Piero Bruni
Stato Ecologico
del lago di Bolsena
Associazione
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Istituto per lo Studio
degli Ecosistemi
Lega Navale Italiana
Sezione Lago Bolsena
Provincia di Viterbo
Ambiente
Club Nautico
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INDICE
Notizie dell'anno 2013
Collettore circumlacuale
2
Geotermia
3
Arsenico
4
Livello del lago
5
Didattica
6
Motivazioni contrarie alla ricerca geotermica
parere in merito alle istanze
7
inquadramento geologico e sitemi termali
8
Il rischio d'inquinamento dell'acquifero superficiale
9
Il rischio sismico
11
Valutazione costi benefici
13
Reticolo idrografico
15
Foto da satellite
16
Carta idrologica
17
Terremoti nel 2013
18
Monitoraggi del lago anno 2013
Promemoria sulla evoluzione stagionale del lago
20
Monitoraggio nel periodo di rimescolamento
21
Monitoraggio nel periodo della fioritura algale
22
Monitoraggio nel periodo di stratificazione
23
Monitoraggi pregressi nel periodo di rimescolamento
24
Monitoraggi pregressi nel periodo di stratificazione
26
Classificazione del lago
26
Livello del lago
28
Confronto parametri idrogeologici pregressi
32
1
SOMMARIO DELLE NOTIZIE ANNO 2013
Collettore circumlacuale
Come noto il collettore fognario circumlacuale e l'impianto di depurazione sul fiume
emissario Marta sono disastrati da molto tempo per cui sia il lago che l'emissario ricevono
pesanti dosi di liquami urbani inquinanti che degradano la qualità dell'acqua che invece
dovrebbe migliorare, secondo la normativa europea, entro il 2015.
Sappiamo anche che da alcuni anni si è creata una situazione insostenibile fra
COBALB e TALETE per la gestione del collettore, rimasta tuttora irrisolta principalmente a
causa di finanziamenti promessi e non mantenuti dalla Regione Lazio. Infatti la Regione
nel 2012, allora amministrata dalla giunta Polverini, aveva inserito nel bilancio del 2012 un
finanziamento di 2,5 milioni di euro per il ripristino del collettore, ma successivamente è
risultato che il finanziamento era condizionato da una improbabile vendita di beni, mai
avvenuta. Inoltre la Giunta Polverini è caduta alla fine del 2012 e con essa lo sperato
finanziamento.
La nuova Giunta Zingaretti si è insediata nel marzo del 2013. Nel periodo elettorale
sono state fatte grandi promesse di trasparenza e di apertura nei confronti delle
Associazioni Ambientaliste, ma l'anno 2013 si è concluso senza che si sia riusciti ad
essere ascoltati, malgrado le insistenti richieste: è stata una grande delusione. Forse
l'insediamento della Giunta Zingaretti era troppo recente per risolvere le numerose
tematiche gestionali, restiamo fiduciosi che le relazioni miglioreranno nell'anno 2014.
In assenza della controparte regionale, la nostra Associazione, si è rivolta alla
Unione Europea per chiedere un autorevole sostegno. La Presidente della Commissione
Petizioni, On. Erminia Mazzoni è venuta personalmente a Bolsena il 5 Ottobre 2013 per
ascoltare le nostre ragioni, sia in merito allo stato del collettore, sia in merito alla ottimistica
valutazione dell'ARPA relativa allo stato ecologico del lago, da noi contestata. L'incontro si
è concluso con la promessa che saremo presto convocati a Bruxelles per esporre le
nostre ragioni ad una commissione di tecnici.
La questione dell'ARPA merita un commento particolare perché la normativa UE
chiede che i laghi il cui stato ecologico era classificato "sufficiente" nel 2008 debbono
migliorare alla stato "buono" entro il 2105, altrimenti scatteranno delle pesanti penalità.
Il miglioramento dipende essenzialmente dal funzionamento del collettore fognario
la cui urgente riparazione è in contrasto con la classificazione "buono" certificata
dall'ARPA a conclusione dell'anno 2011. La classificazione "buono" è stata attestata pochi
giorni dopo che la Dirigente responsabile aveva pubblicamente dichiarato in Prefettura,
(come riporta il relativo verbale) che lo stato ecologico era peggiore di "sufficiente", da noi
dichiarato, a causa della presenza di atrazina e dell'alto contenuto di fosforo. Non
conosciamo il motivo di tale cambio di valutazione ma, dato che la Dirigente è stata
promossa ad un livello superiore durante gli ultimi giorni della Giunta Polverini, una buona
spiegazione per tale nuova valutazione ci deve essere: speriamo diventi pubblica.
A confondere le idee si aggiunge il fatto che la normativa valida fino al 2011 è
cambiata e divenuta molto complessa per cui il confronto fra l'anno 2008 e quello attuale
non può essere fatto essendo variati i parametri per la valutazione. Rimane però valido il
confronto fra contenuto di fosforo totale che nel 2008 che era di 8 /jg/l e quello attuale che
è aumentato a 13 jug/l. In conclusione il miglioramento certificato dall'ARPA è inesistente.
Abbiamo chiesto all'ARPA la classificazione del lago a conclusione dell'anno 2012 e
i risultati parziali del 2013, contiamo di avere una risposta a breve. Per quanto riguarda il
finanziamento per ripristinare il collettore circumlacuale il bilancio regionale prevede per il
2014 una somma accorpata ad altre attività per cui siamo sempre in attesa di sapere a chi,
quanto e quando verrà erogato il finanziamento.
2
Geotermia
Il problema della geotermia è diventato pressante a seguito dalla «richiesta di
autorizzazione alla Regione Umbria da parte della società ITW-LKW per un impianto
geotermico a Castel Giorgio che prevede la trivellazione di nove pozzi profondi fino a 2400
metri. L'opposizione della cittadinanza di Castel Giorgio è stata molto energica ed era
prevedibile l'esito negativo della Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) da parte della
Regione Umbria.
Prima che fosse decretato il parere della Regione la società ITW-LKW ha ritirato la
richiesta di autorizzazione: sembrava una vicenda conclusa con la vittoria della
cittadinanza, invece poco prima il governo aveva accolto un emendamento incluso nel
"decreto del fare" grazie al quale 10 impianti pilota, fra i quali quelli di Castel Giorgio e di
Acquapendente, venivano esonerati dalla VIA regionale, sostituita d'impero da quella
governativa. Awalendosi dell'emendamento, la società ITW-LKW ha nuovamente
presentato il progetto alla VIA della Commissione Nazionale del Ministero dell'Ambiente.
Non mancano particolari poco chiari: il Prof. Barberi, supervisore del progetto della
ITW-LKW era allo stesso tempo membro della Commissione Idrocarburi e Risorse
minerarie (CIRM) del Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) che ha dato il parere
positivo al progetto; l'ing. Guido Monteforte Specchi, Presidente della Commissione
tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale (VIA) del Ministero dell'Ambiente e della tutela
del Territorio e del Mare, ha partecipato per conto della ITW-LKW alle sedute delle
conferenze della VIA regionale; l'On Ignazio Abrignani, che in una notte di estate è
riuscito al terzo tentativo a far passare l'emendamento per gli impianti pilota che ha
scippato alle regioni il diritto di effettuare la VIA.
Al parere contrario dei Comuni dell'Umbria è aggiunto quello della Provincia di
Viterbo e dei Comuni della Tuscia perché il pozzo di Castel Giorgio si trova proprio sopra il
bacino idrogeologico del lago di Bolsena per cui l'eventuale inquinamento dell'acquifero
superficiale avrebbe nel tempo effetti sul nostro lago. Ci siamo poi resi conto che anche
nelle nostre zone vi sono numerose richieste per lo sfruttamento geotermico. Un primo
inventario è dato dalla tabella che segue, ma riteniamo che sia incompleta.
PERMESSI CON PROCEDURA IN CORSO
CELLENO
GROTTE
LA
LAGO DI
VEDUTA
BOLSENA
GEOENERGY
Acquapendente
Arlena di C.
Bagnoregio
Bolsena
Canino
Capodimonte
Celleno
Cellere
Farnese
Gradoli
Grotte di C.
Ischia di C
Marta
Montefiascone
Onano
Piansano
San Lorenzo N,
Tessennano
Tuscania
Valentano
Viterbo
POWER
FIELD
X
ERG
RENEW
ERG
RENEW
APPROVATI
CELLERE
PIANA
DIAVOLO
SORGENIA
GEOTHERMAL.
GEOTHERMICS
ITALY
X
X
X
X
X
X
X
X
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X
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Le Associazioni Ambientaliste del Lazio si sono attivate per redigere un documento,
riportato nelle pagine che seguono, che illustra i motivi dell'opposizione allo sfruttamento
geotermico. La Provincia di Viterbo lo ha fatto proprio ed ha attivato una efficace
campagna presso i Comuni affinché esprimessero parere contrario. I 21 Comuni elencati
nella tabella e la Provincia hanno espresso parere contrario. Attendiamo le reazioni degli
Assessorati Regionali e dell'Ambiente a fronte di tale massiccia opposizione.
Arsenico
Come noto nella rete dell'acqua potabile della provincia di Viterbo, sono presenti
sostanze cancerogene quali l'arsenico ed i fluoruri. L'Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS) ha raccomandato dal 1992 di limitare il contenuto di arsenico a 10
milionesimi di grammo per litro (jjg/l) e quello dei fluoruri a 1,5 millesimi di grammo per litro
(mg/l). I loro effetti cancerogeni si manifestano con l'assunzione prolungata di acqua
potabile (ipoteticamente un consumo di due litri al giorno nel corso della vita). Il contenuto
di arsenico e dei fluoruri contenuti nella rete potabile di ciascun comune della provincia di
Viterbo è indicato nel sito www.asl.vt.it. La Regione, e quindi la cittadinanza, rischia di
pagare le multe comunitarie per inadempienza.
Le falde dalle quali si estrae acqua potabile sono alimentate dalle piogge che non
hanno né arsenico né fluoruri. Queste, percolando attraverso le rocce vulcaniche vengono
contaminate al loro contatto. Tanto più lungo è il percorso dell'acqua nel sottosuolo, tanto
maggiore è la probabilità di contaminazione. In generale la parte più superficiale della
falda acquifera contiene un minore tenore di arsenico, quella più profonda ne contiene una
quantità maggiore. Mediamente l'acqua della falda contiene 15-20 /jg/l. L'acqua piovana
che cade direttamente sul lago non contiene arsenico, ma al lago giunge anche acqua dal
bacino idrogeologico, per cui il suo contenuto in arsenico è di circa 6 jL/g/l.
A maggiori profondità si trovano le acque termali e geotermiche che contengono
quantità inquinanti decisamente superiori. Fra la falda inquinante e quella potabile è
interposto uno strato impermeabile che ne impedirebbe la risalita se non fosse in gran
parte fratturato. Per questo motivo le acque provenienti dai pozzi più profondi, entro il
limite della falda superficiale, nei quali vi è un eccesso di produzione, risultano più
inquinate perché si crea una depressione nel sottosuolo che può richiamare attraverso le
fratture dello strato erroneamente definito impermeabile una piccola percentuale di acqua
contaminata che ha effetti significativi sulla potabilità.
Fino a pochi anni fa il limite consentito per l'arsenico era di 50 pg/l. Le analisi
venivano effettuate per confronto con un campione standard di 50 /jg/l e se l'arsenico
risultava inferiore al campione l'analisi era conclusa senza ulteriori indagini. Mancano
quindi dati storici a cui riferirsi e non sappiamo quello che abbiamo bevuto nei decenni
passati. Prima degli anni 40 le fontanelle dei paesi erano alimentate da acqua di lago e di
sorgente (con contenuto di arsenico non noto), ma con il trascorrere degli anni è stata
sviluppata la rete idrica potabile e il consumo, fortemente aumentato, è stato risolto con il
prelievo da centinaia di pozzi. Coloro che si sentono tranquilli per avere sempre bevuto
acqua della rete potabile senza ammalarsi, hanno in realtà bevuto in passato un'acqua
probabilmente meno contaminata da arsenico rispetto a quella di oggi.
Le possibili soluzioni per rendere potabile l'acqua della rete sono tre: il trattamento
chimico con filtri di idrossido di ferro; la diluizione con acqua meno contaminata
proveniente da falde con basso contenuto di arsenico, recentemente individuate
dall'Università della Tuscia nella zona dei Monti Cimini, e l'acqua proveniente dal lago di
Bolsena. Ciascuna soluzione non esclude le altre.
I depuratori sono costosi sia per l'acquisto che per la manutenzione, inoltre pare
che siano pericolosi perché nei filtri, se la manutenzione è carente, possono svilupparsi
4
batteri infettivi epidemici. Hanno ¡1 vantaggio di poter essere ubicati in tempi brevi in
vicinanza delle zone dove occorre la diluizione evitando di costruire una complessa rete di
distribuzione di acqua povera di arsenico per raggiungere le fonti di approvvigionamento
da diluire. Rappresentano comunque una soluzione temporanea.
La proposta dall'Università della Tuscia deriva dalla constatazione che il contenuto
dei contaminanti di natura geologica non hanno una distribuzione omogenea nei diversi
acquiferi presenti nelle formazioni vulcaniche ed a seguito di un ricerca è stata individuata
una falda acquifera favorevole nella zona dei Monti Cimini. Gli svantaggi delle falde
superficiali sono dati dal pericolo di percolazione di sostanze chimiche usate in agricoltura
e dall'abbassamento estivo della falda per carenza di pioggia, proprio nel periodo in cui è
maggiore è la richiesta di acqua. E' probabile che quantitativi di acqua disponibile non
siano sufficienti per coprire l'intero fabbisogno per cui sarà necessario ricorrere anche alle
altre risorse. Occorre comunque una rete di distribuzione per quest'acqua.
Il lago di Bolsena ha un contenuto di arsenico che rientra nei parametri della
potabilità, ma il contenuto dei fluoruri è al limite. Miscelando l'acqua della rete potabile con
quella del lago o quella dei monti Cimini sarebbe teoricamente possibile rientrare nei
parametri richiesti. Ma la miscelazione è di difficile realizzazione perché occorre una
nuova rete idrica di collegamento con quella esistente che ha innumerevoli punti di
approvvigionamento, inoltre occorrono dispositivi che regolino la miscelazione qualunque
sia la portata.
La soluzione lago di Bolsena non è indolore perché comporta conseguenze non
secondarie. L'acqua del lago di Bracciano è utilizzata per Roma ed in quel caso
l'emissario è stato soppresso e praticamente sostituito dall'acquedotto. Nel caso del Lago
di Bolsena, se si vuole evitare la soppressione del fiume Marta bisogna limitare l'uso
dell'acqua per l'irrigazione agricola nella quantità equivalente a quella utilizzata per la rete
idropotabile. Dipende dalla quantità richiesta, una cosa è potabilizzare l'acqua dei comuni
attorno al lago, altra è potabilizzare l'acqua della rete di Viterbo. La domande dominanti
sono: quanti litri al secondo occorre prelevare dal lago? Quale è il prelievo sostenibile?
Nel lago di Bracciano è stata proibita la navigazione a motore proprio perché
l'acqua ha un uso potabile. Se questo provvedimento è stato ritenuto necessario per
tutelare la salute dei romani dovrebbe teoricamente essere necessario anche per tutelare
quella dei viterbesi. Non ci sembra però che si debba arrivare a tanto, ma una qualche
limitazione all'espansione della navigazione a motore, ora illimitata, dovrebbe essere
considerata. Ecco perché il problema dell'arsenico si intreccia con la tutela della qualità
dell'acqua del lago in tutte le sue cause di degrado: collettore fognario; agricoltura:
navigabilità, geotermia e carp fishing.
La messa a norma dell'intera rete potabile avrà un costo notevole per TALETE che
dovrà scaricarlo nelle bollette dei viterbesi. Trattandosi di acqua pubblica, sarebbe equo
che la tariffa dell'acqua fosse uniforme per tutto il Lazio e non calcolata per singole Zone
di Ambito Territoriale (ATO), con conseguente vantaggio di alcuni e svantaggio di altri
penalizzati dalle condizioni ambientali. Occorre costituire una ATO LAZIO unica. In attesa
dovremo rassegnarci al disagio delle fontanelle se vogliamo bere acqua a norma.
Livello del lago
La gestione del livello del lago è di competenza dell'Agenzia Regionale per la
Difesa del Suolo (ARDIS). Il livello viene usualmente riferito rispetto alla soglia in pietra
(incile) che giace sul fondale e segna il confine fra il lago e il fiume emissario. In un angolo
a ponente del porto di Capodimonte è installata un'asta metrica che indica il livello del lago
rispetto all'incile.
5
Quando il livello sale a 140 sopra l'incile l'acqua raggiunge la superficie dei moli,
per contro quando il livello scende a 40 cm emergono i sassi di fronte al lungolago di
Marta. Pertanto i livelli di allarme sono 40 e 140 cm. Il livello intermedio fra quelli di allarme
è 90 cm. L'escursione stagionale dovrebbe essere lontana dai livelli di allarme e, almeno
teoricamente, limitata a 90+20 cm durante le piogge primaverili e 90-20 cm dopo la siccità
estiva, quindi, piogge permettendo, una fluttuazione stagionale fra 110 e 70 cm.
Il livello può essere regolato aprendo o chiudendo le paratie sull'incile che
determinano il deflusso dal lago verso l'emissario ma, stante la poca portata dell'emissario
la variazione è lentissima. La gestione del livello è generalmente approssimativa,
alternando livelli o troppo alti o troppo bassi. In passato il gestore delle paratie è sempre
stato pressato e criticato a causa delle richieste contrastanti di alcuni Sindaci che volevano
un livello basso per aumentare gli arenili e di altri che lo volevano alto per l'agibilità dei
porti e anche dall'ENEL che voleva portate alte per le centraline elettriche sul Marta.
Per superare i litigi la Regione affidò all'Università Roma Tre uno studio al fine di
proporre una tabella di regolazione della portata dell'emissario in funzione del livello e
della stagione. La tabella si proponeva di applicare le indicazioni del Piano di Gestione
SIC-ZPS lago di Bolsena, finanziato dalla UE, realizzato dall'Università della Tuscia in
collaborazione con Linx Natura s.r.l. e approvato dalla Provincia nel 2009 che prescriveva,
come sopra indicato, una fluttuazione di 40 cm fra primavera ed autunno attorno ad una
media del livello rispetto all'incile di 90 cm al fine di tutelare le cannucce lacustri che
attorno ad un lago devono esserci. Malgrado il costoso e corposo studio statistico
dell'Università (270 pagine), la tabella di regolazione non è mai stata applicata.
Nel 2010 l'ARDIS fu investita della funzione di gestire il livello del lago. Anziché
adottare lo studio dell'Università avviò un proprio programma assolutamente irrealizzabile
in quanto prevedeva una variazione di 5 cm fra primavera ed autunno quando le
statistiche elaborate dall'Università ne indicavano oltre 40. Inoltre veniva affermato che la
quota dell'incile era 303,66 anziché 303,41, come da sempre considerato e attualmente
confermato. L'errata programmazione e della quota dell'incile hanno comportato
nell'ottobre 2012 l'incagliamento del battello pubblico nel porto di Bolsena e nella
primavera 2013 l'esondazione del lago sul litorale, causando danni e pesanti proteste della
popolazione e del Comune di Bolsena.
Nel frattempo il Dirigente che aveva elaborato il procedimento è andato in pensione
e ce ne siamo avvalsi per chiedere all'ARDIS di avviare un nuovo procedimento per la
regolazione del livello e di correggere la quota dell'incile. Per modificare il programma, a
norma di legge è obbligatorio convocare nuovamente i portatori d'interesse per un
definitivo accordo ma, trascorso un anno dalla nostra rischiesta, non c'è stata alcuna
convocazione. Sono portatori di interesse i Comuni, per l'agibilità dei porti e dei litorali, il
demanio, gli ambientalisti, TALETE se l'acqua del lago dovrà essere utilizzata per la
diluizione della rete potabile, i proprietari delle isole, l'ENEL ecc. Maggiori dettagli tecnici
sul livello del lago sono descritti nei monitoraggi che seguono.
Didattica
Nel corso dell'anno scolastico 2012-2913 sono state distribuite agli 800 ragazzi
delle tre classi della scuola media inferiore tre dispense a scadenza mensile che trattano
rispettivamente gli aspetti geologici, biologici e fisico-chimici del lago di Bolsena.
L'iniziativa si è conclusa con un concorso a premi (simbolici) che ha avuto luogo a
Capodimonte il 5 luglio 2013, giornata internazionale dell'Ambiente: è stato un successo. Il
programma per l'anno scolastico 2013-2014 non è stato ancora formulato, anche a causa
dell'incertezza delle risorse disponibili. Vorremmo aggiungere alle dispense dello scorso
anno la raccolta di plancton con retini, l'esame al microscopio, una gita sul lago con il
battello pubblico attrezzato con strumentazione, ecc. Vedremo!
6
MOTIVAZIONI
relative al parere contrario all'autorizzazione di ricerca geotermica nel territorio
della Tuscia Viterbese e in quello dei Comuni confinanti della Regione Umbria
In merito alle istanze di permessi di ricerca geotermica
(Aw.
Enrico
Brenciaglia)
Iniziamo affermando di non manifestare una pregiudiziale opposizione allo
sfruttamento della risorsa geotermica, particolarmente quella a bassa entalpia, pure, per
quanto riguarda la media e alta entalpia, è opportuno valutare, caso per caso, se l'impatto
ambientale e sociale rapportato alle condizioni locali è eco-compatibile e conveniente.
Con riferimento alle richieste di Permesso di Ricerca Geotermica, secondo i relatori
dei rapporti che seguono, mancano le condizioni favorevoli per tale tipologia di
sfruttamento sia nel territorio della Tuscia Viterbese che in quello limitrofo dell'Umbria.
Il DPR 27/05/1991 n. 395 art. 8 comma 2 recita "... le operazioni di Ricerca
Geotermica consistono normalmente nell'esecuzione di rilievi geologici, geofisici, di pozzi
di gradiente, di pozzi esplorativi e di verifica, di prove anche prolungate e di utilizzazione
pratica dei fluidi geotermici, da eseguire mediante impianti pilota...".
Nella pratica amministrativa la suddetta norma viene applicata in fasi successive.
La prima fase comprende prospezioni di superficie il cui impatto ambientale è irrilevante
tanto che l'Assessorato Ambiente della Regione Lazio lo ha esonerato dalla valutazione
d'impatto ambientale (VIA). La seconda fase comprende la trivellazione di pozzi esplorativi
e prove prolungate ed è soggetta alla VIA. Segue la terza fase di "coltivazione", anch'essa
soggetta alla VIA.
Le richieste di Permesso di Ricerca Geotermica da parte delle Società includono
sommariamente un piano di sviluppo delle fasi successive, talvolta indicandone i costi: un
milione di euro per la prima fase, 5 milioni per la seconda, mentre la terza dipende dal
numero di pozzi.
Se la richiesta di Permesso di Ricerca viene autorizzata, implicitamente vengono
accettate le fasi successive in quanto previste da detto Permesso di Ricerca e dalla legge
sopra indicata. Se la seconda fase viene impedita con motivazioni che potrebbero essere
espresse fin da ora, si rischia un'ingente richiesta di danni che, oltre ai costi sostenuti, può
includere la perdita di utili previsti per 20 anni (al riguardo si fa presente che alla Regione
Umbria una società di geotermica ha trasmesso una richiesta risarcitoria di 36 milioni di
euro).
In conclusione, per evitare di essere in seguito costretti ad accettare la seconda
fase a fronte di richieste insostenibili, bisogna dare immediato parere contrario al
Permesso di Ricerca motivandolo nella prospettiva della seconda e terza fase.
In alcuni casi la Regione Lazio ha già concesso il Permesso di Ricerca, ma
successivamente è accaduto un fatto nuovo che consente ai Comuni di manifestare la
propria opposizione in modo da evitare eventuali addebiti di responsabilità. Infatti in
quest'ultimi giorni l'Istituto Nazionale di Goetermia e Vulcanologia (INGV) ha reso pubblico
sui media uno studio sull'aumentato rischio di terremoti. I Sindaci e la Regione non
possono ignorarlo e assumersi la responsabilità di fronte ai cittadini di aumentare il rischio
sismico consentendo lo sfruttamento della geotermia.
Le Società che hanno già ottenuto l'autorizzazione da parte della Regione,
dovranno essere opportunamente avvisate: potranno effettuare le operazioni consentite
dalla prima fase della ricerca, ma lo dovranno fare a proprio rischio, non potendo poi
dichiarare di non essere state tempestivamente informate sull'aumentato rischio sismico
segnalato dalla INGV e le conseguenti opposizioni motivate da parte dei Comuni e di altri
portatori di interesse. Pertanto non potranno avanzare pretese nel caso di V.I.A. negative
per la seconda fase.
7
Inquadramento geologico e sistemi termali
(Dott. Giuseppe
Pagano
-
Geologo)
Il territorio fra la Toscana ed il Lazio, compreso grosso modo fra il Lago di
Bracciano a Sud e Rapolano a Nord, tra la catena appenninica ed il Mar Tirreno, presenta
un assetto strutturale caratterizzato dalla presenza di numerose faglie dirette orientate nel
verso NNO-SSE, manifestatesi dopo l'orogenesi appenninica, in una fase distensiva della
tettonica locale. Esse hanno dislocato sia le formazioni carbonatiche profonde, che le
potenti coperture alloctone sovrastanti, generando uno stile tettonico ad Horst e Graben
nel quale si inseriscono, giustapponendosi, il graben di Siena e l'horst di Castell'AzzaraAmiata, il graben del Tevere e l'horst del Cetona e, più a Sud il graben del Tevere e l'horst
di Monte Razzano.
In questo contesto strutturale, le coperture alloctone, i flysch della falda liguride,
grazie alla loro natura prevalentemente argilloso marnoso siltosa acquisiscono
formalmente il ruolo di aquiclude rispetto agli acquiferi profondi, quelli rappresentati dal
carbonatico mesozoico (l'acquifero geotermale); ma in corrispondenza degli alti strutturali,
gli horst, con l'assottigliamento e la fratturazione delle stesse, si è resa possibile la risalita
spontanea dei fluidi geotermici, che hanno generato il complesso di quelle note come
"manifestazioni termali".
La diffusa presenza di queste ultime su tre ampie fasce grossomodo parallele fra di
loro fra Rapolano, Chianciano, San Casciano e Viterbo-Orte da un lato, Casciana,
Montecatini, Larderello, Travale, Amiata, Roselle, Saturnia, Canino dall'altro, Venturina,
Albinia, Civitavecchia dall'altro ancora, è testimone della larga possibilità dei fluidi del
serbatoio geotermale di risalire fino al piano campagna sia attraverso le grandi faglie
regionali, che attraverso linee secondarie di frattura che rendono, di fatto, discontinue le
coperture flyschioidi.
Tale situazione trova giustificazione anche in un comportamento talora
"semipermeabile" dei Flysch i quali, in condizioni di particolare fratturazione, lasciano
filtrare i fluidi termali dal basso verso l'alto consentendo il travaso degli stessi negli
acquiferi superficiali (v. Bacino termale viterbese) "contaminandoli" sia dal punto di vista
termico, che da quello chimico. Si giustifica così anche la diffusa risalita di anidride
carbonica (e di Arsenico), talora associata ad Acido solfidrico, che caratterizza il chimismo
di moltissimi acquiferi freddi, certamente freatici.
D'altra parte è plausibile che falde alloctone che hanno subito laboriose traslazioni,
spesso contenenti componenti litologiche calcareo marnose e/o calcarenitiche, comunque
litoidi, abbiano subito stress meccanici capaci di indurre una permeabilità secondaria
affatto trascurabile, comunque tale da assumere un ruolo attivo nella circolazione dei fluidi
profondi; come, per converso, nella infiltrazione delle acque meteoriche verso gli acquiferi
profondi, nei confronti della quale è regola riconosciuta attribuire ai flysch un coefficiente
d'infiltrazione, se pure presunto (c.i.p.) compreso fra il 10 ed il 30%.
In sintesi, il comportamento impermeabile delle coperture alloctone al tetto dei
serbatoi geotermali è questione largamente discutibile, a fronte della quale sono
numerosissime le eccezioni. In questo senso il territorio preso in considerazione, cosparso
di manifestazioni termali particolarmente diffuse, tra l'altro moltissime attive e moltissime
estinte solo per il calo dei livelli piezometrici, è certamente il meno indicato a
rappresentare il ruolo di aquiclude di quelle formazioni.
I sistemi termali del Lazio e della Toscana rappresentano situazioni
stratigrafico-strutturali ricorrenti nelle quali la tettonica distensiva terziaria ha determinato,
attraverso l'apertura di faglie dirette, la possibilità di risalita spontanea di acque
termominerali da un serbatoio profondo rappresentato da un acquifero carbonatico
generalmente mesozoico, verso la superficie del suolo, generando così sorgenti termali. In
funzione della profondità del serbatoio e del gradiente geotermico locale, la temperatura
delle acque termali può assumere valori fra i 20° ed i 70°C. In funzione, poi, della natura
geochimica delle rocce costituenti il serbatoio e dei lunghissimi tempi di transito nello
8
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stesso, le acque assumono una mineralizzazione caratteristica di ogni sistema,
generalmente di tipo solfato bicarbonato calcica, associata a venute gassose,
prevalentemente C 0 2 ed H2S.
*
Temperatura e mineralizzazione sono gli elementi identificativi dei sistemi termali
che trovano, presso le Stazioni termali, numerose applicazioni pratiche nel settore
terapeutico ed in quello del benessere, motivo di interesse e di sviluppo sulle orme di una
tradizione millenaria e di una moderna sperimentazione nel campo delle scienze
idrobiologiche. Intorno al moderno termalismo si sviluppano le economie turistiche di molti
centri della Toscana e del Lazio (Montecatini, Rapolano, Chianciano, San Casciano B.,
Viterbo, Canino, Civitavecchia, Tivoli, Fiuggi, ecc.); molte sono le iniziative in via di
sviluppo, che ovviamente debbono fare riferimento ad un quadro idrogeologico stabile, sia
sul piano delle quantità, che su quello della qualità delle acque termali. La Legge 323/2000
imposta la crescita qualitativa dell'offerta termale nazionale sulla qualificazione dei contesti
ambientali e, quindi, sulla stabilità dei parametri fisico-chimici delle acque.
Purtroppo le acque che vengono a giorno attraverso le sorgenti termali, in virtù della
loro temperatura rappresentano motivo d'interesse anche nella ricerca geotermica; in
questo caso i fluidi termali (acqua e gas) vengono ricercati con perforazioni destinate a
raggiungere direttamente i serbatoi carbonatici mesozoici, là dove le temperature sono
generalmente più elevate che nelle manifestazioni sorgentizie superficiali, per essere
addotti alle centrali geotermiche dove cedono il loro calore e quindi l'energia ad un fluido di
servizio per le successive utilizzazioni. Ciò fatto, i fluidi geotermici, raffreddati, vengono
reimmessi nel sottosuolo nell'intento di reiniettarli nei serbatoi di provenienza.
Queste operazioni (estrazione e reiniezione) determinano ovviamente variazioni di
pressione e di temperatura, se pure presumibilmente localizzate, nel serbatoio profondo,
ma con possibilissime ricadute anche sui sistemi termali che potrebbero portare
rapidamente a riduzione dei volumi di acque che attualmente raggiungono le sorgenti e,
sui tempi medi, a variazioni di temperatura e di chimismo delle acque termali, con
gravissime conseguenze per le economie dei numerosi Stabilimenti diffusi nei territori delle
due Regioni. Le possibilità che si manifestino interferenze tra perforazioni di ricerca
geotermica e sorgenti naturali è già ben nota fin dalle ricerche della Larderello in Toscana
a quelle dell'ENEL sull'Amiata e della Terni degli anni '50 nel Viterbese; ricerche queste
ultime che hanno prodotto danni incalcolabili al sistema termale, con dimezzamento delle
portate delle sorgenti storiche, fino alla scomparsa delle minori. La mancanza di
un'accorta e documentata sperimentazione specifica in proposito, non consente nemmeno
di individuare distanze di rispetto che offrano garanzie sufficienti di non interferenza sui
sistemi termali, per cui si ritiene improponibile la perforazione di pozzi per ricerca
geotermica quantomeno nei territori comunali interessati da iniziative termali, sia le nuove,
che le storiche ed in quelli ove tali iniziative stanno avviando lo sviluppo economico delle
comunità locali.
Il rischio d ' i n q u i n a m e n t o d e l l ' a c q u i f e r o superficiale
Ing. Piero Bruni - Esperto in prospezioni
geofisiche)
Per attuare lo sfruttamento geotermico occorre che fra la falda contenente fluidi
geotermici e quella superficiale utilizzata per alimentare la rete potabile sia interposta una
formazione impermeabile che impedisca la risalita di fluidi geotermici, ma questo non
avviene.
La così detta "copertura", definita erroneamente "impermeabile", è costituita dal
"complesso di facies ligure", il quale ha subito traslazioni per diverse centinaia di
chilometri, quindi con piegature, tagliature e sovrascorrimenti. Questo " complesso " a sua
volta è costituito da diverse unità, le cui componenti più importanti sono: Formazione di
Villa La Selva "calcareo-argillosa"; Formazione di Santa Fiora: "argilloso-calcarea";
Formazione di Poggio Belvedere "calcareo-argillosa" e la Formazione di S.Pietro
Aquaeortus "calcare-marnosa". La risposta data da questi tipi di rocce agli eventi traslativi
9
è stata prevalentemente di tipo rigido, con la formazione di "faglie" e parziale
"frantumazione" degli strati calcarei; per cui la permeabilità, se pur bassa, è comunque
presente.
La presenza di fratture è particolarmente rilevante nella fossa (graben) di
Radicofani dove circa 600.000 anni fa ebbe inizio una intensa attività vulcanica che formò
diverse bocche di emissione in una area ristretta. A seguito di attività esplosive, dovute ai
gas e vapori d'acqua, nonché per il peso dei materiali vulcanici accumulatisi in superficie,
ci fu una coalescenza delle camere magmatiche ed un crollo generalizzato formando una
conca (caldera). In essa si accumulò l'acqua piovana che dette origine al lago di Bolsena.
Le fratture causate dal crollo che ha formato la caldera sono profonde e rilevabili in
superficie come risulta dal reticolo idrografico del lago di Bolsena (ali. A) e dalla foto dal
satellite (ali. B). Sono anche riportate graficamente in pubblicazioni scientifiche (ali. C) e la
loro presenza è confermata dalle sorgenti termali.
Il lago di Bolsena è la parte affiorante di un grande acquifero delimitato da
spartiacque sotterranei nel cui interno si trova il bacino idrogeologico. Nella parte periferica
di detto bacino il livello dell'acqua rilevato nei pozzi è di oltre 400 metri s.l.m. come
indicato dalle isopieze (ali. D), mentre il lago si trova a 305 m. fatto che comporta un flusso
ipocentrico di acqua dal bacino idrogeologico al lago.
Le acque nella parte emersa dell'acquifero vulcanico sono consumate dai prelievi
attraverso i pozzi, dai deflussi verso il lago e l'emissario, dalle sorgenti e dalla
evaporazione attraverso la vegetazione, ma vengono continuamente rinnovate dalla
pioggia attraverso l'infiltrazione, per cui la loro salinità è normalmente bassa. Invece le
acque provenienti da falde profonde sono contaminate da soluti di varia natura ed hanno
una salinità maggiore.
Un eccesso di prelievi idrici richiama alla superficie acque profonde, quindi più
salate, che possono provenire anche da zone sottostanti il substrato impermeabile, là
dove trovano vie di risalita rappresentate da faglie e fratture. La carta della salinità (ali. E),
mostra forti anomalie di salinità nelle acque superficiali e costituisce una ulteriore prova
della possibile presenza di vie di risalita delle acque dagli acquiferi geotermici attraverso il
substrato, erroneamente ritenuto impermeabile.
Schematicamente i pozzi di produzione e di reiniezione di un impianto geotermico
attraversano in successione la falda superficiale acquifera, lo strato di copertura e infine
raggiungono la falda geotermica a 1000 - 3000 metri (ali. F sul retro della copertina).
Come sopra ampiamente documentato lo strato di copertura non separa la falda
superficiale di acqua "buona", da quella geotermica, a causa della presenza di vie di
risalita, In condizioni di normalità sono vie inattive e non rilevabili perché con il trascorrere
di tempi geologici si è creata una situazione di equilibrio fra i fluidi che rimangono
stabilmente nelle rispettive falde, a parte le occasionali sorgenti termali.
L'attuale equilibrio è stato determinato dalla pressione nei rispettivi serbatoi, il peso
specifico dei fluidi e la struttura dello strato di separazione: ogni cambiamento della
pressione attuale nello strato geotermico provocato dalla produzione e reiniezione di
fluido, può attivare flussi di scambio tra le due falde.
In particolare con la reiniezione lo stato di equilibrio viene alterato attorno alla
scarpa della tubazione di reiniezione dove, mediante una pompa, viene artificialmente
creata la sovrapressione necessaria per disperdere nella roccia calcarea il fluido
geotermico iniettato. La sovrapressione spinge il fluido nella roccia serbatoio, ma allo
stesso tempo lo spinge inevitabilmente nelle fratture sovrastanti della copertura che
diventano una via di risalita verso la falda superficiale utilizzata per alimentare la rete
potabile.
Il fluido geotermico è cancerogeno in quanto contiene arsenico in percentuali di
centinaia di microgrammi per litro ed altre sostanze come boro ed altro. E' sufficiente la
risalita di piccole quantità di fluido geotermico per provocare importanti inquinamenti.
In conclusione, una copertura parzialmente permeabile sollecitata dalla pressione e
dalla depressione causata da un impianto geotermico, non assolve le sue funzioni di
10
isolamento fra le due falde, fatto che comporta un pesante impatto sull'ambiente: ossia
l'inquinamento dell'acquifero superficiale ed in definitiva della rete potabile con elementi
nocivi, velenosi e cancerogeni.
L'inquinamento da arsenico della falda superficiale, anche in zone periferiche del
bacino idrogeologico, comporterebbe nel tempo un aumento del contenuto di arsenico nel
lago, dato che vi è un continuo flusso ipocentrico di acqua dal bacino idrologico verso il
lago e da questo verso l'emissario Marta.
L'eventuale inquinamento dell'acquifero lacustre interessa l'intera provincia di
Viterbo perché è da esso che, mediante pozzi, viene attinta gran parte dell'acqua che
alimenta la rete potabile (ali. G). Questa contiene arsenico oltre il limite di 10 microgrammi
per litro che è il massimo consentito dalla legge. Il lago ne contiene solo 6 per cui è una
preziosa riserva di acqua con la quale si intende in futuro diluire quella della rete potabile.
Gli impianti geotermici ubicati sopra il bacino idrogeologico, come ad esempio
quello progettato a Castel Giorgio in Umbria, mettono a rischio non solo la rete potabile
che attinge direttamente dalla falda, ma pregiudicano anche la futura possibilità di diluire il
contenuto di arsenico della rete potabile.
Non è possibile quantificare di quanto aumenterebbe il contenuto di arsenico nel
lago a causa dello sfruttamento geotermico, ma per visualizzare il problema possiamo fare
delle ipotesi. Per produrre 5 MW occorrono mediamente 1000 t/h di fluido geotermico.
Supponiamo che 900 t/h (90%) si disperdano nella roccia geotermica e che 100 t/h (10%)
trovi una via di risalita attraverso le fratture della copertura e raggiungano la falda
superficiale che alimenta il lago. Supponiamo inoltre che il fluido geotermico contenga 500
pg/l fra arsenico, boro ed altri inquinanti cancerogeni: l'arsenico in risalita ammonterebbe a
50 g/h (100.103X500.10~6). Moltiplicando per 24 ore per 365 giorni e per i 20 anni della
concessione si ottiene 8760 kg. Sono 8,76 tonnellate che si aggiungono alle esistenti 46
tonnellate (9,2 km 3 x5 jug/l). Se poi gli impianti diventassero 10 raggiungeremmo un
apporto inquinante di 87,6 tonnellate in aggiunta alle 46 esistenti ossia 142 tonnellate.
Oltre l'inquinamento diretto sopra riportato è da mettere in evidenza anche quello indiretto
che si andrebbe ad aggiungere alla falda acquifera potabile. La risalita dei gas porta con
se anche una parte liquida in particelle piccolissime ed in queste è presente anche l'acido
solfidrico (H2S), il quale a contatto con l'acqua di falda (che contiene ossigeno) si ossida
in acido solforico, abbassando sensibilmente il pH del'acqua stessa.
L'abbassamento del pH rende l'acqua aggressiva su alcuni minerali contenuti nella
roccia dell'acquifero (tufi), in particolare alterando soprattutto alcuni "allumo-silicati"
(feldespati) che porteranno in soluzione alcuni metalli (Alluminio, Ferro, ed altri). Ciò è già
accaduto con la leggera scossa (magnitudo 2,8) dell'ottobre del 2009 che ha reso nei mesi
di dicembre/gennaio 2009/2010 non potabile l'acqua di Orvieto, per un contenuto oltre i
limiti consentiti di Alluminio e Ferro. Il punto di emungimento era posto sull'altipiano
umbro-laziale dell'Alfina.
A quanto precede si aggiunga che il lago di Bolsena è un SIC-ZPS, la cui normativa
(comma 3 dell'art. 5 del DPR n. 357/97) stabilisce che i proponenti di interventi presentino,
ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, i principali
effetti che detti interventi possono avere sul sito tenuto conto degli obiettivi di
conservazione dei medesimo.
Il rischio s i s m i c o
(Dott. Francesco
Biondi -
Geologo)
Allo stato attuale della conoscenza innumerevoli studi scientifici effettuati in molti
luoghi della terra hanno dimostrato che c'è una correlazione tra causa ed effetto dovuta
all'attività geotermica e l'attività sismica che si manifesta nei siti interessati. In particolare
quella " sismicità indotta" dai pozzi di reiniezione, in funzione della portata e della pressione
a bocca pozzo
11
Inoltre è bene ricordare che per l'effetto della tettonica a placche, lo rocce vengono
traslate e fagliate, per cui gli strati rocciosi non sono integri, bensì interessati da sistemi
complessi di faglie e microfaglie.
La reimmissione
dei fluidi geotermici agisce
principalmente con due fattori: il primo è quello della pressione, il secondo quello della
temperatura. La pressione alla quale viene reintrodotto il fluido, come detto
precedentemente, normalmente è superiore a 10 atm. In specifico la pressione del fluido
iniettato agisce su questo sistema di faglie creando disequilibri che si normalizzano con
movimenti sismici.
Il secondo punto è quello della temperatura, in quanto il fluido che viene ripompato
in profondità (ad oltre 2000 m) viene dichiarato che avrà la temperatura tra 40° e 50°C,
mentre la temperatura delle rocce a quella profondità varia da circa 150° fino a 250°C ,
quindi si avrà, nel tempo, un bulbo più o meno grande a temperatura inferiore rispetto
all'ammasso roccioso circostante, ciò creerà stati tensionali
Il territorio dell'alto viterbese fino ad ora non è stato interessato in maniera intensiva
dallo sfruttamento geotermico, ci sono stati alcuni casi di studio che poi hanno portato
all'abbandono dei progetti Infatti tra gli anni '70 e '80 sono stati condotti degli studi da
parte dell'ENEL nel territorio dell'alto Lazio, effettuando numerose trivellazioni esploratrici.
Contemporaneamente è stato dato allo studio CESI RICERCA (Moia, 2008) il
rilevamento della situazione sismica. Da questo studio emerge che sono particolarmente
significativi i risultati ottenuti per i campi geotermici di Torre Alfina e di Latera. Quelli di
Latera in specifico costituiscono un valido esempio, in quanto la sismicità è stata rilevata
con estremo dettaglio grazie ad una rete di monitoraggio sismico costituita da un numero
elevato di stazioni di rilevamento. Sulla base di due test significativi Moia conclude:
".. .è evidente che gli eventi si manifestano in corrispondenza
dei più alti valori di pressione
di iniezione che comunque non raggiungono
dei valori molto elevati (12 atm e 10 atm nei
due test
rispettivamente).
Inoltre si osserva che nel primo test i terremoti si manifestano
con volumi iniettati di 140 e
150 m3/h (qualche sporadico evento si è avuto nella fase iniziale con pressione di 4-5 atm
e 85 m3/h) e cessano quasi immediatamente
non appena termina il processo di iniezione.
Le stesse considerazioni
sono valide anche per il secondo test dove gli eventi sismici si
sono manifestati con volumi iniettati poco superiori a 100 m 3/h.
Alla luce dei risultati sperimentali raccolti e consultati si può sinteticamente
rilevare che:
•
la distribuzione degli epicentri è prossima al pozzo di iniezione;
•
le profondità sono confrontabili con le fratture rilevate nel pozzo (circa 2000 metri);
•
la massima magnitudo
è superiore a 3.0 con risentimenti
superficiali
avvertiti
dalla
popolazione;
•
gli eventi sismici si sono manifestati
in chiara correlazione
spazio-temporale
con le
operazioni
di iniezione
nel pozzo RA-1; non è pensabile
di considerare
il dominio
sismotettonico
del pozzo RA-1 come sensibilmente
differente da quello dei pozzi A4 ed
A14;
• gli eventi sismici si manifestano
in corrispondenza
dei valori più elevati di pressione a
bocca pozzo (che però, se confrontata con analoghi esperimenti fatti a Latera,
Larderello,
Cesano è piuttosto bassa) e con volumi iniettati superiori a 100 m3/h;
•
gli eventi cessano quasi in contemporanea
all'ultimazione
del processo di iniezione ..."
Da questa emergente situazione l'ENEL ha abbandonato il progetto di ricerca ed ha
recentemente effettuato la chiusura minerarie di alcuni pozzi perché ritenuti inutilizzabili.
Si ricorda che la " sismicità indotta" sono eventi che vengono innescati dall'attività
antropica, pertanto il numero di questi eventi sismici si va a sommare al numero di quelli
naturali. Inoltre sembrerebbe che ci siano delle sinergie in particolare nei luoghi dove la
naturale attività sismica è già elevata.
E' bene essere consapevoli di quale è il livello di sismicità che interessa il proprio territorio.
Per ciascun Comune consultando il sito Tuttitalia si può ricavare la classificazione sismica
indicata nell'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003, aggiornata
12
con la Delibera della Giunta Regionale del Lazio n. 387 del 22 maggio 2009 che ha
introdotto normative tecniche specifiche per le costruzioni di edifici, ponti ed altre opere in
aree geografiche in funzione del rischio sismico indicato. Gran parte del territorio della
Provincia di Viterbo ha pericolosità sismica 2B dove possono verificarsi terremoti
abbastanza forti.
E' bene tener presente che il grado del terremoto viene normalmente espresso
nella scala Richter che misura l'energia del sisma (magnitudo), la quale non da
pienamente l'idea dei danni inflitti ai fabbricati di un territorio, a volte sarebbe meglio
esprime il grado del terremoto anche nella scala Mercalli, la quale valuta le conseguenze
distruttive sui centri abitati, che nel nostro caso sono i caratteristici centri storici della civiltà
del tufo costruiti secoli fa e quindi molto vulnerabili alle scosse di terremoto.
Quale esempio di vulnerabilità sismica nella nostra Provincia citiamo il terremoto di
Tuscania (ali. H) di scala Richter 4, ma di grado 8 Mercalli, che ha provocato la morte di
31 persone, la distruzione di centinaia di case e rilevanti danni a importanti monumenti.
Anche il terremoto di Castel Giorgio in Umbria ha provocato la distruzione di centinaia di
abitazioni. Vale il principio guida della precauzione: la migliore prevenzione per evitare
terremoti è di non provocarli.
L'onda sismica prodotta dai pozzi di reiniezione si diffonde in tutte le direzioni e
quindi anche in profondità e può provocare movimenti tellurici con ipocentri cosi detti a
"bassa profondità", che sono caratteristici naturalmente nelle zone vulcaniche. Ciò può
accadere in quanto l'onda sismica nel suo percorso può trovare zone instabili ed innescare
terremoti di gravità molto più elevata di quelli normalmente indotti. Quindi non vi è dubbio
che il rischio sismico aumenterebbe a seguito dell'attività geotermica che prevede la
reiniezione in pozzi profondi.
A questo proposito si aggiunge un fatto nuovo: in questi ultimi giorni l'Istituto
Nazionale di Geologia e Vulcanologia ha reso pubblico sui media uno studio
sull'aumentato rischio di terremoti (ali, I). I Sindaci e la Regione non possono ignorarlo e
assumersi la responsabilità di aumentare ulteriormente il rischio sismico consentendo lo
sfruttamento della geotermiaValutazione dei costi-benefici
(Assessore
al Turismo di Bolsena
Roberto
Basili)
Il DLgs 152/2006 articolo 127 comma 5e chiede una valutazione del rapporto costibenefici dei progetti proposti da tre punti di vista: sociale, ambientale, ed economico.
Dal punto di vista sociale dovrebbe essere più che sufficiente la volontà della
cittadinanza locale, dimostrata dalla massiccia opposizione alla geotermia sottoscritta dai
sindaci (ali. L) e dichiarata dalle associazioni ambientaliste, dai comitati dei cittadini e dalle
associazioni di categoria, che hanno raccolto 13.000 firme per la tutela ambientale del
lago. In definitiva, sono o non sono i cittadini a decidere sulla loro salute e sul futuro del
loro territorio? Sono o non sono i cittadini a scegliere uno sviluppo turistico sostenibile
invece di subire il degradante sfruttamento delle risorse geotermiche?
Dal punto di vista ambientale non occorrono ulteriori commenti rispetto a quelli
precedentemente elencati che descrivono in dettaglio i rischi di inquinamento del lago di
Bolsena e della rete potabile, il danno alle risorse termali e l'aumento del rischio sismico.
Dal punto di vista economico fare un bilancio costi/benefici, come richiesto dalla
legge, non è proponibile considerato che i benefici vanno a favore di Società private, con
sedi lontane (anche nel Liechtenstein), mentre i costi sono a carico della nostra Comunità.
I benefici, o profitti, delle Società non sono originati dal tanto declamato superiore
interesse nazionale, ma dagli enormi incentivi elargiti ai produttori di energie rinnovabili,
garantiti per oltre 20 anni. Al danno si aggiunge la beffa dato che gli incentivi sono
subdolamente inseriti nelle bollette energetiche, e pagati direttamente dai noi cittadini e
dalle industrie. Quest'ultime li riversano sul costo dei loro prodotti, e quindi ancora su noi
cittadini. E' una tassazione occulta che dovrebbe essere abolita
13
I costi per la nostra Comunità, causati dall'eventuale sfruttamento della geotermia,
sono dovuti al degrado della naturale destinazione dei luoghi, basata sul turismo, le risorse
termali, l'agricoltura e la pesca. Fra i beni che sono alla base del nostro turismo citiamo le
necropoli etrusche, i centri storici medioevali ancora integri, i monumenti, le fortezze, i
castelli, i laghi, i boschi, le terme e tanto altro ancora. Non possiamo accettare fra di essi si
inserisca una Larderello Etrusca.
Tutti gli imprenditori, nessuno escluso dai più grandi ai più piccoli, e le stesse
amministrazioni comunali, hanno investito sul territorio risorse economiche e operative,
per lo sviluppo delle attività sopra citate e si troverebbero a perdere il mercato e il know
how con tanta fatica acquisito nell'arco di trent'anni, proprio ora che le migliori prospettive
per l'Italia, riconosciute anche dalla Comunità Europea, sono proprio il recupero
ambientale ed il turismo.
In conclusione ai sensi del DLgs 152/2006 il confronto costi/benefici del progetto in
esame risulta fallimentare per la nostra Comunità (i ricavi a loro, i costi a noi) e pertanto si
conferma anche sotto questo aspetto il parere contrario all'autorizzazione di ricerca
geotermica.
10 Gennaio 2014
Relatori:
Avv. Enrico Brenciaglia
Dott. Giuseppe Pagano
Ing. Piero Bruni
Dott. Francesco Biondi
Nota: per ragioni di spazio non sono stati allegati al presente opuscolo tutti gli allegati
citati nel testo. La documentazione completa è visibile presso la biblioteca di Marta.
14
FORMAZIONE DELLA CALDERA
- prodotti plroclastici
¿ÌM'<i. sedimenti
autoctone
cimera magmatica
schema di vulcano in f»ie attiva
crollo dell« camera magmatica e form»xlonc della caMera
La carta mostra II reticolo idrografico degli gli immissari del lago. Sono caratterizzati da un'attività
estremamente modesta, a regime torrentizio. Sul versante orientale hanno un percorso parallelo alla linea di
costa, andamento da mettere in relazione alla presenza di fratture causate dal crollo della caldera.
A
15
Foto dal satellite
La foto è stata autorizzata per gentile
concessione
di Telespazio
Copyright
CNES anno 1994, distribuzione per l'Italia
SPOT IMAGE - Telespazio. Nella foto
sono
visibili
i
particolari
indicati
nell'illustrazione a lato: le caldere di
Bolsena e di Latera, i crateri esplosi del
Lagaccione e del Lago di Mezzano, le
fratture a gradoni sul versante est,
provocate dal crollo della caldera. Le
fratture sul versante ovest non sono visibili
perché coperte dai materiali vulcanici
provenienti delle eruzioni del vulcano di
Latera, continuate successivamente.
16
Carta idroqeoloqica
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BOLSENA
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17
da Assessorato Provinciale
Ambiente
Settore Tutela Acque
Elaborazione S.Te.G.A.
(Pagano, Menghini, Floris)
PER SAPERNE DI PIÙ
wwwJngv.it
https:i'/hvitt«r.com/INGVteiTefnoti
la Repubblica
MARTEDÌ 31 DICEMBRE 2013
• 22
:
• "- . . • * -
L'Italia a rischia terremoto
Massimo
I maggiori
fenomeni sismici
del 2013
, m
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SS
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Sismi sopra ÌT4* grado della scala Rìchter
registrati in Italia nel 2013
> :
22dicembre'
»
Minimo
21 luglio
21
Marcelli
giugno
5,2 Fivizzano
4 agosto
4,8 Garfagnana
76 febbraio
4.8 Sora
23 dicembre
4.9 Sannio
2 senerr.cra
4,2 Costa
16 agosto
4,2 Gioiosa Marea
24 ago)»
4.3 Mar Ionio
24 »poro
4 gennaio
4,3Cesarò -
4.0 Ispica (Rg)
15 dicembre
4.1 Ispica (Rg)
L'ESTATE DEL RECORD
Dal
21
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li t r e n d d i c r e s c i t a d e i t e r r e m o t i i n I t a l i a
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5
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Sisma de L'Aquila
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5 2 V l
terremoti
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7 9 3 superiori
ai 2' grado
1 2 superiori
al 4= grado
3. 4 1 1
2_825
3.508
6.997
6"080
4.441
2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
2013
Ib
18
Monitoraggi
qualitativi e quantitativi
del 2013
19
Promemoria sull'evoluzione stagionale del lago di Bolsena
Nel corso di un anno avviene nel lago una continua variazione delle caratteristiche
fisiche, chimiche e biologiche. Si susseguono tre periodi significativi, descritti qui sotto.
Fondamentale è il contenuto di fosforo nel corpo d'acqua (livello trofico). Il fosforo giunge
continuamente al lago dal bacino e, in condizioni ideali, dopo un complesso processo
chimico e biologico, finisce sul fondo dove si fissa in forma stabile, ossidata. La qualità del
lago degrada se il fosforo che giunge al fondo supera la quantità che può essere ossidata.
In questo caso il contenuto di fosforo aumenta ogni anno e con esso il fitoplancton e
l'intera catena alimentare, le cui spoglie vegetali animali cadono sul fondo. L'incompleta
ossidazione delle spoglie e loro conseguente putrefazione può essere evitata solo
riducendo l'apporto di fosforo dal bacino, dato che la quantità di ossigeno è limitata.
Periodo del massimo rimescolamento - Verso metà Gennaio iniziano i forti e
gelidi venti di tramontana che raffreddano il lago a 8°C a tutte le profondità
rimescolandolo. In Marzo si raggiunge lo stato di "massimo rimescolamento" e se il vento
è stato abbastanza forte e persistente si raggiunge lo stato di "completo rimescolamento",
ossia il corpo d'acqua assume le stesse caratteristiche chimiche e fisiche a tutte le
profondità. Durante il periodo di rimescolamento gli strati superficiali, ricchi di ossigeno si
trasferiscono verso il fondo e viceversa, situazione che spesso avviene parzialmente per
carenza di vento. Quando si verifica il "completo rimescolamento" l'ossigenazione dello
strato al fondo raggiunge il valore di superficie che è dell'ordine di 10 mg/l. Per conoscere
in modo affidabile il contenuto di fosforo nel lago conviene riferirsi alle analisi chimiche
effettuate negli anni in cui è avvenuto il "completo rimescolamento". Il contenuto di Fosforo
totale non dovrebbe superare 10/jg/l.
Periodo della massima fioritura algale - In Aprile l'epilimnio inizia a scaldarsi, il
rimescolamento profondo cessa perchè lo strato superiore più caldo "galleggia" su quello
sottostante più freddo, ma continua il rimescolamento limitatamente alla superficie. Inizia
lo sviluppo primaverile del fitoplancton, reso percepibile dalla diminuzione di trasparenza e
dall'aumento di clorofilla A. In questo periodo il fitoplancton produce ossigeno, che rimane
in parte intrappolato sotto lo strato caldo superficiale rimescolato dal vento.
Periodo di massima stratificazione - Alla fine di Dicembre il lago assume
caratteristiche fisiche e chimiche molto diverse in funzione della profondità. E' il periodo di
"massima stratificazione", che è conseguenza delle trascorse vicende estive e autunnali.
Le spoglie animali e vegetali, che sono ricche di fosforo, nel corso dell'anno cadono a
pioggia sul fondo dove si ossidano, si mineralizzano e si fissano al fondo finché è presente
l'ossigeno. Esaurito l'ossigeno le spoglie restanti entrano in putrefazione e tornano in
circolazione con il successivo rimescolamento. Negli strati superiori il contenuto di fosforo
diminuisce, mentre aumenta negli strati profondi. L'ossigeno ha valori alti nello strato
superficiale a contatto con l'atmosfera, mentre nello strato al fondo è scarso o
eventualmente esaurito per il consumo dovuto alla ossidazione delle spoglie. Il lago può
ritenersi in buona salute se l'ossigeno residuo al fondo è di almeno 2 mg/l.
Monitoraggi - Si effettuano in una stazione pelagica (42° 35,00N - 11° 56,50E) con
una sonda multiparametrica che misura temperatura, ossigeno e clorofilla. Per la
trasparenza si usa il disco di Secchi. I monitoraggi più significativi sono tre: in Marzo,
durante il massimo rimescolamento, per conoscere l'efficacia del rimescolamento, in
particolare quanto si è ossigenato il fondo e conoscere il contenuto medio di fosforo e
azoto, in Aprile, nel periodo di massima fioritura, per conoscere il valore più basso della
trasparenza e il più alto della clorofilla; in Dicembre, durante la massima stratificazione,
per registrare i valori più sfavorevoli dell'ossigeno al fondo. Se viene registrata carenza di
ossigeno, bisogna valutare se attribuirla a un inefficiente rimescolamento primaverile o
all'eccessiva quantità di spoglie. In Marzo e Dicembre i monitoraggi debbono essere
completati con analisi chimiche, per fare le quali si prelevano campioni a diverse
profondità. Di particolare importanza la quantità di fosforo e di azoto.
20
Monitoraggio del 23 Marzo 2013 nel periodo di massimo rimescolamento
I monitoraggi multiparametrici del 2013, finalizzati a individuare il periodo di massimo
rimescolamento sono iniziati il 10 Febbraio e poi ripetuti il 26 febbraio, il 16 Marzo ed infine
sono stati conclusi il 23 Febbraio considerando che la temperatura in superficie era ormai
aumentata a 10°C e quindi il rimescolamento non poteva ulteriormente progredire. E' stato
deciso di non attendere ulteriormente e di procedere al prelievo dei campioni per le analisi
chimiche. Anche il fitoplancton cominciava a svilupparsi. Come negli anni precedenti si
nota una quantità di fitoplancton presente a elevate profondità dove normalmente non può
esserci per mancanza di luce. Ciò si deve al fatto che il fitoplancton, non avendo mezzi
propri di locomozione viene trascinato in basso dal moto di rimescolamento. Come si vede
dai grafici l'ossigenazione al fondo non ha raggiunto 7 mg/l. Nel precedente anno 2012 era
quasi 11 mg/l.
temperatura °C
8
12
16
20
24
28
0
0
0
10
10
20
20
30
30
40
40
50
50
60
F
•CO
"O
r
o
o
70
80
90
120
120
S
0
16
20
24
4
8
12
0
20
20
30
30
40
40
50
50
60
60
70
70
80
80
90
90
100
100
110
110
120
120
130
130
2.3 fAarz 0 20 13
26 Febbraio 2013
— :
ossigeno disciolto mg/l
10
150
i
I
0
10
140
140
.
10
ore 15:00
sereno
trasparenza
metri 8,60
/
150
28
T
2 3 4 5 6 7 8 9
f
2í Fe bbr aio 20 13
140
temperatura °C
12
0 1
r
130
L.
16
//
90
110
L.
12
70
110
2<5 Fe Dbra o 2C)1C
t
L..
.....
8
80
100
130
4
60
100
140
clorofilla A microgr/l
ossigeno disciolto mg/l
f
- -
I.
(
)
2 3 M arzo 2C)13
L—
21
clorofilla A microgr/l
16
0 1
2 3 4 5 6 7 8 9
10
Anche dalle analisi chimiche risulta chiaro che il rimescolamento non c'è stato. Infatti il
fosforo totale (TP = Total Phosphorus) aumenta con la profondità. Per calcolare in modo
molto approssimativo il contenuto di fosforo totale occorre moltiplicare il volume di acqua
attribuito ad ogni prelievo con il valore TP rilevato a quella profondità. Dal calcolo,
risulterebbe che la media ponderale di TP nel corpo d'acqua è di circa 11 jL/g/l. Per avere
un valore più affidabile occorre fare riferimento agli anni in cui il rimescolamento è stato
completo. Ad esempio nel precedente anno 2012 il TP era circa 12,5 jug/l, ma nell'anno
2008 era 8 /jg/l. Il rapido degrado è evidente.
C a m p i o n a m e n t o del 23 Marzo 2013
Prof. Temp. 0 2
pH
c20°C
T.AIc.
CI
SO4
N-NO3 N-NH4
°c
%
0
8,2
98 8,33
486
4,140
28,3
19,0
102
20
8,0
97 8,29
487
4,130
28,4
19,1
30
8,0
97 8,29
486
4,114
28,4
19,4
50
7,9
95 8,27
487
4,151
28,7
100
7,8
80 8,21
488
4,137
115
7,5
58 8,10
490
4,157
128
7,5
50 7,99
493
4,196
m
pS
crrr1
meq M mg M mg
I-1
Ca
Mg
Na
K
RP
Mg|-1
M9 M mg H mg M mg M mg H
M9 M
TP
TN
Si
Mg 11 mg M mg M
5
9
9
9
4
10
0,31
0,37
8
19,5
15,8
43,0
50,2
4
111
7
19,5
16,0
43,1
50,2
5
113
7
19,7
16,0
43,1
50,4
19,6
115
9
19,6
16,0
43,3
50,7
29,5
19,3
128
7
19,8
50,8
8
12
0,31
0,47
19,5
146
4
20,0
16,1
16,5
43,7
28,7
43,4
50,7
12
16
0,33
0,66
28,8
19,5
166
4
20,3
16,6
43,8
51,0
13
20
0,35
0,90
0,35
0,31
0,28
0,36
0,29
0,35
Monitoraggio del 20 Maggio 2013 nel periodo di massima fioritura algale
La registrazione è probabilmente tardiva e non registra il massimo sviluppo algale. Dalle
registrazioni si vede che fino a 10 metri di profondità il rimescolamento fa trasferire
nell'atmosfera l'ossigeno prodotto dal fitoplancton. Al di sotto di 10 metri l'ossigeno rimane
intrappolato per mancanza di rimescolamento. La trasparenza è ridotta a 5 metri, valore
normale nel periodo di fioritura.
temperatura °C
8
12
0
10
I(
16
20
24
J
•
20
30
40
50
ossigeno disciolto mg/l
28
4
10
40
40
50
50
80
90
90
100
100
110
110
120
120
130
130
L
1 L
140
/
// /
f
A
/
—
20 IVagcjio 201;
150
10
10
30
70
1 2 3 4 5 6 7 8 9
0
20
80
150
1
0
30
70
- -
clorofilla A microgr/l
16
20
60
140
12
\
0
60
20Magg¡0 29 3
8
r
/
**
/
60
70
ore 9:15
sereno
traspa renza
metri 5
80
90
100
110
120
130
140
150
2C M ani aio
I l
I
M
PO13
I
|
Sul fondo del grafico della clorofilla si nota un valore elevato che non è chiaro se è dovuto
a un deposito di spoglie di fitoplancton o alla parziale immersione del sensore nel fango.
Offre il vantaggio di garantire che la sonda ha raggiunto il fondo.
22
Monitoraggio del 7 dicembre 2013 nel periodo di massima stratificazione
Il grafico della temperatura mostra uno strato omeotermico di 35 metri alla temperatura di
circa 10° C, in cui è attivo il rimescolamento per cui l'acqua scambia continuamente
ossigeno con l'atmosfera mantenendo il livello di saturazione.
Da 40 a 70 metri si nota un consumo di ossigeno probabilmente dovuto alla ossidazione di
spoglie di fitoplancton mentre scendono lentamente verso il fondo. L'ossigeno al fondo
non è esaurito, ma è scarso per il consumo dei batteri aerobi.
ossigeno dsisciolto mg/l
temperatura °C
8
12
16
20
24
0
28
0
4
8
12
clorofilla A microgr/l
16
0 1
0
0
10
10
10
20
20
20
30
30
30
)
40
50
50
60
60
70
70
80
80
90
90
100
100
110
110
120
120
130
130
140
I
7 D ce>rr bt e 2C 12
- -
150
I
/\
40
140
L L LL L
2 3 4 5 6 7 8 9
!
V
//
40
50
60
ora 10:00
sereno
raspa renza
8,5 metri
70
80
/
/
y/
(
—
10
90
100
110
120
130
7 Die e m bre 201 3
140
.......
150
—
150
1 Dice m lire 20 13
L-j
LJ
L_
Le analisi chimiche mostrano che la quantità di TP nella zona illuminata è inferiore a quello
rilevato durante il rimescolamento perché metabolizzato dal fitoplancton, in seguito
trascinato verso il fondo dalle spoglie dove il TP aumenta. Da notare al fondo la scarsa
presenza di azoto ammoniacale N-NH 4 , fatto che suggerisce assenza di putrefazione e di
anossia. A titolo di esempio nell'anno 2007 è stata registrata anossia in uno strato al fondo
di 7 metri. Il fosforo era 99 /jg/l e l'azoto ammoniacale 94 /jg/l
I dati che interessano per la valutazione del livello trofico (LTLeco) sono: ossigeno al fondo
1,4 mg/l e fosforo totale 47 yug/l.
Manca il campionamento a 115 metri a causa di un guasto alla bottiglia dei prelievi.
Calcolando la media ponderata del contenuto di TP si avrebbe 13,3 jug/l.
Campionamento del 7 Dicembre 2013
Prof. Temp.
m
02
°C
mg M
pH
c20°C
T.AIc.
CI
SO4
|jS cnr1 meq H mg M mg M
N-NO3 N-NH4
|jg H
|jg H
Ca
Mg
Na
K
TP
TN
Si
mg M mg M mg M mg M |jg H mg M mg M
0
10,7
10,3
8,46
485,3
4,142
31,7
19,8
51
5
19,8
15,9
43,6
48,6
8
0,24
0,24
20
10,6
10,2
8,42
485,9
4,144
29,4
20,1
58
5
19,9
15,9
43,7
49,0
8
0,25
0,26
30
10,5
10,1
8,40
485,9
4,120
30,1
21,1
72
3
20,0
16,0
43,7
48,8
7
0,24
0,27
50
8,6
8,7
8,17
487,7
4,155
29,3
19,7
127
2
20,6
16,0
43,5
48,4
7
0,26
0,45
100
7,8
6,2
7,94
493,8
4,214
30,5
19,8
200
2
21,5
16,0
43,7
48,5
23
0,35
1,03
128
7,7
1,4
7,73
498,8
4,276
29,4
19,7
249
10
21,8
16,2
43,7
48,6
47
0,45
1,79
Nota: a causa di un guasto, manca il prelievo del campione a 115 metri
23
Riepilogo monitoraggi pregressi nel periodo di massimo rimescolamento
E' interessante esaminare le vicende trofiche del nostro lago confrontando le
registrazioni multiparametriche dell'ossigeno e delle analisi chimiche del fosforo durante il
succedersi degli ultimi anni durante i periodi di rimescolamento e di stratificazione.
Nella pagina che segue sono riportati i grafici dell'ossigeno rilevati con la sonda
multiparametrica relativi agli ultimi nove anni registrati durante il massimo rimescolamento.
Per il 2004 non disponiamo del monitoraggio di marzo, ma solo quello tardivo di Aprile, ciò
malgrado, si vede chiaramente che negli anni 2004, 2005 e 2006 vi è stato un buon
rimescolamento. Infatti la massima ossigenazione è giunta fino al fondo del lago.
Successivamente, per ben quattro anni, dal 2007 al 2010, il rimescolamento è stato
incompleto per insufficienza di vento di tramontana. In particolare il 2007 è stato un anno
disastroso. Finalmente negli anni 2011 e 2012 il rimescolamento è tornato ad essere
buono e conseguentemente l'ossigenazione soddisfacente.
I monitoraggi multiparametrici sono confermati da quelli chimici, riassunti nella
tabella sottostante, che riporta i dati del fosforo totale alle varie profondità. La tabella
mostra infatti che il rimescolamento negli anni 2004 e 2005 e 2006 è stato buono, mentre
dal 2007 al 2010 è stato carente per vento insufficiente. Negli anni 2011 e 2012 il
rimescolamento è finalmente tornato ad essere buono, come dimostrano le registrazioni
dell'ossigeno con la sonda multiparametrica l'omogeneità dei valori rilevati con le analisi
chimiche. Nel 2013, come indicato nelle pagine precedenti, il rimescolamento è stato
mediocre.
La tabella riporta nella penultima riga anche il valore medio ponderale del fosforo
tenendo conto dei volumi interessati dai prelievi in funzione della profondità dei medesimi.
E' un calcolo che presenta molte incertezze negli anni di cattivo rimescolamento, mentre
invece possono considerarsi accurate le medie ricavate negli anni di buon
rimescolamento, ossia nel biennio 2004 - 2005, la cui media di fosforo totale è stata di 8,5
¡jg/l, e il biennio 2011 - 2012 la cui media è stata di12,7 ¡jq/\. Il trend di aumento del
fosforo in così pochi anni desta preoccupazione e deve essere invertito. La tabella riporta
anche il peso approssimativo del fosforo contenuto nel lago espresso in tonnellate,
dedotto dalle medie ponderali moltiplicate per il volume del lago, che è 9,2 km 3 .
Fosforo Totale nel periodo di massimo rimescolamenlto (TP) in pg/l
2012
2007
2004
2005
2006
2008
2009
2010
2011
Prof, m
Voi. %
11
11
12
8
9
6*
9
9
13
0
9
12
12
9
7*
10
10
10
20
15
9
9
12
11
7
14
9
6*
10
13
30
9
8
11
4*
10
13
13
8
10
9
50
28
9
12
14
13
13
8
7*
15
16
100
23
9
12
21
21
13
12
8
13*
16
115
5
10
12
21
13
11
8
12
37*
23
25
130
3
*
12,2
11
TP media pond.
13
12,5
10,5
12,1
8,1
9,1
*
97
111
112
119
110
TP in tonnellate
84
101
75
*prelievo effettuato tardivamente, durante la fioritura algale, in attesa e nella speranza che migliorasse il rimescolamento
Il notevole aumento del fosforo registrato nel marzo 2008 si spiega con la seguente
sequenza di fatti. La carenza di vento di tramontana all'inizio del 2007 ha comportato un
pessimo rimescolamento (vedasi grafico del 5 marzo 2007) per cui in partenza mancava
una riserva di ossigeno al fondo. Nel periodo di massima stratificazione si è quindi
verificata una anossia di 7 metri (vedasi grafico tardivo registrato l'8 Gennaio 2008 a
causa di avverse condizioni meteo nel Dicembre 2007). Le fonti di fosforo sono tre: i
liquami urbani: i dilavamenti agricoli e il fosforo fissato nei sedimenti al fondo. Questi
ultimi, in presenza di anossia, si riducono e rilasciano fosforo solubile che entra in
circolazione durante il successivo rimescolamento, come evidenzia il tabulato delle analisi
chimiche per l'anno 2008.
24
Registrazione dell'ossigeno disciolto nel periodo di massimo rimescolamento
ossigeno disciolto
0
0
4
8
\
10
20
ossigeno disciolto mg/I
12
16
1
0
0
ossigeno disciolto mg/l
16
0
\/
20
40
50
50
60
60
60
70
70
70
80
80
80
90
90
100
110
110
/>
120
130
140
—
4
8
120
140
140
I
150
16
—i
0
130
I
14 m arz o 2005
2 7 ITiar zo 20C16
I
150
ossigeno disciolto mg/l
12
0
0
4
8
12
ossigeno disciolto mg/l
16
.j
0
10
10
10
20
20
20
30
30
30
/
40
50
//
/}
40
50
60
CD
60
70
70
•O
r
80
80
)
90
100
110
120
100
110
120
130
140
140
150
150
4
8
12
0
10
|
20
16
50
70
80
90
100
120
26 l\fla rzo 20(38
8
12
0
10
10
20
20
30
40
50
50
60
60
//
j
90
100
130
140
150
70
*
15 Nlar zo 201 0
oi
t-
60
•O
80
-C0
80
o
o
Q-
90
100
L
d
4
8
12
16
r
/O
90
100
110
120
120
11 Nl a r zo 2 OCI9
50
110
110
/
r
LJL
0
40
70
16
1
ossigeno disciolto mg/l
16
30
80
- -
150
40
30
/
140
L_ J
LJ
12
///
/
/
110
130
8
j
60
I
0
4
/
ossigeno disciolto mg/l
ssigeno disciolto mg/l
0
0
40
f
90
130
/)
16
110
ossigeno disciolto
0
12
90
130
LJ
8
100
120
2 5 Giug no 20<34
4
10
30
100
0
20
40
50
©
b
-co
7D
r
o
p
n
12
30
40
o
o
n.
8
10
s
/
30
E
4
120
130
130
140
I
l_]
25
I
1
140
150
23 Fe bbr aio 2<312
... I LJ
LJ
j
Riepilogo monitoraggi pregressi nel periodo di massima stratificazione
Nella pagina che segue sono riportati i grafici dell'ossigeno registrati con la sonda
multiparametrica nel periodo di massima stratificazione. La tabella sottostante riassume le
analisi chimiche del fosforo totale e i valori numerici dell'ossigeno al fondo.
Fosforo Tol ale in pg/l nei periodo di massima stratificazione
Prof, m
Voi. %
2004
0
20
30
50
100
115
130
12
6
7
6
4
15
14
28
23
5
3
azoto ammoniacale pg/l
ossigeno al fondo mg/l
strato anossico metri
7
10
35
6
0
2
2005
8
8
8
2006
7
6
4
2007
2008
2009
7
6
7
7
5
10
17
38
4
5
9
27
74
2010
7
7
7
6
15
16
54
15
2,2
33
0
6
18
23
99
94
7
6
5
4
28
21
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La tabella mostra che l'ossigeno al fondo è sempre scarso, in particolare nel 2007 si
è formato uno strato anossico di 7 metri. Come descritto in precedenza, quando l'anossia
è grave accade che: (1) non tutto il fosforo contenuto nelle spoglie viene ossidato e quindi
rimane in soluzione nello strato al fondo; (2) in presenza di anossia parte del fosforo che
era stato ossidato e fissato al fondo si riduce e torna ad essere solubile aggiungendosi a
quello rimasto in soluzione; (3) iniziano processi putrefattivi con produzione di sostanze
tossiche fra cui l'azoto ammoniacale.
Quanto precede è accaduto nel 2007. Come mostra la tabella delle analisi chimiche
il fosforo al fondo ha raggiunto 99 pg/l e l'azoto ammoniacale 94 /L/g/l. Queste sostanze si
sono diffuse nel corpo d'acqua in occasione del successivo rimescolamento del 2008 che,
se pure parzialmente, aveva raggiunto il fondo. Il carico di fosforo che proviene dal fondo
si chiama "carico interno" e si aggiunge al "carico esterno" con effetto moltiplicativo. In
conclusione la carenza di vento può occasionalmente essere una delle cause di aumento
dello stato trofico.
Classificazione gualitativa del lago
Per determinare lo stato ecologico dei laghi vengono considerati: il fosforo totale:
l'ossigeno disciolto; la trasparenza e la clorofilla "a". Confrontando il valore di ciascuno di
tali parametri con dei valori di riferimento, si definiscono i rispettivi singoli livelli qualitativi.
Sommando i 5 livelli, e introducendo il totale in una tabella che prevede 5 classi
qualitative, si ottiene l'attribuzione dello stato ecologico del lago.
Il problema è che le tabelle che stabiliscono i valori di riferimento e la classe qualitativa,
adottate fino al 2011 sono cambiate per cui il lago, il cui stato era "sufficiente" è diventato
"buono". Non è migliorato il lago (anzi è peggiorato) è solo cambiata la normativa.
La UE ha prescritto che i laghi che erano classificati "sufficiente" nel 2008, debbono
migliorare alla classe "buono" nel 2015. Se TARPA dichiarasse, senza dare le spiegazioni
del caso, che lo stato ecologico è migliorato a "buono" cadrebbe la possibilità di chiedere il
finanziamento per riparare e completare il collettore circumlacuale.
La classe dello stato ecologico è solo una etichetta statica, che non indica se il lago sta
peggiorando o migliorando. Per conoscere il degrado serve il confronto fra anni successivi,
a condizione di usare lo stesso metodo. Questo cambio di normativa può diventare un
pretesto per non finanziare la riparazione e il completamento del collettore circumlacuale.
Dato che la vecchia e nuova classificazione non sono confrontabili, vale considerare che il
fosforo totale è aumentato del 60% nel corso degli ultimi 5 anni.
26
Registrazione dell'ossigeno disciolto nel periodo di massima stratificazione
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16
Il livello del lago
Iniziamo dalle piogge che sono alla base di tutti gli accadimenti quantitativi e che
sono un rompicapo perché variano in modo imprevedibile. I valori medi sono assai
ingannevoli ed è facile lasciarsi impressionare dalle situazioni contingenti dimenticando
quelle passate. Il grafico che segue indica la storia delle precipitazioni dal 1960 ad oggi.
La tabella sottostante riporta le precipitazioni mensili dall'anno 2001
media degli anni dal 2001 al 2013. Dal confronto fra i valori medi e quelli
2012 e 2013 si vede che un grande quantità di pioggia è caduta alla fine
all'inizio del 2013. Ciò spiega il rapido aumento del livello del lago,
dall'afflusso d'acqua dal bacino, riportato nella pagina che segue.
al 2013 e la
registrati nel
del 2012 ed
incrementato
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2002
2003
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Come esposto in precedenza i livelli limite del lago riferiti all'incile sono 40 e 140
cm. Se il livello scende sotto a 40 cm affiorano alcuni sassi di fronte al lungolago di Marta
il cui porto diventa in gran parte inagibile per mancanza di fondale. Se il livello aumenta
sopra 140 cm l'acqua raggiunge il piano dei moli e produce danni lungo il litorale. Sulla
base di tali considerazioni l'ARDIS, che è l'Agenzia Regionale responsabile dal 2011 per
la gestione del livello del lago, ha ignorato il programma proposto dall'Università Tre di
Roma e ha disposto un proprio programma di livello riportato a sinistra nella pagina che
segue.
Tale programma è contro natura e irrealizzabile in quanto prevede una fluttuazione
di livello di 5 cm, quando notoriamente il livello sale in primavera, mentre l'evaporazione
estiva comporta una perdita di livello di almeno 40 cm. Inoltre il programma non era
accompagnato da istruzione per il gestore del deflusso, ossia dell'apertura delle paratie.
Fra l'altro il gestore non disponeva della strumentazione necessaria per misurare la
portata dell'emissario
Il programma che ha maggiori probabilità di realizzazione è indicato a destra, ed è
basato su pluriennali studi statistici delle precipitazioni e delle escursioni di livello. Per il
gestore l'Università Tre aveva previsto una tabella che indicava quale portata devesse
avere l'emissario secondo il mese e secondo il livello esistente.
28
I due grafici successivi indicano la variazione di livello effettivamente avvenuta negli
anno 2012 e 2013 a seguito della gestione dell'ARDIS. Come si vede i livelli allarme sono
stati raggiunti e superati: nell'autunno 2011 il battello pubblico di Bolsena si è incagliato
nel porto, nella primavera del 2012 il lago è esondato producendo danni a Bolsena. E'
vero che la pioggia è stata anomala, ma ciò non sarebbe accaduto se fossero state
seguite le istruzioni elaborate dall'Università Tre.
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Le pagine che seguono mostrano le criticabili trascorse variazioni di livello. Si nota che
spesso in presenza di piogge superiori alla media (920 mm/anno) la portata dell'emissario
è stata regolata in modo inferiore alla media (35 Mmc/anno) e viceversa, causando
anomale escursioni di livello. E' vero che le piogge non si possono prevedere e che si
rischia di accumulare acqua che poi non serve e viceversa, ma è una buona ragione per
applicare lo studio dell'Università elaborato su basi statistiche. Contiamo che nel 2014
l'ARDIS riunisca i portatori d'interesse e sottoponga un definitivo modello di gestione del
livello e della gestione delle paratie. Dopo di che il livello "sarà quel che sarà" liberando il
gestore dalle connesse responsabilità.
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140 °C
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60 °C
Condotta di reiniezione
Acquifero superficiale per uso potabile
Strato di copertura (fratturato)
Roccia con fluido
geotermico (cancerogeno)
Vie di
risalita
Zona in pressione
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Il fluido geotermico a 140°C è spinto nella condotta di risalita con una pompa sommersa,
cede calore ad un altro fluido che aziona un generatore di corrente elettrica, il fluido
geotermico raffreddato a 60°C, sempre in pressione, scende nel pozzo di reiniezione
creando una zona fredda e pressurizzata. Può trovare vie di risalita e inquinare l'acquifero
Associazione Lago di Bolsena, - via XXV Aprile 10 - 01010 Marta V T - tel. 0761.870476 - w w w . b o l s e n a f o r u m . n e
Bancoposta Capodimonte VT - Codice IBAN: IT10 Q076 0114 5000 0007 8100 567 - Codice Fiscale 9001350056
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lago di bolsena