DELIBERAZIONE N° IX / 1896 Presidente ROBERTO FORMIGONI Assessori regionali ANDREA GIBELLI Vice Presidente DANIELE BELOTTI GIULIO BOSCAGLI LUCIANO BRESCIANI MASSIMO BUSCEMI RAFFAELE CATTANEO ROMANO COLOZZI ALESSANDRO COLUCCI Seduta del 22/06/2011 GIULIO DE CAPITANI ROMANO LA RUSSA CARLO MACCARI STEFANO MAULLU MARCELLO RAIMONDI MONICA RIZZI GIOVANNI ROSSONI DOMENICO ZAMBETTI Con l'assistenza del Segretario Marco Pilloni Su proposta dell'Assessore Luciano Bresciani Oggetto UTILIZZO DELLE QUOTE VINCOLATE DEL FONDO SANITARIO NAZIONALE PER LA REALIZZAZIONE DI OBIETTIVI PRIORITARI DI RILIEVO NAZIONALE, INDICATI DAL PIANO SANITARIO NAZIONALE – ANNO 2011 Il Dirigente Carlo Lucchina Il Direttore Generale Carlo Lucchina L'atto si compone di 112 pagine di cui 106 pagine di allegati parte integrante VISTI: • l’art. 1, commi 34 e 34-bis della legge 27.12.1996, n. 662, recante la previsione per la quale il CIPE, su proposta del Ministro della Sanità, d’intesa con la Conferenza Stato Regioni, può vincolare quote del Fondo Sanitario Nazionale destinate alla realizzazione di specifici obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale individuati nel Piano Sanitario Nazionale, da assegnare alle Regioni per la predisposizione, da parte delle medesime, di specifici progetti per l’attuazione degli obiettivi prioritari; • il Piano Sanitario Nazionale 2006–2008 (PSN), approvato con D.P.R. 7 aprile 2006 che: ― individua gli obiettivi da raggiungere per attuare la garanzia costituzionale del diritto alla salute e degli altri diritti sociali e civili in ambito sanitario; ― prevede che tali obiettivi siano conseguibili nel rispetto dell’Accordo del 23 marzo 2005 e nei limiti ed in coerenza con le risorse programmate nei documenti di finanza pubblica per il concorso dello Stato al Finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN); CONSIDERATO che il citato PSN 2006-2008, al quale occorre fare riferimento non essendo stato ancora approvato il Piano Sanitario Nazionale 2009-2011, riconosce, quale obiettivo centrale del SSN, la garanzia dell’effettiva capacità del sistema di erogare i livelli essenziali di assistenza nel rispetto delle caratteristiche fondanti del servizio stesso; VISTE, in particolare, le strategie di sistema e gli obiettivi di salute del SSN, contenute nel PSN 2006-2008, anche in termini di azioni che vedono impegnati lo Stato e le Regioni in modo concertato e coordinato affinché possano essere generati programmi specifici nella realizzazione di attività finalizzate a promuovere e a tutelare lo stato di salute dei cittadini; RICHIAMATI: • il “Programma Regionale di Sviluppo della IX Legislatura” (PRS) approvato con d.c.r. n. IX/56 del 28.09.2010 che riprende, nelle linee strategiche dell’azione di governo regionale, in campo sanitario, anche gli indirizzi che discendono dagli 1 obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale; • il “Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014” approvato con d.c.r. n. IX/88 del 01.10.2010 che individua le azioni prioritarie e gli obiettivi specifici del Governo Sanitario Regionale; • la d.g.r. n. IX/937 del 01.12.2010, “Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l’esercizio 2011” che specifica le indicazioni operative per raggiungere tali obiettivi, i piani e i programmi di sviluppo, nonché le relative risorse; VISTA l’Intesa del 20 aprile 2011 (rep. atti n.83/CSR), sulla proposta del Ministero della Salute di deliberazione CIPE relativa all’assegnazione alle Regioni delle risorse vincolate, ai sensi dell’articolo 1, comma 34, della legge n. 662/96, per l’anno 2011, finalizzate alla realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale definiti dal PSN; VERIFICATO che la tabella di riparto, allegata alla citata Intesa del 20 aprile 2011, ha definito le risorse disponibili per le singole Regioni e ha assegnato alla Regione Lombardia risorse pari ad € 257.403.124,00; VISTO l’Accordo del 20 aprile 2011 (rep.atti n. 84/CSR) tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano relativo all’utilizzo, da parte delle Regioni, delle risorse di cui alla citata Legge n. 662/96 che, al fine di garantire, per l’anno 2011, una sostanziale continuità dei progetti già finanziati ed attuati nell’anno 2010, conferma le linee progettuali di cui all’allegato A dell’Accordo 8 luglio 2010 (rep. Atti 76/CSR), così di seguito sintetizzate: Linea Progettuale 1: “Le cure primarie”; Linea Progettuale 2: “La non autosufficienza”; Linea Progettuale 3: “La Promozione di modelli organizzativi e assistenziali dei pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza nella fase di cronicità”; Linea Progettuale 4: “Le cure palliative e terapia del dolore”; Linea Progettuale 5: “Interventi per le biobanche di materiale umano”; Linea Progettuale 6: “La sanità penitenziaria”; Linea Progettuale 7: “L’attività motoria per la prevenzione delle malattie croniche e per il mantenimento dell’efficienza fisica nell’anziano”; 2 Linea Progettuale 8: “Tutela della maternità e promozione dell’appropriatezza del percorso nascita”; Linea Progettuale 9: “Malattie rare”; Linea Progettuale 10: “Valorizzazione dell’apporto del volontario”; Linea Progettuale 11: “Riabilitazione”; Linea Progettuale 12: “La salute mentale”; Linea Progettuale 13: “Piano Nazionale della Prevenzione”; CONSIDERATO che, per ciascuna delle linee progettuali individuate dall’Accordo dell’ 8 luglio 2010, così come richiamate dall’Accordo 20 aprile 2011, sono stati stabiliti specifici indirizzi e indicazioni in merito ai contenuti dei progetti da presentare, nonché gli obiettivi delle attività, che le Regioni dovranno perseguire per ogni singola linea; CONSIDERATO, altresì, che, in relazione al dettato del citato Accordo del 20 aprile 2011, ciascun progetto: □ deve essere corredato di un prospetto che evidenzi: ― gli obiettivi qualitativi e quantitativi che si intendono perseguire; ― i tempi entro i quali gli obiettivi si ritengono raggiungibili; ― i costi connessi; ― gli indicatori, preferibilmente numerici, che consentano di misurare la validità dell’investimento proposto; □ deve essere presentato al Ministero della Salute per la valutazione in ordine all’ammissione al finanziamento e per l’approvazione da parte della Conferenza Stato Regioni, ai fini dell’erogazione della quota residua del 30% (il 70% delle risorse viene erogato, a titolo di acconto, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze); RITENUTO, quindi di definire e articolare le risorse già previste dalla richiamata d.g.r. n. IX/937/2010 secondo le linee progettuali indicate nell’Accordo dell’8 luglio 2010 e richiamate dall’Accordo 20 aprile 2011, con le schede di progetto - allegati dal n. 1 al n. 13 - parti integranti del presente provvedimento; PRESO ATTO che l’Accordo del 20 aprile 2011 prevede vincoli specifici sulle risorse ministeriali per l'anno 2011, così ripartiti, per Regione Lombardia: 3 □ per la Linea Progettuale 1 “Cure Primarie”, € 64.350.781,00, corrispondenti al 25% delle risorse totali destinate; □ per la Linea Progettuale 2 “La non Autosufficienza” (compresa l’assistenza ai pazienti in stato vegetativo) € 43.833.185,00, di cui € 3.652.765 da destinarsi alla materia “Assistenza ai pazienti affetti da malattie neurologiche degenerative e invalidanti” ed il medesimo importo da destinarsi alla materia “Assistenza ai pazienti affetti da demenza”; □ per la Linea Progettuale 18.263.827,00; □ per la Linea Progettuale 5 “Interventi per le Biobanche di Materiale Umano” € 2.739.574,00; □ per la Linea Progettuale 9 “Malattie Rare” € 3.652.765,00; □ per la Linea 43.833.185,00; Progettuale 4 “ Le Cure Palliative e Terapia del Dolore” € 13 “Piano Nazionale della Prevenzione” € DATO ATTO che le risorse necessarie per l’implementazione delle progettualità rappresentate dalle schede allegate al presente provvedimento saranno acquisite al Bilancio Regionale ad avvenuta assegnazione da parte dello Stato; DATO ATTO, altresì, che la d.g.r. n. VIII/9461 del 20.5.2009 “Utilizzo delle quote vincolate del Fondo Sanitario Nazionale per la realizzazione di obiettivi prioritari di Rilievo Nazionale indicati dal Piano Sanitario Nazionale – anno 2009”e la d.g.r. n. IX/410 del 5.8.2010 “Utilizzo delle quote vincolate del Fondo Sanitario Nazionale per la realizzazione di obiettivi prioritari di Rilievo Nazionale indicati dal Piano Sanitario Nazionale – anno 2010”, hanno approvato precedenti annualità di alcuni progetti che vengono riproposti con il presente provvedimento per il finanziamento delle successive ed ulteriori annualità; RITENUTO di dare mandato al Direttore Generale della D.G. Sanità di inviare al Ministero della Salute il presente provvedimento, corredato dalle schede di progetto, onde consentire l’effettivo riconoscimento delle risorse assegnate a Regione Lombardia con la citata Intesa del 20 aprile 2011; DATO ATTO che il Finanziamento Ministeriale complessivo, pari a € 257.403.124,00 sarà introitato al capitolo di entrata 2.1.183.4959 "Quota del Fondo Sanitario Nazionale per la realizzazione degli obiettivi prioritari a Rilievo Nazionale del Piano 4 Sanitario Nazionale", previa apposita variazione di Bilancio ex art. 49 – comma 7 della l.r. 34/78; VAGLIATE ed assunte come proprie tali considerazioni; A VOTI UNANIMI espressi nelle forme di Legge; DELIBERA 1) di approvare le schede di progetto allegati dal n. 1 al n. 13 parti integranti del presente provvedimento elaborate secondo le linee progettuali indicate nell’Accordo dell’8 luglio 2010, così come richiamate dall’Accordo 20 aprile 2011, le cui risorse assegnate, per l’anno 2011, per la realizzazione degli obiettivi definiti dal Piano Sanitario Nazionale, ammontano a € 257.403.124,00; 2) di dare mandato al Direttore Generale della D.G. Sanità di inviare al Ministero della Salute il presente provvedimento corredato dalle schede di progetto onde consentire l’effettivo riconoscimento delle risorse assegnate a Regione Lombardia con l’Intesa del 20 aprile 2011; 3) di stabilire che il Finanziamento Ministeriale complessivo, pari a € 257.403.124,00, sarà introitato al capitolo di entrata 2.1.183.4959 "Quota del Fondo Sanitario Nazionale per la realizzazione degli obiettivi prioritari a Rilievo Nazionale del Piano Sanitario Nazionale", previa apposita variazione di Bilancio ex art. 49 – comma 7 della l.r. 34/78. IL SEGRETARIO MARCO PILLONI 5 ALLEGATO 1 ALLA D.G.R. N. IX/............................................ DEL …...................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto: PROGRAMMI INNOVATIVI PER LA SALUTE MENTALE Linea progettuale nella quale il progetto si colloca: 12. La salute mentale Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Piazza Città di Lombardia 1 20124 MILANO – Dott. Luca Merlino Dirigente U.O. Governo dei servizi sanitari territoriali e politiche di appropriatezza e controllo Piazza Città di Lombardia 1 20124 MILANO – Durata del progetto (annuale, biennale, triennale) Triennale Aspetti finanziari Euro 10 milioni per anno Il Piano Regionale per la Salute Mentale (PRSM) approvato da Regione Lombardia nel 2004 (DGR VII/17513 del 17/05/2004) ha inteso rafforzare l’applicazione di modelli di psichiatria di comunità attraverso la realizzazione di una sempre maggiore apertura e qualificazione delle funzioni territoriali dei servizi e, parallelamente, attraverso la riduzione del ricorso a ricoveri residenziali impropri. Tra gli strumenti che il Piano ha individuato per supportare tale percorso, possono essere indicati: la differenziazione sul piano clinico-organizzativo dei percorsi di cura (consulenza per le patologie ‘minori’, assunzione in cura per la risposta a bisogni di trattamento essenzialmente specialistici, presa in carico, o trattamento integrato, per utenti che presentano bisogni complessi e che richiedono interventi multiprofessionali e articolati nel tempo); 1 la valorizzazione, il coordinamento e l’integrazione delle risorse (siano esse formali o informali) presenti nei territori attraverso un lavoro di rete volto a promuovere, anche tramite l’attivazione di modelli gestionali innovativi, una ‘alleanza’ per la salute mentale nella società civile; lo sviluppo della progettualità quale metodologia capace di supportare l’innovazione e di testare la generalizzabilità delle pratiche sperimentali. Relativamente a queste dimensioni, nella triennalità 2005-2008 sono stati attivati, in coerenza con quanto previsto dal PRSM stesso, 43 programmi innovativi in salute mentale di area territoriale, 11 programmi innovativi di qualità e formazione e 16 programmi innovativi di area residenziale. Il loro esito positivo, in termini sia quantitativi che qualitativi, ha orientato le azioni programmatorie del triennio 2009-2011 nella direzione di uno sviluppo dell’innovazione confermando sia il metodo della progettualità, attento al coinvolgimento dei soggetti e delle risorse della rete sociale, sia i contenuti delle tematiche strategiche e l’impegno rivolto allo sviluppo e alla riqualificazione del lavoro territoriale. La valorizzazione del metodo progettuale è parsa la strategia più appropriata per assolvere agli obiettivi individuati dal PRSM: promuovere percorsi di prevenzione e di cura attraverso l’attivazione di forme di collegamento e di integrazione tra servizi sanitari e sociali, pubblici e privati, con particolare riferimento ai bisogni dei soggetti affetti da disturbi psichici gravi e con bisogni complessi; elaborare percorsi diagnostico-terapeutici integrati (multi-disciplinari e multiprofessionali) con particolare attenzione ai percorsi di cura per le patologie gravi e all’interlocuzione con la medicina generale; favorire e rafforzare il lavoro di équipe nei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) attraverso la valorizzazione delle diverse figure professionali; introdurre nell’operatività dei DSM strumenti per promuovere la qualità dell’assistenza e per monitorare le attività e i risultati; introdurre flessibilità nei meccanismi organizzativi e nei percorsi di assistenza attraverso modelli di convenzione con soggetti non istituzionali e con la rete informale. I programmi innovativi dovevano riguardare le aree tematiche individuate come strategiche dalla programmazione regionale per il triennio 2009-2011, ovvero: l’intervento precoce nelle psicosi; l’inserimento lavorativo; i modelli di intervento integrato nei disturbi psichici gravi; il lavoro di rete (esempio: facilitatori / aiutanti naturali; rapporto con i Medici di Medicina Generale); i disturbi emergenti: disturbi psichici comuni (ansia e depressione nell’adulto e nell’anziano), disturbi dell’alimentazione e della personalità, quadri complessi con rilievo comportamentale e sociale (abusi, migrazione, devianza, ecc.) e sostenere programmi innovativi di qualità e formazione. La modalità attuativa dei progetti prevedeva: 2 l’assegnazione di un finanziamento alle ASL pari, per ogni anno della triennalità, a 9 milioni di euro, con specifica destinazione per l’innovazione nell’attività dei DSM e degli altri erogatori coinvolti e con l’invito all’Organismo di Coordinamento per la Salute Mentale (OCSM), organismo istituito in coerenza con quanto disposto dal PRSM, a farsi garante della coerenza dei programmi proposti e delle attività realizzate rispetto alle tematiche strategiche sopra individuate; la sottoscrizione di un contratto integrativo specifico tra le ASL e le Aziende Ospedaliere e gli altri erogatori per l’implementazione dei programmi innovativi attraverso un fondo vincolato per l’innovazione in salute mentale; la valutazione da parte delle ASL, tramite l’OCSM, dei progetti presentati dai DSM e dagli altri erogatori accreditati, e l’invio alla DG Sanità per la validazione; la verifica-monitoraggio dei singoli progetti da parte delle ASL, con presa d’atto dell’OCSM, e la relazione semestrale alla DG Sanità sull’andamento delle attività. I programmi innovativi in salute mentale attivi a livello regionale nel triennio 20092011 sono 81, diffusi nelle diverse macroaree territoriali (ASL) con la seguente ripartizione nelle tematiche strategiche: Tematica strategica Intervento precoce nelle psicosi Inserimento lavorativo Intervento integrato disturbi psichici gravi Lavoro di rete Disturbi emergenti Numero progetti 18 8 12 26 17 Nel corso del 2009 tali progetti hanno prodotto circa 47.000 prestazioni aggiuntive rispetto al volume totale delle prestazioni erogate nell’anno. Nel 2010, potendo beneficiare di un intero anno di attività (cosa che nel 2009 non era potuta accadere in considerazione del tardivo start up dei progetti legato ai necessari tempi di validazione da parte regionale degli stessi) l’attività erogata nell’ambito dei programmi innovativi ha raggiunto 167.000 prestazioni aggiuntive rispetto alla produzione ordinaria consolidando il radicamento delle attività nelle pratiche e nelle culture dei servizi. Nel 2010 è giunta a compimento anche la fase centrale dei percorsi formativi, finanziati da Regione con 1 milione di euro e organizzati dalla Scuola Superiore in Sanità di Eupolis in ordine alle seguenti tematiche: 1. la formazione alle funzioni di case management e all’acquisizione di strumenti di intervento e valutazione (PTI, PTR) 3 2. lo sviluppo di sistemi di qualità in grado di integrare gli strumenti valutativi propri della Joint Commission International con quelli predisposti nell’ambito dell’accreditamento professionale 3. lo sviluppo di programmi di area educativo-informativa 4. la valutazione della qualità dei processi di cura con particolare attenzione ad alcune aree ritenute cruciali nell’attività dei DSM (le strutture e i programmi residenziali sperimentali, gli OCSM, la valutazione dell’esito dei trattamenti erogati dai DSM) Le attività realizzate nel 2010 hanno visto la seguente articolazione: 1. Il percorso sulla formazione al ruolo di case manager, articolato in cinque edizioni, ha complessivamente coinvolto 148 operatori dei DSM rappresentativi di tutti i CPS regionali. 2. La formazione sullo sviluppo di sistemi di qualità, rivolta a operatori dei Nuclei Qualità delle ASL e delle Aziende Ospedaliere e a operatori dei DSM ha coinvolto 120 operatori 3. L’attività educato-informativa, rivolta a rappresentanti di associazioni di advocacy e di volontariato, ha raggiunto 63 soggetti operanti in diverse realtà territoriali 4. Per quanto riguarda infine l’attività di ricerca valutativa è stato da poco espletato il bando e i tre progetti di ricerca selezionati verranno avviati nei prossimi mesi Nel 2011 si completeranno le attività territoriali decentrate proprie di ciascuna area tematica attraverso la riproposizione nelle diverse aree territoriali di iniziative di formazione e informazione coerenti con le metodologie e i contenuti messi a punto nella fase di formazione centrale al fine di ottenere la capillare diffusione degli stessi. In considerazione della prossima conclusione di tali attività, nel 2011 il milione di euro, in precedenza destinato a queste iniziative, verrà utilizzato per finanziare programmi di rilevanza regionale su aree tematiche, coerenti con le priorità individuate dal PRSM, che sono in via di definizione. Nota Tra il 1999 ed il 2009 il sistema di Salute Mentale lombardo è cresciuto in termini di offerta ed è diventato più complesso: in particolare gli interventi territoriali nei Centri Psicosociali sono cresciuti del 60%. I pazienti trattati nei Dipartimenti di Salute Mentale sono aumentati, con un tasso di pazienti trattati (prevalenza: +49%) cresciuto ancora nell’ultimo triennio. Cresce analogamente il tasso dei pazienti che si rivolgono per la prima volta (incidenza: +52%) ai Dipartimenti di Salute Mentale e parallelamente si assiste ad un significativo aumento della quota di utenti in carico da più di quattro anni. Tale situazione appare correlata all’attività dei Centri Psicosociali, che rappresentano l’elemento chiave e critico per l’accessibilità (tra i pazienti trattati 4 dai DSM, nove pazienti su dieci entrano in contatto con i CPS), ed in particolare è probabile che l’incremento del tasso di incidenza, rilevato specialmente nel triennio 2007-2009, possa essere correlabile con l’impatto dei programmi innovativi territoriali 5 NEUROPSICHIATRIA DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA Durata del progetto (annuale, biennale, triennale) Annuale Aspetti finanziari Euro 9 milioni Per il 2011 sono stati stanziati 9 milioni di euro per la realizzazione di specifici progetti per l’area della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, focalizzati su aree di bisogno emergente caratteristiche del territorio locale e documentate epidemiologicamente. Tali progetti sono finalizzati allo sviluppo di interventi coordinati tra più servizi di NPIA sul territorio di una stessa ASL, a programmi di miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi oltre che a percorsi diagnostico-terapeutici mirati alle aree di criticità come l’adolescenza (e, in particolare, il trattamento dell’acuzie nell’adolescenza). In questo ultimo caso, è stata richiesta la definizione di programmi operativi integrati anche all’interno delle singole Aziende Sanitarie, con il coinvolgimento delle diverse Unità Operative, l’individuazione di modalità innovative di trattamento per tale fascia di età e l’integrazione con i progetti di intervento precoce già avviati nei Dipartimenti di Salute Mentale. Risultati attesi per il 2011 sono: il passaggio, da una prima sperimentazione limitata, alla effettiva attivazione di progetti in tutte le ASL; il potenziamento del ruolo di governo clinico locale degli Organismi di Coordinamento per la Neuropsichiatria Infantile; l’implementazione dell’integrazione tra i servizi di NPIA e altri servizi sanitari e non sanitari del territorio; la riqualificazione e formazione del personale; il potenziamento delle buone pratiche esistenti; l’introduzione di elementi di innovatività nei servizi; il miglioramento quantitativo e qualitativo delle risposte agli utenti e alle famiglie. La Commissione Tecnica Regionale per la valutazione dei progetti di neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza ha approvato, basandosi su criteri predefiniti, 37 progetti che coprono tutti i bacini territoriali della regione. I criteri di valutazione utilizzati prendevano in considerazione analisi del bisogno, trasversalità e integrazione, obiettivi e azioni, innovatività, indicatori, costi ed un eventuale punteggio aggiuntivo per la qualità della rendicontazione di attività e costi nel caso di richieste di prosecuzione di progetti già in atto. I progetti presentati hanno evidenziato come l’attenzione dei servizi sia prevalentemente rivolta a tre grandi nuclei tematici: l’area della psicopatologia dell’adolescenza, l’area della disabilità complessa e quella dei disturbi di apprendimento, in coerenza con i dati epidemiologici che mostrano sia una carenza significativa di risposte in adolescenza, sia l’elevata prevalenza di disturbi neuropsicologici (4% DSA, 2% ADHD) sia, infine, il peso assistenziale dei disturbi 6 cronici e complessi che, benché abbiano una prevalenza complessiva dello 0,5 %, rappresentano un carico assistenziale per le famiglie e per i servizi molto consistente e gravoso. I 37 progetti approvati hanno avuto la seguente articolazione nelle tematiche strategiche: Tematica strategica Adolescenza Salute mentale dei minori migranti Cronicità Autismo Riabilitazione dei disturbi neuropsicologici Disturbo da deficit di attenzione con iperattività Numero progetti 11 3 8 5 8 2 I progetti includevano anche percorsi formativi trasversali. In 19 casi si trattava di prosecuzioni di progetti attivati nel 2010, inclusi due progetti triennali (uno sui percorsi diagnostici e terapeutici nel disturbo da deficit di attenzione con iperattività, l’altro riguardante il supporto nelle gravi disabilità della comunicazione in età evolutiva) trasversali a più ASL, ciascuno dei quali ha coinvolto circa la metà delle UONPIA regionali. L’84% dei progetti ha ricevuto un punteggio buono o ottimo sulla parte di analisi del bisogno specifico per il territorio di riferimento, e per quanto riguarda i livelli di trasversalità e integrazione. Il contenuto innovativo evidenzia invece ancora significativi margini di miglioramento, essendo ottimo solo nel 32% dei progetti e buono nel 19 %. 7 ALLEGATO 2 ALLA D.G.R. N.IX/................................................ DEL …...................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto Banca regionale Tessuto muscolo scheletrico Linea progettuale nella quale il progetto si colloca Interventi per le biobanche di materiale umano Durata del progetto Annuale Referente Dott Amedeo Tropiano Direttore Generale Istituto Gaetano Pini Piazza A. Ferrari 1, 21122 Milano Tel 02 582961 IMPORTO ASSEGNATO A VALERE SULLA QUOTA DEL FSN 2011 € 650.000,00 Impianto progettuale CONTESTO In Italia, l’utilizzo del tessuto muscolo-scheletrico di origine umana per trapianto è andato progressivamente e costantemente aumentando a causa della duttilità di questa particolare tipologia di tessuto, che trova numerose applicazioni. Per tali ragioni, alcuni atti di programmazione regionale, vedi per tutti il PSSR 201014, nell’individuare strumenti di sostegno alle complesse e onerose attività di qualificazione e banking dei tessuti, hanno esplicitamente individuato alcune banche dei tessuti (banca delle cornee, centro di coltura di epidermide umana e di crioconservazione dei tessuti,…). Il tessuto osseo, in particolare, è il primo tessuto trapiantato in Regione Lombardia con un fabbisogno pari a 179 tessuti per milione di abitanti , come dimostrato dai dati del Centro Regionale di Riferimento per il Trapianto di organi e tessuti. Per questo motivo la Banca Regionale di Tessuto Muscolo-Scheletrico rappresenta un servizio indispensabile nella raccolta, certificazione di idoneità e distribuzione dei tessuti. L’attività della Banca è strettamente correlata e dipendente dall’attività di prelievo e di trapianto delle Ortopedie del territorio. 1 DESCRIZIONE Obiettivo del progetto è l’incremento della produzione e distribuzione di alcune tipologie di prodotto, favorendo l’utilizzo di tessuti provenienti da donatori italiani secondo rigorosi criteri qualitativi e di sicurezza. Attualmente i Centri che collaborano con la Banca per la raccolta di tessuto osseo sono 47, per quanto concerne i prelievi e 66 per i trapianti, e già nel 2006 la Banca ha raggiunto l’autosufficienza nella distribuzione delle teste di femore prelevate da donatori viventi afferenti alle Ortopedie del territorio Regionale per sottoporsi ad interventi di protesi d’anca. OBIETTIVI Obiettivo complessivo del programma Il progetto si propone di: identificare e monitorare l’attività delle banche dei tessuti e dell’osso della Lombardia, determinando le modalità del loro funzionamento consolidare le procedure di qualificazione e certificazione dei tessuti muscolo scheletrici attraverso l’individuazione della struttura da considerare banca dell’osso e coordinare le attività di qualificazione e banking dei tessuti coordinare la distribuzione dei tessuti stimolare la produzione di tipologie di prodotti lavorati, sviluppando nuove applicazioni realizzare attività di sensibilizzazione sul corretto utilizzo dei tessuti di origine umana, in particolare osso Obiettivi specifici Obiettivo specifico è l’incremento delle attività principali della Banca del tessuto muscolo-scheletrico, ovvero: ─ incrementare la produzione di tessuti lavorati; ─ promuovere e organizzare il prelievo dei tessuti; ─ conservare i tessuti prelevati; ─ certificare l’idoneità dei tessuti destinati al trapianto; ─ distribuire i tessuti prelevati a seconda delle necessità territoriali; ─ raccogliere il monitoraggio dei riceventi. RISULTATI ATTESI ED INDICATORI ─ incremento della produzione di tessuti ─ progettazione di lavorazioni tecnologicamente avanzate ─ aumento della distribuzione di tessuti lavorati ─ conseguente riduzione dell’importazione di tessuti lavorati TEMPI DI ATTUAZIONE L’arco temporale individuato è un anno. Dati i rilevanti risultati conseguiti nell’anno 2009, confermati dall’annualità 2010, si decide di riproporre il progetto per un ulteriore annualità 2 Attività relative alla annualità 2010. Si indicano di seguito indicatori numerici che evidenziano i progressi ottenuti nel corso dell’annualità 2010, mettendoli a confronto con i dati analoghi rispetto all’anno 2008 e 2009: Numero di trapianti di tessuti muscolo scheletrici in Regione Lombardia anno 2008: 1235 Numero di prelievi di tessuti muscolo scheletrici in Regione Lombardia anno 2008: 1317 Numero di trapianti di tessuti muscolo scheletrici in Regione Lombardia anno 2009: 1301 Numero di prelievi di tessuti muscolo scheletrici in Regione Lombardia anno 2009: 1464 Numero di trapianti di tessuti muscolo scheletrici in Regione Lombardia anno 2010: 1608 Numero di prelievi di tessuti muscolo scheletrici in Regione Lombardia anno 2010: 1810 Si registra un incremento su base annua (dati a confronto: annualità 2009 e 2010) pari al 8% sia nel numero di trapianti che nel numero dei prelievi. 3 ALLEGATO 3 ALLA D.G.R. N. IX/........................................ DEL …...................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto Gestione riabilitativa del paziente con ictus cerebrale Linea progettuale nella quale il progetto si colloca: 11 Riabilitazione Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Via Pola, 9/11 20125 MILANO – Durata del progetto Annuale Aspetti finanziari Importo assegnato a valere su quota vincolata FSN 2011 € 19.750.000,00 sulla singola annualità Contesto L’ictus cerebrale rappresenta una delle principali cause di morte ed è la più importante causa di disabilità nei paesi occidentali. Gli elevati costi sociali ed economici hanno spinto il Legislatore a normare gli aspetti assistenziali al fine di garantire una maggior efficacia ed efficienza dell’intervento stesso. La razionalizzazione e l’appropriatezza dei percorsi riabilitativi e la gestione, in continuità assistenziale, del percorso, dalla fase acuta a quelle successive, appaiono gli obiettivi principali da conseguire in tale ottica. In Regione Lombardia la progettualità è coerente e correlata ai seguenti Atti: d.g.r. n. VII/20592 dell'11.2.2005 “Patologie cardiocerebrovascolari: Interventi di Prevenzione, Diagnosi e Cura”, d.g.r. n. IX/88 del 01.10.2010“Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014”. Descrizione La Regione Lombardia ha normato l'attività riabilitativa, in generale e quella relativa alla riabilitazione neurologica e dello stroke, più in particolare, con una serie di atti deliberativi. Con la d.g.r. n. VII/19883 del 16.12.2004 relativa al riordino della rete riabilitativa, sono state, in particolare, definite le aree di intervento riabilitativo (specialistico, generale e geriatrico e di mantenimento) identificando inoltre i requisiti di struttura ed organizzativi. 1 Con la successiva d.g.r. n. VIII/6682 del 27.2.2008 sono stati definiti i parametri ed indicatori del livello di qualificazione delle strutture riabilitative. Con Decreto della Direzione Generale Sanità n. 6910 del 26.6.2008 è stata definita l’utilità di impiego del “Sistema Esperto” al fine di verificare l’appropriatezza dei ricoveri riabilitativi, in particolare, di tipo neuro/osteomuscolare, considerando sia la disabilità che le comorbidità. Infine con il Decreto della Direzione Generale Sanità n. 10068 del 18.9.2008, che ha normato i requisiti delle Unità di Cura Cerebrovascolari (UCV, Stroke Unit), è stato ribadito come l'intervento riabilitativo precoce sia uno degli elementi fondamentali dell’appropriato profilo di cura del paziente con ictus nella fase acuta. Il Progetto, partito nel 2009, ha l’obiettivo di formulare indicazioni relative alla presa in carico e alla gestione riabilitativa del paziente con ictus cerebrale e viene monitorato dalla sottocommissione riabilitazione neurologica della Commissione Cardiocerebrovascolare. Obiettivi Il Progetto svoltosi nel 2010 è articolato nei seguenti punti: Valutazione di aspetti epidemiologici attraverso l’impiego di dati provenienti da due studi multicentrici lombardi mirati a verificare: il livello di compromissione funzionale, di comorbilità e di distanza dall’evento indice; alcuni fattori che influiscono sull’esito del ricovero e sull’impegno assistenziale e riabilitativo richiesto nei vari livelli di ricovero riabilitativo; individuazione di modalità, condivise, di organizzazione e di elaborazione di un programma riabilitativo; definizione di criteri nell’attività di triage riabilitativo e criteri di appropriatezza dei trasferimenti; definizione di criteri di differimento/esclusione dalla presa in carico riabilitazione intensiva; individuazione delle caratteristiche delle strutture di degenza riabilitativa con riferimento alle Unità Operative di Riabilitazione Specialistica e alla Riabilitazione Generale Geriatrica; definizione di percorsi di continuità terapeutico-riabilitativa e assistenziale. L’indicatore era l’emanazione di un documento formale regionale di indirizzo. In attuazione di ciò si segnala che il decreto della Direzione Generale Sanità n. 10854 del 26.10.2010 “Determinazioni in merito alla presa in carico ed alla gestione riabilitativa del paziente con ictus cerebrale” ha approvato un documento quale supporto tecnico organizzativo da destinare alle AO e alle ASL in qualità di informativa generale rivolta ai medici ospedalieri, medici di medicina generale e di continuità assistenziale nonché a tutti gli attori coinvolti nel processo di cura e riabilitazione (ospedale per acuti, strutture riabilitative, strutture di cura intermedie) al fine garantire idonei percorsi riabilitativi e migliorare l’assistenza ai pazienti con ictus post evento acuto. 2 Valutazione Aspetti epidemiologici L’incidenza media annuale dell’ictus in Italia, corretta per età, è di 220 casi/100.000/anno. Ogni anno sono attesi 130.000 nuovi casi di ictus, 180.000 se si considerano anche le recidive. L’ictus è responsabile del 10-12% di tutti i decessi. La prevalenza si colloca intorno agli 800.000 casi. (3,4) Il 75% di tutti gli ictus si verifica nella classe di età al di sopra dei 65 anni, con un’incidenza che aumenta in modo esponenziale con l’età, giungendo a triplicarsi ogni 10 anni dai 45 anni in poi. La mortalità si colloca intorno al 20-30% nei primi tre mesi, con proiezioni per il futuro che vedono un aumento della mortalità in considerazione dell’età più avanzata dei soggetti colpiti. (3,4) L’ictus rappresenta la prima causa di disabilità nell’adulto, determinando, ad un anno dall’evento acuto, una invalidità grave nel 15% dei casi e lieve nel 40%. Più precisamente, nei soggetti che sopravvivono, quasi il 50% è emiparetico, il 20% non è deambulante ed una quota variabile tra 25 e 50% è dipendente da un caregiver. (3,4) Come rilevato dallo studio italiano Eclipse, il costo medio dell’assistenza in Italia per i primi tre mesi dopo l’ictus, è di circa 6.000,00 euro per ogni caso e arriva a 10.000,00 euro per i primi sei mesi, anche se tali dati non sono da tutti ritenuti attendibili. Il costo giornaliero dell’assistenza all’ictus, in Lombardia, risulta essere pari a circa 318,00 Euro nelle degenze per acuti e 352,00 Euro nelle U.O. di Riabilitazione Specialistica (elaborazione su dati 6;7). Queste stime non tengono conto della spesa life-time del paziente, né dei costi diretti e indiretti per l’assistenza nella fase cronica ed il supporto sociale, considerando che circa il 35% dei pazienti con ictus presenta un’invalidità tale da interferire con lo svolgimento delle attività quotidiane. In assenza di studi mirati sugli esiti di stroke sottoposti a riabilitazione in regime di ricovero, abbiamo potuto analizzare i dati provenienti da due studi multicentrici lombardi che hanno registrato per tutti i pazienti arruolati i codici ICD9 CM (malattie cerebrovascolari codici da 430 a 437 e loro postumi 438) per la definizione ed il grado di appropriatezza dei percorsi riabilitativi, in dettaglio: 1) File “sistema esperto”, che ha come scopo quello di verificare il livello di compromissione funzionale, di comorbilità e di distanza dall’evento indice dei pazienti ricoverati nelle UO di Riabilitazione Specialistica. In particolare, è stata analizzata una sequenza “trasversale”, comprendente tutti i pazienti ricoverati in tutte le U.O. della Regione Lombardia tra luglio ed settembre 2008. Si tratta di 5.590 pz, di cui 479 ictali, pari all’8,57%, e trasferiti direttamente da U.O. per acuti e 171, pari al 3,06%, provenienti dal domicilio, ed una sequenza “longitudinale”, comprendente tutti i pazienti ricoverati in tutte le U.O. dell’ASL di Bergamo nel mese di ottobre 2008 e di giugno 2009. Si tratta di 3.178 pazienti di cui 321, pari al 10,1%, trasferiti direttamente da U.O. per acuti e 89, pari al 2,8%, provenienti dal domicilio. Per Evento Indice in questa raccolta si intende la dimissione dall’U.O. per acuti. 3 2) File “sistema IPER2”, promosso congiuntamente da SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa) e SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) Lombardia, che raccoglie i dati provenienti da 27 U.O. di Riabilitazione Specialistica e Generale Geriatrica afferenti all’assessorato alla Sanità e all’assessorato alla Famiglia. Si tratta di 1.453 pazienti nel periodo tra il giugno 2009 - agosto 2009 di cui ictali 226, pari al 15,6%. Questo studio ha lo scopo di verificare alcuni fattori che influiscono sull’esito del ricovero e sull’impegno assistenziale e riabilitativo richiesto nei vari livelli di ricovero riabilitativo presenti in regione (Specialistica, Generale Geriatrica e di Mantenimento). L’Evento Indice in questa raccolta è rappresentato dalla comparsa dell’ictus. L’analisi di questi dati ha permesso di valutare che: a. L’assenza di contiguità tra U.O. di riabilitazione ed U.O. per acuti determina significativi ritardi nel trasferimento e quindi nella possibilità di accedere precocemente al processo riabilitativo specifico; b. I pazienti che afferiscono alle U.O. di Riabilitazione a distanza dall’evento ictale (oltre i 60 gg) presentano un livello medio di compromissione più elevato rispetto ai pazienti provenienti direttamente da U.O. per acuti; c. L’evento ictale ha comportato una perdita del 50% circa del punteggio Barthel premorboso ed un guadagno del 60% circa del punteggio Barthel all’ammissione, con qualche differenza tra le U.O. di Riabilitazione Specialistica e Generale geriatrica; d. Più del 40% dei pazienti presenta caratteristiche tali da richiedere un progetto riabilitativo che vede la partecipazione di almeno due o più figure professionali riabilitative (importante la frequenza dei pazienti con disfagia, malnutrizione, disturbi del linguaggio e deficit cognitivi e nelle I-ADL Instrumental Activity Daily Living); e. Oltre il 50% dei pazienti risulta clinicamente complesso ed il 20% ancora clinicamente instabile; f. Il 54% dei pazienti rientra a domicilio senza ulteriori necessità riabilitative, il 30% richiede ulteriori forme di riabilitazione, il 7% viene istituzionalizzato in RSA; g. L’insieme dei pazienti post-ictali ha un’elevata possibilità di recupero, il rateo di recupero varia in funzione della disabilità premorbosa e della gravità della menomazione; h. La comorbilità, disabilità premorbosa e la disabilità all’ammissione rappresentano dei fattori di rischio per l’esito del trattamento, nel senso che i pazienti maggiormente compromessi mostrano un minor rateo di recupero ed un elevato rischio di cattivi esiti, compresa l’istituzionalizzazione. 4 Individuazione di modalità condivise organizzative e di elaborazione di un programma riabilitativo: L’attività riabilitativa nella UCV (Stroke Unit) deve essere organizzata secondo un percorso di cura condiviso. In particolare: a. La presa in carico del paziente da parte del team riabilitativo per un approccio precoce deve avvenire entro 48 ore dall’evento ictale; b. Il programma di trattamento riabilitativo immediato viene pianificato in relazione ai livelli di capacità comunicativa e di partecipazione del paziente, espressione della gravità del deficit neuromotorio; c. L’attività fisioterapica deve essere fortemente integrata con le attività mediche ed infermieristiche della UCV; d. La valutazione riabilitativa: avviene al momento della stabilizzazione delle condizioni cliniche (quando non appare più necessario il monitoraggio continuativo dei parametri vitali) del paziente; segue un approccio sistematico. L’anamnesi, l’esame obiettivo neurologico e funzionale e le indicazioni del percorso clinico devono essere registrate formalmente; produce il progetto riabilitativo individuale ed una definizione del percorso di cura post-acuto (triage riabilitativo). L’elaborazione di un programma riabilitativo nella fase acuta dell’ictus è tuttavia subordinata alla conoscenza delle problematiche relative alle patologie ed allo stato funzionale preesistente l’evento ictale, nonché della situazione sociale del paziente che ne condiziona il percorso successivo. Il modello di lavoro presuppone la conoscenza e la relativa valutazione quantitativa delle comorbidità e degli esiti di eventuali precedenti cerebrovascolari. Queste vanno integrate con le informazioni relative alla gravità della compromissione neurologica derivante dall’ictus in fase acuta, e, a loro volta, generano, insieme alle prime, gli indicatori clinici di complessità medicoinfermieristiche e di dipendenza funzionale. Questi indicatori costituiscono il sistema di monitoraggio dei processi di cura all’interno della UCV ed al contempo forniscono i criteri di riferimento per la definizione del percorso in fase post-acuta. Per la definizione delle condizioni premorbose, cliniche e funzionali, si suggerisce l’adozione di strumenti validati di: - Comorbidità (CIRS - Cumulative Illness Rating Scale); - Disabilità premorbosa (mRS - modified Rankin Scale); - Fragilità sociale; - Motricity Index; - Scala di disabilità (FIM - Functional Independence Measure o Barthel Index); - Sistema standardizzato di indicatori della complessità medico-infermieristica e fisioterapica; 5 Indicatori malattia-specifici di severità (disturbi neuropsicologici, dell’umore, disfagia, incontinenza, dolore). I dati ottenuti attraverso l’applicazione di tali strumenti vanno integrati con quelli propri della definizione dello status neurologico come NIHSS - National Institutes of Health Stroke Scale, GCS - Glasgow Coma Scale e OCSP - Oxfordshire Community Stroke project Classification. - Attività di Triage Riabilitativo e Criteri di Appropriatezza dei Trasferimenti Il triage riabilitativo è un processo di valutazione prognostica finalizzato ad identificare i pazienti che possono trarre un beneficio ottimale o significativo dal ricovero in ambito riabilitativo specialistico. Il processo si basa sulla raccolta dell’anamnesi e l’esecuzione dell’esame obiettivo funzionale, orientati ad evidenziare i fattori prognostici e il profilo dei bisogni medici, infermieristici e riabilitativi del paziente. Questa valutazione viene sintetizzata tramite un profilo di indicatori formalmente definiti che supportano la successiva allocazione del paziente nel percorso riabilitativo. L’attività di triage riabilitativo (screening tempestivo di tutti i pazienti, presa in carico precoce degli idonei e trasferimento dei non idonei in setting comunque appropriati) è l’elemento determinante per migliorare sia l’efficienza delle UCV che gli esiti clinici del trattamento riabilitativo. La definizione di percorsi condivisi con le strutture riabilitative di riferimento (preferibilmente se interne alla struttura ospedaliera che ospita la UCV) rappresenta un aspetto qualificante della UCV a tutti i vari livelli operazionali. Solo la condivisione di un progetto clinico con gli operatori della riabilitazione e con il personale infermieristico, è in grado di modificare sostanzialmente il parametro disabilità, da cui dipendono i costi dello stroke, in particolare a lungo termine. Pertanto si ipotizza che una strategia di intervento venga elaborata dagli specialisti della UCV e da quelli della riabilitazione, allo scopo di permettere, oltre che l’applicazione di protocolli di intervento rapido nella fase acuta, la definizione di quelli della fase immediatamente successiva. Per quanto tali procedure siano meglio condivise se UCV e Riabilitazione coesistono nello stessa struttura di erogazione, allo stato attuale si ritiene che le stesse possano essere operative anche in strutture di riabilitazione esterne. Le procedure di una UCV, in tutti i suoi livelli di attività, devono, quindi, prevedere la definizione di protocolli formali con le strutture riabilitative ospedaliere ed extraospedaliere, così come con quelle dei servizi territoriali (ADI, RSA). In prospettiva questi collegamenti forniranno i presupposti di una organizzazione in rete in grado di realizzare il passaggio della presa in carico dalla UCV alla riabilitazione nei suoi vari setting di cura e al territorio. 6 Criteri di differimento/esclusione dalla presa in carico riabilitazione intensiva Possono ritenersi criteri maggiori: a) Necessità di monitoraggio continuo o invasivo dei parametri vitali (a titolo di esempio il monitoraggio PA, PO2, PIC, telemetria). Questo criterio costituisce principalmente un’indicazione alla rivalutazione del paziente a breve periodo e una controindicazione alla presa in carico riabilitativa solo se persiste la necessità del monitoraggio continuo/invasivo. b) Anamnesi premorbosa positiva per: insufficienza sistemica o multi sistemica ad impatto funzionale severo (insufficienza cardiaca, respiratoria, epatica, renale); deterioramento mentale severo; disabilità nelle B-ADL (Basic Activity Daily Living) e/o nel cammino. □ Le condizioni al criterio “b”, da sole, e in particolare se compresenti, costituiscono una controindicazione alla presa in carico del paziente, con la necessità di un’attivazione tempestiva di percorsi clinici specifici. Le patologie oncologiche in atto che non necessitano di trattamenti speciali non costituiscono criterio di esclusione alla presa in carico del paziente se non accompagnate da criteri maggiori. □ La disabilità premorbosa nelle sole I-ADL, senza disabilità nelle B-ADL e/o nel cammino è un criterio minore di esclusione alla presa in carico del paziente. □ I restanti indicatori relativi all’anamnesi premorbosa (incontinenza urinaria, cadute) hanno significato di “segnali di allarme” per la presenza di condizioni di vulnerabilità e rischio generico, ma non sono criteri probanti per la decisione di appropriatezza alla presa in carico del paziente. □ La fragilità sociale è un indicatore di rischio di mancato ritorno al domicilio o nell’ambito familiare che richiede la presenza dell’Assistente Sociale nell’ambito dell’equipe riabilitativa per il supporto al percorso clinico, ciò non rappresenta un criterio decisionale per l’ammissione in riabilitazione specialistica. Si possono valutare come criteri minori: a. Riduzione della vigilanza/coma; b. Presenza di instabilità clinica moderata, delirium, infezioni acute in atto; c. Elevato carico assistenziale, rilevabile dal profilo dei bisogni infermieristici; d. Disabilità completa, rilevabile dal profilo di dipendenza funzionale. Degenza riabilitativa: caratteristiche delle strutture I dati scaturiti dall’analisi della letteratura e di quanto emerso dalle indagini promosse da Regione Lombardia, consentono di formulare le seguenti indicazioni: 1) I criteri organizzativi delle U.O. di riabilitazione in cui si trattano i pazienti non gravemente instabili dovrebbero prevedere la dotazione di risorse umane e strutturali in grado di far fronte alle comorbilità e disabilità di più frequente riscontro nei pazienti post ictali; 7 2) All’interno delle U.O. di riabilitazione, oltre alle necessarie competenze mediche, fisioterapiche e di nursing avanzato, dovrebbero essere disponibili ed opportunamente integrate nei progetti riabilitativi, le seguenti figure professionali: logopedisti, terapisti occupazionali, psicologi. Utile inoltre l’organizzazione di un tavolo di orientamento per il paziente ed i suoi care givers che preveda, sin dalle prime fasi, anche la partecipazione dell’Assistente Sociale, presente nella struttura o, laddove pertinente, coinvolgendo l’Assistente Sociale eventualmente presente a livello territoriale presso la ASL; 3) Si è evidenziata la necessità di prendere in carico sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico e riabilitativo, oltre al deficit neurologico specifico inclusivo dei disturbi delle funzioni superiori, stati depressivi, sindromi dolorose, disfagia, incontinenza urinaria e fecale, stati di malnutrizione e di nutrizione artificiale, con capacità di gestione di cateteri centrali, tracheostomie e PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea); 4) La complessità clinica, riabilitativa ed assistenziale, che richiede il monitoraggio di indicatori specifici coerenti e condivisi, è una caratteristica costante di questo tipo di pazienti ed è riscontrabile in moltissimi casi provenienti non solo da U.O. di riabilitazione specialistica, ma anche da U.O. di riabilitazione generale geriatrica; 5) L’evoluzione del quadro clinico nel corso della degenza riabilitativa in rapporto in particolare alla stabilizzazione delle funzioni vitali o/ed al controllo delle patologie comorbide, può modificare l’impiego delle risorse necessarie a gestire il paziente. Questo ha portato a definire una modalità di registrazione dettagliata delle attività del personale assistenziale e di riabilitazione effettivamente erogata. Specificatamente, anche allo scopo di permettere l’individuazione di criteri di appropriatezza, di indicatori di processo e di esito nelle varie tipologie di strutture riabilitative (specialistica, generale geriatrica) attualmente previste dalla legislazione regionale di riferimento, è opportuno che le strutture presso le quali vengono trattati pazienti con stroke in fase postacuta, abbiano le seguenti caratteristiche funzionali e organizzative: Unità Operative di Riabilitazione Specialistica Devono garantire: a. Rieducazione motoria; b. Trattamenti specifici delle complicanze (tossina botulinica per la spasticità, ecc.); c. Trattamento dei disturbi dell’equilibrio; d. Trattamento del linguaggio e delle prassie; e. Trattamento dei disturbi della deglutizione, comprese le necessarie misure dietetiche; f. Valutazione e trattamento dei disturbi cognitivi. 8 Devono prevedere l’attività delle seguenti figure professionali, con specifiche competenze in merito ai punti sopra riportati: a. Infermieri esperti; b. Fisioterapisti esperti; c. Logopedisti; d. Terapisti occupazionali; e. Psicologi; Obiettivi 2011: L’adozione delle “linee guida” sopra richiamate postula la necessaria verifica della loro applicazione sul territorio. Ciò giustifica la riproposizione del progetto per una ulteriore annualità. Per l’anno 2011 ci si attende la definizione e l’attivazione del Registro Regionale stroke, la realizzazione di un’analisi, secondo una logica di benchmarking, dei diversi “percorsi stroke unit” implementati in Regione Lombardia e la progettazione e la definizione dei percorsi TIA (attacco ischemico transitorio). 9 ALLEGATO 4 ALLA D.G.R. N. IX/........................................... DEL …....................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011 SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto La sanità penitenziaria Linea progettuale nella quale il progetto si colloca 6. La sanità penitenziaria Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Via Pola, 9/11 20125 MILANO – Dott. Franco Milani Dirigente Struttura Accreditamento, appropriatezza e controlli. D.G. Sanità Regione Lombardia Via Pola, 9/11 20125 MILANO – Durata del progetto (annuale, biennale, triennale) Triennale Aspetti finanziari Importo assegnato a valere su quota vincolata FSN 2011 € 24.000.000,00 annui Impianto progettuale Sintesi del contenuto dei progetti La riorganizzazione del settore della sanità penitenziaria, in attuazione delle previsioni normative nazionali Contesto L’emanazione del DPCM 1 aprile 2008,concernente le modalità e i criteri per il trasferimento dal Ministero della Giustizia alle Regioni delle funzioni sanitarie svolte negli Istituti Penitenziari per adulti e per minori (la Lombardia è la Regione con il maggior numero di detenuti e di strutture penitenziarie: 18 sono gli Istituti per un numero complessivo di oltre 8.000 detenuti e 1 Centro penale per minori l’Istituto “C. Beccaria” di Milano), nonché del personale sanitario e delle attrezzature, è la conclusione del percorso di trasferimento avviato dal Decreto Legislativo n. 230/1999. Pagina 1 di 5 La Regione Lombardia è da tempo fattivamente impegnata in questo settore anche attraverso una collaborazione continuativa con il Dipartimento regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e della Giustizia Minorile. A tale riguardo si segnala che, con specifici provvedimenti, già dal 2002 (Accordo Quadro tra Regione e Ministero della Giustizia) la Regione è intervenuta in materia di prevenzione e, dal 2004, assicura con propri oneri le prestazioni specialistiche e l’assistenza farmaceutica. Inoltre, con l’approvazione della Legge Regionale n. 8/2005 ha attivato interventi in ambito sociale, di formazione professionale e programmi di inserimento lavorativo all’esterno degli Istituti penitenziari. In attuazione di quanto stabilito con il citato DPCM, la Regione Lombardia ha deliberato il provvedimento n. 8120 dell’1.10.2008 con il quale sono state assunte le prime determinazioni in materia. A livello Nazionale la Regione è presente nell’ambito del tavolo tecnico interregionale istituito dalla Commissione Salute, con l’obiettivo di predisporre i documenti che hanno permesso l’approvazione dei seguenti Accordi nell’ambito della Conferenza Unificata Stato/Regioni: 20 novembre 2008 “Definizione di forme di collaborazione tra l’ordinamento sanitario e l’ordinamento penitenziario e della giustizia minorile in attuazione dell’art. 7 del DPCM; 18 dicembre 2008 “Riparto delle risorse finanziarie per l’anno 2008”; 29 aprile 2009 “Approvazione dello schema di convenzione tipo per l’utilizzo, da parte delle Aziende Sanitarie, dei locali adibiti all’esercizio delle funzioni sanitarie ai sensi dell’art. 4 comma 2 del DPCM 1.4.2008). La Lombardia è inoltre presente nel “Comitato Paritetico Interistituzionale di cui all’art. 5 comma 2 del DPCM 1.4.2008” costituito nell’ambito della Conferenza Unificata per definire gli indirizzi per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Penitenziari presenti in 5 Regioni. A tale riguardo si deve sottolineare che l’OPG di Castiglione delle Stiviere è l’unico OPG gestito esclusivamente con personale sanitario e che pertanto gli oneri ricadono totalmente sul Fondo Sanitario Regionale. Obiettivi e risultati attesi Ad integrazione delle attività di assistenza specialistica ai detenuti e ai minori internati in Istituti penitenziari, la Regione è impegnata, tramite le Aziende Sanitarie, nell’organizzazione di servizi integrati di aiuto per la presa in carico delle persone in esecuzione penale (adulti e minori) che presentano particolari fragilità sul piano psico-sociale, con particolare attenzione alla presa in carico dell’autolesionismo e alla prevenzione del rischio suicidario attraverso la realizzazione di specifici progetti che vedono il coinvolgimento di più Istituti Penitenziari e di alcuni Dipartimenti di Salute mentale (DSM). Gli interventi prevedono lo svolgimento di attività dirette alla persona (quali colloqui psicologici per l’individuazione dei profili di rischio, sostegno e indicazioni trattamentali a carattere psico-educazionale sia percorsi clinici riabilitativi per detenuti in costanza di detenzione sia per i detenuti prossimi alla dimissione al fine della continuità terapeutica e sostegno al nucleo familiare. Gli interventi rivolti ai minori autori di reato, sono da considerare nella loro complessità sia per la molteplicità di variabili che per le problematiche che comportano, (soggettive, familiari, ambientali, culturali e sociali) sia per Pagina 2 di 5 l’importanza del coinvolgimento di più istituzioni per affrontare, nella loro complessità, i diversi ambiti di intervento (sanitario, sociale, scolastico). Ancor più in età adolescenziale. L’obiettivo prioritario è pertanto favorire il potenziamento e il sostegno alla realizzazione di un sistema di servizi che, a livello territoriale, preveda la collaborazione e l’interconnessione di tutte le risorse pubbliche e private disponibili sul territorio, coinvolgendo anche il terzo settore. Altro intervento che richiede particolare attenzione in seguito al trasferimento delle competenze dalla Giustizia alla Regione, riguarda i minori ricoverati nell’Istituto penale “Beccaria” o accolti nel Centro di Prima Accoglienza (CPA); inoltre, è prevista la definizione di un percorso condiviso con la Giustizia Minorile, per il loro inserimento, su richiesta della Magistratura, in Comunità Terapeutiche e per la presa in carico da parte dei Servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Risultati 2010 Nel corso del 2010 sono state effettuate molteplici attività in relazione al percorso progettuale. La Regione Lombardia si è mossa in modo importante per l’attuazione dei disposti del DPCM 1 aprile 2008, e degli accordi successivamente stipulati in sede di Conferenza Unificata tra il Governo, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e le autonomie locali. Per quanto riguarda l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, dal 2010 si è proceduto, in accordo con quanto stabilito in sede di Conferenza Unificata, al progressivo accoglimento dei pazienti con residenza lombarda e ricoverati presso OPG di altre Regioni, riorganizzando la struttura in modo da offrire l’accoglienza di 280 pazienti. Tale sforzo organizzativo è stato sostenuto di pari passo dalle iniziative che la Regione ha messo in campo: Attivazione del coordinamento del bacino di afferimento all’OPG di Castiglione delle Stiviere, che comprende, oltre alla Lombardia, le Regioni Piemonte e Valle d’Aosta. Tale coordinamento ha visto diverse azioni congiunte tra le Regioni coinvolte, prima tra tutte l’attivazione dei relativi DSM per la presa in carico dei pazienti di competenza per residenza, che hanno iniziato lo scorso dicembre a defluire verso i territori di appartenenza. Le ASL e le AO, con i relativi Dipartimenti di Salute Mentale, sono stati sollecitati ad attivarsi verso i pazienti dimissibili, e ciò si è concretizzato con un forte aumento delle prese in carico della sanità territoriale (circa 50 pazienti lombardi/anno), a fronte di una media di dimissioni che pochi anni fa ruotava attorno alle poche unità/anno; Il gruppo di lavoro regionale ha redatto un documento di taglio fortemente scientifico-tecnico che ha definito il concetto di “dimissibilità” e che è stato condiviso e validato sia dal coordinamento degli psichiatri lombardi che dai colleghi delle Regioni di bacino, sul quale hanno manifestato interesse i tecnici delle altre Regioni per un’applicazione in sede nazionale degli stessi criteri. Pagina 3 di 5 Tale documento si basa su due diversi modelli per programmare e attuare un progetto di dimissione da OPG e reinserimento nell’ambito territoriale di provenienza del paziente, laddove: il primo segue le modalità ordinarie e già normalmente sperimentate dai DSM, in collaborazione con il magistrato e con i colleghi degli OPG, e consiste nell’utilizzare le risorse e le strutture disponibili (territoriali e residenziali) e idonee al programma individuale del paziente elaborato sulla base dei bisogni evidenziati; il secondo modello, invece, prevede l’individuazione di programmi individuali con modalità specifiche, rispondenti al bisogno di pazienti con caratteristiche cliniche e giuridiche più complesse, ed è orientato a organizzare una progettualità sperimentale che comprenda la possibilità di allestire delle strutture comunitarie residenziali adeguate ad accogliere, assistere e trattare una casistica con un grado di pericolosità sociale ancora presente. In merito a ciò, scopo di tale documento è di delineare alcune indicazioni volte a definire: 1) le caratteristiche dei pazienti in relazione alla dimissibilità; 2) i requisiti strutturali e organizzativi delle comunità sperimentali di cui sopra. A seguito di tali linee di indirizzo, è stata elaborata anche una ipotesi di requisiti funzionali di comunità residenziali sperimentali per dimessi dagli OPG. Con la Delibera di Giunta n. IX/937/2010 Regione Lombardia ha previsto la possibilità di stipulare contratti per quanto riguarda l’alta intensità riabilitativa e assistenziale (CRA, CRM, CPA) rispetto a cui era in precedenza previsto il blocco dei contratti (fatto salvo quanto disposto dalla DGR 9173 del 30 marzo 2009) ma solo in casi definiti tra i quali ricadono le strutture che accolgano pazienti lombardi dimessi dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari secondo quanto previsto dall’accordo sancito tra Governo e Regioni in coerenza con quanto disposto dal DPCM del 01.04.2008. Inoltre la stessa DGR 937/2010 ha previsto la “destinazione all’area della tutela della salute mentale di risorse aggiuntive pari a euro 15 milioni che verranno utilizzate per la prosecuzione dei programmi innovativi triennali, territoriali e formativi, avviati nel 2009 e per la definizione di nuovi progetti di rilevanza regionale, con particolare riguardo allo sviluppo di iniziative finalizzate alle dimissioni dei pazienti lombardi ricoverati negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari”. All’interno delle iniziative finalizzate alle dimissioni è prevista la attivazione di nuove comunità sperimentali appositamente dedicate alla accoglienza di pazienti ex OPG. Infine è stata portata a compimento una nuova struttura di accoglienza sul territorio di Castiglione delle Stiviere denominata “Struttura per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza in regime di Licenza Esperimento e per l’Esecuzione Penale Esterna della Libertà Vigilata”, (SLiEV). Tale struttura prevede un massimo di 40 posti tecnici, dedicata a pazienti di ambo i sessi e destinata ad obiettivi ed utenza diversa dai reparti di degenza, caratterizzando la sua funzione nell’area della riabilitazione e del recupero psico sociale di soggetti in esecuzione penale esterna (MdSE), in corso di Licenza Finale Esperimento e Libertà Vigilata. Pagina 4 di 5 Per quanto riguarda l’assitenza sanitaria nelle carceri si è provveduto a portare a regime l’organizzazione della stessa, identificando per ogni istituto di pena una Azienda Ospedaliera responsabile, e concentrando le responsabilità delle carceri milanesi sulla A.O. San Paolo. Le A.O. responsabili hanno poi provveduto, nel corso del 2010 alla presa in carico dei beni e delle attrezzature sanitarie precedentemente in carico alla A.P.. Obiettivi 2011 Nel corso del 2011 sarà cura degli uffici tecnici regionali predisporre un documento tecnico con le indicazioni relative all'attività sanitaria rivolta a soggetti sottoposti a procedimento penale presso i Tribunali per i Minorenni di Milano e Brescia. Tale documento dovrà individuare i soggetti coinvolti, le responsabilità e i processi relativi alle attività sanitarie che interessano minori sottoposti a procedimento penale. Inoltre si dovrà emettere il bando per comunità sperimentali di accoglienza di pazienti ex OPG, secondo quanto disposto dalla dgr 937/2010. Sarà anche cura del Sistema Sanitario Regionale farsi carico dei locali concessi ad uso gratuito dalle Istituzioni penitenziarie per lo svolgimento delle attività sanitarie. Il processo dovrà portare alla presentazione della istanza di accreditamento dei locali suddetti. Pagina 5 di 5 ALLEGATO 5 ALLA D.G.R. N. IX/................................................... DEL …...................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto Proposte di miglioramento della gestione della Banca del sangue cordonale: concrete prospettive in campo trapiantologico Linea progettuale nella quale il progetto si colloca Interventi per le biobanche di materiale umano Durata del progetto Biennale Referente D.ssa Laura Salvaneschi Responsabile Banca del Sangue del Cordone Ombelicale sede di Pavia Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia Piazzale Camillo Golgi 27100 Pavia tel 0382.503086 fax 0382.527965 IMPORTO ASSEGNATO A VALERE SULLA QUOTA DEL FSN 2011 € 2.100.000,00 Impianto progettuale CONTESTO Dalla sua prima applicazione, coronata da successo e avvenuta nel 1988, il trapianto allogenico (cioè da donatore) di cellule staminali del sangue placentare, è stato largamente impiegato per la cura di migliaia di pazienti, soprattutto bambini, affetti da malattie ematologiche maligne (leucemie o linfomi) o non neoplastiche, spesso geneticamente determinate. Questa larga applicazione del trapianto di cellule staminali del sangue placentare è stata resa possibile, da un lato, da una efficiente organizzazione mirata alla raccolta e al congelamento del sangue placentare, e, dall’altro, da motivazioni solidaristiche alla base della donazione gratuita e nobilmente altruistica di donne che, volontariamente, al momento del parto, decidono di mettere a disposizione per coloro che ne avessero bisogno, questa preziosa sorgente di cellule staminali emopoietiche. L’Italia, e, in particolare, la Regione Lombardia, si sono distinte, nel corso degli anni, per l’eccellenza sia dell’attività trapiantologica, sia delle attività di raccolta e conservazione del sangue placentare. La DGR VII/18653 del 1 05.08.2004 ha istituito la banca regionale per la conservazione, la tipizzazione, lo studio e la distribuzione delle cellule staminali da cordone ombelicale, con le due sedi decentrate (Fondazione Policlinico Milano - Fondazione Policlinico Pavia) e la DGR VIII/ 3263 del 04.10.2006 ha formalizzato rapporti tra la Regione Lombardia e queste due sedi decentrate della banca regionale del cordone ombelicale con la sottoscrizione di un’apposita convenzione. I due centri raccolgono il sangue del cordone ombelicale da quelle strutture sanitarie, pubbliche e private, che nei propri reparti di ostetricia e ginecologia hanno attivato il programma di raccolta secondo le indicazioni e le procedure definite dai due centri di conservazione e dalle linee guida vigenti in materia, sulla base di precisi requisiti di idoneità e buona salute della madre. Le strutture attive non includono ancora tutte le sale-parto operative nella Regione. Poiché, tuttavia, è indispensabile assicurare la raccolta del sangue cordonale dedicato al neonato o a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta – e, nel caso di famiglie a rischio, di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate -, per le quali risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale (come ribadito nell’Ordinanza 26 febbraio 2009 “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale”), è già stato attivato un programma regionale di addestramento teorico-pratico rivolto al personale ostetrico. Questo training fornisce i presupposti e gli strumenti per una diffusione capillare sul territorio della Regione dell’erogazione di un servizio che supera la necessità di garantire la raccolta a fini dedicati per corrispondere alla domanda – sicuramente crescente - della donazione a fini solidaristici. Per assicurare l’incremento della donazione solidaristica e disincentivare la conservazione autologa, la Regione Lombardia ha elaborato un opuscolo informativo unico disponibile per tutte le gestanti, in grado di fornire chiarimenti sulla donazione ed indicare le attuali sedi di raccolta del sangue cordonale. Questo strumento dovrà necessariamente essere integrato da ulteriori e differenziate modalità di informazione, quali l’istituzione di un numero verde regionale, gestito da personale opportunamente formato, in grado di svolgere un’efficace counseling. La prevedibile crescente domanda di donazione a fini solidaristici, congiunta alla necessità di incrementare il numero di unità di sangue cordonale effettivamente utilizzabili per trapianto allogenico, impongono una strategia, uniforme su tutto il territorio regionale, volta al potenziamento della Biobanca. L’attività della biobanca dovrà essere rafforzata: per consentirne il funzionamento 24 ore/24, sette giorni su sette; per estendere l’attività di raccolta presso tutti i punti nascita del territorio regionale; per organizzare una rete efficiente di trasporto, dai punti nascita alla Biobanca, che garantisca la corretta conservazione delle donazioni e la consegna nei tempi raccomandati. Il progetto fa riferimento a quanto previsto dal PSN 2006-2008 in materia di qualificazione delle reti assistenziali, in particolare per raggiungere gli obiettivi qualificanti in materia di biobanche. 2 DESCRIZIONE Il progetto si propone: L’incremento del numero di unità raccolte, attraverso: o l’aumento dell’adesione delle gravide alla donazione a fini solidaristici; o l’estensione dell’attività di raccolta ad un numero progressivamente crescente di punti nascita del territorio regionale; o il funzionamento 24 ore/24 dell’attività di prelievo del sangue placentare presso i centri di raccolta; o la verifica dell’applicazione dei requisiti di qualità e sicurezza. L’incremento del numero di unità bancate per l’impiego a scopo trapiantologico allogenico, mediante: o la predisposizione/il potenziamento dei sistemi di trasporto dell’unità raccolte dai punti nascita alla Banca, con progressiva contrazione del numero di unità scartate per superati limiti di tempo. o la garanzia di poter, in qualunque giorno dell’anno, effettuare la conservazione del sangue cordonale, o l’ampliamento e l’adeguamento degli spazi e delle apparecchiature destinati all’attività di manipolazione/caratterizzazione delle unità di sangue placentare. L’incremento del numero di unità bancate effettivamente disponibili per l’impiego a scopo trapiantologico allogenico, attraverso: o il potenziamento del personale dedicato e specificamente formato; o l’ampliamento e l’adeguamento degli spazi e delle apparecchiature. OBIETTIVI Obiettivo complessivo del programma Il Progetto si propone l’obiettivo di incrementare il numero di unità di sangue cordonale disponibili a fini solidaristici, per soddisfare il fabbisogno nazionale nonché rispondere alle richieste dei registri internazionali in ottemperanza agli obiettivi UE, sempre garantendo elevati livelli di qualità e sicurezza, come indicato dalle disposizioni normative nazionali e comunitarie vigenti e dagli standard internazionalmente accettati. Obiettivi specifici 1) Incremento del numero di unità raccolte, attraverso: a) l’aumento dell’adesione delle gravide alla donazione a fini solidaristici, mediante la diffusione capillare di informazioni appropriate, riguardo agli obiettivi della donazione, e puntuali, riguardo alle modalità di accesso ai punti nascita attivi, somministrate in modo uniforme su tutto il territorio regionale e coadiuvate dalla presenza di uno sportello unico regionale, di facile accesso, istituzionalmente riconosciuto ed operante in conformità alla normativa ed agli standard di qualità vigenti; b) l’estensione dell’attività di raccolta ad un numero progressivamente crescente di punti nascita del territorio regionale, in coerenza con la collocazione topografica della Banca sul territorio, garantendo sia un adeguato livello di formazione degli operatori addetti alla raccolta che il mantenimento continuo delle competenze. 3 Per la Banca del sangue cordonale di Pavia, obiettivi sostenibili e verificabili, sono: ─ estendere la raccolta del sangue cordonale da 7 a 12 punti nascita; ─ predisporre un programma teorico-pratico di formazione ed una scheda di valutazione per il mantenimento delle competenze, rivolti al personale addetto alla raccolta; c) il funzionamento 24 ore/24, ed in qualunque giorno dell’anno, dell’attività di prelievo del sangue placentare presso i centri di raccolta, sempre garantendo sia un adeguato livello di formazione degli operatori addetti alla raccolta che il mantenimento continuo delle competenze; d) verifica dell’applicazione dei requisiti di qualità e sicurezza previsti dalle disposizioni normative vigenti e degli standard tecnici ed operativi condivisi all’interno della rete delle banche e approvati con accordo Stato-Regioni, che, se riferiti alla valutazione di idoneità del donatore, possono avvalersi delle specifiche competenze già operative nei Servizi di Immunoematologia e Trasfusione del territorio. Un obiettivo sostenibile è rappresentato dal coinvolgimento dei Servizi Trasfusionali con sede nelle medesime strutture dei punti nascita per: ─ l’attività di arruolamento e definizione di idoneità alla donazione della gravida; ─ controllo dell’etichettatura e trasporto delle donazioni dal punto nascita alla Banca. 2) Incremento del numero di unità bancate per l’impiego a scopo trapiantologico allogenico, attraverso: a) la predisposizione o il potenziamento dei sistemi di trasporto delle unità raccolte, dai punti nascita alla Biobanca a garanzia che tutte, se non la gran parte delle unità raccolte pervenga alla Banca nei tempi raccomandati (il congelamento deve avvenire entro 48 ore dal prelievo) e secondo modalità di conservazione appropriate. Conseguentemente, si otterrebbe una progressiva riduzione dello scarto delle unità per superati limiti di tempo. Un obiettivo sostenibile e verificabile è: sfruttare la rete di trasporto degli emocomponenti già operante sul territorio; agevolare la costituzione di un sistema di trasporto per i nuovi punti nascita; definire il pool del personale dedicato e specificamente formato per tale attività, con eventuale aumento del numero degli operatori coinvolti adeguare le apparecchiature necessarie alla corretta conservazione delle unità durante il trasporto (contenitori dedicati in possesso dei requisiti raccomandati; dispositivi per il mantenimento e il monitoraggio della temperatura); potenziare il numero di trasporti settimanali (una volta al dì,dal lunedì al venerdì. b) la garanzia di poter, in qualunque giorno dell’anno, non solo effettuare la donazione nei punti nascita designati, ma anche la conservazione del sangue cordonale, attraverso un’operatività delle banche, tale da recepire tutte le donazioni raccolte. 4 Un obiettivo sostenibile e verificabile è: estendere l’apertura della Banca, non solo per l’accettazione ma anche per la valutazione e criopreservazione delle unità di sangue cordonale, a 12 ore/24 e dal lunedì al sabato definire il pool del personale dedicato e specificamente formato per le attività inerenti la manipolazione e la caratterizzazione delle raccolte di sangue placentare, con aumento del numero degli operatori coinvolti definire il percorso per l’apprendimento, il miglioramento continuo delle competenze ed il mantenimento delle performance. c) l’ampliamento e l’adeguamento degli spazi e delle apparecchiature destinati all’attività di manipolazione / caratterizzazione delle unità di sangue placentare, inclusi i supporti informatici atti a garantire la tracciabilità e l’accurata registrazione dei dati nonché i rapporti con il Registro nazionale. Obiettivo sostenibile e verificabile è: estendere la capacità di stoccaggio della Banca e/o aumentare l’efficienza di stoccaggio, attraverso l’implementazione di strategie di riduzione di volume e contrazione degli spazi freddi potenziare il personale dedicato e specificamente formato per le attività inerenti la gestione informatica del dato sanitario predisporre e/o adeguare database e relativi archivi cartacei, in ottemperanza ai requisiti di qualità e sicurezza previsti dalle disposizioni normative vigenti e degli standard tecnici ed operativi condivisi all’interno della rete delle banche e approvati con accordo Stato-Regioni. 3) Incremento del numero di unità bancate effettivamente disponibili per l’impiego a scopo trapiantologico allogenico, attraverso: a) il potenziamento del personale dedicato e specificamente formato per le attività inerenti la caratterizzazione immunogenetica delle raccolte di sangue placentare, al fine di abbreviare i tempi di attesa per la validazione dell’unità di sangue placentare bancata e la pronta immissione di un numero crescente di unità nell’inventario nazionale; b) l’ampliamento e l’adeguamento degli spazi e delle apparecchiature, con particolare riguardo per i supporti informatici, destinati alla gestione dei rapporti con il Registro Nazionale, ai fini di favorire la continua immissione di nuove unità nell’inventario nazionale e la gestione delle richieste delle unità selezionabili a scopo trapiantologico. RISULTATI ATTESI ED INDICATORI Incremento del numero di unità raccolte a) Si prevede un aumento di adesione delle gestanti, quantificabile attraverso la rilevazione del numero delle gravide che accedono agli ambulatori preposti alla valutazione dell’idoneità ed all’arruolamento, nonché il numero di counseling effettuati dallo sportello unico regionale. L’incremento previsto è stimato nel +25% per anno. b) Possiamo prevedere di abilitare alla raccolta cinque ulteriori punti nascita oltre a quelli già attivi sul territorio di competenza della Banca di Pavia, completando la formazione per tutto il personale operativo in ciascuno dei 5 suddetti punti nascita. In tal modo, è possibile assicurare il funzionamento 24 ore/24 dell’attività di prelievo del sangue placentare presso i centri di raccolta. Incremento del numero di unità bancate per l’impiego a scopo trapiantologico allogenico Si prevede di incrementare il numero complessivo di unità raccolte per anno del 50% ed una riduzione del numero complessivo di unità eliminate per superati limiti di tempo, incluso il fine settimana, avendo la disponibilità di adeguati sistemi di trasferimento delle unità da tutti i punti nascita, adeguati spazi freddi, adeguate apparecchiature e personale dedicato in numero sufficiente per effettuare valutazione e conservazione delle unità raccolte 12 ore/24 e dal lunedì al sabato. Incremento del numero di unità bancate effettivamente disponibili per l’impiego a scopo trapiantologico allogenico Si prevede di completare le tipizzazioni immunogenetiche delle unità neobancate entro un anno dalla raccolta, avendo la disponibilità di personale dedicato e specificamente formato e l’adeguamento delle apparecchiature e del supporto informatico. TEMPI DI ATTUAZIONE (CRONOPROGRAMMA) 1. Ampia diffusione di una brochure informativa. 2. Istituzione di uno sportello unico regionale per il counseling delle gravide. 3. Aumento del numero di punti nascita abilitati al prelievo del sangue cordonale. 4. Predisposizione di un programma di formazione continua teorico-pratica per il personale dei punti nascita. 5. Operatività dei punti nascita 24 ore/24. 6. Coinvolgimento dei SIMT e loro articolazioni per le attività di valutazione di idoneità alla donazione, etichettatura e trasporto alla Banca. 7. Operatività dei sistemi di trasporto delle unità alla Banca, ELENCO ATTIVITA’ una volta la dì, dal lunedì al venerdì, per tutti i punti nascita. 8. Operatività del laboratorio della Banca 12 ore/24 dal lunedì al sabato 9. Costituzione di un pool di personale dedicato (alle attività di manipolazione, conservazione e caratterizzazione immunogenetica) e predisposizione di un programma di formazione continua teorico-pratica per la funzionalità della Banca. 10. Estensione della capacità e dell’efficienza di stoccaggio. 11. Miglioramento dei supporti informatici funzionali alla Banca. 1. 12 mesi TEMPI DI 2. 12 mesi SVOLGIMENTO 3. 24 mesi 4. 12 mesi 6 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 24 mesi 12 mesi 24 mesi 24 mesi 24 mesi 24 mesi 12 mesi Attività relative alla prima annualità: Durante l’anno 2010 al fine di incrementare la raccolta di unità di sangue placentare la banca regionale ha provveduto a mettere in atto le seguenti azioni: 1. Ad ogni nuova adesione al programma di raccolta di sangue placentare a scopo solidale il personale della banca si attiva per coordinare le attività di arruolamento materno, definire le modalità di raccolta dell’ananmnesi e definizione dell’idoneità, organizzare il trasporto delle unità secondo le procedure validate dalla banca. 2. Le unità raccolte vengono accettate dai Servizi delle due fondazioni, sedi della banca, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno. 3. La criopreservazione delle unità raccolte, che rispondono ai requisiti minimi per la conservazione, viene eseguita dal lunedì al sabato. Le unità raccolte il sabato e la domenica possono essere congelate nella mattinata di lunedì, in quanto, secondo gli standard seguiti dalle banche, il congelamento deve essere eseguito entro 48 ore dal prelievo. In altri termini, per non perdere unità raccolte nel fine settimana, è sufficiente assicurare l’operatività del laboratorio della Banca nella giornata di sabato rispondendo alla necessità di perseguire gli obiettivi primari del Servizio Sanitario Nazionale e di sostenere la motivazione delle donatrici. Complessivamente dal 1° gennaio 1997 al 31 dicembre 2010 sono state raccolte 10.812 unità di sangue cordonale, 4.233 delle quali sono state criopreservate. In termini numerici si registrano negli anni dal 2007 al 2010 rispettivamente 219, 297, 229, 309, e 338 unità criopreservate; questo incremento indica la validità delle azioni messe in campo. Nel 2010 alle UUOO di Ostetricia dei Presidi ospedalieri della Provincia si sono aggregate anche le UUOO di Ostetricia la strutture della Provincia di Cremona. È atteso che nel 2011 la raccolta si estenda anche agli Spedali Civili di Brescia e all’Ospedale di Gallarate. Indicatori Elaborazione di un documento annuale di rendicontazione, programmazione delle attività della Banca di Sangue Cordonale. analisi e Il riferimento temporale è l’anno durante il quale sono svolte le attività sopra citate. 7 ALLEGATO 6 ALLA D.G.NR. N. IX/............................................ DEL …...................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto SISTEMA INFORMATIVO SOCIO SANITARIO CRS (Carta Regionale dei Servizi) – SISS Linea progettuale nella quale il progetto si colloca Linea 1: Cure Primarie Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Piazza Città di Lombardia 20125 MILANO – Tel 02.67651 Dr.ssa Chiara Penello – Struttura CRS-SISS – Piazza Città di Lombardia 20125 Milano – 02.67655106 – 02.67652969 – email: [email protected] Durata del progetto (annuale, biennale, triennale) Stante l’impatto e la strategicità del progetto, con d.g.r. n. VIII/10031 del 7.8.2009 “Determinazioni in merito all’evoluzione del Progetto CRS-SISS” è stato deliberato il prosieguo del progetto SISS per un periodo di tre anni (dall’1.1.2010 al 31.12.2012) con possibilità di estensione di ulteriori 2 anni, previa verifica da effettuarsi, dopo i primi due anni e sei mesi dell’incarico detto, dei risultati ottenuti. Con la d.g.r. n. VIII/10512 del 9.11.2009 è stata dettagliata la pianificazione delle attività da svolgersi. Aspetti finanziari Importo assegnato a valere su quota vincolata FSN 2011 € 65.000.000,00 Impianto progettuale Regione Lombardia ha approvato il proseguimento del progetto sulla Carta Regionale dei Servizi – Sistema Informativo Socio-Sanitario (CRS-SISS), individuando Lombardia Informatica spa quale soggetto attuatore, in quanto preposto alla realizzazione dei servizi informatici di interesse regionale. In seguito alle attività svolte negli anni scorsi, il Progetto CRS-SISS ha raggiunto livelli di diffusione significativa su tutto il territorio lombardo. A oggi, si può certamente affermare che il programma ha abbondantemente superato la “massa critica” nel coinvolgimento dei principali attori e un consiste utilizzo da parte degli stessi. Per cogliere la dimensione raggiunta dal Progetto basta evidenziare che: la CRS è stata nuovamente inviata, a scadenza della prima, a tutti i cittadini assistiti dal servizio sanitario regionale lombardo Progetto SISS - Pagina 1 di 7 ha aderito al SISS circa il 98% dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta ha aderito al SISS il 100% delle Farmacie sono collegate al SISS 34 aziende ospedaliere pubbliche ha sottoscritto il contratto di adesione al SISS il 99% degli enti gestori privati. Occorre quindi lavorare affinché il rapporto strumentale fra rete informatica e rete organizzativa assuma i caratteri della simbiosi. Infatti, se il tema della diffusione del CRS-SISS nell’ultimo decennio era in maniera preponderante la creazione del “network tecnologico”, per l’evoluzione del progetto fattore critico di successo sarà la capacità della “rete distributiva” (intesa quale insieme di un’infrastruttura tecnologica abilitante alla “connessione” di tipo informatica (la piattaforma CRSSISS) e delle attività svolte sul territorio in termini di consulenza, project management e formazione preposta al presidio della corretta e omogenea diffusione dei servizi sul territorio, di veicolare i servizi resi disponibili tramite il SISS ed “integrarli” nelle prassi organizzative degli aderenti. In tal senso la “rete distributiva” continuerà ad erogare un’attività di tipo eminentemente tecnologico (rivolta alla connessione dei nuovi aderenti e al supporto dei servizi già disponibili), ma assumerà sempre più il ruolo di “agente del cambiamento” dando sempre più importanza al presidio degli aspetti organizzativi ed al supporto all’utilizzo di nuovi contenuti e funzionalità via via rese disponibili centralmente. Pertanto, con i provvedimenti adottati per la prosecuzione del progetto, sono stati pianificati una serie di interventi di sviluppo, gestione e diffusione del SISS, affinchè lo stesso possa evolvere in modo omogeneo rendendolo sempre più uno strumento strategico integrato a supporto del modello di organizzazione della sanità regionale e fondato sui meccanismi abilitanti resi disponibili dalla piattaforma CRS-SISS. Proseguono le attività di condivisione dell’evoluzione del progetto con le associazioni di categoria, rappresentanti di medici e farmacisti per garantirne il costante coinvolgimento. Per la costante verifica dell’andamento del progetto e la coerenza rispetto alle indicazioni della Giunta è stato insediato il previsto Comitato Strategico con il compito di monitorare lo sviluppo progettuale, coadiuvato da un Comitato Tecnico. Il monitoraggio delle attività del territorio è garantito da Gruppi di Coordinamento per ASL (GCA). Sintesi del contenuto del progetto e contesto (motivazioni del progetto, ambito di intervento, criticità da superare, valenza sanitaria dei risultati ottenibili) Il SISS è l’insieme delle applicazioni e delle infrastrutture informatiche presenti sul territorio (sistemi informativi di farmacie, medici, pediatri, ospedali, aziende sanitarie, ..) che concorrono all’erogazione dei servizi socio-sanitari all’interno della Regione Lombardia Il SISS è costituito da una serie di sistemi informatici che stanno costantemente evolvendo secondo una precisa prospettiva informatica di e-health, ovvero dell’impiego sempre più diffuso nei servizi sanitari delle tecnologie innovative nel campo info-telematico. Progetto SISS - Pagina 2 di 7 Basandosi tecnologicamente sulla piattaforma CRS-SISS su cui negli ultimi anni Regione Lombardia ha sviluppato i nuovi servizi sanitari e basandosi normativamente sull’obbligatorietà per gli operatori socio-sanitari lombardi di utilizzare i servizi SISS per realizzare il Fascicolo Sanitario Elettronico, gli obiettivi del SISS nel triennio 2010-2012 sono i seguenti: - la completa integrazione al SISS degli enti della socio-sanità - lo sviluppo del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) per rafforzare la centralità del paziente - la dematerializzazione dei documenti sanitari - l’evoluzione dei sistemi informativi della sanità lombarda - completamento del servizio di prenotazione (call center e altri canali). Obiettivi e risultati attesi (obiettivo complessivo del programma, suddiviso in obiettivi specifici, intermedi e finali, risultati attesi e relativi indicatori). Visto il livello di maturità a cui il Progetto CRS-SISS è arrivato e considerati gli obiettivi sopra sintetizzati, gli obiettivi specifici perseguiti sono i seguenti: la completa integrazione al SISS degli enti della socio-sanità: in particolare ci si riferisce agli enti erogatori privati che dovranno essere completamente integrati nel SISS (anagrafi, prescrizioni, pubblicazione referti) ed alle Residenze Sanitarie per Anziani (RSA). Dette attività dovranno essere accompagnate dalla formazione continua agli operatori sull’evoluzione dei servizi SISS; lo sviluppo del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) per rafforzare la centralità del paziente, in particolare per raggiungere: la disponibilità del FSE individuale per i cittadini lombardi (comprese immagini radiologiche, dati su vaccinazioni e protesica) la completezza dei dati di sintesi clinica del cittadino (patient summary) valorizzazione del FSE quale strumento a supporto della diagnosi e della cura (referti strutturati per comunicazione tra AO e MMG, evoluzione dei sistemi delle reti di patologia e dei piani diagnostici terapeutici, integrazione con i sistemi emergenza / urgenza, sviluppi telemedicina e telesoccorso) interoperabilità interregionale del FSE e coerenza con i progetti europei introduzione nel FSE di uno spazio a cura del cittadino integrazione dei sistemi sulla prevenzione e degli screening sviluppo della componente “sociale” e della componente pediatrica del FSE. la dematerializzazione dei documenti sanitari, affinché siano contenuti nel SISS documenti elettronici con validità legale e vi sia la corretta conservazione dei documenti clinici nonché semplificazione delle procedure di esibizione le ricette siano gestite interamente in modalità elettronica vi sia la diffusione della cartella clinica elettronica nelle strutture ospedaliere. l’evoluzione dei sistemi informativi della sanità lombarda, sia sul fronte delle aziende sanitarie, coordinando lo sviluppo di tutti i loro sistemi informativi, sia sul fronte interno, riorganizzando i flussi informativi e il loro monitoraggio con adeguati strumenti di supporto. Sarà perseguita l’introduzione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, attraverso tutti i possibili canali a partire dalla TV digitale per una rete dei servizi in teleassistenza. Progetto SISS - Pagina 3 di 7 completamento del servizio di prenotazione (call center e altri canali), per garantire un servizio multicanale, in quanto tramite l’utilizzo della tecnologia SISS, sviluppata nell’ambito del progetto CRS-SISS, è possibile offrire all’utente la possibilità di prenotare prestazioni specialistiche ed esami diagnostici, tramite: - call center regionale (n. verde 800.638.638) - internet - farmacie in ragione della possibilità di consultare tramite i canali detti le agende di tutte le strutture aderenti caricate sul SISS. Si offrono così canali esterni di prenotazione, che si aggiungono al tradizionale canale interno alla struttura (tipicamente CUP aziendale). Servizio valido per le strutture pubbliche e private accreditate, per garantire all’utente quella possibilità di scelta che può essere raggiunta coinvolgendo più enti erogatori possibili e tramite tutti i canali sopra indicati. I vantaggi attesi garantire la centralità del cittadino quale protagonista del sistema sanitario lombardo garantire la coerenza delle evoluzioni progettuali con la normativa nazionale (privacy, prescrizione elettronica, conservazione…) introdurre elementi profondamente innovativi nel governo della sanità e nell’erogazione dei servizi sanitari: ― al cittadino sarà possibile prenotare e pagare un prestazione senza la necessità di doversi recare fisicamente in ospedale; ― al cittadino sarà possibile accedere ai propri referti clinici senza dover tornare presso l’ospedale dove sono state eseguiti gli esami; ― il medico riceverà immediatamente gli esiti di un esame clinico svolto da un proprio paziente così da aver aggiornata sempre la sua storia clinica; ― gli operatori del sistema saranno in grado di eliminare errori o doppie prenotazioni favorendo così anche la riduzione dei tempi di attesa. Strategia di comunicazione del progetto nei confronti di cittadini e operatori In un progetto di così ampie dimensioni, la comunicazione assume un ruolo fondamentale per il suo successo. In termini quantitativi, il progetto CRS-SISS si rivolge a: ― 9,5 milioni di cittadini ― 15 ASL ― 140.000 operatori ― 8.500 medici di medicina generale ― 2.500 farmacie ― oltre 1.500 ospedali tra strutture pubbliche e private ― oltre 800 ambulatori e laboratori (pubblici e privati) ― 1.300 strutture sociosanitarie. Nel corso del prossimo triennio l’attività di comunicazione sarà indirizzata a: far conoscere i servizi e le opportunità rese disponibili in forma diretta e indiretta dalla CRS ai cittadini, alle imprese e alle Pubbliche Amministrazioni, mediante l’elaborazione e la realizzazione di progetti e iniziative coordinate e innovative Progetto SISS - Pagina 4 di 7 promuovere i servizi fruibili con la CRS ai target intermedi (medici di medicina generale, farmacisti, operatori della socio-sanità, dipendenti e amministratori pubblici) sviluppare la brand identity per promuovere e creare “confidenza” con il marchio CRS progettare e realizzare strumenti di comunicazione flessibili e customizzabili, da mettere a disposizione degli enti pubblici e dei privati che intendano promuovere i propri servizi erogati attraverso CRS sviluppare e realizzare forme di coordinamento con i progetti e le iniziative previste nel piano di comunicazione annuale di Regione Lombardia. Articolazione del progetto (piano operativo del progetto, con la precisazione delle azioni e delle attività da svolgersi, tempi di svolgimento e soggetti coinvolti). Per l’annualità 2011, il piano operativo del progetto, ovvero le singole azioni ed attività da svolgere, sono: completa integrazione al SISS degli enti della socio-sanità: - Entro giugno, gli EEPA non ancora aderenti (circa 60) dovranno presentare il proprio piano attuativo di integrazione al SISS - completamento delle Integrazioni applicative con il SISS con servizi iniziali: raggiungimento del 100% degli aderenti - completamento delle Integrazioni applicative con il SISS: raggiungimento del 40% degli aderenti - RSA collegate al SISS: raggiungimento del 90% del totale sviluppo del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) per rafforzare la centralità del paziente Gli obiettivi sono il raggiungimento del 65% di cittadini con FSE individuale e dell’80% sul piano della completezza (25% nel privato), cui aggiungere il 30% di completezza della sintesi clinica cittadino con dati di emergenza. servizi al cittadino – tra i quali completamento del servizio di prenotazione (call center e altri canali). Gli obiettivi 2011 sono stati ridefiniti prendendo come riferimento il risultato raggiunto nel 2010. Nel 2011 sarà avviata una forte campagna di promozione del servizio di prenotazione multicanale (che utilizza la tecnologia SISS) Nel corso dell’anno viene riprogettata la presenza del call center, oggi dislocato in Sicilia, per posizionarlo in Lombardia con nuove funzionalità Prosegue la sperimentazione dei servizi on line di pagamento ticket la dematerializzazione dei documenti sanitari Raggiungimento dell’obiettivo del 75% di documenti sanitari dematerializzati Raggiungimento dell’obiettivo del 15% delle prescrizioni sanitarie gestite interamente in modo dematerializzato Realizzazioni anno 2010 Obiettivo 1: integrazione al SISS degli enti della socio-sanità Progetto SISS - Pagina 5 di 7 L’obiettivo è stato raggiunto in modo soddisfacente (60,3% rispetto all’obiettivo fissato al 60%). Il coinvolgimento delle ASL nelle attività di informazione e i numerosi eventi di comunicazione svolti verso gli EEGG hanno avuto un ruolo rilevante in questa crescita. Per quanto riguarda l’integrazione delle RSA, l’obiettivo è stato raggiunto in modo soddisfacente (89,7% rispetto al livello fissato al 70%). Iniziate le attività di diffusione dei servizi SISS anche nel comparto dei disabili (circa 450 strutture). Hanno favorito il perseguimento di un miglior risultato le azioni intraprese dalle ASL sulle associazioni di categoria che hanno facilitato l’adesione delle RSA al SISS. Obiettivo 2: Fascicolo Sanitario Elettronico L’obiettivo è stato raggiunto in modo soddisfacente sia rispetto alla disponibilità del FSE (62,5% rispetto all’obiettivo fissato al 60%) sia rispetto alla completezza dei referti (75% rispetto al 65%) e per quanto riguarda i soli Enti Erogatori Privati (2,5%). E’ in corso la sperimentazione su due Aziende Ospedaliere (AO Mantova e AO Vimercate) sui referti strutturati di laboratorio. Sono iniziati gli incontri a livello nazionale per l’interoperabilità del Patient Summary: l’obiettivo è definire lo standard documentale a livello nazionale al fine di permettere la piena interoperabilità semantica tra regioni che condividono lo stesso paziente. Obiettivo 3: Servizi al cittadino Relativamente all’obiettivo “Prenotazioni da Call Center, Farmacie e Internet”, la distribuzione dei risultati attesi è stata modificata dopo aver verificato la reale impossibilità di raggiungere gli obiettivi fissati. Per il 2011 sono stati quindi fissati i livelli raggiunti nel 2010, pari al 27%. La sperimentazione “Pagamenti ticket via SISS” non procede a causa dei ritardi sull’identificazione delle regole per la determinazione delle commissioni di pagamento. Accoglienza, Prenotazione e Call Center: ad oggi i risultati conseguiti sono i seguenti: Aziende Ospedaliere Pubbliche IRCCS pubblici Note CCR 30 (tutte) 1 Sono stati collegati tutti gli Enti Erogatori Privati delle ASL di Como, Varese, Mantova, Lecco, Brescia e Pavia Internet 30 (tutte) 1 - Farmacie 30 (tutte) 1 - Progetto SISS - Pagina 6 di 7 Obiettivo 4: Dematerializzazione L’obiettivo “Documenti sanitari dematerializzati” è stato raggiunto in modo soddisfacente (83% rispetto all’obiettivo fissato al 65%). Nel corso del 2010 sono state completate le attività della sperimentazione che riguardavano la gestione delle Cartelle Cliniche e altri documenti clinici per l’AO di Cremona e l’IRCCS Besta e la gestione delle pratiche amministrative per l’ASL di Cremona. Sulla base dei risultati è stata presentata la proposta per l’estensione del servizio di Dematerializzazione dei Documenti Clinici (cartelle cliniche, referti, ecc…) all’intero territorio regionale. La sperimentazione sull’obiettivo “Prescrizioni sanitarie gestite interamente in modo elettronico” mostra alcuni ritardi. MEF/SOGEI chiedono che venga consolidata la sperimentazione di Vimercate con l’invio oltre che del prescritto in formato elettronico anche dell’erogato (flussi “Comma 11”) con il numero di Ricetta Elettronica (NRE), generato utilizzando la ricetta elettronica. Per quanto riguarda la gestione completamente elettronica delle prescrizioni farmaceutiche e ambulatoriali a livello territoriale, la Ragioneria ha dato assenso ad incontrare Federfarma (nazionale) per impostare, nei prossimi mesi, il tema della ricetta elettronica territoriale per la farmaceutica. RISULTATI DEL SISS 2010 Servizio Prescrizioni SISS Referti pubblicati dagli EEP Consultazione Referti MMG/PDF Prenotazioni tramite CCR Operazioni SISS Valore 77,2 milioni 13,9 milioni 2,2 milioni 2,6 milioni 233,8 milioni Progetto SISS - Pagina 7 di 7 Variazione anno precedente + 12% + 17% N.D. + 27% + 49% ALLEGATO 7 ALLA D.G.R. N. IX/……………… DEL ……………. OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto Percorso diagnostico-assistenziale nell’ambito della gestione integrata della malattia di Alzheimer e demenze correlate per: a) identificazione di soggetti a rischio, b) validazione di nuove linee guida per la diagnosi precoce c) identificazione di fattori prognostici e di risposta alla terapia d) formazione del personale coinvolto nella gestione dei pazienti. Linea progettuale nella quale il progetto si colloca: 2. La non autosufficienza Referente Prof. Elio Scarpini Centro Dino Ferrari, Università di Milano, Unità Valutativa Alzheimer U.O. Neurologia (direttore prof. Nereo Bresolin) Fondazione Cà Granda, IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, via F. Sforza, 35, 20122, Milano Tel: 0255033847/14 (segreteria) Fax: 0250320430/ 02 55036580 e-mail: [email protected] Durata del progetto (annuale, biennale, triennale) Triennale- (Seconda annualità) Aspetti finanziari: Importo assegnato a valere su quota vincolata FSN 2011: € 3.900.000,00 Descrizione La malattia di Alzheimer (AD: Alzheimer’s disease) è la causa più comune di demenza nella popolazione anziana nei paesi occidentali e rappresenta il 60-70% dei casi di deterioramento cognitivo ad esordio tardivo, seguita dalla Degenerazione Lobare Frontotemporale (FTLD: Frontotemporal Lobar de generation; 10-15% dei casi). La patologia interessa maggiormente le donne in tutte le fasce d’età: sebbene l’incidenza sia solo lievemente aumentata rispetto alla popolazione maschile, la prevalenza nella popolazione femminile è tre volte più alta. 1 L’incidenza della malattia è simile in tutto il mondo ed è stimata in 3 nuovi casi su 100.000 nella popolazione con età inferiore a 60 anni, e 125/100.000 nella fascia d’età superiore ai 60 anni. L’esordio classico della malattia è insidioso, tanto che solitamente né il paziente né i familiari sono in grado di localizzarlo precisamente nel tempo. L’andamento ingravescente è ritenuto una delle caratteristiche salienti dell’AD, ma l’osservazione longitudinale ha dimostrato un’elevata variabilità di progressione sia tra soggetti diversi, sia nello stesso soggetto in fasi diverse di malattia. Il sintomo prevalente ed iniziale è rappresentato da un deficit di memoria episodica che insorge gradualmente e progredisce fino a compromettere lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Il deficit mnesico è globale, riguarda sia la memoria verbale che quella visuo-spaziale, limitando in particolare l’apprendimento di nuove informazioni, caratteristicamente, infatti, i ricordi più datati sono conservati più a lungo, e solo in un secondo tempo diviene deficitaria anche la rievocazione. Caratteristicamente il malato demente tenta di coprire le proprie lacune mnesiche con evidenti confabulazioni. Al progredire del deficit mnesico fa seguito un impoverimento delle funzioni attentive ed esecutive, della memoria semantica, del linguaggio, dell’orientamento, delle abilità visuo-spaziali e della prassia. Il linguaggio è difficoltoso per incapacità di richiamare i vocaboli, e il paziente tenta di ovviare a questa situazione ricorrendo a complesse circonlocuzioni. Il vocabolario si restringe, mentre la comprensione è inizialmente conservata, per essere poi compromessa nelle fasi successive. Ad uno stadio avanzato compare spesso ecolalia, ed infine il disturbo può evolvere fino ad una vera afasia anomica. Con il tempo il paziente diventa incapace di riconoscere i volti familiari e persino il proprio. La capacità di calcolo è parimenti compromessa (discalculia o acalculia) alterando inizialmente le capacità lavorative del paziente e rendendolo infine incapace di eseguire anche i calcoli aritmetici più semplici. Caratteristica è la comparsa di disorientamento spazio-temporale. Con l’aggravarsi della malattia il paziente presenta difficoltà di orientamento anche in luoghi a lui familiari, e perfino nella sua stessa casa. Frequente è l’inversione del ritmo sonno-veglia, soprattutto nelle fasi avanzate della malattia, aggravata dal disorientamento temporale, che porta il paziente a non riconoscere le diverse fasi della giornata. Gradualmente il paziente sviluppa difficoltà nel capire la relazione esistente fra se stesso e gli oggetti, come si osserva, ad esempio, nell’aprassia dell’abbigliamento, ove emergono difficoltà o incapacità nel posizionare i propri segmenti corporei in accordo con i capi di abbigliamento o nel rispettarne la corretta stratificazione. Simili difficoltà compaiono nell’utilizzo degli strumenti e degli oggetti della vita quotidiana, come le posate o gli elettrodomestici (aprassia di utilizzo). Nello studio dell'eziopatogenesi della malattia un ruolo rilevante è stato attribuito -40] e -42] in formazioni extracellulari dette placche senili e sulle pareti cerebrovascolari rappresenta, con i grovigli neurofibrillari, uno dei maggiori indicatori neuropatologici della malattia. Gli sforzi della comunità scientifica operante nel settore delle demenze sono sempre più volti ad identificare gli stadi iniziali della malattia, al fine di poter intraprendere precocemente strategie terapeutiche/riabilitative preventive e 2 rallentare la progressione del deterioramento cognitivo. Questo ha portato, negli ultimi anni, alla definizione di una nuova entità nosografica: il Mild Cognitive Impairment (MCI). Potendo l’MCI essere spesso misconosciuto nelle fasi iniziali, una diagnosi precoce ed accurata permetterebbe di intervenire tempestivamente sulle cause, avviare specifiche terapie ed organizzare al meglio la vita del malato e dei suoi familiari. In questo scenario, caratterizzato da una richiesta in forte aumento che per certi aspetti avanza istanze nuove perché provenienti da soggetti relativamente giovani e molto spesso ancora attivamente inseriti nel sociale, è di estrema importanza raffinare gli strumenti diagnostici avvalendosi del supporto fornito da tecnologie innovative al fine di effettuare una diagnosi precoce e mirata. Risulta quindi importante identificare precocemente i soggetti più a rischio di sviluppare AD al fine di intraprendere percorsi terapeutici nelle prime fasi della malattia e ritardarne così la comparsa. Per poter individuare, nella casistica di demenza preclinica, i soggetti a rischio di sviluppare AD e FTD, è utile effettuare un'analisi dei fattori biologici associati allo sviluppo della demenza. Di estrema rilevanza quindi, è l’identificazione di marcatori biologici in grado di predire l’evoluzione a demenza. Altro aspetto rilevante è la ricerca di marcatori associabili alla malattia dal punto di vista di una valutazione della risposta alla terapia, attualmente basata sulla cura dei sintomi, e che possano anche predire se un soggetto affetto da AD avrà o meno beneficio dal trattamento. Questo tipo di informazione è essenzialmente basata sulla ricerca di due elementi fondamentali: a) il profilo genetico personalizzato definito secondo i principi della farmaco genomica; b) l’individuazione di una correlazione tra trattamento terapeutico e le variazioni di un parametro di semplice determinazione a livello ematico o al limite del liquido cefalorachidiano. E’ importante sottolineare che la maggior parte della storia naturale di questa malattia si svolge nella fase post diagnostica di lunga durata e si caratterizza per la crescente complessità del quadro clinico. E’ questa fase che richiede la gestione degli aspetti più critici e invalidanti della malattia quali i disturbi comportamentali, la comorbilità, il crescente grado di dipendenza, le complicanze organiche associate all’invalidità e alla comorbilità. Questa lunga fase di malattia, che solo negli ultimi 1-2 anni viene gestita in RSA, grava completamente sulla famiglia, che solo marginalmente trova supporto nelle strutture deputate quali i centri diurni. L’identificazione di un unico punto di accesso ai servizi di primo livello e la creazione di una Rete integrata per le Demenze, nonché la definizione di percorsi formativi che portino ad una maggiore sensibilizzazione del Medico di Medicina Generale (MMG) e degli operatori del settore sono oggi quanto mai necessari. Obiettivi Il percorso diagnostico-assistenziale che proponiamo di sperimentare nel corso di questa ricerca prevede i seguenti WP: 1. identificazione di soggetti a rischio 2. validazione di nuove linee guida per la diagnosi precoce della AD e demenze correlate, che prevedono l’utilizzo di: tests neuropsicologici; 3 determinazione marcatori liquorali; imaging strutturale o funzionale; analisi genetica e permettono di diagnosticare la AD quando il declino cognitivo è lieve. 3. identificazione di marcatori prognostici, in grado di predire l’evoluzione della malattia, e di risposta alla terapia. 4. realizzazione di una rete assistenziale sul territorio per la gestione delle problematiche gestionali della vita quotidiana, al fine di ritardare l’istituzionalizzazione del paziente. Formazione degli operatori del settore (MMG, infermieri, operatori sanitari). In dettaglio, lo studio sarà articolato come segue: WP1. Determinazione fattori di rischio genetici predisponenti allo sviluppo di AD ed FTLD. Per questo scopo abbiamo a disposizione una banca di campioni di DNA che comprende ad oggi 400 pazienti con diagnosi clinica di AD, 250 di FTLD e 400 controlli sani di pari età dei pazienti. Ogni soggetto è stato sottoposto al seguente iter diagnostico: tests di laboratorio, anamnesi, valutazioni neurocognitive, Risonanza Magnetica (MRI) o Tomografia Computazionale. La presenza di danno vascolare è stata esclusa tramite l’Hachinski Ischemic Score (<4). La severità del declino cognitivo è stata valutata con il Clinical Dementia Rating (CDR) ed il Mini Mental State Examination (MMSE). I disturbi psico-comportamentali sono stati valutati con il Neuropsychiatric Inventory (NPI). La durata di malattia è definita come il tempo in anni tra l’insorgenza dei primi sintomi ed il prelievo. La diagnosi di AD probabile è stata fatta con i criteri NINCDS-ADRDA; quella di FTLD in accordo con i criteri di Neary et al (1998). Ogni paziente o caregiver ha dato il proprio consenso informato prima del prelievo. Dopo il reclutamento, è seguito, ed è tuttora in corso, il follow-up dei pazienti, che include la somministrazione di tests neuropsicologici ogni 6-8 mesi. Pazienti che mostravano un improvviso deficit di memoria, cambiamenti della personalità, disturbi della deambulazione, crisi epilettiche, deficit neurologici focali, segni extra-piramidali, storia di malattie cardiovascolari, depressione maggiore, abuso alcolico o disordini cronici del metabolismo, non sono stati inclusi nella banca biologica. Il gruppo dei controlli comprende volontari sani di pari età. Tutti i controlli hanno una valutazione neuropsicologica normale ed età paragonabile a quella dei soggetti patologici. I geni candidati che si prevede di analizzare sono, oltre all’Apolipproteina E: geni implicati in processi infiammatori (citochine e chemochine), nel danno ossidativo (sintasi dell’ossido nitrico) e geni precedentemente identificati in genome Wide Studies (GWAs). Le tecnologie che si prevede di utilizzare includono: Estrazione del DNA: il DNA genomico viene estratto col Flexigene Kit (Qiagen, Hildren, Gemany). La quantità di DNA viene determinata leggendo la densità ottica a 260 nm. I campioni di DNA vengono quindi aliquotati e conservati a – 20 °C. 4 Apolipoprotein (Apo)E: viene correntemente determinata tramite la tecnica Polymerase Chain Reaction-Restriction Fragment Length Polymorphism. Selezione dei tagging SNPs: verrà effettuata per ogni gene candidato una stima della potenza dello studio tramite il programma Genetic Power Calculator (http://pngu.mgh.harvard.edu/~purcell/gpc/), che considera la numerosità del campione e la MAF dei tagging SNPs, sulla base di un modello moltiplicativo e considerando la prevalenza della AD in Italia del 5% dopo i 65 anni. Utilizzando questi parametri lo studio avrà una potenza di almeno 80% di individuare una associazione allelica con P<0.01 e odds ratio (OR) di almeno 1.8, assumendo una MAF media degli SNPs di 0.2 ed un Linkage Disequilibrium (LD) >=0.8. Discriminazione allelica: le varianti alleliche saranno analizzate secondo la metodologia TaqMan, che si avvale dell’utilizzo di sonde marcate con fluorocromi in grado di emettere fluorescenza di intensità diversa in base alla variante allelica presente. Le reazioni vengono eseguite utilizzando 25 ng di DNA in un volume finale di 10 microlitri in piastre da 96 pozzetti con l’apparecchiatura ABI PRISM 7000 (Applied Biosystems). La procedura di amplificazione consiste in una denaturazione iniziale di 10 min a 95 C°, seguita da 40 cicli ciascuno comprendente un passaggio di 15 sec a 95 C° e 1 min a 60 C°. Analisi statistica: il software Haploview 3.2 verrà utilizzato per valutare l’equilibrio di Hardy Weinberg, il LD e le differenze nella distribuzione degli aplotipi tra casi e controlli. L’ OR sarà calcolata con un intervallo di confidenza (CI) del 95%. L'analisi genetica potrà fornire informazioni sulle caratteristiche genetiche che predispongono allo sviluppo della malattia o che sono protettive verso di essa. Lo screening genetico sulla popolazione a rischio, di analoga semplice esecuzione e di costo modesto, potrebbe permettere in futuro di valutare la probabilità di sviluppo della patologia. WP2. validazione di nuove linee guida per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer e demenze correlate. L’esperienza maturata nei Centri UVA, e confermata dai dati della letteratura, indica che tra l'esordio dei sintomi cognitivi e la diagnosi passano circa 2 anni. Questo tempo di latenza, in gran parte imputabile alla difficoltà nel riconoscimento dei sintomi, alle difficoltà nel raggiungere il Centro deputato alla diagnosi e in minor misura ai tempi tecnici per espletare tutti gli accertamenti necessari a formulare l’ipotesi diagnostica, non è accettabile considerando il fatto che la maggior parte dei farmaci per il controllo della malattia di cui disponiamo sembrano essere efficaci, anche se limitatamente, sopratutto nelle prime fasi di malattia. Recentemente sono state proposte nuove linee guida per la diagnosi differenziale delle demenze (Dubois et al., Lancet Neurology 2007), che prevedono l’utilizzo di marcatori biologici, cioè di indicatori oggettivi di danno neuronale, che sono misurabili in fluidi biologici o attraverso tecniche di imaging, anche in assenza di sintomi clinici conclamati. Queste considerazioni sottendono la possibilità di 5 effettuare una diagnosi precoce, in una fase in cui il declino cognitivo non è evidente ed in cui il danno è ancora potenzialmente reversibile impostando un trattamento precoce. L’obiettivo di questo WP è di applicare queste linee guida ai soggetti con MCI, notoriamente più a rischio di sviluppare la AD, al fine di anticipare la diagnosi. Questi soggetti verranno seguiti per non meno di due anni, con visite semestrali, al fine di valutare l’evoluzione verso una demenza conclamata e dimostrare dunque l’utilità dei nuovi criteri per effettuare una diagnosi in fase preclinica. In caso di conversione ad AD verrà impostato un trattamento standard con anticolinestaersici. Si prevede di reclutare, nel corso di 10 mesi, un campione di 100 soggetti con MCI afferenti al DH della UOS Malattie Neurodegenerative e Demielinizzanti. Costoro saranno sottoposti ad una accurata valutazione delle funzioni cognitive comprendente: Valutazione cognitiva globale: Clinical Dementia Rating (CDR), Mini Mental State Examination (MMSE), Tests di Memoria verbale e visiva: Span di cifre e di Corsi, breve racconto, apprendimento di coppie di parole, Digit span Esame delle Funzioni Esecutive: Trail making Test, matrici progressive di Raven Tests di linguaggio: Boston naming, test dei gettoni, fluenze verbali Tests di abilità visuo-spaziali: Street’s test Tests di attenzione su dati visuo-spaziali: matrici attenzionali Tests di prassia (prassia verbale, ideomotoria e costruttiva) Frontal Assessment Battery (FAB), Wisconsin Card Sorting Test (WCST), Tower of London test. Inoltre, verrà effettuata la puntura lombare per l’analisi del liquido cefalorachidiano (CSF: cerebrospinal fluid). I biomarcatori liquorali che si seconda è aumentata in tali pazienti. I valori di riferimento utilizzati sono stati determinati in precedenza (Sjogren et al., 2001). I pazienti verranno dicotomizzati in base alle analisi in: AD-like: ci si aspetta un’evoluzione verso AD Normale invecchiamento: non è atteso nessun peggioramento. Il follow up dei pazienti dimostrerà l’utilità dei biomarcatori liquorali per anticipare la diagnosi. In caso di positività ad un solo biomarcatore liquorale (e/o in sospetto di FTLD) verrà effettuati MRI e/o PET, che rilevano l’entità e la localizzazione della perdita neuronale. Infine, in presenza di storia familiare e/o di esordio di malattia in età presenile, verrà effettuata l’analisi genetica per la ricerca di mutazioni autosomiche dominanti. I geni che ci proponiamo di analizzare sono: per FTLD: tau (MAPT), progranulina (GRN). I metodi che si prevede di utilizzare includono: Analisi di sequenza: tale analisi prevede una iniziale amplificazione del frammento genico di interesse tramite reazione standard di PCR. 6 L’amplificazione di ciascun esone avviene mediante l’impiego di primer specifici disegnati in modo da comprendere anche la parte intronica adiacente all’esone, permettendo quindi di discriminare eventuali mutazioni localizzate in queste regioni “flanking” in grado di influenzare lo splicing. In breve, ciascuna reazione viene eseguita in un volume finale di 50 l contenente 25 ng di DNA gnomico, 12.5 pmol di ciascun primer, 0.6 M di ciascun nucleotide e 1U di Taq polimerasi. I parametri di amplificazione prevedono una denaturazione iniziale a 94C° per 5 min seguita da 38 cicli ciascuno costituito da tre step ciascuno costituito da 94C° per 30 sec,Tm per 30 sece 72 C° per 45 sec seguiti da un’estensione finale di 10 min a 72 C°. Successivamente si procede alla purificazione dell’amplificato tramite ExoSAP-IT, secondo le istruzioni del produttore. Quindi si procede alla reazione di sequenza condotta in un volume finale di 20 l che prevede l’utilizzo di 1 l di BigDye Terminator v3.1, 1.6 pmol di ciascun primer. I parametri di amplificazione consistono in 25 cicli ciascuno di 30 sec a 96 C°, 20 sec a 50 C°e 3 min a 60 C°. Quindi i prodotti di amplificazione vengono caricatisi un sequenziatore gene analyzer ABI PRISM 3100. WP3. Identificazione di marcatori prognostici, in grado di predire l’evoluzione della malattia, e di risposta alla terapia. Al fine di identificare marcatori periferici facilmente dosabili che predicano il grado di severità con cui la malattia è destinata a progredire verranno effettuati prelievi sanguigni seriali nel corso delle visite semestrali di follow up (T0=baseline, T1=6 mesi, T2=12 mesi, T3=18 mesi, T4=24 mesi). In occasione delle stesse, verranno inoltre somministrati i tests neuropsicologici precedentemente descritti. Verranno valutati longitudinalmente i livelli plasmatici di diverse citochine e chemochine che abbiamo dimostrato in precedenza essere alterate in pazienti con MCI e AD (Galimberti et al., Archives of Neurology 2006, Journal of Neurology 2008) fra cui: Monocyte Chemotactic protein-1 (MCP-1), Interferon gamma induced protein (IP)10, Interleukin 6, 8, 11, Leukemia Inhibitory Factor (LIF). Inoltre, sulle cellule del sangue, verranno valutati i livelli di mRNA di queste molecole nel tempo. Infine, verranno studiati i micro(mi)RNA che influenzano la traduzione dei trascritti analizzati. Le variazioni dei livelli delle chemochine, dell’mRNA e dei miRNA verranno correlati con le variazioni dei punteggi dei tests neuropsicologici, che documentano l’entità del declino cognitivo e con la eventuale risposta ai farmaci nel corso dei primi 6-12 mesi di trattamento. I metodi che verranno utilizzati per questo WP includono: ELISA specifici per citochine e chemochine per il dosaggio plasmatico (R&D Systems) Analisi di espressione dell’mRNA: l’RNA totale verrà estratto dai monociti e 1 microgrammo retrotrascritto in cDNA utiluizzando l’enzima M-MLV Reverse Transcriptase, Rnase H minus, point mutant (Promega, Madison, WI). L’analisi quantitativa verrà effettuata con il sistema Real Time (Taqman PCR Core Reagent kit; Applied Biosystems). Il programma di PCR prevede i seguenti passaggi: 50°C per 2 min, 95°C per 10 min, per 1 ciclo; 95°C per 15 sec, 60°C per 1 min per 40 cicli. L’apparecchiatura utilizzata è ABI Prism 7700 Sequence 7 Detector con un blocco termico di 96 pozzetti. L’analisi dei dati prevede l’utilizzo del programma Sequence Detector, version 1.6.3 (Applied Biosystems). Isolamento di miRNA: RNA totale arricchito delle molecole più piccole di RNA viene isolato da circa 3-8 ml di liquor o PBMC attraverso l’utilizzo del mirVana miRNA isolation kit secondo le istruzioni della ditta produttrice (Applied Biosystems). La concentrazione di RNA viene quindi quantificata attraverso l’utilizzo di un NanoDrop ND-3300 fluorospettrometro. La reazione di retrotrascrizione viene condotta attraverso l’impiego del kit ABI: TaqMan MicroRNA reverse trancription. Un totale di 2 ng/μL di RNA, 1X di stem-loop primer, 3.33 U/ μL di trascrittasi inversa, 0.25 U/ μL di inibitore RNAse, 0.25 mM di dNTPs, e 1X di buffer di reazione vengono miscelati in un volume finale di 15 μL e incubati a 16 °C per 30 minuti, e 42 °C per 30 minuti, e successivamente 85 °C per 5 min in un termociclatore. Analisi quantitativa dei miRNA attraverso Real Time PCR: per una stima quantitativa dei livelli di miRNA, viene impiegato un sequence detector system ABI 7500 Fast con sonde TaqMan marcate. Nello specifico, 0.8 μL della reazione di retrotrascrizione vengono miscelate con 0.5 μL di Taqman microRNA assay e con 5 μL di TaqMan Universal PCR master mix, No AmpEraseUNG in un volume finale di 10 μL. Real Time PCR vengono condotte usando il seguente profilo termico: 95°C per 10 min seguito da 95 °C per 15 sec e 60 °C per 60 sec per un totale di 40 cicli. La quantificazione relativa di RNA viene calcolata attraverso il confronto con il livello di espressione del miRNA umano RNU48 (RT1006, ABI). WP4. Identificazione di una rete assistenziale sul territorio per la gestione delle problematiche gestionali della vita quotidiana e percorso di formazione dei MMG e degli operatori del settore. Se è vero che trascorrono circa 2 anni fra esordio dei sintomi e diagnosi, è necessario ricordare che la maggior parte della storia naturale di questa malattia si svolge nella fase post diagnostica di lunga durata e si caratterizza per la crescente complessità del quadro clinico. E’ questa fase che richiede la gestione degli aspetti più critici e invalidanti della malattia quali i disturbi comportamentali, la comorbilità, il crescente grado di dipendenza, le complicanze organiche associate all’invalidità e alla comorbilità. Questa lunga fase di malattia, che solo negli ultimi 1-2 anni viene gestita in RSA, grava completamente sulla famiglia, che solo marginalmente trova supporto nelle strutture deputate quali i centri diurni e ADI. Attualmente la rete capillare di assistenza sul territorio nazionale per i malati di AD e per le loro famiglie è rappresentata dalle Unità Valutative Alzheimer (UVA), la cui realtà è estremamente disomogenea ed ancora insufficiente a far fronte alle problematiche mediche ed assistenziali di una popolazione complessa come quella rappresentata dai pazienti con AD e demenze correlate nonché dei loro caregivers. Affinché il malato sia gestito adeguatamente lungo la progressione della disabilità, è necessario un intervento articolato e coordinato che garantisca una continuità curativa ed assistenziale. Il Gruppo di Approfondimento Tecnico (GAT) nominato dalla Regione Lombardia e coordinato dal proponente, ha proposto di organizzare i professionisti, i servizi e 8 le strutture coinvolte in una Rete Integrata per la gestione del paziente demente, individuando i Centri deputati alla diagnosi, alla terapia ed all’assistenza dei soggetti affetti da demenza. Questa proposta è stata approvata con decreto regionale n. 9942 del 5/10/2009 ed è attualmente in corso la verifica dei centri atti a operare come Ambulatori Territoriali Specialistici Dedicati, Centri di Primo Livello, Centri per le Demenze e Centri di Secondo Livello, a seconda della tipologia di competenza attribuita. Inoltre, sussistono i problemi della mancanza di multiprofessionalità, sia mediche che non mediche (psicologi, infermieri, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, fisioterapisti, logopedisti, educatori, dietisti), negli staff della maggioranza delle UVA, della diversità degli strumenti diagnostici utilizzati nelle diverse UVA, dell’impiego inappropriato degli strumenti diagnostici e della scarsa aderenza della prescrizione dei farmaci inibitori delle colinesterasi al protocollo terapeutico riconosciuto dal Ministero della Salute. Ci proponiamo dunque di analizzare in dettaglio le criticità descritte e di organizzare dei Corsi di Formazione degli operatori del settore (medici di Medicina Generale, infermieri, operatori sanitari) al fine di rendere omogenei gli aspetti diagnostici, terapeutici e gestionali. Nel medesimo ambito verranno illustrati i risultati del progetto regionale in corso nonché i futuri sviluppi dello stesso. In particolare: 1) FORMAZIONE DEI MMG Lo scopo sarà fornire a MMG linee guida di facile applicabilità per l’individuazione e la gestione del paziente affetto da AD Il MMG dovrà essere formato adeguatamente per: rivestire un ruolo di screening/diagnosi precoce sviluppare le competenze necessarie a sospettare la AD, con particolare riguardo agli stadi più precoci (saper individuare il paziente che si rivolge al MMG per altri motivi che possono essere spia di un AD iniziale) saper effettuare un rapido screening dei soggetti con sospetto decadimento cognitivo (essere in grado di somministrare un MMSE, ADL, IADL) saper riconoscere le principali cause di demenza “reversibile”: iatrogena, distiroidismi, dismetabolica…ed impostare i primi esami ematochimici avere una mappa della Rete dei servizi per le Demenze: se persiste il sospetto inviare il paziente ad un Centro Demenze rivestire un ruolo di monitoraggio/gestione delle terapie: fornire a MMG le conoscenze necessarie sui farmaci indicati per la patologia e sugli eventuali effetti collaterali da monitorare prima gestione dei peggioramenti della malattia: prima gestione dei disturbi psico-comportamentali (saper riconoscere eventuali cause sottostanti ad un improvviso peggioramento, saper impostare una terapia di emergenza sia farmacologia che non) prevenzione delle comorbidità legate alla malattia: individuazione precoce e gestione della disfagia (primi rimedi, centri a cui inviare il paziente disfagico), prevenzione polmonite (insieme alla disfagia) prevenzione cadute. 2) FORMAZIONE DEL PERSONALE DI ASSISTENZA, INFERMIERISTICO E NON Lo scopo sarà la creazione di un percorso formativo rivolto ad operatori di diverse competenze professionali che vengono coinvolti nella gestione delle 9 problematiche del malato di AD (infermieri professionali, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, assistenti sociali, animatori, volontari). Il personale di assistenza, infermieristico e non, sarà adeguatamente formato per: fornire una conoscenza di base sulla fisiopatologia della malattia, sul suo decorso e complicanze creare una competenza mirata sulle peculiari modalità di relazione del malato di Alzheimer ai fini di: 1) promuovere forme specifiche di comunicazione che favoriscano l’ottimale cooperazione operatore-paziente, rendendo realmente efficaci gli interventi svolti dall’operatore sul paziente anche se gravemente disabile (igiene e cura della persona, rieducazione motoria, attività ricreative) 2) prevenire il burn-out degli operatori 3) incentivare il lavoro di gruppo tra le varie figure professionali 4) approfondire gli aspetti psicologici e relazionali dell’assistenza ai malati terminali Indicatori di risultato WP1. Determinazione fattori di rischio genetici predisponenti allo sviluppo di AD ed FTLD. Risultato atteso: determinazione di un profilo genetico predisponente allo sviluppo di AD ed FTLD. Indicatori: n. determinazioni effettuate/anno; pubblicazione risultati intermedi su riviste scientifiche indicizzate. WP2. Validazione di nuove linee guida per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer e demenze correlate. Risultato atteso: predizione dell’evoluzione verso AD grazie a nuovi criteri diagnostici innovativi Indicatori: n. pazienti arruolati/n. stimato; predizione diagnosi/conferma clinica diagnosi al follow up WP3. Identificazione di marcatori prognostici, in grado di predire l’evoluzione della malattia, e di risposta alla terapia. Risultato atteso: identificare marcatori biologici facilmente dosabili, in grado di predire la severità dell’evoluzione di malattia e la risposta al trattamento con anticolinesterasici. Indicatori: n. potenziali marcatori testati/anno, n. pazienti convertiti e trattati/anno. WP4. Identificazione di una rete assistenziale sul territorio per la gestione delle problematiche gestionali della vita quotidiana e percorso di formazione dei MMG e degli operatori del settore. Risultato atteso: organizzazione di un corso ECM per MMG ed uno per infermieri professionali, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, assistenti sociali, animatori, volontari. Indicatori: attività di formazione per specialisti territoriali, MMG ed infermieri (numero di eventi/anno; numero partecipanti/evento). Cronogramma 10 Mese 0 3 6 9 12 15 18 21 24 27 30 33 36 WP1 Azione 1-ApoE Azione 2-fattori infiammatori e danno ossidativo Azione 3-candidati GWAs Azione 4-Analisi statistica WP2 Azione 1-selezione pazienti Azione 2-screeing neuropsicologico, EON, puntura lombare (in DH) Azione 3–determinazione biomarcatori Azione 4-imaging Azione 5 – analisi genetica Azione 6 – follow up clinico, neuropsicologicoe e prelievo venoso longitudinale Analisi dati WP3 Azione1-Analisi livelli citochine, mRNA, miRNA T0 Azione 2-Analisi livelli citochine, mRNA, miRNA T1 Azione 3-Analisi livelli citochine, mRNA, miRNA T2 Azione 4-Analisi livelli citochine, mRNA, miRNA T3 Azione 5-Analisi livelli citochine, mRNA, miRNA T3 Azione 6-Analisi livelli citochine, mRNA, miRNA T4 Azione 7-Analisi dati e correlazione con dati clinicipsicologici WP4 Azione 1-Preparazione materiale per la formazione MMG, operatori, infermieri Azione 2-Procedure per ECM Azione 3-corsi di formazione Attività svolte nel primo anno di attività del progetto (2010) Recentemente sono state proposte nuove linee guida per la diagnosi differenziale delle demenze (Dubois et al., Lancet Neurology 2007), che prevedono l’utilizzo di marcatori biologici, cioè di indicatori oggettivi di danno neuronale, che sono 11 misurabili in fluidi biologici o attraverso tecniche di imaging, anche in assenza di sintomi clinici conclamati. Queste considerazioni sottendono la possibilità di effettuare una diagnosi precoce, in una fase in cui il declino cognitivo non è evidente ed in cui il danno è ancora potenzialmente reversibile impostando un trattamento precoce. L’obiettivo di questa prima parte del progetto è consistito nell’applicare queste linee guida ai soggetti con MCI, notoriamente più a rischio di sviluppare la AD, al fine di anticipare la diagnosi. Questi soggetti sono seguiti per non meno di due anni, con visite semestrali, al fine di valutare l’evoluzione verso una demenza conclamata e dimostrare dunque l’utilità dei nuovi criteri per effettuare una diagnosi in fase preclinica. In caso di conversione ad AD viene impostato un trattamento standard con anticolinesterasici. Sono stati reclutati, nel corso del primo anno di attività, 55 soggetti con MCI afferenti al DH dell’Unità Valutativa Alzheimer della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Policlinico. Costoro sono stati sottoposti ad una accurata valutazione delle funzioni cognitive comprendente: Valutazione cognitiva globale: Clinical Dementia Rating (CDR), Mini Mental State Examination (MMSE), Tests di Memoria verbale e visiva: Span di cifre e di Corsi, breve racconto, apprendimento di coppie di parole, Digit span Esame delle Funzioni Esecutive: Trail making Test, matrici progressive di Raven Tests di linguaggio: Boston naming, test dei gettoni, fluenze verbali Tests di abilità visuo-spaziali: Street’s test Tests di attenzione su dati visuo-spaziali: matrici attenzionali Tests di prassia (prassia verbale, ideomotoria e costruttiva) Frontal Assessment Battery (FAB), Wisconsin Card Sorting Test (WCST), Tower of London test. E’ stata effettuata la puntura lombare per l’analisi del liquido cefalorachidiano. I biomarcatori liquorali valutati sono le proteine beta Amiloide e tau: la prima è diminuita nei pazienti con AD, la seconda è aumentata in tali pazienti. I valori di riferimento utilizzati sono stati determinati in precedenza (Sjogren et al., 2001). I pazienti sono stati dicotomizzati in base alle analisi in: AD-like: ci si aspetta un’evoluzione verso AD normale invecchiamento: non è atteso nessun peggioramento. Il follow up dei pazienti ha dimostrato chiaramente l’utilità dei biomarcatori liquorali per anticipare la diagnosi. I risultati sono presentati nella tabella e nella figura seguenti. Figura: valori di abeta e tau (pg/ml) nel liquor dei soggetti con MCI. In rosso, i soggetti convertiti ad AD al follow up. In verde, i9 soggetti stabili. 3000 2500 tau (pg/ml) 2000 1500 1000 12 500 0 0 200 400 600 800 1000 1200 1400 1600 MCI n(%) Conversione AD Conversione VaD convertiti LBD Conversione FTLD Peggioramento, ma impossibilità di inquadramento clinico stabili follow-up mancante 18 (32,7) 1 (1,8) 1 (1,8) 1 (1,8) 6 (10,9) 14 (25,5) 14 (25,5) n(%) con Abeta e tau* alterate 13 (72,2) 0 (0) 1 (100) 0 (0) 0 (0) n(%) con solo Abeta alterata 18 (100) 0 (0) 0 (0) 0 (0) 1 (16,7) 0 (0) 0 (0) 0 (0) 1 (100) 2 (33,3) n(%) con Abeta e tau* normali 0 (0) 1 (100) 0 (0) 0 (0) 3 (50) 1 (7,1) 3 (21,5) 1 (7,1) 9 (64,3) n(%) con solo tau* alterata *valore corretto per età Tredici soggetti convertiti ad AD avevano un profilo liquorale tipico da AD al momento del prelievo (Abeta diminuita, Tau e Ptau aumentate). Cinque avevano Abeta alterata e tau normale. I valori relativi a questi soggetti sono stati elaborati con un software precedentemente sviluppato (Hulstaert et al, 1999; Andreasen et al., 1999 e 2001), che ha collocato i profili liquorali in una area tipica della AD: 13 Il parametro più specifico per predire la conversione ad AD è la proteina amiloide, che presentava valori bassi nel 100% dei soggetti convertiti ad AD. Questo dato è in accordo con precedenti osservazioni che dimostrano che l’accumulo di amiloide precede quello di tau, e che il dosaggio della proteina amiloide è il parametro che maggiormente supporta una patogenesi di tipo AD (Okonkwo et al., Archives of Neurology 2011, 68:113-9). L’aumento di tau è invece aspecifico e comunque l’aumento della tau in presenza di valori normali di amiloide esclude la diagnosi di AD spostandola verso altra patologia neurodegenerativa. Il 64.3% dei soggetti che avevano un profilo liquorale normale non ha avuto nessun peggioramento dal punto di vista cognitivo, suggerendo l’assenza di malattie neurodegenerative.Un solo paziente con un franco profilo AD ha mantenuto comunque una buona tenuta cognitiva. Tre pazienti rimasti attualmente stabili hanno una amiloide bassa nel liquor, ed il follow up potrà chiarire se siano pazienti in fase molto precoce di malattia. In conclusione, questi dati preliminari suggeriscono che i livelli di amiloide rappresentino il biomarcatore più predittivo per predire la AD. L’obiettivo per il prossimo anno (2011) consiste nell’ampliare la casistica di soggetti con MCI sottoposti a prelievo liquorale e successivo follow –up neuro cognitivo, come previsto dal progetto originale. 14 In caso di positività ad un solo biomarcatore liquorale (e/o in sospetto di FTLD) verranno inoltre eseguiti MRI e/o PET, che rilevano l’entità e la localizzazione della perdita neuronale. Infine, in presenza di storia familiare e/o di esordio di malattia in età presenile, verrà effettuata l’analisi genetica per la ricerca di mutazioni autosomiche dominanti. I geni che ci proponiamo di analizzare sono: per AD: precursore della Amiloide beta (APP), preseniline (PS) 1 e 2 per FTLD: tau (MAPT), progranulina (GRN). 15 ALLEGATO 8 ALLA D.G.R. N. IX/......................................... DEL …................. OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto Iniziative del sistema sanitario lombardo in materia di cure palliative e terapia del dolore Linea progettuale nella quale il progetto si colloca 4. Cure palliative e terapia del dolore. Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia P.za Città di Lombardia, 1 20125 MILANO – Tel 02.67651 Durata del progetto (annuale, biennale, triennale) Annuale Aspetti finanziari Importo assegnato a valere su quota vincolata FSN 2011 € 18.303.124,00 Impianto progettuale Sintesi del contenuto del progetto La tutela della dignità e dell’autonomia del malato, la promozione della qualità della vita fino al suo termine, la gestione della tematica del dolore, costituiscono da tempo priorità per i sistemi sanitari, ed oggi tanto più attuali anche in relazione all’emanazione della recente legge n. 38 del 15 marzo 2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”. Il progetto si propone di sviluppare la Rete delle Cure Palliative, la Rete delle Cure Palliative pediatriche, la Rete della Terapia del Dolore, implementando sempre più l’integrazione con il territorio, attraverso sia la definizione di percorsi misti di assistenza domiciliare/ricovero, in attuazione della L.38/2010, sia l’adozione di strumenti atti ad offrire al cittadino una risposta qualificata, motivata ed omogenea su tutto il territorio regionale. Gli ambiti di intervento sono pertanto volti a favorire lo sviluppo di percorsi integrati multidisciplinari e di continuità delle cure, che garantiscono la centralità del paziente, anche attraverso l’attivazione di percorsi di ospedalizzazione domiciliare; Pagina 1 di 4 sostenere il processo di integrazione e complementarietà tra rete sanitaria e socio-sanitaria, favorendo sia la continuità dei percorsi assistenziali erogati nell’ambito della rete per le Cure Palliative nei diversi livelli assistenziali (ospedaliero, residenziale, territoriale) ai malati inguaribili in fase avanzata, oncologici e non oncologici, anche attraverso il potenziamento dei rapporti operativi tra il livello delle Cure Palliative di base e quello delle Cure Palliative specialistiche; sia la continuità dei percorsi assistenziali tra la rete per malati acuti e cronici e la rete di Cure Palliative; favorire lo sviluppo della rete di Terapia del Dolore fondato su una puntuale definizione dei ruoli e delle funzioni e su una tassonomia e percorsi assistenziali condivisi; formulare linee di indirizzo e individuare percorsi diagnostico-terapeutici, volti a garantire la continuità dei percorsi assistenziali erogati nell’ambito della rete per la Terapia del Dolore nei diversi livelli assistenziali (ospedaliero, residenziale, territoriale) ai malati di dolore cronico; individuare gli indicatori gestionali/funzionali (di processo e di risultato) rilevanti per valutare qualità e appropriatezza di servizi e prestazioni; attuare progetti formativi ad hoc per il personale che opera nella rete delle cure palliative, oncologiche e non, anche pediatriche, definendo obiettivi e percorsi formativi per i vari targets che operano nella rete (incluso il personale medico, infermieristico, i MMG/PLS, le relative figure professionali dell’ambito socio-sanitario e sociale e i volontari); sviluppare progetti formativi ad hoc regionali di Formazione in Terapia del dolore, definendone obiettivi, percorsi, metodologie, indicatori di risultato ed i differenti target professionali e del volontariato coinvolti. Contesto (motivazioni del progetto, ambito di intervento, criticità da superare, valenza sanitaria dei risultati ottenibili) La rete lombarda delle Cure palliative è stata recentemente implementata attraverso l’estensione della gamma di servizi già erogati in quest’ambito con l’introduzione, su base regionale, del percorso sperimentale di Ospedalizzazione Domiciliare per le Cure Palliative (ODCP) su pazienti terminali oncologici. Il servizio sperimentale si colloca in alternativa ai livelli assistenziali erogati nell’ambito della rete per le Cure palliative - degenza in Hospice e in Unità di Cure Palliative ospedaliere, day hospital, ambulatoriale, tipologie diverse di cure domiciliari (ADIVoucher per pazienti terminali) – rappresentando un’ulteriore scelta, per il paziente in fase terminale e per i suoi famigliari, quale assistenza qualificata specialistica mirata al controllo dei sintomi fisici e psico-emozionali, nonché alla migliore qualità di vita possibile nella prospettiva di una morte dignitosa. In attuazione all’Accordo tra lo Stato e le Regioni del 27 giugno 2007 ed al successivo del 20 marzo 2008, con il quale è stato approvato il Documento tecnico sulle cure palliative pediatriche, è stato recentemente adottato un provvedimento regionale – D.g.r. n.VIII/11085 del 27 gennaio 2010 “Determinazioni in merito alla rete delle cure palliative pediatriche della regione Lombardia” - che ha posto le basi per lo sviluppo della rete per le cure palliative pediatriche secondo un modello organizzativo orientato a privilegiare, quando possibile, il domicilio del piccolo paziente quale sede favorita per prendersi cura del bambino e della sua famiglia, prevedendo comunque, qualora si renda Pagina 2 di 4 necessario, il ricovero in ambiente dedicato e protetto. Il documento approva, inoltre, il “Progetto formativo per lo sviluppo della rete regionale lombarda di cure palliative pediatriche.-Corso avanzato sull’assistenza al bambino eligibile a cure palliative pediatriche”, alfine di sviluppare, su tutto il territorio della Lombardia, un sistema di Cure Palliative Pediatriche (CPP) qualificato ed in grado di fornire una risposta omogenea su tutto il territorio regionale. In questo contesto ed alla luce dei risultati sin qui raggiunti, si intende proseguire nello sviluppo delle linee progettuali descritte, anche per l’anno 2011. Risultati nel 2010 D.g.r. n.VIII/11085 del 27 gennaio 2010 “Determinazioni in merito alla rete delle cure palliative pediatriche della regione Lombardia” - che ha posto le basi per lo sviluppo della rete per le cure palliative pediatriche secondo un modello organizzativo orientato a privilegiare, quando possibile, il domicilio del piccolo paziente quale sede favorita per prendersi cura del bambino e della sua famiglia, prevedendo comunque, qualora si renda necessario, il ricovero in ambiente dedicato e protetto. Il provvedimento di Giunta regionale approva il “Documento tecnico sulle cure palliative pediatriche – percorsi organizzativi” ed il “Progetto formativo per lo sviluppo della rete regionale lombarda di cure palliative pediatriche.- Corso avanzato sull’assistenza al bambino eligibile a cure palliative pediatriche”, alfine di sviluppare, su tutto il territorio della Lombardia, un sistema di Cure Palliative Pediatriche (CPP) qualificato ed in grado di fornire una risposta omogenea su tutto il territorio regionale. D.g.r. n.11399 del 10 febbraio 2010 “Nuove reti sanitarie: prosecuzione del monitoraggio e della valutazione delle NRS per l’anno 2010” che ha stabilito la prosecuzione del percorso sperimentale di Ospedalizzazione Domiciliare per le Cure Palliative (ODCP) per l’anno 2010, confermando le strutture erogatrici ed i percorsi autorizzati per l’anno 2009, per un totale di n. 32 Strutture - Unità di Cure Palliative e 5.231 pazienti su base regionale; riconfermato successivamente a tutto il 2011 con la D.g.r. n. 937 del 1 dicembre 2010 “Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario regionale per l’anno 2011” . Obiettivi e risultati attesi nel 2011 Obiettivo complessivo: a. cure palliative – terapia del dolore Sviluppare la Rete delle Cure Palliative e la Rete della Terapia del Dolore, in attuazione della L. 38/2010, con particolare attenzione allo sviluppo di percorsi misti di assistenza domiciliare/ricovero, anche in area pediatrica, favorendo l’integrazione tra le strutture di ricovero e le Unità di assistenza al domicilio con l’obiettivo di garantire un’assistenza non solo clinicamente adeguata ma anche più attenta alle necessità familiari e psicologiche del paziente in fase terminale e di ridurre i ricoveri ospedalieri inappropriati in reparti per acuti. b. cure palliative - pediatriche Pagina 3 di 4 Sviluppare un sistema di cure palliative pediatriche qualificato ed in grado di fornire continuità assistenziale, sia in ambito ospedaliero sia territoriale, ai bambini con malattie croniche inguaribili e alle loro famiglie. attuare progetti formativi ad hoc per il personale che opera nella rete delle cure palliative, oncologiche e non, che rappresentano una importante risposta ai minori che si trovino in particolari condizioni di malattia inguaribile e/o terminale, definendo obiettivi e percorsi formativi per i vari targets di operatori che operano nella rete (incluso il personale medico, infermieristico, i MMG/PLS, le relative figure professionali dell’ambito socio-sanitario e sociale e i volontari) Obiettivi intermedi: a) cure palliative - adulti attivazione di un flusso predefinito “Tracciato record ODCP”, quale SDO sperimentale, per ciascun percorso ODCP autorizzato, e valutazione dei percorsi di ODCP attivati da parte delle UCP autorizzate al programma nonché individuazione di specifici indicatori creazione di specifiche reportistiche organizzative/cliniche strutturate e differenziate in ordine alle diverse esigenze informative sviluppo, a livello regionale, di corsi formativi ad hoc per i vari targets di operatori che operano nella rete; b) cure palliative - pediatriche definizione e condivisione di criteri per l’attivazione di un servizio sperimentale di ospedalizzazione a domicilio del piccolo paziente; sviluppo di percorsi formativi per l’assistenza palliativa pediatrica, rivolti al personale sanitario che opera sia in ambito ospedaliero che territoriale. c) Terapia del dolore favorire lo sviluppo della rete di Terapia del Dolore fondato su una puntuale definizione dei ruoli e delle funzioni e su una tassonomia e percorsi assistenziali condivisi; formulare linee di indirizzo e individuare percorsi diagnostico-terapeutici, volti a garantire la continuità dei percorsi assistenziali erogati nell’ambito della rete per la Terapia del Dolore nei diversi livelli assistenziali (ospedaliero, residenziale, territoriale) ai malati di dolore cronico; individuare gli indicatori gestionali/funzionali (di processo e di risultato) rilevanti per valutare qualità e appropriatezza di servizi e prestazioni. Indicatori Elaborazione di almeno un documento tecnico sulle aree di sviluppo. Stesura di un provvedimento amministrativo regionale. Il riferimento temporale è l’anno durante il quale sono svolte le attività sopra citate. Pagina 4 di 4 ALLEGATO 9 ALLA D.G.R. N. IX/............................................. DEL …...................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto Iniziative del sistema sanitario lombardo a favore di pazienti non autosufficienti Linea progettuale nella quale il progetto si colloca: 2 La non autosufficienza. Assistenza ai pazienti affetti da malattie neurologiche degenerative e invalidanti Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia P.za Città di Lombardia, 1 20124 MILANO – Dott. Maurizio Bersani U.O. Programmazione e Sviluppo Piani D.G. Sanità Regione Lombardia P.za Città di Lombardia, 1 20124 MILANO – Durata del progetto Annuale Aspetti finanziari Importo assegnato a valere su quota vincolata FSN 2011 € 18.000.000,00 sulla singola annualità Contesto Regione Lombardia su precisa indicazione della Presidenza promuove il coordinamento e l’integrazione di tutte le politiche a favore delle persone con disabilità e con la dgr 15 dicembre 2010 n. 9/983 “Determinazione in ordine al Piano d’Azione Regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità e alla relativa Relazione tecnica”. ha approvato uno specifico Piano d’Azione Regionale. La Direzione Generale Sanità della Regione promuove specifiche iniziative di gestione dei pazienti non autosufficienti presso le Strutture di ricovero e le Aziende Sanitarie Locali. Descrizione Il Progetto promuove presso tutte le Strutture di ricovero - in collaborazione con la ASL e le associazioni di volontariato - percorsi di accoglienza dedicata, rivolta ai 1 disabili portatori di gravi patologie neuromuscolari o grave insufficienza d’organo (respiratoria), associata e non a grave deficit comunicativo. Si tratta di utenti con necessità particolari che, nell’accesso a una struttura sanitaria, hanno bisogno di percorsi dedicati e protetti, locali adeguati, presenza di accompagnatori durante l’intera permanenza in ospedale e tempi d’attesa ridotti. Nel corso del 2010 è stata effettuata una ricognizione presso le Strutture di ricovero della Regione delle attività svolte a favore delle persone con disabilità e ne sono stati valutati i modelli più significativi. Il modello di riferimento sulla scala regionale lombarda è il Progetto DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance) nato nel 2000 dall'incontro tra l'esperienza di vita della LEDHA e le risorse umane, professionali e strutturali dell'Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano ove è attiva un'unità operativa in grado di offrire una risposta rapida ai problemi medici e chirurgici dei disabili gravi, in particolare quelli che presentano un deficit comunicativo. Da una parte quindi, le esigenze di intervento medico comuni a pazienti che richiedono un approccio specifico, dall'altra, una struttura ospedaliera in grado di assicurare un apporto multidisciplinare, coordinato e organizzato, di servizi e competenze specialistiche. Questo progetto dal 2000 al 2010 ha preso in carico 4.060 pazienti con 28.000 accessi e oltre 50.000 contatti al numero verde sia da parte delle famiglie sia delle strutture territoriali. All’interno della rete di accoglienza del DAMA è inserito il Percorso Delfino attivo presso l’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova. La Tabella riporta la attività del Progetto DAMA San Paolo degli ultimi 10 anni. I dati indicano una sostanziale stabilità numerica sia nelle prestazioni sia nei nuovi pazienti presi incarico 2000 / 2001 Ricoveri Ordinari Ricoveri in DH/DS Interventi chirurgici in regime di RO/DS Prestazioni specialistiche/ diagnostiche Accessi da PS Accessi totali Nuovi pazienti presi in carico 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 49 59 69 89 73 65 82 66 61 77 312 578 738 791 898 981 969 805 563 525 32 41 54 66 60 64 55 56 249 599 889 1.146 1.565 1.462 1.900 2.365 3.107 3.241 114 904 198 1.573 247 2.335 223 2.653 226 2.904 222 3.068 204 3.440 218 3.862 188 3.627 177 3.642 429 391 491 515 425 391 374 368 356 321 La modalità di gestione del paziente disabile nell’erogazione della prestazione si caratterizza per una elevata complessità, in quanto la normale erogazione di una visita specialistica deve essere accompagnata nella maggior parte dei casi da una attività di sedazione e monitoraggio del soggetto. Il coinvolgimento 2 dell’équipe DAMA è diffuso in ogni fase del percorso del paziente, dall’accesso in pronto soccorso, all’erogazione delle prestazione ambulatoriali, al ricovero sia in regime di day hospital/day surgery sia in regime ordinario e all’eventuale intervento chirurgico. Un paziente DAMA gestito presso U.O. non specializzate richiede tempi più lunghi di erogazione delle prestazioni (es. per un accesso in PS, il cui tempo di permanenza può variare dai 20’ fino alle 6 h, la supervisione dell’équipe DAMA, in possesso di una memoria clinica del paziente, garantisce una riduzione dei tempi di esecuzione della prestazione). Dunque l’impegno profuso dai medici DAMA non si limita alle prestazioni direttamente erogate nella propria Unità, negli spazi di sala operatoria dedicati per la chirurgia elettiva e per gli interventi ambulatoriali, ma si estende ad una altrettanto elevata quantità di attività fuori gestione, che richiedono un importante contributo dell’equipe DAMA: Assistenza ai pazienti ricoverati nei reparti di degenza ordinaria e supporto al personale medico ed infermieristico dell’Unità Ospitante, con reperibilità sulle 24 ore; Attività chirurgica specialistica effettuata in regime di ricovero ordinario eseguita in collaborazione tra l’equipe specialistica ed i chirurghi di DAMA; Gestione diretta od in collaborazione con il personale della Medicina 4^ dei percorsi in pronto soccorso/DEA/OBI; Attività di Call Center e programmazione dei percorsi; Gestione del Call Center dedicato all’attività odontoiatrica; Attività di CUP vero e proprio per circa 3500 prestazioni ambulatoriali; Gestione ed aggiornamento dell’archivio cartaceo ed informatizzato; Attività di Comunicazione/Formazione in sede ed extrasede, sempre a carico personale; Organizzazione di seminari e convegni, organizzazione di incontri periodici con le famiglie e le associazioni di settore; Attività di accoglienza, accompagnamento e ascolto svolto da volontari. Il costo complessivo della gestione della casistica afferente al DAMA (inteso come centro di costo) è pari a 1.414.000 € cui si aggiungono 520.000 € di costo dei casi generati e gestiti da personale DAMA ma rendicontati da altri reparti (ricoveri, cure specialistiche odontoiatriche, altre cure specialistiche, PS). Questo comporta un costo complessivo delle cure prestate alla casistica che afferisce a un sistema DAMA pari a circa 1.900.000- 2.000.000 € annui. A DAMA afferisce un sottoinsieme della casistica della città di Milano e dintorni e si calcola che i pz eleggibili per cure DAMA sulla scala regionale sono 40.000-60.000 su circa 400.000-500.000 pz con invalidità più o meno grave o patologie di riferimento. L’assorbimento di risorse della gestione della casistica di riferimento di strutture DAMA dell'intera Regione può essere valutata in 20 milioni di Euro. Obiettivi Il Progetto si propone di standardizzare la gestione e l'approccio dei percorsi di accoglienza dedicata rivolta ai disabili portatori di gravi patologie neuromuscolari o grave insufficienza d’organo (respiratoria), associata e non a grave deficit comunicativo attraverso: definizione di modelli organizzativi di presa in carico del disabile grave con la visione della continuità assistenziale, 3 definizione di specifici percorsi per la gestione e l’accoglienza del paziente disabile, con particolare attenzione allo sviluppo di call center quale punto di contatto tra i parenti dei disabili e la struttura sanitaria, definizione di percorsi di inquadramento, valutazione breve e rivalutazione dei pazienti in percorsi ambulatoriali facilitati e day hospital, definizione di percorsi di attività d’urgenza e Pronto Soccorso con l’istituzione di una corsia preferenziale di accesso per questi pazienti nell’area dell’urgenza, definizione di percorsi di ricovero nei reparti adottando il concetto “doctor to patient”, condivisione e adozione presso le strutture di ricovero di linee di indirizzo per la realizzazione di percorsi di accoglienza dedicata, rivolta ai disabili portatori di gravi patologie neuromuscolari o grave insufficienza d’organo. Indicatori Identificazione di almeno una struttura di ricovero in ogni provincia ove attivare il percorso di accoglienza; Attivazione di specifici Corsi di formazione per il personale delle strutture individuate; Definizione a livello di singola aziendale di specifici percorsi. 4 ALLEGATO 10 ALLA D.G.R. N. IX.......................................... DEL …............................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto: Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza Linea progettuale nella quale il progetto si colloca: 2. La non autosufficienza – Assistenza a pazienti affetti da malattei neurologiche degenerative invalidanti Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Piazza Città di Lombardia 1 20124 MILANO – Dott. Luca Merlino Dirigente U.O. Governo dei servizi sanitari territoriali e politiche di appropriatezza e controllo Piazza Città di Lombardia 1 20124 MILANO – Durata del progetto (annuale, biennale, triennale) Annuale Aspetti finanziari Euro 9 milioni. Regione Lombardia ha stanziato per l’anno 2011 9 milioni di euro per la realizzazione di specifici progetti per l’area della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, focalizzati su aree di bisogno emergente caratteristiche del territorio locale e documentate epidemiologicamente. Tali progetti sono finalizzati allo sviluppo di interventi coordinati tra più servizi di NPIA sul territorio di una stessa ASL, a programmi di miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi oltre che a percorsi diagnostico-terapeutici mirati alle aree di criticità come l’adolescenza (e, in particolare, il trattamento dell’acuzie nell’adolescenza). In questo ultimo caso, è stata richiesta la definizione di programmi operativi integrati anche all’interno delle singole Aziende Sanitarie, con il coinvolgimento delle diverse Unità Operative, l’individuazione di modalità innovative di trattamento per tale fascia di età e l’integrazione con i progetti di intervento precoce già avviati nei Dipartimenti di Salute Mentale. Risultati attesi per il 2011 sono il passaggio, da una prima sperimentazione limitata, alla effettiva attivazione di progetti in tutte le ASL; il potenziamento del ruolo di governo clinico locale degli Organismi di Coordinamento per la Neuropsichiatria Infantile; l’implementazione dell’integrazione tra i servizi di NPIA e altri servizi sanitari e non sanitari del territorio; la riqualificazione e formazione del personale; il potenziamento delle buone pratiche esistenti; l’introduzione di elementi di innovatività nei servizi; il miglioramento quantitativo e qualitativo delle risposte agli utenti e alle famiglie. La Commissione Tecnica Regionale per la valutazione dei progetti di neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza ha approvato, basandosi su criteri predefiniti, 37 progetti che coprono tutti i bacini territoriali della regione. I criteri di valutazione utilizzati prendevano in considerazione analisi del bisogno, trasversalità e integrazione, obiettivi e azioni, innovatività, indicatori, costi ed un eventuale punteggio aggiuntivo per la qualità della rendicontazione di attività e costi nel caso di richieste di prosecuzione di progetti già in atto. I progetti presentati hanno evidenziato come l’attenzione dei servizi sia prevalentemente rivolta a tre grandi nuclei tematici: l’area della psicopatologia dell’adolescenza, l’area della disabilità complessa e quella dei disturbi di apprendimento, in coerenza con i dati epidemiologici che mostrano sia una carenza significativa di risposte in adolescenza, sia l’elevata prevalenza di disturbi neuropsicologici (4% DSA, 2% ADHD) sia, infine, il peso assistenziale dei disturbi cronici e complessi che, benché abbiano una prevalenza complessiva dello 0,5 %, rappresentano un carico assistenziale per le famiglie e per i servizi molto consistente e gravoso. I 37 progetti approvati hanno avuto la seguente articolazione nelle tematiche strategiche: Tematica strategica Adolescenza Salute mentale dei minori migranti Cronicità Autismo Riabilitazione dei disturbi neuropsicologici Disturbo da deficit di attenzione con iperattività I progetti includevano anche percorsi formativi trasversali. Numero progetti 11 3 8 5 8 2 In 19 casi si trattava di prosecuzioni di progetti attivati nel 2010, inclusi due progetti triennali (uno sui percorsi diagnostici e terapeutici nel disturbo da deficit di attenzione con iperattività, l’altro riguardante il supporto nelle gravi disabilità della comunicazione in età evolutiva) trasversali a più ASL, ciascuno dei quali ha coinvolto circa la metà delle UONPIA regionali. L’84% dei progetti ha ricevuto un punteggio buono o ottimo sulla parte di analisi del bisogno specifico per il territorio di riferimento, e per quanto riguarda i livelli di trasversalità e integrazione. Il contenuto innovativo evidenzia invece ancora significativi margini di miglioramento, essendo ottimo solo nel 32% dei progetti e buono nel 19 %. ALLEGATO 11 ALLA D.G.R. N. IX/............................................ DEL …................................... OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011 SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto Piano Regionale Prevenzione 2010-2012 Linea progettuale nella quale il progetto si colloca 13. Piano Nazionale della Prevenzione Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Via Pola, 9/11 20125 MILANO – Tel 02.67651 Durata del progetto (annuale, biennale, triennale) Triennale Aspetti finanziari Importo assegnato a valere su quota vincolata FSN 2011: € 70.000.000,00 Contesto Ai sensi dell’Intesa Governo – Regioni del 29 aprile 2010 (modificata il 7 ottobre 2010) con cui è stato approvato il Piano Nazionale per la Prevenzione (PNP) per gli anni 2010-2012, che prevede che ciascuna Regione doveva predisporre il Piano Regionale di Prevenzione (PRP) entro il 31 dicembre dello scorso anno, la Lombardia ha adottato il proprio PRP con DGR n. 1175 del 29/12/2010. Il PNP 2010-2012, alla stesura del quale hanno fattivamente contribuito le Regioni, ha introdotto un’impostazione avanzata rispetto al precedente Piano di Prevenzione attiva, in quanto vengono affrontate in maniera unitaria tutte le attività di prevenzione e promozione della salute, superando la settorializzazione delle linee operative, che, inevitabilmente, escludevano importanti tematiche e soprattutto impedivano un approccio integrato e coordinato alla persona e alle comunità. Nel corso del 2010 si sono proseguite le attività già previste dalle precedenti linee operative (pur essendosi infatti raggiunti gli obiettivi previsti, si tratta di attività consolidate e che debbono essere svolte) e sviluppate aree che sono state ritenute prioritarie per la nostra regione. Descrizione Con DGR 937 dell’1/12/2010 - Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l'esercizio 2011, in particolare nell’allegato 5 Piano Prevenzione - Pagina 1 di 8 dedicato alle attività di prevenzione, sono stati definiti gli obiettivi da raggiungere e relative attività da svolgere. In particolare gli ambiti di attività inclusi nelle attività di prevenzione riguardano: 1) Promozione della salute, educazione a stili di vita migliori e prevenzione ambienti di vita; 2) Prevenzione, anche come strumento di governo della domanda; 3) Tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori. Obiettivi In seguito alla adozione del PRP 2010-2012, che discende dal PNP 2010-2012 ed è coerente con i contenuti del Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014, gli obiettivi individuati per l’anno 2011 vengono proposti in continuità rispetto alla annualità 2010. 1. Promozione della salute, educazione a stili di vita migliori e prevenzione ambienti di vita: Attuazione di interventi per la promozione di attività motoria e corrette abitudini alimentari al fine di ridurre l'incidenza di patologie cronicodegenerative. Riduzione di fattori di rischio quali obesità, sedentarietà, tabagismo in gruppi di popolazione adulta con particolare riferimento al tabagismo nel target femminile Percorso di formazione partecipata per la definizione del modello lombardo delle “Scuole che promuovono salute” Rendicontazione annuale degli interventi realizzati. 2. Coperture elevate delle vaccinazioni per difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, malattia invasiva da HIB e completezza delle anagrafi vaccinali: Anagrafe vaccinale: informatizzazione, aggiornamento, invio a DG Sanità classi di nascita 1993 – 2011 Coperture vaccinali coorte nati residenti 2009: (Vaccino esavalente (poliodifto-tetanopertosse- epatite B-HIB) ≥95%; Morbillo- Parotite – Rosolia: 1a dose ≥ 95%; coorte nati residenti 2005: Morbillo-Parotite-Rosolia – 2a dose ≥90%; Polio 4° dose ≥ 95%; soggetti appartenenti a categorie a rischio: ≥70% soggetti 0-18 aa, per le rispettive patologie, su denominatore BDA. 3. Prevenzione patologie neoplastiche attraverso programmi di screening: Garantire il mantenimento delle perfomance di qualità e di risultato raggiunte nell’offerta di screening organizzati: Estensione dello screening mammella e colon retto ≥ 95% Adesione: mammella ≥ 60 % colon retto ≥ 40% Invio dei dati attività di screening secondo il tracciato record nel rispetto delle indicazioni della DG Sanità Pap test: attuazione del/i progetto/i per il reclutamento delle popolazioni fragili definiti dalla ASL nel 2010 e continuità del monitoraggio del le prestazioni rendicontate nei flussi correnti Piano Prevenzione - Pagina 2 di 8 4. Tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori: Utilizzo del Sistema Informativo della Prevenzione regionale – I.M.Pre.S@ e rendicontazione tramite quest’ultimo di tutti i dati sulle attività di controllo effettuate nel 2011 Attuazione del Piano regionale 2011-2013 per la promozione della sicurezza e salute negli ambienti di lavoro Realizzazione delle attività di controllo secondo i seguenti parametri: – i controlli delle strutture per cui l’ASL individui un elevato grado di rischio debbono costituire almeno il 60% del totale dei controlli; – almeno il 60% dei controlli nel settore della sicurezza alimentare sono effettuati su strutture a rischio elevato – nell’area di tutela e sicurezza dei lavoratori copertura dei controlli su almeno il 5% delle imprese attive e su almeno il 10% delle imprese edili attive; – almeno il 60 % dei controlli va effettuato in imprese con livello di rischio elevato per i lavoratori, tra cui quelle: classificate a Rischio di Incidente Rilevante soggette ad Autorizzazione Ambientale Integrata, con elevati indici di frequenza e gravità per infortuni e malattie professionali, con esiti negativi nei precedenti controllo. 5 Completezza e qualità nella sorveglianza epidemiologica: Analisi del contesto territoriale: utilizzo dei sistemi informativi correnti (mortalità generale e prevenibile, malattie infettive, incidentalità stradale, infortuni e malattie professionali, registri tumori, natalità, BDA) ai fini della definizione delle priorità di salute. 6. Comunicazione ed informazione dati e attività di prevenzione: Predisposizione da parte di ciascuna ASL di una report annuale che presenti sinteticamente il “Piano integrato per le attività di promozione della salute, prevenzione e controllo” adottato, le attività previste e svolte nell’anno, e i risultati conseguiti in termini di guadagno di salute Mantenimento/attivazione delle interfacce col pubblico (siti web, urp, call center, sportelli informativi…) coordinate e visibili 7. Monitoraggio e valutazione Gli obiettivi soprarichiamati, oltre che essere inclusi negli obiettivi a rilevanza regionale dei Direttori Generali delle ASL, sono monitorati semestralmente, sia con rendiconti delle singole Aziende che attraverso la consultazione dei sistemi informatizzati di registrazione delle vaccinazioni, malattie infettive, screening, attività di vigilanza e controllo. Piano Prevenzione - Pagina 3 di 8 Risultati raggiunti anno 2010 Definizione del Piano Regionale di Prevenzione Gli obiettivi individuati per il 2010 sono stati ricompresi nel Piano Regionale di Prevenzione (PRP) 2010-2012, che è stato approvato con DGR n. IX/1175 del 29 dicembre 2010. Il PRP si configura, pertanto, come documento di programmazione delle attività di prevenzione nel suo complesso all’interno del quale sono state individuate le azioni utili al raggiungimento obiettivi prioritari come di seguito riportate. 1. Completezza e qualità nella sorveglianza epidemiologica: Analisi del contesto territoriale è contenuta nel primo capitolo del PRP e si declina in: ◦ Indicatori demografici ◦ Indicatori socio economici ◦ Indicatori di qualità dell’ambiente naturale e antropizzato ◦ Indicatori di rischio individuale ◦ Indicatori delle condizioni di salute e del ricorso a prestazioni ciò ha consentito l’individuazione delle priorità di salute rispetto alle quali verranno intraprese azioni e promosse iniziative. Primo gruppo di priorità “Obiettivi raggiunti, obiettivi da mantenere”: - migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’attività di controllo degli ambienti di vita e di lavoro e a tutela della sicurezza alimentare proseguendo quanto già intrapreso con il percorso di semplificazione delle procedure amministrative e di responsabilizzazione d’impresa, e in particolare: disporre di una completa ed aggiornata conoscenza del contesto produttivo e del territorio nel quale si opera, delineando il profilo con sistemi informativi adeguati, anche di georeferenziazione, dei settori attraverso l’informatizzazione e condivisione di tutte le banche dati disponibili, in integrazione con le Camere di Commercio, le Direzioni Regionali e Provinciali del Lavoro, l’ARPA, le Province e i Comuni, l’INPS e l’INAIL; individuare le attività economiche che presentano maggiori rischi per la salute, sia della popolazione che dei lavoratori, concentrando su di esse i controlli; avviare un meccanismo virtuoso che, dando trasparenza all’azione di controllo dell’ASL, evidenzi quali sono le non conformità o violazioni più comuni, consentendo così di avviare l’adeguamento delle normative per migliorare complessivamente la qualità di tutti i sistemi; - incrementare la capacità di intervento sistemico sul contesto ambientale locale in collaborazione con gli altri soggetti coinvolti nella programmazione territoriale e del patrimonio urbanistico, a tutela della salubrità degli ambienti di vita, mediante la lettura integrata delle informazioni derivanti dal territorio; - mantenere i risultati raggiunti nel campo della prevenzione e controllo delle malattie infettive (livelli di copertura vaccinale - monitoraggio delle Piano Prevenzione - Pagina 4 di 8 - patologie infettive non suscettibili di vaccinazione per evidenziare precocemente eventuali trend negativi); aumentare efficienza e qualità dell’accesso alla prestazione vaccinale grazie alla disponibilità dell’anagrafe informatizzata per tutti i nuovi nati, revisionando la rete degli ambulatori ed includendo in essi anche i medici e pediatri di famiglia. Secondo gruppo di priorità “Responsabilità nelle scelte individuali”. - proseguire nel percorso regionale attivato con l’Ufficio Scolastico per la Lombardia, con cui nel 2006 è già stato siglato un protocollo di intesa, affinché le scuole diventino luoghi di promozione della salute sia mediante l’integrazione dei temi dell’educazione alla salute nei programmi curricolari realizzati dagli insegnanti, sia attraverso cambiamenti ambientali e organizzativi, nell’ambito di processi sviluppati localmente con il supporto delle ASL; - individuare su alcuni temi trasversali e di interesse generale, specifiche campagne regionali di informazione, che favoriscano sani stili di vita; - sostenere interventi che aumentino le opportunità di cessazione al fumo nelle donne, nonchè il miglioramento qualitativo dell’offerta di percorsi di disassuefazione al fumo; - sviluppare percorsi di attivazione delle comunità locali, finalizzati all’acquisizione di conoscenze, competenze e consapevolezze in tema di sicurezza in ambito domestico; - sostenere la realizzazione, anche da parte di amministrazioni ed enti coinvolti, di interventi di provata efficacia per la promozione della sicurezza stradale e la guida responsabile; - attuare accordi con associazioni di categoria per favorire scelte salutari in campo alimentare (es: accordi con panificatori, con grande distribuzione, con settore della distribuzione automatica...) e sostenere Comuni e Province nella predisposizione di interventi favorenti l’attività motoria, anche nell’ambito della pianificazione urbanistica; - perseguire una maggior consapevolezza del rischio di infezione da HIV tra i gruppi a maggior frequenza di contagio, anche con un’adeguata offerta del test di screening e conseguente incremento dei soggetti diagnosticati precocemente. Terzo gruppo di priorità “Attenzione e sensibilità alla domanda di salute: la sfida delle diseguaglianze”: - realizzare modalità specifiche per intercettare la popolazione che non ha mai effettuato test di screening oncologico; - attuare interventi di supporto di tipo sociale e sanitario per i soggetti a rischio di sviluppare patologie infettive legate alla povertà/emarginazione sociale, come la tubercolosi; - garantire la cura e i percorsi di reinserimento sociale ai malati di AIDS e sindromi HIV correlate attraverso la rete per l’assistenza extraospedaliera; - promuovere la gratuità di interventi di profilassi delle malattie infettive da importazione; Piano Prevenzione - Pagina 5 di 8 - coordinare e integrare l’offerta assistenziale del territorio, con particolare attenzione alle patologie cardiocerebrovascolari e diabete, ponendo in un continuum articolato prestazioni di assistenza primaria, specialistica e riabilitativa, ivi comprese le cure domiciliari. Quarto gruppo di priorità “Diagnosi precoce, cura e riabilitazione: la persona al centro di percorsi di qualità”. In tale ambito si considera prioritario: - concorrere al monitoraggio e miglioramento delle performance del sistema, con le seguenti azioni: predisporre report periodici su mortalità e morbosità nei contesti territoriali, con evidenza degli scostamenti rispetto alla media regionale e nazionale; analizzare i consumi sanitari (ricoveri, prestazioni specialistiche ambulatoriali, farmaceutica territoriale ed ospedaliera, residenzialità riabilitativa e per anziani, presìdi e protesi, assistenza sanitaria di base - prestazioni domiciliari, bilanci di salute…), con scostamenti interaziendali e dalle medie regionali; individuare le criticità nella rete assistenziale – primaria e specialistica – e definire le possibilità di miglioramento; potenziare le attività di sorveglianza epidemiologica delle infezioni ospedaliere e correlate all’assistenza sanitaria (monitoraggio dei sistemi per gli agenti sentinella, studi di prevalenza, aumento delle competenze delle strutture nella lettura dei dati epidemiologici e nella relativa pianificazione di azioni efficaci) e contestualmente migliorarne l’efficacia attraverso il raccordo con le attività di accreditamento e di risk management; - proseguire nelle azioni finalizzate alla riduzione dell’incidenza di patologie cronico-degenerative attraverso l’individuazione del rischio individuale: carta del rischio CCV, costruzione di percorsi diagnostico terapeutici per le patologie croniche a maggior impatto; - attivare percorsi di ricerca relativi agli interventi di medicina predittiva che rendano disponibili evidenze relative a target d’elezione, ambiti di applicazione, analisi di costo/efficacia e impatto sul SSR, sui quali fondare una loro programmazione coerente e sostenibile; - migliorare la qualità dei programmi di screening oncologici (carcinoma della mammella, del colon retto e della cervice uterina) mantenendo il trend in aumento dell’adesione. 2. Comunicazione ed informazione dati e attività di prevenzione: Tutte le ASL hanno predisposto e presentato alla Regione un Report relativo alle attività previste all’interno del “Piano integrato per le attività di promozione della salute, prevenzione e controllo”, svolte nell’anno 2010 e i risultati conseguiti. Le interfacce col pubblico (siti web, urp, call center, sportelli informativi…) coordinate e visibili sono state mantenute e in alcuni casi attivate. 3. Promozione della salute con riguardo a corretti stili di vita: Tutte le ASL hanno evidenziato un consolidamento della pianificazione delle attività dell'area promozione della salute con riguardo a determinanti Piano Prevenzione - Pagina 6 di 8 comportamentali (PIL), coerentemente con le raccomandazioni esitate dal percorso formativo "Laboratorio di valutazione del piano integrato degli interventi di promozione della salute" completato nel 2009, con particolare riferimento alla esplicitazione dei criteri, qualitativi e quantitativi, di scelta dei destinatari ed alla scelta di interventi di documentata efficacia teorica e/o pratica; Tutte le ASL hanno rendicontato gli interventi realizzati in questo ambito nel 2010, attuando interventi per la maggior parte di documentata efficacia teorica e/o pratica; 4. Controllo delle malattie infettive e vaccinazioni: Tutte le Asl hanno inviato l’aggiornamento informatizzato delle vaccinazioni per le classi di nascita 1990 – 2009. Sono state raggiunte le seguenti coperture vaccinali: per le coorte nati residenti 2008 (Vaccino esavalente (polio-difto-tetanopertosse-epatite BHIB)>95%; Morbillo- Parotite – Rosolia – 1a dose > 95%); coorte nati residenti 2004 (Morbillo-Parotite-Rosolia – 2a dose >90%; Polio 4° dose > 95%); soggetti appartenenti a categorie a rischio: >70% soggetti 0-18 aa, per le rispettive patologie, su denominatore BDA. 5. Prevenzione patologie neoplastiche attraverso programmi di screening: Anche nel 2010 la rendicontazione per tutte le attività è stata completa e secondo regole corrette in flusso specialistica ambulatoriale; Per lo screening mammografico: l’estensione è stata del 99%; gli intervalli di round sono stati rispettati; l’adesione corretta è stata del 66%; screening del carcinoma colo-rettale: l’estensione è stata del 100%; adesione corretta è stata del 48%; screening del carcinoma della cervice uterina: l’estensione è stata del 100% nelle ASL con screening organizzato; le prestazioni rese presso strutture accreditate sono state inserite nel flusso della specialistica ambulatoriale ed è stata effettuata la verifica delle percentuali di copertura effettive nelle ASL con screening spontaneo, con individuazione della quota che non ha effettuato nell’ultimo quinquennio alcuna prestazione. Sono in atto presso le ASL proposte innovative e sperimentali di “reclutamento” delle non responder. 6. Prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro Utilizzo del Sistema Informativo regionale della Prevenzione – I.M.Pre.S@ e rendicontazione tramite quest’ultimo di tutti i dati sulle attività di controllo effettuate dai Dipartimenti di Prevenzione Medica delle ASL nel 2010; Conclusione del Piano regionale 2008-2010 per la promozione della sicurezza e salute negli ambienti di lavoro e analisi dei risultati raggiunti; Predisposizione da parte di ciascuna ASL del report annuale sui rischi e danni da lavoro nel territorio di competenza, realizzato in collaborazione con le altre Istituzioni che concorrono agli obiettivi di tutela del lavoratore e con le forze sociali; Realizzazione delle attività di vigilanza ed ispezione secondo i seguenti parametri: – i controlli delle aziende/strutture per cui l’ASL ha individuato, in esito all’analisi del contesto locale, un elevato grado di rischio per i lavoratori, Piano Prevenzione - Pagina 7 di 8 sono stati 45.180 su un totale di 71.495 ed hanno rappresentato circa il 63% del totale dei controlli condotti nel 2010; – la quota di controlli nell’area di tutela e sicurezza dei lavoratori, pari per il 2010 a 71.495, è stata superiore al numero di controlli realizzati nel 2009, pari a 56.574; – la quota di controlli nell’area degli ambienti di vita, per le strutture individuate dall’ASL come a medio-basso grado di rischio, ha previsto l’effettuazione di controlli a campione, con esplicitazione dei criteri utilizzati nella relativa scelta. Piano Prevenzione - Pagina 8 di 8 ALLEGATO N. 12 ALLA D.G.R.N. IX/…………………………………….. DEL ……………………………. OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto: La riqualificazione dell’offerta del Presidio Corberi Linea progettuale nella quale il progetto si colloca: 2. La non autosufficienza Referente: Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Via Galvani, 27 20125 MILANO – Dott. Luca Merlino Vicario Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Dirigente U.O. Governo dei servizi sanitari territoriali e politiche di appropriatezza e controllo Via Galvani, 27 20125 MILANO – Durata del progetto: triennale Aspetti finanziari: Importo assegnato a valere su quota vincolata FSN 2011: Euro 13.000.000 sulla singola annualità Descrizione: Il presidio Corberi, istituito nel 1962 per offrire una risposta di assistenza residenziale ai minori con disturbi neuropsichiatrici, e individuato nel 1984 come presidio sanitario multizonale di riabilitazione, con la funzione di “erogare prestazioni altamente qualificate dirette al recupero funzionale e sociale dei soggetti affetti da minorazioni fisiche, neuropsichiatriche o sensoriali, da qualunque causa dipendenti”, si è ritrovato nel tempo a garantire una continuità assistenziale ai ricoverati, divenuti adulti, strutturando un’attività residenziale, semiresidenziale e ambulatoriale a favore di soggetti adulti affetti da disabilità intellettiva, disturbi psichiatrici esorditi nell’infanzia e esiti di cerebropatie congenite e acquisite. In seguito alla legge 11/2008 ed al decreto collegato 580/2008, il Presidio di Neuropsichiatria Corberi viene assegnato alla ASL Provincia di Monza e Brianza. Dal 1 Gennaio 2009 la Direzione dell’ASL MB è impegnata ad assicurare continuità alle attività clinico riabilitative assistenziali del Presidio, e ha avviato una riflessione 1 con tutti i portatori di interesse per definire le linee di un possibile sviluppo del Presidio nell’ambito della rete di offerta sanitaria e socio sanitaria territoriale. Obiettivi progetto: Il progetto complessivo si articola secondo i seguenti punti: □ Mettere al centro dello sviluppo del Corberi i bisogni clinico riabilitativi e assistenziali degli ospiti, definendo, nell’ambito del Presidio, una pluralità di offerta articolata sulla base dell’evidenza tra gli ospiti di tipologie differenziate di bisogni; □ Innovare le strutture e i processi riabilitativi e assistenziali, tenendo conto delle migliori esperienze e delle best practice conosciute, e valorizzare le azioni di miglioramento e i progetti in atto rivolti ai percorsi ambulatoriali, semiresidenziali e residenziali delle persone con ritardo mentale e disturbi psichiatrici esorditi nell’infanzia. □ Salvaguardare la specificità, unitarietà e complessità del Corberi dal punto di vista dell’offerta clinico riabilitativa e assistenziale, in rapporto alla tipologia degli ospiti; □ Salvaguardare i diritti acquisiti degli attuali ospiti, in riferimento agli oneri economici in capo agli stessi e/o ai familiari civilmente obbligati; □ Salvaguardare gli aspetti contrattuali e professionali dei lavoratori, coinvolgendoli nel processo di sviluppo del Corberi, e investendo sulla loro professionalità. Indicatori: vedi tabelle allegate. La domanda riabilitativa e assistenziale Caratteristiche degli assistiti e dell’offerta del Corberi I pazienti ricoverati, e quelli che accedono all’area semiresidenziale e ambulatoriale del Corberi, si raccolgono intorno alle seguenti diagnosi: Grave disturbo psichiatrico esordito nell’infanzia (Autismo e altre Sindromi da alterazione globale dello sviluppo psicologico). Disabilità intellettiva (Ritardo mentale profondo, grave, moderato e lieve) associata o no ad anomalie del comportamento. Doppia diagnosi (Disturbo psichiatrico e Disabilità intellettiva). Esiti di cerebropatie di varia gravità ad esordio precoce. 2 Area Offerta Caratteristiche assistiti Età media Tipologie diagnostiche 83 Disabilità intellettiva Psicosi esordio infantile Doppia diagnosi Reparto Mingazzini 47 Esiti cerebropatie grado medio lieve Psicosi esordio infantile Reparto ospedaliero 21 Day Hospital 10 13 Gravi esiti di cerebropatie Centro diurno 19 27 Disabilità intellettiva e disturbi psichiatrici Centro integrato psichiatria 224 37 Disabilità intellettiva e disturbi psichiatrici 32 Disabili non collaboranti che necessitano di sedazione cosciente Reparto Montessori Residenziale N° assistiti 47 Esiti gravi cerebropatie Semi Residenziale Ambulatoriale Ambulatorio di odontoiatria speciale 269 Organizzazione offerta Attività riabilitativa assistenziale rivolta a pazienti suddivisi in 7 gruppi in base alle caratteristiche cliniche Attività riabilitativa assistenziale rivolta a pazienti suddivisi in 5 gruppi in base alle caratteristiche cliniche Attività riabilitativa assistenziale rivolta a pazienti suddivisi in 3 gruppi in base alle caratteristiche cliniche Attività clinica fondata sulla riabilitazione psico sensoriale e la gestione dei problemi medici Attività clinica fondata sull’utilizzo del PTR e su progetti di inclusione sociale Attività clinica fondata su un equipe multiprofessionale, lavoro di rete e integrazione con i servizi socio sanitari del territorio Offerta rivolta sia ai ricoverati del Corberi che ai pazienti esterni L’attività riabilitativo assistenziale è supportata dai seguenti servizi generali: Portineria e centralino – Segreteria amministrativa e economato – Cucina centrale – Guardaroba e lavanderia – Manutenzione e magazzini – Autisti/Trasporti ricoverati per prestazioni specialistiche – Biblioteca. La Direzione del Presidio è assicurata dal Direttore dell’UO di Psichiatria, coadiuvato per le rispettive competenze da un ufficio infermieristico, da una direzione amministrativa, da un medico con funzioni igienico sanitarie. Analisi dei bisogni riabilitativi e assistenziali degli ospiti del Corberi A partire dalla valutazione effettuata delle caratteristiche degli attuali assistiti e dei loro bisogni riabilitativo assistenziali, la Direzione del Corberi ha analizzato i bisogni 3 riabilitativo assistenziali delle persone assistite, tenendo conto delle seguenti tipologie di intervento: □ Assistenza infermieristica e cure mediche internistiche. Risposta ai bisogni di assistenza infermieristica che l’ospite non è in grado di soddisfare autonomamente, quali mobilizzazione, alimentazione, idratazione, eliminazione urinaria e intestinale, idratazione. Interventi curativi finalizzati alla presa in carico e risoluzione di patologie internistiche. □ Assistenza alle funzioni primarie. Supporto all’assistenza infermieristica per l’esecuzione di attività assistenziali semplici, caratterizzate da bassa discrezionalità e alta riproducibilità, su indicazione del personale infermieristico (o in base a piani di lavoro e protocolli) e sotto la diretta supervisione dello stesso. □ Attività di socializzazione Insieme di iniziative che permettono ai pazienti di svolgere attività ludiche e piacevoli e di sperimentare situazioni in cui entrano in rapporto con persone, gruppi e associazioni in modo stimolante. Queste attività tendono a migliorare il comportamento dei pazienti coinvolti. □ Gestione dei comportamenti problema. Intervento complesso finalizzato a comprendere e modificare comportamenti particolari che risultano problematici per il paziente, per gli operatori e per l’ambiente. La caratteristica tipica di tali comportamenti è la tendenza a ripetersi nel tempo. □ Integrazione socio sanitaria Coordinamento tra interventi di natura sanitaria e interventi di natura sociale, a fronte di bisogni di salute complessi, sulla base di progetti assistenziali personalizzati. Tale processo richiede il coinvolgimento e la valorizzazione di tutte le competenze e le risorse, istituzionali e non, presenti sul territorio. □ Riabilitazione psicosociale. Insieme di interventi che permette a una persona con problemi psichici di mantenere, recuperare, migliorare e sviluppare abilità individuali e sociali. □ Cure psichiatriche Attività specialistica rivolta al trattamento dei disturbi psichiatrici attraverso il lavoro clinico con il paziente, il coordinamento di gruppi di operatori e il lavoro di rete. □ Lavoro con i familiari Attività rivolta a informare e coinvolgere i familiari del paziente nel progetto terapeutico con l’obiettivo di migliorare la qualità degli interventi. La tabella che segue cerca di sintetizzare, per le differenti aree omogenee di bisogno, il livello di impegno richiesto per le diverse tipologie di intervento. Nella prima colonna è evidenziata l’area di intervento (residenziale, semiresidenziale, ambulatoriale), nella seconda colonna le tipologie di pazienti, nelle successive il livello di impegno richiesto per le diverse tipologie di intervento. Le valutazioni relative al livello di impegno (Molto limitato, Basso, Medio, Alto, Elevato) segnalano quanto è valutata necessaria una data attività per quello specifico gruppo di pazienti. 4 Prendendo in considerazione ogni riga della tabella si delinea uno specifico profilo di trattamento e le figure professionali necessarie per realizzarlo. □ Gruppo A. Raccoglie i pazienti che presentano una gravissima disabilità sia intellettiva che motoria, ivi compresi quelli con PEG, tracheostomie e cateteri a permanenza. E’ prevista una rilevante assistenza infermieristica e alle funzioni primarie. Viceversa sono di limitatissima entità gli interventi relativi alla socializzazione, alla riabilitazione psicosociale e all’integrazione sociosanitaria. □ Gruppo B. Individua pazienti con disabilità meno rilevanti e un corrispondente aumento dell’autonomia e della capacità di comunicare e entrare in rapporto con gli operatori. Si nota come diventino meno consistenti gli interventi infermieristici e di supporto, mentre aumentino quelli connessi con l’area psicosociale. □ Gruppo C. I pazienti di questo gruppo si caratterizzano per la presenza del linguaggio e per una buona abilità motoria. Sul versante delle attività emerge con chiarezza l’importanza della socializzazione e delle attività riabilitative. □ Gruppo D. Pazienti con Disturbi dello Spettro Autistico. Hanno un ruolo centrale attività quali la riabilitazione psicosociale, l’integrazione sociosanitaria, la socializzazione, la gestione dei comportamenti problema. Da questo punto di vista si rileva una sostanziale sovrapposizione con gli interventi erogati nell’ambito della residenzialità psichiatrica. A questi vanno aggiunte quelle prestazioni connesse con una maggiore disabilità e quindi con un maggior bisogno di supporto. □ Gruppo E. Pazienti con Disturbi psichiatrici esorditi nell’infanzia diversi dall’autismo. Si ritrovano forti affinità con il gruppo D. Un aspetto particolarmente significativo è quello riguardante i rapporti tra servizi, laddove sarà fondamentale mettere in atto una adeguata continuità di cura tra UONPIA e UOP. □ Gruppo F. Limitate sono le funzioni di supporto e assistenza, mentre grande rilievo hanno la riabilitazione psicosociale e la socializzazione offrendo ai pazienti reali opportunità di contatto,anche lavorativo, con strutture e associazioni esterne alla rete dei servizi. □ Gruppo G. Vengono proposti interventi erogabili da un’équipe multiprofessionale, in accordo con quanto prevede il Piano regionale per la salute mentale per i CPS. La stessa équipe deve farsi carico della gestione integrata del progetto individuale, garantendo la continuità e il coordinamento di interventi che possono essere svolti da altri servizi. 5 Livello di impegno per le diverse tipologie di intervento Residenziale Area di trattamento Semi residenziale Ambulatori ale Aree omogenee di bisogno A Gravissima disabilità intellettiva e motoria B Gravissima disabilità intellettiva e ridotta o nulla disabilità motoria C Grave disabilità intellettiva con linguaggio e ridotta o nulla disabilità motoria D Disturbi dello Spettro Artistico E Disturbi Psichiatrici esorditi nell’infanzia diversi dall’autismo F Disturbi Psichiatrici esorditi nell’infanzia Ritardo Mentale G Disturbi Psichiatrici esorditi nell’infanzia Ritardo Mentale Socializzazione Gestione dei Comportamenti Problema Integrazione Sociosanitaria Riabilitazione Psicosociale Cure psichiatriche Lavoro con i Familiari Elevato Basso Molto Limitato Basso Molto Limitato Molto limitato Elevato Medio Alto Medio Medio Basso Basso Basso Alto Basso Medio Elevato Medio Basso Medio Medio Alto Basso Alto Medio Elevato Alto Elevato Alto Elevato Basso Medio Elevato Elevato Alto Elevato Alto Elevato Molto Limitato Basso Elevato Alto Elevato Medio Alto Elevato Molto Limitato Molto Limitato Molto Limitato Molto Limitato Elevato Elevato Alto Elevato Assistenza MedicoInfermieristica Assistenza funzioni primarie Alto 6 La prevalenza degli assistiti con profilo clinico simile a quello degli assistiti del Corberi, nel territorio dell’ASL MB Analizzando i dati dell’anagrafe dinamica disabili dell’ASL, che utilizza banche dati e fonti informative diverse, si sono individuati gli assistiti con diagnosi di ritardo mentale e/autismo. - Per il Ritardo Mentale sono stati presi in esame i seguenti codici diagnostici dell’ICD-10: F70-73 (Ritardo Mentale Lieve, Medio, Grave, Profondo); F78 (Ritardo Mentale di Altro Tipo) e F79 (Ritardo Mentale Non Specificato). Oltre ai codici ministeriali dell’invalidità civile: 1005 - Lieve, 1006 - Medio, 1007 – Grave. - Per l’autismo, invece, sono stati presi in esame i codici diagnostici dell’ICD –10: F84.X oltre al codice ministeriale per l’invalidità civile 1209 (“Sindrome schizofrenica cronica grave con autismo delirio o profonda disorganizzazione della vita sociale”). Si è scelto questo codice sia perché è l’unico nelle tabelle ministeriali a comprendere il termine Autismo, sia perché viene utilizzato per le certificazioni di invalidità dei bambini con diagnosi di autismo in carico alle UONPIA e di alcuni adulti in carico ai Centri Diurni Disabili. I soggetti di età superiore a 18 anni residenti nel territorio dell’ASL con diagnosi di Ritardo mentale risultano 719, di cui: □ 15 con ritardo mentale profondo □ 226 con ritardo mentale grave □ 175 con ritardo mentale medio □ 227 con ritardo mentale lieve □ 76 con ritardo mentale non precisato La prevalenza è di 12 soggetti ogni 10.000 abitanti La stima epidemiologica di ritardo mentale nella popolazione italiana è dell’1%. Il dato che emerge dall’anagrafe disabili è quindi rappresentativo di parte del fenomeno, ovvero della parte che ha ricadute sul piano della disabilità e dei percorsi assistenziali. I soggetti di età superiore a 18 anni residenti nel territorio dell’ASL con diagnosi di Autismo risultano 336, con una prevalenza nella popolazione di 4,8 soggetti ogni 10.000 abitanti. I dati epidemiologici relativi alla popolazione italiana indicano una prevalenza di 4,5 soggetti ogni 10.000 abitanti. Il dato che emerge dall’anagrafe disabili rappresenta quindi l’intera popolazione di soggetti autistici del territorio della provincia. Per quanto riguarda il ritardo mentale i percorsi di presa in carico sono molteplici e si caratterizzano per: un’ampia gamma di percorsi di presa in carico da parte dei servizi sociali; una presenza limitata dei servizi sanitari con una bassa integrazione con i servizi sociali; 7 una percentuale non irrilevante di soggetti con un’attivazione della rete scarsamente caratterizzata. La notevole diversificazione della presa in carico da parte dei servizi sociali suggerisce che nel territorio della ASL Monza e Brianza è possibile entrare in contatto con una molteplicità di soggetti e che a questi soggetti, e alla loro storia, sono riconducibili i modelli di intervento. Per quanto riguarda i percorsi di presa in carico dei soggetti autistici si evidenzia che: la gamma dei percorsi è più limitata; la presa in carico sanitaria è di tipo psichiatrico, anche se la metà circa della popolazione non risulta avere contatti significativi con i servizi sanitari. Un’analisi più approfondita dei percorsi di presa in carico sanitaria, che coinvolgono le diverse articolazioni delle Unità Operative Psichiatriche, segnala un buon utilizzo del circuito psichiatrico, con il CPS che risulta il presidio più attivo. E’ comunque presumibile che per queste tipologie di pazienti non siano stati individuati specifici percorsi di cura o modelli di trattamento. Rispetto ai percorsi occorre inoltre ricordare che 17 soggetti residenti nel territorio della provincia, con diagnosi prevalente di ritardo mentale, sono attualmente inseriti in comunità protette della regione Piemonte per la difficoltà a trovare soluzioni idonee nelle strutture residenziali della Regione Lombardia. La riarticolazione dell’offerta del presidio Corberi Pluralità di offerta in rapporto a tipologie differenziate di bisogno Le aree omogenee di bisogno, individuate attraverso un’analisi puntuale delle caratteristiche degli assistiti e dei loro bisogni riabilitativi e assistenziali, permettono di ricondurre gli ospiti attuali del Corberi e gli assistiti dell’attività semiresidenziale e ambulatoriale del presidio a tre tipologie di assistiti: □ Assistiti con gravissimo Ritardo Mentale e disabilità motoria □ Assistiti con Ritardo Mentale e ridotta disabilità motoria □ Assistiti con Disturbi da alterazione globale dello sviluppo psicologico Per ciascuna tipologia di assistiti, tenendo conto e valorizzando le attività e i progetti in atto nel presidio Corberi, vengono proposti specifici percorsi riabilitativo assistenziali, articolati in moduli residenziali, semiresidenziali e ambulatoriali. Il Presidio Corberi si verrebbe quindi a caratterizzare per una pluralità di offerta in rapporto a tipologie differenziate di bisogno, in grado di rispondere a bisogni di riabilitazione e assistenza residenziali, semiresidenziali e ambulatoriali. 8 Bisogni di persone adulte con diagnosi di “Ritardo mentale” e “ Sindromi da alterazione globale dello sviluppo psicologico” per le quali la dimissione per raggiunti limiti di età da parte dei servizi di neuropsichiatria infantile evidenzia la difficoltà ad assicurare una continuità del percorso riabilitativo assistenziale. Il Piano Regionale per la Salute mentale 2004 / 2006 individua il “Ritardo mentale” e le “Sindromi da alterazione globale dello sviluppo psicologico” quali aree di confine tra diverse discipline sanitarie e ambiti organizzativi di intervento e quali aree per sviluppare progetti di intervento che prevedano la definizione di percorsi condivisi di integrazione tra reti di servizi sanitari e non sanitari. Il profilo dell’offerta per le diverse tipologie di assistiti Il Ritardo Mentale (RM) (viene proposto ancora questo termine per maggiore chiarezza anche se oggi si tende ad utilizzare quello di “Disabilità intellettiva”) è una condizione di arresto o incompleto sviluppo della mente caratterizzata da compromissione delle capacità evolutive che contribuiscono al livello globale di intelligenza (ICD-10). Sono perciò colpiti il linguaggio e le capacità motorie, sociali e cognitive. La base della diagnosi dovrebbe essere la capacità globale e non le compromissioni specifiche. Sebbene il RM non sia necessariamente accompagnato da un altro disturbo mentale o fisico, la prevalenza di altri disturbi mentali tra le persone con ritardo mentale è 3-4 volte superiore a quella della popolazione generale. Quando al RM si accompagna un Disturbo psichiatrico la situazione viene definita di Doppia Diagnosi. Il livello di ritardo mentale viene definito attraverso la misurazione del QI con un test standardizzato. Sono così classificate 4 forme di RM: Lieve, Moderato, Grave, Profondo con o senza compromissione comportamentale. Di particolare rilievo sono i deficit neuromotori e la comorbilità organica di vario tipo. Percorso 1 – Assistiti con gravissimo Ritardo mentale e disabilità motoria Il percorso 1 è rivolto a pazienti con gravissima disabilità intellettiva e motoria connessa agli esiti di gravi cerebropatie perinatali. Oltre alla gravissima disabilità, la caratteristica comune è l’assenza delle autonomie che possono essere sintetizzate nei seguenti punti: aposturalità o gravissime limitazioni motorie assenza di linguaggio o marcata limitazione della comunicazione gravissimo deficit cognitivo gravi deficit sensoriali Accanto ai sopraelencati aspetti si registrano rilevanti problemi in altri ambiti: alimentazione, accrescimento, alvo, diuresi. Si riscontrano inoltre ricorrenti infezioni urinarie e delle vie aeree. 9 Offerta residenziale Modulo 1 Criteri strutturali Le caratteristiche strutturali principali sono le seguenti: stanze di degenza con un numero di posti letto non superiore a 3, preferibilmente 1 o 2, spazi medici, spazi infermieristici, spazi per i vari interventi riabilitativi, spazi per la socializzazione con i familiari, assenza di barriere arcitettoniche. Modello organizzativo L’approccio terapeutico - riabilitativo si fonda sui seguenti punti: équipe multiprofessionale che opera sulla base di un Piano Riabilitativo Individuale sotto la responsabilità del medico; analisi dei bisogni, sia della persona che del gruppo in cui è inserita utilizzando anche strumenti standardizzati di valutazione; assistenza infermieristica, riabilitativa e di supporto che si avvale dell’utilizzo di una documentazione sanitaria personalizzata e multidisciplinare. In questo gruppo vanno assicurate prestazioni assistenziali complesse quali la gestione di accessi vascolari centrali e periferici, di cateteri vescicali, di drenaggi, di tracheotomie e PEG. interventi fisioterapici per le posture, le anomalie e le retrazioni conseguenti al danno iniziale; interventi logopedici per la stimolazione della sfera oro-vocale, la facilitazione della comunicazione alternativa e per il problema delle disfagie; interventi riabilitativi psicomotori globali quali stimolazione olfattiva, musicoterapia, acquaticità, pet-therapy per favorire la stimolazione sensoriale e il rilassamento. applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi, quali il case manager. L’operatore Case Manager (in questo caso un Infermiere) garantisce il coordinamento e il monitoraggio delle cure e della riabilitazione ad uno o più ospiti lungo un continuum temporale che richiede il mantenimento di un elevato livello assistenziale nel lungo periodo. Figure professionali coinvolte: Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Infermiere, Educatore, OSS, Assistente Sociale. Modulo 2 Il secondo Modulo è funzionalmente legato al primo e costituisce la struttura residenziale dove possono essere accolti i pazienti del Modulo 1 una volta raggiunta la maggiore età e una volta che è stato completato il percorso terapeutico - riabilitativo specifico per i primi anni di vita. Potranno ovviamente 10 essere accolti anche altri soggetti che pur non essendo stati ricoverati nel primo Modulo presentano analoghi livelli di gravità. Criteri strutturali Le caratteristiche strutturali principali sono le seguenti: stanze di degenza con 2 posti letto, studio medico, infermeria, spazi per i vari interventi riabilitativi, spazi per la socializzazione con i familiari, assenza di barriere arcitettoniche. Modello organizzativo Il modello organizzativo è sovrapponibile a quello del modulo 1. Offerta semiresidenziale Criteri strutturali Le caratteristiche strutturali principali sono le seguenti: studio medico, infermeria, studio per gli educatori, spazi per le attività riabilitative, stanze per il riposo, assenza di barriere arcitettoniche. Modello organizzativo équipe multiprofessionale che opera sulla base di un Piano Riabilitativo Individuale sotto la responsabilità del medico; interventi infermieristici relativamente a specifici bisogni (quali la somministrazione delle terapie, la gestione della PEG, ecc.) interventi fisioterapici per le posture, le anomalie e le retrazioni conseguenti al danno iniziale; interventi logopedici per la stimolazione della sfera oro-vocale, la facilitazione della comunicazione alternativa e per il problema delle disfagie; interventi riabilitativi psicomotori globali quali stimolazione olfattiva, musicoterapia, acquaticità, pet-therapy per favorire la stimolazione sensoriale e il rilassamento. Figure professionali coinvolte: Neuropsichiatra infantile, Psicologo, Infermiere, Educatore, Assistente Sociale Percorso 2 – Assistiti Ritardo mentale e ridotta disabilità motoria L’area del Ritardo Mentale - in analogia con la valutazione dimensionale del Quoziente Intellettivo - può essere considerata un continuum che va da quadri clinici caratterizzati da gravissimi deficit cognitivi, motori e sensoriali ad altri in cui lo scostamento dagli standard di funzionamento ritenuti normali è minimo. Per questa ragione anche le risposte assistenziali vanno modulate su questo continuum individuando unità organizzative con un numero limitato di pazienti (non oltre 20) omogenei per caratteristiche cliniche e bisogni assistenziali. 11 Offerta residenziale Criteri strutturali I 4 moduli dovranno possedere alcune caratteristiche comuni quali: stanze a 2 posti letto, studio medico, infermeria, studio degli educatori, spazi per le attività riabilitative, spazi per la socializzazione con i familiari, assenza di barriere architettoniche. All’interno di questi criteri strutturali sono prevedibili 4 unità organizzative nelle quali la tipologia sanitaria si modifica progressivamente a favore di strutture con tipologia abitativa e residenziale. Per i soggetti con lieve RM e con deficit motori limitati o assenti è pertanto ipotizzabile una struttura vicina a quelle della residenzialità psichiatrica. Modello organizzativo In analogia con la tipologia strutturale, anche per il modello organizzativo saranno garantite nei 4 moduli alcune caratteristiche comuni che costituiscono la parte più rilevante e significativa dell’attività. In ogni unità organizzativa saranno poi programmati specifici interventi per far sì che le modalità assistenziali passino da una tipologia prevalentemente sanitaria ad una incentrata sulla riabilitazione psicosociale. équipe multiprofessionale che opera sulla base di un Piano Riabilitativo Individuale sotto la responsabilità del medico; analisi dei bisogni, sia della persona che del gruppo in cui è inserita utilizzando anche strumenti standardizzati di valutazione; assistenza infermieristica, riabilitativa e di supporto che si avvale dell’utilizzo di una documentazione sanitaria personalizzata e multidisciplinare. interventi fisioterapici per le posture, le anomalie e le retrazioni conseguenti al danno iniziale; interventi di riabilitazione psicosociale quali musicoterapia, acquaticità, pettherapy, programmi specifici sulle abilità individuali. applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi, quali il case manager. L’operatore Case Manager (Infermiere o Educatore) garantisce il coordinamento e il monitoraggio del Piano Riabilitativo Individuale ad un o più ospiti lungo un continuum temporale che richiede il mantenimento di un elevato livello assistenziale nel lungo periodo. Figure professionali coinvolte: Psichiatra, Psicologo, Infermiere, Educatore, OSS, Assistente Sociale. Offerta semiresidenziale E’ rivolta a soggetti con Ritardo Mentale e Doppia Diagnosi che vivono in famiglia, inviati dal Centro Integrato di psichiatria, da altre Unità Operative di Psichiatria e dai Servizi Sociali del territorio. 12 Criteri strutturali Le caratteristiche strutturali principali sono le seguenti: studio medico, studio per lo psicologo, studio per gli educatori, spazi per le attività riabilitative individuali e di gruppo, sala riunioni. Modello organizzativo Le attività sono riconducibili al modello riabilitativo dei Centri Diurni psichiatrici fondato sulle seguenti caratteristiche: équipe multiprofessionale che opera sulla base di un Progetto Terapeutico Riabilitativo individuale (PTR) sotto la responsabilità del medico interventi psichiatrici rivolti alla valutazione del soggetto e alla formulazione del PTR con specifico riferimento alla terapia farmacologica. interventi psicologici e psicoterapeutici individuali e di gruppo; valutazioni testistiche; interventi riabilitativi individuali e di gruppo finalizzati a far emergere, mantenere e valorizzare le abilità individuali; lavoro con i familiari stabile e strutturato per discutere e condividere il PTR e gli obiettivi generali del CD; interventi di socializzazione mirati a mantenere e sviluppare le competenze sociali; interventi di abilitazione lavorativa in stretto rapporto con le associazioni del volontariato, il privato sociale e il tessuto produttivo locale; lavoro di rete con i servizi del territorio per la completa valorizzazione delle risorse presenti e per facilitare la dimissione dalla struttura. Figure professionali coinvolte: Psichiatra, Psicologo, Educatore, OSS, Assistente Sociale Offerta ambulatoriale E’ rivolta a soggetti adulti con Ritardo Mentale e Doppia Diagnosi che vivono in famiglia inviati da altre Unità Operative di Psichiatria, dai Medici di medicina generale e dai Servizi sociali del territorio. L’obiettivo è quello di fornire specifici percorsi di cura in ambito territoriale per quelle “aree nosografiche che si collocano in una posizione di confine tra diverse discipline sanitarie ed ambiti organizzativi di intervento” (Piano Regionale Salute Mentale). Criteri strutturali Le caratteristiche strutturali principali sono le seguenti: segreteria, infermeria, studi per interventi individuali, studio per interventi gruppali, sala riunioni. Modello organizzativo Il Centro Integrato di Psichiatria svolge una funzione di programmazione e coordinamento dell’attività clinica e del lavoro di integrazione sociale. Tale attività si fonda sui seguenti punti: 13 équipe multi professionale sotto la responsabilità del medico; attività clinica strutturata su 3 percorsi di cura: Consulenza, Assunzione in cura, Presa in carico (PRSM); utilizzo per i casi complessi del Piano di Trattamento Individuale (PTI) inteso quale strumento operativo della presa in carico; ruolo centrale del Case Manager per la promozione, per il monitoraggio e l’integrazione delle attività; lavoro con i familiari stabile e strutturato inteso come parte fondamentale del progetto; lavoro di rete con i servizi del territorio sanitari e sociali per garantire l’integrazione con i vari soggetti coinvolti. Figure professionali coinvolte: Psichiatra, Psicologo, Infermiere, Educatore, Assistente Sociale Percorso 3 – Assistiti con Disturbi da alterazione globale dello sviluppo psicologico Disturbi dello spettro autistico Le persone affette da autismo necessitano di una continuità di presa in carico che si moduli sulle loro necessità, sull’evoluzione del quadro clinico e sul naturale sviluppo. Ogni scelta deve prendere le mosse da un’adeguata considerazione degli aspetti clinici che caratterizzano questi quadri nosologici: disturbo qualitativo delle capacità di interazione sociale, disturbo qualitativo delle capacità comunicative, repertorio ristretto e ripetitivo di interessi e attività (Triade di Wing-Gould). Offerta residenziale L’offerta residenziale deve garantire ad ogni individuo di interagire con gli altri secondo le proprie possibilità senza perdersi in un completo isolamento, di essere circondato da persone che tentino rispettosamente di comunicare con lui nonostante le evidenti difficoltà, di mettere in atto i suoi comportamenti ossessivi senza esserne eccessivamente assorbito. Ne deriva la necessità di luoghi di vita e di cura dove non ci sia una eccessiva pressione da parte dell’ambiente, ma dove sia presente una visione abilitante continuamente protesa a individuare, salvaguardare e valorizzare le aree di funzionamento. Criteri strutturali Le caratteristiche sono quelle di una struttura residenziale psichiatrica con alcuni specifici accorgimenti: camere singole; un contesto dove sia possibile svolgere, con modalità adeguate alla patologia, tutti gli atti della quotidianità; inserimento in un contesto con spazi esterni che possano essere utilizzati per attività ludiche, socializzanti e riabilitative. 14 Modello organizzativo L’accoglimento richiede modalità di intervento che sappiano gestire la complessità clinica, le specifiche dinamiche relazionali, i rapporti con le famiglie, le difficili aperture al sociale. Pur nella consapevolezza che è difficile condividere un comune approccio all’autismo e creare modelli di intervento omogenei e basati sull’evidenza dei dati, si ritiene che possano essere fissati alcuni punti: équipe multi professionale sotto la responsabilità del medico; Progetto Terapeutico - Riabilitativo individuale (PTR) quale strumento operativo; approccio generalista in base al quale è necessario che il personale, anche se articolato in diverse funzioni, nel suo approccio al lavoro con l’autismo sia formato ad un’unica visione del problema; strutturazione della giornata che permetta agli ospiti di avere costanti punti di riferimento spazio-temporali; interventi spiccatamente individualizzati in accordo con gli interessi e le caratteristiche di ogni soggetto; continua attenzione al mantenimento o all’aumento dell’autonomia individuale per antagonizzare ogni forma di regressione; interventi psicologici e psicoterapeutici; lavoro con i familiari stabile e strutturato; interventi sociali finalizzati al raccordo tra struttura e rete dei servizi, al sostegno delle famiglie, all’attivazione di risorse esterne; formazione per il continuo aggiornamento delle conoscenze; Attività di supervisione con esperti esterni per favorire una più adeguata valutazione dei pazienti e una evoluzione del gruppo di lavoro. Figure professionali coinvolte: Psichiatra, Psicologo, Infermiere, Educatore, OSS, Assistente Sociale Offerta semiresidenziale L’offerta semiresidenziale risponde all’esigenza di guardare con attenzione a tutto il ciclo di vita dei soggetti portatori di autismo e di fornire nel contempo un adeguato sostegno alle famiglie. In particolare si rivolge a quei soggetti cosiddetti “ad alto o medio funzionamento” per i quali, al termine della scuola, l’inserimento in una struttura socio-assistenziale (C.S.E. o C.D.D.) appare spesso non adeguata. Sono infatti da prevedere modalità di intervento non sovrapponibili a quelle utilizzate nella gestione del Ritardo Mentale. Criteri strutturali Le caratteristiche strutturali principali sono le seguenti: studio medico, studio per lo psicologo, studio per gli educatori, numerosi spazi per le attività riabilitative individuali perché i contatti interpersonali sono molto problematici, spazi per le attività di gruppo, possibilità di spazi esterni, sala riunioni. Modello organizzativo équipe multiprofessionale sotto la responsabilità del medico; Progetto Terapeutico - Riabilitativo individuale (PTR) quale strumento operativo; valutazione funzionale dei comportamenti-problema; 15 interventi spiccatamente individualizzati in accordo con gli interessi e le caratteristiche di ogni soggetto; stabile organizzazione della giornata limitando gli aspetti di indeterminatezza che generano angoscia Interventi psicologici e psicoterapeutici; Lavoro con i familiari stabile e strutturato; Interventi di socializzazione Figure professionali coinvolte: Psichiatra, Psicologo, Educatore, OSS, Assistente Sociale Altri Disturbi da alterazione globale dello sviluppo psicologico Offerta residenziale E’ rivolta a soggetti portatori di patologie accomunate dal possibile esordio precoce dopo un precedente periodo di sviluppo normale, da una chiara riduzione/perdita delle capacità acquisite in diverse aree dello sviluppo, da varie anomalie comportamentali e da una possibile regressione nel linguaggio, nel gioco, nell’adattamento. In alcune forme sono anche presenti allucinazioni e deliri con una maggiore conservazione delle funzioni cognitive. Criteri strutturali Le caratteristiche sono quelle di una struttura residenziale psichiatrica con alcuni specifici accorgimenti: alcune camere singole; un contesto dove sia possibile svolgere, con modalità adeguate alla patologia, tutti gli atti della quotidianità; inserimento in un contesto con spazi esterni che possano essere utilizzati per attività ludiche, socializzanti e riabilitative. Modello organizzativo L’accoglimento è meno condizionato dai comportamenti autistici e può lasciare spazio a momenti di socializzazione e a interventi gruppali. I punti fondamentali sono i seguenti: équipe multi professionale sotto la responsabilità del medico; Progetto Terapeutico - Riabilitativo individuale (PTR) quale strumento operativo; strutturazione della giornata che permetta agli ospiti di avere costanti punti di riferimento spazio-temporali; interventi riabilitativi individuali e di gruppo in accordo con gli interessi e le caratteristiche di ogni soggetto; continua attenzione al mantenimento o all’aumento dell’autonomia individuale per antagonizzare ogni forma di regressione; interventi psicologici e psicoterapeutici; lavoro con i familiari stabile e strutturato; interventi sociali finalizzati al raccordo tra struttura e rete dei servizi, al sostegno delle famiglie, all’attivazione di risorse esterne; formazione per il continuo aggiornamento delle conoscenze; 16 Attività di supervisione con esperti esterni per favorire una più adeguata valutazione dei pazienti e una evoluzione del gruppo di lavoro. Figure professionali coinvolte: Psichiatra, Psicologo, Educatore, OSS, Assistente Sociale Offerta ambulatoriale E’ rivolta a soggetti adulti con Disturbi dello spettro autistico e Altri Disturbi da alterazione globale dello sviluppo psicologico che vivono in famiglia inviati da altre Unità Operative di Psichiatria, dai Medici di medicina generale e dai Servizi sociali del territorio. L’obiettivo è quello di fornire specifici percorsi di cura in ambito territoriale a soggetti diagnosticati nei primi anni di vita i quali necessitano di un progetto terapeutico - riabilitativo che si modifichi in accordo con gli importanti cambiamenti connessi con l’età adulta e con le trasformazioni del nucleo familiare. Criteri strutturali Le principali caratteristiche strutturali sono le seguenti: segreteria, infermeria, studi per interventi individuali, uno studio per interventi gruppali, sala riunioni. Modello organizzativo Il Centro Integrato di Psichiatria svolge una funzione di programmazione e coordinamento dell’attività clinica e del lavoro di integrazione sociale. Tale attività si fonda sui seguenti punti: équipe multi professionale sotto la responsabilità del medico; attività clinica che pur rifacendosi al PRSM si struttura su specifici percorsi di cura; utilizzo del Piano di Trattamento Individuale (PTI) inteso quale strumento operativo della presa in carico; valutazione funzionale quale modalità di orientamento del PTI, in considerazione della necessità di registrare accuratamente ogni minima modificazione del quadro clinico; Case Manager con il compito di promuovere, monitorare e integrare le attività; lavoro con i familiari stabile e strutturato inteso come parte fondamentale del progetto; lavoro di rete con i servizi del territorio, sanitari e non, per garantire l’integrazione con i vari soggetti coinvolti; definizione di un modello di lavoro fondato sulla consapevolezza che il lavoro clinico è in funzione di un progetto di vita; Figure professionali coinvolte: Psichiatra, Psicologo, Infermiere, Educatore, Assistente Sociale. 17 PRESIDIO CORBERI – Quadro riassuntivo dei moduli di offerta articolati per Percorso assistenziale Persone con gravissimo ritardo mentale e disabilità motoria Modulo 1 Gravissimo ritardo mentale e disabilità motoria 10 p.l. 2 Grave/Gravis simo ritardo mentale disabilità motoria 20 p.l. 9C Day Hospital per minori con gravissimo ritardo mentale e disabilità motoria Modello organizzativo Équipe multiprofessionale Analisi dei bisogni Piano Riabilitativo Individuale Assistenza infermieristica, riabilitativa e di supporto personalizzata Interventi fisioterapici Interventi logopedici Interventi di stimolazione psico-sensoriale Lavoro stabile e strutturato con i familiari Applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi: Case manager (Infermiere) Équipe multiprofessionale Analisi dei bisogni Piano Riabilitativo Individuale Assistenza infermieristica riabilitativa e di supporto personalizzata Interventi fisioterapici Interventi logopedici Interventi di socializzazione Interventi di riabilitazione psicosociale Lavoro stabile e strutturato con i familiari Applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi: Case manager (Infermiere) Piano Riabilitativo Individuale Interventi medici Interventi infermieristici Interventi riabilitativi Interventi di stimolazione psicosensoriale Lavoro stabile e strutturato con i familiari. Figure Professionali Caratteristiche strutturali Collocazione Interventi necessari Psichiatra/NPI Fisioterapista Psicomotricista Logopedista Infermiere +++ OSS ++ Assistente sociale Consulenza Internistica Stanze di degenza con 2 p.l., spazi medici, spazi infermieristici, spazi per interventi riabilitativi, spazi per la socializzazione con i familiari, assenza di barriere architettoniche. Reparto Ospedaliero I° piano (Sede Attuale 2 sezioni) Interventi limitati finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento. Psichiatra Fisioterapista Logopedista Infermiere ++ Educatore + OSS +++ Assistente sociale Stanze di degenza con 2 p.l., spazi medici, spazi infermieristici, spazi per interventi riabilitativi, spazi per la socializzazione, assenza di barriere architettoniche. Reparto Ospedaliero II° piano Interventi limitati finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento Neuropsichiatra infantile Infermiere + Educatore +++ Assistente sociale Infermeria, studio medico, stanza per gli educatori, stanze per le attività riabilitative, stanze per il riposo. Reparto Ospedaliero in contiguità con il modulo 1 Interventi limitati finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento 18 Persone con Ritardo mentale e ridotta disabilità motoria Modulo 3 Grave/Gravissi mo ritardo mentale e ridotta disabilità motoria 20 p.l. 4 Modello organizzativo Medio/Grave ritardo mentale e ridotta o nulla disabilità motoria 20 p.l. Équipe multiprofessionale Piano Riabilitativo Individuale Analisi dei bisogni Assistenza infermieristica riabilitativa e di supporto personalizzata Interventi fisioterapici Interventi di socializzazione (in relazione alla maggiore autonomia motoria) Interventi di riabilitazione psicosociale Lavoro stabile e strutturato con i familiari Applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi: Case manager (Educatore/Infermiere) Équipe multiprofessionale Analisi dei bisogni Piano Riabilitativo Individuale Assistenza infermieristica riabilitativa e di supporto personalizzata Interventi fisioterapici Interventi di socializzazione (in relazione alla maggiore autonomia motoria) Interventi di riabilitazione psicosociale Lavoro stabile e strutturato con i familiari Applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi: Case manager (Educatore/Infermiere) Figure Professionali Caratteristiche strutturali Psichiatra Fisioterapista Infermiere ++ Educatore ++ OSS +++ Assistente sociale Stanze di degenza con 2 p.l., spazi medici, spazi infermieristici, spazi per interventi riabilitativi, spazi per la socializzazione, assenza di barriere architettoniche, facile accesso alla veranda e al giardino, cucina e altri spazi di tipo abitativo. Psichiatra Fisioterapista Infermiere ++ Educatore ++ OSS +++ Assistente sociale Stanze di degenza con 2 p.l., spazi medici, spazi infermieristici, spazi per interventi riabilitativi, spazi per la socializzazione, assenza di barriere architettoniche, facile accesso alla veranda e al giardino. Collocazione Interventi necessari Reparto Montessori Completo rifacimento degli spazi interni con interventi finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento. Reparto Montessori Completo rifacimento degli spazi interni con interventi finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento. 19 Modulo 5 Medio/Grave ritardo mentale e ridotta o nulla disabilità motoria Modello organizzativo 20 p.l. 6 Medio/lieve ritardo mentale e ridotta o nulla disabilità motoria 20 p.l. 9 Centro Diurno per RM e D. D. 15 posti Équipe multiprofessionale Analisi dei bisogni Piano Riabilitativo Individuale Assistenza infermieristica riabilitativa e di supporto personalizzata Interventi fisioterapici Interventi di socializzazione (in relazione alla maggiore autonomia motoria) Interventi di riabilitazione psicosociale Lavoro stabile e strutturato con i familiari Applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi: Case manager (Educatore) Équipe multiprofessionale Analisi dei bisogni Progetto terapeutico - riabilitativo individuale (PTR) Interventi fisioterapici Interventi di socializzazione Interventi di riabilitazione psicosociale Lavoro stabile e strutturato con i familiari Applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi: Case manager (Educatore) Équipe multiprofessionale Progetto terapeutico - riabilitativo individuale (PTR) Interventi psichiatrici Interventi psicologici e psicoterapeutici Interventi riabilitativi individuali e di gruppo Lavoro stabile e strutturato con i Figure Professionali Psichiatra Infermiere + Educatore ++ OSS +++ Fisioterapista Assistente sociale Caratteristiche strutturali Collocazione Stanze di degenza con 2 p.l., spazi medici, spazi infermieristici, spazi per interventi riabilitativi, spazi per la socializzazione, assenza di barriere architettoniche, facile accesso alla veranda e al giardino, cucina e altri spazi di tipo abitativo Reparto Montessori Interventi necessari Completo rifacimento degli spazi interni con interventi finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento Psichiatra Psicologo Fisioterapista Infermiere + Educatore ++ OSS ++ Assistente sociale Struttura di tipo abitativo-familiare, stanze con 2 p.l., ridotti o nulli spazi medicoinfermieristici, spazi per interventi riabilitativi. Reparto Montessori Completo rifacimento degli spazi interni con interventi finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento Psichiatra Psicologo Educatore +++ OSS ? Assistente sociale Criteri per l’accreditamento di un CD psichiatrico Struttura attualmente in uso Realizzazione di un bagno per gli operatori e altri interventi limitati. 20 Modulo Modello organizzativo Figure Professionali Caratteristiche strutturali Collocazione Interventi necessari familiari. Interventi di socializzazione Interventi di abilitazione lavorativa e sociale Centro Integrato di Psichiatria Vedi Percorso assistenziale 3 Persone con disturbo globale dello sviluppo psicologico Modulo 7 Disturbi dello spettro autistico 20 posti Modello organizzativo Figure Professionali Caratteristiche strutturali Équipe multiprofessionale Progetto terapeutico - riabilitativo individuale (PTR) Verifica periodica degli esiti del progetto per individuare le criticità e inserire i correttivi più idonei. Approccio generalista in base al quale è necessario che il personale, anche se articolato in diverse funzioni, nel suo approccio al lavoro con l’autismo sia formato ad un’unica visione del problema. Continua attenzione al mantenimento o all’aumento dell’autonomia individuale per antagonizzare ogni forma di regressione. Lavoro stabile e strutturato con i familiari. Interventi psicologici e Psichiatra Psicologo Infermiere + Educatore +++ OSS ++ Assistente sociale Spazi medici. spazi infermieristici, spazi per interventi psicologici, stanze di degenza singole, spazi per attività riabilitative, spazi per la socializzazione, spazi di tipo abitativo. Collocazione Interventi necessari Reparto Mingazzini piano rialzato Completo rifacimento degli spazi interni con interventi finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento. 21 Modulo 8 Disturbi da alterazione globale dello sviluppo psicologico 20 posti Modello organizzativo psicoterapeutici Interventi psichiatrici Interventi sociali finalizzati al raccordo tra struttura e rete dei servizi, al sostegno delle famiglie, all’attivazione di risorse esterne. Attività di supervisione con esperti esterni per favorire una più adeguata valutazione dei pazienti e una evoluzione del gruppo di lavoro. Applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi: Case manager (Educatore) Équipe multiprofessionale Progetto terapeutico - riabilitativo individuale (PTR) Verifica periodica degli esiti del progetto per individuare le criticità e inserire i correttivi più idonei. Approccio generalista in base al quale è necessario che il personale, anche se articolato in diverse funzioni, nel suo approccio al lavoro con l’autismo sia formato ad un’unica visione del problema. Continua attenzione al mantenimento o all’aumento dell’autonomia individuale per antagonizzare ogni forma di regressione. Lavoro stabile e strutturato con i familiari. Interventi psicologici e psicoterapeutici Interventi psichiatrici Interventi sociali finalizzati al raccordo tra struttura e rete dei servizi, al Figure Professionali Caratteristiche strutturali Psichiatra Psicologo Infermiere + Educatore +++ OSS + Assistente sociale Spazi medici. spazi infermieristici, spazi per interventi psicologici, stanze di degenza singole, spazi per attività riabilitative, spazi per la socializzazione, spazi di tipo abitativo. Collocazione Interventi necessari Reparto Mingazzini piano rialzato Completo rifacimento degli spazi interni con interventi finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento. 22 Modulo Modello organizzativo Figure Professionali Caratteristiche strutturali Collocazione Interventi necessari Spazio contiguo al CD attualmente in uso alla UONPIA Revisione degli spazi interni finalizzata all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento. Completo rifacimento degli spazi interni con interventi finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento. Completo rifacimento degli spazi interni con interventi finalizzati all’acquisizione delle caratteristiche necessarie per l’accreditamento. Ristrutturazione degli spazi interni in continuità con l’Ambulatorio di Odontoiatria Speciale sostegno delle famiglie, all’attivazione di risorse esterne. Attività di supervisione con esperti esterni per favorire una più adeguata valutazione dei pazienti e una evoluzione del gruppo di lavoro. Applicazione di modelli assistenziali e organizzativi innovativi: Case manager (Educatore) 9B Centro Diurno per soggetti autistici 10 posti Équipe multiprofessionale Progetto terapeutico-riabilitativo individuale (PTR) Interventi psichiatrici Interventi psicologici e psicoterapeutici Lavoro stabile e strutturato con i familiari. Interventi riabilitativi individuali e di gruppo Interventi di socializzazione Équipe multiprofessionale Piano di trattamento individuale (PTI) Interventi psichiatrici Interventi psicologici e psicoterapeutici Lavoro stabile e strutturato con i familiari. Attività clinica strutturata su 3 percorsi di cura (PRSM) Lavoro di rete e di integrazione con i servizi del territorio Centro Integrato di Psichiatria Psichiatra Psicologo Educatore +++ OSS + Assistente sociale Psichiatra Psicologo Infermiere Educatore Amministrativo Criteri per l’accreditamento di un CD psichiatrico Contiguo al modulo 7 Il servizio si articola nelle seguenti parti: segreteria, infermeria, studi per interventi individuali, uno studio per interventi gruppali, sala riunioni. Reparto Mingazzini I° piano Piano seminterrato Palazzina Direzionale Piano terra Ospedaliero Limitatissima revisione degli spazi interni. 23 Modulo Modello organizzativo Figure Professionali Caratteristiche strutturali Collocazione Interventi necessari attualmente destinato alla UONPIA PROGETTO CORBERI FABBISOGNO PERSONALE AREA SANITARIA - RIABILITATIVA, SUDDIVISO PER PERCORSI E MODULI PRIMO PERCORSO TERZO PERCORSO SECONDO PERCORSO “Gravissimo ritardo mentale “Disturbo globale dello sviluppo “Ritardo mentale e ridotta disabilità motoria” e disabilità motoria psicologico” 5° 1° 2° MOD 3° 4° 6° MOD 7° 8° MOD TOT MO TOT C.I.P. TOT MOD MOD 9C MOD MOD MOD 9A MOD MOD 9B D POSTI LETTO (O POSTI SEMIRES.) MINUTI ASSIST/ OSPITE/ SETTIMANA (1) TOTALE OPERATORI INFERMIERI (2) EDUCATORI (2) 10 20 10 2250 1600 13 19 3 5 5 0 OSS (2) ALTRO PERSONALE (3 - 4) 40 20 20 20 20 15 95 20 20 10 1600 1600 1600 1200 35 19 19 19 14 5 76 26 23 6 0 10 4 4 4 3 0 15 5 5 4 3 7 4 5 5 4 3 21 8 6 7 0 13 7 6 6 5 1 25 2 3 0 5 4 4 4 2 1 15 TOTALE 50 185 7 62 173 0 3 13 38 7 3 1 19 47 8 7 2 0 17 55 5 4 1 3 13 33 NOTE: 24 1. normativa di riferimento: DGR 7 aprile 2003 n°12620 2. stima 3. altro personale comprende: medico psichiatra, medico internista, neuropsichiatra infantile, psicologo, coordinatore infermieristico, assistente sociale, fisioterapista, psicomotricista, logopedista, animatore, personale di supporto alberghiero – logistico, eventuale integrazione di altro personale di assistenza (rif: DGR 7 aprile 2003) 4. nel conteggio vanno inclusi circa dieci operatori da integrare nell’organico,con le seguenti qualifiche: modico psichiatra, medico internista, psicologo, assistente sociale, fisioterapista, psicomotricista, logopedista 25 L’organizzazione delle attività del Presidio Corberi La riarticolazione dell’offerta del presidio secondo specifici percorsi riabilitativo assistenziali, articolati in moduli residenziali, semiresidenziali e ambulatoriali, richiede un ripensamento dell’organizzazione del Presidio al fine di coniugare la specificità clinico assistenziali dei singoli moduli con l’esigenza di assicurare trasversalmente una gestione unitaria del Presidio dal punto di vista sanitario, amministrativo e dei servizi generali di supporto all’attività assistenziale. Percorsi Assistiti con gravissimo ritardo mentale e disabilità motoria Assistiti con ritardo mentale e ridotta disabilità motoria Assistiti con disturbi d alterazione globale dello sviluppo psicologico Residenziale Un modulo di 10 posti letto – tipologia ex IDR Un modulo di 20 posti letto – tipologia RSD 5 moduli di 20 posti letto per livelli differenziati di bisogno – tipologia RSD 1 modulo di 20 posti letto di cui uno specifico per disturbi dello spettro autistico – Tipologia CPA Moduli Semiresidenziale Ambulatoriale Un day hospital di 10 posti Un centro diurno di 15 posti Un centro diurno di 10 posti Un centro integrato di Psichiatria Accanto ai moduli relativi alle tre tipologie di percorso è presente un ambulatorio di odontoiatria speciale per disabili. Per ciascuno dei tre percorsi di cura è opportuno prevedere un responsabile medico e un coordinatore infermieristico. Il responsabile medico ha la funzione di coordinare e monitorare l’attività clinica, gestire l’equipe multiprofessionale, definire il piano riabilitativo individuale e valutarne l’attuazione in collaborazione con il coordinatore infermieristico e il case manager. Il Coordinatore infermieristico ha la funzione di coordinare il personale del comparto addetto all’assistenza assegnato ai moduli del percorso, assicurando le funzioni di organizzazione e gestione dello stesso. Il coordinatore collabora con il medico responsabile dei piani riabilitativi individuali nella definizione degli obiettivi assistenziali e nel monitoraggio dell’attività in funzione del loro perseguimento. Nell’ambito dei singoli moduli, il case manager ha la funzione di garantire l’attuazione delle azioni previste dal piano riabilitativo, monitorando gli interventi e rilevando esiti e criticità degli stessi; partecipa alla rivalutazione periodica del piano collaborando con il responsabile medico e il coordinatore infermieristico. 26 Il personale sanitario del comparto è assegnato, nell’ambito del presidio, ad uno specifico percorso di cura, tenendo conto delle differenti competenze professionali necessarie a garantire una risposta adeguata al bisogno. I servizi amministrativi (segreteria, protocollo, economato) e i servizi generali (cucina, lavanderia e guardaroba, manutenzione e magazzini, pulizie, portineria e centralino, autisti) sono organizzati a livello di presidio e fanno capo a un dirigente amministrativo. Sovrintende alle attività clinico riabilitative assistenziali del Presidio una Direzione sanitaria, che si avvale di un Ufficio infermieristico, per la gestione del personale del comparto addetto all’assistenza. 27 ALLEGATO 13 ALLA D.G.R. N. IX/...................................... DEL …........................ OBIETTIVI DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2011. SCHEMA PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DA PARTE DELLE REGIONI Regione proponente REGIONE LOMBARDIA Titolo del progetto SVILUPPI DELLA RETE REGIONALE PER LE MALATTIE RARE IN LOMBARDIA 2010/2012 Linea progettuale nella quale il progetto si colloca: 9. MALATTIE RARE Referente (nome, struttura, indirizzo, telefono, fax, e-mail) Dott. Carlo Lucchina Direttore Generale – D.G. Sanità Regione Lombardia Via Pola, 9/11 20125 MILANO – Dott. Luca Merlino Dirigente U.O. Governo dei servizi sanitari territoriali e politiche di appropriatezza e controllo Via Pola, 9/11 20125 MILANO – Durata del progetto Triennale 2010-2012: seconda annualità 2011 Contesto Nel 2011 ricorre il Decennale del D.M. 279/2001, istitutivo della Rete Nazionale per le Malattie Rare e la Regione Lombardia, tra le prime a rispondere agli adempimenti, vede i dieci anni di vita della Rete Regionale per le Malattie Rare, istituita con Delibera di Giunta Regionale n. VII/7328 l’ 11/12/2001. I primi finanziamenti ad hoc sono sanciti nella L. Finanziaria del 2006 per il 2007, 8,9, per complessivi 40 milioni a livello nazionale, seguiti nel 2010 da altri 20 milioni per i Progetti prioritari del PSN. NOTA DI CONTESTO In Lombardia si registrano molti casi di pazienti rari: la rete regionale segnala oltre 600 patologie rare e oltre 36.000 ammalati con diagnosi già accertata, che hanno fatto richiesta di specifica esenzione. Nel Registro Regionale sono ad oggi inseriti circa 12.000 pazienti, e di questi circa un quarto con Piano Terapeutico Individualizzato. 1 Si ritiene che circa altrettanti cittadini lombardi esenti per invalidità e minori disabili potrebbero esserne affetti, non avendo mai, o ancora, avuto una diagnosi corretta di malattia. Una decina di malattie rare hanno ciascuna qualche migliaio di ammalati e comprendono poco meno della metà della popolazione affetta. Altre sessanta MR hanno qualche centinaio di pazienti affetti e comprendono circa la metà dei Malati rari censiti. Cento Malattie hanno qualche decina di ammalati e settantacinque malattie hanno un solo ammalato censito in Regione Lombardia: è il caso di dire che “questi malati sono più unici che rari”. Per una sessantina di MR riconosciute addirittura non sono censiti ammalati. Resta il problema aperto delle 109 Malattie Rare non ancora ricomprese nell’elenco di cui al D.M. n. 279 del 2001, per cui le Regioni hanno chiesto l’aggiornamento dell’elenco già nel 2006, che hanno pazienti “fisici” per i quali sono riconosciuti i Livelli Essenziali di Assistenza –LEA- ma non i benefici specifici previsti per i Malati Rari: esenzione della fase di accertamento diagnostico, farmaci in fascia “C” ed eventuali prescrizioni “off label”, garanzia di Percorsi Diagnostici e Terapeutici anche in parziale deroga dai LEA generali, vedi ad esempio i Piani Riabilitativi (maggiori cicli di “mantenimento” durante l’anno rispetto alla Riabilitazione post-acuta e di mantenimento per i malati cronici) . I costi aggiuntivi per Malattie Rare riguardano soprattutto i farmaci, laddove disponibili terapie specifiche, per un valore complessivo di oltre 40 milioni di euro. Nel 2006 il Gruppo Tecnico Interregionale per le Malattie Rare, istituito dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2002, composto da rappresentanti delle Regioni, dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, ha rassegnato l’elenco delle nuove 109 Malattie rare e gruppi per l’aggiornamento del D. M. 279, ma la materia, di pertinenza dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), sarà approvata con Allegato specifico al D.P.C.M. di aggiornamento dei LEA (da tempo in attesa di approvazione). Numerose Associazioni premono per tale aggiornamento, che consentirebbe di allargare i benefici La Regione Lombardia, nelle more dell’aggiornamento dell’elenco delle MR di cui al D.M. 279/2001, sta valutando l’inserimento delle 109 Patologie, quali ulteriori LEA Regionali, che prevede l’ingresso di circa 7/8.000 malati, a fronte di un onere complessivo stimato, a regime, di circa ¼ dell’attuale spesa calcolata per i farmaci specifici, circa 10 milioni, oltre alla quota di ticket non pagato per la fase iniziale di accertamenti diagnostici. Uno degli sviluppi da mettere in atto, oltre all’ampliamento alle 109 nuove Malattie Rare e all’allargamento orizzontale della Rete a qualche Presidio ancora escluso, è l’organizzazione delle Terapie infusive Enzimatiche Sostitutive ad alto costo a Domicilio del paziente, nei casi stabilizzati e nei quali la terapia deve continuare per tutta la vita. L’AIFA ha già dato l’autorizzazione per la somministrazione domiciliare. Resta da affrontare il problema del carico prestazionale, in quanto è indiscusso il ruolo dell’Ospedale di riferimento, che continua a farsi carico del paziente sotto il profilo clinico, con il monitoraggio costante e periodico. L’organizzazione della somministrazione infusiva compete all’ASL, di concerto con il Presidio di 2 riferimento, con il possibile coinvolgimento di professionisti terzi preparati e accreditati ad hoc. Altro punto importante su cui sono sensibili le Associazioni dei familiari è lo Screening neonatale allargato su circa quaranta Malattie Rare (attualmente lo Screening in RL copre quattro Malattie; Fibrosi Cistica, Ipotiroidismo Congenito, Iperfenilalaninemia, Sindrome Adreno-Genitale). Il mondo scientifico sta valutandone il rapporto costi/benefici in termini di diagnosi precoce ed eventuali Provvedimenti Terapeutici-Assistenziali da mettere in atto: per molte di queste malattie non vi sono attualmente provvedimenti ed il dibattito riguarda l’etica della comunicazione e della procreazione consapevole. Per altre i provvedimenti possono essere preventivi o risolutivi, ma studi effettuati rilevano che in regioni ad elevata assistenza sanitaria la diagnosi viene comunque posta all’esordio di malattia. Il Decennale della Rete Lombarda Malattie Rare Regione Lombardia, in ottemperanza al D.M. 279/201, dava pronta attuazione, con la D.G.R. VII/7328 dell’11 dicembre 2001, disponendo la Rete Regionale delle Malattie Rare articolata su 13 Presidi, per lo più IRCCS pubblici ed Aziende Ospedaliere, più il Centro “Aldo e Cele Daccò” dell’Istituto Mario Negri, sede di Ranica –BG- con funzioni di coordinamento e con l’impianto assistenziale ancor oggi in vigore. La Rete è stata aggiornata negli anni seguenti con altre quattro Deliberazioni di Giunta Regionale, per arrivare alla attuale configurazione che vede 31 Presidi distribuiti principalmente in Fondazioni IRCCS e IRCCS di diritto pubblico e privato, Aziende Ospedaliere e 1 Ospedale già Classificato, ora Casa di Cura, coordinati dal Centro dell’Istituto Mario Negri di Ranica (quest’anno ricorre il 50° di Fondazione dell’Istituto Mario Negri di Milano). Con la D.G.R. VIII/8884 del 20 gennaio 2009 la Rete per le Malattie Rare si è sviluppata su due piani, orizzontalmente (1) e verticalmente (2): 1) La Rete Regionale per le Malattie Rare è stata ampliata a 31 Presidi di riferimento tra Aziende Ospedaliere, Fondazioni IRCCS di diritto pubblico e privato e Case di Cura, con il coordinamento dell’Istituto Mario Negri, di Ranica (BG). Nel Gruppo di Lavoro Regionale vengono inoltre coinvolti a pieno titolo anche i Referenti delle ASL con particolare riferimento all’Assistenza Farmaceutica ed all’erogazione dei Servizi Socio Sanitari Integrati e le due Federazioni, Nazionale e Lombarda, rappresentative delle numerose Associazioni di Malati Rari e Familiari . 2) Al fine di migliorare la continuità delle cure tra Ospedali - centro di riferimento e Servizi del territorio e di semplificare i Percorsi Terapeutici dei cittadini coinvolti, sono stati sanciti due importanti principi: a) Agevolare i Percorsi Terapeutici e Assistenziali consentendo la somministrazione ambulatoriale di terapie innovative anche negli Ospedali territorialmente più vicini ai malati; b) Facilitare i Percorsi Riabilitativi per poter usufruire delle Terapie secondo Progetti Riabilitativi Individuali ad hoc (anche in deroga alle limitazioni previste sul numero di trattamenti massimi previsti dai Livelli Essenziali di 3 Assistenza, LEA), in quanto la particolarità di alcune Malattie rare necessita di interventi continuativi e protratti nel tempo, volti a limitare al minimo le disabilità e consentire la vita sociale, di studio e lavorativa con le minori interruzioni possibili. INVESTIMENTI Tuttavia gli interventi sopra deliberati necessitano di attenzione particolare e soprattutto di risorse dedicate: non bastano i fondi ordinari del SSN per affrontare tutte le problematiche complesse presentate dalle malattie rare. Il PROGETTO TRIENNALE APPROVATO DALLE DD.GG.RR. VIII/9459 del 20 maggio 2009, VIII/9645 del 19 giugno 2009 CON IL CO-FINANZIAMENTO DEL MINISTERO DELLA SALUTE, ai sensi della L. 296/2006, art 1, commi 805, 6, 7 (legge finanziaria 2007) “SVILUPPI DELLA RETE REGIONALE PER LE MALATTIE RARE IN LOMBARDIA si articola secondo tre linee di sviluppo: 1. POTENZIAMENTO DELLA RETE E STRUMENTI DI GOVERNANCE 2. PERCORSI DIAGNOSTICI, TERAPEUTICI E ASSISTENZIALI 3. IMPLEMENTAZIONE DEL REGISTRO DELLE MALATTIE RARE ed è stato già finanziato per 5,5 milioni, mentre resta ancora da definire da parte del Ministero della Salute l’ammontare per la terza annualità 2009. Il Ministero ha riconosciuto la bontà del Progetto sulle tre linee operative e di sviluppo triennale conferendo alla Lombardia ben 1.531.445 € sui 5.000.000 totali per la II annualità di Progetto - 2008. Restano da definire I finanziamenti per la III annualità - 2009 Nel 2010 è stato trasferito ai partecipanti, i 31 Presidi della Rete, le 15 ASL ed il Centro Regionale di Coordinamento, il 60% dell’ammontare della prima annualità. Il Progetto di Sviluppo della Rete Regionale per le Malattie Rare in Lombardia si compie pertanto in sei annualità, dall’anno finanziario 2007 all’anno finanziario 2012 e si sviluppa a partire dal 2009 per concludersi neli’anno di esercizio 2015. Il Progetto, avviato nel 2009, coinvolge oltre 1000 specialisti della rete e la partecipazione attiva di oltre 500 alle riunioni specifiche. I primi 71 PDTA sono giunti oggi a conclusione ed in corso di pubblicazione, e ancora una trentina sono in via di definizione nella seconda annualità del Progetto, per consentire di avere disponibili un centinaio di PDTA che coinvolgeranno complessivamente il 90% degli ammalati censiti. Nel 2009/10 sono già stati inseriti nel Registro regionale Malattie Rare circa 12.000 casi e oltre 3.000 Piani Terapeutici che andranno aggiornati di anno in anno: ciò sta a significare che il Registro Regionale Malattie Rare sta assolvendo alla funzione di raccolta dei nuovi casi e di messa in Linea dei Piani Terapeutici. Tutte le ASL hanno già avviato i loro sportelli dedicati alla soluzione delle problematiche dei residenti affetti da Malattie Rare: si segnala l’iniziativa dell’ASL di Brescia che cercherà soluzioni innovative di Governo delle problematiche assistenziali sperimentando l’utilizzo della Dote Sanitaria per un 4 selezionato numero di Casi ad alta intensità e complessità assistenziale, con un investimento ulteriore di circa 180.000 €. Per i Presidi privati accreditati il trasferimento dei fondi assegnati secondo i criteri definiti dal Decreto del Direttore Generale Sanità sono stati condizionati dal collegamento alla Rete CRS-SISS e dall’avvio dell’inserimento dei casi di Malattia Rara nel Registro come specificato nel progetto specifico: ad oggi manca all’appello un solo Presidio. A fine ottobre 2010 sono stati trasferiti a tutti gli enti partecipanti i fondi definiti per la prima annualità per il 60% dell’ammontare complessivo, pari alle due prime anticipazioni. Il saldo di ogni annualità avverrà a seguito del parere positivo del Nucleo di Validazione istituito ad hoc. ALTRI PROGETTI DI RICERCA INDIPENDENTE IN AMBITO DELLE MALATTIE RARE (D.G.R. 8501 DEL 2008) Un ulteriore finanziamento regionale di 1,7 milioni riguarda lo sviluppo di ricerche in ambito epidemiologico, clinico e gestionale per rispondere in modo sempre più adeguato alle necessità dei pazienti, nell’ambito dei progetti di ricerca, sperimentazione e prototipizzazione, per l’innovazione di prodotto e processo in tema di malattie rare e riguarda le due annualità 2010-2011. Anche su questo fronte è già stato trasferito il 60% del finanziamento. Si segnalano due tra i sette Progetti finanziati, che affrontano alcune problematiche tipiche dei Malati Rari: 1. La transizione assistenziale nelle malattie rare: identificazione e validazione di criteri e modalità operative per il passaggio dall’assistenza in età pediatrica all’assistenza in età adulta, della Fondazione IRCCS Ca’ Granda ospedale maggiore policlinico 2. Studio e definizione di strumenti per l’ottimizzazione e la messa in rete di interventi integrati ospedale / territorio per utenti in età evolutiva affetti da “malattia rara”, dell’Azienda ospedaliera San Carlo di Milano I risultati saranno presentati per la condivisione da parte di tutti gli attori della Rete a conclusione di questo secondo filone di lavoro. Si può pertanto concludere che, a due anni dall’avvio del Progetto di Sviluppo della Rete Regionale buona parte degli obiettivi sono a buon punto. 1. Restano da rafforzare le competenze delle ASL in tema di Governo Territoriale della Rete e garanzia al cittadino di tutti i servizi disponibili. Maggiore fruizione nel proprio ambito socio-territoriale, sia delle eventuali Terapie Farmacologiche, sia delle Terapie Riabilitative. 2. Sono da attuare i PDTA prodotti, equamente dal punto di vista geografico, ma anche anagrafico - “Rari ma Uguali”. 3. Va continuata l’implementazione del Registro e soprattutto vanno sviluppate le tecnologie informatiche in ambito CRS SISS quali strumenti di accesso alla Rete e di basi dati fondamentali per decisioni di politica sanitaria specifica. 5 4. Altro punto importante su cui sono sensibili le Associazioni dei familiari ed il mondo scientifico è lo Screening neonatale allargato su circa quaranta Malattie Rare (attualmente lo Screening in RL copre quattro Malattie; Fibrosi Cistica, Ipotiroidismo Congenito, Iperfenilalaninemia, Sindrome AdrenoGenitale). Si prende atto del lavoro fattivo dei "Cinquecento" specialisti che hanno contribuito attivamente alla stesura dei PDTA con la compartecipazione e condivisione delle oltre trenta Associazioni di Malati Rari, e familiari, accreditati da EURORDIS, UNIAMO-Federazione Italiana Malattie Rare e dalla Federazione Lombarda Malattie Rare, medici, ed ai “Cinquecento” specialisti della Rete Regionale, per il lavoro fin qui compiuto, il “fare” che ha contraddistinto in questi dieci anni le linee di sviluppo della Rete Regionale Lombarda per le Malattie Rare". Per il 2010 il Ministero ha già definito la somma di 3, 64 milioni, per le Progettualità già presentate con gli Obiettivi di PSN 2010, D.G.R. IX/410 del 5 agosto 2010, che perseguono le tre linee di sviluppo in un Piano Triennale dal 2010 al 2012. Per il 2011 Regione Lombardia chiede il Proseguimento del Progetto che si concluderà nel 2012. Aspetti finanziari Importo richiesto a valere su quota vincolata FSN 2011 € 4.650.000 sulla singola annualità 2011 Costi Sviluppo e gestione Registro anno 2011: 300.000 Euro Sviluppo e gestione Progetto PDTA “Malattie rare” :1.100.000 Euro Potenziamento rete Malattie Rare: 400.000 Euro Avvio del programma di Screening neonatale allargato a circa 40 malattie metaboliche congenite: 1.900.000 Obiettivi Il Progetto Lombardo Malattie Rare si articola secondo 3 linee progettuali, in continuità con il precedente triennio 2007-2009, co-finanziato dal Ministero ai sensi della L. 296/2006, art.1, commi 805,6,7 e consentirà di raggiungere i seguenti obiettivi : 1) inserimento nel Registro Malattie Rare di ulteriori 16.000 casi (4.000 nuovi casi e 2.000 casi storici); 2) il mantenimento a sistema di Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali – PDTA - condivisi in ambito Regionale e da condividere in ambito Nazionale complessivamente per oltre cento Malattie Rare, che rappresentano circa il 90% dei casi attualmente censiti tra gli esenti in Regione Lombardia, con lo sviluppo dell’applicativo informatico nel Registro Malattie Rare e dei Piani 6 Terapeutici in ambito CRS-SISS_ Carta Regionale dei Servizi, per almeno trenta patologie; 3) potenziamento della Rete regionale “Malattie Rare” i tema di Governo Clinico, localmente ed a livello dei Centri di eccellenza in stretta correlazione ed integrazione funzionale, con particolare riguardo alla Domiciliazione delle Terapie e della garanzia dei Percorsi Riabilitativi. 4) Screening neonatale allargato su circa quaranta Malattie Rare (attualmente lo Screening in RL copre quattro Malattie; Fibrosi Cistica, Ipotiroidismo Congenito, Iperfenilalaninemia, Sindrome Adreno-Genitale). Obiettivi attesi e indicatori di risultato Il finanziamento del Progetto, nelle tre linee, consentirà nel triennio : 1. L’inserimento nel Registro Malattie Rare di almeno ulteriori 6.000 casi , per complessivi 36.000 casi entro il 2015 2. La definizione di almeno 100 Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali – PDTA - condivisi in ambito Regionale e da proporre in ambito Nazionale per oltre ottanta Malattie Rare, che rappresentano circa il 90% dei casi attualmente censiti tra gli esenti in Regione Lombardia. 3. L’avvio e la manutenzione dei Centri dedicati delle ASL strettamente integrati nella Rete Regionale delle Malattie Rare in grado di rispondere alle esigenze degli ammalati rari nel proprio ambito territoriale, con un referente amministrativo, un Medico, un infermiere ed un Farmacista di riferimento durante gli orari d’Ufficio. Il Governo Clinico della Rete Regionale Malattie Rare in termini di controllo dei Casi inseriti nel Registro e dei relativi Piani Terapeutici, Domiciliazione delle Terapie e Garanzia dei Percorsi Riabilitativi nei pazienti eleggibili. 4. Screening neonatale allargato su circa quaranta Malattie Rare per i neonati della Regione entro il 2015 7