Rifiuti Oggi
2 Febbraio 2002
RIDURRE, RICICLARE,
RECUPERARE, OVVERO
DISIMBALLIAMOCI
di Lucia Venturi
Disimballiamoci! E’ il titolo di questa edizione speciale di Rifiuti Oggi
e la parola d’ordine della giornata di
iniziative per la prevenzione della
produzione di rifiuti. L’invito è quello di acquistare merce con imballaggi ridotti al minimo indispensabile,
con minore contenuto di materia
prima, che possano essere facilmente
riutilizzabili per lo stesso uso o per
usi alternativi – proprio come questo
giornale! Imballaggi che siano fatti
di materiali facilmente biodegradabili o compostabili insieme agli scarti
di materiale organico della nostra
cucina, che non ci facciano impazzire per raccoglierli in maniera differenziata, che siano facilmente riciclabili e se proprio tutto questo non è
possibile, allora – provocatoriamente
- restituiamoli dopo aver fatto la
spesa a chi ce li ha venduti, per
rivendicare la possibilità di fare una
scelta di "consumo" consapevole.
Parliamo di carta e cartone, vetro,
plastica, legno, acciaio e alluminio :
questi sono i materiali che costituiscono l’imballaggio primario, ovvero quasi la metà dei rifiuti che produciamo
noi consumatori e che
dovrebbero finire nel circuito della
raccolta differenziata urbana così da
poter essere più facilmente riciclati e
"trasformati" di nuovo in prodotti.
Dato che è impossibile rinunciare
totalmente all’imballaggio di un prodotto, e le ragioni vanno dall’igiene
alle esigenze di mercato, almeno facciamo in modo da allungare il più
possibile il loro ciclo di vita. Ovvero
riutilizzare, riciclare, recuperare,
così da mettere più passaggi possibile tra il momento della produzione di
una qualsiasi merce e il suo definitivo scarto.
Un’alternativa alla situazione attuale
c’è: lo dimostrano le esperienze dei
comuni, ancora troppo pochi purtroppo, che, in Italia, hanno fatto
della raccolta differenziata un punto
di forza nella gestione del problema
rifiuti, raggiungendo gli standard
europei. Accanto alle politiche poi ci
sono le abitudini e i comportamenti
di ciascuno. Proviamo allora a cambiare percorso, anche con le nostre
azioni quotidiane, a cominciare dal
modo in cui facciamo la spesa, dal
tipo di rifiuti che produciamo, da
quanti ne consegniamo al servizio di
raccolta. Iniziamo con un atto concreto, utilizzando la borsina di tela di
Legambiente, in distribuzione oggi,
invece del sacchetto di plastica per
la spesa.
Perché un mondo diverso è possibile!
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Disimballiamoci!
Scatta il 2 febbraio 2002
la giornata di mobilitazione
per la riduzione dei rifiuti
Blitz di Legambiente nei supermercati
contro l’abuso di imballaggi
Un anno da Leonia!
Italo Calvino in un suo racconto narra la storia fantastica di
Leonia, una città che rischia di essere sommersa dai propri rifiuti.
Una storia fantastica? Non è forse una situazione molto concreta
in molte aree del nostro Paese? Basti pensare alla Campania lo
scorso anno!
Il 5 febbraio del 1997 vide la luce il cosiddetto "Decreto Ronchi",
un importante testo di legge in materia di rifiuti che recepiva finalmente le direttive europee e che faceva proprio, almeno teoricamente, il principio per cui innanzitutto bisogna RIDURRE i rifiuti prodotti. Quel decreto fissava poi gli obiettivi di raccolta differenziata che si sarebbero dovuti raggiungere per potere avere
anche nel nostro Paese un efficace sistema integrato di gestione
dei rifiuti che permettesse di rinunciare all’utilizzo delle
discariche.
Purtroppo molti di quegli obiettivi non sono stati affatto raggiunti: la raccolta differenziata in molte zone (specie al Sud) continua
ad essere una chimera; gli impianti non vengono costruiti; si continua a prorogare anno dopo anno il termine ultimo per l’utilizzo
delle discariche che continuano ad essere di gran lunga il sistema
più utilizzato per lo smaltimento; sul fronte della "riduzione" poi,
davvero troppo poco è stato fatto.
Di chi le responsabilità?
Innanzitutto di tutti quegli enti locali (moltissimi Comuni) che
non hanno realizzato efficaci sistemi di raccolta differenziata e di
quelli (Regioni e Province) che non hanno avuto la capacità di
programmazione indispensabile per la progettazione e la realizzazione degli impianti necessari. Anche il sistema industriale nel suo
complesso non ha saputo cogliere l’opportunità rappresentata da
una legge che delineava un sistema moderno di gestione di un problema complesso quale quello dei rifiuti e troppo spesso si è rivelato troppo "vecchio" e preoccupato di ogni nuova sfida.
Siamo quindi noi cittadini che dobbiamo spingere tutti questi soggetti a fare finalmente il proprio dovere per non finire, come nel
racconto di Calvino sommersi dai nostri rifiuti.
Legambiente invita quindi tutti i cittadini a farsi protagonisti di
questa battaglia a partire dall’impegno per ridurre gli imballaggi
eccessivi, esercitando ogni pressione possibile innanzitutto sui
produttori e sulla grande distribuzione. DISIMBALLIAMOCI!
Per un futuro migliore e più pulito.
Ermete Realacci
Presidente Nazionale di Legambiente
2 FEBBRAIO 2002
Consumo il rifiuto
Sugar paper - Orange paper
Mais carta integrale,
quando la scelta è non buttare nulla
Avreste mai pensato di bere una spremuta d’arancia da un contenitore fatto della sua buccia?
O di comprare lo zucchero confezionato dentro una scatola realizzata con la farina della
barbabietola da zucchero? E di portare a casa
il pane incartato dentro un foglio ottenuto con
la farina alimentare? D’ora in poi potrebbe
degli agrumi e sui residui della lavorazione del
mais, sia per la loro versatilità ad essere usati
come carta sia perché il loro smaltimento rappresenta un discreto problema ambientale.
Basti pensare che per quanto riguarda la lavorazione della barbabietola da zucchero, i quantitativi residuali ammontano a circa 750mila
diventare consuetudine. Il progetto Orange
Paper – Sugar Paper – Mais carta integrale,
che trasforma i residui alimentari in prodotti
da imballaggio, messo a punto dal Gruppo
cartiere Favini è infatti ormai oltre la sperimentazione e presto potrà diventare realtà
produttiva.
Nel progetto della carta ottenuta dagli scarti
della lavorazione agroalimentare, l’attenzione
è ricaduta sulla polpa esausta della barbabietola da zucchero, sui residui della spremitura
tonnellate/anno.
Mentre per gli agrumi la produzione media
annua è di circa 3 milioni di tonnellate e la
quota dei residui provenienti dalle molteplici
lavorazioni industriali (produzione di succhi,
oli essenziali, coloranti ecc) ammonta a quasi
il 60%.
La Sugar Paper, l’Orange Paper, e la Mais
carta integrale utilizzano fino al 20 % di residui agroalimentari. Rispondono alle direttive
europee sugli imballaggi in quanto progettate
con tecniche che ne facilitano il riutilizzo;
inoltre la produzione avviene attraverso un
ciclo che non prevede l’utilizzo di sostanze
tossiche e inquinanti, hanno un grado di acidità che gli attribuisce inalterabilità nel
tempo e sono "chlorine free", ovvero non
contengono cloro. Sono biodegradabili e perfettamente riciclabili. Presentano inoltre il
vantaggio ambientale di consentire il risparmio di circa un 10 % di alberi e del 12 % dei
consumi energetici, oltre naturalmente al
risparmio offerto in termini di mancato
smaltimento.
Partendo dall’esigenza di ridurre le emissioni inquinanti e di risparmiare la materia
prima si è sviluppato un altro innovativo progetto che ha portato alla creazione della
Smog Paper.
In pratica le emissioni gassose della centrale
termica della cartiera, ovvero l’anidride carbonica, il monossido di carbonio, gli ossidi
di azoto e l’anidride solforosa, vengono convogliati in un impianto ,di pochi metri cubi
di ingombro. Il processo che avviene all’in-
terno di quest’impianto neutralizza i gas
acidi e li fissa su un residuo alcalino, trasformando il tutto nella "Farina di Smog".
Questa farina, composta da carbonato di calcio e altri sali e dall’aspetto simile al borotalco viene utilizzata nell’impasto cartario,
come carica inorganica, per produrre la
Smog Paper.
La prima produzione di prova è stata effettuata nel maggio 1996, ma le prime produzioni industriali significative sono state realizzate nel 1998 e sono state utilizzate per
realizzare l’Agenda ’99 di Edizioni
Ambiente in 30mila copie.
Questi processi dimostrano che è possibile
riciclare materia di scarto, addirittura emissioni inquinanti, per ottenere materia prima
di alta qualità.
I benefici ambientali, oltre a quelli più evidenti del risparmio di materia prima e riduzione delle quantità di rifiuti prodotti e quindi da smaltire, riguardano anche il contributo al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto
per ridurre l’effetto serra.
É ITALIANO IL RECORD DELLO SPRECO:
il 40% dei rifiuti prodotti è generato da imballaggi
Ogni anno finiscono nelle nostre discariche oltre 26 milioni di tonnellate di rifiuti. Parliamo di montagne di immondizia a cui diventa sempre più difficile trovare una sistemazione. C’è forse qualcuno che è
felice di accogliere una discarica sul proprio territorio? Riciclare è un
sistema validissimo per ridurre il volume di queste montagne, ma non
basta. Il problema va affrontato all’origine: il 40% in peso e il 60% in
volume dei 26 milioni di tonnellate di rifiuti che produciamo è generato da imballaggi. Sebbene sia vero che gli imballaggi sono necessari per il trasporto e la conservazione di beni e prodotti, è altrettanto
vero l’abuso che ne viene fatto ad opera soprattutto delle aziende della
grande distribuzione.
L’Italia è il paese europeo che produce e spreca più imballaggi.
E’ possibile ridurre la montagna di rifiuti generata
dallo shopping?
Certo, iniziando dalle nostre scelte:
- scegli merce sfusa al posto della merce confezionata
- scegli le confezioni famiglia invece delle monodosi
- scegli prodotti concentrati (ad esempio le ricariche detersivi)
- scegli prodotti imballati semplicemente (non imballaggi dentro
imballaggi dentro imballaggi!)
- scegli prodotti "usa e riusa" invece che "usa e getta"
- scegli imballaggi prodotti con materiale riciclato o riciclabile
- scegli di fare la spesa con una borsina Legambiente!
2 FEBBRAIO 2002
NOTIZIE DAL MONDO
ALIMENTI A PERDERE
In Italia ogni anno finiscono nei cestini dell’immondizia:
500.000 tonnellate di pane e pasta:
9 kg procapite
500.000 tonnellate di carni ancora commestibili:
9 kg procapite
Con questi alimenti almeno 2.000.000 di persone
potrebbero sfamarsi.
Sono almeno 7.000 invece i miliardi di lire buttati in
questo modo.
UN TESORO DI BIDONE
Riciclare rifiuti non è solo una pratica necessaria per la
salvaguardia dell’ambiente, ma può essere anche un
mestiere estremamente remunerativo. La Subra Metal
Holdings è un azienda impegnata da anni nel recupero
e riutilizzo di rifiuti con sede a Sungei Besi, cittadina
industriale situata a sud di Kuala Lampur, in Malesia.
Con un fatturato annuo quantificabile in circa quaranta milioni di dollari, la ditta fondata da Subramaniam
Kuppusamy, 40 anni, è attualmente una delle più
importanti aziende malesi e presto sarà anche quotata
in borsa. "Non gettiamo via nulla – spiega kuppusamy,
che ha iniziato il mestiere all’età di 11 anni riciclando
bottiglie usate – dal vetro alla carta, dalla plastica ai
metalli. Ogni cosa è la benvenuta qui da noi perché
sappiamo che sarà utile da qualche altra parte.
Accettiamo tutto: sia rifiuti domestici sia industriali".
Un business apparentemente infinito e tendenzialmente in crescita se è vero, come afferma lo stesso kuppasamy, che "attualmente l’attività è una vera miniera
d’oro, dal momento che gli esseri umani non fanno
altro che gettare continuamente cose di ogni tipo". La
Subra Metal Holdings dà lavoro a 150 persone impiegate in tre diversi stabilimenti: gli operai sono specializzati nel trattamento dei metalli, che vengono separati e compressi in balle per poi essere esportati, e nella
lavorazione della plastica. Quest’ultima viene separata
in base ai polimeri che la compongono e poi esportata.
Un’attività che procede a gonfie vele ed è destinata ad
aumentare: attualmente la fabbrica di Subramaniam
Kuppusamy lavora circa seimila tonnellate di materiali al mese, ma è solo una minima parte dei rifiuti disponili.
ACQUA CALDA DAI RIFIUTI
Trarre energia dai rifiuti per riscaldare la nuova prigione della contea. E’ l’originale idea messa in pratica a
Oshkosh, cittadina della contea di Winnebago nel
Wisconsin, dove gli amministratori si sono chiesti se e
come era possibile utilizzare l’immondizia per risparmiare migliaia di dollari riscaldando gli "ospiti" del
nuovo istituto di pena.
All’inizio il progetto ha rischiato di essere scartato: sia
gli architetti sia gli ingeneri coinvolti nella realizzazione della prigione, infatti, ritenevano l’idea di difficile
attuazione. E’ stata invece la commissione responsabile per lo smaltimento dei rifiuti solidi di Winnebago a
premere perché il progetto andasse avanti.
Il nuovo sistema di riscaldamento, la cui realizzazione
dovrebbe essere completata entro il 2003, sfrutterà una
centrale elettrica preesistente, che crea energia attraverso la combustione dei rifiuti. I gas roventi generati
dall’impianto, che raggiungono temperature anche di
mille gradi, opportunamente convogliati verso la
nuova prigione serviranno a scaldare l’acqua per l’intero inverno praticamente a costo zero.
OLD TECHNOLOGY
E VOLONTARIATO
"Computer for Charity" è un’organizzazione inglese
no-profit il cui scopo è rendere disponibili tecnologie
informatiche a basso costo per enti, gruppi e associazioni che operano nell’universo del volontariato. Il
sistema è semplice: ogni volta che un’azienda rinnova
la propria dotazione di computer, Cfc si occupa di
recuperare le macchine sostituite, testarle e verificarne
l’effettiva funzionalità. Ogni singolo personal che
supera una serie di severi esami, diventa automaticamente un’ottima occasione da mettere a disposizione
del volontariato a un prezzo estremamente basso.
A guadagnarci, naturalmente, non sono solo le associazioni no-profit. Riutilizzare i vecchi computer,
infatti, significa anche ridurre in maniera significativa
la produzione di rifiuti solidi ad alto impatto ambientale e di difficile smaltimento. Negli ultimi dieci anni,
il rapidissimo progresso tecnologico e l’enorme successo commerciale conosciuto dai personal computer
hanno dato vita ad un circolo vizioso: ogni macchina,
anche la più moderna, può considerarsi "vecchia" poco
dopo che è stata acquistata e l’acquirente, specie se è
un’azienda che vuole mantenersi al passo con la concorrenza, è presto costretta a sostituirla. Il rapido avvicendarsi di soluzioni tecnologiche sempre più avanzate spesso rende il vecchio hardware inutilizzabile, specie in sede professionale, spianandogli la strada verso
la discarica. Ne consegue un notevole incremento della
produzione di rifiuti solidi altamente inquinanti.
Tuttavia esistono molteplici attività che, pur necessitando dell’uso di un computer, possono fare a meno
dell’enorme e spesso inutile potenza di calcolo messa
a disposizione dalla macchine di ultima generazione.
E’ a questo punto che entra in gioco l’attività di
Computer for charity, che contribuisce così significativamente alla salvaguardia dell’ambiente. Per informazioni www.computersforcharity.org.uk.
UN PIENO DI PLASTICA
Le aziende che operano a Melbourne, in Australia, presto potrebbero essere in grado di risparmiare ingenti
quantità di denaro rifornendo i loro veicoli con un
"pieno" di immondizia. Non è fantascienza, ma pura
realtà: Ozmotech, azienda australiana specializzata
nella salvaguardia dell’ambiente, ha infatti importato
dagli Stati Uniti una tecnologia all’avanguardia capace
di convertire la plastica in carburanti come il gasolio
ed altri derivati del petrolio. Stando a quanto afferma
Ray Russel, direttore esecutivo di Ozmotech, l’azienda
sarà presto in grado di produrre in serie gli impianti
necessari alla conversione, per poi lanciarli sul mercato australiano, in Sud Africa e in Asia.
Ma come avviene il miracolo della conversione in car-
burante delle plastica? Non c’è nulla di mistico, in
verità: la plastica è un derivato del petrolio, e di esso
conserva gli elementi chimici ordinati però in differenti catene di polimeri. L’impianto prodotto da
Ozmotech è in grado, attraverso un complesso processo realizzato a temperature di 700 gradi, di spezzare
queste catene e ritrasformare la plastica in gasolio.
Un’invenzione preziosa per salvaguardare l’ambiente,
se si considera quanto materiale non finirà più nelle
discariche australiane e quanto petrolio in meno dovrà
essere estratto e lavorato.
Secondo le previsioni di Russel, dieci nuovi impianti
di conversione dovrebbero essere costruiti in Australia
entro la fine del prossimo anno. Ogni convertitore
costa poco meno di tre milioni di dollari ed è in grado
di trasformare mediamente sette tonnellate di plastica
al giorno. Considerando la quantità e il prezzo del carburante che è in grado di produrre, ogni impianto
dovrebbe ammortizzare il proprio costo in appena un
anno di attività.
RECUPERARE GLI ABITI
Il riciclaggio può servire a proteggere l’ambiente e,
contemporaneamente, ad aiutare i più poveri. E’ quanto hanno compreso in Inghilterra, e più precisamente a
Birmingham, dove "l’Esercito della salvezza" ha
messo in pratica un intelligente piano di recupero degli
abiti usati da destinare a coloro che ne hanno reale
bisogno ovunque nel mondo. Per riuscire in questa
lodevole missione, l’Esercito si è unito a "Going for
Green", associazione governativa impegnata in prima
linea nella salvaguardia dell’ambiente.
"Il 3 per cento di ciò che gettiamo ogni anno è fatto di
materiale tessile ancora in buone condizioni – spiega
Alan Woods, direttore esecutivo di Going for Green –
e, cosa ancora più grave, questo materiale potrebbe
essere utilizzato ovunque nel mondo, anche nei Paesi
in via di sviluppo". L’ambiziosa missione che oggi
l’Esercito della salvezza si propone, è imporre questo
sistema di riciclaggio in tutta la Gran Bretagna.
rifiuti. Le grandi aziende hanno cominciato a limitare il volume dei rifiuti prodotti
nel processo dei rifiuti industriali ("internalizzazione") e a proseguire l’obbiettivo
"zero rifiuti, zero difetti". Le nuove automobili, ad esempio, saranno presto riciclabili al 100%: un principio che andrebbe applicato anche in altri settori.
E L’EUROPA?
La strategia adottata dall’Unione Europea consiste nell’incoraggiare una gestione dei rifiuti sostenibile ed ecocompatibile, che non comporti rischi per la salute pubblica o l’ambiente. Per realizzare questo obiettivo sono state individuate
delle linee guida e sanciti degli obblighi giuridici. Ma nonostante negli ultimi
anni siano stati fatti notevoli progressi nella legislazione sulla gestione dei rifiuti, i risultati non sono soddisfacenti. Anzi, la quantità di rifiuti, ad esempio, è
aumentata. Il progresso verso gli obbiettivi fissati, che si muove tra mille difficoltà, è molto lento. Per esempio, tanto per dare un’idea della complessità del
problema, le discariche abusive sono proibite dalla legislazione comunitaria, ma
sono ben lungi dallo scomparire.
FLASH
MENO SPRECHI, MENO RIFIUTI, PIU’ RECICLAGGIO:
UNA RICETTA SEMPLICE PER AIUTARE L’AMBIENTE
I rifiuti sono il prodotto dello stile di vita adottato nei
paesi industrializzati. Il loro volume è in preoccupante
continuo aumento, per non parlare della loro complessità o tossicità. Circa l’80% dei rifiuti prodotti dalle società moderne è di origine agricola, industriale o mineraria,
il restante e non trascurabile 20% è di origine domestica. Nell’Europa di oggi, i rifiuti domestici vengono
generati ad un ritmo di oltre un chilogrammo a persona
al giorno! La loro gestione è spesso antiquata e rappresenta un serio rischio per la salute e l’ambiente, riducibile solo apportando profondi cambiamenti ai metodi di
produzione e alle abitudini di consumo. Il volume dell’impressionante montagna dei rifiuti domestici è in
buona parte imputabile ai prodotti caratterizzati da breve
durata e con imballaggi a perdere che hanno invaso il
mercato. Insomma veri e propri sprechi da evitare.
Sebbene sia vero che gli imballaggi sono necessari per il
trasporto e la conservazione dei beni, è altrettanto vero
l’abuso che ne viene fatto soprattutto ad opera delle
aziende e della grande distribuzione. Il problema del
trattamento dei rifiuti è molto complesso e andrebbe
affrontato con soluzioni che vanno dalla selezione dei
rifiuti alla fonte al riciclo. Ma la prevenzione, cioè la
riduzione a monte dei rifiuti stessi, è l’azione fondamentale che deve costituire la priorità assoluta per qualsiasi valida politica di gestione dei rifiuti.
ACQUISTI CONSAPEVOLI
PER CONSUMI SOSTENIBILI
I cittadini possono fare molto per ridurre i rifiuti. Il loro
comportamento negli acquisti e il modo in cui eliminano i prodotti usati può avere effetti notevolissimi. Tutti
dovremmo assumere l’abitudine di selezionare i nostri
rifiuti, scegliere prodotti di lunga durata, preferire i prodotti riciclati e riciclabili, limitare gli imballaggi e riutilizzarli.
ZERO SPAZZATURA, ZERO DIFETTI
L’industria ha un ruolo fondamentale nella riduzione del
volume dei rifiuti dal momento che può agire alla fonte,
cioè in fase di progettazione e fabbricazione dei prodotti. Dovrebbe inoltre impegnarsi a fondo per ridurre al
minimo l’utilizzo di risorse naturali e la produzione di
A torto o a ragione, i cittadini si mobilitano sempre più contro la costruzionedi impianti per il trattamento dei rifiuti in prossimità delle loro abitazioni, un fenomeno talvolta definito sindrome "NIMBY" ( abbreviazione dall’inglese "not in may back yard", "non nel mio cortile").
È il caso soprattutto degli inceneritori, impianti che se ben gestiti e tecnologicamente avanzati possono essere correttamente inseriti nel contesto
ambientale. Quello che preoccupa è semmai il tentativo, peraltro in atto, di
fare degli inceneritori l’unica soluzione possibile, la scorciatoia ideale per
unire speculazione economica ed abbandono delle alternative ecosostenibili, prima fra tutte il riciclaggio.
Nel 1992 gli europei hanno prodotto circa 390 kg di rifiuti domestici a persona. La tendenza è ancora in aumento e il trattamento dei rifiuti è diventato un problema serio.
E’ sempre più difficile da gestire per i comuni italiani il problema dell’abbandono delle carcasse di frigoriferi ed elettrodomestici lungo i cigli delle
strade o in zone "nascoste". Gli enti locali più esasperati rispondono anche
per le vie legali. E’ il caso dell’Assessore all’Ambiente di Oristano, che ha
presentato alla Procura della Repubblica una denuncia contro "i soliti ignoti" con la quale spera di riuscire ad identificare e punire le persone che pensano di poter abbandonare i materassi , mobili e frigoriferi dove capita.
Biglietti per andare a vedere allo stadio la squadra del cuore messi in palio
dal Comune di Napoli, una delle tante trovate che gli amministratori riescono a scovare per cercare di sensibilizzare i cittadini verso le raccolte differenziate. Questa volta si tratta dell’iniziativa sulla raccolta differenziata e
sul riciclo della carta: "Porta carta e cartone! Vinci il Napoli e aiuti
l’Ambiente!"
L’iniziativa si articola attraverso alcuni appuntamenti in programma nelle
principali piazze di Napoli, dove i cittadini possono conferire carta e cartone e vincere il biglietto per assistere ad una partita del Napoli
allo stadio San Paolo.
2 FEBBRAIO 2002
- Fotocopiare su due lati del foglio
- Usare spaziature piccole e caratteri ridotti
- Riusare il foglio prima di gettarlo (compreso questo giornale) per incartare le uova oppure per dare forma alle scarpe
- Usare etichette adesive per i fax invece che interi fogli di copertina
- Impiegare buste per spedizioni senza finestre cellophane
- Utilizzare di più la posta elettronica
CONSIGLI UTILI PER FARE UNA RACCOLTA
DIFFERENZIATA DI QUALITÀ:
- Non mescolare i poliaccoppiati (cioè i cartoni del latte e del succo di
frutta) alla carta, a meno che non venga specificatamente richiesto
- Non raccogliere la carta chimica dei vecchi fax
- Non mescolare la carta, raccolta distintamente, i bicchieri e i piatti di
carta (solitamente additivati con plastiche non compostabili) o i contenitori della pizza a domicilio, se unti d’olio
- I quotidiani e i giornali in generale rappresentano una buona tipologia di
carta da raccogliere per il riciclo, ma bisogna fare attenzione a
non inserire carte patinate (per esempio riviste con copertine translucide
o plastificate)
- Le buste di carta che ci vengono date nei supermercati sono ottime da
riciclare, ma bisogna prestare attenzione a quelle che spesso ci
vengono date nelle boutique che talvolta sembrano di carta anche
se non lo sono
Per sapere come è organizzata la raccolta differenziata nella zona
dove abiti è sufficiente chiamare l’Ufficio Relazioni con il Pubblico o
l’Ufficio Ambiente del tuo comune.
Questo opuscolo è stato stampato su carta Freelife Cento. Carta non
patinata riciclata ottenuta con 80% di fibre secondarie preconsumer di
pura cellulosa ed il 20% di fibre deinchiostrate quindi 100% riciclata.
IL BUSINESS DELLE DISCARICHE
In Italia la mafia controlla il 30% dello smaltimento
dei rifiuti solidi e speciali. Tradotto in lire, un affare
da 15mila miliardi annui, a cui si devono sommare
altri 2mila miliardi di danni per l'erario. Su un totale
di 80 milioni di tonnellate annue di rifiuti industriali
pericolosi e non pericolosi, mediamente prodotte in
Italia, almeno 35 milioni sono sotto la diretta gestione della malavita organizzata, per quanto riguarda il
controllo della raccolta, dello stoccaggio e del riciclaggio. A sottolinearlo è la relazione finale, presentata ed approvata all'unanimità, della Commissione
parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle
attività illecite ad esso connesse.
In Italia sono proprio i rifiuti speciali, ovvero di origine industriale, a prevalere ed è quindi evidente l'interesse delle organizzazioni criminali ad avere la
gestione di quella che per loro è una risorsa notevole in termine di profitto illecito.
Quello dei rifiuti è inoltre uno dei settori, sul fronte
della tutela ambientale, in cui l'Italia resta in forte
ritardo rispetto ad altre realtà. Manca ancora,
ad esempio, un decreto attuativo relativo ai rifiuti
pericolosi.
MONNEZZA CONNECTION:
- i clan con attività diretta nel ciclo dei rifiuti, in
quello del cemento e nel racket degli animali sono
quasi triplicati, passando dai 53 censiti da
Legambiente nel 1996 ai 143 del 2001.
Rapporto sulla criminalità organizzata nell’Unione
europea (relativo al 1999) elaborato dall’Europol:
Danimarca, Olanda, Germania e Belgio i Paesi più
interessati da questi fenomeni.
- la Campania, oltre ad occupare ormai stabilmente il
primo posto nelle classifiche dell’illegalità ambientale, è al centro di una "emergenza nell’emergenza"
per quanto riguarda i rifiuti, che richiede la massima attenzione e un forte senso di responsabilità da
parte di tutti: istituzioni, amministratori locali, cittadini.
- sempre per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti (dalla
gestione degli appalti agli smaltimenti illeciti)
suscita forti preoccupazioni quanto sta accadendo
in Puglia, in particolare nell’area del Salento, come
emerge sia dall’analisi delle attività svolte dalla
forze dell’ordine nel corso del 2000 sia dalla stessa
relazione con cui il Procuratore generale di Bari,
Riccardo di Bitonto, ha inaugurato, il 12 gennaio
scorso, l’anno giudiziario.
- nel "Documento sui traffici illeciti e le ecomafie",
approvato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti il 25 ottobre 2000, viene
segnalata l’esistenza di nuove rotte "nord-nord",
dal Piemonte al Veneto e viceversa, che rappresentano una variante, altrettanto pericolosa, di quelle
tradizionali nord-sud, lungo il versante tirrenico e
quello adriatico.
- i traffici e gli smaltimenti illeciti di rifiuti investono anche diversi Paesi europei, come emerge dal
LEGAMBIENTE è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia. Ha 1.000
gruppi locali, 20 comitati regionali, oltre 110.000 tra soci e sostenitori, 3000 Bande
del Cigno fuori e dentro la scuola.
Realizza campagne di informazione e sensibilizzazione: "Goletta Verde" dal
1986 fotografa ogni estate lo stato di salute del mare italiano, il "Treno
Verde" in oltre 10 anni ha misurato smog e rumore nei capoluoghi di
provincia, "Piatto Pulito" informa i consumatori sulla presenza di
pesticidi e Ogm nei cibi, "Salvalarte" testa i danni causati da
incuria e inquinamento ai beni culturali, "Mal’Aria" distribuisce ai cittadini migliaia di lenzuola antismog stese a
finestre e balconi per misurare la nostra quotidiana razione di veleni ed esprimere la rivolta del "popolo inquinato".
Organizza iniziative di volontariato ambientale che
coinvolgono centinaia di migliaia di persone:
"Puliamo il Mondo" nelle città a settembre,
"Nontiscordardimé-Operazione Scuole Pulite" e
"Cento Strade per giocare" con ragazzi e bambini ad aprile, "Spiagge Pulite" a maggio,
migliaia di campi di lavoro e di studio nei luoghi più belli della penisola nei periodi di
vacanza, "Festambiente" ad agosto nel Parco
della Maremma.
Promuove la solidarietà e la cooperazione
allo sviluppo: con il "Progetto Chernobyl"
raccoglie fondi e medicinali da inviare nelle
zone colpite dall’incidente e ospita in Italia
migliaia di bambini bielorussi, è presente in
molti Paesi - dall’Albania al Brasile - con
progetti di tutela ambientale e sviluppo
sostenibile.
E’ attiva nella protezione civile: ha portato
migliaia di volontari nelle zone terremotate di
Umbria e Marche e a Sarno per dare un primo
soccorso alle popolazioni colpite e assistenza
agli sfollati.
Ha smascherato per prima le azioni criminali
delle ecomafie, si batte contro l’abusivismo edilizio e ha ottenuto l’abbattimento di "ecomostri"
come il Fuenti e le ville catanesi del Simeto, contrasta tutte le forme di illegalità ambientale.
E’ impegnata con migliaia di insegnanti e ragazzi per
diffondere nella scuola e nella società l’educazione
ambientale.
Invia ai soci il mensile La Nuova Ecologia e pubblica
Ambiente Italia, l’unico rapporto annuale sulla qualità
ambientale del Belpaese.
Aderire a Legambiente è facile, basta contattare
il circolo più vicino!
Oppure telefonare allo 06.86268318
e-mail: [email protected]
www.legambiente.com
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