Paride Baccarini Paride Baccarini Visione e Passione 1910-1946 In copertina: Ritratto fotografico di Paride Baccarini Comune di Lugo Assessorato alla Cultura In collaborazione con Regione Emilia-Romagna Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e Provincia Movimento Federalista Europeo PARIDE BACCARINI Visione e Passione 1910-1946 A cura di Orlando Piraccini Igino Poggiali Daniele Serafini EDIT FAENZA 2007 COMUNE DI LUGO Assessorato alla Cultura In collaborazione con: REGIONE EMILIA-ROMAGNA ISTITUTO PER I BENI ARTISTICI CULTURALI E NATURALI ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA E DELL’ETÀ CONTEMPORANEA IN RAVENNA E PROVINCIA MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO PARIDE BACCARINI Visione e Passione 1910-1946 Lugo, Pescherie della Rocca 16 dicembre 2007-13 gennaio 2008 A cura di: Orlando Piraccini Igino Poggiali Daniele Serafini Organizzazione: Giorgia Larghetti Collaborazioni: Luisa Bedeschi Morena Medri Ivana Pagani Servizi tecnici: Alfredo Folicaldi Antonio Poggiali Rilevamenti fotografici: Gianni Bartolotti Carlo Bertini Comunicazione: Gianfranco Camerini Info: Ufficio Musei Tel. 0545 38561 Stampa Catalogo: Edit Faenza s.r.l. Si ringraziano per la gentile collaborazione: Carolina Mazzotti, Tina Rani Preda, Renzo Preda SOMMARIO Introduzione Raffaele Cortesi, Sindaco di Lugo Giovanni Barberini, Assessore alla Cultura pag. 7 Abbozzo di Paride Baccarini pittore Orlando Piraccini ” 9 La visione federalista di Paride Baccarini per l’Europa di domani Igino Poggiali ” 13 L’agente speciale Paride Baccarini Giuseppe Masetti ” 15 Baccarini Corrado Tumiati ” 19 Opere in mostra ” 21 Illustrazioni “ 23 Nel 1957, il 25 marzo, si firmavano i trattati di Roma. Non era certo ancora l’Europa federale vagheggiata dai primi pensatori e uomini politici che vi avevano creduto ma era l’inizio di un cammino che ci ha donato pace e prosperità e costituisce una delle speranze più solide per la soluzione dei conflitti che insanguinano il resto del mondo, come ha ribadito di recente il Presidente della Repubblica in Germania. Tra questi precursori figura Paride Baccarini, artista ed eclettica figura di intellettuale di forte impegno civile, originario di famiglia lughese. Qualche mese fa, dopo la morte del prof. Giuseppe Mazzotti, amico della sorella di Paride, Elsa, scomparsa nel 1982, segretaria per anni della Sezione del Movimento Federalista Europeo di Lugo intitolata allo stesso Baccarini, siamo venuti in possesso di un cospicuo materiale documentario a lei appartenuto, parte del quale proviene probabilmente dalle carte della Sezione del locale Movimento Federalista Europeo. Ringraziamo per la sua generosità e pazienza la sorella del prof . Mazzotti, Carolina, che ci ha donato il materiale in questione, parte del quale viene esposto nella mostra e sarà a disposizione degli studiosi per la ricostruzione integrale di questa bellissima storia. Sappiamo poi che un gruppo di cittadini ha preso contatti con la Segreteria Regionale del Movimento Federalista Europeo che è presente in tutte le città della Romagna e, in occasione della mostra, darà vita ad una sezione del Movimento in Lugo ed intende intitolarla nuovamente al nostro Paride Baccarini. Sarà certamente con questa parte della società civile che potrà continuare il lavoro di educazione alla consapevolezza della cittadinanza europea che sul piano istituzionale abbiamo costruito in questi anni in collaborazione con la scuola e le associazioni locali. Raffaele Cortesi Sindaco Giovanni Barberini Assessore alla Cultura 7 Ritratto fotografico di Baccarini in età giovanile Abbozzo di Par ide Baccar ini pittore Orlando Piraccini Finchè vi saranno creature che guarderanno con occhi umani i miei quadri, io non potrò mai essere morto (Paride Baccarini) Questo è un “ritratto” di Paride Baccarini appena abbozzato, si direbbe con pochi tratti e solo qualche tocco di colore, basato sulle scarne note biografiche giunte fino a noi dalle cronache del suo tempo e su qualche sporadico giudizio critico espresso in occasione delle rare esposizioni allestite dopo la morte. Esso viene consegnato al visitatore della mostra con la promessa di una “ricostruzione” della breve stagione creativa di Baccarini; certo, non agevole da ottenere, ma tanto più significativa da affrontare se si tiene nella debita considerazione specialmente il momento cruciale della vita artistica romana nella quale il giovane Paride si formò come architetto, decoratore e pittore. Si può dunque cominciare col ricordare le origini lughesi di Paride Baccarini e la tradizione mazziniana della sua famiglia. Romagnoli il padre, Morando, convinto sostenitore degli ideali repubblicani, e la madre, Prisca Neri: “donna di nobili virtù, va ricordata particolarmente per la dura sopportazione di una difficile esistenza e per i momenti cruciali che la colpirono nel periodo della lotta antifascista, ove fu in prima linea, unita al figlio Paride, al marito Morando ed alla figlia Elsa per combattere le angherie della dittatura”1. A Roma, dove la famiglia si era trasferita per avviare un’attività commerciale, Paride nasce il 10 febbraio del 19102. Qui frequenta il Liceo Artistico e si diploma nel 1930. Contrastando il desiderio della madre Prisca, che avrebbe voluto per lui una tranquilla carriera di insegnante, Paride accetta un impiego come progettista presso un’impresa edile impegnata nella costruzione della Città Universitaria della capita- 1 Il brano (È morta la madre di Paride Baccarini) è tratto da un articolo non firmato apparso su “La Vedetta” del 25 luglio 1972. 2 Questa ed altre notizie sono riportate in A. Savini, Paride Baccarini, pittore, testo di presentazione della mostra allestita a Lugo (Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997) in occasione della donazione di opere dell’artista effettuata dalla sorella Elsa. Cenni biografici anche in G.R. Manzoni, Ricordo di un pittore partigiano: Paride Baccarini, «Bassa Romagna», 28 febbraio 1979. 9 10 le, sotto la direzione dell’architetto Marcello Piacentini. Non è dato sapere se Paride Baccarini già all’inizio degli anni ’30 al lavoro architettonico associa le prime esperienze come pittore. Ma è facile ritenere che nel fervido ambiente artistico romano di quel tempo il giovane abbia avuto modo di mettere alla prova la propria innata vocazione per la pittura. Come non vedere, infatti, nelle opere pittoriche note di Baccarini, risalenti al periodo trascorso a Tripoli dopo il 1935, un condensato di valori totalmente ascrivibili alla sfera della cosiddetta Scuola Romana. In Africa, insomma, mentre progetta edifici e vince concorsi (tra gli altri quello per la costruzione della Palazzina dell’Ammiragliato di Tripoli), Paride Baccarini dipinge: e non solo opere da cavalletto, ma anche grandi decorazioni come la Santa Emilia de Volar che assiste i lebbrosi per l’altar maggiore della chiesa cattedrale tripolitana. Nel 1937 una sua mostra personale viene allestita con successo al Cairo. Gli echi della stampa che giungono in Italia da oltre il Mediterraneo parlano di Baccarini come di “un pittore turbolento, irrequieto, prepotente; ma da lui germoglia l’artista che vuole e che ha saputo mostrare con uno scorcio potente, come si possa prendere dal passato lo spunto per lanciarsi verso le vette dell’avvenire”; oppure riferiscono che “egli non soltanto è un pittore istintivo e dotatissimo, ma un colorista sottile, capace di riprodurre quel che vuole e con un equilibrio che soddisfa l’occhio e lo spirito”; e ancora spiegano che “nei suoi studi a sanguigna ed a matita il pittore mostra la sua preoccupazione di dividere i piani e di costruire volumi solidi pur mantenendo una grazia di linee quasi classica. Tale preoccupazione viene concretata nelle realizzazioni pittoriche ove i piani, le prospettive e i vuoti risaltano maggiormente per l’ausilio del colore. Il colore nel pennello del Baccarini è un vero mezzo lirico di espressione”3. Non può passare inosservata, in effetti, negli scorci dei villaggi arabi, nelle scene di vita indigena, una presenza così carica di valenze espressive dai toni quasi romantici, le stesse che si ritroveranno nelle opere successive al ritorno dell’artista in Italia. Oltremare, insomma, era cominciata l’avventura in campo pittorico d’un giovane creativo che, seguendo i dettati dei migliori maestri romani, voleva rappresentare gli aspetti per lui più immediati ed emotivamente intensi della realtà, senza troppo badare ai rigorosi precetti estetici di non lontana scolastica memoria. Poi Baccarini, una volta nuovamente a Roma, poi a Napoli (dove va a seguire i lavori di allestimento della Triennale delle Terre d’Oltremare), a Bologna (dove nel 1941 apre uno studio di pittura) e a Lugo (dove nel frattempo la madre e la sorella erano tornate a stabilirsi nella casa di Via Mazzini), accende ancor più la propria pittura tonale con un cromatismo dai modi espressionisti e dai riflessi intimistici, mentre 3 I brani qui riportati figurano con le relative fonti nel pieghevole stampato in occasione della mostra Retrospettiva di Paride Baccari- ni allestita alla Galleria “La Bottega” di Ravenna nel 1969 (27 febbraio-7 marzo). l’iniziale vena fantastica e visionaria si deposita sulle tele con sempre più netti contrasti di luce e di colore. Dalla lezione di Scipione e Mafai, in particolare, sembrano derivati il senso del primitivismo e della plasticità novecentesca nella figurazione, così come l’interesse per la luce e l’uso dei tenebrosi impasti nei paesaggi. Al 1943, anno di adesione di Baccarini alla lotta partigiana, risale forse anche la pubblicazione di una “cartella” monografica di Paride Baccarini, edita a Bologna da Cappelli e contenente numerose illustrazioni di opere pittoriche. Ad essa sembrerebbero riferirsi alcune recensioni sulla stampa locale: “Paride Baccarini è un pittore autentico”, conclude il suo articolo Giuseppe Nanni sul “Carlino Sera”; mentre sull’“Avvenire d’Italia” si legge che “egli rivela una sensibilità particolarmente felice, tendendo ad un’armonizzazione fra le esigenze di un cromatismo acceso e moderno e una solidità plastica che salvi il quadro da una dissoluzione pseudo impressionistica”4. Da parte sua l’anonimo estensore della presentazione fa notare tra l’altro che Baccarini “appartiene, per età, alla schiera dei pittori giovani ma riesce difficile inquadrare la sua arte fra le scuole e le tendenze moderne” e che “l’impiego di valori plastici e cromatici quasi separatamente elaborati attraverso una ricerca talvolta esasperata, spinti ad ardite conclusioni ma sempre tali da trovare in un’armonica coesistenza la loro giustificazione, senso e unità, rappresenta il credo artistico di questo pittore”5. L’ultima apparizione pubblica di Paride Baccarini in campo artistico risale al 1946. L’artista, già gravemente malato dopo i patimenti subiti durante la lotta clandestina e lo strenuo impegno profuso per diffondere il proprio credo federalista, espone le sue opere più recenti a Roma, alla Galleria S. Bernardo. Scrive tra l’altro Riccardo Musatti in quella circostanza che “se essere romantici vuol dire vedere gli oggetti attraverso una sottile deformazione sentimentale, vedere la luce secondo incidenze sempre cangianti, vedere i colori in accordi fantastici; se vuol dire parlare un linguaggio figurativo franco e magari ingenuo; allora anche Paride Baccarini è un pittore romantico. E certo romantico appare il senso quasi fabuloso degli alti silenzi, delle luci irreali che s’accendono negli incendi vespertini o nelle vampe calde del mezzogiorno”6. 4 Ibidem. Nel testo di presentazione, siglato F.C., sono riportati anche alcuni brani da lettere di Baccarini. Scrive tra l’altro l’artista riferendosi alla sua esperienza africana che “è interessante osservare con che sicuro istinto gli indigeni, per raggruppamento e giustapposizione di colori puri, riescano a trarre gli effetti suggestivi e violenti propri della loro terra. Poter effettuare simili accoppiamenti e, 5 senza distruggerne il sentimento antico, quasi totemistico, elaborarli attraverso la nostra sensibilità, temperarli sugli schemi della nostra tradizione, equivarrebbe a creare un mondo comprensibile per l’elementarietà della sua formula, dove la materia vive di un significato quasi primordiale”. 6 Il testo di Musatti è riportato nel pieghevole della mostra Retrospettiva di Paride Baccarini, cit. 11 Il 30 aprile del 1946, Paride Baccarini muore a Roma, all’età di appena trentasei anni. La notizia viene riferita dalla stampa locale e nazionale e la sua figura ricordata per lo spirito di combattente antifascista e per il contributo offerto alla causa europeista7. Un velo di silenzio incomincia a scendere su Baccarini architetto e pittore. Solamente nel 1956, alla ricorrenza del primo decennale della scomparsa dell’artista, una “mostra postuma” viene allestita su iniziativa del Comune di Lugo8. Segue poi alquanto più tardi, nella primavera del 1969, la “retrospettiva” alla Galleria “La Bottega” di Ravenna, unica apparizione significativa dell’artista almeno fino alla presentazione pubblica della “Donazione Baccarini” al Comune di Lugo da parte della sorella Elsa9. In quest’ultimo decennio un rinnovato interesse si è riacceso attorno alla figura ed all’opera di Paride Baccarini: ne sono prova le frequenti apparizioni al fianco di altri esponenti della pittura romagnola del Novecento10. Ma oggi è tempo, finalmente, come si diceva nel presentare questo “abbozzo” di Baccarini, di riprendere la “ricostruzione” dell’artista, anch’essa nel segno - con l’onore tributato al combattente, al partigiano, al sostenitore degli ideali europeisti - di una storia maggiore: da protagonista, anche se troppo presto trascurato, d’uno dei più bei capitoli della vicenda figurativa italiana del secolo appena trascorso. 12 7 Della morte di Paride Baccarini riferisce tra l’altro “La Voce Repubblicana” del 4 maggio 1946. Commovente è il saluto rivolto a Baccarini da Corrado Tumiati in un lungo articolo apparso su “Il Nuovo Corriere della Sera” del 22 maggio 1946 con una ricostruzione minuziosa della personalità del giovane militante federalista. Scrive tra l’altro Tumiati che “della nativa Romagna Paride Baccarini aveva le migliori qualità e i più generosi difetti. Estroso come ogni vero artista, pronto ad accendersi per un ideale, disinteressato fino al sacrificio di se stesso, modesto e superbo, accortissimo e temerario. Conoscerlo voleva dire amarlo”. 8 La mostra è allestita alla Sala Baracca dal 30 aprile all’8 maggio e comprende cinquanta opere esposte fra dipinti e disegni. Una breve nota della madre e della sorella di Paride nel pieghevole stampato in occasione della mostra avverte i visitatori che nella retrospettiva non figurano opere dell’artista “sparse un po’ dovunque per il mondo”, ma “sono invece le stesse che rimasero accanto a lui fino alla morte e che egli si sforzava ancora di guardare, quando già la vista che si andava offuscando, le ricercava con ansia e si aiutava con il tocco della mano. Per questo, ne fummo custodi avari ed oggi ne sentiamo il peso perché la sua cara voce ancora così vicina ci ripete: ‘finchè vi saranno creature che guarderanno con occhi umani i miei quadri, io non potrò mai essere morto’, così come non muore la luce del giorno e la poesia della natura e delle cose”. 9 Ventisei le opere esposte nella mostra allestita a Lugo nell’inverno 1996-97, prevalentemente riferite all’ultimo periodo di lavoro di Baccarini, tra il 1941 ed il ’45. 10 Si ricordano in particolare: Novecento. Artisti nei dintorni ravennati, a cura di O. Piraccini, A. Savini, Bagnacavallo, Pinacoteca Comunale, 24 settembre-22 ottobre 1995, Edit Faenza, Faenza, 1995; Arte lughese del Novecento nei musei dell’Emilia-Romagna , a cura di O. Piraccini, Lugo, Pescherie della Rocca e Casa Rossini, 27 maggio-2 luglio 2000, Edit Faenza, Faenza, 2000. La visione feder alista di Par ide Baccar ini per l’Europa di domani di Igino Poggiali Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lectio magistralis tenuta il 27 novembre 2007 all’Università Humboldt1 affermava: Oggi invece troppi uomini politici, perfino leader di paesi membri dell’Unione, sembrano timorosi di richiamarsi agli ideali della Dichiarazione Schuman, allo spirito se non alla lettera dell’appello a una Federazione europea, a quegli Stati Uniti d’Europa vagheggiati da pensatori e statisti illuminati all’indomani della seconda guerra mondiale e già in un passato più lontano. Ebbene, è importante non cancellare quello spirito delle origini dell’integrazione europea; e ancor più importante è mostrare legittimo orgoglio per l’impresa che ne è scaturita, per il progetto politico più innovativo e di maggior successo concreto che sia stato concepito e portato avanti nel mondo nella seconda metà del Ventesimo secolo. Molto dovrebbe d’altronde dirci il fatto che in altri continenti si annuncino obbiettivi di integrazione regionale e ci si ispiri al modello europeo. Ebbene tra quei pensatori dei quali parla il Presidente noi siamo orgogliosi di annoverare Paride Baccarini. Egli insieme a Piero Calamandrei, Ernesto Rossi, Corrado Tumiati e molti altri fondò a Firenze nel 1944 l’Associazione Federalisti Europei che poi, rafforzatasi di centinaia di aderenti, confluì nel Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli. In questi ultimi anni abbiamo avuto occasione di rilanciare gli studi storici sulla densità dell’impronta mazziniana e garibaldina nella storia di Lugo. Il federalismo di Paride Baccarini trova le sue origini nella tradizione mazziniana della famiglia di origine, trasferitasi da Lugo a Roma per ragioni di lavoro. Parliamo in particolare di quella visione di un futuro europeo che Mazzini aveva delineato con la fondazione a Berna, nel 1836, della Giovine Europa, movimento che ebbe vita breve ma che aveva colto l’importanza dell’alleanza tra i popoli in alternativa alle alleanze tra gli stati. In questo lavoro di scavo doveroso alla ricerca di documenti e testimonianze sulla storia della città e dei suoi uomini e donne più rappresentativi, la storia di Baccari- 1 http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=34484 13 14 ni e ancor di più le vicende del Movimento Federalista a Lugo meritano una campagna specifica di scavo perchè se ne erano quasi perse le tracce fino a quando con ostinata determinazione il personale della biblioteca Trisi non ha setacciato vecchie raccolte di periodici nei quali la vita del MFE a Lugo tra il 1945 e gli anni ’60 veniva documentata nelle cronache del tempo con nomi di protagonisti, resoconti di attività, iniziative realizzate a Lugo e nei paesi e comuni vicini. Tra i protagonisti del MFE lughese non posso non ricordare Mario Minardi, recentemente scomparso, che fu segretario della sezione giovanile del movimento. Io l’ho conosciuto molti anni dopo, nei primi anni ’70 e grazie alla sua passione per questi temi e per il coinvolgimento dei giovani su questi ideali io stesso conobbi il Movimento e le sue idee che ho sempre condiviso così come conobbi grazie a lui i libri di Adriano Olivetti che era stato un grande promotore dell’idea federalista. Minardi fu anche segretario regionale del Movimento e nel 1952 portò a Lugo la celebrazione del Congresso regionale, al Cinema Venturini. Fu anche delegato nazionale ed abbiamo trovato tra l’altro il manoscritto di un suo intervento. Altri grandi protagonisti furono l’avvocato Vito Baroncini ed il figlio Guido che ancora esercita la professione di avvocato in via Baracca. Guido Baroncini fu anche delegato al Congresso europeo del movimento. Ricordo ancora l’avvocato Mario Ricci giurista di fama nazionale, amico dei più brillanti maestri del diritto italiani di cui la Trisi conserva la biblioteca, donata dalle figlie ma non l’archivio che rimase alla famiglia. Molti altri nomi abbiamo trovato in articoli e opuscoli e tra essi diverse donne. Forse alcuni tra gli stessi discendenti di questi precursori dell’idea di Europa e di fratellanza universale tra i popoli di tutto il mondo che in questa città hanno ragionato e discusso qualche decennio fa di quello che per molti era un’utopia, per alcuni un progetto da osteggiare, potrebbero avere a loro volta materiali che potrebbero arricchire questo paesaggio. Sarebbe un’occasione straordinaria per continuare la nostra azione di educazione alla coscienza della cittadinanza europea nella quale siamo impegnati da lungo tempo. L’agente speciale Par ide Baccar ini di Giuseppe Masetti Più noto come artista che come militante, il lughese Paride Baccarini (Roma, 10 febbraio 1910 – 30 aprile 1946), di formazione mazziniana, ebbe tuttavia un ruolo anche nel movimento resistenziale italiano, attestato dalla qualifica di partigiano combattente (con anzianità dal 1° ottobre 1943 al 1° maggio 1945) riconosciutagli con dichiarazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 7 gennaio 1948. Stando al racconto della sorella Elsa fu l’ascolto di “Radio Londra”, dopo le drammatiche vicende seguite all’armistizio dell’8 settembre 1943, ad indurlo a lasciare l’intimità del suo studio di pittore per tentare di raggiungere gli Alleati oltre la linea del fronte1. Fu così che - con altri antifascisti romagnoli, quasi tutti di area azionista/repubblicana, che come lui avevano raggiunto l’Italia meridionale - entrò a far parte dell’O.R.I (Organizzazione della Resistenza Italiana), sorta ufficialmente a Napoli il 15 novembre 1943 per iniziativa dell’azionista Raimondo Craveri (genero di Benedetto Croce), in stretta intesa con l’O.S.S. (Office of Strategic Services), la rete dei servizi segreti americani in Italia. I volontari dell’O.R.I. venivano addestrati per mesi alle varie tecniche di sabotaggio, all’uso del paracadute e di apparecchi radiotelegrafici, alla raccolta, alla gestione e alla trasmissione di informazioni riservate, al fine di operare nei territori italiani sotto occupazione tedesca. Le operazioni erano condotte da teams (gruppi) di non più di quattro elementi, i quali andavano infiltrati al di là delle linee nemiche tramite lancio col paracadute o sbarco da sottomarino. Ogni team aveva a disposizione una radio ricetrasmittente per tenere i contatti con la base operativa dell’O.S.S. Il 19 marzo 1944 Baccarini, che assieme al radiotelegrafista Aldo Donati componeva il team “Prune/Radio Allegheny”, partì dal porto di Brindisi a bordo del sottomarino “Platino”2, diretto alla foce del Piave. La missione (rievocata con dovizia 1 Cfr. Intervista ad Elsa Baccarini raccolta da Gian Ruggero Manzoni nel novembre 1978, in PARIDE BACCARINI, I morti non cantano, Presentazione di Giovanni Spadolini, Nota introduttiva di Marcello Savini, Lugo, Banca del Monte di Lugo, 1982, p. 12. 2 L’archivio dell’INSMLI (Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia), Fondo Malvezzi Piero, Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana e europea , busta 1, fascicolo 23, conserva la lettera scritta da Baccarini ai famigliari prima della sua partenza per la missione. 18 marzo 1944 Carissimi, domani dovrò partire, sento quindi il dovere di lasciarvi qui per forma un saluto. Lo la- 15 di particolari dallo stesso protagonista nello scritto, pubblicato postumo, I morti non cantano3) non andò a buon esito. Baccarini, Donati e i due componenti di un altro team, Antonio Fiorentini e Domenico Fogliani, sbarcati nella notte del 22 marzo davanti alla penisola di Cavallino, tra Jesolo e Venezia, furono catturati dai “marò” della X MAS di Junio Valerio Borghese ed avviati al carcere veronese degli “Scalzi”. Dopo non molto tempo, tuttavia, Baccarini riuscì ad uscire, mentre Fiorentini e Fogliani venivano trasferiti con altri 21 prigionieri al lager nazista di Bolzano, dove, il 12 settembre, avrebbero trovato la morte per mano delle SS. Sul modo in cui Baccarini poté sottrarsi alla prigionia non risultano fonti certe. Pare che, in virtù delle sue indubbie capacità dialettiche, egli riuscisse abilmente a persuadere i suoi carcerieri a rilasciarlo e ad inviarlo nella nativa Romagna per raccogliere informazioni utili da riportare ai Comandi tedeschi. Così ne scrive il suo ex compagno nell’O.R.I. Ennio Tassinari: Baccarini, uomo dal temperamento strano, era l’opposto della «spia», perché credeva ciecamente nella sincerità, nell’onestà, nella parola data […]. Era un carattere poco socievole, abbastanza schivo, appartato […]. Certamente questo suo carattere ha poi contribuito a salvarlo, anche se poi, purtroppo, sarebbe morto di malattia un anno dopo la Liberazione. Egli con la sua fantasia e certamente con la sua intelligenza, riuscì prima a convincere il Comando della «X MAS» poi le S.S. tedesche a lasciarlo in vita fino al giugno del ’44, quando in divisa da S.S. tedesco riuscì a passare il fronte4. 16 Una volta rientrato in Romagna Baccarini incontrò nuovamente i vecchi amici antifascisti ravennati che, superato lo sgomento di vederlo in divisa da S.S., lo consigliarono di recidere i contatti intercorsi con i nazifascisti e di passare le linee per scio breve e tranquillo poiché sento che questa mia non dovrà giungervi mai. Se Iddio avesse disposto diversamente, vi sia conforto sapere che sono partito con questo stato d’animo e con la certezza di venirvi ad incontrare e ad abbracciare. I miei amici vi diranno tutto, sarebbe retorica ripetere qui i motivi che mi hanno spinto a questo, motivi che per ogni essere che aspiri alla qualifica di Uomo debbono essere ovvi. Vi bacio tanto tanto. Vostro Paride A tutti gli amici e agli amici della Libertà: viva la libera Europa. Paride Baccarini-ex Franco Ponti Alla sorella Elsa-Corso Mazzini 119 Lugo (Ravenna) Ringrazio coloro che vorranno interessarsi di trasmettere. 3 Cfr. PARIDE BACCARINI, I morti non cantano, cit. In realtà alcuni estratti del racconto baccariniano erano già apparsi su «Il Ponte», la rivista fiorentina fondata e diretta da Piero Calamandrei; per l’esattezza sui fascicoli n. 9, dicembre 1945, pp. 807-813 (con il titolo Tentativo di fuga ), e n. 1, gennaio 1946, pp. 5969 (con il titolo Tattica d’emergenza ). 4 ENNIO TASSINARI, Un «americano» nella Resistenza , Ravenna, Longo Editore, 1992, p. 44. ritornare, attraverso la Toscana, nei territori liberati. Così avrebbe fatto nell’estate del ’44, malgrado una iniziale diffidenza alleata rispetto al suo recente percorso gli creasse giocoforza qualche periodo di isolamento5. Poi, dopo la liberazione di Firenze, nonostante il progressivo aggravarsi delle sue condizioni fisiche (che lo avrebbero condotto ad una morte prematura), fu tra i promotori - insieme, fra gli altri, a Piero Calamandrei, Ernesto Rossi e Corrado Tumiati – dell’A.F.E. (Associazione Federalisti Europei), poi confluita nel Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli. «L’idea federalista – scriverà Tumiati all’indomani della scomparsa dell’amico – gli era apparsa come la sola luce nel buio, la sola meta alla quale valesse la pena di tendere, l’unica salvezza per una Europa che i nazionalismi e le dittature avevano coperto di rovine e di morti»6. 17 5 Così in una testimonianza fornita dal sig. Antonio Farneti (all’epoca capo team della missione “Zella”) al direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e Provincia, dott. Giuseppe Masetti, novembre 2007. In Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e Provincia. 6 CORRADO TUMIATI, Baccarini, «Il Nuovo Corriere della Sera» (Milano), 22 maggio 1946. Indicazioni bibliografiche: PARIDE BACCARINI, I morti non cantano, presentazione di Giovanni Spadolini, Nota introduttiva di Marcello Savini, Lugo, Banca del Monte di Lugo, 1982; ENZO CASADIO, MASSIMO VALLI, O.R.I. Organizzazione per la Resistenza Italiana , Faenza, s.i.t, s.d. [ma 2005]; RAIMONDO CRAVERI, La campagna d’Italia e i servizi segreti. La storia dell’ORI (19431945), Milano, La Pietra, 1980, ad indicem; ANTONIO FARNETI, Missione in Romagna. Note e documenti, in PIETRO GUBERTI, I romagnoli si raccontano. Memorie resistenziali, Ravenna, Edizioni STEAR, 1985, pp. 167-198; LUIGI MARTINI, Dalla bici al sommergibile. Le Missioni Ori dirette dai romagnoli, Milano, La Pietra, 1980, ad indicem; ENNIO TASSINARI, Un «americano» nella Resistenza , Ravenna, Longo Editore, 1992, passim (in particolare pp. 37-44); 18 ENNIO TASSINARI, Così furono trucidati 23 agenti segreti a Bolzano, in «Patria Indipendente» (Roma), Periodico della Resistenza e degli ex Combattenti, Anno LV, n. 9, 29 ottobre 2006, pp. 38-39; PETER TOMPKINS, L’altra Resistenza. La liberazione raccontata da un protagonista dietro le quinte, Milano, Il Saggiatore, 2005 (1ª edizione, Rizzoli, 1995). BACCARINI Si è spento in questi giorni a Roma, trentacinquenne, in assoluta povertà, uno degli uomini più valorosi e più cari che abbia mai conosciuto. La vita, maestra e crudele, ci costringe invecchiando, ad amare esperienze. Lascia fra noi prosperi, creduti e accarezzati i falsi amici e spegne con un piccolo gesto i veri, quelli che avevano aperto il tesoro della loro anima ed erano entrati nella tua con quella discrezione rispettosa che ti induce ad aprigliela intera. Della nativa Romagna Paride Baccarini aveva le migliori qualità e i più generosi difetti. Estroso come ogni vero artista, pronto ad accendersi per un ideale, disinteressato fino al sacrificio di se stesso, modesto e superbo, accortissimo e temerario. Conoscerlo voleva dire amarlo. Di lui sapevo solamente che era pittore e non gli supposi altre doti allorché, sul finire del ’44, ebbi occasione di conoscerlo. Fu mio figlio a condurmelo un giorno nella piccola osteria dove prendevo i miei pasti alla mattina, diviso com’ero dalla famiglia, rimasta nel Nord. Nel viso del mio ragazzo vidi la trepida emozione delle prime scoperte giovanili. Sentiva d’aver incontrato un uomo singolare e attendeva dal mio sguardo e dalle mie parole avare un consenso e un incoraggiamento. Piccolo di statura, claudicante, quasi impacciato nella divisa dell’Esercito Americano, Baccarini non aveva nessuna di quelle attrattive esteriori che richiamano a prima vista l’attenzione. Ma nel bel volto fine e tormentato era chiusa una vitalità prepotente che contrastava con l’aspetto in apparenza gracile e già segnato dal male che doveva ucciderlo due anni dopo. Congedato da poco dal servizio segreto che aveva prestato gratuitamente per oltre un anno presso la quinta armata, era venuto a Firenze con alcuni ufficiali del suo reparto presso i quali era alloggiato, non più dipendente, ma ospite. Dalla vita avventurosa, dalle infamie conosciute, dai pericoli affrontati non aveva tratto la boria, il pessimismo o i profitti di tanti reduci mediocri, ma una fede nuova, e le si era dato con tutto se stesso. L’idea federalista gli era apparsa come la sola luce nel buio, la sola meta alla quale valesse la pena di tendere, l’unica salvezza per una Europa che i nazionalismi e le dittature avevano coperto di rovine e di morti. Quanto di sincero e vorrei dire di religioso, fosse in questa sua fede ebbi agio di conoscere nei lunghi mesi che seguirono quel nostro primo incontro. Al suo apostolato detti fin dall’inizio il mio modesto aiuto facilitandogli incontri con gli uomini migliori della città, che, al pari di me, videro subito in lui l’Italiano nuovo, formato dalla guerra di liberazione, degno di animare e di condurre un movimento dal quale esulavano interamente ambizioni politiche o meschini interessi personali. Quanto egli riuscisse ad ottenere, con l’aiuto di pochi giovani volonterosi, è storia di ieri. La divisione dell’Italia non consentì ai pochi e strenui «federalisti» del Nord di conoscere e di apprezzare l’opera di Baccarini, ma Firenze la ricorda e ne va, a buon diritto, orgogliosa. Tra le prime manifestazioni della sua vita civile rinnovata, il costituirsi di una «Associazione dei federalisti europei» segnò una data nella cronaca cittadina e in poco meno di un anno i soci di ogni ceto e di ogni partito salirono di oltre un migliaio. Baccarini era esultante. Vedevo le sue forze calare ogni giorno e dovevo maltrattarlo perché si risparmiasse. Sorrideva, scollava le spalle e tirava innanzi. Più d’una volta, nelle interminabili corse attraverso la città, priva di ogni mezzo di trasporto, fu sul punto di cadere e più di una volta i suoi giovani amici dovettero portarlo a braccia nella sua stanza o in casa mia. Ma ricominciava daccapo. 19 20 Nelle lunghe sere di quel crudele inverno si rifugiava d noi, preparava al nostro desolato fornello le cene più bizzarre con mezzi di fortuna, felice come un ragazzo, per intrattenerci poi fino a tarda notte, raggomitolato in una coperta, in interminabili colloqui. Da quei discorsi la sua vita avventurosa di pittore, di marinaio e di partigiano balzava fuori singolarissima e dal quel suo raccontare estroso e colorito fui spinto a incoraggiarlo a scrivere. Si ribellò sulle prime, con brusche interiezioni romagnole, a queste mie tentazioni letterarie, e fu solamente la mattina, con la trafila dolorosa degli ospedali e delle cliniche, che lo indusse a dettare a qualche amico o alla fedele sorella quei ricordi della sua vita da partigiano dei quali «Il Ponte» di Firenze ha pubblicato alcune delle pagine migliori. Dettare, non scrivere, perché la malattia crudele lo aveva ormai colpito irrimediabilmente alla vista. Nel dolore di averlo perduto mi conforta oggi il ricordo di quell’incoraggiamento che ci consente di ritrovare ancora qualcosa di lui non solo nei suoi quadri, ma anche in questi primi ed ultimi scritti. Di lui pittore altri potrà dire meglio di me, precluso come sono ai segreti d’un difficile vocabolario, ma v’è nelle sue opere una testimonianza umana che anch’io posso raccogliere. Un uomo antico e moderno, sensibile e teorizzante, tutto vita e tutto idee. Utopista anche nella tela, seppe colorirvi fantastiche visioni di una città ideale, delicati e corposi paesaggi, volti irrisi o amati. Che i risultati fossero sempre pari alle intenzioni non direi; che influssi di più scuole operassero nella sua arte tuttora in formazione mi pare evidente, ma da tutte le sue opere traspariva la serietà, l’impegno, il disprezzo dei facili accomodamenti, le doti migliori della sua vita. Gettati come un pugno di sabbia tutti i suoi risparmi per correre al Sud dopo l’otto settembre, era stato accolto dagli Americani nei primi reparti clandestini e vi aveva consumato la salute nelle imprese più rischiose, pago del cibo e dell’uniforme di soldato, rifiutando sdegnosamente ogni assegno. Quando lo conobbi vestiva ancora la sua vecchia divisa perché non aveva altri indumenti. La nefrite che lo minava s’incrudeliva col freddo e gli amici Americani pretesero allora con ruvida cordialità che egli ritirasse tutti gli assegni che gli spettavano. Non dimentico il gesto con il quale trasse quel giorno da una tasca dei calzoni il pacchetto dei fogli da mille che gli erano stati quasi violentemente consegnati. Che voglia di piangere avevi, povero Baccarini, nel mostrarmi quel piccolo tesoro con la mano che tremava. Ti pareva d’aver insudiciato la tua gloria. E servì appena ad assicurarti un abito e un cappotto e a pagarti le cure che disciplinatamente non seguivi. Ma in quel tuo gesto era l’Italia migliore, quella che voleva dare tutta se stessa alla causa della libertà e che solo la miseria costringeva ad accettare un compenso. Io non so se gli amici di ieri ricorderanno in futuro il tuo aiuto e il tuo sacrificio, pari a quello di tanti, ma noi, certo, non dimenticheremo il tuo esempio. Corrado Tumiati Da «Il Nuovo Corriere della Sera», Milano, mercoledì 22 Maggio 1946 Opere in mostra Opere di proprietà del Comune di Lugo Tav. 1 Autoritratto, 1945 tempera su tavola, 47,5x36 cm Esp.: Arte lughese del Novecento nei musei dell’Emilia- Romagna , a cura di O. Piraccini, Lugo, Pescherie della Rocca e Casa Rossini, 27 maggio2 luglio 2000 Tav. 5 Natura morta con uomini e candelieri tra le montagne, 1943 olio su tavola, 42 x 81 cm firmato e datato su retro «P. Baccarini 1943» Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Tav. 6 Le silenziose modelle, 1943 olio su tela, 91x86 firmato in basso a destra «Baccarini» firmato e datato sul retro «P. Baccarini 1943» Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Tav. 12 Paesaggio fantastico n. 2, s.d. olio su tavola, 48x60 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Tav. 15 Paesaggio romano: Trinità dei Monti, 1945 olio su tela, 30x44,5 cm Esp.: Personale dell’artista alla Galleria San Bernardo, Roma; La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Tav. 16 Bologna, Paesaggio dallo studio, 1943 tempera su tela, 75x105 cm Esp.: Arte lughese del Novecento nei musei dell’Emilia-Romagna , a cura di O. Piraccini, Lugo, Pescherie della Rocca e Casa Rossini, 27 maggio-2 luglio 2000; Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Tav. 17 Lugo, Piazza Garibaldi e torrione della rocca, 1943 olio su tela, 45 x 58 cm Esp.: Mostra “Novecento: Artisti nei dintorni ravennati”, a cura di O. Piraccini, A. Savini, Bagnacavallo, Pinacoteca civica, 22 settembre-22 ottobre 1995; La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Tav. 18 Alberi, 1942 olio su compensato, 29x30,5 cm Esp.: Arte lughese del Novecento nei musei dell’Emilia-Romagna , a cura di O. Piraccini, Lugo, Pescherie della Rocca e Casa Rossini, 27 maggio-2 luglio 2000; La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Tav. 19 Panorama ischitano, 1942 olio su cartone telato, 40x50 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Tav. 20 Adamo ed Eva, 1943 olio su compensato, 100x80 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Opere di proprietà privata Tav. 2 Senza titolo, s.d. olio su tavola, 64 x 49 cm. firmato in basso a destra «Bacca/rini» sul retro: Studio di figura Tav. 3 Stanchezza, 1936 ca. olio su tela, 75 x 78 cm sul retro: etichetta con la scritta «opera presentata ad un concorso a Tripoli» Tav. 4 Natura morta con uomini e candelieri tra le montagne, s.d. olio su tavola, 47,5x64 cm Tav. 7 Figure, s.d. tempera su tavola, 65x57 cm Tav. 8 Il misterioso colloquio, 1939 olio su tavola, 39x29 cm firmato in basso a destra «P. Baccarini» e datato sul retro «1939» Tav. 9 Ritratto di Elsa Baccarini, 1937 olio su tavola, 43x34 cm sul retro firmato e datato «Paride Baccarini 1937» Tav. 10 Paesaggio con figura, s.d. olio su tavola, 45x36 cm Tav. 11 Paesaggio, s.d. tempera su tavola, 38x28 cm Tav. 13 Torcello, 1943 olio su tavola, 33,5x43 cm sul retro autentica della sorella: «Quadro eseguito nel 1943 a Torcello» Tav. 14 Venezia, Canal Grande, 1937 olio su tavola, 36x43 cm sul retro: titolato, firmato e datato «Venezia, Canal Grande 1937» 21 Tav. 21 Madonna con bambino, s.d. matita su carta, 150x980 mm firmato in basso al centro «P. Baccarini» Tav. 22 Madonna in trono, s.d. matita su carta, 145x95 mm Tav. 23 Ave Maria Gratia Plena, s.d. matita su carta, 180x135 mm Tav. 24 Deposizione dalla croce, s.d. china su carta, 270x185 mm Tav. 25 Cristo Crocefisso, s.d. tempera su carta, 990x610 mm firmato in basso a destra «P. Bacca» Altre opere della collezione civica Figura femminile, s.d. affresco su muro, 200x60 cm 22 Paesaggio classico con figure, s.d. olio su tavola, 103x340 cm Le vaccherelle, 1945 olio su tavoletta, 17 x33 cm firmato e datato con scritta autografa dell’artista «Regalo di Natale alla Elsa 1945 Paride» Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Conetto del Vesuvio, s.d. olio su tavoletta, 26x36 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Ricordo egiziano, s.d. tempera su carta, 42x62 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Il cavaliere dalla trista figura, s.d. olio su tavola, 42x23,5 cm. Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Case ischitane, s.d. olio su cartone telato, 60x50 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Paesaggio arabo, s.d. olio su tela, 100x80 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 1997 Cavaliere in un paesaggio, s.d. inchiostro su carta, 170x190 mm Due schizzi preparatori per decorazione murale, 1941 inchiostro su carta rosata Cavaliere in un paesaggio fittamente alberato, 1943 inchiostro bruno su carta, 125x165 mm Martirio di San Sebastiano, s.d. Inchiostro bruno su carta, 185x110 mm Ora mistica, s.d. olio su tela, 36 x 80 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Figure femminile, maschile e bambino, spolvero per affresco (soffitto di Conselice) gessetto seppia su carta da scenografia, 210x102 cm. Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Il colle di San Luca, 1943 olio su tela, 49 x 60 cm firmato e datato sul retro «Paride Baccarini Lugo Romagna 1943» Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Figura maschile, spolvero per affresco (soffitto di Conselice) gessetto seppia su carta da scenografia, 210x102 cm. Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 La fontana rotonda, s.d. tempera su carta, 26,5x38 cm Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio 1997 Bozzetto per decorazione, 1941 tempera su tavola, 50x53 cm Bozzetto per decorazione murale, s.d. tempera su tavola, 103x85 cm La mischia eroica, 1941 tempera su carta, 70x100 cm firmato e datato in basso a sinistra: «P. Baccarini 1941» Esp.: La Donazione Baccarini, a cura di A. Savini, Lugo, Casa Rossini, 21 dicembre 1996-19 gennaio Illustrazioni Tav. 1 - Autoritratto, 1945 Tav. 2 - Senza titolo, s.d. Tav. 3 - Stanchezza , 1936 ca. Tav. 4 - Natura morta con uomini e candelieri tra le montagne, s.d. Tav. 5 - Natura morta con uomini e candelieri tra le montagne, 1943 Tav. 6 - Le silenziose modelle, 1943 Tav. 7 - Figure, s.d. Tav. 8 - Il misterioso colloquio, 1939 Tav. 9 - Ritratto di Elsa Baccarini, 1937 Tav. 10 - Paesaggio con figura , s.d. Tav. 11 - Paesaggio, s.d. Tav. 12 - Paesaggio fantastico n° 2 Tav. 13 - Torcello, 1943 Tav. 14 - Venezia, Canal Grande, 1937 Tav. 15 - Roma, Trinità dei monti, 1945 Tav. 16 - Bologna, Paesaggio dallo studio, 1943 Tav. 17 - Lugo, Piazza Garibaldi e Torrione Rocca , s.d. Tav. 18 - Alberi, 1942 Tav. 19 - Panorama ischitano, 1942 Tav. 20 - Adamo ed Eva Tav. 21 - Madonna con bambino Tav. 22 - Madonna in trono Tav. 23 - Ave Maria Gratia Plena Tav. 24 - Deposizione dalla croce Tav. 25 - Cristo Crocefisso, s.d Finito di stampare nel mese di dicembre 2007 da Edit Faenza srl - Via Casenuove, 28 - 48018 Faenza (Ra) Tel. 0546/634263 - Fax 0546/634357 - www.editfaenza.com - E-mail:[email protected]