Sommario
RAPPORTO 2008
della
FONDAZIONE MIGRANTES
- Relazione sintetica sulle attività della Migrantes - Anno 2008...................pag. 3
- Nota della Direzione Generale ............................................................................7
- Attività dell’Ufficio Nazionale per la pastorale:
* degli italiani nel mondo................................................................................. 35
* degli immigrati e profughi ............................................................................. 43
* dei Rom e Sinti............................................................................................... 61
* dei fieranti, circensi ed operatori di spettacoli itineranti ............................... 67
* degli addetti alla navigazione marittima e aerea............................................ 77
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RELAZIONE SINTETICA
SULLE ATTIVITA DELLA MIGRANTES - ANNO 2008
Non occorre spendere parole per evidenziare che la mobilità umana, presa nella sua
globalità, è un fenomeno che si fa sempre più vasto ed emergente in Italia, destinato a
incidere profondamente nella nostra società come pure nella Chiesa. Anche nel 2008, e forse
più che negli anni precedenti, fatti, dibattiti, proposte di legge sui migranti sono spesso
apparsi come notizia di prima pagina sui giornali, in televisione, nei discorsi della gente
comune. Ne è coinvolto il mondo politico, culturale, economico ed anche ecclesiale con forti
ripercussioni sull’opinione pubblica.
L’immigrazione, nonostante i provvedimenti restrittivi sui nuovi ingressi per motivi di
lavoro, è in continua espansione per ricongiungimenti familiari e nuove nascite in Italia; si è
sulla soglia dei quattro milioni di presenze regolari, cui sono da aggiungere le persistenti
sacche di immigrati irregolari o clandestini. Fatti di devianza isolati ma clamorosi e
ampiamente pubblicizzati alimentano un complesso di allarme e di paura generalizzata; le
drammatiche attraversate del Mediterraneo con l’impressionante numero di naufragi,
l’intasamento dei centri di accoglienza, la precarietà per molti sia logistica che occupazionale,
la piaga del lavoro nero ed altri fattori del genere contribuiscono a presentare l’immigrazione
come una continua emergenza, a danno della tranquillità e sicurezza pubblica; situazione di
cui approfittano movimenti politici e ideologici, enfatizzando e strumentalizzando tali risvolti
negativi o problematici della situazione. Ne consegue che altri aspetti dell’immigrazione, di
segno decisamente positivo, sfuggono più o meno intenzionalmente all’attenzione e non
concorrono a formulare un giudizio più equilibrato e sereno del fenomeno; sfugge in
particolare che la stragrande maggioranza degli stranieri sta inserendosi positivamente nel
nostro contesto sociale, lavorativo, scolastico, che di essi c’è assoluto bisogno per coprire
oggi, e tanto più nel prossimo futuro, il nostro deficit occupazionale e demografico.
Anche ai Rom e Sinti va attribuito quanto di grigio emerge nel quadro ora presentato,
soprattutto per i sentimenti di intolleranza nei loro confronti. Provvedimenti di rigore,
deliberati nei mesi scorsi, come il censimento nei campi rom e il prelievo delle impronte
digitali anche ai bambini o lo smantellamento repentino di campi abusivi senza offrire
alternative logistiche, hanno reso ancora più critica la loro presenza soprattutto nelle periferie
delle grandi città. E non si calcola che con l’ingresso della Romania nell’U.E. il numero dei
cosiddetti zingari potrebbe aumentare.
Fieranti e circensi sono un gruppo distinto dal precedente, ha suoi problemi
particolari, riguardanti soprattutto la crisi delle loro attività ludiche: un vero problema di
sopravvivenza della categoria. Tuttavia condividono in parte con rom e sinti la condizione di
nomadismo, anzi nell’attività dello spettacolo viaggiante sono inseriti anche molti di loro.
Non fanno in genere notizia i marittimi, benché una recente ricerca promossa dalla
Migrantes abbia rilevato che ai 60 porti italiani attraccano annualmente circa 200.000 navi
con oltre due milioni di marinai di ogni nazionalità a bordo. La famiglia non soffre di
mobilità ma il capo-famiglia è abitualmente imbarcato, con tutte le conseguenze di questa
anomala situazione.
Anche gli italiani all’estero rischiano di sfuggire alla nostra attenzione. È vero che la
classica emigrazione di manovalanza ha fatto ormai il suo tempo; ma tantissimi di questi
italiani emigrati nei decenni scorsi sono tuttora all’estero, dove è presente una seconda e terza
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generazione di origine italiana e dove continua ad emigrare, sia pure in via temporanea, una
grande quantità di studenti, di stagisti, di professionisti. In ambito civile si cerca di rivalutare
questa diaspora italiana, ad esempio con una loro specifica rappresentanza nel nostro
parlamento o tentando di tenere agganciata la seconda generazione, come si è fatto ad
esempio nel dicembre scorso celebrando a Roma la Prima Conferenza Mondiale dei giovani
italiani nel mondo.
Ci si domanda come la Chiesa italiana sta prestando il suo servizio pastorale e sociopastorale in questo mondo della mobilità.
Per gli italiani all’estero: il servizio pastorale va reimpostato e ridimensionato. Sta
prevalendo la seconda e terza generazione già fortemente integrata nell’ambiente locale; le
Missioni Cattoliche Italiane si sono ridotte di numero, comunque in Europa sono ancora oltre
duecento e continueranno a ridursi dato l’invecchiamento e la riduzione numerica dei
missionari, per i quali è sempre più difficile il ricambio; le Gerarchie locali insistono per
trovare formule alternative alla Missione con cura d’anime o almeno a una sua
reimpostazione che la ponga in più stretto rapporto con le parrocchie territoriali o le inserisca
nelle unità pastorali che stanno sorgendo; anche, ma non solo per questo, stanno riducendo il
contributo economico. È necessario e urgente che i missionari non si pongano in
atteggiamento di difesa dell’esistente, ma collaborino prendendo essi stessi iniziative per il
cambiamento anziché subirlo. La Migrantes nazionale, con la mediazione dei delegati
nazionali, ha un notevole ruolo da svolgere in questo campo, tenendo fermo che
l’aggiornamento delle forme non significa l’estinzione della pastorale, perché almeno nelle
grandi città una cura specifica degli italiani continuerà ad essere necessaria oltre che benefica
per le stesse Chiese locali.
Per rom e sinti: la scelta fondamentale degli operatori pastorali a tempo pieno è quella
di una presenza stabile all’interno dei loro campi, per diventare vera condivisione di vita.
Questa testimonianza evangelica è forse l’unico modo per rendere presente la Chiesa quando
è difficile o impossibile impostare interventi strettamente pastorali, anche perché la
maggioranza di loro sono musulmani o ortodossi. Va rilevato, però, che continuano le
richieste di aderire a nuovi movimenti religiosi, soprattutto “evangelici”. Compito importante,
anche se arduo, è armonizzare da parte del volontariato i progetti che dall’esterno, pur con le
migliori intenzioni, potrebbe intervenire in modo non costruttivo.
Per fieranti e circensi: l’inconveniente principale è il quasi generale disinteresse delle
parrocchie. D’altra parte gli addetti a questo servizio, anche solo a tempo parziale, sono
pochi: c’è bisogno di aumentarne il numero e di formarli adeguatamente così che possano
essere di sostegno nel conservare la ricchezza dei loro valori tradizionali, anche religiosi, e
ciò soprattutto per i giovani.
Per i marittimi: vanno aumentando nei porti le Stella Maris, punto di riferimento
anche religioso per i marinai e per i volontari. Date le ristrettezze di tempo e la difficoltà per i
marinai di scendere a terra, i volontari sono formati per incontrarli a bordo. Nonostante gli
sforzi, diventa sempre più difficile garantire la presenza del cappellano di bordo alle navi che
ne fanno richiesta. La Migrantes ha una particolare attenzione alle navi che vengono
abbandonate con l’equipaggio a bordo, caso sempre più frequente; essa è talora in grado di
venire loro incontro anche con un contributo economico.
Per gli immigrati: sono in continuo aumento le comunità pastorali per le varie etnie;
attualmente sono circa settecento. Sono meno di un centinaio quelle canonicamente erette; le
altre sono “informali”, comunque vanno promosse come raccomanda la EMCC (n. 92). In
questo l’Italia è favorita dalla presenza di numerosi sacerdoti stranieri disposti a prestare
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qualche servizio pastorale. Opera preziosa in tal senso viene svolta da una quindicina di
coordinatori nazionali, che garantisce tra i vari centri un lavoro relativamente stabile e
coordinato. Si avverte comunque l’esigenza, fortemente sentita ora tra le nostre comunità
italiane all’estero, che la pastorale specifica sia sempre più integrata nella pastorale ordinaria
e che pertanto cappellani e cappellanie non si chiudano in una forma di pastorale
autosufficiente e autogratificante, ma si aprano alle strutture territoriali della Chiesa locale.
A questa attività strettamente pastorale si accompagna l’impegno, da condividere con
gli altri Uffici nazionali e diocesani, di contrastare il clima di diffidenza e di rifiuto che
degenera spesso in sentimenti e azioni di aperto razzismo e soprattutto di sostenere le nostre
comunità cristiane perché si distinguano per atteggiamenti di accoglienza ispirati al Vangelo.
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NOTA DELLA DIREZIONE GENERALE
- Anno 2008 Direttore Generale:
Mons. Piergiorgio SAVIOLA
1. Note introduttive ........................................................................................ pag. 9
2. I dati aggiornati sul movimento migratorio ..................................................10
2.1. Emigrati italiani.........................................................................................10
2.2. Circensi e lunaparchisti .............................................................................10
2.3. Rom e Sinti................................................................................................10
2.4. Marittimi e aeroportuali ............................................................................10
2.5. Immigrati in Italia .....................................................................................11
3. Interventi del Magistero sulle Migrazioni .....................................................11
3.1. Il Santo Padre ............................................................................................11
3.2. Chiesa universale ......................................................................................13
3.3. Chiese cattoliche in Europa.......................................................................14
3.4. Chiesa italiana ...........................................................................................15
3.5. Chiese locali in Italia.................................................................................17
4. Fondazione Migrantes .....................................................................................18
4.1. Obiettivi prioritari .....................................................................................18
4.2. Organizzazione interna della Migrantes....................................................26
4.3. Verso una Guida pastorale per le migrazioni...........................................28
5. Alcuni eventi e iniziative di rilievo .................................................................29
5.1. Sul piano ecclesiale ...................................................................................29
5.2. Sul piano civile..........................................................................................30
6. Strumenti di informazione e formazione .......................................................33
6.1. Stampa periodica .......................................................................................33
6.2. Pubblicazioni varie.................................................................................... 33
6.3. Sistema informatico Migrantes .................................................................33
6.4. Radio InBlu ...............................................................................................34
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NOTA DELLA DIREZIONE GENERALE
1.
Note introduttive
Nel 2008 la Migrantes al suo interno non ha registrato rilevanti novità per quanto
riguarda il suo fondamentale compito circa la pastorale specifica per i migranti. Di notevole
interesse sono invece alcuni eventi che riguardano il mondo della mobilità nel suo complesso
e che non possono non avere ripercussioni nel lavoro quotidiano di coloro che sono a diretto
contatto con la realtà migratoria.
Fra questi eventi c’è chi stenta ad individuarne alcuni che siano sul piano civile e politico
di segno positivo, se si eccettua forse - in ambito comunitario - il “Patto europeo per
l’immigrazione e l’asilo”. Comunque non sembra che l’orizzonte sia del tutto grigio: ad
esempio, almeno nelle dichiarazioni d’intenti, le istituzioni europee sembrano aprire
prospettive più aperte e incoraggianti del presente. Inoltre solo chi nega l’evidenza dei fatti e
si lascia condurre da qualche prevenzione ideologica può negare che le migrazioni non sono
soltanto una fatalità dovuta alle condizioni spesso drammatiche di molti paesi in via di
sviluppo, ma si presenta ogni anno più come una inderogabile necessità di Paesi a sviluppo
avanzato in fase di progressivo invecchiamento e calo demografico; e l’Italia è al primo
posto. È poi decisamente positivo il fatto che, in un clima di disimpegno e di regressione
individualistica, il volontariato di ispirazione cristiana non disarma e prosegue nei suoi
molteplici servizi, dando libero spazio anche alla “fantasia della carità” sul piano sia della
prima che della seconda accoglienza, in vista di una piena integrazione dei migranti nella
comunità civile ed ecclesiale. E nelle scuole, là dove il pluralismo etnico sembra andare oltre
la soglia della sopportabilità, alla inadeguatezza degli interventi pubblici spesso supplisce
l’impegno e la saggezza del corpo docente. Se poi in diverse parti si registra un ritardo, per
svariati motivi, nel processo di integrazione, altrove si procede in questa direzione in modo
spedito portando al risultato di una tranquilla convivenza, senza eccessivi problemi.
Più facile è invece elencare una lunga serie di aspetti scabrosi o apertamente negativi che
hanno segnato il 2008: norme già varate o in fase di elaborazione di carattere tendenzialmente
o apertamente restrittivo; il clima di paura, di sospetto e di intolleranza a sfondo xenofobo che
si è accentuato, come risulta anche da ripetuti sondaggi, nei confronti dei migranti quale
causa e conseguenza delle nuove politiche migratorie, il ripetersi negli ultimi tempi di atti di
devianza e di aperta criminalità da parte degli stessi stranieri, per lo più in condizioni di
irregolarità, appartenenti ad alcune determinate etnie; l’eccessivo e unilaterale risalto dato dai
media a questi fenomeni; il persistente affluire di diseredati dalle coste africane verso le coste
italiane in particolare verso la piccola isola di Lampedusa; l’altrettanto persistente costituirsi
di sacche di irregolari per soggiorno e per lavoro; ed altro ancora. Si aggiunga la
generalizzata crisi economica destinata ad accentuare la precarietà occupazionale e la più o
meno paventata posizione di concorrenza nei confronti dei lavoratori italiani. Persiste un certo
allarme anche per la crescente presenza di stranieri di area musulmana e per alcune
manifestazioni di matrice fondamentalista, che hanno indotto a intensificare la vigilanza per
possibili azioni terroristiche, che di fatto non si sono mai verificate. In tutto questo ha avuto la
sua parte la prolungata campagna elettorale.
Dando uno sguardo generale, si può dire che il 2008 è stato un anno notevolmente
movimentato e turbato per quanto riguarda il problema della mobilità umana, condizionato
non soltanto da difficoltà obiettive, ma pure da posizioni ideologiche e politiche ampiamente
diffuse.
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2.
I dati aggiornati sul movimento migratorio
Salvo che per l’immigrazione, il quadro quantitativo e statistico dei vari settori della mobilità
sembra non essere molto variato nei confronti degli anni precedenti. Anticipiamo qui in
rapida sintesi quanto si dirà più avanti in forma più sviluppata sui singoli settori.
2.1 Emigrati italiani
Si preferisce oggi parlare di “italiani nel mondo” più che di emigrati italiani: secondo i
dati dei Consolati e dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) i connazionali con
cittadinanza e passaporto italiano che vivono fuori dell’Italia sono circa 3.500.000. I classici
flussi di operai si sono quasi estinti, ma persistono anche oggi forme meno vistose ma non
trascurabili di esodi, particolarmente di professionisti, stagisti, studenti. Preoccupa il
persistere in larghe aree del sud dell’abbandono da parte dei giovani delle loro terre già per i
loro studi universitari, ma non meno dopo che hanno ottenuto un titolo di studio, per cercare
lavoro o all’estero o in altre regioni italiane.
2.2 Circensi e lunaparchisti
Si aggirano sui 60-70.000; sebbene non si tratti di grandi numeri, notevole è la loro
visibilità dal momento che esercitano una professione strettamente legata alle feste e alla
religiosità popolare che li rende capillarmente presenti su tutto il territorio. Il loro lavoro però
sta diventando sempre più precario e incerto; spesso si vedono loro negate le piazze più
accessibili alla gente e relegati alla periferia dei centri abitati, per di più sotto l’incubo di
ordinanze delle amministrazioni comunali e di disposizioni legislative che restringono
l’ambito della loro attività professionale.
2.3 Rom e Sinti
Sono rimasti per tutto l’anno nell’occhio del ciclone per provvedimenti delle varie
amministrazioni centrali e periferiche a loro carico e per un rigurgito di intolleranza, spesso
apertamente manovrata da gruppi interessati, in vasti strati dell’opinione pubblica. Si calcola
che, dopo i consistenti afflussi dalla Romania, siano 130.000-150.000; per circa la metà non
sono nomadi ma stanziali e in alta percentuale hanno cittadinanza italiana. La difficoltà a
mantenersi con un lavoro regolare anche subordinato o di accedere ad alloggi di edilizia
popolare in parte dipende anche da loro, ma molto dipende da questa specie di ostracismo di
cui sono vittime.
2.4 Marittimi e aeroportuali
L’opera dell’Apostolato del mare raggiunge i marittimi quando sono imbarcati, attraverso
i Cappellani di bordo e oggi anche attraverso gli strumenti telematici; a terra invece attraverso
le “Stella Maris”, che anche quest’anno hanno avuto un qualche aumento numerico, così che
ora sono presenti in oltre 25 porti italiani. Non è facile dire quanti siano i possibili beneficiari
di questo servizio ecclesiale. Si tenga però presente che nelle navi commerciali e da crociera
che annualmente fanno capo ai porti italiani sono diversi milioni i marittimi e i passeggeri con
i quali si può entrare in contatto, per rompere l’isolamento anche religioso a cui la vita in
mare li costringe.
Per gli aeroporti vale analogo discorso, salvo che il contatto con i passeggeri,
l’equipaggio e gli altri lavoratori a terra non può avvenire che nell’area dell’aeroporto.
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2.5 Immigrati in Italia
All’inizio del 2008 gli stranieri residenti, ossia iscritti all’anagrafe, erano 3.433.000,
mentre quelli soggiornati (con regolare permesso di soggiorno) superavano certamente i
3.800.000 e raggiungevano prevalentemente i quattro milioni, pari al 6,7% dell’intera
popolazione. Il 52% proviene dall’Europa, il 23% dall’Africa, il 16% dall’Asia, il 9%
dall’America. La crescita annua dopo il 2000 è stata di circa 300.000 unità. Vanno aggiunti
gli irregolari (dai 500.000 ai 700.000).
3.
Interventi del Magistero sulle Migrazioni
Nel 2008 sono continuati ad essere numerosi gli interventi della Chiesa, anche al
massimo livello, per ribadire su questo terreno così agitato e talora esplosivo delle migrazioni
l’orientamento irrinunciabile dettato da saggezza umana e tanto più dalla logica del Vangelo.
La Migrantes, attraverso i suoi organi di stampa e in altre frequenti occasioni di contatto
soprattutto con gli operatori pastorali, ha dato tempestivamente notizia di questi interventi,
aggiungendo spesso una presentazione e un commento.
3.1 Il Santo Padre
Benedetto XVI non ha trascurato occasione per riportare l’attenzione dei cristiani e del
mondo intero sui migranti e per perorare la loro causa. Occasioni opportune per lui sono stati
i viaggi all’estero, i discorsi e messaggi ai partecipanti a diversi convegni, l’incontro con
amministratori e ambasciatori accreditati presso la S. Sede e gli appuntamenti ormai usuali
con i fedeli al mercoledì e alla domenica all’ora dell’Angelus; il pensiero va soprattutto ai
profughi quando parla spesso con parole accorate del dramma di persecuzioni e di lotte civili.
Fra tutti i suoi messaggi emerge però in primo piano quello per la Giornata Mondiale del
Migrante e del Rifugiato.
Il “pellegrinaggio apostolico” del 16-21 aprile in USA, definito da lui stesso una
“speciale esperienza missionaria”, in tutte le sei tappe fondamentali gli ha dato occasione per
entrare in argomento: ai vescovi ha ricordato che la storia e lo sviluppo degli Stati Uniti sono
una storia e uno sviluppo segnato da continue migrazioni che, pur fra tanti travagli, hanno
sortito un esito sostanzialmente positivo: “Fra quanti vennero qui per costruirsi una nuova
vita, molti furono capaci di fare buon uso delle risorse e delle opportunità che vi trovarono e
di raggiungere un alto livello di prosperità”.
Ai sacerdoti e religiosi ha chiesto di essere “i primi amici del povero, del profugo, dello
straniero”, artefici di “una nuova Pentecoste per la Chiesa in America”, che è chiamata ad
“annunciare le grandi opere di Dio a persone di ogni nazione e lingua”.
Ai seminaristi ha additato le sei gigantografie esposte sulla spianata del seminario,
rappresentanti “uomini e donne che sono cresciuti per condurre vite straordinarie”; cinque su
sei provengono da altri Paesi, compresa l’Italia con S. Francesca S. Cabrini. Per ciascuno di
loro, osserva il Papa, “lasciare la patria… fu un atto di abbandono a Dio nella fiducia che egli
è la destinazione finale di ogni pellegrinaggio”.
Nei due incontri oceanici con la folla ricorda che “in questi 200 anni il volto della
comunità cattolica del vostro Paese è grandemente cambiato. Pensiamo alle ondate successive
di emigranti le cui tradizioni hanno così grandemente arricchito la Chiesa in America… Le
passate generazioni hanno lasciato un’eredità straordinaria”. E in altra omelia, rivolgendosi ai
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fedeli di lingua spagnola nella loro lingua, dà atto che “la Chiesa negli Stati Uniti,
accogliendo nel suo grembo tanti figli emigranti, è andata crescendo grazie anche alla validità
della testimonianza di fede dei fedeli di lingua spagnola. Per questo il Signore vi chiama a
perseverare nel contribuire al futuro della Chiesa in questo Paese e alla diffusione del
Vangelo”.
Tornato a Roma, il Papa per due volte negli incontri settimanali con i fedeli ha fatto una
specie di cronaca del suo viaggio, sottolineando che negli Stati Uniti “il piccolo gregge delle
origini si è enormemente sviluppato, arricchendosi della fede e delle tradizioni di successive
ondate di immigrazione”.
La Migrantes ha dato particolare rilievo a questi interventi del Papa, interessanti in se
stessi, ma soprattutto per lo spunto offerto a considerare le odierne migrazioni di cattolici non
meno provvidenziali ed efficaci sotto questo profilo di evangelizzazione.
Alla Plenaria del PCPMI (Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli
Itineranti) sulla “Famiglia migrante e itinerante” il S. Padre rivolge il 15 maggio un discorso
tutto impostato sulla famiglia sradicata dalla propria terra; essa, benché “migrante e
itinerante, costituisce la cellula originaria della società, da non distruggere ma da difendere
con coraggio e pazienza”. In altro messaggio del 13 dicembre, in occasione del convegno su
“Cultura e religioni in dialogo”, promosso dai Pontifici Consigli per il Dialogo interreligioso
e per la Cultura, il Papa parla della odierna “mobilità dei popoli” che dà origine sempre più a
un “mondo pluralistico”; in particolare nell’Unione Europea “il tema del dialogo
interculturale e interreligioso… interessa in modo trasversale i settori della cultura e della
comunicazione, dell’educazione e della scienza, delle migrazioni e delle minoranze”.
Nei settimanali incontri con i fedeli più di una volta Benedetto XVI ha portato
l’attenzione sulle migrazioni in genere o su qualche categoria particolare. Così, ad esempio,
domenica 30 aprile rivolge un prolungato accorato appello per i profughi, vittime delle
“tragiche vicende” che tormentano diversi Paesi dell’Africa e fa un breve quadro di quanto
sta accadendo in Somalia, nel Burundi, nel Darfur”; in quella del 25 maggio si è prolungato a
salutare “con grande affetto i pellegrini di lingua cinese, che sono convenuti a Roma da tutta
Italia in occasione della Giornata Mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina”.
Le parole rivolte ai pellegrini incontrati a Castelgandolfo a fine agosto, dopo il
drammatico ripetersi dei naufragi consumatisi in quei giorni nel Mediterraneo, meritano di
essere segnalate più puntualmente: “In queste ultime settimane la cronaca ha registrato
l’aumento degli episodi di immigrazione irregolare dall’Africa. Non di rado la traversata del
Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per sfuggire a
situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia; quella avvenuta qualche
giorno fa sembra aver superato le precedenti per l’alto numero di vittime. La migrazione è
fenomeno presente fin dagli albori della storia dell’umanità, che da sempre, pertanto, ha
caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni. L’emergenza in cui si è trasformata nei nostri
tempi, tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone, nello stesso
tempo, efficaci risposte politiche. So che molte istanze regionali, nazionali e internazionali si
stanno occupando della questione della migrazione irregolare: ad esse va il mio plauso e il
mio incoraggiamento, affinché continuino la loro meritevole azione con senso di
responsabilità e spirito umanitario”. Su questa responsabilità nel seguito del suo discorso il
Papa dice parole chiare ai Paesi di origine e di destinazione di questi flussi nonché ai migranti
stessi; non si ferma dunque a considerazioni generiche ma scende nel vivo di problemi molto
concreti e attuali.
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Anche come Vescovo di Roma Benedetto XVI mostra questa particolare attenzione. Il 9
giugno, in apertura al convegno ecclesiale della diocesi a S. Giovanni in Laterano, il
riferimento agli immigrati è esplicito: “Lavoreremo per dare risposta a quei bisogni primari
che sono il lavoro, la casa, soprattutto i giovani. Condivideremo l’impegno per rendere la
nostra città più sicura e vivibile, ma opereremo perché essa lo sia per tutti, in particolare per i
più poveri e perché non sia escluso l’immigrato che viene tra noi con l’intenzione di trovare
uno spazio di vita nel rispetto delle leggi”. E il 21 dello stesso mese, sempre a S. Giovanni in
Laterano dove il Cardinale Camillo Ruini celebrava il suo 25° di episcopato, nella lettera
indirizzata al suo Cardinale Vicario, alle tante sue benemerenze aggiunge anche questa: “A
lei, Signor Cardinale, è dovuta pure la possibilità che numerose comunità cattoliche
provenienti da altre nazioni del mondo, hanno avuto di poter disporre in Roma di una chiesa
per le loro celebrazioni e per mantenere vivi i rapporti con i connazionali e le terre di
origine”.
Diversi altri riferimenti alle migrazioni cogliamo in bocca al S. Padre, ad esempio
nell’incontro del 7 febbraio con i parroci di Roma, città che sta diventando sempre più
pluralista; o con l’ambasciatore delle Filippine, Paese fortemente interessato alle migrazioni
che “sono risorsa per lo sviluppo piuttosto che ostacolo” e che vanno gestite basandosi “su
criteri di equità e di equilibrio”.
3.2 Interventi della Chiesa universale
Al Sinodo dei Vescovi dell’ottobre scorso sulla Parola di Dio, alcuni Padri hanno
ricordato che per la Chiesa con le migrazioni “si aprono nuovi orizzonti”, particolarmente per
l’evangelizzazione. L’Arcivescovo di S. Paolo del Brasile si è così introdotto: “Viviamo in
un’epoca di grande mobilità umana; le persone viaggiano, visitano altri Paesi, fanno
interscambi culturali, cercano lavoro e mezzi per sopravvivere. È impressionante il numero
delle persone che vivono attualmente fuori del loro Paese natio. In molti casi esse sono
vittime di spostamenti forzati. Non intendo parlare propriamente del problema pastorale degli
immigrati, ma accennare al fatto che questo fenomeno rappresenta anche una grande
occasione missionaria per la Chiesa. Quindi i migranti non dovrebbero essere visti
semplicemente come oggetto di preoccupazione pastorale, essi sono, oppure possono
diventare veri missionari!”. “Nella storia - egli prosegue - sia della Chiesa primitiva che
recente, è sempre stato così. E conclude: “Credo che il Sinodo potrebbe raccomandare
specialmente due cose: incoraggiare le persone che si trovano in condizione di migrazione…
a portare con sé la Parola di Dio e perfino il Libro della Sacra Scrittura… A coloro che
ricevono gli immigrati nei loro luoghi di destinazione, si potrebbe raccomandare un
atteggiamento di positiva accoglienza di questi fratelli, che vengono da altre nazioni portando
nel loro bagaglio “la buona notizia”, favorendo il loro inserimento nelle comunità locali e la
condivisione delle esperienze di fede e di vita cristiana che portano con sé”. Anche un altro
Padre Sinodale, mons. Velasio De Paolis, ribadisce l’opportunità offerta dalle migrazioni per
una nuova forma di missio ad gentes: “In quest’opera di evangelizzazione bisogna vedere il
futuro della Chiesa”.
Il Rappresentante Pontificio presso le Nazioni Unite a Ginevra ha più volte preso la
parola in consessi internazionali, particolarmente sulla difesa dei diritti umani dei profughi e
sulla discriminazione razziale dei migranti. Si veda, ad esempio, il suo intervento nella
sessione ordinaria del “Consiglio dei Diritti dell’Uomo”, svoltasi a Ginevra dal 3 al 28 marzo
2008.
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Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ha tenuto dal 13 al
15 maggio una Sessione Plenaria sulla famiglia migrante, in occasione della quale - come già
ricordato - anche il S. Padre ha tenuto un apposito discorso. Parte dei lavori verteva su ogni
forma di mobilità, parte sulle singole categorie della gente in mobilità. Sulle famiglie dei
circensi e lunaparkisti la relazione è stata affidata al Direttore generale della Migrantes.
Alla “Conferenza europea sulla popolazione Rom” (Roma, 22-23 gennaio) il Segretario
del PCPMI è intervenuto presentando i recenti “Orientamenti per una pastorale degli zingari”
pubblicati dal Pontificio Consiglio. Il Segretario è intervenuto pure il 25 gennaio, sempre a
Roma, al Convegno organizzato dal CIF su “Dialogo tra culture per la costruzione del bene
comune” con una relazione su “La donna migrante”. Un messaggio del Presidente è stato
pubblicato per la “Domenica del mare” del 13 luglio, rivolto a marittimi e pescatori. Vi si
esprime una particolare soddisfazione per “la collaborazione ecumenica e il dialogo
interreligioso che si praticano a bordo delle navi, nei porti e nei centri per marittimi”.
Il medesimo Consiglio ha pure preso iniziative varie per commemorare i quattro anni da
quando è stata pubblicata, nel maggio del 2004, l’Istruzione “Erga migrantes caritas Christi”.
Sia il Presidente che il Segretario del Pontificio Consiglio si sono più volte pronunciati
per mezzo della stampa e della televisione su temi attuali di politica migratoria anche per
quanto riguarda specificamente il contesto italiano.
Si è concluso positivamente il primo Forum cattolico-islamico, promosso dal Pontificio
Consiglio per il dialogo interreligioso a novembre. Come risulta dal documento finale,
articolato in 15 punti, il Forum interessa fortemente il mondo delle migrazioni,
particolarmente al n. 5 sul “rispetto della persona e delle sue scelte in questioni di coscienza e
di religione”, come pure il n. 6 sulle “minoranze religiose” al di qua ed anche al di là del
Mediterraneo.
3.3 Interventi delle Chiese cattoliche in Europa
Una rappresentanza di vescovi di Africa ed Europa si è incontrata a Liverpool il 19-23
settembre sul tema “Le migrazioni, nuovo spazio di evangelizzazione e di solidarietà”. Clima
e contenuto dell’incontro sono intuibili da affermazioni come le seguenti: “Le migrazioni
possono presentare ai cristiani una vera possibilità per dare il benvenuto a Dio che è allo
stesso tempo amico e straniero” (Zimbabwe); e ancora: “Il tema delle migrazioni è stato
oggetto di numerosi meeting internazionali e questo nostro incontro potrebbe sembrare uno
dei tanti, pieno di parole ma con pochi fatti; siamo invece pronti ad impegnarci concretamente
perché crediamo che la Chiesa, in Africa e in Europa, abbia un valido contributo da dare”
(Nigeria).
La “Commission mixte Europe-Maghreb” ha tenuto il suo biennale incontro a Parigi sul
tema: “Diversità ed evoluzione dell’Islam da una parte e dall’altra del Mediterraneo”. Per
l’Italia era presente mons. Domenico Graziani, Vescovo di Crotone, membro della CEMI. Il
discorso si è portato soprattutto sull’Algeria che sta affrontando particolari problemi, come la
concessione di visti per i religiosi e di conseguenza per le comunità religiose già presenti in
quel Paese.
I Vescovi del Sud-Est europeo nel loro ottavo incontro annuale di fine febbraio si sono
fermati sul problema dei matrimoni misti che “sono una realtà nella regione del Sud-Est
d’Europa, ma si stanno diffondendo in tutti i Paesi europei per il fenomeno migratorio”.
Secondo i Vescovi questi matrimoni “sono una chance per il dialogo ecumenico e
14
interreligioso, ma anche un luogo problematico” ed enumerano diversi di questi problemi su
cui porre l’attenzione.
L’annuale incontro dei Direttori nazionali d’Europa della pastorale migratoria si è tenuto
a Vienna dal 12 al 14 settembre sul tema: “Non semplicemente migranti, ma fratelli e
sorelle”. L’attenzione era rivolta particolarmente ai migranti provenienti dall’Africa. Per
l’Italia erano presenti il Direttore generale della Migrantes e il Direttore dell’Ufficio pastorale
per migranti e profughi.
La COMECE (Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea), dopo l’appello
lanciato nel novembre 2008 a favore dei rifugiati irakeni, all’inizio dello scorso anno ha
scritto una lettera al Presidente dell’U.E. per chiedere se la questione era stata messa
all’ordine del giorno della riunione, che presto doveva seguire, del Consiglio Giustizia e
Affari Interni. Alla Comece premeva soprattutto facilitare per i bambini rifugiati infermi
l’assistenza negli ospedali europei. Sarà di grande interesse anche per il mondo dei migranti
la grande conferenza che la Comece ha indetto per l’8-11 ottobre 2009 a Gdansk (Polonia),
città che ha visto la nascita di Solidarnosc.
In maggio la Comece torna a ribadire, come aveva fatto già l’8 gennaio, la sua perplessità
sulla “Direttiva rimpatri” approvata dall’Europarlamento il 6 maggio. Essa chiede che si
aprano vie per i “rimpatri volontari”, mentre ripete il suo no ai facili “rimpatri forzati” che
comportano, tra l’altro, un “periodo di custodia temporanea” che può prolungarsi fino a 18
mesi. Perplessità sono state espresse anche dal Segretario del Pontificio Consiglio della
Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
Un documento ecumenico-interreligioso è stato pubblicato il 28 gennaio, intitolato: “La
sfida dell’integrazione: considerazioni e richieste da parte delle Chiese e delle Comunità
religiose”. Premesso che l’integrazione è un processo reciproco fra chi accoglie e chi è
accolto, vengono presentati i sette pilastri dell’integrazione: diritto alla vita familiare, accesso
al mercato del lavoro, previdenza sociale equa, istruzione dei minori, condizioni abitative
adeguate, partecipazione politica e accesso alla cittadinanza.
3.4 Interventi della Chiesa italiana
Nel Consiglio Episcopale Permanente del 21-24 gennaio, il Cardinale Presidente, Angelo
Bagnasco, già nella prolusione mette in evidenza l’opportunità offerta dalle migrazioni per
l’evangelizzazione: “Per una Chiesa tradizionalmente molto impegnata sul fronte della
missione, com’è quella radicata in Italia, riconoscersi in questo rinnovato imperativo
evangelizzatore non è certo difficile; ma è utile ricordarlo per ciò che esso significa sia nei
termini di quella auto-evangelizzazione che non è mai veramente compiuta, sia nei riguardi
degli immigrati che arrivano sul suolo italiano, sia nell’impegno ‘ad gentes’, attraverso
l’opera di missionari e missionarie”.
Nel comunicato finale si parla anche della convenienza “di approntare un testo di indole
pratica, che accompagni i pastori e le comunità nell’affrontare le problematiche pastorali
connesse con la crescente presenza in Italia di cristiani ortodossi provenienti dall’Est
Europeo”.
Nell’Assemblea Generale della CEI il presidente nella sua prolusione si è soffermato sul
fenomeno migratorio che si presenta ora tra noi: “Segnaliamo… l’urgenza di approntare e
affinare buone politiche volte ad una reale integrazione dei cittadini immigrati che
legittimamente soggiornano sul nostro suolo. Mentre per ciascuno di quelli che tentano di
entrare nel nostro Paese bisogna trovare un continuo equilibrio tra esigenze e attese, tenendo
15
alto il rispetto dei diritti delle persone, che sono poi doveri di civiltà. Pare a me che si debba
evitare, per questi nuovi venuti e le loro famiglie, il formarsi di enclave a loro destinate che,
se in un primo momento potrebbero apparire una soluzione emergenziale, diventano presto
dei ghetti non tollerabili. A chi vuole stabilirsi in Italia si deve arrivare a proporre un patto di
cittadinanza che, mettendo in chiaro diritti e doveri, non ricerchi scorciatoie illusorie.
L’identità del nostro popolo non è sorta oggi, perché si è consolidata in una storia secolare, e
per questo da una parte chiede rispetto e dall’altra rimane aperta e capace di incontrare altre
culture, nella prospettiva di una identità arricchita per tutti. In ogni caso, bisogna farci guidare
tutti dalla consapevolezza delle dimensioni globali del fenomeno e dal suo carattere
emblematico per la nostra epoca. Su questo scenario frastagliato, la Chiesa si va prodigando
con generosità a tutti nota, attraverso la Fondazione Migrantes, la Caritas e altre strutture di
volontariato, investendo non poche risorse di personale e di mezzi. Che tuttavia non bastano
mai, perché restano inevitabilmente insostituibili altri livelli di responsabilità e di intervento”.
Nel paragrafo successivo il Presidente parla del “crescente bisogno di sicurezza”, che oggi
viene strettamente collegato col fenomeno migratorio, e ne fa un’acuta analisi, per
concludere: “Difficile… non risalire a quella che a me pare la radice di questa insicurezza,
che prima di essere un sospetto verso gli altri, è senso dell’isolamento in cui molti cittadini
oggi si trovano un po’ a motivo dell’organizzazione sociale e un po’ a causa anche delle
condizioni soggettive”.
Al Consiglio Episcopale Permanente di settembre il Presidente della CEI torna in modo
diffuso sul tema delle migrazioni, toccando in modo puntuale questioni di scottante attualità:
“Il fenomeno dell’immigrazione resta uno degli ambiti più critici della nostra vita nazionale.
Se fino a ieri eravamo giunti ad una presenza tutto considerato significativa di immigrati sul
nostro territorio, senza spaccature sociali o situazioni drammaticamente fuori controllo, è
perché alla prova dei fatti il temperamento del nostro popolo si lascia filtrare da una secolare
cultura dell’accoglienza e di rispetto per il fratello - per quanto diverso - in difficoltà. Su
questo fronte tuttavia nell’ultimo periodo stanno emergendo qua e là dei segnali di
contrapposizione anche violenta che sarà bene da parte della collettività ai vari livelli non
sottovalutare. Vogliamo credere che non si tratti di una regressione culturale in atto, ma
motivi di preoccupazione ce ne sono, e talora anche allarmi, che occorre saper elaborare in
vista di risposte sempre civili, per le quali il pubblico dibattito deve lasciar spazio alla ricerca
di rimedi sempre compatibili con la nostra civiltà. Incessante peraltro è l’arrivo di nuovi
irregolari, sempre nostri fratelli, che a prezzo della vita si accostano alle rive italiane,
interrogando la nostra coscienza e inevitabilmente sfidando ogni volta le nostre potenzialità di
accoglienza”. Il cardinale poi ricorda anche le “parole ferme e accorate” del mese precedente
pronunciate dal Papa in due diverse circostanze ed esprime l’auspicio di poter
“progressivamente guadagnare alla legalità situazioni irregolari compatibili con il nostro
ordinamento”.
Bilaterale Italia-Svizzera delle Commissioni Episcopali per le Migrazioni (10 aprile).
Nell’incontro si è ribadita l’importanza della Missioni Cattoliche Italiane per la cura dei nostri
emigrati, con apprezzamento per quanto fanno missionari, missionarie e laici in loro favore.
Si riafferma l’importanza di una formazione adeguata dei missionari, a cura sia della Chiesa
di partenza che di accoglienza; è necessaria una adeguata conoscenza della lingua e della
cultura del Paese ospitante e l’esperienza temporanea in una parrocchia locale. Va dato
sostegno al “Corriere degli italiani” e alla formazione dei laici anche riorganizzando il corso
di teologia che da trent’anni viene promosso per loro. Dato l’invecchiamento e il calo del
numero dei missionari e missionarie, si auspica che nuove leve possano giungere dall’Italia.
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Appello per l’invio di sacerdoti alle Missioni cattoliche di Svizzera e Germania da parte
del Vescovo di Lugano, Mons. Pier Giacomo Grampa, all’Assemblea Generale dei Vescovi
del 26-30 aprile 2008.
3.5 Interventi delle Chiese locali in Italia
Anche singole diocesi sono intervenute in occasioni particolari. Qualche esempio.
L’Arcivescovo di Milano, S.Em. Dionigi Tettamanzi in apposito incontro con giornalisti
in gennaio ha voluto sottolineare le particolari responsabilità della stampa nell’affrontare il
delicato problema delle migrazioni. Significativo il titolo dell’incontro all’Ambrosianum:
“Immagini in prima pagina - Parole abusate, parole dimenticate”. La sua constatazione: “Il
sensazionalismo, i toni forzati, le contrapposizioni creano le condizioni per giudizi
approssimativi nei confronti dei gruppi etnici… Siamo tutti molto pronti a parlare di
immigrati, ma dobbiamo avere una saggezza più grande e un coraggio più energico
nell’ascoltarli”. È interessante che in occasione della Festa de “El Señor de los milagros” dei
peruviani e in genere dei latino-americani, il Cardinale ha incluso la loro associazione fra le
Confraternite dell’Archidiocesi.
Il Vescovo di Brescia, Mons. Luciano Monari, interviene in modo elegante ma chiaro sul
“bonus bebè” che l’amministrazione civica di Brescia intende riservare ai cittadini italiani,
esclusi quindi gli immigrati. Fa addirittura la proposta agli italiani abbienti di rinunciare a tale
bonus in favore di famiglie povere.
Il Vescovo di Lamezia Terme, Mons. Luigi Cantafora, alle belle parole verso i Rom
accampati nei pressi della città accompagna il gesto di solidarietà, va a incontrarli nei primi
giorni di settembre nell’accampamento dove vivono in 500 per dimostrare loro “la vicinanza
della Chiesa locale” e il riconoscimento che a loro “va riconosciuta la pari dignità di tutte le
altre persone, perché in tutte è impressa l’immagine di Dio”. Anche le diocesi del Triveneto
fanno coro unico attorno al Vescovo di Trento, S.E. Luigi Bressan, per denunciare il 21
maggio le discriminazioni nei confronti di rom e sinti e la sfasatura della realtà oggettiva
quando si vede nella loro tradizione culturale una propensione alla devianza.
Il Vescovo di Arezzo, Mons. Gualtiero Bassetti, nei primi giorni dell’anno va al parco dei
divertimenti per fraternizzare con i lunaparkisti, celebra la messa tra di loro, dice parole di
apprezzamento per la loro attività così benefica per i piccoli e per i grandi. Anche il Vescovo
di Perugia l’8 novembre va al luna park, battezza e amministra le prime comunioni e
incoraggia tutti nel loro lavoro: “I vostri giochi sono puliti in un’epoca in cui, soprattutto i
giovani sono attratti da altri giochi spesso pericolosi per il corpo e per lo spirito”.
Anche nei Sinodi diocesani è ormai frequente affrontare espressamente il tema delle
migrazioni, come nel 37° della diocesi di Bergamo, del quale nel 2008 sono stati pubblicati
gli atti. Nel terzo degli undici capitoli, dedicato al territorio, una sezione tratta di
“Immigrazione: una nuova sfida”; oltre a riflessioni generali, vi si dedica specifica attenzione
sia agli immigrati cattolici che ai non cattolici e ai non cristiani. Si torna poi a parlarne in altri
capitoli, ad esempio nel decimo su “i poveri” perché “se l’immigrazione come tale non può
essere considerata una nuova categoria di emarginazione o di grave disagio sociale, tuttavia,
anche tra gli immigrati ci sono situazioni di povertà che meritano una particolare attenzione;
basterebbe pensare al momento dell’arrivo, quando gli immigrati si scontrano con l’estraneità
alla nostra cultura, la mancanza di casa e di lavoro o il ricatto di chi ha favorito il loro
ingresso in Italia”.
17
Si sono riportati soltanto alcuni esempi. Si potrebbe qui aggiungere una vera antologia di
riflessioni e proposte estratte dalle decine di omelie che nella Giornata delle migrazioni o
dell’Epifania, diventata in molte diocesi - come si dirà - Festa dei popoli, i Vescovi rivolgono
ai migranti e agli italiani che in quell’occasione si incontrano in vera fraternità. Che tante
diocesi si distinguano, e non soltanto con pronunciamenti verbali, per la loro attenzione alle
varie forme di migrazione, ne è testimone diretta la Migrantes, in particolare in occasione
delle sistematiche prese di contatto con le varie regioni e rispettive diocesi, come è avvenuto
nella settimana di preparazione alla Giornata delle Migrazioni 2009 nel novembre scorso in
Toscana e nel novembre precedente in Sicilia per la Giornata 2008.
4.
Fondazione Migrantes
4.1. Obiettivi e impegni prioritari
Il ventesimo di fondazione, celebrato nel 2007, ha dato alla Migrantes occasione e
stimolo per proseguire anche nel 2008 l’approfondimento sulla sua identità, quale è disegnata
nello Statuto di fondazione, e pertanto per mettere a fuoco gli obiettivi fondamentali da
perseguire e i servizi specifici da svolgere nella Chiesa italiana.
Ci sembra che la Migrantes, a confronto dei decenni passati, vada assumendo una
maggiore considerazione sul piano ecclesiale, grazie in particolare all’attenzione di cui è fatta
segno da parte della CEI: ne è chiara espressione, ad esempio, il fatto che alle migrazioni sia
stata riservata una specifica Commissione Episcopale e che nell’annuale Assemblea generale
dei vescovi anche al Presidente della CEMI sia riservato un tempo per una sintetica relazione
sui settori di lavoro di competenza della Migrantes.
Una maggiore “visibilità” essa sembra ottenere anche sul piano civile e nei media; talora
è invitata a sedere attorno a tavoli istituzionali assieme ad altre forze sociali e di volontariato
su temi riguardanti le migrazioni; viene abitualmente abbinata alla Caritas quale titolare
dell’annuale “Dossier Statistico Immigrazione”. Ci ha dato soddisfazione il fatto che la
Civiltà Cattolica (14 marzo 2008) abbia dedicato un ampio articolo alla “Fondazione
Migrantes”.
Questi accenni non intendono esprimere sentimenti autocelebrativi, vogliono soltanto
evidenziare la consapevolezza e la responsabilità della Migrantes di essere nel suo piccolo, di
fronte ai grandi problemi della mobilità umana, punto di riferimento soprattutto per le realtà
di area ecclesiale che operano in questo settore.
Si crede utile fare una rapida rassegna degli obiettivi e impegni che nel corso del 2008 si
sono ritenuti prioritari
a) Valore supremo dell’accoglienza
Pare un luogo comune e scontato, e di fatto lo è. E’ sufficiente tenere presente che la
prima e l’ultima Nota pastorale pubblicata a cura della CEMI, rispettivamente nel 1982 e
1993 sulle migrazioni, hanno per titolo o sottotitolo “Ero straniero e mi avere accolto”. La
necessità e l’urgenza di riproporre con insistenza questo valore sono date dal clima (di cui si è
già fatto cenno) di turbamento e disorientamento che hanno caratterizzato il 2008 con lungo
strascico nell’anno in corso. Non ci si può nascondere che un atteggiamento più o meno
esplicito di diffidenza, di sospetto e di rifiuto dello straniero, si manifesta anche in larghi
strati del mondo ecclesiale, non escluso il clero, e ci si domanda con una certa angustia come
18
si possa conciliare questa posizione con i fondamentali valori evangelici che è superfluo qui
elencare od anche solo esemplificare. Si taccia volentieri di pietismo o di buonismo ciò che
sotto la spinta del Concilio il magistero della Chiesa continua a chiamare “scelta preferenziale
per i poveri e per gli ultimi”; si taccia di ingenuità o di invadenza della sfera politica qualche
presa di posizione che si rifà non a ideologie o a scelte socio-politiche, ma alla tutela dei
fondamentali diritti umani; si taccino di deriva marxista le obiezioni che il mondo della
solidarietà muove a formule come “tolleranza zero” o “contrasto all’immigrazione
clandestina” senza che a queste formule faccia da contrappeso qualche altro appello che dia
risposta alle odierne “migrazioni della disperazione”, come le chiamava Giovanni Paolo II, o
apra qualche via a forme di migrazione legale.
È appunto in questo contesto che va promosso l’irrinunciabile valore dell’accoglienza. La
risposta ormai classica anche in ambito CEI “coniugare accoglienza e legalità” dà un
orientamento fondamentale ma generale; ma proprio perché si crede a questo orientamento di
fondo, ci si domanda come tradurlo nella concretezza della vita quotidiana, soprattutto da
parte di coloro che hanno a che fare con la carne viva di tanti fratelli che sono nella
sofferenza. È un problema impegnativo e spesso angustiante vissuto e sofferto alla base, da
chi si trova sul campo di lavoro, sia per svolgere un servizio per formale mandato ecclesiale
sia per libera opzione tra le file del volontariato.
La Migrantes vuole essere di aiuto in queste situazioni concrete e non è facile; lo fa con i
suoi organi di stampa, con i suoi frequenti contatti con gli operatori Migrantes a livello
regionale e diocesano, nei convegni e incontri vari che essa promuove o ai quali partecipa; lo
fa in particolare sfruttando la sua capillare presenza nelle chiese locali in occasione della
Giornata Mondiale delle Migrazioni ed è significativo che l’ultima Giornata, dedicata a
“Paolo migrante - Apostolo delle genti”, abbia avuto in Italia - per suggerimento della
Migrantes - un sottotitolo che ci riporta a Paolo: “Né ospiti né stranieri, ma della famiglia di
Dio”.
L’attività della Migrantes non si risolve tutta in quest’opera di sensibilizzazione e di
animazione. Essa non gestisce direttamente attività socio-assistenziali, non ricusa però di
intervenire in prima persona, in occasioni opportune, prendendo a cuore qualche caso
particolare che le si presenta; anzi nel settore dei marittimi, come pure dei fieranti e circensi o
dei sinti e rom, il direttore nazionale del settore spesso si trova a dover provvedere
personalmente per la catechesi, per l’amministrazione dei sacramenti od anche per
determinati interventi caritativi.
La Migrantes nazionale però è in contatto con le sue articolazioni diocesane, oltre che
regionali, tra le quali si riscontra una notevole varietà di impostazione: ci sono infatti diocesi
in cui essa si attiene ai suoi compiti strettamente pastorali, lasciando volentieri ad altri
organismi e associazioni, in particolare alla Caritas, di provvedere sul piano sociale e
caritativo; ci sono invece altre diocesi in cui anche su questo campo essa è attiva gestendo
alcuni servizi o in proprio oppure assieme ad altre realtà diocesane; ed è grata alla Segreteria
della CEI perché da diversi anni le dà la possibilità di intervenire in casi particolari anche con
qualche sussidio economico. Si cerca però di spostare il più possibile l’attenzione sul piano
della seconda accoglienza con l’obiettivo di porre il migrante in condizione di provvedere
sempre più autonomamente a se stesso; ma - data l’attuale realtà migratoria - continuano ad
essere necessari e urgenti anche gli interventi di prima accoglienza. Si tocca infatti con mano
quanto sia sempre di attualità, anche in riferimento ai migranti, il monito evangelico: “I
poveri li avete sempre con voi” (Gv 12, 8).
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L’accoglienza ovviamente non si riduce ad interventi esterni, pur sempre preziosi e
necessari; essa si esprime anzitutto in atteggiamenti interiori di mente, di cuore e in
comportamenti fraterni di vicinanza, di cordialità, di interessamento e di ascolto da parte sia
dei singoli fedeli sia della comunità cristiana nel suo insieme; e per comunità cristiana si
intende anzitutto la parrocchia: è a questo livello che si può e si deve vivere ed esprimere
anche nelle parole e nei gesti più semplici lo stile evangelico dell’accoglienza, dando ad essa
anche l’aspetto liturgico, particolarmente nella celebrazione eucaristica, col riservare ai
migranti una qualche parte attiva. Il fare comunione in chiesa e lo scambiarsi il segno di pace
può ispirare e modellare il proprio comportamento anche fuori della chiesa nei vari ambienti
della vita civile. La Migrantes coglie ogni occasione per ripetere questo elementare ma
fondamentale “kerigma” evangelico, visto che purtroppo molto spesso, alla prova dei fatti,
viene sconfessato o messo in discussione.
b) Pastorale d’insieme
Si è già avuto modo di accennare che sono molteplici gli organismi e gli operatori di area
ecclesiale o comunque di ispirazione cristiana che sono presenti nel campo delle migrazioni.
Nel 2008 la Migrantes ha continuato e accentuato il suo particolare impegno perché la
pastorale d’insieme, pastorale integrata nel vasto scenario della pastorale diocesana, non
rimanga parola vuota o semplice auspicio, ma effettivamente prosegua nei tanti servizi ai
migranti.
Nei vari incontri promossi lo scorso anno si è tornati con forte insistenza su questo punto,
non omettendo di rimettere tra le mani dei partecipanti la “Lettera alle comunità cristiane su
migrazioni e pastorale d’insieme”, pubblicata nel 2004 dal Consiglio Episcopale Permanente.
Si constata con un certo disappunto che la Lettera è su vasta scala ignorata e disattesa nelle
diocesi, non ne è sollecitata l’applicazione da chi in diocesi avrebbe il primario compito di
farlo, si continua a registrare e lamentare che spesso ognuno agisce per conto suo ignorando
quello che stanno facendo gli altri, fino a sovrapporre proprie iniziative a quelle già esistenti
col rischio che ne risultino doppioni inutili e competitività.
Il campo migratorio è uno di quelli che maggiormente si offre, nel quadro generale delle
attività diocesane, a questa convergenza e sinergia di obiettivi e di interventi, espressione
molto eloquente della tanto auspicata comunione ecclesiale, oltre che garanzia di un lavoro
razionalmente programmato ed efficace.
La citata Lettera non si ferma ad esortazioni generali adducendo alte motivazioni
teologiche e pastorali; essa scende nel dettaglio, indicando oltre una ventina di settori della
pastorale diocesana in cui questa convergenza è possibile e più che opportuna; dà inoltre il
suggerimento molto concreto di costituire in diocesi un segretariato o altra forma di
coordinamento senza il quale non c’è garanzia di avvio e di proseguimento di questo operare
insieme; un operare che in nessun modo compromette l’autonomia di programmazione e di
azione delle singole realtà diocesane, ma soltanto ne favorisce un armonioso procedere.
Parlando di un coordinamento si pone il problema di un coordinatore. Spetta al Vescovo
designarlo, comunque non si tratta necessariamente di una nuova figura nell’organigramma
della diocesi; può essere designata una persona che è già responsabile di un altro ufficio,
purché abbia tempo e disponibilità ad assumere anche questo nuovo incarico. Da parte sua la
Migrantes non cessa di raccomandare ai suoi direttori diocesani di fare la loro parte perché il
contenuto della Lettera in diocesi venga preso seriamente in considerazione ed essi esprimano
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chiara la loro disponibilità ad assumere questo servizio nel caso che il Vescovo non intenda
provvedere diversamente, ad esempio designandovi un vicario episcopale.
c) Processo di integrazione
Il 2008 è stato importante, direi anzi, sotto certi aspetti, particolarmente cruciale ed anche
sofferto per le Missioni Cattoliche Italiane d’Europa, per il confronto piuttosto dialettico tra
queste missioni e le gerarchie ecclesiastiche territoriali nonché altre strutture, come la
“Migratio” in Svizzera, che non dipendono direttamente dalla gerarchia, spesso anzi ne sono
un condizionamento. Si arriva a concludere, magari appellandosi in modo un po’ unilaterale
all’Istruzione Pontificia “Erga migrantes caritas Christi”, che queste missioni hanno ormai
fatto il loro tempo, essendo per loro natura temporanee; sarebbe giunto il tempo di accelerare
l’inserimento o assorbimento della pastorale dei migranti, se ha ancora una sua attualità e
necessità, nelle parrocchie territoriali; di conseguenza si auspicherebbe che i tradizionali
cappellani, e soprattutto eventuali loro successori, diventassero direttamente parte del
presbiterio parrocchiale o interparrocchiale, con specifica delega per la cura pastorale dei
fedeli italiani o di origine italiana di seconda e terza generazione.
D’altra parte la Migrantes riconosce che l’attenzione al doveroso rapporto da parte delle
missioni verso le strutture territoriali della Chiesa locale e la promozione di una progressiva
integrazione nelle medesime, spesso non è stata sufficiente, lasciando così l’impressione del
costituirsi quasi di due Chiese parallele e della conseguente (almeno relativa) emarginazione
delle missioni dalla vita delle parrocchie territoriali nel cui ambito geografico sono inserite.
Va però riconosciuto che tale situazione, dove si è prodotta, è da ascrivere non meno
all’atteggiamento di autosufficienza e di effettiva posizione di supremazia dei parroci
territoriali che dei missionari italiani. Sta il fatto che in qualche nazione nel 2008 è stato
ridotto il contributo economico e ridimensionato l’organico degli operatori pastorali delle
missioni o dichiarato superato il ruolo stesso del delegato/coordinatore nazionale nominato
dalla Conferenza Episcopale del luogo.
Quanto ai missionari va preso atto che il loro numero diminuisce, si fanno sempre più
evidenti le conseguenze della loro età avanzata, ed è molto ridotta o quasi nulla la possibilità
di un loro ricambio e ciò in un contesto in cui sulla prima generazione stanno sempre più
prevalendo le successive ed è molto rapido il loro processo di integrazione in ambito civile,
culturale, professionale. Con altrettanta evidenza però si constata che per la prima
generazione, che ha sempre gravitato quasi esclusivamente attorno alle missioni ed è giunta
ormai ad età avanzata, il non poter fare più riferimento alle missioni significherebbe di fatto
indurla ad abbandonare la pratica religiosa; quanto alle successive generazioni è innegabile
che conservano un patrimonio religioso e morale ereditato nell’ambiente familiare e legato
alle loro radici italiane, che è importante alimentare e sviluppare; inoltre, almeno nelle grandi
città, è continua la libera circolazione di professionisti, stagisti, studenti per i quali l’impatto,
anche se temporaneo, con un ambiente profondamente secolarizzato e pluralistico dal punto
di vista religioso, potrebbe essere compromettente non solo per la pratica religiosa ma per la
stessa fede; anche per loro perciò le missioni cattoliche italiane possono essere provvido
sostegno.
Il problema è dunque complesso, occorre disponibilità al dialogo da una parte e dall’altra,
riconoscendo già in partenza che la realtà migratoria oggi è molto diversa dai decenni scorsi e
a questa cangiante realtà devono adattarsi le strutture e il personale della pastorale specifica,
ma non sarebbe assolutamente giustificato, sarebbe anzi deleterio, concludere che queste
missioni abbiano fatto il loro tempo: saranno necessariamente ridotte di numero, cambierà il
21
loro rapporto con le parrocchie territoriali, non si esclude che questa pastorale specifica faccia
capo in certi casi alle medesime, qualora nel loro presbiterio siano inclusi qualificati operatori
etnici (italiani nel caso nostro), ma - si torna a dire - per il servizio pastorale ai nostri
connazionali all’estero non si deve andare verso l’autunno, tanto meno verso l’inverno.
Questa stessa problematica si presenta ora per l’Italia. L’immigrazione non può più
essere detta fenomeno nuovo e tanto meno provvisorio, ha una storia più che ventennale; ma
il suo vertiginoso sviluppo, che ha portato da alcune centinaia di migliaia di unità agli attuali
quattro milioni di regolari con l’aggiunta di una notevole quota di irregolari (la condizione di
regolarità o irregolarità non ha incidenza sulla doverosità del servizio pastorale), fa
concludere che l’impegno pastorale specifico verso di loro non è più ai suoi inizi ma in pieno
sviluppo, con la realistica previsione che questo trend di crescita perdurerà ancora per molto
tempo. È dunque urgente provvedere al presente, rivedendo l’impostazione pastorale del
passato e con un occhio proiettato nel prossimo futuro in servizio ad una migrazione che si fa
sempre più stabile e strutturale.
I cattolici in questa grande massa, secondo calcoli della Migrantes che modificano un po’
quelli correnti, si aggirano sul milione, ossia sul 25-30% del totale. Risulta comprensibile che
in un primo momento l’attenzione della Chiesa Italiana, soprattutto attraverso la Migrantes, si
sia rivolta a offrire nel modo più esteso e capillare possibile un servizio di pastorale specifica,
provvedendo per questi gruppi di cattolici punti di ritrovo, luoghi di culto e operatori pastorali
della medesima lingua e provenienza, talora anche del medesimo culto.
Le parrocchie territoriali sarebbero state, e spesso lo sono tuttora, inadeguate ad offrire
un soddisfacente servizio pastorale a questi fedeli, e non soltanto per la non comprensione
della lingua. Si tenga conto, ad esempio, dell’immigrazione rapidissima dall’Ucraina (e tanto
più dalla Romania), dove prevale l’ortodossia e il rito orientale greco-cattolico: la massa degli
immigrati è molto recente, la lingua italiana per loro è molto difficile, vi prevalgono le donne
ultra-quarantenni che hanno lasciato in patria marito e figli e che fanno il conteggio alla
rovescia per ritornare al loro paese, quindi ben poco interessate al problema dell’integrazione
in Italia: che senso e che possibilità ha la loro integrazione anche ecclesiale in Italia, se per
tale integrazione volessimo intendere l’autosufficienza delle nostre parrocchie a provvedere
in modo soddisfacente alle loro esigenze spirituali? È provvidenziale e urgente in questo caso
(e molti altri casi analoghi) provvedere al loro bene spirituale costituendo per loro centri
specifici, ossia comunità di fede, di culto e di coesione sociale fatte a misura delle loro
particolari esigenze. Anche in questo caso però ha senso trovare occasioni e momenti di
aggancio con le parrocchie territoriali, con attenzione soprattutto a quei fedeli per i quali si
profila un progetto migratorio di più lunga permanenza, come nel caso dei ricongiungimenti
familiari.
Altri singoli immigrati, invece, o gruppi di immigrati sono qui da più lungo periodo,
conoscono abbastanza lingua e cultura italiana, hanno riunito la famiglia, vivono del proprio
lavoro, molti si sono acquistati un proprio alloggio, i figli stanno rapidamente socializzandosi
nel contesto italiano: in questi casi il cammino d’integrazione anche nelle nostre strutture
territoriali deve essere non solo consentito, ma favorito e sollecitato, senza peraltro che questo
comporti il voltar le spalle definitivamente alla precedente comunità etnica di appartenenza.
La Migrantes sta diffondendo una specie di slogan: allo stesso modo in cui molti immigrati
hanno doppio passaporto e doppia cittadinanza - e ciò comporta più che inconvenienti,
notevoli vantaggi - così possono avere doppia appartenenza religiosa, alla propria tradizionale
comunità etnica e alla parrocchia territoriale.
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È comprensibile che fino a qualche anno fa l’attenzione e lo sforzo si siano concentrati ad
assicurare ai fedeli stranieri la possibilità di proseguire in Italia il loro itinerario di fede e di
vita cristiana senza soffrire deleteri sradicamenti, quindi in ideale continuità con la loro
Chiesa di origine, favoriti dalla medesima lingua, cultura e tradizione, con operatori pastorali
in affinità naturale o acquisita con questi fedeli. Finora essi si sono trovati in condizione
analoga ai nostri emigrati del secondo dopoguerra, quando per loro la Missione Cattolica
Italiana era l’unico punto di riferimento anche sotto l’aspetto culturale e socio-assistenziale;
se c’è stato allora un inconveniente, è che il missionario e il suo “entourage” si sono troppo
attardati su questa posizione iniziale, facendo un mondo di bene, ma trascurando che questo
mondo di bene camminasse con i tempi, si aggiornasse secondo il mutare delle fasi
migratorie.
In Italia non si vorrebbe incorrere nello stesso inconveniente: ecco perché in questi ultimi
anni, in particolare nel 2008, si è molto insistito soprattutto con i cappellani, con i loro
coordinatori nazionali e con i direttori regionali e diocesani della pastorale migratoria, perché
si tenessero gli occhi aperti su questo evolversi della situazione, aggiornando in questa
direzione la propria attività pastorale.
Si riconosce che in linea di principio il discorso viene accettato anche con convinzione,
ma non è altrettanto facile che si traggano delle conseguenze, così che nel programma
pastorale si possa vedere di anno in anno quali sono in concreto le iniziative adottate per porsi
sempre più in questa direzione e raggiungere questo obiettivo, da perseguire non
semplicemente per motivi disciplinari o di convenienza, ma per pressanti ragioni di
comunione ecclesiale.
d) Pastorale specifica inserita nella pastorale ordinaria
Il discorso sulla pastorale specifica per i migranti è strettamente connesso con quanto
detto precedentemente sul valore evangelico dell’accoglienza, sull’esigenza della progressiva
integrazione e soprattutto sulla pastorale d’insieme, tenuto conto che oggi il fatto migratorio
coinvolge ormai tutte le Chiese locali e interpella più o meno direttamente tutti gli altri settori
della pastorale diocesana e parrocchiale.
La Migrantes tuttavia di anno in anno ritiene sempre più importante fare la sua parte per
rimuovere un facile equivoco, serpeggiante soprattutto tra il clero: dando per scontato che per
regola generale la diocesi si articola in parrocchie territoriali e i fedeli vi appartengono in
ragione del domicilio o quasi domicilio (can. 102), il nuovo CJC prescrive chiaramente che
“dove risulti conveniente, vengano costituite parrocchie personali, in ragione del rito, della
lingua, della nazione dei fedeli” (can. 518). Alle parrocchie personali vanno equiparate le
“missioni con cura d’anime” e, per analogia, le cappellanie canonicamente erette ed altre
strutture che sia possibile e conveniente istituire per il bene spirituale dei migranti. Insomma
in base a “salus animarum suprema lex”, le predette forme di pastorale specifica hanno
diritto di piena cittadinanza nella Chiesa particolare, anche se di natura loro sono provvisorie
e transitorie, di supplenza, destinate a confluire gradualmente nella pastorale delle parrocchie
territoriali.
Di fatto si continua a registrare nei confronti di questa pastorale specifica una certa
riserva e refrattarietà, formulata pressappoco così: “Le porte delle nostre chiese sono aperte a
tutti, per tutti c’è un posto e un’attenzione nelle nostre parrocchie: non diamo spazio a Chiese
parallele, col rischio del ghetto e della emarginazione”. Talora si aggiunge l’altra formula:
“Non limitiamo indebitamente la competenza e la responsabilità dei parroci”. A questo punto
23
è da chiarire un grosso equivoco: la responsabilità del parroco rimane intatta e prioritaria,
tanto è vero che le facoltà attribuite al cappellano etnico non sono alternative ma cumulative
con quelle del parroco, il quale però, nella misura in cui si sente investito di questa
responsabilità pastorale verso fedeli così diversi dal suo gregge tradizionale, dovrà prendere
consapevolezza con molta modestia e onestà dei propri limiti, per cui la collaborazione di
altro operatore, quello appunto designato per la pastorale specifica, non viene da lui rifiutato
o solo tollerato, ma invocato. La Migrantes torna a ricordare in ogni occasione il monito
chiaro e piuttosto severo della S. Sede: “L’assistenza spirituale di tutti i fedeli, e quindi anche
dei migranti, che risiedono nel territorio di una parrocchia, ricade soprattutto sui parroci, che
dovranno un giorno render conto a Dio del mandato eseguito. Essi perciò (si noti la forza di
questo “perciò”) sappiano condividere un compito tanto grave con il cappellano o
missionario, quando questi si trovi sul posto” o comunque possa essere messo a disposizione
(De pastorali migratorum cura, 30, 3).
In certe diocesi c’è una fioritura interessante di centri pastorali, non sempre con proprio
luogo di culto e con propri cappellani presenti in loco a tempo pieno; questi offrono ad una
notevole varietà e quantità di gruppi etnici un prezioso e appropriato servizio pastorale
specifico, spesso non completo ma comunque complementare a quello delle parrocchie. In
altre diocesi invece sono scarsi o addirittura inesistenti questi servizi perché non ce ne
sarebbe bisogno, per il fatto che non ci sarebbero cattolici fra gli immigrati. L’esperienza
invece insegna che anche in tali diocesi c’è un gregge disperso, nel quale però si deve andare
alla ricerca, nello stile del Buon Pastore. E se non lo facciamo noi, si precipiteranno altri a
farlo con lo zelo del proselitismo tipico delle sette e degli odierni movimenti religiosi
alternativi.
È felice sorpresa imbattersi in modesti gruppi di cattolici del Bangladesh, del Senegal o
della Cina continentale: si sono costituiti in centro pastorale non perché un qualche parroco li
abbia ricercati od essi abbiano battuto alla porta di una nostra parrocchia, ma perché un
sacerdote italiano o straniero, una suora missionaria od anche un laico ne sono andati alla
ricerca e li hanno radunati.
Questo è un lavoro paziente e insistente; un lavoro fatto con prudenza senza indebite
intromissioni, soprattutto attraverso i direttori diocesani e i coordinatori etnici nazionali,
consapevoli che la prima responsabilità e l’ultimo discernimento spetta al Vescovo diocesano.
e) Formazione iniziale e permanente - Incontri e convegni
Una pastorale specifica comporta una qualche forma di formazione specifica non solo per
gli “addetti al lavoro” ma, in qualche modo, per tutti o almeno buona parte degli operatori
impegnati nella pastorale ordinaria o nei vari settori della pastorale diocesana. Sembrano un
po’ datate le norme della Congregazione per l’educazione cattolica “La pastorale della
mobilità umana nella formazione dei futuri sacerdoti” del 1986, ma sono ancora di piena
attualità; la stessa Esortazione apostolica postsinodale “Pastores dabo vobis”, fra gli “esempi
concreti” per le esercitazioni pastorali dei futuri sacerdoti indica, oltre alla “visita ai malati, la
cura degli emigrati, degli esiliati, dei nomadi”.
Ha destato una certa sorpresa alla Migrantes l’assenza di un qualche accenno al problema
nel Direttorio “La formazione dei presbiteri oggi nella Chiesa italiana. Orientamenti e norme
per i seminari”, approvato dall’Assemblea Generale della CEI nel 2005. Pare invece che per
la formazione permanente del clero il tema sia abbastanza all’ordine del giorno e ricorra
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frequentemente nelle riviste, anche con numeri unici o con qualche inserto, ed altra stampa
che passa per le loro mani.
La Migrantes anche nel 2008 ha cercato di fare la sua parte per la formazione specifica
degli operatori:
- L’incontro-convegno con i direttori diocesani della Migrantes è biennale: l’ultimo si è
celebrato nel 2007 a Montesilvano (PE), il prossimo sarà nel 2009 a Frascati.
- L’incontro-convegno con i direttori regionali è annuale: nel 2008 si è tenuto a Matera nei
giorni 18-21 febbraio. In questi appuntamenti con i direttori regionali o diocesani emergono i
problemi di ordinaria amministrazione, come la Giornata mondiale delle migrazioni, ma pure
temi di particolare importanza, come quello svolto in febbraio: “Dialogo interculturale:
l’Europa di quali popoli?”. Si è riscontrata però l’utilità di un confronto più frequente, perciò
durante l’anno si sono scelte altre due circostanze per incontrarsi.
- Come ogni anno si è promosso in giugno a Verona un corso estivo sulle “Linee di pastorale
migratoria”, destinato di preferenza ai Direttori diocesani e regionali, particolarmente per
quelli di recente nomina.
- A livello europeo si è tenuta a Lione una settimana di incontro per gli operatori nelle
Missioni Cattoliche Italiane; dell’importante settimana si parlerà in dettaglio più avanti.
- È ormai tradizione proporre dei corsi organizzati dal CUM nella sua sede di Verona in
collaborazione con la Migrantes e talora con l’USMI. Quello di febbraio “I lontani sono
diventati vicini” era dedicato alle religiose italiane e straniere a contatto con i migranti. Presso
la stessa sede sono state programmate nel 2008 altre attività: un corso base (in luglio) e un
corso avanzato (in agosto) di lingua italiana per operatori stranieri, e un “Corso per sacerdoti
e religiosi non italiani che operano nella pastorale in Italia” (8-20 settembre e 20-31 ottobre).
- Da diversi anni si collabora con l’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro e con la Caritas
per un seminario su problemi di scottante attualità. Lo scorso anno (8 febbraio 2008) si è
scelto per comprensibili motivi: “Immigrazione e legalità: il controverso caso della
Romania”.
- Al fine di offrire agli operatori pastorali informazioni e attenzioni più puntuali verso le leggi
e le politiche relative alle migrazioni in Italia, il Direttore dell’Ufficio della pastorale per
immigrati e profughi ha tenuto una serie di mini-corsi sull’argomento, sia al Nord che al
Centro e al Sud Italia.
- Diversi incontri si sono tenuti anche con i Coordinatori nazionali della pastorale etnica, ai
quali si è pure rivolto l’invito ad approfittare di altre opportunità di aggiornamento, per
entrare maggiormente nella dinamica della vita socio-ecclesiale italiana.
- Per i singoli settori della mobilità umana vengono organizzati specifici incontri a livello
nazionale o regionale, come si dirà a suo luogo.
- La Migrantes partecipa anche ad iniziative promosse da altri uffici e organismi della CEI,
che hanno attinenza con le tematiche proprie del mondo migratorio.
- Infine va segnalato il Convegno che ha particolarmente impegnato il nostro organismo
quest’anno (19-21 ottobre) sul tema centralissimo della pastorale migratoria: “L’integrazione
ecclesiale degli immigrati in Italia”. A conclusione dei lavori il Direttore generale, mons.
Piergiorgio Saviola, ha fatto una sintesi dei lavori, enucleandola in dieci tesi strettamente
collegate tra loro:
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1. Il migrante ha diritto ad una pastorale specifica secondo la propria lingua, cultura,
tradizione.
2. Specifiche comunità di fede e di culto hanno il diritto di costituirsi con il proprio operatore
pastorale.
3. Le comunità pastorali etniche canonicamente erette, hanno pari dignità rispetto alle
parrocchie territoriali.
4. Nel rispetto del principio generale, la struttura ordinaria portante rimane la parrocchia.
5. Le comunità pastorali etniche, per loro natura, sono provvisorie, temporanee, di supplenza.
6. Le comunità pastorali etniche devono fare un cammino di integrazione nelle parrocchie
territoriali.
7. Il cammino di integrazione deve essere libero e spontaneo, oltre che progressivo.
8. Il ruolo dei parroci territoriali e dei cappellani etnici è fondamentale e decisivo nel
processo di integrazione delle comunità etniche.
9. L’integrazione dei singoli fedeli come delle loro comunità etniche deve essere fatta nel
rispetto di ritmi diversi.
10. Il percorso di integrazione, relativo a particolari situazioni di singole persone, deve essere
personalizzato, fatto su misura.
4.2. Organizzazione interna della Migrantes
* L’organico della Migrantes
Nomine nel corso del 2008 - Nel marzo 2008 il Consiglio Episcopale Permanente ha
proceduto alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione Migrantes,
composto da S.E. Mons. Lino Bortolo Belotti, Presidente della CEMI-Migrantes; mons.
Piergiorgio Saviola, Direttore generale della Fondazione; dott. Giuseppe Calcagno,
Consulente della IAS (Immobiliare Aurelia Sostentamento), Tesoriere. Consiglieri: don
Michele Palumbo, Direttore regionale Migrantes Basilicata, della diocesi di Potenza; mons.
Giovanni Battista Bettoni, Delegato Benelux e Francia, della diocesi di Bergamo; don Mario
Aldighieri, Direttore diocesano Migrantes di Cremona; dott. Maurizio Crisanti, Segretario
nazionale ANESV-AGIS (Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti e Parchi di
Divertimento).
Nella medesima seduta il Consiglio Permanente ha pure espresso il gradimento alla
nomina di don Michele Morando, della diocesi di Verona, a Direttore dell’Ufficio per la
pastorale degli emigrati italiani, mentre nella seduta precedente di gennaio aveva espresso il
gradimento alla nomina di don Federico Schiavon, della Congregazione S. Giovanni Bosco, a
Direttore dell’Ufficio per la pastorale dei Rom e Sinti.
Tra i membri della CEMI si registra la nomina di S.E. Mons. Salvatore Ligorio
Arcivescovo di Matera-Irsina in sostituzione del defunto Vescovo di Frosinone, S.E. Mons.
Salvatore Boccaccio.
Composizione attuale della Migrantes - Oltre i membri del Consiglio di Amministrazione
e del Collegio dei Revisori dei conti, rientrano nell’organico attuale della Migrantes il
Direttore generale e i cinque direttori di settore, un consulente e nove dipendenti laici (6
donne, 3 uomini), per un totale di sedici unità. Vi fa servizio a tempo parziale anche un
giornalista del SIR.
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In stretto contatto con la Migrantes sono i Coordinatori/Delegati nazionali della pastorale
etnica: quattro sacerdoti italiani operano in Svizzera, Germania, Inghilterra e Francia-Benelux
per il coordinamento dei missionari delle MCI di quei Paesi; quindici sacerdoti stranieri in
Italia svolgono analogo servizio per le principali etnie e nazionalità di migranti: per il
coordinatore malgascio, morto improvvisamente nel 2007, è prossima la successione.
Sta per essere chiuso definitivamente l’Ufficio profughi (Refugee Service) di via delle
Zoccolette, che per qualche decennio ha svolto alle dipendenze della Migrantes un
benemerito lavoro per decine di migliaia di stranieri che, non avendo titolo per chiedere asilo
politico in Italia, sono stati aiutati a trovare una sistemazione definitiva negli Stati Uniti,
Canada e Australia. Mancano ora i presupposti per proseguire in questo servizio.
È cessato inoltre nel 2008 l’interessamento della Migrantes per il “Servizio civile” di
giovani presso le Missioni Cattoliche Italiane di Europa. Un ultimo gruppo, già predisposto
nel 2007, ha contribuito per la preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù di
Sydney (Australia).
Nel mese di ottobre è invece cominciato il nuovo anno di Servizio civile nazionale, in
collaborazione con Caritas Italiana, presso le Stelle Maris di Genova, La Spezia,
Civitavecchia, Cagliari, Taranto, Bari. I giovani condividono il percorso annuale di
accoglienza con tutta la Gente di Mare, insieme agli operatori locali di progetto e a tutti i
volontari, giovani tra i 18 e 28 anni.
Si sta pure rivedendo il rapporto di collaborazione e il sostegno economico con l’UCEMI
(Unione Cristiana Enti tra e per i Migranti Italiani), presente in diverse nazioni oltreoceano.
* Revisione dello Statuto
Come già accennato nel rapporto dello scorso anno, il ventennio della Migrantes ha dato
occasione per riflettere sullo Statuto di fondazione, risalente al 1987. Pur ritenendolo ancora
sostanzialmente valido, si evidenzia l’opportunità di proporre alla competente autorità
ecclesiale un aggiornamento di forma e di sostanza. Su proposta della CEMI, e con la
consulenza dell’Ufficio per i problemi giuridici della CEI, le modifiche più rilevanti, non
puramente formali, finora previste sono le seguenti:
* A “migranti” e “migrazione” si aggiunge, per completezza, “itineranti” e “itineranza”.
* A “emigrati italiani all’estero” si aggiunge “e loro discendenti”.
* La formula, indicante il primo dei compiti della Migrantes: “Favorire… un loro libero e
originale inserimento nelle Chiese locali”, prende una forma più chiara e completa:
“Promuovere, nel rispetto dell’identità propria di ciascuno, la loro piena comunione e attiva
partecipazione alle realtà ecclesiali del luogo”.
* Nel Consiglio di amministrazione il Direttore Migrantes e il Tesoriere non sono più membri
di diritto; partecipano ugualmente alle riunioni ma senza diritto di voto; il Direttore funge da
segretario e modera le riunioni in assenza del Presidente.
* Il Direttore generale si chiama semplicemente “Direttore” perché i titolari dei cinque uffici
o settori in cui si articola la Migrantes, non sono più detti “direttori”, ma “Responsabili di
settore”. La modifica è stata introdotta per meglio garantire l’unitarietà di indirizzo di questo
organismo della CEI preso nel suo insieme.
* In applicazione dello Statuto della CEI, le Conferenze Episcopali Regionali eleggono un
Vescovo delegato della pastorale migratoria “per favorire gli opportuni collegamenti” (art. 44,
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§ 1) e, su proposta del Vescovo delegato, designano un Direttore regionale “per promuovere
la collaborazione” (art. 44, § 2). Nel precedente Statuto si menzionava a questa figura in
modo molto generico.
* Viene introdotto per la prima volta anche la figura del Direttore diocesano, nominato dal
suo Vescovo.
* Vengono formalizzati i “periodici” incontri dei Direttori regionali e quelli “biennali” dei
Direttori diocesani, dando così stabilità statutaria a una prassi ormai tradizionale.
* Prende ufficialità anche il rapporto con le religiose tramite una rappresentante designata
dall’USMI.
4.3. Verso una “Guida pastorale per le migrazioni”
Già agli inizi del decennio all’interno della Migrantes stava maturando l’idea di un nuovo
direttorio di pastorale migratoria aggiornato ed esteso a tutte le forme di mobilità che sono di
competenza della Migrantes. L’ultimo infatti risaliva al 1993 ed era rivolto al fenomeno
dell’immigrazione. La CEMI si è fatta portavoce del progetto presso il Consiglio Episcopale
Permanente che espresse parere favorevole, come risulta dal comunicato finale della riunione
del 21-23 gennaio 2002: “Il Consiglio Episcopale Permanente ha dato parere favorevole alla
revisione degli orientamenti per l’immigrazione Ero forestiero e mi avete accolto del 1993; è
stata accolta la proposta di pubblicare un vero a proprio Direttorio pastorale, che si occuperà
di tutto il vasto fenomeno della mobilità umana”.
La lunga malattia dell’ex Direttore generale della Migrantes, mons. Luigi Petris, primo
promotore del progetto, comportò il suo rinvio e solo nel 2007 fu ripreso. Nel 2008 si è giunti
a una prima redazione quasi completa della parte generale, da integrarsi con l’aggiunta delle
sezioni riguardanti i singoli settori della mobilità.
Fin dall’inizio però si è constatato che dando a questo nuovo strumento pastorale le
dimensioni sintetiche dei precedenti direttori, si rischiava di essere ripetitivi, se non riduttivi,
dei più recenti documenti pontifici, in particolare dei venti messaggi sulle migrazioni offerti
da Giovanni Paolo II e dell’Istruzione pontificia “Erga migrantes caritas Christi” del 2004.
Non si sarebbe nemmeno risposto all’indicazione del Consiglio Episcopale Permanente di
redigere “un vero e proprio direttorio” su tutto il vasto fenomeno della mobilità.
Perciò ci si è orientati, anche su suggerimento della CEMI che ha seguito costantemente i
lavori, alla redazione di una specie di manuale di una certa ampiezza che offrisse principi e
orientamenti abbondanti e dettagliati agli operatori socio-pastorali del settore e potesse, in
particolare, servire da guida a chi volesse affrontare un po’ sistematicamente il mondo delle
migrazioni nel suo insieme o su qualche aspetto particolare. Sembrava che potesse orientare
nel lavoro anche l’ampio sussidio, che però riguardava soltanto l’immigrazione, “Nella
Chiesa nessuno è straniero”, edito all’inizio del 2001 a cura della Migrantes, della Caritas
italiana, dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, riveduto più volte prima
della pubblicazione dall’allora Sottosegretario della CEI, Mons. Giuseppe Betori.
Come si è detto, la prima bozza nella sua parte generale è già redatta. Prima di procedere
a ulteriori passi, si pensa di sottoporla alla Segreteria Generale della CEI, accompagnata da
una valutazione da parte della CEMI. In base alla risposta della Segreteria si saprà se
procedere nella stesura, tenuto conto, in caso positivo, della qualifica e ufficialità che potrà
ricevere tale documento, secondo che sarà pubblicato a cura della CEI o della CEMI o della
Fondazione Migrantes su mandato della CEMI.
28
5.
Alcuni eventi e iniziative di rilievo
5.1. Sul piano ecclesiale
* Giornata Mondiale delle Migrazioni
La Giornata, che nel 2008 cadeva il 13 gennaio, è stata preparata e si è svolta secondo
uno schema ormai consolidato. Per dare la massima diffusione, per tempo si fanno pervenire,
tramite il SIR, messaggi e sussidi alle testate diocesane; un numero speciale del bimestrale
Servizio Migranti, tutto dedicato alla Giornata, viene inviato con relativo poster a tutte le
parrocchie d’Italia e ad altri organismi e associazioni di carattere nazionale; qualche giorno
prima della Giornata si tiene a Roma una conferenza stampa; il notiziario Sir esce con un
inserto speciale; “Migranti press” per più numeri vi dedica diversi servizi.
Anche per la Giornata del 2008, nel novembre precedente l’équipe della Migrantes al
completo - Direttore generale e Direttori di settore – in una settimana ha cercato di prendere
contatto col maggior numero possibile di diocesi della Sicilia, regione che era stata scelta per
il 2008 come centro delle principali manifestazioni, secondo un programma di
sensibilizzazione già prestabilito in sede regionale. Nel novembre 2008 i Direttori nazionali
hanno dedicato un’altra settimana per farsi presenti in diverse diocesi della Toscana, scelta
come epicentro delle celebrazioni per la Giornata del 2009. La celebrazione eucaristica,
teletrasmessa il 13 gennaio alle ore 11.00 da RaiUno, era presieduta dall’Arcivescovo di
Palermo nella sua cattedrale. Il programma televisivo “A Sua immagine”, trasmesso nella
medesima mattinata, era tutto dedicato al tema della Giornata: “Giovani migranti: risorsa e
provocazione”.
Il Messaggio del S. Padre per la Giornata era impostato sui “giovani migranti” e sul tema
è tornato domenica 13 gennaio nel breve pensiero che egli rivolge ai fedeli al momento
dell’Angelus. Egli torna a ricordare che “numerosi sono i giovani che vari motivi spingono a
vivere lontano dalle loro famiglie e dai loro Paesi” e “particolarmente a rischio sono le
ragazze e i minori”. “Alcuni bambini e adolescenti - egli aggiunge - sono nati e cresciuti in
campi profughi: anch’essi hanno diritto a un futuro. Esprimo il mio apprezzamento per quanti
si impegnano a favore dei giovani migranti, delle loro famiglie e per la loro integrazione
lavorativa e scolastica; invito le comunità ecclesiali ad accogliere con simpatia giovani e
giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le storie e di favorirne
l’inserimento”. La parola finale è rivolta direttamente a loro: “Cari giovani migranti,
impegnatevi a costruire insieme ai vostri coetanei una società più giusta e fraterna,
adempiendo i vostri doveri, rispettando le leggi e non lasciandovi mai trasportare dalla
violenza”.
Si ha l’impressione che, nonostante tutto l’impegno, questa Giornata - pur essendo la
prima in ordine di tempo stabilita dalla S. Sede - a confronto delle altre Giornate mondiali
rimanga la sorella minore, in molte Chiese locali infatti viene disattesa o molto trascurata.
* Festa dei popoli
Va diffondendosi sempre più nelle diocesi la “Festa dei popoli” o “Giornata delle genti”,
nelle modalità più varie, talora estesa a tutti i migranti, talaltra riservata prevalentemente ma
non esclusivamente ai cattolici, e in tal caso prende intonazione marcatamente religiosa. In
questi ultimi anni in molte diocesi tale festa prende un significato squisitamente ecclesiale,
perché viene celebrata il giorno dell’Epifania in cattedrale sotto la presidenza del Vescovo.
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La Migrantes incoraggia queste celebrazioni, ma avverte che non possono in alcun modo
essere sostitutive della Giornata Mondiale delle Migrazioni, da celebrarsi non solo in una
chiesa, sia pure la cattedrale, ma in ogni parrocchia, rivolte direttamente a tutti i fedeli italiani
e non italiani.
* Giornata mondiale dei Giovani a Sydney
Come per le Giornate mondiali precedenti, la Migrantes ha partecipato alla GMG di
Sydney con una nutrita delegazione composta dai Direttori nazionali e da 19 giovani scelti fra
gli emigrati italiani, immigrati, rom, circensi e marittimi. Nel programma della delegazione
era incluso l’incontro con la comunità italiana e l’Ambasciatore italiano di Canberra, nonché
la partecipazione alla festa con i giovani italo-australiani.
* Incontro della Migrantes con i Vescovi dell’Albania
In occasione della visita “ad limina” la Conferenza Episcopale Albanese quasi al
completo ha incontrato la Migrantes nella sua sede di Via Aurelia 796. Era presente anche il
Coordinatore nazionale don Pasquale Ferraro e alcuni operatori pastorali del settore. Si è
parlato del progetto pastorale in favore dei cattolici albanesi, degli operatori pastorali e
collaboratori sui quali si fa affidamento, sul rapido sviluppo dei centri pastorali che hanno già
superato la settantina, sulle difficoltà e sui segni incoraggianti, in particolare sul numero
relativamente elevato di battesimi degli adulti. Si è risposto alle loro domande e si è concluso
l’incontro con generale soddisfazione, rilevando l’utilità di questi contatti periodici. La
Migrantes rileva che contatti come questi si sono avuti anche con altri Vescovi e Conferenze
Episcopali dei Paesi di origine dei Migranti, ma si dovrebbe prendere in considerazione la
possibilità di renderli sistematici, come fa il Pontificio Consiglio della Pastorale per i
Migranti e gli Itineranti in occasione appunto delle visite “ad limina”.
5.2. Sul piano civile
La partecipazione della Fondazione Migrantes in ambito civile riguarda:
* Ministero degli Affari Esteri sezione CGIE (Consiglio Generale Italiani all’Estero)
La Migrantes ha un suo consigliere di nomina governativa nel CGIE sin dal 1989, data della
sua istituzione con Legge 6 novembre1989, n. 368 (modificata dalla Legge 18 giugno1998, n.
198), e regolamentato dal D.P.R. 14 settembre 1998, n. 329. Il CGIE è un organismo di
consulenza del Governo e del Parlamento sui grandi temi di interesse per gli italiani all'estero.
Esso rappresenta il primo passo nel processo di sviluppo della "partecipazione" attiva alla vita
politica del paese da parte delle collettività italiane nel mondo e costituisce l'organismo
essenziale per il loro collegamento permanente con l'Italia.
Dal maggio 2008, membro Migrantes del Consiglio Generale Italiani all’Estero (CGIE) in
sostituzione di Don Domenico Locatelli è stato nominato il Dott. Franco Dotolo, da tanti anni
dipendente della Fondazione Migrantes.
Gli appuntamenti più significativi che hanno caratterizzato il CGIE nel 2008:
a) 5-6-7 marzo: I Assemblea Plenaria presso il Ministero degli Affari Esteri
Il programma di massima della I Assemblea Plenaria del 2008: Relazione del Governo;
Consultazione elettorale nella Circoscrizione estero; Creazione gruppo di lavoro ad hoc
sull’Associazionismo italiano all’estero; Anziani all’estero; Circolare n. 13 relativa
all’erogazione dei contributi a favore degli Enti gestori dei corsi di lingua e cultura
italiana.
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b) 27-28 maggio: Convocazione gruppo di lavoro ad hoc Associazionismo italiano all’estero
L’iniziativa di costituire un gruppo di lavoro ad hoc è stata quella di elaborare un
documento relativo al ruolo e alle prospettive dell’Associazionismo italiano all’estero e
successivamente farlo pervenire a tutti i Consiglieri del CGIE e portarlo nell’Assemblea
Plenaria di dicembre 2008.
c) 5-7 dicembre: II Assemblea Plenaria presso il Ministero degli Affari Esteri
I punti principali hanno riguardato: Relazione del Governo; Interventi dei rappresentanti
del Parlamento; Relazione del Comitato di Presidenza; Finanziaria 2009 e previsione
2010-2011: incidenze sulle politiche in favore degli italiani all’estero; INPS, pensioni e
Assegno sociale.
d) 8-12 dicembre (Roma, Palazzo FAO): I Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo
L’incontro con i giovani che hanno partecipato a questa I Conferenza mondiale in
rappresentanza di centinaia di migliaia di coetanei di origine italiana residenti nei cinque
continenti, è un’opportunità che apre ad una speranza di continuità nel dialogo con le
nostre comunità all’estero. I giovani delegati provenienti da tutto il mondo sono stati 424,
e 200 quelli residenti in Italia.
Nei giorni della Conferenza essi si sono confrontati sui cinque temi programmati
producendo un documento finale su: a) Identità italiana e multiculturalismo; b) Lingua e
cultura; c) Mondo del lavoro e lavoro nel mondo; d) Informazione e comunicazione; e)
Rappresentanza e partecipazione.
* Regioni
Quasi tutte le Regioni italiane hanno le Consulte Regionali per le Politiche migratorie
oppure gli Assessorati all’Emigrazione. Le Consulte (si riuniscono almeno due volte l’anno)
si impegnano a presentare agli organi regionali le istanze in difesa degli italiani nel mondo.
La Migrantes ha un suo membro in molte Consulte regionali che rapportano direttamente al
responsabile Nazionale (della Migrantes).
Per quanto attiene alla regione Lazio, la Consulta regionale si è riunita il 22 maggio per
discutere sui seguenti argomenti: V Conferenza regionale emigrazione; Programmazione
delle pre-Conferenze continentali: Nord e Sud America; Australia; Europa.
* CNE (Consulta Nazionale Emigrazione)
La CNE è un organo consultivo per quanto attiene le politiche migratorie per gli italiani
all’estero. È costituita da 15 associazioni nazionali consolidate nell’impegno tra e per gli
italiani all’estero e a cui va riconosciuto il ruolo storico nel campo delle migrazioni. La
Fondazione Migrantes è una delle promotrici della CNE e fa parte del Consiglio di
Presidenza.
Ogni mese si riunisce il Consiglio di Presidenza per discutere su svariate problematiche
riguardanti gli italiani nel mondo come: l’importanza dell’associazionismo; Circoscrizione
Estero; Parlamentari eletti all’estero; Lingua e cultura italiana all’estero; Nuove generazioni
degli italiani nel mondo.
Il 28 novembre, a Roma, presso la regione Lazio, la CNE ha tenuto il suo ultimo
Convegno sul tema: “Associazioni nazionali, regionali e Consulte: un impegno comune per
un nuovo protagonismo”, a conclusione di un intenso lavoro di approfondimento sui temi
relativi al rilancio dell’associazionismo iniziato due anni prima a Bologna e a Napoli.
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* Cambiamento di maggioranza politica
Qualcosa si è già detto e non occorre scendere nei dettagli, perché i media hanno
segnalato con frequenza quasi quotidiana il cambiamento delle politiche migratorie, che nelle
dichiarazioni elettorali e post-elettorali, come pure nella prima formulazione di molti
provvedimenti legislativi, davano e continuano a dare segno di una notevole radicalità in
senso restrittivo a confronto delle norme correnti; ciò appare evidente in particolare nel
cosiddetto “pacchetto sicurezza” formulato nelle sue linee generali già nel maggio scorso. La
Migrantes è stata abbondante nell’informare, ma in genere è rimasta cauta nel dare
valutazioni e tanto più nel formulare denunce.
* La Carta dei valori, della Cittadinanza e dell’Integrazione
La Carta, redatta ancora nel 2007, ha avuto larga diffusione nel 2008, soprattutto nelle
scuole ed anche tra i migranti; la Migrantes, che riconosce la validità di questo strumento di
armoniosa convivenza, ha approfittato dei suoi mezzi di comunicazione e dei vari incontri per
diffonderlo e commentarlo. Si è insistito soprattutto sul rispetto non soltanto delle varie
religioni, ma pure dei loro segni e simboli, a cominciare da quelli della tradizione religiosa e
culturale italiana, della cui presenza, anche nelle scuole, nessuno deve sentirsi offeso.
* Flussi di ingresso per il 2008
Gli ingressi dei non comunitari, programmati dal Decreto flussi per il 2008, erano
170.000. Di fatto però lo scorso anno la popolazione straniera è aumentata di 454.000 unità (il
doppio dell’anno precedente), grazie ai ricongiungimenti familiari, ai nati in Italia da ambo i
coniugi stranieri e soprattutto alla libera circolazione per i cittadini della Romania e Bulgaria,
avviata col loro ingresso nell’UE. Si può ragionevolmente ritenere che questo massiccio
ingresso di stranieri sia stato eccessivo in proporzione alla capacità ricettiva del nostro Paese
in un solo anno, basti pensare che i romeni ne hanno beneficiato in 300.000, portando così il
totale della loro presenza a 640.000.
* Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese
Il Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese dedica molte pagine al fenomeno
dell’immigrazione. Si sofferma anche sui dati statistici, sostanzialmente conformi a quelli del
Dossier Statistico di Caritas/Migrantes, ma soprattutto su un’analisi qualitativa del fenomeno,
marcatamente positiva: si intravedono - vi si legge - “tratti di una… metamorfosi silenziosamente in marcia… Una presenza numerosa e attiva, che pur nella diversità di culture e di
linguaggi, ha assunto comportamenti di vita non dissimili da quelli italiani”. Tra i fattori di
questa metamorfosi positiva della società italiana vengono evidenziati la vitalità demografica
e la moltiplicazione emulativa di spiriti imprenditoriali. Quanto al primo fattore vengono
segnalati in particolare il tasso di fecondità delle straniere, doppio a confronto delle italiane, i
34.000 matrimoni misti, i 64.000 bambini stranieri nati in Italia. Quanto alla imprenditorialità
ne sono segno i 290.000 stranieri titolari di impresa, oltre il 65% in più rispetto a 5 anni
prima. Si avverte anche, con l’introduzione delle classi separate, il “rischio di disperdere
l’integrazione degli immigrati nella scuola”.
* “Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo”
Di rilevante importanza è il “Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo”, un pacchetto di
obiettivi più che di decisioni concrete che i 27 Ministri degli Interni dei Paesi dell’UE hanno
firmato a Cannes il 7-8 luglio 2008. I punti focali sono cinque: organizzare l’immigrazione
32
legale, lottare contro l’immigrazione clandestina, rafforzare i controlli alle frontiere, costruire
un’Europa dell’asilo e sinergie fra le migrazioni e lo sviluppo creando un partenariato globale
con i Paesi di origine e di transito. C’è un fondato timore che le buone intenzioni,
particolarmente per quanto riguarda l’ultimo punto, rimangano sulla carta e che invece dal
Patto trovi nuova giustificazione e spinta la tendenza in atto verso politiche sempre più
restrittive.
6.
Strumenti di informazione e formazione
6.1. Stampa periodica
Regolare è stata la pubblicazione dei due periodici riguardanti la mobilità umana in
genere, il bimestrale “Servizio Migranti”, di carattere soprattutto formativo, e l’agenzia
stampa settimanale “Migranti-press”, di carattere informativo. Per la gente del Circo e del
Luna Park esce ogni tre mesi “Circhi e Luna Park - In Cammino”; per l’apostolato del mare
“Stella Maris - La tua casa lontano da casa”.
6.2. Pubblicazioni varie
Oltre all’annuale “Rapporto sugli Italiani nel Mondo” edito dalla Migrantes, e al “Dossier
Statistico Immigrazione” edito assieme a Caritas Nazionale e Caritas Diocesana di Roma,
sono usciti nel 2008 altri due numeri dei “Quaderni di Servizio Migranti”, il n. 53 “Italia
chiama Australia - XXIII Giornata Mondiale della Gioventù”, e il n. 54 “Non siete più
stranieri né orfani ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2,19) - Riflessioni,
testimonianze e storia nella Giornata Mondiale delle Migrazioni/Toscana 2009”.
La Migrantes ha pure commissionato al Dipartimento di Psicologia e Antropologia
culturale dell’Università degli Studi di Verona la ricerca “La Zingara rapitrice - Racconti,
denunce, sentenze” (Ediz. Cisu, Verona), che pone in crisi la diceria che bambini vengano
rapiti per opera degli zingari.
Altra pubblicazione “I movimenti religiosi e alternativi tra i migranti”, edita in
collaborazione col Gris di Bologna, raccoglie il materiale e le conclusioni dei quattro
seminari che la Migrantes ha promosso negli anni scorsi sul proselitismo delle sette tra gli
immigrati (Collana “Religioni e sette nel mondo - Nuova serie, n. 2, 2008).
La Migrantes ha dato inizio nel 2008 a un Centro di documentazione Caritas-Migrantes,
aperto al pubblico, con propri locali nel medesimo edificio ove Migrantes e Caritas hanno
sede. I due organismi hanno concordato che il Centro raccolga tutti i loro libri, opuscoli e
periodici relativi alle migrazioni, con chiara indicazione però dell’ente proprietario. Tale
Centro di documentazione, col beneplacito dell’Ufficio nazionale per i beni culturali
ecclesiastici, è entrato a far parte del “Progetto per le Biblioteche Ecclesiastiche”. La
Migrantes tuttavia continua ad avere nella propria sede una biblioteca essenziale, con le
pubblicazioni più recenti e di più immediata utilità, come pure l’archivio sia per le pratiche
recenti che di documentazione storica. Ci si trova notevolmente arretrati nella sistemazione
sia della biblioteca che dell’archivio.
6.3 Sistema informatico Migrantes
La Migrantes usufruisce del portale web della CEI. Ha però a disposizione anche un suo
portale con proprio sito (www.migrantes.it) che permette la navigazione direttamente, senza
passare dal sito della Chiesa Cattolica. Come è stato sistemato nel 2008, il sito nella sua
33
struttura portante comprende: informazioni generali, struttura della Fondazione, documenti
pubblicati dalla Migrantes, calendario di convegni e appuntamenti vari, informazioni sulle
ultime novità e articoli di particolare rilievo. Vi sono inclusi pure i sottositi-web
corrispondenti ai cinque settori della mobilità umana.
6.4 Radio InBlu
Il mercoledì di ogni settimana la Migrantes ha un suo spazio presso Radio InBlu nel
programma “Controcorrente”: in genere si tratta di una breve conversazione di cinque minuti
con uno dei direttori della Migrantes su un tema di attualità in campo migratorio.
34
UFFICIO NAZIONALE
PER LA PASTORALE
DEGLI ITALIANI NEL MONDO
- Anno 2008 -
Direttore Nazionale:
Don Michele Morando
1. La situazione.......................................................................................................................37
1.1. Gli italiani nel mondo.................................................................................................37
1.2. Gli italiani in Europa..................................................................................................38
2. Incontri Bilaterali...............................................................................................................39
3. Seminario/Convegno di Lione (15-21 settembre 2008)...................................................41
4. Visita delle MCI e incontri con le comunità di emigrati ................................................41
5. Animazione in Italia...........................................................................................................41
6. Nuove generazioni e pastorale giovanile ..........................................................................41
7. “Rapporto Italiani nel mondo”.........................................................................................42
8. Stampa di emigrazione ......................................................................................................42
35
36
UFFICIO PER LA PASTORALE DEGLI ITALIANI NEL MONDO
1.
La situazione
1.1. Gli italiani nel mondo
Le statistiche aggiornate all’anno 2008 ci presentano un quadro chiaro della situazione
religiosa all’estero. Nel mondo sono 431 le Missioni cattoliche che lavorano per i nostri
italiani emigrati all’estero; in esse operano 543 sacerdoti-missionari, 166 suore e 51 laici
impegnati, dei quali è necessario prendere atto dell’età avanzata e della durata della loro
permanenza all’estero.
Sono circa tre milioni e mezzo i nostri connazionali nel mondo in possesso di
passaporto e di cittadinanza italiana. C’è inoltre un andirivieni continuo col Nord Europa di
operai qualificati e professionisti in cerca di lavoro, calcolabile sulle 50.000-60.000 unità
annue; si aggiunga la mobilità di molti studenti, libera o promossa da programmi comunitari.
A livello politico, culturale ed anche economico da parte italiana c’è in programma, e in
parte è già in atto, una rivalutazione di questa nostra potenziale risorsa che si trova all’estero.
Invece sul piano religioso, anche nel nostro ambiente ecclesiale, sono diversi a pensare che si
debba voltar pagina o addirittura chiudere definitivamente il libro che racconta il secolare
vastissimo impegno della Chiesa italiana a fianco degli italiani sparsi in ogni angolo del
mondo, ed ora soprattutto in Europa.
Non si nega che il servizio pastorale specifico a loro favore non debba essere
reimpostato e in parte ridimensionato, tenuto conto dei cambiamenti intervenuti. Fra questi si
registra il lento passaggio dei migranti dalla prima alla seconda e terza generazione, in via di
integrazione in un paese ritenuto ormai la loro nuova patria; l’invecchiamento e la progressiva
riduzione dei nostri missionari e dei loro collaboratori, fra i quali le religiose; la dichiarata
necessità da parte delle diocesi di oltralpe di ridurre il contributo economico finora riservato
alle missioni cattoliche italiane e il loro progetto di stringere le fila dell’organizzazione
ecclesiastica, potenziando eventualmente le unità pastorali dentro le quali inglobare con
vincolo più stretto anche il personale addetto alla pastorale etnica.
In questi ultimi anni si è avviato un confronto fra le nostre Missioni cattoliche e la
gerarchia locale, per trovare un soddisfacente e razionale punto di incontro; la Migrantes da
parte sua fa il possibile per promuovere e portare a buon esito questo confronto. La Migrantes
riconosce la necessità di intensificare l’impegno per una maggiore comunicazione, intesa e
collaborazione fra le comunità pastorali etniche e le strutture parrocchiali (impegno però che
va nella duplice direzione), e per promuovere l’integrazione nelle medesime strutture dei
nostri italiani, in particolare di quelli di seconda e terza generazione; riconosce pure
l’assurdità di un missionario per i migranti che non conosca a sufficienza la lingua e la cultura
del posto, condizione necessaria per poter essere efficacemente mediatore, uomo-ponte tra i
suoi fedeli e la Chiesa locale.
La Migrantes però (soprattutto attraverso i Delegati o Coordinatori nazionali nei vari
Paesi d’Europa) tiene fermo che un servizio pastorale specifico per i nostri emigrati rimane
ancora di vitale importanza per gli emigrati stessi e per il Paese di accoglienza. Il processo di
integrazione anche ecclesiale, secondo il costante insegnamento della Chiesa, deve essere
37
progressivo e spontaneo e non può comportare passaggi bruschi e tempestivi in contesti
ecclesiali tanto diversi soprattutto per la prima generazione, ma non solo per questa. Si tenga
poi conto delle nuove forme di migrazione (operai, professionisti, studenti) tendenzialmente
giovanile, per la quale un punto di riferimento pastorale continuerà ad essere decisamente
prezioso.
Va infine valutata attentamente la prospettiva, già positivamente sperimentata da istituti
religiosi, di trasformare le tradizionali comunità pastorali monoetniche per gli italiani in
plurietniche per migranti di più nazionalità, prospettiva aperta soprattutto per le grandi città.
1.2. Gli italiani in Europa
Attualmente le Missioni cattoliche italiane in Europa sono scese a 227 e così i missionari;
un calo ben maggiore hanno registrato le comunità religiose femminili.
A rendere più allarmante la situazione è il numero sempre più crescente delle MCI
costrette a chiudere per mancanza del sacerdote, o di comunità di religiose che per mancanza
di personale interrompono il loro servizio agli immigrati. A mo’ di esempio riferiamo qui i
dati concernenti la Germania dove vivono 600.000 Italiani. Non è esagerato affermare che la
Germania oggi è una vera terra di missione. I cattolici sono solo 25,7 milioni (pari al 31,2%
della popolazione che è di 82,3 milioni).
Un terzo di tutta la popolazione dichiara di non appartenere a nessuna confessione
religiosa. Le Missioni cattoliche italiane, come anche quelle di altra madrelingua, hanno dato
un notevole contributo alla Chiesa che è in Germania, non solo in termini numerici, ma anche
qualitativi. Anche in Germania, come altrove, è avvenuto un processo di evangelizzazione
grazie alle migrazioni. Tuttavia da settembre 2008 ci sono delle emergenze pastorali:
1. Francoforte, 3 comunità italiane: servono 2 sacerdoti in sostituzione di don Lucio Dalla
Fontana e don Michele Favret.
2. Berlino, 1 comunità. Necessita di 1 sacerdote in sostituzione di don Alfio Bordiga.
3. Nürnberg, 1 comunità. Necessita di 1 sacerdote in sostituzione di don Fabio Trudu.
4. Mainz, 1 comunità. Necessita di 1 sacerdote in sostituzione di don Salvatore Di Martino.
5. Stoccolma, 1 comunità. Necessita di 1 sacerdote in sostituzione di P. Wojciech Waligorski.
Inoltre rimane vacante la missione di Kempten.
Nell’ultimo anno ci sono state solo due partenze di missionari. La situazione, così
sommariamente descritta, invita la Migrantes italiana insieme ai Delegati/Coordinatori
nazionali e ai loro Consigli, ad una riflessione su come affrontare realisticamente la sfida che
ci presenta da una parte l’“invecchiamento” delle persone che partecipano alle MCI, e
dall’altra la mancanza di personale apostolico proveniente dalle diocesi italiane per il
necessario ricambio. Durante l’incontro dei Delegati tenuto a Basilea nell’agosto 2008, ci
siamo chiesti se è realistico ignorare la situazione oppure se è necessario riconoscere di essere
entrati in un periodo di transizione e che, di conseguenza, bisogna preparare il cambiamento
anziché subirlo.
Degno di nota è il crescente impegno e senso di responsabilità delle Chiese locali verso i
migranti e verso la pastorale migratoria in generale. Dalle Chiese nazionali ci arrivano segnali
che indicano una crescente volontà delle Chiese locali di ripensare il servizio pastorale ai
migranti di origine italiana all’interno di un progetto di riorganizzazione delle loro Diocesi.
Tale riorganizzazione è dettata anche da problemi finanziari (in Svizzera e Germania
38
diminuiscono i fondi statali per le Chiese a motivo del diminuito numero di cittadini che
pagano le tasse del culto). Abbiamo poi la percezione che la maggioranza dei Vescovi, del
clero e delle comunità locali, Italia compresa, non considerano più gli italiani che vivono
presso di loro da generazioni come “emigrati” o “immigrati”.
In questa prospettiva dunque, una pastorale “straordinaria” o specifica nei loro confronti
sarebbe considerata “residua” o superata. D’altra parte però, esistono ancora in Europa
diverse Missioni cattoliche italiane (circa 200) che operano prevalentemente con la prima e
seconda generazione e, considerata la vitalità della loro fede e l’apprezzamento da parte delle
Comunità cristiane locali, nonché l’impegno di servizio dei loro preti anche a favore dei nonitaliani, la loro opera pastorale è tuttora di grande utilità, a condizione però che sia
decisamente orientata al progressivo inserimento nella Chiesa locale.
Vi è poi il fenomeno di una nuova emigrazione italiana (studenti, ricercatori,
professionisti nelle istituzioni internazionali), presente soprattutto nelle grandi città europee,
emigrazione che però difficilmente si accosta alle nostre Missioni.
Questa situazione, così descritta, ci presenta delle sfide improrogabili:
1. Necessità di chiarire la specificità di una pastorale in lingua italiana all’interno della
pastorale “ordinaria” delle Diocesi locali.
2. Urgenza di definire criteri e priorità circa le Missioni da tenere e quali eventualmente
abbandonare.
3. Necessità di fare questo discernimento con le Diocesi locali mantenendo un dialogo
costante con la Chiesa italiana e le diocesi da cui provengono i missionari.
A questa riflessione abbiamo dedicato nel corso di quest’anno due incontri di
Delegati/ Coordinatori nazionali europei, un terzo incontro è programmato per il 28-31
gennaio 2009 a Roma:
1. Roma, 14-17 gennaio ’08;
2. Basilea, 25-28 agosto ’08.
2.
Incontri Bilaterali
Con l’invio di Missionari italiani nelle Chiese europee per il servizio pastorale dei nostri
connazionali, la Chiesa italiana, mentre accompagna il processo di integrazione,
approfondisce il dialogo con quelle Chiese, vivendo più profondamente il dono della
comunione nella testimonianza della fede e nella missione. D’altra parte, mentre le comunità
di italiani si localizzano e rafforzano i legami con la Chiesa ad quam, i loro preti missionari
mantengono vivo il legame ministeriale con la Chiesa a qua. In questo contesto si colloca la
celebrazione degli incontri bilaterali biennali tra la CEI e la Migrantes e le Conferenze
episcopali dei paesi di emigrazione e gli organismi da loro preposti alla pastorale dei
migranti.
* Svizzera
Dal 7 al 9 aprile 2008, presso la Casa Bonus Pastor, si è tenuto l’incontro bilaterale delle
Commissioni Episcopali per le Migrazioni Italo-Svizzere, in cui si sono trattati i seguenti
punti: priorità pastorali e problematiche della collettività italiana in Svizzera; situazione dei
missionari e delle religiose; formazione e scuole di teologia per laici; giornali e bollettini,
informazione e comunicazione; servizio del Coordinatore e del suo Consiglio.
39
Poco dopo l’incontro bilaterale c’è stata la nomina del nuovo Direttore della Pro
Migrantibus: al Dott. Urs Köppel è succeduto il Dott. Marcus Schmid il quale ci ha fatto poi
visita a Roma. Il Dott. Schmid segue costantemente i lavori del Coordinamento italiano in
Svizzera e incontra frequentemente il Responsabile della Migrantes.
Nel corso dell’anno si sono avuti incontri informali o tavoli di lavoro con altre
Conferenze Episcopali e i loro Uffici per la pastorale migratoria.
* Francia
A Strasburgo abbiamo incontrato il Vicario Episcopale e il Laico incaricato delle
missioni di origine straniera e si è parlato del futuro della missione e del cambio del
missionario, Don Marchetti, che quest’anno compie 80 anni.
Incontri si sono avuti anche con il Service National de la Pastoral des Migrants francese.
Nel mese di dicembre abbiamo incontrato a Parigi, per un raduno di tutti i missionari italiani
in Francia, l’omologo della SNPM e la sua équipe. Accordi sono stati presi per la nomina di
un nuovo Delegato per le MCI in Francia, in sostituzione di Mons. Giambattista Bettoni che
nell’ultimo triennio aveva guidato le due delegazioni del Belgio e della Francia. Nell’ambito
di questi contatti è maturata l’idea di indire un incontro tra la SNPM francese e la Migrantes
italiana. L’incontro avrà luogo il 16 e 17 aprile del 2009 a Roma.
* Belgio
Con il Vescovo belga S.E. Mons. Jean De Bie, incaricato della CEB per la pastorale dei
migranti, abbiamo avuto una corrispondenza epistolare. Il Vescovo in data 1° luglio 2008, ci
comunicava il parere della Conferenza Episcopale, che accogliendo l’opinione della
Commissione “Pro Migrantibus”, riteneva la Missione italiana per la pastorale degli italiani
non più necessaria e pertanto proponeva per la fine del 2011 la chiusura della Missione
italiana in Belgio. Il Presule accettava la nomina del Delegato, Mons. Gianbattista Bettoni,
per un triennio di “transizione”, e proponeva la formazione di un’équipe mista che in questo
triennio analizzasse la situazione delle comunità e ne preparasse la piena inclusione nella
pastorale delle diocesi belghe. S.E. Mons. Bortolo Belotti, Presidente della CEMI, rispondeva
in data 9 gennaio 2009:
«Pare molto utile la decisione di costituire una équipe di coordinamento per seguire e
accompagnare, nel triennio 2009-2011, la fase di transizione. Riteniamo, infatti, doverosa
l’individuazione delle soluzioni più adatte per continuare a garantire in Belgio la cura
pastorale ai fedeli di origine italiana, come suggerito dal n. 90 dell’Istruzione Erga migrantes
caritas Christi, che fa appunto riferimento a “nuove strutture”. Ciò considerato, parrebbe
opportuno procedere fin da subito a qualche sperimentazione nelle parrocchie e nelle missioni
che offrono maggiori garanzie di affidabilità».
Al Delegato Mons. Bettoni la Migrantes italiana ha suggerito quindi di collaborare alla
formazione dell’équipe proposta per seguire questo triennio di transizione e di chiedere alla
controparte belga di preparare un incontro bilaterale.
* Australia
Prossimamente sono previsti contatti con il Vescovo di Adelaide in Australia, per meglio
definire il servizio di don Giorgio Celora che dall’ottobre 2007 lavora in quella diocesi.
40
3.
Seminario/Convegno di Lione (15-21 settembre 2008)
L’iniziativa del Convegno era stata presa dai Delegati/Coordinatori nazionali guidati dal
mio predecessore don Domenico Locatelli, suscitando l’interesse delle associazioni laicali
d’ispirazione cristiana (ACLI-Fai e Inas) che storicamente hanno operato con i loro Patronati
a fianco delle MCI, e che sono diventati partners della Migrantes nell’organizzazione e nella
realizzazione del Convegno europeo. Coerentemente con la riflessione sul ruolo delle MCI in
Europa in questa particolare congiuntura, a Lione si è cercato di guardare con fiducia alla loro
missione oggi e alla loro capacità di lasciarsi interpellare dal mutato ambiente socio-culturale.
Il Convegno, dal titolo “Per quale Persona? Nella diversità, percorsi di condivisione e
solidarietà”, si proponeva di costruire un percorso che partendo dall’esperienza di servizio e
di testimonianza delle comunità di emigrati italiani in Europa, permettesse una lettura comune
della realtà europea odierna, delle nuove povertà e delle sfide, per ricercare una grammatica
antropologica condivisa capace di sostenere il servizio alle persone in difficoltà e per la
promozione del “bene comune”. Sono stati organizzati circa dieci incontri preparatori per il
Convegno-Seminario di Lione in diverse città d’Europa (Valprè-Lione, Roma, Bruxelles,
Verona).
Hanno partecipato al Convegno-Seminario 123 laici, 54 sacerdoti e diaconi e 12 suore e
consacrate, per un totale di 189 persone. Stiamo lavorando alla pubblicazione degli atti.
4.
Visite delle MCI e incontri con le comunità di emigrati
A Sydney, nel mese di luglio 2008: visita e incontro con i nostri connazionali a
Camberra. A Toronto, l’8 novembre 2008, visita per il centenario di “Nostra Signora del
Monte Carmelo”, la cui prima chiesa è stata affidata alla comunità cattolica italiana
dall'Arcidiocesi di Toronto.
Da ottobre a dicembre 2008 abbiamo visitato Missioni in tutti i paesi europei.
5.
Animazione in Italia
- Incontro regionale Migrantes sicula a Pergusa e visita al seminario di Messina.
- Una settimana di animazione nelle diocesi toscane a fine novembre.
6.
Nuove generazioni e pastorale giovanile
L’evento della Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney (15-20 luglio 2008) e la sua
intensa preparazione si colloca all’interno dell’impegno di intercettare la domanda religiosa
delle giovani generazioni di emigrati e delle terze generazioni di italiani all’estero. Giovani
emigrati di terza generazione, alcuni dei quali membri di nostre MCI nel mondo, hanno
partecipato al Congresso dei giovani di Roma il 10-12 dicembre 2008.
Degno di nota è il meeting dei giovani delle MCI tedesche a Mainz nell’ottobre 2008 e il
laboratorio di pastorale giovanile organizzato dal Consiglio di coordinamento svizzero cui
hanno partecipato operatori pastorali dalla Germania.
La pastorale giovanile nelle grandi città, con attenzione sia alle nuove emigrazioni che
alle terze generazioni, ci ha spinto a creare un Coordinamento europeo di tutte le MCI delle
grandi città interessate dalla presenza di studenti del progetto Erasmus, ricercatori e impiegati
nelle istituzioni europee.
41
Il Coordinamento voluto dai Delegati/Coordinatori fa capo a Mons. Bettoni che vive a
Bruxelles e a Suor Milva Caro, attualmente missionaria scalabriniana incaricata della
pastorale giovanile della diocesi di Essen in Germania.
7.
“Rapporto Italiani nel mondo”
Il “Rapporto Italiani nel mondo” è giunto alla terza edizione, promosso dalla Migrantes
per raccontare l’emigrazione italiana. Il “Rapporto” nasce come manuale da consultare ma
anche come sussidio per la sensibilizzazione, al fine di favorire una migliore conoscenza
dell’immigrazione italiana e fornire i dati statistici più aggiornati, altrimenti difficilmente
reperibili.
La presentazione del volume è avvenuta a Roma, a Montreal, a Toronto e a Napoli. Si è
fatta una programmazione per la sua presentazione nelle delegazioni europee.
8.
Stampa di emigrazione
Durante il 2008 numerosi sono stati gli interventi a favore della stampa di emigrazione e
del sito web lemissioni.net. Per il Corriere degli Italiani, della Delegazione svizzera, siamo
intervenuti con un sostegno economico per il risanamento del dissestato assetto finanziario
del giornale. La Migrantes con due rappresentanti entra a far parte del Comitato direttivo
dell’Associazione che gestisce il giornale e ne formula la linea editoriale.
Inoltre, su richiesta delle due testate tedesca e svizzera, si è costituita un Commissione
permanente delle testate, cartacee e on-line, che sono associate tramite il Servizio migranti
della Migrantes nazionale alla Federazione italiana della stampa cattolica. La Commissione
attualmente comprende i redattori di cinque testate, i due Corrieri, Nuovi Orizzonti e un
webgiornale diretto da P. Tobia Bassanelli. La Commissione si riunirà regolarmente per
raccogliere e mettere in comune riflessioni sui temi di interesse della vita nazionale, europea,
e sui temi pastorali che interessano le MCI, allo scopo di dare una informazione quanto più
uniforme e autorevole ai lettori di tutte le nostre testate. Gli incontri si terranno a Basilea e vi
parteciperanno il Direttore del C.S.E.R. di Basilea, P. Graziano Tassello cs, e i Delegati delle
MCI svizzera e tedesca. P. Antonio Simeoni cs, Direttore di Nuovi Orizzonti, è stato eletto
Presidente della Commissione.
42
UFFICIO NAZIONALE
PER LA PASTORALE
DEGLI IMMIGRATI E PROFUGHI
- Anno 2008 -
Direttore Nazionale:
P. Gianromano Gnesotto, cs
Introduzione ...........................................................................................................................................pag. 45
1. L’immigrazione in Italia....................................................................................................45
1.1. La funzione degli immigrati.......................................................................................46
1.2. Immigrazione e criminalità ........................................................................................46
1.3. Orientamenti...............................................................................................................47
1.4. Razzismo ....................................................................................................................47
1.5. Integrazione................................................................................................................48
1.6. Religione ....................................................................................................................49
1.7. Centri pastorali e Coordinatori etnici nazionali .........................................................50
1.8. Etica e migrazioni ......................................................................................................51
1.9. Mass-media e migrazioni ...........................................................................................52
1.10. Rifugiati e profughi ....................................................................................................54
1.11. Coordinamento giuridico per l’Immigrazione ...........................................................57
1.12. Attività particolari ......................................................................................................57
2. Incontri e iniziative ............................................................................................................57
2.1. Incontri ministeriali...................................................................................................58
2.2. Mezzi di comunicazione ...........................................................................................58
2.3. Dossier Statistico Immigrazione ...............................................................................58
2.4. Convegni ...................................................................................................................59
2.5. Corso di formazione Migrantes ................................................................................60
2.6. Settimana di sensibilizzazione in Toscana................................................................60
2.7. GMG a Sydney .........................................................................................................60
43
44
UFFICIO PER LA PASTORALE DEGLI IMMIGRATI ESTERI
IN ITALIA E DEI PROFUGHI
Introduzione
L’immigrazione è sempre più una dimensione intrinseca all’Italia e al suo sviluppo, ed
esercita una funzione positiva anche se non è priva di problemi.
Le problematicità sono veicolo per immaginare un Paese che non esiste, mentre diviene
sempre più urgente abituarsi alla comune convivenza, da caratterizzare con chiari riferimenti
ai valori cristiani e alle acquisizioni valoriali espresse dalla Costituzione italiana e da
fondamentali documenti internazionali, primo tra i quali la Dichiarazione Universale dei
Diritti dell’uomo. È quanto mai necessario un quadro chiaro di diritti e di doveri, da sostenere
con l’educazione del rispetto delle leggi, dei diritti e dei doveri di ogni cittadino.
Le proiezioni demografiche dell’Istat al fatidico anno 2050 evidenziano che la presenza
degli immigrati risulterà più che triplicata, con 12,4 milioni di persone e un’incidenza del
18%, e che senza di loro il nostro accentuato processo di invecchiamento pregiudicherebbe
seriamente le capacità produttive del Paese.
Le posizioni di fronte a questo futuro prossimo sono le medesime che per l’attuale
presenza degli immigrati: per molti si è di fronte a un innesto fruttuoso, mentre per altri si
tratta di una presenza problematica, che se fosse possibile dovrebbe essere limitata alle sole
ore di lavoro aggiuntivo.
Tra i due, c’è un’“area grigia”, in bilico tra coscienza multietnica ed atteggiamenti
intolleranti, che inconsapevolmente chiede con urgenza un’efficace azione educatrice.
Ogni regione italiana ha oggi una componente più o meno consistente di persone che
provengono da altre Nazioni. Sono persone che portano altre culture e tradizioni, professano
religioni diverse. In un panorama molto variegato e differenziato, l’Italia oggi si presenta con
una “vocazione” plurietnica, pluriculturale e plurireligiosa.
Nonostante le paure, i problemi e gli ostacoli, c’è un Paese reale in buona parte
disponibile a trovare forme concrete di convivenza e di dialogo, capaci di coniugare
solidarietà e legalità.
1.
L’immigrazione in Italia
La consistenza degli immigrati regolari in Italia si aggira tra i 3,5 milioni di residenti
accertati dall’Istat e i 4 milioni ipotizzati dal “Dossier Statistico Immigrazione”.
L’immigrazione in Italia si attesta sempre più come fenomeno che ha un forte
radicamento nel territorio, naturalmente in misura differenziata, e un’incidenza notevole, che
può apparire evidente con le seguenti esemplificazioni: gli immigrati costituiscono 1 ogni 15
residenti in Italia, 1 ogni 15 studenti a scuola e 1 ogni 10 lavoratori occupati. Inoltre, in un
decimo dei matrimoni celebrati in Italia è coinvolto un partner straniero, così come un decimo
delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri.
45
Oltre al numero complessivo delle presenze, sono significativi anche altri dati: i
lavoratori sono circa 2 milioni, impiegati nei settori dell’assistenza familiare, in edilizia, nelle
fabbriche, nei trasporti, nei bar, negli alberghi. Quasi 800.000 i minori; più di 600.000 gli
studenti; più di 400.000 le persone nate in territorio italiano; più di 300.000 gli stranieri
diventati cittadini italiani; più di 150.000 gli immigrati diventati imprenditori.
Confrontando i dati attuali con quelli del 2000 ci accorgiamo che il raddoppio è
pressoché generalizzato e sotto alcuni aspetti superato.
1.1. La funzione degli immigrati
L’immigrazione è iniziata in Italia come fenomeno lavorativo e questo continua ad essere
l’aspetto prevalente, senza sottovalutare le implicazioni familiari, culturali, religiose,
giuridiche. Di fatto gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli
italiani.
La quota di forza lavoro dall’estero di 170.000 unità l’anno, esclusi gli stagionali, è il
minimo ritenuto indispensabile per il buon andamento del nostro sistema produttivo.
Sappiamo, però, che le famiglie e le aziende praticano un numero di assunzioni ben al di là
dei numeri ufficiali e anche questo comportamento merita attenzione.
Occupazione significa, naturalmente, creazione di ricchezza. Secondo una stima di
Unioncamere, gli immigrati concorrono per il 9% alla creazione del PIL, tre punti in più
rispetto all’incidenza sulla popolazione.
Anche le recenti stime demografiche dell’Istat evidenziano l’apporto positivo e
indispensabile degli immigrati. Ipotizzando 250.000 nuovi ingressi l’anno, nel 2050 la
popolazione attiva in Italia scenderà da 39 a 31 milioni, mentre gli ultrasessantacinquenni,
attualmente 12 milioni, diventeranno 22 milioni.
Le proiezioni demografiche dell’Istat all’anno 2050 evidenziano che la presenza degli
immigrati risulterà più che triplicata, con 12,4 milioni di persone e un’incidenza del 18%.
La questione di fondo, la questione cruciale, è quella culturale: in Italia siamo già in
presenza di più di 100 provenienze culturalmente diverse, e di almeno altrettante lingue. Già
nel 2001 in uno studio dell’Università per Stranieri di Siena erano state censite 150 lingue
presenti in Italia come patrimonio portato dagli immigrati.
Tuttavia l’Italia, nel confronto con gli altri paesi industrializzati, risulta poco aperta agli
apporti dall’estero: pochi universitari (neppure 50.000), pochi stranieri nei posti di alta
qualificazione, pochi ricercatori, mentre la differenza culturale, se ben gestita, è una potente
leva per lo sviluppo.
1.2. Immigrazione e criminalità
Le statistiche criminali, utilizzate in maniera impropria, rischiano di trasformare un
grande fatto sociale come l’immigrazione in un fenomeno delinquenziale. Esiste, senza però
cadere in conclusioni infondate.
L’analisi congiunta delle statistiche giudiziarie porta a queste conclusioni: gli immigrati
regolari hanno all’incirca lo stesso tasso di devianza degli italiani; prevalgono le collettività di
immigrati solo marginalmente toccate dalle statistiche criminali; gli addebiti giudiziari sono
più ricorrenti per gli immigrati che si trovano in situazione irregolare, senza peraltro che
debbano essere trasformati per principio in delinquenti.
46
1.3. Orientamenti
Il numero degli immigrati e il ritmo della loro crescita impongono che le procedure
burocratiche per il soggiorno siano più agibili, sia per l’educazione alla legalità che al
perseguimento di una strategia concreta di accoglienza. Pensiamo ai visti, ai permessi di
soggiorno, ai ricongiungimenti familiari, alle pratiche per la cittadinanza.
Le procedure per l’inserimento nel mondo del lavoro erano già problematiche al
momento della loro introduzione nel 1986 e lo sono diventate ancor di più a partire dal 2002,
quando sono state rese più rigorose.
È lo stesso decreto annuale sui flussi a registrare le sacche di irregolarità che si formano.
Nel mese di dicembre 2007, a fronte di una quota di 170.000 lavoratori, sono state presentate
741.000 domande: più di mezzo milione di persone fuori quota. La reintroduzione della
venuta per la ricerca del posto di lavoro, secondo le forze sociali e gli studiosi, aiuterebbe a
rispondere sia alle esigenze dei controlli di polizia che alla flessibilità dell’incontro tra
domanda e offerta.
Lascia perplessi sentir dire che in Italia si fa troppo per l’integrazione degli immigrati,
non tenendo conto che questo impegno si può misurare. Rispetto ai 100 milioni di euro, con
cui attualmente è finanziato il fondo per l’integrazione in Italia, riscontriamo che la Spagna di
milioni ne spende annualmente 300 e la Germania 750.
Dalla scuola alla sanità, continuano ad essere proposte modifiche alla normativa vigente
che riducono sempre più le opportunità di integrazione, spesso salvaguardate solo a seguito di
sentenze della Corte costituzionale. Senza contare inoltre che alcune proposte da tempo
auspicate, come quella sulla cittadinanza, non riescono ad andare avanti. Anche l’obiettivo
dell’attribuzione del diritto di voto a livello amministrativo sembra più lontano che mai.
Normative più flessibili sulla ricerca del lavoro rimangono un auspicio inascoltato degli
studiosi e di quanti operano nel settore.
Quando venne attribuito il bonus bebé si decise di escludere le mamme con cittadinanza
straniera, proprio loro che stanno fornendo un apporto determinante a sostegno del nostro
andamento demografico. La recente mozione, approvata alla Camera dei deputati, impegna il
governo a destinare a classi-ponte, da molti temute come differenziali o riservate, i figli di
stranieri che non mostrino di possedere una capacità linguistica analoga a quella dei coetanei
italiani. Sono in tanti ad aver stigmatizzato i pericoli di questo isolamento, quand’anche
temporaneo, dalla classe normale, andando contro una delle più importanti acquisizioni delle
nostre tradizioni scolastiche: quella di camminare insieme, eventualmente prevedendo la
presenza stabile di più mediatori e facilitatori linguistici.
Senza contare poi previsioni legislative che sembrano ostacolare l’unità della famiglia in
migrazione, che invece spesso è fondamentale anche in termini di sicurezza.
Basti pensare alle condizioni estremamente restrittive per il ricongiungimento del
coniuge, dei figli maggiorenni e dei genitori a carico e all’introduzione dell’esame del Dna
per accertare la parentela, con spese a carico del richiedente.
1.4. Razzismo
Era il 1997, undici anni fa, quando il Consiglio dei ministri dell’Unione europea decise
che quello era l’“anno europeo contro il razzismo”. Allora scrissi che era meglio modificarlo
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in “anno europeo senza razzismo”, per non esaurire le forze a contrastare qualcuno anziché
impegnarsi alla costruzione di una società coesa.
Razzismo inoltre è una parola impegnativa, sproporzionata, che certo centra il bersaglio
grosso e scontato di alcuni atti di discriminazione nei confronti degli immigrati. Ma fa
perdere di vista certi sentimenti e atteggiamenti generalizzati: l’indifferenza, il fastidio, il
rifiuto, l’individualismo, i soliti luoghi comuni.
Sta a significare che è giusto agitarsi di fronte alle ingiustizie, ma è altrettanto doveroso
continuare un lavoro molto più impegnativo che è quello di dare ragioni e contenuti per
riflettere e capire. Continuare l’impegnativo compito di educare, specie in nome delle nuove
generazioni, che saranno le protagoniste del nostro futuro.
Catalizzare il fatto dell’immigrazione sul pur legittimo bisogno di sicurezza, come si sta
facendo in questi tempi difficili, conduce il tema verso questioni primitive, della prima ora,
che fanno apparire lontani argomenti importanti quali quelli della cittadinanza agli immigrati,
del dialogo interculturale, dell’inclusione.
In fondo sono le nostre città, che non sono più sicure della propria identità e del
proprio ruolo umanizzante, e scambiano questa loro insicurezza di fondo con un’insicurezza
di importazione.
Ciò che è urgente elaborare, allora, non sono tanto le misure di contenimento o di
repressione, ma un insieme ben più complesso di problematiche sociali e culturali: il rapporto
tra sovranità nazionale e universalità dei diritti umani, l’opzione giuridica tra l’antico ius
sanguinis e il più articolato ius soli, il diritto a vivere in famiglia e le attuali limitatezze
procedurali, il lavoratore migrante e la persona migrante.
1.5. Integrazione
Si è ormai giunti all’acquisizione che l’integrazione è un processo biunivoco, che
comporta da una parte un’azione nei confronti degli stranieri, favorendo il loro inserimento
nel contesto sociale, culturale, economico, e dall’altra verso gli autoctoni, per una cultura
dell’accoglienza e della convivialità delle differenze.
La sfida si gioca non tanto nell’importare modelli integrazionisti stranieri, poiché si può
dire che tutti i Paesi, anche quelli di vecchia immigrazione, sono ancora degli apprendisti in
materia. Piuttosto l’esperienza ormai consolidata di alcuni Paesi può aiutare nell’evitare gli
effetti negativi sia delle impostazioni assimilazioniste di stampo francese, dove le diversità
delle appartenenze e la loro evoluzione non hanno trovato sempre cittadinanza sociale, che di
quelle pluraliste di stampo anglosassone, senza dire di quelle separatiste secondo il modello
tedesco, dove il rispetto e la preservazione delle diversità può diventare l’alibi per evitare
l’elaborazione di una società interculturale.
Dal momento che, a tutt’oggi, non ha più senso rifarsi meccanicamente al passato e
tantomeno mutuare singole impostazioni dal contesto europeo, la richiesta che sorge dal basso
è di elaborare una via italiana all’integrazione, non come soluzione studiata a tavolino, ma
come sperimentazione di un processo di coesione e partecipazione sociale.
Su queste basi, nell’ottobre 2008 si è tenuto presso la sede della Migrantes Nazionale il
primo Convegno su “L’integrazione ecclesiale degli immigrati in Italia”, portando
l’esperienza di una Chiesa che su questo fronte ha operato nel passato e opera nel presente, al
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seguito di valori, intuizioni e modelli che vanno valorizzati, ulteriormente riflettuti e applicati
ai nuovi contesti.
Sono state poste le basi per una riflessione approfondita sulle implicanze del termine,
“integrazione”, che nella sua semplicità mostra una forte complessità, che nella sua chiarezza
nominale svela però notevoli percorsi problematici.
In continuità con il Convegno preparato e svolto a Castel Gandolfo da più organismi e
uffici pastorali nel febbraio del 2003 sul tema “Tutte le genti verranno a Te”, le cui
indicazioni finali parlavano della necessità di una pastorale d’insieme, il Convegno ha
risottolineato che la pastorale per e con i migranti si configura come una “pastorale
d’insieme”, come è chiaramente detto e descritto nella “Lettera alle comunità cristiane:
migrazioni e pastorale d’insieme” del Consiglio Episcopale Permanente.
Per tale motivo sono stati coinvolti nello svolgimento dei lavori i Direttori Nazionali
degli Uffici maggiormente coinvolti nel percorso che si fa insieme.
Da questo Convegno, con il ricco materiale esposto durante i lavori, prenderà avvio un
Gruppo di Studio sull’Integrazione che lavorerà su due filoni, quello dell’integrazione
ecclesiale, da una parte, e quello dell’integrazione sociale degli immigrati in Italia, dall’altra.
1.6. Religione
Nell’attuale contesto immigratorio italiano, i cristiani superano i 2 milioni di unità e
raggiungono la maggioranza assoluta della presenza immigrata, il che – ancora una volta –
evidenzia l’inconsistenza di chi equipara l’immigrazione all’insediamento di persone
unicamente di altre tradizioni religiose differenti, una sorta di “invasione”. Al loro interno gli
ortodossi (1 milione e 130 mila) si consolidano come prima confessione rispetto ai cattolici
(775 mila) e ai protestanti (139 mila), una composizione che di per sé ravviva gli stimoli e le
e motivazioni del dialogo ecumenico.
I musulmani sono circa 1 milione e 250 mila, e sono stati quasi raggiunti dagli ortodossi.
Gli induisti, i buddisti e i fedeli di religioni tradizionali sono numericamente al di sotto
delle 100 mila unità, con incidenze tra l’1% e il 2% sul totale, mentre gli ebrei mantengono
una presenza contenuta allo 0,2%.
Quanto al futuro, la stabilità o meno del quadro delle appartenenze religiose dipenderà
dall’incidenza dei flussi dall’Est Europa. Se nel futuro prevarranno i flussi dall’Africa, in
particolare da quella Subsahariana, e dall’Asia, si determinerà una maggiore presenza
islamica, anche se da questi Paesi arrivano pure cattolici e protestanti oltre che induisti e
buddisti. Non è dato sapere che ruolo avranno, nel futuro, i flussi dall’America Latina, che
sono in prevalenza cristiani.
Il dialogo interreligioso ha visto, nel corso del 2008, due momenti particolarmente
significativi: l’incontro di Papa Benedetto XVI con i rappresentanti della comunità ebraica di
New York (17 aprile 2008), e la visita in Vaticano di una Delegazione di musulmani iraniani
(30 aprile 2008).
Sul fronte del mondo islamico è stata interessante, all’inizio del 2008, la pubblicazione
da parte della FIOE (Federazione delle Organizzazione Islamiche in Europa) di una “Carta
dei musulmani d’Europa”, nata per contribuire all’unità europea, a una cittadinanza
responsabile, alla pace, al dialogo interreligioso e per la diffusione di una spiritualità islamica
in Occidente.
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In Italia va ricordata la “Carta dei valori, della cittadinanza e dell’integrazione”,
importante documento approvato dal Ministero dell’Interno con Decreto del 23 aprile 2007,
imperniato sulla centralità della persona umana e della sua dignità, sull’uguaglianza dei diritti
tra uomo e donna e sul diritto alla libertà religiosa.
La presenza in Italia di quasi 2 milioni e 100 mila immigrati (cioè il 52,7% degli
immigrati) provenienti da tradizioni e comunità religiose cristiane, in particolare dal mondo
ortodosso, chiede un ritorno a un dialogo ecumenico che da una parte è costruito sulla
conoscenza e dall’altro sulle relazioni, di cui la preghiera costituisce l’elemento centrale
(Concilio Vaticano II, Unitatis redintegratio,1964, n. 8).
Nelle diocesi italiane si moltiplicano le iniziative nel segno del dialogo ecumenico:
celebrazioni comuni, libri per la preghiera comune, la concessione di edifici sacri a comunità
ortodosse, centri di ascolto e servizi di carità in comune con il mondo protestante.
L’attenzione e la responsabilità della Chiesa nei confronti degli immigrati cattolici,
secondo la prassi consolidata di venire incontro alle legittime esigenze degli immigrati di
religione cristiana, ha offerto la possibilità di vivere personalmente e comunitariamente la
fede, costituendo comunità di fede e di culto, con proprie strutture e propri operatori pastorali,
nella valorizzazione della propria identità culturale, etnica e religiosa.
In Italia questa “pastorale etnica” è una realtà in pieno sviluppo. Da una parte si fonda sul
fatto che la fede è legata alla memoria della propria terra, alla propria lingua, alle proprie
tradizioni e feste e dall’altra si iscrive nel Progetto culturale della Chiesa italiana nelle sue
due principali finalità: far emergere il contenuto culturale dell’evangelizzazione e procedere
ad un’opera di inculturazione della fede adeguata alle sfide imposte dalle trasformazioni
culturali in atto.
Tutto questo si realizza attraverso strutture canoniche, come le “Missioni con cura
d’anime” e le “Cappellanie”, oppure con centri pastorali o socio-pastorali sorti per spontanea
iniziativa di operatori pastorali, italiani o stranieri. Questi centri pastorali informali, assieme
alle strutture canoniche, portano il totale delle presenze pastorali in Italia sulla soglia delle
700 unità.
Sono inoltre presenti in forma abbastanza stabile circa 2.300 sacerdoti di origine straniera
nelle diocesi italiane.
All’interno di questo variegato panorama diventa estremamente preziosa l’opera dei
coordinatori nazionali della pastorale etnica, che attualmente stanno rivolgendosi a 15
appartenenze etniche: africani di lingua francese, africani di lingua inglese, albanesi, cinesi,
filippini, greco-ucraini, indiani, lituani, polacchi, romeni, siro-malabaresi, sri-lankesicingalesi, ungheresi, vietnamiti, malgasci.
1.7. Centri pastorali e Coordinatori etnici nazionali
I Centri Pastorali Etnici presenti in Italia, come sopra accennato, sono circa 700, di
diversa natura e configurazione. Una rilevazione più puntuale, con referenti e indicazioni per
le celebrazioni, sarà raccolta nell’Annuario 2009 dei Centri Pastorali Etnici.
I Coordinatori etnici nazionali, attualmente nel numero di 15, sono i seguenti:
- per i cattolici filippini: SANTOS mons. Ruperto;
- per i cattolici albanesi: FERRARO don Pasquale;
- per i cattolici romeni: LUCACI mons. Anton;
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- per i cattolici ungheresi: NÈMETH mons. László;
- per i cattolici vietnamiti: NGUYEN VAN DU don Agostino;
- per i cattolici siro-malabaresi: POLLAYIL p. José;
- per i cattolici sri-lankesi-cingalesi: PERERA don Joe Neville;
- per i cattolici greco-ucraini: SAPUNKO p. Olexandr;
- per i cattolici polacchi: DALACH don Adam;
- per i cattolici africani di lingua inglese: MGBEAHURIKE don Robert Emeka;
- per i cattolici africani di lingua francese: KIBANGU MALONDA don Denis;
- per i cattolici lituani: SIURYS don Petras;
- per i cattolici cinesi: CUI don Pietro Xingang;
- per i cattolici del Kerala: PATTAPARAMBIL don Antoney Gorge;
- per i cattolici malgasci: RABENIRINA don Joseph.
Sono già stati individuati altri due possibili Coordinatori per il necessario servizio
pastorale alle Comunità cattoliche dell’America Latina e alla Comunità romena di rito
bizantino.
Nel corso dell’anno si sono svolti bimestrali incontri di formazione, informazione,
programmazione e raccordo, per continuare con sempre maggior incisività e coordinamento
l’azione pastorale a favore delle diverse comunità presenti nel territorio italiano.
È stato inoltre costituito, presso la sede di Roma, Via Aurelia 796, il Centro di Pastorale
Etnica, luogo in cui comunemente si svolgono gli incontri con il gruppo dei Coordinatori
etnici nazionali.
La suddivisione delle sale sarà inoltre funzionale sia per incontri che il singolo
Coordinatore organizzerà con i cappellani del proprio gruppo etnico, che per diventare un
centro di documentazione e di produzione di sussidi necessari alla pastorale specifica.
1.8. Etica e migrazioni
Il tema etico ha sempre maggior rilevanza in contesti migratori e nelle politiche
migratorie dei Paesi di antica accoglienza migratoria, come alcuni Paesi anglosassoni, e pian
piano anche nel contesto europeo, data la varia e complessa realtà delle migrazioni, nonché
l’importanza indiscutibile che le migrazioni hanno raggiunto per l’organizzazione della
società e la convivenza civile.
Collocato sul terreno dell’etica sociale e sul bisogno di porre una valutazione morale
sulle strutture sociali in quanto tali, il portato “social-etico” delle migrazioni chiede di essere
messo in gioco per dare ordine alle posizioni che si assumono di fronte ai fatti migratori.
Tali posizioni si assestano sui due seguenti schieramenti:
1. Uno schieramento rileva soprattutto la problematicità: è in grado di vedere i benefici
economici del lavoro a basso costo, tuttavia sottolinea maggiormente i costi sociali, i
problemi di convivenza, l’aumento della microcriminalità.
2. L’altro schieramento si accorge che le migrazioni sono una risorsa, sia per i benefici
economici e demografici che comportano, che per l’arricchimento culturale che consegue
all’incontro tra persone di provenienze diverse. Non si ignorano qui le criticità connesse alle
migrazioni, ma l’accento è posto soprattutto sui problemi vissuti dai migranti, sul trattamento
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iniquo per l’accesso ai beni sociali, la discriminazione sul lavoro, l’esclusione civile e la
xenofobia.
Le due visioni si traducono normalmente in politiche migratorie di orientamento diverso:
più restrittive le prime, con un maggior richiamo ai doveri dei migranti; più liberali le
seconde, con un richiamo più frequente ai diritti.
Ora, la valutazione di queste azioni non può essere solo di natura tecnica, ma investe
anche il campo dell’etica.
In altri termini, non si discute soltanto se le politiche migratorie siano efficaci o meno,
sulla base degli obiettivi che si sono date, ma anche se siano giuste o sbagliate, e giuste o
sbagliate non soltanto da una prospettiva politica, ma anche da una prospettiva etica.
Il nesso inscindibile tra il portare la Buona Novella in tutti gli strati dell’umanità e la
trasformazione dal di dentro di questa stessa umanità (Evangelizzazione e promozione
umana), pone la Chiesa in quella dimensione profetica che sa scrutare i segni dei tempi,
interpretarli alla luce del Vangelo, ed essere poi “esperta in umanità”.
Tale azione produce naturalmente un impegno critico e un compito responsabile da
adempiere nei confronti delle Istituzioni statali, sulla base di quattro principi che fanno da
perno alla dottrina sociale della Chiesa: dignità umana, solidarietà, sussidiarietà, bene
comune.
1.9. Mass media e migrazioni
Temi fondamentali quali “integrazione” e “convivenza delle differenze” sono sostenuti
da minime condizioni: una di queste è la qualità dell’informazione, la scelta di dare spazio
alle “minoranze” etniche con rispetto e competenza, superare la logica del mero scambio
economico-utilitaristico, con la coscienza dell’enorme responsabilità di favorire l’inclusione
o, al contrario, di produrre fermenti distruttivi di conflitto sociale.
In quest’ottica il caso italiano presenta notevoli sbilanciamenti. Secondo varie indagini
che da una decina d’anni a questa parte vengono effettuate anche nel rapporto tra mass media
e immigrazione, si rileva che nel più pervasivo mezzo di comunicazione, la televisione,
l’immigrato appare anzitutto poco e “non ha voce”: solo nel 9,1% delle occasioni è
intervistato, mentre nel 63,9% è solo citato. Inoltre, quando va sotto i riflettori televisivi è
trattato da “disperato” o da “criminale”, nel ruolo negativo della vittima o del colpevole. Per
non parlare della possibilità di consultare un immigrato in qualità di esperto: solo nell’1,6%
dei casi.
I giornali, sono in linea con quanto passa in televisione, in una posizione che può
sembrare di subalternità almeno per quanto riguarda l’agenda setting.
Un fenomeno significativo sono i mass media etnici.
Nati all’inizio degli anni Novanta, i giornali etnici oggi sono una presenza importante in
Italia. Se nel 2002 se ne contavano una trentina ora sono più che raddoppiati: sono oltre 60
testate, in gran parte mensili e qualche quindicinale. Molti di vita breve, lasciano però subito
il posto a nuovi nati: basti pensare che dei giornali censiti nel 2001, meno della metà è ancora
attiva.
Sono maggiormente diffusi dove maggiore è la presenza degli immigrati e più attivo è
l’associazionismo: quindi in Lombardia, nel Lazio e in Emilia Romagna. La Capitale si
conferma Roma con 25 testate.
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Malgrado l’eterogeneità della foliazione, la tiratura per testata tende a superare le mille
copie, con oltre venti giornali che tirano dalle diecimila alle ventimila copie.
Il 40% dei giornali (25 testate) viene pubblicato in una sola lingua (arabo, francese,
spagnolo, inglese), senza traduzione in italiano.
Accanto all’editoria si pone il fenomeno significativo delle trasmissioni radiotelevisive
rivolte agli immigrati: si tratta di spazi concessi in “ospitalità”. Per la radio ci sono circa 60
trasmissioni, in genere a cadenza settimanale, su 36 emittenti. Le radio cattoliche del circuito
“In Blu” ospitano 10 trasmissioni. In crescita la presenza televisiva: le 6 trasmissioni del 2002
sono salite a 24, ospitate da stazioni locali: si tratta perlopiù di notiziari di mezz’ora e
informazioni di servizio.
La limitatezza delle nostre capacità euristiche di fronte alla complessità esterna fabbrica
con facilità lo stereotipo. Vengono messi in atto processi cognitivi che da un lato
semplificano la realtà e dall’altro la organizzano, ne tranciano giudizi, tanto più resistenti
quanto più c’è la pigrizia e l’inerzia nello scandagliare la realtà.
Il meccanismo di semplificazione e di risposta al proprio bacino di utenza (non
dimentichiamo che i mass media sono un’azienda normale, che risponde a domande del
mercato con lo scopo di raggiungere un utile economico) ha portato il giornalismo a mettere
l’accento su quanto colpisce l’immaginario collettivo, sbilanciando e trattando
l’immigrazione più come “problema” che come fenomeno, con punte di allarmismo,
generatore d’ansia, con titolazioni del tipo: “Invasione”, “Onda nera che avanza”, “Marea
montante”, “Calata degli Slavi”. Una pedagogia negativa, che dovrebbe pesare sulla
coscienza di certi operatori dell’informazione.
Emblematico a questo proposito l’arrivo di circa 1.000 albanesi su un’unica nave sulle
coste pugliesi nell’agosto del 1991 e condotti (“deportati” è il termine usato dagli inviati)
nello stadio di Bari. Per giorni vennero ripresi dalle telecamere, rinchiusi come bestie,
riforniti di cibo dagli elicotteri e continuamente invitati dai megafoni della polizia a
consegnarsi alle autorità.
La televisione, che con i suoi messaggi pubblicitari captati dalle parabole delle case
albanesi, era la finestra sull’Occidente capitalista, concausa di quei “fattori di attrazione” che
sono di spinta alle migrazioni, diventava il mezzo usato per poter rimpatriare, un deterrente
per bloccare l’esodo. I telegiornali, che venivano visti anche in Albania, rilanciavano le
immagini dello sfacelo, il volto di un’Italia che non era il “Bengodi” immaginato dagli
stranieri.
Così facendo è stata rafforzata un’immagine negativa su tutto il fenomeno migratorio,
tanto che si fa risalire a questo momento, nell’estate del 1991, il cambio repentino del modo
di percepire l’immigrazione da parte degli italiani, ora come un’“invasione”.
Un’interessante analisi sulla stampa quotidiana nel rapporto con il tema
dell’immigrazione abbinato a quello del lavoro e della discriminazione, è stato svolto in Italia
in un arco temporale specifico, nel tempo in cui gli immigrati potevano presentare la
domanda di regolarizzazione. La rilevazione è stata fatta nel periodo maggio-ottobre 2006,
ovvero da tre mesi prima a tre mesi dopo il 21.07.2007, giorno in cui scadeva la presentazione
delle domande di regolarizzazione agli Sportelli Unici presso le Prefetture. I quotidiani
analizzati erano la Repubblica, l’Osservatore Romano, la Padania, il Manifesto, Avvenire,
l’Unità, la Gazzetta del Mezzogiorno.
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Il criterio di scelta rispondeva a questa logica: testate più diffuse e sensibili al tema (la
Repubblica, il Manifesto, l’Unità), testate rispondenti alla funzione della dimensione
territoriale (La Gazzetta del Mezzogiorno), della dimensione religiosa (Avvenire e
L’Osservatore Romano), dimensione politica (la Padania).
Quanto emerge è un linguaggio piuttosto standardizzato, che si sofferma sempre sugli
stessi concetti. L’immigrazione viene spesso traguardata come pericolo, problema, fenomeno
da risolvere.
La novità in ambito italiano (che con la legge n. 69 del 3 febbraio 1963 vede l’istituzione
dell’Ordine dei Giornalisti, con il compito di disciplinare l'organizzazione della professione) è
la formulazione di un protocollo deontologico concernente i richiedenti asilo, rifugiati,
vittime della tratta e migranti, denominato “Carta di Roma”, per richiamare i giornalisti ad
osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i migranti.
La raccomandazione di “osservare la massima attenzione nel trattamento delle
informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel
territorio della Repubblica Italiana e altrove”, viene specificata in quattro punti:
1. Adottare termini giuridicamente appropriati.
2. Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte.
3. Tutelare coloro che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando le accortezze in merito
all’identità e all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, evitando in
tal modo di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari.
4. Interpellare esperti in materia per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto
chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.
Gli impegni dei soggetti promotori:
1. Inserire le problematiche relative ai migranti tra gli argomenti trattati nelle attività di
formazione dei giornalisti, dalle scuole di giornalismo ai seminari per i praticanti.
2. Istituire un Osservatorio che periodicamente monotorizzi l’informazione sui temi dei
migranti con indagini quantitative e qualitative, oltre a offrire materiale di riflessione e di
confronto agli operatori dell’informazione a partire dai Consigli regionali dell’Ordine dei
Giornalisti.
3. Istituire premi speciali per la buona informazione in materia.
1.10. Rifugiati e Profughi
L’azione a favore dei Rifugiati e dei Profughi si catalizza nella collaborazione e nella
partecipazione al Consiglio Direttivo del CIR (Consiglio Italiano Rifugiati), di cui la
Migrantes è socio fondatore, e nei rapporti con il “Jesuit Refugee Service” dei Gesuiti di
Roma (Centro Astalli -Via del Collegio Romano 1), sostenendo nei limiti del possibile alcune
iniziative anche dal punto di vista economico.
La storica attività che veniva svolta presso l’Ufficio Profughi della Migrantes, nella sede
staccata di Via delle Zoccolette 17, con un’impostazione che non rispondeva più alle
modificate politiche migratorie nel contesto italiano ed internazionale, è andata via via
esaurendosi.
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Tuttavia, per riqualificare in altro modo l’attività nel segno della continuità, è stato
elaborato un progetto di “Rimpatrio volontario assistito”, che non ha avuto vita facile e che
rimane nel cassetto, pur rispondendo agli attuali orientamenti dell’Unione Europea e dello
Stato italiano.
Di seguito, è stato elaborato un secondo progetto, riguardante l’assistenza legale per
sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, postulanti stranieri. Tale progetto sembra avere
maggior presa ed interesse.
Qui di seguito vengono riportate sinteticamente le linee generali del primo progetto e, più
estesamente, si illustra il secondo progetto.
a) Rimpatrio volontario assistito
Con la dizione “Rimpatrio volontario assistito” si fa riferimento a quelle persone che per
il diniego dell’asilo politico, o al seguito di decreto espulsivo per motivi amministrativi,
versano in situazioni di particolare precarietà, spesso anche con serie problematiche
psicologiche.
Si fa altresì riferimento a casi di studenti stranieri che, completato un progetto di studio
iniziato con l’intento del ritorno in Patria, non hanno delle garanzie di inserimento effettivo
nel Paese di origine che li dispongano ad un rientro effettivo.
L’assistenza al rimpatrio implica il supporto psicologico e l’elaborazione di progetti
fattibili di rimpatrio.
La Migrantes può contare sulla rete nazionale dei propri referenti periferici per
l’individuazione dei casi da esaminare e collaborare con le agenzie internazionali preposte
che operano in Italia, come già avveniva in passato.
Il riferimento va allo IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e
all’ACNUR (Servizio profughi delle Nazioni Unite) che già hanno in atto determinati
programmi di rimpatrio. Un monitoraggio più dettagliato sul territorio da parte della
Migrantes è una grande risorsa per fornire tutte le informazioni necessarie per mettere in
pratica il rimpatrio assistito senza creare alcun trauma a coloro che rientrano nel proprio
paese.
b) Servizio ecclesiale a favore di sacerdoti, religiose, religiosi stranieri
1. Si ritiene opportuno e necessario un servizio ecclesiale finalizzato all’adempimento
delle pratiche burocratiche concernenti:
• la richiesta di visto d’ingresso in Italia,
• il primo permesso di soggiorno ed i successivi rinnovi,
• la richiesta del permesso di soggiorno C.E. per lungo-residenti,
• le pratiche per l’acquisto della cittadinanza, a favore di soggetti, cittadini/e non
appartenenti all’Unione Europea, che fanno parte della realtà ecclesiale: sacerdoti, religiosi,
religiose, studenti che completano in Italia l’iter formativo per gli ordini sacri o per la totale
consacrazione.
2. A motivare tale servizio ecclesiale, sono anzitutto:
• le richieste private di aiuto e di accompagnamento in procedure complicate e spesso non
conosciute;
55
• le richieste da parte di Istituti di vita consacrata per casi specifici di difficile soluzione;
• l’esistenza di un ragguardevole bacino di “clandestinità” nella permanenza sul territorio
italiano anche tra sacerdoti stranieri che prestano servizio alla Chiesa italiana, religiosi e
religiose straniere che vivono in Italia presso il proprio Istituto di appartenenza.
3. Tale situazione merita di essere presa in seria considerazione:
• per dare alla persona direttamente interessata l’aiuto necessario ad una permanenza legale
nel territorio italiano;
• per improntare, anche in questo settore, corretti rapporti con le Istituzioni statali chiamate
ad applicare la normativa vigente in materia migratoria,
• per limitare gli esempi non virtuosi in materia di applicazione normativa, che, se mutuati
da cittadini stranieri laici, sarebbero ancor più lesivi di un corretto percorso di inserimento nel
territorio dello Stato.
4. È opportuno, inoltre, richiamare il fatto che per casi riguardanti pratiche di ingresso,
permanenza e rinnovo, necessitanti un’azione più particolareggiata, si è vista la presenza
attiva di persone di malaffare e di “Azzeccagarbugli” che a prezzi esosi hanno prestato la loro
opera, spesso complicando ulteriormente quanto è già complicato di sua natura.
Non è sufficiente denunciare il fatto che sul fronte migratorio si aggirano personaggi
poco raccomandabili, che utilizzano situazioni e persone a fini di illeciti guadagni, gravitando
anche su Istituti, parrocchie e conventi.
Occorre, per quanto possibile, fornire un servizio gratuito e competente in materia.
5. Un capitolo a parte dovrebbe essere riservato per i casi di postulanti, novizie e suore
straniere, che lasciano il proprio Istituto scegliendo lo stato laicale, e che non intendono
lasciare il territorio italiano per motivi personali e culturali.
Per loro si sono registrate iniziative di Superiore, che non solo hanno segnalato alla
Questura territorialmente competente il fatto che la persona domiciliata presso l’Istituto non
era più presente (cosa, questa, dovuta quando si tratta di soggetto straniero), ma che hanno
anche richiesto la revoca del permesso di soggiorno per mancanza delle condizioni originarie
della sua sussistenza.
Ora è da evidenziare che i soggetti, che permangono sul territorio italiano senza valido
permesso di soggiorno, non solo incorrono nelle sanzioni previste dalla Legge 189/2002
(Testo unico sull’immigrazione), ma, fortemente vulnerabili, sono facilmente esposti a forme
odiose di sfruttamento, ancorché forme umanamente e moralmente deprecabili di riduzione in
stato di schiavitù sessuale e/o lavorativa.
6. In considerazione del fatto che la città di Roma in particolare, e la Regione
ecclesiastica del Lazio in specie, vedono la presenza di un elevato numero di soggetti a favore
dei quali si intende svolgere il servizio di accompagnamento sopra esposto, il luogo operativo
può opportunamente essere individuato a Roma.
Oltre all’importante bacino di utenza, vanno tenute in conto le seguenti considerazioni,
affatto marginali, per svolgere a Roma un tale servizio:
• il servizio di accompagnamento svolto a Roma appare con maggiore evidenza quale
risposta puntuale che la Chiesa, madre e maestra, offre ai suoi figli e alle sue figlie;
• tale attività di eccellenza, svolta nella città in cui lo Stato è rappresentato, dà un segnale
preciso di correttezza nei confronti delle Istituzioni;
56
• tale servizio esprime, dal centro, la piena consapevolezza che il cammino dell’integrazione
si attua nel segno della legalità e nel rispetto delle persone che vi sono implicate.
1.11. Coordinamento Giuridico per l’Immigrazione
Il fenomeno migratorio ha innescato dinamiche sociali che rendono centrale la questione
del diritto, come strumento per avviare il cammino dell’integrazione nel segno della legalità e
nel rispetto dei diritti delle persone in movimento.
Pertanto, coloro che operano nel settore dell’immigrazione non possono più prescindere
da una buona conoscenza della materia, che spesso si palesa nella propria natura complessa,
con problemi di interpretazione e applicazione.
La formazione giuridica e l’azione conseguente, quale modalità operativa della
Migrantes, si colloca nel settore della pastorale specifica a favore dei migranti in quanto
riguarda l’ambito della “promozione umana” e della tutela dei diritti della persona, che
competono alla Chiesa in forza della sua missione di salvezza integrale dell’uomo.
Nel caso delle migrazioni, la persistenza di abusi, sfruttamento e discriminazione, rende
il compito urgente.
Sono stati dunque ideati e avviati dei Corsi di formazione in Diritto delle Migrazioni
rivolte ai Direttori Regionali, Diocesani e operatori da questi segnalati, seguendo per l’offerta
formativa una suddivisione territoriale che abbraccia quattro aree: Nord-Est, Nord-Ovest,
Centro-Nord, Centro-Sud.
I contenuti:
• L’ingresso degli stranieri in Italia per motivi di lavoro ed esercizio del diritto all’unità
familiare.
• La disciplina degli allontanamenti e le nuove regole sulle espulsioni dei cittadini
comunitari.
• Le nuove regole per richiedenti Asilo e Rifugiati. Carta dei valori, della cittadinanza e
dell’integrazione.
• Casi giurisprudenziali e laboratori di prassi sulle procedure per lavoro, ricongiungimento
familiare, minori stranieri.
1.12. Attività particolari
Qui di seguito vengono riportate alcune delle attività attinenti all’azione propria
dell’Ufficio, sia in ambito istituzionale che ecclesiale:
Si è membri della Consulta per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie,
istituita presso il Ministero della Solidarietà Sociale.
Si è membri del Consiglio Direttivo del CIR.
Si fa parte del Coordinamento Nazionale contro la tratta, presso la Caritas Italiana.
Si fa parte del Gruppo ecumenico per l’immigrazione, che fa capo alla Chiesa
Evangelica.
2.
Incontri e iniziative
Si elencano di seguito alcuni tra gli incontri e le iniziative svolte.
57
2.1. Incontri Ministeriali
Gli incontri di iniziativa governativa, piuttosto frequenti durante la passata legislatura, si
sono notevolmente diradati con l’attuale Governo Berlusconi.
La stessa “Consulta Nazionale per i problemi dei lavoratori immigrati ed i membri delle
loro famiglie” che era stata istituita dall’allora Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo
Ferrero, e che vede la Migrantes presente nella persona del Direttore Nazionale per gli
Immigrati e i Profughi, non è stata mai più convocata dall’attuale Ministro degli Interni.
Il 21 gennaio 2009 si è stati auditi presso la Camera dei Deputati, convocati dalla
Commissione per il welfare presieduta dall’On. Margherita Boniver, sui temi dell’Asilo,
dell’integrazione e del “pacchetto sicurezza”.
Il 2 marzo 2009, presso la Camera dei Deputati, la Migrantes, assieme a Caritas, ACLI,
Comunità di Sant’Egidio, Centro Astalli, Comunità Papa Giovanni XXIII, ha tenuto ai
parlamentari la presentazione di un documento congiunto sugli aspetti problematici del
“pacchetto sicurezza”, con il titolo “Solo una legge giusta può dare più sicurezza”.
Nell’imminenza della discussione in aula del disegno di legge sulla sicurezza (n. 733), le
organizzazioni firmatarie hanno rivolto il loro puntuale appello ai parlamentari e ai politici
italiani confidando in soluzioni legislative che sappiano coniugare la tutela degli interessi
dello Stato con il rispetto della dignità umana.
Si esprimeva in quell’occasione una viva apprensione per alcune tra le norme proposte
che, se approvate, avrebbero influito negativamente sulla vita e la dignità delle persone,
nonché sul bene della stessa sicurezza.
2.2. Mezzi di comunicazione
In preparazione alla Giornata Mondiale delle Migrazioni e in occasione della stessa, sono
stati svolti alcuni interventi presso la Radio Vaticana, InBlu, Rai1 (trasmissione “A Sua
immagine”).
Sono state tenute periodiche interviste presso Radio InBlu sui diversi temi attinenti la
pastorale migratoria e l’immigrazione in genere.
Inoltre, sono stati pubblicati 10 articoli sull’analisi della situazione migratoria in Italia dal
punto di vista sociale e pastorale.
2.3. Dossier Statistico Immigrazione
Per il “Dossier Statistico Immigrazione 2008” è stato redatto il capitolo sul “Nuovo
panorama delle religioni in Italia”.
Per la diffusione dei dati e delle analisi sviluppate nel “Dossier Statistico Immigrazione”,
il Direttore Nazionale dell’Ufficio Immigrati e Profughi è intervenuto nei seguenti Convegni:
- 30 ottobre, presso l’Università per stranieri di Siena;
- 15 novembre, nella Diocesi di Taranto;
- 22 novembre, nella Diocesi di Potenza, a Tramutola;
- 24 novembre, nella Diocesi di Prato.
58
2.4. Convegni
Di seguito, i Convegni a cui ha partecipato il Direttore Nazionale dell’Ufficio Immigrati
e Profughi in veste di relatore.
- 25 febbraio: a Roma, presso la Parrocchia S. Maria in Campitelli, si è partecipato al
Convegno dal titolo “Luoghi di culto a Roma”;
- 2-5 marzo: a Lione, organizzata dalla Pastorale dei Migranti nelle grandi città europee, si è
partecipato ai lavori sul tema “Famiglia e Migrazione;
- 6 marzo: a Tivoli si è tenuta la relazione dal tema “Quadro socio-giuridico dell’immigrazione in Italia”;
- 13 marzo: a Bergamo si è tenuta la relazione dal tema: “La riforma della legge sulla
cittadinanza”;
- 27 marzo: a Teramo, presso l’Università, si è partecipato alla tavola rotonda sul tema
“Diritti dell’uomo e dialogo interculturale nel Mediterraneo”;
- 3 aprile: a Messina si è tenuta la relazione dal titolo “Immigrazione e intercultura”;
- 4 aprile: a Roma, presso il Charhotel, organizzato dall’Ufficio catechistico nazionale della
CEI, si è tenuta la relazione dal titolo “Islam in Europa”;
- 5 aprile: a Ostia, per la comunità polacca si è tenuta la relazione dal titolo “L’integrazione
degli immigrati in Italia”;
- 25 aprile: a Reggio Calabria, presso il Gran Hotel Lamezia, organizzato dal Direttore
Regionale Migrantes e con la partecipazione dei Direttori Diocesani Migrantes e loro
collaboratori, si è tenuta la relazione “Linee di pastorale migratoria”;
- 24 maggio: a Roma, a favore delle comunità cinesi convenute da tutta Italia, presso il
Collegio Urbano si è tenuta la relazione dal titolo “La pastorale migratoria in Italia”;
- 12 giugno: a Roma, presso la Sede CEI di Via Aurelia 50, nell’ambito del Convegno che
radunava i Direttori degli Uffici Stampa delle Conferenze Europee, si è tenuta la relazione
dal titolo “Il fenomeno migratorio e i mass media”;
- 13 giugno: a Venezia, presso l’Università Ca’ Foscari, si è intervenuti al Convegno dal tema
“Immigrazione nel contesto europeo”;
- 17 giugno: a Roma, presso l’Università La Sapienza, si è intervenuti al Convegno dal titolo
“Contro ogni razzismo, per una città solidale”;
- 2 luglio: a Verona, presso il CUM, si è tenuta la relazione dal titolo “L’immigrazione in
Italia: profili sociali e pastorali” a favore di un gruppo di Missionari laici in partenza per
l’America Latina;
- 5-6 settembre: a Trento, nel Convegno dal titolo “Peregrinare tra antico e moderno”, si è
intervenuti con la relazione “L’Italia dell’emigrazione e dell’immigrazione”;
- 12-14 settembre: a Vienna, si è partecipato al Convegno della CCEE sulla Pastorale
Migratoria con particolare attenzione al Sud del Mediterraneo;
- 8 ottobre: a Zelarino (Mestre), si è partecipato al Convegno dei Direttori Diocesani
Migrantes e dei cappellani etnici con una relazione dal tema “La pastorale specifica per gli
immigrati in Italia”;
59
- 21 ottobre: a Roma, presso la Parrocchia della Natività, nell’incontro con i cappellani etnici
presenti a Roma si è intervenuti con una relazione su “Chiesa e migrazioni”;
- 9 novembre: a Vicenza, presso il Palazzo Opere Sociali, si è partecipato al Convegno sociopolitico “Immigrazione sfida educativa”, organizzato dall’Azione Cattolica, Acli e Cif
provinciali, Agisci, Csi, Ucid, in collaborazione con la Consulta delle Aggregazioni laicali,
con una relazione dal titolo “L’immigrazione nel Veneto: caratteri ed urgenze”;
- 15 novembre: a Taranto, presso la Parrocchia San Lorenzo da Brindisi, si è partecipato al V
Convegno Diocesano Migrantes con una relazione dal titolo “Né stranieri, né ospiti”;
- 20 novembre: a Bergamo, presso l’Università, si è tenuta una relazione dal tema
“Immigrazione e cooperazione internazionale”.
2.5. Corso di formazione Migrantes
É stato preparato e svolto a Verona, presso il Centro Carraro, dal 23 al 28 giugno, il
Corso di formazione Migrantes “Linee di Pastorale migratoria”, rivolto principalmente ai
Direttori Diocesani Migrantes di prima nomina.
2.6. Settimana di sensibilizzazione in Toscana
Dal 24 al 29 novembre si sono tenuti una serie di incontri nelle Diocesi della Regione
Toscana nella cornice della settimana di sensibilizzazione in preparazione alla Giornata
Mondiale delle Migrazioni.
2.7. GMG a Sydney
Dal 7 al 21 luglio si è partecipato alla GMG di Sydney con un gruppo di giovani
migranti.
60
UFFICIO NAZIONALE
PER LA PASTORALE
DEI ROM E DEI SINTI
- Anno 2008 Direttore Nazionale:
Don Federico Schiavon
1. Situazione sociale ...........................................................................................................63
2. Situazione pastorale .......................................................................................................63
3. Avvenimenti vissuti .......................................................................................................64
4. Incontri macrozonali......................................................................................................64
5. Incontro nazionale ..........................................................................................................65
61
62
UFFICIO PER LA PASTORALE DEI ROM E DEI SINTI
1.
Situazione sociale
Durante l’anno 2008 la realtà dei Rom e Sinti in Italia è stata spesso sotto i riflettori
dell’opinione pubblica e il più delle volte per sottolineare situazioni negative, pretestuose,
frutto di pregiudizi, intolleranza ed anche per motivi politici.
La cosiddetta “invasione dei romeni” ha portato alla confusione nel ritenere che
“romeno” equivalesse a Rom (zingaro).
Ne è prova che il “problema sicurezza” abbia concentrato tutta l’attenzione sul “pericolo
nomadi” creando nell’opinione pubblica la convinzione che l’insicurezza dipende dalla
presenza dei Rom in Italia, presenza irrilevante che corrisponde allo 0,2% della popolazione
italiana.
Tale clima di paura ha favorito la necessità di leggi e provvedimenti che ci ricordano
tempi passati da dimenticare: censimento dei campi nomadi, patti di legalità, impronte digitali
soprattutto ai bambini. Le “paure”, risultate infondate, sono pertanto rientrate grazie
all’intervento di tante persone e associazioni.
La insufficiente conoscenza del popolo Rom e Sinto continua comunque ad alimentare
pregiudizi che ostacolano un giusto e sereno rapporto con questa popolazione nomade.
Al riguardo l’Istituto di ricerca IPSO di Renato Mannheimer, in uno studio
commissionato dal Ministero dell’Interno del precedente governo, evidenzia appunto una
profonda ignoranza delle minoranza Rom e Sinta da parte degli italiani.
Il 35% degli italiani infatti sovrastima il dato dei 130-150 mila Rom presenti in Italia:
oltre il 50% ritiene che nessuno di questi sia cittadino italiano, mentre l’84% pensa,
erroneamente, che i Rom siano soprattutto nomadi. Inoltre il 73% degli intervistati ritiene che
i Rom e Sinti siano un popolo omogeneo per cultura, lingua e provenienza.
Questa ignoranza che crea paura, pregiudizi, a volte intolleranza, non esime neppure le
nostre comunità cristiane che potrebbero ricredersi facilmente se venissero aiutate a riscoprire
e rendere attuale lo spirito evangelico dell’accoglienza.
2.
Situazione pastorale
Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio sottolinea che “lo sviluppo di un popolo non
deriva primariamente né dal denaro né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì
dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione della mentalità e dei costumi” (n. 58).
Il primo obiettivo della pastorale da conseguire, allora, non è l’assistenzialismo bensì un
effettivo incontro con questo popolo che favorisca l’ascolto attento, la conoscenza reciproca,
il rispetto della cultura e della tradizione, senza imporre le une a scapito delle altre: non
quindi assimilazione ma interazione tra due realtà distinte.
Consapevoli che ogni persona è una “storia sacra” e in ogni popolo ci sono i semi di Dio,
è importante “imparare” la fede anche da loro mettendoci in gioco in un percorso di
evangelizzazione con i Rom e Sinti.
63
La pastorale si concretizza in una Chiesa che annunci accompagnando, abitando in
mezzo a loro: “Mi son fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli... tutto io faccio per
il Vangelo, per diventare partecipe con loro” (1Cor 9).
L’apostolo Paolo aveva intuito la strada maestra dell’annuncio: quella della condivisione
della vita.
Cosa si condivide con i Rom e Sinti?
Si condividono idee, confidenze, sentimenti, precarietà, debolezze, paure, progetti, ideali,
abitazioni, cibo, attività, i volti di Dio.
Si condivide la gioia di una nascita, il dolore di una malattia o della morte, la
disperazione di un’espulsione o di un arresto, la festa di un matrimonio, il tempo breve di un
caffè, di una risata, la destrezza o i capricci dei piccoli, la grazia di una ragazzina che danza...
Condividere è entrare in relazione senza calcoli, senza progetti o programmi, senza attese
e previsioni; è accettare di “perdere tempo” per entrare gradualmente e con rispetto nel ritmo
della vita delle persone che la provvidenza ci ha messo accanto anche come aiuto e
benedizione.
È attraverso la condivisione che permettiamo al Vangelo di gettare i suoi semi nel terreno
della vita: “Un uomo getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme
germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa” (Mc 4,27).
3.
Avvenimenti vissuti
- 28-30 Marzo: incontro Europeo CCIT a Spalato (Croazia) sull’Antiziganismo;
- 1-4 Settembre: VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari organizzato dal
Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti a Freising (Germania);
- 10 Novembre: presentazione della Ricerca “La zingara rapitrice”;
- nel mese di maggio è uscito il libro “Una vita tante vite” che raccoglie gli articoli, le
riflessioni di Pinuccia Scaramuzzetti che per anni ha vissuto con i Rom.
4.
Incontri macrozonali
Nell’anno 2008 sono continuati gli incontri periodici degli Operatori del Nord, Centro e
Sud.
- Gli operatori pastorali del Nord si sono incontrati alle Budrie (Bologna) il terzo fine
settimana dei mesi dispari.
Il confronto, lo scambio di informazioni, la convivialità, lo studio e la preghiera ha coeso
bene questo gruppo che da anni si ritrova con assiduità.
- Gli operatori del Centro si sono ritrovati tre volte.
All’interno di questo gruppo ci sono figure storiche che da anni, con costanza e tenacia,
nonostante l’età, continuano a tener duro.
Forze nuove, un po’ alla volta, si stanno aggiungendo dando linfa nuova e vivacità.
- Al Sud è presente un gruppo storico a Cosenza che, nonostante le difficoltà, continua il suo
cammino iniziato molti anni fa.
Le Piccole Sorelle da un po’ di tempo sono presenti a Crotone.
Per il resto qualcosa si sta muovendo in Sicilia.
64
Sentiamo in modo vivo e forte il ricordo e la simpatia dei monasteri di clausura nei
confronti della nostra pastorale e dei Rom e Sinti.
5.
Incontro nazionale
Nel 2009, dal 27 al 30 agosto, si terrà nel Seminario di Udine il Convegno nazionale dal
tema: “Le minoranze: risorsa per la società e per la Chiesa”.
65
66
UFFICIO NAZIONALE
PER LA PASTORALE
DEI FIERANTI, CIRCENSI ED
OPERATORI DI SPETTACOLI ITINERANTI
- Anno 2008 Direttore Nazionale:
Don Luciano Cantini
1. Introduzione .......................................................................................................................69
1.1. I destinatari ................................................................................................................69
1.2. Progetto triennale ......................................................................................................69
2. Situazione socio-economica ...............................................................................................69
3. Situazione religiosa ............................................................................................................71
3.1. Gli operatori pastorali................................................................................................72
3.2. Le Chiese locali .........................................................................................................73
4. Servizio pastorale del 2008................................................................................................73
4.1. Incontri e attività di sensibilizzazione.......................................................................73
4.2. Partecipazione a convegni e manifestazioni..............................................................73
4.3. Formazione e sostegno degli operatori pastorali.......................................................74
4.4. Pastorale diretta .........................................................................................................74
4.5. Attività internazionale ...............................................................................................75
4.6. Pubblicazioni e mass-media ......................................................................................75
67
68
UFFICIO PER LA PASTORALE DEI FIERANTI, CIRCENSI
ED OPERATORI DI SPETTACOLI ITINERANTI
1.
Introduzione
1.1. I destinatari
I destinatari delle attenzioni pastorali dell’Ufficio sono i fieranti, i circensi e gli operatori
di spettacoli itineranti.
Per fieranti si intendono gli “esercenti di spettacolo viaggiante”; in genere sono famiglie
imprenditrici con attrazioni di diversa tipologia e grandezza, con i loro dipendenti. In genere
ogni “ditta” segue un suo proprio itinerario che si ripete con un ciclo annuale. Sono fieranti
anche gli operatori di molti parchi di divertimento stabili, e piccole attività nei quartieri
cittadini. L’interesse dell’Ufficio riguarda anche gli operatori di grandi parchi di attrazione
con una gestione più industriale, alcuni di questi appartengono a società multinazionali.
Per circensi si intendono le famiglie della direzione, gli artisti e gli operai appartenenti a
strutture circensi con una gestione di tipo industriale, come a piccole attività a conduzione
prettamente monofamiliare. In genere non hanno un itinerario prestabilito dovendosi adattare
a diverse esigenze. Si intendono anche tutti coloro che hanno lasciato l’attività circense vera e
propria, per dedicarsi ad attività diverse più o meno correlate al mondo di provenienza.
Per operatori di spettacoli itineranti si intendono quei singoli e gruppi e famiglie che si
dedicano ad attività artistiche di tipo popolare e che viaggiano con strutture proprie come i
burattinai, i motor show, rettilari, serragli, ecc., o molto più semplicemente come artisti di
strada, madonnari, ecc.
1.2. Progetto triennale
Nelle conclusioni della Assemblea del Forum Internazionale delle Organizzazioni
Cristiane per la Pastorale tra i Fieranti e Circensi di Barcellona nel 2005, sono state indicate
alcune linee generali che sono state trasformate in progetti di lavoro per il triennio successivo,
in vista della prossima Assemblea internazionale che si svolgerà in Olanda nel 2009.
2006/2007 Ascolto… cosa i fieranti e circensi dicono alle Chiese;
2007/2008 Testimonianza ... lasciamoci convertire dai valori vissuti dai fieranti e
circensi;
2008/2009 Trasmissione della fede… il servizio della Catechesi e la formazione cristiana
(sussidi e strumenti).
2.
Situazione socio-economica
La situazione del settore è stata sotto gli occhi di tutti, forse troppo, oggetto di attenzioni
dei mass media. Si riportano solo alcuni esempi:
- il Circo Marino e la storia delle ragazze tenute in schiavitù e costrette ad immergersi nella
vasca dei piraña; il Circo di Laerte Mavilla implicato, sembra, in una storia di operai
69
clandestini e tenuti in condizioni disumane; il Circo di Montecarlo, anche questo denunciato
dai suoi operai addirittura di averne fatto sparire uno (?);
- a Sarzana due ragazzi minorenni, che avevano lanciato una bomba molotov contro il Circo
Karoli, avevano associato l’arrivo del circo con un furto in casa. “Volevamo fargliela
pagare”, avrebbero detto per spiegare l’assurdo gesto che, solo per una fortunata
combinazione, non ha causato un dramma.
Il Luna Park ha vissuto il triste episodio che ha visto due giovani vittime arse insieme al
loro baraccone. Indagine e processo come al solito sarà lunghissimo e comunque non aiuterà
la categoria.
Giornali e TV romane hanno parlato di una sedicente assistente sociale che avvicinava gli
anziani per truffarli: una volta scoperta ha dichiarato di essere una giostraia, nessuno ha
verificato ma la notizia così è stata passata.
Come fanno sempre, i mass media amplificano le notizie, insinuano dubbi e poi
abbandonano le persone ai loro fatti, la cronaca non ritorna sull’argomento lasciando
nell’opinione pubblica una sensazione negativa. Così il fatto successivo si assomma alla
negatività del precedente, anche i cronisti riprendono i fatti precedenti non da dove la storia li
ha portati, ma là dove loro stessi li avevano lasciati non curandosi di cosa sia successo nel
frattempo.
Per ritornare ai fatti citati, il Sig. Igrassia del Circo Marino, dopo aver fatto un po’ di
galera, è stato assolto, i suoi animali sono stati sequestrati e poi, quelli rimasti vivi,
riconsegnati, ma il Circo è stato chiuso, le strutture messe in vendita; lui sul lastrico dà una
mano al circo di amici e conoscenti. Per il sig. Mavilla si è giunti ad un nulla di fatto, le
indagini sono state chiuse, gli operai rispediti ai paesi d’origine; mentre i proprietari del Circo
Montecarlo, dopo aver fatto una notte in prigione (e sembra che qualcuno sia stato anche
picchiato) sono stati rilasciati e gli operai incriminati per calunnia.
I due giovani di Sarzana prima di essere riconsegnati ai genitori avrebbero detto: "Erano
animali, non persone".
Si parla di pregiudizi, ma i pregiudizi non nascono dal nulla.
C’è in atto un discredito su tante categorie di persone come gli stranieri e i nomadi che
sono delinquenti, ladri, stupratori… a questa pubblicità negativa non sono rimasti immuni i
circensi che “maltrattano gli animali”, né gli operatori dello Spettacolo Viaggiante tanto che
la parola “giostrai” ha ormai assunto connotati negativi.
Da che mondo è mondo le società mantengono se stesse a spese delle categorie più fragili
e meno protette: così si mettono in moto una serie di generalizzazioni di fatti singoli, di
amplificazioni e pregiudizi che corrono il rischio di non essere più governabili e di creare
ulteriori paure e danni alla convivenza civile.
Come è possibile portare i bambini al luna park quando questi sono considerati tutti
delinquenti? Come andare al Circo dove maltrattano gli operai e torturano gli animali?
Può darsi che queste opinioni non siano così ben radicate nel pubblico che, se pur
diminuito, ancora non manca del tutto. Certo è che molte di queste famiglie sono al limite
della sopravvivenza e chi è stato previdente nei tempi migliori, adesso si sta mangiando
quanto ha messo da parte.
70
Troppo spesso i “mestieri” del Luna Park stanno caricati per mesi perché la loro gestione
(suolo pubblico, energia elettrica, permessi, ecc,) ha costi maggiori rispetto all’incasso.
Piuttosto che rimetterci si fanno alcune fiere “buone” ed il guadagno serve anche nei mesi di
sosta. Alcune attrazioni come l’autoscontro o la giostrina funzionano sempre, più o meno, e
non lasciano a terra, altre come i “tiri” hanno bisogno di folla e questo ormai si verifica in
poche occasioni.
Altro grosso problema è la gestione del lavoro nel circo: sempre più amministrazioni
deliberano l’inaccettabilità di spettacoli con animali, altre impediscono al circo di fare
adeguata pubblicità del loro arrivo, altri hanno regolamenti che mal si conciliano con le
attività viaggianti. Questo costringe ad impostare itinerari con tappe più distanti, aumento
delle spese di trasporto acuito anche dal caro gasolio.
L’Enel senza preavviso ha abolito le concessioni di favore per le categorie praticamente
raddoppiando le tariffe. In altre parole la vita di queste persone si fa sempre più difficile.
Chi ha potuto si è trasferito all’estero per lunghi periodi: paesi più poveri del nostro,
come Romania e Bulgaria, Marocco sembrano offrire di più.
Le visite a queste famiglie sono la raccolta di un continuo lamento.
In questa situazione, che tipo di pastorale offrire? Cosa possiamo raccontare?
Tra i fenomeni in “osservazione” c’è quello della stanzializzazione di molte famiglie del
luna park che, individuato un luogo adatto ed accogliente, si fermano con le carovane per
lunghi periodi, fino ad arrivare ai dodici mesi. I bambini hanno modo di frequentare più
facilmente la scuola. Per il lavoro spostano le attrezzature e quando è possibile fanno i
pendolari; quando la fiera è più distante la famiglia si divide ed una parte segue i “mestieri”
con una piccola roulotte. Sono in osservazione tre città: Torino, Firenze e Catania. L’obiettivo
potrebbe essere quello di istallare in quelle piazze un piccolo segno, quasi un centro pastorale,
un luogo di riferimento, ma siamo quasi prima degli inizi.
In sintesi si nota:
- tendenza a fermarsi, soprattutto tra i luna-parchisti. Questo porta al conformarsi al mondo
dei fermi, l’attenuazione di alcuni valori a loro propri, ma aiuta per un inserimento nella
società, e soprattutto per la scolarità dei ragazzi. Soprattutto i piccoli parchi di quartiere, se
gestiti bene, sono spesso luogo di incontro e di gioia nella zona;
- difficoltà sempre crescenti per le piazze e per le nuove legislazioni sempre più complesse;
- molti, sia del circo che delle giostre, a causa delle tante difficoltà, sono portati a cambiare
mestiere (paninoteche, pub, animazioni di feste). Sono però mantenute alcune giostre, affidate
a lavoranti stranieri, che a volte dormono sul posto in casotti o roulotte, come guardiani;
- le famiglie, soprattutto le persone al di sopra dei 50 anni, mantengono relazioni più intense
tra loro, avendo vissuto molte cose insieme. Tra i giovani non sempre è così;
- il degrado sociale pesa ancora di più su chi vive nei circhi e nei luna park, poiché, a causa
della globalizzazione e della concorrenza, si indeboliscono i rapporti umani su cui si basa la
famiglia, il clan, unico riferimento per chi non ha e non può avere legami con il territorio;
vengono meno quelle regole non scritte che disciplinavano la sosta nelle diverse piazze.
3.
Situazione religiosa
È interessante rilevare, là dove possibile, che questa situazione di forte disagio abbia
innescato soprattutto nelle donne la ripresa di una religiosità di fondo e devozionale. Non
71
mancano le visite alle chiese per l’accensione delle candele, il pregare per e con i propri
morti. Il fenomeno si sta rafforzando e l’azione educatrice delle nonne è ancora essenziale.
C’è una maggiore ricerca di qualche “patrono”, allora ecco viaggi improvvisati da Padre
Pio, o in luoghi di apparizioni e di veggenti. Tutto questo più che affermare un
consolidamento della fede denota il senso di una debolezza e fragilità maggiore.
La richiesta di sacramenti è in forte calo, però non tutte le richieste passano da questo
ufficio e non sempre vengono segnalate le celebrazioni specie quando non sono presiedute o
accompagnate da operatori pastorali che normalmente collaborano con l’Ufficio.
Nel 2008, per quelle che sono le conoscenze di questo Ufficio, sono stati celebrati 2
matrimoni, 6 battesimi, 33 cresime su una popolazione di circa 70 mila persone.
Permane la grande difficoltà per un cammino catecumenale e catechetico appropriato.
Riguardo la celebrazione del Sacramento del Matrimonio, si deve far notare la difficoltà
derivante dall’uso socialmente riconosciuto della convivenza e spesso si arriva alla
celebrazione sacramentale molto dopo l’inizio della vita familiare, a volte in concomitanza
alla nascita del primo figlio.
La partecipazione alle celebrazioni occasionali (sacramenti e sacramentali) è piuttosto
elevata ma legata soprattutto alla forte consistenza dei legami parentali. Occorre anche
sottolineare l’importanza sociale e culturale del rapporto con i defunti (funerali, ricorrenze):
per la quasi totalità dei fieranti e dei circensi la tomba dei propri cari è l’unico punto di
riferimento stabile.
In sintesi si nota:
- I nostri amici del circo e del luna park difficilmente hanno una forza tale da essere testimoni
al mondo ecclesiale; loro sono marginali alla chiesa e la chiesa è marginale a loro. I rapporti
che hanno con la chiesa sono in mano a noi operatori pastorali. C’è poca attenzione
all’ambito della mobilità umana da parte di qualche vescovo e qualche parroco, manifestando
a volte atteggiamenti di ostilità;
- Permane, anche se diminuisce, una certa religiosità, legata ai sacramenti, ai funerali; c’è
sempre più uniformità col mondo dei fermi per la presenza di molti battezzati non praticanti.
Fino a qualche tempo fa una certa protezione dal mondo esterno aveva salvato alcuni valori,
tra cui quello religioso. Adesso queste difese sono venute meno: i giovani si sono trasformati,
uniformandosi alle abitudini e spesso ai cattivi esempi del mondo esterno; inoltre, le giostre si
fermano sempre più in periferia, dove purtroppo di solito si trova la parte più degradata della
società.
3.1. Gli operatori pastorali
Sarebbe il momento di una azione pastorale forte, ma chi può stare per un tempo
adeguato con queste persone? Oltre vent’anni fa si ipotizzava il sorgere di comunità religiose
che vivessero e viaggiassero con questa gente; lo auspicava l’unico documento ufficiale della
CEI al tempo dell’OASNI (1983) ed il “regolamento” ancora in vigore di questo Ufficio.
All’epoca le Piccole Sorelle italiane avevano una comunità che viaggiava con il Circo ed
una con il Luna Park, poi fuse in una sola comunità che si è fermata al Luneur di Roma
adesso chiuso. Pare che a livello mondiale questo tipo di attenzione da parte delle Piccole
Sorelle stia scemando.
72
Facendo due conti, in tutta Italia, si arriva a venti persone che in maniera continuativa e
con un po’ di esperienza acquisita sostiene questa pastorale, la quasi totalità sono laici… poi
allargando lo sguardo arriviamo a circa sessanta se contiamo qualche prete e qualche altro
catechista che lavora in questo ambito “quando può”. Improvvisatori ed occasionali non si
contano, non solo, ma credono di essere esperti perché hanno partecipato ad un’ora d’incontro
zonale e fanno più danni della grandine.
Anche alcune persone che hanno segnato la tradizione di questo servizio pastorale sono
state chiamate dal proprio vescovo ad altri incarichi e sono stati fagocitati. Alcuni su cui si era
posato lo sguardo per poter garantire una continuità di servizio si sono dissolti come la
rugiada al sole.
3.2. Le Chiese locali
Le Chiese locali interessate alla sosta dei circensi e lunaparchisti in genere
riconoscerebbero la necessità di una pastorale specifica per loro ma non sempre mettono a
disposizione operatori adeguati e quasi mai offrono loro un sostegno economico per le attività
specifiche, i viaggi e la formazione. Non di rado i Vescovi diocesani visitano le strutture in
sosta nelle loro diocesi, celebrano l’Eucaristia ed i sacramenti.
Suscita preoccupazione il numero eccessivo di diocesi che, oberate da diverse urgenze
pastorali, non siano in grado di far fronte alle necessità pastorali proprie dei circensi e fieranti,
nonostante una notevole presenza di tale categoria di persone.
È ancora necessario aiutare le diocesi e le parrocchie a superare diffidenze e pregiudizi
perché si sviluppi un clima di accoglienza e la comprensione delle loro peculiari necessità di
questi nostri fratelli itineranti.
4.
Servizio pastorale del 2008
4.1. Incontri ed attività di sensibilizzazione
In ottobre il Direttore nazionale ed una Operatrice Pastorale hanno partecipato ad una
riunione della CEMI relazionando ai vescovi sulla situazione socio pastorale del settore.
La metà novembre ha visto impegnati tutti Direttori nazionali della Migrantes in un tour
in Toscana di sensibilizzazione delle Chiese locali in vista della Giornata Mondiale delle
Migrazioni del gennaio successivo. Il nostro settore è stato coinvolto in diverse tavole rotonde
che si sono tenute a Prato, Pistoia, Arezzo, Siena, Lucca, Massa, Livorno, Montepulciano.
Gli incontri organizzati in ogni città avevano caratteristiche diverse per luogo e uditorio,
in ogni occasione c’è stata l’opportunità di parlare del nostro mondo, delle difficoltà che si
incontrano per lavorare, delle fatiche di ogni giorno e delle soddisfazioni, ma anche del
rapporto con le parrocchie e dei tanti amici che nelle piazze ci aspettano e che ci incontrano
con simpatia.
4.2. Partecipazione a convegni e manifestazioni
A febbraio il Direttore ha partecipato al Convegno dei Direttori Regionali che si è tenuto
a Matera. Dalle relazioni dei partecipanti e dai colloqui personali si è rilevato, e non senza
preoccupazione, un calo di attenzione, di sensibilità e di accoglienza da parte delle parrocchie
e delle diocesi nei rapporti tra mondo circense, fierante e Chiese locali.
73
In giugno si è tenuto a Verona il Corso di Pastorale Migratoria in cui il Direttore
Nazionale, oltre che partecipare alla organizzazione generale, ha tenuto una lezione specifica
sul funzionamento del suo ufficio e delle caratteristiche della pastorale tra i fieranti e circensi.
In luglio il Direttore ha partecipato all’organizzazione di un gruppo di giovani intervenuti
alla GMG di Sydney che avrebbero dovuto rappresentare i cinque settori della Migrantes;
purtroppo tutti i settori erano in qualche modo rappresentati tranne quello del Circo e Luna
Park nonostante uno sforzo non indifferente di sensibilizzazione e convincimento: anche
questo è un altro piccolo campanello d’allarme della situazione pastorale del settore.
4.3. Formazione e sostegno degli operatori pastorali
* Convegni di zona
Sono stati organizzati tre convegni al sud, centro e nord d’Italia nel tentativo di
delocalizzare e facilitare la partecipazione:
- Catania, dal 30 maggio al 1° giugno 2008;
- Roma, dal 6 all’8 giugno 2008;
- Verona, dal 20 al 22 giugno 2008.
La partecipazione è stata comunque poco più che simbolica, da sei, otto, dieci
partecipanti con qualche visita di sfuggita. Alla scarsità numerica ha supplito la ricchezza dei
contenuti: erano state indicate due figure con cui confrontarsi: Giovanni il Battista e san
Giuseppe ed è stata evidenziata la provvisorietà e la marginalità della presenza degli operatori
pastorali in questi settori. Dunque si rende necessario rendere testimonianza gradatamente
con la pazienza e la capacità da un lato di una presenza significativa e dall’altro di ascoltare e
apprendere, valorizzando i loro doni di essenzialità, il senso della provvisorietà, il contentarsi
di piccoli spazi e poche cose, valorizzare il loro spirito di accoglienza e di aiuto reciproco,
soprattutto nei momenti più duri, fiduciosi nella provvidenza.
* Convegni e incontri regionali e diocesani
A ottobre c’è stato l’incontro degli operatori di settore della Liguria, che si è ritrovato a
Sestri levante per parlare di “testimonianza”e soprattutto relazionare delle attività svolte e
raccontarsi esperienze. È un gruppo ben coordinato nel servizio che però è segnato dal
passare degli anni senza prospettive di rinnovo e continuità.
* Incontri personali
In novembre il Direttore ha fatto visita a don Mirko Dalla Torre della Diocesi di Vittorio
Veneto, molto attivo e conosciuto tra i nostri amici nella zona, insieme hanno visitato due
circhi, il Luna Park di Udine ed alcune famiglie di giostrai e circensi momentaneamente
fermi.
4.4. Pastorale diretta
In aprile a Correggio sono stati celebrati Battesimi, Comunioni e Cresime agli artisti del
Circo Niuman.
A maggio il Direttore ha partecipato a Nocera Superiore alla manifestazione dei
Madonnari.
74
A giugno ha celebrato la Messa al Luna Park “del Santo” a Padova dove ha incontrato
anche il parroco della piazza ed il responsabile padovano della Migrantes.
In luglio ed agosto sono state fatte diverse celebrazioni di prime Comunioni e Cresime
sulla riviera veneta a cura degli operatori pastorali di Bergantino: Flaviano e Monica Ravelli.
Ad agosto e settembre sono stati celebrati due matrimoni ad Anzio e Canosa di Puglia.
A dicembre è stata celebrata la Messa al Luna Park di Taranto.
Diverse sono state le visite alla Casa di riposo di Scandicci; a febbraio il Direttore ha
partecipato all’Assemblea dell’AAVSCE, Associazione che è titolare della Casa di Riposo.
4.5. Attività internazionale
Positivo, soprattutto per l’aspetto amicale, l’incontro annuale del Forum Europeo che si è
tenuto a metà gennaio in concomitanza con il Festival Internazionale del Circo di Montecarlo
che ha visto il trionfo dei Fratelli Pellegrini. Come ormai è “tradizione”, lo chapiteau di
Fontveille ha ospitato la grande Celebrazione Ecumenica con la partecipazione degli artisti
presenti al festival. Il Forum riunisce i Direttori degli uffici Pastorali sia Cattolici che
Protestanti d’Europa con il coordinamento del salesiano olandese, padre Bernard E.M. van
Welzenes, e con la pastora evangelica tedesca, Pf.ne Christine Beutler-Lotz.
Il Direttore nazionale è stato convocato più volte nell’anno (Rust - Nizza - Colonia Madrid) per organizzare la prossima assemblea del Forum che dovrà tenersi a marzo del 2009
ad Amsterdam.
Questo collegamento europeo è necessario e positivo in molti aspetti ma il Forum sembra
vivere un momento di fatica anche per l’assenza cronica cattolica dell’Austria e Belgio i cui
responsabili sono diventati anziani e senza la prospettiva di un ricambio, per le difficoltà
economiche manifestate da alcuni componenti, da una difficoltà oggettiva di rapporti con il
mondo protestante, dall’assenza di una correttezza formale da parte del segretario generale
che non sembra avere capacità di coordinamento e gestione. Si auspica nella prossima
Assemblea in Olanda di poter dare il via ad una svolta.
4.6. Pubblicazioni e mass-media
Continua la pubblicazione della rivista trimestrale “Circhi e Luna Park - In cammino”,
particolarmente apprezzata dalle famiglie dei fieranti e circensi, infatti segue la vita e ne
traccia la memoria della Gente del Viaggio.
I quattro numeri annuali parlano del mondo del Circo e del Luna Park senza distinzione
di notorietà; sono seguite le attività dei diversi operatori pastorali in Italia, è offerta una
qualche riflessione sulla fede. La rivista che ha avuto il riconoscimento di strumento
socialmente utile da parte del Ministero da cui riceve un contributo, ha il pregio di
raggiungere anche quelle famiglie che stanno operando all’estero.
Il sito internet vive un momento di stallo a motivo soprattutto di problemi tecnici ed una
lentezza, da parte degli uffici preposti, nel risolverli.
75
76
UFFICIO NAZIONALE
PER LA PASTORALE
DEGLI ADDETTI ALLA NAVIGAZIONE
MARITTIMA E AEREA
- Anno 2008 Direttore Nazionale:
Don Giacomo Martino
1. Apostolato del Mare...........................................................................................................79
1.1. I centri Stella Maris....................................................................................................79
1.2. I pescatori...................................................................................................................81
1.3. I Cappellani di bordo .................................................................................................82
1.4. Attività specifiche ......................................................................................................82
1.5. Diocesi “deboli” e problematiche pastorali ...............................................................84
2. Apostolato aeroportuale ....................................................................................................84
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78
UFFICIO PER LA PASTORALE DEGLI ADDETTI
ALLA NAVIGAZIONE MARITTIMA E AEREA
1. Apostolato del Mare
L’attività dell’Apostolato del Mare può essere riconducibile a diversi ambiti operativi:
- i centri Stella Maris;
- i pescatori;
- i Cappellani di bordo.
1.1. I centri Stella Maris
Sono costituiti da locali situati all’interno dei porti o nelle immediate vicinanze dove i
marittimi, nel tempo di libera uscita, possano trovare un ambiente loro consono dove
incontrare persone, avere un colloquio, trovare assistenza per le diverse necessità, telefonare,
usare internet, ecc.
Negli anni il numero di questi centri di accoglienza è cresciuto notevolmente sino a
raggiungere quasi la metà dei porti italiani. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccoli
ritrovi, ma offrono l’occasione a consolidare il servizio, a formare i volontari che lo animano,
nella prospettiva e nella speranza di una crescita futura.
La realtà di questi centri è molto diversificata a seconda della dimensione del porto, del
numero di volontari che vi operano, della esperienza acquisita e della propria storia.
L’Ufficio Nazionale offre un servizio di formazione dei volontari e di coordinamento,
purtroppo si deve lamentare che in due Diocesi si è preferito un percorso di autonomia.
L’attività dei centri Stella Maris si articola in:
a. Apertura del Centro come luogo di accoglienza
b. Visite a bordo delle navi.
Queste attività sono animate da:
c. Operatori volontari
d. Associazioni Stella Maris.
a.1. Apertura del Centro come luogo di accoglienza
Le recenti leggi in materia di security per prevenire attacchi terroristici, non hanno tenuto
conto delle necessità dei marittimi, al disagio del breve tempo di libera uscita ed hanno fatto
sì che, anche quando le navi sono vicine alla città in linea d’aria, il percorso che i marittimi
devono compiere per uscire sia particolarmente accidentato.
a.2.
L’accoglienza comporta non solo l’apertura della struttura, soprattutto nelle ore serali, ma
anche il servizio di trasporto gratuito all’interno delle aree portuali dalla banchina al Centro e
viceversa. Questo a motivo sia delle distanze, sia della semplificazione dei controlli ai varchi.
a.3. Comunicare a casa - le moderne tecnologie
La stabilità ormai raggiunta di alcuni centri ha consentito una forte espansione
dell’offerta di comunicazione attraverso gli Internet points.
79
Questo lavoro è risultato particolarmente gravoso per l’adeguamento, da parte del
nazionale e di ogni singolo centro, alle leggi dell’antiterrorismo che pretendono che ogni
accesso sulla rete rimanga a disposizione delle forze di polizia per un periodo non inferiore ai
cinque anni. Abbiamo dovuto acquistare i computer e dei software particolari che ci
consentano l’adeguamento a questa normativa. Il fatto di aver dovuto “blindare” i computer
che sono in ogni centro Stella Maris ha provocato qualche dissapore da parte dei centri locali
che, per policy, non possono più toccare i loro computer né tanto meno collegarsi alla rete
senza regolare autenticazione. Gli stessi programmi che sono installati sui vari computer
devono, prima, essere approvati dall’ufficio nazionale.
b.1. Visite a bordo delle navi
A causa delle citate leggi antiterrorismo i marittimi di alcune nazionalità hanno perso il
diritto di mettere piede a terra, neppure sulla banchina, e devono rimanere per lunghi mesi
prigionieri delle navi su cui lavorano. La sola opportunità che hanno di comunicare a casa, di
instaurare un rapporto amichevole e, ancor più, di ricevere un conforto religioso, avviene
attraverso le visite a bordo.
Durante l’anno 2008 nei vari centri in Italia si è cercato di incrementare questo prezioso
servizio pastorale di una Chiesa che va incontro ai suoi figli.
Dopo molti anni in cui si è fortemente insistito sulla figura di una Chiesa che deve avere
il coraggio, non solo di dislocarsi all’interno dei porti ma soprattutto di andare a visitare i
marittimi sulle navi, oggi possiamo dire che la maggior parte dei Centri Stella Maris si è
assunta un forte impegno e ha ben compreso lo specifico della sua missione che, nel limite del
possibile, svolge con buona regolarità e professionalità, riconosciuta anche dalle altre
istituzioni portuali.
b.2.
Per svolgere al meglio questa attività si è potuto ottenere una certificazione di un ente
internazionale, l’ICSW, riconosciuto dall’ILO e dalle altre organizzazioni nazionali e
internazionali del mondo marittimo. Abbiamo cominciato con un primo corso ospitato nel
porto di Bari che ha ottenuto la certificazione per 19 nuovi ship visitor nell’area pugliese.
b.3.
L’incremento dell’attività della visita a bordo ha anche, in un qualche modo, modificato
il tipo di accoglienza presso i Centri. Si è passati da una più numerosa ma generalizzata
presenza di volontari che ospitano, ad una più selezionata e professionale figura di veri e
propri “missionari” che vanno incontro ai marittimi di diverse nazionalità.
c.1. Operatori e la loro formazione
I servizi offerti dai Centri Stella Maris, sia di accoglienza che di visita a bordo, sono
gestiti da Operatori volontari che hanno necessità personali e disponibilità di tempo. La
garanzia di un minimo di continuità si è ottenuta attraverso il Servizio Civile, senza il quale i
centri avrebbero subito un duro colpo di recessione.
c.2.
Il Servizio Civile incoraggia l’impegno volontario tramite una piccola retribuzione,
rispetto alle 30/35 ore di disponibilità. È stato negli ultimi anni un importante strumento per
stabilire uno “zoccolo duro” attorno al quale cappellani e volontari part-time hanno operato.
Dopo un periodo di formazione di qualche mese, i giovani del Servizio Civile hanno
offerto il loro servizio rappresentando un punto di riferimento importante. La mancanza della
disponibilità di un sacerdote a tempo pieno per questa attività è stata in un qualche modo
sopperita da queste figure.
80
c.3.
Da due anni è stato deciso un cambiamento dell’Ente di riferimento per i rapporti con il
Ministero: da una gestione autonoma di Migrantes si è passati ad una stretta collaborazione
con Caritas, sia a livello di uffici centrali che localmente. Si è creato così un periodo di
passaggio in cui è venuto a mancare il Servizio Civile, solo in parte sopperito da un
contributo dell’8‰. Infatti nelle Diocesi in cui si era già cominciato questo percorso, per non
perdere la continuità sono state incoraggiate alcune persone che, attraverso un contratto a
progetto, si sono adoperate similmente ai volontari del Servizio Civile.
c.4.
Il Servizio Civile nei Centri Stella Maris, in collaborazione con Caritas, si sta
normalizzando tranne in alcune situazioni in cui la Caritas non ha potuto formalizzare il
bando (per esempio Siracusa e Augusta), oppure in quei Centri Stella Maris che non avevano
almeno tre anni di attività consolidata.
Dall’ottobre del 2008, in molte sedi, si è dovuto ripartire l’attività con questi giovani
volontari.
d.1. Le Associazioni Stella Maris
Nei porti e nelle Diocesi dove c’è un Centro Stella Maris sono state costituite, o sono in
via di costituzione, le “Associazioni Stella Maris” che si dovrebbero configurare come
“Associazione privata di fedeli” secondo un modello di statuto che è stato elaborato
dall’Ufficio nazionale. Il riconoscimento da parte dell’Ordinario del luogo è particolarmente
significativo perché queste associazioni non mutino la natura ecclesiale del servizio e
mantengano rapporti stretti con la Chiesa particolare. Le Associazioni si sono rese necessarie
per avere una forma giuridica che permetta di relazionarsi con le Istituzioni del Porto, la
gestione ordinaria dei Centri Stella Maris, entrare a far parte dei Comitati del Welfare per la
gente di mare che si stanno costituendo nelle Città portuali.
d.2.
Le Associazioni Stella Maris sono riunite in una “Federazione Nazionale Stella Maris”,
formata dai presidenti delle singole Associazioni locali. Lo scopo della Federazione è quello
di proporre ed organizzare la formazione degli operatori nei porti e la relativa certificazione, e
di partecipare a pieno titolo al “Comitato Nazionale per il Welfare della Gente di Mare” che
riunisce Ministeri, Autorità portuali, Operatori portuali (Agenzie marittime, spedizionieri,
terminalisti, ecc.), Associazioni ed Enti che operano nei porti italiani.
1.2. I pescatori
Ci sono i piccoli segni di attenzione nei vari porti principali e minori d’Italia in cui la
Stella Maris mantiene buone relazioni e disponibilità di ascolto e di aiuto verso questo settore
marittimo.
In particolare, nel porto di San Benedetto del Tronto (Grottammare) in cui questa attività
era tradizionalmente fiorente, verso fine anno, col trasferimento del cappellano sembra stia
terminando questa preziosa esperienza. La preoccupazione pastorale del Vescovo locale di
voler provvedere con un sacerdote disponibile a riprendere l’apostolato presso la gente di
mare e le loro famiglie, ci lascia comunque sperare.
A Mazara del Vallo si tenta, ormai da anni, di ripristinare un piccolo centro o comunque
almeno una presenza di Chiesa in questo settore.
81
Un esempio ammirevole: la Stella Maris di Augusta, con il contributo della Carità CEI,
ha aiutato la famiglia di un pescatore infortunato, in difficoltà nel sistemare la sua barca da
pesca unica fonte di reddito.
1.3. I Cappellani di bordo
a. Il Servizio dei Cappellani di bordo è l’unica esperienza veramente completa di
accompagnamento dei marittimi sulle navi. È svolto sull’intera flotta delle navi della Costa
Crociere. I Cappellani stipulano un contratto d’imbarco che dura mediamente dai quattro ai
sei mesi ininterrotti. Compito principale è il welfare dell’equipaggio e secondariamente
l’assistenza ai passeggeri. Il personale viaggiante, in base alla stazza della nave, va da 850 a
1.500 marittimi mentre i passeggeri vanno dai 1.500 ai 3.500; c’è da tenere presente che sia il
personale di bordo che i passeggeri provengono da nazioni e culture diverse. Il Cappellano
offre ai passeggeri l’opportunità della Messa quotidiana e domenicale ed un tempo per
colloqui personali; all’equipaggio offre tutta l’assistenza religiosa ed umana possibile, la
messa domenicale in orario opportuno, e tutta una serie di attività atte a favorire una migliore
convivenza. Esistono nel mondo altre esperienze simili che offrono un servizio
essenzialmente dedicato ai passeggeri ,con periodi di imbarco legati al solo tempo nelle
crociere. Per la peculiarità di questo nostro servizio, il Pontificio Consiglio della Pastorale per
i Migranti e gli Itineranti tiene in particolare conto questo nostro ministero.
b. Questo settore di attività pastorale così importante e particolare sta subendo una
grande crisi per il difficile reperimento di sacerdoti disponibili ed adatti a questo servizio,
anche in vista dell’aumento della flotta Costa (sono in cantiere due unità che inizieranno
l’attività da giugno 2009).
Vi sono sacerdoti, infatti, che potenzialmente avrebbero le caratteristiche per affrontare
questo impegno pastorale, però con difficoltà nell’ottenere il benestare da parte dei loro
Vescovi per diversi e giustificati motivi; altri ben volentieri affronterebbero questa missione,
ma non sempre hanno quelle caratteristiche che sono richieste per una vita a bordo. Per cui
viene richiesto ai loro superiori, non solo un nulla osta formale, ma anche una informativa
maggiormente dettagliata; la vita di bordo dell’equipaggio, infatti, ha tempi e caratteristiche
tali da richiedere non solo dedizione e spirito di iniziativa, ma stabilità psicologica e fermezza
personale.
c. Durante le celebrazioni a bordo vengono raccolte le offerte tra i passeggeri che servono
a sostenere l’attività di questo ufficio. Negli ultimi tre mesi dell’anno questo gettito è
diminuito di oltre il 30% a causa del minor numero dei passeggeri che partecipano
all’Eucarestia e della diminuita generosità degli stessi. Se non si inverte la tendenza di questo
fenomeno si deve ridimensionare molte delle attività in atto.
1.4. Attività specifiche
a. Le emergenze: forte incremento delle navi ed equipaggi abbandonati
Verso la fine dell’anno siamo stati avvisati di una ricerca svolta dall’ITF, sindacati
internazionali dei trasporti marittimi, che allertava i porti europei prevedendo, a causa della
crisi economica, un grave aumento del fenomeno degli abbandoni delle navi e
conseguentemente degli equipaggi, sino a decuplicare il numero medio degli scorsi anni (si
passerebbe dunque dalle cinque/sette alla previsione per il 2009 di 60 navi abbandonate). A
questa previsione catastrofica è seguito nell’ultimo mese del 2008 e dei primi 15 giorni del
2009 ben 14 segnalazioni confermate da nove arresti o abbandoni di navi straniere nei nostri
porti.
82
È stato fatto a Livorno un incontro con i vertici dei sindacati internazionali e con tutti gli
ispettori italiani, nel quale si è stretto un accordo di massima che, partendo dalle buone prassi
del passato, cerca di meglio organizzare la collaborazione tra l’Ufficio nazionale, l’ITF e i
singoli Centri Stella Maris. Infatti, nel passato unicamente l’Ufficio nazionale ed i Centri
Stella Maris, nonostante si parli di convergenza di tutte le istituzioni del mare per il Welfare,
si sono adoperati per il rimpatrio di marittimi di navi poste sotto sequestro, l’assistenza legale
specializzata agli equipaggi di navi abbandonate dall’armatore, gli interventi per assicurare
l’assistenza sanitaria, l’acquisto di indumenti e generi di prima necessità. Nell’incontro di
Livorno si è deciso di aprire su Internet un Forum comune che consentisse, in una sorta di
coordinamento, di monitorare in tempo reale le diverse necessità. Questo strumento risulta sia
tecnicamente che giuridicamente gestito dall’apostolato del mare. Il Forum è ad accesso
riservato limitato solamente agli operatori.
b. Indagine su 60 porti italiani - La mappatura
Quest’anno ci siamo concentrati, in modo particolare, sulla stesura definitiva della
Mappatura dei porti. È stato un lungo lavoro condotto in collaborazione con la Capitaneria di
Porto, i nostri Centri Stella Maris, le altre istituzioni marittime ed è stata affidata
all’Università di Genova in collaborazione con altre università italiane.
Il lavoro prevedeva un’indagine in circa 60 porti, che maggiormente focalizzano piccoli e
grandi transiti dei marittimi sulle nostre coste italiane; sono state suddivise le aree di
provenienza nei cinque continenti del globo ed analizzata la diversa incidenza sulle differenti
tipologie delle navi nei porti.
Negli oltre 20 porti, per la ricerca è stata usata una metodologica ancora più analitica.
Partendo dall’analisi delle singole nazionalità, sono state approfondite le richieste, i bisogni e
sono state mappate le risorse attualmente disponibili (o da implementare) in ogni porto da
renderlo un “porto amico”. Questa occasione, ed il grande lavoro di raccolta dei dati, ci ha
comunque consentito di prendere contatto diretto con molte istituzioni marittime e portuali
che, già da ora, stimano il nostro operato avendolo potuto conoscere direttamente per aver
collaborato con i nostri operatori.
Durante il prossimo Convegno dell’Apostolato del mare che si terrà a Genova dal 1° al 4
aprile 2009 verrà presentata al pubblico italiano questa ricerca statistica. Ci auguriamo che a
questa prima raccolta-dati possano, successivamente, seguire altre pubblicazioni che vorranno
approfondire le indagini sul piano sociologico, economico e giuridico.
Questo strumento consentirà, da una parte ai nostri Centri Stella Maris di operare con
maggiore responsabilità nell’ambito assegnato con mandato della Chiesa locale, dall’altra
parte la scientificità e la puntualità della raccolta dei dati mostra una più chiara visibilità e
concretezza del fenomeno dei transiti dei marittimi nei porti italiani e delle loro tante
necessità frequentemente disattese.
c. Comunicazione ad intra e ad extra per l’Apostolato del Mare
Sempre parlando di moderne tecnologie, ci siamo premuniti di un nuovo sito Internet:
www.stellamaris.tv, mezzo oggigiorno indispensabile per rendere il visitatore maggiormente
compartecipe del nostro operato e sensibile alla condizione dei marittimi a bordo delle navi. Il
sito internet offre l’ampia opportunità di conoscere i vari settori dell’apostolato del mare oltre
agli approfondimenti sulle emergenze, su articoli vari che riguardano il settore marittimo e sui
punti di maggiore interesse del momento, oltre ai servizi riservati dedicati alla comunicazione
intranet fra le varie sedi della Stella Maris con l’Ufficio nazionale.
83
1.5. Diocesi “deboli” e problematiche pastorali
Rimane, nonostante l’accresciuta sensibilità del mondo civile ed in particolare delle
istituzioni marittime, una inspiegabile disattenzione da parte di alcune grandi diocesi del
mare. Sussistono problemi frutto di confusione e fraintendimenti soprattutto in porti
importanti come Napoli o con alcuni cappellani incaricati che non hanno mai veramente ed
effettivamente operato nello spirito e con le modalità dell’Apostolato del Mare universale
come a Brindisi, a Palermo e Trieste.
2.
Apostolato aeroportuale
Questo apostolato si estende a un numero vastissimo di persone che non possono
beneficiare della pastorale ordinaria offerta nelle loro parrocchie, e si possono suddividere in
tre gruppi:
a. personale di volo;
b. personale aeroportuale e a terra;
c. passeggeri.
Ogni categoria richiede una diversa attenzione ecclesiale passando dalla pastorale del
turismo per chi viaggia a quella del lavoro per gli aeroportuali, stanziali, sino ad un
accompagnamento ed un’accoglienza occasionale delle esigenze materiali e spirituali degli
equipaggi.
Questa pastorale si rivolge anche a categorie particolari quali i rifugiati, nei centri di
detenzione negli aeroporti, le persone in difficoltà e i senzatetto che trovano riparo
nell’aerostazione.
A tutte queste persone le Cappellanie aeroportuali rivolgono la loro attenzione in tre
modi concreti: la presenza, la proclamazione e la testimonianza.
Il punto di riferimento visibile di questa pastorale è normalmente la Cappella e il
cappellano con l’équipe della cappellania. All’incremento della rigidità delle norme, volte a
tutelare la sicurezza negli aeroporti, corrisponde una crescente consapevolezza
dell’importanza e del bisogno del ministero aeroportuale.
Per il secondo anno, di seguito, ci siamo incontrati a Loreto il 9-10 settembre con alcuni
cappellani insieme ai due coordinatori nazionali: Monsignor Giorgio Rizzieri per il centronord Italia (attualmente Cappellano dell’Aeroporto di Roma Fiumicino) e padre Emanuele
Iovanella per il centro-sud Italia (attualmente Direttore diocesano della Migrantes di Salerno).
È stata un’occasione di rinnovo di stima e apprezzamento per il lavoro fatto constatando
che le Cappellanie sono oggi cresciute sino a quindici presenze sul territorio italiano.
Si sono sottolineate metodologie di pastorale diverse, che richiedono indubbiamente la
presenza di un cappellano a tempo pieno in un grande aeroporto internazionale rispetto a
quella di piccoli aeroporti come Genova o Trieste.
Si è deciso di creare un nuovo sito Internet: www.volalto.it. Attraverso questo media si
vuole informare il grande popolo dei viaggiatori ma anche degli operatori, sia delle
aerostazioni che delle compagnie aeree, dell’esistenza, almeno, di queste presenze e Cappelle
nei vari aeroporti, oltre ad offrire un servizio specifico di presenza del sacerdote o di un
ministro su richiesta di gruppi, sacerdoti o Vescovi che desiderano celebrare e assistenza a
grandi o piccoli pellegrinaggi.
Il prossimo convegno dei Cappellani aeroportuali si svolgerà in ottobre 2009 nella
Diocesi di Catania.
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