BOLLETTINO SALESIANO RIVISTA DELLA FAMIGLIA SALESIANA ANNO 100 - N . 17 - 1" SETTEMBRE 1976 Spediz . in abb . post . - Gruppo 2° (70] - l quindicina . Alfabetoèrivuzn Un uomo su tre è analfabeta, tre africani su quattro non sanno scrivere . L'ignoranza porta nel mondo miseria, sfruttamento, odio, guerre : è «l'ultimo flagello dell'umanità» . Al contrario « alfabetización es revolución», dice lo slogan sudamericano : ecco finalmente una rivoluzione tutta pacifica, giusta, costruttiva . Per i cristiani l'amore del prossimo oggi passa attraverso quella realtà elementare ma basilare che è l'alfabeto . Belo Horizonte, nel Brasile . Il « corso di alfabetizzazione » organizzato dai Figli di Don Bosco è terminato, i monitori (i giovani studenti che hanno fatto scuola agli adulti analfabeti) si sono riuniti per fare il punto sul lavoro svolto . Raccontano . « Avevo 25 allievi, lavoratori del cantiere stradale, che lungo il giorno manovrano le pesanti perforatrici . Non riuscivano a chiudere la mano attorno alla matita. Ma dopo cinque giorni di sforzo ci sono riusciti tutti» . « I miei alun i erano così poveri da non potersi comperare il quaderno . Presero carta comune di bottega, e passammo la prima ora di scuola a ritagliarla per fare i quaderni» . « La mia famiglia vive nella favela (quartiere di baracche) . Ogni sera toglievamo il tramezzo di legno tra la cucina e la stanza da letto, e la mia casupola si trasformava in aula . Nei primi giorni, con i miei 20 allievi abbiamo costruito le sedie e i tavolini su Bollettino SALESIANO ORGANO SALESIANI ANNO 100 - DEI NUMEROCOOPERATORI 1 - TORINO, 1 o SETTEMBRE 1976 cui poggiare i quaderni . Uno dei miei allievi era mio padre » . Una monitrice di 17 anni : « All'inizio avevo poca fiducia nel metodo di alfabetizzazione che avrei dovuto utilizzare . Una sera, arrivata a casa, volli fare una prova. Mia mamma ha 55 anni ed era analfabeta . In un quarto d'ora le insegnai le prime due sillabe . Poi venne l'ora di cena e di andare a dormire . Ma la mamma, che per la prima volta in vita sua aveva avuto la possibilità di scrivere una parola e di leggerla, dopo un poco mi svegliò . "Non riesco a dormire - mi disse . Puoi insegnarmi di piú?" Prima di mezzanotte aveva imparato otto sillabe, quasi sufficienti per mettere insieme una frase . Ora sa leggere e scrivere », racconta la monitrice di 17 anni, e mentre racconta piange . Intanto il numero cresce . Sono pochi esempi, di poce persone sfuggite all'analfabetismo . Ma quanti altri adulti nel mondo ne sono ancora prigionieri . Nel 1948 le Nazioni Unite proclamavano nella famosa Dichiarazione Universale che « ogni uomo ha diritto all'educazione » . Da quella data sono trascorsi 28 anni, e questo diritto continua a essere lettera morta per più di ottocento milioni di adulti che vivono nelle foreste, nelle campagne, e nelle città del 1976. E' un problema non ancora compreso nella sua drammatica realtà. Ogni anno, l'8 settembre, i giornali di buona volontà gli dedicano un articolo, da quando (nel 1965) l'Unesco ha deciso di celebrare in tutto il mondo, ogni 8 settembre, la giornata dell'alfabetizzazione . Poi tutto tace, se ne riparlerà un altr'anno ... E intanto il numero degli analfabeti nel mondo continua a crescere . L'ultimo flagello . C'è - spiegano gli studiosi - un analfabetismo totale, di chi non sa legegere né scrivere . C'è il semi-analfabetismo. E c'è l'analfabetismo di ritorno, di chi ha dimenticato tutto e si ritrova al punto di prima. La mappa dell'analfabetismo non si trova su nessun atlante geografico, ma sarebbe altamente istruttiva. Le statistiche dell'Unesco, riguardanti gli adulti di oltre 15 anni, parlano di 810 milioni di analfabeti totali, 200 milioni di analfabeti di ritorno e 300 milioni di semi-analfabeti : una persona su tre (il 34% della popolazione mondiale) è colpita da questo che è stato a ragione chiamato « l'ultimo flagello del genere umano» . Costruiamolo l'atlante dell'analfabetismo, sempre con i dati dell'Unesco (e sarebbe molto istruttivo, come esercitazione didattica, per i ragazzi che hanno il privilegio della scuola) . Sono analfabeti negli Stati Uniti l'1,5% degli abitanti ; in Europa il 4% ; in America Latina il 23,6% ; in Asia il 47% ; in Africa il 75% . Dice niente che tre africani su quattro non sappiano leggere né scrivere? E occhio anche alla vicenda dell'analfabetismo sgranata nel tempo. La tabella che segue si riferisce sempre agli analfabeti adulti (in milioni), e contiene le previsioni per il 1980 . Su questo bilancio negativo pesa senz'altro l'attuale incontenibile sviluppo demografico, che vanifica o quasi gli sforzi delle campagne di alfabetizzazione . Ma se le cose non cambiano, se non si intensificano gli sforzi, nell'anno 2000 l'umanità avrà un fardello di un miliardo e cento milioni di analfabeti . E in proporzione aumenteranno gli analfabeti di ritorno e i semi-analfabeti . Questo è « l'ultimo flagello » che si sta abbattendo sull'umanità, è il problema urgente umano e squisitamente cristiano - a cui si dà ancora troppo poca importanza . Il campanello suonava . Don Bosco invece l'importanza gliela dava già nella prima metà del secolo scorso . Per giovani in ritardo nella scuola, o adulti al di là dell'età scolare, aveva organizzato corsi serali e domenicali fin dall'inizio della sua opera . « A una certa ora - racconta il suo biografo - cominciava la scuola serale . Il campanello aveva già fatto il giro dei prati suonando a raccolta . Con una breve preghiera si dava principio . Don Bosco viligava sulle varie classi, e nel tempo stesso faceva scuola . Talora, non avendo potuto cenare prima, assisteva e insegnava mangiando . L'avresti veduto col boccone tra i denti correggere questi che leggeva male, addestrare a far conti quell'altro che ignorava la tavola pitagorica, Anno Adulti Alfabeti Analfabeti Analfabeti in 1950 1960 1970 1980 1 .579 1 .869 2.287 2.823 879 1 .134 1 .504 1 .999 700 735 783 824 44,3 39,3 34,2 29,1 Un dato è sconcertante . Gli analfabeti in percentuale vanno diminuendo (in media di un 5,1% ogni decade), e ciò grazie agli sforzi che si compiono in tutto il mondo per offrire ai ragazzi un po' di scuola . Ma nello stesso tempo il numero in assoluto degli analfabeti continua a salire . Il decennio che stiamo vivendo, con tutti gli sforzi che si compiono per scolarizzare, si chiuderà con 41 milioni di analfabeti in più . accomodare la penna tra le dita a chi cominciava esercizi di scrittura... « Presto le scuole serali giunsero a contenere più di 300 allievi, quasi un centinaio erano adulti illetterati, la maggior parte con i baffi e la barba » . Don Bosco volle per se quella scuola, « ed essi lo ascoltavano docili come bambini . Benché non avvezzi ai lavori di mente, imparavano a meraviglia . Come li ebbe sufficientemente dirozzati, cedette la sua 3 cattedra a Bellia Giacomo, che non contava più di 16 anni .. . « I suoi alunni adulti, che andarono crescendo in numero negli anni seguenti, lo contentavano anche in tutto ciò che gli stava più a cuore, cioè nell'aiutarlo a salvare le loro anime . .. e Don Bosco procacciava intanto un padrone a quelli che mancavano di lavoro. .. » . Nel 1849 il docente universitario Casimiro Danna scriveva sul « Giornale della Società d'istruzione e d'educazione » - con lo stile bizzarro dell'epoca - l'elogio di Don Bosco (« sacerdote che non posso nominare senza sentirmi compreso dalla più profonda venerazione ») . Egli - diceva - è un « generoso » che « insegna il catechismo e i principi dell'aritmetica ; ed esercita nel sistema metrico decimale e anche nel leggere e scrivere » i « figlioli di quelle classi che sono talmente misere che non possono - o talmente dall'ignoranza abbrutite che trascurano - di dar ogni barlume d'istruzione alla loro prole » . Una prole « che si trascina nel fango, ultimo anel della social catena ». Continue umiliazioni . A parte la retorica barocca del professor Danna, il dramma dell'analfabetismo risultava acuto già allora, e gettava nell'inquietudine gli uomini di buona volontà . E a ragione . Questo « flagello », come lo chiama la retorica moderna, comporta per chi ne è colpito una drammatica riduzione di umanità . L'analfabeta è sempre in stato di inferiorità, il suo destino è intriso di continue umiliazioni e di condizioni di vita infraumane . Lo studioso Giuseppe Bellocci recentemente ha tracciato questo confronto. « Essere alfabeta significa conoscere questo mondo, assimilarlo, dirigerne in modo cosciente lo sviluppo senza diventarne schiavo, farne uno strumento di progresso spirituale prima ancora che materiale . Al contrario, l'analfabeta rimane succubo di una tradizione sorpassata, tagliato fuori da un'evoluzione che gli sembrerà sempre più strana, e che accetterà fatalisticamente rassegnato (quando non la rigetterà chiudendosi in un orizzonte sempre più angusto)» . Al Convegno indetto dall'Unesco nel 1975, l'analfabetismo era accusato in concreto di essere-I 4 « una delle maggiori cause della fame, dell'ingiustizia, dello sfruttamento, delle rivoluzioni e guerre che patisce buona parte della popolazione della terra» . Es un esclavo . L'analisi degli studiosi, nel dettaglio, si fa spietata . Essi sostengono che esiste un rapporto di reciproca causalità fra analfabetismo e miseria. Chi sa può guadagnare, chi guadagna può studiare ; chi non studia non può guadagnare, e chi non guadagna non può studiare . Di qui l'amara costatazione che la mappa dell'analfabetismo coincide praticamente con la mappa della miseria e della fame . L'analfabetismo si annida nei tuguri delle periferie, nelle capanne dei villaggi africani, nelle bidonville, nei quartieri sordidi della malavita . L'analfabeta è più facilmente malato, perché non si nutre adeguatamente, e perché non ha medici (nei paesi del benessere c'è un medico ogni 500 persone, e a tiro di telefono ; nelle zone dell'analfabetismo c'è un medico ogni 50 .000 abitanti, e non ci sono i soldi per pagargli l'onorario) . L'analfabeta ignora le nozioni più elementari dell'igiene, non è capace di un lavoro qualificato, è esposto alle più varie forme di ingiustizia e di sfruttamento . Per far valere i suoi diritti dovrebbe conoscerli . Invece deve affidarsi all'aiuto di altre persone, e così la sua libertà dipende da terzi . Non ha forza contrattuale, non capisce l'importanza di organizzarsi in cooperative o sindacati, si accontenta di quanto trova nella busta paga (e non sa neppur dire se gli hanno dato tutto ciò che gli spetta) . Anche sul piano politico è discriminato . Alcune legislazioni gli negano il diritto di voto, ma anche dove gli è concesso non sa usarlo . Per sapersi esprimere politicamente, dovrebbe saper leggere i giornali, partecipare a dibattiti, avere idee sue, una sufficiente visione della società e del mondo .. . Quando Paolo VI si recò a Bogotà per il Congresso Eucaristico internazionale, poté leggere in centinaia di scritte tracciate sui muri o issate sui cartelli la frase « El analfabeta es un esclavo » . Era vero, ma i più interessati non erano in grado di capire quelle scritte : non sapevano leggere . Revolución . Oggi la parola d'ordine per sconfiggere « l'idra a due teste dell'ignoranza e della miseria », è alfabetizzazione . Essa è ritenuta dagli studiosi « il punto esatto in cui va spezzato il circolo vizioso della fame, dell'incapacità di lavoro, del mancato sviluppo » . Concorda su ciò anche Paolo VI : « La lettura e la scrittura sono le tappe e le condizioni primordiali dello sviluppo culturale, sociale, economico e spirituale degli uomini » . L'ANALFABETISMO IN ITALIA Gli analfabeti adulti in Italia sono il 5,2% della popolazione (1971) . E migliaia di ragazzi sfuggono ancora all'obbligo scolastico . Si hanno percentuali alte tra i baraccati, nei ghetti e nelle isolate borgate di campagna e di montagna . Ne sono responsabili i genitori (che ritengono i bambini ai campi), i datori di lavoro (che sfruttano il lavoro minorile), e tutti coloro che, pur al corrente della penosa situazione, non fanno nulla per rimediarvi . Che cosa fare in pratica? 1 . Fare un'indagine, nel quartiere (o in una borgata di periferia o di campagna) sulle assenze dalla scuola d'obbligo ; studiarne i motivi (lontananza? lavoro? povertà? malattia? o altro?) . 2 . Seguire a domicilio i bambini di una famiglia numerosa con ripetizioni, giochi, ecc . ; aiutare la madre di famiglia nel disbrigo delle faccende domestiche, ecc . 3 . Doposcuola per bambini di una borgata . 4 . Corso serale per adulti analfabeti . 5 . Recupero di analfabeti di ritorno : avviarli anche a prendere coscienza dei loro diritti sul lavoro, sulle assicurazioni sociali, sulla pensione ; aiutarli a rivendicare questi diritti . 6 . Insegnare - se se ne abbia competenza - ad artigiani o contadini l'uso delle nuove tecniche del proprio lavoro . (Da Gentes, giugno 1973, pag . 163) E come no? L'analfabeta che diventa capace di scrivere può imparare un mestiere più redditizio o ricavare di più da campi che lavora, può migliorare la sua casa, l'istruzione dei suoi figli, arricchirsi di interessi, diventare più consapevole del suo ruolo nella società . Insieme con il singolo è la comunità intera che migliora, il popolo che diventa capace di progresso e di allinearsi al livello degli altri popoli, di tenere il proprio posto nel concesso delle nazioni . « Alfabetización es revolución », dice un altro slogan coniato nell'America Latina . E finalmente è una rivoluzione accettabile sotto tutti i punti di vista . Pacifica, giusta, costruttiva . La vera strada da percorrere . Tocca ai governi. « Spetta alle nazioni interessate determinare e promuovere l'alfabetizzazione con una congrua politica », ha asserito l'anno scorso Paolo VI . Questa rivoluzione pacifica è certo un compito dei governi, e alcuni di essi la prendono sul serio . A Cuba il 1961 è stato anno decisivo: si sono chiuse temporaneamente le scuole, e gli studenti hanno insegnato a leggere e a scrivere agli adulti analfabeti . Il tasso di analfabetismo è sceso così - almeno ufficialmente dal 23 al 4 % . Sotto lo stimolo dell'Unesco, diversi stati in Asia, Africa e America Latina si impegnano ogni anno in campagne di alfabetizzazione più o meno fortunate . Tutto serve a questo scopo : in Brasile si sono messe in circolazione sca tole di sigarette disegnate a lettole tera dell'alfabeto ; in Venezuela e altrove si ricorre a magliette con l'alfabeto a vivaci colori (dal Venezuela giunge la copertina di questo fascicolo) . Ma il più rimane da fare . I costi di queste campagne risultano non molto elevati ; un qualsiasi locale, anche uno spazio all'aperto, può fare da aula ; basta poi una lavagnetta, un opuscolo, un quaderno, una matita ; gli insegnanti sovente sono dei volontari . Ma i governi disposti a spendere sono pochi . La Tanzania, che ha al potere un intellettuale del peso di Nyerere, destina il 10% del suo bilancio all'istruzione, ma altri paesi riservano briciole : il 3%, l'l% . In compenso investono assai più nell'acquisto di armi . Nel Pakistan l'istruzione assorbe l'1,5%, mentre le armi si mangiano esattamente il doppio . Nell'illusione forse che la libertà si possa difendere più con i missili e i carri armati, che con la cultura e l'istruzione . L'impegno della Chiesa. Da quando l'Unesco ha proposto la prima « giornata dell'alfabetizzazione », puntualmente il Papa ogni anno aggiunge la sua voce per appoggiare l'iniziativa . Del resto in tutte le epoche della sua storia la Chiesa ha sostenuto e ispirato la cultura fra i popoli . Lo attesta il numero incalcolabile di opere d'arte, biblioteche e scuole che ha disseminato in tutto il mondo . Oggi essa conta 91 .000 scuole primarie frequentate da 21 milioni di scolaretti, 28.600 scuole medie con 8 milioni di alunni, e università per 760 mila sutdenti . Gran parte di questo suo sforzo si svolge nel Terzo Mondo, nei paesi più bisognosi . Il suo apparato didattico è qualcosa di unico al mondo, quanto a dimensioni e capillarità . Una nota caratterizza l'attività della Chiesa . Mentre molte iniziative di alfabetizzazione mirano soprattutto a obiettivi economici (preparare a un mestiere, a volte con quasi esclusivo vantaggio delle imprese datrici di lavoro), la Chiesa mira invece alla formazione integrale della persona, alla sua promozione non solo economica ma sociale e spirituale . Paolo VI nel messaggio dell'anno scorso sull'alfabetizzazione, asserita la responsabilità dei governi, ha aggiunto : « Tuttavia il problema è vasto, ed esige la collaborazione di tutti, al di là delle frontiere culturali e territoriali » . Di fatto in questo senso sorgono nella Chiesa sempre nuove iniziative e organizzazioni . Come la Caritas, Mani Tese, la recente Opam, che sensibilizzano al problema, aprono scuole, finanziano piani di alfabetizzazione . E' molto quello che si fa, e è ancora poco ; certo non è sufficiente . Non si può dire « basta » finché ci sono uomini discriminati dall'ignoranza e incapaci di una vita da Figli di Dio . I salesiani . Sull'esempio di Don Bosco i suoi figli sono impegnati a fondo in questa pacifica rivoluzione . Molti missionari hanno scelto di lavorare tra gli analfabeti più sprofondati nelle tenebre : i popoli primitivi . Gli indi Mixe del Messico, i Kekchì del Guatemala, gli Yanomami dell'Alto Orinoco, i Bororo Xavante Tucani del Brasile, gli Shuar dell'Ecuador, i Moro del Paraguay ; in Asia le tribù d'origine mongola nell'Assam, i Santali del Bengala... E poi lavorano intensamente nelle periferie di tante metropoli (le periferie, da quando Don Bosco scelse i prati di Valdocco come suo quartier generale, sono area geografica tipicamente salesiana) . Ogni genere di scuola viene avviato, compresa quella radiofonica, frequentata per esempio in Ecuador da migliaia e migliaia di ragazzi Shuar . Mentre l'organizzazione « Terra Nuova » in Italia (ma altre similari stanno sorgendo altrove) preparara giovani vo- lontari per il lavoro tra i diseredati delle missioni . Un discorso a parte meriterebbe il « Metodo SDB » inventato da padre Tiago De Almeida di Belo Horizonte, e largamente applicato per l'alfabetizzazione in Brasile . Un metodo che è stato fatto proprio anzitutto dai figli di Don Bosco in quell'immenso paese, e fa spiritualmente del bene - oltre a chi impara l'abbiccì - anche a chi l'insegna (come lasciano capire le testimonianze ripotall'inizio di questo articolo) . Nelle nostre mani . Il problema dell'analfabetismo, questo flagello di cui non si conosce ancora a fondo tutta la drammaticità, è in pratica nelle nostre mani . La vera uguaglianza fra gli uomini è da realizzare . Il « diritto all'educazione » non può rimanere lettera morta per un uomo ogni tre abitanti del pianeta ; occorre spezzare il cerchio dell'egoismo . La promozione umana , è stato ricordato di recente dai Vescovi, è « parte integrante dell'evangelizzazione » : non si dà amore di Dio senza amore del prossimo, e l'amore del prossimo passa oggi attraverso questa realtà elementare ma basilare che è l'alfabeto . Si potrebbe continuare a distribuire ai poveri un po' di cibo e di vestiti, ma sarebbe un sedativo che calma senza guarire il male . E' l'alfabetizzazione, non l'elemosina, che renderà il povero capace di guadagnarsi il pane . Impartire quattro nozioni di agricoltura ai campesinos sulle Ande può portare al raddoppio del raccolto . Aprire una scuoletta in un villaggio sperduto dell'Africa significa per quella gente accorciare i decenni verso la promozione umana. I poveri sono poveri soprattutto perché non hanno la parola . Al termine di un corso di padre Tiago, un ex analfabeta nel ricevere il diploma volle pronunciare il discorso d'occasione . Lo aveva scritto di suo pugno, e lo lesse dalla predella . Ma giunto alla fine si accorse di avere ancora tante cose da dire, e continuò a parlare improvvisando . Le idee si susseguivano l'una all'altra, in una specie di inarrestabile discorso-fiume . Finché la Figlia di Maria Ausiliatrice lì accanto lo tirò per la manica e gli disse « basta » . E lui : « E' la prima volta in vita mia che parlo in pubblico : mi lasci dire tutta la mia gioia » . ENZO BIANCO ANCHEDOBSFAVLERI Per molti anni, fino al 1864, Don Bosco ogni autunno si metteva in testa ai ragazzi del suo oratorio e li guidava in lunghe passeggiate per i colli del Monferrato . Quelle vacanze, rimaste memorabili, duravano anche tre o quattro settimane, e costituiscono uno degli esperimenti pedagogici più riusciti e fortunati di Don Bosco . (Il presente testo è un libero adattamento dal volume « Le passeggiate autunnali di Don Bosco per i colli monferrini », di Luigi Deambrogio, exallievo salesiano) . I ragazzi delle passeggiate . Delle molte centinaia di alunni che Don Bosco aveva, una parte erano esterni, altri interni . Degli interni, solo alcuni avevano famiglia o parenti, molti no. Alle gite autunnali potevano partecipare sia gli uni che gli altri, ma Don Bosco da buon padre pensava anzitutto alle vacanze di chi non aveva nessuno . E poi, la gita bisognava meritarsela. Da sapiente educatore, Don Bosco faceva sospirare le gite autunnali come premio dello studio e della condotta : « Non bisognava avere qualche cosa di scritto sul libro nero », si legge nelle cronache . Perché andare alle passeggiate . Nato in campagna, Don Bosco sapeva quanto l'aria sana e l'allegria fossero preziosi coefficienti di buona salute . Ma si preoccupava ancor più della salute dell'anima . Trepidava quando vedeva i suoi figli partire per le vacanze . Le definiva « la vendemmia del diavolo », diceva che i ragazzi andavano in vacanza con ali di colomba e tornavano con le corna del diavolo . Perciò faceva di tutto per tenere con sé i suoi ragazzi . E le gite autunnali erano l'occasione d'oro per farli stare lontani dal male a farli praticare il bene . Come incominciarono le passeggiate . Dai primi tempi e fino al 1850, Don Bosco con i suoi ragazzi non si spingeva oltre la periferia di Torino, a Superga o ai laghi di Avigliana . Ma da quell'anno cominciò a andare « in campagna » . Sì, in campagna, come facevano i signori, e per i suoi ragazzi era il non plus ultra . Quella campagna poi, altro non era che la collina dei Becchi . Volendo procurare ai suoi ragazzi qualcosa di diverso e di nuovo, Don Bosco aveva pensato alla sua povera casetta, quella di mamma Margherita, orientandosi quasi per istinto al Colle del suo primo sogno (a nove anni, in sogno aveva scorto « una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi » che avrebbe dovuto ammansire, e vi tornava ora con i suoi primi agnellini...) . Quelle prime vacanze autunnali duravano tre giorni, sabato, domenica e lunedì . Era quanto certi padroni concedevano di ferie ai ragazzi di Don Bosco messi a bottega (e guai se si fossero assentati di più : « Si era sicuri che per essi non si dava più lavoro! ») . L'entusiasmo che le passeggiate autunnali suscitavano tra i giovani, e l'accresciuta esperienza logistica, indussero Don Bosco a sviluppare i suoi piani di marcia . Ben presto il soggiorno ai Becchi si prolungò, e i ragazzi con Don Bosco in testa, irradiandosi tutt'intorno, visitavano i paesi vicini ; ma tornavano ogni sera a dormire alla casetta . Poi, a partire dal 1861 Don Bosco prese a spostare il suo quartiere generale di località in località . E in quegli anni i cronisti delle « memorande imprese » si dettero da fare per tramandare notizie particolareggiate, appassionanti, entusiaste . La preparazione . Don Bosco predisponeva diligentemente ogni cosa per tempo . Prevedeva gli itinerari, accordandosi con i parroci, i vescovi, e con chiunque avesse potuto ospitarlo . Preparava perfino le notizie storiche sui luoghi che avrebbe attraversato, per comunicarle con sicurezza ai ragazzi . E con lui, tutti gli altri dovevano prepararsi a puntino . Il maestro della banda sceglieva per i suoi piccoli suonatori tutta una serie di marcette facili da eseguire nell'attraversare i paesi . Altri dovevano pensare al tea - tro e preparare una raccolta di tro drammi e farse, in modo da allestire almeno un paio di spettacoli in ogni località . Il maestro della cantoria - il futuro cardinal Cagliero - preparava la messa cantata e tante lodi . Non dappertutto ci sarebbe stato l'organo? Poco male : l'avrebbe sostituito la banda . La partenza. E finalmente, dopo tanta attesa e tanti preparativi, veniva il gran giorno : « Senza esagerazione, ci pareva di andare in capo al mondo » . « Giù per i viali che ora si dicono della Regina Margherita, con la musica in testa che suonava, ridenti, giocondi, festevoli, con le più care speranze nell'anima .. . ». Da Torino l'allegra brigata saliva al Pino per poi scendere a Chieri, da dove per Buttigliera d'Asti giungeva alla sospirata meta, la casetta dei Becchi . La festa della Madonna del Rosario . Ai Becchi arrivavano di sabato, l'indomani sarebbe stata la festa della Madonna del Rosario . Nella casa del fratello Giuseppe, proprio davanti alla casetta di mamma Margherita, Don Bosco aveva fatto allestire una piccola cappella dedicata appunto alla Madonna del Rosario . Una stanza a pian terreno, di pochi metri quadrati, e dal soffitto basso basso . Davanti, l'aia colonica come quando Giovannino era fanciullo. Era ben poca cosa, ma Don Bosco trasfigurava e dilatava tutto . Nel giorno della festa la gente affluiva dalla campagna, dai casolari, dalle borgate . La festa cominciava con la messa, la frequenza alla comunione era plebiscitaria . I ragazzi cantavano, le voci argentine vincevano il cuore di tutti . AI pomeriggio i vespri, la predica sull'aia . Parlava Don Bosco o qualcuno dei suoi sacerdoti . Ordinato sacerdote don Cagliero, divenne suo diritto incontrastato salire sul pulpito - un tino capovolto - per il panegirico d'occasione . Scesa la sera, la gente tornava alle sue case, ma restava fuori a guardare con il naso in su . Perché Don Bosco e i suoi ragazzi facevano partire i palloncini aerostatici, davano fuoco ai razzi, alle ruote pirotecniche, e lo spettacolo era incantevole . La gente ri spondeva a quelle esplosioni di luci accendendo tutto intorno i falò . Il giorno dopo, la polenta. Il parroco di Castelnuovo il giorno dopo invitava Don Bosco e la sua tribù a mangiare la polenta . « Noi eravamo un centinaio, e per appetito ci avvicinavamo a trecento » . Per fare una polenta così grande ci voleva « un formidabile ammasso di farina » . Il forno era allestito in un angolo del cortile . « Si accendeva il grande fuoco e appena il marmittone cominciava a borbottare si versava giù a palate la farina gialla . Braccia robuste di abili mestatori abbrancavano le lunghe mestole, e forza ragazzi! Una nube fragrante saliva su a buffate, la fiamma sotto divampava avvolgendo con le lunghee spire il paiol ne ... » . Intanto per gli altri era tutto un movimento, un intrecciarsi di attività per preparare tavole e posate, mentre dalla cucina si sprigionava il profumo dei salsicciotti. Al momento giusto tutti i ragazzi accorrevano in cerchio, per ricevere con i dovuti onori sua maestà la polenta . Il marmittone 7 veniva rovesciato « sul greggio tavolato, e appariva come un globo, una voluminosa luna fumante » . Allora la banda suonava, i ragazzi cantavano l'inno d'occasione : « Polenta dura fórmai d'Olanda : l'è la vivanda del marinar! » . «Quell'enorme polenta - scrisse 40 anni più tardi don Franeesia, testimonio oculare - era per noi allora una gioia, una festa, un vero tripudio . E anche ora, dopo tanti anni, ci ridesta le più soavi memorie . .. » . L'organizzazione. Non era facile organizzare la vita di cento e più ragazzi che dovevano restare fuori casa per due o tre settimane, spostandosi da una parte e dall'altra . Ciascun ragazzo portava con sé gli indumenti per cambiarsi, ma « il bagaglio dava poco fastidio : era quasi quello di Diogene o poco più, un fagottino .. . ». « La nostra "valigia" era un involtino, che si portava sotto le ascelle, e chi voleva camminare più spedito lo inforcava con una piccola verga portandolo sulle spalle » . I pasti a volte erano consumati lungo il tragitto . « Ciascuno di noi riceveva il suo viatico, cioè le sue pagnottelle, un po' di cacio, due o tre mele, e sbocconcellava per via » . Ma Don Bosco cercava per quanto possibile qualche amico che gli procurasse un tavolo e minestra calda . Capitava a volte che la grande carovana fosse ospite di amici molto generosi, e allora era una cuccagna (la marchesa Doando a Primeglio nel 1860, visti tanti ragazzi, fece uccidere un vitello) ; ma sovente si mangiava al sacco . Quanto a farli dormire, ecco le parole dirette di Don Bosco (da una lettera) : « Potrebbonsi alloggiare militarmente, cioè sopra di un paglione » . E di fatto un soffice fienile dovette essere l'abituale dormitorio . Anche se ai Becchi e altrove veniva dato « a ciascuno un lenzuolo di tela di bucato », o « una coperta da gettarsi addosso » . I trasferimenti . I viaggi si compivano di regola a piedi (il primo da Valdocco ai Becchi era una marcia di 30 km .) . Ma in più occasioni Don Bosco scomodò le ferrovie - qualcosa come gli aerei oggi - prenotando un paio di vagoni . In qualche occasione fece la sua comparsa, nelle retrovie del gruppo, un allegro personag- COM'ERANO LE « PASSEGGIATE AUTUNNALI » Lo scopo . Don Bosco si proponeva di cristianizzare le vacanze » (don Giovanni Battista Francesia) . Anni in cui furono compiute . Dapprima Don Bosco portava i ragazzi in brevi passeggiate nella periferia di Torino . Dal 1850 o '51 cominciò a portarli alla sua casetta dei Becchi, che diventava il campo base per brevi vacanze . Nel 1861-64 i Becchi divennero solo la prima tappa di lunghi giri turistici per il Monferrato . Occasioni delle passeggiate . Ogni volta si celebrava in Castelnuovo la festa della Madonna del Rosario . I ragazzi si esibivano nelle funzioni e nelle feste, con canti e con la banda . Durata delle passeggiate . Dapprima sui tre giorni . Ma poi si allungarono, fino a durare quasi un mese (nel 1861, dal 27 settembre al 22 ottobre) . Giovani partecipanti . Anche un centinaio, interni ed esterni dell'Oratorio . Mezzi di trasporto . A piedi . In qualche occasione Don Bosco usava il cavallo . Un somarello servì a volte a portare i ragazzi più stanchi . Qualche lungo tragitto fu fatto eccezionalmente in treno . Pernottamento . Di solito nei fienili . Un itinerario turistico . Nel 1864 : Torino, Becchi, Castelnuovo, Genova, Mornese, Capriata, Ovada, Cremolino, Prasco, Acqui, Torino . Fonti storiche . Uno dei ' turisti di Don Bosco ,, don Giovanni Battista Francesia, ha pubblicato sull'argomento una lunga serie di articoli nel Bollettino Salesiano a partire dal 1887 ; li ha poi ripresentati in due volumi pubblicati nel 1897 . Don Giovanni Battista Lemoyne negli anni 1903-1909 tornò sull'argomento nelle Memorie Biografiche di Don Bosco (volumi dal III al VII) . Nel 1975 don Luigi Deambrogio pubblicava irh nuovo studio veramente completo : x Le passeggiate autunnali di Don Bosco per i colli monferrini a (pagine 450, lire 6 .500) . 8 gio : un somarello, che trasportava a turno i ragazzi più stanchi . Quanto a Don Bosco anche lui faceva tutta la strada a piedi . Quel camminare lo stancava, e il suodore gli scendeva copioso . Tenendo il cappello in una mano, con l'altra sovente « si asciugava la fronte e il collo » . E intanto animava il gruppo (i ragazzi si contendevano i posti vicino a lui) con la sua conversazione faceta e istruttiva. A volte qualche amico pietoso, vedendolo trafelato, gli prestava un cavallo . E sopra un cavallo bianco fece il suo ingresso nel 1846 a Mornese, sotto gli occhi attoniti di una ragazza del paese di nome Maria Domenica Mazzarello . Ma in genere Don Bosco pagava di persona per quei viaggi, sacrificandosi fino all'ultima goccia di sudore, e sorridendo a tutti . Mandava in visibilio . L'arrivo in qualche località di Don Bosco con i suoi ragazzi, o semplicemente il loro passaggio attraverso il paese, mandava la gente in visibilio . La banda era come il biglietto da visita . Nei primi tempi era ben poca cosa: « Un violino, un trombone abbastanza stonato, un tamburo ; ma poi, dal 1856, la banda si presentò al gran completo » . Ciascuno dei musici doveva portare con sé il suo strumento musicale, compresa la grancassa . E questo per l'intero viaggio . I primi a entusiasmarsi per le esibizioni erano i suonatori (immaginarsi che cosa prova un ragazzo che sfila davanti a tutti suonando la tromba!) ; ma l'elettricità contagiava subito anche la gente . Correvano fuori tutti : uomini, donne, vecchi, bambini ; si riversavano sulle strade . Ecco la descrizione di un arrivo . « Alla distanza di mezzo miglio da Mornese - sempre nel 1864 - molti giovani vestiti a festa aspettavano Don Bosco, il quale arrivò in paese che era già notte. Egli scese da cavallo . Tutta la popolazione gli veniva incontro, preceduta dal parroco . Le campane suonavano a festa, sparavano i mortaretti, generale era l'illuminazione . La gente usciva di casa con lumi, candele, canapa accesa . La banda faceva risuonare l'aria delle sue armonie . .. » . Il teatro . Come per ringraziare i loro cortesi ospiti, i ragazzi di Don Bosco facevano il teatro . Un gruppo di loro, chiamato « pon- « I giovani dei paesi si intruppavano intorno alla schiera dell'oratorio .. . Molti seguivano la comitiva per un intero giorno, e verso sera ritornavano alle loro case . Altri non sapevano staccarsi dai loro nuovi amici, e alla fine della giornata prendevano alloggio con loro . Più d'uno di tappa in tappa e per più giorni non si allontanava da quell'allegra tribù . Taluni continuavano il cammino con Don Bosco sino alla fine della passeggiata, e venuti a Torino, non volevano più tornare a casa » . 1 Scambiato in piena oscurita per un bandito armato, e perciò accolto a colpi di pala : era invece un bandista con corno . Disse : «Sono uno dei ragazzi di Don Bosco », e fu salvo . . . tieri», era specializzato nell'allestire il palcoscenico alla svelta . Avvicinavano due carri, e il palco era pronto . Poi pali, tendoni, tutto intorno, e il sipario . Magari bisognava fare tutto questo al termine di una faticosa giornata di marcia . E dopo essersi portato in spalla, equamente distribuito, il materiale della recita : attrezzi, vestiario, costumi . E a sera i ragazzi si esibivano in drammi (« I due sergenti »), farse (Giandua era il grande mattatore), le romanze del giovane Cagliero (« Spazzacamino, L'orfanello ») ... e la brava gente andava in visibilio . Il buon esempio . Don Bosco e i suoi stupivano non meno con la predica del buon esempio . Entrando in un paese, subito si recavano in chiesa a salutare il Signore . La gente si univa a loro, e Don Bosco teneva il sermoncino . Se faceva tappa per quella notte, tutti erano invitati alla funzione serale . L'indomani alle cinque Don Bosco era già al confessionale, dove accorrevano i suoi ragazzi, e dove si accodavano anche quelli del paese . « Era questo il segreto di Don Bosco, che con lui si passava dal sacro al profano, e viceversa, quasi senza che ce ne accorgessimo » . « Padrone delle nostre coscienze, ci sapeva ispirare tanto amore alla pietà che si convertiva in natura ». Domenico Savio. Don Bosco e i suoi ragazzi ebbero presto un amico a cui fare visita ogni anno, a Mondonio poco lontano dai Becchi (e non mancarono mai all'appuntamento con lui) : Domenico Savio . Dal 1857 egli riposava nel piccolo cimitero di Mondonio. Quando vi andarono la prima volta, Domenico li attendeva da appena sette mesi . Andarono con la banda, e suonarono per lui . Il cimitero era chiuso, e la chiave tardava ; i più impazienti scavalcarono il muretto . Si inginocchiarono tutti attorno alla piccola tomba . Pregavano e piangevano . Venne anche il babbo di Domenico, e non potè trattenere le lacrime . Invitò tutti i ragazzi a casa sua, per un po' di merenda, ma essi sapendo che era molto povero non accettarono . Avevano portato da Torino una ghirlanda di semprevive, e la deposero sulla tomba . C'era scritto : « A Savio Domenico, i suoi amici » . Ricordano ancora . In tanti paesi Don Bosco ha portato i suoi ragazzi, nel Monferrato e giù fino a Genova . E in tanti posti ricordano, come una benedizione, il suo passaggio . E mettono lapidi . « Addì 7 ottobre 1859 il sac . Don Bosco Giovanni accompagnato dai suoi giovani dell'Oratorio fu ospite dei conti Pallio di Rinco in questo castello . .. » . « San Giovanni Bosco in questa camera pranzò ... Ricordo posto nel primo centenario » . « L'apostolo della gioventù con i suoi primi allievi qui ritornò più volte e qui sostò ... ». Nell'intimo dell'anima. Don Bosco non era certo silenzioso nella presentazione in pubblico dei suoi giovani : in cortile, sulla strada, in piazza, voleva gioia esplosiva . Ma il silenzio l'avrebbe cercato poi nell'intimità dell'anima di ciascuno di loro. Nei lunghi trasferimenti qualche ragazzo otteneva - con rincrescimento degli altri - di camminare qualche tratto da solo con Don Bosco, e parlavano degli « affari dell'anima » . In quelle occasioni molti giovani si legavano a lui per sempre, decidendo di entrare nella sua incipiente congregazione . Ai Becchi, nella festa del rosario del 1852, il quindicenne Rua Michele indossò l'abito chiericale. Sempre ai Becchi, due anni più tardi, il dodicenne Domenico Savio aveva incontrato Don Bosco per la prima volta (e per sempre) . Nel 1864, a parlare con Don Bosco lungo una delle tante marce, era un giovane sacerdote . « Don Bosco, io verrei volentieri con lei a Torino » . « Con quale intenzione? » « Di aiutarla in quel poco che posso » . « No, le opere di Dio non hanno bisogno dell'aiuto degli uomini » . « Mi dirà lei ciò che devo fare » . « Venga unicamente per fare del bene all'anima sua » . « Farò così », rispose quel giovane sacerdote . Sarà un collaboratore appassionato di Don Bosco e il suo più autorevole biografo : don Giovanni Battista Lemoyne . Le ferie costruttive . Quanto debba il successivo sviluppo dell'opera salesiana a queste « passeggiate autunnali », non è facile a dire . Erano, si direbbe oggi, come delle ferie, ma vissute alla maniera di Don Bosco, cioè sempre in fase costruttiva . I ragazzi dell'Oratorio vi guardavano come a un'epopea da vivere in pienezza. I primi collaboratdri di Don Bosco si sentivano, in quel clima di continua improvvisazione e creazione, pienamente realizzati . Le popolazioni di una vasta area geografica imparavano a conoscere direttamente Don Bosco in un clima di leggenda, se ne entusiasmavano, gli mandavano i figli da educare, glieli affidavano perché ne facesse un dono prezioso al Signore . Poi Don Bosco, preso da troppe cose, dovette rinunciare alle passeggiate autunnali . Ma esse rimangono uno dei suoi esperimenti pedagogici più riusciti e fortunati . E quegli anni furono - come è stato scritto con spiegabile nostalgia - « l'età dell'oro » delopera salesiana . ∎ 9 UNA MANO PER ricostruire in Friuli « In quest'immensa sciagura scopriamo un bene : quello della carità e della solidarietà », ha detto il Papa . Un primo bilancio della presenza salesiana nel Friuli devastato dal terremoto : salesiani, cooperatori, exallievi, allievi, amici si sono impegnati e ancora lavorano a fondo per diminuire i disagi. a gente accorsa all'aperto sui prati, vedeva lungo la piaL nura il suolo mosso da un passaggio ondoso, come lo scivolare di una serpe sotto un tappeto » . Così su un giornale la descrizione del violento sisma che alle 21 del 6 maggio scorso ha trasformato larga parte del. Friuli in un paesaggio lunare . Pochi minuti dopo, quella sera, una telefonata dai salesiani di Tolmezzo : « Siamo tutti salvi! Tanta paura, ma salvi! » . Tolmezzo era nell'occhio del ciclone, ma le notizie per i salesiani erano rassicuranti . Non era ancora emersa la situazione in tutta la sua gravità ; man mano vennero poi le notizie agghiaccianti .. . Incolumi i salesiani, ma non così i loro parenti, i parenti degli gli allievi ... E le case : pochi i danni alle opere salesiane di Udine e Pordenone, collocate ai margini del cataclisma, ma un vero guaio per Tolmezzo . L'istituto è distribuito in tre spaziosi fabbricati : la parte più antica, già ferita dal terremoto del 1928, dovrà essere completamente demolita . Le due ali più recenti hanno subìto gravi danni, non sono più agibili, ma potranno essere riparate (spesa prevista oltre cento milioni) . Ma un piccolo guaio, nella cornice di una catastrofe che ha visto 960 morti, 400 dispersi, 2 .200 feriti, 10 .000 case distrutte, centomila senza tetto, danni stimati attorno a mille e duecento miliardi . In quella situazione per i salesiani di Tolmezzo c'era poco da fermarsi a leccare le piaghe . E infatti ... I letti nel cortile. Pur vivendo in continua tensione per il pericolo sempre incombente, i sale10 siani si adoperarono in tutti i modi per aiutare le popolazioni colpite . Portarono i loro letti nel cortile per dormire al sicuro, e subito organizzarono una mensa, aperta a tutti . E la tennero in piedi prima in collaborazione col Comune, poi per conto loro, ogni giorno per oltre un mese, a servizio di centinaia di terremotati e dei loro soccorritori . Anche gli altri salesiani della zona subito si prestarono all'assistenza e alla distribuzione di tutto ciò che la carità della Famiglia Salesiana e di tanti altri dall'Italia e dall'estero faceva confluire (e va detto subito : con molta generosità) . Con i salesiani, i loro giovani, che guidati con sensibilità formativa dai loro educatori, si sono davvero prodigati . Quanti viveri, indumenti, medicinali sono passati nelle loro mani per giungere al più presto a chi ne aveva bisogno! Intanto dalle case salesiane vicine giungevano i gruppi dei soccorritori . Dall'opera San Donà i giovani del gruppo « Mani Tese » e gli Scout . Da Mogliano Veneto già il giorno dopo il sisma partiva il primo gruppo di giovani ; in tutto 9 gruppi, di almeno una decina di persone ciascuno, hanno lavorato in vari paesi distrutti, soprattutto a Buia . Intanto il collegio si trasformava in centro di raccolta e distribuzione . L'interessamento è venuto anche da lontano, da ogni parte d'Italia . Mandavano telegrammi, messaggi e soprattutto aiuti . « Ci ponevano tre precise domande : come state? quale è la situazione? di che cosa avete bisogno? E poi cercavano di provvedere » . Mandavano i primi soldi raggranellati in tutta fretta: « Ecco Maggio 1976 : dalla parrocchia « Don Bosco » di Roma parte un camion rimorchio carico di aiuti per il Friuli . La popolazione ha risposto con generosità all'appello del parroco don Savino Losappio . una goccia d'acqua, un piccolo segno che vi siamo vicini » . Mandavano i camion pieni di viveri, vestiti, medicinali . Un camion scaricò cinque tende da 90 posti e 40 brandine ; un altro portò cento vestiti nuovi, dono di una ditta ... Gli exallievi e gli altri. Gli exallievi si sono fatti in quattro . Quelli di Bologna sono stati i primi a telefonare e a mettersi a disposizione . Quelli di Udine, Mogliano Veneto e Pordenone - insieme con gli allievi più grandi hanno dato vita a tre gruppi di intervento che si sono prodigati in tre centri : a Buia, a Madonna di Buia, e ad Attimis (un salesiano coordinava il loro lavoro da Udine, un altro salesiano era con loro sul posto) . Lavorarono alla rimozione delle macerie fin dai primissimi giorni . Dieci Exallievi di Schio hanno organizzato un centro di raccolta per assistere Pradis, un paesino di 110 abitanti . Vi si sono recati con un camion portando materiale di soccorso, e hanno provveduto in seguito ai rifornimenti per il piccolo centro . Un gruppo di allievi ed exallivi delle opere salesiane di Lecce e Taranto ha subito raccolto un milione di lire e lo ha consegnato al centro salesiano di soccorso di Udine . E' stato affidato loro il piccolo centro di Ciseris, dove si sono prestati per pronto intervento e assistenza . A lungo hanno fatto vita comune con i sinistrati . Poi tanti piccoli interventi di singoli, come l'exallievo di Viterbo che ha messo a disposizione dei senzatetto un alloggio di due camere, o quello di Castel de Godego che ha acquistato e inviato mobili per arredare un soggiorno e due cucine. Da Godego si sa che hanno mandato un camion di viveri e indumenti ; da Treviglio un camion di acqua minerale, da Ferrara altri camion, ecc . « Eccetera - qualcuno ha scritto con ironia - è il meglio che si può trovare in molti libri » . E' vero proprio qui : non è possibile dire tutto, e forse nel tentare un elenco si è tralasciato il più importante . Ma di sicuro una molla a tutto questo fare è stata la persuasione, largamente diffusa, che la gente friulana meritava tanta solidarietà. La Via Crucis friulana. Quella brava gente se lo meritava, non fosse altro per il destino che le si accanisce contro . Sono valli, le loro, visitate dalla guerra (conobbero l'invasione austriaca nel 1915-18), scosse da un terremoto già nel 1928, costrette fin dal secolo scorso a forti migrazioni, soggette alla lunga e strana occupazione militare dei cosacchi nel 1945 (caso unico in Italia, i cosacchi vi furono inviati dai nazisti contro le forze partigiane), sottoposte ad alluvione nel 1966 . E ora, ad allungare le stazioni di questa dolorosa Via Crucis friulana, ecco il terremoto . Si parla di 960 morti . Ma se non fosse stato per l'ora, la dolcezza della serata che aveva spinto molta gente all'aperto, e una breve scossa premonitrice che consentì a tanti di fuggire sulle strade, quante migliaia di morti in più si sarebbero dovuti contare? Ora sono lì, tutti quei senzatetto, 75 .000 a vivere nelle 191 tendopoli, nelle quasi 16 .000 tende . « Sono 2 .800 chilometri quadrati di disperazione », è stato scritto . Ma non è, non deve essere così . La tenacia dei friulani e la solidarietà di tanti generosi devono impedirlo . Le attività dell'estate . Anche la Famiglia Salesiana continua a dare il suo piccolo contributo . I programmi dell'estate, mentre scriviamo, sono in pieno svolgimento, e è presto per riferirne con una qualche completezza . L'Ispettoria ha lanciato in maggio la proposta di un « Campo di lavoro San Marco » organizzato nei comuni di Attimis e Faedis, in accordo con le autorità locali . L'attività programmata è molto concreta : va dall'affiancare i muratori come manovali per la riparazione delle abitazioni, al lavoro nella campagna (fienagione, raccolti) ; comprende compiti di animazione sociale, ricreativa, culturale . Il campo, iniziato ai primi di giugno, rimane aperto fino a a metà settembre . Per i volontari I bambini della parrocchia « Don Bosco » avevano scritto ai loro coetanei di Ospedaletto, uno dei centri disastrati (vedere a pag . 28 le « Lettere dalla terza elementare ») . E gli scolaretti di lassù hanno risposto, anche con disegni . « Demolizione della mia casa » è intitolato questo, del piccolo Gino Londero di sette anni . De m*tiZia« aeeeQ e $tia N4s* si tratta di impegnarsi per una o due settimane complete ; le adesioni di studenti, operai, infermieri, elettricisti, carpentieri, sono state fittissime . La colonia di Pierabek durante l'estate è stata aperta ai ragazzi delle famiglie terremotate . E ora ci sarebbe da dire quanto altro hanno fatto, nei mesi estivi, exallievi, cooperatori, allievi, oratoriani, amici d'ogni genere : sottoscrizioni, raccolte di materiale, lotterie, recite teatrali, con incasso devoluto, marce di solidarietà ... « Dateci due anni ». Intanto la brutta stagione incombe, bisogna affrontare i duri mesi del primo inverno . Con il nuovo anno scolastico, Tolmezzo vuole funzionare il più possibile in modo normale ; e si sta provvedendo per riadattare le aule e tutto il resto . Saranno concessi posti gratuiti nell'internato a ragazzi colpiti dal terremoto . Cento posti per questi ragazzi sono stati assicurati anche dal collegio di Udine . Anche Gorizia e Pordenone si sono messi a disposizione delle autorità per accogliere allievi in necessità . E la colonia estiva di Caorle con la casa di Cison di Valmarino, terminata la bella stagione, saranno anch'esse a disposizione per accogliere da settembre in avanti famiglie di senzatetto . Bisogna fare in fretta : l'inverno viene, e da quelle parti è rigido . E tutti dovranno avere un tetto sicuro. Il rischio poi è anche psicologico: col passare del tempo, la grande ondata emotiva della simpatia si va placando, può restare sopraffatta da nuovi eventi . Il sisma, si dice, a un certo punto « non fa più notizia » . E potrebbe profilarsi, anche per il Friuli, l'ombra malinconica del Belice disastrato e dimenticato . In questa immane sciagura - aveva detto l'indomani del sisma Paolo VI - scopriamo un bene : quello della carità e della solidarietà ... Ci sentiamo fratelli, diventiamo cristiani ... Impariamo a vincere il male nel bene .. . ». La solidarietà ha retto in tutti questi mesi, e deve continuare . « Dateci due anni di tempo - hanno chiesto quelli del Friuli - e ricostruiremo tutto come prima, e meglio di prima ». Ecco perché anche la Famiglia Salesiana deve continuare nel suo impegno. 11 VORATORIO tra i bidoni della spazzatura Un gruppo giovanile senza etichette manda avanti a Messina un piccolo oratorio in un quartiere emarginato . Giovani che vivono una lotta, una speranza, una « violenza senza armi e senza odio » . ice : Sui cartelli sparsi nelle aiuole di Messina si legge : D « La conservazione delle piante e dei fiori è affidata a tutti i cittadini » . Ma la conservazione degli uomini e dei bambini, a chi è affidata? Perché lui conosce uomini e bambini del tutto abbandonati a se stessi, di cui nessuno si cura, che nascono vivono e muoiono nel nero squallore, lì a Messina dove i cittadini si prendono cura di piante e fiori nelle aiuole . Conosce quei derelitti perché dedica loro molto del suo tempo . Di più, i suoi ideali . E' Carlo Olivieri, più o meno 24 anni, laureando in lettere, che con i suoi amici ha formato un gruppo di animazione ; ne è il capo, anche se responsabile è il gruppo intero . Dal suo vescovo è stato fatto « ministro straordinario dell'Eucaristia » perché il suo gruppo abitualmente si riunisce attorno al- l'Eucaristia e alla Parola di Dio . E insieme con la comunità in cui lavora ha chiesto per sé il diaconato, per servirla meglio . Mi prendevano per pazzo . La sua storia, e quella del suo gruppo (un povero gruppo, senza neppure un nome o un'etichetta che lo distingua dagli altri gruppi), è una limpida storia di lotta e di speranza. Fino a diciotto anni - dice Carlo - ho vissuto una vita banale, inutile . Finché non ho sentito un gran vuoto, tanta solitudine e insoddisfazione . A diciott'anni ho incontrato un sacerdote salesiano e i suoi giovani dell'oratorio « Domenico Savio » . Con loro ho imparato a vivere diversamente . E ' stato un tempo di scoperta e di ascolto . Sentivo la voce 12 di Cristo, non un Cristo di legno, muto e indifferente, ma vivo e palpitante nella pelle e nel cuore degli uomini . Non ha vent'anni quando il parroco di Camaro San Paolo lo invita a dargli una mano . La chiesa è ancora in costruzione, lì nel quartiere di periferia, pieno di baracche . E' un'esperienza forte Ho affrontato gli ambienti più difficili, bar, strada, cinema e ho fatto amicizia con ragazzi sbandati, semplici operai, piccoli dimenticati . Per tre anni. Poi si accorge che c'è di peggio . A 22 anni una suora di Camaro mi parlò del Villaggio Matteotti, dove lavoro ora col mio gruppo, e dove prima nessuno faceva nulla per tutti quei bambini e ragazzi . Qualcuno infatti badava, e ancora adesso bada, alle ragazze due suore ; qualcuno agli adulti un padre gesuita . Ma i ragazzi - prima che se ne occupasse Carlo - erano abbandonati a se stessi e giravano paurosamente a ruota libera . I più mi sconsigliavano di andarci, molti mi prendevano per pazzo ; ma io mi ci sono buttato anima e corpo . Quattro casermoni infossati . Bisogna sapere che cos'è il « Matteotti» . E' un « fossato», una de- pressione con l'orizzonte chiuso da un anfiteatro di palazzi di lusso formanti il quartiere ultramoderno della Messina « bene» detto Panoramica . Invece il Villaggio Matteotti è formato dalle casealbergo : quattro casermoni di cemento, infossati in un fazzoletto di terra, recintati da mura alte con sopra il filo spinato tipo Berlino . Ogni palazzina quattro piani ; ogni piano, tagliato da un corridoio basso e buio, si divide in ventidue porte . Dietro ogni porta un quadrato di mattonelle in cui vivono, sperano, muoiono, cinque, sette, undici persone, chiuse ermeticamente nella loro cella, gabinetto e cucina compresi . Un bunker senza uscita per 280 famiglie . .. Dietro ogni porta - continua a descrivere Carlo - c'è un dramma segreto : ragazzi costretti a dormire in due e perfino tre per letto, malati di asma che stentano a respirare, anziani dimenticati in un solitario esilio . Quello degli anziani è un dramma . Alla fine di un'esistenza con- sumata nel lavoro, si ritrovano incarcerati ai margini della società, senz'aria né spazio, neppure per i ricordi . Non contano più nulla : fossili in vetrina, in un muto cimitero di vivi . Giorni fa ho portato una bombola di ossigeno in uno di questi buchi : nel letto c'era un nonnino di settant'anni dal respiro affannato ; sua moglie si aggirava stravolta, tastando le pareti, perché quasi cieca . Al muro un volto del Cristo orientale, e la donna ripeteva nel suo dialetto il nome di Gesù, unico essere ormai che potesse ascoltarla . .. In una stanzetta così finiscono la loro esistenza : una lampada che consuma l'ultima goccia d'olio . Il dramma dei bambini . Altrettanto tragico il dramma dei bambini . Oltre il cancello - racconta Carlo - ti accoglie il chiasso di tutti questi bambini dal viso impiastricciato di fango, felici della loro misera ricchezza fatta di legni rotti, cappellini di carta, carretti e tappi di bottiglie, giochi da due soldi . Nelle case-albergo - spiega ci sono tre campi di gioco . Il primo è il torrente, attrezzato di bidoni della spazzatura, sacchetti sventrati, roba buttata, scoli di fognature : i ragazzi sono i padroni incontrastati di questo mondo di rifiuti, barattoli vuoti e giocattoli rotti . Il secondo campo è un cortile, stretto fra le case, dove gli spazzini tengono le carriole che i bambini usano come carrozzelle, e i bidoni dove i piccoli si infilano per gioco . In terra cocci di vetro e lattine in abbondanza ; spesso qualcuno finisce al pronto soccorso con i piedi tagliati dai vetri . Mettono in fila i sempre affollato . . . bidoni della spazzatura, e Nella strada, terzo campo di gioco, cresce un'erbetta sottile tipo stadio, grazie a un tubo rotto e non riparato da quattordici mesi . Una bambina di otto anni, scivolata sopra, ha ricevuto sei punti all'ospedale . L'acqua che esce dai tombini forma piccoli stagni, dove i ragazzi giocano con le barchette di carta, spesso a piedi nudi . Da un balcone scende un filo rotto della biancheria, e i bambini vi si dondolano, felici di questa improvvisata altalena . Altri mettono in fila i bidoni della spazzatura e formano un fantastico trenino sempre affollato . A decine si arrampicano sulle sbarre del cancello, nel pomeriggio, quasi a rubare i raggi del sole ; o stanno chinati sui tombini delle fognature, sui barattoli e gli oggetti abbandonati per strada, sempre alla caccia di piccoli tesori . E sono sempre pieni di gioia, perché neanche la loro inconscia miseria riesce a soffocare completamente il loro sorriso . Qualche pallone e un canestro . Una sensibilità e una preoccupazione, questa di Carlo, che ricorda Don Bosco . Ha maturato le mie scelte - precisa - nell'am- biente salesiano . E nel mio gruppo rivive lo spirito di Don Bosco, il suo amore per i piccoli, soprattutto i più abbandonati . Il suo gruppo. Era l'ottobre 1974 : ho chiamato tre giovani miei amici, e abbiamo formato questo gruppo . Abbiamo cominciato col riunire i ragazzi per la strada, con giochetti, con filmine . Ora il gruppo è cresciuto di numero, anche perché si è aggiunto qualche ragazzo maturo del luogo . formano un fantastico trenino Ogni giorno apriamo il nostro piccolo oratorio : due stanze, che dopo un anno di lotta abbiamo ottenuto dal Comune . C'è pure una cappellina, la prima delle case-albergo . I ragazzini l'hanno messa su con le loro mani, con dei mattoni vecchi e dei sacchi . Per fare l'oratorio abbiamo qualche pallone, e un canestro attaccato al muro . Spesso i bambini sono tanti, e non ci sono giochi per tutti . Mancano i giochi, lo spazio, i soldi, manca ogni cosa . Ma nello stesso tempo abbiamo tutto, e quando ci prendiamo per mano attorno all'Eucaristia e balbettiamo « Padre nostro » ci sentiamo ricchi . Ogni settimana si riuniscono più di duecento ragazzi, di età dall'asilo in poi. Facciamo il doposcuola per i bambini delle elementari . Facciamo anche una scuola serale . C'è un piccolo asilo al pomeriggio, con molta fantasia . Facciamo il catechismo per gruppi, secondo le età . Riuniamo le mamme ; dallo scorso ottobre si incontrano ogni giovedì, e si mettono anche al servizio dei bambini pulendo le stanze . Andiamo nelle famiglie per la preghiera, e le famiglie si trasformano per qualche momento- in piccole « chiese domestiche » . Abbiamo dato vita a un « comitato di quartiere », che raccoglie circa un terzo delle famiglie ... Nasce una speranza. Che significato ha tutto questo darsi da fare? Al « Matteotti » - spiega Carlo - nasce una nuova speranza . Essa appare negli occhi lucidi dei bambini, che con le loro mani, non avendo giocattoli e spazio, si sono costruiti un piccolo scivolo di legno . Appare sul volto di Enrico di tredici anni (quasi un « grande »), che ogni giorno si trascina dietro, al suono rauco di un vecchio mangiadischi, i piccolini dell'asilo togliendoli dalla spazzatura . Appare nella gioia di quel bambino che in una sera fredda d'autunno, in segno di amicizia, mi mise in mano le sue due castagne calde . E' una speranza nata lì, nelle nostre povere stanze, dove stiamo formando una piccola Chiesa giovane, fatta non di cemento ma di persone . Gesù Cristo è entrato nel quartiere, e condivide nelle carni la vita angosciosa della nostra comunità . La speranza nasce in questi ragazzi del gruppo che si inginocchiano nel silenzio davanti all'Eucaristia, che danno il loro tempo per fare la catechesi, che giocano con i piccoli, che organizzano il teatro per i genitori. E' una speranza che affidiamo, da peccatori, a Chi pur senza peccato si è fatto « peccato » . Senza armi e senza odio. Carlo e i suoi amici del gruppo sognano un vero oratorio, in cui una piccola comunità viva, ami e speri, con e tra i ragazzi . E' il loro progetto . Intanto mantengono i contatti con i chierici salesiani che studiano teologia nell'Istituto San Tommaso ; e da due anni fanno i canapi-scuola organizzati dal1 'Ispettoria . « Mandateci tanti giovani come Carlo », ha detto l'arcivescovo mons . Francesco Fasola parlando un giorno con la comunità salesiana del Domenico Savio . La sua presenza nel quartiere acquista valore di segno : per gli altri, la comunità, la città. Al Villaggio Matteotti - spiega con lucidità Carlo - nasce una nuova violenza, senza armi e senza odio, che è abbraccio di giustizia, sebbene crocifigga . Una violenza contro l'ipocrisia e l'indifferenza, contro una religione in pantofole o da tavolino . « Matteotti» è un invito a collaborare insieme, per rompere ogni barriera e ridare dignità all'uomo . Un invito a che la nostra società faccia un esame di coscienza . Una proposta perché la nostra Chiesa possa riconoscersi comunitariamente peccatrice, e con la volontà di convertirsi per convertire . 13 A TORINO VALDOCCO due feste di primavera Due feste schiettamente salesiane hanno ravvivato Valdocco. - Un 24 maggio che ha visto più del consueto i fedeli stretti intorno all'Ausiliatrice . E pochi giorni dopo, il 50° dell'Ispettoria Centrale, che con i suoi figli sparsi negli angoli più lontani del mondo ha segnato profondamente la vita della Congregazione . 11 24 maggio attorno all'Ausiliatrice a sera del 23 maggio, dome- L nica, nove pullman arrivavano a Valdocco in fila uno dietro l'altro : 450 pellegrini, tutti dal piccolo centro di Borgomanero . Solo 450, spiegarono, perché altri che avrebbero voluto venire non trovarono più pullman disponibili. E l'indomani, dopo la lunga « veglia santa » trascorsa in preghiera nella Basilica, i 450 pellegrini di Borgomanero risalirono in fretta sui nove pullman per tornare al più presto a casa : era già lunedì, e alle otto dovevano trovarsi nelle fabbriche, nei negozi, negli uffici .. . Già la notte precedente, tra il 22 e il 23 maggio, la Basilica si era illuminata per un migliaio e più di ragazzi e ragazze del GAM, Gioventù Ardente Mariana, per il loro ormai abituale appuntamento con Cristo nella chiesa che onora la sua Mamma . Dalle 23 della notte alle sei del mattino si trattennero in preghiera, e celebrarono il rito della Penitenza e dell'Eucaristia, nel massimo raccoglimento . Sette ore di filato, questa « gioventù d'oggi » contro cui tanti tirano le pietre . Ecco le cose che succedono nella bella chiesa che Don Bosco ha offerto alla sua Ausiliatrice, per sé e i suoi figli, in segno di gratitudine . A porte aperte . La Basilica è rimasta a porte aperte giorno e notte, per accogliere i tanti amici della Famiglia Salesiana . Domenica 23 ha registrato un concorso 14 straordinario di fedeli a tutte le celebrazioni . Dal pomeriggio fino a tutto il giorno seguente diventò difficile circolare nel tempio . Nella mattinata del 24 le celebrazioni per categoria : alle 7 le Figlie di Maria Ausiliatrice, alle 8,30 i giovani di Valdocco, ecc . Alle 10 e alle 11,30 presiedettero il cardinale di Torino padre Michele Pellegrino e il Rettor Maggiore don Luigi Ricceri . Ancora celebrazioni per tutto il pomeriggio (i vespri presieduti dal Vescovo di Cuneo mons. Carlo Aliprandi) . E sempre, sempre, l'assedio ai confessionali . Non solo i sacerdoti di Valdocco ma molti altri fatti venire dalle case salesiane di Torino dovettero prodigarsi per distribuire ai penitenti la misericordia del Signore . E le comunioni . Un tempo nel mondo cattolico si era soliti contarle, almeno per amore di statistica ; la consuetudine ora è caduta, forse per ragioni teologiche, ma forse anche per lo sconforto di vederle diminuite .. . Ora un bravo sacrestano di Valdocco ha riferito con la fierezza di un tempo che quest'anno, dall'inizio della novena, le comunioni erano state trentamila, come una volta .. . Perché la processione? E alle 20 di sera, la processione . Finalmente quest'anno c'era bel tempo, e la gente si è riversata . « Perché la processione? », si era chiesto in altra circostanza il card . Pellegrino . E aveva risposto così : « Abbiamo voluto andare in giro per la città, per dimostrare a tutti che la nostra fede è qualcosa da non tenere nascosta, che vogliamo proclamarla, testimoniarla, cantarla a tutti. Vogliamo dire la nostra gioia di essere cristiani ; vogliamo testimoniare e portare il Vangelo dappertutto, perché esso possa arrecare la luce della verità, il conforto e l'aiuto del Signore e della Madonna . Maria ci è davvero vicina e prega per noi ... ». E' il miglior commento di quanto è avvenuto a Valdocco . C'è stato anche chi da un balcone ha voluto contare i partecipanti alla processione, e li ha valutati sui quindicimila . Partecipanti, non spettatori . In raccoglimento, in compostezza, non per folklore . A cominciare dai bambini . C'erano tanti bambini tenuti per mano dai genitori o a cavalcioni dei papà . Rimanevano estasiati con gli occhioni spalancati, al passaggio della statua tutta illuminata della Madonna . Le mandavano bacioni e battevano le manine . Valeva la pena fare la processione anche solo per loro . Tanti bambini con gli occhioni lancati . Valeva la pena fare la cessione anche solo per loro . spapro- k Ispettoria Centrale Un 50 0 per guardare avanti a celebrazione del 50° della L Ispettoria Centrale cominciò con una giornata di ringrazia- mento, di preghiera e di riflessione . L'Ispettore aveva chiamato i confratelli a quest'impegno, ammonendo che doveva essere tempo dedicato «non a guardare indietro al bene fatto, ma a contemplare gli orizzonti che si aprono davanti » . Il 28 maggio ebbe così due momenti forti : la concelebrazione presieduta da don Fiora, e l'adorazione eucaristica . Il 29 maggio fu invece dedicato ai festeggiamenti . Convennero a Valdocco i ragazzi di tutte le case dell'Ispettoria : Colle Don Bosco, Cumiana, Ivrea, Foglizzo .. . Erano pure presenti i novizi di Pinerolo, i teologi della Crocetta, folte rappresentanze degli oratori di Leumann, della Crocetta, del Rebaudengo . Con il 50° dell'Ispettoria si celebravano il 60° di sacerdozio di mons . Giovanni Marchesi, vescovo missionario del Rio Negro, il 60° di professione di don Favini, i 50 anni di professione di quattro confratelli, i 25 anni di sacerdozio e di professione di altri otto salesiani dell'Ispettoria . Punto più alto e significativo della festa era l'ordinazione sacerdotale di due diaconi . Alle 11,30 la Basilica di Maria Ausiliatrice era gremita di ragazzi e di salesiani . A presiedere la foltissima concelebrazione era giunto da Roma il card . Egidio Vagnozzi . Prima che avesse inizio la Messa, l'Ispettore don Rizzini diede a tutti un cordiale saluto : « Benvenuti nella Basilica di Maria Ausiliatrice, nel centro della Famiglia Salesiana ... Guardando retrospettivamente a questi cinquant'anni, possiamo davvero ringraziare il Signore per il servizio reso dall'Ispettoria Centrale alla Congregazione e alla Chiesa : a centinaia i Salesiani diffusero in tutto il mondo il messaggio evangelico . « Due nostri confratelli riceveranno ora la consacrazione sacerdotale. "Promozione vocazionale e animazione missionaria" è e rimane la finalità primaria dell'Ispettoria Centrale ... A presiedere la nostra concelebrazione ab- biamo invitato il cardinal Egidio Vagnozzi, grande ammiratore di Don Bosco : con la porpora romana, e con la sua esperienza apostolica nelle diverse parti del mondo, ci rende più vicina la paterna figura del Papa Paolo VI . E ci rende più sensibile la nostra comunione con Roma, caput mundi, da cui riceve pieno significato anche il nostro inserimento della Chiesa locale . .. ». Applauso sotto la cupola . Dopo le letture bibliche, iniziò il commovente rito dell'ordinazione . All'appello che li chiamava i due diaconi risposero « presente » . Poi l'Ispettore li presentò al vescovo con parole familiari e toccanti : « Don Franco Lotto ha maturato la sua vocazione nel nostro Oratorio della Crocetta, dove fu prima presidente del Piccolo Clero e poi Presidente del Circolo Giovanile Don Bosco e dell'Azione Cattolica . La sua scelta per Don Bosco fu determinata da tanti salesiani sereni e lavoratori, tutti dediti al bene dei giovani .. . Don Pino Tagliareni proviene dalla lontana Agrigento . I contatti con i salesiani di Modica, di Pedara e del Liceo salesiano di Palermo fecero fiorire in lui il desiderio di essere salesiano . In mezzo ci furono gli anni della Facoltà di Medicina coronati con laurea ... Ed eccolo qui per essere promosso al sacerdozio » . Il vescovo pronunciò a questo punto le parole rituali che « chiamavano » i candidati : « Destiniamo i due diaconi all'ordine presbiterale », e l'assemblea approvò con un applauso lungo, cordiale, festoso, che dilagò sotto la grande cupola . Il Cardinale parlò . Ricordò quando, giovane Delegato Apostolico, fu mandato nelle isole Filippine a sostituire « un santo vescovo salesiano, monsignor Piani» . Erano gli anni tragici della rivoluzione comunista in Cina . A Macau e a Hong Kong si ammucchiavano i missionari cattolici espulsi da tutto il territorio cinese . A una a una le opere cattoliche venivano chiuse dai maoisti, e i missionari vedevano con profonda tristezza finire un lungo periodo di fecondo lavoro. « Che faremo ora? » si domandavano . Monsignor Vagnozzi decise di chiamare i missionari salesiani nelle Filippine . Nessuna opera salesiana sorgeva ancora in quelle isole, ed egli sperava - disse in alcuni incontri che ebbe con il superiore salesiano don Braga - che la gioventù filippina avrebbe conosciuto attraverso Don Bosco il messaggio liberante di Gesù . Oggi, conchiudeva il Cardinale, nelle Filippine i salesiani hanno moltiplicato le loro opere . La loro è una delle missioni più fiorenti . E sono lieto di portare di persona il mio « grazie » a Don Bosco, nella celebrazione del 50° della Ispettoria salesiana che tanto donò alle missioni di tutto il mondo » . Il momento più forte della celebrazione eucaristica fu la comunione . Mentre i due sacerdoti appena ordinati portavano Gesù Eucaristia ai loro familiari, il Cardinale distribuì il Corpo del Signore a moltissimi dei ragazzi che affollavano la Chiesa . Era il « lievito della vita » che entrava in tante giovinezze, per farle maturare alla vocazione cristiana e missionaria . (segue) Nel teatro un « tempo di fraternità e di gioia » . Si viene a sapere dagli attori in erba che in paradiso la « Sezione affari esteri » diretta da san Paolo è in difficoltà, per mancanza di missionari . 15 che vivremo quest'impegno di fedeltà nel terribile quotidiano di ogni giorno, in ogni gesto e parola » . All'Ispettore risponde don Luigi Fiora, portando a viva voce il saluto e l'augurio del Successore di Don Bosco . Egli augura a tutti che la « missionarietà » che ha costituito la ragion d'essere della Centrale, torni a essere la molla che susciti tra i giovani d'oggi nuove vocazioni . II card . Egidio Vagnozzi : « Ho capito che ho ricevuto tante grazie meno una : quella di essere salesiano » . Tempo di fraternità e di gioia . Alle 15 .30, tutti nel teatro di Valdocco per un tempo di fraternità e di gioia . Apre la festosa riunione l'Ispettore don Rizzini, che rivolge un saluto al Cardinale Vagnozzi, a don Fiora rappresentante del Rettor Maggiore, ai tre ispettori delle ispettorie salesiane Subalpina, Romano-Sarda, e Lombarda, alle Ispettrici FMA, agli ex Ispettori della Centrale don Toigo, don Zavattaro e don Magni . Dopo aver salutato pure i confratelli che celebrano diversi anniversari del loro sacerdozio e professione religiosa, egli dà lettura alla lettera inviata dal Rettor Maggiore . « E' gradito dovere farmi in qualche modo presente ... Molte Case della Centrale sono ricordate con simpatia e riconoscenza in tanti Paesi ed Ispettorie : a esse guardano centinaia e centinaia di confratelli come alle case dove sono nati alla vita salesiana, sono cresciuti, si sono formati per prestare il loro servizio nei luoghi e negli uffici più diversi . La Centrale rappresenta in verità un momento dei più felici e fecondi della storia della Congregazione . «Con rinnovato e consapevole entusiasmo e vigore, e guardando al suo fecondo passato, l'Ispettoria si impegni - in ciascuno dei confratelli che la compongono - a rispondere alle nuove esigenze che importano le mutate situazioni per attuare oggi la missione che la Provvidenza ha assegnato nella Congregazione alla Ispettoria Centrale » . Don Rizzini conclude rivolgendosi ai ragazzi che affollano il teatro : « Il vostro canto, la vostra gioia, il vostro entusiasmo aprono il nostro cuore alla speranza 16 « Sezione affari esteri ». Il « tempo di fraternità e di gioia » si distende ora nell'ascolto e nella partecipazione a un Recital che si svolge sul grande palco. Preparato da don Bruno Ferrero del Centro Salesiano di Pastorale Giovanile, esso presenta in maniera briosa e modernissima uno spaccato » del Paradiso, cioè la « Sezione Affari Esteri » . San Paolo, coordinatore dinamico dello smistamento dei missionari nelle varie parti del mondo, si trova a un tratto nei guai : non ci sono più missionari da mandare, nemmeno missionari salesiani . Si studia allora un piano di « emergenza » : gettare le reti tra i ragazzi del nostro tempo, dove si spera trovare i futuri missionari, i successori del Padre Mantovani . Il Recital coordina azioni coreografiche, scene e canti preparati dalle varie case salesiane della Ispettoria . Si conclude con queste pensose parole, rivolte a un ragazzo che ha appena assistito alla rievocazione delle figure di padre Mantovani e di don Franco Delpiano : « Oggi sai ancora cos'è il coraggio, la fiducia, la speranza. Impara a rimanere così crescendo . Impara sopratutto a lasciare aperta la porta del tuo cuore . Sempre . Se Dio ti chiamerà per qualche suo progetto, saprai che accettare non è scommettere sul vento, ma lasciarsi prendere per mano da lui, per portare la resurrezione a tutti » . E' tardi ormai . Mette il sigillo alla giornata il card . Vagnozzi, che con una punta di nostalgia rievoca i tempi in cui era ragazzo, e nel seminario di Roma vedeva ogni tanto, con ammirata venerazione, il grande missionario salesiano cardinal Cagliero . Conclude con una frase che lascia felicemente sbalorditi : « Oggi ho capito che ho ricevuto molte grazie dal Signore, meno una : quella di essere salesiano » . (Relazione di TFRrs1o Bosco) A cura del Centro Catechistico Salesiano Lettere ai nenitori Che cosa sono . 25 fascicoli illustrati, sull'educazione dei bambini da zero a sei anni . Vogliono essere una guida ai genitori, per aiutarli a entrare nel mondo dei bambini con attenzione, rispetto e amore . Come sono state preparate . Un gruppo di persone che hanno dedicato la loro vita allo studio e all'educazione dei bambini (medici, pedagogisti, maestre di scuola materna, assistenti sociali, sacerdoti, e soprattutto genitori) hanno raccolto le loro esperienze e le espongono sotto forma di suggerimenti pratici . Come si presentano . Sono fascicoli di sedici pagine, raccolti in sei cartelle (una per anno) di quattro lettere ciascuna . Più un fascicolo introduttivo . Alcuni argomenti . Il mio bambino, figlio di Dio . Quando comincia a sorridere . II bambino alla scoperta del mondo . I primi perché . Educazione alla pulizia e all'ordine . La crisi del no . Come rispondere a certe domande . Ha bisogno di coetanei . Il mondo delle favole . II sorgere della coscienza . La scuola comincia in famiglia . La preghiera dei bambini . Come preparare l'entrata nella scuola . . . A che servono . I genitori sono i destinatari naturali di queste lettere . Sono utili sussidi anche per parroci, medici, pedagogisti, educatrici di scuola materna, in occasione di incontri con le famiglie . Sono un simpatico dono in occasione di nascite e bat . tesimi . Costo . Ogni cartella annuale di 4 lettere, lire 600 . L'intera serie di 25 lettere, lire 3 .500 . Richieste . Nelle librerie religiose . Per posta : l'intera serie a lire 3 .500 senza spese postali, richiedendo a Editrice LDC - 10096 Leumann-Torino con Ccp 2/27196 . Tempo di mietitura A RANAGHAT Un puntino nella geografia immensa dell'India, sulla foce del Gange . Il lavoro paziente dei missionari comincia a portare frutto fra le poverissime popolazioni animiste, ma anche fra le comunità degli indù . Una piccola chiesa-scuola, e tante casette attorno : nascono così i villaggi cristiani di padre Gobetti . il giorno delle prime comunioni . La chiesa di Ranaghat (West Bengal, India) è piena più del solito : ci sono i cattolici, ma anche molti protestanti e molti indù . Il missionario parla, naturalmente, dell'Eucaristia . « E' il Pane di vita - dice -. E viene distribuito anche ai bambini, perché diventino buoni e crescano forti » . Una signora indù, insegnante nel locale collegio universitario, rimane come folgorata da tali parole. E al momento della comunione va anch'essa a ricevere l'Eucaristia ; poi con mossa rapida lascia scivolare la particola tra le pagine di un libriccino che subito chiude e infila nella borsetta . Ma una suora ha scorto il gesto furtivo ... Finita la cerimonia, la suora la attende sulla porta della chiesa : « Che ha fatto, signora, durante la messa? Ha preso il prasàd? » . Per gli indù il prasàd è quella parte di cibi che nei loro riti prima vengono offerti alle divinità e poi sono consumati in parti uguali . Conoscendo la consuetudine indù, la suora aveva intuito il significato di quel gesto furtivo . « Sì, ho preso il prasàd -, ammette la signora confusa -. Ho forse fatto male?» La suora annuisce gravemente col capo « Solo chi è battezzato può ricevere la comunione . ..». E si fa restituire la particola . « Io non sapevo ... - balbetta la signora, e aggiunge a sua giustificazione : Io ho un figlio che è tanto monello . Questa sera torna a casa, e volevo portargli un po' di questo "pane che rende buoni i bambini e li fa crescere forti" ... ». Finisce che la suora deve con- E' solare la brava mamma, preoccupata ora di avere involontariamente offeso Gesù . Succede non di rado che i missionari, anche i veterani persuasi di sapere ormai tutto sulla fede che testimoniano e sulla gente a cui la propongono, restino sorpresi da fatti del genere, e si trovino come presi in contropiede dai misteri della grazia . Affascinati da Cristo. Che accanto ai cattolici entrino in chiesa protestanti e indù, è abituale a Ranaghat e nelle altre missioni salesiane del West Bengal . « In questi tempi in cui tutto sembra così difficile per la Chiesa - dice padre Luigi Gobetti, il parroco di Ranaghat - noi missionari andiamo avanti nel nostro lavoro spinti da una forza ideale che ci aiuta non poco a superare gli ostacoli . E pure in mezzo a tanti gravi problemi, stiamo conseguendo risultati positivi come mai era accaduto prima » . I salesiani lavorano sulla foce del Gange dal 1926 . Dal '28 è stata loro affidata la diocesi di Krishnagar, una lunga striscia di terra confinante per 300 Km . con l'attuale Bangla Desh . _ Ventimila sono i cattolici, in mezzo a cinque milioni di indù . Quanto al territorio di Ranaghat in cui lavora padre Gobetti, esso conta settecentomila abitanti indù e tremila cattolici (più un migliaio di anglicani) . Pochi, ma c'è un perché : la piccola comunità negli anni recenti si è andata moltiplicando molto rapidamente, e così ha dovuto essere più volte suddivisa . Dal suo frazionamento sono già sorte tre altre comunità, e un quinto centro è attualmente in formazione . Schiaffetto della cresima a un piccolo cristiano di Ranaghat . Un tempo nella regione - oggi in prevalenza abitata da indù erano in maggioranza i mussulmani . Le cose sono cambiate dal 1947, con l'indipendeza nazionale . Quell'anno il Bengala venne diviso in due, con una linea di confine che cercava di separare per quanto possibile gli indù dai mussulmani . Questi ultimi dovevano passare sotto il Pakistan Orientale . In pratica molti mussulmani rimasero in India, e molti indù nel nuovo stato mussulmano . Intolleranza religiosa e guerre varie costrinsero ben presto le popolazioni « fuori posto » a varcare il confine in cerca di tranquillità. Milioni di profughi, tanta miseria, e tante inutili sofferenze . Oltre agli indù di antico o recente stanziamento, vivono nel West Bengal popolazioni aborigene di religione animista . Sono i più poveri, e a loro di preferenza il missionario si è rivolto e continua a rivolgersi, sull'esempio di Gesù che proprio ai poveri annunciò la buona novella . Del resto sono stati proprio essi i più disposti ad accoglierla . Anche i bengalesi indù oggi risultano sensibili al Vangelo, apprezzano la Chiesa cattolica, restano affascinati da Cristo e nelle feste affollano la missione . Ma sovente, messi di fronte al battesimo, sono costretti a indietreggiare: farsi cristiani per loro comporta molto spesso dover abbandonare tutto, e essere abbandonati da tutti . Il dottor Hatt . In questa terra abituata ai cataclismi i salesiani cominciarono ad occuparsi di Ranaghat a seguito di una grande inondazione . Nel centro c'era già una missione anglicana, con chie17 sa, un grande ospedale e una prima comunità cristiana . E vicino al centro vennero a stabilirsi, per sfuggire all'inondazione, alcune famiglie cattoliche guidate dall'intrepido missionario don Siro Righetto . Durante la seconda guerra mondiale gli americani piantarono lì vicino un grande campo militare, e con il loro aiuto il missionario salesiano potè costruire una prima chiesetta in mattoni . Nel 1947 sulla missione protestante si abbattè un dramma . Uno dei medici anglicani dell'ospedale, il dott . Hatt, lavorava con carità esemplare : si prodigava per tutti, senza distinzione di fedi nè di caste sociali . E si aspettava che tutti, colleghi e infermiere, facessero altrettanto, impegnandosi anche nei servizi più umili . Un mattino il dottor Hatt, per salvare una malata cattolica, non avendo altro sangue per una trasfusione donò il suo . A sera, quella sera stessa, certi suoi collaboratori bengalesi gli tesero un agguato . Lo sorpresero nel salotto della sua residenza, e con una fucilata al capo lo uccisero . Con lui uccisero pure due infermiere che si trovavano sul posto . Le tre salme sono ancora oggi ben allineate nel piccolo cimitero anglicano . Ancora i cristiani vanno alla tomba del dottor Hatt, e lo ricordano con gratitudine, come un martire . Nel 1951 si contavano a Ranaghat 115 cattolici appena ; nel 1953 i salesiani vennero ad abitarvi stabilmente : il primo fu don Cesario Sergi, un veterano ancora sulla breccia . Egli costruì una chiesa più grande . La pagnotta sulla testa. Ci sono tanti problemi, certo : ogni tanto scoppia una guerra, con le sue distruzioni e i suoi immancabili profughi . Ogni tanto un'inondazione, e poi magari il colera . Nel 1971, all'epoca della guerra di secessione del Bangla Desh, sei milioni di profughi attraversarono i trecento Km . di confine lungo la diocesi di Krishnagar, e centinaia di migliaia si rifugiarono nella zona di Ranaghat. I missionari ebbero il loro da fare nel prestar soccorso . Dal centro parrocchiale partivano ogni giorno i camion a distribuire il pane per 40, 60 mila profughi . In quello stesso tempo ci fu l'inondazione . Grossi camion attrezzati per viaggiare nell'acqua portavano da Calcutta il pane, ma 18 • • • Capanna di profughi dal Bangla Desh . Milioni di bengalesi all'epoca della guerra con il Bangla Desh si sono rifugiati in India, e molti di loro vivono ancora in povere capanne . Per questi profughi i missionari di Ranaghat costruiscono le casette : ci vuole un po' di pazienza, e un bel giorno . . . . . . ecco la casa finita . Lì vicino sorge la scuola, la chiesetta, la sala della comunità . • Padre Cesario Sergi, che per anni ha seminato a Ranaghat la Parola di Dio. • L'attuale parroco, padre Luigi Gobetti : sempre in « vespa », per moltiplicare la sua presenza . • La residenza dei missionari a Ranaghat, sulla stra . da che da Calcutta porta al nord del paese . • Bambini di Ranaghat, allievi delle Suore di Maria Bambina, speranze per la missione . • Le dinamiche Suore di Maria Immacolata, fondate dal vescovo salesiano mons. Laravoire Morrow . Sempre in bicicletta, in giro per i villaggi, a portare un sorriso, un aiuto, e l'annuncio di Cristo . 19 toccava ai missionari organizzare e distribuire . E la gente, che non era attrezzata a viaggiare nell'acqua, si portava via la pagnotta sulla testa per non bagnarla . La gente non capiva perché i missionari facessero tutto quel gran lavoro per loro . Fosse stato per i cattolici, ma no : essi si prodigavano per mussulmani e indù e chiunque . Con i missionari, i giovani della missione, tutti volontari, anch'essi a farsi in quattro . Ora i missionari ritornano, e quei loro giovani - ben preparati - passano a visitare i viaggi per un discorso di fede . Il ricordo di un gesto disinteressato di carità è rimasto vivo, e non pochi ora accettano, dopo il pane per la fame fisica, anche il Pane della vita eterna . A lungo avevano lavorato i missionari nei decenni passati, ed era stata una faticosa semina della Parola di Dio . Ora è giunto il tempo della raccolta . Non solo le popolazioni animiste accettano la fede, e gruppi di protestanti si fanno cattolici, ma anche qualche villaggio indù (e quest'ultimo fatto va al di là delle più rosee previsioni) . Così diventa necessario organizzare nuovi centri di missione . Occorre una chiesa, una scuola, un locale per le riunioni della comunità (e di solito un unico grande salone serve per tutte queste attività insieme, e per qualcun'altra ancora) . Non si riesce a finire un centro che già si deve provvedere a un altro posto . . . Ogni centro poi favorisce l'espansione della fede in luoghi vicini ; e così la Chiesa si forma in zone che fino a pochi anni fa neppure conoscevano chi fosse Cristo . Casette attorno alla chiesa . La preoccupazione dei missionari, in una società dalle strutture non molto complesse, è di dar vita tra i cristiani a solide unità familiari . La casa come realtà fisica acquista importanza eccezionale . E nel mettere in piedi le case attorno alla chiesetta e alla scuola, si accentrano tutti gli sforzi . Nel tirar su le casette vengono prese in considerazione tre situazioni economiche differenti . Ci sono famiglie che possono pagarsi la casetta, e magari anche il terreno : ci si limita ad assegnare loro il posto e a fornire le modalità concrete per costruire . Altre famiglie cristiane sono in grado di coprire solo parte della spesa, e 20 funziona, e vi si insegna il cucito e la produzione in serie di oggetti artigianali . Ottanta donne vi lavorano almeno qualche ora al giorno ; le suore vanno a vendere i prodotti a Calcutta, e poi dividono tra le lavoratrici il ricavato . Per le famiglie, poter aggiungere qualcosa al magro salario del marito è una fortuna . Ma l'iniziativa è indispensabile per le giovani, che altrimenti non saprebbero come guadagnarsi il pane, e a volte trovano difficile sposarsi . Il centro, una volta completato, giungerà ad accogliere due o trecento persone . Don Giuseppe Suren, il primo sacerdote nativo di Ranaghat, insieme con i genitori nel giorno dell'ordinazione sacerdotale . per il resto i missionari aiutano con la carità dei benefattori . Ma altre famiglie, soprattutto di profughi, non sono in grado di collaborare in alcun modo, e hanno bisogno di tutto . I missionari trovano benefattori che « adottano » queste famiglie, e provvedono alle spese . . La somma richiesta per una casetta è minima, 200 - 300 mila lire, perché si deve provvedere al solo materiale da costruzione (che laggiù non ha costi vertiginosi) ; per la mano d'opera si provvede sul posto . E così, attorno alla chiesetta nasce il villaggio cristiano . Guardato con invidia . Un piccolo ospedale . Nel centro di Ranaghat c'è anche un piccolo ospedale cattolico, costruito con aiuti ricevuti durante la guerra del Bangla Desh e completato con successivi aiuti di amici della missione . Vi lavorano le Suore di Maria Immacolata, con tanta carità che insieme con la guarigione dei malati tante volte ottengono la loro conversione . Molti malati non possono pagare le medicine, e l'ospedale non è più ricco di loro . Ma per fortuna amici (soprattutto dall'Italia) mandano pacchi e scatoloni di medicinali : appena ne giunge uno, le suore lo aprono, selezionano la specialità, e subito ne fanno uso fra i malati . Un centro di addestramento . Sempre a Ranaghat i missionari stanno costruendo un centro di addestramento per le donne, soprattutto le giovani . In parte già Simpatie e qualche ostilità . La missione si sviluppa in mezzo a molta simpatia, e a qualche ostilità . Peer il suo impegno sociale è vista bene dalle autorità civili ; magari esse torcono il naso vedendo le conversioni, ma poi si arrendono di fronte all'evidenza che i poveri trovano proprio nella comunità cristiana l'aiuto per crescere umanamente e liberarsi dalla miseria . Le attività dei missionari ottengono poi un effetto impensato : stimolati dal loro esempio, altri enti non cristiani si muovono all'imitazione, cercando di impostare iniziative analoghe . La gente di solito accoglie con favore l'inizio di opere cristiane in qualche nuovo centro . Ma a volte, dalla gelosia o dal fanatismo di qualcuno nascono delle difficoltà . Il missionario è minacciato : « Ti bruceremo la jeep » . O i neofiti sono perseguitati, maltrattati, picchiati . Qualcuno finisce all'ospedale . Ma poi tutto passa, i cristiani si vedono accettati, la loro opera diventa il centro propulsore della località . A 15 anni aveva deciso . La maturazione della comunità cristiana si vede anche dalle sue vocazioni . Da qualche tempo ogni anno sei o otto ragazzi della missione partecipano al « campo vocazionale », e tre o quattro vanno in seminario o si orientano verso la Congregazione : si trovano nell'aspirantato, nel noviziato, tra i chierici studenti . Uno di loro nel 1974 è diventato sacerdote : don Giuseppe Suren . E' stato ordinato dal Vescovo salesiano mons . Matteo Baroi, lì a Ranaghat ; non in chiesa, perché si stava in troppo pochi, ma nel grande cortile, sopra un bel palco preparato appositamente . Ora è più facile « mietere » do- po che il campo evangelico è stato per tanti anni dissodato e seminato - e continua a esserlo -da generosi missionari . Come l'attuale parroco, padre Luigi Gobetti . Un friulano che a I1 anni entrava all'Istituto salesiano di Ivrea : « Io voglio fare il medico », diceva . « Adesso pensa a studiare, poi deciderai » . A 15 anni aveva deciso di curare le anime, e chiedeva di partire missionario . Da allora non si è più mosso dall'India se non per qualche visita alla famiglia ; è cittadino indiano a tutti gli effetti . E' felice di essere partito giovanissimo, quando ancora si è plasmabili come la cera . Capisce la gente : ne conosce a perfezione la lingua, la storia, le consuetudini . Da buon pastore conosce le sue pecore, ed esse lo conoscono . E' uno di loro, e vive per loro . In anni tristi ha conosciuto il campo di concentramento (4 anni e mezzo), e ne è uscito diacono ; ordinato sacerdote, ha lavorato venticinque anni al fianco del suo Vescovo, e ora è nell'apostolato diretto . Tanti amici (soprattutto dall'Italia) lo aiutano, e rendono possibile il piccolo miracolo della sua missione . La Chiesa perdona con autorità . A spiegare l'attuale « tempo di mietitura a Ranaghat, c'è pure la forza suggestiva, a volte irresistibile, del Vangelo . Indù e mussulmani restano affascinati dall'esempio della testimonianza cristiana . E non meno affascinati dalla vita sacramentale . Un giorno, uno scrittore indù si avvicina a padre Gobetti : « Padre, voglio confessarmi » . Non è cristiano, non sa nulla del cristianesimo . Ma si era avvicinato al confessionale e aveva letto il testo del rito . Alcune parole lo avevano folgorato : « A questo punto il penitente riceve dal sacerdote il perdono dei peccati, in nome di Dio » . Dice : « Padre, io sono un grande peccatore, e è tutta la vita che cerco di liberarmi dalle mie colpe . Ho commesso questo e quest'altro, ma voglio convertirmi e cambiare . Ora vedo che la Chiesa cattolica perdona i peccati con autorità : non l'ho trovata finora in nessun'altra religione . Perciò, mi riceva nella Chiesa » . Ha rinunciato ai privilegi della sua casta e alle consuetudini del suo popolo, per vivere nell'amore misericordioso di Cristo . Al CORSI PILOTA per educare meg11* 0 Metodi d'avanguardia, niente registri, cliente testi, tutto da creare . Le FMA hanno organizzato in Roma due « corsi pilota » per aspiranti operatrici nel campo della scuola professionale . Ecco nel racconto delle allieve e delle insegnanti le vicende di questo esperimento avveniristico, dai primi impacciati tentativi con le videocassette fino agli esami finali autogestiti . Il racconto delle allieve Novembre . In un'aula confortevole dalle attrezzature moderne, ci troviamo per la prima volta suore, ragazze e insegnanti del corso pilota, provenienti da varie regioni dltalia . Non ci conosciamo ancora, ma in tutte c'è il desiderio di iniziare bene . Ci guardiamo, scambiamo i primi saluti, quindi passiamo al lavoro . L'orario delle lezioni è proposto da noi . Insegnanti e allieve collaborano insieme nella stesura dei programmi e dei metodi . Niente registri, niente libri di testo, tutto è all'insegna della creatività . I fatti di cronaca, le trasmissioni televisive, la realtà che ci circonda, sono l'oggetto primo delle nostre lezioni quotidiane . Impariamo a criticare e vagliare, quasi a conferma e complemento delle affermazioni teoriche apprese . Si integrano così nozioni e realtà . . . Il travaglio dei primi esperimenti . Sorge l'inevitabile esigen- za di fissare quanto viene scoperto e approfondito . Ed ecco allora alcune di noi improvvisarsi stampatrici, e stendere le prime dispense . Poi le dispense diventano così numerose da richiedere la macchina rilegatrice per il nostro testo . . . senza indice . Come tutte le prime esperienze, anche la nostra presenta dubbi e incertezze, per cui sentiamo il bisogno di un confronto, di una revisione . Periodicamente ci riuniamo in assemblea, e non solo per verificare quanto abbiamo fatto, ma soprattutto per programmare . La partecipazione è vivace : ciascuna esprime liberamente il proprio parere, non privo talvolta di critica o dissenso . Passano i primi mesi di lavoro e di studio . Le difficoltà, sofferte e superate nel rispetto di ogni personale ritmo di apprendimento dovuto alla diversa base culturale, ci aiutano a maturare come gruppo . Disponiamo di sussidi moderni molto validi . Le nostre conver21 sazioni in lingua francese e inglese possono essere integrate da una ricca raccolta di video e audio-cassette. I film, le diapositive e le video-cassette con registrazioni televisive, utilizzate con competenza dagli insegnanti, formano la pista di lancio per un discorso sociale . La conoscenza degli strumenti nuovi, unita alle stimolazioni, fa nascere in noi il desiderio di comunicare contenuti attraverso questi stessi strumenti . Chi di noi potrà dimenticare il travaglio dei primi esperimenti nel laboratorio fotografico? Abbiamo rischiato di... chiudere per fallimento . All'inizio le riprese con la telecamera erano tremolanti, e le zumate eccessive . Le incertezze nel premere i tasti di registrazione erano tali che sulle video-cassette si avevano alla fine program- mi parecchio diversi da quelli voluti . Poi qualcosa è migliorato ... Ogni crescita ha le sue crisi . Abbiamo sperimentato anche questo a causa della diversità degli intenti, e quindi della difficoltà di collaborazione . Ma il lavoro di gruppo a poco a poco ci ha fuse, rese più disponibili ; e alla fine ci sentivamo veramente in comunione . Esami autogestiti . La parola produce su qualsiasi studente un effetto sinistro, quasi simile alla paura (è difficile accettare di essere giudicati in un quarto d'ora su mesi e mesi di studio . ..) . Ma la scuola professionale, dipendente dal Ministero del Lavoro, ha superato lo scoglio : c'è una circolare ministeriale che parla di una commissione tenuta a verificare se il corso è stato esami COME E PERCHE' I CORSI PILOTA Da chi sono organizzati . Dal Ciofs (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane), ente a carattere nazionale, giuridicamente riconosciuto . Le attività dei Ciofs . Quest'organizzazione, che l'Istituto delle FMA ha preposto al settore della formazione professionale, gestisce « centri di formazione professionale» in quasi tutte le regioni d'Italia . Nel 1975 ha realizzato 260 corsi per 5 .633 alieve . Sono corsi con ciclo normalmente biennale, che preparano le allieve all'inserimento immediato nel mondo del lavoro . Dove si sono tenuti i Corsi Pilota . Al centro Ciofs (Via dell'Ateneo Salesiano 81, Roma) . La sede dispone di un laboratorio audiovisivo che consente le più varie esercitazioni . Per il settore tecnico-aziendale funzionano un reparto meccanografico e un altro meccano-contabile . Al criterio della biblioteca si è sostituito quello dell'istituzione di ambienti con vari sussidi . Perché i Corsi Pilota . Il mondo della produzione e il mondo giovanile della scuola oggi reclamano un tipo di apprendimento più vicino al processo di crescita, non solo professionale ma anche culturale, civile e sociale . Lo stesso modificato concetto della cultura, e il modificato obiettivo della formazione professionale (non più fine a se stessa), impongono oggi la ricerca di nuovi contenuti e di un nuovo modo di fare scuola . Per chi sono i Corsi Pilota . Per istruttori dei centri professionali : sia insegnanti già in servizio che necessitino di aggiornamento, e sia futuri insegnanti . Gli obiettivi dei Corsi Pilota . Loro scopo è di formare nelle aspiranti insegnanti una mentalità educativo-professionale, e di imprimere stimoli e suggestioni nuove perché siano metodologicamente più preparate . Non si tratta solo di formare persone preparate sul momento, ma piuttosto in continua ricerca di approfondimenti di pensiero, e di metodologie migliori . Caratteristiche dei Corsi Pilota . Se ne sono tenuti due, della durata di sette mesi, a indirizzo linguistico e contabile . Entrambi con lo stesso quadro di discipline, ma con maggiore approfondimento delle materie specifiche . I corsi sono stati caratterizzati anzitutto dall'aggiornamento nelle materie tecniche che costituiscono la preparazione scientifica degli insegnanti (lingue, calcolo, steno-dattilo, ecc .) Ma ancor più dalla ricerca e dalla sperimentazione didattica legata all'utilizzazione delle nuove tecniche di approfondimento e dei mass-media . I temi affrontati . Si sono approfonditi i temi legati all'ampia problematica della formazione professionale : dalla scuola professionale come « interfaccia tra scuola e lavoro», alla formazione permanente, al riciclaggio, al processo di crescita attraverso la professionalità, fino all'uso delle nuove tecniche dell'apprendimento in questo settore : alla telecamera e alla videoregistrazione . 22 svolto, e se ha raggiunto gli obiettivi . Usando della facoltà concessa, e sempre attente a non staccare la scuola dalla realtà sociale, abbiamo deciso di autogestire in modo diverso gli esami . D'accordo con i nostri professori abbiamo passato l'ultimo periodo del corso non nella « preparazione agli esami », ma nella « creazione degli esami » . Abbiamo realizzato una « società per azioni » simulata, con tutti i problemi che la coinvolgono, dall'atto costituitivo al bilancio di chiusura . La conoscenza delle lingue estere, dei vari metodi di steno, dei programmatori, del telex, dei calcolatori, ci ha permesso di riprodurre una vera giornata lavorativa anche nell'ambito scolastico . Due motivi hanno determinato la scelta di questo nuovo modo di fare gli esami . Il primo è stato il desiderio di andare al di là di un semplice livello nozionistico di ciò che era stato argomento di studio ; il secondo è scaturito, nello spirito del corso, dall'esigenza di mettere in atto un tipo di scuola attiva che vorremmo proporre fra qualche mese alle nostre allieve, in modo da non staccare la scuola dalla realtà del mondo del lavoro . Così, per le materie cosiddette umanistiche, ci siamo divise in tre gruppi di lavoro, ciascuno dei quali considerava un aspetto della realtà sociale . Una delegazione brasiliana . La verifica di quanto avevamo preparato insieme - cioè il nostro esame - è avvenuta in tre giorni . Mentre da una parte veniva presentata la nostra « azienda », dall'altra si era attente a « tradurre in simultanea » . Naturalmente in un esame come il nostro non è mancata la documentazione : sono entrate in funzione le telecamere portatili e la macchina fotografica . Era simpatico vedere il viso un po' meravigliato dei nostri commissari ripresi in televisione, o quando alla fine di un intervallo si presentavano loro le foto scattate dieci minuti prima e sviluppate nel nostro laboratorio fotografico. Durante gli esami abbiamo avuto una visita inaspettata : una delegazione brasiliana che sta compiendo un giro attraverso alcuni paesi d'Europa, per conoscere le migliori sperimentazioni relative alla scuola professionale . L'Assessorato per l'istruzione della Re- Lezione di lingue al corso pilota . gione Lazio l'aveva inviata proprio al nostro centro . Superata la prevenzione iniziale (legata forse al fatto di dover varcare la soglia di un istituto gestito da religiose), la commissione sudamericana si è interessata a fondo deip roblemi e delle nuove metodologie che stavamo usando, e ha apprezzato molto l'attrezzatura degli ambienti e il nuovo stile degli esami . Dicono le insegnanti Quali sono le previsioni per il futuro? Non vogliamo rimanere nel vago (le previsioni sono spesso troppo ottimistiche, e non sempre aderenti alla realtà) . Cerchiamo di prevedere la spinta dinamica che, con la mentalità acquisita in questi sei mesi, potrebbero ricevere i nostri corsi attraverso passi graduali ma concreti . Il primo passo è quello di non considerare più la scuola professionale come area di parcheggio, o scuola di serie B, poco impegnativa o esclusivamente finalizzata alla preparazione tecnica . Essa va vista come « luogo di crescita » umana, professionale, culturale e spirituale ; deve presentarsi aperta non soltanto alle alunne, ma anche alle loro famiglie e al mondo circostante . Le ragazze devono rendersi capaci di autoformazione, aperte a tutti i valori umani, in continua ricerca della verità, e del perfezionamento tecnico . E' una meta abbastanza ardua, ma è l'unico modo per immettere in un mondo tanto complesso giovani che sappiano vagliare, criticare, scegliere . Le nuove tecniche . Quali mezzi sono stati impiegati nei nostri corsi per raggiungere tale scopo? Parecchi : dal metodo ai contenuti, tutto è stato orientato in modo da sviluppare la creatività, lo stimolo alla ricerca, l'interesse per la lettura della realtà storica in cui viviamo . E questo non con la pretesa di rispondere a tutto, di comprendere tutto, ma con la prospettiva di un profondo ripensamento personale . La parte più innovativa, lo strumento più adatto, ci è stata fornita proprio dalle nuove tecniche d'apprendimento : la conoscenza degli strumenti di cui si serve la tecnica moderna per comunicare ed esprimersi . Bisogna dare in mano ai giovani gli stessi mezzi, in modo che possano rendersi conto personalmente di quanto siano meravigliosi se posti al servizio dell'uomo e per il suo sviluppo, e quanto siano invece « schiavizzanti » se usati per manipolare l'uomo e imprigionarlo nei limiti angusti di qualche particolare ideologia . Non fermarsi. Siamo con Don Bosco? Rientriamo nel solco da lui tracciato? Ci sembra di poter rispondere di sì . Anzi, osiamo affermare che questo oggi è il solco privilegato per entrare nel mondo dei giovani, per amarli, capirli e aiutarli . Porsi insieme a loro in atteggiamento di ricerca, umilmente, senza la pretesa di voler sapere di più, formarsi al gusto della ricerca della verità, per rendere loro più facile e più possibile l'incontro con Dio . Questo corso è stato l'inizio di un cammino : si sono fatti i primi passi, che saranno certamente seguiti da molti altri più decisi e sicuri . La scuola professionale può diventare un « agente di cambiamento » in questo mondo in continua e vorticosa evoluzione . Occorre non fermarsi di fronte alle difficoltà . Il Papa nell'udienza del 26 maggio, alla quale hanno preso parte insegnanti e allieve a conclusione del corso, ha dato il suo incoraggiamento : « Diciamo alle religiose Figlie di Maria Ausiliatrice che hanno partecipato a un corso di nuove tecniche per l'apprendimento : ci congratuliamo con voi, perché affrontate questi nuovi strumenti della tecnica, che fanno parte della pedagogia moderna . Ci vuole tutto il vostro coraggio, il coraggio salesiano » . LIBRI novita editrice elle di ci Il Centro Catechistico Salesiano annuncia la pubblicazione della e (Traduction Oecuménique de la Bible) - un passo irreversibile nell'ecumenismo - La prima traduzione e il primo commento ecumenico della storia - Dieci anni di lavoro di oltre cento esegeti : cattolici, ortodossi e protestanti L'Editrice Elle Di Ci presenta al pubblico italiano la ricchezza - delle note, applicate con studiati e concordati criteri alla Bibbia della CEI - delle introduzioni ai singoli libri - dei titoli, indici analitici, tavole cronologiche, cartine geografiche - dei rimandi che aiutano a leggere il testo nel contesto biblico Opera in tre volumi Il volume del Nuovo Testamento sarà in vendita dal mese di settembre pp. 864 - L. 9.000 Prenotate la T .O .B . nelle librerie o presso l'Editrice Elle Di Ci 10096 Leumann (Torino) Bruno M . Bellerate (a cura di) Educazione e politica Editrice Sei, Torino . Voi . 1° - Educazione, fede e politica Pag . 300, lire 6 .000 . Voi . 2° - Società e politica nella scuola Italiana . In preparazione . Raccolta di articoli, a firma di docenti dell'UPS, apparsi sulla rivista « Orientamenti Pedagogici » nel periodo 1975-76 . Giuseppe Bellotti La comunità familiare di Nomadelfia LAS Roma, 1976 . Pag . 106 . Estratto dalla tesi di laurea « La concezione educativa di Nomadelfia e la sua proposta », discussa dall'autore nel 1975 presso l'UPS . Antonio Arto (a cura di) La prevenzione dei disadattamento nella scuola materna LAS Roma, 1976 . Pagine 166 . Lezioni di un ,< Corso per educatrici di scuola materna » tenuto nel 1974-75 da docenti dell'UPS . 23 EDUCHIAMO COME DON BOSCO re i giovani all'attenzione dimento della musica . e al go- • Abituate i ragazzi ad ascoltare poco per volta . Fategli ascoltare attentamente quel poco di musica che possono assimilare . Lasciate che la musica infonda in loro, con la preghiera, un senso di gioia e di serenità . Don Bosco voleva musica facile e piacevole . INSEGNATEGLI A GODERE LA MUSICA Don Bosco nel 1885 fece uno stupendo sogno : vide due fanciulle che passeggiavano su un tappeto bianco di un candore come i fiocchi di neve, e dialogavano sulla castità. Una diceva : « La via dell'innocenza è cosparsa di prove e di sacrifici; si attinge però la forza dalla Comunione poiché chi si comunica spesso ha la Vita eterna, rimane in Gesù e Gesù vive in lui . Dal momento che vive della stessa vita di Gesù sarà da lui risuscitato nell'ultimo giorno . E l'altra fanciulla rispondeva : «Quanto fa bene pensare che la Vergine dolcissima, Madre di Gesù ha un Cuore Immacolato ed è la Madre del bell'Amore, del timore, della saggezza e della santa speranza ; in Lei è ogni grazia per conoscere la Via, la Verità ; in Lei è ogni speranza di vita e di virtù . Chi ha il cuore puro ama moltissimo l'immacolata, la Tutta Neve» . A un tratto Don Bosco vide lampeggiare immense schiere di Angeli che planavano come neve sul candido tappeto. Gli Angeli fecero corona come candide rose attorno alle due fanciulle e cantarono : « Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo che ci ha benedetto con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo, e ci ha scelti per Lui prima della creazione del mondo perché fossimo santi e immacolati al suo cospetto nell'amore» . Subito le due fanciulle intonarono un inno con voci squillanti, da usi- gnoli, e con labbra sorridenti . « Hai assunto me, o Signore, e mi hai rafforzato dinanzi a te in eterno . Benedetto Dio per tutti i secoli » . Intanto scendevano ritmando e danzando altre schiere di Angeli con vesti di colori diversissimi ; ognuno sembrava un fiore espanso di una bellezza incantevole . Su tutta la scena dominava un canto di esultanza : « Gloria a Colui che può conservarci senza peccato e stabilizzarci nell'esultanza al suo cospetto! » . Don Bosco si svegliò al suono di quella musica arcana che gli penetrava nell'anima . Appena desto, gli dovette venire in mente la scena dell'Apocalisse in cui san Giovanni racconta : « E vidi l'Agnello ritto in piedi sulla montagna di Sion e con Lui centoqusrantaquattro mila che portano il suo nome e il nome del Padre scritto sulla fronte . Udii una voce che veniva dal Cielo come lo scroscio degli ocea ni, come il rombo di un colpo di tuono . E la voce che udii era anche come il canto dolcissimo di suonatori che toccano i loro strumenti : cantavano un canto nuovo. Erano i vergini » . Don Bosco ha sempre amato la musica . Sosteneva e ripeteva : « La musica serve a educare, soprattutto la musica sacra, la musica di chiesa La musica religiosa è la Parola di Dio portata ad alto potenziale . Ecco allora alcuni suggerimenti per educa- • Abituateli ad ascoltare i tratti più importanti di musica . Quasi tutte le composizioni musicali hanno dei momenti in cui emerge la grande melodia, in cui il dolore straripa o al contrario i cieli sembrano aprirsi, mentre il suono di un violino scende a portare pace sulla terra . Forse le prime volte bisognerebbe concentrarsi nei punti culminanti dove la musica freme, vibra e canta come nella preghiera . • Abituateli ad ascoltare più volte la stessa musica o a ripetere più volte lo stesso canto . Rossini alla prima di una nuova opera scritta da un rivale si tenne il cappello a cilindro saldamente piantato in testa . Di tanto in tanto, mentre la musica si effondeva, sollevava la mano e si levava il cappello . A chi gli chiese spiegazioni di tale eccentrico comportamento rispose candidamente : « E' consolante salutare i vecchi amici » . Non è soltanto cortesia ma anche consolante salutare i vecchi amici nella musica come nella vita . La caratteristica dei brani di musica o dei canti religiosi ben conosciuti è che, come gli amici, sono sempre graditi . Abituare i ragazzi ad ascoltare e a riascoltare . • Abituateli a isolare la melodia . Una composizione è strutturata in diversi elementi : melodia, armonia, orchestrazione, ecc . L'elemento che più colpisce la maggior parte delle persone è la melodia . Abituateli a individuare la melodia dominante in una composizione musicale . • Abituateli nella musica a sollevare il pensiero a Dio . La musica ha questo di particolare : suggerisce una atmosfera, uno stato d'animo . Pensate alla « Mòldava „ di Smètana, ai « Pini di Roma » di Respighi, al « Sogno di una notte di mezza estate „ di Mendelssohn, ali' . Ave Maria „ di Schubert . • La musica è un godimento che attira sempre i giovani . Quando verrà il giorno in cui dopo una liturgia intensamente vissuta i giovani diranno : « Questa è la gioia più grande della mia vita », allora vorrà dire che i giovani hanno intuito che la musica gli ha dato un colpo d'ala per il Cielo . Carlo De Ambrogio 24 Nella terra dei liberi LA LIBERTA DI CRISTO Gentili, sorridenti, i thailandesi da sempre vantano di essere un popolo di uomini liberi . Ma solo lo 0,4`7 degli abitanti ha accolto finora la liberazione portata dal Vangelo . 1 Salesiani dal 1927 lavorano in quel paese buddista fin nelle piii profonde radici, e la loro avventura missionaria è piena di imprevisti, successi, delusioni, riprese e speranze . Ma tutto avviene secondo la dura legge del Vangelo : il seme del buon seminatore deve prima affondare nel solco e morire, perché anche nella «terra (lei liberi » possa sbocciare e fiorire la libertà di Cristo . rrivò in un afoso pomeriggio estivo . Era tirato in volto, con abiti dimessi e un fagotto sotto il braccio : tutti i suoi averi . Bussò alla missione di Bangkok . Il Vescovo salesiano mons . Pasotti, che lo ricevette, tutto poteva immaginare in quel momento eccetto che quel giovane thai sconosciuto, dall'aria vagabonda, un giorno avrebbe preso il suo posto a capo della sua diocesi . Quello sconosciuto si chiamava Roberto Ratna, ed era figlio di un ricco commerciante della capitale . Era stato alla scuola cattolica, poi al pensionato universitario cattolico, e con la laurea aveva voluto conseguire anche il battesimo . Suo padre perciò lo aveva scacciato e diseredato . Mons . Pasotti invece si prese cura di quel singolare « erede del regno », e lo condusse passo passo fino al sacerdozio . Nel 1969 la Santa Sede smembrava la diocesi dei Salesiani in due territori, e su proposta di mons . Carretto (successore di mons . Pasotti) assegnava la sede di Ratburi al nuovo vescovo mons . Roberto Ratna . A A1Nwu Nu1"fiF ®rdL.UENEiuE. Veniva così ceduta dai Salesiani al clero secolare proprio la parte di diocesi che i missionari avevano più intensamente dissodato, arricchendola di chiese, scuole, ospedali, opere sociali, e soprattutto di fedeli . L'altra parte della diocesi, terreno evangelicamente incolto, mons . Carretto l'aveva tenuta per sè e per i suoi missionari . Qualcuno ha chiamato i missionari come questi « marines della chiesa », destinati come sono all'opera di sfondamento, pronti a buttarsi allo sbaraglio, ma disposti poi a lasciare alle truppe ordinarie del clero le posizioni conquistate . Per questo lavoro, in fondo, i missionari salesiani erano stati mandati dalla Santa Sede in Thailandia, e per questo lavoro nel 1927 vi erano arrivati dall'Italia : tre sacerdoti, sette chierici e undici novizi . Tra loro don Gaetano Pasotti, il futuro vescovo, con dieci anni di esperienza missionaria in Cina . I cristiani come aghi nel pagliaio . Ad accoglierli quel giorno, ci sono i Padri delle Missioni Estere di Parigi, che li accompagnano a Bang Nok Khuek sul fiume Meklong dai mille affluenti d'argento, e li assistono per un anno intero . E' un apprendistato indispensabile : tutto è nuovo per i missionari salesiani, il clima (caldissimo e umido), i costumi, la lingua . E che lingua, con 44 consonanti e 32 vocali! Ci sono 15 modi per dire « io », e si deve usare l'uno o l'altro secondo chi Un villaggio per i cristiani a Huel Yang (Prachuab), e la sua bella chiesa tra Il verde . è che parla o ascolta, e secondo i sentimenti che si vogliono esprimere E come se non bastasse, è una lingua cantata, con cinque toni, così che la paroletta « sua » secondo il tono può significare vestito, tigre, tappeto . Nel '28 i Salesiani escono da sotto la « tutela » dei Padri delle Missioni Estere, e si occupano di altre cinque residenze missionarie . L'anno dopo il territorio loro assegnato viene eretto in « missione sui iuris » . Conta due milioni e mezzo di thai, sparsi su 118 mila Kmq, più di un terzo dell'Italia . (Ma perché stupirsi di una missione così grande? Nel 1662 l'intera Thailandia era solo . . . parrocchia) . Il territorio è singolare anche per la forma : occupa fra l'altro il lungo budello (1400 Km .) che congiunge la Penisola Malacca al continente . In questa immensità, 25 meno di 7 .000 cristiani, come aghi nel pagliaio . E per i collegamenti, la ferrovia a scartamento ridotto che arranca da Singapore fino a Bang Kok . Nel 1931 arrivano le Figlie di Maria Ausiliatrice : fanno anch'esse il difficile apprendistato, e intanto 'aprono un dispensario medico e la scuoletta . « Sull'esempio di Don Bosco voi andrete ai giovani », aveva detto Pio XI ai missionari partenti e essi lo fanno. A don Pasotti la scuola appare lo « strumento più efficace di apostolato, in questo paese prettamente buddista che produce in quantità riso e.. . bambini » . Scuola per i bambini cattolici (ma sono così rari) e soprattutto per i buddisti . Anche oggi è così ; ma non è stato tempo perduto . I tanti exallievi sfornati in quasi cinquant'anni di lavoro, anche se in massima parte rimasti buddisti, si dimostrano affezionati, senza pregiudizi verso il cristianesimo, aperti all'impegno sociale. E proprio sul piano della scuola avviene l'incontro fra il missionario cattolico e l'anima thai . I bambini di quel paese sono docili, quieti, vanno a scuola volentieri, imparano con gusto . Le autorità civili, convinte dell'urgenza delle scuole, fin dall'inizio apprezzano e aiutano . Nel 1934 il re di Thailandia è a Roma ; in quei giorni nella basilica di San Pietro è proclamato santo Don Bosco, e il re chiede l'onore di assistere al rito : « In riconoscenza - dice per quanto fanno i salesiani nel mio paese» . Arare con la preghiera . Quello stesso anno si aprono nuove opere, le case salesiane di Thailandia sono costituite in Ispettoria, la missione è promossa Prefettura Apostolica . Nel 1936 don Pasotti fa venire un gruppo di Clarisse di stretta clausura, e costruisce per loro in legno un monastero a Ban Pong : esse dovranno « arare con la preghiera il duro campo dei missionari » . (Oggi il monastero è in solida pietra ; le prime Clarisse erano fiorentine, ora si sono aggiunte buone vocazioni locali) . Nel 1937 don Pasotti fonda le Ausiliatrici, Congregazione locale di suore di vita attiva, industriose come api ; ne affida la direzione alle Figlie di Maria Ausiliatrice . E a sconvolgere il fruttuoso lavoro arriva il ciclone della guerra mondiale . Nel 1938 il pericolo per 26 Un'allieva dell'« Istituto per non vedenti », tenuto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a Bang Kok . la Thailandia sembra venire dalla Francia, e chi ne fa le spese sono dapprima i missionari francesi ; ma poi tutti i missionari in genere. I Padri delle Missioni Estere sono espulsi, i salesiani ricevono dalla Santa Sede l'ordine di turare i buchi come possono . Ma poi tutte le scuole vengono chiuse, qualche salesiano è imprigionato, qualche altro malmenato . Nel 1941 la situazione sembra migliorare, la Prefettura è promossa a Vicariato, don Pasotti è consacrato Vescovo . E tanto per cambiare, i soldati giapponesi invadono il paese . Campi di concentramento, prigioni gremite, ogni missionario si fa in quattro per assistere e confortare . Quando la guerra nel '45 si ritira, lascia dietro di sé il solito squallore . Dappertutto bambini abbandonati, Bang Kok ne pullula . « Per assicurarsi la benedizione di Dio, ogni Ispettoria deve avere un orfanotrofio », dice in quei giorni il Rettor Maggiore salesiano . E l'Ispettoria di Thailandia apre il suo nella capitale . Una villa principesca sconquassata dai soldati (mancano porte, finestre, mobili, tubature, tutto) diventa la prima sede . Un povero vescovo missionario . Mons . Pasotti è ancora giovane, ma stanco . Un male misterioso lo mina a sua insaputa. Nel 1948 torna in Italia per riferire al Papa, e il Papa con sua grande confusione lo abbraccia e lo bacia . Poi sale a Torino, sempre per riferire . In treno prende la vettura più economica . « Eccellenza, non è dignitoso che un vescovo viaggi in terza classe » . « Hai ragione, ma io non sono vescovo come gli altri : sono un povero vescovo missionario » . A mezzogiorno estrae dalla borsa un panino, e la gente fa a gara nell'offrirgli qualcos'altro . A Bang Kok quando finalmente si rimette nelle mani dei medici, gli trovano una leucemia avanzata e inarrestabile . « Io sono pronto » . Per ore i cristiani e i pagani sfilano davanti alla sua bara, il corteo funebre con le barche sul grande fiume si trasforma in apoteosi ; tutti tengono a dirgli in morte ciò che il pudore dei sentimenti forse aveva impedito di dirgli in vita . Il nuovo Vicario Apostolico è Pietro Carretto (ha due sorelle Figlie di Maria Ausiliatrice, e suo fratello è il noto « fratel Carlo » che predica il deserto) . E' l'anno 1951 e c'è tanto da fare . Per esempio la comunità di Bang Nok Khuek è cresciuta troppo numerosa, i giovani sono costretti a migrare : abbandonati a se stessi finiscono per smarrire la fede . L'idea nuova è costruire nella foresta un villaggio per loro. Nel 1952 - con il pieno appoggio delle autorità che danno il territorio - sei Kmq sono strappati alla foresta, suddivisi in lotti, trasformati in piantagioni . Le famiglie cattoliche, raccolte nel villaggio « Stella Mattutina », vi si trovano bene . Hanno la chiesa, la scuola, il missionario . Una strada e un servizio di autobus li collega con l'autostrada e con il mondo . Qualche anno più tardi è costruito un secondo villaggio, « Maria Ausiliatrice » . « Ho 65 anni, di cui 45 trascorsi in missione - dice don Crespi che si è prodigato per tirar su i due villaggi e mi tocca lavorare come se fossi un giovanotto . Ma sarei pronto a cominciare un terzo villaggio nella foresta, se me lo dicessero . Perché sono sacrifici che merita davvero di fare » . La chiesa costruita con la barba . Nel '57 mons . Carretto trasferisce il centro del Vicariato da Bang Nok Khuek, fuori mano, a Ratburi, e arrichisce la missione di un lebbrosario. Esso sorge a Thavà, antichissimo centro missionario, che vanta la prima chiesetta thailandese dedicata all'Ausiliatrice : una chiesa « costruita con la barba del missionario » . Davvero . Correva l'anno 1881 ; padre Grand, delle Missioni Estere, aveva un nemico nel signorotto locale, il quale gli tese un agguato : i suoi scagnozzi lo pestarono per bene, gli strapparono la barba e lo lasciarono mezzo morto . Il governatore prese le difese del missionario, e condannò il signorotto a pagare un tanto « per ogni pelo della barba strappata » . Con i soldi di quel curioso risarcimento padre Grand costruì la sua chiesetta . Era in legno, e ormai sfigurava accanto alle ricche pagode ; ora è in cemento, in stile thai moderno . E sul posto c'è anche il lebbrosario, col dispensario medico, e un exallievo convertito che si prodiga come infermiere accanto ai missionari . Anche le opere delle Figlie di Maria Ausiliatrice in questi anni si moltiplicano, e si riempiono di gioventù . Dal 1947 esse hanno nella capitale un istituto per bambini ciechi, che è prediletto dalle persone caritatevoli della città . I bambini circolano nella casa sicuri e disinvolti come se ci vedessero. In realtà le suore sono per loro guide, sorelle e mamme . Sono i loro occhi, e li portano alla luce . Nel '65 il Papa ha giudicato che la cristianità della Thailandia fosse matura, e vi ha eretto la Gerarchia episcopale. Il Vicariato di Ratburi è diventato Diocesi . Nel 1969 la Diocesi - come già detto - è stata spaccata in due ; la parte dissodata è passata a mons . Ratna . A Ratburi, prima dei salesiani non c'era segno di cristianesimo ; ora c'è la cattedrale, l'episcopio, il piccolo seminario, la casa del clero, due grandi scuole con tremila allievi, e una vivace cristianità . Mons . Carretto ha fatto le valigie e si è trasferito nel sud, in vera terra di missione, per cominciare da capo . La nuova diocesi con sede a Surat Thani, è costituita dal lungo istmo che collega la Malesia con il continente . Quattro milioni di abitanti, 4 mila cristiani, uno su mille . Mons. Carretto si è preoccupato di disseminare, lungo quel budello, come un rosario di opere sgranate non troppo lontane l'una dall'altra . Sono attualmente 9 : un collegio, o una scuola, almeno una cappella in legno tek . Appena può, rafforza i centri sostituendo al legno i mattoni, aggiungendo un missionario . Piccole croci piantate in mezzo a tante soverchianti pagode . Il villaggio per i cristiani thai sorto a Huei Yang : si cominciò alla buona con poche capanne di bambù, per i primi pionieri che dovevano tagliare la foresta e preparare il terreno . Terra dura per l'evangelizzazione . Per la fede, in Thailandia, la strada da percorrere è ancora lun. ga. Ci sono dieci diocesi, già affi . date in gran parte alla gerarchia thailandese . Dodici congregazioni maschili e venti femminili sono impegnate al lavoro . Ma i cristiani raggiungono appena lo 0,4% della popolazione . E in diverse zone della Thailandia dove l'incontro con la popolazione non ha ancora dato frutto, i pochi cristiani non sono della gente thai, ma cinesi, vietnamiti, laotiani, tutti immigrati . C'è da fare i conti con la difficile realtà del buddismo . « Io sono thai », da quelle parti, significa al- tempo stesso : « Io sono buddista » . La concezione buddista è penetrata nel popolo in modo che non si può vivere se non da buddisti . Di per sè, il buddismo non è una religione né è contrario al cristianesimo ; Budda non è una divinità ma un pensatore, un « illuminato » ; la sua dottrina ha inculcato ai suoi seguaci il rispetto alla vita, la benevolenza, l'amicizia, qualità che rendono i Thai simpatici fin dal primo incontro. La sua è una dottrina di liberazione dal male, dal dolore, per tutti . La gente spesso compera nei templi uccelli, tartarughe, pesci, serpenti: fa una preghiera, apre la gabbia, e li mette in libertà . (Thai, non va dimenticato, vuole anche dire libero ; la Thailandia è la « terra dei liberi ») . E' possibile innestare sul buddismo la rivelazione cristiana? Certo, ma resta da trovare il punto giusto . Se foste venuti vent'anni prima. Un giorno del 1955 consegnarono a don Giovanni Ulliana una lettera recante l'intestazione della pagoda di Bang Kok che ospita il centro degli Studi Superiori Buddisti . Il Rettore in persona comunicava al Missionario salesiano che i suoi bonzi « desideravano conoscere il cristianesimo », e lo invitava « a tenere un corso » . Da allora i corsi e le conferenze di don Ulliana si sono moltiplicati ; egli è arrivato alla conclusione che il dialogo auspicato dal Concilio è possibile, è doveroso, è utile . Ma ultimamente si è spinto oltre : ha cercato, per la realizzazione delle opere sociali della sua parrocchia, la collaborazione dei buddisti. « Padre - è stata la risposta di un bonzo - se lei fosse venuto da noi venti anni prima, avremmo potuto fare insieme molta strada » . E un altro bonzo : « Non abbiate timore : quando avete qualcosa da fare, fatecelo sapere, e noi agiremo come se si trattasse di una cosa nostra » . Di fatto i 250 mila bonzi della Thailandia non chiedono al loro popolo soltanto una ciotola di riso ; essi sono « con » il loro popolo e per il suo bene . Per parte sua don Ulliana dice : « C'è da credere che attendevano da sempre di essere invitati a collaborare con noi, e che erano pronti ad accettare la nostra collaborazione » . Sarà questa la strada giusta da imboccare? Intanto il lavoro missionario procede, sia pure lentamente, e fra tanti sacrifici . Anche la nuova diocesi di mons . Carretto un giorno forse sarà un campo ben dissodato : « E quando sarà pronta - dice il forte vescovo missionario - passerà come la prececedente a un vescovo autoctono ». Ma ciò che conta per il missionario, è che la « terra dei liberi » possa arricchirsi anche della libertà che viene da Cristo . FERRUCCIO VOGLINO 27 NELMONDO PASQUA CON LE TERF Da una lettera di don Pietro lel/ici, missionario e parroco a Ron Phibun (Thailandia) . La notte del Sabato Santo, durante la messa, venne il bello . A metà della funzione sono sbucate dai nidi di termiti le famose formiche alate : belle e grosse, lunghe fino a tre centimetri . Le luci, che tanto le attraggono, erano accese non solo in chiesa ma anche fuori ; e sia pure a stento per qualche tempo ci si poté difendere . Ma per disgrazia a metà funzione è venuta a mancare la corrente elettrica . Allora a decine di migliaia quelle bestioline si sono precipitate sulle poche luci rimaste : le candele dell'altare, e il cero pasquale . Le hanno ricoperte, e naturalmente le hanno spente . Non solo, ma anch'io che celebravo sono rimasto ricoperto in breve di formiche per lo spessore di quasi tre centimetri . I fedeli mi hanno raccontato che in un istante hanno visto il colore bianco di gioia dei miei IL MIO INCONTRO CON LE API E' questo il titolo di una ricerca che il quindicenne Paolo Lensi (nella foto), allievo salesiano, ha realizzato con l'aiuto dei compagni di scuola . Paolo, detto « il ragazzo che sa tutto sulle api è anche « il più giovane apicoltore d'Italia Maggiori particolari sulla sua ricerca, nella notizia qui accanto . 28 ,AIL ma 0,1 00 lqF, paramenti cambiarsi in un funebre color nero . Nero era diventato pure il loro sacerdote, comprese le piani e la faccia, come un africano . Che fare? Ho detto loro : « La messa è finita, andate in pace » . . . Ma i miei fedeli non sono rimasti del tutto dispiaciuti dell'incidente . Hanno raccolto qualche secchiello ben colmo di quelle bestioline, e le hanno cucinate per un pranzo prelibato, degno del giorno di Pasqua . PAOLO E IL MIELE INQUINATO Uno degli allievi salesiani di III media a Sesto San Giovanni, il quindicenne Paolo Lensi (foto accanto), ha « Concorso Europeo presentato al Philips per giovani inventori ,, i risultati di una ricerca condotta con alcuni compagni sulle api . La ricerca, frutto per parte sua di alcuni anni di attività, ha meritato le lodi incondizionate degli esaminatori . Particolare interesse ha destato la ultima parte della ricerca, in cui Paolo ha studiato gli effetti sulle api dell'inquinamento atmosferico . Ha infatti trovato il « miele inquinato Le api, suggendo il polline di fiori cresciuti in ambiente trattato con disinfestanti chimici, e vivendo esse stesse in ambiente ecologicamente inquinato, hanno prodotto miele inquinato . Era di colore scuro, nerastro, ripugnante alla sola vista . Paolo ha posto questo miele vicino ad alcuni alveari situati in pianura e in collina . Le api se ne sono cibate . Il risultato è stato : dapprima inattività completa, poi paralisi e morte delle api . Nello spazio di venti giorni gli alveari avevano cessato di esistere! Nel realizzare la ricerca sulle api, Paolo e i suoi amici si sono serviti oltre che dei libri sull'argomento, anche di registratore, miscroscopio, macchina footgrafica . E di . . . veri alveari . Il lavoro svolto insieme ha maturato Paolo e i suoi amici, e nello stesso tempo li ha « divertiti, e spesso entusiasmati » . Dietro un gruppo di ragazzi che combina qualcosa di buono - c'è da giurarlo - si trova sempre un educatore in gamba . Questa volta, don Tarcisio Meroni . SALESIANO ' TERE DALLA TERZA ELEMENTARE Gli scolaretti romani della scuola element , , e « Don Michele Rua « hanno scrito ai loro coetanei del Friuli colpiti dal terremoto . Cari amici, siete nel nostro cuore . Pur non conoscendoti, sento di volerti bene . E non solo a te, ma a tutti i bambini del Friuli . Sabrina . In televisione ho saputo della disgrazia, e mi sono messa a piangere . Daniela . Invece a Roma si è sentito qualche scossa, ma non è successo niente . Antonella . Chissà che paura avete avuto . Marco. Noi vi vogliamo aiutare, ma siamo piccoli come voi, e lontani . Alessandra . Vi vogliamo dire che ci spiace . . . Mi dispiace molto, anzi moltissimo . . . Se al vostro posto ci sarei io, proverei la stessa infelicità . . . Tu non mi conosci, e adesso ti dico come ho gli occhi : li ho di color verde . E sai? Ho il piccolo difetto di morsicarmi le unghie . Spero che non hai perso nessun tuo caro . Emanuela . Ho capito che il terremoto è una cosa brutta . Fabio . Ci dispiace per tutti i libri e quaderni rimasti sotto le macerie delle scuole . . . Non ti scoraggiare, perché la vita continua . Marco . Fatti coraggio, perché presto avrai una nuova casa e scorderai queste brutte giornate . Daniela. Ho mandato la tenda che usavo per il camping . Michele . So che tu non hai i fogli per scrivere, allora te ne mando alcuni con una penna . Sabrina. Ti vorrei vicino per darti tante delle cose mie : giocattoli, il letto, il televisore che a casa tua non c'è più . Giampaolo . Potrei spedirti alcuni giocattoli, anche se mi sono molto cari . Non comprerò più giocattoli e altre cose inutili, così con i soldi che risparmierò te li invierò a te . Claudio . Sarei molto contenta di potervi avere con noi qui a Roma . Simonetta . Spero di venirti a trovare . Cristina . Ogni sera prego Gesù bambino di farvi avere una nuova vita . Loredana . Pregherò ogni sera la Madonna con tutto il cuore, e cercherò di convincerla a fare dei miracoli che a voi farebbero piacere . Sonia . Ti salutiamo affettuosamente, con un bacione a te e alla tua famiglia . . . SI AIUTANO FRA LORO In Thailandia un gruppo di Exallievi salesiani si è associato per dar vita a una « società di mutuo soccorso chiamata « Credit Union » . Alla base di questa iniziativa sta la necessità di supplire alla mancanza di sicurezza sociale, e d'altra parte sta il vivo senso di amicizia e solidarietà che lega questi Exallievi tra loro . Sono gli Exallievi della Scuola tecnica Don Bosco di Bang Kok riunitisi per la prima volta per dare vita alla loro società nel maggio scorso . La loro decisione è più che motivata . Per tantissime persone in Thailandia la sicurezza sociale è una meta ancora lontana da raggiungere : chi non lavora, • cade infermo, o subisce un incidente, • vuole semplicemente rifare il tetto di casa, se è costretto a chidere denaro in prestito lo dovrà fare pagando un interesse a volte del 12% al mese (notare bene : non all'anno, ma al mese) . Ben altre condizioni vengono proposte dalla Credit Union . Essa si configura come organizzazione tra persone che mettono insieme i loro risparmi, • si fanno credito a vicenda . I membri dell'unione, tutti volontari, versano un contributo mensile proporzionato al loro salario . In caso di necessità potranno attingere al fondo comune, versando appena l'1% d'interesse . 1 120 exallievi di Bang Kok, riunitisi in maggio, si sono dichiarati entusiasti della proposta di fondare la Credit Union, hanno dato la loro pronta adesione, e costituito comitati per allargare ad altri l'iniziativa . SONO CONSACRATA PERCIO' ACCETTO Maria Obdula Méndez, Volontaria di Don Bosco, è stata chiamata a un delicato incarico governativo nel Ministero della Previdenza Sociale dell'Argentina : è Direttrice generale del settore « Infanzia e Famiglia « per la provincia di Corrientes, nell'estremo nord del paese . Vengono a dipendere da lei gli asili, gli orfanotrofi, le scuole materne, i riformatori, i centri assistenziali e simili, di un territorio vasto poco meno dell'Italia Settentrionale . . Maria Obdulia non ha ancora trent'anni . Messa di fronte alla nuova responsabilità, le è parsa sproporzionata . « Ho pensato e pregato molto . Ho domandato consiglio al mio direttore • alle mie sorelle Volontarie . Ci è sembrato che fosse volontà di Dio, perché i destinatari del nuovo lavoro sono pienamente nella linea salesiana : l'infanzia e la gioventù povera e abbandonata, e le loro famiglie emarginate » . Maria Obdulia è anche dirigente del gruppo di VDB di Corrientes (del quale fa parte Berta, la « senorita parroco „ ANNI FA, SU QUESTO CAMPO Basin Bridge è un quartiere nella periferia di Madras (India) . I salesiani vi stanno costruendo la sede moderna di un «centro giovanile vissuto finora in condizioni piuttosto precarie . Padre Gerard, il direttore del centro, tiene sul suo tavolo un pugnale e una catena di bicicletta . A chi gli chiede il perché di quegli strani fermacarte, risponde : « Una decina di anni fa, li ho strappati di mano a due ragazzi scapestrati che si menavano botte da orbi . Si stavano azzuffando proprio lì, dove adesso sorge il nostro campo di calcio . Pugnale e catena sono un cimelio, il ricordo di un'epoca che deve scomparire Lo sport ha cominciato a trasformare questa zona . Prima i ragazzi, poveri e senza orizzonti, sfogavano gli uni contro gli altri la loro rabbia . Ora . . . si sfogano prendendo a calci il pallone . Lo scoutismo li matura . Il nuovo centro giovanile farà il resto, a cui il BS nello scorso febbraio ha dedicato un profilo), è docente universitaria e portava avanti molti altri incarichi che ora deve abbandonare . Ha accettato l'incarico governativo, perché : « Ho pensato che Don Bosco stesso chieda a me, consacrata laica e salesiana, tale impegno GIOVANI CONTRO LA PORNOGRAFIA Ventimila firme sono state raccolte, senza tanto apparato pubblicitario, da un gruppo di giovani che si è impegnato in una campagna di sensibilizzazione contro la pornografia . ,' Per noi -- dicono questi ragazzi - pornografia è quella che è capace di portare alle tragedie di questi giorni : il quindicenne che ha ucciso una signora a Tarquinia « per fare come i film » ; lo squilibrato che ha sparato a un agente a Roma e che (si è poi scoperto) aveva la casa piena di riviste pornografiche ; e tanti altri episodi dolorosi e significativi, come il delitto del Circeo, le violenze a Cinecittà Questi giovani appartengono a tre organizzazioni di ispirazione cristiana : i Giovani Cooperatori salesiani, il Gruppo romano genitori ed educatori cattolici, le Exallieve salesiane di Roma . Essi hanno compiuto un intenso volantinaggio . « Siamo sorpresi - dicono - dall'insensibilità di una società che non si preoccupa di aiutare i giovani a evolversi e a crescere sulla linea di una giusta e sana sessualità I loro volantini, diffusi a Roma, dicono così : « Un piccolo gruppo di industriali del sesso si arricchisce alle spalle e sulla pelle della società . Per il loro sporco interesse vengono rovinate famiglie, e si riempiono le carceri di giovani . Noi giovani invece crediamo nell'amore, crediamo nella vita . Noi giovani diciamo basta alla strumentalizzazione dei porno-industriali sulla gioventù » . Le ventimila firme sono state raccolte sotto il testo di una petizione rivolta al Presidente della Repubblica, che chiede « sia rispettato l'articolo 21 della Costituzione « là dove stabilisce il divieto delle pubblicazioni e degli spettacoli contrari al buon costume . La petizione inoltre, alludendo al fatto 29 NEL MONOo che i principali centri di produzione pornografica sono in Lombardia, chiede « che la magistratura lombarda intervenga finalmente con decisione, rendendo così esecutivo il codice penale là dove prospera la quasi totalità dell'editoria pornografica » . A UDINE LA MARCIA AAA AAA, cioè ,- aiutateci ad aiutarli » : questo il nome della marcialonga organizzata nel maggio scorso a favore delle missioni, dai salesiani del Bearzi di Udine . Per l'esattezza, hanno portato il peso dell'organizzazione il « Gruppo Nuove Frontiere » e il So« Gruppo Turistico Giovanile e ciale » . Mille e duecento concorrenti, dieci km di strada un po' sull'asfalto e molto tra i campi, e ad attendere i trafelati marciatori tanti premi - coppe, quadri, bottiglie - issati sopra un robusto carro agricolo . Radio Friuli l'aveva reclamizzata, la polizia stradale l'ha sorvegliata, una équipe giovanile radio-comandata l'ha disciplinata . E il ricavato, tutto devoluto alla costruzione di un ospedale per tubercolotici nella parrocchia-missione salesiana di San Carlos de Yapacani (Bolivia) . I Salesiani di Udine con questa marcia hanno inteso « allinearsi con quello che è bello, simpatico, attraente, giovanile, e segno della nostra ansia di pellegrini verso una meta » . E agli organizzatori della AAA i partecipanti hanno rivolto un cordiale BBB : « Bravi, bravi, bavissimi! » . KAMI PARROCCHIA DA ADOTTARE I salesiani dell'ispettoria Subalpina (Piemonte) hanno avviato contatti per assumere la responsabilità di una nuova parrocchia abbandonata nel cuore della lontana Bolivia . L'iniziativa segue di un paio d'anni quella molto ben avviata dalla comunità salesiana del Veneto (Ispettoria San Marco), di cui ha riferito il BS nel giugno scorso (« Lettere dal Rio Yacapanì », pagine 14-16) . Il superiore salesiano della Bolivia don Rinaldo Vallino ha proposto ai suoi confratelli del Piemonte la parrocchia di Kami, a 5-7 ore di jeep dal centro della diocesi Cochabamba . Essa sorge a 3 .700 metri di altitudine sulle Ande, e conta diecimila famiglie rimaste senza sacerdote da più di un anno . Si tratta di contadini sparsi fra i monti, e di minatori che estraggono 30 SALESIANO il tungsteno . Lavorano con sistemi primitivi, vivono nella povertà, soggetti a tubercolosi e silicosi, dediti all'alcoolismo (« l'unico divertimento ») . Durata media della vita : quarant'anni . Nel centro lavora una comunità di suore con scuole per 1 .400 ragazzi ; ma priva di assistenza religiosa, pensava già di ritirarsi . Le strutture murarie della parrocchia esistono : la chiesa, la casa per la comunità, eccetera . Soprattutto c'è l'appoggio incondizionato del Vescovo e l'attesa fiduciosa della gente . II progetto, ancora in fase di studio, prevede l'invio dall'Italia di tre sacerdoti : « Sarebbe un bell'aiuto scrive don Vallino - per la Chiesa boliviana, così povera di sacerdoti e così preoccupata di non poter attendere a tanti fedeli che dimostrano sete di Dio » . La Bolivia per superficie è vasta tre volte e mezzo l'Italia, ma conta appena 5 milioni di abitanti . Ha pochissimi sacerdoti (uno ogni 6 .850 abitanti, dislocati su vasti territori), e solo un sacerdote su cinque è di origine boliviana . II nuovo intervento salesiano sarà dunque un piccolo aiuto a una Chiesa assolutamente bisognosa ; ma sarà anche per i Subalpini l'occasione di un'esperienza missionaria benefica e rinnovatrice . PER LE ATTIVITA' DEI LAICI UNA SEDE IN COMUNE Cooperatori, Exallievi e altri gruppi laici della Famiglia Salesiana si sono procurati a Córdoba (Spagna) una sede sicura in cui poter svolgere regolarmente le loro attività . Essa sorge al piano terreno di un edificio centrale della città, e porta il nome inconfondibile di « Salesianum » . I locali sono di proprietà della Congregazione Salesiana ; ma arredamento, manutenzione e funzionamento sono assicurati a spese - equamente ripartite - delle varie organizzazioni . La sede è aperta tutti i pomeriggi, e una segretaria è sempre a servizio dei gruppi per qualsiasi necessità o informazione ; le riunioni poi avvengono a qualsiasi ora . Nel Salesianum si svolgono le attività organizzative dei gruppi, ma non solo quelle . I Cooperatori vi tengono oltre alle riunioni del consiglio, la loro « Campagna per il Terzo Mondo », e le riunioni degli « Hogares Don Bosco » (gruppi di genitori che offrontano insieme i problemi della famiglia cristiana) . Anche i dirigenti degli Exallievi vi si riuniscono, come pure le associazioni dei « Devoti di Maria Au- BENVENUTO AL CARO . OPILIO ROSSI Il neo-eletto card . Opilio Rossi il 13 giugno scorso ha preso possesso della « Diaconia di santa Maria Liberatrice al Testaccio », in Roma . A dargli il benvenuto anche a nome della Famiglia Salesiana era il Rettor Maggiore, che ha concelebrato con il Cardinale (nella foto, un momento del rito : l'offertorio), e ha firmato i documenti di « presa di possesso dei titolo » . Nel 1958, mentre era Nunzio apostolico in Ecuador, il card . Rossi aveva consacrato mons . Giuseppe Pintado, il Vescovo salesiano degli Shuar . Ora i figli di Don Bosco sono lieti di offrire per il suo titolo cardinalizio la loro chiesa dei Testaccio . siliatrice » e dei « Padri degli alunni salesiani » . II Salesianum ospita pure un « Centro di formazione permanente per laici impegnati », con biblioteca specializzata . Esso organizza i corsi di formazione per cooperatori che si preparano alla loro promessa, corsi di formazione biblica, gruppi di « revisione di vita », tavole rotonde su problemi di attualità . . . Con il Salesianum ormai in piena funzione, i vari gruppi di formazione e impegno apostolico della Famiglia Salesiana hanno trovato un posto sicuro dove incontrarsi e lavorare . La iniziativa di Córdoba è ancora « ad experimentum », ma è seguita con molta attenzione da altri centri salesiani di Spagna, che desiderano trapiantarla . (Ans) EXALLIEVI DALL'ITALIA AL CONGRESSO DI HONG KONK Gli Exallievi di Don Bosco dell'Estremo Oriente e Australia nel prossimo novembre terranno a Hong Kong il loro primo Congresso (il BS ne aveva dato l'annuncio e i particolari sul fascicolo di maggio scorso, pag . 29) . E anche dall'Europa parteciperanno exallievi italiani e di altre nazioni, come invitati, osservatori ecc . Essi, volendo, potranno portare con sé familiari, amici e simpatizzanti . Mentre i congressisti seguiranno le varie fasi dei lavori, ai loro accompagnatori verrà offerto un interessante programma . Anzitutto potranno associarsi ai momenti culminanti del Congresso stesso : sessioni di apertura e chiusura, ,- ora di fraternità visita al lebbrosario di Coloane, « tempo di meditazione „ (nei vari culti praticati dagli exallievi dell'Asia), commemorazione del centenario delle missioni salesiane . E potranno occupare il tempo restante in varie iniziative ben programmate, di carattere turistico e culturale . E' prevista pure, al ritorno, una sosta di tre giorni a Bombay . La partenza è fissata da Roma-Fiumicino il 23 novembre, l'arrivo sempre a Fiumicino ai primi di dicembre . Spese : il biglietto aereo di andata e ritorno in classe turistica si aggira sulle lire 566 .500 ; occorre preventivare altre 160 .000 lire per alberghi e spese varie . Informazioni presso la « Segreteria Generale Exallievi di Don Bosco », CP 9092 - 00100 Roma-Aurelio ; tel . (06) 64 .70 .241 . E' la prima volta che gli Exallievi svolgono un congresso di carattere internazionale in Estremo Oriente . L'iniziativa sembrava utopica, date le profonde divergenze etniche, sociali, culturali, politiche, religiose, linguistiche esistenti nelle undici Federazioni nazionali di quella parte del mondo . Invece la « risposta „ è stata estremamente positiva (saranno assenti, per forza maggiore, solo gli exallievi del Vietnam) . IN DONO A SALESIANI E FMA IL REGOLAMENTO DEI COOPERATORI I Cooperatori Salesiani, per ricordare il centenario dei loro Regolamento (compilato di suo pugno da Don Bosco agli inizi del 1876), hanno preso una simpatica iniziativa : hanno offerto in dono a ciascun Salesiano e a ciascuna Figlia di Maria Ausiliatrice d'Italia un opuscolo contenente il Regolamento di Don Bosco, insieme con il Regolamento nuovo, aggiornato secondo il Concilio e approvato nel 1974 . La consegna è stata fatta nella circostanza più propizia per risultare efficace : durante gli esercizi spirituali che ogni anno Salesiani e FMA fanno nel periodo estivo . In un tempo cioè di raccoglimento e di . . . più probabile lettura . Così non solo i Cooperatori, ma anche chi deve prendersi cura spirituale di loro avrà il modo di conoscere meglio e di collaborare - in questo anno centenario dell'Associazione all'originale progetto di Don Bosco riguardo ai suoi collaboratori laici . CHE COSA E' PER ME IL BOLLETTINO Carissimi, sono una ragazza di 24 anni . A casa mia arriva sempre il BS, e lo leggo ogni volta con grande gioia . Anche oggi è arrivato, e ho sentito il bisogno di scrivervi per dirvi « grazie! Ogni articolo è bellissimo, non c'è niente di superfluo, ogni parola esprime con intensità la gioia di servire e di amare Dio . Non vi dico queste cose per farvi dei complimenti, ma solo per dirvi che cosa è per me questo Bollettino . Fa sempre piacere conoscere la vita e l'esperienza di tanti fratelli che amano Dio, e che fanno opere grandi per Lui . Non esiste soltanto la cronaca nera! E poi, sono felice di conoscere sempre più Don Bosco, a cui voglio bene, anche perché vorrei diventare anch'io una brava educatrice e spendere la mia vita per Dio, ovunque Lui mi chiami . . . Marinella Forse Marinella è troppo buona in tutto, anche negli elogi. Ma grazie davvero per le sue parole : esse dicono in pieno gli intenti del BS, e sono per noi un incoraggiamento a farlo meglio . Ma sarebbero utili anche le critiche, che gradiremmo, e che giungono troppo rare . . . IDA DIECI ANNI GLI OSCAR CON L'AUREOLA « Oscar Don Bosco 1976 « . I tre primi classificati avevano ricevuto, oltre alla statuina di Don Bosco, un libretto di risparmio con un primo versamento a loro nome . Ebbene, questi bravi ragazzi hanno rinunciato al loro piccolo capitale per donarlo ai terremotati del Friuli . Erano quasi cinquecento i ragazzi che il 9 maggio scorso hanno preso parte alla « festa della gioventù „ presso il « Sacro Cuore » a Roma, e assistito alla distribuzione degli Oscar con l'aureola . Da dieci anni ormai le simpatiche statuine vanno a premiare i ragazzi di Roma e provincia che si distinguono in un concorso incentrato sul Santo dei giovani . Quest'anno avevano portato la loro attenzione su un'attività particolare di Don Bosco, le sue missioni, giunte a un secolo esatto di vita . La manifestazione, che incontra l'appoggio del Provveditore agli Studi e di varie autorità civili e religiose, e l'aiuto concreto di banche, enti e ditte, riesce ogni anno a rivolgere la mente di tanti alunni delle scuole elementari e medie verso ideali di carità e bontà . Tra l'altro, i quasi cinquecento ragazzi convenuti quest'anno in Via Marsala non hanno voluto essere da meno dei tre vincitori : hanno aperto il loro esiguo borsellino, e raggranellato tutti insieme una somma consistente da inviare ai terremotati . 31 IL VENTILATORE SCESE LENTAMENTE A Dibrugarh il mese di agosto è il più caldo dell'anno . Nelle aule scolastiche si può resistere con dei buoni ventilatori . Or ecco quanto accadde in una di queste caldissime giornate nella nostra classe terza elementare . L'aula è grande, le alunne sono numerose, ma tutte cercano di stare sotto il ventilatore . Mentre sono intente nel loro compito di scrittura, a un tratto il ventilatore centrale si stacca dal soffitto e cade . Era nuovo, era stato collocato pochi giorni prima, e andava alla velocità massima . Poteva capitare una strage : una ventina di alunne potevano restare uccise sul colpo . Invece . . . quasi senza che alcuno si accorgesse, il pesante ventilatore scese lentamente e andò a posarsi sul banco sottostante . Soltanto un'alunna riportò una lieve ferita alla guancia sinistra e un'altra ricevette un colpetto in testa . Accorre la suora, chiamata dalla maestra esterrefatta : trova le bambine al loro posto, in perfetto silenzio, e il ventilatore sul banco, vicino a loro . Una grazia veramente straordinaria, segno visibile della materna protezione di Maria Ausiliatrice . Grazie, Maria : ti saremo riconoscenti per tutta la vita! Dibrugarh (india) Direttrice e comunità FMA NON MI PERSI D'ANIMO Appartenendo alla Milizia dell'Immacolata, ogni giorno la pregavo per mia figlia che era in attesa e si temeva il taglio cesareo . Proprio il giorno della Immacolata nacque un gran bel bambino, senza alcun intervento . Ma ben presto la nostra gioia si cambiò in tristezza, perché il piccolo si ammalò e i pronostici medici erano molto preoccupanti . lo non mi persi d'animo, e con la mia famiglia iniziai una novena a Maria Ausiliatrice . La novena terminò in ringraziamento, perché già il bambino migliorava, e presto i genitori poterono con immensa gioia riportarlo a casa guarito . Santu Lussurgiu (Oristano) Maria Rita Mura DORMIVO . . . MI SONO SVEGLIATO . . . Dormivo, e ho sognato che la vita era gioia . Mi sono svegliato e ho visto che la vita era servizio . Mi sono buttato nell'azione, e ho visto che il servizio era gioia . Rabindranath Tagore DUE SORELLE RICONOSCENTI Dopo tanti sacrifici e dopo aver superato tante difficoltà, nostro fratello era finalmente riuscito a conseguire il diploma di ragioniere, ma poi trovare un impiego sembrava proprio impossibile . Un'alternativa di speranze e di delusioni, che incisero su di lui anche moralmente e fisicamente . Noi, sue sorelle, l'avevamo sempre accompagnato con la nostra preghiera, ma allora intensificammo il nostro ricorso alla Ausiliatrice con un anno ininterrotto di novene . Fummo esaudite pienamente : nel 1971, proprio nel giorno dedicato alla nostra santa Mazzarello, ci giunse la notizia che il fratello iniziava il lavoro in uno stabilimento . Sono passati cinque anni, e altre grazie si sono aggiunte alla prima : un'ottima sposa e tre bambini che rallegrano la casa . Vogliamo esprime alla Madonna tutta la nostra riconoscenza . Roma Eugenia Quaroni (Montù, Pavia) ringrazia Maria Ausiliatrice e don Bosco per la guarigione della mamma settantenne, che un grave malore aveva ridotto in fin di vita . Maria Teresa (Catania) ha raccomandato a Maria Ausiliatrice il nipotino colpito da un male insopportabile per la sua tenera età, e ora ringrazia per averne ottenuto la piena guarigione . SUPERAI LA PAURA E IL DOLORE Da circa un anno soffrivo di progressiva paralisi alle gambe . Per indivila causa duarne avrei dovuto sottopormi a dolorosi e pericolosi esami al m i d o l l o spinale . Questo mi terrorizzava, ma rimandando, la mia situazione peggiorava sempre più . Provvidenzialmente arrivò dal Cile una mia sorella FMA, missionaria da circa 40 anni . La sua affettuosa assistenza e la sua fede mi convinsero ad affidarmi a don Filippo Rinaldi, che essa aveva avvicinato da ragazza . Superai così la paura e il dolore, e i medici poterono eseguire le analisi necessarie e procedere con sicurezza all'intervento operatorio, nonostante varie altre difficoltà, tra cui quella di avere medici specializzati fuori della mia regione residenziale . L'esito è stato ottimo, con sorpresa degli stessi sanitari . Ora cammino normalmente, e prego il Signore perché il mio valido Protettore sia presto dichiarato santo . Torino 32 M . e G .S . Figlie di Maria Ausiliatrice Maria Meneghetti Assunta Scarciotta (San Cataldo, Caltanissetta), ha affidato a Maria Ausiliatrice e a san Giovanni Bosco il fratello ridotto in gravi condizioni per emorragia da ulcera . La sua fiducia non è stata vana : ora il fratello è pienamente guarito . Giselda Paluzzi (Teramo) in un caso disperato si è rivolta con tutto il cuore a Maria Ausiilatrice, e la sua preghiera è stata esaudita . Alessandro Andini ( Spinetta Marengo, Alessandria) ringrazia Maria Ausiliatrice e don Bosco per la felice guarigione del padre . Luisa Salvay (Torino) colpita da grave deperimento invocò Maria Ausiliatrice e san Giovanni Bosco, e ottenne insperato miglioramento quando si credeva ormai perduta . CON TUTTA LA FEDE POSSIBILE Il mio piccolo di tre anni era ammalato, sofferente, e nessun medico riusciva a individuare la malattia . Cure e medicine non solo restavano senza risultato, ma il bimbo andava peggiorando fino a far temere il peggio . Allora mi sono rivolta a san Domenico Savio, pregandolo di salvare il mio tesoro . Una notte la febbre salì a 40" . Con tutta la fede possibile gli applicai l'abitino del Santo, e promisi che sarei andata a Torino a ringraziarlo se mi avesse esaudita . Il mattino seguente la febbre era scomparsa : il piccolo mangiò con appetito, e fu riconosciuto completamente guarito . Invito tutti a ringraziare con me il Signore . Roma Isabella Procida CON SERENA ADESIONE ALLA VOLONTA' DI DIO Il terzo mese le cose si misero male . Fui ricoverata in clinica e i medici fecero di tutto per salvare la mia creatura, ma invano . lo mi ero rivolta con fiducia a san Domenico Savio : „ Salva la mia creatura, o dammi la forza di affrontare tutto con serena adesione alla volontà di Dio » . Così è stato . Le difficoltà derivate dal triste evento sono state superate, e io continuo a pregare il Santo perché mi aiuti a essere sempre una buona sposa e una buona madre, nella grazia di Dio . San Cataldo (CLI Silvana Casale Savaia PER I NOSTRI MORTI PREGHIAMO SALESIANI DEFUNTI Sac . Ugo Bisi t a Cerignola (Foggia) a 73 anni . Un salesiano altamente benemerito . Don Ricaldone lo volle prima come collaboratore in alcuni esperimenti di cinematografia salesiana che allora si potevano realmente definire di avanguardia . Poi gli affidò la non facile impresa di ridare v ; ta alle Compagnie che da anni stavano languendo . Il Centro da lui diretto le rilanciò non solo negli ambienti salesiani, ma anche nei seminari e in altre congregazioni insegnanti . Quando comprese che il Centro era solidamente Ovviato, chiese egli stesso di ritirarsi, senza pretendere l'eroismo di , morire sulla breccia » . Lasci,) allora 'forino, in cui era vissuto quasi 40 anni, e passò all'Ispettoria Meridionale ove suscitò in tutti ammirazione e stima per la sua bontà servizievole, la ricchezza del suo contatto umano, il profondo attaccamento a Don Bosco • alle sue intuizioni pedagogiche ; e ancora per il suo spirito di povertà, di obbedienza e di delicata precisione in ogni cosa . Coad . Giordano Paveglio t a S . Isidro (Argentina) a 67 anni . Dal suo natio Veneto emigrò con la famiglia a Rosario . Fu alunno dei salesiani, e maturò la sua vocazione di coadiutore . Tra le molteplici attività, si distinse come maestro falegname, maestro di banda e organista . Negli ultimi tempi fu pure provveditore solerte e servizievole . Spirito ricco di pietà, riservato e di estrema delicatezza in ogni circostanza, fu sempre a disposizione dei superiori per qualunque compito volessero affidargli . Sac . Giorgio Zancanaro t a Verona a 67 anni . Nulla di eccezionale nella vita di questo umile figlio di Don Bosco, ma la modestia di farsi guida agli altri senza pesare, senza insegnare niente all'infuori di Cristo e del suo Vangelo . Seppe donare a tutti bontà e fiducia, e Dio gli concesse il raro dono di conservare fino all'età matura il candore virtuoso delle anime giovani e semplici . Sac . Francesco Marzorati t a Santiago (Cile) a 60 anni . Lasciò giovanissimo la sua Lombardia per il Cile, • per 45 anni vi lavorò con instancabile energia • zelo missionario . Educò generazioni di giovani alla professione, alla disciplina, alla preghiera . Era un agile sportivo, solerte preparatore di bande e di sfilate, accorto economo, ma soprattutto educatore vigoroso, sacerdote fedele all'Eucaristia, all'Ausiliatrice e a Don Bosco. Di lì attinse la forza per accettare senza indugi la volontà di Dio che lo volle provare con la sofferenza ; • offerse la sua vita come vittima propiziatoria per le anime . Coad . Luciano Sannino t a Bari a ;3 anni . Aveva 27 anni quando con scelta matura ed entusiasta decise di farsi salesiano : -Ho sentito la bellezza del dono che il Signore mi ha elargito - scrisse e soprattutto la bellezza del lavoro salesiano in mezzo ai giovani La sua attività si svolse sempre nel laboratorio di meccanica, dov'era maestro competente e apprezzato . La sua gioia era trovarsi in mezzo ai giovani : in chiesa • in cortile, a passeggio e in laboratorio, fino all'assidua assistenza in dormitorio, contento della sola e povera cella . All'annuncio della sua morte una delle vecchiette che ogni mattina partecipano alla prima messa in parrocchia volle informarsi : '. Era quello che era sempre il primo in chiesa . Per quanti mente con 13-1-1924 se trattasi in Torino) Sac . Giovanni Bertolone t a Bahía Bianca (Argentina) a 44 anni . Troppo presto, secondo la nostra misura umana, Dio ha richiamato a sé questo salesiano dalla bontà traboccante, dal costante sorriso e dalla profonda pietà, saldamente ancorata nella fiducia in Dio Padre e nella Mamma Ausiliatrice . I parrocchiani scopersero presto nel suo zelo infaticabile l'amore per la loro salvezza totale ; e ammirarono la sua vita casta, umile, estremamente povera ; il suo amore tutto salesiano al lavoro e alla temperanza, e la sua donazione senza limiti a tutti, in modo speciale ai ragazzi più bisognosi . COOPERATORI DEFUNTI Eugenio Capriogliot a San Martino di Rosignano (Al) a 88 anni . Si è spento con la coscienza lucida e tranquilla di obbedire a un dovere : la chiamata di Dio. Soldato indomito, cavaliere di Vittorio Veneto, sempre vivace e commovente nel rievocare la epopea rocambolesca della sua durissima prigionia . Padre sollecito e generoso di cinque figli, di cui due salesiani, don Dante e don Arturo . Lavoratore fedele alla sua terra . Cristiano dalla fede robusta, da cui traeva la fortezza nelle molteplici prove, in serena adesione alla volontà di Dio, animato da indefettibile speranza . Vittorio Albertin t a Conselve (Padova) a 87 anni . Uomo dal carattere forte e insieme di inalterabile buon umore, era stimato per la sua fede, l'amore alla Chiesa, all'Eucaristia, alla Madonna . Famiglia e lavoro furono la sua passione . Orgoglioso dei suoi otto figli, ne regalò due al Signore : il primogenito a Don Bosco, e una figlia alle Suore Canossiane . Cooperatore da lunga data, stimò l'opera salesiana e la seguiva attraverso l'assidua lettura del Bollettino . Negli ultimi mesi il suo dispiacere più grosso era di non poter più frequentare la parrocchia per la messa quotidiana, da cui trasse sempre conforto e coraggio . Maria Cinquatti Visca t a Villastellone (Torino) a 85 anni . Fu cooperatrice attivissima, ricca di fede, di preghiera, di entusiasmo . La sua vita fu caratterizzata dalla dedizione al lavoro, alla beneficenza, e sorretta da un grande amore a Maria Ausiliatrice e a san Giovanni Bosco . Sovente si recava in pellegrinaggio alla Basilica di Torino e al Colle Don Bosco, e sapeva trasfondere la luce dei suoi ideali ai familiari e ai conoscenti . Rosa Bertone ved . Torasso t a Torino a 84 anni . Cooperatrice fedele, ritornò al Signore silenziosa come visse, dopo aver donato a tutti bontà e preghiera . Maria Fracchia in Anlero t a Viarigi (Asti) a 82 anni . Svolse la sua umile vita di mamma di famiglia contadina lavorando e sacrificandosi giorno e notte . I vecchi, i sofferenti, i bisognosi erano l'oggetto preferito delle sue attenzioni e delle sue cure . Cooperò attivamente alla missione salesiana in famiglia e in società, donando uno dei suoi sei figli, don Edoardo, a Don Bosco . II suo costante sorriso e la sua inalterabile bontà avevano un segreto : la continua preghiera . " Tutti ne parlano come di una santa - confida don Edoardo - . Alcuni la invocano, e non mi mi •raviglierci che saltasse fuori con dei miracoli . Ci lasciò un testamento che è un capolavoro di spirito cristiano '. Maria Albisetti t a Terno d'isola (Bergamo) a 79 anni . Era la sorella del famoso don Cesare Albisetti, grande apostolo e rinomato studioso dei Bororo del Mato Grosso. Collaborò con lui all'opera missionaria suscitando vocazioni religiose e sacerdotali, sempre pronta a intervenire ove scorgeva una necessità . La sua casa era un centro di attività per tutto il paese : vi nascevano o vi confluivano le più svariate iniziative religiose e apostoliche, tra cui l'assidua diffusione della buona stampa . Calogero Riggi t a San Cataldo (Caltanissetta) a 76 anni . Fu tra i primi frequentatori dell'oratorio salesiano della città, e primo presidente dell'Unione Exallievi, carica che tenne per quasi veni anni guadagnandosi la fiducia e la stima di tutti . Il suo zelo si esplicava soprattutto nel promuovere la partecipazione agli Esercizi Spirituali, ai Ritiri Mensili, ai Convegni, tanto che don Renato Ziggiotti, in qualità di Rettor Maggiore dei Salesiani, lo volle onorare con un distintivo d'oro . Aveva attinto alla scuola di Don Bosco un profondo amore all'Eucaristia . Nell'ultima malattia, che lo tenne inchiodato a letto per quasi due anni, il suo conforto era la visita del salesiano che gli portava la Comunione, e col quale gli era caro rievocare i ricordi più belli della sua vita salesiana . Maria Olmi t a Costigliole d'Asti a 87 anni . Fu tra le fondatrici dell'Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice in paese . Alimentò con quotidiana preghiera un robusto spirito di pietà . La fede viva la sostenne nel duro lavoro quotidiano, nelle sofferenze della vita e nell'educazione cristiana dei figli e dei nipoti . La sua lunga malattia terminò, com'essa tanto desiderava, proprio il giorno della festa dell'Ausiliatrice, il 24 maggio . Francesca Clara Nicolotti Carrà t a Villareggia (Torino) a 68 anni . Donna di profondi sentimenti cristiani portati fino all'eroismo, seppe infondere nella sua numerosa famiglia solide convinzioni di fede e di onestà . Aveva una grande fiducia in Don Bosco, dal quale due anni fa aveva ottenuto la grazia della guarigione . Per la sua festa volle sempre pensare lei ai fiori per l'altare e all'offerta per la Messa ; e per tanti anni sostenne l'opera salesiana secondo le sue possibilità . L'eredità più preziosa è la vita di fede con cui la sua famiglia continua a onorarne la memoria . Delfina Conti t Bra (Cuneo) a 67 anni . Oltre al lavoro che svolgeva con assoluta fedeltà e in spirito di servizio, dedicava il tempo libero ai bisognosi e agli ammalati e alle varie attività dell'Oratorio torinese Monte Rosa, a cui partecipava come cooperatrice affezionata all'Ausiliatrice e a Don Bosco . Passò gli ultimi anni nella Casa delle Mamme a Bra, lavorando ancora e pregando, soprattutto per il caro fratello don Vincenzo, salesiano . Pietro Cai t ad Alba (Cuneo) a 63 anni . Uomo retto, autentico cristiano e benefattore delle opere salesiane . Visse e morì con lo spirito costantemente sereno perché sostenuto dalla fede . Giovanna Stoppino t a Genova a 87 anni . Giuseppe Stoppino t a Genova a 69 anni . ci hanno chiesto informazioni, annunciamo che LA DIREZIONE GENERALE OPERE DON BOSCO con sede in ROMA, riconosciuta giuridica- D . P . del 2-9-1971 n . 959 e L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, avente personalità giuridica per Decreto n . 22, possono legalmente ricevere Legati ed Eredità . Formule legalmente valide sono : d'un legato : « . . .lascio alla Direzione Generale Opere Don Bosco con sede in Roma (oppure all'istituto Salesiano per le missioni con sede a titolo di legato la somma di lire(oppure) l'immobile sito in » . se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'uno o l'altro dei due Enti su indicati : « . . . annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale la Direzione Genera/e Opere Don Bosco con sede in Roma (oppure l'istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino) lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo» . (luogo e data) 34 (firma per disteso) crociata Borsa : Don Rua, a cura di N .\_ 'l'orino, I, . 150 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, invocando protezione, a cura di Racca Orsola, Cavallermaggiore (CN), L. 100 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, per riconoscenza, a cura di Argenta Maria Cristina, Milano, L . 100.000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, a cura di N .N ., Tarantasca (CN), L. 100.000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in suffragio dei congiunti defunti, a cura di Biloni Idilia, Brescia, L . 100 .000 . Borsa : In memoria del defunto Giannino, a cura della mamma Assunta, Gaeta, L . 100 .000 . ISS CNA I ELENCO DI BORSE MISSIONARIE PERVENUTE ALLA DIREZIONE DEL BOLLETTINO SALESIANO Borsa : In memoria del Papà, della Mamma e del fratello Don Angelo, a cura della Famiglia Cagnoni, Sacconago (VA), L . 50 .000 . Borsa : Don Egidio Paoletto (4!s, a cura dei Cooperatori Salesiani della Parrocchia Gesù Adolescente, Oratorio S . Paolo, . Torino, L. 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, invocando protezione per mamma e figlia, a cura di D .M ., 'Forino, L . 50.000 . Borsa : In suffragio del Preside Ing . Luciano Bergoglin e a ricordo della Messa d'Oro di Don Gentilucci e di Don Perissinotto, a cura dell'Unione Ex Allievi del Liceo Valsalice, Torino, L . 50 .000 . Borsa : In suffragio del Preside Ing . Luciano Bergoglin e a ricordo della Messa d'Oro di Don Gentilucci e di Don Perissinotto, a cura dell'Unione Ex Allievi del Liceo Valsalice, Torino, L . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, proteggete i nostri nipoti e i loro genitori, a cura di N .N., Torino, L . 50 .000 . Borsa : S . Giovanni Bosco, invocando protezione e grazie per il figlio, a cura di Messano Trofimena, Roma, L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, per la pace in casa, a cura di Baudino Francesco, Sale Lagnhe (CN), L. 50.000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, per grazia ricevuta e invocando protezione per tutta la famiglia, a cura di Petrini Giovanna, Roma, L. 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, per la pace in famiglia, a cura di Baudino Lucia, Vicoforte (CN), L . 50.000 . Borsa : In memoria e suffragio dei genitori Borlo Pierina e Piano Stefano, a cura del figlio Ezio, Torino, L. 50 .000 . Borsa : Sacro Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in ringraziamento per grazie e protezione avute, a cura di . N ., Cavagnolo (TO), L . 50 .000 . ' Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Mombelli Domenica, Forlì, L . 50.000 . favore delle missioni saleloro primo centenario, a M .B ., Bagnolo Piemonte 50 .000 . Borsa : In suffragio della defunta Demartini Giuseppina, madre di Sr . Maria Mazzoglio della Casa di Diano d'Alba (CN), L . 50 .000. Borsa : Don Bosco, in memoria di Monici Avv . Dante e famiglia, a cura di N .N ., L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Mariani Marisa, Novara, L. 50 .000. Borsa : In memoria del prof. ing. Guido Ferro, Rettore Magnifico deil'Università di Padova, a cura del suo allievo e successore prof . ing . Giuseppe Matteotti, Padova, L. 50.000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, in memoria di Maria Rosa Fornara, Borgomanero (NO), L . 50.000 . Borsa : A siane nel cura di (CN), L. Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, per grazia ricevuta, a cura di Benso Fontana Maria, S . Benigno Canav. (TO), L . 50 .(100 . Borsa : S . Giovanni Bosco, per la vocazione di un santo sacerdote, a cura di Mascherin Elisa, Trenton (USA), L . 75 .000. Borsa : In memoria e suffragio di Capra Giuseppe Cesare, a cura della famiglia, Chieri (TO), L. 50 .000. Borsa : Sacro Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice, Don Rinaldi e Don Gavinelli, proteggete la mia famiglia, a cura di Cumbo Antonino, Milano, L. 5(.000 . Borsa : S . Giovanni Bosco, in suffragio del figlio Piero e del marito Giacomo, chiedendo protezione sulla famiglia, a cura della Sig .ra Pittarello (TO), L. 5)/ .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura della Famiglia Nova-Villa, Seregno (MI), L . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, a cura dei Cooperatori Salesiani di Cagliari e Moriserrato, L. 100.000 . Borsa : In memoria e suffragio di Montalto Giuseppe, a cura di Montalto Avv . Gaetano, Grammichele (CT), L. 100 .000. Borsa : S. Giovanni Bosco e Beato D . Rua, a cura di Cozzani Teresa, L. 75 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in ringraziamento e invocando protezione e aiuto in vita e in morte, a cura dei Coniugi Revello, Torino, L . 60 .000 . Borsa : Sacro Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice, S . Giovanni Bosco e S . Domenico Savio, in ringraziamento, a cura di Bia Ester, Collecchio (PR), L . 60 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in ringraziamento per grazia ricevuta e invocando ancora protezione per me e per la mia famiglia, a cura di N .N ., L . 50 .000 . Borsa : S . Domenico Savio, perché faccia crescere sana e buona la mia nipotina Giovanna Messina, a cura di Randazzo Platania Pina, Catania, L . 50 .000. Borsa : S . Giovanni Bosco e Beato D.M. Rua, invocando protezione sulla famiglia, a cura di Pellicci Prof . Giuseppe, Elmhurst (USA), L . 50 .000 . Borsa : S . Giovanni Bosco, chiedendo sempre protezione, a cura di N .N ., L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, invocando protezione per i propri figli, a cura dei coniugi Petrini Marcella e Rag . Amedeo, Terni, L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, perché continuino a proteggere la mia famiglia, a cura di Moretti Franchi Felicita, Offlaga (BS), L. 50 .000 . Borsa : Don Bosco, in ringraziamento, a cura di Salvatico Andrea, Verzuolo (CN), L . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice, in suffragio dei genitori defunti e invocando protezione per i figli, a cura di Sangiorgio Italia, Biancavilla (CT), L . 50.000 . Borsa : In memoria di Teresa Del Fabbro Secco, a cura del figlio Luigi, Venezia, L . 50.1)00 . Borsa : Don Bosco, nel centenario delle missioni salesiane, a cura dei coniugi Vivaldi, Alassio (SV), I, . 50.000 . Borsa : Per aspirante missionario, in .suffragio dei parenti defunti, a cura di Ferrero Orsola, Valdieri (CN), L . 50 .000 . Borsa : Beato D .M . Rua, in ringraziamento e invocando protezione sulla nipotina Raffaella, a cura di Gaeta Prof. Manfredo, Lanciano (CH), L. 50.000 . Borsa : In memoria di M . Antonietta Perfetti, a cura dei Cooperatori Salesiani di Macerata, L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, in suffragio dei defunti e a protezione della famiglia, a cura di Lucci Maria Ved . Cuicchi, Chiaravalle (AN), L. 50.000 . Borsa : Don F . Rinaldi, a cura di Vanotti Elena, Milano, L . 50 .000 . Borsa : Linda Toffoloni Rossi, a cura della figlia, Piovene Rocchette (VI), L . 50 .000 . Borsa : Don Bosco, a cura di N .N ., Garlasco (PV), L. 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, S . Giuseppe, S . Giovanni Bosco, a cura di Vernetti Maria, L . 50 .000 . Borsa :, S . Giovanni Bosco, in suffragio i D'Accardi Giuseppe, a cura di D'Accardi Antonina, Palermo, L . 50 .000 . Borsa : Don Domenico Ercolini e Don Luigi Terrone, a cura di un ex allievo di S . Gregorio di Cat a nia, L . 50 .000 . Borsa : Sacro Cuore di Gesù, in memoria e suffragio della mamma Cesarina Pollice, a cura di. Di Nardo Dario, Roma, L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, per grazia ricevuta, a cura di Mancini Giuseppina, Gaeta (LT), L . 50.000 . Borsa : Per il mio Arturo, a cura della moglie, L . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice, Beato Don Rua, per invocare protezione sulla famiglia e in su rfragio delle Anime del Purgatorio, a cura di Leggeri Eudosia, Roma, L . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in occasione del matrimonio del fratello, a cura di Scarpulla Carmelina, Torino, L . 50 .000 . Borsa : S . Domenico Savio, a cura della Famiglia Persico Gillio, Chieri (TO) . L . 50.000 . Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa Stefano, a cura della famiglia Bussa, Piepasso (AL), L . 50 .000 . Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa Stefano, a cura della famiglia Bussa, Piepasso (AL), L . 50 .000. Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa Stefano, a cura della famiglia Bussa, Piepasso (AL), L . 50 .000. Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa Stefano, a cura della famiglia Bussa, Piepasso (AL), L . 50 .000. Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa Stefano, a cura della famiglia Bussa, Piepasso (AL), L . 50 .000. Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa Stefano, a cura della famiglia Bussa, Piepasso (AL), L . 50 .000. Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa Stefano, a cura della famiglia Bussa, Piepasso (AL), L . 50.000 . Borsa : A ricordo e suffragio di Bussa Stefano, a cura della famiglia Bussa, "iepasso (AL), I, . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco, S . Domenico Savio, in ringraziamento per grazia ricevuta, a cura di Porrino Vincenzo e Tersilla, .dlontegrosso d'Asti, L . 50 .000 . Borsa : In memoria dei miei cari defunti, a cura di Casagrande Lorenza, Revigliasco (TO), L . 50 .000 . Borsa : Don Bosco, a cura di A .C .M ., L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, per grazia ricevuta, a cura di Caselle Angela, Pino Torinese, L . 50 .000 . Borsa : In suffragio del Preside Ing . Luciano Bergoglio e a ricordo della Messa d'Oro di Don Gentilucci e di Don Perissinotto, a cura dell'Unione Ex Allievi del Liceo Valsalice, 'l'orino, L . 50 .000. AVVISO per il PORTALETTERE In caso di MANCATO RECAPITO inviare a TORINO - CENTRO CORRISPONDENZA per la restituzione al mittente che s'impegna a corrispondere il diritto fisso di lire 50 . 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