BOLLETTINO SALESIANO
RIVISTA
DELLA
FAMIGLIA SALESIANA
ANNO 100 - N . 17 - 1" SETTEMBRE 1976
Spediz . in abb . post . - Gruppo 2° (70] - l quindicina
. Alfabetoèrivuzn
Un uomo su tre è analfabeta, tre africani su quattro non
sanno scrivere . L'ignoranza porta nel mondo miseria, sfruttamento, odio, guerre : è «l'ultimo flagello
dell'umanità» . Al contrario « alfabetización es revolución», dice lo slogan sudamericano : ecco finalmente
una rivoluzione tutta pacifica, giusta, costruttiva . Per i
cristiani l'amore del prossimo oggi passa attraverso
quella realtà elementare ma basilare che è l'alfabeto .
Belo Horizonte, nel Brasile . Il
« corso di alfabetizzazione » organizzato dai Figli di Don Bosco è
terminato, i monitori (i giovani
studenti che hanno fatto scuola
agli adulti analfabeti) si sono riuniti per fare il punto sul lavoro
svolto . Raccontano .
« Avevo 25 allievi, lavoratori del
cantiere stradale, che lungo il
giorno manovrano le pesanti perforatrici . Non riuscivano a chiudere la mano attorno alla matita. Ma dopo cinque giorni di sforzo ci sono riusciti tutti»
. « I miei alun i erano così poveri da non
potersi comperare il quaderno .
Presero carta comune di bottega,
e passammo la prima ora di scuola a ritagliarla per fare i quaderni»
. « La mia famiglia vive nella favela (quartiere di baracche) .
Ogni sera toglievamo il tramezzo
di legno tra la cucina e la stanza
da letto, e la mia casupola si trasformava in aula . Nei primi giorni, con i miei 20 allievi abbiamo
costruito le sedie e i tavolini su
Bollettino
SALESIANO
ORGANO
SALESIANI
ANNO 100 - DEI
NUMEROCOOPERATORI
1 - TORINO,
1 o SETTEMBRE
1976
cui poggiare i quaderni . Uno dei
miei allievi era mio padre » .
Una monitrice di 17 anni : « All'inizio avevo poca fiducia nel
metodo di alfabetizzazione che
avrei dovuto utilizzare . Una sera,
arrivata a casa, volli fare una prova. Mia mamma ha 55 anni ed
era analfabeta . In un quarto
d'ora le insegnai le prime due sillabe . Poi venne l'ora di cena e
di andare a dormire . Ma la mamma, che per la prima volta in
vita sua aveva avuto la possibilità di scrivere una parola e di
leggerla, dopo un poco mi svegliò . "Non riesco a dormire - mi
disse . Puoi insegnarmi di piú?"
Prima di mezzanotte aveva imparato otto sillabe, quasi sufficienti
per mettere insieme una frase .
Ora sa leggere e scrivere », racconta la monitrice di 17 anni, e
mentre racconta piange .
Intanto il numero cresce . Sono
pochi esempi, di poce persone
sfuggite all'analfabetismo . Ma
quanti altri adulti nel mondo ne
sono ancora prigionieri . Nel 1948
le Nazioni Unite proclamavano
nella famosa Dichiarazione Universale che « ogni uomo ha diritto all'educazione » . Da quella data sono trascorsi 28 anni, e questo diritto continua a essere lettera morta per più di ottocento
milioni di adulti che vivono nelle
foreste, nelle campagne, e nelle
città del 1976.
E' un problema non ancora
compreso nella sua drammatica
realtà. Ogni anno, l'8 settembre,
i giornali di buona volontà gli
dedicano un articolo, da quando
(nel 1965) l'Unesco ha deciso di
celebrare in tutto il mondo, ogni
8 settembre, la giornata dell'alfabetizzazione . Poi tutto tace, se ne
riparlerà un altr'anno ... E intanto
il numero degli analfabeti nel
mondo continua a crescere .
L'ultimo flagello . C'è - spiegano gli studiosi - un analfabetismo totale, di chi non sa legegere
né scrivere . C'è il semi-analfabetismo. E c'è l'analfabetismo di
ritorno, di chi ha dimenticato
tutto e si ritrova al punto di
prima.
La mappa dell'analfabetismo
non si trova su nessun atlante
geografico, ma sarebbe altamente
istruttiva. Le statistiche dell'Unesco, riguardanti gli adulti di oltre
15 anni, parlano di 810 milioni
di analfabeti totali, 200 milioni di
analfabeti di ritorno e 300 milioni di semi-analfabeti : una persona su tre (il 34% della popolazione mondiale) è colpita da questo che è stato a ragione chiamato « l'ultimo flagello del genere umano» .
Costruiamolo l'atlante dell'analfabetismo, sempre con i dati dell'Unesco (e sarebbe molto istruttivo, come esercitazione didattica, per i ragazzi che hanno il privilegio della scuola) . Sono analfabeti negli Stati Uniti l'1,5% degli abitanti ; in Europa il 4% ; in
America Latina il 23,6% ; in Asia
il 47% ; in Africa il 75% . Dice
niente che tre africani su quattro non sappiano leggere né scrivere?
E occhio anche alla vicenda dell'analfabetismo sgranata nel tempo. La tabella che segue si riferisce sempre agli analfabeti adulti (in milioni), e contiene le previsioni per il 1980 .
Su questo bilancio negativo
pesa senz'altro l'attuale incontenibile sviluppo demografico, che
vanifica o quasi gli sforzi delle
campagne di alfabetizzazione . Ma
se le cose non cambiano, se non
si intensificano gli sforzi, nell'anno 2000 l'umanità avrà un fardello di un miliardo e cento milioni di analfabeti . E in proporzione aumenteranno gli analfabeti
di ritorno e i semi-analfabeti .
Questo è « l'ultimo flagello »
che si sta abbattendo sull'umanità, è il problema urgente umano e squisitamente cristiano - a cui si dà ancora troppo
poca importanza .
Il campanello suonava . Don
Bosco invece l'importanza gliela
dava già nella prima metà del secolo scorso . Per giovani in ritardo nella scuola, o adulti al di là
dell'età scolare, aveva organizzato corsi serali e domenicali fin
dall'inizio della sua opera .
« A una certa ora - racconta
il suo biografo - cominciava la
scuola serale . Il campanello aveva già fatto il giro dei prati suonando a raccolta . Con una breve
preghiera si dava principio . Don
Bosco viligava sulle varie classi,
e nel tempo stesso faceva scuola .
Talora, non avendo potuto cenare prima, assisteva e insegnava
mangiando . L'avresti veduto col
boccone tra i denti correggere
questi che leggeva male, addestrare a far conti quell'altro che
ignorava la tavola pitagorica,
Anno
Adulti
Alfabeti
Analfabeti
Analfabeti
in
1950
1960
1970
1980
1 .579
1 .869
2.287
2.823
879
1 .134
1 .504
1 .999
700
735
783
824
44,3
39,3
34,2
29,1
Un dato è sconcertante . Gli
analfabeti in percentuale vanno
diminuendo (in media di un
5,1% ogni decade), e ciò grazie
agli sforzi che si compiono in
tutto il mondo per offrire ai ragazzi un po' di scuola . Ma nello
stesso tempo il numero in assoluto degli analfabeti continua a
salire . Il decennio che stiamo vivendo, con tutti gli sforzi che si
compiono per scolarizzare, si chiuderà con 41 milioni di analfabeti
in più .
accomodare la penna tra le dita
a chi cominciava esercizi di scrittura...
« Presto le scuole serali giunsero a contenere più di 300 allievi, quasi un centinaio erano adulti illetterati, la maggior parte con
i baffi e la barba » . Don Bosco
volle per se quella scuola, « ed
essi lo ascoltavano docili come
bambini . Benché non avvezzi ai
lavori di mente, imparavano a meraviglia . Come li ebbe sufficientemente dirozzati, cedette la sua
3
cattedra a Bellia Giacomo, che
non contava più di 16 anni .. .
« I suoi alunni adulti, che andarono crescendo in numero negli
anni seguenti, lo contentavano
anche in tutto ciò che gli stava
più a cuore, cioè nell'aiutarlo a
salvare le loro anime . .. e Don Bosco procacciava intanto un padrone a quelli che mancavano di
lavoro. .. » .
Nel 1849 il docente universitario Casimiro Danna scriveva sul
« Giornale della Società d'istruzione e d'educazione » - con lo
stile bizzarro dell'epoca - l'elogio di Don Bosco (« sacerdote
che non posso nominare senza
sentirmi compreso dalla più profonda venerazione ») . Egli - diceva - è un « generoso » che « insegna il catechismo e i principi
dell'aritmetica ; ed esercita nel sistema metrico decimale e anche
nel leggere e scrivere » i « figlioli
di quelle classi che sono talmente
misere che non possono - o talmente dall'ignoranza abbrutite
che trascurano - di dar ogni barlume d'istruzione alla loro prole » .
Una prole « che si trascina nel
fango, ultimo anel della social
catena ».
Continue umiliazioni . A parte
la retorica barocca del professor
Danna, il dramma dell'analfabetismo risultava acuto già allora,
e gettava nell'inquietudine gli
uomini di buona volontà .
E a ragione . Questo « flagello »,
come lo chiama la retorica moderna, comporta per chi ne è colpito una drammatica riduzione di
umanità . L'analfabeta è sempre
in stato di inferiorità, il suo destino è intriso di continue umiliazioni e di condizioni di vita infraumane .
Lo studioso Giuseppe Bellocci
recentemente ha tracciato questo
confronto. « Essere alfabeta significa conoscere questo mondo,
assimilarlo, dirigerne in modo cosciente lo sviluppo senza diventarne schiavo, farne uno strumento di progresso spirituale prima
ancora che materiale . Al contrario, l'analfabeta rimane succubo
di una tradizione sorpassata, tagliato fuori da un'evoluzione che
gli sembrerà sempre più strana,
e che accetterà fatalisticamente
rassegnato (quando non la rigetterà chiudendosi in un orizzonte
sempre più angusto)» .
Al Convegno indetto dall'Unesco nel 1975, l'analfabetismo era
accusato in concreto di essere-I
4
« una delle maggiori cause della
fame, dell'ingiustizia, dello sfruttamento, delle rivoluzioni e guerre che patisce buona parte della
popolazione della terra» .
Es un esclavo . L'analisi degli
studiosi, nel dettaglio, si fa spietata . Essi sostengono che esiste
un rapporto di reciproca causalità fra analfabetismo e miseria.
Chi sa può guadagnare, chi guadagna può studiare ; chi non studia non può guadagnare, e chi non
guadagna non può studiare . Di
qui l'amara costatazione che la
mappa dell'analfabetismo coincide praticamente con la mappa
della miseria e della fame .
L'analfabetismo si annida nei
tuguri delle periferie, nelle capanne dei villaggi africani, nelle
bidonville, nei quartieri sordidi
della malavita . L'analfabeta è più
facilmente malato, perché non
si nutre adeguatamente, e perché non ha medici (nei paesi
del benessere c'è un medico ogni
500 persone, e a tiro di telefono ;
nelle zone dell'analfabetismo c'è
un medico ogni 50 .000 abitanti,
e non ci sono i soldi per pagargli
l'onorario) .
L'analfabeta ignora le nozioni
più elementari dell'igiene, non è
capace di un lavoro qualificato,
è esposto alle più varie forme di
ingiustizia e di sfruttamento .
Per far valere i suoi diritti dovrebbe conoscerli . Invece deve
affidarsi all'aiuto di altre persone, e così la sua libertà dipende
da terzi . Non ha forza contrattuale, non capisce l'importanza di
organizzarsi in cooperative o sindacati, si accontenta di quanto
trova nella busta paga (e non sa
neppur dire se gli hanno dato
tutto ciò che gli spetta) .
Anche sul piano politico è discriminato . Alcune legislazioni gli
negano il diritto di voto, ma anche dove gli è concesso non sa
usarlo . Per sapersi esprimere politicamente, dovrebbe saper leggere i giornali, partecipare a dibattiti, avere idee sue, una sufficiente visione della società e del
mondo .. .
Quando Paolo VI si recò a
Bogotà per il Congresso Eucaristico internazionale, poté leggere
in centinaia di scritte tracciate
sui muri o issate sui cartelli la
frase « El analfabeta es un esclavo » . Era vero, ma i più interessati non erano in grado di capire quelle scritte : non sapevano
leggere .
Revolución . Oggi la parola d'ordine per sconfiggere « l'idra a due
teste dell'ignoranza e della miseria », è alfabetizzazione . Essa è
ritenuta dagli studiosi « il punto
esatto in cui va spezzato il circolo
vizioso della fame, dell'incapacità
di lavoro, del mancato sviluppo » .
Concorda su ciò anche Paolo VI :
« La lettura e la scrittura sono le
tappe e le condizioni primordiali
dello sviluppo culturale, sociale,
economico e spirituale degli uomini » .
L'ANALFABETISMO IN ITALIA
Gli analfabeti adulti in Italia sono il 5,2% della popolazione (1971) .
E migliaia di ragazzi sfuggono ancora all'obbligo scolastico . Si hanno
percentuali alte tra i baraccati, nei ghetti e nelle isolate borgate di campagna e di montagna . Ne sono responsabili i genitori (che ritengono i
bambini ai campi), i datori di lavoro (che sfruttano il lavoro minorile), e
tutti coloro che, pur al corrente della penosa situazione, non fanno nulla
per rimediarvi .
Che cosa fare in pratica?
1 . Fare un'indagine, nel quartiere (o in una borgata di periferia o di
campagna) sulle assenze dalla scuola d'obbligo ; studiarne i motivi (lontananza? lavoro? povertà? malattia? o altro?) .
2 . Seguire a domicilio i bambini di una famiglia numerosa con ripetizioni, giochi, ecc . ; aiutare la madre di famiglia nel disbrigo delle faccende
domestiche, ecc .
3 . Doposcuola per bambini di una borgata .
4 . Corso serale per adulti analfabeti .
5 . Recupero di analfabeti di ritorno : avviarli anche a prendere coscienza dei loro diritti sul lavoro, sulle assicurazioni sociali, sulla pensione ;
aiutarli a rivendicare questi diritti .
6 . Insegnare - se se ne abbia competenza - ad artigiani o contadini
l'uso delle nuove tecniche del proprio lavoro .
(Da Gentes, giugno 1973, pag . 163)
E come no? L'analfabeta che diventa capace di scrivere può imparare un mestiere più redditizio o ricavare di più da campi
che lavora, può migliorare la sua
casa, l'istruzione dei suoi figli,
arricchirsi di interessi, diventare
più consapevole del suo ruolo nella società . Insieme con il singolo
è la comunità intera che migliora,
il popolo che diventa capace di
progresso e di allinearsi al livello
degli altri popoli, di tenere il proprio posto nel concesso delle nazioni .
« Alfabetización es revolución »,
dice un altro slogan coniato nell'America Latina . E finalmente è
una rivoluzione accettabile sotto
tutti i punti di vista . Pacifica, giusta, costruttiva . La vera strada da
percorrere .
Tocca ai governi. « Spetta alle
nazioni interessate determinare e
promuovere l'alfabetizzazione con
una congrua politica », ha asserito l'anno scorso Paolo VI . Questa rivoluzione pacifica è certo un
compito dei governi, e alcuni di
essi la prendono sul serio .
A Cuba il 1961 è stato anno decisivo: si sono chiuse temporaneamente le scuole, e gli studenti
hanno insegnato a leggere e a
scrivere agli adulti analfabeti . Il
tasso di analfabetismo è sceso
così - almeno ufficialmente dal 23 al 4 % .
Sotto lo stimolo dell'Unesco,
diversi stati in Asia, Africa e America Latina si impegnano ogni
anno in campagne di alfabetizzazione più o meno fortunate . Tutto
serve a questo scopo : in Brasile
si sono messe in circolazione sca
tole di sigarette disegnate a lettole
tera dell'alfabeto ; in Venezuela e
altrove si ricorre a magliette con
l'alfabeto a vivaci colori (dal Venezuela giunge la copertina di questo fascicolo) . Ma il più rimane
da fare .
I costi di queste campagne risultano non molto elevati ; un
qualsiasi locale, anche uno spazio
all'aperto, può fare da aula ; basta poi una lavagnetta, un opuscolo, un quaderno, una matita ;
gli insegnanti sovente sono dei
volontari .
Ma i governi disposti a spendere sono pochi . La Tanzania, che
ha al potere un intellettuale del
peso di Nyerere, destina il 10%
del suo bilancio all'istruzione, ma
altri paesi riservano briciole : il
3%, l'l% . In compenso investono
assai più nell'acquisto di armi .
Nel Pakistan l'istruzione assorbe
l'1,5%, mentre le armi si mangiano esattamente il doppio . Nell'illusione forse che la libertà si possa difendere più con i missili e i
carri armati, che con la cultura
e l'istruzione .
L'impegno della Chiesa. Da
quando l'Unesco ha proposto la
prima « giornata dell'alfabetizzazione », puntualmente il Papa
ogni anno aggiunge la sua voce
per appoggiare l'iniziativa .
Del resto in tutte le epoche della sua storia la Chiesa ha sostenuto e ispirato la cultura fra i popoli . Lo attesta il numero incalcolabile di opere d'arte, biblioteche e scuole che ha disseminato
in tutto il mondo . Oggi essa conta
91 .000 scuole primarie frequentate da 21 milioni di scolaretti,
28.600 scuole medie con 8 milioni
di alunni, e università per 760 mila sutdenti . Gran parte di questo
suo sforzo si svolge nel Terzo
Mondo, nei paesi più bisognosi .
Il suo apparato didattico è qualcosa di unico al mondo, quanto
a dimensioni e capillarità .
Una nota caratterizza l'attività
della Chiesa . Mentre molte iniziative di alfabetizzazione mirano soprattutto a obiettivi economici
(preparare a un mestiere, a volte
con quasi esclusivo vantaggio
delle imprese datrici di lavoro),
la Chiesa mira invece alla formazione integrale della persona, alla
sua promozione non solo economica ma sociale e spirituale .
Paolo VI nel messaggio dell'anno scorso sull'alfabetizzazione,
asserita la responsabilità dei governi, ha aggiunto : « Tuttavia il
problema è vasto, ed esige la collaborazione di tutti, al di là delle
frontiere culturali e territoriali » .
Di fatto in questo senso sorgono
nella Chiesa sempre nuove iniziative e organizzazioni . Come la
Caritas, Mani Tese, la recente
Opam, che sensibilizzano al problema, aprono scuole, finanziano
piani di alfabetizzazione .
E' molto quello che si fa, e è
ancora poco ; certo non è sufficiente . Non si può dire « basta »
finché ci sono uomini discriminati dall'ignoranza e incapaci di
una vita da Figli di Dio .
I salesiani . Sull'esempio di Don
Bosco i suoi figli sono impegnati
a fondo in questa pacifica rivoluzione . Molti missionari hanno
scelto di lavorare tra gli analfabeti più sprofondati nelle tenebre : i popoli primitivi . Gli indi
Mixe del Messico, i Kekchì del
Guatemala, gli Yanomami dell'Alto Orinoco, i Bororo Xavante
Tucani del Brasile, gli Shuar dell'Ecuador, i Moro del Paraguay ;
in Asia le tribù d'origine mongola nell'Assam, i Santali del Bengala...
E poi lavorano intensamente
nelle periferie di tante metropoli
(le periferie, da quando Don Bosco scelse i prati di Valdocco come suo quartier generale, sono
area geografica tipicamente salesiana) .
Ogni genere di scuola viene avviato, compresa quella radiofonica, frequentata per esempio in
Ecuador da migliaia e migliaia di
ragazzi Shuar . Mentre l'organizzazione « Terra Nuova » in Italia
(ma altre similari stanno sorgendo altrove) preparara giovani vo-
lontari per il lavoro tra i diseredati delle missioni .
Un discorso a parte meriterebbe il « Metodo SDB » inventato da
padre Tiago De Almeida di Belo
Horizonte, e largamente applicato
per l'alfabetizzazione in Brasile .
Un metodo che è stato fatto proprio anzitutto dai figli di Don
Bosco in quell'immenso paese, e
fa spiritualmente del bene - oltre a chi impara l'abbiccì - anche a chi l'insegna (come lasciano capire le testimonianze ripotall'inizio di questo articolo) .
Nelle nostre mani . Il problema
dell'analfabetismo, questo flagello di cui non si conosce ancora a
fondo tutta la drammaticità, è in
pratica nelle nostre mani . La vera uguaglianza fra gli uomini è da
realizzare . Il « diritto all'educazione » non può rimanere lettera
morta per un uomo ogni tre abitanti del pianeta ; occorre spezzare il cerchio dell'egoismo . La
promozione umana , è stato ricordato di recente dai Vescovi, è
« parte integrante dell'evangelizzazione » : non si dà amore di Dio
senza amore del prossimo, e
l'amore del prossimo passa oggi
attraverso questa realtà elementare ma basilare che è l'alfabeto .
Si potrebbe continuare a distribuire ai poveri un po' di cibo e
di vestiti, ma sarebbe un sedativo
che calma senza guarire il male .
E' l'alfabetizzazione, non l'elemosina, che renderà il povero capace
di guadagnarsi il pane . Impartire
quattro nozioni di agricoltura ai
campesinos sulle Ande può portare al raddoppio del raccolto .
Aprire una scuoletta in un villaggio sperduto dell'Africa significa per quella gente accorciare
i decenni verso la promozione
umana.
I poveri sono poveri soprattutto perché non hanno la parola . Al
termine di un corso di padre
Tiago, un ex analfabeta nel ricevere il diploma volle pronunciare
il discorso d'occasione . Lo aveva
scritto di suo pugno, e lo lesse
dalla predella . Ma giunto alla fine
si accorse di avere ancora tante
cose da dire, e continuò a parlare
improvvisando . Le idee si susseguivano l'una all'altra, in una specie di inarrestabile discorso-fiume . Finché la Figlia di Maria Ausiliatrice lì accanto lo tirò per la
manica e gli disse « basta » . E lui :
« E' la prima volta in vita mia
che parlo in pubblico : mi lasci
dire tutta la mia gioia » .
ENZO BIANCO
ANCHEDOBSFAVLERI
Per molti anni, fino al 1864, Don Bosco ogni autunno
si metteva in testa ai ragazzi del suo oratorio e li guidava in lunghe passeggiate per i colli del Monferrato .
Quelle vacanze, rimaste memorabili, duravano anche
tre o quattro settimane, e costituiscono uno degli esperimenti pedagogici più riusciti e fortunati di Don Bosco .
(Il presente testo è un libero adattamento dal volume « Le passeggiate autunnali di Don Bosco per i colli monferrini », di Luigi
Deambrogio, exallievo salesiano) .
I ragazzi delle passeggiate . Delle molte centinaia di alunni che
Don Bosco aveva, una parte erano esterni, altri interni . Degli interni, solo alcuni avevano famiglia o parenti, molti no. Alle gite
autunnali potevano partecipare
sia gli uni che gli altri, ma Don
Bosco da buon padre pensava anzitutto alle vacanze di chi non
aveva nessuno .
E poi, la gita bisognava meritarsela. Da sapiente educatore,
Don Bosco faceva sospirare le gite autunnali come premio dello
studio e della condotta : « Non bisognava avere qualche cosa di
scritto sul libro nero », si legge
nelle cronache .
Perché andare alle passeggiate .
Nato in campagna, Don Bosco sapeva quanto l'aria sana e l'allegria fossero preziosi coefficienti
di buona salute . Ma si preoccupava ancor più della salute dell'anima .
Trepidava quando vedeva i suoi
figli partire per le vacanze . Le definiva « la vendemmia del diavolo », diceva che i ragazzi andavano in vacanza con ali di colomba
e tornavano con le corna del diavolo . Perciò faceva di tutto per
tenere con sé i suoi ragazzi . E le
gite autunnali erano l'occasione
d'oro per farli stare lontani dal
male a farli praticare il bene .
Come incominciarono le passeggiate . Dai primi tempi e fino al
1850, Don Bosco con i suoi ragazzi non si spingeva oltre la periferia di Torino, a Superga o ai
laghi di Avigliana . Ma da quell'anno cominciò a andare « in
campagna » .
Sì, in campagna, come facevano i signori, e per i suoi ragazzi
era il non plus ultra . Quella campagna poi, altro non era che la
collina dei Becchi . Volendo procurare ai suoi ragazzi qualcosa
di diverso e di nuovo, Don Bosco aveva pensato alla sua povera
casetta, quella di mamma Margherita, orientandosi quasi per
istinto al Colle del suo primo sogno (a nove anni, in sogno aveva
scorto « una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi » che avrebbe dovuto ammansire, e vi tornava ora con i suoi primi agnellini...) .
Quelle prime vacanze autunnali duravano tre giorni, sabato, domenica e lunedì . Era quanto certi padroni concedevano di ferie
ai ragazzi di Don Bosco messi a
bottega (e guai se si fossero assentati di più : « Si era sicuri che per
essi non si dava più lavoro! ») .
L'entusiasmo che le passeggiate autunnali suscitavano tra i giovani, e l'accresciuta esperienza logistica, indussero Don Bosco a
sviluppare i suoi piani di marcia .
Ben presto il soggiorno ai Becchi si prolungò, e i ragazzi con
Don Bosco in testa, irradiandosi
tutt'intorno, visitavano i paesi vicini ; ma tornavano ogni sera a
dormire alla casetta . Poi, a partire dal 1861 Don Bosco prese a
spostare il suo quartiere generale di località in località . E in quegli anni i cronisti delle « memorande imprese » si dettero da fare per tramandare notizie particolareggiate, appassionanti, entusiaste .
La preparazione . Don Bosco
predisponeva diligentemente ogni
cosa per tempo . Prevedeva gli itinerari, accordandosi con i parroci, i vescovi, e con chiunque
avesse potuto ospitarlo . Preparava perfino le notizie storiche sui
luoghi che avrebbe attraversato,
per comunicarle con sicurezza ai
ragazzi . E con lui, tutti gli altri
dovevano prepararsi a puntino .
Il maestro della banda sceglieva per i suoi piccoli suonatori
tutta una serie di marcette facili
da eseguire nell'attraversare i paesi . Altri dovevano pensare al tea -
tro e preparare una raccolta di
tro
drammi e farse, in modo da allestire almeno un paio di spettacoli in ogni località . Il maestro della cantoria - il futuro cardinal
Cagliero - preparava la messa
cantata e tante lodi . Non dappertutto ci sarebbe stato l'organo?
Poco male : l'avrebbe sostituito la
banda .
La partenza. E finalmente, dopo tanta attesa e tanti preparativi, veniva il gran giorno : « Senza esagerazione, ci pareva di andare in capo al mondo » . « Giù
per i viali che ora si dicono della
Regina Margherita, con la musica
in testa che suonava, ridenti, giocondi, festevoli, con le più care
speranze nell'anima .. . ».
Da Torino l'allegra brigata saliva al Pino per poi scendere a
Chieri, da dove per Buttigliera
d'Asti giungeva alla sospirata meta, la casetta dei Becchi .
La festa della Madonna del
Rosario . Ai Becchi arrivavano di
sabato, l'indomani sarebbe stata
la festa della Madonna del Rosario .
Nella casa del fratello Giuseppe, proprio davanti alla casetta di mamma Margherita, Don
Bosco aveva fatto allestire una
piccola cappella dedicata appunto
alla Madonna del Rosario . Una
stanza a pian terreno, di pochi
metri quadrati, e dal soffitto basso basso . Davanti, l'aia colonica
come quando Giovannino era fanciullo. Era ben poca cosa, ma Don
Bosco trasfigurava e dilatava
tutto .
Nel giorno della festa la gente
affluiva dalla campagna, dai casolari, dalle borgate . La festa cominciava con la messa, la frequenza alla comunione era plebiscitaria . I ragazzi cantavano, le voci
argentine vincevano il cuore di
tutti .
AI pomeriggio i vespri, la predica sull'aia . Parlava Don Bosco
o qualcuno dei suoi sacerdoti .
Ordinato sacerdote don Cagliero,
divenne suo diritto incontrastato
salire sul pulpito - un tino capovolto - per il panegirico d'occasione .
Scesa la sera, la gente tornava
alle sue case, ma restava fuori a
guardare con il naso in su . Perché
Don Bosco e i suoi ragazzi facevano partire i palloncini aerostatici, davano fuoco ai razzi, alle
ruote pirotecniche, e lo spettacolo era incantevole . La gente ri
spondeva a quelle esplosioni di
luci accendendo tutto intorno
i falò .
Il giorno dopo, la polenta. Il
parroco di Castelnuovo il giorno
dopo invitava Don Bosco e la sua
tribù a mangiare la polenta .
« Noi eravamo un centinaio, e
per appetito ci avvicinavamo a
trecento » . Per fare una polenta
così grande ci voleva « un formidabile ammasso di farina » . Il forno era allestito in un angolo del
cortile . « Si accendeva il grande
fuoco e appena il marmittone cominciava a borbottare si versava
giù a palate la farina gialla . Braccia robuste di abili mestatori
abbrancavano le lunghe mestole,
e forza ragazzi! Una nube fragrante saliva su a buffate, la fiamma sotto divampava avvolgendo
con le lunghee spire il paiol ne ... » .
Intanto per gli altri era tutto un
movimento, un intrecciarsi di attività per preparare tavole e posate, mentre dalla cucina si sprigionava il profumo dei salsicciotti.
Al momento giusto tutti i ragazzi accorrevano in cerchio, per
ricevere con i dovuti onori sua
maestà la polenta . Il marmittone
7
veniva rovesciato « sul greggio
tavolato, e appariva come un globo, una voluminosa luna fumante » . Allora la banda suonava, i ragazzi cantavano l'inno d'occasione :
« Polenta dura
fórmai d'Olanda :
l'è la vivanda
del marinar! » .
«Quell'enorme polenta - scrisse 40 anni più tardi don Franeesia, testimonio oculare - era per
noi allora una gioia, una festa, un
vero tripudio . E anche ora, dopo
tanti anni, ci ridesta le più soavi
memorie . .. » .
L'organizzazione. Non era facile organizzare la vita di cento e
più ragazzi che dovevano restare
fuori casa per due o tre settimane, spostandosi da una parte e
dall'altra . Ciascun ragazzo portava con sé gli indumenti per cambiarsi, ma « il bagaglio dava poco
fastidio : era quasi quello di Diogene o poco più, un fagottino .. . ».
« La nostra "valigia" era un involtino, che si portava sotto le
ascelle, e chi voleva camminare
più spedito lo inforcava con una
piccola verga portandolo sulle
spalle » .
I pasti a volte erano consumati
lungo il tragitto . « Ciascuno di noi
riceveva il suo viatico, cioè le sue
pagnottelle, un po' di cacio, due
o tre mele, e sbocconcellava per
via » . Ma Don Bosco cercava per
quanto possibile qualche amico
che gli procurasse un tavolo e minestra calda . Capitava a volte che
la grande carovana fosse ospite di
amici molto generosi, e allora era
una cuccagna (la marchesa Doando a Primeglio nel 1860, visti tanti ragazzi, fece uccidere un vitello) ; ma sovente si mangiava al
sacco .
Quanto a farli dormire, ecco le
parole dirette di Don Bosco (da
una lettera) : « Potrebbonsi alloggiare militarmente, cioè sopra di
un paglione » . E di fatto un soffice fienile dovette essere l'abituale dormitorio . Anche se ai Becchi e altrove veniva dato « a ciascuno un lenzuolo di tela di bucato », o « una coperta da gettarsi
addosso » .
I trasferimenti . I viaggi si compivano di regola a piedi (il primo da Valdocco ai Becchi era una
marcia di 30 km .) . Ma in più occasioni Don Bosco scomodò le ferrovie - qualcosa come gli aerei
oggi - prenotando un paio di vagoni . In qualche occasione fece
la sua comparsa, nelle retrovie
del gruppo, un allegro personag-
COM'ERANO LE « PASSEGGIATE AUTUNNALI »
Lo scopo .
Don Bosco si proponeva di cristianizzare le vacanze » (don
Giovanni Battista Francesia) .
Anni in cui furono compiute . Dapprima Don Bosco portava i ragazzi
in brevi passeggiate nella periferia di Torino . Dal 1850 o '51 cominciò a
portarli alla sua casetta dei Becchi, che diventava il campo base per brevi
vacanze . Nel 1861-64 i Becchi divennero solo la prima tappa di lunghi giri
turistici per il Monferrato .
Occasioni delle passeggiate . Ogni volta si celebrava in Castelnuovo la
festa della Madonna del Rosario . I ragazzi si esibivano nelle funzioni e
nelle feste, con canti e con la banda .
Durata delle passeggiate . Dapprima sui tre giorni . Ma poi si allungarono, fino a durare quasi un mese (nel 1861, dal 27 settembre al 22
ottobre) .
Giovani partecipanti . Anche un centinaio, interni ed esterni dell'Oratorio .
Mezzi di trasporto . A piedi . In qualche occasione Don Bosco usava il
cavallo . Un somarello servì a volte a portare i ragazzi più stanchi . Qualche
lungo tragitto fu fatto eccezionalmente in treno .
Pernottamento . Di solito nei fienili .
Un itinerario turistico . Nel 1864 : Torino, Becchi, Castelnuovo, Genova,
Mornese, Capriata, Ovada, Cremolino, Prasco, Acqui, Torino .
Fonti storiche . Uno dei ' turisti di Don Bosco ,, don Giovanni Battista
Francesia, ha pubblicato sull'argomento una lunga serie di articoli nel
Bollettino Salesiano a partire dal 1887 ; li ha poi ripresentati in due volumi pubblicati nel 1897 .
Don Giovanni Battista Lemoyne negli anni 1903-1909 tornò sull'argomento nelle Memorie Biografiche di Don Bosco (volumi dal III al VII) .
Nel 1975 don Luigi Deambrogio pubblicava irh nuovo studio veramente
completo : x Le passeggiate autunnali di Don Bosco per i colli monferrini a
(pagine 450, lire 6 .500) .
8
gio : un somarello, che trasportava a turno i ragazzi più stanchi .
Quanto a Don Bosco anche lui
faceva tutta la strada a piedi .
Quel camminare lo stancava, e il
suodore gli scendeva copioso . Tenendo il cappello in una mano,
con l'altra sovente « si asciugava
la fronte e il collo » . E intanto
animava il gruppo (i ragazzi si
contendevano i posti vicino a lui)
con la sua conversazione faceta e
istruttiva.
A volte qualche amico pietoso,
vedendolo trafelato, gli prestava
un cavallo . E sopra un cavallo
bianco fece il suo ingresso nel
1846 a Mornese, sotto gli occhi
attoniti di una ragazza del paese
di nome Maria Domenica Mazzarello . Ma in genere Don Bosco
pagava di persona per quei viaggi,
sacrificandosi fino all'ultima goccia di sudore, e sorridendo a tutti .
Mandava in visibilio . L'arrivo
in qualche località di Don Bosco
con i suoi ragazzi, o semplicemente il loro passaggio attraverso il paese, mandava la gente in
visibilio .
La banda era come il biglietto
da visita . Nei primi tempi era ben
poca cosa: « Un violino, un trombone abbastanza stonato, un tamburo ; ma poi, dal 1856, la banda
si presentò al gran completo » .
Ciascuno dei musici doveva portare con sé il suo strumento musicale, compresa la grancassa . E
questo per l'intero viaggio .
I primi a entusiasmarsi per le
esibizioni erano i suonatori (immaginarsi che cosa prova un ragazzo che sfila davanti a tutti suonando la tromba!) ; ma l'elettricità contagiava subito anche la
gente . Correvano fuori tutti :
uomini, donne, vecchi, bambini ;
si riversavano sulle strade .
Ecco la descrizione di un arrivo . « Alla distanza di mezzo miglio da Mornese - sempre nel
1864 - molti giovani vestiti a festa aspettavano Don Bosco, il quale arrivò in paese che era già notte. Egli scese da cavallo . Tutta
la popolazione gli veniva incontro, preceduta dal parroco . Le
campane suonavano a festa, sparavano i mortaretti, generale era
l'illuminazione . La gente usciva
di casa con lumi, candele, canapa
accesa . La banda faceva risuonare
l'aria delle sue armonie . .. » .
Il teatro . Come per ringraziare
i loro cortesi ospiti, i ragazzi di
Don Bosco facevano il teatro . Un
gruppo di loro, chiamato « pon-
« I giovani dei paesi si intruppavano intorno alla schiera dell'oratorio .. . Molti seguivano la comitiva per un intero giorno, e verso sera ritornavano alle loro case . Altri non sapevano staccarsi
dai loro nuovi amici, e alla fine
della giornata prendevano alloggio con loro . Più d'uno di tappa
in tappa e per più giorni non si
allontanava da quell'allegra tribù .
Taluni continuavano il cammino
con Don Bosco sino alla fine della passeggiata, e venuti a Torino,
non volevano più tornare a casa » .
1
Scambiato in piena oscurita per un
bandito armato, e perciò accolto a
colpi di pala : era invece un bandista
con corno . Disse : «Sono uno dei ragazzi di Don Bosco », e fu salvo . . .
tieri», era specializzato nell'allestire il palcoscenico alla svelta .
Avvicinavano due carri, e il palco
era pronto . Poi pali, tendoni, tutto intorno, e il sipario . Magari
bisognava fare tutto questo al termine di una faticosa giornata di
marcia . E dopo essersi portato in
spalla, equamente distribuito, il
materiale della recita : attrezzi, vestiario, costumi .
E a sera i ragazzi si esibivano
in drammi (« I due sergenti »),
farse (Giandua era il grande mattatore), le romanze del giovane
Cagliero (« Spazzacamino, L'orfanello ») ... e la brava gente andava in visibilio .
Il buon esempio . Don Bosco e
i suoi stupivano non meno con la
predica del buon esempio . Entrando in un paese, subito si recavano in chiesa a salutare il
Signore . La gente si univa a loro,
e Don Bosco teneva il sermoncino . Se faceva tappa per quella
notte, tutti erano invitati alla
funzione serale . L'indomani alle
cinque Don Bosco era già al confessionale, dove accorrevano i
suoi ragazzi, e dove si accodavano anche quelli del paese .
« Era questo il segreto di Don
Bosco, che con lui si passava dal
sacro al profano, e viceversa, quasi senza che ce ne accorgessimo » .
« Padrone delle nostre coscienze,
ci sapeva ispirare tanto amore alla pietà che si convertiva in natura ».
Domenico Savio. Don Bosco e
i suoi ragazzi ebbero presto un
amico a cui fare visita ogni anno, a Mondonio poco lontano dai
Becchi (e non mancarono mai all'appuntamento con lui) : Domenico Savio . Dal 1857 egli riposava
nel piccolo cimitero di Mondonio.
Quando vi andarono la prima
volta, Domenico li attendeva da
appena sette mesi . Andarono con
la banda, e suonarono per lui . Il
cimitero era chiuso, e la chiave
tardava ; i più impazienti scavalcarono il muretto . Si inginocchiarono tutti attorno alla piccola
tomba . Pregavano e piangevano .
Venne anche il babbo di Domenico, e non potè trattenere le lacrime . Invitò tutti i ragazzi a casa sua, per un po' di merenda,
ma essi sapendo che era molto
povero non accettarono . Avevano
portato da Torino una ghirlanda
di semprevive, e la deposero sulla tomba . C'era scritto : « A Savio
Domenico, i suoi amici » .
Ricordano ancora . In tanti paesi Don Bosco ha portato i suoi
ragazzi, nel Monferrato e giù fino
a Genova . E in tanti posti ricordano, come una benedizione, il
suo passaggio .
E mettono lapidi . « Addì 7 ottobre 1859 il sac . Don Bosco Giovanni accompagnato dai suoi giovani dell'Oratorio fu ospite dei
conti Pallio di Rinco in questo
castello . .. » . « San Giovanni Bosco
in questa camera pranzò ... Ricordo posto nel primo centenario » .
« L'apostolo della gioventù con i
suoi primi allievi qui ritornò più
volte e qui sostò ... ».
Nell'intimo dell'anima. Don Bosco non era certo silenzioso nella
presentazione in pubblico dei suoi
giovani : in cortile, sulla strada,
in piazza, voleva gioia esplosiva .
Ma il silenzio l'avrebbe cercato
poi nell'intimità dell'anima di ciascuno di loro.
Nei lunghi trasferimenti qualche ragazzo otteneva - con rincrescimento degli altri - di camminare qualche tratto da solo con
Don Bosco, e parlavano degli « affari dell'anima » . In quelle occasioni molti giovani si legavano a
lui per sempre, decidendo di entrare nella sua incipiente congregazione .
Ai Becchi, nella festa del rosario del 1852, il quindicenne Rua
Michele indossò l'abito chiericale. Sempre ai Becchi, due anni più
tardi, il dodicenne Domenico Savio aveva incontrato Don Bosco
per la prima volta (e per sempre) .
Nel 1864, a parlare con Don
Bosco lungo una delle tante marce, era un giovane sacerdote .
« Don Bosco, io verrei volentieri
con lei a Torino » . « Con quale
intenzione? » « Di aiutarla in quel
poco che posso » . « No, le opere
di Dio non hanno bisogno dell'aiuto degli uomini » . « Mi dirà
lei ciò che devo fare » . « Venga
unicamente per fare del bene all'anima sua » .
« Farò così », rispose quel giovane sacerdote . Sarà un collaboratore appassionato di Don Bosco e il suo più autorevole biografo : don Giovanni Battista
Lemoyne .
Le ferie costruttive . Quanto
debba il successivo sviluppo dell'opera salesiana a queste « passeggiate autunnali », non è facile
a dire . Erano, si direbbe oggi, come delle ferie, ma vissute alla maniera di Don Bosco, cioè sempre
in fase costruttiva .
I ragazzi dell'Oratorio vi guardavano come a un'epopea da vivere in pienezza. I primi collaboratdri di Don Bosco si sentivano,
in quel clima di continua improvvisazione e creazione, pienamente realizzati . Le popolazioni di
una vasta area geografica imparavano a conoscere direttamente
Don Bosco in un clima di leggenda, se ne entusiasmavano, gli mandavano i figli da educare, glieli
affidavano perché ne facesse un
dono prezioso al Signore .
Poi Don Bosco, preso da troppe
cose, dovette rinunciare alle passeggiate autunnali . Ma esse rimangono uno dei suoi esperimenti pedagogici più riusciti e fortunati .
E quegli anni furono - come
è stato scritto con spiegabile nostalgia - « l'età dell'oro » delopera salesiana .
∎
9
UNA MANO PER
ricostruire in Friuli
« In quest'immensa sciagura scopriamo un bene : quello della carità e della solidarietà », ha detto il Papa . Un
primo bilancio della presenza salesiana nel Friuli devastato dal terremoto : salesiani, cooperatori, exallievi,
allievi, amici si sono impegnati e ancora lavorano a
fondo per diminuire i disagi.
a gente accorsa all'aperto sui
prati, vedeva lungo la piaL
nura il suolo mosso da un passaggio ondoso, come lo scivolare di
una serpe sotto un tappeto » . Così
su un giornale la descrizione del
violento sisma che alle 21 del 6
maggio scorso ha trasformato larga parte del. Friuli in un paesaggio lunare .
Pochi minuti dopo, quella sera,
una telefonata dai salesiani di
Tolmezzo : « Siamo tutti salvi!
Tanta paura, ma salvi! » . Tolmezzo era nell'occhio del ciclone, ma le notizie per i salesiani
erano rassicuranti . Non era ancora emersa la situazione in tutta
la sua gravità ; man mano vennero poi le notizie agghiaccianti .. .
Incolumi i salesiani, ma non
così i loro parenti, i parenti degli
gli allievi ...
E le case : pochi i danni alle opere salesiane di Udine e Pordenone, collocate ai margini del cataclisma, ma un vero guaio per
Tolmezzo . L'istituto è distribuito
in tre spaziosi fabbricati : la parte
più antica, già ferita dal terremoto del 1928, dovrà essere completamente demolita . Le due ali
più recenti hanno subìto gravi
danni, non sono più agibili, ma
potranno essere riparate (spesa
prevista oltre cento milioni) .
Ma un piccolo guaio, nella cornice di una catastrofe che ha visto 960 morti, 400 dispersi, 2 .200
feriti, 10 .000 case distrutte, centomila senza tetto, danni stimati
attorno a mille e duecento miliardi . In quella situazione per i
salesiani di Tolmezzo c'era poco
da fermarsi a leccare le piaghe .
E infatti ...
I letti nel cortile. Pur vivendo
in continua tensione per il pericolo sempre incombente, i sale10
siani si adoperarono in tutti i modi per aiutare le popolazioni colpite . Portarono i loro letti nel cortile per dormire al sicuro, e subito organizzarono una mensa,
aperta a tutti . E la tennero in piedi prima in collaborazione col
Comune, poi per conto loro, ogni
giorno per oltre un mese, a servizio di centinaia di terremotati e
dei loro soccorritori .
Anche gli altri salesiani della
zona subito si prestarono all'assistenza e alla distribuzione di tutto ciò che la carità della Famiglia
Salesiana e di tanti altri dall'Italia e dall'estero faceva confluire
(e va detto subito : con molta generosità) .
Con i salesiani, i loro giovani,
che guidati con sensibilità formativa dai loro educatori, si sono
davvero prodigati . Quanti viveri,
indumenti, medicinali sono passati nelle loro mani per giungere
al più presto a chi ne aveva bisogno!
Intanto dalle case salesiane vicine giungevano i gruppi dei soccorritori . Dall'opera San Donà i
giovani del gruppo « Mani Tese »
e gli Scout . Da Mogliano Veneto
già il giorno dopo il sisma partiva
il primo gruppo di giovani ; in
tutto 9 gruppi, di almeno una decina di persone ciascuno, hanno
lavorato in vari paesi distrutti,
soprattutto a Buia . Intanto il collegio si trasformava in centro di
raccolta e distribuzione .
L'interessamento è venuto anche da lontano, da ogni parte
d'Italia . Mandavano telegrammi,
messaggi e soprattutto aiuti . « Ci
ponevano tre precise domande :
come state? quale è la situazione?
di che cosa avete bisogno? E poi
cercavano di provvedere » .
Mandavano i primi soldi raggranellati in tutta fretta: « Ecco
Maggio 1976 : dalla parrocchia « Don
Bosco » di Roma parte un camion rimorchio carico di aiuti per il Friuli .
La popolazione ha risposto con generosità all'appello del parroco don Savino Losappio .
una goccia d'acqua, un piccolo segno che vi siamo vicini » . Mandavano i camion pieni di viveri, vestiti, medicinali . Un camion scaricò cinque tende da 90 posti e 40
brandine ; un altro portò cento vestiti nuovi, dono di una ditta ...
Gli exallievi e gli altri. Gli exallievi si sono fatti in quattro . Quelli di Bologna sono stati i primi
a telefonare e a mettersi a disposizione . Quelli di Udine, Mogliano Veneto e Pordenone - insieme con gli allievi più grandi hanno dato vita a tre gruppi di
intervento che si sono prodigati
in tre centri : a Buia, a Madonna
di Buia, e ad Attimis (un salesiano coordinava il loro lavoro da
Udine, un altro salesiano era con
loro sul posto) . Lavorarono alla
rimozione delle macerie fin dai
primissimi giorni .
Dieci Exallievi di Schio hanno
organizzato un centro di raccolta
per assistere Pradis, un paesino
di 110 abitanti . Vi si sono recati
con un camion portando materiale di soccorso, e hanno provveduto in seguito ai rifornimenti
per il piccolo centro .
Un gruppo di allievi ed exallivi delle opere salesiane di Lecce
e Taranto ha subito raccolto un
milione di lire e lo ha consegnato
al centro salesiano di soccorso
di Udine . E' stato affidato loro il
piccolo centro di Ciseris, dove si
sono prestati per pronto intervento e assistenza . A lungo hanno
fatto vita comune con i sinistrati .
Poi tanti piccoli interventi di
singoli, come l'exallievo di Viterbo che ha messo a disposizione
dei senzatetto un alloggio di due
camere, o quello di Castel de Godego che ha acquistato e inviato
mobili per arredare un soggiorno
e due cucine. Da Godego si sa
che hanno mandato un camion di
viveri e indumenti ; da Treviglio
un camion di acqua minerale, da
Ferrara altri camion, ecc . « Eccetera - qualcuno ha scritto con
ironia - è il meglio che si può
trovare in molti libri » . E' vero
proprio qui : non è possibile dire
tutto, e forse nel tentare un elenco si è tralasciato il più importante .
Ma di sicuro una molla a tutto
questo fare è stata la persuasione,
largamente diffusa, che la gente
friulana meritava tanta solidarietà.
La Via Crucis friulana. Quella
brava gente se lo meritava, non
fosse altro per il destino che le si
accanisce contro . Sono valli, le
loro, visitate dalla guerra (conobbero l'invasione austriaca nel
1915-18), scosse da un terremoto
già nel 1928, costrette fin dal secolo scorso a forti migrazioni,
soggette alla lunga e strana occupazione militare dei cosacchi nel
1945 (caso unico in Italia, i cosacchi vi furono inviati dai nazisti contro le forze partigiane),
sottoposte ad alluvione nel 1966 .
E ora, ad allungare le stazioni di
questa dolorosa Via Crucis friulana, ecco il terremoto .
Si parla di 960 morti . Ma se non
fosse stato per l'ora, la dolcezza
della serata che aveva spinto molta gente all'aperto, e una breve
scossa premonitrice che consentì
a tanti di fuggire sulle strade,
quante migliaia di morti in più
si sarebbero dovuti contare?
Ora sono lì, tutti quei senzatetto, 75 .000 a vivere nelle 191 tendopoli, nelle quasi 16 .000 tende .
« Sono 2 .800 chilometri quadrati
di disperazione », è stato scritto .
Ma non è, non deve essere così .
La tenacia dei friulani e la solidarietà di tanti generosi devono
impedirlo .
Le attività dell'estate . Anche la
Famiglia Salesiana continua a dare il suo piccolo contributo . I programmi dell'estate, mentre scriviamo, sono in pieno svolgimento, e è presto per riferirne con
una qualche completezza .
L'Ispettoria ha lanciato in maggio la proposta di un « Campo
di lavoro San Marco » organizzato
nei comuni di Attimis e Faedis, in
accordo con le autorità locali .
L'attività programmata è molto
concreta : va dall'affiancare i muratori come manovali per la riparazione delle abitazioni, al lavoro
nella campagna (fienagione, raccolti) ; comprende compiti di animazione sociale, ricreativa, culturale . Il campo, iniziato ai primi
di giugno, rimane aperto fino a
a metà settembre . Per i volontari
I bambini della parrocchia « Don Bosco » avevano scritto ai loro coetanei di
Ospedaletto, uno dei centri disastrati (vedere a pag . 28 le « Lettere dalla terza
elementare ») . E gli scolaretti di lassù hanno risposto, anche con disegni . « Demolizione della mia casa » è intitolato questo, del piccolo Gino Londero di sette anni .
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si tratta di impegnarsi per una o
due settimane complete ; le adesioni di studenti, operai, infermieri, elettricisti, carpentieri, sono state fittissime .
La colonia di Pierabek durante
l'estate è stata aperta ai ragazzi
delle famiglie terremotate .
E ora ci sarebbe da dire quanto altro hanno fatto, nei mesi estivi, exallievi, cooperatori, allievi,
oratoriani, amici d'ogni genere :
sottoscrizioni, raccolte di materiale, lotterie, recite teatrali, con
incasso devoluto, marce di solidarietà ...
« Dateci due anni ». Intanto la
brutta stagione incombe, bisogna
affrontare i duri mesi del primo
inverno .
Con il nuovo anno scolastico,
Tolmezzo vuole funzionare il più
possibile in modo normale ; e si
sta provvedendo per riadattare le
aule e tutto il resto . Saranno concessi posti gratuiti nell'internato
a ragazzi colpiti dal terremoto .
Cento posti per questi ragazzi sono stati assicurati anche dal collegio di Udine . Anche Gorizia e
Pordenone si sono messi a disposizione delle autorità per accogliere allievi in necessità . E la
colonia estiva di Caorle con la
casa di Cison di Valmarino, terminata la bella stagione, saranno
anch'esse a disposizione per accogliere da settembre in avanti
famiglie di senzatetto .
Bisogna fare in fretta : l'inverno
viene, e da quelle parti è rigido .
E tutti dovranno avere un tetto
sicuro.
Il rischio poi è anche psicologico: col passare del tempo, la
grande ondata emotiva della simpatia si va placando, può restare
sopraffatta da nuovi eventi . Il sisma, si dice, a un certo punto
« non fa più notizia » . E potrebbe
profilarsi, anche per il Friuli,
l'ombra malinconica del Belice disastrato e dimenticato .
In questa immane sciagura
- aveva detto l'indomani del sisma Paolo VI - scopriamo un
bene : quello della carità e della
solidarietà ... Ci sentiamo fratelli,
diventiamo cristiani ... Impariamo
a vincere il male nel bene .. . ». La
solidarietà ha retto in tutti questi mesi, e deve continuare . « Dateci due anni di tempo - hanno
chiesto quelli del Friuli - e ricostruiremo tutto come prima, e
meglio di prima ».
Ecco perché anche la Famiglia
Salesiana deve continuare nel
suo impegno.
11
VORATORIO
tra i bidoni
della spazzatura
Un gruppo giovanile senza etichette manda avanti a
Messina un piccolo oratorio in un quartiere emarginato .
Giovani che vivono una lotta, una speranza, una « violenza senza armi e senza odio » .
ice : Sui cartelli sparsi nelle
aiuole di Messina si legge :
D
« La conservazione delle piante e
dei fiori è affidata a tutti i cittadini » . Ma la conservazione degli
uomini e dei bambini, a chi è affidata? Perché lui conosce uomini
e bambini del tutto abbandonati
a se stessi, di cui nessuno si cura,
che nascono vivono e muoiono
nel nero squallore, lì a Messina
dove i cittadini si prendono cura
di piante e fiori nelle aiuole .
Conosce quei derelitti perché
dedica loro molto del suo tempo .
Di più, i suoi ideali . E' Carlo Olivieri, più o meno 24 anni, laureando in lettere, che con i suoi
amici ha formato un gruppo di
animazione ; ne è il capo, anche
se responsabile è il gruppo intero .
Dal suo vescovo è stato fatto
« ministro straordinario dell'Eucaristia » perché il suo gruppo abitualmente si riunisce attorno al-
l'Eucaristia e alla Parola di Dio .
E insieme con la comunità in cui
lavora ha chiesto per sé il diaconato, per servirla meglio .
Mi prendevano per pazzo . La
sua storia, e quella del suo gruppo (un povero gruppo, senza neppure un nome o un'etichetta che
lo distingua dagli altri gruppi),
è una limpida storia di lotta e di
speranza. Fino a diciotto anni
- dice Carlo - ho vissuto una
vita banale, inutile . Finché non ho
sentito un gran vuoto, tanta solitudine e insoddisfazione . A diciott'anni ho incontrato un sacerdote
salesiano e i suoi giovani dell'oratorio « Domenico Savio » . Con loro ho imparato a vivere diversamente . E ' stato un tempo di scoperta e di ascolto . Sentivo la voce
12
di Cristo, non un Cristo di legno,
muto e indifferente, ma vivo e
palpitante nella pelle e nel cuore
degli uomini .
Non ha vent'anni quando il parroco di Camaro San Paolo lo invita a dargli una mano . La chiesa
è ancora in costruzione, lì nel
quartiere di periferia, pieno di
baracche . E' un'esperienza forte
Ho affrontato gli ambienti più difficili, bar, strada, cinema e ho fatto amicizia con ragazzi sbandati,
semplici operai, piccoli dimenticati .
Per tre anni. Poi si accorge che
c'è di peggio . A 22 anni una suora
di Camaro mi parlò del Villaggio
Matteotti, dove lavoro ora col mio
gruppo, e dove prima nessuno faceva nulla per tutti quei bambini
e ragazzi .
Qualcuno infatti badava, e ancora adesso bada, alle ragazze
due suore ; qualcuno agli adulti
un padre gesuita . Ma i ragazzi
- prima che se ne occupasse
Carlo - erano abbandonati a se
stessi e giravano paurosamente a
ruota libera .
I più mi sconsigliavano di andarci, molti mi prendevano per
pazzo ; ma io mi ci sono buttato
anima e corpo .
Quattro casermoni infossati .
Bisogna sapere che cos'è il « Matteotti» . E' un « fossato», una de-
pressione con l'orizzonte chiuso
da un anfiteatro di palazzi di lusso formanti il quartiere ultramoderno della Messina « bene» detto
Panoramica . Invece il Villaggio
Matteotti è formato dalle casealbergo : quattro casermoni di cemento, infossati in un fazzoletto
di terra, recintati da mura alte
con sopra il filo spinato tipo Berlino . Ogni palazzina quattro piani ; ogni piano, tagliato da un corridoio basso e buio, si divide in
ventidue porte . Dietro ogni porta
un quadrato di mattonelle in cui
vivono, sperano, muoiono, cinque, sette, undici persone, chiuse
ermeticamente nella loro cella,
gabinetto e cucina compresi . Un
bunker senza uscita per 280 famiglie . ..
Dietro ogni porta - continua
a descrivere Carlo - c'è un dramma segreto : ragazzi costretti a
dormire in due e perfino tre per
letto, malati di asma che stentano a respirare, anziani dimenticati in un solitario esilio .
Quello degli anziani è un dramma . Alla fine di un'esistenza con-
sumata nel lavoro, si ritrovano
incarcerati ai margini della società, senz'aria né spazio, neppure
per i ricordi . Non contano più
nulla : fossili in vetrina, in un muto cimitero di vivi .
Giorni fa ho portato una bombola di ossigeno in uno di questi buchi : nel letto c'era un nonnino di settant'anni dal respiro
affannato ; sua moglie si aggirava
stravolta, tastando le pareti, perché quasi cieca . Al muro un volto del Cristo orientale, e la donna ripeteva nel suo dialetto il nome di Gesù, unico essere ormai
che potesse ascoltarla . .. In una
stanzetta così finiscono la loro
esistenza : una lampada che consuma l'ultima goccia d'olio .
Il dramma dei bambini . Altrettanto tragico il dramma dei bambini . Oltre il cancello - racconta
Carlo - ti accoglie il chiasso di
tutti questi bambini dal viso impiastricciato di fango, felici della
loro misera ricchezza fatta di legni rotti, cappellini di carta, carretti e tappi di bottiglie, giochi
da due soldi .
Nelle case-albergo - spiega ci sono tre campi di gioco . Il primo è il torrente, attrezzato di
bidoni della spazzatura, sacchetti
sventrati, roba buttata, scoli di
fognature : i ragazzi sono i padroni incontrastati di questo mondo di rifiuti, barattoli vuoti e giocattoli rotti .
Il secondo campo è un cortile,
stretto fra le case, dove gli spazzini tengono le carriole che i bambini usano come carrozzelle, e i
bidoni dove i piccoli si infilano
per gioco . In terra cocci di vetro
e lattine in abbondanza ; spesso
qualcuno finisce al pronto soccorso con i piedi tagliati dai vetri .
Mettono in fila i
sempre affollato . . .
bidoni
della
spazzatura, e
Nella strada, terzo campo di
gioco, cresce un'erbetta sottile tipo stadio, grazie a un tubo rotto
e non riparato da quattordici mesi . Una bambina di otto anni, scivolata sopra, ha ricevuto sei punti all'ospedale . L'acqua che esce
dai tombini forma piccoli stagni,
dove i ragazzi giocano con le barchette di carta, spesso a piedi
nudi . Da un balcone scende un filo rotto della biancheria, e i bambini vi si dondolano, felici di questa improvvisata altalena . Altri
mettono in fila i bidoni della spazzatura e formano un fantastico
trenino sempre affollato . A decine si arrampicano sulle sbarre
del cancello, nel pomeriggio, quasi a rubare i raggi del sole ; o stanno chinati sui tombini delle fognature, sui barattoli e gli oggetti
abbandonati per strada, sempre
alla caccia di piccoli tesori .
E sono sempre pieni di gioia,
perché neanche la loro inconscia
miseria riesce a soffocare completamente il loro sorriso .
Qualche pallone e un canestro .
Una sensibilità e una preoccupazione, questa di Carlo, che ricorda Don Bosco . Ha maturato le
mie scelte - precisa - nell'am-
biente salesiano . E nel mio gruppo rivive lo spirito di Don Bosco,
il suo amore per i piccoli, soprattutto i più abbandonati .
Il suo gruppo. Era l'ottobre
1974 : ho chiamato tre giovani miei
amici, e abbiamo formato questo gruppo . Abbiamo cominciato
col riunire i ragazzi per la strada, con giochetti, con filmine . Ora
il gruppo è cresciuto di numero,
anche perché si è aggiunto qualche ragazzo maturo del luogo .
formano
un
fantastico trenino
Ogni giorno apriamo il nostro
piccolo oratorio : due stanze, che
dopo un anno di lotta abbiamo
ottenuto dal Comune . C'è pure
una cappellina, la prima delle
case-albergo . I ragazzini l'hanno
messa su con le loro mani, con
dei mattoni vecchi e dei sacchi .
Per fare l'oratorio abbiamo
qualche pallone, e un canestro
attaccato al muro . Spesso i bambini sono tanti, e non ci sono giochi per tutti . Mancano i giochi,
lo spazio, i soldi, manca ogni cosa . Ma nello stesso tempo abbiamo tutto, e quando ci prendiamo per mano attorno all'Eucaristia e balbettiamo « Padre nostro » ci sentiamo ricchi . Ogni settimana si riuniscono più di duecento ragazzi, di età dall'asilo
in poi.
Facciamo il doposcuola per i
bambini delle elementari . Facciamo anche una scuola serale . C'è
un piccolo asilo al pomeriggio,
con molta fantasia . Facciamo il
catechismo per gruppi, secondo
le età . Riuniamo le mamme ; dallo scorso ottobre si incontrano
ogni giovedì, e si mettono anche
al servizio dei bambini pulendo
le stanze . Andiamo nelle famiglie
per la preghiera, e le famiglie si
trasformano per qualche momento- in piccole « chiese domestiche » . Abbiamo dato vita a un « comitato di quartiere », che raccoglie circa un terzo delle famiglie ...
Nasce una speranza. Che significato ha tutto questo darsi da
fare? Al « Matteotti » - spiega
Carlo - nasce una nuova speranza .
Essa appare negli occhi lucidi
dei bambini, che con le loro mani,
non avendo giocattoli e spazio, si
sono costruiti un piccolo scivolo
di legno . Appare sul volto di
Enrico di tredici anni (quasi un
« grande »), che ogni giorno si trascina dietro, al suono rauco di
un vecchio mangiadischi, i piccolini dell'asilo togliendoli dalla
spazzatura . Appare nella gioia di
quel bambino che in una sera
fredda d'autunno, in segno di amicizia, mi mise in mano le sue
due castagne calde .
E' una speranza nata lì, nelle
nostre povere stanze, dove stiamo formando una piccola Chiesa giovane, fatta non di cemento
ma di persone . Gesù Cristo è entrato nel quartiere, e condivide
nelle carni la vita angosciosa della nostra comunità . La speranza
nasce in questi ragazzi del gruppo che si inginocchiano nel silenzio davanti all'Eucaristia, che danno il loro tempo per fare la catechesi, che giocano con i piccoli,
che organizzano il teatro per i genitori. E' una speranza che affidiamo, da peccatori, a Chi pur
senza peccato si è fatto « peccato » .
Senza armi e senza odio. Carlo
e i suoi amici del gruppo sognano un vero oratorio, in cui una
piccola comunità viva, ami e speri, con e tra i ragazzi . E' il loro
progetto . Intanto mantengono i
contatti con i chierici salesiani
che studiano teologia nell'Istituto
San Tommaso ; e da due anni fanno i canapi-scuola organizzati dal1 'Ispettoria .
« Mandateci tanti giovani come
Carlo », ha detto l'arcivescovo
mons . Francesco Fasola parlando
un giorno con la comunità salesiana del Domenico Savio .
La sua presenza nel quartiere
acquista valore di segno : per gli
altri, la comunità, la città. Al Villaggio Matteotti - spiega con lucidità Carlo - nasce una nuova
violenza, senza armi e senza odio,
che è abbraccio di giustizia, sebbene crocifigga . Una violenza contro l'ipocrisia e l'indifferenza,
contro una religione in pantofole
o da tavolino .
« Matteotti» è un invito a collaborare insieme, per rompere ogni
barriera e ridare dignità all'uomo . Un invito a che la nostra società faccia un esame di coscienza . Una proposta perché la nostra Chiesa possa riconoscersi comunitariamente peccatrice, e con
la volontà di convertirsi per convertire .
13
A TORINO VALDOCCO
due feste di primavera
Due feste schiettamente salesiane hanno ravvivato Valdocco. - Un 24 maggio che ha visto più del consueto i
fedeli stretti intorno all'Ausiliatrice .
E pochi giorni
dopo, il 50° dell'Ispettoria Centrale, che con i suoi figli
sparsi negli angoli più lontani del mondo ha segnato
profondamente la vita della Congregazione .
11 24 maggio
attorno all'Ausiliatrice
a sera del 23 maggio, dome-
L nica, nove pullman arrivavano a Valdocco in fila uno dietro
l'altro : 450 pellegrini, tutti dal
piccolo centro di Borgomanero .
Solo 450, spiegarono, perché altri
che avrebbero voluto venire non
trovarono più pullman disponibili. E l'indomani, dopo la lunga
« veglia santa » trascorsa in preghiera nella Basilica, i 450 pellegrini di Borgomanero risalirono
in fretta sui nove pullman per tornare al più presto a casa : era già
lunedì, e alle otto dovevano trovarsi nelle fabbriche, nei negozi,
negli uffici .. .
Già la notte precedente, tra il
22 e il 23 maggio, la Basilica si era
illuminata per un migliaio e più
di ragazzi e ragazze del GAM,
Gioventù Ardente Mariana, per il
loro ormai abituale appuntamento con Cristo nella chiesa che onora la sua Mamma . Dalle 23 della
notte alle sei del mattino si trattennero in preghiera, e celebrarono il rito della Penitenza e dell'Eucaristia, nel massimo raccoglimento . Sette ore di filato, questa « gioventù d'oggi » contro cui
tanti tirano le pietre .
Ecco le cose che succedono nella bella chiesa che Don Bosco ha
offerto alla sua Ausiliatrice, per
sé e i suoi figli, in segno di gratitudine .
A porte aperte . La Basilica è rimasta a porte aperte giorno e notte, per accogliere i tanti amici della Famiglia Salesiana . Domenica
23 ha registrato un concorso
14
straordinario di fedeli a tutte le
celebrazioni . Dal pomeriggio fino
a tutto il giorno seguente diventò
difficile circolare nel tempio .
Nella mattinata del 24 le celebrazioni per categoria : alle 7 le
Figlie di Maria Ausiliatrice, alle
8,30 i giovani di Valdocco, ecc .
Alle 10 e alle 11,30 presiedettero
il cardinale di Torino padre Michele Pellegrino e il Rettor Maggiore don Luigi Ricceri . Ancora
celebrazioni per tutto il pomeriggio (i vespri presieduti dal Vescovo di Cuneo mons. Carlo
Aliprandi) .
E sempre, sempre, l'assedio ai
confessionali . Non solo i sacerdoti di Valdocco ma molti altri
fatti venire dalle case salesiane
di Torino dovettero prodigarsi
per distribuire ai penitenti la misericordia del Signore . E le comunioni . Un tempo nel mondo
cattolico si era soliti contarle,
almeno per amore di statistica ;
la consuetudine ora è caduta, forse per ragioni teologiche, ma forse anche per lo sconforto di vederle diminuite .. . Ora un bravo
sacrestano di Valdocco ha riferito con la fierezza di un tempo
che quest'anno, dall'inizio della
novena, le comunioni erano state
trentamila, come una volta .. .
Perché la processione? E alle 20
di sera, la processione . Finalmente
quest'anno c'era bel tempo, e la
gente si è riversata .
« Perché la processione? », si
era chiesto in altra circostanza il
card . Pellegrino . E aveva risposto
così : « Abbiamo voluto andare in
giro per la città, per dimostrare
a tutti che la nostra fede è qualcosa da non tenere nascosta, che
vogliamo proclamarla, testimoniarla, cantarla a tutti. Vogliamo
dire la nostra gioia di essere cristiani ; vogliamo testimoniare e
portare il Vangelo dappertutto,
perché esso possa arrecare la luce della verità, il conforto e l'aiuto del Signore e della Madonna .
Maria ci è davvero vicina e prega
per noi ... ». E' il miglior commento di quanto è avvenuto a Valdocco .
C'è stato anche chi da un balcone ha voluto contare i partecipanti alla processione, e li ha
valutati sui quindicimila . Partecipanti, non spettatori . In raccoglimento, in compostezza, non per
folklore .
A cominciare dai bambini .
C'erano tanti bambini tenuti per
mano dai genitori o a cavalcioni
dei papà . Rimanevano estasiati
con gli occhioni spalancati, al passaggio della statua tutta illuminata della Madonna . Le mandavano bacioni e battevano le manine .
Valeva la pena fare la processione anche solo per loro .
Tanti bambini con gli occhioni
lancati . Valeva la pena fare la
cessione anche solo per loro .
spapro-
k
Ispettoria Centrale
Un 50 0 per guardare avanti
a celebrazione del 50° della
L Ispettoria Centrale cominciò
con una giornata di ringrazia-
mento, di preghiera e di riflessione . L'Ispettore aveva chiamato
i confratelli a quest'impegno, ammonendo che doveva essere tempo dedicato «non a guardare indietro al bene fatto, ma a contemplare gli orizzonti che si aprono davanti » . Il 28 maggio ebbe
così due momenti forti : la concelebrazione presieduta da don
Fiora, e l'adorazione eucaristica .
Il 29 maggio fu invece dedicato
ai festeggiamenti . Convennero a
Valdocco i ragazzi di tutte le case dell'Ispettoria : Colle Don Bosco, Cumiana, Ivrea, Foglizzo .. .
Erano pure presenti i novizi di
Pinerolo, i teologi della Crocetta,
folte rappresentanze degli oratori di Leumann, della Crocetta,
del Rebaudengo .
Con il 50° dell'Ispettoria si celebravano il 60° di sacerdozio di
mons . Giovanni Marchesi, vescovo missionario del Rio Negro, il
60° di professione di don Favini,
i 50 anni di professione di quattro
confratelli, i 25 anni di sacerdozio e di professione di altri otto
salesiani dell'Ispettoria .
Punto più alto e significativo
della festa era l'ordinazione sacerdotale di due diaconi .
Alle 11,30 la Basilica di Maria
Ausiliatrice era gremita di ragazzi e di salesiani . A presiedere la
foltissima concelebrazione era
giunto da Roma il card . Egidio
Vagnozzi .
Prima che avesse inizio la Messa, l'Ispettore don Rizzini diede a
tutti un cordiale saluto : « Benvenuti nella Basilica di Maria Ausiliatrice, nel centro della Famiglia
Salesiana ... Guardando retrospettivamente a questi cinquant'anni,
possiamo davvero ringraziare il
Signore per il servizio reso dall'Ispettoria Centrale alla Congregazione e alla Chiesa : a centinaia
i Salesiani diffusero in tutto il
mondo il messaggio evangelico .
« Due nostri confratelli riceveranno ora la consacrazione sacerdotale. "Promozione vocazionale
e animazione missionaria" è e rimane la finalità primaria dell'Ispettoria Centrale ... A presiedere la nostra concelebrazione ab-
biamo invitato il cardinal Egidio
Vagnozzi, grande ammiratore di
Don Bosco : con la porpora romana, e con la sua esperienza apostolica nelle diverse parti del mondo, ci rende più vicina la paterna
figura del Papa Paolo VI . E ci
rende più sensibile la nostra comunione con Roma, caput mundi, da cui riceve pieno significato
anche il nostro inserimento della
Chiesa locale . .. ».
Applauso sotto la cupola . Dopo
le letture bibliche, iniziò il commovente rito dell'ordinazione . All'appello che li chiamava i due
diaconi risposero « presente » . Poi
l'Ispettore li presentò al vescovo
con parole familiari e toccanti :
« Don Franco Lotto ha maturato
la sua vocazione nel nostro Oratorio della Crocetta, dove fu prima presidente del Piccolo Clero
e poi Presidente del Circolo Giovanile Don Bosco e dell'Azione
Cattolica . La sua scelta per Don
Bosco fu determinata da tanti salesiani sereni e lavoratori, tutti
dediti al bene dei giovani .. . Don
Pino Tagliareni proviene dalla
lontana Agrigento . I contatti con
i salesiani di Modica, di Pedara
e del Liceo salesiano di Palermo
fecero fiorire in lui il desiderio
di essere salesiano . In mezzo ci
furono gli anni della Facoltà di
Medicina coronati con laurea ...
Ed eccolo qui per essere promosso al sacerdozio » .
Il vescovo pronunciò a questo
punto le parole rituali che « chiamavano » i candidati : « Destiniamo i due diaconi all'ordine presbiterale », e l'assemblea approvò
con un applauso lungo, cordiale,
festoso, che dilagò sotto la grande cupola .
Il Cardinale parlò . Ricordò
quando, giovane Delegato Apostolico, fu mandato nelle isole Filippine a sostituire « un santo vescovo salesiano, monsignor Piani» .
Erano gli anni tragici della rivoluzione comunista in Cina . A Macau e a Hong Kong si ammucchiavano i missionari cattolici espulsi da tutto il territorio cinese . A
una a una le opere cattoliche venivano chiuse dai maoisti, e i missionari vedevano con profonda
tristezza finire un lungo periodo
di fecondo lavoro. « Che faremo
ora? » si domandavano . Monsignor Vagnozzi decise di chiamare
i missionari salesiani nelle Filippine . Nessuna opera salesiana sorgeva ancora in quelle isole, ed egli
sperava - disse in alcuni incontri che ebbe con il superiore salesiano don Braga - che la gioventù filippina avrebbe conosciuto attraverso Don Bosco il messaggio liberante di Gesù . Oggi,
conchiudeva il Cardinale, nelle
Filippine i salesiani hanno moltiplicato le loro opere . La loro è
una delle missioni più fiorenti .
E sono lieto di portare di persona il mio « grazie » a Don Bosco,
nella celebrazione del 50° della
Ispettoria salesiana che tanto
donò alle missioni di tutto il
mondo » .
Il momento più forte della celebrazione eucaristica fu la comunione . Mentre i due sacerdoti
appena ordinati portavano Gesù
Eucaristia ai loro familiari, il
Cardinale distribuì il Corpo del
Signore a moltissimi dei ragazzi
che affollavano la Chiesa . Era il
« lievito della vita » che entrava
in tante giovinezze, per farle maturare alla vocazione cristiana e
missionaria .
(segue)
Nel teatro un « tempo di fraternità e
di gioia » . Si viene a sapere dagli attori in erba che in paradiso la « Sezione affari esteri » diretta da san Paolo
è in difficoltà, per mancanza di missionari .
15
che vivremo quest'impegno di fedeltà nel terribile quotidiano di
ogni giorno, in ogni gesto e parola » .
All'Ispettore risponde don Luigi
Fiora, portando a viva voce il saluto e l'augurio del Successore di
Don Bosco . Egli augura a tutti
che la « missionarietà » che ha costituito la ragion d'essere della
Centrale, torni a essere la molla
che susciti tra i giovani d'oggi
nuove vocazioni .
II card . Egidio Vagnozzi : « Ho capito
che ho ricevuto tante grazie meno una :
quella di essere salesiano » .
Tempo di fraternità e di gioia .
Alle 15 .30, tutti nel teatro di Valdocco per un tempo di fraternità
e di gioia .
Apre la festosa riunione l'Ispettore don Rizzini, che rivolge un
saluto al Cardinale Vagnozzi, a
don Fiora rappresentante del Rettor Maggiore, ai tre ispettori delle
ispettorie salesiane Subalpina,
Romano-Sarda, e Lombarda, alle
Ispettrici FMA, agli ex Ispettori
della Centrale don Toigo, don
Zavattaro e don Magni . Dopo aver
salutato pure i confratelli che celebrano diversi anniversari del loro sacerdozio e professione religiosa, egli dà lettura alla lettera
inviata dal Rettor Maggiore .
« E' gradito dovere farmi in
qualche modo presente ... Molte
Case della Centrale sono ricordate con simpatia e riconoscenza
in tanti Paesi ed Ispettorie : a
esse guardano centinaia e centinaia di confratelli come alle case
dove sono nati alla vita salesiana,
sono cresciuti, si sono formati per
prestare il loro servizio nei luoghi e negli uffici più diversi . La
Centrale rappresenta in verità un
momento dei più felici e fecondi
della storia della Congregazione .
«Con rinnovato e consapevole
entusiasmo e vigore, e guardando al suo fecondo passato, l'Ispettoria si impegni - in ciascuno
dei confratelli che la compongono - a rispondere alle nuove esigenze che importano le mutate situazioni per attuare oggi la missione che la Provvidenza ha assegnato nella Congregazione alla
Ispettoria Centrale » .
Don Rizzini conclude rivolgendosi ai ragazzi che affollano il teatro : « Il vostro canto, la vostra
gioia, il vostro entusiasmo aprono il nostro cuore alla speranza
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« Sezione affari esteri ». Il
« tempo di fraternità e di gioia »
si distende ora nell'ascolto e nella partecipazione a un Recital che
si svolge sul grande palco. Preparato da don Bruno Ferrero del
Centro Salesiano di Pastorale
Giovanile, esso presenta in maniera briosa e modernissima uno
spaccato » del Paradiso, cioè la
« Sezione Affari Esteri » . San Paolo, coordinatore dinamico dello
smistamento dei missionari nelle
varie parti del mondo, si trova a
un tratto nei guai : non ci sono
più missionari da mandare, nemmeno missionari salesiani . Si studia allora un piano di « emergenza » : gettare le reti tra i ragazzi
del nostro tempo, dove si spera
trovare i futuri missionari, i successori del Padre Mantovani .
Il Recital coordina azioni coreografiche, scene e canti preparati
dalle varie case salesiane della
Ispettoria . Si conclude con queste pensose parole, rivolte a un
ragazzo che ha appena assistito
alla rievocazione delle figure di
padre Mantovani e di don Franco
Delpiano : « Oggi sai ancora cos'è
il coraggio, la fiducia, la speranza. Impara a rimanere così crescendo . Impara sopratutto a lasciare aperta la porta del tuo
cuore . Sempre . Se Dio ti chiamerà per qualche suo progetto,
saprai che accettare non è scommettere sul vento, ma lasciarsi
prendere per mano da lui, per
portare la resurrezione a tutti » .
E' tardi ormai . Mette il sigillo
alla giornata il card . Vagnozzi,
che con una punta di nostalgia
rievoca i tempi in cui era ragazzo,
e nel seminario di Roma vedeva
ogni tanto, con ammirata venerazione, il grande missionario salesiano cardinal Cagliero . Conclude con una frase che lascia felicemente sbalorditi : « Oggi ho capito che ho ricevuto molte grazie
dal Signore, meno una : quella di
essere salesiano » .
(Relazione di TFRrs1o Bosco)
A cura del
Centro Catechistico Salesiano
Lettere
ai nenitori
Che cosa sono . 25 fascicoli illustrati, sull'educazione dei bambini da zero a sei anni .
Vogliono essere una guida ai genitori, per aiutarli a entrare nel mondo
dei bambini con attenzione, rispetto
e amore .
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gruppo di persone che hanno dedicato la loro vita allo studio e all'educazione dei bambini (medici, pedagogisti, maestre di scuola materna, assistenti sociali, sacerdoti, e soprattutto
genitori) hanno raccolto le loro esperienze e le espongono sotto forma
di suggerimenti pratici .
Come si presentano . Sono fascicoli
di sedici pagine, raccolti in sei cartelle (una per anno) di quattro lettere ciascuna . Più un fascicolo introduttivo .
Alcuni argomenti . Il mio bambino,
figlio di Dio . Quando comincia a sorridere . II bambino alla scoperta del
mondo . I primi perché . Educazione alla
pulizia e all'ordine . La crisi del no .
Come rispondere a certe domande . Ha
bisogno di coetanei . Il mondo delle
favole . II sorgere della coscienza . La
scuola comincia in famiglia . La preghiera dei bambini . Come preparare
l'entrata nella scuola . . .
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destinatari naturali di queste lettere .
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Tempo di mietitura
A RANAGHAT
Un puntino nella geografia immensa dell'India, sulla
foce del Gange . Il lavoro paziente dei missionari comincia a portare frutto fra le poverissime popolazioni animiste, ma anche fra le comunità degli indù . Una piccola chiesa-scuola, e tante casette attorno : nascono così
i villaggi cristiani di padre Gobetti .
il giorno delle prime comunioni . La chiesa di Ranaghat (West Bengal, India) è piena più del solito : ci sono i cattolici, ma anche molti protestanti
e molti indù . Il missionario parla, naturalmente, dell'Eucaristia .
« E' il Pane di vita - dice -. E
viene distribuito anche ai bambini, perché diventino buoni e crescano forti » .
Una signora indù, insegnante
nel locale collegio universitario, rimane come folgorata da tali parole. E al momento della comunione va anch'essa a ricevere l'Eucaristia ; poi con mossa rapida lascia scivolare la particola tra le
pagine di un libriccino che subito
chiude e infila nella borsetta . Ma
una suora ha scorto il gesto furtivo ...
Finita la cerimonia, la suora la
attende sulla porta della chiesa :
« Che ha fatto, signora, durante
la messa? Ha preso il prasàd? » .
Per gli indù il prasàd è quella
parte di cibi che nei loro riti
prima vengono offerti alle divinità e poi sono consumati in parti uguali . Conoscendo la consuetudine indù, la suora aveva intuito il significato di quel gesto furtivo .
« Sì, ho preso il prasàd -,
ammette la signora confusa -.
Ho forse fatto male?» La suora
annuisce gravemente col capo
« Solo chi è battezzato può ricevere la comunione . ..». E si fa restituire la particola . « Io non sapevo ... - balbetta la signora, e aggiunge a sua giustificazione : Io ho un figlio che è tanto monello . Questa sera torna a casa,
e volevo portargli un po' di questo "pane che rende buoni i bambini e li fa crescere forti" ... ».
Finisce che la suora deve con-
E'
solare la brava mamma, preoccupata ora di avere involontariamente offeso Gesù .
Succede non di rado che i missionari, anche i veterani persuasi
di sapere ormai tutto sulla fede
che testimoniano e sulla gente a
cui la propongono, restino sorpresi da fatti del genere, e si trovino come presi in contropiede
dai misteri della grazia .
Affascinati da Cristo. Che accanto ai cattolici entrino in chiesa protestanti e indù, è abituale
a Ranaghat e nelle altre missioni
salesiane del West Bengal . « In
questi tempi in cui tutto sembra
così difficile per la Chiesa - dice padre Luigi Gobetti, il parroco di Ranaghat - noi missionari
andiamo avanti nel nostro lavoro
spinti da una forza ideale che ci
aiuta non poco a superare gli
ostacoli . E pure in mezzo a tanti
gravi problemi, stiamo conseguendo risultati positivi come mai
era accaduto prima » .
I salesiani lavorano sulla foce
del Gange dal 1926 . Dal '28 è stata
loro affidata la diocesi di Krishnagar, una lunga striscia di
terra confinante per 300 Km . con
l'attuale Bangla Desh . _ Ventimila
sono i cattolici, in mezzo a cinque milioni di indù .
Quanto al territorio di Ranaghat in cui lavora padre Gobetti,
esso conta settecentomila abitanti indù e tremila cattolici (più
un migliaio di anglicani) . Pochi,
ma c'è un perché : la piccola comunità negli anni recenti si è andata moltiplicando molto rapidamente, e così ha dovuto essere
più volte suddivisa . Dal suo frazionamento sono già sorte tre altre comunità, e un quinto centro
è attualmente in formazione .
Schiaffetto della cresima a un piccolo
cristiano di Ranaghat .
Un tempo nella regione - oggi
in prevalenza abitata da indù erano in maggioranza i mussulmani . Le cose sono cambiate dal
1947, con l'indipendeza nazionale .
Quell'anno il Bengala venne diviso in due, con una linea di confine che cercava di separare per
quanto possibile gli indù dai mussulmani . Questi ultimi dovevano
passare sotto il Pakistan Orientale . In pratica molti mussulmani
rimasero in India, e molti indù
nel nuovo stato mussulmano . Intolleranza religiosa e guerre varie
costrinsero ben presto le popolazioni « fuori posto » a varcare il
confine in cerca di tranquillità.
Milioni di profughi, tanta miseria,
e tante inutili sofferenze .
Oltre agli indù di antico o recente stanziamento, vivono nel
West Bengal popolazioni aborigene di religione animista . Sono i
più poveri, e a loro di preferenza
il missionario si è rivolto e continua a rivolgersi, sull'esempio di
Gesù che proprio ai poveri annunciò la buona novella . Del resto
sono stati proprio essi i più disposti ad accoglierla .
Anche i bengalesi indù oggi risultano sensibili al Vangelo, apprezzano la Chiesa cattolica, restano affascinati da Cristo e nelle
feste affollano la missione . Ma sovente, messi di fronte al battesimo, sono costretti a indietreggiare: farsi cristiani per loro comporta molto spesso dover abbandonare tutto, e essere abbandonati
da tutti .
Il dottor Hatt . In questa terra
abituata ai cataclismi i salesiani
cominciarono ad occuparsi di
Ranaghat a seguito di una grande
inondazione . Nel centro c'era già
una missione anglicana, con chie17
sa, un grande ospedale e una prima comunità cristiana . E vicino
al centro vennero a stabilirsi, per
sfuggire all'inondazione, alcune
famiglie cattoliche guidate dall'intrepido missionario don Siro
Righetto .
Durante la seconda guerra mondiale gli americani piantarono lì
vicino un grande campo militare,
e con il loro aiuto il missionario
salesiano potè costruire una prima chiesetta in mattoni .
Nel 1947 sulla missione protestante si abbattè un dramma . Uno
dei medici anglicani dell'ospedale,
il dott . Hatt, lavorava con carità
esemplare : si prodigava per tutti,
senza distinzione di fedi nè di caste sociali . E si aspettava che tutti, colleghi e infermiere, facessero
altrettanto, impegnandosi anche
nei servizi più umili . Un mattino
il dottor Hatt, per salvare una
malata cattolica, non avendo altro sangue per una trasfusione
donò il suo . A sera, quella sera
stessa, certi suoi collaboratori
bengalesi gli tesero un agguato .
Lo sorpresero nel salotto della sua
residenza, e con una fucilata al
capo lo uccisero . Con lui uccisero pure due infermiere che si trovavano sul posto . Le tre salme
sono ancora oggi ben allineate nel
piccolo cimitero anglicano . Ancora i cristiani vanno alla tomba del
dottor Hatt, e lo ricordano con
gratitudine, come un martire .
Nel 1951 si contavano a Ranaghat 115 cattolici appena ; nel 1953
i salesiani vennero ad abitarvi stabilmente : il primo fu don Cesario
Sergi, un veterano ancora sulla
breccia . Egli costruì una chiesa
più grande .
La pagnotta sulla testa. Ci sono
tanti problemi, certo : ogni tanto
scoppia una guerra, con le sue distruzioni e i suoi immancabili profughi . Ogni tanto un'inondazione,
e poi magari il colera .
Nel 1971, all'epoca della guerra
di secessione del Bangla Desh, sei
milioni di profughi attraversarono i trecento Km . di confine lungo la diocesi di Krishnagar, e centinaia di migliaia si rifugiarono
nella zona di Ranaghat. I missionari ebbero il loro da fare nel prestar soccorso . Dal centro parrocchiale partivano ogni giorno i camion a distribuire il pane per 40,
60 mila profughi .
In quello stesso tempo ci fu
l'inondazione . Grossi camion attrezzati per viaggiare nell'acqua
portavano da Calcutta il pane, ma
18
•
•
•
Capanna di profughi dal Bangla Desh . Milioni di
bengalesi all'epoca della guerra con il Bangla Desh
si sono rifugiati in India, e molti di loro vivono
ancora in povere capanne .
Per questi profughi i missionari di Ranaghat costruiscono le casette : ci vuole un po' di pazienza,
e un bel giorno . . .
. . . ecco la casa finita . Lì vicino sorge la scuola,
la chiesetta, la sala della comunità .
•
Padre Cesario Sergi, che per anni ha seminato a
Ranaghat la Parola di Dio.
•
L'attuale parroco, padre Luigi Gobetti : sempre in
« vespa », per moltiplicare la sua presenza .
•
La residenza dei missionari a Ranaghat, sulla stra .
da che da Calcutta porta al nord del paese .
•
Bambini di Ranaghat, allievi delle Suore di Maria
Bambina, speranze per la missione .
•
Le dinamiche Suore di Maria Immacolata, fondate
dal vescovo salesiano mons. Laravoire Morrow .
Sempre in bicicletta, in giro per i villaggi, a portare un sorriso, un aiuto, e l'annuncio di Cristo .
19
toccava ai missionari organizzare
e distribuire . E la gente, che non
era attrezzata a viaggiare nell'acqua, si portava via la pagnotta
sulla testa per non bagnarla .
La gente non capiva perché i
missionari facessero tutto quel
gran lavoro per loro . Fosse stato
per i cattolici, ma no : essi si prodigavano per mussulmani e indù
e chiunque . Con i missionari, i
giovani della missione, tutti volontari, anch'essi a farsi in quattro .
Ora i missionari ritornano, e
quei loro giovani - ben preparati - passano a visitare i viaggi per un discorso di fede . Il ricordo di un gesto disinteressato
di carità è rimasto vivo, e non pochi ora accettano, dopo il pane
per la fame fisica, anche il Pane
della vita eterna .
A lungo avevano lavorato i missionari nei decenni passati, ed era
stata una faticosa semina della
Parola di Dio . Ora è giunto il
tempo della raccolta . Non solo le
popolazioni animiste accettano la
fede, e gruppi di protestanti si
fanno cattolici, ma anche qualche
villaggio indù (e quest'ultimo fatto va al di là delle più rosee previsioni) .
Così diventa necessario organizzare nuovi centri di missione . Occorre una chiesa, una scuola, un
locale per le riunioni della comunità (e di solito un unico grande
salone serve per tutte queste attività insieme, e per qualcun'altra
ancora) . Non si riesce a finire un
centro che già si deve provvedere
a un altro posto . . . Ogni centro poi
favorisce l'espansione della fede
in luoghi vicini ; e così la Chiesa
si forma in zone che fino a pochi
anni fa neppure conoscevano chi
fosse Cristo .
Casette attorno alla chiesa . La
preoccupazione dei missionari, in
una società dalle strutture non
molto complesse, è di dar vita tra
i cristiani a solide unità familiari .
La casa come realtà fisica acquista importanza eccezionale . E nel
mettere in piedi le case attorno
alla chiesetta e alla scuola, si accentrano tutti gli sforzi .
Nel tirar su le casette vengono
prese in considerazione tre situazioni economiche differenti . Ci sono famiglie che possono pagarsi
la casetta, e magari anche il terreno : ci si limita ad assegnare loro il posto e a fornire le modalità
concrete per costruire . Altre famiglie cristiane sono in grado di
coprire solo parte della spesa, e
20
funziona, e vi si insegna il cucito
e la produzione in serie di oggetti artigianali . Ottanta donne vi lavorano almeno qualche ora al
giorno ; le suore vanno a vendere
i prodotti a Calcutta, e poi dividono tra le lavoratrici il ricavato .
Per le famiglie, poter aggiungere
qualcosa al magro salario del marito è una fortuna . Ma l'iniziativa
è indispensabile per le giovani,
che altrimenti non saprebbero come guadagnarsi il pane, e a volte
trovano difficile sposarsi .
Il centro, una volta completato,
giungerà ad accogliere due o trecento persone .
Don Giuseppe Suren, il primo sacerdote nativo di Ranaghat, insieme con
i genitori nel giorno dell'ordinazione
sacerdotale .
per il resto i missionari aiutano
con la carità dei benefattori . Ma
altre famiglie, soprattutto di profughi, non sono in grado di collaborare in alcun modo, e hanno bisogno di tutto . I missionari trovano benefattori che « adottano »
queste famiglie, e provvedono alle
spese . . La somma richiesta per
una casetta è minima, 200 - 300
mila lire, perché si deve provvedere al solo materiale da costruzione (che laggiù non ha costi vertiginosi) ; per la mano d'opera si
provvede sul posto . E così, attorno alla chiesetta nasce il villaggio cristiano . Guardato con invidia .
Un piccolo ospedale . Nel centro di Ranaghat c'è anche un piccolo ospedale cattolico, costruito
con aiuti ricevuti durante la guerra del Bangla Desh e completato
con successivi aiuti di amici della missione . Vi lavorano le Suore
di Maria Immacolata, con tanta
carità che insieme con la guarigione dei malati tante volte ottengono la loro conversione .
Molti malati non possono pagare le medicine, e l'ospedale non
è più ricco di loro . Ma per fortuna amici (soprattutto dall'Italia) mandano pacchi e scatoloni
di medicinali : appena ne giunge
uno, le suore lo aprono, selezionano la specialità, e subito ne fanno uso fra i malati .
Un centro di addestramento .
Sempre a Ranaghat i missionari
stanno costruendo un centro di
addestramento per le donne, soprattutto le giovani . In parte già
Simpatie e qualche ostilità . La
missione si sviluppa in mezzo a
molta simpatia, e a qualche ostilità . Peer il suo impegno sociale
è vista bene dalle autorità civili ;
magari esse torcono il naso vedendo le conversioni, ma poi si
arrendono di fronte all'evidenza
che i poveri trovano proprio nella comunità cristiana l'aiuto per
crescere umanamente e liberarsi
dalla miseria . Le attività dei missionari ottengono poi un effetto
impensato : stimolati dal loro
esempio, altri enti non cristiani
si muovono all'imitazione, cercando di impostare iniziative analoghe .
La gente di solito accoglie con
favore l'inizio di opere cristiane
in qualche nuovo centro . Ma a
volte, dalla gelosia o dal fanatismo di qualcuno nascono delle
difficoltà . Il missionario è minacciato : « Ti bruceremo la jeep » .
O i neofiti sono perseguitati, maltrattati, picchiati . Qualcuno finisce all'ospedale . Ma poi tutto passa, i cristiani si vedono accettati,
la loro opera diventa il centro propulsore della località .
A 15 anni aveva deciso . La maturazione della comunità cristiana si vede anche dalle sue vocazioni . Da qualche tempo ogni anno sei o otto ragazzi della missione partecipano al « campo vocazionale », e tre o quattro vanno
in seminario o si orientano verso la Congregazione : si trovano
nell'aspirantato, nel noviziato, tra
i chierici studenti . Uno di loro
nel 1974 è diventato sacerdote :
don Giuseppe Suren . E' stato
ordinato dal Vescovo salesiano
mons . Matteo Baroi, lì a Ranaghat ; non in chiesa, perché si stava in troppo pochi, ma nel grande cortile, sopra un bel palco preparato appositamente .
Ora è più facile « mietere » do-
po che il campo evangelico è stato per tanti anni dissodato e seminato - e continua a esserlo -da generosi missionari . Come
l'attuale parroco, padre Luigi
Gobetti .
Un friulano che a I1 anni entrava all'Istituto salesiano di Ivrea :
« Io voglio fare il medico », diceva . « Adesso pensa a studiare, poi
deciderai » . A 15 anni aveva deciso di curare le anime, e chiedeva di partire missionario . Da
allora non si è più mosso dall'India se non per qualche visita
alla famiglia ; è cittadino indiano
a tutti gli effetti .
E' felice di essere partito giovanissimo, quando ancora si è plasmabili come la cera . Capisce la
gente : ne conosce a perfezione la
lingua, la storia, le consuetudini .
Da buon pastore conosce le sue
pecore, ed esse lo conoscono . E'
uno di loro, e vive per loro . In
anni tristi ha conosciuto il campo di concentramento (4 anni e
mezzo), e ne è uscito diacono ;
ordinato sacerdote, ha lavorato
venticinque anni al fianco del suo
Vescovo, e ora è nell'apostolato
diretto . Tanti amici (soprattutto
dall'Italia) lo aiutano, e rendono
possibile il piccolo miracolo della
sua missione .
La Chiesa perdona con autorità .
A spiegare l'attuale « tempo di
mietitura a Ranaghat, c'è pure
la forza suggestiva, a volte irresistibile, del Vangelo . Indù e mussulmani restano affascinati dall'esempio della testimonianza cristiana . E non meno affascinati
dalla vita sacramentale .
Un giorno, uno scrittore indù si
avvicina a padre Gobetti : « Padre,
voglio confessarmi » . Non è cristiano, non sa nulla del cristianesimo . Ma si era avvicinato al
confessionale e aveva letto il testo del rito . Alcune parole lo avevano folgorato : « A questo punto
il penitente riceve dal sacerdote
il perdono dei peccati, in nome di
Dio » . Dice : « Padre, io sono un
grande peccatore, e è tutta la vita
che cerco di liberarmi dalle mie
colpe . Ho commesso questo e
quest'altro, ma voglio convertirmi e cambiare . Ora vedo che la
Chiesa cattolica perdona i peccati
con autorità : non l'ho trovata finora in nessun'altra religione .
Perciò, mi riceva nella Chiesa » .
Ha rinunciato ai privilegi della
sua casta e alle consuetudini del
suo popolo, per vivere nell'amore
misericordioso di Cristo .
Al CORSI PILOTA
per educare meg11* 0
Metodi d'avanguardia, niente registri, cliente testi, tutto
da creare . Le FMA hanno organizzato in Roma due
« corsi pilota » per aspiranti operatrici nel campo della
scuola professionale . Ecco nel racconto delle allieve e
delle insegnanti le vicende di questo esperimento avveniristico, dai primi impacciati tentativi con le videocassette fino agli esami finali autogestiti .
Il racconto delle allieve
Novembre . In un'aula confortevole dalle attrezzature moderne, ci troviamo per la prima volta suore, ragazze e insegnanti del
corso pilota, provenienti da varie
regioni dltalia . Non ci conosciamo ancora, ma in tutte c'è il desiderio di iniziare bene . Ci guardiamo, scambiamo i primi saluti,
quindi passiamo al lavoro . L'orario delle lezioni è proposto da noi .
Insegnanti e allieve collaborano
insieme nella stesura dei programmi e dei metodi . Niente registri, niente libri di testo, tutto
è all'insegna della creatività .
I fatti di cronaca, le trasmissioni televisive, la realtà che ci
circonda, sono l'oggetto primo
delle nostre lezioni quotidiane .
Impariamo a criticare e vagliare, quasi a conferma e complemento delle affermazioni teoriche apprese . Si integrano così
nozioni e realtà . . .
Il travaglio dei primi esperimenti . Sorge l'inevitabile esigen-
za di fissare quanto viene scoperto e approfondito . Ed ecco allora alcune di noi improvvisarsi
stampatrici, e stendere le prime
dispense . Poi le dispense diventano così numerose da richiedere
la macchina rilegatrice per il nostro testo . . . senza indice .
Come tutte le prime esperienze, anche la nostra presenta dubbi e incertezze, per cui sentiamo
il bisogno di un confronto, di una
revisione . Periodicamente ci riuniamo in assemblea, e non solo
per verificare quanto abbiamo fatto, ma soprattutto per programmare . La partecipazione è vivace :
ciascuna esprime liberamente il
proprio parere, non privo talvolta di critica o dissenso .
Passano i primi mesi di lavoro
e di studio . Le difficoltà, sofferte
e superate nel rispetto di ogni
personale ritmo di apprendimento dovuto alla diversa base culturale, ci aiutano a maturare come gruppo .
Disponiamo di sussidi moderni molto validi . Le nostre conver21
sazioni in lingua francese e inglese possono essere integrate da
una ricca raccolta di video e
audio-cassette. I film, le diapositive e le video-cassette con registrazioni televisive, utilizzate con
competenza dagli insegnanti, formano la pista di lancio per un
discorso sociale . La conoscenza
degli strumenti nuovi, unita alle
stimolazioni, fa nascere in noi il
desiderio di comunicare contenuti attraverso questi stessi strumenti .
Chi di noi potrà dimenticare
il travaglio dei primi esperimenti
nel laboratorio fotografico? Abbiamo rischiato di... chiudere per
fallimento . All'inizio le riprese con
la telecamera erano tremolanti, e
le zumate eccessive . Le incertezze
nel premere i tasti di registrazione erano tali che sulle video-cassette si avevano alla fine program-
mi parecchio diversi da quelli voluti . Poi qualcosa è migliorato ...
Ogni crescita ha le sue crisi .
Abbiamo sperimentato anche questo a causa della diversità degli
intenti, e quindi della difficoltà
di collaborazione . Ma il lavoro di
gruppo a poco a poco ci ha fuse,
rese più disponibili ; e alla fine ci
sentivamo veramente in comunione .
Esami autogestiti . La parola
produce su qualsiasi studente un effetto sinistro, quasi
simile alla paura (è difficile accettare di essere giudicati in un quarto d'ora su mesi e mesi di studio . ..) . Ma la scuola professionale, dipendente dal Ministero del
Lavoro, ha superato lo scoglio :
c'è una circolare ministeriale che
parla di una commissione tenuta
a verificare se il corso è stato
esami
COME E PERCHE' I CORSI PILOTA
Da chi sono organizzati . Dal Ciofs (Centro Italiano Opere Femminili
Salesiane), ente a carattere nazionale, giuridicamente riconosciuto .
Le attività dei Ciofs . Quest'organizzazione, che l'Istituto delle FMA ha
preposto al settore della formazione professionale, gestisce « centri di formazione professionale» in quasi tutte le regioni d'Italia . Nel 1975 ha realizzato 260 corsi per 5 .633 alieve . Sono corsi con ciclo normalmente biennale, che preparano le allieve all'inserimento immediato nel mondo del
lavoro .
Dove si sono tenuti i Corsi Pilota . Al centro Ciofs (Via dell'Ateneo
Salesiano 81, Roma) . La sede dispone di un laboratorio audiovisivo che
consente le più varie esercitazioni . Per il settore tecnico-aziendale funzionano un reparto meccanografico e un altro meccano-contabile . Al criterio
della biblioteca si è sostituito quello dell'istituzione di ambienti con vari
sussidi .
Perché i Corsi Pilota . Il mondo della produzione e il mondo giovanile
della scuola oggi reclamano un tipo di apprendimento più vicino al processo
di crescita, non solo professionale ma anche culturale, civile e sociale .
Lo stesso modificato concetto della cultura, e il modificato obiettivo della
formazione professionale (non più fine a se stessa), impongono oggi la
ricerca di nuovi contenuti e di un nuovo modo di fare scuola .
Per chi sono i Corsi Pilota . Per istruttori dei centri professionali : sia
insegnanti già in servizio che necessitino di aggiornamento, e sia futuri
insegnanti .
Gli obiettivi dei Corsi Pilota . Loro scopo è di formare nelle aspiranti
insegnanti una mentalità educativo-professionale, e di imprimere stimoli
e suggestioni nuove perché siano metodologicamente più preparate . Non
si tratta solo di formare persone preparate sul momento, ma piuttosto in
continua ricerca di approfondimenti di pensiero, e di metodologie migliori .
Caratteristiche dei Corsi Pilota . Se ne sono tenuti due, della durata
di sette mesi, a indirizzo linguistico e contabile . Entrambi con lo stesso
quadro di discipline, ma con maggiore approfondimento delle materie
specifiche .
I corsi sono stati caratterizzati anzitutto dall'aggiornamento nelle materie tecniche che costituiscono la preparazione scientifica degli insegnanti
(lingue, calcolo, steno-dattilo, ecc .) Ma ancor più dalla ricerca e dalla
sperimentazione didattica legata all'utilizzazione delle nuove tecniche di
approfondimento e dei mass-media .
I temi affrontati . Si sono approfonditi i temi legati all'ampia problematica della formazione professionale : dalla scuola professionale come « interfaccia tra scuola e lavoro», alla formazione permanente, al riciclaggio,
al processo di crescita attraverso la professionalità, fino all'uso delle nuove
tecniche dell'apprendimento in questo settore : alla telecamera e alla videoregistrazione .
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svolto, e se ha raggiunto gli obiettivi . Usando della facoltà concessa, e sempre attente a non staccare la scuola dalla realtà sociale, abbiamo deciso di autogestire
in modo diverso gli esami .
D'accordo con i nostri professori abbiamo passato l'ultimo periodo del corso non nella « preparazione agli esami », ma nella
« creazione degli esami » .
Abbiamo realizzato una « società per azioni » simulata, con tutti
i problemi che la coinvolgono,
dall'atto costituitivo al bilancio
di chiusura . La conoscenza delle
lingue estere, dei vari metodi di
steno, dei programmatori, del telex, dei calcolatori, ci ha permesso di riprodurre una vera giornata lavorativa anche nell'ambito
scolastico .
Due motivi hanno determinato
la scelta di questo nuovo modo
di fare gli esami . Il primo è stato il desiderio di andare al di là
di un semplice livello nozionistico di ciò che era stato argomento di studio ; il secondo è scaturito, nello spirito del corso, dall'esigenza di mettere in atto un
tipo di scuola attiva che vorremmo proporre fra qualche mese alle nostre allieve, in modo da non
staccare la scuola dalla realtà del
mondo del lavoro .
Così, per le materie cosiddette
umanistiche, ci siamo divise in
tre gruppi di lavoro, ciascuno dei
quali considerava un aspetto della realtà sociale .
Una delegazione brasiliana . La
verifica di quanto avevamo preparato insieme - cioè il nostro
esame - è avvenuta in tre giorni .
Mentre da una parte veniva presentata la nostra « azienda », dall'altra si era attente a « tradurre
in simultanea » . Naturalmente in
un esame come il nostro non è
mancata la documentazione : sono entrate in funzione le telecamere portatili e la macchina fotografica . Era simpatico vedere il
viso un po' meravigliato dei nostri commissari ripresi in televisione, o quando alla fine di un intervallo si presentavano loro le
foto scattate dieci minuti prima e
sviluppate nel nostro laboratorio
fotografico.
Durante gli esami abbiamo avuto una visita inaspettata : una delegazione brasiliana che sta compiendo un giro attraverso alcuni
paesi d'Europa, per conoscere le
migliori sperimentazioni relative
alla scuola professionale . L'Assessorato per l'istruzione della Re-
Lezione di lingue al corso pilota .
gione Lazio l'aveva inviata proprio al nostro centro .
Superata la prevenzione iniziale (legata forse al fatto di dover
varcare la soglia di un istituto gestito da religiose), la commissione sudamericana si è interessata
a fondo deip roblemi e delle nuove metodologie che stavamo usando, e ha apprezzato molto l'attrezzatura degli ambienti e il nuovo stile degli esami .
Dicono le insegnanti
Quali sono le previsioni per il
futuro? Non vogliamo rimanere
nel vago (le previsioni sono spesso troppo ottimistiche, e non sempre aderenti alla realtà) . Cerchiamo di prevedere la spinta dinamica che, con la mentalità acquisita in questi sei mesi, potrebbero ricevere i nostri corsi attraverso passi graduali ma concreti .
Il primo passo è quello di non
considerare più la scuola professionale come area di parcheggio,
o scuola di serie B, poco impegnativa o esclusivamente finalizzata
alla preparazione tecnica . Essa va
vista come « luogo di crescita »
umana, professionale, culturale e
spirituale ; deve presentarsi aperta non soltanto alle alunne, ma
anche alle loro famiglie e al mondo circostante .
Le ragazze devono rendersi capaci di autoformazione, aperte a
tutti i valori umani, in continua
ricerca della verità, e del perfezionamento tecnico . E' una meta
abbastanza ardua, ma è l'unico
modo per immettere in un mondo tanto complesso giovani che
sappiano vagliare, criticare, scegliere .
Le nuove tecniche . Quali mezzi
sono stati impiegati nei nostri
corsi per raggiungere tale scopo?
Parecchi : dal metodo ai contenuti, tutto è stato orientato in modo da sviluppare la creatività, lo
stimolo alla ricerca, l'interesse
per la lettura della realtà storica
in cui viviamo . E questo non con
la pretesa di rispondere a tutto,
di comprendere tutto, ma con la
prospettiva di un profondo ripensamento personale .
La parte più innovativa, lo strumento più adatto, ci è stata fornita proprio dalle nuove tecniche
d'apprendimento : la conoscenza
degli strumenti di cui si serve la
tecnica moderna per comunicare
ed esprimersi .
Bisogna dare in mano ai giovani gli stessi mezzi, in modo che
possano rendersi conto personalmente di quanto siano meravigliosi se posti al servizio dell'uomo e per il suo sviluppo, e quanto siano invece « schiavizzanti »
se usati per manipolare l'uomo e
imprigionarlo nei limiti angusti
di qualche particolare ideologia .
Non fermarsi. Siamo con Don
Bosco? Rientriamo nel solco da
lui tracciato? Ci sembra di poter
rispondere di sì .
Anzi, osiamo affermare che questo oggi è il solco privilegato per
entrare nel mondo dei giovani,
per amarli, capirli e aiutarli . Porsi insieme a loro in atteggiamento di ricerca, umilmente, senza la
pretesa di voler sapere di più, formarsi al gusto della ricerca della
verità, per rendere loro più facile
e più possibile l'incontro con Dio .
Questo corso è stato l'inizio di
un cammino : si sono fatti i primi passi, che saranno certamente
seguiti da molti altri più decisi e
sicuri .
La scuola professionale può diventare un « agente di cambiamento » in questo mondo in continua e vorticosa evoluzione . Occorre non fermarsi di fronte alle
difficoltà . Il Papa nell'udienza del
26 maggio, alla quale hanno preso parte insegnanti e allieve a
conclusione del corso, ha dato il
suo incoraggiamento : « Diciamo
alle religiose Figlie di Maria Ausiliatrice che hanno partecipato a
un corso di nuove tecniche per
l'apprendimento : ci congratuliamo con voi, perché affrontate questi nuovi strumenti della tecnica,
che fanno parte della pedagogia
moderna . Ci vuole tutto il vostro
coraggio, il coraggio salesiano » .
LIBRI
novita
editrice elle di ci
Il Centro Catechistico Salesiano
annuncia la pubblicazione della
e
(Traduction Oecuménique de la Bible)
- un passo irreversibile nell'ecumenismo
- La prima traduzione
e il primo commento ecumenico della storia
- Dieci anni di lavoro di oltre cento esegeti :
cattolici, ortodossi e protestanti
L'Editrice Elle Di Ci
presenta al pubblico italiano la ricchezza
- delle note, applicate con studiati e concordati
criteri alla Bibbia della CEI
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Prenotate la T .O .B . nelle librerie
o presso l'Editrice Elle Di Ci
10096 Leumann (Torino)
Bruno M . Bellerate (a cura di)
Educazione e politica
Editrice Sei, Torino .
Voi . 1° - Educazione, fede e politica
Pag . 300, lire 6 .000 .
Voi . 2° - Società e politica nella scuola
Italiana . In preparazione .
Raccolta di articoli, a firma di docenti dell'UPS, apparsi sulla rivista
« Orientamenti Pedagogici » nel periodo 1975-76 .
Giuseppe Bellotti
La comunità familiare di Nomadelfia
LAS Roma, 1976 . Pag . 106 .
Estratto dalla tesi di laurea « La
concezione educativa di Nomadelfia e
la sua proposta », discussa dall'autore nel 1975 presso l'UPS .
Antonio Arto (a cura di)
La prevenzione dei disadattamento
nella scuola materna
LAS Roma, 1976 . Pagine 166 .
Lezioni di un ,< Corso per educatrici
di scuola materna » tenuto nel 1974-75
da docenti dell'UPS .
23
EDUCHIAMO COME DON BOSCO
re i giovani all'attenzione
dimento della musica .
e al go-
• Abituate i ragazzi ad ascoltare
poco per volta . Fategli ascoltare attentamente quel poco di musica che
possono assimilare . Lasciate che la
musica infonda in loro, con la preghiera, un senso di gioia e di serenità . Don Bosco voleva musica facile
e piacevole .
INSEGNATEGLI A
GODERE LA MUSICA
Don Bosco nel 1885 fece uno stupendo sogno : vide due fanciulle che
passeggiavano su un tappeto bianco
di un candore come i fiocchi di neve, e dialogavano sulla castità. Una
diceva : « La via dell'innocenza è cosparsa di prove e di sacrifici; si attinge però la forza dalla Comunione
poiché chi si comunica spesso ha la
Vita eterna, rimane in Gesù e Gesù
vive in lui . Dal momento che vive
della stessa vita di Gesù sarà da lui
risuscitato nell'ultimo giorno .
E l'altra fanciulla rispondeva : «Quanto fa bene pensare che la Vergine
dolcissima, Madre di Gesù ha un Cuore Immacolato ed è la Madre del
bell'Amore, del timore, della saggezza e della santa speranza ; in Lei è
ogni grazia per conoscere la Via, la
Verità ; in Lei è ogni speranza di vita
e di virtù . Chi ha il cuore puro ama
moltissimo l'immacolata, la Tutta Neve» .
A un tratto Don Bosco vide lampeggiare immense schiere di Angeli
che planavano come neve sul candido tappeto. Gli Angeli fecero corona come candide rose attorno alle
due fanciulle e cantarono : « Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo che ci ha benedetto con
ogni benedizione spirituale nei cieli
in Cristo, e ci ha scelti per Lui prima della creazione del mondo perché
fossimo santi e immacolati al suo
cospetto nell'amore» .
Subito le due fanciulle intonarono
un inno con voci squillanti, da usi-
gnoli, e con labbra sorridenti . « Hai
assunto me, o Signore, e mi hai rafforzato dinanzi a te in eterno . Benedetto Dio per tutti i secoli » . Intanto
scendevano ritmando e danzando altre
schiere di Angeli con vesti di colori
diversissimi ; ognuno sembrava un fiore espanso di una bellezza incantevole . Su tutta la scena dominava un
canto di esultanza : « Gloria a Colui
che può conservarci senza peccato e
stabilizzarci nell'esultanza al suo cospetto! » .
Don Bosco si svegliò al suono di
quella musica arcana che gli penetrava
nell'anima . Appena desto, gli dovette
venire in mente la scena dell'Apocalisse in cui san Giovanni racconta :
« E vidi l'Agnello ritto in piedi sulla
montagna di Sion e con Lui centoqusrantaquattro mila che portano il suo
nome e il nome del Padre scritto sulla fronte . Udii una voce che veniva
dal Cielo come lo scroscio degli ocea
ni, come il rombo di un colpo di tuono . E la voce che udii era anche come il canto dolcissimo di suonatori
che toccano i loro strumenti : cantavano un canto nuovo. Erano i vergini » .
Don Bosco ha sempre amato la
musica . Sosteneva e ripeteva : « La
musica serve a educare, soprattutto
la musica sacra, la musica di chiesa
La musica religiosa è la Parola di
Dio portata ad alto potenziale . Ecco
allora alcuni suggerimenti per educa-
• Abituateli ad ascoltare i tratti
più importanti di musica . Quasi tutte
le composizioni musicali hanno dei
momenti in cui emerge la grande melodia, in cui il dolore straripa o al
contrario i cieli
sembrano aprirsi,
mentre il suono di un violino scende
a portare pace sulla terra . Forse le
prime volte bisognerebbe concentrarsi nei punti culminanti dove la musica freme, vibra e canta come nella
preghiera .
• Abituateli ad ascoltare più volte
la stessa musica o a ripetere più
volte lo stesso canto . Rossini alla
prima di una nuova opera scritta da
un rivale si tenne il cappello a cilindro saldamente piantato in testa .
Di tanto in tanto, mentre la musica
si effondeva, sollevava la mano e si
levava il cappello . A chi gli chiese
spiegazioni di tale eccentrico comportamento rispose candidamente : « E'
consolante salutare i vecchi amici » .
Non è soltanto cortesia ma anche
consolante salutare i vecchi amici nella musica come nella vita . La caratteristica dei brani di musica o dei
canti religiosi ben conosciuti è che,
come gli amici, sono sempre graditi .
Abituare i ragazzi ad ascoltare e a
riascoltare .
• Abituateli a isolare la melodia .
Una composizione è strutturata in diversi elementi : melodia, armonia, orchestrazione, ecc . L'elemento che più
colpisce la maggior parte delle persone è la melodia . Abituateli a individuare la melodia dominante in una
composizione musicale .
• Abituateli nella musica a sollevare il pensiero a Dio . La musica ha
questo di particolare : suggerisce una
atmosfera, uno stato d'animo . Pensate
alla « Mòldava „ di Smètana, ai « Pini
di Roma » di Respighi, al « Sogno di
una notte di mezza estate „ di Mendelssohn, ali' . Ave Maria „ di Schubert .
• La musica è un godimento che
attira sempre i giovani . Quando verrà
il giorno in cui dopo una liturgia intensamente vissuta i giovani diranno :
« Questa è la gioia più grande della
mia vita », allora vorrà dire che i giovani hanno intuito che la musica gli
ha dato un colpo d'ala per il Cielo .
Carlo De Ambrogio
24
Nella terra dei liberi
LA LIBERTA DI CRISTO
Gentili, sorridenti, i thailandesi da sempre vantano di
essere un popolo di uomini liberi . Ma solo lo 0,4`7 degli
abitanti ha accolto finora la liberazione portata dal
Vangelo . 1 Salesiani dal 1927 lavorano in quel paese
buddista fin nelle piii profonde radici, e la loro avventura missionaria è piena di imprevisti, successi, delusioni, riprese e speranze . Ma tutto avviene secondo la
dura legge del Vangelo : il seme del buon seminatore
deve prima affondare nel solco e morire, perché anche
nella «terra (lei liberi » possa sbocciare e fiorire la
libertà di Cristo .
rrivò in un afoso pomeriggio estivo . Era tirato in volto, con abiti dimessi e un fagotto sotto il braccio : tutti i suoi
averi . Bussò alla missione di
Bangkok . Il Vescovo salesiano
mons . Pasotti, che lo ricevette,
tutto poteva immaginare in quel
momento eccetto che quel giovane thai sconosciuto, dall'aria vagabonda, un giorno avrebbe preso il suo posto a capo della sua
diocesi .
Quello sconosciuto si chiamava
Roberto Ratna, ed era figlio di
un ricco commerciante della capitale . Era stato alla scuola cattolica, poi al pensionato universitario cattolico, e con la laurea
aveva voluto conseguire anche il
battesimo . Suo padre perciò lo
aveva scacciato e diseredato .
Mons . Pasotti invece si prese cura
di quel singolare « erede del regno », e lo condusse passo passo
fino al sacerdozio . Nel 1969 la
Santa Sede smembrava la diocesi
dei Salesiani in due territori, e
su proposta di mons . Carretto
(successore di mons . Pasotti) assegnava la sede di Ratburi al nuovo vescovo mons . Roberto Ratna .
A
A1Nwu
Nu1"fiF
®rdL.UENEiuE.
Veniva così ceduta dai Salesiani al clero secolare proprio la parte di diocesi che i missionari avevano più intensamente dissodato,
arricchendola di chiese, scuole,
ospedali, opere sociali, e soprattutto di fedeli . L'altra parte della
diocesi, terreno evangelicamente
incolto, mons . Carretto l'aveva
tenuta per sè e per i suoi missionari . Qualcuno ha chiamato i missionari come questi « marines della chiesa », destinati come sono
all'opera di sfondamento, pronti
a buttarsi allo sbaraglio, ma disposti poi a lasciare alle truppe
ordinarie del clero le posizioni
conquistate .
Per questo lavoro, in fondo, i
missionari salesiani erano stati
mandati dalla Santa Sede in Thailandia, e per questo lavoro nel
1927 vi erano arrivati dall'Italia :
tre sacerdoti, sette chierici e undici novizi . Tra loro don Gaetano
Pasotti, il futuro vescovo, con dieci anni di esperienza missionaria
in Cina .
I cristiani come aghi nel pagliaio . Ad accoglierli quel giorno,
ci sono i Padri delle Missioni
Estere di Parigi, che li accompagnano a Bang Nok Khuek sul fiume Meklong dai mille affluenti
d'argento, e li assistono per un
anno intero . E' un apprendistato
indispensabile : tutto è nuovo per
i missionari salesiani, il clima
(caldissimo e umido), i costumi,
la lingua . E che lingua, con 44
consonanti e 32 vocali! Ci sono
15 modi per dire « io », e si deve
usare l'uno o l'altro secondo chi
Un villaggio per i cristiani a Huel
Yang (Prachuab), e la sua bella chiesa
tra Il verde .
è che parla o ascolta, e secondo
i sentimenti che si vogliono esprimere E come se non bastasse, è
una lingua cantata, con cinque toni, così che la paroletta « sua »
secondo il tono può significare
vestito, tigre, tappeto .
Nel '28 i Salesiani escono da
sotto la « tutela » dei Padri delle
Missioni Estere, e si occupano di
altre cinque residenze missionarie . L'anno dopo il territorio loro
assegnato viene eretto in « missione sui iuris » . Conta due milioni
e mezzo di thai, sparsi su 118 mila Kmq, più di un terzo dell'Italia . (Ma perché stupirsi di una
missione così grande? Nel 1662
l'intera Thailandia era solo . . . parrocchia) .
Il territorio è singolare anche
per la forma : occupa fra l'altro
il lungo budello (1400 Km .) che
congiunge la Penisola Malacca al
continente . In questa immensità,
25
meno di 7 .000 cristiani, come aghi
nel pagliaio . E per i collegamenti,
la ferrovia a scartamento ridotto
che arranca da Singapore fino a
Bang Kok .
Nel 1931 arrivano le Figlie di
Maria Ausiliatrice : fanno anch'esse il difficile apprendistato, e intanto 'aprono un dispensario medico e la scuoletta . « Sull'esempio
di Don Bosco voi andrete ai giovani », aveva detto Pio XI ai missionari partenti e essi lo fanno.
A don Pasotti la scuola appare lo
« strumento più efficace di apostolato, in questo paese prettamente
buddista che produce in quantità
riso e.. . bambini » . Scuola per i
bambini cattolici (ma sono così
rari) e soprattutto per i buddisti .
Anche oggi è così ; ma non è stato tempo perduto . I tanti exallievi
sfornati in quasi cinquant'anni di
lavoro, anche se in massima parte
rimasti buddisti, si dimostrano
affezionati, senza pregiudizi verso il cristianesimo, aperti all'impegno sociale.
E proprio sul piano della scuola avviene l'incontro fra il missionario cattolico e l'anima thai . I
bambini di quel paese sono docili, quieti, vanno a scuola volentieri, imparano con gusto . Le autorità civili, convinte dell'urgenza
delle scuole, fin dall'inizio apprezzano e aiutano . Nel 1934 il re di
Thailandia è a Roma ; in quei giorni nella basilica di San Pietro è
proclamato santo Don Bosco, e il
re chiede l'onore di assistere al
rito : « In riconoscenza - dice per quanto fanno i salesiani nel
mio paese» .
Arare con la preghiera . Quello
stesso anno si aprono nuove opere, le case salesiane di Thailandia
sono costituite in Ispettoria, la
missione è promossa Prefettura
Apostolica . Nel 1936 don Pasotti
fa venire un gruppo di Clarisse
di stretta clausura, e costruisce
per loro in legno un monastero
a Ban Pong : esse dovranno « arare con la preghiera il duro campo dei missionari » . (Oggi il monastero è in solida pietra ; le prime Clarisse erano fiorentine, ora
si sono aggiunte buone vocazioni
locali) .
Nel 1937 don Pasotti fonda le
Ausiliatrici, Congregazione locale
di suore di vita attiva, industriose
come api ; ne affida la direzione
alle Figlie di Maria Ausiliatrice .
E a sconvolgere il fruttuoso lavoro arriva il ciclone della guerra
mondiale . Nel 1938 il pericolo per
26
Un'allieva dell'« Istituto per non vedenti », tenuto dalle Figlie di Maria
Ausiliatrice a Bang Kok .
la Thailandia sembra venire dalla
Francia, e chi ne fa le spese sono
dapprima i missionari francesi ;
ma poi tutti i missionari in genere. I Padri delle Missioni Estere
sono espulsi, i salesiani ricevono
dalla Santa Sede l'ordine di turare i buchi come possono . Ma
poi tutte le scuole vengono chiuse, qualche salesiano è imprigionato, qualche altro malmenato .
Nel 1941 la situazione sembra
migliorare, la Prefettura è promossa a Vicariato, don Pasotti è
consacrato Vescovo . E tanto per
cambiare, i soldati giapponesi invadono il paese . Campi di concentramento, prigioni gremite, ogni
missionario si fa in quattro per
assistere e confortare .
Quando la guerra nel '45 si ritira, lascia dietro di sé il solito
squallore . Dappertutto bambini
abbandonati, Bang Kok ne pullula . « Per assicurarsi la benedizione di Dio, ogni Ispettoria deve
avere un orfanotrofio », dice in
quei giorni il Rettor Maggiore salesiano . E l'Ispettoria di Thailandia apre il suo nella capitale . Una
villa principesca sconquassata dai
soldati (mancano porte, finestre,
mobili, tubature, tutto) diventa la
prima sede .
Un povero vescovo missionario .
Mons . Pasotti è ancora giovane,
ma stanco . Un male misterioso
lo mina a sua insaputa. Nel 1948
torna in Italia per riferire al Papa,
e il Papa con sua grande confusione lo abbraccia e lo bacia . Poi
sale a Torino, sempre per riferire . In treno prende la vettura
più economica . « Eccellenza, non
è dignitoso che un vescovo viaggi
in terza classe » . « Hai ragione,
ma io non sono vescovo come gli
altri : sono un povero vescovo missionario » . A mezzogiorno estrae
dalla borsa un panino, e la gente
fa a gara nell'offrirgli qualcos'altro .
A Bang Kok quando finalmente
si rimette nelle mani dei medici,
gli trovano una leucemia avanzata e inarrestabile . « Io sono pronto » . Per ore i cristiani e i pagani
sfilano davanti alla sua bara, il
corteo funebre con le barche sul
grande fiume si trasforma in apoteosi ; tutti tengono a dirgli in
morte ciò che il pudore dei sentimenti forse aveva impedito di
dirgli in vita .
Il nuovo Vicario Apostolico è
Pietro Carretto (ha due sorelle
Figlie di Maria Ausiliatrice, e suo
fratello è il noto « fratel Carlo »
che predica il deserto) . E' l'anno
1951 e c'è tanto da fare .
Per esempio la comunità di
Bang Nok Khuek è cresciuta
troppo numerosa, i giovani sono
costretti a migrare : abbandonati
a se stessi finiscono per smarrire
la fede . L'idea nuova è costruire
nella foresta un villaggio per loro. Nel 1952 - con il pieno appoggio delle autorità che danno il
territorio - sei Kmq sono strappati alla foresta, suddivisi in lotti, trasformati in piantagioni . Le
famiglie cattoliche, raccolte nel
villaggio « Stella Mattutina », vi
si trovano bene . Hanno la chiesa,
la scuola, il missionario . Una strada e un servizio di autobus li collega con l'autostrada e con il
mondo .
Qualche anno più tardi è costruito un secondo villaggio,
« Maria Ausiliatrice » . « Ho 65 anni, di cui 45 trascorsi in missione
- dice don Crespi che si è prodigato per tirar su i due villaggi e mi tocca lavorare come se fossi
un giovanotto . Ma sarei pronto a
cominciare un terzo villaggio nella foresta, se me lo dicessero . Perché sono sacrifici che merita davvero di fare » .
La chiesa costruita con la
barba . Nel '57 mons . Carretto trasferisce il centro del Vicariato da
Bang Nok Khuek, fuori mano, a
Ratburi, e arrichisce la missione
di un lebbrosario. Esso sorge a
Thavà, antichissimo centro missionario, che vanta la prima chiesetta thailandese dedicata all'Ausiliatrice : una chiesa « costruita
con la barba del missionario » .
Davvero . Correva l'anno 1881 ;
padre Grand, delle Missioni Estere, aveva un nemico nel signorotto locale, il quale gli tese un
agguato : i suoi scagnozzi lo pestarono per bene, gli strapparono
la barba e lo lasciarono mezzo
morto . Il governatore prese le difese del missionario, e condannò
il signorotto a pagare un tanto
« per ogni pelo della barba strappata » . Con i soldi di quel curioso risarcimento padre Grand costruì la sua chiesetta .
Era in legno, e ormai sfigurava
accanto alle ricche pagode ; ora è
in cemento, in stile thai moderno . E sul posto c'è anche il lebbrosario, col dispensario medico,
e un exallievo convertito che si
prodiga come infermiere accanto
ai missionari .
Anche le opere delle Figlie di
Maria Ausiliatrice in questi anni
si moltiplicano, e si riempiono di
gioventù . Dal 1947 esse hanno nella capitale un istituto per bambini ciechi, che è prediletto dalle
persone caritatevoli della città . I
bambini circolano nella casa sicuri e disinvolti come se ci vedessero. In realtà le suore sono per
loro guide, sorelle e mamme . Sono i loro occhi, e li portano alla
luce .
Nel '65 il Papa ha giudicato che
la cristianità della Thailandia fosse matura, e vi ha eretto la Gerarchia episcopale. Il Vicariato di
Ratburi è diventato Diocesi . Nel
1969 la Diocesi - come già detto - è stata spaccata in due ; la
parte dissodata è passata a mons .
Ratna . A Ratburi, prima dei salesiani non c'era segno di cristianesimo ; ora c'è la cattedrale,
l'episcopio, il piccolo seminario,
la casa del clero, due grandi scuole con tremila allievi, e una vivace
cristianità . Mons . Carretto ha fatto le valigie e si è trasferito nel
sud, in vera terra di missione, per
cominciare da capo . La nuova diocesi con sede a Surat Thani, è
costituita dal lungo istmo che collega la Malesia con il continente .
Quattro milioni di abitanti, 4 mila
cristiani, uno su mille .
Mons. Carretto si è preoccupato di disseminare, lungo quel budello, come un rosario di opere
sgranate non troppo lontane l'una
dall'altra . Sono attualmente 9 : un
collegio, o una scuola, almeno una
cappella in legno tek . Appena può,
rafforza i centri sostituendo al legno i mattoni, aggiungendo un
missionario . Piccole croci piantate in mezzo a tante soverchianti
pagode .
Il villaggio per i cristiani thai sorto a Huei Yang : si cominciò alla buona con
poche capanne di bambù, per i primi pionieri che dovevano tagliare la foresta
e preparare il terreno .
Terra dura per l'evangelizzazione . Per la fede, in Thailandia, la
strada da percorrere è ancora lun.
ga. Ci sono dieci diocesi, già affi .
date in gran parte alla gerarchia
thailandese . Dodici congregazioni
maschili e venti femminili sono
impegnate al lavoro . Ma i cristiani raggiungono appena lo 0,4%
della popolazione . E in diverse zone della Thailandia dove l'incontro con la popolazione non ha ancora dato frutto, i pochi cristiani
non sono della gente thai, ma cinesi, vietnamiti, laotiani, tutti immigrati .
C'è da fare i conti con la difficile realtà del buddismo . « Io sono thai », da quelle parti, significa al- tempo stesso : « Io sono
buddista » . La concezione buddista è penetrata nel popolo in modo che non si può vivere se non
da buddisti .
Di per sè, il buddismo non è
una religione né è contrario al
cristianesimo ; Budda non è una
divinità ma un pensatore, un « illuminato » ; la sua dottrina ha inculcato ai suoi seguaci il rispetto alla vita, la benevolenza, l'amicizia, qualità che rendono i Thai
simpatici fin dal primo incontro.
La sua è una dottrina di liberazione dal male, dal dolore, per
tutti . La gente spesso compera nei
templi uccelli, tartarughe, pesci,
serpenti: fa una preghiera, apre
la gabbia, e li mette in libertà .
(Thai, non va dimenticato, vuole
anche dire libero ; la Thailandia
è la « terra dei liberi ») . E' possibile innestare sul buddismo la rivelazione cristiana? Certo, ma resta da trovare il punto giusto .
Se foste venuti vent'anni prima. Un giorno del 1955 consegnarono a don Giovanni Ulliana una
lettera recante l'intestazione della
pagoda di Bang Kok che ospita il
centro degli Studi Superiori Buddisti . Il Rettore in persona comunicava al Missionario salesiano
che i suoi bonzi « desideravano
conoscere il cristianesimo », e lo
invitava « a tenere un corso » . Da
allora i corsi e le conferenze di
don Ulliana si sono moltiplicati ;
egli è arrivato alla conclusione che
il dialogo auspicato dal Concilio
è possibile, è doveroso, è utile .
Ma ultimamente si è spinto oltre : ha cercato, per la realizzazione delle opere sociali della sua
parrocchia, la collaborazione dei
buddisti. « Padre - è stata la risposta di un bonzo - se lei fosse
venuto da noi venti anni prima,
avremmo potuto fare insieme molta strada » . E un altro bonzo :
« Non abbiate timore : quando avete qualcosa da fare, fatecelo sapere, e noi agiremo come se si
trattasse di una cosa nostra » .
Di fatto i 250 mila bonzi della
Thailandia non chiedono al loro
popolo soltanto una ciotola di riso ; essi sono « con » il loro popolo e per il suo bene .
Per parte sua don Ulliana dice :
« C'è da credere che attendevano
da sempre di essere invitati a collaborare con noi, e che erano
pronti ad accettare la nostra collaborazione » . Sarà questa la strada giusta da imboccare?
Intanto il lavoro missionario
procede, sia pure lentamente, e
fra tanti sacrifici . Anche la nuova diocesi di mons . Carretto un
giorno forse sarà un campo ben
dissodato : « E quando sarà pronta - dice il forte vescovo missionario - passerà come la prececedente a un vescovo autoctono ».
Ma ciò che conta per il missionario, è che la « terra dei liberi »
possa arricchirsi anche della libertà che viene da Cristo .
FERRUCCIO VOGLINO
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NELMONDO
PASQUA
CON
LE TERF
Da una lettera di don Pietro lel/ici,
missionario e parroco a Ron Phibun
(Thailandia) .
La notte del Sabato Santo, durante
la messa, venne il bello . A metà della funzione sono sbucate dai nidi di
termiti le famose formiche alate : belle e grosse, lunghe fino a tre centimetri .
Le luci, che tanto le attraggono,
erano accese non solo in chiesa ma
anche fuori ; e sia pure a stento per
qualche tempo ci si poté difendere .
Ma per disgrazia a metà funzione è
venuta a mancare la corrente elettrica . Allora a decine di migliaia quelle
bestioline si sono precipitate sulle
poche luci rimaste : le candele dell'altare, e il cero pasquale . Le hanno ricoperte, e naturalmente le hanno
spente . Non solo, ma anch'io che celebravo sono rimasto ricoperto in breve di formiche per lo spessore di quasi tre centimetri . I fedeli mi hanno
raccontato che in un istante hanno
visto il colore bianco di gioia dei miei
IL MIO INCONTRO CON LE API
E' questo il titolo di una ricerca che il quindicenne Paolo
Lensi (nella foto), allievo salesiano, ha realizzato con l'aiuto
dei compagni di scuola . Paolo,
detto « il ragazzo che sa tutto
sulle api
è anche « il più giovane apicoltore d'Italia
Maggiori particolari sulla sua
ricerca, nella notizia qui accanto .
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ma
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paramenti cambiarsi in un funebre color nero . Nero era diventato pure il
loro sacerdote, comprese le piani e
la faccia, come un africano .
Che fare? Ho detto loro : « La messa è finita, andate in pace » . . .
Ma i miei fedeli non sono rimasti
del
tutto dispiaciuti dell'incidente .
Hanno raccolto qualche secchiello ben
colmo di quelle bestioline, e le hanno cucinate per un pranzo prelibato,
degno del giorno di Pasqua .
PAOLO E IL MIELE INQUINATO
Uno degli allievi salesiani di III media a Sesto San Giovanni, il quindicenne Paolo Lensi
(foto accanto), ha
« Concorso
Europeo
presentato
al
Philips per giovani inventori ,, i risultati di una ricerca condotta con alcuni
compagni sulle api . La ricerca, frutto
per parte sua di alcuni anni di attività, ha meritato le lodi incondizionate
degli esaminatori .
Particolare interesse ha destato la
ultima parte della ricerca, in cui Paolo
ha studiato gli effetti sulle api dell'inquinamento atmosferico . Ha infatti
trovato il « miele inquinato
Le api, suggendo il polline di fiori
cresciuti in ambiente trattato con disinfestanti chimici, e vivendo esse
stesse in ambiente ecologicamente inquinato, hanno prodotto miele inquinato . Era di colore scuro, nerastro,
ripugnante alla sola vista . Paolo ha
posto questo miele vicino ad alcuni
alveari situati in pianura e in collina .
Le api se ne sono cibate . Il risultato
è stato : dapprima inattività completa,
poi paralisi e morte delle api . Nello
spazio di venti giorni gli alveari avevano cessato di esistere!
Nel realizzare la ricerca sulle api,
Paolo e i suoi amici si sono serviti
oltre che dei libri sull'argomento, anche di registratore, miscroscopio, macchina footgrafica . E di . . . veri alveari .
Il lavoro svolto insieme ha maturato
Paolo e i suoi amici, e nello stesso
tempo li ha « divertiti, e spesso entusiasmati » .
Dietro un gruppo di ragazzi che combina qualcosa di buono - c'è da giurarlo - si trova sempre un educatore in gamba . Questa volta, don Tarcisio Meroni .
SALESIANO '
TERE DALLA TERZA ELEMENTARE
Gli scolaretti romani della scuola
element , , e « Don Michele Rua « hanno scrito ai loro coetanei del Friuli
colpiti dal terremoto .
Cari amici, siete nel nostro cuore .
Pur non conoscendoti, sento di volerti bene . E non solo a te, ma a
tutti i bambini del Friuli . Sabrina .
In televisione ho saputo della disgrazia, e mi sono messa a piangere . Daniela .
Invece a Roma si è sentito qualche
scossa, ma non è successo niente .
Antonella .
Chissà che paura avete avuto . Marco.
Noi vi vogliamo aiutare, ma siamo
piccoli come voi, e lontani . Alessandra .
Vi vogliamo dire che ci spiace . . .
Mi dispiace molto, anzi moltissimo . . .
Se al vostro posto ci sarei io, proverei la stessa infelicità . . .
Tu non mi conosci, e adesso ti
dico come ho gli occhi : li ho di color verde . E sai? Ho il piccolo difetto di morsicarmi le unghie . Spero
che non hai perso nessun tuo caro .
Emanuela .
Ho capito che il terremoto è una
cosa brutta . Fabio .
Ci dispiace per tutti i libri e quaderni rimasti sotto le macerie delle
scuole . . .
Non ti scoraggiare, perché la vita
continua . Marco .
Fatti coraggio, perché presto avrai
una nuova casa e scorderai queste
brutte giornate . Daniela.
Ho mandato la tenda che usavo per
il camping . Michele .
So che tu non hai i fogli per scrivere, allora te ne mando alcuni con
una penna . Sabrina.
Ti vorrei vicino per darti tante delle
cose mie : giocattoli, il letto, il televisore che a casa tua non c'è più .
Giampaolo .
Potrei spedirti alcuni giocattoli, anche se mi sono molto cari . Non comprerò più giocattoli e altre cose inutili, così con i soldi che risparmierò
te li invierò a te . Claudio .
Sarei molto contenta di potervi avere con noi qui a Roma . Simonetta .
Spero di venirti a trovare . Cristina .
Ogni sera prego Gesù bambino di
farvi avere una nuova vita . Loredana .
Pregherò ogni sera la Madonna con
tutto il cuore, e cercherò di convincerla a fare dei miracoli che a voi
farebbero piacere . Sonia .
Ti salutiamo affettuosamente, con
un bacione a te e alla tua famiglia . . .
SI AIUTANO FRA LORO
In Thailandia un gruppo di Exallievi
salesiani si è associato per dar vita
a una « società di mutuo soccorso
chiamata « Credit Union » . Alla base di
questa iniziativa sta la necessità di
supplire alla mancanza di sicurezza
sociale, e d'altra parte sta il vivo
senso di amicizia e solidarietà che
lega questi Exallievi tra loro .
Sono gli Exallievi della Scuola tecnica Don Bosco di Bang Kok riunitisi
per la prima volta per dare vita alla
loro società nel maggio scorso . La loro
decisione è più che motivata . Per tantissime persone in Thailandia la sicurezza sociale è una meta ancora lontana da raggiungere : chi non lavora,
• cade infermo, o subisce un incidente,
• vuole semplicemente rifare il tetto
di casa, se è costretto a chidere denaro in prestito lo dovrà fare pagando
un interesse a volte del 12% al mese
(notare bene : non all'anno, ma al
mese) .
Ben altre condizioni vengono proposte dalla Credit Union . Essa si configura come organizzazione tra persone
che mettono insieme i loro risparmi,
• si fanno credito a vicenda . I membri dell'unione, tutti volontari, versano
un contributo mensile proporzionato al
loro salario . In caso di necessità potranno attingere al fondo comune, versando appena l'1% d'interesse .
1 120 exallievi di Bang Kok, riunitisi
in maggio, si sono dichiarati entusiasti della proposta di fondare la Credit
Union, hanno dato la loro pronta adesione, e costituito comitati per allargare ad altri l'iniziativa .
SONO CONSACRATA
PERCIO' ACCETTO
Maria Obdula Méndez, Volontaria di
Don Bosco, è stata chiamata a un
delicato incarico governativo nel Ministero della Previdenza Sociale dell'Argentina : è Direttrice generale del
settore « Infanzia e Famiglia « per la
provincia di Corrientes, nell'estremo
nord del paese . Vengono a dipendere
da lei gli asili, gli orfanotrofi, le scuole materne, i riformatori, i centri assistenziali e simili, di un territorio
vasto poco meno dell'Italia Settentrionale .
. Maria Obdulia non ha ancora trent'anni . Messa di fronte alla nuova responsabilità, le è parsa sproporzionata . « Ho pensato e pregato molto . Ho
domandato consiglio al mio direttore
• alle mie sorelle Volontarie . Ci è
sembrato che fosse volontà di Dio,
perché i destinatari del nuovo lavoro
sono pienamente nella linea salesiana : l'infanzia e la gioventù povera e
abbandonata, e le loro famiglie emarginate » .
Maria Obdulia è anche dirigente del
gruppo di VDB di Corrientes (del quale
fa parte Berta, la « senorita parroco „
ANNI FA, SU QUESTO CAMPO
Basin Bridge è un quartiere nella periferia di Madras (India) . I
salesiani vi stanno costruendo la sede moderna di un «centro giovanile
vissuto finora in condizioni piuttosto precarie .
Padre Gerard, il direttore del centro, tiene sul suo tavolo un pugnale
e una catena di bicicletta . A chi gli chiede il perché di quegli strani
fermacarte, risponde : « Una decina di anni fa, li ho strappati di mano
a due ragazzi scapestrati che si menavano botte da orbi . Si stavano
azzuffando proprio lì, dove adesso sorge il nostro campo di calcio .
Pugnale e catena sono un cimelio, il ricordo di un'epoca che deve
scomparire
Lo sport ha cominciato a trasformare questa zona . Prima i ragazzi,
poveri e senza orizzonti, sfogavano gli uni contro gli altri la loro rabbia . Ora . . . si sfogano prendendo a calci il pallone . Lo scoutismo li matura . Il nuovo centro giovanile farà il resto,
a cui il BS nello scorso febbraio ha
dedicato un profilo), è docente universitaria e portava avanti molti altri
incarichi che ora deve abbandonare . Ha
accettato l'incarico governativo, perché : « Ho pensato che Don Bosco
stesso chieda a me, consacrata laica
e salesiana, tale impegno
GIOVANI
CONTRO LA PORNOGRAFIA
Ventimila firme sono state raccolte,
senza tanto apparato pubblicitario, da
un gruppo di giovani che si è impegnato in una campagna di sensibilizzazione contro la pornografia . ,' Per
noi -- dicono questi ragazzi - pornografia è quella che è capace di portare alle tragedie di questi giorni :
il quindicenne che ha ucciso una signora a Tarquinia « per fare come i
film » ; lo squilibrato che ha sparato
a un agente a Roma e che (si è poi
scoperto) aveva la casa piena di riviste pornografiche ; e tanti altri episodi dolorosi e significativi, come il
delitto del Circeo, le violenze a
Cinecittà
Questi giovani appartengono a tre
organizzazioni di ispirazione cristiana :
i Giovani Cooperatori salesiani, il
Gruppo romano genitori ed educatori
cattolici, le
Exallieve salesiane di
Roma . Essi hanno compiuto un intenso volantinaggio . « Siamo
sorpresi
- dicono - dall'insensibilità di una
società che non si preoccupa di aiutare i giovani a evolversi e a crescere sulla linea di una giusta e sana
sessualità
I loro volantini, diffusi a Roma,
dicono così : « Un piccolo gruppo di
industriali del sesso si arricchisce alle
spalle e sulla pelle della società . Per
il loro sporco interesse vengono rovinate famiglie, e si riempiono le carceri di giovani . Noi giovani invece crediamo nell'amore, crediamo nella vita .
Noi giovani diciamo basta alla strumentalizzazione dei porno-industriali
sulla gioventù » .
Le ventimila firme sono state raccolte sotto il testo di una petizione
rivolta al Presidente della Repubblica,
che chiede « sia rispettato l'articolo 21
della Costituzione « là dove stabilisce
il divieto delle pubblicazioni e degli
spettacoli contrari al buon costume .
La petizione inoltre, alludendo al fatto
29
NEL MONOo
che i principali centri di produzione
pornografica sono in Lombardia, chiede « che la magistratura lombarda intervenga finalmente con decisione, rendendo così esecutivo il codice penale
là dove prospera la quasi totalità dell'editoria pornografica » .
A UDINE LA MARCIA AAA
AAA, cioè ,- aiutateci ad aiutarli » :
questo il nome della marcialonga organizzata nel maggio scorso a favore
delle missioni, dai salesiani del Bearzi
di Udine . Per l'esattezza, hanno portato il peso dell'organizzazione il
« Gruppo
Nuove
Frontiere » e
il
So« Gruppo Turistico Giovanile e
ciale » .
Mille e duecento concorrenti, dieci
km di strada un po' sull'asfalto e molto tra i campi, e ad attendere i trafelati marciatori tanti premi - coppe,
quadri, bottiglie - issati sopra un
robusto carro agricolo .
Radio Friuli l'aveva reclamizzata, la
polizia stradale l'ha sorvegliata, una
équipe giovanile radio-comandata l'ha
disciplinata . E il ricavato, tutto devoluto alla costruzione di un ospedale
per tubercolotici nella parrocchia-missione salesiana di San Carlos de Yapacani (Bolivia) .
I Salesiani di Udine con questa marcia hanno inteso « allinearsi con quello
che è bello, simpatico, attraente, giovanile, e segno della nostra ansia di
pellegrini verso una meta » . E agli
organizzatori della AAA i partecipanti
hanno rivolto un cordiale BBB : « Bravi,
bravi, bavissimi! » .
KAMI
PARROCCHIA DA ADOTTARE
I salesiani dell'ispettoria Subalpina
(Piemonte) hanno avviato contatti per
assumere la responsabilità di una nuova parrocchia abbandonata nel cuore
della lontana Bolivia . L'iniziativa segue di un paio d'anni quella molto
ben avviata dalla comunità salesiana
del Veneto (Ispettoria San Marco), di
cui ha riferito il BS nel giugno scorso
(« Lettere dal Rio Yacapanì », pagine 14-16) .
Il superiore salesiano della Bolivia
don Rinaldo Vallino ha proposto ai
suoi confratelli del Piemonte la parrocchia di Kami, a 5-7 ore di jeep dal
centro della diocesi Cochabamba . Essa sorge a 3 .700 metri di altitudine
sulle Ande, e conta diecimila famiglie
rimaste senza sacerdote da più di un
anno . Si tratta di contadini sparsi fra
i monti, e di minatori che estraggono
30
SALESIANO
il tungsteno . Lavorano con sistemi primitivi, vivono nella povertà, soggetti
a tubercolosi e silicosi, dediti all'alcoolismo (« l'unico divertimento ») . Durata media della vita : quarant'anni .
Nel centro lavora una comunità di
suore con scuole per 1 .400 ragazzi ;
ma priva di assistenza religiosa, pensava già di ritirarsi . Le strutture murarie della parrocchia esistono : la chiesa, la casa per la comunità, eccetera .
Soprattutto c'è l'appoggio incondizionato del Vescovo e l'attesa fiduciosa
della gente .
II progetto, ancora in fase di studio, prevede l'invio dall'Italia di tre
sacerdoti : « Sarebbe un bell'aiuto scrive don Vallino - per la Chiesa
boliviana, così povera di sacerdoti e
così preoccupata di non poter attendere a tanti fedeli che dimostrano
sete di Dio » .
La Bolivia per superficie è vasta tre
volte e mezzo l'Italia, ma conta appena 5 milioni di abitanti . Ha pochissimi sacerdoti (uno ogni 6 .850 abitanti, dislocati su vasti territori), e
solo un sacerdote su cinque è di origine boliviana . II nuovo intervento salesiano sarà dunque un piccolo aiuto
a una Chiesa assolutamente bisognosa ; ma sarà anche per i Subalpini
l'occasione di un'esperienza missionaria benefica e rinnovatrice .
PER LE ATTIVITA' DEI LAICI
UNA SEDE IN COMUNE
Cooperatori, Exallievi e altri gruppi
laici della Famiglia Salesiana si sono
procurati a Córdoba (Spagna) una sede sicura in cui poter svolgere regolarmente le loro attività . Essa sorge
al piano terreno di un edificio centrale della città, e porta il nome inconfondibile di « Salesianum » .
I locali sono di proprietà della Congregazione Salesiana ; ma arredamento, manutenzione e funzionamento sono assicurati a spese - equamente
ripartite - delle varie organizzazioni . La sede è aperta tutti i pomeriggi, e una segretaria è sempre a
servizio dei gruppi per qualsiasi necessità o informazione ; le riunioni poi
avvengono a qualsiasi ora .
Nel Salesianum si svolgono le attività organizzative dei gruppi, ma non
solo quelle . I Cooperatori vi tengono
oltre alle riunioni del consiglio, la loro « Campagna per il Terzo Mondo »,
e le riunioni degli « Hogares Don Bosco » (gruppi di genitori che offrontano insieme i problemi della famiglia cristiana) . Anche i dirigenti degli
Exallievi vi si riuniscono, come pure le
associazioni dei « Devoti di Maria Au-
BENVENUTO
AL CARO . OPILIO ROSSI
Il neo-eletto card . Opilio Rossi il 13 giugno scorso ha preso
possesso della « Diaconia di
santa Maria Liberatrice al Testaccio », in Roma . A dargli il
benvenuto anche a nome della
Famiglia Salesiana era il Rettor
Maggiore, che ha concelebrato
con il Cardinale (nella foto, un
momento del rito : l'offertorio),
e ha firmato i documenti di
« presa di possesso dei titolo » .
Nel 1958, mentre era Nunzio
apostolico in Ecuador, il card .
Rossi aveva consacrato mons .
Giuseppe Pintado, il Vescovo salesiano degli Shuar . Ora i figli
di Don Bosco sono lieti di offrire per il suo titolo cardinalizio la loro chiesa dei Testaccio .
siliatrice » e dei « Padri degli alunni
salesiani » .
II Salesianum ospita pure un « Centro di formazione permanente per laici impegnati », con biblioteca specializzata . Esso organizza i corsi di formazione per cooperatori che si preparano alla loro promessa, corsi di
formazione biblica, gruppi di « revisione di vita », tavole rotonde su problemi di attualità . . .
Con il Salesianum ormai in piena
funzione, i vari gruppi di formazione
e impegno apostolico della Famiglia
Salesiana hanno trovato un posto sicuro dove incontrarsi e lavorare . La
iniziativa di Córdoba è ancora « ad
experimentum », ma è seguita con
molta attenzione da altri centri salesiani di Spagna, che desiderano trapiantarla .
(Ans)
EXALLIEVI DALL'ITALIA
AL CONGRESSO DI HONG KONK
Gli Exallievi di Don Bosco dell'Estremo Oriente e Australia nel prossimo
novembre terranno a Hong Kong il
loro primo Congresso (il BS ne aveva dato l'annuncio e i particolari sul
fascicolo di maggio scorso, pag . 29) .
E anche dall'Europa parteciperanno
exallievi italiani e di altre nazioni,
come invitati, osservatori ecc . Essi,
volendo, potranno portare con sé familiari, amici e simpatizzanti .
Mentre i congressisti seguiranno le
varie fasi dei lavori, ai loro accompagnatori verrà offerto un interessante programma . Anzitutto potranno associarsi ai momenti culminanti del
Congresso stesso : sessioni di apertura e chiusura, ,- ora di fraternità
visita al lebbrosario di Coloane, « tempo di meditazione „ (nei vari culti praticati dagli exallievi dell'Asia), commemorazione del centenario delle missioni salesiane . E potranno occupare
il tempo restante in varie iniziative
ben programmate, di carattere turistico e culturale . E' prevista pure, al
ritorno, una sosta di tre giorni a Bombay .
La partenza è fissata da Roma-Fiumicino il 23 novembre, l'arrivo sempre a Fiumicino ai primi di dicembre .
Spese : il biglietto aereo di andata e
ritorno in classe turistica si aggira
sulle lire 566 .500 ; occorre preventivare altre 160 .000 lire per alberghi e
spese varie . Informazioni presso la
« Segreteria Generale Exallievi di Don
Bosco », CP 9092 - 00100 Roma-Aurelio ; tel . (06) 64 .70 .241 .
E' la prima volta che gli Exallievi
svolgono un congresso di carattere internazionale in Estremo Oriente . L'iniziativa sembrava utopica, date le profonde divergenze etniche, sociali, culturali, politiche, religiose, linguistiche
esistenti nelle undici Federazioni nazionali di quella parte del mondo . Invece la « risposta „ è stata estremamente positiva (saranno assenti, per
forza maggiore, solo gli exallievi del
Vietnam) .
IN DONO A SALESIANI E FMA
IL REGOLAMENTO DEI COOPERATORI
I Cooperatori Salesiani, per ricordare il centenario dei loro Regolamento
(compilato di suo pugno da Don Bosco agli inizi del 1876), hanno preso
una simpatica iniziativa : hanno offerto in dono a ciascun Salesiano e a
ciascuna Figlia di Maria Ausiliatrice
d'Italia un opuscolo contenente il Regolamento di Don Bosco, insieme con
il Regolamento nuovo, aggiornato secondo il Concilio e approvato nel 1974 .
La consegna è stata fatta nella circostanza più propizia per risultare efficace : durante gli esercizi spirituali che
ogni anno Salesiani e FMA fanno nel
periodo estivo . In un tempo cioè di
raccoglimento e di . . . più probabile
lettura .
Così non solo i Cooperatori, ma
anche chi deve prendersi cura spirituale di loro avrà il modo di conoscere
meglio e di collaborare - in questo
anno centenario dell'Associazione all'originale progetto di Don Bosco
riguardo ai suoi collaboratori laici .
CHE COSA E' PER ME
IL BOLLETTINO
Carissimi, sono una ragazza di 24
anni . A casa mia arriva sempre il
BS, e lo leggo ogni volta con grande
gioia . Anche oggi è arrivato, e ho sentito il bisogno di scrivervi per dirvi
« grazie!
Ogni articolo è bellissimo, non c'è
niente di superfluo, ogni parola esprime con intensità la gioia di servire e
di amare Dio .
Non vi dico queste cose per farvi
dei complimenti, ma solo per dirvi che
cosa è per me questo Bollettino . Fa
sempre piacere conoscere la vita e
l'esperienza di tanti fratelli che amano Dio, e che fanno opere grandi per
Lui . Non esiste soltanto la cronaca
nera!
E poi, sono felice di conoscere sempre più Don Bosco, a cui voglio bene,
anche perché vorrei diventare anch'io
una brava educatrice e spendere la
mia vita per Dio, ovunque Lui mi
chiami . . .
Marinella
Forse Marinella è troppo buona in
tutto, anche negli elogi. Ma grazie
davvero per le sue parole : esse dicono in pieno gli intenti del BS, e sono
per noi un incoraggiamento a farlo
meglio .
Ma sarebbero utili anche le critiche,
che gradiremmo, e che giungono troppo rare . . .
IDA DIECI ANNI GLI OSCAR CON L'AUREOLA
« Oscar Don Bosco 1976 « . I tre primi classificati avevano ricevuto,
oltre alla statuina di Don Bosco, un libretto di risparmio con un primo
versamento a loro nome . Ebbene, questi bravi ragazzi hanno rinunciato
al loro piccolo capitale per donarlo ai terremotati del Friuli .
Erano quasi cinquecento i ragazzi che il 9 maggio scorso hanno
preso parte alla « festa della gioventù „ presso il « Sacro Cuore » a
Roma, e assistito alla distribuzione degli Oscar con l'aureola .
Da dieci anni ormai le simpatiche statuine vanno a premiare i ragazzi di Roma e provincia che si distinguono in un concorso incentrato
sul Santo dei giovani . Quest'anno avevano portato la loro attenzione su
un'attività particolare di Don Bosco, le sue missioni, giunte a un secolo
esatto di vita .
La manifestazione, che incontra l'appoggio del Provveditore agli
Studi e di varie autorità civili e religiose, e l'aiuto concreto di banche,
enti e ditte, riesce ogni anno a rivolgere la mente di tanti alunni delle
scuole elementari e medie verso ideali di carità e bontà .
Tra l'altro, i quasi cinquecento ragazzi convenuti quest'anno in
Via Marsala non hanno voluto essere da meno dei tre vincitori : hanno
aperto il loro esiguo borsellino, e raggranellato tutti insieme una somma consistente da inviare ai terremotati .
31
IL VENTILATORE
SCESE LENTAMENTE
A Dibrugarh il
mese di agosto è
il più caldo dell'anno . Nelle aule
scolastiche si può
resistere con dei
buoni ventilatori . Or
ecco quanto accadde in una di queste
caldissime giornate
nella nostra classe terza elementare .
L'aula è grande, le alunne sono numerose, ma tutte cercano di stare sotto
il ventilatore . Mentre sono intente nel
loro compito di scrittura, a un tratto
il ventilatore centrale si stacca dal soffitto e cade . Era nuovo, era stato
collocato pochi giorni prima, e andava
alla velocità massima . Poteva capitare
una strage : una ventina di alunne potevano restare uccise sul colpo . Invece . . . quasi senza che alcuno si accorgesse, il pesante ventilatore scese lentamente e andò a posarsi sul banco
sottostante . Soltanto un'alunna riportò
una lieve ferita alla guancia sinistra e
un'altra ricevette un colpetto in testa .
Accorre la suora, chiamata dalla maestra esterrefatta : trova le bambine al
loro posto, in perfetto silenzio, e il
ventilatore sul banco, vicino a loro .
Una grazia veramente straordinaria,
segno visibile della materna protezione
di Maria Ausiliatrice . Grazie, Maria : ti
saremo riconoscenti per tutta la vita!
Dibrugarh (india)
Direttrice e comunità FMA
NON MI PERSI D'ANIMO
Appartenendo alla Milizia dell'Immacolata, ogni giorno la pregavo per mia
figlia che era in attesa e si temeva il
taglio cesareo . Proprio il giorno della
Immacolata nacque un gran bel bambino, senza alcun intervento . Ma ben
presto la nostra gioia si cambiò in
tristezza, perché il piccolo si ammalò
e i pronostici medici erano molto
preoccupanti . lo non mi persi d'animo,
e con la mia famiglia iniziai una novena
a Maria Ausiliatrice . La novena terminò
in ringraziamento, perché già il bambino migliorava, e presto i genitori poterono con immensa gioia riportarlo a
casa guarito .
Santu Lussurgiu (Oristano)
Maria Rita Mura
DORMIVO . . . MI SONO SVEGLIATO . . .
Dormivo, e ho sognato
che la vita era gioia .
Mi sono svegliato e ho visto
che la vita era servizio .
Mi sono buttato nell'azione, e ho
visto che il servizio era gioia .
Rabindranath Tagore
DUE SORELLE RICONOSCENTI
Dopo tanti sacrifici e dopo aver superato tante difficoltà, nostro fratello
era finalmente riuscito a conseguire il
diploma di ragioniere, ma poi trovare
un impiego sembrava proprio impossibile . Un'alternativa di speranze e di
delusioni, che incisero su di lui anche
moralmente e fisicamente . Noi, sue sorelle, l'avevamo sempre accompagnato
con la nostra preghiera, ma allora intensificammo il nostro ricorso alla
Ausiliatrice con un anno ininterrotto di
novene . Fummo esaudite pienamente :
nel 1971, proprio nel giorno dedicato
alla nostra santa Mazzarello, ci giunse
la notizia che il fratello iniziava il lavoro in uno stabilimento .
Sono passati cinque anni, e altre
grazie si sono aggiunte alla prima :
un'ottima sposa e tre bambini che rallegrano la casa . Vogliamo esprime alla
Madonna tutta la nostra riconoscenza .
Roma
Eugenia Quaroni (Montù, Pavia) ringrazia Maria Ausiliatrice e don Bosco
per la guarigione della mamma settantenne, che un grave malore aveva ridotto in fin di vita .
Maria Teresa (Catania) ha raccomandato a Maria Ausiliatrice il nipotino
colpito da un male insopportabile per
la sua tenera età, e ora ringrazia per
averne ottenuto la piena guarigione .
SUPERAI LA PAURA E IL DOLORE
Da circa un anno
soffrivo di progressiva paralisi alle
gambe . Per indivila
causa
duarne
avrei dovuto sottopormi a dolorosi e
pericolosi esami al
m i d o l l o spinale .
Questo mi terrorizzava, ma rimandando, la mia situazione
peggiorava sempre più .
Provvidenzialmente arrivò dal Cile
una mia sorella FMA, missionaria da
circa 40 anni . La sua affettuosa assistenza e la sua fede mi convinsero
ad affidarmi a don Filippo Rinaldi, che
essa aveva avvicinato da ragazza . Superai così la paura e il dolore, e i medici poterono eseguire le analisi necessarie e procedere con sicurezza all'intervento operatorio, nonostante varie altre difficoltà, tra cui quella di
avere medici specializzati fuori della
mia regione residenziale . L'esito è stato ottimo, con sorpresa degli stessi
sanitari . Ora cammino normalmente, e
prego il Signore perché il mio valido
Protettore sia presto dichiarato santo .
Torino
32
M . e G .S .
Figlie di Maria Ausiliatrice
Maria Meneghetti
Assunta Scarciotta (San Cataldo,
Caltanissetta), ha affidato a Maria Ausiliatrice e a san Giovanni Bosco il
fratello ridotto in gravi condizioni per
emorragia da ulcera . La sua fiducia
non è stata vana : ora il fratello è pienamente guarito .
Giselda Paluzzi (Teramo) in un caso
disperato si è rivolta con tutto il cuore
a Maria Ausiilatrice, e la sua preghiera
è stata esaudita .
Alessandro Andini ( Spinetta Marengo, Alessandria) ringrazia Maria Ausiliatrice e don Bosco per la felice guarigione del padre .
Luisa Salvay (Torino) colpita da grave
deperimento invocò Maria Ausiliatrice
e san Giovanni Bosco, e ottenne insperato miglioramento quando si credeva
ormai perduta .
CON TUTTA LA FEDE POSSIBILE
Il mio piccolo di
tre anni era ammalato, sofferente, e
nessun medico riusciva a individuare
la malattia . Cure e
medicine non solo
restavano senza risultato, ma il bimbo andava peggiorando fino a far temere il peggio . Allora mi sono rivolta a san Domenico
Savio, pregandolo di salvare il mio
tesoro . Una notte la febbre salì a 40" .
Con tutta la fede possibile gli applicai l'abitino del Santo, e promisi che
sarei andata a Torino a ringraziarlo
se mi avesse esaudita . Il mattino seguente la febbre era scomparsa : il piccolo mangiò con appetito, e fu riconosciuto completamente guarito . Invito tutti a ringraziare con me il Signore .
Roma
Isabella Procida
CON SERENA ADESIONE
ALLA VOLONTA' DI DIO
Il terzo mese le cose si misero
male . Fui ricoverata in clinica e i medici fecero di tutto per salvare la mia
creatura, ma invano . lo mi ero rivolta
con fiducia a san Domenico Savio :
„ Salva la mia creatura, o dammi la
forza di affrontare tutto con serena
adesione alla volontà di Dio » . Così è
stato . Le difficoltà derivate dal triste
evento sono state superate, e io continuo a pregare il Santo perché mi
aiuti a essere sempre una buona sposa
e una buona madre, nella grazia di
Dio .
San Cataldo (CLI
Silvana Casale Savaia
PER I NOSTRI MORTI
PREGHIAMO
SALESIANI DEFUNTI
Sac . Ugo Bisi t a Cerignola (Foggia) a 73 anni .
Un salesiano altamente benemerito . Don Ricaldone lo volle prima come collaboratore in alcuni esperimenti di cinematografia salesiana che
allora si potevano realmente definire di avanguardia . Poi gli affidò la non facile impresa di
ridare v ; ta alle Compagnie che da anni stavano
languendo . Il Centro da lui diretto le rilanciò
non solo negli ambienti salesiani, ma anche nei
seminari e in altre congregazioni insegnanti .
Quando comprese che il Centro era solidamente
Ovviato, chiese egli stesso di ritirarsi, senza pretendere l'eroismo di , morire sulla breccia » .
Lasci,) allora 'forino, in cui era vissuto quasi
40 anni, e passò all'Ispettoria Meridionale ove
suscitò in tutti ammirazione e stima per la sua
bontà servizievole, la ricchezza del suo contatto
umano, il profondo attaccamento a Don Bosco
• alle sue intuizioni pedagogiche ; e ancora per
il suo spirito di povertà, di obbedienza e di delicata precisione in ogni cosa .
Coad . Giordano Paveglio t a S . Isidro (Argentina) a 67 anni .
Dal suo natio Veneto emigrò con la famiglia a
Rosario . Fu alunno dei salesiani, e maturò la sua
vocazione di coadiutore . Tra le molteplici attività, si distinse come maestro falegname, maestro
di banda e organista . Negli ultimi tempi fu pure
provveditore solerte e servizievole . Spirito ricco di pietà, riservato e di estrema delicatezza in
ogni circostanza, fu sempre a disposizione dei
superiori per qualunque compito volessero affidargli .
Sac . Giorgio Zancanaro t a Verona a 67 anni .
Nulla di eccezionale nella vita di questo umile
figlio di Don Bosco, ma la modestia di farsi guida
agli altri senza pesare, senza insegnare niente
all'infuori di Cristo e del suo Vangelo . Seppe
donare a tutti bontà e fiducia, e Dio gli concesse
il raro dono di conservare fino all'età matura
il candore virtuoso delle anime giovani e semplici .
Sac . Francesco Marzorati t a Santiago (Cile)
a 60 anni .
Lasciò giovanissimo la sua Lombardia per il Cile,
• per 45 anni vi lavorò con instancabile energia
• zelo missionario . Educò generazioni di giovani
alla professione, alla disciplina, alla preghiera .
Era un agile sportivo, solerte preparatore di bande e di sfilate, accorto economo, ma soprattutto
educatore vigoroso, sacerdote fedele all'Eucaristia, all'Ausiliatrice e a Don Bosco. Di lì attinse
la forza per accettare senza indugi la volontà
di Dio che lo volle provare con la sofferenza ;
• offerse la sua vita come vittima propiziatoria
per le anime .
Coad . Luciano Sannino t a Bari a ;3 anni .
Aveva 27 anni quando con scelta matura ed entusiasta decise di farsi salesiano : -Ho sentito la
bellezza del dono che il Signore mi ha elargito
- scrisse
e soprattutto la bellezza del lavoro
salesiano in mezzo ai giovani
La sua attività
si svolse sempre nel laboratorio di meccanica,
dov'era maestro competente e apprezzato . La
sua gioia era trovarsi in mezzo ai giovani : in chiesa
• in cortile, a passeggio e in laboratorio, fino
all'assidua assistenza in dormitorio, contento
della sola e povera cella . All'annuncio della sua
morte una delle vecchiette che ogni mattina partecipano alla prima messa in parrocchia volle
informarsi : '. Era quello che era sempre il primo
in chiesa .
Per quanti
mente con
13-1-1924
se trattasi
in Torino)
Sac . Giovanni Bertolone t a Bahía Bianca
(Argentina) a 44 anni .
Troppo presto, secondo la nostra misura umana,
Dio ha richiamato a sé questo salesiano dalla
bontà traboccante, dal costante sorriso e dalla
profonda pietà, saldamente ancorata nella fiducia
in Dio Padre e nella Mamma Ausiliatrice . I parrocchiani scopersero presto nel suo zelo infaticabile l'amore per la loro salvezza totale ; e ammirarono la sua vita casta, umile, estremamente
povera ; il suo amore tutto salesiano al lavoro
e alla temperanza, e la sua donazione senza limiti a tutti, in modo speciale ai ragazzi più bisognosi .
COOPERATORI DEFUNTI
Eugenio Capriogliot a San Martino di Rosignano
(Al) a 88 anni .
Si è spento con la coscienza lucida e tranquilla
di obbedire a un dovere : la chiamata di Dio.
Soldato indomito, cavaliere di Vittorio Veneto,
sempre vivace e commovente nel rievocare la
epopea rocambolesca della sua durissima prigionia . Padre sollecito e generoso di cinque figli,
di cui due salesiani, don Dante e don Arturo .
Lavoratore fedele alla sua terra . Cristiano dalla
fede robusta, da cui traeva la fortezza nelle molteplici prove, in serena adesione alla volontà di
Dio, animato da indefettibile speranza .
Vittorio Albertin t a Conselve (Padova) a 87
anni .
Uomo dal carattere forte e insieme di inalterabile
buon umore, era stimato per la sua fede, l'amore
alla Chiesa, all'Eucaristia, alla Madonna . Famiglia e lavoro furono la sua passione . Orgoglioso
dei suoi otto figli, ne regalò due al Signore : il
primogenito a Don Bosco, e una figlia alle Suore
Canossiane . Cooperatore da lunga data, stimò
l'opera salesiana e la seguiva attraverso l'assidua
lettura del Bollettino . Negli ultimi mesi il suo dispiacere più grosso era di non poter più frequentare la parrocchia per la messa quotidiana, da
cui trasse sempre conforto e coraggio .
Maria Cinquatti Visca t a Villastellone (Torino)
a 85 anni .
Fu cooperatrice attivissima, ricca di fede, di preghiera, di entusiasmo . La sua vita fu caratterizzata dalla dedizione al lavoro, alla beneficenza,
e sorretta da un grande amore a Maria Ausiliatrice e a san Giovanni Bosco . Sovente si recava
in pellegrinaggio alla Basilica di Torino e al Colle
Don Bosco, e sapeva trasfondere la luce dei suoi
ideali ai familiari e ai conoscenti .
Rosa Bertone ved . Torasso t a Torino a 84
anni .
Cooperatrice fedele, ritornò al Signore silenziosa
come visse, dopo aver donato a tutti bontà e preghiera .
Maria Fracchia in Anlero t a Viarigi (Asti)
a 82 anni .
Svolse la sua umile vita di mamma di famiglia
contadina lavorando e sacrificandosi giorno e
notte . I vecchi, i sofferenti, i bisognosi erano l'oggetto preferito delle sue attenzioni e delle sue
cure . Cooperò attivamente alla missione salesiana
in famiglia e in società, donando uno dei suoi
sei figli, don Edoardo, a Don Bosco . II suo costante sorriso e la sua inalterabile bontà avevano
un segreto : la continua preghiera . " Tutti ne parlano come di una santa - confida don Edoardo
- . Alcuni la invocano, e non mi mi •raviglierci
che saltasse fuori con dei miracoli . Ci lasciò un
testamento che è un capolavoro di spirito cristiano '.
Maria Albisetti t a Terno d'isola (Bergamo)
a 79 anni .
Era la sorella del famoso don Cesare Albisetti,
grande apostolo e rinomato studioso dei Bororo
del Mato Grosso. Collaborò con lui all'opera
missionaria suscitando vocazioni religiose e sacerdotali, sempre pronta a intervenire ove scorgeva una necessità . La sua casa era un centro
di attività per tutto il paese : vi nascevano o vi
confluivano le più svariate iniziative religiose e
apostoliche, tra cui l'assidua diffusione della
buona stampa .
Calogero Riggi t a San Cataldo (Caltanissetta)
a 76 anni .
Fu tra i primi frequentatori dell'oratorio salesiano
della città, e primo presidente dell'Unione Exallievi, carica che tenne per quasi veni anni guadagnandosi la fiducia e la stima di tutti . Il suo
zelo si esplicava soprattutto nel promuovere
la partecipazione agli Esercizi Spirituali, ai Ritiri
Mensili, ai Convegni, tanto che don Renato
Ziggiotti, in qualità di Rettor Maggiore dei Salesiani, lo volle onorare con un distintivo d'oro .
Aveva attinto alla scuola di Don Bosco un profondo amore all'Eucaristia . Nell'ultima malattia,
che lo tenne inchiodato a letto per quasi due
anni, il suo conforto era la visita del salesiano
che gli portava la Comunione, e col quale gli era
caro rievocare i ricordi più belli della sua vita
salesiana .
Maria Olmi t a Costigliole d'Asti a 87 anni .
Fu tra le fondatrici dell'Associazione dei Devoti
di Maria Ausiliatrice in paese . Alimentò con quotidiana preghiera un robusto spirito di pietà .
La fede viva la sostenne nel duro lavoro quotidiano, nelle sofferenze della vita e nell'educazione cristiana dei figli e dei nipoti . La sua lunga
malattia terminò, com'essa tanto desiderava, proprio il giorno della festa dell'Ausiliatrice, il 24
maggio .
Francesca Clara Nicolotti Carrà t a Villareggia (Torino) a 68 anni .
Donna di profondi sentimenti cristiani portati
fino all'eroismo, seppe infondere nella sua numerosa famiglia solide convinzioni di fede e di onestà . Aveva una grande fiducia in Don Bosco,
dal quale due anni fa aveva ottenuto la grazia
della guarigione . Per la sua festa volle sempre
pensare lei ai fiori per l'altare e all'offerta per
la Messa ; e per tanti anni sostenne l'opera salesiana secondo le sue possibilità . L'eredità più
preziosa è la vita di fede con cui la sua famiglia
continua a onorarne la memoria .
Delfina Conti t Bra (Cuneo) a 67 anni .
Oltre al lavoro che svolgeva con assoluta fedeltà
e in spirito di servizio, dedicava il tempo libero
ai bisognosi e agli ammalati e alle varie attività
dell'Oratorio torinese Monte Rosa, a cui partecipava come cooperatrice affezionata all'Ausiliatrice e a Don Bosco . Passò gli ultimi anni
nella Casa delle Mamme a Bra, lavorando ancora
e pregando, soprattutto per il caro fratello don
Vincenzo, salesiano .
Pietro Cai t ad Alba (Cuneo) a 63 anni .
Uomo retto, autentico cristiano e benefattore delle
opere salesiane . Visse e morì con lo spirito costantemente sereno perché sostenuto dalla fede .
Giovanna Stoppino t a Genova a 87 anni .
Giuseppe Stoppino t a Genova a 69 anni .
ci hanno chiesto informazioni, annunciamo che LA DIREZIONE GENERALE OPERE DON BOSCO con sede in ROMA, riconosciuta giuridica-
D . P . del 2-9-1971 n . 959 e L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, avente personalità giuridica per Decreto
n . 22, possono legalmente ricevere Legati ed Eredità . Formule legalmente valide sono :
d'un legato : « . . .lascio alla Direzione Generale Opere Don Bosco con sede in Roma (oppure all'istituto Salesiano per le missioni con sede
a titolo di legato la somma di lire(oppure) l'immobile sito in » .
se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'uno o l'altro dei due Enti su indicati :
« . . . annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale la Direzione Genera/e Opere Don Bosco con sede in Roma
(oppure l'istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino) lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo» .
(luogo e data)
34
(firma per disteso)
crociata
Borsa : Don Rua, a cura di N .\_
'l'orino, I, . 150 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, invocando protezione, a cura di Racca Orsola, Cavallermaggiore (CN), L. 100 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, per riconoscenza,
a cura di Argenta Maria Cristina,
Milano, L . 100.000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e Don
Bosco, a cura di N .N ., Tarantasca
(CN), L. 100.000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi
Salesiani, in suffragio dei congiunti
defunti, a cura di Biloni Idilia, Brescia, L . 100 .000 .
Borsa : In memoria del defunto Giannino, a cura della mamma Assunta,
Gaeta, L . 100 .000 .
ISS CNA I
ELENCO DI BORSE MISSIONARIE PERVENUTE ALLA DIREZIONE
DEL BOLLETTINO SALESIANO
Borsa : In memoria del Papà, della
Mamma e del fratello Don Angelo,
a cura della Famiglia Cagnoni, Sacconago (VA), L . 50 .000 .
Borsa : Don Egidio Paoletto (4!s,
a cura dei Cooperatori Salesiani della Parrocchia Gesù Adolescente, Oratorio S . Paolo, . Torino, L. 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, invocando protezione per mamma e figlia, a cura
di D .M ., 'Forino, L . 50.000 .
Borsa : In suffragio del Preside Ing .
Luciano Bergoglin e a ricordo della
Messa d'Oro di Don Gentilucci e di
Don Perissinotto, a cura dell'Unione
Ex Allievi del Liceo Valsalice, Torino, L . 50 .000 .
Borsa : In suffragio del Preside Ing .
Luciano Bergoglin e a ricordo della
Messa d'Oro di Don Gentilucci e di
Don Perissinotto, a cura dell'Unione
Ex Allievi del Liceo Valsalice, Torino, L . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice e Don
Bosco, proteggete i nostri nipoti e i
loro genitori, a cura di N .N., Torino,
L . 50 .000 .
Borsa : S . Giovanni Bosco, invocando protezione e grazie per il figlio, a cura di Messano Trofimena,
Roma, L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, per la pace in
casa, a cura di Baudino Francesco,
Sale Lagnhe (CN), L. 50.000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, per grazia ricevuta
e invocando protezione per tutta la
famiglia, a cura di Petrini Giovanna,
Roma, L. 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, per la pace in
famiglia, a cura di Baudino Lucia,
Vicoforte (CN), L . 50.000 .
Borsa : In memoria e suffragio dei
genitori Borlo Pierina e Piano Stefano, a cura del figlio Ezio, Torino,
L. 50 .000 .
Borsa : Sacro Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, in ringraziamento per grazie
e protezione avute, a cura di
. N .,
Cavagnolo (TO), L . 50 .000 . '
Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura
di Mombelli Domenica, Forlì, L .
50.000 .
favore delle missioni saleloro primo centenario, a
M .B ., Bagnolo Piemonte
50 .000 .
Borsa :
In suffragio della defunta
Demartini Giuseppina, madre di Sr .
Maria Mazzoglio della Casa di Diano
d'Alba (CN), L . 50 .000.
Borsa : Don Bosco, in memoria di
Monici Avv . Dante e famiglia, a
cura di N .N ., L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura
di Mariani Marisa, Novara, L. 50 .000.
Borsa : In memoria del prof. ing.
Guido Ferro, Rettore Magnifico deil'Università di Padova, a cura del
suo allievo e successore prof . ing .
Giuseppe Matteotti,
Padova,
L.
50.000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, in memoria di Maria Rosa Fornara, Borgomanero (NO), L . 50.000 .
Borsa : A
siane nel
cura di
(CN), L.
Borsa : Maria Ausiliatrice e Don
Bosco, per grazia ricevuta, a cura
di Benso Fontana Maria, S . Benigno
Canav. (TO), L . 50 .(100 .
Borsa : S . Giovanni Bosco, per la
vocazione di un santo sacerdote, a
cura di Mascherin Elisa, Trenton
(USA), L . 75 .000.
Borsa : In memoria e suffragio di
Capra Giuseppe Cesare, a cura della
famiglia, Chieri (TO), L. 50 .000.
Borsa : Sacro Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice, Don Rinaldi e
Don Gavinelli, proteggete la mia
famiglia, a cura di Cumbo Antonino, Milano, L. 5(.000 .
Borsa : S . Giovanni Bosco, in suffragio del figlio Piero e del marito
Giacomo, chiedendo protezione sulla
famiglia, a cura della Sig .ra Pittarello (TO), L. 5)/ .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura
della Famiglia Nova-Villa, Seregno
(MI), L . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, a cura dei Cooperatori Salesiani di Cagliari e Moriserrato, L. 100.000 .
Borsa : In memoria e suffragio di
Montalto Giuseppe, a cura di Montalto
Avv . Gaetano, Grammichele (CT),
L. 100 .000.
Borsa : S. Giovanni Bosco e Beato
D . Rua, a cura di Cozzani Teresa,
L. 75 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e Don
Bosco, in ringraziamento e invocando protezione e aiuto in vita e in
morte, a cura dei Coniugi Revello,
Torino, L . 60 .000 .
Borsa : Sacro Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice, S . Giovanni Bosco e S . Domenico Savio, in ringraziamento, a cura di Bia Ester,
Collecchio (PR), L . 60 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi
Salesiani, in ringraziamento per grazia ricevuta e invocando ancora protezione per me e per la mia famiglia,
a cura di N .N ., L . 50 .000 .
Borsa : S . Domenico Savio, perché faccia crescere sana e buona la
mia nipotina Giovanna Messina, a
cura di Randazzo Platania Pina,
Catania, L . 50 .000.
Borsa : S . Giovanni Bosco e Beato
D.M. Rua, invocando protezione sulla famiglia, a cura di Pellicci Prof .
Giuseppe, Elmhurst (USA), L . 50 .000 .
Borsa : S . Giovanni Bosco, chiedendo
sempre protezione, a cura di N .N .,
L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco,
invocando protezione per i propri figli, a cura dei
coniugi Petrini Marcella e Rag .
Amedeo, Terni, L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S.
Giovanni Bosco, perché continuino
a proteggere la mia famiglia, a cura
di Moretti Franchi Felicita, Offlaga
(BS), L. 50 .000 .
Borsa : Don Bosco, in ringraziamento, a cura di Salvatico Andrea, Verzuolo (CN), L . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice, in suffragio dei genitori defunti e invocando protezione per i figli, a cura di
Sangiorgio Italia, Biancavilla (CT),
L . 50.000 .
Borsa : In memoria di Teresa Del
Fabbro Secco, a cura del figlio Luigi,
Venezia, L . 50.1)00 .
Borsa : Don Bosco, nel centenario
delle missioni salesiane, a cura dei
coniugi Vivaldi, Alassio (SV), I, .
50.000 .
Borsa : Per aspirante missionario,
in .suffragio dei parenti defunti,
a
cura di
Ferrero Orsola, Valdieri
(CN), L . 50 .000 .
Borsa : Beato D .M . Rua, in ringraziamento e invocando protezione sulla
nipotina Raffaella, a cura di Gaeta
Prof. Manfredo, Lanciano (CH), L.
50.000 .
Borsa : In memoria di M . Antonietta
Perfetti, a cura dei Cooperatori Salesiani di Macerata, L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, in suffragio dei defunti e a protezione della
famiglia, a cura di Lucci Maria
Ved . Cuicchi, Chiaravalle (AN), L.
50.000 .
Borsa : Don F . Rinaldi, a cura di
Vanotti Elena, Milano, L . 50 .000 .
Borsa : Linda Toffoloni Rossi, a
cura della figlia, Piovene Rocchette
(VI), L . 50 .000 .
Borsa : Don Bosco, a cura di N .N .,
Garlasco (PV), L. 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, S . Giuseppe, S . Giovanni Bosco, a cura
di Vernetti Maria, L . 50 .000 .
Borsa :, S . Giovanni Bosco, in suffragio i D'Accardi Giuseppe, a cura
di D'Accardi Antonina, Palermo, L .
50 .000 .
Borsa : Don Domenico Ercolini e
Don Luigi Terrone, a cura di un
ex allievo di S . Gregorio di Cat a nia,
L . 50 .000 .
Borsa : Sacro Cuore di Gesù, in
memoria e suffragio della mamma
Cesarina Pollice, a cura di. Di Nardo
Dario, Roma, L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi
Salesiani, per grazia ricevuta, a
cura di Mancini Giuseppina, Gaeta
(LT), L . 50.000 .
Borsa : Per il mio Arturo, a cura della
moglie, L . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice, Beato
Don Rua, per invocare protezione
sulla famiglia e in su rfragio delle Anime
del Purgatorio, a cura di Leggeri
Eudosia, Roma, L . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, in occasione del
matrimonio del fratello, a cura di
Scarpulla Carmelina, Torino, L .
50 .000 .
Borsa : S . Domenico Savio, a cura
della Famiglia Persico Gillio, Chieri
(TO) . L . 50.000 .
Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa
Stefano, a cura della famiglia Bussa,
Piepasso (AL), L . 50 .000 .
Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa
Stefano, a cura della famiglia Bussa,
Piepasso (AL), L . 50 .000.
Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa
Stefano, a cura della famiglia Bussa,
Piepasso (AL), L . 50 .000.
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Stefano, a cura della famiglia Bussa,
Piepasso (AL), L . 50 .000.
Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa
Stefano, a cura della famiglia Bussa,
Piepasso (AL), L . 50 .000.
Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa
Stefano, a cura della famiglia Bussa,
Piepasso (AL), L . 50 .000.
Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa
Stefano, a cura della famiglia Bussa,
Piepasso (AL), L . 50.000 .
Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa
Stefano, a cura della famiglia Bussa,
"iepasso (AL), I, . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice, Don
Bosco, S . Domenico Savio, in
ringraziamento per grazia ricevuta, a
cura di Porrino Vincenzo e Tersilla,
.dlontegrosso d'Asti, L . 50 .000 .
Borsa : In memoria dei miei cari
defunti, a cura di Casagrande Lorenza,
Revigliasco (TO), L . 50 .000 .
Borsa : Don Bosco, a cura di A .C .M .,
L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S .
Giovanni Bosco, per grazia ricevuta, a cura di Caselle Angela, Pino
Torinese, L . 50 .000 .
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L'opera, accuratamente rivista per gli opportuni emendamenti
e approvata dall'Episcopato Italiano, riproduce
integralmente la prima edizione ed è da considerarsi tipica
per l'uso liturgico e pastorale .
Il testo, corredato di sufficienti note e cartine, agevola la lettura
personale e comunitaria, offrendo utili spunti di riflessione .
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