Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 - 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia LaVita G I O R N A L E C A T T O L I C O Divisioni nella chiesa S ono troppe e troppo pesanti. Non alludiamo a quella che contrappone le due parti approssimativamente qualificate di destra e di sinistra, fra le quali è ormai quasi impossibile dar vita a un dialogo, a un confronto sereno, a uno scambio normale di vedute, tanta è la convinzione reciproca di avere tutta la ragione dalla propria parte e di non avere nulla da cambiare nelle proprie posizioni. La regola normale è ormai lo scontro, il contrasto, la diatriba accesa e continuata. A queste condizioni, meglio non suscitare il vespaio. L’unica cosa da fare, almeno fino a quando non ci saranno significativi cambiamenti, è non chiedere a nessuno di cambiare posizione (cosa perfettamente impossibile), ma almeno di stare al proprio posto da cristiani. Non sarebbe affatto poco. Già, ma cosa significa esattamente essere presenti in politica da cristiani? Esiste però una divisione precedente, su cui dobbiamo richiamare l’attenzione di tutti. Perché sembra proprio che in certi ambienti, in alcune persone, non sia nemmeno lecito parlare di questioni sociali, politiche, storiche. Una chiesa abbastanza disorientata anche per il silenzio dei suoi dirigenti, mentre ripete in tutti i suoi documenti la condanna di questa posizione, in pratica tende a sopportare posizioni di questo genere, che ciascuno può qualificare negativamente come meglio gli aggrada. Non è in questione il primato dello spirituale, cioè della vita di grazia, della preghiera, della meditazione, della liturgia, nella vita dei singoli e della comunità. Su di esso il richiamo non è mai superfluo, tanto grande è la tentazione di battere vie diverse, sospinti anche dalle mode secolaristiche del tempo. Ricordiamo a questo proposito l’opera classica di Jacques Maritain (intitolata esattamente Primato dello spirituale, 1927), che pure figura come il più grande teorizzatore moderno dell’impegno cristiano nelle realtà temporali. Un’opera filosofica, come l’autore ammette fin dall’inizio, che però sottolinea quel profondo sovvertimento di valori, di cui anche il nostro tempo è insieme causa e vittima. Primato però non significa esclusività, dal momento che l’impegno terreno del cristiano rimane una precisa e ineludibile conseguenza della fede, chiaramente formulata anche nei testi evangelici. “Non chiunque dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio”: una frase che ogni cristiano conosce (o dovrebbe conoscere) molto bene. Un principio, questo, che, in perfetta concordanza con tutto l’insegnamento della chiesa, riafferma solennemente anche il documento pastorale del nostro decennio Educare alla vita buona del Vangelo: “Appare necessaria una seria formazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante una larga diffusione dei principi della dottrina sociale della chiesa”. Cittadinanza significa né più né meno che politica, dal momento che il termine latino civitas ha lo stesso significato della parola greca polis, da cui deriva il concetto di politica. Tutta la storia è in favore di questa conclusione. Quindi è perfettamente fuori luogo la convinzione, magari soltanto implicita, che, concentrandosi sullo spirituale, si sia pienamente nella verità cristiana, magari guardando in cagnesco coloro che si ostinano a parlare di giustizia, di solidarietà, di condivisione, di pace, di fraternità universale, come se fossero negatori degli autentici valori cristiani. Con tutta la benevolenza possibile, posizioni di questo tipo non hanno diritto di cittadinanza nella chiesa. La religione del Verbo incarnato non può ammettere una fede disincarnata, senza conseguenze ben visibili all’interno della storia umana. Così, se si vuole educare cristianamente, bisognerà dar vita a percorsi catechistici e teologici capaci di portare alla coscienza di tutti l’intera verità evangelica. Ricordando ancora una volta che il pensiero sociale della chiesa raccoglie al suo interno tutto quello che la rivelazione biblica (primo e secondo Testamento) ha trasmesso all’umanità. Separare il Vangelo da questo insegnamento è semplicemente impossibile. Un impegno, oltre che necessario, anche urgente. I nostri fedeli della dottrina sociale non sanno niente e, purtroppo, anche per una debolezza della chiesa stessa, di essa non intendono nemmeno sentire parlare. Preferiscono altre parole, anche se chiaramente in contrasto con la propria fede. Un caso lampante di politica che giudica la fede, mentre per il credente dovrebbe essere esattamente il contrario. Intanto la voce dei cattolici si è notevolmente affievolita fino quasi a scomparire e la gerarchia ecclesiastica ha assunto da tempo un ruolo sostitutivo. Due errori in una sola volta. Da eliminare celermente. Giordano Frosini T O S C A N O 9 Anno 114 DOMENICA 6 MARZO 2011 e1,10 1,10 e PER UNA QUARESIMA DI CONVERSIONE Nel suo messaggio quaresimale, che pubblichiamo per intero, Benedetto XVI indica le strade di percorrenza del tempo che ci separa dalla Pasqua per i singoli cristiani e soprattutto per la comunità ecclesiale. Si tratta di rivivere in pienezza gli impegni del nostro Battesimo resistendo alle molteplici tentazioni della società PAGINA 2 I PASTORI DINANZI ALL’EMERGENZA EDUCATIVA Il bilancio di un recente corso promosso dall’Università Lateranense PAGINA 4 OSCAR ROMERO A TRENTUN ANNI DALLA MORTE PAGINA 5 LE MALATTIE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA Analizzate al Centro culturale Maritain dinanzi ad un numeroso e partecipe pubblico PAGINA 7 “NON DIRMI NULLA E ABBRACCIAMI” Le parole del padre di Yara al suo parroco dopo la macabra scoperta PAGINA 13 IL DRAMMA DI HAITI STATO ASSENTE E ANCORA TANTE MACERIE A più di un anno dal sisma, economia e servizi sono assicurati solo dalle organizzazioni non governative PAGINA 15 IL FERMENTO DEL MONDO ARABO DURERA’ ANCORA A LUNGO Spetta ai nostri Paesi accompagnare con l’attenzione e l’aiuto, l’evolversi della situazione PAGINA 15 noTIZIE DALLA DIOCESI E DAL TERRITORIO PAGINE 7-12 2 primo piano Messaggio di Benedetto XVI per la Vita La n. 9 6 marzo 2011 Quaresima “Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” L a Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno. Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore. 1. Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, “divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo”. San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro. Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze. La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente. L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che “io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,10-11). Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo. Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva. I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare “più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale” (Cost. Sacrosanctum Concilium, 109). Da sempre, infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza. 2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva diricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui. La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra condizione dell’uomo su questa terra. Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via, verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n. 25). E’ un deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi, sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta “contro i dominatori di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12), nel quale il diavolo è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male. Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell’uomo. La comunità cristiana prende coscienza di essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, “in disparte, su un alto monte” (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (v. 5). E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di seguire il Signore. La domanda di Gesù alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4,7), che viene proposta nella liturgia della terza domenica, esprime la passione di Dio per ogni uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio del dono dell’ “acqua che zampilla per la vita eterna” (v. 14): è il dono dello Spirito Santo, che fa dei cristiani “veri adoratori” in grado di pregare il Padre “in spirito e verità” (v. 23). Solo Un’eccellente preparazione alla Quaresima imminente che, a differenza di altri giornali e settimanali, preferiamo pubblicare integralmente per un’ottima meditazione dei singoli e della comunità cristiana quest’acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza! Solo quest’acqua, donataci dal Figlio, irriga i deserti dell’anima inquieta e insoddisfatta, “finché non riposa in Dio”, secondo le celebri parole di sant’Agostino. La “domenica del cieco nato” presenta Cristo come luce del mondo. Il Vangelo interpella ciascuno di noi: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. “Credo, Signore!” (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi voce di ogni credente. Il miracolo della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il dallo Spirito Santo”, e riconfermiamo il nostro fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per essere suoi discepoli. nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l’unico nostro Salvatore. Egli illumina tutte le oscurità della vita e porta l’uomo a vivere da “figlio della luce”. Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la risurrezione di Lazzaro, siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza: “Io sono la risurrezione e la vita... Credi questo?” (Gv 11,25-26). Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità, insieme a Marta, tutta la speranza in Gesù di Nazareth: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (v. 27). La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a superare il confine della morte, per vivere senza fine in Lui. La fede nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza: Dio ha creato l’uomo per la risurrezione e per la vita, e questa verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all’economia. Privo della luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza. Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale, particolarmente nella Grande Veglia nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo rinati “dall’acqua e Croce” manifesta la potenza salvifica di Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e portargli la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31). Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché 3. Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato come Amore (cfr 1Gv 4,7-10). La Croce di Cristo, la “parola della colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita. Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola:“Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni...”. Conosciamo il giudizio del Signore: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita...” (Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia. In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che “le sue parole non passeranno” (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui “che nessuno potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna. In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte di Cristo” (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo. Cari fratelli e sorelle, mediante l’incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il cammino di conversione verso la Pasqua ci conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come Lei nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna. Vita La I dieci comandamenti, nella cultura dei nostri tempi, sono validi, attuali, comprensibili? Questa la domanda che ha guidato la conferenza de “I Martedì di San Domenico” di Bologna, martedì 22 febbraio, con il filosofo Massimo Cacciari e il teologo mons. Piero Coda, autori del libro “Io sono il Signore Dio tuo” (edito da “Il Mulino” nella collana “I comandamenti”). Una serata che s’inserisce in un percorso con “l’intento di far emergere un confronto con le tendenze culturali significative di oggi”, ha affermato in apertura p. Giovanni Bertuzzi, preside dello Studio filosofico domenicano di Bologna. C’è bisogno di una scossa. “Il fatto che il tema dei comandamenti, così ruvido e provocatorio, stia suscitando ampia eco, dice forse che oggi c’è bisogno a livello culturale e spirituale di una scossa, di un’interruzione, di tornare al fondamentale e radicale”, ha sostenuto mons. Piero Coda. “Senza tale scossa bene e male, verità e menzogna si confondono in una melassa in cui la nostra identità, la coscienza, la libertà rischiano di smarrirsi”. Il teologo ha poi approfondito “tre antinomie” che vengono dai dieci comandamenti, “se per comandamento s’intende un’imposizione autoritativa di un precetto da parte di un’autorità sovrana nei confronti di un’altra autorità dipendente”. Secondo mons. Coda, “la prima è quella fra eteronomia e 6 marzo 2011 cultura n. 9 Fede e cultura Tornare alle fondamenta autonomia: il comandamento viene da altro/fuori o viene da me/dentro? I comandamenti sono di Dio, del totalmente Altro, ma presentano un varco verso la reciprocità perché s’impongono al cuore, alla mente, alla responsabilità dell’uomo”, nell’ottica dell’Alleanza. Nell’Antico Testamento, ha aggiunto, “i profeti diranno che la Legge, posta su tavole di pietra, va scritta dentro il cuore degli uomini, e chi la scrive è lo Spirito. Nella prospettiva cristiana, la Legge che si compie in Cristo”. “La seconda antinomia ha proseguito il teologo - è quella fra ‘sì’ e ‘no’. I comandamenti s’inseriscono nel registro della negazione (‘non uccidere’, ‘non rubare’ ecc.) e il ‘non’ del comandamento è un’interruzione, un’istanza che pone un divieto”, ma “la possibilità che si apre è lo spazio della libertà: il ‘non’ è ciò che risveglia nella coscienza la libertà della decisione, della responsabilità, la relazione con l’altro”. “La terza antinomia è quella fra molteplicità e unità, ovvero quella che pone in risalto la pluralità di espressioni dell’esistenza umana, l’unicità di Dio e l’unicità soggettiva dell’intenzione dell’uomo”. “Queste tre antinomie - ha rilevato mons. Coda - si coniugano nell’antinomia radicale Legge-Grazia: la Grazia intesa come superamento/compi- mento della Legge perché è il cuore che ne rende possibile l’attuazione completa nel suo significato ultimo”.“Rimettere a fuoco queste antinomie - ha concluso - apre una strada ardua, non facile, non sciolta, non libera, ma degna di essere percorsa per ritrovare ciò che il comandamento ci propone in maniera irrevocabile”. L’imperativo che ognuno ha nel cuore. Anche Massimo Cacciari, inserendosi nel contesto relazionale fra colui che comanda e colui che obbedisce, ha sostenuto che tale relazione esige “un obbediente consapevole, che ascolta davvero, così da meglio eseguire il comando, tanto da scrivere la Legge nel cuore”. “Ma nella modernità - ha osservato Cacciari -, quel comandamento diventa la virtus che ognuno si dà, che deriva dall’imperativo (kantiano) che ognuno ha nel proprio cuore, fino a ‘dimenticare’ chi l’ha scritta”. Da qui le domande: “Ma che tipo di comandamento è quello che parte da me stesso? Quanto sono obbligato a rispondervi, se questo comandamento annulla ogni eteronomia, se è completamente autonomo e se programmaticamente annulla ogni dimensione di trascendenza?”. Per rispondere a tali domande Cacciari ha ripreso il termine Logos come comandamento di Dio, parola, discorso. “Essendo Logos, detesta coloro che sono servilmente obbedienti, vuole gente che discuta, che lotti, vuole l’ascolto”. Ma è qui che Cacciari solleva una questione logico-filosofica: “Se è così necessario l’ascolto per questo Dio, non è implicata solo la dimensione di colui che ascolta, ma anche quella dell’ascolto stesso: che cosa ha ascoltato Dio? Se stesso? E cosa ha ascoltato di se stesso? La filosofia deve imporre questa domanda: com’è Logos il comandamento di Dio, così il Logos dev’essere stato ‘ascolto’, e questo qualcosa che Dio ha ascoltato non ci è rivelato. Il Logos che noi ascoltiamo non è dunque in alcun modo intendibile come piena ed esaustiva rivelazione di Dio”. Ciò implica che “la Legge non è piena, esaustiva, completa rivelazione di Dio”. Compreso questo, si può affermare che “c’è uno Spirito di Dio”, che “può essere significato, ma non definito”, ha affermato il filosofo citando Alberto Magno. “Ciò che allora libera l’uomo dalla Legge è il ‘vino forte della grazia’ - ha concluso Cacciari citando Barth -, infatti, la salvezza non viene né dal decalogo né dall’obbedienza al decalogo/Logos, che non può essere inteso come tutto, ma viene dal Logos che guarda a prima di sé e ascoltando, non si sa cosa, si rivolge all’uomo”. Una pagina da non dimenticare La nostra vocazione sociale di Giorgio La Pira f 3 ratello che leggi, io ho bisogno di trattare con te oggi alcuni punti che concernono certi lati essenziali della nostra vocazione cristiana. Si tratta di domande che rinascono spesso nel mio e nel tuo cuore. (…) “Voi siete il sale della terra? Voi siete la luce del mondo?”. Che significa l’equiparazione al lievito, al seme e così via? Significa che abbiamo una missione trasformante da compiere; significa che per opera del nostro sacrificio amoroso, reso efficace dalla grazia di Cristo, noi dobbiamo mutare ‑quanto è possibile‑ le strutture di questo mondo per renderle al massimo adeguate alla vocazione di Dio (adveniat regnum Tuum sicut in coelo et in terra). (…) Siamo dei laici: cioè delle creature inserite nel corpo sociale, poste in immediato contatto con le strutture della città umana: siamo padri di famiglia, insegnanti, operai, impiegati, industriali, artisti commercianti, militari, uomini politici, agricoltori e così via; il nostro stato di vita ci fa non solo spettatori ma necessariamente attori dei più vasti drammi umani. Come possiarno sottrarci ai problemi che hanno immediata relazione con la nostra opera? (…) Cosa c’è da fare? Si resta davvero come stupiti quando, per la prima volta, si rivela alla nostra anima l’immenso campo di lavoro che Dio ci mette davanti: messis quidem multa; c’e da trasformare in senso cristiano tutti questi vastissimi settori dell’azione umana che sono in tanta parte sottratti all’influenza della grazia di Cristo! Il nostro “piano” di santificazione è sconvolto: noi credevamo che bastassero le mura silienziose dell’orazione! Crede- Piero Coda e Massimo Cacciari sui 10 comandamenti di Lucia Truzzi Nella foto in alto: Massimo Cacciari; sotto Piero Coda Poeti Contemporanei L’oasi francescana (a Casore del Monte) vamo che chiusi nella fortezza interiore della preghiera noi potevarno sottrarci ai problemi sconvolgitori del mondo; e invece nossignore; eccoci impegnati con una realtà che ha durezze talvolta invincibili; una realtà che ci fa capire che non è una pia espressione l’invito di Gesù: nel mondo avrete tribolazioni; prendi la tua croce e seguimi. Bisogna lasciare ‑pur restandovi attaccato col fondo del cuore- l’orto chiuso dell’orazione (…) L’orazione, non basta; non basta la vita interiore; bisogna che questa vita si costruisca dei canali esterni destinati a farla circolare nella città dell’uomo. Bisogna trasformarla la società! (…) La “elemosina” non è tutto: è appena l’introduzione al nostro dovere di uomini e di cristiani; le opere anche organizzate della carità non sono ancora tutto: sono un passo avanti notevole nell’adempimento del nostro dovere di uomini e di cristiani; il pieno adempimento del nostro dovere avviene solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società una struttura giuridica, economica e politica adeguata – quanto è possibile nella realtà umana- al comandamento principale della carità (…). Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa ‘brutta’! No: l’impegno politico –cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall’economico è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità. (…) (da G. La Pira, La nostra vocazione sociale, 1944) Sta nel profondo verde quell’oasi francescana ove pace alberga s’acquieta lo spirito e ci ristora Profondo è l’arcano silenzio e s’en va nella valle che di verde s’ammanta Il rumor del vento tra le foglie s’adagia e l’addormenta degli uccelli il canto e il cuore inebria... Ogni angolo par esser di letizia adombro Suor Marisa dal volto di fanciulla mi conduce qua e là a conoscere e frugar nella dolced quiete... Malinconico è il saluto nel francescano asilo e il cuor non tace l’asseconda un dolce palpito d’amore Giovanni Burchietti 4 attualità ecclesiale “ Pastori dinanzi all’emergenza educativa”: questo il titolo del corso di formazione teologicopastorale per sacerdoti, promosso dalla Pontificia Università Lateranense. Abbiamo chiesto un bilancio al rettore, monsignor Enrico dal Covolo, e a monsignor Arturo Aiello, vescovo di Teano-Calvi. Monsignor dal Covolo: quale “identikit” del sacerdote è emerso dal corso di formazione? “Non è facile fornire un identikit, perché i sacerdoti (circa una cinquantina) che partecipano al corso rappresentano fasce molto diverse di appartenenza. Provengono da varie nazioni (anzi, da vari continenti) e da diverse culture: ciò che li accomuna è la passione autentica di approfondire l’identità e la missione del presbitero dinanzi all’emergenza educativa del momento presente. Ascoltano con molta attenzione, vorrei dire in modo esemplare; si interrogano e interrogano i relatori in modo non certo superficiale. Si coglie, insomma, una sincera volontà di ricerca e di aggiornamento, soprattutto per comprendere più a fondo il mondo giovanile, che sembra sfuggire all’evangelizzazione; e - più in generale - per capire meglio quale tipo di presenza e di intervento è richiesto oggi ai sacerdoti”. In che senso, e in che modo, la figura del prete può “educare” l’uomo di oggi? Quali le caratteristiche della sua “esemplarità”? “’Se mi ami, pasci...’.Al sacerdote è chiesto ancora una volta che il suo intervento pastorale e il suo impegno missionario nascano da un vero e proprio innamoramento per Cristo: un innamoramento che egli deve coltivare nella preghiera, e che deve testimoniare con la propria vita. Forse oggi più che mai il sacerdote dovrebbe educarsi a leggere nella consacrazione presbiterale e nella missione pastorale due momenti di un’unica storia di vocazione, che ha sempre Dio come protagonista. È lui che consacra, è lui che manda. In altri termini, bisogna che il sacerdote vinca quel ‘protagonismo spirituale’ che - alla fine - conduce a divaricare, quando non a contrapporre, gli impegni della consacrazione e gli impegni della missione. ‘Voi sarete per me i testimoni...’. Dinanzi all’emergenza educativa, il presbitero è chiamato a testimoniare una sintesi sempre più profonda tra la preghiera e la vita. Questa sintesi è la ‘grazia di unità’, è quella carità pastorale, che il prete non dovrebbe mai stancarsi di chiedere umilmente al suo Signore”. Mons. Aiello, che tipo di profili formativi proporre ai candidati al sacerdozio? E su quali modelli? “La Chiesa ha da sempre avuto particolare attenzione alla formazione dei candidati al sacerdozio. L’epistolario paolino è già un testo che in filigrana ci consegna una serie di nodi problematici, ma è soprattutto nelle lettere pastorali che comincia a delinearsi un’immagine più chiara del pastore. Un secolo dopo, Ignazio, ve- n. 9 6 marzo 2011 I sacerdoti e l’emergenza educativa Uomini della sintesi scovo di Antiochia, ci consegna, nelle sue sette lettere una riflessione più articolata sul presbitero fotografato come collaboratore del vescovo in unità di intenti armonica ‘come le corde con la cetra’. Dal tempo apostolico la Chiesa ha articolato sempre di più e situato il ministero dei presbiteri con relativi cammini di di- l’ incontro tra Benedetto XVI e il presidente dell’Europarlamento Jerzy Buzek, svoltosi in Vaticano il 28 febbraio, ha toccato i principali temi indicati alla vigilia e di primaria importanza nelle relazioni tra Chiesa cattolica e Unione europea. Al termine dell’udienza privata con il Santo Padre, il presidente dell’Assemblea di Strasburgo – polacco, cattolico, a suo tempo tra le figure di riferimento in Solidarnosc e poi premier a Varsavia – ha spiegato che la visita ha posto sul tavolo tre argomenti-chiave: l’attualità politica internazionale, con in primo piano “i recenti eventi in Nord Africa e Medio Oriente”; la tutela della libertà religiosa, con un’attenzione specifica alle restrizioni, discriminazioni e violenze subite dai cristiani in vari Paesi; il rapporto tra le comunità religiose e le istituzioni dell’Unione. Sui fatti in corso nel Mediterraneo e in Asia, “abbiamo espresso l’auspicio che essi portino alla democratizzazione, allo sviluppo della società civile e alla difesa dei diritti umani”, ha spiegato Buzek. Emerge, con evidenza, il comune sentire tra le due personalità, e la percezione che – ciascuno nel proprio ambito – Chiesa e Ue abbiano un compito essenziale sulla scena mondiale. Né il Vaticano né l’Europa comunitaria possiedono eserciti potenti, scernimento e preparazione all’Ordinazione. Questo cammino passa per il Concilio di Trento con l’istituzione dei Seminari, per il Vaticano II con la Presbyterorum Ordinis e approda alla Pastores dabo vobis di Giovanni Paolo II. Ai temi perenni attinti dal Vangelo e dalla tradizione, la Chiesa ha sottolineato, a seconda dei tempi e delle urgenze, aspetti specifici per ogni stagione. Oggi la Chiesa italiana, per bocca dei suoi vescovi, sottolinea la dimensione educativa propria di ogni presbitero chiamato ad essere ‘pescatore-educatore’ dell’uomo. Il modello cui conformare e orientare i cammini formativi resta Gesù Buon Pastore e con Lui una schiera Benedetto XVI e il presidente dell’Europarlamento Una stima reciproca Unione europea: il dialogo tra Chiese e Istituzioni eppure possono (o forse proprio per questo possono) giocare un ruolo diplomatico e “morale” insostituibile, in un’epoca in cui si cercano nuovi punti di riferimento, istituzioni credibili e solide, soggetti votati a costruire la pace, la libertà e la giustizia. “Oltre a ciò, abbiamo sottolineato – ha puntualizzato il presidente del Parlamento europeo – che è molto importante lottare per i diritti delle minoranze religiose, in particolare quelli delle minoranze cristiane” in tutto il mondo. La libertà religiosa è un diritto umano Vita La Vita e preghiera nella testimonianza dei sacerdoti di M. Michela Nicolais di santi presbiteri, come il Curato d’Ars indicato da Benedetto XVI alla venerazione di tutti i presbiteri nello scorso anno sacerdotale”. Il sacerdote è chiamato ad essere, nello stesso tempo, uomo della Parola e uomo delle relazioni: come educare alla coerenza? “Sarà proprio questo il taglio e la prospettiva del mio intervento di lunedì prossimo. Oggi più di ieri il prete sembra vivere una divaricazione tra il suo essere ministro della Parola e dei Sacramenti e la sua dimensione di uomo di relazioni, crocevia di storie, dolori, passioni, contraddizioni che affollano il suo cuore e rischiano di farlo franare. Ad alcuni questa divaricazione sembra insanabile con la deriva del culturalismo o del sociologismo dove il presbitero viene ridotto ad uomo relegato nell’area del sacro o riconosciuto, agli antipodi, solo come sollecitatore e animatore sociale. Nell’insegnamento di Gesù e poi nella bimillenaria tradizione della Chiesa questa aporia si ricompone nell’equilibrata tensione tra il discepolo e l’apostolo: nella misura in cui il presbitero resterà discepolo e saprà ‘stare con il Maestro’ potrà affrontare le sfide della storia e annunciare il Regno che viene qui e adesso”. primario, che si esplica accanto agli altri diritti fondamentali e alle libertà individuali e collettive: in qualche modo essa è la “cartina al tornasole” con la quale si possono verificare gli altri diritti, facendo essa parte, da sempre, del patrimonio intangibile dell’umanità. Terzo punto sul quale si sono soffermati il Papa e Buzek riguarda la piena applicazione del Trattato di Lisbona e dell’articolo 17 sul dialogo tra istituzioni Ue e rappresentanti delle Chiese e delle organizzazioni religiose. Da tempo Unione a 27 e comunità credenti del vecchio continente hanno appuntamenti periodici durante i quali si affrontano gli argomentichiave dell’integrazione. Lo stesso Buzek è stato protagonista di tali rendez-vous da quanto ha assunto la guida dell’Europarlamento, nel luglio 2009. In Europa sembra radicarsi – non senza fatiche, incoerenze e passi indietro – il convincimento che le fedi possano svolgere una funzione di cerniera tra i popoli europei e tra le istituzioni Ue e la società civile dei diversi Paesi; alle Chiese molti riconoscono meriti (evidenti) nel campo della crescita etica e culturale, dell’educazione, della solidarietà. Per queste ragioni i rapporti tra le istituzioni comunitarie e i rappresentanti delle Chiese dovrebbero consolidarsi, infittirsi e avere risvolti concreti. Le Chiese credono all’Europa; l’Europa deve mostrare stima e fiducia verso le comunità credenti. Vita La 6 marzo 2011 “ Un vescovo educato dal suo popolo”: così nel 1983 il cardinal Carlo Maria Martini ha definito monsignor Oscar Romero, l’arcivescovo di San Salvador assassinato tre anni prima ai piedi dell’altare, mentre celebrava l’Eucaristia. Un vescovo martire per la giustizia. La sua testimomanza non ha nulla di mitologico, ma si configura come assunzione responsabile della croce di Cristo nelle scelte pastorali di uomo di fede. Il suo martirio ‑ avvenuto il 24 marzo 1980 ‑ è dono per la Chiesa, sangue versato per una carità a caro prezzo. Il libro recentemente pubblicato presso l’editrice Ave da Anselmo Palini, Oscar Romero. «Ho udito il gridò del mio popolo» ha il pregio di commemorare a trent’anni di distanza questa straordinaria testimonianza ecclesiale. L’autore, ripercorre i passaggi storici, le evoluzioni interiori, il dramma umano di un vescovo che prende sempre più consapevolezza del martirio che si profila all’orizzonte di una vita dedita alla pacificazione nazionale. Il coraggio nonviolento di Oscar Romero è la risposta evangelica ad un crescendo di violenza che ha insanguinam El Salvador negli anni ‘70‑’80. Dopo una presentazione della situazione socio‑politica di questa piccola repubblica latino-americana, il libro ricostruisce la vita del martire, nato a Ciudad Barros nel 1917. La vocazione sacerdotale, gli studi teologici, i primi incarichi pastorali a San Miguel, la nomina a vescovo nel 1970 come ausiliare di San Salvador e la difficile responsabilità dell’arcivescovado a partire dal 1977 sono le tappe di un’esistenza animata dal soffio dello Spirito. Nel solco conciliare ha scelto come motto episcopale Sentir con la Iglesia, frase che è stata posta sulla sua lapide. Momento cruciale del suo percorso è stato il 12 marzo 1977 l’omicidio di padre Rutilio Grande, un gesuita figlio di campesinos che ha lottato per i diritti dei contadini e per la giustizia sociale. I funerali del reli- M attualità ecclesiale n. 9 Oscar Romero A trentun anni dalla morte “Davanti a un ordine di uccidere dato da un uomo deve prevalere la legge di Dio. Nessun soldato è tenuto a obbedire a un ordine che va contro la legge di Dio” di Bruno Bignami gioso hanno condotto l’arcivescovo a riflettere sul ruolo della Chiesa in una società dilaniata dalla violenza. Da quel momento il suo amore per la Chiesa si è espresso in una condivisione ancora più piena del dramma del popolo salvadoregno. Fino ad abbracciare la croce. La narrazione si ferma anche entre abbiamo sotto gli occhi scenari di rivolgimento di popoli, di violenza e di morte, tornano alla mente le parole del Siracide: “Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano” (Sir 15,16). Questa volta la scelta è in termini di benedizione e di maledizione, che ci riportano però alla vita e alla morte, al bene e al male. Benedizione e maledizione non stanno a dire premio o pena, come saremmo portati a pensare, ma sono corollario dell’obbedienza o disobbedienza ai comandi del Signore, del servire a lui che ci fa conoscere la sua volontà o del “seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuto”. Questa obbedienza non è pura osservanza di precetti ed esecuzione di norme, ma ha radici nell’ascolto e nella comunicazione: è l’”obbedienza della fede”! Ci viene ricordato dalle parole di apertura del passo del Deuteronomio, che merita leggere per intero: “Porrete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come sulle incomprensioni che il vescovo ha subito.Accusato di essere «troppo comunista» per la dittatura militare salvadoregna e insieme «troppo moderato» per i rivoluzionari armati, si è mosso in una clima sociale invivibile. La scelta della nonviolenza gli ha provocato accuse infamanti, sempre schiacciato tra l’incudine dell’essere «troppo schierato» e il martello del «troppo poco sostenitore». Eppure il suo messaggio evangelico risuona come appello, alla conversione per tutti. La richiesta di cambiare i cuori verso la nonviolenza e il dialogo, rimasta inascoltata dai più, depone a favore della libertà cristiana che lo ha animato. L’opera di Palmi ha il merito di far parlare in prima persona monsignor Romero. I brani tratti dalle lettere, dai discorsi, dalle omelie e dai suoi interventi pubblici consentono di accostarsi direttamente alla testimonianza della consegna di sé che il vescovo ha fatto per amore del suo popolo. Emerge un intenso travaglio di coscienza. Oscar Romero è stato un formatore di coscienze credenti: la croce è lo stile del discepolo e il perdersi per l’altro è condivisione alla maniera di Cristo. Ha incarnato un cristianesimo dello «stare in mezzo» che non fugge dalle responsabilità ma opera anche attraverso la parola del perdono e la pacificazione. Ha inteso vincere il male con il bene. Arcivescovo di San Salvador dal 1977 al 1990, in poco tempo è divenuto la «voce» del popolo. Ha denunciato l’inutile spargimento di sangue nelle lotte intestine al Paese. Si è schierato in difesa dei poveri e degli oppressi, in particolare i campesinos, convinto che i valori evangelici andassero incarnati e non solo affermati. Ha invitato i militari alla disobbedienza facendo leva sulla fraternità. Seppe pronunciare un duro monito nell’omelia del 23 marzo 1980, il giorno prima del suo assassinio: «Fratelli, siete del nostro stesso popolo, uccidete i vostri stessi fratelli contadini e davanti a un ordine di uccidere dato da un uomo, deve prevalere la legge di Dio che dice: “Non uccidere”. Nessun soldato è tenuto a obbedire a un ordine che va contro la legge di Dio... Una legge immorale, nessuno è tenuto ad osservarla. È ormai tempo che recuperiate la vostra coscienza e obbediate prima alla vostra coscienza che all’ordine del peccato». Parole cadute nel vuoto. Gli squadroni della morte si presentarono il giorno successivo mentre il vescovo stava celebrando la Messa nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza. Durante l’offertorio venne raggiunto da un colpo di fucile. Si è realizzato così il suo offertorio. Il suo sangue ha fecondato di amore la terra di El Salvador. Monsignor Romero si è lasciato formare dalle circostanze storiche in cui è vissuto. Educato dal suo ministero episcopale e insieme educatore del suo popolo, la sua testimonianza evangelica può essere un modello anche per la Chiesa italiana che ha dedicato questo decennio all’educazione. Per questo il bel testo di Palini, scritto in uno stile appassionato e coinvolgente, rappresenta un aiuto prezioso. Non è semplice agiografia. L’appello perché alla Chiesa non manchino coscienze libere incarnate nella storia. Vite offerte che sono Vangelo. Quello con la V maiuscola. Assassinato il 24 marzo 1980 dagli squadroni della morte, a causa della sua evangelica difesa dei poveri, mentre celebrava l’Eucaristia, Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador nell’America Centrale, viene ricordato in un recente volume di Anselmo Palini. «Oscar Romero. “Ho udito il grido del mio popolo”» traccia in maniera appassionata e fedele la storia di dedizione di un pastore della Chiesa che si è fatto voce dei deboli e degli oppressi e operatore pace La Parola e le parole IX Domenica delTempo Ordinario, Anno A Dt 11,18.26-28.32; Sal 30; Rm 3,21-25a.28; Mt 7,21-27 un pendaglio tra gli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando sarai seduto in casa tua e quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte, perché siano numerosi i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, come i giorni del cielo sopra la terra, nel paese che il Signore ha giurato ai vostri padri di dare loro” (Dt 11,18-21). Si direbbe che simile ascolto è quanto di più attivo e coinvolgente possa e debba esserci, fino ad interessare tutti i momenti e luoghi di vita, ed è quanto, prima di ogni altra cosa, dovrebbe caratterizzare lo stile di vita dei credenti. Non a caso leggiamo nel vangelo di Luca (Lc 8,18): “Fate attenzione dunque a come ascoltate”. E la lettera di Giacomo (Gc 1,22) raccomanda: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illuden- 5 do voi stessi... perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era” (1,2223). È vero che non si può essere semplici esecutori passivi di regole e prescrizioni, secondo un pragmatismo illusorio, ma sarebbe altrettanto illusorio gratificarsi di pratiche di ascolto della Parola in una sorta di manierismo biblico per eletti. È proprio qui il banco di prova che Gesù ci presenta a chiusura del suo Discorso della Montagna, dicendoci che nel regno dei cieli entrerà colui che fa la volontà del Padre. Ci fa capire che si può ripetere “Signore, Signore” non solo a parole e con esternazione di sentimenti, ma anche con ostentazioni di pratiche: nel suo nome si può profetare come pure operare prodigi, ma in ogni caso si può essere operatori di iniquità. Sarebbe infatti come costruire la propria casa o se stessi sulla sabbia, mentre rimane decisivo che la parola ascoltata sia messa in pratica e sia vissuta in continuità e coerenza. Nel regno dei cieli entra solo colui che fa la volontà del Padre che è nei cieli. In contesto e linguaggio diverso, la lettera ai Romani di Paolo ci offre lo stesso insegnamento e presenta la stessa problematica, che tante conseguenze ha avuto nelle vicende della chiesa. È la questione della “giustizia di Dio”: in forza di cosa si diventa “giusti” davanti a lui, avviene o si rinnova la comunione di figli con il Padre? È quello che si dice “essere in grazia di Dio”, in quanto “giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù”. Questa “giustizia” - che ci rende figli nel Figlio e ci riveste di gloria e libertà - è sì “testimoniata dalla Legge e dai Profeti”, ma si compie “per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono”. Ecco perché la benedizione scaturisce dalla fede, che a sua volta “viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo” (Rm 10,17). Alberto Simoni 6 T ornavano da una missione di assistenza medica alla popolazione locale, quando il Lince, il blindato utilizzato dai militari italiani di stanza in Afghanistan, è saltato su un ordigno improvvisato. È morto così il tenente, Massimo Ranzani, 36 anni, originario di Ferrara, appartenente al quinto reggimento alpini di stanza a Vipiteno, la vittima numero 37 del contingente italiano della missione Isaf in Afghanistan che ha preso il via nel 2004. Riferendo l’accaduto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha spiegato che al momento dell’attentato, in cui sono rimasti gravemente feriti altri quattro militari, il blindato si trovava a 25 chilometri a nord di Shindand, nella zona ovest del Paese. Il Lince, secondo le parole del ministro, “era dotato di un sistema dissuasore elettronico che impedisce l’accensione dell’ordigno a distanza”.Accensione, pertanto, che deve essere stata attivata “a mano o con una frequenza non coperta”. Appresa la notizia dell’attacco, rivendicato dai talebani, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso “sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei familiari del caduto e un affettuoso augurio ai militari feriti”. Cordoglio e dolore sono giunti anche dalle massime cariche dello Stato e del Governo. La risposta “darsi” è “Davanti a questa Via Crucis di innocenti non abbiamo voglia di parlare ma dal di dentro, da credenti, dobbiamo vivere in modo Sul bilancio del Comune di Pistoia Per l’articolo sul bilancio del Comune di Pistoia, scritto da Marinella Sichi, formulo i miei più sinceri complimenti a lei e alla redazione. Per prima cosa per avere ripreso la notizia, che è passata quasi inosservata all’opinione pubblica (Pistoia silenzia tutto), ma sopratutto per aver affrontato la discussione delle discussioni. Infatti la predisposizione del bilancio di un Ente locale mostra l’indirizzo politico che sta alla base; invece oggi, a Pistoia e non solo, si sente soltanto dire: “non c’è soldi, devo tagliare per colpa del Governo che passa meno risorse”. Fatto anche vero ma che non può giustificare le non scelte o le scelte sbagliate dell’amministrazione locale. Condivido pienamente le proposte che avanzate e come l’autrice desidererei un colpo di coda da parte del Sindaco e della Giunta; io lo ritenevo necessario un anno e mezzo fa... e tutti sanno come è finita. Adesso, fatti alla mano, lo vedo difficile; basta pensare a due eventi recentemente accaduti: 1 - il 19 dicembre 2010 mentre la città era bloccata dalla neve (regolarmente annunciata dall’allarme meteo della protezione civile) per la mancanza di 10.000 euro, necessari a sostenere il costo degli spalaneve e spargisale, contemporaneamente andava in onda Vita La n. 9 6 marzo 2011 Afghanistan Via Crucis di innocenti Militare italiano ucciso: è la 37ª vittima di Daniele Rocchi da far uscire fuori la bellezza della fede che spinge i cristiani a lottare contro il male che non viene da Dio. La risposta da dare, allora, è ‘darsi’, donarsi con tutta l’esistenza, perché l’amore trionfi sull’egoismo. Come hanno fatto i nostri militari caduti”. È stato il commento, rilasciato dall’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, monsignor Vincenzo Pelvi. “In questi giorni in Italia – ha affermato monsignor Pelvi – stiamo vivendo un susseguirsi di eventi tragici e di smarrimento interiore, penso alla morte della giovane Yara ed ora a quella del nostro Massimo, caduto per la pace. Davanti alla bontà dell’esistenza e dell’innocenza di una bambina e della dedizione umanitaria di un nostro militare, la risposta non può essere quella della violenza. Abbiamo invece bisogno di guardare verso l’altro e invocare la protezione del Signore sulla nostra storia”. “In questi momenti la Nazione si sente unita dai sentimenti cristiani. Davanti a queste morti non è semplice trovare una risposta alla sofferenza e al male del mondo ferito dall’ingiustizia e dall’egoismo, dalla sopraffazione. Esorto ad una preghiera perché avvenga in ciascuno di noi quel risanamento interiore che vuol dire la pace dell’anima. Senza di questo non ci potrà mai essere benessere in terra”. Per l’arcivescovo castrense “nel dolore di questi momenti ritroviamo il coraggio per andare verso altri fratelli che sono nel bisogno, senza guardare ai nostri interessi. Queste morti ci evidenziano anche la fede dei nostri militari, il loro fondamento religioso, che offrono moltissimo non solo all’Italia, ma all’Europa e al mondo. L’Unità d’Italia – ha concluso mons. Pelvi – si basa anche su questa identità spirituale che notiamo anche in coloro che sono al servizio del territorio, per ritrovare una bambina scomparsa e che sono in territori lontani per rendere visibile e praticabile la giustizia e la pace”. Un capo scout Massimo Ranzani, nato a Ferrara, era originario di Santa Maria Maddalena dove viveva, frazione di Occhiobello (Rovigo). Era alla sua seconda missione in Afghanistan. Fra lettere in redazione l’inaugurazione della quinta porta ma soprattutto un opuscolo promozionale/pubblicitario dell’evento - dal costo sicuramente superiore a 10.000 euro - arrivava nelle case dei pistoiesi (in realtà con qualche giorno di ritardo perché anche i postini sono rimasti bloccati dalla neve). 2 - E’ notizia di questi giorni: la provincia di Pistoia ha aderito al progetto “WiFi liberi tutti” che consente di navigare gratis da piazze e luoghi pubblici. Mi permetto di aggiungere tutti salvo il luogo più appropriato e dedicato: la Biblioteca San Giorgio dove il Comune ha introdotto un canone di abbonamento. Ci sarebbe molto da aggiungere, si pensi solo al capitolo cosiddetto del “Piano degli Investimenti”; si perchè gli amministratori di oggi pensano solo a destinare risorse alle grandi opere e presi dalla voglia di essere ricordati per “un pezzo di muro”, si disinteressano dell’effettiva utilità dell’opera, delle priorità delle opere stesse, delle procedure di gara, dei ritardi dei lavori, dell’aumento dei costi, della buona fattura delle opere... tanto paga pantalone. Per un cambio di marcia, penso proprio che dovremmo confidare nel prossimo Sindaco, ma non ci scoraggiamo! anzi grazie ad articoli come quello citato si può tornare a parlare di politica. Tommaso Braccesi Valori e voto dei cattolici Noi cattolici non abbiamo un “classifica” di valori più o meno importanti. Questo a chi vive un esperienza di fede dovrebbe essere chiaro, ma non lo è per certa politica; si assiste infatti ad una continua strumentalizzazione dei valori cattolici per attirare il voto oramai disperso nelle varie aree politiche.Veramente esilarante l’ultimo siparietto del “Rais di Arcore” (sto purtroppo parlando del nostro presidente del consiglio!) dove dal suo pulpito (presso i “Cristiano riformisti”) ha ripreso concetti e argomenti cari a certo pubblico dei cattolici. Lo dico con un po’ di rammarico ricordando le parole di Gesù nel Vangelo quando, messo nel mezzo dai dottori della legge da la colpa non a ciò che è scritto (la legge) ma ai cuori induriti degli uomini; purtroppo una discreta parte dei cattolici che si fa ipnotizzare da Berlusconi è più attento alla legge. Mi spiego. Sono pienamente consapevole che ci siano delle questioni che riguardano i temi su valori non rinunciabili sui quali noi cristiani dobbiamo serenamente riflettere ed esprimere il nostro sentire ma senza però essere strumentalizzati o peggio ricattati: “ti do questo, permettimi questo”. Berlusconi nel suo tramonto spera di raccogliere gli ultimi “impauriti” cattolici con le solite tematiche da crociata o caccia alle streghe! Avranno capito la lezione? Il devastante errore del voto datogli alle ultime elezioni (dato ovviamente anche dai liberali, e dalla destra) ha procurato al nostro paese una situazione socio economica deleteria, siamo governati da una classe dirigente che difende gli interessi del suo principale, il danno lo si vede anche in politica estera dove fortissimo è stato l’imbarazzo su tutta la crisi politica del nord africa specialmente su quella della Libia, dove il trattato e i rapporti economici per un po’ hanno mandato in second’ordine la questione umanitaria. Il nostro premier si propone paladino del cristianesimo ma dimentica gli strazi subiti dalle genti migranti respinti mesi fa in Libia sottoponendoli a terribile torture. E dimentica anco- qualche settimana avrebbe compiuto 37 anni. Era molto conosciuto nel suo paese dove aveva svolto per anni l’attività di educatore scout. Ranzani, che non era sposato – “non voglio perché dove lavoro è pericoloso”, aveva confidato ai suoi amici – è la seconda vittima per Occhiobello. Il 28 luglio 2010 era morto ad Herat il maresciallo Mauro Gigli. 37ª vittima Con la morte del tenente Ranzani, il secondo del 2011, salgono a 37 le vittime italiane della missione Isaf in Afghanistan. Sono circa 4.000 i militari italiani che partecipano a questa missione per la quale a partire dai prossimi mesi è previsto un graduale disimpegno. Sotto la responsabilità italiana c’é un’area grande quanto il Nord Italia, composta da quattro province Herat, Badghis, Ghowr e Farah. In questi giorni è previsto un passaggio di consegne tra gli alpini della Brigata Julia e i parà della Folgore. Gli italiani hanno anche il comando di un contingente formato da soldati di 12 nazioni.Tra i compiti dei nostri militari anche quello di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo insieme ad una componente civile del ministero degli Esteri.Tra le dotazioni della missione italiana anche un numero importante di velivoli C130, caccia Amx che non sono autorizzati a bombardare e Predator (aerei senza pilota) ed elicotteri Mangusta. ra le orrende esecuzioni di massa dei soldati che si sono rifiutati di obbedire al regime oggi. Insomma Berluscini agita un certo settore di cattolici, ed evidentemente spera di raccogliere qualcosa! Il punto secondo me sta proprio sul grado di maturità dei cattolici, non ci sono come ho gia detto classifiche di valori, la vita cristiana non si vive a “cottimo”, un po’ per volta! Essa è nell’interezza, l’attesa del regno ci deve spingere ad essere costruttori in terra di ciò che più possiamo fare di meglio, una società di giustizia, di pace, di eguali, di solidarietà, di amore. Sono, tutti i cattolici consapevoli di questo? Lo siamo davvero? Quanto questa società che abbiamo edificato è vicina alla “legge” e quanto è lontana dal volere di Dio? A questo dobbiamo essere sensibili e attenti! Nel Vangelo sono molteplici i consigli e gli appelli di Gesù a dedicarsi in maniera nuova alla vita; a stupire, a scandalizzare, perché non dimentichiamolo mai; Gesù spesso con i suoi insegnamenti scandalizzava i poteri forti del tempo (che non erano differenti da quelli di oggi). Presto in un modo o nell’altro ci saranno l’elezioni, dobbiamo stare attinti alle strumentalizzazioni, perché assai grave sarebbe dimostrare di aver dimenticato tutte le bestialità messe in campo dal centro destra (difesa della famiglia, della vita ,difesa della religione etc..). Una sola domanda è obbligo farsi: cosa ha fatto per tutte queste tematiche l’attuale maggioranza? Massimo Alby Pistoia Sette N. 9 6 marzo 2011 L e iniziative culturali non mancherebbero nella nostra città, anzi talvolta sono non solo di richiamo ma ottengono un meritato successo. È accaduto venerdì sera in seminario dove si è tenuto uno degli incontri del “Centro culturale Maritain” sul tema scottante ed attuale della “Democrazia malata”. I due relatori: il giurista bergamasco Filippo Pizzolato e don Antonio Sciortino, direttore del settimanale “Famiglia Cristiana” hanno affrontato l’argomento dal punto di vista della Carta costituzionale il primo e della libera stampa il secondo. Per il giurista la struttura della democrazia deve soprattutto poggiare sulla costituzione nella convinzione che le Costituzioni sono nate come limitazione del potere monarchico. Chi detiene il potere tende ad abusarne, per questo occorrono le regole “costituzionali”, per garantire la certezza del diritto. Se le regole fossero dettate solo dalla maggioranza che di volta in volta si costituisce, esse sarebbero strumentali a questa. Invece le norme basilari della convivenza devono fondarsi su di un quadro normativo comune che garantisca la stabilità al di là dell’alternanza. Solo con le regole della maggioranza si può garantire l’uguaglianza. Riportando una frase di Zagrebelski: che afferma: “la Costituzione è una regola che un popolo si dà quando è sobrio per rispettarla quando è ubriaco”, Pizzolato ricorda che la Costituzione diventa un argine contro la deriva di quel popolo che si affida fideisticamente a un leader che promette miracoli e prosperità. Solo così la Costituzione riflette, preserva e custodisce l’identità più profonda di un popolo. Essa è costruita nella storia di una collettività, basata sui suoi valori più saldi, quelli destinati ad accompagnare le generazioni in un contesto di lungo termine, onde evitare che i cittadini cadano vittime di un continuo schizofrenico decisionismo. Nella seconda parte, il relatore prende in esame le ragioni della crisi e le distorsioni che ne conseguono. La più importante è la crisi dell’eguaglianza. L’effetto è che si adula il potente, lo si invidia per i privilegi che il potere garantisce. La politica attuale non è coesistenza di parti plurali, non è realmente federalista, ma diventa un paradossale fattore di divisione sociale, si sposa alla supremazia maggioritaria e alimenta il conflitto sociale: Nord contro Sud; cattolici contro laici; italiani contro stranieri; lavoratori Centro Culturale Maritain Democrazia malata Quali cure per la nostra democrazia? Se lo sono chiesto un giovane giurista ed un famoso giornalista in un incontro tenuto lo scorso venerdì. La risposta è nell’impegno di applicare in pratica il vangelo di Marinella Sichi di un sindacato contro lavoratori di altri sindacati. Anziché un reale federalismo solidale,la debolezza delle istituzioni favorisce una “rifeudalizzazione” dei rapporti sociali, incentivando particolarismi territoriali, mafie, gruppi privati di potere, non sulla base di autonomie riconosciute e regolate, ma sulla base di rapporti di forza. Don Sciortino ha denunciato con forza la necessità di una stampa che non si allinei al volere dei potenti, che non solo a servizio. “Il giornale che dirigo, ha detto il sacerdote, cerca di seguire l’etica del vangelo e trova in quel testo la ragione dell’affermazione dei diritti dei deboli, degli ultimi. Oggi sono i respingimenti dei popoli della sponda sud del Mediterraneo che ci rammenta il vangelo di Matteo “ero straniero e non mi avete accolto”. Siamo presi dalla contingenze quotidiane, quasi ogni giorno ci viene proposto un pericolo dal quale scampare che ci spinge all’egoismo. Se la comunità cattolica si limita alla soluzione diplomatica dei problemi contingenti perde l’occasione di analizzare e risolvere anche la sua crisi interna. Lo stile delle chiesa deve esser profetico, non diplomatico. Guardando alla metamorfosi all’interno del mondo della stampa don Sciortino afferma che “il potere mediatico è stato sottovalutato nel nostro paese ed esso ha modificato i modi di vivere e di pensare ipnotizzando i cittadini. Il modello di riferimento è colui che si presenta giovane, bello e ricco. La ricchezza ed il potere sono gli ideali a cui aspirare”. Il piano inclinato sul quale si trova il cristiano onesto, mostra la continua fatica ad affermare uno stile di vita che non è esaltato, al contrario screditato dal comportamento comunemente rilevato. Il furbo e l’arrogante, colui che senza scrupoli manipola e raggira, ottiene il successo. Si mostra preoccupato il direttore di Famiglia Cristiana per le recenti modifiche normative che consentiranno la concentrazione di più sistemi mediatici in mano ad un unico soggetto. All’interno del decreto mille proroghe è stata inserita una norma che consentirà ai possessori di canali televisivi di essere anche editori di carta stampata. Chi possiede le Tv potrà quindi possedere anche quotidiani. Da questo ne deriva il costante degrado della democrazia ed il potenziamento del pensiero unico. Sciortino affronta infine un nodo cruciale riguardante la chiesa ed i giovani, dichiarando che dentro la chiesa la crisi è penetrata profondamente. Oggi non siamo in grado di intercettare i giovani, non capiamo e non siamo in grado di comunicare nel loro linguaggio. Essi sono il mondo di domani che sfugge quasi totalmente al messaggio evangelico. Il messaggio cristiano non trova i canali e le parole per raggiungerli. Questo è forse il più grave pericolo che stiamo correndo e che potrebbe destinare la chiesa ad ulteriori maggiori abbandoni di fedeli. È stata una bella serata. Come una bevuta di acqua fresca che permette un nuovo profondo respiro. Anche la discussione che ne è seguita è stata all’altezza della situazione. La folta assemblea si è mostrata daccordo con i due relatori. Soprattutto negli interventi si è fatta sentire l’urgenza di una presenza dei cattolici nel variopinto e confuso mondo politico attuale. C’è da sperare per il futuro. Il passato, almeno per quanto si può vedere, non tornerà. Ma la critica deve trovare mezzi adeguati per la sua soluzione. Un compito che riguarda certamente i responsabili della comunità cristiana, ma che chiama in causa soprattutto i laici, ai quali il Concilio Vaticano II affida il compito di dare un volto cristiano alla città dell’uomo, nell’autonomia e nella libertà. In alto il professor Filippo Pizzolato dell’Università di Milano; sotto don Antonio Sciortino, direttore di “Famiglia cristiana” Il rapporto tra democrazia e costituzione Allorquando venga fatta coincidere con il processo di investitura elettorale di chi governa, la democrazia rischia di apparire in contrapposizione con la costituzione, posto che l’essenza di quest’ultima è quella di essere forma di limitazione del potere. Per questo, preservare la costituzione è interesse specifico di chi al potere è soggetto e che, per questo, cerca garanzie rispetto all’azione dei governanti. Peraltro, a ben vedere, poiché lo sviluppo della vita democratica contempla, come fisiologica, l’eventualità che chi è oggi al potere possa un giorno ritrovarsi dalla parte opposta, la fissazione di garanzie e di limiti è interesse di tutti i cittadini. Il punto di vista meno sospetto per giudicare la validità della costituzione è allora quello di chi non è al potere, e non quello di chi governa e reclama meno vincoli per la propria azione. Filippo Pizzolato 8 comunità ecclesiale n. 9 6 marzo 2011 1911-2011 “ Pistoia: cento anni di Azione cattolica Una generazione narra all’altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie” (salmo 144,4) Quest’anno nella nostra diocesi si festeggia un compleanno davvero speciale. C’è infatti un’anziana signora che compie 100 anni. Quest’arzilla vecchietta è l’azione cattolica di Pistoia. Il 26 Marzo 1911 infatti, durante il Convegno giovanile diocesano, si costituì la federazione giovanile diocesana pistoiese.Tale costituzione fu in seguito comunicata al presidente della società della gioventù cattolica italiana di Roma e successivamente, il 24 settembre 1911 venne ufficialmente costituita la Federazione diocesana cattolica pistoiese della gioventù italiana di azione cattolica. Se ci soffermiamo un attimo a pensare a cosa è successo in questo secolo ci accorgiamo che molte cose sono diverse oggi, quasi tutto si è modificato, a volte in meglio a volte in peggio in questo secolo, e tutto è successo a pensarci bene molto rapidamente. È cambiata innanzitutto la società, ma è cambiata anche la Chiesa e ovviamente anche i rapporti tra associazione e gerarchia ecclesiastica si sono modificati, così come è mutato il rapporto degli aderenti con le istituzioni e con la collettività. Ciò che non è cambiato in questi cento anni è la sensazione di essere famiglia, la voglia di essere parte viva della Chiesa, il desiderio di essere quel “sale della terra” che può utti ricordiamo don Nesi, quest’uomo piccolo,mite,riservato, che percorreva a piedi le nostre strade, solo ma non solitario perché aperto alla fraternità, saldo nei suoi principi ma ben al passo coi tempi, povero perché donava agli altri tutto quello che aveva e così distribuiva ricchezza, di poche parole ma testimoniando molto, consapevole che non il sapere, che pur possedeva in abbondanza, ma la carità salverà il mondo, e così convertiva. Ho avuto il destino e la fortuna, 25 anni fa di essere divenuto suo medico quando fu trasferito da Campotizzoro e nominato parroco di Campiglio in Quarrata e da allora l’ho avuto in cura fino a quando, colpito dalla malattia, è tornato alla casa del Padre. Ed io quasi a voler rendere un meritato omaggio, ma che è anche una testimonianza diretta, vi parlerò di don Nesi ammalato, di come ha vissuto la malattia, parola quest’ultima astratta ma che diventa assai concreta e inquietante quando coi nostri sensi incominciamo a percepire il suono sinistro di lima e di sega che penetra nella carne (espressione quest’ultima cruda ma assai realistica di Claudel). Allora a quel punto è facile, anzi umanissimo, abbattersi e rattristarsi, perdere la speranza e attraversare più o meno t fare la differenza, la consapevolezza di appartenere ad un’associazione che non cerca solo di formare i propri aderenti, ma tenta di costruire cittadini e cristiani a 360 gradi, nati in questo mondo e che di questo mondo fanno parte. Questa importante ricorrenza è stata festeggiata nel corso dell’assem- blea diocesana che si è tenuta domenica 20 febbraio a Villa Rospigliosi in Candeglia; tema dell’incontro: ieri, oggi e domani - 100 anni di azione cattolica a Pistoia. Per l’occasione è stata anche allestita una mostra che ha ripercorso, seppur parzialmente in quanto è sempre difficile condensare 100 anni in pochi ricordi, la storia dell’Ac pistoiese. Ci ha fatto commuovere, come aderenti, rivedere le vecchie tessere, le vecchie foto, i verbali delle riunioni nelle parrocchie degli anni ’60, ripensare a quando l’associazione era divisa in una parte maschile e una femminile; come pure rivedere persone che non ci sono più, oppure volti di bambini oggi diventati adulti. Ci ha fatto sorridere il riascoltare e riscoprire tutti insieme (anziani e giovani) l’inno scritto negli anni ‘40 con il suo “…siamo arditi nella fede, siamo araldi della croce, al tuo cenno alla tua voce (del Bianco Padre n.d.r), un esercito all’altar!” dal sapore così “antico”. Durante l’assemblea si sono tenute le elezioni per il rinnovo del consiglio diocesano che guiderà la nostra associazione per il prossimo triennio. L’assemblea è stata anche l’occasione per fare un bilancio del triennio appena concluso insieme ai responsabili dei diversi settori. Qualche volta, quando ci si ferma un attimo per tirare le fila, il risultato dei nostri bilanci risulta non del tutto soddisfacente perché scopriamo che avremmo voluto realizzare molto di più di quanto invece abbiamo fatto. Ma in realtà basta guardare ciò che abbiamo per sentirsi contenti, forse non completamente soddisfatti, ma felici perché quello che ci circonda è solido ed ha buone basi. Auguri quindi al nuovo consiglio diocesano che si troverà a guidare l’associazione per il prossimo triennio e a tutti gli aderenti, perché pur Don Nesi e la malattia tutte quelle fasi, quelle emozioni forti che turbano l’animo (incredulità, rabbia, rimozione, paura, aggressività, tristezza, rassegnazione e altre) che ben conosce il malato. Partendo dagli inizi vi illustrerò come si svolgeva la mia visita di medico, quando don Nesi, ormai ammalato ed infermo, fu con rammarico dei parrocchiani, ma lungimirante decisione della Curia, trasferito all’interno del seminario vescovile di Pistoia, dove, ben accudito, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita. Appena varcavo la soglia della sua stanza mi si rallegrava il cuore nel vedere quest’uomo vecchio, ormai in carrozzina, a tratti lucido, assai spesso confuso, fare un piccolo sobbalzo di gioia ed esclamare invariabilmente: Alleluia, come stá vossignoria? Ecco questa espressione non di poco conto, se pronunciata da un uomo gravemente malato, è come una fotografia verbale della personalità di don Nesi, e cercherò di darne un’interpretazione: “Alleluia” è un saluto gioioso, evangelico, e il cristianesimo, è letizia; il “come stà” vuole indicare l’attenzione per l’altro, prima che per se stesso pur malato; “vossignoria” faceva parte della sua simatica e garbata ironia. Come medico qui non torna nulla: il malato umanamente si rattrista, è piegato dalla sofferenza, e don Nesi si esprime con un “alleluia”; il malato è fragile e chiede aiuto, e don Nesi al contrario è proiettato sugli altri. È tutto capovolto, non torna nulla. Ma forse la spiegazione c’è: la vita di questo sacerdote è come una linea retta: il don Nesi che svolgeva il suo ministero sacerdotale è il solito di quando l’ha colto la malattia, nulla e cambiato; ma questo perché? Perché il cristianesimo, che lui ben incarnava, è vedere le cose di questo mondo da una prospettiva diversa, capovolta, e da questa prospettiva si vede meglio il cielo e lui vedeva il cielo. Allora torna tutto! Ricordo che una volta, per valutare le sue funzioni cognitive, assai compromesse, di persona allettata assopita, che apre gli occhi solo se chiamata, staccai dalla parete della sua stanza una vecchia foto, dove erano raffigurate alcune persone (fra queste il suo amico Vescovo di Lienz) e gli chiosi chi fossero: ‑ avendo già perso anche l’uso della parola con gesto lento della mano mi prese la fotografia e la baciò; non contento insistetti perché mi dicesse chi rappresentavano e allora si portò sempre lentamente e con mano tremula la fotografia al cuore. Mi bastava, avevo capito. Qui traspare con forza tutta l’umanità di don Nesi: la sua mente sotto l’incedere prepotente e inarrestabile della malattia è come ammutolita e quasi del tutto annientata e parla il suo cuore, con gesti semplici e cristallini. Gesti buoni, benevoli, di un sacerdote infermo a letto, con grave compromissione cognitiva, ormai privo della parola, ma sempre pronto, e sicuramente in cuor suo lieto, quando richiesto, a sollevare il braccio destro ormai stanco e accennare a una benedizione. Intanto questo suo comportamento aveva rafforzato in me un sentimento di stima profonda, gratitudine, amicizia e anche di meraviglia. Dico gratitudine e meraviglia perché quest’uomo povero perché senza ricchezze, due volte povero perché infermo, poverissimo nella sua malattia mentale, indicava a me medico quanto bene si nasconde dietro la triste facciata della malattia. La tempesta scuote e abbatte la quercia, don Nesi dal male ha tratto il bene ed ha vinto la malattia. Sappiamo come ha vissuto don Nesi, ora siamo a conoscenza che quando è sopraggiunta la “notte oscura” ha sublimato il dolore e santificato la sofferenza. Il suo medico Roberto Borchi Vita La avendo di fronte sfide importanti e difficoltà non indifferenti, lavorino con serenità partendo dalla consapevolezza di far parte di qualcosa di più grande, di un’associazione che li accompagna, che ha dato frutto nel territorio diocesano per cento anni, e che, ne siamo certi, potrà fruttare anche per i prossimi cento. Parrocchia Santomato Ricordo del martirio di Oscar Romero Venerdì 4 marzo alle ore 21 presso la parrocchia di Santomato si terrà l’incontro: “Verso il 24 marzo: celebrazione del martirio di monsignor Oscar Arnulfo Romero vescovo del Salvador”. Tale incontro vede la presenza di don Alberto Vitali rappresentante di Pax Christi e membro del direttivo dell’associazione “Oscar Romero” nonché autore del libro “Oscar A. Romero. Pastore di agnelli e lupi”, (prefazione di Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea. Edizioni Paoline). L’incontro vedrà anche la presenza di Emma Pavoni, presidente dell’associazione “Oscar Romero”. «Monsignor Romero sapeva che il suo atteggiamento alimentava la speranza di una vita più libera, più umana e lo faceva in forza della sua missione di cristiano e di vescovo; sapeva che questo poteva portarlo alla morte e ha continuato proprio perché cristiano e vescovo. Credo allora che possiamo definire monsignor Romero come martire della speranza». Dalla Prefazione di Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea «Leggendo mi chiedevo perché a differenza di troppe biografie di santi, che non mi prendono il cuore, questa avventura mi coinvolgesse. Mi coinvolgeva questa contiguità senza censure tra lo scorrere dei giorni di Romero e lo scorrere dei giorni della storia: l’avventura di monsignor Romero dentro l’odore della storia, dentro il rumore della storia, dentro le contraddizioni della storia. E non fuori». Dalla Postfazione di Angelo Casati Istituto Suore Mantellate Grazie alla Fondazione Caripit L’Istituto suore Mantellate esprime profonda gratitudine alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia per aver stanziato seimila euro finalizzati alla realizzazione del progetto “Per una migliore offerta formativa”, dimostrando disponibilità nei nostri confronti e sensibilità ai problemi della scuola e società pistoiese. Il progetto si prefigge, attraverso una serie di inteventi didattici‑educativi e di iniziative culturali, di favorire il processo formativo di ciascun allievo fornendo strumenti e creando condizioni idonee per uno sviluppo adeguato delle potenzialità individuali. Vita La 6 marzo 2011 i l 19 di febbraio si sono completati 7 anni della mia vita vissuti a disposizione di questa Chiesa situata nel sud del Maranhão, il secondo stato piu povero del Brasile. Fin dall’inizio sto coordinando un progetto di formazione socio-artistico-culturale. Progetto che il vescovo di allora, don Franco Masserdotti, mi affidò e che nel 2010 ha completato 5 anni di effettiva attuazione nel Bairro “Nova Tresidela”, alla periferia della città. Attuazione e camminata marcate da una grande e ricorrente lotta per superare le continue difficoltà e poter compiere la missione di questo progetto in favore dei bambini, adolescenti, giovani e famiglie della comunità. Missione evangelizzatrice, trasformatrice e liberatrice. Un’azione di evangelizzazione deve sempre trasformare e liberare per questo il nostro progetto: * ha come obbiettivo principale quello di “favorire un processo di trasformazione a tutti i livelli, per attingere “qualità di vita”, crescita e sviluppo umano di tutti gli abitanti, principali attori. * vuole offrire opportunità di incontro, di studio, di professionalizzazione, di scoperta e conoscenza dei diritti e valori. Aiutare ognuno a far sì che diventi il protagonista della sua propria storia e costruttore di una societá piu giusta e solidale, dove la vita sia il centro, il punto focale di tutte le azioni, desideri e sogni * non nega l’assistenza ma rinnega l’assistenzialismo. Si fonda sulla realtà del popolo, sui principi del Vangelo e sulle parole di Gesu che disse: “sono venuto perché tutti abbiano vita e l’abbiano in abbondanza”, e sull’esortazione dell’apostolo Paolo allo storpio che chiedeva elemosina alla Porta Bella del Tempio: “Non ho ne oro ne argento, ma tutto quello che ho te lo do: in nome di Gesú alzati e cammina”. Vogliamo che le nostre famiglie scoprano la forza che hanno e inizino il proprio cammino. Per questo la Casa della comunità, construita anche con l’aiuto della diocesi di Pistoia, è la Casa dell’arte comunità ecclesiale n. 9 Testimonianze La mia missione a Balsas continua e della cultura, la Casa della fede e la Casa della formazione. In questi giorni abbiamo realizzato un corso di “associativismo” con giovani e adulti. Un corso che aiuta a capire di più e meglio quanto è importante essere uniti; non possiamo rimanere e lavorare isolati, che solo l’unione fa la forza. Con il mese di marzo inizieremo di nuovo tutto il lavoro pastorale e di formazione con i bambini, adolescenti e giovani. Sono gia 80 gli iscritti e altri aspettando di entrare. Ci mancano le forze necessarie per superare questo numero. Educazione, educazione a tutti i livelli è il nostro cammino e la maniera di far evangelizzazione e missione. E su questo mi sento di essere in sintonia anche con la Chiesa italiana visto che: “Educare alla buona vita del vangelo” é la scelta pastorale dei vescovi italiani per il prossimo decennio, e il cap 4 ci chiede che “La chiesa sia comunità educante” E questo si inserisce molto bene nella quaresima missionaria. A questo proposito faccio mie le parole di Crescenzio Moretti del Cum: nel suo editoriale del NotiCum di gennaio 2011 con il titolo “Nuove situazioni nel panorama della Chiesa” afferma: “Educare alla buona vita del Vangelo” é la scelta pastorale dei nostri vescovi per il prossimo decennio. Con questa scelta la Chiesa Italiana Le poesie dei nostri lettori Nello spazio del dolore Arrivò il dolore alla mia soglia il sole scomparve, si coprì di nubi nere e minacciose il cielo, sibilando pianse il vento tra le chiome degli alberi lamento struggente cercando un nido di pace mi coprì di cenere il capo la tempesta mi bagnò di pianto una lama sottile mi lacerò le vesti, le carni, il cuore. Oggi morirei per non far soffrire il cuore che ode crescere l’ultimo palpito di dolore che dolcemente risente l’eco che fu. Mentre ingoio l’amaro boccone sfido l’odio con amore, grazie mio Dio di questo dono sublime nella prova sento gioia nell’arsura acqua sorgiva nell’angoscia apro una via tra il mio e il tuo cuore Signore per camminare insieme nella luce dell’amore. Fenenna Caramelli accetta la sfida che la “diffusa mentalità relativistica, edonistica e consumistica” reclama ed affronta decisamente l’incombente emergenza educativa. Una emergenza che concerne anche l’impegno missionario. Per fare un mosaico occorrono tante tessere, tanti colori. Anche per formare un cristiano occorrono distinti elementi che, armonicamente collocati, ci danno l´identikit del discepolo di Gesù. Una coscienza missionaria è senz’altro un elemento indispensabile di quell’identikit. Una comunita cristiana che non ha assimilato profondamente la missione, é incompleta. Il vangelo non cambia, ma tante nuove situazioni del mondo e della Chiesa stessa incrociano con la missione e le chiedono un cambio di prospettiva e mentalità. È quello che fecero gli stessi evangelisti che raccontarono il vangelo a partire dalla situazione delle comunità a cui era destinato. Chi non è piu giovane, ricorda il mondo ben diverso della sua gioventù, lo ricorda, a volte, anche con una certa nostalgia, ma è un mondo scomparso e non è consentito vivere nel passato, per bello che sia. Anche la missione del passato era diversa, piu romantica forse, ma ora deve essere capace di evangelizzare un mondo diverso. Siamo Chiesa missionaria per il mondo di oggi, siamo comunità cristiane per il mondo di oggi. La missione non si puo fossilizzare. Conoscere il mondo che la provvidenza ci consegna per evangelizzarlo, capirlo, intravedere le positività che porta con sé è il primo imperativo per rinnovare la Missione. Sono innumerevoli le manifestazioni che rivelano il volto del mondo in questo inizio del terzo millennio: la globalizzazione nei suoi svariati aspetti; lo strapotere dei mass media; il dominio smisurato delle multinazionali; la mobilità(...); l’affacciarsi alle porte dei paesi del benessere di grandi masse in fuga dalle guerre e dalla miseria; la riscoperta coscienza della propria identità e dei diritti di ogni persona e di ogni popolo; la fine dell’euro-centrismo; i nuovi paesi che prendono la parola nelle decisioni mondiali; il risveglio delle religioni; la sensibilità ecologica; lo sfruttamento forsennato dei beni della terra; il terrorismo; la violenza diffusa; il consumismo; le nuove malattie endemiche... Anche il panorama della Chiesa presenta situazioni nuove, impensate, ardue per alcuni aspetti, come il secolarismo, le sette sempre piu aggressive, la debolezza per il calo delle vocazioni religiose e sacerdotali. Ma non man- cano anche segni di speranze come il fervore di molte giovani chiese, la loro ricchezza vocazionale, il loro deciso affacciarsi sulla scena missionaria, un tempo appannaggio esclusivo delle Chiese europee. Prendere coscienza di tutto questo è il punto di partenza per ripensare la missione, per re-inventare l´annuncio del Vangelo di sempre per l´uomo di oggi. Anche in Brasile tutto è cambiato dall’anno 1974 quando sono arrivata qui. Nei 36 anni di presenza in Brasile, ho visto e vissuto situazioni diverse: geografiche, politiche, sociali, pastorali. Tutto è cambiato in questi anni... ma il vangelo non cambia e, anche noi, stiamo tentando raccontare il vangelo a partire dalla realta di questa gente, alla quale manca l’indispensabile per vivere. Sto tentando, ogni giorno, di conoscere questa porzione di mondo a me affidato, per capirlo e intravedere le positività che porta con sé. Anche se non è facile. Per capire il Maranhão dobbiamo appellarci all’antropologia e alla storia. Le persone del Bairro Nuova Tresidela, in maggioranza, sono tutte discendenti di africani. Lo rivela la costruzione delle case, basse e senza finestre. Lo rivela il biotipo. E il loro agire mostra la marca della violenza, della schiavitù subite per secoli. Schiavitù che ancora continua a essere inflitta da parte dei governanti, dai mass media e da questa società che spinge al consumo senza limiti e che ti considera per quello che hai e non per quello che sei. Schiavitù psicologica, morale. Quaresima: tempo di preghiera, digiuno e carità Un tempo per “ritornare a Dio”, “rilegarsi con Dio”. Tempo “forte” come diciamo in Brasile. Un tempo impegnativo, ma un tempo prezioso, che non va sprecato. Tempo di preghiera nel quale dobbiamo creare “spazi di silenzio e di preghiera” , per parlare, relazionarsi con il Dio della vita. Tempo di digiuno, per incontrarsi, relazionarsi con se stessi, sapere “dominarsi”. Desideri, istinti, vizi non mi dominano. Io sono padrone di me stesso. Tempo di carità, di solidarietà con i più poveri, di attenzione a chi vive in situazioni precarie, di senso effettivo della missionarietà. Quaresima: tempo di relazione forte a tre livelli “Io e Dio, io e me stesso, io e i fratelli”. Quaresima:Tempo... cammino di conversione che ha come orizzonte la celebrazione del mistero pasquale, la resurrezione. La Quaresima qui in Brasile assume un carattere peculiare. Da oltre 50 anni in questo periodo, tutta la Chiesa brasiliana, studia, riflette e agisce su un problema/peccato particolare e che, in qualche modo, ferisce la vita, la dignità umana e del pianeta. È la famosa Campagna della 9 Fraternità che quest’anno ha come tema: “Fraternità e vita nel pianeta” e come obiettivo: “Contribuire alla coscientizzazione delle comunità cristiane e persone di buona volontà, sulla gravità del fenomeno “effetto stufa”, dei cambiamenti climatici e motivare la participazione a dibattiti e azioni per affrontare il problema e preservare le condizioni di vita nel pianeta”. Campagna che vedrà tutta la chiesa brasiliana impegnata durante la quaresima e tutto l’anno 2011 e che ci invita tutti a riflettere su questo serio problema, a guardare alla natura, agli “avvisi” che continuamente ci manda e percepire come le mani umane stanno contribuendo a tutto questo con serie consequenze per la vita in generale e, per la vita umana in particolare. Che tutti noi sappiamo amare la terra e avere con lei uma relazione filiale come ci insegna il nostro grande San Francesco e con lui possiamo pregare: “Laudato si’ mi Signore per la nostra sorella e madre terra che ci sustenta e ci governa...”. Buona Quaresima Nadia Vettori Prunetta Programma delle feste pasquali Attività pastorali, lavori alla chiesa, bellezze di San Basilio Magno Il consiglio parrocchiale ha varato un programma in occasione delle feste pasquali. Il 9 marzo saranno festeggiate le Ceneri. Dal 18 marzo al 15 aprile si svolgono le Via Crucis. Il 25 marzo si celebra una messa solenne per l’Annunciazione. Il 18 di aprile le confessioni, alle 16, saranno a disposizione due sacerdoti. Il 20 aprile preparazione dell’olio degli infermi e dei catecumeni (per la cresima). Durante la settimana Santa: il 21 aprile lavanda dei piedi, il 22 adorazione della croce, sabato 23 benedizione del fuoco e del fonte alle 21. La benedizione delle famiglie si svolge con il seguente orario: lunedì 11 aprile ore 9,30 Casa Marconi e rione Dante ore 15 i borghi di Poderaccio Cecafumno, Capanne di Sopra. Il 12 aprile 0re 9,30 il paese di Prunetta parte destra,ore 15 il paese parte sinistra. Il giorno 13 aprile la benedizione verrà impartita zona Campo Sportivo e borgo di Cintolana. Intanto sono iniziati, con soddisfazione di tutti, i lavori di rifacimento del tetto della chiesa di San Basilio. Il consiglio parrocchiale sottolinea le difficoltà da affrontare nella realizzazione del programma pasquale. C’è però soddisfazione per l’inizio dell’opera ed i fedeli si augurano che in tempi ragionevoli San Basilio ritorni attivo. Il tetto,una volta restaurato ritornerà ad essere uno spartiacque che invia la pioggia nel mare Tirreno ed Adriatico. All’interno ritorneranno in tutto lo splendore, le 14 formelle delle Via Crucis rappresentate da persone del paese ed affrescate da Leonetto Tintori. E di nuovo brilleranno i tre altari e tutte le bellezze che San Basilio nasconde. Giorgio Ducceschi 10 comunità e territorio Artigiancredito Bcc Vignole La banca nella scuola La terza edizione del progetto dell’Istituto di credito con l’Istituto Capitini di Agliana si apre con un focus sul mercato del lavoro è sempre più stretto il rapporto di collaborazione fra la Banca di Credito Cooperativo di Vignole e l’Istituto “A.Capitini” di Agliana. Il 7 marzo, alle ore 9, con una giornata di formazione finanziaria aperta a tutti gli alunni delle classi quarte e quinte dei corsi Mercurio, Erika, Igea, avrà inizio per il terzo anno consecutivo il corso di alta formazione “A scuola di banca sui banchi”, i cui referenti sono per la scuola il prof. Lorenzo Gerace e per l’istituto bancario la prof.ssa Emanuela Galli. Quest’anno la scuola e la Banca hanno voluto organizzare una giornata di studio preliminare per mettere a fuoco le tematiche degli attuali assetti del mercato del lavoro. Infatti nell’ultimo decennio il mercato è stato caratterizzato dall’impiego di tipologie lavorative che stravolgono la tradizionale assunzione di personale. «La nostra banca - afferma il presidente della Bcc Vignole Giancarlo Gori - non poteva esimersi dal dare un contributo informativo ai giovani che da qui a breve si confronteranno con il mondo del lavoro e con le sue nuove regole legate alla flessibilità. L’obiettivo del corso – prosegue Giancarlo Gori – è poi quello di educare i giovani ad una razionale gestione del denaro e di fornire Fondazione Banche Pistoia Vignole Cinque anni di vicinanza alla città Presentato il bilancio di missione 20062010. Il presidente Benesperi: «I nostri valori fondanti sono gli stessi che dettero vita alle banche di credito cooperativo» l a Fondazione Banche di Pistoia e Vignole per la cultura e lo sport compie 5 anni. Tante le iniziative di cui è stata protagonista, tutte ricordate dal presidente Franco Benesperi e dal vicepresidente Giorgio Mozzanti, nel corso del convegno che si è svolto sabato scorso nell’antico refettorio del convento di San Domenico di Pistoia, al quale hanno partecipato anche diverse autorità. Tra il 2006 e il 2010, sono stati centinaia i progetti realizzati e che hanno contribuito significativamente alla crescita culturale e sportiva delle comunità di riferimento della Fondazione. Progetti e risultati che ora sono consultabili anche in una pubblicazione di oltre 100 pagine, presentata nel corso dello stesso incontro pubblico, durante il quale il presidente Benesperi ha ricordato anche la mission statutaria dell’ente, che nasce dai valori fondanti che all’inizio del secolo scorso dettero vita alle casse rurali, oggi banche di credito cooperativo. «La sinergia tra la Fondazione e le Banche assegnatarie ha innesca- to – ha sottolineato il presidente Benesperi -, in questi anni, un funzionamento virtuoso grazie al quale le Banche, con la propria attività creditizia, hanno sostenuto lo sviluppo economico delle imprese e delle famiglie, trasferendo parte dei risultati conseguiti nel bilancio della Fondazione, la quale a sua volta, ha riversato le risorse ricevute sui territori di riferimento, contribuendo così alla loro crescita». Tra le varie iniziative per la cultura spiccano il Campus scientifico “Il futuro presente” (riservato alle ultime tre classi delle scuole superiori) e le visite guidate “Incontri d’arte”. Nello sport, invece, “L’indagine sullo sport giovanile”, e gli incontri di formazione per tecnici del settore giovanile. Durante questo primo quinquennio alla Fondazione sono pervenute 446 domande di contributo, di cui 231 accolte: 156, per un totale di 334.500 euro, per la cultura, 73 (165.800 euro) per lo sport, 2 (1.500 euro) per altri settori. Le iniziative dirette hanno comportato un costo di 273.076 euro per la cultura, di 91.234 euro per lo sport e di 79.284 per l’Istituto di storia locale. loro strumenti concreti di conoscenza della gestione del sistema economico e finanziario, in un’ottica di consolidamento del curriculum professionale». La giornata del 7 marzo si aprirà con i saluti del presidente Gori, del preside Santi Marroncini, del direttore generale Elio Squillantini, p rende il via a marzo, su iniziativa dell’agenzia formativa Cesat di Confartigianato Pistoia, il primo corso di estetista, riconosciuto dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Pistoia, ad essere realizzato in collaborazione con una struttura termale, nello specifico le Terme di Montecatini. Il corso, che avrà una durata biennale, è stato presentato all’interno dello stabilimento termale Excelsior di Montecatini dal presidente di Confartigianato Massimo Donnini, dal direttore Patrizio Zini, dall’assessore provinciale alla formazione Paolo Magnanensi, dal direttore commerciale delle Terme di Montecatini, Massimo Giovanetti, e da Genesio Di Martino, presidente dell’Accademia olistica dolce armonia, che collabora all’iniziativa. Il corso avrà una durata di 1800, di cui 1000 di teoria e pratica i l 29 marzo prende il via la seconda edizione del corso gratuito «Donne in sicurezza», promosso dalla Questura di Pistoia, con la Provincia, i comuni di Pistoia e Monsummano Terme e con la partecipazione di Aiutodonna (Comune di Pistoia) e Postit (Postazione stalking in Toscana), con appuntamenti a Pistoia e a Monsummano (orario serale), per diffondere una maggiore conoscenza dello stalking (atti persecutori) e dunque realizzare una effettiva prevenzione. Le iscrizioni possono essere effettuate dal 28 febbraio al 15 marzo (info: 0573 371238). L’iniziativa è stata presentata nella sede della Provincia di Pistoia dal questore Maurizio Manzo, dalla Vita La n. 9 6 marzo 2011 del presidente del Club giovani soci della Banca; a seguire gli interventi della dott.ssa Marcella Capponi, dei docenti della scuola e di alcuni esperti dipendenti della Banca stessa. Ai soli ragazzi delle classi quinte è destinato, invece, il vero e proprio corso che si articolerà in otto successivi incontri, nei quali saranno affrontati vari temi: gli aspetti generali del sistema finanziario, l’organizzazione di un’azienda bancaria, i principi fondanti solidaristici e della mutualità sanciti dalla Carta dei valori del credito cooperativo. Le lezioni saranno tenute da alcuni docenti della scuola e da personale qualificato della banca di Vignole. Agli studenti che avranno superato con profitto il corso sarà consegnato un attestato di partecipazione nella sede della Banca di Vignole con premiazione dei primi tre studenti che avranno riportato la migliore votazione nella prova finale. Il superamento dell’esame conferirà, inoltre, un punto di credito scolastico nella disciplina di Economia aziendale. Vinicio Pellegrini alla guida di Act Pistoia Nuovo presidente per il comitato della filiale pistoiese di Artigiancredito Toscano (Act), la struttura costituita da Confartigianato e Cna per garantire il credito alle imprese. A guidare Act Pistoa è ora Vinicio Pellegrini, presidente assembleare della Confartigianato provinciale e personaggio di spicco del mondo politico-imprenditoriale locale. Titolare di un panificio a Marliana, Pellegrini vanta infatti una lunga carriera pubblica: già sindaco di Marliana per due mandati e poi consigliere provinciale, è stato anche presidente dell’Intersindacale di Montecatini nonché promotore e presidente del Consorzio per il pane toscano dop e rappresentante di Confartigianato all’interno della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. Anche nell’ambito di Confartigianato Pellegrini è sempre stato in prima linea, sia come presidente della categoria dei panificatori sia con altri incarichi dirigenziali. Oggi porterà la propria esperienza nell’ambito di Act, per dare “voce alle istanze delle imprese, da troppo tempo strette nella morsa della crisi e penalizzate dai mille vincoli che ingessano il mondo creditizio, a partire da Basilea 2”. Formazione Corso per estetiste È promosso dall’agenzia formativa Cesat di Confartigianato Pistoia e avrà durata biennale con stage in aziende termali e 800 di stage in aziende e hotel, con possibilità di essere assunti. «Il corso di addetto estetista –ha spiegato l’assessore provinciale alla formazione Paolo Magnanensi– non è annoverato tra i corsi finanziati con fondi europei. La Provincia, però, lo ha riconosciuto ritenendolo serio e all’insegna della qualità». Il direttore Zini ha annunciato che è allo studio una soluzione per aiutare chi non avesse il denaro necessario per iscriversi: «Stiamo provando a raggiungere un accordo con alcune banche per ottenere un piccolo prestito d’onore. Il costo non è elevato nei due anni, ma potrebbe esserlo per famiglie che hanno qualche difficoltà». Le lezioni teoriche si terranno nella sede Cesat di Montecatini e quelle pratiche negli stabilimenti termali della città. «L’idea del corso –ha commentato Massimo Giovanetti– è ottima e l’offerta formativa è di grande qualità». Per partecipare è sufficiente aver assolto l’obbligo scolastico. INFO: 0573-937823 o 0573-937842. Stalking «Donne in sicurezza» Al via un corso per imparare a difendesi dagli atti persecutori presidente della Provincia Federica Fratoni, dall’assessore provinciale alle pari opportunità Chiara Innocenti, dal suo omologo del comune di Pistoia Barbara Lucchesi e da Federica Taddei di Aiuto Donna, e per Postit, Federica Michelotti, Massimo Giusti e Maximiliano Parissis. «Donne in sicurezza» è alla sua seconda edizione e l’intenzione è appunto quella di organizzare almeno un corso annuale in cui usare una metodologia semplice e diretta aperta a tutta la popolazione, cercando di coprire tutto il territorio provinciale. Nell’edizione 2010 a Pistoia hanno partecipato 97 donne che hanno riferito un alto gradimento del corso e della sua utilità. P.C. Vita n. 9 Appuntamenti di marzo La 6 marzo 2011 p roseguono senza sosta anche in marzo le iniziative riguardanti mostre, incontri e concer ti in città. Fino al 12 presso la Biblioteca San Giorgio si segnala una mostra denominata “Fra terra e acqua ossia l’area protetta del Padule di Fucecchio” mentre fino al 13 presso il Cafè du globe in Piazza Gavinana ci sarà la mostra del pittore Gianfranco Bianchi ogni giorno fino alle ore 24 fatta eccezione per il lunedì. Per quanto riguarda gli appuntamenti teatrali da non perdere quello di oggi 6 marzo al Manzoni dove si esibirà Jean-Claude Carriere con “Il Catalogo”, il 10 per la stagione sinfonica 2010/2011 si esibirà invece”Die Deutsche Kammerphilharmonie Bremen”mentre il 13 al Bolognini per la 50^ stagione pistoiese di musica da camera andranno in scena Katia e Marielle Labeque, Gonzalo Grau, Pablo Bencid mentre il 17 a Bottegone la compagnia “F.Rafanelli” proporrà “Quel solito sabato”; il programma mensile si concluderà invece il 27 al Manzoni con “Piccolo Sipario” con Anastasia, Genoveffa e Cenerentola. i l Consorzio Intercomunale Servizi Cis, attivo nei Comuni di Montale Agliana e Quarrata, ha un nuovo consiglio di amministrazione. A nominarlo, l’assemblea ordinaria dei soci, composta dai sindaci delle tre amministrazioni proprietarie dopo un capillare lavoro di disamina delle candidature pervenute in seguito alla pubblicazione del bando. Sono 23 i candidati che hanno risposto al bando e l’assemblea dei soci ha scelto i componenti del nuovo consiglio di amministrazione di Cis Spa e Cis Srl all’unanimità. Per la Spa, il successore di Angelo Fazio è Edoardo Franceschi. Consiglieri Carlo Pierotti e Pierpaolo Gori, Il consiglio di amministrazione di Cis Srl vede quale presidente sempre Edoardo Franceschi. Consiglieri Gli altri appuntamenti culturali ricordiamo innanzitutto la mostra sui 150 dell’unità d’Italia presso la Forteguerriana dal 9 al 22 , poi l’11 a Palazzo Comunale un resoconto su un grande pistoiese Niccolò Puccini, il 13 per “Benvenuti al museo” ci sarà una visita guidata per famiglie prevista anche per il 19 e 25 mentre il 18 alla San Giorgio sarà presentato il libro “Memorie di una chiromante” di Leda Rafanelli; si prosegue il 21 con “Occasioni di poesia 1976/2010” di Francesco Belluomini e il 24 con “L’ultima partita” di Giulio Mola. Non mancheranno le iniziative per i ragazzi con le proiezioni dei film “Transformers” il 10, “Pulcinella e il pesce magico” il 17, “Alice nel paese delle meraviglie” il 24 e “Bob aggiusta tutto” il 31. Segnaliamo anche i consueti appuntamenti mensili con il Mercato Antiquario i giorni 12 e 13, Free Market domenica 13 e la Zucca Barucca il 27 mentre per le celebrazioni dell’unità d’Italia il 31 alla San Giorgio proiezione del film “1860” di Alessandro Blasetti. Edoardo Baroncelli Piana pistoiese Cis, nuovo Cda Carlo Pierotti e Giorgio Zuccherini. Nella stessa seduta l’assemblea ha deliberato anche la nomina del nuovo collegio sindacale di Cis Spa, che risulta così composto: Federico Giusti (presidente del collegio sindacale; Roberto Caramelli, sindaco effettivo; Francesco Falconi, sindaco effettivo; Riccardo Narducci, sindaco supplente; Dania Mazzini, sindaco supplente). Il collegio sindacale di Cis Srl lo stesso è invece rimasto invariato nella sua composizione, in quanto la scadenza del mandato è fissata al 2012. ”I componenti del nuovo Cda - affermano i sindaci della Piana pistoiese – vantano curricula di elevato spessore, rispondono appieno a quanto richiesto dall’avviso pubblico (comprovata esperienza in materia di gestione dei servizi pubblici sia per lo studio che per l’esperienza pubblica e/o privata acquisita in relazione alle attività che Cis svolge), sono figure di alta professionalità in grado di garantire la messa in campo di azioni e strategie aziendali innovative ed ottimali”. La stessa assemblea ha rivolto un ringraziamento agli amministratori uscenti per l’impegno e la professionalità profusi. Marco Benesperi comunità e territorio Louisa Bartolini patriota pistoiese Già la Brigata del Leoncino aveva pubblicato un libro su Louisa Grace Bartolini, per la collana “Personaggi pistoiesi tra il Settecento e l’Ottocento”, a cura del prof. Fabio Flego, insegnante di letteratura inglese al Liceo Classico Forteguerri. L’opera, nella quale l’autore definiva questa figura come unica nel contesto culturale pistoiese della prima metà dell’800, ripercorreva la vita della pittrice-poetessa-letterata irlandese. Vissuta in città tra il 1840 ed il 1865, era solita passeggiare assieme ai suoi quattro cagnolini, oppure andare a cavallo in pantaloni (anticipando i tempi, come donna). Recentemente su periodici locali anche Donatella Guasti ha ripercorso la vita di questa celebre figura, apportando notizie inedite o dimenticate. Figlia di sir William Grace da Dublino, facoltoso nobile irlandese, si trasferisce in Provenza, a Sorèze, a causa delle sua salute delicata. Qui frequenta un prestigioso collegio, dove nasce in lei la passione per l’arte: la musica, il disegno, la pittura, lo studio del tedesco, del francese, dell’italiano. Fra il 1834 ed il 1839, accompagnata dal padre, partecipa al Grand Tour e conosce il Belpaese. Soggiorna a Pisa ed a Siena, nel 1841 arriva a Pistoia. Affidata al patriota liberale pistoiese Angelico Marini, frate cappuccino, abita in via del Can Bianco, ospite pagante dell’intellettuale e filantropo Niccolò Puccini. Quest’ultimo la invita ad assistere alla sua “Festa delle Spighe”, evento al quale successivamente partecipa anche come poetessa. Nel 1860 sposa l’architetto Francesco Bartolini, allievo di Gamberai, che successivamente si occupa dei restauri del Battistero, del Campanile e della Cattedrale di San Zeno. Si trasferiscono in via della Madonna, dove lei promuove un illustre salotto culturale, frequentato da importanti intellettuali dell’epoca. Partecipa a varie Accademie, compone poesie, odi, sonetti per ricorrenze e celebrazioni, come i “Parentali” di Pistoia del 1857 e 1863. Scrive in perfetto italiano, cosa non consueta per un’artista del tempo. Dipinge anche, come testimoniano il suo “Autoritratto”, oggi nella Galleria Vasariana, le opere donate alla Biblioteca Marucelliana di Firenze o che si trovano in collezioni private. Suona inoltre l’arpa, il pianoforte ed il mandolino. È amica vera di Giosuè Carducci, come dimostrano le settanta lettere che si scambiano tra il 1860 ed il 1865, quando a Carducci viene assegnata la cattedra di eloquenza all’Università di Bologna. Le lettere sono state pubblicate dalla Libreria dell’Orso nel volume “Carteggio” (2000), a cura di Rita Gaspari. Louisa scompare nel 1865, a soli 47 anni, non riuscendo ad andare a trovare l’amico Giosuè a Bologna. Carducci le aveva già dedicato un’Ode, poi scrive la biografia della donna (“Ricordi”), che Francesco Bartolini pone a prefazione della raccolta di poesie e rime della moglie. Già nel ’63 il prof. Bruno Bruni, nella rivista “Nuova Antologia”, definisce l’irlandese una vera patriota e repubblicana illuminata. Guasti sostiene (ma anche il prof. Flego) che Louisa sia anche un’antesignana della lotta alla pena di morte. Ad avvalorare la sua tesi la novella di Louisa “La povera Rosina” (1862) ed il suo articolo “I discepoli di Hegel in Francia” sulla rivista “La Gioventù”, oltre al dipinto di un brigante garibaldino. Altre prove la lettera di Carducci nella quale ringrazia Louisa per averlo erudito sul problema etico della pena capitale (Carducci tiene poi a Bologna un discorso contro la pena di morte, nel 1865), ed il phamplet, pubblicato da Giuseppe Chiarini (1864), biografo di Carducci, “Contro la pena di morte” da Giosuè dedicato a Louisa «per attestato di molta stima e riverente amicizia». Leonardo Soldati San Marcello Progetto di ristrutturazione dell’ex discoteca Maeba a nziché un immobile di due piani provvisto di parcheggio che si estendesse per 1.800 metri cubi l’ex Maeba, la discoteca frequentatissima negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso diverrà una struttura a un piano di circa 800 metri cubi su una superficie di circa 300 metri quadri. E conterrà sala polifunzionale di 76 metri quadri (praticamente un ‘doppione’ del già esistente salone Baccarini) aula multimediale/punto internet con quattro computer e bar-pizzeria. Il tutto con una spesa di circa 500mila euro, parte dei quali finanziati dalla Regione sulla propria ‘misura cultura’. Il relativo progetto, redatto dall’architetto Lorenzo Piccoli, è stato presentato in municipio dallo stesso professionista, dopo che la prima cittadina Carla Strufaldi aveva relazionato circa le vicende che avevano indotto il Comune, già proprietario del terreno su cui è insediata la ex discoteca, ad acquistare la struttura anziché, come suggerivano alcuni, vendere appunto quel terreno. No- nostante poche persone presenziassero all’incontro di presentazione del progetto, sulla questione si è sviluppato un ampio e approfondito dibattito: da una parte chi rilevava la insufficienza della struttura progettata rispetto al suo ruolo ‘comprensoriale’ e stigmatizzava l’affidamento a privati dell’attiguo ex bocciodromo, il quale è stato trasformato in palestra (e poteva invece ospitare una sala/convegni); dall’altra chi sottolineava invece come l’ex Maeba, potrà rispondere adeguatamente alle finalità perseguite. I lavori per realizzare la nuova struttura, dopo il relativo appalto di affidamento, inizieranno nell’aprile prossimo e devono concludersi, secondo la normativa regionale, entro il 2014. “Anche se –sottolinea il sindaco Strufaldi- senza dubbio il tutto sarà pronto assai prima del previsto”. Il dibattito si è concluso lasciando diversi dei convenuti con quella che Paolo Conte definirebbe come “una valigia di perplessità”. Alessandro Tonarelli 11 PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 12 Vita La n. 9 6 marzo 2011 Conferenza internazionale di GreenAccord L’acqua, bene comune fondamentale per la vita umana S ii è svolta a Roma, il 24 febbraio 2011 la conferenza internazionale di GreenAccord. In questa ricorrente occasione si è discusso sugli strumenti per garantire a tutti il bene comune più importante: l’acqua. Sebbene la prima interessante sessione di lavori sia stata dedicata all’analisi degli scenari internazionali connessi con la gestione delle risorse idriche, noi oggi ci soffermiamo solo sulla seconda tranche di interventi, dove si è discusso in particolare dell’Italia, su quali siano gli strumenti migliori per assicurare i diritti di tutti i cittadini e la qualità del liquido che esce dai rubinetti. Questo anche in vista dei prossimi due referendum a cui saranno chiamati gli elettori italiani. La Corte Costituzionale ha recentemente ammesso due quesiti referendari proposti dai movimenti per l’acqua. È Andrea Masullo, direttore scientifico dell’associazione Greenaccord, a ribadire che il problema della scarsità di acqua non riguarda solo il Sud del mondo ma tocca da vicino anche l’Italia, ricordando la secca del Po nel 2003. La gestione deve essere equa ed efficiente. Non c’è dubbio che il pubblico possa garantire forniture idriche di qualità e a costi accessibili a tutta la popolazione. Il privato invece, che tende a ottenere il massimo profitto, spingerebbe verso usi non alimentari per far pagare prezzi più alti. E ciò rischierebbe di non garantire esigenze del largo pubblico. La messa sul mercato di una risorsa limitata, come nel caso dell’acqua, crea conflitto tra gli utilizzatori: gli agricoltori, le centrali idroelettriche e le famiglie. Questo conflitto avvantaggia la speculazione e di conseguenza alza i prezzi del servizio; ciò che sta già accadendo a Pistoia, dove la gestione è privatistica. Spiega Maurizio Pettine, direttore dell’Istituto di ricerca sull’acqua In Italia: tra criticità e punti di forza. Nel dibattito irrompe la polemica sulla gestione idrica di Marinella Sichi del Cnr.“La nascita degli Ato (Ambiti territoriali ottimali) ha aggregato una gestione prima frammentata tra molti soggetti diversi e ha semplificato la gestione. Ma questo modello funziona per i Comuni più grandi. I centri più piccoli sono invece spesso abbandonati a loro stessi. Si rischia di ripercorre lo stesso cammino dei trasporti pubblici e di molti altri servizi che si sono ridotti nei luoghi periferici. Anche Michele Civita, assessore alle Politiche del Territorio e alla Tutela ambientale della Provincia di Roma sottolinea l’essenzialità di mantenere in mano pubblica la proprietà dell’acqua e dei bacini idrici. “Ci sono esempi in Europa, primo tra tutti quello della Germania, che dimostrano come una gestione totalmente pubblica sia assolutamente in grado di garantire efficienza, qualità e costi contenuti, assolutamente in linea con i parametri comunitari. Da quando è stata istituita l’Ato2 nella provincia di Roma, l’investimento necessario per garantire un servizio adeguato è stato stimato attorno ai 5 miliardi di euro. Noi- sottolinea Civita- per prossimi tre anni abbiamo varato il più grande piano di investimenti della storia di Roma e provincia, stanziando 450 milioni di euro. Certo, la maggior parte della somma necessaria al servizio deve essere coperta da tariffe adeguate, che in Italia sono ora tra le più basse della Ue. Un adeguamento delle tariffe avrebbe anche il vantaggio di responsabilizzare gli utenti a un corretto uso della risorsa, evitando sprechi. In più si potrebbe istituire un’Authority che supervisioni gli adeguamenti tariffari a seconda delle esigenze dei vari territori”. “La legge 166/09, meglio nota come decreto Ronchi - commenta Paola Chirulli, ordinario di diritto amministrativo all’università La Sapienza di Roma - risolve solo una minima parte dei problemi della gestione del servizio idrico. Opera una decisa scelta in favore della gestione privata del servizio, sia attraverso cessioni di quote di società ora in mano pubblica sia prevedendo l’obbligo di affidare ai privati la gestione del servizio. Questa normativa lascia però irrisolti i nodi cruciali: infrastrutture da realizzare, gli investimenti da fare, le modalità tariffarie ottimali per coprire il servizio e responsabilizzare il pubblico, attività di monitoraggio del servizio”. Per questo è indispensabile un’industria pubblica dell’acqua, a tutela della qualità della risorsa idrica e con l’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini. I due quesiti referendari Primo quesito: modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione. Secondo quesito: determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma Un dettagliato resoconto dei lavori del forum è disponibile sul sito dell’associazione GreenAccord all’indirizzo www.greenaccord.org. sport pistoiese Eventi Rivera al “Memorial Bardelli” s ono state svelate, a poco a poco, con la consueta maestria di patron Renzo Bardelli, le prime novità relative alla 27° edizione del “Memorial Giampaolo Bardelli”, il riconoscimento che ogni anno premia chi si batte contro il doping, per un sport etico e pulito. L’edizione 2011 si svolgerà sabato 30 aprile, con inizio alle ore 9.30 all’Hotel Villa Cappugi di Pistoia. Il cambio di sede della manifestazione - rispetto alla classica Sala Maggiore del Palazzo Comunale di Pistoia - si è reso necessario per poter ospitare un maggior numero di persone, rendendo più agevole l’arrivo e la sosta di coloro che giungeranno da fuori città. Tra coloro che verranno insigniti, troviamo come al solito personalità eccellenti: tra gli altri, Massimo Masini, Gianni Rivera (nella foto) e il dottor Giorgio Galanti in quanto fondatori di Cavrea Onlus, centro di alta rilevanza medica e scientifica nel quale assistenza e ricerca possono svilupparsi vicendevolmente per venire incontro ai bisogni medici di ex atleti delle più diverse discipline sportive, dando vita al contempo a una banca dati nazionale in grado di fornire informazioni su eventuali correlazioni fra prolungata attività fisica e patologie; Michele Bufalino, giovane studente pisano iscritto al corso di laurea in Informatica Umanistica dell’Università di Pisa, che ha scoperto la bicicletta truccata ovvero motorizzata. Sull’argomento Bufalino ha scritto un libro in uscita poco prima del Memorial; Ruggiero Torraco, ex ciclista professionista che con la sua confessione ha spiegato il mondo del doping, invitando tutti a seguirlo in questa crociata contro il male dello sport. Logico che il nome tra i nomi sia quello dell’ex Golden Boy del calcio italiano, il poi onorevole e politico Gianni Rivera. Simbolo del Milan degli anni Sessanta e Settanta, uno dei calciatori più forti e celebrati del pianeta, è ricordato per la sua intelligenza e la sua dialettica, in campo e fuori. Pistoia, grazie agli organizzatori, Renzo Bardelli e i Veterani dello Sport sezione Celina Seghi, gli renderà omaggio. Gianluca Barni contropiede l a Massese, rimasta l’unica rivale della Pistoiese per la promozione in serie D, si sta avvicinando minacciosa alla squadra arancione. Che da qualche tempo ha perso quella brillantezza che aveva caratterizzato la prima metà di campionato. La squadra di Agostiniani non tardava ad avere ragione dell’avversario, nei momenti cruciali di gara riusciva ad imporre il suo gioco e la sua personalità E segnava gol a grappoli, che sono sempre il sale e il pepe di ogni partita. Una Pistoiese, dunque, in grande spolvero, che incuteva il massimo rispetto, se non timore, agli avversari. La trionfale cavalcata del girone di ritorno ha finito per pesare sul fisico e la mente dei giocatori. La squadra, nel girone di ritorno (in pratica dall’inizio del 2011), ha perso smalto, vigore agonistico e anche un po’ di convinzione nelle proprie forze e soprattutto ha smarrito (o quasi) la via della rete. Si pensi che in 11 partite la Pistoiese ha segnato solo 10 reti: 4 da Stefanelli, 3 da Pieroni, una ciascuno da Balleri, Pagani e Spadoni, questi ultimi due difensori. La media di un gol a partita è davvero mediocre, ove si consideri che nel girone d’andata la squadra riusciva a segnarne almeno due. E’ mancato clamorosamente Lisi, seconda di Enzo Cabella punta della squadra, che nel girone di ritorno non ha ancora fatto gol ed è rimasto fermo a 7 centri. Ecco perché, nell’ambiente della società, c’è un po’ di preoccupazione. Le partite si vincono segnando un gol in più dell’avversario, cosa che la Pistoiese di questi tempi non riesce a fare. Nell’ultima partita (contro la Lampo) la squadra di Agostiniani è apparsa stanca, fisicamente e mentalmente. La cosa è comprensibile, in quanto ha giocato tre partite in otto giorni e, soprattutto nell’anticipo contro il Pisa, ha speso molte energie. La cosa importante che Agostiniani e i suoi uomini devono evitare è di non abbattersi, di mantenere la fiducia nei propri mezzi e di riacquistare la vitalità perduta, soprattutto da parte di alcuni giocatori _ come Arricca, Balleri, Stefanelli, Lisi _ che erano i capisaldi della squadra. Meno male che c’è il reparto arretrato, portiere Flauto compreso, che sta mantenendo un grado di forma decisamente buono. Bisogna partire da lì per migliorare il rendimento generale e riprendere il cammino con sicurezza e chiarezza di idee. Mancano solo sei partite al termine del campionato: è necessario un ultimo sforzo, fino al limite delle proprie energie, per tagliare per primi il traguardo della promozione. Vita La Agenda di speranza per l’Italia di Vincenzo Rini Dunque il 6 aprile il presidente del consiglio sarà processato per i reati di prostituzione minorile e concussione, in relazione alla vicenda Ruby. E si scatena la bagarre tra chi difende Berlusconi senza incertezze, considerandolo vittima di un complotto, e chi lo accusa come irresponsabile chiedendone le dimissioni. A giudicare il premier saranno tre donne (scelte da un sistema automatico), dopo che a chiederne il processo è stata una donna, Ilda Boccassini, e a decidere il rinvio a giudizio è stata, ancora una volta, una donna, il Gip di Milano Cristina di Censo. Sarà forse la pena del contrappasso, oppure l’ironia della sorte: donne chiamate a giudicare un uomo accusato di avere abusato di una minorenne. Al di là del caso drammatico e triste di un uomo di potere che si è lasciato invischiare in una vicenda così impensabile se non surreale è necessario ‑ in attesa di un processo i cui esiti vanno lasciati a chi di dovere ‑ pensare all’Italia che celebra i 150 anni della sua unità in una situazione politico-istituzionale che ora si presenta drammatica. Un presidente del consiglio sotto processo, in continua tensione con il Presidente della Repubblica; i presidenti della Camera e del Senato su posizioni decisamente contrapposte sul caso Berlusconi. Senza dimenticare il pesante contrasto tra il premier e la Magistratura. Un Paese spaccato, sempre su questa vicenda processuole del premier, con divisioni che sono giunte persino nell’am bito ecclesiale. A ciò si aggiunga la confusione morale ingenerata nel giudicare azioni e scelte personali e politiche non in base alla loro verità antropologica, bensì esclusivamente per scelte partitiche e ideologiche. Giustamente i vescovi lombardi segnalano «la confusione morale ingenerata anche dalla tendenza a giustificare l’incoerenza tra i valori proclamati in pubblico e i comportamenti privati, la sfiducia nelle istituziani motivato anche da atteggiamenti di insofferenza verso le regole della democrazia, avvertite più come un intralcio che come garanzia di libertà e di uguaglianza». Una voce chiara che indica il modo migliore per leggere l’attuale situazione: riscoprire l’autonomia di pensiero, smetterla di giudicare per partito preso, ritrovare la libertà di coscienza nel giudizio, confrontare le azioni e le scelte personali e pubbliche in base al loro vero valore e significato. Riconoscere che non è vero che a casa sua ognuno ha il diritto di fare quel che vuole, perché anche a casa propria si devono rispettare le leggi dello Stato e della morale. Solo così si potrà ricreare quell’«agenda di speranza per il futuro del Paese» di cui parlano i vescovi lombardi. 6 marzo 2011 dall’Italia n. 9 13 La morte di Yara Gambirasi “ Dopo l’abbraccio Il padre mi ha detto: non dirmi nulla e abbracciami”. Così riferisce don Corinno Scotti, il parroco di Brembate Sopra, del suo incontro con il papà di Yara Gambirasio, dopo il ritrovamento del corpo della piccola. “Non dirmi niente”. E davvero c’è poco da dire al papà di Yara, come alla mamma. Le parole, che pure in questi momenti fluiscono, faticano a tradurre emozioni profonde, sentimenti che si accavallano. Faticano, soprattutto, a dire lo sgomento che inevitabilmente prende ciascuno di noi di fronte all’assassinio di una bambina, di una persona innocente. Faticano, ancora, a cercare e a dire conforto, vicinanza e insieme, forse, rabbia, desiderio di giustizia. Anche la speranza cristiana, la certezza – come don Corinno ancora ripete – che Yara è in Paradiso, è un angelo, non può non interrogarsi sul mistero del dolore, sulla tragedia senza spiegazioni, sulla negazione della stessa umanità che quel corpo senza vita, abbandonato in un campo, Le parole del padre al parroco di Brembate di Alberto Campoleoni lascia immaginare. In realtà si resta ammutoliti. “Non dirmi niente. E abbracciami”. L’abbraccio al papà e alla mamma di Yara è collettivo. In fondo è il modo con cui ciascuno di noi si ribella all’accaduto. Nel gesto dell’ab- braccio, della vicinanza, delle lacrime e del dolore partecipato, per quanto insondabile possa essere quello di due genitori, ritroviamo l’umanità perduta, il senso altrimenti negato della vita stessa: condivisione, riconoscimento reciproco, amore. E dopo il silenzio, dopo l’abbraccio, resta il dovere di cercare una spiegazione. Non alla disumanità, che è mistero, ma all’accaduto. Bisogna cercare e trovare chi ha ucciso, scoprire come. Per questo adesso, una volta di più, è il momento delle indagini, dell’opera minuziosa e preziosa degli investigatori che – hanno detto – sul luogo del ritrovamento hanno recuperato “cose importantissime”. E’ il momento di elaborare quel percorso della giustizia umana che non è vendetta, ma responsabilità. Yara è certamente un angelo. Anche lei, siamo certi, è stretta in quell’abbraccio di vita che appartiene Dio e dà pienezza. Ma le campane a distesa che il parroco ha invocato, se aiutano a guardare in un modo diverso, a dare profondità e prospettiva al mistero della morte, non sono tuttavia consolatorie. Non addormentano. Piuttosto tengono svegli, ricordano la responsabilità di operare per il bene, di fare del proprio meglio per animare, ciascuno secondo quello che può, l’oggi. Così hanno fatto, in questi mesi, le tante persone che hanno cercato Yara e che adesso, instancabili, vanno avanti. Nord Africa a Medioriente Tenere viva la memoria I Il vento della rivolta e della violenza che soffia sui Paesi del Nord Africa continua a tenere l’opinione pubblica con il fiato sospeso. Gli osservatori internazionali lo avevano annunciato, il turbine di morte e distruzione era stato previsto. I tratti inquietanti dei “signori dell’arroganza” erano stati abbondantemente descritti. Molti, in questi ultimi anni, avevano anticipato la notizia dei fiumi di sangue che oggi i media doverosamente mostrano. Per persone e popoli a lungo oppressi e offesi nella dignità e nei diritti la morte è stata ed è preferibile all’umiliazione. È sempre accaduto così. La storia lo insegna e la terribile scelta può anche essere letta come un’estrema testimonianza di dignità, un estremo gesto di ribellione. Per questo motivo, andando oltre lo scontro politico attorno alla tragedia, il pensiero corre a quelle popolazioni, a quelle persone e soprattutto a quei giovani. Non sappiamo quale sorte li attenda, non vorremmo che altri finissero sotto la terra della Libia o sotto l’acqua del Mediterraneo. È ora urgente che governi nazionali, istituzioni Ue e internazionali, ammettendo rispettive mancanze, intervengano sul piano umanitario perché questo non accada. Nello stesso tempo occorre ridare significato ed efficacia alla memoria. È importante tornare con il pen- siero indietro nel tempo, anche solo di qualche mese, di qualche anno, di qualche decennio. L’elenco delle tragedie annunciate è lungo e ancor più lo è l’elenco delle menzogne che le hanno provocate e dei silenzi che le hanno coperte. Non meno lungo è però l’elenco delle prese di posizione di quanti, nel passato recente e in quello lontano, tentarono di evitare morte e distruzione. Nessuno dimentica Giovanni Paolo II: la sua voce si levò per evitare che alla strage degli innocenti delle Torri Gemelle ne seguisse un’altra in Iraq. Non venne ascoltato dai potenti. La memoria non può cancellare quell’invocazione. E nello stesso modo la memoria non può cancellare le dichiarazioni di quanti, all’opposto, sono stati disposti a scendere a patti con il diavolo pur di concludere affari di diverso tipo. La memoria è una maestra severa ma è anche una madre serena. Chiede di distinguere le scelte negative da quelle positive, chiede di non segnare il passo attorno ad esse ma di trovare risposte e assumere impegni perché le seconde abbiano il sopravvento sulle prime. In Europa è stato possibile e da decenni i rapporti tra Paesi per secoli in guerra sono amicali. Potrà essere così anche per il Nord Africa, il Medio Oriente e altre aree in conflitto nel mondo? La risposta, purtroppo, non c’è ancora. Nel caso europeo la presenza Le tragedie, i media, la coscienza di Paolo Bustaffa cristiana è stata determinante per aprire e percorrere insieme la via della pace, della dignità e dei diritti dell’uomo. Nei Paesi africani e asiatici oggi in conflitto la situazione è assai diversa ma diverrebbe ancor più fragile se i cristiani fossero costretti ad abbandonarli del tutto. Verrebbero meno le pur fragili “radici” del perdono e della riconciliazione, mancherebbe una presenza e una voce di speranza, un appello alla difesa della dignità e dei diritti della persona. Ecco il valore della libertà religiosa per la quale la Chiesa si batte senza risparmiarsi. Non si tratta semplicemente di una “questione interna” ma è il passaggio irrinunciabile che l’umanità è chiamata a compiere per giungere alla pace e alla giustizia. Anche in questa prospettiva la memoria diventa maestra e madre. Le stragi in Libia, nel Mar Mediterraneo, nei Balcani, in Iraq e in altri Paesi del Medio Oriente non possono rimanere vive solo perché ne parlano i media. Quando i riflettori si spegneranno sarà la memoria a tenere accesa la luce sui fatti di morte e sui fatti di vita. Sarà la memoria a scuotere la coscienza, a provocare pensieri e impegni di speranza. 14 dall’italia p receduto da roventi polemiche, dal vociare delle piazze, da pesanti insinuazioni che hanno scosso i palazzi della politica, il mondo delle donne italiane si ritrova immerso, alle soglie del nuovo 8 marzo, da diffusi sentimenti di frustrazione e di sgomento. Dove sono andate a finire le grandi parole, che davano nome alla vita con cui nel secolo scorso si è intessuto il pensiero femminile, quello che, reclamando una nuova soggettività nella sfera privata come in ambito pubblico, guardava con speranza alla costruzione di relazioni interpersonali, fondate sui valori del rispetto e della reciprocità? Vale la pena, dunque, alzare lo sguardo, lasciando a terra rumori e schiamazzi, così che questo giorno, dedicato all’“altra metà del cielo”, aiuti tutti – donne e uomini – a ripensare quel mistero originario dell’unità duale, di cui parlava Giovanni Paolo II, quando coglieva c on 159 voti favorevoli, 126 contrari e 2 astenuti, il 26 febbraio u.s. il Senato ha definitivamente convertito in legge il decretolegge n. 225 recante Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie. L’Assemblea ha esaminato il testo approvato in precedenza dalla Camera dei deputati, contenente alcune modifiche inserite dal Governo per tenere conto delle osservazioni espresse recentemente sul provvedimento dal Presidente della Repubblica. Di seguito, le principali misure raggruppate per categorie contenute nel decreto-legge: Cinque per mille Il testo originario del decretolegge prevedeva che dei 400 milioni di euro destinati al 5 per mille, una somma “pari” a 100milioni di euro sarebbe stata destinata alle associazioni impegnate nella SLA (sclerosi laterale amiotrofica). Successivamente, la parola “pari” è stata sostituita da quella “fino”, permettendo così una possibile discrezionalità. Comunicazioni Previsti 30 milioni di euro per il fondo di sostegno all’editoria e 15 milioni di euro per le radio e le tv locali. Il taglio alle risorse previsto nel testo originario viene solo in parte ridotto. Con i nuovi stanziamenti il fondo a sostegno dell’editoria arriva a 166 miliardi di euro, compresi gli 86 milioni di residui dell’anno scorso. Dal primo luglio il cinema costerà un euro in più. L’incremento del costo dei film nelle sale, ad esclusione delle sale parrocchiali, servirà per finanziare le agevolazioni fiscali nel settore della produzione cinematografica. I n. 9 6 marzo 2011 Otto marzo - Festa della donna Alzare lo sguardo nelle prime battute di Genesi il manifesto generativo della relazione maschile-femminile, con tutta quella carica simbolica che ancor oggi trascina con sé. Se l’ordine dell’amore appartiene alla vita intima di Dio stesso, è proprio «nel fondamento del disegno eterno di Dio, che la donna è colei in cui l’ordine dell’amore nel mondo creato delle persone trova un terreno per gettare la sua prima radice» (Mulieris dignitatem, 29). Infatti, nel vedere l’affascinante mistero che irradia dalla donna a causa dell’intima grazia che Dio le ha donata, il cuore dell’uomo si illumina e si rivede in essa: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa» (Gn 2, 23). La donna è un’altro «io» nella comune umanità. Bisogna riconoscere, affermare e difendere l’uguale dignità dell’uomo e della donna: sono ambedue Il decreto-legge Milleproroghe rincari avranno effetto dal primo luglio e fino al 31 dicembre 2013. Resta solo fino al 31 marzo 2011 il divieto di comprare un quotidiano per le imprese che posseggono già reti televisive nazionali, con la possibilità di un’ulteriore slittamento attraverso un decreto del presidente del consiglio dei ministri, di concerto con il ministero dell’Economia. Modificate, inoltre, le norme attualmente in vigore che stabiliscono che chi ha più di una rete televisiva non può comprare un quotidiano e si sostituiscono con un meccanismo che calcola i ricavi del sistema integrato delle comunicazioni o i ricavi del settore delle comunicazioni elettroniche. Stanziati per il 2011 30 milioni di euro per finanziare il passaggio al digitale. Federalismo Le regioni colpite da calamità naturali potranno incrementare i tributi e le accise sui carburanti. Il provvedimento stabilisce che “qualora il bilancio della regione non rechi le disponibilità finanziarie sufficienti per effettuare le spese conseguenti” all’emergenza ovvero “la copertura degli oneri conseguenti alla stessa” le regioni possono deliberare gli aumenti. “Potranno essere incrementati i tributi, le addizionali, le aliquote e le maggiorazioni di aliquote attribuite alle regioni”. Per gli enti territoriali previsto anche un alleggerimento del patto di stabilità interno. In attesa dell’attuazione del federalismo municipale, stabilito in favore dei comuni un acconto Irpef sugli importi comunali incassati. Famiglia Ci sarà ancora un anno di tempo per rendere esecutivi gli sfratti, per le categorie disagiate. La norma sposta il termine degli sfratti dal 31 dicembre 2010 al 31 dicembre 2011. Per chi è in difficoltà è previsto il diritto di surroga anche sulle garanzie, senza necessità e formalità aggiuntive, del mutuo oggetto di sospensione cartolarizzato dalla banca. I proprietari delle c.d. case “fantasma” avranno tempo fino al 30 aprile per mettersi in regola. La versione originale del decreto milleproroghe prevedeva un rinvio, rispetto al termine inizialmente fissato al 31 dicembre 2010, di tre mesi, spostando la dead line al 31 marzo. La nuova versione sposta la scadenza di un altro mese. Politica sociale Torna la social card, la carta acquisti alimentari e per il pagamento delle bollette, destinata alle fasce della popolazione più bisognose. Avrà una fase sperimentale affidata agli enti caritativi operanti nei comuni con più di 250.000 abitanti. La sperimentazione avrà durata di 12 mesi e potrà contare su risorse pari a 50 milioni di euro. Approvate una serie di misure in favore dei terremotati in Abruzzo: fra queste, la proroga della riscossione dei tributi al 31 dicembre 2011 e lo slittamento della riscossione delle rate dei premi assicurativi al 31 ottobre di quest’anno.Viene inoltre istituita la giornata della memoria delle vittime del terremoto per il giorno 6 aprile, ma si precisa che “tale giornata non costituisce festività ai fini lavorativi”. Stanziati 100 milioni per il finanziamento delle spese derivanti dalle alluvioni, per ciascuno degli anni 2011 e 2012. Le risorse andranno alla Liguria (45 mln l’anno), al Veneto (30 mln l’anno), alla Campania (20 mln l’anno) e ai comuni della provincia di Messina (5 mln l’anno), colpiti dall’alluvione del 2 ottobre del 2009. La regione colpita da calamità potrà essere costretta ad alzare le tasse o le addizionali di propria competenza, compresa l’accise sulla benzina “fino ad un massimo di cinque centesimi per litro”. In Campania, per fronteggiare l’emergenza rifiuti potrà essere incrementata l’addizionale all’accise dell’energia elettrica. Istituito il fondo unico per usura, mafia ed estorsione Sanità Stabilito un contributo di 200mila euro nel 2011 in favore degli Ospedali italiani nel mondo. I centri per la procreazione medicalmente assistita dovranno inviare i dati richiesti al ministero della salute che li inoltrerà all’istituto superiore di sanità e al centro nazionale trapianti. Scuola Abrogata la proroga fino al 31 agosto 2012 delle graduatorie degli insegnanti precari, che prevedeva un vincolo per le supplenze legato alla provincia e sulla quale si era pronunciata la Corte costituzionale. Per l’intero 2011 non si applicherà la norma del collegato sul lavoro che restringe a 60 giorni il termine per l’impugnazione dei licenziamenti. Previste le risorse per finanziare il fondo unico per l’Università. Vita La Donne meravigliose del nostro tempo rappresentano la parte migliore, del nostro tempo di Paola Ricci Sindoni persone, differentemente da ogni altro essere vivente del mondo attorno a loro. È quanto continua a ripetere anche Benedetto XVI – si può ricordare al riguardo lo splendido discorso tenuto a Luanda il 22 marzo del 2009 - convinto che ambedue i generi sono chiamati a vivere in profonda comunione, in un vicendevole riconoscimento e dono di se stessi, lavorando insieme per il bene comune con le caratteristiche complementari di ciò che è maschile e di ciò che è femminile. Chi non avverte, oggi, il bisogno di dare più spazio alle «ragioni del cuore»? In un mondo come l’attuale dominato dalla tecnica, si sente bisogno di questa complementarietà della donna, affinché l’essere umano vi possa vivere senza disumanizzarsi del tutto. Si pensi alle terre dove abbonda la povertà, alle regioni devastate dalla guerra, a tante situazioni tragiche risultanti da migrazioni forzate… Sono quasi sempre le donne che vi mantengono intatta la dignità umana, difendendo la famiglia e tutelando i valori culturali e religiosi. I gesti profetici di tante donne partono da qui: avvezze da sempre a sostenere il conflitto e il peso dell’emarginazione e della differenza, hanno compreso la carica rivoluzionaria dell’essere-lievito, dell’essere-sale nascosto dentro le pieghe della storia, consumando nella quotidianità il compito prezioso di generare la vita e di accompagnare il percorso faticoso dell’umanità. Non è certo il vociare degli slogan o le discusse performance negli scenari massmediatici a dar conto, oggi, del ruolo insostituibile della donna sia in ambito privato, nel cuore della famiglia, sia in quello pubblico quando le si offre l’opportunità di mettere e a frutto la sua competenza e la sua creatività. E’ piuttosto il terreno dei tanti gesti quotidiani, quelli che raccontano la vita, a disegnare la sua fisionomia identitaria, che non teme di rischiare il fallimento, quando ci sono di mezzo valori irrinunciabili da difendere e da potenziare. Alle tante Sakineh, vittime della brutalità fondamentalista, alle molte Teresa di Calcutta, sparse nelle bidonville dell’America Latina o nell’inferno africano delle guerre fratricide, alle tante Rigoberta Manchiù che traducono in difficili scelte di vita il metodo non violento come vessillo di promozione umana nelle minoranze schiacciate e dimenticate, alle mamme di figli malati o disabili, lasciate sole con la loro disperata voglia di riscatto, vada il nostro pensiero grato. Rappresentano infatti quella parte migliore, che continua a fecondare gli strati profondi del nostro tessuto sociale, molto spesso distratto da falsi miraggi e privo di quell’energia creatrice che solo l’amore sa comandare. Vita La è passato più di un anno, ma le macerie sono ancora tutte lì, la gente vive ancora nei campi di fortuna e, se si esclude la ristrutturazione dell’aeroporto e di qualche strada, la ricostruzione non è ancora cominciata. Ad Haiti “il potere della classe dirigente, politica ed economica, che strangola il Paese da due secoli, ha resistito al sisma del 12 gennaio 2010, contrariamente agli edifici più solidi della capitale devastata”, scrive Christopher Wargny, docente a Parigi.Trecentomila morti, altrettanti feriti, oltre un milione di sfollati, la maggior parte dei quali rifugiati in centinaia di campi allestiti intorno alla capitale dove, nonostante gli aiuti esteri d’urgenza e massicci, le condizioni di vita – denunciano i testimoni – oscillano tra l’insostenibile e lo spaventoso. In questo quadro, le elezioni, presentate come “essenziali per la stabilizzazione del Paese – ricorda Alexander Main, analista politico al Centro di ricerca di politica economica di Washington – sono state un fiasco”.Ad Haiti “non c’è traccia dello Stato”, osserva Wargny. Le organizzazioni non governative sono le sole nei campi ad assicurare l’approvvigionamento di acqua potabile e cure. Da lungo tempo, per la maggioranza degli Haitiani il servizio pubblico non è rappresentato dallo Stato ma dalle Ong. Prima del terremoto, il Programma alimentare mondiale (Pam) nutriva circa due milioni di f ra tante immagini che documentano la crisi libica, due colpiscono particolarmente per la loro distanza. La prima è quella di un cittadino libico collegato fortunosamente a France24 con un telefono satellitare. Il telespettatore vede gli studi ordinati ed efficienti dell’emittente “all news” francese, ma ascolta la voce di un uomo che parla concitato e scoppia a piangere, mentre cerca di spiegare la violenza a cui sta assistendo. Parlando degli uomini di Gheddafi dice tra le lacrime: “Una donna si era affacciata ad una finestra per guardare, l’hanno vista e le hanno sparato uccidendola. Gratuitamente! Non sono persone queste, non sono umani...”, poi la linea cade. L’altra immagine è quella dell’ambasciatore venezuelano in Libia che dal suo studio spiega a TeleSur, la rete satellitare del suo Paese, che le notizie diffuse dai media internazionali sono false. Con fare sorpreso, 6 marzo 2011 dall’estero n. 9 Il dramma di Haiti Stato assente e ancora tante macerie A più di un anno dal sisma, economia e servizi sono assicurati solo dalle organizzazioni non governative di Angela Carusone persone sull’isola, e gli Haitiani della diaspora forse altrettanti: la catastrofe non ha fatto che aggravare tale dipendenza, e le Ong rappresentano in pratica la condizione di sopravivenza. Le Ong, provenienti, come il colonialismo di un tempo, dalle due coste dell’Atlantico, sono presenti in quasi tutti i campi profughi; sono loro – ricorda Wargny – che assicurano un lavoro in cambio di salario agli oltre centomila cittadini incaricati della pulizia delle strade: la paga giornaliera di circa quattro euro rappresenta un patrimonio che nel 2009 il presidente Renè Preval aveva giudicato troppo caro per l’economia dell’isola, e che aveva rifiutato malgrado le aspre lotte sociali. “Il settore umanitario rappresenta un terzo del Pil nel 2009 – spiega main – centinaia di persone vivono grazie ad esso. D’altronde, tutti i diplomati dell’isola desiderano emigrare o entrare in una Ong. Nel 2009, dopo anni di aiuti che si pensava facilitassero lo sviluppo del Paese, lo Stato haitiano, per equilibrare il suo bilancio ordinario, dipendeva ancora per il 60 per cento dalle istituzioni internazionali, perché anche il miglioramento della riscossione delle imposte è stato in larga parte assorbito dalla corruzione”. Come se non bastasse, dopo il terremoto è arrivato il colera, che ha fatto la sua comparsa sull’isola dopo quasi un secolo. “Malattia relativamente semplice da prevenire, l’accesso all’acqua pulita e la possibilità di lavarsi le mani limitano i rischi di contagio, per Haiti è stata devastante”, sottolinea Wargny. Alla fine dello scorso anno la malattia aveva colpito circa centomila persone e oltre duemila erano morte. Allo stesso tempo, tra colera e macerie, si registra un’impennata della speculazione, sostenuta dall’andamento dei prezzi immobiliari: la distruzione di numerosi archivi al momento del terremoto, l’incertezza relativa ai titoli di proprietà, l’assenza di catasti in tutto il Paese causano innumerevoli conflitti. Nuove fortune si costruiscono e le vecchie, come quelle degli oligarchi, si consolidano: “La solidarietà dei primi giorni non ha prodotto gli effetti attesi – rileva Wargny – si è dunque arrivati a una conseguenza imprevista, le diseguaglianze si sono aggravate, ed erano già le più acute dell’America Latina”. Il periodo di urgenza sta terminando ma, come osserva main, l’urgenza si aggrava.Tutti confidavano nella Commissione ad interim per la ricostruzione guidata dall’ex presidente Usa Bill Clinton, nominato inviato speciale dell’Onu, e dal primo Libia TraNotizie due fuochi contraddittorie mentre Gheddafi è sempre più isolato di Riccardo Moro racconta che i negozi sono aperti a Tripoli, la vita è normale e davvero non si può dare fiducia alle notizie che dicono il contrario. La contraddizione stridente tra le due testimonianze mostra lo sforzo di Gheddafi per cercare di sopravvivere a Tripoli. Il colonnello è ormai solo. Lo hanno lasciato le ragazze a pagamento di cuxi si circondava, i militari di cui era fiero e i cittadini di cui si proclamava guida e fratello. Gli rimangono i mercenari, finché avrà denaro per pagarli, e gli amici lontani, come Hugo Chavez in Venezuela che fa parlare in suo favore l’ambasciatore, ma gli ha già fatto sapere che non gradirebbe dargli asilo in caso di fuga. Anche Cina e Russia, in genere più disponibili verso il rais, hanno votato compatte nel Consiglio di sicurezza dell’Onu i provvedimenti contro il regime di Tripoli. È difficile prevedere quanto durerà ancora questa situazione. Gheddafi è condannato, ma la disumana scelta di far sparare sui suoi stessi connazionali rischia di generare incertezze, dolori e rancori dai cui potrebbero emergere uomini spregiudicati e falsi che conquisterebbero il potere ma non farebbero il bene del Paese. Quanto prima tornerà la pace a Tripoli, tanto più facile sarà far decollare un cammino autenticamente democratico in dialogo con la comunità internazionale. Ma quelle stesse reti televisive, dalla Bbc ad Al Jazeera, che oggi mandano in onda il dolore libico e documentano il persistente disagio del mondo arabo, continuano a trasmettere quasi ossessivamente le immagini del premier italiano Berlusconi baciare la mano e l’anello di Gheddafi, manco fosse il Papa, e quelle del ministro degli Esteri francese Michelle Alliot Marie mentre spiega che non si era resa conto che le sue vacanze natalizie pagate dai parenti di Ben Alì potessero risultare inopportune. Agli occhi dei cittadini e dei politici del Maghreb e del Medio Oriente quelle immagini definiscono senza dubbi la credibilità dei loro protagonisti. Proprio ora che servirebbe iniziativa politica. In Tunisia, infatti, il cambiamento è appena cominciato: la folla, al prezzo di tre morti, ha ottenuto le dimissioni del premier Gannouchi, che davvero non poteva rappresentare una fase nuova avendo rico- ministro Jean-Max bellerive, per garantire la transizione. I risultati sono stati deludenti: pochi i progetti approvati, mediocre il coordinamento tra i diversi attori, scarsa la volontà di mantenere le promesse, e forte vocazione degli stessi a piazzare per proprie aziende. “I 10-15 miliardi annunciati – dice Wargny – sono ancora lontani; solo il 10 per cento di quanto promesso è arrivato, e i progetti sono finanziati solo in parte, e raramente sono portati a termine”. Le elezioni, d’altro canto, anziché dare stabilità e consolidare le istituzioni, con la partecipazione di solo un quarto degli elettori , hanno ulteriormente indebolito il Paese: Haiti, già in preda a una crisi umanitaria, deve affrontare il peggioramento della sua crisi politica. “È un’abitudine vecchia di 200 anni – lamenta Main – le potenze straniere credono di sapere meglio degli Haitiani ciò di cui il Paese necessita. Dal sostegno alla dittatura di Francois e Jean Claude Duvalier, al rovesciamento del presidente Jean Baptiste Aristide, passando per l’imposizione di politiche neoliberiste che hanno finito di impoverire il Paese, la loro tutela politica ed economica non ha mai cessato di accrescere l’instabilità e di impedire che uno Stato haitiano potesse emergere dalle macerie”. perto quello stesso ruolo negli ultimi dieci anni con Ben Alì. In Egitto sono state avviate le consultazioni tra esercito e partiti per concordare le riforme della Costituzione, ma si cammina sulle uova. In Bahrein mentre scriviamo è stato occupato il Parlamento. In Oman sono morte almeno sei persone durante le manifestazioni di domenica e i manifestanti tengono bloccate diverse strade del regno... E l’elenco potrebbe continuare. Il fermento del mondo arabo durerà a lungo e un senso di responsabilità anche minimo chiama a mettere tutte le attenzioni a disposizione per accompagnare questo processo. Non si tratta di “esportare la democrazia” come George Bush delirava a proposito dell’Iraq, quanto di aprire subito partnership a tutti i livelli, università, imprese, società civile, con questi Paesi perché il presente e il futuro sia camminare insieme e in questo modo favorire la democrazia e la pace. Ma per farlo, ripetiamo, occorre essere credibili. 15 Dal mondo Violenze in Venezuela Il ministro venezuelano dell’interno, al‑Aissami, dopo lungo silenzio del governo ha riconosciuto che “il tasso di omicidi è di 48 ogni 100mila abitanti, un dato fra i più alti del Sudamerica”; in Salvador la condizione è più grave, attestandosi l’indice su una media di 57. L’anarchia terrorizza il Venezuela di Hugo Chavez: nel 2010 le uccisioni sarebbero state 17.600, più che nel Messico dove la narco‑guerra ha mietuto 15mila vittime; il tasso reale, perciò, sarebbe equivalente a quello salvadoregno e maggiore di quello ufficiale. La dichiarazione di al‑Aissami si deve al ritorno dell’opposizione in parlamento, dal quale si era esclusa per una legislatura. Analfabetismo In Europa un quindicenne su cinque, oltre a numerosi adulti, è privo delle capacità basilari di lettura e di scrittura, una condizione che crea il rischio di esclusione sociale e che rende difficoltosa la ricerca di un lavoro. L’analfabetismo è piaga sociale, un problema le cui cause sono oggetto di studio da parte di un gruppo di espetti indipendenti, voluto dalla commissione europea e presieduta dalla pricipessa Laurentien dei Paesi Bassi (inviata, speciale dell’Onu, in tema di “Alfabetizzazione per lo sviluppo”). L’obiettivo dei ministri dell’Unione europea consiste nel ridurre a meno del 15%, entro il 2020, la percentuale di alunni m difficoltà. Theophile Gautier Si celebra in Francia il bicentenario della nascita di Theophile Gautier (1811‑72), romanziere romantico e fantastico, autore di “Capitan Fracassa”, “La morta innamorata”, “Il cavaliere doppio”, “Avatar”. Una retrospettiva sulla sua vita è organizzata a Parigi da la Maison de Balzac, fino al 29 maggio. Tra giugno e settembre, a Parigi, l’Ecole nationale superieure des arts appliques et des metiers de l’art promuoverà una interpretazione artistica delle opere letterarie dello scrittore. Gallimard darà alle stampe il 21 marzo “Biographie de Theophile Gautier” di Stefan Guegan, mentre l’editore Robert Laffont ristamperà tutte le opere di Gautier. 16 musica e spettacolo e da qualche tempo che m’imbatto -e francamente non ne capisco il motivo, di diritti d’autore probabilmente- in film ridoppiati da cima a fondo, senza che nemmeno una comparsa conservi la voce della prima versione. Il mio personale malcontento, insieme a quello di molti altri spettatori meno giovani, nasce dal fatto che mi ritrovo a rivedere dei film che ho profondamente amato, però con voci diverse, dando luogo quindi a un dimezzamento dell’antica gioia, poiché il piacere degli occhi non risponde in modo adeguato a quello dell’udito. Il doppiaggio è cosa importantissima, tecnica ormai indispensabile, in Italia arrivata ad un punto di tale perfezionamento da dare purtroppo luogo anche a siffatte prevaricazioni. Lina Wertmuller, una volta mi disse personalmente che il doppiaggio è importante perché permette allo spettatore di non distrarsi sui sottotitoli, e fu un’affermazione che mi trovò pienamente d’accordo. Il mio consenso si fa ancor più deciso se penso che tutti i film di Mizoguchi e Ozu che ho visto -ed il secondo è regista che considero tra i più grandi- li ho visionati con le didascalie ai piedi dell’immagine, facendomi riflettere sul fatto di quanto possa essermi in effetti perso delle i n un solo film, “La dolce vita”, si riassume l’Italia degli anni ’60, il genio di Fellini fu preveggente quanto al costume ed al malcostume italiano, perché la pellicola sembra scritta per i tempi odierni, se non fosse per una lucida cattiveria che di questi tempi non è molto praticata. Il film colse l’improvvisa funzione della fotografia mondana, dedicata ai divi colti nei momenti di umana debolezza, ripresi contro la loro volontà in funzione di primigenio gossip. Nella “Dolce Vita” Marcello Mastroianni, giornalista di provincia prestato alla Capitale, se ne andava in giro come paparazzo, fotografo d’assalto sensibile al richiamo delle dive scollacciate, alle zuffe in via Veneto ma, all’occorrenza, morbosamente attratto dal pianto di una vedova. I flash di questo ladro d’immagini, immancabilmente avvolto nel tranch chiaro, accompagnano il peregrinare spesso svogliato di Marcello, svelandone la profonda inquietudine. n. 9 Cinema Oscar 2011 Sul doppiaggio di Francesco Sgarano A sinistra George Cloney, a destra il suo doppiatore italiano Francesco Pannofino bellissime inquadrature dei due grandi nipponici. Lo stesso mi pare di poter dire per Dreyer, i cui film non sono mai stati doppiati in italiano, a quanto ne so io. Quindi nessuno se la prenda col doppiaggio, e neppure io voglio farlo in questa circostanza. Ma la moda del doppiaggio messo a nuovo mi sembra che stia prendendo troppo piede -e se la cosa può esser normale per film di portata media, diciamo così, non è normale affatto per i cosiddetti classici, che, se privati delle voci originali, risultano sgradevoli a quello spettatore che ne ha subito il fascino alla prima uscita. Tale sensazione l’ho provata per la prima volta con “C’era una volta in America”, forse il film prediletto di chi scrive, ma nella versione doppiata dall’indimenticabile Ferruccio Amendola, che riusciva a rendere di una vulnerabilità toccante la voce di NoodlesDe Niro, ormai ingrigito e incurvato dagli anni. Il nuovo doppiaggio sarà corretto ma senz’anima, per non parlare di quello francamente ridicolo e lì davvero mal modulato e mal distribuito de “Il Padrino”, film che l’American Film Institute ha inserito tra i dieci primi film di ogni tempo. Lo toglierebbero subito dalla classifica se ascoltassero il rifacimento sonoro che ho ascoltato, inorridito, nell’ultimo passaggio su Rete4 un mesetto fa: sono riuscito ad arrivare alla fine del matrimonio di Connie, la figlia del boss, poi ho ammainato bandiera bianca. Bei tempi in cui dalle mascelle intumidite dal cotone di Marlon Brando vibravano le corde vocali di Giuseppe Rinaldi, mitico doppiatore che riusciva a far parlare don Corleone con un decoro maestoso, così come riusciva a renderne decorosi i tratti l’insuperata interpretazione di Brando. L’ultima volta che l’ho visto sembrava un doppiaggio cabarettistico fatto alla stregua di quelli del livornese Paolo Ruffini. Ma il fastidio è diventato rabbia quando, rivedendo “E.T.” di Spielberg, mi sono accorto che, non sazi, i curatori del doppiaggio, oltre che le voci hanno riscritto anche la battuta fondamentale del film. Quando il piccolo Elliott, credendo la creatura cui è affezionato in modo simbiotico ormai morta, gli mormorava un più che giustificato “E.T., io ti amo”, si assisteva a uno dei momenti più commoventi del cinema di sempre. Anche quello ci hanno tolto, dato che hanno pensato di restituire quella battuta in un più abbordabile ma assolutamente meno appropriato “E.T., ti voglio bene”. Potere del Moige, forse, che crede sia scandaloso e ineducativo che un bambino di dieci anni dica “Ti amo” a un essere vivente del suo stesso sesso. Non ho parole. Mostra a Torino Cinquant’anni di Dolce vita di Leonardo Soldati Questa figura del paparazzo, divenuto l’epitone di una categoria destinata ad arruolare molti soci, muniti di rolleiflex e di cinismo, fu suggerita a Fellini da un nugolo di fotografi d’assalto (giovani marmotte, in confronto all’odierno portentoso e rampante esercito di Fabrizio Corona), capeggiati da Tazio Secchiamoli, Rino Barillari e Felice Quinto. Proprio quest’ultimo fotografa per primo Anita Ekberg, mentre scende dall’aereo e nella fontana di Trevi, scene immortalate da Federico che lo ricompensa facendolo apparire in un paio di scene come indiavolato free lance. Quinto sfrutta al massimo il quarto d’ora di celebrità ricevuto: emigra negli Stati Uniti, dove continua la professione e dove recentemente ci ha lasciato, dopo aver evocato ancora una volta le torride serate romane in occasione del cinquantenario. I paparazzi stessi sembrano essere gli eroi di questa rievocazione, come se i 50 anni trascorsi avessero rovesciato i ruoli, facendo di questi occhi avidi, osservati con condiscendenza da Fellini, i preziosi moderni scouts delle uniche notizie che sembrano oggi interessare gli italiani. A Torino è stata allestita una mostra degli scatti più celebri della vita romana, all’epoca in cui via Veneto era l’ombelico del cinema. Intanto associazioni di vecchi fotografi mondani chiedono riconoscimenti ufficiali (qualcuno di loro ha proposto al sindaco Alemanno l’intitolazione di una strada, perlomeno alla categoria…). Se alla base vi sta l’intento di rubare l’istinto proibito, sorprendere il personaggio nella quotidia- Vita La 6 marzo 2011 nità, magari poco splendente e persino meschina, oggi i protagonisti non sono più i grandi attori e le dive del cinema di passaggio, ma i più prosaici e stanziali eroi di oggi: calciatori, veline, star del Grande Fratello, frequentatori di isole più o meno virtuali. Quando non si tratta di scatti, certificanti squallidi momenti privati di pubbliche autorità, destinati alle casseforti di poco nobili ricattatori. Bisognerebbe non chiamarli più paparazzi, quest’ultimi, proprio per salvaguardare una professione in via d’estinzione. Riaprite l’inchiesta su Natalie Wood: lo chiede la sorella Lana, dopo quasi 30 anni dalla scomparsa della protagonista di “Gioventù Bruciata” e “West Side Story”, che in una notte del 1981 cadde dal ponte dello yacht da favola Splendour, nelle acque del Pacifico. Il discorso del re Quattro Oscar: film, regia, attore e sceneggiatura originale Il discorso del re trionfa alla 83ª notte degli Oscar, aggiudicandosi i premi più prestigiosi: miglior film, regia (Tom Hooper), attore protagonista (Colin Firth) e sceneggiatura originale. Il grande sconfitto è David Fincher: il suo “The Social Network” si aggiudica solo l’Oscar alla sceneggiatura non originale (Aaron Sorkin), al montaggio e alla colonna sonora (di Trent Reznor e Atticus Ross). Epilogo amaro anche per “Il grinta” dei fratelli Coen: dieci candidature, zero Oscar. Gli altri premi: Natalie Portman fa sua la statuetta come migliore attrice protagonista (“Il cigno nero”), mentre tra i “non protagonisti” vincono i due comprimari di “The Fighter”: Christian Bale e Melissa Leo. “In un mondo migliore” di Susanne Bier è il miglior film straniero, “Toy Sory 3” della Pixar il miglior lungometraggio d’animazione. “Inception” di Christopher Nolan prende quattro premi: fotografia, sonoro, montaggio sonoro, effetti speciali. Infine, l’Oscar alla scenografia e ai costumi (Colleen Atwood) è andato a “Alice in Wonderland” mentre quello per il trucco è stato assegnato a Rick Baker e Dave Elsey per “Wolfman”. Miglior documentario è “Inside Job” di Charles Ferguson, cortometraggio “God of Love” di Luke Matheny e miglior corto documentario “Strangers No More” di Karen Goodman e Kirk Simon. 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