Rassegna Stampa Martedì 28 aprile 2009 TREVISO Martedì 28 aprile, pag. 3 La Cia: «Evitiamo allarmismi sulla carne e i suoi derivati» «Il nostro mercato della carne suina e dei salumi proviene per oltre il 60% da allevamenti italiani che sono, come abbiamo sempre ribadito, i più sicuri al mondo. L’invito ai consumatori è di continuare a consumare carne di maiale». A tranquillizzare i consumatori è il presidente della Confederazione italiana agricoltori di Treviso, Denis Susanna, in risposta all’emergenza febbre suina che ha suscitato il pronto intervento da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità. «Bisogna evitare allarmismi inutili che possono provocare ingiustificate e pericolose psicosi tra i cittadini -afferma la Cia- Nel nostro Paese ci sono misure valide che hanno dato importanti risultati, soprattutto nelle vicende dell'aviaria e della Bse. Ecco perché è necessario, come è stato fatto per il pollo e per la carne bovina, che ora si renda obbligatorio in etichetta la provenienza anche della carne suina». Martedì 28 aprile, pag. 3 Martedì 28 aprile, pag. 1-21 Martedì 28 aprile, pag. 28 Martedì 28 aprile, pag. 14 Nessun caso nella Marca, ma Regione e Usl hanno già definito i protocolli di intervento: indicazioni agli operatori del 118 per riconoscere il morbo Influenza suina, via ai controlli. E’ psicosi Decine in ospedale ma non è il virus. Cancellati i viaggi in Messico. In allerta la Zoppas Gallo, direttore Igiene Pubblica: «Chi ha febbre alta e proviene dalle aree considerate a rischio verrà ricoverato» Massima allerta nei pronto soccorso di Treviso per l’influenza suina. Decine le persone che preoccupate dal sospetto di aver contratto il virus H1N1 si sono presentate per i controlli. Al momento nessun caso di contagio viene segnalato nella Marca. Nessuna delle persone è stata infatti trasferita nel reparto Malattie Infettive del Ca’ Foncello, che secondo il Dipartimento Sanità Pubblica rimarrà il punto di riferimento per eventuali contagi per l’influenza H1N1. Intanto, dalla Regione sono arrivate direttive precise sui controlli. A chiunque abbia febbre molto alta, tosse, raffreddore si raccomanda di contattare il proprio medico di base oppure il pronto soccorso. E’ stata anche stabilita una particolare procedura per tutti gli operatori del Suem per l’intervista telefonica nel caso di utenti che segnalino sintomi simil-influenzali. Vengono comunque considerate a rischio le persone tornate dal Messico o dagli Stati Uniti (soprattutto dalla bassa California) negli ultimi 10 giorni. Fra allarme legittimo e rischio psicosi, gli esperti invitano a stare tranquilli. «Siamo in una fase precauzionale - tiene a sottolineare Giovanni Gallo, direttore dell’Ufficio igiene dell’Ulss 9 - le persone che dovessero avere sintomi influenzali come febbre molto alta e fossero appena tornate da una zona a rischio, verranno ricoverate in ospedale. Finora comunque non ci sono stati casi nella nostra azienda sanitaria». Vale comunque la pena ricordare che il contagio da virus suino avviene come nella normale influenza, entrando in contatto con particelle di saliva di individui infetti. Non c’è nessun rischio quindi a mangiare carne di maiale come fa sapere la Coldiretti, che definisce «atto di buon senso acquistare salumi italiani senza cadere in paure ingiustificate». Al momento, chi sembra soffrire di più dell’epidemia sono le agenzie di viaggio che hanno dovuto cancellare i tour verso il Messico. Un gruppo di 8 turisti che avevano prenotato il viaggio all’agenzia «Dimensione turismo» e sarebbero dovuti partire ieri mattina, hanno deciso di rinunciare alla vacanza per precauzione. Fra loro anche una coppia in viaggio di nozze. Intanto l’azienda Zoppas, che ha uno stabilimento a San Luis Potosì, a un’ora di auto da Città del Messico, rende noto che la situazione è sotto controllo. «Al momento non si segnalano casi di contagio - dicono dagli uffici - La nostra struttura è in contatto con le autorità sanitarie e segue le indicazioni che vengono diramate». Martedì 28 aprile, pag. 5 Tre contagiati, il virus è arrivato in Europa Due casi in Scozia e uno in Spagna. In Messico salgono a 149 le vittime Cresce la paura in tutto il mondo. In allerta anche Nuova Zelanda e Australia NATALIA ANDREANI ROMA. Si aggrava di ora in ora il bollettino delle vittime della febbre suina che ha messo in allarme tutti i paesi del mondo e che potrebbe portare l’Oms a dichiarare la pandemia. In Messico, epicentro dell’epidemia, i morti sono saliti a 149 e gli infetti sfiorano i duemila mentre negli Usa il numero dei contagi accertati è raddoppiato nel giro di una notte arrivando a 40, ventotto dei quali nella Grande Mela. Ma il virus è sbarcato anche in Europa dove le autorità confermano tre casi accertati e alcune decine di casi sospetti tra Spagna, Gran Bretagna e Francia. La situazione più preoccupante si registra in Messico. Davanti all’andamento dell’infezione, il governo messicano si prepara al peggio e ieri, come misura preventiva, è stata ordinata la chiusura di tutte le scuole del paese almeno fino al 6 maggio. «Siamo nel momento critico e sfortunatamente i casi continueranno ad aumentare», ha dichiarato ieri il ministro della sanità Jose Angel Cordova annunciando che altre e più severe misure sono allo studio dell’esecutivo. EMERGENZA USA. La diffusione del contagio è cresciuta anche negli Stati Uniti. Washington ha confermato 40 casi in cinque diversi stati: California, Kansas, Texas, Ohio e New York City. A New York i 28 casi sono concentrati in una scuola, la Saint Francis Perparatory, nel Queens. E questa circostanza ha portato il sindaco della città, Michael Bloomberg, a dichiarare che il bollettino potrebbe aggravarsi rapidamente e superare quota 100. «Abbiamo un focolaio in città ed è in quella scuola», ha detto Bloomberg sottolineando che ci sono altri 45 casi considerati tutt’ora sospetti. Unica consolazione: tutti gli studenti mostrano sintomi leggeri della malattia e nessun segno di peggioramento. Il Centro per il controllo della malattie trasmissibili di Atlanta ha intanto confermato ufficialmente che il virus si trasmette per via aerea tra esseri umani. «Si sta diffondendo da uomo a uomo come un normale virus influenzale», ha detto ieri sera il direttore del Cdc, Richard Besser, senza nascondere «forti preoccupazioni» per i possibili scenari. «Vista la situazione in Messico dobbiamo prepararci a casi più gravi e forse anche a dei morti: per questo è necessario prendere misure molto energiche», ha dichiarto Besser mentre il Dipartimento per la salute ha iniziato a distribuire undici milioni di dosi di antivirali (il 25 per cento delle scorte totali), ai cinque stati colpiti. IL QUADRO UE. Il governo di Madrid ha confermato ieri sera che dei 18 pazienti spagnoli sotto osservazione, tutte persone in rientro dal Messico, uno è risultato positivo al virus A H1N1. Due sono invece i casi accertati dalle autorità sanitarie scozzesi. Entrambi i pazienti sono ricoverati al Monklands Hospital di Airdrie. Tornavano da un viaggio in Messico e «si stanno riprendendo bene», ha riferito il ministero scozzese per la sanità mentre in Gran Bretagna si stanno verificando venticinque casi sospetti. Da Messico e Usa rientravano anche i quattro francesi residenti a Lione, Pau, Poitiers e Nantes attualmente sotto controllo assieme a sei cittadini del Belgio. PAESI IN ALLERTA. Come temevano gli esperti, l’ombra del contagio ha velocemente fatto il giro del mondo imponendo quasi ovunque controlli specifici alle frontiere. Dieci liceali rientrati da un viaggio in Messico sono finiti sotto osservazione in Nuova Zelanda mentre due ricoveri si registrano in Australia: per tutti si attende l’esito definitivo del test. Due casi accertati si segnalano invece in Canada, sulle due coste del paese, mentre in Israele due pazienti sono stati messi in isolamento dalle autorità sanitarie. Altri nove casi sospetti sono in Colombia, quattro in Brasile, uno in Perù. Nessun caso, per ora, è invece segnalato in Cina. Martedì 28 aprile, pag. 3 edizione NAZIONALE CITTÀ DEL MESSICO Le vittime dell’infezione a quota 150 E un forte sisma scatena nuove paure Città del Messico Altra giornata da incubo in Messico: all’espandersi dell’influenza suina che ha causato molto probabilmente 150 vittime - anche se le autorità sanitarie e governative parlano prudenzialmente di "sospette vittime" -, si è unita un’ondata di paura causata da un forte sisma che ha sfiorato il sesto grado della scala Richter. L'epicentro della scossa è stato localizzato 30 chilometri a sud di Tixtla, 240 km a sud di Città del Messico. Ma è stato nella capitale - dove pure i movimenti tellurici non sono rari - che si sono verificate le maggiori scene di panico: migliaia di persone, impaurite dal terremoto, si sono riversate in strada alle 11.46 di ieri mattina ora locale: la scossa, però, non ha fortunatamente provocato danni di rilievo, stando alla Protezione civile locale. Ben più insidiosa l’epidemia strisciante dell’influenza che ha indotto il governo a rafforzare le misure di prevenzione, imponendo lo stop alle scuole in tutto il Paese da oggi fino al 6 maggio. Il terremoto ha fatto tremare la terra proprio durante un lungo incontro con i cronisti del ministro della sanità José Angel Cordova. Nel bollettino "di guerra", certo non definitivo, dal fronte della lotta al virus, è emerso che le vittime «sospette», quasi certamente colpite dalla nuova forma influenzale, sono salite a 150, tutte tra i 25 e i 50 anni di età, mentre i ricoverati nelle strutture sanitarie a causa del micidiale virus A/H1N1 sono ormai oltre la soglia dei 1.650 pazienti. «Siamo nella fase più critica, ci saranno altre vittime», ha aggiunto Cordova precisando che il Messico conta «su una riserva di medicine sufficienti» per affrontare l'influenza da suini. Si tratta di una malattia, ha assicurato, che «può essere curata» e «400mila dosi saranno messe a disposizione delle farmacie». «La nostra priorità ora è evitare nuovi casi, visto che la malattia che colpisce le vie respiratorie è altamente contagiosa, ha aggiunto Cordova. Per intensificare la prevenzione, è stato esteso a tutto il paese, e fino al 6 maggio, il blocco delle lezioni, nel giorni scorsi limitato a Città del Messico e a San Luis Potosì. Altra misura drastica allo studio: lo stop delle attività economiche nella capitale. Il governo ne sta parlando con le organizzazioni degli imprenditori: «Non è escluso, ma dobbiamo soppesare costi e benefici», ha precisato Cordova. A Città del Messico forti critiche cominciano a levarsi contro il governo Calderon, dopo l’ammissione di Calderon che già lo scorso 2 aprile le autorità avevano ricevuto un'allerta influenzale da un'area dello stato di Veracruz, sul Golfo del Messico, sove si trovano molti allevamenti di suini. Molti parlamentari accusano di «negligenza» il governo e chiedono di convocare, in udienza in Parlamento, il ministro Cordova. A parte il Messico, quella degli Stati Uniti resta l'area più colpita dall'epidemia influenzale. Gli esami di laboratorio hanno confermato 40 casi in 5 diversi Stati (28 a New York, 7 in California, 2 in Texas, 2 in Kansas e 1 in Ohio). Il sindaco di New York, Michael Bloomberg ha detto che nella scuola del quartiere Queens dove sono stati riscontrati i casi di influenza, potrebbero essere cento gli studenti colpiti dalla sindrome influenzale. Tutti gli studenti colpiti mostrano sintomi leggeri e nessuno dà segni di peggioramento. In totale 6 casi sono stati registrati in Canada. In giornata il Centro malattie infettive di Atlanta ha annunciato un ammonimento ai cittadini americani a non recarsi in Messico, «se non per motivi di forza maggiore». Martedì 28 aprile, pag. 5 Gli allevatori italiani: la nostra carne di maiale è sicura Da dieci anni non importiamo più dal Messico e dal resto dell’America REGGIO EMILIA. I medici e i veterinari sono concordi: a Reggio Emilia, patria del suino, come nel resto d’Italia, si può mangiare tranquillamente la carne di maiale senza temere di contrarre l’influenza che ha mietuto oltre un centinaio di vittime in Messico. Gli allevatori, però, sono seriamente preoccupati per la psicosi irrazionale e ingiustificata che potrebbe diffondersi fra i consumatori. E’ già accaduto con l’encefalopatia spongiforme bovina e l’influenza aviaria, che hanno lasciata del tutto indenne la nostra popolazione. Già allora nessuno comprava più carne bovina e pollame. Le massime autorità sanitarie lanciano messaggi rassicuranti, ma sui banchi del supermercato la massaia si lascia guidare da un eccesso di cautela che può avere conseguenze devastanti su un intero settore produttivo. Eccesso di cautela o psicosi che sia, gli allevatori pensano già di correre ai ripari. «Stiamo già pensando - confessa Ivan Bertolini della Confederazione italiana agricoltori - di andare in piazza ad offrire a tutti una bella grigliata, per dimostrare l’assoluta affidabilità della nostra carne». «Da dieci anni - sottolinea Antenore Cervi, presidente di un’associazione di prodotto che riunisce una cinquantina di allevatori - l’Italia non importa più prodotti suini dal Messico e dal resto dell’America, anche perchè non conviene dal punto di vista economico. Il sessanta per cento del maiale che consumiamo è allevato in Italia, dove i controlli sono assolutamente rigorosi. Il resto viene dall’Europa centro-settentrionale e dalla Spagna, che offrono comunque serie garanzie. In ogni caso non si corrono rischi, poichè il virus ha subìto una mutazione e si trasmette ormai da uomo a uomo per via aerea, come una normale influenza». Dello stesso tenore è Confagricoltura: «Il settore suinicolo, già in crisi, subisce ora lo spauracchio di questa febbre che arriva dal Messico. Qui, però, non c’è alcun allarme, dal momento che le carni suine sono attentamente controllate». Reggio, malgrado il forte calo della produzione, è ancora la capitale della suinicoltura. Ci sono ancora circa 350mila suini, poco più di un terzo di quelli rinchiusi nelle porcilaie reggiane prima delle legge regionale numero 50 del 1995. La rassegna suinicola internazionale, di cui s’è appena chiusa la cinquantesima edizione alle Fiere di Reggio, è il migliore osservatorio su questo settore, che lamenta da tempo una crisi dovuta soprattutto alla concorrenza del prodotto estero. L’attuale emergenza, tuttavia, può essere l’occasione per ottenere l’etichettatura obbligatoria, che consenta al consumatore di riconoscere le carni suine di provenienza nazionale. (g.d.r.) Martedì 28 aprile, pag. 4 Marino: «Scorte solo per 4 milioni» Fazio rassicura: antivirali sufficienti per fronteggiare l’emergenza in Italia ROMA. L’Italia «è in grado di fronteggiare il trattamento dei casi che dovessero inizialmente verificarsi sul territorio nazionale». Lo ha affermato ieri sera il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio in relazione all’emergenza legata al virus da influenza da suini. Gli antivirali stoccati presso il ministero, ha sottolineato il sottosegretario, «ammontano a circa 40 milioni di dosi, di cui circa 30 milioni di farmaco oseltamivir (Tamiflu) e circa 10 milioni di dosi di farmaco zanamivir (Relenza). Per prolungare la durata efficace del principio attivo oseltamivir, questo è stato acquistato in massima parte in forma di polvere la cui durata è di 10 anni, quella del prodotto incapsulato è di 5 anni. Una scorta di 60.000 dosi di tamiflu pronto per l’uso è comunque già disponibile». Per il trattamento dei casi di influenza, ha precisato ancora Fazio, «occorre un ciclo di 10 dosi del farmaco a persona (2 capsule per 5 giorni)». Pertanto, ha concluso, «rammentando che gli antivirali sono uno strumento che insieme alle altre misure possono contribuire a limitare il diffondersi dell’infezione, si sottolinea che il Paese è in grado di fronteggiare il trattamento dei casi che dovessero inizialmente verificarsi sul territorio nazionale». Al ministero stanno inoltre studiando, ha annunciato ancora Fazio, una strategia vaccinale per far fronte a un’eventuale esplosione della pandemia influenzale. In ogni caso per avere a disposizione un vaccino «ad hoc» serviranno dai 4 ai 6 mesi. Per Ignazio Marino, presidente delle Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, invece, l’Italia «non è pronta a fare fronte ad un’eventuale emergenza legata al virus dell’influenza suina». Il ministero del Welfare, ha dichiarato ieri Marino, è «approssimativo»: «Se il virus arriverà nel nostro paese - ha aggiunto - in teoria vi sarà la disponibilità del farmaco solo per 4 milioni di persone, pari a meno del 7% della popolazione italiana». Ma questa, ha precisato ancora Marino, «è solo la teoria perchè, nella realtà, il farmaco al momento attuale non può essere somministrato. Tre quarti del prodotto è infatti conservato nel magazzino del Ministero, sotto forma di principio attivo, ovvero di polvere, non di compresse. Verosimilmente, per acquistare gli eccipienti, procedere all’incapsulamento del farmaco e alla distribuzione alla popolazione serviranno come minimo dalle quattro alle sei settimane». (m.v.) Martedì 28 aprile, pag. 4 L’Oms: a un passo dalla pandemia Lungo vertice a Ginevra, alzato il livello di allerta Anche l’Europa convoca una riunione straordinaria «La situazione è in evoluzione» ROMA. L’Organizzazione mondiale della sanità ha deciso di alzare il livello di allerta alla fase 4, ed è pronta a dichiarare lo stato pandemico. Il diffondersi del contagio del virus A H1N1 è stato al centro della riunione fiume che gli esperti hanno tenuto ieri a Ginevra. Il vertice era stato convocato con la massima urgenza dal direttore dell’Oms Margaret Chan per decidere se portare l’allarme sanitario dall’attuale fase 3 alla fase 4 o addirittura alla fase 5 (su una scala di 6): alla fine si è deciso per il livello inferiore ma si tratta di una decisione che potrebbe cambiare da un giorno all’altro. «La situazione è in piena evoluzione», ha dichiarato il portavoce dell’Oms, Gregory Hartl. Ma una cosa è certa: il contagio si va allargando e ha raggiunto l’Europa. Ue in allarme.La conferma dei primi tre casi europei (uno in Spagna e due in Scozia) ha indotto Bruxelles ad accorciare i tempi del previsto vertice fra i 27 ministri della sanità. La riunione si terrà dopodomani in Lussemburgo e servirà a coordinare risposte comuni all’emergenza in corso, sia sul fronte della prevenzione che su quello del contrasto. Sconsigliati i viaggi. Per il momento non sono state decise limitazioni ai viaggi internazionali. Tuttavia «consiglio ai cittadini europei di evitare viaggi non indispensabili verso le zone fulcro dell’infezione», ha detto ieri il commissario Ue alla salute Androulla Vassiliou rilevando che allo stato «la nostra maggiore preoccupazione sono i frequent flyer», ciò le persone che viaggiano molto. Molti paesi, tra cui l’Italia, hanno comunque già disposto controlli sanitari della polizia aerea e marittima sui passeggeri in arrivo dalle aree colpite. Nessun problema, ha ripetuto invece il commissario, per il consumo di carne suina o di alimenti derivati perchè non è con il cibo, ma tramite via aerea, che si sta trasmettendo l’infezione. Una banca di farmaci. La Ue potrebbe discutere anche della necessità di costituire una banca di farmaci antivirali specifici per far fronte all’impennata di richieste che ci sarà in caso di pandemia: anche perchè secondo i dati della Commissione quelli attualmente disponibili coprirebbero, nel loro complesso, soltanto per il 16 per cento della popolazione totale. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, al termine del vertice tenuto ieri mattina con i colleghi europei. «L’Europa è in grado di affrontare la crisi, ma è necessario evitare le psicosi e respingere ogni allarmismo», ha detto Frattini aggiungendo di ritenere «insignificanti», i rischi per l’Italia e per il Vecchio continente. Esperti pessismisti. Gli scienziati appaiono però meno ottimisti dei politici. Per il professor Giorgio Palù, ordinario di virologia all’università di Padova e presidente vicario della Società europea di virologia, il nuovo virus può «senz’altro dare luogo a una pandemia e occorre prepararsi per tempo». Ancora più esplicito Walter Pasini, direttore del centro Global Health dell’Oms. «Cosiderando che ogni anno si registrano più di 800 milioni di arrivi alle frontiere internazionali sarà molto difficile evitare che l’epidemia si propaghi in altri continenti. Possiamo aspettarci, piuttosto, che il virus arrivi in Italia in un lampo poichè si trova a poche ore di volo da noi». (n.a.) Martedì 28 aprile, pag. 2 Martedì 28 aprile, pag. 2 edizione NAZIONALE In Veneto allarme virus per un sospetto contagio Ricoverata a Venezia una 31enne giunta dalla California con la febbre: le prime analisi danno responso negativo Venezia La macchina del Nordest si è messa in moto per il primo allarme italiano: una donna di 31 anni ricoverata all’ospedale di Venezia dopo essere rientrata dalla California. La prima batteria di esami avrebbe dato esito negativo, ma non basta: «Non possiamo dire di essere certi sia negativo, servono altri controlli per scongiurare del tutto la positività», precisa il professor Giorgio Palù, direttore del Centro di Padova che ha il compito di effettuare le indagini. Ma questo non concorre a spegnere la paura. Nel pomeriggio di ieri rimbalzava infatti anche la voce di un paio di casi a Montebelluna, allarme subito rientrato. Ilaria Capua, virologa, esperta a livello mondiale, cerca di buttare acqua sul fuoco: «É una influenza e come tale è probabile che raggiungerà ogni parte del mondo, ma questo non significa che sarà anche mortale - spiega - Una pandemia non è necessariamente letale, del resto vediamo che la quasi totalità dei casi guarisce. Il nostro sistema sanitario è certamente in grado di fare fronte all’infezione, così come è stato per altre epidemie d’influenza molto pesanti». Rassicurante, ma in questi casi la psicosi galoppa veloce. Il Veneto ha deciso comunque di non perdere tempo e ieri mattina ha riunito l’Unità di crisi, il Gruppo di Coordinamento afferente alla Segreteria Regionale Sanità e Sociale, proprio quello che era stato costituito nel 2005 per l’emergenza Sars e fortunatamente mai utilizzato. Il compito del gruppo, coordinato dalla segreteria regionale sanità-sociale, diretta dal segretario Giancarlo Ruscitti, è quello di gestire le relazioni all'interno del Servizio Sanitario Regionale. Del Gruppo fanno parte, le Direzioni regionali interessate, il Centro per l’emergenza e l’urgenza, il Centro di riferimento di Padova diretto dal prof. Giorgio Palù, lo Zooprofilattico, il Coordinamento delle direzioni generali. «É già stata verificata la disponibilità di farmaci antivirali adatti a combattere la malattia e quindi dal punto di vista della capacità d'intervento terapeutico siamo ragionevolmente tranquilli - interviene il governatore Giancarlo Galan - Siamo inoltre in costante contatto con tutte le Autorità sanitarie internazionali e nazionali che stanno seguendo l'evolversi della situazione. In particolare, sono già state diramate, e sono operative, le indicazioni precauzionali da seguire a cura dei Centri Suem 118 e dei Pronto Soccorso». Ma anche il Friuli Venezia Giulia è pronto ad intervenire qualora arrivasse la tanto temuta pandemia di influenza suina, mentre nel frattempo controlla tutti gli atleti messicani che partecipano al torneo di calcio città di Gradisca. Del resto a Nordest ci sono le maggiori competenze in materia: all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie è infatti ospitato Gisaid, la piattaforma per la condivisione dei dati scientifici. «Si sta rivelando essenziale per il lavoro di migliaia di ricercatori in tutto il mondo che stanno cercando di capire l’origine e le caratteristiche genetiche del virus dell’influenza suina di sottotipo H1n1», sottolinea Ilaria Capua, virologa e direttrice del Centro di referenza nazionale, Oie e Fao per l’influenza aviaria all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. «Sappiamo che i tempi di adattamento dei virus all’ospite sono veloci – ha dichiarato il professor Igino Andrighetto, direttore generale dell’Izsve –, in questo modo contiamo di accelerare il processo di comprensione delle dinamiche dell’epidemia e ridurre i tempi di risposta all’emergenza». Come spiega il governatore Galan, la procedura che il Veneto seguirà per proteggere la popolazione è molto rigida. Gli operatori dei centralini del Suem 118 eseguiranno una particolare intervista telefonica a quegli utenti che segnalano sintomi simil-influenzali; tutte le ambulanze ed i Pronto Soccorso saranno dotati di filtranti facciali particolari. Ai "sospetti" viene suggerito di rimanere in casa in una stanza isolata e di attendere l'arrivo del personale sanitario. Chi si presentasse al Pronto Soccorso verrà immediatamente isolato, senza sostare nelle sale d'attesa, e inviato ai reparti di malattie infettive, già allertati. Viene considerato sospetto chi ha sintomi influenzali e che nei 7 giorni precedenti abbia soggiornato in Messico, California, Texas, Ohio, Kansas e in alcune aree del Canada, Nuova Scozia e British Columbia. I conviventi o i contatti "stretti" dei casi sospetti saranno chiamati da operatori della sanità pubblica delle Asl di residenza. Daniela Boresi Martedì 28 aprile, pag. 2 edizione NAZIONALE I killer silenziosi dalla Spagnola all'Aviaria: il 70 per cento è di origine animale Il 70 per cento delle infezioni che colpiscono l’uomo sono provocate dagli animali. Certo, questo non significa che tutti gli organismi che dividono con noi il nobile Regno animale siano in grado di offrirci brutte sorprese, come non vuol dire che tutte le infezioni siano gravi. Ma negli ultimi anni con la Bse, Aviaria, West Nile e oggi l’influenza suina, il rapporto rischia di essere un po’ conflittuale. Ma non è la prima volta che l’influenza suina colpisce l’uomo e provoca anche vittime in comunità chiuse. Probabilmente l'epidemia più conosciuta è quella che ha colpito nel 1976 i soldati di Fort Dix nel New Jersey, con circa 200 casi tra i soldati che al momento erano presenti nel campo. Un esordio non drammatico, anche se riuscì a creare non poche apprensioni tra i virologi. Il virus causò anche un decesso e 4 casi di polmonite: tutti i colpiti erano precedentemente in buona salute. Il virus si era trasmesso attraverso contatti stretti nel corso degli addestramenti, mentre la trasmissione fu molto limitata al di fuori di questo contesto. Gli esperti ritengono che il virus abbia circolato per un mese, per scomparire poi spontaneamente. La fonte del virus, il momento esatto della sua introduzione a Fort Dix e i fattori che possono avere influenzato la sua diffusione e durata sono sconosciuti. L'epidemia potrebbe essere stata causata da un virus animale introdotto in contesto di particolare affollamento nel periodo invernale. L'episodio servì per dare il via ad una estesa campagna di vaccinazione antinfluenzale nel 1977. Ma l’influenza ha radici lontane. Una delle prime pandemie influenzali che l’uomo ricordi risale al 1580 e da allora ne sono state riportate 31. Tra queste una delle più drammatiche è stata quella del 1918-19 che ha causato oltre 40 milioni di morti, in poco meno di un anno. Lo stesso virus si è ripresentato nel 1957, anche se molto attenuato rispetto al precedente. Caratteristica comune la velocità di propagazione: in meno di sei mesi aveva fatto il giro del mondo provocando circa 2 milioni di morti. Il virus è poi tornato nel 1968-69, anche in questo caso attenuato, le vittime non hanno superato il milione. Ma le influenze sono tante, come l’Aviaria, ad esempio, trasmessa di volatili. Il virus è stato isolato per la prima volta 10 anni fa in alcune anatre in Cina, il virus dell'influenza aviaria H5N1, che oggi ha raggiunto anche l'Italia, ha finora ha ucciso complessivamente 88 persone, ma più di qualche milione di polli, sacrificati per non allargare il contagio. Ben altro la Bse che ha colpito nel solo Regno Unito quasi 200mila mucche. La paura nacque quando i virologi scoprirono che l’agente infettante aveva una spiccata capacità nel fare "il salto di specie". Ed è allora che fu descritto il primo caso di quella che venne chiamata nuova variante della malattia di Creutzfeld-Jakob (nvCJD). Dal 1996 ad oggi sono stati segnalati circa 100 casi di nvCJD (picco nel 2000 con 28 casi), di cui 3 soltanto al di fuori del Regno Unito. Pare oggi accertato che la malattia sia legata al consumo di tessuto nervoso e ad altri tessuti bovini infettati, da qui la messa al bando di alcuni tagli di carne. Allarme nel 2005 anche per la Sars, con tanto di arrivo a Venezia di Guido Bertolaso per coordinare una emergenza, poi fortunatamente mai arrivata. Ultima in ordine temporale, la West Nile, trasmessa dalla puntura di una zanzara. Diversi i casi segnalati, anche nel Rodigino, anche se con esiti non letali. Nell’uomo la maggior parte delle infezioni è asintomatica, quando invece si manifesta ha un periodo di incubazione di 2-14 giorni, con febbre, cefalea, dolori muscolari e possibili eruzioni cutanee. Ha quasi sempre esito benigno e si risolve in una settimana. D. B. Martedì 28 aprile, pag. 3 edizione NAZIONALE Un piano europeo contro l’influenza suina Primi tre casi conclamati in Spagna e Scozia. Giovedì riunione urgente della Ue. L’Italia attiva il G8 Bruxelles L’influenza suina sbarca in Europa. Mentre in Messico le vittime sono circa 150, ecco i primi tre casi di contagio registrati in Spagna e Scozia. Ma la Ue, sulla scorta dell’esperienza fatta con la precedente emergenza aviaria, ha già impostato una strategia comune per rassicurare il mezzo miliardo di cittadini europei che si sta fronteggiando la crisi sanitaria. Ieri l'Italia ha annunciato che, in quanto presidente di turno, attiverà il G8 per un coordinamento tra gli otto Grandi, la Ue e i paesi emergenti. Le misure di prevenzione e contrasto dell'Unione europea saranno invece definite in una riunione straordinaria dei ministri della sanità, giovedì 30 aprile, convocata d'urgenza dalla presidenza ceca di turno, che ha risposto ad una richiesta dell'esecutivo. Gli esperti dei 27 Stati membri hanno lavorato celermente e messo a punto in serata le grandi linee della strategia che verrà ora strutturata in un documento unico dalla presidenza Ceca dell'Ue, e quindi esaminati dai ministri della salute, giovedì a Lussemburgo. Lo scopo è di lanciare un messaggio forte e chiaro per allontanare i timori e rassicurare l'opinione pubblica che i singoli paesi sono in grado di affrontare la crisi. Si vuole anche rafforzare il sistema di sorveglianza e di allerta rapido europeo, oltre a rafforzare la capacità dei laboratori di analisi creando una rete per la conferma veloce delle indagini virologiche. In un opuscolo, a cui Bruxelles sta dando gli ultimi ritocchi, i cittadini europei potranno trovare indicazioni pratiche: come evitare le aree a rischio-influenza da suini e quali garanzie si hanno per mangiare senza timore la carne di maiale. Paola Testori Coggi direttore generale aggiunto per la sanità spiega: «Questa non è influenza proveniente dai maiali, ma un virus che contiene quattro ceppi; uno di influenza suina, uno di pollame e due ceppi di influenza umana. La carne è sicura - ha ribadito la responsabile europea perché il virus non è presente né nei maiali né nelle loro carni, si trasmette da uomo a uomo solo attraverso l'apparato respiratorio». L'influenza da suini si cura con gli antivirali e, nel corso della riunione, i rappresentanti degli stati membri hanno indicato - più o meno tutti - di essere dotati di scorte sufficienti, tra cui l'Italia che dispone di 40 milioni di dosi di Tamiflu e di 30 milioni di dosi di Relenza. Tra le altre contromisure, si punta alla vaccinazione. Al riguardo i 27 hanno sottolineato la necessità di creare un rapporto tra istituti di ricerca e industria farmaceutica per ottenere vaccini in tempi rapidi, cambiando l'approccio seguito finora. Si vogliono esplorare nuove vie per accorciare il periodo di ottenimento di un vaccino, i cui tempi attuali sono di sei mesi. L'Organizzazione mondiale per la Sanità sta valutando continuamente il grado di epidemia che dipende dalla diffusione del virus, e dopo aver alzato ieri sera il livello da 'tre' a 'quattro', non si esclude che possa arrivare a quello ’cinque’, vicino alla soglia del 'sei', che è quella della pandemia. L'Europa, però, ritiene di saper fronteggiare la situazione. L'influenza da suini è arrivata in Europa con un primo caso ufficiale scoperto in Spagna e due in Scozia. In Italia, assicura il ministero del Welfare, al momento non vi è alcun caso segnalato. E se l'allarme mondiale cresce, il ministro degli Esteri Frattini ha affermato che per l'Italia «i rischi sono davvero insignificanti». L'unità di crisi al ministero del Welfare è al lavoro e sono state messe in campo misure di prevenzione, con un rafforzamento dei controlli anche per aerei e navi provenienti da zone a rischio. Finora i primi controlli sugli arrivi hanno dato tutti esito negativo. Da stamane alle 8 è stata annunciata l’attivazione di un numero di pubblica utilità del Ministero del Welfare - 1500 - a cui i viaggiatori potranno chiedere informazioni sull'influenza da suini. «Chi può, non venga in Messico, chi è già nel paese si allontani dalle tre aree più a rischio»: questi i consigli che da giorni, l'ambasciatore italiano in Messico, Felice Scauso, distribuisce al telefono invitando a non prendere sottogamba quello che sta succedendo in Messico. Ai connazionali presenti nel Paese centroamericano consiglia: «Se avete febbre sospetta precipitatevi in ospedale o in clinica per gli accertamenti. Soprattutto non frequentate luoghi pubblici, mettetevi le mascherine, lavatevi bene le mani e tenetevi informati». Martedì 28 aprile, pag. 3 Il viaggiatore di Marca parte lo stesso. Ma informato Ci mancava solo la febbre suina. Costrette a barcamenarsi tra una crisi economica che continua a mettere a dura prova i loro affari, colpi di stato, terrorismo e rapimenti ora a render difficile la vita delle agenzie di viaggio arriva dal Messico pure l’influenza suina. Un virus che in pochissimi giorni oltre a sterminare più di cento persone, ha creato massima allerta in tutto il mondo. E in tutti i viaggiatori. Che però almeno nella Marca paiono essere molto meno "emotivi" di quel che si pensi: pochissime le disdette e quelle effettuate sono relative alla partenze immediate, per lo più per lavoro, come precisano all’agenzia Viaco di Conegliano e anche in altre realtà travigiane. «Avevamo una decina di persone in partenza per il Messico e circa la metà ha rinunciato - spiegano a Dimensione turismo di via Montegrappa a Treviso - ma altri sono partiti e rientrati senza alcun problema. Certo c’è paura e noi stessi dirottiamo i clienti verso altre mete, ma la Farnesina ancora non si è pronunciata, si è limitata a dare un semplice consiglio». E infatti navigando su "Viaggiare sicuri", servizio fornito dal Ministero Affari Esteri, ci si accorge che viene consigliato ai viaggiatori di cambiare meta, ma anche che il fenomeno viene concentrato nella capitale Città del Messico e negli stati di Sonora, Baja California, Stato del Messico, Oaxaca, San Louis Potosi e Chihuahuha. Casi sospetti della stessa influenza si sono registrati, inoltre, in Nuevo Leon, Vera Cruz e in Aguascalientes. «La Farnesina non ha ancora preso uno posizione definitiva - aggiunge Gianni, dell’Hirondelle stiamo affrontando la situazione, ma i nostri viaggi sono tutti prenotati fra mesi e ancora non si può dire cosa accadrà. Inoltre per il momento nessun caso di epidemia pare essere stato registrato nella penisola della Yucatan che è la zona più turistica». Insomma tutta questa allerta pare non esserci. «Sarebbe come dire che siccome in Abruzzo c’è stato il terremoto, allora nessuno deve venire in Italia - afferma Cesare Coletti della Utpull Viaggi - e comunque ogni anno ce un virus nuovo: la sars, l’aviaria, l’ebola. Tutte epidemie che creano allarmi che nascono con la stessa velocità con la quale spariscono. E questa volta è arrivata la febbre suina. Ma finché il Ministero non dirà che il Messico è zona a rischio io non vedo pericoli soprattutto nella zona di Cancun o Playa del Carmen. In ogni caso i clienti sono ben informati e anche noi diamo loro delle raccomandazioni su come comportarsi una volta in zona». Evitare di frequentare luoghi pubblici, riporre particolare attenzione nella cura dell’igiene personale e rivolgersi a strutture sanitarie in presenza di sintomi influenzali. Queste le accortezze da osservare. Insomma il viaggiatore di Marca pare scegliere di partire informato, ma al viaggio non rinuncia. Anche se ora che in Messico è arrivato pure il terremoto, qualche pensierino in più qualcuno lo farà. Manuela Collodet Martedì 28 aprile, pag. 5 ZENSON DI PIAVE Allarme suini, ma era solo un cane in decomposizione Zenson di Piave Sembrava fosse un maialino, invece era... un cane. Il ritrovamento ieri mattina di un carcassa di animale in avanzato stato di decomposizione, lungo le rive del canale Zensonas in località Sant'Antonio di Zenson di Piave, ha inizialmente destato qualche preoccupazione nei dintorni, dopo i fatti di cronaca degli ultimi giorni in Messico. Chi ha dato l'allarme, una persona che vive nelle vicinanze, pensava si trattasse di un maialino. Solo l'intervento dei vigili del fuoco di Motta di Livenza, arrivati sul luogo ieri mattina intorno alle ore 11.30 ha consentito la scoperta della vera identità dei resti animali. Non è stato difficile recuperarli, dato che si erano incastrati fra le erbacce lungo la riva. Successivamente è arrivato a Zenson di Piave anche il medico veterinario dell'Usl 9 di Treviso, per certificare come da procedura i resti, che oggi il Comune di Zenson manderà allo smaltimento tramite una ditta specializzata. Di sicuro la morte del cane, di grossa taglia, risale a qualche giorno fa, visto il gonfiore e l'elevato grado di putrefazione in cui versava. Forse si riuscirà a risalire al padrone tramite microchip, di cui tutti i cani per legge devono essere dotati. Federica Florian Martedì 28 aprile, pag. 24 Proprio nei prossimi giorni la cooperativa avrebbe installato l’antifurto. I banditi avevano già tentato lo stesso colpo un mese fa, ma avevano fallito Cantina sociale, cassaforte sventrata I ladri hanno colpito a notte fonda usando un flessibile: 2000 euro di bottino L’ira del direttore «Hanno provocato danni ingenti» DIEGO BORTOLOTTO CONEGLIANO. Sfondano le porte e con un flessibile tagliano la cassaforte: svaligiata la Cantina sociale di Conegliano, bottino e danni ammontano a quasi 10 mila euro. Il colpo è avvenuto nella notte tra venerdì e sabato, un mese fa la stessa banda ci aveva già provato. Il 28 marzo, infatti, si era già registrata un’intrusione all’interno della cantina situata in via Maggiore Piovesana 15. I ladri erano entrati negli uffici e avevano tentato di aprire la cassaforte, senza però riuscirci. Nella notte tra venerdì e sabato sono tornati più attrezzati e organizzati, con tanto di flessibile, e questa volta sono riusciti nel loro intento, tagliando il nuovo forziere che aveva sostituito quello precedente, perché danneggiato. Sono spariti circa 2 mila euro, ma i danni subiti dalla struttura, tra infissi danneggiati e la cassaforte nuovamente da cambiare, ammontano ad almeno altri 5 mila euro. «Sono più i danni che non quello che hanno rubato» commenta Paolo Zanardo, dal 1993 storico direttore della cantina sociale di Conegliano. Il colpo è stato scoperto sabato pomeriggio dai responsabili della cooperativa, ai quali non è rimasto altro da fare che allertare il vicino commissariato. Il presidio della polizia si trova infatti a pochi passi dalla cantina. Indagini sono in corso per risalire ai responsabili del fatto, gli investigatori del commissariato però hanno raccolto elementi utili per incastrare la banda. I ladri sono entrati dal retro dello stabile, dalla parte in cui corre la linea ferroviaria. Quindi, forzata una serie di porte, sono arrivati negli uffici a colpo sicuro, trovando la cassaforte. Un’azione che ha richiesto del tempo, ma i malviventi non avevano paura di essere sorpresi, e avevano dei complici che con ogni probabilità facevano da palo all’esterno. E proprio in questi giorni la cantina sociale di Conegliano avrebbe dovuto essere protetta con un sistema d’allarme: «Avevamo già progettato l’installazione di un antifurto - spiega il direttore Zanardo - proprio in settimana verranno per collocare l’impianto». Un’altra cantina quindi presa di mira dalla gang della cassaforte: a fine febbraio infatti era toccato alla cantina sociale di Orsago. Anche in quell’episodio i banditi avevano agito indisturbati nel cuore della notte tagliando con un flessibile la cassaforte, prelevando un migliaio di euro. Si sospetta che questi colpi siano opera di una banda organizzata, forse la stessa che tra il 19 e 20 aprile era entrata in azione al supermercato Lidl di Oderzo, dove con la medesima consolidata tecnica erano stati rubati 30 mila euro. Ladri professionisti che sembrano conoscere nei dettagli i sistemi di protezione e la dislocazione degli obiettivi che, via via, colpiscono. Martedì 28 aprile, pag. 25 I fatti si erano svolti in un capannone di Godega. L’imputato ha cercato di difendersi parlando di contrasti di lavoro Lascia morire di fame 4532 conigli: condannato Sei mesi a un allevatore che, per evitare il carcere, dovrà risarcire proprietari e Lav GODEGA. Lascia morire di fame 4532 conigli: allevatore di Godega condannato a sei mesi di reclusione. Dovrà inoltre risarcire la ditta Agricola Marche proprietaria degli animali di 31.971 euro per i danni materiali e la Lav di 1000 euro per i danni morali. Sul tavolo degli imputati, accusato di uccisione e maltrattamento di animali, è finito Armando Da Ros, 35enne titolare dell’allevamento Da Ros di Godega, dove si doveva provvedere all’ingrasso dei conigli per conto dell’Agricola Marche Srl. Animali, in numero di 6352 esemplari, che sono stati invece abbandonati e lasciati senza cibo. «Nei silos il mangime c’era, ma i conigli non sono stati nutriti», ha affermato uno dei veterinari durante la scorsa udienza. Così circa 4500 conigli sono morti per malattia o denutrizione e i restanti conigli vivi, attorno a 2000, sono rimasti in gabbie colme di deiezioni, assieme ai conigli morti (mummificati o in via di decomposizione). Il caso era venuto alla luce a fine giugno 2007, con un sopralluogo da parte dei Carabinieri del Nas nell’allevamento di Levada. Per ripulire l’allevamento, che si estende su due capannoni, erano intervenuti anche gli operai del Comune, con la supervisione dei veterinari dell’Ulss 7. Ieri in aula nel tribunale di piazzale Beccaria a Conegliano è stato chiamato come testimone una rappresentante dell’Agricola Marche Srl, che confermando che la ditta ha sempre avuto contatti con Armando Da Ros, ha fatto il conto dei danni subiti, pari a 31.971 euro, considerando i conigli morti e non più macellabili e vendibile come carne, l’impiego di altri addetti alla nutrizione al posto di Da Ros, le tre persone inviate per andare a prendere gli animali sopravvissuti. L’imputato ha reso spontanee dichiarazioni, affermando che lui fa un altro mestiere e che non si era mai preso nessun impegno con la ditta, che il vecchio proprietario era Antonio Da Ros e che poi ad un certo punto non c’è più stata la volontà di far proseguire il rapporto con l’Agricola Marche. Inoltre le fatture del mangime erano intestate a un altro suo fratello. L’avvocato della Lav ha chiesto la condanna parlando di crudeltà, disinteresse e del fatto che non ci fosse nessun motivo per lasciar morire di fame gli animali. Il giudice Angelo Mascolo ha condannato Da Ros a 6 mesi di reclusione, pena sospesa se entro il 30 settembre di quest’anno pagherà alle parti civili il risarcimento. (sa.b.) Martedì 28 aprile, pag. 27 Cane maltrattato, padre e figlia condannati Gli avevano applicato un collare elettrico per non farlo abbaiare VITTORIO VENETO. Padre e figlia condannati per maltrattamenti ai danni del proprio cagnolino dovranno pagare 5.000 euro ciascuno. A stabilirlo ieri nel tribunale di Conegliano, il giudice Angelo Mascolo. Sul tavolo degli imputati sono finiti i vittoriesi Bortolotto, Giulia 29 anni e Giorgio, 57 anni. I due era accusati di maltrattamenti in concorso per aver applicato un collare elettrico al loro cane di razza Spitz, tale da procurare scosse elettriche di 6 volt. Il cane era scappato ed era stato ritrovato dopo giorni e giorni di «vagabondaggio» dai vigili urbani di Vittorio Veneto. I fatti si sono verificati fino al 21 settembre 2007, giorno in cui è stato ritrovato l’animale. Ieri in aula erano state citate come testimoni dieci persone, ma il giudice dopo aver ascoltato la veterinaria che aveva visitato il cagnolino ha ritenuto non necessarie le altre testimonianze. La veterinaria ha raccontato di aver visitato il volpino, privo di collare, e di aver notato la ferita al collo. Ieri in udienza le è stato mostrato il collare e ha affermato che le ferite che aveva riscontrato potevano essere compatibili con il collare, forse anche tenuto troppo stretto. Il difensore ha affermato che il collare era un antifuga, non un antiabbaio e che non è vietato dalla legge, casomai ne è vietato l’abuso. Il pm ha chiesto la condanna a 2.000 euro. Il giudice ha condannato a 5000 euro di multa ciascuno gli imputati, il cui legale ha già fatto sapere che farà appello. (Salima Barzanti) Martedì 28 aprile, pag. 6 Piano casa all'esame del consiglio dei ministri ROMA. Approderà giovedì all’esame del Consiglio dei ministri il decreto legge con le misure urgenti per l’edilizia. Domani il decreto, che ha già passato l’esame del preconsiglio dei ministri, sarà sottoposto alla Conferenza Unificata per ottenere il via libera di Regioni e Autonomie. La nuova bozza di decreto di otto articoli contiene alcune novità: per l’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o ascensori esterni e la pavimentazione di aree esterne, comprese quelle di sosta, non saranno più necessarie né la denuncia di inizio attività, né la comunicazione al comune interessato. Non ci sarà bisogno di alcuna comunicazione neanche per i movimenti di terra che riguardano l’agricoltura. Niente più denuncia di inizio attività per la manutenzione straordinaria che non riguardi le parti strutturali dell’edificio e non comporti l’aumento delle unità immobiliari, per i mutamenti di destinazione d’uso senza opere edilizie, sempre che non facciano aumentare il carico urbanistico, e per l’installazione di pannelli solari e generatori eolici. In questi casi, prima dell’inizio degli interventi l’interessato dovrà informare, anche per via telematica, il comune, allegando le eventuali autorizzazioni. L’articolo 2 conferma che le nuove norme antisismiche previste dalla legge 186 del 2004, finora sempre rinviate, entreranno in vigore dal prossimo 30 giugno, in anticipo di un anno. L’articolo dispone il rispetto delle norme anti-sismiche per tutti gli interventi di ampliamento previsti dal Piano casa bis. Per gli interventi di ampliamento e ristrutturazione per i quali non è più prevista la dichiarazione di inizio attività l’articolo 1 dispone il rispetto delle prescrizioni in ambito comunale e delle altre norme in materia edilizia con particolare riguardo a quelle «antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica». Martedì 28 aprile, pag. 8 Martedì 28 aprile, pag. 9 Martedì 28 aprile, pag. 5 RONCADE Macello chiuso, ancora proteste Roncade “La chiusura del macello comunale ci sta penalizzando notevolmente. Dobbiamo trasferirci ad Oderzo per macellare le carni con conseguenti aumenti dei costi del trasporto, questa situazione è intollerabile”. Si lamentano gli allevatori e gli agricoltori di Roncade e dei comuni limitrofi perché la chiusura del macello avvenuta nel dicembre scorso li sta mettendo in difficoltà. La chiusura dell’impianto dove venivano macellati oltre 2000 capi l’anno, che svolgeva un’attività intercomunale in quanto se ne servivano gli allevatori dei comuni limitrofi della Marca e altri della provincia di Venezia, è avvenuta nel dicembre scorso a causa di una normativa europea del 2004 che impone un adeguamento all’impianto di depurazione. Nonostante i disperati tentativi dell’amministrazione comunale che ha coinvolto i Comuni confinanti e la Provincia per trovare una soluzione, la situazione non è cambiata. Lo stesso consigliere comunale Marco Lovisetto ha scritto all’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato chiedendogli “di intervenire affinché non venga chiuso un impianto storico e che effettua un servizio importante per allevatori, produttori e agricoltori della Marca e della provincia di Venezia”. In più occasioni Lovisetto aveva accusato la maggioranza che amministra Roncade dal 2004 “di superficialismo verso un problema impellente per la città. In cinque anni è emersa solo tanta demagogia”. Per il capogruppo del Polo per Roncade Guido Zerbinati “serve un nuovo macello intercomunale da realizzarsi vicino alla strada statale Treviso-Mare. Bisogna però fare presto”. Lorenzo Baldoni Martedì 28 aprile, pag. 8 VOLPAGO «Revocate il via libera all’elettrodotto» VOLPAGO-(L.Bon) "Revocate il via libera all'elettrodotto". E' il passaggio chiave che i membri del Comitato per la difesa ambientale di Volpago guidato da Paola Tonellato consegneranno domani al primo cittadino Roberto Toffoletto. La lettera accompagna le 4979 firme (quasi 500 Volpaghesi) che, a Volpago e negli altri Comuni interessati sono state raccolte contro l'intervento, un elettrodotto ad altissima tensione della Terna Spa, il tracciato del quale attraversa i Comuni di Scorzè, Venezia, Martellago, Zero Branco, Morgano, Quinto di Treviso, Paese, Trevignano e Volpago del Montello. Quattro le richieste dei firmatari: pretendere da Terna garanzie scritte sul rispetto dei limiti di inquinamento da campi elettromagnetici oltre i quali risultano provati i rischi di cancro e leucemia infantile (0,2 microtesla); esigere garanzie scritte sulla tempistica della dismissione delle tre linee ad alta tensione; promuovere una conferenza pubblica di confronto tra i tecnici Terna, l’amministrazione comunale e gli esperti del CONACEM (Coordinamento Nazionale per la tutela dai Campi ElettroMagnetici), aperta al dibattito con i cittadini. Si chiede infine come verranno risarciti i cittadini che subiranno un danno patrimoniale dalla vicinanza dell’elettrodotto calcolato dall’Università di Padova tra il 10 ed il 36% dell’immobile. Se tali garanzie non ci saranno, si chiede "di revocare la delibera consigliare di approvazione dei protocolli d’intesa con Terna relativi alla costruzione della stazione elettrica di trasformazione e del nuovo elettrodotto da 380.000 volt". Martedì 28 aprile, pag. 9 Pieve di Soligo, adottato dal Consiglio Il Pat blinda la Maia: niente ampliamenti e al via il piano di riqualificazione Pieve di Soligo Da decenni lottano contro odori, mosche, polveri, rumori. Sono i cittadini che abitano nelle zone limitrofe alla Maia, allevamento agroindustriale di galline ovaiole. Hanno atteso per anni e anni un intervento delle istituzioni che mettesse fine a quello che è diventato un vero e proprio calvario. E ora la prima risposta seria e concreta arriva da uno strumento urbanistico, il Pat che il consiglio comunale pievigino ha adottato la scorsa settimana. Una risposta attesa da decenni e che pone le basi per una riqualificazione dell’intera area. E che soprattutto stabilisce finalmente un principio chiaro: o la Maia diventa azienda compatibile con il territorio circostante oppure sarà trasferita. Ma non solo: il Pat ha vietato l’insediamento di nuovi allevamenti intensivi di animali blindando di fatto l’intero impianto Maia. L’ambito dello stabilimento e i terreni vicini a destinazione agro-industriale sono stati classificati dal Pat come “area diretta al miglioramento della qualità urbana e territoriale”. Si tratta di un’area che il nuovo strumento urbanistico sottopone obbligatoriamente a schedatura progettuale. La scheda progettuale dovrà garantire il trasferimento in area idonea dei volumi incompatibili. Eventuali volumi esistenti potranno restare solo se utilizzati per operazioni di riqualificazione ambientale. Il trasferimento potrà eventualmente essere incentivato attraverso la concessione di crediti di cubatura da spendere altrove. Il tutto dovrà comunque avvenire con una drastica riduzione di superfici e volumi al fine di migliorare in maniera incisiva l’attuale situazione. Fino all’approvazione della scheda progettuale di dettaglio, all’interno dell’ambito individuato, sono ammessi solo interventi di recupero del patrimonio ediliio esistente e nessun ampliamento. Di questa nuova situazione giuridica dovrà tener conto anche la Provincia quando emetterà l’autorizzazione integrata ambientale. Una risposta che era racchiusa in una promessa, quella dell’assessore all’urbanistica Luca Mazzero. «Non è mai stato nel mio stile fare promesse - afferma -. Tra le poche che ho fatto, una la feci due anni fa al Comitato Rompi Maia, partecipando al dibattito pubblico organizzato nella frazione di Villanova. In quella sede promisi che avrei fatto tutto quello che potevo, nella mia veste di assessore all’urbanistica, per dare al problema Maia la soluzione giuridica più appropriata. Questi anni di confronto sui temi urbanistici sono serviti anche a questo». Manuela Collodet Martedì 28 aprile, pag. 10 In un allevamento a Godega Quattromila conigli morti di stenti, condannato a 6 mesi risarcirà 32mila euro Godega Sant’Urbano (l. a.) Stangata per la morte di migliaia di conigli nell’estate del 2007 a Pianzano. È arrivata ieri in Tribunale a Conegliano, dopo l’audizione degli ultimi testimoni, la sentenza del giudice Angelo Mascolo nei confronti del coneglianese Armando Da Ros, finito alla sbarra per i fatti avvenuti poco meno di due anni fa, quando in un allevamento autorizzato di Levada vennero trovati morti di stenti oltre 4mila conigli. Sul posto si portarono i Carabinieri del Nas di Treviso, i veterinari dell’Usl 7 e il sindaco Alessandro Bonet in seguito all’arrivo di un fax all’azienda sanitaria della ditta Agricola Marche di Ancona, proprietaria degli animali e parte civile nel procedimento, che segnalava il grave stato di incuria in cui versava l’allevamento. Condizioni inaccettabili, con i conigli sopravvissuti costretti a vivere per giorni accanto a quelli morti e mummificati, anche secondo la Lega anti vivisezione (Lav), anch’essa costituitasi parte civile. Le indagini proseguirono e davanti al giudice è finito Armando Da Ros, individuato come socidario, cioè l’incaricato dall’Agricola Marche di curare l’ingrasso degli animali, e imputato di avere abbandonato i conigli al loro destino privandoli del cibo e delle pulizia necessari. Ieri, in sede di dichiarazioni spontanee rese al giudice, Da Ros ha detto che all’epoca dei fatti faceva un altro lavoro, che lo costringeva a frequenti viaggi che gli rendevano impossibile seguire l’allevamento, nel quale erano a suo dire stipati 9mila conigli quando c’era spazio sì e no per 6mila. Altri erano, secondo Da Ros, i responsabili di quanto accaduto, ma il giudice lo ha condannato a 6 mesi di reclusione e a risarcire l’Agricola Marche con poco meno di 32mila euro e la Lega anti vivisezione con mille euro (saranno destinati a scopi sociali). Da Ros godrà della sospensione condizionale della pena se verserà alle parti civili quanto stabilito entro il 30 settembre, salvo appello. L’imputato dovrà inoltre ristorare le parti civili con circa 4.600 euro complessivi di spese legali.