Lina Prosa
Sorella d’amore e di fede
Introduzione
Prefazione o Postfazione
Il 21 ottobre 2004 è una data significativa per l’Istituto Flora, in
quanto si commemora Lina Prosa, Prima Direttrice dell’Opera di
Nostra Signora Universale, nel giorno del Suo Onomastico e nel
Centenario della Sua nascita.
Proprio oggi, Sant’Orsola, l’attuale Direttrice comunica a
parenti, ex-allievi/e ed amici, convenuti per “fare memoria” di Lina
Prosa, il progetto di comporne tutti insieme la biografia, raccogliendo
documenti, foto, scritti ed apportando ciascuno il personale contributo di ricordi.
Di autori vari è dunque questo testo, in cui parla la stessa
Direttrice Lina Prosa e, con le loro testimonianze, quanti l’hanno
conosciuta ed amata.
Ideato nel 2004, 50° anniversario del transito di Flora
Manfrinati, il libro di Lina, “Sorella d’amore e di fede”, viene edito e
presentato nel 2006, nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario
di nascita della Venerabile.
Ha curato la stesura del testo, “ex omnibus vox quaedam” *,
Maria Antonietta Buratti, ex-allieva del “Flora”
Pre - perché i lettori leggeranno questa breve pagina prima delle
seguenti;
Post - perché io ho scritto dopo aver letto tutto il fascicolo.
E dopo aver letto devo constatare – gioiosamente – che la figura di Lina
Prosa mi si rivela assai più bella di quanto già non fosse per me.
L’ho conosciuta in cattedra di insegnante ottimamente dotata di
alto pensiero, di professionalità indiscutibile, di vita intessuta di linfa
evangelica, nel 1953 (esattamente dunque 53 anni or sono giacchè
viviamo nel 2006), quando il mio ufficio di Vice-Parroco di San
Secondo in Torino, a fianco del Servo di Dio Mons. Pinardi, mi porse
la felice occasione di avvicinare Lei e con Lei le due più giovani colleghe delle classi V° femminili alla Scuola “Rignon”; con esse concertammo l’argomento delle “venti” lezioni destinate al 2° ciclo di quell’anno. Chi legge più avanti vedrà come, con un lampo geniale, Lina
avesse trovato modo, senza ledere alcun regolamento, di farmi triplicare il tempo da dedicare alle piccole in occasione del V° Centenario
del Miracolo Eucaristico del Corpus Domini.
Potrei dire che quello fu l’uovo di Colombo di quell’anno di
catechesi scolastica intonato al Centenario, ma per la verità fu l’uovo
… di Lina, episodio che, a distanza di tanto tempo, mi permette oggi
ancora di comprendere meglio quanto di Lei riportano, attingendo ad
altre diverse fonti, le pagine che seguono.
Pagine dunque di vita vissuta all’autentico lume della Fede che
animò tutta la vita di Lei, accanto alle splendidi intuizioni di Flora,
nell’Opera che vive ancora del loro amore, nei raggi di azione che
consentono alle Sorelle di oggi, che ne seguono le orme, di farsi testimoni di un bene che non ha tramonto.
Aa. Vv.
con la revisione di Vittoria Gallo
Direttrice dell’Opera di Nostra Signora Universale
Don Italo Ruffino
* “Una voce fra tutte”
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La formazione
Nomen - Omen
Così, come Sant’Orsola è nell’iconografia rappresentata in
piedi, mentre apre l’ampio mantello a proteggere fanciulle e devoti,
secondo l’atteggiamento della “Mater Misericordiae”, analogamente la
Madonna, nel quadro dell’Opera, tanto caro a Lina, col candore della
sua veste, protegge il Vaticano, raffigurato ai Suoi piedi, per proteggere attraverso questo il mondo intero.
Da piccola, in famiglia la chiamavano Lina e poi è stata
Lina per tutti, ma il suo nome è Orsola Maria Luigia. Orsola è la zia,
sua madrina di Battesimo ed Orsoline sono quelle donne pie, colte ed
abbienti che, nel primo ‘500, esenti da voti si dedicarono all’istruzione ed all’educazione dell’infanzia e della gioventù femminile.
Nell’Istituto, fondato a Brescia da S. Angela Merici ed approvato da
Paolo III nel 1544, l’azione educativa delle Orsoline, all’origine “sorelle laiche”, si attua come apostolato nel seno della Chiesa di Roma.
Loro protettrice è Sant’Orsola, che sparse il suo sangue “pro nomine
Christi”, come attesta un’epigrafe (II metà del IV secolo, inizi del V) ed
il cui culto si diffuse in Germania, nell’alto Medio Evo, sotto l’influenza dei missionari anglosassoni.
Luigi è invece il nonno paterno, già defunto quando Lina nasce:
è il nome del Santo dichiarato da Benedetto XIII patrono principale
della Gioventù Cattolica, di quel Luigi Gonzaga che a soli 10 anni
aveva fatto voto di perpetua verginità; che aveva dato prova di chiaro
ingegno negli studi e di carattere atto al governo come negoziatore
politico, nonché di fervore di carità, nell’assistere fino alla morte –
aveva 33 anni – i più derelitti, durante l’epidemia che devastò Roma
nel 1590.
S. Orsola e S. Luigi, entrambi devoti alla Vergine, si uniscono in
Lina nel nome della Madre del Salvatore.
Un vero augurio e presagio, quindi, questo nome per la futura
Direttrice dell’Opera di “Nostra Signora Universale”, che si sentirà
chiamata all’impegno di un’educazione permanente, attraverso l’insegnamento, la capacità organizzativa, la vita di pietà, finalizzata a quella promozione totale della persona, che solo può compiersi guardando, con l’aiuto di Maria, a Cristo.
NOSTRA SIGNORA UNIVERSALE
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D A L L’ A L B U M D I F A M I G L I A
I Genitori
coll’Enciclica “Annum Sacrum”; e nel clima devozionale, che contrassegna il magistero di questo Pontefice, Rosina e Giovanni pronunciano il loro sì, a promessa di reciproco amore.
“… gli occhi di Dio saranno sempre aperti sopra di voi, i Suoi
orecchi intesi alle vostre preghiere; il Suo bel cuore sarà sempre per
voi sorgente di grazia e di benedizioni! Vi benedica dunque Iddio…
sicchè il vostro novello stato vi sia aiuto, conforto, mezzo di grazia
pel tempo e di gloria per l’Eternità…”: questo augurio, che il Rettore
Sac. Don Igino Pagliano indirizza agli sposi e che sottolinea il valore
sacramentale del matrimonio, come accresciuta condizione di grazia
nel dono del reciproco amore, accompagna i genitori di Lina, che in
tale prospettiva fondano la nuova famiglia.
La giovane Signora, dal bel volto ovale, sotto il casco
della chioma voluminosa, pettinata con ricercatezza alla “Regina
Elena”, secondo la moda del primo Novecento, è elegantemente vestita con camicetta dalle mezze maniche a sbuffo e gonna lunga plissettata ed attillata in vita; in piedi, sfiora appena il tavolino con la mano
destra. Al suo fianco il marito, con baffetti ed orologio dalla catena
d’oro sul panciotto, tiene in tasca la mano sinistra ad aprire la giacca.
Così appaiono i genitori di Lina, i coniugi Rosina Guala e
Giovanni Prosa, che appartengono alla benestante borghesia piemontese, in una foto del 1907, dedicata “Alla buona e cara cugina Annetta,
in pegno di memore affetto”.1
È nato, Giovanni, nelle colline del cuneese, tra il Tanaro e la
Stura di Demonte, a Bene Vagienna, la Julia Augusta Bagiennorum,
importante centro in epoca romana, che darà poi i natali nel 1544 a
Giovanni Botero, esponente di una cultura filosofico-politica fondata
sulla coscienza morale e sull’etica cristiana.
Ne “lo dolce piano” come lo definisce Dante, di Vercelli, nella
bassa delle risaie, è nata invece Rosina. È sarta: dalla foto traspare
“quell’arguta grazia delle … crestaie” che Gozzano canta, fatta di
compostezza, distinzione ed eleganza.
Quando si scatta questa fotografia, sono passati 11 anni dal
loro primo incontro, avvenuto nel gennaio 1897, quando Giovanni
regalò alla futura sposa un piccolo calendario 2, che Rosina sempre
conservò con amore. Due anni dopo tale data, il 26 gennaio 1899 a
Torino, dove la famiglia si è trasferita, si celebrano le nozze, nella parrocchia di San Massimo.
Proprio in quell’anno 1899 Leone XIII, che siede sulla cattedra
di Pietro, consacra il genere umano al Sacro Cuore di Gesù,
1
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Foto pag. 23 n. 1
Foto pag. 23 n. 2
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La nascita
“Dei fiordalisi, che spuntano vivi tra le spighe di grano, era il
colore dei suoi occhi – così dirà di lei un’allieva, rievocando il suo
primo incontro con la Direttrice – e bella era la bocca armoniosa,
quasi sempre atteggiata al sorriso”.
Dopo Giuseppina, Pina in casa, che porta il nome del nonno
materno ed Annetta, detta Nettina – Netuì, chiamata come la cugina a
cui è indirizzata con dedica affettuosa, la fotografia dei coniugi Guala,
scattata nel 1907 3; giunge infine Lina, che vede la luce il 10 marzo
1904.
Sono le 7 di una mattinata dal cielo variabile, tipica di quella
che Gozzano definisce la quinta stagione: “non ancor Primavera,
Inverno non più”. Sulla collina, dal Monte dei Cappuccini a Superga,
dall’Eremo al Colle della Maddalena,
Il 10 marzo 1904 nascono a Torino 13 maschi e 18 femmine. È
domenica, il giorno del Signore.
La Stampa riporta la “Commemorazione per l’anniversario della
morte di Vittorio Emanuele II”, “Gli scioperi dei marittimi a
Barcellona”, “Un naufragio nell’Oceano Pacifico” con 53 vittime; il
resoconto de “La carità del sabato”, cioè i soccorsi distribuiti a “decaduti, donne abbandonate dai mariti, orfani, disoccupati con famiglia,
vecchi e inabili al lavoro, vedove”; a cui segue, per il mese successivo, una nuova lista di “raccomandati”, spaccato della povertà cittadina di primo Novecento. “Un corpo d’armata russo, pronto a partire per
la Manciuria. La guerra a primavera”: è notizia dell’– Ultima Ora –. Si
profila il conflitto russo-cinese.
“pallido è il verde primo, il pioppo è brullo,
la quercia ancor non abbandona il fulvo
stridulo manto che sfidò l’inverno;
allieta lo squallore la pannocchia
pendula verdechiara del nocciolo,
la nubecola timida del mandorlo;
…. La neve intatta
sta nelle forre … a bacìo”, ma dove batte il sole
“la primula e l’anemone
la pervinca, il galanto, il bucaneve”
tremano al “vento marzolino” …
Non s’odono ancora le rondini garrire,
ma “cantano le allodole perdute
nella profonda cavità dei cieli” 4.
In questo risveglio della natura si apre Lina alla gioia del Creato.
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Foto pag. 24 n. 4
Anthocaris cardamines
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Il Battesimo
In zona centro-est abita la famiglia Prosa, in quella “contrada di Borgonuovo” iniziata a costruire nel 1832 sotto Carlo Alberto,
che si estende dall’asse dell’attuale via Roma verso il Po.
Vent’anni dopo, sorge l’imponente Parrocchiale neoclassica
all’incrocio di quella che è ora via Mazzini con via S. Massimo appunto, dedicata al I° Vescovo torinese che, nonostante alcune incertezze
sugli anni del suo episcopato, resse la diocesi sulla fine del secolo IV.
Nell’ottavo giorno di vita, tra le braccia della madrina, con il padre ed
il padrino a lato, sale Lina al tempio del Signore. Attraversa il pronao
dalle belle colonne corinzie e varca il portale, che si apre tra quattro
nicchie simmetriche, in cui sono collocate le statue degli evangelisti.
In fondo alla navata sinistra, occupa tutta la parete il Fonte Battesimale
del Reduzzi, neoclassico in marmo bianco di Carrara.
“Vidi aquam egredientem de templo a latere dextro, Alleluia; et
omnes ad quos pervenit aqua ista salvi sunt (Ez. 47,1) et dicent
Alleluia” 5.
“Orsola Maria Luigia, ego te baptizo in nomine Patris et Filii et
Spiritus Sancti. Amen.”: l’acqua scorre dal piccolo capo di Lina nella
bella vasca ai piedi della statua di Cristo, raffigurato in ginocchio nell’atto di ricevere da Giovanni il Suo Battesimo, mentre dall’alto, tra
cirri ed angeli osannanti, discende la Colomba dello Spirito.
Lina è consacrata col crisma della salvezza: “Confitemini
Domino, quoniam bonus; quoniam in saeculum misericordia eius” 6
(Ps. 117,1); si benedice la sua bianca veste, segno della festa del cielo
a cui è chiamata; brilla la fiamma del cero ad indicare Cristo, ViaVerità-Vita, mentre il celebrante pronuncia l’invocazione conclusiva:
“Exaudi nos, Domine sancte, Pater omnipotens, aeterne Deus: et mittere dignéris sanctum Angelum Tuum de coelis, qui hanc creaturam
custodiat, foveat, protegat, visitet atque ab omni malo defendat” 7.
È il 17 marzo, il giorno del Signore, una domenica dal cielo
limpido, quando il carattere della Grazia si imprime in Lina.
Quattro soli mesi sono trascorsi da quel 9 novembre 1903 in
cui, nel suo I concistoro Pio X, il Papa che sarà Santo, ha esortato il
mondo ad “instaurare omnia in Christo”. E Cristo sarà il fondamento
spirituale di Lina e della sua missione di educatrice, attraverso la triplice azione di istruzione catechistica, pietà liturgica e devozione eucaristica.
Quel giorno 17 marzo 1904, la Stampa riporta “I preparativi di guerra
degli Stati Uniti e della Cina”, “I miracoli della radio-attività in medicina”, “Le agitazioni delle sigaraie a Venezia”, ecc.: conflitti internazionali, tensioni sociali, “trionfi” della scienza offrono un significativo
quadro del mondo in cui Lina è chiamata ad operare.
“Ho visto l’acqua uscire dal lato destro del tempio, Alleluia, e tutti coloro ai quali
quest’acqua è giunta, sono salvi e canteranno: Alleluia”.
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“Confidate nel Signore, poiché è buono; poiché la sua misericordia è per sempre”.
7
“Esaudisci la nostra preghiera, Signore Santo, Padre Onnipotente, eterno Dio: e
degnati di mandare dai cieli il tuo Santo Angelo a custodire, ristorare, proteggere,
guardare e difendere da ogni male questa creatura”.
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Villa Rosina
Dalla sua stanza azzurra, che si apre sul terrazzo, Lina vede la
Basilica di Superga ergersi su tutto il territorio. Lina sa, glielo hanno
raccontato, ed anche questa è una storia vera, che tanto tempo prima
la Madonna ha aiutato gli abitanti di Torino assediati e che quella grande chiesa è segno della gratitudine per la grazia ricevuta ed invito alla
preghiera. Suonano le campane all’Angelus del mezzogiorno, suonano la sera a Compieta, dalla Parrocchiale di Santa Maria a San Rocco,
dalla Cappella della Madonnina al Sacro Cuore di Gesù, verso
Rivodora, scandendo le ore della giornata.
Posta sul pendio destro del Po, Villa Rosina ha un ampio giardino con tante rose, che fioriscono da aprile all’autunno inoltrato ed è
una gioia coglierle per la casa o la Chiesa. Lina sa che la ROSA perfetta è la Vergine, ROSA MISTICA, e che perciò la SUA preghiera è il
Rosario e che ogni AVE è una rosa.
Ma in questa foto, mentre un serto fiorito è posto sulla testa
della bimba più piccola, una corona di spine circonda il capo di Lina,
che ha scelto la corona di Cristo, segno della Sua Gloria , cioè dell’aver il Redentore riportato, attraverso la Passione, la vittoria sulla morte.
“Per Mariam ad Christum”, fino da ora Lina istintivamente segue questa strada.
Serie, rivestite del saio domenicano, le due piccole 8 posano per
lo zio Vittorio, che indossa quell’abito e racconta sempre tante storie
vere di bambini lontani, in attesa di conoscere Gesù. Per andare da
loro, lo zio ha fatto un viaggio molto lungo, prima in treno, poi in
nave, fino in Turchia: Lina osserva il dito dello zio, che indica sull’atlante il percorso compiuto e non le sembra una gran distanza; mentre
invece ci sono voluti giorni e giorni per arrivarci! Ora lo zio ha narrato il sogno premonitore avuto dalla mamma di San Domenico, fondatore del suo ordine, prima che il figlio nascesse: un cane nero e bianco, con una fiaccola in bocca correva, incendiando la terra; ed ecco
la spiegazione: i colori bianco e nero simboleggiano l’abito dei
Domenicani, “Domini canes”, cioè “cani del Signore”, a indicarne la
fedeltà, la gratitudine, l’assoluta dedizione; mentre la fiaccola raffigura l’ardore del bene e dello zelo del Santo e dei suoi seguaci, che
infiammano le genti con la predicazione.
La foto è scattata a “Villa Rosina”, la casa di famiglia dei Guala,
che porta il nome della mamma di Lina.8bis
È una bella palazzina Liberty, di cui si intravede, alle spalle di
Lina, la gradinata d’accesso e la ringhiera in ferro battuto. È la dimora
delle vacanze, situata a S. Mauro, sulle pendici della collina torinese.
La si raggiunge dal capoluogo con una linea tranviaria costruita nel
1880 a vapore, poi elettrificata.
Il viaggio per le piccole Guala è una festa: il tram percorre l’antico tracciato romano, lungo la sponda destra del Po, che, partendo
dalla Porta Praetoria (Porta Palazzo) congiungeva Augusta Taurinorum
con Valenza, attraverso Industria e Casale. Si vedono le Alpi a sinistra,
la collina a destra, lavandaie e pescatori sulle rive e traghetti di collegamento tra le sponde, finchè nel 1912 è inaugurato il ponte, intitolato a Vittorio Emanuele III.
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8bis
Foto pag. 25 n. 8
Foto pag. 26 n. 11
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Le tre sorelle
consolidare la Fede, tale Sacramento non deve essere considerato un
premio da ricevere solo in particolari occasioni, ma “vital nutrimento
delle coscienze” 11. In questo contesto e con questo spirito Lina si prepara alla Prima Comunione e alla Cresima.
In questa foto 9 Lina è in piedi accanto alle sorelle, Giuseppina
ed Anna, che sono invece sedute, la maggiore con fiori tra le mani
poggiate sul grembo; aggraziate, abbigliate e pettinate tutte e tre in
egual modo, con quei vestitini ricamati dalla cintura a vita bassa ed il
gran fiocco nei capelli, offrono un’immagine di tranquillità e benessere; ma è il 30 agosto 1914, Lina ha 10 anni e l’Europa è scossa dalla
Grande Guerra.
Poco più di tre mesi prima, nel Concistoro di maggio, Pio X ha
rivolto un appello commosso per la pace, ma il 28 giugno viene ucciso a Serajevo l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria e,
nell’Esortazione ai cattolici del 2 agosto, il Pontefice pronuncia queste
accorate parole: “Mentre l’Europa quasi tutta è trascinata nel vortice di
una funestissima guerra… non possiamo … non sentirci straziare l’animo … per la vita di tanti cristiani che ci stanno sommmamente a
cuore”.
Gli rimangono pochi giorni di vita; così infatti lo storico Silvio
Tramontin ne rievoca la morte: “Dopo aver celebrato la festività
dell’Assunta, in cui arrivò “a stendersi quasi sull’altare come vittima, si
mise a letto offrendo a Dio la sua vita per la fine della guerra e la pace
dell’umanità”.10
Pio X è il Papa dell’infanzia e della fanciullezza di Lina, colui
che promuove incessantemente in ogni parrocchia l’insegnamento e lo
studio del Catechismo, con l’istituzione di un’apposita Confraternita
per la preparazione di buoni Catechisti laici; colui che insiste per l’obbligo, da parte di parroci e religiosi, di una “spiegazione tutta particolare della dottrina cristiana” precedente la Cresima e la Prima
Comunione. Nel 1905 si delinea infatti la crisi modernista ed è perciò
necessaria una precisazione delle definizioni dogmatiche, tale da non
permettere interpretazioni personali ed omissioni. Sempre nel 1905,
nella Sacra Tridentina Synodus, si stabilisce che il fedele si possa
comunicare anche quotidianamente, poiché, in quanto mezzo per
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11
Foto pag. 27 n. 14
Silvio Tramontin “Un secolo di Storia della Chiesa”
Paradiso, XVII, 132
Prima Comunione e Cresima
no”, che è in ognuno di noi, che vede quello che la ragione, se chiusa in parametri solo oggettivi, non coglie; quel “musico cantore” penetra invece nel mistero delle cose, ognuna delle quali ha “la sua lacrima e il suo sorriso”; niente gli è indifferente di ciò che esiste, perché
in tutto sente un’unica matrice; una volta adulto, l’uomo stenta ad
avvertirne la voce, ma pur “nell’animo di chi più non crede vapora
ancora d’incenso l’altarino che il bimbo un giorno costruì” 13.
Vorrà perciò Lina che la Prima Comunione sia ricordata come
la festa più bella da tutti coloro, in particolare i bambini, che preparerà a ricevere tale Sacramento. Ed a questo Sacramento, secondo l’esortazione di Pio X, Lina si accosterà con slancio quotidianamente:
All’angolo dei Corsi Vittorio Emanuele e Massimo D’Azeglio è
situata la Chiesa di “Nostra Signora del Ritiro al Cenacolo”, con annesso un piccolo convento di Suore. Residenza delle “Dame del
Cenacolo” è la bella palazzina Tornelli, l’unica costruzione di stile
Tudor a Torino, un “monumento” che ora non c’è più. Nel secondo
dopoguerra, infatti, la Congregazione venderà la proprietà e tutto sarà
distrutto, per far posto ad un anonimo condominio negli anni del
boom economico. Lina, per recarsi al “Cenacolo”, percorre l’ultimo
tratto di Corso Vittorio verso il Po: ha di fronte il parco del Valentino e,
oltre il fiume, la collina. L’ambiente è suggestivo. Le alte guglie della
chiesa neogotica 12 si ergono al cielo, come le cime dei platani centenari dal bel fusto a mosaico. Nella cripta, le reliquie dei Santi sono le
fondamenta, su cui l’edificio poggia e da cui trae nutrimento, così
come le radici sono la linfa dell’albero.
L’uomo, creatura tra le creature, vive in un sistema di segni
dove niente è superfluo, dove tutto ha un significato, dove tutto rimanda al Creatore. Così le Suore del Cenacolo conducono Lina all’incontro con Cristo; così le presentano le verità di Fede, spiegando il catechismo che Pio X ha voluto in edizione ridotta per i ragazzi: dalla natura a Dio, da Dio alla natura. Essenziale è perciò il valore educativo
della liturgia, centro della vita cristiana: ogni oggetto di culto, ogni
atteggiamento esprime un sentimento di gratitudine, nel ringraziamento e lode. Ecco allora l’importanza del gesto e la cura dell’ambiente,
dai ceri accesi all’altare addobbato di fiori; ecco il segno di Croce eseguito lentamente, con attenzione, perché professione della nostra Fede
nel dogma Trinitario. Lina è attratta dalle preghiere, dai canti, dalle
immagini, dalla bellezza dell’arte sacra che, come quella della natura,
le riempie l’animo e spontaneamente “dà lode a Dio”. Da qui deriverà un suo principio pedagogico: dai sensi allo spirito, educare questo
e cioè la mente ed il cuore, attraverso quelli. Amerà perciò, quando la
incontrerà alla Scuola Normale, la poetica pascoliana del “fanciulli-
“O salutaris ostia,
quae coeli pandis ostium:
bella premunt hostilia,
da robur, fer auxilium.
Uni trinoque Domino
sit sempiterna gloria,
qui vitam sine termino
nobis donet in patria.
Amen.”
(O ostia che dai la salvezza, tu che apri la porta del cielo: incombono
guerre da parte dei nemici, dà forza, reca aiuto. Sia eterna gloria al
Signore UNO e TRINO, che ci può donare una vita senza fine nella
patria celeste. Amen).
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Foto pag. 26 n. 12
G. Pascoli, “Il fanciullino”
L’adolescenza
Ci sono fermenti politico-sociali: Antonio Gramsci, giornalista e
Direttore dell’ “Ordine Nuovo”, organo del neo partito comunista
d’Italia, sorto sulla scia della Rivoluzione Russa del 1917, fa della lotta
di classe marxista lo strumento per la conquista del potere da parte
delle masse, nell’ottica di un progresso economico-sociale.
A questa logica della violenza, Benedetto XV, il Papa dell’adolescenza di Lina, oppone la legge cristiana dell’amore; la fede religiosa deve ispirare la dottrina civile; le giuste rivendicazioni e conquiste
materiali del popolo sono indivisibili dall’elevazione morale e spirituale dell’individuo; di fronte al concetto di “massa” Sua Santità pone in
luce il valore della persona, del singolo in se stesso, in quanto figlio di
Dio e, quindi, “fratello”. In questo senso Benedetto XV riforma
l’“Azione Cattolica”, in modo che la Fede sia sostegno di un “più durevole benessere umano”, non quindi limitato alla sola sfera economica,
ma in funzione dell’uomo considerato nella sua totalità. E tale sarà l’orientamento di Lina ed il suo impegno all’interno dell’Azione
Cattolica, come dell’Opera di cui sarà la prima Direttrice.
L’anno in cui finisce la Grande Guerra, la famiglia Prosa vive
dei proventi di un elegante Caffè, dotato di sala biliardo, dall’arredo
ottocentesco, tipico delle Liquorerie storiche torinesi, dove si serviva il
“Bicerin”, situato in Via San Massimo 55, angolo Corso Vittorio
Emanuele. Qui è indirizzata proprio a Lina il 12/11/1917 una cartolina augurale da Benevagienna 14.
Fiorenti negli abitini bianchi le tre sorelle posano, in un’altra
immagine, con i genitori e la nonna. Solo Lina, seduta al centro con
un giornale aperto tra le mani, ha ancora il fiocco bianco nei capelli.
La guerra sta volgendo al termine. Il 25 ottobre il generale Diaz
forza il Piave e punta su Vittorio Veneto; il 30 dello stesso mese l’esercito austriaco è in rotta; il 4 novembre le campane suonano a stormo,
per annunciare Trento e Trieste ricongiunte alla patria. La Stampa di
martedì 12 novembre dà in prima pagina la notizia dell’armistizio tra
Germania e Intesa.
Nelle chiese si canta il Te Deum, che Benedetto XV, sottolineandone il significato teologico, vuole come Inno di ringraziamento per la
fine della guerra, non come Peana di vittoria.
Cambia la carta geografica dell’Europa ed ogni Paese conta i
suoi morti: complessivamente sono otto milioni e settecentomila; oltre
seicentomila gli Italiani. Ovunque le donne nelle campagne, come
nelle fabbriche e nei servizi civili, hanno sostituito gli uomini partiti
per il fronte; i “pescecani” si sono arricchiti con le forniture militari e
la borsanera, ma la borghesia vede i suoi risparmi immiseriti, le banconote hanno perso i tre/quarti del loro valore, l’inflazione colpisce
rendite e pensioni; il popolo è nella miseria.
Benedetto XV, che si è impegnato in tentativi di mediazione per
porre fine alle ostilità e che, nel 1917, ha aggiunto alle litanie lauretane l’invocazione alla Vergine come “Regina pacis”, non riesce a
scongiurare la “marcia dei Ronchi” dei legionari di G. D’Annunzio, né
il Natale di sangue di Fiume.
Si abbatte intanto sul mondo intero il terribile flagello della
“spagnola”, la virulentissima influenza, che miete numerosissime vittime, tanto da venir accostata alle spaventose epidemie di peste del
Medio Evo: nella fase più acuta muoiono nel capoluogo piemontese in
media 400 persone al giorno.
Lina ha 14 anni, ha terminato le scuole “Complementari” ed
iniziato le “Normali”, che la porteranno al diploma di Maestra elementare, aprendole la via all’insegnamento. Sta completando una “buona
educazione” secondo i parametri borghesi dell’epoca: nel Collège de
l’Immaculée Conception ottiene le Diplome de fin d’études; inoltre
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Foto pag. 27 n. 15
studia e suona il pianoforte, per cui è molto dotata. La famiglia è
abbiente, ma Lina, ultimogenita, eredita gli abiti delle sorelle e, nonostante in casa ci sia la domestica, è abituata a rifarsi il letto ed a
tenere in ordine la propria roba. Inoltre, fino dall’infanzia, non tutti i
suoi desideri vengono soddisfatti. Racconterà Lina che un giorno, uscita con la mamma e Nettina, passando davanti ad una pasticceria e
vedendo in bella mostra delle cassate di cui è golosa, ne fa richiesta
alla madre dicendo: “Se io fossi la mamma e tu la bambina, ti comprerei quella torta”. La signora Rosina non risponde subito, ma più avanti, giunte ad una farmacia, replica: “Siccome io sono la mamma e tu
la bambina, vieni che ti compriamo una medicina”. E Lina si rallegra
di non averne bisogno: all’epoca le medicine erano assai amare! La
mamma, con questa battuta sorridente, le insegna ad apprezzare quello che ha ed a pensare a chi ne è privo. È un buon metodo educativo
che Lina applicherà a sua volta, analogo a quel proverbio cinese, così
incisivo nella sua crudezza: “desideravo un paio di scarpe nuove,
quando ho visto uno senza piedi”.
Comunque, prerogativa di Lina è scoprire in tutto ciò che compie la grande gioia della vita, il dinamismo mirabile della Grazia; tutto
ciò che compie esprime la sua sete di Amore infinito.
Sui 14-15 anni, così rivelerà alle sue “figliole” dopo una grave
malattia (25 giugno 1955), prova, come è tipico di tale età, un desiderio intenso di perfezione, uno slancio irrefrenabile verso l’Ideale, il
bello, il buono, il grande, che appaghi la sua anima ricca di amore.
Questo Ideale è per Lina l’amore personale a Gesù ed a Maria come
Madre e Mediatrice di tutte le grazie, l’adesione al patimento della
Vergine addolorata ed al Cristo crocifisso, la partecipazione nella
carne, oltre che nello spirito, alla loro sofferenza. Ed ecco le mortificazioni, a cui seguendo le orme dei mistici si sottopone, finché il medico non le proibisce astinenze e digiuni, che pregiudicano la sua salute e la sua crescita. Allora, quell’empito mistico, quel sentirsi parte di
quel Corpo divino, martoriato per la salvezza del mondo, si realizza in
un più intenso fervore di preghiera e nell’ascesi contemplativa.
Colpirà sempre il volto della Direttrice, al momento della
Comunione, come quello di un’anima che sente Dio in un’esperienza
tangibile. La si vedrà procedere verso l’altare lentamente, a mani giunte, testa piegata, capo coperto dal velo, per così dire distaccata dal
sensibile nell’intimità del Signore. “Pregate come prega la vostra
Direttrice” – insisterà Flora con le bambine, perché la vita della
Famiglia si nutre di preghiera.
La dimensione contemplativa diventa in Lina operante nella
realtà quotidiana e sarà fulcro della sua missione di Educatrice. La perfetta formazione dell’uomo avrà nella pedagogia di Lina il fondamento nella Fede: la luce-guida è lo Spirito Santo; sintesi della Catechesi è
la Santa Messa, scuola dei discepoli di Gesù, assemblea dei consacrati per il culto di Dio, tappa della Chiesa itinerante, riunione della famiglia tutta del Signore ed unione tra Capo e Membra del Corpo mistico,
sorgente di vita.
Perciò la Direttrice raccomanderà alle sue “figliole” di non tralasciare la meditazione, la visita al Santissimo Sacramento, la Santa
Comunione e la Santa Messa quotidiana: “nell’impossibilità di recarsi
in chiesa, ovunque ci si trovi – dirà – è sempre possibile un momento
di raccoglimento, durante la giornata. Per esempio, mentre procediamo in fretta per la strada, possiamo pregare guardando un campanile
che sovrasta le case cittadine o che domina centri rurali e ci viene
incontro da lontano mentre siamo in viaggio. Elevarsi al soprannaturale è abitudine da prendere e la si prende se si cerca di spiritualizzare
ogni nostra azione, anche quella che appare più insignificante. Ad
esempio a me viene ormai spontaneo, quando mi pettino, recitare ogni
volta il Magnificat; o, quando mi vesto, invocare il Signore perché mi
spogli di quanto può dispiacerGli”.
“Asperges me, Domine, hyssopo et mundabor; / lavabis me et
super nivem dealbabor” (Ps. 50,3).15
15
14
“Mi cospargerai d’issopo, o Signore, e sarò purificato; mi laverai e sarò più bianco
della neve”.
Issopo: voce di origine semitica, pianta nominata più volte nella Bibbia, connessa
ai riti di purificazione, appartiene alla famiglia delle labiate “Hyssopus officinalis”;
ha foglie strette e fiori azzurri o rosei.
Paolo
di Paolo: “ma lasa nen che s’ ta cita as sacrifica”. Lina ha, all’epoca,
29 anni, ma per la sorella maggiore è sempre una “bambina”.
Nell’estate del ’40 l’Italia entra in guerra e Lina vuole Paolo
vicino. Il ragazzo ha terminato la IV Ginnasio; nei mesi estivi, con
l’aiuto della zia, si prepara per gli esami di ammissione al Liceo scientifico, saltando la V ed a novembre inizia il triennio liceale all’Istituto
San Giuseppe. Ricominciano così i pomeriggi insieme. Paolo, uscendo da scuola, si reca in via Gioberti, dove abitano la zia e la nonna; lì
si rifocilla e studia, finché la sera il padre passa a prenderlo, per fare
insieme ritorno a casa. In questo periodo Lina suona spesso per il nipote al pianoforte musica classica: esegue sovente a prima vista, mentre
Paolo la segue sullo spartito, girando le pagine al momento giusto; vorrebbe che egli si appassionasse a questo strumento, ma il nipote si
volge alla fisarmonica ed oggi confessa di essersi pentito, per aver rifiutato l’opportunità offertagli dalla zia.
Nell’inverno ’41-’42 Lina, sempre pronta a fargli apprezzare la
natura, la vita all’aria aperta e la montagna, accompagna Paolo a
Pragelato a sciare; mette gli sci anche lei, ma cade e si frattura il coccige.
Nel novembre del ’42, in seguito ai violenti bombardamenti su
Torino, Lina ripara a Chieri, ospite della sorella Nettina, che accoglie
lei, la madre, Paolo e sovente anche il papà di lui. Lina e il nipote si
svegliano alle 6,00 per recarsi a scuola a Torino e insieme a Chieri
ritornano, finite le lezioni. Nonostante l’incertezza dei tempi, Lina
trova sempre il modo di infondere fiducia e tranquillità al nipote con
quella forza che le viene dall’alto, con quella determinazione che si
nutre di Fede e preghiera.
Il ’43 è l’anno dello sbarco degli Alleati in Sicilia e della
Repubblica di Salò. Paolo ha 17 anni; Repubblichini e Partigiani si
fronteggiano sulle colline: è pericoloso soprattutto per un ragazzo
viaggiare e Lina organizza per il nipote la preparazione da privatista
In abito bianco come il saio dello zio Domenico, che le è
accanto, Lina è ancora ritratta in un gruppo di famiglia davanti a Villa
Rosina16; sulle spalle del padre, all’estrema sinistra, c’è il nipotino
Paolo. La foto porta la data del 1935: da due anni (16 novembre 1933)
è morta di leucemia la sorella Giuseppina, appena trentatreenne, che
a Lina ha affidato il figlio di 7 anni. Lina è per lui la seconda mamma;
lascia il Magistero per seguirlo meglio; lo cura quando si ammala,
sempre sdrammatizzando tutto con una nota gaia: ponendogli per
esempio “il mantello di Giulio Cesare” sulle spalle quando deve scendere dal letto e preparandogli il brodo con “Missisipì” (semplice verdura); è un’ottima cuoca; ma soprattutto è serena e sempre allegra:
l’ingegner Paolo ricorda le canzoni di montagna, che ritmavano i loro
passi mentre scendevano da Villa Rosina in paese per la Messa o per
commissioni; ricorda le vacanze con la zia come una continua, diversa, piacevole scuola di vita.
Paolo frequenta le elementari dai Salesiani e passa il pomeriggio con Lina, con lei fa i compiti e ripete le lezioni; zietta gli prepara
pasti e merende appetitose, come le patate col burro, che a Paolo piacciono tanto o le bignole; spesso c’è anche la passeggiatina sotto i portici, o fino ai giardini o alla Chiesa per una breve visita.
Quando si tratta di iniziare il Ginnasio, a 11 anni, Paolo è convinto da zia Lina ad entrare in Collegio, per uno studio più proficuo (è
piuttosto svagato, infatti): la scelta cade su un Istituto salesiano a
Cuorgnè. Lina si reca a trovare il nipote una volta al mese, lo porta a
mangiare fuori e s’informa presso gli insegnanti e direttore della sua
condotta e profitto. “Studiando riuscirai – lo ammonisce – ma ricordati di partire per tempo!”
Le parole di sua sorella Giuseppina morente “vard me ‘s cit” le
sono sempre nel cuore. Ha dimenticato invece le altre rivolte al papà
16
Foto pag. 29 n. 18
15
loro nozze; a mezzanotte Lina, che adesso vive alla C.O.R. (Casa
Opere Religiose) accompagnata dalla “sorella” Flora, suona all’appartamento che “era” suo; insieme agli auguri porta agli sposi due
significativi quadretti: il Gesù Bambino del Murillo e la Madonna del
Lippi.
Lina è sempre vicina al nipote nelle ricorrenze e nelle occasioni importanti. Organizza nella Cappella della “Casa Madonna degli
Angeli” la cerimonia per il suo matrimonio; sempre in Cappella per la
Messa del 10° anniversario ci saranno anche le tre figlie, Chiara,
Tiziana ed Antonella, la più piccola in carrozzina. Lina sarà presente
anche ai matrimoni di queste, sempre elegante, distinta e con certi
cappellini ricercati, portati con la disinvoltura di una donna di classe,
ricorda Paolo; nessun atteggiamento da “beghina, anche se la sua fede,
profonda e convinta, - prosegue – era di una semplicità invidiabile”.
La missione di vice-madre continua per Lina anche dopo il suo
ingresso in Comunità, pur nei limiti di tempo imposti dal suo nuovo
stato. “Il sacrificio per me più grande – dirà – è non essere vicina a
Paolo e alla sua famiglia come vorrei”.
“E’ stata una suocera molto discreta ma presente, c’era se
necessario, si nascondeva quando ci voleva lasciare nella nostra intimità” dice Silvia di Lei. “Ricordo con gratitudine gli aiuti concreti che
ci dava quando eravamo in difficoltà nella gestione dei figli. Mi ha
voluto molto bene, sempre attenta ai miei desideri, raccomandava a
Paolo di farsene carico”. “Ho cercato tutta la vita di educarti per fare
felice tua moglie” diceva infatti Lina al nipote, tra il serio e il faceto.
Alla domenica i due giovani sposi, per poter uscire tranquillamente o andare al cinematografo, portano sovente la figlia Chiara da
zia Lina, che con Flora la intrattiene e la … coccola. In una fotografia
Flora tiene in braccio Chiara, nascondendosi sotto l’altare. La luce sul
Tabernacolo provocata dal flash pare qualcosa di … irreale e misterioso.
“E’ stata per me una di quelle suocere che sono mamme” dirà
Silvia, che ha recentemente festeggiato i cinquant’anni di vita matrimoniale; “Sei stata la più cara delle nuore” - le dice Lina sul letto di
morte. - “Ci rivedremo in Paradiso”.
all’Esame di Maturità. La sera prima della prova, il nipote è preso da
improvviso sconforto: non vuole presentarsi al Liceo. Sul balcone di
via Garibaldi, dove allora egli abita con il papà, Lina con le sue parole, i ricordi, gli esempi, lo calma e gli dà la forza di tentare: Paolo
riesce così a conseguire la maturità scientifica. Sempre presente quando necessario, in disparte quando opportuno, anche quando Paolo è
studente al Politecnico, la zia lo segue nelle sue vacanze.
Un anno a Pila in Val d’Aosta c’è anche Roberto, il cugino figlio della
sorella Nettina. L’anno successivo, insieme a Paolo e a un suo amico,
Lina va a Cheneil sopra Valtournanche.
Ama Lina la montagna e la calma serenità dei luoghi alpini
poco frequentati: Pila (1.500 m.) sopra Aosta si raggiunge da Cogne
con il trenino a scartamento ridotto dei minatori fino a Perula, poi a
piedi; Cheneil (2.200 m.) solo a piedi (2 ore) da Valtournanche, con i
bagagli a dorso di mulo.
Ricorda così Paolo le ultime vacanze con Lei: “Solo natura: bei
panorami, cieli splendidi, prati incontaminati, silenzio rotto unicamente dai campanacci delle mucche al pascolo sulle alture o dal mormorio dei ruscelli e dallo scroscio di cascate. Lontani dal mondo! Lina
ammirava questi panorami, sentiva il linguaggio della natura vera,
incontaminata, gioiva e ringraziava il Signore di questi spettacoli, di
queste melodie, di questi silenzi. Aveva un’anima contemplativa,
amava la musica, sapeva apprezzare il bello, sentiva … il silenzio, ma
quando era necessario, tirava fuori la grinta, sapeva farsi le sue ragioni, convincere attraverso la sua grande facilità di parola, il suo scrivere elegante, ma concreto. Aveva tante buone qualità!
Sento sempre la sua mancanza e Le sono tanto riconoscente per
quanto mi ha dato” 17.
Paolo si laurea nel ’50 ed è subito assunto alla RIV.
L’anno dopo sposa Silvia Noto e Lina apre la sua casa ai due
giovani: ritira dapprima il suo mobilio in due camere, lo ammassa
quindi in una sola stanza, per cedere loro infine tutto l’alloggio.
Il 24 dicembre 1951 è il primo Natale per Silvia e Paolo, dalle
17
Foto pag. 29 n. 20
16
Scuola e Apostolato
za nelle città turbate da sanguinose sommosse, occupazione di fabbriche e crisi economica. Lina prega perché i capi di Stato rispondano
alla luce dello Spirito.
La foto18 mostra Lina a mezzo busto, di tre quarti, girata a
destra, sorridente, i capelli ondulati fermati a crocchia sulla nuca. Ha
conseguito il diploma Magistrale a 16 anni ed insegna. Ha cambiato
pettinatura; non più i capelli sciolti sulle spalle, nonostante la giovanissima età, ma raccolti, da signora, per acquisire credibilità agli occhi
degli allievi e non essere scambiata per una compagna solo un po’ cresciuta. Ha mutato anche abbigliamento, indossando tailleurs classici e
calzature col mezzo tacco. L’insegnamento la entusiasma: educazione
del corpo, della mente e del cuore, sempre alla luce di Cristo, Verità e
Via per la Vita.
È il 1922: il 6 febbraio Pio XI, Papa Achille Ratti, ha scelto come
motto del suo Pontificato “Pax Christi in regno Christi” ed ha istituito
la festa di Cristo Re, a chiusura dell’anno liturgico del tempo di
Pentecoste; è il “Non praevalebunt” delle forze del male; è il trionfo
del Redentore sul peccato e la morte. Lina educa i piccoli alla Fede,
facendo loro sentire quanto ciascuno sia importante e chiamato a
diventare “grande”, invitando ciascuno a sviluppare le proprie doti.
L’istruzione religiosa filtra così naturalmente attraverso il leggere, lo scrivere, il far di conto, il comportamento nell’ambiente scolastico, sia durante la lezione come nella refezione. Il sabato, nell’augurare “buona domenica”, Lina non solo richiama il significato della festa
come giorno del Signore, che contempla il Creato, frutto della Sua
Parola, ma anche presenta il tempo liturgico: Avvento, Natale,
Quaresima, Pasqua, Pentecoste. “Maestra, qual è la festa di Gesù a carnevale?” – così le chiederà un bambino, abituato a collegare la gioia
umana con la storia della Salvezza.
Il 1922 è anche l’anno della marcia su Roma da parte di
Mussolini che, per incarico del Re Vittorio Emanuele III, forma un
nuovo governo. Gli Italiani sperano che questo porti ordine e sicurez18
Nel 1924, a vent’anni, Lina perde il padre; la sua adolescenza
è finita; nella Fede è il conforto al suo dolore e la forza per sostenere
la madre, che seguirà passo passo fino alla vecchiaia.
L’anno dopo, 1925, proclamazione dello “Stato fascista”, la
signora Rosina rileva con la figlia maggiore Giuseppina, già sposata, il
Caffè di via Corte d’Appello, frequentato dagli Avvocati del Tribunale.
Qui Lina è molto corteggiata: bella, affabile, disinvolta, si rivolge a tutti
con gentilezza, mostrando però chiaramente che è sua intenzione non
intrattenersi con nessuno in particolare. La sua vocazione non è il
matrimonio.
Lina si adopera per la famiglia e la scuola, sente il bisogno di
approfondire la sua cultura e si prepara all’esame di ammissione al
Magistero, che supera brillantemente. Gli studi umanistici l’appassionano. Nei poeti come nei filosofi scorge quella tensione e ricerca della
Verità che solo la Scrittura rivela; nei classici scopre sempre più chiaramente come il cammino dell’uomo tenda a Dio, anche in coloro che
non Lo conoscono o Lo rifiutano. Ecco l’Idea platonica, ecco l’Infinito
leopardiano e la religione delle Illusioni del Foscolo. La sua frequenza
al Magistero è saltuaria, nelle ore pomeridiane libere dalla scuola, ma
la partecipazione è intensa e lo studio ruba ore al sonno.
Il 1929 è l’anno del Concordato, che Lina accoglie con gioia,
perché volto a sanare i rapporti conflittuali tra Stato e Chiesa, causati
dalla “Presa di Roma” del 1870. “L’Italia di Vittorio Emanuele III e di
Mussolini entra nel clima storico sognato in ogni tempo: un’Italia pacificata e cosciente della sua missione di concordia civile in un’Europa
inquieta e settaria” – così scrive La Stampa di martedì 12 febbraio.
Foto pag. 30 n. 21
17
Sulla linea di Don Bosco, Lina vuol formare, infatti, buoni cittadini
perché buoni cristiani; ed il Concordato, come detto da Pio XI
nell’Udienza ai parroci, tenuta proprio mentre nel palazzo lateranense il Segretario di Stato del Vaticano, Cardinale Gasparri, e Mussolini
firmano l’accordo, “mira a riordinare le condizioni religiose d’Italia,
per così lunga stagione manomesse, sovvertite e devastate”. Ma nel
1931, il 2 giugno, a proposito dell’Azione Cattolica, arriverà l’ordine
di sciogliere “tutte le associazioni giovanili che non facciano capo al
P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) e all’ O.N.B. (Opera Nazionale
Balilla). Il 29 giugno, con l’Enciclica “Non abbiamo bisogno”, Pio XI
denuncerà la “vera e propria statolatria pagana” del Fascismo, che
esclude famiglia e Chiesa dall’educazione della gioventù; finchè il 2
settembre si giungerà ad un accordo per cui il regime tollera l’Azione
Cattolica, ma ridotta in ambito strettamente religioso, con una più
accentuata clericalizzazione e formalmente nazionalizzata con l’adozione del tricolore.
Nel 1929 Lina ha 25 anni. Con 30/30 si diploma in
Puericultura, ottenendo il II premio e, l’anno successivo, consegue il
diploma per l’Insegnamento di Economia Domestica e Canto. Avrebbe
desiderato iscriversi al Conservatorio, ma i suoi impegni di lavoro non
glielo permettono; così nell’anno scolastico ’36-’37 ripiega su un corso
Magistrale di canto e teoria musicale, che frequenta con profitto.
Aperta alla natura ed all’arte, Lina ha un rapporto gioioso con
la vita, ama gli allievi e la famiglia, la scuola e la Congregazione , la
“Pia Unione delle Figlie di Maria” di cui fa parte ed in cui rimarrà vent’anni, dal ’29 al ’49. Vivissima infatti è soprattutto in lei la dimensione religiosa che si alimenta del culto mariano: letture e meditazioni
biblico-dogmatiche, recita del S. Rosario e dell’Angelus, devozione ai
singoli misteri della vita di Maria rafforzano la sua profonda pietà cristocentrica. La Vergine è “Ianua Coeli”; infatti, come Lina osserverà
anni dopo, quei Protestanti che, volendo basare la loro dottrina su
“Dio solo” e volendo professare “sola fides, sola gratia, solus Christus”,
credettero di dover combattere il culto a Maria, persero anche la fede
nella divinità di Cristo. Tra le devozioni mariane, per Lina occupa un
posto speciale quella al Suo Cuore Immacolato, che poi Pio XII istitui-
rà come festa il 4 maggio 1945, ma a cui Sua Santità già consacra il
mondo l’8 dicembre 1942, ricorrenza dell’Immacolata Concezione,
nell’imminenza del terzo natale di guerra, affinché “l’amore e la protezione di Maria affrettino il trionfo del Regno di Dio e perché tutti i
popoli insieme a Lei possano intonare l’eterno Magnificat della Gloria,
dell’Amore e della Gratitudine al Sacro Cuore di Gesù nel Quale soltanto troveremo la verità, la vita e la pace”.19
Solo attraverso Maria, “Verbum caro factum est” e solo attraverso Maria, Mater Misericordiae, si giunge a Cristo. Essa è la corredentrice e l’intermediaria tra l’uomo e Dio.
“Gli occhi da Dio diletti e venerati,
fissi ne l’orator, ne dimostraro
quanto i devoti prieghi le son grati;
indi a l’eterno lume s’addrizzaro …” 20.
Amava Lina questa terzina dantesca, che chiude la preghiera di
San Bernardo, il mistico di Chiaravalle, alla Vergine, per impetrare per
il poeta la visione di Dio. Versi che, con struggente tenerezza, La indicano ponte tra Dio e l’uomo, Signora al centro dell’Universo.
Pio XII istituirà l’8 dicembre 1954 in onore della Madonna la
festa della Sua Universale Regalità e Lina, il 30 novembre 1980, offrirà a Giovanni Paolo II l’effigie di Nostra Signora Universale, che nella
Sua Regalità protegge il Vaticano e, attraverso questo, il mondo.
Il 1935 è l’anno della guerra italo-abissina con la retorica imperialistica degli “spazi vitali” e delle “armi italiane che spezzano la
catena di barbarie e aprono a Cristo”, anche se l’Etiopia è l’unico Paese
cristianizzato nel continente africano. Pure attraverso le canzonette si
diffonde la propaganda di regime: “Faccetta nera piccola abissina, /
aspetta e spera che già l’ora si avvicina / quando saremo vicini a te, /
noi canteremo Viva il Duce, Viva il Re”.
Lina, insegnante di scuola pubblica ed in quanto tale iscritta
d’ufficio al P.N.F., aderisce al regime in tutto ciò che può essere in
19
20
18
G. ROSCHINI, Dizionario Mariologico, Roma 1961
Pd, XXXIII, 40-43
favore dell’uomo: il 19 maggio 1935 – anno XIII dell’era fascista – le
viene conferita la medaglia d’argento per “benemerenze acquisite nel
campo della Mutualità scolastica”, cioè per l’opera svolta a favore
degli alunni più indigenti.
Il 1936 è l’anno della guerra di Spagna: in “difesa della civiltà
cristiana contro il bolscevismo”, l’Italia interviene a sostenere il nazionalismo di Franco; la stampa ufficiale denuncia gli orrori compiuti dall’esercito repubblicano, mentre esalta l’eroismo della Falange.
Lina insegna alla ‘Felice Rignon’. Una bambina di allora la
ricorda sorridente, mentre la accarezza, sempre con una parola di
incoraggiamento allo studio e al dovere; e ricorda come, anche per le
ex-allieve ormai adolescenti, essa sia stata di esempio e guida, accompagnandole nella loro crescita: non può per Lina esserci vero uomo se
non vero cristiano, questo è il fondamento della sua didattica. Le sono
di conforto ed aiuto le encicliche sull’educazione di Pio XI, tra cui la
“Divini illius magistri” del 3 dicembre 1929, con la condanna delle
concezioni materialistiche, del monopolio educativo dello Stato, delle
scuole “neutre” da cui è escluso l’insegnamento religioso; mentre è
indispensabile – così esorta S. Santità – per la formazione dell’uomo il
primato del soprannaturale.
E questo è il programma che Lina persegue.
antiaereo, allestito nella cantina della scuola: la ‘F. Rignon’, un solido
edificio a due piani, di fine ‘800, dalle linee classiche, con due ingressi, in Via Gioberti e in Via Massena. Con calma Lina fa preparare i
bambini; devono indossare cappotti e berretti, è novembre; e devono
prendere le loro cose, cartella e merenda, perché non si sa cosa potrà
succedere; ma questo Lina non lo dice e rassicura tutti col suo sorriso.
La città è irriconoscibile: edifici sventrati, convesse le saracinesche dei negozi distrutti, ritti verso l’alto i tronconi delle rotaie divelte.
Fermi o requisiti i mezzi di trasporto, si va a piedi o in bicicletta, finché un proclama bilingue non proibisce anche questa, in seguito ad un
attentato – un tedesco morì – compiuto appunto da un ciclista della
zona di Porta Nuova.
Si realizzano, secondo la politica autarchica varata dal
Fascismo gli “orti di guerra”, trasformando i giardini pubblici in aree
coltivabili: “Flora 22 ceda il posto a Cerere 23” – questo è l’imperativo del
Duce. Tocca il suo apice anche la “battaglia del grano”; i covoni raccolti nei campi/parchi municipali sono trasportati in Piazza Castello,
dove “alla presenza delle massime autorità” avviene la trebbiatura.24
Ma i generi di prima necessità scarseggiano e la distribuzione è effettuata solo attraverso la carta annonaria.
Lina si prodiga come Crocerossina alla Mensa parrocchiale dei
poveri a San Secondo e per tutti, insieme alla scodella di minestra, ha
un sorriso ed una parola di speranza. Ogni opera assistenziale è per lei
mezzo di evangelizzazione.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre si vive a Torino in clima di
guerra civile.
Dalle pareti delle aule scolastiche scompaiono i ritratti del Re e
della Regina; sotto il Crocifisso rimane il Duce: è la repubblica di Salò.
Nel 1944, Lina collabora attivamente alla riorganizzazione
dell’Associazione Magistrale “Niccolò Tommaseo”, “che il Fascismo
Nel 1937 si aliena la proprietà di San Mauro. La sorella Pina è
morta già da quattro anni (1933): ha passato sofferente molti mesi a
Villa Rosina; per i Prosa, la mamma e le due sorelle rimaste, i ricordi
della sua lunga malattia sono troppi e troppo vicini. Si rinnova tuttavia
per Lina l’amarezza della separazione nel contemplare il giardino
delle rose, nel sentire il suono delle campane e il profumo della terra.
Ancora un altro addio! Rimangono le foto di un tempo felice, come
questa di Lina che, sulla veranda, abbraccia il nipotino 21.
Si addensano nere nubi sul mondo: nel 1938 si promulgano in
Italia leggi che discriminano gli Ebrei; nel ’39 Hitler comincia ad invadere l’Europa; nel ’40 l’Italia entra in guerra; nel ’42 , dopo le prime
isolate incursioni, si intensificano i bombardamenti.
Quando suonano le sirene Lina conduce la classe nel rifugio
21
22
23
24
19
Foto pag. 31 n. 23
Dea romana della fioritura e della Primavera
Divinità romana, identificata con Demetra, dea delle messi, a cui si offrivano le
primizie del raccolto
3 luglio 1942. Archivio Storico Città di Torino, pag. 87
aveva soppresso per le sue finalità professionali e sindacali di orientamento cristiano”. Del suo impegno in quest’Opera rende testimonianza il Prof. Giuseppe Sacchetti, che conosce Lina e con lei lavora in
quel periodo di clandestinità.
Formare educatori ed educatrici alla luce del pensiero cristianocattolico è per Lina essenziale, “perché – dice – se si vogliono educare gli altri, occorre prima educare se stessi”. È il principio del “medice, cura te ipsum” 25 che Lina applica all’ambito pedagogico.
Siamo nell’ultimo anno di guerra, il più duro per Torino che, già
stremata da incursioni aeree, distruzioni, restrizioni alimentari, coprifuoco, penuria di combustibili, è infine teatro della lotta fratricida. Lo
scontro sanguinoso tra partigiani e repubblichini esaspera la dimensione assurda e tragica del conflitto. Numerose targhe in tutta la città
ricorderanno i nomi dei caduti vincitori; solo nel 2004, invece, sarà
pubblicato il libro di Pansa “Il sangue dei vinti”.
In sintonia con il proprio spirito e la propria vita, Lina sente i
versi di Manzoni: “Tutti fatti a sembianza d’un Solo, / figli tutti d’un
solo Riscatto/ ….siam fratelli, siam stretti ad un patto…” è il patto di
fratellanza, che è sacrilego infrangere, opprimendo e sfruttando un’anima libera ed eterna 26; il cristiano, perciò, in quanto tale, non spera
solo nella giustizia ultraterrena di Dio, ma s’impegna per affermare la
legge divina dell’amore nel mondo. È l’impegno di Lina.
Il 25 aprile le formazioni partigiane scendono dai monti. Le
scuole sono chiuse. Per le vie di Torino si combatte. Il 27 i partigiani
espugnano la tristemente nota caserma di via Asti, luogo di tortura per
i “banditi” fatti prigionieri; i Tedeschi ripiegano al loro comando generale posto nel palazzo degli Alti Comandi di corso Oporto, ora
Giacomo Matteotti, minacciando di fare di Torino “una seconda
Varsavia”, se non si permette loro lo “sganciamento” cioè un’indisturbata ritirata, secondo la terminologia militare.
Il 28 i partigiani rastrellano i “cecchini” di casa in casa, di tetto
in tetto, mentre i Tedeschi si arrendono agli Alleati. Sul lago di Como,
25
26
a Dongo, è arrestato Mussolini, la resa della Germania è firmata il 7
maggio. Resiste il Giappone. La Stampa di mercoledì 7 agosto riporta
la distruzione di Hiroshima effettuata con una sola nuova, terribile
bomba; il 9 toccherà a Nagasaki. Anche il Giappone si arrende. La
seconda guerra mondiale è finita: i morti sono 38 milioni. Oltre un
milione di Italiani sono sparsi per il mondo, prigionieri o internati:
dalla Russia pochissimi torneranno.
Mentre ferve la ricostruzione, il secondo dopoguerra è inquieto; la democrazia è un’inebriante scoperta per i giovani cresciuti sotto
la dittatura; le donne sono chiamate a votare per la prima volta; ma la
libertà spesso trascende in licenza. Si sospendono le testate dei giornali storici, accusate di collaborazionismo (“La Stampa” e “Gazzetta del
Popolo”) e si pubblicano nuovi fogli politici in accesa polemica tra
loro. Sul piano internazionale si fronteggiano U.S.A. ed U.R.S.S. nella
guerra fredda, mentre si apre una nuova era, quella dell’atomica e
della corsa al nucleare.
Gli scienziati inneggiano al progresso che la fissione dell’atomo
porterà al mondo, ma Quasimodo scrive:
“… uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
…con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio
senz’amore, senza Cristo.”
E più tardi Primo Levi dirà:
“Non siamo stati dei buoni maestri
noi che abbiamo costruito Auschwitz e distrutto Hiroshima.” 27
“Redi in te ipsum, in te est Veritas” 28 (S. Agostino): guidata
dall’Unico Maestro prega e opera Lina.
“Medico, cura te stesso”
Manzoni, La battaglia di Maclodio – coro Atto II da “Il Conte di Carmagnola”
27
28
20
P. Levi, “A ora incerta”
“S. Agostino, De Magistro: “Rientra in te stesso, in te è la Verità”
Nel maggio del 1946, a Chieri, in casa della figlia Annetta, si
spegne la signora Rosina.
Ecco i ricordi del nipote Roberto per gli anni del dopoguerra.29
“Alla morte della mamma, zietta si trasferisce a Torino, in due
camere, presso conoscenti, in Corso Fiume. Nell’anno scolastico
1948-49 io, che frequentavo il corso per perito tessile, per comodità
rimanevo tutta la settimana a Torino presso di lei, ritornando a Chieri
soltanto il sabato pomeriggio. Al lunedì mattina giungevo nuovamente a Torino con tutti i miei libri e, per il periodo invernale, anche con
una valigia di legna, perché in quell’alloggio non funzionava il riscaldamento. In quel periodo trascorso con lei, chi di noi due arrivava
prima a casa, zietta oppure io, preparava spesso una minestra molto
semplice, la “panada”.
Così Lina è venuta ad abitare vicino alla F. Rignon ed alla
Chiesa di S. Secondo.
Nell’anno successivo, 1949, zietta si trasferisce nell’alloggio di
Via Camerana 28, dove io sono rimasto con lei fino al termine dell’anno scolastico; l’anno successivo, infatti, 1950-51, ho iniziato la vita del
pendolare Chieri-Torino”.
È il 16 maggio 1950, quattro mesi prima del suo incontro con
Flora, quando Lina accoglie in San Secondo, ora Parrocchia sua e di
quasi tutti i suoi allievi, la “Madonna Pellegrina”, accompagnando i
bambini che innalzano alla Vergine la preghiera, da Lei composta con
loro e a nome loro. Anche in questo evento si manifesta la didattica
della Maestra, che conduce passo passo i piccoli a scoprire la propria
identità nella comunità di cui sono parte, comunità civile e religiosa,
fondata sulla famiglia, su un vincolo d’amore che è riflesso di quello
divino, che abbraccia ogni creatura e la chiama a Sé, perché si realizzi nella sua pienezza anche in questo mondo.
Il coro infantile offre a Maria “il cuore di tutti i parrocchiani di
S. Secondo” uniti ad incontrarLa: “i papà hanno lavorato per accendere un lume al balcone… le mamme hanno infiorato le finestre … i
Sacerdoti hanno preparato la via … il Padre di tutti i parrocchiani,
Monsignor Pinardi, … che i più piccini chiamano sovente Bonsignore,
ha dato tutto se stesso perché l’anima nostra – cantano – fosse pronta
a ricevere le Tue benedizioni”; possa perciò egli vedere tutti i suoi parrocchiani “in grazia di Dio”; l’offerta di sé chiude infine la preghiera:
“Prendimi come sono e fammi come Tu mi vuoi, perché Gesù regni!”
Vocazione
“Ave maris stella, Dei Mater alma, atque semper Virgo, felix
coeli porta…” 30: risuona nella Basilica Mauriziana il canto delle fedeli al Sacro Cuore di Gesù, che tornano a riunirsi nel 1945, dopo la dispersione della guerra. Direttore della Pia Unione e Direttore spirituale
di alcune di loro, tra cui Lina, è il Reverendo Antonio Peradotto,
Rettore della suddetta chiesa. A capo del gruppo prima e poi
Presidente del medesimo è Lina, che mette per scritto gli insegnamenti del Canonico e ne fa copie per tutte, consegnandole sia durante gli
incontri stabiliti, sia individualmente. Si intensificano le riunioni formative, sospese durante il conflitto a partire dal 1939 e in tutte le
“Signorine” è vivo il pensiero e la speranza di poter presto effettuare
una vita regolare di Comunità di Clausura nella casa del Rettore, a
Valperga, che come sua proprietà Egli desidera destinare a sede di questa istituzione.
Sono ormai trascorsi 12 anni dai primi incontri, 9 da quando le
Figlie di Maria hanno costituito il “Gruppo della Riparazione”.
Il 17 maggio 1936 è una bella giornata di primavera e ovunque fioriscono le rose, quando il Reverendo Peradotto guida le sue fedeli in
pellegrinaggio al Santuario di Belmonte. Il treno percorre i dolci pendii del Canavese, fino a Valperga, distesa a semicerchio tra boschi e
29
30
21
Foto pag. 31 n. 25
“Ave stella del mare, Madre di DIO portatrice di vita, e anche sempre Vergine,
fruttifera porta del Cielo”.
vigneti, sulle pendici del colle, che si contraddistingue già in lontananza, dalla pianura, per i toni rossicci del suo famoso granito, modellato
dagli agenti atmosferici. A piedi si sale al Santuario, luogo di culto che
trae origine secondo la leggenda agiografica da Arduino Marchese
d’Ivrea, ispirato dalla Vergine. Di cappella in cappella si meditano gli
eventi della vita di Cristo, dalla Passione al Calvario. Le statue sono di
altezza naturale, le pareti dipinte ad imitazione dei luoghi della Terra
Santa. Nell’ascesa al sacro monte, il pellegrino partecipa della sofferenza di Cristo, che liberamente si offre al sacrificio per la salvezza
dell’uomo: “Padre, passi da me quest’ora, ma è per quest’ora che sono
venuto!”
Al termine, il Canonico benedicendo le fedeli dà loro quel programma di vita spirituale, che da quel momento esse osserveranno,
incentrato sulla devozione e la recita quotidiana dell’Ufficio del Sacro
Cuore di Gesù: è nato il “Gruppo della Riparazione”.
Il fondamento teologico di questa devozione, che Lina pratica
con fervore, è l’adorazione dovuta all’umanità di Gesù unita ipostaticamente alla persona del Figlio di Dio. Il Cuore esprime l’amore di Dio
per noi; dal cuore trafitto dalla lancia sgorgano acqua e sangue, simboli del Battesimo e dell’Eucarestia, Sacramenti che sembrano in tal
modo emanare dal Cuore stesso del Redentore, (Gv. 19,34-37) “fonti
di acqua viva” (Gv. 7,37). Perciò, come precisa Pio XI nell’Enciclica
“Miserentissimus Redemptor” uscita nel 1928, quando Lina quattordicenne si mortifica nel trasporto mistico, la devozione si deve tradurre
nella dedizione-consacrazione riconoscente all’amore di Gesù per noi
e nella riparazione per le offese che Gli vengono recate. Fondamento
teologico della “riparazione” è la Comunione dei Santi, secondo la
concezione paolina del Corpo mistico di Cristo, inteso come unità
dinamica, in cui i singoli membri non esistono in sé, ma in relazione
al tutto, e sono reciprocamente legati in un vicendevole servizio (Rom.
12, 5 segg; 1 Cor 12,12 segg.). Per questo l’offerta del singolo, la sua
preghiera, il suo patimento (Col. 1,24) è a beneficio di tutto il Corpo
mistico di Cristo. Si compie così, in questo programma spirituale, lo
slancio adolescenziale di Lina. Ogni giovedì il gruppo si ritrova per
l’ora di adorazione eucaristica, in spirito di accompagnamento all’ago-
nia di Gesù nel Getsemani; impegno primario sono la S. Messa, la
Comunione e la Meditazione quotidiana. “Prendimi come sono e
fammi come Tu mi vuoi” è l’invito alla Santificazione, che Lina sempre
ripeterà.
Seri problemi di salute del Reverendo Peradotto ostacolano
però la realizzazione della Comunità di clausura, a cui il “Gruppo
della Riparazione” dovrebbe dar vita, proprio quando sembrerebbe
non lontana la possibilità che il progetto si avveri; finchè dopo alti e
bassi con recidive sempre più ravvicinate, all’inizio del 1949, conscio
delle proprie condizioni – morirà l’11 giugno – il Reverendo chiede al
Superiore dell’Istituto Missioni della Consolata, un Sacerdote che
prenda il suo posto, come Direttore Spirituale del gruppo ed esecutore delle proprie volontà testamentarie: il compito è affidato a Padre
Giacomo Fissore, allora Rettore a Torino della Chiesa dei Missionari,
in corso Ferrucci 18.
Quando Lina si rende conto che non è possibile realizzare il
progetto del Canonico, comunica a Padre Fissore il suo desiderio di
diventare comunque Suora di clausura. Ma, proprio alla vigilia del suo
ingresso in convento, Padre Fissore la consiglia di recarsi prima in
montagna, per un corso di esercizi spirituali, per vedere chiaramente
la propria vocazione; ed al suo ritorno le annuncia che: “Dio l’attende per un’altra missione: l’Opera della Madonna”. Lina, pronta, si adegua alla sua parola, in umiltà di cuore.
22
Omaggio augurale ai novelli sposi Giovanni e
Rosa coniugi Prosa offerto da Fratello Vittorio
ora Padre Dalmazio Guala Parroco a Makri
Keny, Costantinopoli, e dal Rettore Don Iginio
Pagliano, Parroco di Vercelli. 26 gennaio 1899.
FOTO N. 3
FOTO N. 1
Rosina Guala e Giovanni Prosa, genitori di Lina. Torino 19 dicembre 1907.
FOTO N. 2
23
“Mi fu regalato da
Giovanni quando lo
conobbi. Gennaio
1897, Rosina Guala”
Chiesa neoclassica
dedicata a San
Massimo,
primo
vescovo di Torino
FOTO N. 4
FOTO N. 6
Giuseppina anni 4 e mesi 6
Annettina anni 3 mesi 5
Orsolina anni ... mesi 10
Fotografia del 15 dicembre 1904
Mamma Rosina con
Giuseppina a sinistra, Annettina a
destra e Orsolina al
collo della mamma
FOTO N. 5
Battistero realizzato
da Cesare Reduzzi
24
FOTO N. 7
Lina, la più alta con la corona di
spine. Lo zio Vittorio domenicano
Padre Dalmasso Guala desiderò
vestirla con il saio dell’ordine e
prenderle la fotografia.
FOTO N. 8
25
FOTO N. 9
FOTO N. 10
“In casa da mamma, Pasqua 1937”:
mamma Rosina e Padre Vittorio Guala
Orsolina Prosa nel
giorno della Cresima e
Prima
Comunione.
Torino, 21 maggio 1911
FOTO N. 13
Villa Rosina, la casa di famiglia dei Guala è una bella
palazzina Liberty, situata a
S. Mauro sulle pendici
della collina torinese.
FOTO N. 11
FOTO N. 12
26
Foto-cartolina con dedica: “Alla nostra
buona cugina con affetto offriamo.
Famiglia Prosa 21 novembre 1917”
Lina è in piedi accanto alle
sorelle Giuseppina ed Anna.
Ha da poco compiuto dieci
anni. 30 agosto 1914.
FOTO N. 14
27
FOTO N. 15
FOTO N. 16
Fotografia di classe con i cognomi delle allieve
(riportati nello stesso ordine con cui sono stati
scritti sul retro): Grandotto, Molinari, Carnero,
Trinchero, Fletti (?), Tornaquist (?), Ferraris, Salot,
Bertoldo, Prosa, Tavella, Falco, Ferraudo, Abiato,
Grasso, Ciravegna, Proglio, Galuzzisi, Lanzavecchia,
Rossi, Cantona, Carrera, Chiappetto
28
FOTO N. 17
Alla Villa Prosa Guala,
S. Mauro (Torino) 1935.
Da destra Anna, mamma
Rosina, Lina, padre Dalmasso
Guala, Giuseppina, il marito
Giulio con il piccolo Paolo
FOTO N. 18
Lina e il nipote Paolo
FOTO N. 19
29
FOTO N. 20
“Alla sorellina buona ed al
fratellone caro (Giuliasu) la
loro barivela per essere qualchevolta ricordata, offre”.
Dedica scritta dietro la fotografia-cartolina postale.
Acqui, gennaio 1921
“Con tutto il mio affetto, 19 marzo 1930, Lina”.
Dedica scritta dietro la fotografia-cartolina
postale. allo zio Vittorio P. Guala
FOTO N. 21
FOTO N. 22
30
FOTO
N. 24
La Chiesa di “Nostra Signora del Ritiro
al Cenacolo” con annesso un piccolo
convento di Suore. Residenza delle
“Dame del Cenacolo” è la bella palazzina Tornelli, l’unica costruzione di stile
Tudor a Torino, un monumento che ora
non c’è più. Archivio Chiambaretta Ferruccio Barnabò - Torino
FOTO N. 23
Villa Rosina con Lina e Paolo
FOTO N. 25
Roberto Caudana e Paolo Negri,
nipoti tanto cari a zietta. Chieri 1944
31
FOTO N. 27
FOTO N. 26
Can. Antonio Peradotto,
Rettore Basilica Mauriziana,
Direttore Spirituale di Lina
Lina Insegnante alla “Felice Rignon”,
via Massena 39, Torino. 24 aprile 1946
32
CARTOLINA N. 28
CARTOLINA N. 29
33
Lina e Flora
L’incontro
all’imitazione di Cristo, perché possa diventare un vero uomo”. Per
entrambe, perciò, poiché l’esempio è Cristo, l’educazione è permanente, rivolta quindi a tutte le fasce d’età. Per entrambe, la luce delle
verità cristiane fa acquisire all’individuo un profondo senso sociale di
appartenenza e responsabilità di ogni membro per il tutto, in quanto il
motivo ultimo di quest’unità organica sta nel fatto che tutti gli uomini
sono per natura creature di Dio e per grazia figli dello stesso Padre,
quindi fratelli tra loro.
Entrambe, nello slancio mistico, hanno vissuto la misteriosa
esperienza della presenza di Dio nella propria anima.
Entrambe, con spirito di umiltà, seguono il Magistero della Chiesa
nella persona del Pontefice, Vescovi, Sacerdoti, Direttore Spirituale;
entrambe pregano per Religiosi e Clero.
Entrambe si nutrono dell’Eucarestia e praticano l’Adorazione
Eucaristica. Entrambe hanno cercato una Comunità in cui inserirsi per
appagare tanto fervore: per Lina è venuto meno il progetto del
Reverendo Canonico Peradotto, per Flora non si è ancora avverata la
promessa della Madonna. “Avrò una Sorella … una Sorella d’amore e
di fede … che mi comprenderà e sarà dentro di me … allora – diceva
Flora alla madre – io sarò alla fine della mia vita”.
Entrando nell’appartamento di Lina, Flora si rende conto “senza
ombra di dubbio, di una prima realtà: la lunga attesa è finalmente terminata! Ha trovato la Sorella ed è venuta nella sua stessa casa!” 1 “Ti
ho chiamato tanto quando soffrivo ed ero sola e tu non venivi” dirà più
tardi a Lina. Quel giorno, invece, “con una certa aria autoritaria le
comunica: ‘Lei deve venire a Lourdes”.2
Nell’anno Santo 1950, l’11 settembre, un martedì, Padre
Giacomo Fissore entra nello stabile di Via Camerana 28. il palazzo è
stato risparmiato dalle bombe, che hanno fatto molti vuoti in quella e
nelle strade adiacenti: la zona della stazione era infatti un obbiettivo
strategico.
Di signorile e sobria eleganza è la struttura classica dell’edificio, con i balconi in pietra dalle colonnine lavorate ed intercorrenti
volute in ferro battuto, con le grandi finestre incorniciate da lesene ed
il portone in noce a riquadri e modanature.
Padre Fissore deve lasciare Torino per servire la Chiesa a Roma,
in un campo dipendente dalla Sacra Congregazione De Propaganda
Fide; è da circa un anno Direttore Spirituale di Lina e delle sue “amiche” ed è venuto a congedarsi da Lei, ma non la lascia sola. Lo accompagna infatti Flora Manfrinati, che il Padre ritiene possa succedergli nel
ruolo di guida del gruppetto, nonché Suor Rosa Emilia, la Superiora
dell’Oratorio San Michele, presso cui Flora presta allora la sua opera.
Pressoché coetanee, (Flora nasce l’8 luglio 1906), Lina e Flora
hanno vissuto entrambe le travagliate vicende della I° metà del ‘900.
Pur appartenendo ad un diverso contesto sociale, rurale-operaio Flora,
cittadino-borghese Lina, pur avendo questa compiuto studi regolari,
che sono stati preclusi all’altra per motivi di salute, sono entrambe
Educatrici per inclinazione naturale e dell’educatrice hanno tutte le
doti: intuizione psicologica, pazienza, fermezza, comprensione. In
entrambe l’azione educativa attinge la sua sicurezza e la sua forza plasmatrice dalla Fede in Dio, Creatore e Salvatore, principio e fine dell’uomo. Per entrambe la perfezione della creatura si ha nell’unione del
naturale con il soprannaturale, per cui i valori naturali, come rendimento fisico, attività professionale, virtù sociali, formazione culturale
e perfezionamento morale raggiungono la loro forma vera soltanto
nella luce della religione, nucleo essenziale per entrambe di tutte le
norme educative, secondo la massima di Dursch: “Educa il giovane
1
2
37
Vittorio Felisati “Una vita per gli altri”, pag. 69
Summarium, pag. 413
La conoscenza
Il mercoledì della settimana successiva, il 19 settembre, Flora si
reca nuovamente in Via Camerana 28, dove insieme a Lina incontra
altre cinque future Sorelle: Maria e Nuccia Del Pero, titolari di un
magazzino e di un “negozio di abbigliamento femminile di primo
ordine in via Garibaldi” 4; Rosina Gay e Teresa Durando, impiegate
amministrative e Nilda Tonda, insegnante.
È appena passata la festa di S. Maria e Flora guida una meditazione sulla Vergine; Lina rimane colpita dalle sue parole, dalle spiegazioni di cui una persona così semplice è capace; è una sapienza che
ricorda – questo pensa Lina – Gesù mentre nel tempio, seduto in
mezzo ai dottori, li ascolta e li interroga. In questo incontro si medita
sulla figura di Maria, che abbraccia tutta la storia della Redenzione: è
quella infatti che schiaccia il capo al serpente, predetta nel Paradiso
terrestre (Gen. 3,15); è la vergine che partorirà l’Emanuele (Is. 7, 1-14);
è la pura sposa del Cantico dei Cantici; è la novella Eva, Madre del
Redentore nei Vangeli e quindi Madre nostra e di tutta la Chiesa per la
missione affidataLe da Cristo morente: “Donna ecco tuo figlio;
Giovanni questa è tua madre”; è infine la donna risplendente di sole
dell’Apocalisse (12,17).
La meditazione si chiude con la recita del “Magnificat”, il
primo Cantico del Vangelo, il tripudio della Vergine alla prima rivelazione del Figlio: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore … grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e
Santo è il suo nome” (Lc. 1, 46 e segg.)
È la preghiera che Lina recita quotidianamente, il saluto mattutino di una giornata da vivere nella luce di Cristo, nella bellezza del
donarsi. “Come siete belle – dirà alle sue figliole – avete un bel cuore
che sa amare, che desidera darsi”.
Si alzano infine le note dell’Ave Maria di Schubert. Lina è sedu-
Quel martedì 11 settembre 1950 a Parigi si tiene il “Congresso
di criminologia”; la prima pagina dei quotidiani è occupata dalla guerra in Corea; la cronaca cittadina torinese lamenta: “Gli indecorosi
spettacoli nei pressi della stazione” e riferisce la notizia di una donna
“liberata dalle stampelle alla grotta del Miracolo”. È una calda giornata di fine estate e da molto tempo non piove, come registra il bollettino meteorologico: “In attesa di temporali”.
Quel martedì 11 settembre dell’Anno Santo 1950 si incontrano
due anime privilegiate, cui “Dio … donò sapienza e prudenza ed un
cuore grande come le sabbie del mare”.3
3
Re, 5,9.
4
38
Albero 13° Anniversario di Flora – Scrive la Direttrice
A Lourdes
24 settembre, Stazione di Porta Nuova. Su un binario riservato,
dove non giunge in quelle ore, né da dove parte alcun treno, è fermo
quello bianco, lunghissimo, che porterà i malati nel viaggio della speranza, a Lourdes.
Le barelle dei più gravi sono ancora sulla banchina; si sistemano prima gli invalidi con le carrozzine; salgono poi sulle vetture i pellegrini; è un movimento continuo di accompagnatori, barellieri e
“sorelle”. Lina con Flora e Nilda prende posto come crocerossina sull’attrezzato, dove infine vengono trasportate le persone che non sono
in grado di stare sedute. Il marciapiede è libero ed il convoglio si mette
in moto: Lina si fa il segno di Croce e recita l’Ave Maria. Passa poi da
un malato all’altro, porge da bere, accomoda i cuscini, apre e chiude
le tende dei finestrini a seconda dei raggi solari, e intanto descrive il
paesaggio per chi non può vederlo e dà notizie sui luoghi: la Costa
azzurra con Nizza, patria di Garibaldi, ceduta alla Francia durante le
guerre d’Indipendenza fatte per rendere l’Italia unita; il delta del
Rodano … poi, nell’ombra della sera, mentre scorrono i nomi delle
stazioni segnati dalle insegne luminose, Lina intona l’inno della devozione popolare:
ta al piano; le sue agili mani corrono sulla tastiera; la sua voce limpida intona il saluto di Gabriele: Maria, “piena di grazia” e “benedetta
tra le donne” è perciò “rappresentante del genere umano” (Leone XIII)
e “mediatrice delle grazie” (Id.)
Qualche giorno prima Lina è andata all’Oratorio S. Michele di
Via Abegg 19 da Flora, che le ha mostrato, senza dirle nulla, un quadro della “sua” Madonna, quella che – Lina lo saprà in seguito – le è
apparsa “splendente di luce, con un manto turchino e in candida veste
cinta da un nastro azzurro” nell’estate del 1920, a Sottomarina di
Chioggia.
Flora ha allora 14 anni ed il corpo piagato: il medico ha consigliato bagni di mare, ma l’acqua salata brucia la sua carne ferita, suscitando in lei “una tremenda tentazione… lasciarsi trascinare dalle onde
e scomparire”; ma ecco “come in sogno … la Vergine Santissima” le si
avvicina e prende “tra le mani il suo cuore” 5. In quel momento il “brutto pensiero” 6 scompare: Flora appartiene a Maria.
Il quadro colpisce “vivamente” 7 Lina e Flora gliene dà una
copia fotografica.
“O Maria, nostra speranza
Deh ci assisti e pensa a noi
Deh proteggi i figli tuoi
col favor di tua possanza”.
E tutti si uniscono a lei:
“Cara Madre e gran Regina
volgi a noi gli occhi pietosi
senza te siam timorosi
con te pieni di fidanza
O Maria! O Maria
nostra speranza”.
Vittorio Felisati, “Una vita per gli altri”, pag. 30
Ibidem
7
Summarium, pag. 413
5
6
39
Flora la osserva. L’ha voluta compagna in questo viaggio, per
essere sicura della propria scelta, per essere certa che il suo primo
impulso è stato giusto, che Lina è proprio la Sorella che attendeva.
Anche Lina, infatti, come Flora avvicina “il malato per aiutarlo
a cambiare in ricchezza spirituale il dolore” 8. L’altoparlante diffonde
l’esortazione evangelica: “Chiedete e vi sarà dato; bussate e vi sarà
aperto…” ma Lina continua “cercate il Regno di Dio e tutto il resto vi
sarà dato in più”: il grande miracolo di Lourdes, infatti, è la Fede.
Flora insegna alle “sorelle” desiderose di “consacrarsi alla
Vergine, che cose grandi sa operare la Madonna quando trova un’anima umile e semplice come Bernadetta” 9. Infatti, quando malata la
vogliono portare a Lourdes – pensa Lina – Bernadette rivela semplicemente: “quell’acqua non è per me”: il miracolo è solo un “segno” perché l’uomo si apra o rafforzi la sua Fede, perché creda nella Promessa.
Ecco la nicchia dell’apparizione, sopra la grotta nelle rocce di
Massabielle, sulla riva del Gave, dove l’11 febbraio 1858 Bernadette
Soubirous, una ragazzina analfabeta, figlia di un povero mugnaio,
vede velata, vestita di bianco, con una cintura azzurra ed un rosario
sul braccio destro, la bella Signora che il 25 marzo le rivela: Io sono
l’Immacolata Concezione; un nome di cui la pastorella non conosce il
significato.
Bernadette ha 14 anni: l’età in cui Lina anela a farsi partecipe
delle sofferenze di Cristo; l’età in cui a Flora appare la Vergine a
Sottomarina di Chioggia. “Vitam praesta puram, iter para tutum” 10:
prega Lina e guarda la “Ville blanche”, la città della Madonna distesa
sulla riva sinistra del torrente, formata essenzialmente da chiese e
monasteri presso la “Grotta”. Su un’altura rocciosa, ai piedi dei mas-
sicci dei Pirenei, tutta raggruppata attorno al vecchio castello, sulla
riva destra del torrente, è invece la “Ville grise”, la vecchia città, l’unica esistente al tempo di Bernadette. Come Flora, profondamente devota all’Immacolata Concezione, la “piena di grazia”, la “tutta bella …
senza macchia” del Cantico dei Cantici (4,7) è Lina, che ogni anno
celebra in modo particolare questa ricorrenza, “segno” speciale per
tutti i credenti.
Dopo la proclamazione del dogma, da parte di Pio IX, l’8
dicembre 1854, è innalzata a Roma, in Piazza di Spagna, una grande
colonna in onore dell’Immacolata e da allora, ogni anno, l’8 dicembre, i Pontefici si recano a renderLe omaggio.
Quando, nel 1933, Bernadette è canonizzata, Lina ha 29 anni.
Vittorio Felisati, op. cit. pag. 70
Ibidem, pag. 70
10
“Conserva pura la (nostra) vita, offri(ci) un cammino sicuro”
8
9
40
A Roma
ti e minacce, precisa nel testimoniare senza mai confondersi; dall’altro, la seconda, consapevole della difficoltà che avrebbe incontrato la
madre, vedova, a trovare un’altra occupazione, respinge, senza dirle
nulla, gli approcci del giovane Alessandro, che, insieme a suo padre,
lavora ed abita nella stessa cascina. Entrambe vergini ed alla Vergine
consacrate, l’una suora nel monastero di Nevers muore a 35 anni; l’altra nell’ospedale di Nettuno, dove è ricoverata agonizzante, entra nella
luce di Cristo con il nastro azzurro delle Figlie di Maria al collo e la
medaglietta dell’Immacolata sul petto, perdonando al suo uccisore. Il
giglio è il suo fiore. È il luglio del 1905, Lina ha 16 mesi.
Quarantacinque anni dopo, Lina profondamente commossa
vive, attraverso radio e giornali, la cerimonia di santificazione di Maria
Goretti, che per la prima volta si celebra, anziché nella Basilica, in
Piazza San Pietro, gremita di fedeli. C’è la madre, che vede la figlia
elevata agli altari; ci sono i fratelli e c’è anche Alessandro Serenelli,
l’assassino che, condannato all’ergastolo, ha trascorso la vita in carcere ed ora redento, espiata la colpa, passa gli ultimi anni in un convento di frati, coltivando fiori per la Madonna e la sua Santa, “che sempre
– sono sue parole – lo assiste dal Cielo”. Questo è per Lina il miracolo, mistero della Fede e della Grazia, cammino di conversione.
Lina è un’insegnante, un’educatrice e Maria Goretti è un
modello di santità proponibile a tutti: la difesa, con tutte le forze, fino
al sacrificio della vita, del diritto al rispetto della propria persona, che
in Dio e nella Sua Legge ha principio e fine. Monito di profondo significato questo.
Lina pensa ad Annarella, anch’ella dodicenne, trovata uccisa
qualche mese prima in un pozzo, in una zona solitaria della campagna romana. Ricorda il commento dell’Osservatore Romano, con il
corsivo intitolato: “Sull’esempio della Goretti”; ricorda come le indagini successive appurassero che il caso fosse molto più complicato e
triste. Specchio di tutto il mondo torbido ed affamato della sua vita, il
30 ottobre 1950. Con Suor Rosa Emilia, Superiora dell’Oratorio
S. Michele, l’UNITALSI e Flora, Lina si reca a Roma per l’Anno Santo.
Sono trascorsi solo 17 anni dal precedente “Giubileo straordinario”,
indetto nel 1933 per il Centenario della Redenzione, quando è canonizzata Bernadette, attraverso cui si è avuta dall’Alto conferma del
dogma dell’Immacolata Concezione; il 24 giugno del 1950 lo è Maria
Goretti, martire non ancora dodicenne della Purezza e adesso, 1°
novembre, è proclamata la gloriosa Assunzione in anima e corpo della
Vergine in cielo; la pastorella e la contadinella sono così unite nel
culto della Madonna, “in coelum Assumpta quia Immaculata” 11.
Come nella Bolla di Pio IX “Ineffabilis Deus”, l’Immacolata
Concezione indica la vittoria della Grazia sulle forze del male (S.Paolo
ai Romani, 5,20), così nella Bolla di Pio XII “Munificentissimus Deus”,
l’Assunzione della Vergine garantisce il compimento delle promesse di
Cristo e la fede nella Resurrezione. Infatti, nella redenzione completa
di Maria, è rappresentato il destino finale della Chiesa – questo dice la
bolla – nonché il dinamismo del messaggio cristiano, erede e portatore sì della tradizione, ma sempre indirizzato verso un ulteriore approfondimento della conoscenza della verità.
Colpisce Lina il parallelismo delle due definizioni dogmatiche
e la vicenda terrena delle due piccole Sante.
Come Bernadette, infatti, anche Maria Goretti è illetterata e di
umilissima condizione sociale, figlia di un salariato rurale, divorato
dalla febbre, nei primissimi anni del ‘900, in quelle terre paludose
della campagna laziale, non ancora bonificata e bruciata dal sole.
Entrambe, per Lina, sono modelli di fermezza e di fedeltà alla chiamata; da un lato, la prima sopporta la lunga trafila del processo istituito
per accertare l’autenticità delle Apparizioni, resistendo ad allettamen11
“Assunta (anima e corpo) in Cielo, poiché senza alcuna macchia di peccato (neanche originale)”.
41
sacrificio di Annarella più che quello della verginità tentata è quello
della miseria materiale e morale delle borgate romane, dell’adolescenza umiliata e offesa.
Di questa consapevolezza si nutre l’impegno di Lina e la sua
azione educativa, in cui si coniugano ascesi mistica ed apostolato
sociale.
A Roma, in quei giorni di autunno inoltrato, Lina avverte il rafforzarsi del legame con Flora. “Nel chiostro di San Paolo” la sente
“cantare con una voce fortissima”, “la voce di tutti i martiri – le dirà
Flora12 - di tutti i testimoni di Cristo, dei quali la Vergine è la prima.
Lina scorge in Flora la capacità di vedere nel profondo, per “la partecipazione all’amore per Cristo fino alla morte, dei suoi fratelli di
lassù”, come Flora le confida13. Durante “le visite per acquistare il
Giubileo” Lina, come Flora, “rivive dei martiri la passione al Cristo ed
alla Chiesa” ed ha come Flora “l’anima inondata di grandi emozioni” 14, di vera gioia “frutto dello Spirito Santo” 15 e del lieto messaggio
del Cristianesimo.
Fonte di gioia sono per Lina le pratiche devozionali e penitenziali, i colloqui spirituali, il servizio ai malati, le celebrazioni religiose,
l’arte e la bellezza dei luoghi sacri, della musica, dei testi, dei gesti e
delle immagini, perché la sua gioia dipende dallo slancio del suo
cuore e dalla purezza dello sguardo con cui contempla il mondo.
La gioia è pace interiore. Dallo Jubal, il corno d’ariete, con il
cui suono gli Ebrei annunciavano un anno di generale perdono e pacificazione, deriva il Giubileo, che promuove una più intensa vita spirituale per la pace dell’animo.
“Pace su tutta la terra” annuncia l’angelo venuto dal cielo di
Giudea16 qui a Roma, la notte dopo i Saturnali, quando “gli schiavi tornati erano cose” e, “dopo la breve libertà, negli atri giacean gli ostiari 17 alla catena”. Non sente l’annuncio l’Urbe che dorme “ebbra di sangue” dei tanti condannati, dilaniati dalle fiere o morti in combattimento nell’arena. Solo un gladiatore, un Geta, che rantola agonizzante
nello “spoliario18 immondo”, coglie il messaggio e chiude gli occhi “in
pace”, libero e redento dalla “Parola che si è fatta carne ed ha posto la
sua tenda in mezzo agli uomini” 19. Nell’anfiteatro Flavio, Lina guarda
la Croce, mentre scende sui fedeli la benedizione apostolica: “Pax
Domini sit semper vobiscum”.
Come Flora, Lina segue e sostiene con la preghiera “l’azione
sulla Chiesa e nel mondo” 20 di Pio XII, frutto di “chiara intelligenza” e
“di luce soprannaturale”. Prova ne è per Lina l’Enciclica “Humani
generis” di due mesi prima, (12 agosto 1950), il cui contenuto Don
Italo Ruffino così sintetizza: “Poiché alcune false opinioni (frutto di
cerebralismi esasperati) minacciano di menomare i fondamenti della
dottrina cattolica, con analitica esegesi il Pontefice denuncia gli errori
più diffusi, generati dalla fantasia e da cattive passioni provenienti dal
peccato originale, affidando ai filosofi ed ai teologi cattolici il compito di difendere le verità divine ed umane insegnate dalla Chiesa”.
L’ossequio al Pontefice da parte di Lina, come di Flora, si fonda
anche sulla convinzione de “la speciale vocazione dell’Italia – a motivo del privilegio di avere la sede di Pietro – di diffondere la Fede e la
devozione al Santo Padre” 21, Vicario di Cristo, capo visibile in terra
della Sua Chiesa.
16
17
18
12
13
14
15
Una vita per gli altri, op. cit. pag. 73
Ibidem, pag. 73
Ibidem
Galati, 5,22
19
20
21
42
Pascoli, La buona novella “In occidente”
da os=imboccatura. “Schiavi di guardia alla porta di casa, legati alla catena”
da spolium = pelle (senza corpo), cadavere. “Locale adiacente all’arena, in cui
vengono trascinati i caduti: morti e moribondi”
Gv. 1,
Una vita per gli altri, op. cit. pag. 71
Ibidem, pag. 71
Alla C.O.R.
“A domanda dei Giudici – dice Lina nel Summarium22– preciso
che cos’era la C.O.R.”.
E’ la Casa Opere Religiose che Padre Antonino Scagliotti, Parroco di
Madonna degli Angeli fonda, dopo aver comprato lo stabile di Via San
Francesco da Paola 42, con i capitali che i Fratelli Baietto gli avevano
lasciato, tramite Cesarina Giachero, persona di loro fiducia, “per la formazione umana e cristiana delle giovani”. Non deve però la gestione
essere effettuata da suore, né si deve rivelare il nome dei donatori.
Padre Antonino, pur legato da questo giuramento, è dai
Superiori “obbligato a mettervi dapprima le suore Angeline, poi, dopo
un fallito tentativo di direzione laica, ancora le suore, quelle
dell’Immacolata di Genova. Quando, dopo tre anni, con queste non è
rinnovata la convenzione, Flora …. fu dal Padre (da lei conosciuto fin
dal 1935-36) incaricata di provvedere per sostituirle”.
E Flora telefona a Lina: “Vai alla C.O.R., vanno via le suore! Ci
sono le scuole, le bambine, tu sei insegnante. Chiedi del parroco, metti
un po’ d’ordine e vedi cosa c’è da fare”. “Io ignoravo – continua Lina
– l’esistenza della C.O.R.: ubbidii e da 26 anni vi risiedo”. Rende,
infatti, questa testimonianza nel 1976.
Lo stabile di Via San Francesco da Paola 42, a due isolati da
Corso Vittorio, è un decoroso palazzo ottocentesco, dalle linee classiche, nella zona centro-est di Torino: Lina ritorna così nel rione dei suoi
anni verdi. Lo stato, però, in cui si trova “la casa dal punto di vista ordine, amministrazione, cura delle bambine” 23 lascia molto a desiderare
e di questa situazione Lina è “chiamata … a dare notizia” 24 a Mons.
Vincenzo Rossi, allora Vicario Moniale e conoscenza di lunga data
della famiglia Prosa.
Lina con Flora prega la Vergine, perché con la Sua intercessione la Grazia divina guidi la “barca di Pietro” nelle tempestose vicende
di questo mondo.
In questo Anno Santo 1950, scoppia la guerra di Corea; il
Praesidium del Soviet Supremo riconferma in carica Stalin (18/06) ed
il suo governo; è sempre più dura la lotta alla Chiesa nei paesi a regime comunista e con popolazione in maggioranza cattolica; i sindacati della Germania orientale autorizzano i lavoratori a scioperare soltanto “qualora dipendano da aziende private capitaliste” (3/9); il Tribunale
Tedesco della Germania Occidentale reintegra nei suoi diritti l’ex
Presidente della Reichsbank finanziatore di Hitler. Cesare Pavese, con
“La bella estate” vince il “Premio Strega 1950” e si toglie la vita alcuni mesi dopo, il 27 agosto, in una stanza d’albergo a Torino, in Piazza
Carlo Felice. Continuano, specialmente a Torino, gli scontri tra comunisti e missini, che concordano solo nel boicottare la Coca-Cola, presa
a simbolo dell’imperialismo americano.
Evento nuovo nell’agiografia è la Beatificazione di Domenico
Savio, allievo di Don Bosco, morto appena quindicenne “senza subire
martirio”, modello, per il suo slancio apostolare, di tutti i cattolici, che
si devono impegnare nell’azione di conquista di nuovi militanti alla
Chiesa. Il 24 dicembre, con lo stesso martello e la stessa cazzuola d’argento, che le Associazioni Cristiane Lavoratori hanno offerto per l’apertura, Pio XII chiude la Porta Santa in San Pietro. Contemporaneamente, i Cardinali legati Tisserant, Micara e Verde compiono il
medesimo rito nelle altre basiliche patriarcali di S. Paolo, S. Giovanni,
S. Maria Maggiore.
Pietà, carità, pace ed operosa concordia di tutti gli animi sono,
nelle intenzioni del Supremo Pastore, i frutti spirituali di questo Anno
Santo. Quello stesso 24 dicembre è anche il primo giorno di vita di
una nuova Comunità, alla C.O.R., Casa Opere Religiose, dove la sera
precedente Flora ha raggiunto Lina e le altre Sorelle.
22
23
24
43
Summarium pag. 457
Ibidem
Ibidem, pag. 458
A carità e giustizia s’ispira Lina in questa relazione; senza accusare le suore né denigrarne l’operato, prospetta però la necessità di
attuare dei cambiamenti, essendo i tempi mutati, “preoccupata” d’altra parte, come Flora, che non vengano realizzati gli “impegni di
Fondazione (lascito Baietto-Giachero)”. Inoltre, quando Lina e le
Sorelle entrano alla C.O.R., il cortile interno è occupato da “un padiglione adibito ad asilo al pianterreno e a cinema pubblico nel piano
superiore25 … affittato dalla Provincia Francescana ad un Cine Club”,
con tutti gli inconvenienti connessi: cartelloni e titoli non sempre adatti ad una casa religiosa, spettacoli fino alle 24 ed oltre e quindi portone aperto fino a quell’ora, con pulizia dell’androne e del cortile a carico della Casa. E ne passerà di tempo prima che cessi la locazione!
Ferve, in Via San Francesco da Paola 42, un intenso lavoro di
ristrutturazione materiale ed organizzativa. Ogni Sorella ha da Flora un
nome che ne contraddistingue l’incarico: Teresa Durando, la
Segretaria; Rosina Gay, l’Amministratrice; Nilda Tonda, la
Professoressa; Maria e Nuccia Del Pero, le Addette all’ordine; Lina, la
Direttrice.
Lina riconosce in Flora, che si autodefinisce l’Addetta ai lavori,
“l’anima e la guida” di ogni “lavoro materiale o spirituale o di organizzazione” della Casa; ma questa non si sarebbe realizzata senza Lina.
Dirà infatti Flora: “La porta l’ha tenuta aperta Lina con la sua abilità.
Nella bufera dell’inizio c’era lei”; e nel gennaio del ’54, due mesi
prima di morire, confermerà: “Lina è la Direttrice messa da Nostra
Signora e morirà come tale”.
La Casa si trasforma, si razionalizza lo spazio. La cucina passa
dal 3° piano al terreno, dove si sistemano tutti i locali adibiti al pranzo; si separa l’ingresso del cinema da quello delle giovani ospiti del
pensionato, aprendo una porta secondaria, con una vetrata della
“Madonna degli Angeli”: “La Madonna – dice Flora – accoglie chi
entra ed accompagna chi esce”.
Perché le funzioni non siano disturbate, si isola il Parlatorio
dalla Cappella con due corridoi: con l’interno si accede all’androne;
l’altro, invece, attraverso un vestibolo adorno di un bel Crocifisso,
immette sulla strada. Nell’impianto di riscaldamento si passa dal carbone alla nafta. Si riparano 65 serrature e si provvede alle chiavi inesistenti, 125 per la cronaca, “con una spesa – dice Lina26 - di 17.000 lire”
all’epoca un terzo dello stipendio mensile di un insegnante. Un deposito di rottami dietro la Cappella diventa “un piccolo giardino” che dà
“le rose per il Tabernacolo”. A difesa del luogo di culto si tira su, in cortile, una rete metallica, ingentilita da campanule, mentre il grigiore dei
muri di confine scompare dietro a rampicanti ed una vite vergine.
Si pagano i debiti della precedente gestione, senza ricevere
alcun contributo finanziario: le Sorelle continuano ad esercitare le loro
attività e mettono i proventi a disposizione dell’Opera.
Si sostituisce il nome di “Orfanotrofio” con quello di “CollegioFamiglia”, rispondente alla nuova organizzazione: non più divise nere
per le piccole; rallegrati con fiori gli ambienti; curato il cibo. Lina,
come Flora, sa “far molto con poco”. Nel Pensionato si dà la preferenza a giovani studentesse universitarie. Subentrano all’Asilo, (“nel raggio di 4 km ve ne erano 4 gestiti da suore” 27), aule e laboratori per le
alunne interne, mentre “corsi popolari” di dattilografia, stenografia,
taglio e confezione, maglieria occupano il posto delle Elementari per
l’esterno.
In questi “cambi” e “traslochi faticosi” 28 lavorano tutte, Sorelle
e giovani interne, animate, dice Lina, da quella “nota allegra” che
“anche in questo” Flora sa trovare 29. “Avremmo potuto – dicevamo –
mettere su un’agenzia di trasporti, tanto ci eravamo specializzate” 30.
Ma non c’è alcuna sicurezza per le Sorelle “di rimanere alla
C.O.R., perché i Superiori Francescani “avrebbero potuto – dice Lina –
allontanarci e chiamare di nuovo le Suore”. Per più di tre anni le
Sorelle sono “sempre con le valigie pronte” 31.
26
27
28
29
30
25
Summarium, pag. 459
31
44
Summarium
Ibidem, pag. 460
Ibidem, pag. 460
Ibidem, pag. 461
ibidem
Ibidem
A conforto ed incoraggiamento, giunge però dall’Autorità
Ecclesiastica “il permesso dell’adorazione nella Cappella” 32. È un giorno di grande trepidazione il 20 aprile 1951, quando si attende la visita del Ministro Provinciale, l’allora Padre Tinivella. L’ispezione è minuziosa, si entra nei laboratori e nelle aule: si alzano in piedi le alunne,
intente alle lezioni ed ai loro compiti, guidate da Insegnanti ed
Assistenti; Rosina, l’Amministratrice, sottopone al Padre i registri della
Contabilità; Teresa, la Segretaria, gli elenchi delle iscritte. Flora è in
cucina con il suo staff, che ogni giorno cambia, perché tutte le giovani ospiti divengano esperte nell’arte culinaria: la pulizia è perfetta; luccicano le stoviglie, che Flora chiama la “sua argenteria”. Lina, la
Direttrice, accompagna l’illustre prelato che, “dapprima diffidente” 33,
diventa via via cammin facendo “ammiratore” dell’Opera delle
Sorelle.
L’ispezione termina nella Cappella: il locale è adeguato a ricevere il Santissimo, il Tabernacolo risponde alle norme di sicurezza per
custodirLo; il Padre dà la sua approvazione: l’Indulto concesso fino
dal 3 febbraio per l’Adorazione diurna nella Cappella diventa così
operante.
È una festa l’arrivo del Signore nella Casa. “Se c’è l’approvazione per l’esposizione del Santissimo ci sarà Lui a dominare” dice Flora
a Lina34, che nell’attesa prova sulla tastiera le note solenni del
Gregoriano:
“Pange lingua, gloriosi
Corporis mysterium
Sanguinisque pretiosi,
quem in mundi pretium
fructus ventris generosi
Rex effudit gentium.”35
“Nobis datus, nobis natus
ex intacta Virgine
et in mundo conversatus,
sparso Verbi semine
sui moras incolatus
miro clausit ordine”36.
“La Madonna fa la sua strada – sussurra Flora a Lina,37. Questa
lettera di approvazione e il permesso di adorazione nella nostra
Cappella dice quanto grande sia la Sua protezione”.
Si alza il canto di Lina; si uniscono le Sorelle. Ecco si compie il
grande dono, che attraverso Maria nell’Incarnazione ha il Suo incipit.
Adesso cantano anche le bambine; risuona la Cappella nell’invocazione corale alla Trinità:
“Genitori Genitoque
laus et iubilatio,
salus, honor virtus quoque
sit et benedictio:
Procedenti ab utroque
compar sit laudatio”38.
Amen, così è, così sia.
“In qualunque posto – Flora dice alle Sorelle e lo ripeterà poi
spesso – saremo un giorno (ancora è incerta la permanenza alla
C.O.R.) gridiamo: ‘So, o Signore, che mi hai amata, perché mi hai dato
il trionfo dell’Eucarestia e, nella prima casa dove mi hai messa, ti sei
messo anche Tu”.
Lina fa parte adesso di una nuova Parrocchia, la “Madonna
degli Angeli”, che nell’assetto attuale, opera di Carlo Ceppi, risale proprio al 1904, suo anno di nascita.
Prendono posto nei banchi le Sorelle e le bambine.
“Dato a noi, nato per noi dalla Vergine, non toccata da uomo (che non conosce
uomo) ed entrato nel mondo, dopo aver sparso il seme della Parola, terminò in
modo straordinario il tempo della sua permanenza”.
37
Ibidem, pag. 459
38
“Al Padre e al Figlio sia lode, tripudio, bene, onore, anche potenza e benedizione.
Uguale lode sia a Colui che procede dall’Uno e dall’Altro (Spirito Santo)”.
36
Ibidem, pag. 459
33
Ibidem, pag. 461
34
Ibidem, pag. 459
35
“Canta, o lingua, il mistero del glorioso Corpo e del Sangue prezioso, che per
riscattare il mondo ha sparso il Re delle nazioni, frutto di un ventre generoso”.
32
45
Situata in Via Carlo Alberto all’incrocio con Via Cavour, nella
piazzetta omonima, la Chiesa intreccia la sua storia a quella
dell’Ordine Francescano dei Frati Minori (O.F.M.) in Torino: l’affresco,
che occupa il vano dell’arco sopra il portale d’ingresso, presenta l’apparizione della Vergine col Bambino, tra gli Angeli, ad un frate inginocchiato, che a Lei protende le braccia. E qui, nel luogo dell’apparizione, si inizia a costruire la Chiesa nel 1631.
Nell’Azione Cattolica Lina è, per volere di Flora, “assistente tecnica” 39 responsabile di tutte le sezioni interne ed esterne;
nella Parrocchia cura “la preparazione degli adulti e dei bambini ai
Sacramenti” 40 e presiede alla formazione della Scuola di Canto per le
varie funzioni.
Canteranno le “sue” figliole anche la notte di Natale del 1953
e Flora, gravemente malata, lascerà il letto per sentirle ancora una
volta su questa terra.
E lì canteranno con Lina due mesi e mezzo dopo, il 15 marzo
1954, per salutare Flora che, accompagnata da una grande folla, entra
nella Luce.
Anche con la sua precedente parrocchia di San Secondo, dove
abita la maggior parte delle sue allieve, Lina continua a collaborare,
preparando con cura ogni ricorrenza o manifestazione religiosa.
tirando per la cavezza un mulo dal basto stracarico; l’animale che
s’impunta e si piega sulle ginocchia anteriori; il bagaglio che rotola,
sfasciandosi; l’Ostia che s’innalza splendente come il sole, rimanendo
librata in aria mentre la gente grida al miracolo. Trafugata poco prima,
durante un saccheggio da una chiesa di Exilles, in Val di Susa, la particola rimane immota alla vista di tutti gli astanti, finchè non scende
nel calice che il Vescovo, pregando, tende verso l’alto. Dentro la
Chiesa poi lì costruita, un recinto con una targa esplicativa indica il
punto esatto del miracolo.
“Dov’è questo posto? Ci andiamo?” Alle domande delle piccole, Lina risponde che sarebbe molto bello andare e che chiederà al
Direttore. “Ma questo – continua – è solo un segno, perché gli uomini
credano che l’Ostia consacrata è veramente il Corpo ed il Sangue di
Cristo. Ogni volta che ci comunichiamo, infatti, il Sacerdote, nel
mostrarci la particola dice: “Corpus Domini nostri Jesu Christi custodiat animam tuam in vitam aeternam. Amen”41: questo è il grande
dono che Gesù ci fa di sé nell’Ultima Cena.
Per la preparazione delle sue allieve a tale ricorrenza, Lina si avvale
anche degli incontri con Don Italo Ruffino, allora Viceparroco a
S.Secondo ed incaricato di tenere, in quell’anno scolastico 1952-’53,
venti lezioni agli allievi del II° ciclo della scuola elementare.
Con il Sacerdote e le colleghe delle classi parallele, Lina concorda il programma presentato da Don Ruffino: le maestre, presentati
i Sacramenti in generale, avrebbero in particolare parlato di Battesimo,
Cresima e Confessione, mentre Don Ruffino avrebbe trattato
l’Eucarestia.
Subito Lina dimostra la sua capacità organizzativa, proponendo
alle colleghe delle altre due quinte di riunire le scolaresche in un
unico ambiente, in modo da moltiplicare per tre il tempo a disposizione del Viceparroco, per svolgere l’argomento.
Quarant’anni dopo, il Sac. Don Ruffino, ricordando l’episodio,
mentre commemora la figura di Lina, nella cerimonia d’inizio dell’an-
Quando nel 1953 cade il 5° centenario del miracolo eucaristico, avvenuto a Torino il 6 giugno 1453, dove ora sorge, a ricordo, la
Chiesa del Corpus Domini, la Diocesi si appresta con apposito comitato scientifico-organizzativo alla straordinaria celebrazione, che si
concluderà a settembre con un grandioso Congresso Eucaristico.
E Lina prepara le sue allieve di 5° elementare, affascinandole
con quella storia vera, verificatasi tra le 4 e le 5 di quel pomeriggio di
fine primavera, in quel luogo e in quell’ora in cui maggiormente ferveva la vita commerciale della città. Vivace e nitida si fa la scena evocata dalla Maestra: l’uomo che entra nella piazza del Mercato del Grano,
39
40
41
Summarium, pag. 460
Ibidem
46
“Il Corpo del Signore nostro Gesù Cristo custodisca l’anima tua per la vita eterna.
Amen.”
no scolastico 1992-’93 all’Istituto Flora, conclude dicendo: “In tal
modo mi è stato possibile sviluppare il tema eucaristico con la dovuta
ampiezza, dalle prime figure dell’Antico Testamento alle promesse di
Gesù, dall’istituzione nell’Ultima Cena alla pratica degli Apostoli,
dalla diffusione del Cristianesimo nei secoli sino alle disposizioni
attuali, ai vasi sacri, ai paramenti, ai segni della presenza reale nel
Tabernacolo, alle varie pratiche della devozione eucaristica anche
fuori del rito della S. Messa”.
Proprio quanto Lina desiderava.
Il 27 settembre 1953 il Congresso Eucaristico si è concluso. Nel
radio-messaggio di chiusura Pio XII, ricordando il mistero
dell’Incarnazione e Passione, come l’incontro di Dio con l’uomo, del
Verbo che si è fatto carne e che nello spirito e nella carne ha sofferto
fino alla morte di Croce, saluta Torino “città del SS. Sacramento, che
custodisce come tesoro prezioso la Santa Sindone”: per la devozione
popolare documento del corpo martoriato di Cristo che risorge glorioso e col Memoriale rimane presso di noi, sotto le “specie consacrate”.
Lina s’inginocchia al Tabernacolo. Ha vissuto con profonda
compartecipazione le fasi del Congresso, anche attraverso i colloqui
con Padre Fissore, venuto da Roma con un gruppo di Chierici di
Propaganda Fide e con un Vescovo cinese, ospiti graditissimi alla
C.O.R. Sono stati giorni intensi di lavoro e preghiera. Adesso è il
momento del commiato e della foto-ricordo. È una bella giornata quel
27 settembre 1953; da neanche una settimana è trascorso l’equinozio
d’autunno; l’aria è calda e le piccole ospiti indossano grembiulini estivi a mezze maniche e calzettini corti.
In cortile, sono disposti in piedi su quattro livelli Seminaristi e
bambine; al centro in prima fila sono seduti Lina, il Vescovo cinese e
Padre Fissore; l’insieme si presenta all’incirca a piramide tronca.
Dai Seminaristi a sinistra, tra cui si trova, si stacca Flora, che
saluta gli ospiti improvvisando “un bellissimo discorso” 42. Lina segue
con intensa commozione le parole della Sorella d’Amore e di Fede,
improntate al mistero eucaristico, a quel dono che il cristiano possie42
de e che Lina propaga nel suo apostolato.
Attiva è sempre la collaborazione di Lina con l’Unitalsi e sempre più profondo, anche grazie a questa, diventa il suo rapporto con
Flora. Significative infatti appaiono a Lina tutte le scelte di Flora, anche
nei dettagli; rivelatrici le sue parole.
Nel 1951, Flora organizza nella Cappella della Casa due Messe per
l’Unitalsi: l’11 febbraio, Apparizione di Lourdes con il dogma
dell’Immacolata ed il 24 maggio, ricorrenza di Maria Ausiliatrice. Lina
coglie l’affinità non solo tra Flora e Bernadette, ma anche tra Flora e
Don Bosco.
Come questi che, bambino di 9 anni, vede in sogno la Signora
luminosa e, di fronte ad un gruppo di giovani rissosi, da Lei riceve la
sua missione: “Renditi umile, forte e robusto e trasformerai questi lupi
in agnelli”, così Flora, vivendo nel nascondimento, umile strumento
del progetto divino, trasforma persone e cose.
Come in sogno il Santo “vede” la Basilica, che farà poi costruire (1865), così Flora “vede” i luoghi del suo futuro operato e “vive”
situazioni che poi si verificheranno.
Come il Santo, ai Becchi di Castelnuovo, improvvisa per i suoi
compagni giochi ed intrattenimenti e, dotato di prodigiosa memoria,
ripete omelie e passi delle Scritture, così Flora bambina, a Rottanova,
cattura l’attenzione dei coetanei con racconti edificanti.
Per l’uno e per l’altra, adulti, la devozione alla Vergine è “ianua
coeli”, porta al Cristo; per l’uno e per l’altra l’educazione della persona ha come fondamento la centralità del Tabernacolo.
Fulcro dell’attività Salesiana è Maria “Auxilium Christianorum”.
La festa istituita da Pio VII nel 1815, dopo la sua liberazione dalla prigionia sotto Napoleone, rende universale un appellativo ampiamente
diffusosi dopo le due vittorie sui Turchi, a Lepanto nel 1571 ed a
Vienna nel 1683, vittorie che salvano dall’Islam l’Occidente Cristiano:
con Lina Flora invoca Maria come mediatrice di Grazia, che salvaguarda l’identità di chi è seguace di Cristo; con l’Aiuto della Vergine si resta
uniti al Figlio.
Il 5 luglio di quell’estate 1951, Lina giunge con Flora ed il convoglio dell’Unitalsi a Loreto. Il Santuario della Santa Casa domina il
Summarium
47
colle, verde di quell’alloro (laurum) da cui prende il nome la località,
e ancora in parte cinto da mura e bastioni cinquecenteschi; il centro
abitato sorge intorno al luogo di culto, segno della devozione popolare per quella dimora della S. Famiglia, dagli Angeli miracolosamente
trasportata da Nazareth al di qua dell’Adriatico, dopo l’invasione della
Palestina da parte dei Musulmani nel 1291.
fanciulli si veneri
degli anni nel fiore
A Lei si consacrino
gli affetti del cuor
al cuor della Vergine
giuriamo l’amor”.
E la spiaggia, quella dove Flora s’intratteneva 25 anni prima, si
riempie di cappellini bianchi che scorrazzano qua e là. Sono i bimbi
della colonia: in fila per due, accompagnati dalle suore, arrivano tutte
le mattine e qui rompono le righe.
Nella zona c’è ancora molta miseria. Lina accompagna Flora a
casupole fatiscenti, “ai fortini costruiti verso la diga e nelle case matte,
dove vivevano in condizioni pietose, famiglie numerose” 45. Remota
appare da lì anche Chioggia, la “fossa Clodia”, il canale costruito dai
Romani come prima bonifica della zona, dove a volte Lina e Flora consumano pasti frugali, magari durante la sagra del paese, “appoggiate
ad uno sbilenco tavolo di un caffè, in mezzo al frastuono della folla
che percorre il centro” 46. Ogni giorno camminano Lina e Flora sotto un
sole spietato, “cappellone di paglia in testa, ombrellone da spiaggia
aperto” 47, nello stradone impolverato o per malagevoli viottoli, in quell’estremità meridionale della laguna , già rifugio dei Veneti durante le
incursioni barbariche. Portano sollievo e conforto in quel povero
ambiente di pescatori: bambine indigenti, prive di scolarizzazione,
saranno ospitate alla C.O.R. dove riceveranno istruzione e formazione;
la prossima estate torneranno per le vacanze e rivedranno i parenti.
Ma la sera del 14 novembre 1951 l’argine del Po cede alla
piena eccezionale delle acque e 48 ore dopo 120.000 ettari tra questo
e l’Adige sono completamente allagati. Quasi 300.000 persone sono
costrette a lasciare le proprie abitazioni; le famiglie profughe dal
Polesine che hanno le loro bambine alla C.O.R., vengono qui accolte.
Il viaggio in Veneto si ripete per tre estati ed ogni giorno Flora
Con Lourdes e Fatima, è Loreto uno dei Santuari di maggior
richiamo per i fedeli e le invocazioni che qui si rivolgono alla Vergine,
le “litanie lauretane”, sono fissate come testo obbligatorio in tutte le
Chiese da Clemente VIII, fin dal 1601.
Nella bianca divisa da Crocerossina, Lina accompagna i sofferenti a “fare del loro cuore – secondo l’espressione di David Maria
Turoldo, frate dei Servi di Maria – il vero santuario, conservando nell’intimo, come Maria, la Parola di Dio: “peregrinatio Fidei” 43 è per Lina
il viaggio con l’Unitalsi.
Analogo è il messaggio che Flora confida a Lina aver avuto
dalla Vergine: “Il pellegrinaggio è il tuo cuore, il santuario è la tua
anima. Fermati in te stessa e avrai il santuario e il tempio di Dio” 44.
Un mese dopo il pellegrinaggio a Loreto, il 5 agosto, Lina con
Flora riaccompagna in Veneto dalle rispettive famiglie, per le vacanze
estive, le bambine affidate loro nel gennaio precedente. A Sottomarina
di Chioggia, Flora mostra a Lina i luoghi della sua fanciullezza: la
casetta dove abitava; la siepe di tamerici che divide la spiaggia dagli
orti; ed il mare, l’Amarissimo di D’Annunzio così suggestivo nel lucido tremolare dell’alba e nei violacei riflessi del tramonto, immoto nella
bonaccia del solleone o travolgente nella furia dei cavalloni che risucchiano al largo.
Giunge da lontano un vocio confuso, poi a poco a poco si ode
un coro infantile:
“L’anima dei pargoli
la madre d’amore
Vittorio Felisati, “Una vita per gli altri”, pag. 118
Ibidem, pag. 118
47
Ibidem, pag. 120
45
43
44
46
“Pellegrinaggio di fede”
È il monito di S. Agostino: “Redi in te ipsum, in te est Veritas”.
48
detta lunghissime lettere, che Lina batte velocemente sulla sua Baby
portatile, spesso alla spiaggia, in “lotta col vento che vorrebbe – dice
– rapirmi i fogli” 48.
Nell’ultimo soggiorno, nel 1953, le lettere di Flora “avevano –
dice Lina – il contenuto di una sua ultima parola verso le persone alle
quali le indirizzava: un testamento… Le sue conversazioni lasciavano
trapelare, con insistenza, che quelli erano i suoi ultimi mesi di vita”. A
Lina Flora passa il testimone: “Devi fare un atto di consacrazione alla
Madonna per andare avanti senza guardare dove, né fermarti per ciò
che potesse accadere … la morte diventa la sicurezza di una vita eterna. Questa sicurezza è quella che sprona l’uomo a diventare deciso.
Devi imparare ad amare molto la sofferenza, prenderla sempre come
un premio”.
Dal Vescovo di San Severino, Ferdinando Longinotti, come da
Padre Fissore, direttore spirituale suo e di Flora, Lina ha l’incarico di
osservarla e di annotarne in segreto ogni parola o gesto. Lina sarà la
principale teste nell’Istruttoria, per il processo di beatificazione della
Sorella, perché, “pur non vantando una conoscenza tra le più lunghe,
i 4 anni trascorsi” insieme “sono stati continui, fino a raggiungere –
dice – … l’unione più intima, che mai nessun altro potè avere, non
interrotta neppure nelle ore notturne, dal momento che per tutto il
periodo dividemmo anche la camera49.
A Lina Flora apre i suoi pensieri, le sue gioie, i suoi tormenti.
Lina tutto coglie, tutto scrive e fedelmente consegna a Sua Eccellenza
Mons. Longinotti. Le “vacanze” al mare sono sotto questo profilo un
momento privilegiato.
La Cappella della C.O.R. trabocca di bianchi fiori, “vestita –
così aveva espressamente richiesto – come le vergini dei primi secoli
della Chiesa” 50 col rosario intrecciato tra le mani, giace Flora .
È venerdì 12 marzo 1954, un pomeriggio di fine inverno, in cui già si
annuncia la primavera. Lina le è accanto “assorta” 51 in preghiera; due
giorni prima ha compiuto 50 anni.
Nella cameretta che con lei condivide, Lina assiste Flora nell’ultimo assalto del male e da Lei raccoglie l’estremo messaggio: “La
forza viene dalla Croce”; la grande promessa: “Flora dal cielo scenderà e ancora lavorerà”; l’affettuoso monito: “Per essere Educatrici
Apostole bisogna trascinare continuamente”.
48
49
Vittorio Felisati, op. cit. pag. 122
Summarium, pag. 412
50
51
49
G. Raminelli, Flora Manfrinati, pag. 138
Summarium
EDUCATRICI APOSTOLE
Flora e Lina nel 1951 accolgono bambine alluvionate e le avviano a un titolo di studio o un mestiere.
FOTO N. 30
30 ottobre 1950. Flora va a Roma con
l’Unitalsi per la proclamazione del
dogma dell’Assunta. Vi rimane fino
all’8 novembre con Lina
50
Via S. Francesco da Paola 42 - TORINO
FOTO N. 31
Torino, 22/6/1952
Alla PREFETTURA DI TORINO
Il Consiglio Educatrici Apostole con sede in Torino, Via San Francesco
da Paola 42, riunitosi il 21.6,1952 alle ore 21, vista la determinazione
della Prefettura di far rientrare nel Polesine le alluvionate, decide:
a) di continuare a tenere nell’Istituto le 32 ospiti alluvionate
b) di assumere verso di esse ogni responsabilità per vitto e vestiario
c) di rinunziare, per un eventuale ritorno nelle proprie terre, ad un
sussidio per spese di viaggio.
Con ossequio.
Firmato: La Direttrice Lina Prosa
L’Amministratrice Gai Rosina
FOTO N. 32
Flora nella Cappella della C.O.R. per la Prima Comunione
di Fiorina con la Sorella Lina. Torino 1953
FOTO N. 33
51
Parrocchia-Santuario Madonna degli
Angeli, Torino. L’Altare Maggiore
Anno Santo.
Pellegrinaggio piemontese
7-11 luglio 1950. Flora a
Loreto con Lina, Suor Rosa
Emilia Battaglia I.M.C e
Nilda Tonda
FOTO N. 35
Vescovo cinese e Chierici
di Propaganda Fide, figli
spirituali di P. Giacomo
Fissore, alla C.O.R. nel 1953
FOTO N. 34
“È necessario che io muoia perché l’Opera
vada avanti...” disse Flora il 24 agosto 1953
FOTO N. 37
A Rottanova nella casa paterna.
Flora e Lina con un gruppo di
bambine del Collegio Famiglia
Madonna degli Angeli
FOTO N. 36
53
FOTO N. 39
FOTO N. 38
Bambini del Collegio
Famiglia Madonna degli
Angeli nel giorno della
Prima Comunione
54
Un gruppo di bambine
del Collegio Famiglia
Madonna degli Angeli
La Direttrice
“Parlo della mia Direttrice”
Ti piace ricamare … quindi coraggio … questo regalo te lo darò solo
quando avrai finito il corso e poi tu lo darai al Signore; … devi aver
molta fiducia … Lui ti aiuta”.
Coltiva le inclinazioni delle giovani la Direttrice, riconoscendo
in quale campo siano particolarmente dotate, sempre però sottolineando l’importanza dell’esercizio non solo per il buon risultato sotto il
profilo tecnico, ma anche per il perfezionamento morale, come educazione della volontà e della padronanza di sé.
Al ritorno dal Cimitero, la Direttrice parla dell’Opera e del compito che attende le sue Giovani. L’occasione è offerta dalla vista di un
gruppo di suore, tutte chiuse nella loro divisa: certamente vestite in tal
modo patiscono un gran caldo. “Al giorno d’oggi – dice allora la
Direttrice – il nostro abito è un mezzo di penetrazione” e continua
ricordando come così l’abbia definito Padre Laraona quando, avute
tutte le informazioni sull’Opera, le aveva infine domandato: “E come
vi vestirete?” “Così Eccellenza”, gli aveva risposto mostrando il tailleur
che indossava. “Crescete e moltiplicatevi” è allora l’augurio di Padre
Laraona per l’Opera, accompagnato dalla sua “larga … paterna benedizione”.
All’altra giovane, timorosa che coll’andar del tempo si perdano
certe tradizioni e che il Collegio diventi come tutti gli altri e non sia
più Famiglia, la Direttrice risponde: “Non temete … non vi lascerò sole
fino a quando non lavorerete già tutte nell’Opera. Abbiate fede, la
Madonna farà Lei. È vero che certe cose già da adesso non si fanno
più, ma vedrete che col tempo ritorneranno, con la pazienza e con la
preghiera. Voi sarete quelle che farete tornare la tradizione di Flora …
Quando vedrete l’Opera svilupparsi, vi sentirete tutte più sicure”. Ed
ecco il monito: “Dovete essere forti d’animo, in modo che, in qualunque posto andiate, sappiate camminare, senza sempre avere chi vi dia
una spinta, come ad esempio la vostra Direttrice”.
“La mia Direttrice la posso paragonare ad un Angelo, nella perfezione e nell’amore, … nella dedizione alle anime… Per il prossimo
non conosce riposo…. A … ciò la spinge un grande amor di Dio, un
totale abbandono in Lui”. Così scrive una giovane della C.O.R., in un
suo diario che copre circa due anni, dal ’54 al ’56. “Sempre lieta,
nascondendo col sorriso pene e preoccupazioni … dalle più piccole
faccende domestiche sa far tornare la mente a Dio, traendone brevi ed
anche piacevoli meditazioni, che aiutano le anime nell’esercizio continuo di unirsi al Creatore. Mai viene meno al suo difficile compito di
Direttrice e di insegnante … Basta che ci guardi in viso, perché comprenda il nostro intimo. Un solo suo sguardo materno di affetto, di
comprensione, raddolcisce i pensieri, alleggerisce il peso dell’animo.
Soffre molto fisicamente, ma … ce ne accorgiamo solo quando il suo
volto si fa pallido e il suo passo, sempre veloce, rallenta. Guida di questa Casa-Famiglia, seminatrice di buoni frutti, coltivatrice del campo e
radio della Madonna … ha accettato con fede, sulle sue spalle,
l’Opera pur prevedendo … le grandi difficoltà che avrebbe incontrato
e quali sacrifici avrebbe dovuto affrontare… e inoltre accuse … maldicenze … mille pettegolezzi, anche da parte di chi mai avrebbe sospettato. Eppure, sempre ferma nel sì che ha pronunciato, ha proseguito
per il suo sentiero arduo, sassoso, spinoso”.
“Oggi 29 giugno ’56 – scrive sempre la giovane della C.O.R. nel
suo diario – sono andata al Cimitero con la Direttrice (e c’era anche
un’altra compagna) per ripulire la tomba di Flora … Sul tram andando
… io le avevo detto che non sarei riuscita ad arrivare a termine con
contometria ed essa mi ha risposto che dovevo continuare, proprio
perché l’impegno avrebbe reso forte la mia volontà e ciò mi sarebbe
tornato utile di fronte alle tentazioni maggiori, quando sopraggiungessero. Ha poi terminato con un’esortazione ed una promessa: “Metti il
Signore in questo studio e quando ci sarai riuscita … come ringraziamento … farai un bel conopeo per il Tabernacolo e lo ricamerai tutto.
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Ed ecco, tratto dal Diario della Giovane della C.O.R., il GLOSSARIO
della Direttrice:
non temete nulla: sulla vostra carrozza fate sedere la Madonna e
vedrete che nessuno vi potrà mettere i bastoni tra le ruote e fermarvi”.
A come Ascesi
G come Gioco
“In questi giorni di silenzio, di esercizi spirituali, potete salire
due, tre gradini per volta, se volete, se sarete raccolte, se ascolterete la voce del Signore”.
“Si aprono le finestre della villa di Testona e vi irrompe il sole di
luglio (è il 22.07.1956). Si alza da una sedia imbottita un nugolo di polvere: una di noi l’ha appena sfiorata con un battipanni
trovato in un angolo. Malinconia della casa disabitata; odore di
passato: siamo taciturne. Allora, con aria scherzosa, la Direttrice
s’impadronisce del battipanni ed incomincia a farci giocare, distribuendo scopole e noi, ridendo a più non posso, si corre a rifugiarci negli angoli con le spalle al muro, mentre anche Lei ride
nel vederci sull’attenti. Si dissipa così ogni tristezza”.
B come Bene
“Lo sapete che vi voglio tanto bene … voglio troppo bene alle
vostre anime per lasciare che si perdano … ciò che più importa
è la vostra anima”.
C come Canto
Sulle note del Valzer delle Candele, la Direttrice compone per la
Sorella d’Amore e di Fede un canto: Flora, che tutti i fiori racchiude nel Suo nome; che guida al Signore con amore materno e
fermo; il cui esempio è forza e sprone per la santità; la cui anima
d’Apostola rischiara la via per la felicità eterna; Gesù La conservi all’amore della famiglia della C.O.R. ed i virgulti crescano
degni di Lei, piccolo fiore.
H come Humor
“Quando andrò in Paradiso, invece di mandarvi giù rose, come
diceva qualche Santa, vi manderò giù tanti bei frutti, tante belle
pesche mature, ma state attente che quando c’è qualche grillo, ve
le lascio cadere sulla testa. Aggiustatevi se vi faccio poi male”. In
cima alla scala, appoggiata all’albero, la Direttrice sta raccogliendo le pesche.
D come Dono
I come Indiscrezione
“Ricordatevi di custodire il dono della chiamata di predilezione
della Madonna, perché guardate che le persone più care, quelle
che vi ameranno di più, i vostri genitori stessi saranno quelli che
vi tenteranno, presentandovi (nel mondo) un avvenire bello,
pieno di promesse e di sogni”.
“Pensate a quante persone ci sono in questa Casa ed a quante
confidenze ricevo, anche delle più tragiche: sarei indiscreta a
comunicarvele. Quando vi metto a parte di qualcosa c’è sempre
un motivo: non parlo per il gusto di parlare”.
L come Lavoro
E come Esortazione
“Come gli Apostoli, voi dovete lavorare tanto… in questo periodo di preparazione, per essere forti nel mondo. Lavorate con
energia per il Signore; non lasciatevi portar via da pensieri inutili … da quelle piccolezze che fanno perder tempo. Guardiamo
in alto e andiamo avanti: non perdiamo tempo: abbiamo un
campo di Apostolato bellissimo che ci aspetta”.
“I miei per voi non sono rimproveri, ma esortazioni, perché
impariate a divenire sempre migliori. Vi parlo da Sorella; tutte voi
siete le mie sorelle più care”.
F come Fortezza
“Siate forti, rimanete nella vostra semplicità; troverete chi vorrà
fermare la vostra carrozza, mettendo tra le ruote dei bastoni, ma
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M come Missione
T come Testa
“Fate voi la mia parte, ormai incomincio a contare su di voi …
voi quest’anno mi cercherete le bambine che desiderano venire
con noi, ma che siano buone e degne della Casa della Madonna.
Poi me le presenterete quando verrò, riferendomi tutti i particolari che le riguardano”.
“Tante sono le cose a cui devo pensare che qualche volta sento
la testa dolermi. Si affollano i pensieri, come immagini in un film;
da sola non reggerei, ma vivo per il Signore, sono un manico di
scopa nelle Sue mani”.
U come Uva
N come Natale
“Il grappolino d’uva (vi trasmetto una confidenza di Flora), spremuto diventa vino e questo, nel calice, Sangue di Cristo. Un
grappolino d’uva siamo noi e preghiamo: - Signore uniscimi a Te,
con Te posso tutto, insieme a Te chissà cosa potrò fare! – Basta
una sola Messa per salvare il mondo”.
“In questi giorni (è il 10.12.1954) Flora era in mezzo a noi e preparava i bozzetti per i quadri di Natale. Soltanto io, che risento
sempre più giorno per giorno i suoi dolori, so quanto soffriva”.
O come Orario
V come Vacanze
“Fatevi un orario, in modo che la vostra giornata sia piena e sotto
lo sguardo di Dio”.
“Durante le vacanze non tralasciate la meditazione, né la visita
al SS. Sacramento, né possibilmente la S. Comunione.
Nell’impossibilità di raggiungere una Chiesa, utilizzate quella
mezz’ora, che impieghereste nel partecipare alla S. Messa, per
pregare in raccoglimento nella vostra stanza, vicino al vostro
letto”.
P come Perla
C’è qualche difficoltà tecnica per inserire delle perle nella conchiglia della Vergine, che si sta costruendo in Cappella: “Pregate
la Madonna e Flora – così ci esorta la Direttrice nella meditazione della sera – affinché incominciamo ad essere noi la prima
perla della conchiglia della Madonna”.
Z come Zizzania
“Concordia parvae res crescunt; discordia maximae dilabuntur”1.
Guardatevi dal mettere zizzania tra di voi, perché questa si propaga rapidamente: prima il disaccordo è fra due, poi fra tutte voi
contro una e poi ancora contro le sorelle maggiori, infine fra tutte
noi e voi insieme contro qualcuno/a di fuori. Solo con l’amore tra
noi si andrà avanti”.
Q come Qualcuno
“Non crediate che tante cose mi siano riferite da voi; voi non
sapete che Qualcuno di lassù può venirmele a dire?”
R come Rose
“Tutti accorrono per vedere dove è stata Flora, per sentire parlare di Lei. Forse un giorno la camera dove ha dormito sarà trasformata in Cappella, quando Flora sarà nel giardinetto delle rose.
Mi ha detto così prima di morire e vedrete che verrà”. E verrà
infatti, 50 anni dopo la Sua dipartita.
S come Sveglia
“Flora è la vostra sveglia. Coraggio, svegliatevi! Anche se ci sentiamo stanche, crediamo che la Madonna ci prende per mano!”
1
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“Nella concordia (accordo) le piccole cose crescono, nella discordia le più grandi
vanno in rovina”.
La Direttrice – Mamma – Insegnante
dapprima i colori, poi, quando si è esaurito l’arcobaleno, si passa ai
fiori in tutte le loro varietà, ricamati o dipinti dalle abili mani delle
Sorelle. “Non mi piacciono i numeri per identificare le persone”, dice
infatti la Direttrice. L’ordine non è costrizione della libertà individuale, così come “il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”;
“la Legge per l’uomo e non l’uomo per la Legge”. Il Cristianesimo è
gioia, perciò regna nel Collegio-Famiglia l’undecimo comandamento
boschiano: l’allegrezza.
Davanti ad una statua dell’Immacolata che schiaccia il serpente, il quale ha in bocca il frutto che già tentò Eva, una bimbetta di 5
anni dice: “A me però è più simpatico il diavoletto di Gesù, perché
Gesù ti proibisce sempre di fare qualcosa di bello; il diavoletto invece
è più divertente, perché ti dice di farlo”. Commento della Direttrice:
occorre sviluppare il sentimento religioso del bambino attraverso la
gioia; lo spazio-gioco al Collegio-famiglia è la veranda di Gesù
Bambino, il Piccolo Gesù di Flora sorride allo svago dei piccoli.
Bisogna anche evitare – raccomanda la Direttrice – tutto quel filone
agiografico su bambini buoni e sventurati, morti anzitempo, in auge
nella letteratura moralistica fino alla metà del ‘900 ed oltre. Infatti,
ecco al riguardo la risposta di una bimba, a cui si raccomanda di essere buona: “No, non voglio essere buona, perché tutti i bambini buoni
muoiono”. Lo stesso vale anche per le biografie dei Santi. “Io, santa
non ci voglio diventare”: è questa la dichiarazione di una piccola di
quattro anni, dopo aver udito il racconto delle sofferenze di S. Teresa
del Bambino Gesù.
Direttrice-mamma-insegnante, Lina Prosa si prende cura di tutti
coloro che nella Casa trovano ospitalità.
“30 luglio 1962. Qui comincia l’avventura del Signor Bonaventura…”
La Direttrice scrive una cartolina alle “Educatrici Apostole – Casa di
riposo di Nostra Signora Universale – Col Civrai – Toglie di Viù”: è il
resoconto del viaggio a Pietra Ligure, dove ha accompagnato i bambi-
L’Istituto Flora è un Collegio-Famiglia, la Direttrice è anche
mamma.
Un’allieva esterna ricorda lo sbigottimento provato quando,
entrata al “Flora” per iscriversi ai “Corsi di formazione femminile”,
vede irrompere dal portone una ventina di bimbetti vociferanti e allegri che, all’apparire della Direttrice, la circondano chiamandola
“Mamma!”: stanno tornando da scuola; frequentano infatti le varie
classi elementari in un Istituto religioso di zona ed hanno tutti da raccontare alla mamma quanto è avvenuto nella giornata. Per tutti la
Direttrice ha un sorriso, una carezza, una parola. Più d’una con chi
recrimina qualche ingiustizia subita, come chi riferisce di avere recitato, senza sbagliare, tutta preghiera dell’Angelo Custode e di aver avuto
un voto inferiore ad un compagno che invece ha fatto due errori; o
come chi si lamenta di quanto poco Gesù gli voglia bene, perché a lui
occorre molto più impegno e tempo del vicino per “imparare la lezione”.
Sono tutti orfani con difficoltà. La Direttrice li raccoglie dalle
baracche di Corso Polonia, ora corso Unità d’Italia, le favelas della
Torino degli anni ’50.
“Mamma, com’è brutta la mia casa! – dirà alla Direttrice uno di
questi bambini, da lei accompagnato a trovare la sua “vera” madre.
Con quell’aggettivo “brutta” il piccolo esprime tutto il degrado morale, oltre che materiale, dell’ambiente. I padri sono per lo più inesistenti, o in galera o disoccupati; grida e sporcizia ovunque; diversi i visetti color cioccolato, retaggio del battaglione afro-americano della V°
armata, sbarcato in Sicilia nel luglio del ’43 e rimasto in Italia fino al
termine del conflitto e oltre. È la massiccia immigrazione dal Sud con
il miraggio del Nord industrializzato.
Nella “Casa Madonna degli Angeli” i bambini trovano la “loro”
famiglia. Nella vita in comune, ciascuno ha un contrassegno per riconoscere le proprie cose: biancheria, abiti, oggetti personali. Si usano
60
ni, per il soggiorno nella colonia marina. Sono partiti alle ore 8,00 per
arrivare, tra ritardi e mancate coincidenze, a destinazione alle ore
18,15. La Direttrice sta ora scrivendo dalla stazione di Savona, dove,
perduto il treno delle 21,35, attende quello delle 3 a.m. “che – dice –
mi riporterà piano piano a Torino per le 7,30!” E conclude, sempre col
suo spirito: “Bella giornata, vero? E il mare non l’ho toccato! Ho speranza che le vostre ciambelle riescano col buco meglio dei miei treni
e corriere! Vi abbraccio tutte in Nostra Signora e Flora. Lina”.
La proprietà di Toglie di Viù è la “Casa di riposo”, cioè di vacanze, di svago, di villeggiatura per la famiglia di Nostra Signora
Universale. In collina, sugli 800 m. circa, con un ampio terreno a
prato, frutteto e giardino, sulla riva destra della Stura di Viù, dominata
dal Rocciamelone e dal Monte Civrari, la costruzione è un luogo ideale per accogliere bambini ed adulti. Naturalmente la Direttrice, in una
camera del piano terreno, ha ricavato la Cappella ed in una cartolina
postale del 31 luglio ’62 scrive: “Carissime, buona festa della
Madonna degli Angeli! Saremo unite in quel giorno nella S.
Comunione, poiché penso che avrete forse la S. Messa …. Tra poco G.
ci dirà se verrà sabato o domenica, così saprete regolarvi per il
Santissimo”. Infine, dopo alcune notizie di routine: “Vi ricordo tutte e
vi spero bene. Godete il riposo della Casa di Nostra Signora
Universale, e il sole, anche quello del Tabernacolo. Che grazia grande
poter avere Gesù. Vi abbraccio tutte con affetto in Flora. Lina”.
Poche vacanze si concede invece la Direttrice che approfitta
dell’estate, quando l’Istituto è libero, per far compiere i lavori di ristrutturazione più impegnativi. “Quando saprai – scrive ad una Giovane, in
una lettera dell’8/8/’62 – che la cucina è stata tutta ripulita, la sacrestia
rifatta e la sala ospiti tappezzata, capirai perché non ho scritto”.
La Direttrice-mamma-insegnante, reduce da un grosso malanno, nel suo amore e trepidazione materna, nella sua responsabilità di
guida della Comunità, nella missione educativa e nello slancio aposto-
lico, si rivela tutta in una lunga lettera, scritta a macchina il 3/9/’56, in
cui annuncia il suo arrivo a Toglie di Viù, in “tempo per preparare bene
la festa della Madonna, con la quale – dice – chiuderemo le troppo
lunghe vacanze. …Pensate – continua – che siete in riposo dal 27
luglio, esaminatevi bene sull’uso del tempo, sul compimento dei vostri
doveri … anche questo entra nella pratica della virtù della povertà:
tempo, patrimonio prezioso che non devo sciupare. A proposito della
povertà, vi raccomando di pensare spesso che dipende da noi poter
ancora aiutare qualche bambina o no, con l’economia del sapone, del
fuoco, della luce, dei cibi, dei condimenti, dei fiammiferi, come con il
buon uso di tutte le cose di casa (vetri, ferri, porte, ecc.)”.
È la motivazione logica del risparmio: bando allo spreco, perché ad un altro potremmo dare la possibilità di vivere, con quanto
quotidianamente si getta via. È l’utilizzo morale delle risorse, da un
lato, ma anche una regola di igiene alimentare dall’altro. Infatti:
“Sempre la confusion de le persone / principio fu del mal de la cittade, / come del vostro il cibo che s’appone (Pd XVI, 67-69).
La scienza dell’alimentazione, ora corso di studi universitario, rientra
a pieno titolo nel programma del “Buon governo della casa” stilato
dalla Direttrice, che al proposito, sempre nella lettera del 3/9/’56 riporta: “Vi ho detto tutto questo un po’ spinta da un’osservazione del Padre
(ospite della Casa durante gli Esercizi Spirituali), che è stato tanto disturbato di stomaco e di fegato e mi chiedeva se le dosi dei grassi della
nostra cucina sono quelle in uso quando c’era Flora e fino a qualche
tempo fa. Non ho saputo rispondere se non che mi ero fidata delle
cuoche!” Si usciva dalla fame e dalla guerra e nella ri-trovata abbondanza di generi alimentari si tendeva ad eccedere sia nella quantità
che nella qualità dei cibi; si ripresentavano così le patologie a carico
di fegato e stomaco, scomparse durante il conflitto.
“Sia dunque questo impegno anche di carità – continua la
Direttrice nella lettera – dove la dose dice di mettere un grammo non
61
mettiamocene due, poiché rubiamo ai poveri, dove basta mezza fiamma, non mettiamocene una. Vorrei darvi lo scrupolo di controllarvi dal
punto di vista di Flora, che nulla considerava di poca importanza …
così, nel ricordo di Lei, imparerete a farvi donne sempre presenti a voi
stesse, in continua unione di volontà e di amore al Signore, preoccupate di poter aiutare i corpi di altri bambini per salvare le anime.
Perché non vi nominate “un ministro delle finanze” che vi controlli e
vi aiuti a raggiungere anche nella virtù della povertà quella perfezione
che desideriamo? Vi dico queste cose perché inaspettatamente, e contro i miei progetti, siete rimaste un po’ troppo libere nel fare la prova
di padrone di casa … (ricordatevi che dovete insegnare e perciò sapere sia lucidare una pentola senza sciupare paglietta e sapone, sia stirare consumando la minima energia elettrica possibile). Dovete fare con
intelligenza e in modo razionale; non per nulla anche in cucina avete
il dovere di attenervi alle dosi del foglio apposito, pena una mancanza di obbedienza ed una contro la povertà. ….Fate che ogni minuto,
ogni atto, ogni pensiero segni un passo avanti nell’amor di Dio …
avete Gesù in casa, senza un’occupazione o preoccupazione che vi
impedisca di starGli accanto … miglior periodo di preparazione individuale nel silenzio, … nella casa della Madonna, con Gesù, non avreste potuto desiderare prima di entrare nel vostro pre-noviziato”.
Non manca infine il pensiero alle sorelle in età avanzata: “Non ho
preoccupazione per le sorelle Nuccia e Maria, perché ve le ho affidate e so come vi siano care; vedete in Maria la nostra prima Adoratrice
e osservate in Nuccia quelle doti, che le hanno fatto dare da Flora il
titolo di – delegata all’ordine - …”
Maria mancherà il 7/1/1962; Nuccia la raggiungerà 5 anni
dopo, il 18/12/1966: la Direttrice ricorderà di entrambe nel 13° anniversario di Flora l’impegno a tenere in ordine non solo il guardaroba
della Casa e della Cappella, ma anche il corredo della Parrocchia; l’amore verso le Sorelle giovani che addestravano ed abilitavano al rammendo, al ricamo, al cucito, “l’adesione ai desideri della Direttrice e
… alle indicazioni collettive del Reverendo Padre G. Fissore”.
Ricorderà inoltre l’assistenza di Nuccia alle ragazze somale, ospitate
dalla Casa per essere avviate allo studio ed al lavoro, con una forma-
zione morale e cristiana; nonché la sua opera nel disbrigo della corrispondenza riguardante la Crociata di Preghiera per il S. Padre, per diffondere il culto di Nostra Signora Universale.
Anche da questo ricordo traspare quanto affetto nutra la
Direttrice, quale sia la sua premura per tutte le Sorelle, come tutte
siano “preziose ai suoi occhi”. Così in una lettera del 15.09.1061 che
scrive da “Borgata Flora” (Viù) ad una giovane: “Cerca – la esorta – di
andare presto dal dottore … con la Segretaria, anche domani se è possibile lasciare la sig.na Nuccia, o al più tardi sabato pomeriggio, mentre c’è l’Amministratrice. Digli che stai facendo il concorso, ecc. ecc.,
perché ti dia anche qualcosa da sostenerti in questo periodo eccezionale … Arrivederci presto. Ci troviamo però sempre accanto al
Tabernacolo e nel cuore di Nostra Signora, in cui ti auguro di trovare
per sempre il tuo rifugio e il tuo riposo. In Flora ti abbraccio con materno affetto. Lina.”
La Direttrice gioisce dei successi delle sue giovani. “Mi comunicano – scrive in una cartolina del ’60 – che hai avuto 9 e mi affretto
a dirti il mio brava e a darti il più affettuoso abbraccio.” La destinataria dello scritto ha conseguito con questa votazione il Diploma di
Scuola Magistrale all’esame di Tirocinio. Adesso è impegnata alla
Colonia marina “Coltivatori diretti” a Legino (Sv), dove, dice la
Direttrice in un’altra lettera: “So che non mi farai fare brutta figura e
che farai onore alla Famiglia e all’Opera”. Però la esorta anche a “fare
le …. confidenze solo al Signore; ad essere prudente con le persone
di nuova conoscenza; a non dimenticare, pur stimando tutti, il vecchio
proverbio che consiglia di dire agli amici solo ciò che vorremmo aver
detto, sapendo che domani ci saranno nemici.”
La Direttrice raccomanda sempre la prudenza, che è per lei
veramente la prima delle virtù cardinali, quella che Dante, nel
Paradiso Terrestre, raffigura con tre occhi in testa, in quanto “richiede
buona memoria de le cose vedute, buona conoscenza de le presenti e
buona provedenza de le future (Conv. IV, XXVII, 5) ed è guida delle
altre tre, temperanza, fortezza, giustizia, che senza questa non potrebbero esistere (Pg. XXIX, 130-132). È infatti la capacità di “pre-vedere”
le conseguenze delle proprie scelte e di individuare la giusta via da
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seguire. La lettera, infine, si conclude come sempre con lo sguardo in
alto: “Vivi con Gesù nel cuore e nel pensiero ed Egli ti manderà lo
Spirito Santo a regolare ogni tua azione. Sii per tutte le compagne la
Madonna che passa. In Lei e in Flora, che ti vuole bene e ti protegge,
ti abbraccio con vivo affetto. La tua Direttrice, Lina.”
La Direttrice rincuora nei momenti di affanno: “Non preoccuparti troppo della tua timidezza, che ti chiude la bocca davanti agli
esaminatori severi – scrive da Testona il 16/9/1955, ad un’adolescente
che con lei si confida – l’esame più importante, l’ultimo, lo daremo
dinanzi all’esaminatore più misericordioso, al giudice più illuminato,
a Colui al quale nessuno dei nostri sforzi è rimasto ignorato”.
La Direttrice è sempre vicina alle Sorelle. Così ringrazia una
giovane che le ha scritto: “… Fra tante pene, preoccupazioni, responsabilità, che tu indovini e condividi … la tua letterina di stasera mi ha
dato conforto”. È l’una di notte del 29/11/1954 e la giornata non è
certo stata di tutto riposo, ma la Direttrice non la chiude senza cogliere l’opportunità di rispondere ad un’anima che a lei si è aperta.
“Accompagnami con la preghiera – chiede alla stessa in un’altra lettera – perché la parte mia è difficile e mi occorre l’abbondanza degli
aiuti divini” (15/7/1955).
Ed ecco un’esortazione ad una sua figliola dalla Città Eterna, il
4/11/1958, quando Giovanni XXIII celebra per la prima volta la S.
Messa in S. Pietro – “Ho unito – dice la Direttrice – tutta la Famiglia a
Lui nel momento dell’Offerta e della Consacrazione … I martiri, che
più invoco, ci aiutino a capire la bellezza, l’onore di essere cristiani e
a vivere davvero da “buone cristiane … Studia, prega, sii allegra, socievole, serena; cerca di rispecchiare Flora e cerca sempre, nelle persone, negli avvenimenti il lato azzurro; … c’è sempre, basta abituare
l’occhio a vederlo, anche fra le nuvole, per goderne l’incanto sereno”.
In una lettera, nell’estate del ’60, la Direttrice, che cammina
sulla terra ma con gli occhi rivolti al cielo, scrive che uno dei suoi piccoli ospiti vuole tracciare “una riga diritta, per legare le due case di
Flora di Torino e Viù, per essere tutti insieme”, ma “noi – dice – siamo
… legate attraverso Nostra Signora … - perché: “Nella grazia del
Tabernacolo” è l’unione dei cuori (12/8/1963).
La Direttrice non manca di essere vicina con cartoline e biglietti individuali a ciascuna delle giovani nelle diverse ricorrenze.
Ecco una colomba ed un piccolo fiore bianco con l’augurio ad
una “figliola”, per la Pasqua ’55, affinché sia l’una “per volare alle
anime e portar loro Gesù”, l’altro “per rallegrarLo”.
Ed ecco in un’altra cartolina un agnellino “dolce, umile, mansueto”, con l’invito alla destinataria di farsi così, nelle braccia del
Signore: è il Venerdì Santo 1960.
E da Roma, il 5/5/1958 un altro messaggio: “Come riempirai di
fiori il vaso, così riempi di buone opere la tua giornata. Lina”.
È l’8 maggio: Festa della Mamma. Invitata da due “Sorelline”, la
Direttrice siede con loro in un bel Caffè del Centro. Sono due graziose adolescenti e Lei, la mamma, è una bella signora dal volto ovale ed
il portamento aristocratico. Uscite dal portone di Via san Francesco da
Paola 42, sono giunte in Via Roma e poi in Piazza San Carlo, il salotto di Torino. Alla mamma, per la sua festa, le due sorelline offrono il
gelato. È un bel pomeriggio primaverile ed è gradevole chiacchierare
all’aperto. Inizia così, da quando la festa viene istituita, questa simpatica consuetudine: sempre la stessa è la mamma, mentre le “figlie” si
danno il cambio nell’invitarla. “A casa nostra – dice la Direttrice – si
fa sempre un po’ per uno”.
Lina Prosa se è Direttrice-mamma-insegnante per il Collegio
Casa-Famiglia e le giovani Sorelle, lo è anche per le allieve esterne,
che frequentano i corsi di formazione femminile.
“… Una sedicenne estremamente timida ed introversa … non
soddisfatta né del lavoro, né della propria cultura … decisa a colmare
alcune lacune” varca la soglia dell’Istituto Flora: cerca una scuola che
le dia fiducia. E la fiducia subito gliela suscita la Direttrice, dignitosa e
signorile nel suo “semplicissimo abitino bleu … con i capelli castanodorati, lunghi, ondulati e ordinatamente raccolti sulla nuca … dolci e
materni gli occhi, armoniosa la voce”.2
La sedicenne frequenta con entusiasmo corsi su corsi, ma non
si presenta mai agli esami: ne ha il terrore. Così la Direttrice la coin2
63
Dall’Albero n. 2-II semestre 2002 – anno XVII
volge, come casualmente, nel discorso con una sua cara amica, su
infanzia, malattie, pronto soccorso, ecc. Solo quando le verrà consegnato il Certificato, l’allieva saprà che quel colloquio è stato il suo
esame, superato a pieni voti: la “cara amica” della Direttrice era infatti l’Ispettrice stessa. La paura per la prova è così vinta; l’ansia per l’esito è ricondotta entro termini ragionevoli; a questo primo Certificato
seguono tutti gli altri.
Psicologa perspicace, la Direttrice individua le capacità di ciascuno e consiglia la via da seguire. Così, visti dei “piccoli segnaposti
disegnati con la china” proprio dalla suddetta allieva timida, nel corso
di Cucina per il pranzo di Natale, le consiglia di frequentare il corso
di Pittura su Ceramica, dove questa consegue risultati di eccellenza,
acquistando fiducia in se stessa. Lo stesso avviene per altre allieve in altri settori, così come per le Educatrici Apostole.
La Direttrice è anche in grado di supplire all’improvvisa assenza di un insegnante: provetta cuoca, Crocerossina, pianista, fornita di
una cultura generale di buon livello, può coprire svariate aree disciplinari. “Quando una volta è mancata la docente di italiano – dice un’allieva – la Direttrice si è seduta sorridendo in cattedra e le due ore successive sono volate in un soffio: racconti, aneddoti, riferimenti al presente hanno reso la lezione “gioiosa ed interessante”. E quante volte,
in prossimità dell’esame, la Direttrice si intrattiene con le sue giovani,
facendole “parlare” delle diverse materie, oggetto della prova, spaziando in tutte le Arti liberali del Trivio e del Quadrivio, della parola e
del numero! E quante volte segue le candidate nella sede d’esame, il
giorno degli orali per tranquillizzarle (come nel caso di quell’allieva,
presa dal panico, per aver “dimenticato a casa gli appunti”)!
Particolarmente significativa è la memoria, che lascia al riguardo, una giovanissima maestra, nominata alla Scuola Popolare per adulti, analfabeti ed analfabeti di ritorno, che, per la didattica, dipendeva
dal Provveditorato agli Studi di Torino – Comitato Provinciale
Educazione Popolare, mentre come sede aveva le Casermette di
Altessano, adibite ad aule nell’anno ’54-’55. Ora totalmente demolite,
queste ex-costruzioni per militari prima ed ex-abitazioni per profughi
poi, sorgevano lungo lo stradone d’accesso al paese
Lina Prosa, ordinaria alla Rignon, ha dall’Ispettore scolastico di
Torino IV l’incarico di seguire i docenti di questi Corsi.
“Oltre al sorriso, alla sobria eleganza – scrive la giovanissima
maestra, appena diplomata – ciò che più mi colpisce della Direttrice
sono gli occhi: … che sorridono mentre ti scavano dentro, … davanti
ai quali sarebbe impossibile barare, ma anche occhi di sorella maggiore che comprende le mie difficoltà, le mie ansie. Il colloquio non è
lungo … i suoi consigli pratici” come di non girare tra i banchi, perché
gli allievi non sono bambini, ma adulti, per cui occorre essere prudenti, per evitare spiacevoli reazioni; o di non iniziare subito con la recita dell’Ave Maria, ma attendere: “Aspetta, con calma, non affrettare,
vedremo se è il caso”. Aggiornatissima, Lina tratta problemi complessi: propone ad esempio il film “Lo spretato”, da poco uscito. “Viene
alle Casermette – ricorda la giovanissima maestra – una volta sola per
proiettare diapositive (e prende una fortissima scossa a causa dell’impianto difettoso, ma sorride e dice “Non è niente”), ma è sempre presente … un appoggio insostituibile … su tutto imprime un marchio che
mi accompagnerà per sempre: - Se ci sono delle difficoltà, diciamolo
alla Madonna! … Se ti capiterà di non sapere cosa dire, pensa a Flora!
- Quando qualcosa le stava a cuore, trovava subito le parole… A
Natale mi dona una copia del Vangelo e appone sul frontespizio il timbro ‘Educatrici Apostole’: altra impronta di vita, altro programma tacitamente ricordato”.
Perciò, proprio perché competente in tutti i campi inerenti ai
Corsi Professionali ed alla Scuola Magistrale, la Direttrice è in grado di
valutare, consigliare e guidare gli stessi docenti.
64
La memoria della sorella
Da una foto di Flora la Direttrice ricava un quadro, che pone
al 3° piano perché accolga le allieve all’ingresso e le accompagni
all’uscita ed altre immagini da questo tratte dispone nella Casa, segno
della presenza della Fondatrice e richiamo al Suo stile di vita.
Di Lei la Direttrice fa memoria nelle preghiere, nelle meditazioni, nelle azioni quotidiane e in forma solenne nelle ricorrenze.
Mercoledì 21 aprile 1954 Lina fa celebrare la S. Messa di
Trigesima per Flora nella Parrocchia Madonna degli Angeli; officia il
Rev.do Padre Stefano Tinivella, Ministro Provinciale O.F.M. Tutta la
famiglia è riunita; sono le 8,30 ed ormai è primavera: cominciano a
fiorire gli ippocastani, che spuntano dai cortili dei palazzi storici e s’inseguono nei viali, brillanti di rugiada all’aurora, ceri accesi al tramonto.
Mercoledì 28 aprile la Direttrice prega Mons. Longinotti di
celebrare per Flora la Messa nella Cappella della C.O.R. Sono le 7,30,
cantano i merli sui tigli del cortile, l’aria fresca porta dalle vetrate socchiuse la fragranza del giardinetto, che si fonde in un unico profumo
con i fiori dell’altare; bianchi li vuole Lina, come quelli che hanno
addobbato la cameretta di Flora il giorno del trapasso, come la veste
della sorellina di Lei, Elvise, morta a 6 anni nel 1918 (di spagnola?),
che aveva detto alla mamma di voler indossare l’abito della festa, perché la Madonna stava per venire a prenderla (Summarium, 416).
Il 25 dicembre 1954 è il primo Natale che la Direttrice trascorre – come nota nel suo diario la giovane della C.O.R. – “senza la sua
cara signorina Flora … che amava più di una sorella … suo … aiuto e
conforto nelle difficoltà della vita … vero ausilio per la formazione
delle anime, che tanto le stanno a cuore. La Direttrice l’ha assistita
durante tutto il periodo della dolorosa malattia … con sforzi superiori
alle sue possibilità, fino all’agonia di quest’anima santa … che ha
lasciato questa povera terra il 12.03.1954, Anno Mariano, come Lei
aveva predetto”. Ma anche in questo Natale la Direttrice riesce a “sor-
Al termine del corso, il Provveditore agli Studi invia una lettera
alla Direttrice, complimentandosi per il “lavoro intenso ed appassionato” da Lei svolto alle Casermette; congratulandosi per la cronaca dell’anno scolastico redatta dalla giovanissima maestra a Lei affidata;
documento che egli conserva “per un’eventuale pubblicazione … in
modo che possa servire di illuminazione ed incoraggiamento per altri
insegnanti”; augurandosi di avere Lina Prosa come “collaboratrice nel
campo educativo degli adulti anche per il futuro”.
Il 18 marzo 1989 il Presidente Nazionale della F.I.D.A.E., come
“testimonianza di vita impegnata per la città terrena e quella celeste,
esempio concreto di dedizione educativa e di professionalità”, consegna la medaglia dei Benemeriti della Scuola Cattolica alla Direttrice:
“Sic luceat lux vestra coram hominibus, ut videant vestra bona opera
et glorificent Patrem vestrum qui in coelis est”.3
È un pomeriggio di “Marzo … inverno già non più, / non primavera ancora” 4 quando, rivestita del suo tailleur scuro, dignitosa
nella sua sobria eleganza, Lina sale sorridente sul palco: ha 85 anni;
da pochi giorni ha commemorato Flora, nel 35° anniversario del Suo
transito. Tra 4 mesi la raggiungerà.
3
4
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere
buone e rendano gloria al vostro Padre, che è nei cieli”.
Gozzano, “Anthocaris cardamines”
65
ridere”: non deve turbare le “sue figliole”: Flora ha veramente raggiunto Colui che “chiamava Suo Sposo”; Flora è veramente presente in
questa Messa a S. Maria degli Angeli, come l’anno prima, quando
volle, se pur sofferente, essere vicina alle sue giovani che cantavano.
Giovanni Paolo II durante il Pellegrinaggio a Roma nel 1980. “Dietro
alla transenna non è affatto comodo tenere alto il quadro che vogliamo offrirGli; – scrive la Direttrice per l’occasione – il Santo Padre mi
aiuta a sorreggerlo e guarda a lungo l’effigie di Nostra Signora
Universale, che stende l’ampio manto a protezione del Vaticano e del
mondo.5 “Io sono luce – aveva detto la Vergine a Flora – e ciascun
popolo mi vede secondo il proprio ideale 6”; dall’essere di tutti i popoli quindi deriva l’epiteto di Nostra Signora Universale; dalla fedeltà alla
Chiesa, fondata da Cristo su Pietro, deriva l’invocazione che l’accompagna.
Dalla Segreteria di Stato del Vaticano si ringrazia la Direttrice
“per l’attestato di ossequio e per i sentimenti che l’hanno suggerito”,
auspicando “una sempre più fervorosa consacrazione agli ideali della
benemerita istituzione” 7.
Fino dal 1957 Lina inizia la Crociata mondiale di preghiera con
la giaculatoria di Flora, che viene tradotta in oltre 10 lingue 8.
Comprende infatti Lina quanto “pesa il gran manto a chi dal fango il
guarda” per cui “penna sembran tutte l’altre some” al confronto (Pg
XIX 104,105) e quanta responsabilità ci sia in quel ministero di “Servus
servorum Dei”; lo stesso spirito di servizio infatti la anima nella sua
“carica” di Direttrice.
Nel quinto anniversario del suo trapasso, Lina fa pubblicare un
opuscolo, con prefazione di Mons. Tinivella e Padre G. Fissore, in cui
ha raccolto alcuni pensieri di Flora, un florilegio della Madonna,
Signora dell’Alba (p.13), Regina del Cielo e Mamma Pellegrina (p.15),
Signora Universale (p.20), Luce (p.21) che guida all’ “Eucaristia pane
di Vita” (p.23), Condottiera, che porta “alla vittoria sicura”, Guerriera,
che combatte contro il nemico di questo mondo, con le schiere dei
suoi Angeli di cui è Regina (p.33), Maria Immacolata che, superiore
alla luce del sole, Imperatrice del mondo, non teme le tenebre.
Ella indica a Flora la sua missione: “Sei un ponte attraverso il
quale si salveranno molte persone (24); “Cerco anime che mi aiutino
a portare la croce” (26); “Venite per asciugare il volto di Gesù ed Egli
lascerà impressa nel vostro cuore l’immagine sua, come fece alla
Veronica” (27); “Il Signore lascia ancora tempo ai Cristiani ed essi
basterebbero da soli, mettendosi in piedi, a salvare il mondo” (30);
“Amatevi di più, … perfezionate le vostre preghiere, non cercate il
numero, ma la sostanza e la fede …non rimanete sordi al mio invito”
(32). E infine la promessa: “Non temete! La Mamma vostra non guarda il vestito misero, ma guarda che sempre più ampio sia il manto
della misericordia per coprirvi” (p.38).
In copertina, sullo sfondo azzurrino che sfuma nel bianco la Direttrice
fa disegnare la parte destra del manto di Nostra Signora Universale,
bordato nell’oro di stelle e croci greche alternate, con le insegne pontificali del Triregno e Chiavi di Pietro ad un angolo, la mano della
Vergine dall’altro, mentre in basso si protende verso la Madonna il
fiordaliso, il piccolo “fiore di campo”, logo di Flora, del colore degli
occhi di Lina.
Di questa immagine di Maria, Mater Misericordiae, Flora ha
parlato a Lina nel gennaio ’53; questa immagine sovrasta l’altare nella
Cappella della Casa; questa immagine sarà da Lina donata al Pontefice
1964: nel decimo anniversario del sereno transito di Flora, Lina
pubblica il primo numero de “L’Albero”, organo semestrale della Casa,
non solo informativo ma anche formativo, in quanto la vita dell’Opera
ha le sue radici profonde nella Fede, trae linfa dalla Speranza, si propaga nei rami e nelle fronde della Carità. Ne “L’Albero” Lina fissa “ad
memoriam” ad un ricordo cioè propositivo, che sempre fruttifichi nel
tempo, gli eventi significativi della Comunità, sorta in unione con
Flora. Nel primo numero, Lina, dopo aver fornito alcuni cenni biograAlbero 1980
Summarium 592-593
7
Albero 30.11.1980
8
Flora Manfrinati, Apostola laica, pag. 146
5
6
66
fici della Sorella, nonché relazioni di grazie per intercessione della
medesima, dà notizia del Processo Informativo Diocesano, iniziato
quattro anni prima e da lei stessa promosso. Chiude la seduta di apertura la benedizione del Cardinale Maurilio Fossati per le “benemerite
Educatrici Apostole, … perché l’Istituto trovi adeguato sviluppo alle
crescenti necessità spirituali della società moderna, che ha tanto bisogno di essere permeata dall’amore di Dio”.
L’anno seguente, Lina fa stampare un depliant illustrativo della
Casa Famiglia per studentesse ed impiegate e del Collegio-Famiglia
“Madonna degli Angeli”.
scuola materna ha due sezioni con 60 bambini, ma già Lina pensa ad
“una nuova costruzione, anche soltanto un prefabbricato, che permetta di accoglierne una terza e forse pure una quarta. Inoltre, “la sera o
il sabato – scrive Lina – corsi di Pronto Soccorso, Assistenza al malato, Taglio e Confezione, Musica, Cucina” si svolgono “con notevole
concorso di allievi ed allieve”. Palera “campo di apostolato … costato
a Flora anni di fatiche e di lotte”, sorto intorno al Tabernacolo, ha, grazie a Lina, un nuovo sviluppo. “Le giovani … vengono … per ore di
adorazione … momenti di discussione …, distensione; le bambine per
il gioco nel grande prato”. Lina vi organizza anche incontri di spiritualità: “Recentemente, - prosegue nella sua Relazione – Mons. Maritano,
Vicario Episcopale, ha onorato con il suo intervento una riunione di
signorine e giovanotti per una revisione di vita”.
Istituisce quindi il “Premio Flora” per le migliori allieve, sia
interne che esterne, dei Corsi di formazione femminile, riconosciuti
dalla Regione: il Consorzio Provinciale Istruzione Tecnica fornisce
medaglie d’oro e d’argento. Un’Ispettrice sovrintende agli esami e si
rilasciano Certificati con valore legale. “… queste lezioni – scrive
un’allieva – mi hanno maturata ed hanno accresciuto in me la gioia di
essere donna”; “… la responsabilità – un’altra dichiara di aver acquisito – di essere donna … verso i bambini, i sofferenti, … di fronte alla
scelta del compagno della vita, di fronte alla maternità ed all’azione
educativa”. La fiducia in Dio alimenta il lavoro dell’uomo, ma non si
sostituisce ad esso e Lina nella sua Relazione a chiusura dell’anno scolastico ’68-’69 ammonisce: “Non lasciar cadere un solo punto del tuo
lavoro a maglia: faresti una scala, perché, se pur piccolo, è sempre
indispensabile. Non trascurare un solo istante, tutti sono infinitamente
preziosi per tessere, senza nessuna falla, la stoffa della tua vita”.
11 ottobre 1971: “Si apre la casa di Testona, come centro di
orientamento per ragazzi della scuola media”. Lina, sull’Albero ’74 ne
riferisce la storia. È la Villa Novellis, già svuotata dai ladri, ma adesso
riparata, adattata, rimodernata, pur con “spese … come si dice ora,
favolose” precisa la Direttrice. Padre Emanuele Battagliotti vi si trasferisce, ridipinge la Cappella, mura il Tabernacolo, segue “i ragazzi” che
“frequentano la scuola statale … proprio davanti alla Villa, con buoni
risultati”.
Ed ecco una nuova iniziativa dell’Opera: si accolgono a vivere
“nel clima di famiglia … giovani desiderose di frequentare la scuola
media superiore, ma nell’impossibilità … di realizzare la loro aspirazione”. Nello stesso anno scolastico 11 conseguono l’Abilitazione all’Insegnamento, 7 la qualifica di Assistente all’infanzia, altre l’impiego.
Crescono dall’albero di Flora, coltivato da Lina, nuovi rami; sull’omonima pubblicazione del luglio ’70 Lina scrive: “Potevamo forse
dire di no, quando ci è stato proposto di sostituire le Suore del
Cottolengo, che lasciavano … la scuola materna di Palera, fondata con
tanto lavoro e con tanta sofferenza dalla nostra Flora nel 1936?” Lina
dice di sì: si rifanno “con enormi spese – scrive - … soffitti e pavimenti, impianti igienici e di riscaldamento. Tre Educatrici Apostole … con
entusiasmo” accettano di lavorare a Palera sulle orme di Flora. La
12 marzo 1973: nella celebrazione liturgica per il 19° anniversario del transito di Flora, che – “Amo la morte – aveva detto quel giorno – perché da essa comincia la vita”, Lina alla Madonna affida, con
tutte le attività che vi si svolgono, il nuovo edificio dell’Istituto, costruito dove all’origine si trovava il Cinematografo. Dotata di grande palestra, aule spaziose, servizi ad ogni piano, “la scuola … in ordine,
modernamente attrezzata, accogliente, bella” si apre il 1° ottobre ‘72”
67
e le allieve vi accorrono numerose. Lina conclude la relazione ricordando come alla cerimonia di Premiazione, il 15 dicembre, siano presenti “l’Assessore, … Ispettori, …Insegnanti”, nonché rappresentanti
del “Consorzio Provinciale dell’Istruzione Tecnica”.
di Pio XII; la Baronessa Sofia Novellis, che lascerà all’Opera la sua villa
di Testona.
Il 18 marzo 1978 S.E. Mons. Anastasio Ballestrero, Arcivescovo
di Torino, presiede in Curia la seduta di chiusura di questo Processo,
che ha subito un’interruzione di ben dieci anni, dal novembre ’65 al
gennaio ’76, per la “cessata attività” del precedente Tribunale di Torino
“per le Cause dei Santi” e la costituzione del nuovo.
“Fratel Gustavo Furfaro presenta brevemente la figura della
Serva di Dio e S. Ecc. l’Arcivescovo rivolge ai presenti elevate parole
di incoraggiamento a seguirne l’esempio. A tutti la Direttrice esprime
un vivo grazie” 9
Il 30 marzo 1978, alla presenza della Direttrice, accompagnata da P. G. Fissore, il Vice Postulatore Fratel Gustavo Furfaro “consegna
alla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi in Roma i volumi del
Processo Informativo Diocesano … chiusi … con sigillo dell’Arcivescovo” (id).
30 agosto 1984: Lina si reca a Mottatonda Nuova, in provincia
di Ferrara, per trattare l’acquisto della casa natale di Flora, “ormai
ridotta – scrive la Direttrice sull’Albero di dicembre – ai muri perimetrali, ma per noi ugualmente preziosa”. Avrebbe dovuto essere del
tutto demolita, come le altre della zona, “per ordine della Società
Bonifiche Terreni Ferraresi, che destina a coltivazione di soia le
immense distese, punteggiate ormai soltanto dalle macerie” delle abitazioni di un tempo. Ma, avvertita da Don Fernando Scarpa, parroco
del vicino paese di Gherardi, Lina giunge sul posto per realizzare
senza indugio il suo progetto: “rimettere in sesto la casa, che potrà
diventare luogo di preghiera e centro di interesse per la conoscenza”
di Flora, “molto amata in quei luoghi” (id.)
Il 15 giugno 2002, durante la Premiazione del “Concorso Lina
Prosa”, nella palestra dell’Istituto, il Dott. Franco Franciosi, Aggregato
dell’Opera, ricorda quell’incontro a Mottatonda con Lina, che “se ne
stava seduta con il mento appoggiato sulla mano destra, sguardo al soffitto, nell’attuale chiesa grande e diceva – Adesso compriamo, poi
Flora ci dirà. – Oggi, lo sappiamo tutti, - così conclude il dottore – se
c’è Mottatonda è merito di Lina e delle Educatrici Apostole”.
Lina, allo scopo di perorare l’introduzione della Causa di
Canonizzazione e Beatificazione di Flora, interpella “una cinquantina
di personalità del clero secolare e del laicato perché inviino lettere
postulatorie”: in tutto ne giungono a Roma circa 70. Inoltre si annoverano la lettera firmata dal Cardinale Anastasio Ballestrero, Arcivescovo
di Torino, e dai 16 Vescovi del Piemonte, nonché missive di Superiori
Generali di Congregazioni religiose.
Il 1 maggio 1981 a Sua Santità Giovanni Paolo II scrive anche Lina, che
ricorda come Flora sia stata “anima di sofferenze fisiche e morali eccezionali … di carità … fede … umiltà e nascondimento … di eroica fortezza cristiana, di attività continua nella vita ordinaria e di apostolato”
(id), come anche abbia compiuto “cose ardue … precorrendo i tempi
in campo sociale”. Lina sottolinea di Flora “l’equilibrata spiritualità …
tutta appoggiata al magistero della Chiesa, centrata nella SS. Trinità,
nell’Eucarestia, nel filiale amore alla Vergine Santa, Nostra Signora
Universale”. Lina testimonia di Flora la “continua unione con Dio,
Ma coronamento dell’opera di Lina, per onorare la memoria
della Sorella, è il Processo Informativo su Flora che, raccogliendo
documenti e testimonianze Ella avvia nella Diocesi di Torino.
Si reca perciò in tutti i luoghi del Veneto e del Piemonte in cui
“la Sorella” ha operato. Interroga familiari, Sacerdoti, Religiose, laici e
quanti hanno con Lei avuto rapporti più o meno duraturi. Il Processo
inizia il 27 ottobre 1960 e Lina è la principale teste; accanto a lei
notiamo il Direttore Spirituale Padre G. Fissore; Mons. Longinotti, che
alla Direttrice nel ’50 aveva chiesto di annotare scrupolosamente tutto
ciò che Flora diceva o faceva; la Marchesa Rossignani Pacelli, sorella
9
68
Album Flora Manfrinati ’98.
Creatore e Padre, Spirito Santo Santificatore, Gesù Redentore, che Ella
amò con particolare tenerezza Bambino nella sua infanzia, Nazareno
nella giovinezza, Crocifisso nella sua maturità, con la partecipazione
alla Passione e illimitata fiducia in Lui”.
Dopo una sintetica esemplificazione dell’apostolato educativo
di Flora, Lina ne mette in evidenza “l’amore particolare per la sede di
Pietro, per il Papa”, per il quale “offerse la vita”, così come “offrì preghiere e sofferenze” per i Sacerdoti e le vocazioni.
Lina sottolinea come atto di giustizia, con quanto “disinteressato, infaticabile e prolungato contributo di lavoro estenuante Flora ottenne che
tre importanti lasciti di patrimoni ed immobili in tre località del
Piemonte, fossero restituiti, secondo il volere dei donatori defunti, allo
scopo per cui erano stati destinati, cioè a beneficio delle popolazioni.”
Riporta infine Lina il motto di Flora: “Il mondo è la mia patria e
tutti sono miei fratelli” ad indicare che, “nella sua inesauribile carità,
trovarono posto malati, peccatori, perseguitati, esiliati, soldati, infermi,
orfani, alluvionati, ciechi, poveri, anziani, emarginati” a cui Ella si
donava “per aiutarli nella vita ed avvicinarli a Dio”.
Lina conclude il profilo di Flora affermando che “così lontana
dal moderno idolo dell’Avere, ma così sicura del suo Essere creatura di
Dio e del – tutto posso in Colui che mi conforta”, Ella può rappresentare un luminoso esempio per tutti i cristiani … “in questi tempi in cui
angoscia, smarrimento, violenze, inquietudine profonda segnano il fallimento di un modello che esclude Dio”. Ricorda infine Lina la missione avuta da Flora “di continuare la sua Opera … ed a nome di tutti i
suoi membri” rivolge “l’umile domanda perché sia formata la
Commissione per l’Introduzione alla Causa di Beatificazione”.
In questo profilo, che traccia di Flora, si rispecchia Lina, Sorella
d’Amore e di Fede.
Il 2 agosto ’82, da Roma, giunge a Lina la notizia del Decreto
favorevole all’Introduzione della Causa; due anni dopo è nominato il
Relatore; le operazioni si concludono il 6 ottobre 1989 con la
Dichiarazione di validità del Processo Informativo.
“Dovrai avere un cuore da leone per sostenere la tua sofferenza, le aveva predetto un giorno Flora”: queste parole ricorda la signora Silvia di fronte agli atroci dolori che tormentano Lina negli ultimi
tempi. Ma in Lina risuonano anche altre parole di Flora: “Tu devi dire:
‘Per Te, o Signore, accetto perché Ti amo. Per Te, o Signore, perché
voglio raggiungerTi. Per Te, o Signore perché voglio salire’. Tutto deve
servirti per mettere gradini nella scala per salire. Devi mettere nella tua
volontà l’abbandono. Non devi più essere di questa terra. Devi imparare ad amare tanto la sofferenza e prenderla sempre come un premio”.
Sempre padrona di sé, nonostante fosse contraria all’accanimento terapeutico, Lina accetta però di sottoporsi alle cure proposte,
fino ad acconsentire anche all’amputazione dell’arto malato, pur nella
consapevolezza che il suo organismo è ormai del tutto compromesso.
Infatti, l’operazione non può aver luogo.
Nell’intima unione alla Croce, testimone di Speranza nel
Risorto, parlava serenamente del proprio stato col Dottor Cesare
Navone, a cui nell’imminenza del trapasso dice: “Ho avuto un bravo
dottore”. È il suo congedo.
Il 10 luglio 1989, nella Cappella della Casa, sotto il quadro
della Madonna, tra fiori dall’intenso profumo ed il compianto delle
Sorelle, Lina inizia l’alto viaggio: il rosario tra le mani intrecciate in
preghiera, il volto sereno, chiusi gli occhi color fiordaliso, sempre
atteggiata al sorriso la bella bocca armoniosa.
Tre mesi prima Lina ha raggiunto Flora.
69
La Direttrice Lina Prosa a Ca’ Civrai
nelle Valli di Lanzo (To) con le bambine del Collegio Casa Famiglia
Madonna degli Angeli
FOTO N. 40
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FOTO N. 41
FOTO N. 43
ISTITUTO FLORA
per la formazione della donna
e per le professioni femminili
FOTO N. 42
FOTO N. 44
FOTO N. 45
ISTITUTO FLORA
per la formazione della donna
e per le professioni femminili
FOTO N. 46
FOTO N. 47
Corsi rapidi pratici
per signore e signorine
durata: da 3 a 6 mesi
Cucina
Ricamo e cucito
Buon governo della casa Maglieria a mano
Puericultura
e a macchina
Pronto soccorso
Decorazioni ceramiche
Assistenza al malato
e pitture su stoffa
Economia domestica
e legno
Taglio e confezione abiti
per signora e bambini
FOTO N. 49
Cerimonia di premiazione a fine anno
alle allieve meritevoli dei corsi svolti
all’Istituto Flora
FOTO N. 48
Corsi di qualifica
professionale
durata: da 6 mesi a 2 anni
Assistente all’infanzia
Assistente alla gioventù
Aiuto familiare
Guardarobiera
Maglierista
Decoratrice di ceramica
Dattilografa
Stenografa
Coptometria
Contabile di mano d’opera
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FOTO N. 50
Scuola Materna “Carlo Lecchio”
di Palera. Una partita di calcio: i
giocatori, tutti premiati, posano
con la Direttrice Lina Prosa per la
foto ricordo
FOTO N. 51
21 marzo 1987. Mons. Luigi Maverna a Mottatonda Nuova (FE)
benedice la Casa Natale della Ven. Flora Manfrinati, dove la
Direttrice Lina Prosa realizza senza indugio il suo progetto di
“Casa di preghiera e di incontro per gruppi famiglia”
FOTO N. 53A
FOTO N. 52
Scuola Media “Centro Flora
Manfrinati” di Testona. La
Direttrice Lina Prosa consegna
agli allievi le maglie per le squadre di calcio
P: Giacomo Fissore I.M.C.,
la Direttrice Lina Prosa
e il Prof. Luigi Sacchetti
EDUCATORE APOSTOLO, prezioso collaboratore nella
scuola dell’Opera
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FOTO N. 53B
Chiusura del Processo Informativo Diocesano della Serva di
Dio Flora Manfrinati.
Torino, 28 marzo 1978.
Mons. Giovanni Luciano notaio,
mette i sigilli alla presenza della
Direttrice dell’Opera di Nostra
Signora Universale Lina Prosa
FOTO N. 54
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Torino, 18 marzo 1989. Padre A. Perrone
Presidente Nazionale della FIDAE consegna la Medaglia dei Benemeriti della
Scuola Cattolica alla Direttrice Lina Prosa.
Sul palco è presente anche Fratel Tullio
Panizzoli, responsabile della FIDAE
Regione Piemonte e Valle d’Aosta
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Udienza speciale durante il pellegrinaggio torinese con l’Opera Diocesana
Pellegrinaggi. La Direttrice Lina Prosa
ha presentato a S.S. Giovanni Paolo II
l’omaggio del quadro con l’effige di
Nostra Signora Universale e le notizie
storiche riguardanti l’Opera
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L’Opera di Nostra Signora Universale
“Ora come allora”
per un profondo esame di coscienza, per farne una pedana per nuovi
slanci e… ancora motivo per un bel Magnificat”. “Grandi cose ha fatto
in me l’Onnipotente”, esulta Lina con la Vergine e ringrazia il Signore,
in quanto “Cristiana per bontà Sua e sopportazione Sua per la non
bontà mia” (id.)
La Carità è propria del “buon cristiano”. Occorre – dice Lina –
“togliere ogni mancanza di carità verso il prossimo: giudizi interni,
parole scortesi, atti sgarbati, ecc. ricordando che Dio è carità e che,
dove non c’è carità, non c’è Dio”.
Carità è il “buon uso degli occhi, il guardare al prossimo con amore è
l’opposto dell’invidia, del guardare contro, del “videre in” quindi dell’odio. “Dove passo guardo”, all’ “occhio … dono di Dio” nulla che
concerna la carità deve sfuggire.
E poi “Devo fare il numero uno e dietro a me non sia necessario che passi nessuno”: devo “amare la perfezione del lavoro – scrive
Lina – e cercarla per conquistare pazienza, costanza, calma, ordine”:
lavoro e studio sono un mezzo per la formazione del carattere.
È necessario rimuovere gli ostacoli, devo demolire “per poter –
scrive Lina – costruire in me la dimora di Dio e di Nostra Signora”.
Devo “distruggere l’abitudine di parlare forte, per sentire nel raccoglimento abituale la voce di Dio in me”. Devo “convincermi che ogni
osservazione, ogni rimprovero, ogni insegnamento è un colpo di piccone per distruggere la mia ignoranza (c’è, ne devo essere persuasa) la
mia presunzione, il mio orgoglio”. È l’atteggiamento del fedele di fronte al Magistero della Chiesa, al Pontefice, al Padre Spirituale.
Ora come “allora”, Lina Prosa guida le Educatrici Apostole col
seme della sua parola: “Dio – io in Dio. Cercare di vivere in Dio, ricordando che D è maiuscolo ed è prima di “io”. Ciò implica “sforzo per
giungere alla vita di unione seguendo Flora”. Unione di ciascuna con
il Creatore, unione di tutte con tutte nella Comunità, unione di questa
con le Ospiti del Pensionato, con gli allievi/e della Scuola, con le loro
famiglie, con la Parrocchia, le Missioni, i vicini ed i lontani…
Ora come “allora” primo proposito dell’Opera è la “santificazione dei suoi membri nell’esercizio delle virtù proprie dei primi apostoli del Vangelo, in una devozione particolare della Madonna, ritenuta l’Ispiratrice e la Fondatrice della medesima” 1.
Ora come “allora”,
Lina indica alle sue figliole il cammino di perfezionamento che si attua
attraverso quotidiane conquiste: un’attività intelligente ispirata dall’amor di Dio, per cui non si fa “passare il tempo” (“terere” dicevano gli
antichi) nel senso di consumarlo, logorarlo, polverizzarlo senza che
della nostra vita niente rimanga, ma lo si “mette a frutto”. “Serva tempus” è il monito scritto sulla meridiana, “non sciuparlo”, sii consapevole del suo valore, “chè perder tempo a chi più sa più spiace” dice
Dante (Pg. III, 78) e, nella cornice degli accidiosi, che hanno peccato
di poco amore verso il Vero Bene, cioè Dio, il Poeta ammonisce: “Il
tempo non si perda per poco amor” (id. XXIV, 91). Opposta all’accidia
è infatti la sollecitudine della Carità, sull’esempio di Maria, che “corse
con fretta a la montagna” (Pg. XVIII, 100) per assistere sua cugina
Elisabetta nell’imminenza del parto, e, riconosciuta da lei Madre del
Salvatore, esulta con il cantico del Magnificat.
È un passo caro a Lina, che nella lettera da Roma del 6/11/’58
scrive di trovare nell’espressione “ - buona cristiana - tanti argomenti
1
“Poiché so – prosegue la Direttrice – che Dio resiste ai superbi
ed io non voglio trovare la Sua resistenza, ma il suo aiuto, la Sua misericordia, il Suo amore, non mi ribellerò, ma con umiltà dimostrerò
riconoscenza a chi adopera con fatica il piccone per le demolizioni
necessarie”. È l’atteggiamento umile di chi interpreta in modo positivo
G. Raminelli, Flora Manfrinati, Apostola laica, pag. 144
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quanto può ferirlo, riconoscendo l’altrui autorità. L’umiltà “implica
padronanza di sé; accettare un rimprovero, riconoscendo il proprio
errore, comporta uno sforzo: conservare il volto sereno è una vittoria
sull’impulsività dei sensi.
Essere “compos sui 2” è, per gli antichi, virtù dell’uomo forte d’animo e Lina Prosa, nel ricordo dell’ex-maestrina delle Casermette di
Altessano è “la vera donna forte delle Scritture, che” l’ha “presa per
mano tanto tempo fa” e che sente eccezionalmente vicina anche oggi.
“Quando le preoccupazioni ed i dispiaceri – scrive – rendono il cuore
pesante, risento la Sua voce: - Diciamolo alla Madonna! – e con tanta
serena fiducia, penso anche: “Lo dico a Flora e a Lina”.
Infine, per Lina, una norma fondamentale per la vita di
Comunità, che ogni componente deve far sua è: “Non lasciar mai
scendere la notte senza aver chiarito dubbi, difficoltà, contrasti,
incomprensioni con chi ha la responsabilità di guidarmi”.
Indispensabile ricetta per il buon riposo.
edificio Liberty che spicca, alla periferia dell’abitato, per la torretta e
la tinteggiatura giallo oro, annesso alla Scuola Materna di Palera; nelle
intenzioni del donatore, Carlo Lecchio, la proprietà doveva divenire
un luogo a beneficio della popolazione, quale appunto le Educatrici
Apostole hanno realizzato. Celebra Padre Giulio Francisetti che, nonostante le precarie condizioni di salute, ha voluto essere presente e
che, nell’Omelia, ricorda commosso la prima Direttrice ed il Suo operato.
Finalizzato alla formazione ed alla crescita di piccoli ed adulti,
il Centro da un lato “propone attività sperimentali secondo tempi flessibili ai bambini della prima infanzia e prospetta rapporti sistematici
con la scuola materna, per favorire anche un possibile inserimento”;
dall’altro “offre ai genitori opportunità di preparazione e di sostegno
sia con attività quotidiane, sia con incontri mirati ad affrontare particolari problemi” 4.
A tale riguardo, un’importante occasione è anche la Festa della
Famiglia a Ca’ Civrai a Toglie di Viù, centro di spiritualità e di vacanza
già al tempo e nell’intendimento di Lina Prosa. Qui vengono a turno
giovani del Liceo, ragazzi della Media, bambini delle elementari ed
anche della Scuola Materna, nonché gruppi parrocchiali. Per tutti le
Educatrici Apostole sono, come Lina, insegnanti- mamme dei piccoli,
sorelle ma sempre educatrici dei grandi: non abdicano al loro ruolo,
né quando giocano con gli uni, né quando colloquiano con gli altri.
Come ‘allora’ Lina, la Direttrice attuale offre ora alla meditazione delle Educatrici queste riflessioni, regola della Casa e della Scuola.
Ora, come ‘allora’
l’Opera promuove “varie forme di apostolato nel campo religioso,
morale, scolastico, sociale, in piena dipendenza e devozione al Santo
Padre ed alla Chiesa” 3. Sono i rami del grande Albero di Flora, alimentato dal fervore di Lina.
Mottatonda è ora quel Centro di preghiera, che Lina aveva ‘allora’ progettato. Nel giugno dell’ ’89 la Direttrice “venne alla festa della
Madonna – dice un Aggregato del luogo - … soffriva molto, si era
dovuta coricare sul divano nel piccolo appartamento da Lei ricavato
nella Casa natale di Flora, insieme ad una Cappella col Santissimo; …
mi volle vicino, per dirmi d’interessarmi al realizzo delle stanzette per
i ritiri spirituali,… offerta la Sua sofferenza al Signore tramite la
Madonna”.
Le Educatrici Apostole hanno portato a termine il progetto di
Ora come ‘allora’,
sulle orme di Lina Prosa, le Educatrici Apostole si impegnano a seguire scrupolosamente le disposizioni testamentarie, per quanto concerne i lasciti alla Casa.
Così nel 10° anniversario del trapasso di Lina, per la festa
dell’Immacolata, ci si incontra nel nuovo “Centro Famiglia Flora”, un
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“padrone di sé”
G. Raminelli, Op. cit., pag. 145
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L’Albero, 1998, pag. 26
Lina: non solo per le camerette e i luoghi-ricordi dove è nata Flora, ma
anche per l’ampliamento e l’attrezzatura della porticaglia e dell’area
circostante per l’accoglienza di gruppi; ma anche per promuovere il
gruppo degli Aggregati e degli Amici, istituito dalla loro prima
Direttrice, per sostenere e far vivere l’Opera ed ora “Mottatonda, come
centro di spiritualità, è una realtà viva. Di recente è stata inserita anche
sulla rivista – Tempi dello Spirito – della FIES, come Casa per Esercizi
Spirituali” 5.
Ed ancora più recentemente è stata dedicata a Flora una strada
a Jolanda di Savoia, nella zona della Sua Casa Natale ed un’altra a
Palera, luogo del suo Apostolato.
seguendo “con semplicità, umiltà, ma sempre con immensa tenacia”
le orme di Lina Prosa, hanno aperto dopo la riforma della Scuola
Secondaria e la scomparsa la Scuola Magistrale, superando tutti gli
ostacoli burocratici, nonché i concorsi che le rendono idonee ad insegnarvi. Sempre in questo Istituto, si tengono Corsi Professionali
Regionali ed Incontri Formativi; inoltre vi si è riaperto, messo a norma
secondo la vigente legislazione in fatto di abitabilità, il Pensionato
Studentesco, realizzando così il desiderio della Prima Direttrice di
accogliere nella Casa e nella Famiglia di Flora le giovani, che frequentano a Torino i corsi universitari.
“Ricordare oggi la Direttrice Lina Prosa – conclude Padre E.
Battagliotti nell’Omelia – non è soltanto atto dovuto di gratitudine e
riconoscenza ad una persona che ha dato tutto di sé per una causa
tanto nobile quale è l’istruzione, la formazione e l’educazione intellettuale e spirituale delle giovani, ma vuole essere il grazie riconoscente
a Dio che ce l’ha donata … A Gesù … affidiamo il nostro ringraziamento, la nostra preghiera, la gioia di questo giorno perché diventi il
filo conduttore per tutti i giorni, l’impegno ad affrontare questo anno
di scuola con coraggio e buona volontà nella ricerca della verità, che
diventi speranza per la vita di domani” 7.
In questa prospettiva, le Educatrici Apostole hanno istituito il
Premio “Lina Prosa”, medaglie d’oro, d’argento e menzioni d’onore
per gli allievi “meritevoli” del precedente anno scolastico, nonché giocattoli per i bambini della Scuola Materna di Palera. Anche in questo
ricalcano le orme della loro prima Direttrice che, fino dagli anni ’50,
organizzava nel nome di Flora un incontro di Istituto, consegnando le
Medaglie, messe a disposizione dal Consorzio Provinciale
dell’Istruzione Tecnica.
Ora come ‘allora’,
le Educatrici Apostole trasmettono il messaggio di Lina Prosa: “Non c’è
nessuno più povero di chi non conosce la Verità”; con l’augurio che
tutti possano comprendere che: “La vita è un dono di Dio e una missione da compiere – e con gioia e determinazione possano impegnare tutte le loro energie per realizzare questo bel programma6. “Più che
affanno abbiate fede” - “Misero” è infatti chi dice “non riesco” è il
monito di Lina.
Ora come ‘allora’,
le Educatrici Apostole il 21 ottobre celebrano l’Onomastico della loro
prima Direttrice. Nel 1998, a dieci anni dal Suo trapasso, Padre
Emanuele Battagliotti, nell’Omelia della Concelebrazione Eucaristica,
ne ricorda “la mole di lavoro e di opere, che seppe realizzare e portare avanti con una costanza e lungimiranza, che ha dell’incredibile”.
“Nella Direttrice Lina Prosa – prosegue – possiamo scoprire tanti doni
che il Signore le ha concesso e che lei ha messo al servizio dell’Opera,
con semplicità, con grande umiltà, ma sempre con immensa tenacia”.
La Concelebrazione si tiene nella palestra dell’Istituto di Torino,
sede del “Liceo della Comunicazione”, che le Educatrici Apostole
5
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Testona, 25 settembre 2004.
Ora le Educatrici Apostole hanno portato a compimento ciò che “allora” aveva progettato la prima Direttrice: costituire nell’Opera di Flora
L’Albero, 1999
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un completo corso di studi, dall’Asilo Nido alla Secondaria Superiore,
da 0 a 18 anni, dalla nascita alla maggiore età. Con Lina esistevano già
la Scuola Materna, la Media ed il quinquennio di Scuola Magistrale –
Assistente di Comunità Infantile; mancavano però le Elementari, che
oggi si inaugurano, in questo sabato di inizio autunno, dal sole ancora estivo. Nella palestra gremita, dove si svolge la solenne
Concelebrazione Eucaristica, un caldo raggio luminoso fa brillare il
ritratto di Lina Prosa, posto a fianco dell’altare: la prima Direttrice che
“gioisce dei successi delle sue figliole”, volge il Suo benevolo sorriso
agli astanti.
Presiede il Vescovo del Camerun Mons. Ndzana Adalbert, legato all’Istituto tramite Padre G. Fissore, suo Direttore Spirituale al tempo
dei suoi studi a Roma; ora chiede preghiere ed aiuti per un Collegio
aperto quattro anni fa nella sua Diocesi e rimette tutto nelle mani di
Flora, attraverso le Educatrici Apostole, forti dello spirito missionario
della Fondatrice e di Lina. L’inaugurazione della “Scuola Primaria di I
Grado”, coincide così con l’inizio di un nuovo impegno cristianosociale: buon auspicio per la sua riuscita. “L’elemosina, infatti, - dice
Lina – non impoverisce mai”.
Le Educatrici Apostole fanno gli onori di casa, accompagnando
i presenti nei locali ristrutturati secondo le normative sull’edilizia scolastica, col dovuto rispetto non solo della funzionalità, ma pure dell’estetica, perché il “bello – ed anche qui è Lina che parla – è necessario
quanto l’utile, in quanto risponde all’esigenza più profonda dello spirito umano”. Così “la vecchia cascina (il rustico) si è … trasformata in
spazi ed ambienti luminosi, dove il verde della collina e l’alternarsi
delle stagioni vi s’inseriscono naturalmente attraverso grandi vetrate …
finestre … corridoi o l’ampio terrazzo che sporge ai bordi della siepe
di lauro confinante;… sull’orizzonte … la catena delle Alpi” 8.
“La natura – ed anche queste sono parole di Lina – è il grande
Libro aperto allo studio dell’uomo”. Ecco perciò le “lezioni su territorio”, inserite nel “Piano dell’Offerta Formativa” redatto dalle Educatrici
Apostole.
8
Un mattino di primavera, l’aula è il Parco della Rimembranza
sulla collina torinese; a gruppetti intorno alle maestre, i bambini osservano, domandano, rispondono: la lezione è interlocutoria.
Raccolgono foglie diverse, che porteranno a scuola per un successivo
lavoro di catalogazione; osservano le cortecce, ruvida l’una, liscia l’altra, rugosa l’altra ancora, nonché il portamento degli alberi, mentre
l’insegnante fornisce la terminologia, aiutando a rilevare analogie e
differenze: lezione di lingua e di botanica, dunque. Ed anche lezione
di lingua e di storia: “Cosa vuol dire Rimembranza? Che cosa significano le targhette inchiodate sui paletti lungo i viali?”, nomi accompagnati dall’indicazione del ruolo, Soldato, Caporale, Tenente e da una
data, quella della morte. La maestra invita a leggere nella bacheca
vicina: sono Caduti della I Guerra Mondiale, all’epoca dei trisnonni, di
quando Flora era poco più grande di loro. E poi lezioni di lingua e di
geografia: la Rosa dei Venti, le Montagne (e come si vede bene perché
il Pie-monte si chiama così!); la Sacra di S. Michele, sullo sperone roccioso, chiude la valle: l’Arcangelo la difende dal male; “Chi sa cosa
significa il nome Michele?”: si passa così al riferimento biblico. Infine,
arte, letteratura, storia, epigrafia, davanti alla statua della Vittoria di E.
Rubino, con dedica di G. D’Annunzio e datazione in numeri romani:
“Perché, maestra, scrivevano così il quattro?” “A quale lettera ti sembra assomigli – chiede a sua volta l’insegnante – la tua mano con le
dita unite e distese?” Ed un’altra vocetta pronta: “Ad una V” “Sono le 5
dita – dice la maestra – per scrivere quattro se ne mette uno davanti =
IV, per il sei lo si mette dopo: VI”. La lezione all’aperto prosegue ed
anche sotto questo aspetto la didattica di Lina Prosa ha precorso i
tempi.
Venerdì 21 ottobre 2004 – Sant’Orsola, Onomastico della
Direttrice Lina Prosa.
Varcato il portone, appare dalla vetrata aperta, nel verde dell’aiuola e dell’alto abete, la candida statua dell’Immacolata, a protezione dell’edificio scolastico e guida al tumulo di Flora. Così l’ha voluta Lina e su Questa ha posato lo sguardo negli ultimi giorni della Sua
vita terrena. Avanzano le persone, nel tepore della sera autunnale,
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verso “il giardinetto delle rose”, dove Flora è stata traslata quest’anno,
nel 50° anniversario del Suo trapasso e nel Centenario della nascita
della “Sorella d’Amore e di Fede”. La struttura è a forma di croce latina, orientata come le Basiliche romaniche da ovest ad est, per cui il
cammino del fedele si configura come itinerarium mentis in Deum9,
man mano che dalla porta d’ingresso si procede verso il Tabernacolo,
dove è Cristo, Sol Invictus10. Ora le Educatrici Apostole hanno così realizzato ciò che, ‘allora’, era nell’intendimento di Lina, quando le aveva
rassicurate che Flora sarebbe tornata nella Sua Casa: “vedrete che
verrà”. S’innalza il canto nella Cappella, mentre il Celebrante si accosta all’altare. Padre E. Battagliotti rievoca la Fede della prima Direttrice,
come forza del Suo operare e ricorda come il quadro di Nostra Signora
Universale, da Lei voluto sopra l’altare, visualizzi il mistero della
Chiesa di Cristo “una, santa, cattolica e apostolica” e come, attraverso
la comune preghiera, siano partecipi del Sacrificio Eucaristico, anche
se fisicamente lontani, quanti La ricordano.11 In questa Casa Flora ha
mandato ‘allora’, quel novembre 1950, la “Sorella d’amore e di Fede”
perché ne facesse un campo d’apostolato: Lina ha compiuto la Sua
missione;
Tutta l’Opera ha ora il sigillo del Suo monogramma.
LP
Le educatrici Apostole ne perpetuano lo spirito e lo stile; ora
come “allora” raccolgono il 13 giugno i gigli bianchi di S. Antonio,
segno della Purezza della Fede, che crescono nel giardino della sorella Nettina, per ornare gli altari del Santo ed augurare “Buon
Onomastico” a quanti portano il Suo nome; ora come “allora” trasmettono la gioia dell’operare nel campo del Signore, guidate dalla prima
Direttrice, che indica col suo stesso nome come il Lavorare (L) con
Intelligenza (I) ed amore per il Regno di Dio in questa terra sia la
Nostra (N) Anima (A), cioè la nostra stessa vita:
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I
N
A
Labor et Prex, Lavoro e Preghiera
“Cammino dello spirito a Dio”
“Sole senza tramonto”
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ndustria
ostra
nima
Opera di Nostra Signora Universale
Via S. Francesco da Paola 42 - Torino
Finito di stampare nel mese di dicembre 2006
Litografia Geda - Nichelino (TO)
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lina prosa - Istituto Flora