Anno XIV n.5 Giugno 2008 Editore Key Communication sas Iscrizione Tribunale di Parma n. 32 del 08/08/1995 - Poste Italiane spa - Spedizione abb. postale 45% - DL 353/2003 (conv. in legge 27/02/04 n.46) Art. 1 comma 1 DCB Roma 4,00 euro ISSN 1723-7033 Rivista tecnico scientifica riservata al personale specializzato. Non diffusa al pubblico. In caso di mancato recapito restituire PT Romanina per la restituzione previo add.to.
ART FOR HEALTH
Incontro tra l'arte contemporanea e la donna
Editore Key Communication
Una CLINICA MOBILE per
Mosquitia
ensile di emergenza sanitaria
Giugno 2008
ANNO XIV n. 5
EMERGENCY OGGI
Mensile di Emergenza Sanitaria
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Marina Boldrini
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PEDIATRICO IN SEDE
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4
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PARAMETRI VITALI E SEGNI DI
ALLARME IN PEDIATRIA
F. Quarantiello,
G. Vetrano
L’ALCOLISMO NEI GIOVANI:
FENOMENO SOCIALE
12
S. Guerrieri
IL COORDINATORE INFERMIERISTICO NELL’EVOLUZIONE
DEI SISTEMI ORGANIZZATIVI
E LO SVILUPPO DELLE
PROFESSIONALITÀ SANITARIE
D. Scafi, F. Scoppetta,
A. Aguzzi
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MOSQUITIA
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Unione Stampa Periodica Italiana
8
16
26
EMERGENZE TRAUMATOLOGICHE
Gestione del
POLITRAUMA PEDIATRICO
in sede territoriale
Laura Trabucco, Giovanni Baldi - DEU, Reggio Emilia
Il trauma pediatrico può deteriorare rapidamente e sviluppare serie complicanze.
Elemento chiave, nel trauma pediatrico,
è l’identificazione di un trauma ad alto
rischio ed uno specifico triage pediatrico per indirizzare il bambino ad un servizio appropriato.
L’ordine e le priorità nella valutazione e
nel trattamento del trauma pediatrico
sono identiche a quelle dell’adulto; tuttavia le caratteristiche anatomiche proprie del bambino, richiedono speciali
considerazioni.
1. Costituzione fisica:
• essendo la massa corporea più piccola, l’energia per unità di area corporea che si sviluppa da forze lineari in
seguito a cadute, urti, ecc., risulta
maggiore che nell’adulto.
2. Scheletro:
• calcificazione incompleta;
• nuclei di crescita attiva;
• maggiore flessibilità.
Si assiste spesso al danno degli organi
interni senza una sovrastante frattura
ossea.
L’identificazione di fratture costali suggerisce un trasferimento di una notevole quantità di energia. Va quindi sospettata la presenza di lesioni multiple
e gravi a carico di organi interni.
3. Rapporto superficie/volume:
• tale rapporto è più alto alla nascita e
decresce con l’età, ne risulta che la
perdita di energia termica è un fattore di rischio maggiore per il bambino.
L’ipotermia può svilupparsi velocemente e complicare il trattamento del
bambino ipoteso.
4. Stato psicologico:
• mancata cooperazione del bambino;
maggiore difficoltà del medico nella
Eo
4
valutazione e nel trattamento.
5. Effetti a lungo termine:
• deformità nella crescita;
• successivo sviluppo abnorme;
• impatto sulla struttura familiare.
Cure inadeguate e/o inappropriate possono incidere non solo sulla sopravviVIE AEREE / RESPIRO
Età/peso
(kg)
venza del bambino ma anche sulla
qualità di vita negli anni a venire.
6. Equipaggiamento:
• è indispensabile, per il successo del
trattamento, un adeguato equipaggiamento, immediatamente disponibile.
CIRCOLO
AMBU
Cannule
di Guedel
Mandrino
C-collare
prematuro
< 3 kg
0
000
0
retta
2.5 - 3.0
non cuffiati
24
Small
Gauge
Small
-
0 - 6 mesi
3.5 kg
0
00 - 0
1
retta
3.0 - 3.5
22
Small
non cuffiati Gauge
Small
-
6-12 mesi
7 kg
1
1
1
retta
3.5 - 4.5
22
Small
non cuffiati Gauge
Small
Small
1-3 anni
10-12 kg
1
1-2
1
retta
4.0 - 4.5 20 - 22 Small
non cuffiati Gauge
Small
Small
4-7 anni
16-18 kg
2
2-3
2
retta/curva
5.0
20
Small
non cuffiati Gauge Medium
Small
Medium
Small
8-10 anni
24-30 kg
4
4-5
2-3-4
curva
6.0 - 6.5
cuffiati
Medium
Medium
set toracentesi
Laringoscopio
lame
Tubi ET
EQUIPAGGIAMENTO SUPPLEMENTARE
ago cricotiroidotomia
Cateteri Sondini
EV aspirazione
18 - 20 Medium
Gauge
ago infusione intraossea # 16 - 18
Tabella 1 - Equipaggiamento pediatrico.
Giugno 2008
Ho i LEGO
nel cuore
Segni vitali nelle prime 12 ore di vita:
• frequenza cardiaca(sveglio): 100 a 180 batt/min.
• frequenza respiratoria: 30 a 60 resp/min.
• pressione sistolica: 39 a 59 mm Hg
• pressione diastolica: 16 a 36 mm Hg
SEGNI
0
1
2
freq. cardiaca
assente
lenta (inferiore a 100) superiore a 100
respiro
assente
lento, irregolare
buono, piange
tono muscolare
assente
qualche flessione
motilità attiva
catetere in narice nessuna
fa delle smorfie
starnutisce
irritabilità riflessa risposta
colore
blu o
pallido
rosa con estremità blu completamente
rosa
L’Anatomia incontra il LEGO
grazie
all’auotre
Nathan
Sawaya. Nathan è stato ospite
al Colbert Report presentando
una produzione anatomica interamente fatta di Lego. Una
delle mie passioni che nel tempo sono sempre rimaste molto
vivide, ora si lega alla mia attuale e più grande passione: la
medicina e l’illustrazione anatomica.
Nathan Sawaya è un libero artista che ha trovato nei LEGO un
mezzo per creare forme di arte.
Il suo studio a New York è
riempito con circa 1,5 milioni di
pezzi LEGO. Sarebbe stato un
sogno da bambino vivere in
una specie di miniera di LEGO
con moltissimi pezzi!
Nathan ha costruito un cuore
anatomicamente perfetto per
Rady Children’s Hospital di
San Diego. L’autore ha dichiarato: “Un pezzo come questo è
un grande strumento per aiutare i medici a parlare con i giovanissimi pazienti delle patologie cardiache. Speriamo che i
bambini vedendo un cuore costruito con materiali di cui sono a conoscenza, possano
tranquillizzarsi di fronte a problematiche come le malformazioni cardiache”.
Prossimamente, con i LEGO
saranno riprodotti stomaco, fegato, pancreas, polmoni, cervello.
Tab. 2 - Apgar score: valore max = 10; min = 0; valore ≤7 è
da considerare grave.
Segni vitali nel bambino:
FREQUENZA CARDIACA
Età
frequenza
media
a paz. sveglio
neonato fino a 3 mesi 85 a 205
3 mesi a 2 anni
100 a 190
2 a 10 anni
60 a 140
sopra i 10 anni
60 a 100
140
130
80
75
frequenza a paz. che dorme
80 a 160
75 a 160
60 a 190
50 a 90
FREQUENZA RESPIRATORIA
Età
frequenza
fino a 3 mesi
da 2 mesi a 2 anni
da 2 a 6 anni
da 6 a 9 anni
da 9 a 14 anni
30 a 60
24 a 40
22 a 34
18 a 30
12 a 16
Tab. 3 - Frequenza cardiaca e respiratoria nell’età ediatrica.
Pressione sanguigna:
• la pressione sistolica nel bambino da 1 a 10 anni:
90 mm Hg + (età del bambino in anni x 2)
• i limiti più bassi di pressione sistolica nel bambino da
1 a 10 anni:
70 mm Hg + (età del bambino in anni x 2)
L’ABC del trauma pediatrico
A. - Vie aeree (con controllo del rachide cervicale)
B. - Respiro
C. - Circolo
A / B - Vie aeree e respiro
1. Anatomia:
• sproporzione tra cranio ed emifaccia inferiore;
• tessuti molli della orofaringe relativamente larghi rispetto
alla cavità orale con difficoltà a visualizzare la laringe;
• lunghezza della trachea (da 5 a 7 cm nei primi 18 mesi); può essere causa l’intubazione del bronco principale destro con inadeguata ventilazione e traumi meccanici a carico dell’albero bronchiale.
Giugno 2008
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Eo
5
2. Trattamento:
se cosciente:
• sub-lussazione della mandibola;
• liberazione vie aeree;
• somministrazione di ossigeno supplementare;
se incosciente:
• liberazione vie aeree;
• intubazione oro-tracheale;
3. Prima di procedere alla intubazione
oro-tracheale, il bambino va adeguatamente ossigenato.
cannula oro-faringea:
• non va inserita secondo i canoni dell’adulto, ma introdotta delicatamente e
direttamente;
intubazione oro-tracheale:
• si usano tubi non cuffiati e di adeguate
dimensioni (vedi Tab. 1)
cricotiroidotomia:
• solo se impossibile la ventilazione con
AMBU e/o l’intubazione O-T. Si effettua
con ago di grosse dimensioni che va
collegato al pallone di AMBU;
ventilazione:
• il bambino va ventilato ad una frequenza di 20 resp/min ; il neonato ad una
frequenza di circa 40 resp/min (vedi
Tab. 3)
Attenzione alla fragilità ed immaturità
dell’albero bronchiale.
A. Circolo - Shock:
Ogni bambino traumatizzato con evidente ipotensione o inadeguata perfusione deve essere valutato al più presto da un chirurgo.
Classificazione dello shock emorragico pediatrico:
SISTEMA
Accesso venoso: nei bambini e nei neonati vanno evitate le vene femorali perché
causa di trombosi venose; dopo due tentativi, se l’accesso è impossibile, nella popolazione di età inferiore ai 6 anni si passa alla infusione intraossea. Si effettua
in corrispondenza della tibia prossimale al
disotto della tuberosità tibiale; se la tibia è
fratturata l’ago va inserito nel femore distale. Vengono usati aghi di 16 - 18 Gauge di diametro, lunghi mezzo pollice (1.27
cm), aghi per trasfusione/aspirazione del
midollo osseo; si entra nella cavità midollare in maniera obliqua, in modo da evitare lo spazio articolare, distalmente alla tibia e superiormente nel femore.
Aspirazione di midollo osseo indica
adeguato posizionamento dell’ago.
Fluidi: (Fig. 1)
Monitorizzare continuamente ed accuratamente il bimbo in stato di shock.
Termoregolazione:
L’alto rapporto superficie/volume del
bambino, facilita la trasmissione di calore
con l’ambiente esterno
Pelle sottile e scarso tessuto sottocutaneo facilitano la perdita di calore per evaporazione.
TRAUMA TORACICO
I traumi toracici chiusi sono comuni nei
bambini e richiedono interventi immediati
per ristabilire adeguata ventilazione. Nel
bambino si possono avere lesioni a carico
degli organi interni senza rottura ossea.
L’approccio per quanto attiene la valutazione ed il trattamento è identico a quello
dell’adulto.
I traumi penetranti nel bambino sono rari.
20 ml/Kg Ringer’s lattato in bolo
(può essere ripetuto una sola volta)
Emodinamicamente stabile
Emodinamicamente instabile
Ulteriore valutazione
Osserva
10 ml/kg P-RBCs
Intervento
Instabile
Stabile
Ulteriore valutazione
Intervento
Intervento
Fig. 1 - Diagramma di flusso sulla rianimazione pediatrica
CLASSE I
EMORRAGIA MOLTO LIEVE
VOLUME PERSO < 15%
CLASSE II
EMORRAGIA LIEVE
VOLUME PERSO 15-25%
CLASSE III
EMORRAGIA MODERATA
VOLUME PERSO 26-39%
CLASSE IV
EMORRAGIA SEVERA
VOLUME PERSO > 40%
Cardiovascolare
Frequenza cardiaca normale o
leggermente aumentata
Polso normale
PA normale
pH normale
Tachicardia
Polso periferico può essere debole
PA normale
pH normale
Tachicardia significativa
Polso periferico filiforme
Ipotensione
Acidosi
metabolica
Severa tachicardia
Polso centrale filiforme
Ipotensione grave
Acidosi grave
Respiratorio
Frequenza normale
Tachipnea
Moderata tachipnea
Severa tachipnea
CNS
Leggermente ansioso
Irritabile, confuso, combattivo
Cutaneo
Caldo e rosa
Normale riempimento capillare
Estremità fredde
Ritardo nel riempimento capillare
Irritabile o letargico
Diminuita risposta al dolore
Estremità fredde,
pallido Riempimento
capillare prolungato
Letargico
Coma
Estremità fredde,
pallido, cianotico
Urinario
Normale diuresi
Oliguria
Aumento della gravità specifica
Oliguria
Anuria
Tab. 4 - Classificazione dello shock emorragico pediatrico.
Eo
6
Giugno 2008
TRAUMA ADDOMINALE
Sono in genere dei traumi chiusi soprattutto in caso di incidenti stradali,
cadute, ecc. I traumi penetranti, più rari, aumentano nell’adolescenza.
E’ importante evidenziare i primi segni di un eventuale stato di shock.
Trattamento: vedi Fig. 1.
TRAUMA CRANICO
La risposta al trauma cranico è diversa
nel bambino rispetto all’adulto. Le principali differenze sono:
• i bambini recuperano meglio rispetto
all’adulto. Al disotto dei 3 anni vanno
incontro a conseguenze maggiori.
Particolare suscettibilità al danno cerebrale secondario che può essere
causato da ipossia e ipotensione con
riduzione del flusso cerebrale, crisi
epilettiche e/o ipertermia;
Adeguato restauro del flusso ematico
s’impone e l’ipossia deve essere evitata.
• sia pure raramente, il neonato può diventare ipoteso per perdita di sangue
nello spazio sub ed epidurale;
• il bimbo con le fontanelle aperte e la
sutura cranica mobile, sopporta meglio
l’espansione di una massa intracranica; i sintomi in genere sono subdoli fino a quando non sopravviene lo scompenso.
Un bimbo che non è in coma ma ha
avuto una contusione a livello delle
fontanelle dovrebbe essere trattato
come se avesse un trauma cranico
severo.
• il vomito persistente o che diventa sempre più frequente impone la TAC;
• le crisi epilettiche sono più comuni nel
bambino ma si autolimitano. Se ricorrenti si impone l’indagine TAC;
• nel bambino è più comune una ipertensione endocranica dovuta ad edema
cerebrale. L’intervallo lucido è più prolungato, quindi il deterioramento neurologico è tardivo. Un rapido restauro
del volume circolante è necessario evitare l’over-idratazione -.
• il GCS va modificato per i bambini (vedi tab. 5)
Se il paziente è incosciente, intubato,
non parla, la parte più importante di
questa scala è la risposta motoria.
Monitoraggio precoce della pressione
intracranica (fase intraospedaliera)
Adeguato dosaggio dei farmaci:
• Fenobarbital: da 2 a 3 mg/kg
• Diazepam: 0.25 mg/kg lentamente in
bolo ev
• Fentoina: da 15 a 20 mg/kg somministrato ad un dosaggio da 0.5 a 1.5
Giugno 2008
BAMBINO
NEONATO
SCORE
apertura occhi
Spontanea
Agli stimoli verbali
Solo al dolore
Non risponde
Spontanea
Agli stimoli verbali
Solo al dolore
Non risponde
4
3
2
1
risposta verbale
Orientata, appropriata
Confusa
Parole inappropriate
Parole incomprensibili
Non risponde
Balbetta
Pianto irritabile
Piange al dolore
Geme al dolore
Non risponde
5
4
3
2
1
risposta motoria
Obbedisce al comando
Localizza gli stimoli dolorosi
Si ritrae in risposta al dolore
Flette in risposta al dolore
Estende in risposta al dolore
Non risponde
Movimenti spontanei
Si ritrae in risposta al dolore
Si ritrae al tatto
Decortica in risposta al dolore
Decerebra in risposta al dolore
Non risponde
6
5
4
3
2
1
Tab. 5 - GCS modificato.
ml/kg/min iniziale e successivamente
da 4 a 7 mg/kg/die per il mantenimento
Trattamento:
• rapida valutazione e trattamento dell’ABC
• eventuale allertamento della TAC
• intubazione oro-tracheale
L’intubazione può provocare un aumento dell’ipertensione endocranica;
va eseguita solo se si è in grado di
farlo.
• continua valutazione di tutti i parametri
Traumi della colonna vertebrale
• Differenze anatomiche:
• legamento interspinoso e capsule articolari più flessibili
• articolazioni scarsamente sviluppate ed
incomplete
• con la flessione i corpi vertebrali slitta-
no in avanti
• le faccette articolari sono gonfie
• maggiore rapporto tra cranio e corpo,
per cui durante i movimenti di flessoestensione del capo si può generare
maggiore trasferimento di energia sul
collo con possibilità di lesioni midollari.
Nel dubbio di una lesione midollare, bisogna comportarsi come se esistesse.
Trauma delle estremità
Le priorità iniziali nel trattamento del
trauma scheletrico sono simili a quelle
dell’adulto, con la peculiarità del potenziale trauma a carico dei nuclei di crescita con evidente possibilità di sviluppo
scheletrico abnorme
INDICE DI TRIAGE
Come indice di triage nel politraumatizzato pediatrico viene impiegato il PTS
(Pediatric Trauma Score).
CARATTERISTICHE DEL PAZIENTE
+2
+1
-1
peso (Kg)
vie aeree
pressione sistolica
sistema nervoso centrale
ferite aperte
>20
normali
>90
sveglio
nessuna
10 a 20
conservate
50 a 90
obnubilato
minore
trauma scheletrico
nessuno
fratture chiuse
<10
non conservate
<50
coma/decerebrato
maggiore /
penetrante
aperte, fratture
multiple
Tab. 6 - Pediatric Trauma Score.
Sommare il valore di ogni parametro. Il più alto valore possibile è +12, e quello più basso è -6
www.emergencyoggi.it
Eo
7
PARAMETRI VITALI E SEGNI DI
ALLARME IN PEDIATRIA
Eo
8
Quarantiello F., Vetrano G. - Dirigenti Medici U.O.C. Pediatria, Neonatologia e TIN
Farese A. - Infermiera Pronto Soccorso
Ospedale “Sacro Cuore di Gesù” Fatebenefratelli di Benevento
L’urgenza e l’emergenza pediatrica rappresentano due momenti altamente critici per gli
operatori sanitari che devono confrontarsi
con pazienti i cui parametri vitali variano considerevolmente in rapporto all’età. Molte volte, l’assenza di punti di riferimento facilmente
reperibili e consultabili, può rendere ancora
più complesso l’operato di chi deve affrontare
con adeguata sicurezza l’evento acuto.
Per questo motivo non c’è pediatra che non
abbia nelle tasche del proprio camice pocket
book, block notes, foglietti ed altro ancora in
cui sono riportati appunti di terapia o di fisiopatologia, che nei momenti critici possono
essergli di aiuto per risolvere gli eventuali
dubbi.
Tale circostanza è ancora più vera per chi si
trova periodicamente in “trincea” durante un
turno di guardia in Pronto Soccorso.
Lavorando con passione da anni in questo
settore, ci siamo chiesti quali potessero essere gli strumenti più idonei a rendere quanto
più rapido e sicuro il processo decisionale al
fine di assistere nella maniera più tempestiva
ed efficace il paziente pediatrico, evitando di
sovrastimare o, ancor peggio, sottostimare
l’evento critico.
La base di partenza è stata condividere con il
personale infermieristico i percorsi diagnostici e assistenziali, per uniformare ed ottimizzare le prestazioni in funzione della diversa tipologia degli eventi critici, prevedendo anche la
loro naturale variabilità.
Allo scopo abbiamo progettato e realizzato un
percorso formativo di triage infermieristico
pediatrico aziendale secondo le linee guida
della Commissione Nazionale di Triage Pediatrico della SIMEUP.
La simulazione dei vari casi clinici ha fatto
emergere in maniera evidente quanto sopra
riportato, cioè la difficoltà degli allievi nell’attribuzione del codici di gravità in assenza di
una guida sinottica dei parametri e delle funzioni vitali in età evolutiva.
Questa è la premessa che ci ha condotto a
realizzare la Guida ed il Poster in oggetto, in
cui sono riportati i range di normalità in rapporto all’età.
La Guida riporta le tabelle delle tre funzioni vitali (respiratoria, circolatoria e neurologica)
che possono essere rapidamente consultabili
per l’attribuzione del codice di gravità in
Pronto Soccorso, inoltre abbiamo ritenuto utile aggiungere altre tabelle di notevole ausilio
pratico, come quella dei segni clinici di allarme, del calcolo percentuale della superficie
cutanea ustionata, della disidratazione, del
Pediatric Trauma Score ed infine delle situazioni a rischio.
La Guida risulta essere approvata dal Consiglio Direttivo della SIMEUP e della SIP campana, così come ha trovato parere favorevole
alla divulgazione da parte della SIP nazionale, presieduta dal prof. Pasquale Di Pietro.
Bibliografia
Atti della Commissione Nazionale Triage Pediatrico SIMEUP 2007
PALS (Pediatric Advanced Life Support) - Masson 2004
Il Pronto Soccorso Pediatrico e L’emergenza – SEE Firenze 2003
Il bambino e l’emergenza – Primula 2003
Triage infermieristico - II ed. Mc Graw-Hill 2005
The HSC Handbook of Pediatrics - Tenth Editino — Elsevier Saunders- 2003
Manuale Clinico delle Urgenze Pediatriche - IV ed. Piccin
2003
Giugno 2008
PARAMETRI VITALI E SEGNI DI ALLARME IN PEDIATRIA
PARAMETRI VITALI NORMALI
IN RELAZIONE ALL’ETÀ
Età
(anni)
FR
a/min
<
1 30 – 40
2–5
25 – 30
6 – 12 20 – 25
> 12
15 – 20
FC
b/min
PA
sistolica
A.V.P.U.
Prima valutazione stato neurologico
SaO2
%
110 – 160 70 – 90
95 – 140 80 – 100
95-100
80 – 120 90 – 110
60 – 100 100 – 120
A (Alert)
V (Verbal)
P (Pain)
U (Unresponsive)
= E’ vigile
= Risponde a stimoli vocali
= Risponde a stimoli dolorosi
= Non risponde
TRAUMA SCORE
Componenti
VALORI NORMALI MINIMI DI PRESSIONE
SISTOLICA NELLE DIVERSE ETÀ
Età Pressione
sistolica
(mmHg)
0 – 1 mese
1 mese – 1 anno
> 1 anno
60
70
70 + (età in anni x 2)
N.B. la pressione diastolica corrisponde circa ai 2/3 della
pressione sistolica
CATEGORIE
+1
+2
Peso in Kg
Respirazione
P.A.S. in mmHg
Stato neurologico
Lesioni ossee
Cute
> 20
Normale
> 90
Vigile
Assenti
Integra
-1
10 – 20
Può essere mantenuta
50 – 90
Obnubilato - Incosciente
Fratture chiuse
Ferite minori
< 10
Non può essere mantenuta
> 50
Coma
Fratture aperte multiple
Lesioni maggiori penetranti
* Se non è possibile misurare la PA valutare il polso periferico: radiale palpabile (+2), femorale palpabile (+1), nessun
polso (-1)
** Un punteggio < 8 indica la necessità di trasferimento in un centro specializzato (Trauma Center)
SEGNI CLINICI DI ALLARME
Apnea
Frequenza respiratoria
Respiro
SaO2
Cianosi
Polsi periferici
Tempo di refill
Glasgow Coma Scale
Pupille
Convulsioni
Glicemia al dito
> 10 secondi
> 60 atti/minuto
agonico/distress respiratorio
grave
< 94 % in aria ambiente
con estremità fredde e marezzate
flebili o assenti
> 2 sec in pz. normotermico
< 12
anisocoriche o non reagenti
in atto
< 40 mg % o > 300 mg %
SITUAZIONI A RISCHIO O COMPROMESSE
Circolatoria
Respiratoria
Neurologica
Funzione
Criteri e parametri
- Non risponde a
stimoli verbali/tattili
- Convulsioni in atto
- GCS < 9
- Scarsa reattività
- GCS < 11
Score
modificata per età
APERTURA DEGLI OCCHI
> 1 anno
Spontanea
Al comando
Al dolore
Non risposta
Punteggio
4
3
2
1
MIGLIORE RISPOSTA MOTORIA
> 1 anno
Obbedisce
Localizza il dolore
Flette/si allontana al dolore
Flessione decorticata
Estensione decerebrata
Non risposta
Punteggio
6
5
4
3
2
1
MIGLIORE RISPOSTA VERBALE
2-5 anni
> 5 anni
Orientato/ Conversa
Parole appropriate/frasi
Disorientato/conversa
Parole inappropriate
Parole sconnesse
Pianto/grida persistenti
Suoni incomprensibili
Suoni incomprensibili
Non risposta
Non risposta
Punteggio
5
4
3
2
1
< 1 anno
Spontanea
Al comando
Al dolore
Non risposta
< 1 anno
Spontanea normale
Localizza il dolore
Flette/si allontana al dolore
Flessione decorticata
Estensione decerebrata
Non risposta
Compromesso
A rischio
- Cianosi
- FR < 15 o > 60 a/min
- SaO2 < 90%
- Apnee > 10 sec
Compromesso
- Stridore a riposo
- Gemito
- Alitamento pinne nasali
- Rientramenti toracici
- FR > 40 a/min
- SaO2 < 94%
A rischio
0 – 23 mesi
Vocalizza/ride
Piange/ è consolabile
Pianto/grida persistenti
Suoni incomprensibili/agitato
Non risposta
TOTALE = da 3 a 15
VALUTAZIONE DELLA PERCENTUALE RELATIVA ALLE AREE ANATOMICHE LESE
IN RELAZIONE ALL’ETÀ
Aree anatomiche
- FC <80’ o >180’ <5 anni
- FC <60’ o >160’ >5 anni
Compromesso
- Polsi periferici ridotti
- P.A.S. <60 mmHg (<6 anni)
<90 mmHg (>6 anni)
T. di refill >2 sec.
in normotermia
GLASGOW COMA SCORE
A rischio
Età < 1 anno
Età 1 anno
Età 5 anni
Età 10 anni
A Metà della testa
9,5 %
8,5 %
6,5 %
5,5 %
B Metà della coscia
2,75 %
3,25 %
4%
4,25 %
C Metà della gamba
2,5 %
2,25 %
2,75 %
3%
Ustione> 10%: ricovero
Ustione di 2° e 3° grado > 10 %: accesso venoso e infusione fluidi
Ustione > 20%: controllo diuresi, posizionare catetere vescicale
PARAMETRI VITALI E SEGNI DI ALLARME IN PEDIATRIA
VALUTAZIONE DELLA DISIDRATAZIONE
SITUAZIONE A RISCHIO
(in base al peso corporeo precedente)
Febbre
< 3 mesi
> 3 mesi
età
TC > 38° C
TC > 39° C
Lieve
< 5 % p.c.
Moderata
5-10 % p.c.
Grave
> 10 % p.c.
N.B. ogni evacuazione di feci equivale a
circa 100 ml di liquidi persi
SITUAZIONI A RISCHIO
Febbre elevata:
- petecchie
- rigidità nucale
- sensorio obnubilato
- cefalea
- distress respiratorio
- cianosi
- stridori respiratori, rumori respiratori udibili
- crisi convulsiva in atto
- fontanella pulsante o bombè
Cefalea:
- GCS < 12
- pupille anisocoriche o non reagenti
- disfagia
- vomito a getto
- fontanella pulsante o bombè
- disturbi della vista
- trauma recente
- febbre
- rigidità nucale
- obnubilamento del sensorio
- convulsioni in atto
Traumi con:
- compromissione di una funzione vitale
- presenza di un indicatore di trauma maggiore
- distress respiratorio
- pallore intenso o cianosi
- polsi periferici assenti
- GCS < 12
- emorragia franca
- emiparesi/paralisi
- pupille anisocoriche o non reagenti
- reazioni motorie torpide o assenti
- disturbi della vigilanza
- disturbi dell’equilibrio
- amputazione distale di un arto
- frattura unica esposta di osso lungo
- ferita penetrante
- disturbi visivi
- ustione > 15%
- età < 2 anni
Avvelenamenti:
a) per ingestione
- lesioni della mucosa del cavo orale e delle labbra
- ingestione di sostanze o farmaci potenzialmente letali
- anche sospetta (pesticidi, derivati del petrolio)
b) per inalazione
- dispnea e/o cianosi
- edema del volto
- tosse manifesta
- manifestazioni cutanee diffuse
- indifferenza all’ambiente
- ipereccitazione
c) per contatto
- manifestazioni cutanee generalizzate da puntura d’insetto
- pesticidi e derivati del petrolio anche sospetto
- causticazioni > 15 %
Turbe dell’equilibrio:
- da possibile intossicazione da farmaci
- con disturbi della coscienza e della vigilanza
- con trauma recente
Dispnea inspiratoria:
a) Epiglottide (2-6 anni)
- tipiche le 4 D: Dysphagia, Dysphonia (hot potatomouth),
Drooling, Distress
- iperpiressia, aspetto settico, tipica posizione a tripode
- assenza di tosse abbiante
- stridore intenso
b) Laringite ipoglottica (6 mesi-4 anni)
- insorge acuta notturna
- tosse abbaiante, stridore intenso, voce roca
c) Laringite acuta (6 mesi-8 anni)
- rinorrea
- febbre
- tosse abbaiante, stridore, voce roca
Dispnea espiratoria:
a) Asma
- sibili espiratori udibili
- tachipnea
- rientramenti inspiratori (giugulo)
- agitazione, letargia
b) Bronchiolite (0-12 mesi)
- tachipnea
- rientramenti respiratori, alitamento pinne nasali
- letargia, difficoltà ad alimentarsi
- pallore o cianosi
Dispnea mista:
Da corpo estraneo
- cianosi
- apnea
- rumori respiratori udibili
- perdita di coscienza
Dolore addominale con:
- vomito ripetuto
- febbre> 38° C
- alvo chiuso
- diarrea profusa
- disidratazione
- pallore intenso
- traumi recenti
Dolore inguino-scrotale:
- entro 1-2 ore
- con tumefazione
- con arrossamento dello scroto
- con febbre
- con recente trauma
Emorragie digestive in atto con:
- pallore spiccato
- arti freddi o marezzati
- sete intensa
- tendenza alla lipotimia
- tachicardia
- polsi periferici assenti
Irritabilità/pianto:
- con parametri vitali critici
- con distress respiratorio severo
- con disidratazione severa
- con stato stuporoso/difficoltà di reagire agli stimoli
- con petecchie o rush purpurico e TC > 38° C
- inconsolabile o lamentoso
Presenza di corpi estranei:
- nelle vie respiratorie
- in esofago
Elaborazione settembre 2007
Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza
Pediatrica
Società Italiana di Pediatria - C A M P A N I A
Dott. F. Quarantiello, Dott. G. Vetrano, Inf. A. Farese
Osp. Fatebenefratelli-Benevento
In Italia 50 bimbi l'anno muoiono soffocati
Palline di gomma, pezzetti di prosciutto crudo, caramelle, giochini ingoiati per sbaglio: ogni anno in Italia 50 bambini perdono la
vita per soffocamento da corpo estraneo. Una cifra che è uguale al 27 % delle morti accidentali, secondo i dati del 2007 della
Società italiana di pediatria (Sip). E spesso, chi li assiste nei primi drammatici momenti non interviene in modo adeguato, generando così disastrose conseguenze: prendere per i piedi un
bambino che ha le vie respiratorie ostruite, o peggio ancora mettergli le dita in bocca, sono le prime due cose che vengono fatte
da chi non è preparato e che di solito facilitano la morte del bambino. Proprio per diffondere regole di comportamento adatte a
queste situazioni, l'associazione onlus 'Happy Family' è impegnata nella realizzazione di un manuale di Primo soccorso pediatrico redatto in collaborazione con la Croce Rossa Italiana e
la Società Italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica del Lazio, da divulgare nelle scuole della Regione e che permetterà alle maestre e ai genitori dei bambini di intervenire nel
caso di ostruzione o arresto cardiorespiratorio.
Il 25 giugno a Roma, al Palazzo dei Congressi, nell'ambito del SANIT, durante una conferenza stampa è stato presentato il "Primo Corso sulle Manovre di Disostruzione Pediatriche" della Croce Rossa Italiana.
La Presidente del Comitato Regionale del Lazio, Antonella Piacente, accompagnata da autorità CRI, ha introdotto la Task Force Nazionale Pediatrica coordinata dal Collaboratore Tecnico Nazionale PBLSD Dott. Marco
Squicciarini e formata dal Dott. Roberto Peressutti e dalla Dottoressa Margherita Taras.
Dopo la presentazione della parte teorica del corso è stata effettuata una
dimostrazione pratica per tutti i presenti e sono state successivamente organizzate quattro postazioni per far provare sui manichini le manovre corrette. Ovviamente si è trattato solamente di un evento dimostrativo e divulgativo in quanto il corso vero e proprio, che sarà disponibile in tutta Italia
dopo l'estate, avrà una durata di quattro ore.
Questo corso, che prima di oggi non esisteva, sarà rivolto soprattutto a tutte quelle persone che vivono quotidianamente accanto ai bambini: mamme, genitori, maestre di asili nido e materne, insegnanti di scuole elementari baby sitter, allenatori sportivi.
Proprio per fare in modo che sia fruibile da tutti il costo di tale corso non supererà i 24 euro; al termine dell'evento formativo ogni
partecipante riceverà un attestato con una validità di due anni.
6° Congresso
Nazionale
SIMEUP
Medico
Infermieristico
64° Congresso
Nazionale SIP
Tra Scienza e
Famiglia, il valore
della comunicazione
Società Italiana di
Medicina Emergenza Urgenza
Pediatrica
15/18 ottobre 2008
Magazzini del Cotone di Genova
Trieste
18-20 settembre 2008
Stazione Marittima
La moderna Medicina d’Emergenza-Urgenza deve, oggi,
porsi questi obiettivi: fornire un sistema integrato preospedaliero ed ospedaliero di cure per l’emergenza; migliorare
e standardizzare la qualità dell’assistenza sanitaria in
emergenza; sviluppare la ricerca sulla natura e sul trattamento delle emergenze mediche; raccogliere i dati epidemiologici utili a favorire la prevenzione degli incidenti e delle situazioni critiche e la promozione della salute; formare
ed aggiornare il personale sanitario a prestare la migliore
assistenza nelle situazioni di emergenza.
Giugno 2008
La SIP ha avviato in questi ultimi anni un processo di rinnovamento che la sta rendendo sempre più adeguata ad assolvere gli impegni che ha una moderna Società Scientifica.
“Genova 2008” cercherà di interpretare questa esigenza di
rinnovamento valorizzando quella che deve essere la vera
essenza di una Società Scientifica: il connubio tra la scienza e la famiglia. Per riuscirci serve - innanzi tutto - saper comunicare: col mondo scientifico, con le istituzioni, tra di noi,
con la società civile, con i media, con le famiglie, con i bambini.
www.emergencyoggi.it
Eo
11
L’alcolismo
nei giovani:
FENOMENO
SOCIALE
a cura di Sabrina Guerrieri
Secondo la CE e l’OMS, l’alcol è uno dei principali problemi di sanità pubblica e sociale in Europa, rappresentando il terzo fattore di
rischio per la salute davanti a soprappeso-obesità e dietro solo a
tabacco e ipertensione. Ogni paese dell’UE ha adottato una serie
di politiche alcologiche per contrastarne l’abuso, ma meno della
metà dei paesi non ha ancora un piano d’azione o un istituzione di
coordinamento per l’alcol e l’impatto delle politiche che sostengono l’educazione, la comunicazione, la formazione e la consapevolezza dell’opinione pubblica è basso. Rispetto al contesto europeo,
l’Italia si colloca agli ultimi posti per consumo di alcol (nota ISTAT,
2006), dopo la Norvegia, la Gran Bretagna, la Svezia e il Portogallo. Nei giovanissimi, con età compresa tra 11-15 anni, il consumo
di alcol si attesta intorno al 19,5%, salendo al 50,9% tra i 1617anni. Nel 2010, l’OMS si propone come obiettivo la riduzione,
sino al raggiungimento di quota zero, del consumo di alcolici fra i
ragazzi fino a 15 anni. Per prevenire l’abuso di alcol associato alla guida, è partita nel 2006 un’iniziativa della Valcamonica denominata“L’ambulanza comunica”, per richiamare, in particolare i
giovani, ad una maggiore responsabilità nella guida. Per il trattamento a lungo termine delle dipendenze, si prevedono programmi
alcologici orientati all’autoaiuto attraverso incontri di gruppo, ricoveri riabilitativi presso centri-comunità terapeutiche e le strutture
internistiche ospedaliere. L’identità professionale degli infermieri
che lavorano presso le comunità terapeutiche, si avvale dell’acquisizione delle funzioni relazionale, educativa e tecnica. Un modello
gestionale del centro di alcologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (A.U.O.C.).
I
n Europa, la stima dei costi sanitari e
sociali provocati dall’alcol è pari
all’1,3% del PIL, 125 miliardi di euro,
650 euro per ogni famiglia. Ogni anno 115.000 persone, soprattutto giovani,
muoiono per cause alcol correlate. Sono
circa 60 le condizioni di malattia (ictus, tumori, malattie epatiche, malattie cardiovascolari, problemi mentali...) e le situazioni
a rischio determinate dall’abuso di sostanze alcoliche. Le situazioni a rischio
comprendono una serie di danni sociali
quali abuso su minori, criminalità, violenze, suicidi e omicidi, incidenti stradali, incidenti domestici e sul lavoro, gravidanze
indesiderate...). All’alcol è attribuibile il
7,4% degli anni di vita persi a causa di
malattia, disabilità o mortalità prematura,
generalmente evitabile. Secondo la Commissione Europea e dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità, l’alcol è uno dei
principali problemi di sanità pubblica e
sociale in Europa, rappresentando il terzo fattore di rischio per la salute davanti a
soprappeso-obesità e dietro solo a tabacco e ipertensione. Ogni paese dell’Unione
Europea ha adottato una serie di leggi e
di politiche alcologiche per contrastarne
l’abuso, ma meno della metà dei paesi
non ha ancora un piano d’azione o un istituzione di coordinamento per l’alcol e l’impatto delle politiche che sostengono
l’educazione, la comunicazione, la formazione e la consapevolezza dell’opinione pubblica è basso. Esistono forti
evidenze scientifiche riguardo l’efficacia
delle politiche nella riduzione dei danni
causati dall’alcol e tutti i paesi hanno
adottato qualche forma di restrizione sulla vendita di alcol ai giovani e sulle comunicazioni commerciali di bevande alcoliche. Il rapporto della Commissione Europea dimostra che le campagne di educazione non sono sufficienti da sole a prevenire o ridurre il danno causato dal bere
e che interventi basati sul coinvolgimento
parentale e un miglior rapporto costi-benefici, sono da attuarsi su alcol e guida e
sull’identificazione precoce dell’abuso alcolico. Occorre promuovere la gestione di
accurate politiche sull’alcol (politica dei
prezzi e della tassazione, regolamentazione del marketing e delle pubblicità) e
definire una programmazione sanitaria
e sociale capace di attuare interventi mirati, con formazione specifica degli operatori, per l’identificazione precoce dell’abuso alcolico e per l’intervento breve nei
contesti di assistenza primaria, tenendo
conto anche della fase valutativa degli interventi attuati.
Per quanto riguarda la ricerca, l’alcol è di
gran lunga, la dipendenza più studiata,
Giugno 2008
sia da un punto di vista epidemiologico,
che genetico, neurofisiologico e psicologico. In molti casi, gli studi sull’alcolismo
sono stati “trainanti” rispetto a studi analoghi su altre dipendenze.
In Italia, l’adozione del modello medico,
ha esaltato il mito della quantificazione
del fenomeno (incidenza sociale), il mito
della soglia alcolica (attraverso il parametro che separa il bevitore dall’alcolista), il
mito della causalità (con la ricerca ossessiva delle cause psicologiche e sociali
che portano il bere snodato) e hanno sottovalutato gli aspetti sociali che sono alla
base dell’abitudine a bere alcolici (Rolli,
1992). Gli aspetti riguardanti le motivazioni o le condizioni socio-culturali dei soggetti sono stati trattati con marginalità e
solo negli ultimi anni si è assistito ad un
approccio multidisciplinare per la comprensione del fenomeno. Lo studio dell’alcol nei vari contesti sociali ha condotto a
categorizzare le culture secondo un continuum (Cattarinussi, 1992) che partendo
da culture astinenti, attraversa culture
ambivalenti, permissive e ultrapermissive
riguardo il consumo di alcolici. La cultura
mediterranea si colloca nell’ambito delle
culture permissive, in cui l’abitudine alcolica è consolidata ed integrata nella dieta
alimentare, e di conseguenza anche nella vita di relazione. Negli ultimi anni si assiste però ad una tendenziale diminuzione dell’assunzione di vino e ad un aumento di birra e superalcolici, e una maggiore presenza di astemi e di giovani consumatori.
L’indagine multiscopo “Aspetti della vita
quotidiana” effettuata dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) con intervista
telefonica su un campione di 20 mila famiglie nel febbraio 2006, rileva che il consumo di alcol in Italia è per tradizione
culturale moderato, con un trend sostanzialmente stabile negli ultimi otto anni, con un lieve aumento nel 2001 ed incrementi significativi tra i giovani, in particolare tra le donne. La nota informativa
dell’ISTAT mette a confronto i dati rilevati
negli anni 2003 e 2006 per una popolazione di 11 anni e più, e analizza i dati disponibili da rilevazioni antecedenti al
2003, che riguardano solo una popolazione di 14 anni e più.
Tra il 1998 e il 2005, per persone di almeno 14 anni, il consumo di alcol è stabile
(intorno al 70%). I bevitori di vino rappresentano il 57,6%, quelli di birra il 47%; il
consumo di altri tipi di bevande alcoliche
(aperitivi, amari, liquori, ...) registra un incremento pari a 4 punti percentuali, passando dal 39,5 al 43,1%. I consumatori
abituali di sostanze alcoliche scelgono
www.emergencyoggi.it
prevalentemente il vino.
Molto elevate sono le differenze di genere, considerando che l’82,1% degli uomini consuma alcol contro il 58,1% delle
donne. L’incremento del consumo di alcol
interessa soprattutto le donne giovani con
età compresa nelle due fasce d’età di 1819 anni e di 20-24 anni. In entrambe le fasce d’età considerate, i valori di incremento sono di circa 3 punti percentuali.
Il 41,6% degli uomini beve vino tutti i giorni rispetto al 16,9% delle donne. Nella fascia d’età fra i 45-54 anni, gli uomini raggiungono una quota di consumo
dell’89,7% contro il 66,9% delle donne.
Nei giovanissimi, con età compresa tra 11
e i 15 anni, il consumo di alcol si attesta
intorno al 19,5%, aumentando in maniera
significativa tra i 16-17 anni (50,9%).
La tendenza all’aumento del consumo di
alcol è anche in relazione al titolo di studio, soprattutto per le donne; tra le meno
istruite (con licenza elementare) il 46,1%
consuma alcol, mentre per le laureate la
quota raggiunge il 73,8%. Il consumo di
alcol è più diffuso nelle regioni del nordest (Veneto, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna) Al sud e nelle isole il consumo di alcol è minore, specie per le donne.
Rispetto al contesto europeo, l’Italia si
colloca agli ultimi posti per consumo di alcol (nota ISTAT, 2006), dopo la Norvegia,
la Gran Bretagna, la Svezia e il Portogallo. Secondo le linee guida dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e le raccomandazioni
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non esistono rigide dosi giornaliere di alcol consigliate e l’assunzione di
alcol deve tener conto della variabilità
soggettiva. In genere viene considerato
moderato un uso di alcol di 2-3 unità alcoliche al giorno per l’uomo, 1-2 unità per la
donna e una sola unità per l’anziano, considerando che un’unità alcolica corrisponde alla quantità di alcol contenuto in un
bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media
gradazione, o in una lattina di birra (330
ml) di media gradazione o in un bicchierino di superalcolico (40 ml).
La nota ISTAT 2006 prevede la promozione di stili di vita salutari e azioni preventive che riducano i danni sociali (il disagio
sociale), i danni indiretti (gli incidenti stradali) e i danni sanitari (un aumento del rischio di insorgenza di patologie alcol correlate quali la cirrosi epatica, le malattie
croniche del fegato, le malattie cardiovascolari, alcuni tumori) provocati dall’abuso di alcol. Al punto 4. della nota ISTAT
sono descritti alcuni comportamenti a rischio quali il consumo di alcolici fuori pa-
Eo
13
sto e in età precoce ed episodi di ubriacatura.
Nel 2010, l’OMS si propone come obiettivo la riduzione, sino al raggiungimento di
quota zero, del consumo di alcolici fra i
ragazzi fino a 15 anni. Difatti, le statistiche elaborate dall’ISTAT rilevano un elevato consumo di alcol nei ragazzi giovani
dagli 11-15 anni, nonostante la legge preveda la somministrazione di alcolici solo
al di sopra dei 16 anni. Due comportamenti a rischio fortemente associati sono
l’abuso di fumo e l’alcol; dall’indagine
emerge che vi è una maggiore propensione all’ubriacatura nei giovani forti fumatori.
Per quanto riguarda i danni indiretti, l’abuso di alcol associato alla guida, produce
un’elevata mortalità giovanile, stimata in
oltre il 40% dei casi e rappresenta la causa di più del 46% del totale dei morti di età
compresa tra 15 e 24 anni. Tale realtà, richiede con urgenza la programmazione
di adeguati interventi per prevenirne i
danni e promuovere stili di vita salutari: la
campagna stampa 2007 “Non giocare
con la vita, se guidi non bere” promossa
dal Ministero della Salute, rappresenta
un’iniziativa di prevenzione utile a sensibilizzare l’utenza.
Altra iniziativa, promossa dall’assessorato Giovani e Università della Provincia di
Brescia e realizzata dalla Procivil Camunia, in collaborazione con il distaccamento della Polizia stradale Darfo Boario Terme e con la centrale operativa di Brescia
del 118, è quella partita alla fine del 2006,
di predisporre una speciale ambulanza
che ricordi i pericoli, per chi guida, dell’abuso di alcol. L’iniziativa è la prima di
quattro azioni facenti parte della campagna di sensibilizzazione contro le stragi
del sabato sera, rivolta ai giovani fra i 18
e i 29 anni residenti in Valcamonica e sul
lago di Iseo, e attuata con quattro azioni
congiunte: «L’ambulanza comunica», il
«pattugliamento stradale notturno»,, la
«divulgazione di un opuscolo informativo
sui pericoli della guida in stato di ebbrezza nelle scuole», i «corsi di primo soccorso». Le due scritte, riprodotte sulle fiancate laterali dell’ambulanza, operativa in
Valcanonica e nel Sebino, “Da ubriachi è
più facile morire che guidare” e
“Crash”, assumono il significato di una
comunicazione diretta, un messaggio che
Eo
14
cattura l’attenzione e si rivolge particolarmente ai giovani per richiamarli ad una
maggiore responsabilità nella guida.
Diversamente dall’alcolismo in forma acuta, causato anche da un solo episodio di
forte assunzione di bevande alcoliche,
l’alcolismo in forma cronica, considerato
per lungo tempo come la conseguenza di
un malessere psicosociale, è oggi ritenuto più correttamente una malattia vera e
propria. Esso ha in genere uno sviluppo
lento, che può durare diversi anni.
Gli interventi preventivi, curativi e riabilitativi per il trattamento delle forme croniche,
prevedono programmi alcologici orientati
all’autoaiuto attraverso incontri di gruppo
e ricoveri riabilitativi presso i centri, le comunità terapeutiche e le strutture internistiche ospedaliere. I ricoveri internistici
effettuati nei reparti per acuti hanno in
genere breve o media durata e sono centrati sulla disintossicazione da alcol, sul
trattamento della sindrome di astinenza e
sulla valutazione diagnostica delle patologie alcol correlate. Tradizionalmente il
ricovero si conclude con la raccomandazione di non bere e la prescrizione una
terapia medica appropriata per le patologie riscontrate. Più utili appaiono le strutture residenziali riabilitative e le comunità
terapeutiche comprendenti momenti terapeutici e momenti comunitari per la riabilitazione sociale.
La creazione di una rete alcologica territorio-ospedale potrebbe soddisfare, per il
paziente alcoldipendente, l’esigenza di
una continuità delle cure specialistiche
oltre i limiti del ricovero ospedaliero, con
accesso sia ai servizi ambulatoriali di alcologia inseriti all’interno degli ospedali,
sia ai servizi territoriali (servizi sociali comunali, SerT, ambulatori di medicina generale, gruppi di auto-aiuto), che al ricovero nelle strutture residenziali riabilitative (Comunità Terapeutiche, CT), già presenti sul nostro territorio e finora indirizzate quasi esclusivamente ai pazienti
con dipendenza da droghe.
Le CT si strutturano in Italia a partire dagli anni ’70, in risposta alla diffusione dell’eroina e alla disorganizzazione delle
strutture pubbliche che ritardano nella risposta al problema. Oggi sono molto diffuse e utilizzano, nel paziente con dipendenza da droghe, strumenti di recupero
efficaci in ogni fase del processo assi-
stenziale. In alcune regioni italiane le CT
sono utilizzate solo marginalmente per le
dipendenze da alcol, in soggetti con un
passato di tossicodipendenza. L’attuale
modello territoriale italiano per le dipendenze da alcol prevede soprattutto la diffusa presenza di gruppi di autoaiuto AA,
AIAnon (Alcolisti Anonimi), CAT (Club
degli Alcolisti in Trattamento) e una buona rete di servizi pubblici soprattutto in
Veneto, in Friuli Venezia Giulia, in Emilia
Romagna e in Toscana.
Negli Stati Uniti, le CT esistono già da
tempo, sono per lo più strutture ambulatoriali o semiresidenziali, o comunque a
carattere riabilitativo, utilizzate durante la
fase della disintossicazione. Contemplano interventi di carattere professionale in
senso tradizionale e di counseling. I
counselors sono alcolisti inattivati, abitualmente aderenti ad Alcolisti Anonimi,
che hanno ricevuto un apposito training.
Durante la degenza del paziente nelle
CT, è coinvolta anche la famiglia. Il modello statunitense descritto è molto simile a quello adottato in Gran Bretagna e
nei paesi scandinavi. In Germania e in
Francia sono applicati programmi residenziali e territoriali che includono i gruppi di autoaiuto.
La degenza riabilitativa in CT rappresenta un’alternativa al ricovero ospedaliero,
si avvale di programmi terapeutici articolati e modulati sui bisogni della persona
con la definizione di interventi terapeutici
personalizzati a medio e lungo termine.
Le finalità del percorso terapeutico sono
quelle del recupero, più o meno completo, degli esiti negativi invalidanti e il rientro protetto in famiglia o in gruppo, qualora esista la necessità di continuare il programma terapeutico.
L’identità professionale degli infermieri
che lavorano presso le comunità terapeutiche si avvale dell’acquisizione delle
funzioni relazionale, educativa e tecnica.
Un interessante modello gestionale del
centro di alcologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (A.U.O.C.)
prevede un approccio multiprofessionale
nelle aree della prevenzione, cura e riabilitazione, la funzione del case management e il lavoro di rete (familiare e sociale). Le tecniche utilizzate dall’equipe multiprofessionale per la gestione del trattamento del paziente sono l’approccio moGiugno 2008
tivazionale, il counselling alcologico, il colloquio clinico e la
gestione dei gruppi all’interno della comunità terapeutica.
La progettazione dell’intervento verso le problematiche alcol
correlate si avvale di una pianificazione a medio e lungo termine. All’interno del centro, l’infermiere partecipa alla definizione della diagnosi con una specifica anamnesi infermieristica alcologica, attraverso i test CAGE e AUDIT che indagano la struttura relazionale della famiglia dell’alcolista, la
familiarità per alcolismo, la presenza di altre dipendenze e
dei comportamenti a rischio, la rete relazionale amicale, la
storia lavorativa, l’area dei comportamenti sociali (violenze,
aggressioni, guida in stato d’ebbrezza...).
La raccolta delle informazioni anamnestiche del paziente,
permette all’infermiere di definire uno specifico setting di accoglienza dell’alcolista e della sua famiglia all’interno del
centro e la definizione degli obiettivi di trattamento nell’area
assistenziale, in particolare: la cessazione del consumo di
alcolici, il coinvolgimento della famiglia e della rete sociale e
professionale, l’identificazione e l’avvio di un progetto di
trattamento, il passaggio dall’astinenza alla sobrietà, il cambiamento dello stile di vita della persona e della famiglia.
Altra funzione esercitata dall’infermiere nel centro è quella
di case management, finalizzata all’interazione e al coordinamento degli interventi specialistici dell’equipe multiprofessionale. Il case manager riveste un ruolo chiave nella complessa gestione del trattamento del paziente alcolista perché è la figura da cui partono costantemente informazioni,
richieste e azioni e a cui giungono indicazioni, bisogni ed
esigenze. Le capacità richieste sono di tipo organizzativogestionale, più che mai attuali e indispensabili, perché l’infermiere possa esercitare la propria funzione con responsabilità, autonomia e specificità.
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▪ Gestione dei rifiuti solidi urbani: Effetti sulla
salute e sull’ambiente
▪ Advanced life support
▪ Emergenza di massa e anziani
▪ PBLS-D Rianimazione cardiopolmonare
pediatrica di base e defibrillazione
▪ TBST- Tossicologia clinica e d’urgenza
▪ Qualificazione in Medicina Legale, Legislazione
sanitaria org. DEA e sistemi 118
▪ Psicologia dell’Emergenza e dei disastri
▪ Gestione avanzata delle Maxiemergenze
▪ Emergenze NBCRe
▪ Organizzazione Sanitaria in medicina di
emergenze e urgenze: Approccio di base
Formazione e aggiornamento in
medicina dell’emergenza e dei disastri
Organizzati dal CEMEC
Centro Europeo di Medicina dei Disastri
Ottobre
Novembre
2008
PER INFORMAZIONI
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Repubblica di San Marino
Tel. 0549/994535 - 994600
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il COORDINATORE INFERMIERISTICO
nell’EVOLUZIONE DEI SISTEMI
ORGANIZZATIVI e lo SVILUPPO
DELLE PROFESSIONALITÀ SANITARIE
D. Scafi, F. Scoppetta, A. Aguzzi
LA CLINICAL GOVERNANCE
Il concetto di “Clinical Governance” nasce, per la prima volta, nel Regno Unito e,
nello specifico, nell’ambito del Piano Sanitario del 1998 denominato “A First Class
Service”. L’idea di fondo, contenuta nel citato Piano Sanitario, consiste nell’avvio di
un programma sanitario, caratterizzato
dall’assunzione di una serie di azioni conseguenti, finalizzato ad assicurare ai pazienti, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, i più elevati standard qualitativi possibili sul piano clinico assistenziale.
Prima di entrare nel merito delle azioni
promosse allo scopo di avviare la “Clinical
Governance”, anche in considerazione
della rilevanza che tale concetto sta progressivamente assumendo nel nostro
Paese, è utile analizzare e comprendere,
da un lato, quali fattori hanno scatenato
tale processo di cambiamento e, dall’altro, il senso e la portata dello stesso.
Con riferimento ai fattori scatenanti l’avvio
della “Clinical Governance”, quello di
maggior rilievo è, senza dubbio, rappresentato dalla sistematica osservazione
della grande variabilità esistente nel comportamento adottato dalle diverse strutture sanitarie e, al loro interno, da singoli
professionisti nell’affrontare e trattare
specifici problemi di salute.
Si tratta di elementi conoscitivi che, già di
per sé, consentono di avviare un confronto importante sul tema dell’appropriatezza ma che, nel Piano Sanitario Inglese,
sono ulteriormente stigmatizzati evidenziando come, anche grazie alla progressiva consapevolezza che i pazienti assu-
Eo
16
mono in materia di trattamenti sanitari,
una così significativa variabilità dei comportamenti genera confusione nel paziente, e i suoi famigliari, e dubbi sugli standard di servizio che lo stesso deve ricevere da una struttura sanitaria.
Sulla variabilità dei comportamenti adottati da strutture e singoli professionisti nel
trattare determinati problemi di salute impattano diverse cause e, su alcune di esse, il Piano Sanitario identifica specifiche
linee d’azione. Tuttavia è inevitabile riconoscere che una delle cause principali è
legata al processo di aziendalizzazione.
È proprio nel Regno Unito, infatti, che, per
la prima volta, si immagina di riconoscere
alle organizzazioni sanitarie pubbliche,
anche sul piano normativo, una serie di
autonomie e responsabilità tipiche delle
aziende autonome. I contenuti del Griffith
Report sul management nel National Health Service del Regno Unito, uscito nel
1983 introducendo i concetti appena citati, trova applicazione, infatti, con il Community Care Act del 1990.
Va preliminarmente chiarito che, in merito
a quanto precedentemente affermato, le
problematiche evidenziate non derivano
tanto dall’avvio dal processo di decentramento delle responsabilità (ossia l’aziendalizzazione) ma, piuttosto, dalle modalità con le quali lo stesso è attuato anche in
considerazione delle tensioni che lo hanno promosso. È innegabile, infatti, che il
processo di aziendalizzazione, sia nel
Regno Unito che nel nostro Paese, è stato avviato con lo scopo di assicurare un
miglior governo della spesa sanitaria sia
attraverso la responsabilizzazione degli
organismi di governo del sistema a livello
locale, ossia le Regioni, che promuovendo il migliore utilizzo delle risorse a fronte
della costituzione delle aziende sanitarie.
Nonostante le riforme del sistema sanitario, della portata di quelle introdotte nel
Regno Unito e in Italia, cercano sempre di
porre al centro dell’attenzione del sistema
stesso l’esigenza di rispondere ai bisogni
di salute della popolazione, la forte tensione sulle tematiche economico-finanziarie, molto sentita sia al momento della
costituzione delle aziende sanitarie che
negli anni successivi, ha determinato lo
sviluppo di logiche e strumenti di gestione
prevalentemente orientati al governo della spesa sanitaria trascurando, in tal modo, la dimensione professionale e la misurazione e valutazione dei risultati non
monetari delle aziende stesse. È inevitabile, quindi, che tale situazione abbia condizionato, in modo più o meno evidente, i
comportamenti delle e nelle organizzazioni sanitarie che, in molti casi, possono determinare effetti quali quelli esemplificativamente descritti nel Piano Sanitario inglese.
In questo senso, pertanto, la Clinical Governance assume la valenza di “correttivo” ad un sistema che, a causa di tensioni diverse, si è sviluppato ed evoluto privilegiando una dimensione della gestione,
quella economico-finanziaria, e trascurandone altre.
La riflessione appena sviluppata, per contro, consente di aprirne una nuova e, in
particolare, quella relativa alla portata del
cambiamento introdotto con l’avvio della
Clinical Governance. Com’è intuitivo, inGiugno 2008
Giugno 2008
risultati di un’organizzazione sanitaria
non possono essere misurati solo sotto il
profilo economico-finanziario, per quanto
tale dimensione possa essere considerata rilevante, ma anche sulla base della
capacità dell’organizzazione stessa di rispondere, quantitativamente e qualitativamente, ai bisogni e alla domanda di
prestazioni sanitarie. Allo scopo di rispondere alle attese, fissate quindi in termini di
rispetto dei vincoli di bilancio e, contemporaneamente, di standard qualitativi clinico-assistenziali predefiniti, l’azienda deve sviluppare i propri processi produttivi,
ossia deve essere gestita, secondo principi di appropriatezza ed efficienza e deve essere organizzata in base ad approcci coerenti a tale scopo.
Volendo ulteriormente sviluppare tale
concetto, recuperando a tal fine un modello classico di rappresentazione del
funzionamento aziendale (vedi Fig. 1), i risultati economici e sanitari prodotti dall’azienda sono oggetto di valutazione rispetto a standard predefiniti della stessa
natura (vincoli di bilancio e standard qualitativi clinico-assistenziali) allo scopo di
supportare i processi decisionali degli organismi di governo, dei pazienti e dei cittadini in genere che, a loro volta, impattano sui fattori in ingresso dell’azienda sia
in termini di disponibilità finanziarie che fiducia nei confronti della struttura.
gistico e dal patrimonio professionale, più
adeguate per l’efficiente ed appropriato
sviluppo dei processi produttivi.
L’USO DEGLI STANDARD CLINICOASSISTENZIALI PER IL GOVERNO
DEL SISTEMA SANITARIO
Uno degli aspetti di maggiore innovatività
introdotto dalla Clinical Governance, come si è avuto modo di accennare in precedenza, è rappresentato dall’utilizzo di
standard qualitativi clinico assistenziali
quale strumento di valutazione delle performance delle aziende sanitarie appartenenti al sistema.
A tale proposito, gli aspetti di maggiore interesse sono rappresentati da:
• la tipologia degli indicatori utilizzati;
• le modalità di individuazione degli indicatori e di formulazione degli standard;
• le modalità di funzionamento del sistema di valutazione.
Con riferimento al primo punto, è utile osservare che, come si evince anche dalle
esemplificazioni precedentemente riportate e contenute nel Piano Sanitario Inglese, gli indicatori utilizzati non fanno necessariamente riferimento a misure di
outcome. I motivi di tale scelta sono da ricondurre, nella sostanza, alle difficoltà attualmente esistenti nel misurare l’outcome inteso come capacità dell’organizzazione di modificare le condizioni di salute
ASSETTO ISTITUZIONALE
PROCESSI
PRODUTTIVI
Risultato di bilancio
Output
Risultati sanitari
ASSETTO TECNOLOGICO
Standard di verifica e
valutazione
ASSETTO ORGANIZZATIVO
ASSETTO
FISICO-LOGISTICO
ORGANISMO PERSONALE E
PATRIMONIO
PROFESSIONALE
fatti, tale approccio tende a sottolineare la
valenza della dimensione professionale e
non monetaria dei risultati di gestione delle organizzazioni sanitarie. Nella sostanza, infatti, le logiche di gestione definite
dalla Clinical Governance si basano sulla
formulazione di standard clinico-assistenziali da assicurare ai pazienti, definiti peraltro con un processo di forte coinvolgimento dei professionisti interessati, e sulla sistematica comparazione di questi ultimi con i risultati (non monetari) effettivamente conseguiti dalla singola azienda.
Attraverso l’implementazione di tale modello, in parte grazie al naturale orientamento che gli operatori sanitari hanno nel
cercare di migliorare le proprie performance professionali e, in parte, in forza
dei vincoli di risultato non monetario imposti in capo alle aziende sanitarie, l’attesa è quella di assicurare concretamente
standard di servizio qualitativamente elevati e omogenei su tutto il territorio nazionale.
In quanto “correttivo”, tuttavia, la Clinical
Governance non rifiuta il modello aziendale di gestione della sanità ma, più semplicemente, si propone di integrarlo con
nuovi strumenti e logiche di indirizzo maggiormente coerenti, rispetto alle precedenti, sia con la mission delle organizzazioni sanitarie (tutelare la salute), sia con
le peculiarità che caratterizzano tali organismi sul piano della natura dell’attività
svolta (poco standardizzabile) e su quello
della concreta misurabilità dei risultati
mediante l’utilizzo di indicatori monetari
(scarsa).
I vincoli economici così come i principi organizzativi e gestionali, tipici dell’azienda,
sono elementi che fanno parte integrante
del modello della Clinical Governance.
Sarebbe altrimenti complesso o, addirittura, utopistico immaginare di poter assicurare standard qualitativi clinico assistenziali, senza considerare che questi sono
l’esito di un processo produttivo complesso che si sviluppa in un contesto organizzativo, caratterizzato da vincoli, e assorbendo una quota delle limitate risorse a
disposizione dell’azienda.
La portata innovativa della Clinical Governance, alla luce di quanto fino ad ora sviluppato, è rappresentata dalla capacità di
aver introdotto un approccio alla gestione
e al governo delle aziende sanitarie in
grado di fondere, in modo equilibrato, la
dimensione economico-finanziaria, da un
lato, e quella qualitativo-professionale,
dall’altro, avendo, quale base comune, la
gestione e l’organizzazione.
Da un punto di vista concettuale, la Clinical Governance parte dall’assunto che i
valutazione e decisioni
economiche e
sanotarie
FIGURA 1: MODELLO DI FUNZIONAMENTO AZIENDALE
Sulla base dello schema presentato, appare evidente che l’azienda, al fine di rispettare gli standard posti dal sistema in
cui opera, deve necessariamente gestire i
propri processi produttivi, ossia le modalità con le quali combina le risorse allo scopo di ottenere i risultati, in modo coerente
e, inoltre, creare le condizioni, definite dagli assetti organizzativo, tecnologico e lowww.emergencyoggi.it
del paziente rispetto ad uno stato iniziale
e, soprattutto, in relazione alle possibili
prospettive esistenti nell’ipotesi di assenza di un intervento da parte di una struttura sanitaria. Sono considerati, a tale scopo, in senso positivo: il prolungamento
della vita, la riduzione della sofferenza e
della disabilità, i miglioramenti nella qualità della vita o, per gli interventi preventivi,
Eo
17
la riduzione dell’incidenza delle malattie;
in senso negativo: complicazioni o effetti
iatrogeni.
Le difficoltà esistenti nella misurazione di
tali fenomeni, soprattutto con riferimento
agli outcome positivi, è determinata da tre
fattori distinti:
• la carenza di unità di misura generalmente condivise;
• la difficoltà, tecnica ed economica, nel
seguire il paziente per periodi relativamente lunghi dopo l’erogazione di prestazioni o servizi;
• l’incidenza, sugli outcome, di fattori
esterni, successivi all’erogazione di
prestazioni o servizi, non governabili e
difficilmente misurabili.
La Clinical Governance, pertanto, assume come indicatori utili quelli misurabili al
termine di un determinato processo clinico assistenziale o, all’interno di quest’ultimo, quelli relativi alla gestione del paziente in corrispondenza di momenti particolarmente significativi quali, per esempio,
l’effettuazione di un intervento chirurgico.
Sono quindi indicatori utili, in generale,
quelli rappresentativi di un outcome negativo o delle caratteristiche del paziente
sotto il profilo clinico e dell’autosufficienza.
In altri termini, sono considerati quegli indicatori che misurano, al termine o durante un processo clinico-assistenziale, la
modificazione delle caratteristiche biologiche, fisiologiche e comportamentali dei
pazienti che, sulla base delle prove di efficacia e degli studi maggiormente accreditati, sono sicuramente o più probabilmente connessi con gli esiti finali e che
sono denominabili come esiti intermedi.
Ad esempio, possono essere considerati
parametri quali quelli dell’ipertensione arteriosa, dell’ampiezza di un movimento
articolare che permetta al paziente di effettuare azioni utili prima non eseguibili, la
cessazione del fumo, ecc….
Il modello della Clinical Governance prevede, in aggiunta alla identificazione di indicatori di esito intermedio e la relativa
formulazione di standard, l’utilizzo di ulteriori set di indicatori finalizzati a stabilire i
criteri di gestione dei principali snodi decisionali che caratterizzano la gestione di
un paziente. Si tratta di indicatori utili, per
esempio, per stabilire se il paziente deve
essere ricoverato e se deve essere sottoposto ad un intervento chirurgico e che
fungono da ulteriori elementi di analisi e
valutazione della capacità delle singole
aziende di rispettare gli standard qualitativi da assicurare ai pazienti.
In considerazione del valore generale attribuito agli standard, l’individuazione degli indicatori e la relativa formulazione de-
Eo
18
gli standard è attività riservata, nel sistema sanitario britannico, ad organismi sovraziendali e finalizzati ad assicurare il
Governo Clinico del sistema. Nello specifico, tale ruolo è svolto dal NICE (National
Institute for Clinical Excellence) che, attraverso lo sviluppo di una serie di fasi logiche (identificazione, raccolta delle prove, controllo e valutazione, divulgazione,
implementazione e monitoraggio) giunge
a stabilire indicatori utili e valori standard
di riferimento.
Il riconoscimento ad un organismo sovraziendale di tale ruolo, tuttavia, non deve
essere inteso come attivazione di un sistema impositivo e volto ad annullare l’autonomia professionale di medici ed infermieri. Sono questi ultimi che, infatti, devono stabilire come trattare il singolo caso
una volta che il paziente si presenta alla
struttura, con tutte le proprie caratteristiche personali, per ottenere una prestazione o un servizio. Gli standard, da un punto di vista operativo, svolgono il ruolo di
guida e, contemporaneamente, di parametro di confronto allo scopo di rilevare
eventuali scostamenti e stimolare la revisione tra pari come attività sistematica e
orientata alla generale crescita dei professionisti, da un lato, e fonte di innovazione nella stessa formulazione degli
standard, dall’altro.
Grande spazio nel Piano Sanitario Inglese è riservato, infatti, all’autoregolazione
professionale. In questo senso, i professionisti sono liberi di fissare i propri parametri di riferimento, anche in deroga a
quelli definiti a livello nazionale, purché
ciò avvenga nella massima trasparenza
nei rapporti con il paziente i suoi famigliari e in una logica di confronto continuo
con gli standard nazionali.
Interessante, anche in riferimento a quest’ultimo aspetto, il meccanismo di gestione complessiva del sistema degli standard. Da un lato, infatti, ci si attende che,
all’interno della singola struttura sanitaria,
si avvii un ciclo continuo di comparazione
e valutazione dei risultati sanitari conseguiti rispetto agli standard fissati a livello
nazionale mentre, dall’altro, il NICE svolge una funzione di stimolo e di supporto
alle analisi degli scostamenti registrati. In
buona sostanza, mentre all’interno della
singola struttura sanitaria si avviano momenti sistematici di audit interno finalizzati ad individuare i punti di debolezza dei
processi clinico-assistenziali gestiti e,
conseguentemente, le linee di azioni correttive, il NICE interviene con l’effettuazione di analisi di sistema suggerendo, anche in questo caso, azioni correttive basate, però, sulle evidenze derivanti da
analisi interaziendali e prodotte anche
mediante tecniche di benchmarking.
LO SVILUPPO CONTINUO DELLE
PROFESSIONALITÀ
L’introduzione di standard clinico-assistenziali da assicurare ai pazienti rappresenta solo una delle novità introdotte dal
Piano Sanitario Inglese. L’altra dimensione fondamentale, da considerare quale
condizione necessaria per rendere possibile il raggiungimento degli standard, è
rappresentata dallo sviluppo continuo delle professionalità.
In altri termini, l’identificazione di standard
qualitativi, dal punto di vista clinico-assistenziale, da assicurare ai pazienti è operazione efficace solo nel caso in cui
l’azienda agisce allo scopo di adattarsi a
tale stimolo esterno. Tornando allo schema di funzionamento aziendale rappresentato in figura 1, ciò significa che, se in
passato le organizzazioni sanitarie si sono adattate, o quantomeno hanno cercato di creare le condizioni, per assicurare il
raggiungimento del risultato economico
atteso, dal momento in cui si rende necessario assicurare anche standard qualitativi, le aziende dovranno assumere
scelte organizzative ed adottare sistemi di
gestione coerenti con tale nuova esigenza. Ciò significa agire sui processi produttivi, sugli assetti organizzativi, tecnologici
e logistici e, ovviamente, sul patrimonio
professionale.
L’attenzione posta sullo sviluppo continuo
del patrimonio professionale, forse anche
a scapito di altre leve gestionali altrettanto importanti, è giustificato, nell’ambito del
Piano Sanitario Inglese, dal forte orientamento assunto in merito all’esigenza di
tutelare i bisogni del paziente; i pazienti e
i loro famigliari, infatti, pongono la loro fiducia nei professionisti sanitari. È necessario garantire che il trattamento loro fornito sia efficace e basato sulle tecniche e
gli approcci più aggiornati. La possibilità
di assicurare il soddisfacimento di tali attese, è subordinato alla creazione delle
condizioni organizzative, tecniche ed economiche, affinché tutto il personale dell’azienda abbia la chiara consapevolezza
del proprio ruolo e possa accrescere le
proprie capacità professionali in modo
continuo, al fine di cogliere e soddisfare le
esigenze dei pazienti e dei loro famigliari,
sia sotto il profilo clinico-assistenziale che
quello relazionale.
Lo sviluppo continuo delle professionalità,
si basa sull’omonimo ciclo composto dalle seguenti fasi (vedi Figura 2):
• definizione del ruolo;
• piano di sviluppo individuale;
Giugno 2008
• svolgimento dell’attività;
• valutazione dell’efficacia del piano individuale.
DEFINIRE
il ruolo del singolo
nell’organizzazione
VALUTARE
l’efficacia
del piano
individuale
PROGRAMMARE
il piano individuale
di sviluppo
ATTIVITA’
FIGURA 2: CICLO DI SVILUPPO CONTINUO
DELLE PROFESSIONALITÀ
Volendo approfondire l’argomento in questione, appare evidente la similitudine esistente tra i momenti di sviluppo del ciclo
di sviluppo continuo delle professionalità,
previsto nel Piano Sanitario Inglese, e alcuni dei passaggi che caratterizzano l’inquadramento e la valutazione del personale delle aziende sanitarie italiane, soprattutto per i dirigenti, previsti nell’ambito
dei Contratti Collettivi in Italia.
I punti di maggior contatto riguardano il sistema delle posizioni organizzative e
quello della valutazione. Il sistema delle
posizioni, in effetti, comporta l’inevitabile
assegnazione di uno specifico ruolo all’interno dell’organizzazione sanitaria e, parallelamente, l’esplicitazione dell’ambito
delle competenze e delle funzioni riconosciute e del programma di attività da sviluppare.
Con riferimento alla valutazione, sebbene
i contratti italiani la configurino come attività di “verifica del livello di raggiungimento degli obiettivi assegnati e della professionalità espressa”, dandone un’accezione negativa rispetto al concetto di strumento di supporto per lo sviluppo delle
professionalità, è utile osservare come le
principali dimensioni della valutazione
previste sono coerenti con l’ipotesi di valutare l’efficacia di un piano di sviluppo individuale.
LE DIMENSIONI DELLA VALUTAZIONE
• obiettivi specifici riferiti alla singola professionalità;
• collaborazione interna e il livello di partecipazione multiprofessionale nell’orGiugno 2008
ganizzazione dipartimentale;
• livello di espletamento delle funzioni affidate nella gestione delle attività e qualità dell’apporto specifico;
• capacità dimostrata nel motivare, guidare e valutare i collaboratori e di generare un clima favorevole alla produttività,
attraverso una equilibrata individuazione dei carichi di lavoro e la gestione degli istituti contrattuali;
• risultati delle procedure di controllo con
particolare riguardo all’appropriatezza
e qualità clinica delle prestazioni, all’orientamento dell’utenza, alle certificazioni di qualità dei servizi;
• capacità dimostrata nel gestire e promuovere le innovazioni tecnologiche e
procedimentali nonché i conseguenti
processi formativi e la selezione del
personale;
• raggiungimento del minimo credito formativo;
• osservanza degli obiettivi prestazionali
assegnati;
• rispetto del codice di comportamento.
È interessante osservare che l’ampiezza
delle dimensioni di valutazione previste
per la dirigenza delle aziende sanitarie
italiane è tale da renderla coerente sia
per la componente medica che quella di
comparto e, con alcune integrazioni e modificazioni, applicabile anche per i non dirigenti.
In realtà, le opportunità offerte dai contratti non sono state sempre sfruttate appieno dalle aziende sanitarie che, spesso,
hanno preferito gestire sia il tema del sistema delle posizioni che quello della valutazione nell’ottica della gestione del
consenso piuttosto che come strumento
strategico di governo e direzione.
È innegabile, tuttavia, che il tema in oggetto rappresenti uno dei punti di maggior
rilievo nelle future politiche del sistema
sanitario e delle stesse aziende. La natura stessa dell’attività svolta, ad elevato
contenuto professionale, spinge inevitabilmente verso una diversa rilevanza riconosciuta al patrimonio professionale e alle strategie adottate per il suo pieno e
continuo sviluppo nel tempo.
In virtù del significato attribuito allo sviluppo continuo delle professionalità e delle
modalità di valutazione dell’efficacia dei
piani individuali, prevalentemente focalizzati sull’acquisizione di capacità da esprimere “sul campo”, è inoltre evidente che
un ulteriore salto di qualità da compiere,
nel nostro Paese con riferimento al tema
specifico, è rappresentato dall’esigenza
di passare da un concetto di sviluppo delle professionalità prevalentemente basawww.emergencyoggi.it
to sull’effettuazione di iniziative formative,
con il conseguente accumulo dei relativi
“crediti”, ad uno basato sulla creazione
delle condizioni tecniche ed organizzative
affinché tutto il personale acquisisca le
capacità necessarie in modo continuativo
e, soprattutto, sul posto di lavoro. In questo senso, l’attività di formazione e aggiornamento, anziché rappresentare l’elemento centrale sul quale ruota lo sviluppo
del personale, assume la valenza di componente, senza dubbio importante, di un
piano più ampio e articolato finalizzato alla crescita delle persone.
LA GESTIONE PER PROCESSI
NELL’AMBITO DELLA CLINICAL
GOVERNANCE
Attraverso la formulazione di standard
qualitativi e l’avvio del ciclo di sviluppo
continuo delle professionalità, congiuntamente ai vincoli economici che caratterizzano il funzionamento delle aziende sanitarie, sono quindi poste le condizioni di
base per il governo clinico ed economico
della sanità.
Affinché ciò generi un impatto reale e significativo nel governo del sistema sanitario, sono necessarie alcune ulteriori condizioni le quali, a loro volta, si possono
tradurre in capacità:
• del sistema di generare effetti concreti a
fronte del mancato rispetto dei risultati,
economici e qualitativi, attesi;
• dell’azienda di evolvere verso forme di
gestione coerenti per il perseguimento
dei risultati, economici e qualitativi, richiesti.
Se si potesse muovere una singola critica
al complessivo processo di aziendalizzazione che ha caratterizzato l’evoluzione
del sistema sanitario italiano in questo ultimo decennio, infatti, quella della quasi
totale assenza di capacità di intervenire,
da parte del sistema di governo (Stato e
Regioni), a fronte di risultati prodotti, a livello di azienda sanitaria, non adeguati
alle attese è forse quella maggiormente
significativa.
Le difficoltà esistenti nell’avviare cicli gestionali virtuosi, infatti, non è tanto da ricondurre alle lacune normative, sebbene
tante ed importanti, o all’inerzia di un sistema sanitario pubblico abituato per decenni a funzionare sulla base di modelli
burocratico amministrativi ma, piuttosto,
all’incapacità degli organismi deputati al
governo del sistema di tradurre in azioni
conseguenti quanto previsto dal processo
di decentramento delle responsabilità.
È evidente, infatti, che l’assenza di impatti significativi sulle aziende sanitarie, ad
eccezione dei tagli di bilancio e della trop-
Eo
19
po frequente rimozione di Direttori Generali, non ha determinato, nel passato,
quegli stimoli sull’azione aziendale che
rendono gli interventi sull’assetto organizzativo e i sistemi di gestione componenti
necessarie per la sopravvivenza e/o lo
sviluppo delle aziende sanitarie. L’introduzione di nuovi parametri di valutazione
dell’azione aziendale, quali quelli previsti
dalla Clinical Governance, non potranno
tradursi che nell’ennesima inefficace operazione di “facciata” a meno che Stato e
Regioni non modifichino, concretamente
e significativamente, il modo di interpretare il loro ruolo di governo del sistema
Con riferimento al secondo aspetto, fatto
salvo che i cambiamenti in atto determinino reali pressioni esterne sulle aziende
sanitarie, è indispensabile che queste ultime intervengano operativamente su tutti
gli aspetti che determinano la gestione;
tornando, per l’ultima volta, al funzionamento aziendale (Figura 1), ciò significa
agire sui processi, sugli assetti organizzativi, tecnologici e logistici e sullo sviluppo
professionale.
Chiarito, nel paragrafo precedente, l’importanza e il ruolo che lo sviluppo professionale continuo ha nell’ambito dello
schema di funzionamento aziendale e, in
particolare, nelle aziende ad elevato contenuto professionale come quelle sanitarie, l’elemento centrale è rappresentato
dai processi.
È evidente, infatti, che la possibilità di ottenere, quale risultato dell’organizzazione, il rispetto dei vincoli di bilancio e, contemporaneamente, quello degli standard
qualitativi, è fortemente condizionato dal
modo con il quale sono gestiti i processi
produttivi specifici.
Sul piano operativo, infatti, i sistemi orientati alla gestione per processi, anche alla
luce delle esperienze fino ad oggi condotte, sembra essere l’unico approccio, al
momento, in grado di:
• supportare la progettazione di un sistema di misurazione orientato sia alla rilevazione degli indispensabili fenomeni
economici (costo di gestione), sia di
quelli clinico/sanitari (risultati finali). Gli
attuali sistemi di misurazione sono
strutturati in base all’articolazione organizzativa aziendale fornendo, in tal modo, elementi conoscitivi di sintesi rispetto ad aggregati contabili (centri di costo) che, se da un lato, assorbono le risorse in modo unitario, dall’altro, generano output molteplici e fra loro eterogenei. Ciò limita le potenzialità della misurazione ai risultati intermedi (prestazioni prodotte), senza una concreta
possibilità di correlarli alle modalità di
Eo
20
formazione dei costi e, in ultima analisi,
rende impossibile, se non per il tramite
di parametri di carattere generico riferiti alla singola articolazione organizzativa (per es. la percentuale di infezioni o
di piaghe da decubito), identificare indicatori specifici espressivi del risultato finale (soddisfacimento dei bisogni) dell’organizzazione sanitaria. Il sistema di
misurazione organizzato rispetto ai processi, invece, identifica, al posto dell’articolazione organizzativa, gruppi e sottogruppi di pazienti caratterizzati da forti elementi di omogeneità tra i quali, il
principale, è senza dubbio rappresentato dal problema di salute. In tal modo, a
fronte della rilevazione delle risorse impiegate, ora comparabili in termini realmente omogenei, è soprattutto possibile monitorare i risultati non economici
conseguiti, utilizzando opportuni parametri clinici e assistenziali, e individuare attraverso quali modalità (il processo) sono stati conseguiti;
• affinare le capacità predittive, a tutti i livelli di sistema, e supportare i processi
decisionali focalizzando l’attenzione rispetto a specifiche problematiche di salute e, rendendo possibile comprendere
e stimare gli impatti economici ed organizzativi derivanti dall’esigenza di perseguire obiettivi di salute, dando pieno
significato al termine di “Clinical Governance”;
• coinvolgere definitivamente i professionisti nella gestione fornendo loro strumenti di conoscenza, finalmente focalizzati sugli aspetti realmente gestiti, ossia le modalità di combinazione delle risorse organizzative ed economiche a
disposizione per raggiungere specifici
risultati di salute rispetto ai pazienti trattati, sgombrando il campo da possibili
equivoci sul loro ruolo aziendale, rivalutando il sistema di programmazione
budgetario e rendendo possibile l’avvio
e la realizzazione del ciclo di miglioramento continuo;
• favorire la riprogettazione della struttura
organizzativa e del sistema delle responsabilità aziendali in un’ottica dinamica e sempre più coerente con le finalità aziendali (tutelare la salute dei cittadini e/o curare i pazienti), superando
progressivamente le barriere poste dagli assetti organizzativi tradizionali, basati sul modello divisionale e della specializzazione del lavoro, piuttosto che
sulle modalità con le quali si sviluppano
i processi reali interni.
In altri termini, la gestione per processi
rappresenta il motore centrale di un sistema che necessita di intervenire su tutte le
dimensioni della gestione per orientarlo
verso il perseguimento dei risultati attesi;
la gestione per processi non è solo un
nuovo (l’ennesimo) sistema di misurazione dei risultati ma un vero e proprio diverso modo di lavorare all’interno di un sistema organizzato.
Essa consente di ripensare e ridefinire le
modalità con le quali si tratta lo specifico
problema di salute ma, inevitabilmente,
apre a problematiche nuove come l’assetto organizzativo e il sistema delle responsabilità, oltre che all’assetto tecnologico e
logistico, ponendo in discussione l’esistenza del modello divisionale, sopravvissuto anche alle riforme che hanno introdotto i dipartimenti, e favorendo soluzioni
finalizzate alla creazione di entità organizzative multispecialistiche in grado di gestire complessivamente i processi produttivi, come quelle per livelli di assistenza, e
condividere le risorse di professionali e
tecnologiche.
Che la gestione per processi possa rappresentare una risposta importante nel favorire il governo clinico ed economico della sanità, è testimoniato anche dal rilevante interesse che la tematica ricopre
nell’ambito dei programmi internazionali
sulla qualità e della pianificazione di sistema definita dalle regioni italiane. Si tratta
di un interesse che, nella sostanza, attribuisce alla gestione per processi una valenza di sistema che va sicuramente oltre
alla già evidente rilevanza di sistema di
gestione interno aziendale.
In questo senso, tra i programmi internazionali di maggior rilievo, oltre a quelli riconducibili al Regno Unito a fronte dell’avvio della Clinical Governance, possono essere ricordati:
• USA: sulla base dei dati prodotti da numerosi organismi di ricerca, le iniziative
sulla gestione per processi, adottando
terminologie anche differenti, sono avviate a partire dai primi anni 90 (42%
delle strutture ospedaliere nel 1993;
60% nel 1996; 81% nel 1998); il Premio
Baldrige Award, consegnato dal Presidente degli Stati Uniti, per imprese e organizzazioni che si occupano di educazione e sanità (queste ultime dal 1999)
che si dimostrano eccellenti in sette
aree, tra le quali la “gestione dei processi” e i “risultati di business”. Il programma, gestito dal National Institute of
Standards and Technology (NIST) in
collaborazione con la American Society
for Quality (ASQ), ha recentemente
pubblicato i criteri di valutazione, specifici per le organizzazioni sanitarie, per il
2004;
• Joint Commission for Accreditation
Giugno 2008
of Healthcare Organisations: integrazione di dati di performance (indicatori
di risultato sanitario e di processo) nel
processo di accreditamento. Servizio di
Disease Specific Care (DSC) Certification per l’accreditamento di singoli processi che richiedono approccio organizzato per la misurazione della performance (secondo requisiti specifici alla
patologia) e per il miglioramento dei
processi;
• Regno Unito: archivio (circa 2000 referenze) gestito dal Royal College of Nursing e dalla National Pathways Association (privata for profit). Si tratta di un
programma che focalizza l’attenzione
sulla tematica dei processi nell’ambito
della Clinical Governance, promossa
nel contesto di un programma nazionale per lo sviluppo di linee guida e standard nazionali di servizio (National Service Frameworks). Di rilievo anche il
programma Essence of Care che, con
un approccio originale, ha stabilito degli
standard (benchmarks) di processo che
possono essere utilizzati in modo “trasversale” a tutti i processi assistenziali
e socioassistenziali;
• Australia: una indagine nazionale pubblicata nel 1996 sul tema “Clinical practice guidelines and Critical pathways” rivela come già nel 1995 il 70% dei servizi ospedalieri e il 35% delle altre organizzazioni sanitarie menzionassero i
“Critical Pathways” nel budget. Sono
censite numerose organizzazioni che,
oltre allo sviluppo di decine di processi,
prevedono il loro audit e revisione periodica;
• Norme ISO: le norme che sono utilizzate per la certificazione sono rappresentate nelle otto aree che qualificano i
“principi fondamentali” che ispirano la
nuova versione delle norme ISO
(ISO:2000, dette “Vision”). La gestione
dei processi rappresenta nel modello,
all’interno di una visione sistemica della
gestione, un ingrediente fondamentale
per la qualità. Sebbene sia prevista una
versione delle norme ISO dedicata alle
organizzazioni che si occupano di assistenza sanitaria, esse comunque rimangono in termini di approccio rivolte
alla struttura (che deve essere certificata) e non al processo, nel senso che i
requisiti definiti non sono specifici a determinate diagnosi, interventi, bisogni;
• European Foundation for Quality Management (EFQM): può essere considerato la controparte europea del Baldrige, in quanto utilizzato sia per la aggiudicazione dell’“European Quality
Award” sia come modello di gestione –
autovalutazione. Esso considera nove
aree che permettono di valutare il progresso di una organizzazione verso
l’eccellenza; in particolare la “gestione
dei processi” ricopre il 14% dei punti
assegnati, con una posizione seconda
solo ai “risultati per il cliente” (20% dei
punti) e ai “risultati chiave di performance” (15% dei punti).
La centralità del tema della gestione dei
processi emerge anche dalla analisi, condotta da Sanità & Management Consulting nel corso del 2003, dei documenti (ufficiali o in attesa di approvazione) di programmazione sanitaria regionale per 18 regioni italiane:
• quindici di essi contengono dichiarazioni
di principio che pongono la gestione dei
processi al centro delle politiche per la
qualità della regione (esempio Umbria: “I
percorsi assistenziali rappresentano lo
strumento principe per il governo clinico
e per lo sviluppo di politiche di programmazione sanitaria e sociale adeguate ai
reali bisogni dei cittadini”);
• tutti assegnano alle aziende sanitarie
obiettivi in merito allo sviluppo di singoli
processi (esempio per le patologie croniche, per la riabilitazione, per i processi di
chirurgia in elezione…);
• nove di essi esplicitano o contengono riferimenti alla metodologia che deve essere
seguita per lo sviluppo dei processi (per
esempio il Lazio con riferimento alla valutazione della pratica in uso nel contesto
locale e per all’analisi e alla discussione
delle variazioni della pratica rispetto ai
percorsi assistenziali stabiliti. È stabilito
che la Regione, anche attraverso l’Agenzia Sanitaria, fornisce il supporto tecnico
per la definizione di ciò che la linea di attività rappresenta e per l’individuazione
dei suoi elementi.
In ultima analisi, infine, l’avvio del ciclo di
miglioramento continuo, quale logica conseguenza derivante dall’implementazione
di sistemi orientati alla gestione per processi, rappresenta un formidabile strumento di
accumulo e diffusione delle conoscenze
per tutti gli operatori della sanità.
La possibilità di definire, in una logica multidisciplinare e interprofessionale, le modalità di gestione di un problema di salute e,
parallelamente, confrontare gli standard fissati con le caratteristiche dei processi assistenziali realmente gestiti rappresenta, infatti, la risposta più efficace al tema dello
sviluppo continuo del patrimonio professionale. In questo senso, infatti, si creano le
condizioni tecniche ed organizzative affinché l’esperienza condotta da un singolo o
da un gruppo di operatori, possa divenire
l’esperienza dell’intera organizzazione.
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care, AHA 1995
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H.E.M.S. Cultura Aeronautica Applicata all’Elisoccorso
L’IMPORTANZA DEL COUNSELING NEL SUPERAMENTO DEI BLOCCHI
PSICO-EMOZIONALI NEGLI OPERATORI DELL’EMERGENZA SANITARIA
di Cristiana Mantovani – counselor evolutivo
Relazione presentata al 10° Corso Naz.le di Cultura Aeronautica Applicata all’Elisoccorso dell’Ass.ne “ALI d’ORO” – Marotta, 30
maggio / 1 giugno 2008 (Direzione Scientifica: Dr. Raffaele C. Sabbatini – Direzione Tecnica: Com.te Felice Lacerra)
Gli operatori dell’emergenza sanitaria, come tutti gli esseri umani,
sono consapevoli della varietà di emozioni che si possono provare in situazioni difficili; essi hanno imparato a selezionare il comportamento più appropriato per il momento che stanno vivendo e
ad esprimerlo nel modo migliore. Ma molto spesso il soccorritore
può non essere in grado, da solo, di recuperare la capacità di mettersi in relazione con l’altro, con la sofferenza e con la disperazione delle persone che si trova di fronte; può capitare che molti soccorritori si riconoscano nelle parole delle vittime colpite da un
evento calamitoso: “non posso più piangere”, “la mia vita non ha
più senso”, “non supererò mai questo dolore”… oppure che si sentano impotenti di fronte alla perdita di vite umane e provare sensi
di colpa per l’esito disatteso dell’intervento effettuato. Subentra, a
volte, un’incapacità di reagire alle sensazioni che emergono intense e che interferiscono non solo con la sfera emotiva e cognitiva
ma anche con quella fisica. In psicologia e, nello specifico, in psicologia dell’emer! genza, si parla spesso di PTDS (disturbo posttraumatico da stress) i cui sintomi classici più riconoscibili ono:
ipervigilanza, ipersensibilità, ricordi ricorrenti ed intrusivi, incubi,
stress psicologico intenso, comportamenti di fuga e di evitamento,
depressione con disturbi del sonno, dell’appetito, irritabilità… Dal
concetto di stress e quindi da una situazione difficile che induce
l’individuo ad una reazione adattiva si arriva spesso alla cristallizzazione della stessa in una sindrome specifica, il burn-out, che è
una condizione psicologica di disperazione e di distacco dalla realtà e si presenta come mancanza di energia, gioia, entusiasmo,
soddisfazione, motivazione, interesse, sogni, idee, concentrazione, autostima, sicurezza, humor. Chi è colpito da burn-out neces-
XVII Corso
sita di un supporto specializzato per intraprendere un percorso di
elaborazione psicologica ed emotiva; non bisogna vergognarsi di
chiedere aiuto soprattutto se si è coscienti dell’importanza e della
responsabilità che si ha nei confronti degli altri e di se stessi. Il
soccorritore ha la necessità di integrare le proprie competenze
professionali con una preparazione emotiva e psicologica che
spazi dalla connessione tra ciò che si è e ciò che si fa, alla capacità di relazionarsi con i colleghi e con i pazienti, alla capacità di
rielaborare quanto è avvenuto in fase di soccorso; è la pulizia interiore che permette l’eliminazione delle emozioni invalidanti e recupera le risorse positive ed attualizzanti sia per la vita personale
che per i futuri interventi sociali. In Italia il counseling è ancora poco conosciuto mentre ha larga diffusione e applicazione in tutta la
cultura anglosassone e negli Stati Uniti. Si tratta di un’attività di
competenza relazionale attraverso mezzi comunicazionali in cui il
couns! elor age vola l’autoconoscenza attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse personali del soggetto
che ha in trattamento. Il counselor, meglio definito come agevolatore della relazione d’aiuto, va a sostenere l’utente a livello psicoemozionale attraverso abilità specifiche e tecniche strutturate,
coadiuvando nell’ascolto, adoperando doti e capacità personali
senz’altro più complesse quali l’empatia, l’accettazione incondizionata che si traduce nel non giudizio e la congruenza intesa come
coerenza, trasparenza, onestà.
Per saperne di più:
B.H.Young L’assistenza psicologica nelle emergenze Erikson,
Trento 2002
C.C.Casula 7 meditazioni guidate Red, Milano 2005
"TRIAGE IN PRONTO SOCCORSO"
13 - 16 Ottobre 2008
San Marino - Teatro Titano
Organizzato dal Gruppo Formazione Triage (GFT) ha per scopo la formazione e l'addestramento al Triage del personale Infermieristico e Medico operante nell'ambito del Pronto Soccorso e dell’emergenza. Lo scopo è di fornire elementi di conoscenza utili a svolgere questa funzione come primo momento di accoglienza e valutazione dei pazienti che afferiscono al Pronto
Soccorso, in base a criteri definiti e diffusamente accettati che consentano di stabilire la priorità di intervento. Il corso, continuamente aggiornato, è a struttura intensiva, a tempo pieno con verifica finale, attestato e accreditato ECM.
Fra i docenti ed i tutori sono presenti operatori di Pronto Soccorso nei quali la funzione di Triage è attiva già da molti anni a
garanzia di concretezza ed aderenza alla realtà operativa.
La quota di iscrizione di Euro 400,00 comprende Kit congressuale, un volume della 3°edizione di "Triage Infermieristico"
(Mc Graw Hill Editore, attualmente in fase di aggiornamento e preparazione), colazioni di lavoro e coffee
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Per informazioni e modalità di iscrizione:
Sito internet www.triage.it
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Web-Fax +39/06-90280404
Giugno 2008
Referenti al pronto soccorso di San Marino:
Dr. Giuliano Giardi [email protected]
Inf. Federico Podeschi [email protected]
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REGGIO EMILIA
Eo
23
Potenza
La Provincia si dota dei Defibrillatori di primo intervento
E’ stato assegnato ai 14 volontari del Gruppo
chirurgia d’urgenza dell’azienda ospedaliera
pisana la sezione, fuori concorso, del PremioNottola - Mario Luzi
E’ un riconoscimento per il lavoro e l’impegno del
gruppo diretto dal professor Evangelista: infermieri, tecnici, medici che nel mese di maggio hanno
portato soccorso alle popolazioni cinesi colpite dal
terremoto. Hanno presenziato la cerimonia il sindaco Marco Filippeschi e la presidente del consiglio comunale Titina Maccioni. Hanno consegnato
i premi Domenico Gioffrè e Massimo Scura, rispettivamente presidente e direttore del Premio
regionale toscano «Nottola - Mario Luzi». Ecco
l’elenco dei premiati: il professor Giuseppe Evangelista del gruppo chirurgia d’Urgenza dell’Aoup
di Pisa, Giuseppe Arcidiacono, Francesco Colaone, Guido Silvano Colaone, Giuseppe Crocetti,
Federico Filidei , marcello Gambini, carola Martino, sabrina Micheletti, Anna Emma Parra, Giuliano Rondini, Renzo Gaetano Verdigi, Arena Virga,
Giuseppe Zocco.
Il premio è stato istituito nel 2007 dall’Asl 7, dalla
società della salute di Siena, da cittadinanza toscana onlus Tribunale per i diritti del malato e intestato a Mario Luzi, il grande poeta scomparso.
L’obiettivo è richiamare l’attenzione degli operatori sanitari verso la sofferenza dei malati e «imprimere un impulso alla lotta al dolore intesa come
dovere terapeutico degli operatori sanitari soprattutto quando il dolore stesso perde la sua funzione di ‘campanello d’allarme’ e diventa causa di
sofferenze inutili e umilianti». «La città è onorata
di ospitare questa edizione speciale del premio —
ha detto nel suo intervento il sindaco Marco Filippeschi —. E’ bello ricordare Mario Luzi, il poeta
che ha dato al paese opere indimenticabili. Letteratura e impegno civile. E’ importante aver costruito questo collegamento tra la vita di un grande
poeta toscano e la lotta contro il dolore. E’ un percorso di sensibilità. Vi è necessità di una risposta
migliore di fare di più di investire risorse e di lavorare per approfondire la sensibilità al tema del dolore».«Un grazie anche al gruppo di Chirurgia
d’urgenza — ha continuato il sindaco — un grazie
da parte di tutta la città per la qualità e la grande
capacità d’intervento che ha fatto onore a Pisa in
tutto il mondo. La città intera vi doveva questo premio per un’attività che è un modello per molti».
Eo
24
La Provincia di Potenza di dota di defibrillatori semiautomatici di primo intervento in 15 delle sedi di sua proprietà. Il dispositivo, in grado di prestare
tempestivo soccorso a soggetti colpiti da arresto cardiaco, è utilizzabile anche da personale non sanitario appositamente addestrato con idonea formazione validata e sistematicamente verificata.
Poiché per l’uso del defibrillatore in sede extra ospedaliera, gli adempimenti occorrenti presuppongono l’elaborazione di un progetto e la richiesta di
autorizzazione all’Azienda Sanitaria Regionale, il settore Affari Istituzionali
della Provincia ha posto in essere una collaborazione con “Basilicata Soccorso”, che gestisce e coordina il Sistema Sanitario Regionale dell’emergenza/urgenza, formando circa trenta dipendenti, che ora sono abilitati all’utilizzo.
Concluso l’iter di formazione e gli adempimenti per l’acquisto, in collaborazione con i settori Patrimonio e Finanziario, sono state individuati luoghi dove saranno allocati i dispositivi. Si tratta di 15 sedi, che comprendono, a Potenza, gli uffici di Piazza Mario Pagano, di Piazza delle Regioni, del Museo
e Pinacoteca in Via Lazio, dell’autoparco in Via Lombardia, della Biblioteca
in Via Maestri del Lavoro e dell’Apof-il in Via dell’Edilizia. Inoltre un macchinario è destinato ai Centri per l’Impiego di Potenza, Melfi, Lavello, Genzano
di Lucania, Lauria, Senise, Baragiano e Villa d’Agri.
“Un’azione di doverosa attenzione nei confronti del personale – è il commento del presidente della Provincia, Sabino Altobello – che punta a migliorare la sicurezza e la qualità sul luogo di lavoro. Con questa idea, la Provincia ha voluto accelerare con l’obiettivo di costituire un modello da replicare
ed espandere ulteriormente”.
Anatomia del
Netter nell’iPhone
Usando le straordinarie illustrazioni anatomiche del Netter, famoso atlante giunto alla quarta edizione,
Modality ha realizzato un software molto
interessante per iPhone e iPod Video,
presentato al Worldwide Developers
Conference Apple 2008. Con il programma da installare nell’iPhone, sarà possibile navigare tra le tavole anatomiche del
Netter, ingrandirle, leggere i nomi delle
strutture, etc. semplicemente appoggiando un dito sullo schermo. Inoltre,
viene data la possibilità all’utente di sottoporsi a dei quiz per valutare il grado di
preparazione, la stessa funzionalità presente nel cd allegato all’atlante cartaceo.
Come dichiarato dagli stessi sviluppatori, il software assieme alle potenzialità
del telefono Apple può risultare molto utile agli studenti in medicina per apprendere, ma anche ai medici come consulto
veloce e pratico
Giugno 2008
USTIONI
PRIMA CAUSA SONO INCIDENTI DOMESTICI
In 40 anni si e’ ridotta di oltre il 50% la mortalita’ per ustioni, ma
la ricerca deve ancora misurarsi con gli effetti tardivi di cui soffrono coloro che sono sopravvissuti: e’ emerso oggi al Centro
Grandi Ustionati di Torino che ha festeggiato il suo quarantennale con tre giorni di convegno.
I lavori si sono concentrati sul trattamento della piu’ grave conseguenza dell’ustione, la cicatrice ipertrofica che costituisce il
campo d’indagine specifico della Fondazione piemontese per
gli Studi e le Ricerche sulle Ustioni, fondata 25 anni fa da Simone Teich Alasia, primario dell’ospedale Cto di Torino.Molti
progressi sono stati fatti nella cura della fase acuta della malattia, che a Torino ha un punto di riferimento all’avanguardia
nel Centro Grandi Ustionati del Cto, primo ospedale in Italia a
dotarsi di un reparto specializzato (nel 1968) e di una Banca
della Cute dal ‘99. ‘’A seguito delle nostre ricerche - ha detto
Teich Alasia - possiamo oggi ottenere una guarigione pilotata
della cicatrice, restituendo ai pazienti una vita sociale normale.
Il nostro sogno e’ di arrivare ad eliminare completamente questo effetto dell’ustione’‘.
La Fondazione promuove ogni anno campagne di sensibilizzazione sui luoghi di lavoro e nelle scuole.
‘’Ma il vero pericolo - ha osservato Maurizio Stella, direttore del
Centro Grandi Ustionati - rimane il contesto domestico. Il 90% dei
pazienti che non riusciamo a salvare e’ rimasto vittima di comportamenti incauti in casa’‘. Il principale avversario su cui si concentrano le campagne dei medici e’ l’alcol: ‘’Quasi tutti ne hanno una
bottiglia in casa - ha detto Stella - eppure qualsiasi uso puo’ essere sostituito da un prodotto piu’ idoneo e piu’ sicuro’‘.
Maxi Burn Kit
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Kit professionale per ustioni
Kit per ustioni
Un kit indispensabile in tutte le unità di soccorso.
Contiene tutto l’occorrente per trattare un paziente ustionato.
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Dati Tecnici Dimensioni
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€ 64,80
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Una CLINICA MOBILE per
Mosquitia
La Mosquitia è una regione caratterizzata dall’acqua. L’acqua è
presentein ogni aspetto di quella terra: nei fiumi e nelle lagune
che sono le uniche vie per spostarsi nella regione, ma anche negli uragani e tempeste tropicali che rendono la Mosquitia inavvicinabile e isolata. L’articolo 45 della costituzione della Repubblica dell’Honduras, riconosce il diritto alla salute di tutta la popolazione. Nonostante i grandi sforzi del Paese nel garantire l’accesso alle cure sanitarie di base, ancora una buona percentuale della popolazione rurale ne è lasciata fuori. I principali esclusi vivono nella Mosquitia sulla costa nord-est del Paese, regione isolata
e molto difficile da raggiungere. La Mosquitia è classificata come
una delle peggiori aree secondo la mappa di povertà dell’Honduras, a causa delle carenti infrastrutture e dei servizi sanitari: per
la maggior parte dei Misquito, etnia prevalente nella regione, l’accesso alle cure è molto difficile a causa della morfologia del territorio e delle grandi distanze. Le uniche strade percorribili sono
fluviali, e spesso alcuni villaggi distano diverse ore di navigazione dall’ospedale più vicino. I pochi servizi sanitari esistenti non rispondono alle necessità della popolazione per mancanza di attrezzature, farmaci e personale sanitario. I villaggi che vogliamo
raggiungere con la clinica mobile sono localizzati nelle zone fluviali e lagunari più lontane dai Centri Sanitari. Le donne di questi
villaggi non ricevono adeguati controlli prenatali, e spesso partoriscono senza sapere di essere positive a varie malattie infettive,
trasmesse a loro volta ai figli. Queste malattie potrebbero essere
facilmente ridotte attraverso un’accurata prevenzione.
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Giugno 2008
OBIETTIVO DEL PROGETTO
Migliorare le condizioni igienico – sanitarie delle comunità locali della regione della Mosquitia in Honduras con particolare
attenzione alle donnee ai bambini, attraverso la creazione di una clinica mobile
su barca.
BENEFICIARI DEL PROGETTO
9.700 persone residenti nei municipi di
Puerto Lempira e Villeda Morales beneficeranno della Clinica Mobile per la Mosquitia:
• 2.800 bambini di età compresa dai 0 ai
5 anni
• 2.500 bambini dai 6 ai 9 anni
• 1.200 bambini dai 10 ai 14 anni
• 1.200 donne in gravidanza
• 2.000 altri membri delle comunità
Il team di medici e paramedici della clinica mobile raggiungerà le comunità locali
con un equipaggiamento e attrezzature
mediche per assicurare un’assistenza sanitaria di base e si focalizzerà sull’analisi
dei bisogni della popolazione Mosquita,
attraverso le seguenti attività:
• Realizzazione di un “Safe Motherhood
Needs Assessment”;
• Equipaggiamento di una clinica mobile
e formazione delpersonale medico e
paramedico;
• Fornitura di un “pacchetto di assistenza
medica di base” particolarmente orientato alle cure prenatali e pediatriche;
• Servizi di assistenza sanitaria di base
per tutti i membri delle comunità:
• Screening per l’anemia per tutte le donne in gravidanza
• Screening e trattamento della malaria
per tutte le donne ingravidanza
• Campagna di sensibilizzazione ed educazione sanitaria per aumentare la consapevolezza della prevenzione
Percentuale della popolazione
che vive al di sotto della linea
di povertà
75%
Percentuale di bambini al di sotto
dei 5 anni positivi alla malaria
3.2
MDG* Tasso di mortalità
materna
(per 100.000 nati vivi)
294
Numero di parti
Tasso di malaria nella
popolazione totale
(per 10.000)
1.085
270.7
Estrategia Nacional para la Reducción de la Pobreza (ERP)
Programma Nacional de Prevención y Control de la Malaria
(2006)
* Indicatore degli ”Obiettivi di Sviluppo del Millennio”
Departamento de Estadìstica de Jefatura (2006)
Secretarìa de Salud (2005)
Programma de Control de Enfermedades de Trasmisión Vectorial (2007)
ART FOR HEALTH:
Incontro tra l'arte contemporanea e la donna
I quadri realizzati da Elisabetta Farina per il progetto
"Una clinica mobile per la
Mosquitia, Honduras", con
l'obiettivo di migliorare le
condizioni igienico sanitarie
delle comunitá locali della
regione della Mosquitia in
Honduras, con particolare
attenzione alle donne e ai
bambini.
Nel mondo un bambino
muore ogni 3 secondi, una
donna incinta muore ogni
minuto. In totale sono 11 milioni le vittime ogni anno, un
prezzo inaccettabile. Il progetto Art for Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanitá (OMS) in collaborazione con IMAGINE Onlus,presieduta dal Prof. Ignazio Marino, si prefigge di contribuire alla salute delle donne nel mondo e alla lotta contro l'ineguaglianza sociale attraverso un veicolo comunicativo innovatore: l'arte contemporanea, che raggiunge tutti i popoli in modo diretto e appassionante. I quadri dell'artista Elisabetta Farina, rappresentano donne di diverse origini etniche, geografiche e sociali, che lottano insieme per affrontare positivamente le circostanze avverse della vita. Le donne rappresentate nei quadri, esortano l'osservatore ad unirsi ad esse in uno spirito di azione unitaria per migliorare le loro vite e quelle delle generazioni future.
Giugno 2008
www.emergencyoggi.it
Eo
27
INAUGURAZIONE IN GRANDE STILE PER LA NUOVA SEDE DEL 118 di Alessandria
La nuova sede della centrale operativa provinciale del 118 e base elisoccorso è stata inaugurata da Eleonora Artesio, assessore regionale alla sanità e tutela della salute.
Durante la cerimonia, realizzata anche
con il contributo della società Airgreen,
sono state scoperte le targhe intitolate alla memoria dei caduti in servizio dell’Ambulanza Tango 90, il dr. Mauro Giorio e
dell’elicottero I-AIVO, il comandante Giuseppe Airaudi e il tecnico Alessandro Cresto, alla presenza dei parenti delle vittime.
I lavori di costruzione della nuova sede
della Centrale Operativa Provinciale del
118 e della base di Elisoccorso erano iniziati nel luglio 2005, grazie ad un finanziamento regionale con fondi in conto capitale per 1.239.500 euro e con fondi per le
opere connesse ai XX giochi olimpici invernali “Torino 2006” (legge 285/2000)
per euro 600.000 e sono terminati il 7 luglio 2006. Il Comune e la Provincia di
Alessandria hanno equamente sostenuto
gli oneri finanziari, pari a 470.000 euro,
per l’urbanizzazione dell’area compresa
la rettifica e l’ampliamento della strada
tra viale Michel e l’ingresso della base. I
lavori per la realizzazione della strada
sono iniziati il 9 gennaio 2006 e terminati il 28 marzo 2007. L’area dove è stata
costruita la Centrale è situata immediatamente ad est del Cimitero Urbano e ha
una superficie di 15.400 metri quadrati: è
stata costruita sul lato nord/ovest una
piazzola di decollo/atterraggio in cemento armato dotata di illuminazione e sentiero luminoso di atterraggio per le operazioni di volo anche in notturno ed in condizioni di scarsa visibilità, con dimensioni
adeguate a manovre per elicotteri sia di
tipo leggero che di tipo medio. Accanto
alla piazzola è stata realizzata un’area di
stazionamento e l’hangar per il ricovero e
la manutenzione dell’elicottero in servizio
presso la Base di Alessandria. Sul lato
sud est è collocata la palazzina a due
piani che ospita al piano inferiore gli ambienti per il personale aeronautico, il personale sanitario elisoccorso, il personale
del servizio antincendio aeronautico e gli
uffici dell’elisoccorso. Al piano superiore
sono sistemate le sale della Centrale
Operativa Provinciale 118, quella per la
gestione delle maxiemergenze, il locale
per l’alloggiamento degli apparati tecnologici telefonici, informatici e di radiocomunicazione, nonché gli uffici della centrale operativa, gli ambienti comuni e la
sala riunioni.
Eo
28
Questo progetto, che vede unite l’attività
della Centrale Operativa in una unica sede con l’Elisoccorso, è una realtà unica
nel panorama dell’emergenza sanitaria
italiana e rappresenta dunque un vanto
per la Regione Piemonte. Si completa
oggi un progetto mirato a dare una idonea e funzionale collocazione a due servizi di emergenza essenziali che erano
ospitati in locali ristretti e con collocazione non definitiva, ha dichiarato Maria Teresa Flecchia, direttore generale dell’azienda ospedaliera. La nuova centrale
realizza sinergie operative ed un’osmosi
di esperienze già iniziata da tempo attraverso l’utilizzo degli operatori delle realtà
sanitarie non solo dell’elisoccorso e della
centrale operativa, ma coinvolgendo anche medici ed infermieri dei reparti di
emergenza ospedaliera del DEA e della
Rianimazione dell’ Ospedale Civile e della Rianimazione dell’Ospedale Infantile.”
L’Azienda Ospedaliera di Alessandria a
cui la nuova centrale fa riferimento è una
delle aziende sanitarie regionali del Dipartimento Interaziendale per l’Emergenza Sanitaria Territoriale del 118 istituito
con la delibera regionale 83 – 6614 del
30 luglio 2007, dove sono indicate le
competenze relative alla gestione delle
attività comuni di emergenza sanitaria
territoriale 118, in particolare i percorsi di
acquisizione delle tecnologie, la formazione professionale del personale, i protocolli e le linee guida clinico-organizzative. Successivamente, con la determina
dirigenziale del 23 ottobre 2007, la Regione sancisce il definitivo passaggio di
tutta la gestione dell’emergenza provinciale all’Azienda ospedaliera, con l’attribuzione delle funzioni relative al personale medico, delle convenzioni e dei rapporti con le associazioni di volontariato
operanti nel settore dell’emergenza sanitaria.
Danilo Bono, Direttore del Dipartimento
Gestione Sistema Emergenza Sanitaria
ha sottolineato: “La base di Alessandria è
la prima che risponde a tutte le caratteristiche richieste dalla normativa, ma è anche il frutto della passione di chi lavora.
Si tratta dunque di un punto fermo nell’elisoccorso piemontese, adattato anche
per il volo notturno, all’hangaraggio e altre caratteristiche avanzate, requisiti indi-
spensabili per un moderno elisoccorso in
grado di soddisfare tutte le richieste per
questo tipo di attività. Questa base sarà
dunque il modello per la realizzazione di
tutte le future elisuperfici piemontesi.”
“Un ringraziamento per la considerazione
del nostro operato è doverosa – ha dichiarato Giovanni Lombardi - e sono lieto
di essere qui oggi a festeggiare il decennale della nostra attività. Abbiamo 52
medici e 70 infermieri che rispondono alle chiamate del territorio. L’attività delle
due strutture ha avuto un progressivo e
costante aumento nel corso degli anni –
ha ricordato Giovanni Lombardi - rispondendo alle esigenze del territorio provinciale e delle aree vicine. Per dare una indicazione sulla nostra attività sanitaria,
solo nel 2007 abbiamo effettuato 48.767
eventi , che corrispondono a 133 interventi al giorno. Gli interventi sono suddivisi: 11% codici rossi (grave pericolo di
vita), 28% gialli, 43% verdi, 11% bianchi.
Rispetto al 1997 registriamo un aumento
dell’attività del 70%, ossia un incremento
annuale medio del 7% dal 1999 al 2007,
con un passaggio da 78 interventi al giorno agli attuali a 133 già ricordati. Ricezione, valutazione, gestione delle chiamate
di emergenza-urgenza sanitaria, con l’invio del mezzo di soccorso più idoneo e
più vicino e trasporto nella struttura ospedaliera più idonea e più vicina è l’attività
principale svolta, ma anche ricezione delle chiamate di emergenza ambientale,
igienica, veterinaria e attivazione delle
strutture preposte (ARPA , presidio multizonale veterinario, igiene pubblica , etc);
la gestione delle maxiemergenze e delle
emergenze non convenzionali (NBCR) e
decontaminazione della popolazione, la
gestione dell’emergenza sanitaria negli
eventi con elevato afflusso di pubblico,
l’assistenza sanitaria in occasione di rimozione ordigni bellici.”
L’elisoccorso è operativo nella base di
Alessandria dal settembre 1996 e dal 1
aprile 2004 svolge anche missioni di soccorso sanitario con verricello su terreno
ostile e montagnoso. Nel 2007 ha svolto
oltre 500 missioni garantendo un soccorso rapido , qualificato ed efficace con
tempi di intervento brevi anche in aree
montagnose e collinari che rappresentano oltre il 60% del territorio provinciale.
Giugno 2008
libri
112 EUROPEO,
per le emergenze arriva l’sms
TORINO 07/06/2008 - Mandare un sms salva la vita… Non è l’ultima
trovata pubblicitaria di una multinazionale della telefonia, ma il servizio
indirizzato ai sordomuti e ai diversamente abili, che dalla prossima settimana potranno chiedere aiuto alle forze dell’ordine mandando un semplice messaggio dal proprio cellulare.
Il progetto, ideato da GlobalcomItalia in collaborazione con
la questura di Torino, il comando Carabinieri e la Regione, è
partito in maniera sperimentale già da 6 mesi. Il procedimento è piuttosto semplice. Il sordomuto che ha bisogno di aiuto
deve solo mandare un sms (il numero provvisorio è
346.4172274) con su scritto: sos per richiedere l’intervento
della polizia, ambulanza per essere aiutato dagli uomini del
118, vigili del fuoco per segnalare incendi, aiuto per essere
contattato dalla protezione civile, neve per ricevere sostegno
in montagna e natura in caso si imbatta in animali abbandonati. Una volta ricevuto, il messaggio viene immediatamente
elaborato e interpretato da un sofisticata piattaforma informatica, unica al mondo nel suo genere e di gran lunga superiore a quanto oggi utilizzato negli altri stati della comunità
europea che hanno adottato sistemi simili - progettato in collaborazione con alcuni studenti del Politecnico – che in qualche secondo gira la segnalazione alle forze dell’ordine preposte all’intervento. Ma non è tutto. Il server inizierà a messaggiare con il sordomuto, per reperire altre informazioni utili al pronto intervento. Poi la geniale macchina, che si trova
negli uffici della GlobalcomItalia a Collegno, inoltra in tempo
reale i messaggini sia alla centrale che alla pattuglia che si
occupa del caso. che sarà così in grado di intervenire nel minor tempo possibile, o ad una ambulanza di arrivare sul luogo conoscendo l’entità del problema.
«Finalmente tutti, ma proprio tutti, avranno la possibilità di richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, anche chi è sordomuto o diversamente abile -spiega Alessandro Torbidone, ideatore del progetto-. Ora
attendiamo la valutazione ministeriale per
estendere il servizio a livello nazionale,
in modo che l’Italia possa adeguarsi alle
normative dell’Unione Europea».
La stessa piattaforma la stiamo utilizzando per i nuovi servizi SMSSCHOOL,
servizi completamente automatizzati,
che implementano la funzionalità
SMSBULLISMO dedicato ai ragazzi che
magari per disattenzione degli istituti non riescono a comunicare un disagio,ed un valido strumento per le
famiglie che riescono a tenere sotto controllo tutta la “vita”
scolastica del figlio, dai voti alle assenze ai ritardi.
Eo
30
news • congressi • tecnologie •
Beta80 compra
un ramo di Agusta
I sistemi per la gestione delle emergenze ADES si vanno
ad aggiungere alla soluzione Emma per la gestione delle centrali operative del 118 e della guardia medica
Beta 80 Group ha acquisito il ramo
di azienda di Agusta che sviluppa
le soluzioni per le centrali operative
di emergenza e urgenza 118
ADES. Integrando queste con la
propria piattaforma Emma per la
gestione delle centrali operative
del 118 e della guardia medica, Beta80 Group ritiene di duventare il
numero uno nel settore del software per la gestione delle emergenze.
Insieme Emma e da ADES supportano oggi una rete di 35 centrali distribuite nelle principali aree metropolitane e su territori ad elevata
complessità orografica ed operativa.
“
Alfredo Lovati
Prediente beta80
Il livello dei servizi offerti, le funzionalità avanzate e l’elevata integrazione tecnologica e funzionale collocano la nostra azienda al
fianco dei principali player internazionali nel settore dell’Emergency
Management
”
“Le centrali che oggi utilizzano la piattaforma sviluppata da
Beta80 hanno già dimostrato una maggiore efficacia del servizio e una contemporanea riduzione dei costi”, dichiara in
una nota Alfredo Lovati, presidente di Beta80 Group, che ha
già compiuto significativi investimenti per sviluppare nuovi
servizi applicativi che consentono lo sviluppo di centrali ancora più funzionali e moderne.
“L’acquisizione fatta conferma la nostra volontà di continua
evoluzione della piattaforma EMMA per ottimizzare i processi operativi in accordo con gli operatori coinvolti - aggiunge
Lovati -. Il livello dei servizi offerti, le funzionalità avanzate e
l’elevata integrazione tecnologica e funzionale collocano la
nostra azienda al fianco dei principali player internazionali
nel settore dell’emergency management”.
Questa operazione rappresenta per Beta80 un ulteriore tassello nella costruzione di una rete per lo sviluppo e la commercializzazione, anche a livello internazionale, di sistemi
per la gestione dell’emergenza in grado di migliorare le capacità operative di organizzazioni quali la Protezione Civile, i
Vigili del Fuoco e la Polizia Local.
Giugno 2008
• libri • news • congressi • tecnologie • libri
Incidenti sul lavoro
SICILIA:
REGIONE PROROGA
DI 6 MESI SERVIZIO 118
AUTISTA AMBULANZA 118
MUORE NEL FERRARESE
20 Giugno, Ospedale del Delta, ore 13.22, chiamata
di soccorso in Codice Rosso da Massafiscaglia.
Serve aiuto.
Parte l’equipaggio del 118 con Gasperino GELLI, 50
anni autista, Stefania GRANDI, 36 anni infermiera,
Oren KRIMCIASKY, 38 anni, israeliano, medico. Ore
13.36, a due chilometri da Massafiscaglia, lo scontro
frontale con un auto.
L’autista di un’ambulanza del 118 che si stava recando per un intervento urgente in ‘codice rosso’ a Massafiscaglia, nel ferrarese, e’ morto nello
scontro frontale con
un’auto avvenuto nel
primo pomeriggio sulla
via del Mare. La vittima e’ Gasperino ‘Mimmo‘ Gelli, 50 anni, di
Comacchio.
Nell’incidente sono rimasti seriamente feriti
anche il medico e l’infermiera che viaggiavano sull’ambulanza,
Oren Krimciasky, 38
anni, di origine israe- E’ una tragedia sul lavoro che
liana, e Stefania Grancolpisce un settore dove
di, 38 anni, entrambi
ricoverati all’ospedale
massima e’ l’attenzione ed
del Delta, lo stesso dal
elevatissima la professionalita
quale erano partiti poco prima per l’ intervento di soccorso.
Gravemente ferito anche il conducente della vettura,
un quarantenne trasportato con l’eliambulanza al
S.Anna di Ferrara. Krimciasky, che era salito all’ultimo momento sul mezzo del 118 al posto di un collega impegnato in un altro servizio, dopo l’impatto e’
riuscito, nonostante le ferite, a prestare i primi soccorsi alle altre persone coinvolte. Per Gelli pero’ non
c’ era piu’ nulla da fare; i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare a lungo per estrarlo dalle lamiere.
Ora resta solo il dolore della famiglia e dei colleghi
per la perdita di “RINO” un amico schietto e altruista
che non si negava mai forte della generosa semplicità della gente di Comacchio.
Giugno 2008
news • congressi • tecnolog
La giunta regionale ha approvato un disegno di legge, presentato dall'assessore regionale alla Sanita' Massimo Russo, che
prevede la proroga di sei mesi, rinnovabile per altri sei, della
convenzione stipulata con la Croce rossa italiana per il servizio
del 118. La convenzione attualmente in vigore scadra' il prossimo 30 giugno prossimo. La novita' e' l'inserimento, nell'atto di
rinnovo della convenzione, di tre criteri aggiuntivi: blocco assoluto di nuove assunzioni da parte della Croce Rossa a valere
sui fondi regionali; adozione di procedure di tipo pubblico per
acquisto di beni e servizi che assicurino la massima trasparenza e obbligo di comunicazione del piano dei costi, con attenzione ai contratti di lavoro al 30 giugno del 2008. ''La proroga - dice l'assessore Russo - si rende necessaria in considerazione
della rilevanza sociale del 118 per garantire la continuita' del
servizio pubblico di emergenza e urgenza. Si permette, inoltre,
di salvaguardare la posizione lavorativa degli addetti al servizio,
molto preoccupati per i temuti licenziamenti''. ''In attesa dell'approvazione del disegno di legge - conclude Russo - saranno attivate in via amministrativa tutte le procedure affinche' venga
garantita la continuita' del servizio a partire dal primo luglio,
sempre tenendo conto dei criteri di trasparenza che devono
animare la nostra attivita' amministrativa''.
Multi Modality Imaging per iPhone
MIMvista Inc, una società di strumenti per la diagnostica per immagini di Cleveland, Ohio, ha messo a punto un applicazione per l’iPhone in gradi di presentare le immagini radiologiche in tutti i formati e
modi. Il Multi Modality Imaging (MIM) per iPhone è un rivoluzionario sistema per la gestione di immagini mediche che prevede l’applicazione e la ricostruzione multiplanare di una serie di dati come ad
esempio la PET, la TAC, che sono di importanza cruciale nella diagnosi di importanti malattie come il cancro e le patologie cardiovascolari e neurologiche. MIM consente ai medici di recuperare le immagini dei propri pazienti in modalità wireless tramite il loro iPhone, manipolare e regolare con l’utilizzo di semplici gesti e di isolare cruciali parti di immagini, e raccogliere
dati importanti per la diagnosi di un paziente.
Le funzioni di MIM includono un vera modalità dinamica, una visualizzazione multiplanare con ricostruzione volumetrica degli organi, tramite l’utilizzo di strumenti di misurazione lineari. Il calcolo quantitativo e il meshup di immagini riferite quali PET/TAC e
PET/RMN, oltre alla classica visualizzazione
di immagini di Medicina Nucleare.
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