Il presente opuscolo è realizzato nell’ambito del progetto “Diamoci XQśRSSRUWXQLW¡ŞGLFXLLOFRPXQHGL&RUQXGD©FDSRƲODHLFRPXQL di Crocetta del Montello e Pederobba sono partner. Tale progetto è VWDWRƲQDQ]LDWRGDOOD5HJLRQHGHO9HQHWRQHOOśDPELWRGHOOHŝ,QL]LDtive per la promozione delle pari opportunità tra donna e uomo”. Il progetto “Le pari opportunità secondo i ragazzi” è stato seguito, in fase di progettazione e realizzazione, da un’equipe di educatori professionali, che hanno anche curato questa pubblicazione. L’equipe è formata da: Mirko Pizzolato, Elena Bonan, Silvia Marchetto, Laura Sartori. Pari Opportunità, un percorso di crescita Nel 2009 sia come amministrazioni comunali sia come cittadini ci siamo posti l’obiettivo ambizioso ed importante di sviluppare un percorso sul tema delle Pari Opportunità. I nostri comuni – Cornuda, Crocetta del Montello e Pederobba - hanno così intrapreso un’azione combinata su 3 fronti: la cittadinanza (grazie ai servizi dello Sportello Donna), le istituzioni (con il prezioso lavoro della Commissione Intercomunale per le Pari Opportunità) ed il mondo della scuola e le giovani generazioni. I ragazzi delle classi prime delle nostre scuole medie, in particolare, sono diventati i protagonisti di un progetto di sensibilizzazione ed educazione alle pari opportunità, TXDOHRFFDVLRQHGLFRQIURQWRHULƳHVVLRQHVXOOHGLƱHUHQ]HGLJHQHUHVXJOL stereotipi culturali e sulle prassi comportamentali consolidate nel tempo. Il percorso nasce da un dubbio: di Pari Opportunità molto si parla sui media e nella quotidianità, ma a questa sovraesposizione mediatica –ci siamo FKLHVWLFRUULVSRQGHXQDUHDOHFRQRVFHQ]DGHOVLJQLƲFDWRGHOOśHVSUHVVLRQH “Pari Opportunità”? Questa domanda ci ha dato lo spunto per una progettualità di ampio reVSLURGHVWLQDWDDGLQFHQWLYDUHODULƳHVVLRQHGHLQRVWULUDJD]]LHDGDSSUHQdere il loro modo di sentire ed i loro bisogni. E’ stato creato, così, un importante spazio di ascolto che ci ha permesso comprendere quanto sia forte l’esigenza – nei ragazzi ma verosimilmente anche negli adulti - di conoscersi e di essere riconosciuti “alla pari”, ovvero per la propria individualità piuttosto che per l’appartenenza ad un genere o, peggio ancora, ad una categoria di stereotipi. 6RWWRTXHVWRSURƲOROśD]LRQHSURJUDPPDWDVL©ULYHODWDPROWRHƴFDFH JUD]LHDOODYRURVYROWRLQFODVVHLUDJD]]LVRQRDUULYDWLDGHƲQLUVLFRQIURQWDQGRVLVXOOHGLƱHUHQ]HFKHYLDYLDHPHUJHYDQRFRQRVFHQGRTXDOFRVDLQ più di sé stessi, come uomini e come donne, e degli altri. Un obiettivo importante può quindi dirsi raggiunto: grazie a questa prima serie di incontri sono state gettate solide basi per un’azione destinata a continuare nel tempo e a portare i suoi frutti. Già un primo traguardo è stato raggiunto e le pagine che andrete a OHJJHUHLQSDUWLFRODUHLOGRFXPHQWRƲQDOHGHOOHŝ%XRQH3UDVVLŞVWLODWRGDL ragazzi a conclusione del percorso, ne sono la prova. Come amministrazioni comunali non possiamo che rallegrarci per questo importante risultato, tanto da confermare la via intrapresa cercando VHPSUHQXRYLVWLPROLHSUHVHQWDQGRFRVXQQXRYRSURJHWWRDOOD5HJLRQH 9HQHWRSHULO6LDPRFRQVDSHYROLFKHHGXFDUHDOOH3DUL2SSRUWXQLW¡ VLJQLƲFDVRSUDWWXWWRIRUQLUHVWUXPHQWLGLFRQRVFHQ]DHFRPSUHQVLRQHFKH si sostituiscano ai facili slogan e a una parità fatta di tante parole ma di pochi fatti. Con questa prospettiva, le nostre amministrazioni sentono l’importanza di azioni e di progetti volti ad incentivare ogni sperimentazione sul tema. Su questa direttrice si pone anche la progettualità prevista per il prossimo anno da realizzarsi sempre in sinergia con il mondo della scuola e con i servizi operanti nel territorio. Stiamo seminando, convinti che presto raccoglieremo frutti importanti per le nostre comunità ed i nostri comuni. Un particolare ringraziamento va al corpo docente delle classi coinvolte, agli operatori e ai ragazzi che hanno dimostrato di saper cogliere questa opportunità. 9LLQYLWLDPRTXLQGLDFRQGLYLGHUHLQIDPLJOLDLIUXWWLGLTXHVWDHVSHULHQ]D consci che questo è un primo risultato di una serie che speriamo possa essere lunga e foriera di ulteriori e nuove iniziative. Erica Condio – consigliere comunale delegato alle pari opportunità di Cornuda Alberto Casagrande – assessore alle pari opportunità di Crocetta del Montello Maria Antonietta Perozzo - consigliere comunale delegato alle pari opportunità di Pederobba Tre comuni, le pari opportunità, il futuro I comuni di Cornuda, Crocetta del Montello e Pederobba hanno ormai consolidato quella che, qualche anno fa, appariva una scommessa o una sperimentazione. L’ambito delle pari opportunità era nato come tale, ma ora è decisamente presente, secondo un’intenzionalità chiara, facendo capo DSURIHVVLRQDOLW¡VSHFLƲFKHDWWUDYHUVRVHUYL]LGLƱHUHQ]LDWL$WWXDOPHQWH sono presenti almeno tre ambiti di lavoro: lo sportello donna, cioè un servi]LRLQIURQWRƴFHLQJUDGRGLRƱULUHDVVLVWHQ]DFRQVXOHQ]DDVFROWRULVSHWWR a problemi quotidiani, come il lavoro, la formazione, l’informazione, ma anche rispetto al trovare una voce amica, in grado di ascoltare, di accogliere. Questo servizio è presente in tutti e tre i comuni, in orari diversi, in giorni diversi. Il secondo ambito di lavoro riguarda le scuole, cioè il lavoro con il mondo della formazione e dell’educazione, con il quale i comuni cooperaQRSHURƱULUHVSXQWLLPSRUWDQWLULVSHWWRDWHPDWLFKHFUXFLDOLFRPHOśDƱHWWLYLW¡ODVHVVXDOLW¡ODFDSDFLW¡GLFRQRVFHUHHFRPSUHQGHUHOśDOWUR,QƲQH la Commissione Intercomunale Pari Opportunità: si tratta di un organismo, che coinvolge i tre comuni, che ragiona di pari opportunità, di genere, e lo fa coinvolgendo, in qualità di membri, assessori e consiglieri di reparto, tecnici comunali, cittadine attive nel volontariato, nell’associazionismo, nella scuola, nel mondo del lavoro e delle professioni. Tutto questo incrociando alcuni fortunati fattori: una importante e trasversale sensibilità politica, una cittadinanza reattiva e attenta, tecnici competenti, dentro ai municipi, nelle scuole, nel territorio. Da qui ha senso partire, per una premessa alle pagine che seguono. Nel 2008 la commissione si è convinta che fosse necessario fare un salto di TXDOLW¡KDSUHVHQWDWRXQSURJHWWRDOOD5HJLRQHGHO9HQHWRFKH©VWDWR ƲQDQ]LDWRSURSRQHQGRGLPXRYHUHGXHŝOHYHŞSHUSURPXRYHUHOHSDUL opportunità, la prima delle quali agisce dall’alto verso il basso, mentre la seconda parte dai ragazzi, ancora una volta. La prima ha portato la commissione a formarsi e a conoscere “La Carta Europea per l’Uguaglianza HOH3DULW¡GHOOH'RQQHHGHJOL8RPLQLQHOOD9LWD/RFDOHŞHDSRUWDUH all’adozione della stessa da parte dei tre consigli comunali. Si tratta di un documento importante, che traccia la rotta delle politiche di pari opportunità dei prossimi anni, che permette a questi tre comuni di continuare a innovare e sperimentare. La seconda “leva”, di cui questo opuscolo rende conto, parte dal basso, parte dai ragazzi delle scuole medie, delle prime LQSDUWLFRODUHVLWUDWWDGLXQSHUFRUVRFKHDƱURQWDQRQSLºDOFXQHWHPDWLche importanti e propedeutiche alle pari opportunità, ma il concetto stesso: cosa sono queste “pari opportunità”? A cosa servono? Quali concreti EHQHƲFLSRVVRQRSRUWDUH"&RPHVLIDSHUUHQGHUOHUHDOL"4XHVWHHUDQROH domande di partenza del progetto, che ha coinvolto tutte le prime medie dei tre comuni, grazie alla grande collaborazione delle scuole, degli insegnanti e dirigenti, e che ha portato a risultati sorprendenti, soprattutto per chi credeva che “pari opportunità” fosse un concetto astratto, privo di VHQVRSHUOHSHUVRQHLQFRPSUHQVLELOHSHULSLºƲJXUDUVLSHUGHLUDJD]]Lţ I risultati di questo percorso ci fanno pensare ad implicazioni concrete per le pari opportunità, a sperimentazioni future misurabili, tangibili, in grado di costruire un modo diverso di interpretare le razioni tra maschile e femminile. Il percorso in classe Il progetto “Le pari opportunità secondo i ragazzi” mira a promuovere la cultura delle pari opportunità tra i generi coinvolgendo i ragazzi delle classi prime delle scuole medie di Cornuda, Crocetta del Montello e Pederobba. L’equipe di formatori ha progettato un ciclo di tre incontri insieme con la commissione pari opportunità, in particolare con gli insegnanti, con i tecnici comunali e i referenti politici dei tre comuni, e lo ha poi realizzato insieme alle 9 classi prime medie di questo territorio. Il percorso, che ha visto coinvolti circa 180 ragazzi, si è mosso seguendo tre obiettivi principali: Ş (KOQHLNQHFT@QC@KŗDLDQRHNMDCDKKDSDL@SHBGDCHFDMDQDRSHLNK@MCNK@QHƦDRRHNMDDK@CHRBTRRHNMD(M@KSQDO@QNKDRH£BDQB@SNCH CDƥMHQDKŗHCD@CHFDMDQDBNR@RNMNKDO@QHNOONQSTMHS2H£K@UNQ@SNBNM HQ@F@YYH@KƥMDCHRUHKTOO@QDTM@L@FFHNQDBNMR@ODUNKDYY@QHRODSSN@H rapporti tra uomini e donne, nella convinzione che la conoscenza dello stereotipo favorisca un atteggiamento più critico, e quindi una maggiore prevenzione rispetto a comportamenti pregiudiziali e discriminatori verso l’altro. Ş (KRDBNMCNNAHDSSHUNQHFT@QC@K@QHƦDRRHNMDRTKKŗHCDMSHSODQRNnale in relazione al genere; si sono costruiti quindi dei momenti indiviCT@KHDCHBNMEQNMSNHMBTHHQ@F@YYHG@MMNONSTSNQHƦDSSDQDRTKKDOQNOQHD B@Q@SSDQHRSHBGDODQRNM@KHDCHMSDQDRRHDCNRRDQU@QDKDCHƤDQDMYDDKD somiglianze tra i generi. Ş (MƥMDK@BTKSTQ@CHFDMDQD£RS@S@OQNLNRR@E@UNQDMCNK@BNMsapevolezza rispetto le dinamiche di genere che esistono nella società e quindi anche nei contesti di vita che coinvolgono i ragazzi, come ad esempio la scuola, le amicizie e la famiglia. Metodo Per un percorso di formazione sul tema delle pari opportunità si è penR@SN@CTM@LDSNCNKNFH@BGDNƤQHRRDHMLNCNO@QHS@QHNK@ONRRHAHKHS@H ragazzi di esprimere le proprie opinioni e pensieri. Pertanto si è scelta una metodologia che fosse coerente con le tematiche della parità e che ODQLDSSDRRDDƤDSSHU@LDMSD@HQ@F@YYHCHE@QDCDKKDDRODQHDMYDBNMBQDSD di parità all’interno del gruppo classe. La metodologia utilizzata si basa sull’apprendimento tra pari (o apprendimento cooperativo): una modalità interattiva in cui il formatore assume il ruolo di facilitatore tra i ragazzi e non di esperto portatore di dati, contenuti e nozioni. Questo permette la co-costruzione con i ragazYHCHHCDDDCDƥMHYHNMHBGDO@RR@MN@SSQ@UDQRNK@UNQHCHFQTOONFHNBGHCH QTNKNLNLDMSHCHBNMEQNMSNEQ@O@QH2HSQ@SS@PTHMCHCHTM@LDSNCNKNFH@ attenta alle opinioni e alle sensibilità di tutti i ragazzi coinvolti, che garantisce spazi di espressione, di confronto e di condivisione. L’apprendimento quindi risulta facilitato e più vicino ai ragazzi in quanto questa metodologia permette la costruzione di nuovi pensieri e idee come frutto del contributo di ciascun partecipante e di un lavoro di condivisione. Il metodo utilizzato inoltre favorisce la crescita di abilità sociali e relazionali perché stimola la partecipazione e l’ascolto attivo dei ragazzi e dà valore e senso ai contributi di tutti. Descrizione del percorso Il percorso formativo si è svolto nelle 9 classi prime delle scuole medie di Cornuda, Crocetta del Montello e Pederobba durante i primi tre mesi dell’anno scolastico 2009-2010. In ogni classe il percorso prevedeva tre incontri da due ore, per un totale di sei ore per classe. Per favorire il confronto e l’apprendimento, in linea con la metodologia utilizzata negli incontri, si è deciso di cambiare il setting usuale della classe scolastica, ed in particolare sono stati spostati i banchi, creando uno spazio centrale libero che permettesse una gestione più dinamica delle attività: le sedie in cerchio nei momenti di discussione di classe, oppure la divisione in gruppetti di confronto. Il primo incontro è stato pensato in modo da: favorire la conoscenza reciproca tra ragazzi ed operatori; scrivere e condividere un “contratto” tra tutti i partecipanti, volto a delineare le regole dello stare insieme in un clima positivo; OQDRDMS@QDHKSDL@CDKODQBNQRNBQD@MCNTM@CDƥMHYHNMDCHBK@Rse di pari opportunità a partire dalle idee dei ragazzi; E@UNQHQDK@QHƦDRRHNMDCDHQ@F@YYHRTR¤RSDRRHHKBNMEQNMSNcon l’altro e col gruppo. &KHNAHDSSHUHRODBHƥBHDKD@SSHUHSCDKRDBNMCNHMBNMSQNRNMNRS@SH stimolare l’emersione di stereotipi di genere attraverso la ideazione e la rappresentazione di alcune scenette (role playing); favorire la discussione e la presa di coscienza delle dinamiche di genere grazie all’analisi delle scenette e all’individuazione dei comportamenti pregiudiziali o stereotipati; favorire il confronto positivo e stimolare il cambiamento attraverso l’individuazione di comportamenti alterativi a quelli stereotipati evidenziati nelle scenette. Durante il terzo incontro si è favorito: K@QHƦDRRHNMDHMCHUHCT@KD@SSQ@UDQRNCDKKDCNL@MCDRTKKŗHCDMSHS ODQRNM@KDHMQDK@YHNMD@KFDMDQDHMLNCNC@E@QDLDQFDQDCHƧBNKSMDK relazionarsi con l’altro genere; il confronto tra gruppi maschili e femminili; l’individuazione di buone prassi nella relazione con l’altro, che ODQLDSS@MNCHRTODQ@QDKDCHƧBNKSDLDQRD@KKŗHMHYHNCDKKŗHMBNMSQN Primo incontro Momento fondamentale per porre le basi di un adeguato percorso formativo, è stato quello di individuare assieme ai ragazzi di ogni classe un insieme di regole comportamentali condivise, attraverso un “contratto”, @KƥMDCHF@Q@MSHQDRH@@HQ@F@YYHBGD@FKHNODQ@SNQHQHRODSSNQDBHOQNBN/DQ tale motivo i ragazzi hanno espresso le loro aspettative rispetto ai comportamenti che si aspettavano dagli operatori e dai loro compagni, così come gli operatori hanno esplicitato le loro aspettative nei confronti ragazzi. Questo momento permette di stabilire con la classe un “patto educativo”, che implica da parte di tutti i soggetti coinvolti un’assunzione di responsabilità reciproca. Per poter mettere in discussione con i ragazzi gli stereotipi di genere, i loro pregiudizi connessi e le ricadute di tali aspetti sulle dinamiche interpersonali, si è reso necessario un passaggio obbligatorio: indiviCT@QD@RRHDLD@KNQNTM@CDƥMHYHNMDBNMCHUHR@CDKBNMBDSSNCHřO@QHNOportunità”, concetto cardine e trasversale che ha caratterizzato l’intero percorso. 2H£CDBHRNCHOQNBDCDQDODQFQ@CH£RS@SNCHUHRNTMB@QSDKKNMDHMCTD parti: in una abbiamo scritto la parola “pari”, nell’altra “opportunità”. Attraverso la tecnica del brainstorming, è stato chiesto ai ragazzi di dire tutto quello che veniva loro in mente pensando alle due parole chiave. 2HSQ@SS@CHTM@SDBMHB@BQD@SHU@ƥM@KHYY@S@@E@QDLDQFDQDMTNUDHCDDHM un clima in cui ogni partecipante può esprimere liberamente il proprio pensiero, senza pregiudizi o critiche. Questi i risultati di questa prima fase: Uguali 2DMY@CHƤDQDMYD Dispari Pari merito Gemelli 2H@LNSTSSHTFT@KHODQQHBBGDYY@ razza, religione 2SDRRNKHUDKKN Nessun privilegio Ripartire equamente Leggi uguali per tutti -NCHƤDQDMYD Uguaglianza Parità Dividersi le cose Come me Numeri Maschio/femmina Diversità Perdono Equivalente Divisibile 2SDRRNQHRTKS@SN +NRSDRRNRHFMHƥB@SN Identico Uniforme Di forza pari, 50 & 50 2SDRR@PT@MSHS Due cose uguali 2SDRR@RHST@YHNMD Metà Fare qualcosa insieme Decisione Opportunità: di amicizia, scolastiche, di imparare qualcosa di nuovo, di lavoro, di soldi, di vincere; Chance per tutti Occasione Libertà di scelta Possibilità Diverse scelte Cose che possono fare tutti Proposte Ognuno sceglie per sé Libertà Due strade Per tutti Diritto e dovere 2BDKS@ Tutti possono fare tutto Cose che si possono fare Vincoli Opportunità di vita, nel mondo Opportunità di ricominciare Fare qualcosa Riscattarsi Rivincita Proposta Cosa opportuna Ƥ@QD Nuove opportunità #@KK@S@ADKK@DLDQFDBGDHKRHFMHƥB@SNCHO@QHHMCHUHCT@SNC@HQ@F@YYH coincide in linea generale con quello di uguaglianza, stessa situazione e parità. Quello di opportunità con quello di possibilità, chance e libertà di scelta per tutti, i quali rimandano inevitabilmente ad una condizione di parità, ma soprattutto di diritto alla parità. Forte quindi è la connessione e sovrapposizione semantica tra le due parole chiave. Questa distinzione iniziale è stata quindi da un lato funzionale nel ONQS@QDHQ@F@YYH@QHƦDSSDQDRTPT@MSNPTDRSHCTDSDQLHMHRH@MNRNUQ@Oponibili, dall’altro propedeutica al passaggio successivo, ossia l’indiviCT@YHNMDCHTM@CDƥMHYHNMDCHřO@QHNOONQSTMHSŚ Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş Ş tutti possono fare le stesse cose; stessa opportunità di scelta per maschio e femmina; tutti possono scegliere con pari opportunità; poter avere uguali chance; tutti possono esprimere le proprie idee e comunicarle; per tutti la stessa possibilità di scelta, di vita ,di religione, di lavoro, di studio/scuola; uguali opportunità indipendentemente da razza, genere, religione, R@MHSƥRHB@DLDMS@KD stessa qualità di vita; QHRODSSNCDKKDCHƤDQDMYDODQBG¤MDRRTMN£ODQEDSSN rispettare le persone e essere disposti ad aiutare tutti; non sottomettere gli altri; stessi diritti e doveri per tutti; ODQLDSSDQDKŗHMSDFQ@YHNMDDU@KNQHYY@QDKDCHƤDQDMYDBNM@BBNFKHDMza; non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te; pari possibilità: ognuno ha pregi e difetti ma tutti hanno lo stesso valore. (MSQHMRDB@@PTDRSDCDƥMHYHNMH£TMŗHCD@CHFHTRSHYH@RNBH@KDBGD@LLDSSDCHƤDQDMYDMDHQHRTKS@SHDMDKKNRS@STRCHNFMTMNL@BGDBNMSDLporaneamente sottolinea che per raggiungere tale status ognuno ha diritto ad un’eguale base di partenza. Tutte le persone quindi devono poter avere accesso a risorse e possibilità sociali, culturali, economiche @ƧMBG¤NFMTMNONRR@KHADQ@LDMSDRBDFKHDQDBNLDDROQHLDQDK@OQNOQH@ HMCHUHCT@KHSD@MBGDCHCHƤDQDMYH@QRHHMTMBNMSDRSNCHMNMFHTCHYHN +DCDƥMHYHNMHCHřO@QHNOONQSTMHSŚHMCHUHCT@SDC@HQ@F@YYHQHBGH@L@no all’Art. 3 e 4 della Costituzione Italiana. Tali articoli sottolineano che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il OHDMNRUHKTOONCDKK@ODQRNM@TL@M@DKŗDƤDSSHU@O@QSDBHO@YHNMDCHSTSSH i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art.3). “La Repubblica riconosce inoltre a tutti i cittadini il diritto al K@UNQNDOQNLTNUDKDBNMCHYHNMHBGDQDMC@MNDƤDSSHUNPTDRSNCHQHSSNŚ (art.4) indipendentemente quindi anche dal sesso di appartenenza. La seconda parte del primo incontro è stata dedicata alla conoscenza reciproca tra i ragazzi. Ad ogni ragazzo è stata consegnata una “Carta di identità” come questa: Una volta compilata, i ragazzi sono stati messi a coppie, un maschio e una femmina, e ognuno doveva presentare all’altro la propria carta di identità. Dopodichè, in plenaria, ogni compagno ha presentato al resto della classe la carta di identità del proprio partner. Questa attività ha permesso da una parte una conoscenza reciproca tra i compagni di BK@RRDC@KKŗ@KSQ@TM@QHƦDRRHNMDRTKKDOQNOQHDB@Q@SSDQHRSHBGDODQRNM@KH DCHMSDQDRRHDCHNRRDQU@QDKDCHƤDQDMYDDRNLHFKH@MYDSQ@HFDMDQHCH appartenenza. L’attività della “Carta di identità” e l’individuazione assieme ai ragazzi CHTM@CDƥMHYHNMDCHřO@QHNOONQSTMHSŚG@ODQLDRRNCHONQQDKDA@RH ODQ@ƤQNMS@QDHSDLHCDKRDBNMCNHMBNMSQNFKHRSDQDNSHOHCHFDMDQDHKNQN DƤDSSHDK@O@QHSCHFDMDQD Secondo incontro “Gli stereotipi posso essere considerati dei processi razionali ed automatici di categorizzazione comuni a tutti, che si formano nelle relazioni tra gruppi e che portano ad attribuire caratteristiche comuni a tutti i membri di un gruppo (es. appartenenza al genere femminile o maschile) senza considerare le variabilità interne al gruppo stesso” (Tajfel, 1986). In altre parole, attraverso gli stereotipi categorizziamo le persone e così QHTRBH@LN@CDK@ANQ@QDUDKNBDLDMSDKŗHMENQL@YHNMDHMLNCNDƧBHDMSD QHTRBDMCN@BNCHƥB@QDDQHBNQC@QDRNKNKDB@Q@SSDQHRSHBGDOH´HLONQS@MSH di un gruppo. Inoltre, dalle persone che fanno parte di un gruppo a cui attribuiamo determinate caratteristiche, ci aspettiamo determinati comportamenti, i quali non fanno altro che confermare e rendere più solido @MBNQ@HKMNRSQNRSDQDNSHON(MƥMDKŗDRRDQD@OO@QSDMDMSH@CTMFQTOON HMƦTHRBD@RT@UNKS@RTKMNRSQNLNCNCHRDMSHQBHDBNLONQS@QBH£TMAHsogno fondamentale dell’individuo quello assumere le caratteristiche al gruppo a cui appartiene. In questo modo si crea così un circolo vizioso che si autoalimenta: appena incontriamo una persona nuova, in modo inconsapevole e automatico, osserviamo se è femmina o maschio e questo scatena un insieme di aspettative rispetto a come questa persona dovrà comportarsi: avremo allora già deciso quali saranno i suoi interessi, le sue emozioni, i suoi atteggiamenti, come dovrà comportarsi nelle occasioni sociali, chi dovrà amare e come, che ruolo sociale dovrà assumere. Per esempio, da un uomo ci sia aspetta che sia una persona forte, che limiti l’espressione delle sue emozioni, che svolga un lavoro che implichi forza e razionalità, che si occupi della famiglia dal punto di vista economico (stereotipo maschile); da una donna, al contrario, ci si aspetta che sia una persona sensibile ed emotiva, che svolga lavori CDCHSH@KK@BTQ@DBGDRHNBBTOHCDKK@B@R@DFDRSHNMDCDHƥFKHRSDQDNSHON femminile). HLONQS@MSDBNMNRBDQDDQHBNMNRBDQDFKHRSDQDNSHOHDPT@MSNHMƦTDMY@MNHKMNRSQNLNCNCHODMR@QDD@FHQD+@QHƦDRRHNMDQHRODSSN@KKŗHMƦTDMY@CDFKHRSDQDNSHOHCHFDMDQDDCDHKNQNDƤDSSH£RS@S@@ƤQNMS@S@BNM i ragazzi attraverso la realizzazione di alcune “scenette” (tecnica del role-playing). In ogni classe, i ragazzi sono stati divisi in gruppi e ad ogni gruppo è stato assegnato uno dei seguenti scenari riguardanti diversi ambiti di vita, i quali avevano naturalmente l’obiettivo di “stressare” e far emergere gli stereotipi di genere: Ş Ş Ş Ş Famiglia: “chi lava i piatti stasera?”. 2BTNK@řTMBNLO@FMNE@BNMETRHNMDHMBK@RRDŚ Lavoro: “la/il segretaria/o non ha concluso una pratica da consegnaQD@KB@ONTƧBHNŚ Amici: “un gruppo di amici deve decidere che gioco fare insieme, ma ci sono pareri discordanti”. ll role-playing è una tecnica che consiste nella simulazione di una situaYHNMDQD@KD@SSQ@UDQRNKŗHCDMSHƥB@YHNMDDK@QDBHS@YHNMDCDHCHUDQRHQTNKH coinvolti. Con tale strumento si intende esplorare i vissuti dei soggetti attraverso la loro “immersione” nel contesto indagato, implica quindi un coinvolgimento globale del soggetto, a livello cognitivo, sociale, emotivo. Rispetto alla prima scenetta in quasi tutte le classi, la mamma era l’addetta ai piatti, in quella relativa alla scuola solitamente era un maschio a fare confusione, in quella del lavoro, il ruolo di segretaria/o è stato attribuito ad una femmina, mentre nell’ultima scenetta i giochi scelti DQ@MNHMƦTDMY@SHC@KFDMDQDOQDU@KDMSDOQDRDMSDMDKFQTOON Questo ha permesso di approfondire con i ragazzi il tema delle pari opportunità in relazione al genere e agli stereotipi connessi. In particolare si è sottolineato con loro che la parità di genere dovrebbe consistere in un assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale e che l’uguaglianza di genere consiste in una equità di trattamento tra i generi (che può esprimersi “sia in una parità di trattamento, sia in un trattamento diverso, ma considerato equivalente in termini di diritti, vantaggi, obblighi, e opportunità” - “Pari opportunità tra le donne e gli uomini”- Commissione europea). Con i ragazzi si è inoltre discusso del ONSDMSDDƤDSSNBGDFKHRSDQDNSHOHCHFDMDQDG@MMNMDKKDRBDKSDCHUHS@ quotidiane o future, sia relazionali che professionali e di quanto siamo poco attenti a tali processi. Questo secondo incontro ha permesso quindi di sottolineare che la disparità di genere esiste ed è un dato di fatto nella quotidianità, ma che l’esserne consapevoli costituisce il primo passo per la promozione di buone azioni per le pari opportunità, anche di genere. Terzo incontro Il terzo e ultimo incontro formativo è stato centrato sull’esperienza di classe quotidiana, per favorire e aumentare la consapevolezza rispetto @KKDCHM@LHBGDCHFDMDQD@HTS@MCNHQ@F@YYH@E@QDLDQFDQDKDCHƧBNKS nelle relazioni tra pari. Il lavoro si è strutturato in due fasi: in un primo momento i ragazzi hanno lavorato individualmente su due domande stimolo, per arrivare successivamente ad una fase di condivisione in gruppi omogenei per genere in cui ragazzi e ragazze hanno raccolto quanto emerso e riportato in cartellone (tabelle 1 e 2). La metodologia dell’apprendimento cooprativo, applicata in modo trasversale in tutti gli incontri formativi, e il lavoro in gruppi omogenei per genere, hanno facilitato il compito, favorendo un clima di accoglienY@DSTSDK@MDKKŗDROQDRRHNMDCHMNCHDCHƧBNKSQDK@YHNM@KHBGDHQ@F@YYH vivono quotidianamente nei contesti vita (famiglia, scuola). Le sintesi elaborate nei gruppi sono state poi presentate in plenaria con l’intero gruppo classe in cui maschi e femmine hanno potuto ascoltare quanto riportato da compagni/e e discuterne insieme: l’attività così strutturata ha accompagnato i ragazzi verso una maggiore consapevoKDYY@CDKKDCHƤDQDMYDSQ@L@RBGHDEDLLHMDBDQB@MCN@MBGDCHHMCHUHCT@QDPT@KHENRRDQNKDCHƤDQDMYDRONMS@MDDDM@STQ@KHDPT@KHHMUDBD quelle indotte culturalmente, fondate dunque su uno stereotipo di genere. Emergono chiaramente similitudini nelle richieste che ragazzi e ragazze pongono ai compagni/e dello stesso genere: è forte il bisogno di sentire riconosciute le proprie qualità e competenze nei momenti di gioco, “di non essere presi in giro”, di non sentirsi esclusi dal gruppo, che in PTDRS@E@RDQ@OOQDRDMS@MNHKOQHLNO@RRNUDQRNKŗ@ƤDQL@YHNMDCHTM@ propria identità; inoltre è chiaro il bisogno di riconoscimento da parte CDKFQTOONCDHO@QHDK@CHƤDQDMYH@YHNMDDCHRS@BBNC@KMTBKDNE@LHFKH@re, tutte caratteristiche proprie della pre-adolescenza e adolescenza. Le domande stimolo poste alle classi sono: Ş Come non vorrei essere trattato/a dai miei amici maschi e dalle mie amiche femmine? Ş Non sono tanto felice di essere maschio/femmina quando… MASCHI Come non vorrei essere trattato… …dai miei amici maschi - non essere trattato da bambino piccolo - non essere preso in giro - non essere preso in giro quando parlo con le ragazze - vorrei che non mi dicessero parolacce - non essere escluso o messo da parte quando si parla o quando si fanno le squadre per giocare - non essere trattato male - non essere preso in giro quando si fanno le battute per far ridere gli altri amici - non essere picchiato - non vorrei che dicessero cose false su di me …dalle mie amiche femmine - non mi piace quando usano le nostre cose senza permesso - non essere al centro dei loro pettegolezzi - non essere preso in giro - non essere disturbato dalle loro chiacchiere o stuzzicato - non vorrei che mi stressassero perché parlano e brontolano continuamente - che non diano la colpa sempre ai maschi per sembrare sempre innocenti - essere trattato come uno sconosciuto - che non si comportassero da sapientone - non vorrei essere preso in giro sulle cose di scuola, quando dimentico il materiale o prendo brutti voti Non sono tanto felice di essere maschio quando… - quando non possiamo picchiarle come facciamo tra maschi (perBG¤KDCNMMDMNMRHONRRNMNRƥNQ@QDMD@MBGDBNMTMƥNQD - quando i miei genitori mi sgridano perché con i maschi urlano e danno punizioni e alle femmine parlano tranquillamente - quando le femmine sono più coccolate e privilegiate - quando dicono che le femmine sono più brave e più buone e vincono sempre nei giochi - quando le femmine fanno cose più belle dei maschi e non posso fare le cose da femmina - quando sento che le femmine sono più responsabili di noi FEMMINE Come non vorrei essere trattata… …dai miei amici maschi - non essere messa in disparte - non essere presa in giro - non essere giudicata male per i vestiti, per il carattere - vorrei che non ci facessero i dispetti - non essere trattata male - vorrei che non ci facessero del male - che non ci rompessero - non vorrei che ci dessero soOQ@MMNLHNMNLHFMNKHNƤDMRHUH in modo da ferirci (es. gallina) - non essere escluse dai giochi che organizzano loro - che non mi considerino una debole o inferiore a loro - non vorrei essere trattata come una femminuccia schizzinosa …dalle mie amiche femmine …dalle mie amiche femmine - non essere esclusa - non essere giudicata male - vorrei che non mi dicessero bugie - vorrei che non ridessero alle mie spalle - non essere ascoltata - vorrei che non si spezzasse l’amicizia per colpa di un maschio o di un’altra femmina UNQQDH BGD MNM E@BDRRDQN ƥMS@ di essermi amica - che non mi nascondessero le cose che dovrei sapere - che non mi prendessero in giro perché sono un po’ maschiaccio e non mi vesto da femmina Non sono tanto felice di essere femmina quando… - i maschi ci escludono nei giochi, nei gruppi e nelle attività sportive - siamo sempre le ultime ad essere chiamate per formare le squadre - quando dobbiamo fare le pulizie (lavare i piatti, pulire la camera, …) - quando negli sport più adatti per i maschi noi siamo un po’ escluse (calcio, nuoto, judo, …) - i maschi dicono che siamo deboli (nella corsa, …) RDMSNCHMNMDRRDQD@AA@RS@MY@ENQSDC@@ƤQNMS@QDHL@RBGH - mi accorgo che mi sottovalutano e mi trattano diversamente dai maschi, come un essere minore e meno importante - mi dicono che quella cosa la possono fare solo i maschi - non posso avere un pallone da calcio con cui giocare - quando non mi lasciano uscire di casa La domanda stimolo “Non sono tanto felice di essere femmina/maschio PT@MCNŚG@ODQLDRRNKŗDLDQRHNMDCDKKDCHƧBNKSQDK@YHNM@KHBGDHQ@F@Yzi vivono in quanto maschio o in quanto femmina: l’obiettivo era quello CHK@UNQ@QDRTKKDCHƧBNKSHMCNSSDC@TMNRSDQDNSHONBTKSTQ@KDCHFDMDQD 2H MNSH BNLD H L@RBGH @UUDQS@MN CHƤDQDMYD MDKKŗ@OOQNBBHN C@ O@QSD CDK mondo degli adulti (scuola e famiglia) e sentano una sorta di privilegio per le femmine a ricevere attenzioni, di maggior riconoscimento dal punto di vista dell’impegno scolastico e di modalità espressive più delicate, associate ad un codice femminile, e attivate in contesto famigliare. KKNRSDRRNLNCNKDEDLLHMDRDMSNMNL@QB@SDCHƤDQDMYDHMBNMSDRSHHM BTH UDMFNMN QHBGHDRSD OQNUD ƥRHBGD RODBHD MDFKH RONQS CH RPT@CQ@ BNM conseguente esclusione dal gruppo e vissuti di debolezza nel confronto con l’altro genere. È chiaro come queste ed altre dinamiche siano espressione di comportamenti/valori che vengono appresi, interiorizzati e conCHUHRHBNLDL@RBGHKHDEDLLHMHKHƥMC@HOQHLH@MMHCHUHS@RH@HME@LHFKH@ che negli altri contesti come la scuola, che si traducono poi in compiti o peculiarità ritenute tipiche del maschile o del femminile. È stato importante però riuscire anche a condividere con i ragazzi quelle che posRH@LNQHSDMDQDCHƤDQDMYDM@STQ@KHAHNKNFHBGDSQ@L@RBGHDEDLLHMDDUHCDMYH@MCNBGDHKOQNAKDL@UDQNRNQFDPT@MCN@KK@CHƤDQDMY@RH@FFHTMFD TMFHTCHYHNCHU@KNQDBGDCTM@BNMMNS@YHNMDMDF@SHU@MDKKNRODBHƥBN QHRODSSN@KK@ENQY@ƥRHB@K@BNQONQ@STQ@L@RBGHKD£FDMDQ@KLDMSDOH´QNbusta e la massa muscolare è più sviluppata, in termini di forza, mentre HKƥRHBNEDLLHMHKDRNOONQS@OH´E@BHKLDMSDTMNRENQYNƥRHBNLHMNQDL@ protratto in tempi più lunghi, in termini di resistenza) e rispetto ad una maturazione biologica, cognitiva ed emotiva che nelle femmine in genere avviene prima, in termini di tempo. Nelle tabelle di sintesi del lavoro dei ragazzi, assumono particolare interesse anche i bisogni di coloro che, pur essendo maschi o femmine, non si riconoscono come aderenti a quella aspettativa di comportamento (es. giocare a calcio per una femmina o “fare le cose belle che fanno le femmine” per un maschio) e che contestano quindi la forma propria dello stereotipo. Da qui si è quindi ripartiti per cercare di individuare con i ragazzi delle strategie che potessero riconoscere i bisogni del singolo, maschio o femmina che sia, e superare lo stereotipo culturale. Partendo dall’analisi di tutti i nodi emersi nel lavoro precedente, i ragazzi hanno elaborato una sorta di documento di buone prassi (tab. 3), strate- gie/proposte/regole da assumere, volte al miglioramento e a facilitare le relazioni tra pari con forte attenzione agli aspetti emotivi e valoriali propri della sensibilità di ognuno di noi. DOCUMENTO DELLE BUONE PRASSI - Non stuzzicare gli altri. - Dire le cose che penso, anche se brutte, con un tono appropriato e con le parole giuste, senza sparlare alle spalle. - Risolvere le questioni a parole non con la violenza. #HRBTSDQDO@BHƥB@LDMSDBDQB@MCNK@BNLOQDMRHNMD - Trattare e essere trattati alla pari. - Accettare gli altri per quello che sono. -NMRHFHTCHB@Kŗ@RODSSNƥRHBN - Nessuno deve spettegolare degli altri. - Chiedere le cose gentilmente e non comandare gli altri. - Ascoltare le opinioni diverse. - Trattarci come pari e nelle attività eleggere eventualmente un capo che si può turnare. - Cercare di essere onesti. "DQB@QDCHƥC@QRHCDFKH@KSQH - Credere in sé stessi e nelle proprie capacità e qualità. - Partecipare attivamente e non escludersi da soli. - Collaborare e mettere assieme le nostre capacità. .ƤQHQDNOONQSTMHS@STSSH - Valorizzare le qualità di ciascuno. - Accettare gli errori nostri e quelli degli altri. - Dire ciò che si pensa (anche se è qualcosa di brutto o negativo) nel momento giusto e nel modo opportuno, per dare opportunità di rispondere e spiegarsi senza litigare. $RRDQDO@YHDMSHDBNMS@QDƥMN@CHDBH - Distinguere il gioco dalla gara, e quindi il divertimento dalla competizione.