Una vicenda ravennate all' indomani della caduta della Repubblica Romana : La rimozione del Conte Alessandro Cappi dalle funzioni di Provveditore del Collegio Comunitativo Delle vicende del Collegio - Convitto di Ravenna altri ha avuto occasione di scrivere (1), e quindi non è necessario che noi ci attardiamo a tracciare la storia di un istituto, che tante benemerenze si acquistò nel promuovere educazione ed istruzione dei giovani rampolli dei casati nobili e borghesi dell'intera Romagna. Negli anni immediatamente successivi alla cessazione della dominazione francese, quasi tutte le scuole secondarie degli Stati della Chiesa erano state riaffidate a Ordini o a Congregazioni religiose, che per antica tradizione si dedicavano all'insegnamento. Gesuiti, Barnabiti, Scolopi ripresero via via possesso degli antichi stabilimenti educativi, nei quali soprattutto si studiavano le discipline letterarie e fisico-matematiche. Il Collegio di Ravenna fu dei pochi non affidati al clero regolare, perché il Comune preferì gestirlo in proprio, sia pure sotto l'alta sorveglianza della romana Sacra Congregazione degli Studi, che demandava il compito della vigilanza immediata all'Arcivescovo. Ovviamente, la direzione era tenuta da ecclesiastici, che accedevano alla delicata funzione, solo se graditi al Cardinale Prefetto e all'Ordinario ravennate. Svolse a lungo tale mansione monsignor Pellegrino Farini, prima che assumesse il rettorato dell'Università di Bologna. Per le aule severe dell'Istituto passarono giovani destinati a disimpegnare ruoli di primo piano nella storia italiana pre e post-unitaria. Del novero fu Luigi Carlo Farini, il quale, più tardi, costretto a prendere la via dell'esilio, non dubitò di affidare alla scuola dove aveva trascorso l'adolescenza il primogenito Domenico, anche perché nel Collegio svolgeva il compito di prefetto il cugino carissimo don Luigi Zanzi. Anche Alessandro Cappi, prima di dedicarsi agli studi legali in Bologna, affinò a Ravenna la sua preparazione artistico - letteraria, la quale dovette essere decisamente buona, se, una volta conseguita la laurea in diritto e tornato in patria, preferì gettare a mare le pandette, per riprendere gli studi letterari ( 2 ). (1) Ci limitiamo a ricordare P. AMADUCCI, Uno stabilimento d'educazione e d'istruzione (1695-1877), in « La Romagna », luglio - ottobre e novembre - dicembre 1927. in Ravenna per i Nobili di Romagna (2) La figura di A. Cappi (1801-1867) è stata scarsamente studiata; neppure nella circostanza del centenario della morte (1967) la città nasale ha pensato di commemorare convenien368 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Il Collegio ravennate, tuttavia, benché retto da gente di chiesa, godeva di una fama non propriamente ortodossa presso le alte gerarchie romane. Si sapeva ad esempio che una parte dei giovani ospiti, consapevoli e talora consenzienti i moderatori, nutriva decise simpatie per le idealità liberali. Non poteva essere diversamente, se si pon mente al fatto che essi in molti casi appartenevano a famiglie che, negli anni della dominazione napoleonica, avevano dato ufficiali all'armata, magistrati agli organi di governo, funzionari valenti alle municipalità. Sicché, se nelle scuole del Collegio i giovinetti apprendevano le lettere nell'ossequio ai canoni della corrente neo-classica e purista (si rammenti che l'abate Cesari morì a Ravenna, ospite della villa che il Collegio aveva a San Michele, invitatovi da mons. Farini! ), assai spesso vi maturavano anche le idealità civili, in consonanza con gli insegnamenti che avevano ricevuto in famiglia. A dimostrare che le cose stessero davvero in questi termini, valga un esempio. Il cesenate avvocato Giuseppe Ragonesi (1771-1827 ), deputato nel 1801 ai Comizi di Lione per la città natale, membro influente delle magistrature cittadine durante la repubblica e il regno d'Italia, fervente partigiano di Murat, una volta restaurato il governo pontificio, pur dedicandosi all'esercizio della professione e vivendo al margine della vita pubblica, non rinunciò mai ai vecchi amori, tanto che nei processi Rivarola fu accusato di connivenza con le sette. Per sua buona sorte se la cavò con l'ammonizione. Ebbene, dovendo scegliere per i due figlioli Niccolò e Lucio un istituto di educazione di piena fiducia, diede la preferenza al Collegio di Ravenna. Morto in età ancor giovane nel 1827 l'avvocato Giuseppe, l'onere di provvedere alla educazione dei giovinetti se lo assunse lo zio don Tobia Ragonesi (17721834 ), parroco di Gambettola, una singolare figura di prete reazionario che, politicamente parlando, si trovava su posizioni antitetiche rispetto a quelle del fratello. Pure lui era stato a Lione, in qualità di segretario del cardinal Carlo Bellisomi, vescovo di Cesena; ma di quell'assise non aveva davvero fatto proprio il messaggio, se, dal 1815 in poi, fu il corifeo del clero cesenate reazionario. Amico intimo del modenese abate Giuseppe Baraldi, ne finanziò le imprese editoriali, specialmente quella connessa con la pubblicazione delle celebri « Memorie di religione, di morale e di letteratura », di cui propagandava la diffusione in tutta la Romagna, Ravenna compresa. temente un uomo così benemerito del promovimento dei buoni studi, che tanti servizi aveva resi alla piccola patria! Su lui sì può vedere: F. MORDANI, Vita del Conte Alessandro Cappi Ra, Forlì 1868 (ripubblicata poi in: Degli uomini illustri della città di Ravenvennate scritta da na, Firenze, 1874, p. 357 sgg.); R. COMANDINI, Un corrispondente ravennate di Massimo d'Azeglio, il Conte A. C., in « Collana Monografie Istituto Tecnico Commerciale « R. Valturio » di Rimini N. 3 », Faenza, 1960, pp. 1 - 22; R. COMANDINI, Alessandro Cappi e la scoperta delle ossa dell'Alighieri. in « L'Alighieri - Rassegna Bibliografica Dantesca », A. VI, N. 1, Roma, 1965, pp. 61 - 75; cfr. anche: R. COMANDINI, Mons. Stefano Bonsignore nell'opinione dei seguaci della Scuola Classica Romagnola, in « Studi Romagnoli », XVII (1966), pp. 318-324. 364 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Quando si trovò nella situazione di succedere al fratello liberale nella cura dei nipoti, prima misura che prese fu quella di toglierli dal Collegio ravennate, dove respiravano un'aria politicamente nociva, per affidarli all'abate Baraldi, a Modena, il quale li teneva presso di sé, facendoli però frequentare come esterni le scuole dei Gesuiti. La mutata atmosfera non impedì tuttavia che i semi di libertà posti nell'animo dei due ragazzi germogliassero, tanto che il 1831 li vide combattere fra gli insorti, con disappunto dello zio, che confidava i suoi crucci all'amico Baraldi che, poveretto, tanti ne aveva di suoi propri! (3 ). Collegio in odore di liberale, quindi, quello di Ravenna, e la fama si poté consolidare, anche in grazia del mite governo del cardinal arcivescovo Chiarissimo Falcon;eri Mellini, che resse per lunghi anni la chiesa metropolitana più illustre delle Romagne, e altresì della lunga legazione (1837-1843) del cardinal Luigi Amat, un porporato che per equilibrio e mitezza non era da meno del Falconieri. Richiamato in curia da papa Cappellari il cardinale sardo, la Romagna, com'è risaputo, visse nel quinquennio 1843-1848 uno dei più tristi periodi della sua storia, che mai non fu lieta. L'euforia per l'elezione a pontefice di Pio IX e per l'amnistia subito concessa fu fervida nelle Legazioni e la eco non mancò di farsi sentire anche nel collegio, dal quale non pochi giovani partirono per le pianure lombarde, per partecipare alle campagne del '48. Alessandro Cappi salutò l'evento coi suoi versi e le sue belle iscrizioni; un fratello di lui, Carlo (1813-1882 ), che aveva trascorso oltre un anno di prigionia politica nelle carceri di S. Spirito a Ferrara, e ne era uscito in grazia dell'amnistia piana, partì volontario, e fu aiutante di campo del generale Durando (4 ). (3) Nessun indagatore ha sin qui dedicato la sua attenzione ai fratelli Ragonesi, che pur tanta ne meriterebbero per i ruoli disimpegnati a Cesena fra 1797 e 1834, l'anno della morte di don Tobia; fuggevoli accenni trovansi in E. FABBRI, Sei anni e due mesi della mia vita, Roma, 1915, passim. (per quanto concerne l'avv. Giuseppe); P. BURCHI, Storia delle parrocchie di Cesena, Cesena, 1962, p. 131, e R. COMANDINI, L.C. Farmi medico condotto e traduttore di Sant'Agostino, in « Rassegna Storica del Risorgimento », A. LII, Fasc. IV - Ottobre-Dicembre 1965, p. 543 (per quanto riguarda l'arciprete don Tobia). Noi abbiamo rintracciato in molti archivi e biblioteche abbondanti documenti concernenti i due eterogenei fratelli, e ci ripromettiamo di valercene a tempo opportuno; se ne potrà ricavare un quadro interessante della situazione politico-religiosa delle Legazioni nell'epoca della Restaurazione, allorché il cenacolo baraldiano, per il tramite delle rammentate « Memorie di religione », esercitò un durevole influsso su molti esponenti del clero romagnolo. (4) Il Cappi pubblicò un manipolo delle sue iscrizioni patriottiche in appendice al volume Versi del Conte A. C., Rimini, 1848, II Ediz.; ricche di garbo e passione a un tempo quelle osannanti a Pio IX, dopo la concessione dell'amnistia (pp. 184-186); ai principi italiani, dopo la concessione della costituzione (pp. 188-190); a Garibaldi « tornato dalle Americhe al risorgere d'Italia » (p. 191). Rivestono un indubbio valore documentario, anche se stilisticamente ridondanti, le iscrizioni inedite dettate allorché, nel febbraio del '49, fu piantato nella piazza maggiore di Ravenna l'albero della libertà, ad iniziativa del Circolo Popolare, di cui il Cappi era influente membro; due ne riportiamo: 365 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Gli entusiasmi e i guai di quell'anno si conclusero con l'uccisione di Pellegrino Rossi, la fuga di Pio IX a Gaeta e, nel febbraio '49, la proclamazione della Repubblica Romana. E' a questo punto che i Ravennati, come era già accaduto in passato, come sarebbe accaduto ancor di più in avvenire, bussano insistentemente alla porta del conte Cappi, per ottenerne i lumi e la collaborazione, onde risolvere casi controversi, condurre a buon porto le più svariate iniziative, creare istituti capaci di rimediare al désarroi provocato dalla carenza di potere degli organi centrali. I carteggi cappiani, pur depauperati lungo un secolo da movimentate vicende, ci forniscono sufficienti notizie per il biennio '49-'51, quello su cui verte la nostra indagine. Un documento interessante è rappresentato da una lettera di Andrea Moschini al Cappi, la quale c'informa che, costituitosi a Ravenna un circolo popolare, questo esprime dal proprio seno un Comitato esecutivo, che avrebbe dovuto in qualche modo supplire alla inefficienza del potere centrale; del Comitato faceva parte con altri il Nostro. Il testo della missiva suona: Ravenna, 7 [gennaio] del 1849. Pregiatiss.o Sig.r Conte, ieri sera, parlando col Sig.r Conte Cesare Bonanzi, m'interessò di render noto a Lei l'elenco dei componenti il Comitato ultimamente nominato dal Circolo Popolare; lo che faccio col trascriverli qui appresso. Nel tempo stesso la debbo avvertire che il locale destinato per le adunanze del Comitato suddetto non sarà pronto che dimani, e però sarebbe ben fatto di adunarsi dimani sera, rendendone avvisati i sud.i componenti. Dopo ciò mi pregio rassegnarmi con vera stima D.mo Servitor vero A. Moschini (5). [Segue l'elenco]: 1. 2. 3. 4. 5. 6. Camerani Antonio Rasponi C.te Cesare Montanari D.r Giuseppe Montanari Giovanni Bondoli D.r Luigi Cappi C.te Alessandro 7. 8. 9. 10. 11. 12. Serra Saverio Fabbri Ludovico Zambelli Luigi Pasolini D.r Battista Grandi Pietro Moschini Andrea. ALLA NUOVA - REPUBBLICA ROMANA - CHE STIMOLA ITALIA - ALLE GESTA DELL'ANTICA - L'ALBERO - SIMBOLO DI LIBERTA' PLAUDENDO S'INAUGURA DAL CIRCOLO RAVIGNANO. INFORMISI IL POPOLO - ALLE VIRTU' CITTADINE - DE' CAMILLI DE' FABI DE' SCIPI - E LA DIFFICILE PIANTA STARA'. Sul Conte Carlo Cappi, che partecipò diciottenne ai moti del '31, e nel '45-'46 subì una lunga prigionia, abbiamo altresì raccolto documenti che non esitiamo a definire preziosi, perché convalidano le tesi sostenute da M. d'Azeglio negli Ultimi casi di Romagna; ma sino ad ora storici e memorialisti hanno inspiegabilmente trascurato la sua figura che è fuggevolmente rammentata dall'Azeglio nel cit. celebre opuscolo e da G. MAIOLI e P. ZAMA in Patrioti e legittimisti delle Romagne, etc., Roma, 1935, p. 80. (5) Autografo in Archivio Zavagli, Rimini. Andrea Moschini, come quasi tutti i personaggi che figurano nell'elenco che egli invia al. Conte Cappi, era vecchia conoscenza della polizia, nei 360 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Le lettere di questo tipo abbondano fra le carte del Cappi e gettano sprazzi di luce sulle vicende della vita politica ravennate nei primi mesi del '49, prima e dopo il 9 febbraio, data di fondazione della Repubblica Romana; vi si riscontrano spunti che testimoniano dello sforzo, da parte degli uomini di buona volontà, di dar vita a una compagine capace di addossarsi compiti di governo, in un momento delicatissimo della storia d'Italia. Alessandro Cappi, a seconda dei casi, accetta o rifiuta di assecondare gli inviti dei suoi amici; avendo i direttori del Circolo Popolare Vincenzo Cavalli ed Antonio Garavini, unitamente al segretario Primo Uccellini, pregato il Cappi di accettare le mansioni di Vice Presidente, egli risponde con questa nobile lettera: Ravenna, 19 feb. '49. Cittadini Direttori! Appena seppi che questo Circolo aveva avuto la bontà di scegliermi a uno de' suoi Vice-Presidenti, sentii viva nell'animo la riconoscenza, e ad un tempo il dispiacere, che i diversi uffizi che ho mi tolgano di poterne assumere uno nuovo. Vogliate, o Cittadini, ciò esporre al Circolo; e confido, se mai nulla ne meritai, che si vorrà essere meco condiscendenti, e non avere per scusa ciò che scusa non è. Non sarebbe, o Cittadini, onesto accettare un carico colla certezza di non potervi diligentemente soddisfare. Siano adunque grazie per mezzo vostro al Circolo stesso e, più particolarmente, ai ventidue miei elettori, i quali mi dierono prova di tanta cortesia, da passar sopra a ogni mia insufficienza. E con fratellanza sincera cordialmente vi saluto. V.ro Cittadino Obblig.o A. Cappi (6). Per contro, accetta di far parte della Giunta Statistica di Ravenna, quando gliene perviene invito da parte di Aurelio Saffi [doc. n. 1], invito trasmessogli dal Preside della Provincia Domenico Boccaccini [doc. n. 2], che fa appello alla probità, attività, ed amor patrio del Cappi. Il quale, sempre nei primi mesi del '49, accetta anche di addossarsi le funzioni di Provveditore del Collegio Comunitativo, affidategli dal Magistrato. Segretario sin dalla fondazione dell'Accademia di Belle Arti e vice-bibliotecario della Classense, egli era stato sempre a contatto coi giovani, e quindi quel compito, che si aggiungeva ai tanti che già disimpegnava, gli dovette apparire congeniale, se evitò di rifiutarlo. Sapeva, del resto, che l'opera sua poteva all'occorrenza essere guidata dai lumi della Deputazione incaricata dalla Magistratura Comunale a invigilare sulla vita dell'istituto, Deputazione capeggiata dallo stesso gonfaloniere Marchese Bonifacio Spreti. Per oltre un biennio il Cappi resse le sorti del Collegio, condividendo la vita dei giovani ospiti, seguendone da vicino gli studi, pungolandoli al ben fare, man- cui registri figurava con questo profilo: « Affittuario delle Pinete. Questo antico settario è stato in tutti i tempi perniciosissimo alla nostra Città, propagando nella prim'epoca le più empie massime contro l'altare ed il trono; nella seconda col devastare la bellissima nostra Pineta, che per di lui opera è divenuta uno scheletro »; cfr. G. MAIOLI e P. ZAMA, op. cit., p. 94. (6) Autografo in Archivio Zavagli, Rimini. 367 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce tenendo i contatti coi congiunti, dimoranti nelle varie città delle Romagne e delle finitime Marche. Temette di essere esonerato nell'incarico all'indomani della caduta della Repubblica Romana, la quale gliel'aveva affidato; ma poiché il ricostituito governo pontificio evitò di prendere una decisione del genere, lo stesso Provveditore si illuse che ciò che non era accaduto subito, non sarebbe più avvenuto per l'innanzi; sicché per lungo tempo ancora mantenne il governo della provvida istituzione, gli ospiti della quale alternavano i prolungati soggiorni nella sede cittadina a più brevi dimore nella villa di S. Michele, quella che vide morire, come abbiam riferito, il p. Cesari (7). Conserviamo un'ottava inedita del Cappi, avente riferimento con la festa dell'Arcangelo Raffaele, che i convittori solevano celebrare in villa, durante le ferie che un tempo si chiamavano ed erano in effetti « autunnali »; dovette uscire estemporanea dalla penna dell'Autore come Brindisi (anche così s'intitola in una delle successive redazioni), il 24 ottobre 1850; eccone il testo: In questo dì, che sacro è all'Angel Santo, a Raffaele, non starommi io muto; l'Angelo bello io pregherò, che tanto presta ai garzon di suo celeste aiuto, acciò non sia di vostre vite affranto il piccioletto legno o combattuto; e agli studi per lui crescanvi ardore « la somma Sapienza e 'l primo Amore » (8). Trascrivendo assai più tardi, in vista di una riedizione dei suoi versi, questo componimento, il Cappi vi apponeva questa nota, dalla quale traspare la soddisfazione di aver potuto fare ritorno, in tempi più leggiadri, nell'Istituto da cui era stato rimosso in tempi più feroci: « Il 24 fibre 1850 recitai io stesso questa Ottava, sedendo a quel convito come Provveditore del Collegio. Dal quale, d'ordine pressante di Roma, fui tolto nel susseguente anno, per rientrarvi poi, costretto dalle insistenze de' buoni miei cittadini, dieci anni dopo, nel 1860 » (9 ). (7) Merita di essere trascritto il testo inedito dell'epigrafe che il Cappi dettò e fece incidere nel 1851, allorché reggeva le sorti del Collegio, nella Villa di S. Michele, a ricordo dell'evento: ANTONIO CESARI VERONESE - LONTANATOSI D'A. CIRCA LXIX DALLA PATRIA - PER VENERARE IL SEPOLCRO DEL DIVINO POETA - E QUI - DOVE LO ASPETTAVA PELLEGRINO FARINI - RETTORE E IN LETTERE MAESTRO - FERMATOSI - SOPRESO NEL VIAGGIO DA SINOCA - IN QUESTA CAMERA FINI' L'1 OTTOBRE 1828 - DEPLORATO DALL'OSPITE - CHE AMAVA E RIVERIVA IN LUI QUELL'ESEMPIO - AL QUALE CONFORTANDOSI - SALVO' TRA NOI DA RUINA - LA LINGUA D'ITALIA. (8) In altra redazione il distico finale suona: acciò v'impetri alle bell'opre amore, e la benedizione del Signore. (9) La nota, inedita, figura in un ms. dell'archivio Zavagli, contenente tutti i versi dettati dal Cappi sino al 1860, pubblicati o meno in anni precedenti. 36S Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce La concisa nota del buon Conte Alessandro esprime, come meglio non si potrebbe, il succo di tutta la vicenda. La quale narreremo in breve, anche perché forniscono al riguardo abbondanti lumi i documenti, numerosi ed esaurienti, che appaiono in appendice. Una domanda, anzitutto: perché Roma tardò tanto ad emettere il suo... ordine pressante? Varie le risposte; la più ovvia si è che, caduta nel luglio del 1849 la Repubblica Romana, dovette trascorrere lungo tempo, prima che le cose, al centro e alla periferia, ritornassero alla normalità. Anche magistrati di una certa importanza, della cui fedeltà nei mesi della crisi c'era stato serio motivo di dubitare, rimasero al loro posto, in attesa di essere sostituiti da più fedeli gregari. Una classe dirigente non s'improvvisa! Ricordiamo il caso del saludecese Massimino Morosi, assegnato nel 1848 dall'antico concaptivo degli anni '20 Eduardo Fabbri al governatorato di Cesena, il quale con il suo scarso zelo consentì a Giuseppe Garibaldi la fuga da Cesenatico; ebbene, solo nel tardo autunno del '49 fu sostituito da più sicuro funzionario (10). Ma anche ragioni prudenziali consigliavano il potere centrale di procedere con lentezza. Gli animi erano esacerbati, e non conveniva eccitarli di più con intempestivi provvedimenti. L'accorgimento, se valeva per tutto lo Stato, valeva a maggior ragione per le Legazioni, effervescenti più che altre parti dei domini pontifici. Era accaduto sempre così: per mettere le mani su chi era ritenuto responsabile di aver turbato le acque, si attendeva il ritorno della bonaccia! Ad esempio, la reazione, dopo i fatti del '20-'21, si ebbe nello Stato Pontificio a partire dal 1824, quando, almeno in apparenza, regnava la tranquillità dappertutto. Il cesenate abate Cesare Montalti insegnava discipline letterarie nel patrio ginnasio, di nulla sospettoso, quando alla Municipalità, per il tramite di mons. Cadolini, giunse l'ordine di rimuoverlo dall'ufficio, per i suoi trascorsi liberali; giunta alla derrata: un mese di esercizi spirituali nel convento dei padri cappuccini. L'ordine era stato emesso dal cardinal Rivarola in persona. Situazione analoga dopo i moti del 1831. Il cardinale Spinola attuò le sue misure, dopo che le cose si erano acquietate. Nel biennio '49-'51 non ci si comporta diversamente: prima si attende il ritorno alla normalità, poi si prendono le misure più idonee per castigare, con tardivi provvedimenti disciplinari, quei funzionari che avevano dato appoggio alla... sedicente repubblica, o avevano ottenuto impieghi durante l'infausto periodo del regime rivoluzionario, com'era il caso del Conte Cappi. La lentezza delle Congregazioni romane nel prendere i loro provvedimenti era proverbiale, ma in questa circostanza le cose procedono con una fretta inconsueta! Mons. A. Capatti stila la sua lettera il 20 maggio 1851, e 1'11 giugno il (10) Cfr. E. FABBRI, Sei anni e due mesi della mia vita, Roma, 1915, p. 101, n. 158, e pp. 465-466. *69 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Cappi, giusta gli ordini trasmessi da Roma, mette nelle mani del Rettore provvisorio, designato dal cardinal Falconieri, l'amministrazione del Collegio! La trafila che segue la pratica (ché dai documenti che pubblichiamo non traspare la minima preoccupazione per il caso umano del nobile ravennate, che di punto in bianco si vede estromesso da una funzione che aveva svolto con intelletto d'amore! ) è la seguente: il segretario della Congregazione degli Studi mons. Capatti impartisce l'ordine al card. Falconieri (doc. n. 3); il card. Falconieri lo passa, sine glossa!, al marchese Bonifacio Spreti, Presidente della Municipalità (doc. n. 4); finalmente lo Spreti, con l'avallo della firma di Giovanni Morigi, membro della deputazione del Collegio (forse perché non se la sentiva di assumersi da solo l'apparente responsabilità di un compito così ingrato! ), lo trasmette all'interessato (doc. n. 5). Il quale ne prende atto con una laconica lettera del 7 giugno, da cui traspare tanta amarezza, ma anche tanta dignità (doc. n. 6). Infatti il Cappi non fece tragedie, anche se si affrettò a far conoscere ai molti amici che aveva sparsi per la Romagna il suo atteggiamento di fronte ad una decisione dell'autorità centrale che aveva solo l'apparenza della legittimità. Mise a parte dell'accaduto anche i genitori degli ospiti del Collegio, cui comunicò che la Congregazione degli Studi non aveva creduto bene di legittimare, a più di due anni da quando era stata presa, la decisione della Magistratura ravennate di affidargli la direzione dell'Istituto. Le risposte piovvero a Ravenna da ogni città e villaggio di Romagna, tutte esprimenti ora il disappunto e l'amarezza, ora la protesta e il sarcasmo contro chi aveva preso l'inopportuno provvedimento ( docc. nn. 9-19), che offendeva chi ne era stato oggetto, e danneggiava molte famiglie, che vedevano messa a repentaglio l'educazione, così bene avviata, di tanti giovani. A comprendere lo spirito pubblico dei ceti medi delle Legazioni queste missive aiutano come e più dei rapporti di polizia, perché rendono testimonianza dell'esasperazione che regnava dappertutto; dell'attesa di eventi che, a scadenza più o meno lunga, ponessero fine all'universale disagio; del dispetto che i cittadini più assennati provavano di fronte a siffatte inconsulte decisioni del governo centrale. Il caso personale di un nobile di provincia, desideroso, sì, di novità, ma amante nel contempo di un quieto ed ordinato evolversi della situazione politica, viene ad assumere il valore di simbolo! Tanti erano, in quel 1851, i Conti Cappi tra il Po e il monte e la marina e il Reno; così tanti, che, non sarebbe corso gran tempo, sarebbero riusciti a rovesciare, quasi senza colpo ferire, un regime incapace di fare i suoi stessi interessi. Anche questa consapevolezza di facile profeta indusse il Nostro a mantenere nei limiti della moderazione la sua protesta. Del resto, altri protestavano per lui, e fra i primi il venerando Conte Eduardo Fabbri, che a tutti i molti amici che aveva in Romagna e fuori non rifiniva di dire e scrivere: « Alli cronisti ravegnani, per dare idea della ristorazione, basterà lasciare scritto: Filippo Mordani 870 Provincia di Lecce - Media teca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce fu mandato in esilio, ed Alessandro Cappi tolto dal Collegio » (11 ). Infatti, contemporaneamente alla decisione di privare il Nostro della funzione rettoriale, fu presa anche quella, grettamente inconsulta, di allontanare dalle Romagne il Mordani, uno dei corifei della Scuola Classica Romagnola, e uomo buono quant'altra mai (12). Il Fabbri si esprimeva con gli stessi termini scrivendo, il 16 giugno '51, al Cappi in persona: « Gli annali registreranno per la nostra Ravenna la destituzione di Aless. Cappi e l'esilio di Filippo Mordani » (doc. n. 19); e negli stessi giorni doveva aver scritto anche all'imolese Conte Giorgio Tozzoni (1781-1873 ), se questi il 23 giugno raccomandava all'amico ravennate: « Ho bisogno di vostre nuove, e che mi diciate se variate siano le vostre ingerenze, il che con dolore mi aveva accennato l'ottimo amico E. Fabbri » (13 ). Il florilegio potrebbe continuare! Scriveva il 6 giugno Gaspare Cenni da Casola Valsenio: « Gran che! Non si guarda al merito, all'esito, alla convenienza, alla gratitudine. Basta che sia nato in Repubblica anche il frutto più grato, perché non piaccia. Si vuole retrocedere al vecchio, e non si considera se convenga, o no » (doc. n. 9); bellissima anche la lettera della riminese Contessa Luisa Mattioli (doc. n. 11), che riportiamo in appendice nella sua integrità, tanto rilevante è il suo valore documentario. Tutti i corrispondenti toccano motivi affini: si chiedono come mai il cardinal Falconieri, conoscitore ed estimatore dei meriti del Cappi, non fosse riuscito a impedire il provvedimento, e quale fosse per essere la sorte del Collegio, con un nuovo Rettore, privo delle capacità del Provveditore rimosso, ed esprimono compiacenza, di fronte allo constatazione che tutti a Ravenna avevano preso le parti lel Provveditore allontanato. Il quale, prima di prendere commiato dai collaboratori e dagli alunni, voi- (11) GIAMBATTISTA [FRANCESCHELLI] CARROZZA, Biografia del Conte Eduardo Fabbri scritta dall'Avvocato..., Ravenna, 1860, p. 8. Il Franceschelli Carrozza (1795-1875), condannato a morte nel processo Rivarola, ebbe commutata la condanna in lunghi anni di carcere, che trascorse in molte prigioni degli Stati Pontifici; fu concaptivo a Civita Castellana di E. Fabbri, di cui divenne intimo amico e primo biografo, non appena la Romagna fu rivendicata a libertà. Allorché, fra '45 e '46, Carlo Cappi era rinchiuso nel carcere di Ferrara, il Franceschelli Carrozza gli rendeva spesso visita insieme alla figlia Virginia, che poi divenne moglie del nobile ravennate. (12) Filippo Mordani fu intimissimo di A. Cappi, di cui dettò, come s'è riferito, la vita. Quando, dopo un esilio durato un lustro, il Mordani poté fare ritorno in patria, il Cappi salutò l'evento con l'iscrizione inedita che pubblichiamo: AL PROFESSORE FILIPPO MORDANI - CHE DOPO V LUNGHI A. D'ESILIO - IL NOVEMBRE MDCCCLV - CON AFFETTUOSO DESIDERIO - RIMPATRIA - LA NATIA RAVENNA - DUBBIOSA SE PIU' DELLA VENTURA DI LUI O DI LEI - ABBIA A RALLEGRARE - PREGA TRANQUILLA VITA - E A SPERANZA DI MIGLIORI DESTINI ACCOGLIE - IL SUO SCRITTORE - L'EGREGIO CONCITTADINO. (13) Lettera inedita di G. Tozzoni ad A. Cappi, in Archivio Zavagli, Rimini. 371 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce le, per memoria, trascriverne i nominativi in un foglio da portare con sé. E. forse il più patetico dei documenti che hanno attinenza col fatto (doc. n. 7). S'intitola: La mia sortita dal Collegio - 11 Giugno 1851; segue la indicazione: Nomi e patria dei Signori Convittori che sono stati nel Collegio, essendone io Provveditore. I nomi, in totale, son 43, fra i quali 9 coppie di fratelli; alcuni appartengono a casati che s'incontrano ad ogni piè sospinto nelle cronache delle vicende risorgimentali. Altro documento: il verbale dello scambio delle consegne fra il Cappi e il Rettore provvisorio subentrante, il canonico Valentino Rivalta (doc. n. 8). Il quale, già insegnante di fisica e matematica nel seminario arcivescovile, disimpegnerà a lungo le funzioni di moderatore dell'Istituto, non sapremmo però dire con quali risultati. Ma intanto ben più rivoluzionari eventi stavano maturando! Alla loro felice conclusione, ritorna alla ribalta il nome del Conte Cappi, che ancora una volta si lega alle sorti del Collegio - Convitto ravennate. E' del 10 dicembre 1859 una lettera del Gonfaloniere, che affida al Nostro, unitamente ad altri Ravennati illustri, il compito di preparare un nuovo regolamento, da sostituire al vecchio « che non consuona coll'indole de' tempi, e si allontana dalla condizione introdotta dall'odierna civiltà e dalle libere istituzioni » (doc. n. 20). Un anno dopo, ridivenuto per volontà di popolo moderatore del beneamato istituto, il Cappi è incaricato dal marchese Vincenzo Cavalli, primo sindaco della città degli Esarchi nel periodo che precede la proclamazione del Regno, di recarsi a Torino, per cercarvi professori all'altezza dei compiti riservati alla nuova scuola italiana (doc. n. 21 ). Era una rivincita meritata. ROMOLO COMANDINI 372 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce DOCUMENTI N. 1 - LETTERA DEL MINISTRO A. SAFFI AL CONTE A. CAPPI. MINISTERO DELL'INTERNO DIREZIONE DELLA STATISTICA N. 128 [Roma], li 12 Maggio 1849. Cittadino, A norma del Decreto 10 Aprile p.o p.o, sulla proposta del Direttore della Statistica. venite nominato, o Cittadino Alessandro Cappi, a membro della Giunta Statistica di Ravenna. Lieto, che vorrete prestare la vostra opera alla diffusione ed all'incremento di una scienza tanto necessaria per effettuare la migliore convenienza sociale, con fraterno affetto vi saluto. Il Ministro A. Saffi (14). Al Cittadino Alessandro Cappi Ravenna. N. 2 - LETTERA DI D. BOCCACCINI PRESIDE DELLA PROVINCIA DI RAVENNA AL CONTE A. CAPPI. SEGRETERIA GENERALE N. 3866 Ravenna, 16 Maggio 1849. Cittadino, Dal Ministro dell'interno mi sono pervenute le lettere di nomina de' Membri componenti la Giunta Statistica di questa Provincia, fra i quali essendo voi pure compreso, vi accludo íl relativo biglietto. Il prelodato Ministero, conoscendo la vostra probità, attività ed amor patrio, ritiene che sarete per corrispondere all'incarico conferitovi. E qui, prevenendovi che la prima adunanza per discutere in oggettto avrà luogo in questa mia Residenza nel prossimo Sabato 19 corrente alle ore 8 pomeridiane, resto con augurarvi ogni prosperità. Il Preside D.co Boccaccini (15). Al Cittadino Alessandro Cappi Ravenna. (14) Una volta per tutte preciseremo che i documenti inediti che appaiono in questa silloge sono stati tratti dall'Archivio Zavagli di Rimini. Desideriamo rendere le grazie più vive al Conte Antonio Zavagli Ricciardelli (la cui ava paterna era la Contessa Enrichetta Cappi, sorella maggiore di Alessandro), per la benevolenza con la quale li ha posti a nostra disposizione. La lettera di Aurelio Saffi è accompagnata da una circolare a stampa che stabilisce i compiti della istituenda giunta di statistica. (15) Sul conto di Domenico Boccaccini nei registri di polizia è scritto: « Possidente. E' un al[l]ievo di Gaet.o Monghini d.o il Gobbo »; il quale a sua volta è indicato come: « ...uno de' peggiori soggetti della città, miscredente, e giurato nemico del sacerdozio »; cfr. G. MAIOLI e P. ZAMA, op. cit., pp. 78 e 94. 373 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce N. 3 - MONS. A. CAPATTI AL CARD. C. FALCONIERI. Roma, dalla Segret.a della S. Cong.ne degli Studi, li 20 Maggio 1851. E.mo e Rev.mo Sig.r Mio Oss .mo, Essendosi venuto a conoscere che la nomina del Sig.r Conte Alessandro Cappi all'officio di Rettore e Provveditore di cotesto Collegio accadde nell'infausto periodo del regime rivoluzionario, questo Sacro Consesso, inerendo alla Circolare N. 14 del 16 Agosto 1849, nell'atto che ha dichiarata nulla ed invalida tal nomina, ha insieme disposto che il medesimo Sig.r Conte debba cessare da ogni ingerenza ed attribuzione relativa all'officio predetto, e dalla percezione dell'onorario ed emolumenti annessi. Nel pregare Vostra Em.za a volere render nota questa superiore deliberazione a chi si conviene, e nel raccomandarlene il pieno eseguimento, non lascio di prevenirLa che il S. Consesso, riserbandosi di far conoscere in seguito le sue determinazioni intorno alla scelta del nuovo Rettore Stabile, affinché intanto dal vuoto che andrà a lasciar il prenominato Sig.r Cappi, la disciplina del Collegio non abbia a soffrire disguido, commette al prudente ed esclusivo di Lei arbitrio di deputar in via provvisoria all'officio di Rettore un Ecclesiastico di sua intera fiducia, ed a tal effetto Le comparte ogni più estesa facoltà. In attesa di suo venerato riscontro, nel quale sarà compiacente d'indicarmi il nome del soggetto ch'Ella avrà creduto di prescegliere a Rettore provvisorio, con sensi del più profondo ossequio le bacio umilissimamente le mani. Di V.a Em.za Rev.ma Per l'E.mo Sig.r Card.e Prefetto Eminentissimo Sig.r Card.e Umil.mo Dev .mo Ossq.mo Servitore A. Capatti Segretario Arcivescovo di Ravenna. Per copia conforme ad uso d'ufficio: Il f .f . di Segretario Comunale F. Venturi N. 4 - IL CARD. C. FALCONIERI AL MARCHESE B. SPRETI. Argenta, 30 Maggio 1851. Ill.mo Signore, Sono in debito di comunicar alla S.V. I11.ma un dispaccio della S. Congregazione degli Studi, che in copia perciò Le rimetto, col quale viene rivocato il Suplente Cappi dall'officio di Provveditore del Collegio, e si commette a me esclusivamente l'arbitrio di deputare in via provvisoria un Ecclesiastico di mia intera fiducia che lo rimpiazzi. Mentre pertanto mi occupo di provveder a tale vacanza, prego la S.V. ad indicarmi quando abbia dato dal canto suo esecuzione agli ordini della S. Cong.ne, onde contemporaneamente alla sortita del Provveditore possa entrare la persona che verrà deputata, e non manchi così di Capo quello Stabilimento. In attenzione pertanto di grazioso riscontro, passo con distinta confidenza a rassegnarmi. Di V. S. Ill.ma Servitore F.to C. Card. Falconieri Arcivescovo. Sig. March.e Spreti Presidente Municipale di Ravenna. Per copia con forme ad uso d'ufficio: Il f .f . di Segret.o Comunale F. Venturi. 371 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce