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LaVita
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
Divisioni
nella chiesa
S
ono troppe e troppo pesanti. Non alludiamo a
quella che contrappone
le due parti approssimativamente qualificate
di destra e di sinistra,
fra le quali è ormai quasi impossibile dar vita a un dialogo, a
un confronto sereno, a uno scambio
normale di vedute, tanta è la convinzione reciproca di avere tutta la
ragione dalla propria parte e di non
avere nulla da cambiare nelle proprie
posizioni. La regola normale è ormai
lo scontro, il contrasto, la diatriba
accesa e continuata. A queste condizioni, meglio non suscitare il vespaio.
L’unica cosa da fare, almeno fino a
quando non ci saranno significativi
cambiamenti, è non chiedere a nessuno di cambiare posizione (cosa perfettamente impossibile), ma almeno
di stare al proprio posto da cristiani.
Non sarebbe affatto poco. Già, ma
cosa significa esattamente essere presenti in politica da cristiani?
Esiste però una divisione precedente, su cui dobbiamo richiamare
l’attenzione di tutti. Perché sembra
proprio che in certi ambienti, in alcune persone, non sia nemmeno lecito
parlare di questioni sociali, politiche,
storiche. Una chiesa abbastanza disorientata anche per il silenzio dei suoi
dirigenti, mentre ripete in tutti i suoi
documenti la condanna di questa posizione, in pratica tende a sopportare
posizioni di questo genere, che ciascuno può qualificare negativamente
come meglio gli aggrada.
Non è in questione il primato dello
spirituale, cioè della vita di grazia,
della preghiera, della meditazione,
della liturgia, nella vita dei singoli e
della comunità. Su di esso il richiamo
non è mai superfluo, tanto grande è
la tentazione di battere vie diverse,
sospinti anche dalle mode secolaristiche del tempo. Ricordiamo a questo
proposito l’opera classica di Jacques
Maritain (intitolata esattamente
Primato dello spirituale, 1927), che
pure figura come il più grande teorizzatore moderno dell’impegno cristiano nelle realtà temporali. Un’opera
filosofica, come l’autore ammette fin
dall’inizio, che però sottolinea quel
profondo sovvertimento di valori, di
cui anche il nostro tempo è insieme
causa e vittima.
Primato però non significa esclusività, dal momento che l’impegno terreno del cristiano rimane una precisa
e ineludibile conseguenza della fede,
chiaramente formulata anche nei
testi evangelici. “Non chiunque dice
Signore, Signore, entrerà nel regno
dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio”: una frase che ogni cristiano
conosce (o dovrebbe conoscere) molto
bene.
Un principio, questo, che, in perfetta concordanza con tutto l’insegnamento della chiesa, riafferma
solennemente anche il documento pastorale del nostro decennio Educare
alla vita buona del Vangelo: “Appare
necessaria una seria formazione alla
socialità e alla cittadinanza, mediante una larga diffusione dei principi
della dottrina sociale della chiesa”.
Cittadinanza significa né più né meno
che politica, dal momento che il termine latino civitas ha lo stesso significato della parola greca polis, da cui
deriva il concetto di politica. Tutta
la storia è in favore di questa conclusione. Quindi è perfettamente fuori
luogo la convinzione, magari soltanto
implicita, che, concentrandosi sullo
spirituale, si sia pienamente nella
verità cristiana, magari guardando
in cagnesco coloro che si ostinano a
parlare di giustizia, di solidarietà, di
condivisione, di pace, di fraternità
universale, come se fossero negatori
degli autentici valori cristiani.
Con tutta la benevolenza possibile,
posizioni di questo tipo non hanno
diritto di cittadinanza nella chiesa.
La religione del Verbo incarnato non
può ammettere una fede disincarnata, senza conseguenze ben visibili
all’interno della storia umana. Così,
se si vuole educare cristianamente,
bisognerà dar vita a percorsi catechistici e teologici capaci di portare alla
coscienza di tutti l’intera verità evangelica. Ricordando ancora una volta
che il pensiero sociale della chiesa
raccoglie al suo interno tutto quello
che la rivelazione biblica (primo e
secondo Testamento) ha trasmesso
all’umanità. Separare il Vangelo da
questo insegnamento è semplicemente impossibile.
Un impegno, oltre che necessario,
anche urgente. I nostri fedeli della
dottrina sociale non sanno niente e,
purtroppo, anche per una debolezza
della chiesa stessa, di essa non intendono nemmeno sentire parlare.
Preferiscono altre parole, anche se
chiaramente in contrasto con la propria fede. Un caso lampante di politica che giudica la fede, mentre per
il credente dovrebbe essere esattamente il contrario. Intanto la voce dei
cattolici si è notevolmente affievolita
fino quasi a scomparire e la gerarchia
ecclesiastica ha assunto da tempo un
ruolo sostitutivo. Due errori in una
sola volta. Da eliminare celermente.
Giordano Frosini
T O S C A N O
9
Anno 114
DOMENICA
6 MARZO 2011
e1,10
1,10
e
PER UNA QUARESIMA DI CONVERSIONE
Nel suo messaggio quaresimale, che pubblichiamo per
intero, Benedetto XVI indica le strade di percorrenza del
tempo che ci separa dalla Pasqua per i singoli cristiani e
soprattutto per la comunità ecclesiale. Si tratta di rivivere in pienezza gli impegni del nostro Battesimo resistendo alle molteplici tentazioni della società
PAGINA 2
I PASTORI DINANZI
ALL’EMERGENZA
EDUCATIVA
Il bilancio di un recente
corso promosso
dall’Università Lateranense
PAGINA 4
OSCAR ROMERO
A TRENTUN ANNI
DALLA MORTE
PAGINA 5
LE MALATTIE DELLA
NOSTRA DEMOCRAZIA
Analizzate al Centro
culturale Maritain dinanzi
ad un numeroso e
partecipe pubblico
PAGINA 7
“NON DIRMI NULLA E
ABBRACCIAMI”
Le parole del padre di Yara
al suo parroco dopo la
macabra scoperta
PAGINA 13
IL DRAMMA DI HAITI
STATO ASSENTE E
ANCORA TANTE MACERIE
A più di un anno dal sisma,
economia e servizi sono
assicurati solo dalle
organizzazioni
non governative
PAGINA 15
IL FERMENTO DEL
MONDO ARABO DURERA’
ANCORA A LUNGO
Spetta ai nostri Paesi
accompagnare con
l’attenzione e l’aiuto,
l’evolversi della situazione
PAGINA 15
noTIZIE DALLA
DIOCESI E DAL
TERRITORIO
PAGINE 7-12
2
primo piano
Messaggio
di
Benedetto XVI
per la
Vita
La
n. 9 6 marzo 2011
Quaresima
“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo,
con lui siete anche risorti”
L
a Quaresima, che
ci conduce alla celebrazione della
Santa Pasqua, è
per la Chiesa un
tempo liturgico
assai prezioso e
importante, in vista del quale sono
lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto
impegno. Mentre guarda all’incontro
definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale,
assidua nella preghiera e nella carità
operosa, intensifica il suo cammino
di purificazione nello spirito, per
attingere con maggiore abbondanza
al Mistero della redenzione la vita
nuova in Cristo Signore.
1. Questa stessa vita ci è già
stata trasmessa nel giorno del nostro
Battesimo, quando, “divenuti partecipi della morte e risurrezione del
Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura
gioiosa ed esaltante del discepolo”.
San Paolo, nelle sue Lettere, insiste
ripetutamente sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata
in questo lavacro. Il fatto che nella
maggioranza dei casi il Battesimo si
riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio:
nessuno merita la vita eterna con le
proprie forze. La misericordia di Dio,
che cancella il peccato e permette
di vivere nella propria esistenza “gli
stessi sentimenti di Cristo Gesù”
(Fil 2,5), viene comunicata all’uomo
gratuitamente.
L’Apostolo delle genti, nella
Lettera ai Filippesi, esprime il senso
della trasformazione che si attua
con la partecipazione alla morte e
risurrezione di Cristo, indicandone
la meta: che “io possa conoscere lui,
la potenza della sua risurrezione, la
comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella
speranza di giungere alla risurrezione
dai morti” (Fil 3,10-11). Il Battesimo,
quindi, non è un rito del passato, ma
l’incontro con Cristo che informa
tutta l’esistenza del battezzato, gli
dona la vita divina e lo chiama ad
una conversione sincera, avviata e
sostenuta dalla Grazia, che lo porti
a raggiungere la statura adulta del
Cristo.
Un nesso particolare lega il
Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare
la Grazia che salva. I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti
i Pastori della Chiesa ad utilizzare
“più abbondantemente gli elementi
battesimali propri della liturgia
quaresimale” (Cost. Sacrosanctum
Concilium, 109). Da sempre, infatti,
la Chiesa associa la Veglia Pasquale
alla celebrazione del Battesimo: in
questo Sacramento si realizza quel
grande mistero per cui l’uomo
muore al peccato, è fatto partecipe
della vita nuova in Cristo Risorto e
riceve lo stesso Spirito di Dio che ha
risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm
8,11). Questo dono gratuito deve
essere sempre ravvivato in ciascuno
di noi e la Quaresima ci offre un
percorso analogo al catecumenato,
che per i cristiani della Chiesa antica,
come pure per i catecumeni d’oggi,
è una scuola insostituibile di fede e
di vita cristiana: davvero essi vivono
il Battesimo come un atto decisivo
per tutta la loro esistenza.
2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione
del Signore - la festa più gioiosa e
solenne di tutto l’Anno liturgico che cosa può esserci di più adatto
che lasciarci condurre dalla Parola di
Dio? Per questo la Chiesa, nei testi
evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore,
facendoci ripercorrere le tappe del
cammino dell’iniziazione cristiana:
per i catecumeni, nella prospettiva
diricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di
nuovi e decisivi passi nella sequela
di Cristo e nel dono più pieno a Lui.
La prima domenica dell’itinerario
quaresimale evidenzia la nostra condizione dell’uomo su questa terra. Il
combattimento vittorioso contro le
tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere
consapevolezza della propria fragilità
per accogliere la Grazia che libera
dal peccato e infonde nuova forza
in Cristo, via, verità e vita (cfr Ordo
Initiationis Christianae Adultorum,
n. 25). E’ un deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi,
sull’esempio di Gesù e in unione con
Lui, una lotta “contro i dominatori
di questo mondo tenebroso” (Ef
6,12), nel quale il diavolo è all’opera
e non si stanca, neppure oggi, di
tentare l’uomo che vuole avvicinarsi
al Signore: Cristo ne esce vittorioso,
per aprire anche il nostro cuore
alla speranza e guidarci a vincere le
seduzioni del male.
Il Vangelo della Trasfigurazione
del Signore pone davanti ai nostri
occhi la gloria di Cristo, che anticipa
la risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell’uomo. La comunità
cristiana prende coscienza di essere
condotta, come gli apostoli Pietro,
Giacomo e Giovanni, “in disparte,
su un alto monte” (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali
figli nel Figlio, il dono della Grazia di
Dio: “Questi è il Figlio mio, l’amato:
in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (v. 5). E’ l’invito a
prendere le distanze dal rumore del
quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci,
ogni giorno, una Parola che penetra
nelle profondità del nostro spirito,
dove discerne il bene e il male (cfr Eb
4,12) e rafforza la volontà di seguire
il Signore.
La domanda di Gesù alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4,7), che
viene proposta nella liturgia della
terza domenica, esprime la passione
di Dio per ogni uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio
del dono dell’ “acqua che zampilla
per la vita eterna” (v. 14): è il dono
dello Spirito Santo, che fa dei cristiani
“veri adoratori” in grado di pregare il
Padre “in spirito e verità” (v. 23). Solo
Un’eccellente preparazione alla Quaresima
imminente che, a differenza di altri
giornali e settimanali,
preferiamo pubblicare
integralmente per un’ottima meditazione
dei singoli e della comunità cristiana
quest’acqua può estinguere la nostra
sete di bene, di verità e di bellezza!
Solo quest’acqua, donataci dal Figlio,
irriga i deserti dell’anima inquieta e
insoddisfatta, “finché non riposa in
Dio”, secondo le celebri parole di
sant’Agostino.
La “domenica del cieco nato”
presenta Cristo come luce del mondo. Il Vangelo interpella ciascuno di
noi: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”.
“Credo, Signore!” (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi
voce di ogni credente. Il miracolo
della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il
dallo Spirito Santo”, e riconfermiamo
il nostro fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per
essere suoi discepoli.
nostro sguardo interiore, perché la
nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui
l’unico nostro Salvatore. Egli illumina
tutte le oscurità della vita e porta
l’uomo a vivere da “figlio della luce”.
Quando, nella quinta domenica,
ci viene proclamata la risurrezione
di Lazzaro, siamo messi di fronte al
mistero ultimo della nostra esistenza:
“Io sono la risurrezione e la vita...
Credi questo?” (Gv 11,25-26). Per
la comunità cristiana è il momento
di riporre con sincerità, insieme a
Marta, tutta la speranza in Gesù di
Nazareth: “Sì, o Signore, io credo
che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio,
colui che viene nel mondo” (v. 27). La
comunione con Cristo in questa vita
ci prepara a superare il confine della
morte, per vivere senza fine in Lui. La
fede nella risurrezione dei morti e la
speranza della vita eterna aprono il
nostro sguardo al senso ultimo della
nostra esistenza: Dio ha creato l’uomo per la risurrezione e per la vita,
e questa verità dona la dimensione
autentica e definitiva alla storia degli
uomini, alla loro esistenza personale
e al loro vivere sociale, alla cultura,
alla politica, all’economia. Privo della
luce della fede l’universo intero
finisce rinchiuso dentro un sepolcro
senza futuro, senza speranza.
Il percorso quaresimale trova il
suo compimento nel Triduo Pasquale,
particolarmente nella Grande Veglia
nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che
Cristo è il Signore della nostra vita,
quella vita che Dio ci ha comunicato
quando siamo rinati “dall’acqua e
Croce” manifesta la potenza salvifica
di Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona
per rialzare l’uomo e portargli la
salvezza: amore nella sua forma più
radicale (cfr Enc. Deus caritas est, 12).
Attraverso le pratiche tradizionali
del digiuno, dell’elemosina e della
preghiera, espressioni dell’impegno
di conversione, la Quaresima educa
a vivere in modo sempre più radicale
l’amore di Cristo. Il digiuno, che può
avere diverse motivazioni, acquista
per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più
povera la nostra mensa impariamo a
superare l’egoismo per vivere nella
logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa
- e non solo di superfluo - impariamo
a distogliere lo sguardo dal nostro
“io”, per scoprire Qualcuno accanto
a noi e riconoscere Dio nei volti di
tanti nostri fratelli. Per il cristiano il
digiuno non ha nulla di intimistico,
ma apre maggiormente a Dio e alle
necessità degli uomini, e fa sì che
l’amore per Dio sia anche amore per
il prossimo (cfr Mc 12,31).
Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione
dell’avere, dell’avidità di denaro, che
insidia il primato di Dio nella nostra
vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte;
per questo la Chiesa, specialmente
nel tempo quaresimale, richiama alla
pratica dell’elemosina, alla capacità,
cioè, di condivisione. L’idolatria
dei beni, invece, non solo allontana
dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende
infelice, lo inganna, lo illude senza
realizzare ciò che promette, perché
3. Il nostro immergerci nella
morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci
spinge ogni giorno a liberare il nostro
cuore dal peso delle cose materiali,
da un legame egoistico con la “terra”,
che ci impoverisce e ci impedisce di
essere disponibili e aperti a Dio e al
prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato
come Amore (cfr 1Gv 4,7-10). La
Croce di Cristo, la “parola della
colloca le cose materiali al posto
di Dio, unica fonte della vita. Come
comprendere la bontà paterna di
Dio se il cuore è pieno di sé e dei
propri progetti, con i quali ci si illude
di potersi assicurare il futuro? La
tentazione è quella di pensare, come
il ricco della parabola:“Anima mia, hai
a disposizione molti beni per molti
anni...”. Conosciamo il giudizio del
Signore: “Stolto, questa notte stessa
ti sarà richiesta la tua vita...” (Lc
12,19-20). La pratica dell’elemosina è
un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire
il nostro Padre buono e ricevere la
sua misericordia.
In tutto il periodo quaresimale,
la Chiesa ci offre con particolare
abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per
viverla quotidianamente, impariamo
una forma preziosa e insostituibile
di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al
nostro cuore, alimenta il cammino
di fede che abbiamo iniziato nel
giorno del Battesimo. La preghiera
ci permette anche di acquisire una
nuova concezione del tempo: senza
la prospettiva dell’eternità e della
trascendenza, infatti, esso scandisce
semplicemente i nostri passi verso
un orizzonte che non ha futuro.
Nella preghiera troviamo, invece,
tempo per Dio, per conoscere che
“le sue parole non passeranno” (cfr
Mc 13,31), per entrare in quell’intima
comunione con Lui “che nessuno
potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che
ci apre alla speranza che non delude,
alla vita eterna.
In sintesi, l’itinerario quaresimale,
nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi
conformi alla morte di Cristo” (Fil
3,10), per attuare una conversione
profonda della nostra vita: lasciarci
trasformare dall’azione dello Spirito
Santo, come san Paolo sulla via di
Damasco; orientare con decisione la
nostra esistenza secondo la volontà
di Dio; liberarci dal nostro egoismo,
superando l’istinto di dominio sugli
altri e aprendoci alla carità di Cristo.
Il periodo quaresimale è momento
favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una
sincera revisione di vita, la Grazia
rinnovatrice del Sacramento della
Penitenza e camminare con decisione verso Cristo.
Cari fratelli e sorelle, mediante
l’incontro personale col nostro
Redentore e attraverso il digiuno,
l’elemosina e la preghiera, il cammino
di conversione verso la Pasqua ci
conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l’accoglienza della Grazia che
Dio ci ha donato in quel momento,
perché illumini e guidi tutte le nostre
azioni. Quanto il Sacramento significa
e realizza, siamo chiamati a viverlo
ogni giorno in una sequela di Cristo
sempre più generosa e autentica. In
questo nostro itinerario, ci affidiamo
alla Vergine Maria, che ha generato il
Verbo di Dio nella fede e nella carne,
per immergerci come Lei nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù
ed avere la vita eterna.
Vita
La
I
dieci comandamenti, nella cultura dei nostri
tempi, sono validi, attuali, comprensibili? Questa la domanda
che ha guidato la conferenza
de “I Martedì di San Domenico” di Bologna, martedì 22
febbraio, con il filosofo Massimo Cacciari e il teologo mons.
Piero Coda, autori del libro
“Io sono il Signore Dio tuo”
(edito da “Il Mulino” nella collana “I comandamenti”). Una
serata che s’inserisce in un
percorso con “l’intento di far
emergere un confronto con
le tendenze culturali significative di oggi”, ha affermato in
apertura p. Giovanni Bertuzzi,
preside dello Studio filosofico
domenicano di Bologna.
C’è bisogno di una scossa. “Il fatto che il tema dei
comandamenti, così ruvido e
provocatorio, stia suscitando
ampia eco, dice forse che oggi
c’è bisogno a livello culturale
e spirituale di una scossa, di
un’interruzione, di tornare al
fondamentale e radicale”, ha
sostenuto mons. Piero Coda.
“Senza tale scossa bene e
male, verità e menzogna si
confondono in una melassa
in cui la nostra identità, la
coscienza, la libertà rischiano
di smarrirsi”. Il teologo ha
poi approfondito “tre antinomie” che vengono dai
dieci comandamenti, “se per
comandamento s’intende
un’imposizione autoritativa di
un precetto da parte di un’autorità sovrana nei confronti di
un’altra autorità dipendente”.
Secondo mons. Coda, “la prima è quella fra eteronomia e
6 marzo 2011
cultura
n. 9
Fede e cultura
Tornare alle fondamenta
autonomia: il comandamento
viene da altro/fuori o viene da
me/dentro? I comandamenti
sono di Dio, del totalmente Altro, ma presentano un
varco verso la reciprocità
perché s’impongono al cuore,
alla mente, alla responsabilità dell’uomo”, nell’ottica
dell’Alleanza. Nell’Antico Testamento, ha aggiunto, “i profeti diranno che la Legge, posta
su tavole di pietra, va scritta
dentro il cuore degli uomini, e
chi la scrive è lo Spirito. Nella
prospettiva cristiana, la Legge
che si compie in Cristo”.
“La seconda antinomia ha proseguito il teologo - è
quella fra ‘sì’ e ‘no’. I comandamenti s’inseriscono nel
registro della negazione (‘non
uccidere’, ‘non rubare’ ecc.)
e il ‘non’ del comandamento
è un’interruzione, un’istanza
che pone un divieto”, ma “la
possibilità che si apre è lo spazio della libertà: il ‘non’ è ciò
che risveglia nella coscienza
la libertà della decisione, della
responsabilità, la relazione con
l’altro”. “La terza antinomia è
quella fra molteplicità e unità,
ovvero quella che pone in risalto la pluralità di espressioni
dell’esistenza umana, l’unicità
di Dio e l’unicità soggettiva
dell’intenzione dell’uomo”.
“Queste tre antinomie - ha
rilevato mons. Coda - si coniugano nell’antinomia radicale
Legge-Grazia: la Grazia intesa
come superamento/compi-
mento della Legge perché è il
cuore che ne rende possibile
l’attuazione completa nel suo
significato ultimo”.“Rimettere
a fuoco queste antinomie - ha
concluso - apre una strada
ardua, non facile, non sciolta,
non libera, ma degna di essere
percorsa per ritrovare ciò che
il comandamento ci propone
in maniera irrevocabile”.
L’imperativo che ognuno
ha nel cuore. Anche Massimo Cacciari, inserendosi nel
contesto relazionale fra colui
che comanda e colui che obbedisce, ha sostenuto che tale
relazione esige “un obbediente
consapevole, che ascolta davvero, così da meglio eseguire
il comando, tanto da scrivere
la Legge nel cuore”. “Ma nella
modernità - ha osservato Cacciari -, quel comandamento
diventa la virtus che ognuno si
dà, che deriva dall’imperativo
(kantiano) che ognuno ha nel
proprio cuore, fino a ‘dimenticare’ chi l’ha scritta”. Da qui
le domande: “Ma che tipo di
comandamento è quello che
parte da me stesso? Quanto
sono obbligato a rispondervi,
se questo comandamento
annulla ogni eteronomia, se
è completamente autonomo
e se programmaticamente
annulla ogni dimensione di
trascendenza?”.
Per rispondere a tali domande Cacciari ha ripreso
il termine Logos come comandamento di Dio, parola,
discorso. “Essendo Logos,
detesta coloro che sono servilmente obbedienti, vuole
gente che discuta, che lotti,
vuole l’ascolto”. Ma è qui
che Cacciari solleva una questione logico-filosofica: “Se è
così necessario l’ascolto per
questo Dio, non è implicata
solo la dimensione di colui
che ascolta, ma anche quella
dell’ascolto stesso: che cosa
ha ascoltato Dio? Se stesso?
E cosa ha ascoltato di se stesso? La filosofia deve imporre
questa domanda: com’è Logos
il comandamento di Dio, così il
Logos dev’essere stato ‘ascolto’, e questo qualcosa che Dio
ha ascoltato non ci è rivelato.
Il Logos che noi ascoltiamo
non è dunque in alcun modo
intendibile come piena ed
esaustiva rivelazione di Dio”.
Ciò implica che “la Legge non
è piena, esaustiva, completa
rivelazione di Dio”. Compreso
questo, si può affermare che
“c’è uno Spirito di Dio”, che
“può essere significato, ma
non definito”, ha affermato
il filosofo citando Alberto
Magno. “Ciò che allora libera
l’uomo dalla Legge è il ‘vino
forte della grazia’ - ha concluso Cacciari citando Barth -,
infatti, la salvezza non viene né
dal decalogo né dall’obbedienza al decalogo/Logos, che non
può essere inteso come tutto,
ma viene dal Logos che guarda
a prima di sé e ascoltando, non
si sa cosa, si rivolge all’uomo”.
Una pagina da non dimenticare
La nostra vocazione sociale
di Giorgio La Pira
f
3
ratello che leggi, io ho bisogno di trattare
con te oggi alcuni punti che concernono
certi lati essenziali della nostra vocazione
cristiana. Si tratta di domande che rinascono spesso nel mio e nel tuo cuore. (…)
“Voi siete il sale della terra? Voi siete la luce
del mondo?”.
Che significa l’equiparazione al lievito, al seme e così
via? Significa che abbiamo una missione trasformante da
compiere; significa che per opera del nostro sacrificio
amoroso, reso efficace dalla grazia di Cristo, noi dobbiamo mutare ‑quanto è possibile‑ le strutture di questo
mondo per renderle al massimo adeguate alla vocazione
di Dio (adveniat regnum Tuum sicut in coelo et in terra).
(…) Siamo dei laici: cioè delle creature inserite nel corpo sociale, poste in immediato contatto con le strutture
della città umana: siamo padri di famiglia, insegnanti,
operai, impiegati, industriali, artisti commercianti, militari, uomini politici, agricoltori e così via; il nostro stato di
vita ci fa non solo spettatori ma necessaria­mente attori
dei più vasti drammi umani.
Come possiarno sottrarci ai problemi che hanno immediata relazione con la nostra opera? (…) Cosa c’è da
fare? Si resta davvero come stupiti quando, per la prima
volta, si rivela alla nostra anima l’immenso campo di
lavoro che Dio ci mette davanti: messis quidem multa;
c’e da trasformare in senso cristiano tutti questi vastissimi settori dell’azione umana che sono in tanta parte
sottratti all’influenza della grazia di Cristo! Il nostro
“piano” di santificazione è sconvolto: noi credevamo
che bastassero le mura silienziose dell’orazione! Crede-
Piero Coda e Massimo Cacciari
sui 10 comandamenti
di Lucia Truzzi
Nella foto in alto: Massimo Cacciari; sotto Piero Coda
Poeti Contemporanei
L’oasi francescana
(a Casore del Monte)
vamo che chiusi nella fortezza interiore della preghiera
noi potevarno sottrarci ai problemi sconvolgitori del
mondo; e invece nossignore; eccoci impegnati con una
realtà che ha durezze talvolta invincibili; una realtà che
ci fa capire che non è una pia espressione l’invito di
Gesù: nel mondo avrete tribolazioni; prendi la tua croce
e seguimi.
Bisogna lasciare ‑pur restandovi attaccato col fondo del
cuore- l’orto chiuso dell’orazione (…) L’orazione, non
basta; non basta la vita interiore; bisogna che questa vita
si costruisca dei canali esterni destinati a farla circolare
nella città dell’uomo. Bisogna trasformarla la società!
(…) La “elemosina” non è tutto: è appena l’introduzione
al nostro dovere di uomini e di cristiani; le opere anche
organizzate della carità non sono ancora tutto: sono un
passo avanti notevole nell’adempimento del nostro dovere di uomini e di cristiani; il pieno adempimento del
nostro dovere avviene solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società
una struttura giuridica, economica e politica adeguata –
quanto è possibile nella realtà umana- al comandamento
principale della carità (…).
Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è
una cosa ‘brutta’! No: l’impegno politico –cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della
società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall’economico è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi
di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di
prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità. (…)
(da G. La Pira, La nostra vocazione sociale, 1944)
Sta nel profondo verde
quell’oasi francescana
ove pace alberga
s’acquieta lo spirito
e ci ristora
Profondo è l’arcano silenzio
e s’en va nella valle
che di verde s’ammanta
Il rumor del vento
tra le foglie s’adagia
e l’addormenta degli uccelli il canto
e il cuore inebria...
Ogni angolo
par esser di letizia adombro
Suor Marisa
dal volto di fanciulla
mi conduce qua e là
a conoscere e frugar nella dolced quiete...
Malinconico è il saluto
nel francescano asilo
e il cuor non tace
l’asseconda
un dolce palpito d’amore
Giovanni Burchietti
4
attualità ecclesiale
“
Pastori dinanzi
all’emergenza
educativa”: questo il titolo del
corso di formazione teologicopastorale per
sacerdoti, promosso dalla Pontificia Università Lateranense. Abbiamo chiesto un bilancio al rettore,
monsignor Enrico dal Covolo, e a
monsignor Arturo Aiello, vescovo di
Teano-Calvi.
Monsignor dal Covolo:
quale “identikit” del sacerdote è emerso dal corso di
formazione?
“Non è facile fornire un identikit,
perché i sacerdoti (circa una cinquantina) che partecipano al corso
rappresentano fasce molto diverse
di appartenenza. Provengono da
varie nazioni (anzi, da vari continenti) e da diverse culture: ciò che li
accomuna è la passione autentica di
approfondire l’identità e la missione
del presbitero dinanzi all’emergenza
educativa del momento presente.
Ascoltano con molta attenzione,
vorrei dire in modo esemplare; si
interrogano e interrogano i relatori
in modo non certo superficiale. Si
coglie, insomma, una sincera volontà di ricerca e di aggiornamento,
soprattutto per comprendere più a
fondo il mondo giovanile, che sembra
sfuggire all’evangelizzazione; e - più
in generale - per capire meglio quale
tipo di presenza e di intervento è
richiesto oggi ai sacerdoti”.
In che senso, e in che
modo, la figura del prete può
“educare” l’uomo di oggi?
Quali le caratteristiche della
sua “esemplarità”?
“’Se mi ami, pasci...’.Al sacerdote
è chiesto ancora una volta che il
suo intervento pastorale e il suo
impegno missionario nascano da un
vero e proprio innamoramento per
Cristo: un innamoramento che egli
deve coltivare nella preghiera, e che
deve testimoniare con la propria vita.
Forse oggi più che mai il sacerdote
dovrebbe educarsi a leggere nella
consacrazione presbiterale e nella
missione pastorale due momenti di
un’unica storia di vocazione, che ha
sempre Dio come protagonista. È
lui che consacra, è lui che manda. In
altri termini, bisogna che il sacerdote
vinca quel ‘protagonismo spirituale’
che - alla fine - conduce a divaricare,
quando non a contrapporre, gli impegni della consacrazione e gli impegni
della missione. ‘Voi sarete per me i
testimoni...’. Dinanzi all’emergenza
educativa, il presbitero è chiamato
a testimoniare una sintesi sempre
più profonda tra la preghiera e la
vita. Questa sintesi è la ‘grazia di
unità’, è quella carità pastorale, che il
prete non dovrebbe mai stancarsi di
chiedere umilmente al suo Signore”.
Mons. Aiello, che tipo di
profili formativi proporre ai
candidati al sacerdozio? E su
quali modelli?
“La Chiesa ha da sempre avuto
particolare attenzione alla formazione dei candidati al sacerdozio. L’epistolario paolino è già un testo che
in filigrana ci consegna una serie di
nodi problematici, ma è soprattutto
nelle lettere pastorali che comincia a
delinearsi un’immagine più chiara del
pastore. Un secolo dopo, Ignazio, ve-
n. 9 6 marzo 2011
I sacerdoti e l’emergenza educativa
Uomini
della sintesi
scovo di Antiochia, ci consegna, nelle
sue sette lettere una riflessione più
articolata sul presbitero fotografato
come collaboratore del vescovo in
unità di intenti armonica ‘come le
corde con la cetra’. Dal tempo apostolico la Chiesa ha articolato sempre di più e situato il ministero dei
presbiteri con relativi cammini di di-
l’
incontro tra
Benedetto
XVI e il presidente dell’Europarlamento
Jerzy Buzek,
svoltosi in Vaticano il 28 febbraio, ha toccato i
principali temi indicati alla vigilia
e di primaria importanza nelle
relazioni tra Chiesa cattolica
e Unione europea. Al termine
dell’udienza privata con il Santo
Padre, il presidente dell’Assemblea di Strasburgo – polacco,
cattolico, a suo tempo tra le figure di riferimento in Solidarnosc
e poi premier a Varsavia – ha
spiegato che la visita ha posto sul
tavolo tre argomenti-chiave: l’attualità politica internazionale, con
in primo piano “i recenti eventi in
Nord Africa e Medio Oriente”; la
tutela della libertà religiosa, con
un’attenzione specifica alle restrizioni, discriminazioni e violenze
subite dai cristiani in vari Paesi; il
rapporto tra le comunità religiose e le istituzioni dell’Unione.
Sui fatti in corso nel Mediterraneo e in Asia, “abbiamo espresso
l’auspicio che essi portino alla
democratizzazione, allo sviluppo
della società civile e alla difesa dei
diritti umani”, ha spiegato Buzek.
Emerge, con evidenza, il comune
sentire tra le due personalità, e
la percezione che – ciascuno nel
proprio ambito – Chiesa e Ue
abbiano un compito essenziale
sulla scena mondiale. Né il Vaticano né l’Europa comunitaria
possiedono eserciti potenti,
scernimento e preparazione all’Ordinazione. Questo cammino passa per
il Concilio di Trento con l’istituzione
dei Seminari, per il Vaticano II con la
Presbyterorum Ordinis e approda
alla Pastores dabo vobis di Giovanni
Paolo II. Ai temi perenni attinti dal
Vangelo e dalla tradizione, la Chiesa
ha sottolineato, a seconda dei tempi
e delle urgenze, aspetti specifici per
ogni stagione. Oggi la Chiesa italiana,
per bocca dei suoi vescovi, sottolinea
la dimensione educativa propria di
ogni presbitero chiamato ad essere
‘pescatore-educatore’ dell’uomo. Il
modello cui conformare e orientare i cammini formativi resta Gesù
Buon Pastore e con Lui una schiera
Benedetto XVI e il presidente
dell’Europarlamento
Una stima
reciproca
Unione europea:
il dialogo tra Chiese e Istituzioni
eppure possono (o forse proprio
per questo possono) giocare un
ruolo diplomatico e “morale”
insostituibile, in un’epoca in cui si
cercano nuovi punti di riferimento, istituzioni credibili e solide,
soggetti votati a costruire la pace,
la libertà e la giustizia.
“Oltre a ciò, abbiamo sottolineato
– ha puntualizzato il presidente
del Parlamento europeo – che è
molto importante lottare per i
diritti delle minoranze religiose, in
particolare quelli delle minoranze
cristiane” in tutto il mondo. La libertà religiosa è un diritto umano
Vita
La
Vita e preghiera
nella testimonianza
dei sacerdoti
di M. Michela Nicolais
di santi presbiteri, come il Curato
d’Ars indicato da Benedetto XVI alla
venerazione di tutti i presbiteri nello
scorso anno sacerdotale”.
Il sacerdote è chiamato ad
essere, nello stesso tempo,
uomo della Parola e uomo
delle relazioni: come educare
alla coerenza?
“Sarà proprio questo il taglio e la
prospettiva del mio intervento di lunedì prossimo. Oggi più di ieri il prete
sembra vivere una divaricazione tra
il suo essere ministro della Parola e
dei Sacramenti e la sua dimensione di
uomo di relazioni, crocevia di storie,
dolori, passioni, contraddizioni che
affollano il suo cuore e rischiano
di farlo franare. Ad alcuni questa
divaricazione sembra insanabile con
la deriva del culturalismo o del sociologismo dove il presbitero viene ridotto ad uomo relegato nell’area del
sacro o riconosciuto, agli antipodi,
solo come sollecitatore e animatore
sociale. Nell’insegnamento di Gesù e
poi nella bimillenaria tradizione della
Chiesa questa aporia si ricompone
nell’equilibrata tensione tra il discepolo e l’apostolo: nella misura in cui il
presbitero resterà discepolo e saprà
‘stare con il Maestro’ potrà affrontare le sfide della storia e annunciare il
Regno che viene qui e adesso”.
primario, che si esplica accanto
agli altri diritti fondamentali e alle
libertà individuali e collettive: in
qualche modo essa è la “cartina al
tornasole” con la quale si possono verificare gli altri diritti, facendo essa parte, da sempre, del patrimonio intangibile dell’umanità.
Terzo punto sul quale si sono soffermati il Papa e Buzek riguarda la
piena applicazione del Trattato di
Lisbona e dell’articolo 17 sul dialogo tra istituzioni Ue e rappresentanti delle Chiese e delle organizzazioni religiose. Da tempo
Unione a 27 e comunità credenti
del vecchio continente hanno
appuntamenti periodici durante i
quali si affrontano gli argomentichiave dell’integrazione. Lo stesso
Buzek è stato protagonista di tali
rendez-vous da quanto ha assunto la guida dell’Europarlamento,
nel luglio 2009.
In Europa sembra radicarsi – non
senza fatiche, incoerenze e passi
indietro – il convincimento che le
fedi possano svolgere una funzione di cerniera tra i popoli europei
e tra le istituzioni Ue e la società
civile dei diversi Paesi; alle Chiese
molti riconoscono meriti (evidenti) nel campo della crescita etica
e culturale, dell’educazione, della
solidarietà. Per queste ragioni i
rapporti tra le istituzioni comunitarie e i rappresentanti delle
Chiese dovrebbero consolidarsi,
infittirsi e avere risvolti concreti.
Le Chiese credono all’Europa;
l’Europa deve mostrare stima e fiducia verso le comunità credenti.
Vita
La
6 marzo 2011
“
Un vescovo educato dal suo popolo”: così nel
1983 il cardinal
Carlo Maria Martini ha definito
monsignor Oscar
Romero, l’arcivescovo di San Salvador assassinato tre anni prima ai
piedi dell’altare, mentre celebrava
l’Eucaristia. Un vescovo martire per
la giustizia. La sua testimomanza non
ha nulla di mitologico, ma si configura
come assunzione responsabile della
croce di Cristo nelle scelte pastorali
di uomo di fede. Il suo martirio ‑
avvenuto il 24 marzo 1980 ‑ è dono
per la Chiesa, sangue versato per
una carità a caro prezzo. Il libro
recentemente pubblicato presso
l’editrice Ave da Anselmo Palini,
Oscar Romero. «Ho udito il gridò
del mio popolo» ha il pregio di commemorare a trent’anni di distanza
questa straordinaria testimonianza
ecclesiale. L’autore, ripercorre i passaggi storici, le evoluzioni interiori, il
dramma umano di un vescovo che
prende sempre più consapevolezza
del martirio che si profila all’orizzonte di una vita dedita alla pacificazione
nazionale. Il coraggio nonviolento di
Oscar Romero è la risposta evangelica ad un crescendo di violenza
che ha insanguinam El Salvador negli
anni ‘70‑’80.
Dopo una presentazione della
situazione socio‑politica di questa
piccola repubblica latino-americana,
il libro ricostruisce la vita del martire, nato a Ciudad Barros nel 1917.
La vocazione sacerdotale, gli studi
teologici, i primi incarichi pastorali a
San Miguel, la nomina a vescovo nel
1970 come ausiliare di San Salvador
e la difficile responsabilità dell’arcivescovado a partire dal 1977 sono
le tappe di un’esistenza animata
dal soffio dello Spirito. Nel solco
conciliare ha scelto come motto
episcopale Sentir con la Iglesia, frase
che è stata posta sulla sua lapide.
Momento cruciale del suo percorso
è stato il 12 marzo 1977 l’omicidio
di padre Rutilio Grande, un gesuita
figlio di campesinos che ha lottato
per i diritti dei contadini e per la
giustizia sociale. I funerali del reli-
M
attualità ecclesiale
n. 9
Oscar Romero
A trentun anni
dalla morte
“Davanti a un ordine di uccidere dato da
un uomo deve prevalere la legge di Dio.
Nessun soldato è tenuto a obbedire a un
ordine che va contro la legge di Dio”
di Bruno Bignami
gioso hanno condotto l’arcivescovo
a riflettere sul ruolo della Chiesa in
una società dilaniata dalla violenza.
Da quel momento il suo amore
per la Chiesa si è espresso in una
condivisione ancora più piena del
dramma del popolo salvadoregno.
Fino ad abbracciare la croce.
La narrazione si ferma anche
entre abbiamo sotto gli
occhi scenari
di rivolgimento di popoli,
di violenza e
di morte, tornano alla mente le parole del Siracide: “Egli
ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove
vuoi tendi la tua mano” (Sir 15,16). Questa
volta la scelta è in termini di benedizione
e di maledizione, che ci riportano però
alla vita e alla morte, al bene e al male. Benedizione e maledizione non stanno a dire
premio o pena, come saremmo portati a
pensare, ma sono corollario dell’obbedienza o disobbedienza ai comandi del Signore,
del servire a lui che ci fa conoscere la sua
volontà o del “seguire dèi stranieri, che voi
non avete conosciuto”.
Questa obbedienza non è pura osservanza
di precetti ed esecuzione di norme, ma ha
radici nell’ascolto e nella comunicazione: è
l’”obbedienza della fede”! Ci viene ricordato dalle parole di apertura del passo del
Deuteronomio, che merita leggere per intero: “Porrete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla
mano come un segno e le terrete come
sulle incomprensioni che il vescovo
ha subito.Accusato di essere «troppo
comunista» per la dittatura militare
salvadoregna e insieme «troppo
moderato» per i rivoluzionari armati,
si è mosso in una clima sociale invivibile. La scelta della nonviolenza gli ha
provocato accuse infamanti, sempre
schiacciato tra l’incudine dell’essere
«troppo schierato» e il martello del
«troppo poco sostenitore». Eppure
il suo messaggio evangelico risuona
come appello, alla conversione per
tutti. La richiesta di cambiare i cuori
verso la nonviolenza e il dialogo,
rimasta inascoltata dai più, depone
a favore della libertà cristiana che
lo ha animato.
L’opera di Palmi ha il merito di
far parlare in prima persona monsignor Romero. I brani tratti dalle
lettere, dai discorsi, dalle omelie e dai
suoi interventi pubblici consentono
di accostarsi direttamente alla testimonianza della consegna di sé che il
vescovo ha fatto per amore del suo
popolo. Emerge un intenso travaglio
di coscienza. Oscar Romero è stato
un formatore di coscienze credenti:
la croce è lo stile del discepolo e il
perdersi per l’altro è condivisione
alla maniera di Cristo. Ha incarnato
un cristianesimo dello «stare in
mezzo» che non fugge dalle responsabilità ma opera anche attraverso la
parola del perdono e la pacificazione.
Ha inteso vincere il male con il bene.
Arcivescovo di San Salvador
dal 1977 al 1990, in poco tempo è
divenuto la «voce» del popolo. Ha
denunciato l’inutile spargimento di
sangue nelle lotte intestine al Paese.
Si è schierato in difesa dei poveri
e degli oppressi, in particolare i
campesinos, convinto che i valori
evangelici andassero incarnati e non
solo affermati. Ha invitato i militari
alla disobbedienza facendo leva
sulla fraternità. Seppe pronunciare
un duro monito nell’omelia del 23
marzo 1980, il giorno prima del suo
assassinio: «Fratelli, siete del nostro
stesso popolo, uccidete i vostri stessi
fratelli contadini e davanti a un ordine di uccidere dato da un uomo,
deve prevalere la legge di Dio che
dice: “Non uccidere”. Nessun soldato è tenuto a obbedire a un ordine
che va contro la legge di Dio... Una
legge immorale, nessuno è tenuto ad
osservarla. È ormai tempo che recuperiate la vostra coscienza e obbediate prima alla vostra coscienza che
all’ordine del peccato». Parole cadute
nel vuoto. Gli squadroni della morte
si presentarono il giorno successivo
mentre il vescovo stava celebrando
la Messa nella cappella dell’ospedale
della Divina Provvidenza. Durante
l’offertorio venne raggiunto da un
colpo di fucile. Si è realizzato così il
suo offertorio. Il suo sangue ha fecondato di amore la terra di El Salvador.
Monsignor Romero si è lasciato
formare dalle circostanze storiche in
cui è vissuto. Educato dal suo ministero episcopale e insieme educatore
del suo popolo, la sua testimonianza
evangelica può essere un modello
anche per la Chiesa italiana che ha
dedicato questo decennio all’educazione. Per questo il bel testo di Palini,
scritto in uno stile appassionato e
coinvolgente, rappresenta un aiuto
prezioso. Non è semplice agiografia.
L’appello perché alla Chiesa non
manchino coscienze libere incarnate
nella storia. Vite offerte che sono
Vangelo. Quello con la V maiuscola.
Assassinato il 24 marzo 1980 dagli squadroni della morte,
a causa della sua evangelica difesa dei poveri, mentre celebrava l’Eucaristia, Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador nell’America Centrale, viene ricordato in un recente
volume di Anselmo Palini. «Oscar Romero. “Ho udito il
grido del mio popolo”» traccia in maniera appassionata
e fedele la storia di dedizione di un pastore della Chiesa
che si è fatto voce dei deboli e degli oppressi e operatore
pace
La Parola e le parole
IX Domenica delTempo Ordinario, Anno A
Dt 11,18.26-28.32; Sal 30; Rm 3,21-25a.28; Mt 7,21-27
un pendaglio tra gli occhi; le insegnerete
ai vostri figli, parlandone quando sarai seduto in casa tua e quando camminerai per
via, quando ti coricherai e quando ti alzerai; le scriverai sugli stipiti della tua casa e
sulle tue porte, perché siano numerosi i
vostri giorni e i giorni dei vostri figli, come
i giorni del cielo sopra la terra, nel paese
che il Signore ha giurato ai vostri padri di
dare loro” (Dt 11,18-21).
Si direbbe che simile ascolto è quanto di
più attivo e coinvolgente possa e debba
esserci, fino ad interessare tutti i momenti
e luoghi di vita, ed è quanto, prima di ogni
altra cosa, dovrebbe caratterizzare lo stile
di vita dei credenti. Non a caso leggiamo
nel vangelo di Luca (Lc 8,18): “Fate attenzione dunque a come ascoltate”. E la
lettera di Giacomo (Gc 1,22) raccomanda:
“Siate di quelli che mettono in pratica la
Parola, e non ascoltatori soltanto, illuden-
5
do voi stessi... perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto
allo specchio: appena si è guardato, se ne
va, e subito dimentica come era” (1,2223). È vero che non si può essere semplici
esecutori passivi di regole e prescrizioni,
secondo un pragmatismo illusorio, ma
sarebbe altrettanto illusorio gratificarsi di
pratiche di ascolto della Parola in una sorta di manierismo biblico per eletti.
È proprio qui il banco di prova che Gesù
ci presenta a chiusura del suo Discorso
della Montagna, dicendoci che nel regno
dei cieli entrerà colui che fa la volontà
del Padre. Ci fa capire che si può ripetere
“Signore, Signore” non solo a parole e con
esternazione di sentimenti, ma anche con
ostentazioni di pratiche: nel suo nome si
può profetare come pure operare prodigi,
ma in ogni caso si può essere operatori di
iniquità. Sarebbe infatti come costruire la
propria casa o se stessi sulla sabbia, mentre rimane decisivo che la parola ascoltata
sia messa in pratica e sia vissuta in continuità e coerenza. Nel regno dei cieli entra
solo colui che fa la volontà del Padre che
è nei cieli.
In contesto e linguaggio diverso, la lettera
ai Romani di Paolo ci offre lo stesso insegnamento e presenta la stessa problematica, che tante conseguenze ha avuto nelle
vicende della chiesa. È la questione della
“giustizia di Dio”: in forza di cosa si diventa “giusti” davanti a lui, avviene o si rinnova
la comunione di figli con il Padre? È quello
che si dice “essere in grazia di Dio”, in
quanto “giustificati gratuitamente per la
sua grazia, per mezzo della redenzione che
è in Cristo Gesù”. Questa “giustizia” - che
ci rende figli nel Figlio e ci riveste di gloria
e libertà - è sì “testimoniata dalla Legge
e dai Profeti”, ma si compie “per mezzo
della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli
che credono”. Ecco perché la benedizione
scaturisce dalla fede, che a sua volta “viene
dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di
Cristo” (Rm 10,17).
Alberto Simoni
6
T
ornavano da una
missione di assistenza medica
alla popolazione
locale, quando il
Lince, il blindato
utilizzato dai militari italiani di stanza in Afghanistan,
è saltato su un ordigno improvvisato.
È morto così il tenente, Massimo
Ranzani, 36 anni, originario di Ferrara,
appartenente al quinto reggimento
alpini di stanza a Vipiteno, la vittima
numero 37 del contingente italiano
della missione Isaf in Afghanistan che
ha preso il via nel 2004. Riferendo
l’accaduto il ministro della Difesa,
Ignazio La Russa, ha spiegato che
al momento dell’attentato, in cui
sono rimasti gravemente feriti altri
quattro militari, il blindato si trovava
a 25 chilometri a nord di Shindand,
nella zona ovest del Paese. Il Lince,
secondo le parole del ministro, “era
dotato di un sistema dissuasore elettronico che impedisce l’accensione
dell’ordigno a distanza”.Accensione,
pertanto, che deve essere stata attivata “a mano o con una frequenza
non coperta”. Appresa la notizia
dell’attacco, rivendicato dai talebani,
il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso “sentimenti di solidale partecipazione al
dolore dei familiari del caduto e un
affettuoso augurio ai militari feriti”.
Cordoglio e dolore sono giunti anche dalle massime cariche dello Stato
e del Governo.
La risposta
“darsi”
è
“Davanti a questa Via Crucis
di innocenti non abbiamo voglia di
parlare ma dal di dentro, da credenti, dobbiamo vivere in modo
Sul bilancio
del Comune
di Pistoia
Per l’articolo sul bilancio del Comune di Pistoia, scritto da Marinella Sichi, formulo i miei più sinceri
complimenti a lei e alla redazione.
Per prima cosa per avere ripreso la
notizia, che è passata quasi inosservata all’opinione pubblica (Pistoia
silenzia tutto), ma sopratutto per
aver affrontato la discussione delle
discussioni. Infatti la predisposizione del bilancio di un Ente locale
mostra l’indirizzo politico che sta
alla base; invece oggi, a Pistoia e
non solo, si sente soltanto dire:
“non c’è soldi, devo tagliare per
colpa del Governo che passa meno
risorse”. Fatto anche vero ma che
non può giustificare le non scelte o
le scelte sbagliate dell’amministrazione locale.
Condivido pienamente le proposte che avanzate e come l’autrice
desidererei un colpo di coda da
parte del Sindaco e della Giunta; io
lo ritenevo necessario un anno e
mezzo fa... e tutti sanno come è finita. Adesso, fatti alla mano, lo vedo
difficile; basta pensare a due eventi
recentemente accaduti:
1 - il 19 dicembre 2010 mentre la
città era bloccata dalla neve (regolarmente annunciata dall’allarme
meteo della protezione civile)
per la mancanza di 10.000 euro,
necessari a sostenere il costo
degli spalaneve e spargisale, contemporaneamente andava in onda
Vita
La
n. 9 6 marzo 2011
Afghanistan
Via Crucis di innocenti
Militare italiano ucciso: è la 37ª vittima
di Daniele Rocchi
da far uscire fuori la bellezza della
fede che spinge i cristiani a lottare
contro il male che non viene da Dio.
La risposta da dare, allora, è ‘darsi’,
donarsi con tutta l’esistenza, perché
l’amore trionfi sull’egoismo. Come
hanno fatto i nostri militari caduti”. È stato il commento, rilasciato
dall’arcivescovo ordinario militare
per l’Italia, monsignor Vincenzo
Pelvi. “In questi giorni in Italia – ha
affermato monsignor Pelvi – stiamo
vivendo un susseguirsi di eventi
tragici e di smarrimento interiore,
penso alla morte della giovane Yara
ed ora a quella del nostro Massimo,
caduto per la pace. Davanti alla bontà
dell’esistenza e dell’innocenza di una
bambina e della dedizione umanitaria di un nostro militare, la risposta
non può essere quella della violenza.
Abbiamo invece bisogno di guardare
verso l’altro e invocare la protezione
del Signore sulla nostra storia”. “In
questi momenti la Nazione si sente
unita dai sentimenti cristiani. Davanti
a queste morti non è semplice trovare una risposta alla sofferenza e al
male del mondo ferito dall’ingiustizia
e dall’egoismo, dalla sopraffazione.
Esorto ad una preghiera perché
avvenga in ciascuno di noi quel risanamento interiore che vuol dire la
pace dell’anima. Senza di questo non
ci potrà mai essere benessere in terra”. Per l’arcivescovo castrense “nel
dolore di questi momenti ritroviamo
il coraggio per andare verso altri
fratelli che sono nel bisogno, senza
guardare ai nostri interessi. Queste
morti ci evidenziano anche la fede
dei nostri militari, il loro fondamento
religioso, che offrono moltissimo
non solo all’Italia, ma all’Europa e al
mondo. L’Unità d’Italia – ha concluso
mons. Pelvi – si basa anche su questa
identità spirituale che notiamo anche
in coloro che sono al servizio del
territorio, per ritrovare una bambina
scomparsa e che sono in territori
lontani per rendere visibile e praticabile la giustizia e la pace”.
Un capo scout
Massimo Ranzani, nato a Ferrara, era originario di Santa Maria
Maddalena dove viveva, frazione di
Occhiobello (Rovigo). Era alla sua
seconda missione in Afghanistan. Fra
lettere in redazione
l’inaugurazione della quinta porta
ma soprattutto un opuscolo promozionale/pubblicitario dell’evento
- dal costo sicuramente superiore
a 10.000 euro - arrivava nelle case
dei pistoiesi (in realtà con qualche
giorno di ritardo perché anche i
postini sono rimasti bloccati dalla
neve).
2 - E’ notizia di questi giorni: la
provincia di Pistoia ha aderito al
progetto “WiFi liberi tutti” che
consente di navigare gratis da piazze e luoghi pubblici. Mi permetto di
aggiungere tutti salvo il luogo più
appropriato e dedicato: la Biblioteca San Giorgio dove il Comune ha
introdotto un canone di abbonamento.
Ci sarebbe molto da aggiungere, si
pensi solo al capitolo cosiddetto
del “Piano degli Investimenti”; si
perchè gli amministratori di oggi
pensano solo a destinare risorse
alle grandi opere e presi dalla voglia
di essere ricordati per “un pezzo di
muro”, si disinteressano dell’effettiva utilità dell’opera, delle priorità
delle opere stesse, delle procedure
di gara, dei ritardi dei lavori, dell’aumento dei costi, della buona fattura
delle opere... tanto paga pantalone.
Per un cambio di marcia, penso
proprio che dovremmo confidare
nel prossimo Sindaco, ma non ci
scoraggiamo! anzi grazie ad articoli
come quello citato si può tornare a
parlare di politica.
Tommaso Braccesi
Valori
e voto
dei cattolici
Noi cattolici non abbiamo un
“classifica” di valori più o meno
importanti. Questo a chi vive un
esperienza di fede dovrebbe essere chiaro, ma non lo è per certa
politica; si assiste infatti ad una
continua strumentalizzazione dei
valori cattolici per attirare il voto
oramai disperso nelle varie aree
politiche.Veramente esilarante l’ultimo siparietto del “Rais di Arcore”
(sto purtroppo parlando del nostro
presidente del consiglio!) dove dal
suo pulpito (presso i “Cristiano
riformisti”) ha ripreso concetti e
argomenti cari a certo pubblico
dei cattolici. Lo dico con un po’ di
rammarico ricordando le parole di
Gesù nel Vangelo quando, messo
nel mezzo dai dottori della legge da
la colpa non a ciò che è scritto (la
legge) ma ai cuori induriti degli uomini; purtroppo una discreta parte
dei cattolici che si fa ipnotizzare da
Berlusconi è più attento alla legge.
Mi spiego. Sono pienamente consapevole che ci siano delle questioni
che riguardano i temi su valori non
rinunciabili sui quali noi cristiani
dobbiamo serenamente riflettere
ed esprimere il nostro sentire ma
senza però essere strumentalizzati
o peggio ricattati: “ti do questo,
permettimi questo”. Berlusconi nel
suo tramonto spera di raccogliere
gli ultimi “impauriti” cattolici con
le solite tematiche da crociata o
caccia alle streghe! Avranno capito
la lezione? Il devastante errore del
voto datogli alle ultime elezioni
(dato ovviamente anche dai liberali, e dalla destra) ha procurato
al nostro paese una situazione
socio economica deleteria, siamo
governati da una classe dirigente
che difende gli interessi del suo
principale, il danno lo si vede anche
in politica estera dove fortissimo
è stato l’imbarazzo su tutta la crisi
politica del nord africa specialmente su quella della Libia, dove il trattato e i rapporti economici per un
po’ hanno mandato in second’ordine la questione umanitaria. Il nostro
premier si propone paladino del
cristianesimo ma dimentica gli strazi subiti dalle genti migranti respinti
mesi fa in Libia sottoponendoli a
terribile torture. E dimentica anco-
qualche settimana avrebbe compiuto
37 anni. Era molto conosciuto nel
suo paese dove aveva svolto per anni
l’attività di educatore scout. Ranzani,
che non era sposato – “non voglio
perché dove lavoro è pericoloso”,
aveva confidato ai suoi amici – è la
seconda vittima per Occhiobello. Il
28 luglio 2010 era morto ad Herat il
maresciallo Mauro Gigli.
37ª vittima
Con la morte del tenente Ranzani, il secondo del 2011, salgono a
37 le vittime italiane della missione
Isaf in Afghanistan. Sono circa 4.000 i
militari italiani che partecipano a questa missione per la quale a partire dai
prossimi mesi è previsto un graduale
disimpegno. Sotto la responsabilità
italiana c’é un’area grande quanto il
Nord Italia, composta da quattro province Herat, Badghis, Ghowr e Farah.
In questi giorni è previsto un passaggio di consegne tra gli alpini della
Brigata Julia e i parà della Folgore.
Gli italiani hanno anche il comando
di un contingente formato da soldati
di 12 nazioni.Tra i compiti dei nostri
militari anche quello di sostenere il
processo di ricostruzione e sviluppo
insieme ad una componente civile del
ministero degli Esteri.Tra le dotazioni
della missione italiana anche un numero importante di velivoli C130,
caccia Amx che non sono autorizzati a bombardare e Predator (aerei
senza pilota) ed elicotteri Mangusta.
ra le orrende esecuzioni di massa
dei soldati che si sono rifiutati di
obbedire al regime oggi. Insomma
Berluscini agita un certo settore di
cattolici, ed evidentemente spera
di raccogliere qualcosa! Il punto
secondo me sta proprio sul grado
di maturità dei cattolici, non ci
sono come ho gia detto classifiche
di valori, la vita cristiana non si
vive a “cottimo”, un po’ per volta!
Essa è nell’interezza, l’attesa del
regno ci deve spingere ad essere
costruttori in terra di ciò che più
possiamo fare di meglio, una società di giustizia, di pace, di eguali, di
solidarietà, di amore. Sono, tutti i
cattolici consapevoli di questo? Lo
siamo davvero? Quanto questa società che abbiamo edificato è vicina
alla “legge” e quanto è lontana dal
volere di Dio? A questo dobbiamo essere sensibili e attenti! Nel
Vangelo sono molteplici i consigli
e gli appelli di Gesù a dedicarsi in
maniera nuova alla vita; a stupire, a
scandalizzare, perché non dimentichiamolo mai; Gesù spesso con
i suoi insegnamenti scandalizzava
i poteri forti del tempo (che non
erano differenti da quelli di oggi).
Presto in un modo o nell’altro ci
saranno l’elezioni, dobbiamo stare
attinti alle strumentalizzazioni, perché assai grave sarebbe dimostrare
di aver dimenticato tutte le bestialità messe in campo dal centro
destra (difesa della famiglia, della
vita ,difesa della religione etc..). Una
sola domanda è obbligo farsi: cosa
ha fatto per tutte queste tematiche
l’attuale maggioranza?
Massimo Alby
Pistoia
Sette
N.
9
6 marzo 2011
L
e iniziative culturali non mancherebbero nella
nostra città, anzi
talvolta sono non
solo di richiamo
ma ottengono
un meritato successo. È accaduto
venerdì sera in seminario dove si è
tenuto uno degli incontri del “Centro culturale Maritain” sul tema
scottante ed attuale della “Democrazia malata”. I due relatori: il giurista bergamasco Filippo Pizzolato
e don Antonio Sciortino, direttore
del settimanale “Famiglia Cristiana”
hanno affrontato l’argomento dal
punto di vista della Carta costituzionale il primo e della libera stampa il secondo.
Per il giurista la struttura della
democrazia deve soprattutto poggiare sulla costituzione nella convinzione che le Costituzioni sono
nate come limitazione del potere
monarchico. Chi detiene il potere
tende ad abusarne, per questo
occorrono le regole “costituzionali”, per garantire la certezza del
diritto. Se le regole fossero dettate
solo dalla maggioranza che di volta
in volta si costituisce, esse sarebbero strumentali a questa. Invece
le norme basilari della convivenza
devono fondarsi su di un quadro
normativo comune che garantisca
la stabilità al di là dell’alternanza.
Solo con le regole della maggioranza si può garantire l’uguaglianza.
Riportando una frase di Zagrebelski: che afferma: “la Costituzione
è una regola che un popolo si dà
quando è sobrio per rispettarla
quando è ubriaco”, Pizzolato ricorda che la Costituzione diventa
un argine contro la deriva di quel
popolo che si affida fideisticamente a un leader che promette
miracoli e prosperità. Solo così la
Costituzione riflette, preserva e
custodisce l’identità più profonda
di un popolo. Essa è costruita nella
storia di una collettività, basata sui
suoi valori più saldi, quelli destinati
ad accompagnare le generazioni in
un contesto di lungo termine, onde
evitare che i cittadini cadano vittime di un continuo schizofrenico
decisionismo.
Nella seconda parte, il relatore
prende in esame le ragioni della
crisi e le distorsioni che ne conseguono. La più importante è la crisi
dell’eguaglianza. L’effetto è che si
adula il potente, lo si invidia per i
privilegi che il potere garantisce. La
politica attuale non è coesistenza
di parti plurali, non è realmente
federalista, ma diventa un paradossale fattore di divisione sociale, si
sposa alla supremazia maggioritaria
e alimenta il conflitto sociale: Nord
contro Sud; cattolici contro laici;
italiani contro stranieri; lavoratori
Centro Culturale Maritain
Democrazia malata
Quali cure per la nostra democrazia?
Se lo sono chiesto un giovane giurista
ed un famoso giornalista in un incontro
tenuto lo scorso venerdì.
La risposta è nell’impegno di applicare
in pratica il vangelo
di Marinella Sichi
di un sindacato contro lavoratori
di altri sindacati. Anziché un reale
federalismo solidale,la debolezza
delle istituzioni favorisce una “rifeudalizzazione” dei rapporti sociali,
incentivando particolarismi territoriali, mafie, gruppi privati di potere,
non sulla base di autonomie riconosciute e regolate, ma sulla base di
rapporti di forza.
Don Sciortino ha denunciato
con forza la necessità di una stampa che non si allinei al volere dei
potenti, che non solo a servizio.
“Il giornale che dirigo, ha detto il
sacerdote, cerca di seguire l’etica
del vangelo e trova in quel testo la
ragione dell’affermazione dei diritti
dei deboli, degli ultimi. Oggi sono i
respingimenti dei popoli della sponda sud del Mediterraneo che ci
rammenta il vangelo di Matteo “ero
straniero e non mi avete accolto”.
Siamo presi dalla contingenze quotidiane, quasi ogni giorno ci viene
proposto un pericolo dal quale
scampare che ci spinge all’egoismo.
Se la comunità cattolica si limita alla
soluzione diplomatica dei problemi
contingenti perde l’occasione di
analizzare e risolvere anche la sua
crisi interna. Lo stile delle chiesa
deve esser profetico, non diplomatico.
Guardando alla metamorfosi
all’interno del mondo della stampa
don Sciortino afferma che “il potere mediatico è stato sottovalutato
nel nostro paese ed esso ha modificato i modi di vivere e di pensare
ipnotizzando i cittadini. Il modello
di riferimento è colui che si presenta giovane, bello e ricco. La ricchezza ed il potere sono gli ideali a
cui aspirare”.
Il piano inclinato sul quale si
trova il cristiano onesto, mostra la
continua fatica ad affermare uno
stile di vita che non è esaltato, al
contrario screditato dal comportamento comunemente rilevato. Il
furbo e l’arrogante, colui che senza
scrupoli manipola e raggira, ottiene
il successo. Si mostra preoccupato
il direttore di Famiglia Cristiana per
le recenti modifiche normative che
consentiranno la concentrazione
di più sistemi mediatici in mano
ad un unico soggetto. All’interno
del decreto mille proroghe è stata
inserita una norma che consentirà
ai possessori di canali televisivi
di essere anche editori di carta
stampata. Chi possiede le Tv potrà
quindi possedere anche quotidiani.
Da questo ne deriva il costante degrado della democrazia ed il potenziamento del pensiero unico.
Sciortino affronta infine un
nodo cruciale riguardante la chiesa
ed i giovani, dichiarando che dentro
la chiesa la crisi è penetrata profondamente. Oggi non siamo in grado
di intercettare i giovani, non capiamo e non siamo in grado di comunicare nel loro linguaggio. Essi sono
il mondo di domani che sfugge quasi totalmente al messaggio evangelico. Il messaggio cristiano non trova
i canali e le parole per raggiungerli.
Questo è forse il più grave pericolo
che stiamo correndo e che potrebbe destinare la chiesa ad ulteriori
maggiori abbandoni di fedeli.
È stata una bella serata. Come
una bevuta di acqua fresca che permette un nuovo profondo respiro.
Anche la discussione che ne
è seguita è stata all’altezza della
situazione. La folta assemblea si è
mostrata daccordo con i due relatori. Soprattutto negli interventi
si è fatta sentire l’urgenza di una
presenza dei cattolici nel variopinto
e confuso mondo politico attuale. C’è da sperare per il futuro. Il
passato, almeno per quanto si può
vedere, non tornerà. Ma la critica
deve trovare mezzi adeguati per la
sua soluzione.
Un compito che riguarda certamente i responsabili della comunità
cristiana, ma che chiama in causa
soprattutto i laici, ai quali il Concilio Vaticano II affida il compito di
dare un volto cristiano alla città
dell’uomo, nell’autonomia e nella
libertà.
In alto il professor Filippo Pizzolato dell’Università di Milano;
sotto don Antonio Sciortino, direttore di “Famiglia cristiana”
Il rapporto tra democrazia
e costituzione
Allorquando venga fatta coincidere con il processo di investitura elettorale di chi governa, la democrazia rischia
di apparire in contrapposizione con la costituzione, posto che l’essenza di quest’ultima è quella di essere forma
di limitazione del potere. Per questo, preservare la costituzione è interesse specifico di chi al potere è soggetto
e che, per questo, cerca garanzie rispetto all’azione dei
governanti. Peraltro, a ben vedere, poiché lo sviluppo della vita democratica contempla, come fisiologica, l’eventualità che chi è oggi al potere possa un giorno ritrovarsi
dalla parte opposta, la fissazione di garanzie e di limiti
è interesse di tutti i cittadini. Il punto di vista meno sospetto per giudicare la validità della costituzione è allora
quello di chi non è al potere, e non quello di chi governa
e reclama meno vincoli per la propria azione.
Filippo Pizzolato
8
comunità ecclesiale
n. 9 6 marzo 2011
1911-2011
“
Pistoia: cento anni
di Azione cattolica
Una generazione
narra all’altra le tue
opere, annunzia le
tue meraviglie”
(salmo 144,4)
Quest’anno nella
nostra diocesi si
festeggia un compleanno davvero
speciale. C’è infatti un’anziana signora che compie 100 anni. Quest’arzilla
vecchietta è l’azione cattolica di
Pistoia.
Il 26 Marzo 1911 infatti, durante
il Convegno giovanile diocesano, si
costituì la federazione giovanile diocesana pistoiese.Tale costituzione fu
in seguito comunicata al presidente
della società della gioventù cattolica
italiana di Roma e successivamente,
il 24 settembre 1911 venne ufficialmente costituita la Federazione
diocesana cattolica pistoiese della
gioventù italiana di azione cattolica.
Se ci soffermiamo un attimo a
pensare a cosa è successo in questo
secolo ci accorgiamo che molte
cose sono diverse oggi, quasi tutto
si è modificato, a volte in meglio a
volte in peggio in questo secolo, e
tutto è successo a pensarci bene
molto rapidamente. È cambiata innanzitutto la società, ma è cambiata
anche la Chiesa e ovviamente anche i
rapporti tra associazione e gerarchia
ecclesiastica si sono modificati, così
come è mutato il rapporto degli
aderenti con le istituzioni e con la
collettività. Ciò che non è cambiato
in questi cento anni è la sensazione
di essere famiglia, la voglia di essere
parte viva della Chiesa, il desiderio di
essere quel “sale della terra” che può
utti ricordiamo don
Nesi, quest’uomo
piccolo,mite,riservato,
che percorreva a piedi
le nostre strade, solo
ma non solitario perché
aperto alla fraternità,
saldo nei suoi principi ma ben al
passo coi tempi, povero perché
donava agli altri tutto quello che
aveva e così distribuiva ricchezza,
di poche parole ma testimoniando
molto, consapevole che non il sapere,
che pur possedeva in abbondanza,
ma la carità salverà il mondo, e così
convertiva.
Ho avuto il destino e la fortuna,
25 anni fa di essere divenuto suo
medico quando fu trasferito da
Campotizzoro e nominato parroco
di Campiglio in Quarrata e da allora
l’ho avuto in cura fino a quando,
colpito dalla malattia, è tornato alla
casa del Padre. Ed io quasi a voler
rendere un meritato omaggio, ma che
è anche una testimonianza diretta,
vi parlerò di don Nesi ammalato, di
come ha vissuto la malattia, parola
quest’ultima astratta ma che diventa
assai concreta e inquietante quando
coi nostri sensi incominciamo a
percepire il suono sinistro di lima
e di sega che penetra nella carne
(espressione quest’ultima cruda ma
assai realistica di Claudel). Allora a
quel punto è facile, anzi umanissimo,
abbattersi e rattristarsi, perdere la
speranza e attraversare più o meno
t
fare la differenza, la consapevolezza
di appartenere ad un’associazione
che non cerca solo di formare i propri aderenti, ma tenta di costruire
cittadini e cristiani a 360 gradi, nati
in questo mondo e che di questo
mondo fanno parte.
Questa importante ricorrenza è
stata festeggiata nel corso dell’assem-
blea diocesana che si è tenuta domenica 20 febbraio a Villa Rospigliosi in
Candeglia; tema dell’incontro: ieri,
oggi e domani - 100 anni di azione
cattolica a Pistoia.
Per l’occasione è stata anche
allestita una mostra che ha ripercorso, seppur parzialmente in quanto
è sempre difficile condensare 100
anni in pochi ricordi, la storia dell’Ac
pistoiese.
Ci ha fatto commuovere, come
aderenti, rivedere le vecchie tessere,
le vecchie foto, i verbali delle riunioni nelle parrocchie degli anni ’60,
ripensare a quando l’associazione
era divisa in una parte maschile e
una femminile; come pure rivedere
persone che non ci sono più, oppure
volti di bambini oggi diventati adulti.
Ci ha fatto sorridere il riascoltare
e riscoprire tutti insieme (anziani e
giovani) l’inno scritto negli anni ‘40
con il suo “…siamo arditi nella fede,
siamo araldi della croce, al tuo cenno
alla tua voce (del Bianco Padre n.d.r),
un esercito all’altar!” dal sapore così
“antico”.
Durante l’assemblea si sono
tenute le elezioni per il rinnovo del
consiglio diocesano che guiderà la
nostra associazione per il prossimo
triennio. L’assemblea è stata anche
l’occasione per fare un bilancio del
triennio appena concluso insieme
ai responsabili dei diversi settori.
Qualche volta, quando ci si ferma un
attimo per tirare le fila, il risultato dei
nostri bilanci risulta non del tutto
soddisfacente perché scopriamo che
avremmo voluto realizzare molto di
più di quanto invece abbiamo fatto.
Ma in realtà basta guardare ciò che
abbiamo per sentirsi contenti, forse
non completamente soddisfatti, ma
felici perché quello che ci circonda
è solido ed ha buone basi.
Auguri quindi al nuovo consiglio
diocesano che si troverà a guidare
l’associazione per il prossimo triennio e a tutti gli aderenti, perché pur
Don Nesi e la malattia
tutte quelle fasi, quelle emozioni
forti che turbano l’animo (incredulità,
rabbia, rimozione, paura, aggressività,
tristezza, rassegnazione e altre) che
ben conosce il malato. Partendo dagli
inizi vi illustrerò come si svolgeva
la mia visita di medico, quando don
Nesi, ormai ammalato ed infermo, fu
con rammarico dei parrocchiani, ma
lungimirante decisione della Curia,
trasferito all’interno del seminario
vescovile di Pistoia, dove, ben accudito, ha vissuto gli ultimi anni della sua
vita. Appena varcavo la soglia della
sua stanza mi si rallegrava il cuore
nel vedere quest’uomo vecchio,
ormai in carrozzina, a tratti lucido,
assai spesso confuso, fare un piccolo sobbalzo di gioia ed esclamare
invariabilmente: Alleluia, come stá
vossignoria? Ecco questa espressione
non di poco conto, se pronunciata
da un uomo gravemente malato, è
come una fotografia verbale della
personalità di don Nesi, e cercherò di
darne un’interpretazione: “Alleluia”
è un saluto gioioso, evangelico, e il
cristianesimo, è letizia; il “come stà”
vuole indicare l’attenzione per l’altro,
prima che per se stesso pur malato;
“vossignoria” faceva parte della sua
simatica e garbata ironia.
Come medico qui non torna nulla: il malato umanamente si rattrista,
è piegato dalla sofferenza, e don Nesi
si esprime con un “alleluia”; il malato
è fragile e chiede aiuto, e don Nesi
al contrario è proiettato sugli altri.
È tutto capovolto, non torna nulla.
Ma forse la spiegazione c’è: la vita di
questo sacerdote è come una linea
retta: il don Nesi che svolgeva il suo
ministero sacerdotale è il solito di
quando l’ha colto la malattia, nulla e
cambiato; ma questo perché? Perché
il cristianesimo, che lui ben incarnava,
è vedere le cose di questo mondo da
una prospettiva diversa, capovolta, e
da questa prospettiva si vede meglio
il cielo e lui vedeva il cielo. Allora
torna tutto!
Ricordo che una volta, per valutare le sue funzioni cognitive, assai
compromesse, di persona allettata
assopita, che apre gli occhi solo se
chiamata, staccai dalla parete della
sua stanza una vecchia foto, dove
erano raffigurate alcune persone (fra
queste il suo amico Vescovo di Lienz)
e gli chiosi chi fossero: ‑ avendo già
perso anche l’uso della parola con
gesto lento della mano mi prese la
fotografia e la baciò; non contento insistetti perché mi dicesse chi rappresentavano e allora si portò sempre
lentamente e con mano tremula la
fotografia al cuore. Mi bastava, avevo
capito. Qui traspare con forza tutta
l’umanità di don Nesi: la sua mente
sotto l’incedere prepotente e inarrestabile della malattia è come ammutolita e quasi del tutto annientata e
parla il suo cuore, con gesti semplici
e cristallini. Gesti buoni, benevoli, di
un sacerdote infermo a letto, con
grave compromissione cognitiva,
ormai privo della parola, ma sempre
pronto, e sicuramente in cuor suo
lieto, quando richiesto, a sollevare
il braccio destro ormai stanco e
accennare a una benedizione.
Intanto questo suo comportamento aveva rafforzato in me un
sentimento di stima profonda, gratitudine, amicizia e anche di meraviglia.
Dico gratitudine e meraviglia perché
quest’uomo povero perché senza
ricchezze, due volte povero perché
infermo, poverissimo nella sua malattia mentale, indicava a me medico
quanto bene si nasconde dietro la
triste facciata della malattia.
La tempesta scuote e abbatte
la quercia, don Nesi dal male ha
tratto il bene ed ha vinto la malattia.
Sappiamo come ha vissuto don Nesi,
ora siamo a conoscenza che quando
è sopraggiunta la “notte oscura” ha
sublimato il dolore e santificato la
sofferenza.
Il suo medico
Roberto Borchi
Vita
La
avendo di fronte sfide importanti e
difficoltà non indifferenti, lavorino
con serenità partendo dalla consapevolezza di far parte di qualcosa di
più grande, di un’associazione che li
accompagna, che ha dato frutto nel
territorio diocesano per cento anni,
e che, ne siamo certi, potrà fruttare
anche per i prossimi cento.
Parrocchia Santomato
Ricordo
del martirio
di Oscar
Romero
Venerdì 4 marzo alle ore 21 presso la parrocchia di Santomato
si terrà l’incontro: “Verso il 24
marzo: celebrazione del martirio di monsignor Oscar Arnulfo
Romero vescovo del Salvador”.
Tale incontro vede la presenza di
don Alberto Vitali rappresentante
di Pax Christi e membro del direttivo dell’associazione “Oscar
Romero” nonché autore del libro
“Oscar A. Romero. Pastore di
agnelli e lupi”, (prefazione di Luigi
Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea.
Edizioni Paoline). L’incontro vedrà
anche la presenza di Emma Pavoni, presidente dell’associazione
“Oscar Romero”.
«Monsignor Romero sapeva che
il suo atteggiamento alimentava la
speranza di una vita più libera, più
umana e lo faceva in forza della
sua missione di cristiano e di vescovo; sapeva che questo poteva
portarlo alla morte e ha continuato proprio perché cristiano e
vescovo. Credo allora che possiamo definire monsignor Romero
come martire della speranza».
Dalla Prefazione di Luigi Bettazzi,
vescovo emerito di Ivrea
«Leggendo mi chiedevo perché
a differenza di troppe biografie
di santi, che non mi prendono il
cuore, questa avventura mi coinvolgesse. Mi coinvolgeva questa
contiguità senza censure tra lo
scorrere dei giorni di Romero e
lo scorrere dei giorni della storia:
l’avventura di monsignor Romero
dentro l’odore della storia, dentro
il rumore della storia, dentro le
contraddizioni della storia. E non
fuori».
Dalla Postfazione di Angelo Casati
Istituto Suore Mantellate
Grazie alla
Fondazione
Caripit
L’Istituto suore Mantellate esprime profonda gratitudine alla
Fondazione Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia per aver stanziato
seimila euro finalizzati alla realizzazione del progetto “Per una
migliore offerta formativa”, dimostrando disponibilità nei nostri
confronti e sensibilità ai problemi
della scuola e società pistoiese.
Il progetto si prefigge, attraverso
una serie di inteventi didattici‑educativi e di iniziative culturali,
di favorire il processo formativo di ciascun allievo fornendo
strumenti e creando condizioni
idonee per uno sviluppo adeguato
delle potenzialità individuali.
Vita
La
6 marzo 2011
i
l 19 di febbraio si sono
completati 7 anni della mia
vita vissuti a disposizione
di questa Chiesa situata
nel sud del Maranhão, il
secondo stato piu povero
del Brasile.
Fin dall’inizio sto coordinando un
progetto di formazione socio-artistico-culturale. Progetto che il vescovo
di allora, don Franco Masserdotti, mi
affidò e che nel 2010 ha completato
5 anni di effettiva attuazione nel
Bairro “Nova Tresidela”, alla periferia
della città.
Attuazione e camminata marcate
da una grande e ricorrente lotta
per superare le continue difficoltà e
poter compiere la missione di questo progetto in favore dei bambini,
adolescenti, giovani e famiglie della
comunità. Missione evangelizzatrice,
trasformatrice e liberatrice.
Un’azione di evangelizzazione
deve sempre trasformare e liberare
per questo il nostro progetto:
* ha come obbiettivo principale
quello di “favorire un processo
di trasformazione a tutti i livelli,
per attingere “qualità di vita”,
crescita e sviluppo umano di tutti
gli abitanti, principali attori.
* vuole offrire opportunità di
incontro, di studio, di professionalizzazione, di scoperta e
conoscenza dei diritti e valori.
Aiutare ognuno a far sì che
diventi il protagonista della sua
propria storia e costruttore di
una societá piu giusta e solidale,
dove la vita sia il centro, il punto
focale di tutte le azioni, desideri
e sogni
* non nega l’assistenza ma rinnega
l’assistenzialismo. Si fonda sulla
realtà del popolo, sui principi del
Vangelo e sulle parole di Gesu
che disse: “sono venuto perché
tutti abbiano vita e l’abbiano in
abbondanza”, e sull’esortazione
dell’apostolo Paolo allo storpio
che chiedeva elemosina alla Porta Bella del Tempio: “Non ho ne
oro ne argento, ma tutto quello
che ho te lo do: in nome di Gesú
alzati e cammina”.
Vogliamo che le nostre famiglie
scoprano la forza che hanno e inizino
il proprio cammino.
Per questo la Casa della comunità, construita anche con l’aiuto della
diocesi di Pistoia, è la Casa dell’arte
comunità ecclesiale
n. 9
Testimonianze
La mia missione
a Balsas continua
e della cultura, la Casa della fede e
la Casa della formazione. In questi
giorni abbiamo realizzato un corso
di “associativismo” con giovani e
adulti. Un corso che aiuta a capire
di più e meglio quanto è importante
essere uniti; non possiamo rimanere
e lavorare isolati, che solo l’unione
fa la forza.
Con il mese di marzo inizieremo
di nuovo tutto il lavoro pastorale e
di formazione con i bambini, adolescenti e giovani. Sono gia 80 gli
iscritti e altri aspettando di entrare.
Ci mancano le forze necessarie per
superare questo numero.
Educazione, educazione a tutti i
livelli è il nostro cammino e la maniera di far evangelizzazione e missione.
E su questo mi sento di essere in
sintonia anche con la Chiesa italiana
visto che: “Educare alla buona vita
del vangelo” é la scelta pastorale
dei vescovi italiani per il prossimo
decennio, e il cap 4 ci chiede che
“La chiesa sia comunità educante”
E questo si inserisce molto bene
nella quaresima missionaria.
A questo proposito faccio mie
le parole di Crescenzio Moretti del
Cum: nel suo editoriale del NotiCum
di gennaio 2011 con il titolo “Nuove
situazioni nel panorama della Chiesa” afferma: “Educare alla buona vita
del Vangelo” é la scelta pastorale dei
nostri vescovi per il prossimo decennio.
Con questa scelta la Chiesa Italiana
Le poesie dei nostri lettori
Nello spazio del dolore
Arrivò il dolore alla mia soglia
il sole scomparve, si coprì di nubi
nere e minacciose il cielo,
sibilando pianse il vento tra le chiome degli alberi
lamento struggente cercando un nido di pace
mi coprì di cenere il capo
la tempesta mi bagnò di pianto
una lama sottile mi lacerò le vesti,
le carni, il cuore.
Oggi morirei per non far soffrire il cuore
che ode crescere l’ultimo palpito di dolore
che dolcemente risente l’eco che fu.
Mentre ingoio l’amaro boccone
sfido l’odio con amore, grazie mio Dio
di questo dono sublime
nella prova sento gioia
nell’arsura acqua sorgiva
nell’angoscia apro una via
tra il mio e il tuo cuore Signore
per camminare insieme
nella luce dell’amore.
Fenenna Caramelli
accetta la sfida che la “diffusa mentalità
relativistica, edonistica e consumistica”
reclama ed affronta decisamente
l’incombente emergenza educativa.
Una emergenza che concerne anche
l’impegno missionario. Per fare un
mosaico occorrono tante tessere, tanti
colori. Anche per formare un cristiano
occorrono distinti elementi che, armonicamente collocati, ci danno l´identikit
del discepolo di Gesù. Una coscienza
missionaria è senz’altro un elemento
indispensabile di quell’identikit.
Una comunita cristiana che non ha
assimilato profondamente la missione,
é incompleta.
Il vangelo non cambia, ma tante
nuove situazioni del mondo e della
Chiesa stessa incrociano con la missione
e le chiedono un cambio di prospettiva
e mentalità. È quello che fecero gli stessi
evangelisti che raccontarono il vangelo a
partire dalla situazione delle comunità
a cui era destinato.
Chi non è piu giovane, ricorda il
mondo ben diverso della sua gioventù,
lo ricorda, a volte, anche con una certa
nostalgia, ma è un mondo scomparso
e non è consentito vivere nel passato,
per bello che sia. Anche la missione del
passato era diversa, piu romantica forse,
ma ora deve essere capace di evangelizzare un mondo diverso. Siamo Chiesa
missionaria per il mondo di oggi, siamo
comunità cristiane per il mondo di oggi.
La missione non si puo fossilizzare.
Conoscere il mondo che la provvidenza
ci consegna per evangelizzarlo, capirlo,
intravedere le positività che porta con
sé è il primo imperativo per rinnovare
la Missione.
Sono innumerevoli le manifestazioni che rivelano il volto del mondo
in questo inizio del terzo millennio: la
globalizzazione nei suoi svariati aspetti;
lo strapotere dei mass media; il dominio
smisurato delle multinazionali; la mobilità(...); l’affacciarsi alle porte dei paesi
del benessere di grandi masse in fuga
dalle guerre e dalla miseria; la riscoperta coscienza della propria identità e dei
diritti di ogni persona e di ogni popolo;
la fine dell’euro-centrismo; i nuovi paesi
che prendono la parola nelle decisioni
mondiali; il risveglio delle religioni; la
sensibilità ecologica; lo sfruttamento
forsennato dei beni della terra; il terrorismo; la violenza diffusa; il consumismo;
le nuove malattie endemiche...
Anche il panorama della Chiesa
presenta situazioni nuove, impensate,
ardue per alcuni aspetti, come il secolarismo, le sette sempre piu aggressive,
la debolezza per il calo delle vocazioni
religiose e sacerdotali. Ma non man-
cano anche segni di speranze come il
fervore di molte giovani chiese, la loro
ricchezza vocazionale, il loro deciso
affacciarsi sulla scena missionaria, un
tempo appannaggio esclusivo delle
Chiese europee.
Prendere coscienza di tutto questo
è il punto di partenza per ripensare la
missione, per re-inventare l´annuncio
del Vangelo di sempre per l´uomo di
oggi.
Anche in Brasile tutto è cambiato dall’anno 1974 quando sono
arrivata qui.
Nei 36 anni di presenza in Brasile, ho visto e vissuto situazioni
diverse: geografiche, politiche, sociali,
pastorali. Tutto è cambiato in questi
anni... ma il vangelo non cambia e,
anche noi, stiamo tentando raccontare il vangelo a partire dalla realta di
questa gente, alla quale manca l’indispensabile per vivere. Sto tentando,
ogni giorno, di conoscere questa
porzione di mondo a me affidato, per
capirlo e intravedere le positività che
porta con sé. Anche se non è facile.
Per capire il Maranhão dobbiamo
appellarci all’antropologia e alla
storia. Le persone del Bairro Nuova
Tresidela, in maggioranza, sono tutte
discendenti di africani. Lo rivela la
costruzione delle case, basse e senza
finestre. Lo rivela il biotipo. E il loro
agire mostra la marca della violenza,
della schiavitù subite per secoli.
Schiavitù che ancora continua a essere inflitta da parte dei governanti,
dai mass media e da questa società
che spinge al consumo senza limiti
e che ti considera per quello che hai
e non per quello che sei. Schiavitù
psicologica, morale.
Quaresima:
tempo di preghiera,
digiuno e carità
Un tempo per “ritornare a Dio”,
“rilegarsi con Dio”. Tempo “forte”
come diciamo in Brasile. Un tempo
impegnativo, ma un tempo prezioso,
che non va sprecato.
Tempo di preghiera nel
quale dobbiamo creare “spazi di
silenzio e di preghiera” , per parlare,
relazionarsi con il Dio della vita.
Tempo di digiuno, per incontrarsi, relazionarsi con se stessi,
sapere “dominarsi”. Desideri, istinti,
vizi non mi dominano. Io sono padrone di me stesso.
Tempo di carità, di solidarietà con i più poveri, di attenzione a chi
vive in situazioni precarie, di senso
effettivo della missionarietà.
Quaresima: tempo di relazione
forte a tre livelli “Io e Dio, io e me
stesso, io e i fratelli”.
Quaresima:Tempo... cammino di
conversione che ha come orizzonte
la celebrazione del mistero pasquale,
la resurrezione.
La Quaresima qui in Brasile
assume un carattere peculiare. Da
oltre 50 anni in questo periodo, tutta
la Chiesa brasiliana, studia, riflette
e agisce su un problema/peccato
particolare e che, in qualche modo,
ferisce la vita, la dignità umana e del
pianeta. È la famosa Campagna della
9
Fraternità che quest’anno ha come
tema: “Fraternità e vita nel pianeta”
e come obiettivo: “Contribuire alla
coscientizzazione delle comunità
cristiane e persone di buona volontà,
sulla gravità del fenomeno “effetto
stufa”, dei cambiamenti climatici e
motivare la participazione a dibattiti
e azioni per affrontare il problema e
preservare le condizioni di vita nel
pianeta”.
Campagna che vedrà tutta la
chiesa brasiliana impegnata durante
la quaresima e tutto l’anno 2011
e che ci invita tutti a riflettere su
questo serio problema, a guardare
alla natura, agli “avvisi” che continuamente ci manda e percepire come le
mani umane stanno contribuendo a
tutto questo con serie consequenze
per la vita in generale e, per la vita
umana in particolare.
Che tutti noi sappiamo amare la
terra e avere con lei uma relazione
filiale come ci insegna il nostro grande San Francesco e con lui possiamo
pregare: “Laudato si’ mi Signore per
la nostra sorella e madre terra che
ci sustenta e ci governa...”.
Buona Quaresima
Nadia Vettori
Prunetta
Programma
delle feste
pasquali
Attività pastorali, lavori alla chiesa,
bellezze di San Basilio Magno
Il consiglio parrocchiale ha varato
un programma in occasione delle
feste pasquali. Il 9 marzo saranno
festeggiate le Ceneri. Dal 18 marzo
al 15 aprile si svolgono le Via Crucis. Il 25 marzo si celebra una messa
solenne per l’Annunciazione. Il 18
di aprile le confessioni, alle 16, saranno a disposizione due sacerdoti.
Il 20 aprile preparazione dell’olio
degli infermi e dei catecumeni (per
la cresima). Durante la settimana
Santa: il 21 aprile lavanda dei piedi,
il 22 adorazione della croce, sabato
23 benedizione del fuoco e del
fonte alle 21. La benedizione delle
famiglie si svolge con il seguente
orario: lunedì 11 aprile ore 9,30
Casa Marconi e rione Dante ore 15
i borghi di Poderaccio Cecafumno,
Capanne di Sopra. Il 12 aprile 0re
9,30 il paese di Prunetta parte
destra,ore 15 il paese parte sinistra.
Il giorno 13 aprile la benedizione
verrà impartita zona Campo Sportivo e borgo di Cintolana.
Intanto sono iniziati, con soddisfazione di tutti, i lavori di rifacimento
del tetto della chiesa di San Basilio.
Il consiglio parrocchiale sottolinea
le difficoltà da affrontare nella realizzazione del programma pasquale.
C’è però soddisfazione per l’inizio
dell’opera ed i fedeli si augurano
che in tempi ragionevoli San Basilio ritorni attivo. Il tetto,una volta
restaurato ritornerà ad essere uno
spartiacque che invia la pioggia
nel mare Tirreno ed Adriatico.
All’interno ritorneranno in tutto lo
splendore, le 14 formelle delle Via
Crucis rappresentate da persone
del paese ed affrescate da Leonetto
Tintori. E di nuovo brilleranno i tre
altari e tutte le bellezze che San
Basilio nasconde.
Giorgio Ducceschi
10 comunità e territorio
Artigiancredito
Bcc Vignole
La banca nella scuola
La terza edizione del progetto dell’Istituto di credito con l’Istituto Capitini di Agliana
si apre con un focus sul mercato del lavoro
è
sempre più stretto il rapporto di
collaborazione
fra la Banca di
Credito Cooperativo di Vignole e l’Istituto
“A.Capitini” di Agliana. Il 7 marzo,
alle ore 9, con una giornata di formazione finanziaria aperta a tutti
gli alunni delle classi quarte e quinte dei corsi Mercurio, Erika, Igea,
avrà inizio per il terzo anno consecutivo il corso di alta formazione
“A scuola di banca sui banchi”, i cui
referenti sono per la scuola il prof.
Lorenzo Gerace e per l’istituto
bancario la prof.ssa Emanuela Galli.
Quest’anno la scuola e la Banca
hanno voluto organizzare una
giornata di studio preliminare per
mettere a fuoco le tematiche degli attuali assetti del mercato del
lavoro. Infatti nell’ultimo decennio
il mercato è stato caratterizzato
dall’impiego di tipologie lavorative
che stravolgono la tradizionale assunzione di personale. «La nostra
banca - afferma il presidente della
Bcc Vignole Giancarlo Gori - non
poteva esimersi dal dare un contributo informativo ai giovani che da
qui a breve si confronteranno con
il mondo del lavoro e con le sue
nuove regole legate alla flessibilità.
L’obiettivo del corso – prosegue
Giancarlo Gori – è poi quello di
educare i giovani ad una razionale
gestione del denaro e di fornire
Fondazione Banche Pistoia Vignole
Cinque anni
di vicinanza alla città
Presentato il bilancio di missione 20062010. Il presidente Benesperi: «I nostri
valori fondanti sono gli stessi che dettero
vita alle banche di credito cooperativo»
l
a Fondazione Banche di
Pistoia e Vignole per la
cultura e lo sport compie
5 anni. Tante le iniziative
di cui è stata protagonista,
tutte ricordate dal presidente Franco Benesperi
e dal vicepresidente Giorgio Mozzanti, nel corso del convegno che
si è svolto sabato scorso nell’antico
refettorio del convento di San Domenico di Pistoia, al quale hanno
partecipato anche diverse autorità.
Tra il 2006 e il 2010, sono stati
centinaia i progetti realizzati e che
hanno contribuito significativamente alla crescita culturale e sportiva
delle comunità di riferimento della
Fondazione. Progetti e risultati che
ora sono consultabili anche in una
pubblicazione di oltre 100 pagine,
presentata nel corso dello stesso
incontro pubblico, durante il quale
il presidente Benesperi ha ricordato
anche la mission statutaria dell’ente,
che nasce dai valori fondanti che
all’inizio del secolo scorso dettero
vita alle casse rurali, oggi banche di
credito cooperativo.
«La sinergia tra la Fondazione e
le Banche assegnatarie ha innesca-
to – ha sottolineato il presidente
Benesperi -, in questi anni, un funzionamento virtuoso grazie al quale
le Banche, con la propria attività
creditizia, hanno sostenuto lo sviluppo economico delle imprese e
delle famiglie, trasferendo parte dei
risultati conseguiti nel bilancio della
Fondazione, la quale a sua volta, ha
riversato le risorse ricevute sui territori di riferimento, contribuendo
così alla loro crescita».
Tra le varie iniziative per la cultura spiccano il Campus scientifico “Il
futuro presente” (riservato alle ultime tre classi delle scuole superiori)
e le visite guidate “Incontri d’arte”.
Nello sport, invece, “L’indagine sullo
sport giovanile”, e gli incontri di
formazione per tecnici del settore
giovanile. Durante questo primo
quinquennio alla Fondazione sono
pervenute 446 domande di contributo, di cui 231 accolte: 156, per un
totale di 334.500 euro, per la cultura,
73 (165.800 euro) per lo sport, 2
(1.500 euro) per altri settori. Le
iniziative dirette hanno comportato
un costo di 273.076 euro per la cultura, di 91.234 euro per lo sport e di
79.284 per l’Istituto di storia locale.
loro strumenti concreti di conoscenza della gestione del sistema
economico e finanziario, in un’ottica di consolidamento del curriculum professionale».
La giornata del 7 marzo si aprirà
con i saluti del presidente Gori,
del preside Santi Marroncini, del
direttore generale Elio Squillantini,
p
rende il via a
marzo, su iniziativa dell’agenzia
formativa Cesat
di Confartigianato Pistoia, il
primo corso di
estetista, riconosciuto dalla Regione
Toscana e dalla Provincia di Pistoia,
ad essere realizzato in collaborazione con una struttura termale, nello
specifico le Terme di Montecatini. Il
corso, che avrà una durata biennale,
è stato presentato all’interno dello
stabilimento termale Excelsior di
Montecatini dal presidente di Confartigianato Massimo Donnini, dal
direttore Patrizio Zini, dall’assessore
provinciale alla formazione Paolo
Magnanensi, dal direttore commerciale delle Terme di Montecatini,
Massimo Giovanetti, e da Genesio Di
Martino, presidente dell’Accademia
olistica dolce armonia, che collabora
all’iniziativa. Il corso avrà una durata
di 1800, di cui 1000 di teoria e pratica
i
l 29 marzo prende il via
la seconda edizione del
corso gratuito «Donne
in sicurezza», promosso
dalla Questura di Pistoia,
con la Provincia, i comuni
di Pistoia e Monsummano
Terme e con la partecipazione di
Aiutodonna (Comune di Pistoia) e
Postit (Postazione stalking in Toscana), con appuntamenti a Pistoia e a
Monsummano (orario serale), per
diffondere una maggiore conoscenza dello stalking (atti persecutori)
e dunque realizzare una effettiva
prevenzione. Le iscrizioni possono
essere effettuate dal 28 febbraio
al 15 marzo (info: 0573 371238).
L’iniziativa è stata presentata nella
sede della Provincia di Pistoia dal
questore Maurizio Manzo, dalla
Vita
La
n. 9 6 marzo 2011
del presidente del Club giovani soci
della Banca; a seguire gli interventi
della dott.ssa Marcella Capponi,
dei docenti della scuola e di alcuni esperti dipendenti della Banca
stessa.
Ai soli ragazzi delle classi quinte è
destinato, invece, il vero e proprio
corso che si articolerà in otto
successivi incontri, nei quali saranno affrontati vari temi: gli aspetti
generali del sistema finanziario,
l’organizzazione di un’azienda bancaria, i principi fondanti solidaristici
e della mutualità sanciti dalla Carta
dei valori del credito cooperativo.
Le lezioni saranno tenute da alcuni
docenti della scuola e da personale
qualificato della banca di Vignole.
Agli studenti che avranno superato con profitto il corso sarà
consegnato un attestato di partecipazione nella sede della Banca di
Vignole con premiazione dei primi
tre studenti che avranno riportato
la migliore votazione nella prova
finale. Il superamento dell’esame
conferirà, inoltre, un punto di credito scolastico nella disciplina di
Economia aziendale.
Vinicio
Pellegrini
alla guida
di Act
Pistoia
Nuovo presidente per il comitato
della filiale pistoiese di Artigiancredito Toscano (Act), la struttura
costituita da Confartigianato e Cna
per garantire il credito alle imprese.
A guidare Act Pistoa è ora Vinicio
Pellegrini, presidente assembleare
della Confartigianato provinciale e
personaggio di spicco del mondo
politico-imprenditoriale locale.
Titolare di un panificio a Marliana,
Pellegrini vanta infatti una lunga carriera pubblica: già sindaco di Marliana
per due mandati e poi consigliere
provinciale, è stato anche presidente
dell’Intersindacale di Montecatini
nonché promotore e presidente del
Consorzio per il pane toscano dop
e rappresentante di Confartigianato
all’interno della Fondazione Cassa di
risparmio di Pistoia e Pescia. Anche
nell’ambito di Confartigianato Pellegrini è sempre stato in prima linea,
sia come presidente della categoria
dei panificatori sia con altri incarichi
dirigenziali. Oggi porterà la propria
esperienza nell’ambito di Act, per
dare “voce alle istanze delle imprese, da troppo tempo strette nella
morsa della crisi e penalizzate dai
mille vincoli che ingessano il mondo
creditizio, a partire da Basilea 2”.
Formazione
Corso per estetiste
È promosso dall’agenzia formativa Cesat
di Confartigianato Pistoia e avrà durata
biennale con stage in aziende termali
e 800 di stage in aziende e hotel, con
possibilità di essere assunti.
«Il corso di addetto estetista –ha
spiegato l’assessore provinciale alla
formazione Paolo Magnanensi– non
è annoverato tra i corsi finanziati
con fondi europei. La Provincia,
però, lo ha riconosciuto ritenendolo serio e all’insegna della qualità».
Il direttore Zini ha annunciato che è
allo studio una soluzione per aiutare
chi non avesse il denaro necessario
per iscriversi: «Stiamo provando a
raggiungere un accordo con alcune
banche per ottenere un piccolo prestito d’onore. Il costo non è elevato
nei due anni, ma potrebbe esserlo per
famiglie che hanno qualche difficoltà».
Le lezioni teoriche si terranno nella
sede Cesat di Montecatini e quelle
pratiche negli stabilimenti termali
della città. «L’idea del corso –ha
commentato Massimo Giovanetti– è ottima e l’offerta formativa è
di grande qualità». Per partecipare
è sufficiente aver assolto l’obbligo
scolastico.
INFO: 0573-937823 o 0573-937842.
Stalking
«Donne
in sicurezza»
Al via un corso per imparare a difendesi
dagli atti persecutori
presidente della Provincia Federica
Fratoni, dall’assessore provinciale alle
pari opportunità Chiara Innocenti,
dal suo omologo del comune di Pistoia Barbara Lucchesi e da Federica
Taddei di Aiuto Donna, e per Postit,
Federica Michelotti, Massimo Giusti
e Maximiliano Parissis.
«Donne in sicurezza» è alla sua
seconda edizione e l’intenzione è
appunto quella di organizzare almeno
un corso annuale in cui usare una metodologia semplice e diretta aperta
a tutta la popolazione, cercando di
coprire tutto il territorio provinciale.
Nell’edizione 2010 a Pistoia hanno
partecipato 97 donne che hanno
riferito un alto gradimento del corso
e della sua utilità.
P.C.
Vita
n. 9
Appuntamenti di marzo
La
6 marzo 2011
p
roseguono senza sosta anche in
marzo le iniziative riguardanti
mostre, incontri
e concer ti in
città. Fino al 12
presso la Biblioteca San Giorgio si segnala una mostra denominata “Fra terra e acqua
ossia l’area protetta del Padule di
Fucecchio” mentre fino al 13 presso
il Cafè du globe in Piazza Gavinana ci
sarà la mostra del pittore Gianfranco
Bianchi ogni giorno fino alle ore 24
fatta eccezione per il lunedì.
Per quanto riguarda gli appuntamenti teatrali da non perdere quello
di oggi 6 marzo al Manzoni dove si
esibirà Jean-Claude Carriere con “Il
Catalogo”, il 10 per la stagione sinfonica 2010/2011 si esibirà invece”Die
Deutsche Kammerphilharmonie
Bremen”mentre il 13 al Bolognini
per la 50^ stagione pistoiese di musica da camera andranno in scena
Katia e Marielle Labeque, Gonzalo
Grau, Pablo Bencid mentre il 17 a
Bottegone la compagnia “F.Rafanelli”
proporrà “Quel solito sabato”; il
programma mensile si concluderà
invece il 27 al Manzoni con “Piccolo
Sipario” con Anastasia, Genoveffa e
Cenerentola.
i
l Consorzio Intercomunale Servizi Cis, attivo
nei Comuni di Montale
Agliana e Quarrata, ha
un nuovo consiglio di
amministrazione. A nominarlo, l’assemblea ordinaria dei soci, composta dai sindaci
delle tre amministrazioni proprietarie dopo un capillare lavoro di disamina delle candidature pervenute in
seguito alla pubblicazione del bando.
Sono 23 i candidati che hanno risposto al bando e l’assemblea dei
soci ha scelto i componenti del
nuovo consiglio di amministrazione
di Cis Spa e Cis Srl all’unanimità.
Per la Spa, il successore di Angelo
Fazio è Edoardo Franceschi. Consiglieri Carlo Pierotti e Pierpaolo Gori,
Il consiglio di amministrazione di Cis
Srl vede quale presidente sempre
Edoardo Franceschi. Consiglieri
Gli altri appuntamenti culturali
ricordiamo innanzitutto la mostra
sui 150 dell’unità d’Italia presso la
Forteguerriana dal 9 al 22 , poi l’11
a Palazzo Comunale un resoconto su
un grande pistoiese Niccolò Puccini,
il 13 per “Benvenuti al museo” ci
sarà una visita guidata per famiglie
prevista anche per il 19 e 25 mentre
il 18 alla San Giorgio sarà presentato
il libro “Memorie di una chiromante”
di Leda Rafanelli; si prosegue il 21
con “Occasioni di poesia 1976/2010”
di Francesco Belluomini e il 24 con
“L’ultima partita” di Giulio Mola.
Non mancheranno le iniziative
per i ragazzi con le proiezioni dei
film “Transformers” il 10, “Pulcinella
e il pesce magico” il 17, “Alice nel
paese delle meraviglie” il 24 e “Bob
aggiusta tutto” il 31.
Segnaliamo anche i consueti
appuntamenti mensili con il Mercato Antiquario i giorni 12 e 13, Free
Market domenica 13 e la Zucca
Barucca il 27 mentre per le celebrazioni dell’unità d’Italia il 31 alla San
Giorgio proiezione del film “1860”
di Alessandro Blasetti.
Edoardo Baroncelli
Piana pistoiese
Cis, nuovo Cda
Carlo Pierotti e Giorgio Zuccherini.
Nella stessa seduta l’assemblea ha
deliberato anche la nomina del nuovo
collegio sindacale di Cis Spa, che risulta così composto: Federico Giusti
(presidente del collegio sindacale;
Roberto Caramelli, sindaco effettivo;
Francesco Falconi, sindaco effettivo;
Riccardo Narducci, sindaco supplente; Dania Mazzini, sindaco supplente).
Il collegio sindacale di Cis Srl lo stesso è invece rimasto invariato nella
sua composizione, in quanto la scadenza del mandato è fissata al 2012.
”I componenti del nuovo Cda - affermano i sindaci della Piana pistoiese –
vantano curricula di elevato spessore,
rispondono appieno a quanto richiesto dall’avviso pubblico (comprovata
esperienza in materia di gestione dei
servizi pubblici sia per lo studio che
per l’esperienza pubblica e/o privata
acquisita in relazione alle attività
che Cis svolge), sono figure di alta
professionalità in grado di garantire
la messa in campo di azioni e strategie aziendali innovative ed ottimali”.
La stessa assemblea ha rivolto un
ringraziamento agli amministratori
uscenti per l’impegno e la professionalità profusi.
Marco Benesperi
comunità e territorio
Louisa Bartolini
patriota pistoiese
Già la Brigata del Leoncino aveva pubblicato un libro su Louisa Grace
Bartolini, per la collana “Personaggi pistoiesi tra il Settecento e l’Ottocento”, a cura del prof. Fabio Flego, insegnante di letteratura inglese al Liceo
Classico Forteguerri.
L’opera, nella quale l’autore definiva questa figura come unica nel contesto culturale pistoiese della prima metà dell’800, ripercorreva la vita della
pittrice-poetessa-letterata irlandese. Vissuta in città tra il 1840 ed il 1865,
era solita passeggiare assieme ai suoi quattro cagnolini, oppure andare a
cavallo in pantaloni (anticipando i tempi, come donna). Recentemente su
periodici locali anche Donatella Guasti ha ripercorso la vita di questa celebre
figura, apportando notizie inedite o dimenticate. Figlia di sir William Grace
da Dublino, facoltoso nobile irlandese, si trasferisce in Provenza, a Sorèze, a
causa delle sua salute delicata. Qui frequenta un prestigioso collegio, dove
nasce in lei la passione per l’arte: la musica, il disegno, la pittura, lo studio
del tedesco, del francese, dell’italiano. Fra il 1834 ed il 1839, accompagnata
dal padre, partecipa al Grand Tour e conosce il Belpaese.
Soggiorna a Pisa ed a Siena, nel 1841 arriva a Pistoia. Affidata al patriota
liberale pistoiese Angelico Marini, frate cappuccino, abita in via del Can
Bianco, ospite pagante dell’intellettuale e filantropo Niccolò Puccini.
Quest’ultimo la invita ad assistere alla sua “Festa delle Spighe”, evento al
quale successivamente partecipa anche come poetessa. Nel 1860 sposa
l’architetto Francesco Bartolini, allievo di Gamberai, che successivamente
si occupa dei restauri del Battistero, del Campanile e della Cattedrale di
San Zeno. Si trasferiscono in via della Madonna, dove lei promuove un
illustre salotto culturale, frequentato da importanti intellettuali dell’epoca.
Partecipa a varie Accademie, compone poesie, odi, sonetti per ricorrenze
e celebrazioni, come i “Parentali” di Pistoia del 1857 e 1863. Scrive in perfetto italiano, cosa non consueta per un’artista del tempo. Dipinge anche,
come testimoniano il suo “Autoritratto”, oggi nella Galleria Vasariana, le
opere donate alla Biblioteca Marucelliana di Firenze o che si trovano in
collezioni private.
Suona inoltre l’arpa, il pianoforte ed il mandolino. È amica vera di Giosuè
Carducci, come dimostrano le settanta lettere che si scambiano tra il 1860
ed il 1865, quando a Carducci viene assegnata la cattedra di eloquenza
all’Università di Bologna.
Le lettere sono state pubblicate dalla Libreria dell’Orso nel volume
“Carteggio” (2000), a cura di Rita Gaspari. Louisa scompare nel 1865, a
soli 47 anni, non riuscendo ad andare a trovare l’amico Giosuè a Bologna.
Carducci le aveva già dedicato un’Ode, poi scrive la biografia della donna
(“Ricordi”), che Francesco Bartolini pone a prefazione della raccolta di
poesie e rime della moglie. Già nel ’63 il prof. Bruno Bruni, nella rivista
“Nuova Antologia”, definisce l’irlandese una vera patriota e repubblicana
illuminata. Guasti sostiene (ma anche il prof. Flego) che Louisa sia anche
un’antesignana della lotta alla pena di morte. Ad avvalorare la sua tesi la
novella di Louisa “La povera Rosina” (1862) ed il suo articolo “I discepoli di
Hegel in Francia” sulla rivista “La Gioventù”, oltre al dipinto di un brigante
garibaldino. Altre prove la lettera di Carducci nella quale ringrazia Louisa
per averlo erudito sul problema etico della pena capitale (Carducci tiene poi
a Bologna un discorso contro la pena di morte, nel 1865), ed il phamplet,
pubblicato da Giuseppe Chiarini (1864), biografo di Carducci, “Contro la
pena di morte” da Giosuè dedicato a Louisa «per attestato di molta stima
e riverente amicizia».
Leonardo Soldati
San Marcello
Progetto di ristrutturazione
dell’ex discoteca Maeba
a
nziché un immobile di due piani provvisto di parcheggio che si estendesse
per 1.800 metri cubi l’ex Maeba, la
discoteca frequentatissima negli anni
’70 e ’80 del secolo scorso diverrà
una struttura a un piano di circa 800
metri cubi su una superficie di circa 300 metri quadri. E
conterrà sala polifunzionale di 76 metri quadri (praticamente un ‘doppione’ del già esistente salone Baccarini)
aula multimediale/punto internet con quattro computer
e bar-pizzeria. Il tutto con una spesa di circa 500mila
euro, parte dei quali finanziati dalla Regione sulla propria
‘misura cultura’.
Il relativo progetto, redatto dall’architetto Lorenzo
Piccoli, è stato presentato in municipio dallo stesso professionista, dopo che la prima cittadina Carla Strufaldi
aveva relazionato circa le vicende che avevano indotto il
Comune, già proprietario del terreno su cui è insediata
la ex discoteca, ad acquistare la struttura anziché, come
suggerivano alcuni, vendere appunto quel terreno. No-
nostante poche persone presenziassero all’incontro di
presentazione del progetto, sulla questione si è sviluppato
un ampio e approfondito dibattito: da una parte chi rilevava la insufficienza della struttura progettata rispetto al
suo ruolo ‘comprensoriale’ e stigmatizzava l’affidamento
a privati dell’attiguo ex bocciodromo, il quale è stato
trasformato in palestra (e poteva invece ospitare una
sala/convegni); dall’altra chi sottolineava invece come
l’ex Maeba, potrà rispondere adeguatamente alle finalità
perseguite.
I lavori per realizzare la nuova struttura, dopo il
relativo appalto di affidamento, inizieranno nell’aprile
prossimo e devono concludersi, secondo la normativa
regionale, entro il 2014. “Anche se –sottolinea il sindaco
Strufaldi- senza dubbio il tutto sarà pronto assai prima
del previsto”. Il dibattito si è concluso lasciando diversi
dei convenuti con quella che Paolo Conte definirebbe
come “una valigia di perplessità”.
Alessandro Tonarelli
11
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
Vita
La
n. 9 6 marzo 2011
Conferenza internazionale di GreenAccord
L’acqua, bene comune fondamentale
per la vita umana
S
ii è svolta a Roma,
il 24 febbraio 2011
la conferenza internazionale di GreenAccord. In questa
ricorrente occasione si è discusso sugli
strumenti per garantire a tutti il bene
comune più importante: l’acqua.
Sebbene la prima interessante
sessione di lavori sia stata dedicata
all’analisi degli scenari internazionali
connessi con la gestione delle risorse
idriche, noi oggi ci soffermiamo solo
sulla seconda tranche di interventi,
dove si è discusso in particolare
dell’Italia, su quali siano gli strumenti
migliori per assicurare i diritti di tutti
i cittadini e la qualità del liquido che
esce dai rubinetti. Questo anche in
vista dei prossimi due referendum
a cui saranno chiamati gli elettori
italiani. La Corte Costituzionale ha
recentemente ammesso due quesiti
referendari proposti dai movimenti
per l’acqua.
È Andrea Masullo, direttore
scientifico dell’associazione Greenaccord, a ribadire che il problema
della scarsità di acqua non riguarda
solo il Sud del mondo ma tocca da
vicino anche l’Italia, ricordando la
secca del Po nel 2003. La gestione
deve essere equa ed efficiente. Non
c’è dubbio che il pubblico possa
garantire forniture idriche di qualità e a costi accessibili a tutta la
popolazione. Il privato invece, che
tende a ottenere il massimo profitto,
spingerebbe verso usi non alimentari
per far pagare prezzi più alti. E ciò rischierebbe di non garantire esigenze
del largo pubblico.
La messa sul mercato di una
risorsa limitata, come nel caso
dell’acqua, crea conflitto tra gli
utilizzatori: gli agricoltori, le centrali
idroelettriche e le famiglie. Questo
conflitto avvantaggia la speculazione
e di conseguenza alza i prezzi del
servizio; ciò che sta già accadendo
a Pistoia, dove la gestione è privatistica.
Spiega Maurizio Pettine, direttore dell’Istituto di ricerca sull’acqua
In Italia:
tra criticità
e punti di forza.
Nel dibattito
irrompe la polemica
sulla gestione idrica
di Marinella Sichi
del Cnr.“La nascita degli Ato (Ambiti
territoriali ottimali) ha aggregato
una gestione prima frammentata tra
molti soggetti diversi e ha semplificato la gestione. Ma questo modello
funziona per i Comuni più grandi. I
centri più piccoli sono invece spesso
abbandonati a loro stessi. Si rischia
di ripercorre lo stesso cammino
dei trasporti pubblici e di molti altri
servizi che si sono ridotti nei luoghi
periferici.
Anche Michele Civita, assessore
alle Politiche del Territorio e alla
Tutela ambientale della Provincia
di Roma sottolinea l’essenzialità di
mantenere in mano pubblica la proprietà dell’acqua e dei bacini idrici.
“Ci sono esempi in Europa, primo
tra tutti quello della Germania, che
dimostrano come una gestione totalmente pubblica sia assolutamente in
grado di garantire efficienza, qualità
e costi contenuti, assolutamente in
linea con i parametri comunitari. Da
quando è stata istituita l’Ato2 nella
provincia di Roma, l’investimento
necessario per garantire un servizio
adeguato è stato stimato attorno ai
5 miliardi di euro. Noi- sottolinea
Civita- per prossimi tre anni abbiamo varato il più grande piano di
investimenti della storia di Roma e
provincia, stanziando 450 milioni di
euro. Certo, la maggior parte della
somma necessaria al servizio deve
essere coperta da tariffe adeguate,
che in Italia sono ora tra le più basse della Ue. Un adeguamento delle
tariffe avrebbe anche il vantaggio
di responsabilizzare gli utenti a un
corretto uso della risorsa, evitando
sprechi. In più si potrebbe istituire
un’Authority che supervisioni gli
adeguamenti tariffari a seconda delle
esigenze dei vari territori”.
“La legge 166/09, meglio nota
come decreto Ronchi - commenta
Paola Chirulli, ordinario di diritto amministrativo all’università La Sapienza
di Roma - risolve solo una minima
parte dei problemi della gestione
del servizio idrico. Opera una decisa
scelta in favore della gestione privata
del servizio, sia attraverso cessioni di
quote di società ora in mano pubblica
sia prevedendo l’obbligo di affidare
ai privati la gestione del servizio.
Questa normativa lascia però irrisolti i nodi cruciali: infrastrutture da
realizzare, gli investimenti da fare, le
modalità tariffarie ottimali per coprire il servizio e responsabilizzare
il pubblico, attività di monitoraggio
del servizio”.
Per questo è indispensabile un’industria pubblica dell’acqua, a tutela
della qualità della risorsa idrica e con
l’obiettivo di garantire la sicurezza
dei cittadini.
I
due quesiti
referendari Primo quesito: modalità di affidamento e gestione dei servizi
pubblici locali di rilevanza economica.
Abrogazione.
Secondo quesito: determinazione della tariffa del servizio
idrico integrato in base all’adeguata
remunerazione del capitale investito.
Abrogazione parziale di norma
Un dettagliato resoconto dei
lavori del forum è disponibile sul
sito dell’associazione GreenAccord
all’indirizzo www.greenaccord.org.
sport pistoiese
Eventi
Rivera al “Memorial
Bardelli”
s
ono state svelate, a poco a poco, con la consueta maestria di patron Renzo Bardelli, le prime novità relative
alla 27° edizione del “Memorial Giampaolo Bardelli”, il
riconoscimento che ogni anno premia chi si batte contro
il doping, per un sport etico e pulito. L’edizione 2011 si
svolgerà sabato 30 aprile, con inizio alle ore 9.30 all’Hotel
Villa Cappugi di Pistoia. Il cambio di sede della manifestazione - rispetto
alla classica Sala Maggiore del Palazzo Comunale di Pistoia - si è reso necessario per poter
ospitare un maggior numero di persone, rendendo più agevole l’arrivo e la sosta di coloro
che giungeranno da fuori città. Tra coloro che verranno insigniti, troviamo come al solito
personalità eccellenti: tra gli altri, Massimo Masini, Gianni Rivera (nella foto) e il dottor
Giorgio Galanti in quanto fondatori di Cavrea Onlus, centro di alta rilevanza medica e scientifica nel quale assistenza e ricerca possono svilupparsi vicendevolmente per venire incontro
ai bisogni medici di ex atleti delle più diverse discipline sportive, dando vita al contempo a
una banca dati nazionale in grado di fornire informazioni su eventuali correlazioni fra prolungata attività fisica e patologie; Michele Bufalino, giovane studente pisano iscritto al corso di
laurea in Informatica Umanistica dell’Università di Pisa, che ha scoperto la bicicletta truccata
ovvero motorizzata. Sull’argomento Bufalino ha scritto un libro in uscita poco prima del Memorial; Ruggiero Torraco, ex ciclista professionista che con la sua confessione ha spiegato il
mondo del doping, invitando tutti a seguirlo in questa crociata contro il male dello sport. Logico che il nome tra i nomi sia quello dell’ex Golden Boy del calcio italiano, il poi onorevole
e politico Gianni Rivera. Simbolo del Milan degli anni Sessanta e Settanta, uno dei calciatori
più forti e celebrati del pianeta, è ricordato per la sua intelligenza e la sua dialettica, in campo e fuori. Pistoia, grazie agli organizzatori, Renzo Bardelli e i Veterani dello Sport sezione
Celina Seghi, gli renderà omaggio.
Gianluca Barni
contropiede
l
a Massese, rimasta l’unica rivale
della Pistoiese per la promozione in serie D, si sta avvicinando
minacciosa alla squadra arancione. Che da qualche tempo ha
perso quella brillantezza che aveva caratterizzato la prima metà
di campionato. La squadra di Agostiniani
non tardava ad avere ragione dell’avversario, nei momenti cruciali di gara riusciva ad
imporre il suo gioco e la sua personalità E
segnava gol a grappoli, che sono sempre il
sale e il pepe di ogni partita. Una Pistoiese,
dunque, in grande spolvero, che incuteva
il massimo rispetto, se non timore, agli avversari. La trionfale cavalcata del girone di
ritorno ha finito per pesare sul fisico e la
mente dei giocatori. La squadra, nel girone
di ritorno (in pratica dall’inizio del 2011),
ha perso smalto, vigore agonistico e anche
un po’ di convinzione nelle proprie forze e
soprattutto ha smarrito (o quasi) la via della
rete. Si pensi che in 11 partite la Pistoiese
ha segnato solo 10 reti: 4 da Stefanelli, 3
da Pieroni, una ciascuno da Balleri, Pagani e
Spadoni, questi ultimi due difensori. La media di un gol a partita è davvero mediocre,
ove si consideri che nel girone d’andata la
squadra riusciva a segnarne almeno due.
E’ mancato clamorosamente Lisi, seconda
di Enzo Cabella
punta della squadra, che nel girone di ritorno non ha ancora fatto gol ed è rimasto
fermo a 7 centri. Ecco perché, nell’ambiente
della società, c’è un po’ di preoccupazione.
Le partite si vincono segnando un gol in più
dell’avversario, cosa che la Pistoiese di questi tempi non riesce a fare. Nell’ultima partita (contro la Lampo) la squadra di Agostiniani è apparsa stanca, fisicamente e mentalmente. La cosa è comprensibile, in quanto
ha giocato tre partite in otto giorni e, soprattutto nell’anticipo contro il Pisa, ha speso molte energie. La cosa importante che
Agostiniani e i suoi uomini devono evitare
è di non abbattersi, di mantenere la fiducia
nei propri mezzi e di riacquistare la vitalità
perduta, soprattutto da parte di alcuni giocatori _ come Arricca, Balleri, Stefanelli, Lisi
_ che erano i capisaldi della squadra. Meno
male che c’è il reparto arretrato, portiere
Flauto compreso, che sta mantenendo un
grado di forma decisamente buono. Bisogna
partire da lì per migliorare il rendimento
generale e riprendere il cammino con sicurezza e chiarezza di idee. Mancano solo
sei partite al termine del campionato: è
necessario un ultimo sforzo, fino al limite
delle proprie energie, per tagliare per primi
il traguardo della promozione.
Vita
La
Agenda
di speranza
per l’Italia
di Vincenzo Rini
Dunque il 6 aprile il presidente
del consiglio sarà processato per
i reati di prostituzione minorile
e concussione, in relazione alla
vicenda Ruby. E si scatena la bagarre tra chi difende Berlusconi
senza incertezze, consi­derandolo
vittima di un complotto, e chi lo
accusa come irresponsabile chiedendone le dimissioni. A giu­dicare
il premier saranno tre donne
(scelte da un sistema automatico),
dopo che a chiederne il processo
è stata una donna, Ilda Boccassini,
e a decidere il rinvio a giudizio è
stata, ancora una volta, una donna,
il Gip di Milano Cristina di Censo.
Sarà forse la pena del contrappasso, oppure l’ironia della sorte:
donne chiamate a giudicare un
uomo accusato di avere abusato
di una minorenne.
Al di là del caso drammatico e
triste di un uomo di potere che
si è lasciato invischiare in una
vicenda così impensabile se non
surreale è necessario ‑ in attesa
di un pro­cesso i cui esiti vanno
lasciati a chi di dovere ‑ pensare
all’Italia che celebra i 150 anni
della sua unità in
una situazione politico-istituzionale che ora si presenta drammatica.
Un presidente del consiglio sotto
processo, in continua tensione
con il Presidente della Repubblica;
i presidenti della Camera e del
Senato su posizioni decisamente
contrap­poste sul caso Berlusconi. Senza dimenticare il pesante
contrasto tra il premier e la
Magistratura. Un Paese spaccato,
sempre su questa vicenda processuole del premier, con divisioni
che sono giunte persino nell’am­
bito ecclesiale. A ciò si aggiunga la
confusione morale ingenerata nel
giudicare azioni e scelte personali
e politiche non in base alla loro
verità antropologica, bensì esclusivamente per scelte partitiche e
ideologiche.
Giustamente i vescovi lombardi
segnalano «la confusione morale
ingenerata anche dalla tendenza
a giustificare l’incoerenza tra i
valori proclamati in pubblico e i
compor­tamenti privati, la sfiducia
nelle istituziani motivato anche
da atteggia­menti di insofferenza
verso le regole della democrazia,
avvertite più come un intralcio
che come garanzia di libertà e di
uguaglianza». Una voce chiara che
indica il modo migliore per leggere l’attuale situazione: riscoprire
l’autonomia di pensiero, smetterla
di giudicare per partito preso, ritrovare la libertà di coscienza nel
giudizio, confrontare le azioni e
le scelte personali e pubbliche in
base al loro vero valore e significato. Riconoscere che non è vero
che a casa sua ognuno ha il diritto
di fare quel che vuole, perché
anche a casa propria si devono
rispettare le leggi dello Stato e
della morale. Solo così si potrà
ricreare quell’«agenda di speranza
per il futuro del Paese» di cui
parlano i vescovi lombardi.
6 marzo 2011
dall’Italia
n. 9
13
La morte di Yara Gambirasi
“
Dopo l’abbraccio
Il padre mi ha detto: non dirmi nulla e abbracciami”.
Così riferisce don
Corinno Scotti, il
parroco di Brembate Sopra, del suo
incontro con il papà di Yara Gambirasio, dopo il ritrovamento del corpo
della piccola.
“Non dirmi niente”. E davvero
c’è poco da dire al papà di Yara, come
alla mamma. Le parole, che pure in
questi momenti fluiscono, faticano
a tradurre emozioni profonde, sentimenti che si accavallano. Faticano,
soprattutto, a dire lo sgomento che
inevitabilmente prende ciascuno di
noi di fronte all’assassinio di una
bambina, di una persona innocente. Faticano, ancora, a cercare e a
dire conforto, vicinanza e insieme,
forse, rabbia, desiderio di giustizia.
Anche la speranza cristiana, la certezza – come don Corinno ancora
ripete – che Yara è in Paradiso, è un
angelo, non può non interrogarsi sul
mistero del dolore, sulla tragedia
senza spiegazioni, sulla negazione
della stessa umanità che quel corpo
senza vita, abbandonato in un campo,
Le parole del padre al parroco di Brembate
di Alberto Campoleoni
lascia immaginare. In realtà si resta
ammutoliti.
“Non dirmi niente. E abbracciami”. L’abbraccio al papà e alla
mamma di Yara è collettivo. In fondo
è il modo con cui ciascuno di noi si
ribella all’accaduto. Nel gesto dell’ab-
braccio, della vicinanza, delle lacrime
e del dolore partecipato, per quanto
insondabile possa essere quello di
due genitori, ritroviamo l’umanità
perduta, il senso altrimenti negato
della vita stessa: condivisione, riconoscimento reciproco, amore.
E dopo il silenzio, dopo l’abbraccio, resta il dovere di cercare una
spiegazione. Non alla disumanità, che
è mistero, ma all’accaduto. Bisogna
cercare e trovare chi ha ucciso, scoprire come. Per questo adesso, una
volta di più, è il momento delle indagini, dell’opera minuziosa e preziosa
degli investigatori che – hanno detto
– sul luogo del ritrovamento hanno
recuperato “cose importantissime”.
E’ il momento di elaborare quel
percorso della giustizia umana che
non è vendetta, ma responsabilità.
Yara è certamente un angelo.
Anche lei, siamo certi, è stretta in
quell’abbraccio di vita che appartiene
Dio e dà pienezza. Ma le campane a
distesa che il parroco ha invocato,
se aiutano a guardare in un modo
diverso, a dare profondità e prospettiva al mistero della morte, non
sono tuttavia consolatorie. Non
addormentano. Piuttosto tengono
svegli, ricordano la responsabilità di
operare per il bene, di fare del proprio meglio per animare, ciascuno
secondo quello che può, l’oggi. Così
hanno fatto, in questi mesi, le tante
persone che hanno cercato Yara e
che adesso, instancabili, vanno avanti.
Nord Africa a Medioriente
Tenere viva la memoria
I
Il vento della rivolta e
della violenza che soffia
sui Paesi del Nord Africa continua a tenere
l’opinione pubblica con
il fiato sospeso.
Gli osservatori internazionali lo avevano annunciato, il
turbine di morte e distruzione era
stato previsto.
I tratti inquietanti dei “signori
dell’arroganza” erano stati abbondantemente descritti.
Molti, in questi ultimi anni, avevano anticipato la notizia dei fiumi
di sangue che oggi i media doverosamente mostrano.
Per persone e popoli a lungo
oppressi e offesi nella dignità e nei
diritti la morte è stata ed è preferibile all’umiliazione.
È sempre accaduto così.
La storia lo insegna e la terribile
scelta può anche essere letta come
un’estrema testimonianza di dignità,
un estremo gesto di ribellione.
Per questo motivo, andando
oltre lo scontro politico attorno
alla tragedia, il pensiero corre a
quelle popolazioni, a quelle persone
e soprattutto a quei giovani.
Non sappiamo quale sorte li
attenda, non vorremmo che altri
finissero sotto la terra della Libia o
sotto l’acqua del Mediterraneo.
È ora urgente che governi nazionali, istituzioni Ue e internazionali,
ammettendo rispettive mancanze,
intervengano sul piano umanitario
perché questo non accada.
Nello stesso tempo occorre
ridare significato ed efficacia alla
memoria.
È importante tornare con il pen-
siero indietro nel tempo, anche solo
di qualche mese, di qualche anno, di
qualche decennio.
L’elenco delle tragedie annunciate è lungo e ancor più lo è l’elenco
delle menzogne che le hanno provocate e dei silenzi che le hanno
coperte.
Non meno lungo è però l’elenco
delle prese di posizione di quanti,
nel passato recente e in quello lontano, tentarono di evitare morte e
distruzione.
Nessuno dimentica Giovanni Paolo II: la sua voce si levò per evitare
che alla strage degli innocenti delle
Torri Gemelle ne seguisse un’altra
in Iraq. Non venne ascoltato dai
potenti.
La memoria non può cancellare
quell’invocazione.
E nello stesso modo la memoria
non può cancellare le dichiarazioni
di quanti, all’opposto, sono stati
disposti a scendere a patti con il
diavolo pur di concludere affari di
diverso tipo.
La memoria è una maestra severa ma è anche una madre serena.
Chiede di distinguere le scelte
negative da quelle positive, chiede di
non segnare il passo attorno ad esse
ma di trovare risposte e assumere
impegni perché le seconde abbiano
il sopravvento sulle prime.
In Europa è stato possibile e
da decenni i rapporti tra Paesi per
secoli in guerra sono amicali.
Potrà essere così anche per il
Nord Africa, il Medio Oriente e altre
aree in conflitto nel mondo?
La risposta, purtroppo, non c’è
ancora.
Nel caso europeo la presenza
Le tragedie, i media, la coscienza
di Paolo Bustaffa
cristiana è stata determinante per
aprire e percorrere insieme la via
della pace, della dignità e dei diritti
dell’uomo.
Nei Paesi africani e asiatici oggi in
conflitto la situazione è assai diversa
ma diverrebbe ancor più fragile se i
cristiani fossero costretti ad abbandonarli del tutto.
Verrebbero meno le pur fragili
“radici” del perdono e della riconciliazione, mancherebbe una presenza
e una voce di speranza, un appello
alla difesa della dignità e dei diritti
della persona.
Ecco il valore della libertà religiosa per la quale la Chiesa si batte
senza risparmiarsi. Non si tratta
semplicemente di una “questione interna” ma è il passaggio irrinunciabile
che l’umanità è chiamata a compiere
per giungere alla pace e alla giustizia.
Anche in questa prospettiva la
memoria diventa maestra e madre.
Le stragi in Libia, nel Mar Mediterraneo, nei Balcani, in Iraq e in
altri Paesi del Medio Oriente non
possono rimanere vive solo perché
ne parlano i media.
Quando i riflettori si spegneranno sarà la memoria a tenere accesa
la luce sui fatti di morte e sui fatti
di vita. Sarà la memoria a scuotere
la coscienza, a provocare pensieri e
impegni di speranza.
14 dall’italia
p
receduto da
roventi polemiche, dal vociare
delle piazze,
da pesanti insinuazioni che
hanno scosso i
palazzi della politica, il mondo delle
donne italiane si ritrova immerso,
alle soglie del nuovo 8 marzo, da
diffusi sentimenti di frustrazione e
di sgomento. Dove sono andate a
finire le grandi parole, che davano
nome alla vita con cui nel secolo
scorso si è intessuto il pensiero
femminile, quello che, reclamando
una nuova soggettività nella sfera
privata come in ambito pubblico,
guardava con speranza alla costruzione di relazioni interpersonali,
fondate sui valori del rispetto e
della reciprocità?
Vale la pena, dunque, alzare lo
sguardo, lasciando a terra rumori e
schiamazzi, così che questo giorno,
dedicato all’“altra metà del cielo”,
aiuti tutti – donne e uomini – a
ripensare quel mistero originario dell’unità duale, di cui parlava
Giovanni Paolo II, quando coglieva
c
on 159 voti favorevoli, 126 contrari e 2 astenuti,
il 26 febbraio
u.s. il Senato ha
definitivamente
convertito in legge il decretolegge n. 225 recante Proroga di
termini previsti da disposizioni
legislative e di interventi urgenti
in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie.
L’Assemblea ha esaminato il
testo approvato in precedenza dalla Camera dei deputati,
contenente alcune modifiche
inserite dal Governo per tenere
conto delle osservazioni espresse recentemente sul provvedimento dal Presidente della
Repubblica.
Di seguito, le principali misure
raggruppate per categorie contenute nel decreto-legge:
Cinque per mille
Il testo originario del decretolegge prevedeva che dei 400
milioni di euro destinati al 5
per mille, una somma “pari” a
100milioni di euro sarebbe stata
destinata alle associazioni impegnate nella SLA (sclerosi laterale
amiotrofica). Successivamente, la
parola “pari” è stata sostituita da
quella “fino”, permettendo così
una possibile discrezionalità.
Comunicazioni
Previsti 30 milioni di euro per il
fondo di sostegno all’editoria e
15 milioni di euro per le radio
e le tv locali. Il taglio alle risorse
previsto nel testo originario
viene solo in parte ridotto. Con
i nuovi stanziamenti il fondo a
sostegno dell’editoria arriva a
166 miliardi di euro, compresi
gli 86 milioni di residui dell’anno
scorso.
Dal primo luglio il cinema costerà un euro in più. L’incremento
del costo dei film nelle sale, ad
esclusione delle sale parrocchiali,
servirà per finanziare le agevolazioni fiscali nel settore della
produzione cinematografica. I
n. 9 6 marzo 2011
Otto marzo - Festa della donna
Alzare lo sguardo
nelle prime battute di Genesi il
manifesto generativo della relazione maschile-femminile, con tutta
quella carica simbolica che ancor
oggi trascina con sé. Se l’ordine
dell’amore appartiene alla vita intima di Dio stesso, è proprio «nel
fondamento del disegno eterno
di Dio, che la donna è colei in cui
l’ordine dell’amore nel mondo creato delle persone trova un terreno
per gettare la sua prima radice»
(Mulieris dignitatem, 29). Infatti, nel
vedere l’affascinante mistero che
irradia dalla donna a causa dell’intima grazia che Dio le ha donata,
il cuore dell’uomo si illumina e si
rivede in essa: «Questa volta essa è
carne dalla mia carne e osso dalle
mie ossa» (Gn 2, 23). La donna è
un’altro «io» nella comune umanità. Bisogna riconoscere, affermare
e difendere l’uguale dignità dell’uomo e della donna: sono ambedue
Il decreto-legge
Milleproroghe
rincari avranno effetto dal primo
luglio e fino al 31 dicembre 2013.
Resta solo fino al 31 marzo 2011
il divieto di comprare un quotidiano per le imprese che posseggono già reti televisive nazionali,
con la possibilità di un’ulteriore
slittamento attraverso un decreto del presidente del consiglio
dei ministri, di concerto con il
ministero dell’Economia.
Modificate, inoltre, le norme
attualmente in vigore che stabiliscono che chi ha più di una rete
televisiva non può comprare un
quotidiano e si sostituiscono
con un meccanismo che calcola
i ricavi del sistema integrato
delle comunicazioni o i ricavi
del settore delle comunicazioni
elettroniche.
Stanziati per il 2011 30 milioni di
euro per finanziare il passaggio
al digitale.
Federalismo
Le regioni colpite da calamità
naturali potranno incrementare i
tributi e le accise sui carburanti.
Il provvedimento stabilisce che
“qualora il bilancio della regione
non rechi le disponibilità finanziarie sufficienti per effettuare
le spese conseguenti” all’emergenza ovvero “la copertura degli
oneri conseguenti alla stessa” le
regioni possono deliberare gli
aumenti. “Potranno essere incrementati i tributi, le addizionali, le
aliquote e le maggiorazioni di aliquote attribuite alle regioni”. Per
gli enti territoriali previsto anche
un alleggerimento del patto di
stabilità interno.
In attesa dell’attuazione del federalismo municipale, stabilito
in favore dei comuni un acconto
Irpef sugli importi comunali incassati.
Famiglia
Ci sarà ancora un anno di
tempo per rendere esecutivi gli
sfratti, per le categorie disagiate.
La norma sposta il termine degli
sfratti dal 31 dicembre 2010 al
31 dicembre 2011.
Per chi è in difficoltà è previsto il
diritto di surroga anche sulle garanzie, senza necessità e formalità aggiuntive, del mutuo oggetto
di sospensione cartolarizzato
dalla banca.
I proprietari delle c.d. case “fantasma” avranno tempo fino al 30
aprile per mettersi in regola. La
versione originale del decreto
milleproroghe prevedeva un
rinvio, rispetto al termine inizialmente fissato al 31 dicembre
2010, di tre mesi, spostando la
dead line al 31 marzo. La nuova
versione sposta la scadenza di un
altro mese.
Politica sociale
Torna la social card, la carta
acquisti alimentari e per il pagamento delle bollette, destinata
alle fasce della popolazione più
bisognose. Avrà una fase sperimentale affidata agli enti caritativi operanti nei comuni con più
di 250.000 abitanti. La sperimentazione avrà durata di 12 mesi e
potrà contare su risorse pari a
50 milioni di euro.
Approvate una serie di misure
in favore dei terremotati in
Abruzzo: fra queste, la proroga
della riscossione dei tributi al 31
dicembre 2011 e lo slittamento
della riscossione delle rate dei
premi assicurativi al 31 ottobre
di quest’anno.Viene inoltre istituita la giornata della memoria
delle vittime del terremoto per il
giorno 6 aprile, ma si precisa che
“tale giornata non costituisce
festività ai fini lavorativi”.
Stanziati 100 milioni per il finanziamento delle spese derivanti
dalle alluvioni, per ciascuno degli
anni 2011 e 2012. Le risorse
andranno alla Liguria (45 mln
l’anno), al Veneto (30 mln l’anno),
alla Campania (20 mln l’anno) e
ai comuni della provincia di Messina (5 mln l’anno), colpiti dall’alluvione del 2 ottobre del 2009.
La regione colpita da calamità
potrà essere costretta ad alzare le tasse o le addizionali di
propria competenza, compresa
l’accise sulla benzina “fino ad un
massimo di cinque centesimi per
litro”.
In Campania, per fronteggiare
l’emergenza rifiuti potrà essere
incrementata l’addizionale all’accise dell’energia elettrica.
Istituito il fondo unico per usura,
mafia ed estorsione
Sanità
Stabilito un contributo di
200mila euro nel 2011 in favore
degli Ospedali italiani nel mondo.
I centri per la procreazione medicalmente assistita dovranno
inviare i dati richiesti al ministero della salute che li inoltrerà
all’istituto superiore di sanità e
al centro nazionale trapianti.
Scuola
Abrogata la proroga fino al 31
agosto 2012 delle graduatorie
degli insegnanti precari, che
prevedeva un vincolo per le
supplenze legato alla provincia e
sulla quale si era pronunciata la
Corte costituzionale. Per l’intero
2011 non si applicherà la norma
del collegato sul lavoro che restringe a 60 giorni il termine per
l’impugnazione dei licenziamenti.
Previste le risorse per finanziare
il fondo unico per l’Università.
Vita
La
Donne meravigliose
del nostro tempo
rappresentano
la parte migliore,
del nostro tempo
di Paola Ricci Sindoni
persone, differentemente da ogni
altro essere vivente del mondo
attorno a loro.
È quanto continua a ripetere
anche Benedetto XVI – si può ricordare al riguardo lo splendido discorso tenuto a Luanda il 22 marzo
del 2009 - convinto che ambedue
i generi sono chiamati a vivere in
profonda comunione, in un vicendevole riconoscimento e dono di
se stessi, lavorando insieme per il
bene comune con le caratteristiche
complementari di ciò che è maschile e di ciò che è femminile. Chi
non avverte, oggi, il bisogno di dare
più spazio alle «ragioni del cuore»?
In un mondo come l’attuale dominato dalla tecnica, si sente bisogno
di questa complementarietà della
donna, affinché l’essere umano vi
possa vivere senza disumanizzarsi
del tutto. Si pensi alle terre dove
abbonda la povertà, alle regioni devastate dalla guerra, a tante situazioni tragiche risultanti da migrazioni forzate… Sono quasi sempre
le donne che vi mantengono intatta
la dignità umana, difendendo la famiglia e tutelando i valori culturali
e religiosi.
I gesti profetici di tante donne
partono da qui: avvezze da sempre
a sostenere il conflitto e il peso
dell’emarginazione e della differenza, hanno compreso la carica rivoluzionaria dell’essere-lievito, dell’essere-sale nascosto dentro le pieghe
della storia, consumando nella
quotidianità il compito prezioso di
generare la vita e di accompagnare
il percorso faticoso dell’umanità.
Non è certo il vociare degli slogan
o le discusse performance negli
scenari massmediatici a dar conto,
oggi, del ruolo insostituibile della
donna sia in ambito privato, nel
cuore della famiglia, sia in quello
pubblico quando le si offre l’opportunità di mettere e a frutto la sua
competenza e la sua creatività. E’
piuttosto il terreno dei tanti gesti
quotidiani, quelli che raccontano la
vita, a disegnare la sua fisionomia
identitaria, che non teme di rischiare il fallimento, quando ci sono di
mezzo valori irrinunciabili da difendere e da potenziare.
Alle tante Sakineh, vittime della
brutalità fondamentalista, alle molte
Teresa di Calcutta, sparse nelle
bidonville dell’America Latina o
nell’inferno africano delle guerre
fratricide, alle tante Rigoberta
Manchiù che traducono in difficili
scelte di vita il metodo non violento come vessillo di promozione
umana nelle minoranze schiacciate
e dimenticate, alle mamme di figli
malati o disabili, lasciate sole con
la loro disperata voglia di riscatto,
vada il nostro pensiero grato. Rappresentano infatti quella parte migliore, che continua a fecondare gli
strati profondi del nostro tessuto
sociale, molto spesso distratto da
falsi miraggi e privo di quell’energia
creatrice che solo l’amore sa comandare.
Vita
La
è
passato più
di un anno,
ma le macerie sono ancora tutte
lì, la gente
vive ancora
nei campi di fortuna e, se si
esclude la ristrutturazione
dell’aeroporto e di qualche
strada, la ricostruzione non è
ancora cominciata.
Ad Haiti “il potere della
classe dirigente, politica ed
economica, che strangola il
Paese da due secoli, ha resistito al sisma del 12 gennaio
2010, contrariamente agli
edifici più solidi della capitale
devastata”, scrive Christopher
Wargny, docente a Parigi.Trecentomila morti, altrettanti
feriti, oltre un milione di sfollati, la maggior parte dei quali
rifugiati in centinaia di campi
allestiti intorno alla capitale
dove, nonostante gli aiuti
esteri d’urgenza e massicci, le
condizioni di vita – denunciano i testimoni – oscillano tra
l’insostenibile e lo spaventoso.
In questo quadro, le elezioni, presentate come “essenziali per la stabilizzazione
del Paese – ricorda Alexander Main, analista politico al
Centro di ricerca di politica
economica di Washington –
sono state un fiasco”.Ad Haiti
“non c’è traccia dello Stato”,
osserva Wargny. Le organizzazioni non governative sono
le sole nei campi ad assicurare
l’approvvigionamento di acqua potabile e cure. Da lungo
tempo, per la maggioranza degli Haitiani il servizio pubblico
non è rappresentato dallo
Stato ma dalle Ong. Prima
del terremoto, il Programma
alimentare mondiale (Pam)
nutriva circa due milioni di
f
ra tante immagini che
documentano
la crisi libica,
due colpiscono particolarmente per
la loro distanza. La prima è
quella di un cittadino libico
collegato fortunosamente
a France24 con un telefono
satellitare. Il telespettatore
vede gli studi ordinati ed
efficienti dell’emittente “all
news” francese, ma ascolta
la voce di un uomo che
parla concitato e scoppia a
piangere, mentre cerca di
spiegare la violenza a cui
sta assistendo. Parlando degli uomini di Gheddafi dice
tra le lacrime: “Una donna
si era affacciata ad una finestra per guardare, l’hanno
vista e le hanno sparato uccidendola. Gratuitamente!
Non sono persone queste,
non sono umani...”, poi la
linea cade.
L’altra immagine è quella
dell’ambasciatore venezuelano in Libia che dal suo
studio spiega a TeleSur, la
rete satellitare del suo Paese, che le notizie diffuse dai
media internazionali sono
false. Con fare sorpreso,
6 marzo 2011
dall’estero
n. 9
Il dramma di Haiti
Stato assente e ancora
tante macerie
A più di un anno dal sisma,
economia e servizi sono assicurati
solo dalle organizzazioni
non governative
di Angela Carusone
persone sull’isola, e gli Haitiani
della diaspora forse altrettanti:
la catastrofe non ha fatto che
aggravare tale dipendenza, e le
Ong rappresentano in pratica
la condizione di sopravivenza.
Le Ong, provenienti, come
il colonialismo di un tempo,
dalle due coste dell’Atlantico,
sono presenti in quasi tutti
i campi profughi; sono loro
– ricorda Wargny – che assicurano un lavoro in cambio
di salario agli oltre centomila
cittadini incaricati della pulizia
delle strade: la paga giornaliera
di circa quattro euro rappresenta un patrimonio che nel
2009 il presidente Renè Preval
aveva giudicato troppo caro
per l’economia dell’isola, e
che aveva rifiutato malgrado
le aspre lotte sociali.
“Il settore umanitario rappresenta un terzo del Pil nel
2009 – spiega main – centinaia
di persone vivono grazie ad
esso. D’altronde, tutti i diplomati dell’isola desiderano emigrare o entrare in una Ong.
Nel 2009, dopo anni di aiuti
che si pensava facilitassero lo
sviluppo del Paese, lo Stato
haitiano, per equilibrare il suo
bilancio ordinario, dipendeva
ancora per il 60 per cento
dalle istituzioni internazionali,
perché anche il miglioramento
della riscossione delle imposte
è stato in larga parte assorbito
dalla corruzione”.
Come se non bastasse,
dopo il terremoto è arrivato
il colera, che ha fatto la sua
comparsa sull’isola dopo quasi
un secolo. “Malattia relativamente semplice da prevenire,
l’accesso all’acqua pulita e la
possibilità di lavarsi le mani
limitano i rischi di contagio,
per Haiti è stata devastante”,
sottolinea Wargny. Alla fine
dello scorso anno la malattia
aveva colpito circa centomila
persone e oltre duemila erano
morte.
Allo stesso tempo, tra
colera e macerie, si registra
un’impennata della speculazione, sostenuta dall’andamento
dei prezzi immobiliari: la distruzione di numerosi archivi
al momento del terremoto,
l’incertezza relativa ai titoli di
proprietà, l’assenza di catasti
in tutto il Paese causano innumerevoli conflitti. Nuove
fortune si costruiscono e le
vecchie, come quelle degli
oligarchi, si consolidano:
“La solidarietà dei primi
giorni non ha prodotto gli
effetti attesi – rileva Wargny
– si è dunque arrivati a una
conseguenza imprevista, le
diseguaglianze si sono aggravate, ed erano già le più
acute dell’America Latina”. Il
periodo di urgenza sta terminando ma, come osserva main,
l’urgenza si aggrava.Tutti confidavano nella Commissione ad
interim per la ricostruzione
guidata dall’ex presidente Usa
Bill Clinton, nominato inviato
speciale dell’Onu, e dal primo
Libia
TraNotizie
due
fuochi
contraddittorie
mentre Gheddafi è sempre più isolato
di Riccardo Moro
racconta che i negozi sono
aperti a Tripoli, la vita è normale e davvero non si può
dare fiducia alle notizie che
dicono il contrario.
La contraddizione stridente
tra le due testimonianze
mostra lo sforzo di Gheddafi per cercare di sopravvivere a Tripoli. Il colonnello
è ormai solo. Lo hanno
lasciato le ragazze a pagamento di cuxi si circondava,
i militari di cui era fiero e i
cittadini di cui si proclamava
guida e fratello. Gli rimangono i mercenari, finché
avrà denaro per pagarli, e gli
amici lontani, come Hugo
Chavez in Venezuela che fa
parlare in suo favore l’ambasciatore, ma gli ha già fatto
sapere che non gradirebbe
dargli asilo in caso di fuga.
Anche Cina e Russia, in genere più disponibili verso il
rais, hanno votato compatte
nel Consiglio di sicurezza
dell’Onu i provvedimenti
contro il regime di Tripoli.
È difficile prevedere quanto
durerà ancora questa situazione. Gheddafi è condannato, ma la disumana scelta
di far sparare sui suoi stessi
connazionali rischia di generare incertezze, dolori e
rancori dai cui potrebbero
emergere uomini spregiudicati e falsi che conquisterebbero il potere ma non
farebbero il bene del Paese.
Quanto prima tornerà la
pace a Tripoli, tanto più
facile sarà far decollare un
cammino autenticamente
democratico in dialogo con
la comunità internazionale.
Ma quelle stesse reti televisive, dalla Bbc ad Al Jazeera,
che oggi mandano in onda il
dolore libico e documentano il persistente disagio del
mondo arabo, continuano
a trasmettere quasi ossessivamente le immagini del
premier italiano Berlusconi
baciare la mano e l’anello
di Gheddafi, manco fosse il
Papa, e quelle del ministro
degli Esteri francese Michelle Alliot Marie mentre spiega che non si era resa conto
che le sue vacanze natalizie
pagate dai parenti di Ben Alì
potessero risultare inopportune. Agli occhi dei cittadini e dei politici del Maghreb e del Medio Oriente
quelle immagini definiscono
senza dubbi la credibilità dei
loro protagonisti. Proprio
ora che servirebbe iniziativa
politica. In Tunisia, infatti, il
cambiamento è appena cominciato: la folla, al prezzo
di tre morti, ha ottenuto
le dimissioni del premier
Gannouchi, che davvero
non poteva rappresentare
una fase nuova avendo rico-
ministro Jean-Max bellerive,
per garantire la transizione. I
risultati sono stati deludenti:
pochi i progetti approvati, mediocre il coordinamento tra i
diversi attori, scarsa la volontà
di mantenere le promesse, e
forte vocazione degli stessi a
piazzare per proprie aziende.
“I 10-15 miliardi annunciati –
dice Wargny – sono ancora
lontani; solo il 10 per cento di
quanto promesso è arrivato, e
i progetti sono finanziati solo
in parte, e raramente sono
portati a termine”.
Le elezioni, d’altro canto,
anziché dare stabilità e consolidare le istituzioni, con
la partecipazione di solo un
quarto degli elettori , hanno
ulteriormente indebolito il
Paese: Haiti, già in preda a una
crisi umanitaria, deve affrontare il peggioramento della sua
crisi politica.
“È un’abitudine vecchia di
200 anni – lamenta Main – le
potenze straniere credono di
sapere meglio degli Haitiani
ciò di cui il Paese necessita.
Dal sostegno alla dittatura di
Francois e Jean Claude Duvalier, al rovesciamento del presidente Jean Baptiste Aristide,
passando per l’imposizione
di politiche neoliberiste che
hanno finito di impoverire il
Paese, la loro tutela politica ed
economica non ha mai cessato
di accrescere l’instabilità e di
impedire che uno Stato haitiano potesse emergere dalle
macerie”.
perto quello stesso ruolo
negli ultimi dieci anni con
Ben Alì. In Egitto sono state
avviate le consultazioni
tra esercito e partiti per
concordare le riforme della
Costituzione, ma si cammina sulle uova. In Bahrein
mentre scriviamo è stato
occupato il Parlamento. In
Oman sono morte almeno sei persone durante le
manifestazioni di domenica
e i manifestanti tengono
bloccate diverse strade del
regno... E l’elenco potrebbe
continuare.
Il fermento del mondo arabo durerà a lungo e un senso di responsabilità anche
minimo chiama a mettere
tutte le attenzioni a disposizione per accompagnare
questo processo. Non si
tratta di “esportare la democrazia” come George
Bush delirava a proposito
dell’Iraq, quanto di aprire
subito partnership a tutti
i livelli, università, imprese,
società civile, con questi
Paesi perché il presente e il
futuro sia camminare insieme e in questo modo favorire la democrazia e la pace.
Ma per farlo, ripetiamo,
occorre essere credibili.
15
Dal mondo
Violenze
in Venezuela
Il ministro venezuelano
dell’interno, al‑Aissami,
dopo lungo silenzio del
governo ha riconosciuto
che “il tasso di omicidi è
di 48 ogni 100mila abitanti,
un dato fra i più alti del
Sudamerica”; in Salvador
la condizione è più grave,
attestandosi l’indice su
una media di 57. L’anarchia
terrorizza il Venezuela di
Hugo Chavez: nel 2010 le
uccisioni sarebbero state
17.600, più che nel Messico
dove la narco‑guerra ha
mietuto 15mila vittime; il
tasso reale, perciò, sarebbe
equivalente a quello salvadoregno e maggiore di
quello ufficiale. La dichiarazione di al‑Aissami si deve
al ritorno dell’opposizione
in parlamento, dal quale si
era esclusa per una legislatura.
Analfabetismo
In Europa un quindicenne
su cinque, oltre a numerosi
adulti, è privo delle capacità basilari di lettura e di
scrittura, una condizione
che crea il rischio di esclusione sociale e che rende
difficoltosa la ricerca di un
lavoro. L’analfabetismo è
piaga sociale, un problema
le cui cause sono oggetto
di studio da parte di un
gruppo di espetti indipendenti, voluto dalla commissione europea e presieduta
dalla pricipessa Laurentien
dei Paesi Bassi (inviata,
speciale dell’Onu, in tema
di “Alfabetizzazione per lo
sviluppo”). L’obiettivo dei
ministri dell’Unione europea consiste nel ridurre
a meno del 15%, entro
il 2020, la percentuale di
alunni m difficoltà.
Theophile
Gautier
Si celebra in Francia il
bicentenario della nascita di Theophile Gautier
(1811‑72), romanziere
romantico e fantastico, autore di “Capitan Fracassa”,
“La morta innamorata”, “Il
cavaliere doppio”, “Avatar”.
Una retrospettiva sulla sua
vita è organizzata a Parigi
da la Maison de Balzac, fino
al 29 maggio. Tra giugno e
settembre, a Parigi, l’Ecole
nationale superieure des
arts appliques et des metiers de l’art promuoverà
una interpretazione artistica delle opere letterarie
dello scrittore. Gallimard
darà alle stampe il 21
marzo “Biographie de Theophile Gautier” di Stefan
Guegan, mentre l’editore
Robert Laffont ristamperà
tutte le opere di Gautier.
16 musica e spettacolo
e
da qualche
tempo che
m’imbatto
-e francamente non
ne capisco
il motivo,
di diritti d’autore probabilmente- in film ridoppiati
da cima a fondo, senza che
nemmeno una comparsa
conservi la voce della prima
versione.
Il mio personale malcontento, insieme a quello di
molti altri spettatori meno
giovani, nasce dal fatto che
mi ritrovo a rivedere dei
film che ho profondamente
amato, però con voci diverse, dando luogo quindi a un
dimezzamento dell’antica
gioia, poiché il piacere degli
occhi non risponde in modo
adeguato a quello dell’udito.
Il doppiaggio è cosa importantissima, tecnica ormai indispensabile, in Italia arrivata
ad un punto di tale perfezionamento da dare purtroppo
luogo anche a siffatte prevaricazioni.
Lina Wertmuller, una volta mi disse personalmente
che il doppiaggio è importante perché permette allo
spettatore di non distrarsi
sui sottotitoli, e fu un’affermazione che mi trovò
pienamente d’accordo. Il
mio consenso si fa ancor più
deciso se penso che tutti i
film di Mizoguchi e Ozu che
ho visto -ed il secondo è
regista che considero tra i
più grandi- li ho visionati con
le didascalie ai piedi dell’immagine, facendomi riflettere
sul fatto di quanto possa
essermi in effetti perso delle
i
n un solo film,
“La dolce vita”,
si riassume l’Italia degli anni ’60,
il genio di Fellini
fu preveggente
quanto al costume ed al malcostume
italiano, perché la pellicola
sembra scritta per i tempi
odierni, se non fosse per
una lucida cattiveria che di
questi tempi non è molto
praticata. Il film colse l’improvvisa funzione della fotografia mondana, dedicata
ai divi colti nei momenti di
umana debolezza, ripresi
contro la loro volontà in
funzione di primigenio gossip. Nella “Dolce Vita” Marcello Mastroianni, giornalista di provincia prestato
alla Capitale, se ne andava
in giro come paparazzo,
fotografo d’assalto sensibile al richiamo delle dive
scollacciate, alle zuffe in via
Veneto ma, all’occorrenza,
morbosamente attratto dal
pianto di una vedova.
I flash di questo ladro
d’immagini, immancabilmente avvolto nel tranch
chiaro, accompagnano il
peregrinare spesso svogliato di Marcello, svelandone
la profonda inquietudine.
n. 9
Cinema
Oscar 2011
Sul doppiaggio
di Francesco Sgarano
A sinistra George Cloney, a destra il suo doppiatore italiano Francesco
Pannofino
bellissime inquadrature dei
due grandi nipponici. Lo
stesso mi pare di poter dire
per Dreyer, i cui film non
sono mai stati doppiati in
italiano, a quanto ne so io.
Quindi nessuno se la prenda
col doppiaggio, e neppure io
voglio farlo in questa circostanza. Ma la moda del doppiaggio messo a nuovo mi
sembra che stia prendendo
troppo piede -e se la cosa
può esser normale per film
di portata media, diciamo
così, non è normale affatto
per i cosiddetti classici, che,
se privati delle voci originali,
risultano sgradevoli a quello
spettatore che ne ha subito
il fascino alla prima uscita.
Tale sensazione l’ho provata
per la prima volta con “C’era
una volta in America”, forse
il film prediletto di chi scrive,
ma nella versione doppiata
dall’indimenticabile Ferruccio
Amendola, che riusciva a
rendere di una vulnerabilità
toccante la voce di NoodlesDe Niro, ormai ingrigito e
incurvato dagli anni. Il nuovo
doppiaggio sarà corretto ma
senz’anima, per non parlare
di quello francamente ridicolo e lì davvero mal modulato
e mal distribuito de “Il Padrino”, film che l’American Film
Institute ha inserito tra i dieci primi film di ogni tempo.
Lo toglierebbero subito dalla
classifica se ascoltassero il
rifacimento sonoro che ho
ascoltato, inorridito, nell’ultimo passaggio su Rete4 un
mesetto fa: sono riuscito
ad arrivare alla fine del matrimonio di Connie, la figlia
del boss, poi ho ammainato
bandiera bianca. Bei tempi in
cui dalle mascelle intumidite
dal cotone di Marlon Brando
vibravano le corde vocali
di Giuseppe Rinaldi, mitico
doppiatore che riusciva a far
parlare don Corleone con
un decoro maestoso, così
come riusciva a renderne
decorosi i tratti l’insuperata
interpretazione di Brando.
L’ultima volta che l’ho visto
sembrava un doppiaggio cabarettistico fatto alla stregua
di quelli del livornese Paolo
Ruffini.
Ma il fastidio è diventato
rabbia quando, rivedendo
“E.T.” di Spielberg, mi sono
accorto che, non sazi, i curatori del doppiaggio, oltre
che le voci hanno riscritto
anche la battuta fondamentale del film. Quando il piccolo
Elliott, credendo la creatura
cui è affezionato in modo
simbiotico ormai morta, gli
mormorava un più che giustificato “E.T., io ti amo”, si
assisteva a uno dei momenti
più commoventi del cinema
di sempre. Anche quello ci
hanno tolto, dato che hanno
pensato di restituire quella
battuta in un più abbordabile
ma assolutamente meno
appropriato “E.T., ti voglio
bene”. Potere del Moige,
forse, che crede sia scandaloso e ineducativo che un
bambino di dieci anni dica
“Ti amo” a un essere vivente
del suo stesso sesso. Non ho
parole.
Mostra a Torino
Cinquant’anni
di Dolce vita
di Leonardo Soldati
Questa figura del paparazzo, divenuto l’epitone di
una categoria destinata ad
arruolare molti soci, muniti
di rolleiflex e di cinismo,
fu suggerita a Fellini da un
nugolo di fotografi d’assalto (giovani marmotte,
in confronto all’odierno
portentoso e rampante
esercito di Fabrizio Corona), capeggiati da Tazio
Secchiamoli, Rino Barillari
e Felice Quinto. Proprio
quest’ultimo fotografa per
primo Anita Ekberg, mentre
scende dall’aereo e nella
fontana di Trevi, scene immortalate da Federico che
lo ricompensa facendolo
apparire in un paio di scene
come indiavolato free lance.
Quinto sfrutta al massimo
il quarto d’ora di celebrità ricevuto: emigra negli
Stati Uniti, dove continua
la professione e dove recentemente ci ha lasciato,
dopo aver evocato ancora
una volta le torride serate
romane in occasione del
cinquantenario. I paparazzi
stessi sembrano essere gli
eroi di questa rievocazione,
come se i 50 anni trascorsi avessero rovesciato i
ruoli, facendo di questi
occhi avidi, osservati con
condiscendenza da Fellini,
i preziosi moderni scouts
delle uniche notizie che
sembrano oggi interessare
gli italiani. A Torino è stata
allestita una mostra degli
scatti più celebri della vita
romana, all’epoca in cui via
Veneto era l’ombelico del
cinema. Intanto associazioni
di vecchi fotografi mondani
chiedono riconoscimenti
ufficiali (qualcuno di loro
ha proposto al sindaco Alemanno l’intitolazione di una
strada, perlomeno alla categoria…). Se alla base vi sta
l’intento di rubare l’istinto
proibito, sorprendere il
personaggio nella quotidia-
Vita
La
6 marzo 2011
nità, magari poco splendente e persino meschina, oggi
i protagonisti non sono più
i grandi attori e le dive del
cinema di passaggio, ma i
più prosaici e stanziali eroi
di oggi: calciatori, veline,
star del Grande Fratello,
frequentatori di isole più o
meno virtuali. Quando non
si tratta di scatti, certificanti
squallidi momenti privati di
pubbliche autorità, destinati
alle casseforti di poco nobili ricattatori. Bisognerebbe
non chiamarli più paparazzi,
quest’ultimi, proprio per
salvaguardare una professione in via d’estinzione.
Riaprite l’inchiesta su Natalie Wood: lo chiede la
sorella Lana, dopo quasi 30
anni dalla scomparsa della
protagonista di “Gioventù
Bruciata” e “West Side
Story”, che in una notte del
1981 cadde dal ponte dello
yacht da favola Splendour,
nelle acque del Pacifico.
Il discorso del re
Quattro Oscar: film, regia, attore e sceneggiatura originale
Il discorso del re trionfa alla 83ª notte degli Oscar, aggiudicandosi i premi più prestigiosi: miglior film, regia (Tom Hooper),
attore protagonista (Colin Firth) e sceneggiatura originale.
Il grande sconfitto è David Fincher: il suo “The Social Network” si aggiudica solo l’Oscar alla sceneggiatura non originale (Aaron Sorkin), al montaggio e alla colonna sonora (di
Trent Reznor e Atticus Ross). Epilogo amaro anche per “Il
grinta” dei fratelli Coen: dieci candidature, zero Oscar.
Gli altri premi: Natalie Portman fa sua la statuetta come migliore attrice protagonista (“Il cigno nero”), mentre tra i “non
protagonisti” vincono i due comprimari di “The Fighter”:
Christian Bale e Melissa Leo. “In un mondo migliore” di
Susanne Bier è il miglior film straniero, “Toy Sory 3” della
Pixar il miglior lungometraggio d’animazione. “Inception” di
Christopher Nolan prende quattro premi: fotografia, sonoro,
montaggio sonoro, effetti speciali. Infine, l’Oscar alla scenografia e ai costumi (Colleen Atwood) è andato a “Alice in
Wonderland” mentre quello per il trucco è stato assegnato a
Rick Baker e Dave Elsey per “Wolfman”. Miglior documentario è “Inside Job” di Charles Ferguson, cortometraggio “God
of Love” di Luke Matheny e miglior corto documentario
“Strangers No More” di Karen Goodman e Kirk Simon.
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n. 9 6 marzo