Oer_b 1/03 1/03 Oer_b Oer_b rivista periodica osservatorio epidemiologico regione basilicata aprile 2003 Direttore Giuseppe Montagano Codirettore Gabriella Cauzillo Direttore Responsabile Maurizio Vinci Direttore Scientifico Rocco Mazzarone Segretario Scientifico Rocco Galasso Responsabile editoriale Carlo Annona Massimiliano Gallo Comitato Scientifico Salvatore Barbuti Giorgio Casati Riccardo Capocaccia Nicola D’Andrea Vito Gaudiano Donato Greco Vito Lepore Ignazio Olivieri Ferdinando Romano Gennaro Straziuso Gianni Tognoni Giancarlo Vanini Felice Vitullo Comitato di Redazione Angela P. Bellettieri Enzo Caruso Francesco Casino Michele De Lisa Egidio Giordano Espedito Moliterni Donato Muscillo Donato Pafundi Rocco G. Panarace Teresa Russo Gerardina Sorrentino Osservatorio Epidemiologico E-mail: [email protected] Segr. Scientifica E-mail: [email protected] Direttore E-mail: [email protected] Codirettore E-mail: [email protected] Progetto grafico impaginazione e stampa Ditta Grafiche Paternoster snc-Matera In copertina: Orazio Gavioli (1871–1944) All’interno: disegni di Marcel Duchamp Ricerca grafica e iconografica: Dott.ssa Dina Sorrentino Norme per gli autori La rivista Oer_b pubblica editoriali, contributi scientifici originali, contributi brevi su problematiche locali, commenti sulla letteratura internazionale, oltre a Rubriche, Notizie, Letture e Lettere alla Redazione. È ammessa la lingua inglese solo per articoli originali e lettere. Vengono pubblicati contributi originali inviati a questa rivista. Gli articoli originali sono sottoposti al giudizio del Comitato Scientifico: la decisione definitiva è affidata al Comitato di Redazione. Gli Editoriali e gli Interventi vengono invece discussi ed approvati nel Consiglio di Direzione. Dattiloscritti devono essere redatti in doppia interlineatura, su una sola facciata di foglio. Gli Autori sono invitati a rimanere nell’ampiezza delle venti cartelle (5000 parole) per gli articoli originali e delle dieci cartelle (2000 parole) per gli editoriali, i contributi brevi su problemi locali e gli interventi (figure, tabelle e bibliografia compresi). Il testo dei contributi scientifici originali deve essere distribuito nel modo seguente: titolo, riassunto, introduzione, materiali e metodi, risultati, discussione e conclusioni, eventuali ringraziamenti, bibliografia. La prima pagina dovrà contenere: titolo, cognomi e nomi degli autori, seguiti dall’indicazione della loro istituzione di appartenenza. Dovrà inoltre essere indicato il nome e l’indirizzo dell’autore al quale si desidera siano inviate la corrispondenza e le bozze da correggere. Per tutti gli articoli e le rassegne è richiesto un riassunto non superiore alle 250 parole nella lingua originale. Inoltre, per articoli sottoposti in lingua inglese, è richiesto un esteso riassunto in italiano, non superiore a 4 cartelle dattiloscritte in doppia interlineatura. Per ridurre i tempi di pubblicazione, si raccomanda agli autori di inviare anche una copia del lavoro su supporto magnetico (floppy disk da 3.5”), contenente il testo completo del lavoro, scritto preferibilmente utilizzando Microsoft Word. Figure e tabelle dovranno essere allegati al testo su fogli separati, ed essere numerati nell’ordine della citazione, con numeri arabi. Per ciascuno di essi dovrà essere indicata una didascalia breve ed autoesplicativa. Le figure dovranno essere inviate in originale, in forma adatta ad una riproduzione diretta. Bibliografia deve essere riportata su fogli a parte e numerata in ordine di citazione nel testo e deve essere citata nel testo mediante la stessa numerazione, racchiusa tra parentesi. Per la compilazione delle singole voci, seguire le norme adottate dalla U.S. National Library of Medicine. Ogni citazione di articoli, deve includere: i cognomi di tutti gli autori (se non sono più di sei) seguiti dalle iniziali dei nomi e se gli autori sono più di sei, citare soltanto i primi tre e aggiungere et al.; il titolo del lavoro; il titolo del periodico abbreviato come indicato in Index Medicus 1982; l’anno, volume, le pagine iniziale e finale. Ogni citazione di libro o capitolo o articolo in libro deve includere: il nome (o i nomi) dell’autore/autori, il titolo del lavoro, i nomi degli editors, il titolo del libro, il luogo di edizione, la casa editrice, la data di edizione, il numero del volume, le pagine iniziale e finale del capitolo o articolo. Esempi _rivista: Smith LA, McAdams HS. A cancer study. Eur J Cancer 1974; 2:125-132. _libro: Deignen J. Cytogenetics Studies in Rats. New York, Academic Press, 1969. _articolo e capitolo in un libro: Gorbo P. Methods of protein measurements. In: Williams YT, Sodeman WA Jr, eds, Methods of Measurements. New York, McGraw-Hill, 1969. VoI. 3, 220-236. Glossario ogni contributo dovrà contenere un glossario esplicativo dei termini tecnici e delle formule o degli indicatori utilizzati considerato il tipo di diffusione della rivista. I lavori vanno inviati, in triplice copia, presso: Oer_b, c/o Dipartimento di Sicurezza e Solidarietà Sociale Regione Basilicata, Ufficio Pianificazione Sanitaria, Via Anzio, 75, 85100 Potenza (telefono 0971- 448823 – fax 0971 448900). È preferibile l’invio mediante file Microsoft Word ai seguenti indirizzo e-mail: [email protected] [email protected]. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte dei testi forniti può essere riprodotta in alcun modo se non autorizzata. REGIONE BASILICATA DIPARTIMENTO SICUREZZA E SOLIDARIETÁ SOCIALE 1 2 Oer_b 1/03 Editoriale La Carta del Rischio Cardiovascolare Italiana Una opportunità per parlare del rischio cardiovascolare Egidio Giordano Medico di Medicina Generale-Referente OER_B Per Corrispondenza: Dr. Egidio Giordano Prov.le Melara-Lauria (PZ) Tel. 0973628667 E-mail: [email protected] La possibilità di identificare i soggetti a rischio coronarico è uno degli obbiettivi della prevenzione primaria e coinvolge i medici della medicina di famiglia ed i medici specialisti. Per identificare gli individui che hanno un’alta probabilità di essere colpiti da una malattia coronarica si utilizzano funzioni di rischio derivanti da studi di coorte condotti su gruppi di persone seguiti clinicamente nel tempo. Le attuali linee guida europee utilizzano una carta di rischio ricavata da uno studio americano di Framingham, che è ragionevolmente applicabile alle popolazioni nord-europee, ma più difficilmente a quelle dell’area mediterranea. Infatti, se applicato a queste ultime, tende a sovrastimare notevolmente il rischio. In Europa è disponibile un’altra funzione di rischio, derivata dallo studio PROCAM, che osserva popolazioni tedesche dell’area di Münster e che include, oltre alle variabili utilizzate nel Framingham, anche la familiarità, la trigliceridemia e il colesterolo LDL; la stima del rischio in questo caso è sensibilmente più bassa rispetto alle carte di Framingham. Utilizzando i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare sono state applicate delle simulazioni alla popolazione italiana e, dopo 10 anni di raccolta dati, l’Istituto Superiore della Sanità, in collaborazione con l’Associazione Italiana Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, utilizzando una coorte di 17000 uomini e 20000 donne, ha elaborato la carta di rischio cardiovascolare su misura per la popolazione italiana, che suddivide il rischio da meno 5% ad oltre il 30% in sei fasce, per predire la probabilità di essere colpiti da infarto del miocardio nei successivi 5-10 anni. Dallo studio emerge che l’avanzare dell’età incide fortemente sul pericolo di infarto del miocardio e, attualmente, in Italia, il peso complessivo delle malattie cardiovascolari sul totale dei decessi è del 44% (di cui il 30% dovuto ad infarto del miocardio ed il 31% ad ictus). Questi valori elevati sono legati al progressivo invecchiamento della popolazione, con aumento numerico nelle fasce di età esposte a malattie di tipo degenerativo. Mai fino ad ora era stato considerato un numero tanto elevato di donne in uno studio epidemiologico sull’infarto acuto del miocardio. Le donne nell’età fertile presentano un rapporto di 1 a 4 rispetto agli uomini, ma superata la menopausa il rapporto tra i due sessi si livella. A parte la naturale soddisfazione per uno studio che ha condotto ad uno strumento di lavoro così importante, rimangono una serie di criticità, occorrenti prevalentemente nella pratica clinica, che vale la pena almeno di menzionare e che hanno il valore del “Nota Bene”. La carta di rischio è uno strumento di lavoro applicabile nella identificazione dei soggetti a rischio. In un recente incontro di formazione tra medici di famiglia, nell’ambito di una ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale, al termine della relazione sui fattori di rischio e sulla stratificazione delle EDITORIALE popolazioni a rischio mediante l’uso delle carte, veniva posta all’oratore (specialista cardiologo ospedaliero) la domanda su quante volte egli stesso utilizzasse le carte nelle sue prescrizioni. Il cardiologo, con grande onestà intellettuale, ha affermato che faceva prevalere l’intuito e la sua percezione del rischio. D’altro canto il recente lavoro Rischio e Prevenzione, condotto nell’ambito della medicina di famiglia, rileva che nella percezione del rischio (diversa per ogni singolo medico) i medici di medicina generale sembrano considerare la familiarità per cardiopatia ischemica come uno dei più importanti fattori di rischio. Ancora non esiste nessuna carta in grado di comprendere tutti i fattori di rischio e di poterli pesare, basti pensare alla ”vita sedentaria” e alla “obesità”. Gli stessi medici di famiglia pongono attenzione anche all’ansia e alla depressione, come alla stessa compliance della terapia prescritta, per non parlare di uno dei fattori di rischio notoriamente incluso in tutte le carte: la pressione arteriosa. Alti valori pressori incidono sulla mortalità coronarica in maniera diversa nelle popolazioni del sud Europa rispetto a quelle del nord Europa. La stessa misurazione della pressione arteriosa presenta numerosi fattori di incertezza, che tutti conoscono, ma che raramente vengono esplicitati. Nella pratica quotidiana, il medico di medicina generale ingloba, nella valutazione complessiva “intuitiva” del rischio, anche la automisurazione della pressione arteriosa. Altri punti di criticità sono rappresentati dalla discrepanza tra la sorveglianza, sul piano del monitoraggio, delle complicanze dei pazienti diabetici ed ipertesi rispetto al controllo dei fattori di rischio negli stessi . Non si può sottacere che i risultati dei grandi trial sulla prevenzione cardiovascolare degli ultimi 10 anni hanno modificato in modo sostanziale la cultura della gestione del rischio cardiovascolare. La situazione può essere schematicamente riassunta nei termini seguenti: - le prove di efficacia sono a favore di un trattamento intensivo e globale dei pazienti a rischio cardiovascolare e, nonostante ciò, gli studi epidemiologici documentano costantemente una dissociazione tra i comportamenti “raccomandati” e le pratiche reali: in fasce consistenti della popolazione il livello di rischio non è adeguatamente controllato (o controllabile) e le terapie di documentata efficacia sono generalmente sottoutilizzate; - la stratificazione della popolazione per profili di rischio complessivo, adottando anche altri criteri di riferimento: i comportamenti prescrittivi stanno emergendo come strategia più adatta a focalizzarsi sulle priorità delle popolazioni più esposte al rischio, per intraprendere percorsi assistenziali personalizzati; - nello scenario della prevenzione cardiovascolare restano ancora aree d’incertezza, scoperte, dove non esistono interventi mirati, come la prevenzione della morte improvvisa, una delle complicanze più frequenti dell’infarto miocardico. Non è difficile riconoscere in questo contesto, che dispone di tanti strumenti di intervento ma che è ancora sostanzialmente incerto sulla loro reale trasferibilità e resa complessiva, una situazione di grande interesse per la medicina generale: - per verificare, in prima persona, e non su commissione, la praticabilità degli interventi raccomandati; per sperimentare nuove ipotesi che prospettino un reale progresso delle conoscenze. Ultimo problema è quello della praticabilità, che include due tematiche, infatti essa dipende da un lato dalla valutazione del rapporto rischio/beneficio, dall’altro dall’impegno nell’adozione di un trattamento e dall’accettabilità del trattamento. Il comune denominatore è rappresentato dal contesto dove deve essere applicata una linea guida o una carta di rischio. E per quanto sia favorevole la praticabilità, rimane un notevole margine legato alla soggettività-variabilità dell’agire del medico e dei suoi pazienti. Nella buona sostanza, nonostante l’ottimo lavoro svolto per la creazione della carta di rischio italiana, nonostante l’enfasi con la quale è stata accolta dalle maggiori organizzazioni scientifiche della medicina generale, tanto da suggerire la prospettiva di una “medicina delle popolazioni”, rimangono alcuni nodi irrisolti. Dal punto di vista del medico di medicina generale vi è una chiave di lettura problematica circa la trasferibilità delle acquisizioni di dati avvenuti in un “setting” assistenziale diverso da dove devono essere utilizzate. Per il medico di famiglia la praticabilità è un aspetto, ulteriore, che implica la valutazione dell’impegno e dell’accettabilità del trattamento. E’ immaginabile che rimane, anche di fronte ad un favorevole profilo di applicabilità, un notevole margine di soggettività del medico e dei suoi pazienti. La Medicina Generale Lucana, soprattutto attraverso l’Osservatorio e l’attività di ricerca dello stesso, ha già da tempo sollevato alcune questioni: - quanto le prove di efficacia sono determinanti nella pratica quotidiana della medicina di famiglia; - quanto contano la volontà e la disponibilità dei pazienti, così poco attratti dal principio di autorità delle prove; - quanto si manifesta l’occasione di condividere col paziente il bisogno di ridurre il rischio, la cui scoperta, in prevenzione primaria, è quasi sempre casuale. Per concludere, ritengo, lasciando aperto il dibattito, che se, da un lato, nella costruzione dei grandi trial, si raggiunge il livello del rigore metodologico e della produzione di dati validi, sul fronte della praticabilità il vero banco di prova non è il rigore sperimentale, ma l’interesse che i risultati suscitano e la corrispondenza che essi hanno con i bisogni di assistenza. 3 4 Oer_b 1/03 Ruolo dei fattori socio-demografici e clinici nel ritardo di osservazione nefrologica dei pazienti con insufficienza renale cronica predialitica Felice Vitullo1, Francesco G. Casino2, Vito Gaudiano3, Vito Domenico Di Candia2, Mario Procida4, Luigi Oriente4, Felice Iannuzziello5, Palma Carretta5, Vittorio Ricchiuti5, Antonio Bombini6, Vincenzo Bellizzi7, Giuseppe Gaudiano8, Marco Pampaloni9 Laboratorio di Epidemiologia e Politiche Sanitarie-Dipartimento di Farmacologia Clinica ed Epidemiologia-Consorzio Mario Negri Sud,S. Maria Imbaro,CH 2 Unità Operativa (UO) di Nefrologia e Dialisi-Ospedale di Matera 3 Centro Regionale Riferimento Trapianti-UO di Nefrologia-Ospedale di Matera 4 UO di Nefrologia e Dialisi-Azienda Ospedaliera di Potenza 5 UO di Nefrologia e Dialisi-Ospedale di Tinchi-Pisticci (MT) 6 UO di Nefrologia e Dialisi-Ospedale di Villa D’Agri (PZ) 7 UO di Nefrologia e Dialisi-Ospedale di Lauria (PZ) 8 UO di Nefrologia e Dialisi-Ospedale di Chiaromonte (PZ) 9 UO di Nefrologia e Dialisi-Ospedale di Venosa (PZ) 1 Il presente lavoro è parte integrante del Progetto ECA-ND“Epidemiologia clinico-assistenziale delle Nefropatie croniche e del Diabete in Basilicata”, nell’ambito del Programma Speciale per la Ricerca Sanitaria (ex art.12 del D.lgs. 502/92) - Coordinatore Scientifico: Dott. Vito Gaudiano - Responsabile Regionale: Dott. Giuseppe Montagano - Dirigente OER: Dott.ssa Gabriella Cauzillo. Si ringraziano il Dott. Gianni Tognoni per i preziosi suggerimenti, la Dott.ssa Antonella Di Matteo per la valida collaborazione e il Dott. Eustachio Vitullo per il piano di lavoro “Laboratorio AnalisiNefrologia”. Corrispondenza: Dr. Felice Vitullo Dip.to di Farmacologia Clinica ed Epidemiologia Consorzio Mario Negri Sud V. Nazionale, 66030 - Santa Maria Imbaro (CH) Tel.: 0872–570.253 – Fax.: 0872–570.416 E-mail.: [email protected] Riassunto I pazienti con insufficienza renale cronica (IRC) giunti tardivamente all’osservazione nefrologica (late referral to nephrologist: LR) fanno registrare una prognosi peggiore. Obiettivo del lavoro è analizzare i pazienti di nuova osservazione ambulatoriale con IRC in fase avanzata in Basilicata. Nel 2001 sono stati reclutati 671 pazienti in 7 centri, di cui 328 di nuova osservazione (maschi: 60%, età media: 67 anni). Su 316 pazienti con creatininemia (Cr) registrata (media: 2,3 mg/dl, Clearance Cr media - Clcr: 40,9 ml/min/1,73m2), 43 (13,6%) hanno una IRC in fase avanzata, 74 (23,4%) di grado severo, 144 (45,6%) di grado moderato, 34 (10,8%) di grado lieve; 21 pazienti (6,6%) registrano una Clcr >=90 ml/min. Il grado di IRC è correlato con l’età. I casi di LR – 117 (37%) pazienti di nuova osservazione con IRC di grado severo/avanzato (Clcr<30 ml/min) - sono significativamente più anziani (80% vs 63%), con basso livello di istruzione ed ipertesi (67% vs 54%) rispetto ai 199 controlli (Clcr>=30 ml/min). Tra i 171 pazienti con età >=70 anni, le donne sono il 45% fra i casi e il 31% fra i controlli. Il 58% dei casi di LR è inviato dall’ospedaliero/specialista, il 39% dal medico di medicina generale. Quanto e come l’anzianità - eventualmente associata a bassa cultura e/o condizione femminile - possa favorire un ritardo di osservazione nefrologica (interazione medico/paziente) rappresenta un’ipotesi da approfondire. Sulla base di questi risultati, con un valore di Cr (>=1,5 mg/dl) e l’applicazione di una semplice formula (per la Clcr) il medico generale o specialista può classificare la gravità del paziente nefropatico e decidere di richiedere o meno la collaborazione nefrologica. Introduzione I pazienti con insufficienza renale cronica (IRC) giunti tardivamente all’osservazione del nefrologo fanno registrare maggiore morbimortalità in dialisi, ospedalizzazioni più frequenti e costi più elevati rispetto ai pazienti inviati precocemente, probabilmente a causa dello sviluppo di importanti complicanze e comorbidità nella fase pre-dialitica dell’assistenza (1-10). Obiettivo di questa analisi è individuare e analizzare, tra i pazienti afferenti agli ambulatori nefrologici della Basilicata, i pazienti di nuova osservazione con IRC in fase avanzata, al fine di sviluppare un modello di sorveglianza delle evitabilità – a partire dal ritardo di osservazione (late referral to nephrologist: LR) - basato sui dati correnti ambulatoriali, ad integrazione del Registro Dialisi e Trapianto. Metodi Nel periodo 01-01-2001/31-03-2002 sono stati consecutivamente reclutati pazienti con nefropatia cronica (durata >=3 mesi) presso i 7 ambulatori nefrologici lucani Durante la visita sono state raccolte poche informazioni ad hoc ad integrazione dei dati di routine: diagnosi vs criteri e procedure, invio del paziente (medico/servizio), complicanze e comorbidità. I pazienti sono stati classificati in base al grado di insufficienza renale secondo la definizione di nefropatia cronica e classificazione proposte dal NKF-K/DOQI Work Group (National Kidney Foundation - Kidney Disease Outcome Quality Initiative) (11), che utilizza la MDRD Study equation per il calcolo del filtrato glomerulare (GFR) a partire dalla creatinina (Cr) (v. appendice): pazienti con IRC avanzata (clearance della creatinina: Clcr <15 ml/min/1,73m2); di grado severo (Clcr: 15-29); di grado moderato (Clcr: 30-59); di grado lieve (Clcr: 60-89); con GFR normale (Clcr >=90). I pazienti di nuova osservazione con Clcr <30ml/min/1,73m2 sono stati definiti ‘casi’ di osservazione tardiva (LR), gli altri pazienti di CONTRIBUTI ORIGINALI nuova osservazione sono stati definiti ‘controlli’. Per quantificare i fattori di rischio di LR, sulla base dell’analisi descrittiva è stato applicato il modello di regressione logistica per il calcolo degli Odds Ratio (OR) come stima del rischio relativo. In un’indagine parallela, al fine di stimare la quota di pazienti con Cr alta non conosciuta dai nefrologi i dati del Laboratorio di Analisi degli Ospedali di Matera, Villa d’Agri, Lauria, Maratea e Lagonegro sono stati incrociati con i dati ambulatoriali (primi 3 mesi del 2001). Risultati Sono stati reclutati 671 pazienti con nefropatia cronica (circa il 75% dei pazienti in carico: 150 per 100.000), di cui 328 di nuova/ recente osservazione e 343 in carico da almeno un anno. Pazienti di nuova osservazione nefrologica Su 328 pazienti di nuova osservazione i maschi sono il 60%, l’età media è 67 anni. Le informazioni inerenti l’iter diagnostico sono state raccolte in 196 pazienti: le diagnosi sono qualificate come certe (34%), in corso di definizione (17%), probabili (6%), non definibili (43%); la diagnosi è istologica nel 7% dei casi. Il campo ‘diagnosi’ risulta compilato per 307 pazienti: il 46% presenta un codice diagnosi, il 43% due. Su un totale di 431 codici registrati, le diagnosi sono: IRC (48%), nefropatia diabetica (12%), nefropatie vascolari (14%), glomerulonefriti (6%), malformazioni (7%), infezioni croniche (4%), malattie ostruttive (3%), segni/sintomi/altre nefropatie (5%). Su 328 pazienti, 52 (16%) presentano il diabete come causa di nefropatia, 50 (15%) come diagnosi concomitante. Grado di insufficienza renale Su 316 pazienti con Cr registrata (media: 2,3 mg/dl, media di Clcr: 40,9 ml/min/1,73m2), 43 (13,6%) hanno una IRC in fase avanzata, 74 (23,4%) di grado severo, 144 (45,6%) di grado moderato, 34 (10,8%) di grado lieve; 21 pazienti (6,6%) registrano una Clcr >=90 ml/min/1,73m2. In Tab. 1 le classi di compromissione renale tra i nuovi osservati sono stratificate per età. In Tab. 2 sono riportate le caratteristiche dei casi di LR – 117 (37%) pazienti di nuova osservazione con IRC di grado severo/avanzato – e dei 199 controlli. I casi di LR sono significativamente più anziani (>=65 anni: 80% vs 63%), con basso livello di istruzione ed ipertesi (67% vs 54%) (tra i 171 pazienti con età >=70 anni, le donne sono il 45% fra i casi e il 31% fra i controlli, p=0,06). Complicanze/comorbidità cardiovascolari e fattori di rischio non sono statisticamente differenti fra casi e controlli (cardiopatia ischemica, IMA, disturbi del ritmo, scompenso, ictus, TIA: 33% vs 30%; diabete: 32%, vs 25%, ipercolesterolemia: 27%, trattati con statine: 11%). I casi di LR con ematocrito <30% sono il 35% (vs 7%, trattati con eritropoietina 17% vs 2%, p<0,01). Il 37% dei casi è in dieta ipoproteica (vs 11%, p<0,01). ACEinibitori e diuretici sono più frequenti fra i casi rispetto agli altri antiipertensivi (55% vs 38%, 43% vs 32%, p<0,05). Il 58% dei casi di LR è inviato dall’ospedaliero/specialista (vs 33%), il 39% dal medico di medicina generale (MMG). Il rischio di LR per i medi/grandi anziani è 3-4 volte più elevato rispetto ai giovani (OR 70-74 anni: 4,8, 75-79 anni: 2,9, >=80 anni: 3,6, p<0,01) (Tab. 3). L’OR è 2,2 per i pazienti con titolo elementare e 3,9 (1,4-10,8) in quelli senza titolo (analisi su 58 casi e 119 controlli con dato disponibile); aggiustando per età, l’OR per bassa istruzione é 2,8 (0,9-8,3). Sintesi nuove osservazioni vs pazienti in carico A confronto con il totale dei 316 pazienti di nuova osservazione, i 343 pazienti in carico (<5 anni: 70%) registrano uguale frequenza di sesso ed età, maggiore gravità (Clcr: 35,0 ml/min; IRC severa/avanzata: 47%), maggiore frequenza di ipertensione (68% vs 58%) e comorbidità cardiovascolari (vasculopatie: 15% vs 10%; cardiopatia ischemica: 10% vs 4%) (p<0,01). Pazienti ‘non osservati’ dal nefrologo Su 3.234 Cr di 2 mesi a Matera, 308 sono risultate >1,5 mg/dl in 184 pazienti (maschi: 72%, età media: 72 anni). I pazienti esterni sono 21; di questi 5 sono noti (24%). I pazienti in dialisi sono 7. Tra i 156 ricoverati, 26 sono conosciuti in Nefrologia (17%). Le consulenze risultano richieste per 21 pazienti (13%) (totale dei ‘non osservati’ dal nefrologo: 70%). Su 1.275 Cr di un mese a Villa d’Agri, fra 31 pazienti esterni con Cr >1,5 mg/dl 9 sono noti (29%). Su 33 ricoverati (Medicina e Chirurgia) sono registrate 9 consulenze (27%) (‘non osservati’: 72%). Su 5.734 creatininemie di 3 mesi negli Ospedali del Centro di Lauria, 433 sono risultate >1.4 mg/dl, pari a 237 pazienti; su 108 esterni 31 sono noti (29%); su 129 ricoverati sono registrate 6 consulenze (5%) (totale ‘non osservati’: 85%). Discussione La presente analisi ha esplorato l’associazione di variabili sociodemografiche e clinico-assistenziali con l’osservazione tardiva del paziente nefropatico, fenomeno definito ‘LR ambulatoriale’. Mentre le comorbidità non sembrano essere associate alla probabilità di ‘nuova osservazione di IRC severa/avanzata’ (con l’eccezione dell’ipertensione), i fattori socio-demografici sono tendenzialmente correlati ad una minore probabilità di accesso precoce in nefrologia, in maniera significativa la condizione di ‘anziano’ ma anche, considerati i numeri (relativamente) piccoli, quelle di ‘basso livello educativo’ e di ‘donna’. Inoltre, anche in assenza di predittività, è pur vero che un paziente su tre neoosservati dal nefrologo con Clcr <30ml/min è diabetico e/o presenta importanti condizioni cardiovascolari. Quanto e come l’anzianità - eventualmente associata a bassa cultura e/o condizione femminile - possa favorire un’importante latenza nell’invio in nefrologia di pazienti complessi da parte di medici di medicina generale e/o specialisti (interazione medico/paziente) rappresenta un’ipotesi operativa da approfondire. Nel complesso, la quantificazione dei pazienti giunti in condizioni di IRC severa/ avanzata (37%) è completata dall’indagine parallela: 80 pazienti su 100 con creatininemia alta non sono conosciuti dal nefrologo. Il follow-up di questa coorte, insieme a quella dei pazienti prevalenti, è fondamentale per valutare le condizioni, i criteri e i processi decisionali per l’inizio del trattamento sostitutivo: dialisi o trapianto. I dati sul LR in dialisi e sulle politiche locali di ammissione sembrano scarsi a livello nazionale, assenti quelli sul LR nefrologico. Tra i rapporti sui Registri Dialisi, solo quelli del Lazio sembrano riportare i valori di filtrato glomerulare nei nuovi ingressi, che presentano livelli di Clcr da 3 a 35 ml/min: donne, anziani e persone con bassa istruzione sono significativamente più frequenti nel quartile inferiore di filtrato (Clcr <6,5 ml/min) rispetto al superiore (Clcr >10,2 ml/min) (Rapporto 1999, Sito Web Società Italiana Nefrologia). La variabilità dei livelli di filtrato all’ingresso in dialisi potrebbe dipendere sia da fattori legati al paziente, sia dall’applicazione (più o meno esplicita) di criteri clinici diversi fra centri. A riguardo sembrano comunque poche le evidenze di efficacia sull’inizio precoce del trattamento sostitutivo rispetto alla prognosi: mentre studi italiani su piccole casistiche sembrano mostrare un profilo costo/beneficio migliore per gli ‘early dialysis’ (Clcr>=10 o >=15 ml/min) vs ‘late’ (<5 ml/min), studi recenti pongono dubbi sull’efficacia di iniziare il trattamento a livelli raccomandati dalla US Kidney Foundation (Clcr di circa 14 ml/min) (12-14). 5 6 Oer_b 1/03 Indipendentemente dal livello di Clcr all’inizio della dialisi, il ritardo di invio al nefrologo è comunque associato ad una prognosi peggiore. Studi internazionali, per lo più condotti nel Regno Unito, mostrano che medici di medicina generale e specialisti inviano con minore probabilità pazienti anziani e con comorbidità al nefrologo (1-10). Tra gli altri, in un recente lavoro condotto negli USA il LR in dialisi è associato ad età anziana, basso livello di istruzione, assenza di assicurazione sanitaria, razza nera e presenza di comorbidità: in sostanza, maggiori sono il rischio clinico e l’esclusione sociale dei pazienti minore è l’accessibilità alle cure nefrologiche, oltre ai maggiori costi associati a questi sottogruppi (2-3). Tra gli studi sul LR ambulatoriale (scarsi anche a livello internazionale) citiamo due esempi: 602 pazienti con prima osservazione tra il 1994 e il 1998 a Boston (età: 63 anni) registrano una Cr media di 3,2 mg/dl e un GFR di 22 ml/min (15); utilizzando dati correnti (New Mexico), 1.658 pazienti con Cr >1,5 mg/dl nel 1994-1997 sono inviati dal medico generale a livelli non inferiori a 3-4 mg/dl (16); in entrambi gli studi vengono quantificate comorbidità e complicanze potenzialmente evitabili con un ‘early referral’ nefrologico. In riferimento all’integrazione con il Registro Dialisi e Trapianto, la sorveglianza pre-dialitica è importante sia per monitorare i fattori evitabili di LR, socio-demografici e clinici, sia per seguire l’evoluzione dei pazienti valutando il ruolo dei livelli di GFR vs condizioni cliniche e comorbidità nei processi decisionali dei centri per l’inizio dei trattamenti sostitutivi. Per quanto concerne il miglioramento dell’assistenza integrata, l’applicazione di semplici modelli analitici ai dati correnti, integrati con poche variabili ad hoc, permette di monitorare l’invio tempestivo dei pazienti nefropatici in nefrologia da parte degli specialisti (diabetologi, cardiologi, ecc) e dei medici di medicina generale (17-19). In pratica, con un semplice valore di creatininemia (>=1,5 mg/dl) e l’applicazione della formula in appendice, il medico può classificare la gravità del paziente nefropatico e decidere di richiedere o meno la collaborazione specialistica. Appendice MDRD Study Short Equation per il calcolo del filtrato glomerulare a partire dalla creatinina sierica: 186 X creatininemia (-1,154) X età (-0,203) (X 0,742 per il sesso femminile) Bibliografia 1. Obrador GT, Pereira BJ. Early referral to the nephrologist and timely initiation of renal replacement therapy: a paradigm shift in the management of patients with chronic renal failure. Am J Kidney Dis 1998;31(3):398-417. 2. Levinsky NG. Specialist evaluation in chronic kidney disease: too little, too late. Ann Intern Med 2002; 137(6):542-3. 3. Kinchen KS, Sadler J, Fink N, Brookmeyer R, Klag MJ, Levey AS, Powe NR. The timing of specialist evaluation in chronic kidney disease and mortality. Ann Intern Med 2002;137(6):479-86. 4. Avorn J, Winkelmayer WC, Bohn RL, Levin R, Glynn RJ, Levy E, Owen W Jr. Delayed nephrologist referral and inadequate vascular access in patients with advanced chronic kidney failure. J Clin Epidemiol 2002;55(7):711-6. 5. Ismail N, Neyra R, Hakim R. The medical and economical advantages of early referral of chronic renal failure patients to renal specialists. Nephrol Dial Transplant 1998;13(2):246-50. 6. McClellan WM, Knight DF, Karp H, Brown WW. Early detection and treatment of renal disease in hospitalized diabetic and hypertensive patients: important differences between practice and published guidelines. Am J Kidney Dis 1997;29(3):368-75. 7. Arora P, Obrador GT, Ruthazer R, Kausz AT, Meyer KB, Jenuleson CS, Pereira BJ. Prevalence, predictors, and consequences of late nephrology referral at a tertiary care center. J Am Soc Nephrol 1999;10(6):1281-6. 8. Eadington DW. Delayed referral for dialysis. Nephrol Dial Transplant 1996;11(11):2124-6. 9. Roubicek C, Brunet P, Huiart L, Thirion X, Leonetti F, Dussol B et al. Timing of nephrology referral: influence on mortality and morbidity. Am J Kidney Dis 2000;36(1):35-41. 10. Sesso R, Belasco AG. Late diagnosis of chronic renal failure and mortality on maintenance dialysis. Nephrol Dial Transplant 1996;11(12):2417-20. 11. K/DOQI Clinical Practice Guidelines for Chronic Kidney Disease: Evaluation, Classification, and Stratification . Part 1. Executive summary. Am J Kidney Dis 2002;39 (Suppl 1):17-31. 12. Bonomini V, Baldrati L, Stefoni S. Comparative cost/benefit analysis in early and late dialysis. Nephron. 1983;33(1):1-4. 13. Bonomini V, Albertazzi A, Vangelista A, Bortolotti GC, Stefoni S, Scolari MP. Residual renal function and effective rehabilitation in chronic dialysis. Nephron. 1976;16(1):89-99. 14. Korevaar JC, Jansen MA, Dekker FW et al. When to initiate dialysis: effect of proposed US guidelines on survival. Lancet 2001;29;358: 1046-50. 15. Kausz AT, Khan SS, Abichandani R, Kazmi WH, Obrador GT, Ruthazer R, Pereira BJ. Management of patients with chronic renal insufficiency in the Northeastern United States. J Am Soc Nephrol 2001;12(7):1501-7. 16. Nissenson AR, Collins AJ, Hurley J, Petersen H, Pereira BJ, Steinberg EP. Opportunities for improving the care of patients with chronic renal insufficiency: current practice patterns. J Am Soc Nephrol 2001;12(8):1713-20. 17. Cavallo Perin P, Di Paolo S, Locatelli F, Nosadini R, Penno G, Piccoli G, et al. Linee Guida della nefropatia diabetica. Giornale Italiano di Nefrologia 2000;17:47-58. 18. Casino FG, Vitullo F, Sorrentino GC, Di Matteo A, Procida M, Gaudiano V, Venezia A, Sinisi R, Di Candia VD. Epidemiologia dei bisogni di gestione integrata: il “late referral” in Nefrologia. Giornale Italiano di Nefrologia 2002;19(2):143-148. 19. Sinisi R, Venezia A, Vitullo F, Di Candia VD, Di Matteo A, Cervellino F, Morea R, Caruso E, Bellitti P, Bruno R. Fattibilità di raccolte dati nella routine ambulatoriale di diabetologia. Oer_b 2001;(3):11-15. CONTRIBUTI ORIGINALI Tabella 1 - Distribuzione di 316 pazienti di nuova osservazione nefrologica nel 2001 in Basilicata per fasce d’età e classi di Insufficienza Renale Cronica (clearance della creatinina in ml/min/1,73m2): GFR normale, IRC lieve, moderata, severa, avanzata. ETÁ Clcr>=90 % 60-89 % 30-59 % 15-29 % <15 % Totale < 45 anni 10 32,3 8 25,8 7 22,6 3 9,7 3 9,7 31 % 47,6 45-64 7 % 33,3 65-69 3 % 14,3 70-74 0 % 0,0 75-79 0 % 0,0 >= 80 1 % 4,5 Totale 21 23,5 10,4 12 4,9 17,9 35,3 6,4 4 3 8,5 6 1 8,7 Chi quadrato per il trend: 25,1, p<0,01 34 25 35 2,3 22 144 6 19 50,7 21 12,8 15 74 9 11 30,4 7 19,1 5 43 58 18,3 10,1 69 21,8 11,4 11,6 23,4 47 14,9 19,0 16,3 34,1 67 21,2 25,6 20,3 45,6 9,8 11,9 20,9 32,8 28,4 50,0 8 18,6 25,7 15,3 10,8 7,0 14,9 8,1 43,1 24,3 2,9 6,6 53,2 17,4 17,6 2,3 25 10 13,5 17,4 5,2 8,8 0,0 4,0 44,8 20,8 11,8 0,0 30 44 13,9 13,6 316 7 8 Oer_b 1/03 Tabella 2 - Distribuzione di 316 pazienti nefropatici di nuova osservazione ambulatoriale nel 2001 in Basilicata: casi di ‘LR’ (Clcr<30ml/min) e controlli (Clcr>=30ml/min). Casi n.117 % Controlli n.199 Tabella 3 - Odds Ratio (OR) di ‘LR’ ambulatoriale con intervalli di confidenza al 95% (regressione logistica multipla). OR crudi OR aggiustati * Maschi 1,0 1,0 Femmine 1,3 % Sesso Sesso Maschi 65 55,6 124 62,3 Femmine 52 44,4 75 37,7 (0,8-2,1) 1,4 (0,9-2,3) Età Età * <44 anni 1,0 <44 anni 6 5,1 25 12,6 45-64 1,5 (0,5-4,3) 1,5 (0,5-4,4) 45-64 18 15,4 49 24,6 65-69 1,9 (0,7-5,7) 2,0 (0,7-5,9) 65-69 15 12,8 32 16,1 >=70 3,5 (1,4-8,9) 3,6 (1,4-9,3) 70-74 30 25,6 28 14,1 75-79 28 23,9 41 20,6 Scolarità >=80 20 17,1 24 12,1 Media,Diploma,Laurea 1,0 Elementare 2,2 (0,9-5,4) 1,7 (0,7-4,3) Nessuna 3,9 (1,4-10,8) 2,8 (0,9-8,4) Scolarità *° Diploma o Laurea 4 6,9 14 11,8 Media 4 6,9 21 17,6 Ipertensione Elementare 34 58,6 66 55,5 No 1,0 Nessuna 16 27,6 18 15,1 Si 1,7 1,0 1,0 1,0 (1,1-2,8) * OR aggiustati per sesso ed età Comorbidità CV No 78 66,7 140 70,4 Si 39 33,3 59 29,6 No 39 33,3 92 46,3 Si 78 66,7 107 53,7 No 80 68,4 149 74,9 Si 37 31,6 50 25,1 Medico Medicina Generale 25 39,1 66 57,4 Ospedaliero/ Specialista 37 57,8 42 38,3 Ricorso personale 2 3,1 5 4,3 Ipertensione * Diabete Invio del paziente *° * p<0,01 ° variabile con dati missing 1,7 (1,0-2,7) CONTRIBUTI ORIGINALI L’esperienza dell’ASL n. 4 di Matera sulla segnalazione spontanea di reazione avversa a farmaco (ADR) Nicola Fanelli1, Francesco Mascolo2, Gaetano Muschitiello3 Dirigente Sanitario del Dipartimento Cure Primarie Collaboratore Coordinatore del Dipartimento Cure Primarie 3 Dirigente Farmacista del Dipartimento Assistenza Farmaceutica 1 2 Premessa Il sistema della segnalazione spontanea si basa principalmente sulla comunicazione confidenziale dell’evento da parte del medico prescrittore al Servizio di Farmacovigilanza. Tale metodica, che avrebbe dovuto avere una capillare diffusione, è poco utilizzata con la conseguenza che le informazioni che si riescono ad avere sulle reazioni da farmaco nella prescrizione sono scarse. Obiettivi Presentare l’esperienza effettuata nell’ambito dell’ASL n.4 di Matera sulla segnalazione spontanea di reazione avversa a farmaco. Le problematiche, inerenti la farmacovigilanza e la segnalazione spontanea di reazione avversa da farmaco, individuano nei medici e nei farmacisti territoriali gli operatori più direttamente coinvolgibili in uno studio partecipato sulle ADR. Attraverso l’organizzazione di una rete di farmacovigilanza territoriale con il coinvolgimento di medici, pediatri di base e farmacisti convenzionati, illustrando le problematiche e le metodiche, ci siamo posti l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli attori impegnati nella problematica dell’utilizzo del farmaco, ricavandone successivamente dei risultati confrontabili ed analizzabili. Materiale e metodi L’ASL n.4 di Matera assiste circa 122.000 utenti, distribuiti in 14 comuni, facenti capo a 14 Distretti Sanitari di Base periferici di 1° Livello (in via di riorganizzazione) e 2 Distretti Sanitari di Base di 2° Livello. L’incidenza della popolazione infantile d’età inferiore ai 12 anni è del 15%; l’incidenza della popolazione anziana, di età superiore ai 65 anni, è del 17%. Le prestazioni farmaceutiche, specialistiche e di diagnostica strumentale e di laboratorio, sono erogate attraverso 2 Presidi Ospedalieri, un Poliambulatorio Specialistico Extraospedaliero, 10 Ambulatori Specialistici Distrettuali, 4 Presidi Extraospedalieri a gestione diretta, 8 Presidi Specialistici Convenzionati, 32 Farmacie Private e 2 Farmacie Comunali. L’erogazione delle prestazioni è esplicitata attraverso la prescrizione di 120 Medici di Medicina Generale, 17 Pediatri di Base, circa 200 Medici dipendenti dell’Azienda e 16 Specialisti a rapporto convenzionale interno. L’ASL n.4 di Matera ha istituito nel 1993 il Nucleo di Farmacovigilanza, formato da un medico, un farmacista e un collaboratore amministrativo, con il compito di promuovere lo studio della farmacovigilanza e creare una rete territoriale. Partendo dall’osservazione che nel 1992 nell’ASL n. 4 non vi era stata alcuna segnalazione, abbiamo effettuato uno studio di merito per individuare le cause di una scarsa adesione dei medici ad effettuare segnalazioni di ADR. Dopo attenta valutazione attraverso incontri con gruppi di medici sia dipendenti sia convenzionati, abbiamo ritenuto di individuare le seguenti cause: • Incertezza su quali ADR segnalare: a. perché ritenute di scarsa rilevanza clinica; b. perché trattasi di reazione avversa già nota; c. perché vi è incertezza sul rapporto causale con l’assunzione del farmaco; • Mancanza di modulo di segnalazione; • Mancanza di indirizzo di riferimento cui inviare le schede; • Non conoscenza delle norme e delle procedure per la segnalazione. Successivamente, a seguito di tali valutazioni, è stata svolta la seguente attività: A) È stato preparato un opuscolo esplicativo con l’illustrazione delle ragioni storiche, sperimentali, cliniche e legislative della farmacovigilanza. Tale opuscolo è stato distribuito in maniera gratuita e capillare a tutti gli attori interessati alla problematica del farmaco attraverso riunioni periodiche per categorie (medici di base, pediatri, farmacisti, medici dipendenti). B) Successivamente sono stati promossi incontri, per singolo comune, con i Medici di Medicina Generale, i Pediatri di Base ed i Farmacisti. In tali riunioni oltre ad illustrare la problematica della post marketing surveillance, era spiegato il modo di compilazione del modulo ministeriale e di invio del medesimo alla ASL, e attraverso il confronto diretto con i singoli medici e le singole realtà territoriali, sono stati affrontati i dubbi e le incertezze riguardanti le tematiche inerenti alle valutazioni di merito in rapporto alle segnalazioni avverse da farmaco. C) A tutti i sanitari è stata inviata copia della scheda Ministeriale di ADR sia in forma cartacea sia in forma elettronica. D) L’azienda ha redatto un manifesto illustrativo, esposto in ogni Distretto di Base, con l’invito ai Cittadini a segnalare ai medici le eventuali complicanze connesse all’uso dei farmaci. E) È stato dato ampio risalto, attraverso la stampa locale, alle iniziative intraprese. F) Periodicamente sono state inviate ai medici convenzionati e dipendenti alcune segnalazioni del Ministero della Sanità, in rapporto a particolari reazioni avverse da farmaco, evidenziandone di volta in volta le problematiche connesse. I risultati non sono tardati, nell’anno 1993, sono pervenute n. 2 schede di Reazione Avversa a Farmaco e negli anni successivi il numero delle schede trasmesse è stato crescente. È da sottolineare che le ADR sono state effettuate anche da assistiti che si sono presentati nei Distretti spontaneamente. Nell’anno 1999 e nel 2000, per problematiche inerenti alla gestione del personale, il Nucleo non ha potuto lavorare attivamente e con continuità sul territorio con la conseguenza che le segnalazioni sono diminuite. Nel maggio dell’anno 2001 sono stati tenuti due incontri con i Medici di Medicina Generale della ASL in cui sono state discusse le varie problematiche della farmacovigilanza; è stato proposto anche un questionario al fine di sondare il livello di conoscenza delle problematiche della farmacovigilanza e le motivazioni che inducono a segnalare o a non segnalare una ADR. Nel corso delle riunioni suddette è nata l’idea di avere dei contatti diretti tra ASL e Medici di Medicina Generale mediante 9 10 Oer_b 1/03 l’uso di internet. Tutti i Medici collegati ad internet, che hanno voluto comunicare il loro indirizzo, ricevono periodicamente, in genere due volte la settimana, delle note su reazioni avverse comunicate dal Ministero della Salute, dal sito farmacovigilanza.org, GIOFIL, ecc…. È stata, inoltre, inviata una scheda informatizzata che, compilata, può essere rispedita, sempre mediante internet, al Dipartimento Assistenza Farmaceutica, per essere poi inoltrata al Ministero, attraverso l’apposito sito. Periodicamente è trasmessa a tutti i medici collegati una sintesi delle schede inviate. Attualmente per tenere viva l’attenzione stiamo cercando di tenere sotto osservazione e di fare delle ricerche mirate per classe terapeutica. È stato attivato uno studio multicentrico di “Farmacovigilanza attiva sugli inibitori selettivi della cox-2”, grazie alla collaborazione dei Medici di Medicina Generale; in attesa delle elaborazione dei reports conclusivi effettuati dal Centro Studi Sifo di S. Maria Imbaro, è stato presentato un poster in occasione del 31° Europea Symposium on Clinical Pharmacy tenuto a Firenze in novembre del 2002, organizzato dalla Società Europea di Farmacia Clinica. È stato attivato un Osservatorio “progetto Cronos” di Puglia, Basilicata e Campania in cui si è avuto un monitoraggio dei pazienti arruolati, dei principi attivi e dei dosaggi somministrati, delle reazioni avverse rilevate nei primi 15 mesi di erogazione. Un poster di tale attività è stato presentato al Convegno Sifo tenuto a Giugno 2002 a Reggio Calabria. Il continuo colloquio con i Medici sul territorio ha permesso di evitare il senso di abbandono e vuoto che si può avvertire quando non si ha alcun riscontro alla propria azione. Risultati Le schede di segnalazione pervenute dal 1993 sono le seguenti: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. Anno 1993=n.2 Anno 1994=n.1 Anno 1995=n.15 Anno 1996=n.6 Anno 1997=n.1 Anno 1998=n.194 Anno 1999=n.142 Anno 2000=n.5 Anno 2001=n.38 Anno 2002=n.44 Sino al 31 dicembre 2002 sono pervenute in tutto n. 448 schede. Dal grafico riepilogativo delle schede pervenute (tab.1) si può evidenziare: - che in corrispondenza di incontri e di momenti di sensibilizzazione vi è un aumento delle schede trasmesse; - negli anni 1998 e 1999 si è manifestato un classico esempio di segnalazione selettiva. Si è avuto, infatti, uno straordinario aumento in coincidenza dell’introduzione da parte della CUF della nota 73 che limitava la prescrizione dei Sartani a carico del SSN. Pur non essendovi stata alcuna sollecitazione da parte del Servizio Farmaceutico, si è trattato, infatti, di un comportamento spontaneo. Nell’anno 1998 di 194 schede pervenute ben 172 (88%) riguardavano ADR da ACE inibitore. Nell’anno 1999 la nota 73 è stata eliminata, ma ben 92 schede (65%) sono pervenute quale reazione avversa da ACE inibitore; - il grafico evidenzia una prevalenza del sesso femminile (circa il 66%). Gli assistiti che hanno subito reazione avversa da farmaco suddivisi per fascia di età (tab. 2) mostrano che la maggioranza delle reazioni avverse nelle due fasce, anni 46-65 e > 65, sono quasi uguali. Gran parte delle reazioni avverse della fascia di età compresa tra 45 e 65 anni riguarda ADR da ACE inibitore. Interessante appare il dato riguardante la fonte o meglio chi ha inviato la scheda (tab. 3): - la maggioranza delle schede è stata trasmessa da Medici di Medicina Generale (85,5%), la maggioranza delle schede trasmesse dai Medici Ospedalieri e Specialisti riguardano ADR da Ace inibitori e ASA; - quattro schede sono state stilate dai Medici di Distretto cui si sono rivolti gli assistiti successivamente alla pubblicizzazione delle iniziative di farmacovigilanza. Tuttavia il numero dei medici sensibili alle problematiche della farmacovigilanza è sempre piuttosto ristretto (tab. 4). La tabella 7 individua il numero di schede di ADR per medico. La tabella 6 riporta la suddivisione secondo la classifica ATC delle ADR, mentre nella tabella 7 è stato eliminato il sistema cardiovascolare per meglio evidenziare gli altri gruppi anatomici schiacciati dalle numerosissime comunicazioni di reazione avversa agli ACE inibitori. La Tabella 8 evidenzia gli “Organi interessati da ADR” e mostra la suddivisione delle ADR per singolo apparato; nella Tabella 9 è CONTRIBUTI ORIGINALI stata eliminato l’apparato respiratorio per meglio evidenziare le differenze tra gli altri organi. abbiamo cercato di chiarire che il medico prescrittore non può in nessun caso essere considerato responsabile dell’evento avverso. La tabella 10 elenca le condizioni concomitanti quando sono state segnalate. Una comunicazione sull’esperienza della ASL n. 4 di Matera sulla segnalazione spontanea di reazione avversa a farmaco è stata presentata al Convegno di Primavera SIFO, tenuto a Reggio Calabria dal 9 all’11 giugno 2002 sul tema: “Sicurezza del Paziente: Prevenzione e monitoraggio delle Reazioni Avverse da Farmaci e Dispositivi Medici”. Nel corso dell’anno 2001 sono stati tenuti 2 incontri con i Medici di Medicina Generale, in tale occasione è stato loro sottoposto un questionario per saggiarne la sensibilità alla segnalazione spontanea; i medici intervistati, in forma anonima, sono stati n. 46, i risultati i seguenti: 1. Vanno segnalate solo le reazioni avverse da farmaco: - Più gravi: n.3 - Tutte: n.30 - Più note: n.1 - Sconosciute: n.12 2. Sono state già effettuate segnalazioni avverse da farmaco: - Mai ad alcuno: n.19 - All’IMS: n.3 - All’OMS: = - Alla USL: n.22 - Al Ministero: n.2 3. Motivo della mancata segnalazione: - Mancanza di tempo: n.5 - Effetti lievi e noti: n. 22 - Inutilità: n.2 - Difficoltà di attribuzione: n.2 - Altro: n.8 Alla domanda n.3 un medico aveva risposto: perché siamo troppo bravi; questo ci ha fatto temere che uno dei motivi della mancata segnalazione potesse essere il timore di essere ritenuti responsabili dell’evento avverso. Negli incontri successivi Discussione e conclusioni La segnalazione spontanea della ADR è obbligatoria e può essere effettuata dagli operatori sanitari e spontaneamente anche dagli utenti. La metodica è semplice, di basso costo e di notevole utilità. L’obiettivo dello studio era di indagare se attraverso la creazione di una rete territoriale di farmacovigilanza ed il coinvolgimento in forma diretta dei medici di medicina generale, pediatri di base e farmacisti convenzionati, si potesse portare anche la nostra Azienda ad avere un numero di comunicazioni che si avvicinasse ai dati nazionali ed internazionali. La creazione di un Nucleo di Farmacovigilanza Territoriale, con il compito di una costante informazione degli operatori sanitari e la pubblicizzazione della metodica di segnalazione spontanea, ha dimostrato che, per ottenere una risposta positiva, è necessario un costante aggiornamento degli operatori sanitari ed il coinvolgimento degli stessi in una rete territoriale. Quest’ultima ha la necessità di continua implementazione attraverso il contatto continuo fra gli operatori sanitari e fra questi e le strutture deputate alla farmacovigilanza. Bibliografia 1. L. 29/12/87 n. 531. “Disposizioni urgenti in materia sanitaria”, art. 9. G.U. n. 303 del 30/12/87. 2. D.P.R. n. 39 del 25/1/91. “Regolamento di esecuzione delle disposizioni di cui all’art. 9 del D.L. 30/10/87 n. 443, convertito, con modificazioni, dalla legge 29/12/87, n. 531, sulle modalità di attuazione della farmacovigilanza attraverso le strutture pubbliche” G.U. n. 68 del 21/3/91. 3. D.M. 20 aprile 1991. Approvazione dei modelli di scheda previsti dal D.P.R. 25/1/91 n. 92. 4. D.Lgs. 18 Febbraio 1997, n. 44. Attuazione delle Direttiva 93/39/CEE che modifica le Direttive 65/65/CEE e 75/319/CEE relative ai medicinali, G.U. n. 54 (Suppl. Ord.) del 6/3/97. 5. Circolare n. 12 Ministero della Sanità. Note esplicative al decreto legislativo 18 febbraio 1997, n. 44: “Attuazione delle Direttiva 93/39/ CEE che modifica le Direttive 65/65/CEE e 75/319/CEE relative ai medicinali”, G.U. n. 54 (Suppl. Ord.) del 6/3/97. G.U. n. 244 (suppl. Ord.) del 18/10/97. 6. T. Corsetti, “Farmacovigilanza ; La segnalazione spontanea. Un’indagine conoscitiva quale rilevatrice dei bisogni”. Bollettino Sifo 1993, vol. 39 n. 3. 7. M. De Rosa, M.G. Tornaghi, Elaborazione a livello locale delle segnalazioni spontanee di reazioni avverse al farmaco: modello operativo per i reports informativi di ritorno ai medici”. Giornale italiano di farmacia clinica 10, 2, 96. 8. Giornale Italiano di Farmacia Clinica; Atti del Convegno Primavera SIFO 2002 “ Sicurezza del Paziente: Prevenzione e Monitoraggio delle Reazioni Avverse da Farmaci e Dispositivi Medici”, supplemento al volume 16,1,02. 11 Oer_b 1/03 92 2 26 26 293 61 50 3 12 18 155 TOT 133 2002 3 1 2001 8 2000 3 1999 7 1998 0 1 1997 M 1996 2 1995 F 1994 Tabella e figura 1 - Schede suddivise per sesso 1993 12 Tabella e figura 2 - Schede suddivise per fasce di età e sesso Età (anni) F M Omessa Totali 0-14 4 2 15-45 29 22 51 46-65 127 64 191 >65 129 61 190 6 Omessa età 10 10 448 Tabella 3 - Fonte SESSO FONTE F M TOTALE GUARDIA MEDICA 0 2 2 MEDICO ASL 2 2 4 MEDICO DI BASE 248 130 378 MEDICO OSPEDALIERO 43 19 62 MEDICO SPECIALISTA TOTALE 0 2 2 293 155 448 Tabella 4 e relativo grafico - Numero medici e numero schede pervenute Anno N. medici N. segnalazioni 1993 2 2 1994 1 1 1995 7 15 1996 3 6 1997 1 1 1998 63 194 1999 49 142 2000 4 5 2001 21 38 2002 21 44 Totale 172 448 CONTRIBUTI ORIGINALI Tabella 5 e relativo grafico - Numero segnalazioni N. medici N. segnalazioni 1 >20 4 da 15 a 20 8 da 10 a 14 18 da 5 a 9 54 da 1 a 4 Tabella 6 e relativo grafico - Suddivisione ADR per ATC Gruppo Anatomico principale N. casi % A Apparato gastrointestinale 9 2,01 B Sangue 9 2,01 C Sistema cardiovascolare 328 73,21 G Sistema genito-urinario 6 1,34 H Ormoni sistemici 1 0,22 J Antimicrobici sistemici 37 8,26 L Antineoplastici ed Immunomodulatori 1 0,22 M Sist. muscolo scheletrico 17 3,79 N Sistema nervoso 33 7,37 R Sistema respiratorio 5 1,12 S Organi di senso 2 0,45 Totale 448 Tabella 7 e relativo grafico - Suddivisione ADR per ATC senza SC Gruppo Anatomico principale N. casi % A Apparato gastrointestinale 9 7,50 B Sangue 9 7,50 G Sistema genito-urinario 6 5,00 H Ormoni sistemici 1 0,83 J Antimicrobici sistemici 37 30,83 L Antineoplastici ed Immunomodulatori 1 0,83 M Sist. Muscolo scheletrico 17 14,17 N Sistema nervoso 33 27,50 R Sistema respiratorio 5 4,17 S Organi di senso 2 1,67 120 13 14 Oer_b 1/03 Tabella 8 e relativo grafico - Organi interessati da ADR Organi N.ADR Sangue 3 Urogenitale 5 Endocrino metabolico 3 Psichiatrico 5 Muscolo scheletrico 7 Organi di senso 15 Cardiovascolare 16 Cute ed annessi 16 SNC e periferico 24 Gastroenterico 23 Immunità 39 Respiratorio 292 Totale 448 Tabella 9 e relativo grafico - Organi interessati da ADR senza apparato respiratorio Organi N.ADR Sangue 3 Urogenitale 5 Endocrino metabolico 3 Psichiatrico 5 Muscolo scheletrico 7 Organi di senso 15 Cardiovascolare 16 Cute ed annessi 16 SNC e periferico 24 Gastroenterico 23 Immunità 39 Totale 156 CONTRIBUTI ORIGINALI Tabella 10 - Condizioni concomitanti Sesso Condizioni concomitanti F M Totale Nessuna 260 145 405 Allergia ASA 0 1 1 Ansia 1 0 1 Asma allergica 1 0 1 Asma bronchiale 1 0 1 Bronchite asmatica 2 0 2 Bronchite cronica 2 1 3 Calcolosi colecistica 1 0 1 Cardiopatia 3 0 3 Diabete mellito 4 0 4 Diabete mellito, ipertensione 1 0 1 Diabete, aterosclerosi, papilloma vescicale 1 0 1 Favismo 0 1 1 Gastrite 2 0 2 Insufficienza mitralica 1 0 1 Ipertensione 5 1 6 Ipertermia 0 1 1 Lombalgia 0 1 1 Nevrosi ansiosa e depressione 2 1 3 Obesità 1 0 1 Osteoartrosi 1 0 1 Osteoartrosi, iperuricemia 1 0 1 Port. protesi valv. biol. mitralica 1 0 1 Pregressa sensibilizzazione ad amoxicillina 0 1 1 Rinite e asma allergica 0 1 1 Ritenzione idrica 1 0 1 TIA 1 0 1 Ucera duodenale 0 1 1 Totale 293 155 448 15 16 Oer_b 1/03 La Medicina Generale e i fattori di rischio sociali e comportamentali in adolescenti e giovani adulti (14-25 anni). Antonio Barone1, Antonio Ciriello1, Antonio Santangelo1 Medici di Famiglia convenzionati con la Azienda Sanitaria USL n.2 di Potenza 1 Per Corrispondenza: Dr. Antonio Santangelo Via Mario Pagano 70 - Vaglio (PZ) Tel/Fax: 0971487157 E-mail: asantang@libero .it Gli autori, Medici di Famiglia, affrontano in questo lavoro le problematiche relative al rapporto con adolescenti e giovani adulti. Al di là dei dati sulla presenza o meno di fattori di rischio sociali e comportamentali nella fascia d’età compresa fra i 14 ed i 25 anni, la raccolta dei dati (effettuata nell’arco di 2 mesi invernali) ha dato l’opportunità di affrontare il rapporto spesso sfuggente con una fascia d’età, che, al contrario, avrebbe bisogno di una maggiore attenzione e perdita (?) di tempo al fine di effettuare una corretta educazione sanitaria, l’unica possibilità di intervento per indurre corretti stili di vita in una fase così delicata di transizione della vita delle persone. Introduzione Le problematiche relative agli adolescente e ai giovani adulti (14-25 anni) sono un aspetto spesso trascurato, ma non meno importante, nell’attività quotidiana del Medico di Medicina Generale. Con questo lavoro, alcuni Medici di Medicina Generale, attraverso un’indagine epidemiologica su quanti e quali fattori di rischio sociali e comportamentali sono presenti nella fascia d’età 14-25 anni, hanno preso coscienza della necessità di una maggiore attenzione verso i problemi degli adolescenti e dei giovani adulti. Materiali e metodi Gli autori sono Medici di Famiglia che esercitano nei Comuni di Albano di Lucania, Pietragalla e Vaglio di Basilicata. Nei mesi di Gennaio e Febbraio 2002, a tutti i soggetti di età compresa fra i 14 ed i 25 anni, che si sono rivolti al proprio medico per un motivo qualsiasi, sono state rivolte una serie di domande tese a svelare la presenza o meno dei seguenti fattori di rischio: - tabagismo assunzione di alcool assunzione di droghe problematiche relative alla sfera sessuale problematiche della sfera psichica (specie per le forme depressive). Nel caso di presenza di abitudine al fumo è stato poi somministrato sia il Test di Fagerstrom (test utilizzato per misurare il grado di dipendenza), sia, a giudizio del medico, il Test di Mondor (test utilizzato per la verifica della motivazione alla cessazione del fumo). In caso di assunzione di alcool è stato somministrato anche il questionario AUDIT (Alcool Use Disorders Identification Test), test che misura il grado di alcoldipendenza. Per le problematiche della sfera psichica si é utilizzato il Test di Hamilton per la diagnosi dei disturbi depressivi. Inoltre tutti i soggetti sono stati sottoposti a controllo dei valori pressori e dei dati antropometrici, peso e altezza e calcolo del BMI. I soggetti di età compresa fra i 18 ed i 25 anni hanno sottoscritto il consenso informato, dove venivano spiegate esaurientemente le finalità e le modalità della ricerca. CONTRIBUTI ORIGINALI Risultati Gli autori assistono complessivamente 4.639 assistiti (Tab.1). I pazienti di età compresa fra i 14 ed i 17 anni sono 233 (5% dei pazienti), mentre quelli di età compresa fra i 18 ed i 25 anni sono 453 (9,8%), con una lieve prevalenza degli assistiti di sesso maschile, 353 vs 333. Di tali pazienti sono stati intervistati (tab.2) 20 (l’8.6%) di età compresa fra i 14 ed i 17 anni (età media: 15.05 anni) e 44 (il 9,7%) di età compresa fra i 18 ed i 25 anni (età media: 21,01 anni). Quindi si sono sottoposti all’indagine 64 pazienti, che rappresentano il 9.3% degli eleggibili, anche in questo caso con una prevalenza dei pazienti di sesso maschile, 37 pazienti, pari al 10,5% di tutti i soggetti maschi eleggibili, su 27, pari all’8,1% delle eleggibili. Il livello di istruzione degli intervistati (tab. 3) mostra un dato confortante: tutti hanno un grado di istruzione. Nella tabella 4 vengono riportati i dati relativi al Body Max Index (BMI); su 64 soggetti, 42 (il 65,6%) sono normopesi, 5 sono sottopeso, con BMI inferiore a 20, e 10 sono in sovrappeso o obesi (BMI superiore a 25). E’ interessante osservare come in 3 casi il BMI è inferiore a 18, quindi si tratta di un quadro grave di sottopeso, e 1 solo caso è francamente obeso, con BMI superiore a 30. I valori della pressione arteriosa del campione esaminato sono tutti nella norma (tab. 4), ma in due casi i valori della pressione sistolica erano superiori a 150 mmHg. Per quanto riguarda l’abitudine al fumo (tab.6), il 32,8% (21 su 64) dei soggetti intervistati ha dichiarato di fumare, con una chiara prevalenza della fascia d’età compresa fra i 18 ed i 25 anni. In questa fascia di età poi (tab.7) il numero di sigarette fumate variava, mentre nella fascia d’età compresa fra i 14 ed i 17 anni non superava le dieci giornaliere. Il grado di dipendenza dal fumo (Test di Fagerstrom) in un solo caso mostrava un punteggio superiore a 7, e quindi con un grado di dipendenza alto (in un soggetto con un consumo giornaliero di sigarette superiore a 15). Il test di Mondor (motivazione alla cessazione) è stato somministrato, a giudizio degli autori, solo a coloro che fumavano più di 15 sigarette al dì, in 4 casi il test ha evidenziato un punteggio superiore a 6, esprimendo una forte motivazione alla cessazione. L’assunzione dell’alcool (tab. 8) è limitato nel nostro campione a 15 su 49 soggetti (il 23.4%), con una preferenza per la birra ed il vino. Nei 15 soggetti bevitori è stato poi somministrato l’AUDIT, che ha evidenziato in un caso (un ragazzo di 14 anni) un punteggio di 10, che esprime come il paziente beva troppo o abbia avuto o abbia problemi alcol-correlati. L’incidenza di nevrosi depressive è stata piuttosto bassa: solo in 3 casi su 64 vi era un punteggio alla scala di Hamilton suggestivo di una depressione. Anche le domande relative alle problematiche del sesso hanno evidenziato scarse informazioni, dato il campione ristretto. Comunque 3 su 44 giovani adulti fanno uso di mezzi contraccettivi, una ragazza la pillola estroprogestinica e 2 ragazzi il condom. Tutte le 20 ragazze di età compresa fra i 18 ed i 25 anni non si sono mai sottoposte al PAP Test (tab.9). Infine per quanto riguarda l’uso si sostanze stupefacenti tutti gli intervistati hanno negato l’uso di una sostanza stupefacente. Commento Pur con il limite del campione ristretto (anche se bisogna sottolineare come l’indagine sia stata condotta nei mesi di Gennaio e Febbraio 2002, periodo di epidemia influenzale) la ricerca ha messo in luce alcuni aspetti interessanti. Nel nostro campione 1/3 degli intervistati ha un problema con il proprio peso: vi è una prevalenza di soggetti in soprappeso ma non vanno trascurati i casi di sottopeso (9 su 64) e soprattutto i tre casi in grave sottopeso. I dati sui valori pressori confermano come l’incidenza di forme franche di ipertensione è trascurabile nelle fasce d’età considerate. Certamente interessanti sono i dati ricavati dalle domande relative alle abitudini voluttuarie, droga, fumo e alcool. Tutti gli intervistati hanno negato l’uso di sostanze stupefacenti, ciò non vuol dire che nelle nostre comunità non vi sia il fenomeno droga: la metodologia della ricerca è stata certamente un limite per l’emergenza di tali problematiche. Per quanto riguarda il tabagismo, quasi 1/3 dei soggetti fuma e nella fascia d’età 14-17 anni l’abitudine al fumo, piuttosto limitata (4 casi con un consumo inferiore a 10 sigarette die), sembra più dovuta ad una sorta di emulazione degli adulti, visto anche che in tutti i casi non vi era un grado di dipendenza elevato (punteggio inferiore a 7 al test di Fagerstom). Chiaramente il consumo giornaliero di sigarette aumenta nella fascia d’età 1825 anni, con un soggetto che presenta un punteggio al test di dipendenza superiore a 7. Nei quattro soggetti che fumano più di 15 sigarette die, vie è una forte motivazione alla cessazione. Ecco un esempio di come un’ abitudine possa, con l’andare del tempo, strutturarsi fino a diventare una vera e propria dipendenza. Il ricorso all’alcool è piuttosto limitato, solo 1 su 5 dei soggetti intervistati beve birra e/o vino; anche con l’alcool non vi è una chiara abitudine, solo in un caso il punteggio all’AUDIT era significativo della presenza di problemi alcol-correlati (pur in probabile assenza di alcoldipendenza), ma si trattava anche di un ragazzo di 14 anni. L’incidenza di forme depressive è piuttosto bassa, solo 3 casi su 64, ma anche in questo caso il ruolo del medico di famiglia è importante per far emergere i casi. Le problematiche sessuali, pur essendo spesso marginali in questa fascia d’età, offrono lo spunto per alcune osservazioni: tutte le ragazze non si sono mai sottoposte al PAP test ed il ricorso a mezzi anticoncezionali non è frequente nei nostri giovani. Conclusioni L’incontro con i soggetti giovani e gli adolescenti, pur essendo molto meno frequente rispetto a quello con i soggetti adulti e anziani, riveste un’occasione particolare che richiede al medico di famiglia un’attenzione ed un impegno notevole. I giovani presentano spesso comportamenti che, pur non essendo riconosciuti comunemente come patologie, necessitano di un’attenzione particolare del medico per poter incidere efficacemente. In quest’epoca della vita si vanno strutturando delle abitudini che possono poi avere un peso notevole sullo stato di benessere del soggetto, basti pensare all’alimentazione, al fumo, al consumo di alcolici, agli atteggiamenti nei confronti della sessualità. Ecco che anche in caso di accessi occasionali, per problematiche banali, perdere pochi minuti per raccogliere dati sulle abitudini del giovane e soprattutto per dare informazioni e consigli non è una perdita di tempo. Infatti sarebbe utile considerare che questi incontri sono delle occasioni per impostare un rapporto in termini di investimento per il futuro. E’ importante che, in queste occasioni, l’adolescente non ci veda come alleati dei genitori. Dobbiamo porci nei loro confronti come punto di riferimento oggi per il domani, solo così potremmo fare un’efficace educazione sanitaria. 17 18 Oer_b 1/03 Tabella 1 - Quadro anagrafico Medico N. pazienti Pazienti 14-17 a. Pazienti 18-25 a. Sesso M Sesso F 1. A.B. 1580 89 153 125 117 2. A.C. 1574 76 148 118 106 3. A.S. 1485 68 152 110 110 Totale 4639 233 (5,0%) 453 (9,8%) 353 333 Tabella 2 - Pazienti di 14-25 anni intervistati e loro suddivisione per sesso ed età Fascia d’età Totale Pazienti M Totale Pazienti F Totale Pazienti M intervistati Pazienti F intervistati Totale Età media intervistati 14-17 a. 120 113 233 13 7 20 (8,6%) 15.05 a. 21.01 a. 18-25 a. 233 220 453 24 20 44 (9,7%) Totale 353 333 686 37 (10,5%) 27 (8,1%) 64 (9,3%) Tabella 3 - Livello di istruzione degli intervistati Fascia d’età Media Inferiore Media Superiore Università 14-17 a. 3 17 18-25 a. 5 29 10 Totale 8 (12,5%) 46 (71,8%) 10 (15,6%) Tabella 4 - BMI dei 64 soggetti intervistati Fascia d’età Sottopeso grave BMI< 18 Sottopeso BMI 18<20 Normopeso BMI 21<25 Sovrappeso BMI 25<30 Obesità BMI 30<40 Obesità patologica BMI >40 14-17 a. 1 3 13 3 == == 18-25 a. 2 3 29 9 1 == Totale 3 (4.7%) 6 (9,4%) 42 (65,6%) 12 (18.7%) 1 (1.6%) Tabella 5 - Pressione arteriosa dei soggetti intervistati Fascia d’età Sistolica media Diastolica media 14-17 a. 113.4 mmHg 70.5 mmHg 18-25 a. 122.8 mmHg 75.0 mmHg Note 2 casi con sistolica>150 mmHg Tabella 6 - Tabagismo Fascia d’età Non Fum.M Non Fum.F Totale Non Fumatori Fum.M Fum.F Totale Fumatori 14-17 a. 12 4 16 1 3 4 18-25 a. 12 15 27 12 5 17 Totale 24 19 43 (67,2%) 13 8 21 (32,8%) Tabella 7 - Numero di sigarette, grado di dipendenza dalla nicotina (Test di Fagerstom) e motivazione alla cessazione (Test di Mondor) N. Sigarette Età 14-17 Età 18-25 Test di Fagerstom Punteggio <= 6 Punteggio =>7 Test di Mondor (punteggio>6) <5 sigarette die 2 4 5 0 === 6-10 sigarette die 2 5 7 0 === 11-15 sigarette die 0 4 5 0 === >15 sigarette die 0 4 3 1 4 CONTRIBUTI ORIGINALI Tabella 8 - Presenza di abitudine all’alcool e risultati dell’AUDIT Fascia d’età NO SI A.U.D.I.T. Punteggio < 8 Punteggio fra 8 e 13 14-17 a. 15 5 4 1 18-25 a. 34 10 10 0 Totale 49 15 (23,4%) 15 1 Tabella 9 - Incidenza di nevrosi depressiva; utilizzo di mezzi contraccettivi; esecuzione del PAP TEST. SI NO Depressione 3 (di sesso F) 61 Contraccezione 3 (2 condom, 1 estroprogestinici) 41 PAP TEST (fascia d’età 18-25 a.) 0/20 20/20 19 20 Oer_b 1/03 Il self audit di un medico di famiglia: gli inibitori di pompa protonica farmaceutica globale, la loro appropriatezza prescrittiva confrontando la scheda tecnica ministeriale e la patologia legata alla loro prescrizione. Antonio Santangelo Risultati Medico di Famiglia - AUSL 2 Per Corrispondenza Dr. Antonio Santangelo Via Mario Pagano, 70 - 85010 Vaglio Basilicata (PZ) Tel/Fax: 0971487157 E-mail: [email protected] Riassunto Nel presente lavoro l’autore mette sotto la propria lente d’ingrandimento la propria prescrizione relativa agli Inibitori di Pompa Protonica dell’anno 2002. Dall’analisi dei dati emerge come l’impatto di questa categoria di farmaci sulla spesa globale è quasi il 10%, ma più interessante è l’emergenza di una prescrizione non corretta nella scelta della molecola nel 13.46% dei casi (non rispetto della scheda tecnica approvata dal Ministero della Salute). L’autore quindi mette in risalto come la verifica (audit) possa essere un importante strumento per indurre sostanziali comportamenti nell’operato di qualsiasi operatore professionale, a maggior ragione della categoria medica visto le ricadute senza dubbio positive nel campo dell’assistenza sanitaria. Nella tabella 1 vengono riportati i valori della spesa farmaceutica globale e per gli IPP e quella per accertamenti globale e relativa ad esami per le patologie acidocorrelate, rapportate col numero di pazienti. I pazienti che hanno avuto almeno una prescrizione di un IPP sono 145 (il 9.87% dei pazienti in carico) con una spesa di 26.192,56 (il 9.1% della spesa complessiva). Al contrario solo 42 pazienti (il 2.89%) sono stati sottoposti ad accertamenti correlati alla patologia peptica. I pazienti sono stati nella tabella 2 suddivisi per sesso ed età, la prescrizione di IPP è più frequente nel sesso femminile e nell’età superiore a 61 anni. Il tipo di molecola utilizzato con il numero di pezzi prescritto, la spesa complessiva e il numero di pazienti relativi sono riportati nella tabella 3. L’omeprazolo con 558 pezzi (56.99%), una spesa di 15.733,65 (60%) è l’IPP più utilizzato essendo stato prescritto a 70 pazienti, seguono il pantoprazolo, il lansoprazolo, l’esomeprazolo e il rabeprazolo. Vi è chiaramente un discordanza fra il numero di pazienti (156) che hanno avuto almeno una volta una prescrizione di un IPP e il numero complessivo di pazienti riportato nelle tabelle 1 e 2 (145): alcuni pazienti hanno utilizzato nel corso dell’anno più di un IPP. Nella tabella 4 sono riportate le indicazioni dei vari IPP approvate in scheda tecnica; nella tabella 5 viene evidenziata l’appropriatezza prescrittiva dei diversi IPP in relazione alle indicazioni della scheda tecnica: come si può osservare in 21 pazienti su 156 (il 13.46%) la prescrizione non è stata corretta in quanto non rispettava la scheda tecnica. Infine nella tabella 6 si mette in evidenza le patologie che hanno determinato un uso non corretto dei farmaci. Commento Introduzione Gli inibitori di pompa protonica (IPP), insieme alle statine, costituiscono una delle innovazioni farmacologiche più rilevanti degli ultimi anni che, se da un lato hanno determinato un sostanziale cambiamento nella terapia delle malattie gastrointestinali acidocorrelate, dall’altro lato hanno e avranno sempre più un impatto notevole sulla spesa farmaceutica. Secondo fonti dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali, Ministero della Salute (1), l’IPP nell’anno 2001 è stata la prima categoria farmacologica per spesa complessiva (660 milioni di Euro) con una crescita, rispetto al 2000, del 52.2%, incremento determinato quasi esclusivamente da un aumento delle prescrizioni (+ 48.5%). L’autore, medico di famiglia, ha inteso con il presente lavoro analizzare la sua attività prescrittiva del 2002 riguardo tali farmaci, l’impatto che tale categoria di farmaci ha sulla spesa farmaceutica da lui indotta, l’appropriatezza delle prescrizioni. Materiali e metodi L’autore esercita la professione di Medico di Famiglia nel Comune di Vaglio Basilicata (AUSL 2) ed ha in carico una popolazione di 1469 assistiti (popolazione media nel 2002). Grazie al programma di gestione informatico dello studio (MILLEWIN) a fine 2002 ha elaborato l’elenco dei pazienti che nel corso dell’anno hanno avuto almeno una prescrizione di un IPP, la spesa totale per questa categoria farmacologica e il suo impatto sulla spesa Il Self-Audit, cioè l’autoverifica di ciò che si sta facendo, è senza dubbio uno strumento importante per qualsiasi operatore che voglia porsi interrogativi sul proprio operato. In questo caso, l’autore ha voluto verificare la propria prescrizione di IPP sia in termini quantitativi (il loro impatto sulla spesa farmaceutica globale), sia in termini qualitativi (verifica della loro appropriatezza prescrittiva). Nell’anno 2002, 146 pazienti hanno avuto almeno una prescrizione di un IPP, classe farmacologia responsabile del 9,1% dell’intera spesa farmaceutica mentre i pazienti che abbiano effettuato un accertamento diagnostico in relazione alle malattie acidocorrelate sono stati solo il 2.89% dei pazienti in carico. Questa discrepanza dipende sia dalla scarsa propensione dei pazienti a sottoporsi ad esami invasivi come l’esofagogastroscopia, sia al fatto che in almeno 43 pazienti la patologia ha un decorso cronico (Malattia da reflusso esofageo, Ulcera peptica Long Term o per la gastroprotezione nei soggetti a rischio). L’uso degli IPP è più frequente nel sesso femminile e nell’età adulta o anziana, andamento che rispecchia chiaramente la prevalenza per sesso ed età della malattia peptica. Nella tipologia della molecola di IPP utilizzata, che riflette spesso le abitudini personali del medico prescrittore, vi è da fare diverse osservazioni: per l’omeprazolo a differenza del pantoprazolo e del lansoprazolo vi è una lieve discrepanza nelle percentuali relative al numero di pezzi prescritto e la spesa generata, discrepanza dovuta al costo lievemente superiore dell’omeprazolo rispetto alle altre due molecole (2). Senz’altro più interessanti sono le considerazioni che emergono dalla verifica dell’appropriatezza prescrittiva degli IPP in relazio- CONTRIBUTI BREVI ne alla scheda tecnica approvata per le singole molecole dal Ministero della Salute. Mentre per il Lansoprazolo (che in base alla scheda tecnica può essere prescritta in tutte le manifestazioni della malattia peptica) e il Rabeprazolo (valori prescrittivi minimali) non si è osservata alcuna anomalia in 21 pazienti invece la prescrizione dell’IPP non è stata conforme alla scheda tecnica. Le motivazioni di questa prescrizione errata sono: - In 10 pazienti è stato utilizzato l’Esomeprazolo nella terapia “Short term” dell’ulcera gastroduodenale (cioè in pazienti con diagnosi clinica di ulcera peptica non sottoposti a gastroscopia). - In 8 pazienti con diagnosi di ulcera peptica si è scelto di ricorrere ad una terapia di lunga durata (Long Term), ebbene in 7 pazienti di è scelto il Pantoprazolo e in un paziente l’Esomeprazolo, molecole la cui scheda tecnica non prevede questa indicazione. - In 4 pazienti che necessitavano di un terapia gastroprotettiva per la prevenzione delle emorragie gastrointestinali si è scelto erroneamente in un caso l’Esomeprazolo e in tre casi il pantoprazolo. Conclusioni L’autoverifica (Self-audit) è uno strumento indispensabile per qualsiasi operatore specie nel campo sanitario; troppo spesso l’attività prescrittiva del medico di famiglia viene condizionata da fattori diversi che possono determinare comportamenti non corretti, ecco quindi che verificare il proprio operato può essere un utile strumento di taratura del proprio comportamento al fine di un sostanziale miglioramento della qualità dell’assistenza offerta. Indubbiamente il processo di Audit non sempre è facile, troppo spesso vi è nella classe medica una sorta di insofferenza verso qualsiasi tentativo di sottoporre “ad esame” il proprio modo di operare, la mancanza di standards professionali , la difficoltà di valutazioni oggettive sono altri elementi di ostacolo a tale processo. Tuttavia un audit individuale o meglio ancora all’interno di gruppi (Peer review) può rappresentare un utile strumento per produrre mutamenti comportamentali che si traducano in un indubbia qualificazione dell’offerta assistenziale. Bibliografia 1. L’uso dei farmaci in Italia, rapporto nazionale anno 2001. Ministero della Salute, Direzione generale della valutazione dei medicinali e della farmacovigilanza. 2. Gli inibitori di pompa protonica. Ubaldi E., Tosetti C. SIMG 2002, 4/5: pag. 23-29 21 22 Oer_b 1/03 Tabella 1 - Spesa per farmaci e per accertamenti, globale e legati rispettivamente a IPP e alle vie digerenti sup. Spesa farmaceutica Valori in N.Pazienti Globale 287.710,00 1.469 Spesa per IPP 26.192,56 (9,1%) 145 (9.87%) Spesa x Accertamenti Valori in N.Pazienti Globale 88.678,00 1.469 Spesa x EGD, Breath Test Helycobacter, Vis.Gastroenterolog. 2.002,30 (2.25%) 145 Tabella 2 - Suddivisione dei 145 pazienti con almeno 1 prescrizione di IPP per sesso ed età Fascia d’età Maschi Femmine Totale 0-20 anni 2 1 3 21-40 anni 7 17 24 41-60 anni 17 26 43 > 61 anni 32 43 75 Totale 58 87 145 Tabella 3 - Tipologia dell’IPP utilizzato Molecola N. Pezzi Spesa N. Pazienti Omeprazolo 558 (56.99%) 15.733,65 (60%) 70 Pantoprazolo 297 (30.33%) 7.409,48 (28.3%) 43 Lansoprazolo 71 (7.25%) 1.659,95 (6,3%) 21 Esomeprazolo 44 ( 4.49%) 1.286,97 (4.9%) 20 Rabeprazolo 6 ( 0.51%) 102,51 (0.5%) Totale 979 26.192,56 2 156 Tabella 4 - Indicazioni degli IPP approvate in scheda tecnica (Da Ubaldi e Tosetti, SIMG, 4/5 2002; modificata). Molecola Ulcera peptica Short term Omeprazolo Pantoprazolo Ulcera peptica Long Term Esofagite Short Term MRGE Long Term Eradicazione H.P.malattia ulcerosa Gastro-protezione Nota 1 SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI Esomeprazolo Lansoprazolo SI Rabeprazolo SI SI SI Tabella 5 - Appropriatezza prescrittiva degli IPP Molecola N.pazienti Ulcera pept. Short term Omeprazolo 70 22 Pantoprazolo 43 21 Esomeprazolo 20 Lansoprazolo 21 Rabeprazolo 2 Totale 156 Ulcera pept. Esofagite Long Term Short Term MRGE Long Term Eradicazione H.P.malattia ulcerosa Gastroprotezione Nota 1 Uso Improprio 7 12 4 20 5 11 6 6 10 1 6 2 1 53 1 31 5 3 11 2 1 20 8 22 Tabella 6 - Uso inappropriato degli IPP Molecola N.casi Motivazioni OMEPRAZOLO 5 1. Ulcera Peptica Long Term PANTOPRAZOLO 5 1. Ulcera Peptica Long Term: 2 casi 2. Gastroprotezione (Nota 1): 3 casi ESOMEPRAZOLO 11 1. Ulcera Peptica Short term: 10 casi 2. Gastroprotezione (Nota 1): 1 caso 21 CONTRIBUTI BREVI Prevalenza di HBsAg in donne gravide afferenti al Centro di Ginecologia Preventiva dell’A.S.L. n.4 di Matera nel periodo 1994-2001 Bruscolini Francesca1, Gullà-Oliveri Teresa2, Michetti Maddalena2, Longo Nunzio2, Mazzarone Rocco3, Pianetti Anna1 Istituto di Scienze Tossicologiche, Igienistiche ed Ambientali-Università degli Studi di Urbino A.S.L. n.4 di Matera Istituto di Igiene- Università degli Studi di Bari 1 2 3 Corrispondenza: Bruscolini Francesca Istituto di Scienze Tossicologiche, Igienistiche ed Ambientali Via S.Chiara, 27- 61029 URBINO (PU) Tel. 0722/350585 Fax 0722/4717 E-mail: [email protected] Riassunto Nel periodo 1994-2001 sono risultate positive per HBsAg 14 su 1.017 gestanti (1,37%) che si sono rivolte al Centro di Ginecologia Preventiva dell’A.S.L. n.4 di Matera per gli usuali controlli. La sieroprevalenza, nei vari anni, oscillava da un minimo di 0,63% nel 1999-2000 a un massimo 2,97% nel 1997-1998. Per quanto riguarda l’età, la massima incidenza di portatori (25,0%) si è riscontrata nella classe di età 35-40 anni nell’anno 1997-1998. Anche se la situazione sieroepidemiologica appare nell’insieme contenuta e in linea con i valori nazionali, si conferma l’importanza dello screening delle donne gravide per la prevenzione dell’infezione neonatale. Introduzione Le infezioni da virus dell’Epatite B costituiscono tutt’ora un importante problema di Sanità Pubblica nel mondo. Secondo il WHO le persone che si sono infettate sono circa 2 miliardi di cui 350 milioni sono portatori cronici (1). In Italia si calcola che esistano 1 milione e mezzo di soggetti portatori di HBsAg con circa 6.000 casi di morte per cirrosi epatica e 1.500 per carcinoma epatico all’anno (2). L’elevato tasso di portatori nelle aree endemiche è dovuto in gran parte alla trasmissione perinatale. Se la madre è positiva sia per HBsAg che per HBeAg il 70-80% dei neonati può infettarsi. Il rischio di infezione scende, tuttavia, al 20% se la madre è positiva solo per HBsAg; il 90% dei bambini infetti può diventare portatore cronico, di cui il 25% può morire per insufficienza epatica secondaria ad epatite cronica attiva ed epatocarcinoma (3). Pertanto, l’identificazione delle donne gravide HBsAg positive e l’immunoprofilassi dei neonati sono importanti strategie di prevenzione della trasmissione di HBV nel periodo neonatale. Con la presente nota riportiamo la prevalenza di HBsAg fra le gestanti che si sono rivolte per gli usuali controlli al Centro di Ginecologia Preventiva dell’A.S.L. n.4 di Matera. Materiali e metodi La ricerca, di tipo retrospettivo, è stata effettuata mediante consultazione delle cartelle cliniche delle gestanti afferenti al Centro di Ginecologia Preventiva dell’A.S.L. n.4 di Matera. Nel periodo 1994-2001 (Tab.1) si sono sottoposte al controllo 1.017 gestanti, di cui il 94,88% risultava coniugata. Il campione in esame era costituito da casalinghe (64,43%), libere professioniste (1,37%), parrucchiere (1,08%), operaie (11,79%), operatori sanitari (2,66%), studentesse (1,57%), insegnanti (2,95%), impiegate, commercianti e commesse (13,86%), forze dell’ordine (0,29%). Il 51,93% era nato nel Comune di Matera, il 40,41% in altre province italiane, il 4,51% in altri Paesi europei e i1 3,14% in Paesi extracomunitari. Il 94% risiedeva nel comune di Matera e il 6,0% in comuni limitrofi. Il 39,03% era alla prima gravidanza, il 34,71% alla seconda, il 17,41% alla terza, il 5,82% alla quarta, l’1,76% alla quinta e l’1,27% alla sesta. Risultati Su 1.017 donne, 14, pari all’1,37%, sono risultate positive per HBsAg. Analizzando i valori nell’arco di tempo considerato, notiamo una lieve flessione nel periodo 1994-1997 (dall’1,4% all’ 1,0%), un rialzo nel 1997-1998 (2,97%) ed un successivo calo fino a raggiungere un minimo dello 0,63% nel 1999-2000, seguito da un leggero incremento (0,93%) nel 2000-2001 (Fig. 1), senza, comunque, differenze statisticamente significative (p>0.05). 23 24 Oer_b 1/03 Osservando la sieroprevalenza in base all’età (Tab.2), si nota come al di sotto dei 20 e al di sopra dei 40 anni tutte le donne sono risultate negative. Nelle fasce intermedie si è riscontrato un valore minimo nella classe 25-30 anni (0,84%) e valori massimi nelle classi 30-35 e 35-40 anni ( rispettivamente 1,88% e 2,40%), senza, comunque, differenze statisticamente significative ( p>0.05). Tutte le donne sieropositive erano sposate e residenti nel territorio di competenza dell’A.S.L. n.4 di Matera; 13 erano nate nel comune di Matera e 1 in provincia di Salerno. La sieropositività è stata riscontrata fra il gruppo delle casalinghe (1,37%), delle operaie (0,83%) e delle forze dell’ordine (3,33%). Sette donne erano alla prima gravidanza, 4 alla seconda, 3 alla terza. Conclusioni La prevalenza di HBsAg in donne gravide (1,37%) riscontrata nell’arco di 7 anni rientra nei valori attualmente riferiti nella popolazione giovanile adulta che nel nostro Paese si aggira attorno a 1,2-2,0% (4,5). Analizzando l’andamento nel tempo, notiamo una iniziale lieve riduzione nei primi tre anni di indagine con valori che variano da 1,4% nel 1994-95, a 1,0% nel 1996-97, seguita da un discreto aumento (2,97%) nell’anno 1997-98, dovuto, in gran parte, ad una elevata incidenza di soggetti HBsAg positivi nella classe di età 35-40 anni (25,0%). Nei due anni successivi si registra di nuovo un calo fino ad arrivare al valore minimo di 0,63% nel periodo 1999-2000, con un successivo leggero rialzo nel 2000-2001 (0,93%). L’infezione appare un fenomeno locale; infatti, 13 delle 14 donne sieropositive sono nate nel comune di Matera e 12 di esse sono ivi residenti. Per concludere, anche se la sieroprevalenza appare contenuta, tuttavia, i tassi talora elevati riscontrati in alcune classi di età confermano il rischio di trasmissione dell’infezione dalla madre al figlio che può avvenire nel periodo perinatale, ma che può rimanere alto anche nei successivi 5 anni per gli stretti contatti intercorrenti (6). Pertanto, si conferma l’importanza dello screening delle donne gravide per l’adozione di opportune strategie immunoprofilattiche ai fini dell’interruzione della trasmissione neonatale dell’HBV. Bibliografia 1. Kane MA. Progress on the control of Hepatitis B infection through immunization. GUT 1993; 34 suppl 2: S 10-12. 2. Crovari P. Epidemiology of viral hepatitis B in Italy. Vaccine 1995; 13 suppl 1:26-30. 3. CDC. Hepatitis B. In: Atkinson W, Wolfe C, Huminston S, Nelson R, eds, Epidmiology and Prevention of Vaccine-Preventable Diseases. Department of Health and Human Services. Atlanta, 2000 (6 th ed), 207-229. 4. Lopalco PL. Prevalenza di HbsAg fra le gestanti in Puglia. Puglia OER. Trimestrale dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale 2000; 3: 5-7. 5. Zanetti AR, Albano A, Bergamini F, et al. Il ruolo della vaccinazione nella prevenzione dell’epatite virale di tipo B: aspetti storici ed attualità. Ig Mod 1999; 112: 1355-1370. 6. Beasley RP, Hwang L-Y. Postnatal infectivity of hepatitis B surface antigen- carrier mothers. J Infect Dis 1983; 147: 185-190. CONTRIBUTI BREVI Tabella 1 - Età delle gravide afferenti al Centro di Ginecologia Preventiva dell’ A.S.L. n.4 di Matera nel periodo 1994-2001. Anni di Indagine Classi di età <20 20-25 25-30 30-35 35-40 >40 Totale 94-95 6 34 46 30 20 4 140 95-96 10 27 59 40 15 3 154 96-97 2 37 68 56 22 4 189 97-98 5 16 37 34 8 1 101 98-99 13 34 54 45 20 2 168 99-00 8 31 51 32 29 7 158 00-01 2 24 39 28 11 3 107 Totale 46 203 354 265 125 24 1017 Tabella 2 - Prevalenza di HbsAg in 1.017 gestanti afferenti al Centro di Ginecologia Preventiva dell’A.S.L. n.4 di Matera nel periodo 1994-2001 suddivise per fascia di età. Anni di indagine Classi di età Totale <20 20-25 25-30 30-35 35-40 >40 94-95 0,00% 2.94% 0.00% 3,33% 0,00% 0,00% 1,42% 95-96 0,00% 0.00% 0.00% 2,50% 6,66% 0,00% 1,29% 96-97 0,00% 0.00% 1.47% 1,78% 0,00% 0,00% 1,05% 97-98 0,00% 6.25% 0.00% 0,00% 25,0% 0,00% 2,97% 98-99 0,00% 0.00% 3.70% 2,22% 0,00% 0,00% 1,78% 99-00 0,00% 0.00% 0.00% 3,12% 0,00% 0,00% 0,63% 00-01 0,00% 4.16% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,93% Totale 0,00% 1.47% 0,84% 1,88% 2,40% 0,00% 1,37% Figura 1 - Andamento della prevalenza di HbsAg in 1.017 gestanti al Centro di Ginecologia Preventiva dell’ASL n.4 di Matera nel periodo 1994-2001 25 26 Oer_b 1/03 La Basilicata in cifre Dipendenza da sostanze stupefacenti-Dati SerT-Anno 2000 Gabriella Cauzillo1, Gerardina Sorrentino1 Servizio Osservatorio Epidemiologico Regionale 1 Numero e Personale SerT-Numero Utenti In Basilicata operano 6 Sert: SerT ASL SerT ASL SerT ASL SerT ASL SerT ASL SerT ASL n.1-Venosa, con sede a Melfi n.2-Potenza, con sede a Potenza n.2-Potenza, con sede a Villa d’Agri n.3-Lagonegro, con sede a Lagonegro n.4-Matera, con sede a Matera n.5-Montalbano Jonico, con sede a Policoro Al 31/12/2000: - L’ utenza complessiva era di 1142 soggetti, di cui 207 nuovi utenti, 753 già in carico o rientrati e 182 appoggiati, con un’ utenza media di 190,3 utenti per servizio ed un range compreso tra 99 (SerT di Villa d’Agri e Lagonegro) e 315 (SerT di Potenza). - In base al numero complessivo degli utenti in carico i SerT erano così distribuiti: 2 Sert con utenza <100 (SerT di Villa d’Agri e Lagonegro) 1 Sert con utenza >100<200 (SerT di Policoro) 2 Sert con utenza >200<300 (SerT di Melfi e Matera) 1 Sert con utenza >300 (SerT di Potenza). - I SerT di Potenza, Matera e Melfi erano i Sert con il maggior numero di utenti. - Gli operatori in servizio erano in tutto 61, di cui 51 (12 medici, 11 infermieri, 12 psicologi, 10 assistenti sociali, 2 educatori, 2 sociologi, 1 agente tecnico e 1 amministrativo) svolgevano le loro funzioni a tempo pieno, 2 (1 assistente sociale e 1 amministrativo) a tempo parziale e 8 (2 infermieri, 2 assistenti sociali, 2 sociologi, 1 educatore e 1 amministrativo) a convenzione. - Il rapporto medio personale/utenza complessiva era di 1 a 18,7, con un range compreso tra 12,4 e 29,1. Quello personale/utenti in carico (960) era di 1 a 15,7, con un range compreso tra 9,9 e 28,1. - Il SerT più dotato di personale in rapporto all’utenza era quello di Villa d’Agri, quello meno dotato il Sert di Melfi. RUBRICHE / NOTIZIE Distribuzione Utenti per Sesso e Classi di Età Al 31/12/2000: - 960 complessivamente erano i nuovi utenti e gli utenti già in carico o rientrati, e, nello specifico, 207 (21,6%) i nuovi utenti e 753 (78,4%) gli utenti già in carico o rientrati, con una netta prevalenza dei tossicodipendenti di sesso maschile (93%) quindi un rapporto femmine/maschi di 1 a 13,3. - La maggior parte di essi apparteneva alla classe di età 25-29 anni (34,8%). Nuovi Utenti Utenti già in carico Maschi Femmine Maschi Femmine <15 1 0 0 0 1 15-19 11 1 3 2 17 20-24 67 4 84 7 162 25-29 69 5 241 19 334 30-34 37 0 197 15 249 35-39 8 1 126 8 143 >39 3 0 46 5 54 Totale 196 11 697 56 960 Età Totale - Su 182 utenti appoggiati, di cui non era disponibile la distribuzione per classi di età, l’ 85,7% (156) era di sesso maschile ed il 14,3% (26) di sesso femminile. - Considerando lo stato di tossicodipendenza in funzione di variabili sociali,quali lo stato civile e la condizione occupazionale, sulla base dei dati disponibili (quelli del SerT di Potenza), risultava che la maggior parte degli utenti era celibe o nubile (74,1%), senza alcuna occupazione (30%) o sottoccupata (21%) mentre la condizione lavorativa di “operaio” era quella che si riscontrava più frequentemente (19,3%) tra gli utenti occupati. Stato Civile Nuovi Utenti Utenti già in carico o rientrati Totale Maschi Femmine Maschi Femmine Celibe/Nubile 32 5 120 12 169 Coniugato/a 2 0 31 7 40 Divorziato/a 0 0 7 4 11 Vedovo/a 0 0 0 3 3 Non noto 5 0 0 0 5 Totale 39 5 158 26 228 Occupazione Nuovi utenti Utenti già in carico o rientrati Totale Maschi Femmine Maschi Femmine Operaio 11 0 33 0 44 Commerciante 1 0 9 1 11 Impiegato 0 1 18 3 22 Artigiano 0 0 5 0 5 Libero profess. 0 0 4 0 4 Imprenditore 0 0 1 0 1 Disoccupato 9 1 45 11 66 Sottoccupato 7 1 35 5 48 Studente 5 2 5 3 15 Militare di leva 1 0 1 0 2 Agricoltore 0 0 2 0 2 Casalinga 0 0 0 3 3 Non nota 5 0 0 0 5 Totale 39 5 158 26 228 27 28 Oer_b 1/03 Distribuzione Utenti per Sostanze d’Abuso Primario e Secondario Al 31/12/2000: - La sostanza d’abuso primario di gran lunga più diffusa era l’eroina, seguita dai cannabinoidi. L’ 88,9% degli utenti faceva uso primario di eroina, l’ 8,6% di cannabinoidi ed il 2,1% di cocaina. Il 95,4% degli utenti faceva uso secondario di altre sostanze. Cannabinoidi e cocaina erano più diffuse come sostanze d’abuso secondario che come sostanze d’abuso primario: il 43,7% degli utenti faceva uso secondario di cannabinoidi ed il 22,2% di cocaina. - Importante tra gli utenti era anche l’abuso di alcool, che rappresentava il 23,1% delle sostanze d’abuso secondario. Sostanza Uso Primario Uso secondario Uso per via endovenosa (solo uso primario) Allucinogeni 1 7 = Amfetamine 0 4 0 Ecstasy e analoghi 0 13 = Barbiturici 0 4 0 Benzodiazepine 0 54 0 Cannabinoidi 82 396 = Cocaina 20 201 5 Crack 0 0 = Eroina 845 9 743 Metadone 0 9 0 Morfina 0 0 0 Altri oppiacei 1 0 0 Inalanti 0 0 = Alcool 0 209 = Altro 1 0 0 Totale 950 906 748 Utenti e risultati test sierologici per HIV, Epatite Virale di tipo B ed Epatite Virale di tipo C Tra gli utenti già in carico o rientrati , sottoposti al test sierologico per HIV, il test risultatava positivo in 44 soggetti su 280 mentre tra i nuovi utenti il test era negativo. Esame HIV Nuovi Utenti Utenti già in carico o rientrati Maschi Femmine Maschi Femmine Positivo 0 0 35 9 Negativo 66 5 263 17 Non eseguito 100 6 321 28 Non noto 30 0 78 3 Totale 196 11 697 57 Al test sierologico per Epatite Virale di tipo B, su 246 utenti che vi si erano sottoposti, il 21,1% risultava positivo (52 soggetti) ed il 78,9% negativo (194 soggetti). Tra i nuovi utenti (50 soggetti) risultava positivo al test l’ 8%, tra quelli già in carico o rientrati (196) risultava positivo il 24,5% (48 soggetti). Esame Epatite Virale B Nuovi Utenti Utenti già in carico o rientrati Maschi Femmine Maschi Femmine Positivo 4 0 46 2 Negativo 43 3 138 10 Vaccinato 5 1 86 4 Non eseguito 80 6 231 29 Non noto 0 0 1 0 Totale 132 10 502 45 RUBRICHE / NOTIZIE Su 524 utenti che si sono sottoposti al test sierologico per Epatite Virale di tipo C, 387 (73,8%) i casi di positività. Positivi al test sierologico per Epatite Virale di tipo C 35 su 78 nuovi utenti e 352 su 446 utenti già in carico o rientrati. Esame Epatite Virale C Nuovi Utenti Utenti già in carico o rientrati Maschi Femmine Maschi Femmine Positivo 35 0 316 36 Negativo 38 5 90 4 Non eseguito 93 6 216 12 Non noto 30 0 75 4 Totale 196 11 697 56 In tutti i casi, il maggior numero di soggetti con sieropositività era di sesso maschile, con un rapporto maschi/ femmine di 4 a 1 per HIV, 23 a 1 per Epatite Virale di tipo B e di 9 a 1 per Epatite Virale di tipo C. La sierpositività più frequentemente riscontrata è stata quella per Epatite Virale di tipo C. Trattamenti Il 45,1% degli utenti (433 su 960) beneficiavia , presso i SerT, dei soli trattamenti psico-sociali. Il 10,5% degli utenti aveva fatto trattamento con metadone a breve termine mentre il 9,4% ed il 35% faceva trattamento con metadone rispettivamente a medio e lungo termine. Tipologie di trattamento N. soggetti trattati Solo psico-sociale e/o riabilitativo 433 Farmacologico: = 1. Metadone = a) breve termine (<=30gg) 100 b) medio termine (>30gg<=6mesi) 89 c) lungo termine (>6mesi) 333 2. Buprenorfina 33 3. Naltrexone 9 4. Clonidina 26 5. Altri farmaci non sostitutivi 26 Alcooldipendenza-Dati SerT-Anno 2000 Servizi di Assistenza agli Alcooldipendenti- Personale e Numero Utenti Il servizio di assistenza agli alcooldipendenti viene offerto presso ogni SerT. Al 31/12/2000: - Il personale dedicato era rappresentato per lo più dallo stesso organico che assisteva i dipendenti da sostanze stupefacenti. - Gli alcoldipendenti in carico erano complessivamente 196, in media 32 per SerT, con un range compreso tra i 22 utenti del servizio di Policoro ed i 47 del servizio di Lagonegro. - I SerT di Lagonegro (47) e Matera (46) erano i servizi con il maggior numero di alcoldipendenti in carico. Distribuzione Utenti per Sesso e Classi di Età L’83,2% degli alcoldipendenti assistiti era di sesso maschile (163 su 196) ed il 66,3 % appartieneva alla classe di età compresa tra i 30 e i 49 anni (130 su 196). 29 30 Oer_b 1/03 Età Nuovi Utenti Utenti già in carico Totale Maschi Femmine Maschi Femmine <19 1 0 0 0 1 20-29 7 1 10 1 19 30-39 30 4 23 9 66 40-49 20 5 33 6 64 50-59 13 0 14 5 32 >60 5 0 7 2 14 Totale 76 10 87 23 196 Distribuzione Utenti Sert di Potenza per Stato Civile e Condizione Occupazionale Si è considerata altresì l’alcooldipendenza in funzione di stato civile e condizione occupazionale nonchè titolo di studio, sulla base dei dati disponibili (quelli del SerT di Potenza). Il 64% degli alcooldipendenti del Sert di Potenza aveva la licenza elementare o media inferiore (16 su 25 utenti), il 52% era coniugato (13) ed il 40% celibe o nubile (10). Il 28% (7) apparteneva alla categoria dei disoccupati ed il 16% (4) era in pensione. Gli alcooldipendenti “occupati” (8) rappresentavano il 32%, ed erano nella maggior parte dei casi operai. Titolo di studio Nuovi Utenti Utenti già in carico Totale Maschi Femmine Maschi Femmine Licenza elem. 4 0 2 2 8 Media inf. 4 0 3 1 8 Qualifica pr. 1 0 2 0 3 Media sup. 0 0 3 1 4 Larea 0 0 0 0 0 Non noto 0 0 0 2 2 Totale 9 0 10 6 25 Stato Civile Nuovi Utenti Utenti già in carico Totale Maschi Femmine Maschi Femmine Celibe/Nubile 4 0 3 3 10 Coniugato/a 5 0 6 2 13 Divorziato/a 0 0 0 1 1 Vedovo/a 0 0 0 0 0 Non noto 0 0 1 0 1 Totale 9 0 10 6 25 Occupazione Nuovi Utenti Utenti già in carico Totale Maschi Femmine Maschi Femmine Operaio 2 0 1 0 3 Commerciante 1 0 0 0 1 Impiegato 0 0 1 0 1 Disoccupato 1 0 3 3 7 Sottoccupato 2 0 0 0 2 Pensionato 2 0 2 0 4 Agricoltore 1 0 1 0 2 Infermiera 0 0 0 1 1 Casalinga 0 0 0 1 1 Non nota 0 0 2 1 3 Totale 9 0 10 6 25 RUBRICHE / NOTIZIE Distribuzione Utenti per Bevanda Alcoolica d’Uso Prevalente Il 61,7% degli utenti faceva uso prevalente di vini, il 17,8% di birra ed il 10,7% di superalcoolici. L’ 8,7% faceva anche uso di sostanze stupefacenti. Inoltre il 2,5% abusava o faceva uso improprio di farmaci. Bevanda Maschi Femmine Superalcoolici 16 5 Aperitivi, amari, digestivi 11 8 Vini 107 14 Birra 29 6 Totale 163 33 Ø Utenti che facevano uso anche di sostanze stupefacenti: 17 Ø Utenti che abusavano o facevano uso improprio di farmaci: 5 Trattamenti Il 57,1% degli utenti riceveva trattamento medico- farmacologico ambulatoriale, oltre che psicoterapia di gruppo o familiare (27,5), e con un altro 27% veniva fatto counselling. Il 14,8% era stato inserito in gruppi di aiuto/mutuo aiuto, mentre il 21,9% era in trattamento socio- riabilitativo. L’8,7% era già inserito in comunità. Il 4,6% degli utenti si era ricoverato per sindrome di dipendenza e lo 0,5% per altre patologie alcoolcorrelate. Tipologie di trattamento N. soggetti trattati Medico-farmacologico ambulatoriale 112 Psicoterapeutico individuale 22 Psicoterapeutico di gruppo o familiare 31 Counselling all’utente o alla famiglia 53 Inserimento nei gruppi aiuto/mutuo aiuto 29 Trattamento socio- riabilitativo 43 Inserimento in comunità 17 Ricovero per sindrome di dipendenza 9 Ricovero per altre patologie correlate 1 Tabelle di confronto di alcuni dati dei servizi di tossicodipendenza in riferimento agli anni 1996 e 2000 Anno Operatori Utenti Rapporto Operatori / Utenti Range 1996 55 982 1 a 17,8 9,2-39,4 2000 61 960 1 a 15,7 9,9-28,1 Anno Utenza Complessiva Utenza media per servizio Range Utenza Utenti Maschi % Utenti Femmine % Rapporto Femmine/Maschi 1996 982 163 65-276 91% 9% 1 a 10,1 2000 960 160 69-271 93% 7% 1 a 13,3 Anno Eroina Abuso primario Cannabinoidi Abuso secondario Cocaina Abuso secondario Alcool Abuso secondario 1996 93,9% 53,6% 13,1% 13,9% 2000 88,9% 43,7% 22,2% 23,1% 31 32 Oer_b 1/03 Dal confronto tra questi due anni, in cui è compreso un arco di tempo di cinque anni, in relazione agli aspetti sia di domanda che di offerta, sulla base dei dati dei servizi, che ovviamente non possono essere considerati rappresentativi dell’effettiva consistenza ed evoluzione del fenomeno, emerge che: • • • • • è migliorato nel complesso il rapporto operatori/utenti; tende a diminuire il numero degli utenti (fenomeno in calo - scarso ricorso ai servizi?); la tossicodipendenza continua ad interessare in oltre il 90% dei casi soggetti di sesso maschile; l’eroina resta la principale sostanza d’abuso primario, anche se meno usata che nel passato; i cannabinoidi restano le principali sostanze d’abuso secondario, anche se anch’essi sembrano essere molto meno usati che nel passato, probabilmente a favore di un incremento dell’uso di cocaina; • tra i tossicodipendenti aumenta l’abuso di alcool.