III.
Società
4.
Problemi sociali, lavoro,
legislazione sociale
4.1.
Provvedimenti contro il vagabondaggio
115
Nell’Ottocento molti vagabondi, «pitocchi», ambulanti percorrevano le
contrade ticinesi alla ricerca di mezzi o espedienti per vivere. Giudicati in modo molto
negativo, sia perché incarnavano una povertà legata all’ozio, sia perché li si accusava
di perturbare l’ordine pubblico, ritenendoli responsabili di furti ed altri reati, il livello
di tolleranza nei loro confronti diminuiva drasticamente in tempi di epidemia o di carestia. Si diceva infatti che essi erano i portatori privilegiati del contagio e rappresentavano quindi una grande minaccia sociale. Regolari retate erano organizzate dalle forze
di polizia: i vagabondi confederati e stranieri venivano condotti al confine e espulsi dal
Cantone; quelli ticinesi consegnati alle autorità del loro villaggio di origine, che dovevano provvedere alla loro assistenza. La circolare governativa del 1825 invitava proprio i municipi a una più rigorosa sorveglianza sui vagabondi stranieri che girovagavano anche in bande, e rivela, nei duri toni, il disprezzo che si nutriva nei loro confronti.
Dai rapporti de’ Commissarj e de’ Giudici di Pace siamo informati, che
girano nel Cantone molti vagabondi e mendicanti esteri in forma di venditori d’esca, di
canestri, d’ombrelle e simili, o come esercitanti altra meccanica industria, ma privi di
carte che giustifichino le loro persone. Sotto il pretesto di tali arti s’introducono francamente nelle case, e s’appropriano con destrezza ciò che trovano di loro convenienza;
senza parlare dei furti con rottura e violenza. Il minor male che fanno è il saccheggio
dei frutti pendenti nelle campagne per pascere la numerosa bastarda prole che le loro
donnaccie si traggono dietro, e accanto, e in grembo, e in dosso. La presenza di costoro,
sempre gravosa e molesta e pericolosa ai cittadini, provoca le loro lagnanze, ma l’Autorità Comunale vi provvede forse? Essa che vede davvicino il disordine, e che in virtù
de’ suoi attributi dovrebbe rimediarvi, non se ne prende, in molti Comuni, il minimo
pensiero.
Alcuni per falsa idea di religione, credono di farsi un merito della facile
carità colla quale alimentano tali vagabondi, e della tolleranza imprudente per la quale
III.
Società
espongono sè stessi e gli altri alle più sinistre conseguenze d’un’ospitalità sconsigliata.
Quelli che hanno mezzi per soccorrere il loro prossimo bisognoso, non trovano forse
l’occasione di impiegarli nel proprio Comune, o in sollievo d’altri concittadini conosciuti degni di pietà, senza abusarne in odio delle leggi e delle regole di prudenza, a nudrir l’ozio di forestieri pericolosi?
Che privati cittadini coltivando false idee di pietà, o piuttosto assecondando la loro infingardagine, sopiscano l’attività necessaria onde allontanare i pittocchi
forestieri, nemici d’ogni ben regolata società, è cosa trista, è debolezza biasimevole. Ma
lo è molto più quando se ne lascia dominare quel corpo di cittadini, che la confidenza
pubblica ha sollevato sopra i loro eguali, affidando ad essi l’onorevole ed importante
ministero di vegliare alla sicurezza e tranquillità comune. In essi non è più un errore,
una debolezza, ma è un vero delitto la trascuranza d’un dovere imposto dalla evidente
intenzione dei loro committenti, e dal formale tenore delle leggi.
Col Decreto del 12 Luglio 1819 si spiegarono con sufficiente chiarezza
e precisione le competenze e i doveri de’ Sindaci, delle Municipalità, dei privati cittadini, e di altre Autorità per assicurare la società contro il pericolo de’ vagabondi o mendicanti forestieri. Ci duole che in molti Comuni, dopo il fervore dei primi mesi, siasi quel
Decreto diggià dimenticato, e che gli individui in esso contemplati si veggano tuttavia
andar vagando e pitoccando impunemente nel Cantone. Noi dobbiamo dunque esigere,
ed esigiamo assolutamente che questo disordine finisca una volta, e che scompajano
dal Cantone queste schifose turbe, che offendono la vista, disturbano il riposo, scemano
la proprietà, minacciano la sicurezza personale. Pur troppo consta da processi fatti nel
nostro ed altri Cantoni, che tale genìa è ladra di professione, e capace per indole viziosa
d’ogni altro delitto. Per conseguenza ordiniamo:
1.° Sarà nuovamente rammentato al pubblico (facendosene anche nel primo
giorno di festa la lettura secondo la pratica) il nostro Decreto contro li vagabondi in data
12 Luglio 1819, affinchè ciascuno sappia regolarsi per la più diligente sua esecuzione.
2.° Si ponga mente che a tali vagabondi, quantunque muniti di passaporti,
non può permettersi la dimora nel proprio territorio per più di ventiquattro ore; ma per
rimanervi più oltre si deve ricorrere al Commissario di Governo, come è prescritto dall’art. 3.°; nè loro è permesso di mendicare, giusta l’art. 5.° del detto Decreto: altrimenti
devono essere condotti alla frontiera donde sono venuti.
3.° Se non hanno carte sufficienti o se sono sospetti, devono essere condotti
al Commissario, a’ termini dell’art. 6.° del medesimo; ed a termini dell’art. 9.° tutti sono obbligati a prestar mano forte per l’arresto e condotta di costoro, se fa bisogno, sia
al Commissario, sia alla frontiera.
4.° Si ricorda finalmente che vi è la multa di cinquanta e di cento franchi,
secondo i casi, di cui la metà tocca all’accusatore.
5.° Insomma il Decreto dovrà essere eseguito puntualmente in tutte le sue
disposizioni, e se per supplire alla mancanza dei Sindaci e delle Municipalità, si troveranno gli Agenti del Governo nel caso di avere a fare arrestare e tradurre simili vagabondi, la spesa ne sarà caricata personalmente Ai Sindaci e ai Municipali mancanti, come
una conseguenza di quella responsabilità che loro è intimata coll’art. 10.° del Decreto.
Dopo questa nuova soprabbondante diffidazione, nessuno potrà lagnarsi
che di sè stesso, allorchè negligentando il suo dovere, sarà colpito dal rigore del ridetto
Decreto.
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
62. Due musicanti girovaghi fotografati nel 1909.
117
III.
Società
Questa Circolare sarà stampata e pubblicata; e li Commissarj la faranno
eseguire a carico delle Municipalità e de’ Sindaci trascurati.
Bullettino officiale della Repubblica e Cantone del Ticino, vol. XI, 1826, p. 216-219
4.2.
Lo scandaloso traffico dei trovatelli
La secolare pratica di abbandonare alla pubblica carità gli infanti nati
da relazioni illegittime era frequente anche in Ticino. Nell’Ottocento il fenomeno conobbe un incremento che destò le preoccupazioni delle autorità cantonali, soprattutto
perché l’esposizione dei neonati in luoghi pubblici era oggetto di gravi abusi. Con l’intento di celare una colpa disonorevole per una donna o per i suoi familiari, o di evitare spese di assistenza per i comuni, si affidavano i trovatelli a dei corrieri che li
abbandonavano a loro volta nel territorio di un altro villaggio o li trafugavano clandestinamente, secondo i casi, nei brefotrofi di Como, Milano o Novara, dove l’ammissione per mezzo della «ruota» assicurava l’anonimato. Il dibattito intorno alla spinosa
questione si protrasse per diversi decenni, pungolato anche dalle reiterate lamentele
delle direzioni degli istituti d’accoglienza italiani. Solo l’abolizione delle «ruote»
nel 1868 e misure legislative che prevedevano sorveglianze severe sulle gravidanze illegittime e puntuali indagini sulla maternità (non invece sul padre) contribuirono ad
attenuare il fenomeno delle esportazioni. I risultati di un’inchiesta del 1845 commentati in Gran Consiglio dal dottor Carlo Lurati, sostenitore di un brefotrofio cantonale
(doc. A), ben testimoniano le dimensioni del traffico e la complicità delle autorità comunali nel mantenere il silenzio su una questione imbarazzante. Il secondo documento
(doc. B) riporta il testo di un biglietto ritrovato su un esposto. Il messaggio rivela il dolore e il senso di colpa di una madre, che vedeva nell’abbandono l’unico mezzo per
fuggire la vergogna, il disonore, la riprovazione collettiva.
Documento A
Invitati da voi ripetutamente a prendere in esame diversi messaggi del
Gran Consiglio intorno o per lo stabilimento di un asilo per gli infelici bambini che di
quando in quando si trovano esposti in luoghi del Cantone, non abbiamo potuto dissimulare a noi stessi la difficoltà dell’argomento, nel quale non è punto agevole il combinare ciò che suggeriscono i sensi dell’umanità con le cautele che sono imposte dalla
prudenza dello Stato.
A metterci in grado di riferire con piena cognizione di causa abbiamo
trovato non solo utile, ma necessario, di procacciarci da tutti i distretti un ragguaglio
intorno al numero degli esposti viventi o morti, ritrovati in ciascun comune negli ultimi
cinque anni (1840-44) come si sia provveduto sul conto dei detti esposti, quale spesa
occorrese e come fosse sostenuta.
Tutto ciò veniva chiesto ai comuni e Commissarj con circolare 22 aprile
1845. Le notizie che ne ottenevamo di mano in mano riscontro, rimesse al segretario
archivista G. Taddei per essere compendiate e riunite opportunamente in un sol quadro,
fornivano materia del quaderno che si trasmette. Esse non comprendono invero tutti e
singoli i comuni, ma sono più che sufficienti a far conoscere lo stato delle cose in tutto
il Cantone.
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
119
a) Numero degli esposti. I comuni del Mendrisiotto in numero quasi completo, indicano una quantità annua media di 90 creature trovate esposte; non più di 20
a 30 il Luganese; circa 20 tra il Locarnese e la Vallemaggia; 4 o 5 soli i distretti superiori; ma è da por mente che parecchie Municipalità non si sono punto curate di dare
un riscontro. In tutto sarebbe d’ammettere per adequato annuo una quantità approssimativa di 150 creature trovate esposte o raccolte. Il numero di quelle di esse che erano
trovate o morte o moribonde non è così facile di rilevarlo. Il Mendrisiotto ne indica un
paio, il comune di Lugano una decina, del resto pochi casi.
b) Come si è provveduto. Generalmente parlando ha provveduto il Comune
e quanto alla natura del provvedimento, in generale consisteva apparentemente in far
trasportare il bambino o i bambini al alcun ricovero fuori del Cantone; diciamo apparentemente perché in più casi il trasporto non avviene se non da un comune all’altro;
quindi il grandissimo e del tutto sproporzionato numero indicato dal Mendrisiotto; e
particolarmente Mendrisio circa 25 l’anno, Balerna 8, Novazzano 32.
Tre comuni del distretto presentano di per sé soli non quari meno della
metà del totale numero de’ trovatelli.
È notevole che da talune Municipalità non dissimula che qualche volta il
trasporto è ordinato da farsi ad altri comuni: di Balerna si legge esser compreso nel salario dell’usciere Municipale il far pervenire i trovatelli a un vicino ricovero Lombardo.
Non altrimenti fanno i comuni di Lugano e Bellinzona, eccettoché in essi
la spesa occorrente è sopportata dall’Ospedale rispettivo. Nel Locarnese egli è una
lunga serie di anni che provvede l’Ospedale non coll’invito ad altri Comuni o all’Estero, bensì coll’effettivo allevamento e mantenimento sino all’età d’anni 12 i maschi, di
14 le femmine, ma la spesa eccede i mezzi del Pio Stabilimento.
Nella Riviera lo spendio che eventualmente occorre è sopportato come ab
antiquo dal distretto, del resto le spese per gli esposti si rivela essere generalmente sopportate dal Comune in cui le infelici creature vengono raccolte. Nel quadro si trovano pochissimi casi ne’quali la spesa venisse sopportata da particolari volontarj o costretti. [...]
Che lo Stato debba pensare a mantenere e tutelare quest’infelici creature lo dice a chiare note il Codice Civile all’art. 22, ove stabilisce che la prole di genitore ignoto nata nel Cantone, se ha per madre una ticinese appartiene al Cantone; che
l’esposizione di questi bambini sia delitto ve lo dice pure chiaramente il Codice Penale
agli articoli 265, 266, 267 e 268. Ora chi non vede che il destino e la miseranda sorte
che ora tocca a queste infelici creature è tutt’altro che l’osservanza delle succitate leggi?
Dall’esame dei diversi atti da noi esaminati abbiamo rilevato che grande
è il numero di questi esposti e che è ben difficile il riconoscere a qual fine siano arrivate tante creature. Le notizie statistiche forniteci ci hanno mostrato che in cinque anni
(dal 1840 al 1845) furono esposti nel Cantone 676 bambini. Ora domandiamo come si
è pensato alla vita di questi infelici che pure appartengono allo Stato? Quanti non saranno periti, nel mentre che venivano rejetti del loro paese natale, coll’idea di allogarli
in estranei ricoveri, e per fame e per freddo e per incuria e per pericoli dipendenti dall’esposizione, e quanti, raccapricciamo nel dirlo, saranno periti anche per delitto! Eppure in mezzo a tanta negligenza ed a tanto strazio di quegli infelici, le comuni ed i luoghi
pii avrebbero sopportata la spesa nei cinque anni suddetti di lire 18’157.
Ora facendo un ragguaglio di cinque anni con cinquant’anni, che sono
appresso a poco quelli della nostra politica esistenza, noi avremo lo sconsolante risul-
III.
Società
63. L’usciere comunale di Balerna attesta di aver ricevuto in consegna per il trasporto all’ospedale di Como un bambino abbandonato (30 maggio 1844).
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
121
tato di aver lasciato andare senza cura, senza tutela, e quel che è peggio, esposti a tutte le disavventure e pericoli della vita 6’700 bambini, per l’esposizione dei quali le
Comuni ed i luoghi pii avrebbero speso l’ingente somma di lire 181’570. Quanti uomini, che avrebbero potuto essere utili alla patria nell’agricoltura, nelle arti, nei mestieri, nelle armi andarono perduti per mancanza d’un opportuno provvedimento e in mezzo
a un tanto spendio! Questo pensiero è come una mano che serra il cuore, e fa rabbrividire.
Atti del Gran Consiglio, sessione ordinaria, 1846, p. 568-70, 580-81
Documento B
Si averte che questo figliuollo a autto solamente l’aqua e vi invitto a fare
il vostro dovere di Cristiana fede e carità senza nessuno rossore che Dio velò renderà
nella eterna vitta la qualla Baglia che latterà questo figliuollo per intanto la pagarette
vi sarà 4:1 vi conservarette quel segno che aveva al collo sinno all’Ospitollo.
Hinc infans baptizatus fuit juxta visum S. M. ecclesie cui impositum fuit
nomen Cajetanus32.
Archivio Storico Lugano, Ospitale, scatola 396 A
4.3.
Recludere e correggere: la nascita del penitenziario cantonale
Il primo penitenziario cantonale, denominato Ergastolo o Casa di forza,
fu allogato nel 1804 nel Castelgrande a Bellinzona. Rimase in funzione fino al 1873,
ma si rivelò da subito inadatto ad assolvere le funzioni carcerarie. Scriveva il Franscini: «sono misti, nell’ergastolo, con gli attempati e adulti, i giovinetti: e buona parte del
tempo, principalmente della cattiva stagione e della festa, si passa in ozio: pochissimo
è fatto per il culto religioso: poco o nulla per il miglioramento delle condizioni intellettuali e morali dei poveri detenuti». Nel solco dei dibattiti in corso in Europa sulle riforme penali e carcerarie, anche in Ticino si distinsero delle personalità, come Filippo
Ciani, Carlo Battaglini, Giovan Battista Pioda e Ambrogio Bertoni, che posero il problema di una struttura penitenziaria basata su moderni principi di espiazione, correzione, riabilitazione. Filippo Ciani dispose un legato di 40’000 fr. per la costruzione di
una casa di pena a Lugano, che fu inaugurata nel 1873. L’istituto disponeva di 48 celle
e si basava su un sistema di correzione detto «misto». Prevedeva, come emerge dal
primo rapporto del direttore Fulgenzio Chicherio, l’isolamento in cella alternato ad attività di lavoro collettivo, nella convinzione che un regime disciplinare fondato sulla
solitudine e sul lavoro avrebbe favorito il ravvedimento del recluso e la sua riammissione nella società. Nel 1968, divenute ormai inadeguate la struttura e l’ubicazione del
carcere, fu inaugurato il penitenziario cantonale della Stampa, tuttora in funzione.
32. L’attestazione del battesimo compare in calce al documento.
III.
Società
Rapporto morale sul Penitenziario cantonale per l’anno 1873
Mobiliare
[…] Il carcerato tiene, a propria disposizione, per i suoi bisogni: un letto
con fusto di ferro da alzarsi ed assicurarsi al muro durante la giornata, tavolo, seggiolino, armadietto, portabiti, del paro assicurati al muro, vaso fecale, catino, bicchiere, serbatoio di acqua, gamella, saliera, cucchiaio, lumiera, tavoletta d’ardesia con matita, sputacchiera, oggetti di pulizia e tabelle, più li effetti letterecci con coperte di lana in
numero corrispondente al variare delle stagioni. Le celle di rigore contengono un pancone mobile.
La cucina è servita a forno economico; nella stessa e nell’infermeria,
nella camera del bagno, nel guardaroba, nel quartiere di alloggio dei guardiani, nell’osservatorio, negli uffici, fu provveduto ad ogni occorrenza del servizio.
Detenuti
Dalla cessata Casa di Forza il trasporto dei detenuti incominciava con
vetture, al 26 giugno e compievasi al 30 dello stesso mese. Sulla soglia del Penitenziere
essi venivano liberati dalle catene. Il loro numero era di trenta, ma nel corso del successivo semestre si accrebbe fino a quarantadue, con giornate N° 6’626, delle quali appartengono, N° 4’305 alla reclusione e N° 2’321 alla detenzione.
Dati statistici. […]
Istruzione scolastica
Più che primaria
Sufficiente
Mediocre
Nulla o quasi nulla
N° 1
“
5
“ 10
“ 26
[…]
Possidenza
Possiedono sostanza
Hanno da ereditare
Possiedono nulla
N° 2
“
1
“ 39
Professione prima dell’arresto
Senza professione
Contadini, manuali, muratori
Artigiani
Con professione letteraria o commerciale
In impieghi pubblici
Di questi:
Non appresero una professione determinata
Furono apprendista per
un anno
“
due anni
“
tre anni
“
quattro anni e oltre
Hanno poi cangiato professione
N° 12
“ 22
“
6
“
1
“
1
N° 19
“
4
“
5
“
2
“ 12
“ 10
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
123
64. In posa per il fotografo alla berlina di Sornico.
Il Codice penale ticinese del 1816 prevedeva ancora l’esposizione alla berlina. L’articolo 11 disponeva: Il condannato alla berlina viene di pieno giorno esposto per 2 ore sopra
un palco nella pubblica piazza in tempo di mercato o d’altro concorso di popolo: esso
è legato ad una colonna, a cui si appende un cartello indicante a gran caratteri il suo
nome, cognome e patria, il delitto e la pena: un segretario legge la sentenza, previo suono di campana e di tromba. Le pene infamanti e pubbliche non compaiono più nel successivo Codice penale del 1873. La privazione della libertà diventa così la forma di punizione più diffusa.
III.
Società
Condotta prima dell’arresto
Irreprensibile per
Pregiudicata per
Pessima per
N° 8
“ 21
“ 13
[…] Qualità dei reati
Sono condannati per
veneficio
omicidio
complicità in omicidio
abbandono d’infante con morte
ferimento
furto violento
furto
complicità in furto
furto mancato
truffa
eccitamento alla corrutela
N° 1
“ 10
“
1
“
1
“
2
“
2
“ 17
“
2
“
3
“
2
“
1
[…]
Regime disciplinare
All’entrare di un condannato, questo viene sottoposto a visita medica, a
bagni, ed altri espurghi se fa d’uopo, – indi esaminato dal Direttore sopra le vicende
che hanno segnato la sua esistenza, dal quale interrogatorio si rilevano i dati che registransi sul libro di matricola […] – da ultimo, condotto alla cella ove il capo-guardiano
lo istruisce sopra i suoi doveri e sul maneggio degli utensili.
Ogni detenuto viene, coll’entrar nella Casa, posto alla prima classe, ossia
al periodo dell’isolamento assoluto, come pena in sè medesimo e come ausiliario della
riflessione e dell’emendamento. Gli acritti a questa classe sono esclusi dal passeggio, a
meno che il medico non l’ordini per ragioni di salute; si ammettono però alla scuola ed al
servizio religioso in comune, e possono, ad ogni mese, scriver lettere e ricevere visite.
Scorso il tempo stabilito dal regolamento, se la condotta e il carattere del
detenuto lo consentono, egli passa alla seconda classe, colla segregazione alla notte e
il lavoro in comune di giorno; esso gode il beneficio del passeggio, e parimenti quello
della corrispondenza epistolare e di essere visitato due volte al mese.
Quando non sia guari lontano il giorno della liberazione, si opera il passaggio alla terza classe ch’è si può dire, di tentazione e di prova; il rigore del silenzio
si mitiga, e qualche altra larghezza si accorda.
Conto-reso del Consiglio di Stato, Dipartimento giustizia e culto, 1873, p. 21-31
4.4.
La condizione di un disoccupato svizzero
durante la crisi degli anni Trenta
La grande depressione economica mondiale, iniziata negli Stati Uniti
nell’ottobre 1929, colpì la Svizzera negli anni 1932-1937. Tutte le regioni del paese,
tutte le produzioni industriali furono coinvolte in modo più o meno intenso e l’aspetto
più vistoso della crisi fu la perdita di lavoro e di reddito per ampi strati della popola-
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
125
zione. Al culmine della crisi, nel 1936, si registrarono oltre 90’000 disoccupati, il 5%
della popolazione attiva, ma in Ticino questa percentuale superò il 10%. Anche i salari
subirono un calo, quantificabile intorno al 6-10%. La seguente descrizione, redatta nel
1934 da un disoccupato, mostra in modo immediato la difficile condizione di chi,
avendo perso il lavoro, faticava a reinserirsi nel mondo della produzione e come risultasse arduo vivere senza delle prospettive professionali.
La gente crede che un disoccupato è una persona che non ha nulla da fare,
che non fa altro che far timbrare la sua tessera di controllo ogni due giorni. Se fosse
così semplice! In realtà non è così. […]
Accompagnamo un disoccupato. Alle 8.00 lascia la sua abitazione di
Höngg per recarsi all’Ufficio del lavoro, ad Altstetten, dove fa timbrare la sua tessera.
Potrebbe poi rientrare al suo domicilio. Ma così facendo non troverà mai un’occupazione. Meglio quindi passare all’Ufficio di informazione professionale. Una lavagna
indica i posti disponibili: «Un giovane fabbro ferrario. Età massima 20 anni. Vitto e alloggio presso il padrone»; «Un lattoniere. Età 28-32 anni»; «Un meccanico di casse registratrici. Giovani: se volete trovare lavoro, diventate meccanici di casse registratrici!»
Il disoccupato torna al suo domicilio di Höngg. Ha già percorso 12 km.
Alle 14.30 si reca nella sala di lettura della casa parrocchiale di Wipkingen. Legge attentamente le offerte di lavoro pubblicate nei giornali: un rappresentante, un commesso
viaggiatore. Ah, finalmente: un meccanico per un’autorimessa. Al diavolo!
Bisogna partecipare al capitale dell’azienda con un versamento di fr.
10’000. Un meccanico a Ginevra. Prende nota dell’indirizzo. Poi si reca dal suo ultimo
datore di lavoro a Seefeld: «Mi dispiace, ripassi fra 15 giorni».
Riciclaggio. Ho utilizzato recentemente questa parola in presenza di un
collega. Quasi mi è saltato al collo. Devo ammettere che non aveva tutti i torti. Ha lavorato 15 anni come meccanico, poi è rimasto disoccupato. Per tentare di sfuggire, almeno
per un po’ di tempo, all’incessante ed infruttuosa ricerca di lavoro, si è iscritto ad un
corso di riciclaggio professionale. Ha saldato per due settimane, ha smontato e rimontato motori per altre due. Alla fine: nessuna traccia di lavoro. Evidentemente nessuno
vuole assumere un saldatore con 15 giorni di pratica quando vi sono migliaia di saldatori disoccupati con anni di pratica. Ha lavorato per qualche mese come manovale in
un cantiere. Poi di nuovo disoccupato.
In un’officina del luogo si cerca un meccanico. Si presenta. Ha 35 anni,
è forte ed in buona salute. Gli si fa notare che è un po’ troppo vecchio. Risponde che si
sente in piena forma. Il padrone gli domanda: «Sa costruire attrezzi? Sì. Sa riparare
macchine? Sì. Sa guidare l’autocarro? Sì». Il padrone è imbarazzato: «Vede, è veramente peccato che un operaio come lei non riesca a trovare lavoro. Ma nella mia officina
faccio tutto da solo. Il meccanico che intendo assumere non deve sapere molto. È sufficiente che mi dia una mano. Penso ad un giovane di 18 anni. Ne conosce uno per caso?».
AA. VV., Le mouvement ouvrier suisse, Ginevra 1975, p. 248-49
III.
Società
4.5.
La povertà nella società del benessere: i «working poors»
A partire dagli anni Novanta del Novecento anche in Svizzera e in Ticino
è comparsa una nuova categoria sociale: i «working poors» (lavoratori poveri). Si
tratta di persone che, pur esercitando un’attività lucrativa, non percepiscono un reddito sufficiente e continuo e si trovano quindi in una condizione di povertà. Il fenomeno
va ricondotto a nuove dinamiche assunte dal mercato del lavoro, sempre più caratterizzato da esigenze di flessibilità, contratti precari e a tempo, lavoro su chiamata. A livello svizzero si valuta che nel 1999 il 7.5% delle persone occupate tra i 20 e i 59 anni
era da considerarsi povero. Una situazione di povertà che coinvolge 250’000 casi, ai
quali bisogna aggiungere i membri delle loro famiglie (in totale 535’000 persone di cui
232’000 bambini). Una testimonianza relativa alla Svizzera italiana alza un velo sulla
dura realtà di chi vive una condizione professionale precaria, incerta e senza garanzie
per il futuro.
Sandra (43 anni): un nuovo inizio
Sandra è di origine italiana vive in Ticino da più di 30 anni. Nel nostro
cantone ha svolto un tirocinio di impiegata di commercio e ha lavorato per qualche anno
presso il datore di lavoro dove ha svolto l’apprendistato. Ha deciso di smettere di lavorare dopo la nascita della prima figlia, che oggi ha 12 anni, dopo la quale è arrivato il secondo (oggi ha 10 anni). Dopo più di 10 anni di pausa ha però voglia e bisogno (il marito ha perso il lavoro e si trova attualmente disoccupato) di ricominciare a lavorare.
Ha cercato un lavoro da sola, scrivendo, come tanti, moltissime lettere a
destra e sinistra senza comunque ottenere una risposta positiva «per una donna con due
figli non è certo facile reinserirsi nel mondo del lavoro, i datori di lavoro pensano sempre che puoi creare problemi perché magari il figlio si ammala o perché non hai una
soluzione sicura per piazzare i figli durante il lavoro, inoltre alla mia età rappresento
già un costo elevato per qualsiasi datore di lavoro».
Sandra si è quindi rivolta, su consiglio dell’ufficio di collocamento, al
quale è iscritta pur non avendo diritto all’indennità di disoccupazione, ad un’agenzia di
lavoro interinale.
«Nel giro di due giorni mi hanno trovato un posto di lavoro e ho cominciato a lavorare quasi subito. Sono contenta del tipo di lavoro e dell’ambiente, ma sono
preoccupata soprattutto per il salario, essendo pagata a ore non so mai bene quanto guadagno a fine mese, se un giorno mi ammalo e rimango a casa non ricevo lo stipendio e
questo può chiaramente diventare un problema. Qualche settimana fa ho dovuto accompagnare il figlio più piccolo dal medico e così mi sono dovuta assentare dal lavoro per
qualche ora, alla fine della settimana mi sono ritrovata con un salario inferiore. Se avessi
un contratto di lavoro regolare questo non succederebbe».
Sandra spera di trovare prima o poi un posto di lavoro «fisso» con un
contratto regolare che garantisca tutte le coperture assicurative indispensabili, prima fra
tutte la cassa pensione, alla quale oggi non è assicurata.
«So che questo non sarà facile, nella mia situazione, chi mi vuole, ma comunque io continuo a cercare, non intendo continuare con questo sistema per molto
tempo oltre ai problemi contrattuali esiste anche un problema di sicurezza, è vero che
le agenzie trovano velocemente un posto di lavoro e rimanere a casa è difficile, ma è
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
127
vero anche che non sapere mai fino a quando lavori in un determinato posto non è certo
bello e rassicurante».
Per il momento il datore di lavoro presso il quale è impiegata le ha garantito, sulla parola, che potrà rimanere lì per altri tre mesi, poi si vedrà. «Comunque se
un giorno gli gira o la ditta ha qualche problema può lasciarmi a casa senza grosse difficoltà e inoltre tre mesi sono sempre tre mesi e poi mi tocca ricominciare tutto daccapo».
A lungo andare questo sistema è snervante e stancante «vedo questa soluzione come
transitoria, anche se ho paura che durerà un pezzo».
Ci confessa poi che questa situazione ha conseguenze importanti anche
sul clima famigliare e in particolare sul suo rapporto con il marito. «Mio marito non
riesce ad accettare di essere rimasto senza lavoro, ma però non capisce la mia insistenza
a trovarmi un lavoro. È sempre scontroso e scontento, non fa più niente né in casa né
con i bambini. Io mi trovo costretta a lavorare a occuparmi di tutto il resto. È tutto molto,
molto pesante e francamente quasi insopportabile, vado avanti per i miei figli ... se crollo anch’io...».
A. Lepori - C. Marazzi, Forme del lavoro e qualità della vita. Inchiesta sugli effetti sociali della flessibilità del mercato del lavoro in Ticino, Canobbio 2002, p. 99-100
4.6.
Lo sfruttamento del lavoro minorile: gli spazzacamini
Nel XIX secolo, durante i mesi invernali diverse centinaia di bambini, soprattutto del distretto di Locarno, venivano reclutati da «padroni» per svolgere nelle
città lombarde e piemontesi l’attività di spazzacamino. Ripulire camini e sgomberare
la fuliggine era un lavoro molto duro e i piccoli spazzacamini, sovente maltrattati dai
padroni, malnutriti, alloggiati in ricoveri di fortuna, erano anche costretti a mendicare.
Le lamentele ufficiali delle autorità italiane sulla triste condizione di questi bambini ticinesi, valsero a far adottare nel 1873 delle misure legislative che proibivano l’emigrazione a chi non aveva compiuto i 14 anni. La legislazione volta a frenare gli abusi del
lavoro minorile rimase però inadeguata e mal applicata, anche quando le disposizioni
federali imposero limiti ben precisi a questo sfruttamento. Si riproducono una lettera del
1864 del commissario di governo di Locarno con la quale denuncia la sparizione a Torino di uno spazzacamino di 11 anni (doc. A) e la risposta del questore che informa del
suo ritrovamento e dei maltrattamenti subiti dai piccoli spazzacamini (doc. B).
Documento A
Locarno, il 3 settembre 1864
Il Commissario di Governo del distretto di Locarno
al Lodevole Consiglio di Stato
Lugano
Onorevoli Signori,
Certa Maria Angiola Pellanda d’Intragna presentandosi giorni or sono al
mio Officio reclamando contro Battista fu Giuseppe Madonna al quale aveva consegnato quale garzone spazzacamino il di lei figlio Giacomo, d’anni 11, perché egli rim-
III.
Società
patriò senza condurle a termine dell’accordo il figlio allegando di averlo consegnato ad
un suo compagno, certo Donato fu Giuseppe Cavalli d’Intragna, degente a Torino, dal
quale ultimo poi il figlio Pellanda sarebbe fuggito, e solo dopo molte ricerche il Cavalli
avrebbe potuto sapere a mezzo della Polizia che detto ragazzo trovasi al servizio di una
famiglia in Torino stesso.
Chiamati al mio Ufficio tanto il Madonna Battista che il Cavalli Donato,
il primo espose di aver condotto esso infatti il ragazzo Pellanda a Torino, che dalla fine
dello scorso maggio, dovendo recarsi a casa, ne faceva consegna al secondo, perché lo
trattenesse presso di sè fino al cessar della stagione.
Il Cavalli poi espose che il ragazzo fuggì da lui, desso non sa dove si ritrovi e così si giustifica:
nel poco tempo che il ragazzo Pellanda stette con lui, fuggì sei volte ed
una volta anzi lo si rinvenne appena in tempo, perché all’indomani sarebbe partito per
Nizza, in compagnia di Federico di Pietro Borella da Vicenza, ragazzetto pure lui dai
setti agli otto anni; l’ultima sua fuga data dalla fine del giugno scorso.
Esso ne fece ricerca per quindici o venti giorni e finalmente, non trovandone le tracce si decise di notificare lo smarrimento di esso alla Questura, Sezione del
Borgo di Po.
Alcuni giorni dopo l’avvenuta notifica la questura istessa (sezione di
Borgo Dora) lo avrebbe chiamato e previa domanda fattagli sulla vericità o meno dello
smarrimento del ragazzo lo avrebbe del pari informato che il ragazzo era stato ritrovato
e che non stesse in pena per lui, perché era bene appoggiato e presso persona che si
prendeva cura di farlo istruire.
Alla domanda da esso fatta dove il ragazzo trovavasi si sarebbe (sentito)
rispondere che non occorreva lo sapesse.
Presentandosi altra volta alla Questura, sezione di Borgo Dora con lettera del fratello maggiore del ragazzo Pellanda, per sapere positivamente dove fosse il ragazzo gli sarebbe stato di nuovo risposto che né esso Cavalli, né il fratello del Pellanda
Giacomo, avevano diritto di sapere ove fosse.
In tale stato di cose si rende indispensabile che le Signorie Loro abbiano
a prendere le debite informazioni presso le Autorità italiane per vedere fino a qual punto
sia vero l’esposto del Cavalli, che quando la cosa fosse altrimenti ed il ragazzo smarrito, tanto esso che il Madonna possono essere passibili di tutte le conseguenze dello
smarrimento di un fanciullo loro affidato.
Colla massima stima e considerazione
Il Commissario, Rusca
Documento B
Torino, 19 settembre 1864
Oggetto: Giacomo Pellanda, spazzacamino
Signor Direttore Centrale di Polizia nel Canton Ticino
Lugano
Sussiste che, sul finire del mese di Luglio (e non di Giugno) p.p. un individuo che si qualifica per Donato Cavalli, spazzacamino ebbe a presentarsi alla Sezione di Questura di Borgo Po per denunciare che un suo garzonetto di anni 12, di nome
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
65. Gruppo di giovani spazzacamini fotografati nel 1906.
129
III.
Società
Giacomo Pellanda si era clandestinamente evaso dalla comune abitazione. Dello smarrimento di questo ragazzo furono tantosto informati tutti gli Uffici o sezioni della scrivente Questura per le pratiche d’Istituto.
Sussiste inoltre che la Sezione di Dora (e non quella di Borgo Dora)
avendo rinvenuto quel povero ragazzo, gli procurò l’ingresso nello spedale di S. Giovanni per essere curato delle contusioni prodotte da percosse irrogategli dal suo padrone
Cavalli. Risultò altresì opera conforme a verità che quando il Pellanda uscì dall’ospedale fu dal Signor Ispettore di Dora consegnato ad una famiglia agiata di Torino, la quale
promise di tenerlo in luogo di figlio e di educarlo onestamente.
Il sottoscritto per ora (trovandosi il titolare per mentovato, in momentanea assenza) non può fornir più particolari indicazioni: si riserva però, quanto prima di
comunicare il nome delle persone caritatevoli che assumono la custodia del piccolo Pellanda per sottrarlo ai maltrattamenti del suo brutale padrone.
Alla seconda parte della pregiatissima nota del Signor Direttore Centrale
di Polizia, citata a margine, il sottoscritto risponde essere purtroppo vero che il trattamento in generale usato dai padroni spazzacamini verso i piccoli ragazzi loro affidati, è
crudele. Si lasciano privi di ricovero, di vesti, di alimenti; e morirebbero forse d’inedia se
la carità dei privati, cui fanno ricorso non li sollevasse, e come ciò fosse poco, succede
troppo di frequente che li battano a sangue o li assoggettino a fatiche intollerabili.
In una parola, Signor Direttore la vita di quei poveri giovanetti infelici,
venduti per poca moneta da genitori disumani, non è dissimile da quella degli schiavi
antichi o moderni.
L’Ufficio scrivente, per ben molte volte, ha punito del carcere questi padroni spazzacamini ed ha loro tolto di mano i giovanetti maltrattati, inviandoli ancora,
d’intesa colla delegazione svizzera, al loro paese: ma i provvedimenti parziali non rispondevano alla quasi generale bisogna, e sono impotenti contro un vizio organizzato
e sistematico.
Farà pertanto santissima cosa il Governo Federale se, dando in atto il nobile suo progetto, metterà mano efficace a quei mezzi che siano valevoli ad impedire la
continuazione di abusi che alla civiltà dei tempi che corrono sembrerebbero in contraddizione.
Il Questore
L. Lafranchi-Branca, L’emigrazione degli spazzacamini ticinesi 1850-1920, Bellinzona
1981, p. 17-21
4.7.
Donne e bambini nelle manifatture
Dalla seconda metà del XIX secolo si svilupparono in Ticino i primi stabilimenti industriali. Nelle filande del Sottoceneri si impiegava soprattutto manodopera femminile, in larga percentuale fanciulle, che già dai sette, otto anni di età disertavano la scuola per lavorare. In assenza di controlli, fino all’emanazione della legge
federale sul lavoro nelle fabbriche del 1877, le giovani operaie lavoravano in condizioni disumane, come testimonia la lettera del dr. Moni di Stabio del 1873 (doc. A).
La giornata poteva durare anche 14 ore in ambienti malsani e con retribuzioni molto
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
131
66. Sigaraie al lavoro nella manifattura di tabacchi a Brissago negli anni Quaranta del Novecento.
III.
Società
modeste. La normativa federale non produsse in Ticino effetti immediati; per le
manifatture seriche i fabbricanti, invocando la concorrenza degli opifici comaschi, ottennero che l’età di accesso alle filande fosse abbassata da 14 a 12 anni e questa misura «provvisoria» fu revocata solo nel 1897. Anche le condizioni di lavoro delle operaie erano estremamente dure. La testimonianza di una sigaraia impiegata in una
manifattura di tabacchi di Brissago (doc. B) dimostra come verso il 1930 non esistesse
alcuna garanzia per le gestanti e le puerpere. Le leggi imponevano alle donne un congedo non pagato di otto settimane, ma le necessità economiche spingevano molte di
loro a ridurne la durata.
Documento A
Le predette povere ragazze sono costrette nei filatoi a certe posizioni e
piegature del tronco molto incomode e a lungo protratte, ad inspirare un’aria poco ossigenata e impregnata fuori misura di pulviscoli serici, ed a vivere sempre d’un vitto
asciutto e per se stesso malsano (pane di granoturco). Quelle delle filande poi stanno
tutto il dì sedute, colle mani che macerano nell’acqua e cogli abiti imbevuti di umidità,
e respirano un’aria piena di vapore acqueo e di conseguenza non abbastanza ossigenata
in proporzione del volume.
In causa del cattivo vitto, delle posizioni stantate o prolungate, dell’aria
viziata, nell’individuo a poco a poco si guasta la funzione della digestione e non si compie a sufficienza l’ossigenazione del sangue nei polmoni e da queste due ragioni (cattiva digestione ed ossigenazione) ne deriva una sanguinificazione pessima ... germinando
(quel che è peggio) la tubercolosi e le discresie scrofolosa e rachitica.
Le famiglie poi ne soffrono da ciò che non di rado queste fanciulle
muoiono innanzi tempo ed ordinariamente di malattie lunghissime, gettando così nel
lutto le famiglie schiacciate dal peso di quella miseria che stoltamente avevano cercato
di scongiurare coll’applicare la loro prole prima del tempo a lavori piuttosto nocivi.
La società poi ne patisce perché, se le predette ragazze sfuggendo per avventura agli artigli della morte a un tempo si maritano, viene ad essere popolata da esseri infermi e buoni né per sé né per gli altri.
G. Rossi - P. Genasci, Il movimento operaio nella Svizzera e in Ticino. Note storiche e
documenti, Lugano 1988, p. 13
Documento B
Sicché mi sono maritata e ho avuto un bambino e dopo 45 giorni sono
andata alla fabbrica. Allora per un po’ di tempo l’ho preso... c’era una donna che stava
sopra la fabbrica, a Ponte. Pensi che alla mattina, pioggia o bel tempo prendevo su il
bambino […], lo facevo dentro uno scialle, e lo portavo su a una donna con un biberon
di camomilla e dieci o dodici pannolini. Lo portavo su fino a Ponte. Lasciavo le scarpe
giù alla cappella del cimitero per paura di scivolare e lo portavo da curare. A Mezzogiorno venivo a casa di corsa. Invece di andare a casa correvo su a dare il latte […], poi
andavo a casa a mangiare un po’ di pane e qualche cosa, una scodella di caffelatte e poi
alla una e mezza tornavo alla fabbrica fino alle sei. Quando ha avuto sei mesi l’ho dato
alla mia mamma, me l’ha curato circa un anno. Me lo curava lei e io andavo a lavorare.
Poi sono rimasta incinta di quell’altro.
Ma fino a quando ha lavorato prima del parto?
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
133
Giovedì sono andata a lavorare in bicicletta e venerdì mattina l’ho partorito. […]
Quando stava a casa, perché aveva partorito le davano qualche cosa?
Niente, non davano niente a nessuno, non c’era niente […] è per quello
che dopo 45 giorni ero alla fabbrica. Naturalmente la vita era dura. Venire a casa a lavare tutti i pannolini, fare la pappa, il mangiare per noi... (E. C. Brissago).
L. Bordoni, La donna operaia all’inizio del Novecento, Locarno 1993, p. 111-112
4.8.
Inchiesta sulle condizioni dei lavoratori del Gottardo:
un rapporto spaventoso
Nel 1872 furono aperti i cantieri per la realizzazione della linea ferroviaria del Gottardo. Circa 5’000 operai italiani furono impiegati sui due versanti del
traforo. Ad Airolo la popolazione raddoppiò, a Göschenen quintuplicò. La ditta Favre,
che vinse l’appalto, poteva garantire l’alloggio in baracche a poche centinaia di lavoratori e la maggior parte fu costretta a vivere in dimore improvvisate, molto costose,
sovraffollate e incredibilmente sporche. Spesso nello stesso letto si alternavano più operai a turni di otto ore ciascuno. Il lavoro nel tunnel era molto duro e pericoloso: temperature elevate, fango e umidità, rifiuti e escrementi favorirono la diffusione di un parassita intestinale, l’anchilostoma duodenale, che fiaccava gli organismi e in molti casi
risultò letale. La malattia colpì diverse centinaia di persone e divenne famosa come
«anemia del Gottardo». Le disagevoli condizioni di vita e di lavoro, il costo elevato degli alloggi e dei viveri smerciati negli spacci della ditta, i salari versati in valuta italiana e in buoni per gli acquisti causarono alcuni scioperi. Particolarmente tragico fu
quello scoppiato a Göschenen nel 1875, represso con l’intervento delle truppe e con
un bilancio di quattro morti e parecchi feriti tra gli scioperanti. Per incarico del Governo federale il dr. Jakob Laurenz Sonderegger stilò un rapporto all’indomani dello
sciopero, in cui confermò gli spaventosi disagi denunciati dai lavoratori.
Nel cantiere di Göschenen, lavorano 1’500-1’600 operai, dei quali 1’2001’300 abitano nel villaggio. La maggior parte fa buona impressione: ha l’aspetto piacevole e sembra in buona condizione. Alcuni sono molto giovani, quasi dei bambini, e
colpiscono per il loro pallore. Tutti hanno il viso e le mani macchiate dal sudiciume del
tunnel, che ricopre la pelle di uno strato denso fatto di olio d’illuminazione, limatura di
ferro, polvere di granito e di ordinario fango. Questa sporcizia impregna i vestiti ed
esala un odore caratteristico. Questo diviene più penetrante quanto più ci si inoltra negli alloggi, dove si mescola con il tanfo delle fogne. Le entrate sono sporche come sentieri fangosi. I rifiuti si accumulano vicino alle porte, e si vedono escrementi fin sui
contorni e i davanzali delle finestre. Ve ne sono pure sui pavimenti, che servono spesso
da latrina. Per quanto riguarda i gabinetti, la loro sporcizia sfida ogni descrizione, e anche con buone scarpe si esita ad entrarvi.
In un corridoio, al terzo piano di una casa occupata da 240 persone, si è
similmente trovato un gran mucchio di escrementi, di cui una parte era stata evacuata
con la pala. In un’altra casa, dove alloggiano 200 persone, non ci sono gabinetti. Altro-
III.
Società
67. Minatori della galleria ferroviaria del Gottardo posano attorno alla perforatrice ad aria
compressa verso il 1880.
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
135
ve, in case che danno ricovero da 50 a 100 persone, ci sono dei gabinetti non utilizzabili, perché le porte sono state inchiodate. In altri alloggi sono accessibili, ma ciò non
cambia nulla perché i corridoi sono insozzati e gli escrementi si accumulano intorno
alle case e sotto le finestre.
Le porte che danno sul corridoio si aprono su piccole camere, ciascuna
delle quali costituisce un alloggio propriamente detto, con due o quattro letti, un fornello in ferro, bauli, casse, recipienti pieni di viveri o di rifiuti, mensole cariche di bottiglie
e bicchieri, fili piegati sotto il peso della biancheria. Il pavimento non solo è nero per
la sporcizia unta e metallica depositata dagli stivali dei lavoratori, ma è anche macchiato
da tutte le possibili lordure. Lungo le pareti sono appesi vestiti e salsicce ammuffite.
Quanto alle finestre, sono imbrattate e ostinatamente chiuse. Quasi ovunque ci sono
imposte, ma molte sono assai pesanti, o non possono aprirsi, e nella maggior parte dei
casi nessuno le apre.
I cosiddetti letti si compongono di assi, raramente di un vero pagliericcio,
di un sacco riempito di paglia di mais, talvolta di un lenzuolo di lino, di una o di due
coperte, di un cuscino, il tutto nero e sudicio. È lì che dormono i lavoratori del tunnel,
in due e sovente in tre nello stesso letto, completamente vestiti e con gli stivali ai piedi;
come escono dal tunnel, mangiano e dormono in attesa di tornarvi. Lavorano otto ore
al giorno e dispongono di un tempo di riposo di sedici ore, dandosi il cambio giorno e
notte, compresi i giorni festivi. Nel tunnel come nella camera da letto, si alternano senza
interruzione: quello che arriva rimpiazza quello che parte.
Per quasi tutte le case del villaggio c’è che una sola fontana. Questa tragica situazione è dovuta all’eccessiva concentrazione di uomini in uno spazio ristretto.
Ogni abitante dispone, compreso il mobilio, di 2.5-3 metri cubi d’aria, di 4 metri cubi
nel migliore dei casi.
K. Lüönd - K. Iten, Le Saint Gothard, Zofingen 1980, p. 96
4.9.
Associazionismo in Ticino: il mutuo soccorso
Il mutuo soccorso era una forma di previdenza spontanea e volontaria, il
cui scopo era di rimediare alle insufficienze dell’assistenza pubblica e della legislazione sociale. Grazie a un capitale accumulato con il versamento delle quote sociali, ogni
membro aveva diritto a qualche forma di soccorso in caso di infortunio, malattia, licenziamento, funerale e aiuto a vedove e orfani. La prima società ticinese di mutuo soccorso nacque nel 1845. La Società tipografica-libraria di Lugano aveva carattere religioso
ed era aperta anche ai proprietari delle stamperie e delle librerie. Il culmine del mutualismo in Ticino si ebbe verso la fine degli anni Ottanta dell’Ottocento: nel 1888 si contavano 14 società con più di 2’300 membri. Alcune erano di mestiere, altre si definivano
più genericamente «operaie» (come la Società generale di mutuo soccorso fra gli operai
di Lugano, fondata nel 1871, di cui sono riportati nel primo documento alcuni articoli
dello statuto), indicando con tale termine sia dipendenti che artigiani, piccoli proprietari e commercianti. Tra le finalità statutarie si contemplava spesso l’elevazione intellettuale e morale dei soci, attraverso l’organizzazione di corsi scolastici serali o domenicali, come risulta dal programma del 1872 (doc. B). In generale questi sodalizi non
III.
Società
nacquero con un indirizzo politico e i loro scopi di reciproca solidarietà risultavano limitati sia per mancanza di fondi sia perché si basavano sul volontariato. Persero progressivamente importanza verso l’inizio del Novecento con la nascita dei sindacati di
categoria di ispirazione socialista.
Documento A
Statuto organico
Art. 1 Lo scopo della Società è il Mutuo Soccorso materiale, intellettuale e morale; la fratellanza, l’ordine, l’economia ne sono le basi.
Art. 2 La Società è composta essenzialmente di operai, i quali sono Soci effettivi, e di quante oneste persone vogliono appartenervi come Soci contribuenti.
Si considerano operai tutti quelli che sostengono la vita col lavoro delle proprie braccia.
Art. 3 A chi vuol diventare Socio effettivo è necessario:
a) Avere dai 15 ai 45 anni di età;
b) Essere noto per buona condotta morale;
c) Presentare un attestato, colle firme di due Medici della Società, comprovante la sana costituzione fisica.
Le domande di ammissione vengono dirette alla Presidenza, la quale,
d’accordo col Comitato, se non manca nessuno dei summentovati requisiti; verifica
l’età del richiedente sui registri municipali o sopra documento analogo, gli invia la lettera di accettazione, dandone poi annuncio alla Società nella prossima Radunanza.
Art. 4 Per essere ammessi come Soci contribuenti basta annunciarsi alla Presidenza.
A loro spettano i diritti e doveri seguenti:
a) Possono intervenire alle Radunanze e prendere parte alle discussioni, ma
senza voto deliberativo.
b) Pagano un’annua tassa non minore di franchi 12 o in una volta sola, o in
rate.
c) Non partecipano ai sussidj.
Ogni socio contribuente, purché si uniformi ai dispositivi dell’art. 3, può
diventare Socio effettivo. […]
Art. 10 I Soci effettivi devono pagare una tassa mensile di fr. 1, ed una tassa d’ingresso proporzionata come segue:
Dai 15 ai 20 anni fr. 1.50.
Dai 21 ai 25 anni fr. 2.
Dai 26 ai 30 anni fr. 2.50.
Dai 31 ai 35 anni fr. 3.
Dai 36 ai 40 anni fr. 3.50.
Dai 41 ai 45 anni fr. 4.
Il contributo d’ingresso viene ogni anno modificato secondo lo stato economico della Società e può essere pagato ratealmente nel primo semestre, che decorre
dal giorno dell’ammissione.
Art. 11 I contributi mensili servono al soccorso dei Soci effettivi ed alle spese di
amministrazione; i contributi di ingresso costituiscono un fondo di riserva, il quale non
ha mai scopo diverso dalla beneficenza, ma può in casi urgenti erogarsi a vantaggio del
Mutuo Soccorso ordinario. […]
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
137
Art. 15 Ogni Socio effettivo, sei mesi dopo che appartiene alla Società, in caso
di malattia che gl’impedisca assolutamente di lavorare e che oltrepassi tre giorni, ha diritto ad un quotidiano soccorso di fr. 1 a cominciare dal giorno della domanda.
Questo sussidio rimane invariabile per i primi tre mesi, dopo i quali viene
ridotto a 50 centesimi.
Prolungandosi la malattia oltre un semestre il soccorso cessa.
La malattia esonera dal pagamento della tassa mensile.
Art. 16 La malattia viene constatata da un membro del Comitato e dall’Aggiunto
assistito dal medico.
Trovandosi assente da Lugano il Socio malato deve mandare alla Presidenza un certificato medico legalizzato dall’autorità politica del paese ove risiede.
Non viene accordato sussidio né al Socio in mora coi suoi contributi, salvo il disposto dell’Art. 13, né a quello ammalato per conseguenze di viziosa condotta.
[…]
Art. 18 Il Comitato, al quale incombe l’obbligo di esercitare la filantropia colla
maggiore estensione possibile, deve sorvegliare e promuovere l’istruzione dei Soci e
dei loro figli, procurare il buon accordo fra tutti, conciliare le divergenze, proporre voti
di lode ai buoni, di biasimo ai cattivi.
Società generale di mutuo soccorso fra gli operai di Lugano, Lugano 1871, p. 3-10
Documento B
Società generale di mutuo soccorso fra gli operai di Lugano
Orario per le scuole
Calligrafia
e registrazione
Dalle 8 alle 9 pom.
Lunedì e Giovedì
(nella sala Sociale)
Aritmetica
“
“ “ “ “
Martedì e Venerdì
Lingua italiana
“
“ “ “ “
Mercoledì e Sabato
Fisica e chimica
Dalle 7 alle 8 pom.
Prof. Nizzola coll’assistenza
dei Soci maestri
Laghi, Bianchi, Tarabola.
Prof. Ferri e Bernardazzi,
coll’assistenza come sopra.
Prof. Buzzi, coll’assistenza
come sopra
Prof. Biraghi
Lunedì, Mercoledì e Venerdì
(nei locali del Liceo)
Disegno
Dalle 8 alle 10 antim. Domenica (nella sala Sociale) Prof. Ferri, coll’assistenza
del Socio signor Pellegrini
(Al corso di disegno si iscrissero 16 persone)
ASB, Diversi, scatola 1325
4.10.
La festa del primo maggio
Giornata di lotta e propaganda, la festa del primo maggio fu istituita
dalla Seconda Internazionale nel 1890. Il movimento operaio rivendicava un proprio
spazio che non fosse religioso, da gestire con un cerimoniale laico composto di canti,
vessilli e simboli in cui riconoscersi. In Ticino la prima festa del lavoro si tenne a Lugano nel 1891 e fu promossa dal circolo dei socialisti italiani Humanitas, che organizzò
una serata di conferenze. Negli anni seguenti la ricorrenza fu celebrata con manifesta-
III.
Società
zioni pubbliche, cortei, discorsi e proclami inneggianti all’unione e alla solidarietà e
si svolse in diverse località del Cantone sotto la direzione delle nascenti organizzazioni
sindacali. Il manifesto per la celebrazione del primo maggio 1898 organizzato dalla
Sezione socialista di Giornico, mostra come la festa del lavoro fosse occasione di lotta
sociale, ma anche di incontro tra i lavoratori, di scampagnata e pranzi in comune.
Sezione socialista di Giornico
1° Maggio 1898
Lavoratori!
Il Primo Maggio è il nostro giorno o compagni di fatica!
È il giorno del gran patto, in cui l’animo dell’operaio si innalza dal martirio del servaggio quotidiano per vivificarsi nell’entusiasmo della fede nuova. In questo giorno solenne la macchina-operaio, arresta il suo faticoso movimento sui campi,
nelle officine, dentro le miniere, sugli impalcati di costruzioni e leva la testa nella fiera
dignità di uomo.
Su, su, o fratelli di sventura – dice – stendiamoci la mano e giuriamo di
redimere queste braccia dalle catene della tirannide capitalista!
In ogni città, in ogni paese, sfilano in questo giorno, eserciti di lavoratori, sventolano al sole migliaia di bandiere rosse; squillano all’aperto gli inni dell’emancipazione, e milioni di cuori di derelitti si letificano nella speranza di un avvenire men
triste.
È la famiglia immensa dei lavoratori che colla voce profetica di un dio,
ammonisce le turbe inconsapevoli dei gaudenti e annuncia ai miseri il regno della giustizia in terra.
Sono gli sfruttati, i creatori d’ogni ricchezza, le vittime dell’inganno borghese che si scambiano attraverso i mari e le frontiere, nella visione della grande patria, la parola della solidarietà internazionale contro il parassitismo imperante.
Lavoratori!
Giuriamo di sollevare questa nostra famiglia che soffre in fondo alla notte
della schiavitù, portandola nella luce della libertà assoluta e della completa emancipazione economica-morale. Non più sfruttati né sfruttatori; non più salariati, ma uomini
uguali nei diritti e nei doveri.
Avanti dunque, o fratelli sotto le bandiere del lavoro; serriamo le file, e
dall’imponenza della manifestazione del Primo Maggio traggano coraggio le falangi
degli schiavi moderni per raddoppiare di lena nella lotta quotidiana.
Avanti, o lavoratori italiani; uniamoci ai compagni degli altri paesi, e rispondiamo all’appello collo slancio delle coscienze libere.
Evviva il Primo Maggio! Evviva l’internazionale dei lavoratori!
La Commissione organizzatrice del 1° Maggio
Programma
Ore 9 ant. – Riunione di compagni nella sala sociale di Giornico.
Ore 10 ant. – Partenza per Lavorgo.
Ore 11 ant. – Bicchierata e brindisi al Primo Maggio.
Dalle ore 111/2 alle 121/2 – Passeggiata per il paese di Lavorgo.
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
139
Ore 1 pom. – Banchetto, indi conferenza e discorsi sociali.
Ore 6 pom. – Ritorno a Giornico e scioglimento della riunione.
Lunedì 2 maggio nella sala sociale di Giornico, conferenza del Compagno Avv. Claudio Treves.
ASB, Polizia politica, scatola 1
4.11.
La nascita della Camera del lavoro
Verso la fine del XIX secolo molti sostenevano che in Ticino, per il suo
carattere agricolo, era «ridicolo parlare di lotta tra capitale e lavoro, di sfruttamento
del proletariato». In realtà però le cose stavano cambiando e ciò era dimostrato dai
frequenti scioperi e dagli episodi di tensione sociale. Gli emigranti stagionali in Svizzera interna, che entravano in contatto con organizzazioni sindacali, e l’arrivo dall’Italia di fuoriusciti socialisti e anarchici favorirono anche in Ticino lo sviluppo di organizzazioni operaie che esprimevano strategie rivendicative nuove e maggior coscienza
politica. Nel 1902 venne fondata a Lugano la Camera del Lavoro, attraverso l’unione
di nove sezioni sindacali di categoria, e benché si dichiarasse indipendente da ogni partito, fu subito chiaro il suo orientamento socialista. In breve tempo la nuova centrale
sindacale assunse un respiro cantonale, ma fu in grado di svolgere un’attività veramente incisiva solo dal 1904, quando l’autorità cantonale cominciò a sussidiare con
1.500 franchi annui un segretariato del lavoro col compito di vigilare sul rispetto delle
leggi e denunciare abusi e irregolarità. La carica di segretario fu ricoperta da Leo Macchi, poi da Luigi Gobbi e dal 1907 da Guglielmo Canevascini. L’influenza degli emigranti italiani sul movimento operaio ticinese fu molto importante e gli statuti del 1902,
di cui si riproducono alcuni articoli, riprendono quasi integralmente quelli della Camera del Lavoro di Milano.
Scopi e mezzi
Art. 6: La Camera del Lavoro ha per iscopo di servire d’intermediario tra l’offerta e la domanda di lavoro; di patrocinare gli interessi dei lavoratori in tutte le contingenze della vita; di illuminare e di presidiare il movimento generale della classe lavoratrice pel miglioramento progressivo delle sue condizioni materiali e morali; tutto ciò
coi seguenti mezzi:
a) mettendo a contatto ed in permanente rapporto fra di loro tutti i lavoratori
salariati, per educarli praticamente alla fratellanza, alla solidarietà ed al mutuo appoggio;
b) organizzando per ogni Sezione d’arte e mestiere – ricorrendo all’uopo ai
Comuni, alle Camere di Commercio ed alle Camere di Lavoro tanto estere che nazionali – un servizio d’informazioni sulle condizioni del mercato di lavoro, fornendo spiegazioni ai lavoratori intorno ai rapporti dell’offerta e della domanda nei principali centri industriali, e segnalando i paesi ove la mano d’opera sia più richiesta o più retribuita;
c) facilitando, per mezzo di pubblicità e di incaricati, ai lavoratori salariati
d’ambo i sessi un conveniente collocamento, intervenendo, richiesta, nella stipulazione
dei contratti di lavoro ed a tutela dell’osservanza dei medesimi;
d) promovendo lo sviluppo della legislazione sociale, sia prendendo iniziative per l’introduzione di nuove leggi e di nuovi istituti atti a tutelare le condizioni del la-
III.
Società
voro ed a svolgere il nuovo diritto operaio, sia sollecitando le opportune riforme delle
leggi e degli istituti esistenti che risultassero deficienti nella pratica e curando di quelle
la stretta applicazione, cercando che il lavoro sia contemperato alle esigenze dell’igiene;
stabilendo le condizioni pel lavoro degli apprendisti e difendendo il lavoro della donna in
guisa che, a parità di produzione, sia retribuito in eguale misura di quello dell’uomo;
e) agevolando la riammissione dei liberati dal carcere negli opifici, invigilando a che si compia la loro riabilitazione;
f) promovendo la costituzione di Comitati sindacali per tutte le arti e mestieri allo scopo di coadiuvare la Camera del Lavoro nella compilazione ed applicazione
delle tariffe di mano d’opera;
g) rappresentando presso i Comuni e lo Stato i bisogni e gli interessi dei lavoratori salariati;
h) costituendo i Collegi arbitramentali permanenti, i cui membri in pari numero siano scelti o eletti nelle classi degli operai e degli industriali e imprenditori con
un presidente eletto di comune accordo fra i membri suddetti;
i) curando inoltre, qualora ne nasca il bisogno, la formazione di Commissioni speciali o professionali fra proprietari e lavoratori;
j) aiutando lo sviluppo del sistema cooperativo di consumo, di produzione,
di credito, dando opera perché i pubblici lavori siano affidati preferibilmente alle Società operaie cooperative;
l) organizzando possibilmente l’insegnamento professionale per ogni arte
e mestiere;
m) in casi ove sia possibile l’intervento della Camera del Lavoro, questa si
assumerà la tutela legale e tecnica;
n) studiando infine ed attuando tutti quei mezzi che valgano ad elevare il
carattere intellettuale, morale e tecnico dei lavoratori salariati, istituendo biblioteche, e
corsi di conferenze.
Obblighi e diritti
Art. 7: La Camera del Lavoro trae i mezzi pel proprio funzionamento da sussidi
dei Comuni, del Cantone e da altri Enti e da una quota annua di Fr. 1.20 per gli uomini
e Cent. 60 per le donne che ogni Associazione verserà per ogni singolo socio iscritto.
Art. 8: Tutti i lavoratori, senza distinzione di nazionalità, purché iscritti alla Camera del Lavoro, potranno approfittare dei vantaggi che questa apporterà.
Camera del Lavoro di Lugano e del Canton Ticino, Statuto e regolamento, Lugano 1902
4.12.
Le origini del sindacalismo cristiano sociale
La questione sociale indusse gli ambienti liberali e conservatori, preoccupati di sottrarre le classi popolari all’influenza dei socialisti, a farsi promotori di una
prudente politica sociale. La nascita di un sindacalismo cristiano fu l’effetto della pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum da parte di Leone XIII nel 1891. In Ticino il
vescovo Vincenzo Molo (1833-1904) indirizzò nel febbraio del 1902 una lettera pastorale al clero e ai fedeli, di cui si riproducono alcuni stralci (doc. A). L’autore condanna-
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
141
va aspramente i pericoli del socialismo ateo e invitava a promuovere una «Democrazia
cristiana» attraverso l’organizzazione di leghe operaie, società mutualistiche, cooperative e federazioni di mestiere cattoliche. Dopo alcuni tentativi di costituire delle leghe
operaie fra gli scalpellini della Riviera nel 1902 e a Brione Verzasca nel 1903, si creò uno
stabile polo operaio cattolico a Locarno a partire dal 1904. Ma il movimento cristiano
sociale conobbe un forte sviluppo, grazie all’assidua attività del sacerdote Luigi Del
Pietro, soprattutto negli anni Trenta, durante la grave crisi economica. Questa evoluzione è testimoniata dalla tabella degli affiliati tra il 1929 e il 1937 (doc. B), cui si è aggiunto, per un confronto, il numero dei sindacalizzati della Camera del Lavoro.
Documento A
La parola del papa nel secolo passato e nel presente
Nello scorcio del secolo passato, e nel principio del nuovo secolo, nel quale siamo entrati, più volte il Padre comune di tutti i fedeli, ossia il Romano Pontefice, ha
fatto sentire la potente sua voce per iscuotere il mondo, e scongiurare i danni, che per
opera dei tristi si preparano alle anime, alla Chiesa ed alla società. Ha parlato di ciò, che
si va perpetrando contro la fede e contro la morale cristiana; e chiamando gli erranti alla
luce della verità, e i traviati alla pratica della virtù, esortò i fedeli a non lasciarsi allucinare la mente dagli svariatissimi errori moltiplicantisi ogni giorno più, né contaminare il
cuore, e i costumi dalla spaventosamente dilatatasi corruzione. Ha parlato degli assalti,
che incessantemente muovonsi contro la Chiesa, il suo capo, i suoi ministri, le sue istituzioni; e rivendicando i diritti suoi e quelli di Dio ne intimò a tutti l’osservanza, e a chi li
ebbe violati il risarcimento. Ha parlato del deplorevole stato, in cui trovasi la società
odierna; e, mossone a compassione, mostrò i mezzi per ricondurla a salvamento ed a prosperità mediante la restaurazione del regno sociale di Gesù Cristo. [...]
Donde è nata la questione sociale
Esiste una questione sociale? [...] Ma chi osserva, chi considera lo stato
odierno del mondo, non può a meno di confessarlo: una questione sociale esiste. C’è
nelle masse specialmente operaie un marcato malcontento del loro stato; un’agitazione
non più sorda, ma che in mille guise si estrinseca; una tendenza a distruggere gli antichi ordinamenti, e le attuali basi dell’umano consorzio, per tutto rimaneggiare in loro
favore, senza badare a liceità di mezzi o a dettami di retta coscienza, lasciando per unica
norma ispiratrice il proprio interesse, e per limite dei proprii moti la possibilità del successo. C’è poi spesse volte in chi possiede anche oltre il proprio bisogno una sfrenata
tenacità e cupidigia, che gli impedisce di assorgere alla considerazione dei fini, per cui
Iddio di più largo censo lo fornì, e ristretto egoisticamente in se stesso, senza cuore,
senza carità, senza alcun nobile senso, lede per maggiormente arricchire le stesse leggi
della più stretta giustizia. Le fortune colossali assorbono le piccole, verificando in senso
odioso ed ingiusto le parole dette in ben altro senso dall’Evangelo, che a chi più ha più
vien dato, e a chi non ha vien tolto anche quel poco che aveva. [...]
Il socialismo nel Ticino
Né crediate, che noi nulla abbiamo a temere. Io mi ricordo, che già varj
anni or sono in una pubblica radunanza richiamai l’attenzione dei convenuti sulla necessità di pensare alla questione sociale. Ma con mia grande meraviglia mi udii rispon-
III.
Società
dere: – qui da noi la questione sociale non c’è. – Eppure io non m’era ingannato: pur
troppo siffatta questione c’è anche fra noi. Il socialismo si agita anche nel nostro Ticino, si agita coi gruppi socialisti formatisi nelle località più importanti; si agita colle conferenze che specialmente nei paesi di confine colla vicina Italia, e nella stessa Lugano,
si tengono per parte di esotici mestatori; si agita con rappresentanze officiali perfino in
pubbliche amministrazione; si agita cogli scioperi; si agita con apposito empio giornale, e colla larghissima diffusione di opuscoli incendiarj, in cui fa sacrileghe parodie delle
preci della Chiesa, e blasfeme invettive contro i ministri di Dio e chi possiede, si va imprecando vendetta e maledizione. Non aspettiamo adunque, che il male vadi all’estremo; e per il bene di tutti ognuno si adoperi, finché ne è in tempo, a provvedervi. Dico:
ognuno; il povero, il ricco, il laicato, il clero; i poteri costituiti; tutti quanti, perché si
tratta di una causa comune. [...]
All’azione socialista si contrapponga da tutti la vera Democrazia Cristiana
Tutti all’azione socialistica, dalla quale non si sarebbe mai dovuto lasciarsi prevenire, contrapponete la vera azione cattolica. Il socialismo dissemina errori,
e voi proclamate alta e diffondete la verità; sparge ovunque i suoi scritti empj e corrotti,
e voi introducete ovunque fogli e stampe salubri. In luogo della Democrazia morbosa
dei socialisti fate sorgere la vera Democrazia Cristiana. Recentemente si è fondata in
Lugano un giornale specialmente dedicato a tale scopo, la Patria.
Esso è sorto colla mia benedizione e caldamente lo raccomando. Vorrei
che esso entrasse in ogni casa, e fosse letto da tutti. Alle leghe settarie contrapponete
leghe cattoliche, società di mutuo soccorso cattoliche, casse rurali cattoliche, cooperative di consumo, unioni professionali, assicurazioni, segretariato del popolo, e tutto quanto si attiene alle diverse forme ed applicazioni della vita pratica.
Intorno a queste cose v’è molto a dire, e molto a fare; ma la buona volontà animata dalla carità cristiana sa operare anche miracoli. Persone rispettabilissime
del laicato e del clero, memori di quanto io già inculcai, si sono accinte all’opera; ebbene, molti altri le imitino. Desidero, che specialmente il Comitato dei Cattolici Svizzeri se ne occupi di pieno proposito. Lavoriamo tutti secondo le nostre circostanze, e Dio
ci assisterà. Noi non avremo lavorato invano, e tutti ne coglieremo buon frutto.
In tale fiducia imparto a Voi, miei Venerabili Fratelli e figli dilettissimi,
con vero cuore paterno la mia pastorale benedizione.
Lugano, 6 febbrajo 1902.
Vincenzo Vescovo Amm. Apost.
Lettera Pastorale di S. E. Mons. Vincenzo Molo al Venerabile suo Clero e al Dilettissimo
suo Popolo del Cantone Ticino sulla Questione Sociale, Lugano 1902, p. 3-4, 5-7, 1516, 23-24.
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
143
Documento B
Lavoratori sindacalizzati tra il 1929 e il 1937
Anni
1929
1930
1931
1932
1933
1934
1935
1936
1937
Cristiano-sociale
63 soci
125 ”
320 ”
720 ”
1’030 ”
1’409 ”
1’678 ”
2’154 ”
3’026 ”
Camera del Lavoro
1’500 soci
2’915 ”
3’353 ”
3’918 ”
3’830 ”
2’887 ”
3’128 ”
3’993 ”
manca
G. Rossi - P. Genasci, Il movimento operaio nella Svizzera e in Ticino. Note storiche e
documenti, Lugano 1988, p. 32
4.13.
Un regolamento di fabbrica
La legge federale sulle fabbriche del 1877 introdusse per la prima volta
una regolamentazione del lavoro industriale in Svizzera. Sancì la giornata di 11 ore lavorative, vietò il lavoro notturno e domenicale, prescrisse un congedo non retribuito
per maternità di otto settimane, proibì l’assunzione in fabbrica di bambini minori di 14
anni e istituì un organo di sorveglianza, l’ispettorato federale, indipendente dai poteri
cantonali. La legge definiva fabbriche le imprese con almeno cinque operai che lavoravano all’interno di un fabbricato; escludeva quindi i cantieri edili, le cave e il settore
agricolo, che in Ticino occupavano la maggioranza dei lavoratori. L’articolo 7 ingiungeva ai proprietari di redigere un regolamento rispettoso della legge e che stabilisse
«l’organizzazione del lavoro, la polizia della fabbrica, le condizioni dell’ammissione e
del licenziamento e il pagamento delle mercedi». Il regolamento (si riproduce quello
della Nitrum S.A. di Bodio del 1912) era esaminato anche dagli operai e doveva essere
approvato dal Consiglio di Stato. Andava quindi stampato «in caratteri piuttosto grandi» e affisso nella fabbrica «in sito ben in vista».
Regolamento di servizio della S.A. Nitrum Bodio
Art. 1. Ogni operaio che desidera essere impiegato nella fabbrica, deve dapprima sottomettersi alla visita medica, del Dottore scelto dalla Direzione della Società. Le
spese relative vanno a carico della Società, la cui Direzione è libera, in seguito alla perizia medica, di rifiutare l’impiego all’operaio. Il risultato della visita medica sarà comunicato a ciascun operaio il quale attesterà – coll’apposizione della sua propria firma –
di averne preso personalmente conoscenza.
Art. 2. L’esercizio della Fabbrica dura giornalmente, di regola, 24 ore, senza interruzione. La durata del lavoro è di 10 ore al giorno escluso il tempo di riposo. Gli operai hanno ogni settimana una giornata libera e questa deve, ogni due settimane coincidere colla domenica. La suddivisione più precisa del servizio è visibile nella «Tabella di
suddivisione del servizio», affissa nella Fabbrica, e che regola anticipatamente le ore
di lavoro di ciascun operaio. In caso di necessità, gli operai sono obbligati, dietro disposizione della Direzione della Fabbrica, a prestare servizio anche oltre il tempo re-
III.
Società
golare previsto di lavoro. Per i lavori all’infuori delle ore previste, la retribuzione si fa
in ragione di ore supplementari. Prima di introdurre delle ore supplementari di lavoro
si deve – in via generale – domandare il permesso alla Autorità competente. Questo permesso deve venire affisso durante le ore supplementari in un punto ben visibile entro
l’area della fabbrica. È concessa – in via eccezionale – la facoltà alla Direzione di prescrivere delle ore supplementari, senza il permesso dell’Autorità competente, quando
casi di estrema urgenza avessero ad addimostrarne l’assoluta necessità. L’orario del sabato e vigilia dei giorni festivi legali sarà ridotto a non più di 9 ore.
Art. 3. Gli operai della Fabbrica vengono impiegati con stipendio ad ora. Lo stipendio ordinario viene aumentato del 25% per le ore supplementari di lavoro. In caso
di malattia d’un operaio se lo stesso è stato al servizio della Fabbrica durante un anno
almeno, la Direzione può accordargli, dietro domanda fondata, l’importo di tutto o di
parte del mancato salario.
Art. 4. La paga del salario ha luogo il 22 ed il 7 di ogni mese. Il salario degli ultimi 6 giorni viene ritenuto come garanzia.
Art. 5. Il contratto di servizio può venire sciolto da ambo le parti, dietro preavviso di 14 giorni, epperò, in ogni caso in un giorno di paga, od, in un giorno di sabato.
La società si riserva il diritto di stabilire coi singoli operai, per iscritto, dei preavvisi
mensili, e uno speciale termine di preavviso.
Colui il quale lascia l’impiego senza un preavviso, perde la propria garanzia.
La Direzione della Società assume il diritto di licenziare immediatamente l’operaio in caso di gravi mancanze all’ordine di servizio, in caso di ubriachezza e
di disobbedienza ai superiori.
I primi 14 giorni di servizio di un nuovo operaio, vengono fissati quale
periodo di prova: durante il medesimo, il contratto di servizio può venir rotto da ambo
le parti, in qualunque tempo, senza risarcimento alcuno.
Art. 6. A ciascun operaio incombe l’uso giusto ed accurato dei materiali ed utensili che gli sono affidati. L’operaio è obbligato al risarcimento dei danni, causati da malvolenza o negligenza. In tali casi serve di cauzione la somma di garanzia.
Art. 7. Durante il tempo di lavoro nessun operaio può allontanarsi dal lavoro
senza un permesso speciale del proprio superiore. Ciascun operaio deve rimanere nel
locale nel quale è occupato.
È proibito accedere ad altri locali anche durante le ore di riposo, come
pure l’introdurre persone estranee nei locali della fabbrica. Gli operai hanno l’obbligo
di tenere il segreto circa la procedura delle macchine e degli apparati in esercizio nella
Fabbrica, come pure circa l’esercizio della Fabbrica, in generale.
È proibito fumare, nei locali della fabbrica.
Art. 8. Nel caso che un operaio, vuoi per ragioni di malattia, vuoi per altro motivo importante, non può rendersi al lavoro, deve subito farne evasa la Direzione della
Fabbrica, od il proprio capo-operaio. Gli operai cui spetta il servizio notturno devono
portare a conoscenza della Direzione della Fabbrica, o del capo-operaio la propria assenza, prima delle ore 3 pomeriggio, in modo da permetterne la sostituzione.
È però ammessa eccezione in quei casi in cui venga fornita la prova dell’operaio di non aver potuto informare per tempo i suoi superiori.
Art. 9. La muta degli abiti, deve aver luogo prima e dopo il tempo di lavoro. Gli
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
145
operai, non possono abbandonare il lavoro, prima d’essere stati rilevati da una nuova
sciolta. I lavatoi ed i bagni che si trovano nella fabbrica sono a disposizione degli operai gratuitamente. Ogni operaio deve prendere il bagno almeno una volta per settimana.
È severamente proibito di scrivere o lordare le pareti ed i muri. La Direzione della fabbrica ha il diritto di infliggere una multa all’operaio che per la prima volta è riconosciuto
colpevole in si fatto caso. In caso di ripetizione l’operaio in questione può venir licenziato immediatamente.
Art. 10. Tutto il personale deve abbandonare i locali da lavoro durante le ore dei
pasti e dopo trascorso il termine di lavoro. Un refettorio speciale è destinato a quegli
operai che prendono i loro pasti nella fabbrica. I cibi devono venir consegnati al portinaio dal quale gli operai possono ritirarli. Il refettorio è a disposizione degli operai durante tutto il tempo dei pasti.
Art. 11. Ogni operaio è obbligato in via eccezionale ad eseguire altri lavori, oltre
quelli pei quali fu impiegato. Per questo però il salario non subirà variazioni.
Art. 12. Il personale ha l’obbligo di comportarsi in modo decente, e d’eseguire coscienziosamente tutti i lavori che gli vengono affidati. Le contravvenzioni, in special modo l’arrivare in ritardo al lavoro, il mancare dallo stesso non giustificato, l’abbandonare
il lavoro senza una necessità, il dormire durante il tempo di lavoro, vengono punite con
relative ritenute sullo stipendio, ovverosia con multa, da fs 0.50 sino a metà della paga
giornaliera, ed in caso di ripetizione, col licenziamento. Così possono venire licenziati
immediatamente, e senz’alcun risarcimento, quegli operai che all’atto dell’impiego hanno comunicato scientemente falsi dati circa la propria età, il loro stato di salute ecc.
Art. 13. L’inflizione di una multa deve essere partecipata alla persona punita, per
iscritto, comunicandone i motivi. Le multe vengono adibite al soccorso di operai ammalati ecc. L’importo, la motivazione, o l’uso di tutte le multe verranno elencate in apposito registro.
Art. 14. Ogni operaio che lascia l’impiego, ha diritto al certificato del lavoro prestato.
Art. 15. Il presente «Regolamento di servizio» entra in vigore, subito dopo l’approvazione da parte della Autorità competente. Di questo Regolamento ne verrà distribuito ad ogni operaio un esemplare per il quale sulla paga verrà trattenuto la quota di
fs. 0.50 che verrà restituita qualora l’operaio lascerà il lavoro ed all’atto del suo pagamento a saldo restituirà detto Regolamento.
Società Anonima Nitrum Bodio. Bodio, 30 gennaio 1912
ASB, Dipartimento del lavoro, scatola 13
4.14.
Infrazioni alla legge federale sulle fabbriche:
il caso della Compagnie Suisse
In Ticino l’applicazione della legge federale sulle fabbriche del 1877
procedette in modo lento e, nonostante le sorveglianze, numerose furono le irregolarità
denunciate. Nel 1902 fu condotta un’inchiesta, su istanza dell’ispettore federale, nella
fabbrica di cioccolata Compagnie Suisse a Lugano, dalla quale risultò che dei bam-
III.
Società
bini dopo la scuola venivano impiegati a incartare cioccolatini con un compenso di 5
centesimi all’ora; che si praticava il lavoro festivo e notturno e che venivano effettuate
delle trattenute illegali sugli stipendi degli operai. Il segretario della Direzione cantonale d’Igiene (da cui dipendeva anche il ramo Lavoro) Achille Pedretti interrogò bambini e operai, il sindacalista Leo Macchi e il gerente della fabbrica Luigi Bianchi.
Lugano, 7 marzo 1902
In ossequio all’officio 27 febbrajo n. 1 dell’On. Ispettore federale delle
Fabbriche, col quale pregava la Direzione d’Igiene a praticare una severissima inchiesta nella Fabbrica Compagnie Suisse, in Lugano, per constatare:
Se durante il mese di novembre e dicembre detta Compagnia impiegava,
in locali nascosti, dei bambini di una età tra i 6 e i 10 anni;
Se durante detto periodo nello stabilimento suddetto si lavorò tutti, impiegando pure donne;
Se la Compagnie Suisse, ad alcuni dei suoi operai, oltre alla ritenuta di una
settimana di lavoro, ritiene altresì altri Fr. 30.- i quali sempre non vengono restituiti;
Sì oggi il Segretario della Direzione Cantonale d’Igiene Achille Pedretti,
recato in Lugano per iniziare detta inchiesta e
Compare: Sig. Leo Macchi di Stabio in Lugano; ad analoghe domande
Risponde:
Io posso assicurare che si lavora tuttora nella Fabbrica di cioccolatto
Compagnie Suisse durante la notte, impiegando uomini. Nei mesi di novembre e di dicembre si faceva lavorare fino alle ore 10 pom. circa un certo numero di donne.
Quasi sempre si faceva lavorare sia uomini che donne fino a mezzogiorno durante la domenica.
Da quanto io sappia al momento non lavorano operai minori di 14 anni;
ma so positivamente che si faceva lavorare nei mesi di novembre e dicembre dei fanciulli minori dei 14 anni, in un locale separato. Il nome dei minorenni che lavoravano
in detta fabbrica e non aventi l’età legale sono quelli comunicati dall’Ispettore federale
alla Direzione d’Igiene.
Interpellato se sappia, che oltre agli otto giorni di paga, la Compagnie
Suisse facesse altre ritenute e quali?
Risponde:
Dopo le prime due settimane di prova la Ditta e gli operai si accordano
nella giornata; però la ditta gli avvisa che devono rilasciare almeno un franco per settimana fino alla occorrenza di Fr. 30.-; oppure questa somma veniva compensata col
guadagno del lavoro straordinario, facendo firmare agli operai una carta in bianco. Il
motivo della ritenuta non posso saperlo.
Al momento non fanno più la ritenuta di cui sopra; ad una cinquantina
di operai non venne restituita.
Non avendo altro ad aggiungere, letto lo approva e si firma.
Leo Macchi
Successivamente compare: Aprile Marta di Giuseppe, di Carona, domiciliata a Soldino, d’anni 14 compiti. Rina Aprile, come sopra d’anni 12 e Virginio Aprile
4.
Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale
147
come sopra d’anni 11, accompagnati dalla loro madre Signora Lucia Aprile Bosia(?)
essi hanno dichiarato quanto segue.
Sempre dopo ultimata la scuola e fatti i doveri i tre figli di cui sopra vanno
nella fabbrica e nel giardino, per giocare con i figli del direttore. Nel mese di dicembre
i tre figli volontariamente, e specialmente per la golosità di mangiare un poco di cioccolatte, si riunivano nella sala del Sig. Direttore assieme a varie altre ragazze per legare
con un nastro i cioccolattini per guarnire l’albero di Natale. Questo lavoro ha durato
solo il mese di dicembre e la durata di circa un’ora e mezzo.
Dichiarano di aver ricevuto ciascuno 30 centesimi alla settimana quale
regalo e non mai come paga; qualche altra volta un pacco di cioccolatte.
Altri figli della stessa età erano pure con noi, ma dopo l’ora della scuola
e solo per un’ora e mezzo circa e non mai dopo sette.
Aprile Marta, Aprile Virginio, Aprile Rina […]
Compare: Isola Ines fu Sebastiano da Vezia, d’anni 10.
Io andavo alla Fabbrica Compagnie Suisse, assieme a mia mamma, alla
mattina e restavo fino alla sera alle 7, e ciò solo nel mese di dicembre.
Lavoravo involgendo ciocolattini nella carta e qualche volta a legarli.
Ricevevo per paga 5 cent. all’ora, i quali centesimi mi venivano consegnati al sabato e li davo alla mamma.
Isola Ines […]
Compare:BonettiRobertodiDomenico,diImola,domiciliatoaMassagno.
Dichiaro di avere io pure lavorato di notte e cioè dalle 7 di sera alle 7 del
mattino, nel mese di luglio e successivamente nel mese di novembre la prima e seconda
settimana.
Ho visto pure dei bambini a lavorare involgendo dei cioccolattini nella
carta. Una buona parte restavano tutta la giornata specialmente al giovedì, altri invece,
dopo la scuola, e lavoravano perfino alle 10 di sera.
Ad analoga interpellanza risponde:
Io escludo nel modo più assoluto che i ragazzi minori dei 14 anni venissero collo scopo di giuocare, ma bensì venivano in fabbrica per lavorare ed anche cercati
dal Direttore. Anche a me venne domandata una mia bambina.
Io sono stato licenziato dalla fabbrica il 22 febbrajo u. s.; io credo per il
motivo di aver portato in pubblico, a mezzo della stampa (Aurora e Lavoratore) gli abusi
che si commettevano in fabbrica di fronte alla legge (lavoro notturno, festivo e minorenni e lavoro delle donne fino alle 10).
Anche a me mi furono trattenuti in diverse rate la somma di Fr. 30.-, ciò
che non è previsto dal regolamento interno della fabbrica e non mi furono restituiti.
Nel mese di settembre ho lavorato consecutivamente 3 domeniche. Nel
mese di dicembre pure lavorai una festa tutto il giorno.
Faccio osservare che l’operaio Bocca Francesco ed altri due, lavorano attualmente di notte.
Letto lo approva e si firma.
Bonetti Roberto […]
III.
Società
Lugano, 13 marzo 1902
Il Signor Direttore tecnico essendo assente a Ginevra, per ragione d’officio, si presenta il Signor Luigi Bianchi gerente della Compagnie Suisse.
Ad analoghe interpellanze risponde:
La Compagnie Suisse non impiegava ragazzi in locali nascosti. Si ammette invece che alla sera dopo scuola alcune ragazze inferiori a 14 anni fratelli o
sorelle degli operai impiegati, ed alcuni ragazzi che venivano a giuocare coi figli del
Direttore, occupavansi, durante il mese di dicembre, per alcune ore a preparare cioccolattini per l’albero di Natale. In compenso di questo lavoro si distribuiva un po’ di
ciocolatte e qualche centesimo al sabato. Si afferma che il lavoro non durava oltre le
ore 9 di sera.
Interpellato se Isola Ines abbia lavorato anche durante tutte le giornate
del mese di dicembre.
Risponde: Che realmente la Ines Isola ha lavorato per alcuni giorni con
sua madre in fabbrica nel mese di dicembre; tempo in cui si costruiva la casa scolastica
a Vezia e ciò si è fatto dietro istanza della madre per non lasciare la figlia abbandonata
tutto il giorno a Vezia. Ultimato il locale scolastico la Figlia cessò di venire durante la
giornata. Veniva invece alla sera verso le 4 ore per ripartire colla madre.
Il lavoro notturno venne autorizzato dal Consiglio di Stato con Risol. 19
nov. 1901 N° ..., e questa autorizzazione venne eseguita sotto tutte le condizioni, e cioè
il lavoro notturno venne ripartito per squadra di soli uomini e la durata del lavoro venne
mantenuta alle ore regolamentari. Nelle altre epoche fuori di quelle del permesso, come
attualmente, e come da notifica alla Municipalità, viene mantenuto in fabbrica, durante
la notte, un fuochista, un assistente e una guardia notturna, per il riscaldamento dei forni
e macchine e relativa illuminazione.
Durante il mese di dicembre alcune donne, di loro spontanea volontà,
considerata la necessità e l’urgenza del lavoro, si prestarono ad un lavoro straordinario
fino alle 9 di sera. Questo lavoro era retribuito con altro onorario. Dopo al mese di dicembre non si lavorò più durante la notte.
In alcune domeniche del mese di dicembre si tennero in fabbrica due o tre
uomini per la pulizia delle macchine, come pure alcune donne per la pulizia dei locali e
per prontare il lavoro per il lunedì. Questo lavoro era ristretto ad alcune ore del mattino.
Relativamente all’asserta (?) trattenuta illegale di Fr. 30.- si dichiara nel
modo il più formale essere inveritiera salvo un mal inteso sulla questione dei 15 giorni,
questione già risolta favorevolmente alla fabbrica dalla Lod. autorità giudiziaria, trattandosi di un contratto stipulato di comune accordo fra padrone ed operajo prima di essere ammesso al lavoro. A richiesta si produrranno le sentenze.
Luigi Bianchi
Achille Pedretti Segretario della Direzione d’Igiene
ASB, Diversi, scatola 1590
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4. Problemi sociali, lavoro, legislazione sociale