Raccontami di te, Teranga...
Percorsi didattici
nelle scuole di
Toscana e EmiliaRomagna
Indice
I Parte




Il progetto F4A: la cornice progettuale
IL KIT: istruzioni per l'uso
Raccontami di te...Senegal
L'interculturalità a scuola
pag. 1
pag. 3
pag. 4
pag. 13
II Parte
Percorsi didattici nelle scuole dell’ Emilia Romagna


Voci di donne: il Senegal si racconta ( Istituto Bodoni di Parma)
Approfondimento
pag. 18
pag. 20


Suoni e simboli in viaggio ( Scuola D. Aligheri di Castello di Serravalle )
Approfondimento
pag. 27
pag. 30


Arte e/è Cultura ( Istituto ISART di Bologna)
Approfondimento
pag. 39
pag. 44


Quanto pesa il bagaglio dell’ immaginario? ( Istituto Tanari di Bologna )
Approfondimento
pag. 60
pag. 62
Percorsi didattici nelle scuole della Toscana


Conosciamoci viaggiando attraverso l’arte ( Liceo Alberti di Firenze )
Approfondimento
pag. 86
pag. 90


Un viaggio vicino e lontano: un ponte tra Dakar e Siena ( Istituto Caselli )
Approfondimento
pag. 92
pag. 97


Scene da un matrimonio ( Liceo Livi di Prato )
Approfondimento
pag. 99
pag. 104


I naufraghi del Nelson M. ( Istituto Marconi di Siena )
Approfondimento
pag. 106
pag. 111

Scuole e animatori partecipanti in Emilia Romagna e in Toscana
I Parte – Introduzione
“Fondazioni4Africa - Senegal”
Il progetto “Fondazioni4Africa - Senegal” è un’iniziativa di durata triennale che vede
impegnate per la prima volta insieme quattro fondazioni di origine bancaria: Compagnia di San
Paolo, Fondazione Cariparma, Fondazione Cariplo e Fondazione Monte Paschi di Siena con
l'obiettivo generale di migliorare le condizioni economiche e sociali delle popolazioni che vivono in
ambito rurale e peri-urbano in Senegal.
Le principali attività previste dal progetto sono:
1. Organizzazione della filiera di produzione: costruzione e potenziamento di strutture di
stoccaggio, conservazione, trasformazione e distribuzione dei prodotti della pesca, del
mango e dei prodotti lattiero-caseari.
2. Attività di supporto alla commercializzazione: potenziamento di strutture locali e
nazionali per la vendita dei prodotti della pesca, analisi di mercato a livello nazionale e
promozione dei prodotti lattiero-caseari, analisi di mercato e promozione del mango fresco e
trasformato sul mercato nazionale ed internazionale, in particolare attraverso le reti del
commercio equo e solidale.
3. Attività di supporto al turismo sostenibile: analisi di mercato del turismo sostenibile in
Senegal, costruzione/potenziamento di alcune strutture comunitarie di turismo sostenibile,
formazione del personale delle strutture di turismo responsabile, promozione in Italia del
turismo sostenibile in Senegal.
4. Institutional building: formazione e assistenza a organizzazioni di base/strutture federative
e associazioni di rappresentanza a livello locale e nazionale su aspetti tecnici e gestionali, in
materia di empowerment e di sviluppo locale sostenibile.
5. Supporto alle organizzazioni di micro-finanza: rafforzamento tecnico degli organismi di
micro-finanza e delle loro organizzazioni di secondo livello (unioni) per identificare prodotti
ad hoc coerenti con le specifiche attività generatrici di reddito sostenute nell’ambito
dell’intervento, formazione e assistenza tecnica, analisi dei flussi di rimesse dall’Italia al
Senegal e della possibilità di loro utilizzo da parte delle organizzazioni di micro-finanza,
identificazione di modelli per la canalizzazione delle rimesse da parte degli organismi di
micro-finanza e assistenza tecnica su queste tematiche.
6. Sostegno alle organizzazioni di migranti senegalesi in Italia: formazione,
accompagnamento, assistenza tecnica, institutional building alle associazioni di migranti
senegalesi in Italia in materia di gestione di progetti di co-sviluppo, con particolare
riferimento all’iniziativa congiunta delle 4 fondazioni, sviluppo sostenibile, strutturazione
delle organizzazioni di rappresentanza dei migranti.
7. Promozione di reti e partenariati Italia - Senegal: iniziative di promozione e costruzione
di reti e partenariati tra enti e organizzazioni italiane e senegalesi.
8. Sostegno alla ricerca sulle dinamiche migratorie e di co-sviluppo Italia-Senegal:
interventi di indagine, ricerca/azione sulle dinamiche migratorie e la diaspora senegalese in
Italia e sulle iniziative di co-sviluppo in cui siano coinvolte risorse migranti senegalesi.
9. Azioni di sensibilizzazione, diffusione ed educazione alla mondialità: iniziative di
educazione allo sviluppo realizzate nelle scuole medie inferiori e superiori delle quattro Regioni
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I Parte – Introduzione
di riferimento (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana) da parte di educatori
senegalesi residenti in Italia sui temi della migrazione, del viaggio, della musica, danza e arte
senegalese; interventi di educazione allo sviluppo realizzate nelle scuole in Senegal,
organizzazione in Italia di eventi di sensibilizzazione e diffusione dell’iniziativa rivolti ad un
ampio pubblico.
Nella strategia generale di Fondazioni4Africa, infatti, riveste un ruolo importante
l'educazione allo sviluppo. I percorsi di sensibilizzazione, informazione e condivisione delle
esperienze e dei temi dei progetti rivolti alle scuole puntano molto sulle nuove tecnologie, la
didattica laboratoriale, le arti espressive, la fotografia e la narrazione, tentando sempre di aumentare
sistematicamente il coinvolgimento dei partners del Sud del mondo e prevedendo in alcuni casi
anche degli scambi e delle visite – testimonianze. Nello specifico di questa attività di educazione
alla mondialità ogni anno vengono coinvolte 16 scuole nelle quattro Regioni di riferimento per
realizzare percorsi didattici e laboratori pratici con l'ausilio di metodologie attive che prevedono la
creazione di una performance o prodotto di comunicazione sui temi affrontati e la presentazione del
lavoro realizzato all'interno di un evento territoriale che viene organizzato ogni anno alla fine
dell'anno scolastico.
Soggetti coinvolti:
ACRA, Associazione senegalesi a Torino/Trait d’Union, Associazione Stretta di Mano, CESPI,
COSPE, CISV, COOPI realizzano le attività previste nel progetto in Senegal ed in Italia; altre
associazioni di migranti senegalesi localizzate in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana
sono coinvolte nella realizzazione di interventi di educazione allo sviluppo nelle scuole e
nell’organizzazione di altre attività di diffusione e sensibilizzazione in Italia. Il consorzio CTM Altromercato partecipa per promuovere la commercializzazione di prodotti locali in Italia e in
Europa. Sono coinvolti, inoltre, il Governo locale, a livello centrale e periferico, il Ministero Affari
Esteri italiano, l’Ambasciata italiana in Senegal e l’Ambasciata senegalese in Italia.
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I Parte – Introduzione
IL KIT: istruzioni per l'uso
Il presente kit didattico “ Raccontami di te, Teranga” è nato col duplice obiettivo di
documentare il lavoro svolto dagli animatori italiani e senegalesi del COSPE nel progetto F4A e
suggerire agli insegnanti di scuola secondaria di I e II grado alcuni itinerari di lavoro sui temi
dell'educazione allo sviluppo.
La struttura del kit è composta da:
 I parte generale nella quale si vuole raccontare il progetto Fondazioni4Africa nell'ambito del
quale è stato pensato e realizzato il kit didattico, introdurre il Senegal e suggerire alcuni
consigli metodologici su come realizzare attività interculturali a scuola;
 II parte specifica che raccoglie gli 8 itinerari di lavoro (percorsi didattici) realizzati nelle 8
scuole della Toscana e dell'Emilia Romagna che hanno partecipato al progetto.
I titoli delle 8 unità didattiche sono:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
Arte e/è Cultura
Voci di donne: il Senegal si racconta
Suoni e simboli in viaggio
Quanto pesa il bagaglio dell'immaginario?
Il viaggio vicino e lontano: un ponte tra Siena e Dakar
Conosciamoci viaggiando attraverso l'arte
I naufraghi del Nelson M.
Scene da un matrimonio
Ogni percorso si conclude con la creazione di un prodotto finale che verrà presentato in
occasione di un evento pubblico organizzato nella città di Bologna e di Siena durante il mese di
maggio 2010.
Ad ogni scuola partecipante verrà consegnata una copia contenente la I parte generale + la
II parte specifica con le schede di approfondimento relative al percorso didattico realizzato, ma
presso la sede del COSPE è disponibile il dossier che raccoglie tutti i percorsi didattici realizzati
nell'a. s. 2009-2010 nell'ambito del progetto Fondazioni4Africa – Senegal.
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I Parte – Introduzione
Raccontami di te, …. Senegal
Il Paese
Superficie:
196.190 km²
Popolazione:
10.284.929 ab.
Densità:
52 ab./km²
Capitale:
Dakar
Forma del
governo:
Repubblica, capo dello stato Abdoulaye Wade
Lingue:
Francese (uff.) Wolof, Pular, Mandinka, Sereer, Diola, Soninke
Moneta:
Franco CFA (1 FCFA= 0.0015 Euro)
Il territorio
La Repubblica del Senegal è uno Stato dell'Africa Occidentale, a sud del fiume Senegal. Si affaccia
sull'Oceano Atlantico ad ovest, confina con la Mauritania a nord, il Mali ad est, la Guinea e la
Guinea-Bissau a sud. Il Gambia forma virtualmente una enclave all'interno del Senegal. Le isole di
Capo Verde si trovano a circa 560 km al largo della costa senegalese. Il Senegal ha una superficie di
196.190 km2, con una popolazione di 10.284.929 abitanti per una densità di 52 ab/km2. La sua
capitale è Dakar, situata sul capo più occidentale di tutta l'Africa continentale.
Il territorio è quasi completamente pianeggiante, a parte la zona vulcanica che forma la penisola di
Capo Verde. I fiumi più importanti sono il Senegal, che segna il confine settentrionale, il Gambia e
il Casamance; tutti gli altri corsi d'acqua hanno carattere torrentizio. A sud è ricco di lagune. Il
clima è caldo e tropicale, con una stagione secca e una umida; la zona nord-orientale confina però
con il Sahel e rischia di seguire il suo destino di siccità: il Senegal è, infatti, uno degli stati più
minacciati dalla desertificazione.
La bandiera della Repubblica senegalese è composta da tre fasce verticali della stessa
larghezza: verde, giallo, rosso con una stella a cinque punte nel centro. Il colore verde per i
musulmani è il colore del profeta Maometto, per i cristiani rappresenta la speranza e per gli animisti
è il colore della fertilità. Il giallo rappresenta il sole, l'oro, la ricchezza, il frutto del lavoro sotto il
sole che abbiamo in comune e nello stesso tempo è il colore dell'arte, delle lettere e dello spirito. Il
colore rosso, invece, rappresenta la vita, la morte e il sacrificio per tutta la Nazione. La stella a
cinque punte è l'apertura verso i cinque continenti, la speranza che il popolo ha riposto sui giovani
dopo l'indipendenza. I musulmani dicono che la stella a cinque punte rappresenta i cinque pilastri
della religione musulmana.
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I Parte – Introduzione
Il Senegal ha la particolarità di avere due stemmi: il leone e il baobab. Sullo stemma appare
un leone possente simbolo del coraggio e della fedeltà. Questo stemma è riservato al Presidente
della Repubblica e intorno al leone c'é scritto "un popolo - uno scopo - un credo". Il leone è
l'animale simbolo delle principali etnie del Senegal. Nessun altro animale poteva rappresentare il
Senegal se non il leone con le sue virtu': lealtà e coraggio. Lo stemma del baobab è il timbro
dell'amministrazione senegalese. Il baobab ha un grande e profondo significato per i senegalesi. Il
significato del baobab è simbolico, culturale, morale, mistico e terapeutico. Un gruppo di baobab di
cento anni di vita è spesso un vecchio villaggio, un passaggio delle persone, un luogo di via. Il
baobab era il luogo delle grandi decisioni, un punto d'incontro di tante generazione, un luogo di
raccoglimento con gli antenati.
A cura di Sohkna Sidibe (animatrice Cospe)
La storia
All’inizio del XIX secolo i possedimenti francesi, poco numerosi, si limitavano alle aree
costiere utilizzate già in passato per la tratta degli schiavi. Dopo l’abolizione della schiavitù, nel
1848, questi centri commerciali marittimi svolgevano un’attività ridotta. A partire dal 1850 la
politica coloniale si modificò: il bisogno crescente di materie prime spinse i francesi, sotto la guida
del capitano Louis Faidherbe e dei suoi successori, ad occupare tutto il Senegambia, ad allargarsi in
direzione del Sudan occidentale e ad introdurre la monocoltura dell’arachide nella regione. La
colonizzazione francese del Senegal venne sancita dalla conferenza di Berlino del 1884-85, che
stabilì le colonie ed aree d’influenza europee in Africa.
Con la nuova amministrazione coloniale il territorio delle regioni interne venne suddiviso in
dipartimenti sotto protettorato, mentre le regioni costiere furono organizzate attorno ai quattro
comuni di Saint Louis, Gorée, Rufisque e Dakar e poste sotto amministrazione diretta della capitale,
al tempo Saint Louis. La filosofia coloniale francese si ispirava agli ideali della rivoluzione del
1789, condizionati però da un radicale eurocentrismo, il cui presupposto poggiava sulla convinzione
che i popoli colonizzati avrebbero potuto accedere ad un superiore grado di civiltà adottando i
fondamenti della cultura europea. Nonostante la resistenza portata avanti da alcuni personaggi di
spicco, tra cui, dEl Hadji Omar Tall, Maba Diakhou Ba, Lat Dior, Alboury Ndiaye, Mamadou
Lamine Drame, Fodé Kaba Doumbouya e Cheikh Ahmadou Bamba Mbacké, per arrivare alla
decolonizzazione si dovrà attendere fino al 1960.
Nel 1902 la sede centrale del governo venne trasferita a Dakar, fondata nel 1857, che nel 1904
divenne la capitale dell'Africa occidentale francese (Saint Louis restò capitale del Senegal fino al
1957). Nel 1914 venne eletto Blaise Diane, il primo africano di colore al Parlamento francese, di cui
fece parte fino al 1934. Dopo la seconda guerra mondiale venne costituita un'assemblea territoriale
e nel 1946 fu concesso il diritto di voto ai cittadini di tutto il territorio coloniale. Nell’ambito della
politica locale emersero Lamine Guèye e Léopold Sédar Senghor, deputati al Parlamento francese.
A livello continentale, dopo la seconda guerra mondiale iniziò anche un vero e proprio processo di
emancipazione e indipendenza dei paesi sottomessi alla dominazione coloniale. L’avvenimento
definitivo che portò i paesi africani francofoni all'indipendenza fu l'ascesa al potere del Generale De
Gaulle nel 1958. I popoli d'oltremare furono chiamati per il referendum il 28 settembre 1958 a
scegliere se aderire alla Communauté, una sorta di Commonwealth alla francese. Con il referendum
i territori africani accettarono la propria condizione di stati membri della Communauté,
proclamarono la Repubblica e si diedero una Costituzione nazionale. Deputati e senatori lasciarono
il parlamento francese e nel 1960 e le nuove repubbliche vennero accolte nelle Nazioni Unite.
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I Parte – Introduzione
Nel frattempo, per favorire la rinascita di antiche identità storiche e culturali, nel gennaio del 1959
Senghor promosse una federazione fra il Senegal e il Sudan francese (l'attuale Mali): la Federazione
del Mali, che fu proclamata indipendente il 4 aprile 1960. Ebbe però vita breve a causa dei diversi
indirizzi dei nuclei dirigenti dei due paesi e per le marcate differenze geografiche e socioeconomiche (più ricco ed evoluto il Senegal, più povero ed esteso il Sudan francese). Il 20 agosto
1960, l'Assemblea senegalese proclamò l'indipendenza dalla Federazione e il 5 settembre dello
stesso anno Léopold-Sédar Senghor divenne il primo Presidente della Repubblica del Senegal.
Senghor si fece interprete di una politica improntata al legame con la Francia e al contemporaneo
recupero delle radici africane del popolo senegalese. Tale visione politico-culturale trovò una sintesi
nel concetto della negritudine.
Nell'ottobre 1980, Senghor darà le dimissioni dalla carica di Presidente. Dal punto di vista politico
egli lascerà un’eredità positiva: il Senegal, grazie alla sua accorta azione diplomatica, sarà a quel
punto internazionalmente accreditato come paese democratico e stabile.
Nel frattempo, però, in seguito al tentativo di colpo di stato del primo ministro Mamadou Dia, nel
1962, nel 1963 venne promulgata una nuova Costituzione e messi fuori legge tutti i partiti, tranne
quello del presidente Senghor. Sotto la spinta delle contestazioni studentescche del 1968 e del 1973
contro la concentrazione dei poteri nelle mani di Senghor, venne avviata nel 1976 una riforma
costituzionale che reintrodurrà il sistema multipartitico
Nel 1980 a Senghor succedettei Abdou Diouf (suo delfino), che rimase due decenni alla guida dello
stato. Anche a causa della situazione socio-politica mondiale, fortemente svantaggiosa per l’Africa
soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino, gli squilibri e le difficoltà che avevano già
caratterizzato i primi anni di vita del Senegal indipendente si approfondirono: sviluppo industriale
carente, difficoltà di diversificazione della produzione agricola, presenza di un apparato
burocratico-amministrativo oneroso e inadeguato, mancanza di autonomia finanziaria e conseguente
aumento del debito estero.
Nel 1982 il paese si unì con il Gambia nella confederazione del Senegambia che, presieduta da
Diouf, si sciolse però nel 1989; nel 1991 i due paesi sottoscrissero, tuttavia, un nuovo trattato di
cooperazione.
Contemporaneamente in Casamance si iniziò a sviluppare un movimento separatista, che
rivendicava l'indipendenza e la creazione di uno stato autonomo nel sud del paese e, a partire dal
1984, scoppiarono i primi conflitti armati con i diola.
Quando Diouf vinse le elezioni del 1988 con una larga maggioranza, la protesta dell'opposizione
fece scoppiare a Dakar violenti disordini, che indussero il governo a proclamare lo stato di
emergenza. La fine degli anni Ottanta fu segnata anche da tensioni al confine con la Mauritania: le
antiche ostilità tra i due paesi riesplosero in gravi scontri che causarono più di 400 morti (per la
maggior parte senegalesi) e l'espulsione reciproca di cittadini.
Dopo le contrastate elezioni del 1993 e del 1998, nel 2000 il candidato del PDS (Parti
Démocratique Sénégalais), Abdoulaye Wade, grazie all’ampia coalizione che lo sosteneva, sotto il
segno del sopi (cambiamento), vinse le elezioni, mettendo fine al lungo predominio socialista.
Il 26 settembre 2002, sorpresa da una tempesta, affonda al largo delle coste del Gambia la nave
senegalese Joola, che collega la Casamance a Dakar. La nave, costruita per trasportare 500
passeggeri, ne aveva a bordo quasi 2000; muoiono 1863 persone. L’incidente provoca molte
polemiche, in seguito alle quali si dimettono i ministri dei Trasporti e delle Forze armate.
Nel 2004, un accordo di pace firmato tra Wade e i ribelli casamansesi ha riportato la regione in una
situazione di relativa tranquillità, nonostante accadano ancora sporadici episodi di agguati e
banditaggio.
6
I Parte – Introduzione
Nel 2007 Wade è stato riconfermato presidente della repubblica del Senegal per i 5 anni successivi
con il 55,9% dei voti.
Popolazione, Culture e Lingue
Il gruppo etnico dominante è quello degli Wolof (43% ca. della popolazione), insediati
soprattutto al centro del paese, a Nord-Est di Dakar e sulla costa. Altre due etnie dominanti sono i
Sérèr (15%) e i Fula (23%). Questi popoli, e varie minoranze, vivono relazioni pacifiche, anche
grazie al rapporto di cousinage, “cugini per scherzo”, che li lega e che consente di poter tenere
conversazioni confidenziali e scherzose anche fra estranei. Come sancito dalla nuova Costituzione
(1971) la lingua ufficiale del Senegal è il francese, a cui si affiancano 6 lingue nazionali: il Wolof,
che è la lingua più ampiamente usata, il Pulaar, il Mandinka, il Sereer, il Soninke e il Diola. Il
Wolof è collegato alla lingua Fula (Pulaar), anch'essa parlata da una gran parte della popolazione.
Oltre a queste lingue sono parlati diversi dialetti.
Secondo le statistiche ufficiali, la popolazione senegalese è musulmana (sunniti) per il 94%,
cristiani per il 5% ed animisti per il restante 1% Molti senegalesi si dichiarano musulmani o
cattolici ma sono in realtà legati anche a forme di religione tradizionale.
Così come molte altre tribù africane, anche il principale gruppo dei Wolof ha una società
estremamente stratificata, in cui il grado sociale è determinato dalla nascita. In alto nella gerarchia
stanno le famiglie dei nobili e dei guerrieri, seguite dagli agricoltori, dai commercianti e dai
lavoratori appartenenti alle varie caste - fabbri, artigiani della pelle e del legno, tessitori e griots. I
griots rappresentano la casta inferiore, ma godono comunque di grande considerazione, in quanto
spetta a loro tramandare ai posteri le tradizioni orali: generalmente, sono infatti i soli a poter narrare
la storia della famiglia e del villaggio e un tempo intrattenevano le famiglie reali. Gli schiavi
occupavano il gradino più basso della scala sociale e, benché la schiavitù sia stata da tempo abolita,
molti loro discendenti lavorano ancora come fittavoli per gli antichi padroni.
La musica senegalese, che ha una grande importanza nella vita della popolazione, si può
suddividere in due generi principali: il tradizionale e il moderno. Le attuali pop star basano il loro
repertorio su suoni e ritmi tradizionali e sono diventate famosissime in Africa. Il padre della
moderna musica senegalese è Ibra Kassé, che ha fondato nei primi anni '60 la Star Band de Dakar.
Il più famoso dei musicisti moderni è invece Youssou N'dour, che abbina la tradizionale musica
mbalax con il pop, il rock e il soul occidentali ed è seguito da un pubblico internazionale. Baaba
Maal, invece, un peul originario del Senegal settentrionale, canta nella lingua nativa e ha un sound
più tipicamente “africano”.
Per quanto riguarda la cucina, quella senegalese è generalmente molto buona. Tra le varie specialità
regionali le più diffuse sono il poulet (pollo) e il poisson (pesce) yassa, marinati al limone e cotti
alla griglia, il mafé, uno stufato a base di arachidi, la tiéboudienne, riso cotto in salsa di pesce e
verdure. Uno spuntino che si trova spesso è il chawarma, piatto importato dal Libano: si tratta di
carne alla griglia servita con una focaccia e con insalata e salsa al sesamo. Anche la birra senegalese
è buona: la Gazelle e la Flag sono le marche più note. Le bevande fredde tipiche del Senegal sono la
birra aromatizzata al ginger e il famoso bisap, di color porpora, fatto con le foglie di ibisco.
7
I Parte – Introduzione
La migrazione senegalese
Premessa
Prima di essere oggi un paese di partenza, il Senegal é stato un importante foyer di
accoglienza di migranti originari, per la maggior parte, dei paesi dell'Africa occidentale. Dopo le
indipendenze, il Senegal a continuato ad accogliere stranieri in provenienza della Guinea, del
Burkina Faxo e del Mali, attirati soprattutto delle prospettive di lavoro nel settore agricole.
(movimento dei Navetan);
Cause
Da paese d'immigrazione, il Senegal é diventato un paese d'emigrazione. Foyer importante di
partenza soprattutto a partire degli anni 70. Bisogna sottolineare che la lunga tradizione di scambi e
viaggi favorita dello statuto di paese carrefour tra l'Africa subsahariana e il mondo arabo,
contribuisce ad alimentare i miti e leggende intorno al viaggio e all'emigrazione.
Il Senegal é sempre stato un paese d'emigrazione per motivi legati a:
la sua posizione geografica relativamente vicina ai paesi europei, con una grande apertura sul mare.
- La sua eredità storico collegata a suo statuto di testa de rampe del lancio della penetrazione
coloniale francese
- al piano sociale, alla sopravalorizzazione dell'emigrazione come mezzo di successo sociale al
favore della svalutazione degli itinerari classici dell'ascensione sociale per la scuola, il funzionariato
e il salariato.
Questi aspetti geografici, storici e sociali sono stati rinforzati da una dimensione economica e
ecologica derivata della situazione del Senegal nella zona saheliana e di una crisi economica
multidimensionale.
Stime
Il Senegal é il quarto paese d'emigrazione in Africa subsahariana e il primo in Africa
occidentale. Ufficialmente i senegalesi dell'estero erano estimati a 400 000 persone nel 1998,
sapendo che, bisogna tener conto dell'emigrazione clandestina e del basso tasso di registrazione
degli emigrati negli consolati senegalesi. Quindi il numero potrebbe essere due o tre volte di più. Si
stima ufficialmente 10 000 persone il ritmo annuale d'emigrazione.
I dati di oggi estimano con molto prudenza 1 000 000 gli emigrati senegalesi disseminati nei quattro
angoli del mondo, con degli importanti foyer d'emigrazione de per l'anzianità dell'installazione, il
peso demografico o il contributo alla cultura e all'economia del paese ospitante: Francia, Italia,
Spagna, paesi dell'Africa centrale (Camerun, Gabon), Germania, Belgio, USA, paesi dell'Africa
occidentale (Mauritania, Guinea, Mali), paesi dell'Africa meridionale (SA, Zambia), paesi
emergenti (Brasile, Cina).
8
I Parte – Introduzione
Maggiori flussi d'emigrazione
Anche se la storia esaustiva delle migrazioni senegalesi dall'inizio resta ancora a fare, quattro
grandi fasi possono essere identificate nell'emigrazione dei senegalesi.
I pionieri dell'emigrazione senegalese in Africa e in Europa
Il primo flusso é partito alla fine della seconda guerra mondiale ed é andato avanti fino gli
anni 60 e riguardava essenzialmente le popolazioni rurali del Nord e del Nord-est del Senegal, in
particolar modo i Toucouleurs, i Soninkés della vallée del fiume Senegal e una piccola frangia della
popolazione urbana. Dopodiché hanno seguito gli artigiani wolof (gioiellieri, scultori). Le
destinazioni principali erano paesi dell'Africa occidentale e centrale (la Costa d'Avorio in primis) e
l'Europa. La Francia era la destinazione preferita degli Soninke, dei Toucouleur e dei Mandjack. I
primi emigrati senegalesi sono addirittura arrivati in Francia dopo la prima guerra mondiale, seguito
all’annullamento dell'interdizione di sbarco dei marini nei porti di liaison dei lunghi corrieri
transatlantici di Marsiglia, Bordeaux, Le Havre e Dunkerque
Secondo flusso
Il secondo flusso della storia dell'emigrazione senegalese si é fatto negli anni 70 e 80 a causa
delle grandi siccità nella zona saheliana. Durante questo periodo gli effetti ci sono prolungati nel
campo agricole e della povertà rurale. Il vecchio "bassin arachidier" (Louga, Diourbel) é stato
duramente toccato della diminuzione drastica della pluviometria, dell'impoverimento della terra, e
dell'avanzamento del deserto.
Di fronte a queste difficoltà alle quale le popolazioni non erano preparate, le partenze hanno
costituito primo a una intensificazione dell'esodo rurale, in massa verso le grandi città e in particolar
modo Dakar e dintorni. Gli migranti che alimentavano questi flussi campane-città ci sono installati
in maggioranza nei circuiti del piccolo commercio e piccoli mestieri (con la figura tipica emergente
del Baol-baol). Durante questa epoca in cui l'economia nazionale, nella sua globalità, ha subito e
continuava a subire i contraccolpi delle difficoltà dell'economia agricole, ed entrava quindi in una
fase di crisi, i migranti hanno subito cercato ad esplorare altri orizzonti. La migrazione regionale si
prolunga in migrazione internazionale, e la tappa urbana serviva spesso di transito e di base
logistica per la preparazione a un soggiorno più lungo e più lontano del paese.
In questo flusso, i paesi africani, malgrado le condizioni di soggiorno più difficile che nel primo,
continuano ad attirare gli emigrati senegalesi. La Costa d'Avorio, il Gabon, il Camerun, la Zambia,
l'ex-Zaire, il Congo, la Guinea, la Mauritania e il Mali sono le destinazioni privilegiate nel
continente africano. In Europa, anche se la Francia é rimasta il paese con la maggior presenza di
migranti senegalesi, assistiamo comunque a una diversificazione nella scelta del paese di
destinazione con una forte crescita della comunità senegalese in Italia, Spagna, Germania e Belgio.
Mentre la prima ondata di migranti senegalesi aveva trovato delle condizioni sociali ed economiche
piuttosto favorevoli in Europa e in particolar modo in Francia, la seconda ondata si é confrontata ad
un inizio di irrigidimento delle condizioni d'entrata e di soggiorno a causa della crisi economica e
della disoccupazione diffusa nei paesi di accoglienza. Questo é il motivo che spiega la caratteristica
di clandestinità del viaggio dei migranti. La seconda ondata ha interessato abitanti del centro del
paese, comunemente chiamato " bassin arachidier" (Louga e Diourbel).
Queste due ondate hanno soprattutto interessato la popolazioni rurali non qualificate e non o poco
istruite. Essi hanno conservato un valore sociale tipico della loro cultura di origine, cioè la
9
I Parte – Introduzione
solidarietà che li ha permesso di costruire col tempo delle forti reti di relazioni sociali sulla base di
origine territoriale (trasferiti dello stesso villaggio per esempio), di appartenenza alla stessa
confraternita, (l'esempio della forte presenza di migranti murid) o di appartenenza familiare. Cosi
sono riusciti a tenere vivo il fenomeno migratorio malgrado tutte le difficoltà elencate (severità
delle leggi, controlli serrati delle forze dell'ordine, disoccupazione, ecc)
Terzo flusso: diversificazione delle reti di destinazione
La terza ondata si é avviata all'inizio degli anni 90. Il fenomeno migratorio, anche se continua
essere l'appannaggio delle popolazioni rurali, interessa massimamente per la prima volta le città
dell'interland come Louga, Diourbel, Kebemer, Touba. Mentre la crisi economica del mondo rurale
fu la principale spiegazione delle due prime ondate d'emigrazione, la terza ha come causa
l'aspirazione a un successo economico e sociale più ampio , in un contesto di aumento degli
standard di vita legati alla ricerca del lusso e del conforto, ma anche la svalutazione e la
disaffezione più marcate nei confronti degli itinerari e formi classici di ascensione sociale
(istruzione, funzionariato, salariato).
Il Senegal, traversando una situazione sociale ed economica drastica come lo illustra l'ampliamento
del fenomeno della disoccupazione, causato soprattutto dell'intensificazione dei programmi di
aggiustamento strutturale (PAS) con la grave conseguenze in termini di perdite di lavoro, di
fallimento delle fabbriche, dell'abbassamento del potere di acquisto e dell'aumento del costo della
vita, l'emigrazione é di più di tutte le strategie di sopravivenza, considerata la più efficace e la più
redditizia. Durante la terza ondata, il profilo degli emigrati e quello dei paesi di destinazione, ci
sono evoluti molto con la presenza tra gli emigrati di persone più istruite e più qualificate tra i quali
molti diplomati disoccupati, i licenziati, funzionari che hanno scelto il "depart volontaire"$, laureati
delle università dei paesi del nord che scelgano sempre di più di rimanere nei paesi ospitanti alla
fine degli studi. Mentre le popolazioni rurali continuano ad alimentare il maggior numero di
candidati alla partenza, le popolazioni urbane s'interessano sempre di più all'emigrazione anche se
devono affrontare condizioni di viaggio molto drastiche (generalizzazione dell'instaurazione del
visto d'ingresso nei paesi europei, misure più restrittive per ottenere il permesso di soggiorno,
rimpatri più frequenti e più numerosi, condizioni di soggiorno e di lavoro più difficili per i
clandestini; ecc). I candidati all'emigrazione ci sono adattati per affrontare tutte le difficoltà per
entrare e soggiornare nei paesi di destinazione. I paesi africani non attraggano più gli emigrati
senegalesi come fu all'inizio, allo stesso tempo i paesi europei attraggano sempre di più gli emigrati
e le destinazioni si allargano agli USA e il Canada, paesi in cui gli emigrati considerano offrire più
chance per avere la " green card" e di presentare meno situazioni di xenofobia e di razzismo.
L'Europa chiude sempre di più le sue frontiere, in un contesto in cui le opportunità di trovare un
lavoro sono sempre più rari e gli immigrati africani sono duramente concorrenziali dei migranti
provenienti dei paesi dell’Est. Pero l’emigrazione verso l’Europa non ha perso la sua affascinare i
senegalesi anche se le difficoltà ci sono sempre di più. L’emigrazione verso il vecchio continente ha
aumentato addirittura le speranze di successo sociale con la devalutazione del franco CFA e
l’entrata in vigore della moneta unica europea (l’euro).
Il peso demografico dei senegalesi dell’estero, la visibilità delle loro realizzazioni sociali
(costruzioni ed equipaggiamento di strutture sanitarie, ospedali e scuole, costruzioni di pozzo
ecc…), l’importanza dei loro investimenti economici (immobiliari, commercio, import – export,
trasporto) e lo sprechi registrati durante le cerimonie familiari (matrimoni e battesimi in primis)
hanno avuto in impatto notevole nella società senegalese in questo terzo periodo. L’emigrato è
considerato al primo posto di successo sociale e dorénavant tutti i rischi sono permessi per
concretizzare i sogni e le ambizioni di ciascuno.
10
I Parte – Introduzione
Quarto flusso: “ Barça o Barsax”, emigrare a tutti costi
E la situazione contraddittoria tra i candidati all’emigrazione sempre più numerosi e una
offerta di possibilità di accesso e di soggiorno in occidente sempre più ridotte. Questa situazione
caratterizza il quarto ed ultimo flusso d’emigrazione che ha iniziato negli anni 2000. Per rispondere
alla chiusura drastica delle frontiere europee, rispondono con la preponderanza all’emigrazione
irregolare che ha culminato con il movimento sociale più conosciuto come “ Barça o Barsax”. E’ il
nome dato alle imbarcazioni di fortuna usate dei senegalesi , in maggioranza i pescatori del litorale
per raggiungere le isole Canarie in condizioni sovente drammatiche, con un numero elevato di morti
e dispersi.
I flussi di migranti africani esausti, tra i quali tanti senegalesi, ripescati della Croce rossa spagnola,
anche altri flussi di centinai di migranti cavalcando i muri di filo spinato di Ceuta e Melilla hanno
scioccato nel corso degli anni 2005 e 2006. Questo drammatico fenomeno ha permesso almeno di
togliere il velo sul fatto che l’emigrazione verso l’eldorado europeo, a causa delle difficoltà di ogni
genere (moltiplicazione dei controlli, episodi di xenofobia e di razzismo, disoccupazione, rimpatri,
clandestinità, ecc.) non si opera quasi pîù che su modalità clandestina (ingresso clandestino,
presentazione di documenti falsi, ingresso come turista od uomo di affari seguito da un
prolungamento illegale del soggiorno, tentativi di regolarizzazione con compravendita di documenti
falsi o con“matrimonio arrangiato” con un cittadino del paese ospitante.
La causa principale delle migrazioni di questo quarto flusso è, all’instar dei precedenti flussi,
fondamentalmente economica pero si è verificato un cambiamento soprattutto sul profilo dei
candidati. Se il movimento “Barça o Barsax” ha interessato principalmente i pescatori, i giovani
disoccupati della città, le professioni con un notevole livello di qualificazione non sono più i
margine al fenomeno migratorio. Medici, universitari, informatici, ingegneri, tecnici qualificati,
imprenditori sono sempre di più numerosi a candidarsi all’emigrazione, comunemente chiamato
brain drain.
Un altro aspetto importante di questo quarto flusso è la presenza sempre più notevole delle donne
con destinazione principale l’Italia, la Spagna, la Francia, e gli USA. Questa emigrazione
femminina che si era operata per tanto tempo sui canali di ricongiungimento familiare si è
accelerata nel 2000, ed assistiamo sempre di più all’emigrazione di donne celibe, di donne istruite,
di donne salariate, tutte alla ricerca di migliori guadagni per soddisfare le forte esigenze in materia
di successo sociale e di indipendenza economica.
L’ultimo flusso considera l’Italia e la Spagna come i nuovi eldorado dell’emigrazione senegalese in
Europa al danno della Francia che continua ad ospitare il più grande numero di migranti senegalesi.
In Italia, i senegalesi sono circa 62.000 (Dossier Caritas/Migrantes 2008) e in Spagna 11050 nel
2007 (Ndione e Broekhuis, 2006).
Questo flusso è anche caratterizzato da una forte migrazione di ritorno al paese del fatto che i primi
contingenti di emigrati hanno raggiunto l’età pensionabile, gli emigrati in attività hanno sempre
integrato nel loro progetto d’emigrazione di accumulare più soldi possibile per un ritorno definitivo.
Perché anche tanti emigrati hanno lasciato la famiglia in Senegal e sono costretti a dei viaggi
continui per vedere i famigliari; viaggi resi sempre più difficili e più costosi della crisi economica
mondiale. Quindi gli emigrati colgano con soddisfazione i programmi di cooperazione bilaterale o
multilaterale per un ritorno assistito degli immigrati nei loro paesi di origine.
Last but not least il peso considerevole del contributo degli emigrati, con le trasferte di denaro, gli
investimenti e le realizzazioni per sostenere numerosi famiglie. Gli anni 2000 consacrano il ruolo
vitale delle rimesse dell’emigrazione per l’economia nazionale tale che gli emigrati sono considerati
come degli attori fondamentali allo sviluppo del paese.
11
I Parte – Introduzione
Conclusione
L’emigrazione senegalese ha conosciuto quattro grandi flussi con una progressiva crescita del
numero di persone in partenza verso tutto il modo però in particolar modo verso l’Europa
occidentale. L’Italia e la Spagna sono diventate le nuove destinazioni preferite anche se la Francia
continua ad ospitare il più grande numero di migranti senegalesi. L’America del Nord (USA e
Canada), i paesi emergenti (il Brasile e la Cina) attirano sempre di più migranti senegalesi. I primi
flussi di migranti senegalesi erano composti esclusivamente di gente della campagna però man
mano il fenomeno cresce, persone delle città, le persone qualificate e donne continuano ad
occuparsi una fetta sempre più consistente del numero di senegalesi candidati all’emigrazione.
L’emigrazione contribuisce ampiamente all’economia senegalese in entrata di capitali che sono
destinati soprattutto al sostegno delle famiglie degli emigrati rimasti al paese. Questo enorme flusso
di denaro inviato degli emigrati potrebbe essere gestito meglio attraverso canali di colletta e di
investimenti.
Ora si studia canali per orientare i flussi di denaro verso progetti produttivi ed investimenti
redditizi e sviluppare negli emigrati vocazioni imprenditoriali.
12
I Parte – Introduzione
L’INTERCULTURALITÀ A SCUOLA
Considerando i temi affrontati nelle classi (il dialogo interculturale, il fenomeno migratorio
come occasione di arricchimento reciproco, il viaggio e il turismo responsabile) un principio guida
indispensabile è suggerito dalla Dichiarazione Universale dell’Unesco sulla Diversità Culturale:
Articolo 1 - La diversità culturale, patrimonio comune dell'Umanità
La cultura assume forme diverse nel tempo e nello spazio. La diversità si rivela attraverso gli
aspetti originali e le diverse identità presenti nei gruppi e nelle società che compongono l'Umanità.
Fonte di scambi, d'innovazione e di creatività, la diversità culturale è, per il genere umano,
necessaria quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita. In tal senso, essa costituisce il
patrimonio comune dell'Umanità e deve essere riconosciuta e affermata a beneficio delle
generazioni presenti e future.
“La scuola multiculturale1”
Nella programmazione dei percorsi didattici e nella costruzione di strumenti per
un’educazione di tipo interculturale si cerca di tenere conto di alcuni obbiettivi imprescindibili:
-
-
-
prevenire fenomeni di pregiudizio e/o intolleranza razziale
favorire l’inserimento scolastico degli alunni appartenenti ad etnie minoritarie
creare una cultura antirazzista nella scuola e sul territorio andando oltre il concetto di
“tolleranza”
promuovere iniziative che colleghino il più possibile l’ambito scolastico e quello territoriale
promuovere una didattica improntata all’interculturalità
fornire ad insegnanti e formatori strumenti per rilevare le reali competenze degli allievi di
etnie minoritarie, calibrare gli interventi formativi ed evitare il più possibile abbandoni ed
insuccessi scolastici
progettare insieme ad insegnanti e formatori percorsi didattici interculturali
promuovere le pari opportunità di successo scolastico per gli allievi figli di cittadini
immigrati, fornendo materiali e strumenti per lo studio delle materie extralinguistiche
valorizzare le culture e civiltà degli altri
favorire l’acquisizione di una maggiore consapevolezza della propria identità tramite la
conoscenza dell’altro
abituare al decentramento del punto di vista e alla sbanalizzazione dell’ovvio
avviare all’uso di linguaggi non verbali.
Se questi sono obbiettivi indispensabili ma ancora generali, molto più precisa è l’impostazione
metodologica degli interventi del Cospe in tema di educazione interculturale. Su questo piano è
molto più facile, forse, dire cosa va evitato che non dare ricette.
Senz’altro occorre evitare, nelle scelte dei temi, il folklore fine a se stesso, la curiosità per
singoli aspetti di una cultura vissuti come “strani” e “inverosimili”, il moralismo di chi presume di
essere superiore e di dover sempre insegnare qualcosa. Così come è sbagliato ridurre il confronto
fra aspetti di culture diverse alle differenze fra individui: qualsiasi tema si scelga, il confronto a due
1
M.Omodeo, La scuola multiculturale, Carrocci 2002
13
I Parte – Introduzione
e diretto va sempre evitato, perché non è piacevole, al di là delle buone intenzioni, per un bambino,
che senz’altro già vive una situazione di grave disagio linguistico, sentirsi al centro dell’attenzione e
sotto i riflettori per aspetti che riguardano il suo modo di essere o quello del suo popolo.
I temi migliori su cui lavorare sono quelli in cui si valorizzano le differenze culturali, non
soggettive (ad es. le feste, i giochi, le attività, l’arte, le abitazioni, le misure del tempo, gli spazi
individuali e collettivi, gli animali simbolici, i colori, le fiabe, etc.). La scelta più felice è sempre
quella che privilegia argomenti in grado di destare curiosità in tutti e di agevolare processi di
problematizzazione, contestualizzazione e relatività in tutti. In questo senso il lavoro sui linguaggi,
soprattutto non verbali, è prezioso e ricco di risultati perché offre ad ognuno pari opportunità di
successo: tutti i bambini, qualunque sia la loro originaria appartenenza etnica, hanno modo di
confrontarsi con il linguaggio iconico o con quello grafico o con attività di tipo manipolativo e di
raggiungere traguardi positivi che aumenteranno la loro autostima.
L’interculturalità dovrebbe essere una metodologia trasversale a tutte le discipline e allargata a
tutta la scuola, indipendentemente dalla presenza in classe di allievi d’origine straniera.
14
I Parte – Introduzione
ALCUNE METODOLOGIE DIDATTICHE2
Il gioco di ruolo
Il gioco di ruolo consiste in un’attività di simulazione in cui i partecipanti sono invitati ad
assumere il ruolo di personaggi (per lo più reali), ciascuno dei quali è descritto in una “carta di
ruolo” che illustra età, genere, posizione sociale e professionale, nonché conoscenze, oipinioni e
interessi in merito alla controversia. Ogni giocatore assume un ruolo e lo deve sostenere nel modo
più efficace possibile, sulla base delle indicazioni date nella carta di ruolo e delle informazioni a
sostegno della sua posizione che trova nel materiale di documentazione associato al gioco. In base
alle opinioni sostenute dai personaggi, i partecipanti si organizzano in gruppi che difendono
posizioni incociliabili fra loro, mentre un altro gruppo costituisce una commissione di “decisori”,
con il compito di ascoltare le argomentazioni delle parti e di organizzare un momento di confronto.
Durante il dibattito emergono le conoscenze sul tema e si manifestano delle abilità cognitive e
relazionali. Sulla base degli elementi portati dai gruppi a sostegno delle rispettive posizioni, i
decisori scelgono una delle alternative proposte, decretando al termine del dibattito la vittoria
dell’uno o dell’altro gruppo.
Il gioco di ruolo si svolge e si conclude ogni volta in modo diverso, a seconda delle abilità di
drammatizzazione, della creatività e competenza manifestate dai personaggi, del livello di
documentazione, delle strategie messe in atto all’interno dei gruppi, ecc.
Non si può chiudere una sessione di role play senza vi siano echi e commenti d aparte del gruppo.
L’obbiettivo è riprendere e analizzare ciò che nel gioco è stato saliente.
Il gioco di ruolo deve essere preparato, chi ha a cuore un utilizzo pieno della tecnica deve avere le
idee chiare sul contesto, sulla struttura delle relazioni nelle quali il gioco si farà e le dinamiche dei
rapporti nel gruppo.
Il brainstorming
Brainstorming significa usare il cervello (brain) per prendere d’assalto (storm) un problema.
L’insegnante può iniziare ponendo una domanda o un problema, o introducendo un argomento. Su
di esso gli studenti esprimono opinioni o risposte possibili e propongono termini, metodi,
alternative e idee rilevanti. Le collaborazioni vengono accettate senza criticismo o giudizi
immediati. All’inizio, alcuni studenti possono essere riluttanti a parlare in gruppo, ma il
brainstorming è un’attività aperta, che stimola anche il ragazzo più timido a partecipare.
Esprimendo le loro idee e ascoltando quello che gli altri dicono, gli studenti affinano la loro
precedente conoscenza o comprensione, acquisendo le nuove informazioni e incrementando il loro
livello di consapevolezza.
Il braninstorming dunque stimola nei ragazzi la capacità di concentrarsi e contribuisce al libero
flusso delle idee.
2
“Non c’è pace senza cooperazione”: progetto EAS - Cocis - MAE, 2009
15
I Parte – Introduzione
I giochi interattivi
I giochi interattivi sono strumenti didattici ottimi per mantenere alto l’interesse delgi alunni e
tradurre in esperienza concreta concetti astratti. Oltre ad essere pragmatico, questo approccio offre
un contesto ludico e rassicurante che incoraggia i ragazzi ad esprimersi e ad esporsi apertamente
senza temere di essere valutati, dato che non verranno giudicati i loro sbagli e che alla fine non ci
saranno né vinti né vincitori. Si possono utilizzare variue tecniche di gioco a seconda
dell’obbiettivo che si vuole raggiungere.
Il Gioco di ruolo, ad esempio, è utile per valorizzare una riflessione attenta sia agli aspetti
relazionali sia a quelli emotivi, e per stimolare processi di decentramento. Mettendo in scena una
problematica, una situazione, e interpretando alcuni ruoli peculiari, i partecipanti hanno modo di
vivere ed esprimere emozioni e riflessioni che si genrano dall’immedesimazione.
La Simulazione giocata ha lo scopo, invece, di far vivere in gruppo un’esperienza che rappresenta
un modello di realtà, con compiti definiti e distribuiti, per scoprirne le dinamiche e i processi al fine
di comprenderne la complessità.
Infine, se la finalità dell’attività è analizzare in gruppo i processi decisionali e le capacità di
raggiungere un obbiettivo preciso si può ideare un Problem Solving le cui carateristiche sono quelle
di dare ai destinatari il compito di trovare una soluzione praticabile ad un problema definito.
Tutti questi metodi pedagogici attivi sonosimili nelle modalità di preparazione a di conduzione. Per
tale ragione, spesso vengono trattati insieme e classificati con un’unica etichetta: Giochi di Ruolo
oppure Simulate.
L’ apprendimento interattivo3
Quando si parla di Cooperative Learning ci si riferisce, prima ancora che a uno specifico
metodo di insegnamento/apprendimento, a un vasto movimento educativo che, pur partendo da
prospettive teoriche diverse, applica particolari tecniche di cooperazione nell'apprendimento in
classe. Tutte le esperienze dimostrano che il rendimento scolastico degli studenti migliora, quando
si attivano i gruppi di apprendimento cooperativo. E gli insegnanti possono aiutare gli studenti a
sviluppare la capacità di risolvere i problemi e le capacità sociali di cui avranno bisogno per
lavorare con gli altri in aree, quali le comunicazioni, la leadership, i processi decisionali.
Alcune definizioni di apprendimento cooperativo:


3
4
David W. Roger T. Johnson e Edythe J. Holubec “Cooperare significa lavorare insieme
per raggiungere obiettivi comuni. All'interno di situazioni cooperative l'individuo singolo
cerca di perseguire dei risultati che vanno a vantaggio suo e di tutti i collaboratori.
L'apprendimento cooperativo è un metodo didattico che utilizza piccoli gruppi in cui gli
studenti lavorano insieme per migliorare reciprocamente il loro apprendimento4”.
M.Comoglio: “Un metodo di conduzione della classe che mette in gioco,
nell'apprendimento, le risorse degli studenti. Così inteso, si distingue dai metodi tradizionali
che puntano invece sulla qualità e sull'estensione delle conoscenze didattiche e di contenuto
dell'insegnante. Infatti, diversamente da questi ultimi, he sa gestire e organizzare esperienze
di apprendimento condotte dagli stessi studenti e, insieme, sviluppare obiettivi educativi di
www.irre.toscana.it/obbligo_formativo/.../cooperative_learning.pdf
Da Apprendimento cooperative in classe, migliorare il clima emotivo e il rendimento”, 2000, cap. 1 pag. 20
16
I Parte – Introduzione

collaborazione, solidarietà, responsabilità e relazione, riconosciuti efficaci anche per una
migliore qualità dell'apprendimento5”.
R. Slavin, S. e M. Kagan e E. Cohen (1983): "É un insieme di in piccoli gruppi per attività
di apprendimento e ricevono valutazioni in base ai risultati conseguiti".
L'idea di fondo dell'apprendimento cooperativo consiste nell'ottenere il coinvolgimento
attivo degli studenti nel processo di apprendimento.
Ogniqualvolta due o più studenti cercano di risolvere un problema o di rispondere ad una domanda,
essi entrano in un processo di apprendimento, motivato dalla voglia di conoscere. Interagiscono
l'uno con l'altro, condividono idee e nozioni, cercano nuovi dati, prendono decisioni sui risultati
delle loro scelte e presentano i risultati all'intera classe. Possono dare o ricevere assistenza dai
compagni. Hanno la possibilità di contribuire a strutturare il lavoro della classe formulando
suggerimenti sul tipo di lezione e sulle procedure da adottare. E' un livello di responsabilizzazione
che non sarebbe possibile conseguire con le lezioni cattedratiche e nemmeno con un dibattito,
tenuto da tutta la classe sotto la guida del docente. Inoltre, le ricerche hanno evidenziato che il
cooperative learning riduce il livello di violenza in qualsiasi ambiente. Gli studi sull'aggressività
sottolineano che questo metodo è in grado di eliminare la paura e il rancore, di esaltare valori quali
l'onore, l'amicizia, la qualità, il consenso.
L'apprendimento cooperativo non si può definire solamente un metodo didattico, in
realtà è una filosofia personale. Tale filosofia afferma che, ogni volta che le persone si riuniscono
in gruppo, i loro obiettivi possono essere soddisfatti più facilmente se lavorano insieme, in
collaborazione, invece di competere l'uno con l'altro nell'affrontare i problemi.
In questa strategia di apprendimento, centrata-sullo-studente, l'insegnante assume la funzione di
“facilitatore dell'apprendimento”; egli crea in classe un clima che rispetta l'integrità dello
studente, che accetta tutti i suoi scopi, le sue opinioni e i suoi atteggiamenti in quanto espressioni
legittime del suo schema di riferimento interno. Accetta i sentimenti e gli atteggiamenti emotivi che
sono propri di ogni esperienza educativa o di gruppo. Accetta se stesso come membro di un gruppo
di apprendimento, piuttosto che come autorità. Mette a disposizione le risorse necessarie
all'apprendimento, con la fiducia che esse saranno senz'altro utilizzate se risponderanno ai bisogni
del gruppo.
5
Da “Verso una definizione del cooperative learning, Animazione Sociale n. 4,1996
17
PERCORSI DIDATTICI NELLE SCUOLE
DELL’EMILIA ROMAGNA
II Parte – Percorso didattico – Istituto Bodoni ( Parma )
Voci di donne: il Senegal si racconta
Scuola Secondaria di II grado ITC Bodoni
Parma
Destinatari: classe 5° TEI
Periodo:
gennaio/maggio 2010
Animatori: Alessandra Frigeri, Abdou Ba
Finalità generali:
- Approfondire la storia e la cultura
senegalese attraverso il racconto –
stimolo di alcune donne
- Scoprire l’universo quotidiano delle
donne senegalesi e la sua evoluzione
- Esplorare la cultura patrilineare e il
suo impatto sociale
- Riflettere su quante e quali sono le
conseguenze che un paese invaso e
colonizzato deve subire
- Esploriamo la diversità di genere:
impariamo una danza tradizionale
tipicamente femminile e la lotta
senegalese esclusivamente maschile.
Parole chiave:
storia, donne, cultura senegalese, resistenza e
lotta femminile, colonizzazione, economia e
microcrediti
I INCONTRO
Attività:
- Breve presentazione del progetto Fondazioni 4Africa e dell’associazione Kwa Dunia
- Presentazione della classe
- Suddivisi in gruppi proviamo a costruire una mappa dell’esperienza vissuta lo scorso anno e
che possa essere per noi orientamento per intraprendere un secondo viaggio alla scoperta
dello stato del Senegal
- Quali sono le aspettative che nutro quest’anno dopo l’esperienza passata
- Se dico “ donna senegalese” nel mio immaginario la prima parola che mi risuona è?
- Presentazione del percorso
- Chiusura con un brano corale
Luogo: in classe
II INCONTRO
Attività:
- Accoglienza con tisana
- Saluto ritmo – stato d’animo ( prendiamo un ritmo con i legnetti e all’interrompersi del
ritmo ognuno ci racconta come si sente o quello che gli è capitato prima dell’arrivo in casa
laboratorio) come ci si saluta in Senegal quando ci si incontra
18
II Parte – Percorso didattico – Istituto Bodoni ( Parma )
-
-
Narrazione della storia divenuta mito di Yassin Bubu
Elaborazione della storia e sua collocazione storica
Narrazione della storia di Aline Sitoe Diatta
Elaborazione della storia, collocazione storica e geografica
Attività del TDO su forza e coraggio
Chiediamo ad ogni ragazzo in gruppo di estrapolare le caratteristiche identitarie delle due
protagoniste della storia ed elencare quali i messaggi o la morale della storia e come
attualizzarla oggi.
Ruolo della donna nell’economia locale oggi (microcrediti – tontin)
Gioco di ruolo oppure sempre divise in gruppi proviamo a costruire delle associazioni di
tessitura, pittura con sabbia, commercio di alimenti con arachidi
Pranzo
Prova della danza e della lotta senegalese da portare a Bologna in occasione dell’evento
finale
Luogo: Casa Laboratorio
III INCONTRO
Attività:
- Accoglienza con tisana
- Saluto ritmo – stato d’animo ( prendiamo un ritmo con i legnetti e all’interrompersi del
ritmo ognuno ci racconta come si sente o quello che gli è capitato prima dell’arrivo in casa
laboratorio) come ci si saluta in Senegal quando ci si incontra
- Ora ci muoviamo per la stanza e al clap ci salutiamo come si salutano madre e figlia / due
amiche/ una persona importante ed un ragazzo-a
- Narrazione della descrizione della donna senegalese attraverso le Parole di Mariama Ba e
Aminata Saw Fall
- Condivisione
- Attività TDO identificate alcune parole chiave dai racconti delle autrici ci muoviamo per la
stanza e al clap che corrisponde ad una parola i ragazzi provano a trasformarla ed esprimerla
attraverso una postura del corpo e tenendo l’immagine per alcuni secondi come fossero
statue
- Suddivisi in 5 gruppi i ragazzi dovranno leggere i brani a loro consegnati e trasformarli in
forma narrata e drammatizzata da restituire ai compagni
- Ruolo della donna nella realtà rurale
- Pranzo
- Danza e lotta senegalese
IV INCONTRO
Attività:
- Verifica del percorso e chiusura
Luogo: in classe
19
II Parte - Approfondimento
APPROFONDIMENTO SUL PERCORSO DELL’ ISTITUTO BODONI DI PARMA
Il percorso di quest’anno è stato incentrato sulla scoperta del Senegal attraverso la sua cultura
e tradizione, e soprattutto attraverso la Vera storia dell’Africa o meglio … dell’Altra Africa:
L’ Africa che emerge dalle narrazioni delle donne di tutti i giorni; le attrici protagoniste della storia
quotidiana e che tuttavia l’ingrata e ingenerosa storiografia troppo spesso accantona nel
dimenticatoio per raccontarci solo le gesta di personaggi illustri, soggetti privilegiati delle
narrazioni ufficiali e più diffuse.
Strette in una sorta di patto costitutivo con la vita, sono le Donne che sanno andare oltre per dare
speranza in un futuro umano per i loro figli. Le mamme africane hanno con i loro figli, un rapporto
fatto di contatto fisico, pelle a pelle. In ogni momento: quando camminano, quando lavorano,
quando cucinano, quando sono al mercato. Un rapporto che dà sicurezza e permette ai bambini,
quando saranno grandi, di camminare dritti sulle loro gambe. In Africa sono le donne che reggono
l’economia. Dal lavoro dei campi, fino alla creazione di piccole imprese che ancora una volta
garantiscono la sopravvivenza. Non andrà mai alla deriva l’economia africana, fino a quando le
donne vi saranno impegnate in prima persona.
Sono falliti e probabilmente continueranno a fallire i grandi piani economici delle multinazionali,
oppure i piani di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale. Non fallirà mai
invece l’economia dei piccoli gruppi di donne che quotizzano ogni settimana la loro parte di
microcredito registrata sui piccoli libretti spesso nascosti sotto le
scatole di latta dei banchi del mercato. Gli stessi africani maschi
riconoscono che una somma di denaro data in mano ad una donna
frutta non solo per la famiglia, ma per tutto il villaggio. Ancora una
volta torna il tema della vita.
L’economia al femminile, proprio per questo suo legame con la vita,
smette di essere una scienza barbosa, fatta di numeri e di operazioni
sofistiche. Diviene invece fatto vitale, non accademico. Per questo, se
ci si vuole mettere al fianco dell’Africa che cammina, occorre
mettersi al fianco delle donne di questo continente, farsi prendere per
mano da loro. Perché hanno il senso innato della vita. Sanno come e
da che parte condurre quell’intero continente che da sempre portano
non solo nel cuore, ma sulle spalle. Noi crediamo che questa Africa
che cammina meriti un riconoscimento. Anche il premio Nobel per la pace.
Sono le Donne che attraverso questo percorso abbiamo voluto chiamare Regine d’Africa.
Quell’altra Africa che sogna e sperimenta un futuro diverso e che potremo incontrare soltanto
mettendoci al passo delle tante Donne i cui piedi, ogni mattina solcano le strade rosse della madre
Africa. Le grandi Regine dell’Africa di oggi.
20
II Parte - Approfondimento
Le Regine d’Africa nel percorso con le scuole
Il primo incontro si è concluso con il racconto della storia di Yaba, scritta da Ghislaine Sathoud in
occasione della festa delle donne e definendolo “ Un racconto che sa di vita”….
Yaba aveva installato un piccolo mercato di sera in un posto vicino casa sua. Una tale impresa
richiedeva molta energia e coraggio, ma i clienti accolsero in maniera favorevole l’idea, e i suoi
sforzi furono ricompensati […]
All’inizio degli altri due incontri nelle scuole sono state narrate altre storie di altre Regine
d’Africa:
Aminata Sow Fall ( Saint-Louis nel 1941), è una scrittrice, autrice di ben 6 libri1.
Ha condotto una lotta contro gli “intellettuali” africani denunciandone la mancanza di
trasmissione di conoscenze alla maggioranza analfabeta Le sue lotte e denunce hanno portato alla
creazione di tante associazione di lotta femministe e ha contribuito alla sensibilizzazione per una
scolarizzazione delle bambine.
Yacine Bubu donna Senegalese della regione del Walo nel nord del Senegal, è la coraggiosa
donna organizzatrice della risposta femminile contro il massacro degli Arabi al tempo
dell’islamizzazione. Yacine organizzò con una centinaia di donne, il memorabile “Talatay Nder”(
Martedì di Nder), giorno in cui si suicidarono tutte in un profondissimo pozzo. La sua storia è
stata si tramanda sin dal XI sec.
Mariana Bà ( Dakar, 1929 ), nasce da una famiglia benestante, cresce con i nonni in un ambiente
mussulmano. Diplomata all’istituto Magistrale, insegna per 12 anni, per poi passare al ministero
dell’educazione. Sostenitrice della scrittura quale strumento di rinnovamento, si introduce nel
mondo letterario pubblicando due romanzi2 che evocano la situazione della donna africana nei
matrimoni poligami, lasciando trapelare il suo pensiero critico nei confronti della società in cui
vive, declinata al maschile. In prima linea per la difesa della donna è stata attiva in numerose
organizzazioni femminili, affrontando con energia anche il tema dell’educazione in difesa delle
bambine riuscendo ad attivare e portare avanti numerose campagne di sensibilizzazione.
Aline Sitoe Diatta ( nata nella regione della Casamance, a sud del Senegal nel 1920, a Kabrose),
è la donna simbolo della Casamance e per l’intero Senegal per la resistenza organizzata contro il
colonialismo francese, in difesa delle tradizioni Diola rifiutando ogni sorta di contributo o di
azione funzionale alla guerra mondiale o dei paesi colonizzatori. Viene considerata l’ultima regina
e sacerdotessa che si ribella ai francesi e alla loro colonizzazione.
1
2
Il più letto e diffuso è “Lo sciopero dei mendicanti”, titolo in lingua originale La gréve des battu” .
“ Une si longue lettre ( tradotto in italiano – cuore africano) 1979, e “Un chant ècarlate” ( 1981)
21
II Parte - Approfondimento
Le donne: presente e futuro dell’africa.
Intervista a Elisa Kidané.
Elisa Kidané. Eritrea. Poetessa. Da sempre in prima linea nel rivendicare il grande
ruolo delle donne africane. In ogni settore della vita: dalla famiglia, all’economia,
alla politica, fino alla chiesa, ancora troppo legata a modelli maschilisti.
L’abbiamo incontrata. Ne è nata questa chiacchierata che vorremmo mettere
come preludio a questo canto alle donne africane.
Donna e mamma. Un nesso inscindibile in
Africa. Se ne sono accorti anche gli psicologi.
Tutti ci dicono che il rapporto tra mamma e
figlio deve essere strettissimo. Ma da che
mondo è mondo le nostre madri hanno con i
figli questo rapporto di pelle a pelle. Basti
vedere i bambini fino a 1-2 anni ancora
attaccati alla madre, che sa di dover avere
questo rapporto assolutamente naturale e
intimo col proprio figlio. Rapporto che
infonde sicurezza al figlio stesso. Si può dire
che l’immagine che unisce ogni meridiano e
ogni parallelo del nostro continente sia
proprio l’immagine della mamma che porta
addosso il proprio figlio. Quasi a dire: “Ho
tenuto in grembo una creatura per 9 mesi,
adesso non posso allontanarla da me, finché
non sarò sicura che sappia camminare con le
sue gambe”. Infatti dopo 2-3 anni quando la
mamma è sicura che il bambino è in grado di
andare per la sua strada, lo lascia andare.
Senza cedere a quel mammismo tipicamente
occidentale. Sa che ora può lasciarlo andare
per il mondo, proprio perché nei primi anni
della vita, attraverso il latte, l’affetto e questo
attaccamento corporeo, gli ha trasmesso tutti
quei valori che sono tipici della donna
africana. La capacità di resistenza e di
sofferenza ma soprattutto la capacità di
sognare un mondo migliore.
Elisa tu canti le donne. Soprattutto le
donne africane. Ma che hanno di
particolare queste donne? Hanno di
particolare la resistenza che le rende uniche.
Se l’Africa rimane in piedi e ha la capacità di
sopravvivere è proprio grazie a questo lavoro
silenzioso, nascosto ma nello stesso tempo
tenace, delle nostre donne. Donne che oltre a
portare nel cuore questo continente, se lo
portano sulle spalle. Questa è un’espressione
a cui sono affezionata, perché realmente le
donne si vedono ogni giorno camminare su
queste strade polverose e non polverose con
carichi di sopravvivenza sulla testa e sulle
spalle. Non ci sono stati in Africa, o
perlomeno non si sono conosciuti, movimenti
femministi che abbiano infiammato le piazze.
Il movimento femminista è stato portato
avanti silenziosamente, con grande sofferenza
ma anche con tanta tenacia. Io credo che
quelle africane siano le donne della vera
resistenza.
Qual è, a tuo avviso, il ruolo della donna
nella famiglia e nella società africana? Del
tessere. Del creare relazioni. Non attraverso
quel chiacchierare che può sembrare
tipicamente donnesco. Le donne africane
tessono la vita, le relazioni, tessono e
costruiscono quelle situazioni che riescono a
far sopravvivere la famiglia, il villaggio, il
paese. Una capacità questa che purtroppo non
è mai stata valorizzata. Adesso in molti
governi africani comincia ad esserci la
presenza di donne. Una sfida per tanti governi
spesso dittatoriali. Saranno loro anche questa
volta a fare in modo che il ruolo dei governi
non sia quello di schiacciare il popolo, ma di
salvarlo.
Le donne africane hanno un ruolo molto
forte anche nel commercio e nell’economia
in genere. Intanto riescono a non rendere
l’economia una cosa burocratica e noiosa. I
mercati dell’Africa, prevalentemente portati
avanti dalle donne, sono veramente un
tripudio di festa e di colori. Le donne hanno la
capacità di rendere l’economia non barbosa
22
II Parte - Approfondimento
ma un elemento vivificante. Tante volte ho
sentito commenti sull’economia africana che
va alla deriva. Sappiamo ormai che essa che
sta in piedi grazie al lavoro sotterraneo delle
donne. Sono nate anche associazioni di
imprenditoria femminile, poco conosciute ma
che tengono in piedi gran parte dei mercati
dell’Africa in maniera molto spicciola e
concreta. Anche se non sono valutate in
nessuna Borsa del mondo. Ormai in Africa si
riconosce che il denaro in mano alle donne
frutta non solo per la famiglia ma per tutto il
villaggio. Le associazioni che vogliono fare
progetti in Africa, per prima cosa devono
chiamare le donne e possono essere certe che
con loro qualsiasi progetto andrà avanti,
perché le donne sanno che costituisce la
sopravvivenza per i loro figli. Peccato che
finora l’occidente non sia riuscito a cogliere
questa capacità imprenditoriale delle donne,
che sarà il futuro dell’Africa come è già stato
il presente e il passato.
religiose africane si impegnino in quei settori
che sono stati sempre coperti dai maschi.
Come lo studio della teologia o della Bibbia.
In questo modo potranno dare una mano
anche alle loro sorelle laiche ad esercitare
quel ruolo che spetta loro nella chiesa.
Nell’Africa dei conflitti le donne
continuano a tessere la pace. Ricordo che
durante la guerra di liberazione in Eritrea i
nostri patrioti dicevano che il ruolo della
donna nel campo di battaglia è determinante.
Ma le donne lavorano anche dopo i periodi di
conflitto. Per ricostruire le basi della pace. In
Etiopia ad esempio c’è un gruppo di
bravissime donne avvocatesse. In generale,
c’è un risveglio del ruolo della donna in
Africa non solo sui propri diritti individuali,
ma anche sui diritti delle proprie sorelle e
questo è meraviglioso. C’è ovunque una
fioritura di associazioni femminili che
lavorano per la pace. In tanti paesi africani ci
sono leggi contro le donne e so che ci sono
donne entrate in Parlamento che lavorano per
abbattere tali norme. Sarebbe da far conoscere
anche attraverso i mezzi di comunicazione il
lavoro sottile, lento ma bellissimo di queste
donne che stanno cercando di far rifiorire ciò
che merita.
Ma anche in Africa nella chiesa il ruolo
delle donne non è sufficientemente tenuto
in considerazione. Io spero che, anche
attraverso il prossimo sinodo africano, si
rifletta sulla situazione della donna perché è
l’ultimo baluardo ancora da abbattere. La
resistenza delle donne ha permesso loro in
tante parti dell’Africa di andare avanti. Fino a
poco tempo fa non esistevano catechiste, oggi
si sta cominciando a dare spazio a questa
figura nuova. Altre chiese, come quella
Protestante, sono più avanti di noi. Hanno
teologhe che interpretano la parola di Dio con
occhi e cuore di donna e stanno venendo fuori
delle riflessioni meravigliose. Nella chiesa
cattolica è tutto più difficile. Occorre che le
Cosa ne pensi dell’idea di dare il Premio
Nobel per la pace alle donne africane nel
loro insieme? Finalmente. Ci voleva. Io
penso che le donne dell’Africa meritino nel
loro insieme un premio per il lavoro che da
millenni portano avanti. Se il nostro
continente oggi è ancora vivo è perché le
donne lo sorreggono nel cuore e sulle spalle.
Speriamo di raggiungere questo obiettivo.
23
II Parte - Approfondimento
LA FINANZA ETICA
In generale con il termine finanza etica vengono individuati due distinte applicazioni degli
strumenti finanziari:
1. il microcredito, rivolto alle fasce di popolazione più deboli attuato dalle Banche dei poveri
nei Paesi del Terzo mondo;
2. l'investimento etico, cioè la gestione dei flussi finanziari raccolti con strumenti quali i fondi
comuni per sostiene organizzazioni che lavorano nel campo dell'ambiente, dello sviluppo
sostenibile, dei servizi sociali, della cultura e della cooperazione internazionale.
1. IL MICROCREDITO:
Introduzione
Le differenze tra Nord e Sud del mondo ormai sono note
a tutti. Ma ciò che forse meno conosciamo sono la miriade
di progetti e di organizzazioni diffusi in tutto il mondo che
lavorano al fine di ridurre queste differenze. All’interno di
questi progetti si inserisce il microcredito, uno strumento
poco conosciuto, anche se negli ultimi anni ha subito
un’importante crescita e diffusione nei Paesi industrializzati.
Il microcredito è nato al fine di migliore le condizioni di vita
di gran parte della popolazione del Terzo Mondo che vive in
condizioni di estrema povertà, promuovendo lo sviluppo
locale. Si tratta di un progetto nato in seguito agli iniziali
esperimenti effettuati da Muhammad Yunus, che nel 1976 in
Bangladesh.
Cenni storici
Nel 1976 Muhammad Yunus condusse un esperimento mettendo a disposizione parte delle proprie
risorse economiche per consentire ad alcuni poveri di poter uscire dalla morsa degli usurai
ripagando i debiti contratti, visto che le banche non intendevano concedere
prestiti ai più bisognosi senza garanzie. Si accorse in seguito di essere riuscito a
salvare 42 vittime con soli 27 dollari.
Fallite varie richieste ad istituti finanziari della zona, lancia un progetto pilota
mettendo i propri soldi a garanzia delle somme prestate. Durante questo primo
progetto si accorge che i tassi di restituzione dei prestiti effettuati alle donne
sono sensibilmente più elevati; in quanto per le donne essere titolari di un
prestito è motivo di emancipazione.
Tra il 1976 e il 1979 il piano di Yunus si rivela un successo, tuttavia i dirigenti delle principali
banche della zona sono ancora molto scettici. Muhammad risponde diffondendo il suo progetto su
una zona più ampia, in Tangail, dove ha incontrato non pochi ostacoli, ma comunque risultò un
successo.
24
II Parte - Approfondimento
A questo punto nel 1983, arrivò il sostegno delle istituzioni finanziarie e nacque così la Grameen
bank, una vera e propria banca indipendente. Il successo di questo nuovo progetto sta soprattutto
nella rigida disciplina impartita dalla banca, sintetizzata nelle 16 raccomandazioni rivolte a tutti i
clienti, ma formalizzate solo nel 2002. Oggi la Grameen Bank conta 7 milioni di clienti, di cui il
97% donne.
Differenti forme di microcredito:





Microcredito tradizionale informale;
Microcredito di gruppi informali;
Piccoli prestiti di banche di settore;
Microcredito cooperativo;
Microcredito moderno;
Microcredito tradizionale informale:
In questa categoria possiamo comprendere i prestatori di denaro di villaggio (local money lenders),
i Monti di pegni, i prestiti di amici e familiari e il prestito al consumo in mercati informali. Questo
sistema esiste da molto tempo, e come ogni cosa ha i suoi pregi e i suoi difetti.
tra i pregi c’è senz’altro l’eliminazione della distanza informativa , in quanto il creditore conosce
direttamente i suoi clienti.
Microcredito di gruppi informali:
Sviluppatosi soprattutto nei Paesi del Sud del mondo attraverso l’istituzione di Tontine e/o Rosca.
Le tontine sono il corrispondente delle assicurazioni sulla vita nei mercati del credito informale.
Rappresentano fondi creati volontariamente da un gruppo di partecipanti i quali ricevono da essi un
rendimento e che prevedono, alla morte di uno degli iscritti, che le sue risorse vadano ad
incrementare i rendimenti dei rimanenti.
Le Rosca, invece, sono associazioni volontarie di risparmiatori che istituiscono tra loro particolari
forme di credito rotativo per finanziare il credito al consumo del tutto peculiari.
Tutti i partecipanti versano ad intervalli periodici una somma prefissata per formare il fondo
rotativo e a turno uno di loro viene sorteggiato e ottiene un prestito al consumo finanziato dalle
risorse del fondo.
Piccoli prestiti di banche di settore:
Prestiti di piccole dimensioni erogati da banche tradizionali, specializzate e non, in alcuni settori
specifici di investimento (credito all’agricoltura, all’allevamento, alla pesca,…).
Microcredito cooperativo:
Comprende quelle istituzioni creditizie (credito cooperativo, banche popolari, casse di
risparmio,…), ampiamente diffuse anche nei nostri Paesi.
La caratteristica fondamentale è la particolare struttura proprietaria della banca (quella cooperativa
contrapposta alla forma di società per azioni), che implica una gestione particolare degli utili
d’impresa (accumulati sotto forma di riserva unitaria). I prestiti hanno caratteristiche tradizionali e il
classico sistema delle garanzie patrimoniali personali.
25
II Parte - Approfondimento
Microcredito moderno:
All’interno di questa categoria possiamo distinguere:



Il modello della Grameen Bank;
Il microcredito al consumo;
Forme di microcredito fondate sulle patnership tra banche e Ong che prevedono o meno
l’utilizzo della garanzia personale.
Per microcredito moderno si intende: “piccoli prestiti, finalizzati prevalentemente per
l’investimento piuttosto che per il consumo, a individui o microimprese, prevalentemente prive di
garanzie patrimoniali verso le quali le istituzioni di microcredito si cautelano con forme di garanzia
alternative”.
2. L’INVESTIMENTO ETICO
L'investimento etico, detto anche solidale, si propone il finanziamento di iniziative che operano
nel campo dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile, dei servizi sociali, della cultura e della
cooperazione internazionale.
I fondi etici sono tipici di mercati molto evoluti come quelli anglosassoni, dove l'offerta è
amplissima e può soddisfare un grande spettro di richieste etico-morali. Esistono fondi detti un po'
impropriamente etici che pur non facendo selezione sui titoli devolvono in beneficenza parte degli
utili.
Oggi sempre più istituti finanziari offrono prodotti di investimento i cui fondi sono destinati a questi
scopi.
Uno degli strumenti utilizzati per la selezione del beneficiario dell'investimento è l’Ethical
Screening (selezione etica in italiano), cioè la pratica di includere o escludere dei titoli da un
portafoglio o un fondo pensione sulla base di giudizi etici sulle attività da lui svolte. Questo criterio
di investimento nacque negli anni venti del secolo scorso in America, quando la Chiesa Metodista
decise di non proibire più ai suoi fedeli l'accesso alla borsa, a condizione che il denaro non finisse
nell'industria dell'alcol o delle scommesse. In Italia giunse alla fine degli anni settanta, con la
costituzione delle mutue di autogestione (MAG).
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II Parte – Percorso didattico - Scuola D. Alighieri ( Castello di Serravalle )
Suoni e simboli in viaggio
Scuola secondaria di I grado D. Aligheri
Castello di Serravalle (Bologna)
Destinatari: 3 classi III
Periodo: marzo/aprile 2010
Operatori: Samanta Musarò, Solo' Dianeba
Diedhiou, Moustapha N'Dao
Finalità generali:
- Avvicinare gli alunni alle tecniche
dell’espressività teatrale, musicale e
corporea favorendo la conoscenza di
forme di comunicazione alternative a
quella verbale o visiva;
- Sviluppare la creatività e la
conoscenza delle proprie capacità
espressive;
- Favorire le capacità relazionali e
valorizzare le diversità individuali;
- Conoscere e riconoscere la diversità
culturale come un valore e una risorsa;
- Creare relazioni armoniche tra studenti
di classi diverse.
Parole chiave:
Viaggio, incontro, (inter)cultura, emigrazione,
diversità, risorsa, conoscenza
Struttura incontri
Il totale delle ore a disposizione sarà così suddiviso:
 I incontro di 2 ore in ogni classe con la presenza di 2 operatori
 II incontro di 2 ore in ogni classe con la presenza di 2 operatori
 III incontro di 3 ore col gruppo complessivo delle 3 classi con la presenza di 3 operatori
 IV incontro di 3 ore col gruppo complessivo delle 3 classi con la presenza di 3 operatori
I INCONTRO
Obiettivi
Preliminare al percorso:
- Presentare il progetto ed esplicitare il patto formativo (temi da affrontare, metodo della coconduzione, metodologie interattive, ruolo del testimone privilegiato senegalese, ruolo
dell’insegnante, evento territoriale finale)
Specifici dell'incontro:
- Far emergere l'immaginario che hanno i ragazzi rispetto al tema del “viaggio”
- Riflettere sul concetto di “migrazione”
- Creare le condizioni perché emergano le conoscenze pregresse sul Senegal
- Promuovere la conoscenza delle tradizioni, usi e costumi del Senegal attraverso la
testimonianza di una donna migrante senegalese
Luogo: in classe
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II Parte – Percorso didattico - Scuola D. Alighieri ( Castello di Serravalle )
Attività:
1. Presentazione dei ragazzi: gioco del cumulo dei nomi
2. Lettura di un breve testo che parla di una situazione di viaggio:
- Successivamente si chiederà ai ragazzi: riflessioni, domande, osservazioni personali...
- Si potrà stimolare la discussione attraverso il gioco del “Per me il viaggio è...”.
- A turno ognuno è invitato a dire cosa rappresenta per lui/lei il viaggio (con un solo
termine).
3. Immaginiamo di arrivare in Senegal...cosa troveremo?
- Attaccare alla parete Carta di Peters e cercare il Senegal
- Brainstorming libero: Se dico Senegal cosa vi viene in mente?
- Solò apre la valigia piena di oggetti senegalesi (oggetti in legno, stoffe colorate, spezie,
riso, conchiglie, giornali in francese o wolof...) e racconta il suo Senegal (Paese dove è
cresciuta e che ha lasciato per venire in Italia)
- Raccontando del Senegal insieme si canta la canzone MAYGA.
- Solò racconta il suo viaggio in Italia e cosa ha trovato in Italia
- Individuare e scrivere le parole chiave su 3 fogli bianchi attaccati alla parete. Queste
parole serviranno per costruire insieme lo spettacolo finale.
II INCONTRO
Obiettivi
- Riflettere su quello che il viaggio implica (abbandono, scoperta, conoscenza, incontro,
ecc...)
- Avvicinare gli alunni alle tecniche dell’espressività corporea
- Creare un vissuto di integrazione attraverso il lavoro interclasse
Luogo: in classe
Attività:
- Riassunto delle attività realizzate nel I incontro attraverso la visione e l'analisi dei 3 fogli
attaccati alla parete della classe (3 tappe: Senegal – Viaggio – Italia)
- Realizzazione di esercizi per approfondire/riflettere sulle 3 parole scritte.
Esercizi possibili di TdO: diversi tipi di camminata (normale occupando lo spazio,
quando uno fa un verso tutti fanno lo stesso verso, quando uno si ferma tutti si fermano,
quando uno si ferma tutti si salutano a coppia, camminano come se fossero nell'acqua,
nel fango, arriva la pioggia, la grandine, esce il sole), omaggio a Magritte (oggetto al
centro, ognuno dà la sua interpretazione).
- Introduzione del lavoro interclasse che si farà nei prossimi 2 incontri e necessità di
suddivisione in gruppi di interesse (musica – danza – testo/narrazione/canto).
Gioco delle arti: per la creazione dei 3 gruppi
- Canto finale della canzone MAYGA
III INCONTRO
Obiettivi:
- Analizzare le diverse modalità di comunicazione (verbale e non verbale)
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II Parte – Percorso didattico - Scuola D. Alighieri ( Castello di Serravalle )
-
Raccogliere idee e sperimentare attività mirate alla costruzione della performance finale
Luogo: in classe (3 gruppi divisi in 3 classi diverse)
Attività:
Sperimentazione pratica del lavoro:
- Gruppo musica: sperimentazione di diverse melodia di base e creazione del brano per lo
spettacolo
- Gruppo danza: sperimentazione di diverse posizioni del corpo e creazione del ballo per
lo spettacolo
- Gruppo testo: sperimentazione diverse tonalità della voce (es. gioco Muro di voce o
Vorrei che la casa traboccasse di rose...), esercizi di concentrazione, scelta dei testi da
leggere, scelta delle modalità di lettura, prova canto della canzone MAYGA.
IV INCONTRO
Obiettivi:
- Presentare i lavori dei singoli gruppi interclasse
- Sperimentare e costruire insieme la performance finale
Luogo: spazio grande aperto dove poter stare tutti insieme
Attività:
La creazione della performance si realizzerà in base alle scelte fatte dai diversi gruppi.
Quali testi leggere, in che successione, come collegarli alla danza, quando far intervenire la
musica...tutte informazioni che i 3 operatori penseranno insieme tra il III e il IV incontro.
29
II Parte - Approfondimento
APPROFONDIMENTO SUL PERCORSO DELLA SCUOLA D. ALIGHIERI
Alcune canzoni usate nello spettacolo finale
Suoni e simboli in viaggio
“FATÙ”
“AMINA”
FATOU' YO' SINGIANGIA LAMA'
FATOU' YO' SINGIANGIA LAMA'
FATOU' FAI FAI FATOU' FATOU'
KLEMA' SUYO'
FATOU' YO' SINGIANGIA LAMA'
AMINA
AMINA TOLLE
SINE SIDA
SINA AA OO
AMINA TU SE PASTOLINA
SINAO SINAO
“MAYGAi”
Mayga
Mayga sylom nyancatan mayga oo ee
Mayga oo ee, Mayga oo ee
Mayga o o o e mayga: e duran!
Traduzione: Mayga preparami il riso in bianco, con salsa
si arachidi!
Il mayga, personaggio importante nei piccoli centri senegalesi, è il cuoco da cui si può andare a
comprare, a un prezzo molto economico, cibo cucinato caldo (pesce, carne, riso, spaghetti) da
consumare sul posto o portare a casa.
Il testo di Mayga, in djola, scherza sulla storica passione per il riso in bianco degli stessi djola.
La canzone è costruita su un ritmo incalzante sul quale è facile ballare e improvvisare, usando il
battito delle mani e piccole percussioni.
Viene cantata per gioco dai bambini, camminando per strada, o in occasione di feste, quando le
donne la ballano per molto tempo, facendo finta di smettere per poi ricominciare, in un gioco di
finti stop e riprese.
i
Tratto da ADA MATY. Una storia cantata a più voci, di A. Cattelan e F. Mazzoli. Ed. Artebambini, 2009
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II Parte - Approfondimento
Alcune poesie usate nello spettacolo finale
Suoni e simboli in viaggio
“Il tamburo”
Conosci la canzone del tamburo?
Il tamburo delle cerimonie,
Il tamburo che evoca gli spiriti.
Il tamburo del lottatore màdido di sudore
Il tamburo della morte
Conosci la lingua del tamburo?
La sua voce è il segreto della foresta.
Fatou Ndiaye Sow (Senegal)
“Filastrocca del sole”
Sole che ridi e mi baci la faccia
sento il calore delle tue braccia
con una mano mi copro gli occhi
mentre mi tingi di scarabocchi.
Macchie, lentiggini e piccoli nei
tutti i tuoi segni saranno miei
sarann di tutti, saranno belli
racconteranno che siamo fratelli
figli del mondo, e come ogni gente
nati dal tutto e dal niente.
“Filastrocca della nebbia”
Nebbia che scendi, nebbia che sali
bianco cuscino nei letti autunnali
nebbia di sasso, nebbia pesante
orsa in letargo dal corpo gigante
nebbia fumosa, nebbia condensa
testa del mondo che pensa e ripensa
nebbia che nuoti nei cieli profondi
scrigno fatato che tutto nascondi
nebbia sei bella, non trasparente:
se non ti sposti, non vedo niente.
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II Parte - Approfondimento
Poesie e aforismi di viaggio
Vivere una sola vita
in una sola città
in un solo Paese
in un solo universo
Vivere in un solo mondo è prigione.
Amare un solo amico,
un solo padre,
una sola madre,
una sola famiglia
Amare una sola persona è prigione.
Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà
Conoscere una sola logica è prigione.
Avere un solo corpo,
un solo pensiero,
una sola conoscenza,
una sola essenza
Avere un solo essere è prigione.
[Mok Prigione, Yogo Ndjock Ngana, in Nhindo Nero, Roma, Anterem, 1994]
Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.
[John Steinbeck]
Fate che il vostro spirito avventuroso vi porti sempre ad andare avanti per scoprire il mondo che vi
circonda con le sue stranezze e le sue meraviglie.
Scoprirlo significherà, per voi, amarlo.
[Kahlil Gibran]
Come molti viaggiatori ho visto più di quanto ricordi e ricordo più di quanto ho visto.
[Benjamin Disraeli]
Il saggio non pensa mai di essere arrivato...
[Anonimo]
La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.
[William Burroughs]
32
II Parte - Approfondimento
Quando insegui i tuoi sogni più felici si aprono porte anche là dove non c'erano porte.
[Joseph Campbell]
"... fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza...”
[tratto dall'Inferno, canto XXVI, Dante]
Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina.
[Sant'Agostino]
Sono figlio del cammino, la carovana è la mia casa e la mia vita è la più sorprendente avventura.
[Amin Maaluf: Leone l'Africano]
"Viaggiare! Perdere paesi! Essere altro costantemente perché l'anima non abbia radici!... Andare
avanti, inseguire l'assenza di avere un fine e dell'ansia di raggiungerlo".
[Fernando Pessoa]
Camminando si apprende la vita
camminando si conoscono le persone
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina, guardando una stella
ascoltando una voce, seguendo le orme di altri passi.
Cammina, cercano la vita,
curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo
del cammino percorso.
[Ruben Blades]
"…dobbiamo andare e non fermarci mai finche‟ non arriviamo."
"Per andare dove, amico?"
"Non lo so, ma dobbiamo andare…"
[J. Kerouac, Sulla strada]
"Per il nomade il movimento è moralità. Senza movimento i suoi animali morirebbero"
[Bruce Chatwin, Che ci faccio qui?]
"Il viaggio deve allinearsi con le più severe forme di ricerca. Certo ci sono altri modi per fare la
conoscenza del mondo. Ma il viaggiatore è uno schiavo dei propri sensi; la sua presa su un fatto può
essere completa solamente quando è rafforzata dalla prova sensoriale; egli può conoscere davvero il
mondo soltanto quando lo vede, lo sente e lo annusa"
[Lord Byron]
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II Parte - Approfondimento
Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme
la strada, nient'altro;
Tu che sei in viaggio,
non sei su una strada,
la strada la fai tu andando.
Mentre vai si fa la strada
e girandoti indietro
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Tu che sei in viaggio,
non hai una strada,
ma solo scie nel mare.
[Antonio Machado]
"La geografia è più importante della storia perché la contiene"
[Guillermo Cabrera Infante]
Viaggiare deve comportare il sacrificio di un programma ordinario a favore del caso, la
rinuncia del quotidiano per lo straordinario, deve essere strutturazione assolutamente
personale alle nostre convinzioni.
[Herman Hesse]
Le persone viaggiano verso posti lontani per osservare, affascinati, le persone che normalmente
ignorano a casa.
[Dagobert D. Runes]
Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
[Marcel Proust]
Quando viaggio mi piace avere qualcosa di interessante da leggere, per questo porto sempre con
me il mio diario.
Oscar Wilde
Per quanto viaggiamo in tutto il mondo per trovare ciò che è bello, dobbiamo portarlo con noi
oppure non lo troveremo.
Ralph Waldo Emerson
A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma
non quel che cerco.
Michel De Montaigne
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II Parte - Approfondimento
Ritmi e suoni del Senegal
La musica è il linguaggio universale che permette alle persone di
sperimentare il contatto con le differenze individuali e con le
diversità sociali, culturali e geografiche. È un modo semplice e
diretto per dialogare e comunicare emozioni, stabilire relazioni,
entrare in sintonia con chi condivide con noi l‟esperienza di
produrre suoni ed ascoltare che richiamano la vita degli esseri
umani (il battito del cuore, il pulsare delle arterie, il respiro) e il
loro lavoro (battere il cibo, forgiare i metalli, lavare i panni). Il
ritmo accompagna e scandisce la vita perché è una modalità di
espressione della vita stessa, perché è energia, trasmissione di
forza vitale. Nella musica il ritmo è la parte più istintiva e
primordiale, universale, quindi la più liberatoria. L‟esperienza
musicale è un‟esperienza di gruppo: insieme si suona e si ascolta,
in clima di apertura alla reciproca conoscenza, senza il rifiuto del
differente e del diverso. E siccome la musica unisce e non divide,
permette ai ragazzi di crescere insieme.
tama.
La musica senegalese, anche se tende a modernizzarsi sempre di
più, ha una particolarità sonora basata sui suoni dei sabar e del
Sabar: è uno strumento musicale a percussione della famiglia dei membranofoni. Di solito esso
viene suonato con una mano ed una lunga bacchetta in legno oppure con le sole mani. Ne esistono
sette diversi tipi e con diverse funzioni. I più importanti sono:
1. Lo Nder, il Sabar solista.
2. Il Lamb, il Sabar "basso" di
accompagnamento.
3. Il Goron M'babas,il Sabar per le
improvvisazioni.
4. Lo Mbal, altro Sabar di accompagnamento.
Due sabar con bacchetta
Tama: meglio conosciuto col nome inglese talking drum è
un tamburo a forma di clessidra. Il suonatore tiene il
tamburo immediatamente sotto l'ascella sinistra, sostenuto
da una tracolla, o lo sostiene circondandolo col braccio
sinistro (nel caso dei tamburi più grandi), mentre lo
colpisce con una singola bacchetta ricurva tenuta nella
mano destra. Il braccio sinistro agisce sulle corde che
tengono tese le membrane del tamburo, premendole per
35
II Parte - Approfondimento
tenderle o lasciandole per allentarle, modificando così il tono prodotto dallo strumento. I musicisti
più abili riescono a produrre modulazioni che ricordano quelle della voce umana, specialmente con
riferimento ai linguaggi tonali di alcune zone dell'Africa. Presso alcuni popoli questa tecnica è stata
raffinata al punto che con il tamburo vengono riprodotte vere e proprie frasi e nomi di persona.
Tamburo parlante
Il Balafon è uno strumento musicale caratteristico dell'Africa Occidentale sub-sahariana: si tratta di
uno xilofono generalmente pentatonico, a volte diatonico. È diffuso in particolare presso le etnie
Susu, Malinke e Mandingo dell'Africa occidentale (Guinea, Mali, Senegal e Gambia).
Il balafon è composto da una struttura di base in fasce di legno o bambù in cui vengono posizionate
orizzontalmente le zucche ("calebasse") che fungono da cassa di risonanza, in numero variabile,
solitamente intorno alla dozzina. A volte le zucche vengono forate e rivestite con una sottile
membrana; tradizionalmente si usava a questo scopo la tela prodotta da alcuni ragni per avvolgere
le uova, mentre oggi è più comune l'impiego della carta usata per le sigarette o di pellicole di
plastica.
Al di sopra delle zucche si trovano i tasti, fatti di legno, di forma rettangolare posizionati in ordine
decrescente; quelli più piccoli producono i suoni più acuti. Il numero di tasti varia in base alla
dimensione dello strumento. Il balafon diatonico presenta tasti più spessi ma meno larghi proprio
perché deve fornire note più alte.
Le prime testimonianze storiche dell'esistenza del balafon risalgono al XII secolo. Una delle fonti
più importanti che attestano l'esistenza del balafon già in epoca medioevale sono gli scritti del
viaggiatore arabo Ibn Battuta (XIV secolo).
Balafon
La musica popolare senegalese si chiama mbalax, nata e sviluppata dai griot dell'etnia Wolof.
Il primo che modificò questo genere fu Youssou N'Dour, il quale aggiunse oltre agli strumenti
popolari come il tamburo parlante, il Djembe ed il sabar, strumenti moderni: chitarra, basso elettrico
e tastiere creando così una miscela di Rock, Pop, Musica latina, Reggae e tradizione africana.
Youssou Ndour, il re di questo genere musicale, è riuscito a portare questa musica lontano delle sue
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II Parte - Approfondimento
frontiere ed oggi è uno dei musicisti africani più famosi nel mondo.
Teatro dell’Oppresso
Il Teatro dell’Oppresso nasce ad opera di Augusto Boal, uomo di teatro brasiliano che, negli anni
‟50, comincia un percorso di ricerca esistenziale (attraverso i paesi del Sudamerica fino in Europa) e
metodologico (partendo dal metodo Stanislavskij e dal teatro di Brecht, fino a forme analoghe allo
Psicodramma moreniano), che approderà ad una forma di teatro politico e sociale nuovo, nutrito,
dal punto di vista pedagogico, dell‟opera di Paulo Freire: il Teatro dell‟Oppresso (TdO).
Tra gli anni ‟60 e „70, Boal si misura e sperimenta le limitazioni della libertà imposte dai regimi
dittatoriali in Brasile e Argentina; successivamente si trasferisce in Europa dove incontra una
differente forma di oppressione, quella psicologica tipica delle moderne società occidentali.
Il TdO si presenta come forma di teatro non convenzionale, con una forte valenza politica (anche
se rifiuta la tentazione ideologica) ed educativa. Nel TdO si sperimentano direttamente le
“meccanizzazioni” corporee e comunicative che ognuno di noi sedimenta nella vita quotidiana e,
attraverso l‟incontro con l‟altro, il soggetto intraprende un percorso di “coscientizzazione”, passo
primo e necessario verso il cambiamento.
Il TdO non pretende di fornire alcuna verità, si propone piuttosto come pratica maieutica che
spinge gli individui verso il dialogo e il confronto, verso la ricerca di risposte nuove e non
stereotipate. Esso propone un insieme di tecniche con l‟esplicita finalità di attivare processi di
conoscenza e di trasformazione delle realtà oppressive.
Quasi sempre, le manifestazioni di Teatro dell‟Oppresso sono caratterizzate da un clima e da toni
che si avvicinano di più all‟ironia che alla drammaticità: la relazione oppressori/oppressi non
viene mai semplificata come contrapposizione tra buoni e cattivi o tra forti e deboli ma viene
mostrata in tutta la sua complessità.
Tra le sue tecniche propone il Teatro Forum: performance che tende a realizzarsi in situazioni il
più delle volte informali (teatro, strada, piazza, aula scolastica, centro sociale…), finalizzata al
coinvolgimento attivo degli spettatori, ossia al loro intervento diretto sulla scena. Con l‟aiuto di
un conduttore (Jolly), il pubblico viene stimolato a “dire la sua” su un tema, o un nodo
problematico, che viene rappresentato in scena. Non sono contemplati però dibattiti e discussioni: il
pubblico, qualora voglia intervenire, deve coinvolgersi in prima persona, entrando in scena al posto
degli attori e proponendo, nella piena libertà di agire, una soluzione possibile. Si tratta di
un‟occasione per sperimentare sia la capacità razionale di comprendere meglio le situazioni
agendole direttamente sia di esercitare la capacità empatica che si realizza sul piano emotivo.
Nella prima fase si presenta lo spettacolo con il finale deciso dal gruppo degli attori; in seguito
viene chiesto al pubblico se è d‟accordo con le soluzioni proposte o se ritiene di poter aiutare i
protagonisti a trovare altre vie di uscita. Il meccanismo di attivazione del pubblico agisce in virtù
del potenziale di interesse esplicitato dal tema messo in scena: gli spettatori, identificandosi con il
protagonista o sentendosi coinvolti dalla situazione rappresentata, interverranno per mostrare altre
ottiche, altre possibilità di risoluzione e di cambiamento. La ricerca di soluzioni possibili avverrà
tramite lo scambio tra attori e spettatori: ogni nuova idea diventa una sostituzione e viene provata
in scena per verificarne i limiti, le potenzialità e gli effetti sul contesto.
Il metodo TdO, nato in contrapposizione all‟intellettualizzazione dei problemi, si fonda sulla
fiducia nella naturale teatralità umana e sulla tendenza artistica di cui ogni individuo è portatore.
Partecipare ad un evento di TdO. significa quindi mettersi in gioco, prendere posizione, misurarsi
con il rischio e con le proprie oppressioni; significa altresì sentirsi partecipi e contribuire alla ricerca
di cambiamento.
Messa in gioco, cambiamento, apertura alla possibilità ed al rischio: sono le parole d'ordine di
questo metodo.
37
II Parte - Approfondimento
Le altre tecniche:
Teatro Immagine : insieme di attività basate sul linguaggio non verbale delle immagini corporee.
Flic dans la teté: tecnica sviluppata in Francia per un lavoro intrapsichico che mette in scena le
oppressioni personali.
Teatro Invisibile: forma di teatro realizzata in contesti di vita quotidiana, che porta il teatro fuori
dal teatro e coglie le reazioni del pubblico inconsapevole di trovarsi di fronte ad una performance
teatrale.
Teatro Giornale: il TdO è in questo caso utilizzato come mezzo per l'elaborazione comunitaria
degli avvenimenti politici e sociali.
Bibliografia
A. Cattelan e F. Mazzoli, ADA MATY. Una storia cantata a più voci, Ed. Artebambini, 2009
Augusto Boal, Il teatro degli oppressi, Ed. Feltrinelli, Milano
Augusto Boal, L’arcobaleno del desiderio, Ed. La meridiana, Molfetta-Bari
Augusto Boal, Il poliziotto e la maschera, Ed. La meridiana, Molfetta-Bari
Marigrazia Contini (a cura di), Il gruppo educativo, Ed. Carocci, Firenze - (saggi di A. Gigli e A. Zanchettin)
A. Gigli, A. Tolomelli, A. Zanchettin, Teatro dell'Oppresso e processi educativi , Le Bussole Carocci
B. Sidoti, Giochi con le storie. Cento proposte di scrittura creativa e animazione alla lettura, Edizioni La Meridiana,
2001
S. Giarratana, A. Papini, Amica Terra, FATATRAC, 2008
V. Tadjo, Tamburi parlanti, Giannino Stoppani Edizioni, 2005
Sitografia
http://www.teatrodelloppresso.it/
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II Parte – Percorso didattico – Istituto ISART ( Bologna )
Arte e/è Cultura
ISART – Liceo Artistico e Istituto d'arte
Bologna
Destinatari: studenti di classe II
Periodo: marzo/maggio 2010
Operatori: Ilaria Cicione, Sokhna Sidibe
Finalità generali:
 incentivare la relativizzazione del
proprio punto di vista
 incentivare il decentramento del
proprio sguardo
 incentivare l'analisi critica delle
categorie che si utilizzano per
interpretare il mondo
I INCONTRO: CULTURA COME RETE
Obiettivi:
- presentazione del percorso e conoscenza del gruppo classe
Attività:
- presentazione degli operatori e del percorso tramite discussione su parole chiave
(allegato1.1), due degli studenti faranno da verbalizzatori.
- rappresentazione di se e della classe tramite la costruzione della “ragnatela di cultura” degli
studenti (allegato 1.2).
Luogo:
- 1° attività: banchi addossati alle pareti, seduti in cerchio, senza altro supporto che un
cartellone dove riassumere il senso della discussione sulle parole chiave.
- 2° attività: sedie in circolo con supporto di penna e foglio bianco e due isole di lavoro
(composte da 3 o 4 banchi, con un cartellone per una e 2 o 3 rotoli di scotch) poste nello
spazio dell'aula liberato dal resto.
Metodi:
- discussione guidata
- creazione di elementi di sintesi che rimangano in classe e possano fungere da utile richiamo
dei concetti che si svilupperanno durante il percorso (es cartellone con parole chiave,
verbale della discussione, “ragnatela di cultura” della classe)
Materiali:
- 3 cartelloni bianchi e 4 o 6 rotoli di scotch
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II Parte – Percorso didattico – Istituto ISART ( Bologna )
II INCONTRO: IDENTITA' COME COSTRUZIONE INDIVIDUALE
Obiettivi:
- auto descrizione tramite un'attività meno mediata che quella logico formale, scritta o orale
del racconto diretto, di solito utilizzata in classe.
- ottenere un quadro identitario generale e auto attribuito del gruppo classe.
Attvità:
- Composizione di un collage: ogni alunno dovrà selezionare tra le immagini proposte dagli
operatori quelle che ritiene lo rappresentino maggiormente e comporre con queste un collage
attraverso il quale esprimere la propria identità.
- Commento: completato il collage gli operatori distribuiranno al gruppo classe un foglio
bianco dove ognuno dovrà, in una frase, lasciare un commento all'attività svolta esplicitando
perché si sia descritto tramite determinate immagini. Il foglio, dove ogni frase completata
sarà coperta, verrà fatto girare tra la classe finché ogni alunno non avrà espresso il proprio
commento. Durata 25 min.
Luogo:
- 1°attività: aula nella sua composizione standard, sul banco solo il cartoncino o foglio per il
collage, 1 isola di lavoro alla cattedra con materiali per il collage
- 2° attività: aula liberata dai banchi, addossati alle pareti, sedie in cerchio.
Metodi:
- stimolo del filtro emotivo dell'apprendente
- scrittura creativa
Materiali:
- ritagli di giornale, immagini
- materiale di cartoleria (forbici, colla per carta e cartone, fogli colorati, scotch)
III INCONTRO: CULTURA COME MOVIMENTO, MUTAMENTO, MESCOLANZA
Obiettivi:
- introdurre le caratteristiche fondamentali del termine cultura (movimento, mutamento,
contaminazione)
Attività:
- Commento: mostrata un immagine di un ragazzo europeo con i rasta si effettuerà una veloce
discussione guidata tra la classe per raccogliere le impressione degli studenti sulla foto
proposta (chi è quel ragazzo, dove vive, che musica ascolta, ecc...) I commenti saranno
segnati dagli operatori su un cartellone visibile a tutti.
- Ascolto partecipato: gli operatori illustreranno un breve power point sul l'evoluzione
significato simbolico dell'acconciatura rasta, in senso diacronico. Ai ragazzi sarà chiesto di
prendere nota attraverso una griglia che guidi le loro osservazioni.
- Commento di ritorno: si rimostrerà l'immagine iniziale e il cartellone con i commenti
precedentemente annotati, in plenaria si discuterà di come rivederli.
Luogo:
- tutte le attività: aula nella sua composizione standard (sul banco solo la griglia per l'ascolto
partecipato) con possibilità di utilizzo di PC e video proiettore.
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II Parte – Percorso didattico – Istituto ISART ( Bologna )
Metodi:
- discussione guidata
- lezione frontale con supporto power point
- discussione e commento e rielaborazione in plenaria
Materiali:
- immagini
- presentazione powerpoint
IV INCONTRO: L'IDEA DEL BELLO COME TRATTO CULTURALE
Obiettivi:
- Sperimentazione di una delle tecniche tipiche di arte africana
- Stimolo alla risoluzione di conflitti interpersonali attraverso lavoro in piccolo gruppo
Attività:
- Costruzione di tableaux di sabbia in piccolo gruppo: la classe divisa in gruppi da tre dovrà
realizzare un tableau di sabbia negoziando al proprio interno l'idea del bello.
Luogo:
- aula divisa in isole di lavoro, 1 isola ogni 4 studenti
Metodi:
- lavoro creativo
- lavoro in piccolo gruppo di pari
Materiali:
- sabbia colorata
- cartoncini per i tableaux
V INCONTRO: ANDARE OLTRE IL PRE-GIUDIZIO
Obiettivi:
- Analizzare le proprie categorie di giudizio
- Concertare/ relativizzare la propria visione del mondo
Attività:
- Gioco di classe “Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei”: ai ragazzi sarà mostrato un planisfero
di Peters sul quale collocare immagini di vestiario secondo quale credono sia la provenienza
geografica di questi. Mostrata l'immagine la classe avrà 5 minuti massimo di concertazione
per fornire una risposta. Qualora si creassero gruppi contrapposti ognuno di questi avrà altri
5 minuti per convincere gli altri a far proprio il punto di vista che propone. (Puntare sullo
straniamento appendere il planisfero con il sud rivolto verso l'alto, proporre immagini
ambigue che possano stimolare la discussione, accettare risposte multiple sulle provenienze
qualora sia il caso, stimolare la concertazione tra i ragazzi e discutere l'ovvio).
- Discussione in plenaria sull'attività svolta, anche attraverso l'analisi dei mutamenti nelle
risposte fornite (dalla prima versione a quella segnata sul planisfero, l'insegnante o uno degli
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II Parte – Percorso didattico – Istituto ISART ( Bologna )
operatori avrà cura di prendere nota di questi mutamenti).
Luogo:
- tutte le attività: aula libera dai banchi, addossati al muro, gli alunni seduti in cerchio
Metodi:
- gioco di gruppo
- discussione in plenaria
- concertazione
Materiali:
- planisfero di Peters
- immagini di vestiario
VI INCONTRO: SIMILITUDINI TRA CULTURE (ESISTE UNA SOLA “CULTURA”
QUELLA UMANA , LE MASCHERE E IL PROFONDO UMANO)
Obiettivi:
- mostrare alcune delle similitudini riscontrabili nelle varie culture del mondo
Attività:
- presentazione di maschere tipiche di varie zone del mondo scelte e portate in classe dagli
operatori (prima analisi libera dei ragazzi e poi analisi guidata dagli operatori).
- ogni ragazzo sceglierà una maschera e in base alle informazioni date nella precedente
discussione inizierà a costruire una scheda secondo il modello (allegato3 Carta identità
maschera). Durata 40 min.
Luogo:
- 1° attività: seduti in cerchio, banchi addossati al muro
- 2° attività: l'aula nel suo assetto standard, sul banco solo modello-allegato3 e una penna
Metodi:
- discussione guidata
- utilizzo di schede riepilogative che aiutino a fissare dei concetti
Materiali
- immagini di maschere dal mondo
- modello di scheda di presentazione maschera
VII INCONTRO: CULTURA E' CONTINUA RIELABORAZIONE
Obiettivi:
- mostrare la rielaborazione continua che qualsiasi elemento culturale subisce, attraverso
l'esempio della ri-costruzione personale in cartapesta di una delle maschere proposte
nell'incontro precedente.
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II Parte – Percorso didattico – Istituto ISART ( Bologna )
Attività:
- ri-costruzione personale in cartapesta di una delle maschere proposte nell'incontro
precedente.
Luogo:
- laboratorio d'arte
Metodi:
- cartapesta
Materiali:
- colla
- carta
- palloncini
- materiale vario di cancelleria (forbici, scotch, ecc.)
VIII INCONTRO: CULTURA E' CONTINUA RIELABORAZIONE
Obiettivi:
- concludere la ri-costruzione della maschera in cartapesta
- produrre una nuova scheda di presentazione della maschera sul modello dell'allegato 3
Attività:
- finiture maschera in cartapesta.
- produzione nuova scheda.
Luogo:
- tutte le attività: laboratorio d'arte
Metodi:
- cartapesta
- rielaborazione personale
Materiali:
- palloncini
- materiale vario di cancelleria (colla, carta, forbici, scotch, ecc.)
- scheda maschera (allegato3)
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II Parte - Approfondimento
Approfondimento sul percorso dell’ istituto ISART
Immagini del laboratorio conclusivo
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II Parte - Approfondimento
Allegato 1.1
PAROLE CHIAVE
CULTURA
IDENTITA’
MUTAMENTO
MESCOLANZA
BELLEZZA
PREGIUDIZIO
ARTE
SIMILE
IMMUTABILE
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II Parte - Approfondimento
Allegato1.2
Io
nella ragnatela
culturale della classe
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II Parte - Approfondimento
COSA INTENDIAMO PER....
…CULTURA
Brevi schede di approfondimento sui temi trattati in classe
1) non è innata, non è trasmessa biologicamente, come le caratteristiche fisiche di un individuo, ma
è composta di abitudini apprese nelle esperienze che ogni persona vive dopo la nascita.
2) è sociale, cioè viene condivisa e trasmessa attraverso il gruppo. Tuttavia, non è mai subita
passivamente: esiste una circolarità tra singolo e gruppo, un'influenza reciproca.
3) è un sistema complesso di elementi diversi.
4) la cultura è dinamica e permeabile, cioè la cultura non è statica, ma cambia nel tempo e nello
spazio. I cambiamenti avvengono per diverse ragioni (scoperte, nuove conoscenze, incontri
confronti con altri gruppi, ecc.).
Possiamo fare una prima sintesi del concetto tramite un disegno: la cultura è un iceberg!
ELEMENTI
ESPLICITI
lingua
danza
musica
costruzioni
religione
cibi
arte
ELEMENTI
IMPLICITI
idea di adolescenza
computo del tempo
saluti idea di bellezza
comunicazione non verbale
modi di conversare nei diversi contesti sociali
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II Parte - Approfondimento
L'iceberg non va inteso come blocco unico, come l'acqua che ha diversi stadi di aggregazione, la
cultura si modifica, accoglie elementi dal suo esterno e allo stesso tempo ne irradia di propri.
Inoltre ogni individuo può essere considerato un centro di cultura, la cultura diviene allora una rete
di interconnessione tra individui che nel mondo moderno va sempre più al di la dell'appartenenza
territoriale.
Riprendiamo lo schema che ogni ragazzo dovrà comporre per la “Ragnatela culturale della classe”
(allegato 1.2)
Le rappresentazioni dei singoli messe una accanto all'altra, dove le estremità che si toccano
rappresentano caratteristiche in comune, risulteranno più o meno come il grafico che segue:
Ecco la nostra ragnatela di cultura della classe! Ed ecco la nostra definizione di cultura: Una rete
sempre aperta e modificabile, che può perdere o acquisire nuovi raggi e nuovi centri,
localizzabili negli individui più che nei territori.
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II Parte - Approfondimento
…INTERCULTURÀi
Una possibilità per un profondo rinnovamento dell'impostazione pedagogica in generale.
Questo rinnovarsi deve poter rispondere alle tensioni principali che caratterizzano il mondo
contemporaneo fra cui spicca quella fra universale e particolare relativa alla globalizzazione della
cultura e quindi ad obiettivi pedagogici relativi a favorire la comprensione reciproca; sviluppare il
senso di responsabilità; incoraggiare la solidarietà; e la realizzazione delle condizioni per accettare
differenze spirituali e culturali (Rapporto Delors UNESCO) In ambito educativo il tema dell'abilità
degli individui e dei gruppi nel confrontarsi con la diversità è stato affrontato da ricercatori come
Bennett (1993) in riferimento ad uno sviluppo di competenze interculturali che può essere riassunto
in un modello di maggiore o minore sensibilità interculturale, il Developmental Model of
Intercultural Sensitivity (DMIS), articolato in sei fasi, suddivise in stadi etnocentrici (rifiuto,
difesa, minimizzazione) e stadi etnorelativi (accettazione, adattamento, integrazione).
La definizione dei vari stadi del modello di Bennett e le relative implicazioni pedagogiche possono
essere sintetizzate come segue.
Stadi etnocentrici
Rifiuto
Il rifiuto caratterizza l'incapacità di interpretare e rapportarsi con la diversità culturale. Tratti
caratteristici di questo comportamento sono stereotipi anche non malevoli e affermazioni
superficiali di tolleranza. La tendenza generale è, però, a disumanizzare l'altro. Due sono gli
atteggiamenti principali in questa fase, isolamento e separazione.
L'isolamento fa riferimento all'assenza di strumenti per descrivere la diversità e alla possibilità che
il soggetto viva una vera e propria forma di isolamento fisico rispetto a chi viene percepito come
diverso.
La separazione è invece la costruzione intenzionale di barriere fisiche o sociali che accentuino la
distanza rispetto a chi viene percepito come diverso, in modo da mantenere l'isolamento. È in
questo ambito che ritroviamo un accentuato nazionalismo e il relegare le persone considerate
diverse nella categoria dell'altro. In merito a questa fase, finalità chiave per l'apprendimento è il
riconoscimento delle differenze culturali. La principale sfida cognitiva riguarda la formulazione di
una visione costruttiva delle relazioni interculturali, attraverso processi che stimolino la curiosità e
facilitino il contatto strutturato con altre culture. In questa fase è da considerarsi come obiettivo per
l'apprendimento lo sviluppo di almeno quattro tipi di competenze:
· saper raccogliere informazioni adeguate rispetto alle culture
· saper prendere l'iniziativa di esplorare aspetti della propria cultura soggettiva
· fiducia, disponibilità, cooperazione
· riconoscimento della diversità
i
tratto da SurianCem Mondialità aprile 2005
49
II Parte - Approfondimento
Difesa
La difesa si caratterizza per una modalità polarizzata di pensiero (noi/loro), spesso accompagnata da
un'aperta espressione di stereotipi negativi e da idee evoluzioniste dello sviluppo culturale che
vedono la propria cultura in posizione privilegiata. Denigrare e assumere atteggiamenti di
superiorità (o di inferiorità) caratterizzano la postura difensiva.
Denigrare presuppone che la diversità venga riconosciuta, ma anche che questo riconoscimento si
accompagni ad una valutazione negativa, spesso legata a pregiudizi prevalenti in merito a categorie
come l‟appartenenza etnica o religiosa, o a caratteristiche legate al sesso, all'età etc.
Un atteggiamento di superiorità relega in genere la diversità, percepita come potenziale minaccia, in
posizione di inferiorità. Sottolinea van Dijk (1994) presentando studi condotti sulla riproduzione del
razzismo nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti: "Le élite si immaginano tolleranti e contrarie al
razzismo, mentre al tempo stesso tollerano e legittimano 'l'odio per lo straniero', attribuendolo alla
classe operaia (...) A ciascun gruppo appare ovvio il voler mantenere e riprodurre la propria
autonomia e il proprio potere politico, economico e simbolico".
In merito a questa fase, finalità chiave per l'apprendimento è mitigare la polarizzazione
enfatizzando la "comune umanità", le somiglianze.
La principale sfida cognitiva, e l'ambito cui dedicare ampio sostegno nel processo educativo,
riguarda l'esperienza diretta della diversità e il riuscire a mettere in evidenza. da una parte, i contesti
storici e, allo stesso tempo, gli elementi di somiglianza fra gruppi che si ritengono diversi, per
esempio bisogni e mete in comune. In termini relazionali ciò significa prestare attenzione alla
trasformazione dei conflitti e alle dinamiche di gruppo, mettere in evidenza abilità che facilitano il
confronto e la relazione con la diversità, il ricorso a attività di tipo cooperativo.
In questa fase è da considerarsi come obiettivo per l'apprendimento lo sviluppo di almeno quattro
tipi di competenze:
· saper mantenere l'autocontrollo
· saper controllare le proprie ansie
· tolleranza
· pazienza
Minimizzazione
"Per cavarsela con ogni cultura l'importante è essere sé stessi, autentici ed onesti!", potrebbe essere
fra i riferimenti acquisiti da chi pratica il riconoscimento e il rispetto per le differenze, ma tende a
minimizzarle, prendendo in considerazione tratti culturali superficiali (per esempio riguardo alle
abitudini alimentari), ma nella convinzione che tutti gli esseri umani siano uguali. Per molte
organizzazioni che fanno riferimento all'intercultura, sembra proprio che sia questo stadio a
costituire l'obiettivo di una crescita in senso interculturale. In questo ambito sono dominanti i
concetti dell'universalismo fisico ("in fondo ci assomigliamo tutti"), che vede una. stretta relazione
fra cultura e biologia, e dell'universalismo trascendente ("siamo tutti figli di Dio"), che subordina
tutti gli esseri umani a entità religiose, soprannaturali o di filosofia sociale.
In merito a questa fase, finalità chiave per l'apprendimento è lo sviluppo di elementi di autoconsapevolezza a livello culturale. Le principali sfide cognitive riguardano il riconoscimento di
categorie e elementi di riferimento per poter capire la propria cultura, compresi valori e credenze;
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II Parte - Approfondimento
confrontarsi con i privilegi dei gruppi dominanti; arrivare ad utilizzare materiali per la trasmissione
culturale della propria cultura, per esempio messaggi pubblicitari e giornalistici. A livello dei
processi educativi ciò implica riuscire attraverso attività strutturate a facilitare il contatto con
persone che abbiano un atteggiamento di etnorelativismo; offrire opportunità di ricerca e confronto
con la diversità; focalizzare l'attenzione sullo sviluppo dell'auto-consapevolezza a livello culturale.
In questa fase è da considerarsi come obiettivo per l'apprendimento lo sviluppo di almeno sei tipi di
competenze:
· conoscenze generali di tipo culturale
· apertura
· conoscenze sulla propria cultura
· ascolto attivo
· cercare di percepire gli altri in modo accurato
· saper mantenere un atteggiamento di interazione non giudicante
Stadi etnorelativi
Accettazione
La prospettiva etnorelativa ha origine con l'accettazione della diversità culturale. Ciò implica il
rispetto per le differenze in merito ai comportamenti, per esempio le variazioni dei comportamenti
verbali e non verbali nelle varie culture, guardando ai comportamenti nel loro contesto culturale.
Acquisendo inoltre consapevolezza dei propri riferimenti valoriali e della costruzione culturale di
questi valori, si rende possibile percepire i valori stessi come processi e come strumenti per
organizzare il mondo, piuttosto che come una sorta di dotazione di partenza degli individui. In
merito a questa fase, finalità chiave per l'apprendimento è l'analisi dei contrasti di tipo culturale.
La principale sfida cognitiva riguarda l'uso appropriato di categorie culturali generali (etiche) e
specifiche (emiche), distinguendo il relativismo di tipo culturale dal relativismo morale o etico. A
livello dei processi educativi è la fase in cui favorire la motivazione e l'entusiasmo per il confronto
con la diversità per un'analisi dei contrasti profondi. Il contesto più efficace e favorevole a questo
proposito è quello di esperienze interculturali relativamente guidate, quali periodi di soggiorno in
altro contesto culturale, ma anche giochi e simulazioni che richiedono empatia a livello
interculturale.
In questa fase è da considerarsi come obiettivo per l'apprendimento lo sviluppo di almeno sei tipi di
competenze:
· conoscenze specifiche a livello culturale
· flessibilità cognitiva
· conoscenza di altre culture
· conoscenze di tipo contestuale
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II Parte - Approfondimento
· rispetto per i valori e le credenze di altre culture
· tolleranza nei confronti dell'ambiguità.
Adattamento
A partire dall'accettazione delle differenze culturali si rende possibile lo sviluppo di atteggiamenti
di adattamento ed in particolare di abilità di comunicazione interculturale. Sono i requisiti per poter
entrare ed uscire dalle varie cornici di senso adottando posture che privilegiano l'empatia, la
capacità di mettersi nei panni degli altri ed adottare altri punti di vista. Perfezionare tali competenze
permette di comportarsi all'insegna del pluralismo, muovendosi a proprio agio fra diversi contesti di
riferimento.
In merito a questa fase, finalità chiave per l'apprendimento è lo sviluppo di riferimenti per poter
operare scelte fra le competenze a disposizione.
La principale sfida cognitiva riguarda lo sviluppo dell'identità culturale acquisendo consapevolezza
dei modelli etnici di identità e dei modelli di sensibilità interculturale e preparando e gestendo le
condizioni della re-immersione nella cultura di origine nel caso di scambi interculturali.
A livello dei processi educativi è utile in questa fase poter interagire con contesti culturali non
ancora esplorati e affrontare elementi legati alle ansie profonde come le dinamiche individuali dello
shock culturale e i conflitti di identità.
In questa fase è da considerarsi come obiettivo per l'apprendimento lo sviluppo di almeno cinque
tipi di competenze:
· empatia
· affrontare e saper correre rischi
· risoluzione dei problemi
· gestione delle dinamiche relazionali
· flessibilità.
Integrazione
Mentre il precedente stadio di adattamento comporta l'abilità di saper far convivere nel proprio
repertorio diversi contesti di riferimento, la progressiva interiorizzazione di queste cornici di senso
permette di integrarle non allo scopo di far prevalere il proprio punto di vista culturale o di una
semplice coesistenza, ma nella consapevolezza che il proprio sé è un processo dinamico e la propria
identità può essere definita come "marginale" rispetto alle varie culture "date". Si tratta quindi di
affinare le competenze in merito alla valutazione dei contesti e allo stesso tempo di fare i conti con
una "marginalità costruttiva", non obiettivo ultimo per il processo di apprendimento, ma piuttosto
un punto di partenza che permette un'efficace mediazione culturale, l'abilità di attraversare e mettere
in comunicazione diverse visioni del mondo. In merito a questa fase, tema chiave per
l'apprendimento è la messa a fuoco delle caratteristiche dell'identità multiculturale.
Le principali sfide cognitive riguardano l'acquisizione di modelli di mediazione culturale, la
comprensione delle modalità multiculturali riferite al sé e alla società, la comprensione dei modelli
dello sviluppo etico. A livello dei processi educativi si tratta di favorire un punto di vista sulla
52
II Parte - Approfondimento
propria identità In quanto processo e soggetto di scelte, discutendo le strategie che caratterizzano la
costruzione dell'identità culturale.
In questa fase è da considerarsi come obiettivo per l'apprendimento lo sviluppo di almeno quattro
tipi di competenze:
· flessibilità di ruoli
· flessibilità in merito all'identità
· saper creare nuove categorie
· disporre di un senso dell'ironia sensibile alle diversità culturali.
Idee per l'intercultura in
classe
1. ESERCITAZIONE: “IMMAGINA IL FINALE
DELLA STORIA”





Destinatari: studenti delle medie inferiori e dei
primi anni delle medie superiori
Durata: 45 min.
Obiettivi: affrontare il tema del pregiudizio
Materiali: La storia (segue)
Svolgimento: fornire agli studenti il testo che segue con la consegna di completarlo in 15
min. discutere quindi con loro i finali proposti, se nessuno avrà concluso che il primo uomo
presentato ha sbagliato tavolo tornando alla sua zuppa, proporre agli studenti questa
soluzione.
La storia: Un giorno, mentre è in pausa pranzo, un uomo decide di entrare in una tavola
calda e di mangiare una scodella di zuppa della casa. Si mette in coda, ordina la zuppa, e
dopo averla presa dal cameriere, si dirige verso il tavolo. Una volta seduto si accorge però di
aver dimenticato di prendere un cucchiaio. Si alza di nuovo, prende il cucchiaio e tornando
al tavolo, scopre con sua grande sorpresa che un africano sta mangiando nel suo piatto.
Seccato dalla situazione si siede di fronte all'africano e si mette a fissarlo insistentemente.
Quest'ultimo, accortosi della presenza dell'uomo, lo guarda con aria distratta per un
momento e continua tranquillamente a mangiare....
2. ESERCITAZIONE: “LETTERE D'ALTRO MONDO”




Destinatari: studenti delle medie inferiori e dei primi anni delle medie superiori
Durata: 60 min.
Obiettivi: affrontare il tema del rapporto con l'altro attraverso le “differenti culture” presenti
in un'unica cultura.
Materiali: lettera tratta da “La luce e il lutto” G. Bufalino in A. Miltenburg-A.Surian
53
II Parte - Approfondimento

“Apprendimento e competenze interculturali” EMI, Bologna, 2002
Svolgimento: presentare il contesto dell'Italia e della Sicilia in particolare nel 1973, quindi
fornire agli studenti la lettera che segue, con la consegna di tradurre le immagini in parole.
Dopo 20 min. confrontare le elaborazioni degli studenti e focalizzare la discussione sul
passato d'emigrazione della nostra nazione, sul presente d'immigrazione, ma anche di
emigrazione di ritorno e sulle differenti culture che esistono in ogni paese, magari
accennando al rapporto tra culture egemoniche e culture subalterne.
“LETTERA DALLA SICILIA” G. BUFALINO
3. GIOCO “ITALIANO DI DOVE ?”



Destinatari: studenti delle medie inferiori e dei primi anni delle medie superiori
Durata: 60 min.
Obiettivi: presentare alcuni degli apporti stranieri alla cultura italiana in diversi settori
(linguistica, tradizioni e culti, musica, letteratura, cibo, ecc.) e discutere il senso del termine
cultura.
 Materiali:schede gioco (seguono), planisfero di Peters, frecce in cartoncino di diversa
misura, scotch
 Svolgimento: divisi in due squadre gli alunni dovranno indovinare da quale paese
provengono oggetti, parole e altro, oggi a pieno titolo inseriti nell‟ “italianità”. A turno ogni
squadra eleggerà un suo rappresentante. Solo a quest'ultimo l‟operatore consegnerà la
scheda con le informazioni sulla provenienza dell‟oggetto in questione e le parole che non
potrà utilizzare nella descrizione del paese d‟origine dell'oggetto.
Si possono creare diverse schede a seconda del livello della classe. Concluso il proprio
turno il rappresentante leggerà a tutti la scheda informativa sull‟oggetto e apporrà una
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II Parte - Approfondimento
freccia dal paese di provenienza all'Italia sul planisfero di Peters. A gioco concluso si
discuterà con gli studenti sul senso dell'attività svolta.
SCHEDE GIOCO “ITALIANO DI DOVE ?”
Dogana
Parole da non utilizzare: FRONTIERA, TASSE, MERCI.
Dall'arabo DIVAN a sua volta derivato dal Persiano, che in italiano ha dato origine anche a divano.
Propriamente significa raccolta di scritti, registro, da cui il verbo dawwana « registrare », ma anche
il sito dove si riuniscono gli impiegati che tengono i registri e l'ufficio di amministrazione delle
finanze ed anche sala del Consiglio dell'Impero, il Consiglio stesso, il sedile lungo, imbottito,
aderente al muro della sala, cioè divano.
Definizione del Dizionario: ufficio che provvede ad accertare e a riscuotere i dazi (le tasse)
gravanti sulle merci che passano la frontiera di uno Stato.
Zucchero
Parole da non utilizzare:DOLCE, CAFFE', BIANCO.
Dall'arabo AS SOKKAR. Durante il periodo della dominazione araba della Sicilia era coltivato
nell'isola del sud Italia.
Definizione del dizionario: sostanza dolce, bianca e cristallina, che si estrae dalla barbabietola o
dalla canna da zucchero; di grandissimo uso alimentare specialmente in polvere finissima o in
quadretti, serve a dolcificare cibi e bevande.
Basilico
Parole da non utilizzare:PIANTA, PIZZA, AROMATICA.
Dal greco-bizantino BASILIKOS che significa regale, degno di re. La pianta è originaria
dell'India.
Definizione del dizionario: pianta erbacea con fiori bianchi raccolti in spighe e foglie aromatiche,
usate per condimento.
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II Parte - Approfondimento
Ciao
Parole da non utilizzare: SALUTO, AMICHEVOLE
La parola ciao trae la sua origine dalla parola veneziana s'ciào (o s'ciàvo) che ha il significato di
"schiavo" o "servo", derivando da neolatino "sclavus". Salutare con un ciao corrisponderebbe quindi
a "Servo Vostro", formula di saluto oramai desueta non più in uso.
Definizione del dizionario: saluto amichevole ed informale usato sia nell'incontrarsi che
nell'accomiatarsi.
Pomodoro
Parole da non utilizzare: PIANTA, ROSSO, SUGO, PELATO, PACHINO, PIZZA, CUCINA,
ORTAGGIO.
Diffusa in Messico e in Perù, la pianta del pomodoro fu poi introdotta in Europa dagli Spagnoli nel
XVI secolo, ma non come ortaggio commestibile, bensì come pianta ornamentale, ritenuta
addirittura velenosa per il suo alto contenuto di solanina, sostanza considerata a quell‟epoca
dannosa per l‟uomo. Al pomodoro venivano attribuiti misteriosi poteri eccitanti ed afrodisiaci e,
per tale motivo, veniva impiegato in pozioni e filtri magici dagli alchimisti del „500 e del „600.
Forse ciò aiuta a comprendere anche i nomi che le varie lingue europee attribuirono a questa pianta
proveniente dal nuovo mondo: love apple in inglese, pomme d’amour in francese, Libesapfel in
tedesco e pomo (o mela) d’oro in italiano, tutte definizioni con un esplicito riferimento all‟amore.
Va ricordato, per completezza, che altre fonti fanno risalire il nome ad una storpiatura
dell‟espressione pomo dei Mori, giacché il pomodoro appartiene alla famiglia delle solanacee cui
appartiene anche la melanzana, ortaggio a quei tempi preferito da tutto il mondo arabo. Oggi, con
l‟eccezione dell‟italiano, le vecchie espressioni sono state sostituite in tutte le altre lingue da
derivazioni dell‟originario termine azteco tomatl.
Definizione del dizionario: pianta erbacea con foglie composte e frutti rossi, carnosi,
commestibili.
Guerra
Parole da non utilizzare: CONTESA, STATI, OSTILITA'
Deriva dal germanico werra, ad indicare una mischia furibonda, uno scontro disordinato senza
alcuna disciplina, contrapposto dunque al bellum latino, a definire non solo un principio di
combattimento ma anche una supposta superiorità dell‟antica civiltà romana su quella dei «barbari»
delle terre del nord.
Definizione del dizionario: lotta armata tra due o più Stati o tra fazioni in uno stesso Stato, lotta
non armata tra due o più Stati, [in senso figurato] contesa, ostilità tra individui o gruppi
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II Parte - Approfondimento
Sabato
Parole da non utilizzare: GIORNO, SESTO, SETTIMANA
Deriva dalla parola ebraica Shabbat che proviene dal verbo ebraico shabat, che significa,
letteralmente, smettere, inteso come smettere di compiere alcune azioni. Sebbene "Shabbat" o la sua
versione anglicizzata "Sabbath" siano universalmente tradotti come "riposo" o "tempo del riposo", una
traduzione più letterale sarebbe "lo smettere" con l'induzione a "smettere di lavorare". Poiché Shabbat
è il giorno della cessazione del lavoro, sebbene il riposo ne sia un'implicazione, non è necessariamente
una connotazione della parola stessa.
Definizione del dizionario: settimo giorno della settimana.
Tricolore
Parole da non utilizzare: BANDIERA, ITALIA, BINCO, VERDE.
La bandiera italiana trae ispirazione da quella francese introdotta con la rivoluzione del 1789 Il
primo esempio di tricolore italiano fu adottato l'8/10/1796 come distintivo della guardia civile
milanese. Il bianco e rosso dall'antico stemma comunale di Milano furono abbinati al verde che
costituiva la tonalità delle uniformi della Guardia Civile milanese: il verde era infatti il colore di
Milano fin dai tempi dei Visconti.
Natale
Parole da non utilizzare: GESU', CRISTO, 25, DICEMBRE, ABETE, ALBERO, REGALI,
PRESEPE
Dal latino Natalis: compleanno. Nei vangeli non è detto in quale giorno sia nato Cristo, la festa del
Natale ricorre il 25 dicembre perché le prime comunità cristiane a Roma decisero di sovrapporlo
alla festa istituita dall'imperatore romano Aureliano, durante la quale era cultuato il Natalis Solis
Invicti (Natale del Sole Invitto) cioè la festa del sole rinato dopo il solstizio invernale. La festa
romana è legata alla figura del dio Mitra, divinità persiana. Le somiglianze tra il mitraismo e il
cristianesimo, nonché l'affermarsi di quest'ultimo nella società romana fecero si che il 25 dicembre
fosse definitivamente indicato come il giorno della nascita di Gesù.
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II Parte - Approfondimento
Breve bibliografia sulla Pedagogia Interculturale
• G. Bateson “Verso un ecologia della mente” 1977 Adelphi
• Milton Bennett “A Developmental Model of Intercultural Sensitivity” 1993
• "Handbook Resource and Teaching Material in Conflict Resolution, Education for Human
Rights, Peace and Democracy", Parigi, 1994
• Commissione Delors “Nell'educazione un tesoro”, Armando, Roma, 1997
• A. Surian, L'educazione interculturale in Europa, EMI, Bologna, 1998.
• A. Miltenburg-A.Surian “Apprendimento e competenze interculturali” EMI, Bologna,
2002
• E. Elamé- R: Marchionni “Rappresentazioni sociali nuova via dell'intercultura” EMI,
Bologna, 2008
Materiali on-line
Dichiarazione sulla diversità culturale UNESCO
http://unesdoc.unesco.org/images/0012/001271/127160m.pdf
Ministero della pubblica istruzione
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/scuola_bambini_stranieri/scuola_intercultur
a.pdf
Filmografia sull'intercultura
My beautiful laundrette-Lavanderia a gettone (My beautiful laundrette, Gb 1985) di Stephen
Frears
Londra. Omar, pakistano, si trova a gestire una lavanderia. Chiede aiuto al vecchio amico Johnny,
diventato un punk intollerante. I rispettivi gruppi di appartenenza si oppongono alla loro amicizia
che presto si trasformerà in amore. Uno spaccato della vita londinese in era tatcheriana, scritta
dall‟autore anglo-pakistano Hanif Kureishi.
Crash-contatto fisico 2004 Paul Haggis, in una pellicola appassionante e vibrante ci racconta le
vite di numerosi personaggi in cerca d'autore, alle prese con i problemi di tutti i giorni, dovuti
all'ignoranza, al razzismo, alla ostentata misantropia che uno dei protagonisti ritiene causa
principale del dissesto di una Los Angeles cupa e oscura, spettro di un paese, l'America, il cui sogno
pare essere svanito nel nulla. Eccezionale il cast: è davvero difficile decidere quale dei numerosi
attori di talento emerga rispetto agli altri. Triste, pessimista, a volte persino senza speranza, Crash
mostra in maniera evidente il grande paradosso del mondo contemporaneo: abbiamo tantissimi
strumenti per comunicare, ma non ne utilizziamo nessuno e, soli, sprofondiamo nell'abisso. Un film
a volte brutale, ma allo stesso tempo pudico ed etico, da vedere, pensare e ripensare.
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II Parte - Approfondimento
L’odio 1995 Kassovitz In un quartiere periferico parigino (i francesi li chiamano le cité), scoppia il
vento della rivolta dopo il pestaggio del sedicenne Abel da parte della polizia. I giovani della
banlieu scendono in strada e si battono tutta la notte con gli agenti. Tra loro ci sono tre amici:
l'ebreo Vinz, il maghrebino Said e il nero Hubert, un trio di sfigati, disoccupati, arrabbiati e senza
futuro. La giornata balorda dei tre giovani disperati ha inizio quando Vinz, che ha trovato una
pistola d'ordinanza persa da uno sbirro durante gli scontri, decide di usarla. Diretto da Matthieu
Kassovitz, un venticinquenne di talento, in un bianco e nero splendido, e parlato con un dialetto non
facile da tradurre, L'odio è un film durissimo che ha totalizzato milioni di spettatori in Francia,
ottenendo anche il premio per la miglior regia a Cannes nel 1994.
La sposa turca 2004 Fatih Akin Dopo un tentativo di suicidio Cahit incontra Sibel. Sono entrambi
di origine turca ma vivono da molti anni in Germania. Sibel vuole uscire dalla sua famiglia in cui
gli uomini comandano e propone a Cahit di sposarla. Lei avrà così una copertura per vivere una vita
libera anche sul piano sessuale. Ma il ruvido Cahit pian piano se ne innamora. Un bel film tedesco
che descrive gli immigrati senza retorica cercando di trovare la verità nela confusione dei sentimenti
che sembra essere diffusa tra tutti gli strati della popolazione ma che trova ulteriori ostacoli quando
le tradizioni impongono le loro regole assurde e prevaricatrici.
Materiali per il laboratorio sulle maschere
• Maschere dal mondo:
http://www.mascheredelmondo.it/
• B. Callieri L. Faranda, Medusa alllo specchio.
Maschere fra antropologia e psicopatologia,
Edizioni Universitarie Romane, Roma 2002.
• C. Levi Strauss, La via delle maschere,Einaudi
1985
• Roberta Bonetti L'antropologia attraverso il tessuto africano contemporaneo, 2002
Rivista: DiPAV – QUADERNI, Fascicolo: 3
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II Parte – Percorso didattico – Istituto Tanari ( Bologna )
Quanto pesa il bagaglio dell’immaginario?
Istituto tecnico e Professionale Manfredi Tanari
Bologna
Destinatari:
Periodo:
Operatori:
5 T Istituto Manfredi Tanari
marzo/maggio 2010
Maria Petrucci, Waly Keita, Solò
Dianeba, Francesca Magagni
Finalità generali: Riflettere sulle dimensioni
dell’incontro.
Se, come e quando avviene.
I INCONTRO
Obiettivo: Iniziare a riflettere sul concetto di identità
Luogo: in classe
Contenuti: cultura, identità e pregiudizi
Attività:
- Quali impronte ha lasciato il percorso dell’anno scorso
- La carta di identità: studenti e operatori compilano anonimamente una carta d’identità
con dati riguardanti il proprio modo di essere e la proprio appartenenza “culturale”
(quanto mi sento o no bolognese, italiano, europeo, senegalese)
- Breve presentazione del percorso
- Video/foto/vignette sui turisti occidentali in Senegal, sugli italiani emigrati
- Dibattito e decisione collettiva sul prodotto finale da presentare alla festa finale (video,
talk show…)
- Individuazione di una frase chiave sui concetti emersi
II INCONTRO
Obiettivo: mettere a confronto i pregiudizi sugli italiani e quelli sui senegalesi
Contenuti: percezione dei turisti italiani/bianchi in Senegal, e percezione dei senegalesi in
Italia
Luogo: in classe
Attività:
- Gli studenti divisi in gruppi intervistano l'operatore senegalese (Wali)
- Wali intervista i ragazzi
- Dibattito su quanto emerso
- Individuazione di una frase chiave sui concetti emersi
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II Parte – Percorso didattico – Istituto Tanari ( Bologna )
III INCONTRO
Obiettivo: riflettere sugli stereotipi attraverso la musica e la cultura
Contenuti: la musica senegalese dal djembè al rap
Luogo: in classe
Attività:
- Intervista a Solò musicista e attivista (ascolto di brani e performance)
- Solò intervista i ragazzi sul loro panorama musicale, sul ruolo della musica nelle loro
vite e nella società
- Individuazione di una frase chiave sui concetti emersi
IV INCONTRO
Obiettivo: stimolare un confronto sul concetto di Ospitalità/Teranga
Contenuti: Come ci si sente a casa di altri? cosa ci si aspetta dagli ospiti? Cosa vuol dire
accoglienza?
Luogo: in classe
Attività: da concordare
- Individuazione di una frase chiave sui concetti emersi
V INCONTRO
Obiettivo: preparazione alla festa finale
Contenuti: sintesi e sistematizzazione delle cose emerse durante il percorso
Luogo: in classe
Attività: a seconda del prodotto finale (video: selezione delle scene da montare),
performance (messa in scena di un talk show), creazione di carte geografiche.
61
II Parte - Approfondimento
APPROFONDIMENTO SUL PERCORSO DELL’ ISTITUTO TANARI
Articoli di giornale tratti
da
“L’orda. Quando gli Albanesi eravamo noi”
Assassini dopo due bicchieri
“Si suppone che l‟Italiano sia un grande criminale. È un grande criminale. L‟Italia è prima in
Europa con i suoi crimini violenti. (…) Il criminale italiano è una persona tesa, eccitabile, è di
temperamento agitato quando è sobrio e ubriaco e furioso dopo un paio di bicchieri. Quando è
ubriaco arriva lo stiletto. Di regola, i criminali italiani non sono ladri o rapinatori- sono
accoltellatori e assassini.”
(New York Times, Usa, 14-5-1909-Serra, p.269)
I peggiori rifiuti d’Europa
“Alcuni uomini della Società Italiana dichiarano che le persone che arrivano in America
appartengono alla “classe più pericolosa d‟Europa; sono carbonari e banditi e non aspettano altro
che la più piccola provocazione per manifestare il proprio carattere” così New York diventerà “una
colonia penale per i rifiuti dell‟Italia”.”
(“Gli immigrati italiani: una classe pericolosa”, New Herald, Usa, 12-12-1872- LaGuimina, p.26)
Pigri, venali e camorristi
“Perciò, se ci mettiamo a osservare l‟Italia, scopriamo uno stato di cose davanti al quale i
nostri racket, le tangenti e gli affari sporchi impallidiscono per un‟evidente inferiorità di
scelleratezza. Nella misura in cui l‟italiano è più pigro, più pettegolo e più adatto agli intrighi
rispetto all‟americano, è anche più un artista a “gestire le cose”. (…) D‟altra parte, Cavour stesso,
per realizzare l‟unità d‟Italia, dovette trattare con i Borboni, venali e corrotti. Eppure questi furono i
capi politici che Cavour dovette conquistare (…) e poté farlo solo in un modo: promettendo loro la
possibilità di continuare la loro attività di monopolio e di arricchimento, (…) Le ramificazioni della
camorra arrivano al foro e alla magistratura, al Governo e non risparmiano nemmeno la Corte del
re.”
(“Una naturale tendenza alla criminalità”, New York Times, Usa, 16.4-1876- LaGumina, pp.28-31)
Detentori del record di criminalità
“Arrivati a New York nel 1886, i fratelli (Pelletieri)trovarono un terreno fertile per le loro
operazioni tra circa mezzo milione di loro connazionali (e più di un milione egli altri stati), 85% dei
quali arrivavano da Sicilia e Calabria e quindi tutti a conoscenza dei metodi della mafia (…). I
Pelletieri si trovarono in un ambiente congeniale, con 3000- 5000 altri pregiudicati della mafia e
della camorra in città, che minacciavano i loro stessi compatrioti onesti e laboriosi, mentre le
condizioni per questi criminali erano talmente favorevoli che i giornali scandalistici diedero il nome
di Mano Nera a questa aggregazione di assassini, ricattatori e ladri (…). È impossibile fare delle
stime precise a proposito del numero dei delinquenti che si trovano in città tra gli italiani (…). Di
sicuro, essi hanno raggiunto un record di criminalità durante gli ultimi dieci anni che è ineguagliato
nella storia di un paese civile in tempo di pace.”
(“L’ingresso dei criminali stranieri”, Harper’s Weekly, Usa, 8-5-1909- LaGumina, pp.89-93
62
II Parte - Approfondimento
Compatti solo nel difendere gli avanzi di galera
“È davvero disgustosa la prontezza che hanno gli europei del Sud a depredare i propri simili.
Ma gli inglesi o gli scandinavi sono stati così salassati dai propri compatrioti come lo sono gli
italiani del Sud, i greci e gli ebrei immigrati. Il loro (degli europei del Nord) spirito di mutuo
soccorso li ha salvati dal padrone e dallo Mano Nera. Tra gli italiani del Sud questo spirito emerge
solo quando si tratta di proteggere dalla giustizia americana qualche avanzo di galera della loro
razza (…)”
(Edward Alsworth Ross, “Italiani in America”, Century Magazine, Usa, giugno 1914-LaGumina, pp.135-141)
Felici di sguazzare nella spazzatura
“In celle oscure sotto le strade, dove i raggi del sole divino si rifiutano di entrare, questi figli
delle montagne d‟immondizia siedono e selezionano i relitti delle vita. (…) Lo sporco che li
circonda, l‟odore di muffa delle loro abitazioni umide, è per loro piacevole e fa loro felicità, come
fossero in un appartamento lussuoso”
(Reportage sui “robivecchi” nel quale il cornista chiede di conoscere “le loro storie di vita sordida” a un gruppo di
poveracci tra cui un “individuo dall’aria feroce, il cui labbro superiore era coperto da un baffone che faceva ritornare
alla mente le fiabe sui briganti dell’infanzia”, New York Times, Usa, 14-10-1906- Serra, p.263)
Vivono in una promiscuità ripugnante
“Vivono tra di loro, non si mescolano con la popolazione, mangiano e dormono in camerate
come dei soldati accampati in paese nemico (…) La squadra che va al lavoro è immediatamente
rimpiazzata da quella che ne ritorna. Grazie a questa promiscuità ripugnante ma molto economica,
gli italiani riescono con un salario di 3 franchi e venticinque centesimi a mettere dei soldi da parte.”
(Cri du Peuple, 21-06-1885, quando il giornale era sotto il controllo diretto del leader socialista Jules Guesde, contro
gli operai italiani addetti a una raffineria di zucchero presso Parigi)
Mostri malati che camminano come cani
“Tra i passeggeri di terza classe del Vaterland, da Antwerp, c‟erano ieri 200 italiani, che il
sovraintendente Jackson definì la parte più lurida e miserabile di esseri umani mai sbarcati a Castle
Garden. Mentre sfilavano a terra il personale rabbrividiva alla vista di un oggetto spaventosamente
deforme che zoppicava su tutti e quattro gli arti come un cane. Le dita di entrambe le mani erano
contorte in modo impressionante ed erano coperte di bitorzoli. Le gambe erano senza forma e corte
in maniera anormale, una più lunga dell‟aria e una era interamente paralizzata”.
(New York Times, Usa, 6-11-1879- LaGumina, pp.45-46)
Zoppi, ciechi e storpi per chiedere la carità
“C‟è una gran quantità di malattie organiche in Italia e molte deformazioni, molti zoppi e
ciechi, molti con gli occhi malati. Questi, da bambini, prima di essere abbastanza vecchi da
barattare le proprie afflizioni, vengono esibiti dai loro genitori o parenti per attirare la pietà e
l‟elemosina dei passanti. Questi dolori e queste deformazioni hanno un valore commerciale che non
può a ogni costo essere tenuto celato. Bambini con le membra contorte e avvizzite, come in un
racconto della Bibbia, vengono spinti nella tua carrozza, con pericolo per gli stessi bambini
importuni, finché non ti decidi a dargli qualcosa per sbarazzartene, per risparmiarti quella vista”.
(Regina Armstrong, “Fatti allarmanti sui nostri poveri immigrati italiani”, Leslies’s Illustrated, Usa, 23-03-1901LaGumina, p.120)
63
II Parte - Approfondimento
Vivono insieme con le capre e gli asini
“Se scendi allo sbarco delle chiatte a New York in un giorno qualsiasi subito dopo l‟arrivo
di un grande transatlantico, vedrai la ressa accalcata, derelitta e abietta di un‟umanità che brulica in
uno stato di pietosa confusione, ma scaltra a cogliere qualsiasi vantaggio e occasione. Tra di loro,
vedrai alcune piccole facce rugose, rese marroni dal sole italiano e indurite dalla fatica, dalla
povertà e dall‟oppressione. (…) Manca il riscaldamento nella loro umida dimora, dove le capre e
l‟asino o latri animali vivono con la famiglia.”
(Regina Armstrong, “Fatti allarmanti sui nostri poveri immigrati italiani”, Leslie’s Illustrated, Usa, 23-3-1901LaGumina, pp.116-119)
Buttano gli avanzi sul pavimento
“L‟interno della casa, tuttavia, non è mai pulito come dovrebbe essere, anche se gli italiani
del Nord sono molto più attenti all‟igiene di quelli del Sud. Le donne italiane non sono massaie
pulite e trascurano molto le condizioni sanitarie. La cucina è usata come un salotto e sala da pranzo
e i minatori si lavano sempre qui al ritorno dal lavoro. Questo ovviamente produce una gran
quantità di sporcizia, l‟acqua si accumula sul pavimento, gli avanzi del pasto precedente non
vengono eliminati , e spesso si usano gli stessi piatti sporchi nei diversi pasti; non si fa attenzione a
gettare l‟acqua sporca lontano dall‟abitazione e poiché poche città sono provviste di fognature i
cortili sono di solito in una condizione igienica terribile.”
(Reports of the Immigration Commission, Usa, volume 7, 1911 –LaGumina, p-54)
Straccioni maleodoranti che infestano Manhattan
“A Napoli la povera gente cupa, disperata, volgare, dai volti giallastri e dagli occhi vacui,
che schiamazza dall‟immondizia dei pesci appesi al sole nelle spiagge, che urla nel biancore di
angoli delle case seccate dal sole, che tende le mani ruvide abituate da infinite generazioni a
chiedere le poche lire riluttanti, s‟intona allo scenario; ma trapiantare una manciata di questo
angoscioso squallore in una parte della sua Manhattan a rattristare la giornata della donna che
l‟attraversa è molto ingiusto.(…) Non è affatto giusto deturpare una tal bella città con una manciata
di questa miseria. (…) Può Manhattan esser responsabile per questo fagotto di stracci provenienti
dalle macerie di paesi impoveriti che sciupano la sua bellezza? (…) Bambini straccioni, gialli,
denutriti che si prendono cura maldestramente, ma con affetto, dei bimbi più piccoli (…, madri
magre, consumate, pallide con i loro pallidi figli in braccio (…) sulla porta da cui fuoriescono
maleodoranti aliti malarici (…), frutta in decomposizione sui carretti a mano, verdura mezza marcia
sulle bancarelle, un posto spaventoso e fetido di marciume peggiorato dal calore ardente della
canicola impietosa.”
(“Il pathos e lo humor di Poverty Hollow”, New York Times, Usa, 9-7-1905- Serra, p.254)
Luridi scantinati pieni di stracci e ossa
“Non c‟è mai stata da quando New York è stata fondata una classe così bassa e ignorante tra
gli immigrati che si sono riversati qui come gli italiani meridionali (…). Essi sono quelli che
rovistano tra i rifiuti nelle nostre strade, i loro bambini crescono in luridi scantinati, pieni di stracci
e ossa, o in soffitte affollate, dove molte famiglie vivono insieme, e poi vengono spediti nelle strade
a fare soldi nel commercio di strada- I genitori sono del tutto indifferenti al loro benessere e non
hanno il minimo interesse per la loro istruzione. I bambini trascorrono la giornata per le strade,
letteralmente raccogliendo rifiuti, lucidando le scarpe, o dedicandosi ad altre attività di strada, ma di
fatto venendo su come vagabondi e fannulloni.”
(New York Times, Usa, 5-3-1882- La Gumina, p.56)
64
II Parte - Approfondimento
Bel paese buon turismo
Roma, 29 novembre, 2002
L'Associazione Italiana Turismo Responsabile, è nata nel 1998 da una federazione di enti
operanti nel no-profit che hanno sottoscritto la “Carta d'identità per viaggi sostenibili”, frutto di
un lavoro di condivisione iniziato nel 1994. Essa consta di una serie di raccomandazioni che hanno
come destinatari i viaggiatori (individuali o di gruppo), gli organizzatori di viaggio (tour operator,
agenzie, associazioni) e le comunità ospitanti, direttamente o indirettamente toccate dal flusso dei
visitatori. A ciascuno di questi destinatari la carta rivolge alcuni consigli, che valgono per le tre
fasi dell'esperienza turistica: il prima, il durante e il dopo viaggio. Accertato che il turismo, come
ogni industria, può avere effetti negativi su ambienti, culture e società, negli ultimi anni sono nati
autorevoli documenti etici che suggeriscono limiti e condizioni di attuazione appropriate per il suo
sviluppo. Poiché gli stessi principi che regolano i viaggi all'estero valgono anche per un turismo
incoming in Italia, ecco nascere l'esigenza di una “Carta Italia”.
Bel paese buon turismo è il primo codice turistico mirato esplicitamente al turismo in Italia,
ancorché ispirato ad altri principi, etichette, raccomandazioni, dichiarazioni e criteri che l'hanno
preceduto a livello internazionale. La finalità di questa Carta è richiamare l'attenzione sulla
relazione - spesso data per scontata - fra turisti, industria turistica e comunità d'accoglienza.
Perché la qualità non è fatta soltanto di stelle o di rapporto prezzi/servizi, ma anche di rapporti
ecologicamente e umanamente corretti. Ridurre al minimo gli aspetti negativi degli impatti sociali,
culturali e ambientali prodotti dai flussi turistici, è oggi il principio fondamentale del buon turismo,
cioè di quel turismo che salva le destinazioni da un modello consumistico, del tipo usa e getta,
dannoso per il suo stesso futuro.
Bel paese buon turismo caldeggia un turismo d'incontro, rispettoso delle diversità naturali e
culturali, che richiede un certo spirito di adattamento ad abitudini nuove e inconsuete. Incoraggia
residenti e visitanti a condividere gli aspetti più caratteristici del territorio, con positiva curiosità,
oltre gli stereotipi e le forzature folkloristiche. Tutto ciò, naturalmente, nel rispetto del diritto delle
comunità locali di decidere - in maniera informata e lungimirante - sui pro e sui contro dell'offerta
turistica del loro territorio. L'Associazione Italiana Turismo Responsabile ha una speranza e uno
scopo: che un turismo attento e consapevole diventi non l'ennesimo “prodotto di nicchia”, ma una
diffusa e contagiosa filosofia del viaggio.
LE RESPONSABILITA’ DEL VIAGGIATORE
Prima della partenza


Si interroga sulle aspettative e sulle motivazioni del proprio viaggio in modo da effettuare
scelte consapevoli e coerenti. Per esempio: si tratta di un viaggio di svago, di riposo, per
soddisfare esigenze di evasione o di conoscenza? In ogni caso, il viaggio avverrà nel
rispetto della natura e delle persone incontrate;
Chiede e cerca informazioni non soltanto sugli aspetti logistici del viaggio (pasti, alberghi,
trasferimenti), ma anche sul contesto, sulla storia, sulla società civile, sulla natura, sulle
energie umane, sulle peculiarità e sullo spirito del luogo che intende visitare. Si informa
inoltre sull'eventuale esistenza di sistemi/processi di certificazione del turismo, marchi di
qualità ambientale ecc. Di sua iniziativa si procura informazioni, consultando testi, guide,
internet, documenti audiovisivi;
65
II Parte - Approfondimento

Chiede agli organizzatori garanzie sulla qualità del viaggio, intesa come sostenibilità
ecologica, equità sociale e, se possibile, trasparenza economica;
 Se è un viaggiatore indipendente, effettuerà una scelta delle sistemazioni, dei mezzi di
trasporto, delle date, tale da minimizzare l'impatto del viaggio, prediligendo strutture ben
inserite nel paesaggio e rispettose dell'ambiente, muovendosi - quando possibile - a piedi, in
bicicletta e/o con mezzi di trasporto collettivi (treni, pullman), optando per periodi di bassa
o media stagione (se possibile) e per itinerari lontani dalle mete turistiche di massa;
 E' disponibile a partecipare ad incontri preparatori con i futuri compagni di viaggio e/o con
l'accompagnatore turistico.
Durante il viaggio
 Condivide i vari aspetti della vita quotidiana locale, senza chiedere privilegi o pratiche che
possano causare, a breve o a lungo termine, ripercussioni negative;
 Prima di scattare foto o di girare video chiede il consenso delle persone che intende
ritrarre;
 Non assume comportamenti offensivi verso gli usi e i costumi locali;
 Rispetta il patrimonio storico-monumentale e naturale;
 Usa in modo responsabile le risorse (acqua, energia) evitando gli sprechi, limita la
produzione di rifiuti e non li abbandona in giro;
 Cerca prodotti e manifestazioni che siano espressione autentica della cultura locale
(artigianato, gastronomia, arte, ecc.);
 Quando possibile, manifesta civilmente il proprio dissenso (o la propria approvazione) nei
confronti di situazioni o eventi che non rispondono (o che corrispondono) ai principi del
“buon turismo”, del rispetto e della legalità.
Dopo il viaggio
 Verifica se è riuscito a stabilire una relazione soddisfacente con la gente e la località
visitata. Non fosse accaduto, si chiede perché;
 Valuta come far seguito ai rapporti stabiliti durante il viaggio;
 Cerca di mantenere i contatti con i compagni di viaggio;
 Non diffonde tra amici e conoscenti banalità sui luoghi che ha visitato;
 Farà presente all'organizzatore turistico eventuali situazioni non solo di disservizio, ma di
“insostenibilità” ecologica o socio-culturale riscontrate durante il viaggio.
LE RESPONSABILITA' DELL'ORGANIZZATORE TURISTICO
Prima della partenza

Fornisce cataloghi in cui la destinazione non sia presentata in modo falso e fuorviante,
ma realistico;

Distribuisce schede didattiche (storia e geografia) con cenni alle consuetudini locali e
indicazioni bibliografiche;

E' disponibile ad organizzare incontri preparatori;

Forma gruppi abbastanza piccoli per facilitare il contatto con le realtà locali;

Organizza itinerari da percorrere senza fretta e in cui le mete siano in numero
ragionevolmente limitato;

Affianca al gruppo un accompagnatore turistico informato, che funga anche da mediatore
interculturale;

Evita l'eccesso di organizzazione, che impedisce al visitatore di realizzare esperienze
66
II Parte - Approfondimento









diverse dal quotidiano contesto di vita e "nuove scoperte";
Valuta la capacità di carico di beni culturali e ambientali particolarmente delicati,
eventualmente adattando la propria programmazione di conseguenza. In ogni caso, si
impegna attivamente per segnalare alle autorità competenti eventuali situazioni di
degrado o di rischio, richiedendo interventi adeguati;
Privilegia alloggi, ristoranti, strutture e trasporti eco-compatibili (per presenza di
depuratori, corretto smaltimento dei rifiuti, risparmio energetico) e ben inseriti
nell'ambiente;
Privilegia servizi locali di accoglienza (trasporti, alloggi, ristorazione) a carattere
famigliare, su piccola scala, non standardizzati e in linea con la cultura autoctona;
Per le proprie proposte turistiche, sceglie preferibilmente luoghi "veri", dove il turismo
è integrato con altre forme di economia;
Distribuisce equamente la spesa turistica in loco (dall'alloggio all'acquisto di
artigianato del posto);
Sceglie di usufruire dei servizi già presenti in loco purché siano rispettosi delle norme
sindacali e delle leggi sul lavoro;
Si tiene costantemente informato sia su ciò che avviene nei luoghi di destinazione
proposti, sia su programmi/iniziative a livello locale, nazionale, europeo tesi a favorire
lo sviluppo sostenibile e responsabile del turismo, approfittandone, quando possibile,
per migliorare la qualità della propria offerta;
Offre occasioni formative sui temi della sostenibilità e responsabilità turistica ai propri
dipendenti;
Informa i propri clienti sull'esistenza di "buone pratiche" nell'ambito del turismo
sostenibile nei luoghi di destinazione proposti.
Durante il viaggio

Sollecita presso i partecipanti una valutazione critica dell'esperienza turistica;

Si appoggia, per una migliore mediazione culturale, alla competenza di una guida
turistica locale adeguatamente preparata dalla comunità ospitante.
Dopo il viaggio

Verifica i risultati del viaggio, organizzando quando possibile un incontro tra i
partecipanti;

Produce materiale informativo che raccolga le esperienze: relazioni scritte, fotografie,
film ecc.;

Ascolta eventuali lamentele, inoltrandole a chi di dovere e cercando di migliorare la
propria formula di viaggio.
LE RESPONSABILITA' DELLA COMUNITA' OSPITANTE
Per comunità ospitante - a seconda delle competenze - si intende: amministrazioni ed enti locali
(regioni, province, comuni, enti di promozione turistica, enti di gestione di aree protette ecc.),
imprenditoria turistica, rappresentanti delle comunità locali, singoli cittadini, associazioni a vario
titolo impegnate nello sviluppo sostenibile del territorio.
Prima della partenza
 Pianifica lo sviluppo locale e quindi si esprime in merito al flusso di turismo. In particolare,
si dota di strumenti di monitoraggio e controllo degli impatti imputabili al turismo e di
pianificazione e gestione delle attività turistiche;
67
II Parte - Approfondimento






Si adopera perché la conservazione dei beni naturali e culturali sia prioritaria nelle
politiche di sviluppo turistico;
Progetta strutture ricettive in stile con la cultura locale e rispettose dell'ambiente;
promuove ed incentiva l'adeguamento ambientale delle strutture esistenti – anche
attraverso l'utilizzo di certificazioni e marchi ambientali; elimina o riconverte le strutture
realizzate in spregio alle normative esistenti e/o dannose per l'ambiente);
E' disponibile all'incontro, offre adeguata accoglienza, rende piacevole il soggiorno;
Fornisce periodicamente occasioni di formazione agli operatori turistici locali in modo
da migliorare la qualità ambientale dei servizi offerti e favorire un contatto positivo e
autentico dei visitatori con la gente del posto e con il territorio;
Cerca di usare le potenzialità della crescente domanda di turismo culturale per cucire lo
strappo tra la vecchia generazione depositaria dei saperi locali, e la nuova generazione
depositaria dei know-how imprenditoriali;
Incentiva lo sviluppo di forme di turismo responsabile e a basso impatto ambientale.
Durante il viaggio

Fornisce informazioni corrette;

Tratta i turisti con rispetto e non come una fonte inesauribile di denaro;

Verifica che il denaro entrato attraverso il turismo filtri anche in altri comparti
produttivi, aumentando le interazioni tra settori nel tessuto sociale e cercando di evitare
l'instaurarsi di una mono-economia;

Protegge da sovraesposizioni la cultura locale (dialetti, costumi, folklore, gastronomia)
in modo che pur cambiando e rinnovandosi - com'è necessario che accada ad ogni
tradizione - resti il più possibile economicamente indipendente dalla domanda turistica.
Dopo il viaggio

Esamina i risultati della visita, i suoi effetti, la natura degli incontri avuti, il ritorno
economico, i costi sociali del turismo;

Rimedia agli eventuali danni apportati alla natura, al paesaggio e all'ambiente in
generale, utilizzando e reinvestendo gli stessi proventi del turismo;

Incentiva un meccanismo permanente di dibattito sulle scelte in campo turistico,
adoperando un metodo partecipato che coinvolga l'intera comunità locale;

Nelle sedi appropriate (parlamento, conferenza Stato-Regioni) si fa portavoce delle
difficoltà e delle necessità incontrate localmente, richiedendo eventuali interventi a livello
nazionale (normativa, strumenti finanziari, incentivi ecc.) per promuovere e favorire la
sostenibilità del settore turistico.
68
II Parte - Approfondimento
BEL PAESE, BRUTTA GENTE
La rimozione di una storia di luci, ombre e vergogne
(da Introduzione a “L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi”)
La feccia del pianeta, questo eravamo. Meglio: così eravamo visti. Non eravamo considerati di
razza bianca nei tribunali dell‟Alabama. Ci era vietato l‟accesso alle sale d‟aspetto di terza classe
alla stazione di Basilea. Venivamo martellati di campagne di stampa indecenti che ci dipingevamo
come “una maledetta razza di assassini”. Cercavamo casa, schiacciati dalla fama di essere “sporchi
come maiali”. Eravamo emarginati dai preti dei paesi d‟adozione come cattolici primitivi un po‟
pagani. “Bel paese, brutta gente”. Ce lo siamo tirati dietro per un pezzo, questo modo di dire diffuso
in tutta l‟Europa e scelto dallo scrittore Claus Gatterer come titolo di un romanzo in cui si racconta
la diffidenza e l‟ostilità dei sudtirolesi verso gli italiani. Oggi raccontiamo a noi stessi, con
patriottica ipocrisia, che eravamo “poveri ma belli”, che i nostri nonni erano molto diversi dai curdi
o dai cingalesi che sbarcano sulle nostre coste, che ci insediano senza creare problemi, che nei paesi
di immigrazione eravamo ben accolti o ci guadagnavamo comunque subito la stima, il rispetto,
l‟affetto delle popolazioni locali. Ma non è così.
Certo, la nostra storia collettiva di emigranti - cominciata in tempi lontani se è vero che un
proverbio del „400 dice che “passeri e fiorentini son per tutto il mondo” e che Vasco de Gama
incontrava veneziani in quasi tutti i porti dell‟India- è nel complesso positiva. In realtà, di tutta la
storia della nostra emigrazione abbiamo tenuto solo qualche pezzo e su questi pezzi abbiamo
costruito l‟idea che noi eravamo diversi. Di più: eravamo migliori. Non è così. Non c‟è stereotipo
rinfacciato agli immigrati di oggi che non sia stato rinfacciato, un secolo solo pochi anni fa, a noi.
“Loro” sono clandestini? Lo siamo stai anche noi: a milioni, tanto che i consolati ci
raccomandavano di pattugliare meglio i valichi alpini e le coste non per gli arrivi ma per le
partenze. “Loro” si accalcano in osceni tuguri in condizioni igieniche rivoltanti? L‟abbiamo fatto
anche noi, al punto che a New York il prete irlandese Bernard Lynch teorizzava che “gli italiani
riescono in uno spazio minore di qualsiasi altro popolo, se si accentuano, forse i cinesi”. “Loro”
vendono le donne? Ce lo siamo vendute anche noi, fino ai bordelli di Porto Said o del Maghreb.
Sfruttano i bambini? Noi abbiamo trafficato per decenni coi nostri, cedendoli agli sfruttatori più
infami o mettendoli all‟asta d‟oltralpe. Rubano il lavoro ai nostri disoccupati? Noi siamo stati
massacrati, con l‟accusa di rubare lavoro agli altri. Importano criminali? Noi ne abbiamo esportata
dappertutto. Fanno troppi figli rispetto alla media italiana mettendo a rischio i nostri equilibri
demografici? Noi spaventavamo allo stesso modo gli altri. E in questa doppia versione dei fatti può
essere riassunta tutta la storia dell‟emigrazione italiana. Una storia carica di verità e bugie. In cui
sono sempre puoi dire chi avesse ragione e chi torto. Eravamo sporchi? Certo, ma furono infami,
moti ritratti dipinti su di noi. Era vergognoso accusarci di essere tutti mafiosi? Certo, ma non
possiamo negare d‟avere importato noi negli States la mafia e la camorra. La verità è fatta di più
facce. Sfumature. Ambiguità. E se andiamo a ricostruire l‟altra vera e sostanziale differenza tra
“noi” allora e gli immigrati in Europa oggi, fatta eccezione per l‟esportazione della violenza
religiosa, un fenomeno che riguarda una minoranza del mondo islamico, ma non ha mai toccato gli
italiani (a parte il contributo al terrorismo irlandese e cattolico dell‟Ira da parte di Angelo Fusco e
altri figli di emigrati a Belfast e dintorni), è quasi sempre lo stacco temporale. Noi abbiamo vissuto
l‟esperienza prima, loro dopo. Punto.
Dovremmo ricordare sempre come l‟arrivo dei nostri emigrati coi loro fagotti e le donne e i bambini
venisse accolto dai razzisti locali: con lo stesso urlo che oggi viene cavalcato dagli xenofobi italiani,
per motivi elettorali, contro gli immigrati. Lo stesso urlo, le stesse parole. Quelle che prendono alla
pancia rievocando i secoli bui, la grande paura, i barbari, Attila, gli unni con la carne macerata sotto
la sella: arriva l‟orda!
69
II Parte - Approfondimento
Quanto mi sento bolognese da 1 a 10:
Perché?
Quanto mi sento italiano o/e …….da 1 a 10:
Perché?
Quanto mi sento straniero quando viaggio da 1 a 10?
Perché?
Quanto mi sento italiano quando viaggio da 1 a 10?
Perché?
Un anno fa a quest’ora pensavo a/che………
Nome che vorrei :
Luogo di provenienza reale :
Luogo di provenienza immaginario:
Cosa non manca mai nella mia valigia:
Una qualità indispensabile del mio compagno di viaggio:
La prima tappa (luogo di ritrovo, monumento, quartiere, vicolo, bar ecc.) bolognese
per un amico in visita:
Un mio pregio:
Una qualità che gli altri mi attribuiscono:
Io non sopporto:
Cosa gli altri non sopportano di me:
70
II Parte - Approfondimento
Il contatto con l’Altrove:
immagini distorte della meta turistica
Uno degli effetti più degradanti del turismo di massa è rappresentato dall‟esistenza di un vero e
proprio marketing della cultura che si traduce nella sua riduzione al mero folklore turistico, nella
banalizzazione dei luoghi e della loro complessità storico-culturale, quindi nella mercificazione e
perdita di autenticità del patrimonio culturale verso la creazione di “nonluoghi” per utilizzare una
definizione dell‟antropologo Marc Augè, o di “luoghi senza radici e senza centro” nella visione di
Vittorio Filippi. Viaggi e turismo occupano un posto stabile nel nostro contesto sociale per via
dell‟esigenza economica dell‟industria turistica di perpetuare se stessa; affinché un‟attività
economica di tale portata mantenga una serie di numeri congrui è necessario che l‟industria del
marketing turistico conduca un‟azione di tipo mirato, in cui gli esperti studiano quel che alla gente
appare desiderabile, quindi lo propongano ad un‟utenza sempre più viziata e legata alle proprie
abitudini.
Si va definendo fin da subito un meccanismo in cui fruitori, viaggi o soggiorni diventano parte del
puro consumismo, e considerati dal venditore una merce come un‟altra, laddove il singolo viaggio
diventa prodotto all‟interno di un sistema sofisticato e ramificato, pervasivo e potente. Gli operatori
turistici commerciali hanno interesse a ridurre tradizioni popolari etniche, religiose in merce
fruibile, vendono sogni, cercando di soddisfare le aspettative di turisti sempre più esigenti. In realtà,
ciò che facilita tale operazione di mercificazione dei prodotti artistici, culturali e di trasformazione
delle tradizioni dei gruppi etnici locali in spettacoli folkloristici, artificiali è proprio la passività e la
superficialità con cui il turista consuma quanto gli è stato offerto dall‟agenzia di viaggio. Non esiste
viaggio che non sia accompagnato da un corredo di rappresentazioni, pregiudizi, pre-conoscenze,
immagini di luoghi verso cui il turista si dirige e che sono destinate a soddisfare o a deludere le sue
aspettative. Tale prospettiva viene affrontata dalla teoria del sight seeing, secondo cui, il turista non
va verso le cose, ma soltanto verso le sue rappresentazioni visive, in un‟opera di riduzione della
realtà a pure immagini. Ciò significa che il turista di massa, è attratto dalla sight ovvero da ciò che
deve essere visto, classificato in una, due o tre stelle secondo il suo valore e poi messo in vetrina,
quindi distaccato dal suo contesto, privato del suo spessore, come avviene per i musei dove gli
oggetti, staccati dal loro ambiente naturale, non vengono colti dal visitatore in qualità di elementi di
una cultura vivente. In sintesi, “lo spazio turistico è innanzitutto un‟immagine. Immagine che si
fanno i turisti e che danno gli organizzatori di vacanze. Immagine percepita con inquietudine a
volte, sempre con sorpresa, dalle popolazioni autoctone. Immagine complessa, sogno, che compare
su manifesti, guide, depliant, dipinti, libri, film. Immagine ed evocazione che i turisti portano con sé
e trasmettono agli altri. Evocazione di odori, suoni, sensazioni”. Da ciò deriva l‟amara
constatazione, secondo cui le popolazioni, gli ambienti, gli oggetti della meta turistica si
trasformano in copie infedeli di se stesse, per soddisfare le esigenze degli agenti turistici e dei
viaggiatori. Per tale motivo, si sostiene che il turismo contribuisce a snaturare profondamente la
realtà dando luogo ad un universo che è l‟immagine non del reale, ma di ciò che i turisti si
attendono di vedere. Appare interessante considerare che il turismo in realtà, è una proiezione della
società di partenza, proiezione che si regge sull‟interazione e la convergenza complessa di
rappresentazioni di varia natura generate dalla tradizione culturale, dai desideri latenti
dell‟immaginario collettivo, dagli impulsi della moda e dal lavoro promozionale degli operatori
turistici. Questi ultimi sono di fatto grandi fornitori di cliché e di caricature, capaci di plasmare i
grandi miti del viaggiare, dell‟avventura, dell‟autenticità, la quale risulta in grado di adattarsi
perfettamente alla domanda e luogo di rappresentazione che testimonia o annuncia e rappresenta
una psicologia collettiva ed una mentalità in continua trasformazione.
Fino agli ‟70, ad esempio, i professionisti della pubblicità turistica erano in grado di codificare i
tre concetti chiave del viaggiatore moderno: pellegrinaggio, ricerca e destinazione. Uno di loro
dichiara “Le persone sognano paesi lontani. La pubblicità deve trasformare tali sogni in azione.
71
II Parte - Approfondimento
Mostrate il prodotto, fatene l‟eroe della vostra pubblicità, se è un paesaggio mostratelo, se è una
rassegna, mostratela” , il tutto in un meccanismo efficiente ben attento nel non contraddire le
rappresentazioni precostituite generate dall‟immaginario collettivo. In questi anni, è la
valorizzazione della destinazione che ispira questo discorso, e che suscita la diffusione di slogan
come questi :
Canada. Bello, grande, accogliente.
Israele. Il sole nel cuore.
Indimenticabile Marocco.
Terra del desiderio.
Tunisia. La Terra generosa.
Il Kenya insolito.
Madagascar. L’isola continente.
Il mare ha un paese: la Grecia.
Tale forma di slogan pubblicitario, viene messo in discussione, nel 1977-1978 quando il Club
Méditerranée ha fatto della parola del vacanziere, un motivo essenziale della sua promozione, viene
dunque messo in risalto lo stato emozionale del turista e non più la destinazione:
Sono io.
Sto bene. Ho tutto il tempo che voglio.
Allo Le Club, sono senza fiato.
A partire dagli anni ‟80, si va delineando un vero e proprio meccanismo di rottura rispetto alle
dinamiche passate, non si tratta più di porre l‟accento sul viaggio come esperienza di ricerca e di
esplorazione, ma piuttosto viene messo in primo piano il tema della fuga, dell‟abbandono, del
distacco e dell‟oblio. In tale momento, il viaggio, qualunque sia la sua finalità (di villeggiatura o
turismo), si annuncia prima come una fuga, un‟azione di allontanamento dalla propria vita
quotidiana, l‟operatore turistico Explorator reclama tale slogan:
Uno sguardo diverso … perché l’evasione diventi scoperta.
Accanto alle forme di turismo definito “abituale”, dell‟esplorazione di conservazione e diffusione
della memoria collettiva, va affiancandosi quello “sperimentale”, definito come evidente esperienza
di viaggio esistenziale, secondo molti studiosi, una sorta di rito iniziatico, per cui gli operatori
turistici giocano sul messaggio pubblicitario del viaggio come una sorta di allontanamento e
successivo ritrovamento si se stessi. Così recita la conclusione di un testo pubblicitario diffuso
dall‟Ufficio del turismo finlandese alla fine degli anni ‟80:
300.000 isole per perdersi. 180.000 laghi per ritrovarsi
Oggi il turismo viene presentato come la massima aspirazione che i lavoratori del ricco Occidente
possono permettersi, così il marketing turistico entra in gioco con allettanti proposte esotiche e di
evasione dal solito quotidiano che hanno in comune una pulsione di erranza verso esperienze “vere”
e “autentiche” che permettono ai turista di riallacciarsi felicemente alle originarie radici del mondo.
Pertanto, la costruzione dell‟immaginario turistico odierno esalta la dimensione esperienziale
autentica e primigenia, dove il viaggio diventa un ritorno alla natura, basti citare alcuni depliant che
reclamano:
Viaggi e soggiorni in Africa alla scoperta di un continente misterioso, promuovendo
i suoi orizzonti, la vegetazione la fauna, i colori e le tradizioni i sapori di un Continente sterminati,
culla dell’umanità. Le vacanze in questa terra meravigliosa vi regaleranno emozioni uniche e al
72
II Parte - Approfondimento
ritorno non potrete fare ameno di soffrire del proverbiale mal d’Africa
Insomma, il nuovo terreno di avventure che ci vede protagonisti, come avverte Baudrillard è quello
in cui “il primitivo, il Terzo Mondo, le chicche etniche arredano i nostri salotti, rappresentano il
lontano contemporaneo, salvo poi poterne parlare soltanto attraverso l‟unico linguaggio che
conosciamo, sempre più traboccante di scintille televisive, di primi piani indigeni di colore per
ravvivare con gli amici le serate invernali”. In realtà, la logica che guida il turismo attuale riposa
sulla mancanza per gli individui di uno sfondo cui potere fare riferimento, di un quadro certo e
stabile, di un ambiente naturale non artificiale e possibilmente non troppo inquinato, di un contatto
umano e genuino sempre più difficile da reperire. Questo il mercato turistico l‟ha compreso fin da
subito ed è per questo che tende a proporre uno spazio turistico che si fa iper autentico, addirittura
più originale dell‟originale stesso, spurgato delle contaminazioni con la modernità alienante, spazio
rassicurante, ben definito, certo denso di significati e di rapporti autentici, verso una riproduzione
infinita di ambienti artificiali a guisa dei modelli originali o dei presunti tali e forme culturali
“autenticamente originali” della contemporaneità. Una pubblicità delle crociere Costa, uscita nei
settimanali e mensili italiani alla fine del 1999, raffigurava un gruppo di suonatori su di una
spiaggia tropicale con la prua di un transatlantico in arrivo, stile Scoperta delle Americhe il cui
slogan recitava: “Il bello di una crociera Costa nei Caraibi è che potete aggiungerci il resto del
mondo”, altrimenti detto le culture ed il resto del mondo possono essere aggiunte come optional alla
vacanza.
Infatti, la contemporanea società postmoderna, definita da un senso di frammentarietà del presente e
di rottura col passato, dalla mancanza di profondità e di spessore, dalla perdita di riferimenti stabili
e dalla vittoria dell‟immagine, è densa di contraddizioni, di ambivalenze in cui la separazione fra
soggetto e oggetto, fiction e storia, cultura alta e di massa, scienza e mito si fa sempre più debole, in
una comunicazione globale definita dalla standardizzazione culturale e da un‟irruzione fastidiosa
del commercio e dei media nell‟arte e nella cultura. La società postmoderna acclama l‟effimero in
un‟implosione di simboli e di immagini spettacolari, ma soprattutto si fonda su di un iperspazio
immateriale e pervadente da cui scaturiscono informazioni sovrabbondanti in tempo reale. Per cui la
distanza che ci consentiva di definire e rappresentare un qui nel quale situarci ed un altrove rispetto
al quale misurare la nostra presenza tende definitivamente a scomparire in un “tutto qui e ora” . Da
ciò, ne deriva che, non solo ci piovono addosso informazioni secondo logiche inconsistenti che
premiano l‟apparenza e la lucentezza di immagini destinate a colpire e ad essere altrettanto
velocemente dimenticate, ma, venendoci a mancare la distanza spazio-temporale ne viene
compromesso anche l‟elemento dell‟alterità. Quest‟ultima si perde nel vuoto dello scoop, nelle foto
patinate di riviste che brillano di luce propria, in cui tutti è ugualmente distante e vicino, reale ed
immaginario. Ma soprattutto elemento assolutamente da non sottovalutare “se ogni entità si
definisce per differenza dallo sfondo su cui si colloca, quando il territorio ha perduto la natura esso
si fa il tutto indistinto”, indistinto ma anche altamente frammentato, episodico e stereotipato in cui
la Cina è la Grande Muraglia, l‟India il Taj Mahal ed il West assomiglia sempre di più agli spot
pubblicitari della Malboro. In definitiva, il testo si fa indipendente, vive di luce propria, lo sfondo
viene inventato e rappresentato, in un meccanismo in cui il rischio di scambiare la cartografia per il
territorio, ovvero l‟intorno, con gli spezzoni pubblicitari, si fa decisamente concreto e pressante. Le
dinamiche turistiche contemporanee non solo evidenziano perfettamente questa forma di
appiattimento dello spazio territoriale in una forma di regionalismo da cartolina, ma si nutrono
proprio di questa. L‟autenticità rappresentata dagli innumerevoli operatori dell‟industria turistica
fa parte di quella che Goffman definisce duplice articolazione strutturale del front (la scena),
appositamente predisposto per l‟incontro formale tra turista e comunità locale e del back (il
retroscena), luoghi costruiti dagli operatori turistici ma anche spazi dove si ritirano i membri del
gruppo locale tra una rappresentazione l‟altra, per riposarsi e predisporre la propria attività,
finalizzata ad accentuare la ricerca del diverso, dello stupefacente che affascina il turista ed è
proprio sugli aspetti più spettacolari della cultura che verrà posto l‟accento. Ecco dunque che i
dogon vengono dipinti come animisti e fermamente legati a tradizioni ancestrali, sebbene oggi siano
73
II Parte - Approfondimento
in gran parte musulmani e coinvolti in forti trasformazioni, così come i tuareg continuano a vivere
nell‟immaginario turistico, la loro epopea nomade di guerrieri, nonostante la loro sempre maggiore
sedentarizzazione e la crisi sociale ed economica che stanno vivendo. Da ciò, ne consegue un
atteggiamento della popolazione locale di esaltazione di ciò che i turisti si attendono di vedere, in
un processo di forte irrigidimento delle culture locali, una sorta di immobilità perenne tanto gradita
al turista occidentale che essendo tendenzialmente conservatore, spesso nostalgico, ama pensare alle
popolazioni che visita come appartenenti ad un mondo perduto, ancora legato alle tradizioni.
Poiché, come già accennato, lo sguardo del turista è costruito sulla base di segni ed immagini in
parte precostituiti, spesso s‟interessa di qualcosa in riferimento a se stesso ed al suo immaginario:
identificherà Parigi come “romantica e senza tempo” ed allo stesso modo andrà alla ricerca del vero
pub inglese o dell‟autentico mercato africano. Lo spettacolo delle danze tradizionali esprime, con
una certa efficacia, ciò che interessa veramente il turista, ovvero non la vita quotidiana nella sua
totalità ma piuttosto alcuni aspetti di essa solitamente i più spettacolari, più esotici, lontani dalla sua
realtà quotidiana. Tale lontananza, come già espresso in precedenza, viene accentuata dai media e
dagli operatori turistici che tendono a costruire l‟oggetto dei desideri ed a tale scopo, utilizzano
spesso i dati e le analisi forniti dagli etnologi, dopo averne estratto gli aspetti più spettacolari.
Emblematico è il caso dei dogon del Mali: una guida di Sanga, capoluogo della regione dogon e
punto di partenza delle escursioni per i villaggi dell‟altopiano, sostiene che: “I turisti vogliono
sapere fotografare le cose dell‟animismo. Vogliono vedere i feticci e le feste animiste. Amano tutto
ciò che è antico, non ciò che è moderno” . Per tale ragione, le guide locali mostrano tutto ciò che è
animista, evitano di condurli alla moschea, presente in quasi tutti i villaggi ed in ogni luogo che
possa rivelare tracce di modernità e di trasformazione. A Sanga, in alta stagione, vengono eseguite
quasi quotidianamente danze per i turisti, anche perché, in genere la pubblicistica legata al turismo,
spesso promuove le danze indigene come archetipi dell‟esotico. Un tempo era il grande Baobab che
cresce sulla spianata fra i villaggi di Ogol basso e Ogol alto a segnare il centro abitato, oggi invece
le danze si svolgono sotto l‟albero fromager, davanti all‟ufficio postale, perché vicino all‟hotel
Campement: a organizzarle sono le stesse guide che gravitano attorno all‟hotel e che,
all‟occorrenza, si trasformano in danzatori e suonatori e ad ogni spettacolo mettono in scena gli
aspetti più scenografici. Anne Doquet, prosegue evidenziando che nel corso di una danza per turisti
a cui aveva assistito, la maschera sirigui, caratterizzata da un‟altissima struttura verticale, ha girato
in senso inverso a quello tradizionale, per mettersi in condizione di luce migliore per i turisti
fotografi. A tale riguardo, molti studiosi definiscono tale meccanismo, sempre più diffuso e
ricorrente, come una forma di forte impoverimento culturale, mentre altri come Yvonne Daniel,
sostengono che la commercializzazione delle danze per fini turistici, non ne condiziona
necessariamente il carattere, non né diminuisce l‟autenticità, non ne sopprime né muta
drasticamente il significato. Essendo il turismo una potenziale fonte di reddito, i locali finiscono per
seguire le leggi della domanda e proporre, di conseguenza una loro offerta adattata. Così i tuareg
libici che oggi accompagnano i turisti nel deserto, indossano abiti tradizionali, che forse non
porterebbe ad altri contesti, magari enfatizzando il loro essere nomadi e così anche alcune guide
turistiche, che per dimostrare di avere un piede nel mondo dei turisti, cercano di sembrare sempre
più europei, iniziano ad allontanarsi dalla loro cultura, in molti casi indossano abiti occidentali, altri
gadget regalati loro dai turisti ed a volte si danno nomi come Napoleon, Victor Hugo, Giovanni
Pascoli. Di conseguenza, la guida vende immagini, informazioni, contatti, souvenir e la sua
conoscenza della cultura indigena non è limitata a fatti e colore locale, include anche l‟arte di
costruire una rete, di monopolizzare i contatti, un vero e proprio mestiere che tende ad una sempre
maggiore professionalizzazione, con tutto ciò che ne consegue, inclusa una progressiva perdita di
spontaneità. Lo stesso si potrebbe affermare per numerose performances culturali, quali danze,
musiche, arte ed altre forme di esibizione giocate in chiave turistica, dando vita ad una versione
pubblica spettacolarizzata, che tendenzialmente nasconde quella privata. Il tutto per soddisfare le
curiosità superficiali di un turista medio che desidera le emozioni dell‟esotismo ma non è quasi mai
disposto ad assumersi l‟impegno che richiede l‟incontro e la conoscenza di una cultura diversa, si
limita infatti registrare il colore locale, a fotografare luoghi e personaggi “esotici”, a cercare il
74
II Parte - Approfondimento
folklore che gli è stato riproposto dalle immagini offerte dai tour operators.
L’incontro (mancato) fra turisti e realtà ospitante:
l’illusione di un’autenticità costruita
Il viaggiatore come sostiene Zanetto, parte per tornare e non torna indenne. Dal momento che
sperimenta l‟alterità, allarga la propria visione del mondo, la relativizza e si rende conto che la sua
cultura vicina non è l‟unica possibile e ineluttabile, il viaggio arricchisce la nostra esperienza del
lontano e definisce il nostro qui, ci posiziona rispetto ad un tutto. Il turista postmoderno è diventato
la negazione del viaggio stesso, proprio perché attualmente gli manca l‟elemento fondante ed
arricchente dell‟esperienza del viaggio: l‟esperienza dell‟alterità. Infatti, come sottolinea lo stesso
Zanetto il viaggio postmoderno è un moto circolare che parte da casa e vi ritorna senza mai
staccarsene mai totalmente, protetti da luoghi costruiti a tavolino per rispondere all‟ansia di un
turista spaesato e desideroso di emozioni forti quanto rassicuranti. Curiosa, quanto altrettanto
realistica, risulta la considerazione dell‟antropologo Augè sull‟esistenza di una molteplicità di spazi,
in cui il soggetto viaggiatore si mette alla prova come spettatore senza che la natura dello spettacolo
che lo circonda, lo interessi realmente, come se “lo spettatore in posizione di spettatore fosse lo
spettacolo in se stesso”. In altre parole, va delineandosi uno spazio del viaggiatore che non può
essere definito né identitario, né relazionale, né storico, ma piuttosto l‟archetipo del nonluogo,
ovvero, il nuovo prodotto turistico confezionato da una quanto mai efficiente industria tecnologica
(in grado di dare vita a postmoderne giostre, lunapark, autentiche scenografie tropicali, asiatiche,
africane) . Si tratta di un prodotto turistico assoluto, in quanto rompe i legami con l‟ambiente e la
società locale divenendo completamente “autoreferenziale”, di fatti si tratta di uno spazio
extraterreste che spesso mette l‟individuo in contatto solo con un‟altra immagine di se stesso.
L‟esempio più eclatante di questa nuova tendenza è la creazione dei “distretti del piacere” , luoghi
creati dall‟industria turistica che si propone di produrre desideri, consigliare esperienze ed
emozioni, organizzare il divertimento sulla base di immagini e di stimoli tecnologicamente indotti.
Tale realtà ben concretizza una tendenza di maggiore ampiezza ed entità, e che si configura col
processo di dysneificazione, in cui cultura e storia vengono insensibilmente trasformate in immagini
preconfezionate. Infatti, la chiave di successo degli spazi turistici come accade nei Disneyworld, nei
centri commerciali o nei villaggi turistici è data dalla separatezza dal mondo reale e dalla
ricostruzione simbolica di uno spazio alternativo altamente giocoso. Così, l‟autentico lascia il posto
alla replica, mentre l‟esperienza viene etichettata e “edulcorata” prima di essere compresa dal turista
viaggiatore, inevitabilmente il turismo modifica la produzione e la natura dell‟arte dell‟artigianato
locale e della cultura nella sua interezza, in un meccanismo in cui sono i luoghi che si adattano
irrimediabilmente e repentinamente ai gusti del turista medio e non viceversa, come risulterebbe
auspicabile. Secondo questa logica, il Parco dei Faraoni vicino a Il Cairo promette un viaggio
iperreale nel passato, mentre Israele intende costruire un Parco Biblico, sfondo feticcio per le
vicende del libro sacro, infine la periferia di Giacarta ospita un riassunto pacchiano dell‟Indonesia
“da vedere” . Il meccanismo che s‟innesta vede un territorio che si fa turistico, si ripensa in
funzione della propria immagine, in perenne evoluzione e che si rimodella dando vita a “nuovi
centri”, a mega-alberghi, veri e propri poli del turismo internazionale “protetto” . Accade pertanto
che si vadano diffondendo da un lato nuovi resort, universi autosufficienti altamente standardizzati,
vere e proprie gabbie dorate e dall‟altro lato spazi altrettanto protetti in cui avviene l‟apparente
incontro autentico fra turisti e comunità locale. In entrambi i casi si tratta di universi costruiti,
artificiali che si occupano di rassicurare ed al contempo far immergere il turista in una cultura locale
in una dimensione coreografica, quanto sorvegliata. In realtà l‟artificiosità di tali ambienti turistici
blindati è evidente a tutti, anzi la sua separatezza dall‟ambiente circostante rappresenta una delle
attrattive fondamentali: maggiore è il livello della struttura ricettiva, maggiore è la protezione che
offre rispetto ai disturbi dell‟ambiente esterno (spesso raggiunta tramite forme coercitive di difesa,
veri e propri eserciti di vigilantes). Il paradosso di tale meccanismo risiede proprio nel fatto che la
protezione dello spazio turistico avviene da un “intorno” che la stessa domanda turistica ha
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II Parte - Approfondimento
partorito: ondate di venditrici ambulanti, massaggiatrici, mendicanti, guide improvvisate che
assalgono i turisti con mille proposte e richieste. Passeggiando all‟interno dello Sheraton di Nusa
Dua si ha l‟impressione di attraversare un territorio ovattato, un mondo nel quale rumori e odori
dell‟esterno si trasformano in profumo e musica. Si tratta di un‟altra Bali, una sorta di ambito
extraterritoriale, dove l‟aggressività dei locali viene tenuta lontana dall‟esercito dei vigilantes, in cui
lo spazio è stato ripensato in funzione della fuga e di una separatezza dalle dinamiche esterne. Lo
stesso Club Med tende ad enfatizzare la propria separatezza dall‟ambiente in cui è localizzato e
decanta la seguente promozione: É a Bali, ma non appartiene a Bali, in realtà, nel postmoderno
Bali it’s all you want it to be!
La quarantena del turista si spiega così, non soltanto come bisogno di protezione fisica e di tutela
sanitaria in un contesto affascinante quanto minaccioso, le gabbie dorate e le reti che le collegano
assicurano al turista riferimenti stabili e certi: la scritta in inglese, la marca di sapone conosciuta, la
catena di fast food, il tutto in un infinito e giocoso racconto di noi stessi e che non può fare altro che
ruotare attorno al nostro bagaglio di percezioni e rappresentazioni mentali.
Pertanto, si assiste al proliferare di catene di alberghi, villaggi turistici e ristoranti che offrono uno
standard di servizio identico in ogni parte del mondo e che riflette i livelli di consumo quotidiano
dei visitatori, garantendo loro una sensazione di protezione e di sicurezza; allo stesso modo tali
servizi detengono l‟ardito compito di rappresentare l‟esotico e la novità di una nuova cultura ma
dall‟altro non devono essere percepiti come troppo nuovi o “strani” di modo da non fare scaturire
ansie e preoccupazioni nel turista, assolutamente non disposto ad esporsi ai rischi di
un‟esplorazione individuale della realtà locale. In tale quadro, le relazioni che si instaurano fra
comunità locale e turisti possono spesso sfociare in un vero e proprio scontro culturale, infatti,
l‟attitudine della popolazione locale verso lo sviluppo turistico può infatti passare attraverso varie
fasi, da quella in cui i turisti sono ben voluti (considerati una sorta di gallina dalle uova d‟oro per
l‟economia locale) a quella in cui apatia, irritazione, e potenziale antagonismo “anti-turista”
cominciano a prevalere, come risultato di un incontro fallito fra differenti culture, e di livelli di
prosperità economica tali da indurre le due parti ad un vero e proprio “saccheggio reciproco”. In
realtà, le basi che vengono poste dall‟esperienza di turismo postmoderno non si pongono alcuna
finalità di reale incontro e arricchimento reciproco, ma piuttosto intendono dare vita a parvenze di
incontro, inscenato su di un palcoscenico ben definito. Senza considerare che la scena molto diffusa
a cui spesso, si ha avuto occasione di assistere, è quella ben descritta da Renzo Garrone: “villaggio
egiziano o tibetano, non importa. Arriva un pulmino in uno slargo polveroso, ne esce un gruppo di
turisti con cappelli da sole (…). Sulla strada, tra mendicanti, e venditori di chincaglierie, scattano
foto a più non posso. Farebbero lo stesso in qualsiasi altro frangente, a meno che non intervenga
qualcuno a scoraggiare la cosa (…) il problema non è la voglia di fotografare quanto il fatto di non
avere stabilito con le persone nessun rapporto prima di sfoderare l‟obiettivo”. In ogni caso, spesso
gli scontri culturali scaturiscono da due situazioni ben precise, in primo luogo dal senso di
frustrazione da imitazione del comportamento del turista. Infatti la maggior parte dei turisti
proviene da contesti di vita e consumo decisamente differenti rispetto a quelli di destinazione, per i
residenti il gruppo straniero rappresenta l‟agiatezza occidentale, spesso ostentata dagli stessi turisti
tramite lo sfoggio di standard di vita decisamente più elevati rispetto a quelli che adottano nella loro
vita quotidiana, questo contribuisce ad un raffronto fra le due culture in cui quella ospitante finisce
spesso per sentirsi inadeguata, specie sotto il profilo materiale. Avviene inoltre che il turista medio
inietta spesso il comportamento di una società del superfluo all‟interno di una società del bisogno,
infatti come sottolinea Boudhiba quello che il turista medio consuma in Tunisia in una settimana, in
quantità di alimenti è equivalente a quello che due tunisini su tre mangiano in un anno intero. In
secondo luogo, l‟irritazione è causata dagli stessi comportamenti dei turisti, nella maggiora parte dei
casi ignoranti, o negligenti non rispettano, anzi non intendono assolutamente rispettare i valori
morali e costumi locali dei residenti, sfoggiando una sregolatezza comportamentale decisamente
evidente: dall‟eccessivo consumismo, all‟eccentricità dell‟abbigliamento, fino all‟ostentazione del
nudo o del seminudo per giungere al caso estremo quanto altamente diffuso dello sfruttamento
sessuale. Di conseguenza ondate di turisti adottano comportamenti frequentemente disordinati,
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II Parte - Approfondimento
trasandati, solo in funzione del loro relax in vacanza, da ciò ne consegue un atteggiamento del
turista medio spesso offensivo e prevaricante, fatalmente irrispettoso che può causare irritanti fastidi
nei Paesi Occidentali e reazioni decisamente inappropriate e scandalose in Paesi in cui prevale una
tradizione ancora morigerata. Non solo, spesso gli stessi residenti locali sono stanchi di essere
trattati in funzione della loro rappresentazione stereotipata e simbolica, stanchi di essere privati
della loro identità culturali, vanno diffondendosi sempre di più reazioni come quelle denunciate
dall‟organizzazione indigenista Survival International, la quale ha messo in evidenza
l‟esasperazione delle comunità indigene che vivono lungo il fiume Ucayli in Perù. Queste hanno
deciso di chiudere le porte al turismo organizzato dichiarando letteralmente “non siamo oggetti
turisti ma esseri umani” .
In definitiva, avviene spesso che l‟Altro contemporaneo è ormai morto e sepolto come terreno di
confronto, viene recuperato dal turismo come valore effimero, come spettacolo vivente nell‟era
virtuale e così condannato all‟ibernazione, ormai l‟Altro ci appartiene in quanto è solo attraverso il
nostro linguaggio ed il nostro modo di essere che riusciamo a rappresentarlo e quindi a coglierlo
nella sua interezza. Talvolta risvegliati dall‟incoscienza gli individui dell‟era postmoderna vivono
barlumi di consapevolezza in cui percepiscono la perdita di una natura incontaminata, la nostalgia
per un senso di appartenenza perduto, l‟ansia della ricerca dell‟Altro culturale, da qui la moda eco
turistica ed il successo del turismo etnico, spesso congiunti atti a colmare questo grande e
diversificato senso di vuoto che colpisce il turista medio. In sintesi, il turista post moderno sa di
essere turista e sa che il turismo in fondo è una serie di meccanismi, giochi che poggiano su una
moltitudine di testi e di immagini che non hanno nulla a che vedere con una reale ed autentica
esperienza esistenziale. Cosciente o felicemente incosciente del fatto che lo spettacolo locale
apparentemente autentico è in realtà un simulacro e che l‟incantato immobile villaggio di pescatori
non potrebbe vivere senza gli introiti del turismo, il turista post-moderno non può liberarsi della sua
condizione di outsider.
Incontro con l’Altro(ve):
La mobilità, rappresenta sicuramente il fattore che meglio definisce la società contemporanea, una
società decisamente globale in cui il paradigma dello spostamento, che sia materiale o virtuale ne
rappresenta sicuramente l‟elemento fondante. Una società complessa e densa di contraddizioni le
cui leggi globali offrono altrettanti pacchetti all inclusive a turisti desiderosi di essere viziati in
vacanza, attirano banchieri stranieri a Tokyo, e, con altrettanta forza spingono soggetti in forte
difficoltà economica ad attraversare il mondo in cerca di lavoro per poi rigettarli violentemente.
In ogni caso, viaggiando o restandosene a casa gli individui detengono la straordinaria opportunità
di confrontarsi con l‟Altro, portatore di un variegato bagaglio culturale e quindi di un Altrove,
spesso molto distante dalla propria sfera quotidiana.
In realtà, occorre riflettere sul fatto che ogni cultura è essenzialmente “multiculturale”, perché in
essa sono riscontrabili sedimenti provenienti da luoghi e popoli diversi ed è possibile assistere alla
coabitazione di diversi gruppi linguistici, culturali o religiosi, che vivono nel medesimo spazio
territoriale (è il caso ad esempio della zona alpina dell‟Italia, in cui da est a ovest convivono diversi
gruppi come quello sloveno, il friulano, il tirolese, l‟occitano, il provenzale, il ladino). Questo per
indicare come il confine culturale, a differenza della rigidità di quello statuale risulta essere
decisamente fluido e di conseguenza risultano piuttosto insensate le affermazioni che suppongono
un‟identità culturale italiana piuttosto omogenea. Infatti, mentre gruppi separati da confini statuali
possono avere consuetudini culturali e portati valoriali simili, altri che vivono all‟interno dello
stesso Stato possono detenere fra di loro più differenze che similitudini. Pertanto, non è
esclusivamente l‟arrivo di immigrati di differenti nazionalità che rende la società multiculturale,
bensì, essi aggiungono ulteriori differenziazioni a quelle già esistenti e contribuiscono casomai a
renderle più visibili.
A tale punto ci è sembrato interessante ragionare sul modello di incontro ed interazione possibile fra
i due soggetti protagonisti più che mai dell‟attuale scenario italiano, mettendo in luce come alcune
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II Parte - Approfondimento
soluzioni proposte e di largo uso nella società attuale, nascondano in realtà alcuni messaggi
fortemente criticabili. In particolare assimilazionismo e differenzialismo parlano in realtà, lo stesso
linguaggio escludente e di negazione della realtà.
La tendenza, da un lato, è quella di “rendere simili”, omologare le differenze e quindi di negarle, o
di creare processi escludenti e/o marginalizzanti che finiscono per renderle assolute, si tratta di
pericolosi automatismi identitari e nella logica del “siamo tutti uguali” si legittima l‟altro solo
perché è uguale a noi, non perché diverso e come tale va rispettato.
Allo stesso modo le retoriche del multiculturalismo valorizzano le differenze culturali come misura
dei processi di integrazione e la loro inclusione come metro della capacità di accoglienza,
generando la sindrome collettiva della minaccia, ma soprattutto fabbricando le diversità, dato che si
adopera a rendere visibili le differenze, a intensificarle e così anche a moltiplicarle. La verità
condivisa dalla società attuale e fortemente riprodotta dalla comunicazione politica, dai mass media
e da una parte del mondo accademico e scolastico, è che esiste una diversità tollerabile e
assimilabile, poiché integrabile nel tessuto economico, funzionale al nostro Paese e ne esiste
un‟altra raccontata e percepita invece come una minaccia dell‟ordine sociale e culturale costituiti, si
tratta di una “diversità troppo diversa”, perché visibile, forse troppo cosciente e corporativa, vissuta
come problema. In quest‟ultimo caso, la realtà può tradursi in un duplice rischio: da un lato, si
possono riprodurre disuguaglianze etniche soprattutto nell‟accesso alle opportunità nonché
condizioni di vita che si sommano a quelle sociali, dall‟altro lato si possono strutturare minoranze
etniche svantaggiate che rifiutano il contesto esterno dirigendosi verso pratiche devianti.
Lo stesso modello di integrazione, più volte proposto come modalità di intervento a fronte di tale
realtà, nasconde di fatto una relazione unilaterale tale per cui è il soggetto immigrato ad adattarsi ed
inserirsi nella società di arrivo. In realtà, più che di integrazione sarebbe forse meglio parlare di
interazione, ovvero di una relazione di tipo bilaterale che richieda l‟intervento di entrambi, dato
che serve essere in due per dare il via alla conoscenza- confronto fra due culture per poi stabilire
una piattaforma di valori comuni. A tale fine occorre in primo luogo elaborare e fare rispettare lo
stesso universo dei diritti umani nella definizione di un progetto sociale di emancipazione che sia in
grado di estendere i confini della democrazia tramite una cultura della partecipazione basata sul
riconoscimento delle differenze ed al contempo sulla parificazione di trattamento e di opportunità.
Tale modello crede nella fertilizzazione reciproca tra culture, in un incontro che deve arricchire le
varie identità culturali facendole ben convivere, in un processo in cui si rispetto la molteplicità
culturale esistente e non si fabbrica, sostenendo la creazione di una società aperta in cui viene
assicurata la pace interculturale.
Immaginario stereotipato:
Tale espressione vuole indicare la presenza di un universo comunicativo che si occupa di definire e
rappresentare, spesso in maniera decisamente distorta, elementi centrali quali la rappresentazione
dell‟altro e dell‟altrove, in funzione dell‟obiettivo che si pone il meccanismo comunicativo. Nello
specifico, abbiamo deciso di focalizzare la nostra attenzione sia sul turismo sostenibile che sul
settore della cooperazione internazionale, importanti ambiti esperienziali di contatto con altri luoghi
e culture e con diverse prospettive di osservazione del mondo, che si pongono l‟obiettivo del come
comunicare con gli altri e con se stessi, attingendo da e dando vita ad uno strutturato immaginario
collettivo. Si parte dal presupposto che ovunque si va articolando e definendo un sistema di valori
condiviso spesso contraddistinto da immagini stereotipate e figure fortemente distorte, nel
nostro caso centrali all‟immaginario occidentale. Si tratta di un universo che vede oggi una bizzarra
compresenza di paradigmi legati a questo mito e che trovano una differente rappresentazione dello
stesso Altrove, in base alla propria specifica finalità comunicativa. Da un lato, le campagne
umanitarie e di fund raising degli enti che si occupano di cooperazione internazionale rappresentano
il Continente africano, in cui s‟intende intervenire tramite progetti di sviluppo come un continente
“nero” e indifferenziato, un immenso villaggio dove esistono solo povertà e genocidi, e che si situa
sul baratro della sopravvivenza. La rappresentazione che ne deriva è quella di un Paese, una sorta di
succursale dell‟inferno, abitato da vittime di non luoghi, piuttosto che da persone dotate di una
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II Parte - Approfondimento
propria identità, al punto che tale rappresentazione vittimistica è stata spesso interiorizzata dalle
stesse popolazioni dei Paesi coinvolti, specialmente nel momento di contatto con gli abitanti dei
Paesi occidentali. Se da un lato si ricorre al registro della pietas, nel caso della comunicazione di
promozione turistica rivolta non più a potenziale donatore bensì al futuro turista, il registro
utilizzato è quello dell‟appeal, centrale nel marketing turistico e che entra in gioco con allettanti
proposte esotiche e di evasione dal solito quotidiano. Così quello che nell‟universo comunicativo
precedente veniva definito come un inferno abitato da naufraghi dello sviluppo che bisognava
salvare, al momento in cui occorre attrarre i turisti (ed i loro portafogli) in loco, lo stesso Paese si
trasforma in un vero e proprio ambiente paradisiaco avvolto da un dimensione magica, quasi
surreale.
Ospitalità:
Atto di accogliere nella propria casa, città, paese una persona che normalmente non vi vive. Emile
Benveniste nel suo "Dizionario delle istituzioni indoeuropee" prendendo in considerazione
l‟etimologia e la storia della parola ospite, giunge alla conclusione che la nozione di ospitalità si
basa sull‟idea che un uomo è legato ad un altro dall‟obbligo di compensare una certa prestazione di
cui è stato beneficiario. L‟ospitalità dunque come tipo di relazione tra individui o gruppi si lega a
dei rituali che consistono nello scambio di una serie di doni e contro doni, poiché un dono crea
sempre l‟obbligo nel partner di un dono maggiore, in virtù di una specie di forza costringente. È
insieme una festa legata a certe date e a certi culti, un fenomeno economico in quanto circolazione
di ricchezze; un legame tra famiglie, tribù, e persino tra i loro discendenti. Questo tipo di relazione
tra individui o gruppi lo ritroviamo nella istituzione del potlatch, praticato dalle popolazioni indiane
del Nord Ovest dell‟America. La stessa istituzione dell‟ospitalità esiste nel mondo greco sotto un
altro nome, xenia. Infatti l'ospitalità per i greci era una regola di convivenza civile, un dovere
rituale. Non esistendo leggi scritte, le famiglie erano regolate da norme orali condivise da tutti.
L'ospitalità rappresentava un legame durevole di solidarietà, che si manifestava con uno scambio di
beni e favori. Si era obbligati a concedere ospitalità prima ancora di sapere l'identità dello straniero,
posto sotto la protezione di Zeus. Il rapporto di ospitalità veniva sancito con una stretta di mano e
con scambio di doni.
La realtà all’ombra del baobab:
Attraverso il viaggio alla scoperta del turismo responsabile incentrato sull’incontro con l’Altro e
con l’Altrove, ci si addentra nei cunicoli dimenticati dalle rotte turistiche. All’ombra del baobab si
scoprono alcuni degli innumerevoli volti che animano una terra e la popolazione che la abita;
all’ombra del baobab per vedere bene è necessario togliere gli occhiali da sole che filtrano tutte le
luci attraverso le categorie del turista, e una volta tolti, sarà possibile cogliere più sfumature, belle
o brutte che siano, ma reali, vere, animate e non sepolte in una cartolina. Con l’espressione
“all’ombra del baobab” abbiamo voluto indicare un cammino che porti chi lo percorre a non aver
paura di lasciare per un po’ il proprio banco per affacciarsi a una finestra nuova: ognuno sarà libero
di scegliere se stare a guardare, immaginare, riflettere o saltar giù e andare in cortile a incontrare gli
Altri; ognuno a modo proprio, ma tutti animati dal rispetto e dalla curiosità verso luoghi e persone.
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II Parte - Approfondimento
“Eccessi di Culture”
Tzvetan Todorov, nella sua critica a Lévi-Strauss, mette in luce la contraddizione esposta
dall‟etnologo francese, che non sembra troppo ottimista circa un dialogo tra culture diverse. E‟vero
che la comunicazione è fonte di progresso, ma lo scambio è causa di distruzione: se non
comunicate, non potete guadagnare; se comunicate, andate verso la vostra rovina. Questo sembra
sostenere Lévi-Strauss, che nel suo saggio Razza e cultura invita a scegliere il minore dei due mali
e si pone in tal modo contro lo scambio e la comunicazione interculturale. “E‟ vero che la
comunicazione comporta l‟omogeneità e che l‟omogeneità comporta la morte?”, si chiede Todorov
perplesso. Accettare tale posizione significherebbe ammettere che le differenze nascono solo da una
reciproca ignoranza, mentre la storia ci dimostra il contrario. Vale la pena di rileggere la celebre
parodia che Ralph Linton era solito proporre ai suoi studenti nella prima lezione di antropologia
culturale: Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe
origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta
originaria dell’India; o di lino pianta originaria del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale
originariamente domesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti
questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti inventati nel vicino Oriente. Si infila
i mocassini inventati dagli indiani delle contrade boscose dell’Est, e va nel bagno, i cui accessori
sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe di data recente. Si leva il pigiama,
indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche.
Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra sia derivato dai sumeri o dagli antichi egiziani.
Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato
nell’Europa meridionale e si veste. Indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di
pelle dei nomadi delle steppe dell’Asia, si infila le scarpe fatte di pelle tinta secondo un
procedimento inventato nell’antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà
classiche del Mediterraneo; si mette intorno al collo una striscia dai colori brillanti che è un
vestigio sopravvissuto degli scialli che tenevano sulle spalle i croati del XVII secolo […] Andando
a fare colazione si ferma a comprare un giornale, pagando con delle monete che sono un’antica
invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una nuova serie di elementi presi da
altre culture:il suo piatto è fatto di un tipo di terraglia inventato in Cina; il suo coltello è di
acciaio, lega fatta per la prima volta nell’India del Sud, la forchetta ha origini medievali italiane, il
cucchiaio è un derivato dell’originale romano. Prende il caffè, pianta abissina, con panna e
zucchero. Sia l’idea di allevare mucche, sia quella di mungerle ha avuto origine nel vicino Oriente,
mentre lo zucchero fu estratto in India per la prima volta. Dopo la frutta e il caffè, mangerà le
cialde, dolci fatti, secondo una tecnica scandinava, con il frumento, originario dell’Asia minore
[…] Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla spalliera della sedia e fuma,
secondo un’abitudine degli indiani d’America, consumando la pianta addomesticata in Brasile o
fumando la pipa, derivata dagli indiani della Virginia o la sigaretta, derivata dal Messico. Può
anche fumare un sigaro, trasmessoci dalle Antille, attraverso la Spagna. Mentre fuma legge le
notizie del giorno, stampate in un carattere inventato dagli antichi semiti, su di un materiale
inventato in Cina e secondo un procedimento inventato in Germania. Mentre legge i resoconti dei
problemi che si agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indoeuropeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano.
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II Parte - Approfondimento
Piccolo dizionario dei nomignoli più insultanti:
In tutti i Paesi in cui è stata forte presenza degli emigrati italiani, sono stati coniati soprannomi di
ogni genere, alcuni spiritosi, altri volgari, altri infamanti, tutti connotati da una componente
discriminatoria e stereotipante. Eccone una breve raccolta:
Babis: rospi(Francia, fine Ottocento)
Bacicha: baciccia(Argentina, dal personaggio al centro delle commedie e
delle barzellette
genovesi: allegro, divertente, sempliciotto, ma capace anche di fare il furbetto
Bat: pipistrello(diffuse in certe zone degli Stati Uniti, a fine Ottocento e ripreso dal Giornale
Harper’s Weekly per spiegare come molti americani vedessero gli italiani “mezzi bianchi e mezzi
negri”)
Black Dago: dago negro(Louisiana e Stati confinanti, fine Ottocento, per sottolineare come più
ancora degli altri dagoes, vedi definizione, gli italiani, fossero simili ai negri)
Bolanderschlugger: inghiotti-polenta (Basilea e Svizzera tedesca)
Carcamano: furbone, quello che calca la mano sul peso della bilancia (molto diffuso in Brasile)
Chianti:ubriacone (Usa, con riferimento al vino toscano che per gli americani rappresentava tutti i
vini rossi italiani, chiamati dago red)
Christos: cristi (Francia, fine Ottocento: probabilmente perché i nostri erano visti come dei gran
bestemmiatori)
Cincali: cinquaioli (dialetto svizzero tedesco, dalla fine dell‟Ottocento: cincali equivaleva a
tschingge, dal suono che faceva alle orecchie elvetiche il grido cinq! Lanciato dagli italiani quando
giocavano alla morra, allora diffusissima. La variante caiba cincali! Fu urlata dagli assassini di
Attilio Tonola)
Crispy:suddito di Crispi (Francia, seconda metà dell‟Ottocento, dovuto a Francesco Crispi
disprezzato dai francesi, ma il gioco di parole era con grisbi, ladro)
Dago:forse il più diffuso e insultante dei nomignoli ostili nei paesi anglosassoni, vale per tutti i
latini ma soprattutto gli italiani, e l‟etimologia è varia. C‟è chi dice che venga da they go, finalmente
se ne vanno. Chi da until the day goes, fin che il giorno se ne va, nel senso di lavoratori a giornata.
Chi da diego, uno dei nomi più comuni fra spagnoli e messicani. Ma i più pensano che provenga da
dagger: coltello, accoltellatore, in linea con uno degli stereotipi più diffusi sull‟italiano “popolo
dello stiletto”.
Ding:suonatore di campanello, ma con un gioco di parole che richiama al dingo, il cane selvatico
australiano (Australia)
Français de Coni:francesi di Cuneo (Francia, fine Ottocento, con gli immigrati italiani che
tentavano di spacciarsi per francesi)
Greaseball: palla di grasso o testa nuda (per lo sporco più che per la brillantina, Usa)
Green Horns: germogli (ultimi arrivati, matricole, sbarbine, USa)
Guinea: africani (Usa, soprattutto Louisiana, Alabama, Georgia, dove era più radicato il
pregiudizio sulla “negritudine” degli italiani)
Ithaker: giramondi senza patria, vagabondi come Ulisse (gioco di parole tra Italia e Itaca,
Germania)
Katzelmacher: fabbricucchiai (Austria e Germania; nel senso di stagnaro, artigiano, di poco conto,
ma anche “fabbricagattini” forse perché gli emigrati figliavano come gatti).
Maccheroni (Macaroni, Macarrone): mangia pasta (in tutto il mondo e tutte le lingue, con qualche
variante)
Mafia-mann: mafioso (Germania)
Maisdiiger: tigre di granturco (solo Basilea)
Modok: pellerossa (Nevada, metà Ottocento, dal nome di una tribù d‟indiani D‟America)
Napolitano: napoletano (ma valido un po‟ per tutti gli italiani in Argentina: in particolare dopo la
“conquista del deserto” del 1870) in cui l‟esercito argentino che massacrò tutti gli indios, aveva
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II Parte - Approfondimento
vivandieri in buona parte napoletani)
Orso: in Francia, alla fine dell‟Ottocento, con un preciso riferimento, agli “orsanti”, i mendicanticircensi che giravano l‟Europa soprattutto nell‟Appennino parmense con cammelli, scimmie e orsi
ammaestrati.
Papolitano: storpiatura ironica di napoletano, valida per tutti gli emigrati italiani (Argentina)
Polentone: polentone (Baviera)
Rital: italiano di Francia (spregiativo ma non troppo, era la contrazione di franco-italiani, e veniva
usato per sottolineare come l‟immigrato italiano oltralpe non riusciva eppure dopo molti anni,
pronunciare correttamente la “r” francese. È il punto di partenza di Pierre Milza, lo storico francese
autore di Voyage in Ritalie)
Salamettischellede: affetta salame (Basilea)
Spaghettifresser: sbrana spaghetti (mondo tedesco)
Tano: abbreviativo di napoletano e di papolitano (gioco di parole argentino intorno a napolitano)
Tschingge: cinque (vedi cincali)
Walsh: variante tirolese di welsch (vedi)
Welsch: latino (nei paesi di lingua tedesca detiene due significati: se accoppiato a Tirol in “Welsh
Tirol” per definire il Trentino vuol semplicemente dire “Tirolo italiano”. Se viene usato da solo ha
via via assunto un valore spregiativo, tipo “italiota”o “terrone”)
Wog: wily oriental gentleman, astuto gentiluomo orientale, detto con sarcasmo. Voge gergale, usata
in Australia e spesso utilizzata anche in riferimento ai cinesi ed altri emigrati poco amati)
Wop: without passport o without papers, in America e nei paesi anglosassoni, significa “senza
passaporto” o “senza documenti”, ma la pronuncia uòp si richiama a “guappo”.
Zydrooneschittler: scrolla-limoni (Basilea e dintorni, con un rimando a Goothe ed alla celeberrima
poesia che ha stimolato la “Sehnsucht”, ovvero la nostalgia di tanti artisti tedeschi verso l‟Italia)
Teranga
La solidarietà è una caratteristica della società senegalese e il comportamento sociale che definisce
il wolof si realizza, principalmente, sotto l'aspetto della reciprocità e dell‟aiuto vicendevole.
Esiste solidarietà tra i membri di una famiglia, tra famiglie unite da legami di sangue, tra gruppi che
condividono o provengono dallo stesso territorio, tra persone che aderiscono alla stessa
confraternita…
Il gruppo prevale sul singolo, la famiglia non è il piccolo nucleo marito - moglie - figli ma l'insieme
delle famiglie del padre e dei figli sposati, spesso uniti ancora in un unico luogo di residenza e nella
più stretta cooperazione di ordine sociale e religioso.
La solidarietà, però, si estende anche oltre i confini famigliari, è stimolo alla mobilità e offre
occasioni per sviluppare i rapporti sociali, per questo motivo gli ospiti sono trattati con rispetto e
cortesia.
Tra le virtù fondamentali del popolo senegalese la teranga è sicuramente la più famosa.
Teranga è una parola che si può sommariamente tradurre come ospitalità ma che in realtà esprime
molto di più: accoglienza, attenzione, rispetto, gentilezza, allegria e il piacere di ricevere un ospite
nella propria casa.
Lo straniero accolto in casa è coccolato e vezzeggiato, gli sono concessi diritti straordinari, per lui
vengono cucinati i piatti migliori, con gli ingredienti più pregiati.
L'ospite è spesso incitato a mangiare, anche con frasi scherzose come "Non hai mangiato niente,
non è buono?" anche dopo che si è rimpinzato…
82
II Parte - Approfondimento
Il Gran Magal di Touba
la data cambia a seconda dell'anno e può variare di un giorno
Touba celebra ogni anno il Gran Magal, una manifestazione di riconoscenza nei confronti di
ALLAH.
Magal è un termine wolof che significa rendere omaggio, celebrare, commemorare e consiste in atti
di omaggio e gratitudine resi al Signore. Nella comunità murid esistono diversi Magal ma il più
importante è quello del 18 del mese lunare di Safar, il Gran Magal di Touba che commemora la
partenza per l'esilio di Cheikh Ahmadou Bamba. Si commemora infatti la sua partenza e non il
ritorno perché questo giorno coincide con l'inizio di un lungo viaggio spirituale, fra sofferenze e
speranza, e perché la riconoscenza dello Cheikh nei confronti di Allah si manifesta in ogni
momento, anche nei più difficili.
Durante il soggiorno a Diourbel, nostro SIGNORE espose a Cheikh Ahmadou Bamba il suo
volere, e gli comunicò che le prove erano ormai finite. I magnifici doni che il SIGNORE gli
accordò lo spinsero a rendere grazia ad ALLAH e al Suo Profeta e quindi egli decise di richiamare
tutta la comunità musulmana per renderla partecipe del messaggio ricevuto dicendo:
Riguardo alla Misericordia che ALLAH mi ha concesso, la mia sola e suprema gratitudine non
basta
più;
Domando a colui che ne ha la possibilità di associarsi a me nell'omaggio (Magal) che rendo al mio
Signore.
Fino ad oggi Lui mi ha esaudito al punto che ho ottenuto tutti i privilegi che invocavo.
All'inizio, la comunità murid non si riuniva per celebrare il Magal, ognuno lo festeggiava a casa
propria immolando un montone o preparando un pasto speciale. Fu Cheikh Mouhamadou Fadilou
Mbacke l'iniziatore della celebrazione del Gran Magal di Touba quale la conosciamo oggi.
Chiese ai taalibé di ritrovarsi a Touba il giorno 18 Safar per celebrare insieme questa solennità.
Omaggio, Giubilo, Culto. Questi tre simboli riassumono tutto il senso del Magal.
Il Magal di Touba non è solo una celebrazione popolare e spirituale ma uno dei momenti importanti
per mettere in pratica l'insegnamento dello Cheikh attraverso la devozione, il lavoro, la solidarietà.
Il giorno del Magal circa tre milioni di fedeli, provenienti da ogni luogo, si riuniscono a Touba,
animati dallo stesso fervore religioso. Ovunque in città si odono i khassaïd, salmodie dei poemi
scritti da Cheikh Ahmadou Bamba per manifestare la propria riconoscenza ad ALLAH.
Jaawartou (la Vicinanza)
di Cheikh Ahmadou Bamba
Mi sono allontanato da Satana e da tutti i germi di corruzione e, grazie al nome di Allah il
Benefattore Misericordioso, mi sono prodigato a seguire l'Inviato di Dio (Pace e Benedizione su di
Lui) e a operare per il bene. Non esiste forza né potenza se non in Allah l'Illustre, il Grande. Possa
io giungere nella vicinanza di Dio attraverso il suo Libro per il mio ingresso in Paradiso.
1.
Grazie al Corano, sono giunto nella vicinanza del mio Signore. Ho dominato la mia
anima e così ho allontanato il Maledetto.
2.
Mi limito a prendere in questo mondo il mio viatico per il Paradiso. Sono padrone della
mia passione e ho purificato il mio cuore.
3.
Nell'al di là possano i pii divenire miei amici e mi siano sempre concessi i mezzi per
accogliere i miei ospiti.
83
II Parte - Approfondimento
4.
Possa il Corano essere il mio compagno negli otto piani del Paradiso e il lapidato essere
allontanato da me per andare verso altri.
5.
Il mio scudo contro il Maledetto e gli empi è che il Creatore dell'Universo è il mio
vicino.
6.
Che Allah il Creatore mi onori attraverso il Libro e mi preservi da ogni contrarietà.
7.
Possa io conoscere, fino al mio ingresso in Paradiso, solo le gioie procurate dal
Sublime, dispensatore di benefici.
8.
Possa io non essere oggetto di nessuna rimostranza né minaccia! Possa la mia vita
essere una festa fino al momento del mio ingresso in Paradiso.
9.
Per Amore e con la formula "Non c'è divinità all'infuori di Dio" che Allah mantenga il
mio segreto ben custodito.
10. Che Allah sia la mia guida, perché è il Creatore e che mi dia tutte le formule della buona
parola.
11. Che il Creatore mi liberi da tutto ciò che non è in lui. Che Colui che non ha eguali mi
metta sulla retta via.
12. Che il Libro del mio Signore sia con me e che io sia con Lui e che mi permetta di porre
tutta la mia fiducia in Allah.
13.
Il mio allontanamento da tutto ciò che procura il male sia il mio scudo contro i
turbamenti e i misfatti.
14. Che Allah mi onori per la recitazione (del Corano) per ciò che gli sarà piaciuto nelle mie
opere. Che faccia affluire le folle verso di me.
15. Che Dio faccia di me la fierezza degli eletti pii e che sia contento della mia disponibilità
verso il Profeta.
16. Che il Maestoso e il Generoso mi conceda senza tregua offerte perché sa dare speranza
alle nobili anime.
17. Che Allah mi accordi doni che non ha mai accordato e che mai accorderà ad un essere
umano!
18.
Non ho mai dubitato delle mie qualità di vicino del Creatore perché sono stato
meravigliato dall'Universo.
19. I favori che ho ottenuto da Allah non esistevano in questo Universo. E' in ciò che ho
avuto successo.
20.
Che Allah mi sia guida verso Allah senza illusioni e che approvi la mia vita.
21. Che coloro che mi odiano e sono gelosi di me siano disillusi nelle loro aspettative e che
io ottenga il mio premio senza conoscere sconfitta.
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II Parte - Approfondimento
22. Che l'Eterno, grazie al Corano, mi preservi dal male e che io non conosca nessuna
perdita nei miei commerci.
23. Nella Sua grazia e in considerazione della Professione di Fede, che Allah allontani da me
ogni calunnia.
24. Che Colui che è con me mi dia per sempre il premio che merito e che purifichi per me la
nostra epoca.
25. Possa io essere sempre il vicino del mio Signore attraverso la lingua araba e che la
prossimità con Allah sia eccellente.
26. Che Colui che ha illuminato il mio paese faciliti i miei rapporti con l'Islam nel mio esilio,
nelle isole.
27. Che la luce della lingua araba e del Libro mi inondino durante il tempo del mio servizio
per il Profeta malgrado la presenza dei colonizzatori.
28.
Che la rivelazione della certezza fatta all'Intercessore mi faccia da scudo contro le
persecuzioni e i cannoni.
29. Che Allah sia la mia guida! Che il migliore Ausiliario scarti verso altri il Maledetto
durante tutta la mia vita!
30. Lode ad Allah, il Dio della Potenza, accorda la salvezza agli inviati! Gloria ad Allah,
Signore dei mondi.
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PERCORSI DIDATTICI
NELLE SCUOLE DELLA TOSCANA
II Parte – Percorso didattico – Liceo Alberti ( Firenze )
Conosciamoci viaggiando attraverso l’arte
Liceo artistico Alberti
Firenze
Destinatari: classe IV E
Durata: febbraio/aprile 2010
Operatori: Boubacar Camara, Gabriella Tiso
Finalità generali:
- sviluppare la capacità di osservazione
critica del proprio ambiente socioculturale
- stimolare al decentramento del proprio
punto di vista ed alla sbanalizzazione
dell’ovvio
- riflettere sulle capacità comunicative
dell’arte
I INCONTRO
Obiettivi:
- presentazione degli operatori e del progetto
- presentazione del gruppo classe
- introduzione generale al tema del percorso: inizio di un viaggio non legato allo spostamento
nello spazio
- approfondimento sull’arte in Senegal: conoscere alcuni aspetti della cultura senegalese
grazie alla funzione comunicativa dell’arte
- stimolare un feed-back sui principali argomenti emersi
Attività:
- patto formativo.
- gioco rompi-ghiaccio delle targhette per conoscere i nomi degli studenti (partecipano anche
gli operatori): ogni ragazzo/a associa istintivamente e in modo immediato il proprio nome ad
un oggetto, un animale, un colore, etc.
- gioco del cieco: in questa attività teatrale i ragazzi/e formano delle coppie; a turno uno dei
due indossa una benda e l’altro lo guida all’interno dell’aula facendogli sperimentare lo
spazio attraverso esperienze tattili e uditive (si fanno toccare diversi tipi di materiali come
ad es. dell’acqua contenuta in una ciotola o si fa ascoltare della musica accostando
all’orecchio l’auricolare di un mp3, etc.).
- de-briefing: si domanda agli studenti cosa hanno provato durante il gioco. Tra gli obiettivi:
esplorare lo spazio in modo nuovo, stimolare la fiducia nel compagno, iniziare un viaggio in
cui percepire il mondo circostante in un modo diverso dal solito.
- Boubacar introduce il tema dell’arte in Senegal servendosi di immagini proiettate all’interno
della classe e realizzando dei disegni in estemporanea sulla lavagna.
- Gli studenti scrivono dei messaggi anonimi, da inserire in una scatola, per commentare
l’incontro appena concluso e porre eventuali domande. Gli operatori hanno così un riscontro
spontaneo sull’andamento delle attività utile ad una revisione critica dei lavori in corso.
Metodi:
- attività rompi-ghiaccio per stabilire un rapporto empatico con gli studenti
- tecniche teatrali
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II Parte – Percorso didattico – Liceo Alberti ( Firenze )
-
lezione frontale col supporto di immagini da proiettare e da disegnare sulla lavagna in
estemporanea
Materiali:
- targhette, fogli di carta, penne e colori, bende, proiettore, scatola per la messaggeria.
II INCONTRO
Obiettivi:
- riprendere ciò che si è fatto nell’incontro precedente e creare un dibattito sul tema dell’arte
in Senegal e della diversità culturale.
- dare degli input utili alla produzione dei cortometraggi e dei dipinti
Attività:
- lettura messaggi anonimi del primo incontro e dibattito sugli argomenti emersi.
- visione del cortometraggio “Robaccia” e de-briefing. Obiettivi specifici: riflettere sulla
libertà d’espressione di un artista, sulla città come luogo ricco di segni, sull’interazione
dell’artista con l’ambiente circostante e l’opera come frutto di questo incontro.
- giochi teatrali delle sedie e della camminata (si cammina nello spazio con varianti legate alla
velocità, stop, ripartenze, improvvisazione sulla musica).
- primi appunti sul progetto artistico personale; nello specifico un cortometraggio di un
minuto (frutto dell’assemblaggio di immagini da scattare nell’uscita di gruppo) e un dipinto
attraverso cui poter sia raccontare l’esperienza del percorso Eas che comunicare un
messaggio sul tema “Conosciamoci viaggiando attraverso l’arte”.
Metodi:
- discussione guidata e rielaborazione dei contenuti
- tecniche teatrali
- supporto di un cortometraggio utile a spronare il lavoro artistico dei ragazzi/e
Materiali:
- scatola per messaggeria, proiettore, dvd, fogli, penne.
III INCONTRO
Obiettivi:
- Cogliere particolari aspetti della propria città, uscendo dalla routine quotidiana.
- Assumere un punto di vista più critico e attento, come se si camminasse per le strade della
propria città per la prima volta.
- Dare spazio alla creatività e all’inventiva di ciascun ragazzo/a, puntare sulla diversità e
particolarità di ciascuno di loro e sul modo in cui decidono di raccontare qualcosa,
comunicare un messaggio.
- Stimolare la capacità di osservazione.
Attività:
- Introduzione all’uscita per le vie storiche della città, nei pressi della scuola.
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II Parte – Percorso didattico – Liceo Alberti ( Firenze )
-
-
Camminando per il quartiere storico (V.S.Gallo, Piazza della Repubblica, Duomo, P.zza
della Signoria, Uffizi) i ragazzi/e realizzano foto e filmi con i quali produranno un
cortometraggio di 1 minuto a testa.
archiviazione delle foto e dei film realizzati.
Metodi:
- lavoro creativo
Materiali:
- macchine fotografiche, telefoni cellulari, cavetti usb.
IV INCONTRO
Obiettivi:
- raccolta e riflessione sulle idee per il lavoro di montaggio
- stimolare gli studenti alla creazione di un cortometraggio attraverso cui possano comunicare
un messaggio relativo all’idea del viaggio, della diversità culturale o su altre tematiche
emerse durante i laboratori.
- dare spazio alla libera interpretazione e alla creatività degli studenti.
Attività:
- Seduti in cerchio de-briefing dell’uscita e condivisione degli spunti per la realizzazione dei
cortometraggi: ognuno è libero di esporre le sue idee riguardo al lavoro da realizzare.
- Selezione e montaggio delle immagini e dei filmati realizzati nell’uscita; condivisione delle
tecniche di montaggio; interazione continua con i ragazzi per seguirli e partecipare alla
composizione dei loro lavori.
Metodi:
- discussione in plenaria
- lavoro creativo e tecnico-multimediale.
Materiali:
- fogli di carta, pc.
V INCONTRO
Obiettivi:
- introduzione sui caratteri generali della musica senegalese
- offrire degli spunti musicali utili al completamento del lavoro artistico
- atelier
Attività:
- ogni viaggio ha la sua colonna sonora: breve introduzione sui caratteri generali della musica
senegalese, accenni storici, funzione della musica e della danza, principali strumenti,
caratteristiche del suono, influenze su diversi generi musicali.
- momento d’ascolto di musica tradizionale senegalese (Les Tamboures de Goreè), Amy
Koita (famiglia griot) e musica contemporanea (Magic Systeme).
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II Parte – Percorso didattico – Liceo Alberti ( Firenze )
-
sperimentare il suono di uno jambè (portato in classe sotto espressa richiesta degli studenti)
e stimolare uno scambio comunicativo tra i ragazzi/e con questa breve sessione musicale.
rappresentare con la pittura il tema del cortometraggio o il tema generale del percorso.
Metodi:
- lezione frontale con supporto materiali audio
- breve laboratorio di jambè
- lavoro di pittura
Materiali:
- portatile, jambè, tele, colori, pennelli e altro materiale per l’atelier
VI INCONTRO
Obiettivi:
- completare i lavori di pittura e i cortometraggi
Attività:
- gli studenti hanno continuato il lavoro di atelier e spiegato il senso dato ai propri dipinti.
- lavoro con i pc per la costruzione dei cortometraggi: anche qui scambio sulle scelte fatte per
il montaggio dei filmati, valutazione delle difficoltà incontrate, condivisione dei lavori
ultimati.
Metodi:
- lavoro di pittura
- lavoro tecnico-multimediale
Materiali:
- tele, colori, pennelli, spray, materiali vari per atelier, pc.
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II Parte - Approfondimento
APPROFONDIMENTO SUL PERCORSO DEL LICEO ALBERTI
L’Arte africana
L’arte africana (Senegal) è nata per pura necessità di comunicazione, perchè prima nell’Africa
sub-sahariana non esisteva la scrittura: quindi tutto si tramandava di generazione in generazione
tramite la pittura sui muri delle case, delle cappane, nelle grotte, sulle tavole di legno, sulle
maschere o sculture. Altri strumenti di conservazione della memoria collettiva erano: il racconto, la
danza, la musica, l’architettura, l’artigianato e la vita quotidiana.
L’arte in Africa (Senegal) aveva, ed ha tutt’oggi, una funzione di coesione sociale: permette alla
gente di legarsi nei momenti di gioia, favorisce la conoscenza e lo scambio tra persone, ricorda,
insegna ed educa.
In Africa la popolazione ha un grande rispetto verso l’arte e gli artisti in generale. Gli artisti
sono considerati come dei sognatori che fanno a loro volta sognare attraverso le loro opere. Non a
caso il primo presidente della Repubblica del Senegal, Leopold Sedar Senghor, era un artista e
poeta. In Africa (Senegal) la popolazione era divisa in varie etnie: su una popolazione di 11 milioni
di persone 90% sono Musulmani, 6% di Cristiani e 4% di Atei e Animisti.
Nonostante la forte varietà etnica, le popolazioni convivono nel rispetto reciproco. Musulmani,
Cristiani, Nobili, Artigiani hanno sempre avuto un ottimo rapporto basato sul dialogo, la tolleranza,
la comprensione e la fede; per questo il Senegal non ha mai avuto problemi di odio inter-etnico nè
inter-religioso.
Un esempio forte e concreto del ruolo dell’arte in Africa (Senegal) è Youssou Ndour nato da
un papà nobile e da una madre Gueweul, ha celto il mondo della creatività artistica ed ora è
considerato il piu grande musicista africano in vita; la sua musica fa ballare musulmani, cristiani,
nobili e atei.
90
II Parte - Approfondimento
In Senegal esistono più di 20 etnie e ognuna di esse ha il suo ruolo nella società:
• Mbacké Mbacké ( Religiosi Mouride Touba )
• Sy Sy ( Religiosi Tidiania Tivaoune )
• Layen ( Religiosi Layen Yoff Camberene )
• Niassen ( Religiosi Niassen Kaolack )
• Baol baol ( Commercianti Contadini o Nobili )
• Diola (Contadini o Nobili)
• Guéweule ( Artisti, musicisti, ballerini, poeti )
• Laobe ( Scultori del legno )
• Lèbou ( Pescatori o Nobili )
• Mabou ( Casti )
• Mancagne (Contadini o Nobili)
• Oudé ( Artigiani della pelle )
• Peule ( Pastore nomadi Contadini o Nobili )
• Serere saloum (Contadini o Nobili)
• Serere sine ( Contadini o Nobili )
• Sosse (Contadini o Nobili)
• Teugue ( Artigiani del ferro )
• Toucouleur ( Contadini o Nobili )
• Wolof ( Contadini o Nobili )
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II Parte – Percorso didattico – Istituto Caselli ( Siena )
Un viaggio vicino e lontano: un ponte tra Dakar e Siena
Istituto Professionale Servizi Commerciali e Turistici Caselli
Siena
Destinatari: classe I A
Periodo: marzo/maggio 2010
Operatori: Diambal Sarr, Gabriella Tiso
Finalità generali:
- sviluppare la capacità di osservazione
critica del proprio ambiente socioculturale
- stimolare al decentramento del proprio
punto di vista ed alla sbanalizzazione
dell’ovvio
- riflettere sulle differenze tra turismo
responsabile e di massa
I INCONTRO
Obiettivi:
- presentazione degli operatori e del progetto
- presentazione del gruppo classe
- introduzione generale al tema del percorso: inizio di un viaggio non legato allo spostamento
nello spazio
- capire che tipo di sensibilità hanno gli studenti riguardo al tema del viaggio.
Attività:
- patto formativo.
- gioco rompi-ghiaccio: ogni studente dice il suo nome con un ritmo suggerito dall’operatrice
Diambal, facendo un movimento spontaneo col corpo.
- gioco del cieco e de-briefing.
- composizione di un collage sul tema del viaggio: ogni studente ritaglia delle immagini da
alcune riviste per realizzare un collage dal titolo “Io viaggio così..”.
Metodi:
- attività rompi-ghiaccio per stabilire un rapporto empatico con gli studenti
- tecniche teatrali
- attività creativa in cui lo studente espone le sue idee utilizzando un canale non-verbale
Materiali:
- bende, riviste, colla, fogli, forbici
II INCONTRO
Obiettivi:
- conoscere una cultura nuova attraverso uno stimolo linguistico
- de-briefing dell’attività di collage
92
II Parte – Percorso didattico – Istituto Caselli ( Siena )
-
approfondimento sulla cultura senegalese parlando della città di Dakar e feed-back in
estemporanea
Attività:
- gioco del corpo in lingua Wolof: permette di catturare l’attenzione degli alunni, imparare
alcune parole in Wolof e stimolare la concentrazione degli studenti.
- Gli studenti spiegano il senso dato alle immagini scelte, per parlare di viaggio nel collage,
utilizzando una parola per ogni immagine e mettendole in relazione fra loro.
- Diambal descrive i caratteri generali della cultura senegalese e fa conoscere nel dettaglio la
città di Dakar, servendosi di immagini proiettate all’interno della classe. Stimolo del
dibattito sugli argomenti presentati.
Metodi:
- attività ludico-educativa
- passaggio dalla comunicazione non-verbale a quella verbale
- lezione frontale con supporto di immagini proiettate
Materiali:
- fotocopie con disegno del corpo umano e parole in wolof, collages, portatile, proiettore
III INCONTRO
Obiettivi:
- introdurre il concetto di turismo responsabile attraverso una testimonianza diretta
- descrivere le caratteristiche di un viaggio realizzato secondo i parametri del TR
Attività:
- Silvia Castellani, esperta di viaggi di turismo responsabile e collaboratrice del Cospe,
presenta attraverso foto e filmati un viaggio realizzato in Egitto. Descrive brevemente anche
altri progetti realizzati in Ghana e in Mongolia.
- feed-back con domande e osservazioni su ciò che è stato spiegato e mostrato.
- Silvia mostra e descrive alcuni prodotti di artigianato locale raccolti durante i suoi viaggi di
TR
Metodi:
- lezione frontale con supporto power point e filmati
- discussione guidata
Materiali:
- pc, proiettore, chiavetta usb, oggetti d’artigianato locale
IV INCONTRO
Obiettivi:
- ripetere il gioco in Wolof: funzione di rituale e collante per il gruppo-classe
- coinvolgere la classe in un’attività che li faccia sentire tutti indispensabili per la buona
riuscita del percorso
93
II Parte – Percorso didattico – Istituto Caselli ( Siena )
-
riflettere sulla differenza tra turismo di massa e responsabile attraverso un gioco di ruolo: far
emergere le conoscenze sul tema e le abilità cognitive e relazionali della classe
Attività:
- gioco del corpo in Wolof.
- collegandoci al titolo del percorso (un viaggio vicino e lontano: un ponte tra Dakar e Siena)
e usando una metafora tratta da “Le città invisibili” di Italo Calvino introduciamo un’attività
creativa di gruppo.
- dopo aver attaccato un cartellone sul muro col disegno di un ponte immaginario che collega
Dakar e Siena, ogni studente disegna su di esso una pietra che lo rappresenta e che
contribuisce a non far crollare il ponte stesso (l’attività continuerà nei laboratori successivi).
- gioco di ruolo sul turismo responsabile “Alla ricerca dell’itinerario perduto” (della ong
“Ricerca e Cooperazione” di Roma), adattato al tema del percorso.
Metodi:
- attività ludico-educativa
- lavoro motivante per il gruppo-classe (molto eterogeno e vivace)
- gioco di ruolo
Materiali:
- fotocopie corpo in Wolof, libro “Le città invisibili”, cartellone con disegno del ponte,
matite, pennarelli, materiali per collage, schede e tessere per il gioco di ruolo.
V INCONTRO
Obiettivi:
- riprendere e analizzare i risultati del gioco di ruolo
- utilizzare un gioco teatrale per “vestire i panni di..”, immedesimarsi in ruoli differenti
- mettere in relazione le città di Dakar e Siena attraverso il tema dell’acqua
Attività:
- de-briefing del gioco di ruolo: partendo dai risultati del gioco, stimolare una discussione sul
tema del TR.
- gioco delle sedie: attraverso il gioco delle sedie si chiede agli studenti di immedesimarsi in
personaggi differenti; perde chi non entra nel ruolo specificato (es. giovani al parco, suore,
anziani, zombie, morti, etc.).
- approfondimento e domande sul tema dell'approvvigionamento dell’acqua nella città di
Dakar attraverso un excursus storico (parallelo col tema delle fonti senesi su cui ci
soffermeremo nel laboratorio successivo). Collegamento in itinere con altri temi sollevati
dagli studenti.
Metodi:
- discussione in plenaria
- tecniche teatrali d’improvvisazione
- lezione frontale interattiva con supporto immagini
Materiali:
- schede gioco di ruolo, sedie, proiettore, pc, chiavetta usb
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II Parte – Percorso didattico – Istituto Caselli ( Siena )
VI INCONTRO
Obiettivi:
- stimolare l’interesse per la storia, l’arte e la cultura della propria città parlando di un tema
d’attualità come quello dell’acqua
Attività:
- introduzione al tema dell’uscita nel centro storico di Siena: la leggenda del fiume Diana, le
fonti senesi e l’approvigionamento dell’acqua a partire dal Medioevo.
- realizzare un itinerario per le vie della città alla ricerca delle fonti storiche.
Metodi:
- lezione in esterna camminando per il centro storico di Siena
Materiali:
- schede descrittive delle fonti senesi, macchinette fotografiche, cellulari per foto
VII INCONTRO
Obiettivi:
- organizzazione dei lavori per la realizzazione di una pubblicità per la promozione turistica di
Dakar e di Siena
- far confluire in un lavoro di gruppo le nuove conoscenze apprese durante i laboratori
Attività:
- raccolta delle foto scattate durante l’uscita e delle immagini utilizzate per l’approfondimento
su Dakar.
- riepilogo degli argomenti trattati per ciascuna città tramite parole-chiave.
- la classe si immedesima in un’agenzia di viaggi che produrrà una brochure per la
promozione turistica di Siena e di Dakar: spiegazione delle caratteristiche di una brochure
(opuscolo).
Metodi:
- lavoro al pc
- riepilogo tramite parole-chiave
- tecniche turistico-promozionali
Materiali:
- macchinette fotografiche, cellulari, pc, lavagna, proiettore
VIII INCONTRO
Obiettivi:
- realizzazione di una pubblicità promozionale per Dakar e Siena (incluse le brochure)
Attività:
- selezione delle immagini di Dakar e Siena da utilizzare per la propaganda.
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II Parte – Percorso didattico – Istituto Caselli ( Siena )
-
realizzazione di un Power Point di presentazione del lavoro svolto.
verifica dei contenuti e della grafica per le brochure.
Metodi:
- lavoro al pc su immagini e contenuti
Materiali:
- pc, proiettore
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II Parte - Approfondimento
APPROFONDIMENTO SUL PERCORSO DELL’ ISTITUTO CASELLI
SCHEDA INFORMATIVA
La tua squadra è un’agenzia turistica che deve organizzare un viaggio in Senegal.
Le informazioni che avete sul Paese sono le seguenti:
- è un Paese con alti tassi di ricchezza e di povertà
- vi è un forte turismo di massa, soprattutto europeo e americano
- le principali motivazioni che spingono al turismo sono la natura, la bellezza e la cordialità
della popolazione locale
- nel 2010 il Senegal festeggia i suoi 50 anni d’indipendenza dal colonialismo francese
Da recenti studi fatti da associazioni che lavorano sul posto è stata segnalata una forte presenza di
squilibri sociali ed economici, dovuti all’esistenza di grandi strutture turistiche internazionali nelle
quali c’è lavoro nero, mal pagato, che coinvolge soprattutto la popolazione locale.
E’ inoltre emerso in modo preoccupante il dilagare di fenomeni di inquinamento ambientale da
turismo non responsabile.
Per il viaggio che organizzerete non potrete spendere più di 1000 monete.
Il viaggio dovrà durare 20 giorni e potete scegliere quello che vorreste proporre ai viaggiatori che
accompagnerete.
La giuria valuterà il viaggio migliore.
Avete tempo fino alle _______ per organizzare il vostro tour. Buon lavoro!!!
Durata viaggio: 20 giorni
Budget: 1000 monete
Lista Tessere Attività
TURISTICO
SOSTENIBILE
MISTO
Hotel 5 stelle DAKAR pensione
completa catena internazionale per
10 giorni
350 monete
Pensione
da
MACK
a Internet point
CONDUZIONE
FAMILIARE 3 monete/h (all’ora)
mezza pensione per 10 giorni
250 monete
Visita museo archeleogico mezza
giornata
10 monete
Visita della città di Dakar
20 monete
97
Orso surf per 3 giorni
50 monete
II Parte - Approfondimento
Stage PERCUSSIONI, DANZA
TRADIZIONALE SENEGALESE
10 monete
Visione spettaco folkloristico
10 monete
Cena tipica + spettacolo per turisti
30 monete
Serata al CAR
consumazioni
15 monete
WASH
Serata discoteca + 2 cosumazioni
20 monete
Laboratorio di BATIK
10 monete
+
3
Affitto macchina per 10 giorni
150 monete
Trasporti urbani per 10 giorni Trasporto urbano per 10 giorni (taxi
(minibus)
pubblici)
30 monete
25 monete
Spostamenti interni aereo
100 monete
Minitour località
giorni)
150 monete
turistiche
(5 MEDIATORE
CULTURALE
(compenso + spese per 20 gg.)
200 monete
Acquisti SOUVENIR RICAVATI Acquisto SOUVENIR (artigianato Cibo italiano a lunga conservazione
DA TARTARUGHE, CORALLI E in cocco)
50 monete
CONCHIGLIE
30 monete
50 monete
Serata night club per turisti
50 monete
Una
visita
al
PARCO
NAZIONALE del Niokolo Koba
35 monete
Ristorante cucina internazionale
25 monete per pasto
Ristorante cucina tipica locale
10 monete per pasto
Guida tour operator per 10 Guida locale
giorni
10 monete per 1 giorno
60 monete
98
Preparazione viaggio (acquisto
guida
cartacea,
depliant
informativi,
informazioni
generali)
30 monete
II Parte – Percorso didattico – Liceo Livi ( Prato )
Scene da un matrimonio
Liceo Scientifico Livi
Prato
Destinatari: classe I
Periodo:
febbraio/maggio 2010
Operatori: Mamadou Sène,
Marco Di Costanzo.
Finalità generali:
- affrontare le problematiche legate
alla diversità culturale;
- incentivare la relativizzazione del
proprio punto di vista;
- avvicinarsi al teatro come mezzo
espressivo.
I INCONTRO: ANDARE OLTRE IL PREGIUDIZIO
Obiettivi:
- presentazione del percorso e conoscenza del gruppo classe.
Attività:
- presentazione degli operatori e del percorso tramite discussione su parole chiave
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese ù
“tanke, lokho, noop...”
- attribuzione dei nomi degli stati nella carta muta dell'Africa
- i ragazzi sono invitati a scrivere su un foglietto un'opinione sulla diversità; le frasi
scritte sono poi lette ad alta voce da un volontario. Gli altri ragazzi, in piedi nella
classe, devono avvicinarsi a una parete o a quella opposta secondo il grado di
adesione o di rifiuto rispetto alla frase appena letta
Luogo:
- 1° attività: banchi addossati alle pareti, in cerchio;
- 2° attività: banchi addossati alle pareti, in cerchio;
- 3° attività: banchi addossati alle pareti, ragazzi divisi in gruppi;
- 4° attività: banchi addossati alle pareti.
Metodi:
- discussione guidata;
- tecniche teatrali;
- espressione non verbale.
Materiali:
- fogli bianchi;
- carta muta dell'Africa, lista dei nomi degli stati.
99
II Parte – Percorso didattico – Liceo Livi ( Prato )
II INCONTRO: ELEMENTI DELLA CULTURA SENEGALESE
Obiettivi:
- saper descrivere una cultura attraverso alcuni degli elementi che la costituiscono;
- offrire ai partecipanti un esempio per il seguito del percorso.
Attività:
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese
“tanke, lokho, noop...”
- presentazione del planisfero con la proiezione di Peters
- proiezione di un filmato con immagini del Senegal; prendendo spunto dalle
immagini, presentazione di dati e informazioni sul Senegal e sulla cultura senegalese
- esposizione di una serie di spunti sul matrimonio secondo la tradizione Sereer
Luogo:
- 1° attività: sedie addossate al muro, spazio della sala vuoto, in cerchio;
- 2° attività: sedie addossate al muro, spazio della sala vuoto, in cerchio;
- 3° attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente, telo di proiezione;
- 4° attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente.
Metodi:
- tecniche teatrali;
- fruizione audiovisiva;
- lezione frontale.
Materiali:
- planisfero di Peters;
- video-proiettore;
- computer portatile.
III INCONTRO: IL TEATRO COME MEZZO ESPRESSIVO
Obiettivi:
- stimolare i ragazzi a mettersi in gioco e in relazione in modo diverso da quello a cui
sono abituati nella quotidianità.
Attività:
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese
“tanke, lokho, noop...”
- proposta di alcuni giochi teatrali di gruppo e a coppie sull'attenzione, sull'uso
espressivo del corpo, sulla comunicazione non verbale
- gioco teatrale individuale nel quale ogni ragazzo deve entrare in scena, proporre un
movimento e dire il suo nome; ognuno, prima di fare la sua proposta, deve imitare
quella precedente
- proposta di un compito da svolgere a casa prima dell'incontro successivo: informarsi
sugli aspetti specifici del matrimonio secondo la cultura etnico-religiosa alla quale ci
si sente di appartenere
100
II Parte – Percorso didattico – Liceo Livi ( Prato )
Luogo:
- 1°, 2°, 3° attività: sedie addossate al muro, spazio della sala vuoto, in cerchio;
- 4° attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente, palco scenico.
Metodi:
- tecniche teatrali;
- discussione guidata.
IV INCONTRO: I CONCETTI DI “CULTURA” E “IDENTITÀ” SONO RELATIVI
Obiettivi:
- stimolare i ragazzi a riflettere sui concetti di “identità” e “cultura”;
- offrire una chiave ludica per affrontare le tematiche relative alla diversità culturale.
Attività:
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese
“tanke, lokho, noop...”
- scrivere due aggettivi, uno positivo e l'altro negativo, da associare all'essere italiani.
Scrivere poi una definizione di "cultura" e una di "identità"; lettura degli aggettivi,
delle definizioni e discussione di sintesi
- individuazione di cinque “coordinatori” che si siano preparati su aspetti del
matrimonio di culture diverse; formazione di un gruppo per ogni coordinatore: ogni
gruppo deve ideare una breve scena che abbia come tema uno degli aspetti del
matrimonio secondo la tradizione del coordinatore
- proposta della scena preparata da uno dei gruppi, riproposizione della stessa scena a
seguito dei commenti degli operatori
Luogo:
- tutte le attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente, palco scenico.
Metodi:
- discussione guidata;
- lavoro in piccolo gruppo di pari;
- tecniche teatrali.
Materiali: fogli bianchi.
V INCONTRO: AFFRONTARE TEMI LEGATI ALLA DIVERSITÀ CULTURALE
Obiettivi:
- offrire una chiave ludica per affrontare le tematiche relative alla diversità culturale.
Attività:
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese
“tanke, lokho, noop...”
- proposta della scene preparate dai gruppi formati nell'incontro precedente,
riproposizione delle stesse scene a seguito dei commenti degli operatori
101
II Parte – Percorso didattico – Liceo Livi ( Prato )
Luogo:
- tutte le attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente, palco scenico.
Metodi:
- lavoro in piccolo gruppo di pari;
- tecniche teatrali.
Materiali: nessuno.
VI INCONTRO: AFFRONTARE TEMI LEGATI ALLA DIVERSITÀ CULTURALE
Obiettivi:
- offrire una chiave ludica per affrontare le tematiche relative alla diversità culturale.
Attività:
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese
“tanke, lokho, noop...”
- descrizione della situazione scenica di partenza su cui sarà basato il resto del
percorso: due famiglie miste, nel 2045, cercano di organizzare un matrimonio nel
quale non sia tralasciata nessuna delle tradizioni dei vari parenti
- richiesta di venire vestiti in modo consono per un matrimonio (secondo la tradizione
del proprio personaggio) a partire dall'incontro successivo;
- attribuzione dei personaggi sulla base del degli elementi raccolti durante le scene dei
due incontri precedenti
- prima prova dell' ”arrivo dei convitati”
Luogo:
- tutte le attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente, palco scenico.
Metodi:
- tecniche teatraliMateriali: nessuno
VII INCONTRO: LA DIVERSITÀ CULTURALE
Obiettivi:
- offrire una chiave ludica per affrontare le tematiche relative alla diversità culturale.
Attività:
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese
“tanke, lokho, noop...”
- inserimento dell'orchestrina del matrimonio
- prova dell' ”arrivo dei convitati”
- prima prova dell'inizio della cerimonia
Luogo:
- tutte le attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente, palco scenico.
102
II Parte – Percorso didattico – Liceo Livi ( Prato )
Metodi:
- tecniche teatrali
Materiali: vestiti senegalesi, vestito algerino da imam, oggetti di scena vari, vestiti e oggetti
e strumenti musicali portati dai partecipanti.
VIII INCONTRO: LA DIVERSITÀ CULTURALE
Obiettivi:
- offrire una chiave ludica per affrontare le tematiche relative alla diversità culturale.
Attività:
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese
“tanke, lokho, noop...”
- prova dell'inizio della cerimonia
- prima prova della fuga degli sposi e del finale
Luogo:
- tutte le attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente, palco scenico.
Metodi:
- tecniche teatrali.
Materiali: vestiti senegalesi, vestito algerino da imam, oggetti di scena vari, vestiti e oggetti
e strumenti musicali portati dai partecipanti.
IX INCONTRO: LA DIVERSITÀ CULTURALE
Obiettivi:
- offrire una chiave ludica per affrontare le tematiche relative alla diversità culturale.
Attività:
- rito iniziale: esercizi di riscaldamento fisico e gioco ritmico senegalese
“tanke, lokho, noop...”
- prova generale
Luogo:
- tutte le attività: sedie della sala-teatro disposte usualmente, palco scenico.
Metodi:
- tecniche teatrali
Materiali: vestiti senegalesi, vestito algerino da imam, oggetti di scena vari, vestiti e oggetti
e strumenti musicali portati dai partecipanti.
103
II Parte – Approfondimento
APPROFONDIMENTO SUL PERCORSO DEL LICEO LIVI
Lista degli stati dell'Africa
• Algeria (Algeri)
• Angola (Luanda)
• Benin (Porto-Novo)
• Botswana (Gaborone)
• Burkina Faso (Ouagadougou)
• Burundi (Bujumbura)
• Camerun (Yaoundé)
• Capo Verde (Praia)
• Ciad (N'Djamena)
• Comore (Moroni)
• Costa d'Avorio (Yamoussoukro)
• Egitto (Il Cairo)
• Eritrea (Asmara)
• Etiopia (Addis Abeba)
• Gabon (Libreville)
• Gambia (Banjul)
• Ghana (Accra)
• Gibuti (Gibuti)
• Guinea (Conakry)
• Guinea Bissau (Bissau)
• Guinea Equatoriale (Malabo)
• Kenya (Nairobi)
• Lesotho (Maseru)
• Liberia (Monrovia)
• Libia (Tripoli)
• Madagascar (Antananarivo)
• Malawi (Lilongwe)
• Mali (Bamako)
• Marocco (Rabat)
• Mauritania (Nouakchott)
• Mauritius (Port Louis)
• Mozambico (Maputo)
• Namibia (Windhoek)
• Niger (Niamey)
• Nigeria (Abuja)
• Repubblica Centrafricana
(Bangui)
• Repubblica Del Congo
(Brazzaville)
• Repubblica Democratica del
Congo (Kinshasa)
• Ruanda (Kigali)
• Sahara Occidentale (El Ayun)
• São Tomé e Príncipe (São
Tomé)
• Senegal (Dakar)
• Seychelles (Victoria)
• Sierra Leone (Freetown)
• Somalia (Mogadiscio)
• Somaliland (Hargeisa)
• Sudafrica (Città del Capo
legislativa), (Pretoria
amministrativa), (Bloemfontein
giudiziaria)
• Sudan (Khartoum)
• Swaziland (Mbabane)
• Tanzania (Dodoma)
• Togo (Lomé)
• Tunisia (Tunisi)
• Uganda (Kampala)
• Zambia (Lusaka)
• Zimbabwe (Harare)
Figura 1 Cartina muta dell'Africa
104
II Parte – Approfondimento
Le parti del corpo in Wolof
105
II Parte – Percorso didattico – Istituto Marconi ( Siena )
I naufraghi del Nelson M.
Istituto tecnico per l'Industria e l'Artigianato Marconi
Siena
Destinatari: classe I
Periodo:
marzo/maggio 2010
Operatori:
Mody Sy, Marco Di Costanzo
Finalità generali:
- affrontare le problematiche legate alla
convivenza
in
una
società
multiculturale;
- stimolare la riflessione sul legame tra i
principi fondanti delle società e le
istituzioni corrispondenti.
I INCONTRO: RELATIVITÀ DELLE NOZIONI GEOGRAFICHE
Obiettivi:
- presentazione del percorso e conoscenza del gruppo classe.
Attività:
- presentazione degli operatori e del percorso tramite discussione su parole chiave e stereotipi
- attribuzione dei nomi degli stati nelle carte mute di Africa e Europa
- presentazione del planisfero con la proiezione di Peters
Luogo:
- 1° attività: banchi addossati alle pareti, seduti in cerchio;
- 2° attività: sedie e banchi, a gruppi, con supporto di penna, due fogli con il disegno delle
carte mute di Europa e Africa e liste dei paesi dei due continenti in ordine alfabetico;
- 3° attività: sedie, carta geografica fissata al muro.
Metodi:
- discussione guidata.
Materiali:
- carte mute di Africa e Europa, lista dei nomi degli stati;
- planisfero di Peters.
II INCONTRO: LE BASI DELLA SOCIETÀ
-
Obiettivi:
stimolare la riflessione sui temi del percorso attraverso la visione di un film;
fornire spunti che possano favorire per analogia o per contrasto lo sviluppo del percorso.
Attività:
- breve introduzione alla visione e contestualizzazione del film rispetto al percorso
- proiezione del film “Il signore delle mosche”, 1963, regia di Peter Brook
106
II Parte – Percorso didattico – Istituto Marconi ( Siena )
Luogo:
- 1° attività: aula nella sua disposizione abituale;
- 2° attività: banchi ai lati della classe, sedie rivolte verso la parete di fondo e disposte sul
modello di una sala cinematografica; video-proiettore sulla cattedra.
Metodi:
- lezione frontale;
- fruizione audiovisiva.
Materiali:
- video-proiettore;
- computer portatile.
III INCONTRO: AUSE DELLE MIGRAZIONI
-
Obiettivi:
stimolare i partecipanti a mettersi in gioco su base individuale;
inserire nel percorso elementi di autobiografia dei partecipanti trasponendoli in una
situazione di fantasia.
Attività:
- discussione guidata sul film proiettato nell'incontro precedente;
- colloqui individuali (“segreti”) con ciascun partecipante allo scopo di stabilire identità
fittizie per il seguito del percorso e di spiegare la situazione iniziale: “Ti sei imbarcato sulla
nave Nelson M. con destinazione America. Qual è la tua origine? La tua professione? Perché
parti? Dopo due giorni di viaggio c'è stato un naufragio e a nuoto sei riuscito ad arrivare su
una spiaggia apparentemente deserta”.
Luogo:
- 1° attività: aula nella sua disposizione abituale;
- 2° attività: aula adiacente alla classe, un partecipante alla volta.
Metodi:
- discussione guidata;
- gioco di ruolo.
Materiali: nessuno.
IV INCONTRO: CAUSE DELLE MIGRAZIONI
Obiettivi:
- stimolare i partecipanti a mettersi in gioco su base individuale;
- inserire nel percorso elementi di autobiografia dei partecipanti trasponendoli in una
situazione di fantasia.
Attività:
- proseguimento dei colloqui individuali (“segreti”) con ciascun partecipante allo scopo di
stabilire identità fittizie per il seguito del percorso e di spiegare la situazione iniziale: “Ti sei
107
II Parte – Percorso didattico – Istituto Marconi ( Siena )
imbarcato sulla nave Nelson M. con destinazione America. Qual è la tua origine? La tua
professione? Perché parti? Dopo due giorni di viaggio c'è stato un naufragio e a nuoto sei
riuscito ad arrivare su una spiaggia apparentemente deserta”
Luogo:
- 1° attività: aula adiacente alla classe, un partecipante alla volta.
Metodi:
- gioco di ruolo.
Materiali: nessuno.
V INCONTRO: PRODROMI DELLA FORMAZIONE DI UNA SOCIETÀ
Obiettivi:
- stimolare i partecipanti all'auto-organizzazione.
Attività:
- predisposizione del materiale necessario a fissare le identità fittizie dei partecipanti (biglietti
della nave, oggetti simbolo, comunicato della Capitaneria di Porto) e avvio del gioco di
ruolo: “Uno alla volta, scampati al naufragio, vi ritrovate sulla spiaggia di un'isola. Che cosa
fate?”;
- teatralizzazione e video-ripresa dell'arrivo sull'isola;
- discussione sull'incontro;
- video-intervista ad alcuni partecipanti su “Che cosa è successo oggi sull'isola?”
Luogo:
- 1° attività: aula nella sua disposizione abituale;
- 2° attività: banchi e sedie addossati alle pareti in modo da creare uno spazio vuoto il più
possibile ampio per delimitare lo spazio dell'isola;
- 3° attività: aula nella sua disposizione abituale;
- 4° attività: aula nella sua disposizione abituale.
Metodi:
- gioco di ruolo;
- discussione guidata;
- tecniche audiovisive.
Materiali:
- biglietti della nave, oggetti vari legati alle identità fittizie scelte dai partecipanti (un flauto,
una livella, una maschera da sub, ecc.), comunicato della Capitaneria di Porto;
- video-camera.
VI INCONTRO: PRINCIPI FONDANTI DELLE SOCIETÀ
Obiettivi:
- riflettere sul significato di “identità nazionale”;
- mettere in discussione i principi di appartenenza a una particolare società.
108
II Parte – Percorso didattico – Istituto Marconi ( Siena )
Attività:
- a gruppi, attribuzione dello stato corrispondente ad alcune bandiere nazionali;
- discussione – mantenendo le identità fittizie – sul significato simbolico di alcune delle
bandiere proposte.
Luogo:
- 1° attività: banchi e sedie riuniti per ogni gruppo;
- 2° attività: banchi addossati alle pareti e sedie in cerchio.
Metodi:
- lavoro in piccolo gruppo di pari;
- gioco di ruolo;
- discussione guidata.
Materiali:
- fogli con la rappresentazione delle bandiere di tutti gli stati di provenienza dei naufraghi;
- documento con la descrizione del significato delle bandiere.
VII INCONTRO: PRINCIPI FONDANTI DELLE SOCIETÀ
-
Obiettivi:
mettere in rilievo le differenze culturali dovute alle differenti provenienze dei partecipanti;
cercare una sintesi delle differenze nell'ottica di una futura società multi-culturale.
Attività:
- aggiornamento della situazione del gioco di ruolo: “Dopo aver fatto fronte alle necessità
pratiche e aver concluso che non è possibile andarsene dall'isola, decidete di trasformare la
sventura in un'opportunità, creando sull'isola un nuovo stato indipendente”;
- partendo dalle bandiere esaminate durante l'incontro precedente, elaborare il progetto di una
bandiera per il nuovo stato; le varie bozze di bandiera vengono discusse e disegnate alla
lavagna;
- video-intervista ad alcuni partecipanti su “Che cosa è successo oggi sull'isola?”
Luogo:
- tutte le attività: aula nella sua disposizione abituale, lavagna.
Metodi:
- discussione guidata;
- gioco di ruolo;
- lavoro creativo;
- concertazione;
- tecniche audiovisive.
Materiali:
- fogli con la rappresentazione delle bandiere di tutti gli stati di provenienza dei naufraghi;
- gessetti colorati e lavagna.
109
II Parte – Percorso didattico – Istituto Marconi ( Siena )
VIII INCONTRO: SOCIETÀ E ISTITUZIONI
Obiettivi:
- riflettere sul legame tra i princìpi di una società e le sue istituzioni.
Attività:
- gli operatori portano una realizzazione stampata della bandiera elaborata durante l'incontro
precedente; la bandiera viene appesa a una parete della classe; partendo dai principi discussi
a proposito della scelta della bandiera, elaborare una dichiarazione di indipendenza dello
stato creato dai naufraghi sull'isola;
- video-intervista ad alcuni partecipanti su “Che cosa è successo oggi sull'isola?”
Luogo:
- tutte le attività: aula nella sua disposizione abituale, lavagna.
Metodi:
- discussione guidata;
- gioco di ruolo;
- concertazione;
- tecniche audiovisive.
Materiali:
- bandiera stampata a colori su foglio A3;
- gesso e lavagna.
IX INCONTRO: SOCIETÀ E RITUALI
Obiettivi:
- riflettere sul significato dei rituali che caratterizzano ogni società.
Attività:
- organizzazione del corteo e della proclamazione dello stato indipendente fondato dai
naufraghi.
Luogo:
- cortile della scuola.
Metodi:
- gioco di ruolo;
- tecniche teatrali.
Materiali:
- dichiarazione di indipendenza elaborata a partire dalle discussioni dell'incontro precedente;
- tamburi;
- bandiere stampate a colori su foglio A3.
110
II Parte - Approfonmdimento
APPRONDIMENTO SUL PERCORSO DELL’ ISTITUTO MARCONI
111
II Parte - Approfonmdimento
112
II Parte - Approfonmdimento
Biglietti del Battello
Nelson M.
113
II Parte - Approfonmdimento
• Guinea Bissau (Bissau)
Lista degli stati
• Guinea Equatoriale (Malabo)
• Kenya (Nairobi)
dell'Africa
• Lesotho (Maseru)
• Liberia (Monrovia)
• Libia (Tripoli)
• Madagascar (Antananarivo)
• Malawi (Lilongwe)
• Mali (Bamako)
• Marocco (Rabat)
• Mauritania (Nouakchott)
• Mauritius (Port Louis)
• Mozambico (Maputo)
• Namibia (Windhoek)
• Niger (Niamey)
• Nigeria (Abuja)
• Repubblica Centrafricana (Bangui)
• Repubblica Del Congo (Brazzaville)
• Repubblica Democratica del Congo (Kinshasa)
• Algeria (Algeri)
• Ruanda (Kigali)
• Angola (Luanda)
• Sahara Occidentale (El Ayun)
• Benin (Porto-Novo)
• São Tomé e Príncipe (São Tomé)
• Botswana (Gaborone)
• Senegal (Dakar)
• Burkina Faso (Ouagadougou)
• Seychelles (Victoria)
• Burundi (Bujumbura)
• Sierra Leone (Freetown)
• Camerun (Yaoundé)
• Somalia (Mogadiscio)
• Capo Verde (Praia)
• Somaliland (Hargeisa)
• Ciad (N'Djamena)
• Sudafrica (Città del Capo legislativa), (Pretoria
• Comore (Moroni)
amministrativa), (Bloemfontein giudiziaria)
• Costa d'Avorio (Yamoussoukro)
• Sudan (Khartoum)
• Egitto (Il Cairo)
• Swaziland (Mbabane)
• Eritrea (Asmara)
• Tanzania (Dodoma)
• Etiopia (Addis Abeba)
• Togo (Lomé)
• Gabon (Libreville)
• Tunisia (Tunisi)
• Gambia (Banjul)
• Uganda (Kampala)
• Ghana (Accra)
• Zambia (Lusaka)
• Gibuti (Gibuti)
•Zimbabwe(Harare)
• Guinea (Conakry)
114
II Parte - Approfonmdimento
Grecia (Atene)
Lista degli stati
Irlanda (Dublino)
dell'Europa
Islanda (Reykjavik)
Italia (Roma)
Kazakistan (Astana)
Lettonia (Riga)
Liechtenstein (Vaduz)
Lituania (Vilnius)
Lussemburgo (Lussemburgo)
Macedonia (Skopje)
Malta (La Valletta)
Moldavia (Chişinău)
Montenegro (Podgorica)
Norvegia (Oslo)
Paesi Bassi (Amsterdam)
Albania (Tirana)
Polonia (Varsavia)
Andorra (Andorra la Vella)
Portogallo (Lisbona)
Armenia (Yerevan)
Monaco (Monaco)
Austria (Vienna)
Regno Unito (Londra)
Azerbaigian (Baku)
Repubblica Ceca (Praga)
Belgio (Bruxelles)
Romania (Bucarest)
Bielorussia (Minsk)
Russia (Mosca)
Bosnia-Erzegovina (Sarajevo)
San Marino (Citta di San Marino)
Bulgaria (Sofia)
Serbia (Belgrado)
Cipro (Nicosia)
Slovacchia (Bratislava)
Citta del Vaticano (Citta del Vaticano)
Slovenia (Lubiana)
Croazia (Zagabria)
Spagna (Madrid)
Danimarca (Copenaghen)
Svezia (Stoccolma)
Estonia (Tallinn)
Svizzera (Berna)
Finlandia (Helsinki)
Turchia (Ankara)
Francia (Parigi)
Ucraina (Kiev)
Georgia (Tbilisi)
Ungheria (Budapest)
Germania (Berlino)
115
II Parte - Approfonmdimento
116
II Parte - Approfonmdimento
dell’ex Jugoslavia. Anche la bandiera della
Bandiera del Kosovo
Bosnia ha, su campo blu, una forma
triangolare, gialla,
La bandiera del Kosovo e di forma
rettangolare, con proporzione 2/3, di sfondo
che rappresenta il territorio del paese, e ha
blu con disegnato il profilo della nazione in
delle stelle bianche a cinque punte.
giallo e sopra sei stelle bianche. La bandiera e
stata adottata il 17 febbraio 2008, in seguito
Significato Le sei stelle bianche poste sulla
alla dichiarazione unilaterale di indipendenza
parte superiore della bandiera sono un
- proclamata nulla dal parlamento serbo il 18
riferimento alle sei comunita etniche presenti
febbraio 2008 - da parte dell'assemblea del
in Kosovo (albanesi, serbi, turchi, rom,
Kosovo riunita in parlamento davanti al
bosniaci,
presidente Fatmir Sejdiu.
possibileutilizzare l'aquila bicefala (a due
La bandiera del Kosovo ricorda molto la
teste) poiche e un simbolo comune sia
bandiera della Bosnia-Erzegovina, altro paese
all'Albania
multietnico
Montenegro.
Bandiera della Serbia
Storia. La bandiera presenta gli stessi colori
gorani).[2].
Non
e
stato
alla Serbia, oltre che al
della bandiera russa, ma disposti all'inverso.
La bandiera serba (Застава Републике
Nel periodo
Србије) e un tricolore con i colori panslavi.
precedente alla Prima Rivoluzione Serba
Consiste in tre fasce orizzontali uguali, rosso
(1804-1813), una delegazione serba si reco in
in alto, blu nel centro e bianco in basso.
Russia per ricevere aiuto. La Russia garanti
La bandiera ufficiale presenta la versione
l'aiuto richiesto e le autorita serbe vollero
minore dello stemma della Serbia centrato
mostrare la loro graditudine chiedendo di
verticalmente e spostato verso sinistra di 1/7
poter utilizzare la bandiera russa come
della lunghezza totale. Per l'uso pubblico e
bandiera militare durante le battaglie. Ci sono
permesso l'uso della bandiera senza stemma
due descrizioni degli eventi successivi: una
nazionale. L'attuale bandiera e stata adottatata
sostiene che i Russi approvarono la richiesta,
ufficialmente
ma che i delegati, una volta tornati in patria
il
16
agosto
2004
con
l'approvazione del parlamento nazionale.
dimenticarono l'ordine dei colori; secondo
l'altra versione invece la richiesta venne
respinta e i Serbi decisero allora di utilizzare i
117
II Parte - Approfonmdimento
colori in senso inverso per fare un dispetto ai
sbocco
Russi. Il colore rosso simboleggia il sangue
proclamazione
che il popolo serbo ha versato per la patria e
Montenegro).
vi e anche un implicito riferimento alla
Il
battaglia di Kosovo Polje. Il colore blu
l'innocenza.[senza fonte]
sull'Adriatico,
colore
perso
dopo
d'indipendenza
bianco
invece
la
del
rappresenta
simboleggia il cielo e il mare ( va ricordato
che fino al 2006 la Serbia disponeva di uno
Bandiera dell'India
l'autosufficienza.
Venne
in
seguito
La bandiera indiana viene anche detta
rimpiazzata dalla Ashoka Chakra, la "ruota
Tiranga, "tricolore" in sanscrito. Consiste di
della legge" che si trova negli emblemi del III
tre bande orizzontali, di uguali dimensioni:
secolo a.C. dell'Imperatore Ashoka. I 24 raggi
color zafferano quella in cima, bianca quella
della ruota simboleggiano le 24 ore e il
al centro che ha nel mezzo un chakra (ruota)
progresso costante.
blu con 24 raggi, e verde quella in basso. Il
La bandiera venne adottata ufficialmente
color zafferano simboleggia il coraggio, il
dall'Assemblea costituente indiana il 22 luglio
bianco e per la pace, e il verde per la
1947. Esiste un elaborato codice di leggi che
prosperita. Il chakra (ruota di filatura)
governano il corretto uso ed esposizione della
originariamente al centro rappresentava la
bandiera.
ruota di filatura di Gandhi, che simboleggiava
Bandiera della Polonia
Il 7 novembre 1831 durante la sollevazione di
La bandiera della Polonia e in uso sin
novembre, la Sejm decise che i colori
dall'inizio del XX secolo ed e composta da
nazionali della Polonia sarebbero stati quelli
due bande orizzontali di pari dimensioni,
dello stemma dell'Unione Polacco-Lituana,
bianca quella superiore e rossa quella
ovvero il bianco e il rosso.
inferiore. Nell'insegna civile e in quella di
Il 1 agosto 1919, la Sejm della Polonia
stato, e presente lo stemma nazionale al centro
nuovamente indipendente creo la bandiera
della banda bianca. L'insegna di guerra e
polacca nella sua attuale forma.
come queste ultime, ma con l'aggiunta di una
In Polonia il giorno della bandiera viene
coda di rondine che porta ad una proporzione
celebrato il 2 maggio sin dal 2004. Non si
di 10:21.
tratta comunque di una festivita pubblica.
118
II Parte - Approfonmdimento
Dal 1991 al 1995, la bandiera ritraeva il Sole
Bandiera della Macedonia
di Vergina, il che porto a proteste della
La bandiera della Repubblica di Macedonia
confinante Grecia a causa delle origini del
rappresenta un sole nascente giallo, con otto
simbolo.
raggi che si estendono fino ai bordi del campo
Fino al 1991, quando la Repubblica Socialista
rosso. Rappresenta il "nuovo sole della
di Macedonia era parte della Repubblica
liberta",
nazionale
Federale Socialista di Jugoslavia, la bandiera
macedone Denes Nad Makedonija (Oggi sulla
era una bandiera rossa con una stella rossa
Macedonia): Oggi sulla Macedonia, e nato
bordata di giallo nel cantone superiore
il nuovo sole della liberta. I Macedoni
sinistro, sul lato del pennone.
evocato
nell'inno
combattono per i loro diritti!
separate da una fascia di colore oro. L'aquila
Bandiera del Montenegro
ha tra le due teste la Corona della dinastia
La bandiera del Montenegro e stata adottata
Petrovič-Nejgoš e tiene tra gli artigli uno
dal parlamento il 13 luglio 2004, insieme ad
scettro e un Globo.
un nuovo stemma e ad un nuovo inno, la
Col distacco dalla Serbia e la fine della
popolare canzone folk montenegrina:
Confederazione Serbo-Montenegrina sancito
“Oj, svijetla majska zoro”.
con la proclamazione dell'indipendenza dal
La bordura giallo-oro del drappo inizialmente
parlamento montenegrino il 3 giugno 2006 in
era una frangia; in seguito e diventata parte
seguito
integrante della bandiera. Nella bandiera
precedente, la bandiera e diventata il drappo
vengono rintrodotti alcuni simboli nazionali
ufficiale del Montenegro indipendente.
monarchici,
Dopo che nel 2003 l'assetto statale venne
quali
l'aquila
bicipite
(di
al
referendum
del
21
maggio
derivazione bizantina) e il leone passante,
modificato in confederazione assumendo la
utilizzati prima del 1918. L'aquila ha sul petto
denominazione ufficiale di Unione Statale di
lo scudo della dinastia Petrovič con un leone
Serbia e Montenegro, nel 2004 venne adottata
passante d'oro su sfondo azzurro nella parte
una nuova bandiera che nel 2006 con la
superiore di dimensioni maggiore e la parte
proclamazione
inferiore verde, con le due parti dello scudo
diventata la bandiera nazionale.
119
dell'indipendenza
sarebbe
II Parte - Approfonmdimento
Bandiera d'Italia
Il significato romantico della scelta dei colori
I colori della bandiera italiana derivano da
e:
quelli in uso a Bologna al momento
≪ Su i limiti schiusi, su i troni distrutti
dell'invasione
piantiamo i comuni tre nostri color!
napoleonica[21]. La bandiera bianca con
Il verde la speme tant'anni pasciuta,
croce rossa, vessillo della citta, ha origine
il rosso la gioia d'averla compiuta,
ancor prima delle
il bianco la fede fraterna d'amor. ≫
Crociate e rappresenta l'autonomia comunale.
(Giovanni Berchet, All'armi all'armi!, 1831)
Sull'onda della centralita economica e del
≪ Il bianco l'e la fe che ci incatena
prestigio
il rosso l'allegria dei nostri cuori
politico di Milano, fu rapidamente adottata da
ci mettero una foglia di verbena
numerose altre citta del Nord, tra cui Genova
ch'io stesso alimentai di freschi umori. ≫
la quale,
(Francesco Dall'Ongaro, Il Brigidino (In
potenza marinara, la diffuse anche in Europa,
onore al tricolore italiano), 1847)
e in particolare in Inghilterra.
≪ Noi pure l'abbiamo la nostra bandiera
Di poco piu tarda e l'adozione del verde,
non piu come un giorno si gialla, si nera;
colore che campeggiava negli stemmi araldici
sul candido lino del nostro stendardo
della famiglia
ondeggia una verde ghirlanda d'allor:
ducale dei Visconti, e poi di quella degli
de' nostri tiranni nel sangue codardo
Sforza. La genesi regale dei colori nazionali
e tinta la zona del terzo color. ≫
era comune in
(Arnaldo Fusinato, Il Canto degli Insorti,
Europa, avendo dato origine ad esempio al
aprile 1848)
blu francese (Capetingi), al rosso inglese
≪ Se una rosa vermiglio o un gelsomino
(Lancaster) e al
bianco
tedesco
a una foglia d'allor metti vicino
(Asburgo).
Essendo
il
i tre colori avrai piu cari e belli
capoluogo lombardo la sede del formale
a noi che in quei ci conosciam fratelli
Regno d'Italia, i suoi
i tre colori avrai che fremer fanno
Signori godevano di un particolare prestigio
chi ancor s'ostina ad essere tiranno. ≫
sui regnanti dei restanti ducati italiani, e il
(Domenico Carbone, Sono Italiano, 1848)
simbolismo
≪ I tre colori della tua bandiera non son tre
del colore verde travalico cosi facilmente gli
regni ma l'Italia intera:
angusti confini del Ducato di Milano.
il bianco l'Alpi,
120
II Parte - Approfonmdimento
il rosso i due vulcani,
il verde, la perpetua rifioritura della speranza
il verde l'erba dei lombardi piani. ≫
a frutto di bene nella gioventu de' poeti;
(Francesco Dall'Ongaro, Garibaldi in Sicilia,
il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e
maggio 1860)
degli eroi.
≪ Sii benedetta! benedetta nell'immacolata
E subito il popolo canto alla sua bandiera
origine, benedetta nella via di prove e di
ch'ella era la piu bella di tutte e che sempre
sventure per cui
voleva lei e
immacolata ancora procedesti, benedetta nella
con lei la liberta! ≫
battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei
(Giosue
secoli!
celebrare il 1o Centenario della nascita del
Non
rampare
di
aquile
e
leoni,
Carducci,
Discorso
tenuto
per
Tricolore, Reggio
non
sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo;
Emilia, 7 gennaio 1897)
ma i colori della
≪ Il bianco mostra ch'ella e santa e pura
nostra primavera e del nostro paese, dal
il rosso che col sangue e a pugnar presta
Cenisio all'Etna; le nevi delle alpi, l'aprile
e quell'altro color che vi si innesta
delle valli, le
che mai manco la speme alla sventura. ≫
fiamme dei vulcani. E subito quei colori
(Giovan Battista Niccolini)
parlarono alle anime generose e gentili, con le
Un'altra interpretazione si riferisce alle virtu
ispirazioni e
teologali:
gli effetti delle virtu onde la patria sta e si
* Verde: per la speranza;
augusta:
* Bianco: per la fede;
il bianco, la fede serena alle idee che fanno
* Rosso: per la carita.
divina l'anima nella costanza dei savi;
Bandiera dell'Albania
l'Impero Ottomano che risulto in una breve
La bandiera albanese e una bandiera rossa con
indipendenza dell'Albania, dal 1443 al 1478.
un'aquila nera a due teste al centro. Deriva dal
L'attuale
simile
bandiera e stata adottata ufficialmente il 7
sigillo di Giorgio Castriota Scanderbeg, un
aprile 1992, ma le bandiere precedenti, quella
albanese del XV secolo, il quale guido la
del Regno
rivolta contro
d'Albania e quella dello Stato comunista del
dopoguerra, erano praticamente identiche. La
prima
121
II Parte - Approfonmdimento
recava l'elmo di Scanderbeg sopra l'aquila,
bordata di
mentre la seconda aveva una stella rossa
giallo.
Bandiera dell'Etiopia
europeo, e divenne percio modello di liberta
L'attuale bandiera dell'Etiopia e stata adottata
per gli stati africani man mano che essi
il 6 febbraio 1996. E basata sulla vecchia
conseguivano
bandiera,
l'indipendenza; di qui l'adozione dei colori
un tricolore a strisce orizzontali verde, giallo e
nazionali etiopi.[1] Il primo stato che adotto
rosso (dall'alto in basso), con l'aggiunta al
la bandiera
centro di
con i colori panafricani fu il Ghana nel
un disco azzurro sul quale campeggia un
1957.[2]
pentagramma giallo, il cosiddetto sigillo di
Secondo
Salomone. Per
(Universal Negro Improvement Association
quanto non piu ufficiale, la vecchia versione
and African
della bandiera e ancora molto diffusa, il suo
Communities League) i colori panafricani
disegno
sono invece nero, rosso e verde: "il rosso
apparve nel 1897 e i suoi colori diverranno la
rappresenta il
base dei colori panafricani adottati nelle
nobile sangue che unisce tutte le genti di
bandiere di
stirpe africana, il colore nero la gente nera, il
molti altri stati africani.
verde la ricca
Il primo insieme e costituito dai colori oro,
terra d'Africa".[senza fonte] I colori UNIA
rosso e verde. Tale combinazione origina in
furono proclamati colori ufficiali della Razza
Etiopia e,
Africana
oltre che nelle varie nazioni africane, ha
dall'UNIA stessa nella convenzione tenuta al
rilevanza anche nel movimento Rastafari.
Madison Square Garden di New York il 13
Eccettuato il
agosto 1920.
breve
periodo
dell'occupazione
la
costituzione
dell'UNIA-ACL
italiana
fascista, l'Etiopia rimase infatti fuori dal
controllo coloniale
Bandiera della Jugoslavia
conflitto mondiale e che il 6 gennaio 1929
La bandiera del Regno dei Serbi, dei Croati e
avrebbe assunto la denominazione di Regno
degli Sloveni nato l'1 dicembre 1918 alla fine
di Jugoslavia
del primo
122
II Parte - Approfonmdimento
era formata da tre strisce orizzontali di uguale
giorno in cui veniva costituita la nuova
dimensione con i colori delle strisce — blu,
federazione. La bandiera era uguale a quella
bianco,
del Regno di
rosso — che sono i tradizionali colori
Jugoslavia, ma con una proporzione di 1:2
panslavi.
come quella della Jugoslavia Socialista
I colori delle strisce — blu, bianco, rosso —
anziche 2:3 come
sono i tradizionali colori panslavi mentre la
era quella del regno.
stella rossa e
I colori panslavi (bianco, blu e rosso) sono
un simbolo comunista. Questa bandiera venne
adottati da molte delle bandiere nazionali dei
adottata durante la seconda guerra mondiale
popoli slavi
dall'Armata Popolare di Liberazione della
come simbolo delle loro radici comuni.
Jugoslavia di Tito e al termine del conflitto
Tali colori traggono origine dalla bandiera
divenne la
della Russia introdotta da Pietro il Grande nel
bandiera
della
Democrazia
Federale
di
1697. Lo zar
Jugoslavia. Con la promulgazione della
si era a sua volta ispirato al modello del
Costituzione avvenuta
tricolore olandese, ma l'esatta scelta cromatica
il 29 novembre 1945 ed entrata in vigore il 31
deriva
gennaio 1946, con cui il nuovo stato
piuttosto dai colori dallo stemma di Mosca.[1]
assumeva il
Nel corso dell'Ottocento il tricolore si diffuse
nome di Repubblica Popolare Federale di
oltre i confini russi, e in particolare a quei
Jugoslavia, venne adottata anche la versione
popoli che
definitiva della
nutrivano aspirazioni di indipendenza. I serbi
bandiera con una stella piu grande bordata di
lo adottarono nel 1835, acquistando parziale
giallo.
autonomia
La bandiera della Repubblica Federale di
slovacchi lo fecero proprio sull'onda del
Jugoslavia, stato formatasi il 27 aprile 1992
movimento panslavo
dall'unione
e nel contesto dei moti che nel 1848
delle repubbliche di Serbia e Montenegro,
attraversarono l'Impero asburgico.[3].
uniche disposte a continuare un'esperienza
Analoghi colori ebbe la bandiera della
federativa
provincia ottomana di Rumelia orientale,[4]
dopo
la
dissoluzione
della
Repubblica
dall'Impero
ottomano.[2]
Gli
unita alla Bulgaria
Socialista Federativa di Jugoslavia, venne
nel 1885. In tempi piu recenti, i colori
adottata nello stesso
panslavi sono stati adottati da numerose altre
nazioni: la
123
II Parte - Approfonmdimento
Iugoslavia
e
gli
altri
stati
che
incorporano
la
il
tricolore
russo,
per
composero;[5][6] la Cecoslovacchia[7] e la
simboleggiare a un tempo l'appartenenza alla
piu giovane Repubblica
Russia e la presenza
ceca;[8]
il
Montenegro,
anche
significativa di
dopo
popolazione russa nella
l'indipendenza e fino al 2004, benche con una
regione. Un esempio e il distretto autonomo
tonalita piu chiara
di Čukotka. Per
di blu.[9]
contro, alcuni stati sovrani di lingua slava
Infine,
anche
le
bandiere
di
hanno bandiere con colori diversi: cosi la
alcune
repubbliche e okrug russi, a "nazione titolare"
Bulgaria,[10] la
non slava,
Polonia[11] e l'Ucraina.[12]
124
Le scuole che hanno partecipato al progetto F4A, nell'anno scolastico 2009/2010, sono:
EMILIA ROMAGNA
1. ISART Arcangeli (Bologna) – Prof. Referente G. Garra
2. IC D. Aligheri (Castello di Serravalle, Bologna) - Prof.essa referente M. Mezzini
3. Istituto tecnico e professionale Manfredi Tanari (Bologna) - Prof.essa referente Minelli
4. ITC Bodoni (Parma) - Prof.essa referente A. Casalini
TOSCANA
1. Liceo artistico Alberti (Firenze) - Prof.essa referente L. Abbandoni
2. Istituto Professionale Servizi Commerciali e Turistici Caselli (Siena) - Prof.essa referente P.
Brogini
3. Liceo Scientifico Livi (Prato) - Prof. referente Marciadri
4. Istituto tecnico per l'Industria e l'Artigianato Marconi (Siena) - Prof.essa referente L.
Leoncini
Si ringraziano tutti gli animatori che hanno progettato e realizzato i laboratori:
EMILIA ROMAGNA
Sokhna Sidibe
Ilaria Cicione
Solò Dianeba
Samanta Musarò
Moustaphà N'Dao
Maria Petrucci
Waly Keita
Francesca Magagni
Ba Abdou
Alessandra Frigeri
TOSCANA
Boubacar Camara
Gabriella Tiso
Diambal Sarr
Mody Sy
Marco Di Costanzo
Mamadou Sène
A cura di:
Samanta Musarò
Layout e impaginazione:
Daniela Giacomarro
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