fase a interfase Due fasi a contatto sono separate da una superficie detta interfaccia. Interfaccia ed interfase sono completamente diverse, perchè l’interfase rappresenta la regione tra le due fasi in cui si osservano marcate variazioni delle proprietà chimicofisiche rispetto ai valori del bulk. bulk Regione superficiale di a Regione superficiale di b bulk fase b Nel caso di fasi elettricamente conduttrici in questa regione si ha una differenza di carica. interfaccia Elettrochimica Criterio principale delle proprietà elettrochimiche di un interfaccia: possibilità che una carica elettrica possa passare rapidamente attraverso di essa in entrambe le direzioni oppure comportamento come condensatore, cioè impermeabilità al trasferimento di carica TIPO I: interfaccia non polarizzabile TIPO II: interfaccia polarizzabile Elettrochimica Interfaccia non polarizzabile: permette il trasferimento di carica; la ddp tra le due fasi è il risultato del trasferimento di carica attraverso l’interfaccia; il trasferimento di carica coinvolge o passaggio di elettroni da un conduttore metallico ad un accettore elettronico nella seconda fase o emissione di elettroni nel vuoto o in un’altra fase con formazione di elettroni solvatati oppure trasferimento di elettroni da una fase all’altra Interfaccia polarizzabile: la distribuzione di carica avviene attraverso la carica delle due fasi con cariche di segno opposto mediante una sorgente esterna oppure adsorbimento ineguale di ioni di carica opposta sui due lati dell’interfaccia oppure adsorbimento ed orientazione di dipoli e polarizzazione di specie in campi di forze disomogenei nella regione interfacciale. Elettrochimica Separazione di carica di I tipo specie che posseggono carica indipendentemente dalla formazione di un interfaccia Separazione di carica di tipo II si forma da cariche indotte L’interfase così formata viene chiamata doppio strato elettrico e vale per entrambi i tipi di interfaccia (polarizzabile e non). In questo caso il doppio strato non può essere caricato (non si può ottenere una separazione di carica) introducendo una carica dall’esterno, ma solo mediante un trasferimento di carica attraverso l’interfaccia. Elettrochimica Sull’elettrodo con una certa carica si forma uno strato compatto di carica di segno opposto costituito dagli ioni solvatati. L’interfaccia è considerata come un condensatore i cui piatti sono costituiti dal cariche distribuite omogeneamente nel metallo e ioni di carica opposta giacenti in un piano parallelo nella soluzione alla minima distanza dalla superficie metallica. Il cambiamento di potenziale limita l’influenza alla zona tra la superficie metallica ed il primo strato di soluzione Elettrochimica Teoria dello strato compatto: Il potenziale varia linearmente con la distanza; Se uno ione supera lo strato potenziale riesce a passare. metallo + + - + - + - + - + - + - + - - l=ri soluzione l = spessore del doppio strato ri = raggio ionico qmetallo qsoluzione Non viene considerato né l’adsorbimento né l’agitazione termica. Non vengono considerate le variazioni delle proprietà del doppio strato con la concentrazione dell’elettrolita e la temperatura. Elettrochimica Teoria della strato diffuso. Gouy (1910) e Chapman (1913) metallo soluzione Effetto dell’adsorbimento (interazioni elettrostatiche del moto Questo modello ione-metallo) comunque nonetiene termico in nei modo determinano la conto che varicombinato strati elettrici si distribuzione in modo diffuso degligli ioni creano campi molto intensi perché ioni rispetto allavicini, superficie metallo. sono molto per cuidel non si muovono liberamente nei pressi dell’elettrodo, anche se non sono sottoposti a potenziale. Elettrochimica Stern (1924) Tuttaviaquesto Stern trascurò le Secondo modello parte degli ioni dimensioni degli ioniformando nella parte seguono l’elettrodo lo strato diffusa del strato. compatto deldoppio modello di Helmholtz con spessore corrispondente raggio ionico Inoltre ipotizzò che nellaalregione di medio dell’elettrolita. Helmholtz gli ioni non erano mantenuti forze Gli altri ionisolo nel da doppio strato risultano elettrostatiche, madiminuendo anche da la largamente diffusi adsorbimenti specifici non di natura densità di carica. coulombiana. Elettrochimica In realtà il modello più completo dovrebbe considerare la presenza del solvente che è in realtà il primo ad orientarsi all’elettrodo. Tra i due tipi di ioni (anioni e cationi) sono gli anioni (ioni negativi) che raggiungono più facilmente l’elettrodo perché i cationi sono ricoperti dal solvente. Tuttavia l’adsorbimento sull’elettrodo prevede che venga prima scalzata una molecola di solvente. In generale gli anioni sono più grandi ed il valore del ΔG di questo processo è negativo, cioè è favorito rispetto ai cationi. Elettrochimica ANODO CATODO Ossidazione Riduzione 1. Basso Potenziale (-) 3. Alto potenziale (+) 2. Alto Potenziale (+) 4. Basso Potenziale (-) 2+4 Reazione ossidoriduttiva indotta dall’esterno. 1+3 Reazione ossidoriduttiva che genera corrente all’esterno Anodoossidazione con cessione di elettroni all’elettrodo carica negativa e basso potenziale. Catodo ossidazione con cessione di elettroni all’elettrodo carica negativa e basso potenziale. Anodo riduzione con cessione di elettroni all’elettrolita carica positiva e alto Elettrochimica potenziale. Catodoriduzione con cessione di elettroni all’elettrolita carica positiva e alto potenziale. Per definizione il potenziale elettrico è il lavoro necessario per portare una carica da distanza infinita (bulk della soluzione) nell’interno del metallo. La ddp invece è la variazione di lavoro da un punto all’altro. Tuttavia essendo le soluzioni elettrolitiche più complicate rispetto al metallo in soluzione, il potenziale elettrico non può essere considerato da solo, così come accade anche al potenziale chimico, perché questi sistemi sperimentano sia fenomeni chimici che fenomeni elettrici. A questo scopo Guggenheim introdusse il concetto di potenziale elettrochimico: ~ z N A e potenziale chimico potenziale elettrico Per valutare il potenziale elettrodico bisogna considerare tutti i possibili tipi di lavoro: ∞ bulk soluzione superficie elettrodo attraversamento interfaccia a seconda delle caratteristiche della soluzione (forza ionica, concentrazione, etc.) e quindi dell’interfaccia, il potenziale seguirà uno dei modelli proposti. Un conduttore metallico è una sostanza con una conducibilità che diminuisce all’aumentare della temperatura Un semiconduttore è una sostanza con una conducibilità che aumenta all’aumentare della temperatura Il fisico svizzero Felix Bloch elaborò la teoria delle bande definendo il legame metallico sulla base di concetti fondamentali della meccanica quantistica. Applicando l'equazione di Schrödinger ad una quantità di atomi metallici tendente a infinito, si ottiene una successione di livelli energetici orbitalici (approssimazione del legame forte): i livelli più bassi contengono elettroni e sono definiti bande di valenza, quelli a energia maggiore sono vuoti e rappresentano le bande di conduzione. Nell’approssimazione a legami forti si ipotizza che gli elettroni di valenza occupino orbitali molecolari delocalizzati in tutto il solido. Ipotizzando un solido unidimensionale costituito da un allineamento infinito di atomi ciascuno con un orbitale s disponibile per formare orbitali molecolari si osserva che aggiungendo N atomi si otterranno N orbitali molecolari che copriranno una banda di energie di larghezza finita. Dalla teoria dei determinanti si ottiene questa relazione: In cui quando N è infinitamente grande la differenza tra i livelli energetici adiacenti (cioè k e k+1) è infinitamente piccola anche se la banda nell’insieme presenta una larghezza finita: Aumentando la temperatura, aumentano i moti oscillatori degli atomi lungo l'asse del nodo cristallino: in questo modo il flusso libero di elettroni risulta ostacolato e si spiega il perché la conduttanza elettrica diminuisca con l'aumentare della temperatura. I conduttori metallici sono caratterizzati da avere una banda di valenza solo parzialmente riempita o una banda di valenza in stretta contiguità, o addirittura sovrapposta, alla banda di conduzione: in questo modo gli elettroni risultano praticamente mobili e possono facilmente passare da un livello di energia E1 ad un livello E2, generando una corrente elettrica per imposizione di una differenza di potenziale o per assorbimento di un determinato fotone hν (fotoelettricità). La caratteristica fondamentale del legame metallico è l'assenza di localizzazione e direzionalità. Gli elettroni di valenza infatti non risultano legati a un tipo di ione, ma al reticolo nel suo complesso. Possiamo spiegare intuitivamente queste proprietà osservando che gli atomi di molti elementi che formano legami metallici hanno un'energia di ionizzazione relativamente bassa. Un valore basso dell'energia di ionizzazione significa che un atomo lega debolmente gli elettroni di valenza. Di conseguenza, una volta formato il solido, gli elettroni di valenza si separano facilmente dai loro atomi e danno una distribuzione abbastanza uniforme di carica negativa. Formano in altri termini quello che viene chiamato un "gas di elettroni". Il livello di Fermi è definito come il più alto orbitale molecolare occupato nella banda di valenza a 0 K, in modo che ci siano molti stati disponibili ad accettare elettroni, se si tratta di un metallo. Nel caso di isolanti e semiconduttori le bande di valenza e conduzione sono separate. Pertanto il livello di Fermi si trova nel band gap. La probabilità di occupazione di un livello di energia si basa sulla funzione di Fermi ed data dalla statistica di Fermi-Dirac. Per ogni conduttore esiste il livello di energia di Fermi che rappresenta la differenza di energia tra i livelli HOMO e LUMO. Ogni metallo ha un suo livello di Fermi. Quando due metalli vengono messi a contatto si avrà conduzione fino al raggiungimento dell’equilibrio, che si verifica quando i livelli di Fermi dei due conduttori si eguagliano: b a 0 F 0 F α β F livello di riferimento E In termini di potenziali elettrochimici: ~ a a Fa ~ b b Fb all’equilibrio ~ ~ a b In una soluzione elettrolitica il livello di Fermi corrisponde ai livelli energetici più alti per la specie che si riduce (banda di conduzione), mentre nelle specie ossidate è nella banda di valenza perché cedono elettroni. Il livello di Fermi rappresenta la separazione tra il potenziale in soluzione ed il potenziale nell’elettrodo a a 0 e 0 F β α Ox ~e b Red α ~ e β Ox ~e b Red All’equilibrio Se un conduttore metallico è nel l’elettrone in contatto metallo con e nella unasoluzione soluzione elettrolitica devono avere lo stesso contenente entrambe potenziale le specie redox di una elettrochimico. coppia, si considerano livelli energetici occupati i livelli donatori di elettroni (forma ridotta, Red); mentre i livelli energetici non occupati possono essere considerati i livelli accettori di elettroni (forma ossidata, Ox) Ricapitolando: nel caso di interfasi in cui sono coinvolte specie chimiche cariche le ddp che insorgono non sono solo di natura elettrica, ma sono anche chimiche. Questo significa che per stabilire il potenziale elettrodico bisogna parlare di potenziale elettrochimico. I potenziali tipici degli elettrodi metallici sono il potenziale Galvani ed il potenziale Volta. Il lavoro che porta la carica da distanza infinita al bulk del metallo è il risultato della combinazione di più lavori: ∞ superficie dell’elettrodo attraversamento della superficie POTENZIALE DI VOLTA POTENZIALE DI SUPERFICIE superficie metallica interno metallo POTENZIALE GALVANI (o INTERNO) è il potenziale di superficie definito come lavoro necessario per portare una carica (positiva o negativa) dall’interno di una fase in un punto nel vuoto nelle immediate vicinanze della superficie di un’altra fase. immediata vicinanza minima distanza dalla superficie (10-4 cm) W' lim q 0 q W’= lavoro speso per trasferire la carica q da un punto esterno nel bulk del metallo. è il potenziale di Volta (detto anche OUTER POTENTIAL) e rappresenta il lavoro necessario per portare una carica unitaria da infinito ad un punto nel vuoto, ma nelle immediate vicinanze della superficie ed è definito come: W lim q 0 q W = lavoro per trasferire in modo infinitamente lento una carica q da distanza infinita in un punto adiacente alla superficie del metallo. Φ viene chiamato INNER POTENTIAL (potenziale interno) e rappresenta la ddp corrispondente al lavoro fatto per portare una carica unitaria da infinito, nel vuoto e poi nel bulk della fase del materiale. In quest’ambito va inserito il teorema di Gibbs (1875): “non si può misurare il potenziale di due fasi, ma solo la differenza che non sarà mai puramente elettrica, ma conterrà anche la componente chimica” La differenza tra i potenziali interni viene chiamata potenziale Galvani. La differenza tra i potenziali esterni delle due fasi coinvolte è il potenziale Volta. M3 M1 a b 1) a/b; m/n → χ tra M/gas c d GAS A B ef L1 n m g h L2 M2 C i l 2) e/f; i/l → Φ tra soluzione /M e viceversa → Potenziale Galvani 3) g/h → Φ tra soluzione e soluzione → Potenziale Galvani L1/L2 soluzioni immiscibili g/h potenziale Galvani tra due liquidi (potenziale di giunzione liquida) L1/L2 differiscono per natura o concentrazione dell’elettrolita, ma non per solvente g/h potenziale di diffusione. si considera per il momento solo l’elettrodo nel vuoto: C Φ χ ψ Φ B Distanza molto ravvicinata ψ < A Distanza delle cariche dall’elettrodo avvicinandosi da distanza infinita, il potenziale aumenta (A→B) da una certa distanza in poi il potenziale rimane quasi costante Nell’intorno del metallo si può scrivere: metallo metallo metallo vale anche il potenziale elettrochimico ~ zF per cui: ~ zF zF zF zF Si considera solo la soluzione elettrolitica: si possono definire un potenziale Galvani ed un potenziale Volta anche per le soluzioni elettrolitiche immaginando di interfacciare la superficie della soluzione con il vuoto, soluzione soluzione soluzione da cui: ~soluzione soluzione zF soluzione zF soluzione C Φ χ ψ Calcolando la differenza di potenziale elettrochimico tra i punti A e B nel sistema metallo vuoto si ottiene una ddp puramente elettrica: Φ B Distanza molto ravvicinata ψ < ~ zF A Distanza delle cariche dall’elettrodo Calcolando la ddp tra i punti A e C va considerata anche la componente chimica oltre a quella elettrica, che non possono essere separati. In condizioni di equilibrio i sistemi hanno potenziali elettrici o elettrochimici uguali, per cui per una coppia redox in equilibrio in soluzione: Ox ne Re d l’unica specie comune all’elettrodo e alla soluzione è l’elettrone. In soluzione si può scrivere: ~ ~ ~ Ox ne Re d ~ zF ~ ~ ~ Ox ne Re d Ipotizzando, per semplicità, che la forma ridotta sia neutra per cui vale: ~ Re d Re d zF Re d ~Re d Re d zF 0 Si ha: Ox( s ) zF Ox( s ) ne ( s ) nzF e ( s ) Re d ( s ) inoltre, considerando l’equivalente in elettroni per cui z=-1 si ha: Ox( s ) zF Ox( s ) ne ( s ) nF e ( s ) Re d ( s ) si immagina, sempre per semplicità, che la reazione redox scambi solo un elettrone per cui n=1: Ox( s ) zF Ox( s ) e ( s ) F e( s ) Re d ( s ) ~e( s ) e( s ) F e( s ) Re d ( s ) Ox( s ) zF Ox( s ) Poiché esiste anche l’elettrodo, si potrà scrivere un’espressione anche per l’elettrone all’elettrodo: ~e ( E ) e ( E ) F e ( E ) ~ e( s ) Re d ( s ) Ox( s ) zF Ox( s ) ~e ( E ) e ( E ) F e ( E ) L’equilibrio tra le due fasi si avrà quando: ~ e( E ) ~ e( s ) Re d ( s ) Ox( s ) zF Ox( s ) e ( E ) F e ( E ) z 1 Re d ( s ) Ox( s ) e( E ) zFOx( s ) Fe( E ) Potenziale F (Ox( s )Galvani e( E ) ) dell’elettrone nell’elettrodo Potenziale Galvani dell’elettrodo e ( E ) Ox( s ) Re d ( s ) Ox( s ) e ( E ) F Questa rappresenta la ddp dell’elettrone in soluzione all’equilibrio con l’elettrone sull’elettrodo. In altri termini è la ddp Galvani tra elettrodo e soluzione. e ( E ) Ox( s ) Re d ( s ) Ox( s ) e ( E ) F μe(E) è una caratteristica del metallo Re d Ox E s 0 s E I potenziali chimici μRed e μOx dipendono dalla concentrazione (μ= μ °+RTlna) Re d Ox E s 0 s E si ha che l’elettrodo si caricherà negativamente rispetto alla soluzione l’equilibrio si sposterà verso l’ossidazione perché le specie in soluzione si ossidano all’elettrodo caricandolo negativamente Re d Ox E s 0 E s l’elettrodo si caricherà positivamente rispetto alla soluzione cedendo elettroni la reazione andrà verso la riduzione I segni degli elettrodi (anodo e catodo) in una pila (processo spontaneo) vedono il catodo caricarsi positivamente, l’anodo negativamente. Basso potenziale→ elettrodo negativo → ossidazione Alto potenziale → elettrodo positivo → riduzione Vediamo la dipendenza del potenziale dalla concentrazione e ( E ) Ox( s ) Re d ( s ) Ox( s ) e ( E ) F 0Re d ( s ) Ox0 ( s ) e ( E ) F Se si ha: 0 Re d RT aOX ln F aRe d Ox Ox Red 0 0 0 0 in modo da cambiare la ddp chimica: Ox Re d 0 tuttavia influisce anche il rapporto tra le attività (aOx/aRed) Si considera il caso in cui l’elettrodo partecipa alla reazione redox: M z ze M il metallo M può ossidarsi (passaggio in soluzione del metallo come Mz+) il metallo M può ridursi (passaggio di ioni dalla soluzione al metallo) In ogni caso all’equilibrio la somma dei potenziali elettrochimici dei PRODOTTI e dei REAGENTI deve essere uguale: ~ M z ( s ) ~ z e( M ) ~ M M ~M M ~ z z e( M ) M (s) z zF z F z e ( E ) e ( E ) M (s) M (s) Potenziale elettrochimico degli ioni potenziale degli elettroni sul metallo La ddp chimico all’interfaccia sarà: E s M M z ze zF M M z Re d Ox E s 0 E s La soluzione si carica positivamente, mentre l’elettrodo si carica negativamente acquistando elettroni (la specie si ossida all’elettrodo). ΦE basso →carica negativa ΦE alto →carica positiva in soluzione μ=f(a) cioè M z 0 M z RT ln aM z aM aM 1 per convenzion e M0 M0 z z e0 RT ln aM z zF zF Se aM z 1 allora si ha la ddp standard M0 M0 z z e0 zF RT 0 ln aM z zF aumentando l’attività degli ioni aumenta anche la ddp, per cui il metallo risulta più positivo rispetto alla soluzione Il parametro controllabile è la concentrazione dell’elettrolita in soluzione Se il metallo M si carica positivamente (+) Se il metallo M si carica negativamente (-) gli ioni della soluzione hanno prelevato gli elettroni e si sono depositati sulla superficie di M (RIDUZIONE) M stesso passa in soluzione sotto forma si ione lasciando gli elettroni sul metallo (OSSIDAZIONE) Il metallo sarà anodo e catodo a seconda della ddp e della concentrazione delle specie ossidata e ridotta. E s Quindi prendendo due sistemi METALLO/SOLUZIONE CONTENENTE IONI DEL METALLO STESSO o due sistemi METALLO/ SOLUZIONE CONTENENTE LA COPPIA REDOX, collegandoli con un conduttore metallico si ha la trasformazione della ddp in forza elettromotrice (fem). La fem di una cella elettrochimica è il risultato di 4 ddp: potenziale Galvani tra due metalli potenziale Galvani tra metallo/soluzione potenziale Galvani tra soluzione/metallo potenziale Galvani tra le due soluzioni fem M 1M 2 M 1L1 M 2 L 2 L1L 2 minimizzabile o trascurabile per molti sistemi E’ stata costruita una scala di potenziali con il compito di stabilire quali specie si ossidano e quali si riducono. Si è scelta la convenzione di separare la reazione globale in due reazioni parziali dette SEMIREAZIONI. Ciascuna semireazione viene confrontata con una semireazione di riferimento a potenziale noto. Per convenzione si è scelto come riferimento la reazione redox del H2 a cui è stato assegnato potenziale zero. Unificate nel 1953 Semireazioni scritte nel verso della riduzione: Zn Cu Zn2+ Cu2+ SO42- SO42- 2 2 Zn 2e Zn Cu 2e Cu Per valutare il verso della reazione globale, si confronta ciascuna semicella con la semicella di riferimento a potenziale Ø, scelta in modo che il riferimento sia sempre a sinistra. la semicella di riferimento La reazione di riduzione di riferimento è: prevede che H2 sia a P=1 atm (P = fugacità per 2 H 2e H 2 concentrazioni non elevate) e [HCl]= 1 M Pt H2(g) la corrispondente relazione di Nernst sarà: Zn EH H+ Zn2+ Cl- SO42- EH H2 H2 EH0 E 0 H H2 pH 2 1 aH2 H pH 2 RT ln 2 F aH pH 2 ln 1 0 e 01 perln convenzion a H Secondo la convenzione IUPAC l’equazione di Nernst totale va scritta come differenza tra la semicella di destra meno la semicella di sinistra: EH H2 EZn 2 Zn Il potenziale risultante è ovviamente negativo nel caso della Zn per cui si ha: EH H2 EZn 2 Zn 0 essendo G nFE allora G 0 quindi la reazione di riduzione dello Zn non è spontanea. Ragionando analogamente per la semicella del Cu si ritrova invece: EH H2 ECu 2 Cu 0 G 0 Indicando che la reazione di riduzione del Cu è spontanea. Combinando i risultati del confronto con il riferimento si può dire che nella cella elettrochimica Cu/Zn il processo spontaneo vede il Cu che si riduce e lo Zn che si ossida. Generalizzando: Il Cu riducendosi ossida lo Zn, oppure lo Zn ossidandosi riduce il Cu. Tutto dipende dalle concentrazioni gli elementi cheanche presentano potenziale di usate! riduzione negativo rispetto al riferimento +/H ) si ossidano preferenzialmente. (H 2 è la ddp della cella misurata La FEM reversibilmente a corrente zero. un Viceversa gli elementi che hanno potenziale di riduzione positivo rispetto al Dipende dalla composizione delle soluzione riferimento mostrano la tendenza a ridursi. elettrolitiche ed in particolare dalla molalità dei reagenti. Accoppiando un conduttore metallico due interfasi metallo/soluzione separate si ottiene una ddp: Es.: Zn/Zn2+ Cu/Cu2+ Si considera una semicella e l’elettrodo che partecipa alla reazione redox: M 2 2e M ~ e( E ) e ( E ) F e ( E ) ~M M M ( ~M z~e ) 0 2 M M 2 F M 2 2 (s) 2 e 2 F E 0 Per il singolo elettrodo si può scrivere: M M 2 F M 2 2 (s) 2e 2 F E 0 2 F E M 2 ( s ) M M 2 2 e Generalizzando, il ΔΦ elettrodo/soluzione è: sinistra E/s E M 2 ( s ) M M 2 2 e 2F Si collega questo sistema (Zn/Zn2+) con un sistema analogo, l’elettrodo a H2: 2 H 2 H 2e Zn Zn2+ H H 2 F s 2e ( E ) 2 F E 2 2 F s E H H 2 2e 2 F E s H H 2 2e destra E/s H H 2e 2 2F Collegando punti caratterizzati da diverso potenziale si ha un passaggio spontaneo di elettroni, cioè una corrente, che può essere sfruttata per compiere lavoro. Gli elettroni si muovono da potenziale più alto verso potenziale più basso. destra E/s sinistra E/s destra E/s sinistra E/s H H 2e H H H H M M 2 2 2F 2 M M 2 2 e 2F 2 e M M 2 2 e 2F 2 2F Potenziale corrispondente alla reazione globale: H2 M 2 M 2H Questa è una ddp Galvani ed è un lavoro reale, inteso come lavoro utile ottenibile dal sistema per cui vale: G Lavoro utile Zn AgCl ZnCl2 Ag Sperimentalmente si osserva che granelli di Zn in una soluzione contenente AgCl, si sciolgono, mentre gli ioni Ag+ si depositano sotto forma di Ag. 2 Zn Zn 2e 2 AgCl 2e 2 Ag 2Cl 2 2 AgCl Zn Zn 2 Ag 2Cl Reazione esotermica. In un calorimetro si può misurare l’entalpia, ma non ottenere lavoro. Stessa reazione in una cella galvanica: Zn ZnCl2 Dal I principio si ha: Ag Zn Zn 2 2e 2 AgCl 2e 2 Ag 2Cl 2 AgCl Zn Zn 2 2 Ag 2Cl AgCl sotto forma di deposito In sostanza ciò che prima si otteneva come energia disordinata (Q), in questo caso si ottiene elettrico elettrico come energia ordinata (energia elettrica) Cella elettrochimica DQ DQ DW dU DQ pdV 'DW Calore di reazione Poiché l’energia interna è una funzione di stato, non dipende dal modo con cui la reazione viene effettuata per cui: dH reazione dQ PdV DQ ' PdV DWelettrico DQ DQ'-DWelettrico Quindi il calore scambiato durante il semplice mescolamento in soluzione è uguale, in una cella elettrochimica, alla differenza tra una quantità di calore e un lavoro utile. Per costruire una cella in modo opportuno si lavora a P e T costanti, con il I principio nella forma dU=DQ’-PdV-DWelettrico. Ovviamente essendo il calore una funzione non di stato, più grande è il DQ’ →più basso sarà il lavoro elettrico ottenibile, dato che la DQ’-DWelettrico è pari all’entalpia di reazione che è una funzione di stato. Ovviamente va considerato anche il II principio: DQ dS DQ TdS T < processo irreversibile = processo reversibile La ddp Galvani (nelle due semicelle) tra elettrodo e soluzione caricherà gli elettrodi: uno positivamente, l’altro negativamente. Zn Ag ZnCl2 Applicando una ddp dall’esterno (uguale alla ddp che si instaura spontaneamente, ma di segno opposto) si ha che l’elettrodo di Zn diventa catodo (-) e l’elettrodo di Ag anodo (+). AgCl sotto forma di In pratica allo Zn arriveranno i cationi deposito Zn2+, all’AgCl arriveranno gli anioni Cl- che provocheranno l’ossidazione dell Ag metallico: Zn2+ +2e-Zn sull’elettrodo di Zn (-) 2Ag +2Cl-2AgCl sull’elettrodo di Ag (+) Questo significa che i due semielementi della cella sono reversibili elettrochimicamente, inoltre a circuito aperto si legge la ddp Galvani senza passaggio di corrente. Con la tecnica potenziometrica, applicando una ddp o più piccola o più grande di un infinitesimo rispetto al valore che si crea spontaneamente, la reazione redox ad ogni semielemento si sposterà in un verso o nell’altro. Questo è legato alla REVERSIBILITA’ TERMODINAMICA della reazione. Se la ddp applicata è più piccola si ottiene lavoro, se è più grande si compie lavoro. Se invece di usare ZnSO4, si utilizzasse H2SO4 si avrebbe anche una REVERSIBILITÀ ENERGETICA, ma sicuramente non elettrochimica perché il processo di riduzione produce H2 che essendo gassoso si allontana dal sistema impedendo la reazione inversa. La REVERSIBILITÀ ENERGETICA si raggiunge quando la stessa quantità di lavoro elettrico viene fornita alla reazione che procede in una direzione ed è guadagnato dalla reazione che procede della stessa entità in direzione opposta. La REVERSIBILITA’ ELETTROCHIMICA significa un equilibrio all’elettrodo con una velocità soddisfacente per le necessità di una data applicazione. Se l’equilibrio si stabilisce lentamente oppure non si stabilisce affatto, l’elettrodo non può in pratica raggiungere un potenziale definito e quindi non può essere utilizzato per alcuna applicazione termodinamica. Una buona cella elettrochimica deve avere le stesse specie che si riducono o si ossidano in entrambi i versi. All’equilibrio dal II principio si ha: ha: DQ ' TdS e dal I principio si dU DQ ' pdV DWelettrico dU TdS PdV DWel Riarrangiando: dU d ( PV ) d (TS ) DWel d (U PV ) dH d (TS ) DWel dH d (TS ) d ( H TS ) dG DWel G Wel Se siamo in condizioni di non reversibilità: G Wel La disuguaglianza dice chiaramente che non si può sfruttare sotto forma di lavoro, tutta l’energia prodotta. Va inoltre ricordato che il segno negativo del lavoro significa che il lavoro prodotto dalla cella è positivo, mentre il lavoro subito è negativo per convenzione. Ricapitolando: Si ha la seguente reazione: Il massimo lavoro ottenibile da una cella è legato alle condizioni di reversibilità. aA bB cC dD Considerando le reazioni che avvengono in una cella si può risalire al potenziale prodotto dalla cella all’equilibrio ΔG=0 sia che la reazione avvenga in una cella, sia che avvenga elettrochimica stessa. per semplice mescolamento, essendo ΔG una funzione di stato. Questo è anche quello che dovrà essere Per sistemi potenziale a più componenti si preferisce usare il potenziale chimico: applicato per utilizzare la cella non come pila. G i ni P ,T ,n ji Grandezza intensiva, cioè indipendente dal numero di moli. all’equilibrio si ha: n n i 1 Re ag i i i 1 Pr od i i esprimendo il potenziale in termini di attività cC d D a A b B 0 0 c( C0 RT ln aC ) d ( 0D RT ln aD ) a( 0A RT ln a A ) b( 0B RT ln aB ) c a a RT ln a a c C0 d 0D a 0A b 0B cRT ln aC dRT ln aD bRT ln aB aRT ln a A 0 C d 0D a 0A b 0B variazione di potenziale chimico in condizioni standard c C a A d D b B 0 G Indicando la variazione di potenziale standard come ΔG°, per u sistema a P e T costanti si ha: c C a A d D b B a a 0 G G RT ln a a 0 All’equilibrio: c C a A d D b B a a G RT ln RT ln K eq a a 0 In condizioni di reversibilità si ha: G Wel nFE c C a A a a 0 nFE nFE RT ln a a c d a RT 0 C aD EE ln a b nF a A aB RT 0.050 2.303 nF n d D b B Legge di Nernst Il potenziale della cella dipende dal quoziente di reazione, ma un ruolo fondamentale è giocato anche dal potenziale elettrico standard che indica il verso della reazione. Infatti per attività unitarie si ha E=E°. POTENZIALE DI GIUNZIONE LIQUIDA Immaginiamo di mettere a contatto due soluzioni di HCl a diversa concentrazione senza provocarne il mescolamento, e di poter osservare la diffusione degli ioni idrogeno e cloruro dalla soluzione più concentrata alla più diluita. Immediatamente dopo il contatto, gli ioni H+ e Cl- cominceranno a diffondere dalla soluzione più concentrata a quella più diluita. Dato che gli ioni H+ hanno una mobilità, u, maggiore (uH = 362.8 10-5 cm2/Vs e uCl = 79.1 10-5 cm2/Vs, a 25°C) essi sopravanzano gli ioni cloruro nel moto diffusivo: si genera una separazione di carica, positiva verso la soluzione più diluita e negativa verso la più concentrata. Tale separazione di carica si oppone all'ulteriore diffusione degli ioni. H+ ClH+ Cl- Cl- - Cl- + H+ H+ La ddp associata alla separazione di carica viene chiamata potenziale di giunzione liquida 69 Un ponte salino è un dispositivo idoneo a diminuire il potenziale di giunzione liquida. Il più semplice consiste in un tubo a U riempito di un gel contenente un sale concentrato costituito da ioni aventi mobilità quasi uguale (per esempio KCl: si confronti la mobilità dello ione potassio uK = 76.2 10-5 cm2/Vs, con quella sopra riportata del cloruro) e chiuso alle estremità da setti porosi. Quando due soluzioni sono collegate mediante un ponte salino, la diffusione avviene prevalentemente dal ponte salino verso l’esterno. Dato che gli ioni del ponte hanno praticamente la stessa mobilità, il potenziale di giunzione liquida, a ciascuna estremità del tubo a U, risulta minore di quello che si sarebbe verificato per contatto diretto tra le due soluzioni. KCl saturo Ponte salino 70