Il presente opuscolo è realizzato nell’ambito del progetto “Diamoci
XQśRSSRUWXQLW¡ŞGLFXLLOFRPXQHGL&RUQXGD©FDSRƲODHLFRPXQL
di Crocetta del Montello e Pederobba sono partner. Tale progetto è
VWDWRƲQDQ]LDWRGDOOD5HJLRQHGHO9HQHWRQHOOśDPELWRGHOOHŝ,QL]LDtive per la promozione delle pari opportunità tra donna e uomo”.
Il progetto “Le pari opportunità secondo i ragazzi” è stato seguito,
in fase di progettazione e realizzazione, da un’equipe di educatori
professionali, che hanno anche curato questa pubblicazione.
L’equipe è formata da: Mirko Pizzolato, Elena Bonan, Silvia Marchetto, Laura Sartori.
Pari Opportunità, un percorso di crescita
Nel 2009 sia come amministrazioni comunali sia come cittadini ci siamo
posti l’obiettivo ambizioso ed importante di sviluppare un percorso sul
tema delle Pari Opportunità. I nostri comuni – Cornuda, Crocetta del Montello e Pederobba - hanno così intrapreso un’azione combinata su 3 fronti:
la cittadinanza (grazie ai servizi dello Sportello Donna), le istituzioni (con
il prezioso lavoro della Commissione Intercomunale per le Pari Opportunità) ed il mondo della scuola e le giovani generazioni. I ragazzi delle classi
prime delle nostre scuole medie, in particolare, sono diventati i protagonisti di un progetto di sensibilizzazione ed educazione alle pari opportunità,
TXDOHRFFDVLRQHGLFRQIURQWRHULƳHVVLRQHVXOOHGLƱHUHQ]HGLJHQHUHVXJOL
stereotipi culturali e sulle prassi comportamentali consolidate nel tempo.
Il percorso nasce da un dubbio: di Pari Opportunità molto si parla sui media e nella quotidianità, ma a questa sovraesposizione mediatica –ci siamo
FKLHVWLFRUULVSRQGHXQDUHDOHFRQRVFHQ]DGHOVLJQLƲFDWRGHOOśHVSUHVVLRQH
“Pari Opportunità”?
Questa domanda ci ha dato lo spunto per una progettualità di ampio reVSLURGHVWLQDWDDGLQFHQWLYDUHODULƳHVVLRQHGHLQRVWULUDJD]]LHDGDSSUHQdere il loro modo di sentire ed i loro bisogni.
E’ stato creato, così, un importante spazio di ascolto che ci ha permesso
comprendere quanto sia forte l’esigenza – nei ragazzi ma verosimilmente anche negli adulti - di conoscersi e di essere riconosciuti “alla pari”,
ovvero per la propria individualità piuttosto che per l’appartenenza ad un
genere o, peggio ancora, ad una categoria di stereotipi.
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JUD]LHDOODYRURVYROWRLQFODVVHLUDJD]]LVRQRDUULYDWLDGHƲQLUVLFRQIURQWDQGRVLVXOOHGLƱHUHQ]HFKHYLDYLDHPHUJHYDQRFRQRVFHQGRTXDOFRVDLQ
più di sé stessi, come uomini e come donne, e degli altri.
Un obiettivo importante può quindi dirsi raggiunto: grazie a questa prima
serie di incontri sono state gettate solide basi per un’azione destinata a
continuare nel tempo e a portare i suoi frutti.
Già un primo traguardo è stato raggiunto e le pagine che andrete a
OHJJHUHLQSDUWLFRODUHLOGRFXPHQWRƲQDOHGHOOHŝ%XRQH3UDVVLŞVWLODWRGDL
ragazzi a conclusione del percorso, ne sono la prova.
Come amministrazioni comunali non possiamo che rallegrarci per questo importante risultato, tanto da confermare la via intrapresa cercando
VHPSUHQXRYLVWLPROLHSUHVHQWDQGRFRV­XQQXRYRSURJHWWRDOOD5HJLRQH
9HQHWRSHULO6LDPRFRQVDSHYROLFKHHGXFDUHDOOH3DUL2SSRUWXQLW¡
VLJQLƲFDVRSUDWWXWWRIRUQLUHVWUXPHQWLGLFRQRVFHQ]DHFRPSUHQVLRQHFKH
si sostituiscano ai facili slogan e a una parità fatta di tante parole ma di
pochi fatti. Con questa prospettiva, le nostre amministrazioni sentono l’importanza di azioni e di progetti volti ad incentivare ogni sperimentazione
sul tema. Su questa direttrice si pone anche la progettualità prevista per il
prossimo anno da realizzarsi sempre in sinergia con il mondo della scuola
e con i servizi operanti nel territorio. Stiamo seminando, convinti che presto
raccoglieremo frutti importanti per le nostre comunità ed i nostri comuni.
Un particolare ringraziamento va al corpo docente delle classi coinvolte,
agli operatori e ai ragazzi che hanno dimostrato di saper cogliere questa
opportunità.
9LLQYLWLDPRTXLQGLDFRQGLYLGHUHLQIDPLJOLDLIUXWWLGLTXHVWDHVSHULHQ]D
consci che questo è un primo risultato di una serie che speriamo possa
essere lunga e foriera di ulteriori e nuove iniziative.
Erica Condio – consigliere comunale delegato alle pari opportunità di
Cornuda
Alberto Casagrande – assessore alle pari opportunità di Crocetta del Montello
Maria Antonietta Perozzo - consigliere comunale delegato alle pari opportunità di Pederobba
Tre comuni, le pari opportunità, il futuro
I comuni di Cornuda, Crocetta del Montello e Pederobba hanno ormai
consolidato quella che, qualche anno fa, appariva una scommessa o una
sperimentazione. L’ambito delle pari opportunità era nato come tale, ma
ora è decisamente presente, secondo un’intenzionalità chiara, facendo capo
DSURIHVVLRQDOLW¡VSHFLƲFKHDWWUDYHUVRVHUYL]LGLƱHUHQ]LDWL$WWXDOPHQWH
sono presenti almeno tre ambiti di lavoro: lo sportello donna, cioè un servi]LRLQIURQWRƴFHLQJUDGRGLRƱULUHDVVLVWHQ]DFRQVXOHQ]DDVFROWRULVSHWWR
a problemi quotidiani, come il lavoro, la formazione, l’informazione, ma
anche rispetto al trovare una voce amica, in grado di ascoltare, di accogliere. Questo servizio è presente in tutti e tre i comuni, in orari diversi, in giorni
diversi. Il secondo ambito di lavoro riguarda le scuole, cioè il lavoro con il
mondo della formazione e dell’educazione, con il quale i comuni cooperaQRSHURƱULUHVSXQWLLPSRUWDQWLULVSHWWRDWHPDWLFKHFUXFLDOLFRPHOśDƱHWWLYLW¡ODVHVVXDOLW¡ODFDSDFLW¡GLFRQRVFHUHHFRPSUHQGHUHOśDOWUR,QƲQH
la Commissione Intercomunale Pari Opportunità: si tratta di un organismo,
che coinvolge i tre comuni, che ragiona di pari opportunità, di genere, e
lo fa coinvolgendo, in qualità di membri, assessori e consiglieri di reparto,
tecnici comunali, cittadine attive nel volontariato, nell’associazionismo,
nella scuola, nel mondo del lavoro e delle professioni. Tutto questo incrociando alcuni fortunati fattori: una importante e trasversale sensibilità
politica, una cittadinanza reattiva e attenta, tecnici competenti, dentro ai
municipi, nelle scuole, nel territorio.
Da qui ha senso partire, per una premessa alle pagine che seguono. Nel
2008 la commissione si è convinta che fosse necessario fare un salto di
TXDOLW¡KDSUHVHQWDWRXQSURJHWWRDOOD5HJLRQHGHO9HQHWRFKH©VWDWR
ƲQDQ]LDWRSURSRQHQGRGLPXRYHUHGXHŝOHYHŞSHUSURPXRYHUHOHSDUL
opportunità, la prima delle quali agisce dall’alto verso il basso, mentre la
seconda parte dai ragazzi, ancora una volta. La prima ha portato la commissione a formarsi e a conoscere “La Carta Europea per l’Uguaglianza
HOH3DULW¡GHOOH'RQQHHGHJOL8RPLQLQHOOD9LWD/RFDOHŞHDSRUWDUH
all’adozione della stessa da parte dei tre consigli comunali. Si tratta di un
documento importante, che traccia la rotta delle politiche di pari opportunità dei prossimi anni, che permette a questi tre comuni di continuare a
innovare e sperimentare. La seconda “leva”, di cui questo opuscolo rende
conto, parte dal basso, parte dai ragazzi delle scuole medie, delle prime
LQSDUWLFRODUHVLWUDWWDGLXQSHUFRUVRFKHDƱURQWDQRQSLºDOFXQHWHPDWLche importanti e propedeutiche alle pari opportunità, ma il concetto stesso: cosa sono queste “pari opportunità”? A cosa servono? Quali concreti
EHQHƲFLSRVVRQRSRUWDUH"&RPHVLIDSHUUHQGHUOHUHDOL"4XHVWHHUDQROH
domande di partenza del progetto, che ha coinvolto tutte le prime medie
dei tre comuni, grazie alla grande collaborazione delle scuole, degli insegnanti e dirigenti, e che ha portato a risultati sorprendenti, soprattutto
per chi credeva che “pari opportunità” fosse un concetto astratto, privo di
VHQVRSHUOHSHUVRQHLQFRPSUHQVLELOHSHULSLºƲJXUDUVLSHUGHLUDJD]]Lţ
I risultati di questo percorso ci fanno pensare ad implicazioni concrete
per le pari opportunità, a sperimentazioni future misurabili, tangibili, in
grado di costruire un modo diverso di interpretare le razioni tra maschile
e femminile.
Il percorso in classe
Il progetto “Le pari opportunità secondo i ragazzi” mira a promuovere
la cultura delle pari opportunità tra i generi coinvolgendo i ragazzi delle
classi prime delle scuole medie di Cornuda, Crocetta del Montello e
Pederobba.
L’equipe di formatori ha progettato un ciclo di tre incontri insieme con
la commissione pari opportunità, in particolare con gli insegnanti, con i
tecnici comunali e i referenti politici dei tre comuni, e lo ha poi realizzato insieme alle 9 classi prime medie di questo territorio.
Il percorso, che ha visto coinvolti circa 180 ragazzi, si è mosso seguendo
tre obiettivi principali:
Ş
(KOQHLNQHFT@QC@KŗDLDQRHNMDCDKKDSDL@SHBGDCHFDMDQDRSHLNK@MCNK@QHƦDRRHNMDDK@CHRBTRRHNMD(M@KSQDO@QNKDRH£BDQB@SNCH
CDƥMHQDKŗHCD@CHFDMDQDBNR@RNMNKDO@QHNOONQSTMHS›2H£K@UNQ@SNBNM
HQ@F@YYH@KƥMDCHRUHKTOO@QDTM@L@FFHNQDBNMR@ODUNKDYY@QHRODSSN@H
rapporti tra uomini e donne, nella convinzione che la conoscenza dello
stereotipo favorisca un atteggiamento più critico, e quindi una maggiore prevenzione rispetto a comportamenti pregiudiziali e discriminatori
verso l’altro.
Ş
(KRDBNMCNNAHDSSHUNQHFT@QC@K@QHƦDRRHNMDRTKKŗHCDMSHS›ODQRNnale in relazione al genere; si sono costruiti quindi dei momenti indiviCT@KHDCHBNMEQNMSNHMBTHHQ@F@YYHG@MMNONSTSNQHƦDSSDQDRTKKDOQNOQHD
B@Q@SSDQHRSHBGDODQRNM@KHDCHMSDQDRRHDCNRRDQU@QDKDCHƤDQDMYDDKD
somiglianze tra i generi.
Ş
(MƥMDK@BTKSTQ@CHFDMDQD£RS@S@OQNLNRR@E@UNQDMCNK@BNMsapevolezza rispetto le dinamiche di genere che esistono nella società
e quindi anche nei contesti di vita che coinvolgono i ragazzi, come ad
esempio la scuola, le amicizie e la famiglia.
Metodo
Per un percorso di formazione sul tema delle pari opportunità si è penR@SN@CTM@LDSNCNKNFH@BGDNƤQHRRDHMLNCNO@QHS@QHNK@ONRRHAHKHS›@H
ragazzi di esprimere le proprie opinioni e pensieri. Pertanto si è scelta
una metodologia che fosse coerente con le tematiche della parità e che
ODQLDSSDRRDDƤDSSHU@LDMSD@HQ@F@YYHCHE@QDCDKKDDRODQHDMYDBNMBQDSD
di parità all’interno del gruppo classe.
La metodologia utilizzata si basa sull’apprendimento tra pari (o apprendimento cooperativo): una modalità interattiva in cui il formatore
assume il ruolo di facilitatore tra i ragazzi e non di esperto portatore di
dati, contenuti e nozioni. Questo permette la co-costruzione con i ragazYHCHHCDDDCDƥMHYHNMHBGDO@RR@MN@SSQ@UDQRNK@UNQHCHFQTOONFHNBGHCH
QTNKNLNLDMSHCHBNMEQNMSNEQ@O@QH2HSQ@SS@PTHMCHCHTM@LDSNCNKNFH@
attenta alle opinioni e alle sensibilità di tutti i ragazzi coinvolti, che
garantisce spazi di espressione, di confronto e di condivisione.
L’apprendimento quindi risulta facilitato e più vicino ai ragazzi in
quanto questa metodologia permette la costruzione di nuovi pensieri e
idee come frutto del contributo di ciascun partecipante e di un lavoro di
condivisione. Il metodo utilizzato inoltre favorisce la crescita di abilità
sociali e relazionali perché stimola la partecipazione e l’ascolto attivo
dei ragazzi e dà valore e senso ai contributi di tutti.
Descrizione del percorso
Il percorso formativo si è svolto nelle 9 classi prime delle scuole medie
di Cornuda, Crocetta del Montello e Pederobba durante i primi tre mesi
dell’anno scolastico 2009-2010. In ogni classe il percorso prevedeva tre
incontri da due ore, per un totale di sei ore per classe.
Per favorire il confronto e l’apprendimento, in linea con la metodologia
utilizzata negli incontri, si è deciso di cambiare il setting usuale della
classe scolastica, ed in particolare sono stati spostati i banchi, creando
uno spazio centrale libero che permettesse una gestione più dinamica
delle attività: le sedie in cerchio nei momenti di discussione di classe,
oppure la divisione in gruppetti di confronto.
Il primo incontro è stato pensato in modo da:
favorire la conoscenza reciproca tra ragazzi ed operatori;
scrivere e condividere un “contratto” tra tutti i partecipanti,
volto a delineare le regole dello stare insieme in un clima positivo;
OQDRDMS@QDHKSDL@CDKODQBNQRNBQD@MCNTM@CDƥMHYHNMDCHBK@Rse di pari opportunità a partire dalle idee dei ragazzi;
E@UNQHQDK@QHƦDRRHNMDCDHQ@F@YYHRTR¤RSDRRHHKBNMEQNMSNcon
l’altro e col gruppo.
&KHNAHDSSHUHRODBHƥBHDKD@SSHUHS›CDKRDBNMCNHMBNMSQNRNMNRS@SH
stimolare l’emersione di stereotipi di genere attraverso la ideazione e la rappresentazione di alcune scenette (role playing);
favorire la discussione e la presa di coscienza delle dinamiche
di genere grazie all’analisi delle scenette e all’individuazione dei comportamenti pregiudiziali o stereotipati;
favorire il confronto positivo e stimolare il cambiamento attraverso l’individuazione di comportamenti alterativi a quelli stereotipati
evidenziati nelle scenette.
Durante il terzo incontro si è favorito:
K@QHƦDRRHNMDHMCHUHCT@KD@SSQ@UDQRNCDKKDCNL@MCDRTKKŗHCDMSHS›
ODQRNM@KDHMQDK@YHNMD@KFDMDQDHMLNCNC@E@QDLDQFDQDCHƧBNKS›MDK
relazionarsi con l’altro genere;
il confronto tra gruppi maschili e femminili;
l’individuazione di buone prassi nella relazione con l’altro, che
ODQLDSS@MNCHRTODQ@QDKDCHƧBNKS›DLDQRD@KKŗHMHYHNCDKKŗHMBNMSQN
Primo incontro
Momento fondamentale per porre le basi di un adeguato percorso formativo, è stato quello di individuare assieme ai ragazzi di ogni classe un
insieme di regole comportamentali condivise, attraverso un “contratto”,
@KƥMDCHF@Q@MSHQDRH@@HQ@F@YYHBGD@FKHNODQ@SNQHQHRODSSNQDBHOQNBN/DQ
tale motivo i ragazzi hanno espresso le loro aspettative rispetto ai comportamenti che si aspettavano dagli operatori e dai loro compagni, così
come gli operatori hanno esplicitato le loro aspettative nei confronti
ragazzi. Questo momento permette di stabilire con la classe un “patto
educativo”, che implica da parte di tutti i soggetti coinvolti un’assunzione di responsabilità reciproca.
Per poter mettere in discussione con i ragazzi gli stereotipi di genere,
i loro pregiudizi connessi e le ricadute di tali aspetti sulle dinamiche
interpersonali, si è reso necessario un passaggio obbligatorio: indiviCT@QD@RRHDLD@KNQNTM@CDƥMHYHNMDBNMCHUHR@CDKBNMBDSSNCHřO@QHNOportunità”, concetto cardine e trasversale che ha caratterizzato l’intero
percorso.
2H£CDBHRNCHOQNBDCDQDODQFQ@CH£RS@SNCHUHRNTMB@QSDKKNMDHMCTD
parti: in una abbiamo scritto la parola “pari”, nell’altra “opportunità”.
Attraverso la tecnica del brainstorming, è stato chiesto ai ragazzi di dire
tutto quello che veniva loro in mente pensando alle due parole chiave.
2HSQ@SS@CHTM@SDBMHB@BQD@SHU@ƥM@KHYY@S@@E@QDLDQFDQDMTNUDHCDDHM
un clima in cui ogni partecipante può esprimere liberamente il proprio
pensiero, senza pregiudizi o critiche. Questi i risultati di questa prima
fase:
Uguali
2DMY@CHƤDQDMYD
Dispari
Pari merito
Gemelli
2H@LNSTSSHTFT@KHODQQHBBGDYY@
razza, religione
2SDRRNKHUDKKN
Nessun privilegio
Ripartire equamente
Leggi uguali per tutti
-NCHƤDQDMYD
Uguaglianza
Parità
Dividersi le cose
Come me
Numeri
Maschio/femmina
Diversità
Perdono
Equivalente
Divisibile
2SDRRNQHRTKS@SN
+NRSDRRNRHFMHƥB@SN
Identico
Uniforme
Di forza pari,
50 & 50
2SDRR@PT@MSHS›
Due cose uguali
2SDRR@RHST@YHNMD
Metà
Fare qualcosa insieme
Decisione
Opportunità: di amicizia, scolastiche, di imparare qualcosa di nuovo, di lavoro, di soldi, di vincere;
Chance per tutti
Occasione
Libertà di scelta
Possibilità
Diverse scelte
Cose che possono fare tutti
Proposte
Ognuno sceglie per sé
Libertà
Due strade
Per tutti
Diritto e dovere
2BDKS@
Tutti possono fare tutto
Cose che si possono fare
Vincoli
Opportunità di vita, nel mondo
Opportunità di ricominciare
Fare qualcosa
Riscattarsi
Rivincita
Proposta
Cosa opportuna
Ƥ@QD
Nuove opportunità
#@KK@S@ADKK@DLDQFDBGDHKRHFMHƥB@SNCHO@QHHMCHUHCT@SNC@HQ@F@YYH
coincide in linea generale con quello di uguaglianza, stessa situazione
e parità. Quello di opportunità con quello di possibilità, chance e libertà
di scelta per tutti, i quali rimandano inevitabilmente ad una condizione
di parità, ma soprattutto di diritto alla parità. Forte quindi è la connessione e sovrapposizione semantica tra le due parole chiave.
Questa distinzione iniziale è stata quindi da un lato funzionale nel
ONQS@QDHQ@F@YYH@QHƦDSSDQDRTPT@MSNPTDRSHCTDSDQLHMHRH@MNRNUQ@Oponibili, dall’altro propedeutica al passaggio successivo, ossia l’indiviCT@YHNMDCHTM@CDƥMHYHNMDCHřO@QHNOONQSTMHS›Ś
Ş
Ş
Ş
Ş
Ş
Ş
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Ş
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Ş
Ş
Ş
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Ş
Ş
tutti possono fare le stesse cose;
stessa opportunità di scelta per maschio e femmina;
tutti possono scegliere con pari opportunità;
poter avere uguali chance;
tutti possono esprimere le proprie idee e comunicarle;
per tutti la stessa possibilità di scelta, di vita ,di religione, di
lavoro, di studio/scuola;
uguali opportunità indipendentemente da razza, genere, religione,
R@MHS›ƥRHB@DLDMS@KD
stessa qualità di vita;
QHRODSSNCDKKDCHƤDQDMYDODQBG¤MDRRTMN£ODQEDSSN
rispettare le persone e essere disposti ad aiutare tutti;
non sottomettere gli altri;
stessi diritti e doveri per tutti;
ODQLDSSDQDKŗHMSDFQ@YHNMDDU@KNQHYY@QDKDCHƤDQDMYDBNM@BBNFKHDMza;
non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te;
pari possibilità: ognuno ha pregi e difetti ma tutti hanno lo stesso
valore.
(MSQHMRDB@@PTDRSDCDƥMHYHNMH£TMŗHCD@CHFHTRSHYH@RNBH@KDBGD@LLDSSDCHƤDQDMYDMDHQHRTKS@SHDMDKKNRS@STRCHNFMTMNL@BGDBNMSDLporaneamente sottolinea che per raggiungere tale status ognuno ha
diritto ad un’eguale base di partenza. Tutte le persone quindi devono
poter avere accesso a risorse e possibilità sociali, culturali, economiche
@ƧMBG¤NFMTMNONRR@KHADQ@LDMSDRBDFKHDQDBNLDDROQHLDQDK@OQNOQH@
HMCHUHCT@KHS›D@MBGDCHCHƤDQDMYH@QRHHMTMBNMSDRSNCHMNMFHTCHYHN
+DCDƥMHYHNMHCHřO@QHNOONQSTMHS›ŚHMCHUHCT@SDC@HQ@F@YYHQHBGH@L@no all’Art. 3 e 4 della Costituzione Italiana. Tali articoli sottolineano
che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti
alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della
Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che,
limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il
OHDMNRUHKTOONCDKK@ODQRNM@TL@M@DKŗDƤDSSHU@O@QSDBHO@YHNMDCHSTSSH
i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
(art.3). “La Repubblica riconosce inoltre a tutti i cittadini il diritto al
K@UNQNDOQNLTNUDKDBNMCHYHNMHBGDQDMC@MNDƤDSSHUNPTDRSNCHQHSSNŚ
(art.4) indipendentemente quindi anche dal sesso di appartenenza.
La seconda parte del primo incontro è stata dedicata alla conoscenza
reciproca tra i ragazzi. Ad ogni ragazzo è stata consegnata una “Carta di
identità” come questa:
Una volta compilata, i ragazzi sono stati messi a coppie, un maschio e
una femmina, e ognuno doveva presentare all’altro la propria carta di
identità. Dopodichè, in plenaria, ogni compagno ha presentato al resto
della classe la carta di identità del proprio partner. Questa attività ha
permesso da una parte una conoscenza reciproca tra i compagni di
BK@RRDC@KKŗ@KSQ@TM@QHƦDRRHNMDRTKKDOQNOQHDB@Q@SSDQHRSHBGDODQRNM@KH
DCHMSDQDRRHDCHNRRDQU@QDKDCHƤDQDMYDDRNLHFKH@MYDSQ@HFDMDQHCH
appartenenza.
L’attività della “Carta di identità” e l’individuazione assieme ai ragazzi
CHTM@CDƥMHYHNMDCHřO@QHNOONQSTMHS›ŚG@ODQLDRRNCHONQQDKDA@RH
ODQ@ƤQNMS@QDHSDLHCDKRDBNMCNHMBNMSQNFKHRSDQDNSHOHCHFDMDQDHKNQN
DƤDSSHDK@O@QHS›CHFDMDQD
Secondo incontro
“Gli stereotipi posso essere considerati dei processi razionali ed automatici di categorizzazione comuni a tutti, che si formano nelle relazioni
tra gruppi e che portano ad attribuire caratteristiche comuni a tutti i
membri di un gruppo (es. appartenenza al genere femminile o maschile)
senza considerare le variabilità interne al gruppo stesso” (Tajfel, 1986).
In altre parole, attraverso gli stereotipi categorizziamo le persone e così
QHTRBH@LN@CDK@ANQ@QDUDKNBDLDMSDKŗHMENQL@YHNMDHMLNCNDƧBHDMSD
QHTRBDMCN@BNCHƥB@QDDQHBNQC@QDRNKNKDB@Q@SSDQHRSHBGDOH´HLONQS@MSH
di un gruppo. Inoltre, dalle persone che fanno parte di un gruppo a cui
attribuiamo determinate caratteristiche, ci aspettiamo determinati comportamenti, i quali non fanno altro che confermare e rendere più solido
@MBNQ@HKMNRSQNRSDQDNSHON(MƥMDKŗDRRDQD@OO@QSDMDMSH@CTMFQTOON
HMƦTHRBD@RT@UNKS@RTKMNRSQNLNCNCHRDMSHQBHDBNLONQS@QBH£TMAHsogno fondamentale dell’individuo quello assumere le caratteristiche al
gruppo a cui appartiene. In questo modo si crea così un circolo vizioso
che si autoalimenta: appena incontriamo una persona nuova, in modo
inconsapevole e automatico, osserviamo se è femmina o maschio e
questo scatena un insieme di aspettative rispetto a come questa persona dovrà comportarsi: avremo allora già deciso quali saranno i suoi
interessi, le sue emozioni, i suoi atteggiamenti, come dovrà comportarsi
nelle occasioni sociali, chi dovrà amare e come, che ruolo sociale dovrà
assumere. Per esempio, da un uomo ci sia aspetta che sia una persona
forte, che limiti l’espressione delle sue emozioni, che svolga un lavoro
che implichi forza e razionalità, che si occupi della famiglia dal punto
di vista economico (stereotipo maschile); da una donna, al contrario, ci
si aspetta che sia una persona sensibile ed emotiva, che svolga lavori
CDCHSH@KK@BTQ@DBGDRHNBBTOHCDKK@B@R@DFDRSHNMDCDHƥFKHRSDQDNSHON
femminile).
ƒHLONQS@MSDBNMNRBDQDDQHBNMNRBDQDFKHRSDQDNSHOHDPT@MSNHMƦTDMY@MNHKMNRSQNLNCNCHODMR@QDD@FHQD+@QHƦDRRHNMDQHRODSSN@KKŗHMƦTDMY@CDFKHRSDQDNSHOHCHFDMDQDDCDHKNQNDƤDSSH£RS@S@@ƤQNMS@S@BNM
i ragazzi attraverso la realizzazione di alcune “scenette” (tecnica del
role-playing).
In ogni classe, i ragazzi sono stati divisi in gruppi e ad ogni gruppo è stato assegnato uno dei seguenti scenari riguardanti diversi ambiti di vita,
i quali avevano naturalmente l’obiettivo di “stressare” e far emergere gli
stereotipi di genere:
Ş
Ş
Ş
Ş
Famiglia: “chi lava i piatti stasera?”.
2BTNK@řTMBNLO@FMNE@BNMETRHNMDHMBK@RRDŚ
Lavoro: “la/il segretaria/o non ha concluso una pratica da consegnaQD@KB@ONTƧBHNŚ
Amici: “un gruppo di amici deve decidere che gioco fare insieme,
ma ci sono pareri discordanti”.
ll role-playing è una tecnica che consiste nella simulazione di una situaYHNMDQD@KD@SSQ@UDQRNKŗHCDMSHƥB@YHNMDDK@QDBHS@YHNMDCDHCHUDQRHQTNKH
coinvolti. Con tale strumento si intende esplorare i vissuti dei soggetti
attraverso la loro “immersione” nel contesto indagato, implica quindi un
coinvolgimento globale del soggetto, a livello cognitivo, sociale, emotivo.
Rispetto alla prima scenetta in quasi tutte le classi, la mamma era l’addetta ai piatti, in quella relativa alla scuola solitamente era un maschio
a fare confusione, in quella del lavoro, il ruolo di segretaria/o è stato
attribuito ad una femmina, mentre nell’ultima scenetta i giochi scelti
DQ@MNHMƦTDMY@SHC@KFDMDQDOQDU@KDMSDOQDRDMSDMDKFQTOON
Questo ha permesso di approfondire con i ragazzi il tema delle pari opportunità in relazione al genere e agli stereotipi connessi. In particolare
si è sottolineato con loro che la parità di genere dovrebbe consistere in
un assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale
e che l’uguaglianza di genere consiste in una equità di trattamento tra
i generi (che può esprimersi “sia in una parità di trattamento, sia in un
trattamento diverso, ma considerato equivalente in termini di diritti,
vantaggi, obblighi, e opportunità” - “Pari opportunità tra le donne e gli
uomini”- Commissione europea). Con i ragazzi si è inoltre discusso del
ONSDMSDDƤDSSNBGDFKHRSDQDNSHOHCHFDMDQDG@MMNMDKKDRBDKSDCHUHS@
quotidiane o future, sia relazionali che professionali e di quanto siamo
poco attenti a tali processi. Questo secondo incontro ha permesso quindi di sottolineare che la disparità di genere esiste ed è un dato di fatto
nella quotidianità, ma che l’esserne consapevoli costituisce il primo
passo per la promozione di buone azioni per le pari opportunità, anche
di genere.
Terzo incontro
Il terzo e ultimo incontro formativo è stato centrato sull’esperienza di
classe quotidiana, per favorire e aumentare la consapevolezza rispetto
@KKDCHM@LHBGDCHFDMDQD@HTS@MCNHQ@F@YYH@E@QDLDQFDQDKDCHƧBNKS›
nelle relazioni tra pari.
Il lavoro si è strutturato in due fasi: in un primo momento i ragazzi
hanno lavorato individualmente su due domande stimolo, per arrivare
successivamente ad una fase di condivisione in gruppi omogenei per
genere in cui ragazzi e ragazze hanno raccolto quanto emerso e riportato in cartellone (tabelle 1 e 2).
La metodologia dell’apprendimento cooprativo, applicata in modo
trasversale in tutti gli incontri formativi, e il lavoro in gruppi omogenei
per genere, hanno facilitato il compito, favorendo un clima di accoglienY@DSTSDK@MDKKŗDROQDRRHNMDCHMNCHDCHƧBNKS›QDK@YHNM@KHBGDHQ@F@YYH
vivono quotidianamente nei contesti vita (famiglia, scuola).
Le sintesi elaborate nei gruppi sono state poi presentate in plenaria con
l’intero gruppo classe in cui maschi e femmine hanno potuto ascoltare
quanto riportato da compagni/e e discuterne insieme: l’attività così
strutturata ha accompagnato i ragazzi verso una maggiore consapevoKDYY@CDKKDCHƤDQDMYDSQ@L@RBGHDEDLLHMDBDQB@MCN@MBGDCHHMCHUHCT@QDPT@KHENRRDQNKDCHƤDQDMYDRONMS@MDDDM@STQ@KHDPT@KHHMUDBD
quelle indotte culturalmente, fondate dunque su uno stereotipo di
genere.
Emergono chiaramente similitudini nelle richieste che ragazzi e ragazze
pongono ai compagni/e dello stesso genere: è forte il bisogno di sentire
riconosciute le proprie qualità e competenze nei momenti di gioco,
“di non essere presi in giro”, di non sentirsi esclusi dal gruppo, che in
PTDRS@E@RDQ@OOQDRDMS@MNHKOQHLNO@RRNUDQRNKŗ@ƤDQL@YHNMDCHTM@
propria identità; inoltre è chiaro il bisogno di riconoscimento da parte
CDKFQTOONCDHO@QHDK@CHƤDQDMYH@YHNMDDCHRS@BBNC@KMTBKDNE@LHFKH@re, tutte caratteristiche proprie della pre-adolescenza e adolescenza.
Le domande stimolo poste alle classi sono:
Ş Come non vorrei essere trattato/a dai miei amici maschi e dalle mie
amiche femmine?
Ş Non sono tanto felice di essere maschio/femmina quando…
MASCHI
Come non vorrei essere trattato…
…dai miei amici maschi
- non essere trattato da bambino piccolo
- non essere preso in giro
- non essere preso in giro quando parlo con le ragazze
- vorrei che non mi dicessero
parolacce
- non essere escluso o messo da parte quando si parla o
quando si fanno le squadre per
giocare
- non essere trattato male
- non essere preso in giro
quando si fanno le battute per
far ridere gli altri amici
- non essere picchiato
- non vorrei che dicessero cose
false su di me
…dalle mie amiche femmine
- non mi piace quando usano le
nostre cose senza permesso
- non essere al centro dei loro
pettegolezzi
- non essere preso in giro
- non essere disturbato dalle
loro chiacchiere o stuzzicato
- non vorrei che mi stressassero perché parlano e brontolano
continuamente
- che non diano la colpa sempre
ai maschi per sembrare sempre
innocenti
- essere trattato come uno sconosciuto
- che non si comportassero da
sapientone
- non vorrei essere preso in giro
sulle cose di scuola, quando dimentico il materiale o prendo
brutti voti
Non sono tanto felice di essere maschio quando…
- quando non possiamo picchiarle come facciamo tra maschi (perBG¤KDCNMMDMNMRHONRRNMNRƥNQ@QDMD@MBGDBNMTMƥNQD
- quando i miei genitori mi sgridano perché con i maschi urlano e
danno punizioni e alle femmine parlano tranquillamente
- quando le femmine sono più coccolate e privilegiate
- quando dicono che le femmine sono più brave e più buone e vincono sempre nei giochi
- quando le femmine fanno cose più belle dei maschi e non posso
fare le cose da femmina
- quando sento che le femmine sono più responsabili di noi
FEMMINE
Come non vorrei essere trattata…
…dai miei amici maschi
- non essere messa in disparte
- non essere presa in giro
- non essere giudicata male per
i vestiti, per il carattere
- vorrei che non ci facessero i
dispetti
- non essere trattata male
- vorrei che non ci facessero
del male
- che non ci rompessero
- non vorrei che ci dessero soOQ@MMNLHNMNLHFMNKHNƤDMRHUH
in modo da ferirci (es. gallina)
- non essere escluse dai giochi
che organizzano loro
- che non mi considerino una
debole o inferiore a loro
- non vorrei essere trattata
come una femminuccia schizzinosa
…dalle mie amiche femmine
…dalle mie amiche femmine
- non essere esclusa
- non essere giudicata male
- vorrei che non mi dicessero
bugie
- vorrei che non ridessero alle
mie spalle
- non essere ascoltata
- vorrei che non si spezzasse
l’amicizia per colpa di un maschio o di un’altra femmina
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di essermi amica
- che non mi nascondessero le
cose che dovrei sapere
- che non mi prendessero in giro
perché sono un po’ maschiaccio
e non mi vesto da femmina
Non sono tanto felice di essere femmina quando…
- i maschi ci escludono nei giochi, nei gruppi e nelle attività sportive
- siamo sempre le ultime ad essere chiamate per formare le squadre
- quando dobbiamo fare le pulizie (lavare i piatti, pulire la camera, …)
- quando negli sport più adatti per i maschi noi siamo un po’ escluse
(calcio, nuoto, judo, …)
- i maschi dicono che siamo deboli (nella corsa, …)
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- mi accorgo che mi sottovalutano e mi trattano diversamente dai
maschi, come un essere minore e meno importante
- mi dicono che quella cosa la possono fare solo i maschi
- non posso avere un pallone da calcio con cui giocare
- quando non mi lasciano uscire di casa
La domanda stimolo “Non sono tanto felice di essere femmina/maschio
PT@MCNŚG@ODQLDRRNKŗDLDQRHNMDCDKKDCHƧBNKS›QDK@YHNM@KHBGDHQ@F@Yzi vivono in quanto maschio o in quanto femmina: l’obiettivo era quello
CHK@UNQ@QDRTKKDCHƧBNKS›HMCNSSDC@TMNRSDQDNSHONBTKSTQ@KDCHFDMDQD
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mondo degli adulti (scuola e famiglia) e sentano una sorta di privilegio
per le femmine a ricevere attenzioni, di maggior riconoscimento dal punto di vista dell’impegno scolastico e di modalità espressive più delicate,
associate ad un codice femminile, e attivate in contesto famigliare.
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conseguente esclusione dal gruppo e vissuti di debolezza nel confronto
con l’altro genere. È chiaro come queste ed altre dinamiche siano espressione di comportamenti/valori che vengono appresi, interiorizzati e conCHUHRHBNLDL@RBGHKHDEDLLHMHKHƥMC@HOQHLH@MMHCHUHS@RH@HME@LHFKH@
che negli altri contesti come la scuola, che si traducono poi in compiti
o peculiarità ritenute tipiche del maschile o del femminile. È stato importante però riuscire anche a condividere con i ragazzi quelle che posRH@LNQHSDMDQDCHƤDQDMYDM@STQ@KHAHNKNFHBGDSQ@L@RBGHDEDLLHMDDUHCDMYH@MCNBGDHKOQNAKDL@UDQNRNQFDPT@MCN@KK@CHƤDQDMY@RH@FFHTMFD
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QHRODSSN@KK@ENQY@ƥRHB@K@BNQONQ@STQ@L@RBGHKD£FDMDQ@KLDMSDOH´QNbusta e la massa muscolare è più sviluppata, in termini di forza, mentre
HKƥRHBNEDLLHMHKDRNOONQS@OH´E@BHKLDMSDTMNRENQYNƥRHBNLHMNQDL@
protratto in tempi più lunghi, in termini di resistenza) e rispetto ad una
maturazione biologica, cognitiva ed emotiva che nelle femmine in genere avviene prima, in termini di tempo.
Nelle tabelle di sintesi del lavoro dei ragazzi, assumono particolare interesse anche i bisogni di coloro che, pur essendo maschi o femmine,
non si riconoscono come aderenti a quella aspettativa di comportamento
(es. giocare a calcio per una femmina o “fare le cose belle che fanno le
femmine” per un maschio) e che contestano quindi la forma propria dello
stereotipo.
Da qui si è quindi ripartiti per cercare di individuare con i ragazzi delle
strategie che potessero riconoscere i bisogni del singolo, maschio o femmina che sia, e superare lo stereotipo culturale.
Partendo dall’analisi di tutti i nodi emersi nel lavoro precedente, i ragazzi
hanno elaborato una sorta di documento di buone prassi (tab. 3), strate-
gie/proposte/regole da assumere, volte al miglioramento e a facilitare
le relazioni tra pari con forte attenzione agli aspetti emotivi e valoriali
propri della sensibilità di ognuno di noi.
DOCUMENTO DELLE BUONE PRASSI
- Non stuzzicare gli altri.
- Dire le cose che penso, anche se brutte, con un tono appropriato
e con le parole giuste, senza sparlare alle spalle.
- Risolvere le questioni a parole non con la violenza.
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- Trattare e essere trattati alla pari.
- Accettare gli altri per quello che sono.
-NMRHFHTCHB@Kŗ@RODSSNƥRHBN
- Nessuno deve spettegolare degli altri.
- Chiedere le cose gentilmente e non comandare gli altri.
- Ascoltare le opinioni diverse.
- Trattarci come pari e nelle attività eleggere eventualmente un
capo che si può turnare.
- Cercare di essere onesti.
"DQB@QDCHƥC@QRHCDFKH@KSQH
- Credere in sé stessi e nelle proprie capacità e qualità.
- Partecipare attivamente e non escludersi da soli.
- Collaborare e mettere assieme le nostre capacità.
.ƤQHQDNOONQSTMHS›@STSSH
- Valorizzare le qualità di ciascuno.
- Accettare gli errori nostri e quelli degli altri.
- Dire ciò che si pensa (anche se è qualcosa di brutto o negativo)
nel momento giusto e nel modo opportuno, per dare opportunità
di rispondere e spiegarsi senza litigare.
$RRDQDO@YHDMSHDBNMS@QDƥMN@CHDBH
- Distinguere il gioco dalla gara, e quindi il divertimento dalla competizione.
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