Saggistica Aracne 248 DOMENICO ROTELLA Piccolo dizionario di S. Maria dell’Orto Cinque secoli di tradizioni romane Anno 519 dalla fondazione dell’Arciconfraternita Aracne Roma, MMXI Copyright © MMXII Domenico Rotella ARACNE editrice S.r.l. www.aracneeditrice.it [email protected] via Raffaele Garofalo, 133/A–B 00173 Roma (06) 93781065 isbn 978–88–548–4902–0 I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell’Editore. I edizione: giugno 2012 A maggior gloria di Maria SS. dell’Orto, “orto chiuso al serpe infernale non già alle anime dei fedeli, che tutti ama ammettere e far partecipi della sua munificenza” (Pietro Bombelli, 1792) “Ho indossato come vestito un sacco […] Mi divora lo zelo per la tua casa […] Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi! […]” (Libro dei Salmi, passim) Sub tuum praesidium confugimus Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta. (Inno tradizionale a Maria – III sec.) Presentazione 7 La chiesa della Madonna dell’Orto attendeva ormai da tempo un testo che la illustrasse al visitatore moderno che - come osserva Domenico Rotella - le pubblicazioni ad essa dedicate, risalenti ormai a diversi anni fa, non sono più reperibili e le citazioni che si possono trovare nelle guide di Roma sono rapide e sbrigative e non possono rispondere esaurientemente alle curiosità e alle domande che la magnifica chiesa trasteverina stimola inevitabilmente. Tra le chiese del rione è certamente una delle più ricche, interessantissima dal punto di vista artistico - anche se non ospita, come invece la vicina San Francesco a Ripa, capolavori berniniani non ha le dimensioni maestose di Santa Cecilia - per la straordinaria densità delle decorazioni, prevalentemente pittoriche, che nell’arco di più di quattro secoli l’hanno interamente rivestita. L’esuberante decorazione a stucco, purtroppo in parte compromessa per la fragilità stessa del materiale, conferisce all’interno un tono particolarmente festoso nel suo accostamento con l’oro delle cornici. Tutto questo è il risultato della devozione, generosa e fattiva, delle confraternite che vi hanno sede e la cui storia è anch’essa narrata in testi ormai non reperibili al pubblico. Così l’iniziativa di Domenico Rotella è quanto mai opportuna e si presta a rispondere alle tante richieste di un utente non necessariamente specializzato nei campi della storia dell’arte o della storia sociale. La struttura stessa di questo libro, che l’autore aiuta a utilizzare al meglio spiegando i criteri secondo i quali è stato concepito e ordinato, prevede diversi livelli d’informazione: dal visitatore che voglia semplicemente conoscere gli autori delle decorazioni a quello interessato anche alle vicende della costruzione o alla storia della devozione mariana di cui la chiesa è una testimonianza straordinaria per ricchezza e stratificazione storica. 8 Presentazione È vero, come osserva l’autore, che se fino al Settecento l’edificio è stato decorato con ampiezza di mezzi dai confratelli, il secolo successivo non ha mostrato di comprenderne l’importanza, chiudendolo - soffocandolo anzi - tra le costruzioni della Manifattura dei Tabacchi e la scuola che ne taglia il prospetto quasi per la metà. In più, il piano stradale rialzato ha diminuito l’impatto visivo della facciata, fino a un momento imprecisato preceduta da una scalinata che ne sottolineava lo slancio verticale coronato dalle guglie che ne costituiscono la più vistosa particolarità. In questa monografia, l’itinerario che per tante vie ripercorre la storia della chiesa la ricolloca nei suoi tempi e nei suoi luoghi, consentendo a tutti di approfondirne la conoscenza tramite anche - fatto che davvero non guasta - una scrittura agibile e godibile. Liliana Barroero 9 Indice 13 Introduzione 17 Capitolo I Panorama storico-architettonico 21 Capitolo II Decorazioni 2.1. Divagazioni, 27 33 Capitolo III L’arciconfraternita 3.1. Struttura gerarchica, 40 – 3.2. Cardinali protettori, 51 69 Capitolo IV Balena 75 Capitolo V Candelora 5.1. Introduzione, 75 – 5.2. Cenni storici, 77 – 5.3. Le cerimonie liturgiche, 78 – 5.4. La cerimonia in Vaticano, 80 – 5.5. Altre cerimonie, 81 83 Capitolo VI Culto pubblico 87 Capitolo VII Edicola 89 Capitolo VIII Festa titolare Indice 10 93 Capitolo IX Gazagà 97 Capitolo X Immagine 107 Capitolo XI Indulgenze 109 Capitolo XII Macchina 115 Capitolo XIII Mastro Lorenzo 125 Capitolo XIV Miracoli 14.1. Giuliano Nakaura Jingoro SJ - colui che fu a Roma, 138 – 14.2. Ritratto del Beato Giuliano, 142 – 14.3. Giuliano oggi, 144 – 14.4. Preghiera al Beato Giuliano, 144 – 14.5. Un altro “nostro” venerabile personaggio: Mary Ward, 145 149 Capitolo XV Mistero 163 Capitolo XVI Oratorio 175 Capitolo XVII Orazione 179 Capitolo XVIII Organo Indice 11 183 Capitolo XIX Orto 189 Capitolo XX Ospedale 201 Capitolo XXI Piccole storie 209 Capitolo XXII Poesie 219 Capitolo XXIII Sacco 223 Capitolo XXIV Ufficio 225 Capitolo XXV Università 231 Capitolo XXVI Vestizione 235 Capitolo XXVII Appendice documenti 241 Fonti e immagini 243 Congedo dell’Autore Introduzione 13 Soffocata per tre quarti dall’orrendo casermone dei Monopoli di Stato, umiliata dalle infauste urbanizzazioni dell’Ottocento e pressoché ignorata dai nugoli di turisti che invece sciamano festosamente per i vicoli dell’emisfero trasteverino ai piedi del Gianicolo, la chiesa di S. Maria dell’Orto è un’isola di quiete nel fiume del tempo. Anzi, la sensazione più gradita per il visitatore neofita sembra essere proprio quella - deliziosa di trovarsi in una dimensione metatemporale dove fede, arte, cultura e tradizioni popolari si fondono tra loro in maniera mirabile. E’ quieta, sì, ma non muta: la sua possente voce, basata appunto su questi quattro registri, si leva da oltre cinque secoli per tutti coloro che sono pronti ad ascoltarla; d’altronde, anche urbanisticamente la Madonna dell’Orto quasi affacciata sul Tevere - è un luogo un po’ defilato, quasi procul Urbe, dove il viandante del terzo millennio approda difficilmente per puro caso. Nella mia ultratrentennale militanza al servizio dell’Arciconfraternita ho avuto modo di accogliere centinaia di visitatori ed è in seguito a tale esperienza preziosa che ho maturato il desiderio - essendo anche giornalista e cultore di cose romane - di colmare ove possibile la lacuna esistente tra certi volenterosi ma inadeguati opuscoli e i volumi vocati all’erudizione: questi - fitti di date, nomi e dotte trattazioni - sono inevitabilmente destinati ad un pubblico assai elitario; quelli, di contro, sono talvolta fin troppo compendiosi e sbrigativi. Al visitatore di turno, quindi, potevo solo offrire un modesto e inadeguato dépliant oppure segnalare con un sospiro alcuni fondamentali testi ormai rintracciabili, però, solo in turrite biblioteche. L’idea del presente volumetto nasce appunto da qui, ossia dal tentativo (non so quanto riuscito) di offrire uno strumento intermedio in grado di informare in modo essenziale eppure completo, sfrondare l’argomento di tutte le pure invenzioni sedimentate nel tempo 14 Introduzione ma anche di tramandare storie o leggende orali che - pur degne di prudente attenzione - sarebbero state altrimenti destinate all’oblio. Premesso quindi che le notizie riguardanti il corredo artistico e architettonico essenziale - peraltro qui puntualmente richiamate - sono in realtà facilmente desumibili da qualunque altra seria pubblicazione, l’intenzione primaria è stata pertanto quella di “andare oltre”, ossia di parlare di un tema inusuale per il grande pubblico (l’Arciconfraternita e le sue secolari tradizioni) mediante un primo e, spero, esauriente approccio: chi lo vorrà, potrà approfondire in seguito per proprio conto i vari argomenti trattati, usando magari questo volumetto come filo d’Arianna. Nella stesura dei testi ho anche colto spesso l’occasione per fissare sulla carta antiche tradizioni orali, fatte sia di notizie che di semplici leggende, da me apprese a suo tempo dalla viva voce di vecchi confratelli i cui padri o nonni avevano conosciuto i tempi di Pio IX: poiché in molti casi non è dato di poter distinguere i fatti reali dalla pura fantasia, ho ritenuto doveroso - con lo scrupolo del cronista - tramandare comunque un patrimonio da non disperdere, magari in attesa che qualcuno un giorno possa evangelicamente separare il grano dal loglio. Oltre alla raccolta delle tradizioni orali, ho pure approfittato del momento per dare ordine ad una serie di altre informazioni - finora di esclusivo uso interno dell’Arciconfraternita - parcellizzate in una umile congerie fatta di vecchi opuscoletti sparsi, foglietti volanti, polverosi stampati celebrativi, logori programmi liturgici, promemoria vergati a mano. Ovviamente, si è fatto ricorso anche all’ausilio delle opere più autorevoli, mentre dal punto di vista metodologico hanno fondamentale importanza - almeno a mio avviso - le note a piè di pagina, alle quali è stato spesso affidato il compito di registrare indispensabili approfondimenti ma senza gravare (almeno si spera) sul ritmo della trattazione principale. Certamente, in tal modo si corre il rischio di produrre un’opera troppo didascalica, tuttavia ho ritenuto che il valore della testimonianza e della precisione storica dovesse essere preminente su qualunque altra esigenza letteraria. La piccola fatica che qui viene offerta all’indulgenza del lettore - costata comunque circa dieci anni di lavoro e ricerche - non è certo esaustiva né potrebbe esserlo, tuttavia vuol tendere ad essere la più completa possibile, tenuto conto che lo sforzo primario del compilatore è stato Introduzione 15 quello di concentrare il maggior numero di conoscenze in una sorta di piccolo baedeker monotematico. La vastità del tema “Madonna dell’Orto” avrebbe condotto fatalmente alla prolissità ed alle tautologie, sicché si è preferito ordinare il materiale in maniera un po’ insolita ma forse efficace, quella di un piccolo dizionario: potrà essere pertanto essere consultato secondo le necessità contingenti (magari a latere di opere più autorevoli), mentre i più volenterosi avranno a disposizione una monografia articolata in brevi e “digeribili” capitoletti. All’inizio del fascicolo, un essenziale panorama storico, artistico e architettonico accoglierà il visitatore e lo aiuterà ad affacciarsi con discrezione su mezzo millennio di gloriosa epopea romana. Vorrei infine pensare che questa sorta di “Piccolo Dizionario dell’Orto” possa essere utile e piacevole anche per gli odierni sodales, che forse vi potranno riscontrare gradite scoperte o conferme, ma soprattutto attraente e stimolante per tutti coloro che la Celeste Patrona vorrà in futuro chiamare per onorarLa e servirLa nel Suo orto trasteverino. D. R. Domenico Rotella è nato a Roma nel 1953. Iscritto all’Arciconfraternita dal 1977, ne è stato il Segretario dal 1980 al 1992, Guardiano e Vice Camerlengo dal 1992 al 2001. Eletto Camerlengo per il triennio dal 2005 al 2008, è stato riconfermato fino al 2011 e poi fino al 2014. Commendatore dell’Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Cavaliere del Pontificio Ordine Equestre di S. Silvestro Papa. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (in corso di concessione). Funzionario direttivo della Pubblica Amministrazione, è anche giornalista pubblicista, saggista, cultore di studi romani. Nel 2011 è stato cooptato nell’autorevole cenacolo di studiosi noto come “Gruppo dei Romanisti”. Capitolo I Panorama storico architettonico 17 1 La costruzione della chiesa trova la sua motivazione nel miracolo (v. lemma) che l’immagine mariana propiziò sul finire del Quattrocento e nel consorzio di fedeli che si adunò per onorarla. Nel 1495 la cappellina provvisoria era ormai pronta, come attesterebbe l’architrave con la scritta AVE GRATIA PLENA MCCCCLXXXXV che oggi cima l’accesso laterale di via Anicia 10 e che fu così reimpiegata allorché l’edicola originaria venne demolita, essendo stata a sua volta inglobata nella nuova chiesa. Difatti, già attorno al 1494 erano stati iniziati i lavori per la costruzione sia della chiesa che dell’annesso ospedale (v. lemma) ma i fondi a disposizione erano però scarsi, sicché quella prima fase si trascinò per quasi vent’anni, fino al 1513, anno in cui la fabbrica si arenò tra varie difficoltà mentre proseguirono invece i lavori per l’ospedale. Tra il 1523 ed il 1524 vennero realizzati ulteriori lotti e furono consacrati gli altari, ma la fabbrica conobbe poi un’ulteriore periodo di decadenza. La terza e decisiva ripresa si ebbe attorno al 1541 e proseguì con varia intensità fino al decennio 1553-63, che fu il più fecondo e decisivo anche perché apparve sulla scena l’architetto Guidetto Guidetti, il quale elaborò un nuovo progetto guida basato sull’attuale assetto a pianta longitudinale. Nel 1556 l’immagine mariana fu traslata sull’altare maggiore; nel 1563 fu terminato l’oratorio; tra il 1566 ed il 1568 venne realizzata da Jacopo Barozzi detto il Vignola la parte inferiore della facciata ed infine il 7 settembre 1585 la chiesa ormai ultimata poté essere consacrata. Tra il 1576 ed il 1577 la facciata superiore fu completata da Francesco Capriani da Volterra1 in base ai disegni lasciati dal Vignola († 1573). Nessuna parentela col più noto Daniele (Ricciarelli) da Volterra detto “il Braghettone”, passato alla storia soprattutto per aver dovuto dipingere dei panneggi sui nudi michelangioleschi nella Cappella Sistina. 1 18 Panorama storico architettonico Un aspetto che ci piace sempre rimarcare, parlando di S. Maria dell’Orto, è che la chiesa non è semplicemente un sacro edificio dedicato alla Vergine ma un vero e proprio santuario mariano, un inno che s’innalza non con note musicali bensì mediante forme, colori e soprattutto simbolismi. Ad esempio, la gloria terrena di Maria si sussegue appunto a livello di terra, lungo le pareti, a cominciare dall’Annunciazione, per poi passare a tutti gli altri episodi della Sua vita (Natività, Sposalizio, Visitazione, Fuga in Egitto, ecc.). La Sua gloria celeste (Concezione, Assunzione, Incoronazione) è invece celebrata nelle volte che formano il “cielo” della chiesa. In tal modo viene a crearsi un’autentica concentrazione monografica che, forse, è possibile riscontrare solo in pochi altri luoghi sacri. Ulteriori momenti simbolici sicuramente interessanti sono dati dagli ornamenti che attorniano i sei finestroni della navata centrale. Tali aperture consentono alla luce di irrompere nella chiesa con tutto il suo fulgore meridiano e illuminarla con i raggi solari, immagine speculare della luce della Fede che scende a dissipare le tenebre del peccato. Allo stesso modo, attraverso Maria, si è manifestato Cristo Luce del mondo, ed è per questo che le sei finestre recano decorazioni che a Lei si riferiscono. Ognuna di esse è cimata da una conchiglia di stucco dorato contenente un simbolo e a sua volta sovrasta un festone. Sul lato destro, la prima finestra vede una porta al centro della conchiglia e la scritta “Felix coeli porta” nel festone. La seconda, in alto un sole e una stadera nel festone. La terza, in alto una stella e la scritta “Maris stella” nel festone. Sul lato sinistro, la prima reca una torre in alto e la scritta “Iter para tutum” in basso. La seconda, una luna in alto e una stadera in basso. La terza, un’arca in alto e la scritta “Foederis arca” in basso. Quanto alla chiave di lettura di tale complesso ornamentale, essa è tanto semplice quanto mirabile. La Torre, l’Arca, la Porta e la Stella sono altrettanti attributi che si ritrovano nelle Litanie Lauretane, mentre i motti sottostanti - a parte il “Foederis arca” - sono ripresi dai versi di quell’antico e meraviglioso inno mariano che è Ave Maris Stella. Le finestre di centro non recano scritte ma solo una stadera, in quanto emblema discreto dell’Università mestierale dei Pizzicaroli che finanziò gli stucchi. Le conchiglie evidenziano invece un sole e una luna che si fronteggiano da un lato all’altro o, se si vuole, si alternano nel ciclo infinito del giorno e della notte. In tema di luce non poteva quindi mancare il ri- Capitolo I 19 ferimento ai due “grandi luminari del firmamento” (Genesi I, 14 e segg.), gli stessi che S. Ambrogio chiamò “gli occhi del cielo e fari del mondo” (Exameron). In effetti, nel simbolismo teologico della Chiesa Maria è la Luna, che riflette la luce del Sole, che è Cristo. La luce divina può così diffondersi nel nostro mondo, poiché non potremmo ricevere direttamente una luce tanto sfolgorante senza rimanerne abbacinati: la mitezza e dolcezza della Madonna costituiscono l’indispensabile mediazione. Nell’iconografia religiosa, infatti, Maria è molto spesso raffigurata avvolta in un manto azzurro tempestato di stelle e con i piedi poggiati su una falce di luna. Una valenza mariana è pure individuabile nelle piccole e grandi conchiglie sparse tutte attorno all’Assunzione dipinta dal Calandrucci sulla volta centrale. Per porre un solo esempio tra i tanti, è in un testo protocristiano citato da Giovanni Damasceno - il Physiologus - che troviamo un’altra conferma alla vasta iconografia che vede in Maria il mezzo mirabile mediante il quale l’umanità ha potuto ricevere il Salvatore: “Il fulmine divino è penetrato nella conchiglia più pura, in Maria, la madre di Dio, e ne è nata una perla oltremodo preziosa”. Anche volendo limitare all’indispensabile l’analisi della predetta simbologia, risulta tuttavia già evidente quanto questa sia accurata e appassionata, a conferma di quanto fin qui sostenuto circa l’unicità della chiesa di S. Maria dell’Orto nel panorama romano d’arte e di fede. L’aspetto maestoso della chiesa ha fatto sì che spesso - in interni o in esterni - il sacro edificio sia stato prescelto quale set cinematografico per molti film, anche importanti: fra tutti, ricordiamo che nel 1945 furono qui girate diverse scene del celebre Roma città aperta di Roberto Rossellini, e precisamente tutte quelle che rappresentavano l’interno della chiesa di cui nel film era parroco Aldo Fabrizi nei panni di don Pietro (per l’esterno era stata invece scelta S. Elena a Ponte Casilino). L’ultimo in ordine di tempo, almeno al momento, è stato Il papà di Giovanna con la regia di Pupi Avati (2008). Prima di concludere questo capitolo vogliamo indicare una vera particolarità curiosa. Nel sottarco del transetto di destra, che ospita la cappella dedicata al SS. Crocifisso, si trova dipinta una Resurrezione del Calandrucci, mentre sulla costola che divide il sottarco stesso dalla crociera appare una scritta latina in stucco che proclama, appunto, la Resurrezione. La curiosità è data dal fatto che ivi la solennità del latino 20 Panorama storico architettonico risulta temperata dalla grafia assolutamente “romanesca”: RESUREXIT / ALELUIA / ALELUIA. Evidentemente l’anonimo esecutore, eliminando le doppie consonanti, rese il testo esattamente secondo la parlata corrente, o per averlo così ricevuto dal capomastro o per ingenua convinzione personale! Il comprensorio di S. Maria dell’Orto in un particolare della pianta del Maggi (1625).