Anno XIV n.5 Giugno 2008 Editore Key Communication sas Iscrizione Tribunale di Parma n. 32 del 08/08/1995 - Poste Italiane spa - Spedizione abb. postale 45% - DL 353/2003 (conv. in legge 27/02/04 n.46) Art. 1 comma 1 DCB Roma 4,00 euro ISSN 1723-7033 Rivista tecnico scientifica riservata al personale specializzato. Non diffusa al pubblico. In caso di mancato recapito restituire PT Romanina per la restituzione previo add.to. ART FOR HEALTH Incontro tra l'arte contemporanea e la donna Editore Key Communication Una CLINICA MOBILE per Mosquitia ensile di emergenza sanitaria Giugno 2008 ANNO XIV n. 5 EMERGENCY OGGI Mensile di Emergenza Sanitaria Direttore responsabile Marina Boldrini [email protected] Editore: Key Communication sas P.za Badalocchio Sisto Rosa, 9\b 43100 Parma Redazione Via Po, 10 - 00198 Roma tel +39 06 8535 5798 - fax +39 06 8535 5606 [email protected] - www.emergencyoggi.it GESTIONE DEL POLITRAUMA PEDIATRICO IN SEDE TERRITORIALE L. Trabucco, G. Baldi 4 HANNO COLLABORATO: A. Aguzzi, G. Baldi,S. Guerrieri C.Mantovan, F. Quarantiello, D. Scafi, F. Scoppetta, L. Trabucco, G. Vetrano Divisione pubblicità PUBBLIKEY [email protected] Via Po, 10 - 00198 Roma tel +39 06 8535 5798 - fax +39 06 8535 5606 Impaginazione Key Communication sas Impianti e stampa SO.GRA.RO spa - Roma Autorizzazione Tribunale di Parma n. 32 del 08/08/1995 Spedizione in abbonamento postale 45% Roma - Dati e tariffe per l’abbonamento Italia: 11 numeri Euro 42,00 Estero: 11 numeri Euro 84,00 Costo unitario Euro 4,00 Arretrati Euro 5,00 + Euro 3,00 spese postale. L’abbonamento partirà dal primo numero raggiungibile. Norme editoriali: Verranno presi in considerazione solo articoli mai pubblicati in precedenza e la richiesta di pubblicazione implica la rinuncia a pubblicare lo stesso presso altre riviste. La responsabilità di quanto scritto è da attribuirsi agli autori dei singoli articoli. Tutti i diritti riservati. 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Elemento chiave, nel trauma pediatrico, è l’identificazione di un trauma ad alto rischio ed uno specifico triage pediatrico per indirizzare il bambino ad un servizio appropriato. L’ordine e le priorità nella valutazione e nel trattamento del trauma pediatrico sono identiche a quelle dell’adulto; tuttavia le caratteristiche anatomiche proprie del bambino, richiedono speciali considerazioni. 1. Costituzione fisica: • essendo la massa corporea più piccola, l’energia per unità di area corporea che si sviluppa da forze lineari in seguito a cadute, urti, ecc., risulta maggiore che nell’adulto. 2. Scheletro: • calcificazione incompleta; • nuclei di crescita attiva; • maggiore flessibilità. Si assiste spesso al danno degli organi interni senza una sovrastante frattura ossea. L’identificazione di fratture costali suggerisce un trasferimento di una notevole quantità di energia. Va quindi sospettata la presenza di lesioni multiple e gravi a carico di organi interni. 3. Rapporto superficie/volume: • tale rapporto è più alto alla nascita e decresce con l’età, ne risulta che la perdita di energia termica è un fattore di rischio maggiore per il bambino. L’ipotermia può svilupparsi velocemente e complicare il trattamento del bambino ipoteso. 4. Stato psicologico: • mancata cooperazione del bambino; maggiore difficoltà del medico nella Eo 4 valutazione e nel trattamento. 5. Effetti a lungo termine: • deformità nella crescita; • successivo sviluppo abnorme; • impatto sulla struttura familiare. Cure inadeguate e/o inappropriate possono incidere non solo sulla sopravviVIE AEREE / RESPIRO Età/peso (kg) venza del bambino ma anche sulla qualità di vita negli anni a venire. 6. Equipaggiamento: • è indispensabile, per il successo del trattamento, un adeguato equipaggiamento, immediatamente disponibile. CIRCOLO AMBU Cannule di Guedel Mandrino C-collare prematuro < 3 kg 0 000 0 retta 2.5 - 3.0 non cuffiati 24 Small Gauge Small - 0 - 6 mesi 3.5 kg 0 00 - 0 1 retta 3.0 - 3.5 22 Small non cuffiati Gauge Small - 6-12 mesi 7 kg 1 1 1 retta 3.5 - 4.5 22 Small non cuffiati Gauge Small Small 1-3 anni 10-12 kg 1 1-2 1 retta 4.0 - 4.5 20 - 22 Small non cuffiati Gauge Small Small 4-7 anni 16-18 kg 2 2-3 2 retta/curva 5.0 20 Small non cuffiati Gauge Medium Small Medium Small 8-10 anni 24-30 kg 4 4-5 2-3-4 curva 6.0 - 6.5 cuffiati Medium Medium set toracentesi Laringoscopio lame Tubi ET EQUIPAGGIAMENTO SUPPLEMENTARE ago cricotiroidotomia Cateteri Sondini EV aspirazione 18 - 20 Medium Gauge ago infusione intraossea # 16 - 18 Tabella 1 - Equipaggiamento pediatrico. Giugno 2008 Ho i LEGO nel cuore Segni vitali nelle prime 12 ore di vita: • frequenza cardiaca(sveglio): 100 a 180 batt/min. • frequenza respiratoria: 30 a 60 resp/min. • pressione sistolica: 39 a 59 mm Hg • pressione diastolica: 16 a 36 mm Hg SEGNI 0 1 2 freq. cardiaca assente lenta (inferiore a 100) superiore a 100 respiro assente lento, irregolare buono, piange tono muscolare assente qualche flessione motilità attiva catetere in narice nessuna fa delle smorfie starnutisce irritabilità riflessa risposta colore blu o pallido rosa con estremità blu completamente rosa L’Anatomia incontra il LEGO grazie all’auotre Nathan Sawaya. Nathan è stato ospite al Colbert Report presentando una produzione anatomica interamente fatta di Lego. Una delle mie passioni che nel tempo sono sempre rimaste molto vivide, ora si lega alla mia attuale e più grande passione: la medicina e l’illustrazione anatomica. Nathan Sawaya è un libero artista che ha trovato nei LEGO un mezzo per creare forme di arte. Il suo studio a New York è riempito con circa 1,5 milioni di pezzi LEGO. Sarebbe stato un sogno da bambino vivere in una specie di miniera di LEGO con moltissimi pezzi! Nathan ha costruito un cuore anatomicamente perfetto per Rady Children’s Hospital di San Diego. L’autore ha dichiarato: “Un pezzo come questo è un grande strumento per aiutare i medici a parlare con i giovanissimi pazienti delle patologie cardiache. Speriamo che i bambini vedendo un cuore costruito con materiali di cui sono a conoscenza, possano tranquillizzarsi di fronte a problematiche come le malformazioni cardiache”. Prossimamente, con i LEGO saranno riprodotti stomaco, fegato, pancreas, polmoni, cervello. Tab. 2 - Apgar score: valore max = 10; min = 0; valore ≤7 è da considerare grave. Segni vitali nel bambino: FREQUENZA CARDIACA Età frequenza media a paz. sveglio neonato fino a 3 mesi 85 a 205 3 mesi a 2 anni 100 a 190 2 a 10 anni 60 a 140 sopra i 10 anni 60 a 100 140 130 80 75 frequenza a paz. che dorme 80 a 160 75 a 160 60 a 190 50 a 90 FREQUENZA RESPIRATORIA Età frequenza fino a 3 mesi da 2 mesi a 2 anni da 2 a 6 anni da 6 a 9 anni da 9 a 14 anni 30 a 60 24 a 40 22 a 34 18 a 30 12 a 16 Tab. 3 - Frequenza cardiaca e respiratoria nell’età ediatrica. Pressione sanguigna: • la pressione sistolica nel bambino da 1 a 10 anni: 90 mm Hg + (età del bambino in anni x 2) • i limiti più bassi di pressione sistolica nel bambino da 1 a 10 anni: 70 mm Hg + (età del bambino in anni x 2) L’ABC del trauma pediatrico A. - Vie aeree (con controllo del rachide cervicale) B. - Respiro C. - Circolo A / B - Vie aeree e respiro 1. Anatomia: • sproporzione tra cranio ed emifaccia inferiore; • tessuti molli della orofaringe relativamente larghi rispetto alla cavità orale con difficoltà a visualizzare la laringe; • lunghezza della trachea (da 5 a 7 cm nei primi 18 mesi); può essere causa l’intubazione del bronco principale destro con inadeguata ventilazione e traumi meccanici a carico dell’albero bronchiale. Giugno 2008 www.emergencyoggi.it Eo 5 2. Trattamento: se cosciente: • sub-lussazione della mandibola; • liberazione vie aeree; • somministrazione di ossigeno supplementare; se incosciente: • liberazione vie aeree; • intubazione oro-tracheale; 3. Prima di procedere alla intubazione oro-tracheale, il bambino va adeguatamente ossigenato. cannula oro-faringea: • non va inserita secondo i canoni dell’adulto, ma introdotta delicatamente e direttamente; intubazione oro-tracheale: • si usano tubi non cuffiati e di adeguate dimensioni (vedi Tab. 1) cricotiroidotomia: • solo se impossibile la ventilazione con AMBU e/o l’intubazione O-T. Si effettua con ago di grosse dimensioni che va collegato al pallone di AMBU; ventilazione: • il bambino va ventilato ad una frequenza di 20 resp/min ; il neonato ad una frequenza di circa 40 resp/min (vedi Tab. 3) Attenzione alla fragilità ed immaturità dell’albero bronchiale. A. Circolo - Shock: Ogni bambino traumatizzato con evidente ipotensione o inadeguata perfusione deve essere valutato al più presto da un chirurgo. Classificazione dello shock emorragico pediatrico: SISTEMA Accesso venoso: nei bambini e nei neonati vanno evitate le vene femorali perché causa di trombosi venose; dopo due tentativi, se l’accesso è impossibile, nella popolazione di età inferiore ai 6 anni si passa alla infusione intraossea. Si effettua in corrispondenza della tibia prossimale al disotto della tuberosità tibiale; se la tibia è fratturata l’ago va inserito nel femore distale. Vengono usati aghi di 16 - 18 Gauge di diametro, lunghi mezzo pollice (1.27 cm), aghi per trasfusione/aspirazione del midollo osseo; si entra nella cavità midollare in maniera obliqua, in modo da evitare lo spazio articolare, distalmente alla tibia e superiormente nel femore. Aspirazione di midollo osseo indica adeguato posizionamento dell’ago. Fluidi: (Fig. 1) Monitorizzare continuamente ed accuratamente il bimbo in stato di shock. Termoregolazione: L’alto rapporto superficie/volume del bambino, facilita la trasmissione di calore con l’ambiente esterno Pelle sottile e scarso tessuto sottocutaneo facilitano la perdita di calore per evaporazione. TRAUMA TORACICO I traumi toracici chiusi sono comuni nei bambini e richiedono interventi immediati per ristabilire adeguata ventilazione. Nel bambino si possono avere lesioni a carico degli organi interni senza rottura ossea. L’approccio per quanto attiene la valutazione ed il trattamento è identico a quello dell’adulto. I traumi penetranti nel bambino sono rari. 20 ml/Kg Ringer’s lattato in bolo (può essere ripetuto una sola volta) Emodinamicamente stabile Emodinamicamente instabile Ulteriore valutazione Osserva 10 ml/kg P-RBCs Intervento Instabile Stabile Ulteriore valutazione Intervento Intervento Fig. 1 - Diagramma di flusso sulla rianimazione pediatrica CLASSE I EMORRAGIA MOLTO LIEVE VOLUME PERSO < 15% CLASSE II EMORRAGIA LIEVE VOLUME PERSO 15-25% CLASSE III EMORRAGIA MODERATA VOLUME PERSO 26-39% CLASSE IV EMORRAGIA SEVERA VOLUME PERSO > 40% Cardiovascolare Frequenza cardiaca normale o leggermente aumentata Polso normale PA normale pH normale Tachicardia Polso periferico può essere debole PA normale pH normale Tachicardia significativa Polso periferico filiforme Ipotensione Acidosi metabolica Severa tachicardia Polso centrale filiforme Ipotensione grave Acidosi grave Respiratorio Frequenza normale Tachipnea Moderata tachipnea Severa tachipnea CNS Leggermente ansioso Irritabile, confuso, combattivo Cutaneo Caldo e rosa Normale riempimento capillare Estremità fredde Ritardo nel riempimento capillare Irritabile o letargico Diminuita risposta al dolore Estremità fredde, pallido Riempimento capillare prolungato Letargico Coma Estremità fredde, pallido, cianotico Urinario Normale diuresi Oliguria Aumento della gravità specifica Oliguria Anuria Tab. 4 - Classificazione dello shock emorragico pediatrico. Eo 6 Giugno 2008 TRAUMA ADDOMINALE Sono in genere dei traumi chiusi soprattutto in caso di incidenti stradali, cadute, ecc. I traumi penetranti, più rari, aumentano nell’adolescenza. E’ importante evidenziare i primi segni di un eventuale stato di shock. Trattamento: vedi Fig. 1. TRAUMA CRANICO La risposta al trauma cranico è diversa nel bambino rispetto all’adulto. Le principali differenze sono: • i bambini recuperano meglio rispetto all’adulto. Al disotto dei 3 anni vanno incontro a conseguenze maggiori. Particolare suscettibilità al danno cerebrale secondario che può essere causato da ipossia e ipotensione con riduzione del flusso cerebrale, crisi epilettiche e/o ipertermia; Adeguato restauro del flusso ematico s’impone e l’ipossia deve essere evitata. • sia pure raramente, il neonato può diventare ipoteso per perdita di sangue nello spazio sub ed epidurale; • il bimbo con le fontanelle aperte e la sutura cranica mobile, sopporta meglio l’espansione di una massa intracranica; i sintomi in genere sono subdoli fino a quando non sopravviene lo scompenso. Un bimbo che non è in coma ma ha avuto una contusione a livello delle fontanelle dovrebbe essere trattato come se avesse un trauma cranico severo. • il vomito persistente o che diventa sempre più frequente impone la TAC; • le crisi epilettiche sono più comuni nel bambino ma si autolimitano. Se ricorrenti si impone l’indagine TAC; • nel bambino è più comune una ipertensione endocranica dovuta ad edema cerebrale. L’intervallo lucido è più prolungato, quindi il deterioramento neurologico è tardivo. Un rapido restauro del volume circolante è necessario evitare l’over-idratazione -. • il GCS va modificato per i bambini (vedi tab. 5) Se il paziente è incosciente, intubato, non parla, la parte più importante di questa scala è la risposta motoria. Monitoraggio precoce della pressione intracranica (fase intraospedaliera) Adeguato dosaggio dei farmaci: • Fenobarbital: da 2 a 3 mg/kg • Diazepam: 0.25 mg/kg lentamente in bolo ev • Fentoina: da 15 a 20 mg/kg somministrato ad un dosaggio da 0.5 a 1.5 Giugno 2008 BAMBINO NEONATO SCORE apertura occhi Spontanea Agli stimoli verbali Solo al dolore Non risponde Spontanea Agli stimoli verbali Solo al dolore Non risponde 4 3 2 1 risposta verbale Orientata, appropriata Confusa Parole inappropriate Parole incomprensibili Non risponde Balbetta Pianto irritabile Piange al dolore Geme al dolore Non risponde 5 4 3 2 1 risposta motoria Obbedisce al comando Localizza gli stimoli dolorosi Si ritrae in risposta al dolore Flette in risposta al dolore Estende in risposta al dolore Non risponde Movimenti spontanei Si ritrae in risposta al dolore Si ritrae al tatto Decortica in risposta al dolore Decerebra in risposta al dolore Non risponde 6 5 4 3 2 1 Tab. 5 - GCS modificato. ml/kg/min iniziale e successivamente da 4 a 7 mg/kg/die per il mantenimento Trattamento: • rapida valutazione e trattamento dell’ABC • eventuale allertamento della TAC • intubazione oro-tracheale L’intubazione può provocare un aumento dell’ipertensione endocranica; va eseguita solo se si è in grado di farlo. • continua valutazione di tutti i parametri Traumi della colonna vertebrale • Differenze anatomiche: • legamento interspinoso e capsule articolari più flessibili • articolazioni scarsamente sviluppate ed incomplete • con la flessione i corpi vertebrali slitta- no in avanti • le faccette articolari sono gonfie • maggiore rapporto tra cranio e corpo, per cui durante i movimenti di flessoestensione del capo si può generare maggiore trasferimento di energia sul collo con possibilità di lesioni midollari. Nel dubbio di una lesione midollare, bisogna comportarsi come se esistesse. Trauma delle estremità Le priorità iniziali nel trattamento del trauma scheletrico sono simili a quelle dell’adulto, con la peculiarità del potenziale trauma a carico dei nuclei di crescita con evidente possibilità di sviluppo scheletrico abnorme INDICE DI TRIAGE Come indice di triage nel politraumatizzato pediatrico viene impiegato il PTS (Pediatric Trauma Score). CARATTERISTICHE DEL PAZIENTE +2 +1 -1 peso (Kg) vie aeree pressione sistolica sistema nervoso centrale ferite aperte >20 normali >90 sveglio nessuna 10 a 20 conservate 50 a 90 obnubilato minore trauma scheletrico nessuno fratture chiuse <10 non conservate <50 coma/decerebrato maggiore / penetrante aperte, fratture multiple Tab. 6 - Pediatric Trauma Score. Sommare il valore di ogni parametro. Il più alto valore possibile è +12, e quello più basso è -6 www.emergencyoggi.it Eo 7 PARAMETRI VITALI E SEGNI DI ALLARME IN PEDIATRIA Eo 8 Quarantiello F., Vetrano G. - Dirigenti Medici U.O.C. Pediatria, Neonatologia e TIN Farese A. - Infermiera Pronto Soccorso Ospedale “Sacro Cuore di Gesù” Fatebenefratelli di Benevento L’urgenza e l’emergenza pediatrica rappresentano due momenti altamente critici per gli operatori sanitari che devono confrontarsi con pazienti i cui parametri vitali variano considerevolmente in rapporto all’età. Molte volte, l’assenza di punti di riferimento facilmente reperibili e consultabili, può rendere ancora più complesso l’operato di chi deve affrontare con adeguata sicurezza l’evento acuto. Per questo motivo non c’è pediatra che non abbia nelle tasche del proprio camice pocket book, block notes, foglietti ed altro ancora in cui sono riportati appunti di terapia o di fisiopatologia, che nei momenti critici possono essergli di aiuto per risolvere gli eventuali dubbi. Tale circostanza è ancora più vera per chi si trova periodicamente in “trincea” durante un turno di guardia in Pronto Soccorso. Lavorando con passione da anni in questo settore, ci siamo chiesti quali potessero essere gli strumenti più idonei a rendere quanto più rapido e sicuro il processo decisionale al fine di assistere nella maniera più tempestiva ed efficace il paziente pediatrico, evitando di sovrastimare o, ancor peggio, sottostimare l’evento critico. La base di partenza è stata condividere con il personale infermieristico i percorsi diagnostici e assistenziali, per uniformare ed ottimizzare le prestazioni in funzione della diversa tipologia degli eventi critici, prevedendo anche la loro naturale variabilità. Allo scopo abbiamo progettato e realizzato un percorso formativo di triage infermieristico pediatrico aziendale secondo le linee guida della Commissione Nazionale di Triage Pediatrico della SIMEUP. La simulazione dei vari casi clinici ha fatto emergere in maniera evidente quanto sopra riportato, cioè la difficoltà degli allievi nell’attribuzione del codici di gravità in assenza di una guida sinottica dei parametri e delle funzioni vitali in età evolutiva. Questa è la premessa che ci ha condotto a realizzare la Guida ed il Poster in oggetto, in cui sono riportati i range di normalità in rapporto all’età. La Guida riporta le tabelle delle tre funzioni vitali (respiratoria, circolatoria e neurologica) che possono essere rapidamente consultabili per l’attribuzione del codice di gravità in Pronto Soccorso, inoltre abbiamo ritenuto utile aggiungere altre tabelle di notevole ausilio pratico, come quella dei segni clinici di allarme, del calcolo percentuale della superficie cutanea ustionata, della disidratazione, del Pediatric Trauma Score ed infine delle situazioni a rischio. La Guida risulta essere approvata dal Consiglio Direttivo della SIMEUP e della SIP campana, così come ha trovato parere favorevole alla divulgazione da parte della SIP nazionale, presieduta dal prof. Pasquale Di Pietro. Bibliografia Atti della Commissione Nazionale Triage Pediatrico SIMEUP 2007 PALS (Pediatric Advanced Life Support) - Masson 2004 Il Pronto Soccorso Pediatrico e L’emergenza – SEE Firenze 2003 Il bambino e l’emergenza – Primula 2003 Triage infermieristico - II ed. Mc Graw-Hill 2005 The HSC Handbook of Pediatrics - Tenth Editino — Elsevier Saunders- 2003 Manuale Clinico delle Urgenze Pediatriche - IV ed. Piccin 2003 Giugno 2008 PARAMETRI VITALI E SEGNI DI ALLARME IN PEDIATRIA PARAMETRI VITALI NORMALI IN RELAZIONE ALL’ETÀ Età (anni) FR a/min < 1 30 – 40 2–5 25 – 30 6 – 12 20 – 25 > 12 15 – 20 FC b/min PA sistolica A.V.P.U. Prima valutazione stato neurologico SaO2 % 110 – 160 70 – 90 95 – 140 80 – 100 95-100 80 – 120 90 – 110 60 – 100 100 – 120 A (Alert) V (Verbal) P (Pain) U (Unresponsive) = E’ vigile = Risponde a stimoli vocali = Risponde a stimoli dolorosi = Non risponde TRAUMA SCORE Componenti VALORI NORMALI MINIMI DI PRESSIONE SISTOLICA NELLE DIVERSE ETÀ Età Pressione sistolica (mmHg) 0 – 1 mese 1 mese – 1 anno > 1 anno 60 70 70 + (età in anni x 2) N.B. la pressione diastolica corrisponde circa ai 2/3 della pressione sistolica CATEGORIE +1 +2 Peso in Kg Respirazione P.A.S. in mmHg Stato neurologico Lesioni ossee Cute > 20 Normale > 90 Vigile Assenti Integra -1 10 – 20 Può essere mantenuta 50 – 90 Obnubilato - Incosciente Fratture chiuse Ferite minori < 10 Non può essere mantenuta > 50 Coma Fratture aperte multiple Lesioni maggiori penetranti * Se non è possibile misurare la PA valutare il polso periferico: radiale palpabile (+2), femorale palpabile (+1), nessun polso (-1) ** Un punteggio < 8 indica la necessità di trasferimento in un centro specializzato (Trauma Center) SEGNI CLINICI DI ALLARME Apnea Frequenza respiratoria Respiro SaO2 Cianosi Polsi periferici Tempo di refill Glasgow Coma Scale Pupille Convulsioni Glicemia al dito > 10 secondi > 60 atti/minuto agonico/distress respiratorio grave < 94 % in aria ambiente con estremità fredde e marezzate flebili o assenti > 2 sec in pz. normotermico < 12 anisocoriche o non reagenti in atto < 40 mg % o > 300 mg % SITUAZIONI A RISCHIO O COMPROMESSE Circolatoria Respiratoria Neurologica Funzione Criteri e parametri - Non risponde a stimoli verbali/tattili - Convulsioni in atto - GCS < 9 - Scarsa reattività - GCS < 11 Score modificata per età APERTURA DEGLI OCCHI > 1 anno Spontanea Al comando Al dolore Non risposta Punteggio 4 3 2 1 MIGLIORE RISPOSTA MOTORIA > 1 anno Obbedisce Localizza il dolore Flette/si allontana al dolore Flessione decorticata Estensione decerebrata Non risposta Punteggio 6 5 4 3 2 1 MIGLIORE RISPOSTA VERBALE 2-5 anni > 5 anni Orientato/ Conversa Parole appropriate/frasi Disorientato/conversa Parole inappropriate Parole sconnesse Pianto/grida persistenti Suoni incomprensibili Suoni incomprensibili Non risposta Non risposta Punteggio 5 4 3 2 1 < 1 anno Spontanea Al comando Al dolore Non risposta < 1 anno Spontanea normale Localizza il dolore Flette/si allontana al dolore Flessione decorticata Estensione decerebrata Non risposta Compromesso A rischio - Cianosi - FR < 15 o > 60 a/min - SaO2 < 90% - Apnee > 10 sec Compromesso - Stridore a riposo - Gemito - Alitamento pinne nasali - Rientramenti toracici - FR > 40 a/min - SaO2 < 94% A rischio 0 – 23 mesi Vocalizza/ride Piange/ è consolabile Pianto/grida persistenti Suoni incomprensibili/agitato Non risposta TOTALE = da 3 a 15 VALUTAZIONE DELLA PERCENTUALE RELATIVA ALLE AREE ANATOMICHE LESE IN RELAZIONE ALL’ETÀ Aree anatomiche - FC <80’ o >180’ <5 anni - FC <60’ o >160’ >5 anni Compromesso - Polsi periferici ridotti - P.A.S. <60 mmHg (<6 anni) <90 mmHg (>6 anni) T. di refill >2 sec. in normotermia GLASGOW COMA SCORE A rischio Età < 1 anno Età 1 anno Età 5 anni Età 10 anni A Metà della testa 9,5 % 8,5 % 6,5 % 5,5 % B Metà della coscia 2,75 % 3,25 % 4% 4,25 % C Metà della gamba 2,5 % 2,25 % 2,75 % 3% Ustione> 10%: ricovero Ustione di 2° e 3° grado > 10 %: accesso venoso e infusione fluidi Ustione > 20%: controllo diuresi, posizionare catetere vescicale PARAMETRI VITALI E SEGNI DI ALLARME IN PEDIATRIA VALUTAZIONE DELLA DISIDRATAZIONE SITUAZIONE A RISCHIO (in base al peso corporeo precedente) Febbre < 3 mesi > 3 mesi età TC > 38° C TC > 39° C Lieve < 5 % p.c. Moderata 5-10 % p.c. Grave > 10 % p.c. N.B. ogni evacuazione di feci equivale a circa 100 ml di liquidi persi SITUAZIONI A RISCHIO Febbre elevata: - petecchie - rigidità nucale - sensorio obnubilato - cefalea - distress respiratorio - cianosi - stridori respiratori, rumori respiratori udibili - crisi convulsiva in atto - fontanella pulsante o bombè Cefalea: - GCS < 12 - pupille anisocoriche o non reagenti - disfagia - vomito a getto - fontanella pulsante o bombè - disturbi della vista - trauma recente - febbre - rigidità nucale - obnubilamento del sensorio - convulsioni in atto Traumi con: - compromissione di una funzione vitale - presenza di un indicatore di trauma maggiore - distress respiratorio - pallore intenso o cianosi - polsi periferici assenti - GCS < 12 - emorragia franca - emiparesi/paralisi - pupille anisocoriche o non reagenti - reazioni motorie torpide o assenti - disturbi della vigilanza - disturbi dell’equilibrio - amputazione distale di un arto - frattura unica esposta di osso lungo - ferita penetrante - disturbi visivi - ustione > 15% - età < 2 anni Avvelenamenti: a) per ingestione - lesioni della mucosa del cavo orale e delle labbra - ingestione di sostanze o farmaci potenzialmente letali - anche sospetta (pesticidi, derivati del petrolio) b) per inalazione - dispnea e/o cianosi - edema del volto - tosse manifesta - manifestazioni cutanee diffuse - indifferenza all’ambiente - ipereccitazione c) per contatto - manifestazioni cutanee generalizzate da puntura d’insetto - pesticidi e derivati del petrolio anche sospetto - causticazioni > 15 % Turbe dell’equilibrio: - da possibile intossicazione da farmaci - con disturbi della coscienza e della vigilanza - con trauma recente Dispnea inspiratoria: a) Epiglottide (2-6 anni) - tipiche le 4 D: Dysphagia, Dysphonia (hot potatomouth), Drooling, Distress - iperpiressia, aspetto settico, tipica posizione a tripode - assenza di tosse abbiante - stridore intenso b) Laringite ipoglottica (6 mesi-4 anni) - insorge acuta notturna - tosse abbaiante, stridore intenso, voce roca c) Laringite acuta (6 mesi-8 anni) - rinorrea - febbre - tosse abbaiante, stridore, voce roca Dispnea espiratoria: a) Asma - sibili espiratori udibili - tachipnea - rientramenti inspiratori (giugulo) - agitazione, letargia b) Bronchiolite (0-12 mesi) - tachipnea - rientramenti respiratori, alitamento pinne nasali - letargia, difficoltà ad alimentarsi - pallore o cianosi Dispnea mista: Da corpo estraneo - cianosi - apnea - rumori respiratori udibili - perdita di coscienza Dolore addominale con: - vomito ripetuto - febbre> 38° C - alvo chiuso - diarrea profusa - disidratazione - pallore intenso - traumi recenti Dolore inguino-scrotale: - entro 1-2 ore - con tumefazione - con arrossamento dello scroto - con febbre - con recente trauma Emorragie digestive in atto con: - pallore spiccato - arti freddi o marezzati - sete intensa - tendenza alla lipotimia - tachicardia - polsi periferici assenti Irritabilità/pianto: - con parametri vitali critici - con distress respiratorio severo - con disidratazione severa - con stato stuporoso/difficoltà di reagire agli stimoli - con petecchie o rush purpurico e TC > 38° C - inconsolabile o lamentoso Presenza di corpi estranei: - nelle vie respiratorie - in esofago Elaborazione settembre 2007 Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza Pediatrica Società Italiana di Pediatria - C A M P A N I A Dott. F. Quarantiello, Dott. G. Vetrano, Inf. A. Farese Osp. Fatebenefratelli-Benevento In Italia 50 bimbi l'anno muoiono soffocati Palline di gomma, pezzetti di prosciutto crudo, caramelle, giochini ingoiati per sbaglio: ogni anno in Italia 50 bambini perdono la vita per soffocamento da corpo estraneo. Una cifra che è uguale al 27 % delle morti accidentali, secondo i dati del 2007 della Società italiana di pediatria (Sip). E spesso, chi li assiste nei primi drammatici momenti non interviene in modo adeguato, generando così disastrose conseguenze: prendere per i piedi un bambino che ha le vie respiratorie ostruite, o peggio ancora mettergli le dita in bocca, sono le prime due cose che vengono fatte da chi non è preparato e che di solito facilitano la morte del bambino. Proprio per diffondere regole di comportamento adatte a queste situazioni, l'associazione onlus 'Happy Family' è impegnata nella realizzazione di un manuale di Primo soccorso pediatrico redatto in collaborazione con la Croce Rossa Italiana e la Società Italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica del Lazio, da divulgare nelle scuole della Regione e che permetterà alle maestre e ai genitori dei bambini di intervenire nel caso di ostruzione o arresto cardiorespiratorio. Il 25 giugno a Roma, al Palazzo dei Congressi, nell'ambito del SANIT, durante una conferenza stampa è stato presentato il "Primo Corso sulle Manovre di Disostruzione Pediatriche" della Croce Rossa Italiana. La Presidente del Comitato Regionale del Lazio, Antonella Piacente, accompagnata da autorità CRI, ha introdotto la Task Force Nazionale Pediatrica coordinata dal Collaboratore Tecnico Nazionale PBLSD Dott. Marco Squicciarini e formata dal Dott. Roberto Peressutti e dalla Dottoressa Margherita Taras. Dopo la presentazione della parte teorica del corso è stata effettuata una dimostrazione pratica per tutti i presenti e sono state successivamente organizzate quattro postazioni per far provare sui manichini le manovre corrette. Ovviamente si è trattato solamente di un evento dimostrativo e divulgativo in quanto il corso vero e proprio, che sarà disponibile in tutta Italia dopo l'estate, avrà una durata di quattro ore. Questo corso, che prima di oggi non esisteva, sarà rivolto soprattutto a tutte quelle persone che vivono quotidianamente accanto ai bambini: mamme, genitori, maestre di asili nido e materne, insegnanti di scuole elementari baby sitter, allenatori sportivi. Proprio per fare in modo che sia fruibile da tutti il costo di tale corso non supererà i 24 euro; al termine dell'evento formativo ogni partecipante riceverà un attestato con una validità di due anni. 6° Congresso Nazionale SIMEUP Medico Infermieristico 64° Congresso Nazionale SIP Tra Scienza e Famiglia, il valore della comunicazione Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza Pediatrica 15/18 ottobre 2008 Magazzini del Cotone di Genova Trieste 18-20 settembre 2008 Stazione Marittima La moderna Medicina d’Emergenza-Urgenza deve, oggi, porsi questi obiettivi: fornire un sistema integrato preospedaliero ed ospedaliero di cure per l’emergenza; migliorare e standardizzare la qualità dell’assistenza sanitaria in emergenza; sviluppare la ricerca sulla natura e sul trattamento delle emergenze mediche; raccogliere i dati epidemiologici utili a favorire la prevenzione degli incidenti e delle situazioni critiche e la promozione della salute; formare ed aggiornare il personale sanitario a prestare la migliore assistenza nelle situazioni di emergenza. Giugno 2008 La SIP ha avviato in questi ultimi anni un processo di rinnovamento che la sta rendendo sempre più adeguata ad assolvere gli impegni che ha una moderna Società Scientifica. “Genova 2008” cercherà di interpretare questa esigenza di rinnovamento valorizzando quella che deve essere la vera essenza di una Società Scientifica: il connubio tra la scienza e la famiglia. Per riuscirci serve - innanzi tutto - saper comunicare: col mondo scientifico, con le istituzioni, tra di noi, con la società civile, con i media, con le famiglie, con i bambini. www.emergencyoggi.it Eo 11 L’alcolismo nei giovani: FENOMENO SOCIALE a cura di Sabrina Guerrieri Secondo la CE e l’OMS, l’alcol è uno dei principali problemi di sanità pubblica e sociale in Europa, rappresentando il terzo fattore di rischio per la salute davanti a soprappeso-obesità e dietro solo a tabacco e ipertensione. Ogni paese dell’UE ha adottato una serie di politiche alcologiche per contrastarne l’abuso, ma meno della metà dei paesi non ha ancora un piano d’azione o un istituzione di coordinamento per l’alcol e l’impatto delle politiche che sostengono l’educazione, la comunicazione, la formazione e la consapevolezza dell’opinione pubblica è basso. Rispetto al contesto europeo, l’Italia si colloca agli ultimi posti per consumo di alcol (nota ISTAT, 2006), dopo la Norvegia, la Gran Bretagna, la Svezia e il Portogallo. Nei giovanissimi, con età compresa tra 11-15 anni, il consumo di alcol si attesta intorno al 19,5%, salendo al 50,9% tra i 1617anni. Nel 2010, l’OMS si propone come obiettivo la riduzione, sino al raggiungimento di quota zero, del consumo di alcolici fra i ragazzi fino a 15 anni. Per prevenire l’abuso di alcol associato alla guida, è partita nel 2006 un’iniziativa della Valcamonica denominata“L’ambulanza comunica”, per richiamare, in particolare i giovani, ad una maggiore responsabilità nella guida. Per il trattamento a lungo termine delle dipendenze, si prevedono programmi alcologici orientati all’autoaiuto attraverso incontri di gruppo, ricoveri riabilitativi presso centri-comunità terapeutiche e le strutture internistiche ospedaliere. L’identità professionale degli infermieri che lavorano presso le comunità terapeutiche, si avvale dell’acquisizione delle funzioni relazionale, educativa e tecnica. Un modello gestionale del centro di alcologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (A.U.O.C.). I n Europa, la stima dei costi sanitari e sociali provocati dall’alcol è pari all’1,3% del PIL, 125 miliardi di euro, 650 euro per ogni famiglia. Ogni anno 115.000 persone, soprattutto giovani, muoiono per cause alcol correlate. Sono circa 60 le condizioni di malattia (ictus, tumori, malattie epatiche, malattie cardiovascolari, problemi mentali...) e le situazioni a rischio determinate dall’abuso di sostanze alcoliche. Le situazioni a rischio comprendono una serie di danni sociali quali abuso su minori, criminalità, violenze, suicidi e omicidi, incidenti stradali, incidenti domestici e sul lavoro, gravidanze indesiderate...). All’alcol è attribuibile il 7,4% degli anni di vita persi a causa di malattia, disabilità o mortalità prematura, generalmente evitabile. Secondo la Commissione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’alcol è uno dei principali problemi di sanità pubblica e sociale in Europa, rappresentando il terzo fattore di rischio per la salute davanti a soprappeso-obesità e dietro solo a tabacco e ipertensione. Ogni paese dell’Unione Europea ha adottato una serie di leggi e di politiche alcologiche per contrastarne l’abuso, ma meno della metà dei paesi non ha ancora un piano d’azione o un istituzione di coordinamento per l’alcol e l’impatto delle politiche che sostengono l’educazione, la comunicazione, la formazione e la consapevolezza dell’opinione pubblica è basso. Esistono forti evidenze scientifiche riguardo l’efficacia delle politiche nella riduzione dei danni causati dall’alcol e tutti i paesi hanno adottato qualche forma di restrizione sulla vendita di alcol ai giovani e sulle comunicazioni commerciali di bevande alcoliche. Il rapporto della Commissione Europea dimostra che le campagne di educazione non sono sufficienti da sole a prevenire o ridurre il danno causato dal bere e che interventi basati sul coinvolgimento parentale e un miglior rapporto costi-benefici, sono da attuarsi su alcol e guida e sull’identificazione precoce dell’abuso alcolico. Occorre promuovere la gestione di accurate politiche sull’alcol (politica dei prezzi e della tassazione, regolamentazione del marketing e delle pubblicità) e definire una programmazione sanitaria e sociale capace di attuare interventi mirati, con formazione specifica degli operatori, per l’identificazione precoce dell’abuso alcolico e per l’intervento breve nei contesti di assistenza primaria, tenendo conto anche della fase valutativa degli interventi attuati. Per quanto riguarda la ricerca, l’alcol è di gran lunga, la dipendenza più studiata, Giugno 2008 sia da un punto di vista epidemiologico, che genetico, neurofisiologico e psicologico. In molti casi, gli studi sull’alcolismo sono stati “trainanti” rispetto a studi analoghi su altre dipendenze. In Italia, l’adozione del modello medico, ha esaltato il mito della quantificazione del fenomeno (incidenza sociale), il mito della soglia alcolica (attraverso il parametro che separa il bevitore dall’alcolista), il mito della causalità (con la ricerca ossessiva delle cause psicologiche e sociali che portano il bere snodato) e hanno sottovalutato gli aspetti sociali che sono alla base dell’abitudine a bere alcolici (Rolli, 1992). Gli aspetti riguardanti le motivazioni o le condizioni socio-culturali dei soggetti sono stati trattati con marginalità e solo negli ultimi anni si è assistito ad un approccio multidisciplinare per la comprensione del fenomeno. Lo studio dell’alcol nei vari contesti sociali ha condotto a categorizzare le culture secondo un continuum (Cattarinussi, 1992) che partendo da culture astinenti, attraversa culture ambivalenti, permissive e ultrapermissive riguardo il consumo di alcolici. La cultura mediterranea si colloca nell’ambito delle culture permissive, in cui l’abitudine alcolica è consolidata ed integrata nella dieta alimentare, e di conseguenza anche nella vita di relazione. Negli ultimi anni si assiste però ad una tendenziale diminuzione dell’assunzione di vino e ad un aumento di birra e superalcolici, e una maggiore presenza di astemi e di giovani consumatori. L’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” effettuata dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) con intervista telefonica su un campione di 20 mila famiglie nel febbraio 2006, rileva che il consumo di alcol in Italia è per tradizione culturale moderato, con un trend sostanzialmente stabile negli ultimi otto anni, con un lieve aumento nel 2001 ed incrementi significativi tra i giovani, in particolare tra le donne. La nota informativa dell’ISTAT mette a confronto i dati rilevati negli anni 2003 e 2006 per una popolazione di 11 anni e più, e analizza i dati disponibili da rilevazioni antecedenti al 2003, che riguardano solo una popolazione di 14 anni e più. Tra il 1998 e il 2005, per persone di almeno 14 anni, il consumo di alcol è stabile (intorno al 70%). I bevitori di vino rappresentano il 57,6%, quelli di birra il 47%; il consumo di altri tipi di bevande alcoliche (aperitivi, amari, liquori, ...) registra un incremento pari a 4 punti percentuali, passando dal 39,5 al 43,1%. I consumatori abituali di sostanze alcoliche scelgono www.emergencyoggi.it prevalentemente il vino. Molto elevate sono le differenze di genere, considerando che l’82,1% degli uomini consuma alcol contro il 58,1% delle donne. L’incremento del consumo di alcol interessa soprattutto le donne giovani con età compresa nelle due fasce d’età di 1819 anni e di 20-24 anni. In entrambe le fasce d’età considerate, i valori di incremento sono di circa 3 punti percentuali. Il 41,6% degli uomini beve vino tutti i giorni rispetto al 16,9% delle donne. Nella fascia d’età fra i 45-54 anni, gli uomini raggiungono una quota di consumo dell’89,7% contro il 66,9% delle donne. Nei giovanissimi, con età compresa tra 11 e i 15 anni, il consumo di alcol si attesta intorno al 19,5%, aumentando in maniera significativa tra i 16-17 anni (50,9%). La tendenza all’aumento del consumo di alcol è anche in relazione al titolo di studio, soprattutto per le donne; tra le meno istruite (con licenza elementare) il 46,1% consuma alcol, mentre per le laureate la quota raggiunge il 73,8%. Il consumo di alcol è più diffuso nelle regioni del nordest (Veneto, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna) Al sud e nelle isole il consumo di alcol è minore, specie per le donne. Rispetto al contesto europeo, l’Italia si colloca agli ultimi posti per consumo di alcol (nota ISTAT, 2006), dopo la Norvegia, la Gran Bretagna, la Svezia e il Portogallo. Secondo le linee guida dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non esistono rigide dosi giornaliere di alcol consigliate e l’assunzione di alcol deve tener conto della variabilità soggettiva. In genere viene considerato moderato un uso di alcol di 2-3 unità alcoliche al giorno per l’uomo, 1-2 unità per la donna e una sola unità per l’anziano, considerando che un’unità alcolica corrisponde alla quantità di alcol contenuto in un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione, o in una lattina di birra (330 ml) di media gradazione o in un bicchierino di superalcolico (40 ml). La nota ISTAT 2006 prevede la promozione di stili di vita salutari e azioni preventive che riducano i danni sociali (il disagio sociale), i danni indiretti (gli incidenti stradali) e i danni sanitari (un aumento del rischio di insorgenza di patologie alcol correlate quali la cirrosi epatica, le malattie croniche del fegato, le malattie cardiovascolari, alcuni tumori) provocati dall’abuso di alcol. Al punto 4. della nota ISTAT sono descritti alcuni comportamenti a rischio quali il consumo di alcolici fuori pa- Eo 13 sto e in età precoce ed episodi di ubriacatura. Nel 2010, l’OMS si propone come obiettivo la riduzione, sino al raggiungimento di quota zero, del consumo di alcolici fra i ragazzi fino a 15 anni. Difatti, le statistiche elaborate dall’ISTAT rilevano un elevato consumo di alcol nei ragazzi giovani dagli 11-15 anni, nonostante la legge preveda la somministrazione di alcolici solo al di sopra dei 16 anni. Due comportamenti a rischio fortemente associati sono l’abuso di fumo e l’alcol; dall’indagine emerge che vi è una maggiore propensione all’ubriacatura nei giovani forti fumatori. Per quanto riguarda i danni indiretti, l’abuso di alcol associato alla guida, produce un’elevata mortalità giovanile, stimata in oltre il 40% dei casi e rappresenta la causa di più del 46% del totale dei morti di età compresa tra 15 e 24 anni. Tale realtà, richiede con urgenza la programmazione di adeguati interventi per prevenirne i danni e promuovere stili di vita salutari: la campagna stampa 2007 “Non giocare con la vita, se guidi non bere” promossa dal Ministero della Salute, rappresenta un’iniziativa di prevenzione utile a sensibilizzare l’utenza. Altra iniziativa, promossa dall’assessorato Giovani e Università della Provincia di Brescia e realizzata dalla Procivil Camunia, in collaborazione con il distaccamento della Polizia stradale Darfo Boario Terme e con la centrale operativa di Brescia del 118, è quella partita alla fine del 2006, di predisporre una speciale ambulanza che ricordi i pericoli, per chi guida, dell’abuso di alcol. L’iniziativa è la prima di quattro azioni facenti parte della campagna di sensibilizzazione contro le stragi del sabato sera, rivolta ai giovani fra i 18 e i 29 anni residenti in Valcamonica e sul lago di Iseo, e attuata con quattro azioni congiunte: «L’ambulanza comunica», il «pattugliamento stradale notturno»,, la «divulgazione di un opuscolo informativo sui pericoli della guida in stato di ebbrezza nelle scuole», i «corsi di primo soccorso». Le due scritte, riprodotte sulle fiancate laterali dell’ambulanza, operativa in Valcanonica e nel Sebino, “Da ubriachi è più facile morire che guidare” e “Crash”, assumono il significato di una comunicazione diretta, un messaggio che Eo 14 cattura l’attenzione e si rivolge particolarmente ai giovani per richiamarli ad una maggiore responsabilità nella guida. Diversamente dall’alcolismo in forma acuta, causato anche da un solo episodio di forte assunzione di bevande alcoliche, l’alcolismo in forma cronica, considerato per lungo tempo come la conseguenza di un malessere psicosociale, è oggi ritenuto più correttamente una malattia vera e propria. Esso ha in genere uno sviluppo lento, che può durare diversi anni. Gli interventi preventivi, curativi e riabilitativi per il trattamento delle forme croniche, prevedono programmi alcologici orientati all’autoaiuto attraverso incontri di gruppo e ricoveri riabilitativi presso i centri, le comunità terapeutiche e le strutture internistiche ospedaliere. I ricoveri internistici effettuati nei reparti per acuti hanno in genere breve o media durata e sono centrati sulla disintossicazione da alcol, sul trattamento della sindrome di astinenza e sulla valutazione diagnostica delle patologie alcol correlate. Tradizionalmente il ricovero si conclude con la raccomandazione di non bere e la prescrizione una terapia medica appropriata per le patologie riscontrate. Più utili appaiono le strutture residenziali riabilitative e le comunità terapeutiche comprendenti momenti terapeutici e momenti comunitari per la riabilitazione sociale. La creazione di una rete alcologica territorio-ospedale potrebbe soddisfare, per il paziente alcoldipendente, l’esigenza di una continuità delle cure specialistiche oltre i limiti del ricovero ospedaliero, con accesso sia ai servizi ambulatoriali di alcologia inseriti all’interno degli ospedali, sia ai servizi territoriali (servizi sociali comunali, SerT, ambulatori di medicina generale, gruppi di auto-aiuto), che al ricovero nelle strutture residenziali riabilitative (Comunità Terapeutiche, CT), già presenti sul nostro territorio e finora indirizzate quasi esclusivamente ai pazienti con dipendenza da droghe. Le CT si strutturano in Italia a partire dagli anni ’70, in risposta alla diffusione dell’eroina e alla disorganizzazione delle strutture pubbliche che ritardano nella risposta al problema. Oggi sono molto diffuse e utilizzano, nel paziente con dipendenza da droghe, strumenti di recupero efficaci in ogni fase del processo assi- stenziale. In alcune regioni italiane le CT sono utilizzate solo marginalmente per le dipendenze da alcol, in soggetti con un passato di tossicodipendenza. L’attuale modello territoriale italiano per le dipendenze da alcol prevede soprattutto la diffusa presenza di gruppi di autoaiuto AA, AIAnon (Alcolisti Anonimi), CAT (Club degli Alcolisti in Trattamento) e una buona rete di servizi pubblici soprattutto in Veneto, in Friuli Venezia Giulia, in Emilia Romagna e in Toscana. Negli Stati Uniti, le CT esistono già da tempo, sono per lo più strutture ambulatoriali o semiresidenziali, o comunque a carattere riabilitativo, utilizzate durante la fase della disintossicazione. Contemplano interventi di carattere professionale in senso tradizionale e di counseling. I counselors sono alcolisti inattivati, abitualmente aderenti ad Alcolisti Anonimi, che hanno ricevuto un apposito training. Durante la degenza del paziente nelle CT, è coinvolta anche la famiglia. Il modello statunitense descritto è molto simile a quello adottato in Gran Bretagna e nei paesi scandinavi. In Germania e in Francia sono applicati programmi residenziali e territoriali che includono i gruppi di autoaiuto. La degenza riabilitativa in CT rappresenta un’alternativa al ricovero ospedaliero, si avvale di programmi terapeutici articolati e modulati sui bisogni della persona con la definizione di interventi terapeutici personalizzati a medio e lungo termine. Le finalità del percorso terapeutico sono quelle del recupero, più o meno completo, degli esiti negativi invalidanti e il rientro protetto in famiglia o in gruppo, qualora esista la necessità di continuare il programma terapeutico. L’identità professionale degli infermieri che lavorano presso le comunità terapeutiche si avvale dell’acquisizione delle funzioni relazionale, educativa e tecnica. Un interessante modello gestionale del centro di alcologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (A.U.O.C.) prevede un approccio multiprofessionale nelle aree della prevenzione, cura e riabilitazione, la funzione del case management e il lavoro di rete (familiare e sociale). Le tecniche utilizzate dall’equipe multiprofessionale per la gestione del trattamento del paziente sono l’approccio moGiugno 2008 tivazionale, il counselling alcologico, il colloquio clinico e la gestione dei gruppi all’interno della comunità terapeutica. La progettazione dell’intervento verso le problematiche alcol correlate si avvale di una pianificazione a medio e lungo termine. All’interno del centro, l’infermiere partecipa alla definizione della diagnosi con una specifica anamnesi infermieristica alcologica, attraverso i test CAGE e AUDIT che indagano la struttura relazionale della famiglia dell’alcolista, la familiarità per alcolismo, la presenza di altre dipendenze e dei comportamenti a rischio, la rete relazionale amicale, la storia lavorativa, l’area dei comportamenti sociali (violenze, aggressioni, guida in stato d’ebbrezza...). La raccolta delle informazioni anamnestiche del paziente, permette all’infermiere di definire uno specifico setting di accoglienza dell’alcolista e della sua famiglia all’interno del centro e la definizione degli obiettivi di trattamento nell’area assistenziale, in particolare: la cessazione del consumo di alcolici, il coinvolgimento della famiglia e della rete sociale e professionale, l’identificazione e l’avvio di un progetto di trattamento, il passaggio dall’astinenza alla sobrietà, il cambiamento dello stile di vita della persona e della famiglia. Altra funzione esercitata dall’infermiere nel centro è quella di case management, finalizzata all’interazione e al coordinamento degli interventi specialistici dell’equipe multiprofessionale. Il case manager riveste un ruolo chiave nella complessa gestione del trattamento del paziente alcolista perché è la figura da cui partono costantemente informazioni, richieste e azioni e a cui giungono indicazioni, bisogni ed esigenze. Le capacità richieste sono di tipo organizzativogestionale, più che mai attuali e indispensabili, perché l’infermiere possa esercitare la propria funzione con responsabilità, autonomia e specificità. SITOGRAFIA Foto. In: comunicandoilsociale.wordpress.com/.../ [26-05-2008] STAT (2006). “L’uso e l’abuso di alcol in Italia”. In: http://portale.iims.it/flex/files/D.cc519b300a75a6e6ca87/Uso_ed_abuso_di_al col_in_Italia_2006.pdf [26-05-2008] Cibin M., Hinnenthall I., Ravera R. “Algologia e problemi alcol correlati”. In: http://www.psychomedia.it/pm/answer/alcoldx1.htm [26-05-2008] Cibin M., Marin G., Pedroni F., Hinnenthall I., Ravera R., Bozzola P., Guelfi G.P. “I programmi residenziali nel trattamento integrato dell’alcolismo”. In: http://www.psychomedia.it/pm/answer/alcol/residenziali.htm [28-05-2008] Frullano D. “Alcolismo: aspetti sociali”. In: http://www.cedostar.it/documenti/societa.pdf [28-05-2008] EPICENTRO. (2006). “L’impatto sociale, sanitario ed economico dell’alcol in Europa”. 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DEA e sistemi 118 ▪ Psicologia dell’Emergenza e dei disastri ▪ Gestione avanzata delle Maxiemergenze ▪ Emergenze NBCRe ▪ Organizzazione Sanitaria in medicina di emergenze e urgenze: Approccio di base Formazione e aggiornamento in medicina dell’emergenza e dei disastri Organizzati dal CEMEC Centro Europeo di Medicina dei Disastri Ottobre Novembre 2008 PER INFORMAZIONI CEMEC c/o Ospedale di Stato Via Scialoja, 1 - 47893 Cailungo Repubblica di San Marino Tel. 0549/994535 - 994600 Fax 0549/903706 [email protected] www.sanmarinosalute.sm www.toxit.eu il COORDINATORE INFERMIERISTICO nell’EVOLUZIONE DEI SISTEMI ORGANIZZATIVI e lo SVILUPPO DELLE PROFESSIONALITÀ SANITARIE D. Scafi, F. Scoppetta, A. Aguzzi LA CLINICAL GOVERNANCE Il concetto di “Clinical Governance” nasce, per la prima volta, nel Regno Unito e, nello specifico, nell’ambito del Piano Sanitario del 1998 denominato “A First Class Service”. L’idea di fondo, contenuta nel citato Piano Sanitario, consiste nell’avvio di un programma sanitario, caratterizzato dall’assunzione di una serie di azioni conseguenti, finalizzato ad assicurare ai pazienti, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, i più elevati standard qualitativi possibili sul piano clinico assistenziale. Prima di entrare nel merito delle azioni promosse allo scopo di avviare la “Clinical Governance”, anche in considerazione della rilevanza che tale concetto sta progressivamente assumendo nel nostro Paese, è utile analizzare e comprendere, da un lato, quali fattori hanno scatenato tale processo di cambiamento e, dall’altro, il senso e la portata dello stesso. Con riferimento ai fattori scatenanti l’avvio della “Clinical Governance”, quello di maggior rilievo è, senza dubbio, rappresentato dalla sistematica osservazione della grande variabilità esistente nel comportamento adottato dalle diverse strutture sanitarie e, al loro interno, da singoli professionisti nell’affrontare e trattare specifici problemi di salute. Si tratta di elementi conoscitivi che, già di per sé, consentono di avviare un confronto importante sul tema dell’appropriatezza ma che, nel Piano Sanitario Inglese, sono ulteriormente stigmatizzati evidenziando come, anche grazie alla progressiva consapevolezza che i pazienti assu- Eo 16 mono in materia di trattamenti sanitari, una così significativa variabilità dei comportamenti genera confusione nel paziente, e i suoi famigliari, e dubbi sugli standard di servizio che lo stesso deve ricevere da una struttura sanitaria. Sulla variabilità dei comportamenti adottati da strutture e singoli professionisti nel trattare determinati problemi di salute impattano diverse cause e, su alcune di esse, il Piano Sanitario identifica specifiche linee d’azione. Tuttavia è inevitabile riconoscere che una delle cause principali è legata al processo di aziendalizzazione. È proprio nel Regno Unito, infatti, che, per la prima volta, si immagina di riconoscere alle organizzazioni sanitarie pubbliche, anche sul piano normativo, una serie di autonomie e responsabilità tipiche delle aziende autonome. I contenuti del Griffith Report sul management nel National Health Service del Regno Unito, uscito nel 1983 introducendo i concetti appena citati, trova applicazione, infatti, con il Community Care Act del 1990. Va preliminarmente chiarito che, in merito a quanto precedentemente affermato, le problematiche evidenziate non derivano tanto dall’avvio dal processo di decentramento delle responsabilità (ossia l’aziendalizzazione) ma, piuttosto, dalle modalità con le quali lo stesso è attuato anche in considerazione delle tensioni che lo hanno promosso. È innegabile, infatti, che il processo di aziendalizzazione, sia nel Regno Unito che nel nostro Paese, è stato avviato con lo scopo di assicurare un miglior governo della spesa sanitaria sia attraverso la responsabilizzazione degli organismi di governo del sistema a livello locale, ossia le Regioni, che promuovendo il migliore utilizzo delle risorse a fronte della costituzione delle aziende sanitarie. Nonostante le riforme del sistema sanitario, della portata di quelle introdotte nel Regno Unito e in Italia, cercano sempre di porre al centro dell’attenzione del sistema stesso l’esigenza di rispondere ai bisogni di salute della popolazione, la forte tensione sulle tematiche economico-finanziarie, molto sentita sia al momento della costituzione delle aziende sanitarie che negli anni successivi, ha determinato lo sviluppo di logiche e strumenti di gestione prevalentemente orientati al governo della spesa sanitaria trascurando, in tal modo, la dimensione professionale e la misurazione e valutazione dei risultati non monetari delle aziende stesse. È inevitabile, quindi, che tale situazione abbia condizionato, in modo più o meno evidente, i comportamenti delle e nelle organizzazioni sanitarie che, in molti casi, possono determinare effetti quali quelli esemplificativamente descritti nel Piano Sanitario inglese. In questo senso, pertanto, la Clinical Governance assume la valenza di “correttivo” ad un sistema che, a causa di tensioni diverse, si è sviluppato ed evoluto privilegiando una dimensione della gestione, quella economico-finanziaria, e trascurandone altre. La riflessione appena sviluppata, per contro, consente di aprirne una nuova e, in particolare, quella relativa alla portata del cambiamento introdotto con l’avvio della Clinical Governance. Com’è intuitivo, inGiugno 2008 Giugno 2008 risultati di un’organizzazione sanitaria non possono essere misurati solo sotto il profilo economico-finanziario, per quanto tale dimensione possa essere considerata rilevante, ma anche sulla base della capacità dell’organizzazione stessa di rispondere, quantitativamente e qualitativamente, ai bisogni e alla domanda di prestazioni sanitarie. Allo scopo di rispondere alle attese, fissate quindi in termini di rispetto dei vincoli di bilancio e, contemporaneamente, di standard qualitativi clinico-assistenziali predefiniti, l’azienda deve sviluppare i propri processi produttivi, ossia deve essere gestita, secondo principi di appropriatezza ed efficienza e deve essere organizzata in base ad approcci coerenti a tale scopo. Volendo ulteriormente sviluppare tale concetto, recuperando a tal fine un modello classico di rappresentazione del funzionamento aziendale (vedi Fig. 1), i risultati economici e sanitari prodotti dall’azienda sono oggetto di valutazione rispetto a standard predefiniti della stessa natura (vincoli di bilancio e standard qualitativi clinico-assistenziali) allo scopo di supportare i processi decisionali degli organismi di governo, dei pazienti e dei cittadini in genere che, a loro volta, impattano sui fattori in ingresso dell’azienda sia in termini di disponibilità finanziarie che fiducia nei confronti della struttura. gistico e dal patrimonio professionale, più adeguate per l’efficiente ed appropriato sviluppo dei processi produttivi. L’USO DEGLI STANDARD CLINICOASSISTENZIALI PER IL GOVERNO DEL SISTEMA SANITARIO Uno degli aspetti di maggiore innovatività introdotto dalla Clinical Governance, come si è avuto modo di accennare in precedenza, è rappresentato dall’utilizzo di standard qualitativi clinico assistenziali quale strumento di valutazione delle performance delle aziende sanitarie appartenenti al sistema. A tale proposito, gli aspetti di maggiore interesse sono rappresentati da: • la tipologia degli indicatori utilizzati; • le modalità di individuazione degli indicatori e di formulazione degli standard; • le modalità di funzionamento del sistema di valutazione. Con riferimento al primo punto, è utile osservare che, come si evince anche dalle esemplificazioni precedentemente riportate e contenute nel Piano Sanitario Inglese, gli indicatori utilizzati non fanno necessariamente riferimento a misure di outcome. I motivi di tale scelta sono da ricondurre, nella sostanza, alle difficoltà attualmente esistenti nel misurare l’outcome inteso come capacità dell’organizzazione di modificare le condizioni di salute ASSETTO ISTITUZIONALE PROCESSI PRODUTTIVI Risultato di bilancio Output Risultati sanitari ASSETTO TECNOLOGICO Standard di verifica e valutazione ASSETTO ORGANIZZATIVO ASSETTO FISICO-LOGISTICO ORGANISMO PERSONALE E PATRIMONIO PROFESSIONALE fatti, tale approccio tende a sottolineare la valenza della dimensione professionale e non monetaria dei risultati di gestione delle organizzazioni sanitarie. Nella sostanza, infatti, le logiche di gestione definite dalla Clinical Governance si basano sulla formulazione di standard clinico-assistenziali da assicurare ai pazienti, definiti peraltro con un processo di forte coinvolgimento dei professionisti interessati, e sulla sistematica comparazione di questi ultimi con i risultati (non monetari) effettivamente conseguiti dalla singola azienda. Attraverso l’implementazione di tale modello, in parte grazie al naturale orientamento che gli operatori sanitari hanno nel cercare di migliorare le proprie performance professionali e, in parte, in forza dei vincoli di risultato non monetario imposti in capo alle aziende sanitarie, l’attesa è quella di assicurare concretamente standard di servizio qualitativamente elevati e omogenei su tutto il territorio nazionale. In quanto “correttivo”, tuttavia, la Clinical Governance non rifiuta il modello aziendale di gestione della sanità ma, più semplicemente, si propone di integrarlo con nuovi strumenti e logiche di indirizzo maggiormente coerenti, rispetto alle precedenti, sia con la mission delle organizzazioni sanitarie (tutelare la salute), sia con le peculiarità che caratterizzano tali organismi sul piano della natura dell’attività svolta (poco standardizzabile) e su quello della concreta misurabilità dei risultati mediante l’utilizzo di indicatori monetari (scarsa). I vincoli economici così come i principi organizzativi e gestionali, tipici dell’azienda, sono elementi che fanno parte integrante del modello della Clinical Governance. Sarebbe altrimenti complesso o, addirittura, utopistico immaginare di poter assicurare standard qualitativi clinico assistenziali, senza considerare che questi sono l’esito di un processo produttivo complesso che si sviluppa in un contesto organizzativo, caratterizzato da vincoli, e assorbendo una quota delle limitate risorse a disposizione dell’azienda. La portata innovativa della Clinical Governance, alla luce di quanto fino ad ora sviluppato, è rappresentata dalla capacità di aver introdotto un approccio alla gestione e al governo delle aziende sanitarie in grado di fondere, in modo equilibrato, la dimensione economico-finanziaria, da un lato, e quella qualitativo-professionale, dall’altro, avendo, quale base comune, la gestione e l’organizzazione. Da un punto di vista concettuale, la Clinical Governance parte dall’assunto che i valutazione e decisioni economiche e sanotarie FIGURA 1: MODELLO DI FUNZIONAMENTO AZIENDALE Sulla base dello schema presentato, appare evidente che l’azienda, al fine di rispettare gli standard posti dal sistema in cui opera, deve necessariamente gestire i propri processi produttivi, ossia le modalità con le quali combina le risorse allo scopo di ottenere i risultati, in modo coerente e, inoltre, creare le condizioni, definite dagli assetti organizzativo, tecnologico e lowww.emergencyoggi.it del paziente rispetto ad uno stato iniziale e, soprattutto, in relazione alle possibili prospettive esistenti nell’ipotesi di assenza di un intervento da parte di una struttura sanitaria. Sono considerati, a tale scopo, in senso positivo: il prolungamento della vita, la riduzione della sofferenza e della disabilità, i miglioramenti nella qualità della vita o, per gli interventi preventivi, Eo 17 la riduzione dell’incidenza delle malattie; in senso negativo: complicazioni o effetti iatrogeni. Le difficoltà esistenti nella misurazione di tali fenomeni, soprattutto con riferimento agli outcome positivi, è determinata da tre fattori distinti: • la carenza di unità di misura generalmente condivise; • la difficoltà, tecnica ed economica, nel seguire il paziente per periodi relativamente lunghi dopo l’erogazione di prestazioni o servizi; • l’incidenza, sugli outcome, di fattori esterni, successivi all’erogazione di prestazioni o servizi, non governabili e difficilmente misurabili. La Clinical Governance, pertanto, assume come indicatori utili quelli misurabili al termine di un determinato processo clinico assistenziale o, all’interno di quest’ultimo, quelli relativi alla gestione del paziente in corrispondenza di momenti particolarmente significativi quali, per esempio, l’effettuazione di un intervento chirurgico. Sono quindi indicatori utili, in generale, quelli rappresentativi di un outcome negativo o delle caratteristiche del paziente sotto il profilo clinico e dell’autosufficienza. In altri termini, sono considerati quegli indicatori che misurano, al termine o durante un processo clinico-assistenziale, la modificazione delle caratteristiche biologiche, fisiologiche e comportamentali dei pazienti che, sulla base delle prove di efficacia e degli studi maggiormente accreditati, sono sicuramente o più probabilmente connessi con gli esiti finali e che sono denominabili come esiti intermedi. Ad esempio, possono essere considerati parametri quali quelli dell’ipertensione arteriosa, dell’ampiezza di un movimento articolare che permetta al paziente di effettuare azioni utili prima non eseguibili, la cessazione del fumo, ecc…. Il modello della Clinical Governance prevede, in aggiunta alla identificazione di indicatori di esito intermedio e la relativa formulazione di standard, l’utilizzo di ulteriori set di indicatori finalizzati a stabilire i criteri di gestione dei principali snodi decisionali che caratterizzano la gestione di un paziente. Si tratta di indicatori utili, per esempio, per stabilire se il paziente deve essere ricoverato e se deve essere sottoposto ad un intervento chirurgico e che fungono da ulteriori elementi di analisi e valutazione della capacità delle singole aziende di rispettare gli standard qualitativi da assicurare ai pazienti. In considerazione del valore generale attribuito agli standard, l’individuazione degli indicatori e la relativa formulazione de- Eo 18 gli standard è attività riservata, nel sistema sanitario britannico, ad organismi sovraziendali e finalizzati ad assicurare il Governo Clinico del sistema. Nello specifico, tale ruolo è svolto dal NICE (National Institute for Clinical Excellence) che, attraverso lo sviluppo di una serie di fasi logiche (identificazione, raccolta delle prove, controllo e valutazione, divulgazione, implementazione e monitoraggio) giunge a stabilire indicatori utili e valori standard di riferimento. Il riconoscimento ad un organismo sovraziendale di tale ruolo, tuttavia, non deve essere inteso come attivazione di un sistema impositivo e volto ad annullare l’autonomia professionale di medici ed infermieri. Sono questi ultimi che, infatti, devono stabilire come trattare il singolo caso una volta che il paziente si presenta alla struttura, con tutte le proprie caratteristiche personali, per ottenere una prestazione o un servizio. Gli standard, da un punto di vista operativo, svolgono il ruolo di guida e, contemporaneamente, di parametro di confronto allo scopo di rilevare eventuali scostamenti e stimolare la revisione tra pari come attività sistematica e orientata alla generale crescita dei professionisti, da un lato, e fonte di innovazione nella stessa formulazione degli standard, dall’altro. Grande spazio nel Piano Sanitario Inglese è riservato, infatti, all’autoregolazione professionale. In questo senso, i professionisti sono liberi di fissare i propri parametri di riferimento, anche in deroga a quelli definiti a livello nazionale, purché ciò avvenga nella massima trasparenza nei rapporti con il paziente i suoi famigliari e in una logica di confronto continuo con gli standard nazionali. Interessante, anche in riferimento a quest’ultimo aspetto, il meccanismo di gestione complessiva del sistema degli standard. Da un lato, infatti, ci si attende che, all’interno della singola struttura sanitaria, si avvii un ciclo continuo di comparazione e valutazione dei risultati sanitari conseguiti rispetto agli standard fissati a livello nazionale mentre, dall’altro, il NICE svolge una funzione di stimolo e di supporto alle analisi degli scostamenti registrati. In buona sostanza, mentre all’interno della singola struttura sanitaria si avviano momenti sistematici di audit interno finalizzati ad individuare i punti di debolezza dei processi clinico-assistenziali gestiti e, conseguentemente, le linee di azioni correttive, il NICE interviene con l’effettuazione di analisi di sistema suggerendo, anche in questo caso, azioni correttive basate, però, sulle evidenze derivanti da analisi interaziendali e prodotte anche mediante tecniche di benchmarking. LO SVILUPPO CONTINUO DELLE PROFESSIONALITÀ L’introduzione di standard clinico-assistenziali da assicurare ai pazienti rappresenta solo una delle novità introdotte dal Piano Sanitario Inglese. L’altra dimensione fondamentale, da considerare quale condizione necessaria per rendere possibile il raggiungimento degli standard, è rappresentata dallo sviluppo continuo delle professionalità. In altri termini, l’identificazione di standard qualitativi, dal punto di vista clinico-assistenziale, da assicurare ai pazienti è operazione efficace solo nel caso in cui l’azienda agisce allo scopo di adattarsi a tale stimolo esterno. Tornando allo schema di funzionamento aziendale rappresentato in figura 1, ciò significa che, se in passato le organizzazioni sanitarie si sono adattate, o quantomeno hanno cercato di creare le condizioni, per assicurare il raggiungimento del risultato economico atteso, dal momento in cui si rende necessario assicurare anche standard qualitativi, le aziende dovranno assumere scelte organizzative ed adottare sistemi di gestione coerenti con tale nuova esigenza. Ciò significa agire sui processi produttivi, sugli assetti organizzativi, tecnologici e logistici e, ovviamente, sul patrimonio professionale. L’attenzione posta sullo sviluppo continuo del patrimonio professionale, forse anche a scapito di altre leve gestionali altrettanto importanti, è giustificato, nell’ambito del Piano Sanitario Inglese, dal forte orientamento assunto in merito all’esigenza di tutelare i bisogni del paziente; i pazienti e i loro famigliari, infatti, pongono la loro fiducia nei professionisti sanitari. È necessario garantire che il trattamento loro fornito sia efficace e basato sulle tecniche e gli approcci più aggiornati. La possibilità di assicurare il soddisfacimento di tali attese, è subordinato alla creazione delle condizioni organizzative, tecniche ed economiche, affinché tutto il personale dell’azienda abbia la chiara consapevolezza del proprio ruolo e possa accrescere le proprie capacità professionali in modo continuo, al fine di cogliere e soddisfare le esigenze dei pazienti e dei loro famigliari, sia sotto il profilo clinico-assistenziale che quello relazionale. Lo sviluppo continuo delle professionalità, si basa sull’omonimo ciclo composto dalle seguenti fasi (vedi Figura 2): • definizione del ruolo; • piano di sviluppo individuale; Giugno 2008 • svolgimento dell’attività; • valutazione dell’efficacia del piano individuale. DEFINIRE il ruolo del singolo nell’organizzazione VALUTARE l’efficacia del piano individuale PROGRAMMARE il piano individuale di sviluppo ATTIVITA’ FIGURA 2: CICLO DI SVILUPPO CONTINUO DELLE PROFESSIONALITÀ Volendo approfondire l’argomento in questione, appare evidente la similitudine esistente tra i momenti di sviluppo del ciclo di sviluppo continuo delle professionalità, previsto nel Piano Sanitario Inglese, e alcuni dei passaggi che caratterizzano l’inquadramento e la valutazione del personale delle aziende sanitarie italiane, soprattutto per i dirigenti, previsti nell’ambito dei Contratti Collettivi in Italia. I punti di maggior contatto riguardano il sistema delle posizioni organizzative e quello della valutazione. Il sistema delle posizioni, in effetti, comporta l’inevitabile assegnazione di uno specifico ruolo all’interno dell’organizzazione sanitaria e, parallelamente, l’esplicitazione dell’ambito delle competenze e delle funzioni riconosciute e del programma di attività da sviluppare. Con riferimento alla valutazione, sebbene i contratti italiani la configurino come attività di “verifica del livello di raggiungimento degli obiettivi assegnati e della professionalità espressa”, dandone un’accezione negativa rispetto al concetto di strumento di supporto per lo sviluppo delle professionalità, è utile osservare come le principali dimensioni della valutazione previste sono coerenti con l’ipotesi di valutare l’efficacia di un piano di sviluppo individuale. LE DIMENSIONI DELLA VALUTAZIONE • obiettivi specifici riferiti alla singola professionalità; • collaborazione interna e il livello di partecipazione multiprofessionale nell’orGiugno 2008 ganizzazione dipartimentale; • livello di espletamento delle funzioni affidate nella gestione delle attività e qualità dell’apporto specifico; • capacità dimostrata nel motivare, guidare e valutare i collaboratori e di generare un clima favorevole alla produttività, attraverso una equilibrata individuazione dei carichi di lavoro e la gestione degli istituti contrattuali; • risultati delle procedure di controllo con particolare riguardo all’appropriatezza e qualità clinica delle prestazioni, all’orientamento dell’utenza, alle certificazioni di qualità dei servizi; • capacità dimostrata nel gestire e promuovere le innovazioni tecnologiche e procedimentali nonché i conseguenti processi formativi e la selezione del personale; • raggiungimento del minimo credito formativo; • osservanza degli obiettivi prestazionali assegnati; • rispetto del codice di comportamento. È interessante osservare che l’ampiezza delle dimensioni di valutazione previste per la dirigenza delle aziende sanitarie italiane è tale da renderla coerente sia per la componente medica che quella di comparto e, con alcune integrazioni e modificazioni, applicabile anche per i non dirigenti. In realtà, le opportunità offerte dai contratti non sono state sempre sfruttate appieno dalle aziende sanitarie che, spesso, hanno preferito gestire sia il tema del sistema delle posizioni che quello della valutazione nell’ottica della gestione del consenso piuttosto che come strumento strategico di governo e direzione. È innegabile, tuttavia, che il tema in oggetto rappresenti uno dei punti di maggior rilievo nelle future politiche del sistema sanitario e delle stesse aziende. La natura stessa dell’attività svolta, ad elevato contenuto professionale, spinge inevitabilmente verso una diversa rilevanza riconosciuta al patrimonio professionale e alle strategie adottate per il suo pieno e continuo sviluppo nel tempo. In virtù del significato attribuito allo sviluppo continuo delle professionalità e delle modalità di valutazione dell’efficacia dei piani individuali, prevalentemente focalizzati sull’acquisizione di capacità da esprimere “sul campo”, è inoltre evidente che un ulteriore salto di qualità da compiere, nel nostro Paese con riferimento al tema specifico, è rappresentato dall’esigenza di passare da un concetto di sviluppo delle professionalità prevalentemente basawww.emergencyoggi.it to sull’effettuazione di iniziative formative, con il conseguente accumulo dei relativi “crediti”, ad uno basato sulla creazione delle condizioni tecniche ed organizzative affinché tutto il personale acquisisca le capacità necessarie in modo continuativo e, soprattutto, sul posto di lavoro. In questo senso, l’attività di formazione e aggiornamento, anziché rappresentare l’elemento centrale sul quale ruota lo sviluppo del personale, assume la valenza di componente, senza dubbio importante, di un piano più ampio e articolato finalizzato alla crescita delle persone. LA GESTIONE PER PROCESSI NELL’AMBITO DELLA CLINICAL GOVERNANCE Attraverso la formulazione di standard qualitativi e l’avvio del ciclo di sviluppo continuo delle professionalità, congiuntamente ai vincoli economici che caratterizzano il funzionamento delle aziende sanitarie, sono quindi poste le condizioni di base per il governo clinico ed economico della sanità. Affinché ciò generi un impatto reale e significativo nel governo del sistema sanitario, sono necessarie alcune ulteriori condizioni le quali, a loro volta, si possono tradurre in capacità: • del sistema di generare effetti concreti a fronte del mancato rispetto dei risultati, economici e qualitativi, attesi; • dell’azienda di evolvere verso forme di gestione coerenti per il perseguimento dei risultati, economici e qualitativi, richiesti. Se si potesse muovere una singola critica al complessivo processo di aziendalizzazione che ha caratterizzato l’evoluzione del sistema sanitario italiano in questo ultimo decennio, infatti, quella della quasi totale assenza di capacità di intervenire, da parte del sistema di governo (Stato e Regioni), a fronte di risultati prodotti, a livello di azienda sanitaria, non adeguati alle attese è forse quella maggiormente significativa. Le difficoltà esistenti nell’avviare cicli gestionali virtuosi, infatti, non è tanto da ricondurre alle lacune normative, sebbene tante ed importanti, o all’inerzia di un sistema sanitario pubblico abituato per decenni a funzionare sulla base di modelli burocratico amministrativi ma, piuttosto, all’incapacità degli organismi deputati al governo del sistema di tradurre in azioni conseguenti quanto previsto dal processo di decentramento delle responsabilità. È evidente, infatti, che l’assenza di impatti significativi sulle aziende sanitarie, ad eccezione dei tagli di bilancio e della trop- Eo 19 po frequente rimozione di Direttori Generali, non ha determinato, nel passato, quegli stimoli sull’azione aziendale che rendono gli interventi sull’assetto organizzativo e i sistemi di gestione componenti necessarie per la sopravvivenza e/o lo sviluppo delle aziende sanitarie. L’introduzione di nuovi parametri di valutazione dell’azione aziendale, quali quelli previsti dalla Clinical Governance, non potranno tradursi che nell’ennesima inefficace operazione di “facciata” a meno che Stato e Regioni non modifichino, concretamente e significativamente, il modo di interpretare il loro ruolo di governo del sistema Con riferimento al secondo aspetto, fatto salvo che i cambiamenti in atto determinino reali pressioni esterne sulle aziende sanitarie, è indispensabile che queste ultime intervengano operativamente su tutti gli aspetti che determinano la gestione; tornando, per l’ultima volta, al funzionamento aziendale (Figura 1), ciò significa agire sui processi, sugli assetti organizzativi, tecnologici e logistici e sullo sviluppo professionale. Chiarito, nel paragrafo precedente, l’importanza e il ruolo che lo sviluppo professionale continuo ha nell’ambito dello schema di funzionamento aziendale e, in particolare, nelle aziende ad elevato contenuto professionale come quelle sanitarie, l’elemento centrale è rappresentato dai processi. È evidente, infatti, che la possibilità di ottenere, quale risultato dell’organizzazione, il rispetto dei vincoli di bilancio e, contemporaneamente, quello degli standard qualitativi, è fortemente condizionato dal modo con il quale sono gestiti i processi produttivi specifici. Sul piano operativo, infatti, i sistemi orientati alla gestione per processi, anche alla luce delle esperienze fino ad oggi condotte, sembra essere l’unico approccio, al momento, in grado di: • supportare la progettazione di un sistema di misurazione orientato sia alla rilevazione degli indispensabili fenomeni economici (costo di gestione), sia di quelli clinico/sanitari (risultati finali). Gli attuali sistemi di misurazione sono strutturati in base all’articolazione organizzativa aziendale fornendo, in tal modo, elementi conoscitivi di sintesi rispetto ad aggregati contabili (centri di costo) che, se da un lato, assorbono le risorse in modo unitario, dall’altro, generano output molteplici e fra loro eterogenei. Ciò limita le potenzialità della misurazione ai risultati intermedi (prestazioni prodotte), senza una concreta possibilità di correlarli alle modalità di Eo 20 formazione dei costi e, in ultima analisi, rende impossibile, se non per il tramite di parametri di carattere generico riferiti alla singola articolazione organizzativa (per es. la percentuale di infezioni o di piaghe da decubito), identificare indicatori specifici espressivi del risultato finale (soddisfacimento dei bisogni) dell’organizzazione sanitaria. Il sistema di misurazione organizzato rispetto ai processi, invece, identifica, al posto dell’articolazione organizzativa, gruppi e sottogruppi di pazienti caratterizzati da forti elementi di omogeneità tra i quali, il principale, è senza dubbio rappresentato dal problema di salute. In tal modo, a fronte della rilevazione delle risorse impiegate, ora comparabili in termini realmente omogenei, è soprattutto possibile monitorare i risultati non economici conseguiti, utilizzando opportuni parametri clinici e assistenziali, e individuare attraverso quali modalità (il processo) sono stati conseguiti; • affinare le capacità predittive, a tutti i livelli di sistema, e supportare i processi decisionali focalizzando l’attenzione rispetto a specifiche problematiche di salute e, rendendo possibile comprendere e stimare gli impatti economici ed organizzativi derivanti dall’esigenza di perseguire obiettivi di salute, dando pieno significato al termine di “Clinical Governance”; • coinvolgere definitivamente i professionisti nella gestione fornendo loro strumenti di conoscenza, finalmente focalizzati sugli aspetti realmente gestiti, ossia le modalità di combinazione delle risorse organizzative ed economiche a disposizione per raggiungere specifici risultati di salute rispetto ai pazienti trattati, sgombrando il campo da possibili equivoci sul loro ruolo aziendale, rivalutando il sistema di programmazione budgetario e rendendo possibile l’avvio e la realizzazione del ciclo di miglioramento continuo; • favorire la riprogettazione della struttura organizzativa e del sistema delle responsabilità aziendali in un’ottica dinamica e sempre più coerente con le finalità aziendali (tutelare la salute dei cittadini e/o curare i pazienti), superando progressivamente le barriere poste dagli assetti organizzativi tradizionali, basati sul modello divisionale e della specializzazione del lavoro, piuttosto che sulle modalità con le quali si sviluppano i processi reali interni. In altri termini, la gestione per processi rappresenta il motore centrale di un sistema che necessita di intervenire su tutte le dimensioni della gestione per orientarlo verso il perseguimento dei risultati attesi; la gestione per processi non è solo un nuovo (l’ennesimo) sistema di misurazione dei risultati ma un vero e proprio diverso modo di lavorare all’interno di un sistema organizzato. Essa consente di ripensare e ridefinire le modalità con le quali si tratta lo specifico problema di salute ma, inevitabilmente, apre a problematiche nuove come l’assetto organizzativo e il sistema delle responsabilità, oltre che all’assetto tecnologico e logistico, ponendo in discussione l’esistenza del modello divisionale, sopravvissuto anche alle riforme che hanno introdotto i dipartimenti, e favorendo soluzioni finalizzate alla creazione di entità organizzative multispecialistiche in grado di gestire complessivamente i processi produttivi, come quelle per livelli di assistenza, e condividere le risorse di professionali e tecnologiche. Che la gestione per processi possa rappresentare una risposta importante nel favorire il governo clinico ed economico della sanità, è testimoniato anche dal rilevante interesse che la tematica ricopre nell’ambito dei programmi internazionali sulla qualità e della pianificazione di sistema definita dalle regioni italiane. Si tratta di un interesse che, nella sostanza, attribuisce alla gestione per processi una valenza di sistema che va sicuramente oltre alla già evidente rilevanza di sistema di gestione interno aziendale. In questo senso, tra i programmi internazionali di maggior rilievo, oltre a quelli riconducibili al Regno Unito a fronte dell’avvio della Clinical Governance, possono essere ricordati: • USA: sulla base dei dati prodotti da numerosi organismi di ricerca, le iniziative sulla gestione per processi, adottando terminologie anche differenti, sono avviate a partire dai primi anni 90 (42% delle strutture ospedaliere nel 1993; 60% nel 1996; 81% nel 1998); il Premio Baldrige Award, consegnato dal Presidente degli Stati Uniti, per imprese e organizzazioni che si occupano di educazione e sanità (queste ultime dal 1999) che si dimostrano eccellenti in sette aree, tra le quali la “gestione dei processi” e i “risultati di business”. Il programma, gestito dal National Institute of Standards and Technology (NIST) in collaborazione con la American Society for Quality (ASQ), ha recentemente pubblicato i criteri di valutazione, specifici per le organizzazioni sanitarie, per il 2004; • Joint Commission for Accreditation Giugno 2008 of Healthcare Organisations: integrazione di dati di performance (indicatori di risultato sanitario e di processo) nel processo di accreditamento. Servizio di Disease Specific Care (DSC) Certification per l’accreditamento di singoli processi che richiedono approccio organizzato per la misurazione della performance (secondo requisiti specifici alla patologia) e per il miglioramento dei processi; • Regno Unito: archivio (circa 2000 referenze) gestito dal Royal College of Nursing e dalla National Pathways Association (privata for profit). Si tratta di un programma che focalizza l’attenzione sulla tematica dei processi nell’ambito della Clinical Governance, promossa nel contesto di un programma nazionale per lo sviluppo di linee guida e standard nazionali di servizio (National Service Frameworks). Di rilievo anche il programma Essence of Care che, con un approccio originale, ha stabilito degli standard (benchmarks) di processo che possono essere utilizzati in modo “trasversale” a tutti i processi assistenziali e socioassistenziali; • Australia: una indagine nazionale pubblicata nel 1996 sul tema “Clinical practice guidelines and Critical pathways” rivela come già nel 1995 il 70% dei servizi ospedalieri e il 35% delle altre organizzazioni sanitarie menzionassero i “Critical Pathways” nel budget. Sono censite numerose organizzazioni che, oltre allo sviluppo di decine di processi, prevedono il loro audit e revisione periodica; • Norme ISO: le norme che sono utilizzate per la certificazione sono rappresentate nelle otto aree che qualificano i “principi fondamentali” che ispirano la nuova versione delle norme ISO (ISO:2000, dette “Vision”). La gestione dei processi rappresenta nel modello, all’interno di una visione sistemica della gestione, un ingrediente fondamentale per la qualità. Sebbene sia prevista una versione delle norme ISO dedicata alle organizzazioni che si occupano di assistenza sanitaria, esse comunque rimangono in termini di approccio rivolte alla struttura (che deve essere certificata) e non al processo, nel senso che i requisiti definiti non sono specifici a determinate diagnosi, interventi, bisogni; • European Foundation for Quality Management (EFQM): può essere considerato la controparte europea del Baldrige, in quanto utilizzato sia per la aggiudicazione dell’“European Quality Award” sia come modello di gestione – autovalutazione. Esso considera nove aree che permettono di valutare il progresso di una organizzazione verso l’eccellenza; in particolare la “gestione dei processi” ricopre il 14% dei punti assegnati, con una posizione seconda solo ai “risultati per il cliente” (20% dei punti) e ai “risultati chiave di performance” (15% dei punti). La centralità del tema della gestione dei processi emerge anche dalla analisi, condotta da Sanità & Management Consulting nel corso del 2003, dei documenti (ufficiali o in attesa di approvazione) di programmazione sanitaria regionale per 18 regioni italiane: • quindici di essi contengono dichiarazioni di principio che pongono la gestione dei processi al centro delle politiche per la qualità della regione (esempio Umbria: “I percorsi assistenziali rappresentano lo strumento principe per il governo clinico e per lo sviluppo di politiche di programmazione sanitaria e sociale adeguate ai reali bisogni dei cittadini”); • tutti assegnano alle aziende sanitarie obiettivi in merito allo sviluppo di singoli processi (esempio per le patologie croniche, per la riabilitazione, per i processi di chirurgia in elezione…); • nove di essi esplicitano o contengono riferimenti alla metodologia che deve essere seguita per lo sviluppo dei processi (per esempio il Lazio con riferimento alla valutazione della pratica in uso nel contesto locale e per all’analisi e alla discussione delle variazioni della pratica rispetto ai percorsi assistenziali stabiliti. È stabilito che la Regione, anche attraverso l’Agenzia Sanitaria, fornisce il supporto tecnico per la definizione di ciò che la linea di attività rappresenta e per l’individuazione dei suoi elementi. In ultima analisi, infine, l’avvio del ciclo di miglioramento continuo, quale logica conseguenza derivante dall’implementazione di sistemi orientati alla gestione per processi, rappresenta un formidabile strumento di accumulo e diffusione delle conoscenze per tutti gli operatori della sanità. La possibilità di definire, in una logica multidisciplinare e interprofessionale, le modalità di gestione di un problema di salute e, parallelamente, confrontare gli standard fissati con le caratteristiche dei processi assistenziali realmente gestiti rappresenta, infatti, la risposta più efficace al tema dello sviluppo continuo del patrimonio professionale. In questo senso, infatti, si creano le condizioni tecniche ed organizzative affinché l’esperienza condotta da un singolo o da un gruppo di operatori, possa divenire l’esperienza dell’intera organizzazione. Bibliografia Baraghini G., Capelli M.: Il sistema qualità ISO 9000 in sanità. Franco Angeli 1997. Capponi A., Grossi I., Minola M., Percorso Clinico sotto la Lente, Sanità e Management – Sole 24 ore Sanità, Nr. 2, Febbraio 2004. Casati G. (a cura di): Il percorso del paziente. EGEA, Milano, 1999. Casati G. La gestione per processi in sanità. QA, Vol 13, Nr. 1, 2002. Casati G. Percorsi Diagnostici al Top, Sanità e Management – Sole 24 ore Sanità, Nr. 1, Gennaio 2004. Casati G., Vichi M.C. (a cura di). Il percorso assistenziale del paziente in ospedale. Mc Graw-Hill, 2002. Casati G., Di Stanislao F., Caroli G., Processi Clinici allo Specchio, Sanità e Management – Sole 24 ore Sanità, Nr. 12, Dicembre 2003. 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Morosini P.: Griglie di valutazione per il miglioramento di qualità, l’efficacia degli interventi e la getione aziendale. Centro Scientifico Editore, Torino, 2000. Morosini P., Perraro F.: Enciclopedia della gestione di qualità in sanità. Centro Scientifico Editore, Torino, 2001. Panella M., Moran N., Di Stanislao F.: Una metodologia per lo sviluppo di profili di assistenza: l’esperienza del TriHealth Inc. Profili assistenziali. QA, 1997; 8(1). Roberti V., Agati C., Partner in cerca di guidelines, Sanità e Management – Sole 24 ore Sanità, Nr. 12, Dicembre 2003. Rugiadini A. (1979): Organizzazione d’impresa, Giuffré Milano Vichi M.C., I processi vanno allo specchio, Sanità e Management – Sole 24 ore Sanità, Nr. 2, Febbraio 2004. Zander K.: Managing outcomes through collaborative care, AHA 1995 Giugno 2008 www.emergencyoggi.it SCAFI DANILO (DX) ALESSANDRO AGUZZI (SIN) Eo 21 libri ECG - L’arte dell’interpretazione T.B. Garcia N.E. Holtz 236 pagine Ed. 2007 Prezzo: Euro 24,00 Manuale di Medicina di Emergenza e Pronto Socorso Imaging cardiaco Ecografia in emergenza urgenza Claussen C.D., Miller S., Fenchel M., Kramer U., Riessen R. Pagine: 328 Ed.2008 Prezzo: € 40.00 V. Cianci pagine 151 Ed. 2004 Prezzo: € 38.00 Terapia di urgenza in medicina Quarta edizione Winshall J.S., Lederman R.J. 240 pagine Ed. 2008 Prezzo: € 20.00 Urgenze ed emergenze pocket Autori Vari 344 pagine Ed: 2006 Prezzo: € 15.00 manuali AACN- Manuale di Area Critica. L’essenziale a portata di mano M.G. Balzanelli M. Chulay, S.M. Burns Curatore edizione italiana: S. Peruzzi 1.515 pagine Ed. 2006 Prezzo: € 80,00 200 pagine Ed. Settembre 2007 Prezzo: Euro 21.00 CORSO ACLS Manuale per studenti Approccio alla lettura dell’elettrocardiogramma in urgenza American Hearth Mazzone M., Association De Cave Lozzi L. 140 pagine Ed.2008 Prezzo: Euro 22.00 ECG - L’arte dell’interpretazione Manuale di medicina di emergenza e pronto soccorso Approccio alla lettura dell’elettrocardiogramma in urgenza La medicina in tasca Imaging cardiaco AACN Corso ACLS Ecografia in emergenza urgenza Terapia di urgenza in medicina Urgenze ed emergenze pocket Maxi Burn Kit Mini Burn Kit Prezzo Unitario Totale € 24,00 € 80,00 € 20,00 € 20,00 € 40,00 € 21,00 € 22,00 € 38,00 € 20,00 € 15,00 € 112,80 € 64,80 Spese di spedizione* Chen C. Pagine: 32 Ed.2008 Prezzo: € 20.00 64 pagine Ed. 2007 Prezzo: € 20.00 Per ordinare i volumi e i prodotti compila e spedisci la cartolina q.tà La medicina in tasca (scadenza offerte: 20.07.2008) SPEDIRE VIA FAX AL NUMERO 06 8535.5606 ALLEGANDO IL PAGAMENTO EFFETTUATO TRAMITE: A/B non trasferibile intestato a Key Communication sas A mezzo versamento su c/c postale N° 98991003 Alla consegna (diritto di contrassegno di € 10,33 da aggiungere all’ordine) Tramite Carta di Credito anche telefonicamente allo 06/85355798 N° Carta Scadenza n° Sicurezza Firma Nome Cognome Cod. Fiscale Via N. Loc Cap Prov. € 8,00 Tel. Professione E-mail ATTENZIONE: TUTTI I CAMPI SONO OBBLIGATORI *Attenzione: le spese di spedizione sono da pagare una sola volta anche compilando due cartoline E’ POSSIBILE ORDINARE TELEFONICAMENTE AL N. TOTALE ORDINE 06.8535.579 8 GARANZIA DI RISERVATEZZA. Il trattamento dei dati personale che La riguardano viene svolto nell’ambito della banca dati elettronica della Key Communication s.a.s. e ai sensi e per gli effetti del D. Lgs. 196/03 concernente la tutela dei dati personali. Solo se Lei non desiderasse ricevere comunicazioni barri la casella. La libreria completa sul sito www.emergencyoggi.it Key Communication - Via Po, 10 - 00198 Roma - Tel. +39 06 85355798 e-mail: [email protected] H.E.M.S. Cultura Aeronautica Applicata all’Elisoccorso L’IMPORTANZA DEL COUNSELING NEL SUPERAMENTO DEI BLOCCHI PSICO-EMOZIONALI NEGLI OPERATORI DELL’EMERGENZA SANITARIA di Cristiana Mantovani – counselor evolutivo Relazione presentata al 10° Corso Naz.le di Cultura Aeronautica Applicata all’Elisoccorso dell’Ass.ne “ALI d’ORO” – Marotta, 30 maggio / 1 giugno 2008 (Direzione Scientifica: Dr. Raffaele C. Sabbatini – Direzione Tecnica: Com.te Felice Lacerra) Gli operatori dell’emergenza sanitaria, come tutti gli esseri umani, sono consapevoli della varietà di emozioni che si possono provare in situazioni difficili; essi hanno imparato a selezionare il comportamento più appropriato per il momento che stanno vivendo e ad esprimerlo nel modo migliore. Ma molto spesso il soccorritore può non essere in grado, da solo, di recuperare la capacità di mettersi in relazione con l’altro, con la sofferenza e con la disperazione delle persone che si trova di fronte; può capitare che molti soccorritori si riconoscano nelle parole delle vittime colpite da un evento calamitoso: “non posso più piangere”, “la mia vita non ha più senso”, “non supererò mai questo dolore”… oppure che si sentano impotenti di fronte alla perdita di vite umane e provare sensi di colpa per l’esito disatteso dell’intervento effettuato. Subentra, a volte, un’incapacità di reagire alle sensazioni che emergono intense e che interferiscono non solo con la sfera emotiva e cognitiva ma anche con quella fisica. In psicologia e, nello specifico, in psicologia dell’emer! genza, si parla spesso di PTDS (disturbo posttraumatico da stress) i cui sintomi classici più riconoscibili ono: ipervigilanza, ipersensibilità, ricordi ricorrenti ed intrusivi, incubi, stress psicologico intenso, comportamenti di fuga e di evitamento, depressione con disturbi del sonno, dell’appetito, irritabilità… Dal concetto di stress e quindi da una situazione difficile che induce l’individuo ad una reazione adattiva si arriva spesso alla cristallizzazione della stessa in una sindrome specifica, il burn-out, che è una condizione psicologica di disperazione e di distacco dalla realtà e si presenta come mancanza di energia, gioia, entusiasmo, soddisfazione, motivazione, interesse, sogni, idee, concentrazione, autostima, sicurezza, humor. Chi è colpito da burn-out neces- XVII Corso sita di un supporto specializzato per intraprendere un percorso di elaborazione psicologica ed emotiva; non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto soprattutto se si è coscienti dell’importanza e della responsabilità che si ha nei confronti degli altri e di se stessi. Il soccorritore ha la necessità di integrare le proprie competenze professionali con una preparazione emotiva e psicologica che spazi dalla connessione tra ciò che si è e ciò che si fa, alla capacità di relazionarsi con i colleghi e con i pazienti, alla capacità di rielaborare quanto è avvenuto in fase di soccorso; è la pulizia interiore che permette l’eliminazione delle emozioni invalidanti e recupera le risorse positive ed attualizzanti sia per la vita personale che per i futuri interventi sociali. In Italia il counseling è ancora poco conosciuto mentre ha larga diffusione e applicazione in tutta la cultura anglosassone e negli Stati Uniti. Si tratta di un’attività di competenza relazionale attraverso mezzi comunicazionali in cui il couns! elor age vola l’autoconoscenza attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse personali del soggetto che ha in trattamento. Il counselor, meglio definito come agevolatore della relazione d’aiuto, va a sostenere l’utente a livello psicoemozionale attraverso abilità specifiche e tecniche strutturate, coadiuvando nell’ascolto, adoperando doti e capacità personali senz’altro più complesse quali l’empatia, l’accettazione incondizionata che si traduce nel non giudizio e la congruenza intesa come coerenza, trasparenza, onestà. Per saperne di più: B.H.Young L’assistenza psicologica nelle emergenze Erikson, Trento 2002 C.C.Casula 7 meditazioni guidate Red, Milano 2005 "TRIAGE IN PRONTO SOCCORSO" 13 - 16 Ottobre 2008 San Marino - Teatro Titano Organizzato dal Gruppo Formazione Triage (GFT) ha per scopo la formazione e l'addestramento al Triage del personale Infermieristico e Medico operante nell'ambito del Pronto Soccorso e dell’emergenza. Lo scopo è di fornire elementi di conoscenza utili a svolgere questa funzione come primo momento di accoglienza e valutazione dei pazienti che afferiscono al Pronto Soccorso, in base a criteri definiti e diffusamente accettati che consentano di stabilire la priorità di intervento. Il corso, continuamente aggiornato, è a struttura intensiva, a tempo pieno con verifica finale, attestato e accreditato ECM. Fra i docenti ed i tutori sono presenti operatori di Pronto Soccorso nei quali la funzione di Triage è attiva già da molti anni a garanzia di concretezza ed aderenza alla realtà operativa. La quota di iscrizione di Euro 400,00 comprende Kit congressuale, un volume della 3°edizione di "Triage Infermieristico" (Mc Graw Hill Editore, attualmente in fase di aggiornamento e preparazione), colazioni di lavoro e coffee breack. Per informazioni e modalità di iscrizione: Sito internet www.triage.it E-mail [email protected] Web-Fax +39/06-90280404 Giugno 2008 Referenti al pronto soccorso di San Marino: Dr. Giuliano Giardi [email protected] Inf. Federico Podeschi [email protected] A.F.D. Enio Monaldini Tel: +39/0549/994262 www.emergencyoggi.it REGGIO EMILIA Eo 23 Potenza La Provincia si dota dei Defibrillatori di primo intervento E’ stato assegnato ai 14 volontari del Gruppo chirurgia d’urgenza dell’azienda ospedaliera pisana la sezione, fuori concorso, del PremioNottola - Mario Luzi E’ un riconoscimento per il lavoro e l’impegno del gruppo diretto dal professor Evangelista: infermieri, tecnici, medici che nel mese di maggio hanno portato soccorso alle popolazioni cinesi colpite dal terremoto. Hanno presenziato la cerimonia il sindaco Marco Filippeschi e la presidente del consiglio comunale Titina Maccioni. Hanno consegnato i premi Domenico Gioffrè e Massimo Scura, rispettivamente presidente e direttore del Premio regionale toscano «Nottola - Mario Luzi». Ecco l’elenco dei premiati: il professor Giuseppe Evangelista del gruppo chirurgia d’Urgenza dell’Aoup di Pisa, Giuseppe Arcidiacono, Francesco Colaone, Guido Silvano Colaone, Giuseppe Crocetti, Federico Filidei , marcello Gambini, carola Martino, sabrina Micheletti, Anna Emma Parra, Giuliano Rondini, Renzo Gaetano Verdigi, Arena Virga, Giuseppe Zocco. Il premio è stato istituito nel 2007 dall’Asl 7, dalla società della salute di Siena, da cittadinanza toscana onlus Tribunale per i diritti del malato e intestato a Mario Luzi, il grande poeta scomparso. L’obiettivo è richiamare l’attenzione degli operatori sanitari verso la sofferenza dei malati e «imprimere un impulso alla lotta al dolore intesa come dovere terapeutico degli operatori sanitari soprattutto quando il dolore stesso perde la sua funzione di ‘campanello d’allarme’ e diventa causa di sofferenze inutili e umilianti». «La città è onorata di ospitare questa edizione speciale del premio — ha detto nel suo intervento il sindaco Marco Filippeschi —. E’ bello ricordare Mario Luzi, il poeta che ha dato al paese opere indimenticabili. Letteratura e impegno civile. E’ importante aver costruito questo collegamento tra la vita di un grande poeta toscano e la lotta contro il dolore. E’ un percorso di sensibilità. Vi è necessità di una risposta migliore di fare di più di investire risorse e di lavorare per approfondire la sensibilità al tema del dolore».«Un grazie anche al gruppo di Chirurgia d’urgenza — ha continuato il sindaco — un grazie da parte di tutta la città per la qualità e la grande capacità d’intervento che ha fatto onore a Pisa in tutto il mondo. La città intera vi doveva questo premio per un’attività che è un modello per molti». Eo 24 La Provincia di Potenza di dota di defibrillatori semiautomatici di primo intervento in 15 delle sedi di sua proprietà. Il dispositivo, in grado di prestare tempestivo soccorso a soggetti colpiti da arresto cardiaco, è utilizzabile anche da personale non sanitario appositamente addestrato con idonea formazione validata e sistematicamente verificata. Poiché per l’uso del defibrillatore in sede extra ospedaliera, gli adempimenti occorrenti presuppongono l’elaborazione di un progetto e la richiesta di autorizzazione all’Azienda Sanitaria Regionale, il settore Affari Istituzionali della Provincia ha posto in essere una collaborazione con “Basilicata Soccorso”, che gestisce e coordina il Sistema Sanitario Regionale dell’emergenza/urgenza, formando circa trenta dipendenti, che ora sono abilitati all’utilizzo. Concluso l’iter di formazione e gli adempimenti per l’acquisto, in collaborazione con i settori Patrimonio e Finanziario, sono state individuati luoghi dove saranno allocati i dispositivi. Si tratta di 15 sedi, che comprendono, a Potenza, gli uffici di Piazza Mario Pagano, di Piazza delle Regioni, del Museo e Pinacoteca in Via Lazio, dell’autoparco in Via Lombardia, della Biblioteca in Via Maestri del Lavoro e dell’Apof-il in Via dell’Edilizia. Inoltre un macchinario è destinato ai Centri per l’Impiego di Potenza, Melfi, Lavello, Genzano di Lucania, Lauria, Senise, Baragiano e Villa d’Agri. “Un’azione di doverosa attenzione nei confronti del personale – è il commento del presidente della Provincia, Sabino Altobello – che punta a migliorare la sicurezza e la qualità sul luogo di lavoro. Con questa idea, la Provincia ha voluto accelerare con l’obiettivo di costituire un modello da replicare ed espandere ulteriormente”. Anatomia del Netter nell’iPhone Usando le straordinarie illustrazioni anatomiche del Netter, famoso atlante giunto alla quarta edizione, Modality ha realizzato un software molto interessante per iPhone e iPod Video, presentato al Worldwide Developers Conference Apple 2008. Con il programma da installare nell’iPhone, sarà possibile navigare tra le tavole anatomiche del Netter, ingrandirle, leggere i nomi delle strutture, etc. semplicemente appoggiando un dito sullo schermo. Inoltre, viene data la possibilità all’utente di sottoporsi a dei quiz per valutare il grado di preparazione, la stessa funzionalità presente nel cd allegato all’atlante cartaceo. Come dichiarato dagli stessi sviluppatori, il software assieme alle potenzialità del telefono Apple può risultare molto utile agli studenti in medicina per apprendere, ma anche ai medici come consulto veloce e pratico Giugno 2008 USTIONI PRIMA CAUSA SONO INCIDENTI DOMESTICI In 40 anni si e’ ridotta di oltre il 50% la mortalita’ per ustioni, ma la ricerca deve ancora misurarsi con gli effetti tardivi di cui soffrono coloro che sono sopravvissuti: e’ emerso oggi al Centro Grandi Ustionati di Torino che ha festeggiato il suo quarantennale con tre giorni di convegno. I lavori si sono concentrati sul trattamento della piu’ grave conseguenza dell’ustione, la cicatrice ipertrofica che costituisce il campo d’indagine specifico della Fondazione piemontese per gli Studi e le Ricerche sulle Ustioni, fondata 25 anni fa da Simone Teich Alasia, primario dell’ospedale Cto di Torino.Molti progressi sono stati fatti nella cura della fase acuta della malattia, che a Torino ha un punto di riferimento all’avanguardia nel Centro Grandi Ustionati del Cto, primo ospedale in Italia a dotarsi di un reparto specializzato (nel 1968) e di una Banca della Cute dal ‘99. ‘’A seguito delle nostre ricerche - ha detto Teich Alasia - possiamo oggi ottenere una guarigione pilotata della cicatrice, restituendo ai pazienti una vita sociale normale. Il nostro sogno e’ di arrivare ad eliminare completamente questo effetto dell’ustione’‘. La Fondazione promuove ogni anno campagne di sensibilizzazione sui luoghi di lavoro e nelle scuole. ‘’Ma il vero pericolo - ha osservato Maurizio Stella, direttore del Centro Grandi Ustionati - rimane il contesto domestico. Il 90% dei pazienti che non riusciamo a salvare e’ rimasto vittima di comportamenti incauti in casa’‘. Il principale avversario su cui si concentrano le campagne dei medici e’ l’alcol: ‘’Quasi tutti ne hanno una bottiglia in casa - ha detto Stella - eppure qualsiasi uso puo’ essere sostituito da un prodotto piu’ idoneo e piu’ sicuro’‘. Maxi Burn Kit Mini Burn Kit Kit professionale per ustioni Kit per ustioni Un kit indispensabile in tutte le unità di soccorso. Contiene tutto l’occorrente per trattare un paziente ustionato. La nuova borsa Matrix preserva e protegge il contenuto e trova spazio su tutti i veicoli. Il materiale usato può essere sostituito con i ricambi. Maxi Burn Kit contiene: • forbici bottonute Universal • una confezione di guanti sterili • due compresse Burn S 10 x 10 cm • una compressa Burn S 20 x 20 cm • una compressa Burn S 55 x 40 cm • dieci bustine gel Burn B 3,5 ml • un rotolo di benda autoaderente flessibile • una compressa di garza sterile 10 x 10 cm • due teli isotermici • due sacchetti di ghiaccio istantaneo Dati Tecnici Dimensioni Peso 340x90xh300 mm 2,2 Kg € 112,80 Iva e trasporto compresi Un kit essenziale, indispensabile in tutte le borse di primo soccorso. Contiene la dotazione minima per prestare assistenza al paziente ustionato. La nuova borsa Matrix protegge il contenuto e trova spazio in tutti i kit di primo soccorso. Il materiale usato può essere sostituito con i ricambi. Mini Burn Kit contiene: • forbici bottonute Universal • una confezione di guanti sterili • due compresse Burn S 10 x 10 cm • dieci bustine gel Burn B 3,5 ml • una compressa di garza sterile 10 x 10 cm • una benda di garza orlata 7 cm x 5 m • un telo isotermico • un sacchetto di ghiaccio istantaneo Dati Tecnici Dimensioni Peso 280x80xh220 mm 876 g € 64,80 Iva e trasporto compresi www.emergencyoutlet.it Una CLINICA MOBILE per Mosquitia La Mosquitia è una regione caratterizzata dall’acqua. L’acqua è presentein ogni aspetto di quella terra: nei fiumi e nelle lagune che sono le uniche vie per spostarsi nella regione, ma anche negli uragani e tempeste tropicali che rendono la Mosquitia inavvicinabile e isolata. L’articolo 45 della costituzione della Repubblica dell’Honduras, riconosce il diritto alla salute di tutta la popolazione. Nonostante i grandi sforzi del Paese nel garantire l’accesso alle cure sanitarie di base, ancora una buona percentuale della popolazione rurale ne è lasciata fuori. I principali esclusi vivono nella Mosquitia sulla costa nord-est del Paese, regione isolata e molto difficile da raggiungere. La Mosquitia è classificata come una delle peggiori aree secondo la mappa di povertà dell’Honduras, a causa delle carenti infrastrutture e dei servizi sanitari: per la maggior parte dei Misquito, etnia prevalente nella regione, l’accesso alle cure è molto difficile a causa della morfologia del territorio e delle grandi distanze. Le uniche strade percorribili sono fluviali, e spesso alcuni villaggi distano diverse ore di navigazione dall’ospedale più vicino. I pochi servizi sanitari esistenti non rispondono alle necessità della popolazione per mancanza di attrezzature, farmaci e personale sanitario. I villaggi che vogliamo raggiungere con la clinica mobile sono localizzati nelle zone fluviali e lagunari più lontane dai Centri Sanitari. Le donne di questi villaggi non ricevono adeguati controlli prenatali, e spesso partoriscono senza sapere di essere positive a varie malattie infettive, trasmesse a loro volta ai figli. Queste malattie potrebbero essere facilmente ridotte attraverso un’accurata prevenzione. Eo 26 Giugno 2008 OBIETTIVO DEL PROGETTO Migliorare le condizioni igienico – sanitarie delle comunità locali della regione della Mosquitia in Honduras con particolare attenzione alle donnee ai bambini, attraverso la creazione di una clinica mobile su barca. BENEFICIARI DEL PROGETTO 9.700 persone residenti nei municipi di Puerto Lempira e Villeda Morales beneficeranno della Clinica Mobile per la Mosquitia: • 2.800 bambini di età compresa dai 0 ai 5 anni • 2.500 bambini dai 6 ai 9 anni • 1.200 bambini dai 10 ai 14 anni • 1.200 donne in gravidanza • 2.000 altri membri delle comunità Il team di medici e paramedici della clinica mobile raggiungerà le comunità locali con un equipaggiamento e attrezzature mediche per assicurare un’assistenza sanitaria di base e si focalizzerà sull’analisi dei bisogni della popolazione Mosquita, attraverso le seguenti attività: • Realizzazione di un “Safe Motherhood Needs Assessment”; • Equipaggiamento di una clinica mobile e formazione delpersonale medico e paramedico; • Fornitura di un “pacchetto di assistenza medica di base” particolarmente orientato alle cure prenatali e pediatriche; • Servizi di assistenza sanitaria di base per tutti i membri delle comunità: • Screening per l’anemia per tutte le donne in gravidanza • Screening e trattamento della malaria per tutte le donne ingravidanza • Campagna di sensibilizzazione ed educazione sanitaria per aumentare la consapevolezza della prevenzione Percentuale della popolazione che vive al di sotto della linea di povertà 75% Percentuale di bambini al di sotto dei 5 anni positivi alla malaria 3.2 MDG* Tasso di mortalità materna (per 100.000 nati vivi) 294 Numero di parti Tasso di malaria nella popolazione totale (per 10.000) 1.085 270.7 Estrategia Nacional para la Reducción de la Pobreza (ERP) Programma Nacional de Prevención y Control de la Malaria (2006) * Indicatore degli ”Obiettivi di Sviluppo del Millennio” Departamento de Estadìstica de Jefatura (2006) Secretarìa de Salud (2005) Programma de Control de Enfermedades de Trasmisión Vectorial (2007) ART FOR HEALTH: Incontro tra l'arte contemporanea e la donna I quadri realizzati da Elisabetta Farina per il progetto "Una clinica mobile per la Mosquitia, Honduras", con l'obiettivo di migliorare le condizioni igienico sanitarie delle comunitá locali della regione della Mosquitia in Honduras, con particolare attenzione alle donne e ai bambini. Nel mondo un bambino muore ogni 3 secondi, una donna incinta muore ogni minuto. In totale sono 11 milioni le vittime ogni anno, un prezzo inaccettabile. Il progetto Art for Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanitá (OMS) in collaborazione con IMAGINE Onlus,presieduta dal Prof. Ignazio Marino, si prefigge di contribuire alla salute delle donne nel mondo e alla lotta contro l'ineguaglianza sociale attraverso un veicolo comunicativo innovatore: l'arte contemporanea, che raggiunge tutti i popoli in modo diretto e appassionante. I quadri dell'artista Elisabetta Farina, rappresentano donne di diverse origini etniche, geografiche e sociali, che lottano insieme per affrontare positivamente le circostanze avverse della vita. Le donne rappresentate nei quadri, esortano l'osservatore ad unirsi ad esse in uno spirito di azione unitaria per migliorare le loro vite e quelle delle generazioni future. Giugno 2008 www.emergencyoggi.it Eo 27 INAUGURAZIONE IN GRANDE STILE PER LA NUOVA SEDE DEL 118 di Alessandria La nuova sede della centrale operativa provinciale del 118 e base elisoccorso è stata inaugurata da Eleonora Artesio, assessore regionale alla sanità e tutela della salute. Durante la cerimonia, realizzata anche con il contributo della società Airgreen, sono state scoperte le targhe intitolate alla memoria dei caduti in servizio dell’Ambulanza Tango 90, il dr. Mauro Giorio e dell’elicottero I-AIVO, il comandante Giuseppe Airaudi e il tecnico Alessandro Cresto, alla presenza dei parenti delle vittime. I lavori di costruzione della nuova sede della Centrale Operativa Provinciale del 118 e della base di Elisoccorso erano iniziati nel luglio 2005, grazie ad un finanziamento regionale con fondi in conto capitale per 1.239.500 euro e con fondi per le opere connesse ai XX giochi olimpici invernali “Torino 2006” (legge 285/2000) per euro 600.000 e sono terminati il 7 luglio 2006. Il Comune e la Provincia di Alessandria hanno equamente sostenuto gli oneri finanziari, pari a 470.000 euro, per l’urbanizzazione dell’area compresa la rettifica e l’ampliamento della strada tra viale Michel e l’ingresso della base. I lavori per la realizzazione della strada sono iniziati il 9 gennaio 2006 e terminati il 28 marzo 2007. L’area dove è stata costruita la Centrale è situata immediatamente ad est del Cimitero Urbano e ha una superficie di 15.400 metri quadrati: è stata costruita sul lato nord/ovest una piazzola di decollo/atterraggio in cemento armato dotata di illuminazione e sentiero luminoso di atterraggio per le operazioni di volo anche in notturno ed in condizioni di scarsa visibilità, con dimensioni adeguate a manovre per elicotteri sia di tipo leggero che di tipo medio. Accanto alla piazzola è stata realizzata un’area di stazionamento e l’hangar per il ricovero e la manutenzione dell’elicottero in servizio presso la Base di Alessandria. Sul lato sud est è collocata la palazzina a due piani che ospita al piano inferiore gli ambienti per il personale aeronautico, il personale sanitario elisoccorso, il personale del servizio antincendio aeronautico e gli uffici dell’elisoccorso. Al piano superiore sono sistemate le sale della Centrale Operativa Provinciale 118, quella per la gestione delle maxiemergenze, il locale per l’alloggiamento degli apparati tecnologici telefonici, informatici e di radiocomunicazione, nonché gli uffici della centrale operativa, gli ambienti comuni e la sala riunioni. Eo 28 Questo progetto, che vede unite l’attività della Centrale Operativa in una unica sede con l’Elisoccorso, è una realtà unica nel panorama dell’emergenza sanitaria italiana e rappresenta dunque un vanto per la Regione Piemonte. Si completa oggi un progetto mirato a dare una idonea e funzionale collocazione a due servizi di emergenza essenziali che erano ospitati in locali ristretti e con collocazione non definitiva, ha dichiarato Maria Teresa Flecchia, direttore generale dell’azienda ospedaliera. La nuova centrale realizza sinergie operative ed un’osmosi di esperienze già iniziata da tempo attraverso l’utilizzo degli operatori delle realtà sanitarie non solo dell’elisoccorso e della centrale operativa, ma coinvolgendo anche medici ed infermieri dei reparti di emergenza ospedaliera del DEA e della Rianimazione dell’ Ospedale Civile e della Rianimazione dell’Ospedale Infantile.” L’Azienda Ospedaliera di Alessandria a cui la nuova centrale fa riferimento è una delle aziende sanitarie regionali del Dipartimento Interaziendale per l’Emergenza Sanitaria Territoriale del 118 istituito con la delibera regionale 83 – 6614 del 30 luglio 2007, dove sono indicate le competenze relative alla gestione delle attività comuni di emergenza sanitaria territoriale 118, in particolare i percorsi di acquisizione delle tecnologie, la formazione professionale del personale, i protocolli e le linee guida clinico-organizzative. Successivamente, con la determina dirigenziale del 23 ottobre 2007, la Regione sancisce il definitivo passaggio di tutta la gestione dell’emergenza provinciale all’Azienda ospedaliera, con l’attribuzione delle funzioni relative al personale medico, delle convenzioni e dei rapporti con le associazioni di volontariato operanti nel settore dell’emergenza sanitaria. Danilo Bono, Direttore del Dipartimento Gestione Sistema Emergenza Sanitaria ha sottolineato: “La base di Alessandria è la prima che risponde a tutte le caratteristiche richieste dalla normativa, ma è anche il frutto della passione di chi lavora. Si tratta dunque di un punto fermo nell’elisoccorso piemontese, adattato anche per il volo notturno, all’hangaraggio e altre caratteristiche avanzate, requisiti indi- spensabili per un moderno elisoccorso in grado di soddisfare tutte le richieste per questo tipo di attività. Questa base sarà dunque il modello per la realizzazione di tutte le future elisuperfici piemontesi.” “Un ringraziamento per la considerazione del nostro operato è doverosa – ha dichiarato Giovanni Lombardi - e sono lieto di essere qui oggi a festeggiare il decennale della nostra attività. Abbiamo 52 medici e 70 infermieri che rispondono alle chiamate del territorio. L’attività delle due strutture ha avuto un progressivo e costante aumento nel corso degli anni – ha ricordato Giovanni Lombardi - rispondendo alle esigenze del territorio provinciale e delle aree vicine. Per dare una indicazione sulla nostra attività sanitaria, solo nel 2007 abbiamo effettuato 48.767 eventi , che corrispondono a 133 interventi al giorno. Gli interventi sono suddivisi: 11% codici rossi (grave pericolo di vita), 28% gialli, 43% verdi, 11% bianchi. Rispetto al 1997 registriamo un aumento dell’attività del 70%, ossia un incremento annuale medio del 7% dal 1999 al 2007, con un passaggio da 78 interventi al giorno agli attuali a 133 già ricordati. Ricezione, valutazione, gestione delle chiamate di emergenza-urgenza sanitaria, con l’invio del mezzo di soccorso più idoneo e più vicino e trasporto nella struttura ospedaliera più idonea e più vicina è l’attività principale svolta, ma anche ricezione delle chiamate di emergenza ambientale, igienica, veterinaria e attivazione delle strutture preposte (ARPA , presidio multizonale veterinario, igiene pubblica , etc); la gestione delle maxiemergenze e delle emergenze non convenzionali (NBCR) e decontaminazione della popolazione, la gestione dell’emergenza sanitaria negli eventi con elevato afflusso di pubblico, l’assistenza sanitaria in occasione di rimozione ordigni bellici.” L’elisoccorso è operativo nella base di Alessandria dal settembre 1996 e dal 1 aprile 2004 svolge anche missioni di soccorso sanitario con verricello su terreno ostile e montagnoso. Nel 2007 ha svolto oltre 500 missioni garantendo un soccorso rapido , qualificato ed efficace con tempi di intervento brevi anche in aree montagnose e collinari che rappresentano oltre il 60% del territorio provinciale. Giugno 2008 libri 112 EUROPEO, per le emergenze arriva l’sms TORINO 07/06/2008 - Mandare un sms salva la vita… Non è l’ultima trovata pubblicitaria di una multinazionale della telefonia, ma il servizio indirizzato ai sordomuti e ai diversamente abili, che dalla prossima settimana potranno chiedere aiuto alle forze dell’ordine mandando un semplice messaggio dal proprio cellulare. Il progetto, ideato da GlobalcomItalia in collaborazione con la questura di Torino, il comando Carabinieri e la Regione, è partito in maniera sperimentale già da 6 mesi. Il procedimento è piuttosto semplice. Il sordomuto che ha bisogno di aiuto deve solo mandare un sms (il numero provvisorio è 346.4172274) con su scritto: sos per richiedere l’intervento della polizia, ambulanza per essere aiutato dagli uomini del 118, vigili del fuoco per segnalare incendi, aiuto per essere contattato dalla protezione civile, neve per ricevere sostegno in montagna e natura in caso si imbatta in animali abbandonati. Una volta ricevuto, il messaggio viene immediatamente elaborato e interpretato da un sofisticata piattaforma informatica, unica al mondo nel suo genere e di gran lunga superiore a quanto oggi utilizzato negli altri stati della comunità europea che hanno adottato sistemi simili - progettato in collaborazione con alcuni studenti del Politecnico – che in qualche secondo gira la segnalazione alle forze dell’ordine preposte all’intervento. Ma non è tutto. Il server inizierà a messaggiare con il sordomuto, per reperire altre informazioni utili al pronto intervento. Poi la geniale macchina, che si trova negli uffici della GlobalcomItalia a Collegno, inoltra in tempo reale i messaggini sia alla centrale che alla pattuglia che si occupa del caso. che sarà così in grado di intervenire nel minor tempo possibile, o ad una ambulanza di arrivare sul luogo conoscendo l’entità del problema. «Finalmente tutti, ma proprio tutti, avranno la possibilità di richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, anche chi è sordomuto o diversamente abile -spiega Alessandro Torbidone, ideatore del progetto-. Ora attendiamo la valutazione ministeriale per estendere il servizio a livello nazionale, in modo che l’Italia possa adeguarsi alle normative dell’Unione Europea». La stessa piattaforma la stiamo utilizzando per i nuovi servizi SMSSCHOOL, servizi completamente automatizzati, che implementano la funzionalità SMSBULLISMO dedicato ai ragazzi che magari per disattenzione degli istituti non riescono a comunicare un disagio,ed un valido strumento per le famiglie che riescono a tenere sotto controllo tutta la “vita” scolastica del figlio, dai voti alle assenze ai ritardi. Eo 30 news • congressi • tecnologie • Beta80 compra un ramo di Agusta I sistemi per la gestione delle emergenze ADES si vanno ad aggiungere alla soluzione Emma per la gestione delle centrali operative del 118 e della guardia medica Beta 80 Group ha acquisito il ramo di azienda di Agusta che sviluppa le soluzioni per le centrali operative di emergenza e urgenza 118 ADES. Integrando queste con la propria piattaforma Emma per la gestione delle centrali operative del 118 e della guardia medica, Beta80 Group ritiene di duventare il numero uno nel settore del software per la gestione delle emergenze. Insieme Emma e da ADES supportano oggi una rete di 35 centrali distribuite nelle principali aree metropolitane e su territori ad elevata complessità orografica ed operativa. “ Alfredo Lovati Prediente beta80 Il livello dei servizi offerti, le funzionalità avanzate e l’elevata integrazione tecnologica e funzionale collocano la nostra azienda al fianco dei principali player internazionali nel settore dell’Emergency Management ” “Le centrali che oggi utilizzano la piattaforma sviluppata da Beta80 hanno già dimostrato una maggiore efficacia del servizio e una contemporanea riduzione dei costi”, dichiara in una nota Alfredo Lovati, presidente di Beta80 Group, che ha già compiuto significativi investimenti per sviluppare nuovi servizi applicativi che consentono lo sviluppo di centrali ancora più funzionali e moderne. “L’acquisizione fatta conferma la nostra volontà di continua evoluzione della piattaforma EMMA per ottimizzare i processi operativi in accordo con gli operatori coinvolti - aggiunge Lovati -. Il livello dei servizi offerti, le funzionalità avanzate e l’elevata integrazione tecnologica e funzionale collocano la nostra azienda al fianco dei principali player internazionali nel settore dell’emergency management”. Questa operazione rappresenta per Beta80 un ulteriore tassello nella costruzione di una rete per lo sviluppo e la commercializzazione, anche a livello internazionale, di sistemi per la gestione dell’emergenza in grado di migliorare le capacità operative di organizzazioni quali la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e la Polizia Local. Giugno 2008 • libri • news • congressi • tecnologie • libri Incidenti sul lavoro SICILIA: REGIONE PROROGA DI 6 MESI SERVIZIO 118 AUTISTA AMBULANZA 118 MUORE NEL FERRARESE 20 Giugno, Ospedale del Delta, ore 13.22, chiamata di soccorso in Codice Rosso da Massafiscaglia. Serve aiuto. Parte l’equipaggio del 118 con Gasperino GELLI, 50 anni autista, Stefania GRANDI, 36 anni infermiera, Oren KRIMCIASKY, 38 anni, israeliano, medico. Ore 13.36, a due chilometri da Massafiscaglia, lo scontro frontale con un auto. L’autista di un’ambulanza del 118 che si stava recando per un intervento urgente in ‘codice rosso’ a Massafiscaglia, nel ferrarese, e’ morto nello scontro frontale con un’auto avvenuto nel primo pomeriggio sulla via del Mare. La vittima e’ Gasperino ‘Mimmo‘ Gelli, 50 anni, di Comacchio. Nell’incidente sono rimasti seriamente feriti anche il medico e l’infermiera che viaggiavano sull’ambulanza, Oren Krimciasky, 38 anni, di origine israe- E’ una tragedia sul lavoro che liana, e Stefania Grancolpisce un settore dove di, 38 anni, entrambi ricoverati all’ospedale massima e’ l’attenzione ed del Delta, lo stesso dal elevatissima la professionalita quale erano partiti poco prima per l’ intervento di soccorso. Gravemente ferito anche il conducente della vettura, un quarantenne trasportato con l’eliambulanza al S.Anna di Ferrara. Krimciasky, che era salito all’ultimo momento sul mezzo del 118 al posto di un collega impegnato in un altro servizio, dopo l’impatto e’ riuscito, nonostante le ferite, a prestare i primi soccorsi alle altre persone coinvolte. Per Gelli pero’ non c’ era piu’ nulla da fare; i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare a lungo per estrarlo dalle lamiere. Ora resta solo il dolore della famiglia e dei colleghi per la perdita di “RINO” un amico schietto e altruista che non si negava mai forte della generosa semplicità della gente di Comacchio. Giugno 2008 news • congressi • tecnolog La giunta regionale ha approvato un disegno di legge, presentato dall'assessore regionale alla Sanita' Massimo Russo, che prevede la proroga di sei mesi, rinnovabile per altri sei, della convenzione stipulata con la Croce rossa italiana per il servizio del 118. La convenzione attualmente in vigore scadra' il prossimo 30 giugno prossimo. La novita' e' l'inserimento, nell'atto di rinnovo della convenzione, di tre criteri aggiuntivi: blocco assoluto di nuove assunzioni da parte della Croce Rossa a valere sui fondi regionali; adozione di procedure di tipo pubblico per acquisto di beni e servizi che assicurino la massima trasparenza e obbligo di comunicazione del piano dei costi, con attenzione ai contratti di lavoro al 30 giugno del 2008. ''La proroga - dice l'assessore Russo - si rende necessaria in considerazione della rilevanza sociale del 118 per garantire la continuita' del servizio pubblico di emergenza e urgenza. Si permette, inoltre, di salvaguardare la posizione lavorativa degli addetti al servizio, molto preoccupati per i temuti licenziamenti''. ''In attesa dell'approvazione del disegno di legge - conclude Russo - saranno attivate in via amministrativa tutte le procedure affinche' venga garantita la continuita' del servizio a partire dal primo luglio, sempre tenendo conto dei criteri di trasparenza che devono animare la nostra attivita' amministrativa''. Multi Modality Imaging per iPhone MIMvista Inc, una società di strumenti per la diagnostica per immagini di Cleveland, Ohio, ha messo a punto un applicazione per l’iPhone in gradi di presentare le immagini radiologiche in tutti i formati e modi. Il Multi Modality Imaging (MIM) per iPhone è un rivoluzionario sistema per la gestione di immagini mediche che prevede l’applicazione e la ricostruzione multiplanare di una serie di dati come ad esempio la PET, la TAC, che sono di importanza cruciale nella diagnosi di importanti malattie come il cancro e le patologie cardiovascolari e neurologiche. MIM consente ai medici di recuperare le immagini dei propri pazienti in modalità wireless tramite il loro iPhone, manipolare e regolare con l’utilizzo di semplici gesti e di isolare cruciali parti di immagini, e raccogliere dati importanti per la diagnosi di un paziente. Le funzioni di MIM includono un vera modalità dinamica, una visualizzazione multiplanare con ricostruzione volumetrica degli organi, tramite l’utilizzo di strumenti di misurazione lineari. Il calcolo quantitativo e il meshup di immagini riferite quali PET/TAC e PET/RMN, oltre alla classica visualizzazione di immagini di Medicina Nucleare. www.emergencyoggi.it Eo 31