Paride Baccarini
Paride Baccarini
Visione e Passione
1910-1946
In copertina:
Ritratto fotografico di Paride Baccarini
Comune di Lugo
Assessorato alla Cultura
In collaborazione con
Regione Emilia-Romagna
Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali
Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea
in Ravenna e Provincia
Movimento Federalista Europeo
PARIDE BACCARINI
Visione e Passione
1910-1946
A cura di
Orlando Piraccini
Igino Poggiali
Daniele Serafini
EDIT FAENZA
2007
COMUNE DI LUGO
Assessorato alla Cultura
In collaborazione con:
REGIONE EMILIA-ROMAGNA
ISTITUTO PER I BENI ARTISTICI CULTURALI E NATURALI
ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA E DELL’ETÀ CONTEMPORANEA
IN RAVENNA E PROVINCIA
MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO
PARIDE BACCARINI
Visione e Passione
1910-1946
Lugo, Pescherie della Rocca
16 dicembre 2007-13 gennaio 2008
A cura di:
Orlando Piraccini
Igino Poggiali
Daniele Serafini
Organizzazione:
Giorgia Larghetti
Collaborazioni:
Luisa Bedeschi
Morena Medri
Ivana Pagani
Servizi tecnici:
Alfredo Folicaldi
Antonio Poggiali
Rilevamenti fotografici:
Gianni Bartolotti
Carlo Bertini
Comunicazione:
Gianfranco Camerini
Info:
Ufficio Musei
Tel. 0545 38561
Stampa Catalogo:
Edit Faenza s.r.l.
Si ringraziano per la gentile collaborazione:
Carolina Mazzotti, Tina Rani Preda, Renzo Preda
SOMMARIO
Introduzione
Raffaele Cortesi, Sindaco di Lugo
Giovanni Barberini, Assessore alla Cultura
pag.
7
Abbozzo di Paride Baccarini pittore
Orlando Piraccini
”
9
La visione federalista di Paride Baccarini per l’Europa di domani
Igino Poggiali
”
13
L’agente speciale Paride Baccarini
Giuseppe Masetti
”
15
Baccarini
Corrado Tumiati
”
19
Opere in mostra
”
21
Illustrazioni
“
23
Nel 1957, il 25 marzo, si firmavano i trattati di Roma. Non era certo ancora l’Europa federale vagheggiata dai primi pensatori e uomini politici che vi avevano creduto ma era l’inizio di un cammino che ci ha donato pace e prosperità e costituisce una delle speranze più solide per la soluzione dei conflitti che insanguinano il
resto del mondo, come ha ribadito di recente il Presidente della Repubblica in Germania.
Tra questi precursori figura Paride Baccarini, artista ed eclettica figura di intellettuale di forte impegno civile, originario di famiglia lughese.
Qualche mese fa, dopo la morte del prof. Giuseppe Mazzotti, amico della sorella di
Paride, Elsa, scomparsa nel 1982, segretaria per anni della Sezione del Movimento Federalista Europeo di Lugo intitolata allo stesso Baccarini, siamo venuti in
possesso di un cospicuo materiale documentario a lei appartenuto, parte del quale
proviene probabilmente dalle carte della Sezione del locale Movimento Federalista
Europeo.
Ringraziamo per la sua generosità e pazienza la sorella del prof . Mazzotti, Carolina, che ci ha donato il materiale in questione, parte del quale viene esposto nella mostra e sarà a disposizione degli studiosi per la ricostruzione integrale di questa bellissima storia.
Sappiamo poi che un gruppo di cittadini ha preso contatti con la Segreteria Regionale del Movimento Federalista Europeo che è presente in tutte le città della Romagna e, in occasione della mostra, darà vita ad una sezione del Movimento in Lugo
ed intende intitolarla nuovamente al nostro Paride Baccarini.
Sarà certamente con questa parte della società civile che potrà continuare il lavoro di educazione alla consapevolezza della cittadinanza europea che sul piano istituzionale abbiamo costruito in questi anni in collaborazione con la scuola e le associazioni locali.
Raffaele Cortesi
Sindaco
Giovanni Barberini
Assessore alla Cultura
7
Ritratto fotografico di Baccarini in età giovanile
Abbozzo di Par ide Baccar ini pittore
Orlando Piraccini
Finchè vi saranno creature che guarderanno con occhi umani
i miei quadri, io non potrò mai essere morto
(Paride Baccarini)
Questo è un “ritratto” di Paride Baccarini appena abbozzato, si direbbe con pochi
tratti e solo qualche tocco di colore, basato sulle scarne note biografiche giunte fino a noi dalle cronache del suo tempo e su qualche sporadico giudizio critico
espresso in occasione delle rare esposizioni allestite dopo la morte. Esso viene consegnato al visitatore della mostra con la promessa di una “ricostruzione” della breve stagione creativa di Baccarini; certo, non agevole da ottenere, ma tanto più significativa da affrontare se si tiene nella debita considerazione specialmente il momento cruciale della vita artistica romana nella quale il giovane Paride si formò come architetto, decoratore e pittore.
Si può dunque cominciare col ricordare le origini lughesi di Paride Baccarini e la
tradizione mazziniana della sua famiglia. Romagnoli il padre, Morando, convinto
sostenitore degli ideali repubblicani, e la madre, Prisca Neri: “donna di nobili virtù, va ricordata particolarmente per la dura sopportazione di una difficile esistenza
e per i momenti cruciali che la colpirono nel periodo della lotta antifascista, ove fu
in prima linea, unita al figlio Paride, al marito Morando ed alla figlia Elsa per combattere le angherie della dittatura”1.
A Roma, dove la famiglia si era trasferita per avviare un’attività commerciale, Paride nasce il 10 febbraio del 19102. Qui frequenta il Liceo Artistico e si diploma nel
1930.
Contrastando il desiderio della madre Prisca, che avrebbe voluto per lui una tranquilla carriera di insegnante, Paride accetta un impiego come progettista presso
un’impresa edile impegnata nella costruzione della Città Universitaria della capita-
1
Il brano (È morta la madre di Paride Baccarini) è tratto da un articolo non firmato apparso su “La Vedetta” del 25 luglio 1972.
2 Questa ed altre notizie sono riportate in A.
Savini, Paride Baccarini, pittore, testo di
presentazione della mostra allestita a Lugo
(Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997) in occasione della donazione di opere
dell’artista effettuata dalla sorella Elsa. Cenni biografici anche in G.R. Manzoni, Ricordo di un pittore partigiano: Paride Baccarini, «Bassa Romagna», 28 febbraio 1979.
9
10
le, sotto la direzione dell’architetto Marcello Piacentini. Non è dato sapere se Paride Baccarini già all’inizio degli anni ’30 al lavoro architettonico associa le prime
esperienze come pittore. Ma è facile ritenere che nel fervido ambiente artistico romano di quel tempo il giovane abbia avuto modo di mettere alla prova la propria innata vocazione per la pittura. Come non vedere, infatti, nelle opere pittoriche note
di Baccarini, risalenti al periodo trascorso a Tripoli dopo il 1935, un condensato di
valori totalmente ascrivibili alla sfera della cosiddetta Scuola Romana.
In Africa, insomma, mentre progetta edifici e vince concorsi (tra gli altri quello per
la costruzione della Palazzina dell’Ammiragliato di Tripoli), Paride Baccarini dipinge: e non solo opere da cavalletto, ma anche grandi decorazioni come la Santa
Emilia de Volar che assiste i lebbrosi per l’altar maggiore della chiesa cattedrale tripolitana. Nel 1937 una sua mostra personale viene allestita con successo al Cairo.
Gli echi della stampa che giungono in Italia da oltre il Mediterraneo parlano di
Baccarini come di “un pittore turbolento, irrequieto, prepotente; ma da lui germoglia l’artista che vuole e che ha saputo mostrare con uno scorcio potente, come si
possa prendere dal passato lo spunto per lanciarsi verso le vette dell’avvenire”; oppure riferiscono che “egli non soltanto è un pittore istintivo e dotatissimo, ma un
colorista sottile, capace di riprodurre quel che vuole e con un equilibrio che soddisfa l’occhio e lo spirito”; e ancora spiegano che “nei suoi studi a sanguigna ed a
matita il pittore mostra la sua preoccupazione di dividere i piani e di costruire volumi solidi pur mantenendo una grazia di linee quasi classica. Tale preoccupazione
viene concretata nelle realizzazioni pittoriche ove i piani, le prospettive e i vuoti risaltano maggiormente per l’ausilio del colore. Il colore nel pennello del Baccarini
è un vero mezzo lirico di espressione”3.
Non può passare inosservata, in effetti, negli scorci dei villaggi arabi, nelle scene di
vita indigena, una presenza così carica di valenze espressive dai toni quasi romantici, le stesse che si ritroveranno nelle opere successive al ritorno dell’artista in Italia.
Oltremare, insomma, era cominciata l’avventura in campo pittorico d’un giovane
creativo che, seguendo i dettati dei migliori maestri romani, voleva rappresentare
gli aspetti per lui più immediati ed emotivamente intensi della realtà, senza troppo
badare ai rigorosi precetti estetici di non lontana scolastica memoria. Poi Baccarini, una volta nuovamente a Roma, poi a Napoli (dove va a seguire i lavori di allestimento della Triennale delle Terre d’Oltremare), a Bologna (dove nel 1941 apre
uno studio di pittura) e a Lugo (dove nel frattempo la madre e la sorella erano tornate a stabilirsi nella casa di Via Mazzini), accende ancor più la propria pittura tonale con un cromatismo dai modi espressionisti e dai riflessi intimistici, mentre
3
I brani qui riportati figurano con le relative
fonti nel pieghevole stampato in occasione
della mostra Retrospettiva di Paride Baccari-
ni allestita alla Galleria “La Bottega” di Ravenna nel 1969 (27 febbraio-7 marzo).
l’iniziale vena fantastica e visionaria si deposita sulle tele con sempre più netti contrasti di luce e di colore. Dalla lezione di Scipione e Mafai, in particolare, sembrano derivati il senso del primitivismo e della plasticità novecentesca nella figurazione, così come l’interesse per la luce e l’uso dei tenebrosi impasti nei paesaggi.
Al 1943, anno di adesione di Baccarini alla lotta partigiana, risale forse anche la
pubblicazione di una “cartella” monografica di Paride Baccarini, edita a Bologna
da Cappelli e contenente numerose illustrazioni di opere pittoriche. Ad essa sembrerebbero riferirsi alcune recensioni sulla stampa locale: “Paride Baccarini è un
pittore autentico”, conclude il suo articolo Giuseppe Nanni sul “Carlino Sera”;
mentre sull’“Avvenire d’Italia” si legge che “egli rivela una sensibilità particolarmente felice, tendendo ad un’armonizzazione fra le esigenze di un cromatismo acceso e moderno e una solidità plastica che salvi il quadro da una dissoluzione pseudo impressionistica”4. Da parte sua l’anonimo estensore della presentazione fa notare tra l’altro che Baccarini “appartiene, per età, alla schiera dei pittori giovani ma
riesce difficile inquadrare la sua arte fra le scuole e le tendenze moderne” e che
“l’impiego di valori plastici e cromatici quasi separatamente elaborati attraverso
una ricerca talvolta esasperata, spinti ad ardite conclusioni ma sempre tali da trovare in un’armonica coesistenza la loro giustificazione, senso e unità, rappresenta il
credo artistico di questo pittore”5.
L’ultima apparizione pubblica di Paride Baccarini in campo artistico risale al 1946.
L’artista, già gravemente malato dopo i patimenti subiti durante la lotta clandestina
e lo strenuo impegno profuso per diffondere il proprio credo federalista, espone le
sue opere più recenti a Roma, alla Galleria S. Bernardo. Scrive tra l’altro Riccardo
Musatti in quella circostanza che “se essere romantici vuol dire vedere gli oggetti
attraverso una sottile deformazione sentimentale, vedere la luce secondo incidenze
sempre cangianti, vedere i colori in accordi fantastici; se vuol dire parlare un linguaggio figurativo franco e magari ingenuo; allora anche Paride Baccarini è un pittore romantico. E certo romantico appare il senso quasi fabuloso degli alti silenzi,
delle luci irreali che s’accendono negli incendi vespertini o nelle vampe calde del
mezzogiorno”6.
4
Ibidem.
Nel testo di presentazione, siglato F.C., sono riportati anche alcuni brani da lettere di
Baccarini. Scrive tra l’altro l’artista riferendosi alla sua esperienza africana che “è interessante osservare con che sicuro istinto gli
indigeni, per raggruppamento e giustapposizione di colori puri, riescano a trarre gli effetti suggestivi e violenti propri della loro
terra. Poter effettuare simili accoppiamenti e,
5
senza distruggerne il sentimento antico, quasi totemistico, elaborarli attraverso la nostra
sensibilità, temperarli sugli schemi della nostra tradizione, equivarrebbe a creare un
mondo comprensibile per l’elementarietà
della sua formula, dove la materia vive di un
significato quasi primordiale”.
6 Il testo di Musatti è riportato nel pieghevole della mostra Retrospettiva di Paride Baccarini, cit.
11
Il 30 aprile del 1946, Paride Baccarini muore a Roma, all’età di appena trentasei
anni. La notizia viene riferita dalla stampa locale e nazionale e la sua figura ricordata per lo spirito di combattente antifascista e per il contributo offerto alla causa
europeista7.
Un velo di silenzio incomincia a scendere su Baccarini architetto e pittore. Solamente nel 1956, alla ricorrenza del primo decennale della scomparsa dell’artista,
una “mostra postuma” viene allestita su iniziativa del Comune di Lugo8. Segue poi
alquanto più tardi, nella primavera del 1969, la “retrospettiva” alla Galleria “La
Bottega” di Ravenna, unica apparizione significativa dell’artista almeno fino alla
presentazione pubblica della “Donazione Baccarini” al Comune di Lugo da parte
della sorella Elsa9.
In quest’ultimo decennio un rinnovato interesse si è riacceso attorno alla figura ed
all’opera di Paride Baccarini: ne sono prova le frequenti apparizioni al fianco di altri esponenti della pittura romagnola del Novecento10. Ma oggi è tempo, finalmente, come si diceva nel presentare questo “abbozzo” di Baccarini, di riprendere la
“ricostruzione” dell’artista, anch’essa nel segno - con l’onore tributato al combattente, al partigiano, al sostenitore degli ideali europeisti - di una storia maggiore: da
protagonista, anche se troppo presto trascurato, d’uno dei più bei capitoli della vicenda figurativa italiana del secolo appena trascorso.
12
7 Della morte di Paride Baccarini riferisce tra
l’altro “La Voce Repubblicana” del 4 maggio
1946. Commovente è il saluto rivolto a Baccarini da Corrado Tumiati in un lungo articolo apparso su “Il Nuovo Corriere della Sera”
del 22 maggio 1946 con una ricostruzione
minuziosa della personalità del giovane militante federalista. Scrive tra l’altro Tumiati
che “della nativa Romagna Paride Baccarini
aveva le migliori qualità e i più generosi difetti. Estroso come ogni vero artista, pronto
ad accendersi per un ideale, disinteressato fino al sacrificio di se stesso, modesto e superbo, accortissimo e temerario. Conoscerlo voleva dire amarlo”.
8 La mostra è allestita alla Sala Baracca dal
30 aprile all’8 maggio e comprende cinquanta opere esposte fra dipinti e disegni. Una
breve nota della madre e della sorella di Paride nel pieghevole stampato in occasione della mostra avverte i visitatori che nella retrospettiva non figurano opere dell’artista
“sparse un po’ dovunque per il mondo”, ma
“sono invece le stesse che rimasero accanto a
lui fino alla morte e che egli si sforzava ancora di guardare, quando già la vista che si
andava offuscando, le ricercava con ansia e si
aiutava con il tocco della mano. Per questo,
ne fummo custodi avari ed oggi ne sentiamo
il peso perché la sua cara voce ancora così
vicina ci ripete: ‘finchè vi saranno creature
che guarderanno con occhi umani i miei quadri, io non potrò mai essere morto’, così come non muore la luce del giorno e la poesia
della natura e delle cose”.
9 Ventisei le opere esposte nella mostra allestita a Lugo nell’inverno 1996-97, prevalentemente riferite all’ultimo periodo di lavoro
di Baccarini, tra il 1941 ed il ’45.
10 Si ricordano in particolare: Novecento. Artisti nei dintorni ravennati, a cura di O. Piraccini, A. Savini, Bagnacavallo, Pinacoteca
Comunale, 24 settembre-22 ottobre 1995,
Edit Faenza, Faenza, 1995; Arte lughese del
Novecento nei musei dell’Emilia-Romagna , a
cura di O. Piraccini, Lugo, Pescherie della
Rocca e Casa Rossini, 27 maggio-2 luglio
2000, Edit Faenza, Faenza, 2000.
La visione feder alista di Par ide Baccar ini per l’Europa di domani
di Igino Poggiali
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lectio magistralis tenuta
il 27 novembre 2007 all’Università Humboldt1 affermava:
Oggi invece troppi uomini politici, perfino leader di paesi membri dell’Unione,
sembrano timorosi di richiamarsi agli ideali della Dichiarazione Schuman, allo
spirito se non alla lettera dell’appello a una Federazione europea, a quegli Stati
Uniti d’Europa vagheggiati da pensatori e statisti illuminati all’indomani della seconda guerra mondiale e già in un passato più lontano.
Ebbene, è importante non cancellare quello spirito delle origini dell’integrazione
europea; e ancor più importante è mostrare legittimo orgoglio per l’impresa che ne
è scaturita, per il progetto politico più innovativo e di maggior successo concreto
che sia stato concepito e portato avanti nel mondo nella seconda metà del Ventesimo secolo. Molto dovrebbe d’altronde dirci il fatto che in altri continenti si annuncino obbiettivi di integrazione regionale e ci si ispiri al modello europeo.
Ebbene tra quei pensatori dei quali parla il Presidente noi siamo orgogliosi di annoverare Paride Baccarini. Egli insieme a Piero Calamandrei, Ernesto Rossi, Corrado Tumiati e molti altri fondò a Firenze nel 1944 l’Associazione Federalisti Europei che poi, rafforzatasi di centinaia di aderenti, confluì nel Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli.
In questi ultimi anni abbiamo avuto occasione di rilanciare gli studi storici sulla
densità dell’impronta mazziniana e garibaldina nella storia di Lugo. Il federalismo
di Paride Baccarini trova le sue origini nella tradizione mazziniana della famiglia di
origine, trasferitasi da Lugo a Roma per ragioni di lavoro. Parliamo in particolare
di quella visione di un futuro europeo che Mazzini aveva delineato con la fondazione a Berna, nel 1836, della Giovine Europa, movimento che ebbe vita breve ma che
aveva colto l’importanza dell’alleanza tra i popoli in alternativa alle alleanze tra gli
stati.
In questo lavoro di scavo doveroso alla ricerca di documenti e testimonianze sulla
storia della città e dei suoi uomini e donne più rappresentativi, la storia di Baccari-
1
http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=34484
13
14
ni e ancor di più le vicende del Movimento Federalista a Lugo meritano una campagna specifica di scavo perchè se ne erano quasi perse le tracce fino a quando con
ostinata determinazione il personale della biblioteca Trisi non ha setacciato vecchie
raccolte di periodici nei quali la vita del MFE a Lugo tra il 1945 e gli anni ’60 veniva documentata nelle cronache del tempo con nomi di protagonisti, resoconti di
attività, iniziative realizzate a Lugo e nei paesi e comuni vicini.
Tra i protagonisti del MFE lughese non posso non ricordare Mario Minardi, recentemente scomparso, che fu segretario della sezione giovanile del movimento. Io l’ho
conosciuto molti anni dopo, nei primi anni ’70 e grazie alla sua passione per questi
temi e per il coinvolgimento dei giovani su questi ideali io stesso conobbi il Movimento e le sue idee che ho sempre condiviso così come conobbi grazie a lui i libri di
Adriano Olivetti che era stato un grande promotore dell’idea federalista.
Minardi fu anche segretario regionale del Movimento e nel 1952 portò a Lugo la
celebrazione del Congresso regionale, al Cinema Venturini. Fu anche delegato nazionale ed abbiamo trovato tra l’altro il manoscritto di un suo intervento.
Altri grandi protagonisti furono l’avvocato Vito Baroncini ed il figlio Guido che
ancora esercita la professione di avvocato in via Baracca. Guido Baroncini fu anche delegato al Congresso europeo del movimento.
Ricordo ancora l’avvocato Mario Ricci giurista di fama nazionale, amico dei più
brillanti maestri del diritto italiani di cui la Trisi conserva la biblioteca, donata dalle figlie ma non l’archivio che rimase alla famiglia. Molti altri nomi abbiamo trovato in articoli e opuscoli e tra essi diverse donne.
Forse alcuni tra gli stessi discendenti di questi precursori dell’idea di Europa e di
fratellanza universale tra i popoli di tutto il mondo che in questa città hanno ragionato e discusso qualche decennio fa di quello che per molti era un’utopia, per alcuni un progetto da osteggiare, potrebbero avere a loro volta materiali che potrebbero
arricchire questo paesaggio.
Sarebbe un’occasione straordinaria per continuare la nostra azione di educazione
alla coscienza della cittadinanza europea nella quale siamo impegnati da lungo
tempo.
L’agente speciale Par ide Baccar ini
di Giuseppe Masetti
Più noto come artista che come militante, il lughese Paride Baccarini (Roma, 10
febbraio 1910 – 30 aprile 1946), di formazione mazziniana, ebbe tuttavia un ruolo
anche nel movimento resistenziale italiano, attestato dalla qualifica di partigiano
combattente (con anzianità dal 1° ottobre 1943 al 1° maggio 1945) riconosciutagli
con dichiarazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 7 gennaio
1948.
Stando al racconto della sorella Elsa fu l’ascolto di “Radio Londra”, dopo le drammatiche vicende seguite all’armistizio dell’8 settembre 1943, ad indurlo a lasciare
l’intimità del suo studio di pittore per tentare di raggiungere gli Alleati oltre la linea del fronte1. Fu così che - con altri antifascisti romagnoli, quasi tutti di area
azionista/repubblicana, che come lui avevano raggiunto l’Italia meridionale - entrò
a far parte dell’O.R.I (Organizzazione della Resistenza Italiana), sorta ufficialmente a Napoli il 15 novembre 1943 per iniziativa dell’azionista Raimondo Craveri (genero di Benedetto Croce), in stretta intesa con l’O.S.S. (Office of Strategic Services), la rete dei servizi segreti americani in Italia. I volontari dell’O.R.I. venivano
addestrati per mesi alle varie tecniche di sabotaggio, all’uso del paracadute e di apparecchi radiotelegrafici, alla raccolta, alla gestione e alla trasmissione di informazioni riservate, al fine di operare nei territori italiani sotto occupazione tedesca. Le
operazioni erano condotte da teams (gruppi) di non più di quattro elementi, i quali
andavano infiltrati al di là delle linee nemiche tramite lancio col paracadute o sbarco da sottomarino. Ogni team aveva a disposizione una radio ricetrasmittente per
tenere i contatti con la base operativa dell’O.S.S.
Il 19 marzo 1944 Baccarini, che assieme al radiotelegrafista Aldo Donati componeva il team “Prune/Radio Allegheny”, partì dal porto di Brindisi a bordo del sottomarino “Platino”2, diretto alla foce del Piave. La missione (rievocata con dovizia
1
Cfr. Intervista ad Elsa Baccarini raccolta da
Gian Ruggero Manzoni nel novembre 1978,
in PARIDE BACCARINI, I morti non cantano,
Presentazione di Giovanni Spadolini, Nota
introduttiva di Marcello Savini, Lugo, Banca
del Monte di Lugo, 1982, p. 12.
2 L’archivio dell’INSMLI (Istituto nazionale
per la Storia del Movimento di Liberazione
in Italia), Fondo Malvezzi Piero, Lettere dei
condannati a morte della Resistenza italiana
e europea , busta 1, fascicolo 23, conserva la
lettera scritta da Baccarini ai famigliari prima della sua partenza per la missione.
18 marzo 1944
Carissimi,
domani dovrò partire, sento quindi il dovere
di lasciarvi qui per forma un saluto. Lo la-
15
di particolari dallo stesso protagonista nello scritto, pubblicato postumo, I morti
non cantano3) non andò a buon esito. Baccarini, Donati e i due componenti di un
altro team, Antonio Fiorentini e Domenico Fogliani, sbarcati nella notte del 22 marzo davanti alla penisola di Cavallino, tra Jesolo e Venezia, furono catturati dai “marò” della X MAS di Junio Valerio Borghese ed avviati al carcere veronese degli
“Scalzi”. Dopo non molto tempo, tuttavia, Baccarini riuscì ad uscire, mentre Fiorentini e Fogliani venivano trasferiti con altri 21 prigionieri al lager nazista di Bolzano, dove, il 12 settembre, avrebbero trovato la morte per mano delle SS.
Sul modo in cui Baccarini poté sottrarsi alla prigionia non risultano fonti certe. Pare che, in virtù delle sue indubbie capacità dialettiche, egli riuscisse abilmente a
persuadere i suoi carcerieri a rilasciarlo e ad inviarlo nella nativa Romagna per raccogliere informazioni utili da riportare ai Comandi tedeschi. Così ne scrive il suo
ex compagno nell’O.R.I. Ennio Tassinari:
Baccarini, uomo dal temperamento strano, era l’opposto della «spia», perché credeva ciecamente nella sincerità, nell’onestà, nella parola data […]. Era un carattere poco socievole,
abbastanza schivo, appartato […]. Certamente questo suo carattere ha poi contribuito a salvarlo, anche se poi, purtroppo, sarebbe morto di malattia un anno dopo la Liberazione. Egli
con la sua fantasia e certamente con la sua intelligenza, riuscì prima a convincere il Comando della «X MAS» poi le S.S. tedesche a lasciarlo in vita fino al giugno del ’44, quando in
divisa da S.S. tedesco riuscì a passare il fronte4.
16
Una volta rientrato in Romagna Baccarini incontrò nuovamente i vecchi amici antifascisti ravennati che, superato lo sgomento di vederlo in divisa da S.S., lo consigliarono di recidere i contatti intercorsi con i nazifascisti e di passare le linee per
scio breve e tranquillo poiché sento che questa mia non dovrà giungervi mai. Se Iddio
avesse disposto diversamente, vi sia conforto
sapere che sono partito con questo stato
d’animo e con la certezza di venirvi ad incontrare e ad abbracciare. I miei amici vi diranno tutto, sarebbe retorica ripetere qui i
motivi che mi hanno spinto a questo, motivi
che per ogni essere che aspiri alla qualifica
di Uomo debbono essere ovvi.
Vi bacio tanto tanto.
Vostro Paride
A tutti gli amici e agli amici della Libertà:
viva la libera Europa.
Paride Baccarini-ex Franco Ponti
Alla sorella Elsa-Corso Mazzini 119
Lugo (Ravenna)
Ringrazio coloro che vorranno interessarsi di
trasmettere.
3 Cfr. PARIDE BACCARINI, I morti non cantano, cit.
In realtà alcuni estratti del racconto baccariniano erano già apparsi su «Il Ponte», la rivista fiorentina fondata e diretta da Piero Calamandrei; per l’esattezza sui fascicoli n. 9, dicembre 1945, pp. 807-813 (con il titolo Tentativo di fuga ), e n. 1, gennaio 1946, pp. 5969 (con il titolo Tattica d’emergenza ).
4 ENNIO TASSINARI, Un «americano» nella
Resistenza , Ravenna, Longo Editore, 1992,
p. 44.
ritornare, attraverso la Toscana, nei territori liberati. Così avrebbe fatto nell’estate
del ’44, malgrado una iniziale diffidenza alleata rispetto al suo recente percorso gli
creasse giocoforza qualche periodo di isolamento5.
Poi, dopo la liberazione di Firenze, nonostante il progressivo aggravarsi delle sue
condizioni fisiche (che lo avrebbero condotto ad una morte prematura), fu tra i promotori - insieme, fra gli altri, a Piero Calamandrei, Ernesto Rossi e Corrado Tumiati – dell’A.F.E. (Associazione Federalisti Europei), poi confluita nel Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli.
«L’idea federalista – scriverà Tumiati all’indomani della scomparsa dell’amico – gli
era apparsa come la sola luce nel buio, la sola meta alla quale valesse la pena di
tendere, l’unica salvezza per una Europa che i nazionalismi e le dittature avevano
coperto di rovine e di morti»6.
17
5
Così in una testimonianza fornita dal sig.
Antonio Farneti (all’epoca capo team della
missione “Zella”) al direttore dell’Istituto
Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e Provincia, dott. Giuseppe Masetti, novembre 2007. In Archivio
dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e Provincia.
6 CORRADO TUMIATI, Baccarini, «Il Nuovo
Corriere della Sera» (Milano), 22 maggio
1946.
Indicazioni bibliografiche:
PARIDE BACCARINI, I morti non cantano, presentazione di Giovanni Spadolini, Nota introduttiva di Marcello Savini, Lugo, Banca del Monte di Lugo, 1982;
ENZO CASADIO, MASSIMO VALLI, O.R.I. Organizzazione per la Resistenza Italiana , Faenza,
s.i.t, s.d. [ma 2005];
RAIMONDO CRAVERI, La campagna d’Italia e i servizi segreti. La storia dell’ORI (19431945), Milano, La Pietra, 1980, ad indicem;
ANTONIO FARNETI, Missione in Romagna. Note e documenti, in PIETRO GUBERTI, I romagnoli si raccontano. Memorie resistenziali, Ravenna, Edizioni STEAR, 1985, pp. 167-198;
LUIGI MARTINI, Dalla bici al sommergibile. Le Missioni Ori dirette dai romagnoli, Milano,
La Pietra, 1980, ad indicem;
ENNIO TASSINARI, Un «americano» nella Resistenza , Ravenna, Longo Editore, 1992, passim
(in particolare pp. 37-44);
18
ENNIO TASSINARI, Così furono trucidati 23 agenti segreti a Bolzano, in «Patria Indipendente» (Roma), Periodico della Resistenza e degli ex Combattenti, Anno LV, n. 9, 29 ottobre
2006, pp. 38-39;
PETER TOMPKINS, L’altra Resistenza. La liberazione raccontata da un protagonista dietro le
quinte, Milano, Il Saggiatore, 2005 (1ª edizione, Rizzoli, 1995).
BACCARINI
Si è spento in questi giorni a Roma, trentacinquenne, in assoluta povertà, uno degli uomini
più valorosi e più cari che abbia mai conosciuto.
La vita, maestra e crudele, ci costringe invecchiando, ad amare esperienze. Lascia fra noi
prosperi, creduti e accarezzati i falsi amici e spegne con un piccolo gesto i veri, quelli che
avevano aperto il tesoro della loro anima ed erano entrati nella tua con quella discrezione
rispettosa che ti induce ad aprigliela intera. Della nativa Romagna Paride Baccarini aveva le
migliori qualità e i più generosi difetti. Estroso come ogni vero artista, pronto ad accendersi per un ideale, disinteressato fino al sacrificio di se stesso, modesto e superbo, accortissimo e temerario. Conoscerlo voleva dire amarlo.
Di lui sapevo solamente che era pittore e non gli supposi altre doti allorché, sul finire del
’44, ebbi occasione di conoscerlo. Fu mio figlio a condurmelo un giorno nella piccola osteria dove prendevo i miei pasti alla mattina, diviso com’ero dalla famiglia, rimasta nel Nord.
Nel viso del mio ragazzo vidi la trepida emozione delle prime scoperte giovanili.
Sentiva d’aver incontrato un uomo singolare e attendeva dal mio sguardo e dalle mie parole avare un consenso e un incoraggiamento.
Piccolo di statura, claudicante, quasi impacciato nella divisa dell’Esercito Americano, Baccarini non aveva nessuna di quelle attrattive esteriori che richiamano a prima vista l’attenzione. Ma nel bel volto fine e tormentato era chiusa una vitalità prepotente che contrastava
con l’aspetto in apparenza gracile e già segnato dal male che doveva ucciderlo due anni dopo. Congedato da poco dal servizio segreto che aveva prestato gratuitamente per oltre un
anno presso la quinta armata, era venuto a Firenze con alcuni ufficiali del suo reparto presso i quali era alloggiato, non più dipendente, ma ospite. Dalla vita avventurosa, dalle infamie conosciute, dai pericoli affrontati non aveva tratto la boria, il pessimismo o i profitti di
tanti reduci mediocri, ma una fede nuova, e le si era dato con tutto se stesso. L’idea federalista gli era apparsa come la sola luce nel buio, la sola meta alla quale valesse la pena di
tendere, l’unica salvezza per una Europa che i nazionalismi e le dittature avevano coperto
di rovine e di morti. Quanto di sincero e vorrei dire di religioso, fosse in questa sua fede ebbi agio di conoscere nei lunghi mesi che seguirono quel nostro primo incontro. Al suo apostolato detti fin dall’inizio il mio modesto aiuto facilitandogli incontri con gli uomini migliori della città, che, al pari di me, videro subito in lui l’Italiano nuovo, formato dalla guerra di liberazione, degno di animare e di condurre un movimento dal quale esulavano interamente ambizioni politiche o meschini interessi personali.
Quanto egli riuscisse ad ottenere, con l’aiuto di pochi giovani volonterosi, è storia di ieri.
La divisione dell’Italia non consentì ai pochi e strenui «federalisti» del Nord di conoscere e
di apprezzare l’opera di Baccarini, ma Firenze la ricorda e ne va, a buon diritto, orgogliosa.
Tra le prime manifestazioni della sua vita civile rinnovata, il costituirsi di una «Associazione dei federalisti europei» segnò una data nella cronaca cittadina e in poco meno di un anno i soci di ogni ceto e di ogni partito salirono di oltre un migliaio. Baccarini era esultante.
Vedevo le sue forze calare ogni giorno e dovevo maltrattarlo perché si risparmiasse. Sorrideva, scollava le spalle e tirava innanzi. Più d’una volta, nelle interminabili corse attraverso
la città, priva di ogni mezzo di trasporto, fu sul punto di cadere e più di una volta i suoi giovani amici dovettero portarlo a braccia nella sua stanza o in casa mia. Ma ricominciava daccapo.
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Nelle lunghe sere di quel crudele inverno si rifugiava d noi, preparava al nostro desolato
fornello le cene più bizzarre con mezzi di fortuna, felice come un ragazzo, per intrattenerci poi fino a tarda notte, raggomitolato in una coperta, in interminabili colloqui. Da quei discorsi la sua vita avventurosa di pittore, di marinaio e di partigiano balzava fuori singolarissima e dal quel suo raccontare estroso e colorito fui spinto a incoraggiarlo a scrivere. Si ribellò sulle prime, con brusche interiezioni romagnole, a queste mie tentazioni letterarie, e
fu solamente la mattina, con la trafila dolorosa degli ospedali e delle cliniche, che lo indusse a dettare a qualche amico o alla fedele sorella quei ricordi della sua vita da partigiano dei
quali «Il Ponte» di Firenze ha pubblicato alcune delle pagine migliori. Dettare, non scrivere, perché la malattia crudele lo aveva ormai colpito irrimediabilmente alla vista.
Nel dolore di averlo perduto mi conforta oggi il ricordo di quell’incoraggiamento che ci
consente di ritrovare ancora qualcosa di lui non solo nei suoi quadri, ma anche in questi primi ed ultimi scritti. Di lui pittore altri potrà dire meglio di me, precluso come sono ai segreti d’un difficile vocabolario, ma v’è nelle sue opere una testimonianza umana che anch’io posso raccogliere. Un uomo antico e moderno, sensibile e teorizzante, tutto vita e tutto idee. Utopista anche nella tela, seppe colorirvi fantastiche visioni di una città ideale, delicati e corposi paesaggi, volti irrisi o amati. Che i risultati fossero sempre pari alle intenzioni non direi; che influssi di più scuole operassero nella sua arte tuttora in formazione mi
pare evidente, ma da tutte le sue opere traspariva la serietà, l’impegno, il disprezzo dei facili accomodamenti, le doti migliori della sua vita.
Gettati come un pugno di sabbia tutti i suoi risparmi per correre al Sud dopo l’otto settembre, era stato accolto dagli Americani nei primi reparti clandestini e vi aveva consumato la
salute nelle imprese più rischiose, pago del cibo e dell’uniforme di soldato, rifiutando sdegnosamente ogni assegno.
Quando lo conobbi vestiva ancora la sua vecchia divisa perché non aveva altri indumenti.
La nefrite che lo minava s’incrudeliva col freddo e gli amici Americani pretesero allora con
ruvida cordialità che egli ritirasse tutti gli assegni che gli spettavano. Non dimentico il gesto con il quale trasse quel giorno da una tasca dei calzoni il pacchetto dei fogli da mille che
gli erano stati quasi violentemente consegnati. Che voglia di piangere avevi, povero Baccarini, nel mostrarmi quel piccolo tesoro con la mano che tremava. Ti pareva d’aver insudiciato la tua gloria. E servì appena ad assicurarti un abito e un cappotto e a pagarti le cure che
disciplinatamente non seguivi. Ma in quel tuo gesto era l’Italia migliore, quella che voleva
dare tutta se stessa alla causa della libertà e che solo la miseria costringeva ad accettare un
compenso. Io non so se gli amici di ieri ricorderanno in futuro il tuo aiuto e il tuo sacrificio, pari a quello di tanti, ma noi, certo, non dimenticheremo il tuo esempio.
Corrado Tumiati
Da «Il Nuovo Corriere della Sera», Milano, mercoledì 22 Maggio 1946
Opere in mostra
Opere di proprietà del Comune di Lugo
Tav. 1 Autoritratto, 1945
tempera su tavola, 47,5x36 cm
Esp.: Arte lughese del Novecento nei musei dell’Emilia- Romagna , a cura di O. Piraccini, Lugo,
Pescherie della Rocca e Casa Rossini, 27 maggio2 luglio 2000
Tav. 5 Natura morta con uomini e candelieri tra le
montagne, 1943
olio su tavola, 42 x 81 cm
firmato e datato su retro «P. Baccarini 1943»
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Tav. 6 Le silenziose modelle, 1943
olio su tela, 91x86
firmato in basso a destra «Baccarini»
firmato e datato sul retro «P. Baccarini 1943»
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Tav. 12 Paesaggio fantastico n. 2, s.d.
olio su tavola, 48x60 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Tav. 15 Paesaggio romano: Trinità dei Monti, 1945
olio su tela, 30x44,5 cm
Esp.: Personale dell’artista alla Galleria San Bernardo, Roma;
La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Tav. 16 Bologna, Paesaggio dallo studio, 1943
tempera su tela, 75x105 cm
Esp.: Arte lughese del Novecento nei musei dell’Emilia-Romagna , a cura di
O. Piraccini, Lugo, Pescherie della Rocca e Casa
Rossini, 27 maggio-2 luglio 2000; Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa
Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997
Tav. 17 Lugo, Piazza Garibaldi e torrione della
rocca, 1943
olio su tela, 45 x 58 cm
Esp.: Mostra “Novecento: Artisti nei dintorni ravennati”, a cura di O. Piraccini, A. Savini, Bagnacavallo, Pinacoteca civica, 22 settembre-22 ottobre
1995; La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997
Tav. 18 Alberi, 1942
olio su compensato, 29x30,5 cm
Esp.: Arte lughese del Novecento nei musei dell’Emilia-Romagna , a cura di
O. Piraccini, Lugo, Pescherie della Rocca e Casa
Rossini, 27 maggio-2 luglio 2000;
La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Tav. 19 Panorama ischitano, 1942
olio su cartone telato, 40x50 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini,
21 dicembre 1996-19 gennaio 1997
Tav. 20 Adamo ed Eva, 1943
olio su compensato, 100x80 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini,
21 dicembre 1996-19 gennaio 1997
Opere di proprietà privata
Tav. 2 Senza titolo, s.d.
olio su tavola, 64 x 49 cm.
firmato in basso a destra «Bacca/rini»
sul retro: Studio di figura
Tav. 3 Stanchezza, 1936 ca.
olio su tela, 75 x 78 cm
sul retro: etichetta con la scritta
«opera presentata ad un concorso a Tripoli»
Tav. 4 Natura morta con uomini e candelieri tra le
montagne, s.d.
olio su tavola, 47,5x64 cm
Tav. 7 Figure, s.d.
tempera su tavola, 65x57 cm
Tav. 8 Il misterioso colloquio, 1939
olio su tavola, 39x29 cm
firmato in basso a destra «P. Baccarini»
e datato sul retro «1939»
Tav. 9 Ritratto di Elsa Baccarini, 1937
olio su tavola, 43x34 cm
sul retro firmato e datato «Paride Baccarini 1937»
Tav. 10 Paesaggio con figura, s.d.
olio su tavola, 45x36 cm
Tav. 11 Paesaggio, s.d.
tempera su tavola, 38x28 cm
Tav. 13 Torcello, 1943
olio su tavola, 33,5x43 cm
sul retro autentica della sorella:
«Quadro eseguito nel 1943 a Torcello»
Tav. 14 Venezia, Canal Grande, 1937
olio su tavola, 36x43 cm
sul retro: titolato, firmato e datato «Venezia, Canal
Grande 1937»
21
Tav. 21 Madonna con bambino, s.d.
matita su carta, 150x980 mm
firmato in basso al centro «P. Baccarini»
Tav. 22 Madonna in trono, s.d.
matita su carta, 145x95 mm
Tav. 23 Ave Maria Gratia Plena, s.d.
matita su carta, 180x135 mm
Tav. 24 Deposizione dalla croce, s.d.
china su carta, 270x185 mm
Tav. 25 Cristo Crocefisso, s.d.
tempera su carta, 990x610 mm
firmato in basso a destra «P. Bacca»
Altre opere della collezione civica
Figura femminile, s.d.
affresco su muro, 200x60 cm
22
Paesaggio classico con figure, s.d.
olio su tavola, 103x340 cm
Le vaccherelle, 1945
olio su tavoletta, 17 x33 cm
firmato e datato con scritta autografa dell’artista
«Regalo di Natale alla Elsa 1945 Paride»
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Conetto del Vesuvio, s.d.
olio su tavoletta, 26x36 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Ricordo egiziano, s.d.
tempera su carta, 42x62 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Il cavaliere dalla trista figura, s.d.
olio su tavola, 42x23,5 cm.
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Case ischitane, s.d.
olio su cartone telato, 60x50 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Paesaggio arabo, s.d.
olio su tela, 100x80 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
1997
Cavaliere in un paesaggio, s.d.
inchiostro su carta, 170x190 mm
Due schizzi preparatori per decorazione murale,
1941
inchiostro su carta rosata
Cavaliere in un paesaggio fittamente alberato,
1943
inchiostro bruno su carta, 125x165 mm
Martirio di San Sebastiano, s.d.
Inchiostro bruno su carta, 185x110 mm
Ora mistica, s.d.
olio su tela, 36 x 80 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Figure femminile, maschile e bambino,
spolvero per affresco (soffitto di Conselice)
gessetto seppia su carta da scenografia, 210x102
cm.
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Il colle di San Luca, 1943
olio su tela, 49 x 60 cm
firmato e datato sul retro «Paride Baccarini Lugo
Romagna 1943»
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Figura maschile,
spolvero per affresco (soffitto di Conselice)
gessetto seppia su carta da scenografia, 210x102
cm.
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
La fontana rotonda, s.d.
tempera su carta, 26,5x38 cm
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
1997
Bozzetto per decorazione, 1941
tempera su tavola, 50x53 cm
Bozzetto per decorazione murale, s.d.
tempera su tavola, 103x85 cm
La mischia eroica, 1941
tempera su carta, 70x100 cm
firmato e datato in basso a sinistra: «P. Baccarini
1941»
Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini,
Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio
Illustrazioni
Tav. 1 - Autoritratto, 1945
Tav. 2 - Senza titolo, s.d.
Tav. 3 - Stanchezza , 1936 ca.
Tav. 4 - Natura morta con uomini e candelieri tra le montagne, s.d.
Tav. 5 - Natura morta con uomini e candelieri tra le montagne, 1943
Tav. 6 - Le silenziose modelle, 1943
Tav. 7 - Figure, s.d.
Tav. 8 - Il misterioso colloquio, 1939
Tav. 9 - Ritratto di Elsa Baccarini, 1937
Tav. 10 - Paesaggio con figura , s.d.
Tav. 11 - Paesaggio, s.d.
Tav. 12 - Paesaggio fantastico n° 2
Tav. 13 - Torcello, 1943
Tav. 14 - Venezia, Canal Grande, 1937
Tav. 15 - Roma, Trinità dei monti, 1945
Tav. 16 - Bologna, Paesaggio dallo studio, 1943
Tav. 17 - Lugo, Piazza Garibaldi e Torrione Rocca , s.d.
Tav. 18 - Alberi, 1942
Tav. 19 - Panorama ischitano, 1942
Tav. 20 - Adamo ed Eva
Tav. 21 - Madonna con bambino
Tav. 22 - Madonna in trono
Tav. 23 - Ave Maria Gratia Plena
Tav. 24 - Deposizione dalla croce
Tav. 25 - Cristo Crocefisso, s.d
Finito di stampare nel mese di dicembre 2007 da Edit Faenza srl - Via Casenuove, 28 - 48018 Faenza (Ra)
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