La voce dell’ordine di Pistoia Rivista di informazione medica n. 9 aprile 2008 Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Pistoia Quadrimestrale - Anno V - n° 9 - aprile 2008 Tariffa R.O.C.: “Poste Italiane Spa sped. abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, DCB/PO” Sommario 3 • 4 • 7 • 9 • 12 • 13 16 • • 17 • L’EDITORIALE Egisto Bagnoni Presidente dell’Ordine di Pistoia L’EDITORIALE Ai futuri medici RICERCA E CULTURA AI FUTURI MEDICI Il piede dell’uomo: prima organo di senso e poi di moto... Mi rivolgo agli studenti di Medicina della Pro- L’OPINIONE La costruzione di una nuova leadership della professione LIVELLO MINIMO 3 Disco intervertebrale L’OPINIONE DEL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI Il medico e l’ambiente MED-NEWS dalla letteratura internazionale vincia di Pistoia, dopo aver maturato, insieme ai colleghi del Consiglio Ordinistico, la convinzione di questa necessità. Ritengo utile conoscerci e confrontarci prima della laurea per prendere consapevolezza dei complessi problemi che riguardano l’esercizio della medicina ed il futuro professionale. Cambiamenti profondi si profilano all’orizzonte,come nuove Ricordo di Cesare Santoro Ricordo di un amico opportunità di lavoro in Italia ed all’Estero, A PROPOSITO DI... 30% dei medici andrà in pensione sia dal Riabilitazione visiva: una risposta attuale ad una problematica emergente versante della dipendenza che da quello del 19 MEDICINA DI TUTTI - MEDICINA PER TUTTI • Psico-oncologia: impegni e strategie per i bisogni noscere da subito contratti della dipendenza • • • 21 • basti pensare che nei prossimi dieci anni il convenzionamento. Credo sia opportuno coe convenzioni per potere orientare le scelte in psicologici dei malati di cancro e delle loro famiglie modo ottimale. È indispensabile che il futu- Amici del Ceppo: obiettivi e progetti Future collaborazioni con la Biblioteca “Caffè Alzheimer” ro medico conosca il Codice Deontologico che LETTERE E COMUNICAZIONI Caro Claudio, amico e collega non trova spazio per ora nei piani di studio Universitari. Per colmare questa lacuna, l’Ordine propone di fornire, attraverso supporti cartacei od informatici i testi di convenzioni e contratti e sopra a tutto il Codice Deontologico con il commento degli articoli più importanti e di organizzare corsi di aggiornamento sull’etica professionale presso i locali dell’Ordine stesso per studenti e medici in modo da favorire contatti e condivisione di sentimenti. L’evoluzione dei modelli di sanità deve fondarsi sulla partecipazione e sulla condivisione. Gli uffici dell’ordine sono aperti dal lunedì Chiesa della Madonna dell’Umiltà, particolare della cupola, Giorgio Vasari, 1561/62. La cupola trae ispirazione da quella di Santa Maria del Fiore a Firenze costruita da Brunelleschi, da cui deriva la struttura a doppia calotta, il contrasto cromatico tra i costoloni di pietra e il rivestimento in laterizio delle vele. al sabato nelle ore antimeridiane per fornire informazioni anche per gli studenti e presso la Biblioteca Comunale saranno disponibili copie del bollettino quadrimestrale insieme al La voce dell’ordine di Pistoia Bollettino ufficiale quadrimestrale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Pistoia anno V n. 9 – aprile 2008, dir. resp. Dott. Gianluca Taliani Comitato di redazione: Egisto Bagnoni, Pierluigi Benedetti, Gianna Mannori, Ione Niccolai Reg. Trib. Pistoia n. 8 del 9/07/04 Grafica e impaginazione: Pretesto, Pistoia Stampa: Tipografica Pistoiese Codice Deontologico.Molte altre notizie sono reperibili per via informatica sul blog dell’ordine (http://omceopt.splinder.com). RICERCA E CULTURA Il piede dell’uomo: prima organo di senso e poi di moto… M. Bardelli, L. Turelli L a stazione su due piedi dell’uomo è stata possibile mediante l’innalzamento del baricentro ed una diminuzione della base di appoggio. Da ciò deriva che l’uomo è l’essere vivente a maggiore instabilità che ha dovuto trasformare, mediante il piede, la forza di gravità in un meccanismo vantaggioso sia per la stazione eretta che per la locomozione. Per capire come mai il piede dell’uomo debba essere “necessariamente” prima un organo di senso e “successivamente” di moto, è indispensabile richiamare alla mente nozioni di filogenesi (storia evolutiva dell’uomo) e ontogenesi (sviluppo embrionale). La storia del piede comincia 350 milioni di anni fa quando il nostro pianeta era per la maggior parte coperto di acque e gli esseri viventi vertebrati erano solo pesci. In tale epoca le terre cominciarono ad emergere e le acque a ritirarsi. I pesci dovettero quindi irrobustire le loro pinne, preparandosi ad uscire dall’acqua per sopravvivere. L’Eustenopteron è il rappresentante più classico di tali pesci ed è considerato il progenitore della discendenza tetrapodica. Infatti la struttura della sua pinna conteneva elementi scheletrici notevolmente simili a quelli dei primi arti tetrapodi e cioè un bacino, femore, tibia, fibula, piede e dita, ordinate nella stessa frequenza che si ritrova in tutti i successivi vertebrati. Circa 300 milioni di anni fa, dopo i pesci, compaiono gli anfibi il cui esempio più tipico è l’Ittiostega. La struttura dell’arto dimostra che la tibia e perone sono paralleli, della stessa lunghezza e volume. Seguendo il filo dell’evoluzione prendiamo in considerazione tra i primi rettili l’Ofiocodonte (250 milioni di anni fa) dove si nota che la tibia ed il perone sono a contatto rispettivamente con il calcagno ed astragalo LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 4 che sono paralleli sullo stesso piano e con il seno del tarso diretto sagittalmente. Circa 200 milioni di anni fa comparve la rana, animale particolarmente specializzato per il salto ed il nuoto, ma non per la deambulazione. Lo scheletro degli arti posteriori della rana dimostra che tibia e perone hanno lunghezza uguale e che l’astragalo ed il calcagno sono paralleli, molto lunghi. L’apparato muscolare posteriore è formato da un grosso ventre carnoso, simile al tricipite, che si prolunga direttamente fino alle dita. Nei rettili di 100 milioni di anni fa compare la tuberosità calcaneare che si può osservare nelle specie ancora vivente dei coccodrilli. Lo sviluppo della tuberosità calcaneare e la conseguente forza del tricipite, raggiunge il suo massimo nei mammiferi, come si può osservare nel cane e nel maiale. La grande specializzazione alla corsa del cavallo riduce il suo piede al solo terzo dito, la cui unghia è lo zoccolo, poiché la mancanza di rotazione dell’arto ha reso superflue le altre dita. La prevalenza dei rettili sui mammiferi costringe questi ultimi a salire sugli alberi ed il piede diventa prensile. Circa 20 milioni di anni fa la scimmia (il Driopiteco), da cui proviene l’uomo, per innalzamento della temperatura e scomparsa delle foreste arboree, è costretta a scendere dagli alberi e vivere nella savana sottostante: ecco che inizia la stazione eretta bipede. Ma il piede arboricolo è rilasciato, atto a stringere i rami degli alberi e non ha attitudini antigravitarie. Con gli adattamenti evolutivi però il piede si trasforma e diventa un organo antigravitario, acquista cioè la possibilità di rilasciarsi ed irrigidirsi, ciò è da riferire a quel fenomeno importantissimo che è la migrazione sotto-astragalica Figura 1 www.omceopt.splinder.com RICERCA E CULTURA Figura 2 www.omceopt.splinder.com mento di lavoro), il piede risponde con univocità di movimento ad un alto contenuto di afferenze (piede = mirabile strumento di sostegno). Le differenze sensitive più importanti del piede nascono in corrispondenza delle strutture ligamentose e paraligamentose specialmente nel seno del tarso. Ma esistono anche recettori cutanei, sottocutanei, fasciali, teno-muscolari, articolari e paraarticolari. Il piede è anche un meraviglioso esempio di correlazione tra mondo fisico e mondo biologico. Solo attraverso la cibernetica (scienza della assimilazione, della elaborazione e della utilizzazione delle informazioni) è stato possibile comprendere l’evoluzione morfologica e funzionale di quel “particolare piede” che ha consentito all’uomo la stazione eretta e la deambulazione. Le afferenze, attraverso i recettori del piede in carico, informano i centri midollari e corticali: ecco il piede che è organo di senso. Le risposte motorie generano delle forze sulla superficie di appoggio: il piede diventa organo di moto. È facile quindi comprendere che il piede acquisisce dignità biomeccanica solo con l’inizio del carico e della deambulazione, precedentemente le afferenze sensoriali e propriocettive avevano importanza solo ai fini di conoscenza dell’ambiente esterno. A tutt’oggi il piede risulta un compromesso strutturale tra formazione e ruolo prensile e formazione e ruolo locomotorio. Dal punto di vista ontogenetico, lo sviluppo individuale è una sintesi delle informazioni intrinseche (conte- LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA del calcagno che permetterà la supinazione del medio piede e l’irrigidimento nella fase di slancio. Da queste premesse è possibile con Viladot definire il piede: - supporto essenziale per la posizione bipede dell’uomo; - struttura tridimensionale a carico variabile (in cui il carico è inteso come forza uguale e contraria al peso, forza gravitazionale generata dalla massa corporea a livello della superficie di contatto con il suolo); - base del meccanismo antigravitario; - elemento fondamentale della marcia. Dalla definizione appena data si arguisce come il piede debba costantemente mandare informazioni a livello della corteccia cerebrale e del midollo spinale da cui partiranno delle efferenze necessarie a raggiungere la massima stabilità. Quest’ultima sarà diversificata a seconda che il soggetto si trovi in monopodo stazione, in bipede stazione, durante la deambulazione, la corsa, il salto, ma il meccanismo neurofisiologico è comune a queste situazioni e consiste nella grande rappresentazione corticale delle fibre sensitive del piede. Per questo, nell’homunculus (un ricordo della fisiologia) la zona di rappresentazione sensitiva del piede è maggiormente estesa rispetto a quella della mano. Il contrario accade per quanto riguarda la zona di rappresentazione motoria; enormemente più estesa quella della mano. Possiamo quindi schematizzare affermando che la mano risponde con molteplicità di movimenti ad un minor contenuto di afferenze (mano = mirabile stru- 5 RICERCA E CULTURA LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 6 nute nel genotipo) e di quelle estrinseche (dovute alla stimolazione ambientale). Tutto il processo evolutivo fin qui esposto si riassume nella vita embrionale, secondo la nota legge di Haeckel, per cui l’ontogenesi è una breve ricapitolazione della filogenesi. Le branchie dell’embrione umano ci rammentano il pesce di 350 milioni di anni fa e la coda quella della scimmia di 20 milioni di anni fa. Le forze interne (patrimonio genetico) e le forze esterne (ambiente) hanno quindi una importante azione modellante sulla morfologia osteoarticolare e sulla architettura del tessuto osseo. L’inattività induce regresso di forma, dimensione e capacità. L’utilizzo determina perfezionamento, espansione ed efficienza. Le forme indotte nella vita embrionale e fetale rispecchiano una rigida dipendenza genotipica, ma saranno gli stimoli della vita di relazione a “plasmare” il piede dell’adulto. La locomozione costituisce un mezzo di indagine e ricognizione sulle condizioni geometriche della realtà esterna e, al di là del suo limitativo significato di attività antigravitaria, diventa occasione di esperienza esplorativa sull’ambiente: il piede forma il terminale sensorio di questi meccanismi conoscitivi. Sicuramente un corretto programma di educazione neuromotoria può offrire occasioni di istanza accrescitiva più feconde di qualsiasi modellamento cruento. L’arto inferiore ed il piede in particolare costituiscono un vero e proprio apparato sensoriale che non solo percepisce ma misura la distanza e le direzioni. Durante il cammino, un metro ed un goniometro naturali costruiscono grandi e dettagliati progetti geometrici che si integrano, in maniera mirabile, con le strutture articolari sovrapodaliche. Il piede si mantiene tanto più efficiente quanto più rimane elastico specie in relazione alla mobilità delle teste metatarsali che risentono moltissimo della loro aderenza ai tessuti molli, della situazione delle articolazioni tarso-metatarsali e del retropiede. Qualsiasi deformità in supinazione o pronazione della sottoastragalica, per esempio, può indurre un aumento di pressione sull’avampiede con un corrispettivo effetto sulle teste metatarsali. La loro dolorabilità, pertanto, può essere la conseguenza di una compensazione biomeccanica che sovverte la funzionalità dell’articolazione metatarso-falangea o di un difetto delle strutture adiacenti all’articolazione stessa. L’articolazione principale del piede è sicuramente la sotto-astragalica o astragalo-calcaneare sia nella fase statica che dinamica: possiamo paragonarla ad un giunto flessibile che unisce le due palette, anteriore e posteriore, di un’ elica (Fig. 1). Se l’articolazione sotto-astragalica tende a pronare allora l’elica podalica si svolge (l’astragalo ed il calcagno tendono ad aprirsi come una forbice) dando origine al piede piatto; al contrario, se l’articolazione supina, allora l’elica si avvolge (l’astragalo ed il calcagno tendono a chiudersi come le branche di una forbice e diventano paralleli) dando origine al piede cavo (Fig. 2). BIBLIOGRAFIA 1) Lelievre J, Lelievre J.F.: “Manuale di patologia del piede” Masson Italia Editori, Milano 1985. 2) Viladot A.: “Patologia e clinica dell’avampiede” Verduci Editore, Roma 1991. 3) Regnauld B.: “Le pied” Springer-Verlag, Berlin, Heidelberg, New York, Tokio, 1986. 4) Valenti V.: “Le ortesi del piede” Verduci Editore, Roma 1977. 5) Chiappara P, Pagliara L.: “Metatarsalgie” Aulo Gaggi Editore, Bologna 1991. 6) Pisani G.: “Trattato di chirurgia del piede” Ed. Minerva Medica, II Ed., Torino 1993. 7) Mann R.A.: “Surgery of the foot” The C.V. Mosby Company, fifth edition, 1986. 8) Viladot A., Troncoso J.: “Metatarsalgia” Oficial Congreso S.E.C.O.T., Sevilla 1964 9) Jahss M.A.: “Disorders of foot and ankle” W.B. Sanders Compangy, Philadelphia 1991. www.omceopt.splinder.com L’OPINIONE La costruzione di una nuova leadership della professione Intersindacale Medica Ospedaliera L www.omceopt.splinder.com che funzionano obbligatoriamente da elementi di garanzia verso la gran parte delle forme di autoreferenzialità. Fino a poco più di un decennio fa la leadership del professionista scaturiva quasi come conseguenza logica da questo impianto, comune anche ad altre professioni, rappresentandone il terzo asse portante. Competenza, responsabilità e leadership costituivano una sorta di trinomio che caratterizzava l’identità professionale ulteriormente valorizzata dal peso attribuito nella società per consenso unanime alla salute ed al benessere. Da poco più di un decennio questo equilibrio ha cominciato ad incrinarsi per effetto di molti fattori che oggi stanno mettendo in pericolo la stessa identità professionale. Sicuramente in causa un ritardo straordinario nel portare avanti una riflessione seria ed approfondita sulla necessità di ammoder- LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA a costruzione di una nuova leadership della professione è uno degli elementi di necessità sui quali poggia la prospettiva di sviluppo della sanità pubblica. Questo è il punto di vista di chi sta da sempre dentro il sistema vivendo da interprete un ruolo centrale che, come per il medico, ha subito, soprattutto nell’ultimo decennio, profonde trasformazioni. Stretta fra pesanti retaggi del passato che, in qualche modo, hanno alimentato pregiudizi e l’angustia di un presente nel quale molto spesso questi stessi pregiudizi sono utilizzati come alibi o come pretesto, la professione ha bisogno di avviare una riflessione aperta su stessa. Serve coraggio, determinazione e tenacia per fare questo. Mandare in soffitta definitivamente residui e tentazioni corporativistiche o paternalistiche che a volte rischiano di riemergere anche per semplici necessità difensive del ruolo stesso, non è semplice. Ma revisionare per innovare, a questo punto, sembra imprescindibile perché il rischio che sulla base di pregiudizi e pretesti continui l’esproprio di pezzi connotanti della professione, è troppo grande. Il non-luogo un po’ appartato nel quale viene portato avanti l’esproprio è costituito prevalentemente dai processi decisionali sulla programmazione e sulla organizzazione, che tanta parte hanno nel determinare l’assetto di sistemi complessi come la sanità di oggi. Nella realtà toscana sarebbe anche più opportuno parlare di non-luoghi usando il plurale, in considerazione dei molteplici livelli nei quali soprattutto la programmazione compie o dovrebbe compiere il suo iter. In più, tutto questo processo innovativo, oltre che essere utile a rilanciare il ruolo potrebbe rispondere perfettamente alle spinte che il rapporto con il cittadino oggi tende ad imporre e che opportunamente andrebbero utilizzate come elemento di stimolo favorevole. L’esercizio delle azioni diagnostiche, preventive e terapeutiche poggia da sempre su due elementi strettamente connessi: la competenza e la responsabilità. La prima viene acquisita attraverso un percorso formativo certificato nei corsi di laurea, di specializzazione e di aggiornamento che si arricchisce e si consolida nel tempo con la pratica professionale. La seconda ha un solidissimo fondamento etico che ancora oggi si identifica in senso non solo emblematico nel giuramento di Ippocrate, nel codice deontologico ed una ricca e varia rete di norme codificate, a partire dai dettati costituzionali. Ovviamente, per quanto paradigmatici, questi due elementi sono continuamente alimentati da dinamiche interne ed esterne. Infatti, sia la competenza che la responsabilità stanno dentro un processo continuo che è determinato da una pluralità di soggetti 7 L’OPINIONE LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 8 nare il ruolo del medico adeguandolo ad un contesto che conosceva profonde trasformazioni economiche, tecnologiche, politiche, culturali e sociali. In causa anche il processo inflattivo subito dalla medicina al quale hanno concorso da una parte fattori propri del mercato del lavoro come la produzione di un numero enorme di professionisti (l’Italia è stato il primo paese al mondo a scendere al di sotto di 1/200 nel rapporto medico/cittadini) dall’altra l’illusoria convinzione che il tumultuoso progresso tecnologico e scientifico rendesse ogni attività più semplice laddove tutto andava complicandosi sia per la necessità di investire risorse crescenti che di schierare competenze molto più complesse. Ancora: una certa forma di banalizzazione in particolare dell’atto di diagnosi e cura associato ad un profondo mutamento del sentire sociale che ha reso la vita un bene in larga misura esigibile a prescindere dalla malattia e dalla morte. Determinante, infine, il peso dell’emergere di una cultura e di una pratica professionale della managerialità delle organizzazioni sanitarie centrata su posizioni di comando assegnate nell’ambito di veri e propri sistemi monocratici governati esclusivamente dalla politica o meglio dai partiti. Da queste dovrebbero dedursi, in qualche modo, competenza e responsabilità che spesso finiscono per essere esercitate esclusivamente come attività di controllo. Insomma, un percorso ribaltato rispetto a quello proprio della professione medica tracciato prima ed evidentemente molto più precario in assoluto oltre che in termini di referenzialità. Per il management il trinomio caratterizzante deve, quindi, essere declinato secondo un altro ordine di priorità: leadership, responsabilità, competenza. Il risultato è una frattura profondissima fra mondo professionale e gestionale che non comunicano perché parlano linguaggi diversi che scaturiscono da culture troppo distanti e giustapposte se non addirittura sovrapposte nel senso del gestionale che incombe sul professionale condizionandolo anche tramite le scelte relative all’allocazione delle risorse. Proprio come nel mondo della produzione e dell’impresa. In questo scenario, poiché competenza e responsabilità del professionista medico restano indifferibili, il punto di maggiore compressione e debolezza è diventato ovviamente la leadership professionale. Ed è proprio da qui che occorre ripartire per affermare il concetto che quest’ultima è elemento di consolidamento della competenza e della responsabilità. Non esistono piena competenza e responsabilità senza leadership. Lo si può fare correttamente ponendo al centro la relazione con il cittadino nella costruzione continua di una reale consapevolezza e partecipazione alle scelte che lo riguardano sia sul piano individuale che sul piano collettivo. Per evitare che questo assomigli troppo ad uno slogan vuoto ed un po’ usurato occorre pescare generosamente negli aspetti più ricchi della cultura e della tradizione del servizio rilanciandoli coniugandoli con gli aspetti più moderni delle tecnicità che stanno dentro la professione ed aprendo un confronto con la comunità. Questo percorso, il cui obiettivo più alto è l’affermazione totale del diritto di salute e di benessere, è appannaggio prioritariamente dei medici e degli altri professionisti della sanità in quanto soggetti soprattutto sociali che vivono quotidianamente la dimensione del bisogno del cittadino. Per essere sviluppato deve dotarsi di un’agenda nella quale si devono trascrivere alcune parole chiave che costituiscono altrettanti oggetti di riflessione e confronto allargato: il ruolo dell’università, le carriere, il circuito virtuoso reale del miglioramento continuo dell’assistenza piuttosto che dei bilanci, l’aziendalizzazione, l’uso delle risorse. In un’altra agenda va scritto il programma del confronto con la politica che necessitando di uguale se non maggiore innovazione conosce oggi criticità ben più profonde e drammatiche di quelle che rischiano di destabilizzare la professione medica. Se le immondizie di Napoli, oltre che un dramma vero, possono essere una buona metafora del mondo della politica, “Il deserto dei tartari” di Buzzati con l’infinita attesa dell’evento cruciale che arriva fuori tempo massimo sono l’immagine calzante al mondo della professione medica il cui profondo malessere si finge di non vedere. Ma questo è proprio un altro punto. www.omceopt.splinder.com LIVELLO MINIMO SCHEDA DI LIVELLO MINIMO N°3 Pierluigi Benedetti DISCO INTERVERTEBRALE Il disco intervertebrale è una fibrocartilagine, che connette due corpi vertebrali fra di loro (articolazione intersomatica). I dischi intevertebrali (i.v.) assicurano una stretta connessione fra le vertebre, in modo tale, che la colonna vertebrale risulta essere il robusto asse strutturale del corpo ed un valido sostegno per l’allineamento delle strutture neurologiche, contenute nel canale vertebrale. Il movimento fra due vertebre contigue, permesso dal disco, è di poca entità, ma, dato il numero dei dischi (che sono più di 20), la risultante della loro somma permette gli ampi movimenti tipici del rachide, in tutti i piani dello spazio. www.omceopt.splinder.com Innervazione del disco interverebrale Nel nucleo polposo non esistono terminazioni nervose, mentre all’anulus arrivano le fibre del nervo senovertebrale (n. di Luschka), la cui stimolazione abnorme, determinata, per esempio, da una lesione dell’anulus, è la base patogenetica della comune lombalgia. Concetto del SEGMENTO di MOVIMENTO VERTEBRALE Si definisce come segmento (o unità) di movimento vertebrale, l’insieme funzionale formato (1) dal disco, (2) le due “metà” di vertebra, a cui è connesso e (3) muscoli, che si inseriscono sulle suddette porzioni ossee. Il disco i.v. è il fulcro dell’unità di movimento vertebrale. La conoscenza della filogenesi e l’embriogenesi di queste strutture è la chiave per comprendere questa relazione anatomico-funzionale. LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA Struttura del disco Pur variando, entro certi limiti, la morfologia dei dischi i.v. nelle varie sezioni del rachide, la loro struttura fondamentale rimane la stessa. Sono assimilabili, nella forma, a cilindri molto schiacciati, in cui possiamo distinguere (1) una parte esterna (anulus fibrosus), (2) una interna (nucleo polposo) e (3) due parti limitanti superiore ed inferiore, che corrispondono alle superfici superiore ed inferiore dei due corpi vertebrali, a cui il disco è connesso. 1) L’anulus fibrosus, è costituito da tessuto fibroso, organizzato in lamelle, orientate nei diversi piani dello spazio, in maniera tale da poter resistere a forze di torsione, di taglio, di compressione, di stiramento, agenti anche simultaneamente e variamente combinate fra di loro. 2) Il nucleo polposo è assimilabile ad una di massa gelatinosa, che, di solito, occupa una posizione posteriore rispetto al centro geometrico del disco. Si tratta di un tessuto connettivo (ultimo residuo del tessuto embrionale notocordale –vedi dopo), caratterizzato da una matrice gelatinosa, contenente scarse e sottili fibre collagene, senza un preciso orientamento, lassamente connesse le une con le altre; e da cellule, alcune delle quali sono assimilabili ai reticolociti, altre sono vere cellule cartilaginee. Non esiste confine definibile fra la struttura del nucleo e quella dell’anulus, trapassando progressivamente il tessuto dell’uno in quello dell’altro. 3) Le superfici articolari dei corpi vertebrali, relativi al disco, sono ricoperte da uno stato di cartilagine ialina, che ha caratteristiche particolari. Infatti, oltre a presentare numerosi forellini, che le con- feriscono un aspetto cribriforme, questa cartilagine non poggia su di una lamina di tessuto osseo compatto come tutte le cartilagini articolari), ma è in diretto contatto con l’osso spugnoso del corpo vertebrale; e le fibre collagene dell’anulus e del nucleo si continuano con le fibre delle lamelle ossee del corpo della vertebra. Questo arrangiamento strutturale rende ragione della facilità, con la quale il disco può perdere o guadagnare liquido, quando esso è sottoposto a variazioni di pressione. La struttura del disco i.v. cambia nelle varie età della vita. Nell’infanzia e nella prima adolescenza, il nucleo polposo costituisce circa la metà del disco ed è molto ricco d’acqua, ma già prima ancora del raggiungimento dell’età adulta, iniziano i cambiamenti involutivi del disco. Infatti, per la riduzione progressiva del sangue, che dai vasi dell’anulus, arriva al disco, il nucleo polposo va incontro ad un rimpicciolimento per diminuzione della parte proteica del tessuto mucoso, fino a ridursi ad una lamina di tessuto fibrocartilagineo nelle persone più anziane. 9 LIVELLO MINIMO Note di FILOGENESI della colonna vertebrale Nei Cordati, di cui i Vertebrati sono un sottogruppo, esiste, almeno per un periodo della vita embrionale, la corda dorsale (o notocorda), che costituisce lo scheletro assile dell’organismo. È una struttura cilindrica, in cui si può distinguere una robusta guaina fibrosa esterna, che contiene al suo interno, sotto pressione una sostanza gelatinosa, costituita da tessuto connettivo mucoso, simile quello del cordone ombelicale. Le fibre della guaina cordale sono disposte in fasci “paralleli”, a spirale, in maniera tale che esse si incrociano secondo un angolo di 45°, il che assicura la possibilità di movimento di flessione e torsione, mentre la resistenza della struttura si mantiene costante. Nei Vertebrati, durante i primi stadi della vita embrionale, intorno alla corda, si differenziano cellule con potenziale osteogenetico, che si spingono anche nella struttura della corda stessa, (in maniera discontinua), con il risultato che nei Vertebrati più evoluti, la corda originaria è sostituita da una serie di ossa (corpi vertebrali), separate fra di loro da una serie di dischi di tessuto cordale residuo. Il disco i.v., mantiene ancora la caratteristica struttura cordale con una massa di sostanza gelatinosa centrale (nucleo polposo) ed una parte fibrosa esterna (anulus fibroso), ma con una prevalenza netta, rispetto alla corda, della parte fibrosa, che si spinge molto all’interno del nucleo Le fibre dell’anulus sono disposte in vari modi, e fra di esse rimangono i fasci incrociati a 45°, tipici della notocorda ancestrale. La parte ossea della vertebra si forma con un processo evolutivo molto complesso, durato centinaia di milioni di anni, che ha portato alla formazione di vertebre diverse, nella loro struttura, a seconda delle necessità funzionali delle varie specie dei Vertebrati. Caratteristica comune di tutti i Vertebrati è che il corpo vertebrale si differenzia intorno e dentro la struttura stessa della corda, sostituendola eccetto che nelle porzioni corrispondenti ai dischi. LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 10 Somiti: segmenti, in cui si divide la parte dorsale del mesoderma embrionale, a destra ed a sinistra della corda dorsale (notocorda). Da essi deriva il tessuto del derma della cute del dorso (dermatomero), dei muscoli (miotomo), e dello scheletro (sclerotomo). Nell’embriogenesi dei Vertebrati (naturalmente anche in quella umana) si ripercorrono molte di queste fasi. E ad una di esse facciamo un accenno per poter comprendere un aspetto importante della fisiologia (e della patologia) del disco: il processo di ri–segmentazione vertebrale. RISEGMENTAZIONE VERTEBRALE Nell’embrione dei Cordati, ai primi stadi di sviluppo, si verifica il fenomeno della SEGMENTAZIONE, che consiste nella formazione, ai lati della corda, di due colonne di cellule di derivazione mesodermica, che si suddividono, poi, in segmenti, chiamati somiti, da ciascuno dei quali originano strutture cutanee (derma), muscolari e scheletriche, strettamente correlate fra di loro. Questo accade, nell’embrione umano, alla fine della 3° settimana. Il tessuto osseo del corpo di ogni vertebra NON origina da un solo somite, ma da due somiti contigui, per un processo di “ri-raggruppamento” delle loro cellule osteogenetiche (risegmentazione vertebrale dell’embrione). Quindi i muscoli, originatesi da un solo somite, sono sfalsati rispetto alle vertebre e questo spiega perché questi muscoli, essendo correlati a parti ossee, derivanti dallo stesso somite, ma appartenenti a due vertebre contigue, permettono il movimento fra di esse. Il processo di risegmentazione vertebrale fu delineato, nei suoi punti fondamentali, molti anni fa. L’Anatomia Comparata dimostra che la notocorda è struttura assiale di base dei Vertebrati, che, nelle forme più primitive, assicura, come tale, sufficiente sostegno (per es.: lampreda); nelle forme più evolute, induce, nel periodo embrionale, la formazione delle vertebre, rimanendo di essa solo i dischi i.v. (il nucleo polposo deriva dalla sua parte più interna, l’anulus fibroso dalla sua guaina fibrosa esterna). www.omceopt.splinder.com LIVELLO MINIMO Fu poi messo poi in discussione da vari Autori, ed oggi ha avuto la conferma sperimentale dalla genetica degli organismi chimera (organismi formati da parti di più animali, come il mitico mostro). Furono creati in laboratorio embrioni chimera, i cui i somiti derivavano, alternativamente, da un embrione di pollo e da un embrione di quaglia. Le vertebre, che si sviluppavano in questi embrioni, erano per una “metà” di pollo e per una “metà” di quaglia. Questa era la conferma sperimentale della teoria della RISEGMENTAZIONE VERTEBRALE. Meccanismo patogenetico frequente delle comuni LOMBALGIE. Una lesione delle fibre dell’anulus stimola le terminazioni nervose del nervo seno vertebrale. Queste attivano,direttamente ed indirettamente, i motoneuroni, che innervano i muscoli del segmento unitario di movimento, cioè, che si inseriscono sulle due vertebre contigue, fra le quali è contenuto il disco lesionato. La contrazione di questi muscoli aumenta la pressione sul disco, già leso e questo fa aumentare la scarica dei motoneuroni suddetti, che, per questa stimolazione abnorme e continua, determinano la contrattura dei muscoli. Tutte le strutture interessate in questo fenomeno derivano dallo stesso somite. CIRCOLO VIZIOSO: Lesione del disco > stimolo doloroso veicolato dalle fibre del n. seno vertebrale > attivazione dei motoneuroni del corrispondente segmento unitario di movimento > contrazione di questi muscoli > aumento della pressione sul disco > aumento dolore > contrattura dei muscoli > aumento della pressione sul disco > aumento della scarica afferente > aumento del DOLORE... I POSSESSORI DI CARTE WIND CHE HANNO RICEVUTO IL BOLLETTINO DI PAGAMENTO, E ANCORA NON HANNO PROVVEDUTO, SONO INVITATI AD EFFETTUARLO QUANTO PRIMA. www.omceopt.splinder.com LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA SI RICORDA A TUTTI GLI ISCRITTI CHE ANCORA NON AVESSERO PROVVEDUTO ALPAGAMENTO DELLA QUOTA ANNUALE D’ISCRIZIONE ALL’ORDINE, SCADUTA LO SCORSO 29FEBBRAIO, DI PROVVEDERE QUANTO PRIMA. 11 L’OPINIONE DEL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI Il medico e l’ambiente Egisto Bagnoni R ecentemente il mondo medico, sensibile alle nuove esigenze di salvaguardia dell’ambiente focalizza l’interesse culturale sulle ripercussioni che le tematiche ambientali possono avere sulla salute pubblica. Da sempre rispettoso del mandato costituzionale, il medico ha profuso le sue energie per le cure nei riguardi dei pazienti nella sacralità del rapporto individuale entro le mura dell’ambulatorio e del domicilio dei cittadini. L’anno 2006 è stato il momento della svolta: infatti il Consiglio nazionale della FNOMCEO, durante l’aggiornamento del Codice Deontologico, ha modificato l’art.5 introducendo l’obbligo etico della valutazione dei rischi derivanti da una cattiva gestione dell’ambiente. È doveroso ribadire che, oltre alle motivazioni deontologiche, vi sono precise norme di legge che affidano al SSN la salubrità dell’ambiente e dei luoghi di lavoro e la sorveglianza epidemiologica (vedi la legge 833/78 ed il decreto legge 502/92). Credo sia dovere di tutti noi medici di adoperarci per su- perare il divario esistente fra progresso scientifico ed etica e combattere la prevaricazione attuale dell’interesse economico che gestisce il progresso scientifico. Tre sono i principi fondamentali ai quali dobbiamo ispirarci e che sono l’individuazione dello sviluppo sostenibile, la valutazione dei rischi ed il principio di precauzione. Da queste considerazioni scaturisce anche il comportamento che gli Ordini provinciali debbono avere e cioè: produrre cultura rispetto ai problemi inerenti la tutela ambientale organizzando corsi di formazione per i medici, avvalendosi anche degli iscritti esperti nel settore, raccogliere i dati che riguardano il monitoraggio ambientale e di questi fare informazione ai cittadini in modo capillare attraverso i medici di famiglia. Molto importante mi sembra sia l’individuazione dei pericoli reali, superando le esasperazioni dei rischi percepiti e mantenere aperto il dialogo ed il confronto con le autorità sanitarie e con le istituzioni. LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 12 www.omceopt.splinder.com SPIGOLATURE MEDNEWS dalla letteratura internazionale MEDNEWS dalla letteratura internazionale a cura di Gianna Mannori NOTIZIE FLASH MEDICINA E AMBIENTE IL CLIMA CHE CAMBIA Estati calde e secche, inverni miti, alluvioni eccezionali... questo lo scenario cui ci stiamo progressivamente abituando. Uno scenario dovuto, dicono gli scienziati, al riscaldamento globale del nostro pianeta; e che apre prospettive inquietanti sul futuro. Sempre più emerge la consapevolezza che il cambiamento climatico potrebbe avere ripercussioni mediche importanti, ripercussioni per le quali la comunità scientifica deve sviluppare competenze nuove ed essere pronta a definire programmi di contenimento efficaci. Questo è il tema cui dedichiamo queste pagine. Riportiamo un’intervista rilasciata al New England Journal of Medicine dal dott. Epstein, direttore presso l’università di Harvard di un importante centro per la gestione della sanità e delle risorse ambientali. “Quali sono gli aspetti del cambiamento climatico che hanno maggiori ripercussioni sulla salute dell’uomo? Fra i fattori di maggior impatto si devono menzionare le ondate di calore, gli effetti provocati da tempeste ed alluvioni, la malattia asmatica e le forme infettive. Nel corso degli ultimi cento anni abbiamo assistito ad un aumento di frequenza e di estensione geografica delle ondate di calore; ma sono anche aumentati gli uragani e le alluvioni. Quali sarebbero gli elementi di maggior criticità agli effetti di un’aumentata insorgenza di malattie infettive? Via via che gli inverni si fanno sempre meno rigidi, si creano condizioni sempre più favorevoli al diffondersi di quelle malattie infettive che si trasmettono attraverso vettori. Le più importanti sono senza dubbio le forme veicolate dalle zanzare: prima fra tutte la malaria, ma anche la dengue, la febbre gialla, l’encefalite giapponese e quella del Nilo occidentale. Gli effetti maggiori sono tangibili nelle aree montuose ad alta quota, dove l’aumento della temperatura sta determinando il progressivo arretramento dei ghiacciai e l’innalzamento della linea di vegetazione. In queste zone si II clima e le ostriche È ormai accertato che la temperatura degli oceani si sta lentamente innalzando e questo fatto, oltre ad avere enormi ripercussioni di natura ambientale, può anche condizionare la qualità del pesce che giunge sui banchi dei nostri mercati. È stato questo il caso di una partita di ostriche che, allevate nelle acque non più così fredde dell’ Alaska, sono giunte degradate a bordo di una nave da crociera, dove hanno prodotto un’epidemia di gastroenterite acuta. La tossinfezione si sarebbe sviluppata per contaminazione delle ostriche da parte di Vibrio parahaemolyticus, un batterio la cui crescita viene abitualmente inibita dalle basse temperature che sono caratteristiche delle acque artiche. In questo caso, il progressivo riscaldamento dell’oceano avrebbe determinato lo sviluppo del vibrione nelle ostriche e, dunque, il prodursi della malattia. N. Engl. J. Med. 2005, 353: 1463. Ridurre l’impatto del riscaldamento globale L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha preso posizione in modo ufficiale sul tema del cambiamento climatico ed in particolare sui suoi effetti sulla salute a livello globale. Secondo l’OMS, saranno le aree del mondo in via di sviluppo quelle più vulnerabili agli effetti del clima che cambia, perché meno capaci di adattarsi ai mutamenti del loro ambiente da cui dipendono in modo integrale per la sussistenza. In particolare, le zone subtropicali potrebbero confrontarsi con il rischio di una progressiva desertificazione, con effetti molto gravi sulla loro economia. Oltre a sviluppare LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA www.omceopt.splinder.com trovano a fare la loro prima comparsa le zanzare, che vengono a colonizzare aree prima da loro disabitate; e che possono così introdurre malattie insolite per quel determinato ambiente geografico. Recentemente si sono registrati casi di malaria a Nairobi, città situata a mille seicento metri di altitudine, ed in altre aree ad alta quota in Asia, in Africa ed in Sud America. Ma di importanza ancor maggiore per la diffusione della malaria sono gli eventi climatici estremi che fanno da corollario al riscaldamento globale. Nel 2000, un’alluvione e tre cicloni hanno inondato il Mozambico per sei settimane: come conseguenza, l’incidenza di malaria in questo paese è aumentata di cinque volte. Qualche anno dopo, l’impatto dell’uragano Kathrina ha determinato il diffondersi di una lunga serie di malattie trasmesse attraverso l’acqua. È indubbio che gli episodi di clima estremo possono condurre ad un vero rifiorire di malattie infettive. E l’asma? Nelle aree urbane il riscaldamento terrestre si associa alla formazione nell’aria di vere e proprie cappe di anidride carbonica. Sappiamo che certe graminacee cresciute in presenza NOTIZIE FLASH 13 dalla letteratura internazionale NOTIZIE FLASH sofisticati modelli di previsione climatica a livello globale, tanto costosi e dotati, purtroppo, di modesta capacità predittiva, è essenziale che la comunità medica internazionale offra il suo contributo per identificare gli specifici elementi di vulnerabilità che sono propri di quelle aree geografiche che presentano un più elevato rischio climatico. Sarà così possibile programmare procedure di intervento che risultino veramente mirate ed efficaci. di alti livelli di questo gas arrivano a produrre anche il 60% di polline in più. Inoltre, l’innalzamento delle temperature sta modificando la durata delle stagioni, allungando anche di varie settimane il periodo di fioritura delle piante; si realizza così un aumento di diffusione nell’ambiente di sostanze allergizzanti. Cosa ci può dire dell’encefalite del Nilo occidentale, forma infettiva altresì rara che nel 2002 ebbe un’inaspettata diffusione in gran parte degli Stati Uniti? Non è stato il cambiamento climatico ad introdurre la malattia, ma certamente questa si diffuse in concomitanza con un’estate di siccità straordinaria. Giunto in modo occasionale a New York, il virus dell’encefalite del Nilo occidentale ebbe modo di diffondersi attraverso un particolare tipo di zanzara che vive in simbiosi con gli uccelli. La particolare MEDNEWS siccità di quell’anno produsse un’eccezionale proliferazione di zanzare nei residui di acqua ferma che ristagnava nelle tubature di scarico ormai semi vuote. Si creò così un circolo vizioso di infezione incrociata fra zanzare ed uccelli, che amplificò enormemente la diffusione della malattia. Abitualmente rappresentata da poche centinaia di casi l’anno, nel corso di una sola estate quest’encefalite si è diffusa in quasi tutti gli Stati Uniti ed in dieci province del Canada. La mia conclusione è che eventi climatici estremi, quali la siccità od alluvioni gravi, possano destabilizzare quegli equilibri biologici che in condizioni normali limitano la diffusione di vettori che veicolano gli agenti infettivi. Si può assistere così ad aumenti non controllabili di malattie ad alta contagiosità per l’uomo.” Epstein P. N. Engl. J Med. 353 (14), 2005. Bulletin of the World Health Organization 2007, 85: 826. LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 14 I vaccini contro la malaria: una scommessa La malaria è ancora responsabile di oltre un milione di morti all’anno in tutto il mondo e gli individui più colpiti sono, purtroppo, i bambini nella prima infanzia. Nonostante una lunga storia di tentativi, non è stato ancora realizzato un vaccino contro una malattia così grave e devastante. La complessità, infatti, del ciclo biologico del plasmodio, insieme alla sua formidabile capacità di sfuggire alla difese dell’ospite, rendono molto complessa la formulazione di un vaccino efficace. Tuttavia, grazie agli sforzi combinati delle industrie farmaceutiche e degli organismi di tutela mondiale della salute, si intravede forse una via di uscita. È in studio infatti una nuova forma vaccinica ricombinante che promette risultati molto favorevoli: oltre duemila bambini dell’Africa sub sahariana sono stati inclusi in una estesa sperimentazione clinica, articolata su varie aree geografiche del continente. Gli studiosi promettono di ottenere i risultati definitivi entro tre anni. La scommessa continua. Am. J. Trop. Med. Hyg. 2007, 77: 289. È difficile prevedere se i prossimi anni ci riserveranno davvero un reale aumento di eventi climatici estremi. Tuttavia, la temperatura media della Terra sta aumentando sempre di più, è dato ormai certo; e questo semplice fatto può essere di per sé sufficiente a scompensare quei delicati equilibri biologici che nell’uomo segnano il limite fra stato di salute e stato di malattia. Forme morbose nuove, dunque, sia per agente patogeno che per modalità di diffusione, potrebbero manifestarsi come conseguenza diretta dell’aumento delle temperature globali. E, forse, questa è già realtà: i primi dati stanno arrivando. Il cambiamento climatico e le popolazioni artiche Le comunità che vivono nelle regioni subpolari sono estremamente vulnerabili agli effetti prodotti dal riscaldamento globale. Questi popoli infatti presentano un’economia ed un’organizzazione sociale che dipendono in modo molto stretto dalle particolari condizioni di luce e di temperatura dell’ambiente artico. La componente indigena, in particolare, si fonda ancora su un’economia di sussistenza che attinge alle risorse naturali come unico elemento di supporto, risultando, così, totalmente dipendente dall’integrità fisica del proprio habitat. In occasione del quarto Anno Polare, scienziati di tutto il mondo sono convenuti nell’Artico per valutare se il riscaldamento globale possa avere effetti dannosi sulle condizioni di vita e di salute delle popolazioni che vivono in questo particolarissimo ambiente. I primi dati di ordine epidemiologico indicano che lo scioglimento del permafrost, insieme alle alluvioni www.omceopt.splinder.com MEDNEWS dalla letteratura internazionale e alle tempeste di aumentata intensità stanno progressivamente disgregando le infrastrutture per la distribuzione dell’acqua e per la gestione dei rifiuti all’interno di molte piccole comunità artiche; una condizione che prelude alla diffusione di malattie trasmesse attraverso la catena alimentare e per mezzo delle acque. L’aumento delle temperature, inoltre, ha sensibilmente modificato il ciclo vitale di certi macroparassiti la cui maturazione si svolge in gran parte sul suolo. È il caso di certi elminti, patogeni per i caribù ed altri ungulati che costituiscono a tutt’oggi un tradizionale alimento per le popolazioni artiche, nonché, per loro, una risorsa economica fondamentale. “L’incremento di questi parassiti, provocato dal cambiamento della temperatura del suolo, comporta un aumento delle infezioni negli ungulati, loro ospiti naturali; e, dunque, potrebbe creare un grave danno economico a quelle popolazioni che si fondano sul loro ambiente naturale per la sussistenza” affermano il dott. Elkin e collaboratori. “Non sappiamo quale sarà l’impatto futuro del cambiamento climatico sulle interazioni fra ospite e parassita” concludono i ricercatori canadesi. “Tuttavia, le conoscenze attualmente a nostra disposizione impongono un atteggiamento di monitoraggio stretto sulla diffusione di queste infezioni”. Parkinson A. 2008. Emerg. Infect. Dis., 14: 1 -3. Hoberg E. e coll. 2008. Emerg. Infect. Dis., 14: 10 – 17. La temperatura terrestre sta certamente aumentando per un insieme di fattori, sia naturali che legati alle attività umane. Appare tuttavia incontrovertibile che un elemento determinante per l’innalzamento della temperatura globale sia l’emissione nell’atmosfera di gas prodotti dalla combustione fossile, grazie al cosiddetto “effetto serra” . L’umanità, dunque, ha interferito a fondo con il proprio ambiente, fino a modificarne i parametri fondamentali; è certo, ormai, che è necessario programmare interventi volti ad arrestare, là dove ancora possibile, questo processo. Nonostante la disponibilità di sofisticati modelli predittivi, non è possibile fare previsioni su quale futuro ci attenda. Ma, per quanto pessimistiche possano essere le previsioni, i giorni futuri potrebbero essere anche peggiori di quanto ci aspettiamo. Riportiamo a conclusione una nota decisamente utopistica, volutamente ingenua ma, se non altro, portatrice di qualche speranza. Il clima che cambia - 2057 da cui sto scrivendo ha un’aspettativa di vita ed una mortalità infantile uguali a quelle del mondo occidentale, un piano di contenimento delle nascite equilibrato ed un Presidente della Repubblica donna che sovrintende un Parlamento composto da uomini e donne in proporzioni esattamente uguali”. Così conclude il nostro reporter, vero Giordano Bruno della globalità. Stott R. 2007. Brit. Med. J. 335: 1318 – 1319. Si ringrazia la dott.ssa Marta Benedetti dell’Ospedale di Sondrio per le indicazioni bibliografiche ed il prezioso contributo critico. www.omceopt.splinder.com LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA In questo provocatorio articolo pubblicato su British Medical Journal, si immagina che un corrispondente dall’Africa scriva nel 2057 un resoconto sulle più importanti acquisizioni scientifiche conseguite dall’umanità negli ultimi cinquanta anni. Al primo posto in ordine di importanza compare l’intervento che è riuscito con pieno successo ad arrestare il fenomeno del riscaldamento globale. Questo intervento si è articolato su due linee fondamentali: la prima ha visto un radicale contenimento dell’emissione di gas serra, fissando un livello massimo di anidride carbonica che al pianeta è stato concesso emettere ogni anno. La seconda linea di intervento ha fatto sì che la riduzione della combustione fossile non abbia penalizzato le aree del mondo a ridotto sviluppo economico; aree che proprio sui combustibili fossili fondano la propria opportunità di uscire da una condizione di arretratezza economica. Un meccanismo di “obbligazioni” ha infatti imposto ai grandi produttori di anidride carbonica di compensare in denaro gli stati che producono meno gas serra; i paesi più arretrati, così, hanno ricavato un vantaggio economico che ha consentito loro di uscire dallo stato di povertà. “Intervenendo sul clima a livello globale, non solo abbiamo risolto il problema del riscaldamento terrestre ma abbiamo anche dissolto le enormi disparità economiche che cinquant’anni fa opprimevano il nostro pianeta. A tutt’oggi, la città dell’Africa 15 RICORDO DI DUE COLLEGHI SCOMPARSI CESARE SANTORO Il giorno 23 dicembre 2007 è mancato improvvisamente il dott. Cesare Santoro, figura di primissimo piano nella storia del nostro Ordine, vice del presidente Francesco Pirolo dal 1955 al 1975 e presidente successivamente fino alla fine del 1993. Se ne è andato in punta di piedi come sempre era vissuto, secondo il suo stile di uomo riservato, discreto. Tutti i colleghi, che hanno avuto la fortuna di lavorare, insieme con Lui nell’Ospedale del Ceppo, lo ricordano come chirurgo di grande valore per le competenze e per la straordinaria manualità, ma sopratutto ricordano la sua umanità, moralità, dedizione e disponibilità verso pazienti e colleghi. È stato un esempio per tutti noi, come professionista e come uomo, e credo che la più bella immagine di Cesare Santoro l’abbia data il suo amico parroco, che ha officiato la funzione funebre, che così si è espresso “oggi è morto un uomo giusto”. (E. B.) GIANCARLO NICCOLAI LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 16 Il dott. Giancarlo Niccolai, è mancato il 24 dicembre 2007, in modo sommesso e improvviso lasciandoci un grande vuoto. Medico Anestesista dell’ospedale di Pistoia per moltissimi anni, aiuto per oltre 30 anni. Quando l’ho conosciuto, moltissimi anni fa, era, non un anestesista dell’ospedale ma “l’anestesista”. Più volte consigliere dell’Ordine e Segretario fino al 31/12/1993. Uomo di grande e profonda cultura, non solo medica, appassionato e sapiente conoscitore di storia della medicina, alla quale ha dedicato moltissime pubblicazioni. Curioso di tutto ciò che è cultura e sapere, ma essenzialmente medico, cultore della medicina intera, la cui profonda conoscenza, unita a quella altrettanto profonda, della natura umana, diveniva saggezza. Era uno di noi, maestro dei più giovani, amico di tutti, medico, uomo con cui abbiamo condiviso lunghi anni di lavoro, infinite esperienze, momenti esaltanti e molto tristi, insomma una gran parte di vita. Caro Giancarlo ci mancherai, ci mancherà il tuo humour velato di malinconia, nascosta dalla tua ironia sottile, che a noi giovani, arsi di sacro zelo, talvolta sembrava dissacrante, e che poi la vita, e Tu lo sapevi, ci ha insegnato essere una profonda analisi della realtà, forse sofferta, ma certamente molto umana. Ci mancherai e accadrà ogni volta che penseremo ai nostri lunghi anni vissuti in ospedale, spesso difficili, ma certamente molto veri e molto felici. (I. N.) www.omceopt.splinder.com A PROPOSITO DI... Riabilitazione visiva: una risposta attuale ad una problematica emergente Giacomelli G., Volpe R., Abati S. L a Sig.ra Rossi è una tipica paziente di circa 70 anni e la sua storia di ipovedente inizia nello studio del suo oculista di fiducia che, dopo aver attentamente osservato il responso di un esame angiografico, le comunica la diagnosi: maculopatia degenerativa bilaterale e la prognosi: grave riduzione visiva permanente non sensibile ad alcun trattamento. A questo punto la Sig.ra Rossi si trova ad un bivio importante per quello che potrà essere la qualità della sua vita futura. Una strada inizia quando l’oculista le dice: “non posso più fare nulla per lei, attualmente non esistono cure efficaci per la sua malattia”; questa strada ha un preciso punto di arrivo: la Sig.ra Rossi è destinata a rinunciare per il resto dei suoi anni ad attività che la interessano particolarmente come leggere il giornale e ricamare o ad affrontare enormi difficoltà per altre comuni mansioni come cucinare o curare la propria igiene perso- nale. Tutto questo potrà poi avere gravi ripercussioni sull’equilibrio psichico e sulla vita di relazione della signora. Forse dopo qualche anno, magari grazie ad un buon consiglio di un’amica, la signora potrà rivolgersi ad un centro di riabilitazione visiva, ma il notevole ritardo e l’abitudine all’handicap avranno ridotto notevolmente le possibilità di rieducazione. La seconda strada comincia quando l’oculista curante le dice: “non posso fare nulla per migliorare la sua condizione visiva, ma posso aiutarla ad utilizzare al meglio la vista residua in modo da limitare al massimo le conseguenze della sua malattia sulla qualità della vita”. Questa strada conduce al centro di ipovisione ed ai servizi di riabilitazione. Nella maggioranza dei casi l’esecuzione di una buona riabilitazione associata all’uso di ausili per ipovedenti conduce ad un soddisfaciente superamento dell’handicap derivante dalla menomazione visiva. LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA www.omceopt.splinder.com 17 A PROPOSITO DI... A questo punto della storia è opportuno chiarire il significato esatto di alcuni termini utilizzati. Per MALATTIA VISIVA si intende la patologia neuroftalmologica con le sue specifiche modificazioni anatomiche: nel caso particolare una degenerazione maculare con una cicatrice fibrosa al polo posteriore. Per DANNO o MENOMAZIONE VISIVA si intende l’insieme dei cambiamenti funzionali che la malattia ha determinato: la nostra paziente ad esempio avrà una importante riduzione della acuità visiva, uno scotoma assoluto nel campo visivo centrale, una riduzione della sensibilità al contrasto e della visione dei colori spesso associati a fenomeni di abbagliamento e rallentato recupero visivo dopo fotostress. Per DISABILITA’ VISIVA si intende una perdita delle capacità normali dell’individuo dovuta al danno visivo. Nell’esempio della Sig.ra Rossi potremmo dire che le principali disabilità sono rappresentate dalla impossibilità di leggere, di cucire, di scrivere e così via, ovvero sarà presente una incapacità ad effettuare attività fini soprattutto per vicino e per la mezza distanza. Per HANDICAP VISIVO si intende l’insieme delle conseguenze sociali ed economiche relative alla presenza di una disabilità visiva. Nel caso specifico la perdita dell’autosufficienza nello sbrigare pratiche economiche (firma di assegni, lettura di bollette, ecc.), nella possibilità di muoversi indipendentemente in auto o comunque in luoghi non conosciuti, nella capacità di mantenersi aggiornato tramite la lettura o, infine, di provvedere efficacentemente alle normali mansioni quotidiane (igiene personale, taglio delle unghie, cucito, ecc.). Da notare a questo proposito che una uguale malattia, un uguale danno ed una uguale disabilità possono generare in persone diverse un diverso handicap: si pensi ad esempio alle conseguenze di una maculopatia in un contadino rispetto ad un ragioniere o ad un orologiaio. LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 18 nale o di vedere la destinazione degli autobus di linea. Sempre a parità di menomazione visiva un adeguato training di fissazione eccentrica potrà consentire un migliore utilizzo del campo visivo residuo insegnando alla paziente una corretta strategia di fissazione che consenta di eliminare il disturbo legato allo scotoma assoluto centrale. Infine a parità di disabilità, l’uso di abilità sostitutive (orologio vocale, libri sonori, ecc.) potrà determinare una riduzione dell’handicap. Ognuno di questi interventi effettuato ai vari livelli della catena o meglio ancora una combinazione di interventi avrà come risultato finale una riduzione dell’handicap ed una restaurazione più o meno completa dell’autonomia personale. Pertanto è evidente che una buona riabilitazione visiva non potrà essere la conseguenza dell’operato di un unico specialista, ma il risultato di un lavoro di equipe di un oculista, di un ottico, di un assistente di oftalmologia, di uno psicologo e, possibilmente di operatori di ergoterapia a domicilio. L’ipovisione colpisce attualmente in Italia un numero stimato di circa 70.000 persone e considerando anche le forme “correggibili” con sistemi ottici tradizionali tale numero sale a circa 200.000. Si calcola che tali numeri siano destinati ad accrescersi significativamente nei prossimi anni sia per l’aumento della popolazione anziana che per il miglioramento delle terapie oftalmologiche che consentirà di ridurre il numero dei ciechi assoluti aumentando contemporaneamente quello degli ipovedenti. Diviene quindi una necessità impellente che il SSN organizzi Centri di Riabilitazione Visiva sul Territorio e che i singoli professionisti delle categorie interessate acquisiscano conoscenze ed esperienze in questo campo utili per aiutare ed indirizzare i pazienti con ridotta visione. La riabilitazione si occupa primariamente di ridurre al minimo l’handicap derivante da una grave malattia dell’apparato visivo e ciò può avvenire, come vedremo, operando a diversi livelli nella scala di rapporti causa-effetto tra malattia, menomazione, disabilità ed handicap. Infatti se è vero che non esiste un trattamento risolutivo per la patologia della Sig.ra Rossi del nostro esempio che le consenta di ottenere una guarigione, è anche vero che eseguendo un trattamento laser perifoveale od una terapia fotodinamica “out of label”, si potrebbe ottenere una minore evolutività della lesione o quantomeno una riduzione della metamorfopsia con un miglioramento della qualità della visione. Inoltre, a parità di condizioni retiniche, una riduzione della menomazione potrebbe essere ottenuta asportando una eventuale cataratta se pur in fase iniziale. A parità di menomazione l’uso di ausili, ottici e non, potrà consentire alla Sig.ra Rossi di ridurre la propria disabilità consentendole ad esempio di leggere il gior- www.omceopt.splinder.com MEDICINA DI TUTTI - MEDICINA PER TUTTI LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI (LILT) – SEZIONE DI PISTOIA Psico-oncologia: impegni e strategie per i bisogni psicologici dei malati di cancro e delle loro famiglie Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a una crescente considerazione dell’“umano” nella patologia oncologica: la dimensione psicologica, sociale, fisica, comportamentale, etica e spirituale hanno assunto negli anni un ruolo importante, via via che si andava consolidando l’attenzione alla soggettività del paziente e si andava affermando il principio della “patient-centered care”. La dimensione psicologica spesso definita con il termine “qualità di vita” ha acquistato così, nel tempo, una considerazione sempre maggiore a tutto beneficio di pazienti e familiari e a sostegno di quanti, operatori del settore, ma non solo, hanno sempre sostenuto la limitatezza di un approccio troppo organistico e la remuneratività (non solo simbolica) di un approccio globale alla persona malata. È il segno che sono maturati bisogni nuovi che richiedono modi al- ternativi di concepire le relazioni tra i soggetti presenti sullo scenario della malattia. Nonostante che la psico-oncologia abbia raggiunto una propria definita identità, permangono, nella pratica, notevoli resistenze da parte dello stesso servizio sanitario ad accogliere in maniera completa gli elementi relativi alla salute mentale all’interno delle strutture assistenziali (tratto dalla presentazione del Presidente Nazionale della L.I.L.T, Prof. Francesco Schittulli, all’opuscolo “Emozioni e cancro – come affrontare la malattia”). La Sezione di Pistoia si sta muovendo in tale direzione, con l’ausilio di una psicologa che si è resa disponibile a svolgere sedute con pazienti oncologici e loro familiari, nel tentativo di affiancare in questo difficile cammino tutti coloro che chiedono il nostro aiuto. USL 3 - ASSOCIAZIONE AMICI DEL CEPPO Amici del Ceppo: obiettivi e progetti www.omceopt.splinder.com dell’Emodialisi che è una delle strutture, nel suo genere, all’avanguardia in Europa. Le opere d’arte sono state realizzate da sette artisti di fama mondiale (Sol Le Witt – Claudio Parmiggiani – Hidetoshi Nagasawa – Daniel Buren – Gianni Ruffi – Robert Morris – Dani Caravan). Conclude la presentazione l’elegante chiesa di Santa Maria delle Grazie o del Letto che, oltre a luogo di fede, è anche luogo consacrato alla scienza perché, in un’unica tomba, nel 1935, vi furono traslati i resti corporei di Filippo Civinini, Filippo Pacini e Atto Tigri, tre illustri anatomisti formatisi presso la Scuola Chirurgica dello Spedale del Ceppo di Pistoia. Tante altre “storie” nasconde lo Spedale di Pistoia: a noi, quali volontari, che siamo stati presenti ai suoi cambiamenti, ci incanta raccontare “Le Ancelle della Carità”, suore che hanno avuto una presenza esemplare nei reparti dell’ospedale e non solo. I Medici Dr. Giacarlo Niccolai, già menzionato, ma anche il Dr. Luigi Brancolini, Storici dello Spedale del Ceppo ci hanno lasciato in eredità la voglia di tramandare ai più giovani di abitare i luoghi di lavoro, sia nella professione che nella loro storia. Noi, come volontari dell’Associazione “Amici del Ceppo”, vogliamo tenere accesa sempre una “fiammella” per il passaggio di generazione. Così ha fatto il Dr. Fedele Ciccarelli, Presidente dell’Associazione, che ha avuto l’idea dieci anni or sono, così vorremo fare noi perché è la memoria che costruisce la storia. Isa Gaggioli [email protected] - info -338/1006594 LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA “Amici del Ceppo” è una libera associazione culturale nata nel 1998 dalla volontà di un gruppo di dipendenti e pensionati dell’Azienda USL3 di Pistoia che si occupa da allora, senza finalità di lucro, di presentare la storia dell’Ospedale del Ceppo e non solo. Il suo statuto propone iniziative volte alla conoscenza, alla valorizzazione, alla conservazione e alla tutela del patrimonio artistico e culturale dell’Azienda USL 3 di Pistoia, inteso nelle sue varie componenti e testimonianze da quelle più antiche a quelle più moderne. Inoltre promuove beni storici-artistici monumentali ed ambientali dell’Azienda con attività di carattere informativo, espositivo e didattico mediante attività di volontariato. Un gruppo di Soci volontari periodicamente apre alla città il percorso museale dal “PRESENTE AL PASSATO”, uno dei più belli della Toscana. Offre ai visitatori la meravigliosa visione di uno dei cicli di ceramica robbiana più importanti e celebrati dedicato alle opere della misericordia, “Il Fregio Robbiano”. All’interno l’Accademia Medica con i suoi ferri chirurgici, ben conservati e raccolti dal dr. Giancarlo Niccolai, recentemente scomparso, alcuni dei quali risalgono al 1600, una considerevole quantità al 1700 e molti al 1800. La Scuola chirurgica, fondata intorno al 1666, interamente affrescata con medaglioni dai delicatissimi colori pastello che le danno una sofisticata aria da salottino di marzapane, con un fascino cinicamente straniante. Camminando nella storia, il percorso si sposta cinque secoli dopo, con gli artisti contemporanei che hanno reso più bello il Padiglione 19 MEDICINA DI TUTTI - MEDICINA PER TUTTI BIBLIOTECA SAN GIORGIO Future collaborazioni con la Biblioteca A otto mesi dall’apertura della Biblioteca San Giorgio ci sembra necessario, oltreché doveroso nei confronti dei pistoiesi che da subito e in gran numero hanno utilizzato questo nuovo spazio cittadino, fornire alcune misure semplici relative al funzionamento della biblioteca per tirare le prime sommarie valutazioni del suo andamento, sottolineare le incredibili potenzialità che la struttura offre e ipotizzare alcuni principali linee d’intervento. Innanzitutto le presenze giunte a quota 144.212 con punte giornaliere di oltre 1300 persone; sono stati effettuati 72484 prestiti (un dato che porta Pistoia ben oltre la media dei capoluoghi della Regione Toscana) mentre gli iscritti ai servizi hanno invece raggiunto il numero 9686, il 18.67% del quale rappresentato da studenti universitari. Un dato, quest’ultimo, che tenderà a crescere anche per la vicinanza della biblioteca alla sede universitaria del Polo pistoiese e per una valutazione più generale che dà in crescita il numero degli iscritti alle sedi decentrati dell’Università fiorentina, e in ragione del quale la biblioteca intende perciò, a seguito di valutazioni soggettive e qualitative più approfondite, adeguare i propri servizi e l’offerta documentaria. È in questa direzione che si colloca la collaborazione con l’Ordine professionale dei medici di Pistoia che si COMUNE è dichiarato disponibile a sostenere la biblioteca per concorrere, in ragione delle specifiche competenze e di una seppur limitata disponibilità di risorse finanziarie, all’aggiornamento degli apparati documentari del settore medico della biblioteca individuando nel contempo forme che riescano ad avvicinare gli studenti iscritti alle facoltà e ai corsi del settore medico presenti in città alla pratica dell’aggiornamento continuo. Un’opportunità, questa, che la biblioteca ha accolto con grande favore per il vincolo che essa si è data nel corrispondere adeguatamente ai bisogni informativi di quei settori disciplinari relativi ai corsi universitari presenti nel territorio. Un’occasione preziosa anche per il valore di una valutazione esterna e qualificata dell’offerta bibliografica messa a disposizione, che permette di ottenere giudizi sulle carenze e sui punti di forza della medesima in relazione anche alle continue e rinnovate competenze richieste dal mondo del lavoro. Ma, in generale e soprattutto, questa collaborazione è un’importante occasione di apertura della biblioteca verso l’esterno che ci auguriamo si possa replicare con altri settori e categorie professionali presenti in città al fine di programmare future e fruttuose linee d’intervento. DI PISTOIA “Caffè Alzheimer” LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA 20 Il “Caffè Alzheimer”, iniziativa già presente in altre nazioni, è un luogo nel quale, in una cornice rilassata e confortevole, sono offerte alle famiglie occasioni di incontro e condivisione delle esperienze relative alla malattia con la presenza di esperti, con i quali possono essere affrontate le varie problematiche. Con il contributo della Regione Toscana, i Servizi Sociali dell’Area Pistoiese, in stretta collaborazione con la Geriatria dell’Azienda USL 3, hanno dato vita al “Caffè Alzheimer” nella città di Pistoia. Il “Caffè Alzheimer” è aperto a lunedì alterni dalle ore 15 alle 17, presso il Centro di Socializzazione “L’Angolo” via Gentile 11. I familiari possono partecipare all’iniziativa con i loro anziani, per i quali in una saletta attigua, sono previste delle attività ricreative condotte da personale addestrato. Per informazioni: Servizio di Chiamata Sociale ore 8,00 - 20,00 tutti i giorni compreso i festivi; Numero Verde 800 986060 Tutor del progetto Antonella Russo Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Pistoia tel. 0573 371419 dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle 13,30; martedì e giovedì dalle 15,00 alle 17,30. www.omceopt.splinder.com LETTERE E COMUNICAZIONI Caro Claudio, amico e collega, ho letto con attenzione il tuo articolo, a proposito dell’allattamento al seno, in cui hai ricordato le appassionate parole di Linneo sull’importanza del latte materno. Mi consola e mi rallegra che il ricordo di questo medico scienziato del ‘700 sia vivo, dato che le sue opere, frutto di una vita di studio profondo ed incessante ricerca, furono di fondamentale importanza per lo sviluppo delle Scienze Naturali moderne. Mi rattrista, però, considerare come oggi, in una società in cui, grazie al lavoro di scienziati come Linneo, tanto si conosce degli esseri viventi, siano tenuti in scarsa considerazione, almeno nell’opinione corrente, lo studio e la ricerca scientifica. Qui, a Pistoia, nell’800, grazie alla generosità di Niccolò Puccini, che univa alla sensibilità per i bisognosi, il desiderio di mantenere vivo nei posteri il ricordo dei Grandi del passato, a Linneo fu dedicata una statua, che esiste ancora, ben visibile, situata su di un’alta colonna; e di questo noi Pistoiesi possiamo essere fieri. Purtroppo non tutti i Pistoiesi sanno dov’è situata, pur trovandosi in una località molto frequentata, e che, addirittura, ha preso il nome dallo scienziato, che questa statua rappresenta. Vero è che il nome di Linneo è stato ”corrotto” ed, infatti “Linneo” è diventato “Legno”, (perché, per i Pistoiesi è “più facile” dire “legno” che Linneo); e siccome la statua è di terracotta rossa, la località, di cui si parla, si chiama oggi Legnorosso. Pochi si accorgono di questa statua, perché per vederla, bisogna alzare gli occhi e guardare il cielo. “si nomina nescis, perit et cognitio rerum” (“se non si conosce il nome delle cose, ne scompare anche la conoscenza”) www.omceopt.splinder.com Oggi, infatti, va di moda il “pensiero debole”; anche se credo che, più che essere deboli i pensieri, siano deboli i moderni “maestri di pensiero” che, spesso, per mascherare la loro pigrizia mentale, mettono in discussione, con un pressappochismo, che sgomenta, i principi stessi della scienza e, non di rado, anche il buon senso. Noi due, che ormai condividiamo idee e speranze da quasi cinquanta anni, sappiamo bene che il pensiero si nutre di studio e che studiare vuol dire impegno, tempo e fatica. Cose queste, che nello stile di vita del “tutto e subito”, sono etichettate come abitudini fuori moda, dai “media”, che insinuano, in modo velato, dubbi sul valore dello studio e più in generale, del metodo scientifico, cercando di far passare la convinzione che una teoria vale l’altra, a prescindere dalle prove scientifiche, che la sostengono. Questo atteggiamento mentale è molto più rischioso di quanto possa superficialmente sembrare. Infatti, se diventa relativa la scienza, (cioè la “ragion pura”, avrebbe detto Kant), che ne sarà della ragion pratica (cioè dell’etica)? … Per fortuna non tutti pensano in questo modo e non tutti condividono il diffuso lassismo “intellettuale”. Anche il Consiglio d’Europa si è pronunciato contro questi tentativi di relativizzazione dei principi scientifici (vedi Le Scienze del dicembre 2007 pag. 49). Nel caso particolare ha richiamato l’attenzione sulla“insostituibile funzione della scienza nell’allenare al rigore intellettuale”, contro coloro, che tentano di mettere alla pari la teoria evoluzionista (sulle prove oggettive della quale, non c’è possibilità di dubitare) con altre teorie, che prescindono, addirittura, da prove oggettive. Anche in Medicina, si corrono di questi rischi; e, sulla base di teorie, che di scientifico non hanno niente, si sente parlare di “medicina dolce”, di cure con fiori, pietre, aromi, cristalli; e chi più ne ha più ne metta: la fantasia non ha limiti. È bello sognare e, in questo, non c’è niente di male; ma, per nostra sfortuna, ci sono anche le malattie come la poliomielite, la tubercolosi, gli infarti, i tumori ecc..., per curare le quali (purtroppo non sempre per guarirle) possono servire solo i frutti della ricerca scientifica, risultato di secoli di studio. Quindi VIVA LINNEO!... e spero, come te, che per tutti sia chiaro che, in tempo di meningite meningococcica, siano benedetti gli antibiotici ed i vaccini. Ti saluta con questo augurio e questa speranza il tuo amico Pierluigi Benedetti LA VOCE DELL’ORDINE DI PISTOIA Dopo Linneo fu possibile uno studio sistematico del mondo animale e vegetale, tanto che nell’800, Darwin, dall’osservazione delle differenze e delle somiglianze fra le tartarughe delle varie isole Galapagos, arrivò a formulare la teoria dell’Evoluzione delle Specie; e Mendel, osservando i fiori bianchi e rossi dei piselli, poté “inventare” la Genetica. La vita di questo medico scienziato fu dedicata, allo studio della Natura, oltre, naturalmente, che alla cura dei malati. Si occupò soprattutto di sifilide, malattia gravissima ai suoi tempi ed oggi ben curabile, grazie al lavoro ed allo studio di gente come Lui. Mi fa quindi, molto piacere ricordare con te, caro amico, la sua memoria, specie in tempi come i nostri, in cui alla maggior parte delle persone può sembrare strana l’idea di qualcuno, che dedica la vita allo studio. Carl Von Linné (1707-1778). Medico svedese, introdusse il sistema di classificazione con due nomi, in latino, per piante ed animali (per esempio il lupo viene indicato come “canis lupus”). Il primo nome si riferisce al Genere (canis), ed è comune a tutti gli organismi, che hanno alcuni caratteri simili (Canidi); il secondo nome si riferisce alla Specie, indicandone, appunto, i caratteri “specifici”, che differenziano alcuni individui dagli altri dello stesso Genere. Per esempio il lupo (canis lupus) ed il cane (canis canis) sono animali di Specie diverse (lupo e cane), pur appartenendo allo stesso Genere (Canidi). L’importanza della nomenclatura con due nomi fu basilare per il progresso scientifico della Biologia. Infatti, fino ad allora il modo di trattazione delle piante e degli animali. era puramente descrittivo, e quindi arbitrario. Dopo Linneo fu possibile per gli Studiosi di Scienze Naturali usare un linguaggio comune e la Biologia divenne una Scienza. 21 IN ACCORDO CON L’ORDINE DEI MEDICI DELLA PROVINCIA DI PISTOIA OFFRE A TUTTI GLI ISCRITTI ALL’ORDINE E AI LORO FAMILIARI CONVIVENTI, LA POSSIBILITÀ DI STIPULARE POLIZZE R.C.AUTO CON LE SEGUENTI AGEVOLAZIONI: SCONTO DEL 25% SU TUTTE LE AUTO IN CLASSI COMPRESE TRA LA 1a E LA 5a SCONTO DEL 20% SU TUTTE LE AUTO IN CLASSI COMPRESE TRA LA 6a E LA 11a SCONTO DEL 15% SU TUTTE LE AUTO IN CLASSI COMPRESE TRA LA 12a E LA 14a SCONTO DEL 15% SU MOTOCICLI E CICLOMOTORI SCONTO DEL 30% SU INCENDIO E FURTO – ATTI VANDALICI EVENTI NATURALI – GARANZIE AGGIUNTIVE SCONTO DEL 20% KASCO E MINIKASCO SCONTO DEL 30% PER TUTTE LE GARANZIE NON AUTO ABBINATE ALLA POLIZZA R.C.AUTO PER INFORMAZIONI E PREVENTIVI POTETE CONTATTARE LE AGENZIE DI: PISTOIA Via dello Stadio, 6/a tel. 0573 976138-9 MONTECATINI Via Provinciale Lucchese, 59 tel. 0572 911701 MONSUMMANO TERME P.zza Giusti, 28 tel. 0572 53515 PESCIA P.zza XX Settembre, 7 tel. 0572 2476214 AGLIANA Via C. Goldoni, 32/38 tel. 0574 751321 QUARRATA P.zza Risorgimento, 33 tel. 0573 72482 S. MARCELLO PISTOIESE P.zza Matteotti, 23 tel. 0573 630175