Una guida ricca di informazioni, approfondimenti e curiosità sugli animali da compagnia; dai più diffusi nelle nostre famiglie, come cane e gatto, a quelli meno comuni, come criceti, pesci, pappagallini… Un interessante percorso da affrontare in classe, grazie anche a divertenti attività didattiche che permetteranno di comprendere e approfondire il valore di una relazione straordinaria: quella tra i bambini e gli animali. Vivere felici con gli animali da compagnia GUIDA PER GLI INSEGNANTI Con il Patrocinio di: CM 65751G – Edizione fuori commercio Vivere felici con gli animali da compagnia GUIDA PER GLI INSEGNANTI INTRODUZIONE Progettazione editoriale: Giunti Progetti Educativi Direzione editoriale: M. Cristina Zannoner, Rita Brugnara Coordinamento editoriale: Morgana Clinto Coordinamento per Purina: Sara Faravelli e Deborah Giaccone (Corporate Affairs Purina) Testi: Marta Avanzi (Medico Veterinario; cap. 9), Mariolina Cappelletti (Medico Veterinario e giornalista, esperta di benessere animale; capp. 5, 6), Marina Casciani (Educatore professionale, responsabile Associazione ChiaraMilla; capp. 2, 8), Elena Severi (Medico Veterinario Comportamentalista, Specialista Malattie Piccoli Animali; capp. 1, 3, 7), Carla Bernasconi (vicepresidente FNOVI) e Roberta Benini (Medico Veterinario, Relazioni Esterne FNOVI); cap. 4 Il box a p. 28 è a cura di Renata Fossati Revisione scientifica dei testi: Clara Palestrini (Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano) Revisione della parte legislativa: Carla Bernasconi (vicepresidente FNOVI) e Roberta Benini (Medico Veterinario Relazioni Esterne FNOVI) Attività didattiche: Flaminia Brasini e Delia Modonesi (ConUnGioco onlus) Illustrazioni: Giulia Orecchia Progettazione grafica e impaginazione: Carlo Boschi Redazione: Viola Montanari Ufficio tecnico: Veronica Urbano Pubblicazione realizzata con il Patrocinio di ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani). La campagna educativa “A Scuola di PetCare®”, giunta alla sua 11a edizione, è promossa da Purina in collaborazione con FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani) e SCIVAC (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia) www.giuntiprogettieducativi.it www.purina.it seguici su facebook © 2011, 2014 Giunti Progetti Educativi S.r.l., Firenze Prima edizione: settembre 2011 Nuova edizione: settembre 2014 Prima ristampa: settembre 2015 Stampato presso Giunti Industrie Grafiche S.p.A. Stabilimento di Prato La storia e la nostra esperienza quotidiana ci insegnano quanto il legame tra l’uomo e l’animale da compagnia sia fonte di benessere reciproco. Quando uomo e pet s’incontrano, la vita di entrambi si arricchisce. In particolare per i bambini il rapportarsi con un animale da compagnia è uno stimolo importante per la crescita affettiva e psicologica: la creazione e lo sviluppo di una relazione corretta e consapevole con i pet, infatti, hanno per i più piccoli un valore educativo straordinario, perché stimolano l’accrescimento della fantasia, del senso di responsabilità e del piacere della reciprocità. Tuttavia, perché questa relazione possa dare i suoi frutti migliori è importante che si fondi sul rispetto e sulla conoscenza dei nostri amici animali, delle loro abitudini e delle loro esigenze. Ecco perché noi di Purina – in collaborazione con Giunti Progetti Educativi, FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani) e SCIVAC (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia) e con il patrocinio di ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) – promuoviamo dal 2004 la campagna educativa “A Scuola di PetCare®”, con l’obiettivo di diffondere il valore di questa relazione fra le nuove generazioni e le loro famiglie, sensibilizzandole al rispetto, alla cura e alle esigenze nutrizionali degli animali da compagnia per una convivenza serena e consapevole. Tutti i materiali del nuovo kit 2015/2016, in particolar modo la Guida per gli insegnanti, raccolgono infatti i contributi di Medici Veterinari ed esperti e la collaborazione con le società scientifiche di riferimento del mondo veterinario italiano testimonia il valore e l’alto profilo scientifico dei contenuti. In occasione dell’undicesimo anno del progetto “A Scuola di PetCare®”, dopo aver coinvolto oltre 550.000 alunni con le loro famiglie e 40.000 insegnanti delle scuole primarie di tutta Italia, per rendere ancora più ricco il kit didattico “Insieme è meglio. Vivere felici con gli animali da compagnia” abbiamo deciso di realizzare un grande manifesto da appendere in aula, con tante informazioni sui pet, e di affiancarlo a una grande novità: un cd-rom per la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) che conterrà approfondimenti, curiosità e giochi didattici per lavorare in classe con gli alunni. Non solo: i contenuti del cd-rom saranno fruibili anche on-line all’indirizzo www.purina.it per tutte le famiglie degli alunni. Il nostro obiettivo è infatti poter condividere sempre più il patrimonio di conoscenze legate alla cura, alla conoscenza e alla corretta nutrizione dei pet; un impegno che ha reso questa iniziativa scolastica anno dopo anno un grande successo, grazie soprattutto al prezioso lavoro svolto da ogni insegnante in classe e alla partecipazione al concorso a premi. Questa nuova edizione di “A Scuola di PetCare®” si presenta quindi totalmente rinnovata e aggiornata. In particolare, nella Guida per gli insegnanti abbiamo voluto approfondire i temi legati ai vantaggi di una corretta nutrizione, al comportamento da tenere con il proprio animale, all’importanza del Medico Veterinario come figura chiave per il benessere del pet. Inoltre, il kit “Insieme è meglio” ha l’obiettivo di avvicinare i bambini al punto di vista dei pet, perché tra loro – ma anche tra gli insegnanti e i genitori – possa essere promossa sempre più la consapevolezza dell’importanza di una relazione matura e consapevole, valorizzando l’innata propensione dei più piccoli alla visione della diversità come fonte preziosa e inesauribile di arricchimento personale. Siamo la realtà più importante del settore PetCare, presente in tutti i segmenti e settori del mercato con una gamma completa di prodotti e servizi per l’alimentazione, la cura, il benessere, il gioco e l’igiene degli animali da compagnia, per migliorare la loro vita e quella delle persone che li amano. Ma ciò che contraddistingue maggiormente Purina è l’amore per gli animali da compagnia che ci spinge a lavorare ogni giorno con impegno per sviluppare i migliori prodotti per il loro benessere. 1. IMPARIAMO A CONOSCERE GLI ANIMALI Bambini e pet: una relazione per crescere insieme Il contatto e la relazione con un pet sono importanti per lo sviluppo del bambino, soprattutto in quegli ambiti e ambienti in cui i rapporti con gli animali in generale sono ridotti, come le città. Alcuni bambini non hanno mai avuto un contatto con animali al di fuori del cane e del gatto e sono completamente a digiuno di conoscenze anche semplici relative a specie che fanno parte della nostra cultura e delle nostre tradizioni quali il pollo, il suino, la vacca, il cavallo. Se a un alunno delle scuole primarie si chiede quante uova può fare una gallina o quanto è grande un vitello alla nascita, difficilmente sarà in grado di rispondere. Queste conoscenze, assodate per le generazioni precedenti a quelle attuali, sono quasi sempre una novità per i bambini. Fortunatamente, buona parte delle famiglie italiane possiede almeno un animale da compagnia, che spesso ne condivide gli spazi domestici ed è considerato a tutti gli effetti membro della famiglia. Ma non tutti conoscono la base dell’educazione PetCare e di conseguenza le buone pratiche e le conoscenze di base per prendersi cura nella maniera corretta del proprio pet. La presenza di un pet stimola nel bambino l’osservazione, il confronto tra se stesso e l’animale, il piacere del contatto fisico, il desiderio di accudire. I bambini che sono a contatto quotidiano con l’animale ne osservano continuamente l’aspetto e il comportamento e si pongono domande anche in relazione al proprio sviluppo fisico ed emozionale. Per alcuni il pet diventa l’amico cui confidare i segreti, una protezione contro l’ignoto e il buio quando vanno a dormire, una presenza da cui si sentono rassicurati; alcuni inventano storie con il loro pet come protagonista, attraverso le quali elaborano eventi accaduti a scuola o in famiglia. L’osservazione dell’animale permette ai bambini di acquisire con naturalezza informazioni sull’ambiente circostante, sul proprio corpo, sulla relazione con gli altri; un esempio è dato dal successo dei laboratori scolastici attraverso i quali, grazie all’osservazione degli animali da compagnia, si avvicinano gli alunni a temi quali la fecondazione, la nascita, l’accudimento anche nella specie umana. Al bambino, però, non basta la semplice osservazione dell’animale: ha bisogno di un contatto quotidiano che gli permetta di instaurare una relazione corretta e responsabile. Per questo la presenza in famiglia di un pet può essere molto indicata. Quale pet? Alcune riflessioni per una scelta consapevole 4 Con il proprio pet si può instaurare un rapporto molto intenso, soprattutto quando lo si fa vivere in una situazione di benessere fisico e comportamentale. Per questo l’adozione di un pet richiede un’attenta valutazione preliminare da parte della famiglia. Il rapporto con il pet sarà diverso, ovviamente, in relazione alla specie e al grado di socialità della stessa. Oltre alla naturale preferenza che si può avere per una specie, la scelta deve basarsi anche su altri aspetti: il proprio stile di vita, il luogo in cui si abita e, più in generale, il tempo che si ha a disposizione per l’accudimento del pet. Gli animali da compagnia più diffusi sono il cane, il gatto e il coniglio, ai quali si aggiungono uccelli, piccoli roditori, pesci. Cane, gatto e coniglio possono instaurare un rapporto anche molto stretto con il proprietario e dunque soddisfare pienamente un bambino che abbia un forte desiderio di accudire, tenere in braccio, giocare col proprio pet. Naturalmente i bambini più piccoli, che non sono ancora in grado di capire alcuni segnali (di paura, di aggressività, di irritazione ecc.), devono imparare a gestire l’interazione fisica con l’animale e devono essere per questo sempre tenuti sotto controllo dai genitori. Quando l’animale è adottato per il proprio figlio, è bene capire in anticipo che non si potrà caricare il bambino di compiti e responsabilità troppo grandi: potrà occuparsi di piccole incombenze, ma per lui anche la pulizia di una semplice gabbia per criceti o per conigli potrà essere difficile, per non parlare di impegni più importanti, come portare regolarmente in passeggiata un cane o il pet dal Medico Veterinario. Il tempo da dedicare al pet Tra tutti i pet, il cane è quello con maggior richiesta di tempo e di spazio: ha bisogno di interazioni fisiche quotidiane e prolungate, soprattutto da cucciolo; deve essere portato in passeggiata più volte al giorno e non può essere lasciato solo a lungo. Le famiglie in cui tutti i membri trascorrono fuori casa gran parte della giornata dovrebbero preferire un altro pet. Alcuni scelgono cani di taglia piccola per tenerli in casa, senza portarli mai fuori. Ciò non rispetta le loro esigenze etologiche, e può portare a problemi comportamentali e relazionali. Quando si adotta un animale, inoltre, spesso non si ragiona in termini della sua aspettativa di vita. La vita media di una specie da compagnia varia dai due anni di un criceto ai quindici di un cane ai diciotto di un gatto. È comunque importante, fin da subito, far comprendere ai più piccoli che adottare un pet non significa solo avere un compagno di giochi; per questo il bambino dev’essere responsabilizzato nella cura quotidiana e nel rispetto dell’animale. Il momento della scelta: cani, gatti o... Di solito il cane e il gatto sono le due specie preferite dai bambini, un genitore può però considerarle troppo impegnative e optare per un altro animale, come coniglio, pappagallo, criceto, tartaruga, pesci. Se una famiglia decide di educare un cane deve informarsi su tutte le sue esigenze ma deve anche occuparsi della sua educazione, in modo che il pet sappia comportarsi nella maniera corretta sia in casa che in luoghi esterni in cui sarà a contatto con altre persone e altri animali. Alcuni cani, come i Setter, hanno una richiesta alta di esercizio fisico, quindi sono poco adatti a persone sedentarie o anziani; altri tendono ad abbaiare facilmente, altri ancora sono portati a rosicchiare e distruggere oggetti vari, soprattutto da cuccioli. Alcune razze poi, come i Labrador Retriever, sono indicate per vivere accanto ai bambini, con cui interagiscono in modo positivo, altre sono molto possenti ma eccitabili e diventano impegnative in famiglie con bambini piccoli. I gatti, benché spesso si pensi il contrario, possono essere molto affettuosi e desiderosi di contatto fisico con il proprietario, anche se alcuni mal sopportano le interazioni fisiche, come carezze o spazzolatura. Questo può essere poco gratificante per un bambino che vorrebbe coccolarli a lungo. È diffusa la convinzione che il gatto abbia un carattere “solitario”: in realtà ha esigenze di relazione molto alte sia con i proprietari sia con l’ambiente e se lasciato troppo da solo può sviluppare problemi comportamentali. Il cucciolo di cane e il gattino, per legge, non possono essere adottati prima dei due mesi: il contatto con la madre e i fratelli permette loro una crescita equilibrata. Nelle settimane che seguono l’adozione, è poi importante che abbiano contatti con persone e altri animali da compagnia e che familiarizzino con l’ambiente senza essere spaventati da rumori troppo forti o interazioni brusche, che li renderebbero timorosi. ... altri pet Per gli animali da compagnia meno comuni, in generale si hanno scarse conoscenze sulle loro abitudini, il loro comportamento, l’habitat ideale. Per questo, prima dell’adozione, occorre informarsi per avere un quadro chiaro sulle situazioni che potrebbero causare inconvenienti. Il coniglio nano sa interagire in modo intenso con i proprietari. È curioso, ama le carezze se abituato fin da piccolo, gioca e cerca il cibo. Ha però alcune peculiarità legate al suo essere, in natura, una preda: può spaventarsi in contesti nuovi, può scattare in modo improvviso e farsi male, può mordere. Inoltre, quando è fuori dalla gabbia rosicchia oggetti di ogni tipo e può lasciare feci e urine in giro. Questi atteggiamenti vanno compresi per relazionarsi con lui in modo corretto. Un furetto ha un odore intenso anche se deghiandolato e sterilizzato. Un pappagallo inseparabile, adottato da solo, avrà esigenze di contatti sociali e di stimoli ambientali che, se bruscamente interrotti, potranno condurre ad alterazioni comportamentali. Una volta fatte queste riflessioni, dopo aver consultato un esperto, un Medico Veterinario per capire quale animale da compagnia è più adatto a noi, saremo pronti per un’adozione consapevole. 5 2. UN AMICO IN FAMIGLIA Accogliere un cane o un gatto Quando si decide di adottare un pet, una delle prime cose da fare per preparare al meglio il suo arrivo è informarsi bene sulle sue caratteristiche etologiche e sul suo carattere: questo consente di capire quali saranno le sue esigenze, e quindi di creare le condizioni per prendersene cura rispettando il suo benessere e le sue necessità. Se abbiamo deciso di adottare un cane, è necessario predisporre uno spazio adeguato per il suo arrivo, con una cuccia o un luogo dove potrà riposare, una zona dove gli verranno messe le ciotole per il cibo e l’acqua e dei giochi con cui potrà intrattenersi. È bene anche cercare di creare uno spazio, seppur piccolo, che sia solo suo, un angolo dove possa muoversi indisturbato. Per essere felice, un cane necessita di cure, attenzioni e coccole: è bene passare molto tempo con lui, sia in casa che all’esterno, senza limitarsi al giardino. Se è vero infatti che questo può essere uno spazio gradito per espletare le necessità fisiologiche e per giocare e muoversi liberamente, è altrettanto vero che il cane ha bisogno di uscire dal proprio territorio per sviluppare una corretta socializzazione, incontrare altre persone e altri cani, imparare a giocare con loro, correre in spazi aperti, sperimentare rumori e situazioni nuove. Se a casa arriva un gatto, anche per lui dovremo preparare un luogo tranquillo per dormire e un altro dove gli venga somministrato il cibo. Se in casa ci sono cani, è bene posizionare le ciotole in un luogo rialzato o comunque per loro non accessibile, in modo che il gatto non venga disturbato mentre mangia e per il fatto che il gatto vive lo spazio su tre dimensioni; anche la cassetta igienica deve stare in un posto tranquillo. I gatti amano grattare alcuni substrati con le unghie: oltre che una necessità per mantenerle affilate è un metodo per marcare i punti strategici del territorio. È consigliabile posizionare un tiragraffi in un luogo visibile della casa per indurre il gatto a preferire quello a divani o poltrone. Il tiragraffi deve essere abbastanza alto e soprattutto stabile, perché il gatto quando lo usa si allunga per stirarsi. Va ricordato anche che il gatto ama riposare in luoghi riparati e, sebbene gli venga fornita una comoda cuccia, può scegliere altri punti nascosti, spesso rialzati, dove appartarsi; quindi possiamo predisporre delle mensole rivestite da un cuscino sul quale possa adagiarsi e controllare il mondo dall’alto senza essere notato (essendo un felino ha infatti una spiccata predisposizione a cacciare). Bisogna anche informarsi su quale possa essere per lui l’alimentazione più corretta, avere un Medico Veterinario di fiducia a cui affidarsi e un numero di telefono per le emergenze. Se vogliamo creare le condizioni per una convivenza felice, è comunque fondamentale essere consapevoli che il pet dovrà essere educato. È possibile affidarsi a professionisti qualificati – figura di riferimento è quella dell’educatore cinofilo – che siano in grado di spiegare le prime regole di corretta gestione dell’animale. Accogliere un furetto, un coniglio, un uccellino 6 Qualora si decida di adottare un animale diverso dal cane o dal gatto, come un furetto, un criceto, un coniglietto o un uccello, è fondamentale conoscerne bene la natura etologica per preparare uno spazio adeguato alle sue esigenze. Sarà necessario acquistare una gabbia grande e allestirla con arricchimenti ambientali che tentino di riprodurre al meglio il suo habitat naturale. Ad esempio per il furetto, che è un animale da tana e per natura ama scavare e cercare prede sottoterra, sarà importante mettere dei tubi all’interno della gabbia in modo che possa giocare e nascodersi come farebbe se vivesse libero. Se si adotta un coniglio, la gabbia va collocata in un luogo tranquillo e lasciata spesso aperta, perché questo animale ha bisogno di fare movimento fisico e di esplorare. La stanza in cui viene liberato non deve avere fili elettrici accessibili, mobili preziosi o oggetti fragili. Il coniglio, se ben educato, torna a sporcare nella gabbia. Adottare un cucciolo Dopo aver deciso quale tipologia accogliere in famiglia, è necessario sapere che questo compito sarà più semplice se il pet viene adottato da cucciolo. È necessario informarsi sulla sua provenienza, su chi sono i genitori, su com’è stato allevato. Se il cucciolo ha trascorso i primi due mesi di vita con la madre, in un ambiente confortevole e ricco di stimoli, il processo di crescita e di socializzazione avverrà in modo corretto ed equilibrato. Il cucciolo di cane ad esempio sperimenta e regola il proprio morso nei giochi di lotta con i fratelli, e acquisisce la capacità di comprendere i segnali di comunicazione con gli altri cani grazie ai ringhi e alle sgridate, ai giochi e alle cure della madre. Non meno importante è il contatto con l’essere umano; occorre quindi fornire al cucciolo tutti gli stimoli necessari per un completo sviluppo psicofisico, secondo un programma ben definito, affinché possa adeguarsi a interagire con naturalezza con l’ambiente fisico e sociale che lo circonda, uomo incluso. È facile quindi capire quanto sia importante sapere dove e come il cucciolo è cresciuto e se sono state rispettate tutte le esperienze necessarie per prepararlo ad ambientarsi nella nuova famiglia. Vivere insieme Per vivere bene con un pet è bene rispettare alcune regole. Ad esempio, un cane deve cominciare a uscire di casa fin da subito, usando però delle accortezze: accertarsi che nelle aree di sgambamento non vi siano cani aggressivi e che non siano sporche, per evitare di esporlo a traumi o a problemi sanitari. È buona abitudine farlo uscire non appena si sveglia e non appena ha mangiato, per abituarlo a sporcare fuori casa rinforzando tale azione positiva con una coccola, una carezza o del cibo che lo motivino a ripetere la cosa giusta. È anche molto importante che il cucciolo impari a riconoscere il proprio nome; per questo è necessario chiamarlo per nome premiandolo all’arrivo. Gatto e cane vanno abituati fin da subito ad allontanamenti graduali e non traumatici dai proprietari: si possono lasciare soli in alcuni momenti della giornata, in modo che non si abituino a essere dipendenti dalla presenza dell’uomo. Un cucciolo non va lasciato solo troppo a lungo, tuttavia deve accettare che i proprietari escano e rientrino dopo qualche tempo: imparato questo, sarà al riparo da episodi di forte stress da separazione riscontrabili in animali che fin da piccoli non sono mai stati lasciati soli. È necessario essere pazienti e non cedere all’eventuale pianto del cucciolo, facendo invece qualche concessione nel momento in cui il pianto cessa, per premiare il comportamento corretto con un rinforzo positivo. La familiarizzazione e il benessere degli animali L’animale spesso viene trattato come un componente della famiglia. A volte gli vengono comprati abiti e accessori; vi sono anche proprietari che fanno dormire il proprio animale in cucce simili a letti. Ad assecondare questa tendenza è la crescita del mercato degli oggetti e dei servizi di lusso per animali, come le boutique o le pensioni a cinque stelle. Tutte queste considerazioni sottolineano un aspetto interessante: di fatto, l’uomo tende a pensare che l’animale guardi il mondo dalla sua stessa prospettiva, che abbia necessità ed esigenze del tutto uguali alle sue. Ma soprattutto crede che dare importanza all’animale significhi elevare il suo ruolo al pari di quello umano. Se dunque il pet, cane o gatto che sia, si vede attribuire attenzioni e cure del tutto parentali, dall’altra parte è giusto chiedersi se queste siano sempre equivalenti al vero benessere dell’animale. È molto importante sapere che ciò che è bene per l’uomo non è sempre equivalente a ciò che lo è per il nostro pet. Molti usi e costumi della nostra specie sono inusuali e non adatti per gli animali, nonostante vengano spesso erroneamente ritenuti loro necessità. La forma di riguardo che porterà, invece, maggior benessere all’animale sarà quella che lo vede esattamente per ciò che è: una specie diversa dall’uomo, con esigenze differenti. È importante comprendere che il pet keeping, le cure e le attenzioni che vengono date all’animale sono giuste nella misura in cui attendono a un reale bisogno. Se è quindi vero che il pet farà parte della famiglia, dovremo tenere presente che avrà il ruolo di cane o gatto, non di figlio o fratello: questo sarà per lui la più grande forma di rispetto e la migliore garanzia di benessere. 7 L’imprinting La tendenza di un cucciolo a seguire la propria madre è un comportamento che si acquisisce nei momenti seguenti alla nascita, ma grazie agli studi fatti dall’illustre etologo Konrad Lorenz sappiamo che non è “specie specifico”: un anatroccolo appena nato, se si troverà di fronte un animale di altra specie, perfino l’uomo, o addirittura un oggetto, penserà che quello sia sua madre. Lo stesso Lorenz si trovò a lasciare la sua “impronta” su una piccola oca selvatica che, al dischiudersi dell’uovo, vide per primo proprio lui e credette di essere sua figlia. Lorenz le diede il nome di Martina. Martina cominciò a seguirlo, e quando fu riunita alla madre naturale non la riconobbe come tale, ma pianse per la disattenzione della “madre adottiva”, ovvero lo stesso Lorenz. Questa “impronta”, detta imprinting, può essere dunque definita come il legame che nasce tra il cucciolo appena nato e la sua mamma (o presunta tale) e che condizionerà il comportamento di quel soggetto per tutto l’arco della sua vita. Il cucciolo, una volta riconosciuta la madre, apprende dal suo atteggiamento e da quello degli altri membri del branco come dovrà comportarsi. Questo significa che se tra la quarta e la dodicesima settimana di vita, nel periodo della sua socializzazione, un cucciolo viene tenuto isolato, senza avere relazioni con altri animali o esseri umani, una volta a contatto con il mondo esterno sarà probabilmente un soggetto aggressivo e spaventato. In quest’ottica è facile capire che se poniamo il cucciolo in condizioni di fare soltanto esperienze negative rischieremo di creare danni permanenti, o comunque di difficile risoluzione. Per questo motivo prendersi cura di un cucciolo va considerato un compito delicato e tutt’altro che semplice. Pet keeping: vivere accanto a un animale Vivere con un pet è un’esperienza educativa importante per tutti i membri di una famiglia, soprattutto per i bambini. È però fondamentale capire che il nostro animale da compagnia non è un pupazzo bensì un essere animato, dotato di sentimenti, capace di soffrire e gioire, che ha esigenze e necessità specifiche. Proprio la capacità di prendersi cura fa aumentare l’empatia verso il prossimo, la capacità di sentire e comprendere lo stato d’animo di chi ci sta vicino. Condividendo la quotidianità con un pet sarà necessario fare un ulteriore sforzo di apprendimento di un metodo di comunicazione che ci permetta di interagire con lui. Ci accorgeremo così che per la maggior parte il suo linguaggio non è legato alle parole, ma è fatto di espressioni e movimenti del corpo, proprio come il linguaggio umano. Se ci concentriamo sul metodo comunicativo di un animale, non faremo altro che migliorare la qualità del nostro linguaggio non verbale e la capacità di capire e farci capire sia dal pet che dalle altre persone senza utilizzare la parola. Cani e gatti, compagni preziosi 8 Vivere accanto a un cane mette anche nella condizione di dover imparare le regole del vivere insieme, regole di rispetto e condivisione fondamentali anche per gli esseri umani. Il legame che si instaura tra un cane e il suo compagno umano è molto spesso intimo ed esclusivo; è infatti con molta naturalezza che l’uomo solitamente si affida al suo cane, come se sapesse che da lui non sarà mai tradito. Questo perché i cani hanno una naturale predisposizione a concedere la loro fedeltà al proprietario in maniera incondizionata. Non da meno è la loro capacità di stare vicino all’uomo e di colmare momenti di vuoto e di solitudine. Per i bambini, in particolare, il pet spesso è un perfetto e instancabile compagno di giochi. Essere proprietari di un cane, inoltre, diviene spesso un motivo di socializzazione anche tra esseri umani: l’esigenza del cane di essere portato fuori spinge i proprietari a uscire di casa, fare incontri, creare nuove relazioni. Anche adottare un gatto comporta sia responsabilità che affetto e momenti indimenticabili insieme. Sebbene sia opinione diffusa che si affezionino solo alla casa, esistono gatti che ricercano la presenza del proprio compagno umano, così come il contatto fisico, forse persino più di quanto non faccia un cane. Il gatto inoltre è dotato di una forte sensibilità: è in grado di percepire l’umore della persona che sta accanto a lui e perfino di intervenire attivamente, calmando con le fusa e con la sua presenza stati di ansia e di nervosismo. I legami che il gatto instaura sono in genere esclusivi: sceglie il suo compagno, e strusciandosi alle sue gambe e al suo corpo stabilisce di esserne in qualche modo proprietario. Allo stesso tempo è un animale meno remissivo del cane e molto spesso decide lui se avvicinarsi o meno all’uomo, se giocare o riposare tranquillo. Arguto e intelligente, è capace di dare attenzioni e gratificazioni e di creare legami intensi proprio per l’estrema selezione con cui sceglie il suo compagno umano. Quando il pet non c’è più È molto importante essere coscienti che il gatto o il cane non avrà possibilità di vivere quanto un essere umano, ma che, per tutto l’arco della sua vita, saprà portare gioia e affetto nella famiglia che si prenderà cura di lui. Certamente, solo coloro che hanno potuto godere della presenza di un pet nella propria esistenza possono capire quanto grande sia il vuoto che l’animale può lasciare nel cuore del suo compagno umano. Tuttavia, non dovrà rimanere il rimpianto per la sua scomparsa, ma la consapevolezza di avergli concesso una vita serena e felice e di aver goduto insieme della compagnia e dell’amore reciproci. Nel caso dei più piccoli, poi, anche se la sofferenza potrà essere grande, è importante poter ricordare tutti i bei momenti trascorsi insieme. Tanto che il ricordo di uno splendido legame spesso induce un proprietario a “cercare un nuovo amico” per cominciare insieme una nuova esperienza. 3. IL BENESSERE DEL PET Un esperto al nostro fianco: il Medico Veterinario Il Medico Veterinario riveste un ruolo fondamentale fin dalla scelta dell’animale: con un colloquio potrà inquadrare le esigenze della famiglia, indirizzandola verso la specie o la razza più adatta. Può indicare anche dove scegliere il proprio pet, in modo che vengano adottati soggetti sani e di provenienza accertata. Ha il compito, oltre che di prevenire e curare le malattie, di educare e informare correttamente i proprietari su tutto quello che il possesso di un pet comporta, in particolare sulla responsabilità, anche davanti alla legge, che un individuo si assume quando adotta un animale. Il Medico Veterinario ha il ruolo chiave di aiutare ogni proprietario a prevenire eventuali disturbi o malattie dell’animale da compagnia grazie alla pianificazione di visite ed esami che consentano di evitare l’insorgere di complicazioni o patologie, garantendo così una vita più lunga e più sana al nostro pet. Il Medico Veterinario previene la diffusione di malattie trasmissibili all’uomo, dette zoonosi, sia curando l’animale e informando i proprietari sia segnalando alle autorità sanitarie competenti la presenza di animali infetti. Le zoonosi tuttavia non devono creare allarmismi: un pet sottoposto alle normali profilassi vaccinali e parassitarie e portato ai controlli di routine molto difficilmente potrà trasmettere patologie alla famiglia. Alcuni ritengono che vaccinare gli animali sia importante per non essere contagiati dalle loro malattie, ma va ricordato che quasi tutti i vaccini per gli animali riguardano infezioni indotte da agenti patogeni specie-specifici, che colpiscono cioè solo una specie e non si trasmettono ad altre. I protocolli vaccinali non sono identici per tutti: soggetti a rischio di contrarre una determinata patologia, per esempio perché vivono 9 all’aperto o a contatto con altre specie o perché vanno spesso in Paesi esteri, potranno essere sottoposti a richiami vaccinali più frequenti rispetto ad animali che vivono sempre in casa. Il Medico Veterinario consiglia i proprietari anche sull’alimentazione e sui prodotti utili a evitare l’infestazione di parassiti. È un professionista che deve tenersi aggiornato sulla legislazione in materia di animali, sull’andamento delle malattie nel territorio in cui opera, sui presidi terapeutici di ultima generazione per il costante miglioramento delle cure ai nostri pet e sugli alimenti in grado di aiutarli a vivere più sani e più a lungo. Inoltre il Medico Veterinario è la figura primaria nell’individuare le alterazioni del comportamento, siano esse dovute a patologie organiche o puramente comportamentali, e indicare il trattamento adeguato. Vaccinazioni e cure I cani, i gatti, i conigli e talvolta altri piccoli animali devono essere sottoposti annualmente a profilassi vaccinale. Di solito i cuccioli si vaccinano a circa due mesi di età; i richiami si effettuano dopo alcune settimane, poi annualmente o secondo il protocollo consigliato dal Medico Veterinario. Tutti i soggetti sono anche sottoposti a trattamenti contro i parassiti intestinali, che possono interferire con l’assimilazione degli alimenti e rilasciare sostanze tossiche. Alcune malattie trasmesse da insetti (in particolare alcune specie di zanzare e pappataci), quali la filariosi e la leishmaniosi, sono ormai diffuse sulla maggior parte del territorio italiano: per prevenirle si effettua una profilassi annuale a partire dalla primavera. Si deve fare attenzione a controllare le infestazioni di pulci e zecche, per cui esistono prodotti efficaci; il Medico Veterinario fornirà indicazioni sulle modalità di somministrazione. Le pulci si trasmettono per contatto diretto tra animali oppure con larve e uova presenti su cuccia, tappeti, stuoie ecc. Le zecche amano le zone calde e umide, dunque vengono in contatto con animali che si muovono nell’erba o nel sottobosco. In primavera ed estate è consigliabile mantenere molto bassa l’erba nei giardini in cui vivono animali, per evitare la proliferazione di tali parassiti. Al ritorno dalle passeggiate, i cani vanno controllati in particolare nella zona del muso, delle orecchie e delle zampe, dove facilmente possono insediarsi le zecche. In casa bisogna lavare spesso i tappeti o le stoffe sulle quali riposano gli animali e asportare eventuali accumuli di pelo dalla cuccia. Molti soggetti, sia maschi sia femmine, sono sottoposti a sterilizzazione chirurgica. Non esiste una scelta univoca e la decisione sulla sterilizzazione va presa dal proprietario con il Medico Veterinario, che fornisce indicazioni sui modi, i tempi, i pro e i contro della procedura. Cuccioli non voluti sono la causa, purtroppo, dell’alto tasso di randagismo sul territorio italiano. La legge attuale vieta che si taglino coda e orecchie ai cani; in generale vieta qualsiasi mutilazione a fine estetico o comunque non a scopo curativo. L’igiene 10 Tutti gli animali, soprattutto quelli a pelo lungo, devono essere regolarmente spazzolati. A questa procedura vanno abituati da piccoli, altrimenti possono mostrarsi intolleranti e innervosirsi quando vengono manipolati. La spazzolatura permette di eliminare i peli morti e il materiale che si attacca al pelo (terra, fibre vegetali ecc.). Attraverso questa pratica, inoltre, si osserva quotidianamente la cute dell’animale e ci si può accorgere di dermatiti, parassiti o piccole neoformazioni. Non è necessario che un animale sano sia sottoposto spesso al bagno; solo in caso di certe patologie cutanee il Medico Veterinario potrà prescrivere lavaggi terapeutici anche frequenti. I gatti possono essere lavati, ma è bene che siano stati abituati al bagno da piccoli, altrimenti possono spaventarsi, anche per l’asciugatura con il phon. I pet devono inoltre essere abituati fin da piccoli a farsi prendere in braccio e lasciarsi toccare, in modo che non temano le manipolazioni da parte dei proprietari o del Medico Veterinario, quindi occorre pulire loro delicatamente gli occhi e i padiglioni auricolari, imparare a tagliare le unghie e a palpare le dita per controllare, per esempio, la presenza di corpi estranei tra i polpastrelli. Anche l’igiene dell’ambiente in cui l’animale vive è di primaria importanza per il suo benessere e la sua salute: è necessario disinfettare le zone in cui dorme e soggiorna, cambiare regolarmente i rivestimenti della sua cuccia, prestare attenzione a situazioni pericolose. L’alimentazione Le conoscenze sulle esigenze nutrizionali degli animali da compagnia sono aumentate negli ultimi anni, grazie a intense attività di ricerca e sviluppo, e hanno permesso un miglioramento della loro qualità di vita e longevità. Grazie a numerosi studi, oggi sappiamo che preparare personalmente il cibo al proprio pet può essere piacevole, ma non è la scelta più corretta per il suo benessere. È indispensabile, infatti, far seguire al proprio pet un regime alimentare in grado di assicurargli un apporto di nutrienti in linea con il suo stile di vita (se vive in casa, se fa molto movimento, se è anziano, se ha patologie). Occorre tenere in considerazione anche la taglia del pet: cani di taglia diversa hanno esigenze alimentari profondamente diverse. Inoltre, per le taglie grandi esiste una correlazione tra conformazione morfologico-anatomica e metabolismo, per cui c’è la necessità di differenziare il tipo di nutrizione in base a questi elementi. Oggi l’offerta di alimenti dedicati ai pet è ampia e variegata, e quelli industriali, preparati in base alle necessità dei singoli pet, non sono da considerare integratori, ma alimenti completi ed equilibrati. Esistono, infatti, ricerche scientifiche che dimostrano che, essendo formulati da alimentaristi, Medici Veterinari ed esperti in base alle esigenze di ogni specie e per i diversi stili e fasi di vita (svezzamento, sviluppo, gravidanza, allattamento, invecchiamento o particolari patologie), aiutano gli animali a mantenersi più sani, più a lungo. In commercio si trovano numerosi alimenti che oltre a essere sicuri sotto il profilo igienico-sanitario e bilanciati dal punto di vista dietetico hanno il vantaggio di essere facilmente conservabili e somministrabili: l’etichetta offre indicazioni non solo sugli ingredienti ma anche su come dosare le porzioni. Con l’alimentazione dimostriamo al nostro pet di prenderci cura di lui e allo stesso tempo regolamentiamo e rafforziamo il rapporto che ci unisce. L’animale infatti dipende da noi nell’atto alimentare, e questo momento diventa particolarmente importante poiché ci permette di impostare correttamente i riferimenti di rapporto e costruire il registro dell’interazione. Pertanto bisogna fare molta attenzione all’alimentazione, sia nel definire le modalità di somministrazione sia nella scelta degli alimenti. Parlando di cani, il “carburante ideale” che permette loro di giocare e muoversi si trova in particolare nelle proteine e nei grassi: questi nutrienti, che apportano calorie all’organismo, costituiscono infatti una riserva energetica molto più durevole ed efficace rispetto agli zuccheri. Nella cura del pet, è importante scegliere alimenti che contengano nutrienti di elevata qualità: ovvero le migliori proteine e i migliori grassi disponibili. Le carni bianche (come il pollo e il tacchino), la carne di agnello e il pesce (soprattutto salmone, tonno, trota) sono un’ottima fonte di proteine di alto valore biologico, altamente digeribili, nonché immediatamente utilizzabili da parte dell’organismo. Anche i grassi contenuti negli alimenti per i nostri pet devono essere di elevata qualità. È il caso degli acidi grassi essenziali, indispensabili per l’organismo, che non è in grado di produrli autonomamente. Questi grassi sono rapidamente digeriti e trasformati in energia, evitando il problema degli accumuli che può condurre al sovrappeso. Anche alcuni acidi grassi (come il DHA e l’EPA, due acidi grassi Omega-3) hanno effetti benefici: il primo stimola la crescita delle cellule nervose e retiniche, favorendo l’apprendimento e la capacità visiva. Il secondo migliora la funzionalità renale, favorendo lo smaltimento delle scorie. Il cane, discendendo dal lupo, assegna un valore gerarchico al momento di accesso al cibo, e questo ha ripercussioni importanti sulla rappresentazione di ruolo che l’animale si fa all’interno del nucleo familiare. Questo significa che per accreditarsi come leader, bisogna alimentare il cane alla fine dei nostri pasti ed evitare di dargli cibo quando lo viene a elemosinare a tavola. Il gatto invece ama mangiare in solitudine e in aree lontane da quelle della defecazione, quindi è meglio evitare di mettere cibo e acqua vicino alla cassetta igienica. Il gatto, a differenza del cane che può mangiare una sola volta al giorno, deve assumere il cibo in piccole porzioni ripetute nella giornata. I cani sono considerati onnivori; i gatti invece sono carnivori stretti: non sono in grado di produrre alcune sostanze nutritive che possono assimilare solo mangiando carne. Nel gatto, quindi, la razione deve avere un tenore proteico elevato, con carne, pesce, uova o latticini associati a dosi moderate di verdure e carboidrati. È importante che la sua dieta sia ricca di fibre naturali, che 11 sono un toccasana anche per i problemi più comuni. Ad esempio, il gatto che vive in casa ha l’abitudine di lisciarsi di frequente il pelo formando gomitoli nello stomaco e nell’intestino: l’assunzione di alimenti a base di fibre li riduce sensibilmente. Alcuni alimenti (tra cui cipolle, uva passa, cioccolata, preparati che contengono caffeina) possono risultare tossici per il cane e il gatto, quindi vanno assolutamente evitati. Il coniglio necessita di alimenti con alto contenuto di fibra per mantenere efficienti la dentatura e l’apparato digerente. Assumendoli trascorrerà molte ore nella masticazione, regolando la lunghezza dei denti, che sono a crescita continua. Anche la frutta e la verdura ad alto contenuto di acqua: pur se gradite, vanno somministrate con moderazione, pena lo sviluppo di diarrea o problemi intestinali. È importante sapere che se il coniglio ingerisce parte delle proprie feci non ci si deve preoccupare: sono ricche di nutrienti e di vitamine. Il controllo del peso e il movimento Uno dei rischi in cui spesso incorrono i pet è l’obesità: non è una malattia ma può predisporre a patologie metaboliche come il diabete dell’apparato renale ed epatobiliare, disturbi cardiocircolatori, dermatiti ecc. Per questo è necessario controllare il peso del nostro pet, facendo attenzione a fornire la giusta quantità di cibo, evitare i fuori pasto e intensificare l’attività fisica. I cani di solito non sanno regolare l’assunzione degli alimenti e mangerebbero anche quando sono sazi: alcuni proprietari si fanno intenerire e offrono loro cibo in eccesso, portandoli a ingrassare. I gatti sanno regolarsi meglio, ma alcuni soggetti, se alimentati con cibo gustoso, tendono a richiederlo con insistenza e mangiare troppo. Per questo i proprietari devono rispettare le indicazioni alimentari fornite dal Medico Veterinario, indipendentemente dalle richieste dei loro animali. Oltre a una dieta corretta, è fondamentale l’esercizio fisico. Il gatto deve avere un accesso all’esterno quando è possibile: su terrazzi arricchiti con oggetti che stimolino l’attività fisica e mentale, con mensole, piante, vasche di terra in cui scavare, tronchi d’albero o fontanine. I cani devono passeggiare all’esterno quotidianamente. In passeggiata esistono precise regole: il proprietario deve raccogliere sempre le feci del cane con apposito sacchetto; deve tenere l’animale al guinzaglio, salvo nelle zone recintate destinate ai cani; deve avere con sé la museruola e farla indossare in locali o mezzi pubblici. Questi semplici accorgimenti ci consentiranno di vivere con serenità il rapporto con il nostro cane in qualsiasi situazione. L’istruttore cinofilo Per le famiglie che adottano un cane, c’è un’altra figura professionale qualificata, oltre al Medico Veterinario, che è in grado di fornire un prezioso supporto: l’istruttore cinofilo. Il suo compito è occuparsi della fase educativa dei cani attraverso corsi di socializzazione e di educazione di base, in cui gruppi di giovani animali interagiscono tra loro e con le persone per acquisire competenze sociali utili a inserirsi in ambito familiare e urbano. Un corso di educazione cinofila di base è fondamentale per chiunque abbia un cane, perché aiuta a migliorare il rapporto col pet e consente di vivere in maniera più serena e in sicurezza, in casa o all’esterno, in presenza di altri pet o di altre persone. Attività assolutamente imprescindibile nel caso in cui si abbia un cane con un comportamento problematico o difficoltà di interazione con altri suoi simili o persone. L’istruttore cinofilo, inoltre, è una figura professionale fondamentale per i proprietari che desiderano intraprendere con il proprio cane attività più impegnative, per esempio sportive. Una disciplina molto seguita negli ultimi anni è l’agility, una sorta di percorso a ostacoli dove cane e proprietario competono insieme in una gara a tempo. Esistono anche attività con una valenza sociale, basti pensare ai cani da salvataggio in acqua e ai cani della protezione civile che intervengono nella ricerca di dispersi sotto le macerie o nei boschi. Per tutte queste discipline il cane deve essere preparato attraverso un programma di lavoro che lo porterà ad assumere le competenze adeguate. Sarà in questo seguito dall’istruttore cinofilo, che ha il compito di indirizzare cane e proprietario nel percorso di educazione e di istruzione perché il binomio possa, come si dice in termini tecnici, diventare operativo. 4. LA LEGISLAZIONE La situazione italiana Il sistema normativo italiano prevede un discreto numero di norme a tutela degli animali e nel codice penale sono contenuti due significativi articoli – 727 e 544 – che ne puniscono il maltrattamento e l’uccisione. Se è vero che solo nel dicembre 2010, con la legge 201, l’Italia ha ratificato la convenzione di Strasburgo sulla protezione degli animali, la legge, oltre a inasprire le pene previste per l’articolo 544 del codice penale, inserisce un reato nuovo: il traffico illecito di cani e gatti. Questa norma consente di lottare in modo più efficace contro le importazioni illegali, un fenomeno sempre più diffuso, con un enorme prezzo pagato dagli animali: trasportati senza alcuna garanzia sanitaria né di benessere, staccati dalla madre precocemente, quelli che sopravvivono al viaggio e alla vendita subiscono drammatiche conseguenze sulla salute psicofisica. Il valore e l’efficacia delle norme repressive devono però essere sempre accompagnati dall’evoluzione del senso civico. Solo mediante la conoscenza e l’educazione al rispetto delle esigenze etologiche degli animali è infatti possibile arrivare a una serena convivenza, tutelando sia gli animali che le persone e prevenendo le situazioni conflittuali o problematiche. La tutela degli animali da compagnia è responsabilità dei proprietari, che hanno l’obbligo morale ma anche legale di garantirne la salute e il benessere. Il possesso responsabile è un concetto relativamente recente e di ampia portata che coinvolge non solo i singoli cittadini ma anche le istituzioni – ad esempio i sindaci in merito agli animali non di proprietà, vaganti o ospitati nei rifugi. Il Ministero della Salute ha promosso negli ultimi anni una serie di campagne contro l’abbandono e sulla prevenzione delle aggressioni da parte dei cani tramite i percorsi per il “patentino” e contro gli avvelenamenti. I Medici Veterinari hanno un ruolo fondamentale: non solo curano le malattie e sono in grado di aiutare a prevenirle, ma danno anche informazioni accurate e attendibili sia al proprietario che al legislatore. La proibizione di eseguire inutili amputazioni finalizzate a mutare l’estetica (ad esempio orecchie e code) o di recidere le corde vocali è frutto dell’aumentato grado di sensibilità e di attenzione del legislatore italiano, sollecitato in questo senso dalle richieste della società e sostenuto dai pareri scientifici che la professione medico-veterinaria ha prodotto. Procurare sofferenze di qualsiasi genere agli animali è inaccettabile e in Italia tutti gli animali sono tutelati da norme dedicate che impongono condizioni dignitose e rispettose in tutte le fasi della vita. Il rispetto che le norme di legge pongono in carico ai proprietari degli animali include anche il tipo di alimentazione, la prevenzione delle malattie infettive e parassitarie, l’obbligo di non indurre ansia e paura. Le norme giuridiche definiscono anche l’obbligo di prevenire il randagismo, il divieto di sopprimere gli animali dei rifugi se non per comprovate ragioni, l’obbligo di sterilizzare e microchippare gli animali. Tutte le Regioni italiane hanno norme che impongono l’iscrizione all’anagrafe canina: l’identificazione tramite microchip e l’inserimento dei dati di segnalazione di cani e gatti rappresentano uno strumento insostituibile per ritrovare gli animali smarriti ed evitare gli abbandoni. Non sono, quindi, solo un obbligo di legge: sono la prima dimostrazione dell’attenzione del proprietario verso il proprio animale. Esistono infine i regolamenti comunali, spesso più dettagliati delle norme nazionali, che disciplinano la convivenza quotidiana. Le norme di legge: i principi fondamentali Il rispetto delle norme di legge è un obbligo, l’educazione al rispetto è un’esigenza e un obiettivo che tutti dobbiamo impegnarci a raggiungere. La legge 281/1991 – Legge quadro in materia di animali da compagnia e prevenzione del randagismo – è molto valida nei principi ma ha mostrato difficoltà nella sua applicazione pratica. I principi fondamentali sono: - Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente. 13 - Il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione delle nascite è effettuato presso i Servizi Veterinari delle Unità Sanitarie Locali. - I cani vaganti ritrovati o catturati non possono essere soppressi né destinati alla sperimentazione. - I cani vaganti catturati devono essere regolarmente identificati; in seguito sono restituiti al proprietario o al detentore o, se non reclamati entro il termine di 60 giorni, possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste. - I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani. - I cani ricoverati nei canili, fatto salvo quanto previsto dagli artt. 86, 87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria 8 febbraio 1954 n. 320 e successive modificazioni, possono essere soppressi in modo esclusivamente eutanasico, a opera di Medici Veterinari, solo se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità. - È vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in libertà; tali gatti sono sterilizzati dall’autorità sanitaria competente per il territorio e riammessi nel loro gruppo. - I gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili. - Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d’intesa con le Unità Sanitarie Locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà, assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza. - Il principio del “no kill” contro le uccisioni dei randagi introdotto dalla legge è stato un passo importante, ma non supportato da concrete campagne di educazione e di limitazione delle nascite tramite la sterilizzazione e il grave ritardo delle anagrafi regionali ha portato al dilagare del numero dei randagi e a un fiorire di canili con difficili adozioni. È importante incentivare l’adozione di cani presso i canili rifugio. Un pericolo improvviso: i branchi di cani randagi Quando ci si trova di fronte a un branco di randagi i rischi possono essere alti. Spesso sono animali affamati, scarsamente socializzati nei confronti dell’uomo e con una spiccata tendenza predatoria. È importante quindi cercare di mantenere sangue freddo e mettere in atto alcuni semplici accorgimenti: - Non avvicinarsi ai cani e non cercare di toccarli. Potrebbero non gradire il fatto che si entri nel loro “spazio critico”, soprattutto se sono cani paurosi. - Rimanere fermi o camminare lentamente per evitare che i cani, attratti dal movimento, scambino la persona per una preda e si divertano a rincorrerla. - Non fissare negli occhi i cani. Potrebbero pensare che li si vuole sfidare e quindi aggredire per difendersi dalla minaccia. In questi casi è utile distogliere lo sguardo girando la testa di lato, in modo che capiscano che non si hanno cattive intenzioni. - Non urlare né gesticolare. I cani potrebbero pensare di trovarsi davanti a una preda e cercare di catturarla. - Cercare di ignorare i cani (non toccarli, non guardarli, non parlare con loro). Sarà più facile che dirigano la loro attenzione su qualcos’altro. - Se avete un bambino con voi, cercare di mantenere la calma e tenerlo fermo, evitando di trasmettergli paura. - Se i cani manifestano anche uno solo dei seguenti segnali: ringhiare, mostrare i denti, sollevare il pelo sulla schiena, fissare negli occhi, oltre ai consigli precedenti, è opportuno tenere le braccia distese lungo il corpo se si è in piedi, oppure raggomitolarsi per proteggere la testa con le mani se si è a terra. - Quando ci imbattiamo in un cane che si aggira senza il suo proprietario o in un branco insieme ad altri cani, è necessario segnalarlo ai vigili o al servizio veterinario, in modo che possano prontamente intervenire per evitare situazioni pericolose. 14 Animali in viaggio Quando si va in vacanza, bisogna pensare per tempo alla sistemazione del nostro pet, sia che segua la famiglia sia che venga lasciato in una pensione. Se si decide per la pensione, occorre osservare alcune regole: 1. Il soggiorno, soprattutto per i periodi più affollati, deve essere prenotato con largo anticipo. 2. Prima di un soggiorno prolungato, effettuare una prova per verificare la tolleranza dell’animale alla nuova sistemazione e verificare di persona il luogo. 3. Verificare in anticipo lo stato delle vaccinazioni del vostro animale e i trattamenti parassitari contro pulci, zecche e vermi. In relazione alla zona geografica è importante effettuare la profilassi per la filariosi cardiaca e per la leishmaniosi. 4. Fare effettuare una visita di controllo dal Medico Veterinario di fiducia prima e dopo le vacanze. Se si decide di portare il pet in viaggio con la famiglia è importante ricordare: - Esistono regole diverse in base al mezzo di trasporto: auto, treno, aereo, navi o traghetti. - Verificare che alberghi, camping, case accettino degli animali. - Verificate in anticipo lo stato delle vaccinazioni del vostro animale e i trattamenti parassitari contro pulci, zecche e vermi. In relazione alla zona geografica è importante effettuare la profilassi per la filariosi cardiaca e per la leishmaniosi. - Fare effettuare una visita di controllo dal Medico Veterinario di fiducia prima della partenza. - Prevenire il mal d’auto o cinetosi mettendo in atto alcuni accorgimenti per ridurre i disagi del cane e chiedendo informazioni più dettagliate al Medico Veterinario. Il mal d’auto è un problema comune; può colpire cani di tutte le età, anche se i cuccioli e i giovani sono più predisposti (un cane su sei: più del 17%). I segni tipici sono agitazione, affanno, salivazione eccessiva, eruttazione e infine vomito. Il disagio può manifestarsi ancor prima di entrare in macchina a causa del ricordo di esperienze precedenti. - Informarsi sulla disponibilità di Medici Veterinari nel luogo di villeggiatura e portare sempre con sé il libretto sanitario. - Viaggiare nelle ore più fresche, poiché anche con l’aria condizionata i pet possono avere problemi; fermarsi ogni tanto per permettere loro di muoversi, bere e fare i bisogni. Inoltre se si va all’estero ricordarsi che per tutti gli spostamenti di cani, gatti e furetti tra gli Stati membri della UE il Regolamento CE 998/2003 prevede il possesso di un passaporto individuale e la vaccinazione antirabbica valida. Particolari disposizioni sono previste per l’ingresso degli animali in Irlanda, Svezia, Gran Bretagna e Malta. Regole diverse esistono per i Paesi Extra UE: in questi casi è bene informarsi presso l’Ambasciata o il Consolato del Paese sulle norme sanitarie e burocratiche, anche con qualche mese di anticipo. Aereo Quasi tutte le compagnie consentono il trasporto di animali, ma non c’è una regolamentazione unica; è meglio informarsi sulle richieste relative a dimensioni e tipologia dei trasportini da tenere in cabina, certificati di buona salute o vaccinazioni, numero di animali accettati in cabina, possibilità di farli uscire dalla gabbia ecc. Treno Restrizioni e diverse modalità di trasporto sono previste a seconda del tipo di treno. È meglio informarsi presso Trenitalia prima di partire. Cani, gatti, volatili, pesci e altri piccoli animali possono viaggiare in treno purché in apposite gabbiette, salvo particolari divieti. Cani di piccole dimensioni e gatti possono viaggiare con il proprietario in seconda classe. I cani di grossa taglia possono viaggiare liberi solo se lo scompartimento è stato interamente prenotato (il proprietario deve però sostenere le spese di disinfestazione del locale). Possono viaggiare in scompartimenti con altre persone se non recano disturbo e se sono muniti di guinzaglio e museruola. Navi e traghetti Per quanto riguarda le traversate, alcune compagnie di navigazione richiedono il certificato di buona salute del Medico Veterinario per i cani ed eventualmente la vaccinazione antirabbica. È necessario avere guinzaglio e museruola per i cani, i gatti nell’apposito trasportino. I cani di piccola taglia possono viaggiare in cabina con il proprietario previo consenso delle altre persone a bordo. I cani di taglia grande o media possono alloggiare negli appositi canili di bordo, ma generalmente è permesso tenerli sul ponte con il proprietario, sempre con guinzaglio e museruola. Vaccinazioni I cani e i gatti possono soffrire di gravi malattie per cui non sempre esistono cure; tuttavia per molte esiste la vaccinazione; le vaccinazioni vengono eseguite già dopo le prime settimane di vita e dovranno essere richiamate negli anni. Sarà il Medico Veterinario di fiducia a valutare per quali malattie vaccinare il nostro pet, in relazione all’età, alla specie, alle condizioni di vita e all’esposizione al contagio. Le malattie per cui più frequentemente vengono vaccinati i cani sono: parvovirosi, cimurro, epatite, leptospirosi e rabbia (unica vaccinazione obbligatoria in vari contesti); i gatti sono vaccinati contro malattie respiratorie (rinotracheite e calici virosi) panleucopenia, leucemia felina, rabbia. L’anagrafe canina Raccoglie in un sito i dati dei cani identificati con microchip presenti in una Regione, collegandoli al proprietario e/o detentore. Nei dati anagrafici può essere anche inserito il numero di passaporto con la data di rilascio. Il microchip contiene un codice di 15 cifre, è inalterabile e sicuro, viene applicato con una siringa sul lato sinistro del collo o della spalla e letto avvicinando al cane un apposito lettore. L’identificazione del cane, la relativa iscrizione e le variazioni sono obbligatorie (la sanzione per inottemperanza è 50,00 euro) e consentono, in caso di smarrimento, di ritrovarlo; sono anche necessarie per il rilascio del passaporto europeo. Le Leggi Regionali prevedono che i cani siano identificati e iscritti entro 15 giorni dall’inizio del possesso o entro 30-60 giorni dalla nascita, e comunque prima della sua cessione a qualsiasi titolo. Anche le variazioni (trasferimento, decesso) devono essere comunicate entro 15 giorni. In caso di smarrimento la segnalazione deve avvenire entro 7 giorni. Il proprietario o un suo delegato può iscrivere il cane, provvedere alle variazioni (trasferimento, cessione, decesso), richiedere il passaporto. L’identificazione con microchip può essere fatta presso i Centri di Sanità Pubblica Veterinaria o presso i Medici Veterinari Libero Professionisti accreditati dalla ASL. L’anagrafe felina È una banca dati informatizzata, su base volontaria, che registra i dati identificativi dei gatti dotati del dispositivo di identificazione elettronico (microchip). Tutti i proprietari e detentori possono rivolgersi a un Medico Veterinario per l’identificazione del gatto e la sua registrazione online. L’iniziativa ha lo scopo di favorire il controllo demografico dei gatti, contrastare l’abbandono e il furto e rendere possibile il ricongiungimento con il proprietario in caso di smarrimento in Italia o all’estero. Per le sue finalità professionali e coerenti con la missione deontologica del Medico Veterinario, l’Anagrafe ha ottenuto il patrocinio della Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI). La Banca Dati dell’Anagrafe Nazionale Felina raccoglie e contiene: dati dei gatti identificati e registrati in Anagrafe; dati dei Medici Veterinari aderenti; dati dei proprietari/detentori. Tutte le informazioni sono trattate nel rispetto delle norme sulle privacy. È opportuno ricordare che i gatti devono essere obbligatoriamente identificati tramite microchip nel caso in cui viaggino all’estero, al fine del rilascio del Passaporto. 5. GLI ANIMALI DA COMPAGNIA NELLA STORIA Gli antenati del gatto Denti a sciabola, arti tozzi, la stazza di una tigre con l’agilità e la flessuosità dei gatti di oggi. Così si presentavano gli Smilodonti, antenati dei nostri gatti, che insieme ad altri carnivori e ai primati furono tra i primi a fare la loro comparsa sulla Terra circa 70 milioni di anni fa, dopo l’estinzione dei dinosauri. Molto veloci e aggressivi, gli Smilodonti erano dei cacciatori temibili e assalivano abitualmente grandi prede, come dimostrano centinaia di resti fossili ritrovati in un giacimento di catrame in California, dove pare fossero rimasti impantanati mentre se ne andavano a caccia di mammuth. Da loro ai veri progenitori dei gatti moderni passarono ancora milioni di anni: solo nel Quaternario, circa 1,8 milioni di anni fa, fece finalmente la sua comparsa il Felis Silvestris, che si diffuse rapidamente nei vari continenti e circa 20.000 anni fa originò tre specie feline selvatiche: il Gatto Europeo, quello Africano e quello Asiatico. Dai loro incroci nasce il Felis Silvestris Catus, cioè il nostro gatto da compagnia, il cui più diretto discendente è, insieme al gatto di casa, quello di razza comune europea. Il gatto e l’uomo: un’amicizia di lunga data I primi rapporti tra uomini e gatti furono sicuramente improntati sul reciproco aiuto: l’uomo li nutriva e loro, in cambio del cibo, difendevano la casa da topi e serpenti. Solo in seguito l’interrelazione si fece più stretta e basata sull’affettività: fu così che il gatto si trasformò in animale da compagnia. Attraverso accoppiamenti mirati, poi, l’uomo fissò specifiche caratteristiche dei gatti e diede origine alle prime razze vere e proprie, che furono presentate all’esposizione felina di Londra del 1871. Le prime tracce di domesticazione del gatto risalgono comunque a 4500 anni fa. Secondo le ultime ricerche, i primi popoli a vivere a stretto contatto con questo animale non furono gli Egizi, come si è sempre ritenuto, ma gli Indiani. Sembra infatti che in India ognuno dovesse possedere un gatto e che ci fosse una pena esemplare per chi ne uccideva uno: il condannato era costretto a passare parte della sua vita nella foresta, per dedicarsi agli animali, fino a completa purificazione. Molte più informazioni sulla cultura felina ci giungono dalla storia dell’antico Egitto, dove i gatti – insieme ad altri animali – venivano venerati, tanto che la dea della fecondità Bastet aveva proprio le sembianze di gatto su un corpo di donna. I gatti erano considerati sacri, nutriti con pesci del Nilo e talvolta, alla morte, imbalsamati e mummificati. Egizi e Fenici, successivamente, portarono i gatti sulle coste del Mediterraneo con le loro navi mercantili: da lì si diffusero in tutta Europa. Greci e Romani li apprezzavano molto, soprattutto come cacciatori di topi e difensori delle derrate alimentari. La presenza di gatti è testimoniata nel I secolo a.C. anche in Gallia e in Gran Bretagna, dove sono state rinvenute piccole statue dell’epoca che ne confermano un insediamento massiccio. Arrivarono poi, per i gatti, i tempi difficili del Medioevo, in cui furono associati alle pratiche di stregoneria e considerati l’incarnazione del diavolo. In questo periodo furono commesse sevizie e atrocità nei loro confronti, in particolare se neri. Il triste primato di torture appartiene alla Francia settentrionale e alle Fiandre, dove, in alcune città, nonostante i gatti ormai fossero benvoluti nel resto dell’Europa, fino ai primi dell’800 venivano bruciati vivi nelle piazze durante le feste tradizionali. Con l’avvento dell’Illuminismo e soprattutto del Romanticismo, i gatti ebbero una vita più facile: scrittori e poeti ne declamarono la bellezza, riuscendo a influenzare i sentimenti della gente comune che finalmente abbandonò gli ultimi pregiudizi. 17 Gli antenati del cane Circa sessanta milioni di anni fa, nell’Era Terziaria, comparve sulla Terra il Creodonte, un animale massiccio con artigli non retrattili, una lunga coda e una dentatura forte. È lui il precursore di tutti i Canidi. Ma dal Creodonte al cane dei giorni nostri (Canis Familiaris) corre un tempo lunghissimo, non sempre colmato da testimonianze fossili. Le teorie sulle origini e l’evoluzione del Canis Familiaris restano quindi molteplici. Tra queste, le ipotesi formulate da K. Lawrence e C. Darwin sostengono che i cani abbiano sangue del lupo (Canis Lupus) e dello sciacallo (Canis Aureus) in proporzioni diverse, anche se il parente più stretto sarebbe il lupo. Per ciò che concerne invece l’origine delle razze è probabile che nel corso dei millenni, in una popolazione canina largamente diffusa, si siano piano piano evolute razze “naturali” per l’effetto sia di fattori ambientali, come l’isolamento geografico e il clima, sia di fattori mutageni, come le radiazioni, che modificano il DNA genetico: queste razze si sono probabilmente mantenute per selezione naturale e hanno costituito per l’uomo il punto di partenza per allevare, selezionare e incrociare i cani a seconda delle loro attitudini. Il cane e l’uomo 18 I resti ossei di Canis Lupus nei territori europei occupati dall’uomo risalgono a più di 18.000 anni fa. Un’ipotesi scientifica attribuisce la domesticazione del cane alla necessità di avere un valido aiuto per la caccia ai cervi e ai cinghiali, data l’affinità tra la tecnica di caccia in branco dei Canidi e quella degli uomini. Un’altra teoria, invece, attribuisce alle donne il merito di avere portato dei lupacchiotti a contatto con l’uomo per diverse ragioni – affettive, religiose, alimentari – e ritiene che solo in seguito sarebbe stata apprezzata la loro utilità per la caccia e per la guardia. Le prime vere prove di una convivenza stretta tra l’uomo e il Canis Familiaris compaiono in un sito archeologico risalente a 12.000 anni fa: Ain Mallaha in Israele. Qui, in una tomba, sono stati trovati i resti di un uomo accovacciato che tiene tra le braccia un cucciolo di cane. Nelle migliaia di anni che seguirono, i reperti di cane domestico a stretto contatto con l’uomo diventarono sempre più numerosi e distribuiti in varie parti del mondo. Ci sono graffiti congolesi datati 5000 anni che raffigurano cani, e una vasta iconografia egiziana che rappresenta cani di razze già differenziate i cui resti sono stati trovati anche nelle tombe dei Faraoni della decima dinastia. Gli Assiro-Babilonesi hanno lasciato testimonianza di cani dall’aspetto molossoide, discendenti dal mastino tibetano, una razza che si è diffusa dal Tibet al Nepal, all’India e alla Cina per poi approdare in Grecia ai tempi di Alessandro Magno. Dalla Grecia all’Impero Romano il passo fu breve e l’Urbe divenne un vero crogiolo di razze in cui si prefigurarono le diverse varietà dei cani e i loro principali utilizzi: la compagnia, la caccia e la guardia delle fattorie e delle greggi. La cultura cinofila tra i Romani era talmente sviluppata che nei territori conquistati venivano mandati ufficiali con il compito di raccogliere cani pregiati e portarli a Roma, dove venivano educati a compiti specifici. La selezione delle razze, prevalentemente incentrata sull’allevamento di cani da caccia con attitudini diversificate, continuò anche in epoca medievale: ad esempio i Bracchi per il recupero della selvaggina, i Segugi per affaticare i cervi, i cani da piuma per stanare la selvaggina pennuta. Nel periodo rinascimentale, il cane è spesso presente nei quadri che raffigurano banchetti o salotti di corte: già all’epoca non era visto solo come custode della casa, ma anche come fedele compagno della vita quotidiana. Da allora, in Occidente, l’uomo ha sempre più stretto i suoi rapporti con il cane, imparando sempre più ad apprezzarlo e godere della sua compagnia. Nel XVIII secolo fu definitivamente fissata la maggior parte delle razze e nel 1950 vennero ridistribuite tra i dieci gruppi principali attualmente presenti nelle esposizioni canine. 6. CANE E GATTO A CONFRONTO Cani e gatti: l’Italia sul podio Da una recente indagine statistica (Eurispes 2011) ci arriva la buona notizia: in Italia è aumentata la passione per cani e gatti. Insieme a Francia e a Gran Bretagna siamo tra i popoli europei che più ricercano la compagnia di un amico a quattro zampe. Le preferenze però sono diverse: il 48,4% di chi possiede un animale ospita nella propria casa un cane, mentre per il 33,4% la cuccia è occupata da un gatto. C’è poi un 11,9% che ospita entrambi. Apprendiamo anche che nel 31% dei casi chi decide di adottare un cucciolo finisce per considerarlo parte integrante della propria esistenza. Passi avanti, quindi, rispetto al passato in cui si delineava un’Italia ben poco propensa alla convivenza con cani e gatti. Anche se c’è purtroppo ancora molto da fare sul fronte dell’abbandono che, seppure in diminuzione, continua a essere un dato tristemente rilevante nella stagione estiva. Gli italiani amano dunque cani e gatti, ma privilegiano alcune razze. Tra i cani, il primo in classifica è il meticcio; seguono il Pastore Tedesco, lo Yorkshire Terrier, il Barboncino, il Dalmata, il Labrador, il Pitbull e il Bassotto. Tra i gatti invece la palma va al Persiano, seguito da Gatto Comune Europeo, Siamese, Certosino e Norvegese delle foreste. Il gatto: carattere e caratteristiche Ogni gatto è un individuo ben delineato in tutte le sue caratteristiche, comportamenti, affettività e relazioni sociali. Tuttavia si possono tratteggiare delle somiglianze attitudinali tra soggetti della stessa razza. Negli ultimi dieci anni i molteplici studi sul comportamento dei gatti hanno permesso di conoscere più a fondo le regole, le abitudini e le caratteristiche che scandiscono la loro vita. Innanzitutto è risultata del tutto infondata la credenza che descrive il gatto come un animale solitario, in grado di dividere con i suoi simili solo alcuni momenti, come l’accoppiamento. Il gatto è invece un animale “relazionale”, che può tranquillamente vivere in un gruppo, creando una famiglia oppure una banda, o aggregarsi in colonie composte da molti gatti. Quando viene adottato da una famiglia, il gatto stabilisce al suo interno una o più relazioni sociali, anche se il legame preferenziale è spesso diretto verso uno solo dei componenti del nucleo familiare, preferibilmente di sesso femminile. Gioca d’azzardo chi, avendo già un gatto, pensa di affiancargliene un altro perché si facciano compagnia. I gatti decidono autonomamente con chi legare, con chi dormire e con chi dividere gli spazi. Perciò, se si pensa che il gatto da solo si annoi, è meglio non affiancargli compagni ma giocare molto con lui e fornirgli stimoli ambientali adeguati. Il comportamento del gatto La natura ha dotato il gatto di mezzi di comunicazione e di sensi particolarmente raffinati che gli consentono di avvertire la presenza e lo stato emotivo dei suoi congeneri e degli altri animali, permettendogli di giocare d’anticipo e decidere se accettare o meno un incontro. La sua abilità di comunicazione si manifesta a 360 gradi nella vita con l’uomo. Il primo segno d’intesa è rappresentato dallo strusciarsi sulle nostre gambe: questo gesto, come quello di “fare la pasta” (cioè muovere ritmicamente le zampe anteriori), fa parte del repertorio dei gesti infantili che i cuccioli indirizzano alla madre per sollecitarne le attenzioni. Lo strusciarsi, in particolare, rappresenta un gesto lievemente subordinato di saluto, come risposta alle carezze dell’uomo. Seguono le “testate” e le “zampate” ad artigli retratti, ma solo quando il rapporto con la persona è ben consolidato. A tutto ciò si aggiungono una serie di vocalizzi e miagolii. È curioso vedere come il gatto si affidi ai miagolii per attirare l’attenzione di una persona, passando subito dopo a rapporti più fisici e diretti, quali, appunto, lo strusciarsi o lo sfregarsi con il muso o con il fianco. Un 19 mezzo di comunicazione distintivo dei gatti sono le fusa, un vocalizzo legato a successioni rapide di apertura e chiusura della glottide, uno spazio compreso tra la laringe e le corde vocali. Le fusa sono un modo per dire che va tutto bene. Possono significare, secondo le occasioni, saluto al proprietario, convenevoli tra gatti, affetto della madre verso i cuccioli, stato di sonnolenza e godimento dell’ambiente caldo, morbido e familiare. Una curiosità: i gatti, a volte, fanno le fusa anche in caso di stress, per ridurre lo stato di tensione. Il comportamento del cane Il comportamento sociale del cane è influenzato, come nelle altre specie, sia dalla componente genetica sia da quella ambientale. La componente ambientale comprende le tenerezze ricevute, il cibo che mangia, i rumori che sente, le esperienze che accumula. I comportamenti in cui prevale la componente genetica sono poco influenzabili, quelli in cui prevale la componente ambientale possono invece essere appresi velocemente. La socialità del Canis Familiaris si è molto differenziata da quella del Canis Lupus. Mentre i lupi sono animali gregari, preferiscono vivere in branco, sono tutti imparentati e, compatti, collaborano all’allevamento dei cuccioli, alla caccia, alla difesa del territorio, i cani si organizzano diversamente: la loro socialità è cambiata perché hanno raramente la possibilità di formare gruppi stabili lontano dalla forte interferenza dell’uomo, che rappresenta per loro colui che li nutre, li protegge, li aiuta ad allevare la prole. I legami tra consimili si sono allentati, permettendo così una plasticità di comportamento che ben si adatta all’ambiente domestico. Il fatto di stare accanto all’uomo risponde all’esigenza di vivere in gruppo, non finalizzata alla caccia bensì al desiderio di compagnia, più o meno spiccato a seconda delle razze. Molte razze, moltissime personalita Ogni cane ha la propria personalità, che dipende da molti fattori: uno dei più importanti è la razza. La selezione di caratteristiche mirate ha portato infatti alla nascita di molte razze e comportamenti specializzati utili per la guardia, la difesa, la caccia, la compagnia o il lavoro. Se cresciuti in un contesto rispettoso delle loro necessità, tutti i cani presentano caratteristiche di socievolezza, docilità, curiosità, adattabilità e la necessità di vivere a contatto con l’uomo: è ciò che li spinge a cercare un proprietario quando non ne hanno uno. Razze come il Golden Retriever, lo Springer Spaniel o il Cavalier King Charles Spaniel sono estremamente socievoli e disponibili, amanti della compagnia, poco avvezzi a stare a lungo soli. Anche i cani da conduzione del gregge (Bobtail, Pastore Bergamasco) hanno una tendenza innata a stare accanto al proprietario, anche se lasciati senza guinzaglio. Ben diverso è il carattere degli Husky (cani da slitta) e dei cani da custodia del gregge, come il Pastore Maremmano, che sono stati selezionati sviluppando la loro indipendenza. Più accondiscendente è invece il carattere di molti cani da caccia come Segugi, Setter, Pointer che per natura sono gregari e devono cacciare e mangiare insieme, senza conflitti. 7. LA COMUNICAZIONE DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA Linguaggi da interpretare Per soddisfare le esigenze dei nostri animali da compagnia abbiamo bisogno di conoscere le loro capacità percettive e il loro linguaggio, che per molti aspetti è diverso dal nostro e soprattutto varia da specie a specie. Quando si parla di cane e di gatto spesso si attribuiscono all’uno esigenze che sono invece proprie dell’altro oppure si tende a pensare che abbiano desideri o sensazioni simili ai nostri. Per capirli meglio, quindi, è bene conoscere alcune loro caratteristiche. Gli animali e i 5 sensi I sensi del cane e del gatto sono sviluppati in modo diverso rispetto ai nostri. L’olfatto dei cani, ad esempio, è un milione di volte più potente di quello umano. Serve loro per cacciare, per orientarsi, per comunicare tra simili, per assimilare anche il più piccolo effluvio: questo senso è sempre stato sfruttato dall’uomo, ad esempio per la caccia o per la ricerca di sostanze particolari. Quando un cane è in passeggiata, esplora l’ambiente annusando ovunque, a differenza dell’uomo che si gratifica nell’osservare il paesaggio, cioè utilizzando la vista che è il suo senso più sviluppato. Anche l’udito del cane è più sensibile del nostro, in particolare a frequenze che noi non percepiamo, quali gli ultrasuoni. Il cane distingue molto bene le varie sonorità e riconosce molte delle nostre parole, anche se contano di più per lui la gestualità, l’odore emanato e il tono della voce. Nel gatto l’udito è il senso più sviluppato, e gli permette di percepire i suoni emessi dalle prede e di localizzarle. Sembra infatti che i gatti posseggano una sensibilità innata per fruscii e ultrasuoni, al punto che i cacciatori più esperti riescono a “udire” di che preda si tratti: solo in un secondo tempo entra in gioco la vista, che associa l’immagine al suono. Per quanto riguarda la vista, cane e gatto percepiscono rapidamente gli oggetti in movimento anche a distanze elevate, mentre, a distanza più ravvicinata, ricercano gli oggetti piuttosto con il fiuto o con le vibrisse, i loro organi tattili. Questi piccoli baffi particolarmente sensibili giocano infatti un ruolo molto importante nella conoscenza del mondo: protesi in avanti, localizzati sul muso e sul retro dei polsi, essi guidano l’animale molto di più della vista e con maggior affidabilità anche al buio. Essi permettono, tra l’altro, di “sentire” la temperatura del cibo prima di assaggiarlo e di captare le vibrazioni dell’aria prodotte da oggetti in movimento. Le vibrisse sono poi fondamentali per i cuccioli, che alla nascita non vedono e solo con il tatto riescono a percepire la presenza della madre e dei fratellini. Il gusto del cane in generale non è molto selettivo; quasi tutti i cani di casa gradiscono vari sapori, dal dolce al salato fino all’aspro. I gatti invece prediligono il salato, sebbene alcuni amino anche il dolce. Di solito il gatto è più selettivo nell’assunzione del cibo, soprattutto se non è stato abituato fin da piccolo ai sapori e alla consistenza di diversi alimenti, per cui è più difficile modificare la dieta di un gatto rispetto a quella di un cane. Il gatto inoltre mastica molto gli alimenti, a differenza del cane che li ingerisce anche a bocconi interi; questa caratteristica diventa il cruccio di molti proprietari quando devono somministrare farmaci, cosa di solito facile nel cane e a volte impossibile nel gatto! Nature differenti, alimentazione differente 20 L’assunzione dei pasti è diversa tra cane e gatto per le loro differenti caratteristiche di specie. Il cane è in origine un predatore che spesso caccia in gruppo e può uccidere anche grosse prede. È in grado di tollerare digiuni prolungati senza che l’organismo ne risenta troppo. Di conseguenza, un cane in buona salute di norma divora velocemente il pasto e cerca di assumerne la massima quantità che ha a disposizione. Il gatto invece è un predatore solitario e caccia in natura prede piccole, quali topi, uccelli, rettili; quindi consuma, quando 21 possibile, piccoli pasti nell’arco della giornata. Il gatto di casa di solito rispetta queste abitudini alimentari, tuttavia esistono soggetti particolarmente famelici che non sono capaci di controllare l’assunzione di cibo e tendono facilmente all’obesità. Una peculiarità del gatto è che tollera male i digiuni prolungati, che possono creare seri danni metabolici al suo organismo. Per stimolare il suo appetito è particolarmente importante l’odore; appena un alimento cambia anche solo di poco il suo odore, per esempio perché è nel piatto da qualche ora, il nostro amico lo rifiuta! L’olfatto, un senso speciale L’olfatto è molto importante nella comunicazione di specie sia nel cane sia nel gatto. Alcune ghiandole presenti in vari punti del corpo producono i feromoni, sostanze che vengono utilizzate per lo scambio di informazioni sul sesso, sullo stato sociale e riproduttivo, su possibili situazioni di allerta ecc. Due cani che si incontrano si annusano in modo insistente le zone del corpo sede di tali ghiandole: il muso, la zona auricolare, la zona anale, la zona inguinale. Informazioni feromonali sono acquisite anche attraverso l’esplorazione olfattiva delle marcature urinarie che trasmettono segnali sessuali, territoriali, emozionali. I gatti rilasciano feromoni strofinando il muso su oggetti, persone e animali. Questa marcatura, definita “facciale”, serve a identificare gli oggetti del territorio e ha un effetto rassicurante: lo strofinamento effettuato su altri gatti o animali della famiglia o sui proprietari è un messaggio di amicizia e di riconoscimento del gruppo. Il gatto marca il territorio anche con le graffiature, lasciate su oggetti ben visibili. Queste sono anche messaggi olfattivi, perché attraverso i polpastrelli vengono rilasciate anche sostanze feromonali. Mimica e posture Cane e gatto comunicano molto anche attraverso la mimica facciale e le posture del corpo. Per mimica facciale si intende l’insieme delle posizioni di orecchie, labbra e occhi che, combinate tra loro in diverso modo, esprimono emozioni e intenzioni differenti: paura, minaccia, cordialità, sicurezza di sé, intenzione di attacco o di fuga. Le mimiche facciali sono poi associate alle posture del corpo, cioè l’atteggiamento della testa e del collo, del tronco, della coda e delle zampe. Alcuni atteggiamenti hanno un significato simile per cane e gatto, molti invece lo hanno completamente differente. Ad esempio, un cane o un gatto che vogliono incutere timore cercano di sembrare più grossi irrigidendo il corpo, alzando il pelo, tenendo una posizione eretta: questo atteggiamento è abbastanza simile. Viceversa ha un significato molto diverso lo sdraiarsi supini, con il ventre esposto: nel cane indica sottomissione, nel gatto invece spesso prelude all’attacco o comunque al blocco dell’interazione. Lo scodinzolio nella maggior parte dei casi indica desiderio di interazione amichevole nel cane, è invece segno di nervosismo nel gatto. Il dolore è manifestato dal cane e dal gatto con ansimazione, difficoltà a trovare una posizione per stendersi, guaiti o miagolii, tendenza a isolarsi e a rimanere immobili. Il comportamento 22 Il cane è un animale sociale, abituato a fare riferimento a un gruppo. Il gatto è un predatore solitario che con la domesticazione si è avvicinato all’uomo, è in grado di vivere in un contesto familiare e anche a stretto contatto con altri gatti, ma non si può definire animale sociale in senso stretto. Il cane necessita del contatto quotidiano con il suo gruppo sociale, che può essere formato dalla famiglia. Il proprietario e la famiglia stabiliscono delle regole di reciproca convivenza e per una corretta comunicazione e il cane si sente rassicurato quando tali regole sono chiare, può prevedere quello che succede nel gruppo e sa bene il posto che gli spetta, cosa gli è consentito o vietato fare. Ai cani piace stare a contatto fisico e visivo con i proprietari; non sempre questo comportamento viene capito, e alcune persone si chiedono perché il loro animale preferisca stare chiuso in casa accanto a loro invece di scorrazzare in giardino. In realtà, il gioco solitario nel cane non è sviluppato come nel gatto, quindi, a parte i cuccioli che si trastullano con oggetti vari, un cane adulto, da solo in giardino, tenderà a dormire, a scavare o, nella peggiore delle ipotesi, a fuggire per cercare qualcuno con cui interagire. I cani, dunque, amano fare qualsiasi cosa con i proprietari: passeggiare, seguirli sul luogo di lavoro, andare in auto a fare la spesa, aspettare i bambini all’uscita della scuola. Tutte queste attività creano un legame di collaborazione e intensificano la relazione. Un cane che ha degli “impegni” nell’arco della giornata sarà felice di assolverli, si metterà in attesa, sarà impaziente di lavorare con il suo proprietario e si manterrà ubbidiente e rilassato. Il gatto, invece, sceglie il contatto fisico con l’uomo quando più gli aggrada. Alcuni gatti amano molto il contatto, chiedono insistentemente le carezze, toccano il volto o le mani delle persone con le zampe e con il muso come per chiamarle. Altri gatti, invece, amano la presenza dei proprietari, ma non il contatto stretto, quindi stanno nella stessa stanza, ma accucciati a breve distanza, cercando un’interazione breve di poche carezze per poi allontanarsi. Alcuni infine non sopportano di essere presi in braccio e si ribellano subito, salvo poi dormire tutta la notte accoccolati vicino al proprietario che non li disturba. Queste caratteristiche individuali vanno rispettate, così ogni gatto sarà tranquillo e rilassato in presenza dei familiari, senza temere costrizioni. Anche i gatti più socievoli in certi momenti amano appartarsi in luoghi isolati; possiamo chiamarli, cercarli, provare ad attirarli, ma si faranno vedere solo quando lo decideranno e li vedremo uscire, stiracchiandosi, dai posti più impensati. Quando in una casa ci sono più gatti, ciascuno può scegliere un posto differente oppure due soggetti particolarmente affiatati, come capita spesso tra fratelli, si metteranno a riposare insieme. Alcuni gatti imparano a vocalizzare moltissimo in risposta ai proprietari, soprattutto se questi parlano loro. Imparano a rispondere al saluto, a chiedere il cibo o le carezze, domandano di uscire o entrare, il tutto con miagolii di diversa modulazione e intensità. Alcuni gatti amano passeggiare con i proprietari e possono seguirli anche per lunghe distanze, se i luoghi sono tranquilli e conosciuti. Si dice che i gatti amino la casa più che le persone, ma non è affatto vero quando la relazione è serena, corretta ed equilibrata. Avvicinarsi a un animale: piccole regole per un incontro felice Se si conoscono le caratteristiche etologiche degli animali si riesce ad avvicinarli senza problemi. Purtroppo molti incidenti, come le morsicature e i graffi, insorgono perché le persone non conoscono a sufficienza il linguaggio degli animali da compagnia e lo interpretano scorrettamente. Il cane, ad esempio, può essere indotto a reagire se viene disturbato mentre riposa nella cuccia: i bambini piccoli sono tentati di abbracciare l’animale proprio nel momento in cui lo vedono fermo, ma va loro insegnato che quando sta riposando non deve essere disturbato. Talvolta i proprietari quando il cane è a cuccia ne approfittano per medicarlo, fare terapie, somministrare antiparassitari. Questo crea incertezza nell’animale, che si accorge di non avere nessun luogo dove può essere lasciato in pace. Alcuni soggetti possono reagire ringhiando o mordendo. Alcuni cani giovani, quando vedono il loro proprietario, si emozionano al punto di rilasciare un po’ di urina. Questo comportamento tende a scomparire con la crescita, perciò l’animale non va sgridato, anche perché si otterrebbe il risultato di peggiorare il comportamento. Quando un cane ha paura di una persona o di una situazione, cerca di fuggire. Se è legato o costretto in un luogo chiuso, può reagire immobilizzandosi o aggredendo: nel caso in cui il cane si mostri impaurito e non possa sottrarsi, è consigliabile che sia la persona ad allontanarsi. 8. CANI SPECIALI Come avvicinarsi a un cane Quando ci si avvicina a un cane che non si conosce, l’approccio deve essere sempre cauto. L’ideale è aspettare che sia lui a interagire; se si ritrae o tiene le orecchie abbassate in segno di paura, meglio ignorarlo. Lo sguardo fisso può risultare minaccioso, quindi se notiamo che un cane si sente insicuro è meglio guardare in un’altra direzione. Il tono di voce va tenuto basso e calmo e si deve insegnare ai bambini a non urlare e non muoversi bruscamente. Se un cane ci sembra minaccioso, dobbiamo allontanarci lentamente, senza correre e senza fissarlo. Alcuni cani hanno imparato a richiedere l’attenzione dei proprietari abbaiando con insistenza; per farli smettere, i possessori interagiscono con loro e questo rinforza il comportamento scorretto. In generale il modo migliore per eliminare un comportamento indesiderato è invece ignorarlo completamente, anche se all’inizio può risultare un po’ difficile. Come avvicinarsi a un gatto I gatti sono più restii alle interazioni con gli sconosciuti e molti preferiscono allontanarsi quando una persona si avvicina. Un gatto spaventato può inoltre essere molto pericoloso, perché tende a graffiare e a mordere ripetutamente per allontanare il presunto aggressore. Se quindi è chiuso in uno spazio ristretto dove non ha via di fuga e si mostra impaurito, va lasciato in pace e se possibile gli si deve dare la possibilità di scappare o di nascondersi. I gatti impiegano molto tempo a calmarsi dopo uno spavento, per questo vanno lasciati tranquilli, aspettando che siano loro a decidere quando tornare a interagire. I soggetti che non amano le carezze tendono a mordere o a graffiare in fretta, se toccati. I gatti mandano dei segnali che ci permettono di evitare inconvenienti: prima di attaccare, infatti, dilatano le pupille, girano le orecchie all’indietro e spesso agitano la coda. Se ce ne accorgiamo, è bene interrompere subito il contatto. Alcuni gatti poi giocano in modo troppo irruento, graffiando e mordendo le mani e i piedi dei proprietari e facendo loro degli agguati. Per evitarlo è bene invitare questi gatti, quando li si vede eccitati, a rincorrere oggetti quali palline, cordicelle o fiocchi. In questo modo la loro energia viene incanalata in un’attività di caccia comunque gratificante. I gatti, da veri predatori di piccole prede, possono arrivare a uccidere animaletti come gli uccellini. Alcune persone non tollerano questo comportamento che, però, è istintivo e non collegato alla fame, quindi impossibile da impedire. Tuttavia, i gatti cresciuti fin da piccoli in casa con altri animali, quali topolini, uccelli, criceti, imparano a riconoscerli come membri della famiglia e convivono con loro senza difficoltà. 24 Un valido aiuto per l’uomo L’estrema disponibilità al rapporto e allo scambio affettivo nei confronti dell’essere umano, come la volontà di rendergli un servizio, hanno reso il cane un valido e instancabile supporto, spesso impiegato al fianco del proprio conduttore in missioni di soccorso e salvataggio (unità cinofile della Protezione Civile), in affiancamento alla Polizia (cani anti droga) o come vero e proprio co-terapeuta a sostegno di persone con handicap o difficoltà di vario genere (cani da assistenza e cani guida). Non meno importante è stata la selezione genetica, grazie alla quale sono nate vere e proprie linee di sangue “da lavoro”. Si tratta di razze con specifiche attitudini come, ad esempio, il Border Collie, utilizzato dai pastori per condurre il gregge e in altri settori di utilità sociale; oppure il Bloodhound, detto cane molecolare perché possiede qualità olfattive molto sviluppate e per questo coopera spesso nella ricerca in superficie di persone scomparse, per seguire piste e riconoscere tracce. Il cane ha acquisito nel tempo sempre maggiore rilevanza anche nell’ambito dell’utilità sociale. Tecniche di educazione sempre più specifiche consentono la formazione di binomi cane-conduttore che operano su più ambiti del sociale. I cosiddetti “giochi di attivazione mentale”, ad esempio, sono veri e propri rebus che il cane deve risolvere attivando la mente in funzione della richiesta, spinto dalla motivazione gradevole del cibo che troverà alla fine del gioco. Come in ogni meccanismo di apprendimento, la reiterazione rende poi più veloce e soddisfacente la risoluzione di successivi livelli di difficoltà. La selezione delle razze Attraverso un lungo percorso di selezione genetica, che ha visto l’uomo impegnato nella ricerca di una grande varietà di razze, si è arrivati oggi a ottenere soggetti con tratti fisici e requisiti caratteriali molto differenti tra loro, dal Pastore Tedesco al Chihuahua. Questo processo di selezione è derivato, in alcuni casi, da una ricerca di tratti utilitaristici verso i quali l’uomo si è orientato giungendo a ottenere soggetti che avessero qualità, sia fisiche che caratteriali, tali da poter diventare una risorsa. Con il tempo, poi, vi è stata la tendenza a prediligere pet che destassero tenerezza, per i loro tratti neotenici (cioè simili a quelli dei cuccioli) o per altre caratteristiche. Esistono razze maggiormente predisposte a essere scelte per missioni specifiche: ad esempio il Labrador per il salvataggio in mare, il Pastore Tedesco per la difesa e così via. Tuttavia è importante specificare che non tutti i soggetti appartenenti alla stessa razza sono necessariamente adatti a svolgere le mansioni richieste. Per fare un esempio concreto, esistono Labrador che hanno paura dell’acqua. Sarebbe dunque un grosso errore ritenere che il carattere di un cane di razza sia un’esclusiva derivante genetica. Infatti il cane, se da una parte conserva per selezione genetica tratti specifici che definiscono lo standard della razza a cui appartiene, dall’altra ha un carattere che deriva da più componenti: come e dove è stato allevato, l’educazione avuta, l’influenza dell’ambiente in cui vive. Se, dunque, valutiamo il singolo soggetto sulla base di queste componenti, è facile intuire che esistono cani meticci (cane nato da un incrocio di razze canine diverse oppure di altri meticci) che, se ben preparati, educati e formati, possono dimostrare spiccate qualità utili all’uomo. Non di meno potremmo sostenere che tutti i cani sono potenzialmente adatti a essere di aiuto in determinate mansioni e che la scelta di una razza potrà facilitare l’uomo nel compito di educare e formare il soggetto, ma certamente non può essere l’unica componente da considerare. 25 Le razze “ufficiali” La FCI (Fédération Cynologique Internationale) ha classificato le razze di cani in dieci gruppi: 1. Cani da Pastore e Bovari (tranne i Bovari Svizzeri) 2. Cani Pinscher e Schnauzer, Molossoidi e Bovari Svizzeri, Pastore Turkmeno 3. Terrier 4. Bassotti 5. Cani di tipo primitivo e Spitz 6. Segugi e cani per pista di sangue 7. Cani da ferma 8. Cani da riporto, da cerca e da acqua 9. Cani da compagnia 10. Levrieri Cane di razza o del canile? Adottare un cane dal canile è un’azione nobile, che permette di dare una famiglia a un animale che si trova a vivere in gabbia. È importante però sapere a cosa andiamo incontro decidendo di adottarlo. Innanzitutto dovremo cercare di avere più informazioni possibili sull’animale: per il vissuto trascorso, spesso legato ad abbandoni, i cani del canile possono sviluppare paure, diffidenza verso l’uomo ed essere più difficili da educare e far vivere serenamente in famiglia. In questo caso è importante rivolgersi al proprio Medico Veterinario, che saprà consigliare l’intervento di un collega esperto di comportamento, se il cane ha problemi di adattabilità al nuovo ambiente, o di un educatore cinofilo, nel caso sia necessario un intervento sull’educazione e sulla gestione del rapporto con l’animale. Adottare un cane di razza, invece, significa affidarsi a esperti allevatori che sappiano fornire garanzie riguardo all’animale. Prima tra tutte, il pedigree, un certificato che attesta l’albero genealogico del soggetto e che ne rende accertabile la razza, la provenienza e la linea di sangue. Il pedigree non serve, come molti pensano, a far partecipare il proprio cane a esposizioni di bellezza, ma garantisce che il cucciolo abbia i requisiti dello standard di razza cui appartiene e che sarà un soggetto sano, nella misura in cui l’allevatore è responsabile nel garantire la linea genetica. È fondamentale, inoltre, che la scelta di razza non sia fatta per moda, ma in base alle esigenze di chi adotta il cane. Se vorrò un cane da compagnia, che farà una vita sedentaria, dovrò evitare di prendere un Border Collie, che ha necessità di “lavorare” – ovvero fare molto movimento – per il suo benessere psicofisico, ma dovrò scegliere un cane come il Maltese, la cui selezione genetica lo rende più predisposto a una vita da salotto. L’aver rispettato le fasi di crescita del cucciolo, allevandolo con la mamma e i fratelli e in un ambiente ricco di stimoli, è un’ulteriore garanzia dell’equilibrio psicofisico che l’allevatore deve garantire nel cucciolo. È importante, infine, sapere se il cane è nato e allevato in Italia o se proviene da Paesi esteri, in cui possono esserci regole diverse. Il cane guida 26 Tra le varie missioni in cui è coinvolto il cane, un compito assai difficile e impegnativo è riservato a quei soggetti che vengono preparati per divenire compagni e ausili di persone con disabilità visiva. Definiti “cani guida” e riconosciuti dalla legislazione italiana, questi cani sono gli unici che oggi, nel nostro Paese, possono vantare il titolo di cani da assistenza. Il Labrador e il Golden Retriever sono le razze più coinvolte. La selezione genetica, infatti, dà loro una predisposizione a essere mansueti, capaci di apprendere velocemente e disponibili al contatto. La formazione di un cane guida è complessa proprio per la grande responsabilità che l’animale deve affrontare nel guidare la persona non vedente anche nelle situazioni quotidiane di rischio. In Italia esistono diverse scuole di formazione che preparano cani guida secondo programmi studiati in base alle esigenze della persona disabile, in modo da poter diventare un ausilio anche in presenza di ulteriori deficit oltre quello visivo, ad esempio motori o di udito. Il metodo di insegnamento prevede un intenso periodo di preparazione, in cui il cane lavora e vive a fianco del proprio conduttore; allo stesso tempo, prima che gli venga affidato un cane guida, la persona non vedente deve imparare come gestirlo ed essere cosciente dell’impegno che adottare un animale comporta. Le cure e le attenzioni, dunque, dovranno essere reciproche. Se è vero che il cane ha l’importantissimo compito di guidare il non vedente – e quindi non va distratto quando lo si incontra per strada – è altrettanto vero che questo animale è un essere vivente con esigenze che vanno rispettate. In quest’ottica, il lavoro svolto da un cane guida è da considerarsi il risultato della formazione di un perfetto binomio tra il cane e il non vedente. Muoversi in città comporta molti rischi ed è sbagliato credere che il cane guida accompagni il non vedente dove deve andare. È la persona che deve conoscere la strada da percorrere e stare molto attenta; il cane è preparato, una volta indirizzato nella giusta direzione, a muoversi agevolmente evitando gli ostacoli. È importante che ogni volta che compie un’azione corretta venga premiato e che sia ripreso quando sbaglia. La legge italiana garantisce l’ingresso dei cani guida in tutti i luoghi pubblici e l’uso gratuito dei mezzi di trasporto. Cani da valanga, da fiuto, da droga e bagnino Le unità cinofile della Protezione Civile, o della Polizia, utilizzano il supporto di cani debitamente preparati per diversi scopi. I cani da valanga devono essere fisicamente robusti, avere forza di volontà e buona indole. Le razze prevalentemente predisposte sono Pastori Tedeschi, Malinois e Pastori Belga. Per quanto riguarda i cani da ricerca in superficie o sotto le macerie, è necessario distinguerne due tipi: vi sono cani con un olfatto molto sviluppato, capaci di intercettare tracce disperse nell’aria, come i Collie, e cani con l’attitudine a fiutare tracce provenienti dal terreno come i Bloodhound o il Jack Russell Terrier che, essendo una cane da tana di piccole dimensioni che ama scavare, è utilizzato per la ricerca sotto le macerie, per arrivare dove cani di taglia grande non arriverebbero. Le unità cinofile delle Polizia da sempre adoperano i Pastori Tedeschi nella ricerca di sostanze stupefacenti. In molte spiagge sono impiegate unità cinofile da soccorso in acqua, veri e propri bagnini a quattro zampe. Esistono cani maggiormente predisposti come il Labrador, il Terranova, il Golden Retriever e comunque tutte le razze da acqua, ma di fatto con una buona preparazione anche altri cani, purché di corporatura robusta e taglia grande, possono essere impiegati per questo scopo. La Pet therapy Le origini della Pet therapy sono da ricercare negli anni Cinquanta del Novecento in America, nell’opera dello Psichiatra Boris Levinson. Mentre seguiva un bambino autistico, si accorse che l’ingresso del suo cane in stanza durante le sedute provocava nel bimbo modifiche comportamentali mai presentatesi prima: l’animale dava al bambino l’opportunità di creare un legame affettivo e condividere un momento di gioco, tanto da diventare una forte motivazione per la terapia. Non ultimo, il bambino riscontrava nell’animale una modalità comunicativa non verbale simile alla sua. Levinson decise di approfondire il suo studio, e nel 1961 utilizzò per la prima volta il termine Pet therapy. Oggi in Italia si parla, più in generale, di Terapia assistita da animali, che comprende una serie di interventi volti a migliorare il benessere di persone in situazioni di disagio, attraverso una relazione con il pet guidata da operatori qualificati. 27 La terapia prevede un monitoraggio continuo e il coinvolgimento di un’équipe multidisciplinare, formata da professionisti qualificati sia sotto il profilo della conoscenza dell’animale sia dal punto di vista della patologia della persona seguita. Si tratta di progetti sperimentali, di cui si cerca di dimostrare scientificamente l’efficacia. L’Attività e l’Educazione assistita da animali sono invece percorsi ricreativi ed educativi, volti a migliorare la qualità della vita degli utenti coinvolti, siano essi bambini, anziani, persone con handicap o normodotate. Cani e bambini: insieme per vincere la difficoltà L’applicazione della Pet therapy nelle scuole, oltre a percorsi sulla conoscenza e la cura dei pet, e, in generale, sul rispetto di tutte le creature viventi (denominata negli Usa educazione umanitaria e ambientale), prevede percorsi specialistici dedicati a studenti con difficoltà di apprendimento, deficit psicomotori anche gravi, difficoltà di relazione. La presenza di un cane preparato e accompagnato da un’équipe di esperti può facilitare l’avvicinamento al bambino in difficoltà, favorendo la relazione, stimolandolo ad agire, sostenendolo durante tutta la seduta anche attraverso il contatto corporeo, favorito dalla morbidezza del pelo. Un progetto portato avanti per sette anni in una scuola della Valcamonica (BS) ha sostenuto un ragazzino con disabilità gravi (tetraplegico, cerebroleso, con grave danno cognitivo e ipovedente). Le prime sedute hanno consentito l’osservazione della disponibilità del bambino verso il cane: sorrisi, risate, desiderio di stargli vicino appoggiando la testa al pelo e rimanendo in ascolto. In seguito il bambino ha potuto spazzolarlo e accarezzarlo con l’aiuto dell’assistente; dargli un bocconcino, rare volte lancianre la pallina, portarlo al guinzaglio stando seduto sulla carrozzina. Piccole interazioni che sembravano irraggiungibili. Una maniera per osservare nel tempo la capacità del bambino di comunicare con l’esterno, fuori dal proprio sé che in precedenza non era stato possibile osservare. Inoltre, i compagni venivano spesso a trovarlo durante le sedute, superando paure e pregiudizi nei confronti dell’handicap. Le patologie trattate sono diverse: autismo, iperattività, stati di alterazione del comportamento, sindrome di down, disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), schizofrenia, Alzheimer, demenze, ansia e depressione. È importante sottolineare che solo se ben educato, formato e correttamente guidato da operatori esperti l’animale può vantare il titolo di co-terapeuta. Bisogna inoltre specificare che gli interventi non sono risolutivi, né devono offrire false aspettative poiché ogni caso è diverso dall’altro e l’efficacia della Pet therapy non è determinabile a priori. Gli animali più coinvolti in progetti di Pet therapy sono il cane, il cavallo (ippoterapia o riabilitazione equestre), l’asino (onoterapia). Alcuni interventi sono stati condotti anche con il gatto, anche se questo si presta meno a tali attività poiché, per natura, non ama essere spostato dal proprio territorio. Una razza felina, la Rag Doll, da alcuni anni è allevata anche in Italia e utilizzata specialmente dagli operatori di Pet therapy. Creata negli Usa qualche decennio or sono, è stata selezionata proprio per la Pet therapy poiché è mite, giocherellona, ha un aspetto accattivante, le articolazioni molto lasse e ama farsi coccolare. 28 9. GLI ALTRI PICCOLI AMICI Animali esotici e insoliti: passione, mania o moda? Gli animali che vengono ospitati nelle nostre case, cane e gatto a parte, appartengono a un’incredibile varietà di specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci e persino invertebrati come ragni e scarabei. È vero che alcuni degli animali non tradizionali possiamo considerarli a tutti gli effetti da compagnia perché allevati da secoli o millenni – ad esempio conigli, cavie, furetti, canarini e pesci rossi, che ben si adattano a vivere nelle nostre case – ma la maggior parte sono distanti solo pochissime generazioni dai loro antenati a vita libera, conservandone tutti i tratti del comportamento selvatico, o sono addirittura prelevati in natura. Molte specie si adeguano a stento alla cattività (basti pensare all’iguana verde, lunga fino a due metri e a volte costretta a vivere rinchiusa in una teca) e questo va inevitabilmente a incidere sulla loro salute e longevità. Di volta in volta si sono succedute nei pet shop le specie più strane e curiose, alla ricerca della novità, dell’animale originale da esibire o della stranezza che nessuno ancora possiede; ne hanno fatto le spese petauri, armadilli, procioni, genette, volpi volanti, topi spinosi, nonché una varietà di uccelli e rettili d’importazione catturati nel loro ambiente naturale per essere portati a vivere – o a morire – nelle nostre case. Nella scelta di un animale da compagnia mettiamo quindi in cima al nostro criterio di decisione il suo benessere, ossia la possibilità di offrirgli le condizioni di vita adeguate. Per far ciò è importante studiare a fondo le sue necessità, l’alimentazione corretta e, ultimo ma non meno importante, la possibilità di reperire un Medico Veterinario esperto, in grado di seguirlo e curarlo con competenza. Consideriamo il nostro pet un essere vivente da rispettare e non un oggetto di moda per soddisfare un capriccio. Il coniglio Dopo cane e gatto, il coniglio è l’animale da compagnia più diffuso nelle case italiane. Quello che inizialmente attira in questo pet è l’aspetto dolce e indifeso, quasi da peluche, ma chi vi si accosta per la prima volta resta spesso stupito dalla sua ricchezza emotiva e comportamentale. Il coniglio è un animale sociale, che sviluppa con i propri simili complesse relazioni. Questa caratteristica ne fa uno degli animali da compagnia più apprezzati, grazie alla capacità di formare con i membri della famiglia forti legami affettivi, al pari di un cane o un gatto. Comunemente si crede che solo le razze nane siano adatte come pet, mentre qualunque coniglio, anche delle cosiddette razze da carne, può essere un meraviglioso animale da compagnia. Per quanto riguarda i sensi, la vista, l’olfatto e l’udito sono quelli più sviluppati. Il campo visivo del coniglio è molto ampio, grazie alla posizione degli occhi leggermente laterale; inoltre le lunghe orecchie possono essere mosse l’una indipendentemente dall’altra e quindi captare meglio i suoni dell’ambiente. Quando il coniglio è rilassato si sdraia su un fianco con le zampe posteriori distese oppure sta appoggiato sullo sterno con le orecchie piegate. Quando ha paura, si rannicchia e si immobilizza tenendo le orecchie appiattite e, se decide di fuggire, può fare uno scatto improvviso. Un coniglio curioso si avvicina lentamente, si alza sulle zampe posteriori, annusa. Se è irritato, può scuotere la testa o battere per terra con le zampe posteriori, segnale che serve anche a comunicare agli altri un potenziale pericolo. Il coniglio marca il territorio rilasciando feromoni attraverso ghiandole poste nel mento e nella zona anale; questo comportamento può intensificarsi quando ci sono femmine in estro. Il maschio può spruzzare urina durante il corteggiamento della femmina, o per mostrare a un altro coniglio il suo stato di superiorità. Anche parte delle feci sono deposte come segnali territoriali e servono a indicare agli altri che quel territorio è già occupato. La comunicazione vocale non è articolata come nel cane o nel gatto, tuttavia i conigli possono emettere grida acute in caso di paura o pericolo e una sorta di ringhio o soffio quando non gradiscono l’interazione. Il comportamento materno della coniglia può indurre in confusione i proprietari. La coniglia prepara il nido con materiale vegetale, poi lo riveste con il pelo che si strappa dal ventre e dai fianchi. Nel nido partorisce 29 i piccoli, che devono rimanere tutti vicini; se i coniglietti vengono toccati o spostati, la coniglia non andrà più ad allattarli. L’allattamento avviene una volta al giorno e per il resto del tempo la coniglia non sta con i piccoli. Quando sono soli, i coniglietti stanno tutti vicini per non disperdere il calore corporeo, rassicurati dal proprio odore e da quello della madre. I coniglietti sono molto rapidi nello sviluppo: a due settimane già cominciano a mangiucchiare qualcosa, a tre escono dal nido dove tornano se qualcosa li spaventa, a quattro sono già autosufficienti. Sebbene il coniglio sembri un animale buono e timoroso, può essere aggressivo. Le madri difendono la prole, i maschi il territorio. Alcuni conigli possono essere aggressivi anche in difesa del cibo, soprattutto se prelibato. L’aggressività si manifesta verso altri conigli e a volte verso i proprietari. A seconda delle motivazioni che la inducono, l’aggressività del coniglio si previene con una corretta educazione, con l’alimentazione giusta e con la sterilizzazione. Il coniglio soffre moltissimo la solitudine: non è quindi adatto a famiglie che trascorrono gran parte del tempo fuori casa, a meno che non lo si voglia tenere in coppia (sterilizzando entrambi!). Due conigli allevati insieme formano quasi sempre un fortissimo legame affettivo, facendo ogni cosa insieme e dormendo fianco a fianco. Il coniglio non è invece un animale adatto ai più piccoli. In genere i bambini trovano irresistibile il coniglietto appena portato a casa e adorano prenderlo in braccio. In realtà, in quanto animale da preda, l’animale reagisce a queste attenzioni con terrore, immobilizzandosi, dando la falsa impressione di gradire le attenzioni. Quando sarà cresciuto, reagirà con la fuga e proverà avversione al contatto umano. Il coniglio inoltre ha un apparato scheletrico molto fragile: se lasciato cadere facilmente si frattura un arto o la spina dorsale. Un coniglio ben accudito e alimentato arriva facilmente a 9-10 anni di età, ma molti riescono a superare questo traguardo. Le esigenze del coniglio: l’alimentazione Pur essendo tanto comune, le necessità gestionali e psicologiche del coniglio sono spesso sconosciute, portando da un lato a problemi di salute e dall’altro all’insorgenza di comportamenti percepiti come problematici dal proprietario. Contrariamente a quanto molti credono, il coniglio non è un roditore, bensì fa parte dell’ordine dei Lagomorfi; è un animale da preda e un erbivoro obbligato, elementi che determinano profondamente la sua fisiologia e psicologia. Come erbivoro, il coniglio ha bisogno di un’alimentazione specifica per mantenersi in salute. La dentatura e l’apparato digerente sono specializzati per una dieta basata sull’erba e le piante di campo. La sua dieta deve basarsi quindi su alimenti corretti ed equilibrati dal punto di vista nutrizionale. In commercio esistono mix di semi arricchiti con vitamine e sali minerali, alimenti completi (crocchette) ricchi di principi attivi rispondenti a specifici bisogni nutrizionali di ogni roditore e prodotti complementari per rendere più ricca e varia la nutrizione dei piccoli pet. Il fieno, fresco e pulito, deve essere sempre a disposizione in abbondanza. Il resto della dieta si baserà su vegetali freschi, tra i quali il migliore è sicuramente l’erba, che permette un consumo ottimale della dentatura e una corretta funzionalità del sistema digerente grazie al contenuto in fibra. Se non è possibile somministrare erba fresca, o come integrazione della dieta, si posso offrire verdure preferendo quelle più fibrose: radicchio, finocchio, sedano, carote e foglie di carota, coste. Carboidrati (pane, biscotti e simili), snack o dolci sono da bandire. La frutta è da evitare. Le verdure possono essere lasciate a disposizione in quantità illimitata, basta avere l’accortezza di introdurle in modo graduale nei soggetti che avevano avuto a disposizione solo alimenti asciutti. Cambi bruschi di alimentazione, infatti, possono avere conseguenze sull’apparato digerente. Cure e attenzioni 30 Il coniglio non è un animale da gabbia. Confinato costantemente soffre e non è in grado di manifestare la normale gamma dei suoi comportamenti: se lasciato libero corre, salta ed esprime la sua vitalità con balzi e piroette che è una meraviglia osservare. La gabbia va intesa più come una tana, in cui porre una casetta, la cassetta dei bisogni e un rifugio sicuro in caso di necessità. L’ambiente in cui lasciare libero il coniglio deve essere messo in sicurezza: attenzione a fili elettrici, piante tossiche, farmaci o sigarette, ma anche a tappeti o stoffe che può rodere o soprammobili che può rovesciare saltando sopra mobili bassi. Il coniglio si adatta molto bene a utilizzare la cassetta igienica per fare i bisogni, come un gatto, a condizione che sia sterilizzato. I soggetti interi, infatti (maschi e femmine) una volta raggiunta la maturità sessuale tendono a marcare l’ambiente con feci e urina. I conigli devono essere regolarmente vaccinati contro mixomatosi e malattia emorragica virale, due malattie letali per loro ma che non si trasmettono ad altre specie da compagnia né all’uomo. Queste malattie sono presenti in gran parte del territorio nazionale, ma particolarmente frequenti in nord Italia. Il coniglio va fatto visitare da un Medico Veterinario un paio di volte all’anno, per una valutazione dello stato di salute e, dopo l’adozione, per controllare non siano presenti malattie contratte in allevamento (in particolare micosi, infezioni respiratorie, parassiti intestinali e cutanei). A circa sei mesi è meglio che i conigli siano sterilizzati, per evitare problemi di marcatura, atteggiamenti di monta e aggressività. Le coniglie, raggiunta la maturità sessuale, possono divenire molto protettive nei confronti della “tana”, arrivando ad aggredire le mani introdotte nella gabbia per le pulizie o per offrire il cibo. Nella coniglia la sterilizzazione è importante per la prevenzione dei tumori dell’utero, frequenti in questa specie. Gli animali che vivono in casa, senza la possibilità di correre e scavare in giardino, spesso presentano una crescita eccessiva delle unghie, che vanno accorciate periodicamente. La prima volta è preferibile che sia il Medico Veterinario o una persona esperta a mostrare come farlo. I soggetti a pelo lungo vanno spazzolati quotidianamente per prevenire l’infeltrimento del pelo. Una spazzolatura regolare è consigliata in tutti i conigli durante la muta, per evitare che il pelo ingerito in eccesso causi problemi intestinali. Come avvicinarsi a un coniglio Ogni coniglio ha una sua personalità e reagisce in modo diverso al contatto umano; in generale questo animale ama molto la compagnia dei membri della famiglia ma non ama interagire con gli estranei. La sua natura prudente non lo rende adatto ad affrontare ambienti e persone sconosciuti, soprattutto in condizioni di chiasso e confusione. Per questo motivo non è idoneo a essere introdotto in un’aula scolastica, dove i bambini potrebbero manifestare rumorosamente l’eccitazione alla vista dell’animaletto. I conigli in genere non amano essere sollevati da terra, cosa che in natura avviene solo quando sono afferrati da un predatore. È preferibile accoccolarsi, parlando con un tono basso e attendere che sia il coniglio ad avvicinarsi, offrendogli qualche bocconcino per attirare la sua attenzione e guadagnare la sua fiducia. I conigli apprezzano essere coccolati sopra la testa ma raramente tollerano farsi toccare sotto la gola. Se si deve prendere un coniglio in braccio occorre farlo con attenzione, sollevandolo con una mano sotto il torace e una sotto il bacino, in modo da tenerlo con fermezza. Un coniglio spaventato o refrattario a farsi afferrare può essere avvolto in un asciugamano, in modo da contenerlo in sicurezza. Mai, per nessun motivo, si dovrà afferrarlo per le orecchie, una parte molto delicata e che tirata gli procurerebbe dolore. I roditori La cavia o porcellino d’India Tra i roditori, la cavia è probabilmente quello più in grado di legarsi affettivamente alle persone. È infatti un animale altamente sociale, che ha un forte bisogno di contatto fisico ed emotivo con i membri del gruppo, comprese le persone che la accudiscono. Inoltre, unico tra i roditori presenti nelle nostre case, si esprime con 31 un ampio vocabolario di suoni con cui comunica le sue necessità e i suoi stati d’animo, e risponde ai richiami umani. A patto di non considerarla un animale da stringere in braccio e portare in giro, la cavia può essere molto adatta ai bambini, che possono facilmente imparare ad accudirla ricevendo in cambio un sincero affetto. La cavia inoltre ha un’indole pacifica e morde solo se costretta a difendersi. Se lasciata al sicuro nella gabbia, impara presto a non temere la mano che si avvicina a coccolarla e offrirle il cibo. La cavia è un animale molto timido, che si spaventa facilmente con rumori e gesti bruschi; non ama i cambiamenti e le novità, ma se lasciata nella sua gabbia e se è presente almeno un compagno, non risente affatto di un cambio di ambiente. La sua vita media è di 5-8 anni. La cavia è un erbivoro obbligato e, come il coniglio, ha una dentatura e un apparato gastroenterico altamente specializzati. Presenta inoltre una particolarità che la rende unica tra i pet: come l’uomo, non è in grado di sintetizzare la vitamina C, che deve trovare pronta nell’alimento. Gli errori alimentari nella cavia avranno quindi conseguenze ancora più gravi sulla sua salute. Oltre al fieno di buona qualità, che non deve mai mancare, si devono fornire mangimi e snack appositamente studiati per le particolari necessità di questo piccolo roditore. La dieta della cavia può essere inoltre integrata con cibi e verdure fresche, in particolare quelle ricche di vitamina C come peperoni, brassicacee (cavoli, broccoli, verze e simili), prezzemolo, tarassaco, ma anche radicchio, sedano, finocchio, costa, rucola, pochissima frutta. Mela, pomodoro e carote contengono modeste quantità di vitamina C rispetto ai fabbisogni della cavia. Come per il coniglio, esistono in commercio alimenti completi che contengono il giusto mix di sostanze nutritive per garantire il corretto sviluppo e la salute del piccolo pet. Se non le si può dedicare molto tempo e attenzioni, è preferibile tenere questo roditore in coppia, dello stesso sesso o sterilizzando il maschio, per evitare una natalità eccessiva. Due maschi possono convivere pacificamente purché non sia presente una femmina, nel qual caso inizierebbero a lottare ferocemente. In alternativa possono essere sterilizzati. La cavia ha bisogno di un’ampia gabbia dotata di uno spesso strato di fieno per lettiera e una casetta rifugio, indispensabile per farla sentire al sicuro se si spaventa. Non ha bisogno di vaccinazioni, ma è importante un controllo da un Medico Veterinario esperto in piccoli roditori dopo l’adozione e regolarmente in seguito. 32 I criceti Le specie principali di criceto che incontriamo nei pet shop sono quattro. Il criceto dorato o siriano è quello di taglia maggiore, circa un etto di peso; esiste in una grandissima varietà di colori. È un animale solitario ed estremamente aggressivo con i suoi simili e va alloggiato singolarmente. Il criceto russo e il criceto siberiano, praticamente identici, sono di taglia inferiore, circa 30-60 g; possono convivere in coppie se di sesso opposto, ma per evitare la nascita di una gran quantità di cricetini è preferibile tenerli singolarmente. Il piccolo criceto di Roborovsky pesa appena 14-20 g; è un animale vivacissimo e simpatico, ma spesso impossibile da tenere in mano. Si presta più a essere osservato che maneggiato. I piccoli criceti sono stati a lungo considerati una compagnia ideale per i bambini, ma presentano il grande svantaggio di avere una vita breve, 2-3 anni soltanto. Anche i piccoli criceti posso mostrare una varietà di caratteri: docili, paurosi, aggressivi. Se si desidera maneggiarli di tanto in tanto, è importante scegliere un soggetto con un buon carattere, che non sia incline a spaventarsi e mordere. I criceti sono animali piuttosto indipendenti, che non hanno bisogno della compagnia dell’uomo. L’affetto che ci lega a questi piccoli roditori spesso è a senso unico, ma può essere molto forte, per la simpatia e la tenerezza che sanno suscitare. Tutti i criceti sono notturni, quindi poco interessanti per chi resta a casa soprattutto di giorno, mentre possono essere una buona compagnia per chi torna a casa la sera e può osservarli in attività. I criceti sono onnivori: la loro dieta deve essere variata. Occorre quindi scegliere la corretta tipologia di prodotto in grado di garantire il giusto mix nutrizionale. Sporadicamente, come premio, si può dare un pezzetto di frutta secca, come nocciole o noci. Alimenti controindicati sono quelli che contengono zucchero (come biscotti e dolciumi vari), il latte, la cioccolata e gli alimenti grassi, speziati e salati. La gabbia deve essere più spaziosa possibile per offrire a questi attivi animaletti condizioni di vita accettabili. Le gabbie a sbarre sono poco indicate, soprattutto per i piccoli Roborovsky, perché favoriscono le lesioni agli arti. Meglio scegliere gabbie con le pareti lisce, di plexiglas, purché spaziose e ben aerate. Nella gabbia vanno collocati vari elementi per arricchire l’ambiente: una casetta, una ruota per fare esercizio, tubi di cartone, rampe, mucchietti di fieno in cui nascondere del cibo, e così via. Il fondo va ricoperto con materiale assorbente non polveroso e non abrasivo come segatura, trucioli, pellet di carta riciclata o di segatura, carta a pezzi. I criceti non necessitano di molte cure, perché sono molto puliti: è sufficiente curare l’igiene della gabbia e asportare regolarmente eventuale cibo fresco prima che deperisca. Un paio di volte l’anno è opportuno far controllare il criceto da un Medico Veterinario esperto in piccoli roditori. Il furetto Il furetto appartiene all’ordine dei Mustelidi; è un predatore, al pari del gatto, e un carnivoro obbligato. Allevato dall’uomo da duemila anni, è un animale da compagnia a tutti gli effetti e si adatta benissimo alla vita di appartamento, a patto di non lasciarlo in gabbia per tutta la giornata. Potremmo definire il furetto un animale a due marce: a riposo o in attività, senza via di mezzo. Quando non è attivo dorme profondamente, e quando è sveglio è vivace e giocherellone. Di solito i furetti si adattano immediatamente a situazioni nuove: un ambiente estraneo viene esplorato con interesse. Chi vuole adottare un furetto deve essere disposto a fare importanti cambiamenti in casa per poterlo lasciare in libertà almeno per alcune ore al giorno in un ambiente sicuro. In caso contrario il furetto può andare in contro a numerosi pericoli, prima di tutto l’ingestione di oggetti di gomma e plastica tenera, che adora fare a pezzi e ingoiare. Spugne, gomme da cancellare, giocattoli di plastica, guanti da cucina, materiali isolanti, imbottitura dei cuscini e innumerevoli altri oggetti rappresentano per il furetto un pericolo mortale da tenere rigorosamente fuori portata. Per tenere l’animale temporaneamente rinchiuso e per permettergli di dormire al sicuro si deve utilizzare un’ampia gabbia, preferibilmente sviluppata su più piani, con rampe, tunnel, amache. Sul fondo non vanno posti materiali come segatura o trucioli, ma asciugamani o stracci. Il furetto sporca in un angolo e quindi impara rapidamente a usare una cassettina igienica su cui si può mettere del ghiaino per gatti. Nella scelta del furetto, soprattutto se deve interagire con dei bambini, l’elemento più importante da considerare è il carattere. I furetti sono in genere docili e non aggressivi, ma qualche soggetto, per indole o per esperienze negative vissute in passato, può avere la tendenza a mordere senza preavviso. L’alimentazione si dovrà basare su alimenti commerciali di ottima qualità, disponibili in crocchette, scegliendo tra quelle con maggior percentuale di alimenti di origine animale. Un buon alimento non deve contenere una percentuale di fibra superiore all’1,5%. I cereali sono del tutto inadatti alla dieta di questo mustelide, così come i vegetali in generale. Da bandire dalla sua dieta sono tutti i carboidrati (pane, pasta, biscotti e simili) e qualunque tipo di vegetale. La dieta può essere integrata con uova o carne cotte, mentre il pesce è poco digeribile. Il furetto deve essere regolarmente vaccinato contro il cimurro e, solo in caso di viaggi all’estero o nelle Isole, contro la rabbia. In quest’ultimo caso è obbligatorio anche l’inserimento del microchip e la compilazione del passaporto. Una pratica necessaria in tutti i furetti è la sterilizzazione. In entrambi i sessi questa procedura elimina per il 90% l’odore intenso che emana la loro cute, ricca di ghiandole. L’asportazione delle sacche anali è invece inutile, in particolare per il controllo dell’odore. La sterilizzazione del maschio ne riduce inoltre l’aggressività. Nella femmina invece è indispensabile per prevenire una patologia legata alla permanenza in circolo degli ormoni sessuali prodotti durante il calore, che causa di frequente un’anemia mortale se la furetta non si accoppia e termina quindi l’estro. 33 Gli uccellini Gli uccelli di piccola taglia sono una buona scelta per chi ama osservare animali pieni di vitalità e prendersi cura di loro pur senza interagire fisicamente: infatti, non gradiscono essere presi in mano o toccati. I più comuni e facili da allevare sono i canarini, che allietano la casa col loro canto. Un’alternativa è rappresentata dai piccoli e vivacissimi diamanti mandarini, caratterizzati da un cicaleccio continuo. I diamanti hanno bisogno della compagnia dei loro simili, perciò vanno tenuti in coppia o in gruppi. Questi uccellini hanno bisogno della gabbia più ampia che spazio e costo ci permettono, o meglio di una piccola voliera. La gabbia deve essere più sviluppata in larghezza che in altezza, per permettere loro di volare, e va collocata in un posto tranquillo, dove non vi siano sbalzi di temperatura o estremi termici. I posatoi migliori sono i rametti di legno naturale, di diametro non uniforme: i classici posatoi di plastica possono predisporre a lesioni dei piedi. Nella gabbia, oltre ai recipienti per il cibo e i beverini, va sempre sistemata una vaschetta per l’acqua, dal momento che questi uccellini amano fare il bagno. Sul fondo della gabbia il materiale migliore da collocare è rappresentato da fogli di carta da cambiare quotidianamente. L’igiene scrupolosa e periodica della gabbia e dei recipienti di cibo e acqua è indispensabile per la salute di canarini e diamantini. Questi uccellini sono prevalentemente granivori e possono essere alimentati con semi di piccole dimensioni. In commercio si trovano miscele di semi per canarini e per uccellini esotici che offrono un mix corretto di elementi fondamentali per il benessere dell’animale, quali le vitamine per il corretto sviluppo dell’organismo e il rafforzamento del sistema immunitario. Esistono anche alimenti complementari per arricchire di gusto i pasti degli uccellini. Se si vuole fornire loro una piccola quantità di cibo fresco, occorre ricordare di eliminarlo dopo poche ore, per evitare che vada a male e causi problemi di salute. Dato il loro metabolismo elevato canarini e diamanti mandarini non devono mai rimanere senza cibo e acqua. Le tartarughe Le tartarughine acquatiche, disponibili in una gran varietà di specie, sono i rettili più comuni nelle nostre case. L’impegno che comporta la loro corretta gestione comprende più elementi, da non trascurare per non causare problemi anche seri di salute a questi pet. La vaschetta di plastica che si usa spesso è inadeguata per far vivere bene le tartarughine, che al momento dell’acquisto sono esemplari giovanissimi, destinati, a seconda della specie, a raggiungere una taglia adulta di 25-35 cm. Da piccole le tartarughe d’acqua vanno alloggiate in un ampio acquaterrario, dotato di filtri, una zona asciutta riscaldata e una lampada a raggi ultravioletti. Da adulte, diventano troppo grandi per poter essere alloggiate in una vasca interna e necessitano di un laghetto all’aperto. Prima di procedere all’acquisto di tartarughe occorre quindi riflettere sulla possibilità di soddisfare le loro necessità. BIBLIOGRAFIA AA.VV., Il manuale del cane, Giunti Demetra, Firenze 2009 AA.VV., Il manuale del gatto, Giunti Demetra, Firenze 2008 Antoni M., Tarricone D., Dalla parte del cucciolo. Tutto sullo sviluppo comportamentale del cane nel primo anno di vita, Editoriale Olimpia, Firenze 2002 Bradshaw J.W.S., Il comportamento del gatto, Calderini Edagricole, Bologna 1996 Brunetti M., Cappelletti M., Magno N. (a cura di), L’encyclopédie mondiale des chats, De Vecchi, Milano 2009 Cappelletti M., Il gatto certosino, De Vecchi, Milano 2008 Cappelletti M., Il gatto europeo, De Vecchi, Milano 2008 Cappelletti M., Il gatto persiano, De Vecchi, Milano 2008 Coren S., L’intelligenza dei cani, Mondadori, Milano 1996 Falsina G., Rozzoni L., La salute del cane, De Vecchi, Firenze 2010 Fogle B., La mente del cane, Armenia, Milano 2007 Gallicchio B., I lupi travestiti. Le origini biologiche del cane domestico, Edizioni Cinque, Biella 2009 Grandjean D., Vassaire J.P. (a cura di), Enciclopedia del cane, Royal Canin, Aniwa Publishing, Paris 2001 Leocata F., Orecchia G., Amici per sempre, Giunti Progetti Educativi, Firenze 2009 Magno N., Il linguaggio del gatto, De vecchi, Firenze 2011 Paragon B.M., Vassaire J.P. (a cura di), Enciclopedia del gatto, Royal Canin, Aniwa Publishing, Paris 2003 Rossi V., Comprendere il linguaggio del cane, De vecchi, Firenze 2011 Rossi V., L’educazione del cucciolo, De vecchi, Firenze 2009 Serpell J., In the company of animals: a study of human-animal relationships, Cambridge University Press, Cambridge 1996 Serpell J., The domestic dog, its evolution, behaviour and interactions with people, Cambridge University Press, Cambridge 1996 Tenerezza B., Il mio cane, Giunti Junior, Firenze 2011 Tenerezza B., Il mio gatto, Giunti Junior, Firenze 2011 Pellegrini V., Animali di casa, Giunti Kids, Firenze 2008 I pesci 34 I pesci da acquario sono gli animali da compagnia più adatti a chi vuole osservare e prendersi cura degli animali ma non ha bisogno di coccolarli o avere il loro affetto. Il mantenimento di un acquario richiede tempo e attenzioni. Anche il comune pesce rosso, il più facile da allevare, richiede un acquario ben attrezzato e non può vivere bene in una boccia di vetro. L’allestimento di un acquario è abbastanza complesso e richiede l’aiuto di un esperto perché oltre alla vasca sono necessari filtri, pompe per l’ossigenazione, lampade speciali e, nel caso di pesci tropicali, anche di un sistema di riscaldamento termostatato. L’impegno necessario per prepararlo a regola d’arte e per la sua manutenzione sarà ricompensato dalla soddisfazione di osservare i pesci nuotare nel loro piccolo mondo, un’attività rilassante e piacevole, in particolare per i bambini. 35 Per approfondire i contenuti presentati finora e accompagnare i bambini della classe alla scoperta della relazione con gli animali da compagnia, vi proponiamo una serie di attività didattiche dedicate al tema. Per ogni attività troverete indicate chiaramente durata, obiettivi e materiali necessari; per le indicazioni su età dei bambini e complessità abbiamo preferito affidarci all’esperienza dell’insegnante, che saprà scegliere in base alle caratteristiche del suo gruppo classe. Alla fine delle attività, il testo “per proseguire” permetterà di trovare altri spunti di attività o verifiche. Durata mezz’ora in classe per introdurre il tema e dare le consegne; lavoro di gruppo a casa durante una settimana; un’ora di discussione in classe. Cosa serve carta e penna; eventualmente fogli grandi e pennarelli. Obiettivo stimolare la riflessione sui diversi bisogni e diritti degli animali e sulla necessità di rispettarli. 36 attività 01 TORNA IL GRANDE CONCORSO Cosa fare Anche gli animali hanno i loro diritti e intendono farli rispettare! Con questa attività i bambini sono chiamati a mettersi nei panni degli animali, a individuare i loro bisogni e desideri e a discutere insieme una legge che li possa tutelare. • Introduciamo in classe il tema dei diritti e sollecitiamo una breve discussione sui diritti degli animali. • Proponiamo quindi l’attività: costituiremo il parlamento degli animali di casa. • Dividiamo la classe in gruppi. Il parlamento degli animali da compagnia sarà composto dal gruppo dei cani, dei gatti, degli uccellini, dei pesciolini e di tutti gli altri animali che i bambini identificheranno. • A ogni gruppo parlamentare diamo il compito di riunirsi a casa e di stendere una proposta di legge che detti le regole su come gli uomini devono trattarli. Non limitiamo la fantasia dei bambini nel fare richieste: possono avanzare qualsiasi proposta, anche creativa e divertente. • Stabiliamo un giorno per indire la seduta del parlamento. • Durante la seduta ogni gruppo avanzerà le sue richieste che verranno discusse da tutta l’assemblea. Si potranno riscontrare regole generali che l’uomo deve rispettare, o casi particolari cui dare il dovuto spazio. • Annotiamo sulla lavagna o su grandi fogli le varie proposte, cercando di aggregarle e di non tralasciare nessun aspetto. • Facilitiamo la discussione per arrivare alla stesura di un documento approvato da tutti. Per proseguire Questa attività apre molti spunti di lavoro su temi diversi. Raccogliamo durante la discussione plenaria i vari aspetti che emergono (il rapporto uomo-animale, le diverse necessità degli animali, la differenza tra bisogni, desideri e diritti, le leggi che tutelano gli animali, le figure di garanzia come il Medico Veterinario ecc.) e facciamone tesoro per capire in che modo sviluppare con la classe il percorso di educazione alla cura degli animali e quali attività di questa stessa Guida si prestano meglio ad approfondire i temi emersi. 16 2015/2 tà i 0 v E ICH Il parlamento degli animali con tanti ricchi premi e gadget per tutti Partecipare al concorso e semplice e divertente: voi scrivete un soggetto cinematografico e noi lo trasformeremo in un vero cartoon! Come fare? Voltate pagina! N o A DIDATT VIT ATTI BASTA SEGUIRE QUESTE SEMPLICI REGOLE! • Un bel soggetto cinematografico nasce dall’idea giusta. Come trovarla? Trasformate la classe in un laboratorio, stimolando e rendendo partecipi tutti gli studenti. Un buon punto di partenza per parlare di pet-care sono le attività didattiche che trovate nella guida. • Per cominciare, discutiamo insieme del rapporto che lega un uomo al suo pet: è un’amicizia fatta di cure, attenzioni, rispetto e gioco, in cui viene a crearsi una forte empatia, quella capacità cioè di comprendere lo stato d’animo dell’altro, di essere partecipe delle sue emozioni, che si tratti di tristezza o felicità. E così accade che stare insieme fa stare bene non solo il pet, che riceve cure e attenzioni, ma anche il suo proprietario. È uno scambio emozionale, e nasce ogni volta che un animale da compagnia entra nella vita di una persona. • Adesso possiamo svelare il nostro obiettivo: raccontare un atto di altruismo o generosità che un pet compie nei confronti del suo proprietario. Quali sono le fonti cui ispirarsi? Può essere un avvenimento reale, un fatto di cronaca sentito alla tv o letto sul giornale oppure un racconto di fantasia, nato dall’immaginazione dei bambini. L’importante in questa fase è che ognuno possa dire liberamente la sua, senza dimenticare che un ottimo spunto può venire anche da chi non ha un pet e vorrebbe adottarlo. • Cosa raccontare? L’altruismo e la generosità possono avere varie sfaccettature. Può essere un atto di coraggio e sprezzo del pericolo, di affetto o tenerezza, di fedeltà o grande premura. Può essere il salvataggio da una situazione di pericolo così come la lunga attesa consumata vicino a un letto. Ma ricordate che anche un semplice gesto ha la forza di raccontare una grande amicizia. E i protagonisti possono essere cani, gatti, canarini, tartarughe, conigli, furetti o porcellini d’India, perché ogni pet è capace di un gesto unico e straordinario nei confronti del suo proprietario. • Per aiutare gli alunni a centrare meglio l’obiettivo, la storia dovrà cominciare con la frase “Quella volta che…” per sintetizzare fin da subito l’avvenimento che si vuole raccontare. E così leggeremo: “Quella volta che il cane Argo mi ha aiutato a uscire dalla mia solitudine”, “Quella volta che il canarino Titti mi ha dato conforto con il suo canto”, “Quella volta che il furetto Martino ha ritrovato il mio anello”, “Quella volta che grazie all’acquario dei pesci mi sono calmato”, “Quella volta che il gatto Grattugia ha messo in fuga i ladri”. Insomma, nessun limite di fantasia alle vostre storie, che dovranno divertirci, interessarci, commuoverci... ma anche e soprattutto stupirci! • Durante la discussione in classe, per facilitare i bambini, potete scrivere le storie che riscuotono più successo sulla lavagna, in modo che tutti ce l’abbiano sempre sott’occhio. Alla fine, però, ne dovete scegliere una – perché ogni classe può partecipare solo con una storia. Come sceglierla? Per alzata di mano o voto segreto, a voi la scelta. • Adesso dovete trasformare l’idea in un vero soggetto cinematografico, cioè in un racconto breve che presenti un inizio, uno svolgimento e una fine, in cui sono presenti le descrizioni dei personaggi e dei luoghi. Se volete, potete arricchirlo con qualche dialogo. Ma ciò che conta è che la storia sia semplice, chiara e sintetica. E che cominci con la frase “Quella volta che…”. Quando il vostro soggetto risponde a questi requisiti, vuol dire che siete stati bravi. • Non è finita qui! Per rendere il vostro soggetto ancora più bello potete usare ciò che volete: penne, matite, pennarelli, forbici, colla, nastro adesivo… e poi carta, cartoncino bristol, carta velina, legno, plastica, fotografie… insomma, tutto ciò che volete. L’importante è che sia ben fruibile. E per i più intraprendenti, perché non cimentarsi in un audio-racconto o addirittura in un piccolo cortometraggio da spedirci poi in un dvd? • Una volta realizzato, mettete l’elaborato in una busta adatta a contenerlo e inviatela a Giunti Progetti Educativi entro il 4 aprile 2016 insieme al modulo che avete trovato all’interno del kit didattico, compilato in ogni sua parte e firmato. Le storie più belle saranno premiate e la vincitrice diventerà un vero cartoon realizzato da un illustratore professionista. Sono inoltre previsti tanti premi e gadget per tutte le classi partecipanti. Volete dare un’occhiata ai vincitori delle edizioni precedenti? Vi aspettiamo sul nostro canale YouTube! Tamagotchi umano I PREMI o 1 premio: 2o premio: 3o premio: 4o premio: 5o premio: 6o premio: 7o premio: 8o premio: 9o premio: 10o premio: realizzazione del pet-movie. laboratorio con l’illustratrice Giulia Orecchia. 1 fotocamera digitale e 1 stampante per la classe. 30 felpe con logo della campagna educativa giochi educativi per la classe giochi educativi per la classe una biblioteca per la classe una biblioteca per la classe kit con materiale da disegno per la classe kit con materiale da disegno per la classe Qualora i premi indicati non siano più prodotti o, per qualsiasi ragione, non siano disponibili sul mercato, saranno sostituiti da altri beni di valore analogo o superiore. Durata un’ora per l’introduzione e una per le conclusioni, più alcuni momenti di gioco durante il normale svolgimento delle tre giornate di attività. Cosa fare I bambini, riuniti due a due, fingeranno di essere coppie animaleproprietario, per osservare i bisogni di un animale da compagnia e per sperimentare la profonda attenzione e cura che dobbiamo prestare ai nostri animali per garantire loro una vita sana e serena. Cosa serve schede fotocopiate. • Invitiamo i bambini a cercarsi un compagno con cui svolgere l’attività. Volendo possiamo utilizzare un piccolo gioco per formare le coppie. • Un bambino per ogni coppia farà la parte dell’animale da compagnia e l’altro bambino dovrà fare la parte del suo proprietario. • I due decideranno insieme quale animale interpretare e prenderanno la scheda corrispondente (fotocopiare dalla pagina seguente): qualora una coppia scegliesse un animale diverso da quelli proposti nelle schede, sarà l’insegnante, sulla base delle schede-modello e delle proprie conoscenze, a preparare con loro una scheda adatta da compilare. • L’attività si svolge in tre giorni e consiste in questo: il bambino che fa la parte dell’animale tiene sempre con sé la scheda di accudimento, sulla quale deve mettere una crocetta ogni volta che il suo “piccolo proprietario” fa una delle cose che sono richieste dalla scheda. Ad esempio, nella scheda del Gatto sono richiesti 2 pasti al giorno, e ogni pasto è simboleggiato con il testo “porta un bicchiere d’acqua e una caramella”; ogni volta che il bambino-proprietario porterà acqua e cibo al suo bambino-animale, quest’ultimo dovrà mettere una crocetta nello spazio corrispondente all’azione effettuata. Se nella prima mattina di gioco il bambino-proprietario del gatto gli avrà dato acqua e caramella, lo avrà sfidato a una gara di corsa, ma non gli avrà fatto la carezza in testa, la scheda dovrà risultare così compilata: Fatto Obiettivo sviluppare la consapevolezza delle esigenze di un animale da compagnia e il senso di responsabilità nei confronti dei nostri animali. MODALITA DI PARTECIPAZIONE Il concorso è rivolto alle classi delle scuole primarie di tutta Italia ed è completamente gratuito. Gli elaborati dovranno essere inviati entro e non oltre il 4 aprile 2016 (farà fede il timbro postale) a Giunti Progetti Educativi – Concorso “Insieme è meglio”, via Fra Paolo Sarpi 7/A – 50136 Firenze, ed essere accompagnati dall’apposito modulo presente nel kit didattico, compilato in ogni sua parte e firmato. I lavori non saranno restituiti. Una giuria di esperti selezionata da Giunti Progetti Educativi e Purina sceglierà le classi vincitrici entro il 22 aprile 2016. I lavori saranno premiati in base alla coerenza col progetto, alla qualità e all’originalità dell’idea. Il giudizio della giuria è insindacabile. Solo le classi vincitrici saranno tempestivamente avvisate tramite telegramma che specificherà le modalità di premiazione. La premiazione avverrà entro settembre 2016. Per informazioni: contattare la segreteria del concorso, aperta dal lunedì al venerdì, con orario 9:00-13:00 e 14:00-17:00, al numero telefonico 055.5062383/354, al fax 055.5062324 o all’e-mail [email protected]. I dati personali saranno utilizzati nel rispetto della legge 196/03. Per prendere visione del regolamento completo e conoscere i valori dei premi, è sufficiente collegarsi al sito www.giuntiprogettieducativi.it. attività 02 Gatto I giorno - mattina nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) X giocare (piccola gara, di corsa o qualsiasi breve gioco) X coccole (una carezza sulla testa e un sorriso) • Il bambino-proprietario dovrà studiare bene la scheda e ricordarsi di compiere nell’arco di ciascuna giornata di gioco tutte le azioni richieste per l’accudimento del proprio animale. • Finiti i tre giorni di gioco, guardiamo le schede e parliamone con i bambini. • Tutti si sono ricordati di svolgere sempre le loro azioni? È stato faticoso o divertente? Che succede se ci scordiamo di fare qualcosa di indispensabile per il nostro animale da compagnia? • Che differenza c’è fra un animale e un giocattolo? 37 • Tentiamo un breve discorso sulla responsabilità: che succede se un giorno non abbiamo voglia di portare il cane a spasso (magari piove e noi abbiamo freddo!)? E cosa succede se il nostro cane fa un danno mentre dovevamo occuparcene noi? Cane I giorno Fatto nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) passeggiata (percorrere il corridoio della scuola insieme) coccole (una carezza sulla testa e un sorriso) nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) passeggiata (percorrere il corridoio della scuola insieme) raccolta escrementi (inginocchiarsi davanti al “cane”) coccole (una carezza sulla testa e un sorriso) III giorno nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) passeggiata (percorrere il corridoio della scuola insieme) raccolta escrementi (inginocchiarsi davanti al “cane”) coccole (una carezza sulla testa e un sorriso) Gatto I giorno Fatto nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) giocare (piccola gara, di corsa o qualsiasi breve gioco) coccole (una carezza sulla testa e un sorriso) II giorno nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) giocare (piccola gara, di corsa o qualsiasi breve gioco) coccole (una carezza sulla testa e un sorriso) III giorno nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) giocare (piccola gara, di corsa o qualsiasi breve gioco) coccole (una carezza sulla testa e un sorriso) Uccellino I giorno Fatto nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) Durata Un paio d’ore Cosa serve Cartoncini A6, colori. Obiettivo Immedesimarsi negli animali, in maniera assolutamente libera e fantastica. raccolta escrementi (inginocchiarsi davanti al “cane”) II giorno C’ero anch’io attività 03 Cosa fare Chi ha un animale da compagnia da molto tempo può avere la sensazione di capire perfettamente i suoi pensieri e i suoi desideri, ma la faccenda non è così semplice! Gli animali hanno modi di vedere, di sentire e di “pensare” diversi da noi umani e non ci sarà mai possibile capire davvero fino in fondo cosa passa per la loro testa (e questo fa parte del loro fascino). Però possiamo provare a immaginare il mondo dal loro punto di vista, per allenare la nostra fantasia e per avvicinarci almeno un poco al loro mondo interiore… Iniziamo con un universo fantastico: quello delle favole. • Prepariamo con i bambini tanti cartoncini-animale quanti sono i componenti della classe: ritagliamo dei cartoncini grandi circa un A6 (1/4 di un foglio normale) e distribuiamone uno a ciascuno. • Su ogni cartoncino disegneremo un diverso animale (stiliamo prima un elenco, se vogliamo essere sicuri che non ci siano ripetizioni); quindi mischiamo i cartoncini e distribuiamoli, in modo che ognuno abbia il proprio animale. • Disponiamoci in cerchio, in modo da vederci tutti, con il nostro animale davanti. • Spieghiamo il gioco: durante il racconto di una favola, il narratore si interromperà in diversi punti e chiamerà un animale. Chi sarà stato chiamato dovrà intervenire nel racconto, dicendo “c’ero anch’io, che sono un… (più il nome del suo animale)” e aggiungere 3 cose alla narrazione: cosa ci faceva nel posto della favola, cosa pensa quando vede la scena appena descritta dal narratore e come interviene l’animale a quel punto della storia (anche modificandone lo svolgimento!). • Iniziamo quindi a raccontare una favola molto conosciuta e in alcuni momenti significativi chiamiamo gli animali con una formula del tipo: “ma in quel momento passò di lì un furetto…”. • Terminiamo la favola facendo intervenire tutti gli animali (se non ci riusciamo possiamo aggiungere una seconda favola): lasciamo che lo sviluppo della storia subisca i cambiamenti indotti dalla presenza degli animali e dalle loro azioni e scelte! coccole (parlare per 5 minuti sorridendo) II giorno nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) coccole (parlare per 5 minuti sorridendo) III giorno nutrire (portare un bicchiere d’acqua e una caramella) coccole (parlare per 5 minuti sorridendo) 38 Per proseguire Sui punti di vista dei personaggi secondari e sulla possibilità di riscrivere storie famose con gli occhi e le parole dei non-protagonisti, lavorava già Rodari. Il sistema più semplice consiste nel far raccontare collettivamente una favola da uno degli animali in essa presenti, come la Volpe di Pinocchio o uno dei topolini trasformati in cavalli in Cenerentola. 39 A te regalerei... Durata un’ora in classe. Cosa serve cartoncini, penne, matite, pennarelli, fogli. Obiettivo favorire la riflessione sul rapporto bambino/animale e sulla diversità dei caratteri dei bambini, ma anche degli animali. 40 attività 04 Cosa fare Il rapporto con un animale è un’esperienza profonda e formativa: insieme a un animale si cresce e si cambia. Quale animale da compagnia è quello che si accorda meglio al nostro carattere? Con quest’attività ogni bambino della classe regalerà a un suo compagno l’animale che secondo lui è il più adatto per il suo carattere. La scelta può essere fatta sia per somiglianza che per contrasto: ad esempio per somiglianza una bambina timida potrebbe ricevere un gattino d’angora morbido e tenero da coccolare a casa, ma per contrasto potrebbe ricevere in regalo un cucciolo di pastore lupo che la costringerebbe a uscire, ad andare al parco e ad affrontare magari la sua timidezza. • In modo spontaneo, o secondo una regola che noi stabiliremo, facciamo in modo che ogni bambino individui il destinatario del suo animaletto da regalare. Non è necessario che lo scambio sia reciproco. Può essere utile adottare uno schema di scambio a catena: A regala a B che regala a C che regala a D… e così via. • Scriviamo alla lavagna una serie di aggettivi relativi al carattere: curioso, pigro, agitato, coccolone, serio, aggressivo, calmo, timido, pauroso, giocherellone, dispettoso, vanitoso ecc. • Chiediamo poi a ognuno di riflettere sul suo compagno di gioco, quello cui dovrà fare un regalo. Che carattere ha? Come lo definirebbe? I bambini possono prendere spunto dagli aggettivi scritti alla lavagna ma anche usarne degli altri. Chiediamo a ciascuno di scrivere su un biglietto il nome del compagno e l’aggettivo scelto. • Finita questa fase proponiamo loro di immaginare “Quale sarebbe l’animale più adatto a lui?”. • Chiediamo quindi ai bambini di fare un bel disegno con l’animale scelto, di dettagliarne caratteristiche e particolarità: non solo il tipo di animale ma anche l’aspetto, la razza, l’età, il carattere. Si potrà fare il ritratto dell’animale oppure raffigurare animale e bambino già insieme. • Arriva il momento degli scambi. Chiamiamo i bambini uno alla volta alla cattedra e facciamo porgere a ciascuno il regalo al compagno, chiedendo di spiegare il perché della scelta in relazione alla sua personalità e di raccontare qualcosa dell’animale scelto: che carattere ha, cosa potrebbero fare insieme ecc. • Quando tutti avranno ricevuto il loro regalo avviamo una breve discussione: siamo soddisfatti dei regali ricevuti? Ci aspettavamo qualcosa di diverso? Perché? Cosa ci fanno pensare gli abbinamenti che abbiamo visto? Ci sembrano indovinati? Scegli il tuo animale Durata un’ora. Cosa serve fotocopie dei test (uno per bambino). Obiettivo fornirsi di uno strumento divertente per scegliere un animale da compagnia; imparare a scegliere consapevolmente. attività 05 Cosa fare L’attività consiste in una sorta di test (strutturato con scelte binarie o ternarie), per scegliere il nostro animale da compagnia ideale. Ovviamente si tratta di un gioco: lo scopo dell’attività sta proprio nell’imparare a riflettere sui diversi elementi da tenere in considerazione per compiere una scelta corretta, cosa possibile solo andando oltre le risposte obbligate del test! • Consegniamo a ciascun bambino una stampa del test riportato nella pagina seguente e spieghiamo come rispondere per arrivare a definire ciascuno il proprio animale ideale. • Leggiamo la domanda iniziale e scegliamo una delle risposte possibili (quelle collegate con le frecce). Dalla risposta scelta parte una freccia che porta a una nuova domanda, per la quale dobbiamo scegliere una nuova risposta, e così via fino ad arrivare alla casella dov’è disegnato il nostro animale. • Quando tutti avranno finito il test facciamo dichiarare ai bambini quali animali hanno individuato come loro ideali e discutiamo dei risultati: corrispondono alle nostre previsioni? • Quali sono state le domande che li hanno più stupiti? Quando hanno “deviato” dal percorso che li avrebbe condotti al loro animale preferito e perché? • Discutiamo di cosa significa avere a che fare con un animale, in positivo, ma anche nel senso dell’impegno e dell’attenzione. 41 IL TEST Grandi Passerei molto tempo in compagnia del mio animale Vero Falso Sarei disposto a passeggiare spesso col mio animale Vero Preferisco animali Sono disposto a raccogliere la sua cacca Piccoli Falso Vivaci Sono disposto a lasciarlo dormire Preferisco animali Molto grande Calmi Sono disposto a nutrirlo spesso Passerei molto tempo in compagnia del mio animale La mia casa è: Vero Sarei disposto a passeggiare spesso col mio animale Falso Vero Compagnoni Falso Preferisco animali Indipendenti Sono disposto a raccogliere la sua cacca Sì Cagnone No Nessun animale Sì Furetto No Nessun animale Sì Coniglio No Nessun animale Sì No Cagnolino Nessun animale Normale Decisi In casa Preferisco animali Il mio animale dovrebbe stare Sono disposto a spazzolarlo spesso Mansueti In gabbia Sono disposto a nutrirlo spesso Piena di cose delicate Timidi Sì Gatto No Nessun animale Sì Tartaruga No Nessun animale Sì Uccello No Nessun animale Preferisco animali Chiacchieroni Sì Mi piacerebbe coccolare il mio animale Rumorosi Poco/no Preferisco animali Silenziosi 42 Sono disposto a pulire spesso la gabbia Sono disposto a curare il suo spazio Sì No Pesce Nessun animale 43 Arriva il piccolo mostro! Durata un’ora in classe. Cosa serve fotocopie di immagini e identikit dei “piccoli mostri”; fotocopie della Dichiarazione di assunzione di impegno. Obiettivo far riflettere in modo giocoso sull’impegno che un animale da compagnia comporta. Siamo davvero pronti ad accogliere un essere vivente, che deve mangiare tante volte al giorno, deve uscire, forse puzza, perde il pelo e chissà quali altre caratteristiche e necessità ha? 44 attività 06 Cosa fare Conduciamo quest’attività come un gioco di narrazione: chiediamo ai bambini di calarsi nella storia che mano a mano racconteremo e di cui loro stessi sono i protagonisti. • La storia inizia così: i nonni, che sono in viaggio all’estero, hanno deciso di farvi una sorpresa. Annunciano che stanno per tornare e che vi porteranno un cucciolo in regalo! Come reagite? Siete contenti? Qualcosa vi preoccupa? Pensate di dovervi preparare? Siete pronti ad accoglierlo? • Arriva il grande giorno, i nonni sbarcano dall’aereo e consegnano ai nipoti il loro nuovo amico. Distribuiamo un’immagine di “piccolo mostro” a ogni bambino. • Che reazione hanno i bambini? E ora? Saranno in grado di prendersene cura? Come? • Il cucciolo che è arrivato ha un’aria molto simpatica, ma come va trattato? Chiediamo ai bambini di osservare le figure e di provare a fare delle ipotesi: cosa pensano di dover fare per far stare bene il loro piccolo mostro? Chiedete a ognuno di scrivere su un foglio quello che intende fare. • Passano i primi giorni di convivenza e non va tutto benissimo: qualche piccolo mostro non mangia quello che gli avete preparato, altri si lamentano e fanno strani versi, qualcuno non dorme la notte, qualcuno si è arrampicato sul lampadario e non scende più giù. Insomma: le cose non procedono esattamente come ci eravamo immaginati! Cosa possiamo fare ora? • Lasciamo fare ipotesi e proposte ai bambini, accogliamole e discutiamole insieme. Se ai bambini non viene in mente nulla, proponiamo che forse si potrebbero cercare informazioni su questi cuccioli. Raccontiamo quindi che, chi parlando con il Medico Veterinario, chi consultando l’enciclopedia, chi navigando in internet, siamo riusciti a trovare le informazioni che ci servono: ecco qui gli identikit dei quattro piccoli mostri. Distribuiamo a ogni bambino l’identikit del suo. • Ora che i bambini sanno tutto del loro cucciolo sono davvero pronti a prendersene cura rispettando tutti i suoi bisogni? • Lasciamo esprimere tutti i bambini: chi se la sente davvero di prendersi cura del suo piccolo mostro potrà riempire e sottoscrivere la sua Dichiarazione di assunzione di responsabilità. Note Per condurre bene il gioco di narrazione dobbiamo far sì che i bambini si sentano parte della storia che si racconta, che si immedesimino nella situazione e si sentano liberi di esprimere idee e soluzioni. Ascoltiamo attentamente tutto ciò che i bambini esprimono e utilizziamo ogni spunto per far procedere l’azione, senza avere paura di digressioni o risposte inaspettate (non ci sono risposte giuste o sbagliate, non è un “compito” da valutare), ma tenendo sempre in mente l’obiettivo del nostro racconto. PICCOLO MOSTRO N. 1 PICCOLO MOSTRO N. 2 Aspetto: Aspetto: Taglia È di taglia grande. In età adulta, a circa due anni, raggiunge i due metri di altezza e i 100 kg di peso. Taglia È di taglia media. In età adulta, a circa un anno, raggiunge un metro di altezza e 20 kg di peso. Bisogni primari Mangia esclusivamente rape rosse, sette volte al giorno. Beve un uovo sbattuto, tre volte al giorno. Dorme in spazi chiusi ma con le finestre rigorosamente aperte in tutte le stagioni e con qualsiasi tempo meteorologico. Per fare i suoi bisogni può imparare a usare il normale gabinetto della casa, ma ha paura dello sciacquone. Bisogni primari Mangia solo cibo di natura vegetale e particolarmente fibroso. In natura mangia la corteccia degli alberi. In cattività c’è rischio che si cibi anche di legno e carta che trova in giro per casa. Va ghiotto per le figurine, ma gli fanno male. Deve sempre mangiare puntualmente all’alba e al tramonto. Beve acqua e succo d’acero, quattro litri durante tutta la giornata. Dorme appeso al lampadario o all’attaccapanni, possibilmente dondolando, dal tramonto all’alba. Ha bisogno di un cespuglio in casa dove fare i suoi bisogni. Il cespuglio va pulito ogni settimana. Bisogni affettivi Il suo gioco preferito è la corsa a ostacoli. Si diverte a creare percorsi in casa con tutto quello che trova: sedie, tavoli, divani, mobili… Può andare incontro a fasi depressive se non si ritrova con suoi simili almeno una volta al mese. Esprime affetto e gratitudine emettendo un suono profondo particolare e secernendo dalle mani un liquido rosso che spalma sulle persone amate. Particolarità Suda molto. Il sudore è maleodorante e di colore rosso intenso come le rape che mangia. Se suda dai piedi lascia impronte in tutta casa. Bisogni affettivi Il suo gioco preferito è strappare la carta. Adora il giornale, perciò non facciamoglielo vedere se intendiamo ancora leggerlo. Manifesta il suo affetto legandosi a noi con un filo. Particolarità È molto pauroso e si sente al sicuro solo se si appende e dondola insieme a noi. 45 PICCOLO MOSTRO N. 3 PICCOLO MOSTRO N. 4 Aspetto: Aspetto: DICHIARAZIONE DI ASSUNZIONE DI IMPEGNO E RESPONSABILITA Il/la sottoscritto/a ...................................................................................................................... nato/a a .................................................................................................. il .............................., residente a ................................................................................................................................, via .......................................................................................................... n. ............................... Taglia È di taglia media, ma col passare del tempo si rimpicciolisce. A tre anni di età sta nel palmo di una mano. Bisogni primari Bisogna stare molto attenti alle quantità esatte di cibo da dargli, altrimenti potrebbe scoppiare. Da 0 a 1 anno mangia esclusivamente mele. Due per pasto. Da 1 a 2 anni mangia esclusivamente torsoli di mele. Due per pasto. Da 2 a 3 anni ne mangia solo uno per pasto. Dai 3 anni mangia solo semi di mela fresca. Quattro per pasto. Una volta al giorno beve una centrifuga di mele. Dorme nelle scarpe usate quel giorno dal componente della famiglia con cui è stato meglio. Si sveglia sempre non prima delle dodici e mezza ed è sconsigliabile svegliarlo e farlo spostare prima del tempo. Fa i suoi bisogni mentre dorme. 46 Taglia È di taglia piccola. In età adulta, a circa 3 anni, raggiunge 80 cm di altezza. Chiuso su se stesso è grande come un normale pallone da calcio. Bisogni primari Mangia solo erba appena raccolta. Nei primi tre anni di vita deve mangiare ogni due ore, giorno e notte. Beve acqua dopo ogni pasto e immediatamente deve fare pipì. Dorme tra un pasto e l’altro. È un animale notturno, più attivo di notte che di giorno. Può abituarsi a cicli di vita diversi, ma questo potrebbe modificare molto il suo carattere. Dorme nella vasca da bagno, su un sottile strato di acqua. Fa pipì solo dopo aver mangiato e bevuto, ma ne fa a litri. Bisogni affettivi Il suo gioco preferito è farsi piccolo piccolo, nascondersi e sbucare fuori all’improvviso: da una tazzina da tè, da un calzino, da dentro un libro. Manifesta il suo affetto aggrovigliandosi tra i nostri capelli. Adora i capelli lunghi e quelli ricci. Bisogni affettivi Il suo gioco preferito è chiudersi a palla e ruzzolarci tra i piedi. Se giochiamo con lui lanciandolo a un amico ci sarà eternamente riconoscente e ci mostrerà tutto il suo affetto. Non sopporta le palle di gomma, appena ne vede una la buca. Particolarità Ha violentissime crisi respiratorie se qualcuno fuma nelle sue vicinanze. Particolarità Non può vivere dove c’è una televisione, perché le onde elettromagnetiche sono letali per lui. tel. ............................................................................................................ Consapevole della responsabilità che ho verso il mio animale da compagnia MI IMPEGNO SOLENNEMENTE a prendermi cura del mio cucciolo rispettando tutti i suoi bisogni. Pertanto, tutti i giorni: gli preparerò e darò da mangiare .............................................................................................. ................................................................................................................................................... per farlo dormire bene .............................................................................................................. ................................................................................................................................................... giocherò con lui al suo gioco preferito ........................................................................................ ................................................................................................................................................... Gli dedicherò il mio tempo e il mio affetto imparando ad apprezzare il suo particolare modo di dimostrarmi il suo. Rispetterò le sue esigenze e necessità anche quando sarà grande e vecchio. In fede, ................................................................................................................................................... 47 A bocca chiusa Durata un’ora in classe. Cosa serve due fotocopie della tabella con le frasi da mimare. Obiettivo imparare a leggere le espressioni e il linguaggio corporeo. attività 07 Cosa fare • Gli animali ci parlano continuamente. Lo fanno con la postura, con l’espressione, con gli occhi o muovendo orecchie e coda. • Capire questo linguaggio è fondamentale per riuscire ad agire nel modo corretto. Quest’attività è un modo per allenare la nostra capacità di capire il linguaggio del corpo. • Formiamo due squadre e diamo a ognuna questa lista di frasi: CHE CALDO! STO MORENDO DI SETE! OH, POVERO ME! FINALMENTE SI MANGIA! BRRR… CHE FREDDO! MAMMA MIA CHE PAURA! UFFA CHE NOIA… QUESTO NON LO VOGLIO FARE. MA CHE BELLA SORPRESA! MI SCAPPA LA PIPÌ… BASTA! NON NE POSSO PIÙ. QUESTA SÌ CHE È VITA! MI SENTO TANTO SOLO. NON PROVARE AD AVVICINARTI! VUOI GIOCARE CON ME? • Come nel gioco dei mimi ogni squadra a turno sceglierà un giocatore della squadra avversaria e gli dirà quale frase mimare. • Il giocatore dovrà mimare il significato della frase ai propri compagni, che lo guarderanno rimanendo anche loro in silenzio. • Passati i due minuti la sua squadra si riunirà e deciderà qual era la frase mimata. • Un compagno della sua squadra dovrà quindi andare verso il bambino che ha mimato la frase e mimare un’azione conseguente. Per esempio se la frase mimata era “Brrr… che freddo!” il compagno porterà al mimo qualcosa per coprirlo. • Se l’azione non è quella giusta e la squadra non ha capito bene cosa voleva comunicare il mimo, faranno tutti una penitenza decisa dagli avversari. • Facciamo giocare le squadre fino a quando non avranno indovinato tutte le frasi. Poi parliamo del gioco: è possibile farsi capire solo col linguaggio del corpo? A cosa può servirci? Quando? • Per vivere in armonia con il proprio animale è indispensabile capire cosa ci dice, ma saper usare il linguaggio del corpo è a volte indispensabile anche fra gli uomini! 48 Facciamo amicizia? Durata un’ora circa. Cosa serve fotocopie delle istruzioni. Obiettivo riflettere sulla necessità di adeguare il proprio linguaggio gestuale all’animale (ma anche all’essere umano!) che abbiamo di fronte, per non trasmettere messaggi sbagliati. Comportamenti giusti (tranquillizzanti, amichevoli…) attività 08 Cosa fare Quando incontriamo un animale, anche se inconsapevolmente, con il nostro atteggiamento e modo di muoverci gli mandiamo dei segnali. Con il corpo possiamo comunicare sfida, paura, amicizia… e l’animale reagirà di conseguenza! In questa attività i bambini interpreteranno a turno il ruolo di un animale o di un essere umano che deve incontrare un animale, e sperimenteranno come è bene comportarsi per evitare di mandare messaggi negativi e di ottenere reazioni pericolose! • Dividiamo la classe in due gruppi. • Diciamo a un gruppo che tra poco ognuno di loro incontrerà un cane: devono quindi prepararsi all’incontro, riflettendo su quale sia il modo migliore per “fare amicizia”. • Mentre il primo gruppo si prepara all’incontro (in silenzio o parlando a bassa voce), portiamo l’altro gruppo con noi in un ambiente separato e istruiamo i bambini a “fare i cani”. In particolare è importante che ogni bambino-cane sappia quali sono i comportamenti umani che gli possono dare fastidio (impaurendolo, facendolo arrabbiare…) e quali sono i comportamenti che invece gli trasmettono sicurezza e serenità. • Queste sono le istruzioni da trasmettere ai bambini-cane: • avvicinarsi con calma • guardare, senza fissare negli occhi • lasciare un po’ di distanza • lasciare che sia l’animale a fare il primo passo • lasciarsi annusare • accarezzare solo dopo che l’animale ha preso confidenza Comportamenti sbagliati (preoccupanti, aggressivi…) • correre • saltare • abbracciare • urlare • fissare negli occhi • avvicinarsi in fretta • allungare le mani 49 • Quando i bambini-cane si sentiranno pronti, facciamo incontrare i due gruppi e creiamo delle coppie formate da un bambino del primo gruppo (umano) e uno del secondo gruppo (cane). • A questo punto ogni coppia dovrà trovarsi uno spazietto tutto per sé: ogni bambino-umano avrà quindi 5 minuti di tempo per provare a fare amicizia con il proprio bambino-cane. Per farlo dovrà comportarsi nel modo che riterrà più utile. Al contempo però il bambino-cane dovrà reagire a seconda dei comportamenti del proprio compagno di coppia e seguendo le istruzioni assegnate in precedenza. • In pratica se un bambino-umano compirà un’azione compresa fra quelle SBAGLIATE per il bambino-cane, quest’ultimo dovrà allontanarsi, scappare o ringhiare… Se invece il bambino-umano compirà azioni tranquillizzanti (GIUSTE), il bambino-cane potrà avvicinarsi e mostrarsi contento. • Alla fine dell’esperimento discutiamone insieme: è stato facile fare amicizia? Abbiamo dovuto prestare qualche attenzione particolare? Come ci comportiamo quando incontriamo veramente un animale? Che effetto ci farebbe se uno sconosciuto si avvicinasse a noi con troppo slancio? O cercasse di abbracciarci appena ci conosce? • Possiamo ripetere il gioco invertendo i ruoli (chi faceva l’animale farà l’umano e viceversa) e provando con i gatti al posto dei cani. • Ecco le istruzioni per i bambini-gatto: Comportamenti giusti (tranquillizzanti, amichevoli…) • avvicinarsi con calma • far giocare l’animale con un oggetto • accucciarsi • lasciare molta distanza • lasciare che sia l’animale a fare il primo passo • lasciarsi annusare • accarezzare solo dopo che l’animale ha preso confidenza Comportamenti sbagliati (preoccupanti, aggressivi…) • correre • saltare • prendere in braccio • urlare • avvicinarsi in fretta • immobilizzare • prendere per la coda 50 Segni segreti Durata un’ora circa. Cosa serve nulla. Obiettivo riflettere insieme sul fatto che ogni animale (e ogni uomo!) ha alcuni gesti ed espressioni, propri della sua specie, ma anche personali, per comunicare alcuni bisogni o stati d’animo; imparare ad ascoltare e decodificare i messaggi non verbali. attività 09 Cosa fare In questa attività metteremo alla prova la nostra capacità di decifrare i messaggi segreti che gli altri ci mandano, animali compresi. • Chiedete ai bambini se sarebbero in grado di decifrare un codice segreto. • Ascoltate le loro risposte e chiedete loro se pensano che anche gli animali abbiano dei codici segreti. Tanto per cominciare la loro stessa “lingua” è sicuramente un codice, ma ogni animale ha moltissimi modi per comunicare emozioni e desideri. • Chiedete ai bambini qualche esempio di come un animale che conoscono “comunica” ciò che gradisce o che non gradisce. • Fate sedere i bambini a terra in cerchio e lanciate la vostra sfida: chi ha detto che saprebbe decifrare un codice segreto? Mandate quindi il più “coraggioso” fuori dalla stanza per qualche minuto, mentre il gruppo prepara il proprio “codice”. • Preparare il codice significa scegliere un modo per rispondere alle domande che il decifratore farà. Il modo prescinde dalle domande e si sofferma sul comportamento del decifratore per stabilire un sistema di risposte; ecco un esempio: potremmo rispondere di sì se la domanda verrà posta a una bambina e no se verrà posta a un bambino. • Quando il gruppo avrà definito il codice, facciamo entrare il decifratore e lasciamo che inizi a fare le sue domande. Gli diremo che deve indovinare un animale, ma che noi risponderemo in modo segreto, con un codice speciale (senza dirgli di più). • Rispondiamo quindi al decifratore secondo il codice definito in precedenza. Per seguire l’esempio ecco cosa potrebbe accadere: il decifratore Francesco chiede a Marina se l’animale da indovinare ha 4 zampe e Marina (essendo una bambina) risponde sì; quindi Francesco chiede a Marco se l’animale vive in città e Marco (visto che è un bambino) risponde di no; allora Francesco prova a chiedere ad Arianna se l’animale vive in campagna e lei (bambina) risponde di sì. E così via, finché non si creano delle contraddizioni che spingono Francesco a ipotizzare (magari con qualche aiuto!) che le risposte dipendono da qualcosa nel suo comportamento. • Ripetiamo il gioco un paio di volte, con nuovi decifratori e nuovi codici (basati ad esempio sul fatto che il decifratore si muova o stia fermo, che sorrida o sia serio, che parli ad alta o bassa voce). • Discutiamo del gioco. È facile indovinare un linguaggio che non è il nostro? Provare a indovinare è stato divertente o frustrante? • Discutiamo dell’utilità di interpretare i messaggi che gli altri e gli animali ci mandano e che possono indicarci come comportarci per farli star bene e ottenere la miglior relazione possibile. 51 Sogni ad occhi aperti Durata Un’ora circa (due con il “per proseguire”) Cosa serve Nulla (fogli A4 e colori, con il “per proseguire”) Obiettivo Immedesimarsi negli animali, compiendo un percorso di immaginazione, ma anche di riflessione, sul loro mondo. 52 attività 10 Cosa fare I sensi degli animali “funzionano” in modo diverso dai nostri, quindi i nostri amici percepiscono un mondo differente dal nostro. I loro bisogni sono diversi dai nostri, come i loro desideri: sono diverse le cose che fanno loro piacere, quelle che li divertono e quelle che li spaventano. Siamo capaci di immedesimarci in un animale, per qualche minuto, e di sognare con i suoi occhi? • L’attività che proponiamo è un gioco di concentrazione e d’immaginazione: si tratta di una fantasia guidata. Ecco come procedere. • Chiediamo a ciascun bambino di concentrarsi su un animale che conosce molto bene. Per farlo dovrà chiudere gli occhi e immaginare quell’animale: com’è fatto, come si comporta, cosa gli piace fare e cosa non gli piace. A questo punto ognuno dovrà provare a immaginare di trasformarsi nel suo animale. • Mentre gli alunni resteranno concentrati e a occhi chiusi, noi inizieremo un racconto in seconda persona singolare (di cui sarà protagonista ogni animale nell’immaginazione di ciascun bambino), come in un sogno. Durante il racconto faremo alcune domande a cui ogni bambino cercherà in silenzio di dare risposta. Terminate le domande, lasciamo quindi a ciascuno il tempo di pensare e immaginare con calma. Ecco un esempio di come procedere: “È la mattina di una giornata fredda e piovosa, ti sei appena svegliato e sei al riparo: dove ti trovi? Cosa vedi intorno a te? Cosa senti? Come ti senti tu? Decidi cosa vuoi fare in questa mattinata invernale… Mentre ti stai facendo i fatti tuoi arriva un essere umano. Chi è? Che effetto fa la sua presenza? Cosa succede? L’umano se ne va e fuori spunta il sole. Cosa fai? Qual è il tuo più grande desiderio in questo momento? A un tratto senti un rumore fra le foglie di un albero o di un cespuglio accanto a te: dev’esserci un altro animale! Di chi si tratta? Che effetto ti fa? Tu come reagisci? E per finire cala la sera. La giornata è stata impegnativa, e ora? Dove vai? Cosa ti farebbe stare bene, per questa nottata?” • Al risveglio dalla fantasia guidata scambiamoci i racconti e discutiamo delle sensazioni che ha suscitato in noi questo gioco, che stabilirà quale animale è stato meglio educato, quale risponde meglio ai comandi o ha imparato a fare la cosa più complessa. Per proseguire Se abbiamo un po’ di tempo, prima di raccontarci reciprocamente le nostre fantasie guidate, proviamo a disegnarle, come in un fumetto. Diamo a ciascuno un foglio A4 e facciamolo dividere, piegandolo, in 4 parti. A ogni quarto di foglio diamo un titolo: 1) la mattina piovosa; 2) l’incontro con un umano; 3) l’incontro con un animale; 4) arriva la sera. Ognuno dovrà disegnare, sul suo foglio, le diverse scene, nei 4 spazi. Quando i disegni saranno finiti vediamoli insieme e discutiamone. Durata un’ora. Cosa serve 4 bende. Obiettivo imparare a muoversi basandosi su sensi diversi dalla vista (come accade a molti animali). Cosa fare Gli animali sono guidati, nei loro movimenti e nei loro approcci, da tutti i sensi: noi umani ci basiamo soprattutto (almeno a livello razionale) su quel che vediamo, ma non è così per tutte le specie animali. In questo gioco proveremo a muoverci nello spazio e a cercare un compagno senza usare gli occhi, ma solo ascoltando (e magari annusando!). • Svuotiamo la classe dai banchi (mettendoli in corridoio o addossandoli alle pareti) e sediamoci formando un cerchio più ampio possibile. • Diciamo ai bambini che stiamo per fare un esperimento per capire come si orientano alcuni animali. • Chiediamo quattro volontari per giocare e spieghiamo che due di loro saranno cani e gli altri due saranno gatti. • Diciamo ai due gatti che il loro obiettivo sarà ritrovarsi nella notte e ai due cani che dovranno ritrovarsi anche loro. Attenzione però: nessun cane dovrà mai farsi raggiungere da un gatto e viceversa. • Ora bendiamo i quattro giocatori e disponiamoli all’interno del cerchio, in modo che siano tutti lontani fra loro. • A turno, prima un gatto e poi l’altro, quindi un cane e per finire il secondo cane, dovranno fare due passi ed emettere per due volte il verso del proprio animale (i gatti miao-miao e i cani baubau). • In questo modo gli animali si muoveranno avendo come riferimento i versi del loro compagno e dei due “avversari”. • Vince la coppia che per prima riesce a ricongiungersi. • Se però un gatto viene toccato (non sfiorato per sbaglio, ma proprio toccato con una mano) da un cane o viceversa, deve “scappare”: il giocatore toccato sarà posizionato di nuovo dal conduttore nel suo punto di partenza e dovrà ricominciare a muoversi da lì. • Possiamo ripetere il gioco (che è divertente e probabilmente lascerà deluso chi non lo abbia provato) con qualche altra coppia. • Facciamo seguire una breve discussione: come ci siamo trovati a muoverci bendati? Quanto ci ha aiutato sentire la voce del nostro compagno per orientarci? 53 Un gioco con i baffi! attività 12 Durata un’ora in palestra, in giardino o in luogo adatto a un gioco di movimento. Cosa fare Gli animali sono diversi da noi, per esempio hanno parti del corpo che noi non abbiamo! In quest’attività da fare in palestra o in giardino, trasformeremo il nostro corpo mettendoci una coda, dei baffi o le pinne, e proveremo a muoverci con queste parti del corpo che non conosciamo, facendo una gara di abilità o un percorso a ostacoli da compiere nel tempo più breve e facendo il minor numero di errori. Cosa serve cannucce, una corda, un calzino, della sabbia o una pallina, due cartoncini bristol 70x100 o due giornali. Obiettivo favorire la conoscenza degli animali per immedesimazione. 54 • Mettiamoci nei panni del gatto e impariamo a usare le vibrisse. • Colleghiamo quattro cannucce tra di loro in modo da ottenere una bacchetta leggera, lunga almeno un metro. • Definiamo lo spazio da esplorare: si tratta di creare un corridoio da percorrere. Possiamo utilizzare un materassino tenuto a poca distanza da una parete, o fare un corridoio di bambini. • Il bimbo-gatto si dovrà mettere a quattro zampe e tenere la cannuccia tra labbro e naso… al posto dei baffi! Il compito è percorrere il corridoio a occhi chiusi, o bendati, tastando il terreno solo con le vibrisse. Sarà la cannuccia a darci l’idea di dove siano le pareti. Si potrà prendere il tempo di percorrenza e contare 3 penalità ogni volta che il bimbo-gatto apre gli occhi, 1 penalità se tocca le pareti con una parte del corpo diversa dalle vibrisse. • Sarà poi la volta di metterci una coda. • Creiamo una coda con un nastro o una corda da legare in vita, alla cui estremità legheremo un calzino pieno di sabbia. La coda dovrà essere lunga tanto da poggiare a terra per almeno 30 cm. • Il tratto da percorrere qui sarà una trave di equilibrio, alta pochi centimetri da terra. Obiettivo è camminare sulla trave trascinandosi dietro la coda senza farla cadere. • Oltre al tempo di percorrenza, si potrà segnare una penalità ogni volta che la coda cadrà dalla trave. • In ultimo immedesimiamoci in un pesce che usa le pinne. • Per costruire le pinne utilizziamo due cartoncini bristol di cm 70x100 e facciamone due grandi ventagli. Si potranno anche usare due vecchi giornali, pure senza piegarli. • Facciamo delle palline di carta straccia e spargiamole in terra. • Il bimbo-pesce dovrà raccogliere con le pinne il maggior numero di “uova di pesce” e metterle in un cestino. • Si potrà fissare un limite di tempo per la gara. Allo scadere si conteranno le uova raccolte. Per proseguire Se il gioco ha divertito i bambini, invitiamoli a inventare altre “abilità da animali” da imitare. Potremmo basare su questo tema il programma annuale di educazione fisica e indire le Olimpiadi degli Animali a fine anno. Ce l’ho scritto in fronte! attività 13 Cosa fare Durata un’ora circa. Cosa serve scotch di carta e pennarello. Obiettivo fornire e interpretare descrizioni verbali efficaci di animali; imparare a riconoscere i tratti distintivi degli animali da compagnia. Cane Gatto Per imparare a riconoscere le descrizioni degli animali e per imparare noi stessi a descriverli, ecco un’attività nella quale inviteremo i bambini a indovinare un animale da compagnia a partire da alcuni indizi. • Un gioco classico, divertente, che richiede un assoluto rispetto delle regole! • Spieghiamo ai bambini che ognuno di loro diventerà un animale, ma non saprà quale e dovrà indovinarlo facendo domande ai compagni. • Ognuno infatti avrà sulla fronte una scritta (si possono usare delle strisce di stoffa o del nastro adesivo di carta) con il nome del proprio animale da indovinare. • È importante, perché il gioco riesca, che nessuno dica agli altri esplicitamente quel che legge sulle loro fronti: il gioco consiste nel fare domande e rispondere alle domande altrui, senza rivelare mai la soluzione. • Facciamo sedere i bambini in cerchio e chiediamo silenzio: potrà parlare solo chi deve indovinare il proprio animale e chi viene chiamato a rispondere alle sue domande. • Mettiamo quindi a ciascun bambino una striscia di scotch di carta sulla fronte e scriviamo su ciascuna striscia il nome di un animale. Attenzione a mantenere il silenzio anche in questa fase! • Inizia il gioco. Un bambino va al centro del cerchio e può rivolgere una domanda a uno dei suoi compagni per indovinare il proprio animale. La domanda dev’essere formulata in modo che si possa rispondere semplicemente con un sì o con un no. Chi è stato interpellato deve rispondere. Quindi chi è al centro fa una nuova domanda a un altro compagno e continua così finché non si sente in grado di indovinare. Se vogliamo aggiungere un elemento di sfida, possiamo contare le domande che servono per indovinare. • Quando il primo bambino ha indovinato passiamo al secondo, finché non giocano tutti. • Se vogliamo risolvere il gioco in minor tempo (ammesso di lavorare con una classe di bambini sufficientemente “ordinati”), possiamo far svolgere la fase di domande e risposte tutti insieme: lasciamo che i bambini si muovano in classe in modo autonomo e che facciano liberamente le domande. Chi crede di conoscere il proprio animale lo scrive alla lavagna e poi si siede al proprio posto. In tal modo è possibile vedere chi indovina per primo. • Finito il gioco proviamo a parlare di quel che è successo. Cosa ci ha aiutato a indovinare? Che difficoltà abbiamo avuto? Quali sono le domande più utili? Perché? 55 Ma che razza di cane sei? Durata un’ora in classe. Cosa serve stampe delle serie di figurine. Obiettivo favorire la conoscenza delle diverse razze di cani. 56 attività 14 Cosa fare Per mostrare in modo semplice e divertente la diversità all’interno della stessa specie di animali possiamo proporre ai bambini di giocare all’Indovina chi? delle razze. I bambini, utilizzando lo stesso meccanismo del noto gioco da tavola, osservando le figure e ponendosi reciprocamente una serie di domande, impareranno a riconoscere le differenze tra le varie razze canine e giocheranno a indovinarle. Indovina chi? delle razze Fotocopia, ritaglia e gioca con queste tessere così come spiegato nell’attività “Ma che razza di cane sei?” • Il gioco si svolge tra due giocatori. Si fanno due fotocopie della pagina 57, poi si ritagliano le figurine seguendo il tratteggio ottenendo così due serie complete di 12 figurine che raffigurano 12 cani con caratteristiche fisiche diverse: statura, lunghezza e colore del pelo, forma del muso e delle orecchie ecc. Ogni giocatore prende una serie. • Ognuno dei due giocatori pesca una figurina dal suo mazzo. • Lo scopo di questo gioco è indovinare la figurina pescata dall’avversario. • Ciascun giocatore, a turno, pone una domanda su una caratteristica dell’aspetto che potrebbe avere il cane raffigurato nella figurina dell’avversario. Alle domande è possibile rispondere solamente con un “Sì” o con un “No”. • In base alla risposta è possibile eliminare tutte le figurine che non si adattano a quella caratteristica. Ad esempio, un giocatore può domandare se il cane è di taglia grossa. Se la risposta sarà “Sì”, il giocatore potrà eliminare dalla sua serie tutti i cani di taglia piccola. Le domande potranno riguardare il pelo, le orecchie, la coda, la forma della testa ecc. • Vince il giocatore che per esclusione arriva prima a indovinare quale cane possiede il suo avversario. Per proseguire Una divertente variante dell’Indovina chi? classico è proporre una forma di gioco dal vivo in cui i personaggi sono in carne e ossa. Gioca la classe intera, divisa in due gruppi. In ogni gruppo c’è un portavoce che si consulterà con gli altri giocatori sulle domande da fare. Invece di utilizzare figurine con i personaggi, in questo gioco si usano i personaggi-bambini delle due squadre. Quando un bambino corrisponde a una caratteristica fisica da escludere si accuccerà a terra. Come nel classico Indovina chi?, attraverso le domande sulle diverse caratteristiche dei componenti delle due squadre si arriveranno a indovinare i bambini selezionati. 57 Indovina cane e gatto Durata un’ora circa. Cosa serve istruzioni fotocopiate. Obiettivo osservare insieme alcune differenze di comportamento e di atteggiamento dei vari animali. 58 attività 15 Cosa fare La classe si trasforma! Metà dei bambini diventano gatti e l’altra metà cani: un gruppo di investigatori dovrà individuare le due specie e dividere cani e gatti correttamente, osservandoli. • Organizziamo l’aula in modo da lasciare un ampio spazio centrale vuoto dove ci si possa muovere liberamente. • Dividiamo i bambini in tre gruppi: uno di cani, uno di gatti e uno (il meno numeroso, di 4-5 bambini) degli investigatori che cercherà di scoprire a quale specie appartiene ciascun compagno. • Chiediamo agli investigatori di uscire per 5 minuti dall’aula e prepararsi provando a fare ipotesi su come distinguere cani e gatti. • Mentre gli investigatori sono fuori, dividiamo i bambini restanti in cani e gatti e spieghiamo a ogni gruppo come comportarsi. • I cani devono: - cercare altri cani con cui giocare; - annusare in giro e aguzzare le orecchie; - avvicinarsi agli “umani”; - scodinzolare (sorridendo, se va tutto bene); - ringhiare (con faccia arrabbiata, se succede qualcosa di sgradevole); - far penzolare la lingua. • I gatti devono: - starsene per conto proprio; - dormicchiare e pulirsi; - saltare e acchiappare le cose che si muovono velocemente; - soffiare (se succede qualcosa di sgradevole); - arrampicarsi; - farsi le unghie (grattare superfici morbide); - fare le fusa (se va tutto bene: frrrr-frrrr…). • Inoltre cani e gatti dovranno muoversi cercando di imitare l’animale loro assegnato, per come lo conoscono. • Facciamo rientrare gli investigatori che in un tempo prestabilito (10 minuti) dovranno riconoscere l’animale interpretato da ciascun compagno, dividendo i bambini-animali in due gruppi (che potranno far posizionare ai due lati opposti dell’aula). • Finiti i 10 minuti verifichiamo quanti animali sono stati riconosciuti e chiediamo agli investigatori sulla base di quali indizi. • I comportamenti erano effettivamente diversi? E la gestualità? Chi ha interpretato il miglior cane del gruppo? Perché? E chi è stato il gatto più credibile? Perché? • Discutiamo delle differenze profonde fra i comportamenti degli animali: innanzitutto delle diverse specie (cani e gatti) ma, come per gli esseri umani, anche fra singoli individui. Individualisti e compagnoni Durata una mattinata. Cosa serve nulla. Obiettivo sperimentare alcune delle differenze che contraddistinguono la vita solitaria da quella “in branco”. attività 16 Cosa fare Fra le caratteristiche che più vistosamente distinguono cani e gatti, e più in generale diverse specie di animali, c’è la propensione a vivere in gruppo o all’individualismo. Proviamo a rappresentare e sperimentare in classe questi due diversi atteggiamenti. • Dividiamo la classe in due gruppi: un gruppo interpreterà i cani e l’altro i gatti. In questo gioco però non dovremo concentrarci sui movimenti o sui comportamenti delle due diverse specie, ma su un unico aspetto, particolarmente rilevante: la tendenza a stare in gruppo o da soli. • L’esperimento dura una mattinata e si sviluppa durante le normali attività scolastiche (lezioni e intervalli). • L’esperimento è molto semplice: i due gruppi dovranno solamente rispettare alcune regole generali, e per il resto comportarsi come loro solito. • I cani passeranno la mattinata insieme, si potranno aiutare reciprocamente, scambiare oggetti e cibo, ma dovranno rispettare una gerarchia da definire all’inizio del gioco, secondo la quale il loro gruppo avrà un capo, che stabilirà cosa fare, dove stare… I suoi compagni dovranno seguirlo e adeguarsi alle sue decisioni. Per cambiare capo qualcuno degli altri bambini-cane dovrà lanciare una sfida al capo in carica e sconfiggerlo. Dovrà trattarsi di una sfida atletica (corsa, braccio di ferro). • I gatti, al contrario, faranno ciascuno quel che preferisce per tutta la mattina. Non dovranno obbedire a nessuno dei compagni, né sfidarsi per la leadership. Tuttavia non potranno aiutarsi fra loro né scambiarsi oggetti e cibo. • Se fosse possibile proponiamo ai bambini di continuare il gioco anche fuori da scuola, nel pomeriggio (in particolare i cani dovrebbero provare a raggrupparsi). • Al termine del gioco discutiamo delle nostre sensazioni e osservazioni. Ci sentiamo più compagnoni o individualisti? Ci è piaciuta la vita in gruppo? E come ci siamo trovati con il nostro “capo”? E la vita autonoma? Ci è mancato qualcosa? • Riflettiamo sulle diverse esigenze delle due specie animali, a partire dall’elemento che abbiamo appena sperimentato. Dovremmo tenere conto di quel che abbiamo visto e detto per avere a che fare con i nostri animali da compagnia? 59 Il capo sono io! Durata un’ora circa. Cosa serve nulla. Obiettivo imparare a “fare il capo”, riconoscere il proprio ruolo di “capo branco” rispetto agli animali da compagnia e assumere tale ruolo con serietà. 60 attività 17 Cosa fare Avere un animale significa anche sapersi far rispettare e seguire. Non è una questione di punizioni, ma di regole e di autorità. Giocando, impariamo a farci imitare e seguire. • Svuotiamo la classe (mettendo i banchi attaccati alle pareti). • Spieghiamo ai bambini che è importante, nel rapporto con un animale da compagnia, ottenere da lui rispetto e “farsi obbedire”; gli animali hanno diritto al nostro totale rispetto, ma siamo noi che dobbiamo dettare le regole. • Faremo insieme un gioco per sperimentare cosa significa farsi seguire e cosa significa seguire. • Facciamo disporre tutti i partecipanti in cerchio, in piedi, e chiediamo chi vuole cominciare a giocare. • Accompagniamo il volontario fuori dalla porta affinché non senta ciò che accade in aula. • Nel frattempo i bambini in classe decidono chi farà l’umano: tutti gli altri saranno i suoi cani e dovranno seguirlo/imitarlo. • Per l’esattezza, il bambino-umano dovrà scegliere un semplice movimento e tutti gli altri, osservandolo, dovranno imitarlo. Il gioco consiste nel fatto che ogni tanto il bambino-umano cambierà movimento: i suoi “cani” potranno e dovranno seguirlo e imitarlo. • Quando il gruppo avrà iniziato a fare il primo dei movimenti scelti dal “capo”, facciamo entrare il giocatore uscito dalla porta e portiamolo al centro del cerchio. • Mentre gli altri si muovono, spieghiamogli cosa sta accadendo e il compito che lo aspetta: dovrà individuare chi è l’umano, proprietario di tutti quei cani! • Quando il primo bambino avrà indovinato, facciamo uscire un secondo bambino e cambiamo “capo”. Proviamo quindi una seconda volta e, volendo, anche una terza. • Finito il gioco discutiamo. Come si può riuscire a farsi seguire e obbedire da un animale? Tutti gli animali sono uguali? Gli animali sono come noi umani? Possiamo aspettarci le stesse cose che ci aspetteremmo da un bambino? Come possiamo farci capire? Per proseguire Ecco un’attività per giocare con l’idea di capo branco: i partecipanti si dispongono in cerchio e tre di loro inventano un gesto (ciascuno il suo) accompagnato da un suono (fatto con la bocca o le mani) e iniziano a ripeterlo continuamente; poi, ciascun esecutore sceglie un bambino del cerchio, che imiterà il gesto-suono del capo branco e lo seguirà. Ora i due potranno invitare un nuovo compagno per allargare il branco: sarà sempre il capo branco a decidere quale compagno invitare. Si formeranno così tre branchi, ognuno col suo capo, che avrà diritto, se vorrà, di cambiare gesto: ovviamente i suoi gregari dovranno sempre seguire e imitare i suoi cambiamenti. Siamo gatti? Durata un’ora circa. Cosa serve tre immagini di gatto, tre immagini di gabbiano, tre specchietti. Obiettivo giocare con i diversi metodi di apprendimento degli animali. attività 18 Cosa fare Un meccanismo di apprendimento tipico degli animali, e che gli uomini presentano in forma molto lieve, è l’imprinting, la capacità cioè di restare impressionati dalla prima cosa che vedono alla nascita. • Utilizziamo questo gioco di movimento per introdurre il tema che potremo successivamente sviluppare con letture, ricerche, visioni di documentari e film d’animazione. • Si tratta di un gioco corporeo a squadre che s’ispira alla Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepúlveda. • Nove bambini della classe avranno un ruolo particolare: saranno tre gatti, tre gabbiani e… tre bambini! • I gatti e i gabbiani avranno con sé un disegno che li rappresenta, i bambini devono avere con sé uno specchietto. • Tutti gli altri bambini saranno animaletti pronti a nascere: scelgono un posto, si mettono raggomitolati a occhi chiusi e aspettano che qualcuno li faccia nascere, toccandoli su una spalla. • Al nostro via i tre gabbiani e i tre gatti partiranno per andare a far nascere il maggior numero di bambini possibili. • Quando toccano il cucciolo che nasce gli mostreranno la loro immagine. Se alla nascita il cucciolo vede un gabbiano o un gatto si comporterà come l’animale che ha visto. Se ha visto un gatto si muoverà a quattro zampe, se ha visto un gabbiano sbatterà le ali. • A un nostro secondo segnale, quando quasi tutti i cuccioli sono nati, potranno partire i bambini con lo specchio. • Questi andranno dai cuccioli già nati e mostreranno loro con lo specchio che in realtà essi sono bambini e quindi da quel momento si comporteranno come tali, camminando normalmente. • L’imprinting però è forte! Se un gatto (o un gabbiano) gli mostrerà di nuovo l’immagine che hanno visto alla nascita, torneranno a comportarsi di conseguenza. • Obiettivo di ogni squadra (bambini, gatti e gabbiani) è avere il maggior numero di componenti. • Alla fine diamo il segnale di fine gioco: quale squadra ha vinto? Per proseguire La scoperta dell’imprinting da parte dell’etologo Konrad Lorenz è una pietra miliare dello studio degli animali e la storia dell’oca Martina divertirà moltissimo i bambini. Possiamo leggerla raccontata da Lorenz stesso nell’Anello di Re Salomone, oppure trovare documentari e altre fonti per farla conoscere ai bambini. Il romanzo di Luis Sepúlveda, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, da cui è stato tratto anche un bel film d’animazione, ha la stessa problematica di fondo. Il discorso sull’identità e sull’amore scaturisce dal presupposto che la gabbianella, covata da un gatto, si crede un gatto. La visione del film d’animazione e/o la lettura del romanzo saranno di stimolo per ulteriori riflessioni. 61 Si nasce, si cresce, si cambia Durata circa un’ora in classe. Cosa serve fotocopie delle schede di abbinamento età/bisogni e desideri. Obiettivo stimolare la riflessione sulle diverse fasi di vita del nostro amico animale e di come possono cambiare le sue necessità. 62 attività 19 Cosa fare Il rapporto con un animale da compagnia è un rapporto per la vita. Animali e uomini hanno tempi di vita diversi: per esempio nell’arco di circa quindici anni un gattino nasce, cresce, invecchia e muore. Nostro compito è prendercene cura nel modo adeguato in ogni momento della sua vita. • Introduciamo il tema con un semplice gioco di espressione corporea. • Andiamo in palestra o in giardino se possibile, altrimenti sistemiamo l’aula in modo da poterci muovere liberamente. • Sperimentiamo con il corpo la diversa vitalità di un cucciolo, di un gatto adulto e di un gatto vecchio. • A un nostro segnale i bambini dovranno mimare le diverse fasi di vita di un gatto (o di un cane). Stabiliamo un segnale per comunicare il passaggio di età, per esempio un battito di mani. • All’inizio tutti i bambini saranno raggomitolati a terra. • Battiamo le mani: i cuccioli nascono e iniziano a muoversi nel mondo. I bambini dovranno quindi comportarsi come cuccioli, sia esplorando l’ambiente sia interagendo con i loro simili. Come si comportano i cuccioli? Potranno correre, ruzzolarsi e azzuffarsi giocosamente con i compagni. • Dopo qualche minuto battiamo nuovamente le mani: i bambini ora dovranno crescere e mimare il comportamento di un gatto adulto. Questo potrà allontanarsi di più ed esplorare il mondo che lo circonda, combattere con gli altri gatti e corteggiare le gatte. • Battiamo ancora le mani: i gatti ora diventano vecchi; non sono più così agili e pieni di forza, preferiscono trovarsi un luogo tranquillo dove poter riposare al sicuro. • Come cambia la vita di un gatto? Sediamoci in cerchio e ascoltiamo dai bambini come si sono sentiti nelle tre fasi e cosa cambiava da una all’altra. • Dopo aver fatto immedesimare i bambini in gatti di diverse età diamo loro la scheda nella pagina accanto. • Cosa preferisce fare un gatto vecchio? Cosa è meglio fare per un cucciolo? Proviamo a fare gli abbinamenti giusti tra fase di vita, bisogni e desideri. Scheda attività “Si nasce, si cresce, si cambia…” Scrivi le frasi nello spazio che ritieni corretto. Quali cose sono più adatte a un… Cucciolo di gatto Tutti e tre Gatto adulto Gatto vecchio Se ritieni che alcune cose non facciano mai bene ai gatti non scriverle. 1. Mamma gatta con la cucciolata 2. Pappa speciale col cucchiaino 3. Topolino gioco 4. Pesce con la lisca 5. Spazzola 6. Erba gatta 7. Visite dal Medico Veterinario 8. Morbida cuccia vicino al termosifone 9. Una cuccia-palestra 10. Lecca lecca/caramelle/dolciumi 63 Oggi ci penso io Durata venti minuti per introdurre il tema del gioco e quaranta minuti per far giocare i bambini. Cosa serve le tessere del Memory del cibo. Obiettivo stimolare la riflessione sulle diverse fasi di vita del nostro amico animale e di come possono cambiare le sue necessità. 64 attività 20 Cosa fare Ogni creatura ha bisogni diversi per quanto riguarda il cibo: quello che fa bene a uno può far male all’altro. Ma di cosa ha bisogno un cane o un gatto? E un bambino? Hanno bisogno tutti di diete bilanciate che contengano la giusta quantità di nutrienti: proteine, carboidrati, vitamine, grassi, sali minerali. Ecco un gioco per memorizzare questo concetto: è ora di pranzo, cosa mangiamo? Cosa diamo da mangiare ai pet? Ogni bambino dovrà pescare tra le tessere del Memory quelle che servono per comporre il pranzo per sé e il cibo specifico del suo pet. • Fotocopiamo 2 volte le tessere qui accanto, ritagliamole e spieghiamo come si gioca a Memory. • Si gioca in due: lo scopo è pescare le tessere che rappresentano un pasto corretto per ogni bambino e ogni pet. • Una dieta bilanciata per i bambini è composta da: 1 coppia riso o 1 una coppia pasta; 1 coppia carne o 1 coppia pesce; 1 coppia verdura; 1 coppia frutta. • Per ogni pet i bambini dovranno pescare le tessere che rappresentano il cibo industriale adatto a: un gatto di tre mesi (ricco di proteine di origine animale, integrato con vitamine e sali minerali, fondamentali per una crescita sana e corretta); un pappagallino (alimentazione in grado di mantenere il soggetto in salute anche per quanto concerne l’aspetto e il colore del piumaggio); un cane anziano (razione contenente livelli elevati di antiossidanti – vitamine E e C – per sostenere il sistema immunitario; corretto rapporto di proteine e calorie per aiutare a preservare la massa corporea magra); una gatta che allatta (alimentazione ricca di energia, per soddisfare i fabbisogni della madre e dei gattini in fase di crescita). • Vince il primo bambino che pesca le tessere per fare il pranzo per sé e per i suoi animali da compagnia. • Utilizziamo il meccanismo del Memory: disponiamo tutte le tessere coperte sul tavolo e a turno un giocatore ne gira due. Se sono uguali può prenderle altrimenti deve lasciarle coperte, dove sono. • Il bambino, anche se trova una coppia, potrà decidere se gli è utile per comporre il menu scelto. Potrà quindi decidere di prenderla o lasciarla. • Il primo giocatore che pensa di aver completato il suo menu lo dichiarerà. Se le tessere pescate corrispondono a quelle che servono per comporre il suo pranzo e per dare il giusto cibo a tutti i suoi animali da compagnia, ha vinto. • Se mancano tessere o se ne ha prese in eccesso dovrà rimetterle sul tavolo aggiungendo una delle sue coppie come penalità. • Si gioca finché uno dei giocatori non raggiunge l’obiettivo. Memory del cibo Fotocopiare 2 volte la pagina e ritagliare le figurine. Cibo gatto 3 mesi Cibo gatto 3 mesi Cibo pappagallino Cibo pappagallino Cibo cane anziano Cibo cane anziano Cibo gatta che allatta Cibo gatta che allatta Pesce Pesce Carne Carne Verdure Verdure Jolly Jolly Riso Riso Pasta Pasta Frutta Frutta 65 Educami Durata un’ora per la lettura del brano e per introdurre l’attività; lavoro in coppie nel corso di una settimana; almeno trenta minuti per la valutazione e conclusione dell’attività. Cosa serve brano tratto da Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry, Bompiani, cap. XXI “La volpe”. Obiettivo il rapporto con un animale è anche e soprattutto un legame affettivo. Questa lettura e l’attività a seguire ci aiuteranno a esplorare l’universo emotivo del rapporto bambinoanimale. 66 attività 21 Cosa fare • Il brano scelto del romanzo, “La volpe”, racconta cosa può succedere tra due esseri che si incontrano e si scelgono. Costruire un rapporto con qualcuno vuol dire prendersene cura e dedicargli attenzioni speciali. • Leggiamo il brano ad alta voce. Per ottenere la massima partecipazione e un ascolto profondo, creiamo nell’aula uno spazio accogliente, diverso dall’ordinario. Può essere bello organizzare il momento di lettura anche in giardino o in altro luogo speciale. • Dopo la lettura proponiamo alla classe un gioco di amicizia. • A volte anche noi siamo come piccole volpi: proviamo a farci educare da un piccolo principe. L’attività permetterà ai bambini di esplorare la capacità di creare legami. • Chiediamo di formare delle coppie in modo spontaneo. • Il brano parla di riti, di azioni ripetute che rendono significativo il tempo passato insieme e speciali le persone con cui compiamo certi gesti. Proviamo a inventare un rito di amicizia. Ogni coppia dovrà scegliere un’azione speciale, qualcosa che il “piccolo principe” della coppia farà con la sua “volpe” ogni giorno alla stessa ora per una settimana. • Dopo una settimana di svolgimento del rito raccogliamo le impressioni e i racconti dei bambini che ne vogliono parlare. • Concludiamo con un rito di chiusura. Disponiamoci in cerchio e diamo la parola a chiunque voglia dire qualcosa sull’esperienza fatta; distribuiamo poi a ogni bambino un biglietto su cui potrà scrivere cosa ha provato: divertimento, noia, attesa, affetto, delusione, gelosia… • Sul biglietto, che sarà anonimo, ognuno potrà scrivere quello che vuole per commentare o raccontare cosa è accaduto o per esprimere un desiderio o un pensiero. • Raccogliamo tutti i biglietti in un sacchetto e mischiamoli. Facciamo girare il sacchetto e pescare un biglietto a tutti, così che ognuno riceva il pensiero di un altro. • Concludiamo con un gioco corporeo che rafforza l’idea dell’unione del gruppo e lo scambio affettivo tra i vari componenti. • Mettiamoci in cerchio in piedi in modo che ognuno possa poggiare le mani sulle spalle di un altro, come un trenino. A un segnale convenuto, contemporaneamente, ci abbassiamo e ci sediamo sulle gambe di chi abbiamo dietro. Proviamo a camminare in questo modo, avanti e indietro. Al segnale torniamo in piedi. • Per salutarci facciamo un massaggio alle spalle di chi abbiamo davanti. Dopo un minuto ci giriamo e restituiamo il massaggio a chi abbiamo dietro. Quindi, rilassati e divertiti, ci salutiamo! Riddikulus Durata un paio d’ore. Cosa serve fogli grandi (tipo A3), matite e pennarelli. Obiettivo provare a giocare con la paura che possono incuterci alcuni animali, per superarla. attività 22 Cosa fare Vi ricordate l’incantesimo che Harry Potter e compagni lanciano per difendersi dalle forme spaventose che possono assumere i “Mollicci”? Ora impareremo a usarlo insieme per combattere alcune paure irrazionali degli animali. • Abbiamo paura di qualche animale? Ognuno di noi ha qualche simpatia e qualche antipatia nel mondo animale e spesso c’è qualche animale che ci incute timore. • Il timore può essere motivato e ragionevole: se ho paura dei serpenti perché penso che possano mordermi, non ho certo torto! Ma altre paure sono irrazionali e può essere interessante giocarci su, per provare ad affrontarle. • Chiediamo ai bambini se hanno paura di qualche animale. Proponiamo quindi a ciascuno di loro di disegnare su un foglio, in grandi dimensioni, l’animale di cui hanno più paura, limitandosi a tracciarne la figura a matita (in modo che ci si possa disegnare sopra e che si possa poi colorare). • Quando i disegni saranno finiti, chiediamo ai bambini di mostrarli ai compagni. • A questo punto ognuno prenderà il disegno di un compagno e lo potrà trasformare, per renderlo divertente (ridicolo, secondo l’incantesimo di Harry Potter). • Per trasformare in maniera ironica i disegni, sarà sufficiente “vestire” gli animali con gli abiti di una persona che troviamo divertente o ridicola: potrà trattarsi di una parente o di un’amica di famiglia, ma anche di un personaggio famoso (del cinema, dei fumetti…). • I vestiti andranno sovrapposti al disegno dell’animale. Il risultato dovrà essere rifinito e colorato al meglio, prima di essere mostrato ai compagni. • Quando i disegni saranno pronti, appendiamoli al muro in modo che siano tutti contemporaneamente visibili e osserviamoli. • Discutiamo dei risultati: ci fanno paura? • Finita la discussione, ognuno riprende il disegno dell’animale di cui aveva paura ormai trasformato. Per proseguire Se il gioco è piaciuto possiamo riproporlo. La seconda volta possiamo trasformare gli animali spaventosi, invece che con dei vestiti buffi, cambiandogli proprio il muso e mettendo al suo posto una faccia. È possibile realizzare questa seconda versione anche in forma di collage, portando da casa delle immagini di visi di personaggi famosi e/o divertenti. Oppure possiamo chiedere ai bambini stessi di portare una loro foto in primo piano, in cui fanno una smorfia buffa. 67 Cosa ne faccio di te? Durata un paio d’ore. Cosa serve fotocopie delle tessere-familiari della pagina seguente; cuoricini di cartone (almeno una ventina) o altri oggetti che servano per assegnare punti positivi; fogli. Obiettivo riflettere sul comportamento che terremmo se trovassimo un animale e sulle responsabilità collegate alle nostre scelte. 68 attività 23 Cosa fare C’è mai capitato di trovare un animale abbandonato? E cosa abbiamo fatto? In realtà non è una cosa così insolita ed è bene che ciascuno di noi abbia modo di riflettere su come si comporterebbe e su quali responsabilità si troverebbe di fronte nel momento stesso in cui si trovasse a dover prendere una decisione di questo tipo. • Dividiamo la classe in gruppi di 4 (se ci sono bambini che restano fuori dal conteggio, creiamo qualche gruppo di 5). • Ogni gruppo interpreterà una famiglia: distribuiamo quindi in ciascun gruppo i cartoncini (fotocopiamoli dalla pagina seguente) con i componenti della famiglia e facciamone pescare uno a ciascun bambino. Nei gruppi di 4 facciamo pescare un Padre, una Madre, un Figlio o una Figlia e una Nonna; nei gruppi di 5 distribuiamo ambedue i Figli (maschio e femmina). • Ora comunichiamo alle famiglie che accadranno dei fatti che le metteranno di fronte ad alcune decisioni da prendere: il loro compito consisterà nel discutere insieme e prendere una decisione, motivandola e spiegando (il più dettagliatamente possibile) come intendono realizzarla. • Ecco la prima situazione che presenteremo ai bambini: Siete andati tutti insieme a fare la spesa, quando sentite, dietro un cespuglio, un mugolio. Andate a vedere e trovate un cucciolo di cane in una scatola. È magro e ha il pelo arruffato. Cosa fate? • Spiegate alle famiglie che hanno 10 minuti per discutere: alla fine del tempo dovranno aver deciso se tenere o meno il cagnolino, ma anche quali sono le prime cose da fare per risolvere la situazione. Dovranno quindi aver scritto decisione e azioni su un foglio. • Finito il tempo, facciamo leggere a ciascuna famiglia le sue scelte. Qualcuno ha pensato a far controllare il cane da un Medico Veterinario? Hanno verificato se ha il microchip? Hanno fatto indagini per capire se ha un proprietario? Se una famiglia ha fatto queste cose premiamola con un cuoricino di cartone per ogni azione corretta. Premiamo anche altre azioni che possono aver pensato i ragazzi e che ci sembrano interessanti e utili. • Se qualcuno avesse scelto di non interessarsi alla cosa (difficile, fra bambini, ma possibile), inventiamo un breve seguito alla storia, per dimostrare che la loro non è una scelta “neutra”, ma che avrà conseguenze, probabilmente negative. Non è necessario arrivare alla morte del cucciolo! Basterà, ad esempio, dire che il cane verrà trovato il giorno dopo da una famiglia del vicinato e resterà per molti giorni in cura, perché ammalato e denutrito: se lo avessero portato prima da un Medico Veterinario non sarebbe stato così male. • Finito questo primo giro di decisioni (rimandiamo le discussioni alla fine del gioco), proponiamo la seconda situazione: Ogni famiglia ha adesso un cane (se qualche famiglia non ha tenuto il trovatello, raccontate loro che ne hanno preso un altro poco dopo). È un cane giocherellone e simpatico, ma combina spesso guai! Un giorno lo vedete nel cortile dei vicini mentre rompe uno dei nanetti da giardino. Probabilmente nessuno oltre voi l’ha visto. Cosa fate? • Procediamo come per la prima situazione: 10 minuti per decidere come comportarsi e scriverlo su un foglio. • Finito il tempo, facciamo leggere alle famiglie le loro scelte. Qualcuno ha ammesso onestamente l’incidente e si è offerto di riparare? Premiamolo con un cuoricino (e, come prima, premiate ogni altra azione “positiva”). Se invece qualcuno ha fatto finta di niente raccontiamogli che un negoziante ha visto tutto e il vicino si infuria. Se qualcuno nega che il cane sia suo raccontiamogli che i vigili riconoscono il cane e ne nasce un contenzioso col vicino. E così via. • Passiamo quindi all’ultima situazione: Il cane mette incinta la cagnetta della dirimpettaia. Nascono cinque cuccioli adorabili, ma la proprietaria della mamma riesce a trovare casa solo a due di loro. Tre cagnetti non hanno un proprietario e bisognerà trovare una soluzione per loro. Che fate? • Leggiamo le diverse scelte. Premiamo chi si fa carico del problema (cercando a chi dare i cuccioli, prendendone uno con sé…), ma se qualcuno ipotizza di prendere tutti e tre i cuccioli con sé facciamo un esercizio di fantasia collettivo per immaginare cosa succederà nella loro casa con 4 cani! • A chi si disinteressa del problema raccontiamo alcuni possibili esiti problematici (i cuccioli scappano perché la dirimpettaia non ce la fa a stare attenta a tutti loro…). • La storia è finita. Proviamo a discuterne. È stato facile scegliere? È possibile non scegliere, se ci si trova di fronte a un problema? Su cosa abbiamo basato le nostre scelte? Se le nostre scelte riguardano un altro essere vivente abbiamo qualche dovere in più? Mamma Papà Nonna Sei molto occupata e hai poco tempo libero Sei molto ordinato e maniaco della pulizia Ami gli animali, anche se ne hai un po’ paura Figlia Figlio Ami gli animali Ami gli animali 69 Contrabbando di animali Durata un’ora circa. Cosa serve una busta/borsa termica con del ghiaccio sintetico; circa 30 cubetti di ghiaccio; una busta vuota; 20 bende/foulard; nastro adesivo. Obiettivo far acquisire ai bambini consapevolezza del fenomeno del contrabbando di animali, anche nel senso del pericolo che tale pratica fa correre agli animali. 70 attività 24 Cosa fare Il contrabbando di animali è un fenomeno orrendo, che mette gli animali in pericolo; è bene che i bambini, per contrastarlo, siano consapevoli che esistono buone ragioni per non costringere animali esotici a vivere in cattività, in climi inadatti, e che è molto meglio prendere con sé un cane da un canile o un gattino da un amico, piuttosto che andare in cerca di animali ottenuti chissà come… • Svuotiamo la classe dai banchi e dividiamola in due con una striscia di nastro adesivo. • Posizioniamo su un lato, in fondo, una busta termica con dentro circa trenta cubetti di ghiaccio; per fare in modo che i cubetti si mantengano mettiamo nella borsa alcune mattonelle di ghiaccio sintetico. Al lato opposto, in fondo, mettiamo una busta vuota. • Spieghiamo che rappresenteremo con un gioco un fenomeno brutto ma vero: il contrabbando di animali. Raccontiamo cos’è (in breve, perché ne parleremo meglio dopo il gioco) e scegliamo i contrabbandieri. Dovranno essere circa un terzo dei bambini. • Diciamo ai contrabbandieri che dovranno portare oltre la frontiera gli oggetti che sono nella busta termica e metterli nella busta che si trova alla loro “base”. Poi facciamoli posizionare alla loro “base”, accanto alla busta vuota. • Gli altri bambini della classe faranno le guardie alla “frontiera”; per rappresentare il fatto che i contrabbandieri possono ingannare i controlli, saranno bendati. • Dopo aver bendato le guardie, facciamole disporre sulla striscia di scotch e diciamo loro che dovranno tentare di impedire il passaggio dei contrabbandieri; se una guardia ne prende uno (basta che lo tocchi con tutta la mano), si siede in un angolo con lui. • Diamo inizio al gioco: i contrabbandieri devono superare la frontiera e prendere le prede, mentre le guardie provano a catturarli. • I contrabbandieri possono portare al massimo due cubetti di ghiaccio per volta (per simulare i rischi dei trasporti). • Il gioco termina quando tutti gli oggetti sono stati portati alla “base” o quando tutti i contrabbandieri sono stati catturati. • I contrabbandieri vincono se riescono a portare tutti cubetti prima di essere tutti catturati. • È il momento di andare a controllare le condizioni dei “beni” trasportati: cosa c’è nella busta dei contrabbandieri? Difficilmente troveremo i cubetti di ghiaccio nelle condizioni iniziali! • Discutiamo di quel che è successo. Cosa può accadere se si fa illegalmente commercio di animali? Chi prende gli animali è responsabile di quel che accade? È anche lui fuori legge? Se lo lasci non vale! Durata mezz’ora per introdurre il tema e assegnare compiti; lavoro di ricerca e raccolta a casa; due ore per elaborare la campagna di comunicazione. Cosa serve opuscoli, immagini e spot delle passate campagne contro l’abbandono degli animali. Obiettivo riflettere insieme sulla nostra responsabilità nei confronti degli animali e sul problema degli animali abbandonati. attività 25 Cosa fare In questa attività stimoleremo la creatività dei bambini per produrre una campagna contro l’abbandono degli animali e ribadire il valore della responsabilità nei confronti dei pet. Quando prendiamo un animale ci impegniamo a tenerlo sempre con noi, ma a volte può essere difficile. Chiediamo ai bambini di pensare in che occasioni avere un cane o un gatto può essere un problema. Come si può affrontare un momento di difficoltà? Raccontiamo il problema dell’abbandono e proponiamo di creare una campagna per sensibilizzare la cittadinanza. • Raccogliamo e facciamo raccogliere ai bambini immagini e filmati delle campagne contro l’abbandono dei cani. • Guardiamole insieme. Quali immagini sono state scelte dagli autori della campagna? Cosa ci colpisce? Analizziamo gli slogan: le frasi usate, il tono, i giochi di parole, le figure retoriche. • Lo slogan è una piccola frase creata per attirare l’attenzione. Quali caratteristiche dovrebbe avere? 1. Deve essere breve (al massimo 5/8 parole) e facile da ricordare 2. Deve far sorridere o emozionare chi lo legge 3. Deve essere composto da parole semplici o espressioni comuni 4. Deve mettere bene in evidenza il significato del messaggio 5. Può essere in rima o far riferimento a doppi sensi 6. Deve essere creativo, stupire chi legge • Come possiamo crearne uno? Facciamo un brainstorming, con i bambini in cerchio per terra e al centro un grande foglio di carta. • Chiediamo ai bambini di elencare tutte le parole che hanno in mente sull’abbandono degli animali e scriviamole sul cartellone. • Quando abbiamo annotato tutte le parole proviamo a usarle. Inventiamo frasi con la rima, con un ritmo, a doppio senso: ogni esperimento è il benvenuto! Non preoccupiamoci della confusione, è importante che le idee possano emergere liberamente. • Lasciamo un po’ di tempo ai bambini per giocare con le parole, annotando man mano le idee più produttive. • Dopo qualche minuto riprendiamo le idee migliori e chiediamo ai bambini di concentrarsi su quelle per arrivare allo slogan. • Ora scegliamo l’immagine giusta. Anche questa può non essere didascalica, ma abbinata alla frase in modo creativo. • Creiamo la nostra immagine attraverso le tecniche più varie: collage, fotografia, disegno, graffiti, computer art. Per proseguire Una volta ideata la nostra campagna, passiamo all’azione! Stampiamo o disegniamo i poster e occupiamoci della loro affissione. 71 INDICE Introduzione 3 1. IMPARIAMO A CONOSCERE GLI ANIMALI 4 2. UN AMICO IN FAMIGLIA 6 3. IL BENESSERE DEL PET 9 4. LA LEGISLAZIONE 13 5. GLI ANIMALI DA COMPAGNIA NELLA STORIA 17 6. CANE E GATTO A CONFRONTO 19 7. LA COMUNICAZIONE DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA 21 8. CANI SPECIALI 25 9. GLI ALTRI PICCOLI AMICI 29 Bibliografia 35 ATTIVITA DIDATTICHE 36 Una guida ricca di informazioni, approfondimenti e curiosità sugli animali da compagnia; dai più diffusi nelle nostre famiglie, come cane e gatto, a quelli meno comuni, come criceti, pesci, pappagallini… Un interessante percorso da affrontare in classe, grazie anche a divertenti attività didattiche che permetteranno di comprendere e approfondire il valore di una relazione straordinaria: quella tra i bambini e gli animali. Vivere felici con gli animali da compagnia GUIDA PER GLI INSEGNANTI Con il Patrocinio di: CM 65751G – Edizione fuori commercio