Editoriale:
Nuovi scenari…
Il 4 giugno u.s., si è rinnovato l’organo direttivo del CSV dell’Aquila. Nei prossimi tre anni dunque, il
nuovo Consiglio d’Amministrazione dell’ormai avviatissima attività del centro di servizo per
ilVolontariato dell’Aquila, sarà composta da: Pappalepore Gianni (eletto Presidente); Galassi
Eugenio, Gallotti Nicola, Milano Luigi, Carnevale Angelo, Di Carlo Anna, Maria Grosso; inoltre
sedieranno al tavolo come organo di controllo: Magrini Marina, e Santini Giorgio.
Il Consiglio dei Ministri ha deciso di non inserire l’articolo sul cambiamento della legge sul
volontariato nel maxiemendamento competitività. Il contestato art. 17 rimane quindi nel disegno di
legge che la Camera dovrà discutere nelle prossime settimane.
E’ un primo risultato positivo dell’importante campagna attivata dal volontariato italiano in questi
giorni. La scelta di voler continuare l’esperienza dei Centri di Servizio, gestiti dallo stesso
volontariato per sostenere e qualificare il proprio sviluppo, in autonomia è stata vincente.
Ora bisogna riprendere il rapporto con le fondazioni di origine bancaria, soggetto essenziale del
terzo settore e di una società basata sulla sussidiarietà e sulla solidarietà.
Questo è uno degli impegni che il rinnovato Consiglio direttivo del Centro di Servizio, eletto
nell’assemblea del 4 giugno scorso, dovrà affrontare insieme ad una serie d’impegni
programmatici che contengono elementi molto interessanti inerenti uno sviluppo ed una
qualificazione continua delle Associazioni della Provincia dell’Aquila.
Si tratterà di soddisfare al meglio le necessità delle Organizzazioni di Volontariato anche attraverso
un continuo e più strutturato rapporto con il Comitato di Gestione, con le Fondazioni Bancarie, con
gli Enti Locali, in particolar modo con la Provincia dell’Aquila, e con tutte le altre forze del Terzo
Settore.
La costruzione di percorsi comuni non è facile ma è questa la “sfida” che il volontariato Aquilano, e
tutto il terzo settore debbono affrontare nei prossimi mesi.
Ultima ora: si è perso il ricorso al tar
Mentre eravamo in stampa il Presidente del Coordinamento nazionale dei CSV, Marco Granelli, ci
ha informato che i tre ricorsi al TAR del Lazio presentati da diversi CSV e da alcune organizzazioni
di volontariato nazionali contro l'Atto d’indirizzo Visco del 2001 che dimezzava le risorse per i CSV,
sono stati respinti.
Infatti, dopo le sospensive del 2001 accolte da TAR e Consiglio di Stato, il Tar del Lazio ha
emesso sentenza che respinge la richiesta di annullamento.
Ora la questione è all’esame di esperti e avvocati dei CSV, per valutarne gli aspetti tecnici anche al
fine di un ricorso al Consiglio di Stato. Certamente il significato politico di questa sentenza è molto
grave. Tali fatti sicuramente influiscono sul dibattito sulla riforma della legge 266/91. Proprio nei
giorni scorsi la consulta nazionale volontariato aveva assunto alcune posizioni di conferma della
richiesta di stralcio dell'art. ex 17 ora 18 del disegno di legge sulla competitività che riforma l'art. 15
della legge 266/91. E' in previsione una manifestazione del volontariato per il prossimo martedì 21
giugno a Roma alle ore 12.00, giorno in cui presumibilmente la Camera dei Deputati affronterà il
tema. Nei prossimi giorni troverete sul nostro sito Web (www.csvaq.it) ulteriori e più complete
informazioni su tutta la vicenda.
Intanto, fortemente preoccupato per i nostri destini, il Coordinatore nazionale, Granelli, ringrazia
tutti coloro che in questi anni hanno lavorato con impegno attorno a questo problema.
Convegno: “Abitare in un diverso Welfare: il volontariato nei piani di zona”
Gaspare Ferella - Presidente Comunità XXIV Luglio
E’ il seminario proposto dalla Comunità XXIV Luglio, in collaborazione con la Casa dei Diritti
Sociali e l’ARCI e finanziato dal C.S.V. nell’ambito dei progetti relativi a seminari e convegni, che si
è svolto nel Palazzetto dei Nobili dell’Aquila nei giorno 28 e 29 Maggio.
Lo spunto da cui sono partiti i lavori è che il volontariato, con gli altri soggetti del terzo settore, è
parte di quell’insieme di attori locali che, attraverso la concertazione, co-progettano e
ricompongono le molteplici azioni dentro un quadro complessivo di politiche sociali a livello
cittadino.
Le politiche sociali non possono essere solo un momento di redistribuzione della ricchezza ma
devono divenire anche un mezzo di investimento per lo sviluppo e l’innovazione.
Occorre quindi creare un vero coinvolgimento del terzo settore sia nella fase della gestione
operativa che in quella strategico programmatica dei piani di zona.
Il seminario si proponeva di approfondire queste tematiche allo scopo di fornire al volontariato
elementi per esprimere indirizzi di natura generale e una strategia globale in una visione
complessiva della comunità locale.
Proprio in quest’ottica di natura generale, contrapposta ad una pur legittima visione particolare,
significativa è stata la presenza tra coloro che si sono succeduti negli interventi, di rappresentanti
di ben 16 Associazioni.
Ciò ha consentito una panomarica ad ampio spettro nelle
difficoltà, le opportunità, le
contraddizioni e i punti di forza della presenza del terzo settore negli strumenti previsti dalla Legge
328/2000.
In apertura dei lavori sono intervenuti i referenti dei tre Enti d’Ambito Sociali del comprensorio
Aquilano e cioè l’ambito n.9 “Valle Aterno”, l’ambito n.10 “L’Aquila” e l’ambito n.11 “Montagna
Aquilana”; un ambito cittadino quindi e due ambiti caratterrizzati da piccoli centri abitati.
In questi ambiti montani è emersa la difficoltà di interagire con le associazioni sia per la scarsa
presenza di quest’ultime sia per la circostanza che collaborando con organizzazioni aventi sede in
L’Aquila si perdeva quel radicamento sul territorio necessario nella fase di gestione delle azioni
sociali; è stato evidenziato il ruolo positivo svolto dal C.S.V. nella funzione di interlocuzione e di
raccordo con le realtà associative locali.
Per l’ambito ricadente nella città di L’Aquila, in cui era stato avviato un percorso di
programmazione concertata con il terzo settore per alcune azioni specifiche, si è rilevato come sia
venuta meno la fase di monitoraggio congiunta in itinere del Piano che ha portato, per motivi
presumibilmente di natura economica, alla mancata attuazione di quanto concordato.
Ulteriore contributo al seminario è venuto dalla presentazione del progetto “analisi dei bisogni e
delle opportunità sociali abruzzesi” che i quattro Centri di Servizio Regionali, con il Coordinamento
della Conferenza Regionale del Volontariato, hanno portato avanti nel quadro delle azioni per la
stesura della Carta della Cittadinanza Sociale della Regione Abruzzo.
Altri argomenti oggetto di relazioni sono stati i percorsi per la stesura dei Piani di zona e la
concertazione con il volontariato e il terzo settore, le forme di marginalità e inclusione sociale, i
progetti di protezione umanitaria e cittadinanza.
Gli argomenti citati sono stati ripresi dai numerosi interventi dei rappresentanti delle Associazioni.
Al di là del tenore dei singoli contributi, di cui non è possibile dar conto per evidenti ragioni di
spazio, il dato emergente e da tutti condiviso e ritenuto molto significativo, è stato la concordanza
di linguaggio.
Termini quali accordi di programma, cittadinanza attiva, concertazione, governance e government,
integrazione socio-sanitaria, piano di zona, sussidiarietà orizzontale e verticale, universalismo
selettivo, welfare locale sembra non appartengano più ad un astruso linguaggio burocratico
contenuto nella Legge 328/2000 ma siano divenuti parte di un patrimonio condiviso sia dagli
operatori pubblici che dalle associazioni.
Uniformità di linguaggio e significati condivisi rappresentato la base necessaria e, a quanto
constatato, acquisita, per un confronto tra pari con le istituzioni.
Occorre procedere, e questo è stato l’auspicio finale, in questo tragitto prevedendo nuovi momenti
di incontro e di approfondimento.
Come e perché aiutare un bambino di Cernobyl
Il Circolo Legambiente di Sulmona, ospita ogni anno i bambini vittime della tragedia che sconvolse
il Mondo;il 26 Aprile, infatti, 1986 il nome “Cernobyl” divenne tristemente noto a causa del grave
incidente verificatosi nella sua centrale nucleare.
Lucia Paolini
La radioattività sprigionatasi investì Bielorussia, Ucraina, Russia, per poi raggiungere l’Europa e
spingersi fino in America… Una catastrofe di proporzioni incalcolabili, anche perché i suoi effetti
continueranno a farsi sentire ancora per secoli.
A tutt’oggi i dati contano centinaia di migliaia di morti e un numero ancora più elevato di malati.
Questo perché milioni di persone continuano a vivere in luoghi altamente inquinati dalla
radioattività, a bere e a cibarsi di alimenti contaminati.
Come sempre i più colpiti sono i più deboli: in Bielorussia i bambini con un tumore alla tiroide
raggiungono la percentuale più alta al mondo e in Ucraina i tumori maligni sono cresciuti di 18
volte in 10 anni. Inoltre si registra un calo delle difese immunitarie che porta alla contrazione di
altre malattie.
Ad un quadro sanitario alquanto allarmante si aggiunge una scoraggiante situazione socioeconomica: riduzione dei redditi, smantellamento dei servizi sociali, disgregazione della famiglia,
aumento dell’alcolismo e delle malattie mentali.
E’ in questo contesto che prende vita l’iniziativa promossa da Legambiente: offrire ogni anno un
mese di vacanza “disintossicante” (di solito dal 1 al 31 Luglio) ai bambini dagli 8 ai 12 anni che non
sono mai usciti dalle zone contaminate e provenienti dalle famiglie più disagiate, ospitandoli presso
famiglie italiane.
E proprio di questo progetto si fa promotore , ormai da più di 10 anni, anche “Legambiente-Circolo
di Sulmona”.
Dal 1995 ad oggi sono stati circa 150 i bambini ospitati nelle famiglie di Sulmona e dei paesi
limitrofi (Pacentro, Bugnara, Bagnaturo, Introdacqua…). Purtroppo dai primi anni ad oggi si è
registrato un calo delle adesioni,in diretta conseguenza della minore attenzione che i mass-media
rivolgono a tale situazione nient’affatto risolta o risolvibile in tempi brevi.
Tutte le spese sono completamente a carico dell’associazione (spese di viaggio, di assicurazione,
gli adempimenti burocratici, e le attività sociali svolte durante il mese di ospitalità); alla famiglia si
chiede solo di garantire vitto e alloggio.
Ogni anno vengono ospitati bambini diversi, questo per permettere al maggior numero di loro di
usufruire di tale opportunità. Durante il mese di ospitalità si svolge un programma sanitario
(ecografie, visite mediche) offerto gratuitamente dalle strutture ospedaliere della zona. Da ricerche
dell’ENEA è stato dimostrato che i bambini, in un mese di permanenza lontano dai luoghi
contaminati dove vivono, ed alimentati con cibi puliti, perdono dal 30% al 50% del Cesio 137
accumulato, riducendo in tal modo il pericolo che insorgano malattie legate alla radioattività. Alle
famiglie ospitanti, selezionate con cura, viene consegnato un vademecum in cui sono presenti i
cibi preferibili, note riguardanti la condizione familiare del bambino e note relative al suo carattere,
per permetterne una migliore integrazione.
Per garantirne la socializzazione e per superare eventuali problemi di adattamento al nuovo
ambiente, vengono promosse attività ricreative di gruppo: pomeriggi in piscina, gite, escursioni,
giochi all’aperto… Ogni anno la Pro Loco di Campo di Fano organizza un cena gratuita per i
bambini, il Comune di Pacentro una festa, il Comune di Campo di Giove una gita in treno e un
pranzo curato dal gruppo degli Alpini… Insomma, ognuno dà un contributo per rendere piacevole il
soggiorno dei piccoli ospiti. Inoltre la Scuola Penitenziaria offre gratuitamente il trasporto
andata/ritorno per l’aeroporto di Fiumicino.
Speriamo, infine, in una maggiore sensibilizzazione al problema nucleare, e in modo particolare
alla situazione di Cernobyl, dove il sarcofago chiuso sul reattore esploso deve essere messo in
sicurezza poiché presenta numerose crepe che fanno temere nuovi rilasci radioattivi. A questo
scopo è necessaria la pressione dell’opinione pubblica e della comunità internazionale.
Paesi in via di Sviluppo: commercio e solidarietà.
La filosofia del Commercio Equo e Solidale è nata da un’idea tanto semplice quanto geniale:
aiutare i Paesi più poveri non in modo assistenzialistico, ma fornendo strumenti e conoscenze.
Instaurando relazioni commerciali il Sud del Mondo potrà realizzare una crescita effettiva.
Carla Berardinelli
Il punto di partenza è l’assunto che il disagio del Terzo Mondo non sia casuale, ma derivi da
meccanismi economici e commerciali che tendono al suo controllo ed al suo sfruttamento.
Il criterio è che il prezzo equo sia stabilito di comune accordo tra le parti, rispettando delle regole
fissate dalla Organizzazione Mondiale del Commercio, che pone un compenso minimo per i beni
prodotti.
I produttori coinvolti operano nella cosiddetta “economia informale”, connotata da bassi livelli di
reddito e di salari, da condizioni di lavoro difficili e protezione sociale inesistente: il Commercio
Equo offre loro uno sbocco al mercato internazionale. Essi hanno il compito di produrre una
quantità prefissata di merci con alti standard qualitativi, garantendo pari opportunità ed uguali diritti
a tutti i soci produttori.
Gli esportatori acquistano direttamente dai produttori, fornendo loro supporto organizzativo e
tecnico.
Le Centrali d’Importazione del Nord acquistano e rivendono i prodotti prevalentemente presso i
canali privilegiati del Commercio Equo: le Botteghe del Mondo, negozi coloratissimi che, oltre ai
prodotti (caffè, cacao, tè, zucchero e miele, riso, banane, manufatti artigianali e tessili) offrono libri,
opuscoli e materiale informativo sul “consumo critico” e su campagne di sensibilizzazione volte ad
analizzare e mettere allo scoperto alcune “mancanze” del commercio convenzionale e dell’operato
delle multinazionali e a far comprendere al consumatore che, con pochi centesimi in più, può
consumare prodotti biologici, di qualità e rispettosi del valore del lavoro umano.
Ogni acquisto è, infatti, portatore di un “valore aggiunto”: il consumatore potrà leggere sulle
etichette il “prezzo trasparente”, con il quale vengono indicate le spese sostenute in ogni momento
della filiera produttiva.
In questo modo egli potrà sentirsi parte di un intero progetto di solidarietà, volto a restituire dignità
ai lavoratori più poveri ed in difficoltà, non solo con retribuzioni più alte, ma offrendo un modello di
auto – sviluppo che, nel tempo potrebbe permettere ad interi Stati di uscire dal rapporto di
sudditanza che, da sempre, li lega indissolubilmente ai Paesi economicamente più sviluppati.
Il Commercio Equo e Solidale offre un modello di funzionamento auspicabile ed affascinante che
potrebbe costituire un esempio per le strategie economiche delle imprese multinazionali e per chi
detiene il potere economico mondiale. Il dibattito sul tema è arrivato a livello istituzionale, sia nei
singoli Stati che nella Comunità Europea ed internazionale, questo anche grazie alla nascita di una
Carta dei Criteri Fondamentali (Castellammare di Stabia, 1999) e di coordinamenti e Reti anche a
livello mondiale.
A conclusione, lo scenario offerto dal Commercio Equo e Solidale, pone un’alternativa al
Commercio Convenzionale, sempre meno attento ai costi sociali e alla tutela ambientale.
Delocalizzare la produzione industriale nei Paesi Economicamente Meno Sviluppati non risolve i
problemi d’inquinamento, ma aggrava ulteriormente la loro situazione e quella dell’intero “villaggio
globale”; in quest’ottica la catastrofe ambientale risulterebbe ineludibile.
Il compito di diffondere questa cultura alternativa spetta alle scelte dei decisori politici ed
economici, ma anche ciascuno di noi, con gesti quotidiani, potrà contribuire.
Forum: nuovi scenari legislativi per il volontariato
La crescita delle risorse a disposizione dei CSV e del volontariato ci pare un dato importante e
positivo, che in questo modo può cercare di rispondere ai bisogni di un fenomeno in crescita e
sempre più utile per tutta la società. Sulla modifica dell’art.15 della Legge 266/91 mettiamo a
confronto le opinioni di Francesco Carusi Presidente del Comitato di Gestione per il Fondo
Regionale del volontariato, Paolo Consalvi componente dello stesso Comitato, Carmine Basile
Presidente dell’Arci dell'Aquila, e Mauro Moretti - Presidente del Centro di Servizio di Pescara. Il
dibattito certamente nelle prossime settimane continuerà sia sui mass-media, sia in Parlamento,
ma soprattutto tra i volontari.
1. L’inserimento della modifica dell’art.15 della Legge n.266/91 nel Decreto sulla
competitività, e successivamente lo stralcio di tale ipotesi, ha suscitato un enorme
dibattito approdato anche sui quotidiani nazionali; la discussione resta aperta
considerato che il testo sarà riproposto nella Legge di riforma della 266 e
probabilmente continuerà a tenere banco nei prossimi mesi: qual è la sua posizione
circa i cambiamenti proposti dal Governo?
CARUSI: La proposta del governo relativamente al finanziamento diretto dei progetti del
volontariato non disattende le aspettative delle organizzazioni di volontariato, ma anzi le recepisce
prevedendo che una quota dei fondi speciali (sino a un massimo del 50%) sia destinata a questa
finalità. La scelta di affidare ai Comitati di gestione e non ai Centri di servizio le procedure di
assegnazione dei fondi consente di evitare l’insorgere di palesi conflitti di interesse, tenuto conto
che i Centri di servizio sono amministrati da quelle stesse organizzazioni che potrebbero
concorrere all’assegnazione dei fondi. La proposta governativa, peraltro, offre ai Centri di servizio
amplissimi spazi di interlocuzione con i Comitati di gestione tali da garantire meccanismi di
significativa compartecipazione alle decisioni.
BASILE: Come già chiarito in altre sedi, noi dell’Arci siamo contrari a qualsiasi tentativo, da parte
del governo, di dividere il mondo del volontariato.
Alla base delle scelte contenute nel decreto sulla competitività c’era una valutazione distorta del
significato del volontariato e dell’utilizzo delle risorse pubbliche, come se le centinaia di migliaia di
volontari che operano nel nostro paese non avessero alcun bisogno di denaro per continuare a
dare il loro prezioso contributo alla società. Se proprio bisogna trovare risorse, non basta operare
scelte di “finanza creativa”, che in concreto significa spostare da una parte all’altra quel poco di
denaro che c’è…
E’ proprio sui fondi, invece, che si fonda una vera politica di sostegno al volontariato. Dev’essere
chiaro che è essenziale garantire la qualità, e sopratutto l’indipendenza, del mondo del non–profit,
e che bisogna sostenere il ruolo di “advocacy”, di pressione e mobilitazione che le associazioni
svolgono per ottenere dalle Istituzioni l’impegno e le scelte necessarie per promuovere e difendere
i diritti e la cittadinanza, contro ogni logica di subalternità.
CONSALVI: Per la sua importanza è giusto e comprensibile che per la riforma della L.266 i tempi
siano lunghi, ma questo non vuol dire che non si possano già modificare alcuni punti quali ad
esempio l’equipollenza tra i fondi regionali, la durata dei Comitati di Gestione, etc.
MORETTI: Il problema è nell’urgenza. Dal 2001 la Sestini ha lanciato il dibattito sulla riforma della
266, siamo a fine legislatura e non è stato possibile avviare l’attesa riforma. L’unico modo per
averla in tempi brevi è la via intrapresa. Ci sono temi che non possono attendere, quali
l’equipollenza tra i fondi regionali, il riconoscimento legislativo dei comitati di Gestione, la loro
durata, le competenze, ecc…
2. Nei vari commenti riportati dalla stampa nazionale è spesso emerso il rapporto tra
Fondazioni Bancarie, Comitati di Gestione, Centri di Servizio e Associazioni di
Volontariato: come giudica le relazioni esistenti tra queste diverse realtà?
CARUSI: I Comitati di gestione, che svolgono una fondamentale funzione di regolazione e
controllo dei fondi speciali per il volontariato, sono soggetti autonomi. In essi, oltre alle fondazioni,
trovano espressione sostanziale, e non solo formale, molteplici realtà socio-istituzionali del
territorio: la regione, gli enti locali e non da ultime con 4 rappresentanti le organizzazioni di
volontariato. La presenza maggioritaria delle fondazioni risponde all’esigenza di garantire ad esse,
in quanto finanziatori esclusivi del sistema, una concreta e diretta possibilità di riscontro delle
modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione.
BASILE: Quale associazione di promozione sociale, l’Arci dell’Aquila, pur non direttamente
beneficiaria dei finanziamenti e del sostegno sia delle Fondazioni Bancarie sia dei Centri di
Servizio, crede tuttavia di dover entrare nel merito del dibattito, con la speranza che si possa aprire
un confronto sereno e pubblico su questi organismi. Il parlarne alla luce del giorno, infatti, è a
nostro avviso fondamentale per un consapevole sviluppo della comunità.
In particolare avvertiamo l’esigenza di confrontarci sui Centri Servizi (forse spiegandone anche il
ruolo reale all’interno del volontariato) per darne una giusta collocazione, senza atteggiamenti di
preclusione e al fine di migliorare le condizioni di lavoro dei volontari, oltre la filantropia e la
supplenza istituzionale.
Elemento centrale di tale discussione sono le stesse Fondazioni bancarie. Per parte nostra ci
aspettiamo che escano dal tradizionale riserbo di strutture al di sopra delle parti per confrontarsi
con il territorio, e che lo facciano come componenti sociali fondamentali e non perché costrette
dalla legge ad intervenire.
Le fondazione bancarie non sono “oggetti” piovuti dal cielo, da parte dei cittadini c’è bisogno di una
maggiore consapevolezza sulle possibilità/opportunità che offrono, c’è bisogno inoltre di
trasparenza, evitando – nei loro confronti - atteggiamenti reverenziali da parte del mondo del
volontariato. D’altra parte ricordiamo alle fondazioni che fu anche il mondo dell’associazionismo, a
suo tempo, ad impegnarsi direttamente contro il tentativo di Tremonti di limitare la loro autonomia
CONSALVI: Se Fondazioni, Comitati di Gestione e CSV hanno chiaro che, pur non snaturando le
proprie caratteristiche (per cui ad es. a me membro di una Fondazione interessa sapere come
vengono spesi i soldi), devono interagire per arrivare ad uno scopo comune, le relazioni non
possono che essere costruttive. Da noi in Abruzzo questa coscienza inizia a starci.
MORETTI: I rapporti sono tutti bilaterali, in quanto gli interessi sono specifici, questo vuol dire che
ognuno dei soggetti ha un rapporto particolare e ben definito, ad esempio il comitato di Gestione
con le fondazioni bancarie ha solo un rapporto formale per la ripartizione dei fondi, le associazioni
non hanno interesse ad interloquire col Comitato di Gestione. I CSV sono invece il fulcro di tutti
questi rapporti, infatti è l’unico ad avere rapporti correlati con tutti gli altri soggetti. I CSV
istituzionalmente sono tenuti a buoni rapporti, di fatto in Abruzzo la nostra esperienza è positiva, se
non per qualche resistenza da parte di qualche Fondazione bancaria, che ritiene un “esproprio” il
finanziamento previsto dalla 266.
3. Qualcuno, favorevole alle modifiche, ha anche sottolineato le difficoltà dei Centri di
Servizio di raggiungere l’intero panorama del volontariato locale ritenendo a ciò più
idonei i Comitati di Gestione, quali organi “terzi”, più obiettivi quindi nel promuovere
la progettualità delle Associazioni tramite le somme che rimarrebbero di loro
competenza: condivide questo parere?
CARUSI: La quota del fondo speciale regionale da destinare ai Centri di servizio non è
rigidamente limitata al 50% del totale disponibile. La riforma del governo prevede infatti che
debbano essere garantite, prioritariamente rispetto ad ogni altra finalizzazione dei fondi, le
condizioni di funzionamento dei Centri di servizio. Questo significa che, soprattutto nelle regioni
con minori disponibilità di risorse, la quota destinata ai Centri di servizio potrà essere determinata
anche in misura superiore alla metà delle disponibilità e comunque calibrata in modo da essere
pienamente aderente alle necessità dei Centri.
BASILE: Senza voler stabilire quali siano i soggetti più obiettivi nel promuovere l’associazionismo,
sono convinto che la questione vada vista diversamente. Mi sembra cioè che la domanda, se
posta in questo modo, implichi già un orientamento, ovvero che la progettualità e la promozione
dell’associazionismo dipendano, più che dalle volontà individuali espresse in un territorio, da cause
di forza maggiore e da strutture esterne più o meno idonee, più o meno imparziali.
Da parte mia formulo invece altri quesiti: i Centri di Servizio sono strutture realmente di servizio, a
disposizione del mondo del volontariato, o in realtà le viviamo come strutture di gestione e di
potere, che determinano le scelte che orientano e condizionano il volontariato stabilendo gerarchie
fondate su letture del territorio funzionali alle loro competenze interne?
Quante associazioni e quanti volontari conoscono l’esistenza dei Comitati di gestione, e soprattutto
quanta parte di volontariato o associazionismo essi rappresentano?
I Comitati di Gestione sono caratterizzati da una maggioranza assoluta dei membri delle fondazioni
bancarie (con la presenza significativa delle istituzioni: Regione, Comuni e Governo), si pone
dunque un problema di verifica e controllo da parte del volontariato.
Senza andare al fondo delle questioni, prima di parlare di meccanismi di distribuzione dei
finanziamenti occorre vedere le modalità di accesso alle opportunità previste per legge.
Il merito della polemica sul taglio dei fondi ai Centri Servizio del Volontariato è stato forse quello di
promuovere, presso l’opinione pubblica, una discussione su questioni che sinora erano state
affrontate e gestite da pochi “addetti ai lavori”. E’ il caso quindi che i cittadini richiedano con forza
una totale trasparenza anche su quelle che definiamo “le azioni buona dell’economia”.
Ciò che proponiamo, in definitiva, è la strada di una maggiore, più significativa e più vincolante
partecipazione del volontariato nei Centri di Servizio – nelle scelte, nell’indirizzo e nel governo -,
come utilizzatore attento ed esigente dei servizi, con la richiesta di una maggiore qualità,
tempestività ed appropriatezza delle risposte. Proponiamo inoltre la strada di una valutazione
attenta e continuativa, da parte del mondo del volontariato e dai Comitati di gestione. Riteniamo
possibile, su questo terreno, un’alleanza forte con le fondazioni di origine bancaria, rendendole
soggetto conosciuto e riconosciuto dal volontariato per le attività che svolgono e per il denaro che
mettono a disposizione, sulle quali sono chiamate nei Comitati ad esercitare un controllo reale,
finalizzato a rendere più efficaci le risorse impiegate. Per questo non serve essere soggetto di
indirizzo, ma soggetto terzo che “misura” il grado di rispondenza delle azioni al progetto.
CONSALVI: La preoccupazione è giusta, nel senso che sono ancora poche le Associazioni di
volontariato che entrano in rapporto con i CSV, tuttavia non credo che la soluzione migliore sia
quella di far gestire una parte dei fondi direttamente ai Comitati di Gestione.
Credo che il ruolo del Comitato di Gestione sia quello di fissare degli argini, dei paletti, entro cui i
CSV possano liberamente operare per far conoscere e per servire il mondo del volontariato. In
questo senso il nostro Comitato di Gestione ha visto la necessità di uniformare gli schemi di
rendicontazione ed ha l’obiettivo di arrivare a definire indicatori di qualità.
MORETTI: I Comitati di Gestione dovrebbero strutturarsi con uffici, segreteria, consulenze
tecniche, e quanto altro occorre per gestire dei fondi, pubblicare bandi, esaminare progetti. Questo
porterebbe ad una duplicazione o concorrenza con i CSV, e l’inevitabile dispendio di fondi ed
energie. Sarebbe molto più ragionevole gestire questi fondi insieme, dove si fonderebbe il lavoro di
indirizzo e collaborazione, con i CSV che potrebbero usare le loro strutture e capacità
consulenziali.
4. Circa l’inopportunità di destinare risorse derivanti dall’art.15 al Servizio Civile
Nazionale si è registrata concordanza tra Volontariato e Comitati di Gestione; è
d’accordo con tale giudizio negativo?
CARUSI: L’impiego di una quota dei fondi speciali per il volontariato a sostegno del fondo
nazionale per il servizio civile si affianca al finanziamento diretto dei progetti del volontariato come
forma possibile di utilizzo dei fondi che residuano dopo aver finanziato i Centri. Le molte critiche
avanzate verso questa nuova forma di impiego dei fondi sono da ricondurre ad una posizione di
contrasto circa l’utilizzo, anche solo eventuale, dei fondi destinati al volontariato per sostenere
servizi che dovrebbero essere finanziati dallo Stato. Molto difficile e assolutamente prematura
appare la stima degli impatti che questa nuova disposizione potrebbe avere sui flussi di risorse
destinati al finanziamento dei progetti del volontariato, stante il carattere facoltativo (e non forzoso)
di questa forma di destinazione dei fondi.
BASILE: Sul Servizio civile nazionale c’è bisogno di fare chiarezza, anche perché le questioni
relative alle risorse derivanti dall’articolo 15 hanno creato confusione spostando il problema “del
dove recuperare i soldi”. Anzitutto la finalità del SCN è partecipare al dovere di difesa della Patria e
al dovere di solidarietà, in un quadro di forte valorizzazione della partecipazione civica. Nei fatti
invece continuano ad essere proposte ai giovani visioni diverse del Servizio civile nazionale
(formazione al lavoro, pre-inserimento lavorativo, reddito sociale di disoccupazione), quindi diventa
sempre più necessario, da parte del volontariato, denunciare chi non rispetta le finalità della nuova
legge sul Servizio civile. Inoltre bisogna prestare attenzione alla gestione dei fondi, anche perché
in chi gestisce il denaro potrebbe prevalere l’idea dei “soldi in cambio di potere”.
Chiariamo inoltre che non è possibile compiere scelte innovative e poi inventare vari sistemi per
spostare risorse da una parte all’altra: se si vuole essere coerenti vanno posti vari problemi: dalle
spese militari al ritiro dall’Iraq.
CONSALVI: Sono pienamente d’accordo. E’ una proposta che non si regge in piedi
MORETTI: Siamo pienamente d’accordo, infatti utilizzare questi fondi per il volontariato vorrebbe
dire che verrebbero meno dei fondi per i progetti di servizio civile gestiti dal volontariato, sarebbero
cioè delle risorse aggiuntive per questa realtà che diminuiscono, quindi avrebbero
complessivamente di meno.
5. I pareri espressi nel dibattito nazionale sono spesso dei rappresentanti delle grandi
organizzazioni o degli “addetti ai lavori”: ritiene che queste tematiche trovino
riscontro nelle piccole associazioni e tra i singoli volontari?
CARUSI: Le piccole associazioni ormai si stanno aggiornando e quindi trovano riscontro al pari
delle grandi. Anche loro hanno cominciato a unirsi e cercare di portare avanti le loro richieste per
non perdere il supporto dei CSV, che interessa molto più a loro che alle grandi che in genere
meglio sanno ottenere le risorse dalle fondazioni, dalle istituzioni e dal privato.
Aggiungerei ancora che la riforma governativa introduce una importante innovazione che
contribuirà a rendere più equilibrato il sistema: un fondo di perequazione nazionale destinato a
bilanciare la distribuzione dei fondi speciali tra le varie regioni del Paese. Al fondo sarà destinato il
20% degli accantonamenti effettuati dalle fondazioni con successiva redistribuzione della quota tra
le regioni finanziariamente più svantaggiate (soprattutto quelle meridionali).
BASILE: Nel campo del volontariato il problema, più che negli “addetti ai lavori”, sta nell’eccessiva
presenza della figura dei cosiddetti “esperti”. Paradossalmente siamo al punto che per parlare del
nostro quotidiano, della nostra vita, delle nostre azioni a favore degli altri, è necessario ricorrere ai
saperi dei tecnici.
E’ interessante capire come sono riusciti - i cosiddetti tecnici, gli esperti - a trasformare la loro
tecnica, i loro saperi specifici, i loro linguaggi prescrittivi (che padroneggiano per competenza e per
status certificato e documentato) in azioni, comportamenti e linguaggi per iniziative estranee ai loro
saperi, fuori dalla portata dei loro studi.
All’interno dell’associazionismo e del volontariato non è più possibile realizzare un incontro tra pari,
continuamente si avverte un’eccessiva inadeguatezza, su tutti domina incontrastata la figura
dell’esperto e in qualche modo la dinamica del gruppo è assoggettata alla sua presenza: soggetta
a colui che “ri-orienta” qualsiasi argomento nella sfera delle proprie competenze, in nome di una
scienza dei saperi certificati e riconosciuti per legge. Un sapere beninteso che non è affatto
neutrale, anzi.
Questo spostamento, da “esperto in materie tecniche” a “esperto di tutto”, avviene attraverso un
curiosa operazione, che “converte” la competenza in autorità. Questa autorità si basa
semplicemente sul falso atteggiamento di chi “aiuta” gli altri a comprendere che ci sono cose molto
più grandi, che attraverso la conoscenza dell’economia o dell’urbanistica si capisce la società, che
tutto dev’essere letto attraverso questa lente d’ingrandimento, una lente che nelle zoomate mette a
fuoco alcuni punti ma ci costringe a osservare il mondo dall’alto verso il basso. In questo modo i
rapporti suggeriti dagli esperti diventano inevitabilmente gerarchizzati, allo stesso modo i sogni e le
aspirazioni si trasformano in discorsi tecnici.
Il volontariato quindi, per concludere, ha bisogno sia di maggiori risorse, sia di maggiore efficacia
ed efficienza nei servizi rivolti al suo sviluppo. Per questo la strada che proponiamo non è quella
della diminuzione dei fondi, né della loro suddivisione affidata a “illuminati” soggetti ed esperti
prestati dal mondo dell’economia: non basta aggiungere quel “non” per trasformare il “profit” in
volontariato. Occorrono invece delle vere scelte, per il volontariato e più diffusamente nelle cose di
tutti i giorni, scelte che una comunità deve porsi per migliorare i rapporti e l’esistenza di tutti coloro
che ne fanno parte.
CONSALVI: Credo che sia compito e dovere dei CSV informare e coinvolgere in questo dibattito
tutto il mondo del volontariato, altrimenti si rischia di fare molto “salotto” senza tener conto delle
reali esigenze di chi sta “in trincea”.
MORETTI: Credo che se i CSV fanno il loro dovere, alle singole associazioni o volontari non
mancherà nulla. Il dibattito in corso non è solo per gli addetti ai lavori ma ritengo che sia stato
enfatizzato molto l’aspetto dell’autodecisionalità del volontariato. Le associazioni abruzzesi, per la
maggior parte piccole, se non sollecitate dai CSV non hanno mostrato interesse più di tanto a
questo dibattito, che mi sembra sia tutto interno ai CSV, ai comitati di gestione e alle grandi
associazioni.
IL NIBBIO: tra associazionismo e cultura.
Alessandro Ursitti - Responsabile settore Educazione ambientale dell’Associazione ecologica “ Il
Nibbio “
L’associazione in questo ventennio ha realizzato innumerevoli iniziative di carattere culturale e
sociale, ha combattuto strenue battaglie per la salvaguardia ambientale, ha proposto modelli di
sviluppo socioeconomico rispettosi della storia e delle tradizioni delle nostre popolazioni, arginando
spesso la grossolana aggressività della speculazione.
Le persone si associano per le più svariate ragioni. Il più delle volte per salvaguardare i propri
diritti, a volte per garantire la propria categoria di appartenenza, spesso per meri motivi ricreativi.
Vi è poi chi, tralasciando le motivazioni egoistiche e di parte, si aggrega ad altri che condividono
uno stesso progetto finalizzato al raggiungimento di obiettivi di particolare valenza sociale, morale
e culturale.
Il nostro popolo, pur considerato qualunquista e superficiale nei suoi atteggiamenti, è capace di atti
di nobile solidarietà che lo riscattano dalla fama che per altri versi probabilmente si è meritata.
In Italia operano migliaia di Volontari che sotto i vessilli di centinaia di Associazioni, si dedicano
all’assistenza sanitaria, si prodigano per il riscatto morale di quanti sono costretti a vivere ai
margini della società, si battono per i diritti dei cittadini, lottano per la salvaguardia dell’ambiente e
degli esseri viventi, all’insegna dell’altruismo e della solidarietà.
Nel novero dei tanti benemeriti sodalizi si onora di collocarsi l’Associazione ecologica “Il Nibbio”
che, costituita nell’Alto Sangro nell’ormai lontano 1984, continua a svolgere la sua attività con
impegno e rigore.
Tra i primi in Italia, Il Nibbio organizzò l’Università verde ovvero i corsi popolari di Ecologia che
videro centinaia di partecipanti seguire le conferenze di luminari delle più svariate discipline
scientifiche.
Negli anni si realizzarono poi convegni sulle tematiche ambientali ma anche su problematiche
inerenti le attività umane e la cultura in generale; si allestirono mostre, rassegne e percorsi
naturalistici; si organizzarono concorsi per le scuole.
A corredo di tutto ciò si realizzarono diverse proposte editoriali e fra queste, le dispense di tutti i
corsi, dei compendi saggistici, libri, una miriade di articoli di stampa, il notiziario dell’associazione.
Questo fervore culturale non faceva certo dimenticare l’impegno ambientalista; contestualmente si
conducevano infatti aspre ed impegnative battaglie per la salvaguardia del patrimonio naturalistico
e culturale: contro la cementificazione del fiume Sangro, per l’integrità del Pantano di Montenero
Valcocchiara, contro il taglio indiscriminato di migliaia di alberi dei nostri boschi, contro le
captazioni selvagge delle acque a meri fini speculativi, contro l’estrazione abnorme di inerti dalle
cave e dall’alveo dei fiumi, e poi, contro il traforo del Gran Sasso, per il recupero dei centri storici e
contro gli insediamenti speculativi, per arginare il dirompente dissesto idrogeologico, contro ogni
forma di inquinamento e per la soluzione del gravoso problema dei rifiuti.
Dunque venti anni di impegno al servizio dell’ambiente, dell’uomo e della cultura. Questo impegno
non è mai venuto meno e continua tuttora, con particolare attenzione alle nuove generazioni
perché possa ricevere nuovo vigore per ulteriori iniziative sempre più concrete e costruttive.
E’ proprio in questa ottica che L’Associazione “Il Nibbio”, raccogliendo l’invito del Centro di Servizio
per il Volontariato della provincia di L’Aquila e grazie al suo contributo indispensabile, ha
progettato e realizzato un corso di formazione dal titolo “Conoscere l’ambiente per amare la vita”.
L’iniziativa si è svolta fra marzo e maggio di questo anno ed ha interessato una ventina di
partecipanti, più altrettanti uditori di volta in volta.
Si sono trattate tutte le tematiche inerenti una efficace conoscenza ambientale protesa al rispetto e
alla salvaguardia necessaria per una concezione nuova del rapporto fra uomo e natura: dalla
complessità degli ecosistemi, alla cultura delle popolazioni locali, dalle attività umane tradizionali,
a quelle ecocompatibili, dalle problematiche sociosanitarie, ai rimedi naturali. Circa una ventina di
relazioni di professori universitari, professionisti ed esperti delle varie discipline, durante otto
pomeriggi in aula.
Contestualmente si sono svolte sei visite di istruzione in altrettante mattinate, alla scoperta dei
luoghi più suggestivi ed interessanti dal punto di vista naturalistico, storico e culturale.
In conclusione, una manifestazione che ha cercato di colmare un vuoto di conoscenze che troppo
spesso pervade le nostre popolazioni, per avviare un processo di crescita culturale che solo può
consentire il riscatto delle coscienze e stimolare un atteggiamento più sereno verso il prossimo,
verso l’ambiente ma anche e soprattutto verso noi stessi.
Ci si augura che queste iniziative non rimangano isolati esempi ma si possano moltiplicare per
poter coinvolgere un numero sempre più ampio di cittadini.
L’Associazione Il Nibbio sarà sempre onorata di poter contribuire a raggiungere questi obiettivi.
Linee programmatiche triennio 2005 / 2008
In coerenza con le attuali normative il nuovo direttivo presenta interessanti obiettivi che
contengono comunque elementi di novità.
PREMESSA
Dopo sei anni d'esperienza maturati, emerge con forza la necessità di favorire un processo che
permetta alle associazioni di rendersi artefici della diffusione della cultura delle solidarietà e dei
diritti, nella piena adesione ai principi contenuti nella Carta dei Valori del Volontariato.
In altre parole un volontariato capace di esprimere una strategia comune di partecipazione e
d'intervento evitando i rischi della frammentazione e dell'autoreferenzialità
Inoltre il CSV AQ, nel prossimo triennio 2005 – 2008 dovrà mettere in campo nuove strategie e
ipotesi di sviluppo, intraprendere strade che portino il CSV a trovare risorse aggiuntive per una
maggiore autonomia economica nei confronti delle fondazioni bancarie, sopratutto in vista della
pericolosa riduzione dei fondi prevista dall’attuale governo.
Infine il CSV AQ in questi anni, deve inserire elementi programmatici di novità tali da rimettere al
centro le reali ed attuali necessità delle associazioni, per riconquistare la loro fiducia,
accompagnarle nel risolvere, anche se parzialmente, i loro bisogni primari anche con forme
possano prevedere interventi di aiuto materiale, il tutto il più possibile in coerenza con le attuali
normative.
OBIETTIVI
Promuovere uno sviluppo ed una qualificazione continua delle Associazione di volontariato
della Provincia dell'Aquila; in una logica che vede il CSV non intervenire direttamente, ma mettere
in campo interventi d'accompagnamento a sostegno dell'azione volontaria.
Accompagnare le Associazioni in un percorso mirato a verificare continuamente che, le
iniziative che si realizzano vadano nella direzione di rimuovere le cause dei bisogni e della
marginalità.
Migliorare l'efficace e l'efficienza delle prestazioni offerte attraverso una continua attività di
monitoraggio, la misurazione del grado di soddisfazione ed un'attenta analisi delle risorse da
impiegare.
Mantenere costanti relazioni con il Comitato di Gestione e con le fondazioni bancarie
attraverso un trasparente confronto.
Favorire e promuovere una consapevole assunzione, da parte delle Associazioni del ruolo
politico di advocacy attraverso un'attiva partecipazione del volontariato alla programmazione,
realizzazione e valutazione delle politiche sociali territoriali. Questa "sfida" sarà la frontiera su cui il
volontariato dovrà misurare la sua capacità di rifiutare un ruolo di mero erogatore di servizi, per
divenire un soggetto attivo nella programmazione.
Attivare rapporti di collaborazione strutturata e continuativa sia con gli Enti Locali per creare
condizioni favorevoli alla realizzazione di progetti comuni, che con gli altri organismi di
coordinamento del volontariato e dell’associazionismo, come le CARITAS diocesane, organismi
ecclesiali, la casa delle associazioni, ecc. ecc.
Valorizzare quanto già prodotto in materia di ricerca sociale, per una più reale
programmazione delle attività del CSV, in funzione delle problematiche emerse e delle
relative priorità di intervento.
FORMAZIONE
Le due strategie sperimentate in questi anni ovvero: attività formative prodotte direttamente dal
CSV e attività formative in collaborazione con una o più associazioni continueranno con l'aggiunta
di un'azione permanente di consulenza e di accompagnamento al termine dell'iter formativo.
Inoltre si sperimenteranno interventi di formazione inseriti nella programmazione annuale delle
associazioni; la formazione come parte integrante dell’attività ordinaria, come un reale aiuto alle
loro iniziative, sempre con la finalità di favorire la crescita e lo sviluppo dell’azione volontaria;
Infine va condizionata ogni tipo proposta formativa alla preventiva realizzazione di seminari
introduttivi sulla cultura del volontariato e della solidarietà gestiti dal CSV;
CONSULENZA
Un accompagnamento costante nell'impostazione dei contenuti e delle procedure amministrativofiscali sarà prestato presso la sede del CSV con rigida cadenza periodica. Il servizio se richiesto
potrà essere prestato anche presso la sede delle Associazioni dagli attuali consulenti.
SERVIZIO CIVILE
A causa dell'incognita rappresentata da molte Associazioni del non poter più contare sugli obiettori
di coscienza bisognerà prevedere un sostegno inerente l'elaborazione e presentazione di progetti
di impiego di giovani in servizio civile, oltre che ad azioni di sensibilizzazione ed informazione
verso giovani ed associazioni relativamente alle opportunità offerte da Servizio Civile.
PROGETTAZIONE
Si tratterà di offrire consulenza ed informazione in relazione alla definizione di un'idea progettuale
ed alla relativa elaborazione e presentazione della proposta su diverse linee di finanziamento.
Bisognerà inoltra sostenere economicamente progetti elaborati dalle Associazioni e finalizzati a
rispondere ai bisogni sociali: tali bisogni ovviamente andranno analizzati preventivamente.
Oltre ad un supporto tecnico, in linea con una maggiore credibilità, sarà necessario provvedere ad
un monitoraggio e valutazione delle attività avvalendosi eventualmente anche di professionalità
esterne
Attivare possibilità di finanziamento delle associazioni su progetti innovativi inseriti nella loro
programmazione annuale, concernenti la valorizzazione e il miglioramento dell’attività ordinaria,
con possibilità di verificarne gli obiettivi raggiunti;
Proporre progetti che prevedano il finanziamento di beni materiali, finalizzati ad un utilizzo da parte
di una rete di associazioni con caratteristiche comuni, gestiti in convenzione ovvero direttamente
dal CSV;
Promuovere un’attenta politica di accompagnamento delle associazioni fin dalla fese di valutazione
preliminare delle loro iniziative progettuali, ovvero favorire nelle associazioni tali necessità di
programmazione;
Evidentemente bisogna in ogni modo continuare a fornire servizi di base gratuiti a tutte le
Associazioni di volontariato: utilizzo apparecchiature varie, prestito temporaneo di beni, uso dei
locali, ecc.
INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE
Nel mentre continuerà la pubblicazione di "CSV Notizie" si darà maggior rilievo alla pubblicazione
CSV Informa al fine di illustrare al meglio le novità legislative europee, nazionali e regionale oltre
ad approfondimenti amministrativi e fiscali. L'invio oltre che postale sarà anche a mezzo posta
elettronica.
Per conseguire l'obiettivo di una migliore visibilità delle iniziative delle associazioni importate sarà
sostenere l'elaborazione grafica e la stampa del materiale promozionale ed una consulenza mirata
ad agevolare tutte le forme di comunicazione. L'attività di ufficio stampa ed il supporto alla
progettazione di eventi comunicativi importanti completa il quadro dei servizi offerti.
Con la consapevolezza che promuovere il volontariato non significa necessariamente sostenere le
associazioni ma anche valorizzare la società civile, bisognerà promuovere iniziative finalizzate a
diffondere la cultura della solidarietà (Ruolo del CSV e Rapporto con le istituzioni - Creazione di
imprese sociale come e perché - Giovani e volontariato -)
SISTEMA DI VALUTAZIONE DELLE ATTIVITA' E DEI SERVIZI DEL CSV
L'efficacia e l'efficienza delle prestazioni dovranno essere continuamente monitorate prima durante
e dopo ogni iniziativa affinché si possa "aggiustare il tiro" e misurare il grado di soddisfazione
analizzando le risorse da impegnare e le possibili economie.
RAPPORTI CON GLI ENTI LOCALI
Attivare rapporti con gli Enti Locali per creare condizioni di collaborazione strutturata e continuativa
con la possibilità di rendere i CSV più stabili e con maggiore autonomia economica e in particolare:
o
Messa a disposizione di locali per una sede del CSV;
o
progetti di ricerca, studio, banca dati ecc.;
o
Collaborazione nelle attività di formazione dei volontari, nelle attività finalizzate alla crescita e
alla promozione della cultura del volontariato, nell’attivazione di sportelli scuola – volontariato;
o
definizione e progettazione comune finalizzata ad una più attenta lettura dei bisogni e le
relative risposte;
o
creare occasioni di collaborazione tra le associazioni più disponibili e gli Enti Locali per la
presentazione di progetti per l’accesso a fondi strutturali, finanziamenti europei, nazionali e/o altre
diverse possibilità di finanziamento su iniziative comuni;
RICERCA SOCIALE
Bisogna riprendere un lavoro che è costato fatica e risorse al CSV e totalmente disatteso, il
percorso di ricerca “bisogni che non trovano risposta e programmazione locale: quale apporto dal
volontariato” dove si dimostravano in modo inequivocabile alcuni dati che ci invitavano ad una
seria e profonda riflessione.
La drammatica situazione di circa 7000 casi di persone in difficoltà economica tra quella visibile e
quella sommersa, solo nella provincia dell’Aquila.
L’inadeguatezza del volontariato totalmente assente in alcune importanti aree di emergenza
sociale come nei confronti delle persone in difficoltà economica e delle famiglie con gravi carichi
assistenziali.
Altri limiti del volontariato, evidenziati dalla ricerca, sono la non continuità negli interventi, il poco
tempo a disposizione dei volontari e la scarsa incisività per l’inadeguata professionalità.
Infine la tendenza, anche dei soggetti del volontariato, di limitare la loro azione solo nella
risoluzione dei “bisogni primari” senza avvertire il bisogno di domandarsi sulle cause che generano
l’esclusione e di porre nei propri obiettivi possibili percorsi di cittadinanza attiva e di integrazione
sociale.
La Legge n. 6 del 9 Gennaio 2004 “L’Amministrazione di sostegno”
Massimo Casacchia - Professore Ordinario-Responsabile del Servizio Psichiatrico Universitario di
Diagnosi e Cura ASL 04 – L’Aquila
Dal 19 marzo 2004 è esecutiva la Legge che istituisce l’Amministratore si sostegno con la
finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in
tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante
interventi di sostegno temporaneo o permanente.
A questo proposito presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di
L’Aquila, il giorno 15 giugno 2004, è stato promosso un incontro “L’Amministratore di Sostegno:
una nuova Legge per le persone con disagio psichico” che ha visto le istituzioni giudiziare,
sanitarie e sociali confrontarsi e discutere sulle modalità di attuazione di tale strumento operativo.
Durante l’evento è emersa la necessità di organizzare “Incontri di sensibilizzazione”, aperti
a tutti gli interessati, con l’obiettivo di far acquisire competenze sulla funzione di Amministratore di
sostegno.
Gli incontri si sono svolti dal 21 febbraio al 4 aprile 2005, di lunedì, presso il Centro Servizi
Volontariato di L’Aquila ed hanno avuto tra i relatori lo Psichiatra, il Giudice Tutelare del Tribunale
dell’Aquila, l’Assistente Sociale, l’Avvocato il rappresenta dell’Associazione dei Familiari, il
rappresentante del Centro Servizi Volontariato.
Gli incontri hanno visto la partecipazione di Assistenti Sociali, Tecnici della Riabilitazione
Psichiatrica, Avvocati, Psicologici, Insegnanti, membri dell’Associazione dei Familiari “Percorsi” e
membri del volontariato.
Durante tali è emersa l’opportunità di attivare “sportelli di prossimità” in cui persone
opportunamente preparate e volontarie siano disponibili ad ascoltare i bisogni di assistenza di
familiari ed utenti e aiutarli, se necessario, a mettere in moto la procedura per la richiesta di un
amministratore di sostengo
E’ stato ritenuto utile, inoltre, raccogliere tutte le esperienze relative alla nomina
dell’Amministratore di sostegno in modo da poter costruire linee guida e buone procedure per
ricorrere alla Legge relativa all’Amministratore di Sostegno nel modo più efficace e corretto.
CIVITAS 2005
Lo stato sociale non può e non deve essere considerato una visione residuale della società; è
questo il monito che viene lanciato dall’ultima edizione di Civitas: il salone della solidarietà a
Padova.
Domenico Venditti – Consulente CSVAQ
Presso la Fiera di Padova, dal 6 all’8 Maggio 2005, si è incontrato il Terzo settore.
Si è svolta la decima edizione di Civitas, la mostra-convegno della solidarietà, dell’economia
sociale e civile.
Sono state presenti oltre 600 realtà rappresentate da circa 45000 visitatori che si sono confrontate
su un tema di estrema attualità: “Società responsabile a chi tocca?”.
Questo è un inquietante interrogativo che ha voluto stimolare tutte le coscienze per riconoscere e
dare spazio alla globalità dell’individuo.
Che la tematica sia fortemente attuale appare evidente: “la responsabilità sociale può essere oggi
il nuovo obiettivo delle imprese, della persona, delle istituzioni?”
Civitas, in questo forum, ha voluto proporre alcuni spunti di riflessione, di discussione, momenti di
incontro e di confronto, occasioni di scambio e di dibattiti per approfondire, analizzare, capire.
Sono stati rilanciati i temi del turismo eticamente corretto che permette una migliore conoscenza di
se stessi, degli altri, del rispetto dell’ambiente e dell’uomo contro la scandalosa piaga dei nostri
tempi “il turismo a scopo sessuale”.
Civitas ha proposto, inoltre, una calendario fitto di impegni e di scambi culturali: momenti di
riflessione sui ruoli e sulle responsabilità delle istituzioni; rapporto welfare e territorio; cooperazione
per migliorare la condizione della donna nel Sud del mondo; percorso del bilancio sociale; fund
raising; comunicazione e tecnologia sociale; marketing e progettazione sociale.
Nel salone dell’economia sociale è iniziato, inoltre, un percorso per condizionare la politica della
prossima legislatura.
Si è fatto il punto della situazione e ci si è dati un percorso comune di concerto con le altre parti
sociali: Sindacati, Enti Locali, Massmedia.
Questo percorso dovrà mirare a rendere i cittadini protagonisti attivi di una società in continua
evoluzione e miglioramento.
Al Forum hanno partecipato anche voci autorevoli di primo piano come Giampiero Rasimelli ed
Edoardo Patriarca, portavoce del Forum Terzo Settore; Epifani e Pezzotta, segretari dei sindacati;
Domenici, presidente dell’ANCI e Marelli, presidente delle ONG italiane.
Tutti hanno lanciato un’unanime condanna al modello individualista ed economistico che ha
portato alla crisi dei valori e nel contempo hanno riproposto il progetto di restituire ai cittadini
l’umanizzazione del welfare.
Le ragioni della spontanea coalizione tra le varie forze sociali devono essere ricercate nell’errata
politica nei nostri giorni che ha toccato interessi fondamentali della democrazia, dei diritti
individuali, fino al discutibile tentativo di ridurre i fondi al volontariato.
E’ proprio in quest’ottica che tornano a pesare i grandi temi irrisolti: assistenza sociale; aiuti alle
famiglie non autosufficienti; sanità; lavoro.
All’unisono si solleva, dal Forum degli Stati Generali di Padova, una politica chiara ed
avanguardista: lo stato sociale non può e non deve essere considerato una visione residuale della
società che punta al risparmio delle risorse ma uno strumento per ridurre disuguaglianze e
aumentare le capacità competitive del Paese.
Volontariato: tra crescente visibilità e crisi d’identità
Con una intervista a Don Luigi Giovannoni, Salesiano, fondatore delle Comunità di recupero per
tossicodipendenti torniamo a parlare con franchezza, ma evitando il rischio di non costruire una
linea comune dei soggetti del volontariato sui valori di fondo delle nostre azioni. Apriamo un
confronto libero sui temi della solidarietà, tenendo conto di cosa è stato, cosa è e cosa sogniamo
possa essere il volontariato.
1. La solidarietà, la gratuità, il dono, il riconoscimento dell’altro, sono sentimenti
individuali, ma sopratutto valori da declinare ovunque: il volontariato è uno spazio
che fa sperimentare in maniera semplice ed immediata tutto questo?
Se non lo è, lo deve essere ad ogni costo. Non so possiamo chiedere in grande alla società civile,
ma per il volontariato è l’anima più profonda. Anzi deve allargare questo spazio, deve contagiare;
non deve sentirsi soggetto in esclusiva, ma difensore della sua stessa essenza; oggi più che mai,
dove il gratuito, il dono, il rispetto spesso non sono una virtù. Non è questione principalmente di
numero, ma intensità di vitalità
2. Le trasformazioni economiche e sociali innescate a partire dalla seconda metà degli
anni ’90, l’affermarsi di una economia globalizzata e di un pensiero unico
neoliberista, che hanno estirpatato alcune garanzie esistenti del mondo del lavoro,
sono una bella fetta di risposta alla domanda circa il decremento del volontariato
giovanile? Oppure vi sono altre cause?
E’ difficile individuare analisi precise per questo fenomeno, ammesso ci sia. Una cultura attuale in
cui sono influenti diversi fattori, indice a scetticismo e sfiducia, a ripiegamento e disimpegno, a
preoccupazione ed incertezze. Decollare per un’azione così sfidante e controcorrente diventa
arduo per tutti. Occorrono orizzonti ampi, ma raggiungibili; occorrono avventure insieme e non
solitarie; occorrono protagonismi personali e non gesti magnanimi. Io sono speranzoso in un
nuovo slancio vitale giovanile. Certi segnali li stiamo cogliendo in molti
3. Se si riduce il numero delle persone che praticano il volontariato, come uno dei
percorsi di partecipazione ed impegno civile e si restringe la funzione che – nel
passato - avevano i partiti soprattutto popolari ed il sindacato, di dare
rappresentanza alle classi sociali meno tutelate, quale agenzia sociale dovrà
assolvere a questo impegno morale?
Ma io sono sempre fiducioso che prima o poi questo mondo di sofferenze varie, si approprierà di
voci forti, di movimenti autoctoni, di strumenti di liberazione. In questi giorni questa mia speranza è
cresciuta in Brasile. Gli ultimi stanno alzando uniti la voce e si stanno attrezzando anche
politicamente. Ho respirato voglia di futuro.
4. Il volontariato – come ogni cosa umana – può finire? Bisognerà trovare un altro
nome, un’altra collocazione formale? Cosa fare per conservare questa tensione,
partecipativa e politica?
Nella storia, anche nei tempi più cruciali, sempre l’azione volontaria, è stata viva. Anzi più dure
erano le situazioni, più gravi i problemi di popoli o categorie di persone, più si è ridestato un
volontariato attento, attivo e generoso. Le difficoltà dell’uomo non hanno mai spento il volontariato,
anzi l’anno fatto risorgere anche dalle sue ceneri. Non nomi nuovi quindi ma ascolto, presenza,
intraprendenza, coraggio e fede per inventare il nuovo. E’ questo di non sopravvivere. Avremo da
fare e soprattutto anche da organizzarci nuovamente. Questo non è un problema, non viola
l’esperienza del volontariato nel mondo.
La piccola Lola
In un momento storico in cui tornano alla ribalta – non solo nel nostro Paese – i problemi legati al
desiderio dei genitori di avere dei figli, quando questo risulti difficile o impossibile, ecco apparire
sulla scena un film documento che non parla solo di adozione, ma anche della difficile situazione
dei Paesi asiatici colpiti duramente dal maremoto.
Il film è nato dall’elaborazione di un romanzo di Tiffany Tavernier, la figlia del regista Bertrand, che
firma la sceneggiatura a quattro mani con il marito Dominique Sampietro. Narra la vicenda di
Géraldine e Pierre, una coppia di sposi che non può avere figli, e che decide di adottare un bimbo
nella lontana Cambogia. Spostandosi nell’emisfero australe, si troveranno di fronte ai problemi e le
difficoltà che devono affrontare tutte le coppie di aspiranti genitori europei. I due protagonisti
vengono sballottati tra trafficanti di bambini, autorità poco inclini a collaborare, orfanotrofi ed una
realtà molto distante dal nostro mondo globalizzato, uscendone frastornati e cambiati nel profondo,
pur se confortati dalle coppie che si trovano nella loro stessa situazione.
La lavorazione della pellicola è diventata uno spunto per realizzare un viaggio inchiesta nel
martoriato Paese del sud-est asiatico, dove le problematiche già descritte nel romanzo sono oggi
amplificate dall’evento catastrofico del dicembre 2004.
I due interpreti sono Jacques Gamblin e Isabelle Carré. Proprio Gamblin ha dichiarato che “La
piccola Lola” non è solo un film sull’adozione, ma anche sulla coppia; lui ed Isabelle avevano
emozioni differenti rispetto a quelle che vedevano in Cambogia, ed hanno deciso di costruire il
rapporto fra i due coniugi su quelle differenze.
L’attualità del tema trattato da Tavernier è molto stretta. Infatti, segnaliamo che in Francia è
attualmente al varo una Legge diretta a facilitare le adozioni internazionali, senza ricorrere ad inutili
consultazioni elettorali. Il film sarà sugli schermi dal 17 giugno, distribuito dalla Lucky Red.
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Anno 6 n.2