APPUNTI PER IL
Volontario Soccorritore ANPAS
Segreteria Provinciale per la Formazione Pubbliche Assistenze
Viale Corassori, 54 • 41100
Tel. 059 2929322 • Fax 059 2925841
A.N.P.AS.
Associazione
Nazionale
Pubbliche
Assistenze
www.croceblu.org
[email protected]
con il patrocinio della
SOMMARIO
1.
A.N.P.AS. - ASSOCIAZIONE NAZIONALE PUBBLICHE ASSISTENZE - ATTIVITÀ E PROGETTI................................................................... 2
2.
ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA DI SOCCORSO PROVINCIALE, MODALITÀ DI APPROCCIO AL SISTEMA 118 ............................................ 26
3.
RISPOSTA TELEFONICA, LINGUAGGIO RADIO E RELATIVI PROTOCOLLI DI COMUNICAZIONE .................................................................. 29
4.
SUPPORTO PSICOLOGICO AL SOGGETTO NEL SOCCORSO .................................................................................................................. 34
5.
TRIAGE E GESTIONE DELL'EMERGENZA CON I MEZZI DI SOCCORSO AVANZATO E CON OPERATORI DELL'EMERGENZA NON SANITARIA .. 49
6.
TRATTAMENTO POLITRAUMATIZZATO SECONDO LINEE GUIDA IRC (ITALIAN RESUSCITATION COUNCIL) .............................................. 59
7.
LESIONI DA AGENTI CHIMICI E FISICI, LESIONI DA COLPO DI CALORE E DA FREDDO .............................................................................. 64
8.
DISINFEZIONE, CONTROLLO, VERIFICA DEL MEZZO DI SOCCORSO. IMPIANTO DI OSSIGENOTERAPIA ..................................................... 84
9.
BASIC LIFE SUPPORT .................................................................................................................................................................... 104
10.
RIANIMAZIONE PEDIATRICA............................................................................................................................................................ 120
11.
URGENZA NELLA DONNA GRAVIDA ................................................................................................................................................. 130
12.
PSICOPATOLOGIA .......................................................................................................................................................................... 136
13.
PSICOLOGIA DELL'EMERGENZA ..................................................................................................................................................... 154
14.
MEDICINA LEGALE......................................................................................................................................................................... 162
15.
LA SICUREZZA NEL SOCCORSO EXTRAOSPEDALIERO ...................................................................................................................... 180
Sommario
Introduzione
Il Sistema Provinciale della Emergenza Urgenza
Il Sistema dell’emergenza urgenza della nostra Provincia è costituito dalla Centrale Operativa
118 Modena Soccorso, che attiva e coordina il sistema dal momento della richiesta di soccorso
fino all’accesso ai presidi ospedalieri, dalle strutture della rete Ospedaliera Provinciale. che
afferiscono ai Dipartimenti di Emergenza Urgenza dell’Azienda USL e dell’Azienda Ospedaliera
Policlinico di Modena e da un elevato numero di mezzi di soccorso dislocati su tutto il territorio,
sia pubblici che delle Associazioni di Volontariato (Pubblica Assistenza, CRI, Misericordia
d’Italia). Si avvale inoltre dell’apporto integrato di strutture non sanitarie (Vigili del Fuoco, Forze
dell’Ordine, Soccorso Alpino, Polizia Municipale ….).
Il sistema globalmente agisce secondo “percorsi” provinciali definiti con i Dipartimenti di
Emergenza urgenza ed Area critica, in rapporto alla patologia, alla distanza, alle dotazioni dei
presidi, alla tipologia delle equipe di soccorso, perseguendo il fine di inviare il paziente
all’ospedale più idoneo, nel minor tempo possibile in prima e seconda istanza, secondo i criteri
dell’Hub & Spoke.
I protocolli clinici sono stati rapportati alla potenzialità delle diverse equipes presenti nel sistema,
quali equipes mediche, infermieristiche, del volontariato e miste.
Funzioni della Centrale Operativa
Le funzioni fondamentali della Centrale Operativa 118, sono rappresentate in primo luogo dalla
ricezione delle richieste di soccorso, valutazione del grado di complessità dell’intervento da
attivare, attivazione e coordinamento dell’intervento stesso; inoltre è compito della Centrale
Operativa :
ƒ garantire interventi tempestivi, adeguati e ottimali a tutte le richieste sanitarie del cittadino
che rivestono carattere di emergenza urgenza, in sinergia con i Dipartimenti di emergenza
urgenza e le rispettive risorse territoriali
ƒ ottimizzare e razionalizzare le risorse sanitarie di emergenza sul territorio
ƒ organizzare e coordinare gli interventi sanitari nelle maxi-emergenze in collaborazione con
le altre risorse sanitarie e non
ƒ creare un sistema omogeneo di risposta all’emergenza sanitaria
ƒ estendere nella popolazione la cultura dell’emergenza urgenza e del corretto utilizzo del
sistema
ƒ formare i first-responder.
Le Strutture Sanitarie
La strutture della rete provinciale sono classificate in rapporto alla loro complessità ed alla
capacità di dare risposte dirette ai casi di emergenza urgenza
Punti di Primo intervento:
Sono dislocati nei vari distretti della provincia e sono attive diverse modalità organizzative quali l’attività
territoriale su ambulanza, l’attività ambulatoriale o entrambe; l’ afferenza gestionale ed organizzativa
dei singoli Punti di Primo Intervento è riferita al Dipartimento Provinciale di Emergenza Urgenza,
attraverso le sue articolazioni presenti nei vari stabilimenti ospedalieri. La presenza medica è
garantita da Medici di emergenza Territoriale. Sono presenti a:
Introduzione
i
•
•
•
•
Fanano
Formigine
Finale Emilia
Castelfranco Emilia
Accettazione e Pronto Soccorso Ospedaliero
Sono presenti nelle strutture Ospedaliere di :
• Pavullo
• Vignola
• Sassuolo
• Mirandola
In questi ospedali , in rapporto al numero attuale degli accessi, è prevista la presenza
continuativa di almeno un medico nelle 24 ore e di un adeguato numero di turni infermieristici
sufficienti a garantire anche la funzione di triage, secondo parametri ben definiti.
E’ inoltre compito del Pronto Soccorso degli Ospedali di Sassuolo e di Vignola gestire, in
collaborazione con il Volontariato ed i Distretti di competenza, le ambulanze ubicate nelle zone
montane di Montefiorino e Zocca dove, in particolari fasce orarie, viene garantita la possibilità di
un equipaggio dotato di Infermiere Professionale
D.E.A di 1° livello
Sono rappresentati dagli ospedali della rete attualmente dotati di rianimazione e/o terapia
intensiva
• Modena Ospedale Civile
• Ospedale di Carpi
D.E.A di 2° livello
Fino al completamento della struttura di Baggiovara è rappresentato dal Policlinico di Modena,
sede, oltre che della rianimazione e della terapia intensiva post operatoria, anche dei reparti
specialistici in grado di affrontare efficacemente la complessità della casistica di emergenza
urgenza.
I Mezzi di soccorso e le Professionalità
Nel territorio provinciale sono attivabili, se pure in fasce orarie diversificate:
ƒ n ° 9 ambulanze con infermiere professionale
ƒ n° 2 ambulanze 118 medicalizzate con medico dell’emergenza territoriale ed infermiere
professionale
ƒ n ° 3 ambulanze con equipaggio misto:volontario, infermiere professionale e/o medico
ƒ n ° 2 automediche con medico dell’emergenza territoriale ed infermiere professionale
ƒ n ° 41 ambulanze del volontariato in convenzione per l’attività di emergenza-urgenza
ƒ n ° 3 basi di elisoccorso regionale dislocate a Bologna, Parma e Ravenna, che operano
sul territorio regionale con équipe formata da un medico anestesista - rianimatore e due
infermieri professionali
ƒ n ° 1 Elicottero di recupero SAR/118 regionale (dotato di verricello) dislocato a Pavullo,
con équipe formata da un medico, un infermiere professionale ed un tecnico del Soccorso
Alpino; questa risorsa si è rivelata estremamente utile per l’emergenza sanitaria nel nostro
territorio montano per la collocazione all’interno del territorio appenninico. La specifica
professionalità (utilizzo del verricello) inoltre permette di intervenire in terreno ostile ed ha un
bacino di utenza su tutto il territorio regionale.
Concorrono inoltre all’emergenza sul territorio:
ƒ Medici di Medicina Generale e/o di Continuità Assistenziale, che hanno sostenuto specifici
corsi di addestramento, disponibili ad intervenire in situazioni d’emergenza; le zone interessate
sono attualmente quelle di alcune aree montana: Fiumalbo, Pievepelago, Riolunato, Zocca,
Introduzione
ii
Montese, Sestola. Questa situazione, del tutto innovativa nel sistema, comporta un miglioramento
dell’efficacia della risposta al cittadino.
Le ambulanze, sia pubbliche che del volontariato, utilizzate dalla Centrale Operativa 118 e dislocate
sul territorio provinciale, sono di tipo A secondo la classificazione ministeriale (DM 17 dicembre 1987,
n.553), inoltre sono dotate di strumenti elettromedicali e presidi sanitari atti a sostenere le situazioni di
emergenza-urgenza sia internistiche che traumatiche.
Concorrono al sistema di sicurezza sanitaria, secondo procedure individuate nell’ambito logistico
organizzativo del sistema 118, postazioni fisse e mobili di laici addestrati alla defibrillazione precoce e
dotati di defibrillatore semiautomatico (DAE), secondo quanto previsto dal progetto interaziendale di
defibrillazione precoce e in specifico dal progetto “Cuore Vivo” definito con l’Associazione di
Volontariato “Gli Amici del Cuore”.
Volontariato
Il Volontariato costituisce una risorsa preziosa ed indispensabile che integra fortemente il Sistema
Pubblico.
Su 41 postazioni fisse o stagionali, 3 operano con equipaggi misti, le altre sono del Volontariato con
netta preponderanza delle PP.AA.
Oltre il 40% delle richieste di soccorso è sostenuto in prima istanza da Associazioni di Volontariato.
I soccorsi effettuati da tali Associazioni sono integrati, ove necessario e possibile, con il successivo
invio di risorse avanzate del Sistema Pubblico (rendez- vous).
Le Aziende sanitarie di comune accordo con il Coordinamento Provinciale delle Pubbliche Assistenze,
che ne ha coordinato tutti gli aspetti organizzativi, hanno svolto, negli ultimi anni, un intenso
programma di formazione rivolto ai volontari soccorritori, comprendente soprattutto specifici corsi di
addestramento per il soccorso al paziente in arresto cardiaco ed al paziente traumatizzato.
È necessario tuttavia prevedere, in particolare in alcune zone ove il numero di interventi è limitato,
come ad es. nell’area montana, attività formative mirate, quali retraining più frequenti e tirocini di
Volontari soccorritori su mezzi istituzionali.
Attualmente la maggior parte delle Pubbliche Assistenze, la Misericordia d’Italia di Modena e la Croce
Rossa, hanno a bordo dei mezzi soccorritori addestrati e dotati di defibrillatore semiautomatico che
agiscono secondo procedure definite dalla Centrale Operativa 118 Modena Soccorso.
Dr. Marilena Cmpisi – Responsabile Centrale Operativa Modena Soccorso
Dr. Giorgio Lenzotti – Coordinatore per l'Emergenza Territoriale Azienda USL Modena
Introduzione
iii
La Formazione nel Volontariato di Pubblica Assistenza.
I moduli presentati nel presente Manuale, in forma di “appunti delle lezioni” del Corso per Volontario
Soccorritore ANPAS, sono il risultato di un lavoro di confronto che abbiamo svolto, prima a livello
Nazionale e successivamente, assieme alla Centrale Operativa di Modena Soccorso, su base
provinciale. A questo ultimo tavolo erano quindi presenti rappresentanti istituzionali e Associazioni di
Volontariato presenti sul territorio modenese: le Pubbliche Assistenze e la Croce Rossa Italiana. La
Misericordia essendo di recente costituzione, non ha potuto essere presente ma condivide ora i
percorsi formativi e collabora con la Centrale Operativa.
Il tavolo di confronto Nazionale è partito al Congresso Nazionale dell’ANPAS di Chianciano nel 1990.
Una Commissione Nazionale ha lavorato per diversi anni producendo materiale, cercando di
schematizzare e rendere fruibile a una realtà complessa come sono le pubbliche Assistenze, uno
strumento di riferimento che abbiamo voluto appunto chiamare “Standard Formativi ANPAS”.
L’idea era quella di poter avere una traccia, un riferimento e delle indicazioni didattiche da proporre alle
associazioni di Pubblica Assistenza che in Italia sono più di 800, e che si differenziano già all’interno
della stessa provincia per la tipologia dei servizi prevalentemente svolti e caratteristiche di specificità
uniche. Il nostro obiettivo non poteva essere altro che uno “standard”.
Stiamo parlando dei primi anni novanta, negli uffici stava malinconica ancora la macchina da scrivere,
e il fax faceva brillare alcuni luoghi per avanguardia e tecnologia, la video scrittura aveva elaborato il
primo lutto: word star. Internet esisteva, ma solo presso le Università. Gli scambi della Commissione
avvenivano per posta e/o di persona in occasione di riunioni interminabili dove si discuteva a lungo se
aggiungere o no un determinato argomento e perché…
Al Congresso di Baveno Claudio Tortone ha presentato un primo lavoro, e successivamente il risultato
è stato raggiunto anche grazie alla collaborazione di Paolo Losa per i pazienti assemblaggi del
materiale che giungeva in modo caotico e del tutto disorganizzato. Il mio contributo si evidenzia con
l’apporto della nostra esperienza modenese e della richiesta, fin dai primi incontri, di inserire una parte
sulla psicologia dell’emergenza e sul supporto psicologico al paziente durante il trasporto. Credo che
la Commissione tutta, abbia lavorato faticosamente ma anche con grandi soddisfazioni; quindi senza
dover fare i nomi di tutti, colgo questa occasione per ringraziarli dei contributi che hanno dato a me
personalmente e in particolare alle Pubbliche Assistenze della Provincia di Modena che utilizzano dal
2000 gli standard formativi Provinciali adattati da quelli Nazionali.
Il Comitato Regionale ANPAS del Piemonte ha proseguito a livello Regionale nella elaborazione degli
Standard, producendo un ottimo lavoro che – personalmente – ho più volte utilizzato e apprezzato.
Il mondo delle Pubbliche Assistenze e del Volontariato, più in generale, è un patrimonio che sul nostro
territorio ha creato una rete di collaborazioni veramente interessante e preziosa per la comunità. A
volte il volontario dietro allo slancio passionale e sincero, fatica a comprendere la necessità di una
preparazione adeguata per svolgere un buon servizio. Per questo motivo negli anni abbiamo creato
una formazione a moduli che consente di raggiungere i livelli di formazione adeguati per svolgere
diverse tipologie di servizio. Il modulo VSA - Volontario Soccorritore ANPAS - abilita all’emergenza
urgenza, coinvolgendo i volontari nei servizi all’interno di un sistema complesso che affronta
problematiche di urgenza e criticità per le quali occorre – anche nel ruolo di volontario – una
competenza tecnica e personale importante e impegnativa.
I cinquemila volontari di Pubblica Assistenza della Provincia di Modena non svolgono solo servizi di
emergenza urgenza per i quali è necessaria questa preparazione che noi abbiamo chiamato di
“secondo livello”, per gli altri servizi socio-sanitari sono previsti percorsi formativi meno impegnativi.
Se state leggendo, se avete cominciato questo percorso, avete fatto una scelta importante e
l’impegno formativo che vi siete assunti è certamente faticoso. Sono certa però che l’avete scelto
“volontariamente” e anche per un arricchimento professionale e personale. Pertanto vi auguro di poter
proseguire e concludere questo percorso, che necessariamente potrà cambiare nel tempo grazie
anche ai vostri suggerimenti e contributi.
Dr. Maria Pia Bagnato – Rappresentante del Comitato Tecnico per la Formazione PPAA Modena
Introduzione
iv
Le Pubbliche Assistenze della Provincia di Modena
Dopo quattro anni dall’inizio dell’attività della Segreteria Provinciale per la Formazione, siamo
finalmente in grado di mettere a disposizione dei Volontari questo Manuale, uno strumento
indispensabile che va a sostituire le dispense per singolo argomento che abbiamo utilizzato fino
ad ora.
La collaborazione costante fra Pubbliche Assistenze, Aziende Sanitarie, Centrale Operativa Modena
Soccorso e Agefor, e l’indispensabile supporto organizzativo della Segreteria Provinciale per la
Formazione, hanno consentito alle nostre Associazioni di raggiungere in brevissimo tempo livelli
formativi molto importanti e omogenei che assicurano ai cittadini delle nostre comunità, interventi
sempre più qualificati. Sì, qualificati perché Volontariato nelle Pubbliche Assistenze significa anche
essere consapevoli e accettare la responsabilità morale e legale di esercitare un pubblico servizio in
cui è richiesta la conoscenza di manovre sanitarie che non siano di esclusiva competenza di medici e
infermieri.
Vogliamo far bene ciò che dobbiamo fare ma, allo stesso tempo, confermare motivazioni e
gratificazioni sul piano umano in una preziosa attività di volontariato.
I prossimi mesi dovranno servirci per una riflessione generale che ci possa portare ad uniformare il più
possibile la formazione di base dei Volontari in modo che, anche la formazione avanzata per
l’emergenza sanitaria, possa ulteriormente essere migliorata.
Vorrei ringraziare l’Azienda USL e la Centrale Operativa Modena Soccorso per aver creduto ed
investito sulla Segreteria Provinciale che, oltre per la formazione, ha contribuito all’unità del nostro
movimento a livello provinciale; tutti i docenti che collaborano con le Pubbliche Assistenze, la
Cooperativa Sociale Oltre il Blu con tutto il personale che si è impegnato nelle attività della Segreteria
e soprattutto i dirigenti e i volontari delle Pubbliche Assistenze per la crescente partecipazione e
collaborazione.
Alessandra Trabucco – Coordinatore Provinciale
Introduzione
v
Le crescenti complessità e diversificazioni dei bisogni espressi da larghe fasce di popolazione hanno
favorito in questi anni lo sviluppo di positive e qualificate forme di partnership collaborative tra
Istituzioni e Soggetti del Terzo Settore, in primis le Associazioni di Volontariato, per il conseguimento di
obiettivi di inclusione e benessere sociale, di minimizzazione dei rischi di esclusione ed emarginazione
e nella gestione di emergenze sociali e sanitarie.
Il ruolo dell’Associazionismo è via via cresciuto fino al suo coinvolgimento nella progettazione
istituzionale e nella implementazione di significativi interventi poi assunti territorialmente nei Piani
per la Salute e nei Piani di Zona.
D’altro canto questo protagonismo è stato reso possibile grazie all’attenzione con cui si è
guardato, da parte delle stesse Associazioni, alla preparazione e alla formazione dei tanti
cittadini, donne e uomini, giovani e meno giovani, che offrono il loro personale contributo
partecipando attivamente alle esperienze di volontariato.
Il volontariato, le sue Associazioni, nel nostro caso la rete delle Pubbliche Assistenze
rappresentano un’importantissima risorsa proprio anche grazie all’importanza assegnata alla
formazione dei volontari, costituendone elemento costante e fondante.
Il “Manuale formativo per il soccorritore” che viene qui presentato offre un momento concreto ed
esemplare di questa centralità, rappresentando nel contempo fattore di garanzia per una
progettazione di qualità e per interventi di elevata efficacia.
ASSESSORE AL LAVORO E
POLITICHE SOCIALI
ASSESSORE ISTRUZIONE E
FORMAZIONE PROFESSIONALE
PROF. CLAUDIO BERGIANTI
DR. GIORGIO RAZZOLI
Introduzione
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Capitolo
A.N.P.AS. Attività e Progetti
A cura di Alessandra Trabucco 1e Fausto Casini2
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Coordinatore Provinciale Pubbliche Assistenze
Vicepresidente Nazionale e Responsabile nazionale del Servizio civile ANPAS
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A.N.P.AS. Attività e Progetti
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1. A.N.P.AS. - Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze - Attività e Progetti
Obiettivi Formativi:
1) Illustrare la storia dell'ANPAS (origini, sviluppo, finalità e attività);
2) I valori dell'ANPAS
3) Illustrare la storia del Coordinamento Provinciale delle Pubbliche
Assistenze di Modena (origini, sviluppo, finalità e attività);
4) Il ruolo del Volontario Soccorritore.
Le Pubbliche Assistenze vantano una storia che affonda le sue radici nelle origini
stesse dell’Italia come stato unitario, nel Risorgimento: esse nascono a partire dal
1860 come laiche, libere Associazioni di volontariato, che - in un lasso di tempo
incredibilmente breve - si formano in ogni parte d’Italia, sotto una grande molteplicità
di nomi: Croce Verde, Croce Bianca, Croce Turchina, Croce D’Oro, Società di
Salvamento, Fratellanza Militare, Fratellanza Popolare, e altri ancora. Dalla Sicilia al
Piemonte, unanimi nel loro impegno, le Pubbliche Assistenze non fanno distinzioni di
servizio per nobili e poveri, servono chiunque esprima un bisogno, non pongono
condizioni all’aiuto prestato e sono, generalmente, aperte a chiunque voglia
prendervi parte.
Da documenti dell’epoca risulta che il primo congresso delle Associazioni di Pubblica
Assistenza ha luogo a La Spezia, nel 1892: all’appello rispondono 29 associazioni, di
cui: 12 toscane, 4 liguri, 4 laziali, 2 lombarde, 2 piemontesi, 2 siciliane, una emiliana,
una umbra e una pugliese.
Un congresso – che peraltro già affronta la questione del coordinamento tra le varie
associazioni – al quale seguono molti altri, a scadenza più o meno annuale, e dai
quali emerge con sempre maggiore chiarezza la necessità di costituire degli
organismi di indirizzo generale e di coordinamento. E’ sin dai primi del ‘900 che si
evidenziano alcune delle caratteristiche più marcate di quello che già si configura
come un vero e proprio movimento: le Pubbliche Assistenze – le cui attività si
esplicano in moltissimi campi, compreso quello dei Vigili del Fuoco volontari – si
rifiutano di assumere il ruolo di supporto ai servizi di pertinenza dello Stato, e quindi
di trasformarsi in “serbatoio” di attività subordinate, controllabili e indirizzabili.
Ma un altro, fondamentale, passo in avanti sulla via della caratterizzazione delle
Pubbliche Assistenze avviene con la costituzione, nel 1903, dell’Unione Regionale
Toscana e, nel 1904 a Spoleto, con quella della Federazione Nazionale, eretta ad
Ente Morale nel 1911, con Regio Decreto n°638 del 18 giugno;
contemporaneamente, cresce con grande impeto il numero delle associazioni: nel
congresso che precede la prima guerra mondiale, si contano ben 150 associazioni
federate e 100 mila aderenti.
Tuttavia, tale processo conoscerà una prima battuta d’arresto con la “grande guerra”,
che di fatto smobilita le associazioni, privandole degli uomini che vengono inviati al
fronte e svuotando le sedi delle Pubbliche Assistenze in tutta Italia.
Sarà la ripresa post-bellica a favorire un nuovo sviluppo del movimento. La sede
della Federazione viene spostata da Spoleto a Roma e poi definitivamente a Firenze,
mentre al congresso di Fiume, del 1924, le associazioni federate arrivano ad essere
218.
E tuttavia, sarà il fascismo a bloccarne la crescita ancora una volta: non poteva, il
regime, far vivere una realtà che per sua stessa natura ne rappresentava l’antitesi, in
quanto portatrice di valori quali la solidarietà, la condivisione, il servizio
disinteressato. Non è un caso, infatti, se nel 1930, con il Regio Decreto n°84 del 12
febbraio, Vittorio Emanuele III deciderà di trasferire alla Croce Rossa Italiana tutte le
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competenze relative al soccorso, e scioglierà tutte le associazioni prive di
riconoscimenti giuridici.
Ma le Pubbliche Assistenze non soccombono. Anzi, lasciato alle spalle l’orrore
bellico, il movimento si ricompone quasi spontaneamente. Il 14 e il 15 dicembre 1946
ha luogo a Milano il primo congresso nazionale del dopoguerra: sono 64 le
associazioni, 79.000 i soci, 9.000 i volontari, 98 gli automezzi, 454 le barelle a cavalli
e a braccia.
Nei 20-25 anni che seguono, il movimento ha una crescita complessivamente lenta,
ma costante. Sarà negli anni ’70 che, con l’avviarsi dei grandi processi di riforma e
con il dibattito ad essi legati, si apre il confronto fra chi, nel movimento continua a
ritenere che il compito delle associazioni sia quello di pura e semplice
organizzazione di servizi, in una dimensione esclusivamente quotidiana, asettica,
priva di un vero progetto per il futuro e chi, invece, afferma la necessità del
rinnovamento anche per quel che concerne le linee guida ideali che hanno
caratterizzato la nascita e lo sviluppo delle Pubbliche Assistenze.
Su questa strada l’Anpas allarga i propri confini fino ad assumere le caratteristiche di
una grande organizzazione di volontariato che si configura come un punto di
riferimento obbligatorio nel contesto del volontariato moderno.
Oggi l’Anpas rappresenta 816 Associazioni di Pubblica Assistenza, impegnate
quotidianamente nell’emergenza sanitaria, nel pronto soccorso, nelle attività sociali e
di protezione civile con l’apporto di 100.000 volontari, 2.700 ambulanze ed il
sostegno di circa 700.000 soci. Dal 1999 l’Anpas ha costituito una Organizzazione
Non Governativa denominata Anpas Solidarietà Internazionale per la gestione di
grandi progetti internazionali.
L’Anpas, associazione apartitica e aconfessionale, ha come scopi principali quelli di:
coordinare l’attività delle Associazioni di Pubblica Assistenza;
promuoverne lo sviluppo, favorendone la diffusione;
tutelarne gli interessi morali e materiali;
promuovere ed organizzare la diffusione della coscienza sanitaria e della cultura del
volontariati e della solidarietà;
stimolare ed organizzare la formazione dei soci attivi e dei soci in genere.
A tal fine sono stati da tempo istituiti presso alcuni Comitati Regionali centri di
formazione per i volontari che provvedono alla qualificazione del personale che
svolge servizi e dei dirigenti delle associazioni, applicando programmi e metodiche
che hanno ricevuto il generale apprezzamento delle istituzioni preposte alle varie
attività.
Le Associazioni aderenti all’Anpas sono al servizio di chiunque ne abbia bisogno,
non pongono condizioni all’aiuto prestato e sono, generalmente, aperte a chiunque
voglia prendervi parte.
La solidarietà è un ambito aperto, imprevedibile, imprecisabile e lo spirito che la
anima deve sentirsi disponibile sempre, a favore di chicchessia, ovunque l’intervento
dei volontari, anche se non richiesto, si riveli utile. L’iniziativa autonoma dei volontari
può costituire, nel mondo egoista in cui viviamo, la speranza di un futuro.
L’Anpas e le Pubbliche Assistenze intendono proporre una storia ed una realtà che
contribuiscano a costruire un sistema di valori che si contrapponga alla società
dell’egoismo, della solitudine, dell’insicurezza.
L’Anpas, come movimento di Volontariato, intende essere punto di riferimento e
soggetto di progresso idoneo a contribuire al rinnovamento della società.
Un soggetto fatto di Volontari, abituati per scelta di vita a mettersi al servizio degli
altri, con professionalità, senza aspettarsi nulla in cambio. Volontari che hanno
conquistato sul campo il diritto di partecipare alle fasi decisionali, alle scelte delle
soluzioni di problemi che hanno imparato a conoscere e, in molti casi, a dominare,
attraverso il lavoro di ogni giorno, che rappresenta un modo leale, concreto,
coraggioso di partecipare alla vita della comunità, nell'assoluta convinzione della
centralità dell’uomo.
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IL TERZO SETTORE E L’ANPAS
Gli anni 90 sono trascorsi con una grande produzione di norme e provvedimenti che
nell’ottica della sussidiarietà tendono a riconoscere e a normare tutto quel mondo
fatto di imprese no profit, fondazioni e associazioni di volontariato che prende il nome
di Terzo settore.
All’interno del terzo Settore nella comunanza dello spirito solidaristico troviamo
soggetti molto differenti fra loro e in particolare le Associazioni di volontariato, le
cooperative sociali e le Associazioni di promozione sociale.
Le attività del Terzo settore hanno conosciuto in questi anni un forte sviluppo e
spesso ci si interroga su quali siano i valori comuni ed di appartenenza.
All’interno di questo mondo il volontariato costituisce una risorsa fondamentale, non
tanto per quel che riguarda la capacità di dare risposte alle esigenze di servizio ma
per la particola propensione all’innovazione e alla ricerca di quei servizi che spesso
si pongono al margine fra le prestazioni professionali e la semplice ricostruzione di
dinamiche inclusive nei rapporti sociali.
Le Pubbliche Assistenze sono una pratica testimonianza di come il volontariato
possa intervenire anche nella gestione di servizi complessi e spesso attraverso la
sperimentazione di servizi svolta dal volontariato si sono poi sviluppate attività che
ora costituiscono occasioni di impiego e di sviluppo.
L’ANPAS vede il volontariato come una realtà specifica che ha bisogno di tutele e
libertà particolari ma nello stesso tempo non condivide alcune tendenze ideologiche
che vorrebbero una separatezza tra le associazioni di volontariato e il resto del Terzo
Settore. Le Pubbliche Assistenze hanno sempre trovato le loro radici nella
comunanza di intenti con chi all’interno del mondo del lavoro e dell’impresa sociale
crede in una società in cui la gratuità ha ancora diritto di cittadinanza e in cui non
siano unico criterio di valutazione il mercato o la potenzialità di profitto.
Nel 1991 sono state promulgate la leggi 266 e 381 che finalmente davano
riconoscimento alle associazioni di volontariato e alle cooperative sociali mentre per
il riconoscimento delle associazioni di promozione sociale si sono dovuti attendere
altri 10 anni, ma non è un caso che mentre si avviava il processo di riforma delle
pubbliche amministrazioni e del loro rapporto con i cittadini in parallelo si cercasse di
regolamentare il rapporto tra questi importanti attori della società civile e le pubbliche
amministrazioni; questo processo non si è ancora compiuto e spesso si è assistito a
passi avanti sul fronte legislativo che non coincidevano con reali volontà politiche.
Siamo in un momento di grande incertezza per quello che succederà nelle politiche
di welfare del futuro alcune importanti leggi quali la legge di riforma della Sanità e la
legge sull’assistenza sociale non trovano completa applicazione rendendo sempre
più debole l’idea dell’universalità del diritto alla salute e all’assistenza.
Il Terzo settore non potrà limitarsi a svolgere servizi più o meno complessi ma dovrà
cercare di costruire quelle alleanze e di proporsi come interlocutore delle istituzioni
nella salvaguardia dei diritti essenziali di tutti gli individui con particolare attenzione ai
più deboli trasformando la concretezza e la capacità di fare dell’azione volontaria in
un formidabile strumento di partecipazione.
Principali Norme di riferimento
Legge 266/91
Legge-quadro sul volontariato
Legge 381/91
Disciplina delle Cooperative Sociali
Legge 383/2000
Legge sulla Disciplina delle Associazioni di Promozione Sociale
Decreto
Norme per la razionalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale
Legislativo
(riforma Bindi).
229/1999
Legge 328/2000
Legge-quadro sull'Assistenza Sociale
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Legge 142/90
Legge 241/ 91
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Riforma Ordinamento delle Autonomie Locali
Norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi
Legge 675/96
Legge sulla Privacy
Legge 772/72
Legge 230/98
Legge n.331/2000
Legge 64/2001
Convenzione dei diritti dell’Uomo di Ginevra
Norme per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza
Riforma dell’Obiezione di Coscienza
Legge di riforma dell’istituto della leva obbligatoria
Legge istitutiva del Servizio Civile Nazionale
LA STRUTTURA DELL’A.N.P.AS.
A.N.P.AS.
A.N.P.AS. Comitati regionali
Pubbliche Assistenze
Consiglio Nazionale
Direzione Nazionale
Presidente Nazionale
Consiglio Regionale
Direzione Regionale
Presidente Regionale
Consiglio Direttivo
Presidente
Volontari
Settori di attività
Emergenza sanitaria 118, Trasporto sanitario, Donazione sangue, Protezione Civile,
Antincendio, Interventi Socio-Sanitari, Obiezione di Coscienza e Servizio Civile,
Mutualità ed aggregazione sociale, Adozioni internazionali, Formazione,
Cremazione, Promozione della Solidarietà, Soccorso animali
Figura 1
SANITA’
L’idea del soccorso è antica quanto l’uomo e non poteva essere disgiunta dall’idea di
mutualità, solidarietà, quali fondamenta delle associazioni di Pubblica Assistenza.
Portare aiuto agli uomini, questo l’impegno del nostro movimento ed in questo non
poteva mancare il trasportare gli ammalati, il soccorrere i feriti. Non in un'ottica
puramente caritatevole, ma di solidarietà in un concetto universale.
Dalle motivazioni e dalle radici, ad una concezione che vedeva le Pubbliche
Assistenze promotrici di iniziative di educazione al soccorso dei propri aderenti e
della collettività.
Da un'impostazione di puro e semplice trasporto, all’assistenza, sino ad arrivare negli
anni settanta, con un ribaltamento di questi concetti, a favore di una impostazione
che metteva al centro degli interventi la persona con il suo bisogno di salute, sino
all’insorgenza dell’evento, senza tralasciare l’aspetto sociale e solidaristico. Questo,
quando ancora la cultura nell'intero paese, nell'ambito del comparto sanità, era ben
lontana da apprezzare le nuove filosofie dell'emergenza. Tante sono le esperienze
espresse sul territorio, anche molto differenti tra loro, che hanno comunque
contribuito tutte a creare una cultura dell'emergenza sanitaria e soprattutto a salvare
tante vite.
Le Pubbliche Assistenze, in questo hanno fatto la loro parte, hanno sperimentato
modelli nuovi, hanno spinto le istituzioni sanitarie a farsi carico delle varie
problematiche ed hanno dimostrato la vitalità e validità del volontariato.
Dal telesoccorso, alle ambulanze di rianimazione, sino alla realizzazione di servizi di
elisoccorso o alla costituzione di centrali operative, un percorso che ha visto il
volontariato fortemente impegnato.
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Oggi nel paese le Pubbliche Assistenze collaborano con le centrali operative del 118,
contribuiscono a formare tante persone alle manovre di soccorso, forniscono un
contributo insostituibile al Servizio Sanitario nazionale.
Tutto questo passa anche per una sempre più attenta e necessaria formazione dei
volontari del soccorso che dispongono di circa 2.700 ambulanze, 200 automediche,
che partono dalle 845«Totpa» sedi di Pubblica Assistenza sparse nel territorio
nazionale e che ne fanno, con i suoi 100.000 volontari, la prima organizzazione di
volontariato del soccorso del nostro paese.
SOCIALE
Le Pubbliche Assistenze sviluppano il proprio impegno sociale in diverse aree della
marginalità:
SERVIZIO
Affidamento
UTENTI
Carcerati
Assistenza
domiciliare
infermieristica
Attività ludico
motoria
Attività ludico
motoria
Anziani
DESCRIZIONE
Recupero sociale attraverso
attività nell’ambito associativo
Servizi infermieristici a domicilio
Minori (6 - 10 anni)
Ginnastica Formativa e
presportiva
Minori (11 - 16 anni) Ginnastica formativa,
orientamento al soccorso e
sopravvivenza in territorio
socialmente a rischio
Centri
Extracomunitari
Centro di accoglienza per
accoglienza
extracomunitari con assistenza e
recupero sociale
Centri diurni
Anziani
Attività ricreativo culturali
Centri estivi
Anziani
Attività ricreativo culturali,
diurni
socializzazione
Periodo: da giugno a settembre
Centro di ascolto Tossicodipendenti, Punto di ascolto telefonico e
alcolisti
successiva assistenza e recupero
sociale
Filogiovani
Minori
Punto di ascolto telefonico per
disagio familiare sociale,
prevenzione ai maltrattamenti o
abusi sessuali
Presidi
Extracomunitari
Presidi sociosanitari presso campi
sociosanitari
di lavoro estivi
Prima
Extracomunitari
Presidi sanitari presso centri di
accoglienza
accoglienza
Rete di
Anziani
Punto telefonico informativo e per
solidarietà
richieste di necessità specifiche a
Assistenza
domicilio
domiciliare
Attività di riabilitazione motoria
Riabilitazione
Anziani con
presso centro esterno, stimolo
fisioterapica
problemi motori
socializzazione
(ictus, artrosi,
morbo di Parkinson)
Teleassistenza
Anziani
Controllo giornaliero utente,
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Telesoccorso Telesalvalavita
Trasporti sociali
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possibilità di collegamento per
richieste specifiche.
Anziani
Servizio di protezione individuale
basato su un sistema radio di
allarme con collegamento fra
abitazione e sede associativa.
Anziani,
Accompagnamento per
handicappati, minori riabilitazione, socializzazione,
scolarizzazione
Figura 2
DONAZIONE SANGUE
Chi pensa che il mondo delle Pubbliche Assistenze sia ristretto solo ai servizi di
soccorso e di ambulanza è smentito da alcune associazioni che hanno diversificato il
modo di portare solidarietà organizzando e gestendo gruppi di donatori di sangue.
Purtroppo, a causa delle tante problematiche, tale attività è ancora limitata a pochi
gruppi che, nel caso dell’ Anpas, si concentrano maggiormente in Toscana e Liguria.
Tali regioni stanno sperimentando vari progetti con risultati eccellenti anche se le
problematiche da affrontare sono tante e diversificate. Infatti nonostante gli sforzi
conseguiti per l’aumento lento, costante, dei donatori e delle donazioni, il sistema
trasfusionale, ad esempio toscano, non risulta complessivamente adeguato al
fabbisogno, quella autosufficienza che sarebbe assolutamente necessaria per la
salvaguardia della salute dei cittadini. Ad esempio nell’anno 2001 sono state
effettuate, presso le strutture della rete trasfusionale toscana, oltre 180.000
donazioni tra sangue, plasma, e piastrine. Purtroppo, nonostante gli intensi sforzi
degli enti interessati e dell’ Anpas Toscana, sempre nel 2001 la Toscana è stata
costretta ad importare unità di emocomponenti da altre regioni e questo non
succedeva da anni.
Il gruppo di lavoro Anpas Toscana ha promosso vari progetti atti a sensibilizzare
l’opinione pubblica alla necessità delle donazioni di sangue, con l’uso di mezzi come
le TV e le radio Locali. Sono stai inoltre fatti accordi per realizzare una Tessera di
Donatore Anpas, permettendo così di identificare i nostri donatori, il loro numero e
comprendere le strade da percorrere perché questo aumenti all’interno dell’Anpas
stessa.
Per quanto riguarda la realtà della Liguria, al momento sono due le associazioni che
svolgono questa importante attività: la Croce Verde di Sestri Ponente che attivò
questo servizio già nel 1955 e la Croce Azzurra di Bavari, che si attivò in tal senso
nel 1978.
Da anni si sta cercando di infondere nella cittadinanza questa cultura del “soccorso
indiretto”, vale a dire predisporre oggi scorte vitali per i bisogni di domani.
Trovare sangue per le persone malate è sempre più difficile, quindi occorre
incentivare il maggior numero di donatori possibili per cercare di avere una migliore
scelta e sempre più scorte.
Spesso, infatti, la gente rischia di non avere le informazioni e gli incentivi necessari
per andare avanti;
occorre, affinchè il servizio funzioni e la gente sia sempre invogliata a continuare,
motivare sempre più le persone facendo capire l’importanza di questo piccolo grande
gesto.
La risorsa sangue, per la sua non sostituibilità, necessita di essere supportata da una
campagna di comunicazione costante, corretta, coordinata. Questo obbliga l’Anpas a
lavorare assiduamente per poter diffondere questa attività sanitaria.
Non è facile, ma fondamentale per il futuro delle persone che attendono il prezioso
dono della vita.
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CREMAZIONE
“ Bruciate quel che resta di me e spargete le ceneri al vento; serviranno a far
crescere i fiori.
Se dovete seppellire qualcosa,
seppellite i miei difetti, le mie debolezze e tutti i pregiudizi contro i miei simili.”
L’Anpas nazionale, ha stipulato con la Federazione Italiana Cremazione
(organizzazione no-profit), un protocollo di collaborazione per la divulgazione di
questa pratica.
La cremazione rappresenta il ricongiungimento con un principio primo e divino, dato
dal fuoco, elemento non solo di distruzione, ma anche di purificazione, è un rito
antichissimo, sia nella cultura occidentale che orientale.
E’ comunque una rappresentazione, quella del fuoco, di ambivalenza: distruggere
per fare rinascere.
Oggi in alcuni paesi la pratica della cremazione rappresenta una percentuale
consistente: 21% negli Stati Uniti, 40% in Canada, 54% in Australia, 32% in Europa,
ma con l’Italia ferma al 3%.
Nel nostro Paese questa pratica è stata fortemente osteggiata dalla Chiesa cattolica
fino al 1963, quando fu giudicata non contraria alla religione e da allora non è proibita
e punita; forse anche in questo sta la motivazione di una percentuale bassissima di
persone che scelgono la cremazione.
SOCCORSO ANIMALI
Fra i vari servizi in cui le associazioni Anpas sono impegnate, vi è anche il Soccorso
Animali.
Le richieste di soccorso giungono alle Centrali Operative sia da parte di cittadini che
di operatori delle forze dell’ordine. In caso di intervento per un animale randagio il
mezzo viene inviato sul posto per soccorrere l’animale e trasportarlo verso il canile
municipale, ove è presente o reperibile il veterinario di guardia. In caso di interventi
per un animale di proprietà, invece, è previsto il trasporto presso il veterinario di
fiducia o presso un centro veterinario convenzionato (in tal caso i costi dell’intervento
veterinario sono sostenuti dal proprietario).
Questo servizio non vuole offrire solo cure mediche. Spesso chi vive in compagnia di
un animale deve affrontare problemi di varia natura: ad esempio legali (magari un
vicino di casa minaccioso), oppure sapere come comportarsi con un animale
“difficile”. A volte capita di doversi assentare e non sapere come fare a lasciare
l’amico a quattro zampe a qualcuno di fiducia, oppure ci si accorge di casi di
maltrattamento e non si sa a chi rivolgersi, per non parlare di consigli e suggerimenti
su come comportarsi con questi nostri amici.
L'obiettivo è quello di aiutare tutti coloro che hanno un animale da affezione a
seguirlo e curarlo ed a poter affrontare i problemi che potrebbe avere senza che ciò
comporti un aggravio del proprio tenore di vita. Spesso gli animali fanno compagnia a
persone sole ed anziane e anche in questo modo si può dare loro aiuto.
PROTEZIONE CIVILE
La protezione civile è una delle attività portanti dell’Anpas. Da sempre le nostre
associazioni operano in questo campo perché è alla base degli scopi e dello spirito di
solidarietà del nostro movimento.
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A livello operativo è senz’altro, dopo i servizi di trasporto sanitario, quello che
impegna il maggior numero di mezzi e volontari. La nostra struttura è capillare, parte
dalle realtà comunali e attraverso province e regioni, si ricompone nell’ambito
nazionale.
Le attrezzature disponibili hanno raggiunto, numericamente e quantitativamente,
livelli di tutto rispetto. I volontari sono una certezza di professionalità, grazie anche al
lavoro di formazione dei Comitati Regionali Anpas.
L'organizzazione della protezione civile Anpas comprende un responsabile nazionale
con compiti di collegamento con le istituzioni, con le altre realtà di protezione civile e
di coordinamento interno; un responsabile operativo che gestisce gli interventi; un
gruppo di lavoro al cui interno sono compresi i responsabili regionali e ad una sala
operativa h24. Questo schema si ripete a livello regionale.
La protezione civile dell’Anpas interviene su allertamento del Dipartimento Nazionale
di Protezione Civile, mentre ai livelli comunali, provinciali e regionali l’allertamento è
opera delle autorità locali competenti e le associazioni intervengono con mezzi e
risorse volontarie locali in piena autonomia dopo aver informato la Sala operativa
nazionale e la segreteria dell’Anpas. Queste ultime resteranno a disposizione per
allargare l'intervento di aiuto in caso di necessità. Questo sistema, progressivamente
perfezionato, sta dando ottimi risultati.
Le Associazioni di Pubblica Assistenza che fanno protezione civile sono 450 sparse
su tutto il territorio nazionale con circa 300 mezzi e 11.000 volontari attivi, ai quali si
aggiungono, nei casi di grandi calamità, tutti i volontari Anpas che operano nei vari
settori (soccorso, sociale, ecc.).
Intervengono in tutte le calamità, locali e nazionali.
Importante è il lavoro svolto sul terreno della prevenzione, soprattutto per ciò che
riguarda la tutela ambientale (antincendio, controllo corsi d’acqua, controllo area a
rischio di inquinamento, ecc.).
SERVIZIO CIVILE NAZIONALE e OBIEZIONE DI COSCIENZA
Dal 1981 l'Anpas è titolare di una convezione per l’impiego degli obiettori di
coscienza e in questi anni è passata da una disponibilità iniziale di 18 obiettori alla
disponibilità attuale di 3.125 posti in servizio civile per giovani obiettori di coscienza
Le sedi di Pubbliche Assistenze convenzionate sono 493 e la convenzione
prevede 1.574 posti con vitto alloggio e 1.551 senza vitto e alloggio.
Dalla fine del 2001 le pubbliche assistenze hanno presentato anche progetti di
servizio civile nazionale ai sensi della legge 64/01 e l’ANPAS è oggi “Ente
accreditato in prima classe” presso la Presidenza del Consiglio per l’organizzazione
del Servizio Civile nazionale.
Grazie a questo ai giovani obiettori si sono ora aggiunte in servizio più di 1000
ragazze in servizio civile volontario e questo fa ben sperare che per l’inizio del 2005,
data di probabile sospensione della leva obbligatoria, le associazioni di Pubblica
Assistenza possano proseguire a proporre a tutti i giovani italiani che la sceglieranno
l’opportunità di questa esperienza arricchente al servizio delle proprie comunità
locali.
I giovani obiettori svolgono un orario di servizio che va dalle 36 alle 40 ore
settimanali mentre per le ragazze si parte da un minimo di 1200 ore annue.
I Settori di impiego dei giovani in servizio civile sono tutti quelli in cui operano le
Pubbliche assistenze in particolare il trasporto sanitario;i servizi sociali con anziani,
disabili e minori.; la protezione civile; la salvaguardia dell’ambiente; la solidarietà
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internazionale; informazione e promozione sulla solidarietà sociale, sull’obiezione di
coscienza e sul servizio civile.
La formazione dei giovani in servizio civile si sviluppa in due direzioni, la prima
finalizzata all’espletamento dei servizi che consiste quasi sempre nell’inserimento dei
giovani all’interno dei percorsi formativi previsti per i volontari, mentre la seconda
consiste nella formazione più specifica sul servizio civile sui temi della non violenza
e sulla mediazione dei conflitti ed è organizzata sulle linee proposte dalla struttura
nazionale.
Il servizio civile è per l’ANPAS un grande servizio alla collettività e per questo il
nostro movimento nazionale è tra gli enti che più hanno investito in risorse e
impegno; il vivere un esperienza di servizio civile in una pubblica assistenza è una
grande opportunità offerta ai giovani di giocarsi in un ambiente laico che si fa carico
della responsabilità sociale e che promuove i valori del dialogo e della cittadinanza
attiva.
La struttura nazionale è costituita da 3 operatori che operano presso l’ufficio
nazionale di Firenze e da 25 responsabili di area che sono dislocati su tutti i territori
dove sono presenti giovani in servizio civile nelle pubbliche assistenze.
La direzione nazionale nomina al suo interno il responsabile nazionale del servizio
civile ANPAS e il responsabile della formazione; il consiglio nomina la
commissione nazionale per il servizio civile ANPAS che è composta dai
responsabili regionali del servizio civile e da alcuni consiglieri nazionali.
L’anello essenziale per la corretta gestione e progettazione del servizio civile sono i
responsabili del servizio civile di Ogni Pubblica Assistenza.
L’ANPAS è socio della CNESC (Conferenza nazionale degli enti di servizio civile)
che comprende tutti i maggiori enti di servizio civile del privato sociale e attualmente
il responsabile nazionale dell’ANPAS ricopre la vicepresidenza di questo importante
organismo
ADOZIONI INTERNAZIONALI
L’Anpas si occupa di adozioni internazionali dal 1998. Nel settembre 2000 ha
ottenuto dalla Commissione Adozioni Internazionali, come previsto dalla legge n°
476/98 di ratifica della Convenzione dell’Aja sulla tutela dell’infanzia e disciplina
dell’adozione internazionale, l’autorizzazione allo svolgimento delle pratiche di
adozione relative ai minori provenienti dalla Repubblica di Bulgaria.
Autorizzata inizialmente ad assistere nell’iter adottivo solo le famiglie residenti nella
Regione Toscana, l’Anpas ha acquisito l’autorizzazione ad operare sull’intero
territorio nazionale in base alla delibera n.77/02, emessa dalla Commissione
Adozioni Internazionali in data 17 luglio 2002. Oltre alla sede centrale in Toscana e
alla sede principale per l’area Nord in Piemonte, l’Anpas svolge il servizio adozioni
internazionali in Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche e Veneto, dove
si avvale della competenza dei Comitati Regionali Anpas e delle loro figure
professionali.
LE MODALITA’ OPERATIVE
La coppia che intende conferire incarico all’Anpas dovrà presentare, dopo aver
ricevuto informazioni dettagliate su tutti gli aspetti del servizio reso dall’associazione,
una copia del decreto di idoneità e della relazione psicosociale, due foto, la lettera di
conferimento di incarico e il consenso al trattamento dei dati personali. Gli incontri
informativi e l’iscrizione nella lista d’attesa sono gratuiti.
E’ inoltre prevista la frequenza di un corso formativo articolato in quattro o più incontri
di gruppo che si svolgono generalmente il fine settimana e sono condotti da
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professionisti del settore in concorso con gli operatori del servizio adozioni. Tra i temi
trattati figurano i principi giuridici delle norme che disciplinano l’adozione
internazionale, la situazione dell’infanzia in Bulgaria , la realtà degli istituti, le
problematiche legate all’abbandono, l’adozione vista dalla parte del bambino e della
coppia, l’inserimento nella famiglia , a scuola e nella comunità. Le varie sedi regionali
potranno variare alcune delle modalità attuative del corso, al fine di adeguarne la
struttura ai diversi protocolli regionali.
Nel corso dei viaggi e delle permanenze all’estero le coppie sono seguite dagli
accompagnatori volontari Anpas e dal referente estero. I viaggi, generalmente
organizzati per gruppi di tre o quattro coppie, sono due: il primo in occasione
dell’abbinamento e il secondo a conclusione dell’iter in Bulgaria.
RATIFICA DELLA CONVENZIONE DELL’AJA
La ratifica della Convenzione dell’Aja sulla tutela dell’infanzia e disciplina
dell’adozione internazionale, siglata dalla Bulgaria a gennaio 2002 ed entrata in
vigore a settembre dello stesso anno, diverrà esecutiva con il varo di una nuova
legge nazionale bulgara tuttora in corso di approvazione. Per effetto della nuova
normativa, le procedure di adozione in Bulgaria si adegueranno definitivamente alle
disposizioni della Convenzione, facilitando i rapporti con il nostro Paese e
garantendo una tutela dell’interesse del minore in tutto conforme ai principi
internazionali.
SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
L’Anpas Nazionale e le Pubbliche Assistenze sono da molti anni impegnate
nell’attività di solidarietà internazionale e di cooperazione allo sviluppo in diversi
Paesi dell’ex Unione Sovietica, dei Balcani, del Nord Africa e del Centro America.
L’esperienza acquisita in questi anni ha evidenziato la necessità di dotare l’Anpas di
uno strumento più idoneo ad operare all’estero, necessità che ha trovato risposta
nella costituzione nel 1999 di un'Organizzazione Non Governativa denominata
“Anpas Solidarietà Internazionale”.
L’Anpas Internazionale, costituita all’interno degli aderenti all’Anpas Nazionale, è
un'organizzazione indipendente, senza fini di lucro, che persegue il raggiungimento
di una pace tra i popoli che si fondi sulla giustizia e la solidarietà verso i più deboli. A
tal fine promuove e realizza progetti a sostegno delle popolazioni di Paesi in via di
sviluppo o colpiti da grave crisi economica o da calamità naturali o teatro di eventi
bellici, con particolare attenzione alle fasce più deboli quali i minori e gli orfani. In
particolare, l’Anpas Internazionale si propone di promuovere la cultura della
solidarietà sia in Italia che all’estero attraverso la realizzazione di progetti di
emergenza in paesi colpiti da eventi bellici o da calamità naturali (impiegando un
gruppo di volontari di Protezione Civile Internazionale), di progetti di cooperazione
internazionale allo sviluppo rivolti alle fasce più deboli della popolazione, di
progetti a sostegno dell’infanzia (quali affido a distanza ed accoglienza), di
progetti di promozione del commercio equo e solidale e del credito etico, di
educazione allo sviluppo e alla democrazia, di valorizzazione delle diverse
culture e di lotta all’alcolismo.
Per la realizzazione dei progetti, l'Anpas Internazionale si avvale, oltre che della
propria struttura logistica ed operativa, della collaborazione dei 16 Comitati
Regionali, delle 816 Associazioni di Pubblica Assistenza e dei 100.000 volontari
dell’Anpas Nazionale.
I progetti che attualmente l’Anpas Internazionale sta realizzando sono descritti
brevemente di seguito.
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Progetto accoglienza bambini di Chernobyl
Le associazioni di Pubblica Assistenza e le famiglie italiane che hanno aderito al
progetto, dal 1992 ad oggi hanno ospitato 36.105 persone tra bambini e
accompagnatori, così in dettaglio:
A questo progetto hanno partecipato quasi tutte le regioni italiane.
I bambini sono stati ospitati singolarmente presso famiglie o in gruppo presso
strutture "aperte" sostenute e gestite dai volontari e dalle famiglie del territorio.
Nelle strutture sono stati ospitati soprattutto minori provenienti dagli orfanotrofi o
bambini che necessitano di un'assistenza sanitaria quotidiana.
A.N.P.AS. Solidarietà Internazionale - Organizzazione Non Governativa
Via Baracca, 209/int – 50127 Firenze – Tel 055/30.24.261 - Fax 055/30.02.93
email: [email protected]
sito internet: www.anpas-internazionale.org
FORMAZIONE
Nell’ambito della risposta sanitaria ordinaria e di emergenza-urgenza le Associazioni
del Volontariato fanno parte integrante del sistema sanitario nazionale, da questo ne
deriva che la formazione e l’aggiornamento dei volontari riveste un’importanza
strategica.
Attualmente è aperto un dibattito nazionale che, volto ad elevare il livello qualitativo
dell’assistenza ai cittadini, concorda che notevole importanza riveste l’aspetto
formativo degli operatori, omogeneo sul territorio nazionale ed attuato attraverso
programmi teorici-pratici certificati da Enti di formazione specializzati.
L'Anpas ha prodotto uno strumento formativo a moduli, i quali rispondono alle
esigenze didattiche dei vari temi da trattare.
Gli standard formativi per i volontari soccorritori Anpas hanno già ottenuto il copyright
e sono stati affidati all’Uni.T.S., Università del Terzo Settore, agenzia formativa
costituita dall’Anpas.
Uni.T.S. (Università del terzo settore)
Via Turati, 6 - 56125 PISA – Tel. 050/ 46.171 - Fax 050/ 50.63.93
Email: [email protected] - Internet: www.uniterzosettore.it
Il nuovo Welfare che si sta affermando nel nostro Paese è all’insegna del
federalismo, della sussidiarietà anche orizzontale, della collaborazione pubblicoprivato. Il Terzo Settore (volontariato, cooperazione, associazionismo, impresa
sociale) è unanimemente indicato come soggetto fondamentale, insieme agli Enti
Locali, per la progettazione, realizzazione e gestione dei servizi socio-sanitari sul
territorio. Per sostenere tale ruolo è necessario che dirigenti, operatori e volontari
acquisiscano competenze professionali adeguate.
L’Uni.TS si propone come agenzia formativa che nasce dal Terzo Settore per il Terzo
Settore. Si propone, quindi, di rafforzare il ruolo e migliore l’efficienza delle
organizzazioni del Terzo Settore in Italia potenziando la ricerca e promuovendo lo
sviluppo della formazione di alta qualità per gli operatori del Terzo Settore.
Nasce su progetto dell’Anpas con la partecipazione di associazione di Pubblica
Assistenza, Enti Locali, Istituzioni Pubbliche e Aziende Private per promuovere e
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sviluppare la formazione a tutti i livelli per dirigenti, operatori e volontari del Terzo
Settore.
L’Uni.TS si è dotata di un Comitato Scientifico Didattico che è un organo di
consulenza della Direzione e del Consiglio. Esso si riunisce periodicamente con
l’obiettivo di formulare proposte formative sulla base dei bisogni espressi dalle
organizzazioni del Terzo Settore. Esso è, inoltre, lo strumento di confronto della
Direzione e del Consiglio su tematiche specifiche del Terzo Settore in relazione alla
riforma dello Stato Sociale nel nostro Paese.
Sono membri del Comitato Scientifico Didattico:
Prof. Ugo Ascoli (Ordinario di Sociologia Economica alla Facoltà di Economia
dell’Università di Ancona).
On. Salvatore Biasco (Ordinario di Economia alla Sapienza di Roma e Presidente
della Commissione sul Fisco alla Camera dei Deputati).
Prof. Claudio Calvaruso (Direttore generale del Centro Studi, Ministero della Sanità).
Dott. Pierluigi Castellini (Medico esperto in Medicina delle Grandi Catastrofi e
dell’Emergenza di Massa - Responsabile della Centrale Operativa del 118 di
Modena).
Prof. Avv. Marco Miccinesi (Professore Straordinario di Diritto Tributario all’Università
di Ferrara).
Dott. Alessandro Montebugnoli (ricercatore di economia sociale dell’Osservatorio
Regionale del Lazio sulla condizione degli anziani)
Sen. Patrizio Petrucci (Coordinatore per il Senato del Tavolo Parlamentare per i
Rapporti con il Terzo Settore).
Prof. Alessandro Pizzorusso (Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università
di Pisa)
Prof. Francesco Rovetto (Associato in Psicologia Clinica – Università di Parma)
Sono soci dell’Uni.TS
Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) - AUSER - Opera Pia
Fondazione Montevaso - Taverna Sviluppo - Provincia di Pisa - Pubblica Assistenza
Poggibonsi - Pubblica Assistenza Humanitas Scandicci - Croce Verde Padova Croce Verde Nizza Monferrato - Croce Bianca Orbassano - Croce Blu Modena Croce Verde Fermo - Croce Bianca Savona - Pubblica Assistenza Moliterno Pubblica Assistenza di Rassina
Da giugno 2001 l’UniTS è membro del Forum Nazionale per l’Educazione degli
Adulti.
I temi su cui l’Uni.TS lavora sono:
Etica del Volontariato
Comunicazione sociale e marketing dei servizi
Fund raising
Progettazione e co-progettazione
Formazione strategica, gestionale ed amministrativa per dirigenti di organizzazioni
del Terzo Settore
Il Volontariato e l’evoluzione legislativa
Formazione tecnica ed operativa per il trasporto e l’emergenza sanitaria
Formazione per operatori socio-sanitari, socio-assistenziali e della protezione civile
Formazione per responsabili di Obiettori di Coscienza
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IMMAGINE E COMUNICAZIONE
L’Anpas a partire dal 1997 ha adottato un'unica immagine grafica nazionale sia per le
divise dei volontari che per la simbologia dei veicoli.
Uniforme standard per i volontari Anpas
tipologia giaccone o giacca a vento certificati CE in materia di alta visibilità e bande
retroriflettenti a norma; tuta spezzata (giacca + pantalone congiungibili in vita
mediante cerniera) certificata CE o realizzata con altri tessuti che rispettino il colore e
la posizione delle bande in materia di alta visibilità; gilet certificati CE (dotazione
obbligatoria solo in caso di tuta non certificata CE); camicia e polo bianca.
colore arancione (definito rosso-arancio nella normativa sull’alta visibilità)
indipendentemente dall’attività svolta dai volontari;
simbologia distintivi Anpas da apporre sulla schiena e sul braccio sinistro (posizione
ripetuta anche nella giacca a vento, nel gilet e nella camicia o polo); simbologia
dell’Associazione nello spazio anteriore destro.
I Mezzi delle Pubbliche Assistenze
tipologia automezzi;
colore banda tricolore laterale che termina nella croce Anpas - tutte le scritte relative
all’Anpas sono in verde;
simbologia logo dell’Anpas (croce tricolore) - banda tricolore laterale - acronimo
Anpas e scritta Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze per esteso. Per le
autoambulanze sono stati individuati spazi per messaggi quali: servizio 118,
donatore, stemmi storici, altre informazioni relative all’associazione.
LEGENDA GENERALE RIFERIMENTO COLORI PANTONE
Verde 362C
Rosso 032C
FASCIA DI CINTURA:
Colore arancione retoriflettente in altezza di cm 20 (COME DA DM 553 17/12/87)
SIMBOLO DEL SOCCORSO INTERNAZIONALE:
Stampa Process Cyan su fondo bianco retroriflettente (come da DM 553 17/12/87)
Logotipi e simboli dell'Associazione intestataria del mezzo a discrezione.
Tutte le diciture generiche e i numeri telefonici dovranno essere realizzate utilizzando il
font Avant Garde Demi Italic riferimento Letraset in colore verde pantone 362C. Modello di
riferimento Fiat Ducato rialzato.
L'impostazione dovrà essere seguita fedelmente senza lasciare libere interpretazioni o
modifiche di alcun genere.
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SIMBOLOGIA A.N.P.AS. PER LE DIVISE
IMPOSTAZIONE DIVISA UFFICIALE
Logo Associazione diametro 100 mm
Logo A.N.P.AS. maniche diametro 100 mm
Logo A.N.P.AS. dietro le Spalle 220 mm
Le strisce bianche presenti e il fondo dei simboli
A.N.P.AS.
dovranno essere retroriflettenti.
Il colore base della divisa deve essere a
riferimento
"Rosso arancio" secondo colore normativa alta
visibilità CE 471 .
Riferimento colore pantone arancione 165 C.
IMPOSTAZIONE GIACCA A VENTO
CLASSE 2
Logo Associazione diametro 100 mm
- Logo A.N.P.AS. maniche diametro 100mm
- Logo A.N.P.AS. dietro le Spalle 220mm
- Tesserino porta generalità
Le strisce bianche presenti e il fondo dei simboli
A.N.P.AS.
dovranno essere retroriflettenti.
Il colore base della divisa deve essere a
riferimento "Rosso arancio" secondo colore
normativa alta visibilità CE 471.
Riferimento colore pantone arancione 165 C.
Eventuale interno asportabile.
IMPOSTAZIONE VISTA LATERALE
La fascia trasversale tricolore dovrà
conservare in tutta la sua lunghezza la
banda centrale di colore bianco anche sulle
superfici vetrate l'unica interruzione sarà al
punto di intersezione con la fascia arancione
retroriflettente La linea posteriore di partenza
della banda tricolore dovrà coincidere con il
teorico prolungamento del logo croce
tricolore. La croce a sua volta dovrà sempre
presentarsi verso la parte posteriore del
mezzo tenendo un allineamento filo
finestratura. Attenzione al posizionamento
della banda tricolore che varia secondo il lato
destro o sinistro essendo speculare.
IMPOSTAZIONE VISTA FRONTALE
Stemma associazione in misura non
superiore al simbolo A.N.P.AS..
IMPOSTAZIONE VISTA
POSTERIORE
Stemma associazione in misura non
superiore al simbolo A.N.P.AS..
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ACCORDI E CONVENZIONI
L’Anpas ha stipulato accordi e convenzioni con alcune Aziende per agevolare le
associate e i singoli.
Le convenzioni attualmente stipulate da parte dell’Anpas nei vari settori sono le
seguenti:
ACQUISTO APPARATI RADIO PROFESSIONALI
La ditta Marcucci SpA offre a tutte le associate Anpas e CO.P.A.S.S., sugli apparati
ricetrasmittenti e relativi accessori, attraverso la propria rete di vendita (Distributori e
Rivenditori) uno sconto del 15%
Simoco Italia, azienda che opera nel settore Radio Mobile Professionale offre alle
Associazioni aderenti Anpas sconti sui prezzi di listino variabili dal 30 al 35% in
funzione delle quantità acquistate.
ACQUISTO MEZZI DI SOCCORSO
Su vari modelli acquistati presso un concessionario della rete di Land Rover Italia
potrà usufruire di uno sconto all’acquisto pari al 12% sul prezzo di listino. Inoltre è
stata preparata una particolare offerta favorevole alle Pubbliche Assistenze per la
quale lo sconto sul prezzo di listino sarà del 14,5%.
POLIZZA ASSICURATIVA SERVIZIO CIVILE
Accordo per una polizza assicurativa attraverso Siser s.r.l. (Società di Servizi del
Terzo Settore), alla quale l’Anpas aderisce.
Tra le novità segnaliamo che con questa Convenzione è assicurato per la
responsabilità civile verso terzi anche il responsabile obiettori dell’associazione.
Inoltre le garanzie di responsabilità civile verso terzi sono estese anche verso
eventuali azioni di rivalsa indirizzate all’Anpas.
POLIZZA ASSICURATIVA PER VOLONTARI
Sulla base di quanto previsto dalla legge quadro sul volontariato 266/91, l’Anpas ha
studiato con Siser s.r.l. (Società di Servizi del Terzo Settore, alla quale l’Anpas
aderisce) una polizza assicurativa di base per i volontari e i dirigenti delle Pubbliche
Assistenze, abbinata alla tessera nazionale volontario.
AUTONOLEGGI
La convenzione con “Sixt Rent A Car” prevede la possibilità di godere di una tariffa
agevolata sul noleggio di automezzi e furgoni, riservata alle Associazioni aderenti
Anpas e ai Soci e Volontari dell’Associazione stessa.
TELEFONIA FISSA
Accordo con Albacom per la telefonia fissa che permette alle associate di avere
vantaggiosi piani tariffari.
TELEFONIA MOBILE
Convenzione con la TIM per la telefonia mobile, con notevoli vantaggi per le proprie
Associate, per i soci e per i volontari.
ACQUISTO CARBURANTE
Convenzione per l’acquisto di carburanti occorrenti ai mezzi delle Associazioni di
volontariato, tramite la carta definita “MULTICARD”. (Solo per le associazioni dotate
di personalità giuridica).
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SIAE
Per le varie manifestazioni e feste che sono organizzate dalle Associazioni, accordo
con la Siae con un particolare piano tariffario per tutte le aderenti Anpas.
CO.P.A.S.S. (Cooperativa Pubbliche Assistenze Soccorso Socio Sanitario Scrl)
Via F. Baracca 209/int - 50127 Firenze - Tel. 055/31.53.01 - Fax 055/34.29.305
email: [email protected]
La CO.P.A.SS., fondata l’11 maggio 1991, è un organismo voluto dall’Anpas per la
gestione del SISTEMA NAZIONALE RADIOCOMUNICAZIONI per le Pubbliche
Assistenze.
Il sistema, cui aderiscono 360 Pubbliche Assistenze, è concepito in 110 bacini
d’utenza (in ogni bacino operano più Associazioni) e consente alle Pubbliche
Assistenze di trasmettere su tutto il territorio nazionale per:
pronto soccorso, emergenza, 118
protezione civile
telesoccorso
assistenza domiciliare
interventi di solidarietà in Italia e all’estero
Un sistema che ha contribuito a migliorare la qualità delle attività svolte dai volontari
delle Pubbliche Assistenze.
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I COMITATI REGIONALI A.NP.AS.
A.N.P.A.S. ABRUZZO - Via F. Filzi (c/o Asilo Nido) - 64010 VILLA ROSA DI
MARTINSICURO (TE)
Tel. e Fax 0861/710.200
A.N.P.A.S. BASILICATA - c/o Pubblica Assistenza - Via Salita Ortone - 85047
MOLITERNO (PZ)
Tel. 0975/67.188 – Fax 0975/67.815 – email: [email protected]
A.N.P.A.S. CALABRIA - Via L. Sturzo, 8 - 89046 MARINA DI GIOIOSA IONICA
(RC)
Tel. 0964/416.895 - Fax 0964/415.002
A.N.P.A.S. CAMPANIA - Via San Tommaso, 18/b2 - 83100 AVELLINO
Tel. e Fax 0825/74.124 - email: [email protected]
A.N.P.A.S. EMILIA ROMAGNA - Via Selva Pescarola, 20/6 - 40138 BOLOGNA
Tel. 051/63.47.184 - Fax 051/63.50.118 - email:
[email protected]
Internet anpasemiliaromagna.org
A.N.P.A.S. LAZIO - c/o P.A. Soccorso - Via Casalbianco, 18 - 00012 GUIDONIA
(RM)
Tel. 0774/300696 – Fax 0774/300234 - email: [email protected]
Internet: www.anpaslazio.org
A.N.P.A.S. LIGURIA - Via Cantore, 29/D - 16149 GENOVA SAMPIERDARENA
Tel. 010/463.405 - 463.406 - Fax 010/462.500 - email: [email protected]
ANPAS LOMBARDIA - Via Lanzone, 19 - 20123 MILANO
Tel. 02/809.121 - Fax 02/890.100.68 - email:
A.N.P.A.S. MARCHE - Via Goito, 3 - 60121 ANCONA
Tel. 071/52.398 071/20.76.689 N. verde 800 15.15.10 - Fax 071/52.398
email: [email protected] [email protected] – Internet:
www.anpasmarche.org
A.N.P.A.S. PIEMONTE - Via Sabaudia, 164– 10095 GRUGLIASCO (TO)
Tel. 011/403.80.90 - Fax 011/411.45.99 - email: [email protected]
Internet: www.anpas.piemonte.it
A.N.P.A.S. PUGLIA – c/o Serbari - Via Orazio Flacco, 24 – 74026 BARI
Tel. 080/50.44.040 - Fax 080/56.15.015 - email: [email protected]
Internet: www.anpaspuglia.org
A.N.P.A.S. SARDEGNA - c/o Livas - Via Roma, 110 - 09035 GONNOSFANADIGA
(CA)
Tel. e Fax 070/979.93.66 - email: [email protected]
A.N.P.A.S. SICILIA - Via Luigi Giannettino, 4 - 90128 PALERMO
Tel. 091/652.35.29 - Fax 091/652.34.56 - email:
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A.N.P.A.S. TOSCANA - Via F. Baracca, 209 - 50127 FIRENZE
Tel. 055/30.82.80 - fax 055/30.24.607 - email: [email protected]
Internet: www.anpastoscana.it
A.N.P.A.S. UMBRIA - c/o Gubbio Soccorso - Via del Risorgimento, 1 - 06034
GUBBIO (PG)
Tel. 075/922.83.64 - Fax 075/922.83.64
A.N.P.A.S. VENETO – c/o Franzoso M. - Via Aldo Moro, 35/10 – 45011 ADRIA
Tel.049/80.333.11 - Fax 049/8.033.319 - email:
(Aggiornato al 31/12/02003)
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(Aggiornato al 31/12/02003)
Il Coordinamento Provinciale
Nella Provincia di Modena il movimento delle Pubbliche Assistenze, ha un forte
sviluppo nei primi anni ’80, quando cominciano a costituirsi numerose Associazioni
che aderiscono all’allora Federazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze; è in
quegli anni che nasce anche l’Unione Regionale delle PPAA con sede a Parma.
In molti casi, l’esigenza principale che stimola la nascita delle Associazioni è quella di
assicurare il soccorso sui vari territori, in particolare nelle zone montane; infatti, in
quegli anni, solo qualche ospedale disponeva di mezzi per il soccorso, ed era
presente solo la Croce Rossa nei centri più grossi con solo mezzi per l’emergenzaurgenza. Le Pubbliche Assistenze, storicamente attente alle esigenze dei territori, si
attrezzano e iniziano attività di trasporto sanitario e sociale, quindi non solo
emergenza.
I Presidenti cominciano ad incontrarsi e a collaborare con l’obiettivo di migliorare i
servizi per i cittadini e nasce così il Coordinamento Provinciale delle Pubbliche
Assistenze anche se, inizialmente, la collaborazione è maggiore fra le Associazioni
vicine tra loro.
Alla fine degli anni ’80, il Coordinamento comincia a raggiungere alcuni importanti
risultati, come ad esempio la divisa unica per i Volontari della Provincia di Modena.
L’Azienda Sanitaria inizia a ragionare su quella che diventerà la Centrale Operativa
Modena Soccorso e, la Croce Blu di Modena, nella persona di Anna Bulgarelli,
partecipa al gruppo di studio che dovrà definire i percorsi per la nascita del 118
modenese.
Questi sono anni molto importanti per il nostro Movimento; nel 1987 si svolge il
Congresso Nazionale delle Pubbliche Assistenze che segna una svolta importante:
trasforma la Federazione Nazionale, in Associazione Nazionale Pubbliche
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Assistenze (A.N.P.AS.). Nel 1991 il Parlamento approva la legge quadro sul
Volontariato.
Nel 1992 la convenzione che la Croce Blu di Modena aveva con l’Azienda USL viene
radicalmente modificata, oltre agli aspetti economici sono infatti previsti protocolli di
lavoro che regolano anche la collaborazione in servizio; questa Convenzione viene
estesa anche alle Pubbliche Assistenze di Castelfranco Emilia, Soliera e
Camposanto.
In questi anni, si intensifica la collaborazione tra le Pubbliche Assistenze, le Aziende
Sanitarie e le Amministrazioni locali. Nel 1998, la Croce Blu di Modena, constatando
le conseguenze di una politica sanitaria che riduce sempre di più i tempi di degenza
e conseguentemente moltiplica le esigenze di trasporto, propone all’USL e alle
PPAA della Provincia un progetto di gestione centralizzata delle dimissioni dagli
ospedali che ottiene subito eccellenti risultati riducendo significativamente i tempi di
attesa per i pazienti in dimissione e razionalizzando le risorse presenti sul territorio.
Nel 1997, un gruppo di lavoro nominato dal Coordinamento Provinciale fa parte di
una Commissione Paritetica con Azienda USL e Modena Soccorso, viene quindi
raggiunto un altro importante risultato: La Firma della Convenzione Provinciale che
regola i rapporti economici e le procedure operative, per quanto riguarda il trasporto
sanitario urgente e ordinario, alla quale aderiscono tutte le Associazioni di Pubblica
Assistenza della Provincia di Modena.
Le Pubbliche Assistenze continuano a collaborare fra loro partecipando assieme a
progetti e iniziative quali l’Assistenza a grandi eventi, manifestazioni sportive e di
massa , concerti con grande pubblico.
Nel 1999, un altro importante risultato che segna anche una svolta nel nostro
Movimento: viene prevista e finanziata dalla nuova Convenzione con le Aziende
Sanitarie la “Segreteria Provinciale per la Formazione delle Pubbliche Assistenze”.
Dopo alcuni anni di lavoro e confronto con le Aziende Sanitarie dove si sono definiti
gli Standard Formativi Provinciali per i Volontari di Pubblica Assistenza3, viene
riconosciuta sia dalle Aziende Sanitarie che dalle PPAA la necessità di uno
strumento quale la Segreteria Provinciale, che garantisca la formazione dei Volontari
di PPAA in modo omogeneo su tutto il territorio Provinciale. Ora, dopo alcuni anni di
lavoro, possiamo apprezzare i grossi risultati ottenuti, risultati inimmaginabili fino a
qualche anno prima.
Il Coordinamento Provinciale ha ampliato le funzioni e si appoggia sempre di più alla
Segreteria Provinciale che ora lavora in modo sistematico sui rapporti con le Aziende
Sanitarie, sugli acquisti centralizzati per le Associazioni, sulla promozione al
Volontariato e al servizio Civile Volontario e mantenendo i contatti con gli organismi
Nazionali e Regionali dell’A.N.P.AS.
Attualmente in Provincia di Modena sono presenti 31 Associazioni di Pubblica
Assistenza distribuite in modo capillare sul territorio. Le PPAA mettono a
disposizione della Comunità modenese oltre 5.000 Volontari che prestano servizio
attivo, più di 100 autoambulanze oltre a pulmini attrezzati per il trasporto sociale, e
automobili per trasporti sociosanitari, mezzi e strumenti per la Protezione Civile. Si
occupano di trasporto sanitario, di emergenza-urgenza, di trasporti sociosanitari,
attività rivolte agli anziani, ai disabili, ai giovani, partecipano a progetti di Solidarietà
Internazionale e di Protezione Civile, assicurano l’Assistenza Sanitaria a grandi
eventi sportivi e musicali in collaborazione e sempre coordinate al meglio per
ottimizzare le risorse sul territorio.
Sono punti di aggregazione per giovani e meno giovani, molto importanti e da
salvaguardare.
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Sicuramente in pochi anni abbiamo raggiunto importanti risultati ma occorre
continuare a lavorare e a mantenere alta l'attenzione sui bisogni che emergono viste
le modifiche sociali che si stanno compiendo nel nostro Paese. E’ necessario
continuare il confronto con le Istituzioni ai vari livelli per cercare, per quanto possibile,
di assicurare ai cittadini delle nostre comunità i livelli di assistenza che devono
essere garantiti a tutti.
(Aggiornato al 31/12/02003)
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P.A. Alta Val Dolo Via Bosco, 14 * 41040 Rovolo TEL 0536 967034 FAX
0536 967270 [www.sancesario.net/avap_alta_val_dolo.htm [email protected]]
Croce Blu Bastiglia P.zza Repubblica, 6 * 41030 Bastiglia TEL 059 904905
FAX 059 904464 [www.creativeglobe.com/croceblu [email protected]]
Croce Blu Camposanto S/P Via Marconi, 41 * 41031 Camposanto TEL 0535
87777 FAX 0535 80596 [www.croceblucamposanto.org]
Croce Blu Carpi Piazzale Allende, 3 * 41012 Carpi TEL 059 698585 FAX
059 621199
Croce Blu Castelfranco / Bomporto Via per Modena, 22/A * 41030
Bomporto TEL 059 909966
Croce Blu Castelfranco / Nonantola P.zza della Liberazione, 10 * 41015
Nonantola TEL 059 547870 FAX 059 5421093
Croce Blu Castelfranco E. Via Costa, 6 * 41013 Castelfranco E. TEL 059
924545 FAX 059 9530626 [[email protected]]
P.A. Castelnuovo Rangone Via Zanasi, 46/E 41051 Castelnuovo R. TEL
059 538190 FAX 059 538641 [[email protected]]
Croce Blu Cavezzo Via S.Allende, 9/E * 41032 Cavezzo TEL 0535 46555
FAX 0535 44231
A.V.P.A. Concordia Via Pace, 113 * 41033 Concordia TEL 0535 40175 FAX
0535 40154
A.V.F. Fiorano Via Cameazzo, 6 * 41042 Fiorano TEL 0536 910386 FAX
0536 8382
A.V.P.A. Fiumalbo Via Cap. Coppi, 11 * 41022 Fiumalbo TEL 0536 73267
FAX 0536 73364
A.V.P.A. Formigine Via S. Onofrio, 3 * 41043 Formigine TEL 059 571409
FAX 059 572957 [www.pianeta.it/avapform - [email protected]]
A.V.P.A. Lama Mocogno Via Nazionale, 198 * 41023 Lama Mocogno TEL
0536 44888 FAX 0536 44888
A.V.A.P. Maranello Via S. Luca, 30 * 41053 Maranello TEL 0536 943043
FAX 0536 945920 [www.avapmaranello.org - [email protected]]
Croce Blu Mirandola Via Cavour, 3/A * 41037 Mirandola TEL 0535 20104
FAX 0535 20104 [[email protected] oppure [email protected]]
Croce Blu Modena Via Giardini, 481 * 41100 Modena TEL 059 342424 *
343156 FAX 059 343242 [www.croceblu.org - [email protected]]
A.V.A.P. Montecreto Via Roma, 22 * 41025 Montecreto TEL 0536 63722
FAX 0536 63470
A.V.A.P. Montefiorino Via Casa Volpe, 2 * 41045 Montefiorino TEL 0536
965148 FAX 0536 965969 [www.sancesario.net/avap_montefiorino.htm [email protected]]
A.V.P.A. Montese Via Panoramica Bassa, 70 * 41055 Montese TEL 059
982424 FAX 059 982424
A.V.A.P. Palagano V.le S. Francesco, 17 * 41046 Palagano TEL 0536
961666 FAX 0536 961672 [www.avappalagano.org
[email protected]]
A.V.P.A. Pavullo Via Matteotti, 2/B * 41026 Pavullo TEL 0536 22222 FAX
0536 22144
A.V.P.A. Polinago C.so Roma, 27 * 41010 Polinago TEL 0536 47744 FAX
0536 47083
A.V.A.P. Riolunato Via Castello, 8 * 41020 Riolunato TEL 0536 75199 FAX
0536 75324
A.V.R. Roccamalatina Guiglia Via Fosse Ardeatine, 179 * 41052
Roccamalatina TEL 059 795646 FAX 059 795014
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Croce Blu San Felice S/P e Medolla Via Garibaldi, 116 * 41038 S.Felice s/P
TEL 0535 81111 FAX 0535 84696 [www.blusanfelice.it - [email protected]]
A.V.P.A. San Prospero P.zza Gramsci, 2/a * 41030 S.Prospero TEL 059
906332 FAX 059 906332
A.V.A.P. Sassuolo Via San Simone, 6 * 41049 Sassuolo TEL 0536 813252
FAX 0536889287
A.V.A.P. Serramazzoni Via Roma, 301 * 41028 Serramazzoni TEL 0536
954295 FAX 0536 954665 [www.avapserramazzoni.it - [email protected]]
A.V.A.P. Sestola Via Panorama, 11 * 41029 Sestola TEL 0536 61061 FAX
0536 61061 [web.tiscali.it/avapsestola - [email protected]]
Croce Blu Soliera Via 4 Novembre, 10 * 41019 Soliera TEL 059 566696 FAX
059 8578323 [www.creativeglobe.com/croceblu - [email protected]]
A.V.A.P. Vignola Via Gramsci, 1 * 41058 Vignola TEL 059 761010 FAX 059
775588 [[email protected]]
A.V.P.A. Zocca Via M.Tesi, 120 * 41059 Zocca TEL 059 986644 FAX 059
986644
(Aggiornato al 31/12/02003)
BIBLIOGRAFIA
Aa. Vv. (2003) Chi siamo Cosa facciamo Dove siamo, Firenze, ANPAS.
Bagnato M.P. (2004) Volontariato di Pubblica Assistenza, Milano, FrancoAngeli
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Capitolo
Organizzazione del sistema di
soccorso provinciale, modalità di
approccio al sistema 118
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"
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Organizzazione del sistema di soccorso provinciale, modalità di
approccio al sistema 118
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2. Organizzazione del sistema di soccorso provinciale, modalità di approccio al
sistema 118
Obiettivi Formativi:
1) Definire il sistema 118 e i suoi scopi;
2) Identificare le componenti del sistema di Emergenza Sanitaria nella
provincia di Modena;
Sistema 118 Integrato:
Numero unico di Soccorso Sanitario;
Rete telefonica riservata alla sanità;
Punti di primo intervento;
Pronto Soccorso Ospedali di I e II livello in rete.
Il Volontario Soccorritore è:
Î Un cittadino che opera un intervento di primo soccorso con capacità
professionali nell'ambito di un'organizzazione definita.
Î Un operatore costitutivo del sistema di emergenza sanitaria 118 e che
coopera con gli altri operatori professionisti (Infermiere Professionale e
Medico).
Emergenza:
Î Condizione statisticamente poco frequente che coinvolge uno o più individui
vittime di eventi che necessitano di immediato e adeguato intervento
terapeutico o ricorso a mezzi speciali di trattamento.
Urgenza:
Condizione statisticamente ordinaria che riguarda uno o pochi individui colpiti da
processi patologici per i quali, pur non esistendo pericolo immediato di vita, è tuttavia
necessario adottare entro breve tempo l'opportuno intervento terapeutico.
Obiettivi:
Ridurre le Morti
Evitabili
RIDURRE
LA
MORIBILITA’
DIMINUIRE I
TASSI
DI MORTALITA’
Figura 3
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Organizzazione del sistema di soccorso provinciale, modalità di
approccio al sistema 118
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Sistema Emergenza-Urgenza della Provincia di Modena
La Centrale Operativa coordina il servizio attraverso il numero unico 118 ed ha la
13 Postazioni con Ambulanza e/o Automedica
responsabilità del servizio
32 Pubbliche Assistenze
•oltre 4.000 Volontari attivi
•100 ragazzi e ragazze in servizio civile
•15.000 soci contribuenti
•90 Ambulanze
•46 Pulmini Attrezzati
•44 fra Automobili e automediche
•Ogni anno 200.000 trasporti sociosanitari e
di emergenza
2 Misericordie
6 Croce Rossa Italiana
PPAA: 32
CRI: 6
Misericordia: 2
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Organizzazione del sistema di soccorso provinciale, modalità di
approccio al sistema 118
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Capitolo
Risposta telefonica, linguaggio
radio e relativi protocolli di
comunicazione
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"
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Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di
comunicazione
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3. Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di comunicazione
Obiettivi Formativi:
1) Decodificare e formulare i codici di intervento corrispondenti al tipo
di patologia e al luogo in cui si trova il soggetto da soccorrere;
2) Applicare i protocolli per le comunicazioni radio;
3) Applicare le procedure della C.O. 118 riguardanti le comunicazioni
radio.
___________________________________________________________________
Com. Indiretta
Com. Diretta
Ponte Radio
Telefono
Cellulare
Figura 4
Procedura per una corretta comunicazione radio
Ricorda:
Î Al momento dell'accensione della radio, assicurati di avere selezionato la
giusta frequenza o il canale radio corrispondente;
Î I messaggi devono essere chiari, brevi e concisi;
Î Parlare per radio significa occupare una frequenza che può essere
necessaria ad altri nello stesso momento;
Î Prima di iniziare la trasmissione del messaggio verifica che la frequenza sia
libera;
Î Per poter trasmettere il messaggio, premi il pulsante sul microfono o
sull'apparecchio radio, prima di iniziare a parlare lascia passare almeno un
secondo;
Î Porta il microfono vicino alla bocca per fare comprendere meglio il
messaggio, qualificati e chiedi l'ascolto di chi vuoi contattare;
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Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di
comunicazione
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Î Trasmetti il messaggio in modo tranquillo, scandendo chiaramente le parole;
Î Trasmesso il messaggio, assicurati che sia stato ben compreso chiedendo
conferma;
Î Quando ricevi una comunicazione, ripeti il messaggio per avere una
conferma dello stesso (procedura eco);
Î Terminato il messaggio, lascia libera la frequenza
______________________________________________________________
POF
Posto Operatore
Filtro
• Per comunicazione diretta
riguardante il Dispatcher e
proveniente dall'esterno;
• In caso di seconda emergenza
ed il Call Taker sia ancora
impegnato
nella
prima
gestione
BOX EMERGENZA
Call Taker
Riceva la chiamata e la
Dispatcher:
ƒ Individua il luogo
ƒ Individua il mezzo più
idoneo per vicinanza
ƒ Individua il mezzo più
idoneo per
professionalità
______________________________________________________________
Figura 5
Procedure per una corretta comunicazione radio
Per i collegamenti tra il Box d'emergenza e i mezzi di soccorso è istallato un
apparato radiotrasmittente su varie frequenze.
Esigenze operative, tanto in termini di tempo quanto di chiarezza del messaggio,
fanno si che si debba osservare la massima sinteticità, la brevità d'uso della
trasmittente ed altrettanta massima chiarezza per le comunicazioni sia da parte della
Centrale Operativa 118 che dai mezzi di soccorso sul territorio.
Convenzioni internazionali definiscono le modalità comuni per la comunicazione fino
ad identificare un'apposita terminologia ed un alfabeto così detto "fonetico" per la
pronuncia corrispondente delle singole lettere:
A Alpha N November
B Bravo O Oscar
C Charlie P Papa
D Delta Q Quebec
E Echo
R Romeo
F Foxtrot S Sierra
G Golf
T Tango
H Hotel U Uniform
I India
V Victor
J Juliett W Whiskey
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Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di
comunicazione
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K Kilo
L Lima
M Mike
Figura 6
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X X-ray
Y Yankee
Z Zulu
Tutte le comunicazioni devono iniziare con il gruppo di indirizzo espresso nella
seguente forma:
Nome del destinatario
(es. Modena)
DA
Nome del mittente
(es. Oscar 17)
Se l'operatore della Centrale Operativa è impegnata in altra comunicazione radio o
telefonica e quindi è impossibilitato a ricevere il messaggio può, o non rispondere, o
comunicare "di attendere".
Quando l'operatore della C.O. sarà in grado di ricevere il messaggio chiamerà il
mezzo (es. Avanti Oscar 16) e in quel momento il mezzo comunica il suo messaggio.
Trasmissione Numeri
I numeri che esprimono centinaia o migliaia, vengono espressi in conformità
all'esempio seguente: 500 = cinque-cento; 2.300 = due-mila-tre-cento; 10.000 =
dieci-mila.
- Un numero che non esprime centinaia o migliaia, viene trasmesso pronunciando
una per una le cifre che lo compongono, esempi: 2.633 = due-sei-sei-tre; 245 =
due-quattro-cinque; 32 = tre-due.
- Le ore vengono espresse con quattro cifre, esempio: 9 e 20 = zero-nove-duezero; 10 e 35 = uno-zero-tre-cinque.
In merito alla comprensibilità è in uso una scala in quinti il cui minimo (1/5 = un
quinto) indica estrema difficoltà di ricezione/comprensione ed il massimo (5/5 =
cinque quinti) corrisponde al "ricevo forte e chiaro".
-
Codice di Invio:
Î Bianco: non critico.
Si definisce non critico un servizio che con ragionevole certezza non ha necessità di
essere espletato in tempi brevi;
Î Verde: poco critico.
Si definisce poco critico un intervento differibile;
Î Giallo: mediamente critico.
Si definisce mediamente critico un intervento indifferibile;
Î Rosso: molto critico.
Si definisce molto critico un intervento di emergenza.
Codice Rosso:
Î Intervento molto critico cioè di emergenza.
Î Le funzioni vitali del paziente sono compromesse.
Î Utilizzo di segnalatori acustico-visivi.
Codice Giallo:
Î Intervento mediamente critico, cioè indifferibile.
Î È ipotizzabile la compromissione dello stato di salute del paziente.
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Î No segnalatori acustico-visivi.
Codice Verde:
Î Intervento poco critico, cioè differibile.
Î No segnalatori acustico-visivi.
Î Velocità massima consentita 40 km/h. nei centri urbani.
Codice Bianco:
Î Intervento non critico, differibile.
Î No segnalatori acustico-visivi.
Î Velocità massima consentita 40 km/h. nei centri urbani.
Luogo dell'evento:
S Strada
P Uffici ed Es. Pubblici
Y Impianti Sportivi
K Casa
L Impianti Lavorativi
Q Scuola
Z Altro
Patologia:
C1:
C2:
C3:
C4:
C5:
C6:
C7:
C8:
C9:
C0:
Traumatica
Cardiocircolatoria
Respiratoria
Neurologica
Psichiatrica
Neoplastica
Intossicazione
Altra Patologia
Non Identificato
Etilista
Figura 7
Codice di Rientro:
Codice 1: (Traumatico o Internistico) non critico, nessuna funzione vitale
compromessa.
Codice 2: (Traumatico o Internistico) mediamente critico, almeno una
funzione vitale è compromessa.
Codice 3: (Traumatico o Internistico) Emergenza, più di una funzione vitale è
compromessa.
Codice 4: (Traumatico o Internistico) Paziente deceduto.
Codice 5: Rientro a vuoto operativo.
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Capitolo
Supporto psicologico al soggetto
nel soccorso
A cura di Maria Pia Bagnato 4
4
Psicologa Psicoterapeuta
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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso
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4. Supporto psicologico al soggetto nel soccorso
Obiettivi Formativi:
1) adottare un atteggiamento e un comportamento professionale;
2) riconoscere l'appartenenza ad un gruppo e gestire la leadership nel
gruppo di lavoro;
3) adottare un atteggiamento positivo e un comportamento funzionale
con il gruppo di lavoro;
4) gestire il processo di comunicazione con la persona;
5) identificare i bisogni e i modi di affrontare la malattia propri della
persona;
6) gestire la relazione con la persona;
7) salvaguardare la privacy della persona;
Introduzione
Se state frequentando il corso per Volontario Soccorritore ANPAS, avete senza dubbio
già avuto esperienze di trasporto in ambulanza per quelli che normalmente vengono
chiamati “servizi ordinari”, come: dimissioni ospedaliere, ricoveri non urgenti,
fisioterapie… Avrete quindi notato che durante il trasporto oltre alla conoscenza tecnica,
che è necessaria per l’utilizzo dei presidi all’interno dell’ambulanza, avete utilizzato
qualcosa di vostro e di molto meno codificabile: la relazione.
Il presente capitolo si pone quindi un obiettivo un po’ ambizioso, quello cioè di suggerirvi
alcune riflessioni per migliorare il risultato finale del vostro servizio, aggiungendo alla dose
di competenza tecnica, quella parte di informazioni che riguardano gli aspetti meno
concreti del servizio: il lavoro di gruppo, la relazione con la persona che state
trasportando e con i membri dell’equipaggio.
Il Lavoro di Gruppo
Quando usciamo in ambulanza per svolgere un servizio, con noi vengono altri
soccorritori, con i quali dovremo collaborare. Sicuramente se cercassimo di operare
ognuno per conto proprio finiremmo per intralciarci e creare confusione, se invece ci
integriamo suddividendoci i compiti, allora tutto risulterà più facile e ordinato. E'
inutile recarsi in due alla radio ricetrasmittente per comunicare con il 118, oppure
salire in due sull'ambulanza per prendere la steccobenda… Il nostro servizio deve
essere rapido e funzionante, non devono esserci confusione e incomprensioni,
come, ad esempio, discussioni in presenza della persona soccorsa sull'utilizzo o
meno del cotone e della garza sterile.
Per raggiungere una buona armonia nel gruppo è quindi necessario che ogni
singolo soccorritore si impegni a tenere degli atteggiamenti professionali e
collaborativi avendo come obiettivo il benessere della persona trasportata.
Cerchiamo allora di illustrare qualche accorgimento utile per migliorare la
collaborazione fra i volontari.
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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso
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Parole Chiave:
Interazione - termine usato in psicologia e sociologia: relazione fra due persone;
interazione sociale, in cui ciascun soggetto modifica i propri comportamenti in
rapporto a quelli dell'altro, anticipandoli o rispondendovi.
Integrazione – termine usato in fisiologia: coordinazione e confluenza di più funzioni
elementari in un'attività complessa5.
L'Atteggiamento Professionale
Quest'ambito comprende alcuni comportamenti e modi di presentarsi che
trasmettono immediatamente un senso di fiducia e sicurezza nelle competenze ed
abilità tecniche del volontario soccorritore. E' molto importante per una persona
sofferente sentirsi aiutato da qualcuno in grado di alleviare il suo dolore.
I punti fondamentali possono venire riassunti come segue:
•
•
•
•
•
•
5
indossare sempre la divisa pulita ed in ordine, esponendo bene in vista il
tesserino della propria associazione;
curare il proprio aspetto fisico: per fare solo un esempio possiamo immaginare
la diffidenza che provocherebbe nella persona soccorsa una volontaria che si
presentasse con tacchi alti ed un numero di anelli tale da impedirle di infilarsi
velocemente i guanti sterili, oppure un ragazzo con i pantaloni corti, la barba
incolta; oppure vedere lo stesso gruppo di soccorritori con diverse divise, più o
meno in ordine…
gestire e controllare in modo ottimale le proprie emozioni: il volontario può
provare ansia rispetto alle sue capacità di affrontare questa situazione, paura di
un eventuale contagio o di potersi comunque far del male, dolore per la
situazione della persona soccorsa, o ancora fastidio, insofferenza, noia, ecc…
Qualsiasi tipo di emozione va comunque controllata e non comunicata/trasferita
alla persona soccorsa; è opportuno al rientro confrontarsi con gli altri volontari, e
quindi esternare le proprie difficoltà con loro o chiedere un appuntamento con la
Direzione Sanitaria dell’Associazione;
rapportarsi rispettosamente e gentilmente con la persona soccorsa ed i suoi
eventuali accompagnatori; non dobbiamo mai dimenticare che siamo lì per
soccorrere una persona che è già in difficoltà, non possiamo quindi aumentare la
sofferenza del trasportato con comportamenti poco gentili o intolleranti;
svolgere con sicurezza le manovre di soccorso: incontrare un volontario che
non dimostra disinvoltura nell'alzare lo schienale della barella o che non sa
immobilizzare una gamba, genera sicuramente paura e ansia nella persona
soccorsa oltre che confusione all'interno dell’equipaggio; anche in questo caso se
il volontario si trova in difficoltà può chiedere aiuto agli altri e al rientro in sede,
dovrà farsi spiegare da volontari più esperti quella manovra che durante il
servizio non ricordava;
esaudire con attenzione ed interesse le richieste comunicate dalla persona
soccorsa, nei limiti esplicitati nel protocollo di intervento e dal ruolo del Volontario
Soccorritore: non rispettare i protocolli creerebbe dei dissapori e dei motivi di
conflitto nell’equipaggio e dimostrerebbe inoltre l'incapacità di attenersi e di
Dizionario De Mauro – Bruno Mondadori editori. 2000
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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso
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rispettare i compiti ed i doveri impliciti nel ruolo di volontario soccorritore che si
riveste nel momento dell'intervento;
non mettersi mai a discutere davanti alla persona soccorsa! Ogni
discussione va rimandata in un momento e in un luogo più opportuni per un
appropriato chiarimento fra l’equipaggio.
L'Atteggiamento Collaborativo
La collaborazione e la cooperazione sono i due aspetti principali che
differenziano un Gruppo da un ‘Gruppo di Lavoro’.
Con il termine "gruppo" si indica una "pluralità di soggetti in interazione impegnati a
soddisfare i propri bisogni individuali". Si intende cioè un insieme di persone che, pur
trovandosi contemporaneamente nello stesso luogo, sono impegnate ognuna ad
occuparsi dei propri bisogni, senza cercare di trovare uno scopo comune che possa
racchiudere ed utilizzare tutte le risorse presenti. Esemplificando possiamo vedere
un gruppo in una squadra di soccorritori in cui ognuno agisce compiendo le manovre
in cui si sente più sicuro, senza preoccuparsi di cosa stiano facendo i suoi compagni.
Il gruppo di lavoro è invece un "insieme di persone in integrazione, ossia
impegnati ad integrare i bisogni individuali per produrre un lavoro di gruppo"
quindi un risultato complesso che non è dato semplicemente dalla somma
delle parti.
Rientra in questa definizione la problematica di come riuscire a sfruttare al meglio le
risorse presenti: se si dispone di un soccorritore alto e robusto e di una soccorritrice
abituata a comunicare con la gente, al primo verranno affidati tutti i compiti più
pesanti mentre la seconda si dedicherà maggiormente alla sfera relazionale.
Così facendo otterremo un lavoro di gruppo, ossia "un'azione complessa propria del
gruppo di lavoro, richiedente oltre alla pianificazione ed allo svolgimento del mandato
organizzativo, anche la gestione delle relazioni interpersonali all'interno del gruppo".
Ciò che si ottiene è qualcosa di più e di diverso da ciò che ogni singolo individuo
potrebbe produrre. Tramite lo scambio di informazioni e di conoscenze con i propri
colleghi, si può accrescere la propria competenza migliorando in tal modo la qualità
del servizio offerto.
Affinché tutto ciò si realizzi è necessario che, oltre ad esserci stima e fiducia
reciproca ed avere sempre in mente il nostro ruolo di soccorritori che esula da
qualsiasi altra motivazione che ci ha portato ad avvicinarci al volontariato, emerga
all'interno della squadra un leader che può variare a seconda della situazione in cui
ci si trova. Questa figura può essere definita come una persona che "lavora con il
gruppo e non per o sul gruppo: non si sostituisce ad esso ne' nelle decisioni ne' nel
superamento delle difficoltà". La sua funzione è di cercare di "ottimizzare le risorse
disponibili all'interno del gruppo sia in termini operativi che relazionali".
Il leader risulta quindi essere un soccorritore che durante un determinato servizio si
impegna a rendere più fluido il lavoro cercando di integrare nel miglior modo
possibile le risorse presenti. Nel caso in cui ad esempio, la squadra sia impegnata in
un soccorso stradale ed uno dei soccorritori abbia svolto di recente un servizio simile
o gli sia capitato di trovarsi molto spesso in situazioni analoghe, spetterà
probabilmente a lui rivestire questo difficile compito di integrazione ed
armonizzazione del servizio. Un altro esempio potrebbe riguardare il caso in cui si
crei una squadra in cui un solo soccorritore ha già avuto modo di operare almeno
una volta con tutti i suoi compagni; risulterà naturale che sia lui a gestire le relazioni
e la coordinazione all'interno del gruppo.
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Questi casi sottolineano ulteriormente il fatto che il leader non è detto che sia il
soccorritore più esperto, né che sia sempre lo stesso, indipendentemente dalle
situazioni affrontate. Per raggiungere dei buoni risultati di gruppo è
indispensabile lavorare in modo elastico e adattabile alle esigenze del
momento, evitando di fossilizzarsi su idee gerarchiche e inflessibili.
Gli atteggiamenti collaborativi che devono contraddistinguere il leader devono perciò
ritrovarsi in qualsiasi soccorritore di qualsiasi squadra.
Un buon grado di cooperazione ed unione può essere raggiunto attenendosi a poche
ma fondamentali azioni:
•
•
•
•
•
•
•
usare un linguaggio chiaro, comune e comprensibile da tutti i componenti del
gruppo;
rispettare la diversità di opinioni;
assumere comportamenti gentili e disponibili alla cooperazione;
dimostrare sicurezza personale e spirito di intraprendenza;
dopo averle discusse assieme, adeguarsi alle decisioni prese dal gruppo;
rispettare la posizione di leader, mantenendosi in un atteggiamento di critica
attenta e costruttiva;
dopo aver terminato il servizio, discutere con il gruppo le proprie incertezze,
dubbi e preoccupazioni circa i servizi svolti.
Questionario di Autovalutazione
Atteggiamenti Professionali e Collaborativi
Il questionario di autovalutazione può essere utilizzato al termine dei servizi per
valutare il proprio atteggiamento.
Il mio atteggiamento in servizio è stato efficace se:
•
•
•
•
•
il mio abbigliamento ha dimostrato professionalità (pulizia, ordine, cura…);
ero sempre riconoscibile nel nome e nella qualifica nei confronti del trasportato;
ho svolto il mio servizio in modo cooperativo e collaborativi;
sono stato in grado di integrare e di ottimizzare le risorse presenti;
sono stato capace di condividere le mie preoccupazioni e le mie ansie con gli altri
volontari.
Il lavoro di gruppo è stato efficace se:
•
•
•
•
il nostro abbigliamento ha dimostrato professionalità (pulizia, ordine, cura…) e
identità;
abbiamo svolto il servizio in modo cooperativo e collaborativi;
siamo stati capaci di far emergere un leader in grado di ottimizzare le risorse
presenti;
siamo riusciti a condividere le nostre preoccupazioni e le nostre ansie.
Sarebbe molto utile, per migliorare la qualità del servizio offerto, confrontare le
risposte con quelle di tutti i componenti dell’equipaggio.
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Sostegno Psicologico
Tutto è più semplice di quanto si possa immaginare
e allo stesso tempo più complicato
di quanto si possa capire.
J. W. Goethe
Introduzione
Nelle azioni di soccorso che ogni volontario si trova quotidianamente a svolgere, tutto
deve essere eseguito nel rispetto di standard e criteri appositamente prefissati ed
insegnati, senza lasciare nulla all'intuito ed alle caratteristiche individuali di ogni
soccorritore.
Durante gli incontri organizzati per questa formazione, impariamo come aprire e
chiudere la ‘barella cucchiaio’ o come utilizzare la radio per le comunicazioni con la
Centrale Operativa, come immobilizzare un arto piuttosto che le manovre per il BLS
(Basic Life Suport). A noi non resta che ripetere meccanicamente le tecniche
imparate. Non troveremo però nessuno che ci darà due o tre frasi standard
indispensabili per instaurare una relazione con la persona che stiamo soccorrendo o
per sapere come reagire e/o comunicare in situazioni difficili emotivamente.
Esistono –per esempio - molti modi per chiedere ad una persona come sta in quel
momento: "Come si sente?", "E' sicuro di stare così male?", "Ha proprio una brutta
cera oggi. Lei deve stare davvero molto male. Non è così?". Ognuna di queste
espressioni provocherà nello stato d'animo del nostro interlocutore, sentimenti
diversi. Il processo relazionale dipende da molte variabili: le parole usate, la
situazione temporale e spaziale in cui ci si trova, il nostro stato d'animo, il ns.
abbigliamento, il suo abbigliamento, la ns. postura, il tono della voce ecc..
Vediamo assieme qualche suggerimento utile per poter affrontare consapevolmente
la relazione con la persona trasportata.
la comunicazione
è stato dimostrato che la relazione utilizza diversi ‘canali’. Il più immediato, ma
anche meno efficace, è il canale verbale, quello cioè della parola. Soprattutto però
noi comunichiamo con il tono della voce e con la nostra postura, con una modalità
quindi non verbale.
In particolare le ricerche hanno confermato che la comunicazione raggiunge il nostro
interlocutore nelle seguenti percentuali:
7% parole,
38% tono voce,
55% linguaggio corporeo
E’ quindi evidente che quando comunichiamo dobbiamo prestare molta attenzione al
tono della voce e alla postura quando comunichiamo, non solo alle parole.
Non è possibile fornire delle ricette valide in tutte le occasioni. Cercheremo allora di
dare alcuni suggerimenti che possono aiutarci di volta in volta a "trattare con
umanità" non il "paziente" o il "soggetto", ma la "PERSONA" che abbiamo di fronte,
alla quale stiamo offrendo – volontariamente - il nostro aiuto e la nostra abilità
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tecnica. Quando siamo in emergenza sui mezzi delle associazioni, non siamo lì per
fare i ‘piccoli medici’ con i loro ‘piccoli pazienti’ malati ed indifesi, né siamo lì per
riaggiustare un "oggetto/soggetto" rotto e privo di autonomia.
Il nostro compito è interagire con una persona che in questo momento si trova in una
situazione di disagio, ma che comunque possiede una sua personalità ed emotività,
come noi. In questa situazione di emergenza spetta però a noi di assumere il
compito di gestire positivamente la situazione, cooperando con la persona soccorsa
alla creazione di un clima accogliente e confortevole per tutti. Lo scambio relazionale
che si instaura tra noi e il nostro interlocutore è influenzato da molti fattori riassumibili
a partire dalle caratteristiche delle persone coinvolte, alla situazione ambientale e
temporale in cui ci troviamo.
Partendo dalla persona da soccorrere possiamo soffermare la nostra attenzione su
alcuni punti principali:
•
•
•
•
•
•
stato fisico: lo stato di salute della persona nel preciso momento in cui stiamo
entrando in contatto, tenendo anche conto di eventuali altri problemi di salute che
si protraggono già da tempo;
deficit sensoriali: la persona può avere delle carenze visive, uditive, verbali,
tattili o olfattive che possono influire molto sulla relazione, a volte rischiando di
renderla quasi impossibile;
bisogni fisiologici: vanno dalla necessità di essere ossigenato al desiderio di
bere o di evacuare. E' molto importante riuscire a dare alla persona la sicurezza
che rispettiamo i suoi bisogni e che siamo lì proprio per fornirgli un aiuto a
soddisfarli nel miglior modo possibile;
fattori emotivi: è importante osservare e ascoltare le emozioni che sta
esprimendo la persona soccorsa: paura, ansia, rabbia… su questo punto
torneremo altre volte, data l'influenza che lo stato d'animo esercita sul processo
relazionale;
età: è molto diverso dover comunicare con un bambino di due anni o con un
anziano, sia per gli argomenti trattabili, sia per le caratteristiche fisiche-emotive
che contraddistinguono le diverse fasce d'età;
cultura e gruppo di appartenenza: questi due aspetti, comprendenti anche la
sfera religiosa, influenzano profondamente il livello ed i messaggi comunicativi;
solo tenendo conto di eventuali diversità culturali potremo sintonizzare la nostra
comunicazione con quella della persona soccorsa.
Con il termine "situazione contingente" vengono riassunte tutte le componenti
ambientali e temporali che rappresentano lo sfondo dell'incontro relazionale che sta
avvenendo:
•
•
•
condizioni ambientali: il contesto è decisamente diverso a seconda che il
soccorso stia avvenendo in mezzo ad una strada o all'interno della stanza da
letto della persona soccorsa, che stia diluviando o che stia splendendo il sole. La
modalità di intervento e la comunicazione saranno quindi differenti, così come le
preoccupazioni dei soccorritori;
illuminazione: sicuramente utile può essere rendere l'ambiente illuminato
almeno abbastanza da permetterci di vedere distintamente il viso del nostro
interlocutore, a volte l’equipaggio si lascia trasportare dagli eventi e dalla fretta
senza soffermarsi sugli elementi più semplici e facilmente risolvibili;
rumore: risulta certamente una variabile importante per creare un clima
accogliente e confortevole;
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•
•
•
•
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sicurezza del luogo: di fondamentale importanza sia per noi che per chiunque si
stia soccorrendo; è la prima cosa da valutare quando si arriva sul posto;
interruzioni: possono compromettere molto la relazione, soprattutto nei casi in
cui la persona sia già restia a comunicare con noi, sarà opportuno cercare,
quanto possibile, di non essere interrotti durante il soccorso: se la polizia
municipale è sul luogo dell’incidente stradale, dovrà esserci un soccorritore o due
che interviene sulla persona e il terzo che parla con la polizia;
tempo a disposizione: sarà necessario valutare con attenzione anche questa
variabile per affrontare l’intervento, che sarà necessariamente diverso a seconda
del tempo che occorre per il trasporto e la tipologia dell’intervento di emergenza;
presenza di accompagnatori: spesso rappresentano il tramite attraverso cui
avvicinarsi al nostro interlocutore, soprattutto nei casi delle persone più difficili da
raggiungere, come i bambini e gli individui chiusi o spaventati.
Nel momento del soccorso siamo noi soccorritori a dover portare aiuti ed accoglienza
a qualcun altro, quindi spetta a noi anche il compito di riuscire a creare la migliore
situazione emotiva e relazionale che la persona è in grado di raggiungere in quel
momento. Perciò risulterà di fondamentale importanza il modo in cui ci presenteremo
alla persona soccorsa nonché il rispetto e l'interessamento che noi riusciremo a
comunicarle. Il semplice rivolgere domande cortesi quali: "Come si sente?", "Come è
successo?", bastano a far sentire alla persona che c'è qualcuno attento alla sua
attuale situazione di difficoltà.
Da questo quadro iniziale risulta chiaro come l'approccio relazionale sia complesso e
coinvolgente per il soccorritore. A ben guardare però ci si accorge che in fondo,
seguendo qualche suggerimento generale e apprendendo qualche conoscenza in più
sulla nostra comunicazione, non sia poi così difficile "andare a trovare l'altro là dove
emotivamente è". Occorre solo usare al meglio le nostre capacità emotive e
comunicative per potersi affiancare a chi sta soffrendo.
Inizialmente bisogna perciò possedere qualche conoscenza di base sulla propria ed
altrui comunicazione, per poi porre l'attenzione sulle capacità relazionali ed infine sul
rispetto della privacy altrui.
Parole Chiave:
•
•
•
•
DECODIFICARE: decifrare, trasformare in termini più chiari e comprensibili
EMPATIA: riconoscere, entrare e provare i sentimenti di un'altra persona
RAPPORTO SUPPORTIVO: relazione personale finalizzata a sostenere e ad
aiutare
VERBALIZZARE: comunicare a voce, esprimere a parole
Ritornando quindi a quello che è il nostro principale strumento: la comunicazione,
dobbiamo ri-sottolineare quanto, anche quando ci sembra di non comunicare nulla, in
realtà stiamo mandando dei messaggi non verbali a chi ci sta di fronte. Anche mentre
osserviamo od ascoltiamo, non smettiamo mai di comunicare e di essere coinvolti
nella relazione. L'importante non è allora interrogarsi su come poter smettere di
lanciare messaggi, ma bensì capire come ciò avvenga e come funzioni questo
scambio continuo di influenze reciproche.
La comunicazione è composta da vari elementi:
•
emittente: colui che invia il messaggio (anche se inconsapevolmente); è da lui
che prende avvio lo scambio comunicativo;
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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso
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•
•
•
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ricevente: colui che oltre a ricevere il messaggio lo decodifica ed eventualmente
invia un nuovo messaggio. E' da sottolineare come ognuno di noi si trovi quindi a
poter ricoprire contemporaneamente e/o alternativamente sia la posizione di
ricevente che di emittente;
messaggio: tutto ciò che l'emittente comunica al ricevente. Il messaggio può
anche essere inconsapevole e non voluto, come succede - per esempio - alle
persone timide che, pur non desiderandolo, arrossiscono, comunicando agli altri
il proprio imbarazzo;
canale: il mezzo attraverso il quale il messaggio viene inviato (ad es. la voce, la
mimica facciale, la posizione del corpo, ...);
contesto: l'ambiente fisico e la situazione socio-culturale in cui avviene il
processo comunicativo. Diverso è effettuare il soccorso di una maestra svenuta
sotto gli occhi degli alunni, dal soccorrere un automobilista uscito di strada.
Tutti questi elementi compongono sia la comunicazione verbale sia quella analogica
(non verbale).
•
•
La comunicazione verbale: si realizza attraverso la parola parlata e quindi
implica l'utilizzo del canale vocale. L'utilità principale dell'uso delle parole è
rassicurarci, permettendo di dare un nome, un senso ed un significato a ciò che
stiamo provando; in tal modo possiamo discutere su ciò che sentiamo dentro di
noi, prendendo così anche un po' le distanze dalle paure più profonde. Il
linguaggio diventa quindi un modo per instaurare un contatto con la persona a cui
stiamo parlando, con la quale possiamo condividere i nostri pensieri e sentimenti,
lasciando però aperto il rischio del fraintendimento e della creazione di un
significato aggiunto da chi sta decodificando il nostro messaggio.
La comunicazione non verbale: racchiude tutti i messaggi lanciati attraverso le
variazioni di utilizzo del canale vocale (intercalare, pause, intonazioni, volume
della voce) e attraverso le espressioni ed i gesti del viso e del corpo. Come
riportato più sopra, apparentemente sembra più difficile da decodificare, ma in
realtà è molto più chiara ed utilizzata della comunicazione verbale. Chiunque di
noi sa capire che se qualcuno picchietta freneticamente le dita sul tavolino è
nervoso, ma molto più difficile è capire questo stesso stato d'animo da un
semplice dialogo verbale. La comunicazione analogica scorre, rispetto al terreno
della comunicazione verbale, come un fiume sotterraneo, proprio come le
emozioni scorrono sotto i nostri pensieri.
Se ne deduce che i due tipi di comunicazione si occupano principalmente di due aree
distinte: la comunicazione verbale dell'aspetto contenutistico del messaggio, la
comunicazione non verbale di quello emotivo-relazionale.
La comunicazione nel rapporto supportivo deve raggiungere principalmente lo scopo
di permettere alla persona soccorsa di trovarsi nella condizione di maggior
benessere possibile per lui in quel momento. Questo può essere raggiunto attraverso
tre momenti successivi:
•
favorire lo scambio di informazioni: più notizie sullo stato psichico e fisico si
raccolgono più diventa facile entrare in relazione; le domande non devono però
essere troppo invadenti o personali. Se la persona non vuole dirci nulla di lei, non
per questo dobbiamo insistere e forzarla. A noi compete invece il dovere di
fornire con chiarezza e tranquillità tutte le informazioni che possono servire alla
persona soccorsa, per ridurre la sua ansia. Forse poi vedendo la nostra
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disponibilità e interessamento, sarà la persona stessa a fornirci spontaneamente
notizie su di sé.
individuare lo stato emotivo: oltre a decifrare la comunicazione non verbale della
persona soccorsa è bene cercare di cogliere anche il nostro stato d'animo per
poter arginare e tenere a freno i nostri sentimenti e ansie più forti;
entrare in relazione empatica: con questa espressione ci si riferisce alla capacità
di sentire dentro di sé lo stato d'animo della persona soccorsa e di comunicarle
che la si comprende. Questo meccanismo deve portare all'individuazione delle
scelte migliori per fornire l'aiuto ed il servizio più adatto a migliorare lo stato
emotivo attuale del nostro interlocutore.
Alcuni suggerimenti.
Per raggiungere questi scopi ci si può avvalere di alcune efficaci tecniche di
comunicazione:
•
•
•
•
•
•
•
•
utilizzare il livello linguistico della persona da soccorrere: come possiamo
comunicare e aiutare qualcuno di cui non utilizziamo lo stesso linguaggio? Se
abbiamo di fronte un bambino di 5 anni che ci parla agitatamente, sarà utile
usare una comunicazione semplice. Il nostro linguaggio dovrà sempre essere il
più possibile comprensibile e vicino a quello della persona soccorsa. Siamo
sempre noi a doverci adeguare alle esigenze altrui e non viceversa;
ascolto attivo: si intende una situazione in cui la persona soccorsa recepisce,
attraverso la nostra comunicazione e i nostri commenti di risposta, che siamo
realmente interessati a ciò che ci sta dicendo;
osservazione partecipata: tenere la mano della persona soccorsa palpando
spesso il polso radiale è un tipico gesto che comunica attenzione e
partecipazione a ciò che sta accadendo; la persona si sente sicuramente meno
sola ed abbandonata alla sua sofferenza;
tollerare il silenzio: questa è forse una delle tecniche più difficili da applicare,
perché la voglia di fare e di agire fa sembrare tempo sprecato quello passato
semplicemente stringendo la mano di chi sta soffrendo. Noi possiamo provare
una o due volte a rompere questo silenzio, ma se i nostri messaggi non
ottengono risposte, allora è nostro compito rispettare la scelta altrui;
domande appropriate: "Posso metterle meglio il cuscino?", "Se ha caldo, posso
aprire il finestrino, che ne pensa?"; due esempi solo per chiarire che le domande
devono essere chiare, brevi e precise;
decifrare la comunicazione non verbale: soprattutto con le persone più
silenziose questo è l'unico mezzo con cui entrare in relazione. Una volta decifrati,
questi messaggi devono servirci per adeguare ulteriormente il nostro servizio alla
situazione contingente;
dimostrare interesse per gli argomenti trattati: talvolta il mondo e gli interessi
della persona soccorsa sono molto diversi dai nostri, ma questo non deve
renderci meno attenti a creare un clima il più possibile confortevole e tranquillo;
rispondere correttamente e chiaramente alle domande poste dalla persona
soccorsa e dai suoi eventuali accompagnatori: questi ultimi sono la presenza più
rassicurante per la persona soccorsa ed è quindi necessario essere disponibili e
chiari anche con loro.
Cosa NON fare.
Esistono però anche delle tecniche inefficaci di comunicazione delle quali sarebbe
bene fare il minor uso possibile:
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parlare per parlare: spesso frutto della paura di non saper reggere un eventuale
silenzio. Crea solo confusione ed imbarazzo, non permettendo ai bisogni ed ai
pensieri più profondi di essere verbalizzati. Se è la persona soccorsa ad utilizzare
questa tecnica, dovremo cercare di farla sentire in un ambiente confortevole in
cui possa lasciarsi andare e stare anche in silenzio, se è questo ciò che desidera
(non è in questo momento la nostra ansia il problema da affrontare);
formulare giudizi e fornire consigli non richiesti: per sentirsi tranquilli di certo
non si ha bisogno di qualcuno che ci predichi cosa è giusto e cosa è sbagliato,
ma bensì di qualcuno che ci accetti per come siamo, soprattutto in una situazione
critica come un'urgenza sanitaria;
mostrare disinteresse e fastidio: la persona che soccorriamo non si è fatta
male appositamente per disturbarci, ma bensì si trova in una posizione molto più
fastidiosa e "poco interessante" di quella in cui ci troviamo noi;
banalizzare i sentimenti espressi: "Ma perché urla? E' matto?", "Questa sua
angoscia è proprio inutile", "Smetta di piangere, sembra una fontana rotta"; questi
interventi non fanno che acutizzare il disagio della persona soccorsa;
verbalizzare le proprie paure e timori: "Anch'io ho paura che la situazione
peggiori", "Temo di non sapere proprio cosa fare per aiutarla"; anche queste frasi
provocano solo un maggior malessere nella persona soccorsa ed anche in noi
soccorritori;
mostrare atteggiamenti di chiusura: non guardare mai l'interlocutore negli
occhi, stargli lontano, rivolgere la parola solo ai colleghi, ecc...aumentano il senso
di solitudine e la paura;
interrompere e cambiare argomento: evidenzia scarso rispetto ed interesse,
provocando disagio e ritrosia;
mandare messaggi incongruenti e confondere con ipotesi non verificate: dire
ad una mamma che il suo bambino è molto bello e poi non volerlo nemmeno
toccare può generare ostilità e soprattutto confusione; questo vale per qualsiasi
persona con cui non ci si relazioni in modo chiaro e coerente.
Il tipo di tecniche da utilizzare, nonché la scelta del canale comunicativo
preferenziale vanno regolati in base al nostro interlocutore, soprattutto in alcuni casi
specifici:
•
•
•
i bambini: solitamente vivono questa esperienza dolorosa con molti sensi di
colpa, data l'impossibilità di cogliere le cause reali dell'incidente accaduto ed in
seguito ad eventuali rimproveri da parte dei genitori. E' bene quindi fornire
informazioni chiare al bambino su quanto successo e su quanto sta avvenendo
ora, utilizzando anche la comunicazione non verbale alla quale i bambini sono
sempre molto attenti. Importante è anche tenere un atteggiamento comprensivo
e collaborativo con i genitori o con le figure significative per il bambino;
gli adolescenti: evitare di trattarlo come un bambino, cercando invece di creare
un rapporto di fiducia e di stima che lo faccia sentire rispettato e accettato come
persona già in grado di cavarsela da sola. L'adolescente ha molto bisogno di
essere rassicurato sul suo aspetto fisico, ma anche di relazionarsi con persone
adulte capaci di verbalizzare i suoi sentimenti ed i suoi dubbi, collaborando con
lui al superamento di questa situazione critica;
l'anziano: la paura della morte è il sentimento che contraddistingue questa
persona. A noi spetta quindi cercare di arginare questa ansia, verbalizzandola e
infondendo della speranza e della positività nell'animo di questa persona
impaurita e spesso completamente priva di autonomia. Sentirsi dipendenti da
qualcun altro provoca molto disagio, dissipabile solo tramite delle azioni
rassicuranti e rispettose dell'individualità altrui;
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lo straniero: con una gestualità marcata ed una comunicazione non verbale ben
usata, possiamo riuscire a costruire una relazione efficiente, anche con persone
di cui non conosciamo la lingua;
la persona con deficit sensoriale: facilmente riconoscibile se non vedente o
muta, un po' meno se sorda; con questa persona bisogna dirigere la propria
attenzione sui canali comunicativi funzionanti e utilizzare questi per instaurare un
rapporto supportivo che sottolinei il meno possibile la condizione di
menomazione presente;
il paziente cronico: l'unica cosa da poter fare è cercare di infondergli un po' di
speranza, servendosi della propria esperienza personale per raccontare magari
situazioni simili che abbiano avuto dei risultati finali positivi. A volte questi
pazienti preferiscono il silenzio;
il paziente terminale: può vivere questa sua condizione in diversi modi
(rifiutandola, provando collera e rabbia, deprimendosi, accettandola); noi non
possiamo fare altro che cercare di non giudicarlo per come si sta comportando,
dimostrandogli invece comprensione e rispetto, senza cercare di ingannarlo con
espressioni come "Vedrà che guarirà", "Sicuramente sono i medici ad aver
sbagliato diagnosi"….
Il paziente con disagio psichico o psichiatrico: è necessario tenere sempre
presente che per lui il disagio che a noi pare "assurdo", è concreto, tanto
concreto e vero come la sua sofferenza, quindi non sottovalutare mai i sintomi,
cercare il più possibile di tranquillizzarlo (ma non dicendogli che non è vero
niente e che se ne renderà conto presto…). Affronteremo ampiamente queste
problematiche nel capitolo 14.
Le Capacità Relazionali
Io faccio le mie cose e tu fai le tue.
Non sto a questo mondo per vivere secondo le tue aspettative.
E tu non stai a questo mondo per vivere secondo le mie aspettative.
Tu sei tu ed io sono io.
E se per caso ci troviamo è bello.
Se non ci troviamo, allora niente.
Perls Fritz
Dopo aver appreso alcuni suggerimenti sulla comunicazione, soffermiamoci ora
sull'ascolto e sulla gestione della relazione.
Saper fare delle buone domande dando inizio ad un processo comunicativo è
perfettamente inutile se poi non si sa come cogliere ed utilizzare il rimando del nostro
interlocutore. Il soccorritore dovrebbe saper gestire la relazione ponendosi in un
atteggiamento attivo di ascolto e di osservazione, che gli permetta di raggiungere lo
scopo del suo rapporto supportivo: "far raggiungere alla persona soccorsa il
miglior benessere possibile in quel momento".
Cominciamo il percorso identificando i principali bisogni che la persona può
presentare durante il soccorso:
•
•
fisiologici: essere scaldato, ossigenato...
di rassicurazione: si trova infatti in una situazione critica di cui non conosce l'esito
ed in cui si sente impaurito, circa il suo presente e futuro;
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di stima e rispetto: è in un momento doloroso e sofferente, ma mantiene una sua
individualità e personalità; è una persona e come tale deve essere considerata
anche in questa situazione di disagio;
d'amore e di appartenenza: più ci si sente impauriti, più ci si sente soli ed indifesi,
alla ricerca di qualcuno che ci sia vicino e si prenda cura di noi;
di autonomia: anche se ora la vediamo bisognosa di aiuto, molto probabilmente
questa persona fino a pochi istanti fa era indipendente ed autonoma, come spera
di ritornare ad essere al più presto;
Questi bisogni, tranne quelli fisiologici, sono strettamente dipendenti dal modo in cui
ognuno di noi affronta la malattia ed il dolore. Sono diverse infatti le modalità con
le quali ognuno di noi affronta la sofferenza, quindi la persona che stiamo
soccorrendo potrà:
1. intraprendere un comportamento per alleviare il sintomo: alla ricerca
dell'autonomia e del benessere, questa persona sarà per noi un valido
collaboratore con cui sarà più facile entrare in relazione ;
2. negare il sintomo: è uno dei meccanismi di difesa più forti che possediamo; utile
ad evitare il confronto con paure e sofferenze troppo grosse, deve venire
rispettato e non forzato da frasi come "Ma non vede che ha perso l'uso delle
gambe?", "Si guardi allo specchio e vedrà che è malato". Questi interventi non
farebbero che acutizzare ulteriormente l'ansia della persona soccorsa,
provocando o il rafforzamento dell'atteggiamento difensivo o il crollo completo,
ponendoci in ogni caso in una situazione difficile da sostenere;
3. permanere in uno stato di confusione ed incertezza: il nostro aiuto nel
verbalizzare i dubbi e le perplessità, cercando insieme delle risposte valide e
reali, può rappresentare un sostegno efficace per persone impaurite e
disorientate come queste;
4. entrare in uno stato apatico e depressivo: cercare di stimolare con domande e
dubbi, proporre argomenti presumibilmente interessanti e coinvolgere la persona
in progetti futuri. Questi sono alcuni modi in cui possiamo provare ad instaurare
un dialogo con persone così tristi e spesso stanche delle loro sofferenze.
Avendo descritto gli stati d'animo della persona con cui ci stiamo relazionando,
passiamo a chiarire quali sono gli elementi costitutivi del "rapporto supportivo",
ossia della reazione finalizzata a contenere le ansie ed a supportare una persona
bisognosa di aiuto:
•
•
•
•
•
rispetto: senza di esso non può esistere nessuno scambio e dialogo proficuo;
non siamo dei supereroi di fronte a degli esseri inferiori a noi, ma bensì delle
persone perfettamente simili a quelle che, solo in questo momento e non per
scelta propria, hanno bisogno di noi;
fiducia: non possiamo sperare di ottenerla dal nostro interlocutore se prima non
siamo noi a dimostrarci fiduciosi nella sua disponibilità a cooperare per
perseguire il meglio possibile;
empatia: come già accennato in precedenza, si intende la capacità di
sintonizzare sullo stato d'animo altrui le proprie emozioni, provando gli stessi
sentimenti e paure. E' un utile strumento per poi potersi comportare
coerentemente con il clima affettivo presente;
interessamento: legato al rispetto ed alla stima, evidenzia da parte nostra un
atteggiamento attento all'umanità ed all'individualità altrui;
autonomia: intesa come capacità di autogovernarsi e di compiere delle scelte
indipendentemente dai suggerimenti altrui.
Come noi cerchiamo di difendere
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la nostra, la persona soccorsa difenderà, per quanto gli è possibile, la sua e noi
dovremo facilitargli questo compito;
dialogo: comprende anche quello analogico, sottolineando la centralità che
ricopre lo scambio di informazioni (anche emotive) per l'instaurarsi di un qualsiasi
legame;
reciprocità: come noi aiutiamo la persona soccorsa ad alleviare la sua
sofferenza, così essa può aiutare noi, attraverso il confronto con delle realtà
diverse, ad entrare sempre più in contatto con i nostri sentimenti e debolezze.
Questi elementi essenziali si possono facilmente identificare all'interno dei
comportamenti e degli atteggiamenti che dovrebbero contraddistinguere
l'intervento del soccorritore:
•
utilizzo di tecniche efficaci di comunicazione: rappresentano lo strumento senza il
quale la relazione non può neanche prendere avvio;
•
spiegazione delle manovre che si stanno eseguendo: se la persona è cosciente,
spiegare in modo sintetico e con un linguaggio non eccessivamente tecnico, le
manovre che si intendono eseguire;
•
sospensione di giudizi e pregiudizi: in una stessa giornata possiamo trovarci a
dover soccorrere un bambino, un delinquente appena scarcerato o un esponente
del partito politico opposto al nostro: a queste tre persone dovremo riservare lo
stesso aiuto morale e tecnico. La possibilità di fare incontri spiacevoli deve
essere messa in conto nel momento stesso in cui si decide di diventare volontari
soccorritori;
•
rispetto del codice etico: per eseguire questo compito basta ricordarsi sempre
che chi si ha di fronte è una persona e non un oggetto;
•
infondere speranza: la persona soccorsa ha la mente piena di paure e di dolori
che possono sembrargli interminabili; in questi casi è fondamentale riuscire a
fargli intravedere uno spiraglio di luce e di fiducia nel futuro;
•
instaurare un rapporto collaborativo: questo è un utilissimo mezzo per rinsaldare
nella persona soccorsa la fiducia nelle sue capacità e nella sua abilità a superare
quest'avversità;
•
comprendere e verbalizzare la sofferenza: "Vedo che ha molta paura di non poter
più muovere le dita. Cerchiamo di esaminare insieme la situazione reale". E'
importante contenere i timori altrui, ma anche riconoscerli per poterli
eventualmente dissipare o ridimensionare;
•
mantenere un comportamento tranquillo: riordinare le attrezzature con sicurezza
e calma, eseguire con voce tranquilla le comunicazioni radio e quelle con i propri
colleghi, ecc.. Si instaura in tal modo un clima rassicurante e professionale, che
permette a tutte le persone coinvolte di non farsi dominare dalle paure e dalle
tensioni del momento;
Tutti questi suggerimenti di gestione della relazione sono pressoché validi per ogni
situazione, ma compete al singolo soccorritore in ogni singola circostanza scegliere
l'approccio relazionale più indicato.
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Lo psicanalista C.G. Jung affermò che è necessario imparare tutto ciò che si può
sulla teoria ma che quando si è di fronte all'altro il manuale va dimenticato.
Quest'affermazione forse è un po' eccessiva, ma sicuramente nell'approccio
relazionale è necessario/sufficiente agire con umanità e interesse per il prossimo.
Il Rispetto per la Privacy altrui
Il nostro intervento è finalizzato a soccorrere persone sconosciute che forse non
rivedremo mai più. Non è assolutamente etico e professionalmente corretto
approfittare della situazione di disagio e di urgenza in cui si opera per invadere
l'intimità altrui.
La persona che soccorriamo ricerca in noi qualcuno capace di aiutarlo e difenderlo
dalla sofferenza; non rispettandone la privacy aumenteremmo il suo disagio e la sua
mancanza di autonomia, distruggendo le sue aspettative di supporto e di aiuto.
I compiti essenziali possono essere schematizzati in poche azioni indispensabili al
raggiungimento di una relazione e di un servizio davvero riusciti:
•
•
•
•
•
coprire eventuali nudità
non fissare lo sguardo su parti intime o mutilate
ripararlo durante l'evacuazione o la minzione
mantenere sempre un atteggiamento rispettoso dell'intimità e dell'autonomia
altrui
rispettare il segreto professionale
Questionario di Autovalutazione
La Comunicazione e la Relazione
Il questionario di autovalutazione può essere utilizzato al termine dei servizi per
valutare il proprio atteggiamento.
Il mio approccio è stato realmente relazionale ed empatico se:
• sono stato motivato ed interessato alla comunicazione con la persona che ho
soccorso;
• ho saputo cogliere, attraverso la comunicazione analogica, lo stato emotivo della
persona che ho soccorso;
• cogliendo i bisogni primari della persona, ho saputo fornirgli delle risposte valide
a migliorare il suo benessere fisico e psicologico;
• ho rispettato la privacy della persona soccorsa;
• sono stato capace di infondere speranza, cogliendo la sofferenza mentale e fisica
della persona soccorsa;
Cerca di individuare almeno 5 tecniche efficaci di comunicazione che hai utilizzato
durante il soccorso. Se riesci ad identificarne altrettante inefficaci, prova a trovare dei
sostituti efficaci a queste tue azioni comunicative.
Bibliografia
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
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Capitolo
Triage e gestione dell'emergenza
con i mezzi di soccorso avanzato e
con operatori dell'emergenza non
sanitaria
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"
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5. Triage e gestione dell'emergenza con i mezzi di soccorso avanzato e con
operatori dell'emergenza non sanitaria
5.1 Triage:
Obiettivi Formativi:
1) Come scegliere il Pronto Soccorso di destinazione;
2) Come effettuare il Triage e a chi spetta.
Triage = Scelta
In presenza di molti pazienti, disponendo di mezzi limitati bisogna decidere chi
evacuare prima e chi dopo a seconda della gravità.
Bisogna scegliere il pronto soccorso di destinazione tenendo conto di:
¾ Distanza
¾ Possibilità strutturali del Pronto Soccorso (es. livello di intasamento)
¾ Gravità del paziente
È importante che sulla scena si identifichi una sola persona a cui fare riferimento e
dalla quale prendere ordini diretti.
Quindi:
1 Triagista
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
I cui compiti sono:
Definire il numero dei feriti,
Attivare il numero corretto di mezzi sanitari,
Attivare strutture non sanitarie,
Identificare i codici di priorità,
Organizzare i punti di raccolta e l'evacuazione dei pazienti partendo dai più
gravi ai meno critici,
Identificare i pazienti,
Inviarli ai Pronto Soccorso in accordo con la Centrale Operativa.
A chi aspetta il Triage?
Sicuramente al primo mezzo che arriva sul posto, fino all'arrivo del mezzo
avanzato: Automedica con Infermiere Professionale, Elicottero (CSV) o
Ambulanza con Infermiere Professionale.
Tutti gli altri mezzi all'arrivo parlano solo con il triagista e si mettono a
disposizione.
Nessuno prende iniziative senza avallo Triage!
Si carica il paziente od i pazienti e si portano alla destinazione scelta dal triagista
con il codice assegnato.
Le comunicazioni radio devono essere ridotte al minimo e solo il triage mantiene i
contatti definendo destinazioni e codici!
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5.2 Operatori di soccorso non sanitari:
Obiettivi Formativi:
1) Identificare i mezzi di soccorso non sanitari;
2) Ruolo dei mezzi di soccorso non sanitari;
Chi sono?
S Carabinieri
S 113
S Polizia Stradale
S Vigili Urbani
S Vigili del Fuoco
S Soccorso Alpino
Rapporti con operatori non sanitari:
rispettare i ruoli, ad ognuno le proprie competenze, gli sforzi eroici non servono a
nessuno ed evitiamo le medaglie d'oro alla memoria!!!
Lo scopo è unico: evitare morti evitabili, limitare se non annullare i danni
permanenti, ma soprattutto NON causiamone!!!
Î
Î
Î
Î
Î
Î
Î
Î
Quando attivare i Vigili del Fuoco:
Abitazioni o luoghi difficilmente accessibili;
Apriporta;
Incastrati in strada e sul lavoro;
Fughe di gas;
Incendi;
Incidenti chimici;
Inquinamenti ambientali;
Pericolo di incendio o perdita di sostanze da autocombustibili incidentate.
Quando attivare le Forze dell'Ordine:
Sospetto presenza di reato;
Gestione di traffico e di persone;
Soggetti potenzialmente e/o effettivamente pericolosi per se stessi e per gli altri;
Trattamento Sanitario Obbligatorio (a Modena di competenza dei Vigili Urbani);
In caso di incidenti stradali: sia a richiesta dei coinvolti, sia per esigenze
dell'equipaggio;
S Infortuni sul lavoro (a Modena di competenze dei Carabinieri);
S Presenza di minorenne che rifiuta il trasporto e non sono presenti i genitori.
S
S
S
S
S
In caso di eventi con supposta od accertata presenza di armi, rispettare i ruoli
privilegiando la gestione sanitaria del paziente ferito e non gli aspetti legali del caso.
Comportamento da attendere al loro arrivo:
L Si lavora tutti per lo stesso scopo quindi collaborare è indispensabile;
L Descrivere lo scenario dell'evento è necessità;
L Comunicare osservazioni, descrizioni, fatti accaduti prima del loro arrivo
(fumo, perdita di liquidi, ecc.);
L In caso di estricazioni complesse, rispettare "nell'ambito della collaborazione"
i ruoli.
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Nel caso ci fossero già altre
Forze sul luogo chiedere le
Informazioni necessarie prima
Di agire.
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•
Quando attivare il Soccorso Alpino:
Recuperi particolarmente complessi;
Ricerca dispersi;
Maxi Emergenze.
Come attivarli:
Si possono attivare sia via cavo sia via radio tramite la Centrale Operativa
specificando sempre la natura della richiesta.
Importante:
L Se si arriva per primi, fornire notizie precise sulla localizzazione dell'evento e
sua natura;
L Segnalare tempestivamente per radio eventuale annullamento del loro invio
(meglio se entro 180 sec.);
Nel caso ci necessiti un aiuto tipicamente sanitario da parte di persone non dedicate,
è compito del soccorritore gestire e spiegare le manovre che dovranno essere fatte.
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5.3 Livelli di soccorso:
Obiettivi Formativi:
1) Elencare i mezzi di soccorso sanitario;
2) Descrivere le procedure di scelta dei mezzi di soccorso;
3) Procedura di attivazione e supporto dell'Eliambulanza
1)
Ambulanze Volontariato
2)
Ambulanza con Infermiere Professionale
3)
Ambulanza con Medico Emergenza Territoriale
4)
Automedica con Anestesista e Infermiere Professionale
5)
Eliambulanza con Anestesista e due Infermieri Professionale
Mezzi di Soccorso Avanzato
Auto
Medicalizza
Figura 8
Ambulanza
Medicalizzata
Caratteristiche Comuni:
Attrezzature atte a garantire cure necessarie ed indispensabili a
situazioni di grave emergenza sanitari.
Ambulanza con
Infermiere
Professionale
soggetti in
Eliambulanza
Î
Trasporti veloci per lunghe distanze in modo stabile;
Î
Trasporta velocemente un'equipe sanitaria sul luogo dell'evento;
Î
Raggiunge luoghi impervi ed isolati o irraggiungibili con altri mezzi;
Î
Riduce vibrazioni e forze di decelerazione rispetto ai mezzi stradali;
Î
Evita il traffico stradale;
Î
Possibili rendez-vous.
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Automedica
Î
E il mezzo stradale più veloce per intervenire con un'equipe sanitaria sul
luogo dell'intervento;
Î
Se il medico non deve seguire il paziente si può rendere subito disponibile
per altri eventuali interventi;
Î
Possibili rendez-vous.
Ambulanza Medicalizzata
Î
Presenza di equipe sanitaria;
Î
Può caricare il paziente, il paziente, stabilizzarlo sul posto e rendere operativa
l'altra ambulanza;
Î
Possibilità di trasferimento del medico sull'altra ambulanza quindi una rimane
subito operativa con l'Infermiere Professionale;
Î
Possibilità di trasferimento dell'Infermiere Professionale sull'altra ambulanza
per cui una rimane subito operativa col Medico;
Î
Possibili rendez-vous;
Î
Possibilità di caricare più pazienti.
Ambulanza con Infermiere Professionale 118
Î
Possibili rendez-vous;
Î
Trasferimento del paziente a bordo con stabilizzazione precoce e rendendo
operativa l'altra ambulanza;
Î
Trasferimento Infermiere Professionale sull'altra ambulanza e facendo salire
un Volontario sull'ambulanza 118 che diviene libera e operativa.
Quando richiedere i Mezzi di Soccorso Avanzato:
Î In caso di sospetto o accertato pericolo di vita del paziente;
Î In appoggio a soccorsi particolarmente gravi o complessi;
Î Localizzazioni geografiche già indicate per intervento;
Î In caso siano già stati attivati dalla Centrale Operativa;
Î Confermare il loro intervento se realmente necessario.
Comunicazione con i Mezzi di Soccorso Avanzato:
Î Via cavo (in diretta o tramite centrale operativa);
Î Via radio (in diretta o tramite centrale operativa;
Comunicazione con Automedica, Ambulanza Medicalizzata e con Infermiere
Professionale
8 Conferma alla Centrale Operativa sull'invio entro 60 secondi dall'arrivo sul
posto;
8 Localizzazione precisa dell'evento;
8 Spiegare chiaramente le strade da percorrere e il luogo preciso per il rendezvous;
8 Risposte all'equipaggio 118 sulla dinamica e sulle condizioni sanitarie.
Comunicazioni con l'Elicottero
8 Sul posto confermare necessità entro i tempi stabiliti;
8 Localizzazione evento con riferimenti visibili dall'alto, utilizzo mezzi visivi di
supporto se necessari (es: fumogeni, torce, ecc.);
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8 Risposte precise alle domande inerenti situazioni meteo, possibili zone di
atterraggio;
8 Eventuale presenza di cavi;
8 Risposte precise circa la dinamica dell'evento e la situazione sanitaria.
Ricordare inoltre:
K Mantenere la distanza di sicurezza di almeno 30 metri ed avvicinarsi solo
dopo essere stati invitati a farlo;
K Durante atterraggio e decollo fissare tutto ciò che è mobile in ambulanza;
K Durante atterraggio e decollo chiudere l'ambulanza;
K Non lasciare teli o altro materiale mobile a terra.
Guidare l'Elicottero sul posto
Mentre dal basso l'elicottero è sempre ben visibile, dall'alto è spesso difficile
individuare il luogo predisposto per l'atterraggio o l'ambulanza, in particolare in zone
alberate, in aperta campagna, in collina o in montagna.
Quando ci si trova in queste situazioni, è fondamentale l'aiuto dei soccorritori
presenti per guidare l'elicottero sul posto.
Se possibile parcheggiare l'ambulanza o il mezzo di soccorso in una posizione ben
visibile, ma al di fuori dell'area di atterraggio.
Mettersi in luogo aperto, facendo dei segnali verso l'elicottero o, meglio, sventolando
un lenzuolo bianco o una coperta colorata. Ricordate che i colori più visibili, oltre al
bianco, sono il giallo e l'arancione. Non dimenticate di piegare o di trattenere il
lenzuolo mentre l'elicottero sta atterrando!
Se l'elicottero non riesce a vedervi o vi chiede informazioni via radio, guidatelo
indicando in quale posizione vi trovate rispetto a un quadrante di orologio con le ore
12.00 in corrispondenza della prua dell'elicottero (esempio: siamo a ore 10 da voi).
Figura 9
Il Trasporto del paziente
Dopo aver trattato il paziente sul posto, l'equipe
organizzerà il trasporto in base alla patologia:
K Con Ambulanza: all'ospedale competente, se
necessario con l'accompagnamento dell'equipe
dell'Elicottero;
K Con Elicottero: solo se le condizioni del paziente lo
richiedono, all'ospedale più vicino o direttamente a
un centro specialistico;
In questo ultimo caso l'Elicottero contatterà la Centrale
Operativa per verificare quale centro è disponibile ad
accogliere il paziente.
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e con operatori dell'emergenza non sanitaria
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Qualora vi fossero difficoltà nelle comunicazioni con la Centrale Operativa, l'equipe
dell'Elicottero potrà richiedere alla base operativa che ha richiesto l'intervento di fare
da tramite.Prima dell'atterraggio
Assicurarsi che la zona sia libera ed agibile
K Fermare il traffico
K Mantenere a distanza gli spettatori
K Mantenere la zona circostante pulita
da carte, lamiere, ombrelloni, etc.
K Bloccare le lenzuola della barella
K Comunicare la presenza di cavi oaltri ostacoli
K Restare al di fuori dell'area.
Dopo l'atterraggio
K Non avvicinarsi mai alle pale con l'Ambulanza
K Prima di avvicinarsi attendere l'ordine dell'equipaggio
K Avvicinarsi sempre frontalmente guardando il pilota
K Se il terreno è in pendenza non avvicinarsi assolutamente alle pale: la loro
altezza dal suolo diminuisce!
K Non sollevare le braccia in prossimità delle pale in movimento
K Sotto le pale le barelle ed ogni altro oggetto lungo vanno sempre tenuti
orizzontali
K Non avvicinarsi al rotore di coda.
Figura 10
Come collaborare con l'equipaggio degli Elicotteri di soccorso sanitario
(a cura di SAER - Base di Pavullo nel Frignano)
Premessa
Quando si allerta un Elicottero di soccorso, l'attesa non è delle più semplici, ci si
trova spesso in una situazione altamente ansiogena con innumerevoli fattori di
disturbo situazionali: vi sono feriti gravi, parenti o amici agitati, situazioni evolutive,
etc.
Mantenere la lucidità è difficoltoso e si può basare solo sull'esecuzione di atti
schematici e collaudati. Nelle poche righe a seguire sono illustrati alcuni principi
basilari per consentire una proficua collaborazione tra gli operatori al suolo e gli
equipaggi degli Elicotteri di soccorso sanitario del sistema regionale 118 dell'Emilia
Romagna.
L'allertamento
Un corretto sistema di soccorso prevede di pre-allertare il servizio di elisoccorso, così
come tutti i mezzi avanzati, su basi procedurali che derivano da evidenze scientifiche
e cliniche.
L'elicottero, secondo le prerogative tipiche del mezzo, consente di apportare alle
procedure di soccorso alcuni benefici peculiari (seppure al momento limitati alle ore
diurne e a condizioni meteo non invalidanti) quali:
L Raggiungere direttamente il paziente in tempi brevi;
L Sbarcare l'equipe medicalizzata direttamente sul luogo dell'evento;
L Trasferire in tempi brevi il paziente all'ospedale idoneo ad assistere al meglio
la sua patologia;
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L Ridurre nel trasporto le sollecitazioni cinetiche al paziente.
Il servizio di elisoccorso SAR consente inoltre di raggiungere o prelevare
direttamente l'infortunato anche in luoghi ostili e impervi, riducendo al minimo i tempi
ed i rischi della sua mobilizzazione e tutelando i soccorritori dai rischi ambientali
relativi al contesto operativo.
Un'equipe sanitaria che richiede la collaborazione di un elicottero medicalizzato deve
quindi considerare i benefici elencati e collaborare con l'equipaggio per renderli
possibili.
Il primo di questi benefici può essere il rapido raggiungimento del paziente da parte
del medico dell'elicottero. Per far sì che il medico arrivi velocemente sul paziente è
necessario che vi siano corrette informazioni sul luogo esatto in cui il paziente si
trova e che l'elicottero sia "vettorato" efficacemente in vista del target.
Se l'equipaggio di un mezzo di soccorso arriva per primo sul paziente, è necessario
quindi che questo collabori attuando alcune basilari azioni:
1. Collocare il mezzo di soccorso in una zona visibile dall'alto, sgombra da alberi
o edifici
2. Lasciare tutte le luci lampeggianti accese
3. Preoccuparsi di stabilire un buon contatto radio con l'elicottero (spesso ciò
avviene con i canali "diretti")
4. Almeno un soccorritore deve portarsi all'aperto (se si interviene in abitazione)
ed in vista del mezzo aereo: l'equipaggio dell'ambulanza deve considerare
che l'arrivo del medico sul paziente in tempi brevi è fondamentale e prioritario
per il paziente
5. Comunicare all'elicottero che interviene appena se ne sente il rumore
6. Comunicare all'elicottero appena lo si ha in vista
7. Indicare in che direzione si trova il target rispetto all'elicottero utilizzando
preferibilmente il "metodo dell'orologio" per facilitare il pilota
8. Comunicare eventuali punti di riferimento ben visibili come edifici particolari,
tralicci, cantieri di lavoro, sbancamenti del terreno, laghi, campi sportivi o
centri abitati e tutto ciò che si ipotizza facilmente distinguibile dall'alto
9. Dare all'elicottero indicazioni frequenti sino a che non si ha conferma
dell'individuazione del target da parte dell'equipaggio segnalando eventuali
ostacoli difficilmente visibili dall'alto (cavi, fili, teloni, "catena del cane", teloni,
materiale sollevabile dal flusso del rotore, ecc.)
10. Una volta individuati dall'elicottero prestarsi per rendere sicura la fase di
avvicinamento al target ed attenersi alle indicazioni dell'equipaggio di
condotta.
Tra le cose che possono agevolare l'individuazione di un target è un fumogeno
rosso, se questo viene acceso appena si intravede l'elicottero (dopo il consenso del
pilota) può dare un'immediata visibilità e indicazioni utili sulla direzione e velocità del
vento al suolo.
Un ulteriore aiuto tecnologico lo si può avere dal sistema GPS, le coordinate rilevate
da un GPS portatile al suolo consentono, se correttamente comunicate all'elicottero,
di individuare il luogo con un'approssimazione inferiore ai 10 metri.
Utilizzo dell'Helivector
Per dare indicazioni all'equipaggio sulla propria posizione è necessario immaginarsi
di essere a bordo dell'elicottero, quindi di "auto-individuarsi" rispetto a questo.
A tale scopo si utilizza un metodo di derivazione ed uso aereonautico il sistema
"dell'orologio" immaginandosi a bordo dell'elicottero, al centro del quadrante dove la
prua corrisponde alle ore 12, la coda alle ore 6 e tutto intorno a noi si sviluppano le
altre ore che individuano altri settori in cui localizzare il nostro obiettivo.
Una volta indicata l'ora corrispondente al settore di direzione in cui si trova il target
rispetto all'elicottero è utile indicare una distanza approssimativa (più di 2 km, più di 1
km, meno di 500 m.).
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Lo strumento Helivector ci può essere utile e di prezioso ausilio per non confonderci
nell'indicare il settore orario in cui ci troviamo rispetto all'elicottero.
Una volta in vista dell'elicottero, poniamo il cartoncino tra noi e l'elicottero orientando
la figura dell'elicottero centrale nella stessa direzione in cui vediamo procedere
l'elicottero (ovviamente in vista) e così facendo potremo vedere in quale settore
orario ci troviamo rispetto all'equipaggio che ci deve individuare a terra rispetto al
loro spazio circostante.
A questo punto dobbiamo "stimare" rapidamente anche a quale distanza ci troviamo,
sapendo che:
L Se ci troviamo oltre 2 km distanti non riconosceremo facilmente il tipo di
elicottero;
L Se ci troviamo tra 1 km e 2 km distanti cominceremo a distinguere il tipo di
elicottero ma non vedremo marche ed emblemi;
L Solo sotto i 500 m di distanza ci potranno apparire le marche e gli emblemi
della livrea dell'elicottero.
Stabilito settore orario e distanza lo comunicheremo via radio tempestivamente
all'elicottero, proseguendo magari ad aggiornare l'indicazione man mano che questo
si avvicina a noi.
Nei territori montani è opportuno comunicare anche un riferimento di quota relativo
all'elicottero: es. sono più in alto di voi di circa 200 metri…, o specificando (se in
possesso di altimetro) la quota cui si ci trova. Nei territori di pianura la comunicazione
della quota risulta irrilevante e quindi da evitare.
Non è indispensabile per i soccorritori al suolo ricercare un luogo "atterrabile",
dall'alto è, infatti, molto più agevole individuare luoghi che si prestano ad atterraggi o
manovre in hovering nelle immediate vicinanze del target, aree che magari non
risultano facilmente visibili dalla prospettiva "suolo".
È invece prioritario consentire all'equipaggio dell'elisoccorso d'individuare il luogo
dell'evento, a maggior ragione se si tratta di un evento traumatico, la scena del
trauma, infatti, consente una serie di valutazioni di carattere diagnostico importanti
per la destinazione corretta del paziente, l'intervento dell'elicottero direttamente sul
luogo dell'evento consente anche di ridurre le mobilizzazioni necessarie, limitando
inoltre i rischi per il paziente.
Una volta che si è stati individuati dall'equipaggio dell'elicottero rispettate tutte le
norme di sicurezza ed attenetevi alle indicazioni dei membri addetti alla sicurezza.
Bibliografia
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
Cassigoli M. (2003) Sicurezza ed autoprotezione in emergenza, Firenze, Anpas
Toscana
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e con operatori dell'emergenza non sanitaria
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Capitolo
Trattamento politraumatizzato
secondo linee guida IRC
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"
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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC
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6. Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC (Italian Resuscitation
Council)
Obiettivi Formativi:
1) Valutare la scena che si presenta;
2) Sospettare le lesioni più frequenti e probabili in base alla dinamica
dell'evento traumatico;
3) Effettuare la valutazione primaria della persona vittima di un evento
traumatico;
4) Riconoscere l'assenza di una o più funzioni vitali in una persona
vittima di un evento traumatico ed eseguire le tecniche di B.L.S.;
5) Effettuare la valutazione secondaria.
Avvicinarsi al ferito solo al momento opportuno
Preparazione all'evento:
Entrata in servizio:
K Verifica funzionamento strumenti;
K Verifica materiale.
Alla chiamata:
K Distribuzione dei compiti.
Sul campo:
K Allertamento Centrale Operativa per eventuale invio mezzo avanzato;
Sulla scena:
K In caso di traumatismo sospettare un trauma del rachide cervicale;
Controllo della scena:
1. Sicurezza sulla scena dell'incidente (è prioritario proteggere se stessi, la
propria equipe, il paziente ed eventuali astanti).
Valutare:
K Eventuale presenza di feriti sul bordo stradale;
K Presenza di fumo, odori particolari, sostanze tossiche;
K Presenza di tralicci o cavi elettrici caduti o altro materiale sospeso.
2. Mezzi coinvolti.
3. Dinamica dell'incidente, in particolare:
K Caduta>= 5 metri
K Veicolo fortemente deformato
K Paziente proiettato all'esterno
K Impatto frontale violento
K Morte di un passeggero del
mezzo
K Mezzo ribaltato
Pedone, ciclista o motociclista contro un veicolo
Dare comunicazione alla Centrale Operativa sullo
scenario:
Valutazione clinica primaria
A. Airway - vie aeree e protezione rachide cervicale
B. Breathing - valutazione della circolazione
C. Circulation - valutazione della circolazione
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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC
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D. Disability - valutazione dello stato di vigilanza
E. Exposure - esposizione e protezione termica del paziente.
Airway - vie aeree e protezione rachide cervicale
L'asfissia uccide in pochi minuti
K Valutare la coscienza ricercando una risposta verbale
K Disostruire le vie aeree ricercando ed eliminando corpi estranei della cavità
orale (rimozione digitale o aspiratore)
K Utilizzare eventualmente una cannula orofaringea (soltanto nel caso che il
paziente abbia riflessi assenti o molto attenuati)
K Posizionare il collare cervicale e comunque mantenere il collo in posizione
neutra (sublussazione della mandibola)
Breathing - valutazione della circolazione
Collare sempre a tutti i traumatizzati
OPAC(S)
L Osserva: il carattere del respiro: normale, difficoltoso, agonico.
L Palpa:
•
Espansione del torace: simmetrica, asimmetrica
•
Presenza di lesioni ossee a livello della gabbia toracica
•
Presenza di crepitii caratteristici di enfisema sottocutaneo (come
calpestio di neve fresca)
L Conto: valutazione grossolana della frequenza respiratoria: normale 12-24
nell'adulto, eccessivamente alta (polipnea), eccessivamente bassa
(bradipnea)
L Saturimetria: appena possibile (meno del 90% segno di allarme.
Ossigeno sempre:
tutti i traumatizzati gravi devono essere trattati con ossigeno alla più alta percentuale
possibile per garantire una correzione anche parziale dell'ipossiemia e una
saturazione = o > 90%.
Metodiche
- Ventimask per pazienti in respiro spontaneo valido
- Maschera più Ambu e Reservoir per assistere la ventilazione
Circulation - valutazione della circolazione
Controllo emorragie e valutazione del circolo:
rapidissima ispezione per escludere gravi
presenza/assenza di polso radiale:
foci
emorragiche,
rilevazione
K Polso carotideo presente = 60 mm Hg
K Polso femorale presente = 70 mm Hg
K Polso radiale presente = 80 mm Hg
K
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Stima approssimativa della perdita ematica:
K
K
K
K
K
1000-2000 ml Per una frattura pelvica;
500-1000 ml. Per una frattura di femore;
250-500 ml Per una frattura di tibia e perone;
125-250 ml Per una frattura di osso piccolo;
Circa 500 ml Per un ematoma di 8 cm di diametro
Ulteriore perdita di liquidi dall'interstizio = circa il 25% della perdita ematica.
L'ipotensione è in relazione al tempo intercorso fra l'evento traumatico e il momento
della prima valutazione.
Controllo delle emorragie:
Figura 11
Priorità di trattamento al punto C-Circulation è sempre la ricerca e l'identificazione
di foci emorragiche, in particolare di quelli esterni comprimibili.
1. pressione diretta: l'unica tecnica sicuramente efficace e meno
dannosa per i tessuti è la compressione diretta sul focolaio di
emorragia. Può essere all'inizio la compressione manuale del
soccorritore, seguita dal posizionamento di un pacchetto di garze sul
focolaio di emorragia e successivamente del bendaggio compressivo
della zona con una benda elastica autoretraente ed autoadesiva.
2. Se vi sono emorragie gravi da fratture esposte, in cui è controindicato
comprimere direttamente sul focolaio di frattura, la prima scelta è la
compressione nelle zone in cui il vaso è palpabile e scorre su un
piano osseo. La seconda scelta è il laccio.
No, tranne in casi estremi, al tourniquet
No, sempre, alla pinzatura del vaso
Disability - valutazione dello stato di vigilanza
Valutazione dello stato di coscienza:
AVPU SCORE
A. Alert = Vigile
V. Verbal = Risposta allo stimolo verbale
P. Pain = Risposta al dolore
U. Unresponsive = Nessuna risposta
Sintesi della Valutazione Primaria:
L Garantire la pervietà delle vie aeree;
L Immobilizzare il rachide cervicale;
L Individuare problemi di respiro;
L Bloccare le emorragie;
L Evidenziare lo stato di shock;
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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC
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Individuare problemi di vigilanza.
Valutazione Secondaria:
Î Consiste in una rapida valutazione per portare il paziente
all'ospedale più idoneo;
Î Viene fatta soltanto se il paziente è stabilizzato.
L'ospedale più vicino è quello più idoneo nei traumi penetranti, nei pazienti instabili,
se l'equipe avanzata non è disponibile in tempo utile, non è quello più idoneo se vi
sono criteri di centralizzazione del paziente, cioè:
- caduta dall'alto;
- eiezione dal veicolo;
- tempi di estricazione superiori a 20 minuti;
- presenza di persone decedute;
- deformazione del veicolo;
- età < 5 anni;
- sbalzamento da moto/bici.
La valutazione secondaria segue il criterio testa-piedi, andando a ricercare in modo
più approfondito:
- segni di lesione;
- fratture;
- traumi importanti;
- ferite penetranti;
- emorragie non evidenziate durante la valutazione primaria.
Importante!!!
Valutare la dinamica:
L Impatto frontale;
L Eiezione;
L Caduta dall'alto.
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Trauma penetrante:
Non estrarre l'oggetto;
Stabilizzarlo in sede;
Scoop & run (carica e fuggi);
Allertare la Centrale Operativa.
Anamnesi:
Ricercare:
L Malattie importanti;
L Assunzione abituali di farmaci.
Bibliografia
Aa. Vv. (2002) Approccio e trattamento preospedaliero al traumatizzato secondo le
linee guida IRC, Bologna, IRC
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC
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Capitolo
Lesioni da agenti chimici e fisici,
lesioni da colpo di calore e da
freddo
A cura di Carlo Tassi6
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Medico
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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo
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7. Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo
Obiettivi Formativi:
1) Sospettare e valutare le lesioni da agenti fisici e chimici;
2) Prestare il primo soccorso alle persone con lesioni da agenti chimici
o fisici;
3) Valutare la malattia da colpo di calore o da freddo;
4) Prestare il primo soccorso alle persone con colpo di calore o in stato
di congelamento.
¾ Sostanze chimiche: Acidi (per es. acido solforico, nitrico, cloridrico, tricloroacetico,
fluoridrico, ecc…);
¾ Fonti di calore: fiamme, corpi incandescenti, liquidi, vapori bollenti, flash (esplosioni);
¾ Calore eccessivo: colpo di sole, colpo di calore, sincope, crampi di calore
esaurimento da calore;
¾ Freddo eccessivo, acqua, ghiaccio: generali (ipotermia o assideramento) e locali
(congelamento);
¾ Elettricità: ustioni, paralisi, difficoltà o arresto respiratorio, alterazioni del ritmo
cardiaco, fratture e lussazioni;
¾ Agenti fisici: raggi solari, elettricità, radiazioni.
Spesso è la combinazione di due o più fattori a provocare o a complicare i tentativi di
soccorso:
Il calore eccessivo può causare delle alterazioni ai meccanismi di regolazione
dell’organismo portando a delle vere e proprie urgenze; questo problema può essere
associato a ustioni provocate dal fuoco.
L’acqua non è un pericolo solo perché può
essere
causa
di
annegamento;
a
temperature molto basse può determinare,
infatti, diverse lesioni.
L’elettricità non solo brucia la pelle ma
influenza anche le attività chimiche vitali
all’interno dell’organismo (causando per es.
arresto cardiaco).
Di solito si pensa che la prima lesione
interessi la cute dal momento che essa è a
contatto diretto con l’ambiente.
Ma la cute è un tessuto multistratificato che ricopre l’organismo e lo protegge
dagli agenti esterni; è la prima difesa che abbiamo contro l’ambiente esterno e per
questa ragione è coinvolta in molti tipi di lesioni. Oltre alla funzione di protezione, la
cute interviene anche nei meccanismi di termoregolazione, mantenimento
dell’equilibrio idroelettrolitico, depurazione, e ha funzione sensoriale.
La cute è formata da tre strati:
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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo
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Epidermide
Derma
Sottocute
Le ustioni possono non limitarsi solo alla pelle ma spesso interessano le strutture
sottocutanee, coinvolgono muscoli, ossa, nervi e vasi sanguigni.
Anche gli occhi possono essere lesi senza possibilità di guarigione; gli occhi
subiscono anche danni che possono non interessare altri organi e sono coinvolti in
numerosissime urgenze.
Lo stesso dicasi per le vie aeree attraverso le quali il sistema respiratorio comunica
con l’esterno: le lesioni all’apparato respiratorio possono estendersi dalle mucose
nasali agli alveoli polmonari.
Gli organi del corpo e le loro attività chimiche possono subire alterazioni in
conseguenza di certi fattori ambientali: le radiazioni possono influenzare le cellule;
l’elettricità è in grado di interferire con l’attività nervosa muscolare e cardiaca;
numerosi materiali pericolosi possono danneggiare le cellule che compongono i
tessuti (a volte quest’azione è rapida e violenta, altre volte è lenta e meno
prevedibile).
È importante essere preparati ad affrontare i danni causati dagli agenti chimico –
fisici e dal fuoco, e a gestire certe urgenze provocate dall’elettricità, ma occorre
osservare regole ben precise e rispettare certi limiti durante le procedure di
salvataggio. Occorre pensare alla sicurezza dell’intervento e all’incolumità
dell’equipaggio.
Ustioni
Bisogna pensare che anche le strutture del sistema respiratorio possono essere
danneggiate, con ostruzione delle vie aeree secondarie ad un rigonfiamento dei
tessuti, oppure può comparire un’insufficienza respiratoria fino all’arresto della
funzione. Oltre al danno fisico causato dalle ustioni, i pazienti possono andare
incontro a problemi emozionali e psicologici.
Quando si soccorre un paziente che presenti ustioni non ci si deve limitare a
considerare il danno imputabile direttamente all’ustione: quest’ultima, infatti, può
essere la conseguenza di un problema medico o di un incidente. Il soggetto ad
esempio può essere stato colpito da un attacco cardiaco mentre fumava una
sigaretta, la quale può avere dato luogo all’incendio che poi ha determinato le ustioni
del paziente. Il problema cardiaco non deve passare inosservato. È possibile poi che
cercando di sfuggire alle fiamme una persona cada e riporti un danno grave alla
colonna vertebrale, o comunque delle fratture: è necessario che questi problemi
vengano individuati.
La valutazione del paziente non deve essere tralasciata per curare
immediatamente le ustioni.
CLASSIFICAZIONE DELLE USTIONI
Le ustioni possono essere classificate in base a diverse modalità, una delle quali è
quella di considerare l’agente causale; per effettuare una suddivisione più specifica è
possibile far riferimento anche alla fonte: per esempio, la causa dell’ustione può
essere il calore e in questo caso si potrebbe parlare di “ustione termica derivante dal
contatto con un termosifone”.
Dovreste far riferimento all’agente che ha causato direttamente l’ustione e se è
possibile indicare anche la fonte;
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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo
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— L’agente può essere:
™ Termico: fiamme, radiazioni o eccessivo calore provocato da fuoco,
Vapori, liquidi bollenti, oggetti caldi;
™ Chimico: numerosi acidi, basi e sostanze caustiche;
™ Elettrico: corrente alternata, corrente continua e folgorazioni;
™ Luminoso: generalmente interessa gli occhi, sono ustioni causate da;
fonti di luce intensa o ultravioletta (compresa la luce solare);
™ Radioattivo: generalmente deriva da fonti nucleari, ma anche i raggi
ultravioletti possono essere considerati radiazioni.
Non bisogna mai dare per scontata la fonte di un’ustione: ciò che può, infatti, sembrare
un’ustione termica potrebbe in realtà derivare da radiazioni; è possibile riscontrare ustioni
termiche di lieve entità sul volto del paziente e dimenticare di prendere in considerazione
ustioni gravi agli occhi dipendenti dalla luce. Bisogna raccogliere sempre informazioni
osservando il luogo dell’incidente, ascoltando i presenti o attraverso un colloquio diretto
con i pazienti.
Come determinare la gravità delle ustioni
1. Profondità o grado dell’ustione (PRIMO, SECONDO, TERZO);
2. Estensione della zona lesa (REGOLA DEL 9);
3. Regione del corpo (VISO, COLLO, MANI, PIEDI, PERINEO, CIRCONFERENZIALI,
VIE AEREE);
4. Età del paziente (NEONATI, BAMBINI, ANZIANI);
5. Fonte dell’ustione (RADIAZIONI NUCLEARI, SOSTANZE CHIMICHE, USTIONI
TERMICHE);
6. Malattie o lesioni preesistenti (CARDIACHE, RESPIRATORIE, DAIBETE);
7. Indumenti indossati (FIBRE SINTETICHE, MATERIALI CHE TRATTENGONO IL
CALORE).
K Le ustioni che interessano la pelle possono essere classificate, a
seconda della profondità, in ustioni di primo, secondo e terzo grado.
Le ustioni di primo o secondo grado possono danneggiare solo l’epidermide ed
eventualmente anche la parte superiore del derma, ma senza attraversare quest’ultimo
né quindi ledere i tessuti sottostanti;
Un’ustione di terzo grado invece attraversa l’epidermide e il derma causando delle
lesioni agli strati sottocutanei.
Il grado delle lesioni è quindi certo importante, infatti, nelle ustioni di secondo e terzo
grado lo strato esterno della pelle viene attraversato per cui può esistere la possibilità
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d’infezione per i tessuti esposti e di invasione del sistema circolatorio da parte di
sostanze chimiche nocive e di microrganismi.
¾ Ustione di primo grado: è un’ustione superficiale che interessa solo l’epidermide. È
caratterizzata da arrossamento della pelle e, a volte, da un leggero gonfiore. Il
paziente in genere lamenta dolore localizzato. L’ustione guarisce da sola, senza
produrre cicatrici. Dal momento che la cute non è stata attraversata, questo tipo di
ustione viene considerata lieve;
¾ Ustione di secondo grado: il primo strato della pelle viene attraversato e il secondo
strato viene danneggiato, ma l’ustione non raggiunge i tessuti sottostanti. Il paziente
accusa un dolore intenso, un arrossamento notevole, formazione di vescicole e la
pelle appare macchiata. Le ustioni di questo tipo comportano un rigonfiamento e la
comparsa di vescicole per le 48 ore successive alla lesione, in seguito alla liberazione
da parte dei tessuti di plasma e liquidi che si raccolgono in corrispondenza dello strato
superiore della pelle. Queste lesioni sono sempre accompagnate da un dolore
intenso. Quando curate in modo adeguato le lesioni di secondo grado guariscono da
sole lasciando una leggera cicatrice;
¾ Ustione di terzo grado: tutti gli strati della pelle sono danneggiati. A volte è difficile
distinguere il secondo dal terzo grado; tuttavia, in quest’ultimo caso, sono
generalmente presenti aree carbonizzate e quindi scure, o aree bianche e secche. Il
paziente lamenterà in genere un dolore intenso, tuttavia se sono stati danneggiati
anche i nervi potrebbe non provare alcun dolore (ad eccezione della zona periferica
dell’ustione dove una lesione adiacente di secondo grado potrebbe indurre dolore). È
possibile che questo tipo di ustione renda necessario un trapianto di pelle. Le lesioni
di terzo grado guariscono, lasciando però cicatrici molto evidenti.
La gravità di un’ustione dipende poi dall’estensione dell’area ustionata. La superficie
cutanea può essere calcolata velocemente utilizzando la “regola dei nove”. Ognuna
delle aree rappresenta circa il 9% della superficie corporea: la testa e il collo, le estremità
superiori, il torace, l’addome, la parte anteriore di ogni arto inferiore, la parte posteriore di
ogni arto inferiore; in questo modo si è raggiunto il 99% della superficie corporea: il
rimanente 1% è attribuito alla regione genitale.
Questo sistema vale per gli adulti. Per bambini e neonati si usano parametri diversi.
Sul luogo dell'urgenza, è più pratico attribuire alla testa e il collo del neonato il 18%,
ad ogni arto superiore il 9%, al torace e all'addome il 18%, alla schiena intera il 18%,
ad ogni arto inferiore il 14% e alla regione genitale l'1%. Benché con questo metodo
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si giunga al 101%, è necessario ricordare che si tratta solo di una determinazione
approssimativa. Il capo del neonato è valutato 18% dal momento che è molto più
grande, in rapporto al resto del corpo, rispetto a quello di un adulto.
REGOLA DEL NOVE
(SUPERFICIE USTIONATA)
Valutazione Aprossimativa
BAMBINO ADULTO
TESTA
19%
9%
ARTO
SUPERIORE
9%
9%
TRONCO
SUPERFICIE
ANTERIORE
18%
18%
TRONCO
SUPERFICIE
POSTERIORE
18%
18%
GENITALI
1%
1%
ARTO
INFERIORE
13%
13%
Figura 12
Importante è poi la regione del corpo che è stata lesionata. Qualsiasi ustione al volto è
molto preoccupante, dal momento che può comportare una lesione alle vie aeree o agli
occhi. Le mani e i piedi sono altre zone da considerare in modo speciale, poiché la
formazione di cicatrici può determinare la perdita di movimento delle dita. È necessaria
una cura particolare per impedire che il paziente, muovendosi, possa aggravare le lesioni
ed evitare che i tessuti danneggiati aderiscano l'uno l'altro prima del trasferimento in
ospedale. Quando le lesioni interessano l'inguine, le natiche, le cosce nella parte
mediana, la possibilità di infezione batterica costituisce un problema spesso molto più
grave del danneggiamento iniziale dei tessuti.
Le ustioni circonferenziali abbracciano il corpo o una parte di esso, queste ustioni
possono essere molto gravi quando interessano un'estremità, poiché può verificarsi
un'interruzione della circolazione nei tessuti a valle rispetto alla parte lesa. In caso di
ustione circonferenziale, il processo di guarigione può risultare molto complesso. Questo
fatto è vero soprattutto quando queste ustioni interessano le articolazioni, il torace e
l'addome, sedi nelle quali la cicatrice tende a limitare le normali funzioni.
L'età costituisce un fattore importante. I neonati e i bambini sotto i 5 anni, e gli adulti sopra
i 60 anni, presentano reazioni corporee più gravi alle ustioni e differenze circa le fasi di
guarigione rispetto alle altre fasce di età. Un'ustione che per intensità e zona lesa può
essere considerata di gravità moderata per un giovane adulto, rischia di essere fatale per
un neonato o un anziano.
Il neonato e il bambino piccolo presentano una superficie cutanea molto più estesa, in
rapporto alle dimensioni corporee, rispetto ai bambini più grandi e agli adulti: ciò vuol dire
che un'ustione comporterà una perdita di liquidi maggiore se il paziente ha un età inferiore
ai 5 anni. Nell'età adulta avanzata, la capacità dell'organismo di reagire ad una lesione è
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ridotta dall'invecchiamento dei tessuti e dal rallentamento di certe funzioni. La capacità dei
tessuti di guarire ad una lesione è ridotta e il tempo necessario aumenta.
La fonte della lesione può essere significativa per quanto riguarda la valutazione del
paziente. Una lesione di lieve entità causata da una radiazione nucleare è molto più
preoccupante di una conseguente ad una fonte termica. Le ustioni chimiche sono
particolarmente importanti dal momento che l'agente può rimanere sulla pelle e
proseguire l'azione devastatrice per ore e persino giorni, fino a penetrare nel circolo
ematico: questa possibilità esiste realmente per certe sostanze chimiche alcaline.
Ovviamente, i pazienti con malattie preesistenti respiratorie saranno esposti ad un
rischio maggiore se verranno a trovarsi in presenze dì aria riscaldata o vapori chimici.
Analogamente, lo stress derivante dall'urgenza ambientale conseguente ad un'ustione
sarà senza dubbio più preoccupante in un paziente affetto da malattia cardiaca. I soggetti
con malattie respiratorie, malattie cardiache, o diabete reagiscono con maggior difficoltà
alle ustioni. Ciò che per un adulto sano potrebbe essere un'ustione lieve, può diventare
grave per costoro.
Classificazione della gravità delle ustioni
Le ustioni possono essere classificate in base alla loro gravità così da determinare
l'ordine d'intervento e il tipo di cura. In alcuni casi, la gravità delle ustioni può essere
decisiva per determinare se il paziente debba essere trasportato direttamente ad un
ospedale dotato di attrezzature particolari.
Ustioni Lievi
K Ustioni di terzo grado che coinvolgono meno del 2% della superficie corporea,
escluso il volto, le mani, i piedi, l'inguine e le articolazioni principali.
K Ustioni di secondo grado che interessano meno dei 15 % della superficie
corporea.
K Ustioni di primo grado che si estendono su meno dei 20% della superficie
corporea.
Ustioni di Media entità
K Ustioni di terzo grado che coinvolgono meno del 10% della superficie corporea,
escluso il volto, le mani, i piedi, l'inguine e le articolazione principali.
K
Ustioni di secondo grado che coinvolgono dal 15% al 30% della superficie
corporea.
K Ustioni di primo grado che coinvolgono dal 20% al 75% della superficie corporea.
Ustioni Critiche
K Tutte le ustioni complicate da lesioni del tratto respiratorio, da altre lesioni ai
tessuti molli e alle ossa.
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Ustioni di secondo e terzo grado che coinvolgono il volto, le mani, i piedi, l'inguine
e le articolazioni principali.
K Lesioni di terzo grado che interessano più dei 10% della superficie corporea.
K Ustioni di secondo grado che coinvolgono più dei 30% della superficie corporea.
K
Ustioni di primo grado che si estendono più dei 75% della superficie corporea.
Terapia d'urgenza per le ustioni
Molte urgenze mediche debbono essere curate prima delle ustioni. Se un paziente
ustionato che non presenta problemi respiratori, viene curato per primo, è solo perché
esiste il rischio di uno shock. L'ostruzione delle vie aeree, le gravi difficoltà respiratorie,
l'arresto del respiro, l'arresto cardiaco, le emorragie gravi, lo shock, le lesioni alla colonna
vertebrale, le lesioni craniche gravi, le ferite toraciche aperte, le ferite addominali aperte
sono prioritarie rispetto alle ustioni. Ciò vale anche quando si debba decidere l'ordine di
intervento e di trasporto quando vi siano più pazienti.
Anche alcuni problemi medici godono di priorità rispetto alle ustioni: ad esempio, l'attacco
cardiaco, l'ictus, il colpo di calore, e l'avvelenamento. Ancora una volta, questo vale sia
per il singolo paziente che in situazioni con più persone da soccorrere.
Le lesioni che interessano il tratto respiratorio vengono considerate urgenze ad alta
priorità. Nel caso il paziente presenti lesioni che possono essere classificate come
critiche, è necessario il trasporto immediato. Dal momento che l'età può costituire un
fattore importante, il trasporto immediato viene generalmente raccomandato per qualsiasi
bambino o persona anziana che presenti ustioni profonde o estese di secondo o terzo
grado. Analogamente, un soggetto affetto da una malattia cronica nota, da una malattia
cardiaca, oppure avente precedenti di ictus, o che soffra di diabete deve essere
trasportato immediatamente.
Se la lesione è comune a più pazienti, il trasporto viene generalmente effettuato in base
all'ordine di gravità.
È necessario effettuare alcune considerazioni: i pazienti con lesioni al tratto respiratorio e
complicanze che interessano la respirazione o l'attività cardiaca, generalmente devono
essere trasportati per primi sacrificando i feriti con ustioni gravi che coprono dal 60%
all'80% della superficie corporea. Per ultimi si trasportano i pazienti con ustioni gravi
superiori all'80% della superficie corporea. La scelta si giustifica basandosi sul fatto che in
questi casi, la morte è molto probabile, mentre gli altri, se trasportati immediatamente,
hanno maggiori possibilità di sopravvivere.
Il dolore è un altro punto da considerare quando si stabilisce l'ordine del trasporto: occorre
ricordare che gli infortunati con ustioni di terzo grado, e ustioni gravi, spesso non
avvertono dolore per via del danneggiamento delle terminazioni nervose. Può sembrare
crudele far attendere una persona con ustioni di secondo grado, ma se un paziente con
ustione di terzo ha riportato lesioni più gravi, deve essere trasportato per primo.
Se valutando un'ustione ci sono dei dubbi essa deve essere sempre considerata
più grave di quanto possa apparire: se non si riesce a stabilire se un'ustione è di primo
o secondo grado, va considerata di secondo grado. Se non si riesce a capire se è di
secondo o terzo grado ritenetela sempre di terzo grado. La reale gravità di alcune ustioni
può apparire tale solo dopo molte ore.
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Trattamento delle ustioni chimiche
ATTENZIONE: Alcune zone in cui si sono verificati incidenti con ustioni chimiche possono
essere molto pericolose. Bisogna sempre esaminare con attenzione il posto: è possibile
che accanto al paziente vi siano delle pozze di sostanze chimiche pericolose. Potrebbero
inoltre esserci delle fuoriuscite di sostanze acide, unite a esalazioni tossiche. Se il luogo
crea una situazione di pericolo, non tentate di salvare la vittima ma fate intervenire i Vigili
dei Fuoco.
Le ustioni chimiche richiedono un trattamento immediato.
Qualora riceviate la chiamata date consigli su cosa fare in attesa dell'arrivo dei soccorsi,
La maggior parte delle principali industrie è dotata di docce di sicurezza per detergere le
sostanze pericolose dal corpo e addestra i dipendenti a fornire cure iniziali in caso di
incidenti dovuti alle sostanze chimiche in uso. Non sempre, però, le cose stanno in questi
termini e a volte ci si trova a intervenire anche in situazioni in cui non è stato preso alcun
provvedimento iniziale e dove non esiste acqua corrente nelle vicinanze.
Per prima cosa bisogna detergere la sostanza chimica utilizzando acqua corrente
(eccezion fatta per la calce secca eliminarla spazzolando, NON CON L'ACQUA!!).
Il semplice fatto di inumidire la parte lesa non è sufficiente.
È necessario un flusso continuo sull'area colpita, un getto d'acqua abbondante, ma
non troppo forte. Evitate un getto violento dal momento che potrebbe danneggiare
seriamente i tessuti ustionati. Continuate a detergere l'area per parecchi minuti (almeno
15) eliminando gli abiti contaminati, le scarpe, le calze e i gioielli, solo dopo averli
ben lavati. ATTENZIONE: Durante il lavaggio bisogna essere prudenti e indossare
guanti di gomma o di lattice (meglio 2 paia) e fare in modo di evitare possibili schizzi.
Dopo aver pulito le zone causticate, si applica una medicazione sterile o un telino sterile.
Bisogna sempre sospettare lo shock e trasportare il paziente in posizione antishock
somministrando se necessario ossigeno a 8-10l/min. Se è possibile, individuare la
sostanza responsabile, o la miscela di sostanze che hanno provocato l'incidente e
comunicarlo alla C.O. Va ricordato che sono possibili reazioni ritardate che possono
provocare nuovamente dolore o interferire con la capacità di respirazione del paziente.
Nel caso il ferito lamenti un bruciore o un'irritazione crescente, bisogna lavare
nuovamente le zone causticate, utilizzando acqua corrente e continuando per parecchi
minuti. Evitate di togliere la medicazione una volta applicata.
Molte sostanze chimiche utilizzate nei processi industriali sono costituite da acidi misti. La
loro azione congiunta può essere immediata e grave. Quando la sostanza è un acido
forte (acido cloridrico o acido solforico), una combinazione di acidi o un composto non
noto, continuate a lavare anche se il paziente sostiene di non provare più alcun dolore.
ATTENZIONE: Se l'agente ustionante è calce secca, non sciacquare il luogo dell'ustione
con acqua, perché si formerebbe un liquido corrosivo. Spazzolare via la calce secca dalla
pelle, dai capelli e dall'abbigliamento dei pazienti. Assicurarsi di non contaminare gli occhi
o le vie aeree. Utilizzare acqua solo dopo aver eliminato la calce dal corpo e aver
rimosso gli abiti o gli effetti personali contaminati: effettuate velocemente il lavaggio
impiegando un flusso continuo, o acqua corrente.
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Ogni volta che il paziente è stato esposto ad una sostanza caustica e può averne inalato i
vapori, bisogna erogare ossigeno ad elevata concentrazione (se possibile, umidificato)
e procedere al trasporto urgente. Si tratta di un procedimento necessario specie nel caso
la sostanza chimica sia un acido in grado di trasformarsi in vapore a temperatura
ambientale (per esempio, l'acido cloridrico e l'acido solforico).
Trattamento delle ustioni termiche
ATTENZIONE: Non bisogna tentare di salvare una persona intrappolata dalle fiamme. Il
semplice fatto di aprire una porta potrebbe costare la vita. In alcuni incendi, l'aprire una
porta o una finestra può intensificare notevolmente il fuoco o persino provocare
un'esplosione.
Le ustioni termiche possono essere causate da liquidi bollenti, vapore, contatto con
oggetti caldi, fiamme e gas infiammabili. In rare circostanze, si può essere chiamati per
ustioni solari, che possono tuttavia essere gravi se coinvolgono neonati e bambini piccoli.
Questi pazienti possono presentare altre lesioni da calore.
Non bisogna MAI applicare unguenti, spray, o burro sulle lesioni e neppure applicare
ghiaccio su nessun'ustione.
PROTOCOLLO DI TRATTAMENTO SUL POSTO DELLE USTIONI TERMICHE
1.
Allontanare la fonte dell'ustione
a.
Fuoco - Bagnare, soffocare le fiamme, allontanare gli abiti bruciacchiati.
b.
Catrame - Raffreddare la zona fino al termine dell'azione ustionante. Non
rimuovere il catrame.
c.
Elettricità - Eliminare la fonte di elettricità utilizzando materiale non
conduttivo.
d.
Sostanze chimiche - Lavare immediatamente la zona con acqua
(proseguire il lavaggio per 15-20 minuti prima del trasporto).
2. Valutare il paziente
K Vie aeree (lesioni all'apparato respiratorio): presenza di peli del
naso bruciacchiati, ustioni sul volto, fuliggine nella bocca,
K
Effettuare valutazione del paziente (attenzione a possibili traumi
associati). Curare i traumi come se l'ustione non esistesse
K Chiedere spiegazioni circa l'accaduto (la dinamica e le circostanze
della lesione).
K
Determinare la profondità e la percentuale della superficie
corporea lesa ("regola dei nove")
K Indicazioni a favore di un trasferimento al centro ustionati
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1) Estensione:
a. Ustioni di 2' grado >30% (10% in pazienti sotto i 10 anni di età)
b. Ustioni di 3' grado > 10% (5% in pazienti sotto i 10 anni di età)
c. Ustioni sul volto, sulle mani, sui piedi o sul perineo, ustioni
profonde circonferenziali, lesione vie aeree
d. Ustioni elettriche.
e. Ustioni chimiche.
3.Trattamento
a. Allontanare tutti i gioielli e gli abiti per poter valutare l'ustione in modo corretto.
b. Avvolgere il paziente in un lenzuolo pulito e asciutto. (Se l'area ustionata è piccola
(meno del 9%); è possibile applicare delle medicazioni umide per dare sollievo al
paziente.
c. Dopo aver sciacquato le ustioni chimiche coprirle con un lenzuolo asciutto.
d. Dopo aver iniziato a raffreddare il catrame, coprirlo con una medicazione asciutta.
e. In caso di lesione da inalazione, somministrare ossigeno al 8-10 litri/min tramite
maschera o cannula nasale.
4.Trasporto
a. Mantenere il paziente al caldo e monitorare continuamente i segni vitali.
b. Utilizzare un elicottero qualora distiate più di 30 minuti dal centro ustionati.
c. Se il paziente è rimasto vittima di una folgorazione, monitorare la frequenza cardiaca e
chiedete consiglio alla C.O..
AVVERTENZE IMPORTANTI.
K Non usare estintori chimici per spegnere le fiamme sul paziente!
K Non parlare o tossire in prossimità di zone cutanee ustionate!
K Non usare preparati antiustione o sostanze oleose!
K Non porre ghiaccio su nessuna ustione!
K
Non occuparsi solo delle lesioni locali tralasciando la valutazione del paziente!
Ustioni chimiche agli occhi
Un agente chimico corrosivo è in grado di ustionare il globo oculare di una persona prima
che questi possa avvertire il pericolo e chiudere la palpebra. Anche se la palpebra viene
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chiusa, la sostanza chimica può infiltrarsi e raggiungere ugualmente il globo oculare. Per
curare le ustioni chimiche agli occhi, procedete nel modo seguente:
è fondamentale sciacquare immediatamente gli occhi con acqua evitando di far penetrare
nuovamente la sostanza nell'occhio colpito o in quello sano e continuare a detergere con
acqua a bassa pressione dall' angolo nasale verso l'esterno. Continuare il lavaggio
durante il trasporto e per almeno 20'. Lavare nuovamente se il paziente lamenta
ricomparsa di bruciore o irritazione.
Inalazione di fumi
L'inalazione di fumi costituisce un grave problema associato alle ustioni termiche e
chimiche. Il fumo proveniente da un incendio contiene numerose sostanze tossiche. I
materiali edili moderni e quelli utilizzati per l'arredamento, spesso sono composti di
plastica e altre sostanze sintetiche che emettono fumi tossici se bruciate o surriscaldate.
È possibile che queste sostanze presenti nel fumo brucino la pelle, irritino gli occhi,
ledano le vie aeree, provochino l'arresto respiratorio e in alcuni casi l'arresto cardiaco.
Sono di frequente riscontro irritazioni oculari e lesioni alle vie aeree associate al fumo. Le
irritazioni della pelle e degli occhi possono essere curate con un semplice lavaggio con
acqua. La priorità spetta alle vie aeree. Il paziente generalmente farà fatica a respirare e
spesso tossirà. Bisogna valutare se il fiato ha odore di fumo o di sostanze chimiche
coinvolte nell'incidente e osservare se c'è presenza di residui neri (carbone) in bocca e
nel naso del paziente.
Controllare anche l'espettorato eventualmente emesso con la tosse.
In caso di inalazione di fumo o gas tossici si deve operare come segue:
1) Valutare l'ambiente e i rischi per la propria incolumità.
2) Trasportare il paziente in una zona sicura.
3) Effettuare il primo controllo e, se necessario, iniziare il supporto delle funzioni vitali.
4)
Controllare la presenza di possibili lesioni alla colonna vertebrale e altri danni o
malattie che richiedano intervento.
5) Somministrare ossigeno ad elevata concentrazione e continuare l'erogazione durante
il trasporto
6) Prevenire lo shock.
7) Fare attenzione a eventuali variazioni nel comportamento. Alcuni soggetti man mano
che si riprendono dagli effetti del fumo divengono irrequieti e alcuni sono anche
violenti.
8) Trasportare i pazienti rapidamente erogando ossigeno ad elevata concentrazione e
monitorando i segni vitali.
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NOTA: Le reazioni dell'organismo a gas tossici e a sostanze estranee nelle vie aeree
possono spesso essere ritardate. Bisogna insistere e convincere tutti i pazienti che hanno
inalato fumi che devono sottoporsi a visita medica.
Lesioni dovute all'elettricità
ATTENZIONE: il luogo in cui si verifica un incidente dovuto all'elettricità è spesso molto
pericoloso. Se la fonte dell'elettricità è ancora attiva deve essere disattivata. Non tentate
di avvicinarvi al paziente se non con attrezzatura isolante al fine di allontanare i cavi
nell'attesa che la fonte sia disattivata! Assicuratevi che sia voi che il paziente vi troviate in
una ZONA SICURA. La corrente elettrica, compresi i fulmini, può causare un danno
notevole. La pelle viene ustionata nel punto in cui l'energia penetra nell'organismo e in
quello in cui fuori esce scaricandosi al suolo. Lungo il percorso di questo flusso elettrico, i
tessuti vengono danneggiati a causa del calore. Nei nervi, nel cuore, nei muscoli
avvengono dei cambiamenti chimici importanti e alcune reazioni vengono alterate o
completamente arrestate. La vittima di una folgorazione può presentare uno o anche tutti
i seguenti sintomi e segni:
K Ustioni nei punti di entrata e uscita dell'energia elettrica nell'organismo.
K Alterazioni del sistema nervoso che si manifestano con una paralisi.
K Contrattura muscolare, con o senza spasmi.
K Difficoltà di respiro o arresto respiratorio (la lingua può gonfiarsi e ostruire le vie
aeree).
K Battito cardiaco irregolare o arresto cardiaco.
K Pressione sanguigna elevata o pressione sanguigna bassa con sintomi e segni
di uno shock.
K Irrequietezza ed irritabilità nel caso di paziente cosciente, oppure perdita di
coscienza.
K Difficoltà visive
K Fratture ossee e lussazioni dovute a gravi contrazioni muscolari o a una caduta,
compresa anche la colonna vertebrale.
A) Aprite le vie aeree e assicuratevi che restino pervie,
B) Controllare che il paziente respiri,
C) Valutare la presenza di attività circolatoria.
Mentre agite, osservare se vi sono segni di lesioni alla spina dorsale, lussazioni e fratture.
I soggetti vittime di incidenti dovuti alla corrente elettrica possono richiedere cure per le
ustioni riportate che non differiscono sostanzialmente dalle cure per le ustioni termiche
ma il problema non è generalmente costituito dall'ustione. L'arresto cardiaco e respiratorio
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rappresentano rischi molto concreti. Siate pronti a praticare una rianimazione
cardiorespiratoria di base (BLS).
Incidente da radiazioni
Gli incidenti da radiazioni si distinguono fondamentalmente in due tipi: puliti e sporchi.
Nell'incidente pulito, la persona è stata esposta alle radiazioni, ma non è contaminata
dalla sostanza radioattiva, da particelle di polvere radioattiva, o da liquidi, gas o fumi
radioattivi. Se il soggetto non è stato contaminato, o è stato adeguatamente
decontaminato prima del vostro arrivo, il pericolo per voi è molto limitato, a condizione che
la fonte delle radiazioni non sia più presente sul posto
L'incidente sporco è spesso associato alla presenza di un incendio sul posto ed espone il
paziente a radiazioni, contaminandolo con particelle o liquidi radioattivi. La zona può
essere fortemente contaminata, sebbene al vostro arrivo la fonte principale di radiazioni
possa anche già essere stata isolata. Se si arriva per primi occorre attendere l'arrivo dei
Vigili del Fuoco e attenersi alle loro istruzioni o contattare i Tecnici addetti alle procedure
di decontaminazione eventualmente presenti sul luogo dell' incidente.
I compiti del soccorritore sono:
1. Proteggersi dall'esposizione.
2.
Individuare qualsiasi segnale di pericolo che indichi la possibilità di radiazioni.
3. Avvisare la Centrale Operativa in modo da ottenere l'assistenza di un esperto.
4. Fornire cure d'urgenza al paziente decontaminato.
5. Contribuire ad impedire la diffusione delle radiazioni controllando gli oggetti
contaminati.
-MALATTIE DA CALORELa permanenza prolungata in ambienti surriscaldati può provocare patologie diverse che
vengono definite come "MALATTIA DA CALOREI". Tali manifestazioni sono: la Sincope
o Collasso da calore; i Crampi muscolari da calore; l'Esaurimento da calore; il
COLPO DI SOLE e il COLPO DI CALORE.
Pensiamo a che cosa può succedere all'organismo quando si trova in un ambiente molto
caldo. L'aria inalata è calda, magari più calda dell'aria esalata e la pelle può assorbire più
calore di quanto ne irradi. Se a ciò si aggiunge un elevato tasso di umidità, l'evaporazione
del sudore rallenta. Ad aggravare ulteriormente le cose, immaginate che tutti questi fattori
si sommino in un ambiente privo di ventilazione che altrimenti favorirebbe la cessione di
calore. Questo è il quadro ambientale che spesso è associato alle urgenze dovute ad un
calore eccessivo, cioè all'ipertermia e spiega come mai condizioni atmosferiche
favorevoli o un'ondata di calore aumentano notevolmente gli interventi di soccorso.
Dal momento che, in un ambiente umido, la perdita di calore tramite evaporazione è
ridotta, il caldo umido può produrre variazioni corporee drammatiche nell'arco di un
periodo molto breve. Tuttavia, il caldo umido generalmente spossa i soggetti molto
velocemente, impedendo loro di fare sforzi eccessivi e peggiorare così la situazione.
Alcune persone, però, continuano a svolgere attività corporee, correndo il rischio di un
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colpo di calore. Il caldo secco spesso inganna. Le persone continuano a lavorare o
comunque rimangono esposte al calore per un tempo eccessivo e superano il punto
massimo di tollerabilità. Questo è il motivo per si possono incontrare problemi più gravi a
causa dell'esposizione al caldo secco che non per l'esposizione al caldo umido.
Per queste urgenze valgono le stesse regole generali applicabili per qualsiasi altra
urgenza. È necessario condurre un attento esame sul paziente e interrogarlo. Non
sottovalutate la possibile esistenza di altri problemi. Il collasso dovuto a temperature
elevate può comportare una caduta e quindi essere causa di fratture ossee. Gli effetti
dell'esposizione al caldo possono essere più gravi se il paziente soffre di pressione
sanguigna elevata, malattie cardiache o problemi polmonari. Ciò che potrebbe sembrare
un problema collegato semplicemente all'esposizione al caldo, potrebbe in realtà essere
un attacco cardiaco. L'età, le malattie e le lesioni esistenti devono essere oggetto di
attenta considerazione durante la valutazione del paziente. Se il paziente è un bambino,
un anziano, presenta lesioni o malattie croniche, affrontate sempre il problema come se
fosse grave.
Le urgenze comuni causate dall'esposizione al calore eccessivo sono:
COLPO DI SOLE
Il colpo di sole compare dopo un'eccessiva esposizione ai raggi solari sulla testa e
consegue all'elevazione della temperatura intracranica. Il primo segnale del disturbo è un
malessere generale e improvviso a cui seguono un violento mal di testa, sensazione
di vertigine, nausea e vomito. La temperatura corporea si alza, la pelle appare secca e
molto arrossata specie in volto.
COLPO DI CALORE
Il colpo di calore è il severo disturbo causato da una temperatura alta, associata a un
elevato tasso di umidità e alla mancanza di ventilazione, a cui l'organismo non riesce ad
adattarsi per arresto dei meccanismi di regolazione della temperatura corporea. Può
manifestarsi come conseguenza di esposizione a temperatura elevate e/o ad
affaticamento fisico, anche in un ambiente chiuso oppure in un luogo in cui non batte
direttamente il sole. Rappresenta una situazione urgente che può mettere a rischio la vita
del paziente.
I casi più frequenti si verificano durante le giornate calde e umide. Tuttavia, il colpo di
calore è spesso associato all'esposizione al caldo secco. Sebbene il colpo di calore
venga spesso definito "colpo di sole", può anche essere causato da calore eccessivo di
provenienza diversa da quello solare. Tutti i casi di colpo di calore sono gravi e il paziente
deve essere raffreddato e trasportato rapidamente in ospedale. Durante i periodi estivi,
l'ambulanza dovrebbe essere provvista di ghiaccio secco o preparati simili.
Segni e sintomi fondamentali sono:
Î Colorito del volto rosso intenso
Î Elevata temperatura corporea (la temperatura rettale e superiore ai 41°)
Î Scarsa o assente espressività del volto
Î Pelle secca e molto calda
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Î Alterazione della respirazione (inizialmente profonda poi superficiale)
Î Alterazione del polso (prima rapido e forte poi rapido e debole)
Î Andatura incerta possibile perdita di coscienza
La pelle è calda al tatto e appare arrossata. Non c'è sudorazione e la pressione si
abbassa al punto da portare allo svenimento. È necessario trasportare subito la persona
in un luogo fresco, ombroso e possibilmente ventilato. Va quindi sdraiata sulla schiena
con le gambe sollevate e svestita completamente. Con un asciugamano o un telo
imbevuti di acqua fredda è necessario raffreddare il corpo dell'ammalato in modo da far
scendere la temperatura.
È bene anche porre una del ghiaccio sulla testa, sui polsi, sulle caviglie, sul collo, sotto le
ascelle e all'inguine. Se è possibile, è ancora meglio riempire una vasca d'acqua fresca e
farvi distendere il colpito. Per i bambini, il raffreddamento deve iniziare utilizzando acqua
tiepida. Quest'acqua può essere sostituita poi da acqua più fredda sotto le ascelle e ali
inguine. La temperatura corporea va tenuta costantemente sotto controllo: se scende al di
sotto dei 38 gradi è bene sospendere gli Impacchi e asciugare la persona. Se la
temperatura risale è invece necessario riprendere l'operazione di raffreddamento. Il
trasporto in ospedale e il ricovero sono indispensabili. Alcuni pazienti: spesso non
credono che le urgenze causate da un eccesso di calore siano gravi. Molti desiderano
semplicemente tornare al lavoro o non vogliono perdere tempo. Assicuratevi che il
paziente presenti segni vitali stabili all'interno dei limiti normali. Se avete dei dubbi, dite al
paziente che dovrebbe essere trasportato e chiedetegli il consenso.
-URGENZE CAUSATE DALFREDDO ECCESSIVOSe l'ambiente è troppo freddo, il calore corporeo viene ceduto più velocemente di quanto
venga generato. Il corpo tenta di adattarsi alla situazione riducendo il numero delle
respirazioni, l'entità della traspirazione e limitando la circolazione sanguigna superficiale.
L'attività muscolare aumenta provocando i brividi, nel tentativo di generare una quantità
maggiore di calore. All'interno dei corpo, i cibi utilizzati come carburante vengono bruciati
(metabolizzati) più velocemente per produrre più calore. A un certo punto, non vi sarà una
quantità sufficiente di calore in tutte le zone del corpo, e questo fatto provocherà danni
prima ai tessuti esposti, poi una riduzione generale delle funzioni corporee ed infine la
cessazione delle funzioni corporee vitali. Un'azione tempestiva del soccorritore può
prevenire la lunga riabilitazione necessaria in caso di lesioni da freddo; può impedire che
zone del corpo perdano la loro funzionalità e può persino salvare la vita del paziente. Le
urgenze collegate al freddo possono essere la conseguenza di un raffreddamento
localizzato o generale. Le lesioni derivanti da un raffreddamento localizzato interessano
particolari regioni del corpo e vengono indicate con il termine di congelamento. Il
raffreddamento generale, invece, interessa il corpo intero e in questo caso sì parla di
ipotermia o assideramento.
In caso di abiti bagnati il freddo dell'acqua può costituire un problema: l'acqua assorbe il
calore corporeo 240 volte più velocemente dell'aria in assenza di vento. Le conseguenze
di un ambiente freddo possono essere peggiorate da un vento gelido: più forte è il vento,
maggiore è la perdita di calore corporeo.
Coloro che hanno ingerito bevande alcoliche tendono ad essere colpiti molto più
rapidamente e in forma più grande rispetto ad un soggetto in condizioni normali. Una
persona anziana subisce gli effetti del freddo molto più velocemente. Il paziente privo di
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conoscenza steso sul terreno freddo presenterà problemi maggiori rispetto ad un
paziente cosciente in grado di camminare.
Congelamento
Le zone più comunemente colpite sono le orecchie, il naso, le mani e i piedi. Quando una
zona del corpo è esposta all'aria o a liquidi particolarmente freddi, la circolazione
sanguigna in quella zona si riduce in seguito alla costrizione dei vasi sanguigni. In questo
caso, i tessuti non ricevono abbastanza sangue e quindi calore per impedire il
congelamento. È possibile che all'interno della pelle si formino dei cristalli di ghiaccio. Nei
casi più gravi, può subentrare la morte delle cellule, con successiva cancrena (un tipo
particolare di distruzione dei tessuti) che spesso causa la perdita della parte colpita.
Esistono 3 gradi di congelamento:
K CONGELAMENTO INIZIALE (principio di congelamento) - è il primo stadio del
congelamento causato dal contatto diretto con un oggetto freddo o
dall'esposizione di una parte del corpo all'aria fredda. Il vento e l'acqua freddi
possono essere fattori importanti. Questa condizione non è grave. Il
danneggiamento dei tessuti è lieve e la risposta dell'organismo all'intervento del
soccorritore è buona. Le zone più frequentemente suscettibili di congelamento
iniziale sono la punta del naso, la punta delle orecchie, gli zigomi e le dita (tutte
aree che generalmente sono esposte).
K CONGELAMENTO SUPERFICIALE - interessa la pelle e gli strati sottocutanei.
Se il congelamento iniziale non viene curato, può evolvere in un congelamento
superficiale.
K CONGELAMENTO PROFONDO - vengono colpiti la pelle, gli strati sottocutanei e
le strutture più profonde del corpo. È possibile osservare un congelamento dei
muscoli, delle ossa, dei vasi sanguigni profondi e delle membrane degli organi.
I sintomi e i segni del congelamento sono progressivi: dapprima la pelle esposta si
arrossa, o, nei soggetti di colore, la pelle tende a diventare più chiara raggiungendo quasi
una colorazione biancastra, quindi, con il continuare dell'esposizione, la pelle assume un
aspetto grigio o bianco, a chiazze. La superficie cutanea esposta diventa insensibile a
causa della ridotta circolazione. Se il processo di congelamento continua, la sensibilità
viene persa completamente e la pelle assume un colore bianco cadaverico.
ESPOSIZIONE AL FREDDO ECCESSIVO
Condizione cutanea
Superficie della pelle
Tessuti sotto la
pelle
Colore
Congelamento iniziale Morbida
Morbidi
Inizialmente rossa,
quindi bianca
Congelamento
superficiale
Rigida
Morbidi
Bianca e cerea
Congelamento
Profondo
Rigida
Rigidi
A chiazze tendente
al giallo-grigio/blugrigio
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I sintomi e i segni del congelamento iniziale comprendono:
K Insorgenza lenta - il congelamento in fase iniziale generalmente impiega
parecchio tempo prima di diventare ben evidente.
K Inconsapevolezza del paziente - La maggior parte delle persone vittime di
congelamento iniziale non si rende conto del problema finché qualcuno non gli fa
notare che la pelle ha assunto un colore insolito. La parte colpita da un principio di
congelamento generalmente è insensibile.
K Variazione del colore della pelle - L'area della pelle colpita all'inizio si arrossa,
poi schiarisce (diventa bianca). Una volta iniziata questa fase, la variazione di
colore può avvenire molto velocemente.
K La zona colpita diventa insensibile.
La terapia d'urgenza in caso di congelamento iniziale consiste semplicemente nello
scaldare l'area colpita. Generalmente, il paziente può utilizzare il calore delle mani,
soffiare aria calda sulla parte colpita, o nel caso siano coinvolte le dita, tenere queste
ultime sotto le ascelle. Durante la fase di scongelamento, il paziente lamenterà sensazioni
di "formicolio" o bruciore, ma la cosa è normale. Se queste misure non sono sufficienti,
cominciate il trattamento specifico.
I sintomi e i segni del congelamento superficiale sono i seguenti:
K La zona colpita della pelle appare bianca o cerea.
K La zona colpita sembrerà congelata, ma soltanto a livello superficiale. I
tessuti sottostanti devono essere ancora molli ed avere la normale "elasticità".
Non schiacciate né attribuite colpi ai tessuti. La condizione dei tessuti più
profondi può essere individuata palpando delicatamente l'area colpita. Procedete
nell'esame come se l'area colpita presentasse una frattura ossea.
I sintomi e i segni del congelamento profondo sono i seguenti:
K La pelle sarà chiazzata. Il colore tenderà al bianco, poi al giallo grigio e infine al
grigio blu.
K I
tessuti sembreranno congelati alla palpazione, senza l'elasticità
sottostante tipica del congelamento superficiale.
La terapia iniziale per il congelamento superficiale e profondo è analoga e viene praticata
da personale medico, pertanto: dopo aver eliminato gli indumenti freddi e/o umidi (non
rimuoverli se adesi alla zona colpita!) e protetto la zona congelata con molta delicatezza
procedere immediatamente al trasporto. Se possibile, il trasporto dovrebbe essere
effettuato immediatamente, ma nel caso dovesse essere ritardato, portate il paziente al
coperto e mantenetelo al caldo. Non consentitegli di fumare. Il fumo causa un
restringimento dei vasi sanguigni, riducendo la circolazione nei tessuti danneggiati,
Analogamente, non permettetegli di assumere bevande alcoliche.
NOTA: Non fatevi influenzare dai presenti e non date credito a certe tradizioni
popolari o consuetudini: non sfregate mai una zona congelata ne utilizzate neve sulla
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zona colpita, dal momento che vi sono dei cristalli di ghiaccio a livello dei capillari che in
seguito ad uno sfregamento potrebbero danneggiare gravemente i tessuti già lesi. Non
scongelate un arto congelato se esiste il rischio di un nuovo congelamento.
Raffreddamento generale - Ipotermia Il raffreddamento generale del corpo è noto come assideramento o ipotermia.
L'esposizione al freddo riduce il calore corporeo. Col tempo, l'organismo non è più in
grado di mantenere costante la propria temperatura interna. Se non viene curata,
l'ipotermia è letale. Ricordate che l'ipotermia può insorgere a temperature superiori
rispetto al congelamento. Essa costituisce spesso un grave problema per gli anziani.
Durante i mesi invernali, molti anziani vivono in stanze poco riscaldate. Il processo
naturale d'invecchiamento, le malattie croniche, la dieta povera e la mancanza di
esercizio si sommano all'ambiente freddo causando ipotermia o assideramento.
I sintomi e i segni dell'ipotermia sono caratterizzati da:
K Brividi (nelle fasi iniziali, quando la temperatura corporea interna è superiore ai
32'C).
K Sensazione di intorpidimento.
K Sonnolenza e mancanza di volontà nel fare persino le cose più semplici. È
possibile osservare un livello ridotto di coscienza.
K Respirazione e polso lenti (in caso di ipotermia prolungata).
K Facoltà visive ridotte (in caso di ipotermia prolungata).
K Difficoltà a coordinare i movimenti (è possibile che il paziente barcolli).
K Perdita di conoscenza, generalmente il paziente ha uno "sguardo privo di
espressione" (nei casi estremi).
Bisogna innanzi tutto
K Procedere alla valutazione del paziente, parlandogli esaminandolo in modo da
rendersi conto dell'entità del problema.
K Portare il paziente all'asciutto eliminando gli indumenti umidi e stretti e coprirlo
con coperte asciutte.
K Somministrare bevande calde e zuccherate (non alcolici!) se il paziente è
cosciente e collaborante.
K Controllare i parametri vitali e intervenire se necessario.
K Trasportare il paziente in posizione antishock.
K Somministrare ossigeno
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ATTENZIONE: non riscaldare troppo velocemente il paziente per il rischio di insorgenza
di Fibrillazione Ventricolare! Il riscaldamento dove interessare il tronco, le ascelle e
l'inguine. Per ultimi vanno riscaldati gli arti.
NON CERCATE DI RISCALDARE UN PAZIENTE AFFETTO DA IPOTERMIA GRAVE.
Anche riscaldando il paziente lentamente, potreste causare una: fibrillazione ventricolare
letale. In caso di pazienti affetti da ipotermia grave, dovreste:
K Trattare i pazienti con la maggior cura possibile, altrimenti potreste provocare una
fibrillazione ventricolare.
K Posizionare il paziente con la testa in basso. Assicuratevi che le vie aeree siano
pervie.
K Erogare ossigeno ad alta concentrazione dopo averlo fatto passare attraverso un
umidificatore ad acqua calda. Potete eventualmente utilizzare l'ossigeno tenuto al
caldo all'interno dello scomparto per il passeggero. Se non avete altra scelta,
usate pure ossigeno da una bombola fredda
K Avvolgere il paziente con coperte. Se possibile, utilizzate coperte isolanti.
K Trasportare il paziente IMMEDIATAMENTE.
Nei casi di ipotermia in fase molto avanzata, il paziente sarà privo di conoscenza, e non
riuscirete ad individuare segni vitali (si può impiegare anche un minuto per cercare il polso
carotideo). Alla palpazione il paziente apparirà molto freddo (la temperatura interna del
corpo può essere inferiore ai 26,5'C), ma è ancora possibile che il paziente sia in vita!
Cominciate subito una rianimazione cardiopolmonare! Il paziente potrebbe impiegare
30 minuti e oltre prima di raggiungere la morte biologica. Il personale del pronto
soccorso non dichiarerà un paziente biologicamente morto senza prima averlo
riscaldato e aver tentato una rianimazione. Ciò significa che non potete presupporre
che un paziente colpito da ipotermia grave sia morto solo in base alla temperatura
corporea e all'assenza di segni vitali.
Bibliografia:
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
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Capitolo
Disinfezione, controllo, verifica del
mezzo di soccorso. Impianto di
Ossigenoterapia
A cura di Valeriano Zini 7
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Infermiere professionale
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Ossigenoterapia
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8. Disinfezione, controllo, verifica del mezzo di soccorso. Impianto di Ossigenoterapia
Obiettivi Formativi:
1) Verifica della funzionalità del mezzo di soccorso;
2) Controllo della presenza dei presidi nella cellula sanitaria;
3) Pulizia e disinfezione della cellula sanitaria;
4) Utilizzo dell'impianto di Ossigenoterapia.
1 - Eseguire la preparazione, l’alloggiamento e la
verifica dell'attrezzatura e del materiale della
cellula sanitaria dell’autoambulanza
L’ambulanza deve essere sempre pronta ad affrontare qualsiasi situazione si
presenti nello svolgimento del servizio.
All’inizio di ogni turno (o comunque ad ogni cambio di turno) è necessario:
1.1
- Controllare lo stato meccanico del mezzo (solitamente a carico
dell’autista)
•
•
•
•
•
Livello di benzina
Impianto elettrico esterno (luci, frecce, lucciole…)
Impianto elettrico interno (luci della cellula sanitaria)
Integrità della carrozzeria
Perfetto funzionamento di portiere, portelloni, agganci della barella…
1.2 - Controllare lo stato della cellula sanitaria (solitamente a carico del resto
dell’equipaggio)
•
•
•
•
•
•
•
Secondo i protocolli locali (eventuale CHECK-LIST)
o Verificare la presenza, la collocazione prevista di tutte le attrezzature
e del materiale in dotazione standard
o Reintegrare l’eventuale materiale mancante
o Verificare l’integrità delle confezioni sterili (se, durante un servizio, un
presidio sigillato venisse aperto, questo dovrà essere gettato, e non
conservato per un successivo servizio)
Ricordate di rispettare la check-list, devono essere presenti tutti i presidi nella
quantità indicata. Specialmente nei servizi di Emergenza-Urgenza, dovendo
lavorare il spazi limitati, una quantità di materiale eccessiva è solo di intralcio
al servizio
Non basta controllare la presenza di un presidio, è necessario assicurarsi che
tale presidio sia funzionante (per esempio gli elettromedicali, l’aspiratore) o
che sia presente in quantità sufficiente (ad esempio verificare che le
confezioni di disinfettante contengano adeguate quantità di sostanza e non
siano vuote)
Segnare la data di apertura su tutti i disinfettanti e gettarli dopo 15 giorni
Controllare il livello delle bombole di ossigeno (N.B.: la bombola si considera
scarica quando il manometro segna 20 bar)
Verificare la pulizia
Biancheria
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Verificare le eventuali scadenze (farmaci, flebo, materiale sterile…)
E’ comunque necessario segnalare al responsabile i problemi riscontrati che non
possono essere risolti nell’immediato, attraverso un messaggio con data, ora e firma
leggibile.
L’ambiente dell’ambulanza deve essere sempre e comunque pulito, e venire
disinfettato periodicamente, almeno una volta al mese.
Il materiale all’interno della cellula sanitaria deve essere posto in modo stabile,
perché non rischi di cadere durante il trasporto.
Inoltre sarebbe molto importante posizionare il materiale all’interno delle cellule
sanitarie sempre nella stessa posizione, in modo da cercare, e quindi trovare, il
materiale in modo automatico. Questo diventa molto importante soprattutto nelle
emergenze quando sono molto le cose a cui pensare e sapere sempre dove si trova
il materiale, anche quando si è in ambulanze nuove o di altre associazioni, facilita il
lavoro.
Una volta che l’utente è stato ospedalizzato, il mezzo deve tornare ad essere a
disposizione della centrale nel minore tempo possibile, con le caratteristiche sopra
descritte di ordine, pulizia e completezza.
Nel caso che, durante l’espletamento del servizio, questi presupposti venissero a
mancare, devono essere ripristinati in P.S. (per quanto possibile).
Se un mezzo non può essere ritenuto disponibile, esso non può proseguire nei
servizi, ma deve rientrare alla sede per essere sostituito o riportato all’operatività
2 – Identificare le situazioni a rischio infettivo
2.1 - trasporti a rischio infettivo:
-
trasporto di soggetti con perdita di sangue
presenza, nella cellula sanitaria, di liquidi organici
se si sospettano malattie infettive nel soggetto
Sono da considerare ad alto rischio infettivo i seguenti composti organici:
-
sangue
feci
liquor (liquido cerebro-spinale)
sperma
secrezioni vaginali
altri liquidi biologici che contengono sangue in quantità evidente
Sono da considerarsi a basso o nullo rischio infettivo i seguenti composti organici
(a meno che non contengano sangue in quantità visibile):
secrezioni nasali
saliva
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sudore
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controllo, verifica del mezzo di soccorso. Impianto di
lacrime
vomito
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N.B. ci sono composti organici che sono essere sterili in condizioni non patologiche o
se prodotti in presenza di determinate patologie (ex. Tumori o malattie autoimmuni)
ma che possono essere ad alto rischio infettivo se prodotti da pazienti con malattie
infettive (ex. Urina è normalmente sterile, ma, in presenza di paziente con infezione
delle vie urinarie, diventa veicolo del microorganismo che determina l’infezione;
liquido pleurico è sterile normalmente o se prodotto in quantità eccessive per un
tumore al polmone, ma è altamente infettante se prelevato in paziente con TBC
polmonare). Questi materiali organici sono:
•
•
•
•
•
•
liquido amniotico
liquido perticardico
liquido peritoneale
liquido pleurico
liquido sinoviale
urine
Ogni utente trasportato è da considerarsi a potenziale rischio infettivo.
Nonostante questo non è necessario che per ogni servizio l’operatore indossi guanti,
mascherina e visiera protettiva. Il volontario deve essere in grado di riconoscere il
reale rischio infettivo legato ad ogni singolo servizio (per esempio un utente
trasportato a una fisioterapia è da considerarsi a rischio infettivo minimo, un PS con
presenza di sangue è ad alto rischio infettivo come pure un sospetto di meningite, un
paziente sieropositivo che deve andare a fare una visita di controllo e con cute
integra è da considerarsi a medio rischio infettivo, non sono necessari i guanti a
meno che durante il trasporto non avvenga perdita di sangue da parte del paziente).
Per essere in grado di fare questo il volontario deve conoscere le vie di trasmissione
delle malattie infettive e conoscere i metodi di prevenzione per ognuna di queste.
Via di trasmissione
AEREA
PATOLOGIE
PREVENZIONE
Igiene:
Batteri
Parotite (orecchioni)
• Aerare l’ambiente
Meningite
da • Usare la mascherina
meningococco
• N.B. per TBC usare mascherine con filtro
TBC
FFP2; è un Battere molto resistente
all’ambiente.
Virus
• Per SARS usare mascherine che rechino
Morbillo
il codice FFP3
Varicella
• usare guanti se si maneggiano secrezioni
Orecchioni
respiratorie
Rosolia
Influenza
Vaccini
TBC/ meningite da meningococco
Profilassi post esposizione: *
Meningite da meningococco
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Batteri
Salmonella
Gastroenteriti
OROFECALE
Virus
Epatite A
Poliomielite
Virus
Epatite B
Epatite C
HIV/AIDS
PARENTERALE
•
•
•
•
Igiene:
lavarsi bene le mani
usare i guanti
cambiare la biancheria
Disinfettare gli oggetti venuti a contatto
con le feci del pz.
Vaccini
epatite A
• Usare sempre Guanti in presenza di
sangue,
• Ricordare che se la cute è integra è una
buona barriera di protezione, il sangue
non passa,
• In presenza di paziente che sanguinano
molto indossare le mascherine con la
visiera per proteggersi dagli “schizzi” di
sangue
• disinfettare le superfici sporche di sangue
Vaccini
Epatite B (HBV)
Profilassi post esposizione: *
HIV
Batteri
Tetano
PER CONTATTO
Ectoparassiti
Scabbia
Pidocchi
Virus
Verruche
Igiene:
• Lavarsi bene le mani
• Usare i Guanti
• Lavare la biancheria usata (mantenerla
separata dall’altra per il trasporto)
• Usare camici (se c’è contatto diretto molto
stretto o se si rischia contatto degli
indumenti)
Vaccini:
Tetano
*PPE = profilassi Post Esposizione = terapia con antibiotici (meningite da
meningococco) o antiretrovirali (HIV) che è data alle persone che si sono esposte al
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rischio di infezione (ex: trasporto di un paziente con meningite da meningococco
senza mascherina o puntura con una siringa).
Nel caso, durante lo svolgimento del servizio, venissimo a contatto con materiale
infetto (o sospettato tale) è necessario lavare e disinfettare accuratamente la zona di
contatto, e riferire, appena arrivati al P.S. l’accaduto al personale sanitario, che
prenderà tutti i provvedimenti del caso.
E’ però da ricordare che la cute integra (senza soluzioni di continuità) rappresenta
una barriera invalicabile per i germi (virus, batteri), quindi anche in caso di contatto
con sangue il rischio infettivo è minimo (se la zona viene lavata e disinfettata
accuratamente).
D’altra parte basta un arrossamento cutaneo per aumentare il rischio o un piccolo
taglio o abrasione per far sì che la barriera cutanea possa essere attraversata con
facilità dai microrganismi.
3
3.1
– Mantenere in efficienza l’ambulanza dopo aver
condotto il soggetto a destinazione
- Attività da compiere per essere operativi subito dopo l’arrivo a
destinazione
Utilizzando guanti nuovi provvedere a:
a - ripristinare la barella, lenzuola, telo, coperte e cuscino
b - ripulire l’abitacolo da sangue, fango, vomito, liquidi
c - raccogliere e gettare materiale usato: garze, medicazioni,
confezioni aperte, materiale monouso aperto
d - areare il vano sanitario
3.2 - Smaltimento dei rifiuti:
Dobbiamo distinguere tra:
o rifiuti potenzialmente infetti
o rifiuti non infetti
Rifiuti potenzialmente infetti
Fa parte di questo gruppo tutto ciò che è entrato in contatto con i liquidi biologici del
paziente.
Questi materiali devono essere smaltiti come rifiuti ospedalieri infetti, che seguono un
destino idoneo alla distruzione di tutti i germi, compresi quelli di natura sporigena.
Questi rifiuti vanno posti nei Jolly-pack in P.S. (o nelle sedi dove presenti), oppure
negli appositi contenitori di ambulanza (halibox, multibox…) che, una volta pieni
vanno comunque gettati nei Jolly-pack e mai smaltiti come rifiuti ordinari.
Nei contenitori per rifiuti infetti non vanno mai gettati rifiuti che non sono infetti e
viceversa.
Tra i rifiuti potenzialmente infetti abbiamo:
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materiale monouso utilizzato
o guanti sporchi di liquidi biologici
o maschere ossigeno
o digit-vent
o sondini
o canule
o Ambu monouso (non autoclavabile)
Materiale per la medicazione entrato in contatto con materiale organico
o Garze
o Bende
o Cerotti
Altro materiale entrato in contatto con liquidi biologici
o Ad esempio fazzoletti di carta utilizzati dall’utente
Materiale utilizzato per la disinfezione
Rifiuti non infetti
Tra i rifiuti non infetti abbiamo:
-
materiale monouso aperto ma non utilizzato
guanti non sporchi di materiale biologico
fogli dove si sono annotati i servizi già svolti
rifiuti vari (cartacce, lattine…)
Questi rifiuti vanno smaltiti come rifiuti ordinari, quindi eliminati in qualsiasi cestino.
3.3
- Descrivere le attività da compiere per essere operativi durante il
tragitto di rientro in sede
a - comunicare alla sede che si è liberi e pronti per un successivo
servizio
b - areare il vano sanitario
4 – Eseguire il riordino e la detersione della cellula
sanitaria
4.1
- Definire i termini di detersione e disinfezione
A. detersione: pulire dallo sporco grossolano e dalla polvere, utilizzando acqua e
detergente (anionici)
B. disinfezione: eliminare di tutti i microrganismi patogeni (virus, batteri, ….)
operazione che ha lo scopo di distruggere eventuali germi patogeni presenti;
si effettua con ipoclorito di sodio (varechina, candeggina, antisapril
opportunamente diluito) evitando il contatto con la pelle (indossare guanti
appositi). Non utilizzare acqua calda, per il pericolo di sviluppo di gas tossici e
perché in questo modo le proteine contenute nel sangue possono coagulare,
rendendo la disinfezione più difficile
C. sterilizzazione: eliminazione di tutti i microrganismi patogeni e no.
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4.2
- Descrivere, giustificare ed eseguire il riordino e la detersione della
cellula sanitaria e delle attrezzature
Protocollo dell’azienda Policlinico
Materiali
• guanti in gomma;
• scopa in nylon;
• sistema MOP (2 secchi di colore diverso uno per soluzione
detergente e uno per acqua pulita, mop)
• 1 panno in TNT o spugna preferibilmente monouso
• 1 panno lavasciuga preferibilmente monouso
• soluzione detergente
• soluzione disinfettante a base di cloro o sodio dicloroisocianurato in
granuli o sali quaternari di ammonio
Modalità di pulizia dell’ambulanza
a. allestire i due secchi, quello blu con acqua pulita, quello rosso con acqua più
soluzione detergente;
b. indossare i guanti;
c. rimuovere la biancheria sporca,raccogliere e gettare negli appositi contenitori
di rifiuti ed il materiale usato (garze, medicazioni, confezioni sterili aperte e
non utilizzate…);
d. con panno o spugna imbevuta di soluzione detergente lavare il materassino, il
cuscino della barella, tutte le suppellettili, le superficie interne, e le
attrezzature dell’ambulanza (risciacquare frequentemente la spugna o il
panno nell’acqua pulita);
e. disinfezione con panno o spugna imbevuta di soluzione disinfettante, a base
di cloro e lasciare agire per alcuni minuti (10-20 minuti), tutte le attrezzature
(barelle, sedie, steccobende, collari, telo, …)
f. passare il panno lavasciuga per sciacquare e asciugare le superfici
precedentemente trattate;
g. detergere il pavimento;
h. rifornire la cassetta dei medicamenti (dove presente), sostituire i sussidi
monouso: cannule, filtri, maschere, tubi di raccordo, garze, ambu …;
controllare e/o sostituire le bombole di ossigeno vuote (ricordare che la
bombola si deve considerare scarica quando il manometro segna 20 bar)
i. vuotare l’acqua dai 2 secchi lavarli e asciugarli;
j. detergere le spugne e i panni multiuso e disinfettarli tramite immersione in
soluzione a base di cloro per almeno 30 minuti; utilizzare se possibile spugne
e stracci monouso
k. lavarsi accuratamente ed abbondantemente le mani dopo qualsiasi servizio;
l. cambiarsi se gli indumenti sono sporchi. Utilizzare se possibile camici
monouso.
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Raccomandazioni
• in caso di superfici visibilmente contaminate con materiale organico
(sangue, feci, vomito ….) il volontario deve procedere alla
decontaminazione nel seguente modo:
-indossare guanti e mascherina di protezione,
-versare i granuli di sodio dicloroisocianurato sul materiale da
rimuovere fino a coprirlo completamente,
-lasciare agire 5 minuti (il materiale biologico verrà solidificato),
-rimuovere il tutto con panno monouso,
• le soluzioni a base di cloro, se usate frequentemente, possono
provocare corrosione di oggetti e superfici metalliche; pertanto,
dopo la disinfezione, occorre rimuovere i residui del prodotto dalle
superfici.
4.3
- Elencare ed individuare i momenti in cui effettuare la disinfezione della
cellula sanitaria
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a - al termine di un trasporto a rischio infettivo
b - periodicamente almeno una volta al mese
4.4
- Descrivere ed eseguire la metodica di detersione e disinfezione del
materiale sanitario non monouso
a - secondo protocolli locali e/o con prodotti specifici
b - lavare con acqua e detergente a bassa schiumosità
c - disinfettare (ad esempio immergere in soluzione di ipoclorito di sodio al
5% per 1520 minuti, risciacquare abbondantemente
In alcuni casi è buona regola indossare due paia di guanti (uno sopra l’altro).
Per esempio, nel caso ci si trovi ad operare su più pazienti, o in caso sia presente
sangue.
In primo luogo perché che un guanto si laceri (o peggio che presenti rotture
difficilmente visibili), in secondo luogo perché, nel caso avessimo bisogno di
materiale potremmo toglierci il primo guanto, evitando di spargere materiale
organico. (indicazione presente nel protocollo PTC)
5 - PRECAUZIONI UNIVERSALI PER LA PROTEZIONE
DEL PERSONALE
Come già detto, è opportuno ritenere ogni utente potenzialmente portatore di malattie
infettive e ogni azione dei soccorritori non deve venir meno a questo principio.
Le “Precauzioni Universali” forniscono indicazioni di massima su come affrontare
queste situazioni e si applicano ad ogni operatore che possa essere esposto al
contatto di sangue, liquidi od altri materiali biologici.
Evidentemente le consuete norme di igiene sconsigliano il contatto con alcuni di questi materiali, ed è perciò opportuno prendere tutte le precauzioni necessarie indistintamente, trattando tutti i materiali biologici come infetti. Di seguito vengono
indicate le applicazioni di massima dei mezzi di protezione più comuni ed alcune
norme di pulizia e disinfezione dei materiali.
5.1 - BUON SENSO
Il primo presidio di cui si dispone è il buon senso; evidentemente applicare in modo
indiscriminato tutte le tecniche di autoprotezione non ha molto senso, così come
proteggere le mani e lasciare scoperte le braccia non garantisce, evidentemente, una
protezione adeguata. Per lo stesso buon senso, è necessario garantire un sufficiente
livello di disinfezione dei materiali e dei mezzi con i quali si opera. Le malattie
potenzialmente trasmissibili sono parecchie, per alcune di queste si ha una
persistenza dell’agente infettante per tempi piuttosto lunghi (parecchi giorni) se non
neutralizzato con le tecniche opportune. Evidentemente un’attrezzatura non disinfet92
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tata costituisce un anello debole nella catena delle precauzioni universali e permette
il diffondersi dell’infezione.
5.2 - LAVAGGIO DELLE MANI.
E’ un potente mezzo di difesa, idoneo ad impedire l’insorgere di infezioni incrociate.
Se è consigliabile lavarsi le mani prima di ogni contatto con un utente, è necessario
lavarsele dopo ogni contatto col paziente, dopo essersi tolti i guanti, dopo ogni
operazione di pulizia e disinfezione.
Se ci si sporca le mani di sangue od altri liquidi organici è necessario lavarsele
immediatamente e con grande cura. Ricordarsi che l’uso di sapone disinfettante è
consigliato solo in caso di contatto con liquidi biologici, poiché l’uso continuativo di
tali saponi può portare a dermatiti.
5.3 - GUANTI
E’ necessario indossare guanti monouso ogni qualvolta sia probabile il contatto con
sangue od altri materiali organici.
Si raccomanda di non indossare anelli (ammessa la fede) e di mantenere le unghie
corte.
Nel caso in cui si debbano “trattare” più pazienti è consigliabile indossare due guanti
(uno sull’altro); il guanto più esterno può essere sfilato senza eccessive
preoccupazioni, avendo comunque la mano protetta da quello interno, prima di
passare al paziente successivo. Non guidare indossando guanti sporchi e cambiare i
guanti sporchi non appena possibile.
Unica alternativa, al fine di avere una maggiore protezione, è quella di utilizzare
guanti chirurgici; questi si presentano più spessi e più lunghi dei normali guanti da
esaminazione.
Ancora poco diffusi sul mercato, anche per il loro prezzo più elevato rispetto ai guanti
in lattice, sono i guanti in nitrile. Questo tipo di guanto presenta alcune caratteristiche
interessanti: non contiene le proteine del lattice (e quindi è ben tollerato da coloro che
sono allergici al lattice), il cerotto non vi fa presa, si lacera in maniera distruttiva se
presenta una minima perforazione (rendendo così evidente la mancanza dell’integrità
del guanto), si conforma alle mani evitando l’insorgere di compressioni, risultando
così particolarmente confortevole sui lunghi periodi ed è insensibile ai disinfettanti
alcolici. L’uso dei guanti non deve far passare in secondo piano il rischio, sempre presente, di contatto con materiali biologici, soprattutto se vi sono ferite sulle mani.
Sarebbe auspicabile non svolgere interventi a rischio se vi sono ferite sulle mani e se
queste non sono adeguatamente protette con medicazioni impermeabili.
5.4 - MASCHERINE
Non sono, in genere, necessarie, ma sono indispensabili in caso di schizzi di sangue
od altri liquidi organici; una mascherina di carta (o TNT) o sprovvista di protezione
per gli occhi non è sufficiente. Sul mercato sono reperibili mascherine provviste di
uno strato interno impermeabile ai liquidi e complete di visiera.
Occhiali protettivi (o visiere) Non sono in genere necessari, ma sono indispensabili in
caso di schizzi di sangue od altri liquidi organici; devono essere indossati con una
mascherina protettiva. Gli occhiali da vista offrono, in genere, una protezione
sufficiente (a patto di essere indossati con la mascherina). L’appannamento della
superficie può scoraggiarne l’uso ma ne è evidente la loro necessità.
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6 - Pulizia del materiale di soccorso
6.1 - TECNICHE E PRODOTTI
Il materiale non monouso (stecche, tavola spinale, cinture per barelle, aspiratore,
ecc.) deve essere pulito di tutte le tracce di materiali organici e disinfettato secondo
schemi precisi. I materiali che vengono a contatto con cute intatta richiedono una
disinfezione finale di basso livello; il materiale che, invece, viene a contatto con
liquidi potenzialmente infettivi richiede una disinfezione ad alto livello. La disinfezione
ad alto livello determina l’inattivazione di tutti i microrganismi presenti (compresi HIV,
HBV e i microbatteri tubercolari con la sola eccezione delle spore batteriche).
E’ imperativo che, prima della disinfezione, si proceda ad un'accurata detersione del
materiale, lavandolo con detergente anionico o non ionico; successivamente il
materiale è disinfettato con una soluzione acquosa di cloro tale da permettere di
realizzare una disinfezione di basso o alto livello (a seconda delle necessità). Se è
presentare sangue in quantità rilevanti, è necessario, prima della detersione,
provvedere ad una prima disinfezione con composti a base di cloro tali da garantire
almeno 5000 p.p.m. (parti per milione) di cloro attivo (diluizione allo 0,5%). Un detergente non idoneo (cationico) può annullare l’azione disinfettante del cloro. Utilizzare
acqua fredda o tiepida, non utilizzare acqua eccessivamente calda perché l’alta
temperatura provoca la coagulazione delle proteine dei materiali organici e la loro
adesione alla superficie dell’oggetto. La disinfezione si effettua, preferibilmente, per
immersione; nel caso in cui non fosse possibile, è necessario mantenere le superfici
bagnate per un tempo sufficiente. I tubi (aspiratore) devono essere riempiti di
soluzione disinfettante. Il tempo di azione della soluzione disinfettante deve essere
compreso tra i 20 e i 30 minuti. Per la detersione e disinfezione si utilizzino panni
monouso e spazzolini per le parti meno accessibili o per strofinare con maggior
energia; evitare assolutamente l’uso di spugnette. I contenitori utilizzati per le
operazioni di detersione e disinfezione devono essere riservati esclusivamente a
questo scopo e devono essere a loro volta disinfettati dopo ogni utilizzo.
E’ di fondamentale importanza acquisire il concetto che la disinfezione finale deve
essere eseguita su superfici già deterse: in caso contrario l’azione disinfettante del
cloro si esplica solo sulla superficie dello sporco e non raggiunge la superficie
dell’oggetto.
Al termine delle operazioni di disinfezione si deve eseguire un accurato risciacquo
degli oggetti o delle parti di essi sottoposti a disinfezione.
Potrebbero essere utilizzati anche altri prodotti disinfettanti ma i prodotti a base di
cloro, per la loro pronta disponibilità, il basso costo, la loro semplicità d’utilizzo, la
loro bassa tossicità e per lo spettro d’azione soddisfacente (buona efficacia su:
batteri Gram-positivi, batteri Gram-negativi, batteri alcool-acido resistenti, virus
idrofilici e lipofilici, spore del tetano e del carbonchio, miceti, efficacia incerta su
spore batteriche), sono i più diffusi; gli svantaggi sono dati dall’azione corrosiva del
cloro sui metalli e dalla veloce deteriorabilità della soluzione.
6.2 - STRUMENTI METALLICI
I materiali metallici (ad esempio le lame dei larigoscopi), che non accettano il
contatto con il cloro, devono essere detersi (con accurata spazzolatura) e disinfettati,
per immersione, con altri prodotti, ad esempio Sali quaternari di ammonio.
6.3 - AUTOCLAVE
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Alcuni materiali ammettono la sterilizzazione in autoclave; può essere opportuno
avvalersene (se, ovviamente, è accessibile l’autoclave) almeno nei casi in cui si è
certi della presenza di sangue.
Ovviamente tutte le operazioni di detersione / disinfezione devono essere eseguite
prendendo tutte le precauzioni eventualmente necessarie (guanti - sono accettabili i
guanti per uso domestico, da riutilizzarsi previa disinfezione - camice, mascherina)
ed astenendosi dal mangiare o fumare.
6.4 - ABBIGLIAMENTO
Per quanto riguarda l’abbigliamento, si evidenziano particolari problemi, a cominciare
dal fatto che, nella maggior parte delle Associazioni di Volontariato, il lavaggio degli
indumenti di servizio viene affidato ai singoli Volontari. I capi di vestiario contaminati
da liquidi biologici devono essere lavati separatamente dal bucato normale. Il tessuto
normalmente usato per i capi d'abbigliamento, in modo particolare per quelli ad Alta
Visibilità, e il materiale rifrangente in genere mal sopportano temperature di lavaggio
elevate (la temperatura di lavaggio viene indicata tra i 40 e i 600C, anche se alcuni
tessuti e materiali rifrangenti accettano temperature sino a 90°C) e soluzioni a base
di cloro. Per una disinfezione minima si possono utilizzare prodotti che liberano
ossigeno attivo o disinfettanti specifici per biancheria a base di sali d’ammonio
quaternari. Nel caso in cui la contaminazione fosse particolarmente estesa è
consigliabile eliminare il capo di vestiario e trattarlo come rifiuto contaminato.
6.5 - PULIZIA DEL VEICOLO
Il vano sanitario dell’ambulanza e gli arredi possono essere puliti, seguendo i criteri
visti sopra (detersione e disinfezione di basso livello eseguita con panni monouso).
E’ necessario prestare la massima cura agli angoli meno visibili, alle superfici di
appoggio, ai punti di appiglio, alle maniglie delle porte, ecc.
Per la pulizia / disinfezione del pavimento si possono utilizzare frange MOP, dopo
aver assorbito con prodotti gelificanti o cosparso di candeggina pura (lasciata agire
circa 15 minuti) e asportato con panni monouso la maggior parte del liquido contaminante.
Rimane sempre valido il principio di far precedere la disinfezione (con soluzione a
base di cloro) da un’accurata detersione. Le frange MOP vengono successivamente
disinfettate in soluzione di cloro e lavate in lavatrice a 60°C. Una buona aerazione
del mezzo ed un’eventuale esposizione alla luce solare completano l’opera di
sanificazione.
6.6 - BARELLE
Lenzuola e federe dovrebbero essere monouso e pertanto DEVONO essere sostituite dopo OGNI utilizzo, anche se non si presentano sporche. E’ consigliabile
limitare al massimo il tempo di contatto delle soluzioni disinfettanti a base di cloro
con il metallo con cui sono costruite le barelle poiché si innescano fenomeni di
corrosione, il cui segno più evidente è la chiazzatura biancastra del metallo. In
alternativa si possono utilizzare prodotti a base di sali quaternari di ammonio (cloruro
di benzalconio) che hanno, però, uno spettro d’azione più ridotto.
6.7 - RIFIUTI CONTAMINATI
Si intendono rifiuti contaminati tutti i materiali monouso sporchi di sangue o di altri
materiali organici. I rifiuti contaminati devono essere smaltiti utilizzando gli appositi
contenitori. Guanti, materiale di medicazione, deflussori, panni monouso per pulizia /
disinfezione, ecc. vanno posti negli appositi contenitori (Jolly-pack: cartone con
sacco impermeabile, di colore giallo); aghi ed altri oggetti taglienti / pungenti devono
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essere posti negli appositi contenitori di plastica, che non devono essere riempiti
oltre il livello indicato. In modo particolare si deve evitare di piegare o ritappare gli
aghi. Una volta sigillati questi contenitori devono essere smaltiti quanto prima: lo
smaltimento dei rifiuti contaminati può rientrare nelle convenzioni già esistenti con le
varie strutture ospedaliere o può essere oggetto di convenzione separata.
7 - Tecniche di igiene personale
Anche se può sembrare banale, si indicano di seguito alcune tecniche che è consigliabile
seguire, alfine di ridurre al minimo le possibilità di venire a contatto con materiale
biologico:
7.1 - TECNICA DI LAVAGGIO DELLE MANI
- Aprire il rubinetto dell’acqua, bagnarsi le mani.
- Insaponarsi le mani e gli avambracci, producendo un’abbondante schiuma.
- Continuare a strofinarsi le mani e gli avambracci per almeno 2 minuti, eventualmente aggiungendo sapone.
- Sciacquarsi con cura le mani e gli avambracci.
- Eventualmente ripetere il lavaggio con sapone disinfettante.
- Prelevare una salvietta di carta ed asciugarsi grossolanamente le mani; con la
stessa salvietta chiudere il rubinetto dell’acqua.
- Prelevare altre salviette e terminare di asciugarsi le mani e gli avambracci.
TECNICA DI RIMOZIONE DEI GUANTI MONOUSO
Scopo della procedura indicata è quello di permettere la rimozione di guanti sporchi,
evitando che il lato esterno (sporco) venga a contatto con la cute.
-
Pizzicare il guanto, a circa 1,5 cm dal bordo.
Far scivolare il bordo del guanto sulle dita.
Tirare il guanto verso l’esterno.
Sfilare l’altro guanto con la mano parzialmente guantata.
Terminare di sfilare il guanto.
Buttare i guanti nei contenitori per rifiuti contaminati.
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CONCLUSIONI
Solo un’adeguata preparazione ed una corretta metodologia di lavoro possono
prevenire la maggior parte dei rischi. Anche se molte operazioni, come quelle di
pulizia periodica e straordinaria, diventano di “noiosa routine”, devono essere
svolte con diligenza perché proprio in questi casi la disattenzione porta più
facilmente all’errore, vanificando l’opera di prevenzione svolta sino a quel
momento.
8 - La disinfezione
LA DISINFEZIONE
Appurato che le soluzioni disinfettanti a base di cloro sono le più convenienti da
gestire, è necessario approfondire i parametri di lavoro, in modo particolare
identificare i prodotti più idonei e la loro corretta diluizione, al fine di ottenere le
caratteristiche di disinfezione volute.
Per la disinfezione a basso livello, le linee guida richiedono una concentrazione di
cloro attivo dello 0,1%, pari a 1 grammi/litro o 1000 p.p.m. (Parti Per Milione).
Per la disinfezione ad alto livello, invece, viene richiesta una concentrazione dello
0,5%, pari a 5 grammi/litro, o 5000 p.p.m.. Il prodotto contenente cloro più
facilmente disponibile è l’ipoclorito di sodio (candeggina) in varie concentrazioni. La
candeggina normalmente reperibile in commercio è, in effetti, una soluzione al 10%
circa di ipoclorito di sodio con concentrazione media di cloro attivo del 5%. Risulta,
quindi, che la concentrazione di cloro attivo nella candeggina commerciale è dello
0,5% circa, perciò la disinfezione ad alto livello deve essere eseguita con candeggina “pura”. Per realizzare la concentrazione dello 0,1%, richiesta per la
disinfezione a basso livello, è necessario aggiungere ad 1 volume di candeggina 4
volumi d’acqua fredda. Per la miscelazione nelle qualità richieste si possono
utilizzare caraffe graduate.
le soluzioni disinfettanti così preparate hanno una durata limitata, devono, perciò
essere preparate prima di ogni utilizzo.
Concentrazione di
Cloro Attivo
Nella
CANDEGGINA
commerciale
Disinfezione a basso livello
(0,1% di cloro attivo)
Volumi di
Volumi
candeggina d’acqua
Volume Volumi di
Volumi
totale
candeggina d’acqua
Volume
totale
0,5%
1
5
1
4
Disinfezione ad alto livello
(0,5% di cloro attivo)
1
0
Più comode da maneggiare, ma meno flessibili da dosare, sono le compresse
effervescenti di sodio dicloroisocianurato; la soluzione così preparata, più durevole
della soluzione di ipoclorito di sodio (24 ore), deve comunque rispettare le
concentrazioni richieste per i due standard di disinfezione. Per il calcolo della
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percentuale di cloro ci si deve rifare alla quantità di cloro disponibile per ogni
compressa. Si ipotizza, di seguito, un calcolo per un prodotto in compresse da 5
grammi con il 32% in peso di Cloro disponibile. Ogni compressa dispone, perciò, di
1,6 grammi di cloro. 1 compressa ogni litro d’acqua realizza una concentrazione dello
0,16%. Per realizzare la concentrazione richiesta per la disinfezione ad alto livello
sono necessarie 3,5 pastiglie che permettono di raggiungere una concentrazione pari
allo 0,56%.
Non esistendo “formule magiche” per calcolare la percentuale di cloro ci si deve
rifare a semplici proporzioni, tenendo presente che 1 litro d’acqua pesa 1.000
grammi e che, per la candeggina, la concentrazione media di cloro attivo deve
essere riferita alla percentuale della soluzione di ipoclorito di sodio; inoltre il volume
di “partenza” di candeggina va, a tutti gli effetti, a costituire un volume della soluzione
finale.
Con entrambi i tipi di soluzione è necessario prestare attenzione affinché vengano
prese tutte le protezioni necessarie, tenendo presente che le soluzioni in uso
scoloriscono i tessuti (attenzione alle uniformi!).
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Impianto di ossigenoterapia.
Elencare i vari
dell’associazione
-
tipi
di
bombole
in
dotazione
ai
mezzi
secondo i protocolli locali
1, 2, 4, 5, 7 e 10 sono le capacità più comuni
si dividono in portatili (con erogatore incorporato) e fisse (con
erogatore fisso nella cellula sanitaria)
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Descrivere l’impianto per l’ossigenoterapia
a - bar:
- unità di misura indicante una pressione8
- una bombola si considera scarica quando il manometro segna 20 bar
b - Flussometro
- indicatore della quantità di ossigeno passante espressa in litri al minuto
(l/min)
c - umidificatore
- contenitore con acqua attraverso il quale passa l’ossigeno per umidificarsi
- l’acqua deve essere sostituita frequentemente ed il contenitore deve essere
pulito e disinfettato
d - manometro
- indicatore della pressione alla quale l’ossigeno è compresso nella bombola
e - raccordi
- attacchi ai quali si collegano i vari tubi per il passaggio dell’ossigeno
Calcolare l’autonomia di una bombola
(pressione manometro – pressione residua di sicurezza) x capacità bombola
portata in litri del flusso erogato
(La pressione residua di sicurezza è di 20 bar)
esempio:
bombola da 7 litri
manometro a 200 bar
erogazione a 2 l/min
(200 − 20) ⋅ 7 180 x7
=
= 630 min = 10h,30 min
2
2
esempio:
bombola da 2 litri
manometro a 70 bar
erogazione a 12 l/min
(70 − 20) ⋅ 2 50 x 2
=
= 8,3 min
12
12
8
Bar: unità di misura della pressione, contemplata dal sistema internazionale SI, e pari a 105 pascal; il
bar viene utilizzato per misurare pressioni di fluidi, e con riferimento ad altre unità usate in passato si ha:
1bar = 1,0197 at (atmosfere tecniche) = 0,9869 atm (atmosfere). Molto usato, fra i sottomultipli del bar,
è il millibar, in particolare in meteorologia per misure di pressione atmosferica.
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Principali azioni da evitare nel maneggiare o nel sostituire una
bombola
Ricorda: l’ossigeno è un combustibile e un comburente9.
a
b
c
d
- aprire la bombola quando è stata staccata dall’impianto dell’ambulanza
- liberare ossigeno in ambienti poco areati
- fumare vicino alle bombole
- avvicinare la bombola a fiamme libere, fonti di calore, sorgenti di scintille, oggetti
molto caldi o incandescenti
e - pulire o disinfettare le bombole e le altre attrezzature per l’ossigenoterapia con oli
o grassi di ogni tipo
f - mettere la bombola a contatto con prodotti infiammabili (alcool…)
g - manipolare con le mani sporche di grasso
h - prestare attenzione nello spostare una bombola, evitare urti, cadute; non
sollevarla per la valvola, ma afferrarla con una mano sotto la valvola ed un’altra
sul fondo, ed inclinarla leggermente
i - non aprire la bombola con il manometro rivolto verso il viso, perché il vetro
potrebbe staccarsi a causa della pressione e colpire il volontario
j - non utilizzare pinze per montare/smontare le bombole, altrimenti si rovinano.
Controllare piuttosto che la guarnizione sia presente e in buono stato, e che il
circuito non sia sotto pressione. Ricordate che se il circuito non è vuoto mentre si
smonta una bombola, oltre che costituire un pericolo, crea una pressione tale
che non sarà possibile svitare il dado.
Eseguire la metodica per l’erogazione dell’ossigeno
a - erogazione:
- apertura della valvola della bombola
- apertura progressiva del flussometro e regolazione al flusso desiderato
b - fine dell’erogazione:
- chiusura della valvola della bombola
- sfiatamento dell’impianto
chiusura del flussometro.
BIBLIOGRAFIA
Leonardo Ferrazzi, Pubblica Assistenza AVIS Primo Soccorso, Valenza, Alessandria.
“Infezioni a bordo delle ambulanze: come garantire agli operatori ed ai pazienti
l’adeguata protezione”, N&A, Vol.88 – Marzo 1999
S.D. Schaffer, L.S. Garzon, D.L. Heroux, D.M. Korniewicz:
“Prevenzione delle infezioni e sicurezza nelle procedure” (Edizione italiana a cura di
G. Ippolito e N. Petrosillo), Il Pensiero Scientifico Editore Roma. ISBN 88-7002-738 4.
9
Nel linguaggio tecnico, sostanza che combinata con un’altra (combustibile) ne mantiene la
combustione.
101
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Gianfranco Finzi: “Le infezioni ospedaliere”, Edizioni Sorbona. ISBN 88-7150-063-6.
Servizio di Emergenza Territoriale ASL 21 Casale Monferrato: “Protocolli operativi per
la pulizia / disinfezione dei mezzi e attrezzature”, a cura di Leonardo Ferrazzi
(volontario RA. AVIS Primo Soccorso - Valenza) ed Elisabetta Ferrando (l.R Coli.
ASL 21), 1998.
Lynn Zimmermann, Mary Neuman, Dèb Jurewicz “Infection Control for Prehospital
care Providers”; Mercy Ambulance, Grand Rapids, Ml, 1993. ISBN 0-961 581 9-1-3.
Adriano Peris: “Emergenze Extraospedaliere”, Il pensiero Scientifico Editore, Roma,
1988. ISBN 88-7002-406-7. Cap. 20 “Gli strumenti dell’emergenza: la gestione e la
manutenzione” a cura di Marco Spepi e Anna Pieralli.
Vincenzo Scontrino Melillo: “Fondamenti Legislativi del Soccorso”; McGraw - Hill Libri
Italia srI, Milano, 1995. ISBN 88-386-2440-2.
Ministero della Sanità, Commissione nazionale per la lotta all’AIDS: “Linee guida di
comportamento per gli operatori sanitari per il controllo delle infezioni da HIV”,
06/09/1989.
Ministero della Sanità, Decreto Ministro della Sanità del
28/09/1990: “Norme di protezione dal contagio professionale da HIV nelle strutture
sanitarie ed assistenziali pubbliche e private”, G.U. 08/1 0/1 990, n. 235.
Ministero della Sanità, Commissione nazionale per la lotta all’AIDS: “Linee guida per
la prevenzione del contagio tubercolare nell’assistenza a pazienti con infezione da
HIV”, 28/06/1 994.
102
Disinfezione, controllo, verifica del mezzo di soccorso. Impianto di
Ossigenoterapia
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Capitolo
Basic Life Support
A cura del Coordinamento Provinciale Pubbliche Assistenze
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9. Basic Life Support
Obiettivi Formativi:
1) Riconoscere l'assenza di una o più funzioni vitali in una persona ed
eseguire le tecniche di B.L.S. secondo i protocolli stabiliti;
2) Rendere e mantenere pervie le vie aeree (in una persona non
cosciente);
3) Ventilare artificialmente una persona in arresto respiratorio;
4) Effettuare la rianimazione cardio-polmonare in una persona in
arresto cardiaco, secondo i protocolli stabiliti.
Il Supporto di base delle funzioni vitali (Basic Life Support, BLS) consiste nelle
procedure di rianimazione cardiopolmonare (RCP) necessarie per soccorrere un
paziente adulto, cioè con un età superiore agli 8 anni di età, che:
K ha perso coscienza,
K ha una ostruzione delle vie aeree o si trova in stato di apnea per altri motivi,
K è in arresto cardiaco.
L'obiettivo principale del BLS è la prevenzione dei danni anossici cerebrali; le
procedure sono finalizzate a:
•
•
prevenire l'evoluzione verso l'arresto cardiaco in caso di ostruzione
respiratoria o apnea,
provvedere alla respirazione e alla circolazione artificiali in caso di arresto di
circolo.
Nel 1997 rappresentanti di associazioni scientifiche quali American Heart
Association, Heart and Stroke Foundation of Canada, European Resuscitation
Council, Australian Resuscitation Council, Resuscitation Council of Southern Africa
hanno confrontato le linee guida raccomandate dalle diverse società al fine di poterle
uniformare e condividerle a livello internazionale.
Figura 13
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Il suddetto Gruppo di Lavoro denominato "International Liaison Committee on
Resuscitation" (ILCOR) ha pubblicato delle "raccomandazioni" in cui vengono sottolineati
i passaggi fondamentali della sequenza BLS.
In questo manuale IRC aggiorna le linee guida BLS sulla base delle indicazioni
internazionali ILCOR agosto 200 - ERC marzo 2001.
Questo manuale, rivolto agli operatori sanitari, contiene gli elementi teorici
indispensabili per comprendere i principi e le tecniche di RCP ma deve essere
associato ad un corso di tipo pratico-comportamentale per garantire l'acquisizione
delle abilità del BLS.
Segni di Allarme dell'Attacco Cardiaco
Quando una parte del muscolo cardiaco non riceve un adeguato flusso di sangue per
un periodo prolungato (circa 20-30 minuti) si manifesta una condizione clinica
comunemente chiamata "attacco cardiaco", che può in alcuni casi portare all'infarto
miocardico, cioè alla morte di un certo numero di cellule cardiache.
Nel corso di un attacco cardiaco è possibile che si verifichi la cessazione improvvisa
dell'attività di pompa del cuore (arresto cardiaco) dovuta in molti casi a fibrillazione
ventricolare; in tal caso i presenti, se sono in grado di farlo, devono tempestivamente
mettere in atto le procedure del BLS e attivare il sistema di emergenza.
Tuttavia, è opportuno conoscere i segni premonitori che possono farci sospettare che
un arresto cardiaco sia imminente o possibile, così da poter mettere in atto un
soccorso precoce; è opportuno cioè conoscere i segni di allarme dell'attacco
cardiaco:
•
•
•
Dolore o senso di oppressione più frequentemente al centro del torace ma
talvolta localizzato o irradiato alle spalle, alle braccia, al collo o alla parte
superiore dell'addome
Sudorazione, nausea, sensazione di "mancanza di respiro" e di debolezza
Il dolore non viene necessariamente descritto come "acuto"; a volte può
essere di entità modesta ed essere presente solo difficoltà respiratoria
I sintomi possono comparire in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento, sia che il
paziente stia facendo uno sforzo, sia che si trovi a riposo.
La Morte Cardiaca Improvvisa
Si definisce morte cardiaca improvvisa la cessazione brusca ed inaspettata
dell'attività circolatoria e respiratoria. Può verificarsi senza segni premonitori ed
essere la prima manifestazione della malattia coronarica. Può anche colpire pazienti
con malattia cardiaca nota, specialmente nel corso delle prime due ore dall'inizio di
un attacco cardiaco.
Rappresenta il 10% delle morti dovute a malattia cardiovascolare.
Il Danno Anossico Cerebrale
La mancanza di apporto di ossigeno alle cellule cerebrali (anossia cerebrale)
produce lesioni che diventano irreversibili dopo circa 4-6 minuti di assenza di circolo.
L'attuazione di procedure atte a mantenere un'ossigenazione d'emergenza può
interrompere la progressione verso una condizione di irreversibilità dei danni
tessutali. Qualora il circolo sia ripristinato ma il soccorso sia stato ritardato o
inadeguato, l'anossia cerebrale prolungata si manifesterà con esiti di entità variabile:
stato di coma persistente, deficit motori o sensoriali, alterazioni delle capacità
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cognitive o della sfera affettiva, ecc. Le possibilità di prevenire il danno anossico
dipendono dalla rapidità e dall'efficacia delle procedure di soccorso, ed in particolare
dalla corretta applicazione della "Catena della sopravvivenza".
La "Catena della sopravvivenza"
La sopravvivenza integra dopo un arresto cardiaco avvenuto in sede preospedaliera
dipende dalla corretta realizzazione di una serie di interventi; la metafora della
"catena" sta a significare che se una delle fasi del soccorso è mancante, le possibilità
di sopravvivenza sono ridottissime.
Come illustrato in figura, i quattro anelli della catena sono costituiti da:
•
•
•
Accesso precoce al sistema di emergenza
Inizio precoce delle procedure di BLS (con particolare riferimento al BLS
messo in atto dalle persone presenti)
Defibrillazione precoce, cioè arrivo precoce sul posto di un'equipe in grado di
praticare la defibrillazione
Inizio precoce del trattamento intensivo.
Figura 14
Dopo il BLS, quindi, la prosecuzione logica della formazione nella RCP comprende
l'acquisizione delle tecniche di utilizzo di un defibrillatore semiautomatico (DAE) e di
supporto vitale avanzato (Advanced Cardiac Life Support, ACLS).
La defibrillazione semiautomatica deve essere considerata come un passo del BLS
(BLSD): nei sistemi di soccorso in cui le unità BLS praticano la defibrillazione
precoce si sono osservati significativi miglioramenti della sopravvivenza dopo arresto
cardiaco in sede preospedaliera.
Il BLS in situazioni particolari:
In caso di arresto cardiaco (fibrillazione ventricolare, asistolia, dissociazione
elettromeccanica) la perdita di coscienza e la cessazione dell'attività respiratoria si
verificano entro circa 30 secondi.
A seguito di apnea grave o grave difficoltà respiratoria, l'arresto cardiaco può
sopraggiungere dopo un tempo variabile; il polso può essere quindi ancora presente
per un certo tempo nel paziente con ostruzione respiratoria o apnea. In questi casi è
indicato mettere in atto le procedure BLS per prevenire l'evoluzione verso l'arresto
cardiaco.
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In caso di:
L Trauma
L Annegamento
L Ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo
L Intossicazione da farmaci o alcol
L Se la vittima è un bambino,
Se sei solo esegui la rianimazione cardiopolmonare per un minuto, prima di andare a
chiamare aiuto.
•
Accidente cerebrovascolare (stroke):
Può presentarsi in modi molto diversi (alterazioni della coscienza, della parola, della
motilità, della sensibilità, convulsioni, ecc.); il mantenimento della pervietà delle vie
aeree (sollevamento del mento, estensione della testa) deve essere assicurato nei
casi in cui il rilassamento muscolare e la riduzione del livello di coscienza provocano
l'ostruzione.
•
Trauma:
La sequenza A-B-C del BLS non è diversa in caso di evento traumatico, ma nel
mantenimento della pervietà delle vie aeree si deve tenere conto della possibilità di
lesioni alla colonna cervicale, quindi:
- sollevamento del mento o della mandibola senza estensione del capo (testa in
posizione neutrale)
- mantenimento in asse di testa e collo.
La posizione laterale di sicurezza è controindicata. Le possibilità di successo della
rianimazione in caso di arresto cardiaco post traumatico in sede preospedaliera sono
scarse; la causa, infatti, risiede spesso in lesioni che riducono l'efficacia della
ventilazione e del massaggio cardiaco (es. tamponamento cardiaco, pneumotorace a
tensione, dissanguamento, ecc.)
•
Elettrocuzioni - folgorazione:
L'esposizione a scariche elettriche può provocare arresto cardiaco immediato (per
fibrillazione ventricolare o altre aritmie ventricolari gravi) o apnea (per inibizione dei
centri respiratori, contrazione tetanica dei muscolo respiratori o paralisi muscolare
prolungata). Le procedure di BLS sono indicate in tutte le condizioni descritte, una
volta che il soccorritore ha provveduto a salvaguardare la sua sicurezza.
•
Annegamento:
Le possibilità di sopravvivenza dipendono dalla durata dell'ipossia, pertanto è
necessario iniziare al più presto le procedure di BLS, che non differiscono da quelle
standard. La ventilazione non deve essere ritardata nel tentativo di estrarre acqua
dalle vie aeree: in molti casi non è presente ed è comunque quasi sempre
impossibile farla uscire.
Qualora il soccorritore raggiunga la vittima in acqua,
dovrà prima di tutto provvedere alla propria incolumità servendosi sempre di un
galleggiante. Il massaggio cardiaco può essere eseguito solo su un piano rigido, mai
in acqua; le manovre di Heimlich non sono utili per estrarre liquido dalle vie aeree e
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sono indicate solo se si sospetta un'ostruzione da materiale solido. Nel provvedere
alla pervietà delle vie aeree deve essere valutata la possibilità di trauma cervicale
La sequenza del BLS:
La sequenza delle procedure di BLS consiste in una serie di azioni alternate con fasi
di valutazione. Le azioni sono schematizzate mnemonicamente con l'ABC:
•
•
•
A. Aperture delle vie aeree (Airway)
B.
Respirazione artificiale, con metodo bocca-a-bocca o con mezzi
aggiuntivi (Breathing)
C. Compressioni toraciche (Circulation)
Ogni passo è preceduto da una fase di valutazione:
•
•
•
Valutazione dello stato di coscienza
Valutazione della presenza di attività respiratoria
Valutazione della presenza di attività circolatoria
==> A
==> B
==> C
Ogni valutazione ed ogni azione va eseguita nella corretta sequenza e nella corretta
modalità.
Valuta se nell'ambiente ci sono pericoli
Figura 15
Se l'ambiente è sicuro non spostare la vittima.
Prima di intraprendere qualunque manovra nei confronti
di un soggetto che necessiti di aiuto, il soccorritore deve
sempre valutare l'ambiente in cui si trova e gli eventuali
rischi. Se esistono pericoli per sé e per il soggetto che si
vuole soccorrere (ad esempio rischio di essere investiti
da automobili, di incendio, di folgorazione, ecc…), la
vittima deve essere spostata e tutte le manovre
rianimatorie eseguite in un luogo sicuro. Lo spostamento
deve sempre essere effettuato con molta cautela,
muovendo la testa ed il tronco come un tutto unico ed
evitando ogni estensione o flessione della colonna
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vertebrale.
In tutti gli altri casi, il paziente deve essere rianimato sul posto.
Valutazione dello stato di coscienza:
Il primo passo nel soccorso di una persona apparentemente senza vita consiste nel
valutare lo stato di coscienza:
•
•
Chiamala a voce alta
Scuotila delicatamente
La condizione di non coscienza autorizza l'attivazione della sequenza del BLS:
•
Chiedi aiuto e fai chiamare il 118
Se sei solo, chiama aiuto senza allontanarti, valuta se la vittima respira, se non
respira allontanati per chiamare il 118.
Poni la vittima in posizione supina su un piano rigido o a terra, allineando il capo, il
tronco e gli arti; se la vittima non è supina va ruotata sul dorso.
Apertura delle vie aeree:
La perdita di coscienza determina un rilasciamento muscolare; la mandibola cade
all'indietro e la lingua va ad ostruire le prime vie aeree. Per ottenere la pervietà delle
vie aeree:
K Poni una mano sulla fronte della vittima, con l'altra apri la bocca e controlla
visivamente il cavo orale ricercando un eventuale corpo estraneo: soltanto se
è visibile, cerca di rimuoverlo uncinando col dito indice; rimuovi una protesi
dentaria solo se è dislocata, lasciala in sede se è ben posizionata. A questo
punto apri le vie aeree sollevando con le dita di una mano il mento e
spingendo la testa all'indietro con l'altra mano appoggiata sulla fronte.
K Questa
manovra impedisce la
caduta indietro della lingua e
permette il passaggio dell'aria.
Tecnica
alternativa:
posizionandoti dietro la testa del
paziente, solleva la mandibola
agganciandone gli angoli con due
mani. In caso di sospetta lesione
traumatica cervicale, solleva la
mandibola senza estendere la
testa.
Mezzo aggiuntivo: canula faringea
La canula faringea facilita il mantenimento della pervietà
delle vie aeree: posta tra la lingua e la parete posteriore
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della faringe garantisce il passaggio dell'aria attraverso le vie aeree superiori, sia in
caso di respiro spontaneo che durante ventilazione con maschera.
Attenzione: se sono presenti i riflessi faringei, è possibile che lo stimolo meccanico
della canula provochi il vomito; in questo caso l'ostruzione
delle vie aeree può venire aggravata. E' opportuno quindi
non impiegare la canula se il soggetto reagisce al tentativo
di inserimento. Le dimensioni della canula possono essere
stimate prendendo la distanza tra il lobo dell'orecchio e
l'angolo della bocca.
Valutazione della presenza di attività respiratoria:
Una volta provveduto alla pervietà delle vie aeree occorre
valutare se l'attività respiratoria è presente:
•
•
•
•
Mantieni il mento sollevato ed il capo
esteso
Avvicina la guancia alla bocca e al naso
della vittima
Ascolta e senti l'eventuale passaggio
d'aria
Osserva se il torace si alza e si abbassa
Valuta pre 10 secondi non tenendo conto di deboli tentativi di respirazione.
Attenzione: la presenza di "respiro agonico" (gasping) equivale ad assenza di
attività respiratoria: consiste in contrazioni dei muscoli respiratori accessori senza
che venga prodotta una espansione del torace; è un respiro inefficace.
Posizione laterale di sicurezza:
Qualora l'attività respiratoria sia presente e la
vittima rimanga non cosciente, è possibile
utilizzare la posizione laterale di sicurezza, che
permette di:
•
•
•
Mantenere l'estensione del capo (quindi
la pervietà delle vie aeree)
Prevenire la penetrazione nelle vie aeree
di materiale presente nella bocca, che
può defluire all'esterno
Mantenere la stabilità (il corpo non
rotola)
Puoi utilizzare questa posizione nell'attesa di
altri soccorsi o nel caso tu debba allontanarti.
Non è indicata in caso di eventi traumatici.
Ricordati di controllare sempre che la vittima
continui a respirare. Se la vittima deve essere
tenuta in posizione laterale di sicurezza per un
periodo prolungato, ruotala sul lato opposto ogni
30 minuti.
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Respirazione bocca-bocca o bocca-naso:
Qualora l'attività respiratoria sia assente, è necessario iniziare la respirazione
artificiale:
Tecnica della respirazione bocca-bocca:
•
•
•
Posizionandoti a fianco della vittima, mantieni il capo esteso tenendo una
mano sulla fronte e solleva il mento con due dita dell'altra mano;
Appoggia la tua bocca bene aperta sulla bocca della vittima. Se disponibile
poni un mezzo di barriera (fazzoletto, garza, indumento, ecc.) tra la bocca
della vittima e la tua; pinza il naso della vittima con pollice ed indice della
mano che hai posto sulla fronte;
Mantenendo la pervietà delle vie aeree, esegui due insuflazioni della durata di
circa 2 secondi ciascuna verificando che il torace si sollevi come durante una
respirazione normale. Dopo ogni insuflazione, distacca la tua bocca da quella
della vittima, e, sempre mantenendo la pervietà delle vie aeree, osserva che il
torace si abbassi mentre l'aria esce. Se non riesci a fare espandere il torace,
controlla di nuovo se ci sono corpi estranei in bocca e se la posizione della
testa e del mento sono corrette; riprova ad ottenere 2 insuflazioni efficaci fino
a un massimo di 5 tentativi. Quindi, anche se non efficaci, passa a valutare i
segni della presenza di circolo.
Il pollice e l'indice della mano sulla fronte stringono il naso nel momento
dell'insufflazione.
Se per qualche motivo la ventilazione attraverso la bocca è impedita, è possibile
insufflare attraverso il naso mantenendo sempre esteso il capo con una mano e
sollevando il mento per chiudere la bocca con l'altra.
Insufflazioni troppo brusche o con insufficiente estensione della testa provocheranno
introduzione di aria nello stomaco, distensione gastrica e vomito.
Ventilazione con mezzi aggiuntivi:
E' opportuno che il personale sanitario utilizzi mezzi aggiuntivi di ventilazione,
evitando, quando possibile, il contatto diretto col paziente.
Ventilazione bocca-maschera:
Si pratica per mezzo di una maschera tascabile (pocket mask) o di maschere per
rianimazione tradizionali.
Tecnica:
•
•
•
Posizionati dietro la testa
della vittima
Appoggia la maschera sul
viso della vittima
Solleva la mandibola ed
estendi la testa con entrambe
le mani
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•
•
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Mantieni aderente la maschera con pollice ed indice di entrambe le mani
Insuffla nel boccaglio della maschera
La ventilazione bocca-maschera è molto efficace, di facile esecuzione e permette di
erogare un volume elevato ad ogni atto. Raccordando la maschera ad una sorgente
di ossigeno è inoltre possibile ventilare con aria arricchita di ossigeno.
Ventilazione pallone-maschera:
Si effettua utilizzando il sistema pallone autoespandibile-maschera e, non
appena possibile, ossigeno. Una valvola unidirezionale permette all'aria espirata
di non rientrare nel pallone e quindi di non essere reinspirata. Possono essere
ottenuti arricchimenti di ossigeno di vara entità, a seconda che venga utilizzato o
meno un reservoir e a seconda del flusso di ossigeno impiegato (valori indicativi
in tabella).
Flusso di O2
Concentrazione inspirata
10-12 lt/min senza reservoir
40-50%
10-12 lt/min con reservoir
Figura 16
80-90%
Tecnica:
•
•
•
Posizionati dietro la testa del paziente
Appoggia la maschera, solleva la mandibola ed estendi la testa con la mano
sinistra
Comprimi il pallone con la
mano destra
Insufflazioni brusche o eseguite senza un'adeguata
pervietà delle vie aeree possono provocare distensione
gastrica. La difficoltà di mantenere una buona aderenza
della maschera e di garantire un sufficiente volume
corrente rendono necessario un addestramento
specifico per raggiungere una manualità adeguata.
Valutazione della presenza di attività circolatoria:
Dopo aver effettuato 2 insufflazioni è necessario
valutare se è presente l'attività circolatoria, cioè
valutare per 10 secondi la presenza del polso
carotideo, e contemporaneamente cercare segni di vita:
•
•
•
•
mantieni estesa la testa della vittima con una
mano;
Con l'indice ed il medio dell'altra mano individua il pomo di Adamo
Fai scivolare le dita dal pomo di Adamo verso di te fino ad incontrare un
incavo nella parte laterale del collo;
Senti per 10 secondi con i polpastrelli se ci sono pulsazioni in quest'area; la
pulsazione va cercata con delicatezza per evitare di schiacciare l'arteria
La ricerca del polso si esegue dal lato dove si trova il soccorritore; si deve evitare
che le dita siano poste di traverso sulle vie aeree per non comprimerle.
Osservare contemporaneamente la presenza di altri segni di circolo come:
movimenti degli arti, atti respiratori normali (non gasping), colpi di tosse.
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La loro presenza indica che c'è circolo, anche se non si riesce a sentire il polso
carotideo.
C. COMPRESSIONI TORACICHE (Massaggio Cardiaco Esterno)
Se il polso carotideo è assente ed i segni di circolo
sono assenti, è necessario iniziare le compressioni
toraciche
(massaggio
cardiaco
esterno).
È
necessario provvedere alla circolazione artificiale per
mezzo delle compressioni toraciche o massaggio
cardiaco esterno.
Il cuore si trova all'interno della gabbia toracica subito
dietro lo sterno; comprimendo lo sterno il cuore viene
schiacciato contro la colonna vertebrale e questo,
assieme ad un aumento della pressione all'interno del torace, permette al sangue
contenuto nelle camere cardiache e nei grossi vasi di essere spinto in circolo;
rilasciando il torace il cuore si riempie di nuovo.
Ricerca del punto di compressione e posizione delle mani:
K Fai scorrere l'indice ed il medio della mano più vicino ai piedi della vittima
lungo il margine costale inferiore fino al punto dove le coste si uniscono allo
sterno;
K Tenendo fermo il dito medio su questo
punto, appoggia il dito indice sullo
sterno;
K fai scorrere l'altra mano lungo lo sterno
fino ad affiancare il dito indice della
prima mano: appoggia l'eminenza tenar
ed ipotenar su questo punto, che
dovrebbe corrispondere al centro della
metà inferiore dello sterno.
Sovrapponi a questa la prima mano ed
intreccia o estendi le dita in modo da esercitare
la compressione solo sullo sterno.
Esecuzione del massaggio cardiaco:
K posizionati in modo che le tue braccia
e le spalle siano sulla verticale
dell'area della compressione;
K Comprimi ritmicamente il torace ad
una frequenza di 80-100/min; il torace
si deve abbassare di 4-5 cm;
K La compressione ed il rilasciamento
devono avere la stessa durata;
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Continua alternando 15 compressioni toraciche e 2 insuflazioni. D'ora in poi non
interrompere più il BLS a meno che le tue forze non si esauriscano, ricompaiono
segni di circolo, oppure subentri l'equipe di soccorso avanzato (ASL).
Qualora ricompaiano segni di circolo, ripercorri la
sequenza al contrario:
K Controlla se è ripresa un'attività respiratoria
spontanea (GAS); se la vittima non respira,
continua le ventilazioni, 12 atti al minuto,
verificando al termine di ogni minuto che
permangano i segni di circolo;
K Se ricompare l'attività respiratoria, continua a
mantenere pervie le vie aeree sollevando il
mento ed estendendo il capo o, se è indicato:
K Utilizza la posizione laterale di sicurezza.
RIEPILOGO
SEQUENZA BLS - UN SOCCORRITORE
1. Valuta lo stato di coscienza;
Se la vittima non risponde:
2. Chiama aiuto, posiziona, allinea
3. A. Pervietà delle vie aeree:
esplorazione
del
cavo
orale,
sollevamento
del
mento
ed
iperestensione del capo
4. Valuta per 10 sec. la presenza di
attività respiratoria; se sei solo vai ad
attivare il sistema di emergenza;
se assente:
5. B. 2 tentativi di insufflazione (fino a 5
per ottenerne 2 efficaci)
6. Valuta per 10 sec. la presenza di
segni di circolo ed il polso carotideo;
Se assente:
6. C. Compressioni toraciche 80 - 100/min.
Alterna 2 insufflazioni a 15 compressioni
7. Continua la manovra di BLS senza interromperla a
meno che: 1) subentri l'equipe di soccorso avanzato;
2) le tue forze si esauriscano; 3) ricompaiano i segni di
circolo.
8. Se ricompaiono polso e respiro, ripercorri la
sequenza al contrario.
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BLS PRATICATO DA DUE SOCCORRITORI
La sequenza del BLS viene attuata da due soccorritori in modo più efficace e
meno faticoso per gli operatori.
Separazioni dei ruoli:
K Il 1° soccorritore effettua le fasi del BLS come descritte sopra fino alla
valutazione della presenza del circolo, posizionandosi dietro la testa del
paziente nel caso vengano impiegati mezzi aggiuntivi per la ventilazione
(pocket mask, pallone-maschera);
K Il 2° soccorritore aiuta il 1° nel posizionamento della vittima e si prepara ad
effettuare le compressioni toraciche prendendo posto a fianco del torace del
paziente;
K Il 1° soccorritore, accertata l'assenza del polso carotideo, comunica al 2°:
"è un arresto cardiaco: inizia il massaggio"
Si alternano 15 compressioni a 2 insufflazioni; le 2 insuflazioni seguono
immediatamente l'ultima delle 15 compressioni e le compressioni seguono
immediatamente la seconda delle due insuflazioni;
Scambio fra i due soccorritori
Quando uno dei due è stanco (più
facilmente il chi esegue il massaggio
cardiaco) chiede uno scambio dei ruoli.
"alla fine di questo ciclo, cambio". Finito
il ciclo di 15 compressioni si sposta alla
testa della vittima ed esegue due
insuflazioni mentre il collega ruota
sull'altro lato della vittima, ricerca il
punto per le compressioni e, subito
dopo la seconda insuflazione, inizia a
sua volta il massaggio. Lo scambio dei
ruoli deve avvenire nella maniera più
rapida e fluida possibile.
Ostruzione delle Vie Aeree da Corpo Estraneo
Un corpo estraneo può provocare un'ostruzione parziale o completa delle vie aere.
Più frequentemente il corpo estraneo, nell'adulto, è rappresentato da materiale
alimentare solido in pazienti con riflessi della tosse torpidi per età avanzata,
assunzione di alcool o patologie neurologiche.
Occorre sospettare l'ostruzione da corpo estraneo qualora il soggetto manifesti
improvvisamente difficoltà respiratoria, accompagnata da sforzi respiratori inefficaci e
seguita da cianosi, o perdita di coscienza inspiegabile.
L'ostruzione può essere incompleta e l'attività respiratoria può essere sufficiente a
non determinare perdita di coscienza; in questo caso il soggetto viene incoraggiato a
tossire ed a respirare spontaneamente, cercando di non interferire con i suoi tentativi
di espellere il corpo estraneo.
Se l'ostruzione è completa, il soggetto presenterà i sintomi tipici dell'ostruzione
respiratoria:
K Non riesce a respirare, parlare, tossire;
K Si porta le mani alla gola.
L'ostruzione può essere sospettata anche nel corso delle procedure BLS in una
vittima non cosciente nella quale le insufflazioni sono inefficaci (il torace non si
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espande nonostante che l'estensione della testa e il sollevamento del mento siano
corretti).
In questo caso il trattamento consiste nella messa in atto delle manovre che hanno lo
scopo di produrre un aumento brusco della pressione nelle vie aeree con l'obiettivo
di disocare o fare espellere il corpo estraneo.
Tecniche di disostruzione delle vie aeree
Manovre di disostruzione nel soggetto cosciente
Se la vittima è cosciente e l'ostruzione delle vie aeree è parziale (il soggetto tossisce
o riesce a parlare): non fare nulla, limitandoti ad assisterlo ed aiutandolo ad
assumere la posizione che trova più comoda.
Se la vittima, cosciente, inizia a presentare segni di debolezza o smettere di
respirare, eseguire la seguente manovra:
K Posizionati al suo fianco, un po' dietro di lei;
K Sostieni il torace con una mano e fai in modo che si sporga in avanti
appoggiandosi sul tuo braccio per favorire l'espulsione del corpo estraneo;
K Colpisci fino a 5 volte con l'altra mano sul dorso della vittima tra le scapole.
Se i colpi dorsali non hanno effetto esegui la manovra di Heimlich in piedi:
K Il soccorritore si posiziona alle spalle del
paziente;
K Pone entrambe le braccia attorno alla vita
del paziente;
K Pone una mano stretta a pugno tra
l'ombelico e l'estremità dello sterno e con
l'altra mano stringe il polso della prima;
K Comprimendo il pugno nell'addome esercita
ripetutamente delle brusche spinte dal
basso verso l'alto.
Manovre di disostruzione nel soggetto privo di coscienza
Se la vittima in qualunque momento perde coscienza:
K Verifica se ci sono corpi estranei visibili nel cavo orale;
K Estendi il capo e solleva il mento, tenta di eseguire due insuflazioni, se
non sono efficaci tenta di insuflare fino a 5 volte;
K Se non riesci ad ottenere 2 insuflazioni efficaci, inizia ad eseguire le
compressioni toraciche (massaggio cardiaco);
K Ogni 15 compressioni, ricontrolla il cavo orale e tenta di effettuare alcune
insuflazioni;
K Cerca i segni di presenza di circolo solo quando riesci ad insuflare in
modo efficace.
La manovra di Heimlich nel soggetto non cosciente (vittima supina) non è
raccomandata.
Le compressioni toraciche si ritengono altrettanto efficaci a dislocare il corpo
estraneo.
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Procedura Defibrillazione Precoce Laici
Azienda Ospedaliera Policlinico
Policlinico
di Modena
AZIENDA OSPEDALIERA
PS_
REV_
Pag 1/....
Modena Soccorso
C.O.118
Ambulanza
P.A
MSA 118
Note
Ricezione
chiamata
Attivazione
Verifica
chiamata
Attivazione
Paziente
Incosciente?
SI
Attivazione
MSA
Se il mezzo di soccorso P.A trova per
qualsiasi motivo un paziente incosciente dovrà:
• attivare la procedura comunicando il CODICE BLU alla C.O.
• porre in essere l’algoritmo BLSD Laici
Nota 1:
- via radio
in alternativa
- 059.422.59.01/2/3/4
- 118
Nota 1
Comunicazione
codice BLU
Nota 2
Arrivo sul posto
presa in carico
paziente
Nota 2:
attivare algoritmo
BLSD Laici
NO
Nota 3
Conferma
quadro clinico
Gestione
evento
Nota 3:
consuete procedure
a seconda del problema
SI
Procedura DAE sanitari
Ricezione comunicazioni
informazione PS
Comunicazione C.O. 118/trasporto in PS
Note 1 La presenza dell’operatore DAE dovrà essere tempestivamente comunicata alla C.O. ad ogni inizio turno
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Bibliografia
Aa. Vv. (2002) Manuale per l'esecutore Basic Life Support, Bologna, IRC
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
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Basic Life Support
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Capitolo
Rianimazione Pediatrica
A cura di Battista Guidi10
10
Medico
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Rianimazione Pediatrica
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10. Rianimazione Pediatrica
Obiettivi Formativi:
1) Riconoscere valutare un bambino in condizioni critiche in base ai
segni e ai sintomi;
2) Prestare l'assistenza di primo soccorso al neonato o al bambino in
condizioni critiche.
Il comportamento e le valutazioni del soccorritore nel caso di neonati e bimbi piccoli
in condizioni critiche, sono sostanzialmente simili a quelle messe in atto nel caso
degli adulti. Naturalmente, in considerazione delle differenze di età e della struttura
fisica, alcune procedure e tecniche di rianimazione differiscono a seconda che il
paziente sia un lattante ( età meno di 1 anno, con un peso inferiore a 10 Kg ed una
lunghezza meno di 75 cm.), o bambino (età compresa tra 1 e 8 anni, con un peso
inferiore a 25 Kg ed un’altezza inferiore a 125 cm.). Dopo gli 8 anni si applicheranno
le procedure e le tecniche proprie dell’adulto ricordando, però, che anche le
dimensioni del soggetto possono costituire un fattore importante: per esempio su di
un paziente di 10 anni con una struttura corporea piccola potranno essere adottate
le procedure tipiche per il bambino.
In età pediatrica i parametri vitali normali sono un po’ diversi rispetto all’adulto: per
esempio nei lattanti la frequenza respiratoria normale può variare da 30 a 40 atti
respiratori al minuto e la frequenza cardiaca normale può variare da 90 a 150 battiti
al minuto; nei bambini con meno di 8 anni di età la frequenza respiratoria normale
può variare da da 20 a 34 atti respiratori al minuto e la frequenza cardiaca normale
può variare da 65 a 120 battiti al minuto.
COSA SI FA QUANDO CI TROVIAMO DI FRONTE AD UN BAMBINO IN
CONDIZIONI APPARENTEMENTE “CRITICHE”?
1) Verificare la mancanza di risposta agli stimoli verbali (chiamare il bambino) e
dolorosi (pizzicare il bambino sulle spalle senza scuoterlo)
2) Se il paziente non risponde o non piange allora significa che NON E’
COSCIENTE. Chiamare subito aiuto urlando senza allontanarsi dal paziente,
posizionare supino su un piano rigido il paziente e spogliarlo in modo da poter
osservare il torace
3) Guardare in bocca per vedere se vi sono corpi estranei e attuare le manovre per
rendere pervie le vie respiratorie. Queste manovre possono essere fatte solo nei
casi in cui non vi sono stati traumi a
livello della colonna cervicale. Bisogna
estendere la testa mettendo una mano
sulla fronte del bambino e due dita sulla
parte dura del mento che andrà
sollevato. Nel caso specifico dei lattanti
è sufficiente una estensione molto
leggera, in quanto una estensione
eccessiva potrebbe chiudere le vie respiratorie
4) Avvicinarsi con il proprio viso al viso del paziente guardando il torace (come si fa
nell’adulto) e valutare per 10 secondi se respira oppure non respira
5) Se non respira fare 5 ventilazioni di soccorso o con la propria bocca oppure, se
disponibile, utilizzare il pallone Ambu con una maschera adeguata alla
grandezza del viso del paziente
6) Sono sufficienti piccole ventilazioni che devono erogare un quantitativo d’aria
sufficiente a far sollevare il torace del paziente senza esagerazioni. Delle 5
insufflazioni da fare, se almeno due insufflazioni non fanno sollevare il torace è
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necessario riposizionare meglio la testa e riprovare a fare nuovamente 5
insufflazioni
7) Nel caso invece che le insufflazioni sono risultate efficaci (hanno fatto sollevare il
torace) accertare la presenza delle pulsazioni cardiache ricercando il polso
brachiale per il lattante e il polso carotideo per il bambino oltre l’anno di vita.
Questa rilevazione deve essere fatta per 10 secondi
8) Se abbiamo rilevato 10 o più pulsazioni in 10 secondi vuol dire che la situazione
cardiaca del paziente è buona e quindi NON si fanno le compressioni toraciche
esterne, ma si continua a fare 1 insufflazione ogni 3 secondi per 20 volte (circa 1
minuto) e poi si valuta se il paziente ha ripreso a respirare da solo
9) Se invece non abbiamo rilevato almeno 10 pulsazioni in 10 secondi e il paziente
è cianotico o molto pallido, non si muove, non tossisce e non deglutisce, allora
dobbiamo cominciare a fare le compressioni toraciche esterne:
- LATTANTE – Nel lattante le compressioni vanno applicate utilizzando 2 dita
posizionate perpendicolarmente sulla linea mediana dello sterno, un dito sotto
una linea immaginaria tracciata tra i capezzoli del piccolo. E’ sufficiente porre
l’indice al centro della linea immaginaria tracciata fra i capezzoli del paziente, in
questo modo il medio e l’anulare si troveranno nell’area corretta. Lo sterno dovrà
abbassarsi di circa 1-2 cm.
- BAMBINO – Le compressioni vanno applicate utilizzando la base del palmo di
UNA SOLA MANO. La mano con tutto l’arto esteso e perpendicolare va
posizionata sul terzo inferiore dello sterno, distante dalla punta dello sterno di 2
dita. Il punto di compressione si ricerca utilizzando la stessa procedura adottata
per il paziente adulto. Lo sterno dovrà abbassarsi di circa 2-3 cm.
10) Compressioni e respirazioni: frequenze e rapporti:
- LATTANTE – Le compressioni dovranno essere effettuate 5 per volta con una
frequenza pari a 100 al minuto. Interporre una insufflazione lenta e moderata
ogni 5 compressioni per ottenere un rapporto 5:1.
- BAMBINO – Le compressioni dovranno essere effettuate 5 per volta con una
frequenza pari a 100 al minuto. Interporre una insufflazione lenta e moderata
ogni 5 compressioni per ottenere un rapporto 5:1.
11) Dopo un minuto effettuare rilevazione del polso e in base alla ripresa o meno
della circolazione il comportamento sarà diverso (vedi manuale PBLS).
P BLS = Pediatric Basic Life Support
Supporto di base delle funzioni vitali in
un paziente che:
Supporto di base delle funzioni vitali in
un paziente che:
K Ha perso conoscenza;
K Ha un'ostruzione delle vie aeree
o è in arresto respiratorio;
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K Ha un arresto cardiaco.
Queste procedure sono riconosciute valide da organismi internazionali (American
Heart Association, European Resuscitation Council, World Federation of Societies of
Anaesthesiologist).
SCOPO: prevenire i danni anossici cerebrali (mancanza di O2, danni che divengono
irreversibili dopo 4-6' di assenza di circolo); la possibilità di prevenire il danno
anossico dipendono dalla rapidità e dall'efficacia delle procedure di soccorso ed in
particolare della corretta applicazione della "catena della sopravvivenza" (se
manca una delle fasi del soccorso, le possibilità di sopravvivenza sono ridottissime).
1.
2.
3.
Accesso precoce al sistema di emergenza 118; (se il soccorritore non è solo
invia qualcuno a chiamare i soccorsi; se è solo deve urlare per chiedere
aiuto e se non riceve risposta deve eseguire 1' di RCP prima di attivare un
soccorso avanzato).
Inizio precoce di RCP
Soccorso avanzato precoce (PALS)
L Lattante da 0 a 1 aa
L Bambino piccolo da 1 a 8 aa
L Bambino grande > 8 aa
BLS in condizioni particolari:
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a Accidenti cerebrovascolari (Stroke): clinicamente può manifestarsi in modi
diversi: alterazione del sensorio, della parola, della motilità, della sensibilità,
convulsioni… il mantenimento della pervietà delle vie aeree (sollevamento del
mento, estensione della testa) deve essere assicurato nei casi in cui il
rilasciamento muscolare (lingua, faringe, faccia) e la riduzione della coscienza
provocano l'ostruzione.
a Trauma: nel mantenimento della pervietà delle vie aeree si deve tenere conto
della possibilità di lesioni al rachide quindi: sollevamento del mento o della
mandibola senza estensione del capo (testa in posizione neutrale); controindicata
la posizione laterale di sicurezza.
a Folgorazione: l'esposizione a scariche elettriche può provocare arresto cardiaco
immediato (fibrillazione ventricolare) o apnea (inibizione dei centri respiratori,
contrazione tetanica dei muscoli respiratori, paralisi muscolare prolungata); il BLS
è indicato una volta che il soccorritore ha provveduto a salvaguardare la sua
sicurezza.
a Annegamento: provvedere alla propria incolumità, il massaggio cardiaco eseguito
sempre su un piano rigido; le manovre di Heimlich non servono ad estrarre liquido
dalle vie aeree e sono indicate solo se si sospetta un'ostruzione da materiale
solido; nel provvedere alla pervietà delle vie aeree deve essere valutata la
possibilità di trauma cervicale.
Il BLS consiste in una serie di azioni alternate con fasi di valutazione:
A. Controllo delle vie aeree, immobilizzazione del rachide cervicale;
B. Controllo della ventilazione;
C. Valutazione del circolo.
Ogni punto è preceduto da una fase di valutazione:
•
Valutazione dello stato di coscienza e pervietà delle vie respiratorie A
•
Valutazione dell'attività respiratoria B
•
Valutazione dell'attività cardiocircolatoria C
Valutazione del rischio ambientale: solo in caso di pericolo è giusto spostare il
paziente (cautela nel trauma) prima di iniziare ogni tipo di intervento.
Valutazione stato di coscienza
K
K
K
K
Chiamare ad alta voce;
Scuotere il paziente delicatamente;
Chiamare il sistema di emergenza;
Posizionare la vittima su un piano rigido o a terra, allineando il capo, il tronco
e gli arti. Attenzione al traumatizzato.
A. apertura delle vie aeree
Ogni azione patologica che induce perdita della coscienza, determina ipotonia
muscolare, la lingua ostruisce le vie respiratorie alte (ipofaringe); per ottenere la
pervietà delle vie aeree occorre:
K Sollevare con due dita il mento;
K Sublussare la mandibola nel caso di trauma (fig. 1);
K Spingere all'indietro la testa poggiando l'altra mano sulla fronte;
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K Nel lattante eseguire un'estensione moderata del capo, lo scarso supporto
cartilagineo della trachea può indurre un collasso della stessa;
K Verificare nella cavità buccale se presenti: oggetti, residui alimentari… se si
eseguire lo svuotamento digitale (dito ad uncino);
Cannula oro-faringea di Mayo: attenzione se sono presenti i riflessi faringo-laringei, è
molto probabile che lo stimolo meccanico della cannula induca vomito aggravando il
rischio di ostruzione delle vie respiratorie (inalazione di materiale gastrico a livello
polmonare): evitare il suo utilizzo se presente anche il minimo riflesso. Valutare le
dimensioni della cannula prendendo la distanza tra il lobo dell'orecchio e l'angolo
della bocca. La cannula si inserisce con la parte concava verso il palato ruotando di
180° in modo da collocare la parte concava a contatto della base della lingua (fig 3 e
4).
B. Valutazione della presenza di attività respiratoria
K Mentenere il mento sollevato ed il capo esteso;
K Avvicinare la guancia alla bocca e al naso del paziente;
K Guardare sollevamento del torace, ascoltare e sentire il passaggio di aria,
(GAS) valuta per 10 secondi;
K Se presente attività respiratoria e il paziente non è cosciente è possibile
utilizzare la posizione laterale di sicurezza (da non eseguire nel
politraumatizzato) che consente di mantenere l'estensione del capo, la
pervietà delle vie aeree, prevenire l'inalazione e mantenere la stabilità del
corpo.
K Qualora si ASSENTE l'attività respiratoria iniziare la respirazione artificiale:
eseguire 5 ventilazioni lente per la durata di circa 1 secondo; verificare
l'efficacia della ventilazione (sollevamento del torace). In caso di insuccesso
riposizionare il capo e ripetere 5 insuflazioni e se non si ottengono 2
ventilazioni efficaci si passa alla sequenza del corpo estraneo.
È opportuna utilizzare mezzi aggiuntivi di ventilazione evitando il contatto diretto con
il paziente.
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1) Tecnica Bocca-Bocca: (nel bambino) si ci posiziona lateralmente rispetto al
paziente, si mantiene il capo esteso, una mano va sulla fronte e pollice e indice
chiudono il naso, con due dita dell'altra mano si solleva il mento.
K Appoggiare la bocca su quella del paziente;
K Soffiare lentamente 2 volte nelle seree, osservare se il torace si espande;
K Insufficiente estensione della testa ed insuflazioni troppo brusche possono
provocare introduzione di aria nello stomaco e vomito.
2)Tecnica Bocca-Bocca/Naso: (nel lattante) applicare la propria bocca sulla bocca
e naso del lattante.
3) Ventilazione Bocca- Maschera Tascabile:
K Posizionarsi lateralmente al paziente;
K Appoggiare la maschera sul viso della vittima facendolo ben aderire con
pollice e indice;
K Sollevare la mandibola ed estendere la testa;
K Insuflare nel boccaglio della maschera.
4) Ventilazione Pallone-Maschera
K Una valvola unidirezionale consente all'aria espirata di non rientrare nel
K
K
K
K
pallone e non reinspirarla (10-12 L/min);
Posizionati posteriormente al paziente;
Appoggiare la maschera, sollevare la mandibola ed estendere la testa;
Comprimere il pallone con la mano destra;
Insuflazioni rapide eseguite senza adeguata estensione della testa possono
distendere lo stomaco ed indurre il vomito.
Valutazione presenza attività cardio-circolatoria
Dopo avere eseguito 5 insuflazioni, è necessario valutare la presenza di un polso
arterioso (brachiale o femorale nel lattante, carotideo nel bambino):
L Estendere la testa con una mano;
L Indice e medio dell'altra mano individuano il pomo d'Adamo
(cartilagine carotidea)
L Si fanno scivolare le dita verso di se fino ad incontrare un
incavo nella parte laterale del collo (2 capi articolari del
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muscolo sternoicteidomastoideo);Sentire per 10 secondi con i
polpastrelli se si apprezzano pulsazioni, non comprimere
eccessivamente per il rischio di schiacciare l'arteria;
Se è assente il polso, è assente un'attività cardiaca efficace
e quindi si ricorre alle compressioni toraciche o MCE
Se il polso è presente sostenere solo il respiro con 20
Insuflazioni al minuto (1 ogni 3")
L
Î
Î
Î
Î
Î
Î
Î
Nel Lattante la ricerca del punto di repere si effettua con la seguente modalità:
con un dito si individua la linea intermamillare, si poggiano le due dita
sottostanti sullo sterno nella posizione per il massaggio, si solleva il dito con il
quale si è individuata la linea intermamillare, si comprime mantenendo le dita
perpendicolari allo sterno.
Nel Bambino: l'indice e il medio scorrono lungo il margine inferiore
della cassa toracica ed individua il punto di incontro dell'ultima costa con lo
sterno.
Appoggiare le due dita al di sopra di questo punto sulla parte ossea
dello sterno;
Poggiare il calcagno della mano sollevando le dita sul punto di repere,
posizionarsi con le spalle perpendicolari allo sterno della vittima, con il braccio
rigido eseguire 5 compressioni ed eseguire una insuflazione, mantenere una
frequenza di 100 compressioni per minuto, compressioni/ventilazioni 5:1;
Alterna 15 compressioni a due insuflazioni se da solo;
Alterna 5 compressioni ed una insuflazione se in coppia;
Rivalutazione: dopo ogni minuto di RCP ovvero ogni tre minuti finché
il polso è assente e bisogna continuare l'associazione MCE-insuflazioni;
Cambio: quando uno dei soccorritori è stanco, chiede il cambio
dicendo "al prossimo ciclo cambio"; esegue 5 compressioni, il Leader ventila, i
due si spostano senza incrociarsi; il nuovo Leader esegue valutazione del
polso e se assente ventila una volta e si ricominciano le compressioni.
Se ricompare il polso, ripercorrere la sequenza al contrario:
1) si rivaluta il GAS; se non respira si sostiene il respiro con una frequenza di 20
ventilazioni/min.
2) se ricompare l'attività respiratoria si continua a mantenere pervie le vie aeree
sollevando il mento ed estendendo il capo se è indicato; valutazione dello stato
di coscienza, utilizzare la posizione laterale di sicurezza.
Ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo:
Ostruzione completa o parziale
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Quando sospettare un'ostruzione da corpo estraneo?
Quando il paziente ha manifestato improvvisa dispnea accompagnata da sforzi
respiratori inefficaci seguita da cianosi o perdita di coscienza ovvero l'insuflazione
risulta inefficace (il torace non si espande con estensione della testa ed il
sollevamento del mento).
K Se l'ostruzione è incompleta l'attività respiratoria è sufficiente a mantenere
un'ossigenazione cerebrale senza determinare perdita di coscienza. In
questo caso il paziente viene incoraggiato a tossire e a respirare
spontaneamente con O2; astenersi dall'eseguire delle manovre di
disostruzione.
K Se l'ostruzione è completa il paziente non respira, non parla, non tossisce,
si porta le mani alla gola, cianosi ingravescente. Cosa fare?
Lattante:
1) Pacche
interscapolari:
posizionare
il
paziente sull'avambraccio in modo da creare
un piano rigido; la testa del paziente va tenuta
in leggera estensione e più in basso rispetto al
tronco. Appoggiare l'avambraccio sulla coscia
e applicare 5 colpi vigorosi in sede
interscapolare.
2) Compressioni toraciche: posizionare il paziente
sull'avambraccio in modo da creare un piano
rigido; la testa del paziente va tenuta in leggera
estensione e più in basso rispetto al tronco.
Appoggiare l'avambraccio sulla coscia, eseguire 5
compressioni toraciche con la stessa tecnica
usata per il MCE.
Continuare fino a quando non si è risolto il problema o fino a quando il paziente non
diventa incosciente nel qual caso si posizione su un piano rigido, fase A del BLS, se
non respira eseguire 5 ventilazioni seguite da 5 pacche dorsali più 5 pacche
toraciche.
Bambino:
1) Si attua la manovra di Heimlich se
cosciente: col paziente seduto o in
piedi il soccorritore si posiziona
alle sue spalle;
2) Pone le braccia attorno alla vita
del paziente;
3) Pone una mano stretta a pugno tra
l'ombelico e l'estremità dello
sterno, comporre una C all'interno
della quale porre il pungo dell'altra
mano con il pollice all'interno.
Staccare la mano che ha
composto la C ed afferrare il
pugno;
eseguire
delle
compressioni vigorose in direzione
anteroposteriore e caudo-craniale.
Bambino Incosciente:
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1) Compressioni subdiaframmatiche: il paziente è a terra su un piano rigido, il
soccorritore si posiziona in ginocchio a cavalcioni delle cosce della vittima,
con il pollice e l'indice di una mano comporre una C che colleghi l'apeofisi
xifoide all'ombelico, all'interno della C porre l'eminenza dell'altra mano,
staccare la mano che composto la C e porla al di sopra della prima; eseguire
compressioni dirette in senso caudo-craniale.
2) Compressioni toraciche esterne: il paziente è a terra su un piano rigido, si
eseguono 5 compressioni toraciche con la stessa tecnica utilizzata per MCE
(1 ogni 3 secondi).
Bibliografia
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
Aa. Vv. (2002) Manuale per l'esecutore Pediatric Basic Life Support, Bologna, IRC
Franci A. (2002) P-BLS: il supporto vitale di base Pediatrico, Firenze, Anpas
Toscana.
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Capitolo
Urgenza nella donna gravida
A cura di Stefano Stipa11
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Medico
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Urgenza nella donna gravida
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11. Urgenza nella donna gravida
Obiettivi Formativi:
1) Assistenza al parto;
2) Primo Soccorso alla donna gravida e al neonato.
La gravidanza è quella condizione biologica della donna che dura dal giorno del
concepimento al parto, circa cioè nove mesi.
Il bambino in fase di sviluppo viene definito FETO.
I nove mesi di gravidanza vengono suddivisi in tre trimestri.
Durante il primo trimestre, il feto si forma. Poiché il feto rimane abbastanza piccolo,
durante questo periodo lo sviluppo uterino è ridotto.
Dopo il terzo mese l’utero cresce rapidamente raggiungendo l’ombelico entro il
quinto mese e l’epigastrio (addome superiore) al settimo. Altre variazioni che
interessano il corpo della donna in questo periodo comprendono un aumento del
volume ematico, nonché un aumento della gittata e della frequenza cardiaca. Di
solito la pressione arteriosa risulta leggermente ridotta e si verifica un rallentamento
della digestione. Un altro cambiamento degno di nota è un aumento notevole della
vascolarizzazione (sangue e vasi sanguigni) dell’utero e delle strutture a esso
correlate.
A volte si possono verificare interruzioni di gravidanza nei primi tre mesi, si parla
allora di ABORTO SPONTANEO. L’aborto spontaneo può essere causato da
numerosi fattori tra i quali malformazioni dell’utero, fibromi, rosolia ecc.
Le donne che hanno in corso un aborto spontaneo presentano generalmente:
-
Dolori addominali con crampi, non dissimili da quelli associati alla prima fase del
travaglio.
Emorragia moderata o grave.
Talvolta emissione di frammenti di tessuto e di sangue dalla vagina.
Esistono casi in cui l’aborto può avvenire anche durante il secondo trimestre di
gravidanza, oggi tuttavia le possibilità di rianimazione di tali neonati sono
notevolmente migliorate consentendone la sopravvivenza già a 24/25 settimane.
PARTO PREMATURO
Per definizione un neonato viene detto prematuro quando viene partorito prima della
38° settimana di gestazione ossia che non ha ancora raggiunto la completa
maturazione anatomica e funzionale degli apparati, con un peso corporeo inferiore ai
2500 gr.
GRAVIDANZA EXTRA-UTERINA
Gravidanza in cui l’embrione si impianta al di fuori della normale sede uterina. Nella
maggior parte dei casi, l’impianto avviene a livello delle tube. Sono presenti i segni
caratteristici della gravidanza accompagnati da forti dolori addominali, contrattura
della parete addominale, grave emorragia che può portare a shock. La terapia è
chirurgica con resezione parziale o totale della tuba interessata.
TRAVAGLIO
Il travaglio comprende l’intero processo del parto. E’ suddiviso in tre periodi:
• Primo periodo- Prodromico: inizia con le contrazioni sempre più vicine e regolari.
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Urgenza nella donna gravida
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•
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Secondo periodo- Dilatante: c’è una progressiva dilatazione del collo dell’utero e
il neonato entra nel canale del parto restandovi fino alla nascita.
Terzo periodo/ Espulsivo: comincia con la nascita del bambino e termina con il
Secondamento (consiste nell’espulsione della placenta con la parte del cordone
ombelicale ad essa collegato, la membrana del sacco amniotico e parte dei
tessuti di rivestimento dell’utero. Nella maggior parte dei casi la placenta viene
espulsa nell’arco di una ventina di minuti.
SINTOMI
Quando il feto comincia a muoversi e la cervice si dilata, generalmente si verifica la
rottura del sacco amniotico con la conseguente emissione di liquidi acquosi misti a
sangue. Le contrazioni dell’utero sono poi la causa delle normali DOGLIE. La
maggior parte delle donne accusa l’inizio delle doglie sotto forma di un dolore in
corrispondenza della parte inferiore della schiena. Man mano che il travaglio
progredisce, il dolore diventa più evidente nell’addome inferire crescendo d’intensità.
I dolori si presentano a intervalli regolari di 2-3 minuti e durano dai 30 secondi al
minuto. Quando i muscoli si rilassano, i dolori diminuiscono.
COME INTERVENIRE SULLA MADRE
- Riscaldare il più possibile l’ambulanza se si è molto distanti dall’ospedale
- Assistere psicologicamente la donna, assicurarsi che sia in una posizione
comoda
- Assecondare l’espulsione del neonato sorreggendogli la testa. NON CERCARE
DI ACCELLERARE L’EVENTO TIRANDOLO. Quando è visibile l’intero capo,
continuare a sostenere la testa con una mano e con l’altra ripulite la bocca e il
naso.
- Massaggiare il basso ventre della donna dopo l’espulsione per facilitare
l’emostasi.
- Portare la donna immediatamente all’ospedale.
COME INTERVENIRE SUL NEONATO
- Rendere pervie le vie aeree (naso e bocca) utilizzando dei tamponi di garza
sterile o un aspiratore, liberandole da muco e sangue.
- Tenerlo con la testa leggermente più in basso del corpo, in modo da consentirgli
di espellere altro eventuale muco dalla gola, aspirando nuovamente.
- Controllare che il bambino stia respirando. Generalmente una volta aperte le vie
aeree, il bambino respira da solo.
- Mantenete il neonato al caldo prima di iniziare a pinzare e tagliare il cordone.
- Legare il cordone ombelicale utilizzando due pinze sterili (o dello spago
sterilizzato). Applicare una pinza d una distanza di 20/25 cm. bambino.
Posizionate la seconda pinza ad una distanza di 7/8 cm. più vicina al bambino.
- Tagliate il cordone tra le due pinze utilizzando forbici chirurgiche sterili. Non
togliere mai le pinze dal cordone una volta che il cordone è stato reciso. (N.B: la
sezione del cordone ombelicale è un atto estremamente delicato, da eseguirsi
con accuratezza. Il soccorritore deve pertanto limitarsi alla legatura del funicolo,
lasciando tale manovra al personale specializzato cui affiderà il neonato. Fanno
ovviamente eccezione gli stati di comprovata necessità, come la norma di legge.
Avvolgere il neonato in veli di alluminio per tenerlo il più caldo possibile.
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Urgenza nella donna gravida
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Urgenze nel Neonato e nel Bambino
Per definizione la medicina inserisce nella categoria pediatrica tutti i soggetti fino ai
12/13 anni.
E’ possibile tuttavia fare un'ulteriore classificazione:
-
Neonato: dalla nascita ad un mese
Lattante: tra il uno mese e il uno anno
Pediatrico: dal 1 anno a 12/13 anni
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Urgenza nella donna gravida
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PRINCIPALI URGENZE PEDIATRICHE
1)CONVULSIONI: Contrazioni brusche e involontarie più o meno rapide,
accompagnate, a volte, da perdita di coscienza. Da un punto di vista qualitativo si
differenziano in:
-
C.toniche: quando la contrazione è prolungata nel tempo con irrigidimento della
muscolatura
C.cloniche: si ha invece un succedersi rapido di contrazioni e rilasciamenti
muscolari.
Molto frequenti nei bambini sono le convulsioni febbrili generalizzate (che
interessano tutto il corpo), che si verificano nel corso di un accesso febbrile, durante
la fase di aumento rapido della temperatura. Nei casi più gravi le convulsioni
possono essere accompagnate da arresto del respiro e cianosi (colorazione bluastra
della cute e delle mucose dovuta ad una scarsa ossigenazione del sangue capillare).
A volte le convulsioni possono essere definite anche traumatiche a seguito di un
trauma cranico.
2) EPILESSIA: è forse la condizione più nota in grado di causare crisi convulsive con
caratteristiche varie (sensitive, psichiche, motorie neurovegetative). E’ una sindrome
caratterizzata da alterazioni dell’attività bioelettrica del cervello. Queste crisi non
costituiscono una malattia in sé, bensì un segno di un difetto, di una lesione o di una
patologia sottostante. Le cause più comuni possono essere traumi cerebrali, difetti
cerebrali congeniti, cisti, cicatrici ecc.
3) INGESTIONE DI CORPI ESTRANEI: Questi possono comprendere pezzi di cibo,
giocattolini, vomito e liquidi che si accumulano in gola ecc. Tali fattori possono
causare un’ostruzione parziale o completa delle alte vie respiratorie.
SEGNI
Rumori respiratori insoliti, eccessi di tosse incontrollata e continua, cambiamento del
colore della cute che può variare dal rosso paonazzo al bluastro come segno di
cianosi. A volte, nel caso di un paziente cosciente, potrebbe essere utile indurlo a
continuare a tossire nella speranza che tale azione sblocchi ed espella il corpo
estraneo. Nel caso di perdita di coscienza NON CERCARE DI EFFETTUARE UNA
RIMOZIONE CON LE DITA SE NON SI VEDE IL CORPO ESTRANEO.
4) AVVELENAMENTO: I bambini sono spesso vittime di avvelenamento accidentale,
derivante frequentemente dall’ingestione di prodotti per l’igiene casalinga o di
farmaci, ma anche per l’inalazione di vapori tossici o irritanti ovvero per contatto
cutaneo. Le sostanze tossiche possono provocare nel bambino cosciente difficoltà
respiratorie con tosse secca e insistente o una forma di dispnea accentuata (fame
d’aria) fino all’arresto respiratorio. Inoltre possono determinare l’insorgenza di
condizioni pericolose per la sopravvivenza a carico del sistema circolatorio e del
sistema nervoso. Le vie respiratorie e il tratto gastrointestinale possono essere
ustionati da sostanze corrosive ingerite.
Il bambino si può presentare anche già in stato di coma (il paziente non risponde e
non reagisce agli stimoli per perdita della coscienza, della motilità spontanea e della
sensibilità).
Esistono diversi tipi di coma:
-1° grado/ LIEVE- il soggetto è sonnolento, non presenta alterazioni delle funzioni
vegetative, alla stimolazione verbale o dolorosa risponde in modo coordinato.
-2° grado/ INTERMEDIO - il soggetto non risponde più se non agli stimoli dolorosi
intensi con movimenti automatici di difesa, i riflessi sono assenti-3° grado/
PROFONDO O IRREVERSIBILE- i riflessi sono del tutto scomparsi, completa
mancanza di risposte “non c’è possibilità di ritorno”.
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Bibliografia:
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
Franci A. (2002) P-BLS: il supporto vitale di base Pediatrico, Firenze, Anpas
Toscana.
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Capitolo
Psicopatologia
A cura di Maria Pia Bagnato 12 e Andrea Ruozzi 13
Dal film: COPYCAT - OMICIDI IN SERIE (1996)
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Psicologa psicoterapeuta
13
Psicologo
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Psicopatologia
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12. Psicopatologia
Obiettivi Formativi:
1) Essere in grado di percepire e condividere la sofferenza psichica;
2) Riconoscere come reale/vero il disagio psichico-psichiatrico;
3) Essere in grado di comprendere meglio la persona con disagio
psichico-psichiatrico.
Gli obiettivi di questo incontro sono un po’ ambiziosi.
Abbiamo ritenuto però importante tracciare una panoramica sulle principali
psicopatologie per dare ai volontari che prestano servizio in emergenza, anche una
breve informazione sulla patologia psichica che può essere oggetto di una
emergenza ma che spesso è secondaria ad altre patologie che sono state
ampiamente illustrate dai colleghi durante questo percorso formativo per Volontario
Soccorritore ANPAS.
Come sempre, oltre a fare formazione per il servizio, le nostre Associazioni ci hanno
dato l’opportunità di conoscere anche per una formazione personale, nozioni di primo
soccorso e indicazioni utili per azioni di prevenzione primaria. Questo capitolo vuole
rispondere a queste due esigenze, la prima per il servizio, la seconda per la vita
personale e privata dei volontari.
Divideremo il capitolo in due parti: la prima ha lo scopo di fare chiarezza sulle
professionalità che operano in questo settore per poter rispondere alla domanda che
frequentemente viene posta quando un famigliare o un amico soffre di un
disturbo/disagio psichico. Nella seconda parte cercheremo di descrivere molto
sinteticamente i sintomi di alcune psicopatologie.
12.1 - Sto male. Che fare?
Davanti ad una sintomatologia che interessa problematiche psicologiche (disturbi
dell'umore, dell'ansia… sindromi non confortate da valori diagnostici clinici evidenti
quanto una emorragia, una frattura ossea o semplicemente la varicella), spesso la
persona che ne soffre, e con lei la famiglia, si trova in forte difficoltà a capire cosa è
meglio fare per poter risolvere al più presto questo malessere. Al più presto, perché
anche se il quadro clinico non ha il conforto di valori che possono indicare una più
chiara patologia clinica di tipo organico, la sofferenza è grande, ed è quindi
comprensibile che si voglia al più presto trovare un rimedio a questo problema
che spesso stravolge la nostra vita!
Sono sempre più convinta che per i "non addetti ai lavori" capire come muoversi
nella "giungla" che si apre davanti a noi quando noi stessi o un nostro caro soffre di
un disagio psichico, non è cosa semplice. Anzi a volte è difficile anche per chi lavora
in questo settore, si vorrebbe infatti inviare a colleghi specializzati pazienti che non
rientrano nelle nostre specializzazioni, ma non sempre il nominativo è proprio sotto i
nostri occhi. Quindi tranquilli, non è davvero cosa semplice individuare per ogni
paziente lo specialista più indicato.
Una cosa la eviterei: aprire le pagine gialle e cercare lì il nominativo, magari con un
criterio di scelta legato all'impatto visivo… mentre scrivo penso ai primi manuali che
abbiamo preparato per il primo soccorso e ricordo che la cosa più utile ed immediata
era "Cosa fare e cosa NON fare". Proprio così: cerchereste il dentista allo stesso
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modo? Penso anche a un mio paziente che prima di venire da me, ha scelto un
nome dalle pagine gialle. In questa sede non facciamo critiche di merito - ma è
chiaro che se ha cambiato non si era trovato bene né aveva risolto il suo problema quello che però va detto è che sotto un nome ambiguo, riferito allo studio, si celava
una non professionalità non iscritta all'albo… Mi vengono in mente altre cose ma
queste sono altre storie…
Torniamo al nostro problema. Consiglio innanzi tutto di rivolgersi al medico di base.
Se il medico è attento anche a queste problematiche - intendo dire alle
psicopatologie - può fare una prima valutazione e intervenire direttamente se la
sintomatologia non è così grave o cronica da richiedere l'intervento di uno
specialista. Il medico di famiglia infatti conosce il suo paziente nella complessità del
quadro clinico, e può dare un primo supporto o prescrivere farmaci.
Se il problema non si risolve nel breve termine con l'intervento del medico di famiglia,
è opportuno chiedere a lui/lei l'indicazione per una visita specialistica. Questo, potete
commentare, è quello che succede per molti problemi sanitari, il medico infatti
spesso invia il paziente dallo specialista. A questo punto si apre il dibattito in merito
allo specialista: psicologo, psichiatra o psicoterapeuta? Non intendo risolvere qui
e in poche righe la risposta a questa domanda, ma solo dare qualche riferimento e
informazione per rispondere in parte alla domanda.
Quindi, cosa non fare l'abbiamo detto prima, ma rivediamolo assieme: NON affidarsi
a un nome senza conoscerne la specializzazione, e nemmeno affrontare disagi di
questa natura affidandosi a discipline che tanto possono giovare solo se non siamo
in un quadro diagnostico che rientra nelle psicopatologie. Per esempio: può essere
utile un massaggio rilassante o qualche altra tecnica (solitamente svolta nei centri di
benessere o presso centri estetici) ma solo se non vi sono sofferenze psicologiche.
Anche questo lo dico perché negli ultimi anni sorgono "come funghi" tecniche che
non hanno nulla a che fare con la psicoterapia e che hanno una efficacia - nel breve
termine - solo su coloro che di base stanno bene. Non possono invece essere
risolutive di malesseri che hanno una base psicologica, a volte anche organica, per
la quale è necessario un intervento terapeutico professionale a volte integrato fra
farmaci e terapie. Chiarito questo, la "giungla" si restringe.
Un'altra indicazione che mi sembra molto utile è quella di tenere sempre presente
che questi specialisti (che ripeto, sono - a parer mio - solo tre figure professionali:
psichiatra - psicologo - psicoterapeuta) sono iscritti a un albo. Quindi prima di
intraprendere qualsiasi percorso vi suggerisco di verificare questa iscrizione,
telefonando ai rispettivi albi (cfr. linx nella sitografia a fine capitolo). Oppure
chiedendolo direttamente a loro.
In estrema sintesi facciamo un po' il punto per capire che differenza c'è fra queste tre
professionalità:
•
•
•
Lo psicologo. È abilitato all'esercizio della professione - quindi iscritto
all'albo – se: è laureato in psicologia, se ha svolto un anno di tirocinio di circa
20 ore settimanali post laurea e se ha superato l'esame di stato.
Lo psichiatra. È abilitato all'esercizio della professione se è laureato in
medicina e specializzato in psichiatria.
Lo psicoterapeuta: è uno psicologo o un medico, specializzato in
psicoterapia, ha quindi frequentato una scuola di 700 ore all'anno per 4 anni
con esame finale. Le scuole riconosciute dal MURST (Ministero dell'Istruzione
dell'Università e della Ricerca) sono caratterizzate dai diversi orientamenti di
terapia
(terapia
cognitivo-comportamentale,
sistemica,
dinamica,
interpersonale…) ma qui ci inoltriamo in un altro difficile percorso, direi che
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può essere sufficiente specificare che vi sono diversi orientamenti, e che negli
ultimi anni anche in Italia, si cerca di orientare i pazienti ai diversi specialisti a
seconda delle terapie che vengono effettuate. E', infatti, sempre più un dato
di ricerca che alcune terapie hanno una maggiore e specifica efficacia
su certi disturbi piuttosto che altre psicoterapie su altri disturbi. Di
questo le ricerche americane hanno già dato dei riscontri molto precisi,
sui quali appunto si è cercato negli ultimi anni di trarre spunto per
opportune evidenze anche sul nostro territorio.
Per una maggiore conoscenza di queste figure professionali vi rimando alla seguente
tabella.
Esperienze di
studio e
formazione
Capacità di
riconoscere e
trattare
problemi
psicologici
Preparazione
teorica
approfondita
in psicologia
Abilitazione
all’esercizio
della
Psicoterapia
Possibilità di
prescrivere
psicofarmaci
e analisi
mediche
Capacità di
riconoscere e
curare malattie
con cause
organiche
Psicologo clinico
Laurea in
Psicologia
Tirocinio post
lauream
Sì, per quanto
riguarda il
riconoscere, ma
può trattare i
disturbi mentali
solo con alcuni
strumenti
psicologici
Sì
No
No
No
Psicoterapeuta
Laurea in
Sì; minore nel
Psicologia o in
caso dei non
Medicina e
psicologi
Chirurgia e
Scuola di
specializzazione
privata o
universitaria
riconosciuta
dallo Stato
Solo se
laureato in
psicologia
Sì
Solo se
laureato in
medicina e
chirurgia
Solo se
laureato in
medicina e
chirurgia
Medico Psichiatra
Laurea in
Sì. Il trattamento
Medicina e
è perlopiù
Chirurgia
farmacologico.
Tirocinio post
lauream Scuola
di
specializzazione
quadriennale in
Psichiatria
No
Sì
Sì
Sì
Medico Neurologo
Laurea in
Limitata
Medicina e
Chirurgia
Tirocinio post
lauream Scuola
di
specializzazione
quadriennale in
Neurologia
No
No
Sì
Sì
Medico
Neuropsichiatra
Infantile
Laurea in
Medicina e
Chirurgia
Tirocinio post
lauream Scuola
di
Sì
Sì
Sì
No
Limitata e
circoscritta alle
problematiche
dell'infanzia e
dell'adolescenza.
Il trattamento è
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specializzazione perlopiù
quinquennale in farmacologico
Neuropsichiatria
infantile
Medico generico
Laurea in
Limitata
Medicina e
Chirurgia
Tirocinio post
lauream Scuola
di
specializzazione
biennale in
Medicina di
Base
Psicoanalista
(Società
Psicoanalitica
Italiana)
Laurea in
Sì, ma minore nel Solo se
Psicologia o in
caso dei non
laureato in
Medicina e
psicologi
psicologia
Chirurgia e
Scuola di
specializzazione
privata
attualmente non
riconosciuta
dallo Stato
Mago, grafologo,
Formazione non No
sensitivo,
riconosciuta
cartomante, eccetera dallo Stato
No
No
No
Sì
Sì
Attualmente
no
Solo se
laureato in
medicina e
chirurgia.
Solo se
laureato in
medicina e
chirurgia.
No
No
No
tratto da http://www.psicologonline.it/risorse/1b2.asp e “Come cercare aiuto psicologico (e perché). Orientarsi nelle
possibilità professionali e informali per accrescere il benessere”, Gabriele Lo Iacono, Centro Studi Erickson 2001
Questa tabella riassume i percorsi di studio delle specializzazioni, in sintesi lo
psicologo clinico ha una preparazione specifica in psicologia e psicopatologia
proveniente dai cinque anni di studio presso l’Università (laurea di 5 anni), dal
tirocinio post laurea e a questo - non sempre - si aggiunge la specializzazione in
psicoterapia. Il medico difficilmente ha nel suo curriculum di studi esami di psicologia,
ma può quindi avere la specializzazione in psicoterapia (le scuole di psicoterapia
sono infatti rivolte a psicologi e medici). Lo psichiatra è un medico con la
specializzazione in psichiatria che come si può notare dalla tabella ha un
orientamento sulle malattie psichiatriche, e più spesso è orientato alle terapie
farmacologiche.
Un ultima nota: lo psichiatra è di fatto automaticamente autorizzato all'esercizio della
psicoterapia anche se non ha frequentato la scuola di specializzazione quadriennale.
Nell'albo degli psicologi vi sono anche - se iscritti prima del 1989 - laureati in altre
discipline, grazie alla sanatoria che è avvenuta in quell'anno.
Le scuole di psicoterapia sono di quattro anni e di 700 ore all’anno solo da qualche
anno.
Queste ultime precisazioni vi avranno nuovamente fatto salire il livello dell'ansia.
Niente panico. Credo che la cosa migliore sia sempre tenere presente un consiglio
per ogni vostro dubbio: chiedete al vostro medico di famiglia, o allo specialista - se
siete già arrivati ad una scelta - il suo percorso di formazione, tenendo presente ciò
che desiderate ottenere da lui/lei. Fatevi aiutare a "tradurre" eventuali dubbi
direttamente da lui/lei o dal medico di famiglia se vi sta suggerendo un nominativo.
Del resto questa persona avrà cura di voi e a lui/lei confiderete cose talmente
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personali per le quali è estremamente opportuno e doveroso che voi sappiate a chi le
state confidando... n'est-ce pas?
Un ultima precisazione: vi ho consigliato di verificare attentamente la scelta dello
specialista, ma è opportuno anche che teniate in considerazione che potete rivolgervi
sia al privato (quindi specialisti che ricevono presso gli studi privati) considerando le
tariffe e le informazioni pubblicate anche in rete all’indirizzo dell’Ordine degli
Psicologi: http://www.ordpsicologier.it/unframe9.HTM, oppure presso le strutture
pubbliche che applicano il tkt sanitario.
Mi sembra anche questa una precisazione importante. Per il territorio modenese, vi
segnalo la pagina http://www.ausl.mo.it/dipartimenti/02a.html I servizi di consulenza
psicologica e psicoterapia dell'AUSL sono presso i due consultori. Per avere un
appuntamento è sufficiente telefonare in segreteria e pagare il tkt sanitario. I servizi
delle Aziende Sanitarie sono diversi, vi rimando quindi alle loro pagine on line o ai
centralini dei Distretti o degli Ospedali.
12.2 – Alcuni fra i maggiori disturbi più frequenti
Disturbi d’Ansia
Cosa significa soffrire d'ansia? E cos'è questa emozione così terribile che
accompagna e pervade il nostro corpo di sintomi così insopportabili e spesso
invalidanti?
Innanzitutto va detto che l'ansia è una buona compagna di vita se tenuta a buoni
livelli.
E' una buona compagna perché in alcuni
momenti ci ha dato la possibilità di ottime
‘performance’ che altrimenti non sarebbero
state possibili. Prendiamo ad es. gli atleti prima
delle gare, gli studenti prima delle prove
d'esame, chiunque di noi davanti a qualsiasi
prova. Appare evidente che una "buona" dose
di ansia ha sempre alzato i livelli di
performance. È altrettanto chiaro invece che
alti livelli di ansia immobilizzano e rendono
impossibile qualunque prova. Premesso ciò,
stiamo quindi parlando di quantità, e aggiungo
anche di interpretazione di un evento più
terribile di quanto non sia. Ma tutto ciò non è
chiaramente sufficiente per smettere di stare
male!
Faremo frequentemente riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi
Mentali (DSM IV)14 trattando alcuni dei disturbi più frequenti.
Il Disturbo d'Ansia Generalizzato è caratterizzato da almeno 6 mesi di ansia e
preoccupazione persistenti ed eccessive. Vedremo che in realtà molti sintomi sono
caratteristici della vita di ognuno di noi. La differenza fra normalità e patologia è
spesso determinata dal ‘funzionamento’ della persona, è quindi normale avere un po’
di ansia per un esame, come già detto: è funzionale. Diventa patologia dal momento
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Masson editore Milano - 1996
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in cui il sintomo è talmente invalidante da determinare la decisione di non andare
all’esame e quindi di bloccare il percorso universitario.
Che fare quindi nel momento in cui ci sentiamo pervasi da sintomi così intrusivi e
spesso invalidanti per la nostra vita?
Mai come in questo caso vale la pena di intervenire subito all'insorgere del disturbo.
Prendiamo per esempio l'attacco di panico che normalmente è il più destabilizzante
per la caratteristica che lo contraddistingue: l'improvvisa apparsa dei sintomi molto
pervasivi e importanti, “apparentemente senza giusta causa" cioè in situazioni
assolutamente non legate a prestazioni o a situazioni di paura. Tipicamente l’esordio
dell’attacco di panico avviene in macchina, in autobus, in metropolitana, in discoteca,
al cinema.
Disturbo di Panico
Cosa succede durante un attacco di panico?
Il DSM [Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali] descrive i seguenti
sintomi:
1) palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia
2) sudorazione
3) tremori fini o a grandi scosse
4) dispnea o sensazione di soffocamento
5) sensazione di asfissia
6) dolore o fastidio al petto
7) nausea o disturbi addominali
8) sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
9) derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati
da sé stessi)
10) paura di perdere il controllo o di impazzire
11) paura di morire
12) parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
13) brividi o vampate di calore.
Evidentemente il quadro più sopra descritto comporta una grave sofferenza psichica.
Teniamo presente che i sintomi non sono simulati - come qualcuno pensa,
trattandosi di una psicopatologia - la tachicardia è reale, i tremori, la dispnea…
sono reali sensazioni / reazioni del sistema neurovegetativo. La persona sta
veramente male!
E' comprensibile allora che si generi nella persona una paura che quelle sensazioni
così negative ritornino a vivere così improvvisamente come è capitato al momento
dell'esordio. Questa ‘paura della paura’ fa sì che si inneschi un meccanismo tipico
dei disturbi d'ansia: l'evitamento. Ho paura (comprensibile) di quella costellazione di
sintomi, quindi evito i posti e/o le situazioni che potrebbero scatenare questa
sintomatologia. Purtroppo ci ritroviamo - come spesso accade - nelle sindromi
psichiche, in un circolo vizioso che perpetua e alimenta i sintomi e il disturbo.
Evitando le situazioni che possiamo chiamare "fobiche" cioè temute, che potrebbero
richiamare la paura, ‘ho la prova che non mi accade nulla’. Questo rinforzo (la prova
che non mi succede nulla se evito), mi induce a evitare sempre di più (cioè ad evitare
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i luoghi anche simili al luogo dove ho sofferto l’attacco di panico), provocando un
allargamento dell’area temuta.
Purtroppo però la continua paura di quell'evento mi rende estremamente sensibile a
qualsiasi situazione che sempre più si allarga a macchia d'olio, se prima evitavo per
esempio solo le discoteche perché è là che ho avuto il mio primo attacco di panico,
dopo comincio ad evitare i luoghi affollati, poi qualsiasi posto che mi dà un senso di
costrizione… fino a quando eviterò di andare al super mercato, a far la spesa, in
autostrada - perché potrei incappare in una coda e da lì non saprei come fare a
uscire - in banca… questo evitamento "esponenziale" tiene vivo il sintomo e lo
amplifica. Sempre più vincola le mie scelte e condiziona la mia vita. Ecco perché i
disturbi d'ansia sono di semplice risoluzione se affrontati all'esordio, ma sempre più
complicati e "stratificati" - quindi maggiormente difficili da risolvere - se affrontati
dopo mesi o addirittura anni di evitamento e di "paura della paura".
Va inoltre tenuto in considerazione il rischio di sviluppare oltre all'attacco di panico,
l’agorafobia. Questo estremo evitamento e isolamento spesso porta la persona a
rinchiudersi in casa senza riuscire a mettere un piede fuori dall'uscio! Non è difficile
che a questo punto si sviluppi una depressione per il progressivo isolamento e
l'incapacità di affrontare qualsiasi compito.
Per avere una idea di quanto sopra ho descritto, consiglio la visione di due film: per
l'attacco di panico "Terapia e pallottole" con Robert De Niro e Billy Cristal 1998.
Mentre per l'agorafobia "Copycat Omicidi in serie" con Sigourney Weaver (1996).
Per una comprensione del disturbo ossessivo compulsivo – che vedremo più avanti consiglio invece la visione di "Qualcosa è cambiato" con Jack Nicholson 1997.
Chiaramente come psicoterapeuta sconsiglio l'utilizzo di psicofarmaci per affrontare
in un primo momento i disturbi d'ansia, anche se ne riconosco l'efficacia nel caso in
cui il disturbo sia così grave e/o cronico che può essere senza dubbio opportuno
affiancare alla psicoterapia una terapia farmacologica. La prima cosa da fare è
rendersi conto del disturbo - che peraltro è in forte crescita - e chiedere aiuto.
Cercando il più possibile di non modificare per nulla le abitudini di vita, cioè, il primo
suggerimento è proprio: non evitare!!
Può essere invece utile una esposizione graduale all'evento fobico, magari in
compagnia di una persona fidata (un amico, un fratello, il marito o la moglie) per le
prime volte e poi da soli. Questo dovrebbe funzionare esattamente al contrario di
quanto esposto prima: ho la dimostrazione che anche se mi espongo non sto male,
oppure sto male, ma sempre meno. Sono infatti avvantaggiata dalla conoscenza del
disturbo e da una importante “buona notizia”: l’attacco di panico dura poco, al max 15
minuti, ma termina! Non è infinito e irreversibile come mi è apparso la prima volta!
Inoltre non posso morire, non ho un infarto… ho solo paura! Lo so che ciò che ho
detto, ancora una volta, non è assolutamente sufficiente: ma è chiaro che in questa
sede non ho la presunzione di fare terapia ma solo di dare alcune informazioni.
Anche in questo caso ho cercato di descrivere alcuni sintomi e di dare qualche
suggerimento, rimandando il resto alla terapia che normalmente da ottimi risultati.
Più sopra ho elencato altri disturbi d'ansia. Mi sono volutamente soffermata
sull'attacco di panico perché sembra in forte crescita e perché spesso anche presso i
pronti soccorsi dove arrivano i pazienti con le prime crisi, non viene presa in
considerazione questa diagnosi differenziale, con la terribile conseguenza di mesi di
indagini cliniche per verificare eventuali disturbi cardiaci o altre ipotesi diagnostiche.
Ciò comporta oltre che una spesa per il paziente e per il Servizio Sanitario
Nazionale, la cronicizzazione del disturbo, che come abbiamo visto rende poi difficile
la risoluzione in psicoterapia.
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L'Agorafobia è descritta come ansia o evitamento verso luoghi o situazioni dai quali
sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere
disponibile aiuto in caso di un Attacco di Panico o di sintomi tipo il panico.
La Fobia Specifica è caratterizzata da un'ansia clinicamente significativa provocata
dall'esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina
condotte di esitamento, parliamo quindi di fobia dei ragni per esempio, nota come
aracnofobia.
La Fobia Sociale è caratterizzata da un'ansia clinicamente significativa provocata
dall'esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, che spesso determina
condotte di evitamento.
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo
dal film “Qualcosa è cambiato”
Annullare i rischi e ridurre al minimo gli
imprevisti è in fondo ciò che molti vorrebbero.
Ma se per ottenere questo scopo ci
impegniamo in eccessivi comportamenti
ripetitivi di controllo, eccessivi atteggiamenti
scaramantici, rigore nella programmazione
fino agli ultimi dettagli, tentativi di mantenere
un ordine ed una pulizia irrealisticamente
possibile, cerimoniali assurdi e ripetitivi, è
probabile che soffriamo di un DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo).
In tal caso i nostri comportamenti diventano una vera e propria ‘gabbia’ che può
giungere a legare la nostra spontaneità e a compromettere le normali relazioni
sociali, la nostra vita scolastica, lavorativa e affettiva.
Caratteristiche essenziali del DOC sono perciò le ossessioni e le compulsioni.
Ossessioni
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e
sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Si tratta di presenze mentali che
sono avvertite come disturbanti ed intrusive e, almeno quando le persone non sono
assalite dall'ansia, sono giudicate come infondate ed insensate.
Possono essere ossessioni, ad esempio, la paura eccessiva dello sporco e dei
germi, la paura di aver fatto male a qualcuno, di poter perdere il controllo, di essere
omosessuali…
Le ossessioni si distinguono dalle comuni preoccupazioni per il fatto che queste
ultime sono riconosciute come realistiche e, come abbiamo detto, sono così
eccessive e invalidanti da rendere impossibile la vita della persona che soffre di
questo disturbo e dei famigliari costretti al controllo dei rituali per attenuare
quell’ansia che paradossalmente è invece destinata ad aumentare.
Compulsioni
Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali, e sono comportamenti
ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare), o azioni mentali (contare, pregare,
ripetere formule mentalmente).
Lo scopo dei rituali è di ridurre il senso di disagio e l'ansia provocati dai pensieri
intrusivi tipici delle ossessioni.
Ad esempio, chi ha l'ossessione della contaminazione può lavarsi costantemente le
mani (anche utilizzando acidi e detersivi o disinfettanti in grandi quantità), fino a
procurarsi delle escoriazioni, rimanendo nel dubbio di avere le mani sporche.
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Le compulsioni possono diventare talmente abituali e ripetitive da attuarsi, a scopo
preventivo, anche in assenza dei pensieri ossessivi.
Altre conseguenze possibili delle ossessioni sono:
Ricerca di rassicurazione da parte degli altri
Un altro modo con il quale si cerca di ridurre il disagio suscitato dai pensieri ossessivi
è di chiedere di essere rassicurati da familiari, amici o medici per le proprie
preoccupazioni.
Evitamento
Spesso le preoccupazioni ossessive sono causate da certe persone o circostanze,
come “toccare lo sporco”, o riscontrare difetti particolari come ad esempio: oggetti
non appaiati, linee spezzate, numeri particolari. Quindi, per contenere le
preoccupazioni legate a queste particolari situazioni si cerca di evitarle. Per quanto
sia un modo di aggirare il problema, l’evitamento può portare ad uno stile di vita
sempre più limitato restringendo l’area di “libero accesso” e aumentando
tragicamente gli spazi e i luoghi temuti. Procedimento identico a quello descritto per
gli attacchi di panico.
Il Disturbo Post-traumatico da Stress
Questo disturbo (che tratteremo anche nel capitolo dedicato alla psicologia
dell’emergenza) è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico
accompagnato da sintomi di aumento dell'arousal e da evitamento di stimoli associati
al trauma.
"Era il '44 sui monti di Reggio. La notte i soldati armati di mitra sono andati casa per
casa: avevano l'ordine di uccidere tutti, uomini, donne, bambini. Li hanno svegliati,
radunati in cucina, poi hanno sparato una raffica. Lilli è caduta tra il nonno e la
nonna, coperta del suo e del loro sangue. I soldati avevano portato benzina ed
hanno incendiato le case, ma Lilli era viva ed è riuscita ad arrivare alla finestra e a
lasciarsi cadere. Ma la casa bruciava e sarebbe caduta su Lilli con un colpo di grazia;
è molto difficile scappare lontano, a 11 anni con la gola ferita.
E sentiva le grida mischiate agli spari e le bestie nitrire impazzite, e le voci metalliche
degli ufficiali e sentiva il calore del fuoco.
L'hanno trovata soltanto al mattino: ferita, bruciata, ma viva. Il postino l'ha messa
sulla bicicletta e portata dai parenti in pianura. Poi Lilli è guarita e la guerra è finita. I
tedeschi se ne sono partiti. Ma per molti anni ha sognato gli spari e non le usciva la
voce.
Ora, Lilli vive una vita serena ed è nonna di tanti nipoti. Ma a volte si sveglia con gli
occhi aperti nel buio e rivede la Bettola in fiamme."
[L'unica superstite, La grande famiglia - M.C.R. (1996)]
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV Edizione (DSM-IV),
all'interno del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), definisce il trauma come
un fattore traumatico estremo che implica l'esperienza personale diretta di un evento
che causa o può comportare morte o lesioni gravi, o altre minacce all'integrità fisica;
o il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o
minaccia di morte o lesioni sopportate da un membro della famiglia o da altra
persona con cui è in stretta relazione.
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Non sappiamo se a Lilli è stato diagnosticato un PTSD, sicuramente la analogie con
la definizione di trauma che da il DSM-IV sono evidenti come è evidente un'altra
delle sintomatologie che concorre a formulare la diagnosi di Disturbo PostTraumatico da Stress ovvero il rivivere persistentemente l'evento traumatico tramite:
1) ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell'evento, che comprendono immagini,
pensieri, o percezioni. Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi
ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma;
2) sogni spiacevoli ricorrenti dell'evento. Nei bambini possono essere presenti
sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile;
3) agire o sentire come se l'evento traumatico si stesse ripresentando (ciò
include sensazioni di rivivere l'esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi
dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in
stato di intossicazione). Nei bambini piccoli possono manifestarsi
rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma;
4) disagio psicologico intenso all'esposizione a fattori scatenanti interni o esterni
che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell'evento traumatico;
5) reattività fisiologica all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che
simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell'evento traumatico.
Quindi abbiamo un evento traumatico che rimane come congelato nella mente e
che viene rivissuto dalla persona (flash-back, incubi…) e inoltre un evitamento
costante degli stimoli legati al trauma e una diminuzione della reattività generale,
l'evitamento può riguardare sia luoghi oggetti collegati al trauma ma anche
pensieri, conversazioni.
I sintomi per altro non si esauriscono nel quadro più sopra esposto, si rileva
spesso un aumento dell'ansia che si manifesta nei seguenti modi:
1) difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno
2) irritabilità o scoppi di collera
3) difficoltà a concentrarsi
4) ipervigilanza
5) esagerate risposte di allarme
Dopo tante brutte notizie diamone qualcuna buona: non tutte le persone che vivono
un trauma riportano automaticamente un PTSD anzi la percentuale è relativamente
bassa (50%), non è nemmeno la gravità del trauma che conduce automaticamente al
disturbo, molto probabilmente sono le risorse soggettive e sociali di cui le persone
dispongono ad abbassare questa percentuale. Un'altra buona notizia è che il PTSD
si può curare ed esistono terapie efficaci: Secondo l'American Psychological
Association i due trattamenti d'elezione per questo tipo di disturbo sono lo Stress
Inoculation Training (SIT; Foa et al., 1991) e l'Eye Movement Desensitization and
Reprocesing (EMDR; per informazioni www.emdritalia.it), più in generale si sono
rilevate più efficaci quelle tecniche che si basano sull'esposizione, sulla
ristrutturazione cognitiva e sulla gestione dell'ansia.
Per approfondimenti rimando a www.psicotraumatologia.com dove potete trovare
molte notizie sulla traumatologia e sull'EMDR, in particolare questa tecnica, molto
controversa negli ultimi anni, è stata oggetto di numerose ricerche per valutarne
l'efficacia e i risultati sono incoraggianti.
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Disturbi dell'Alimentazione
Per spiegare l'insorgere dei Disturbi del Comportamento Alimentare appare
condivisa l'idea di un adeguamento a quei modelli culturali che prospettano ideali di
bellezza improntati a standard esagerati di magrezza. Sotto il profilo psicologico e
sociale, i fattori che sono ritenuti più frequentemente implicati nell'insorgenza dei
disturbi alimentari riguardano la bassa autostima, il perfezionismo, la depressione,
l'impulsività, la distorsione dell'immagine corporea, la carenza di rilevanti rapporti
sociali, i rapporti familiari e le difficoltà nelle relazioni interpersonali.
I primi studi sull'anoressia nervosa risalgono a diversi anni fa. Le prime descrizioni di
pazienti con i sintomi che oggi potrebbero essere diagnosticati più precisamente,
risalgono addirittura al 1873, ma fu il medico inglese Richard Norton che nel 1964
descrisse i sintomi dell'anoressia nervosa.
Da allora sono stati fatti diversi studi e soprattutto ricerche in grado non solo di
tracciare un quadro più preciso di questi disturbi, ma anche di stabilire fra le
psicoterapie quali sono le più efficaci.
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM IV) descrive
analiticamente i sintomi che noi abbiamo riportato più sotto in una sintesi descrittiva.
I principali Disturbi del Comportamento Alimentare sono:
L'Anoressia Nervosa porta a un costante rifiuto di mantenere il peso corporeo al di
sopra del livello minimo normale per l'età e la statura, si è pervasi da un'intensa
paura di ingrassare e da una visione distorta delle proprie forme corporee.
Quindi i criteri diagnostici sono: severa perdita di peso; paura di ingrassare;
preoccupazione per il peso e le forme corporee; amenorrea.
La Bulimia Nervosa porta invece ha un costante bisogno di assumere grandi
quantità di cibo che poi sono eliminate attraverso condotte compensatorie quali il
vomito auto-indotto, l'abuso di lassativi o l'esercizio fisico intenso.
Quindi i criteri diagnostici sono: abbuffate ricorrenti; comportamenti di compenso
(vomito, uso di lassativi, diuretici, enteroclismi…); abbuffate due volte alla settimana
per un periodo non inferiore a tre mesi; preoccupazione per il peso e le forme
corporee.
Spesso questi due disturbi compaiono associati nella stessa persona che alterna
periodi di "digiuno assoluto" a periodi di "grandi abbuffate". Se i sintomi non
soddisfano la diagnosi di anoressia o di bulimia ma ricalcano una o l'altra sindrome si
parla di "Disturbo dell'alimentazione Non Altrimenti Specificato.
Distribuzione e fattori a rischio
Nei paesi occidentali, compresa l'Italia, nella fascia d'età 12-25 anni, su 100
ragazze 8-10 soffrono di un qualche disturbo del comportamento alimentare. Di
queste, 1-2 presentano un Disturbo Alimentare in forma grave (Anoressia Nervosa,
Bulimia Nervosa o Disturbo d’alimentazione incontrollata) per le quali le terapie sono
spesso lunghe e faticose, le altre di un qualche quadro a specifico, più lieve e spesso
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transitorio. Fino a una decina di anni fa erano disturbi tipici della classe più
benestante, mentre oggi possiamo dire che questa distinzione non è più vera.
Vi sono quindi alcuni fattori specifici che più facilmente mettono a rischio la
popolazione. Vediamoli:
Innanzitutto l'età. Come abbiamo detto la fascia più colpita è quella fra i 12 e 25 ma
la frequenza maggiore la troviamo più precisamente fra i 14 e i 18 anni. In questa età
il corpo si trasforma - ed è quindi oggetto di attenzione - e nel contempo cominciano
ad essere particolarmente interessanti e di "feroce efficacia" i complimenti o le
critiche dei coetanei. Un periodo delicato per diversi motivi, ormai ben noti alla
psicologia. Ancora a rischio sono maggiormente le ragazze il 90-95% dei pazienti
appartiene infatti al sesso femminile. Sembrano maggiormente a rischio i giovani
con famiglie all'interno delle quali si vivono situazioni difficili, come malattie croniche,
disturbi psichici, relazioni familiari critiche, altri casi di disturbi del comportamento
alimentare all'interno della famiglia, diete in famiglia, una particolare attenzione al
peso e alle forme corporee da parte dei genitori o dei fratelli/sorelle. La cultura è
fattore predisponente: sono infatti disturbi tipici della cultura occidentale, sono rari i
casi in oriente.
Risulta quindi evidente che vi è una multifattorialità di cause che intervengono
all'insorgere del disturbo. Secondo David Garner15, vi sarebbero "fattori
predisponenti" (individuali, famigliari e culturali) che appunto preparano il terreno
facile. L'esordio avverrebbe in concomitanza a "fattori precipitanti" come per es.
l'insoddisfazione per il peso e le forme corporee dovuta magari alle critiche di amici o
a situazioni difficili di confronto nell'ambiente scolastico. A questo punto la decisione
più frequente è quella di iniziare una dieta. Solitamente la dieta funziona molto bene
e la ragazza o il ragazzo comincia a ricevere complimenti e soddisfazioni, che da una
parte nutrono la propria autostima, dall'altra "rinforzano" la convinzione che la dieta è
la cosa giusta da farsi: fattore perpetuante. Questo circolo vizioso rende oltremodo
difficile l'interruzione della malattia.
In un primo momento è evidente che le pazienti ritrovano nella dieta una buona
alleata e le conseguenze di un comportamento alimentare scorretto non sono ancora
così evidenti. Per questo motivo la motivazione al trattamento arriva solitamente
molto tardi, quando ormai il disturbo è cronicizzato e complesso.
Le conseguenze negative sia psicologiche che organiche non tardano ad arrivare ed
è a questo punto che anche la paziente non è così euforica come nei primi mesi della
dieta, ma allo stesso tempo sa bene che non vuole riprendere il suo peso che la
renderebbe "orribile", inaccettabile, non adeguata… come prima.
Insomma si ritrova nuovamente in una situazione di isolamento, non riesce più ad
ascoltare il proprio corpo per sapere quando ha fame e quando è sazia (né sa
quando è felice e cosa la potrebbe rendere felice), vive allora nel terrore di aver
sempre mangiato troppo. Si pesa continuamente o evita di pesarsi per paura di
deludere se stessa e gli altri, di non essere così brava come prima. Ogni
riferimento/valutazione della propria vita diventa ed è solo il cibo. Oltre a queste
conseguenze psicologiche che alimentano il disturbo, purtroppo spesso la paziente
15
Direttore del “Toledo Center for Eating Disorders” e Professore di Psicologia alla Bowling Green State
University. È considerato una delle massime autorità nel campo della Ricerca e del trattamento dei
Disturbi Alimentari.
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può arrivare a un livello tale di denutrizione, per il quale è assolutamente necessario
il ricovero ospedaliero.
Con queste poche righe spero di aver raggiunto alcuni obiettivi
•
•
•
Dare una breve descrizione - non esaustiva - dei sintomi dei disturbi
Alimentari.
Dare qualche cenno sui fattori che mettono a rischio la nostra popolazione,
soprattutto di giovani.
Infine accennare a quali possono essere le conseguenze di questi patologici
comportamenti alimentari, spesso sottovalutati dai famigliari ma purtroppo, a
volte, anche dai medici di famiglia.
Negli ultimi anni si è cercato di fare un lavoro capillare di prevenzione, in linea anche
con le indicazioni del Ministero della Sanità. E' infatti molto importante mettere a
conoscenza sia i ragazzi che i genitori di questi rischi per la salute sia fisica che
psichica.
"Prevenire è meglio che curare" recitava uno spot di qualche anno fa. Se però avete
dei dubbi su questi disturbi e voi o qualche conoscente temete che possa aver
cominciato ad applicare diete rigide o condotte di eliminazione (vomito, lassativi…) e
siete preoccupati per lei/lui, la cosa migliore è rivolgersi ad uno specialista.
Depressione
Sempre facendo riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, i
sintomi della depressione sono i seguenti.
Umore depresso. Per la maggior parte del tempo vi sentite giù, tristi, vuoti,
scoraggiati. Potreste piangere molto o sentire di voler piangere ma non riuscirci.
Anche l'irritabilità è un sintomo comune.
Perdita di interessi. Provate una perdita di interesse e di piacere nella vita così che
ora dovete fare con sforzo le cose che prima vi piacevano. Spesso vi è anche una
perdita di interesse per l'attività sessuale. Vi è difficile aspettarvi di poter trarre
piacere da qualsiasi cosa.
Cambiamenti nell'appetito. Il quadro più tipico è la perdita di appetito. Il cibo non vi
interessa. Dovete sforzarvi per mangiare e potreste perdere peso.
A volte, però, le persone mangiano di più quando sono depresse. Usano il cibo come
una fonte di conforto o come un modo per riempire il loro senso di vuoto. Se per voi è
così, potreste ingrassare anziché dimagrire.
Disturbi del sonno. Dormite molto meno o molto più di prima. Se state dormendo
meno, forse avete difficoltà ad addormentarvi, o vi svegliate di continuo, oppure
potreste svegliarvi troppo presto e non riuscire più a riprendere sonno.
Se dormite troppo, potreste passare gran parte della giornata facendo lunghi
sonnellini oppure dormire più a lungo di notte.
Senso di agitazione o rallentamento. Il vostro corpo, la vostra mente e il vostro
modo di parlare vanno troppo veloci o troppo lenti. Siete agitati, non avete pace
oppure siete rallentati.
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Perdita di energia. Vi sentite stanchi, esauriti. Anche piccoli compiti vi appaiono
esorbitanti. Nei casi estremi, potreste trovare troppo difficile anche svolgere le
normali attività quotidiane, come lavarvi, vestirvi, fare spese e cucinare.
Sentimenti di autosvalutazione o di colpa. La vostra autostima è bassa. Potreste
sentirvi inutili o cattivi, potreste anche arrivare a odiarvi. Potreste credere che la
vostra depressione sia una punizione che vi meritiate. Probabilmente, siete anche
arrabbiati con voi stessi per via della depressione, in quanto lasciate che essa
interferisca con la vostra vita personale e lavorativa.
Difficoltà a pensare. Non siete più in grado di pensare come prima. Avete difficoltà
a concentrarvi e a prendere decisioni.
Ideazione suicidaria. In alcuni casi la disperazione è così grande che potreste
arrivare a pensare che non valga la pena vivere o che sarebbe meglio se foste morti.
Potreste credere che gli altri starebbero meglio se voi non ci foste. Potreste avere
fantasie di suicidio e potreste realmente programmare quando, dove e come
compiere questo gesto.
Se siete depressi, probabilmente presentate molti di questi sintomi (ma non
necessariamente tutti).
Teniamo sempre presente che la diagnosi deve essere fatta da uno specialista,
queste informazioni sono quindi da ritenere una prima indagine che può farvi
inquadrare alcuni dei sintomi all'interno di una quadro che non è
necessariamente patologico.
La depressione è un disturbo molto frequente - per questo ne diamo indicazione in
queste pagine - ma non è il solo disturbo con i sintomi riportati più sotto. Appartiene,
infatti, alla "categoria" dei Disturbi dell'Umore, caratterizzati, da sintomi che
interessano l'umore, provocando oscillazioni in alcuni casi, o situazioni critiche in altri
tali da mettere in difficoltà la persona stessa o i propri familiari e amici.
La depressione può consistere di uno o più episodi gravi (disturbo depressivo
maggiore) o può accompagnare la vostra vita in maniera più sottile per la maggior
parte del tempo, per una durata di anni (disturbo distimico).
Distribuzione nella popolazione: le donne che presentano episodi depressivi sono il
doppio degli uomini. Tuttavia, in età evolutiva, la probabilità di incorrere in un
episodio depressivo è la stessa tra maschi e femmine. La depressione tende a
presentare una familiarità. In ogni caso, l'incidenza della depressione non appare
correlata al gruppo etnico, al livello di istruzione, al reddito o allo stato civile. Può
presentarsi a qualsiasi età (l'età media di esordio è intorno ai 25 anni). In seguito al
primo episodio depressivo, molte persone tornano alla normalità e non ci ricadono
più. Molti altri, tuttavia, continuano a essere depressi. Possono presentare episodi
ricorrenti o diventare distimici (o entrambe le cose). Se avete una depressione
cronica, è importante intraprendere una terapia e/o comunque consultare il vostro
medico di famiglia.
La depressione può avere una causa legata alle condizioni mediche generali o può
essere indotta da sostanze: prima di intraprendere una psicoterapia, dovreste poter
escludere possibili cause fisiche. La vostra depressione può essere inoltre dovuta a
una sostanza di cui state abusando (per es.: alcool, droghe) o a medicinali che vi ha
prescritto il dottore (per es.: steroidi, tranquillanti). Anche alcuni trattamenti
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farmacologici, infatti, possono scatenare la depressione, così come certi problemi
fisici (per es.: ipotiroidismo, ictus) o anche sostanze tossiche presenti nell'ambiente.
Se la vostra depressione ha una "causa fisica" diretta, può esserci anche una "cura
fisica" diretta: interrompere l'abuso di sostanze, consultare il medico per cambiare
eventualmente la prescrizione di medicinali, curare le malattie o eliminare le
sostanze tossiche.
Disturbo Bipolare
Abbiamo detto che i disturbi dell’umore – fra i quali la depressione – hanno
caratteristiche diverse. Portiamo ad esempio il Disturbo Bipolare, per rendere il
concetto di “fluttuazioni” dell’umore.
Chi soffre di Disturbo Bipolare fa esperienza di oscillazioni dell'umore molto intense
che vanno da uno stato depressivo ad una condizione di grande eccitamento.
Queste oscillazioni si manifestano in episodi ciclici di Depressione (episodio
depressivo) o Mania (episodio maniacale), che possono durare da alcune settimane
ad alcuni mesi.
Alcuni pazienti manifestano ripetuti episodi depressivi, altri soffrono sia di episodi
depressivi che maniacali, pochissime persone soffrono solo di ripetuti episodi
maniacali.
Tra un episodio e l'altro di Depressione o di Mania, l'umore è normale e possono non
esserci disturbi di alcun genere.
Altre volte, invece, tra un episodio e l'altro possono esserci disturbi più lievi
dell'umore, come la ciclotimia (oscillazioni dell'umore anche nell'arco della stessa
giornata, ma senza raggiungere l'intensità della Depressione e dell'episodio
Maniacale).
Altre volte, infine, gli episodi possono succedersi l'uno all'altro senza alcun ritorno
alla normalità.
Nel corso di un episodio maniacale ci si può sentire particolarmente bene, come “al
settimo cielo”, pieni di energia, in grado di fare qualsiasi cosa senza alcun problema
e incredibilmente pieni di idee eccitanti.
Nel corso di un episodio depressivo ci si sente disperatamente infelici, senza energia
ed incapaci di affrontare persino le cose più elementari.
La diagnosi di Episodio Maniacale si fa tenendo conto di specifici cambiamenti nelle
sensazioni, nel comportamento e nei pensieri:
Cambiamenti nelle sensazioni
•
•
•
Umore elevato Si tratta di uno stato di felicità eccessiva che non è spiegabile
da nessun evento particolare. Ci si può sentire “al settimo cielo” per tutto il
tempo, liberi da qualsiasi problema. Si è portati a ridere, a prendersi gioco di
tutto.
Percezioni più forti I suoni possono sembrare più distinti ed i colori più vividi.
Irritabilità Nonostante la prevalenza di sentimenti gioiosi ed eccitati, a volte si
diventa più irritabili ed arrabbiati. Ciò si rende particolarmente evidente in
seguito alle frustrazioni, specialmente quando si incontra opposizione, critiche
o quando qualcuno impedisce di fare qualcosa. In queste circostanze si può
diventare ostili, si protesta e qualche volta si diventa anche violenti.
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Cambiamenti nel comportamento
•
•
•
•
•
Aumento dell’attività Durante un episodio maniacale si diventa in genere
estremamente attivi. Si è sempre in movimento, si cammina avanti e indietro
e si iniziano molte attività contemporaneamente. Spesso questa iperattività
ostacola il sonno e persino la possibilità di sedersi e rilassarsi un attimo o
mangiare dei pasti regolari.
Mancanza di sonno Questa incapacità di rilassarsi riduce il bisogno di sonno
anche se ci si mostra fisicamente esausti.
Comportamento impulsivo, disinibito, imbarazzante.
Gran parte
dell’incremento di attività porta con sé dei comportamenti impulsivi, disinibiti e
spesso imbarazzanti.
Si può diventare incredibilmente ambiziosi, si possono avere iniziative d’affari
assolutamente balorde, spendere soldi in modo sconsiderato, o avere
esperienze sessuali promiscue. L’aspetto può diventare trasandato sino ad
ignorare l’igiene personale con grande imbarazzo degli amici e familiari.
Linguaggio accelerato Generalmente il linguaggio diventa accelerato, si parla
ad alta voce e si tende a monopolizzare le conversazioni senza permettere a
nessuno di dire una sola parola. Può diventare molto difficile seguire le idee
di chi è in stato maniacale in quanto si passa velocemente da un argomento
all’altro. A volte si osserva la tendenza a parlare in rime.
Cambiamenti nel pensiero
•
•
•
Pensiero accelerato Per tenere dietro alla aumentata attività generale ed alla
accelerazione del linguaggio si può sperimentare una sorta di accelerazione
del pensiero. I pensieri si muovono rapidamente da un argomento all’altro.
Ciò rende difficile il pianificare le cose e prendere le decisioni. Così si spiega
come mai l’aumento dell’attività non produce risultati concreti.
Distraibilità Quando si ha un episodio maniacale si possono stare a notare
molte cose banali ed avere difficoltà a concentrare la propria attenzione su
questioni importanti.
Idee grandiose ed eccitanti Si possono vantare conoscenze importanti o
credere di essere persone famose. Si può immaginare di avere intelligenza,
forza o abilità sovraumane.
Bibliografia:
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Masson Editore
La professione di Psicologo – Opuscolo informativo a cura dell’Ordine degli Psicologi
dell’Emilia Romagna (2004)
Barlow H. Clinical Handbook of Psycological Disorders III edition (2001), NYC,
Guilford Press
Dalle Grave R. (1998) Alle mie pazienti dico... informazione e auto-aiuto per superare
i disturbi alimentari, Verona, Positive Press
Klosko J.S., Sandreson W. C. (2001) Trattamento Cognitivo Comportamentale della
Depressione, Milano, Mc Graw Hill
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Lo Iacono G. (2001) Come cercare aiuto psicologico (e perché), Centro Studi
Erickson
Miceli M. (1998) L’autostima, Milano, Il Mulino
Rovetto F. (1996) Non solo pillole, Milano, Mc Graw Hill
Rovetto F. (2003) Panico, Milano, Mc Graw Hill
Sitografia:
http://www.oltreilblu.org - Oltre il Blu scarl
http://www.apc.it - Associazione Psicologia Cognitiva
http://www.ipsico.org - Ist di Psicologia e Psicoterapia comportam e cognitiva
http://www.aid-onlus.org - Associazione Italiana Disturbi dell’Umore Onlus
http://www.positivepress.net/Aidap - Ass Italiana Dist dell’aliment e del peso
http://www.psicologi-italiani.it - Psicologi Online
http://www.ordpsicologier.it - Ordine degli Psicologi Emilia Romagna
http://www.psy.it - Ordine Nazionale Psicologi
http://www.psicologia.unipd.it - Università di Padova
http://www.unipr.it/arpa/psicolog - Università di Parma
http://www.psice.unibo.it - Università di Bologna
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Capitolo
Psicologia dell'Emergenza
A cura di Maria Pia Bagnato 16 e Andrea Ruozzi 17
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Psicologa Psicoterapeuta
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Psicologo
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Psicologia dell'Emergenza
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13. Psicologia dell'Emergenza
Obiettivi Formativi:
1) Reazione del soccorritore per interventi di
emergenze e catastrofi;
2) Gestione dello stress;
3) Disturbo Post-Traumatico da Stress.
soccorso in gravi
Negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento di interesse verso le reazioni dei
soccorritori che intervengono in eventi particolarmente traumatici. Solitamente l'operatore
in emergenza sviluppa una soglia di tolleranza abbastanza elevata nei confronti di
situazioni che, occasionalmente o cronicamente, possono mettere a rischio il suo
equilibrio psicologico. Tuttavia il rischio di essere seriamente coinvolto nelle esperienze
traumatiche delle persone che soccorre (traumatizzazione vicaria) deve essere tenuto in
seria considerazione.
La psicologia dell'emergenza si rivolge alle persone colpite da una catastrofe, da
un lutto, da un trauma, ma anche ai soccorritori, cioè alle persone che intervengono
per prime e che, assieme ai sopravissuti, sperimentano sentimenti di impotenza,
angoscia, ansia, disperazione.
L'intervento di soccorso si articola in varie fasi (Hartsougt, 1985) e a ciascuna di
queste fasi si associano specifiche reazioni del soccorritore, talvolta anche molto
marcate, ma che vanno comunque considerate come reazioni normali a situazioni
anomale/straordinarie. Vediamole assieme:
a. Allarme: prende avvio dalla comunicazione di un evento critico grave, in cui
bisogna intervenire. Questa fase si può considerare come il primo impatto con
l'evento traumatico, ed è caratterizzata dallo stordimento iniziale e dall'ansia,
dalla irritabilità e dall'irrequietezza che caratterizzano la maggior parte degli
operatori. Non mancano anche soccorritori in cui si determina una reazione più
o meno grave di tipo inibitorio. I soccorritori in questa fase di impatto vivono
varie reazioni:
-
reazioni fisiche (accelerazione del battito cardiaco, aumento pressorio,
difficoltà respiratorie);
reazioni cognitive (disorientamento, difficoltà nel dare senso alle informazioni
ricevute e nel comprendere la gravità dell'evento);
reazioni emozionali (ansia, stordimento, shock, paura per ciò che si
incontrerà sulla scena dell'evento, inibizione in alcuni altri casi);
reazioni comportamentali (diminuzione dell'efficienza, aumento del livello di
attivazione, difficoltà di comunicazione).
b. Mobilitazione: superato l'impatto iniziale gli operatori si preparano all'azione,
l'agire aiuta a dissolvere la tensione, si recupera l'autocontrollo. In questa fase
sono presenti in tono minore la maggior parte dei vissuti e delle reazioni della
fase precedente, ai quali si associano, come preziosi fattori di recupero
dell'equilibrio, il trascorrere del tempo, il passaggio all'azione finalizzata e
coordinata e l'interazione.
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c. Azione: il soccorritore inizia l'intervento di primo soccorso a favore delle vittime.
L'operatore è attraversato da emozioni contrastanti: si passa da momenti di
euforia (quando si riesce efficacemente a prestare aiuto), fino a sentimenti di
delusione, colpa, inadeguatezza (quando l'intervento non ha successo). Il
soccorritore vive diverse categorie di reazioni:
-
reazioni fisiche (aumento del battito cardiaco, della pressione, della frequenza
respiratoria, nausea, sudorazione, tremore, ecc.);
reazioni cognitive (difficoltà di memoria, disorientamento, confusione,perdita
di obiettività, difficoltà di comprensione);
reazioni emozionali (senso di invulnerabilità, euforia, ansia, rabbia, tristezza,
sconforto, apatia, assenza di sentimenti);
reazioni comportamentali (iperattività, facilità allo scontro verbale o fisico,
aumento dell'uso di tabacco, alcol, farmaci, perdita di efficienza ed efficacia
nelle azioni di soccorso, ecc.).
d. Lasciarsi andare: è la fase che va dalla fine del servizio, al ritorno alla routine
lavorativa o sociale, quindi al rientro del volontario dopo l’intervento di
emergenza sulla catastrofe. Due contenuti caratterizzano questa fase:
o
o
Il carico emotivo, che durante l'azione è stato represso, nel
ritorno alla quotidianità, riemerge con evidenza;
Il complesso di vissuti, indotti dalla separazione dagli altri
soccorritori con i quali si è vissuto l’intervento, e il ritorno alla
vita quotidiana con le relative aspettative rispetto a questo
ritorno.
Esistono contenuti psichici negativi inibiti durante la fase di azione, che trovano poi la
forza di riemergere e manifestarsi nella fase del lasciarsi andare. Tra questi
particolarmente comuni sono: la difficoltà nel distendersi, nel rilassarsi,
nell'addormentarsi, la tristezza, la tensione, il riaffiorare di episodi e vissuti
particolarmente forti sul piano emotivo, la rabbia.
Tra le reazioni legate alle attese positive o negative verso il ritorno alla quotidianità
lavorativa e socio-affettiva, possiamo ricordare tanto il desiderio continuo di tornare a
casa, quanto il timore della conflittualità con i familiari e con i colleghi, a volte critici
verso la scelta di prendere parte ai soccorsi, il disagio per il lavoro arretrato,
eventuali sensi di colpa verso il partner ed i figli, ecc.
Gli operatori soggetti ad un maggiore grado di rischio sono:
-
Personale medico e paramedico;
Personale delle ambulanze;
Operatori di ricerca e salvataggio superstiti;
Medico legale e il suo staff;
Forze dell'ordine;
Volontari che operano sul luogo dell'incidente.
I soccorritori normalmente sviluppano una tolleranza abbastanza elevata nei
confronti di queste situazioni, ma il rischio di sviluppare una traumatizzazione
vicaria va tenuto nella necessaria considerazione.
La traumatizzazione vicaria indica la possibilità che un soccorritore durante il servizio
viva in prima persona il trauma, non per esposizione diretta, ma per il contatto con la
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persona soccorsa. Questo può accadere in particolar modo quando l'operatore è
eccessivamente coinvolto con la persona che sta soccorrendo.
Esistono diversi fattori di rischio per lo sviluppo di una traumatizzazione vicaria che
possono essere raggruppati in tre classi:
a. Fattori di rischio oggettivi:
- Eventi che comportano gravi danni per neonati e bambini;
- Eventi che coinvolgono molte persone (dall'incidente stradale al terremoto);
- Eventi che causano lesioni gravi, mutilazioni e deformazioni del corpo delle
vittime;
- Eventi che causano la morte di colleghi;
- Il fallimento di una missione di soccorso comportante la morte di una o più
persone;
- La necessità di compiere scelte difficili e/o inadeguate al proprio ruolo
operativo;
- La necessità di prendere decisioni importanti in tempi rapidissimi.
b. Fattori di rischio soggettivi:
- Tendenza eccessiva del soccorritore ad identificarsi con la vittima;
- Bisogno marcato del soccorritore di tenersi a distanza dalle vittime;
- Presenza di significative problematiche psicologiche del soccorritore e/o la
presenza di traumi pregressi in elaborati;
- Mancanza di idonee strategie per fronteggiare lo stress e/o la mancanza di
adeguate capacità di valutare la propria tolleranza allo stress;
- Scarsa conoscenza della normale risposta fisiologica e psicologica delle
persone di fronte allo stress;
- Lesioni personali.
c. Fattori di rischio legati all'organizzazione in cui si presta servizio:
- Ritmi di lavoro eccessivi;
- Inadeguatezze logistiche degli ambienti destinati ai soccorritori;
- Carenze nei processi di comunicazione;
- Conflitti interni all'organizzazione e tra soccorritori;
- Carenze nei processi di selezione e formazione degli operatori;
- Mancanza di programmi di supporto psicologico dei soccorritori.
Rischi per il soccorritore
Oltre al paziente, anche il soccorritore è sottoposto a stress e le difficoltà possono
essere sia fisiche che psichiche, aldilà di ogni tipologia d’intervento.
A questo proposito Mitchell ed Everly (1996) parlano di critical incident definendolo
come “qualunque situazione affrontata dal personale di emergenza sanitaria, capace
di produrre uno stress emotivo insolitamente elevato in grado di interferire sulle
abilità dell’operatore di fronte alla scena dell’evento e anche dopo”.
Esiste una vera e propria sindrome che può colpire i soccorritori, la “critical incident
stress syndrome” (CISS). È un rischio reale per le persone che sono spesso a
contatto con incidenti, tragedie, morti e può causare problemi familiari, perdita di
lavoro oltre ad un'elevata sofferenza individuale.
La sindrome può causare effetti e reazioni a vari livelli:
z
Reazioni fisiche: nausea, problemi gastro-intestinali, tremori muscolari,
aumento del ritmo respiratorio e della pressione sanguigna, alternanza di
iperattività e spossatezza, disturbi del
sonno, alimentari e sessuali;
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z
Reazioni emozionali: senso di colpa, rabbia, oscillazioni dell’umore,
repressione dei sentimenti, angoscia, paura, perdita dell’autostima,
depressione,
z
Reazioni cognitive: disorientamento, incapacità a concentrarsi, incapacità di
giudizio, difficoltà di memoria, amnesia.
In letteratura vi sono molti studi e ricerche che sottolineano come gli operatori
dell’emergenza possono incorrere in sindromi e problematiche legate proprio alla loro
attività.
Colen (1978): su 42 operatori d’emergenza, coloro che si sono sottoposti a
psicoterapia sono aumentati da 5, nel periodo precedente ad un disastro aereo, a 13
nel periodo seguente alla tragedia.
Ravenscroft (1994): il 97% del personale delle ambulanze di Londra ritiene lo stress
come il loro problema principale; inoltre il 15% superava la soglia del disturbo acuto
post-traumatico da stress.
Genest (1990): gli operatori di emergenza che riferivano di aver praticato il BSL con
esito negativo riportavano pensieri intrusivi riguardo all’accaduto e affermavano di
avere difficoltà nell’accantonare questi pensieri.
Nube Driefing (1993) riporta che il 29% dei lavoratori dell’emergenza soffrono di
ipertensione arteriosa e di cefalea; inoltre la Critical Incident Stress Sindrome può
evolvere nel tempo in quadri clinici quali Disturbo Acuto da Stress e Disturbo PostTraumatico da Stress.
Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)
Come già sottolineato prima, il PTSD si può presentare come evoluzione della
Critical Incident Stress Sindrome negli operatori di emergenza oppure nelle vittime di
un trauma.
Solo nel 1980 il PTSD è stato formulato nel Manuale Diagnostico e Statistico di
Disturbi Mentali (DSM-III).
Nel DSM-IV la diagnosi di PTSD si pone quando una persona, esposta ad eventi
traumatici, sviluppa sintomi duraturi intrusivi, di evitamento e di iperattivazione.
Criteri di diagnosi
Nell’evento traumatico sono presenti entrambe queste caratteristiche:
o
o
la persona ha vissuto, assistito, o si è confrontata con un evento che ha
implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni o una minaccia
all’integrità fisica propria o di altri;
la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di
impotenza, o di orrore.
Il soggetto rivive persistentemente l’evento in uno, o più, dei seguenti modi:
1. ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento che comprendono immagini,
pensieri, o percezioni. Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi
in cui sono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma;
2. sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. Nei bambini possono essere presenti sogni
spaventosi senza un contenuto orribile;
3. agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando (sensazioni di
rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni, episodi dissociativi di flashback). Nei
bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del
trauma;
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4. disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni
che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico;
5. reattività fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che
simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.
Si verifica un evitamento persistente agli stimoli associati con il trauma e vi è
un'attenuazione della reattività generale:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
sforzi per evitare pensieri, sensazioni, o conversazioni associate al trauma;
sforzi per evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma;
incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma;
riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative;
sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri;
affettività ridotta (es. incapacità di provare sentimenti di amore, affetto…);
sentimenti di diminuzione delle prospettive future (es. aspettarsi di non poter
avere una carriera, un matrimonio o dei figli o una normale durata della vita).
Sintomi persistenti di aumentato arousal:
1.
2.
3.
4.
5.
difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno;
irritabilità o scoppi di collera;
difficoltà a concentrarsi;
ipervigilanza;
Reazioni Tipiche conseguenti al trauma
esagerate risposte di allarme.
REAZIONE
EMOTIVA
MENTALE
FISICA
COMPORTAMENTALE
Ansia
Confusione
Affaticamento
Accessi di rabbia
Paura
Deficit di
memoria
Esaurimento
Uso di sostanze
Agitazione
Difficoltà di
concentrazione
Problemi
gastrointestinali
Chiusura in se stessi /
isolamento
Irritabilità /
fragilità
Distraibilità
Problemi
respiratori
Difficoltà relazionali
Rabbia
Pensieri intrusivi
Cefalee
Disturbi dell’appetito
Senso di colpa
Flashback
Spasmi muscolari
Disturbi del sonno
Lutto / perdita
Incubi
Sudorazione
Cambiamenti della libido
Vulnerabilità
Pensieri ossessivi
Vertigini
Facile agitazione
Scetticismo
Ipervigilanza
La durata del disturbo è superiore a 1 mese.
Il disturbo causa disagio clinicamente significativo
funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
o
menomazione
nel
È opportuno sottolineare che non tutte le persone che vivono un’esperienza di
trauma incorrono nel PTSD; meno del 50% infatti si ammalano di questo disturbo che
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può essere di breve durata, ma può anche cronicizzarsi e ciò dipende dalle molteplici
variabili già precedentemente evocate.
I soggetti che più facilmente possono soffrire di Disturbo Post-Traumatico da Stress
sono adolescenti e giovani adulti, prevalentemente di sesso femminile, con
temperamento introverso e scarsa educazione e formazione. Questi soggetti hanno
solitamente un locus of control esterno e hanno avuto precedenti disturbi
psicopatologici.
Oltre al PTSD vi sono altri disturbi specifici legati ad un evento traumatico tra cui:
- disturbo acuto da stress;
- disturbo dell’adattamento;
- disturbo psicotico breve.
Vi sono inoltre alcune patologie che non sono specifiche, ma si possono presentare
dopo un evento particolarmente doloroso/traumatico:
- altri disturbi d’ansia;
- disturbi dell’umore;
- disturbi sessuali;
- disturbi dell’alimentazione;
- disturbi somatoformi;
- disturbi correlati a sostanze;
- disturbi di personalità.
È bene che qualsiasi disturbo tra i precedenti sia riconosciuto e sia trattato
precocemente in quanto la cronicizzazione implica una terapia e un miglioramento
più lungo e difficile.
Tecniche di gestione dello stress da evento critico
Prevenzione e cura: Alla luce dei fattori di rischio precedentemente accennati, si
possono evidenziare le seguenti misure preventive e terapeutiche al fine di
minimizzare il rischio dello stress post-traumatico negli operatori dell'emergenza o
per intervenire su una condizione patologica in atto.
Strategie generali
-
Selezione adeguata del personale.
Ritmi di lavoro che consentano un adeguato riposo.
Riduzione al minimo delle tensioni comunicative e politiche all'interno
dell'organizzazione che opera in emergenza.
Strategie rivolte a piccoli o a grandi gruppi:
Spiegazione agli operatori delle modalità di manifestazioni più tipiche dello stress
legato a lavori in contesto di emergenza al fine di non trascurarle.
Insegnamento di semplici e rapide tecniche di rilassamento o di autoipnosi.
Utilizzazione di strategie di defusing e debriefing (Solomon, Macy, 2003) per gli
eventi critici rivolte con regolarità agli operatori al fine di consentire una adeguata
condivisione tra colleghi delle tensioni emotive connesse al proprio operato. Si tratta
di specifici gruppi di discussione strutturati e coordinati da un esperto nella gestione
degli eventi critici che contribuiscono a ridurre l'impatto emotivo delle esperienze con
le quali ci si è confrontati. Interventi di questo tipo sono stati utilizzati recentemente,
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ad esempio, con il personale coinvolto di soccorso in occasione dell'attentato alle
torri gemelle di New York del settembre 2001.
Interventi psicoterapeutici: Sono state create specifiche strategie di intervento
psicoterapeutico per intervenire sull'operatore rimasto altamente coinvolto dagli
eventi stressanti e/o nel caso in cui esperienze in emergenza avessero
destabilizzato un equilibrio psicologico precario (per una rassegna: Foa, Keane,
Friedman, 2000; Giannantonio, 2003). A questo scopo, l'EMDR (Eye Movement
Desensitization and Reprocessing) e alcune strategie cognitivo-comportamentali
hanno dimostrato una buona efficacia.
Defusing
Il defusing è una tecnica di gestione dello stress da evento critico e rappresenta,
assieme al debriefing, uno dei momenti di maggiore rilievo del programma messo a
punto da Jeff Mitchell per la gestione dello stress da evento critico. In particolare il
defusing
-
è un pronto soccorso emotivo;
non è una psicoterapia;
non è una cura.
L'intervento di defusing serve essenzialmente per ridurre il senso di isolamento,
attraverso l'appartenenza al gruppo che ha subito il trauma e aiuta il gruppo a
ritornare alla normalità fornendo soluzioni a breve termine stabilizzando le emozioni
e normalizzando l'esperienza.
Questa tecnica permette di condividere l'esperienza, dando l'opportunità al gruppo di
sentirsi una squadra, considerarsi un "tutto" con la piena coesione tra i singoli.
In pratica si tratta di far raccontare ed ascoltare con empatia e a ruota libera, quel
che è stato visto e fatto e quel che è successo; si fa attenzione a lasciare esprimere
le emozioni dando loro un nome e possibilmente anche localizzandole nel corpo.
Questo può essere utile farlo anche senza la presenza di un esperto. In questo
capitolo potete trovare una descrizione delle varie reazioni che un trauma più o meno
intenso può provocare, il condividere le emozioni dopo un intervento particolarmente
grave può essere una prima strategia. Nel caso la vostra qualità di vita fosse inficiata
da un evento traumatico vi consigliamo di rivolgervi ad un esperto. Troverete in
bibliografia e in sitografia molti riferimenti che potranno esservi d'aiuto.
Bibliografia:
Giannantonio M. (a cura di) (2003) Psicotraumatologia e Psicologia dell'Emergenza,
Salerno, Ecomind.
Giusti E., Montanari C. (2000) Trattamenti psicologici in emergenza con EMDR per
profughi, rifugiati e vittime di traumi, Roma, Sovera Multimedia.
Lo Iacono A., Troiano M. (a cura di) (2002) Psicologia dell'Emergenza, Roma, Editori
Riuniti
Sitografia:
www.oltreilblu.org
www.psicotraumatologia.org
www.sipem.org
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Capitolo
Medicina Legale
A cura di Alberto Martini 18
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Medico Legale
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14. Medicina Legale
Obiettivi Formativi:
1) Riconoscere le proprie responsabilità civili e penali;
2) Reati in cui può incorrere il soccorritore;
3) Agire nei limiti dei propri doveri;
4) Agire conscio dei propri diritti.
Introduzione
Il perché di questo studio, di questa analisi sulle responsabilità che possono nascere
dalle azioni realizzate dai soccorritori volontari, da coloro che operano nell'ambito
dell'emergenza sanitaria e non solo, è manifestamente chiaro; basti pensare alla
gravità delle situazioni che questi soggetti si trovano ad affrontare quotidianamente
nello svolgere il loro servizio, per comprendere la delicatezza di un servizio che viene
esercitato in condizioni limite per quanto riguarda la sicurezza e l'incolumità sia di chi
interviene che del destinatario dell'intervento. L'importanza delle conseguenze che
possono verificarsi, causate da una semplice leggerezza o da un errore, si
comprende ancora di più se consideriamo che il bene ultimo, alla tutela del quale la
loro azione è rivolta, è la salute umana, e non di rado addirittura la vita. Si rende così
necessario fare maggiore chiarezza su quali siano i dettami giuridici, ovvero
normativi e giurisprudenziali, che concorrono a regolare gli interventi di coloro i quali
si assumono l'impegno di aiutare il prossimo. Con un avvertimento specifico: a causa
della difficile collocazione giuridica dei "volontari", e la persistente carenza normativa
in merito ai loro doveri e corrispondenti diritti, si deve sempre tenere presente che la
disciplina di quelle circostanze, in cui questi soggetti possono incorrere, non sarà mai
onnicomprensiva; per cui, al di là di alcuni principi di diritto, fondamentali e inviolabili,
la decisione dei casi di specie sarà, di volta in volta, rimessa alla valutazione
discrezionale del giudice competente. Il problema fondamentale che si è presentato
è stato il dover necessariamente trasportare una parte della disciplina relativa al
personale medico ausiliario, peraltro lacunosa, piena di lati oscuri, di dubbia
interpretazione, contrastata in dottrina e nelle pronunce giurisprudenziali, nei
confronti dei soccorritori volontari; l'unico elemento che ci ha permesso di attuare in
parte questa trasfusione è stata la certezza che questi soggetti ricevono una
preparazione, al termine della quale viene certificata la loro idoneità a compiere
determinate pratiche di intervento, per cui dall'affidamento che si crea nei loro
confronti scaturiscono tutta una serie di conseguenze, che hanno anche un certo
rilievo giuridico. Queste difficoltà non ci hanno impedito di delineare, nelle prossime
pagine, pur brevemente, un insieme di principi e di regole che tendono a disciplinare
quelle stesse attività che giustificano l'esistenza delle Pubbliche Assistenze sul
territorio; nella speranza che così diventino maggiormente chiari e comprensibili i
limiti a cui quei soggetti sottostanno, ed i rischi ai quali vanno incontro
nell'espletamento delle loro funzioni e dei loro compiti.
La responsabilità giuridica
Il termine responsabilità nel linguaggio comune ci riporta all'idea di essere chiamati a
rispondere di un nostro comportamento, che ha causato una conseguenza negativa,
eventualmente ad un altro soggetto. La responsabilità si scinde, per ciò che ci
interessa in questa sede, in penale e civile.
La responsabilità penale
Prima di affrontare le problematiche inerenti alla responsabilità penale in cui può
incorrere il soccorritore volontario nell'esercizio delle attività alle quali è posto, è
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fondamentale una rapida panoramica di carattere generale, che ci spieghi, in breve,
alcuni dei concetti salienti dell'argomento che tratteremo; tralasciando determinati
approfondimenti che risulterebbero pretestuosi, e tutto sommato irrilevanti per lo
scopo che ci siamo prefissati, che è essenzialmente quello di delineare le
responsabilità e le conseguenze cui va incontro il "volontario" nella sua attività
solidaristica.
La responsabilità di cui stiamo trattando, quella penale, segue alla commissione di
uno o più reati. Occorre premettere che la responsabilità penale è strettamente
personale quindi ricade completamente su chi compie il reato.
Volendo semplificare all'estremo si può definire il reato come un fatto umano che
viola una norma penale, posta a difesa, a tutela di un certo interesse; un interesse di
cui può essere titolare un singolo individuo (es. reato di lesioni personali che tutela
l'integrità fisica, la salute, della singola vittima) oppure un interesse proprio della
Comunità (es. reato di interruzione di pubblico servizio che tutela l'interesse proprio
della Pubblica Amministrazione a che certi servizi siano sempre in essere). Sono
elementi costitutivi del reato stesso l'elemento psicologico o soggettivo e l'elemento
materiale od oggettivo. L'elemento psicologico attiene al soggetto del reato e
considera il comportamento del colpevole in relazione agli scopi dell'azione, ed alla
sua capacità di scegliere un modo d'agire e di indirizzarlo verso determinati fini. In
definitiva la valutazione della colpevolezza del soggetto non può prescindere da una
considerazione della sua azione in rapporto con la sua volontà. Tralasceremo, ai fini
di questa analisi, le figure di reato doloso e preterintenzionale, nelle quali si individua,
indipendentemente dalle diversità delle due figure, la volontà di realizzare il fatto
criminoso. (nel reato doloso il soggetto agisce per realizzare un illecito penale; nel
reato preterintenzionale si verifica un illecito più grave di quello voluto dal soggetto
che comunque agisce per realizzare un reato). E'evidente, che nessun soccorritore
agirà allo scopo di provocare eventi dannosi al soccorso, ma nonostante tutto questo
potrebbero, eventualmente, verificarsi, ed essere imputati al volontario medesimo.
Dunque, i casi che invece ci interessano da vicino sono quelli in cui il reato è la
conseguenza di un'azione posta in essere dal soggetto agente, non perché
volontariamente intrapresa per realizzare un fatto illecito, ma attuata trasgredendo
regole di condotta, disposizioni legislative, disciplinari e regolamentari e senza
alcuna volontà di commettere un reato. Per colpa in senso giuridico quindi si intende
qualcosa di diverso
dal significato comunemente attribuitovi. L'evento si dice
colposo, o contro l'intenzione, se non è voluto, anche se è prevedibile nelle
conseguenze, da parte di colui che agisce. Se la colpa consiste nell'inosservanza di
determinati regolamenti, che si devono rispettare per compiere correttamente le
operazioni, le funzioni alle quali si è predisposti, si parla di colpa specifica; si tratta
dell'inosservanza di quelle disposizioni normative che sono state impartite proprio
per scoraggiare quei comportamenti che, indipendentemente dalla volontà colpevole,
sono fonte di danni o pericoli. Un evento però si può verificare, oltre che per il motivo
sopraddetto, anche a causa di negligenza, imprudenza e imperizia; quando, cioè, le
regole cautelari da rispettare, per evitare che si verifichino fatti dannosi, non sono
scritte: allora si parla di colpa generica. Il dato comune per tutte le ipotesi colpose è
l'inosservanza di precauzioni doverose. Le regole di diligenza, prudenza e perizia
non sono predeterminate dalla legge, o da altra fonte giuridica, ma sono ricavate
dalla esperienza comune della vita sociale.
Î Per imprudenza si può intendere la leggerezza nel compiere gli atti, anche
pericolosi, senza le dovute cautele e senza prevedere, sulla base
dell'esperienza generale, le relative conseguenze.
Î Per negligenza s'intende una voluta omissione di atti o comportamenti che
invece si ha il dovere di compiere. 163
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Î Per imperizia, infine, s'intende la preparazione scadente, sia dal punto di
vista scientifico che della manualità, incompatibile con il livello minimo di
cognizione tecnica e di esperienza indispensabile per l'esercizio dell'attività
svolta.
Beninteso, occorre verificare di volta in volta se le norme scritte (regolamenti), alle
quali bisogna attenersi, esauriscono la misura di diligenza richiesta all'agente nelle
situazioni considerate: solo in questo caso l'osservanza di dette norme esclude la
responsabilità penale. In caso contrario, ove residui cioè uno spazio di esigenze
preventive non coperte dalla disposizione scritta, il giudizio di colpa può tornare a
basarsi sulla
Inosservanza di una generica misura precauzionale. In altre parole, se il protocollo
da rispettare, nell'eseguire le operazioni di intervento, prevede un grado sufficiente di
diligenza nel compimento delle pratiche medesime, tale da assicurare l'incolumità
della vittima soccorsa, allora il suo rispetto da parte del volontario lo salvaguarda da
qualsiasi responsabilità in ordine agli eventuali danni occorsi al paziente. La
responsabilità penale poi, si configura quando il danno sia avvenuto sia per aver
fatto, sia per aver non fatto, o ritardato in modo non giustificabile, atti e operazioni cui
la persona è obbligata per legge, per regolamenti o perché propri della sua attività
(professione). Rispetto al modo con cui i reati sono attuati, si distinguono i reati
commissivi dai reati omissivi, i primi dovuti ad un'azione concretamente diretta alla
realizzazione del delitto, i secondi resi concreti da un comportamento astensivo del
colpevole, che non interviene per evitare il verificarsi del danno. (art. 40, comma
secondo, c.p.: "Non impedire un evento equivale a causarlo) Nel nostro caso, quindi,
azioni ed omissioni che abbiano il potere di causare un danno ingiusto ad un altro
soggetto. Un'azione dalla quale il soccorritore avrebbe dovuto astenersi;
un'omissione quando, invece, era ravvisabile un obbligo di agire. Secondo la dottrina
più autorevole alla radice d'ogni delitto colposo si ritrova un difetto d'attenzione non
scusabile, difetto evitabile e, quindi, prevedibile, che si traduce in un errore sulle
condizioni di fatto esistenti al momento in cui si agisce, oppure sulle conseguenze
dell'azione stessa; alla base della colpa vi è sempre allora una violazione di un
dovere di attenzione. L'essenza della colpa, dunque, sta nella violazione di una
regola di diligenza nell'esercizio di un'attività lecita ma rischiosa, e nella mancanza di
volontà dell'evento che si è verificato. E' poi opportuno tenere presente che
l'osservanza delle regole precauzionali trova un limite nell'ambito delle attività
rischiose ma necessarie per la loro elevata utilità sociale; da questo punto di vista le
cautele da osservare non possono giungere, comunque, fino al punto di pregiudicare
nei suoi aspetti essenziali l'attività da svolgere, altrimenti si annullerebbe proprio
quell'utilità sopraddetta. Tutta questa panoramica, in estrema sintesi, vuol significare
che il soccorritore deve mantenere una particolare attenzione nel portare a termine le
operazioni delle quali è incaricato, e per le quali è stata accertata e riconosciuta, la
sua idoneità; altrimenti potrà comunque essere ritenuto responsabile delle
conseguenze causate da un suo errore, commesso nello svolgimento dell'attività.
L'intervento deve essere commisurato alle sue competenze. Il volontario del
soccorso dovrebbe saper svolgere tutte quelle manovre per il quale è stato formato.
L'uso del condizionale ha un suo preciso significato, in quanto l'obbligo di risultato,
tipico dell'infermiere, che è una figura professionale, viene ad essere molto più
sfumato; ma nonostante questo non si può escludere la "colpa" se le tecniche di
trasporto e di soccorso non vengono applicate con diligenza, perizia e prudenza.
Evidentemente si parlerà di conseguenze, ovvero danni, derivanti da un'azione o da
un'omissione imputabile al volontario medesimo, che ha tenuto un comportamento
imprudente o negligente, oppure ha agito dimostrando una preparazione scadente,
inferiore alle normali aspettative. Le prestazioni svolte in urgenza da parte di tale
soggetto acquisiscono un carattere "professionale" che inciderà sulla valutazione
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dell'eventuale colpa e, pur considerando le ragioni umanitarie che lo hanno spinto ad
una scelta di questo tipo, non si potranno ignorare quei comportamenti, attivi o
omissivi che siano, che hanno comunque arrecato un danno alla vittima. Per i
volontari che operano nelle Associazioni convenzionate con il S.S.N., e che abbiano
quei "requisiti professionali" così come indicato dall'art. 5, comma secondo, dei
D.RR. 27 Marzo 1992, può ben dirsi che le responsabilità siano simili a quelle degli
infermieri, sussistendo in alcuni casi quasi un'obbligazione di risultato, derivante dalla
natura del convenzionamento con il S.S.N.; anche se la preparazione e la
competenza di questi soggetti si distingue per difetto rispetto a quella degli infermieri
medesimi. Esiste, infatti, alla base di questo atto di natura contrattuale tra i due
interlocutori, pubblico l'uno e privati gli altri, un'aspettativa determinata,
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Applicando questo principio alla questione in esame, cioè agli interventi sanitari
implicanti problemi tecnici di speciale difficoltà, nei quali l'esito infausto non è dipeso
da imperizia grave, si deve tenere conto della circostanza che la legge (seppur civile)
esclude la responsabilità e l'obbligo risarcitorio. Quando, invece, si affronta un caso
"comune", ordinario, l'errore che causa l'evento lesivo è sempre da ritenersi grave,
anzi di estrema gravità, poiché l'agente mostra di ignorare le nozioni elementari che
deve possedere chi è abilitato a quella determinata pratica. Allora diventa di
sostanziale importanza determinare quando può definirsi grave la condotta colposa
del soggetto. Indipendentemente da quella che può risultare la classificazione delle
operazioni, a cui sono predisposti i soccorritori, quindi senza entrare nel merito di
un'ipotetica suddivisione, tra pratiche la cui realizzazione comporta la soluzione di
problemi di speciale difficoltà tecnica, e quelle che invece sono più agevoli, si può
genericamente riconoscere che il prestatore d'opera, il volontario nel nostro caso,
deve ritenersi responsabile penale del fatto quando, non implicando la sua attività la
soluzione di problemi tecnici complessi, violi comuni norme di diligenza, prudenza,
perizia, o addirittura disposizioni di legge che disciplinano l'esercizio del suo
intervento. Paradossalmente dovrà ritenersi responsabile di colpa grave colui che
compie un errore, recando danno alla vittima, nell'eseguire un'operazione "semplice"
e, invece, sarà per così dire esentato da questo peso, se l'infortunio gli sarà occorso
nell'esercizio di una manovra che presenta una difficoltà maggiore, quando, cioè,
l'errore può essere considerato maggiormente scusabile. Il novero degli esempi può
rivelarsi un'impresa senza limiti, ma sicuramente quando parliamo di casi in cui
l'imperizia del volontario costituisce reato, facciamo riferimento a situazioni nelle
quali si manifesta:
a) Il difetto della normale esperienza tecnica;
b) L'assenza delle cognizioni fondamentali attinenti alle operazioni da porre in
essere;
c) L'insufficiente preparazione e inettitudine, per cui si trascura- no le regole
tecniche che scienza e pratica dettano;
d) L'incapacità ad eseguire le più comuni prestazioni con carattere di urgenza;
e) Il difetto di un minimo di abilità nell'uso dei mezzi manuali e strumentali.
In buona sostanza tutte queste definizioni, che non possono essere certo esaustive
delle molteplici situazioni che si verificano nell'emergenza, dicono la stessa cosa:
individuano l'imperizia grave in quella condotta che risulta incompatibile con un livello
minimo di cognizione tecnica, esperienza e capacità, presupposti indispensabili per
esercitare l'attività in questione. Conseguentemente, in base all'art. 2236 cod. civ.,
solo quando l'errore è frutto di una condotta incompatibile con la tecnica elementare
che è legittimo pretendere da un individuo abilitato a quel tipo d'intervento. La
condotta lesiva del volontario è punibile. A completamente di quanto detto, è
necessario tenere presenti alcune condizioni imprescindibili per l'applicabilità della
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norma di cui trattasi: "L'errore (..) può essere valutato sulla base del parametro di cui
all'art. 2236 c.c., vale a dire della colpa grave quando sia presente una situazione
emergenziale, oppure quando il caso implichi la soluzione di problemi tecnici di
speciale difficoltà [Cass., sez. IV, Settembre 1997; ed ancora, Cass., sez. IV, 23
Marzo 1995] e, soprattutto, "tale limitazione di responsabilità attiene esclusivamente
all'imperizia, non all'imprudenza e alla negligenza, con la conseguenza che risponde
anche per colpa lieve l'agente che nell'esecuzione di un intervento o di una terapia
provochi un danno per omissione di diligenza ed inadeguata preparazione (...) "
[Cass., sez. III, 10 Maggio 2000, n. 5945]. Ciò vuol significare che qualora non sia
soddisfatto almeno uno di questi requisiti "i canoni valutativi della condotta colposa
non possono essere che quelli ordinariamente adottati nel campo della responsabilità
penale per la causazione di danni alla vita o all'integrità dell'uomo" [Cass., sez. IV, 29
Settembre 1997; ed ancora, Cass., sez. IV, 23 Marzo 1995]. Quest'argomentazione,
relativa alla possibilità di attenuare la responsabilità dei nostri soccorritori, fino ad
escluderla, in base alla graduazione della colpa loro imputabile, è valida solamente in
merito a determinati tipi di reati. In pratica, si potrà applicare la limitazione prevista
dalla norma del codice civile sopra citata, solo quando si tratti di delitti che
implicitamente prevedono la possibilità di graduare la colpa, ovvero la dove sia
possibile parlare di una colpa più o meno grave dell'imputato, in relazione,
soprattutto, alla difficoltà della condotta che egli doveva tenere per non incorrere in
nessuna responsabilità.
Richiamare la diligenza o la perizia media come parametri per giudicare l'operato dei
volontario, perché rappresentano la misura di ciò che ci dobbiamo aspettare nel suo
comportamento, vuoi dire intendere la perizia, la diligenza e la prudenza adottate da
un ipotetico agente-modello, preso come esempio di riferimento, che, nello svolgere
le stesse mansioni, nel porre in essere le medesime pratiche, quindi, in poche parole,
nel compiere la stessa attività dei soggetto reale posto in giudizio, agisce con quella
capacità, esperienza, accuratezza e abilità manuale che qualsiasi soccorritore
idoneo dovrebbe avere, dopo essere stato formato. D'altronde si può pretendere una
perizia non inferiore alla media, ma non si può pretendere che egli abbia una
particolare abilità, superiore appunto a quella minima, ritenuta oggettivamente
sufficiente per realizzare correttamente gli interventi richiesti. Parlando della
responsabilità penale non abbiamo finora riportato, ma dato invece per scontato, un
principio fondamentale che scaturisce direttamente dalla nostra Carta Costituzionale:
la responsabilità penale è personale (art. 27, comma primo). Quindi, nella
Costituzione si afferma il divieto assoluto di responsabilità per fatto altrui. Tale
affermazione viene di fatto ripetuta anche nell'art. 40 dei Cod. Pen.: "Nessuno può
essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato, se l'evento (..) non è
conseguenza della sua azione o omissione". La responsabilità per fatto proprio
colpevole impone, quindi, che il soggetto sia chiamato a rispondere soltanto dei fatti
a lui psicologicamente riferibili a titolo di dolo o di colpa; nei casi cui noi ci riferiamo è
evidente che ogni singolo volontario si troverà a rispondere, ed eventualmente ad
essere responsabile, solamente delle condotte da lui stesso poste in essere. Questo
ci permette di allargare la riflessione e dare altre risposte altrettanto importanti. In
primo luogo, un problema molto delicato riguarda l'interrogativo se sia possibile che
sia attribuita al soccorritore volontario una responsabilità, nel caso in cui a recare
materialmente danno alla vittima sia un altro componente dell'equipaggio, oppure il
medico con il quale il volontario sta collaborando nell'immediatezza dell'evento
dannoso, e con il quale può e deve interagire.
La regola generale dalla quale sviluppare le osservazioni è la seguente: ogni
partecipante ad un'attività medica d'équipe risponde solo del corretto adempimento
dei doveri di diligenza e di perizia inerenti ai compiti che gli sono specificamente
affidati; per cui si può escludere a priori una responsabilità del volontario nell'ipotesi
sopra accennata, cioè quando la conseguenza dannosa per la vittima non sia
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materialmente causata dalla sua condotta. La divisione delle responsabilità è dovuta
alla necessità di consentire che ciascuno si concentri sul proprio lavoro, facendo
affida- mento sulla professionalità dell'altro. Per meglio esplicitare il concetto di cui
trattasi partiamo dall'analisi di quanto disposto da recenti pronunce della Suprema
Corte di Cassazione [Sez. IV, 18 Gennaio 2000 n. 556; ed ancora prima, Sez. IV, 28
Giugno 1996 n. 7363] in merito alla responsabilità, in campo sanitario, della figura
dell'aiuto, ponendo attenzione a quanto affermato circa i rapporti tra i soggetti
coinvolti, in relazione alle reciproche responsabilità; tenendo, come è ovvio, sempre
ben presente che si tratta di figure professionali (medici) e che, quindi, siamo
nuovamente costretti a recepire una disciplina non tipica, ovvero non
specificatamente prevista per le figure (soccorritori volontari) oggetto dei nostro
approfondimento. Dice la Corte di Cassazione: "L'assistente ospedaliero è tenuto a
seguire le direttive organizzative dei superiori collaborare con il primario e gli aiutanti
nei loro compiti, (...) non è tenuto (...) ad un banale e autocritico atteggiamento di
sudditanza verso gli altri sanitari perché, qualora costui ravvisi elementi di sospetto
percepiti o percepibili con la necessaria diligenza, attenzione e perizia, ha il dovere di
segnalarli e di esprimere il proprio dissenso, e solo a fronte di tale condotta potrà
rimanere esente da responsabilità nel caso il superiore gerarchico non ritenga di
condividere il suo suggerimento". Ragionando a crontraris, possiamo trarre qualche
indicazione in più circa le eventuali responsabilità del volontario nei riguardi della
vittima soccorsa, quando l'eventuale evento dannoso sia causato dall'esecuzione di
direttive impartite dal medico intervenuto, facente parte o meno dell'equipaggio, ed
eseguite dal soccorritore. In questa sentenza, come nelle altre prese ad esame,
indicative e rappresentative di un orientamento consolidato, si stabilisce che il
subordinato potrebbe andare esente da responsabilità qualora avesse fedelmente
attuato la volontà del superiore, pur caratterizzata da un approccio diagnostico o
terapeutico erroneo, solo se si potessero concepire i suoi rapporti con il secondo
come caratterizzati da subordinazione gerarchica, qualificati cioè dalla dazione di
"ordini" da parte del soggetto sovraordinato, che il subordinato non avrebbe titolo per
poter sindacare.
Dunque, ci dobbiamo chiedere se quando si parla di "autonomia vincolata alle
direttive ricevute", evidentemente, ci si riferisca ad una subordinazione gerarchica
che non consente scelte diverse. Ci dobbiamo chiedere se tale situazione si verifica
per la posizione del personale non medico, al quale non è lasciata libertà di scelta;
pertanto, se il volontario si dovrà considerare mero esecutore degli ordini - direttive
impartite dal medico di emergenza, indipendentemente dalla qualifica che si voglia
riconoscere al soccorritore.
In buona sostanza, se l'assistente, come è ovvio, maggiormente qualificato rispetto
al volontario, stante la sua posizione funzionale, può andare esente da
responsabilità, a fronte di un approccio terapeutico formulato dal superiore e ritenuto
erroneo e forviante, manifestando esplicitamente il proprio dissenso; il soccorritore,
posto che si trova in una posizione tale da non essergli consentita alcuna libertà di
scelta, sarà giustificato per il semplice fatto di eseguire un ordine dato dal medico,
sovraordinato gerarchico.
Certo, come avremo modo di vedere più avanti, atteggiamento ancor più liberatorio
da eventuali responsabilità per il volontario è l'esposizione del proprio dissenso a
fronte di un'indicazione palesemente errata del medico.
È comunque opinione di chi scrive che in capo al medico componente
dell'equipaggio gravi un dovere di vigilanza, un onere di sovrintendere le varie fasi
dell'intervento, cui necessariamente corrisponde una responsabilità cosiddetta culpa
in vigilando. Infine, ciò che preme sottolineare con forza è che il giudizio che il
giudice può dare, in sede penale processuale, sulla colpa, ovvero sull'inosservanza
delle regole cautelari di condotta, nonostante certi limiti invalicabili, può essere frutto
di una valutazione discrezionale; il giudizio da attribuire al volontario è un giudizio
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relativo, che deve necessariamente considerare tutta una serie di circostanze
concrete, quali il disagio generale, il luogo assai spesso inadatto e, soprattutto, la
situazione di pericolo nella quale il volontario si trova ad operare; l'insieme di questi
elementi può descriversi semplicemente con una sola parola: l'urgenza
dell'intervento che deve essere portato a termine per non pregiudicare la salute della
vittima soccorsa. E'evidente che il giudice deve maturare il proprio convincimento
attenendosi a dati riscontrati e riscontrabili, sulla base dei quali ricostruire l'evento
verificatosi, (ad es. le prove raccolte), ma quest'insieme è appunto valutato, e la
valutazione è un'operazione che racchiude in se ampi margini di discrezionalità. Del
resto anche la possibile applicazione dell'art. 2236 cod. civ. in sede penale, che
come già riportato tende a graduare la colpa dell'imputato, è una scelta che solo il
giudice del caso concreto può compiere, condizionando così, in maniera oserei dire
decisa, gli esiti di un eventuale procedimento a carico del soccorritore. Questa
precisazione è finalizzata ad evidenziare come le riflessioni finora compiute non
possono rappresentare una regola valida in ogni situazione, valida ad affrontare ogni
circostanza, ma possono facilitare la comprensione di alcuni aspetti complessi
dell'attività di cui ci interessiamo, che talvolta possono riservare risvolti negativi;
possono inoltre indirizzare coloro che operano nel volontariato verso un
comportamento meno rischioso, o meglio, più consapevole delle conseguenze a cui
possono andare incontro.
La responsabilità civile
La responsabilità civile è conseguente alla violazione di doveri di rispetto altrui nella
vita di relazione, ed impone, come conseguenza, di risarcire economicamente colui
che dalla violazione è rimasto danneggiato. La lesione del diritto soggettivo e
primario della salute è antigiuridica, e l'ingiustizia si collega ad un'imputazione
dell'atto lesivo, riferito alla condotta umana, secondo i principi della responsabilità
civile. Una prima distinzione da compiere è relativa al fatto che la responsabilità civile
può essere di natura contrattuale o extracontrattuale.
Si ha un illecito contrattuale quando la lesione si riferisce ad un precedente rapporto
obbligatorio instaurato tra danneggiante e danneggiato; mentre si incorre nella
responsabilità extracontrattuale se si viola un diritto tutelato verso tutti i consociati.
La distinzione tra le due forme ha grande importanza:
a) Diversa è la regola da applicare in tema di onere della prova, nell'illecito
contrattuale esiste una presunzione di colpa per chi non ha adempiuto alla
propria obbligazione, che viene a cadere! Solo quando si dimostri che
l'inadempimento non è a lui imputabile; per l'extracontrattuale invece la
presunzione non esiste, e chi pretende il risarcimento dei danni deve
dimostrare la colpevolezza di colui che egli afferma essere autore dell'atto
illecito;
b) Diverso è il termine di prescrizione dell'azione che il danneggiato può
esperire: cinque anni per l'illecito extracontrattuale (art. 2497 c.c.), dieci anni,
il tempo ordinario, per la violazione di un'obbligazione.
Per poter considerare la responsabilità del soccorritore, ai fini civilistici, di carattere
contrattuale la condizione essenziale è che la prestazione dipenda da un rapporto
obbligatorio tra i due soggetti in questione, come già abbiamo anticipato. Forse un
elemento che ci può ricondurre ad una soluzione di questo tipo potrebbe essere
l'incarico conferito dal soggetto pubblico in vista del perseguimento di un pubblico
interesse, nel caso in questione si dovrebbe, a nostro avviso, far riferimento
all'incarico dato dalle Aziende Sanitarie Locali alle Associazioni, tramite la
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sottoscrizione delle convenzioni, e considerare che i volontari agiscono per conto
delle
Associazioni medesime; oppure, in via interpretativa, si potrebbe individuare
l'obbligazione contrattuale come nascente da un dovere giuridico di intervento in
situazioni di emergenza, che grava sul soccorritore idoneo alle operazioni d'urgenza.
Tali costruzioni, però, risultano alquanto artificiose, tanto più che, allorché le
prestazioni del volontario risultino prive di valutabilità economica e, dunque, non
sorga l'obbligo di continuare ad agire, non vi è necessità di concorso tra i due sistemi
di responsabilità, ma il destinatario potrà solo chiedere il ristoro dei danni ingiusti,
subiti in conseguenza dell'atto illecito compiuto dal volontario, ex art. 2043 cod. civ.
Resta insomma, anche la dove non vi sia la responsabilità per inadempimento di un
obbligo, non essendo individuabile un obbligo, il sistema degli artt. 2043 e ss.
La norma già citata è senza ombra di dubbio quella fondamentale in tema di
responsabilità extracontrattuale: "Qualunque fatto doloso o colposo, che cagioni ad
altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno".
Un punto fondamentale da sottolineare è che mentre la responsabilità penale è
strettamente personale (art. 27 Cost.), quella civile che ne può conseguire deve
essere coperta da una polizza assicurativa che solleva il volontario dal risarcimento.
La responsabilità civile, a differenza di quella penale, è trasmissibile; infatti attraverso
la stipulazione di appositi contratti di assicurazione è possibile trasferire alla
compagnia assicurativa il dovere di rimborsare economicamente i danni provocati
con la propria condotta; dei resto con la legge quadro n. 266 dei 1991, che riordina il
volontariato, diventa obbligatorio per le Associazioni che svolgono attività di soccorso
assicurare contro la responsabilità civile per i danni causati a terzi, dall'esercizio
dell'attività di volontariato stesse, i propri aderenti. A tal proposito si ricorda la lettera
dell'art. 4, comma primo, della I. n. 266/91: "Le organizzazioni di volontariato
debbono assicurare i propri aderenti, che pre- stano attività di volontariato, contro gli
infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell'attività stessa, nonché per la
responsabilità civile verso i terzi" Deriva da ciò, quindi, come regola generale, che gli
aderenti ad una organizzazione di volontariato sono "coperti" per gli eventuali eventi
dannosi provocati con la loro condotta.
La tipologia della responsabilità civile è di tipo risarcitorio. Il presupposto è l'esistenza
di un danno risarcibile, che è il danno biologico sanitario, ovvero la lesione della
salute, dell'integrità fisica e psichica, dovuta ad un intervento "sanitario" inadeguato o
infausto. L'agente risponde, dunque, per i danni che siano derivati al destinatario dei
soccorso da trattamenti "sanitari" praticatigli con colpa; in queste ipotesi la
responsabilità può comportare un'obbligazione di risarcimento estesa non al solo
danno patrimoniale, ma, come detto, anche al danno biologico e cioè al danno non
patrimoniale costituito dalle conseguenze pregiudizievoli per la salute derivanti dalle
menomazioni fisico-psichiche prodotte dal comportamento inadempiente. Ma vi è di
più, qualora siano oggettivamente configurabili, nel comportamento tenuto dal
volontario, gli estremi di un reato, ove la menomazione dell'integrità psicofisica si
renda riconducibile ad un comportamento colposo, avremo la conseguente
estensione della responsabilità anche al danno morale a carico del soggetto agente.
Poiché l'aspetto prevalente della responsabilità civile è rappresentato dal
risarcimento, il codice civile (art. 2050) stabilisce che "chiunque cagiona danni ad
altri nello svolgimento di un'attività pericolosa per sua natura o per natura dei mezzi
adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di aver adottato tutte le misure
idonee ad evitare il danno". Lo stesso codice solleva, quindi, dalla responsabilità
l'operato di colui che, pur ponendo in essere manovre intrinsecamente pericolose,
dimostri di aver messo in atto tutti gli idonei accorgimenti per evitare il danno
medesimo; in sostanza, sono ritenuti conseguenza della condotta illecita quegli
eventi dannosi che non si sarebbero verificati senza quella specifica condotta
umana, e sempre che non siano intervenuti fattori specifici e di per sé idonei a
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determinare l'evento dannoso. Il risarcimento concerne primariamente la
considerazione del danno biologico, solo secondariamente e consequenzialmente
potrà avere rilevanza patrimoniale e morale. La risarcibilità in senso civilistico dei
danni morali può essere sempre invocata in tutti i casi in cui sia la legge a disporre
così e, quindi, non soltanto allorché ricorra una figura di reato. Altra norma civilistico
degna di attenzione, ai fini del nostro studio può risultare l'art. 2055 Cod. Civ., che
così recita: "Se il fatto dannoso è imputarle a più persone, tutte sono obbligate in
solido al risarcimento del danno. Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro
ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravità della rispettiva colpa e
dall'entità delle conseguenze che ne sono derivate"; in buona sostanza, qualora
venga accertata la responsabilità dell'intero equipaggio di soccorso, tutti i
componenti sono obbligati a risarcire il danno procurato, a tal punto che il creditore
(danneggiato) ha la facoltà di richiedere l'intero pagamento anche ad uno solo di
questi, che, una volta saldato, avrà poi il diritto di chiedere agli altri componenti la
restituzione della loro parte. Una norma che tende così a garantire il danneggiato,
ma il cui valore, nell'esame della nostra situazione, è ridotto in virtù dell'intervento
della copertura assicurativa obbligatoria per tutti i partecipanti all'equipaggio di
soccorso. Non v'è dubbio che la legge quadro non pone alcuna deroga in favore dei
volontari. Il soggetto obbligato al risarcimento continua ad essere individuato nel
singolo soccorritore, sebbene la rilevanza delle motivazioni solidaristiche della
condotta del danneggiante potrebbero, in astratto, incidere anche sulla definizione
dei criteri alternativi in grado di operare una traslazione soggettiva della
responsabilità.
Sul piano teorico, si potrebbe, invero, ritenere salvi i casi di condotte dolose o
gravemente colpose poste in essere dal volontario; degli eventi dannosi dovuti a
mera colpa dell'agente siano tenuti a rispondere quei soggetti che dell'operato dei
volontari si sono avvalsi, e, pertanto, la stessa associazione di volontariato, oppure
l'Ente, che l'opera del volontario abbia utilizzato per il conseguimento delle proprie
finalità istituzionali.
L'esonero del volontario dalla responsabilità civile si giustificherebbe con la
considerazione della rilevanza sociale del volontariato nel suo insieme, come
riconosciuto dalla stessa legge quadro n. 266/91.
Tuttavia la legge, indicando negli aderenti all'associazione i soggetti e
assicurati per la responsabilità civile verso i terzi, ha implicitamente disatteso la
suddetta ricostruzione e riconfermato la diretta responsabilità civile dei volontari per
gli eventi dannosi cagionati.
Gli interrogativi che è ragionevole porsi, dinanzi ad un caso di responsabilità civile
accertata dei soccorritori, concernono: in primo luogo, la possibilità di configurare
una responsabilità concorrente o sussidiaria in
capo a soggetti diversi dagli autori
del fatto, e, in secondo luogo,
l'ammissibilità di un'attenuazione dei quantum di
risarcimento in ragione delle motivazioni che determinano allo svolgimento di
un'attività di Volontariato.
Con riguardo al primo punto, partendo dal presupposto della responsabilità diretta è
a carico dei volontari, si potrebbe evidenziare, nelle ipotesi in cui l'azione del
soccorritore s'inquadri all'interno di un rapporto convenzionale con Enti pubblici, ed il
fatto dannoso si verifichi nell'adempimento di obbligazioni proprie del soggetto
pubblico, una responsabilità concorrente di quest'ultimo, il quale, così come risponde
del fatto illecito del dipendente, sarebbe altresì responsabile per i danni causati dai
volontari. È evidente che negli eventuali casi che ci troviamo a disciplinare potrebbe
ipotizzare una responsabilità concorrente dell'Ente sanitario, con il quale le
Associazioni intrattengono un rapporto di carattere convenzionale, legittimante
l'intervento dei volontari medesimi.
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La risposta negativa a questo interrogativo, peraltro più che giustificato alla luce
delle norme giuridiche in questione, ci viene dalla riscontrata, e purtroppo oramai
radicata, tendenza a sollevare l'interlocutore pubblico da ogni responsabilità in merito
ai danni occorsi ai soccorritori o ai trasportati, tramite discutibili disposizioni delle
convenzioni redatte finora. Per quanto concerne, invece, la possibile attenuazione
dei quantum di risarcimento dovuto dal volontario in conseguenza della propria
responsabilità, la sua configurazione presupporrebbe il riconoscimento normativo
della rilevanza delle motivazioni che lo hanno indotto a porre in essere la condotta da
cui è derivato l'evento dannoso. Tale rilevanza non è dato cogliere nel sistema
codicistico della responsabilità civile, dove il legislatore ha riguardo ai solo nessi
psichici della capacità di intendere e volere e del dolo o della colpa.
Tuttavia nel codice civile esiste almeno una norma, l'art. 2030, comma secondo,
relativa alla gestione d'affari, con la quale al giudice viene attribuito il potere di ridurre
discrezionalmente, in considerazione delle circostanze che hanno indotto il gestore
ad assumere la gestione stessa, il risarcimento di quei danni causati da quest'ultimo
per effetto della sua colpa. Il punto fondamentale consiste nell'equiparare, sul piano
interpretativo, le caratteristiche dell'operato del volontario, e le circostanze che
giustificano la discrezionalità decisionale dei giudice in relazione alla responsabilità
civile dei gestore. Non v'è dubbio che il principio della cosiddetta moderazione del
danno si debba ritenere applicabile anche all'ipotesi della responsabilità civile del
volontario, per la sussistenza dei medesimi presupposti che giustificano il favor
legislativo verso le iniziative solidaristiche del gestore. Riconoscere una riduzione
vantaggiosa della responsabilità al gestore intervenuto a favore di terzi per la tutela
di interessi economici, e non riconosce invece al soccorritore intervenuto a favore di
terzi per la tutela di diritti ben più rilevanti, quali la salute, costituirebbe una
macroscopica ed irragionevole disparità di trattamento tra i due soggetti presi in
considerazione.
Le cause di giustificazione
All'attività svolta dal volontario, inserito in una particolare situazione di emergenza,
dove ha contati diretti con un'eventuale vittima, destinataria del soccorso, e che
agisce nell'ambito di un gruppo, di una équipe, possono ricollegarsi le disposizioni
previste dal diritto penale e relative alle "CAUSE OGGETTIVE DI GIUSTIFICAZIONE
DEL REATO".
In alcuni casi, infatti, determinate condotte, che di regola costituiscono reato, non
sono considerate tali, in quanto è la legge stessa che le autorizza o addirittura le
impone: tali situazioni particolari sono comunemente indicate come cause di
giustificazione.
In presenza di una di queste viene meno il contrasto tra un fatto di reato e
l'ordinamento giuridico, in quanto, esistendo questa "giustificazione", il fatto viene
consentito dalla legge.
Per illustrare alcune di queste situazioni, quelle che evidentemente meglio si
ricollegano alle circostanze comuni affrontate dal volontario, ci serviremo di esempi
attinenti al mondo dell'emergenza sanitaria.
Adempimento del dovere (art. 51 c.p.)
ESEMPIO 1
Durante un intervento di soccorso il medico dell'equipaggio, o un altro medico
intervenuto, ordina al volontario di eseguire una manovra senza rispettare il
protocollo, e, contestualmente, si verifica l'evento dannoso alla vittima destinataria
del soccorso.
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"L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma
giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità. Se un
fatto costituente reato è commesso per ordine dell'Autorità, del reato risponde il
pubblico ufficiale che ha dato l'ordine." (art. 51, comma primo e secondo)
Cominciamo analizzando questi primi due commi della disposizione.
Oltre che direttamente dalla legge il dovere può derivare da un ordine dato
dall'Autorità, soggetto che genericamente si fa coincidere con un pubblico ufficiale;
anche in questo caso fonte del dovere sarà una legge, che consente al superiore di
dare quell'ordine all'inferiore.
L'ordine deve provenire, appunto, da un pubblico ufficiale o da una persona
incaricata di un pubblico servizio, quale sicuramente è il medico convenzionato con il
SSN.
Affinché si possa escludere la responsabilità sia di chi lo ha impartito, che di chi lo ha
eseguito, l'ordine deve essere legittimo, ma il problema che invece noi ci troviamo ad
affrontare, nell'esempio sopracitato, riguarda un ordine evidentemente
ILLEGITTIMO, poiché implica il mancato rispetto di un determinato protocollo,
relativo alla corretta realizzazione della manovra in questione.
Se ci limitassimo a leggere solamente il secondo comma, dovremmo arrivare alla
conclusione che se l'ordine è illegittimo la responsabilità del reato ricade sempre sul
soggetto che lo ha impartito, sollevando quindi l'esecutore materiale.
I successivi commi terzo e quarto ("Risponde del reato altresì chi ha eseguito
l'ordine, salvo che, per errore di fatto abbia ritenuto di obbedire ad un ordine
legittimo. Non è punibile chi esegue l'ordine illegittimo, quando la legge non gli
consente alcun sindacato sulla legittimità dell'ordine." sottolineano, invece, che la
responsabilità ricade anche sul soggetto che esegue l'ordine, tranne che in due
precise occasioni:
a) Quando chi esegue (volontario) ritiene di obbedire ad un ordine legittimo,
giusto;
b) Quando la legge non gli consente alcun sindacato sull'ordine e sulla sua
legittimità, cioè gli è impedito di contestare la validità dell'ordine stesso.
La prima ipotesi si può escludere a priori, perché il soccorritore che conosce il
protocollo da seguire, nel caso concreto, si renderà conto immediatamente, o quanto
meno dovrebbe farlo, che l'esecuzione dell'ordine lo porterà alla violazione dello
stesso, quindi avrà coscienza di eseguire un ordine palesemente illegittimo.
La seconda ipotesi, invece, è più complessa. Bisogna chiedersi se il volontario non
abbia il diritto di sindacare l'ordine ricevuto, alla luce di quello che è il rapporto fra lui
e il medico dell'equipaggio. La dottrina prevalente ritiene che l'insindacabilità sia
ammissibile solo nel caso dei rapporti di subordinazione di natura militare o assimilati
(agenti di polizia, pompieri), per cui implicitamente si dovrebbe escludere il rapporto
medico-volontario, e di conseguenza ammettere che quest'ultimo abbia la possibilità
di contestare la legittimità dell'ordine ricevuto. In questo caso eseguire un ordine che
ci si rende conto essere illegittimo, senza sindacarlo, comporta la responsabilità per
l'evento dannoso che ne deriva; l'esecutore materiale risponde in concorso con chi
ha impartito l'ordine. Buona regola comportamentale sarà quella di manifestare il
proprio dissenso, ma eseguire comunque l'operazione indicata.
Consenso dell'avente diritto (art. 50 C.P.)
ESEMPIO 2
La vittima soccorsa non è in grado di prestare il consenso alla manovra di
salvataggio; oppure si rifiuta di subire l'intervento.
"Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che
può validamente disporne. " (art. 50)
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Il consenso deve:
a) Avere ad oggetto un diritto disponibile;
b) Essere prestato dal soggetto titolare del diritto, che sia capace di prestarlo e
lo presti validamente;
c) Sussistere al momento del fatto.
Esaminiamo tali caratteristiche con l'intento di riportarle all'esempio menzionato.
a) Oggetto del consenso deve essere un diritto disponibile; chi presta il
consenso deve avere la disponibilità del bene tutelato dalla norma penale, ed
alla cui lesione è rivolto il consenso stesso. Circa i beni facenti capo ai singoli,
dobbiamo sottolineare che si ritiene indisponibile la vita, come si evince dagli
art. 579 e 580 c.p. che puniscono l'omicidio del consenziente e l'aiuto al
suicidio; parzialmente disponibile è, invece, l'integrità fisica, dovendo
necessariamente distinguere fra quegli atti vantaggiosi per la salute del
soggetto che deve esprimere il consenso, e che saranno quindi ammessi, e
quelli svantaggioso, che invece risulta vietati. Quindi, rispetto alla seconda
ipotesi dell'esempio riportato, in cui la vittima si rifiuta di consentire alla
manovra, qualora l'intervento sia de- terminante per la tutela della sua salute,
diritto riconosciuto e garantito a livello costituzionale, dunque di primissimo
rilievo, non potrà godere della libertà di esercitare il dissenso.
b) Il titolare del diritto per poter esprimere il consenso deve averne la capacità;
occorre la capacità di intendere e volere, per quanto riguarda invece la
capacità d'agire è discusso, sia in dottrina che a livello giurisprudenziale,
quale sia il limite di età richiesto.
c) Il consenso, fra le tante caratteristiche essenziali che deve avere, deve
essere attuale, ovvero esistente al momento del fatto.
Opinione condivisa, e condivisibile, che sia rilevante anche il
CONSENSO
PRESUNTO, che si verifica quando colui che agisce sa che non vi è stato il
consenso espresso, ma compie ugualmente l'azione per due motivi:
S è consapevole che l'azione medesima è vantaggiosa per l'avente
diritto (vittima);
S Può ragionevolmente presumere che l'avente diritto avrebbe
consentito, se avesse potuto.
Essendo, purtroppo, un'ipotesi non del tutto inconsueto che il soccorritore, nel
momento in cui si trova a dover intervenire, soccorra un soggetto che ha perso
conoscenza, è evidente che il criterio del consenso presunto acquista una valenza
assai importante. Dunque il volontario per sentirsi maggiormente salvaguardato deve
valutare il caso concreto e intervenire quando è verosimile l'utilità obiettiva, al
momento dei fatto, per l'avente diritto; l'intervento deve dimostrarsi vantaggioso al
punto che l'interesse salvaguardato con la manovra posta in essere, risulti superiore
all'interesse sacrificato. A tal proposito, pare opportuno riportare una pronuncia
giurisprudenziale che, seppure riferita al personale sanitario, chiarisce meglio il
concetto della presunzione dei consenso: "Deve ritenersi esente da responsabilità,
perché privo di colpa, il comportamento del sanitario che abbia agito in base ad un
ragionevole convincimento -sebbene poi rivelatosi fallace- e che, ritenendo
erroneamente ricorrenti i presupposti dello stato di necessità e di urgenza, abbia
omesso di chiedere il consenso del paziente al trattamento medico [Cass., sez. III,
15 Novembre 1999, n. 12621].
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I reati in cui possono incorrere i volontari
A) OMISSIONE DI SOCCORSO
Partiamo dalla lettera dell'art. 593 c.p.: "Chiunque trovando abbandonato o smarrito
un fanciullo minore degli anni dieci, o un'altra persona incapace di provvedere a se
stessa, per malattia di mente o di corpo. Per vecchiaia o per altra causa, omette di
darne immediato avviso all'Autorità, è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la
multa fino a lire duecentomila. Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo
umano che sia o che sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in
pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente o di dame immediato avviso
all'Autorità. Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la
pena è aumentata; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata".
L'omissione di soccorso comprende:
a) Sia la mancata prestazione del soccorso;
b) Sia la insufficiente prestazione del soccorso in relazione ai bisogni del
destinatario e delle concrete possibilità soccorritrici (di luogo, di tempo, di
capacità tecniche, di mezzi disponibili) dei rinvenitore;
c) Sia la ritardata prestazione del soccorso in rapporto alle effettive possibilità di
un intervento, consistentemente più tempestivo.
Si tratta di un reato che qualsiasi cittadino può commettere se omette di prestare la
necessaria assistenza alle persone che si trovano ferite o in pericolo, o se omette di
dare avviso del ritrovamento stesso a chi è competente a prestare il soccorso.
Anche se la norma riguarda un dovere civico comune a tutti i cittadini, appare
opportuno il richiamo ad un particolare impegno, non certo ad un onere, che hanno
quei soggetti che operano nell'ambito sanitario, i quali possono vantare anche una
specifica competenza in materia di soccorso.
Il dovere civico di prestare soccorso non deve essere compiuto indiscriminatamente
e con incosciente sprezzo del pericolo, per cui la condotta del soccorritore che non
tiene conto di tali essenziali condizioni è certamente al di fuori di ogni normale
previsione.
B) INTERRUZIONE DI UN SERVIZIO PUBBLICO O DI PUBBLICA
NECESSITA'
L'individuazione di questa specifica fattispecie di reato, in cui può incorrere il
soccorritore volontario, risulta sicuramente una ricerca condizionata, influenzata dalla
posizione giuridica che lo stesso viene ad assumere nell'ambito della società in cui
opera, e fondamentalmente nell'ambito del nostro ordinamento. La prima questione
dibattuta è l'investitura da destinare a questi soggetti, che prestano la loro opera
nelle Pubbliche Assistenze, capire se quando svolgono una delle molteplici attività,
contemplate dalle convenzioni stipulate con le Aziende Sanitarie Locali, possano
essere considerati incaricati di un pubblico servizio, ovvero persone esercenti un
servizio di pubblica necessità. Indubbiamente la difficoltà di riportare i volontari
soccorritori all'una o l'altra categoria si è delineata nel momento in cui è intervenuta
la novella dell'art. 358 dei Cod. Pen., apportata dall'art. 18 della legge del 26 aprile
1990 n. 86, il quale modificando la lettera della disposizione penale ha stravolto la
precedente interpretazione. Leggendo il modificato secondo comma dell'art. 358 c.p.
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diventa meno immediato ricondurre l'attività svolta dai volontari a quella lì descritta,
perché facendo riferimento alla funzione pubblica, il concetto di servizio pubblico
assume una consistenza i cui confini non sembrano così rigidi e decisi come ci si
aspetterebbe da una nozione giuridica. Del resto però, anche le definizioni date
dall'art. 359, ai punti n. 1 e 2, relative ai servizi di pubblica necessità, non sono
riconducibili alla situazione in cui operano i volontari, poiché richiamano degli
elementi che non sono presenti nell'attività in questione.
D'altro canto l'attività del trasporto sanitario, ordinario o di emergenza, non può che
classificarsi come un servizio pubblico, intendendosi una prestazione che lo Stato
mette a disposizione della collettività, del cittadino che è libero di servirsene oppure
no; quindi un servizio che ha chiare e precise finalità sociali.
Ma vi è di più, la giurisprudenza pregressa ci viene in aiuto, specificando come:
"L'autista di un'ambulanza, di proprietà di società privata, autorizzata al servizio di
pronto soccorso come ausiliaria della protezione civile provinciale, è incaricato di
pubblico servizio (..) " [Cass., sez. VI, 28 Maggio 1997].
In buona sostanza, il volontario soccorritore sarà considerato un incaricato di
pubblico servizio, poiché non si limita a svolgere mansioni solamente esecutive, ma
agisca con un certo margine di autonomia in relazione all'organizzazione dei servizi,
addirittura con taluni poteri di iniziativa.
Per il lettore poco avvezzo alle argomentazioni prettamente giuridiche, questa
dissertazione, che si sviluppa sul labile confine esistente tra le due posizioni
soggettive, risulterà sterile e poco proficua, tanto più che questo dibattito, comunque,
non influisce in maniera sostanziale, poiché, investire questi soggetti di una carica
così determinata, sia che vengano considerati appartenenti all'una o all'altra
categoria, comporta inevitabilmente le medesime conseguenze, sul piano penale, al
fine dell'individuazione di un reato specifico che il volontario può commettere:
incorre, cioè, sempre nella fattispecie disciplinata dall'art. 331 c.p., ovvero
"Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità". Delitto la cui
commissione è punita con la reclusione da sei mesi ad un anno, a cui si aggiunge la
multa minima di un milione.
C) LESIONE PERSONALE
Il codice penale prevede il delitto di lesione personale sia nella forma dolosa che in
quella colposa; quest'ultima è disciplinata dall'art. 590 c.p.: "Chiunque cagiona ad
altri, per colpa, una lesione è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa
fino a lire duecentomila" (comma primo).
La lesione personale è l'evento che caratterizza il delitto, e costituisce la
conseguenza di un'azione od omissione capace di alterare in modo negativo lo stato
di integrità fisica o psichica dell'individuo leso.
Vale la pena ricordare che l'art. 583 c.p. prevede alcune circostanze aggravanti del
delitto in questione, che meritano particolare attenzione perché hanno carattere
sanitario, distinguendosi così, sotto questo profilo, dalle aggravanti comuni.
La lesione personale è grave:
a) Se dal fatto deriva una malattia che mette in pericolo la vita della persona
offesa, ovvero una malattia o un'incapacità di attendere alle ordinarie
occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
b) Se il fatto produce indebolimento permanente di un senso o di un organo.
La lesione personale è gravissima se dal fatto deriva:
a) Una malattia certamente o probabilmente insanabile;
b) La perdita di un senso;
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c) la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l'arto inservibile, ovvero la
perdita dell'uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una
permanente e grave difficoltà della favella;
d) La deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso.
Nell'ambito di questo reato è opportuno ricordare anche la disposizione dell'art. 17
della legge sulla tutela della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza
(i. n. 194178), poiché dall'intervento "sbagliato" di un soccorritore può derivare un
evento tanto spiacevole; per cui si ricorda che "chiunque cagiona ad una donna, per
colpa, l'interruzione della gravidanza è punito con reclusione da tre mesi a due anni",
alla metà della pena soggiace chi, invece, causa, per colpa, un parto prematuro.
D) OMICIDIO COLPOSO
L'art. 539 c.p. recita: "Chiunque cagiona, per colpa, la morte di un uomo è punito con
la reclusione da sei mesi a cinque anni".
Il delitto in questione si realizza quando l'evento, pur non voluto, anche se
prevedibile, si verifica per colpa dell'agente, che pone in essere un comportamento
antigiuridico senza la volontà di ledere, ovvero uccidere qualcuno.
Nell'omicidio colposo la condotta di colui che agisce consiste in un'azione
certamente lecita, ma rischiosa, alla quale, per la violazione di una ben precisa
regola di comportamento imposta proprio dal carattere rischioso dell'attività,
consegue, come evento non voluto, la morte di una persona. In via generale deve
trattarsi della violazione, con azioni ma anche omissioni, di specifici obblighi connessi
ad attività che possono essere fonte di pericolo per la vita altrui. In concreto, per
esempio,
sussiste il
rapporto di causalità che lega la morte di una persona, che sarebbe deceduta
comunque, e l'opera del sanitario che l'ha accelerata; e altresì quando l'azione del
sanitario, tempestivamente e correttamente intervenuto, avrebbe avuto serie
possibilità di salvare la vita del paziente.
E) ABUSIVO ESERCIZIO DI UNA PROFESSIONE
Il soccorritore deve essere attento a non compiere mai manovre o interventi che
esulino da quelle che sono le mansioni a lui richieste, per le quali ha ricevuto
un'adeguata preparazione e gli è stato rilasciato il relativo diploma, che attesta la sua
idoneità a compierle.
Astenersi, dunque, dal fare quello che compete agli esercenti la professione
sanitaria, come, ad esempio, la somministrazione di farmaci. Eseguire atti o manovre
di pertinenza medica o infermieristica configurerebbe un altro reato, il delitto di
"Abusivo esercizio di una professione" che l'art. 348 c.p. punisce con la reclusione
fino a sei mesi oppure con una multa compresa tra duecentomila lire ed un milione.
Per poter parlare di "esercizio della professione" non è necessaria una continuità
nell'azione, ma è sufficiente anche un solo atto compiuto da chi non è abilitato
all'esercizio della stessa. Devono considerarsi esercizio della professione sanitaria
tutte le iniziative, azioni e applicazioni che caratterizzano il rapporto che
ordinariamente si istituisce tra il medico ed il paziente.
A questo punto ritengo opportuno segnalare qualche pronuncia della magistratura,
per offrire un chiarimento, anche se gli esempi non possono essere sufficienti per
esaurire tutte le ipotesi verificabili.
"Qualsiasi medicazione e qualsiasi applicazione di mezzi curativi, comunque
eseguite, integrano il delitto di esercizio abusivo della professione medica, perché
non possono essere consentite a persone sprovviste delle necessarie cognizioni
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tecnico-scientifiche, specie quando si tratti di mezzi che incautamente o
maldestramente adoperati possono arrecare danni all'organismo umano" [Cass. 26
Marzo 1968, CP, 1969, 1198]. "è stato escluso che integri il delitto in questione la
semplice misurazione della pressione arteriosa, se non è seguita da un giudizio
diagnostico, da una prognosi o dalla indicazione di adeguata terapia" [Cass. 27
Novembre 1968, CP, 1969, 1465]. In buona sostanza ciò che si vuole evidenziare è
come "non assume rilievo, quale causa di esclusione della responsabilità, l'ignoranza
delle previsioni legislative che disciplinano l'esercizio della professione sanitaria, in
ordine ad un determinato comportamento come attività riservata alla professione
medica" [Pret. Torino, 19 Ottobre 1985].
F)
VIOLENZA PRIVATA
Ricorre il delitto di violenza privata (art. 610 c.p.) qualora il soggetto agente ponga in
essere un comportamento costrittivo dell'altrui libertà di determinazione; l'elemento
oggettivo del reato in analisi è quindi costituito da una violenza o da una minaccia
che abbiano l'effetto di costringere taluno a fare, omettere, ma nel nostro caso
soprattutto tollerare, una determinata cosa.
Per integrare tale reato non è sufficiente una condotta che abbia determinato una
situazione di "costrizione", essendo necessario che questa condotta sia stata
realizzata con violenza o minaccia; a tal proposito, è giusto precisare che la violenza
si può identificare in qualsiasi mezzo ido-neo a privare coattivamente l'offeso della
libertà di determinazione e di azione, ben potendo trattarsi di violenza fisica, che si
esplica direttamente nei confronti della vittima o di violenza che si attua attraverso
l'uso dei mezzi anomali diretti ad esercitare pressioni sulla volontà altrui.
Tale reato è punibile con la reclusione fino a quattro anni.
G) MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA O VERSO FANCIULLI
Il titolo di questo reato non deve trarre in inganno il lettore, poiché tale delitto ha
subito dalle pronunce giurisprudenziali susseguitesi nel tempo un'interpretazione
alquanto estensiva, a tal punto che si possa ritenere applicabile anche alle
circostanze prese in esame in questa sede.
L'art. 572 c.p. prevede che: "Chiunque maltratta una persona sottoposta alla sua
autorità, o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, Vigilanza o
custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione
da uno a cinque anni".
Come accennato la lettura data a questo articolo dall'organo giudicante lo ha reso
applicabile anche a quelle situazioni in cui il soggetto agente, e dunque imputabile,
sia colui il quale sia visto come obbligato a garantire "cura" alla vittima. L'elemento
materiale del delitto de quo sono quei comportamento di aggressione fisica o di
lesione dei patrimoni morali, o di sopraffazione sistematica.
è opinione di che scrive che questo reato sia da considerarsi potenzialmente
realizzabile da quei volontari che si dedicano ai cosiddetti servizi sociali, piuttosto
che riferibile alle situazioni di emergenza sanitaria; infatti, quel che la legge richiede,
al fine di individuare il delitto di cui trattasi, è che vi sia nell'agente la coscienza e la
volontà di commettere una serie di fatti lesivi della integrità fisica e della libertà o del
decoro della persona offesa in maniera abituale.
Ciò, a mio avviso, non è possibile solo quando il volontario instaura un rapporto una
tantum con il destinatario dell'intervento di soccorso.
La struttura abituale del reato in esame impone che vi sia una certa continuità nel
comportamento censurabile del reo, attestata da una condotta che solo
progressivamente è in grado di realizzare il risultato, che altro non è se non l'intento
di infliggere sofferenze fisiche e morali al soggetto passivo.
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Le pene previste per tale delitto oscillano a seconda che le conseguenze riportate
dalla vittima comportino lesioni gravi, gravissime o addirittura la morte in danno della
stessa.
RIASSUMENDO
Due sono i principi fondamentali che dobbiamo tenere sempre bene a mente
nell'esercizio di questa funzione così delicata:
1. Ciascuno è penalmente responsabile delle proprie azioni, così come
sancito dall'articolo 27, comma primo, della Costituzione; pertanto,
risponde personalmente dei comportamenti che violano la legge penale.
2. Ogni volontario soccorritore deve necessariamente attenersi ai propri
compiti, ovvero deve eseguire solamente quelle manovre ed operazioni
per le quali ha ricevuto una specifica formazione e per le quali è stata
riconosciuta e certificata la sua idoneità.
Bibliografia:
Arinci L. A. (2002) La responsabilità penale e civile dei volontari soccorritori, Firenze,
Anpas Toscana.
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
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Capitolo
La sicurezza nel soccorso
extraospedaliero
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"
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15. La sicurezza nel soccorso extraospedaliero
La Sicurezza non è un concetto assoluto, c’è sempre un rischio intrinseco in ogni
attività. Pertanto la Sicurezza è il metodo con cui si gestisce il rischio.
Obiettivi:
L Riconoscere le situazioni di pericolo per équipe, astanti e paziente;
L Garantire o far garantire la sicurezza ambientale;
L Allertare correttamente le strutture di soccorso non sanitario;
L Avvicinare il ferito solo al momento opportuno.
VALUTAZIONE AMBIENTALE
AD AMPIO RAGGIO!!!
Arrivati sulla scena, non concentrare tutta l’attenzione sul ferito trascurando quello
che gli sta attorno!
La garanzia della sicurezza personale...
INIZIA dalla conoscenza dei fattori di rischio;
PROSEGUE con l'utilizzo dei presidi di autoprotezione;
SI CONCLUDE operando con metodo sulla scena.
...fattori di rischio:
CULTURALI:
Preparazione,
esperienza,
addestramento,...
OPERATIVI:
Materiali organici,
taglienti,
caustici,
alte temperature
L’autoprotezione inizia durante la fase
di spostamento dell’équipe verso il target...
OSSERVA!
(fumo o vapore,
autocisterna, odori
particolari,
codice di Kemmler,
fuoriuscita di sostanze)
AMBIENTALI
Montagna, scarpate,
fossati, strade,
viabilità,...
RILEVA!
(pali della luce abbattuti,
cavi elettrici al suolo)
SITUAZIONALI
Posizione ve
colo,
cantieri,
traffico,
crolli,...
ATTENTO!
(curiosi, feriti sulla
strada, sbandati vittime
di un incidente)
… presidi di autoprotezione
• Guanti in lattice (infezioni)
• Guanti in cuoio (traumi)
• Elmetto protettivo (traumi)
• Calzature anti-infortunistiche (traumi)
• Occhiali protettivi (infezioni e traumi)
• Autorespiratore (intossicazioni)
• Giaccone (calore radiante,taglio, intemperie)
• Bande riflettenti sulla divisa (visualizzazione)
(legge 626; Alleg.B: indumenti di classe 3).
Una volta messa in sicurezza la scena
e raggiunto quindi l’infortunato,
l’attenzione per la sicurezza personale
NON DEVE DIMINUIRE,
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La sicurezza nel soccorso extraospedaliero
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ma deve aumentare quella per il ferito!
Fattori che influenzano negativamente la sicurezza
• Coinvolgimento emotivo del soccorritore
• Condizioni meteorologiche sfavorevoli
• Numero dei feriti coinvolti
• Complessità apparente o effettiva
dell’intervento
• Assenza o carenza di abitudine
all’autoprotezione
• Complessità di scenario
• Distanza della scena dal punto di sbarco
…. Operare con metodo sulla scena
• Attribuzione precisa di ruoli e compiti;
• Identificazione di un team-leader;
• Verifica attenta fattori di rischio sulla scena;
• Atteggiamento improntato a competenza e calma;
L’equipe di soccorso è
• Conoscenza di materiali e tecniche di soccorso;
un’orchestra
• Familiarità con metodiche e attrezzature dei VVF;
il team leader ne è il direttore
• Coscienza propri limiti (personali e professionali);
Il te a m l e a d e r . . .
conosce il territorio
sa organizzare
è rassicurante
è affidabile
è prudente
è calmo
è versatile
è autorevole
è competente
è professionale
è emotivamente stabile
L Il team leader è autorevole ma non è autoritario.
L Il team leader è capace di prendere rapidamente le giuste decisioni.
Requisiti minimi per... mettere in sicurezza la scena
• controllare il traffico
• utilizzare estintori adeguati
• identificare i pericoli correlati all’evento
• predisporre area di sicurezza
• disattivare quadro elettrico del veicolo
• arieggiare un ambiente chiuso
15 m
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15 m
In caso di PERICOLO:
30 m
Requisiti minimi per... accedere al ferito
• stabilizzare la posizione di un veicolo
• proteggere il ferito
• forzare portiere e bagagliaio
• rompere finestrini o parabrezza
• entrare nel mezzo incidentato
Pericolo!
500 m
A
IC
IM
CH
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La sicurezza nel soccorso extraospedaliero
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