Caritas diocesana di Noto Gruppo Caritas “Volontari per gli Anziani” «COME PUÒ NASCERE UN UOMO QUANDO È VECCHIO?» Storia e testi di un impegno per gli anziani a Modica (1977-2011) a cura di Daniela Zacco Un particolare ringraziamento va a quelle persone che, con la loro testimonianza, hanno contribuito alla realizzazione di questo lavoro: i volontari Caritas Carmelo Avola, Teresa Buscema, Sara Italia, Maria Assunta Migliore; le assistenti sociali Elisabetta Bramanti, Sabina Cicero, Rosalba Di Maria, Maria Padua, Maria Paternò, Giovanna Stracquadanio; il segretario della CGIL di Modica Nicola Colombo. P R E S E N TA Z I O N E Per gli anziani e per tutti Ciò che serve e ciò che riceviamo Cosa serve oggi per affrontare la questione della vecchiaia? In primo luogo viene da dire: serve esplicitarla, perché tutto nel tempo del “capitalismo funzionale” sembra volto ad occultarla. Ma anche, e forse ancora più rilevante, serve ciò che allo stato attuale sembra mancare al nostro Occidente: la passione! La passione necessaria per ridare senso a tutte le età della vita e ricomprenderle nella loro complementare bellezza; la passione necessaria per esigere una politica centrata sul bene comune, che è tale sempre e solo se si «parte dagli ultimi», secondo l’efficace espressione dei vescovi italiani del 1979; la passione necessaria per un volontariato maturo che anticipi ciò che deve diventare stile diffuso e ordinario della vita. Serve, cioè, qualcosa che non è disponibile al “mercato”, ma che va ritrovata nella tensione tipicamente umana tra “parola” e “corpo”, tra ciò che dà senso e che al tempo stesso di3 venta concretezza. Senza fermarsi alla lamentela qualunquista e amara o al facile sentimentalismo. Senza lasciarsi paralizzare dal rimanere in pochi. Senza dipendere dal clima dominante. Occorre per questo essere disposti a percorrere vie pazienti e intelligenti. Con il coraggio necessario per attraversare il deserto e per coltivare uno sguardo attento al passato e volto al futuro. Con la consapevolezza che è in gioco il senso complessivo della vita personale e comunitaria. Con la capacità di decidersi a ritentare passi e a farlo insieme. Con generosità e audacia. Se entriamo in quest’ottica, questa pubblicazione diventa utile, anzi preziosa. Essa ricostruisce, infatti, una storia iniziata con passione. E comunque proseguita. E in qualche modo è stato voluto e scritto per rintracciare i fili di questa passione in un tempo difficile. Può essere di aiuto anzitutto perché ripropone il problema, ma soprattutto perché dice le radici, le fonti della passione che genera un impegno costante e intelligente: una fede cristiana ed una sensibilità umana con precise connotazioni. Quanto alla fede, si tratta chiaramente di una fede che non insegue devozioni con cui ci si immunizza per se stessi dai mali della vita e non si pensa agli altri, contraddicendo gravemente il comando evangelico dell’amore. Si tratta di una fede che si alimenta alla Parola di Dio e che viene cercata, coltivata e testimoniata come “misura” alta 4 della vita, generatrice – come amava dire don Giuseppe Dossetti – di una “politicità” «tutta particolare, che non governa e non ha potere, che non muove verso gli altri per quello che hanno di appetibile, ma unicamente per quello che sono in profondità (anche se poveri, deformi, incoscienti, in tutto inappetibili). Così si crea e divulga ovunque un’atmosfera di rispetto, di comprensione, di fiducia, di valorizzazione degli esclusi, di amore, di dono e di perdono - indipendente da ogni condizione esterna mutevole - amore che “non avrà mai fine”». Si tratta di una fede che fa incontrare con altri che coltivano squisita sensibilità umana e civica, che trova un riferimento comune nella Costituzione repubblicana che – lo dichiariamo apertamente – ci è molto cara anzitutto nella sua sostanza: testo fondativo del nostro essere italiani veri, capaci di svolgere la nostra personalità associandoci per doveri di solidarietà e di impegnarci per superare gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l’uguaglianza effettiva – come ricordano quegli articoli due e tre tante volte citati nelle nostre (me lo permetto, perché è una storia che non mi è estranea) battaglie prima per l’assistenza domiciliare, poi per un’adeguata impostazione e per una necessaria “non strumentalizzazione” (con un chiaro no al clientelismo), quindi per un sistema di servizi gestito con professionalità e capace di dare dignità all’anziano e verità alla politica. 5 Ci vengono ricordate le radici di ciò che serve. Non va trascurato che esse sono state tenute vive da persone appassionate: come dimenticare il sindacalista Meno Viola? O parroci come padre Basile e Mons. Matteo Gambuzza? Il suo “coraggio!” risuona ancora oggi come invito a non desistere: con una capacità tutta particolare di accompagnare così ogni ammalato e anziano ma anche di accogliere ogni entusiasmo giovanile genuino. E ancora lucido e appassionato Mons. Salvatore Nicolosi, nostro amatissimo vescovo emerito, pensa agli anziani e agli ammalati istituendo, mettendoci il suo patrimonio ma anzitutto la sua passione umana e cristiana, la Fondazione Madre Teresa. E come se ci venisse detto che dobbiamo continuare a lottare senza invecchiare nello spirito. Che le difficoltà devono «temprarci ma non indurirci». Che chi ha – tempo, denaro – ha per dare. Che più diamo più saremo umani, cristiani, felici. È la spinta profonda contenuta nella pubblicazione, è la rinnovata opportunità che ci viene offerta. Maurilio Assenza Direttore della Caritas diocesana di Noto 6 IN TR ODUZ I ON E Il problema degli anziani, divenuto col passare del tempo sempre più allarmante, è certamente collegato alla società del benessere. A causa dell’aumento medio della vita umana da un lato e dell’urbanizzazione e dello smembramento delle famiglie tradizionali dall’altro, si è accentuato l’isolamento delle persone anziane. Se nei primi anni ’70 don Giuseppe Pasini parlava di un problema non ancora molto avvertito nella nostra società, presente solo in circoli ristretti e discusso solo in termini declamatori, oggi la situazione è molto cambiata. La consapevolezza che l’anziano ha mutato il ruolo nella società e soprattutto che l’atteggiamento della società è mutato nei suoi confronti oggi è posseduta dai più. La moltitudine degli anziani è ormai rappresentata non solo dai “verivecchi”, cioè coloro che hanno superato certi limiti di età e sono impossibilitati a fare tante cose, ma anche dai “vecchi giovani”, cioè coloro che hanno lasciato il lavoro prima del limite di età, perché magari non rientravano più nei criteri di una moderna produttività. Inoltre, uno degli aspetti più significativi legati all’invecchiamento della popolazione risiede 7 nell’aumento del numero di persone che hanno superato gli 80 anni di età, i cosiddetti “grandi vecchi”, che hanno caratteristiche e bisogni diversi e particolari rispetto ai 65enni. Secondo gli ultimi rilevamenti ISTAT l’Italia è il Paese più longevo d’Europa, secondo solo alla Germania. È a partire dalla metà degli anni settanta che il problema dell’anziano comincia ad essere maggiormente avvertito, suscitando frequenti discussioni e prese di posizione a tutti i livelli, e si prospetta come soluzione ottimale il servizio di assistenza a domicilio, anziché l’ospedale o gli istituti di ricovero che fino a quel momento avevano destato solo giudizi negativi. La situazione nella nostra diocesi viene affrontata a partire dall’incontro tra una sensibilità ecclesiale e un impegno politico, sostenuti entrambi da forze giovani. Una fede che non si basa sulla semplice devozione diventa cifra della vita comunitaria, attenzione alla città e ai suoi abitanti. La città pioniere è Scicli, ma il teatro delle più grandi battaglie tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta è certamente Modica. 8 1. Le sollecitazioni teoriche (1977-1978) Per una missione degli anziani nella comunità cristiana, oggi, è il tema del Corso-base per animatori e responsabili della pastorale anziani della Azione Cattolica che si tiene a Roma nel 1977, le cui ripercussioni si hanno presto nella nostra diocesi. L’iniziativa ha come obiettivo quello di ridestare le vocazioni a lavorare in questo settore e ad assumere maggiore consapevolezza del problema. Si riflette sul fatto che nell’anziano interviene un sentimento di impotenza per l’alterata situazione corporea, per le diverse prospettive delle proprie potenzialità, per una visione dei lutti e delle morti più frequente. Ma l’anzianità fisica non è una controindicazione, soltanto abbisogna di una accoglienza e di una valorizzazione dei carismi degli anziani («I giusti nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi», Pr. 10,27) e può essere risolta con una catechesi che li coinvolga, con una liturgia che li impegni, con una pastorale che favorisca la loro realizzazione. Comincia così un approccio qualitativo al problema che si aggiunge a quello quantitativo. Infatti, quando alla fine degli anni settanta si contavano in Italia 8 milioni di anziani 9 (oggi sono più di 12 milioni), l’istituto di ricovero era già tramontato dalla sua posizione di “mito”, e stava avanzando la proposta dell’assistenza domiciliare come nuova ancora di speranza. Tra il 20 e il 22 giugno 1978 a Palermo si tiene un Convegno Regionale, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, sul tema Per una nuova partecipazione nel territorio: dalla assistenza ai servizi sociali: l’appello è rivolto agli organi legislativi regionali e alla comunità ecclesiale. Le linee di tendenza emerse dai lavori assembleari sono: - un nuovo modo di intendere l’assistenza, che ponga in primo posto l’uomo; - l’esigenza di una coraggiosa verifica da parte dei cittadini del modo in cui vengono gestite le opere di assistenza; - l’urgenza di una considerazione dei segni dei tempi, affinché il servizio possa rispondere alle istanze più profonde dell’uomo; - la ricerca di una integrazione tra servizi pubblici e privati; - l’opportunità di procedere per sperimentazioni. Questi stimoli di riflessione, proposti ai cittadini-credenti della nostra terra, non rimangono solo delle considerazioni astratte, ma alimentano prese di posizione e scelte concrete nella vita di ogni giorno. 10 2. Le prime battaglie sul campo (1978-1985) L’impegno per gli anziani a Modica si fa veramente concreto nel 1978, quando in un gruppo di cittadini si uniscono due componenti, una ecclesiale e una politica, di fronte all’emergenza degli anziani. I giovani della comunità di S. Pietro, grazie all’incoraggiamento del loro parroco, Mons. Gambuzza, assumono l’impegno di visitare gli anziani del territorio parrocchiale, secondo lo spirito evangelico, portando loro ogni domenica l’Eucaristia. Successivamente cominciano a visitare ogni sabato gli anziani del Boccone del Povero, la più antica casa di riposo di Modica, così chiamata per la presenza delle Suore Serve di Poveri che dal 1933 avevano sostituito le Piccole Suore nel servizio agli ospiti dell’istituto. Dopo pochi mesi nasce tra questi giovani la consapevolezza che è necessario fare una verifica dei rapporti con quegli anziani che sono diventati essenzialmente amici, che di fronte all’anziano abbandonato nell’ospizio e senza alcun affetto, bisogna fermarsi e non passare oltre, sentire come propri i suoi problemi, lottare in tutti i modi perché possa avere una vita dignitosa. Infatti, al momento del distacco da 11 casa e dell’ingresso in una struttura, vengono messi in discussione almeno tre aspetti fondamentali della condizione dell’anziano: la condizione sociale (mutua il proprio status), la condizione affettiva (si perdono le relazioni parentali e amicali), la definizione delle condizioni fisiche e fisiologiche (autonomo, non autonomo, autosufficiente, etc.) L’impegno presto diventa anche politico: ci si impegna per dare agli anziani l’assistenza domiciliare, compito del Comune e non solo. Il primo passo verso la richiesta dell’assistenza domiciliare è quello di una inchiesta particolareggiata sulla situazione degli anziani, insieme ad un lavoro di sensibilizzazione, nella consapevolezza che tutto ciò da solo non basta: ci vuole l’amici12 zia che nessuna organizzazione può garantire, ma solo il cristiano può donare, in quanto riflesso dell’Amore di Cristo. Impegnarsi con gli anziani per i cristiani non significa solo vivere la carità, ma anche annunziare loro la buona notizia del Signore morto e risorto. Cioè, non lasciarli vivere dentro un clima di religiosità, nell’attesa unica della morte, ma aiutandoli a superare la riflessione amara sulla brevità della vita espressa dal salmista («Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira, finiamo i nostri anni come un soffio. Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica e dolore; passano presto e noi ci dileguiamo» Sal 90 [89]) o il disincantato realismo di Qoelet («La giovinezza e i capelli neri sono un soffio» 11,10) per proclamare il Vangelo della liberazione e donare la Speranza Viva, che è Gesù stesso. Nella “Lettera agli Anziani” Giovanni Paolo II così scriverà: «Urge ricuperare la giusta prospettiva da cui considerare la vita nel suo insieme. E la prospettiva giusta è l’eternità, della quale la vita è preparazione significativa in ogni sua fase. Anche la vecchiaia ha un suo ruolo da svolgere in questo processo di progressiva maturazione dell’essere umano in cammino verso l’eterno. Da questa maturazione non potrà non trarre giovamento lo stesso gruppo sociale di cui l’anziano è parte». Così, il 9 aprile 1979 si svolge a Modica, nei locali della Domus S. Petri un incontro-dibattito con le forze politiche e 13 sociali sul problema dell’assistenza agli anziani, organizzato dalle comunità di S. Pietro e di S. Paolo. L’incontro è suscitato dall’inchiesta, sopra citata, delle due comunità sulla situazione dell’anziano a Modica. Pur essendo ristretta alla zona del centro storico (Cartellone, San Francesco la Cava e parte di via Tirella), l’inchiesta ha fatto risaltare la gravità di un problema che si può estendere a tutta la città. Infatti si constata che un grande numero di anziani ha bisogno di assistenza di vario genere e soprattutto di compagnia. Si evidenzia l’emarginazione in cui è costretto a vivere, in una società consumistica, chi non sia più in grado di produrre qualcosa. Si esaminano varie leggi fra le quali quella sul decentramento dei poteri dalle Regioni ai Comuni (382 del 2-1-1979), che ritiene obbligatoria l’assistenza ai poveri, agli ultimi, agli anziani. Da più parti si sottolinea che occorrono non solo leggi nuove per risolvere i problemi, ma uomini nuovi, impegnati nella costruzione di una società più giusta. È fondamentale, quindi, un servizio di volontariato integrato con una assistenza organizzata dal Comune, motivo per cui si programma in ultimo un incontro con il Sindaco e l’Amministrazione. In quello stesso mese di aprile si costituisce un Comitato di lavoro per gli Anziani, composto dai rappresentanti dell’amministrazione, dai partiti, dai sindacati, dall’associazione pensionati, dalle comunità ecclesiali. Nel mese di luglio, invece, si propone l’assistenza domiciliare per i casi più ur14 genti, la quale dovrebbe diventare delibera subito, ma ciò non accade. La comunità giovanile di S. Pietro lancia così una forte accusa a tutta l’amministrazione, evidenziando in un articolo le cause principali di tale atteggiamento: la crisi comunale, l’accantonamento della proposta di delibera da parte della giunta comunale, lo scarso interesse anche dei partiti di opposizione, attribuendo le responsabilità principali al partito di maggioranza del quale viene sottolineata «l’avidità di potere e di denaro coperta da discorsi ipocriti». Dopo circa un anno di impegno e di sensibilizzazione, a Modica non si vedono ancora realizzazioni concrete. Finalmente all’inizio del 1981 si ottiene la delibera che istituisce il servizio di assistenza agli anziani. Nel Comitato di gestione di questo servizio però sono esclusi i gruppi ecclesiali, mentre sono inseriti i rappresentanti del Consiglio Comunale, dei sindacati, degli operatori del servizio e alcuni esperti. Questa esclusione viene avvertita come ingiusta e fa venire meno una presenza gratuita, disinteressata e di continua sollecitazione, sempre esercitata dai giovani delle parrocchie. Essi allora decidono di stilare un documento inviato all’Amministrazione comunale e ai partiti politici di Modica in cui chiedono che venga integrato nel comitato un rappresentante degli utenti, uno delle parrocchie, uno del Boccone del Povero in quanto istituto storico di assistenza per gli anziani; 15 il documento viene firmato dai parroci, dalle religiose e da più di 300 laici. Purtroppo, dal febbraio 1981, quando viene approvato il Regolamento di assistenza domiciliare per gli anziani a Modica, si comincia a parlare sempre meno del problema e ancora nell’agosto del 1982 il servizio tarda a partire. Tuttavia nello stesso anno viene dedicata una attenzione particolare agli anziani, a livello nazionale e internazionale. Innanzitutto è organizzato dalla Caritas Italiana a Roma un convegno ecclesiale su “La persona anziana protagonista nella comunità”, a cui partecipano anche rappresentanti della nostra diocesi. I lavori sono incanalati essenzialmente in due linee: da un lato la richiesta di case di riposo più efficienti, dotate di confort più moderni, dall’altro meno case di riposo, cioè la richiesta di non chiudere gli anziani in altre case, ma di lasciarli lì dove si trovano, “aprendo le loro case alla società” e facendo loro compagnia. Inoltre, l’Assemblea mondiale delle Nazioni Unite, affrontando il problema della terza età nell’estate di quello stesso anno, provoca sollecitazioni di impegno concreto in questo settore. Viene presentata una Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane che era stata redatta dalla International Federation on Ageing; è approvato un Piano Internazionale di Azione che accoglie e in parte modifica i principi della Dichiarazione originaria, sottolineando 16 che a causa della emarginazione e degli impedimenti fisici, che l’invecchiamento può portare, le persone anziane corrono il pericolo di perdere i propri diritti e di essere rifiutate dalla società, a meno che questi diritti non siano identificati e rispettati. Sono così evidenziati alcuni diritti, quali: vivere con dignità e sicurezza, avere una conoscenza della propria individualità e della appartenenza a gruppi, godere dell’autodeterminazione a rimanere membri della comunità, avere i mezzi per soddisfare i bisogni fisici primari, usufruire di servizi sociali o prestazioni mediche, servire come volontari la comunità in posizioni appropriate ai propri interessi e capacità. Ed ecco che i giovani di Modica si fanno nuovamente sentire, per esprimere ciò che con passione e impegno cercano già da tempo di operare, lanciando nuovi attacchi ai politici e facendo anche un mea culpa per la mancata approvazione dell’assistenza domiciliare agli anziani. In un nuovo articolo polemizzano dicendo che dietro ai vari impedimenti si nasconde anche una noncuranza dei politici verso un problema che non procura voti, in quanto molti anziani non vanno a votare e in genere tutti sono poco inclini a cambiare le proprie idee politiche. In questa stasi generale sono stati coinvolti però anche i cristiani che, se prima avevano lottato per difendere i problemi delle persone anziane, una volta approvato il Regolamento, hanno allentato gli sforzi per faciloneria, per approssimazione, per inesperienza. Tuttavia ri17 badiscono che l’impegno dei cristiani nel sociale non può cedere di fronte a chi antepone gli interessi pubblici a quelli privati, strumentalizzando ogni azione. Il problema dell’anziano deve quindi restare vivo e non potrà dirsi risolto con l’avvio dell’assistenza domiciliare, ma potrà trovare soluzione solo nella presa di coscienza di ognuno e nel riconoscimento delle proprie responsabilità. Finalmente il 1 ottobre 1982 parte la tanto attesa assistenza domiciliare; essa dovrebbe rappresentare il primo passo di un’opera di più ampio respiro che preveda con gli anziani anche attività culturali, ricreative, sociali, per evitare di lasciarli nel loro stato di emarginazione, e al contempo non allontanarli dal loro quartiere di origine. I metodi e le risoluzioni adottate dal servizio non incontrano però l’approvazione di molti. In primo luogo perché non ci si è preoccupati di conoscere la reale situazione degli anziani, né di stabilire tappe e criteri per il servizio; inoltre si è provveduto ad assumere il personale senza alcuna pubblicazione, ma attraverso il contratto d’opera, mezzo che più di ogni altro si presta al clientelismo. In un articolo polemico il servizio di assistenza è paragonato ad una nave appena salpata di cui nessuno conosce la reale destinazione. Il comitato è un organismo composto dai rappresentanti dei partiti, dei sindacati e da alcuni esperti che dovrebbero studiare, promuovere, coordinare gli interventi a favore degli anziani, ma che in effetti non si in18 contrano quasi mai. A capo di questo servizio stanno due assistenti sociali che si trovano ad affrontare una situazione molto complessa da un punto di vista quantitativo e qualitativo, con mezzi inadatti e insufficienti. Infine vi sono 10 collaboratrici domestiche che sono state assunte senza dare loro alcuna qualifica. Allora sale un appello all’ansia di giustizia presente in ogni persona di buona volontà per un impegno costante e attivo a favore degli anziani e per una amministrazione finalizzata ai reali interessi del cittadino. Il 28 dicembre il Consiglio Comunale di Modica accoglie le richieste delle comunità parrocchiali della città in merito all’inserimento nel “Comitato di gestione per l’assistenza domiciliare agli anziani” di un rappresentante degli utenti, di un rappresentante del Boccone del Povero, in quanto esempio di servizio storico agli anziani, e di un rappresentante delle parrocchie in quanto hanno sempre svolto attività di volontariato per loro. Così, la possibilità di partecipare al comitato di gestione per l’assistenza domiciliare agli anziani sollecita l’assunzione di responsabilità e di competenza da parte di tutta la comunità cristiana e propone l’urgenza di rendere operante a livello cittadino l’organismo della Caritas che coordini le varie attività di volontariato. Organismo che nascerà a Modica proprio nell’anno successivo, il 1983. All’inizio di questo nuovo anno si costituisce a Modica il Comitato di volontari “Solidarietà con gli anziani”. Esso 19 nasce dall’incontro di cittadini provenienti da diverse matrici religiose, ideologiche e politiche, ma accomunati da una motivazione solidale: garantire un servizio alla “persona” in quanto tale nella sua comunità sociale. Il Comitato si propone di occuparsi delle problematiche connesse alla condizione degli anziani, di lavorare per rimuovere gli ostacoli che portano l’anziano a vivere come soggetto passivo ed emarginato. Momento essenziale dell’Azione del Comitato vuole essere il servizio di volontariato che si propone non di sostituire l’operato delle istituzioni pubbliche ma di interrogarlo e di renderlo più consapevole dei bisogni reali degli anziani. In una lettera aperta inviata all’Amministrazione comunale si legge: «Il Comitato si dichiara insoddisfatto per come l’Amministrazione Comunale ha iniziato ad operare per risolvere i problemi della terza età ed auspica che…venga superata la tendenza a fare delle scelte per motivi clientelari o per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica». Alcuni componenti del Comitato denunciano come l’amministrazione Comunale abbia istituto il servizio con molta superficialità e che l’assunzione di 10 assistenti domiciliari e di 2 assistenti sociali sia stata effettuata senza dare loro alcuna direttiva concreta. Tramite la suddetta lettera il Comitato chiede inoltre all’Amministrazione che: reperisca un locale idoneo ad essere adibito ad ufficio; programmi una serie di centri geriatrici; istituisca servizi di lavanderia e mensa; preveda attività ricrea20 tive e culturali. Chiede altresì agli organi della U.S.L. di avviare il servizio di assistenza medica, infermieristica e riabilitativa. Nel mese di ottobre viene concretizzata la prima di alcune attività promosse dal Comitato “Solidarietà con gli Anziani”: è organizzata una giornata di fraternità e di distensione a Noto e a Siracusa. La comunità di S. Pietro guidata da Mons. Gambuzza insieme ad adulti e giovani accompagna molti anziani tra cui quelli assistiti a domicilio proprio dai giovani della comunità. Fanno una sosta a Noto per incontrare il vescovo prima di continuare una visita guidata a Siracusa. Dopo avere organizzato questa gita a Siracusa e una festa in un locale pubblico di Marina di Modica nel mese di dicembre, il Comitato “Solidarietà con gli anziani” propone altre attività, quali gite, spettacoli, feste che possano coinvolgere i volontari in un rapporto più vivo con gli anziani. Infatti, in una serata di giugno dell’anno 1985 presso la scuola della contrada Michelica di Modica si svolge una festa con gli anziani. È l’atto conclusivo di un lavoro progettato nell’arco di alcuni mesi, scaturito dall’esigenza di rettificare il rapporto bambini-anziani spesso condizionato in negativo dalla mentalità di una società funzionalistica che vede l’anziano come inutile. Il Comitato a tal riguardo propone un progetto in cui si ipotizza una partecipazione creativa dell’anziano ad un lavoro inventato con i bambini. L’iniziativa è articolata in tappe: in un primo momento si realizzano da parte dei bambini dise21 gni sulla condizione anziana; in un secondo lavori di gruppo alla presenza degli anziani (tra cui l’elaborazione di una fiaba da drammatizzare); infine, si organizza la serata di festa, offrendo ad un pubblico variegato ciò che si è preparato. Successivamente si terrà a Modica un incontro tra la Caritas cittadina, il Consiglio di presidenza del Consiglio Pastorale cittadino ed il Sindaco, l’assessore ai Servizi Sociali e alcuni consiglieri. In questa circostanza la Caritas presenterà un documento che propone passi operativi concreti e documentati per il miglioramento dei servizi agli anziani: - urgenza e necessità di un’indagine conoscitiva dei bisogni come base indispensabile per interventi precisi ed adeguati; - qualificazione del personale; - attivazione del Comitato di gestione come organo di programmazione e di verifica; - organizzazione razionale dei servizi, con la costituzione di un’equipe centrale; - progettazione di case-famiglia. Per quanto riguarda altri due punti nodali, la qualificazione e il reperimento del personale, la Caritas propone di affidare corsi di riqualificazione e corsi di preparazione per assistenti domiciliari all’ENAIP e chiede la massima pubblicità e trasparenza. 22 3. La prima vacanza estiva con gli anziani (1985) Dall’entusiasmo dei giovani più impegnati comincia nel 1985 una delle attività più belle che a Modica dura fino ad oggi: la vacanza estiva con giovani e anziani insieme, nel segno di quella gioia cantata dal profeta («La vergine allora gioirà danzando e insieme i giovani e i vecchi. Cambierò il loro lutto in gioia, li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni» Ger. 31, 13). L’idea nasce dal desiderio non di fare qualcosa “per” gli anziani ma “con”; il legame di amicizia spinge i giovani a non fermarsi di fronte alle prime difficoltà, allo scetticismo iniziale. Grazie anche all’apertura del Centro di Ascolto, si creano i contatti con persone bisognose appartenenti a tutte le parrocchie; i volontari che si alternano nei turni al centro e quelli che portano l’Eucaristia agli ammalati instaurano sempre più legami di amicizia con le persone anziane, fino a valutare l’idea di organizzare una vacanza per stare insieme a loro, per offrire uno svago a chi non esce mai dalla propria abitazione o casa di cura, per dare anche ad essi la gioia di un momento straordinario. Le difficoltà pratiche sono tante, ma poi prevale l’entusiasmo. L’iniziativa viene inserita nel programma 23 della Caritas Cittadina dell’“Estate di solidarietà”, tra le cui proposte compaiono anche due turni di lavoro di campo per il terzo mondo, momenti di festa al Boccone del Povero, al Carcere, nei quartieri. Tanti anziani accolgono con gioia la notizia, adulti e giovani danno la loro disponibilità al servizio, le Suore Benedettine offrono i locali di villa Polara, i Salesiani i letti, il Comune finanzia l’iniziativa, la Caritas cittadina coordina e concretizza il tutto. Così, nel mese di agosto in due turni, circa 35 anziani e 20 volontari vivono insieme giorni indimenticabili, con uscite, continue visite e serate di fraternità. Si sperimenta così la collaborazione tra volontariato, Caritas, Enti pubblici e comunità ecclesiale, per una cultura della solidarietà che sa realizzarsi in gesti concreti. Certo non è facile convincere alcuni anziani, sia perché molti sono restii a lasciare le loro case, sia perché il gruppo di volontari non è ancora largamente conosciuto. La vacanza nei suoi primi anni conosce le visite assidue di due sacerdoti esemplari della città di Modica, Mons. Gambuzza e Padre Basile, che, sostenitori dell’iniziativa, la pubblicizzano presso i loro parrocchiani. La vacanza ha avuto sempre, nei suoi 25 anni di vita fino ad oggi, le stesse fondamenta, gli stessi punti di forza: è sempre stata scandita da momenti di preghiera e dalla celebrazione eucaristica. 24 Le mattine sono in genere dedicate alla pulizia degli ambienti interni ed esterni e alla preparazione in cucina, attività a cui partecipano anche gli anziani più abili. Gli altri trascorrono il tempo in giochi, animazione, fraternità. Spesso il pomeriggio, dopo il necessario e prolungato riposo, si organizzano uscite o passeggiate al mare; le serate invece, sempre animate in loco da gruppi di volontari con canti, balli e “rappresentazioni teatrali”, sono le più attese. Sono rimaste famose nella memoria di tutti la processione della Madonna Vasa Vasa, Santa Rita “Ca Cascia”, e la tradizionale processione di S. Giuseppe che si svolgeva presso la Casa della Pace con annesse statuetta e banda di coperchi, pentole, mestoli animata dagli anziani. 25 Gli ospiti si mettono in gioco, anziani e giovani ballano insieme, tutti fanno ciò che nella vita ordinaria non farebbero mai. Gli animatori, in genere ragazzi tra i 20 e i 30 anni, sono stati per alcuni anni aiutati dagli obiettori di coscienza della Caritas e dai seminaristi della diocesi che frequentavano la vacanza come esperienza per loro formativa ed educativa. Gli anziani invitati alla vacanza sono in primo luogo gli ospiti del Boccone del Povero, grazie al forte legame instaurato dai giovani con loro, ma anche perché particolarmente bisognosi di affetto e compagnia; e poi gli anziani soli segnalati dalle varie parrocchie della città. Per tutti comunque è bello cambiare abitudini, orari, ritmi per alcuni giorni. Come dicevamo sopra, il fulcro di questa esperienza estiva è la preghiera e la celebrazione eucaristica: la preparazione, i canti, l’attesa del sacerdote, la pulizia degli ambienti sono anch’essi un momento di festa. L’esperimento della Caritas dall’anno 1985 ha dunque dato i suoi frutti nel tempo e si è sempre proposto come invito a tutte le comunità ecclesiali a trovare modi concreti per rendere i poveri partecipi del clima generale di gioia che caratterizza l’estate e che accentua ancora di più la solitudine e l’emarginazione di chi soffre. 26 4. La Scuola Socio-Pastorale e l’intervento di Mons. Nervo (1988-1989) Per poter incarnare la pastorale nei problemi della gente, stabilire in modo concreto il rapporto chiesa-mondo, creare una mentalità di solidarietà, nasce nel 1987 la Scuola Socio-Pastorale nel territorio dell’USL 24, che, dopo alcuni studi sperimentali nel 1987, apre ufficialmente i lavori nel 1988 con seminari dedicati proprio al problema degli anziani. È un’iniziativa della Caritas, quindi un progetto di carattere ecclesiale, ma collocato in una delimitazione territoriale, non ecclesiastica quindi ma civile. È chiamata scuola perché si vuole dare il massimo giovamento in senso educativo; “sociopastorale” perché è una scuola aperta a tutti gli uomini di buona volontà, chiunque essi siano e a qualunque grado sociale appartengano. Si tratta anzitutto di una iniziativa di formazione permanente con la convinzione di creare nei tempi lunghi una mentalità, una prospettiva evangelica a partire dai poveri, di un tentativo di allontanarsi dalla realtà per illuminarla con una riflessione e poi tornare nuovamente ad essa. La relazione introduttiva di questo corso è tenuta da Mons. Nervo, dal titolo: “Gli anziani: povertà da soccorrere, 27 ricchezza da valorizzare” in un seminario di un giorno e poi seguita da altri quattro seminari di mezza giornata, sempre sullo stesso argomento ma con prospettive diverse: “Gli anziani nel nostro territorio, lettura esistenziale”; “Gli anziani: le attuali risposte della chiesa locale”, “Gli anziani: le attuali risposte istituzionali”; “Alla luce della Parola di Dio, nuove prospettive e speranze”. La relazione di Mons. Nervo è articolata in quattro parti: - che cosa dovrebbero essere gli anziani per la comunità cristiana; - che cosa sono veramente; - che cosa dobbiamo cambiare nella nostra mentalità e nel nostro costume; - quale contributo può dare la comunità cristiana a questo cambiamento. Mons. Nervo sottolinea principalmente che se la Chiesa è il popolo di Dio in cammino verso la patria, le persone anziane sono all’avanguardia di questo popolo, i più vicini a Dio. Inoltre gli anziani sono membri della Chiesa carichi di esperienza e di fede in quanto hanno partecipato nella sofferenza al mistero della morte di Cristo, si preparano alla fase finale della loro vita per poter poi essere partecipi della sua resurrezione. Proprio per questo dovrebbero occupare un posto importante nella comunità cristiana: essi sono specifica presenza di Cristo. 28 Invece, in una società basata sul massimo profitto, ogni uomo vale solo per quello che produce e quindi ad un certo punto viene emarginato. Anche la comunità cristiana subisce inconsciamente questo processo e si adatta; rischia di limitarsi ad un atteggiamento pietistico di compassione e ad un po’ di volontariato. Allora bisogna recuperare il signifi- cato completo ed essenziale dell’uomo; non parlare solo dell’anziano (essere anziano è una stagione della vita), ma dell’essere uomo, che è essenziale. Bisogna recuperare il significato autentico del lavoro, che non è la ricchezza per sé o per gli altri ma «è la via sulla quale l’uomo realizza il dovere che gli è proprio». Bisogna recuperare il significato autentico della vita e organizzare diversamente la convivenza sociale. 29 Infine, per quanto riguarda i contributi che la comunità cristiana deve dare per promuovere uno spazio umano per gli anziani, Mons. Nervo avanza le seguenti proposte: - impegnarsi in una catechesi che educhi i cristiani ad una vita basata sui valori delle persone e non delle cose; - sostenere con la solidarietà le famiglie che fanno scelte coraggiose; - favorire le iniziative per gli anziani; - opprimere le barriere architettoniche. Sono questi alcuni degli stimoli offerti che esortano ad una riflessione attenta alla realtà, avviata nei gruppi di ricerca che risultano attivamente partecipati. Infatti, non solo in questo seminario ma in tutto il II Corso della Scuola Socio-Pastorale, i destinatari, cioè operatori pastorali, responsabili delle opere caritatevoli e assistenziali, educatori scolastici, gruppi di volontariato, nonché tutti i laici che operano negli ambiti socio-sanitari, si impegnano in lavori di approfondimento e di sintesi, in questionari e riflessioni, nonché in “compiti per casa”. Il fine della scuola è dunque quello di stabilire tra gli anziani, le comunità ecclesiali, le associazioni cristiane e non, un contatto con la burocrazia, con l’ente locale. Il tramite è lasciato allo spontaneismo e alla buona volontà. 30 5. Gli interventi legislativi regionali e nazionali I più importanti interventi normativi degli ultimi trent’anni, volti a garantire servizi sociali a persone bisognose di assistenza, tra cui ovviamente anche gli anziani, sono state due leggi della regione Sicilia, la 1/1979 e la 22/1986, nonché la legge nazionale 328/2000. La legge 1 del 1979 era essenzialmente divisa in due tronconi: uno incentrato sugli investimenti e l’altro sui servizi sociali. In materia di assistenza e beneficenza pubblica, venivano ad esempio trasferite ai comuni le competenze relative a: a) ricovero dei minori, degli anziani indigenti e degli inabili al lavoro presso istituti di assistenza, di beneficenza e di istruzione; b) assistenza farmaceutica e sanitaria; c) interventi per i profughi italiani; d) assistenza estiva e invernale dei minori; e) assistenza economica in favore delle famiglie bisognose dei detenuti; f) assistenza post-penitenziaria; g) interventi in favore dei minorenni soggetti a provvedi31 menti delle autorità giudiziarie minorili nell’ambito della competenza amministrativa e civile; h) interventi assistenziali in favore dei non vedenti. Secondo questa normativa la Regione concedeva ad ogni Comune una somma per i servizi sociali e ne dava autonomia di utilizzo; ciò ha inizialmente rappresentato un punto di forza, anche se poi spesso ne è stato fatto un uso improprio. In seguito, con la legge 22/1986, sempre regionale, si proponeva la riorganizzazione delle attività assistenziali attraverso un sistema di servizi socio-assistenziali finalizzato a garantire, ai cittadini che ne avevano titolo, interventi adeguati alle esigenze della persona. Si trattava essenzialmente di una legge di riordino della precedente in cui gli interventi erano differenziati per aree e tipologie; questi venivano attuati attraverso una rete di servizi aperti, di servizi domiciliari, nonché di prestazioni a carattere economico. Veniva istituito presso l’Assessorato regionale degli enti locali un comitato consultivo regionale per i servizi socio-assistenziali, mentre i Comuni erano tenuti a creare, nell’ambito della propria struttura organizzativa, un apposito ufficio per il servizio sociale. Tra i vari interventi previsti citiamo l’assistenza economica, domiciliare, l’affidamento familiare, la creazione di centri di accoglienza e di comunità alloggio. Molti di questi interventi sono stati concretizzati, e nonostante le disponibilità economiche della Regione diminuissero con il procedere del tempo, 32 i Comuni per non abolire i progetti li hanno inseriti nel bilancio comunale, finendo così spesso per indebitare se stessi. Ma la vera rivoluzione copernicana nell’ambito dei servizi sociali viene determinata dalla legge nazionale 328 del 2000 che cambia il profilo del welfare italiano. Con questa legge la Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali per garantire pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza; previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione. La legge 328/2000 è un atto legislativo di enorme importanza in quanto innanzitutto colma un vuoto normativo durato oltre un secolo: infatti per trovare un regolamento sull’assistenza bisogna risalire alla legge Crispi del 1890, la cui inadeguatezza è facile da comprendere considerati gli enormi cambiamenti storici. La legge quadro rappresenta anche una vera svolta tra il passato e il futuro, poiché non si rivolge solo alle fasce deboli con interventi “riparativi”, ma a tutti i cittadini per garantire i diritti essenziali e soddisfare i bisogni connessi alla centralità della persona. Infatti il primo principio enunciato dalla nuova legge è quello dell’ “universalismo” da realizzarsi attraverso un sistema integrato di servizi ed interventi che garantisca i livelli essenziali di prestazioni sociali, 33 cioè «tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia» (art. 128 del decreto legislativo n. 112 del marzo 1998). C’è in sintesi un’attenzione alle generalità delle problematiche e alla generalità dei cittadini, un’attenzione alla vita quotidiana delle persone e delle famiglie. Oltre questo primo aspetto innovativo, la 328 ne presenta un altro, che è di natura strategica, cioè i nuovi servizi proposti devono essere “aggiuntivi”, non “sostitutivi” nel senso che devono ampliare quelli già esistenti o ne devono 34 creare di nuovi, prospettando un intreccio tra servizi sanitari e sociali. La programmazione e l’organizzazione del nuovo sistema sono affidate alle regioni e agli enti locali cui devono concorrere anche gli organismi non lucrativi di utilità sociale, della cooperazione, delle associazioni e degli enti di patronato, delle organizzazioni di volontariato e delle confessioni religiose. Viene adottato un elemento di assoluta novità che è il metodo di programmazione diviso in tre settori: locale con la nascita dei Piani di zona, nazionale e regionale. Il Piano di zona è per la legge 328/2000 lo strumento privilegiato per conseguire forme di integrazione delle politiche locali e dei vari servizi, mediante l’analisi dei bisogni, la definizione delle priorità e delle risposte, l’integrazione delle risorse istituzionali e sociali in una scala dimensionale adeguata. I Piani di zona vengono elaborati ed approvati dalla conferenza dei sindaci; hanno durata triennale e sono definiti da comuni singoli o associati, d’intesa con le Aziende Unità Sanitarie Locali. Per quanto riguarda nello specifico l’attenzione agli anziani, l’art. 15 della 328 stabilisce la quota del fondo nazionale per le politiche sociali (e le modalità di ripartizione) da riservare ai servizi a favore delle persone anziane non autosufficienti, per favorirne l’autonomia e sostenere il nucleo familiare nell’assistenza domiciliare. Una quota dei finanzia35 menti è destinata ad investimenti e progetti integrati tra assistenza e sanità, realizzati in rete con azioni e programmi coordinati tra soggetti pubblici e privati. Con la 328 si anticipa e al tempo stesso si conferma il principio di sussidiarietà che sarà uno dei cardini della riforma del titolo quinto della Costituzione del 2001. Purtroppo la nostra regione Sicilia, essendo a statuto speciale non ha recepito la legge se non dopo 5 anni, facendola diventare sostitutiva e non aggiuntiva in quanto sia lo Stato sia la Regione avevano già tagliato i trasferimenti ai Comuni, costretti a utilizzare i fondi della 328 per altri servizi. Inoltre in Sicilia non ci sono state ulteriori leggi a sostegno o a completamento della 328; addirittura non tutti i distretti nella prima triennalità sono riusciti ad attivare i Piani di zona e quelli della seconda triennalità si stanno ora sbloccando. Nessuna legge anche settoriale di integrazione della 328 è stata fatta; solo un provvedimento che riguarda il cosiddetto “Bonus socio-sanitario” per famiglie con reddito molto basso e con la presenza di un anziano inabile, ma anche questo nel 2010 è stato bloccato per mancanza di fondi. 36 6. Il Patto sociale per la città di Modica: 2 aprile 2001 Sulla scia della rivoluzione della legge 328/2000 e su impegno dell’assessore ai Servizi Sociali di allora, dott. Antonello Buscema, nasce a Modica il Patto sociale, affinché tutti i soggetti interessati più direttamente nelle politiche sociali iniziassero un cammino di verifica e confronto, al fine di migliorare quanto si stava già facendo e di proporre nuove soluzioni. Un anno dopo il Patto sociale viene firmato da ben 26 soggetti impegnati nelle politiche sociali: il Comune di Modica, l’A.U.S.L. n. 7 di Ragusa, il Provveditorato agli Studi di Ragusa, le tre Organizzazioni Sindacali di categoria, 14 Associazioni di volontariato e 6 Cooperative Sociali. Il 2 aprile 2001 il Patto è consegnato alla comunità tutta. I significati di questo atto sono tre: mettere in moto un movimento di democrazia sin dal pensare, avere uno schema di riferimento cittadino nella chiara distinzione di ruoli e responsabilità, assumere la consapevolezza che le politiche sociali non sono settoriali ma riguardano trasversalmente tutti gli ambiti della vita sociale. Le Politiche Sociali sono divise in 4 aree: bambini, giovani, persone con differenti 37 abilità, anziani. Il Patto si preoccupa altresì di definire spazi per la promozione dei diritti, delle autonomie e della partecipazione. Per quanto riguarda nello specifico la categoria degli anziani, il Patto parte dall’assunto che la condizione dell’anziano in genere coincide con la fuoriuscita dal periodo di attività lavorativa. Infatti la fine della vita lavorativa incide in modo prioritario sull’attesa della qualità della vita della persona più che l’età biologica o anagrafica, ma non coincide nella cultura italiana con l’alienazione dei diritti alla salute, alla cultura, alle attività ricreative o di volontariato. L’anziano è una risorsa per la comunità cittadina e così può essere egli stesso «generatore e cogestore della politica sociale comunale in favore della terza età». Così la nuova immagine che emerge dal Patto è quella del “nonno sociale”: la persona anziana può cioè svolgere attività ad alto valore sociale sia verso il proprio nucleo sia verso altri soggetti. In tal senso può essere valorizzata la risorsa del tempo libero dell’anziano per organizzare un servizio comunale, e sono proposte alcune attività come le seguenti: - servizi di accompagnamento in favore di bambini, anziani soli, persone disabili; - servizi di cortesia come far la spesa o pagamento di utenze a persone immobilizzate o mamme con bambini piccoli; 38 - servizi di compagnia a malati a domicilio, bambini soli, disabili; - servizi di disbrigo pratiche. L’altro aspetto importante che emerge a favore degli anziani è l’impegno della società civile a garantire l’organizzazione dei servizi socio-assistenziali che dovranno mantenere l’efficienza delle facoltà motorie, sensoriali e mentali dei soggetti interessati, relativamente alla progressione della senilità. Pertanto si propone di avviare un protocollo di intesa con l’Azienda Unità Sanitaria Locale di Ragusa per raccordare l’intervento sanitario con quello socio-assistenziale, in modo da consentire un monitoraggio costante dello stato di benessere della popolazione anziana residente nel territorio comunale. Inoltre, la compilazione di un’identica scheda 39 multidimensionale da parte degli operatori sociali e sanitari permetterebbe la possibilità di una banca dati informatizzata, per l’aggiornamento sulla condizione degli anziani. Infine, si propone il potenziamento delle attività dei centri sociali ripensati sempre più come centri culturali plurali, per produrre momenti di recupero delle tradizioni e di socializzazione, con una programmazione periodicamente effettuata in modo integrato dall’Ufficio del Servizio Sociale con gli operatori dei centri. Dopo la firma di questo Patto i criteri di verifica e di trasparenza hanno avuto piena attuazione nella pubblicazione della Carta dei Servizi, un opuscolo che descrive tutti i servizi erogati dal Comune e che è entrato nelle case di tutti i cittadini modicani. Con questa carta si regolamentava anche l’usanza dei sussidi a pioggia fornendo servizi e non solo denaro, oppure corrispondendo denaro ma dietro la prestazione di un servizio da parte dell’utente. Questa carta dei servizi, partecipata, concertativa, ha avuto una importante applicazione sebbene, a causa dei tagli del welfare nazionale e regionale, siano mancate le risorse adeguate e non si è riusciti a dare tutte le risposte attese. 40 7. Il Piano socio-sanitario di zona: il Distretto 45 di Modica Il Piano di zona del Distretto socio-sanitario 45 - comprendente Modica (Comune capofila), Scicli, Pozzallo, Ispica scaturisce da un significativo ed ampio processo partecipativo, attuato nello spirito della legge 328/2000, delle “Linee guida per l’attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana” e dell’ “Indice ragionato per la stesura del Piano di zona”. Il processo di concertazione avviato dal sindaco di Modica e partecipato da operatori sociali, volontariato, cooperative, AUSL, scuole, Caritas, è il primo segno di una nuova politica che vuole uscire dal Palazzo e si apre al territorio. Di una politica sociale ripensata come centrale, in quanto ha a che fare con le famiglie e le persone. Di una politica che vuole ancorarsi alla storia del territorio, recuperando i valori etici e le consegne culturali dei padri ai figli. L’avvio del processo partecipativo nel Distretto 45 viene dato per primo in Sicilia -già nel gennaio 2003- da incontri congiunti tra Dirigenti, personale degli Uffici dei servizi sociali e rappresentante dall’AUSL 7 e da un primo incontro dei Sindaci del Distretto per definire le modalità concrete con 41 cui coinvolgere nella costruzione della Welfare community tutti i soggetti previsti dalla normativa e attivamente presenti nel territorio. Come primo passo, tutte le realtà del Distretto 45 operanti nel sociale sono invitate a compilare una Scheda conoscitiva, realizzando così un censimento aggiornato dei servizi e delle iniziative di solidarietà presenti nel territorio e ponendo le basi di un’effettiva concertazione. Come passo successivo, il Sindaco del Comune capofila indice un’Assemblea plenaria di tutti i soggetti coinvolti nelle politiche sociali e precedentemente censiti. Il 16 aprile 2003, poi, presso l’Aula consiliare di Modica, si formalizza il lavoro svolto e si stabiliscono tappe e modalità per la stesura della Relazione sociale e del Piano di zona, presenti gli Assessori alle politiche sociali e i dirigenti dei quattro Co42 muni del Distretto, oltre ai membri designati dagli Ambiti tematici per il Gruppo piano. Contemporaneamente, e a supporto degli incontri del Gruppo piano, si tengono le riunioni degli Ambiti tematici, attraverso cui il Tavolo di Piano è allargato ai vari soggetti censiti con la Scheda conoscitiva. Nella determinazione dei gruppi si tiene presente una duplice attenzione: agli ambiti della vita e alle situazioni di particolare vulnerabilità o disagio; ai soggetti operanti nel sociale e capaci di attivare risorse comunitarie nell’ottica della comunità solidale e della cittadinanza attiva. Così si lavora ai piani progettuali nei vari ambiti tematici. Per quanto riguarda nello specifico gli anziani si rilevano bisogni legati sia alla qualità della vita (superare la solitudine e il disagio dovuti alla perdita di forze psico-fisiche), sia alla situazione economica (dalle spese per la casa alle spese mediche o alimentari). Molto sentito risulta il bisogno di dare un senso al tempo libero, di coltivare relazioni, di dare ancora qualcosa di sé alla società, di poter anche usufruire di svago e di vacanze. Ne conseguono bisogni di assistenza domiciliare socio-sanitaria e di integrazione sociale. Sono altresì rilevati i bisogni delle famiglie che hanno in cura gli anziani, come pure - per gli anziani nella case di riposo - bisogni di personalizzazione dell’intervento, di animazione, di rapporti con l’esterno. 43 La domanda prevalente è di assistenza, ma non generica, bensì personalizzata: la domanda di poter ancora essere se stessi, di poter conservare le proprie cose, le proprie abitudini, le proprie amicizie, la propria casa e tutto ciò che essa rappresenta; di sentirsi ancora vivi, ancora utili, capaci. Le richieste riguardano: l’attenzione inclusiva ai non autosufficienti; il sostegno alle famiglie con anziano in casa; la possibilità di luoghi e iniziative che permettano agli anziani di sentirsi ancora vivi e importanti. La priorità emersa è quella di considerare l’anziano come persona di cui aver cura (sviluppando le forme di assistenza necessarie) ma anche come risorsa sia nella famiglia sia nella società (soprattutto per il patrimonio di saggezza e competenze che può trasmettere alle nuove generazioni). Considerato tutto ciò, gli obiettivi prioritari emersi sono: Sostenere l’anziano bisognoso di cure e mantenerlo nel proprio contesto familiare e sociale attraverso: - attuazione e potenziamento del sistema integrato di interventi domiciliari (ADI) a favore di soggetti aventi necessità di assistenza socio-sanitaria in maniera continuata; - il sostegno e l’aiuto alla famiglia nel gravoso compito assistenziale svolto nei confronti dell’anziano non autosufficiente; - la prevenzione di fenomeni come l’esclusione ed emarginazione delle famiglie con pesi particolarmente gravosi; 44 - l’impegno a favorire, tramite trasporto sociale agevolato, l’accesso a servizi socio-sanitari e ricreativo-culturali anche ai cittadini che si trovano in difficoltà motoria tale da non poter facilmente accedere ai servizi pubblici. Alleviare la solitudine valorizzando l’anziano autosufficiente come protagonista di solidarietà. Promuovere il ruolo attivo dell’anziano attraverso: - la riscoperta del valore etico ed educativo del suo patrimonio di saggezza e competenza, soprattutto come testimone privilegiato delle tradizioni e dei saperi del territorio distrettuale; - l’attivazione di percorsi di inclusione sociale dell’anziano che vanno in favore di adolescenti, giovani, immigrati, ma anche persone a rischio di devianza; - la valorizzazione delle risorse umane degli anziani e dei centri storici (da molti di loro abitati) in iniziative di turismo etico e sociale. Per il potenziamento dei livelli essenziali di assistenza si prevedono quattro Azioni progettuali: - potenziamento del servizio ADI, dando risposta anche ai bisogni di aiuto domestico, igiene, spostamento all’interno dell’abitazione ed erogando il servizio, sulla base del Piano individuale redatto dall’UVD dell’AUSL, secondo modalità innovative caratterizzate da flessibilità per rendere più efficaci le prestazioni; 45 - interventi di sollievo a favore delle famiglie che assistono anziani non autosufficienti; - trasporto sociale agevolato; - telefono amico, coinvolgendo tutte le reti formali e informali che si occupano di anziani per prevenire solitudine ed emarginazione. Come innovative si propongono due Azioni progettuali: - la bottega delle arti e delle tradizioni, con l’attivazione di corsi di educazione al lavoro intesi come percorsi di orientamento-formazione; - la casa del nonno, come sperimentazione di case-albergo, con il coinvolgimento attivo degli anziani abitanti nei centri storici, nel contesto di un turismo etico e responsabile. Perno del potenziamento dell’ADI è l’integrazione socio-sanitaria, ma nei vari interventi si prevede anche l’apporto della comunità, del volontariato e delle cooperative sociali; si sostiene la famiglia (“Buono sollievo”); si valorizza l’aiuto tra gli anziani stessi (“Telefono amico”) e intergenerazionale (“Bottega delle arti e delle tradizioni”). Per quanto riguarda questi servizi agli anziani c’è una comunicazione prevista come informazione, come criteri per graduatorie, come tipi di prestazioni, ma c’è soprattutto una comunicazione fatta di messaggi di fondo: «facciamo di tutto perché l’anziano possa restare nel proprio ambiente, sosteniamo le famiglie, valorizziamo il suo patrimonio di esperienza 46 e competenza». Nell’insieme l’iter partecipativo permette di predisporre un Piano di zona concordato attraverso un’ampia partecipazione, approfondito attraverso un’attenzione anche alla storia e alle trasformazioni sociali del territorio, elaborato con un confronto che ha permesso di disegnare una struttura significativa e sistemica, tradotta in precise azioni progettuali. Da qualche mese è stata attivata la seconda triennalità del Piano di zona, comprendente gli anni 2010-2012; nell’area riservata agli anziani sono previsti interventi per il centro diurno polifunzionale, la bottega delle arti e delle tradizioni, i soggiorni di vacanza, il telesoccorso, ma soprattutto l’educativa domiciliare che come intervento più impegnativo tra A.D.A. e A.D.I. rivolge il suo servizio a circa 300 utenti. Tutto è stato approvato nell’ottica del bene comune, e si potrà realizzare solo con una chiamata alla responsabilità per tutti. 47 8. I centri sociali per anziani a Modica Segno visibile di una politica che si interroga sulla persona e i suoi bisogni, di una città che mira ad essere sempre più a misura d’uomo, sono i centri sociali per anziani che negli ultimi quindici anni hanno preso forma nei vari quartieri di Modica. Qui i cittadini possono trovare spazi di aggregazione e di svago, di confronto e di stimoli quotidiani, nella consapevolezza che la vecchiaia non è l’autunno della vita, ma può ancora contenere germi di rinascita. I centri attivi sono tre nei quartieri del territorio urbano: Modica bassa, Modica Alta e quartiere Sorda, e uno nella frazione rurale di Frigintini. a) I centri sociali del territorio urbano Il più antico tra tutti è quello di Modica Alta, inaugurato nel 1994, che raccoglieva all’inizio circa 200 iscritti che tuttavia, con il sorgere man mano degli altri centri, sono andati diminuendo, anche a causa di altri fattori legati nello specifico al quartiere. Il primo è determinato dalla dislocazione sul territorio, in quanto il centro si trova lontano da una fermata dei mezzi di trasporto pubblici; ciò fa sì che gli utenti debbano spostarsi prevalentemente a piedi oppure essere ac48 compagnati da altri. Il secondo fattore è individuato dalla presenza di molti circoli per gli uomini e dalla frequenza assidua nelle parrocchie per le donne; questo fa sì che la gente abbia altri luoghi di svago, condivisione, impegno. Quello di Modica Alta è l’unico centro che gode di locali sufficientemente grandi e attrezzati, in quanto è stato l’unico a nascere con tale finalità: oggi conta circa 100 iscritti con circa 50 assidui. L’assistente sociale a cui è affidata la gestione del centro, attribuisce la diminuzione degli utenti anche ad una distorta idea del luogo, considerato dagli abitanti del quartiere quasi una casa di riposo, solo per gente troppo vecchia e malata. Il secondo centro ad essere inaugurato è stato quello di Modica Bassa; in origine è stato un esperimento, una prova, ma dura ancora oggi. Certo i locali non erano appropriati, sufficienti all’origine, ma ora non più. Inizialmente era frequentato da soli uomini, quasi un circolo ricreativo e con una sola unità lavorativa. Ma subito l’obiettivo è stato quello di trasformare il circolo in un centro di attività e di formazione: oggi le donne sono più degli uomini e gli iscritti assidui sono circa 160, con presenze ogni giorno di almeno 40 utenti. Il centro sociale del quartiere Sorda è il più recente, è stato aperto nel 2005, per rispondere alle esigenze di una zona in forte espansione. Oggi conta circa 300 iscritti, con almeno 180 assidui: è il più frequentato, perché nel quartiere 49 più popolato. Anche qui i locali non sono nati per essere destinati ad un centro sociale, infatti sono privi di un salone grande dove svolgere le attività comuni, ma sono divisi in stanzette che certo non aiutano la socializzazione. Tutti i centri, essendo comunali, godono di uno stesso regolamento che prevede l’età minima di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini, una irrisoria quota di iscrizione annuale, e la presenza di un comitato di gestione composto da 5 membri, eletti tra gli utenti. I centri sono aperti tutti i pomeriggi fino al venerdì e il martedì e il giovedì anche di mattina. La programmazione delle attività spetta naturalmente all’assistente sociale che tuttavia non può non tener conto 50 delle istanze avanzate dal comitato, nonché delle preferenze degli utenti. In genere l’attività preferita dagli uomini è il gioco delle carte che interessa anche le donne solo nel centro del quartiere Sorda, mentre negli altri due centri esse chiacchierano, lavorano la lana, leggono, cucinano. Infatti ogni centro possiede una cucina attrezzata per cuocere cibi, ed è soprattutto la mattina che le donne cucinano dolci per poi offrirli a tutti il pomeriggio. Le attività ordinarie quindi sono il gioco delle carte, la lettura, le discussioni, la cucina, ma anche i balli di gruppo; il tutto differenziato per ogni centro, secondo lo stile dell’assistente preposto. Ogni centro ha dei giorni stabiliti a settimana in cui un istruttore anima un’ora di ginnastica dolce o di balli di gruppo, che sono molto frequentati. Le attività straordinarie invece sono comuni a tutti i centri e coincidono con le feste religiose e non, e sono frequenti nel corso dell’anno: Natale, Carnevale, S. Valentino, festa della donna, festa della mamma e del papà, Pasqua. Sono organizzate attività specifiche o vere e proprie serate danzanti, uscite di una giornata, feste con animazione e piccole rappresentazioni in cui gli anziani non temono di mettersi alla prova, di scommettersi, di prendersi gioco di sé. Infine non mancano gli attesi viaggi; tutti i centri organizzano in genere due soggiorni, uno a maggio di sette giorni in una città dell’Italia, e uno a settembre di tre giorni in un villaggio-vacanze. Tutte queste attività sono realizzate con i contributi privati dei singoli utenti 51 perché il Comune non ha disponibilità economiche sufficienti per finanziarle. I centri in collaborazione tra loro hanno talora realizzato progetti ancora più impegnativi: mostra di foto antiche, mostra sull’artigianato, ricettario di cucina. Per quanto riguarda quest’ultimo progetto, esso è stato realizzato in collaborazione con il centro polivalente di Frigintini e con il Centro per rifugiate politiche “Il Dono”, per intraprendere un percorso di integrazione sociale attraverso lo scambio di ricette e la degustazione dei piatti tipici, all’insegna della tavola vista come luogo di incontro e di accoglienza. Le ricette sono state raccolte in un volumetto intitolato “Ulivo e Baobab”, il ricavato della cui vendita è servito ad attrezzare i centri di cucine e pentolame vario. Un altro lavoro è stato realizzato nel 2008 solamente dal Centro Sociale “P. Battaglia” del quartiere Sorda, in collaborazione con la scuola media Giovanni XXIII. Alla fine di un corso breve di “Beni Culturali” è stata fatta una pubblicazione riguardante i monumenti e le ricchezze architettoniche della nostra città di Modica, una sorta di guida scritta dagli utenti ad uso e consumo dei propri pari provenienti da ogni angolo dell’Italia per orientarsi in modo semplice e diretto. Questi risultati editoriali non sono soltanto la creazione di un filo diretto con i lettori, ma anche la dimostrazione di come si pone in termini di utilità intellettuale il ruolo e la 52 funzione della terza età. Le uniche lamentele avvertite tra gli utenti dei centri riguardano la chiusura festiva per 15 giorni nel mese di agosto, in quanto molti anziani rimangono in città e non hanno come trascorrere il tempo; riconoscono nel centro ormai una seconda casa dove trascorrere il tempo, dove incontrare amici e dimenticare i problemi familiari. Solo il centro sociale di Modica Bassa in estate vive una situazione diversa, si svuota completamente; infatti gli utenti possiedono tutti una seconda casa per la villeggiatura in campagna o al mare e quindi sono abituati a lasciare la città per le vacanze estive. In genere le persone che frequentano questi centri sono autonome ed auto-sufficienti, altrimenti non potrebbero raggiungere le sedi, non mettendo il Comune a disposizione nessun mezzo pubblico. La piacevole constatazione è che tra loro non vi sono solo uomini ma anche molte donne, spesso vedove, e coppie che partecipano alle varie attività insieme. In genere si tratta di artigiani, coltivatori diretti, qualche impiegato, con un livello di istruzione che spesso si ferma alla licenza media. Si incontrano solo in rari casi persone completamente sole, ma i più, pur avendo un nucleo familiare attorno, cercano uno svago fuori casa, per comunicare, stare con gli altri, rimanere attivi. 53 b) Il centro sociale di Frigintini Il Centro Sociale della frazione rurale di Frigintini è un centro polivalente per anziani e ragazzi, attivo dal maggio 2003 che è divenuto comunale solo a partire dal 1 marzo 2011, ma continua ad essere sempre gestito da due cooperative: “L’Arca”, che si occupa dell’animazione sia sportiva che socio-culturale, e “Il Gruppo” che comprende tutte le altre figure lavorative. In totale le presenze prevedono due animatori, due coordinatrici, due custodi, l’autista del pulmino e due ausiliari. Le assistenti sociali si occupano del coordinamento e della programmazione, ma le attività in concreto sono gestite dalle animatrici. Di mattina non ci sono attività strutturate, che sono previste invece tutti i pomeriggi fino al venerdì. In totale gli anziani iscritti sono circa 230, con una frequenza giornaliera di 50-60 al giorno. Oltre alle persone iscritte, frequentano il centro anche utenti che non rientrano nelle fasce d’età sia dei ragazzi che degli anziani ma, firmando una liberatoria, possono partecipare alle attività. Spesso nella programmazione questo centro ha seguito le proposte degli altri centri comunali, ma non sempre, essendo radicato in una realtà storica, geografica e sociale diversa. Ad esempio, le gite di lunga durata non hanno mai trovato un’ampia adesione, in quanto in questa realtà contadina gli utenti possiedono piccole aziende, animali, oppure 54 lavorano i campi e quindi sono impossibilitati ad allontanarsi di casa. Nelle attività ordinarie è prevista ogni giorno un’ora di ginnastica dolce e poi un’ora di balli di gruppo, spesso anche una terza ora di yoga, oppure laboratori specifici che variano a seconda dei periodi dell’anno: laboratori di cucina, di teatro, di cucito, di riciclo. L’ultimo laboratorio ad essere stato realizzato è la pubblicazione di un volumetto di preghiere in dialetto scritte sul racconto degli anziani stessi. Le donne, che sono molto attirate dalla ginnastica e dai balli, formano un terzo degli utenti; gli uomini giocano a carte e partecipano ai balli insieme alle mogli: l’obiettivo è anche qui quello di evitare la struttura del circolo ma creare un tessuto di relazione, di contatti umani, di attività di formazione. La frequenza dell’utenza varia a seconda dei periodi di raccolta o di semina dei campi; ad esempio ad ottobre quasi tutti sono impegnati nella raccolta delle olive, mentre sono più assidui in primavera anche grazie all’orario più tardo del tramonto. Nessuno degli utenti si può considerare un abbandonato, neppure chi è single o vedovo, perché i legami familiari o di vicinato qui sono molto forti. 55 9. L’impegno sindacale e l’AUSER Nelle battaglie che abbiamo raccontato, nelle radici della storia che abbiamo ricordato, non è mai mancata insieme alle forze politiche ed ecclesiali, anche quella specificatamente sindacale che ha sempre lottato a fianco delle prime, soprattutto nel conseguimento dell’assistenza domiciliare. Se la categoria dello SPI della CGIL nel 2001 ha pubblicato un’indagine sulla condizione degli anziani a Modica, volta a conoscere le loro abitudini e i loro bisogni, nonché le loro aspettative nei confronti della città, parallelamente ha attivato in provincia l’AUSER, un’associazione di volontariato e di promozione sociale, impegnata nel favorire l’invecchiamento attivo degli anziani e a far crescere il loro ruolo nella società. Nata in seno alla CGIL nel 1989, l’AUSER presenta una proposta rivolta in maniera prioritaria agli anziani, ma aperta alle relazioni di dialogo tra generazioni, nazionalità, culture diverse. Si propone di: - contrastare ogni forma di esclusione sociale; - migliorare la qualità della vita; - diffondere la cultura e la pratica della solidarietà e della partecipazione; 56 - valorizzare l’esperienza, le capacità e la creatività degli anziani; - sviluppare i rapporti di solidarietà e scambio con le generazioni più giovani. È giunta al suo sesto anno di vita, l’iniziativa dell’istruzione e di formazione della terza età, dal titolo “Una città che apprende”. Dopo la storia, la storia dell’arte, la letteratura e il cinema, quest’anno l’argomento sarà l’alfabetizzazione informatica, con un corso base per anziani che si terrà nell’aula informatica dell’Istituto tecnico commerciale “Archimede” di Modica. Le lezioni saranno tenute, oltre che da docenti d’informatica, anche dagli alunni dell’istituto, allo scopo di creare un ponte fra generazioni. In fase sperimentale è invece il Filo D’argento, il servizio di telefonia sociale che l’AUSER ha avviato in tutta Italia e dal mese di marzo 2011 anche in provincia di Ragusa. È un numero gratuito dedicato agli anziani per contrastare la solitudine e l’emarginazione, per aiutare a vivere con più facilità le difficoltà della vita di ogni giorno. Con una semplice telefonata si può richiedere solamente compagnia telefonica o domiciliare, ma anche piccoli servizi quali consegna a casa della spesa o dei farmaci, prestazioni di “trasporto protetto” verso centri socio-sanitari per visite o terapie, avere informazioni sui servizi attivi sul proprio territorio. A turno, 10 volontari opportunamente formati, ascolteranno le richieste 57 dell’utenza, prestando ascolto e compagnia telefonica, indirizzando verso strutture pubbliche o private per la risoluzione di problemi complessi, o inviando presso il domicilio dell’utente, laddove necessario, un volontario che possa svolgere piccoli servizi. 58 10. Il gruppo Caritas “Volontari per gli Anziani” Il gruppo Caritas dei volontari in servizio per gli anziani nasce spontaneamente alla fine degli anni ’70 tra i giovani della comunità ecclesiale di Modica e dietro l’appassionato “coraggio!” di Mons. Gambuzza: tra momenti di forza e di debolezza, grazie a nuove adesioni, oggi vive ancora. Si tratta di un piccolo gruppo di volontari di diverse età, da giovani a pensionati, che hanno deciso di dedicare il loro tempo libero a chi ha più bisogno, in particolare chi, come l’anziano, è abbandonato e dimenticato. I componenti del gruppo si incontrano periodicamente una volta al mese per fare la programmazione delle attività, accogliere le segnalazioni, valutare situazioni di disagio e di eventuale intervento, fare attività formativa per se stessi. Nel corso dell’anno le attività previste sono semplici ma significative; innanzitutto c’è l’impegno di visitare persone anziane, conosciute o variamente segnalate, direttamente a casa loro, e di andare ogni prima domenica del mese a trovare gli anziani ricoverati presso il Boccone del Povero, oggi Oasi Cusmaniana, per incontrarli nello stile della visita evangelica, offrire loro ascolto e una parola di conforto, allietarli 59 con il sorriso. Poi ci sono momenti di festa organizzati in date significative dell’anno, Natale, Epifania, Carnevale, Pasqua, S. Martino, in cui gli animatori si danno appuntamento presso l’istituto con dolci, musica, doni a seconda dell’occasione. In particolare, invece, per le feste dei patroni della città, S. Pietro e S. Giorgio, con un pulmino o macchine private gli ospiti della casa vengono accompagnati nelle rispettive chiese dove trovano sempre l’accoglienza del parroco e venerano la statua del santo pregando. Alla fine della visita, per la festa di S. Giorgio è tradizione assaggiare i “piretta”; per la festa di S. Pietro invece consumano con piacere il gelato. Un’altra iniziativa attesa dagli anziani curati dal gruppo è il pranzo a base di ricotta che viene realizzato in primavera in un agriturismo della zona; è un’occasione per tutti di uscire, fare una passeggiata e gustare cibi della tradizione modicana. Tuttavia l’iniziativa principale rimane la vacanza estiva tra giovani e anziani insieme, organizzata ogni estate in una villa presa in affitto; a questa vacanza vengono invitati principalmente le persone ospiti presso il Boccone del Povero, ma anche altri anziani soli segnalati dalle parrocchie. Quest’estate la vacanza è stata vissuta per la venticinquesima volta. Se nei primi anni la vacanza era organizzata in due turni e per più giorni, oggi a causa della minore disponibilità di volontari si prevede solo un turno di cinque giorni, sempre però con le caratteristiche suddette. 60 Chi va a visitare oggi gli ospiti del Boccone del Povero si può accorgere facilmente che questa vacanza lascia ricordi indelebili e viene attesa con largo anticipo; è l’unico modo per tanti anziani soli di trascorrere in modo piacevole alcuni giorni dell’estate: basta solo voler donare ad essi un po’ del proprio tempo e della propria gioia. 61 11. Nuove prospettive: la Fondazione Madre Teresa di Calcutta La più recente opera di carità della nostra diocesi in favore dei malati terminali e degli anziani soli è la Fondazione Madre Teresa di Calcutta ONLUS, che nasce dal desiderio del vescovo emerito Mons. Salvatore Nicolosi di testimoniare concretamente una carità attenta a chi resta solo o ha bisogno di cure. Un fondo donato dallo stesso vescovo costituisce il patrimonio iniziale, destinato a sostenere attività di assistenza sanitaria, farmaceutica, infermieristica, sociale, religiosa in favore di malati o anziani bisognosi, nell’intento principale di non allontanarli dalla loro abitazione, per quanto è possibile. L’attuale vescovo di Noto, Mons. Staglianò, ha invece reso disponibile una casa come sede della fondazione e di attività residenziali. Il principale servizio offerto dalla Fondazione sarà l’accompagnamento di persone con malattie terminali o in stato di vecchiaia invalidante, secondo le segnalazioni pervenute dai Centri di ascolto della Caritas. A ciò si aggiungeranno attività di animazione in collaborazione con le associazioni di volontariato presenti in diocesi. Altre iniziative, di carattere domiciliare, si collegano alla Casa don Puglisi di Modica e ai 62 vari gruppi di volontariato che nella diocesi hanno al centro la cura del malato e dell’anziano. La Fondazione Madre Teresa sarà inoltre partner della Caritas diocesana in progetti volti al potenziamento di opere di aiuto e di ascolto. Tanto altro potrà nascere dalla solidarietà evangelica e dall’impegno degli uomini di buona volontà, da ogni piccolo gesto, nel segno di quella carità ricordata da Mons. Nicolosi nella lettera conclusiva del Sinodo diocesano: «Ogni gesto della fede è misurato dalla carità, che non può che iniziare da quanti sono più bisognosi del nostro affetto. Per questo il cuore delle decisioni sinodali è il capitolo sulla buona novella annunciata ai poveri. Questa buona novella annunciata ai poveri fu il cuore stesso del messaggio di Gesù lungo le strade della Palestina». 63 C O N C LU S I O N I Le tappe dell’impegno ecclesiale e politico della nostra Modica di tanti anni fa avranno avuto la loro importanza solo se rimarranno nella memoria collettiva. Di chi era protagonista e di chi non ne immagina neppure l’esistenza. Gli interventi legislativi dal basso e dall’alto ci indicano le vie concrete da seguire per risolvere i problemi insieme, come società civile. Le iniziative attuali, realizzate da parti diverse, ci aiutano a conoscere la nostra realtà e i servizi che sono offerti nello specifico agli anziani. Ma tutto non può finire qui: necessita della nostra responsabilità a cogliere ciò che ci è stato trasmesso e della “passione” a continuare. Ad assumere una prospettiva che parte dal basso, quella dei poveri, per farli diventare la cifra del nostro pensare, come ci ha ricordato in una sua relazione don Rosario Gisana: «La presenza dei poveri nella storia rappresenta un kairòs, un tempo propizio, un momento rivelatorio dell’intenso e passionale amore di Dio per gli uomini con le molteplici proposte di nuove strade aperte in vista di una genuina fedeltà alla Parola. Il processo di liberazione dei poveri dipende dalla di- 64 sponibilità di lasciarsi interpellare dalla Parola incarnata e di penetrare nell’amore le dimensioni di povertà che brulicano negli ambiti della vita». Solo lasciandoci interpellare dalla Parola incarnata e penetrando tutte le dimensioni della povertà potremo rispondere alla domanda di Nicodemo «Come può nascere un uomo quando è vecchio?». 65 IN DIC E Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 3 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 7 1. Le sollecitazioni teoriche (1977-1978). . . . . . . . . . pag. 9 2. Le prime ba+aglie sul campo (1978-1985) . . . . . . pag. 11 3. La prima vacanza es*va con gli anziani (1985). . . pag. 23 4. La Scuola Socio-Pastorale e l’intervento di Mons. Nervo (1988-1989). . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 27 5. Gli interven* legisla*vi regionali e nazionali . . . . pag. 31 6. Il Pa+o sociale per la ci+à di Modica: 2 aprile 2001 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 37 7. Il Piano socio-sanitario di zona: il Distre+o 45 di Modica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 41 8. I centri sociali per anziani a Modica . . . . . . . . . . . pag. 48 9. L’impegno sindacale e l’AUSER . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 56 10. Il gruppo Caritas “Volontari per gli Anziani” . . . pag. 59 11. Nuove prospe,ve: la Fondazione Madre Teresa di Calcu+a . . . . . . . pag. 62 Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 64 CANTICO DI UN ANZIANO Benedetti quelli che mi guardano con simpatia. Benedetti quelli che comprendono il mio camminare stanco. Benedetti quelli che parlano a voce alta per minimizzare la mia sordità. Benedetti quelli che stringono con calore le mie mani tremanti. Benedetti quelli che si interessano della mia lontana giovinezza. Benedetti quelli che non si stancano di ascoltare i miei discorsi già tante volte ripetuti. Benedetti quelli che comprendono il mio bisogno di affetto. Benedetti quelli che mi regalano frammenti del loro tempo. Benedetti quelli che si ricordano della mia solitudine. Benedetti quelli che mi sono vicini nella sofferenza. Beati quelli che rallegrano gli ultimi giorni della mia vita. Beati quelli che mi sono vicini nel momento del passaggio. Quando entrerò nella vita senza fine mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù. Le foto contenute nel volume sono tratte dagli archivi del Gruppo Caritas “Volontari per gli Anziani” Finito di stampare nel mese di maggio 2011 presso Grafiche Santocono - Rosolini Impaginazione a cura di Timbri e... - Modica