Sommario RAPPORTO 2008 della FONDAZIONE MIGRANTES - Relazione sintetica sulle attività della Migrantes - Anno 2008...................pag. 3 - Nota della Direzione Generale ............................................................................7 - Attività dell’Ufficio Nazionale per la pastorale: * degli italiani nel mondo................................................................................. 35 * degli immigrati e profughi ............................................................................. 43 * dei Rom e Sinti............................................................................................... 61 * dei fieranti, circensi ed operatori di spettacoli itineranti ............................... 67 * degli addetti alla navigazione marittima e aerea............................................ 77 2 RELAZIONE SINTETICA SULLE ATTIVITA DELLA MIGRANTES - ANNO 2008 Non occorre spendere parole per evidenziare che la mobilità umana, presa nella sua globalità, è un fenomeno che si fa sempre più vasto ed emergente in Italia, destinato a incidere profondamente nella nostra società come pure nella Chiesa. Anche nel 2008, e forse più che negli anni precedenti, fatti, dibattiti, proposte di legge sui migranti sono spesso apparsi come notizia di prima pagina sui giornali, in televisione, nei discorsi della gente comune. Ne è coinvolto il mondo politico, culturale, economico ed anche ecclesiale con forti ripercussioni sull’opinione pubblica. L’immigrazione, nonostante i provvedimenti restrittivi sui nuovi ingressi per motivi di lavoro, è in continua espansione per ricongiungimenti familiari e nuove nascite in Italia; si è sulla soglia dei quattro milioni di presenze regolari, cui sono da aggiungere le persistenti sacche di immigrati irregolari o clandestini. Fatti di devianza isolati ma clamorosi e ampiamente pubblicizzati alimentano un complesso di allarme e di paura generalizzata; le drammatiche attraversate del Mediterraneo con l’impressionante numero di naufragi, l’intasamento dei centri di accoglienza, la precarietà per molti sia logistica che occupazionale, la piaga del lavoro nero ed altri fattori del genere contribuiscono a presentare l’immigrazione come una continua emergenza, a danno della tranquillità e sicurezza pubblica; situazione di cui approfittano movimenti politici e ideologici, enfatizzando e strumentalizzando tali risvolti negativi o problematici della situazione. Ne consegue che altri aspetti dell’immigrazione, di segno decisamente positivo, sfuggono più o meno intenzionalmente all’attenzione e non concorrono a formulare un giudizio più equilibrato e sereno del fenomeno; sfugge in particolare che la stragrande maggioranza degli stranieri sta inserendosi positivamente nel nostro contesto sociale, lavorativo, scolastico, che di essi c’è assoluto bisogno per coprire oggi, e tanto più nel prossimo futuro, il nostro deficit occupazionale e demografico. Anche ai Rom e Sinti va attribuito quanto di grigio emerge nel quadro ora presentato, soprattutto per i sentimenti di intolleranza nei loro confronti. Provvedimenti di rigore, deliberati nei mesi scorsi, come il censimento nei campi rom e il prelievo delle impronte digitali anche ai bambini o lo smantellamento repentino di campi abusivi senza offrire alternative logistiche, hanno reso ancora più critica la loro presenza soprattutto nelle periferie delle grandi città. E non si calcola che con l’ingresso della Romania nell’U.E. il numero dei cosiddetti zingari potrebbe aumentare. Fieranti e circensi sono un gruppo distinto dal precedente, ha suoi problemi particolari, riguardanti soprattutto la crisi delle loro attività ludiche: un vero problema di sopravvivenza della categoria. Tuttavia condividono in parte con rom e sinti la condizione di nomadismo, anzi nell’attività dello spettacolo viaggiante sono inseriti anche molti di loro. Non fanno in genere notizia i marittimi, benché una recente ricerca promossa dalla Migrantes abbia rilevato che ai 60 porti italiani attraccano annualmente circa 200.000 navi con oltre due milioni di marinai di ogni nazionalità a bordo. La famiglia non soffre di mobilità ma il capo-famiglia è abitualmente imbarcato, con tutte le conseguenze di questa anomala situazione. Anche gli italiani all’estero rischiano di sfuggire alla nostra attenzione. È vero che la classica emigrazione di manovalanza ha fatto ormai il suo tempo; ma tantissimi di questi italiani emigrati nei decenni scorsi sono tuttora all’estero, dove è presente una seconda e terza 3 generazione di origine italiana e dove continua ad emigrare, sia pure in via temporanea, una grande quantità di studenti, di stagisti, di professionisti. In ambito civile si cerca di rivalutare questa diaspora italiana, ad esempio con una loro specifica rappresentanza nel nostro parlamento o tentando di tenere agganciata la seconda generazione, come si è fatto ad esempio nel dicembre scorso celebrando a Roma la Prima Conferenza Mondiale dei giovani italiani nel mondo. Ci si domanda come la Chiesa italiana sta prestando il suo servizio pastorale e sociopastorale in questo mondo della mobilità. Per gli italiani all’estero: il servizio pastorale va reimpostato e ridimensionato. Sta prevalendo la seconda e terza generazione già fortemente integrata nell’ambiente locale; le Missioni Cattoliche Italiane si sono ridotte di numero, comunque in Europa sono ancora oltre duecento e continueranno a ridursi dato l’invecchiamento e la riduzione numerica dei missionari, per i quali è sempre più difficile il ricambio; le Gerarchie locali insistono per trovare formule alternative alla Missione con cura d’anime o almeno a una sua reimpostazione che la ponga in più stretto rapporto con le parrocchie territoriali o le inserisca nelle unità pastorali che stanno sorgendo; anche, ma non solo per questo, stanno riducendo il contributo economico. È necessario e urgente che i missionari non si pongano in atteggiamento di difesa dell’esistente, ma collaborino prendendo essi stessi iniziative per il cambiamento anziché subirlo. La Migrantes nazionale, con la mediazione dei delegati nazionali, ha un notevole ruolo da svolgere in questo campo, tenendo fermo che l’aggiornamento delle forme non significa l’estinzione della pastorale, perché almeno nelle grandi città una cura specifica degli italiani continuerà ad essere necessaria oltre che benefica per le stesse Chiese locali. Per rom e sinti: la scelta fondamentale degli operatori pastorali a tempo pieno è quella di una presenza stabile all’interno dei loro campi, per diventare vera condivisione di vita. Questa testimonianza evangelica è forse l’unico modo per rendere presente la Chiesa quando è difficile o impossibile impostare interventi strettamente pastorali, anche perché la maggioranza di loro sono musulmani o ortodossi. Va rilevato, però, che continuano le richieste di aderire a nuovi movimenti religiosi, soprattutto “evangelici”. Compito importante, anche se arduo, è armonizzare da parte del volontariato i progetti che dall’esterno, pur con le migliori intenzioni, potrebbe intervenire in modo non costruttivo. Per fieranti e circensi: l’inconveniente principale è il quasi generale disinteresse delle parrocchie. D’altra parte gli addetti a questo servizio, anche solo a tempo parziale, sono pochi: c’è bisogno di aumentarne il numero e di formarli adeguatamente così che possano essere di sostegno nel conservare la ricchezza dei loro valori tradizionali, anche religiosi, e ciò soprattutto per i giovani. Per i marittimi: vanno aumentando nei porti le Stella Maris, punto di riferimento anche religioso per i marinai e per i volontari. Date le ristrettezze di tempo e la difficoltà per i marinai di scendere a terra, i volontari sono formati per incontrarli a bordo. Nonostante gli sforzi, diventa sempre più difficile garantire la presenza del cappellano di bordo alle navi che ne fanno richiesta. La Migrantes ha una particolare attenzione alle navi che vengono abbandonate con l’equipaggio a bordo, caso sempre più frequente; essa è talora in grado di venire loro incontro anche con un contributo economico. Per gli immigrati: sono in continuo aumento le comunità pastorali per le varie etnie; attualmente sono circa settecento. Sono meno di un centinaio quelle canonicamente erette; le altre sono “informali”, comunque vanno promosse come raccomanda la EMCC (n. 92). In questo l’Italia è favorita dalla presenza di numerosi sacerdoti stranieri disposti a prestare 4 qualche servizio pastorale. Opera preziosa in tal senso viene svolta da una quindicina di coordinatori nazionali, che garantisce tra i vari centri un lavoro relativamente stabile e coordinato. Si avverte comunque l’esigenza, fortemente sentita ora tra le nostre comunità italiane all’estero, che la pastorale specifica sia sempre più integrata nella pastorale ordinaria e che pertanto cappellani e cappellanie non si chiudano in una forma di pastorale autosufficiente e autogratificante, ma si aprano alle strutture territoriali della Chiesa locale. A questa attività strettamente pastorale si accompagna l’impegno, da condividere con gli altri Uffici nazionali e diocesani, di contrastare il clima di diffidenza e di rifiuto che degenera spesso in sentimenti e azioni di aperto razzismo e soprattutto di sostenere le nostre comunità cristiane perché si distinguano per atteggiamenti di accoglienza ispirati al Vangelo. 5 6 NOTA DELLA DIREZIONE GENERALE - Anno 2008 Direttore Generale: Mons. Piergiorgio SAVIOLA 1. Note introduttive ........................................................................................ pag. 9 2. I dati aggiornati sul movimento migratorio ..................................................10 2.1. Emigrati italiani.........................................................................................10 2.2. Circensi e lunaparchisti .............................................................................10 2.3. Rom e Sinti................................................................................................10 2.4. Marittimi e aeroportuali ............................................................................10 2.5. Immigrati in Italia .....................................................................................11 3. Interventi del Magistero sulle Migrazioni .....................................................11 3.1. Il Santo Padre ............................................................................................11 3.2. Chiesa universale ......................................................................................13 3.3. Chiese cattoliche in Europa.......................................................................14 3.4. Chiesa italiana ...........................................................................................15 3.5. Chiese locali in Italia.................................................................................17 4. Fondazione Migrantes .....................................................................................18 4.1. Obiettivi prioritari .....................................................................................18 4.2. Organizzazione interna della Migrantes....................................................26 4.3. Verso una Guida pastorale per le migrazioni...........................................28 5. Alcuni eventi e iniziative di rilievo .................................................................29 5.1. Sul piano ecclesiale ...................................................................................29 5.2. Sul piano civile..........................................................................................30 6. Strumenti di informazione e formazione .......................................................33 6.1. Stampa periodica .......................................................................................33 6.2. Pubblicazioni varie.................................................................................... 33 6.3. Sistema informatico Migrantes .................................................................33 6.4. Radio InBlu ...............................................................................................34 7 8 NOTA DELLA DIREZIONE GENERALE 1. Note introduttive Nel 2008 la Migrantes al suo interno non ha registrato rilevanti novità per quanto riguarda il suo fondamentale compito circa la pastorale specifica per i migranti. Di notevole interesse sono invece alcuni eventi che riguardano il mondo della mobilità nel suo complesso e che non possono non avere ripercussioni nel lavoro quotidiano di coloro che sono a diretto contatto con la realtà migratoria. Fra questi eventi c’è chi stenta ad individuarne alcuni che siano sul piano civile e politico di segno positivo, se si eccettua forse - in ambito comunitario - il “Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo”. Comunque non sembra che l’orizzonte sia del tutto grigio: ad esempio, almeno nelle dichiarazioni d’intenti, le istituzioni europee sembrano aprire prospettive più aperte e incoraggianti del presente. Inoltre solo chi nega l’evidenza dei fatti e si lascia condurre da qualche prevenzione ideologica può negare che le migrazioni non sono soltanto una fatalità dovuta alle condizioni spesso drammatiche di molti paesi in via di sviluppo, ma si presenta ogni anno più come una inderogabile necessità di Paesi a sviluppo avanzato in fase di progressivo invecchiamento e calo demografico; e l’Italia è al primo posto. È poi decisamente positivo il fatto che, in un clima di disimpegno e di regressione individualistica, il volontariato di ispirazione cristiana non disarma e prosegue nei suoi molteplici servizi, dando libero spazio anche alla “fantasia della carità” sul piano sia della prima che della seconda accoglienza, in vista di una piena integrazione dei migranti nella comunità civile ed ecclesiale. E nelle scuole, là dove il pluralismo etnico sembra andare oltre la soglia della sopportabilità, alla inadeguatezza degli interventi pubblici spesso supplisce l’impegno e la saggezza del corpo docente. Se poi in diverse parti si registra un ritardo, per svariati motivi, nel processo di integrazione, altrove si procede in questa direzione in modo spedito portando al risultato di una tranquilla convivenza, senza eccessivi problemi. Più facile è invece elencare una lunga serie di aspetti scabrosi o apertamente negativi che hanno segnato il 2008: norme già varate o in fase di elaborazione di carattere tendenzialmente o apertamente restrittivo; il clima di paura, di sospetto e di intolleranza a sfondo xenofobo che si è accentuato, come risulta anche da ripetuti sondaggi, nei confronti dei migranti quale causa e conseguenza delle nuove politiche migratorie, il ripetersi negli ultimi tempi di atti di devianza e di aperta criminalità da parte degli stessi stranieri, per lo più in condizioni di irregolarità, appartenenti ad alcune determinate etnie; l’eccessivo e unilaterale risalto dato dai media a questi fenomeni; il persistente affluire di diseredati dalle coste africane verso le coste italiane in particolare verso la piccola isola di Lampedusa; l’altrettanto persistente costituirsi di sacche di irregolari per soggiorno e per lavoro; ed altro ancora. Si aggiunga la generalizzata crisi economica destinata ad accentuare la precarietà occupazionale e la più o meno paventata posizione di concorrenza nei confronti dei lavoratori italiani. Persiste un certo allarme anche per la crescente presenza di stranieri di area musulmana e per alcune manifestazioni di matrice fondamentalista, che hanno indotto a intensificare la vigilanza per possibili azioni terroristiche, che di fatto non si sono mai verificate. In tutto questo ha avuto la sua parte la prolungata campagna elettorale. Dando uno sguardo generale, si può dire che il 2008 è stato un anno notevolmente movimentato e turbato per quanto riguarda il problema della mobilità umana, condizionato non soltanto da difficoltà obiettive, ma pure da posizioni ideologiche e politiche ampiamente diffuse. 9 2. I dati aggiornati sul movimento migratorio Salvo che per l’immigrazione, il quadro quantitativo e statistico dei vari settori della mobilità sembra non essere molto variato nei confronti degli anni precedenti. Anticipiamo qui in rapida sintesi quanto si dirà più avanti in forma più sviluppata sui singoli settori. 2.1 Emigrati italiani Si preferisce oggi parlare di “italiani nel mondo” più che di emigrati italiani: secondo i dati dei Consolati e dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) i connazionali con cittadinanza e passaporto italiano che vivono fuori dell’Italia sono circa 3.500.000. I classici flussi di operai si sono quasi estinti, ma persistono anche oggi forme meno vistose ma non trascurabili di esodi, particolarmente di professionisti, stagisti, studenti. Preoccupa il persistere in larghe aree del sud dell’abbandono da parte dei giovani delle loro terre già per i loro studi universitari, ma non meno dopo che hanno ottenuto un titolo di studio, per cercare lavoro o all’estero o in altre regioni italiane. 2.2 Circensi e lunaparchisti Si aggirano sui 60-70.000; sebbene non si tratti di grandi numeri, notevole è la loro visibilità dal momento che esercitano una professione strettamente legata alle feste e alla religiosità popolare che li rende capillarmente presenti su tutto il territorio. Il loro lavoro però sta diventando sempre più precario e incerto; spesso si vedono loro negate le piazze più accessibili alla gente e relegati alla periferia dei centri abitati, per di più sotto l’incubo di ordinanze delle amministrazioni comunali e di disposizioni legislative che restringono l’ambito della loro attività professionale. 2.3 Rom e Sinti Sono rimasti per tutto l’anno nell’occhio del ciclone per provvedimenti delle varie amministrazioni centrali e periferiche a loro carico e per un rigurgito di intolleranza, spesso apertamente manovrata da gruppi interessati, in vasti strati dell’opinione pubblica. Si calcola che, dopo i consistenti afflussi dalla Romania, siano 130.000-150.000; per circa la metà non sono nomadi ma stanziali e in alta percentuale hanno cittadinanza italiana. La difficoltà a mantenersi con un lavoro regolare anche subordinato o di accedere ad alloggi di edilizia popolare in parte dipende anche da loro, ma molto dipende da questa specie di ostracismo di cui sono vittime. 2.4 Marittimi e aeroportuali L’opera dell’Apostolato del mare raggiunge i marittimi quando sono imbarcati, attraverso i Cappellani di bordo e oggi anche attraverso gli strumenti telematici; a terra invece attraverso le “Stella Maris”, che anche quest’anno hanno avuto un qualche aumento numerico, così che ora sono presenti in oltre 25 porti italiani. Non è facile dire quanti siano i possibili beneficiari di questo servizio ecclesiale. Si tenga però presente che nelle navi commerciali e da crociera che annualmente fanno capo ai porti italiani sono diversi milioni i marittimi e i passeggeri con i quali si può entrare in contatto, per rompere l’isolamento anche religioso a cui la vita in mare li costringe. Per gli aeroporti vale analogo discorso, salvo che il contatto con i passeggeri, l’equipaggio e gli altri lavoratori a terra non può avvenire che nell’area dell’aeroporto. 10 2.5 Immigrati in Italia All’inizio del 2008 gli stranieri residenti, ossia iscritti all’anagrafe, erano 3.433.000, mentre quelli soggiornati (con regolare permesso di soggiorno) superavano certamente i 3.800.000 e raggiungevano prevalentemente i quattro milioni, pari al 6,7% dell’intera popolazione. Il 52% proviene dall’Europa, il 23% dall’Africa, il 16% dall’Asia, il 9% dall’America. La crescita annua dopo il 2000 è stata di circa 300.000 unità. Vanno aggiunti gli irregolari (dai 500.000 ai 700.000). 3. Interventi del Magistero sulle Migrazioni Nel 2008 sono continuati ad essere numerosi gli interventi della Chiesa, anche al massimo livello, per ribadire su questo terreno così agitato e talora esplosivo delle migrazioni l’orientamento irrinunciabile dettato da saggezza umana e tanto più dalla logica del Vangelo. La Migrantes, attraverso i suoi organi di stampa e in altre frequenti occasioni di contatto soprattutto con gli operatori pastorali, ha dato tempestivamente notizia di questi interventi, aggiungendo spesso una presentazione e un commento. 3.1 Il Santo Padre Benedetto XVI non ha trascurato occasione per riportare l’attenzione dei cristiani e del mondo intero sui migranti e per perorare la loro causa. Occasioni opportune per lui sono stati i viaggi all’estero, i discorsi e messaggi ai partecipanti a diversi convegni, l’incontro con amministratori e ambasciatori accreditati presso la S. Sede e gli appuntamenti ormai usuali con i fedeli al mercoledì e alla domenica all’ora dell’Angelus; il pensiero va soprattutto ai profughi quando parla spesso con parole accorate del dramma di persecuzioni e di lotte civili. Fra tutti i suoi messaggi emerge però in primo piano quello per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il “pellegrinaggio apostolico” del 16-21 aprile in USA, definito da lui stesso una “speciale esperienza missionaria”, in tutte le sei tappe fondamentali gli ha dato occasione per entrare in argomento: ai vescovi ha ricordato che la storia e lo sviluppo degli Stati Uniti sono una storia e uno sviluppo segnato da continue migrazioni che, pur fra tanti travagli, hanno sortito un esito sostanzialmente positivo: “Fra quanti vennero qui per costruirsi una nuova vita, molti furono capaci di fare buon uso delle risorse e delle opportunità che vi trovarono e di raggiungere un alto livello di prosperità”. Ai sacerdoti e religiosi ha chiesto di essere “i primi amici del povero, del profugo, dello straniero”, artefici di “una nuova Pentecoste per la Chiesa in America”, che è chiamata ad “annunciare le grandi opere di Dio a persone di ogni nazione e lingua”. Ai seminaristi ha additato le sei gigantografie esposte sulla spianata del seminario, rappresentanti “uomini e donne che sono cresciuti per condurre vite straordinarie”; cinque su sei provengono da altri Paesi, compresa l’Italia con S. Francesca S. Cabrini. Per ciascuno di loro, osserva il Papa, “lasciare la patria… fu un atto di abbandono a Dio nella fiducia che egli è la destinazione finale di ogni pellegrinaggio”. Nei due incontri oceanici con la folla ricorda che “in questi 200 anni il volto della comunità cattolica del vostro Paese è grandemente cambiato. Pensiamo alle ondate successive di emigranti le cui tradizioni hanno così grandemente arricchito la Chiesa in America… Le passate generazioni hanno lasciato un’eredità straordinaria”. E in altra omelia, rivolgendosi ai 11 fedeli di lingua spagnola nella loro lingua, dà atto che “la Chiesa negli Stati Uniti, accogliendo nel suo grembo tanti figli emigranti, è andata crescendo grazie anche alla validità della testimonianza di fede dei fedeli di lingua spagnola. Per questo il Signore vi chiama a perseverare nel contribuire al futuro della Chiesa in questo Paese e alla diffusione del Vangelo”. Tornato a Roma, il Papa per due volte negli incontri settimanali con i fedeli ha fatto una specie di cronaca del suo viaggio, sottolineando che negli Stati Uniti “il piccolo gregge delle origini si è enormemente sviluppato, arricchendosi della fede e delle tradizioni di successive ondate di immigrazione”. La Migrantes ha dato particolare rilievo a questi interventi del Papa, interessanti in se stessi, ma soprattutto per lo spunto offerto a considerare le odierne migrazioni di cattolici non meno provvidenziali ed efficaci sotto questo profilo di evangelizzazione. Alla Plenaria del PCPMI (Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti) sulla “Famiglia migrante e itinerante” il S. Padre rivolge il 15 maggio un discorso tutto impostato sulla famiglia sradicata dalla propria terra; essa, benché “migrante e itinerante, costituisce la cellula originaria della società, da non distruggere ma da difendere con coraggio e pazienza”. In altro messaggio del 13 dicembre, in occasione del convegno su “Cultura e religioni in dialogo”, promosso dai Pontifici Consigli per il Dialogo interreligioso e per la Cultura, il Papa parla della odierna “mobilità dei popoli” che dà origine sempre più a un “mondo pluralistico”; in particolare nell’Unione Europea “il tema del dialogo interculturale e interreligioso… interessa in modo trasversale i settori della cultura e della comunicazione, dell’educazione e della scienza, delle migrazioni e delle minoranze”. Nei settimanali incontri con i fedeli più di una volta Benedetto XVI ha portato l’attenzione sulle migrazioni in genere o su qualche categoria particolare. Così, ad esempio, domenica 30 aprile rivolge un prolungato accorato appello per i profughi, vittime delle “tragiche vicende” che tormentano diversi Paesi dell’Africa e fa un breve quadro di quanto sta accadendo in Somalia, nel Burundi, nel Darfur”; in quella del 25 maggio si è prolungato a salutare “con grande affetto i pellegrini di lingua cinese, che sono convenuti a Roma da tutta Italia in occasione della Giornata Mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina”. Le parole rivolte ai pellegrini incontrati a Castelgandolfo a fine agosto, dopo il drammatico ripetersi dei naufragi consumatisi in quei giorni nel Mediterraneo, meritano di essere segnalate più puntualmente: “In queste ultime settimane la cronaca ha registrato l’aumento degli episodi di immigrazione irregolare dall’Africa. Non di rado la traversata del Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per sfuggire a situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia; quella avvenuta qualche giorno fa sembra aver superato le precedenti per l’alto numero di vittime. La migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della storia dell’umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni. L’emergenza in cui si è trasformata nei nostri tempi, tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone, nello stesso tempo, efficaci risposte politiche. So che molte istanze regionali, nazionali e internazionali si stanno occupando della questione della migrazione irregolare: ad esse va il mio plauso e il mio incoraggiamento, affinché continuino la loro meritevole azione con senso di responsabilità e spirito umanitario”. Su questa responsabilità nel seguito del suo discorso il Papa dice parole chiare ai Paesi di origine e di destinazione di questi flussi nonché ai migranti stessi; non si ferma dunque a considerazioni generiche ma scende nel vivo di problemi molto concreti e attuali. 12 Anche come Vescovo di Roma Benedetto XVI mostra questa particolare attenzione. Il 9 giugno, in apertura al convegno ecclesiale della diocesi a S. Giovanni in Laterano, il riferimento agli immigrati è esplicito: “Lavoreremo per dare risposta a quei bisogni primari che sono il lavoro, la casa, soprattutto i giovani. Condivideremo l’impegno per rendere la nostra città più sicura e vivibile, ma opereremo perché essa lo sia per tutti, in particolare per i più poveri e perché non sia escluso l’immigrato che viene tra noi con l’intenzione di trovare uno spazio di vita nel rispetto delle leggi”. E il 21 dello stesso mese, sempre a S. Giovanni in Laterano dove il Cardinale Camillo Ruini celebrava il suo 25° di episcopato, nella lettera indirizzata al suo Cardinale Vicario, alle tante sue benemerenze aggiunge anche questa: “A lei, Signor Cardinale, è dovuta pure la possibilità che numerose comunità cattoliche provenienti da altre nazioni del mondo, hanno avuto di poter disporre in Roma di una chiesa per le loro celebrazioni e per mantenere vivi i rapporti con i connazionali e le terre di origine”. Diversi altri riferimenti alle migrazioni cogliamo in bocca al S. Padre, ad esempio nell’incontro del 7 febbraio con i parroci di Roma, città che sta diventando sempre più pluralista; o con l’ambasciatore delle Filippine, Paese fortemente interessato alle migrazioni che “sono risorsa per lo sviluppo piuttosto che ostacolo” e che vanno gestite basandosi “su criteri di equità e di equilibrio”. 3.2 Interventi della Chiesa universale Al Sinodo dei Vescovi dell’ottobre scorso sulla Parola di Dio, alcuni Padri hanno ricordato che per la Chiesa con le migrazioni “si aprono nuovi orizzonti”, particolarmente per l’evangelizzazione. L’Arcivescovo di S. Paolo del Brasile si è così introdotto: “Viviamo in un’epoca di grande mobilità umana; le persone viaggiano, visitano altri Paesi, fanno interscambi culturali, cercano lavoro e mezzi per sopravvivere. È impressionante il numero delle persone che vivono attualmente fuori del loro Paese natio. In molti casi esse sono vittime di spostamenti forzati. Non intendo parlare propriamente del problema pastorale degli immigrati, ma accennare al fatto che questo fenomeno rappresenta anche una grande occasione missionaria per la Chiesa. Quindi i migranti non dovrebbero essere visti semplicemente come oggetto di preoccupazione pastorale, essi sono, oppure possono diventare veri missionari!”. “Nella storia - egli prosegue - sia della Chiesa primitiva che recente, è sempre stato così. E conclude: “Credo che il Sinodo potrebbe raccomandare specialmente due cose: incoraggiare le persone che si trovano in condizione di migrazione… a portare con sé la Parola di Dio e perfino il Libro della Sacra Scrittura… A coloro che ricevono gli immigrati nei loro luoghi di destinazione, si potrebbe raccomandare un atteggiamento di positiva accoglienza di questi fratelli, che vengono da altre nazioni portando nel loro bagaglio “la buona notizia”, favorendo il loro inserimento nelle comunità locali e la condivisione delle esperienze di fede e di vita cristiana che portano con sé”. Anche un altro Padre Sinodale, mons. Velasio De Paolis, ribadisce l’opportunità offerta dalle migrazioni per una nuova forma di missio ad gentes: “In quest’opera di evangelizzazione bisogna vedere il futuro della Chiesa”. Il Rappresentante Pontificio presso le Nazioni Unite a Ginevra ha più volte preso la parola in consessi internazionali, particolarmente sulla difesa dei diritti umani dei profughi e sulla discriminazione razziale dei migranti. Si veda, ad esempio, il suo intervento nella sessione ordinaria del “Consiglio dei Diritti dell’Uomo”, svoltasi a Ginevra dal 3 al 28 marzo 2008. 13 Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ha tenuto dal 13 al 15 maggio una Sessione Plenaria sulla famiglia migrante, in occasione della quale - come già ricordato - anche il S. Padre ha tenuto un apposito discorso. Parte dei lavori verteva su ogni forma di mobilità, parte sulle singole categorie della gente in mobilità. Sulle famiglie dei circensi e lunaparkisti la relazione è stata affidata al Direttore generale della Migrantes. Alla “Conferenza europea sulla popolazione Rom” (Roma, 22-23 gennaio) il Segretario del PCPMI è intervenuto presentando i recenti “Orientamenti per una pastorale degli zingari” pubblicati dal Pontificio Consiglio. Il Segretario è intervenuto pure il 25 gennaio, sempre a Roma, al Convegno organizzato dal CIF su “Dialogo tra culture per la costruzione del bene comune” con una relazione su “La donna migrante”. Un messaggio del Presidente è stato pubblicato per la “Domenica del mare” del 13 luglio, rivolto a marittimi e pescatori. Vi si esprime una particolare soddisfazione per “la collaborazione ecumenica e il dialogo interreligioso che si praticano a bordo delle navi, nei porti e nei centri per marittimi”. Il medesimo Consiglio ha pure preso iniziative varie per commemorare i quattro anni da quando è stata pubblicata, nel maggio del 2004, l’Istruzione “Erga migrantes caritas Christi”. Sia il Presidente che il Segretario del Pontificio Consiglio si sono più volte pronunciati per mezzo della stampa e della televisione su temi attuali di politica migratoria anche per quanto riguarda specificamente il contesto italiano. Si è concluso positivamente il primo Forum cattolico-islamico, promosso dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso a novembre. Come risulta dal documento finale, articolato in 15 punti, il Forum interessa fortemente il mondo delle migrazioni, particolarmente al n. 5 sul “rispetto della persona e delle sue scelte in questioni di coscienza e di religione”, come pure il n. 6 sulle “minoranze religiose” al di qua ed anche al di là del Mediterraneo. 3.3 Interventi delle Chiese cattoliche in Europa Una rappresentanza di vescovi di Africa ed Europa si è incontrata a Liverpool il 19-23 settembre sul tema “Le migrazioni, nuovo spazio di evangelizzazione e di solidarietà”. Clima e contenuto dell’incontro sono intuibili da affermazioni come le seguenti: “Le migrazioni possono presentare ai cristiani una vera possibilità per dare il benvenuto a Dio che è allo stesso tempo amico e straniero” (Zimbabwe); e ancora: “Il tema delle migrazioni è stato oggetto di numerosi meeting internazionali e questo nostro incontro potrebbe sembrare uno dei tanti, pieno di parole ma con pochi fatti; siamo invece pronti ad impegnarci concretamente perché crediamo che la Chiesa, in Africa e in Europa, abbia un valido contributo da dare” (Nigeria). La “Commission mixte Europe-Maghreb” ha tenuto il suo biennale incontro a Parigi sul tema: “Diversità ed evoluzione dell’Islam da una parte e dall’altra del Mediterraneo”. Per l’Italia era presente mons. Domenico Graziani, Vescovo di Crotone, membro della CEMI. Il discorso si è portato soprattutto sull’Algeria che sta affrontando particolari problemi, come la concessione di visti per i religiosi e di conseguenza per le comunità religiose già presenti in quel Paese. I Vescovi del Sud-Est europeo nel loro ottavo incontro annuale di fine febbraio si sono fermati sul problema dei matrimoni misti che “sono una realtà nella regione del Sud-Est d’Europa, ma si stanno diffondendo in tutti i Paesi europei per il fenomeno migratorio”. Secondo i Vescovi questi matrimoni “sono una chance per il dialogo ecumenico e 14 interreligioso, ma anche un luogo problematico” ed enumerano diversi di questi problemi su cui porre l’attenzione. L’annuale incontro dei Direttori nazionali d’Europa della pastorale migratoria si è tenuto a Vienna dal 12 al 14 settembre sul tema: “Non semplicemente migranti, ma fratelli e sorelle”. L’attenzione era rivolta particolarmente ai migranti provenienti dall’Africa. Per l’Italia erano presenti il Direttore generale della Migrantes e il Direttore dell’Ufficio pastorale per migranti e profughi. La COMECE (Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea), dopo l’appello lanciato nel novembre 2008 a favore dei rifugiati irakeni, all’inizio dello scorso anno ha scritto una lettera al Presidente dell’U.E. per chiedere se la questione era stata messa all’ordine del giorno della riunione, che presto doveva seguire, del Consiglio Giustizia e Affari Interni. Alla Comece premeva soprattutto facilitare per i bambini rifugiati infermi l’assistenza negli ospedali europei. Sarà di grande interesse anche per il mondo dei migranti la grande conferenza che la Comece ha indetto per l’8-11 ottobre 2009 a Gdansk (Polonia), città che ha visto la nascita di Solidarnosc. In maggio la Comece torna a ribadire, come aveva fatto già l’8 gennaio, la sua perplessità sulla “Direttiva rimpatri” approvata dall’Europarlamento il 6 maggio. Essa chiede che si aprano vie per i “rimpatri volontari”, mentre ripete il suo no ai facili “rimpatri forzati” che comportano, tra l’altro, un “periodo di custodia temporanea” che può prolungarsi fino a 18 mesi. Perplessità sono state espresse anche dal Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Un documento ecumenico-interreligioso è stato pubblicato il 28 gennaio, intitolato: “La sfida dell’integrazione: considerazioni e richieste da parte delle Chiese e delle Comunità religiose”. Premesso che l’integrazione è un processo reciproco fra chi accoglie e chi è accolto, vengono presentati i sette pilastri dell’integrazione: diritto alla vita familiare, accesso al mercato del lavoro, previdenza sociale equa, istruzione dei minori, condizioni abitative adeguate, partecipazione politica e accesso alla cittadinanza. 3.4 Interventi della Chiesa italiana Nel Consiglio Episcopale Permanente del 21-24 gennaio, il Cardinale Presidente, Angelo Bagnasco, già nella prolusione mette in evidenza l’opportunità offerta dalle migrazioni per l’evangelizzazione: “Per una Chiesa tradizionalmente molto impegnata sul fronte della missione, com’è quella radicata in Italia, riconoscersi in questo rinnovato imperativo evangelizzatore non è certo difficile; ma è utile ricordarlo per ciò che esso significa sia nei termini di quella auto-evangelizzazione che non è mai veramente compiuta, sia nei riguardi degli immigrati che arrivano sul suolo italiano, sia nell’impegno ‘ad gentes’, attraverso l’opera di missionari e missionarie”. Nel comunicato finale si parla anche della convenienza “di approntare un testo di indole pratica, che accompagni i pastori e le comunità nell’affrontare le problematiche pastorali connesse con la crescente presenza in Italia di cristiani ortodossi provenienti dall’Est Europeo”. Nell’Assemblea Generale della CEI il presidente nella sua prolusione si è soffermato sul fenomeno migratorio che si presenta ora tra noi: “Segnaliamo… l’urgenza di approntare e affinare buone politiche volte ad una reale integrazione dei cittadini immigrati che legittimamente soggiornano sul nostro suolo. Mentre per ciascuno di quelli che tentano di entrare nel nostro Paese bisogna trovare un continuo equilibrio tra esigenze e attese, tenendo 15 alto il rispetto dei diritti delle persone, che sono poi doveri di civiltà. Pare a me che si debba evitare, per questi nuovi venuti e le loro famiglie, il formarsi di enclave a loro destinate che, se in un primo momento potrebbero apparire una soluzione emergenziale, diventano presto dei ghetti non tollerabili. A chi vuole stabilirsi in Italia si deve arrivare a proporre un patto di cittadinanza che, mettendo in chiaro diritti e doveri, non ricerchi scorciatoie illusorie. L’identità del nostro popolo non è sorta oggi, perché si è consolidata in una storia secolare, e per questo da una parte chiede rispetto e dall’altra rimane aperta e capace di incontrare altre culture, nella prospettiva di una identità arricchita per tutti. In ogni caso, bisogna farci guidare tutti dalla consapevolezza delle dimensioni globali del fenomeno e dal suo carattere emblematico per la nostra epoca. Su questo scenario frastagliato, la Chiesa si va prodigando con generosità a tutti nota, attraverso la Fondazione Migrantes, la Caritas e altre strutture di volontariato, investendo non poche risorse di personale e di mezzi. Che tuttavia non bastano mai, perché restano inevitabilmente insostituibili altri livelli di responsabilità e di intervento”. Nel paragrafo successivo il Presidente parla del “crescente bisogno di sicurezza”, che oggi viene strettamente collegato col fenomeno migratorio, e ne fa un’acuta analisi, per concludere: “Difficile… non risalire a quella che a me pare la radice di questa insicurezza, che prima di essere un sospetto verso gli altri, è senso dell’isolamento in cui molti cittadini oggi si trovano un po’ a motivo dell’organizzazione sociale e un po’ a causa anche delle condizioni soggettive”. Al Consiglio Episcopale Permanente di settembre il Presidente della CEI torna in modo diffuso sul tema delle migrazioni, toccando in modo puntuale questioni di scottante attualità: “Il fenomeno dell’immigrazione resta uno degli ambiti più critici della nostra vita nazionale. Se fino a ieri eravamo giunti ad una presenza tutto considerato significativa di immigrati sul nostro territorio, senza spaccature sociali o situazioni drammaticamente fuori controllo, è perché alla prova dei fatti il temperamento del nostro popolo si lascia filtrare da una secolare cultura dell’accoglienza e di rispetto per il fratello - per quanto diverso - in difficoltà. Su questo fronte tuttavia nell’ultimo periodo stanno emergendo qua e là dei segnali di contrapposizione anche violenta che sarà bene da parte della collettività ai vari livelli non sottovalutare. Vogliamo credere che non si tratti di una regressione culturale in atto, ma motivi di preoccupazione ce ne sono, e talora anche allarmi, che occorre saper elaborare in vista di risposte sempre civili, per le quali il pubblico dibattito deve lasciar spazio alla ricerca di rimedi sempre compatibili con la nostra civiltà. Incessante peraltro è l’arrivo di nuovi irregolari, sempre nostri fratelli, che a prezzo della vita si accostano alle rive italiane, interrogando la nostra coscienza e inevitabilmente sfidando ogni volta le nostre potenzialità di accoglienza”. Il cardinale poi ricorda anche le “parole ferme e accorate” del mese precedente pronunciate dal Papa in due diverse circostanze ed esprime l’auspicio di poter “progressivamente guadagnare alla legalità situazioni irregolari compatibili con il nostro ordinamento”. Bilaterale Italia-Svizzera delle Commissioni Episcopali per le Migrazioni (10 aprile). Nell’incontro si è ribadita l’importanza della Missioni Cattoliche Italiane per la cura dei nostri emigrati, con apprezzamento per quanto fanno missionari, missionarie e laici in loro favore. Si riafferma l’importanza di una formazione adeguata dei missionari, a cura sia della Chiesa di partenza che di accoglienza; è necessaria una adeguata conoscenza della lingua e della cultura del Paese ospitante e l’esperienza temporanea in una parrocchia locale. Va dato sostegno al “Corriere degli italiani” e alla formazione dei laici anche riorganizzando il corso di teologia che da trent’anni viene promosso per loro. Dato l’invecchiamento e il calo del numero dei missionari e missionarie, si auspica che nuove leve possano giungere dall’Italia. 16 Appello per l’invio di sacerdoti alle Missioni cattoliche di Svizzera e Germania da parte del Vescovo di Lugano, Mons. Pier Giacomo Grampa, all’Assemblea Generale dei Vescovi del 26-30 aprile 2008. 3.5 Interventi delle Chiese locali in Italia Anche singole diocesi sono intervenute in occasioni particolari. Qualche esempio. L’Arcivescovo di Milano, S.Em. Dionigi Tettamanzi in apposito incontro con giornalisti in gennaio ha voluto sottolineare le particolari responsabilità della stampa nell’affrontare il delicato problema delle migrazioni. Significativo il titolo dell’incontro all’Ambrosianum: “Immagini in prima pagina - Parole abusate, parole dimenticate”. La sua constatazione: “Il sensazionalismo, i toni forzati, le contrapposizioni creano le condizioni per giudizi approssimativi nei confronti dei gruppi etnici… Siamo tutti molto pronti a parlare di immigrati, ma dobbiamo avere una saggezza più grande e un coraggio più energico nell’ascoltarli”. È interessante che in occasione della Festa de “El Señor de los milagros” dei peruviani e in genere dei latino-americani, il Cardinale ha incluso la loro associazione fra le Confraternite dell’Archidiocesi. Il Vescovo di Brescia, Mons. Luciano Monari, interviene in modo elegante ma chiaro sul “bonus bebè” che l’amministrazione civica di Brescia intende riservare ai cittadini italiani, esclusi quindi gli immigrati. Fa addirittura la proposta agli italiani abbienti di rinunciare a tale bonus in favore di famiglie povere. Il Vescovo di Lamezia Terme, Mons. Luigi Cantafora, alle belle parole verso i Rom accampati nei pressi della città accompagna il gesto di solidarietà, va a incontrarli nei primi giorni di settembre nell’accampamento dove vivono in 500 per dimostrare loro “la vicinanza della Chiesa locale” e il riconoscimento che a loro “va riconosciuta la pari dignità di tutte le altre persone, perché in tutte è impressa l’immagine di Dio”. Anche le diocesi del Triveneto fanno coro unico attorno al Vescovo di Trento, S.E. Luigi Bressan, per denunciare il 21 maggio le discriminazioni nei confronti di rom e sinti e la sfasatura della realtà oggettiva quando si vede nella loro tradizione culturale una propensione alla devianza. Il Vescovo di Arezzo, Mons. Gualtiero Bassetti, nei primi giorni dell’anno va al parco dei divertimenti per fraternizzare con i lunaparkisti, celebra la messa tra di loro, dice parole di apprezzamento per la loro attività così benefica per i piccoli e per i grandi. Anche il Vescovo di Perugia l’8 novembre va al luna park, battezza e amministra le prime comunioni e incoraggia tutti nel loro lavoro: “I vostri giochi sono puliti in un’epoca in cui, soprattutto i giovani sono attratti da altri giochi spesso pericolosi per il corpo e per lo spirito”. Anche nei Sinodi diocesani è ormai frequente affrontare espressamente il tema delle migrazioni, come nel 37° della diocesi di Bergamo, del quale nel 2008 sono stati pubblicati gli atti. Nel terzo degli undici capitoli, dedicato al territorio, una sezione tratta di “Immigrazione: una nuova sfida”; oltre a riflessioni generali, vi si dedica specifica attenzione sia agli immigrati cattolici che ai non cattolici e ai non cristiani. Si torna poi a parlarne in altri capitoli, ad esempio nel decimo su “i poveri” perché “se l’immigrazione come tale non può essere considerata una nuova categoria di emarginazione o di grave disagio sociale, tuttavia, anche tra gli immigrati ci sono situazioni di povertà che meritano una particolare attenzione; basterebbe pensare al momento dell’arrivo, quando gli immigrati si scontrano con l’estraneità alla nostra cultura, la mancanza di casa e di lavoro o il ricatto di chi ha favorito il loro ingresso in Italia”. 17 Si sono riportati soltanto alcuni esempi. Si potrebbe qui aggiungere una vera antologia di riflessioni e proposte estratte dalle decine di omelie che nella Giornata delle migrazioni o dell’Epifania, diventata in molte diocesi - come si dirà - Festa dei popoli, i Vescovi rivolgono ai migranti e agli italiani che in quell’occasione si incontrano in vera fraternità. Che tante diocesi si distinguano, e non soltanto con pronunciamenti verbali, per la loro attenzione alle varie forme di migrazione, ne è testimone diretta la Migrantes, in particolare in occasione delle sistematiche prese di contatto con le varie regioni e rispettive diocesi, come è avvenuto nella settimana di preparazione alla Giornata delle Migrazioni 2009 nel novembre scorso in Toscana e nel novembre precedente in Sicilia per la Giornata 2008. 4. Fondazione Migrantes 4.1. Obiettivi e impegni prioritari Il ventesimo di fondazione, celebrato nel 2007, ha dato alla Migrantes occasione e stimolo per proseguire anche nel 2008 l’approfondimento sulla sua identità, quale è disegnata nello Statuto di fondazione, e pertanto per mettere a fuoco gli obiettivi fondamentali da perseguire e i servizi specifici da svolgere nella Chiesa italiana. Ci sembra che la Migrantes, a confronto dei decenni passati, vada assumendo una maggiore considerazione sul piano ecclesiale, grazie in particolare all’attenzione di cui è fatta segno da parte della CEI: ne è chiara espressione, ad esempio, il fatto che alle migrazioni sia stata riservata una specifica Commissione Episcopale e che nell’annuale Assemblea generale dei vescovi anche al Presidente della CEMI sia riservato un tempo per una sintetica relazione sui settori di lavoro di competenza della Migrantes. Una maggiore “visibilità” essa sembra ottenere anche sul piano civile e nei media; talora è invitata a sedere attorno a tavoli istituzionali assieme ad altre forze sociali e di volontariato su temi riguardanti le migrazioni; viene abitualmente abbinata alla Caritas quale titolare dell’annuale “Dossier Statistico Immigrazione”. Ci ha dato soddisfazione il fatto che la Civiltà Cattolica (14 marzo 2008) abbia dedicato un ampio articolo alla “Fondazione Migrantes”. Questi accenni non intendono esprimere sentimenti autocelebrativi, vogliono soltanto evidenziare la consapevolezza e la responsabilità della Migrantes di essere nel suo piccolo, di fronte ai grandi problemi della mobilità umana, punto di riferimento soprattutto per le realtà di area ecclesiale che operano in questo settore. Si crede utile fare una rapida rassegna degli obiettivi e impegni che nel corso del 2008 si sono ritenuti prioritari a) Valore supremo dell’accoglienza Pare un luogo comune e scontato, e di fatto lo è. E’ sufficiente tenere presente che la prima e l’ultima Nota pastorale pubblicata a cura della CEMI, rispettivamente nel 1982 e 1993 sulle migrazioni, hanno per titolo o sottotitolo “Ero straniero e mi avere accolto”. La necessità e l’urgenza di riproporre con insistenza questo valore sono date dal clima (di cui si è già fatto cenno) di turbamento e disorientamento che hanno caratterizzato il 2008 con lungo strascico nell’anno in corso. Non ci si può nascondere che un atteggiamento più o meno esplicito di diffidenza, di sospetto e di rifiuto dello straniero, si manifesta anche in larghi strati del mondo ecclesiale, non escluso il clero, e ci si domanda con una certa angustia come 18 si possa conciliare questa posizione con i fondamentali valori evangelici che è superfluo qui elencare od anche solo esemplificare. Si taccia volentieri di pietismo o di buonismo ciò che sotto la spinta del Concilio il magistero della Chiesa continua a chiamare “scelta preferenziale per i poveri e per gli ultimi”; si taccia di ingenuità o di invadenza della sfera politica qualche presa di posizione che si rifà non a ideologie o a scelte socio-politiche, ma alla tutela dei fondamentali diritti umani; si taccino di deriva marxista le obiezioni che il mondo della solidarietà muove a formule come “tolleranza zero” o “contrasto all’immigrazione clandestina” senza che a queste formule faccia da contrappeso qualche altro appello che dia risposta alle odierne “migrazioni della disperazione”, come le chiamava Giovanni Paolo II, o apra qualche via a forme di migrazione legale. È appunto in questo contesto che va promosso l’irrinunciabile valore dell’accoglienza. La risposta ormai classica anche in ambito CEI “coniugare accoglienza e legalità” dà un orientamento fondamentale ma generale; ma proprio perché si crede a questo orientamento di fondo, ci si domanda come tradurlo nella concretezza della vita quotidiana, soprattutto da parte di coloro che hanno a che fare con la carne viva di tanti fratelli che sono nella sofferenza. È un problema impegnativo e spesso angustiante vissuto e sofferto alla base, da chi si trova sul campo di lavoro, sia per svolgere un servizio per formale mandato ecclesiale sia per libera opzione tra le file del volontariato. La Migrantes vuole essere di aiuto in queste situazioni concrete e non è facile; lo fa con i suoi organi di stampa, con i suoi frequenti contatti con gli operatori Migrantes a livello regionale e diocesano, nei convegni e incontri vari che essa promuove o ai quali partecipa; lo fa in particolare sfruttando la sua capillare presenza nelle chiese locali in occasione della Giornata Mondiale delle Migrazioni ed è significativo che l’ultima Giornata, dedicata a “Paolo migrante - Apostolo delle genti”, abbia avuto in Italia - per suggerimento della Migrantes - un sottotitolo che ci riporta a Paolo: “Né ospiti né stranieri, ma della famiglia di Dio”. L’attività della Migrantes non si risolve tutta in quest’opera di sensibilizzazione e di animazione. Essa non gestisce direttamente attività socio-assistenziali, non ricusa però di intervenire in prima persona, in occasioni opportune, prendendo a cuore qualche caso particolare che le si presenta; anzi nel settore dei marittimi, come pure dei fieranti e circensi o dei sinti e rom, il direttore nazionale del settore spesso si trova a dover provvedere personalmente per la catechesi, per l’amministrazione dei sacramenti od anche per determinati interventi caritativi. La Migrantes nazionale però è in contatto con le sue articolazioni diocesane, oltre che regionali, tra le quali si riscontra una notevole varietà di impostazione: ci sono infatti diocesi in cui essa si attiene ai suoi compiti strettamente pastorali, lasciando volentieri ad altri organismi e associazioni, in particolare alla Caritas, di provvedere sul piano sociale e caritativo; ci sono invece altre diocesi in cui anche su questo campo essa è attiva gestendo alcuni servizi o in proprio oppure assieme ad altre realtà diocesane; ed è grata alla Segreteria della CEI perché da diversi anni le dà la possibilità di intervenire in casi particolari anche con qualche sussidio economico. Si cerca però di spostare il più possibile l’attenzione sul piano della seconda accoglienza con l’obiettivo di porre il migrante in condizione di provvedere sempre più autonomamente a se stesso; ma - data l’attuale realtà migratoria - continuano ad essere necessari e urgenti anche gli interventi di prima accoglienza. Si tocca infatti con mano quanto sia sempre di attualità, anche in riferimento ai migranti, il monito evangelico: “I poveri li avete sempre con voi” (Gv 12, 8). 19 L’accoglienza ovviamente non si riduce ad interventi esterni, pur sempre preziosi e necessari; essa si esprime anzitutto in atteggiamenti interiori di mente, di cuore e in comportamenti fraterni di vicinanza, di cordialità, di interessamento e di ascolto da parte sia dei singoli fedeli sia della comunità cristiana nel suo insieme; e per comunità cristiana si intende anzitutto la parrocchia: è a questo livello che si può e si deve vivere ed esprimere anche nelle parole e nei gesti più semplici lo stile evangelico dell’accoglienza, dando ad essa anche l’aspetto liturgico, particolarmente nella celebrazione eucaristica, col riservare ai migranti una qualche parte attiva. Il fare comunione in chiesa e lo scambiarsi il segno di pace può ispirare e modellare il proprio comportamento anche fuori della chiesa nei vari ambienti della vita civile. La Migrantes coglie ogni occasione per ripetere questo elementare ma fondamentale “kerigma” evangelico, visto che purtroppo molto spesso, alla prova dei fatti, viene sconfessato o messo in discussione. b) Pastorale d’insieme Si è già avuto modo di accennare che sono molteplici gli organismi e gli operatori di area ecclesiale o comunque di ispirazione cristiana che sono presenti nel campo delle migrazioni. Nel 2008 la Migrantes ha continuato e accentuato il suo particolare impegno perché la pastorale d’insieme, pastorale integrata nel vasto scenario della pastorale diocesana, non rimanga parola vuota o semplice auspicio, ma effettivamente prosegua nei tanti servizi ai migranti. Nei vari incontri promossi lo scorso anno si è tornati con forte insistenza su questo punto, non omettendo di rimettere tra le mani dei partecipanti la “Lettera alle comunità cristiane su migrazioni e pastorale d’insieme”, pubblicata nel 2004 dal Consiglio Episcopale Permanente. Si constata con un certo disappunto che la Lettera è su vasta scala ignorata e disattesa nelle diocesi, non ne è sollecitata l’applicazione da chi in diocesi avrebbe il primario compito di farlo, si continua a registrare e lamentare che spesso ognuno agisce per conto suo ignorando quello che stanno facendo gli altri, fino a sovrapporre proprie iniziative a quelle già esistenti col rischio che ne risultino doppioni inutili e competitività. Il campo migratorio è uno di quelli che maggiormente si offre, nel quadro generale delle attività diocesane, a questa convergenza e sinergia di obiettivi e di interventi, espressione molto eloquente della tanto auspicata comunione ecclesiale, oltre che garanzia di un lavoro razionalmente programmato ed efficace. La citata Lettera non si ferma ad esortazioni generali adducendo alte motivazioni teologiche e pastorali; essa scende nel dettaglio, indicando oltre una ventina di settori della pastorale diocesana in cui questa convergenza è possibile e più che opportuna; dà inoltre il suggerimento molto concreto di costituire in diocesi un segretariato o altra forma di coordinamento senza il quale non c’è garanzia di avvio e di proseguimento di questo operare insieme; un operare che in nessun modo compromette l’autonomia di programmazione e di azione delle singole realtà diocesane, ma soltanto ne favorisce un armonioso procedere. Parlando di un coordinamento si pone il problema di un coordinatore. Spetta al Vescovo designarlo, comunque non si tratta necessariamente di una nuova figura nell’organigramma della diocesi; può essere designata una persona che è già responsabile di un altro ufficio, purché abbia tempo e disponibilità ad assumere anche questo nuovo incarico. Da parte sua la Migrantes non cessa di raccomandare ai suoi direttori diocesani di fare la loro parte perché il contenuto della Lettera in diocesi venga preso seriamente in considerazione ed essi esprimano 20 chiara la loro disponibilità ad assumere questo servizio nel caso che il Vescovo non intenda provvedere diversamente, ad esempio designandovi un vicario episcopale. c) Processo di integrazione Il 2008 è stato importante, direi anzi, sotto certi aspetti, particolarmente cruciale ed anche sofferto per le Missioni Cattoliche Italiane d’Europa, per il confronto piuttosto dialettico tra queste missioni e le gerarchie ecclesiastiche territoriali nonché altre strutture, come la “Migratio” in Svizzera, che non dipendono direttamente dalla gerarchia, spesso anzi ne sono un condizionamento. Si arriva a concludere, magari appellandosi in modo un po’ unilaterale all’Istruzione Pontificia “Erga migrantes caritas Christi”, che queste missioni hanno ormai fatto il loro tempo, essendo per loro natura temporanee; sarebbe giunto il tempo di accelerare l’inserimento o assorbimento della pastorale dei migranti, se ha ancora una sua attualità e necessità, nelle parrocchie territoriali; di conseguenza si auspicherebbe che i tradizionali cappellani, e soprattutto eventuali loro successori, diventassero direttamente parte del presbiterio parrocchiale o interparrocchiale, con specifica delega per la cura pastorale dei fedeli italiani o di origine italiana di seconda e terza generazione. D’altra parte la Migrantes riconosce che l’attenzione al doveroso rapporto da parte delle missioni verso le strutture territoriali della Chiesa locale e la promozione di una progressiva integrazione nelle medesime, spesso non è stata sufficiente, lasciando così l’impressione del costituirsi quasi di due Chiese parallele e della conseguente (almeno relativa) emarginazione delle missioni dalla vita delle parrocchie territoriali nel cui ambito geografico sono inserite. Va però riconosciuto che tale situazione, dove si è prodotta, è da ascrivere non meno all’atteggiamento di autosufficienza e di effettiva posizione di supremazia dei parroci territoriali che dei missionari italiani. Sta il fatto che in qualche nazione nel 2008 è stato ridotto il contributo economico e ridimensionato l’organico degli operatori pastorali delle missioni o dichiarato superato il ruolo stesso del delegato/coordinatore nazionale nominato dalla Conferenza Episcopale del luogo. Quanto ai missionari va preso atto che il loro numero diminuisce, si fanno sempre più evidenti le conseguenze della loro età avanzata, ed è molto ridotta o quasi nulla la possibilità di un loro ricambio e ciò in un contesto in cui sulla prima generazione stanno sempre più prevalendo le successive ed è molto rapido il loro processo di integrazione in ambito civile, culturale, professionale. Con altrettanta evidenza però si constata che per la prima generazione, che ha sempre gravitato quasi esclusivamente attorno alle missioni ed è giunta ormai ad età avanzata, il non poter fare più riferimento alle missioni significherebbe di fatto indurla ad abbandonare la pratica religiosa; quanto alle successive generazioni è innegabile che conservano un patrimonio religioso e morale ereditato nell’ambiente familiare e legato alle loro radici italiane, che è importante alimentare e sviluppare; inoltre, almeno nelle grandi città, è continua la libera circolazione di professionisti, stagisti, studenti per i quali l’impatto, anche se temporaneo, con un ambiente profondamente secolarizzato e pluralistico dal punto di vista religioso, potrebbe essere compromettente non solo per la pratica religiosa ma per la stessa fede; anche per loro perciò le missioni cattoliche italiane possono essere provvido sostegno. Il problema è dunque complesso, occorre disponibilità al dialogo da una parte e dall’altra, riconoscendo già in partenza che la realtà migratoria oggi è molto diversa dai decenni scorsi e a questa cangiante realtà devono adattarsi le strutture e il personale della pastorale specifica, ma non sarebbe assolutamente giustificato, sarebbe anzi deleterio, concludere che queste missioni abbiano fatto il loro tempo: saranno necessariamente ridotte di numero, cambierà il 21 loro rapporto con le parrocchie territoriali, non si esclude che questa pastorale specifica faccia capo in certi casi alle medesime, qualora nel loro presbiterio siano inclusi qualificati operatori etnici (italiani nel caso nostro), ma - si torna a dire - per il servizio pastorale ai nostri connazionali all’estero non si deve andare verso l’autunno, tanto meno verso l’inverno. Questa stessa problematica si presenta ora per l’Italia. L’immigrazione non può più essere detta fenomeno nuovo e tanto meno provvisorio, ha una storia più che ventennale; ma il suo vertiginoso sviluppo, che ha portato da alcune centinaia di migliaia di unità agli attuali quattro milioni di regolari con l’aggiunta di una notevole quota di irregolari (la condizione di regolarità o irregolarità non ha incidenza sulla doverosità del servizio pastorale), fa concludere che l’impegno pastorale specifico verso di loro non è più ai suoi inizi ma in pieno sviluppo, con la realistica previsione che questo trend di crescita perdurerà ancora per molto tempo. È dunque urgente provvedere al presente, rivedendo l’impostazione pastorale del passato e con un occhio proiettato nel prossimo futuro in servizio ad una migrazione che si fa sempre più stabile e strutturale. I cattolici in questa grande massa, secondo calcoli della Migrantes che modificano un po’ quelli correnti, si aggirano sul milione, ossia sul 25-30% del totale. Risulta comprensibile che in un primo momento l’attenzione della Chiesa Italiana, soprattutto attraverso la Migrantes, si sia rivolta a offrire nel modo più esteso e capillare possibile un servizio di pastorale specifica, provvedendo per questi gruppi di cattolici punti di ritrovo, luoghi di culto e operatori pastorali della medesima lingua e provenienza, talora anche del medesimo culto. Le parrocchie territoriali sarebbero state, e spesso lo sono tuttora, inadeguate ad offrire un soddisfacente servizio pastorale a questi fedeli, e non soltanto per la non comprensione della lingua. Si tenga conto, ad esempio, dell’immigrazione rapidissima dall’Ucraina (e tanto più dalla Romania), dove prevale l’ortodossia e il rito orientale greco-cattolico: la massa degli immigrati è molto recente, la lingua italiana per loro è molto difficile, vi prevalgono le donne ultra-quarantenni che hanno lasciato in patria marito e figli e che fanno il conteggio alla rovescia per ritornare al loro paese, quindi ben poco interessate al problema dell’integrazione in Italia: che senso e che possibilità ha la loro integrazione anche ecclesiale in Italia, se per tale integrazione volessimo intendere l’autosufficienza delle nostre parrocchie a provvedere in modo soddisfacente alle loro esigenze spirituali? È provvidenziale e urgente in questo caso (e molti altri casi analoghi) provvedere al loro bene spirituale costituendo per loro centri specifici, ossia comunità di fede, di culto e di coesione sociale fatte a misura delle loro particolari esigenze. Anche in questo caso però ha senso trovare occasioni e momenti di aggancio con le parrocchie territoriali, con attenzione soprattutto a quei fedeli per i quali si profila un progetto migratorio di più lunga permanenza, come nel caso dei ricongiungimenti familiari. Altri singoli immigrati, invece, o gruppi di immigrati sono qui da più lungo periodo, conoscono abbastanza lingua e cultura italiana, hanno riunito la famiglia, vivono del proprio lavoro, molti si sono acquistati un proprio alloggio, i figli stanno rapidamente socializzandosi nel contesto italiano: in questi casi il cammino d’integrazione anche nelle nostre strutture territoriali deve essere non solo consentito, ma favorito e sollecitato, senza peraltro che questo comporti il voltar le spalle definitivamente alla precedente comunità etnica di appartenenza. La Migrantes sta diffondendo una specie di slogan: allo stesso modo in cui molti immigrati hanno doppio passaporto e doppia cittadinanza - e ciò comporta più che inconvenienti, notevoli vantaggi - così possono avere doppia appartenenza religiosa, alla propria tradizionale comunità etnica e alla parrocchia territoriale. 22 È comprensibile che fino a qualche anno fa l’attenzione e lo sforzo si siano concentrati ad assicurare ai fedeli stranieri la possibilità di proseguire in Italia il loro itinerario di fede e di vita cristiana senza soffrire deleteri sradicamenti, quindi in ideale continuità con la loro Chiesa di origine, favoriti dalla medesima lingua, cultura e tradizione, con operatori pastorali in affinità naturale o acquisita con questi fedeli. Finora essi si sono trovati in condizione analoga ai nostri emigrati del secondo dopoguerra, quando per loro la Missione Cattolica Italiana era l’unico punto di riferimento anche sotto l’aspetto culturale e socio-assistenziale; se c’è stato allora un inconveniente, è che il missionario e il suo “entourage” si sono troppo attardati su questa posizione iniziale, facendo un mondo di bene, ma trascurando che questo mondo di bene camminasse con i tempi, si aggiornasse secondo il mutare delle fasi migratorie. In Italia non si vorrebbe incorrere nello stesso inconveniente: ecco perché in questi ultimi anni, in particolare nel 2008, si è molto insistito soprattutto con i cappellani, con i loro coordinatori nazionali e con i direttori regionali e diocesani della pastorale migratoria, perché si tenessero gli occhi aperti su questo evolversi della situazione, aggiornando in questa direzione la propria attività pastorale. Si riconosce che in linea di principio il discorso viene accettato anche con convinzione, ma non è altrettanto facile che si traggano delle conseguenze, così che nel programma pastorale si possa vedere di anno in anno quali sono in concreto le iniziative adottate per porsi sempre più in questa direzione e raggiungere questo obiettivo, da perseguire non semplicemente per motivi disciplinari o di convenienza, ma per pressanti ragioni di comunione ecclesiale. d) Pastorale specifica inserita nella pastorale ordinaria Il discorso sulla pastorale specifica per i migranti è strettamente connesso con quanto detto precedentemente sul valore evangelico dell’accoglienza, sull’esigenza della progressiva integrazione e soprattutto sulla pastorale d’insieme, tenuto conto che oggi il fatto migratorio coinvolge ormai tutte le Chiese locali e interpella più o meno direttamente tutti gli altri settori della pastorale diocesana e parrocchiale. La Migrantes tuttavia di anno in anno ritiene sempre più importante fare la sua parte per rimuovere un facile equivoco, serpeggiante soprattutto tra il clero: dando per scontato che per regola generale la diocesi si articola in parrocchie territoriali e i fedeli vi appartengono in ragione del domicilio o quasi domicilio (can. 102), il nuovo CJC prescrive chiaramente che “dove risulti conveniente, vengano costituite parrocchie personali, in ragione del rito, della lingua, della nazione dei fedeli” (can. 518). Alle parrocchie personali vanno equiparate le “missioni con cura d’anime” e, per analogia, le cappellanie canonicamente erette ed altre strutture che sia possibile e conveniente istituire per il bene spirituale dei migranti. Insomma in base a “salus animarum suprema lex”, le predette forme di pastorale specifica hanno diritto di piena cittadinanza nella Chiesa particolare, anche se di natura loro sono provvisorie e transitorie, di supplenza, destinate a confluire gradualmente nella pastorale delle parrocchie territoriali. Di fatto si continua a registrare nei confronti di questa pastorale specifica una certa riserva e refrattarietà, formulata pressappoco così: “Le porte delle nostre chiese sono aperte a tutti, per tutti c’è un posto e un’attenzione nelle nostre parrocchie: non diamo spazio a Chiese parallele, col rischio del ghetto e della emarginazione”. Talora si aggiunge l’altra formula: “Non limitiamo indebitamente la competenza e la responsabilità dei parroci”. A questo punto 23 è da chiarire un grosso equivoco: la responsabilità del parroco rimane intatta e prioritaria, tanto è vero che le facoltà attribuite al cappellano etnico non sono alternative ma cumulative con quelle del parroco, il quale però, nella misura in cui si sente investito di questa responsabilità pastorale verso fedeli così diversi dal suo gregge tradizionale, dovrà prendere consapevolezza con molta modestia e onestà dei propri limiti, per cui la collaborazione di altro operatore, quello appunto designato per la pastorale specifica, non viene da lui rifiutato o solo tollerato, ma invocato. La Migrantes torna a ricordare in ogni occasione il monito chiaro e piuttosto severo della S. Sede: “L’assistenza spirituale di tutti i fedeli, e quindi anche dei migranti, che risiedono nel territorio di una parrocchia, ricade soprattutto sui parroci, che dovranno un giorno render conto a Dio del mandato eseguito. Essi perciò (si noti la forza di questo “perciò”) sappiano condividere un compito tanto grave con il cappellano o missionario, quando questi si trovi sul posto” o comunque possa essere messo a disposizione (De pastorali migratorum cura, 30, 3). In certe diocesi c’è una fioritura interessante di centri pastorali, non sempre con proprio luogo di culto e con propri cappellani presenti in loco a tempo pieno; questi offrono ad una notevole varietà e quantità di gruppi etnici un prezioso e appropriato servizio pastorale specifico, spesso non completo ma comunque complementare a quello delle parrocchie. In altre diocesi invece sono scarsi o addirittura inesistenti questi servizi perché non ce ne sarebbe bisogno, per il fatto che non ci sarebbero cattolici fra gli immigrati. L’esperienza invece insegna che anche in tali diocesi c’è un gregge disperso, nel quale però si deve andare alla ricerca, nello stile del Buon Pastore. E se non lo facciamo noi, si precipiteranno altri a farlo con lo zelo del proselitismo tipico delle sette e degli odierni movimenti religiosi alternativi. È felice sorpresa imbattersi in modesti gruppi di cattolici del Bangladesh, del Senegal o della Cina continentale: si sono costituiti in centro pastorale non perché un qualche parroco li abbia ricercati od essi abbiano battuto alla porta di una nostra parrocchia, ma perché un sacerdote italiano o straniero, una suora missionaria od anche un laico ne sono andati alla ricerca e li hanno radunati. Questo è un lavoro paziente e insistente; un lavoro fatto con prudenza senza indebite intromissioni, soprattutto attraverso i direttori diocesani e i coordinatori etnici nazionali, consapevoli che la prima responsabilità e l’ultimo discernimento spetta al Vescovo diocesano. e) Formazione iniziale e permanente - Incontri e convegni Una pastorale specifica comporta una qualche forma di formazione specifica non solo per gli “addetti al lavoro” ma, in qualche modo, per tutti o almeno buona parte degli operatori impegnati nella pastorale ordinaria o nei vari settori della pastorale diocesana. Sembrano un po’ datate le norme della Congregazione per l’educazione cattolica “La pastorale della mobilità umana nella formazione dei futuri sacerdoti” del 1986, ma sono ancora di piena attualità; la stessa Esortazione apostolica postsinodale “Pastores dabo vobis”, fra gli “esempi concreti” per le esercitazioni pastorali dei futuri sacerdoti indica, oltre alla “visita ai malati, la cura degli emigrati, degli esiliati, dei nomadi”. Ha destato una certa sorpresa alla Migrantes l’assenza di un qualche accenno al problema nel Direttorio “La formazione dei presbiteri oggi nella Chiesa italiana. Orientamenti e norme per i seminari”, approvato dall’Assemblea Generale della CEI nel 2005. Pare invece che per la formazione permanente del clero il tema sia abbastanza all’ordine del giorno e ricorra 24 frequentemente nelle riviste, anche con numeri unici o con qualche inserto, ed altra stampa che passa per le loro mani. La Migrantes anche nel 2008 ha cercato di fare la sua parte per la formazione specifica degli operatori: - L’incontro-convegno con i direttori diocesani della Migrantes è biennale: l’ultimo si è celebrato nel 2007 a Montesilvano (PE), il prossimo sarà nel 2009 a Frascati. - L’incontro-convegno con i direttori regionali è annuale: nel 2008 si è tenuto a Matera nei giorni 18-21 febbraio. In questi appuntamenti con i direttori regionali o diocesani emergono i problemi di ordinaria amministrazione, come la Giornata mondiale delle migrazioni, ma pure temi di particolare importanza, come quello svolto in febbraio: “Dialogo interculturale: l’Europa di quali popoli?”. Si è riscontrata però l’utilità di un confronto più frequente, perciò durante l’anno si sono scelte altre due circostanze per incontrarsi. - Come ogni anno si è promosso in giugno a Verona un corso estivo sulle “Linee di pastorale migratoria”, destinato di preferenza ai Direttori diocesani e regionali, particolarmente per quelli di recente nomina. - A livello europeo si è tenuta a Lione una settimana di incontro per gli operatori nelle Missioni Cattoliche Italiane; dell’importante settimana si parlerà in dettaglio più avanti. - È ormai tradizione proporre dei corsi organizzati dal CUM nella sua sede di Verona in collaborazione con la Migrantes e talora con l’USMI. Quello di febbraio “I lontani sono diventati vicini” era dedicato alle religiose italiane e straniere a contatto con i migranti. Presso la stessa sede sono state programmate nel 2008 altre attività: un corso base (in luglio) e un corso avanzato (in agosto) di lingua italiana per operatori stranieri, e un “Corso per sacerdoti e religiosi non italiani che operano nella pastorale in Italia” (8-20 settembre e 20-31 ottobre). - Da diversi anni si collabora con l’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro e con la Caritas per un seminario su problemi di scottante attualità. Lo scorso anno (8 febbraio 2008) si è scelto per comprensibili motivi: “Immigrazione e legalità: il controverso caso della Romania”. - Al fine di offrire agli operatori pastorali informazioni e attenzioni più puntuali verso le leggi e le politiche relative alle migrazioni in Italia, il Direttore dell’Ufficio della pastorale per immigrati e profughi ha tenuto una serie di mini-corsi sull’argomento, sia al Nord che al Centro e al Sud Italia. - Diversi incontri si sono tenuti anche con i Coordinatori nazionali della pastorale etnica, ai quali si è pure rivolto l’invito ad approfittare di altre opportunità di aggiornamento, per entrare maggiormente nella dinamica della vita socio-ecclesiale italiana. - Per i singoli settori della mobilità umana vengono organizzati specifici incontri a livello nazionale o regionale, come si dirà a suo luogo. - La Migrantes partecipa anche ad iniziative promosse da altri uffici e organismi della CEI, che hanno attinenza con le tematiche proprie del mondo migratorio. - Infine va segnalato il Convegno che ha particolarmente impegnato il nostro organismo quest’anno (19-21 ottobre) sul tema centralissimo della pastorale migratoria: “L’integrazione ecclesiale degli immigrati in Italia”. A conclusione dei lavori il Direttore generale, mons. Piergiorgio Saviola, ha fatto una sintesi dei lavori, enucleandola in dieci tesi strettamente collegate tra loro: 25 1. Il migrante ha diritto ad una pastorale specifica secondo la propria lingua, cultura, tradizione. 2. Specifiche comunità di fede e di culto hanno il diritto di costituirsi con il proprio operatore pastorale. 3. Le comunità pastorali etniche canonicamente erette, hanno pari dignità rispetto alle parrocchie territoriali. 4. Nel rispetto del principio generale, la struttura ordinaria portante rimane la parrocchia. 5. Le comunità pastorali etniche, per loro natura, sono provvisorie, temporanee, di supplenza. 6. Le comunità pastorali etniche devono fare un cammino di integrazione nelle parrocchie territoriali. 7. Il cammino di integrazione deve essere libero e spontaneo, oltre che progressivo. 8. Il ruolo dei parroci territoriali e dei cappellani etnici è fondamentale e decisivo nel processo di integrazione delle comunità etniche. 9. L’integrazione dei singoli fedeli come delle loro comunità etniche deve essere fatta nel rispetto di ritmi diversi. 10. Il percorso di integrazione, relativo a particolari situazioni di singole persone, deve essere personalizzato, fatto su misura. 4.2. Organizzazione interna della Migrantes * L’organico della Migrantes Nomine nel corso del 2008 - Nel marzo 2008 il Consiglio Episcopale Permanente ha proceduto alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione Migrantes, composto da S.E. Mons. Lino Bortolo Belotti, Presidente della CEMI-Migrantes; mons. Piergiorgio Saviola, Direttore generale della Fondazione; dott. Giuseppe Calcagno, Consulente della IAS (Immobiliare Aurelia Sostentamento), Tesoriere. Consiglieri: don Michele Palumbo, Direttore regionale Migrantes Basilicata, della diocesi di Potenza; mons. Giovanni Battista Bettoni, Delegato Benelux e Francia, della diocesi di Bergamo; don Mario Aldighieri, Direttore diocesano Migrantes di Cremona; dott. Maurizio Crisanti, Segretario nazionale ANESV-AGIS (Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti e Parchi di Divertimento). Nella medesima seduta il Consiglio Permanente ha pure espresso il gradimento alla nomina di don Michele Morando, della diocesi di Verona, a Direttore dell’Ufficio per la pastorale degli emigrati italiani, mentre nella seduta precedente di gennaio aveva espresso il gradimento alla nomina di don Federico Schiavon, della Congregazione S. Giovanni Bosco, a Direttore dell’Ufficio per la pastorale dei Rom e Sinti. Tra i membri della CEMI si registra la nomina di S.E. Mons. Salvatore Ligorio Arcivescovo di Matera-Irsina in sostituzione del defunto Vescovo di Frosinone, S.E. Mons. Salvatore Boccaccio. Composizione attuale della Migrantes - Oltre i membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei Revisori dei conti, rientrano nell’organico attuale della Migrantes il Direttore generale e i cinque direttori di settore, un consulente e nove dipendenti laici (6 donne, 3 uomini), per un totale di sedici unità. Vi fa servizio a tempo parziale anche un giornalista del SIR. 26 In stretto contatto con la Migrantes sono i Coordinatori/Delegati nazionali della pastorale etnica: quattro sacerdoti italiani operano in Svizzera, Germania, Inghilterra e Francia-Benelux per il coordinamento dei missionari delle MCI di quei Paesi; quindici sacerdoti stranieri in Italia svolgono analogo servizio per le principali etnie e nazionalità di migranti: per il coordinatore malgascio, morto improvvisamente nel 2007, è prossima la successione. Sta per essere chiuso definitivamente l’Ufficio profughi (Refugee Service) di via delle Zoccolette, che per qualche decennio ha svolto alle dipendenze della Migrantes un benemerito lavoro per decine di migliaia di stranieri che, non avendo titolo per chiedere asilo politico in Italia, sono stati aiutati a trovare una sistemazione definitiva negli Stati Uniti, Canada e Australia. Mancano ora i presupposti per proseguire in questo servizio. È cessato inoltre nel 2008 l’interessamento della Migrantes per il “Servizio civile” di giovani presso le Missioni Cattoliche Italiane di Europa. Un ultimo gruppo, già predisposto nel 2007, ha contribuito per la preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney (Australia). Nel mese di ottobre è invece cominciato il nuovo anno di Servizio civile nazionale, in collaborazione con Caritas Italiana, presso le Stelle Maris di Genova, La Spezia, Civitavecchia, Cagliari, Taranto, Bari. I giovani condividono il percorso annuale di accoglienza con tutta la Gente di Mare, insieme agli operatori locali di progetto e a tutti i volontari, giovani tra i 18 e 28 anni. Si sta pure rivedendo il rapporto di collaborazione e il sostegno economico con l’UCEMI (Unione Cristiana Enti tra e per i Migranti Italiani), presente in diverse nazioni oltreoceano. * Revisione dello Statuto Come già accennato nel rapporto dello scorso anno, il ventennio della Migrantes ha dato occasione per riflettere sullo Statuto di fondazione, risalente al 1987. Pur ritenendolo ancora sostanzialmente valido, si evidenzia l’opportunità di proporre alla competente autorità ecclesiale un aggiornamento di forma e di sostanza. Su proposta della CEMI, e con la consulenza dell’Ufficio per i problemi giuridici della CEI, le modifiche più rilevanti, non puramente formali, finora previste sono le seguenti: * A “migranti” e “migrazione” si aggiunge, per completezza, “itineranti” e “itineranza”. * A “emigrati italiani all’estero” si aggiunge “e loro discendenti”. * La formula, indicante il primo dei compiti della Migrantes: “Favorire… un loro libero e originale inserimento nelle Chiese locali”, prende una forma più chiara e completa: “Promuovere, nel rispetto dell’identità propria di ciascuno, la loro piena comunione e attiva partecipazione alle realtà ecclesiali del luogo”. * Nel Consiglio di amministrazione il Direttore Migrantes e il Tesoriere non sono più membri di diritto; partecipano ugualmente alle riunioni ma senza diritto di voto; il Direttore funge da segretario e modera le riunioni in assenza del Presidente. * Il Direttore generale si chiama semplicemente “Direttore” perché i titolari dei cinque uffici o settori in cui si articola la Migrantes, non sono più detti “direttori”, ma “Responsabili di settore”. La modifica è stata introdotta per meglio garantire l’unitarietà di indirizzo di questo organismo della CEI preso nel suo insieme. * In applicazione dello Statuto della CEI, le Conferenze Episcopali Regionali eleggono un Vescovo delegato della pastorale migratoria “per favorire gli opportuni collegamenti” (art. 44, 27 § 1) e, su proposta del Vescovo delegato, designano un Direttore regionale “per promuovere la collaborazione” (art. 44, § 2). Nel precedente Statuto si menzionava a questa figura in modo molto generico. * Viene introdotto per la prima volta anche la figura del Direttore diocesano, nominato dal suo Vescovo. * Vengono formalizzati i “periodici” incontri dei Direttori regionali e quelli “biennali” dei Direttori diocesani, dando così stabilità statutaria a una prassi ormai tradizionale. * Prende ufficialità anche il rapporto con le religiose tramite una rappresentante designata dall’USMI. 4.3. Verso una “Guida pastorale per le migrazioni” Già agli inizi del decennio all’interno della Migrantes stava maturando l’idea di un nuovo direttorio di pastorale migratoria aggiornato ed esteso a tutte le forme di mobilità che sono di competenza della Migrantes. L’ultimo infatti risaliva al 1993 ed era rivolto al fenomeno dell’immigrazione. La CEMI si è fatta portavoce del progetto presso il Consiglio Episcopale Permanente che espresse parere favorevole, come risulta dal comunicato finale della riunione del 21-23 gennaio 2002: “Il Consiglio Episcopale Permanente ha dato parere favorevole alla revisione degli orientamenti per l’immigrazione Ero forestiero e mi avete accolto del 1993; è stata accolta la proposta di pubblicare un vero a proprio Direttorio pastorale, che si occuperà di tutto il vasto fenomeno della mobilità umana”. La lunga malattia dell’ex Direttore generale della Migrantes, mons. Luigi Petris, primo promotore del progetto, comportò il suo rinvio e solo nel 2007 fu ripreso. Nel 2008 si è giunti a una prima redazione quasi completa della parte generale, da integrarsi con l’aggiunta delle sezioni riguardanti i singoli settori della mobilità. Fin dall’inizio però si è constatato che dando a questo nuovo strumento pastorale le dimensioni sintetiche dei precedenti direttori, si rischiava di essere ripetitivi, se non riduttivi, dei più recenti documenti pontifici, in particolare dei venti messaggi sulle migrazioni offerti da Giovanni Paolo II e dell’Istruzione pontificia “Erga migrantes caritas Christi” del 2004. Non si sarebbe nemmeno risposto all’indicazione del Consiglio Episcopale Permanente di redigere “un vero e proprio direttorio” su tutto il vasto fenomeno della mobilità. Perciò ci si è orientati, anche su suggerimento della CEMI che ha seguito costantemente i lavori, alla redazione di una specie di manuale di una certa ampiezza che offrisse principi e orientamenti abbondanti e dettagliati agli operatori socio-pastorali del settore e potesse, in particolare, servire da guida a chi volesse affrontare un po’ sistematicamente il mondo delle migrazioni nel suo insieme o su qualche aspetto particolare. Sembrava che potesse orientare nel lavoro anche l’ampio sussidio, che però riguardava soltanto l’immigrazione, “Nella Chiesa nessuno è straniero”, edito all’inizio del 2001 a cura della Migrantes, della Caritas italiana, dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, riveduto più volte prima della pubblicazione dall’allora Sottosegretario della CEI, Mons. Giuseppe Betori. Come si è detto, la prima bozza nella sua parte generale è già redatta. Prima di procedere a ulteriori passi, si pensa di sottoporla alla Segreteria Generale della CEI, accompagnata da una valutazione da parte della CEMI. In base alla risposta della Segreteria si saprà se procedere nella stesura, tenuto conto, in caso positivo, della qualifica e ufficialità che potrà ricevere tale documento, secondo che sarà pubblicato a cura della CEI o della CEMI o della Fondazione Migrantes su mandato della CEMI. 28 5. Alcuni eventi e iniziative di rilievo 5.1. Sul piano ecclesiale * Giornata Mondiale delle Migrazioni La Giornata, che nel 2008 cadeva il 13 gennaio, è stata preparata e si è svolta secondo uno schema ormai consolidato. Per dare la massima diffusione, per tempo si fanno pervenire, tramite il SIR, messaggi e sussidi alle testate diocesane; un numero speciale del bimestrale Servizio Migranti, tutto dedicato alla Giornata, viene inviato con relativo poster a tutte le parrocchie d’Italia e ad altri organismi e associazioni di carattere nazionale; qualche giorno prima della Giornata si tiene a Roma una conferenza stampa; il notiziario Sir esce con un inserto speciale; “Migranti press” per più numeri vi dedica diversi servizi. Anche per la Giornata del 2008, nel novembre precedente l’équipe della Migrantes al completo - Direttore generale e Direttori di settore – in una settimana ha cercato di prendere contatto col maggior numero possibile di diocesi della Sicilia, regione che era stata scelta per il 2008 come centro delle principali manifestazioni, secondo un programma di sensibilizzazione già prestabilito in sede regionale. Nel novembre 2008 i Direttori nazionali hanno dedicato un’altra settimana per farsi presenti in diverse diocesi della Toscana, scelta come epicentro delle celebrazioni per la Giornata del 2009. La celebrazione eucaristica, teletrasmessa il 13 gennaio alle ore 11.00 da RaiUno, era presieduta dall’Arcivescovo di Palermo nella sua cattedrale. Il programma televisivo “A Sua immagine”, trasmesso nella medesima mattinata, era tutto dedicato al tema della Giornata: “Giovani migranti: risorsa e provocazione”. Il Messaggio del S. Padre per la Giornata era impostato sui “giovani migranti” e sul tema è tornato domenica 13 gennaio nel breve pensiero che egli rivolge ai fedeli al momento dell’Angelus. Egli torna a ricordare che “numerosi sono i giovani che vari motivi spingono a vivere lontano dalle loro famiglie e dai loro Paesi” e “particolarmente a rischio sono le ragazze e i minori”. “Alcuni bambini e adolescenti - egli aggiunge - sono nati e cresciuti in campi profughi: anch’essi hanno diritto a un futuro. Esprimo il mio apprezzamento per quanti si impegnano a favore dei giovani migranti, delle loro famiglie e per la loro integrazione lavorativa e scolastica; invito le comunità ecclesiali ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le storie e di favorirne l’inserimento”. La parola finale è rivolta direttamente a loro: “Cari giovani migranti, impegnatevi a costruire insieme ai vostri coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo i vostri doveri, rispettando le leggi e non lasciandovi mai trasportare dalla violenza”. Si ha l’impressione che, nonostante tutto l’impegno, questa Giornata - pur essendo la prima in ordine di tempo stabilita dalla S. Sede - a confronto delle altre Giornate mondiali rimanga la sorella minore, in molte Chiese locali infatti viene disattesa o molto trascurata. * Festa dei popoli Va diffondendosi sempre più nelle diocesi la “Festa dei popoli” o “Giornata delle genti”, nelle modalità più varie, talora estesa a tutti i migranti, talaltra riservata prevalentemente ma non esclusivamente ai cattolici, e in tal caso prende intonazione marcatamente religiosa. In questi ultimi anni in molte diocesi tale festa prende un significato squisitamente ecclesiale, perché viene celebrata il giorno dell’Epifania in cattedrale sotto la presidenza del Vescovo. 29 La Migrantes incoraggia queste celebrazioni, ma avverte che non possono in alcun modo essere sostitutive della Giornata Mondiale delle Migrazioni, da celebrarsi non solo in una chiesa, sia pure la cattedrale, ma in ogni parrocchia, rivolte direttamente a tutti i fedeli italiani e non italiani. * Giornata mondiale dei Giovani a Sydney Come per le Giornate mondiali precedenti, la Migrantes ha partecipato alla GMG di Sydney con una nutrita delegazione composta dai Direttori nazionali e da 19 giovani scelti fra gli emigrati italiani, immigrati, rom, circensi e marittimi. Nel programma della delegazione era incluso l’incontro con la comunità italiana e l’Ambasciatore italiano di Canberra, nonché la partecipazione alla festa con i giovani italo-australiani. * Incontro della Migrantes con i Vescovi dell’Albania In occasione della visita “ad limina” la Conferenza Episcopale Albanese quasi al completo ha incontrato la Migrantes nella sua sede di Via Aurelia 796. Era presente anche il Coordinatore nazionale don Pasquale Ferraro e alcuni operatori pastorali del settore. Si è parlato del progetto pastorale in favore dei cattolici albanesi, degli operatori pastorali e collaboratori sui quali si fa affidamento, sul rapido sviluppo dei centri pastorali che hanno già superato la settantina, sulle difficoltà e sui segni incoraggianti, in particolare sul numero relativamente elevato di battesimi degli adulti. Si è risposto alle loro domande e si è concluso l’incontro con generale soddisfazione, rilevando l’utilità di questi contatti periodici. La Migrantes rileva che contatti come questi si sono avuti anche con altri Vescovi e Conferenze Episcopali dei Paesi di origine dei Migranti, ma si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di renderli sistematici, come fa il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in occasione appunto delle visite “ad limina”. 5.2. Sul piano civile La partecipazione della Fondazione Migrantes in ambito civile riguarda: * Ministero degli Affari Esteri sezione CGIE (Consiglio Generale Italiani all’Estero) La Migrantes ha un suo consigliere di nomina governativa nel CGIE sin dal 1989, data della sua istituzione con Legge 6 novembre1989, n. 368 (modificata dalla Legge 18 giugno1998, n. 198), e regolamentato dal D.P.R. 14 settembre 1998, n. 329. Il CGIE è un organismo di consulenza del Governo e del Parlamento sui grandi temi di interesse per gli italiani all'estero. Esso rappresenta il primo passo nel processo di sviluppo della "partecipazione" attiva alla vita politica del paese da parte delle collettività italiane nel mondo e costituisce l'organismo essenziale per il loro collegamento permanente con l'Italia. Dal maggio 2008, membro Migrantes del Consiglio Generale Italiani all’Estero (CGIE) in sostituzione di Don Domenico Locatelli è stato nominato il Dott. Franco Dotolo, da tanti anni dipendente della Fondazione Migrantes. Gli appuntamenti più significativi che hanno caratterizzato il CGIE nel 2008: a) 5-6-7 marzo: I Assemblea Plenaria presso il Ministero degli Affari Esteri Il programma di massima della I Assemblea Plenaria del 2008: Relazione del Governo; Consultazione elettorale nella Circoscrizione estero; Creazione gruppo di lavoro ad hoc sull’Associazionismo italiano all’estero; Anziani all’estero; Circolare n. 13 relativa all’erogazione dei contributi a favore degli Enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana. 30 b) 27-28 maggio: Convocazione gruppo di lavoro ad hoc Associazionismo italiano all’estero L’iniziativa di costituire un gruppo di lavoro ad hoc è stata quella di elaborare un documento relativo al ruolo e alle prospettive dell’Associazionismo italiano all’estero e successivamente farlo pervenire a tutti i Consiglieri del CGIE e portarlo nell’Assemblea Plenaria di dicembre 2008. c) 5-7 dicembre: II Assemblea Plenaria presso il Ministero degli Affari Esteri I punti principali hanno riguardato: Relazione del Governo; Interventi dei rappresentanti del Parlamento; Relazione del Comitato di Presidenza; Finanziaria 2009 e previsione 2010-2011: incidenze sulle politiche in favore degli italiani all’estero; INPS, pensioni e Assegno sociale. d) 8-12 dicembre (Roma, Palazzo FAO): I Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo L’incontro con i giovani che hanno partecipato a questa I Conferenza mondiale in rappresentanza di centinaia di migliaia di coetanei di origine italiana residenti nei cinque continenti, è un’opportunità che apre ad una speranza di continuità nel dialogo con le nostre comunità all’estero. I giovani delegati provenienti da tutto il mondo sono stati 424, e 200 quelli residenti in Italia. Nei giorni della Conferenza essi si sono confrontati sui cinque temi programmati producendo un documento finale su: a) Identità italiana e multiculturalismo; b) Lingua e cultura; c) Mondo del lavoro e lavoro nel mondo; d) Informazione e comunicazione; e) Rappresentanza e partecipazione. * Regioni Quasi tutte le Regioni italiane hanno le Consulte Regionali per le Politiche migratorie oppure gli Assessorati all’Emigrazione. Le Consulte (si riuniscono almeno due volte l’anno) si impegnano a presentare agli organi regionali le istanze in difesa degli italiani nel mondo. La Migrantes ha un suo membro in molte Consulte regionali che rapportano direttamente al responsabile Nazionale (della Migrantes). Per quanto attiene alla regione Lazio, la Consulta regionale si è riunita il 22 maggio per discutere sui seguenti argomenti: V Conferenza regionale emigrazione; Programmazione delle pre-Conferenze continentali: Nord e Sud America; Australia; Europa. * CNE (Consulta Nazionale Emigrazione) La CNE è un organo consultivo per quanto attiene le politiche migratorie per gli italiani all’estero. È costituita da 15 associazioni nazionali consolidate nell’impegno tra e per gli italiani all’estero e a cui va riconosciuto il ruolo storico nel campo delle migrazioni. La Fondazione Migrantes è una delle promotrici della CNE e fa parte del Consiglio di Presidenza. Ogni mese si riunisce il Consiglio di Presidenza per discutere su svariate problematiche riguardanti gli italiani nel mondo come: l’importanza dell’associazionismo; Circoscrizione Estero; Parlamentari eletti all’estero; Lingua e cultura italiana all’estero; Nuove generazioni degli italiani nel mondo. Il 28 novembre, a Roma, presso la regione Lazio, la CNE ha tenuto il suo ultimo Convegno sul tema: “Associazioni nazionali, regionali e Consulte: un impegno comune per un nuovo protagonismo”, a conclusione di un intenso lavoro di approfondimento sui temi relativi al rilancio dell’associazionismo iniziato due anni prima a Bologna e a Napoli. 31 * Cambiamento di maggioranza politica Qualcosa si è già detto e non occorre scendere nei dettagli, perché i media hanno segnalato con frequenza quasi quotidiana il cambiamento delle politiche migratorie, che nelle dichiarazioni elettorali e post-elettorali, come pure nella prima formulazione di molti provvedimenti legislativi, davano e continuano a dare segno di una notevole radicalità in senso restrittivo a confronto delle norme correnti; ciò appare evidente in particolare nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” formulato nelle sue linee generali già nel maggio scorso. La Migrantes è stata abbondante nell’informare, ma in genere è rimasta cauta nel dare valutazioni e tanto più nel formulare denunce. * La Carta dei valori, della Cittadinanza e dell’Integrazione La Carta, redatta ancora nel 2007, ha avuto larga diffusione nel 2008, soprattutto nelle scuole ed anche tra i migranti; la Migrantes, che riconosce la validità di questo strumento di armoniosa convivenza, ha approfittato dei suoi mezzi di comunicazione e dei vari incontri per diffonderlo e commentarlo. Si è insistito soprattutto sul rispetto non soltanto delle varie religioni, ma pure dei loro segni e simboli, a cominciare da quelli della tradizione religiosa e culturale italiana, della cui presenza, anche nelle scuole, nessuno deve sentirsi offeso. * Flussi di ingresso per il 2008 Gli ingressi dei non comunitari, programmati dal Decreto flussi per il 2008, erano 170.000. Di fatto però lo scorso anno la popolazione straniera è aumentata di 454.000 unità (il doppio dell’anno precedente), grazie ai ricongiungimenti familiari, ai nati in Italia da ambo i coniugi stranieri e soprattutto alla libera circolazione per i cittadini della Romania e Bulgaria, avviata col loro ingresso nell’UE. Si può ragionevolmente ritenere che questo massiccio ingresso di stranieri sia stato eccessivo in proporzione alla capacità ricettiva del nostro Paese in un solo anno, basti pensare che i romeni ne hanno beneficiato in 300.000, portando così il totale della loro presenza a 640.000. * Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese Il Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese dedica molte pagine al fenomeno dell’immigrazione. Si sofferma anche sui dati statistici, sostanzialmente conformi a quelli del Dossier Statistico di Caritas/Migrantes, ma soprattutto su un’analisi qualitativa del fenomeno, marcatamente positiva: si intravedono - vi si legge - “tratti di una… metamorfosi silenziosamente in marcia… Una presenza numerosa e attiva, che pur nella diversità di culture e di linguaggi, ha assunto comportamenti di vita non dissimili da quelli italiani”. Tra i fattori di questa metamorfosi positiva della società italiana vengono evidenziati la vitalità demografica e la moltiplicazione emulativa di spiriti imprenditoriali. Quanto al primo fattore vengono segnalati in particolare il tasso di fecondità delle straniere, doppio a confronto delle italiane, i 34.000 matrimoni misti, i 64.000 bambini stranieri nati in Italia. Quanto alla imprenditorialità ne sono segno i 290.000 stranieri titolari di impresa, oltre il 65% in più rispetto a 5 anni prima. Si avverte anche, con l’introduzione delle classi separate, il “rischio di disperdere l’integrazione degli immigrati nella scuola”. * “Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo” Di rilevante importanza è il “Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo”, un pacchetto di obiettivi più che di decisioni concrete che i 27 Ministri degli Interni dei Paesi dell’UE hanno firmato a Cannes il 7-8 luglio 2008. I punti focali sono cinque: organizzare l’immigrazione 32 legale, lottare contro l’immigrazione clandestina, rafforzare i controlli alle frontiere, costruire un’Europa dell’asilo e sinergie fra le migrazioni e lo sviluppo creando un partenariato globale con i Paesi di origine e di transito. C’è un fondato timore che le buone intenzioni, particolarmente per quanto riguarda l’ultimo punto, rimangano sulla carta e che invece dal Patto trovi nuova giustificazione e spinta la tendenza in atto verso politiche sempre più restrittive. 6. Strumenti di informazione e formazione 6.1. Stampa periodica Regolare è stata la pubblicazione dei due periodici riguardanti la mobilità umana in genere, il bimestrale “Servizio Migranti”, di carattere soprattutto formativo, e l’agenzia stampa settimanale “Migranti-press”, di carattere informativo. Per la gente del Circo e del Luna Park esce ogni tre mesi “Circhi e Luna Park - In Cammino”; per l’apostolato del mare “Stella Maris - La tua casa lontano da casa”. 6.2. Pubblicazioni varie Oltre all’annuale “Rapporto sugli Italiani nel Mondo” edito dalla Migrantes, e al “Dossier Statistico Immigrazione” edito assieme a Caritas Nazionale e Caritas Diocesana di Roma, sono usciti nel 2008 altri due numeri dei “Quaderni di Servizio Migranti”, il n. 53 “Italia chiama Australia - XXIII Giornata Mondiale della Gioventù”, e il n. 54 “Non siete più stranieri né orfani ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2,19) - Riflessioni, testimonianze e storia nella Giornata Mondiale delle Migrazioni/Toscana 2009”. La Migrantes ha pure commissionato al Dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale dell’Università degli Studi di Verona la ricerca “La Zingara rapitrice - Racconti, denunce, sentenze” (Ediz. Cisu, Verona), che pone in crisi la diceria che bambini vengano rapiti per opera degli zingari. Altra pubblicazione “I movimenti religiosi e alternativi tra i migranti”, edita in collaborazione col Gris di Bologna, raccoglie il materiale e le conclusioni dei quattro seminari che la Migrantes ha promosso negli anni scorsi sul proselitismo delle sette tra gli immigrati (Collana “Religioni e sette nel mondo - Nuova serie, n. 2, 2008). La Migrantes ha dato inizio nel 2008 a un Centro di documentazione Caritas-Migrantes, aperto al pubblico, con propri locali nel medesimo edificio ove Migrantes e Caritas hanno sede. I due organismi hanno concordato che il Centro raccolga tutti i loro libri, opuscoli e periodici relativi alle migrazioni, con chiara indicazione però dell’ente proprietario. Tale Centro di documentazione, col beneplacito dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, è entrato a far parte del “Progetto per le Biblioteche Ecclesiastiche”. La Migrantes tuttavia continua ad avere nella propria sede una biblioteca essenziale, con le pubblicazioni più recenti e di più immediata utilità, come pure l’archivio sia per le pratiche recenti che di documentazione storica. Ci si trova notevolmente arretrati nella sistemazione sia della biblioteca che dell’archivio. 6.3 Sistema informatico Migrantes La Migrantes usufruisce del portale web della CEI. Ha però a disposizione anche un suo portale con proprio sito (www.migrantes.it) che permette la navigazione direttamente, senza passare dal sito della Chiesa Cattolica. Come è stato sistemato nel 2008, il sito nella sua 33 struttura portante comprende: informazioni generali, struttura della Fondazione, documenti pubblicati dalla Migrantes, calendario di convegni e appuntamenti vari, informazioni sulle ultime novità e articoli di particolare rilievo. Vi sono inclusi pure i sottositi-web corrispondenti ai cinque settori della mobilità umana. 6.4 Radio InBlu Il mercoledì di ogni settimana la Migrantes ha un suo spazio presso Radio InBlu nel programma “Controcorrente”: in genere si tratta di una breve conversazione di cinque minuti con uno dei direttori della Migrantes su un tema di attualità in campo migratorio. 34 UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DEGLI ITALIANI NEL MONDO - Anno 2008 - Direttore Nazionale: Don Michele Morando 1. La situazione.......................................................................................................................37 1.1. Gli italiani nel mondo.................................................................................................37 1.2. Gli italiani in Europa..................................................................................................38 2. Incontri Bilaterali...............................................................................................................39 3. Seminario/Convegno di Lione (15-21 settembre 2008)...................................................41 4. Visita delle MCI e incontri con le comunità di emigrati ................................................41 5. Animazione in Italia...........................................................................................................41 6. Nuove generazioni e pastorale giovanile ..........................................................................41 7. “Rapporto Italiani nel mondo”.........................................................................................42 8. Stampa di emigrazione ......................................................................................................42 35 36 UFFICIO PER LA PASTORALE DEGLI ITALIANI NEL MONDO 1. La situazione 1.1. Gli italiani nel mondo Le statistiche aggiornate all’anno 2008 ci presentano un quadro chiaro della situazione religiosa all’estero. Nel mondo sono 431 le Missioni cattoliche che lavorano per i nostri italiani emigrati all’estero; in esse operano 543 sacerdoti-missionari, 166 suore e 51 laici impegnati, dei quali è necessario prendere atto dell’età avanzata e della durata della loro permanenza all’estero. Sono circa tre milioni e mezzo i nostri connazionali nel mondo in possesso di passaporto e di cittadinanza italiana. C’è inoltre un andirivieni continuo col Nord Europa di operai qualificati e professionisti in cerca di lavoro, calcolabile sulle 50.000-60.000 unità annue; si aggiunga la mobilità di molti studenti, libera o promossa da programmi comunitari. A livello politico, culturale ed anche economico da parte italiana c’è in programma, e in parte è già in atto, una rivalutazione di questa nostra potenziale risorsa che si trova all’estero. Invece sul piano religioso, anche nel nostro ambiente ecclesiale, sono diversi a pensare che si debba voltar pagina o addirittura chiudere definitivamente il libro che racconta il secolare vastissimo impegno della Chiesa italiana a fianco degli italiani sparsi in ogni angolo del mondo, ed ora soprattutto in Europa. Non si nega che il servizio pastorale specifico a loro favore non debba essere reimpostato e in parte ridimensionato, tenuto conto dei cambiamenti intervenuti. Fra questi si registra il lento passaggio dei migranti dalla prima alla seconda e terza generazione, in via di integrazione in un paese ritenuto ormai la loro nuova patria; l’invecchiamento e la progressiva riduzione dei nostri missionari e dei loro collaboratori, fra i quali le religiose; la dichiarata necessità da parte delle diocesi di oltralpe di ridurre il contributo economico finora riservato alle missioni cattoliche italiane e il loro progetto di stringere le fila dell’organizzazione ecclesiastica, potenziando eventualmente le unità pastorali dentro le quali inglobare con vincolo più stretto anche il personale addetto alla pastorale etnica. In questi ultimi anni si è avviato un confronto fra le nostre Missioni cattoliche e la gerarchia locale, per trovare un soddisfacente e razionale punto di incontro; la Migrantes da parte sua fa il possibile per promuovere e portare a buon esito questo confronto. La Migrantes riconosce la necessità di intensificare l’impegno per una maggiore comunicazione, intesa e collaborazione fra le comunità pastorali etniche e le strutture parrocchiali (impegno però che va nella duplice direzione), e per promuovere l’integrazione nelle medesime strutture dei nostri italiani, in particolare di quelli di seconda e terza generazione; riconosce pure l’assurdità di un missionario per i migranti che non conosca a sufficienza la lingua e la cultura del posto, condizione necessaria per poter essere efficacemente mediatore, uomo-ponte tra i suoi fedeli e la Chiesa locale. La Migrantes però (soprattutto attraverso i Delegati o Coordinatori nazionali nei vari Paesi d’Europa) tiene fermo che un servizio pastorale specifico per i nostri emigrati rimane ancora di vitale importanza per gli emigrati stessi e per il Paese di accoglienza. Il processo di integrazione anche ecclesiale, secondo il costante insegnamento della Chiesa, deve essere 37 progressivo e spontaneo e non può comportare passaggi bruschi e tempestivi in contesti ecclesiali tanto diversi soprattutto per la prima generazione, ma non solo per questa. Si tenga poi conto delle nuove forme di migrazione (operai, professionisti, studenti) tendenzialmente giovanile, per la quale un punto di riferimento pastorale continuerà ad essere decisamente prezioso. Va infine valutata attentamente la prospettiva, già positivamente sperimentata da istituti religiosi, di trasformare le tradizionali comunità pastorali monoetniche per gli italiani in plurietniche per migranti di più nazionalità, prospettiva aperta soprattutto per le grandi città. 1.2. Gli italiani in Europa Attualmente le Missioni cattoliche italiane in Europa sono scese a 227 e così i missionari; un calo ben maggiore hanno registrato le comunità religiose femminili. A rendere più allarmante la situazione è il numero sempre più crescente delle MCI costrette a chiudere per mancanza del sacerdote, o di comunità di religiose che per mancanza di personale interrompono il loro servizio agli immigrati. A mo’ di esempio riferiamo qui i dati concernenti la Germania dove vivono 600.000 Italiani. Non è esagerato affermare che la Germania oggi è una vera terra di missione. I cattolici sono solo 25,7 milioni (pari al 31,2% della popolazione che è di 82,3 milioni). Un terzo di tutta la popolazione dichiara di non appartenere a nessuna confessione religiosa. Le Missioni cattoliche italiane, come anche quelle di altra madrelingua, hanno dato un notevole contributo alla Chiesa che è in Germania, non solo in termini numerici, ma anche qualitativi. Anche in Germania, come altrove, è avvenuto un processo di evangelizzazione grazie alle migrazioni. Tuttavia da settembre 2008 ci sono delle emergenze pastorali: 1. Francoforte, 3 comunità italiane: servono 2 sacerdoti in sostituzione di don Lucio Dalla Fontana e don Michele Favret. 2. Berlino, 1 comunità. Necessita di 1 sacerdote in sostituzione di don Alfio Bordiga. 3. Nürnberg, 1 comunità. Necessita di 1 sacerdote in sostituzione di don Fabio Trudu. 4. Mainz, 1 comunità. Necessita di 1 sacerdote in sostituzione di don Salvatore Di Martino. 5. Stoccolma, 1 comunità. Necessita di 1 sacerdote in sostituzione di P. Wojciech Waligorski. Inoltre rimane vacante la missione di Kempten. Nell’ultimo anno ci sono state solo due partenze di missionari. La situazione, così sommariamente descritta, invita la Migrantes italiana insieme ai Delegati/Coordinatori nazionali e ai loro Consigli, ad una riflessione su come affrontare realisticamente la sfida che ci presenta da una parte l’“invecchiamento” delle persone che partecipano alle MCI, e dall’altra la mancanza di personale apostolico proveniente dalle diocesi italiane per il necessario ricambio. Durante l’incontro dei Delegati tenuto a Basilea nell’agosto 2008, ci siamo chiesti se è realistico ignorare la situazione oppure se è necessario riconoscere di essere entrati in un periodo di transizione e che, di conseguenza, bisogna preparare il cambiamento anziché subirlo. Degno di nota è il crescente impegno e senso di responsabilità delle Chiese locali verso i migranti e verso la pastorale migratoria in generale. Dalle Chiese nazionali ci arrivano segnali che indicano una crescente volontà delle Chiese locali di ripensare il servizio pastorale ai migranti di origine italiana all’interno di un progetto di riorganizzazione delle loro Diocesi. Tale riorganizzazione è dettata anche da problemi finanziari (in Svizzera e Germania 38 diminuiscono i fondi statali per le Chiese a motivo del diminuito numero di cittadini che pagano le tasse del culto). Abbiamo poi la percezione che la maggioranza dei Vescovi, del clero e delle comunità locali, Italia compresa, non considerano più gli italiani che vivono presso di loro da generazioni come “emigrati” o “immigrati”. In questa prospettiva dunque, una pastorale “straordinaria” o specifica nei loro confronti sarebbe considerata “residua” o superata. D’altra parte però, esistono ancora in Europa diverse Missioni cattoliche italiane (circa 200) che operano prevalentemente con la prima e seconda generazione e, considerata la vitalità della loro fede e l’apprezzamento da parte delle Comunità cristiane locali, nonché l’impegno di servizio dei loro preti anche a favore dei nonitaliani, la loro opera pastorale è tuttora di grande utilità, a condizione però che sia decisamente orientata al progressivo inserimento nella Chiesa locale. Vi è poi il fenomeno di una nuova emigrazione italiana (studenti, ricercatori, professionisti nelle istituzioni internazionali), presente soprattutto nelle grandi città europee, emigrazione che però difficilmente si accosta alle nostre Missioni. Questa situazione, così descritta, ci presenta delle sfide improrogabili: 1. Necessità di chiarire la specificità di una pastorale in lingua italiana all’interno della pastorale “ordinaria” delle Diocesi locali. 2. Urgenza di definire criteri e priorità circa le Missioni da tenere e quali eventualmente abbandonare. 3. Necessità di fare questo discernimento con le Diocesi locali mantenendo un dialogo costante con la Chiesa italiana e le diocesi da cui provengono i missionari. A questa riflessione abbiamo dedicato nel corso di quest’anno due incontri di Delegati/ Coordinatori nazionali europei, un terzo incontro è programmato per il 28-31 gennaio 2009 a Roma: 1. Roma, 14-17 gennaio ’08; 2. Basilea, 25-28 agosto ’08. 2. Incontri Bilaterali Con l’invio di Missionari italiani nelle Chiese europee per il servizio pastorale dei nostri connazionali, la Chiesa italiana, mentre accompagna il processo di integrazione, approfondisce il dialogo con quelle Chiese, vivendo più profondamente il dono della comunione nella testimonianza della fede e nella missione. D’altra parte, mentre le comunità di italiani si localizzano e rafforzano i legami con la Chiesa ad quam, i loro preti missionari mantengono vivo il legame ministeriale con la Chiesa a qua. In questo contesto si colloca la celebrazione degli incontri bilaterali biennali tra la CEI e la Migrantes e le Conferenze episcopali dei paesi di emigrazione e gli organismi da loro preposti alla pastorale dei migranti. * Svizzera Dal 7 al 9 aprile 2008, presso la Casa Bonus Pastor, si è tenuto l’incontro bilaterale delle Commissioni Episcopali per le Migrazioni Italo-Svizzere, in cui si sono trattati i seguenti punti: priorità pastorali e problematiche della collettività italiana in Svizzera; situazione dei missionari e delle religiose; formazione e scuole di teologia per laici; giornali e bollettini, informazione e comunicazione; servizio del Coordinatore e del suo Consiglio. 39 Poco dopo l’incontro bilaterale c’è stata la nomina del nuovo Direttore della Pro Migrantibus: al Dott. Urs Köppel è succeduto il Dott. Marcus Schmid il quale ci ha fatto poi visita a Roma. Il Dott. Schmid segue costantemente i lavori del Coordinamento italiano in Svizzera e incontra frequentemente il Responsabile della Migrantes. Nel corso dell’anno si sono avuti incontri informali o tavoli di lavoro con altre Conferenze Episcopali e i loro Uffici per la pastorale migratoria. * Francia A Strasburgo abbiamo incontrato il Vicario Episcopale e il Laico incaricato delle missioni di origine straniera e si è parlato del futuro della missione e del cambio del missionario, Don Marchetti, che quest’anno compie 80 anni. Incontri si sono avuti anche con il Service National de la Pastoral des Migrants francese. Nel mese di dicembre abbiamo incontrato a Parigi, per un raduno di tutti i missionari italiani in Francia, l’omologo della SNPM e la sua équipe. Accordi sono stati presi per la nomina di un nuovo Delegato per le MCI in Francia, in sostituzione di Mons. Giambattista Bettoni che nell’ultimo triennio aveva guidato le due delegazioni del Belgio e della Francia. Nell’ambito di questi contatti è maturata l’idea di indire un incontro tra la SNPM francese e la Migrantes italiana. L’incontro avrà luogo il 16 e 17 aprile del 2009 a Roma. * Belgio Con il Vescovo belga S.E. Mons. Jean De Bie, incaricato della CEB per la pastorale dei migranti, abbiamo avuto una corrispondenza epistolare. Il Vescovo in data 1° luglio 2008, ci comunicava il parere della Conferenza Episcopale, che accogliendo l’opinione della Commissione “Pro Migrantibus”, riteneva la Missione italiana per la pastorale degli italiani non più necessaria e pertanto proponeva per la fine del 2011 la chiusura della Missione italiana in Belgio. Il Presule accettava la nomina del Delegato, Mons. Gianbattista Bettoni, per un triennio di “transizione”, e proponeva la formazione di un’équipe mista che in questo triennio analizzasse la situazione delle comunità e ne preparasse la piena inclusione nella pastorale delle diocesi belghe. S.E. Mons. Bortolo Belotti, Presidente della CEMI, rispondeva in data 9 gennaio 2009: «Pare molto utile la decisione di costituire una équipe di coordinamento per seguire e accompagnare, nel triennio 2009-2011, la fase di transizione. Riteniamo, infatti, doverosa l’individuazione delle soluzioni più adatte per continuare a garantire in Belgio la cura pastorale ai fedeli di origine italiana, come suggerito dal n. 90 dell’Istruzione Erga migrantes caritas Christi, che fa appunto riferimento a “nuove strutture”. Ciò considerato, parrebbe opportuno procedere fin da subito a qualche sperimentazione nelle parrocchie e nelle missioni che offrono maggiori garanzie di affidabilità». Al Delegato Mons. Bettoni la Migrantes italiana ha suggerito quindi di collaborare alla formazione dell’équipe proposta per seguire questo triennio di transizione e di chiedere alla controparte belga di preparare un incontro bilaterale. * Australia Prossimamente sono previsti contatti con il Vescovo di Adelaide in Australia, per meglio definire il servizio di don Giorgio Celora che dall’ottobre 2007 lavora in quella diocesi. 40 3. Seminario/Convegno di Lione (15-21 settembre 2008) L’iniziativa del Convegno era stata presa dai Delegati/Coordinatori nazionali guidati dal mio predecessore don Domenico Locatelli, suscitando l’interesse delle associazioni laicali d’ispirazione cristiana (ACLI-Fai e Inas) che storicamente hanno operato con i loro Patronati a fianco delle MCI, e che sono diventati partners della Migrantes nell’organizzazione e nella realizzazione del Convegno europeo. Coerentemente con la riflessione sul ruolo delle MCI in Europa in questa particolare congiuntura, a Lione si è cercato di guardare con fiducia alla loro missione oggi e alla loro capacità di lasciarsi interpellare dal mutato ambiente socio-culturale. Il Convegno, dal titolo “Per quale Persona? Nella diversità, percorsi di condivisione e solidarietà”, si proponeva di costruire un percorso che partendo dall’esperienza di servizio e di testimonianza delle comunità di emigrati italiani in Europa, permettesse una lettura comune della realtà europea odierna, delle nuove povertà e delle sfide, per ricercare una grammatica antropologica condivisa capace di sostenere il servizio alle persone in difficoltà e per la promozione del “bene comune”. Sono stati organizzati circa dieci incontri preparatori per il Convegno-Seminario di Lione in diverse città d’Europa (Valprè-Lione, Roma, Bruxelles, Verona). Hanno partecipato al Convegno-Seminario 123 laici, 54 sacerdoti e diaconi e 12 suore e consacrate, per un totale di 189 persone. Stiamo lavorando alla pubblicazione degli atti. 4. Visite delle MCI e incontri con le comunità di emigrati A Sydney, nel mese di luglio 2008: visita e incontro con i nostri connazionali a Camberra. A Toronto, l’8 novembre 2008, visita per il centenario di “Nostra Signora del Monte Carmelo”, la cui prima chiesa è stata affidata alla comunità cattolica italiana dall'Arcidiocesi di Toronto. Da ottobre a dicembre 2008 abbiamo visitato Missioni in tutti i paesi europei. 5. Animazione in Italia - Incontro regionale Migrantes sicula a Pergusa e visita al seminario di Messina. - Una settimana di animazione nelle diocesi toscane a fine novembre. 6. Nuove generazioni e pastorale giovanile L’evento della Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney (15-20 luglio 2008) e la sua intensa preparazione si colloca all’interno dell’impegno di intercettare la domanda religiosa delle giovani generazioni di emigrati e delle terze generazioni di italiani all’estero. Giovani emigrati di terza generazione, alcuni dei quali membri di nostre MCI nel mondo, hanno partecipato al Congresso dei giovani di Roma il 10-12 dicembre 2008. Degno di nota è il meeting dei giovani delle MCI tedesche a Mainz nell’ottobre 2008 e il laboratorio di pastorale giovanile organizzato dal Consiglio di coordinamento svizzero cui hanno partecipato operatori pastorali dalla Germania. La pastorale giovanile nelle grandi città, con attenzione sia alle nuove emigrazioni che alle terze generazioni, ci ha spinto a creare un Coordinamento europeo di tutte le MCI delle grandi città interessate dalla presenza di studenti del progetto Erasmus, ricercatori e impiegati nelle istituzioni europee. 41 Il Coordinamento voluto dai Delegati/Coordinatori fa capo a Mons. Bettoni che vive a Bruxelles e a Suor Milva Caro, attualmente missionaria scalabriniana incaricata della pastorale giovanile della diocesi di Essen in Germania. 7. “Rapporto Italiani nel mondo” Il “Rapporto Italiani nel mondo” è giunto alla terza edizione, promosso dalla Migrantes per raccontare l’emigrazione italiana. Il “Rapporto” nasce come manuale da consultare ma anche come sussidio per la sensibilizzazione, al fine di favorire una migliore conoscenza dell’immigrazione italiana e fornire i dati statistici più aggiornati, altrimenti difficilmente reperibili. La presentazione del volume è avvenuta a Roma, a Montreal, a Toronto e a Napoli. Si è fatta una programmazione per la sua presentazione nelle delegazioni europee. 8. Stampa di emigrazione Durante il 2008 numerosi sono stati gli interventi a favore della stampa di emigrazione e del sito web lemissioni.net. Per il Corriere degli Italiani, della Delegazione svizzera, siamo intervenuti con un sostegno economico per il risanamento del dissestato assetto finanziario del giornale. La Migrantes con due rappresentanti entra a far parte del Comitato direttivo dell’Associazione che gestisce il giornale e ne formula la linea editoriale. Inoltre, su richiesta delle due testate tedesca e svizzera, si è costituita un Commissione permanente delle testate, cartacee e on-line, che sono associate tramite il Servizio migranti della Migrantes nazionale alla Federazione italiana della stampa cattolica. La Commissione attualmente comprende i redattori di cinque testate, i due Corrieri, Nuovi Orizzonti e un webgiornale diretto da P. Tobia Bassanelli. La Commissione si riunirà regolarmente per raccogliere e mettere in comune riflessioni sui temi di interesse della vita nazionale, europea, e sui temi pastorali che interessano le MCI, allo scopo di dare una informazione quanto più uniforme e autorevole ai lettori di tutte le nostre testate. Gli incontri si terranno a Basilea e vi parteciperanno il Direttore del C.S.E.R. di Basilea, P. Graziano Tassello cs, e i Delegati delle MCI svizzera e tedesca. P. Antonio Simeoni cs, Direttore di Nuovi Orizzonti, è stato eletto Presidente della Commissione. 42 UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DEGLI IMMIGRATI E PROFUGHI - Anno 2008 - Direttore Nazionale: P. Gianromano Gnesotto, cs Introduzione ...........................................................................................................................................pag. 45 1. L’immigrazione in Italia....................................................................................................45 1.1. La funzione degli immigrati.......................................................................................46 1.2. Immigrazione e criminalità ........................................................................................46 1.3. Orientamenti...............................................................................................................47 1.4. Razzismo ....................................................................................................................47 1.5. Integrazione................................................................................................................48 1.6. Religione ....................................................................................................................49 1.7. Centri pastorali e Coordinatori etnici nazionali .........................................................50 1.8. Etica e migrazioni ......................................................................................................51 1.9. Mass-media e migrazioni ...........................................................................................52 1.10. Rifugiati e profughi ....................................................................................................54 1.11. Coordinamento giuridico per l’Immigrazione ...........................................................57 1.12. Attività particolari ......................................................................................................57 2. Incontri e iniziative ............................................................................................................57 2.1. Incontri ministeriali...................................................................................................58 2.2. Mezzi di comunicazione ...........................................................................................58 2.3. Dossier Statistico Immigrazione ...............................................................................58 2.4. Convegni ...................................................................................................................59 2.5. Corso di formazione Migrantes ................................................................................60 2.6. Settimana di sensibilizzazione in Toscana................................................................60 2.7. GMG a Sydney .........................................................................................................60 43 44 UFFICIO PER LA PASTORALE DEGLI IMMIGRATI ESTERI IN ITALIA E DEI PROFUGHI Introduzione L’immigrazione è sempre più una dimensione intrinseca all’Italia e al suo sviluppo, ed esercita una funzione positiva anche se non è priva di problemi. Le problematicità sono veicolo per immaginare un Paese che non esiste, mentre diviene sempre più urgente abituarsi alla comune convivenza, da caratterizzare con chiari riferimenti ai valori cristiani e alle acquisizioni valoriali espresse dalla Costituzione italiana e da fondamentali documenti internazionali, primo tra i quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo. È quanto mai necessario un quadro chiaro di diritti e di doveri, da sostenere con l’educazione del rispetto delle leggi, dei diritti e dei doveri di ogni cittadino. Le proiezioni demografiche dell’Istat al fatidico anno 2050 evidenziano che la presenza degli immigrati risulterà più che triplicata, con 12,4 milioni di persone e un’incidenza del 18%, e che senza di loro il nostro accentuato processo di invecchiamento pregiudicherebbe seriamente le capacità produttive del Paese. Le posizioni di fronte a questo futuro prossimo sono le medesime che per l’attuale presenza degli immigrati: per molti si è di fronte a un innesto fruttuoso, mentre per altri si tratta di una presenza problematica, che se fosse possibile dovrebbe essere limitata alle sole ore di lavoro aggiuntivo. Tra i due, c’è un’“area grigia”, in bilico tra coscienza multietnica ed atteggiamenti intolleranti, che inconsapevolmente chiede con urgenza un’efficace azione educatrice. Ogni regione italiana ha oggi una componente più o meno consistente di persone che provengono da altre Nazioni. Sono persone che portano altre culture e tradizioni, professano religioni diverse. In un panorama molto variegato e differenziato, l’Italia oggi si presenta con una “vocazione” plurietnica, pluriculturale e plurireligiosa. Nonostante le paure, i problemi e gli ostacoli, c’è un Paese reale in buona parte disponibile a trovare forme concrete di convivenza e di dialogo, capaci di coniugare solidarietà e legalità. 1. L’immigrazione in Italia La consistenza degli immigrati regolari in Italia si aggira tra i 3,5 milioni di residenti accertati dall’Istat e i 4 milioni ipotizzati dal “Dossier Statistico Immigrazione”. L’immigrazione in Italia si attesta sempre più come fenomeno che ha un forte radicamento nel territorio, naturalmente in misura differenziata, e un’incidenza notevole, che può apparire evidente con le seguenti esemplificazioni: gli immigrati costituiscono 1 ogni 15 residenti in Italia, 1 ogni 15 studenti a scuola e 1 ogni 10 lavoratori occupati. Inoltre, in un decimo dei matrimoni celebrati in Italia è coinvolto un partner straniero, così come un decimo delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri. 45 Oltre al numero complessivo delle presenze, sono significativi anche altri dati: i lavoratori sono circa 2 milioni, impiegati nei settori dell’assistenza familiare, in edilizia, nelle fabbriche, nei trasporti, nei bar, negli alberghi. Quasi 800.000 i minori; più di 600.000 gli studenti; più di 400.000 le persone nate in territorio italiano; più di 300.000 gli stranieri diventati cittadini italiani; più di 150.000 gli immigrati diventati imprenditori. Confrontando i dati attuali con quelli del 2000 ci accorgiamo che il raddoppio è pressoché generalizzato e sotto alcuni aspetti superato. 1.1. La funzione degli immigrati L’immigrazione è iniziata in Italia come fenomeno lavorativo e questo continua ad essere l’aspetto prevalente, senza sottovalutare le implicazioni familiari, culturali, religiose, giuridiche. Di fatto gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani. La quota di forza lavoro dall’estero di 170.000 unità l’anno, esclusi gli stagionali, è il minimo ritenuto indispensabile per il buon andamento del nostro sistema produttivo. Sappiamo, però, che le famiglie e le aziende praticano un numero di assunzioni ben al di là dei numeri ufficiali e anche questo comportamento merita attenzione. Occupazione significa, naturalmente, creazione di ricchezza. Secondo una stima di Unioncamere, gli immigrati concorrono per il 9% alla creazione del PIL, tre punti in più rispetto all’incidenza sulla popolazione. Anche le recenti stime demografiche dell’Istat evidenziano l’apporto positivo e indispensabile degli immigrati. Ipotizzando 250.000 nuovi ingressi l’anno, nel 2050 la popolazione attiva in Italia scenderà da 39 a 31 milioni, mentre gli ultrasessantacinquenni, attualmente 12 milioni, diventeranno 22 milioni. Le proiezioni demografiche dell’Istat all’anno 2050 evidenziano che la presenza degli immigrati risulterà più che triplicata, con 12,4 milioni di persone e un’incidenza del 18%. La questione di fondo, la questione cruciale, è quella culturale: in Italia siamo già in presenza di più di 100 provenienze culturalmente diverse, e di almeno altrettante lingue. Già nel 2001 in uno studio dell’Università per Stranieri di Siena erano state censite 150 lingue presenti in Italia come patrimonio portato dagli immigrati. Tuttavia l’Italia, nel confronto con gli altri paesi industrializzati, risulta poco aperta agli apporti dall’estero: pochi universitari (neppure 50.000), pochi stranieri nei posti di alta qualificazione, pochi ricercatori, mentre la differenza culturale, se ben gestita, è una potente leva per lo sviluppo. 1.2. Immigrazione e criminalità Le statistiche criminali, utilizzate in maniera impropria, rischiano di trasformare un grande fatto sociale come l’immigrazione in un fenomeno delinquenziale. Esiste, senza però cadere in conclusioni infondate. L’analisi congiunta delle statistiche giudiziarie porta a queste conclusioni: gli immigrati regolari hanno all’incirca lo stesso tasso di devianza degli italiani; prevalgono le collettività di immigrati solo marginalmente toccate dalle statistiche criminali; gli addebiti giudiziari sono più ricorrenti per gli immigrati che si trovano in situazione irregolare, senza peraltro che debbano essere trasformati per principio in delinquenti. 46 1.3. Orientamenti Il numero degli immigrati e il ritmo della loro crescita impongono che le procedure burocratiche per il soggiorno siano più agibili, sia per l’educazione alla legalità che al perseguimento di una strategia concreta di accoglienza. Pensiamo ai visti, ai permessi di soggiorno, ai ricongiungimenti familiari, alle pratiche per la cittadinanza. Le procedure per l’inserimento nel mondo del lavoro erano già problematiche al momento della loro introduzione nel 1986 e lo sono diventate ancor di più a partire dal 2002, quando sono state rese più rigorose. È lo stesso decreto annuale sui flussi a registrare le sacche di irregolarità che si formano. Nel mese di dicembre 2007, a fronte di una quota di 170.000 lavoratori, sono state presentate 741.000 domande: più di mezzo milione di persone fuori quota. La reintroduzione della venuta per la ricerca del posto di lavoro, secondo le forze sociali e gli studiosi, aiuterebbe a rispondere sia alle esigenze dei controlli di polizia che alla flessibilità dell’incontro tra domanda e offerta. Lascia perplessi sentir dire che in Italia si fa troppo per l’integrazione degli immigrati, non tenendo conto che questo impegno si può misurare. Rispetto ai 100 milioni di euro, con cui attualmente è finanziato il fondo per l’integrazione in Italia, riscontriamo che la Spagna di milioni ne spende annualmente 300 e la Germania 750. Dalla scuola alla sanità, continuano ad essere proposte modifiche alla normativa vigente che riducono sempre più le opportunità di integrazione, spesso salvaguardate solo a seguito di sentenze della Corte costituzionale. Senza contare inoltre che alcune proposte da tempo auspicate, come quella sulla cittadinanza, non riescono ad andare avanti. Anche l’obiettivo dell’attribuzione del diritto di voto a livello amministrativo sembra più lontano che mai. Normative più flessibili sulla ricerca del lavoro rimangono un auspicio inascoltato degli studiosi e di quanti operano nel settore. Quando venne attribuito il bonus bebé si decise di escludere le mamme con cittadinanza straniera, proprio loro che stanno fornendo un apporto determinante a sostegno del nostro andamento demografico. La recente mozione, approvata alla Camera dei deputati, impegna il governo a destinare a classi-ponte, da molti temute come differenziali o riservate, i figli di stranieri che non mostrino di possedere una capacità linguistica analoga a quella dei coetanei italiani. Sono in tanti ad aver stigmatizzato i pericoli di questo isolamento, quand’anche temporaneo, dalla classe normale, andando contro una delle più importanti acquisizioni delle nostre tradizioni scolastiche: quella di camminare insieme, eventualmente prevedendo la presenza stabile di più mediatori e facilitatori linguistici. Senza contare poi previsioni legislative che sembrano ostacolare l’unità della famiglia in migrazione, che invece spesso è fondamentale anche in termini di sicurezza. Basti pensare alle condizioni estremamente restrittive per il ricongiungimento del coniuge, dei figli maggiorenni e dei genitori a carico e all’introduzione dell’esame del Dna per accertare la parentela, con spese a carico del richiedente. 1.4. Razzismo Era il 1997, undici anni fa, quando il Consiglio dei ministri dell’Unione europea decise che quello era l’“anno europeo contro il razzismo”. Allora scrissi che era meglio modificarlo 47 in “anno europeo senza razzismo”, per non esaurire le forze a contrastare qualcuno anziché impegnarsi alla costruzione di una società coesa. Razzismo inoltre è una parola impegnativa, sproporzionata, che certo centra il bersaglio grosso e scontato di alcuni atti di discriminazione nei confronti degli immigrati. Ma fa perdere di vista certi sentimenti e atteggiamenti generalizzati: l’indifferenza, il fastidio, il rifiuto, l’individualismo, i soliti luoghi comuni. Sta a significare che è giusto agitarsi di fronte alle ingiustizie, ma è altrettanto doveroso continuare un lavoro molto più impegnativo che è quello di dare ragioni e contenuti per riflettere e capire. Continuare l’impegnativo compito di educare, specie in nome delle nuove generazioni, che saranno le protagoniste del nostro futuro. Catalizzare il fatto dell’immigrazione sul pur legittimo bisogno di sicurezza, come si sta facendo in questi tempi difficili, conduce il tema verso questioni primitive, della prima ora, che fanno apparire lontani argomenti importanti quali quelli della cittadinanza agli immigrati, del dialogo interculturale, dell’inclusione. In fondo sono le nostre città, che non sono più sicure della propria identità e del proprio ruolo umanizzante, e scambiano questa loro insicurezza di fondo con un’insicurezza di importazione. Ciò che è urgente elaborare, allora, non sono tanto le misure di contenimento o di repressione, ma un insieme ben più complesso di problematiche sociali e culturali: il rapporto tra sovranità nazionale e universalità dei diritti umani, l’opzione giuridica tra l’antico ius sanguinis e il più articolato ius soli, il diritto a vivere in famiglia e le attuali limitatezze procedurali, il lavoratore migrante e la persona migrante. 1.5. Integrazione Si è ormai giunti all’acquisizione che l’integrazione è un processo biunivoco, che comporta da una parte un’azione nei confronti degli stranieri, favorendo il loro inserimento nel contesto sociale, culturale, economico, e dall’altra verso gli autoctoni, per una cultura dell’accoglienza e della convivialità delle differenze. La sfida si gioca non tanto nell’importare modelli integrazionisti stranieri, poiché si può dire che tutti i Paesi, anche quelli di vecchia immigrazione, sono ancora degli apprendisti in materia. Piuttosto l’esperienza ormai consolidata di alcuni Paesi può aiutare nell’evitare gli effetti negativi sia delle impostazioni assimilazioniste di stampo francese, dove le diversità delle appartenenze e la loro evoluzione non hanno trovato sempre cittadinanza sociale, che di quelle pluraliste di stampo anglosassone, senza dire di quelle separatiste secondo il modello tedesco, dove il rispetto e la preservazione delle diversità può diventare l’alibi per evitare l’elaborazione di una società interculturale. Dal momento che, a tutt’oggi, non ha più senso rifarsi meccanicamente al passato e tantomeno mutuare singole impostazioni dal contesto europeo, la richiesta che sorge dal basso è di elaborare una via italiana all’integrazione, non come soluzione studiata a tavolino, ma come sperimentazione di un processo di coesione e partecipazione sociale. Su queste basi, nell’ottobre 2008 si è tenuto presso la sede della Migrantes Nazionale il primo Convegno su “L’integrazione ecclesiale degli immigrati in Italia”, portando l’esperienza di una Chiesa che su questo fronte ha operato nel passato e opera nel presente, al 48 seguito di valori, intuizioni e modelli che vanno valorizzati, ulteriormente riflettuti e applicati ai nuovi contesti. Sono state poste le basi per una riflessione approfondita sulle implicanze del termine, “integrazione”, che nella sua semplicità mostra una forte complessità, che nella sua chiarezza nominale svela però notevoli percorsi problematici. In continuità con il Convegno preparato e svolto a Castel Gandolfo da più organismi e uffici pastorali nel febbraio del 2003 sul tema “Tutte le genti verranno a Te”, le cui indicazioni finali parlavano della necessità di una pastorale d’insieme, il Convegno ha risottolineato che la pastorale per e con i migranti si configura come una “pastorale d’insieme”, come è chiaramente detto e descritto nella “Lettera alle comunità cristiane: migrazioni e pastorale d’insieme” del Consiglio Episcopale Permanente. Per tale motivo sono stati coinvolti nello svolgimento dei lavori i Direttori Nazionali degli Uffici maggiormente coinvolti nel percorso che si fa insieme. Da questo Convegno, con il ricco materiale esposto durante i lavori, prenderà avvio un Gruppo di Studio sull’Integrazione che lavorerà su due filoni, quello dell’integrazione ecclesiale, da una parte, e quello dell’integrazione sociale degli immigrati in Italia, dall’altra. 1.6. Religione Nell’attuale contesto immigratorio italiano, i cristiani superano i 2 milioni di unità e raggiungono la maggioranza assoluta della presenza immigrata, il che – ancora una volta – evidenzia l’inconsistenza di chi equipara l’immigrazione all’insediamento di persone unicamente di altre tradizioni religiose differenti, una sorta di “invasione”. Al loro interno gli ortodossi (1 milione e 130 mila) si consolidano come prima confessione rispetto ai cattolici (775 mila) e ai protestanti (139 mila), una composizione che di per sé ravviva gli stimoli e le e motivazioni del dialogo ecumenico. I musulmani sono circa 1 milione e 250 mila, e sono stati quasi raggiunti dagli ortodossi. Gli induisti, i buddisti e i fedeli di religioni tradizionali sono numericamente al di sotto delle 100 mila unità, con incidenze tra l’1% e il 2% sul totale, mentre gli ebrei mantengono una presenza contenuta allo 0,2%. Quanto al futuro, la stabilità o meno del quadro delle appartenenze religiose dipenderà dall’incidenza dei flussi dall’Est Europa. Se nel futuro prevarranno i flussi dall’Africa, in particolare da quella Subsahariana, e dall’Asia, si determinerà una maggiore presenza islamica, anche se da questi Paesi arrivano pure cattolici e protestanti oltre che induisti e buddisti. Non è dato sapere che ruolo avranno, nel futuro, i flussi dall’America Latina, che sono in prevalenza cristiani. Il dialogo interreligioso ha visto, nel corso del 2008, due momenti particolarmente significativi: l’incontro di Papa Benedetto XVI con i rappresentanti della comunità ebraica di New York (17 aprile 2008), e la visita in Vaticano di una Delegazione di musulmani iraniani (30 aprile 2008). Sul fronte del mondo islamico è stata interessante, all’inizio del 2008, la pubblicazione da parte della FIOE (Federazione delle Organizzazione Islamiche in Europa) di una “Carta dei musulmani d’Europa”, nata per contribuire all’unità europea, a una cittadinanza responsabile, alla pace, al dialogo interreligioso e per la diffusione di una spiritualità islamica in Occidente. 49 In Italia va ricordata la “Carta dei valori, della cittadinanza e dell’integrazione”, importante documento approvato dal Ministero dell’Interno con Decreto del 23 aprile 2007, imperniato sulla centralità della persona umana e della sua dignità, sull’uguaglianza dei diritti tra uomo e donna e sul diritto alla libertà religiosa. La presenza in Italia di quasi 2 milioni e 100 mila immigrati (cioè il 52,7% degli immigrati) provenienti da tradizioni e comunità religiose cristiane, in particolare dal mondo ortodosso, chiede un ritorno a un dialogo ecumenico che da una parte è costruito sulla conoscenza e dall’altro sulle relazioni, di cui la preghiera costituisce l’elemento centrale (Concilio Vaticano II, Unitatis redintegratio,1964, n. 8). Nelle diocesi italiane si moltiplicano le iniziative nel segno del dialogo ecumenico: celebrazioni comuni, libri per la preghiera comune, la concessione di edifici sacri a comunità ortodosse, centri di ascolto e servizi di carità in comune con il mondo protestante. L’attenzione e la responsabilità della Chiesa nei confronti degli immigrati cattolici, secondo la prassi consolidata di venire incontro alle legittime esigenze degli immigrati di religione cristiana, ha offerto la possibilità di vivere personalmente e comunitariamente la fede, costituendo comunità di fede e di culto, con proprie strutture e propri operatori pastorali, nella valorizzazione della propria identità culturale, etnica e religiosa. In Italia questa “pastorale etnica” è una realtà in pieno sviluppo. Da una parte si fonda sul fatto che la fede è legata alla memoria della propria terra, alla propria lingua, alle proprie tradizioni e feste e dall’altra si iscrive nel Progetto culturale della Chiesa italiana nelle sue due principali finalità: far emergere il contenuto culturale dell’evangelizzazione e procedere ad un’opera di inculturazione della fede adeguata alle sfide imposte dalle trasformazioni culturali in atto. Tutto questo si realizza attraverso strutture canoniche, come le “Missioni con cura d’anime” e le “Cappellanie”, oppure con centri pastorali o socio-pastorali sorti per spontanea iniziativa di operatori pastorali, italiani o stranieri. Questi centri pastorali informali, assieme alle strutture canoniche, portano il totale delle presenze pastorali in Italia sulla soglia delle 700 unità. Sono inoltre presenti in forma abbastanza stabile circa 2.300 sacerdoti di origine straniera nelle diocesi italiane. All’interno di questo variegato panorama diventa estremamente preziosa l’opera dei coordinatori nazionali della pastorale etnica, che attualmente stanno rivolgendosi a 15 appartenenze etniche: africani di lingua francese, africani di lingua inglese, albanesi, cinesi, filippini, greco-ucraini, indiani, lituani, polacchi, romeni, siro-malabaresi, sri-lankesicingalesi, ungheresi, vietnamiti, malgasci. 1.7. Centri pastorali e Coordinatori etnici nazionali I Centri Pastorali Etnici presenti in Italia, come sopra accennato, sono circa 700, di diversa natura e configurazione. Una rilevazione più puntuale, con referenti e indicazioni per le celebrazioni, sarà raccolta nell’Annuario 2009 dei Centri Pastorali Etnici. I Coordinatori etnici nazionali, attualmente nel numero di 15, sono i seguenti: - per i cattolici filippini: SANTOS mons. Ruperto; - per i cattolici albanesi: FERRARO don Pasquale; - per i cattolici romeni: LUCACI mons. Anton; 50 - per i cattolici ungheresi: NÈMETH mons. László; - per i cattolici vietnamiti: NGUYEN VAN DU don Agostino; - per i cattolici siro-malabaresi: POLLAYIL p. José; - per i cattolici sri-lankesi-cingalesi: PERERA don Joe Neville; - per i cattolici greco-ucraini: SAPUNKO p. Olexandr; - per i cattolici polacchi: DALACH don Adam; - per i cattolici africani di lingua inglese: MGBEAHURIKE don Robert Emeka; - per i cattolici africani di lingua francese: KIBANGU MALONDA don Denis; - per i cattolici lituani: SIURYS don Petras; - per i cattolici cinesi: CUI don Pietro Xingang; - per i cattolici del Kerala: PATTAPARAMBIL don Antoney Gorge; - per i cattolici malgasci: RABENIRINA don Joseph. Sono già stati individuati altri due possibili Coordinatori per il necessario servizio pastorale alle Comunità cattoliche dell’America Latina e alla Comunità romena di rito bizantino. Nel corso dell’anno si sono svolti bimestrali incontri di formazione, informazione, programmazione e raccordo, per continuare con sempre maggior incisività e coordinamento l’azione pastorale a favore delle diverse comunità presenti nel territorio italiano. È stato inoltre costituito, presso la sede di Roma, Via Aurelia 796, il Centro di Pastorale Etnica, luogo in cui comunemente si svolgono gli incontri con il gruppo dei Coordinatori etnici nazionali. La suddivisione delle sale sarà inoltre funzionale sia per incontri che il singolo Coordinatore organizzerà con i cappellani del proprio gruppo etnico, che per diventare un centro di documentazione e di produzione di sussidi necessari alla pastorale specifica. 1.8. Etica e migrazioni Il tema etico ha sempre maggior rilevanza in contesti migratori e nelle politiche migratorie dei Paesi di antica accoglienza migratoria, come alcuni Paesi anglosassoni, e pian piano anche nel contesto europeo, data la varia e complessa realtà delle migrazioni, nonché l’importanza indiscutibile che le migrazioni hanno raggiunto per l’organizzazione della società e la convivenza civile. Collocato sul terreno dell’etica sociale e sul bisogno di porre una valutazione morale sulle strutture sociali in quanto tali, il portato “social-etico” delle migrazioni chiede di essere messo in gioco per dare ordine alle posizioni che si assumono di fronte ai fatti migratori. Tali posizioni si assestano sui due seguenti schieramenti: 1. Uno schieramento rileva soprattutto la problematicità: è in grado di vedere i benefici economici del lavoro a basso costo, tuttavia sottolinea maggiormente i costi sociali, i problemi di convivenza, l’aumento della microcriminalità. 2. L’altro schieramento si accorge che le migrazioni sono una risorsa, sia per i benefici economici e demografici che comportano, che per l’arricchimento culturale che consegue all’incontro tra persone di provenienze diverse. Non si ignorano qui le criticità connesse alle migrazioni, ma l’accento è posto soprattutto sui problemi vissuti dai migranti, sul trattamento 51 iniquo per l’accesso ai beni sociali, la discriminazione sul lavoro, l’esclusione civile e la xenofobia. Le due visioni si traducono normalmente in politiche migratorie di orientamento diverso: più restrittive le prime, con un maggior richiamo ai doveri dei migranti; più liberali le seconde, con un richiamo più frequente ai diritti. Ora, la valutazione di queste azioni non può essere solo di natura tecnica, ma investe anche il campo dell’etica. In altri termini, non si discute soltanto se le politiche migratorie siano efficaci o meno, sulla base degli obiettivi che si sono date, ma anche se siano giuste o sbagliate, e giuste o sbagliate non soltanto da una prospettiva politica, ma anche da una prospettiva etica. Il nesso inscindibile tra il portare la Buona Novella in tutti gli strati dell’umanità e la trasformazione dal di dentro di questa stessa umanità (Evangelizzazione e promozione umana), pone la Chiesa in quella dimensione profetica che sa scrutare i segni dei tempi, interpretarli alla luce del Vangelo, ed essere poi “esperta in umanità”. Tale azione produce naturalmente un impegno critico e un compito responsabile da adempiere nei confronti delle Istituzioni statali, sulla base di quattro principi che fanno da perno alla dottrina sociale della Chiesa: dignità umana, solidarietà, sussidiarietà, bene comune. 1.9. Mass media e migrazioni Temi fondamentali quali “integrazione” e “convivenza delle differenze” sono sostenuti da minime condizioni: una di queste è la qualità dell’informazione, la scelta di dare spazio alle “minoranze” etniche con rispetto e competenza, superare la logica del mero scambio economico-utilitaristico, con la coscienza dell’enorme responsabilità di favorire l’inclusione o, al contrario, di produrre fermenti distruttivi di conflitto sociale. In quest’ottica il caso italiano presenta notevoli sbilanciamenti. Secondo varie indagini che da una decina d’anni a questa parte vengono effettuate anche nel rapporto tra mass media e immigrazione, si rileva che nel più pervasivo mezzo di comunicazione, la televisione, l’immigrato appare anzitutto poco e “non ha voce”: solo nel 9,1% delle occasioni è intervistato, mentre nel 63,9% è solo citato. Inoltre, quando va sotto i riflettori televisivi è trattato da “disperato” o da “criminale”, nel ruolo negativo della vittima o del colpevole. Per non parlare della possibilità di consultare un immigrato in qualità di esperto: solo nell’1,6% dei casi. I giornali, sono in linea con quanto passa in televisione, in una posizione che può sembrare di subalternità almeno per quanto riguarda l’agenda setting. Un fenomeno significativo sono i mass media etnici. Nati all’inizio degli anni Novanta, i giornali etnici oggi sono una presenza importante in Italia. Se nel 2002 se ne contavano una trentina ora sono più che raddoppiati: sono oltre 60 testate, in gran parte mensili e qualche quindicinale. Molti di vita breve, lasciano però subito il posto a nuovi nati: basti pensare che dei giornali censiti nel 2001, meno della metà è ancora attiva. Sono maggiormente diffusi dove maggiore è la presenza degli immigrati e più attivo è l’associazionismo: quindi in Lombardia, nel Lazio e in Emilia Romagna. La Capitale si conferma Roma con 25 testate. 52 Malgrado l’eterogeneità della foliazione, la tiratura per testata tende a superare le mille copie, con oltre venti giornali che tirano dalle diecimila alle ventimila copie. Il 40% dei giornali (25 testate) viene pubblicato in una sola lingua (arabo, francese, spagnolo, inglese), senza traduzione in italiano. Accanto all’editoria si pone il fenomeno significativo delle trasmissioni radiotelevisive rivolte agli immigrati: si tratta di spazi concessi in “ospitalità”. Per la radio ci sono circa 60 trasmissioni, in genere a cadenza settimanale, su 36 emittenti. Le radio cattoliche del circuito “In Blu” ospitano 10 trasmissioni. In crescita la presenza televisiva: le 6 trasmissioni del 2002 sono salite a 24, ospitate da stazioni locali: si tratta perlopiù di notiziari di mezz’ora e informazioni di servizio. La limitatezza delle nostre capacità euristiche di fronte alla complessità esterna fabbrica con facilità lo stereotipo. Vengono messi in atto processi cognitivi che da un lato semplificano la realtà e dall’altro la organizzano, ne tranciano giudizi, tanto più resistenti quanto più c’è la pigrizia e l’inerzia nello scandagliare la realtà. Il meccanismo di semplificazione e di risposta al proprio bacino di utenza (non dimentichiamo che i mass media sono un’azienda normale, che risponde a domande del mercato con lo scopo di raggiungere un utile economico) ha portato il giornalismo a mettere l’accento su quanto colpisce l’immaginario collettivo, sbilanciando e trattando l’immigrazione più come “problema” che come fenomeno, con punte di allarmismo, generatore d’ansia, con titolazioni del tipo: “Invasione”, “Onda nera che avanza”, “Marea montante”, “Calata degli Slavi”. Una pedagogia negativa, che dovrebbe pesare sulla coscienza di certi operatori dell’informazione. Emblematico a questo proposito l’arrivo di circa 1.000 albanesi su un’unica nave sulle coste pugliesi nell’agosto del 1991 e condotti (“deportati” è il termine usato dagli inviati) nello stadio di Bari. Per giorni vennero ripresi dalle telecamere, rinchiusi come bestie, riforniti di cibo dagli elicotteri e continuamente invitati dai megafoni della polizia a consegnarsi alle autorità. La televisione, che con i suoi messaggi pubblicitari captati dalle parabole delle case albanesi, era la finestra sull’Occidente capitalista, concausa di quei “fattori di attrazione” che sono di spinta alle migrazioni, diventava il mezzo usato per poter rimpatriare, un deterrente per bloccare l’esodo. I telegiornali, che venivano visti anche in Albania, rilanciavano le immagini dello sfacelo, il volto di un’Italia che non era il “Bengodi” immaginato dagli stranieri. Così facendo è stata rafforzata un’immagine negativa su tutto il fenomeno migratorio, tanto che si fa risalire a questo momento, nell’estate del 1991, il cambio repentino del modo di percepire l’immigrazione da parte degli italiani, ora come un’“invasione”. Un’interessante analisi sulla stampa quotidiana nel rapporto con il tema dell’immigrazione abbinato a quello del lavoro e della discriminazione, è stato svolto in Italia in un arco temporale specifico, nel tempo in cui gli immigrati potevano presentare la domanda di regolarizzazione. La rilevazione è stata fatta nel periodo maggio-ottobre 2006, ovvero da tre mesi prima a tre mesi dopo il 21.07.2007, giorno in cui scadeva la presentazione delle domande di regolarizzazione agli Sportelli Unici presso le Prefetture. I quotidiani analizzati erano la Repubblica, l’Osservatore Romano, la Padania, il Manifesto, Avvenire, l’Unità, la Gazzetta del Mezzogiorno. 53 Il criterio di scelta rispondeva a questa logica: testate più diffuse e sensibili al tema (la Repubblica, il Manifesto, l’Unità), testate rispondenti alla funzione della dimensione territoriale (La Gazzetta del Mezzogiorno), della dimensione religiosa (Avvenire e L’Osservatore Romano), dimensione politica (la Padania). Quanto emerge è un linguaggio piuttosto standardizzato, che si sofferma sempre sugli stessi concetti. L’immigrazione viene spesso traguardata come pericolo, problema, fenomeno da risolvere. La novità in ambito italiano (che con la legge n. 69 del 3 febbraio 1963 vede l’istituzione dell’Ordine dei Giornalisti, con il compito di disciplinare l'organizzazione della professione) è la formulazione di un protocollo deontologico concernente i richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, denominato “Carta di Roma”, per richiamare i giornalisti ad osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i migranti. La raccomandazione di “osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio della Repubblica Italiana e altrove”, viene specificata in quattro punti: 1. Adottare termini giuridicamente appropriati. 2. Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte. 3. Tutelare coloro che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando le accortezze in merito all’identità e all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, evitando in tal modo di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari. 4. Interpellare esperti in materia per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni. Gli impegni dei soggetti promotori: 1. Inserire le problematiche relative ai migranti tra gli argomenti trattati nelle attività di formazione dei giornalisti, dalle scuole di giornalismo ai seminari per i praticanti. 2. Istituire un Osservatorio che periodicamente monotorizzi l’informazione sui temi dei migranti con indagini quantitative e qualitative, oltre a offrire materiale di riflessione e di confronto agli operatori dell’informazione a partire dai Consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti. 3. Istituire premi speciali per la buona informazione in materia. 1.10. Rifugiati e Profughi L’azione a favore dei Rifugiati e dei Profughi si catalizza nella collaborazione e nella partecipazione al Consiglio Direttivo del CIR (Consiglio Italiano Rifugiati), di cui la Migrantes è socio fondatore, e nei rapporti con il “Jesuit Refugee Service” dei Gesuiti di Roma (Centro Astalli -Via del Collegio Romano 1), sostenendo nei limiti del possibile alcune iniziative anche dal punto di vista economico. La storica attività che veniva svolta presso l’Ufficio Profughi della Migrantes, nella sede staccata di Via delle Zoccolette 17, con un’impostazione che non rispondeva più alle modificate politiche migratorie nel contesto italiano ed internazionale, è andata via via esaurendosi. 54 Tuttavia, per riqualificare in altro modo l’attività nel segno della continuità, è stato elaborato un progetto di “Rimpatrio volontario assistito”, che non ha avuto vita facile e che rimane nel cassetto, pur rispondendo agli attuali orientamenti dell’Unione Europea e dello Stato italiano. Di seguito, è stato elaborato un secondo progetto, riguardante l’assistenza legale per sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, postulanti stranieri. Tale progetto sembra avere maggior presa ed interesse. Qui di seguito vengono riportate sinteticamente le linee generali del primo progetto e, più estesamente, si illustra il secondo progetto. a) Rimpatrio volontario assistito Con la dizione “Rimpatrio volontario assistito” si fa riferimento a quelle persone che per il diniego dell’asilo politico, o al seguito di decreto espulsivo per motivi amministrativi, versano in situazioni di particolare precarietà, spesso anche con serie problematiche psicologiche. Si fa altresì riferimento a casi di studenti stranieri che, completato un progetto di studio iniziato con l’intento del ritorno in Patria, non hanno delle garanzie di inserimento effettivo nel Paese di origine che li dispongano ad un rientro effettivo. L’assistenza al rimpatrio implica il supporto psicologico e l’elaborazione di progetti fattibili di rimpatrio. La Migrantes può contare sulla rete nazionale dei propri referenti periferici per l’individuazione dei casi da esaminare e collaborare con le agenzie internazionali preposte che operano in Italia, come già avveniva in passato. Il riferimento va allo IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e all’ACNUR (Servizio profughi delle Nazioni Unite) che già hanno in atto determinati programmi di rimpatrio. Un monitoraggio più dettagliato sul territorio da parte della Migrantes è una grande risorsa per fornire tutte le informazioni necessarie per mettere in pratica il rimpatrio assistito senza creare alcun trauma a coloro che rientrano nel proprio paese. b) Servizio ecclesiale a favore di sacerdoti, religiose, religiosi stranieri 1. Si ritiene opportuno e necessario un servizio ecclesiale finalizzato all’adempimento delle pratiche burocratiche concernenti: • la richiesta di visto d’ingresso in Italia, • il primo permesso di soggiorno ed i successivi rinnovi, • la richiesta del permesso di soggiorno C.E. per lungo-residenti, • le pratiche per l’acquisto della cittadinanza, a favore di soggetti, cittadini/e non appartenenti all’Unione Europea, che fanno parte della realtà ecclesiale: sacerdoti, religiosi, religiose, studenti che completano in Italia l’iter formativo per gli ordini sacri o per la totale consacrazione. 2. A motivare tale servizio ecclesiale, sono anzitutto: • le richieste private di aiuto e di accompagnamento in procedure complicate e spesso non conosciute; 55 • le richieste da parte di Istituti di vita consacrata per casi specifici di difficile soluzione; • l’esistenza di un ragguardevole bacino di “clandestinità” nella permanenza sul territorio italiano anche tra sacerdoti stranieri che prestano servizio alla Chiesa italiana, religiosi e religiose straniere che vivono in Italia presso il proprio Istituto di appartenenza. 3. Tale situazione merita di essere presa in seria considerazione: • per dare alla persona direttamente interessata l’aiuto necessario ad una permanenza legale nel territorio italiano; • per improntare, anche in questo settore, corretti rapporti con le Istituzioni statali chiamate ad applicare la normativa vigente in materia migratoria, • per limitare gli esempi non virtuosi in materia di applicazione normativa, che, se mutuati da cittadini stranieri laici, sarebbero ancor più lesivi di un corretto percorso di inserimento nel territorio dello Stato. 4. È opportuno, inoltre, richiamare il fatto che per casi riguardanti pratiche di ingresso, permanenza e rinnovo, necessitanti un’azione più particolareggiata, si è vista la presenza attiva di persone di malaffare e di “Azzeccagarbugli” che a prezzi esosi hanno prestato la loro opera, spesso complicando ulteriormente quanto è già complicato di sua natura. Non è sufficiente denunciare il fatto che sul fronte migratorio si aggirano personaggi poco raccomandabili, che utilizzano situazioni e persone a fini di illeciti guadagni, gravitando anche su Istituti, parrocchie e conventi. Occorre, per quanto possibile, fornire un servizio gratuito e competente in materia. 5. Un capitolo a parte dovrebbe essere riservato per i casi di postulanti, novizie e suore straniere, che lasciano il proprio Istituto scegliendo lo stato laicale, e che non intendono lasciare il territorio italiano per motivi personali e culturali. Per loro si sono registrate iniziative di Superiore, che non solo hanno segnalato alla Questura territorialmente competente il fatto che la persona domiciliata presso l’Istituto non era più presente (cosa, questa, dovuta quando si tratta di soggetto straniero), ma che hanno anche richiesto la revoca del permesso di soggiorno per mancanza delle condizioni originarie della sua sussistenza. Ora è da evidenziare che i soggetti, che permangono sul territorio italiano senza valido permesso di soggiorno, non solo incorrono nelle sanzioni previste dalla Legge 189/2002 (Testo unico sull’immigrazione), ma, fortemente vulnerabili, sono facilmente esposti a forme odiose di sfruttamento, ancorché forme umanamente e moralmente deprecabili di riduzione in stato di schiavitù sessuale e/o lavorativa. 6. In considerazione del fatto che la città di Roma in particolare, e la Regione ecclesiastica del Lazio in specie, vedono la presenza di un elevato numero di soggetti a favore dei quali si intende svolgere il servizio di accompagnamento sopra esposto, il luogo operativo può opportunamente essere individuato a Roma. Oltre all’importante bacino di utenza, vanno tenute in conto le seguenti considerazioni, affatto marginali, per svolgere a Roma un tale servizio: • il servizio di accompagnamento svolto a Roma appare con maggiore evidenza quale risposta puntuale che la Chiesa, madre e maestra, offre ai suoi figli e alle sue figlie; • tale attività di eccellenza, svolta nella città in cui lo Stato è rappresentato, dà un segnale preciso di correttezza nei confronti delle Istituzioni; 56 • tale servizio esprime, dal centro, la piena consapevolezza che il cammino dell’integrazione si attua nel segno della legalità e nel rispetto delle persone che vi sono implicate. 1.11. Coordinamento Giuridico per l’Immigrazione Il fenomeno migratorio ha innescato dinamiche sociali che rendono centrale la questione del diritto, come strumento per avviare il cammino dell’integrazione nel segno della legalità e nel rispetto dei diritti delle persone in movimento. Pertanto, coloro che operano nel settore dell’immigrazione non possono più prescindere da una buona conoscenza della materia, che spesso si palesa nella propria natura complessa, con problemi di interpretazione e applicazione. La formazione giuridica e l’azione conseguente, quale modalità operativa della Migrantes, si colloca nel settore della pastorale specifica a favore dei migranti in quanto riguarda l’ambito della “promozione umana” e della tutela dei diritti della persona, che competono alla Chiesa in forza della sua missione di salvezza integrale dell’uomo. Nel caso delle migrazioni, la persistenza di abusi, sfruttamento e discriminazione, rende il compito urgente. Sono stati dunque ideati e avviati dei Corsi di formazione in Diritto delle Migrazioni rivolte ai Direttori Regionali, Diocesani e operatori da questi segnalati, seguendo per l’offerta formativa una suddivisione territoriale che abbraccia quattro aree: Nord-Est, Nord-Ovest, Centro-Nord, Centro-Sud. I contenuti: • L’ingresso degli stranieri in Italia per motivi di lavoro ed esercizio del diritto all’unità familiare. • La disciplina degli allontanamenti e le nuove regole sulle espulsioni dei cittadini comunitari. • Le nuove regole per richiedenti Asilo e Rifugiati. Carta dei valori, della cittadinanza e dell’integrazione. • Casi giurisprudenziali e laboratori di prassi sulle procedure per lavoro, ricongiungimento familiare, minori stranieri. 1.12. Attività particolari Qui di seguito vengono riportate alcune delle attività attinenti all’azione propria dell’Ufficio, sia in ambito istituzionale che ecclesiale: Si è membri della Consulta per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie, istituita presso il Ministero della Solidarietà Sociale. Si è membri del Consiglio Direttivo del CIR. Si fa parte del Coordinamento Nazionale contro la tratta, presso la Caritas Italiana. Si fa parte del Gruppo ecumenico per l’immigrazione, che fa capo alla Chiesa Evangelica. 2. Incontri e iniziative Si elencano di seguito alcuni tra gli incontri e le iniziative svolte. 57 2.1. Incontri Ministeriali Gli incontri di iniziativa governativa, piuttosto frequenti durante la passata legislatura, si sono notevolmente diradati con l’attuale Governo Berlusconi. La stessa “Consulta Nazionale per i problemi dei lavoratori immigrati ed i membri delle loro famiglie” che era stata istituita dall’allora Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, e che vede la Migrantes presente nella persona del Direttore Nazionale per gli Immigrati e i Profughi, non è stata mai più convocata dall’attuale Ministro degli Interni. Il 21 gennaio 2009 si è stati auditi presso la Camera dei Deputati, convocati dalla Commissione per il welfare presieduta dall’On. Margherita Boniver, sui temi dell’Asilo, dell’integrazione e del “pacchetto sicurezza”. Il 2 marzo 2009, presso la Camera dei Deputati, la Migrantes, assieme a Caritas, ACLI, Comunità di Sant’Egidio, Centro Astalli, Comunità Papa Giovanni XXIII, ha tenuto ai parlamentari la presentazione di un documento congiunto sugli aspetti problematici del “pacchetto sicurezza”, con il titolo “Solo una legge giusta può dare più sicurezza”. Nell’imminenza della discussione in aula del disegno di legge sulla sicurezza (n. 733), le organizzazioni firmatarie hanno rivolto il loro puntuale appello ai parlamentari e ai politici italiani confidando in soluzioni legislative che sappiano coniugare la tutela degli interessi dello Stato con il rispetto della dignità umana. Si esprimeva in quell’occasione una viva apprensione per alcune tra le norme proposte che, se approvate, avrebbero influito negativamente sulla vita e la dignità delle persone, nonché sul bene della stessa sicurezza. 2.2. Mezzi di comunicazione In preparazione alla Giornata Mondiale delle Migrazioni e in occasione della stessa, sono stati svolti alcuni interventi presso la Radio Vaticana, InBlu, Rai1 (trasmissione “A Sua immagine”). Sono state tenute periodiche interviste presso Radio InBlu sui diversi temi attinenti la pastorale migratoria e l’immigrazione in genere. Inoltre, sono stati pubblicati 10 articoli sull’analisi della situazione migratoria in Italia dal punto di vista sociale e pastorale. 2.3. Dossier Statistico Immigrazione Per il “Dossier Statistico Immigrazione 2008” è stato redatto il capitolo sul “Nuovo panorama delle religioni in Italia”. Per la diffusione dei dati e delle analisi sviluppate nel “Dossier Statistico Immigrazione”, il Direttore Nazionale dell’Ufficio Immigrati e Profughi è intervenuto nei seguenti Convegni: - 30 ottobre, presso l’Università per stranieri di Siena; - 15 novembre, nella Diocesi di Taranto; - 22 novembre, nella Diocesi di Potenza, a Tramutola; - 24 novembre, nella Diocesi di Prato. 58 2.4. Convegni Di seguito, i Convegni a cui ha partecipato il Direttore Nazionale dell’Ufficio Immigrati e Profughi in veste di relatore. - 25 febbraio: a Roma, presso la Parrocchia S. Maria in Campitelli, si è partecipato al Convegno dal titolo “Luoghi di culto a Roma”; - 2-5 marzo: a Lione, organizzata dalla Pastorale dei Migranti nelle grandi città europee, si è partecipato ai lavori sul tema “Famiglia e Migrazione; - 6 marzo: a Tivoli si è tenuta la relazione dal tema “Quadro socio-giuridico dell’immigrazione in Italia”; - 13 marzo: a Bergamo si è tenuta la relazione dal tema: “La riforma della legge sulla cittadinanza”; - 27 marzo: a Teramo, presso l’Università, si è partecipato alla tavola rotonda sul tema “Diritti dell’uomo e dialogo interculturale nel Mediterraneo”; - 3 aprile: a Messina si è tenuta la relazione dal titolo “Immigrazione e intercultura”; - 4 aprile: a Roma, presso il Charhotel, organizzato dall’Ufficio catechistico nazionale della CEI, si è tenuta la relazione dal titolo “Islam in Europa”; - 5 aprile: a Ostia, per la comunità polacca si è tenuta la relazione dal titolo “L’integrazione degli immigrati in Italia”; - 25 aprile: a Reggio Calabria, presso il Gran Hotel Lamezia, organizzato dal Direttore Regionale Migrantes e con la partecipazione dei Direttori Diocesani Migrantes e loro collaboratori, si è tenuta la relazione “Linee di pastorale migratoria”; - 24 maggio: a Roma, a favore delle comunità cinesi convenute da tutta Italia, presso il Collegio Urbano si è tenuta la relazione dal titolo “La pastorale migratoria in Italia”; - 12 giugno: a Roma, presso la Sede CEI di Via Aurelia 50, nell’ambito del Convegno che radunava i Direttori degli Uffici Stampa delle Conferenze Europee, si è tenuta la relazione dal titolo “Il fenomeno migratorio e i mass media”; - 13 giugno: a Venezia, presso l’Università Ca’ Foscari, si è intervenuti al Convegno dal tema “Immigrazione nel contesto europeo”; - 17 giugno: a Roma, presso l’Università La Sapienza, si è intervenuti al Convegno dal titolo “Contro ogni razzismo, per una città solidale”; - 2 luglio: a Verona, presso il CUM, si è tenuta la relazione dal titolo “L’immigrazione in Italia: profili sociali e pastorali” a favore di un gruppo di Missionari laici in partenza per l’America Latina; - 5-6 settembre: a Trento, nel Convegno dal titolo “Peregrinare tra antico e moderno”, si è intervenuti con la relazione “L’Italia dell’emigrazione e dell’immigrazione”; - 12-14 settembre: a Vienna, si è partecipato al Convegno della CCEE sulla Pastorale Migratoria con particolare attenzione al Sud del Mediterraneo; - 8 ottobre: a Zelarino (Mestre), si è partecipato al Convegno dei Direttori Diocesani Migrantes e dei cappellani etnici con una relazione dal tema “La pastorale specifica per gli immigrati in Italia”; 59 - 21 ottobre: a Roma, presso la Parrocchia della Natività, nell’incontro con i cappellani etnici presenti a Roma si è intervenuti con una relazione su “Chiesa e migrazioni”; - 9 novembre: a Vicenza, presso il Palazzo Opere Sociali, si è partecipato al Convegno sociopolitico “Immigrazione sfida educativa”, organizzato dall’Azione Cattolica, Acli e Cif provinciali, Agisci, Csi, Ucid, in collaborazione con la Consulta delle Aggregazioni laicali, con una relazione dal titolo “L’immigrazione nel Veneto: caratteri ed urgenze”; - 15 novembre: a Taranto, presso la Parrocchia San Lorenzo da Brindisi, si è partecipato al V Convegno Diocesano Migrantes con una relazione dal titolo “Né stranieri, né ospiti”; - 20 novembre: a Bergamo, presso l’Università, si è tenuta una relazione dal tema “Immigrazione e cooperazione internazionale”. 2.5. Corso di formazione Migrantes É stato preparato e svolto a Verona, presso il Centro Carraro, dal 23 al 28 giugno, il Corso di formazione Migrantes “Linee di Pastorale migratoria”, rivolto principalmente ai Direttori Diocesani Migrantes di prima nomina. 2.6. Settimana di sensibilizzazione in Toscana Dal 24 al 29 novembre si sono tenuti una serie di incontri nelle Diocesi della Regione Toscana nella cornice della settimana di sensibilizzazione in preparazione alla Giornata Mondiale delle Migrazioni. 2.7. GMG a Sydney Dal 7 al 21 luglio si è partecipato alla GMG di Sydney con un gruppo di giovani migranti. 60 UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DEI ROM E DEI SINTI - Anno 2008 Direttore Nazionale: Don Federico Schiavon 1. Situazione sociale ...........................................................................................................63 2. Situazione pastorale .......................................................................................................63 3. Avvenimenti vissuti .......................................................................................................64 4. Incontri macrozonali......................................................................................................64 5. Incontro nazionale ..........................................................................................................65 61 62 UFFICIO PER LA PASTORALE DEI ROM E DEI SINTI 1. Situazione sociale Durante l’anno 2008 la realtà dei Rom e Sinti in Italia è stata spesso sotto i riflettori dell’opinione pubblica e il più delle volte per sottolineare situazioni negative, pretestuose, frutto di pregiudizi, intolleranza ed anche per motivi politici. La cosiddetta “invasione dei romeni” ha portato alla confusione nel ritenere che “romeno” equivalesse a Rom (zingaro). Ne è prova che il “problema sicurezza” abbia concentrato tutta l’attenzione sul “pericolo nomadi” creando nell’opinione pubblica la convinzione che l’insicurezza dipende dalla presenza dei Rom in Italia, presenza irrilevante che corrisponde allo 0,2% della popolazione italiana. Tale clima di paura ha favorito la necessità di leggi e provvedimenti che ci ricordano tempi passati da dimenticare: censimento dei campi nomadi, patti di legalità, impronte digitali soprattutto ai bambini. Le “paure”, risultate infondate, sono pertanto rientrate grazie all’intervento di tante persone e associazioni. La insufficiente conoscenza del popolo Rom e Sinto continua comunque ad alimentare pregiudizi che ostacolano un giusto e sereno rapporto con questa popolazione nomade. Al riguardo l’Istituto di ricerca IPSO di Renato Mannheimer, in uno studio commissionato dal Ministero dell’Interno del precedente governo, evidenzia appunto una profonda ignoranza delle minoranza Rom e Sinta da parte degli italiani. Il 35% degli italiani infatti sovrastima il dato dei 130-150 mila Rom presenti in Italia: oltre il 50% ritiene che nessuno di questi sia cittadino italiano, mentre l’84% pensa, erroneamente, che i Rom siano soprattutto nomadi. Inoltre il 73% degli intervistati ritiene che i Rom e Sinti siano un popolo omogeneo per cultura, lingua e provenienza. Questa ignoranza che crea paura, pregiudizi, a volte intolleranza, non esime neppure le nostre comunità cristiane che potrebbero ricredersi facilmente se venissero aiutate a riscoprire e rendere attuale lo spirito evangelico dell’accoglienza. 2. Situazione pastorale Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio sottolinea che “lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione della mentalità e dei costumi” (n. 58). Il primo obiettivo della pastorale da conseguire, allora, non è l’assistenzialismo bensì un effettivo incontro con questo popolo che favorisca l’ascolto attento, la conoscenza reciproca, il rispetto della cultura e della tradizione, senza imporre le une a scapito delle altre: non quindi assimilazione ma interazione tra due realtà distinte. Consapevoli che ogni persona è una “storia sacra” e in ogni popolo ci sono i semi di Dio, è importante “imparare” la fede anche da loro mettendoci in gioco in un percorso di evangelizzazione con i Rom e Sinti. 63 La pastorale si concretizza in una Chiesa che annunci accompagnando, abitando in mezzo a loro: “Mi son fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli... tutto io faccio per il Vangelo, per diventare partecipe con loro” (1Cor 9). L’apostolo Paolo aveva intuito la strada maestra dell’annuncio: quella della condivisione della vita. Cosa si condivide con i Rom e Sinti? Si condividono idee, confidenze, sentimenti, precarietà, debolezze, paure, progetti, ideali, abitazioni, cibo, attività, i volti di Dio. Si condivide la gioia di una nascita, il dolore di una malattia o della morte, la disperazione di un’espulsione o di un arresto, la festa di un matrimonio, il tempo breve di un caffè, di una risata, la destrezza o i capricci dei piccoli, la grazia di una ragazzina che danza... Condividere è entrare in relazione senza calcoli, senza progetti o programmi, senza attese e previsioni; è accettare di “perdere tempo” per entrare gradualmente e con rispetto nel ritmo della vita delle persone che la provvidenza ci ha messo accanto anche come aiuto e benedizione. È attraverso la condivisione che permettiamo al Vangelo di gettare i suoi semi nel terreno della vita: “Un uomo getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa” (Mc 4,27). 3. Avvenimenti vissuti - 28-30 Marzo: incontro Europeo CCIT a Spalato (Croazia) sull’Antiziganismo; - 1-4 Settembre: VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari organizzato dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti a Freising (Germania); - 10 Novembre: presentazione della Ricerca “La zingara rapitrice”; - nel mese di maggio è uscito il libro “Una vita tante vite” che raccoglie gli articoli, le riflessioni di Pinuccia Scaramuzzetti che per anni ha vissuto con i Rom. 4. Incontri macrozonali Nell’anno 2008 sono continuati gli incontri periodici degli Operatori del Nord, Centro e Sud. - Gli operatori pastorali del Nord si sono incontrati alle Budrie (Bologna) il terzo fine settimana dei mesi dispari. Il confronto, lo scambio di informazioni, la convivialità, lo studio e la preghiera ha coeso bene questo gruppo che da anni si ritrova con assiduità. - Gli operatori del Centro si sono ritrovati tre volte. All’interno di questo gruppo ci sono figure storiche che da anni, con costanza e tenacia, nonostante l’età, continuano a tener duro. Forze nuove, un po’ alla volta, si stanno aggiungendo dando linfa nuova e vivacità. - Al Sud è presente un gruppo storico a Cosenza che, nonostante le difficoltà, continua il suo cammino iniziato molti anni fa. Le Piccole Sorelle da un po’ di tempo sono presenti a Crotone. Per il resto qualcosa si sta muovendo in Sicilia. 64 Sentiamo in modo vivo e forte il ricordo e la simpatia dei monasteri di clausura nei confronti della nostra pastorale e dei Rom e Sinti. 5. Incontro nazionale Nel 2009, dal 27 al 30 agosto, si terrà nel Seminario di Udine il Convegno nazionale dal tema: “Le minoranze: risorsa per la società e per la Chiesa”. 65 66 UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DEI FIERANTI, CIRCENSI ED OPERATORI DI SPETTACOLI ITINERANTI - Anno 2008 Direttore Nazionale: Don Luciano Cantini 1. Introduzione .......................................................................................................................69 1.1. I destinatari ................................................................................................................69 1.2. Progetto triennale ......................................................................................................69 2. Situazione socio-economica ...............................................................................................69 3. Situazione religiosa ............................................................................................................71 3.1. Gli operatori pastorali................................................................................................72 3.2. Le Chiese locali .........................................................................................................73 4. Servizio pastorale del 2008................................................................................................73 4.1. Incontri e attività di sensibilizzazione.......................................................................73 4.2. Partecipazione a convegni e manifestazioni..............................................................73 4.3. Formazione e sostegno degli operatori pastorali.......................................................74 4.4. Pastorale diretta .........................................................................................................74 4.5. Attività internazionale ...............................................................................................75 4.6. Pubblicazioni e mass-media ......................................................................................75 67 68 UFFICIO PER LA PASTORALE DEI FIERANTI, CIRCENSI ED OPERATORI DI SPETTACOLI ITINERANTI 1. Introduzione 1.1. I destinatari I destinatari delle attenzioni pastorali dell’Ufficio sono i fieranti, i circensi e gli operatori di spettacoli itineranti. Per fieranti si intendono gli “esercenti di spettacolo viaggiante”; in genere sono famiglie imprenditrici con attrazioni di diversa tipologia e grandezza, con i loro dipendenti. In genere ogni “ditta” segue un suo proprio itinerario che si ripete con un ciclo annuale. Sono fieranti anche gli operatori di molti parchi di divertimento stabili, e piccole attività nei quartieri cittadini. L’interesse dell’Ufficio riguarda anche gli operatori di grandi parchi di attrazione con una gestione più industriale, alcuni di questi appartengono a società multinazionali. Per circensi si intendono le famiglie della direzione, gli artisti e gli operai appartenenti a strutture circensi con una gestione di tipo industriale, come a piccole attività a conduzione prettamente monofamiliare. In genere non hanno un itinerario prestabilito dovendosi adattare a diverse esigenze. Si intendono anche tutti coloro che hanno lasciato l’attività circense vera e propria, per dedicarsi ad attività diverse più o meno correlate al mondo di provenienza. Per operatori di spettacoli itineranti si intendono quei singoli e gruppi e famiglie che si dedicano ad attività artistiche di tipo popolare e che viaggiano con strutture proprie come i burattinai, i motor show, rettilari, serragli, ecc., o molto più semplicemente come artisti di strada, madonnari, ecc. 1.2. Progetto triennale Nelle conclusioni della Assemblea del Forum Internazionale delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale tra i Fieranti e Circensi di Barcellona nel 2005, sono state indicate alcune linee generali che sono state trasformate in progetti di lavoro per il triennio successivo, in vista della prossima Assemblea internazionale che si svolgerà in Olanda nel 2009. 2006/2007 Ascolto… cosa i fieranti e circensi dicono alle Chiese; 2007/2008 Testimonianza ... lasciamoci convertire dai valori vissuti dai fieranti e circensi; 2008/2009 Trasmissione della fede… il servizio della Catechesi e la formazione cristiana (sussidi e strumenti). 2. Situazione socio-economica La situazione del settore è stata sotto gli occhi di tutti, forse troppo, oggetto di attenzioni dei mass media. Si riportano solo alcuni esempi: - il Circo Marino e la storia delle ragazze tenute in schiavitù e costrette ad immergersi nella vasca dei piraña; il Circo di Laerte Mavilla implicato, sembra, in una storia di operai 69 clandestini e tenuti in condizioni disumane; il Circo di Montecarlo, anche questo denunciato dai suoi operai addirittura di averne fatto sparire uno (?); - a Sarzana due ragazzi minorenni, che avevano lanciato una bomba molotov contro il Circo Karoli, avevano associato l’arrivo del circo con un furto in casa. “Volevamo fargliela pagare”, avrebbero detto per spiegare l’assurdo gesto che, solo per una fortunata combinazione, non ha causato un dramma. Il Luna Park ha vissuto il triste episodio che ha visto due giovani vittime arse insieme al loro baraccone. Indagine e processo come al solito sarà lunghissimo e comunque non aiuterà la categoria. Giornali e TV romane hanno parlato di una sedicente assistente sociale che avvicinava gli anziani per truffarli: una volta scoperta ha dichiarato di essere una giostraia, nessuno ha verificato ma la notizia così è stata passata. Come fanno sempre, i mass media amplificano le notizie, insinuano dubbi e poi abbandonano le persone ai loro fatti, la cronaca non ritorna sull’argomento lasciando nell’opinione pubblica una sensazione negativa. Così il fatto successivo si assomma alla negatività del precedente, anche i cronisti riprendono i fatti precedenti non da dove la storia li ha portati, ma là dove loro stessi li avevano lasciati non curandosi di cosa sia successo nel frattempo. Per ritornare ai fatti citati, il Sig. Igrassia del Circo Marino, dopo aver fatto un po’ di galera, è stato assolto, i suoi animali sono stati sequestrati e poi, quelli rimasti vivi, riconsegnati, ma il Circo è stato chiuso, le strutture messe in vendita; lui sul lastrico dà una mano al circo di amici e conoscenti. Per il sig. Mavilla si è giunti ad un nulla di fatto, le indagini sono state chiuse, gli operai rispediti ai paesi d’origine; mentre i proprietari del Circo Montecarlo, dopo aver fatto una notte in prigione (e sembra che qualcuno sia stato anche picchiato) sono stati rilasciati e gli operai incriminati per calunnia. I due giovani di Sarzana prima di essere riconsegnati ai genitori avrebbero detto: "Erano animali, non persone". Si parla di pregiudizi, ma i pregiudizi non nascono dal nulla. C’è in atto un discredito su tante categorie di persone come gli stranieri e i nomadi che sono delinquenti, ladri, stupratori… a questa pubblicità negativa non sono rimasti immuni i circensi che “maltrattano gli animali”, né gli operatori dello Spettacolo Viaggiante tanto che la parola “giostrai” ha ormai assunto connotati negativi. Da che mondo è mondo le società mantengono se stesse a spese delle categorie più fragili e meno protette: così si mettono in moto una serie di generalizzazioni di fatti singoli, di amplificazioni e pregiudizi che corrono il rischio di non essere più governabili e di creare ulteriori paure e danni alla convivenza civile. Come è possibile portare i bambini al luna park quando questi sono considerati tutti delinquenti? Come andare al Circo dove maltrattano gli operai e torturano gli animali? Può darsi che queste opinioni non siano così ben radicate nel pubblico che, se pur diminuito, ancora non manca del tutto. Certo è che molte di queste famiglie sono al limite della sopravvivenza e chi è stato previdente nei tempi migliori, adesso si sta mangiando quanto ha messo da parte. 70 Troppo spesso i “mestieri” del Luna Park stanno caricati per mesi perché la loro gestione (suolo pubblico, energia elettrica, permessi, ecc,) ha costi maggiori rispetto all’incasso. Piuttosto che rimetterci si fanno alcune fiere “buone” ed il guadagno serve anche nei mesi di sosta. Alcune attrazioni come l’autoscontro o la giostrina funzionano sempre, più o meno, e non lasciano a terra, altre come i “tiri” hanno bisogno di folla e questo ormai si verifica in poche occasioni. Altro grosso problema è la gestione del lavoro nel circo: sempre più amministrazioni deliberano l’inaccettabilità di spettacoli con animali, altre impediscono al circo di fare adeguata pubblicità del loro arrivo, altri hanno regolamenti che mal si conciliano con le attività viaggianti. Questo costringe ad impostare itinerari con tappe più distanti, aumento delle spese di trasporto acuito anche dal caro gasolio. L’Enel senza preavviso ha abolito le concessioni di favore per le categorie praticamente raddoppiando le tariffe. In altre parole la vita di queste persone si fa sempre più difficile. Chi ha potuto si è trasferito all’estero per lunghi periodi: paesi più poveri del nostro, come Romania e Bulgaria, Marocco sembrano offrire di più. Le visite a queste famiglie sono la raccolta di un continuo lamento. In questa situazione, che tipo di pastorale offrire? Cosa possiamo raccontare? Tra i fenomeni in “osservazione” c’è quello della stanzializzazione di molte famiglie del luna park che, individuato un luogo adatto ed accogliente, si fermano con le carovane per lunghi periodi, fino ad arrivare ai dodici mesi. I bambini hanno modo di frequentare più facilmente la scuola. Per il lavoro spostano le attrezzature e quando è possibile fanno i pendolari; quando la fiera è più distante la famiglia si divide ed una parte segue i “mestieri” con una piccola roulotte. Sono in osservazione tre città: Torino, Firenze e Catania. L’obiettivo potrebbe essere quello di istallare in quelle piazze un piccolo segno, quasi un centro pastorale, un luogo di riferimento, ma siamo quasi prima degli inizi. In sintesi si nota: - tendenza a fermarsi, soprattutto tra i luna-parchisti. Questo porta al conformarsi al mondo dei fermi, l’attenuazione di alcuni valori a loro propri, ma aiuta per un inserimento nella società, e soprattutto per la scolarità dei ragazzi. Soprattutto i piccoli parchi di quartiere, se gestiti bene, sono spesso luogo di incontro e di gioia nella zona; - difficoltà sempre crescenti per le piazze e per le nuove legislazioni sempre più complesse; - molti, sia del circo che delle giostre, a causa delle tante difficoltà, sono portati a cambiare mestiere (paninoteche, pub, animazioni di feste). Sono però mantenute alcune giostre, affidate a lavoranti stranieri, che a volte dormono sul posto in casotti o roulotte, come guardiani; - le famiglie, soprattutto le persone al di sopra dei 50 anni, mantengono relazioni più intense tra loro, avendo vissuto molte cose insieme. Tra i giovani non sempre è così; - il degrado sociale pesa ancora di più su chi vive nei circhi e nei luna park, poiché, a causa della globalizzazione e della concorrenza, si indeboliscono i rapporti umani su cui si basa la famiglia, il clan, unico riferimento per chi non ha e non può avere legami con il territorio; vengono meno quelle regole non scritte che disciplinavano la sosta nelle diverse piazze. 3. Situazione religiosa È interessante rilevare, là dove possibile, che questa situazione di forte disagio abbia innescato soprattutto nelle donne la ripresa di una religiosità di fondo e devozionale. Non 71 mancano le visite alle chiese per l’accensione delle candele, il pregare per e con i propri morti. Il fenomeno si sta rafforzando e l’azione educatrice delle nonne è ancora essenziale. C’è una maggiore ricerca di qualche “patrono”, allora ecco viaggi improvvisati da Padre Pio, o in luoghi di apparizioni e di veggenti. Tutto questo più che affermare un consolidamento della fede denota il senso di una debolezza e fragilità maggiore. La richiesta di sacramenti è in forte calo, però non tutte le richieste passano da questo ufficio e non sempre vengono segnalate le celebrazioni specie quando non sono presiedute o accompagnate da operatori pastorali che normalmente collaborano con l’Ufficio. Nel 2008, per quelle che sono le conoscenze di questo Ufficio, sono stati celebrati 2 matrimoni, 6 battesimi, 33 cresime su una popolazione di circa 70 mila persone. Permane la grande difficoltà per un cammino catecumenale e catechetico appropriato. Riguardo la celebrazione del Sacramento del Matrimonio, si deve far notare la difficoltà derivante dall’uso socialmente riconosciuto della convivenza e spesso si arriva alla celebrazione sacramentale molto dopo l’inizio della vita familiare, a volte in concomitanza alla nascita del primo figlio. La partecipazione alle celebrazioni occasionali (sacramenti e sacramentali) è piuttosto elevata ma legata soprattutto alla forte consistenza dei legami parentali. Occorre anche sottolineare l’importanza sociale e culturale del rapporto con i defunti (funerali, ricorrenze): per la quasi totalità dei fieranti e dei circensi la tomba dei propri cari è l’unico punto di riferimento stabile. In sintesi si nota: - I nostri amici del circo e del luna park difficilmente hanno una forza tale da essere testimoni al mondo ecclesiale; loro sono marginali alla chiesa e la chiesa è marginale a loro. I rapporti che hanno con la chiesa sono in mano a noi operatori pastorali. C’è poca attenzione all’ambito della mobilità umana da parte di qualche vescovo e qualche parroco, manifestando a volte atteggiamenti di ostilità; - Permane, anche se diminuisce, una certa religiosità, legata ai sacramenti, ai funerali; c’è sempre più uniformità col mondo dei fermi per la presenza di molti battezzati non praticanti. Fino a qualche tempo fa una certa protezione dal mondo esterno aveva salvato alcuni valori, tra cui quello religioso. Adesso queste difese sono venute meno: i giovani si sono trasformati, uniformandosi alle abitudini e spesso ai cattivi esempi del mondo esterno; inoltre, le giostre si fermano sempre più in periferia, dove purtroppo di solito si trova la parte più degradata della società. 3.1. Gli operatori pastorali Sarebbe il momento di una azione pastorale forte, ma chi può stare per un tempo adeguato con queste persone? Oltre vent’anni fa si ipotizzava il sorgere di comunità religiose che vivessero e viaggiassero con questa gente; lo auspicava l’unico documento ufficiale della CEI al tempo dell’OASNI (1983) ed il “regolamento” ancora in vigore di questo Ufficio. All’epoca le Piccole Sorelle italiane avevano una comunità che viaggiava con il Circo ed una con il Luna Park, poi fuse in una sola comunità che si è fermata al Luneur di Roma adesso chiuso. Pare che a livello mondiale questo tipo di attenzione da parte delle Piccole Sorelle stia scemando. 72 Facendo due conti, in tutta Italia, si arriva a venti persone che in maniera continuativa e con un po’ di esperienza acquisita sostiene questa pastorale, la quasi totalità sono laici… poi allargando lo sguardo arriviamo a circa sessanta se contiamo qualche prete e qualche altro catechista che lavora in questo ambito “quando può”. Improvvisatori ed occasionali non si contano, non solo, ma credono di essere esperti perché hanno partecipato ad un’ora d’incontro zonale e fanno più danni della grandine. Anche alcune persone che hanno segnato la tradizione di questo servizio pastorale sono state chiamate dal proprio vescovo ad altri incarichi e sono stati fagocitati. Alcuni su cui si era posato lo sguardo per poter garantire una continuità di servizio si sono dissolti come la rugiada al sole. 3.2. Le Chiese locali Le Chiese locali interessate alla sosta dei circensi e lunaparchisti in genere riconoscerebbero la necessità di una pastorale specifica per loro ma non sempre mettono a disposizione operatori adeguati e quasi mai offrono loro un sostegno economico per le attività specifiche, i viaggi e la formazione. Non di rado i Vescovi diocesani visitano le strutture in sosta nelle loro diocesi, celebrano l’Eucaristia ed i sacramenti. Suscita preoccupazione il numero eccessivo di diocesi che, oberate da diverse urgenze pastorali, non siano in grado di far fronte alle necessità pastorali proprie dei circensi e fieranti, nonostante una notevole presenza di tale categoria di persone. È ancora necessario aiutare le diocesi e le parrocchie a superare diffidenze e pregiudizi perché si sviluppi un clima di accoglienza e la comprensione delle loro peculiari necessità di questi nostri fratelli itineranti. 4. Servizio pastorale del 2008 4.1. Incontri ed attività di sensibilizzazione In ottobre il Direttore nazionale ed una Operatrice Pastorale hanno partecipato ad una riunione della CEMI relazionando ai vescovi sulla situazione socio pastorale del settore. La metà novembre ha visto impegnati tutti Direttori nazionali della Migrantes in un tour in Toscana di sensibilizzazione delle Chiese locali in vista della Giornata Mondiale delle Migrazioni del gennaio successivo. Il nostro settore è stato coinvolto in diverse tavole rotonde che si sono tenute a Prato, Pistoia, Arezzo, Siena, Lucca, Massa, Livorno, Montepulciano. Gli incontri organizzati in ogni città avevano caratteristiche diverse per luogo e uditorio, in ogni occasione c’è stata l’opportunità di parlare del nostro mondo, delle difficoltà che si incontrano per lavorare, delle fatiche di ogni giorno e delle soddisfazioni, ma anche del rapporto con le parrocchie e dei tanti amici che nelle piazze ci aspettano e che ci incontrano con simpatia. 4.2. Partecipazione a convegni e manifestazioni A febbraio il Direttore ha partecipato al Convegno dei Direttori Regionali che si è tenuto a Matera. Dalle relazioni dei partecipanti e dai colloqui personali si è rilevato, e non senza preoccupazione, un calo di attenzione, di sensibilità e di accoglienza da parte delle parrocchie e delle diocesi nei rapporti tra mondo circense, fierante e Chiese locali. 73 In giugno si è tenuto a Verona il Corso di Pastorale Migratoria in cui il Direttore Nazionale, oltre che partecipare alla organizzazione generale, ha tenuto una lezione specifica sul funzionamento del suo ufficio e delle caratteristiche della pastorale tra i fieranti e circensi. In luglio il Direttore ha partecipato all’organizzazione di un gruppo di giovani intervenuti alla GMG di Sydney che avrebbero dovuto rappresentare i cinque settori della Migrantes; purtroppo tutti i settori erano in qualche modo rappresentati tranne quello del Circo e Luna Park nonostante uno sforzo non indifferente di sensibilizzazione e convincimento: anche questo è un altro piccolo campanello d’allarme della situazione pastorale del settore. 4.3. Formazione e sostegno degli operatori pastorali * Convegni di zona Sono stati organizzati tre convegni al sud, centro e nord d’Italia nel tentativo di delocalizzare e facilitare la partecipazione: - Catania, dal 30 maggio al 1° giugno 2008; - Roma, dal 6 all’8 giugno 2008; - Verona, dal 20 al 22 giugno 2008. La partecipazione è stata comunque poco più che simbolica, da sei, otto, dieci partecipanti con qualche visita di sfuggita. Alla scarsità numerica ha supplito la ricchezza dei contenuti: erano state indicate due figure con cui confrontarsi: Giovanni il Battista e san Giuseppe ed è stata evidenziata la provvisorietà e la marginalità della presenza degli operatori pastorali in questi settori. Dunque si rende necessario rendere testimonianza gradatamente con la pazienza e la capacità da un lato di una presenza significativa e dall’altro di ascoltare e apprendere, valorizzando i loro doni di essenzialità, il senso della provvisorietà, il contentarsi di piccoli spazi e poche cose, valorizzare il loro spirito di accoglienza e di aiuto reciproco, soprattutto nei momenti più duri, fiduciosi nella provvidenza. * Convegni e incontri regionali e diocesani A ottobre c’è stato l’incontro degli operatori di settore della Liguria, che si è ritrovato a Sestri levante per parlare di “testimonianza”e soprattutto relazionare delle attività svolte e raccontarsi esperienze. È un gruppo ben coordinato nel servizio che però è segnato dal passare degli anni senza prospettive di rinnovo e continuità. * Incontri personali In novembre il Direttore ha fatto visita a don Mirko Dalla Torre della Diocesi di Vittorio Veneto, molto attivo e conosciuto tra i nostri amici nella zona, insieme hanno visitato due circhi, il Luna Park di Udine ed alcune famiglie di giostrai e circensi momentaneamente fermi. 4.4. Pastorale diretta In aprile a Correggio sono stati celebrati Battesimi, Comunioni e Cresime agli artisti del Circo Niuman. A maggio il Direttore ha partecipato a Nocera Superiore alla manifestazione dei Madonnari. 74 A giugno ha celebrato la Messa al Luna Park “del Santo” a Padova dove ha incontrato anche il parroco della piazza ed il responsabile padovano della Migrantes. In luglio ed agosto sono state fatte diverse celebrazioni di prime Comunioni e Cresime sulla riviera veneta a cura degli operatori pastorali di Bergantino: Flaviano e Monica Ravelli. Ad agosto e settembre sono stati celebrati due matrimoni ad Anzio e Canosa di Puglia. A dicembre è stata celebrata la Messa al Luna Park di Taranto. Diverse sono state le visite alla Casa di riposo di Scandicci; a febbraio il Direttore ha partecipato all’Assemblea dell’AAVSCE, Associazione che è titolare della Casa di Riposo. 4.5. Attività internazionale Positivo, soprattutto per l’aspetto amicale, l’incontro annuale del Forum Europeo che si è tenuto a metà gennaio in concomitanza con il Festival Internazionale del Circo di Montecarlo che ha visto il trionfo dei Fratelli Pellegrini. Come ormai è “tradizione”, lo chapiteau di Fontveille ha ospitato la grande Celebrazione Ecumenica con la partecipazione degli artisti presenti al festival. Il Forum riunisce i Direttori degli uffici Pastorali sia Cattolici che Protestanti d’Europa con il coordinamento del salesiano olandese, padre Bernard E.M. van Welzenes, e con la pastora evangelica tedesca, Pf.ne Christine Beutler-Lotz. Il Direttore nazionale è stato convocato più volte nell’anno (Rust - Nizza - Colonia Madrid) per organizzare la prossima assemblea del Forum che dovrà tenersi a marzo del 2009 ad Amsterdam. Questo collegamento europeo è necessario e positivo in molti aspetti ma il Forum sembra vivere un momento di fatica anche per l’assenza cronica cattolica dell’Austria e Belgio i cui responsabili sono diventati anziani e senza la prospettiva di un ricambio, per le difficoltà economiche manifestate da alcuni componenti, da una difficoltà oggettiva di rapporti con il mondo protestante, dall’assenza di una correttezza formale da parte del segretario generale che non sembra avere capacità di coordinamento e gestione. Si auspica nella prossima Assemblea in Olanda di poter dare il via ad una svolta. 4.6. Pubblicazioni e mass-media Continua la pubblicazione della rivista trimestrale “Circhi e Luna Park - In cammino”, particolarmente apprezzata dalle famiglie dei fieranti e circensi, infatti segue la vita e ne traccia la memoria della Gente del Viaggio. I quattro numeri annuali parlano del mondo del Circo e del Luna Park senza distinzione di notorietà; sono seguite le attività dei diversi operatori pastorali in Italia, è offerta una qualche riflessione sulla fede. La rivista che ha avuto il riconoscimento di strumento socialmente utile da parte del Ministero da cui riceve un contributo, ha il pregio di raggiungere anche quelle famiglie che stanno operando all’estero. Il sito internet vive un momento di stallo a motivo soprattutto di problemi tecnici ed una lentezza, da parte degli uffici preposti, nel risolverli. 75 76 UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DEGLI ADDETTI ALLA NAVIGAZIONE MARITTIMA E AEREA - Anno 2008 Direttore Nazionale: Don Giacomo Martino 1. Apostolato del Mare...........................................................................................................79 1.1. I centri Stella Maris....................................................................................................79 1.2. I pescatori...................................................................................................................81 1.3. I Cappellani di bordo .................................................................................................82 1.4. Attività specifiche ......................................................................................................82 1.5. Diocesi “deboli” e problematiche pastorali ...............................................................84 2. Apostolato aeroportuale ....................................................................................................84 77 78 UFFICIO PER LA PASTORALE DEGLI ADDETTI ALLA NAVIGAZIONE MARITTIMA E AEREA 1. Apostolato del Mare L’attività dell’Apostolato del Mare può essere riconducibile a diversi ambiti operativi: - i centri Stella Maris; - i pescatori; - i Cappellani di bordo. 1.1. I centri Stella Maris Sono costituiti da locali situati all’interno dei porti o nelle immediate vicinanze dove i marittimi, nel tempo di libera uscita, possano trovare un ambiente loro consono dove incontrare persone, avere un colloquio, trovare assistenza per le diverse necessità, telefonare, usare internet, ecc. Negli anni il numero di questi centri di accoglienza è cresciuto notevolmente sino a raggiungere quasi la metà dei porti italiani. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccoli ritrovi, ma offrono l’occasione a consolidare il servizio, a formare i volontari che lo animano, nella prospettiva e nella speranza di una crescita futura. La realtà di questi centri è molto diversificata a seconda della dimensione del porto, del numero di volontari che vi operano, della esperienza acquisita e della propria storia. L’Ufficio Nazionale offre un servizio di formazione dei volontari e di coordinamento, purtroppo si deve lamentare che in due Diocesi si è preferito un percorso di autonomia. L’attività dei centri Stella Maris si articola in: a. Apertura del Centro come luogo di accoglienza b. Visite a bordo delle navi. Queste attività sono animate da: c. Operatori volontari d. Associazioni Stella Maris. a.1. Apertura del Centro come luogo di accoglienza Le recenti leggi in materia di security per prevenire attacchi terroristici, non hanno tenuto conto delle necessità dei marittimi, al disagio del breve tempo di libera uscita ed hanno fatto sì che, anche quando le navi sono vicine alla città in linea d’aria, il percorso che i marittimi devono compiere per uscire sia particolarmente accidentato. a.2. L’accoglienza comporta non solo l’apertura della struttura, soprattutto nelle ore serali, ma anche il servizio di trasporto gratuito all’interno delle aree portuali dalla banchina al Centro e viceversa. Questo a motivo sia delle distanze, sia della semplificazione dei controlli ai varchi. a.3. Comunicare a casa - le moderne tecnologie La stabilità ormai raggiunta di alcuni centri ha consentito una forte espansione dell’offerta di comunicazione attraverso gli Internet points. 79 Questo lavoro è risultato particolarmente gravoso per l’adeguamento, da parte del nazionale e di ogni singolo centro, alle leggi dell’antiterrorismo che pretendono che ogni accesso sulla rete rimanga a disposizione delle forze di polizia per un periodo non inferiore ai cinque anni. Abbiamo dovuto acquistare i computer e dei software particolari che ci consentano l’adeguamento a questa normativa. Il fatto di aver dovuto “blindare” i computer che sono in ogni centro Stella Maris ha provocato qualche dissapore da parte dei centri locali che, per policy, non possono più toccare i loro computer né tanto meno collegarsi alla rete senza regolare autenticazione. Gli stessi programmi che sono installati sui vari computer devono, prima, essere approvati dall’ufficio nazionale. b.1. Visite a bordo delle navi A causa delle citate leggi antiterrorismo i marittimi di alcune nazionalità hanno perso il diritto di mettere piede a terra, neppure sulla banchina, e devono rimanere per lunghi mesi prigionieri delle navi su cui lavorano. La sola opportunità che hanno di comunicare a casa, di instaurare un rapporto amichevole e, ancor più, di ricevere un conforto religioso, avviene attraverso le visite a bordo. Durante l’anno 2008 nei vari centri in Italia si è cercato di incrementare questo prezioso servizio pastorale di una Chiesa che va incontro ai suoi figli. Dopo molti anni in cui si è fortemente insistito sulla figura di una Chiesa che deve avere il coraggio, non solo di dislocarsi all’interno dei porti ma soprattutto di andare a visitare i marittimi sulle navi, oggi possiamo dire che la maggior parte dei Centri Stella Maris si è assunta un forte impegno e ha ben compreso lo specifico della sua missione che, nel limite del possibile, svolge con buona regolarità e professionalità, riconosciuta anche dalle altre istituzioni portuali. b.2. Per svolgere al meglio questa attività si è potuto ottenere una certificazione di un ente internazionale, l’ICSW, riconosciuto dall’ILO e dalle altre organizzazioni nazionali e internazionali del mondo marittimo. Abbiamo cominciato con un primo corso ospitato nel porto di Bari che ha ottenuto la certificazione per 19 nuovi ship visitor nell’area pugliese. b.3. L’incremento dell’attività della visita a bordo ha anche, in un qualche modo, modificato il tipo di accoglienza presso i Centri. Si è passati da una più numerosa ma generalizzata presenza di volontari che ospitano, ad una più selezionata e professionale figura di veri e propri “missionari” che vanno incontro ai marittimi di diverse nazionalità. c.1. Operatori e la loro formazione I servizi offerti dai Centri Stella Maris, sia di accoglienza che di visita a bordo, sono gestiti da Operatori volontari che hanno necessità personali e disponibilità di tempo. La garanzia di un minimo di continuità si è ottenuta attraverso il Servizio Civile, senza il quale i centri avrebbero subito un duro colpo di recessione. c.2. Il Servizio Civile incoraggia l’impegno volontario tramite una piccola retribuzione, rispetto alle 30/35 ore di disponibilità. È stato negli ultimi anni un importante strumento per stabilire uno “zoccolo duro” attorno al quale cappellani e volontari part-time hanno operato. Dopo un periodo di formazione di qualche mese, i giovani del Servizio Civile hanno offerto il loro servizio rappresentando un punto di riferimento importante. La mancanza della disponibilità di un sacerdote a tempo pieno per questa attività è stata in un qualche modo sopperita da queste figure. 80 c.3. Da due anni è stato deciso un cambiamento dell’Ente di riferimento per i rapporti con il Ministero: da una gestione autonoma di Migrantes si è passati ad una stretta collaborazione con Caritas, sia a livello di uffici centrali che localmente. Si è creato così un periodo di passaggio in cui è venuto a mancare il Servizio Civile, solo in parte sopperito da un contributo dell’8‰. Infatti nelle Diocesi in cui si era già cominciato questo percorso, per non perdere la continuità sono state incoraggiate alcune persone che, attraverso un contratto a progetto, si sono adoperate similmente ai volontari del Servizio Civile. c.4. Il Servizio Civile nei Centri Stella Maris, in collaborazione con Caritas, si sta normalizzando tranne in alcune situazioni in cui la Caritas non ha potuto formalizzare il bando (per esempio Siracusa e Augusta), oppure in quei Centri Stella Maris che non avevano almeno tre anni di attività consolidata. Dall’ottobre del 2008, in molte sedi, si è dovuto ripartire l’attività con questi giovani volontari. d.1. Le Associazioni Stella Maris Nei porti e nelle Diocesi dove c’è un Centro Stella Maris sono state costituite, o sono in via di costituzione, le “Associazioni Stella Maris” che si dovrebbero configurare come “Associazione privata di fedeli” secondo un modello di statuto che è stato elaborato dall’Ufficio nazionale. Il riconoscimento da parte dell’Ordinario del luogo è particolarmente significativo perché queste associazioni non mutino la natura ecclesiale del servizio e mantengano rapporti stretti con la Chiesa particolare. Le Associazioni si sono rese necessarie per avere una forma giuridica che permetta di relazionarsi con le Istituzioni del Porto, la gestione ordinaria dei Centri Stella Maris, entrare a far parte dei Comitati del Welfare per la gente di mare che si stanno costituendo nelle Città portuali. d.2. Le Associazioni Stella Maris sono riunite in una “Federazione Nazionale Stella Maris”, formata dai presidenti delle singole Associazioni locali. Lo scopo della Federazione è quello di proporre ed organizzare la formazione degli operatori nei porti e la relativa certificazione, e di partecipare a pieno titolo al “Comitato Nazionale per il Welfare della Gente di Mare” che riunisce Ministeri, Autorità portuali, Operatori portuali (Agenzie marittime, spedizionieri, terminalisti, ecc.), Associazioni ed Enti che operano nei porti italiani. 1.2. I pescatori Ci sono i piccoli segni di attenzione nei vari porti principali e minori d’Italia in cui la Stella Maris mantiene buone relazioni e disponibilità di ascolto e di aiuto verso questo settore marittimo. In particolare, nel porto di San Benedetto del Tronto (Grottammare) in cui questa attività era tradizionalmente fiorente, verso fine anno, col trasferimento del cappellano sembra stia terminando questa preziosa esperienza. La preoccupazione pastorale del Vescovo locale di voler provvedere con un sacerdote disponibile a riprendere l’apostolato presso la gente di mare e le loro famiglie, ci lascia comunque sperare. A Mazara del Vallo si tenta, ormai da anni, di ripristinare un piccolo centro o comunque almeno una presenza di Chiesa in questo settore. 81 Un esempio ammirevole: la Stella Maris di Augusta, con il contributo della Carità CEI, ha aiutato la famiglia di un pescatore infortunato, in difficoltà nel sistemare la sua barca da pesca unica fonte di reddito. 1.3. I Cappellani di bordo a. Il Servizio dei Cappellani di bordo è l’unica esperienza veramente completa di accompagnamento dei marittimi sulle navi. È svolto sull’intera flotta delle navi della Costa Crociere. I Cappellani stipulano un contratto d’imbarco che dura mediamente dai quattro ai sei mesi ininterrotti. Compito principale è il welfare dell’equipaggio e secondariamente l’assistenza ai passeggeri. Il personale viaggiante, in base alla stazza della nave, va da 850 a 1.500 marittimi mentre i passeggeri vanno dai 1.500 ai 3.500; c’è da tenere presente che sia il personale di bordo che i passeggeri provengono da nazioni e culture diverse. Il Cappellano offre ai passeggeri l’opportunità della Messa quotidiana e domenicale ed un tempo per colloqui personali; all’equipaggio offre tutta l’assistenza religiosa ed umana possibile, la messa domenicale in orario opportuno, e tutta una serie di attività atte a favorire una migliore convivenza. Esistono nel mondo altre esperienze simili che offrono un servizio essenzialmente dedicato ai passeggeri ,con periodi di imbarco legati al solo tempo nelle crociere. Per la peculiarità di questo nostro servizio, il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti tiene in particolare conto questo nostro ministero. b. Questo settore di attività pastorale così importante e particolare sta subendo una grande crisi per il difficile reperimento di sacerdoti disponibili ed adatti a questo servizio, anche in vista dell’aumento della flotta Costa (sono in cantiere due unità che inizieranno l’attività da giugno 2009). Vi sono sacerdoti, infatti, che potenzialmente avrebbero le caratteristiche per affrontare questo impegno pastorale, però con difficoltà nell’ottenere il benestare da parte dei loro Vescovi per diversi e giustificati motivi; altri ben volentieri affronterebbero questa missione, ma non sempre hanno quelle caratteristiche che sono richieste per una vita a bordo. Per cui viene richiesto ai loro superiori, non solo un nulla osta formale, ma anche una informativa maggiormente dettagliata; la vita di bordo dell’equipaggio, infatti, ha tempi e caratteristiche tali da richiedere non solo dedizione e spirito di iniziativa, ma stabilità psicologica e fermezza personale. c. Durante le celebrazioni a bordo vengono raccolte le offerte tra i passeggeri che servono a sostenere l’attività di questo ufficio. Negli ultimi tre mesi dell’anno questo gettito è diminuito di oltre il 30% a causa del minor numero dei passeggeri che partecipano all’Eucarestia e della diminuita generosità degli stessi. Se non si inverte la tendenza di questo fenomeno si deve ridimensionare molte delle attività in atto. 1.4. Attività specifiche a. Le emergenze: forte incremento delle navi ed equipaggi abbandonati Verso la fine dell’anno siamo stati avvisati di una ricerca svolta dall’ITF, sindacati internazionali dei trasporti marittimi, che allertava i porti europei prevedendo, a causa della crisi economica, un grave aumento del fenomeno degli abbandoni delle navi e conseguentemente degli equipaggi, sino a decuplicare il numero medio degli scorsi anni (si passerebbe dunque dalle cinque/sette alla previsione per il 2009 di 60 navi abbandonate). A questa previsione catastrofica è seguito nell’ultimo mese del 2008 e dei primi 15 giorni del 2009 ben 14 segnalazioni confermate da nove arresti o abbandoni di navi straniere nei nostri porti. 82 È stato fatto a Livorno un incontro con i vertici dei sindacati internazionali e con tutti gli ispettori italiani, nel quale si è stretto un accordo di massima che, partendo dalle buone prassi del passato, cerca di meglio organizzare la collaborazione tra l’Ufficio nazionale, l’ITF e i singoli Centri Stella Maris. Infatti, nel passato unicamente l’Ufficio nazionale ed i Centri Stella Maris, nonostante si parli di convergenza di tutte le istituzioni del mare per il Welfare, si sono adoperati per il rimpatrio di marittimi di navi poste sotto sequestro, l’assistenza legale specializzata agli equipaggi di navi abbandonate dall’armatore, gli interventi per assicurare l’assistenza sanitaria, l’acquisto di indumenti e generi di prima necessità. Nell’incontro di Livorno si è deciso di aprire su Internet un Forum comune che consentisse, in una sorta di coordinamento, di monitorare in tempo reale le diverse necessità. Questo strumento risulta sia tecnicamente che giuridicamente gestito dall’apostolato del mare. Il Forum è ad accesso riservato limitato solamente agli operatori. b. Indagine su 60 porti italiani - La mappatura Quest’anno ci siamo concentrati, in modo particolare, sulla stesura definitiva della Mappatura dei porti. È stato un lungo lavoro condotto in collaborazione con la Capitaneria di Porto, i nostri Centri Stella Maris, le altre istituzioni marittime ed è stata affidata all’Università di Genova in collaborazione con altre università italiane. Il lavoro prevedeva un’indagine in circa 60 porti, che maggiormente focalizzano piccoli e grandi transiti dei marittimi sulle nostre coste italiane; sono state suddivise le aree di provenienza nei cinque continenti del globo ed analizzata la diversa incidenza sulle differenti tipologie delle navi nei porti. Negli oltre 20 porti, per la ricerca è stata usata una metodologica ancora più analitica. Partendo dall’analisi delle singole nazionalità, sono state approfondite le richieste, i bisogni e sono state mappate le risorse attualmente disponibili (o da implementare) in ogni porto da renderlo un “porto amico”. Questa occasione, ed il grande lavoro di raccolta dei dati, ci ha comunque consentito di prendere contatto diretto con molte istituzioni marittime e portuali che, già da ora, stimano il nostro operato avendolo potuto conoscere direttamente per aver collaborato con i nostri operatori. Durante il prossimo Convegno dell’Apostolato del mare che si terrà a Genova dal 1° al 4 aprile 2009 verrà presentata al pubblico italiano questa ricerca statistica. Ci auguriamo che a questa prima raccolta-dati possano, successivamente, seguire altre pubblicazioni che vorranno approfondire le indagini sul piano sociologico, economico e giuridico. Questo strumento consentirà, da una parte ai nostri Centri Stella Maris di operare con maggiore responsabilità nell’ambito assegnato con mandato della Chiesa locale, dall’altra parte la scientificità e la puntualità della raccolta dei dati mostra una più chiara visibilità e concretezza del fenomeno dei transiti dei marittimi nei porti italiani e delle loro tante necessità frequentemente disattese. c. Comunicazione ad intra e ad extra per l’Apostolato del Mare Sempre parlando di moderne tecnologie, ci siamo premuniti di un nuovo sito Internet: www.stellamaris.tv, mezzo oggigiorno indispensabile per rendere il visitatore maggiormente compartecipe del nostro operato e sensibile alla condizione dei marittimi a bordo delle navi. Il sito internet offre l’ampia opportunità di conoscere i vari settori dell’apostolato del mare oltre agli approfondimenti sulle emergenze, su articoli vari che riguardano il settore marittimo e sui punti di maggiore interesse del momento, oltre ai servizi riservati dedicati alla comunicazione intranet fra le varie sedi della Stella Maris con l’Ufficio nazionale. 83 1.5. Diocesi “deboli” e problematiche pastorali Rimane, nonostante l’accresciuta sensibilità del mondo civile ed in particolare delle istituzioni marittime, una inspiegabile disattenzione da parte di alcune grandi diocesi del mare. Sussistono problemi frutto di confusione e fraintendimenti soprattutto in porti importanti come Napoli o con alcuni cappellani incaricati che non hanno mai veramente ed effettivamente operato nello spirito e con le modalità dell’Apostolato del Mare universale come a Brindisi, a Palermo e Trieste. 2. Apostolato aeroportuale Questo apostolato si estende a un numero vastissimo di persone che non possono beneficiare della pastorale ordinaria offerta nelle loro parrocchie, e si possono suddividere in tre gruppi: a. personale di volo; b. personale aeroportuale e a terra; c. passeggeri. Ogni categoria richiede una diversa attenzione ecclesiale passando dalla pastorale del turismo per chi viaggia a quella del lavoro per gli aeroportuali, stanziali, sino ad un accompagnamento ed un’accoglienza occasionale delle esigenze materiali e spirituali degli equipaggi. Questa pastorale si rivolge anche a categorie particolari quali i rifugiati, nei centri di detenzione negli aeroporti, le persone in difficoltà e i senzatetto che trovano riparo nell’aerostazione. A tutte queste persone le Cappellanie aeroportuali rivolgono la loro attenzione in tre modi concreti: la presenza, la proclamazione e la testimonianza. Il punto di riferimento visibile di questa pastorale è normalmente la Cappella e il cappellano con l’équipe della cappellania. All’incremento della rigidità delle norme, volte a tutelare la sicurezza negli aeroporti, corrisponde una crescente consapevolezza dell’importanza e del bisogno del ministero aeroportuale. Per il secondo anno, di seguito, ci siamo incontrati a Loreto il 9-10 settembre con alcuni cappellani insieme ai due coordinatori nazionali: Monsignor Giorgio Rizzieri per il centronord Italia (attualmente Cappellano dell’Aeroporto di Roma Fiumicino) e padre Emanuele Iovanella per il centro-sud Italia (attualmente Direttore diocesano della Migrantes di Salerno). È stata un’occasione di rinnovo di stima e apprezzamento per il lavoro fatto constatando che le Cappellanie sono oggi cresciute sino a quindici presenze sul territorio italiano. Si sono sottolineate metodologie di pastorale diverse, che richiedono indubbiamente la presenza di un cappellano a tempo pieno in un grande aeroporto internazionale rispetto a quella di piccoli aeroporti come Genova o Trieste. Si è deciso di creare un nuovo sito Internet: www.volalto.it. Attraverso questo media si vuole informare il grande popolo dei viaggiatori ma anche degli operatori, sia delle aerostazioni che delle compagnie aeree, dell’esistenza, almeno, di queste presenze e Cappelle nei vari aeroporti, oltre ad offrire un servizio specifico di presenza del sacerdote o di un ministro su richiesta di gruppi, sacerdoti o Vescovi che desiderano celebrare e assistenza a grandi o piccoli pellegrinaggi. Il prossimo convegno dei Cappellani aeroportuali si svolgerà in ottobre 2009 nella Diocesi di Catania. 84