Periodico di informazione sociale del CSVB (Centro Servizi al Volontariato di Basilicata) - anno 4 numero 15 giugno 2004
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VOLONTARIATO
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BASILICATA
Spedizione in A.P. Art.2 comma 20/C Legge 662/96 DC/DCI/5/5/2000 Aut. N. 0057/PZ
CSVBasilicata Centro Servizi Volontariato di Basilicata Via Scafarelli, 34 POTENZA Tel. e Fax 0971 273152 C.F. 96038250765
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“Un’utile bussola”
per orientarsi nell’universo
delle OdV lucane
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Un sondaggio di opinione
sui valori
della società lucana
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“Diari di bordo”
di un viaggio speciale
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Un percorso per
migliorare il rapporto
tra genitori e figli
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Nuovi servizi per
i minori in difficoltà
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Vi presentiamo...
l’A.N.M.A.A.
Il Volontariato è proprio così?
Il 19 giugno si è tenuto il convegno "Il Volontariato in Basilicata" organizzato dal
Centro di Servizio al Volontariato e dal Comitato di Gestione del Fondo Speciale
per il Volontariato della Regione Basilicata,per presentare i dati dell’ultimo rapporto
FIBOL. In questa occasione abbiamo posto qualche domanda a Mario Sarli, presidente del CSV Basilicata, e a Renato Frisanco responsabile del settore Studi e ricerche della Fivol (Fondazione Italiana per il Volontariato).
In primo luogo le chiediamo il motivo di quest’iniziativa?
Le ragioni che hanno suggerito al Centro di Servizio al Volontariato e al Comitato di
Gestione di organizzare questo appuntamento sono state quelle di rendere pubblico
il quadro dell'assetto attuale del mondo del Volontariato nella nostra regione, per
allargarne la conoscenza e porre le basi per una riflessione a più voci sui complessi
rapporti che intercorrono tra soggetti che, con la promulgazione della L. 328 e dopo
le modifiche dell'art. 118 della Costituzione, sono chiamati a collaborare, a individuare canali informativi sempre più efficaci, a condividere le scelte, a integrare le
loro azioni per rendere le politiche sociali più efficaci e capaci di determinare cambiamenti positivi sulle persone cui sono indirizzate, a concordare criteri per valutare
il grado di giustizia e uguaglianza che esse sono in grado di determinare partendo
ovviamente dall'universalismo dei diritti garantiti a tutti i cittadini.
L'attuale politica governativa tende a ridurre il più possibile lo spazio al sistema di
protezione sociale pubblico per favorire un'ampia privatizzazione dei beni pubblici
fondamentali come sanità, istruzione e previdenza, mentre quella della nostra regione è orientata alla difesa del sistema pubblico sia nel sistema sanitario chein quello
socio-assistenziale.
Quali valenza ha la ricerca presentata?
L'ultima indagine della FIVOL sul Volontariato espone una rappresentazione del
Volontariato che consente di favorire un ragionamento sul nuovo ruolo strategico
che il Volontariato può assumere per tentare di evitare il declino di una stagione
ricca di esperienze positive e la decadenza in cui il sistema di Welfare, in particolare
in questi ultimi anni, è rimasto intrappolato.
Il rapporto ha certamente bisogno di approfondimenti specifici ma intanto fornisce
una utile bussola per orientare tutti coloro che, per ragioni professionali o per semplice interesse, si occupano di questi temi.
Il rapporto, proponendo i tratti salienti del fenomeno in Basilicata, raffrontato con
dati precedenti sia della nostra regione che di altre regioni, diventa un'indagine sull'evolversi del sistema Volontariato in Basilicata, dei suoi contenuti e del suo modo
di essere. Uno sguardo a tutto campo nel quale la dimensione delle nostre OdV, il
loro settore di intervento possano essere intrecciate con le modalità erogative dei
servizi e possano svelare pregi e ritardi, oltre che propensioni, territoriali e tendenze.
segue a pag. 2
2004:
L’ANNO EUROPEO DELL’EDUCAZIONE ATTRAVERSO LO SPORT
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segue da pag 1 - “Il volontariato è proprio cosi,”
Le particolarità vengono rilevate, analizzate e proprio
per questo possono consentire letture anche trasversali.
Secondo lei quale ruolo deve ricoprire il volontariato nelle politiche sociali?
La L. 328, e quindi il piano socio-assistenziale, affida
ai comuni la realizzazione dei piani di zona, considerati
come lo strumento principale per la realizzazione del
sistema integrato di interventi e servizi sociali. La programmazione, la gestione e l'offerta dei servizi deve
scaturire dalla concertazione tra l'ente pubblico e gli
attori sociali tra cui i soggetti del no-profit, che devono
essere coinvolti fin dalla fase di progettazione degli
interventi.
La conoscenza dei bisogni quindi si realizza rendendo
permanente la pratica dell'osservazione e dell'ascolto,
che rende conto dell'andamento costantemente mutevole della società attuale, funzione questa che di per sé
esalta il ruolo del Volontariato.
Osservare la società che cambia significa modificare gli
strumenti dell'osservazione, per non concepire la realtà
rilevata come fissa e data una volta per tutte.
Da qui la centralità del ruolo del Volontariato che però
in questo rapporto di interdipendenza con l'Ente locale
deve sapere evitare il rischio di una compressione della
sua autonomia.
Il Volontariato non deve disattendere la necessità di
una autonomia concreta non solo dalle forze politiche
ed economiche, ma anche dalle Istituzioni proprio perché il Volontariato deve tendere a fare sistema forte e
non sudditanza.
Come può il volontariato difendere la propria autonomia?
La chiave di un rapporto corretto da un lato è il confronto, il dialogo, la concertazione e dall'altro oggi al
Volontariato non può mancare la ricerca, l'innovazione,
la conoscenza, la formazione, la qualità, la crescita
dimensionale delle associazioni, che si può esprimere
con le reti, e la capacità di assolvere ai nuovi compiti.
Il punto di forza delle OdV è costituito dal fatto di essere presenti ed attive capillarmente in tutti i centri della
regione mentre il limite è costituito dall'agire ancora
molto individualmente, dalla ancora persistente incapacità di proporsi come un complesso, sia pure articolato,
in grado di porsi in termini effettivamente "dialettici"
rispetto alle vicende politiche, culturali ed economiche
della regione.
Le Istituzioni, ad ogni livello, oggi più che mai sono
chiamate a fronteggiare il crescere delle aree di esclusione sociale e di disagio.
In questa sfida si sa che le sole istituzioni e le amministrazioni locali per quanto animate da buona volontà
non sono in grado di dare piena risposta ai bisogni, ma
tanto meno lo è il mitizzato mercato, come ha dimostrato l'esperienza della Lombardia (regione che più di
tutte ha cercato di realizzare il Welfare come auspicato
dal governo nazionale in carica) che ha visto crescere
smisuratamente la spesa sanitaria e sociale e ridurre i
benefici per i destinatari.
Vo l o n t a r i a t o 2 0 0 0 B a s i l i c a t a
Ed è proprio tra il pubblico e il privato che vive ed
opera il Volontariato dell'impegno sociale che si autorganizza nella società, ed è un universo che deve saper
rappresentare sempre meglio la coscienza critica delle
stesse amministrazioni pubbliche proprio sul terreno
sempre più difficile delle politiche sociali sul quale
l'autosufficienza da parte delle istituzioni pubbliche non
c'era prima e tanto meno ci può essere oggi.
Questa è la frontiera su cui il Volontariato dovrà misurarsi perché chiamato ad essere soggetto a pieno titolo
nella programmazione, nella "gestione" e nella valutazione delle politiche sociali.
L'attuazione della L.328/00 e la stesura dei piani di
zona segnano una profonda innovazione nella prospettiva con cui sono affrontati i bisogni sociali delle persone e delle comunità e su come costruire i servizi e gli
interventi ed impone alle OdV il dovere di attrezzarsi,
soprattutto culturalmente, per assolvere a questa sfida.
Come nascono i Centri di Servizio al Volontariato e
che funzioni svolgono?
La maggior parte dei CSV, previsti dalla Legge quadro
sul Volontariato n. 266/91, sono stati istituiti tra il '97 e
il '99 e tutti hanno dovuto cominciare ad operare senza
esperienze cui far riferimento per cui si è sviluppato in
modo del tutto naturale un fitto scambio delle esperienze che ciascun CSV andava implementando nel proprio
territorio.
In Basilicata i CSV sono stati istituiti nel '97 e sono
quindi operativi da oltre 6 anni.
Le associazioni che nel '97 si sono proposte per la
gestione dei CSV erano già attivamente presenti sul territorio e avevano già sperimentato tra loro momenti di
confronto e di azioni comuni come per esempio quelli
che si erano sviluppati durante la fase di elaborazione
della prima legge regionale di recepimento della legge
266/91 o quelli che avevano portato all'organizzazione
del primo convegno per la costituzione del forum del
terzo settore in Basilicata.
Alcune di esse, in modo del tutto spontaneo e in totale
spirito di solidarietà avevano anche offerto sostegno
logistico, consulenziale e formativo ad altre associazioni, già a partire dalla fine degli anni '80.
La consuetudine a lavorare insieme ha favorito il dialo-
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go e agevolato l'intesa sugli obiettivi ma non poteva
superare la difficoltà di individuare i soggetti cui offrire
i servizi previsti dal D.M., leggere i loro bisogni più
urgenti e farsi riconoscere come interlocutore affidabile,
il tutto con una disponibilità finanziaria tanto insufficiente da dover fronteggiare gli impegni quasi completamente con il lavoro volontario.
Abbiamo però anche imparato molte cose: per esempio
a spendere con oculatezza le risorse, a leggere i bisogni
delle OdV attraverso una serie di strumenti differenziati, a coinvolgerle nella fase programmatica, a sostenerle
nelle loro esigenze organizzando corsi di formazione,
seminari e incontri, coinvolgendole nel loro territorio,
sia nella fase di programmazione delle azioni che nella
fase di realizzazione delle attività programmate.
Come si è evoluto il CSV?
Il CSV oggi, rafforzato dall'ampliamento dei raggruppamenti delle associazioni partecipanti alla sua gestione, dalle competenze acquisite dalle persone impegnate
nel settore dell'informazione, della comunicazione,
delle documentazione, della consulenza giuridica, legale, fiscale, amministrativa, rappresenta un forte volano
per tutte le associazioni sia che si pongono obiettivi di
crescita qualitativa e quantitativa.
Oggi il CSV è un luogo aperto, senza confini e senza
steccati, aperto ai contributi delle OdV, pronto a rispondere adeguatamente a tutte le richieste legittime e a
sostenerne la crescita, il dinamismo, la diversificazione,
l'innovazione.
E' un luogo di incontro dove è possibile essere sostenuti
nella creatività progettuale (dal bisogno all'idea, dall'idea al progetto) ed essere accompagnati fino alla sua
realizzazione.
E' un luogo dove liberamente le OdV possono in ogni
momento verificare se le modalità per realizzare la solidarietà, la giustizia, la difesa dei diritti che propongono,
sono rispondenti alla normativa vigente. E' un luogo
dove si sostiene lo sviluppo di un'idea nuova di cittadinanza attiva.
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In che modo il CSV promuove la cultura della solidarietà e sostiene la qualificazione dei volontari ?
Attraverso convegni, seminari, incontri per i quali,
quando è necessario, coinvolge relatori di alto profilo,
offre la possibilità di confrontare esperienze e competenze diverse, ma soprattutto di dedicare particolare
attenzione alle associazioni che si occupano delle varie
disabilità e a quelle piccole che operano in settori di
nicchia e spesso nei comuni più interni della nostra
regione.
Al fine di promuovere la cultura della solidarietà, dell'educazione al tempo libero come tempo solidale e di
considerare la scuola come uno dei soggetti forti di prevenzione al disagio giovanile, è stato attivato già da
qualche anno lo Sportello Scuola Volontariato che ha
trovato piena condivisione da parte dell'Ufficio Scolastico Regionale con il quale abbiamo sottoscritto un
accordo di programma. L'obiettivo che ci poniamo è
quello di attivare percorsi di coinvolgimento diretto
degli studenti attraverso spazi dedicati all'interno della
scuola e autonomamente gestiti dagli stessi ragazzi
accompagnati da animatori del CSV, e che vedono
coinvolti oltre al CSV stesso e ai singoli istituti scolastici anche le associazioni del territorio circostante, per
svolgere quel compito così importante di rappresentazione diretta del rapporto tra problematiche affrontate e
interventi realizzati.
Oggi il CSV è impegnato a favorire e a promuovere fra
le OdV un lavoro di rete e un indispensabile spirito di
collaborazione e scambio di esperienze. Il fine è quello
di rafforzare il ruolo del Volontariato nel sistema delle
politiche sociali e nella costruzione di un sistema di
Welfare partecipato.
Attiva ricerche/intervento e analisi partecipate col coinvolgimento delle OdV sui problemi del disagio, le
nuove povertà e l'esclusione sociale; promuove protocolli e accordi con le istituzioni (Agenzia delle entrate,
Ufficio Scolastico Regionale, Asl, Comuni ecc.); attiva
la costituzione e lo sviluppo di commissioni di lavoro
che coinvolgono tutte le OdV interessate.
Esalta il ruolo delle OdV, valorizzando e sviluppando
le risorse già presenti sul territorio, anche attraverso la
pubblicizzazione e la valorizzazione delle loro iniziative.
Dispone ed offre un archivio documentale che comprende la normativa di settore, la raccolta delle riviste
pubblicate dai CSV presenti sul territorio, riviste di
associazioni nazionali di volontariato, riviste "storiche"
come La rivista de il Volontariato e Vita ed altre che
riguardano temi specifici o specialistici.
Progetta e realizza percorsi formativi per l'acquisizione delle competenze strategiche per il mondo dell'associazionismo solidale. Offre consulenza e assistenza
qualificata sia per la costituzione che per lo sviluppo di
una vita associativa improntata su principi quali la legittimità e la democrazia. Eroga servizi di consulenza e
accompagnamento alla redazione di bilanci improntati
sul modello "di quadro fedele" e cioè chiarezza, precisione e competenza.
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A Renato Frisanco, responsabile del
settore Studi e Ricerche della Fivol,
abbiamo chiesto:
Su quali dati è stata effettutata la rilevazione?
Il rapporto sulle organizzazioni di volontariato
(d'ora innanzi OdV) della Basilicata è stato realizzato estrapolando i dati regionali conseguiti nella terza
rilevazione per l'aggiornamento della banca dati
delle organizzazioni di volontariato.
Le organizzazioni esaminate con la rilevazione nel
2001 sono state in
Basilicata 171 e rappresentano il 71 per
cento dell'universo
verificato nel corso
della ricerca.
L'analisi dei dati si è
giovata di una metodologia comparativa che
ha permesso di evidenziare i caratteri distintivi del volontariato
organizzato
nella
regione rispetto all'area
in cui la regione è collocata (Sud) e all'Italia,
nonché di verificare le
differenziazioni del fenomeno nelle due province di
Potenza e Matera
Quali sono le modalità e gli obietivi della ricerca?
Uno degli obiettivi della ricerca fatta nel 2001 era
quello di riuscire a definire il contorno di questo
fenomeno partendo da una definizione precisa e cercando di mettere insieme tutte le fonti informative
pur sapendo che, comunque, esiste un numero oscuro di organizzazioni che, per la loro informalità, per
la loro mobilità di sede o per la loro saltuarietà operativa, non sono entrate tra le circa 26 mila organizzazioni di volontariato che abbiamo censito. Un
altro obiettivo della rilevazione era quello di descrivere le principali caratteristiche di struttura e di funzionamento delle organizzazioni attive.
Questa operazione l'abbiamo fatta con il massimo
impegno relazionale considerando i CSV il nostro
interlocutore privilegiato; quindi abbiamo confrontato i nostri elenchi con quelli dei CSV che, spesso,
ci hanno dato anche una mano a sollecitare le organizzazioni a rispondere al questionario facendosi
anche carico della raccolta dei questionari stessi
Vo l o n t a r i a t o 2 0 0 0 B a s i l i c a t a
nonché della pubblicazione dei dati che noi proponevamo.
In effetti, si è cercato di descrivere il fenomeno
ponendo attenzione all'andamento nel tempo del
fenomeno stesso perché, quando si ha una banca
dati e si fanno delle rilevazioni periodiche, si ha il
vantaggio di poter vedere come cambia il fenomeno
da una rilevazione all'altra. Quindi abbiamo potuto
capire come cambia questo fenomeno ed abbiamo
visto quali sono le caratteristiche peculiari delle
organizzazioni lucane rispetto a quelle del sud Italia
ed a quelle del Paese intero. Inoltre abbiamo analizzato il fenomeno
prendendo in considerazione alcune variabili che più lo possono discriminare e
descrivere.
Intanto abbiamo visto
tutte le disomogeneità
su base territoriale
(variabile territorio),
le differenze tra le due
province ed abbiamo
messo sotto controllo
alcune variabili come,
ad esempio, la composizione interna
delle organizzazioni,
l'epoca di fondazione, il settore di intervento e, nel
caso specifico della Basilicata, anche il genere dei
volontari e, quindi, il genere prevalente dentro le
organizzazioni di volontariato.
E i risultati raggiunti?
Le conclusioni a cui perviene l'analisi dei dati sono
conclusioni aperte e devo precisare che noi offriamo
una sintesi delle cose importanti piuttosto che fare
apolitiche considerazioni conclusive, per cui tocca a
voi interpretare questi dati e lavorarci sopra arrivando ad ipotesi interpretative. Quello che vorremmo
fare con il prossimo aggiornamento della banca dati
è un'indagine più qualitativa per capire quali sono i
processi e gli esiti dell'azione di un'organizzazione
di volontariato. Quindi proporremo una lettura
ancora più approfondita del fenomeno.
Il rapporto contiene solo dati statistici?
Il rapporto, oltre ad esaminare i dati secondo alcuni
capitoli tematici, fa un excursus storico della normativa di valorizzazione del volontariato nella Basilicata, a partire dalle prime leggi che hanno chiama-
CHIUNQUE VOLESSE PRENDERE VISIONE DEI DATI DELLA RICERCA
E DEGLI ATTI DEL CONVEGNO PUÒ VISITARE IL SITO DEL CSVBASILICATA:
www.csvbasilicata.it
Anno 4 - n. 15
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to il volontariato ad intervenire nelle politiche pubbliche e sociali. La prima legge dedicata al volontariato è la n. 10/85 che, tra l'altro, ha regolamentato i
rapporti tra organizzazioni di volontariato ed enti
locali per quanto riguarda l'assistenza sociale ed ha
istituito il registro regionale del volontariato. Poi si
è arrivati alla legge n. 38/93 che attua la legge n.
266 della legge quadro nazionale che poi è stata
ulteriormente aggiornata fino ad arrivare alla legge
1/2000.
Nella ricerca vi è anche un capitolo dedicato alle
ricerche pregresse fatte sul volontariato lucano
(dalla ricerca Censis del 1991 alle nostre rilevazioni, alle rilevazioni periodiche che fa anche l'Istat
esclusivamente su organizzazioni iscritte al registro
del volontariato), oltre ad un capitolo che ripercorre,
per cenni, la storia del volontariato nella vostra
regione cercando di capire com'è nato, quando è
nato, chi sono stati i soggetti che per primi hanno
radicato questa cultura della solidarietà in Basilicata.
A tal proposito è stato inserito anche il riferimento
ad un importante convegno fatto in Basilicata nel
1986 proprio sul tema enti locali e volontariato che
è la presa d'atto pubblica di un'attenzione particolare, dopo la legge n. 10/85, da parte delle istituzioni
pubbliche intese a valorizzare questa realtà.
Perchè per il Volontariato “Conoscersi” è una
forza?
In un sistema di welfare rinnovato, dove più soggetti concorrono a realizzare gli interventi e, quindi, a
soddisfare i bisogni dei cittadini, è importante che il
volontariato non sia solo un esecutore per conto del
Pubblico e che non perda di vista la propria capacità
di essere un promotore sociale, cioè di essere quello
che organizza la partecipazione dei cittadini, eleva il
tasso di solidarietà in modo che i cittadini siano
abili e capaci di far valere i propri diritti. Il volontariato deve essere in grado di rappresentare i bisogni,
di proporre risposte e di valutare gli esiti delle risposte che i servizi pubblici e privati danno ai bisogni
stessi. Un'altra sfida del volontariato è quella di
essere sempre più capace di rappresentare questi
bisogni della società civile ai tavoli della concertazione, cioè di essere un partner effettivo degli enti
locali nella programmazione e nella progettazione
locale. Questo vuol dire essere in grado di coordinarsi, di esprimere rappresentanze, di avere capacità
anche di governo, di saper leggere un bilancio, di
essere formati su come si definiscono e si rilevano i
bisogni. Questa, però, è la sfida di un volontariato
che vuol tener fede ai propri valori identitari senza
perdere la propria autonomia ed essere un soggetto
del cambiamento sociale.
Da una conoscenza non
scientifica, ma da un'osservazione critica, emerge che
il volontariato in Basilicata
nasce prevalentemente da
storie personali e quindi da
esigenze da colmare o da
soddisfare e/o da rivendicare. Tale bisogno a volte si
esprime in azioni spontaneistiche, a volte si
concretizza nella costituzione di associazioni,
composte molto spesso da poche persone realmente impegnate che vanno fra l'altro sempre
più riducendosi. E' chiaramente una modalità
per riempire vuoti o per proiettare all'esterno
una sofferenza interna difficilmente gestibile e
contenibile. Anche questo però è un volontariato che, se ben canalizzato, può diventare
una risorsa concreta e reale, questi volontari
necessitano, soprattutto nelle aree interne della
Basilicata, di una formazione volta da una
parte a far prendere coscienza delle motivazioni che spingono ad agire in tale direzione,
e dall'altra a far conoscere
che al di là delle motivazioni personali, si può diventare risorsa efficace quando si attribuisce all'impegno versato un valore
sociale. Tale impegno
diventa valore e risorsa nel
momento in cui si riconosce
che bisogna collaborare con tutto quello che
esiste sul territorio ovvero quando si entra a
far parte di un sistema operativo che concretamente apporta contributi culturali e di servizio.
Ciò che è particolarmente importante sottolineare è che i volontari soprattutto se associati
possono essere "traino" per gli altri enti; infatti
possono proporsi e proporre un modello di
rete in cui ciascuno, riconoscendo ruoli e funzioni diverse, può contribuire in modo sinergico e complementare per l'evoluzione della
nostra società.
IL VOLONTARIATO
TRA ESIGENZE
PERSONALI E
RISORSA
Anna D’Andretta
Vo l o n t a r i a t o 2 0 0 0 B a s i l i c a t a
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Il ruolo delle Fondazioni Bancarie nello sviluppo del Volontariato
Il meccanismo del finanziamento
MICHELE MORETTI
PRESIDENTE COMITATO DI GESTIONE DEL FONDO SPECIALE PER IL VOLONTARIATO NELLA REGIONE BASILICATA
La legge Amato Ciampi ha riformato il sistema di credito italiano dando vita a due attività: quella che riguarda esclusivamente
l'attività creditizia (banche) e l'attività delle fondazioni bancarie.
Si è sempre detto che le fondazioni non avevano la possibilità di
svolgere un ruolo nell'ambito del sociale e, in particolare, riguardo al volontariato ma gli statuti delle fondazioni bancarie e, in
particolare della Compagnia San Paolo, prevedono, oltre l'attività riguardante il campo del volontariato, anche l'attività riguardante la ricerca, il recupero dei beni culturali e tutta l'attività che
può interessare le comunità, sia nel capo sociale che in quello
culturale. Quindi, non c'è una limitazione tant'è che la legge di
riferimento dei fondi per il volontariato stabilisce che le fondazioni devono destinare il 50% degli utili alle attività di volontariato della regione dove è localizzata la fondazione o la compagnia.
La legge prevede oltre all'intervento da parte delle banche,
anche la creazione dei Comitati di Gestione che devono erogare
i contributi ai Centri di Servizio. Proprio i Centri di Servizio
sono stati per noi un riferimento interessante perché il Comitato
di Gestione non poteva direttamente erogare contributi. Quindi,
il riferimento diretto con le associazioni è il Centro di Servizio
che si è dato un regolamento, approvato dalle associazioni, per
tutte le attività che svolge.
Io faccio parte del Comitato di Gestione della Basilicata da oltre
6 anni e devo dire che il rapporto tra questo organismo ed il
Centro di Servizio è stato improntato sul rispetto delle regole. In
effetti, noi possiamo essere presenti nei Centri di Servizio con
un nostro rappresentante per quanto riguarda le deliberazioni ed
il controllo dell'attività contabile. Quindi non possiamo interferire nella progettazione dei programmi e questo è un principio che
difendo anch'io perché il volontariato è un'attività che ognuno
deve svolgere liberamente, cioè chi da i soldi non può imporre
cosa deve fare. Su questo piano devo dire che non c'è interferenza da parte delle fondazioni così come da parte del Comitato di
Gestione, soprattutto in Basilicata. Difatti noi siamo stati molto
di sostegno a quella che è stata l'attività di questi anni anche se,
qualche volta, c'è stata una diversa interpretazione, ma sul piano
delle regole non c'è stata difficoltà sia nella gestione del Centro
di Servizio, che nella erogazione.
In ogni caso, le fondazioni bancarie si sono rivelate molto più
interessate al problema del volontariato anche se, a livello parlamentare, c'era stato un commento non tanto favorevole a questa
attività. Ovviamente sarebbe necessario che le erogazioni venissero effettuate con criteri diversi rispetto all'attuale situazione e,
in tal senso, mi impegnerò per cercare di riequilibrare la situazione a favore del Mezzogiorno.
VOLONTARIATO, SOLIDARIETA’ E CITTADINANZA ATTIVA
Prof. Emilio LASTRUCCI
(Università degli Studi della Basilicata)
L’obiettivo del mio intervento è quello di approfondire un’analisi e, soprattutto, di stimolare una riflessione intorno al rapporto
che intercorre tra attività di volontariato ed esperienze di solidarietà, da una parte, e formazione/costruzione della cittadinanza dall’altra. Tale rapporto può essere indagato sotto due profili. Da una
parte occorre esaminare qual è il contributo che le attività di volontariato forniscono alla formazione della cittadinanza in termini
generali, sistemici; dall’altra, come la partecipazione del singolo
cittadino ad attività di volontariato ed esperienze di solidarietà in
forma organizzata contribuisca al processo della sua formazione e
alla sua crescita individuale.
Per approfondire questo tema, su entrambi i piani evidenziati,
bisogna però preliminarmente mettere a fuoco il significato del concetto di “cittadinanza”, così come questa si configura nelle società
democratiche avanzate e, per conseguenza, come molti specialisti
sottolineano, in società che presentano un elevato livello di complessità nella loro organizzazione.
Nei documenti ufficiali elaborati da diversi organismi sovranazionali (Commissione Europea, Consiglio d’Europa, varie Organizzazioni non governative, ecc., in particolare nel Trattato di Amesterdam), così come da parte di diversi studiosi che hanno
approfondito tale questione (incluso chi scrive), viene posto in evidenza come, oggi, nel contesto delle democrazie evolute, e quindi
nel contesto dell’Europa unitaria, la cittadinanza non possa essere
considerata nei termini riduttivi di una cittadinanza formale (eserci-
zio dei diritti e assolvimento dei doveri, rapporti giuridici essenziali
tra cittadino e stato ecc.), ma vada definita in termini di cittadinanza
attiva.
La cittadinanza attiva si ha quando in una società democratica i
suoi membri esprimono un elevato grado di interesse per la vita
pubblica, in tutte le sue forme e manifestazioni, e, soprattutto, di
partecipazione attiva e fattiva ai processi di sviluppo e di crescita a
livello sociale, politico e civile. Questa visione si lega ad una interpretazione dinamica della democrazia, che rappresenta essenzialmente l’idea che del sistema democratico ha sviluppato John
Dewey, il quale riguarda la democrazia, piuttosto che come un ben
definito sistema politico e una specifica forma di organizzazione
sociale, come un processo continuo di crescita della società a vantaggio di tutti i suoi membri. La democrazia, quindi, nelle sue fasi
più mature, non può essere soltanto fondata sulla garanzia della tripartizione dei poteri e sul rispetto delle regole essenziali del cosiddetto “gioco democratico”, sancite dalla Costituzione, ma va vista
come una peculiare forma di organizzazione della società che si
evolve nel tempo, attraverso il contributo attivo di tutti i cittadini, in
ragione del progresso scientifico-tecnologico, dello sviluppo economico, del mutare degli interessi e delle aspirazioni dei diversi gruppi di cittadini e delle componenti sociali, nonché attraverso il loro
confronto e la loro sintesi dialettica.
Secondo questa visione, lo stadio evolutivo che ha raggiunto
una determinata società democratica si definisce nei termini del
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grado della partecipazione dei singoli membri che compongono la
società stessa alla vita pubblica (sociale, civile, politica). Ciascun
cittadino fornisce un proprio specifico contributo, in relazione ai
diversi ruoli sociali che incarna (come studente, lavoratore, pensionato, ma anche genitore o figlio, ecc., e, altresì, come soggetto che
offre il proprio contributo spontaneo e gratuito a sostegno di altri
cittadini in condizioni di debolezza o svantaggio) e l’insieme dei
contributi forniti dai singoli cittadini produce, in generale, progresso sociale e civile.
Affinché ciò risulti possibile, però, è necessario, allo stesso tempo, che ciascun cittadino sia posto in condizione di esprimere al più
alto grado possibile iniziativa ed impegno
fattivi ed offrire in tal modo contributi significativi e concreti. Di conseguenza, la società
dovrà essere in grado di fornire a ciascun cittadino tutti gli strumenti necessari affinché
egli possa sviluppare capacità e competenze
adeguate, nonché senso di responsabilità e
coscienza civile, possa coltivare interessi
utili alla collettività e si trovi nelle condizioni di esprimere una piena e concreta partecipazione. In una società autenticamente
democratica, in ultima analisi, gli interessi della società e quelli dei
suoi singoli membri, come pone in evidenza Dewey, vengono
essenzialmente a coincidere. La società si adopera con ogni mezzo
possibile per garantire la massima crescita individuale e la massima
espressione della propria personalità, dei propri interessi (nel senso
più nobile del termine) e delle proprie aspirazioni a tutti i suoi
membri e questi ultimi si adoperano per mettere al servizio degli
altri e dell’intera società competenze e capacità sviluppate, facendo
sinceramente proprio l’interesse collettivo (tale meccanismo viene
descritto da Emile Durkheim in termini di attaccamento al proprio
gruppo sociale e condivisione dei suoi fini). A tale stadio di sviluppo la società democratica riceve un impulso decisivo dal basso
verso l’alto al progresso sociale e civile e raggiunge un elevato
grado di dinamismo, trovandosi nelle condizioni più favorevoli per
promuovere ulteriore crescita e sviluppo.
Quando parlo di “progresso sociale e civile” intendo un grado
tendenzialmente sempre più elevato di sviluppo economico sostenibile, il quale genera un livello di benessere generale sempre più
alto, che, a sua volta, dovrebbe risultare sempre meglio distribuito,
in virtù di dispositivi che regolano la distribuzione equa della ricchezza (“giustizia distributiva”) e mirano ad assicurare il più possibile l’eguaglianza sostanziale e ad elevare la qualità della vita di
tutti i cittadini, garantendo loro pari dignità sociale. Ora, in generale, ritengo che tutte le iniziative animate da una genuina spinta alla
solidarietà (e quindi autenticamente non profit) siano indirizzate a
questi scopi, siano cioè tese esplicitamente o implicitamente a riperequare squilibri interni al sistema, aspirando ad una condizione di
maggiore equità nella distribuzione sociale del benessere, che evidentemente i dispositivi regolati dalle istituzioni pubbliche non
sono in grado di garantire completamente.
Se si abbraccia una concezione dinamica del sistema democratico e si riconosce di conseguenza il fatto che la società democratica
è in continua evoluzione, si possono coerentemente comprendere le
ragioni per cui le spinte evolutive decisive non possono che provenire “dal basso”, ossia dall’iniziativa organizzata dei cittadini, la
quale, secondo un movimento di natura bottom-up, sollecita l’evoluzione normativa e lo sviluppo di nuovi interventi ed azioni coordinate e più generalizzate a livello istituzionale (movimento di
natura top-down, ossia dalle istituzioni centrali verso quelle periferiche e verso gli organismi indipendenti, attraverso l’elaborazione
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di politiche sociali di ricaduta generale ed il coordinamento degli
interventi). Le politiche sociali, pertanto, non possono essere fondate su una pianificazione “a tavolino”, realizzata ai vertici delle istituzioni, ma devono necessariamente muovere, per risultare adeguate e rispondere ad esigenze e bisogni reali, da impulsi che provengono dal fermento di idee, dalle spinte innovative e dal crogiuolo
dell’esperienza diretta, in vivo, che matura all’interno della società
civile.
Allora, la componente della società
civile che, di fatto, in forma più o meno consapevole ed esplicita, assolve fondamentalmente tale ruolo è sicuramente l’associazionismo sociale, cioè tutto quel complesso di
forme di organizzazione spontanea volte a
supportare e sussidiare le istituzioni negli
interventi rivolti all’integrazione e al sostegno sociali, ed i quali in prima istanza raccolgono, “leggono”, interpretano i bisogni
reali e attivano le prime forme di risposta
organizzata finalizzata ad esaudirli. Il principio di sussidiarietà, pertanto, acquista un
significato ed un valore centrali a fondamento di questo sistema. Lo Stato, gli Enti Locali
e le istituzioni pubbliche – oltre a dover garantire diversi servizi
fondamentali - hanno il compito di recepire ed elaborare tali istanze
che provengono dalla società civile, convogliandole e indirizzandole verso obiettivi generali comuni, coordinandone e regolandone
l’attività e fornendo ai soggetti attuatori delle politiche sociali strumenti, servizi e supporti necessari a svolgere nel modo più efficace
possibile la loro azione.
Ho cercato sin qui di mostrare, in sintesi, il decisivo ruolo che le
organizzazione di volontariato hanno nel promuovere la cittadinanza attiva in quanto attività organizzate e diffuse promosse dai cittadini e indirizzate alla tutela dei diritti, a garantire la piena dignità
della persona e al sostegno e all’integrazione sociali (con una più
concisa espressione tecnica, utilizzata da Mario Sarli, il “welfare
partecipato”) e quindi al progresso sociale e civile.
La seconda dimensione del rapporto fra attività di volontariato e
di solidarietà organizzata e cittadinanza attiva è quella che riguarda,
invece, il concorso delle prime alla formazione civica del singolo
cittadino. Da questo punto di vista ritengo che il mondo del volontariato possa fornire opportunità decisive, attraverso esperienze che
integrano e completano la formazione attuata dalle agenzie formative più tradizionali e dalle Istituzioni educative pubbliche, che non
possono comunque sottrarsi al loro ineludibile compito di formazione civile e integrale.
Rappresenta una concezione assolutamente riduttiva, come si è
visto, quella che vede nel buon cittadino colui che possiede una
sostanziale cognizione delle leggi e delle regole della convivenza
civile, le rispetta, esercita il diritto-dovere del voto e, su tale base,
contribuisce in qualche modo ad orientare le scelte. La cittadinanza
– e quindi una coscienza politica, sociale e civile - può essere pienamente acquisita, infatti, solo attraverso il suo esercizio attivo e
quindi non soltanto nel microcosmo sociale di una comunità delimitata e “protetta” come quella rappresentata dai contesti educativi
pubblici (scuola, università), ma esplicandosi attraverso e internamente alle forme di vita reali che compongono la società civile. Il
sistema del volontariato assolve perciò questo ulteriore fondamentale compito, del quale dovrebbe forse acquisire maggiore consapevolezza, rendendo più esplicite e più strutturate le strategie formative che gli sono proprie ed il progetto educativo specifico che è in
grado di proporre.
Emilio Lastrucci
Vo l o n t a r i a t o 2 0 0 0 B a s i l i c a t a
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“I VALORI DEI LUCANI”:
TRA IDENTITÀ, PATRIA E TRADIZIONE
Lo scorso maggio, presso l'Università degli Studi di Basilicata, è stata presentata anche una ricerca sui valori dei lucani
condotta dalla SWG (Istituto fondato a Trieste nel 1981) per
conto della Regione Basilicata. La particolarità della ricerca
è data dalla metodologia utilizzata, non la solita rilevazione
statistica ma un sondaggio di opinione che non si limita a
"fotografare" in maniera statica la realtà ma evidenzia quegli
elementi che sono in grado di interpretare l'atteggiamento dei
lucani nei confronti dei cambiamenti sociali, culturali ed economici che la società moderna e post moderna ha avviato.
L'obiettivo è quello di delineare il
ritratto dei lucani che hanno varcato il XXI secolo.
La SWG ha cercato di analizzare
quelli che sono i nodi cruciali con
i quali la società lucana, ma in
genere la società italiana, si confronta, quindi l'evolversi delle
idee e degli atteggiamenti nei confronti di temi quali l'Europa, la
globalizzazione, il senso della
patria, i mutamenti culturali e la
tradizione culturale.
La società lucana rivelata dalla
ricerca è una realtà in transizione
con una forte voglia di riscatto. La
propensione e l'ottimismo nei
confronti del futuro è motivato
dalla volontà di recuperare lo
scarto storico-culturale-economico, retaggio della dominazione
borbonica, che per secoli ha
immobilizzato lo sviluppo della società lucana. Tale atteggiamento viene metaforicamente rappresentato dal quadro dell'Angelus Novus di Klee, che lo scrittore tedesco Walter
Benjamin descrive magistralmente nell'opera omonima "[…].
Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da
qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la
bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere
questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare
una catena di eventi, egli vede una catastrofe, che accumula
senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli
vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira del paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiudere.
Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui
rivolge le spalle, mentre il cumulo di rovine sale davanti a
lui nel cielo. Ciò che chiamiamo progresso è questa
tempesta".
La società lucana pur protesa e ottimista nei confronti del
futuro mantiene "uno sguardo verso il passato", che si esprime nella difesa della tradizioni locali e dei valori comunitari.
E' sulla radice culturale e storica della propria società, la tradizione, che i lucani fondano il proprio "senso del sé", l'identità della propria comunità.
Questo sentimento "tradizionalista" se da un lato corrisponde
al bisogno di dare continuità alla propria storia individuale e
di comunità controbilanciando il processo di cambiamento,
dall'altro evidenzia l'aspetto "conservatore" della mentalità
lucana. L'apertura all'esterno è, dunque compensata da un
permanere di antichi tabù su temi quali la convivenza, l'omosessualità, l'eutanasia, l'aborto e così via. Ma anche in questo
caso non siamo di fronte ad un atteggiamento totalmente statico: donne e
giovanissimi si muovono sulla strada
della trasformazione.
L'identità lucana, l'essere proprio dei
lucani, si riflette anche nelle relazioni
con l'esterno: atteggiamento nei confronti dello Stato, delle istituzioni, dell'Europa.
Anche se piuttosto sfiduciati nei confronti dello Stato e delle istituzioni
("macchine burocratiche autoreferenziali e lontane dai cittadini"), i lucani
riconoscono l'importanza della politica, in particolare della politica sociale,
e un ruolo determinante ai partiti. Il
72% dei lucani è espressamente contrario alla destrutturazione del welfare
e piuttosto scettico di fronte ad una
gestione "privata" di servizi pubblici.
Lo stato sociale, per una società come
quella lucana ancora vulnerabile, è
garanzia di sicurezza, stabilità ed equilibrio.
Più aperto l'atteggiamento nei confronti dell'Europa e dell'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea che, per i lucani,
rappresenta un motore propulsore di progresso, un'occasione
di crescita e modernizzazione per l'intero Paese.
In conclusione, chi è la Basilicata oggi?
La descrive in poche battute il Presidente della Regione Basilicata, Filippo Bubbico, durante l'intervista riportata come
premessa al volume "I valori dei lucani" che raccoglie la
ricerca della SWG:
"E' una regione che sa di avere tante potenzialità. Che è consapevole di poter giocare un ruolo e sta agendo per precisare e arricchire il progetto in cui riconoscersi. E' un territorio
che vuole giocare la propria partita nella nuova Europa e
nella società globale, proponendosi come una realtà forte e
composita caratterizzata da voglia di fare, disponibilità e
arricchita di tante capacità. Una realtà aperta e disponibile
al confronto. Insomma una regione che ha trovato il valore
dell'identità e che si riconosce come comunità di destino".
Anno 4 - n. 15
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Progetto: "A Scuola di Solidarietà:
Gli Sportelli Scuola-Volontariato"
II Meeting Regionale degli studenti
Volontariamente … insieme per far festa
Per il secondo anno consecutivo gli studenti che hanno
aderito al progetto degli "Sportelli Scuola Volontariato" si sono incontrati a Potenza il 28 maggio scorso
presso il Centro Icaro, in località Pantano di Pignola,
per conoscersi, condividere esperienze, emozioni e
speranze.
L'iniziativa promossa dal CSV Basilicata rappresenta
un forte momento di rete di quanti collaborano al progetto "A Scuola di Solidarietà: Gli Sportelli Scuola
Volontariato" messo in campo, ormai da tre anni, dal
CSVB.
Il progetto, pensato per gli studenti delle scuole superiori di tutto il territorio regionale, si sviluppa grazie
alla collaborazione delle Associazioni di Volontariato
che scelgono di aderire alla promozione avviata dall'Ufficio Scolastico Regionale con il quale, a partire da
quest'ultimo anno scolastico, il CSVB ha stipulato un
Accordo di Programma che ne ha rafforzato l'intesa.
Al Meeting erano presenti circa 300 ragazzi con i loro docenti referenti e gli animatori di Sportello.
Sono intervenuti Tina Paggi, direttore del CSVB, Angela Granata, responsabile dell'Ufficio Scolastico
Regionale e Ligia Maria Suarez Sanz, mediatrice culturale di "Città dei Colori". Quest'ultima ha invitato
i ragazzi a riflettere sui temi dei diritti umani e della diversità.
I protagonisti indiscussi sono stati loro, i ragazzi che hanno contribuito alla riflessione con la lettura di
poesie, brani e racconti significativi, ma anche semplicemente descrivendo la loro esperienza di volontariato
vissuta a scuola.
La frase simbolo di questa giornata è tratta dal messaggio ai giovani di Raoul Follereau: Costruite la felicità
degli altri, il domani avrà il vostro viso…
Nel ringraziare tutte le associazioni che hanno contribuito allo sviluppo del progetto, i Dirigenti scolastici
che lo hanno accolto e i professori referenti che lo
hanno promosso, vogliamo condividere con i lettori di
Volontariato 2000, le emozioni che hanno attraversato i
cuori di questi ragazzi, proponendo alcune testimonianze trascritte sui "Diari di Bordo" (quaderni di memorie
consegnate dal CSVB direttamente nelle mani dei
ragazzi, sulle pagine dei quali essi hanno potuto dire
quello che pensavano dell'esperienza vissuta, senza
riserve né soggezioni).
Lungi dal voler suscitare facili entusiasmi e consapevoli della necessità di dover fare ancora di più e meglio, sappiamo comunque di aver piantato un piccolo
seme e di aver contribuito ad allargare gli orizzonti esistenziali dei giovani studenti di Basilicata.
Arrivederci al prossimo anno scolastico.
Le responsabili del Progetto
Vo l o n t a r i a t o 2 0 0 0 B a s i l i c a t a
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IMPRESSIONI DI UN'ANIMATRICE DI SPORTELLO…
... E DI ALCUNI STUDENTI
Negli ultimi anni si sente parlare sempre più di volontariato e
dei volontari. Ma si sente anche spesso dire : "io come posso
aiutarvi?", "cosa posso fare?". Queste domande sono l'esempio
lampante della disponibilità di tre requisiti per fare il volontario
ed esattamente: la buona volontà, la buona causa e l'offerta gratuita. Allo stesso tempo però esprimono l'effettiva lacuna del
quarto requisito e cioè la formazione. Per fare volontariato, buon
volontariato, utile socialmente, produttivo per la comunità civile
non bastano più i primi tre requisiti. La buona volontà è ancora e
lo sarà sempre la condizione indispensabile, insieme alla buona
causa e all'offerta gratuita del proprio tempo, ma senza la formazione non si compie un salto di qualità che gli anni duemila esigono. Anche per far fare questo salto al volontariato, il CSVB
da ormai tre anni realizza nelle Scuole lucane il Progetto "A
scuola di solidarietà: lo sportello scuola - volontariato". La finalità di fondo che il CSV si propone con questo progetto è di
diffondere la cultura della solidarietà e dei diritti come cittadinanza partecipe e responsabile, partendo dal presupposto che il
volontariato può essere interlocutore autorevole per la scuola,
capace di apportare contributi educativi e testimonianze significative. Per il volontariato ne deriva la possibilità di supportare la
scuola nel compito educativo, offrendo ai ragazzi riflessioni,
testimonianze e strumenti per leggere la realtà, viverla e trasformarla, in maniera costruttiva e intelligente, in un'ottica di crescita continua. Nello stesso tempo il progetto offre alle associazioni l'opportunità di comunicare, di valorizzare la propria esperienza e di offrire momenti di formazione e confronto su valori e
tematiche di interesse collettivo e sui principi della cittadinanza
attiva e responsabile. La cittadinanza attiva e responsabile si
costruisce non solo con il cuore ma anche con la mente: ecco
qui la ragione d'essere e l'importanza della formazione al fine di
fare del volontario un "volontario competente". La proposta di
educazione alla solidarietà offre ai ragazzi spazi di espressione,
in risposta al loro bisogno e diritto di partecipazione attiva nella
scuola e nella società. Il valore della collaborazione, particolarmente sentito in questi ultimi tempi, è un principio di profonda
valenza educativa che aiuta i giovani anche a conoscere la realtà
in cui vivono e a renderli partecipi dei problemi che caratterizzano la nostra società.
Cos'è la solidarietà? Che cosa spinge il volontario? Presi dalla
curiosità, dalla voglia di confrontarci con gli altri, di renderci
utili, ci siamo messi in gioco cercando di trovare le risposte tramite quelle sensazioni che giorno per giorno gli occhi di quei
ragazzini hanno regalato. E proprio entrando in contatto con un
mondo, in un certo senso "diverso" dal nostro, abbiamo avuto la
possibilità di scoprire persone stupende, le stesse che la società
emargina ma che in realtà sono persone che ci regalano momenti preziosi. Durante i primi incontri con gli amici del Centro
Smile di Policoro il disagio ed il senso di inadeguatezza non ci
hanno fatto comportare in modo naturale. In un secondo
momento abbiamo capito che il modo migliore per affrontare
questa situazione era essere semplicemente noi stessi, perché
solo facendo così potevamo essere davvero utili. Le nostre paure
sono state subito cancellate grazie alla capacità di questi ragazzi
di farci sentire a nostro agio, regalando ci affetto, gratificazione,
gioia ed accoglienza. Da quest'esperienza abbiamo capito il
significato del volontariato. Come Giorgio Gaber diceva in una
sua canzone: "Libertà è partecipazione", così noi abbiamo capito
che "Volontariato è partecipazione".
Esperienza che sicuramente ha dato qualcosa di singolare e speciale ad ognuno di noi.
Liceo Classico Pitagora - Nova Siri
Classe I A
Eccoci arrivati, armati di tanto entusiasmo e con un bagaglio
pieni di emozioni, alla prima tappa di questa straordinaria
avventura: il volontariato. Così, noi adolescenti, con il cuore
carico di gioia, con un animo ricco di curiosità abbiamo intrapreso questo viaggio che ci ha fatto crescere soprattutto dal
punto di vista umano! Attraverso questa esperienza ci siamo
messi alla prova: siamo riusciti a capire che DONARE è molto
più bello che RICEVERE …. La stessa vita ci è stata donata,
allora perché non viverla donandoci agli altri?!
Quei ragazzi sono riusciti a darci più di quanto abbiamo cercato
di donar loro, ci hanno fatto sentire importanti, utili….
Ci hanno fatto, a volte, tornare a casa piangendo o con un sorriso smagliante, con l'animo di chi, soddisfatto, ha dato un senso
alla propria vita. C'è nei nostri cuori un qualcosa, un istinto, una
Lucia Surano - Animatrice ragione più forte di noi stessi, che ci permette di dare sempre il
--AVVISO-Si invitano le Associazioni e i lettori a collaborare alla redazione del nostro periodico
inviando articoli anche corredati di foto o grafici,
unitamente al nominativo dell'autore e dell'associazione o Ente di appartenenza.
Tutto il materiale dovrà essere fatto pervenire,
preferibilmente su floppy o via E-mail (formato Word per i testi, JPG per le foto)
alla nostra Redazione entro il giorno 15 di ogni mese.
Gli scritti, anche se non pubblicati, non verranno restituiti.
La Redazione fa presente che nella scelta degli articoli da pubblicare sarà data precedenza
a quelli di più stretta attualità o a quelli
che possano rappresentare elemento di discussione e/o di dibattito
all'interno del mondo del Volontariato.
Onde evitare tagli tecnicamente necessari,
si raccomanda comunque di contenere la dimensione degli scritti.
Anno 4 - n. 15
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massimo agli altri. Come dice Primo Mazzolari " … ci interessa
di perderci per qualche cosa o per qualcuno che rimarrà anche
dopo che noi saremo passati. Ci impegniamo non per riordinare
il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo. Ci impegniamo perché noi crediamo nell'amore, la sola certezza che non
teme confronti, la sola che basta per impegnarsi perpetuamente…"
una straordinaria realtà positiva, controcorrente e per lo più
ignorata…IL VOLONTARIATO.
Noi giovani volontari non facciamo notizia, perché lavoriamo in
silenzio, lontano dai riflettori della cronaca, eppure costruiamo
un vero e proprio "fenomeno".
Le caratteristiche del volontariato sono infinite: può essere vissuto all'interno di una organizzazione, di un gruppo, di una assoLiceo Classico Pitagora - Nova Siri ciazione, ma è anche intervento singolo, silenzioso nei confronti
Classe IV A di chi ha bisogno e soffre.[…]
Ci ha spinto a sviluppare questo progetto non solo il senso di
Quando abbiamo iniziato il progetto e prestato servizio per la solidarietà umanitaria e uno spiccato interesse al sociale, non
prima volta presso un'associazione, il nostro slogan è stato solo la carità e la fede religiosa, ma talora l'assenza o il cattivo
"DONARE E' RICEVERE". Infatti
funzionamento delle strutture sociasolo partendo da questo presupposto è
li e Istituzionali.
possibile spiegare questa esperienza.
Noi volontari parliamo volentieri di
"SETTE CANDELE CINQUANTA LIRE",
Ognuno di noi ha deciso di impiegare
quello che facciamo, siamo un po'
urlavano a squarciagola i venditori di
il proprio tempo a servizio degli altri,
più reticenti nello spiegare le moticandele per le strade del paese alle
non con il solo intento di fornire aiuto.
vazioni che ci hanno spinto a farlo:
seconde luci dell'alba.
Il nostro operato non è stato unidireaiutare i poveri, gli emarginati, gli
Prima di allacciarsi all'Enel, ente
zionale.
extracomunitari, i disagiati, gli
umano dell'energia elettrica, l'uomo
Dagli incontri con coloro che ormai
anziani, etc.
vinceva il buio e qualsiasi altra forma
sono diventati i nostri AMICI, abbiaQuando ho saputo che il progetto
di assenza di luce con la luminosità
mo assimilato molto, abbiamo allargaconsisteva nel fare del volontariato
della candela: altri tempi…
to i nostri orizzonti ed imparato ad
ho detto subito si, senza neanche
In questo tempo, invece, vorremmo
essere più tolleranti rispetto a quelle
pensarci.
essere, noi tutti, un'offerta speciale di
che vengono etichettate comunemente
Oggi sono pronto a fare volontariaenergia portatrice di luce alle stanze
come "diversità".
to nella mia terra d'origine, ma la
dell'anima di chi, nella propria vita,
Calarci nella dimensione del fare ci ha
mia "prima volta" è stata a Roma
ha conosciuto il buio della sofferenza,
dato la possibilità di sviluppare compresso la mensa Caritas dove ho
sperando di poter illuminare, con un
petenze e comprendere meglio le comconosciuto alcuni di coloro che
sorriso la loro esistenza.
plessità della realtà sociale.
siamo abituati a definire "Nessuno",
Queste ed altre ancora sono state le
buchi neri nell'infinita bellezza
motivazioni che ci hanno consentito di diventare finalmente delle costellazioni spaziali.
SOGGETTI ATTIVI e di non restare nella passività assoluta ed Ho conosciuto un uomo che mi ha spiegato il percorso della sua
inconcludente.
vita, come è arrivato ad essere un barbone. Mi ha detto che
Istituto Magistrale "T. Stigliani" - Matera avrebbe avuto tutti i mezzi necessari per studiare e diventare
qualcuno, ma non ha voluto.
VOLONTARIATO: PROVIAMOCI!!
Mi ha pregato di non sottovalutare il valore della cultura, di studiare e fare dei sacrifici per realizzarmi nella vita, di non privarVolontariato…perché no?
mi mai dei legami famigliari e amicali.
E' stato difficile prima di tutto per noi credere di portare avanti Nessuno come loro sa cosa significa allontanarsi dagli altri ed
un progetto carico di non poche difficoltà, di non pochi sacrifici, estraniarsi.
Agostino Cascelli IV A - ITCG Lagonegro
ma grazie a quella curiosità tipica di noi adolescenti siamo riusciti ad intraprendere un innovativo percorso senza lasciarci alle
Al termine di questo anno scolastico mi sento di dovere un rinspalle la volontà e l'impegno di continuare. (…)
Abbiamo iniziato quasi per gioco, ridendo e a volte, stupendoci graziamento a chi mi ha dato modo di conoscere il mondo del
nell'ascoltare le varie testimonianze che ci hanno introdotto in volontariato.
questo mondo. Poi impegnandoci attivamente ci siamo rese Questa esperienza mi ha insegnato che non tutti sono ipocriti,
conto che non è un gioco, ma che il pensiero di rendersi utili, ma c'è chi mette la propria vita interamente al servizio degli
forse per la prima volta, occupava parte dei nostri pensieri. Sare- altri: i volontari!
mo anche un po' banali, ma il sentirci utili, spesso sopravvalu- Chi fa volontariato lo fa solo per amore degli altri e delle cose
tando l'importanza di ciò che stiamo facendo, ci farà sicuramen- che lo circondano senza aspettarsi nulla in cambio.
te crescere, ci aiuterà a peccare un po' più di umiltà e a sperare, Non ci sono eroi in ballo, né salvatori dell'umanità, ma solo
sperare e fantasticare di migliorare, ma soprattutto di migliorar- esseri umani che hanno dato un giusto senso alla loro vita.
In questa difficile società c'è sicuramente bisogno di queste perci.
sone e io nel mio piccolo spero di poter dare un aiuto a chi ne ha
Volontariato…NOI CI STIAMO PROVANDO!!
Rosy, Giusi, Raffaella, Teresa, Veronica bisogno, proprio come ho imparato a fare attraverso questo proLiceo Pedagogico "Gianturco" Potenza getto.
Daniela V B-IGEA Lagonegro
Tra le molte realtà che turbano, come ombre inquiete, l'universo
giovanile, e che i mass media diffondono e amplificano, spicca
Vo l o n t a r i a t o 2 0 0 0 B a s i l i c a t a
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GENITORI E FIGLI:
QUANDO IL DIALOGO SI BLOCCA
Cicli d'incontri organizzati
dal GRUPPO COORDINAMENTO DONNE di Avigliano
Tra i Progetti finanziati dal CSVBasilicata con il
"Bando per il finanziamento di progetti formativianno 2004" vi è quello del GRUPPO COORDINAMENTO DONNE di Avigliano, in rete con l'associazione L'ABETE, dal titolo "Genitori e
figli:quando il dialogo si blocca" realizzato dal 21
maggio al 5 giugno 2004.
Il percorso formativo ha previsto tre cicli di incontri con temi riguardanti aspetti fondamentali del
dialogo tra genitori e figli e le possibili cause di
interruzione del dialogo.
Il primo ciclo, condotto dalla Psicologa dott.ssa
Antonella
Pace,
ha
avuto come
tema "Genitori e figli:
dialogo possibile?; il
secondo è
stato condotto dalla psic o l o g a
dott.ssa Faustina Mangone su "Come
i
giovani
vivono oggi
la sessualità:
il ruolo dei genitori"; il terzo dallo psicologo
dott.Franco Rosa su "Le tossicodipendenze: cause
scatenanti e comportamenti delle figure parentali di
riferimento".
La finalità principale consisteva nel dare ai genitori e agli educatori delle possibili tracce di percorsi per prevenire il disagio e per intervenire in caso
di situazioni di disagi già in atto che interrompono
il dialogo scaturendo, a volte, in scelte devianti.
Finalità secondarie: consolidare il gruppo dell'Associazione, rendendo i soci più consapevoli del
proprio ruolo nella comunità di appartenenza e
avvicinare altre persone al volontariato inteso
come cittadinanza attiva.
La ricaduta dell'attuazione del Progetto è stata
positiva non solo per il numero dei corsisti, ma
soprattutto per la loro partecipazione attenta, sentita e attiva.
Ciò che manca oggi è la possibilità di avere "spazi
di discussione" in cui ci si possa esprimere a livello
individuale per poter socializzare la propria esperienza e metterla a confronto con quella degli altri
in modo che il percorso personale ne esca rafforzato in chiarezza e consapevolezza, modificato nei
limiti non sempre visibili a noi stessi e arricchito
nelle conoscenze e nelle sicurezze personali.
La metodologia prevista dal Progetto di un confronto "a più voci" tra docenti e partecipanti ha
soddisfatto questo bisogno che è, forse, quello
della maggior parte di noi.
Il percorso ha evidenziato l'esigenza dei genitori di
oggi di aprire spazi di comunicazione con i propri
figli. Essi sono consapevoli dell'importanza del
loro ruolo, della necessità di essere credibili e autorevoli e della valenza del dialogo nel rapporto
genitori e figli, ma non sempre riescono a trovare il
giusto canale di comunicazione. Si usano linguaggi
diversi; si guarda la vita, nella sua quotidianità, da
angolature diverse; altri sono gli interessi con l'incalzare dell'era tecnologica; si crede in valori più
concreti che hanno perduto l'aureola del "sublime".
Questo ed altro dividono, oggi, la generazione dei
genitori, anche se giovanissimi, dai figli adolescenti. Cercare possibilità di dialogo, tra le tante interferenze della società attuale, non è facile, ma è l'unica carta di cui, a mio avviso, dispongono i genitori di oggi per giocare la loro partita che è quella
di agevolare, sostenere, rafforzare il progetto di
vita di ciascuno dei propri figli.
Ma per far questo è necessario acquisire maggiori
conoscenze, consapevolezza del proprio ruolo e
sicurezze interiori; è necessario che un percorso
come questo previsto dal Progetto non sia un evento occasionale, ma si ripeta nel tempo.
L'organizzazione di altri incontri, in un clima di
solidarietà, può agevolare moltissimo il percorso
dei genitori e migliorare il loro rapporto con i figli.
Beatrice Gianturco
Anno 4 - n. 15
Il mondo delle
“meraviglie”
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SAHEL:
quando la terra
soffre la sete
Il Sahel è un territorio compreso tra il deserto del Sahara e le steppe umide dell'Africa centrale.
Negli anni 1972, 1975, 1984 e 1985 migliaia di persone sono morte di fame. Le immagini che questa terra offre sono apocalittiche, persone che danno l'impressione di essere
scheletri viventi che camminano per la strada, bestiame morto per mancanza di acqua, vegetazione quasi inesistente.
Eppure il Sahel non è un deserto. Da trent'anni soffre per la mancanza di acqua, le piogge, inferiori del 30% al normale, non sono più sufficienti per una terra vasta 500 Km e larga 300.
Gli abitanti, che sono 44 milioni, soffrono la carestia e di questi almeno 1,2 milioni sono già morti.
Basti pensare che il lago Ciad che nel 1970 copriva 25.000 Km quadrati , oggi è rappresentato da tre piccole pozze di appena 2.500 Km quadrati.
Prima dell'inizio di questa carestia, la regione presentava una fauna e una flora del tutto normali, qua e là erbe
alte e piccoli alberi, adesso corre un rischio davvero pericoloso: nel giro di altri trent'anni, dovesse persistere questo
stato di siccità, tutti gli alberi potrebbero sparire e la regione diventare così completamente inabitabile.
Fino agli anni '70 il responsabile più accreditato era la desertificazione. Questo fenomeno era il frutto di un'eccessiva
pastorizia, troppe mucche, pecore e capre, le quali strappano i ciuffi d'erba insieme alle radici, si attaccano agli arbusti per
brucare il fogliame, attaccando così una vegetazione già di per se fragile e calpestando il terreno che, quindi, è diventato arido
non permettendo alla vegetazione di crescere.
A questo va aggiunto che gli abitanti hanno cominciato a tagliare una grande quantità di alberi, cosa che ha avuto come conseguenza la formazione di un terreno nudo e sterile. D'altronde tagliare alberi equivaleva per gli abitanti la sopravvivenza…
Ma il disboscamento ha un effetto non poco importante sulle precipitazioni. Infatti, le piante presenti sul terreno producono una
quantità d'acqua che evaporata sale verso l'alto dove si unisce alle nuvole precedentemente formatesi. Questo vapore acqueo
prodotto dalle piante arricchisce ulteriormente l'umidità trasportata dalle nuvole, gradualmente la quantità d'acqua diviene sufficiente perché inizi a piovere, fertilizzando il terreno. Se il disboscamento è troppo elevato la quantità d'acqua prodotta e evaporata dalle piante è ridotta e di conseguenza il vapore acqueo insufficiente perché piova. E il Sahel diventa così sempre più
asciutto.
Attualmente, però, questi fenomeni non sembrano abbastanza per giustificare l'attuale situazione. Infatti, secondo degli esperimenti condotti tramite computer, si è potuto vedere che l' odierno stato di siccità è molto più severo rispetto a quello ottenuto
dalle simulazioni del computer. Quindi devono esserci altre spiegazioni, vanno aggiunti altri motivi a quelli già considerati.
Molti studiosi hanno avanzato l'ipotesi dell'inquinamento. Ossia, in Occidente le fabbriche e le centrali elettriche bruciano,
soprattutto da quarant'anni, enormi quantità di combustibili ( petrolio, carbone e gas ), emettendo così dalle loro ciminiere biossido di zolfo, che nell'atmosfera si trasforma condensandosi sulle particelle di polveri, fuliggini e granelli di sabbia. Avvolte in
questo modo, le polveri riflettono i raggi del sole in tutte le direzioni, facendo arrivare al suolo meno energia e abbassando, poi,
le temperature. Inoltre, queste particelle favoriscono la formazione di nuvole che hanno la proprietà di riflettere i raggi solari,
diventando così un parasole per la terra.
Il risultato di tutto questo è che l'aria sopra gli Stati Uniti e sopra l'Europa si raffredda.
Quest'aria raffreddata si condensa e come conseguenza la pressione dell'atmosfera aumenta. Durante l'estate, questo fenomeno
produce in Europa l'allargamento dell'Anticiclone delle Azzorre, una zona di alta pressione che ci porta clima soleggiato. Intorno ad esso, i venti girano in senso orario, dopo aver sorvolato l'Atlantico liberano le loro piogge sull'Europa. Sono, perciò, venti
asciutti quelli che proseguendo arrivano in Africa,i quali entrando in collisione con l'aria umida formano una barriera che impedisce all'aria umida stessa di raggiungere il Sahel. E quindi senza aria umida, non si formano le nuvole e non si ha pioggia.
Come si è potuto vedere le spiegazioni sono tante, le cause di questo problema sono molteplici, u n unico responsabile forse non
esiste nemmeno.
In compenso, è stato istituito un programma internazionale di ricerca, AMMA (analisi multidisciplinare del monsone africano ),
che con la collaborazione di molti scienziati e con cinque aerei americani ed europei sonderanno il cielo africano, per entrare in
possesso di più dati possibile capaci di far comprendere meglio la realtà africana e trovare, quindi, un'eventuale soluzione al
problema.
Il Sahel è solo una delle tante realtà che si trova a dover fare i conti con il nostro inquinamento.
Rubrica
a cura di
V iviana C aruso
(studente
universitaria)
segue a pag. 14
Vo l o n t a r i a t o 2 0 0 0 B a s i l i c a t a
14
segue da pag. 13: “Sahel...”
Siamo andati lontano, ma basta guardare anche nel
nostro piccolo per capire quanti danni l'inquinamento è capace di fare.
Ad esempio, sono circa 10 miliardi i sacchi di plastica gettati ogni anno in Italia. Di questi tanti anzi
troppi finiscono in natura. E forse pochi sanno che un
qualsiasi sacchetto di plastica ci mette quasi un secolo per dissolversi totalmente!
Intanto, alcuni studiosi per correre ai ripari stanno
provando a dolcificare la plastica, perché si è scoperta la natura golosa dei batteri. I primi risultati dimostrano che dolcificando la plastica, questa è stata
mangiata per più del 20% in quasi trenta giorni.
Questa potrebbe essere una risposta ad un danno
ecologico così vasto, nel frattempo basterebbe prestare semplicemente un po' più di attenzione e avere
maggior rispetto.
NASCE IL COMITATO PER L'ISTITUZIONE
DEL PARCO NAZIONALE DELLA VAL D'AGRI:
FEDERPARCHI, WWF, LEGAMBIENTE, LIPU, SOS LUCANIA LE ASSOCIAZIONI PROMOTRICI
Federparchi, WWF, Legambiente, Lipu, SOS Lucania hanno promosso la costituzione di un comitato
per mettere in campo tutte le azioni possibili finalizzate ad ottenere subito il D.P.R. del Presidente della
Repubblica che dovrà sancire definitivamente la
nascita del Parco Nazionale della Val D'Agri Lagonegrese.
E' infatti inaudito che una vicenda che si protrae oramai da circa un decennio, dopo estenuanti dibattiti,
consultazioni, mediazioni, che hanno portato all'approvazione da parte del Consiglio Regionale dell'intesa per il Parco Nazionale nel dicembre del 2002, non
sia ancora conclusa.
È inaccettabile che ad oggi il Parco non sia ancora
stato istituito a causa degli interessi delle compagnie
petrolifere che continuano ad ostacolare in ogni modo
il decreto di perimetrazione, consentendo il protrarsi
di una situazione che sta procurando danni all'ambiente, alla salute dei cittadini, alle economie locali
oltre ad essere lesiva dell'autonomia degli enti locali.
Continuare a mettere in discussione la perimetrazione
del Parco ci pare inaccettabile, perché, a questo
punto, sembrerebbe di assistere, al tentativo di scambiare territorio e risorse naturali.
L'eventuale modificazione della perimetrazione prevista che intervenisse peringerenza ministeriale rappresenterebbe di fatto una pesante interferenza con le
attività di pianificazione che la Regione Basilicata ha
esercitato in questa fase di istituzione.
La reiterata richiesta di escludere la Montagna di
Caperrino dal perimetro del Parco, che di fatto è stato
l'ultimo pretesto per bloccarne la nascita, viene corre-
data da interpretazioni grottesche da parte di esponenti del governo nazionale, che nascondono solo la
volontà di assecondare i desideri della Total Fina Elf.
Verrebbe meno uno dei fondamentali presupposti che
hanno portato alla nascita del Parco nazionale della
Val d'Agri-Lagonegrese: proteggere i sistemi naturali
e la biodiversità in esse presenti, valorizzare le peculiarità ambientali, paesaggistiche e storico-culturali
elevando il potenziale competitivo dei territori rispetto ai settori strategici dell'economia montana e valligiana, quali l'agricoltura di qualità, il turismo, le produzioni tipiche, la manutenzione del patrimonio forestale.
Il Comitato perciò intende mobilitarsi per esercitare
un'azione di pressione sulle istituzioni sino al raggiungimento dell'obiettivo dell'istituzione del Parco.
In tal senso le associazioni promotrici richiederanno
un appuntamento al Presidente della Giunta Regionale al fine di valutare iniziative, eventualmente anche
congiunte, nei confronti del Ministero dell'Ambiente.
Le associazioni promotrici invitano tutte le associazioni di Basilicata ed i cittadini sensibili alla vicenda
ad aderire al comitato in modo da creare un fronte
quanto più ampio possibile che possa consentire
finalmente la nascita del Parco Nazionale della Val
d'Agri Lagonegrese.
Per contattare il comitato e comunicare adesioni
è stata attivata una casella di posta elettronica:
[email protected].
Marco De Biasi
Presidente Legambiente Basilicata
Anno 4 - n. 15
15
di espressione, di autonomia:
Casa Famiglia Compagni di strada tenenza,
• può ospitare non più di 8 minori, dai 3
Il 25 aprile è stata inaugurata a Lagonegro la Casa
famiglia "COMPAGNI DI STRADA": una struttura
educativo-assistenziale residenziale rivolta a minori
in situazioni di temporanea difficoltà familiare; essa
intende proporsi come ambiente di vita che sostituisce temporaneamente il nucleo familiare; è caratterizzata da un clima di relazioni finalizzate a soddisfare adeguatamentei bisogni di identificazione, di
costruzione dell'individualità, di relazione, di appar-
agli 11 anni, seguiti dai servizi sociali dei
Comuni e dal Tribunale per i minori;
• è ubicata nel centro abitativo, a poca
distanza dalla Parrocchia, dalla Scuola,
dal Palazzetto dello sport;
• è gestita da persone che hanno a cura
soprattutto la crescita umana, psichica e
sociale dei minori, in un lavoro di integrazione con la Scuola, la Parrocchia, i
Circoli ricreativi, le famiglie di origine e
le famiglie della comunità, seguite dalle
coppie della Cooperativa.
La Casa Famiglia opererà in pieno inserimento sociale, come "famiglia", parte di
una comunità civile ed ecclesiale, che si ritiene pienamente coinvolta nella corresponsabilità educativa
e di reinserimento naturale dei minori, poiché condividiamo quanto afferma la dott.ssa A. Basentini in
"Vite spezzate": "la tutela dei bambini non può e
non deve essere solo competenza dell'Autorità giudiziaria o delle Forze dell'Ordine, ma deve essere
un progetto sostenuto e condiviso da tutta la comunità".
Una nuova cooperativa a servizio dei minori in difficoltà
In data 28.05.2004 è stata costituita la Cooperativa
sociale "Liberi Orizzonti"srl, con sede n Potenza,in
Via Campania n° 10. La cooperativa è stata costituita al termine di un lungo percorso di confronto e
di formazione che ha visto protagonisti quattro
famiglie e quattro giovani volontari impegnati, da
lunghi anni, nel difficile compito dell'affido familiare e del volontariato sociale.
La Cooperativa è nata con il principale obiettivo di
soddisfare il "bisogno di famiglia" dei minori in
grave stato di disagio sociale e affettivo, attraverso
l'attivazione di una Casa Famiglia. A tal fine la
Cooperativa ha già acquisito la disponibilità di un
appartamento di circa 150 mq, ubicato in Potenza,
grazie al quale potranno essere accolti minori in
difficoltà, ai quali viene offerto un modello familiare di sostegno, che permetta di porsi alla ricerca
della migliore soluzione futura per il minore: il
ritorno nel nucleo familiare di origine, l'affidamento a parenti, l'affido etero-familiare, l'adozione,
una più lunga permanenza in comunità, ove si rendesse più opportuno e necessario, per un adeguato
sviluppo psicofisico del soggetto.
La disponibilità dell'appartamento e, quindi, all'accoglienza di minori, è prevista per il mese di settembre 2004 in quanto sono stati individuati alcuni
piccoli interventi per l'adeguamento della struttura
alle norme previste dalle leggi in materia.
Il primo Consiglio di Amministrazione è così composto: Angelo Adriano BERILLO - Presidente;
Lucia LAMONEA - Vice Presidente; Marcello
FIERRO, Leonardo FILIANI e Loredana COLACCHIO Consiglieri.
Per la realizzazione del servizio di accoglienza la
Cooperativa intende operare mediante una integrazione fattiva tra organismi diversi che operano
nello stesso ambito, al fine di realizzare il massimo
di potenzialità operativa.
Pertanto si avvierà una collaborazione con: il Tribunale per i Minorenni di Potenza, il Servizio
Socio-Assistenziale della ASL n.2, il Comune di
Potenza ed altri enti che realmente sono in grado
di individuare i soggetti a rischio; il Provveditorato
agli studi; la Provincia di Potenza; la Regione
Basilicata.
Con gli enti preposti (Comune, Provincia e Regione) la cooperativa intende stipulare accordi e/o
convenzioni per l' accoglienza dei minori presso la
Casa Famiglia.
Il Presidente della Cooperativa
Prof. Angelo Adriano Berillo
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ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDITERRANEA
ALOPECIA AREATA
(A.N.M.A.A.)
…"E se un mattino mi sveglio e vedo che sto perdendo i capelli a chiazze, il primo terrore che mi assale è
che sono ammalata. E poi man mano che si allargano quelle chiazze incomincia quella terribile sensazione di angoscia che non tornerò più ad essere normale. Mi guardo intorno e vedo le persone che mi osservano, mi giudicano, mi emarginano. Con ogni capello che cade, perdo una parte della mia individualità e
mi sento vittima di un destino crudele - "perché proprio io?". E allora inizia il calvario, quel tormentoso
pellegrinaggio verso i medici - chi mi dice che non c'è nessun rimedio, chi mi usa come cavia per sperimentare nuove idee, chi mi dice che è dovuta solo allo stress e di stare tranquilla. E sono sempre più confusa, sempre più ferita nel mio intimo, sempre più asessuata e nessuno può comprendere la mia disperazione. Non vado più dal parrucchiere, ed ora che le chiazze hanno fatto sparire anche le ciglia, non riesco a
truccarmi. Devo portare cappelli o bandane. Nessuno sa quanto è faticoso portare una parrucca, soprattutto durante l'estate calda e umida. Nessuno conosce la mia vergogna di andare a farmi una nuotata o
praticare attività sportive. Nessuno sa a quante cose rinuncio pur di non essere vista e giudicata. E nessuno può conoscere la mia profonda tristezza nel sapere che in questa condizione è molto difficile che un
uomo si avvicini a me. Nel frattempo le mie insicurezze aumentano e mi ritiro dentro di me, sempre più
timida. L'autostima è crollata. L'unica cosa che desidero è che ricrescano i miei capelli. Incomincio ad
avere difficoltà a studiare ed a lavorare, tendo ad essere assente. Sono sola…"
L'A.N.M.A.A, Associazione Nazionale Mediterranea
Alopecia Areata, fu istituita a Matera il 5 luglio 1995
grazie alla volontà dei soci fondatori: Vincenzo
Miglio, Roberto D'Ovidio, Rosita Zazzara, Rocco
Randazzo e Giuseppe Miglio.
La costituzione dell'Associazione è stata una prima
fondamentale tappa di un tragitto che è ancora tutto
da percorrere. Essa rappresenta una realtà unica in
Italia, ma non isolata. In America esiste già da tempo
la NAAF, cioè "Fondazione Nazionale Alopecia
Areata", alla quale l'A.N.M.A.A. si è ispirata. In
ottemperanza alla Legge Regionale 38/93, art. 3, l'Associazione iniziò la propria attività come organizzazione di volontariato non profit, con finalità di carattere socio-assistenziale, rispondendo al bisogno dei
genitori che si trovavano improvvisamente ad affrontare il problema dei propri figli colpiti da Alopecia, di
sentirsi meno soli.
Risultava evidente, infatti, che su questa patologia
c'era molta ignoranza sia da parte della gente comune,
che all'inizio temeva chissà quali conseguenze dalla
vicinanza dei soggetti in cui l'Alopecia era evidente,
sia, purtroppo, anche da parte di alcuni medici.
In questi ultimi 15 anni, per fortuna, le cose sono un
po' cambiate, ma c'è ancora qualcuno che fa sentire
queste persone come degli "stressati", "psicopatici"
ed "esauriti" per motivi sconosciuti.
Per una forma di solidarietà si è avvertito dunque il
bisogno di fondare
l'Associazione per
aiutare le famiglie
che si trovano a
vivere questo problema: il suo scopo
principale è, infatti,
quello di attuare
interventi rivolti alla
tutela e al sostegno
delle persone affette
da Alopecia, nonché
alla loro educazione
ed a quella dei loro
familiari, in favore di una migliore qualità di vita
relazionale.
Altre finalità dell'A.N.M.A.A. sono quelle di promuovere la ricerca scientifica su tale patologia, di
effettuare indagini sulla sua diffusione in Italia, di
diffondere l'informazione circa le possibilità diagnostiche e terapeutiche tra le classi medica e paramedica, erogando appositi servizi informativi.
Nonostante tale opera di promozione, la risposta, all'inizio, è stata molto tiepida, addirittura deludente, perché proprio i diretti interessati si mostravano scettici
o scoraggiati e preferivano nascondere il problema
quanto più potevano, mettendo tutto sotto silenzio.
Nel corso dell'attività associativa è emersa la diffi-
Anno 4 - n. 15
17
coltà di quantificare il numero dei soggetti affetti da
Alopecia, perché è una patologia piuttosto rara nelle
sue forme gravi e anche per la diversa dislocazione
dei pazienti in tutta Italia; inoltre questi ultimi sono
ancora oggi scarsamente motivati a condividere il
proprio disagio, a differenza dell'Associazione Americana in cui i partecipanti sono coinvolti in numerose attività sociali di volontariato e
sono stimolati a contribuire al
progresso della ricerca. Per allargare il campo d'azione è stato,
dunque, attivato un sito Internet
che, garantendo la privacy, spingesse i pazienti a mettersi in contatto con l'A.N.M.A.A. e a raccontare le proprie peripezie, a
scrivere la propria storia.
Il riscontro è stato decisamente
positivo, in quanto nell'arco di un
anno più di cento persone, da vari
paesi d'Italia, quasi tutti genitori o
parenti disperati, hanno chiamato
al fine di ricevere informazioni
circa i medici a loro più vicini,
l'eventuale esistenza di farmaci
per guarire, o per chiedere l'aiuto di uno psicoterapeuta.
ASPETTATIVE PER IL FUTURO
In Europa esistono altre due Associazioni che si
occupano della stessa patologia: l'Associazione
Alopecia Areata Francese, che ha raccolto fondi
destinati ai laboratori di ricerca C.H.U. dell'INSERM e che favorisce l'informazione e gli scambi
tra i pazienti, consultabile sul sito ORPHA.net
(una rete internazionale interessata alle malattie
rare, alla quale di recente ha aderito anche
l'A.N.M.A.A); l'altra associazione ha sede in Germania e si prefigge gli stessi scopi. L'auspicio più
grande è dunque quello di riuscire ad allargare
l'A.N.M.A.A. in modo da poter finanziare la ricerca italiana in merito a questa patologia, che essendo anche di origine genetica, potrebbe ottenere
una parte dei fondi raccolti da Telethon ogni
anno. Le prospettive economiche dell'Associazione, tutta-via, non sono rosee, in quanto, nonostante gli sforzi profusi dai soci fondatori, da qualche
simpatizzante e da solo una ventina di effettivi
associati, non si riesce a far comprendere ad altri
pazienti e anche ad alcuni medici che bisognerebbe lavorare per un
progetto comune e
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDITERRANEA
che è necessaria una
ALOPECIA AREATA
concreta collaboraVIA SINNI N. 26 - TEL. 3892765111
zione per tradurre in
CONTO CORRENTE POSTALE 20059713
realtà al-cune idee
E-MAIL [email protected]
che per ora sono solo
SITO INTERNET WWW.ALOPECIA-ITALY.COM
aspirazioni.
Per
esempio:
1. la realizzazione di un corso di formazione on line
per le famiglie;
2. videocassette come quelle americane da divulgare
nelle scuole come educazione civica per aiutare l'inserimento dei ragazzi affetti da questa patologia;
3. costituzione di gruppi di supporto nelle varie
regioni;
4. collaborazione per la stesura del giornale dell'Associazione con articoli scientifici, aggiornamenti
sulle cure, ma anche con le storie dei pazienti, e poi
amici di penna e seminari di incontri tra i giovani.
Tutto ciò ed altro ancora non è possibile se al lavorare sono solo in 4 o 5 persone: occorrono più
soci, non solo per un contributo economico, ma
anche per un maggiore apporto di idee.
L'aumento del numero di associati permetterebbe
inoltre di esercitare un'azione più incisiva nei confronti del Ministero della Salute al fine del ricono-scimento dei medicinali necessari per le cure nella
Fascia A, cioè quella dei farmaci gratuiti, di un contributo per la parrucca che è da ritenersi una protesi a
volte necessaria, ed infine della defiscalizzazione del
costo delle terapie psicologiche e omeopatiche.
E' un lavoro non facile ma non impossibile. Se ci sarà
la collaborazione di tutti e la speranza di un futuro
migliore, non si lascerà che la sfiducia nella guarigione induca in un triste isolamento interiore che non
produrrà niente di utile e di buono per nessuno.
CHE COS'È L'ALOPECIA AREATA?
E' una patologia autoimmunitaria che, pur non compromettendo la salute fisica del soggetto, si rivela severamente sul piano estetico, producendo problemi psicologici e di inserimento. Essa compare nella fase adolescenziale nella maggior parte dei casi, ma sono stati
segnalati casi anche nella fase adulta. I soggetti colpiti
possono essere indifferentemente di sesso maschile o
femminile. Il fenomeno può presentarsi in diverse
forme:
- forme lievi: compaiono una o limitate chiazze, la cui
cute si presenta liscia, bianca, o lievemente rosata. La
terapia: la guarigione può essere spontanea in un breve
periodo con crescita di peluria chiara, indi con peli più
spessi che possono permanere anche bianchi;
- forme gravi: compaiono inizialmente limitate chiazze
fino ad estendersi in poco tempo provocando la perdita
totale o parziale dei capelli e dei peli sul corpo. La terapia: non esiste attualmente un rimedio radicale, ma
poiché sono state segnalate associazioni con patologie
di tipo autoimmunitario, le terapie sono di conseguenza
sperimentali ed hanno risultati limitati.
In entrambi i casi si tratta di un'affezione che comporta
disagio psicologico e addirittura in alcuni soggetti colpiti si possono manifestare turbe psichiatriche, quali
grave depressione o pensieri suicidi. Pertanto, è sempre
consigliabile associare alla terapie mediche anche sedute di psicoterapia.
Vo l o n t a r i a t o 2 0 0 0 B a s i l i c a t a
18
ALLA SCOPERTA DI ALIMENTI ANTICHI:
LA QUINOA, LA "PERLA" DEGLI INCAS
UN ALIMENTO NUTRITIVO DISPONIBILE NEL CIRCUITO DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
La quinoa, pianta appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae (come spinaci e
barbabietola), arriva direttamente dagli
Incas, popolo ingegnoso che seppe adattarne la coltivazione al rigore climatico e
all'aridità della Cordigliera delle Ande. Per
l'importanza assunta nell'alimentazione
quotidiana di questo popolo quale valida
alternativa alle proteine di origine animale,
venne consacrato "chicco madre", apportatore di forza e vitalità.
Trascurata per secoli dai conquistatori
spagnoli, oggi la quinoa viene coltivata dai
contadini boliviani, che sono tra i più
poveri del mondo, sugli altipiani a circa
4.000 metri di altitudine, in condizioni
estremamente disagiate ai margini dei
deserti. Qui viene consumata sotto forma
di minestre, bevande fermentate e "guispina", un pane locale di piccola pezzatura.
In questi ultimi anni sta crescendo l'interesse da parte dei ricercatori per il cosiddetto "grano delle Ande". Tale attenzione
è ampiamente giustificata dalle proprietà
nutrizionali racchiuse in questi piccoli semi
rotondi. Ciò che caratterizza la quinoa è
innanzitutto l'elevato contenuto proteico
(13,8mg per 100g) e la ricchezza in amminoacidi essenziali, in particolare lisina di
cui sono poveri i cereali. Non a caso, per
combattere le carenze proteiche che affliggono i paesi poveri, la FAO ha impiegato la
quinoa nelle miscele sperimentali di cereali, legumi e latte in polvere. Non trascurabile è il contenuto di sali minerali, soprattutto calcio e ferro, e di vitamina B1, B2 e
C. Tali caratteristiche ne fanno un alimento ideale per i vegetariani e per i bambini
intolleranti al latte poiché, mangiando
regolarmente quinoa, si può apportare una
grande quantità di calcio. Elevato è il contenuto in grassi, ma si tratta per due
terzi di acidi grassi polinsaturi che svolgono un'azione importante, ormai ampiamente riconosciuta, nella prevenzione dell'arteriosclerosi e dell'ipercolesterolemia.
L'assenza di glutine fa della quinoa un
ingrediente utile nella dieta di coloro che
sono affetti da celiachia. L'alta digeribilità
la rende idonea all'alimentazione dei bam-
bini anche molto piccoli.
Oggetto di studio sono anche le proprietà
curative di questo "nuovo" alimento e, in
particolare, l'attività antiossidante e antinfiammatoria nonchè la capacità di inibire
l'aggregazione delle piastrine del sangue.
Sembra, inoltre, accertata l'azione antimutagena e anticancerogena di alcuni suoi
componenti.
Per quanto riguarda la coltivazione, una
caratteristica importante della quinoa è
l'adattabilità alle condizioni ambientali più
disparate e
difficili senza
necessità di
particolari
trattamenti e
la possibilità
di ottenere
buone produzioni anche
con la coltivazione biologica.
In cucina si
consumano i
chicchi interi
sotto forma di minestre, sformati, polpette, dolci cui conferisce un sapore prelibato,
inconfondibile. Con la farina si possono
preparare pane, gallette, pasta, torte salate e pappe per bambini.
Come è accaduto per il mais, la soia , il
tabacco, anche la quinoa è stata ed è
tutt'ora oggetto di ricerche in campo biotecnologico finalizzate alla coltivazione su
larga scala e all'impiego industriale in zone
diverse dagli altipiani andini. Alcune multinazionali come la Nestlè hanno investito
milioni di dollari allo scopo di "creare",
agendo sul patrimonio genetico, nuove
varietà più adatte alle colture intensive,
redditizie e altamente meccanizzate. La
manipolazione di questa merce preziosa
da parte di Stati in possesso di tecnologie
avanzate e di facile accesso ai mercati
gioca a sfavore degli agricoltori tradizionali
del Sud del mondo. Da un capo all'altro
della Cordigliera vengono coltivate numerose varietà di quinoa a seconda dell'ambiente e del clima, ma tale biodiversità
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con l'agricoltura intensiva, legata esclusivamente al profitto, rischia di estinguersi.
Nei negozi del commercio equo e solidale
è possibile trovare la quinoa prodotta in
Bolivia dove da vent'anni lavora l'Anapqui,
Asociaciòn nacional productores de quinoa, un'organizzazione su base nazionale
a cui aderiscono circa 5.000 produttori.
Anapqui raggruppa quattro associazioni
regionali di produttori di quinoa ed ha la
funzione di acquistare il prodotto dagli
agricoltori e gestire le esportazioni verso
varie organizzazioni tra cui quelle del commercio equo. Anapqui, aiutata dalle organizzazioni di solidarietà internazionale, si
propone l'obiettivo principale di garantire
ai produttori che il loro prodotto giunga sul
mercato ad un giusto prezzo e trasferisce
loro una quota percentuale dei suoi acquisti. Promuove inoltre forme autonome di
organizzazioni di produttori attraverso
una costante attività di formazione ed
informazione. Incentivare la coltivazione
della quinoa, garantendo ai contadini i
mezzi necessari alla loro sussistenza, vuol
dire frenare l'esodo rurale verso le pianta-
gioni di coca molto più remunerative e lottare quindi contro il flagello della droga.
Tra non poche difficoltà l'organizzazione è
riuscita ad ottenere il marchio "bio" riconosciuto da un ente di certificazione tedesco molto rigoroso. Ovviamente la produzione biologica costa di più e i contadini
che, prendendo coscienza dei danni causati dall'impiego massiccio di pesticidi, sono
tornati ad una agricoltura più naturale,
vorrebbero che la qualità venisse pagata
meglio.
Acquistare la quinoa, pertanto, oltre che
arricchire la nostra alimentazione e giovare alla nostra salute, dà a questo prodotto
un valore aggiunto, quello della solidarietà.
Presso la Bottega Unaterra, sita in Via
Caserma Lucana 17 a Potenza, è possibile
trovare la quinoa "bio" prodotta in Bolivia
nelle regioni di Potosì e Oruro, ma anche
pasta e merende a base di quinoa. Si possono inoltre avere suggerimenti per originali e inedite ricette che facciano apprezzare pienamente il gusto delicato e gradevole di questa "delizia" degli Incas.
LA GIORNATA MONDIALE SENZA TABACCO
Nel mondo una persona ogni 13 secondi muore per cause
imputabili al fumo di sigarette, in Italia le vittime sono 90.000
all'anno, 216 al giorno. Sono i dati dell'O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) che devono far riflettere tutti
soprattutto se si pensa che ad incrementarli sia il fumo delle
giovanissime donne.
Di qui la necessità di muoversi sotto la spinta di un bisogno
essenziale che è quello di arginare un fenomeno che, dilagando, crea preoccupazioni anche a livello istituzionale. Nell'ambito locale dell'ASL n. 4 ha comunicato la ripresa delle attività
del Centro Antifumo afferente ai Dipartimenti di Cardiologia
e di Prevenzione, unico centro regionale di riferimento.
La Lega contro i Tumori di Matera, dal canto suo, promuove
da tempo campagne educative per la prevenzione del tabagismo. Informare i cittadini sui danni del fumo è sempre stato
l'obiettivo prioritario che la Lega ha voluto perseguire organizzando incontri e dibattiti. Interlocutori privilegiati sono
stati i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado; nelle loro
assemblee, assai utili sono stati gli interventi di medici specialisti che hanno illustrato con molta chiarezza quali sono i
rischi a cui si espongono i giovani che fumano. I modelli di
vita senza tabacco sono stati sollecitati non solo ai ragazzi ma
anche ai genitori e ai docenti affinché, con la forza dell'esempio, onorino fino in fondo il ruolo di educatori.
Per “la GIORNATA MONDIALE SENZA TABACCO" tutte
le iniziative promosse dalla Lega Contro i Tumori e sostenute
dal Lions Club di Matera Host e dall'Associazione Materana
Amici del Cuore, hanno tenuto fede agli slogans "FUMO E
DONNA - FUMO E' DANNO", "SMETTI di fumare METTI
il foulard più firmato del mondo".
Questi messaggi sono stati presenti ovunque: sui muri della
città, nelle boutiques di moda, nei supermercati, nei saloni di
salute e bellezza, nei centri di estetica, negli ambulatori medici, nelle sedi delle diverse associazioni.
Ovunque si è parlato di fumo e dei danni ad esso correlati.
Particolarmente attivo è stato l'impegno delle volontarie nella
distribuzione dei foulards e degli opuscoli informativi e di
guida. Ha contribuito a promuovere la cultura della prevenzione del tabagismo il 12° Incontro Polifonico "Eustachio Barbaro". La disponibilità e la sensibilità della direttrice artistica
Alessandra Barbaro, del Presidente Copeta e del direttivo
della Corale "Cantori Materani" hanno conseguito durante la
serata canora del 29 maggio nell'Auditorium del Conservatorio Musicale di rivolgere alle donne messaggi educativi proposti con particolare efficacia e forza di persuasione dal Presidente della Lega contro i Tumori, dott. Eustachio Brucoli e
dall'Ing. Vincenzo Acito in rappresentanza del Lions Club.
I Cantori Materni, la corale Ad Torani Aquas di Piedimonte
Matese ed i solisti dell'Accademia Mandolinistica di Napoli,
con maestria ed eccezionale capacità interpretativa hanno
allietato la serata con brani assai noti coinvolgendo i numerosi
spettatori presenti.
Prof. Alfonso d'Alessandro
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Le famiglie
gressivo
italiane
cambiainteressate
mento dei
alla disabirapporti di
lità (si calpotere tra
cola che in
amminiCONVEGNO PROMOSSO DAL CSVB
Italia siano
stratori ed
pari
al
utenti e
CON IL PATROCINIO GRATUITO DELLA REGIONE BASILICATA
1 5 % )
che fonda
MATERA 9 LUGLIO 2004 ORE 16:30
conoscono
la sua effiHOTEL SAN DOMENICO
bene l'incacia, in
certezza legata al futuro dei propri figli, il cui percorso esi- primis tra gli altri, sul principio della sussidiarietà e della
stenziale è spesso scandito da tappe tutt'altro che lineari, partecipazione, appare evidente quanto "il lavoro di rete"
costellato com'è da incognite ed interrogativi purtroppo sia il metodo di lavoro necessario e da privilegiare.
privi di risposta. Si tratta di un'insicurezza che accompagna E' in gioco la garanzia di pari opportunità e il riconoscii genitori sin dalla nascita del figlio disabile e che, attraver- mento dei pieni diritti di cittadinanza dei disabili, di cui le
so le varie fasi della crescita (scuola, formazione, ecc.), possibilità di vita autonoma e indipendente rappresentano
culmina in quella che forse è l'angoscia maggiore: che cosa una precondizione sine qua non.
accade quando viene a mancare il sostegno della famiglia, Lo scenario si presenta dunque complesso. Quali sono al
quando i genitori diventano troppo anziani per farsi carico riguardo gli orientamenti e le strategie poste in essere nel
dei propri figli disabili, o, nella peggiore delle ipotesi, dopo nostro Paese? Con quali tipologie di azioni è opportuno
la loro morte? Senz'altro l'auspicio più grande di queste intervenire?
famiglie è assicurare un futuro sereno ai propri figli, ma Se ne discuterà a Matera il 9 luglio 2004 nel corso di un'iattraverso che cosa passa questa garanzia? Quali sono le niziativa promossa dal CSV Basilicata, che consolida in
politiche da perseguire affinché il "dopo di noi" sia meno questo modo il suo impegno a favore della disabilità, spinincerto?
gendo a fondo l'analisi e l'approfondimento circa i diversi
Analizzando a fondo la questione, ci si rende conto che il aspetti ad essa legati, attraverso la promozione di una
problema del "dopo" è in realtà il problema del "prima" e capillare e diffusa azione di sensibilizzazione e di coinvoldel "durante" e che la sua soluzione spetta alle istituzioni gimento di associazioni, cittadini ed istituzioni.
quanto alle famiglie.
Interverranno e si confronteranno sul tema esperti del setQueste ultime, infatti, rappresentando indubbiamente la tore, nonché rappresentanze del mondo associativo ed istiprima "fisiologica" fonte di risposte ai bisogni dei disabili, tuzionale della Basilicata ed altre regioni.
hanno l'inviolabile diritto di essere coinvolte, sia direttaVOLONTARIATO 2000 BASILICATA
mente che attraverso le loro diverse forme di rappresentanza e cittadinanza (associazioni di volontariato, federazioni
Reg. Trib. Potenza n.272 del 22.2.2000
di associazioni, ecc.), dalle istituzioni preposte, nell'indiviDirettore: Mario Sarli
Direttore
Responsabile:
Angelomauro Calza
duazione delle strategie opportune e nella programmazione
Redazione:
Tina
Paggi,
Viviana Caruso,
degli interventi, a favore dei disabili, con pari dignità
Stefania
De
Stefano,
Antonio
Di Stefano,
rispetto agli enti erogatori dei servizi.
Vanessa
Nicoletti,
Pasqua
Parrella,
Si attiva così un processo di empowerment di comunità che
Clementina Rettino, Maddalena Ruggieri,
aiuta le famiglie ad evitare quelle soluzioni prese precipitoSegreteria: Carmela Vaccaro
samente, magari sull'onda dell'emergenza, che possono
Tel.
0971
273152 - 0971 274477 - 0835 346167
compromettere lo sviluppo di quel progetto di vita cui ogni
fax 0971 275477
disabile ha diritto e ogni famiglia deve riferirsi; progetto
E-mail: [email protected]
che deve essere predisposto attentamente secondo tempi e
sito internet: www.csvbasilicata.it
modalità che consentano ogni eventuale, necessario aggiuStampa: Centro Grafico Rocco Castrignano
stamento, attraverso un percorso che non perda mai di vista
c.da San Donato - ANZI (PZ)
la centralità degli utenti e delle loro famiglie nei processi
distribuzione abb. post. Art.2 comma 20/C
decisionali.
L.662/96 DC/DCI/5/5/2000 Aut.N.0057/PZ
Il raggiungimento di tali obiettivi è strettamente connesso
numero chiuso il 25/06/2004
con i grandi cambiamenti, che investono sempre di più il
sistema di welfare, nazionale e locale e non può prescindePer ricevere Volontariato 2000 e CSVB
re dall'applicazione delle leggi e dalla realizzazione, fin nel
Informa in formato elettronico basta
più piccolo ambito territoriale, del programma previsto nel
proprio piano sociale di zona.
compilare il format di richiesta sul sito
In un quadro normativo che prevede e prescrive un pro-
DISABILITÀ GRAVE E FAMIGLIE:
E DOPO DI NOI?
www.csvbasilicata.it