secondo lo spirito del Vangelo. Ricordo che la domenica delle migrazioni è una giornata imperata, per cui le offerte saranno devolute per la fondazione Migrantes e per l’associazione San Martino de Porres, centro diocesano che da molti anni offre un servizio rilevante seguendo lo stile della gratuità, dell’ascolto, del dialogo e della possibile risposta positiva. Vi invito a partecipare alla giornata presso la parrocchia di Vicofaro. Domenica 16 gennaio ci incontreremo, presso la parrocchia di Santa Maria Maggiore, Vicofaro, dove alle 11 sarà celebrata la Messa, presieduta da monsignor Mansueto Bianchi, Vescovo di Pistoia. Nel pomeriggio, dalle 16, don Umberto Guidotti, missionario diocesano in Brasile e in Mozambico, che, grazie alla sua lunga esperienza nelle realtà del sud del mondo, ci aiuterà a comprendere meglio la dimensione della “famiglia umana”. Seguirà un’interessante comunicazione da parte del dottor Benedetti, membro dell’associazione medici per i diritti umani, che di recente ha potuto visitare il centro di identificazione ed espulsione di Roma, presso il quale sono trattenuti tutti i migranti che, giunti sulle nostre coste, sono in (tragica) attesa di essere espulsi dall’Italia… Una testimonianza particolarmente arricchente che potrà mettere ‘in crisi’ i nostri concetti di ‘sicurezza’… A seguire, testimonianze di alcuni immigrati presenti a Pistoia… Musiche africane… Convivialità e allegria insieme…. Sabato 15 gennaio alle 21, nei locali della parrocchia, sarà proiettato il documentario Come un uomo sulla terra, realizzato dal Segre e Yilmer, sulla terribile condizione umana di chi è partito da vari paesi dell’Africa per giungere sulle coste italiane, soprattutto a Lampedusa, ed ha affrontato condizioni di disumanità e spesso di morte, restando sepolto senza nome e senza rispetto nel bel mar Mediterraneo. Paolo Palazzi Centro Culturale “J. Maritain” Madeleine Delbrêl: una chiesa di frontiera L’incontro si terrà giovedì 20 gennaio alle 21 nell’aula magna del Seminario, via Puccini 36 a Pistoia, e sarà guidato da Giorgio Mazzanti della Pontificia università Urbaniana. Sarà presente l’autrice dell’omonimo libro,Edi Natali. Seguirà dibattito pensiero e la testimonianza di vita della Delbrêl. Le Dehoniane, con scelta editoriale inconsueta, hanno deciso di arricchire il volumetto con un cartoncino-segnalibro, ove è riportato lo schema conclusivo dell’autrice. Quello stesso schema che pubblichiamo di seguito. La mia chiesa - Una Chiesa che non teme la novità della verità, poiché niente sarà mai così novum come Gesù Cristo, verità‑persona. - Una Chiesa che non teme di entrare in dialogo con il «diverso», poiché la fede le permette di camminare a fianco dell’uomo di ogni tempo, senza ingenuità, ma anche senza chiudere gli occhi, sapendo che ogni uomo è un perdonato. - Una Chiesa che non teme i diversi carismi e ministeri, ma li suscita, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo. - Una Chiesa che non si erge a società contrapposta a società, a ideologia contro ideologia. - Una Chiesa che rinuncia a essere potere contro potere, memore della kenosis del Cristo, poiché l’amore non è fonte di dominio e il Cristo non è oggetto di contrattazione. - Una Chiesa che rinuncia a essere legislatrice di una morale e si rende serva della verità, così che lo scheletro istituzionale è vivificato dallo Spirito, su cui niente e nessuno può legiferare. - Una Chiesa che rinuncia a essere autoreferenziale, poiché sua origine e riferimento è la Trinità. - Una Chiesa pronta a partire, che non ha missioni da compiere ma è essa stessa missione: missione sulla frontiera del tempo, della società, del cuore dell’uomo. - Una Chiesa certa di possedere parole di vita e di speranza. - Una Chiesa che nasce dalla vita di Cristo e non dalle strategie, non recita la salvezza, sanguina la salvezza. - Una Chiesa che è sofferente con gli ultimi, e accoglie evangelicamente i forti e i potenti; una Chiesa che non chiede certificati di buona condotta o un cursus honorum, ma solo di affidarsi a colui che asciuga ogni lacrima. - Una Chiesa libera, che non teme di toccare l’inferno della storia, poiché il Cristo lo ha toccato nella sua carne e, nel silenzio del Sabato Santo, lo ha per sempre redento. A.V. 8 comunità ecclesiale Vita La n. 2 16 GENNAIO 2011 18-25 gennaio 2011 Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani Nomine Nuovo rettore del seminario Nuovo rettore, dal primo gennaio, per il seminario di Pistoia. E’ don Fausto Corsi, 40 anni, ordinato sacerdote nel 1998. Sostituisce monsignor Cesare Tognelli, a cui recentemente il vescovo Bianchi ha affidato altri incarichi pastorali. Don Fausto, parroco di San Felice, Saturnana e Le Grazie, continuerà ad assolvere anche a questo impegno oltre all’incarico di delegato vescovile per la consulta delle aggregazioni laicali. Caritas diocesana A un anno dal sisma di Haiti Dopo il sisma che il 12 gennaio 2010 colpì Haiti, provocando circa 230 mila vittime, oltre 300 mila feriti e un milione e mezzo di senza tetto, “l’impegno della Caritas continua”. Lo sottolinea Marcello Suppressa, direttore della Caritas diocesana, che ricorda anche come, nelle settimane successive al terremoto siano stati raccolti 80 mila euro. In complesso la rete Caritas ha raggiunto finora due milioni e 300 mila persone con aiuti per oltre 37 milioni di euro. Sono stati attivati 726 “punti acqua”; 59 mila persone sono state visitate in ambulatori e in 130 cliniche mobili; 17 mila famiglie hanno ricevuto kit per la costruzione di ripari di emergenza; sono stati allestiti spazi ludico-ricreativi per 2.300 bambini. Altre centomila persone stanno beneficiando dei programmi di prevenzione e informazione avviati in risposta alla nuova emergenza colera. Per sostenere gli interventi in corso si possono ancora inviare offerte a Caritas Italiana tramite c/c postale 347013 specificando nella causale “Emergenza terremoto Haiti”. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119; Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384; Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113; CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001. i l tema della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “uniti nell’insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla cena del Signore e pregavano insieme (At. 2,42), quest’anno ci porta a riflettere sulla prima chiesa di Gerusalemme, nata il giorno di Pentecoste, quando il “consolatore” lo Spirito di verità, discese sui primi credenti come dono di Dio. Questa chiesa è la chiesa madre per tutti noi; essa rappresenta l’icona dell’unità dei cristiani per la quale eleviamo la nostra preghiera durante questa settimana. In quella chiesa l’unità è rappresentata dagli aspetti essenziali che sono citati nel testo chiave della settimana stessa: l’insegnamento degli apostoli, la koinonia, lo spezzare il pace e la preghiera. Non è difficile vedere come la situazione dei primi cristiani nella città santa rispecchi quella delle chiesa di Gerusalemme oggi. L’attuale comunità, infatti, rivive molte delle gioie e dei dolori della prima chiesa: ingiustizie e disuguaglianze, divisioni, ma anche fedele perseveranza e riconoscimento di una più vesta unità fra i cristiani. È dai cristiani di Gerusalemme che giunge a tutti noi quest’anno l’invito a convertirci per lavorare sinceramente e attivamente per l’unità. La chiesa di Gerusalemme allora come oggi si caratterizza per una ricca diversità e ci ricorda che siamo molte membra in un solo corpo, un’unità nella diversità. Antiche tradizioni ci insegnano che la diversità e l’unità esisteranno anche nella Gerusalemme celeste e che non basta custodire l’insegnamento degli apostoli ma è la “fedeltà” a tale insegnamento a renderci uniti. L’odierna chiesa di Gerusalemme vive in continuità con la chiesa apostolica di Gerusalemme, in modo particolare nella sua testimonianza alla verità, spesso resa a caro prezzo. La sua testimonianza al vangelo e la sua lotta contro la disuguaglianza e l’ingiustizia ci ricorda che la preghiera per l’unità dei cristiani non è separabile dalla preghiera per la pace e la giustizia. Concludo invitando tutti a partecipare ai vari momenti di preghiera previsti dal programma diocesano e a farne anche motivo di riflessione personale. Martedì 18 Gennaio ore 18,00 Chiesa Cattedrale: celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia (Sono particolarmente invitate tutte le aggregazioni laicali) Mercoledì 19 Gennaio ore 21 Parrocchia San Felice: celebrazione ecumenica della Parola di Dio con la partecipazione del pastore valdese Pawel Gajewski Venerdì 21 Gennaio ore 21,00 Chiesa cristiana evangelica Battista (Via San Marco, 9): Incontro di preghiera Lunedì 24 Gennaio ore 21,00 Parrocchia de La Vergine: celebrazione ecumenica della Parola di Dio con la partecipazione del pastore Mario Affuso della Chiesa apostolica italiana. Roberto Breschi Diocesi di Pistoia - Pastorale con la famiglia Chi ci separerà dall’amore di Cristo? l a pastorale delle famiglie in situazione difficile o irregolare è divenuta una richiesta sempre più pressante che le comunità cristiane fanno alla Chiesa, a fronte di una presenza sempre più numerosa di queste realtà sociali. Il direttorio di pastorale familiare pone le basi ed il fondamento per un cammino specifico di questi fratelli che, spesso, vivono con estrema difficoltà la loro fede cristiana. “L’odierna realtà socioculturale presenta non poche situazioni matrimoniali difficili o irregolari, che interrogano e sollecitano l’intera comunità cristiana e la sua azione pastorale. Sono situazioni che vanno moltiplicandosi e alle cui radici si incontrano indubbie cause economiche e sociali e rapidi mutamenti culturali.” (…) (Direttorio Pastorale Incontri per famiglie separate, divorziate, risposate, conviventi Familiare n. 189) (…) “D’altra parte e spesso con vera sofferenza spirituale, non poche persone in situazione coniugale difficile o irregolare ci interpellano con precise domande sulla loro appartenenza alla Chiesa e sulla possibilità della loro ammissione ai sacramenti: ai loro occhi la prassi della Chiesa appare severa, esigente, scarsamente comprensiva delle diverse situazioni e delle inevitabili debolezze dell’uomo. Per alcune di queste persone, inoltre, la situazione che stanno vivendo può diventare occasione per un serio e sincero ripensamento del loro cammino di fede.” (Direttorio Pastorale Familiare n. 190) La comunità cristiana non può non guardare con particolare amore a quelle coppie che già di fatto hanno realizzato la loro separazione e vivono situazioni particolarmente difficili o perché uno od ambedue i coniugi restano fedeli al sacramento o perché hanno iniziato altri tipi di unione. Nelle diverse situazioni l’atteggiamento della comunità cristiana non può essere quello dell’abbandono e della condanna scandalizzata. Prassi ecclesiale, teologia sacramentale, scienze umane devono concorrere nella ricerca e nell’approccio sereno e pieno di servizio verso tutte quelle coppie, che, con grande difficoltà, vivono la loro situazione umana e cristiana. E’ una pastorale che non va asso- Minime del Sacro cuore La situazione delle nostre suore in Egitto l a famiglia religiosa fondata da madre Margherita Caiani è ora diffusa in varie regioni d’Italia, in Israele in Brasile e in Sri Lanka ed anche in Egitto. In questi giorni si è temuto molto per le sorelle che prestano servizio proprio in Egitto e più precisamente al Cairo. Sono tutte egiziane le suore, tranne due italiane; la loro attività è a servizio di chi ha bisogno, in particolare dei più poveri. Parliamo con suor Agnese, madre generale delle suore francescane Minime del Sacro Cuore di Poggio a Caiano, la quale è in contatto continuo con le consorelle in Egitto. Le minacce islamiche hanno causato un’autentica paura? Come sta proseguendo la situazione in quelle zone? La paura è il sentimento diffuso che si protrae da qualche tempo, ma che acquista dimensioni sempre maggiori dagli ultimi attacchi avvenuti e comunicati dai mass media e da quelli non notificati perché di entità minore, o addirittura sventati prima di esplodere. Nelle zone dove vivono e operano le nostre suore non si rilevano conflitti per cui la convivenza si mantiene tranquilla, ma si teme che, se il fenomeno degli attacchi si espande, vengano coinvolte anche quelle realtà. Si spera tuttavia che gli interventi dello Stato garantiscano anche per il futuro la tanto desiderata calma. Il governo islamico nonostante di fede diversa ha voluto dare un aiuto per scongiurare eventuali attacchi? A seguito della comunicazione mass mediale dell’ultimo attentato nella chiesa dei Santi ad Alessandria, il governo ha dimostrato fattivo impegno di ristabilire l’ordine e ri- dare ai cittadini quella sicurezza da tempo invocata. A questo proposito è opportuno evidenziare che, nella cattedrale di El Minia, prima della celebrazione del Natale copto, grazie alla presenza rafforzata di militari è stato individuato un ordigno ed evitata l’esplosione. Come si attua il progetto di evangelizzazione? Non possiamo parlare di evangelizzazione proprio a motivo della presenza preponderante dei musulmani, ma il nostro permanere in quella terra è di sostegno alla minoranza cattolica, di promozione umana e di solidarietà verso tutti coloro che, attraverso i servizi nei dispensari, nelle case di accoglienza per minori, nella scuola materna e nella pastorale parrocchiale: offriamo con quello spirito di com-passione lasciatoci in eredità dalla nostra Beata Madre Fondatrice, Madre M. Margherita Caiani. D.R. lutamente distaccata dalla pastorale generale del matrimonio e della famiglia: in questa, infatti, si inserisce a pieno titolo e di questa, oggi, costituisce un capitolo importante. Papa Giovanni Paolo II ha definito la famiglia ‘patrimonio dell’umanità’. Intaccare questo patrimonio danneggia il bene comune, quando, però, è stato già intaccato dobbiamo aiutare le famiglie a ritrovare un proprio cammino nella Chiesa. Ci ritroviamo Sabato 15 gennaio 2011 dalle 16,30 fino al dopo cena. PARROCCHIA DI CASTELLARE Via del Castellare 22 - Pescia Tel. 0572.453121-340.4106446 Pellegrinaggio diocesano Pellegrini in Turchia Fino al 28 febbraio 2011 ci si può iscrivere al pellegrinaggio diocesano in Turchia (“Sulle orme di San Paolo e delle origini cristiane”) che è stato organizzato dalla commissione diocesana pellegrinaggi e si svolgerà dal 27 luglio al 3 agosto 2011 sotto la guida del vescovo Mansueto Bianchi. Maggiori informazioni presso l’ufficio pellegrinaggi: l’ufficio è aperto ogni martedì e venerdì dalle 10 alle 12 tel. 0573.976133 e 335.6151860. Il programma è sul sito www.diocesipistoia.it. La quota individuale è di 1.255 euro con supplemento di 195 euro per eventuale sistemazione in camera singola. Al momento dell’iscrizione occorre versare un acconto (200 euro). Occorre il passaporto bollato, in corso di validità di almeno sei mesi dall’inizio del viaggio. Il volo di andata porterà ad Antiochia mentre quello di ritorno partirà da Istanbul. Partenza e arrivo all’aeroporto di Bologna. Fra i luoghi visitati, oltre ad Antiochia e Istanbul, Tarso (città natale di Paolo), la Cappadocia, Konia, Pamukkale, Afrodisia, Efeso. Vita La è importante sottolineare il significato di questa celebrazione? Ogni celebrazione presieduta dal vescovo nella chiesa Cattedrale ha sempre un altissimo significato. Realizza e concretizza l’idea di Chiesa riunita con il vescovo attorno al Signore Gesù per ascoltare la sua Parola e rendere grazie al Padre. La celebrazione del 16 gennaio avrà un significato più marcato perché radunerà la molteplicità e varietà dei Ministeri presenti nella Chiesa pistoiese. La ministerialità laicale si fonda sull’inserimento dei fedeli nel mistero di Cristo attuato nel sacramento del battesimo e della confermazione dai quali deriva la partecipazione di ogni battezzato al ministero profetico, sacerdotale e regale di Cristo. Uno quindi è il ministero ed è di Cristo. Diverse sono le partecipazioni e le collaborazioni a questo unico ministero e una di queste è costituita dalla ministerialità laicale. Quanto è significativo il ruolo dei diversi ministeri nella chiesa? Il Concilio Vaticano II ha riversato sulla Chiesa una nuova e abbondante luce, così da porne in risalto bellezze e ricchezze che da tempo erano rimaste in ombra, inosservate, trascurate. La ministerialità laicale è da inserire tra queste stupende realtà ecclesiali che, grazie al Concilio, hanno riacquistato il proprio significato e ruolo ecclesiale. La nuova immagine di Chiesa contenuta nella Lumen gentium, le nuove istanze teologico-liturgiche della Sacrosanctum Concilium, l’apertura verso le attese e i problemi del mondo contemporaneo della Gaudium et spes, la rivalutazione del ruolo dei laici della Apostolicam actuositatem, aprono i cristiani verso nuovi orizzonti di impegno nella Chiesa, per la Chiesa. Il concetto di ministerialità viene svincolato dall’ambito esclusivamente clericale per essere applicato anche ad ogni battezzato e quindi ai laici. La chiesa ha riscoperto quindi i ministeri laicali che sono tantissimi. I ministeri laicali non derivano dall’ordine sacro né come origine né come esercizio, ma dal Battesimo. In forza di questo sacramento i laici sono abilitati ad esercitare nella chiesa la loro ministerialità. Vi sono dei ministeri istituiti e dei ministeri di fatto che hanno arricchito la chiesa e ridato ai laici il loro posto nella sua edificazione. Nella Chiesa “non tutti devono fare tutto, ma tutti hanno qualcosa da fare” In questa coralità armonizzata di ministeri, la Chiesa offre l’immagine di una comunità che, in tutte le sue esperienze, si costruisce con l’apporto di tutti. (Eucaristia, Comunione e Comunità n. 31) Inoltre, quando si parla di ministeri si deve sempre tener conto del fatto che ci si trova di fronte a “carismi”, ovvero ad autentici doni di Dio. Dunque non si tratta di semplici capacità umane, né di scelte umane. L’istituzione di un Ministero diventa quindi il momento ecclesiale di riconoscimento di tale carisma. Possiamo ancora dire che i servizi della comunità non nascono esclusivamente da necessità di orga- 16 GENNAIO 2011 comunità ecclesiale n. 2 In Cattedrale Giornata dei ministeri Il 16 gennaio il vescovo conferirà il ministero ai nuovi lettori, accoliti e ministri straordinari della comunione. Ne parliamo con il diacono Federico Coppini nizzazione pastorale e liturgica ma dal soffio dello Spirito e dalla fedeltà al vangelo di Cristo. Il rapporto ministero-carisma mette in evidenza l’azione dello Spirito e la gratuità del dono ricevuto. Ogni carisma, pertanto, va posto a servizio poiché è donato per la crescita e l’utilità di tutti i fratelli. E’ necessario un impegno formativo teso a rendere i laici più consapevoli della loro identità per far comprendere come nella propria parrocchia, nella chiesa potrebbero svolgere un servizio secondo i propri carismi? L’impegno in questo senso è duplice. Da un lato occorre formare i laici affinché non ignorino i segni che, oltre le attitudini e le competenze, permettono di riconoscere la chiamata che il Signore rivolge loro affinché a Cortona il 28 -29 gennaio 2011 si svolgerà un seminario di studio dal titolo “Ripensare la catechesi alla luce della questione educativa”. Don Cristiano D’Angelo, direttore dell’ufficio catechistico diocesano, sottolinea l’importanza di partecipare a questo seminario:“La questione educativa è l’orizzonte indicato dai vescovi italiani per il cammino delle comunità cristiane nel prossimo decennio.” Nella convinzione che “chiunque segue Cristo l’uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” (Gs. 41), la Chiesa si domanda come fare perchè la ricchezza umana e di fede custodita nel Vangelo possa diventare un lievito e un dono per l’uomo di oggi. La risposta a questa domanda coinvolge in modo diretto i percorsi della catechesi e dell’iniziazione cristiana. In questo seminario, pertanto, viene posta la questione della reciproca relazione tra educazione e catechesi. Quale contributo può dare la catechesi all’educazione, e all’edu- mettano vita e carismi a servizio della comunità. Occorre che nelle comunità cristiane si diano opportunità per far crescere nei laici quei semi di carità e di fede, di compartecipazione e collaborazione all’edificazione della Chiesa, che sono requisiti essenziali perché si manifesti e si giustifichi la domanda di un ministero. Dall’altro occorre stimolare i parroci e le comunità perché facciano opera di discernimento e propongano ai laici l’istituzione ministeriale come testimonianza di una chiesa aperta all’opera dello Spirito santo, che si serve di tutti per la realizzazione del Regno di Dio già in questo mondo. Anche il discernimento è azione dello Spirito santo che agisce tramite la Chiesa e coloro che ne sono costituiti guide. Si tratta del compito del pastore che conosce, guida e separa le sue pecore. Il discernimento ministeriale è essenzialmente ascolto dello spirito e lettura attenta dei segni dei tempi, non è assegnazione di ruoli o di insignificanti titoli onorifici. Molti non sanno cosa significa Lettore, Accolito, ministro straordinario: ciascuno di noi può esserlo e dare un aiuto nel servizio alla chiesa? Il Ministero del Lettorato è quel particolare ufficio che ha come riferimento il libro della Parola; è quindi destinato al servizio della proclamazione. Infatti il compito del lettore è quello di proclamare la parola di Dio nell’assemblea liturgica, di curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della Parola di Dio e di educare nella fede i fanciulli e gli adulti. Compito del lettore è anche quello di curare la preparazione degli altri fedeli, i quali per incarico temporaneo, sono chiamati a leggere la Sacra scrittura nelle azioni liturgiche. Il Ministero dell’Accolitato ha come punto di riferimento l’altare e quindi l’aiuto nell’amministrazione del sacramento del corpo e del sangue di Cristo e di conseguenza della carità. L’ufficio liturgico dell’accolito è di aiutare il presbitero e il diacono nelle azioni liturgiche; di distribuire o di esporre, come ministro straordinario, l’eucaristia. Di conseguenza deve curare con impegno il servizio all’altare e farsi educatore di chiunque nella comunità presta il suo servizio nelle azioni liturgiche. Anche nel caso dell’accolito è importante la relazione tra dimensione celebrativa e vita, perciò in questo caso il suo compito non potrà esaurirsi nel momento liturgico, ma egli sarà chiamato a preparare questo momento attraverso una continua attività pastorale, soprattutto di animazione e formazione ad un senso più pieno e vero della liturgia e ad una testimonianza sempre più autentica della carità. Possono essere istituiti lettori o accoliti soltanto uomini di età non inferiore ai 25 anni. 9 C’è poi il ministero straordinario della comunione: un incarico “straordinario”, non permanente, concesso in relazione a particolari e vere necessità di situazioni, di tempi e di persone. Ministro straordinario della comunione può essere tanto uomo quanto donna (laico/a o Religioso/a). Riceve la facoltà di “comunicarsi direttamente, distribuire la comunione ai fedeli, portarla ai malati e agli anziani, recarla come viatico ai moribondi”. Portare la comunione ad un malato è molto più che “un bel gesto”, è molto più che l’espressione dell’opera di misericordia corporale “visitare gli infermi”. I ministeri del lettorato, dell’accolitato e della comunione non esauriscono la ricchezza ministeriale della chiesa ma ne sono una espressione particolare. Accanto a questi ministeri si collocano i ministeri di fatto, ministeri che non hanno una forma ufficiale di riconoscimento ecclesiale, ma che costituiscono, nella prassi pastorale, consistenti e costanti servizi alla Chiesa.Tanti sono, quindi, i ministeri di fatto quanti i servizi che si svolgono all’interno della comunità. E’ la varietà dei doni dello Spirito che suscita questa grande ricchezza di ministeri ma che tanto ancora attende di essere valutata, privilegiata e posta a favore della crescita della comunità ecclesiale. E per finire alcuni numeri… Dagli elenchi in possesso della commissione per il diaconato permanente ed i ministeri risulta che nella nostra Diocesi sono presenti 24 accoliti ai quali si andranno ad aggiungere i due che verranno istituiti nella celebrazione del 16 gennaio. In diocesi risultano istituiti 14 lettori. I ministri straordinari della comunione ai quali verrà confermato durante la celebrazione del 16 il mandato fino al 2013 sono circa 350. Il vescovo, sempre durante la Messa di domenica prossima, affiderà il mandato ad una ventina di nuovi ministri straordinari della comunione. Daniela Raspollini Ufficio catechistico diocesano Seminario regionale di studio Importante appuntamento per presbiteri, catechisti e responsabili degli uffici catechistici diocesani cazione cristiana in specifico? In che modo l’attuale situazione culturale ed educativa interroga la catechesi? Quali cambiamenti di mentalità e di prassi occorrono perché la catechesi di iniziazione cristiana recuperi la capacità di generare nuovi cristiani alla fede? Sono queste alcune domande a cui questo seminario cercherà una risposta, nella speranza di dare un contributo utile alla ricerca di modelli di generazione alla fede adatti ed efficaci. Silvia Mancini, che si occupa delle adesioni da parte delle diocesi della Regione, illustra il ricco programma del seminario: “Il seminario di studio ‘Educazione e catechesi’ promosso dalla Commissione regionale per la dottrina della fede e la catechesi, si rivolge a responsabili e collaboratori degli uffici catechistici diocesani, e a quanti, parroci, catechisti ed educatori, sono interessati ad approfondire il rapporto tra catechesi ed educazione. A fronte della breve durata, il seminario propone un programma ricco di contenuti e di qualificati interventi: quello di monsignor Simone Giusti, delegato Cet per la catechesi, che introdurrà i lavori del seminario, come pure quello di don Luciano Meddi, catecheta, che affronterà il tema centrale evidenziando la necessità di una catechesi come proposta educativa della comunità, che segue la crescita della persona e la accom- pagna rispettandone l’individualità, verso una scelta di fede matura. Nella mattinata di sabato 29 sono previsti alcuni laboratori in cui i partecipanti approfondiranno, anche attraverso la condivisione di esperienze in atto,vari aspetti dell’ educazione nella formazione alla fede. Seguirà una tavola rotonda, moderata da suor Giancarla Barbon, catecheta. Nel dopo cena di venerdì 28, i convegnisti potranno prendere un pur minimo contatto con la spiritualità di Cortona, visitando la basilica di S. Margherita (ove si conservano il corpo incorrotto della Santa Penitente ed il crocifisso ligneo del 1200 che tante volte le parlò) ed il museo diocesano (ove, fra le molte opere significative, si conserva la stupenda Annunciazione del Beato Angelico). Per iscrizioni: SilviaMancini 3479005033 e.mail [email protected]. D.R. 10 comunità e territorio è Pistoia la capitale italiana dell’acqua alla spina. Nel 2010 sono stati prelevati ben quattro milioni di litri di acqua potabile di qualità (naturale e gasata) dalle fontanelle pubbliche distribuite sul territorio. Circa 11mila litri di acqua al giorno, 933 quintali in meno di rifiuti di plastica da smaltire (corrispondenti a oltre 2 milioni e 600mila bottiglie da un litro e mezzo), che si traducono in un risparmio economico considerevole per la collettività, una riduzione di emissione di Co2 pari a 214 tonnellate. Sono questi alcuni degli effetti straordinari generati dall’installazione di tre fontanelle pubbliche a Pistoia inaugurate all’inizio del 2010 - in via Pordoi, via Antonini e via Buzzati a Sant’Agostino (dove successivamente sono stati aperti anche un erogatore di liscia e un altro per il risciacquo delle bottiglie) - a cui tutti i cittadini possono accedere per attingere acqua potabile trattata, liscia e gassata. Una vera e autentica rivoluzione nel segno dell’oro blu che fa di Pistoia la capitale dell’acqua alla spina. «Al riguardo non esistono classifiche ufficiali – commenta il vice sindaco Mario Tuci – ma tecnici del l’ accessibilità sbarca su internet. E’ attivo da pochi giorni il sito www. pianiaccessibilita. it. Si tratta di un progetto pilota dell’amministrazione provinciale pistoiese, che la Regione vuole esportare anche nelle altre province. Un sito internet nato nell’ambito del lavoro della Provincia, con l’Osservatorio per il superamento delle barriere architettoniche e sensoriali, che realizza un servizio informativo e Vita La n. 2 16 GENNAIO 2011 Fontanelle Pistoia capitale dell’acqua alla spina settore sostengono che i consumi a Pistoia sono di gran lunga superiori a quelli di Milano e di altri centri dove sono nate iniziative analoghe. Quel che è accaduto si spiega con una maturata sensibilità dell’opinione pubblica e con un cambiamento culturale sempre più diffuso tra i nostri concittadini». Il costo degli erogatori di acqua è stato di circa 120mila euro, per la copertura dei quali ha contribuito in parte la Provincia, a cui si aggiungono 25mila euro per la gestione e manutenzione degli impianti, sostenuti dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e di Pescia. La fontanella più gettonata dai pistoiesi è quella che eroga l’acqua con gas in via Buzzati (oltre un milione e mezzo di litri). «Visto il grande successo che abbiamo ottenuto con le fontanelle pubbliche – conclude Tuci – puntiamo adesso all’attuazione di due nuovi progetti, sperando che la Provincia possa concederci i finanziamenti necessari». Nel corso del 2010 erogati quattro milioni di litri. Un risparmio per i cittadini e per l’ambiente Pagina a cura di Patrizio Ceccarelli Accessibilità Costruire senza barriere di consulenza tecnica on line rivolto al personale dei Comuni toscani impegnati nell’elaborazione dei Piani per l’accessibilità, nonché a tutti i soggetti interessati, in particolare liberi professionisti e associazioni. Per presentare il sito, è in via di Coldiretti Apre a Quarrata il mercato di Campagna Amica Ogni 15 giorni in vendita in piazza Risorgimento i prodotti a chilometri zero Il Mercato di Campagna Amica dei produttori aderenti a Coldiretti, dopo Pescia, Monsummano, Pistoia e Chiesina Uzzanese apre anche a Quarrata. La prima edizione, nel giorno dell’Epifania, è stata un successo, nonostante la pioggia. Piazza Risorgimento per un giorno si è tinta di giallo, il colore dei gazebo di Coldiretti e di Campagna Amica, all’interno dei quali sono stati esposti i prodotti coltivati sul territorio pistoiese di cui gli acquirenti hanno certificata la provenienza permettendo cosi ai produttori di zona di farsi conoscere e di vendere direttamente al consumatore. L’iniziativa proseguirà poi ogni 15 giorni (stesso luogo): 20 gennaio, 3 e 17 febbraio, 3, 17 e 31 Marzo. I consumatori potranno trovare fiori e piante, insaccati, prodotti ortofrutticoli, confetture, gelatine, formaggi olio e vino rigorosamente a chilometri zero. «Nasce un nuovo mercato di Campagna amica – sottolinea il direttore di Coldiretti, Francesco Sossi -, ma per i consumatori c’è anche un’opportunità in più: sul sito www.campagnaamica.it, tutti potranno trovare, oltre alle date dei vari mercati, anche le aziende della provincia dove viene espletata la vendita diretta. Un’opportunità per chi, non potendo andare nei nostri mercati, vuole comunque acquistare i prodotti del territorio, a chilometri zero». «È un bel passo avanti per la nostra città – commenta il sindaco Sabrina Sergio Gori – Noi cerchiamo di portare in tutti i modi questi prodotti in piazza, abbiamo trovato questa bella collaborazione con Campagna Amica della Coldiretti, ora ciò che dobbiamo fare è far sapere a più persone possibile, che ci sono prodotti buonissimi e freschissimi il giovedì mattina, ogni 15 giorni a Quarrata. È una festa per tutti». organizzazione un incontro pubblico illustrativo con gli assessori regionali al welfare Salvatore Allocca, all’urbanistica Anna Marson e l’assessore al sociale della Provincia di Pistoia Michele Parronchi, a cui verranno invitati tecnici e associazioni del settore. Il percorso che la Provincia di Pistoia sta portando avanti l a biblioteca San Giorgio, che ha chiuso il 2010 superando i 169mila libri prestati (un vero record), è pronta anche a rilanciare, approntando proprio in questi giorni nuovi servizi che saranno attivati a breve. Sarà infatti possibile, per la prima volta, prendere in prestito e portarsi a casa per alcuni giorni le riviste che finora erano disponibili per la sola lettura in sede; saranno messi a disposizione del pubblico nuovi lettori Mp3 per l’ascolto della musica e si aprirà il nuovo fronte degli e-book, grazie ad un progetto che coinvolge tutte le biblioteche della rete di Pistoia e provincia. Verrà inoltre messo a disposizione del pubblico un nuovo televisore Blu-ray, che renderà possibile la visione dei nuovi Dvd provvisti della tecnologia in grado di riprodurre fedelmente gli “effetti speciali” come al cinema. Sul fronte virtuale, il lavoro avviato nel 2010 con la creazione del nuovo portale web interattivo sarà arricchito nel 2011 dalla disponibilità di una vera e propria “Virtual Library”, dove la biblioteca selezionerà le risorse web migliori per sostenere i percorsi di ricerca degli utenti. Grazie ad uno speciale finanzia- Progetto pilota della Provincia di Pistoia per fornire la consulenza tecnica on line al personale dei Comuni, professionisti e associazioni sul superamento delle barriere, e l’attività di rete con gli enti locali e le associazioni, è particolarmente seguito dalla Regione che lo vuole esportare anche nelle altre province. La metodologia, i contenuti e gli strumenti operativi per i Piani sono stati concepiti nel corso di una ricerca finanziata dalla Regione Toscana e commissionata dalla Provincia di Pistoia al Centro Interuniversitario Tesis dell’Università di Firenze, su finanziamento della Regione Toscana. Attualmente i Comuni che nella nostra provincia hanno istituito il Laboratorio comunale per l’accessibilità sono Monsummano Terme, Pescia, Quarrata e Agliana. Cultura La San Giorgio apre una “succursale” alla Coop Il 2011 sarà l’anno della svolta tecnologica con la Virtual library e gli e-book mento regionale, sarà inoltre attivato un punto prestito all’interno della Coop di viale Adua, contando sulla collaborazione attiva dei Sezione Soci di Pistoia: la presenza della biblioteca alla Coop offrirà un’occasione in più per avvicinarsi alla lettura per tutti coloro che, facendo la spesa,“incontreranno per caso” la San Giorgio. La biblioteca varcherà ancora i propri confini, con l’obiettivo di of- frire a tutti le opportunità di lettura, grazie alla relazione positivamente attivata con la Casa circondariale di Pistoia per sostenere la piccola biblioteca presente all’interno del carcere e soprattutto garantire ai detenuti la possibilità di leggere libri e riviste nella propria lingua e accompagnare il loro percorso di reinserimento sociale con un intervento positivo di formazione e informazione. Museo del ricamo “Primi passi... primi punti” Con “Primi passi… primi punti”, i bambini faranno i primi passi verso l’incanto del ricamo. L’iniziativa, promossa dal Moica presso il museo del Ricamo di Pistoia, si terrà domenica 23 gennaio dalle 10.30 alle 15.30. Nell’antico Palazzo Rospigliosi, i bambini troveranno delle esperte ricamatrici che guideranno i loro primi passi.... Nei fazzolettini preparati per grandi e piccini tutti ricameranno l’iniziale del loro nome a ricordo di un viaggio, chissà verso una futura vocazione. E i genitori? Mentre i bambini ricamano i genitori saranno guidati in una visita al museo, unico ancora nel suo genere in Italia. Le Piastre 23a edizione “Il presepe più bello” Alle Piastre, nella chiesa di Sant’Ilario il 9 gennaio si è tenuta la manifestazione di chiusura del XXIII concorso “il presepe più bello”. La chiesa gremita di gente ha fatto da cornice all’assegnazione dei vari premi. Ha aperto una proiezione di filmati su tutti i presepi che hanno partecipato al concorso, facendo rivivere a tutti i presenti la magia del Natale. Ha vinto Franco Melani con un lavoro allestito in Duomo con i derivati del granturco. Questo è l’ottavo centro dell’artista pistoiese. L’iniziativa è stata organizzata dalla pro loco alta valle del Reno, e da sport e cultura. Un premio alla scuola è andato alle suore Mantellate di Pistoia; per i bambini ha vinto Lucrezia Ceccarelli con un lavoro in fili di rame. Per le associazioni è stata premiata la pro loco di Gavinana secondo il centro cerebrolesi della Ferruccia, terzo la pro loco di Piteccio. Il negozi e vetrine è andato al marescano Walter Mandolini. Nella categoria privati ha vinto Riccardo Andreotti; secondo, ex-equo, Salvatore Ciulla e Claudio Magliulo ed il terzo alla parrocchia della Vergine. Erano presenti i sacerdoti Tousaint e Gabriele, il maresciallo Drago,il presidente della pro loco Giancarlo Corsini. Un romanzo di Monalda Benini Presentato il romanzo “Krizia”(ed. Polistampa) di Monalda Benini: la storia in parallelo di due amiche, quando intrecciata e quando divisa, in una cittadina del sud dell’Irlanda. Erano presenti l’autrice, laureata a Firenze in lettere moderne e mantovana d’adozione, Leandro Piantini e Irene Gherardotti. 16 GENNAIO 2011 comunità e territorio n. 2 11 La biblioteca come luogo di integrazione per gli stranieri? albanese e romena per quella di Montecatini Terme (qui la comunità araba è meno numerosa) mentre per Agliana e Quarrata occorrono oltre ai servizi sopra citati anche libri, riviste e film in lingua araba.” L’indagine ha anche evidenziato che i consumi ed i bisogni culturali dei cittadini stranieri sono, come quelli degli italiani fortemente correlati alle condizioni sociali di appartenenza, a partire della provenienza, dalla situazione lavorativa oltre che dal titolo di studio posseduto. Edoardo Baroncelli Abetone u n luogo dove i cittadini stranieri trovano il contatto con il territorio. Da una recente indagine curata dalla Redop sembra che le biblioteche locali abbiano acquisito questa peculiarità. Sono state prese in esame diverse biblioteche pubbliche provinciali dove tramite la somministrazione di un questionario è stato evidenziato il rapporto fra i bisogni culturali e l’uso delle biblioteche comprendendo anche domande relative ad altre attività del tempo libero come musei e teatri. Ebbene è risultato che gli utenti più numerosi sono stranieri, in maggioranza donne, con un titolo di studio alto e con un elevato livello di conoscenza della lingua italiana; fra questi i più numerosi sono albanesi, marocchini e romeni. “A questo proposito abbiamo notato – dicono dalla Provincia – che sono molto richiesti i prestiti dei libri in lingua italiana mentre l’offerta di quelli in albanese, araba e romena è di molto inferiore alla domanda così come l’offerta di CD musicali in altre lingue. Tuttavia anche l’offerta di quotidiani e riveste in lingua madre (albanese, araba e rumena) è inferiore alla domanda mentre è più diffusa quella in altre lingue.” Le problematiche che emergono evidenziano che nei centri territoriali potrebbero essere intensificate le informazioni sull’offerta dei servizi vari all’interno delle varie biblioteche, indirizzando i cittadini stranieri verso quelle più fornite e rispondenti alle proprie esigenze mentre dovrebbero essere sviluppate le attività informative relative ai servizi, alla modulistica e alla segnaletica. “Le biblioteche con più iscritti stranieri – riprendono dalla Provincia – risultano essere la San Giorgio, oltre a quelle comunali di Agliana, Quarrata e Montecatini Terme che in un prossimo futuro dovrebbero potenziare anche alcuni servizi mirati ai gruppi etnici come i quotidiani in lingua albanese, araba e romena per la San Giorgio, raccolte di film e libri periodici in Agliana Albo volontari i l sindaco di Agliana, Eleanna Ciampolini, presenta alcuni dei progetti più interessanti che vedranno protagonista il Comune di Agliana nel 2011. Sarà istituito ufficialmente l’albo dei cittadini volontari, potenziata la Banca del tempo, sarà formalizzato il gemellaggio con la cittadina palestinese di Beit Sahour, sarà migliorata l’informazione sulle iniziative del Cis, incrementata e anticipata alla prossima primavera l’iniziativa del bilancio partecipato, sarà anche attivato il canale dell’acqua frizzante per il fontanello di via Bellini. Ciampolini tratteggia anche un bilancio di quanto portato avanti nel corso del 2010.“Per l’amministrazione comunale – ha evidenziato il sindaco – è stato sicuramente un anno molto impegnativo e difficile. Non sono, comunque, mancate risposte puntuali alle istanze dei cittadini che sempre di più chiedono aiuto al Comune alla luce del perdurare della crisi economica. Dal punto di vista delle opere pubbliche va ricordata l’inaugurazione del parco di Carabattole che ha portato un ulteriore incremento del verde sul nostro territorio”. Il sindaco commenta anche i recenti legati alla forte nevicata di dicembre. “Gli interventi del Comune di Agliana – sottolinea – sono stati positivi e adeguati, la struttura ha retto senz’altro bene. In generale il lavoro portato avanti dai 100 dipendenti comunali è egregio, la stragrande maggioranza di loro svolge il proprio compito con un impegno anche superiore rispetto a quello che sarebbe loro richiesto, nonostante i luoghi comuni diffusi parlino d’altro”. “Per uscire al meglio dalla difficile situazione – ha commentato ancora Eleanna Ciampolini – è necessario ripensare ad un cambiamento degli stili di vita che dovranno essere meno permeati dal consumismo sfrenato e caratterizzati da maggiore solidarietà sociale con, ad esempio, un potenziamento delle iniziative legate al commercio equo e solidale”. Rivolgendo, infine, un augurio a tutta la cittadinanza per un 2011 di pace, Ciampolini ha citato il grande scrittore Tiziano Terzani in un passaggio che evidenzia la necessità di “fare quello che è giusto e non quello che ci conviene”. Marco Benesperi Ospiti illustri nella stazione sciistica Matteo Renzi e Giuliano Razzoli, campione di sci, hanno visitato le piste abetonesi a conferma del fatto che il passo appenninico è sempre più oggetto di interesse da parte di sport e realtà istituzionali, eminenti esponenti di entrambi gli hanno fatto visita. Il campione di sci olimpico Giuliano Razzoli ha scelto infatti la pista Zeno 2 della Saf, appositamente preparata, per i suoi allenamenti di slalom, che ha intervallato intrattenendosi con moltissimi propri ammiratori. Nei giorni scorsi, inoltre, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha accolto l’invito che gli era stato formulato dal sindaco dell’Abetone, Giampiero Danti, e ha visitato piste e impianti di quella che egli ha definito come “la montagna dei fiorentini”. All’incontro, che è proseguito convivialmente. hanno presenziato anche i presidenti di Società Abetone Funivie e consiglio comunale d Firenze –Giovanni Guarnirei ed Eugenio Giani- nonché l’architetto Nicola Risaliti, ex assessore al Turismo della Provincia di Pistoia il quale da quasi un anno collabora con il sindaco dell’Abetone nella pianificazione degli interventi necessari ad adeguamento infrastrutturale e rilancio delle attività turistiche della capital toscana dello sci. Il primo cittadino di Firenze, che ha garantito il proprio massimo sostegno per il rilancio dell’Abetone, ha anche apprezzato la rinnovata qualità dell’ospitalità alberghiera. Che con i ristrutturati hotel Abetone &Piramidi, Miramonti e Bellavista nonché con il nuovo albergo-centro benessere della Valdiluce sta letteralmente rifiorendo. Alessandro Tonarelli PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] Matteo Renzi Vita La 12 “ Un’empia associazione si è formata in Marsiglia dal rifiuto e dalla feccia degli emigrati italiani, e la quale impudentemente si da il titolo di Giovane Italia.- Essa ha per primo scopo quello di non risparmiare spesa alcuna e pericolo personale per portare di nuovo in Italia il fuoco della discordia e della rivoluzione essa ha per secondo quello di pubblicare un giornale e diffonderlo nella nostra bella Penisola il quale serva da Propaganda Infernale, e susciti di nuovo alla rivolta e al n. 2 16 GENNAIO 2011 Notizie e curiosità nei giornali dell’epoca Vita La Cronache dal Risorgimento sangue. Essa spera di restare occulta fra noi, e di operare in segreto ma noi sappiamo che sono alla sua testa Mazzini di Genova, Santi di Rimini e il piemontese Conte Bianco” («La Voce della Verità», Modena, 17 gennaio 1832). Con queste parole accusatorie i redattori della «Voce della Verità» annunziavano ai propri lettori la nascita della società segreta mazziniana. Si trattava di uno straordinario colpo giornalistico-politico, certo dovuto al lavoro d’intelligence della fitta rete d’informatori alla corte di Francesco IV duca di Modena, occulto finanziatore del giornale.Al comune lettore di oggi una simile descrizione della Giovine Italia risulterà quanto meno eccentrica, rispetto all’immagine datane dai manuali scolastici; è vero però che il nostro Risorgimento non ebbe oppositori solo a Vienna: se una larga parte della società italiana rimase quanto meno estranea al processo di unificazione, una minoranza attiva lo contrastò vivamente con le armi della propaganda giornalistica, le stesse usate da liberali e democratici per diffondere le idee di libertà e indipendenza. La centralità della stampa per comprendere a fondo le La mostra di Poggio a Caiano ricorda i 150 anni dell’unità d’Italia di Luigi Corsetti fasi principali della temperie risorgimentale è dunque fuori discussione. Giornalisti furono i maggiori artefici delle lotte per l’indipendenza: da Cavour a Mazzini, da Cattaneo a D’Azeglio; fu sui giornali e sulle riviste che si formò un ceto intellettuale e politico omogeneo, in grado di dialogare nonostante distanze geografiche e sociali. Soprattutto nel 1848 il tempo della storia risulta scandito dalla nascita di effimere e gloriose testate, destinate a segnare e indirizzare il processo unitario: come «L’Alba» o «La Patria» per restare a Firenze. Giornali che oggi risultano materiale indispensabile per una vera ricostruzione storica. Per questo la biblioteca comunale “Francesco Inverni” di Poggio a Caiano ha deciso di celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia con una mostra che ripercorre le tappe del Risorgimento attraverso la “lettura” dei giornali del tempo. Dai moti carbonari del 1831 alla spedizione dei mille, passando per la Prima Guerra d’Indipendenza, la Repubblica romana, fino alla “Rivoluzione italiana del ’59” come la chiamò Manzoni. A far da filo conduttore nel percorso espositivo è la «Gazzetta di Firenze» (dal 1849 «Monitore Toscano»), organo ufficiale del governo e come tale barometro sensibile ad ogni mutamento politico; ma non mancano i fogli del ’48, a segnare l’esplosione editoriale seguita alla concessione della libertà di stampa; o riviste come «L’Album», antesignano dei moderni rotocalchi, con le sue immagini in diretta; senza dimenticare di dar conto della pubblicistica reazionaria, con la «Voce della Verità» o «La Voce della Ragione» di Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo. Accanto ai giornali: libri. opuscoli, fogli volanti, immagini dal Risorgimento. “La speranza è quella di restituire al visitatore - ha affermato il collezionista e curatore della mostra Marco Attucci - l’aria dell’epoca, tante volte assente nei paludati libri di storia; certi, come siamo, che sfogliare una vecchia annata di giornale sia un po’ come entrare nella macchina del tempo immaginata da George Wells e uscirne alla data apposta in calce alla testata”. La mostra, inaugurata lo scorso dicembre, rimarrà visibile fino 29 gennaio. sport pistoiese Calcio Msp, campionati di successo c ampionati di successo. Stanno ottenendo sempre maggiori consensi i campionati di calcio a 5 e a 7 allestiti dal Movimento Sportivo Popolare (Msp) di Pistoia. L’eccellenza organizzazione, i campi da gioco fanno sì che molti si avvicinino a quest’ente di promozione sportiva. Nel calcio a 5, il neopromosso Mcl Ariston guida la classifica della serie A, seguito a distanza ravvicinata dal Pistoia C5 di Luca Balleri: in ripresa, dopo un avvio incerto, i campioni in carica del Gs Milleluci, mentre sono ancora fermi a quota 0 Amigos e Isotopi. In serie B comanda il Gs Esperia Quarrata del tandem Scaglione-Vignolini, davanti a Olimpic Calcio e Gs Gattuso (nella foto), grintoso come il centrocampista del Milan. Nelle ultime posizioni troviamo Pro Loco Che Stagno ed Edilpavimenti Chiazzano. In serie C primato per i Bukaneros, ma eccellenti prestazioni anche da parte di Ss Longobarda, allenata da Iacopo D’Angelo, e Le Iene. Posizione deficitaria per il Gs Cosenza di De Rasis, sebbene la scorsa estate avesse effettuato una campagna acquisti di prim’ordine. Nel campionato interno Legnorosso C5 categoria Eccellenza, si conferma il Cf Freeline Prato, ma non sono da meno le compagini San Biagio C5 e Springfield, peraltro distanziate di soli 3 punti. Nella categoria promozione, in testa alla graduatoria c’è il Fc Alinomania, squadra organizzata e concreta che ha ribaltato i pronostici della vigilia. Il torneo di calcio a 7 sta dimostrandosi di alto livello tecnico: come negli anni passati Mcl Ariston e Arcadia restano favoriti, anche se realtà quali Fc San Marcello, Rubin Kazan e Livercool daranno loro filo da torcere sino al termine della stagione. La Usd Ciregliese, diretta da Zuccherini, è la capolista del campionato femminile. Per il titolo interprovinciale se la giocherà con la Lampo 1919 e la Breda Pistoiese 2000, guidata da Bertinelli. Nei campionati Over 35/40 di calcio c’è un discreto equilibrio e un buon livello tecnico/tattico: Central Gomma in vetta all’Over 35; alle sue spalle il Fc Casenuove Masiano. Nell’Over 40 ottima partenza degli Old Guys San Felice di Pratesi. Dal 2011 si attende una conferma: che i tornei del MSP migliorano anno dopo anno. Gianluca Barni contropiede c om’è strano il calcio. Nel giorno in cui la Pistoiese schiera tre-uomini d’attacco-tre, e tutti di valore superiore alla categoria, la squadra non va oltre uno sbiadito pareggio in casa dell’Albinia, terzultima in classifica. Stefanelli, Lisi e l’esordiente Sabatini sono scesi in campo con le polveri bagnate. Hanno avuto alcune buone occasioni che non sono riusciti a realizzare. E così la squadra arancione ha perso terreno nei riguardi della Massese, che ora insegue a quattro punti di distanza. Non sono molti, considerando che il 19 gennaio ci sarà lo scontro diretto allo stadio Melani di Pistoia. Quel giorno, la Pistoiese dovrà assolutamente vincere e rimandare i bianconeri apuani a una distanza rassicurante. Ma se fossero questi ultimi a guadagnare i tre punti, il campionato tornerebbe ad essere apertissimo, con identiche probabilità di vincerlo di entrambe le rivali. Gli addetti al lavoro pistoiesi hanno sostenuto, giustificando per buona parte la prova incolore della squadra ad Albinia, che il rendimento dei tre attaccanti (e in parte anche di alcuni centrocampisti) è stato molto condizionato dalle precarie condizioni del terreno di gioco e dall’atteggiamento tutto difensivo della squadra grossetana. E’ certamente vero, ma bisogna rilevare che una squadra forte come la Pistoiese deve avere la forza e trovare i mezzi per superare anche questi ostacoli. Ora gli arancioni di Agostiniani sono attesi ad una striscia di sei impegni di Enzo Cabella di elevata difficoltà: dal loro esito potremo avere riscontri attendibili sulla corsa alla promozione. Ha deluso ancora la Tuscany di basket, che ha collezionato tre sconfitte all’inizio del 2011, con Imola,Veroli e Jesi. La squadra di Moretti ha finito il girone d’andata con 16 punti (8 vittorie e 7 sconfitte), che a ben guardare sono i punti che merita. Se pensiamo ai pronostici della vigilia, c’è comunque da essere soddisfatti poiché la Tuscany è in zona playoff. Per tornare a vincere c’è bisogno di ritrovare l’ottimo rendimento difensivo di due mesi fa e quella ‘cattiveria’ in attacco che aveva esaltato le doti di Varnado, il giovane colored americano impostosi per le prodezze che nessuno aveva scoperto fino a quando non è arrivato a Pistoia. E’ lui che ha fatto la differenza, che ha trascinato la Tuscany fino al terzo posto della classifica. Il suo (prevedibile) calo ha avuto come effetto il conseguente calo della squadra, che ha perso brillantezza e spavalderia, andando incontro a sconfitte alcune delle quali evitabili (tipo, l’ultima a Jesi, persa all’ultimo secondo). Vita La 16 GENNAIO 2011 dall’Italia n. 2 13 150° Unità d’Italia “ La costruzione di una comune, per quanto articolata e pluralistica, consapevolezza storica rappresenta il passaggio indispensabile da cui prendere le mosse per pensare il futuro del Paese. Il che non significa tacere le ombre, i limiti, i nodi lasciati irrisolti da un percorso storico difficile e complesso”. Matteo Truffelli introduce così il dossier realizzato da “Dialoghi” per il 150° dell’Unità d’Italia, che ha mobilitato per l’occasione vari studiosi della materia. Il senso della convivenza democratica Nel prossimo numero della rivista culturale promossa dall’Azione Cattolica italiana, in distribuzione dal 7 gennaio, sono presenti articoli che affrontano l’anniversario sotto molteplici aspetti. Alberto Monticone riflette sul senso del celebrare oggi l’Unità; sul binomio retorica-memoria prendono la parola padre Bartolomeo Sorge e Paolo Pombeni; sui “revisionismi storici” interviene don Maurilio Guasco; le culture politiche dell’Italia post-unitaria sono esposte da Giorgio Campanini. A Luciano Caimi è stato chiesto di soffermarsi sul contributo dei cattolici, e in particolare delle organizzazioni giovanili. Completano il dossier testi sull’identità nazionale e sul ruolo dei credenti nella vita del Paese riconducibili ad Alcide De Gasperi, Primo Mazzolari, Antonio Rosmini, Pietro Scoppola, Luigi Sturzo. Nel 2011, afferma lo stesso Truffelli, ricercatore di storia delle dottrine politiche all’Università di Parma e autore di numerosi saggi sul movimento cattolico, gli italiani “saranno invitati a sentirsi partecipi delle celebrazioni in programma, per trarre da esse un rinnovato senso delle ragioni della convivenza democratica nel Paese unito”. Polemiche e qualche silenzio “Il percorso preparatorio delle celebrazioni, che si è sviluppato nel corso del 2010, non senza discussioni e malumori, è stato scandito - osserva ancora Truffelli - da una serie di importanti discorsi del presidente della Repubblica, ma anche da diversi significativi interventi dei vescovi italiani (soprattutto per voce del presidente Bagnasco) e della Santa Sede, affiancati da segnali di benevola attenzione alla ricorrenza da parte di associazioni e organi di stampa del mondo cattolico italiano”. La rivista ricorda che alla fine del 2010 il centocinquantesimo è stato il tema del decimo Forum del progetto culturale della Chiesa italiana, tenutosi a Roma dal 2 al 4 dicembre. Accanto a tutto ciò, si sono tuttavia registrate “difficoltà, polemiche, momenti di impasse, silenzi imbarazzanti e smarcamenti strumentali da parte di alcune aree culturali e forze politiche”. Segno che l’Unità nazionale non si può considerare come un patrimonio universalmente riconosciuto e condiviso. Costruire il futuro Un dossier della rivista “Dialoghi” dell’Ac a cura di Gianni Borsa Sulla linea di Napolitano e del cardinal Bagnasco “Dialoghi” segnala come il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricordato “a tutti”, il 3 maggio 2010,“che le iniziative programmate per il 2011 non possono p artono, o più esattamente ri-partono da Reggio Emilia le celebrazioni dell’unità. Lo scorso anno il presidente della Repubblica era a Genova e poi a Marsala, per la spedizione dei Mille, senza la quale l’Italia sarebbe oggi molto diversa da quella che è. È stata, infatti, l’annessione dell’ex regno delle Due Sicilie a fare rapidamente chiudere ogni apertura autonomistica, che pure Cavour e i suoi più stretti collaboratori, Minghetti e Farini, due emiliani, avevano solennemente affermato nella primavera del 1860. Dopo Reggio, città della bandiera tricolore, nelle Romagne, a Forlì e a Ravenna, il presidente della Repubblica ha ribadito che tutta l’Italia – Nord compreso, anzi, in prima linea – abbia consapevolezza del contributo dato all’Unificazione, anche in questo caso Nord compreso, anzi in prima linea. E forse questo è uno dei punti significativi di queste celebrazioni, anche a proposito dell’attualità politica. Si possono dare oggi le condizioni per celebrare l’Unità, superando il centralismo delle emergenze e rilanciando un’articolazione pluralistica dello Stato. Questo anniversario che si va ce- essere considerate tempo perso e denaro sprecato, ma fanno tutt’uno con l’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi”. Affermazioni cui hanno fatto “significativamente eco” nella stessa occasione “le parole del cardinal Angelo Bagnasco, il quale ha invitato il Paese a fare della celebrazione della ricorrenza dell’Unità una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani, dentro l’Europa unita e in un mondo più equilibratamente globale”. Alberto Monticone sottolinea fra l’altro che “celebrare, se non è solo rifugio nel già avvenuto, può essere modo di essere e di crescere”. “Sono queste le ragioni che ci spingono a proporre un dossier dedicato al tema del 150° dell’Unità”, puntualizza Truffelli: “La consapevolezza dell’opportunità che tale ricorrenza potrebbe rappresentare per il Paese, ma anche la sensazione di una diffusa tendenza a svalutarne il possibile significato”. Il ruolo dei giovani cattolici Luciano Caimi si sofferma sull’associazionismo cattolico giovanile che, a suo avviso, ha rappresentato, in questi 150 anni, un elemento importante per la costruzione di una sensibilità diffusa per il valore dell’unità nazionale. Il docente di storia della pedagogia e dell’educazione alla Cattolica di Brescia scrive: “Nel ripercorrere le vicende delle associazioni giovanili dopo l’Unità abbiamo potuto notare la loro rilevanza entro il complesso cammino della Chiesa e del cattolicesimo italiani. L’investimento su di esse è risultato costante nel tempo. Se fra Otto e Novecento la preoccupazione di tutelare le nuove generazioni dagli influssi crescenti del laicismo indusse il mondo cattolico a moltiplicare le energie educative anche nei settori extra-scolastici, fu però con il fascismo che la questione giovanile s’impose agli occhi della Chiesa in tutta la sua gravità”. Le associazioni per la gioventù hanno rappresentato, secondo Caimi, “un elemento rilevante nel tragitto della cattolicità in Italia: senza la loro vitalità, l’intera esperienza ecclesiale sarebbe rimasta notevolmente depotenziata”. Una sfida delicata Memoria e futuro nelle parole di Napolitano di Francesco Bonini lebrando allora non sarà soltanto un rito, ma rappresenta una sfida per aiutare ad affrontare adegua- tamente le opportunità e le incertezze del presente e del futuro. Raccogliere positivamente questa sfida comporta un giusto mix di identità e di apertura. È necessario rievocare e approfondire la storia dell’unificazione, accelerata, a tratti sorprendente e, nello stesso tempo, ricordare che si tratta di un processo aperto, dinamico. Lo stato unitario, che è un valore per tutti, deve aprirsi sia verso l’“interno” con le realtà locali e infra-statali, sia nel rapporto “esterno”, comunitario e internazionale: quasi due federalismi paralleli, intorno alla realtà dell’Italia “una e indivisibile”. È una sfida delicata, perché gli interessi settoriali, che pure è necessario promuovere e tutelare, rischiano di far smarrire il disegno d’insieme e consegnare, come spesso ci è accaduto, l’Italia e gli italiani al rischio dell’entropia, che è come dire il rischio della decadenza in un mondo dilatato. Per questo bisogna stare lontani da tutte le retoriche e cogliere l’occasione delle celebrazioni per discutere ed elaborare convincenti percorsi di unità e di responsabilità, per cui si può essere ragionevolmente fiduciosi. A patto di lavorare con spirito costruttivo, tutti. 14 dall’italia L’ ex presidente brasiliano Luiz Inàcio Lula da Silva, negli ultimi atti prima di passare la presidenza al successore, ha detto “no” all’estradizione del terrorista Cesare Battisti, condannato all’ergastolo per gli omicidi, compiuti tra il 1978 e il 1979, del maresciallo Antonio Santoro, di Lino Sabbadin, macellaio di Mestre, del gioielliere Pierluigi Torregiani e dell’agente di polizia Andrea Campagna. Mentre il nuovo presidente Dilma Rousseff sembra voler confermare la decisione presa dal suo predecessore, il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha annunciato il ricorso alla Corte de L’Aja e da più parti si levano proteste e inviti al boicottaggio. Abbiamo chiesto sul tema il parere di Riccardo Moro, esperto in questioni internazionali. Il Brasile ha detto “no” all’estradizione di Battisti. Ora cosa può fare l’Italia? “Vi è innanzitutto una via giuridica che va esperita, come è già stato annunciato. Si tratta di una procedura di ricorso a fronte della risposta negativa del Brasile. L’ultima parola, però, resta al Paese nel quale è il ricercato.Vi è poi una strada politica: l’Italia ha richiamato il proprio ambasciatore, modo per segnalare, attraverso la diplomazia, irritazione verso la decisione presa. Poi c’è chi propone boicottaggi economici e invita gli italiani emigrati in Brasile a protestare...”. Potranno sortire qualche effetto le azioni “di forza”? “In teoria no, uno Stato difficilmente cambia le sue decisioni per le proteste che provengono dall’esterno. Tuttavia, in questo caso c’è da considerare che la decisione è stata assunta sotto la presidenza Lula che ora ha terminato il suo mandato. Il passaggio di testimone, quindi, potrebbe essere l’occasione per generare una decisione diversa. Questo, d’altra parte, mi sembra l’unico spazio politico percorribile per un’azione di questo tipo”. Il caso, d’altronde, prima ancora che il rispetto di una sentenza sembra richiamare un giudizio politico... “Mi pare che si stia facendo una gazzarra senza motivo. Battisti ha superato tutti i gradi di giudizio ed è stato condannato, quindi dovrebbe finire in carcere. Detto questo, non è un caso politico ma la vicenda personale di un criminale. Il clamore che si è sollevato mi sembra fuori luogo, fa tornare a occuparsi delle vicende degli anni Settanta in maniera poco utile. Cesare Battisti non è affatto una vittima politica: l’Italia in quegli anni non è ricorsa a una legislazione straordinaria ma è uscita dal terrorismo grazie alla risposta salda della società e delle istituzioni. Mi preme piuttosto sottolineare come quella stagione sia chiusa, e stanno nascendo cammini di dialogo e riconciliazione tra i protagonisti della lotta di quegli anni e i familiari delle vittime: questo è un tesoro prezioso”. Vita La n. 2 16 GENNAIO 2011 Caso Battisti Una penosa vicenda A destra Cesare Battisti; sotto Dilma Rousseff, nuovo Presidente del Brasile Quale ruolo può avere il diritto internazionale in questa vicenda, che vede contrapposti gli ordinamenti giuridici di Stati sovrani? “È da anni che parliamo della debolezza del diritto internazionale, a fronte di ordinamenti nazionali robusti. Proprio per questo non riusciamo ad affrontare efficacemente le ingiustizie che si consumano nel tempo della globalizzazione, né può essere condotta con successo la lotta alla povertà, e pure è difficile contrastare i reati fiscali compiuti su scala internazionale. Se riuscissimo a utilizzare questa vicenda per una riflessione più ampia su come irrobustire il diritto internazionale e sui significati della giustizia, della pena, della riconciliazione, allora sì che potremmo aver acquisito da questa penosa vicenda qualcosa di positivo”. Diritto internazionale e “crimine nazionale” di Francesco Rossi l a crisi economica, il debito pubblico, il lavoro e la riforma del welfare, il ruolo del sindacato, il futuro della famiglia. All’inizio del nuovo anno abbiamo chiesto all’economista Stefano Zamagni di tracciare un bilancio economico-sociale del 2010 e illustrare le sfide che ci attendono. Quale bilancio si può trarre dell’anno che si è chiuso? La crisi ce la siamo davvero lasciata alle spalle? “Il 2010, rispetto alla crisi economica, rappresenta il punto più basso della curva: dal 2011 tutti gli indicatori lasciano intendere che ci sarà una ripresa dell’economia e la stabilizzazione delle partite che riguardano i privati e le banche. Rimangono aperti però tre problemi. Il primo è relativo al debito pubblico: mentre per i debiti di banche e famiglie lo scorso anno ha visto chiudere la fase acuta della crisi, per quanto riguarda il debito pubblico questo è stato proprio l’anno dell’esplosione, con la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna, e in una certa misura pure l’Italia. Altro punto aperto riguarda l’occupazione, la cui caduta prima si pensava legata alla crisi finanziaria, mentre il 2010 ha mostrato che vi è alla base un fattore strutturale: all’epoca della terza rivoluzione industriale si è messo in moto un modello di sviluppo jobless growth, di crescita senza lavoro, dove l’aumento del Pil non trascina un incremento dell’occupazione. Terza questione: è entrato in crisi il vecchio modello di welfare state”. La crisi del welfare è legata a una dimensione economica? “No, non dipende dalla crisi Economia e società Le sfide del 2011 Tra bilanci e prospettive: intervista con Stefano Zamagni finanziaria, quanto piuttosto dal fatto che è venuto a mancare il sostrato filosofico-politico. Nel 2010 si può dire che è cessato il modello assistenzialistico/paternalistico del welfare; il 2011 vedrà al centro la tematica del nuovo welfare, proponendo modelli completamente differenti rispetto alla fornitura dei servizi alla persona nei diversi ambiti: la sanità, l’assistenza, l’educazione e così via”. Che futuro attende quei lavoratori che vivono situazioni di crisi o hanno perso il lavoro? “Il futuro dipende dalla capacità di reazione della classe politica, ma soprattutto della società civile. I posti di lavoro mancano nel settore capitalistico dell’economia, non in assoluto. Il settore capitalistico - ossia le imprese che devono competere sui mercati globali - non può occupare più del 70-75% della forza lavoro. E non è possibile dare una prospettiva lavorativa al restante 25-30% attraverso lavori fittizi o cercando d’impietosire le imprese capitalistiche ad assumere quando non ne hanno bisogno. È lavoro ogni attività che crea valore aggiunto, non solo il posto in fabbrica o in ufficio. Bisogna pertanto dar vita a nuove tipologie d’impresa che abbiano la possibilità di creare posti di lavoro per attività che producono servizi alla persona. Il nuovo welfare, in tal senso, è anche un modo per creare occupazione”. Proprio negli ultimi giorni dell’anno è finita sui gior- nali la vicenda del nuovo contratto per i dipendenti dello stabilimento Fiat di Pomigliano… “La Fiat è un’impresa capitalistica, deve competere sul mercato internazionale e, con questo contratto, dice ai sindacati che, se non viene accettato un nuovo modello di relazioni industriali, tra pochi anni sarà costretta a chiudere. Magari si può discutere del modo con cui Sergio Marchionne si è relazionato con le parti, ma la sostanza non cambia… Altri Paesi occidentali, come la Germania, questo nodo lo hanno già affrontato da tempo”. Forse il 2011 vedrà anche un punto di svolta nella riflessione sul ruolo del sindacato? “Sì, a seguito di questi fatti ci sarà un grande dibattito sul ruolo del sindacato. Esso è nato in epoca fordista, un’epoca storica oggi passata. Come tutti gli altri soggetti della società hanno dovuto modificare il loro modo di pensare e le strategie conseguenti, così pure il sindacato dovrà fare altrettanto. È conservatore chi non prende atto che la storia va avanti e mutano le condizioni. Se nel recente passato ci fosse stata un’operazione culturale potata avanti dal governo, dagli intellettuali, dalle varie espressioni della società civile, oggi non saremmo a questo punto di conflitto. Bisogna spiegare le cose alla gente, far capire che quanto è successo in Italia nel 2010 altrove è avvenuto anni fa”. Si parla di rincari per le famiglie, mentre a novembre vi è stata la Conferenza di Milano nella quale sono state ancora una volta annunciate politiche familiari… Il 2011 cosa riserva per la famiglia? “Questo sarà l’anno di preparazione del settimo raduno mondiale delle famiglie, voluto dal Papa a Milano nel maggio 2012 sul tema ‘Famiglia: lavoro e festa’. La grande questione che Benedetto XVI ha voluto mettere al centro è la conciliazione dei tempi del lavoro con quelli della vita familiare. Ecco, se il 2011 riuscisse ad avviare una riflessione in tal senso sarebbe un successo. Lì è il vero problema della famiglia, le altre sono solo conseguenze. Dobbiamo fare in modo che la vita familiare sia compatibile con la possibilità di lavorare e viceversa. Se davvero vogliamo salvare la famiglia dobbiamo trovare una conciliazione dei tempi. Ma per far questo bisogna scoperchiare antiche retoriche e grandi ipocrisie di quanti piangono sulla famiglia, ma non fanno nulla per rilanciarla”. Vita La L a variante russa della crisi finanziaria è il crollo delle città monoindustriali, quelle la cui economia è legata ad un’unica produzione, e l’agonia di alcune regioni che –prive delle risorse del governo federale come il fondo petrolifero e le riserve monetarie– non riescono a garantire buona parte dei servizi sociali, vitali per la popolazione: sanità, scuola, servizi urbani. La crisi ha duramente colpito la Russia: calo della produzione industriale e del prodotto interno lordo, riduzioni salariali e aumento della disoccupazione. Ma i suoi effetti sono molto diversi secondo città e regioni, e il Cremlino cerca di contenere il malcontento. È il caso di Pikalevo, cittadina della regione di San Pietroburgo, dove sono stati chiusi tutti gli stabilimenti produttivi lasciando senza lavoro i quattromila abitanti della città: la rivolta dei cittadini a seguito della chiusura della centrale termica, e l’intervento di Vladimir Putin, capo del governo russo, che ha minacciato di nazionalizzare le industrie hanno portato alla luce quello che gli osservatori chiamano “il peso determinante della mano pubblica sulla vita economica”. “Questa specificità ha conseguenze immense –spiega lo studioso Jean Sabate– rivela uno stato d’animo incline al controllo della società da d al Sud del mondo e dall’Africa in particolare arrivano, in questi giorni, notizie drammatiche: dai trecento ostaggi eritrei ancora nelle mani dei beduini nel Sinai agli scontri tra musulmani e cristiani che hanno sconvolto la Nigeria durante il Natale. Per riflettere sul ruolo dell’informazione nei confronti del continente africano e dei Paesi emergenti abbiamo parlato con don Fabio Pasqualetti, docente di comunicazione e sviluppo all’Università Pontificia Salesiana. Solo eventi drammatici riescono a destare l’attenzione dei media per l’Africa? “La problematica riguarda buona parte del Sud del mondo di cui non si sente parlare. Il fenomeno deve essere inquadrato all’interno di un’analisi del sistema mediatico troppo dipendente dal fattore economico. Già Noam Chomsky sosteneva, alcuni anni fa, che i media servono a 16 GENNAIO 2011 n. 2 L’agonia delle Regioni russe dall’estero Dal Cremlino un freno al malcontento A rischio buona parte dei servizi sociali, dalla sanità alla scuola, ai servizi urbani di Angela Carusone parte del potere, ed è questa una delle cause della lentezza delle modernizzazioni, del blocco delle piccole e medie imprese e della corruzione generalizzata”. Ma la variante russa della crisi mostra i suoi effetti anche in realtà molto diverse e, per certi versi, antitetiche. Così Vladivostok, quella che i Russi chiamano “il nostro Corno d’Oro”, aperto con i suoi porti militari e commerciali sul cosiddetto Bosforo d’oriente, si trova ad essere, assieme alla regione circostante Primorskii Krai, la città più mafiosa e più corrotta della Russia. Seicentomila abitanti, all’estremità di una penisola lunga trenta chilometri con non più di due vie di accesso, Vladivostok ha sempre rappresentato la porta d’accesso orientale della Russia, quasi una capitale dell’est, con vaste ambizioni commerciali e immobiliari. Ambizioni che si incrociano con una politica migratoria ostile: a dispetto dei dibattiti sul pericolo giallo, ampiamente alimentati dalla stampa e dai responsabili locali che ne hanno fatto più volte argomento elettorale, attualmente si contano meno asiatici che nei primi anni del 1900, o a Mosca oggi. È vero che la città fino al 1992 era vietata agli stranieri, e godeva di norma speciali di approvvigionamento che ne facevano un luogo relaDmitry Medvedev, Presidente della Russia tivamente privilegiato. Ma è altrettanto vero che oggi non riesce ad approfittare della sua posizione strategica per rilanciare la propria economia. Le sue ambizioni politiche la vedranno protagonista, nel 2012, del vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec), quando ospiterà l’evento che, per la prima volta, è stato aperto alla Russia. “Il Cremlino è deciso a farne una tappa importante della sua strategia asiatica –sottolinea Sabate– e l’attuale governatore ha colto la palla al balzo proponendo un enorme programma di grandi lavori infrastrutturali destinato, secondo i dirigenti regionali, a fare di Vladivostok la Vancouver russa”: un tunnel e due ponti giganti, uno sul Corno D’Oro e l’altro destinato a collegare il continente alla grande isola Russkij, più a sud, dall’altra parte del Bosforo orientale. Solo che questa isola è praticamente disabitata: con pochi insediamenti militari fatiscenti è una vera cuccagna per gli speculatori. Il progetto ha quindi scatenato la stampa che ha parlato di ponte verso ‘nikuda’, il vuoto. Che ci sia necessità di infrastrutture lo ha detto lo stesso presidente russo Dmitri Medvedev:Vladivostok, ha affermato,“è una magnifica città, molto bella ma massa- Africa e sud del mondo Solo quando c’è tragedia? Informazione e opinione pubblica chiuse nel localismo nonostante Internet di Riccardo Benotti vendere audience ai pubblicitari. Nell’attuale scenario di globalizzazione, al quale si contrappongono fenomeni di localizzazione emersi con veemenza a partire dagli anni ‘80, è evidente che la comunicazione diventa per alcuni aspetti provinciale. Lo vediamo soprattutto in Itala. Siamo inseriti in un contesto culturale consumistico assai centrato sulla soddisfazione dell’io. E allora che coinvolgimento ci può essere, da parte di un italiano, ad interessarsi del resto del mondo? Si tratta di un problema educativo e culturale. Tanto più che, in questi ultimi vent’anni, il modo prevalente con cui abbiamo sentito parlare degli altri è di tipo discriminante: non a caso li chiamiamo ‘extracomunitari’, identificandoli così al di fuori della nostra comunità”. Si avverte una difficol- tà di accesso ai grandi canali d’informazione per le notizie provenienti dal Sud del mondo… “Il paradosso è che oggi, in realtà, abbiamo a disposizione tanti strumenti per informarci. Una tecnologia come Internet permette di accedere a numerose fonti, ufficiali e non. Ma in quanti lo fanno? E per quale motivo si dovrebbe fare se non si ha una sensibilità di tipo globale? Istituzioni, televisioni e servizi pubblici dovrebbero fare qualcosa di più”. I mass media utilizzano pesi e misure diverse in base ai Paesi? “L’Africa è un continente più abbandonato rispetto ad altri. Per secoli è stata terra di conquista. Un processo che non si è mai concluso se si pensa che, soprattutto dopo la fine della Guerra Fredda, è subentrata una nuova forma di colonizzazione ad opera delle multinazionali. Corruzione dei governi locali e sfruttamento del territorio hanno portato il continente allo sbando. Oggi, ad esempio, sembra che la Cina stia aiutando l’Africa ma in realtà sta solo proseguendo quest’opera di sfruttamento. Di tutto questo se ne sente parlare pochissimo. Se ne ha notizia quando succede qualcosa di estremamente grave che suscita l’attenzione del palcoscenico internazionale ma la copertura dei media dura tanto quanto interessa all’Occidente. È significativo il caso di Sakineh, la donna iraniana condannata a morte. Bene la mobilitazione internazionale ma perché soltanto sull’Iran? Anche in altri Stati mediorientali e non, tante donne vengono condanne a morte”. crata: non ci sono nemmeno normali condutture e tutto è vecchio e pericolante”. Ma il Cremlino, come le autorità locali, non sembra riuscire a cogliere le vere opportunità per questa regione. Così, i provvedimenti contro l’esportazione di rottami e di legno grezzo, e il rafforzamento del controllo della produzione ittica hanno ulteriormente indebolito un’attivitàeconomica resta già fragile dalla politica economica centrale, e rafforzato presso la popolazione l’idea che Mosca si disinteressi dell’Estremo Oriente russo. “La popolazione, quindi –rileva Sabate– reagisce andandosene: le percentuali di emigrazione verso altre regioni del Paese hanno raggiunto livelli record, e la stessa città di Vladivostok continua a perdere abitanti”. A riprova di tutto ciò, un rapporto di Viktor Larin, direttore dell’Istituto di storia di Vladivostok: alla domanda su quali sono le principali minacce contro gli interessi della Russia e dei suoi territori dell’estremo oriente, in un sondaggio gli abitanti della regione hanno risposto per il 47 per cento “la cattiva politica di Mosca”, e solo il 27 per cento ha indicato “la potenza militare cinese” e il 26 per cento “l’egemonia americana”. Quali strategie si possono adottare per rendere l’opinione pubblica più informata su tematiche così importanti? “L’opinione pubblica si forma ancora prevalentemente con i media elettronici tradizionali e buona parte viene costruita attraverso la televisione o la radio. Per cambiare la situazione, lo sforzo più grande deve essere compiuto dalle istituzioni educative. La scuola è chiamata a educare in nome del pluralismo culturale con attenzione particolare agli altri, non solo nel momento in cui questi diventano pericolo ma come riconoscimento del prossimo in quanto ricchezza e possibilità di crescita in un pluralità di identità. Poi sono necessarie scelte di programmazione. Bisognerebbe mettere in discussione un certo modo di gestire i media: se questi hanno come obiettivo primario il guadagno, programmi culturali di qualità non sempre trovano spazio. Sarebbe importante, invece, puntare più sulla riflessione che sull’audience”. 15 Dal mondo Aiuti ai paesi poveri La Banca mondiale ha stabilito nel dicembre scorso di procedere nella raccolta di 49,3 miliardi di dollari e, di seguito (2011‑2014), distribuire la somma “a zero interessi” ai paesi poveri; si tratta di un programma di lavoro il cui scopo è quello di donare aiuti finanziari, così da affrontare e superare le varie crisi locali. Le nazioni donatrici si incontrano a Bruxelles ogni triennio; dopo il precedente vertice tenutosi nel 2007, l’istituto della Banca mondiale ha rastrellato 41,7 miliardi di dollari, cifra impiegata per attuare progetti destinati a sollevare finanziariamente i paesi più poveri fino al giugno del 2011. Chavez e la famiglia Dopo dodici anni di governo, il presidente venezuelano Hugo Chavez gode ancora di vasto appoggio popolare, soprattutto nelle classi più umili. La sua figura potrebbe miseramente decadere nel caso in cui si rilevassero veritiere le indiscrezioni pubblicate dal giornale messicano “La Razon”, secondo il quale la famiglia Chavez disporrebbe di conti bancari, per una cifra di 137 milioni di dollari, negli Stati Uniti; la somma, precisa il quotidiano, apparterrebbe alla madre e a fratelli del leader. Lo stile di vita dei familiari, aggiunge “La Razon”, contraddice la retorica anticapitalista del presidente Chavez. Dall’Afgha- nistan Nell’Afghanistan ferito dallo scontro civile, Sky Tg24 ha deciso di impiantare un centro per raccontare quotidianamente i risultati dell’impegno della missione di pace, voluta dal concerto delle nazioni. Diretto da Emilio Carelli, il canale “all news” è dotato di un ufficio la cui sede è ad Herat, laddove ha spazio la principale base del continente militare italiano con la brigata alpina “Taurinense”. Con collegamenti in diretta, servizi, interviste e reportage, la trasmissione intitolata “Herat, Italia‑Oggi in Afghanistan” è uno strumento ulteriore di approfondimento della conoscenza della terra asiatica. 16 musica e spettacolo s ilvio Muccino torna al cinema, di nuovo da regista e di nuovo con la collaborazione di Carla Vangelista. Come per il suo film di esordio, infatti, “Parlami d’amore”, il giovane attore, sceneggiatore e regista romano ha scelto un libro della scrittrice e ha deciso di adattarlo sul grande schermo. Un altro mondo, dunque, è la trasposizione di un testo scritto da un’altra persona, ma sembra proprio che in questa storia Muccino abbia trovato temi che gli stanno a cuore e che calzano a pennello alla sua personalità. La caratteristica dei film di Silvio Muccino, almeno per ora, infatti, è quella di assistere a una perfetta identificazione tra la storia del protagonista, interpretato sempre da Muccino, e il vero Muccino: il cinema, dunque, come espressione personale, strumento per raccontarsi, capirsi e magari trasmettere qualche idea a chi può ritrovarsi nelle vicende raccontate dal Muccino personaggio-persona. È un c aro anno nuovo, dato che in questi giorni siamo tutti pieni di buoni propositi, auspici e auguri, ci permettiamo anche noi di chiederti alcuni “regali” per il 2011 mediatico che ci aspetta. Vorremmo che l’informazione tornasse a essere quello che dovrebbe per sua stessa natura: un servizio per la collettività, utile a conoscere quello che succede nel mondo intorno a noi nella maniera più possibile realistica e veritiera. Non, come invece spesso è, una gara a chi la spara più grossa in termini di sensazionalismo, per attirare una maggior quantità di pubblico rispetto alla concorrenza. Ci piacerebbe che i giornalisti ricominciassero a fare inchieste di prima mano, che i telegiornali non fossero così fortemente orientati politicamente come sono, che le immagini delle trasmissioni giornalistiche fossero coerenti con le parole e non puramente spettacolari. Non vorremmo più vedere salotti televisivi falsamente travestiti da trasmissioni di approfondimento informativo, in cui si fomentano le risse per guadagnare qualche punto di “share”.Vorremmo che i conduttori fossero capaci di gestire le argomentazioni e i turni di parola degli ospiti in maniera da facilitare la comprensione agli spettatori. Ci piacerebbe che nelle trasmissioni d’intrattenimento la presenza femminile non fosse ridotta strumental- n. 2 Cinema Un cammino impervio “Un altro mondo” di Silvio Muccino di Paola Dalla Torre cammino impervio quello scelto da Muccino, perché se è vero che, come dicevano gli autori della Nouvelle Vague, il cinema dev’essere personale, autobiografico e deve parlare sempre del suo autore, allo stesso tempo deve essere in grado di farlo attraverso uno stile riconoscibile, deve saper cioè costruire un linguaggio adeguato che renda poi quella storia così personale una storia più universale e quasi impersonale, rivolgibile agli uomini di ogni latitudine e di ogni tempo. Il Muccino regista, pur nella sincerità e nella forza di questa che si esprime in ogni fotogramma dei suoi film, ancora non è riuscito a costruire questo stile capace di far sì che un film possa diventare un oggetto artistico capace di dire qualcosa di rilevante con un’estetica altrettanto rilevante. Comunque bisogna riconoscere al giovane regista una foga creativa non indifferente che, a suo modo, coinvolge nelle storie che racconta. Questa volta racconta la storia di un giovane rampollo della borghesia romana, che non deve lavorare per vivere e viene sostenuto da una madre fredda e distante, mentre il padre lo ha abbandonato da piccolo. Un ragazzo che pensa solo a divertirsi, senza farsi troppo domande, vivendo tutto superficialmente, anche il rapporto con la ragazza con cui convive. Nessuna domanda, nessun impegno Mass media e dintorni Lettera all’anno nuovo Ciò che vorremmo e ciò che non vorremmo nel 2011 di Marco Deriu mente alla vetusta connotazione della donna oggetto, ma che ci fossero davvero pari opportunità anche nei ruoli televisivi. Saremmo contenti se i giornali rinunciassero a fare soltanto gli interessi politici o economici dell’editore e recuperassero quella funzione di “cane da guardia” nei confronti del potere che dovrebbe essere propria del giornalismo, senza censure e, soprattutto, senza autocensure ancora più deleterie. Non vorremmo più vedere prime pagine o testate intere usate come manganelli per gettare fango sugli avversari politici, veri o presunti, dell’editore o dello schieramento politico di riferimento; anche i professionisti che lavorano in questi giornali sono tenuti a rispettare il contratto di categoria e la Carta dei doveri del giornalista, che sanciscono la loro indipendenza per un servizio a esclusivo beneficio dei lettori. In caso di catastrofi naturali o di eventi tragici, non vorremmo più vedere l’assalto di giornalisti-avvoltoi ai malcapitati di turno, né sentire più domande insulse come “Che cosa prova in questo momento”, oppure “Come vuole ricordare suo figlio, morto così tragica- mente?”. Ci piacerebbe che l’intimità e la privacy delle persone, già fortemente a rischio in situazioni simili, non fossero ulteriormente violate dalla cinica ricerca di un’emotività a basso costo da sbattere in faccia al pubblico per attirarne l’attenzione. Saremmo contenti se la politica fosse raccontata con l’intento di far capire ai destinatari la reale posta in gioco, le diverse posizioni sul tema e i contenuti specifici degli argomenti oggetto di dibattito, dal federalismo alla finanziaria, dall’effettiva portata della riforma universitaria alle problematiche dell’occupazione, dalla gestione della questione rifiuti – inappropriatamente definita “emergenza” – alle politiche di sostegno attivo alle famiglie. Non ci stracceremo le vesti se programmi televisivi come “Grande fratello” o “L’isola dei famosi” – tanto per citarne due a caso – avendo ormai fatto ampiamente il loro tempo, saranno definitivamente archiviati in favore di qualche proposta di livello culturale e sociale un po’ più degno, che il pubblico televisivo non soltanto si merita, ma si aspetta e ha più volte mostrato di apprezzare. Al cinema, ci piacerebbe vedere film realizzati da bravi registi italiani con altrettanto bravi attori italiani, capaci di far riflettere ed eventualmente anche di far sorridere. In testa alle pellicole più viste troveremmo volentieri qualcuna di queste, invece che i soliti cinepanettoni che tutti criticano a parole ma che poi, chissà perché, riescono puntualmente a sbancare i botteghini delle sale cinematografiche. Vorremmo che internet fosse utilizzato per veicolare contenuti interessanti che magari non trovano posto negli altri media per limiti di tempo e di spazio, ma che in rete si potrebbero sviscerare a dovere nell’interesse di tutti. Ci piacerebbe che nel web i siti più frequentati non fossero i social network o quelli con contenuti proibiti, ma piuttosto quelli capaci di spiegare il mondo meglio di altri. Insomma, caro anno nuovo, abbiamo tratteggiato qui un panorama mediatico agli antipodi rispetto all’esistente. Ma ci sia concesso, una volta all’anno, un piccolo volo pindarico all’insegna dell’utopia. Tanto, per riportarci subito con i piedi per terra i mezzi di comunicazione non si fanno certamente pregare... Vita La 16 GENNAIO2011 serio. Questa vita che sembra dorata (perché, in realtà, negli occhi del ragazzo è palpabile l’insoddisfazione di chi ha tutto l’inessenziale ma non riesce ad avere, invece, solo l’essenziale) cambia completamente quando nella vita del ragazzo entra un fratellino africano che il padre, appena morto, gli ha lasciato in affidamento dall’Africa. L’incontro col bambino e anche con l’Africa cambieranno completamente il giovane, naturalmente dopo un iniziale rifiuto. La sua vita cambierà per sempre e scoprirà, forse, cosa vuol dire finalmente la felicità. Un film, dunque, che parla di un giovane immaturo che scopre o, sarebbe meglio dire, riscopre il valore dei sentimenti, delle emozioni, della comunicazione, della famiglia, degli affetti. E cresce, cambia, inizia a farsi domande non scontate e a cercare risposte. In questo senso il film parla certamente di Muccino e di un percorso personale che lui stesso sembra aver compiuto, ma è in grado anche di parlare a tanti giovani contemporanei. Giovani disorientati che non vorrebbero porsi domande, ma che invece sono in grado di farsele e soprattutto che sono alla ricerca di qualcos’altro rispetto alle loro vite dorate. E che capiscono, nel fondo, che bisogna tornare a certi valori se ci si vuole avvicinare alla felicità. In questo senso il film di Muccino, nonostante alcune banalizzazioni, ci porta a interrogarci su quali sono le cose per cui vale la pena di vivere e su come ognuno di noi dovrebbe compiere un cammino personale per migliorarsi e trovare la propria strada. Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Indirizzo internet: www.bccvignole.it Le nostre agenzie: Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana, Spedalino (Agliana), San Giusto (Prato) San Paolo (Prato), Galciana (Prato), Lamporecchio, Sovigliana (Vinci), Ponte a Elsa (Empoli) I nostri ATM: La Querce (Prato) San Baronto (Lamporecchio) Banca di Credito Cooperativo di Vignole Sostieni Insieme per scelta, dal 1904. LaVita Abbonamento 2011 Abbonamento 2010-2011 Sostenitore 2011 Amico 2011 euro 45,00 euro 75,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. 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