BOLLETTINO
ANNO 103 N .18 • 1' QUINDICINA •1 DICEMBRE 1979
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE GRUPPO 2° (70)
0
RIVISTA DELLA FAMIGLIA SALESIANA FONDATA DA SAN GIOVANNI BOSCO NEL 1877
Guatemala:
mammina
india di
15 anni
con il suo
bebè
BOLLETTINO
SALESIANO
RIVISTA DELLA FAMIGLIA SALESIANA
fondata da san Giovanni Bosco nel 1877
Quindicinale d'informazione e cultura religiosa
DIRETTORE RESPONSABILE DON ENZO BIANCO
Collaboratori . Giuliana Accornero - Pietro Ambrosio - Marco Bongioanni - Teresio Bosco - Elia Ferrante - Adolfo L'Arco
Fotografia Antonio Gottardt
Archivio salesiano : Guido Cantoni
Archivio Audiovisivi LDC
Diffusione Arnaldo Montecchio
Fotocomposizione e impaginazione
Scuola Grafica Salesiana Pio XI - Roma
Stampa Officine Grafiche SEI - Torino
Autorizzazione Tribunale di Torino n . 40 del 16 . .1949
LE IDEE
Diritti del fanciullo. Dare ai ragazzi o prendere da loro? 5
Letture . Sedici riviste per il 1980,
LE FORZE
Rettor Maggiore . Visita ai salesiani dell'India, -4
Famiglia salesiana. Per crescere in Don Bosco, 14
VDB . Una lettera del Rettor Maggiore, 0
L'AZIONE
Cile. Messaggio del card . Silva ai bambini, 1
Ecuador . Papà è presidente e lui fa il bravo, 6
Filippine . Exallíevi vietnamiti al " Don Bosco " di Manila, 9
Guatemala . Cristo ritorna a nascere tra gli indios Kekchí, 15
//lungo cammino degli indios Kekchí, 17
Identikit dell'indio Kekchí, 18
La parrocchia missionaria di Carchà, 1
India . Mai così puliti i dintorni del Don Bosco, 0
Italia . Fare amicizia a Primavera, 1
Riuniti in Concilio 50 giovani siciliani, 8
Adottata Elizabeth studentessa bhutanese, 8
Macau . Con danze di leoni aperto il centro giovanile, 8
Rep . Dominicana . I salesiani per le vittime del ciclone, 9
Zaire. Niente per loro ma tutto con loro, 10-1
IL PASSATO
Polonia . Sulle orme di piccola madre Laura, 7-10
Sicilia . Che delusione i primi salesiani, 4- 7
RUBI'
BS risponde, 5 - Libreria,
e 1 - Brevi da tutto
il mondo, 8- Ringraziano i nostri santi,
- Preghiamo per i
nostri morti, 4 - Solidarietà missionaria, 5 .
VIGNETTA «DIECI E LODE»
r-
la
L'EDIZIONE DI META' MESE
del BS è particolarmente destinata ai Cooperatori Salesiani .
Redattore don Armando Buttarelli, Viale dei Salesiani 9, 00175 Roma . Tel. (06) 74 .80 .4 .
IL BOLLETTINO SALESIANO NEL MONDO
Il BS esce nel mondo in 9 edizioni nazionali e 0 lingue diverse
(tiratura annua oltre 10 milioni di copie) in :
Antille (a Santo Domingo) - Argentina - Australia - Austria - Belgio
(in fiammingo) - Bolivia - Brasile - Centro America (a San Salvador) Cile - BS Cinese (a Hong Kong) - Colombia - Ecuador - Filippine Francia (per i paesi di lingua francofona) - Germania - Giappone Gran Bretagna - India (in inglese e lingue locali malayalam, tamil e
telugù) - Irlanda - Italia - Jugoslavia (in croato e in sloveno) - Korea
del Sud - BS Lituano (edito a Roma) - Malta - Messico (due edizioni)
- Olanda - Perù - Polonia - Portogallo - Repubblica Sudafricana Spagna - Stati Uniti - Thailandia - Uruguay - Venezuela .
DIREZIONE DEL BS ITALIANO
Via della Pisana 1111 - Casella Postale 909
00100 Roma-Aurelio . Tel . (06) 69 . 1 . 41
Collaborazione . La Redazione invita a mandare notizie e foto riguardanti la Famiglia Salesiana, e s'impegna a pubblicarle secondo
le possibilità del BS .
DIFFUSIONE
Per le seguenti operazioni rivolgersi a :
Ufficio Propaganda .
Via Maria Ausiliatrice - 10100 Torino . Tel . (011) 48 . 9 . 4
Abbonamenti. II BS è gratuito ma si sostiene con il contributo libero
dei lettori .E' per tutti il dono di Don Bosco ai componenti la Famiglia
Salesiana, agli amici e sostenitori delle sue Opere .
Copie arretrate o di propaganda, a richiesta, nei limiti del possibile .
Cambio di indirizzo .
Comunicare l'indirizzo vecchio insieme col nuovo .
I LIBRI PRESENTATI SUL BS vanno richiesti alle Editrici
- o contrassegno ( spese di spedizione a carico del richiedente) ;
- o con versamento anticipato su conto corrente postale (spedizione a carico dell'Editrice) :
LAS : Libreria Ateneo Salesiano - Piazza Ateneo Salesiano 1, 001 9
Roma. Ccp . 57 .49 . 0 .01 .
LDC : Libreria Dottrina Cristiana - 10096 Leumann (Torino) . Ccp
/ 7196 .
SEI: Società Editrice Internazionale - Corso Regina Margherita 1761015 Torino, Ccp 00 04107 .
AMMINISTRAZIONE
Indirizzo : Via della Pisana 1111 - Casella Postale 909 00100 Roma-Aurelio. Tel . (06) 69 . 1 . 41 .
Conto corrente postale numero 46 00 intestato a :
Direzione Generale Opere Don Bosco, Roma .
IL GRAZIE CORDIALE DI DON BOSCO ai lettori che
- contribuiscono a sostenere le spese per il BS,
- aiutano le Opere Salesiane nel mondo, e soprattutto
- le Missioni attraverso la Solidarietà missionaria o altre forme .
INDIA * LA VISITA DEL RETTOR MAGGIORE
E' stato
un viaggio
nelle origini
salesiane
La realtà salesiana in India agli occhi di Don Viganò è apparsa giovane, esuberante, in piena
espansione, concretamente impegnata con la
gioventù, animata da schietto spirito missionario,
ben radicata nei valori salesiani dei primi tempi .
«Era come se fossi tornato nella Valdocco di Don
Bosco, nella creatività delle origini» .
C
f erano due esigenze da armonizzare - racconta don Egidio Vi-
ganò, e il suo racconto durerà un'ora
buona -. Anzitutto noi che avevamo
organizzato la visita avevamo un calendario fitto di incontri e riunioni,
che lasciava ben poco margine al resto . Ma d'altra parte bisognava fare i
conti anche con l'affetto, l'entusiasmo, direi lo stile culturale e la necessità di manifestazioni sociali di tanta
gente che ci accoglieva con cuore salesiano . E queste esigenze non sono
poche, sono legittime, e bisogna far
loro posto .
Porto qualche esempio di questo
stile culturale con cui è stato ricevuto
il successore di Don Bosco . Siamo arrivati in aereo a Bombay alle , 0, di
notte . Pensavo : troveremo un paio di
salesiani che ci porteranno in fretta a
dormire . E subito una prima constatazione (confermata dal resto del
viaggio) : i salesiani in tutti gli aeroporti dell'India arrivano con l'auto a
prelevarti fin sotto l'aereo . Io non so
come fanno per i permessi. E poi, ci
aspettava un ricevimento con accademia in un teatro vicino all'aeroporto : ragazzi, banda, discorsi, danze,
corone di fiori, e un bel puntino colorato che mi viene impresso in mezzo
alla fronte .
A Cochin è stato "peggio" : ci hanno
ricevuti con gli elefanti. In quale altra
parte del mondo si riserva un simile
trattamento? Il regionale salesiano
dubitava, ma un bramino ha preso l'iniziativa . Tre pachidermi alti tre metri
e mezzo e di tre o quattro tonnellate
ciascuno, rivestiti di oro, con sopra
ombrellini e persone che agitavano i
ventagli . Mi chiedono se voglio accomodarmi sull'elefante . « Ma certo,
mi piacerebbe»,
dico. Il problema
era come salire fin
lassù . Hanno preso
li Rettor Maggiore diventa " rajà " per adattarsi allo stile culturale di
tavoli e sgabelli, e
alla fine ci sono tanti amici Indiani che lo hanno accolto " con cuore salesiano " .
arrivato con un
salto mezzo atletico che la gente ha giovani . Già nelle case salesiane : a
applaudito . Stando lì sopra, sono inBombay c'era un cortile immenso,
pieno di ragazzi : saranno stati otto o
cominciati gli spari dei fuochi artifidiecimila ad attendermi. E così in
ciali. . . e allora nella mia sicurezza si
andava infilando qualche sospetto!
tanti altri posti . Ma ciò che stupisce è
la massa dei giovani per le strade .
Dovevamo percorrere tre chilometri,
ma c'erano più di 0 .000 persone, e
Città super-popolate, dove sembra
abbiamo impiegato due ore. Tutti i che non ci possa stare una persona in
momenti fermi, per salutare le auto- più. L'opera salesiana in India, che
rità e gli amici di Don Bosco che ci paragonata a quella di altre parti
aspettavano, e per le ghirlande di fiori . sembra così vasta, se paragonata alle
Me ne avranno date una settantina . E necessità della gente è come una gocio dovevo continuamente togliermele
cia d'acqua .
Poi mi hanno impressionato alcune
di dosso, perché tagliano il collo . . .
In alcune località l'ingresso in casa
opere . A Madras il Villaggio delle Beatitudini, diretto da padre Schlooz : non
è accompagnato da danze con passetti brevi, e bisogna avanzare adagio si può visitarlo senza rimanere sconadagio . Poi le danze del fuoco e dei
volti . Vi lavorano anche giovani eurofiori, poi la cappa e il turbante di pei, per lo più medici, venuti come
rajà . . . Insomma ogni città ha le sue
volontari ; e magari sono atei. Ma a
volte si convertono . Dicono : «Non è
consuetudini, i suoi modi di fare festa,
che bisogna accettare . Con i nostri
possibile spiegare questa presenza tra
programmi dettagliati avevamo sempoveri, malati, lebbrosi, se non c'è l'amore di Dio» . A Cochin poi ho trovato
pre fretta, ma fu necessario, e fu molto bello, armonizzare le nostre esi- una spece di Arese : la polizia acgenze col desiderio di questi amici di chiappa i piccoli delinquenti e invece
Don Bosco che volevano dirgli grazie di chiuderli in prigione li porta ai sanella persona del suo successore .
lesiani. Lì imparano un mestiere, un
Domanda . Che cosa l'ha colpita di po' di educazione, e poi sono restituiti
più nella visita all'India?
galantuomini alla società . Poi il centro
Don Viganò . Anzitutto la massa dei
catechistico di Calcutta e la casa del
Coadiutore, i vari centri giovanili, le
scuole professionali, ecc.
Domanda. Secondo lei qual è il ruolo che il cristianesimo può svolgere oggi in favore dell'India?
Don Viganò. In India ci si trova oggi
di fronte a grandi culture millenarie,
di tipo precristiano e rurale . Per tirare
fuori questi popoli dalla situazione di
strutturazione sociale in cui si trovano, occorrerebbero capacità tecniche
e un'industrializzazione di proporzioni smisurate . Non si può continuare
ad aprire piccoli solchi con aratri rudimentali quando un solo trattore potrebbe moltiplicare il rendimento delle terre. Ma .questa tecnologia in genere non si applica, e neppure il governo può inventarla su due piedi .
E qui mi veniva da confrontare Ivi
grande religiosità dell'India, con la situazione drammatica di evidenti miserie sociali, e mi domandavo : non
sarà perché queste religioni non cristiane non hanno l'intuito dell'uomo
integrale e l'impegno per la promozione umana? Di fronte a queste credenze non si troverà un po' vera la
frase di Marx, secondo cui la religione
è l'oppio dei popoli?
Mi spiegavano che si dà una interpretazione religiosa delle sperequazioni sociali e delle differenze di casta :
che si considera la situazione attuale
come una specie di purgatorio, magari effetto di colpe commesse in una
vita anteriore . Perciò non si aiuta la
gente a superare l'emarginazione sociale, né si fa qualcosa per uscirne per
conto proprio . E' una specie di fatalismo, giustificato da una strana visione
religiosa.
E è proprio al paragonare il Vangelo
con queste religioni che si vede la
grandezza di Cristo e del cristianesimo . Mi hanno detto che nel Nord-est
dell'India, in zone dove la popolazione
si converte in massa al cristianesimo,
si avverte anche un miglioramento
socio-economico . Subito si interpreta
la vita in altra maniera, e ci si impegna
di più . E dire che da noi certi "intellettuali" sostengono che in venti secoli il cristianesimo ha fatto nulla . . .
Domanda. In particolare che cosa
caratterizza la presenza salesiana in
India?
Don Viganò. Impressiona la fecondità vocazionale . Ho chiesto : quanti
hanno cominciato il noviziato quest'anno? Mi hanno risposto : 1 1 . Ho
visto gli aspirantati : pieni zeppi . E
continuano a crescere. Ho visto le comunità di formazione dei giovani
professi : piene zeppe anch'esse.
Più ancora impressiona lo spirito
missionario . L'Ispettoria indiana più
missionaria è quella di Shillong nell'India Nord-Est, dove abitano popoli
scesi dal nord lungo le vallate del
4
Brahmaputra . I chierici durante le
vacanze svolgono lavoro missionario,
con tutti gli altri . L'Ispettore di Shillong mi diceva : « Domenica sono stato
nell'Arunachal Pradesh (una zona di
confine con la Cina, dove con la scusa
di motivi strategici è proibito ai missionari di recarsi), e abbiamo battezzato 750 adulti, tutti preparati dai catechisti» . Lì si respira un clima di
Chiesa nascente .
Quando i primi salesiani nel 19
sono entrati in quelle terre, non c'era
neppure una diocesi, oggi ce ne sono
sei . L'Ispettoria di Shillong ha molto
bisogno di personale : ebbene, è quella
che offre più personale alle missioni .
In questi anni stiamo aprendo in Africa una "nuova frontiera" missionaria ; dall'India erano giunte, fino al 6
settembre, sul mio tavolo 4 lettere di
salesiani che si offrivano per recarsi in
Conferenza Ispettoriale Indiana» .
Così saranno presenti con varie comunità .
Domanda . C'è un segreto che spiega
lo spirito missionario di questi salesiani
indiani?
Don Viganò . Forse il loro profondo
senso religioso . Uno storico inglese, il
Toynbee, ha detto che «l'India ha
sempre esportato religioni» (basti
pensare al buddismo) . Questa frase
mi ha colpito . E mi fa sperare che i
nostri confratelli indiani sapranno
esportare anche lo spirito di Don Bosco, in Africa e dappertutto .
Domanda . C'è un segreto anche per
spiegare la fioritura di salesianità così
genuina, che ha avuto luogo in India?
Don Viganò . Questa mia visita all'India posso dire che è stata un viaggio nelle origini salesiane . E' come se
avessi viaggiato non nella geografia
ma nella storia, e invece di recarmi a
Bombay, Madras eccetera, mi fossi
recato nella Valdocco del secolo scorso, per trovarvi la fecondità vocazionale, l'entusiasmo e la creatività degli
inizi .
Ho trovato un entusiasmo che
scoppia fuori dagli occhi, così èonsistente che si taglia col coltello . Sì, è
stato un viaggio alle origini, dove si
vive un'ora di crescita della vocazione
salesiana, dove non si pensa a chiudere opere ma solo ad aprirne, a programmare presenze nuove, a moltiplicare . . . Dove c'è uno slancio di prospettive di futuro, un vero fervore
missionario .
Domanda. Manca ancora una spiegazione . Perché in India c'è questo
sorprendente spirito delle origini?
Cochin (Kerala): i tre elefanti del bramino trasportano e scortano il Rettor Maggiore (tre km
in due ore) . La visita si è svolta tra il 6 settembre e il 1 ottobre 1979, e ha toccato Bombay,
Bangalore, Madras, Calcutta e Shiliong .
Africa, e di esse ben erano scritte da
salesiani dell'Ispettoria di Shillong . Mi
hanno invitato al loro noviziato per
fare la consegna del crocefisso missionario a tutti i novizi : una funzione
che non dimenticherò più . So che ci
sono indiani salesiani già al lavoro
nell'America Latina ; due missionari
sono partiti, mentre ero io lì, per le
isole Samoa in Oceano Pacifico . . .
Nel mio giro ho parlato un po' dappertutto del "progetto Africa" che intendiamo realizzare, e dappertutto ho
incontrato il più vivo entusiasmo . L'Ispettore di Bangalore mi ha assicurato : « Conti su una comunità nostra per
il Kenya» (c'è un buon motivo per
questa scelta : molti indiani sono emigrati in Kenya) . Poi l'Ispettore di Madras : « Conti su una nostra comunità » .
Poi . . . Allora ho detto : «E' meglio che
vi mettiate d'accordo fra voi Ispettori,
e che l'iniziativa venga presa dalla
Don Viganò. Lo si vede dalle facce,
di dove viene : facce gioviali di anziani
benemeriti, alcuni con belle barbe
bianche . Nel noviziato delle FMA di
Bangalore ho trovato suor Teresa
Merlo, e suor Consiglia Tarricone, che
sono arrivate in India con la prima
spedizione del 19 , e sono ancora lì .
Ho trovato missionari vegeti e sorridenti, che raccontano come se fosse
niente le cose meravigliose che hanno
compiuto, le opere che hanno realizzato cominciando da una povertà assoluta . Vorrei vedere quanti oggi si
sentirebbero di lavorare nelle loro
condizioni . Molte volte ho pensato tra
me : «Tutto questo è opera di missionari di prima qualità» . Don Bosco
mandava in missione i migliori, e anche per l'India la Congregazione ha
scelto tra i suoi migliori .
Domanda. Soddisfatto allora del
viaggio?
Don Viganò. Certo . Da questa zona
della Congregazione riceviamo una
lezione di entusiasmo, di fedeltà e di
generosità, valido per la Congregazione in tutto il mondo .
a
BS risponde
Quest'anno si parla tanto dei « Diritti del fanciullo » promulgati dalle
Nazioni Unite . Ne ha parlato anche il BS, e va bene . Ma qualcosa del genere e magari di più profondo - non era già stato promulgato da Gesù Cristo?
Jole Ceretto - Torino
Penso anch'io così, gentile lettrice . Ed ecco il perché .
I « Diritti del Fanciullo » proclamati dalle Nazioni Unite si potrebbero condensare così : « Noi adulti dobbiamo dare di più ai fanciulli : dobbiamo dar loro
libertà, dignità, sicurezza, alimentazione, alloggio, svaghi, protezione, amicizia,
amore . . . » . Invece Gesù, che proclamò i diritti del fanciullo duemila anni fa, li
condensò non già in ciò che dobbiamo dare noi a loro, ma in ciò che da loro
dobbiamo prendere .
Dare ai ragazzi
o prendere da loro?
Modelli di comportamento . Gesù
disse : « Se non diventerete come fanciulli, non entrerete nel Regno di
Dio » . Li proclamò, con termine moderno, modelli, parametri di comportamento . Dobbiamo perciò guardarli
nella loro semplicità, fiducia, gioia,
stupore davanti alle cose belle e alle
cose grandi, nella loro generosità non
complicata da calcoli adulti, nella capacità di perdono e di ricominciare da
capo, nella facilità di cercare risposte
ai problemi grandi che noi abbiamo
banalizzato : che cos'è la morte? che
cosa viene « dopo »? perché quell'uomo è così cattivo? E accettarli come
maestri di vita . Il loro diritto a essere
modelli l'ha proclamato il Figlio di
Dio .
E perché nessun fanciullo corra il
rischio di cessare precocemente questa sua missione d'essere un modello
trasparente di ciò che noi adulti dobbiamo diventare, Gesù disse la frase
più dura, più rabbiosa che si trovi nel
Vangelo : « Guai a chi darà scandalo a
uno di questi piccoli . Per lui sarebbe
meglio legarsi al collo una pietra pesante e buttarsi in mare » .
Grazia cambia casa . Sei anni fa,
nell'intasatissima via Nizza, abitava
una ragazzina pugliese immigrata a
Torino . Si chiamava Grazia Genga,
aveva 14 anni . Negli ultimi mesi del
197 scriveva sul suo diario : « Ieri sera, dopo l'incontro di gruppo, sono ritornata a casa con Pietro, un ragazzo
al quale è stata soffiata la ragazza da
un altro . Mi raccontava che era disperato . Mi sentivo toccata da questo
problema . Lo vivevo come mio. Gli ho
parlato, ho cercato di consolarlo, ho
cercato di aiutarlo » . Alcuni giorni dopo scriveva : « Io cerco il Bene, l'Amo-
re e la Purezza per raggiungere Dio . Li
cerco e li sto cercando con tutta me
stessa nel gruppo dei giovani di cui
faccio parte » .
Scriveva queste parole in un vecchio caseggiato con ringhiera, tra la
nebbia e il rumore assordante dei treni, a poche decine di metri da coloro
che agli angoli di via Nizza vendevano
droga, compravano operai, proteggevano le prostitute .
Nella notte del 17 marzo 1975, mentre moriva dopo essere stata operata
per tumore maligno, disse a padre
Luca : «Cambio casa, vado a casa mia .
Mi capisci, vero?» Le ultime parole che
aveva scritto nel diario erano : « Sono
convinta che non conta quanto si vive,
ma come si vive» .
L'anno scorso, mentre giravo la
Sardegna facendo articoli e interviste,
ho incontrato ad Arborea un ragazzetto sparuto. Al di qua di un banco
scolastico c'ero io, prete da 1 anni, al
di là c'era lui, nato da appena 1 anni .
Sul banco il registratore . Gli domandai quasi per scherzo : « Per te, chi sono i preti? » Ci pensò appena un attimo : « Sono dei Gesù » . Per me fu una
tranquilla coltellata . Quella faccetta
pallida e sparuta era diventàta di colpo la mia coscienza, e mi ricordava
con un'evidenza accecante cosa avrei
dovuto essere da 1 anni .
Verso la fine dell'intervista gli domandai ancora : « Dà più gioia il denaro o l'amore per gli altri? » Mi rispose testualmente, cercando adagio
le parole : « Secondo me, il denaro lì
per lì dà una gioia, certo, ma che sa di
poco . Donarsi agli altri costa sacrificio
ma dà una gioia profonda . Prima non
lo capivo, ma andando a trovare il Signore nella chiesa, a parlare con lui,
gli domandavo che me lo facesse capire. E poco per volta l'ho capito » .
« Se non diventerete come questi
fanciulli, non entrerete nel Regno di
Dio » .
Non inquinare i bambini . Potrei
fermarmi qui, ma la frase rabbiosa di
Gesù è una spina che tormenta : non
possiamo sbarazzarcene con un ccmodo silenzio .
TV, secondo canale, mercoledì 4
aprile . Erano le 0,45 . Mentre aspettavo l'ultima puntata di « Il '98 », uno
spezzone annunciò un prossimo programma sulla Cina . Quarantacinque
secondi in tutto, credo. In quello spazio brevissimo ho contato (mi sono
messo a contare in ritardo) undici uccisioni : vere, a colpi di pistola in primo piano . Uomini con le mani legate
che guardavano con occhi spauriti un
soldato con una pistola in mano, e lui
che sparava alle tempie, in primissimo
piano. Un'uccisione ogni quattro secondi, in media . Quanti ragazzini
avranno guardato quei 45 secondi in
attesa di vedere i baffoni di Umberto
I? Una lezione di violenza gravissima,
uno scandalo . Se Gesù fosse direttore
del secondo canale, offrirebbe a quel
programmista la corda e la pietra pesante .
I fiori annunciano la primavera . I
fanciulli annunciano Dio.
Inquinare la campagna è un delitto :
se l'acqua, la terra si guastano, di che
cosa ci nutriremo? Inquinare i bambini è un delitto molto più grave : se
comunichiamo loro il nostro egoismo,
la nostra sensualità, la nostra violenza, chi ci ricorderà come dobbiamo
diventare per entrare nel Regno di
Dio?
Teresio Bosco
5
ECUADOR * INTERVISTA A GIACOMINO ROLDOS, ANNI NOVE
Papà è Presidente
e lui fa il bravo
Il signor Jaime Roldós di Guayaquil aveva studiato nel collegio salesiano "Cristoforo Colombo", e nello stesso collegio ha messo il suo
figlio Giacomino . Poi lui nell'agosto scorso è diventato Presidente
dell'Ecuador, e Giacomino è diventato più giudizioso . Sa già cosa
significa emarginazione, e vuole diventare dottore per curare i bambini malati . Ecco l'intervista che ha rilasciato al BS ecuatoriano
di ricreazione e il cortile del
collegio è un formicolio di raE , ora
gazzini . Tutto accaldato, col ciuffo
nero spiovente sulla fronte, Santiago
(ossia Giacomo) Roldós Bucaram
scorrazza dietro il pallone . E' felice .
Ho tre motivi per intervistare Giacomino : è un bambino, e siamo nell'anno del bambino ; è alunno del collegio salesiano ; è figlio del giovane
Presidente dell'Ecuador .
Giacomino è allegro e spigliato . Dopo tre minuti ti dà del tu . E ci piglia
gusto a dare certe risposte . E' un
bambino come tutti gli altri . Ma osa
molto bene che qualcosa è cambiato
nella sua vita .
- Siediti, Giacomino, vorrei parlare un po' con te.
- D'accordo .
- Hai la faccia da bravo ragazzo.
Disturbi a scuola?
- No .
- Riesci bene come tuo papà?
- Sì .
- Ma che cosa è capitato con il tuo
disegno?
- Non l'ho portato perché l'ho di-
menticato a casa . Ma il direttore ti ha
già raccontato tutto?
- Perché sei qui e non con tuo
papà?
- Lui vuole che finisca qui la
quarta . Ma a gennaio sarò là . E chissà
che non mi metta in collegio .
- Ti piace il collegio Cristoforo Colombo?
- Sì, tanto, perché i maestri che ho
avuto mi hanno fatto scuola bene, e
sono in questo collegio fin da piccolo .
A Quito andrai in un collegio salesiano?
- E' probabile : a mio papà gli pia-
ce che io e le mie sorelle stiamo sempre in collegi di Don Bosco .
- Sono cambiate le cose per te, da
quando papà è diventato Presidente?
- Per i miei amici continuo a esse-
re quello di prima . Ma quelli delle
classi più avanti, prima non mi parlavano e neppure mi salutavano, invece
adesso mi salutano .
6
- Che cosa dirai ai tuoi compagni
del collegio quando li lascerai?
- Dirò che anche se vado lontano
continuerò a ricordarli sempre, e che
ai miei amici continuerò a voler bene
come prima. E poi . . . forse un giorno
potrò invitare i miei compagni di
quarta nel palazzo del Presidente . E
siccome c'è una terrazza su in alto
dove si può giocare al pallone . . .
- Hai già visto il palazzo?
- Sì, è bello .
- Non ti fanno paura le guardie?
- Sì, sono tante. Ma adesso ci sono
anche nella mia casa di Guayaquil . . .
- Giacomino, vuoi bene ai bambini
poveri?
- Sì . Prima io vivevo in un quar-
tiere povero, c'erano tante famiglie
povere. Alla sera vedevamo arrivare
quelli che si fanno pagare i debiti, vedevamo come si portavano via le cose
dei poveri. Portavano via le scarpe . . .
- Che cosa farà Giacomino Roldós
per i bambini dell'Ecuador?
- Guarda, vorrei diventare dotto-
re . E mettere su un ospedale in periferia e in tutti i posti emarginati delSantiago (Giacomino) Roldós Bucaram .
l'Ecuador, per curare i bambini che
non hanno le cure che ho avuto io .
- Tu sei stato malato?
- Sì, ho avuto l'asma, ma adesso
sono guarito . Mi ha curato da quando
ero piccolo il dottor Sarracín, che sarà
il mio padrino di Prima Comunione .
- E prega a volte Giacomino?
- Sì, dico il Padre Nostro, e anche
preghiere che io penso da solo .
- E' un buon cristiano il Presidente
della Repubblica?
- Sì . Andiamo tutte le domeniche
alla messa . Anche se molta gente gli
va dietro per potergli parlare e non lo
lasciano in pace .
- Tuo papà potrà risolvere tutti i
problemi dell'Ecuador?
- Forse cinque anni non bastano
per risolvere i problemi del cibo, per
dare una casa ai più poveri. E anche
perché non ci siano più emarginati . La
maggior parte degli abitanti vivono
nelle zone emarginate, non hanno da
vivere come il Signore comanda .
- Tu, come aiuti il Presidente della
Repubblica?
- Be', guarda, quando vedo che
mio papà è molto preoccupato per i
suoi problemi, lo aiuto non dicendogli
niente . Durante le elezioni invece l'ho
aiutato molto : a fabbricare bandierine, e attaccare i manifesti . . . C'erano
posti in cui non passavano le automobili, e siamo andati anche lì ad attaccare i manifesti .
E guarda, io vorrei dire a tutti i
bambini emarginati che abbiano molta fiducia . So che mio papà farà tutto
il possibile perché l'Ecuador si tiri
fuori dai guai dopo nove anni della
dittatura .
- Ti piacerebbe diventare presidente come il tuo papà?
- Guarda, io voglio diventare dot-
tore. Perché io avevo uno zio che era
dottore, e quando lui morì, io sono
nato l'anno dopo, e mi hanno messo il
nome Giacomo perché anche lui si
chiamava così . E quando ho avuto
l'asma, quasi tutti i giorni dovevo andare dal mio dottore ; e siccome eravamo amici, io prendevo e gli strumenti del dottore, me li mettevo addosso, e il dottore non mi diceva
niente . . .
- Giacomino, sei contento di essere
diventato il figlio del Presidente?
- Prima mio papà non aveva mol-
to denaro, e neanche adesso . Ma io
sono contento che lui è presidente degli ecuadoriani emarginati.
- Giacomino, sono contento che ti
trovi bene qui in collegio .
- Sì, sono contento, e voglio molto
bene al mio collegio .
- Grazie, Giacomino, per i minuti
che mi hai dedicato.
- Grazie anche a te .
Antonio Hernàndez
Nel riquadro : " piccola madre " Laura Meozzi ; e nella foto grande, i suoi ragazzi di Laurow : c'è la guerra, e lavorano anche loro per sopravvivere .
La suora che mezzo secolo fa trapiantò le Figlie di Maria Ausiliatrice
in Polonia, si merita che venga scritto un libro sulla sua vita? Per
accertarsene Domenica Grassiano ha fatto un lungo viaggio nella
patria di Papa Wojtyla : ha visto luoghi e persone, ha interrogato e
ascoltato le testimonianze dirette . E ha concluso che sì, il libro su
"Piccola madre Laura Meozzi" deve proprio essere scritto
ppena tornata mi chiamano al te-
lefono : «Pronto? E' vero che è
A
stata in Polonia? » « Sì, è vero » . « Per
madre Laura?» «Sì .» «Per quel libro? »
Nel sottofondo di me stessa cantava
ancora tutta la Polonia con le sue mille voci : quelle degli uomini, degli alberi, delle distese color verde tenero,
dell'aria, dell'acqua, di Varsavia, di
Rózanystok, di Wroclaw, di Lódz . . .
Dissi che sì, avrei raccontato anche
questo viaggio . Del resto bastava che
mi abbandonassi ai ricordi, brevi nel
tempo ma ricchi come una vita intera .
Quando mi scodellarono a Varsavia. Disse una voce metallica : «Fra
dieci minuti scendiamo a Varsavia» .
Era il 8 aprile scorso ; automaticamente allacciai la cintura di sicurezza .
Il pensiero mi era volato come un
razzo a quarant'anni prima, 19 9 : mi
trovavo in classe, giovanissima insegnante . Dettavo una traduzione, un
brano preso dal giornale :
«Varsavia, circondata dall'esercito
tedesco, tenta una resistenza disperata . Una voce via radio gracida : "Arrendetevi, arrendetevi . Avete dieci
minuti di tempo . Evitate un inutile
massacro . Arrendetevi . Avete cinque
minuti . . ." . Tutta Varsavia, in agonia, è
con l'orecchio alla radio . Una pausa .
Un minuto di silenzio mortale . Poi si
levano poche note di Chopin : brevi
tremende sublimi battute . E la risposta : "Varsavia non si arrende . Varsavia muore martire per rinascere libera"» . Intanto l'aereo mi aveva scodellata in terra polacca .
Poco dopo costeggiavo la Vistola, le
cui acque - in quel lontano 19 9 - si
erano fatte rosse del sangue degli uomini e dei cavalli, lanciati al contrattacco . Andammo a Lumianki, una casetta delle FMA alla periferia di Varsavia . Trovai ad attendermi "siostra"
Jadwiga .
« Sì sì, ho conosciuto mateczka (piccola madre) Laura a Wilno . Mi ha accettata lei in Congregazione . Avevo
letto sul BS che in Polonia erano venute le suore di Don Bosco per occuparsi dell'educazione della gioventù, e
avevo sentito che quella era la mia
vocazione» .
« Quale è stata la sua prima impressione su madre Laura? » « Di una santa» . «Possibile?» «Sì. Non mi disse
molte parole perché non sapeva ancora bene la lingua, ma credo che mi
vedesse dentro. Avevo la licenza li-
ceale e lei mi face iscrivere all'università di Wilno per filosofia e teologia .
Ero anche aiuto-assistente delle interne e pensionanti, ma madre Laura
vegliava sulla mia formazione ogni
giorno. Ricordo che venne mia mamma a trovarmi e mi disse : «Tu non hai
pazienza per insegnare . Perché studi?» Io ripetei quelle parole a madre
Laura, che rispose : « Noi non abbiamo
solo bisogno che le suore facciano
scuola, ma che imparino per la vita,
per tutto e per tutti» .
« Wilno non è la prima fondazione,
vero?» «No : la prima è Rózanystok» .
Andai a Rózanystok con suor Janina .
Una corsa di trecento chilometri.
Sapevo che non avrei trovato nulla di
quanto era stato realizzato tra il 19 e
quel poliziesco 1954 che spazzò via le
suore (e i salesiani) come foglie . Era
una specie di pazzia o testardaggine .
Ma non me ne pentii .
Il rapido Varsavia-Leningrado' faceva soste non previste o andava a
passo d'uomo, a causa delle inondazioni di quei giorni : il fiume Bug era
straripato e la vasta pianura pareva
un lago su cui navigassero casette di
bambole . Poi venne la regione delle
foreste di abeti, larici e betulle a non
finire, con il loro ampio respiro pacato, quasi fosse l'inizio della creazione
quando Dio fece crescere le piante e
vide che ciò era buono .
A Bialystok, ultima città polacca,
lasciammo l'internazionale per un
trenino a vapore, affollatissimo . Era il
0 aprile, la gente tornava al paesello
7
per il 1" maggio, non lavorativo. Arrancammo fino a Rózanystok, quattro
chilometri dalla Russia (la Russia del
dopo guerra) . Madre Laura Meozzi vi
era arrivata nel 19
su un povero
carro agricolo, in un dicembre dal
freddo polare.
Dalla stazione alla "fu" cittadella di
Don Bosco, noi non avevamo neanche
il carro : andammo a piedi, incontro a
una grande chiesa bianca con due
torri campanarie` un miracolo fra
prati, alberi e poche casette nordiche .
I salesiani tengono la parrocchia .
Hanno una casa piccola povera e scomoda . Ci offrono tuttavia un'ospitalità squisita . Prendemmo un tè caldo e
ristoratore, poi andammo con don
Marian e un vento indiavolato a visitare "quello che fu" . Suor Janina si
lamentava : "Oh, questo era il nostro
noviziato!» (Mettemmo il naso nell'entrata : c'erano panni stesi) . «Oh,
questo era il dormitorio delle ragazze!» (Ora vi grugniva una colonia di
porci) . «Oh, la nostra scuola . . .» . La
gente invece diceva : «Le suore . . . le
nostre suore! »
Madre Laura aveva trovato, al suo
arrivo, l'opera maschile molto ben
avviata . A sua volta si era messa a costruire (in tutti i sensi) così alacremente, così intelligentemente che alla
fine del 19 4 le orfane e i maschietti
interni erano già oltre duecento .
Il mattino del 1 ° maggio ripartimmo
per Varsavia . Portavo con me un vasetto di miele . Ce l'aveva messo in tavola, alla colazione, Felicia Lozarska
- una donna analfabeta - che mi
aveva scossa fin nell'intimo con queste parole : «Lo porti in Italia . Quando
sarà là, ogni tanto ne prenda un cucchiaino : sentirà la dolcezza del cuore
polacco» . Felicia conobbe madre
Laura : «Ho lavorato con le suore in
cucina finché sono stata qui . Mateczka Laura era ormai a Wilno . Quando
si sapeva che doveva arrivare, tutti
erano felici . Le suore sfavillavano .
Quando poi ripartiva, ricordo che
piangevano» .
In treno, nel rifare i 00 chilometri,
suor Janina mi racconta la sua storia .
Durante la prima guerra mondiale la
sua famiglia era stata deportata in
Russia. Il babbo era morto in Ucraina,
di tifo fulminante. Finita la guerra sua
madre era tornata in patria a Wilno,
ma ben presto era morta col bimbo
che aspettava . I suoi due fratelli erano
entrati in collegio presso i salesiani.
Lei e sua sorella erano state accettate
da madre Laura. Ben presto Janina si
era sentita chiamare a essere FMA,
però era la maggiore e pensava che
era suo dovere aiutare la sorella e i
fratelli . Lo disse a madre Laura, che le
rispose : «Tu segui la tua strada . Io
sarò la mamma di tua sorella Wanda e
8
penserò ai tuoi fratelli» .
Le ore passavano lente lungo l'uniforme pianura . Suor Janina mi diceva,
dipanando il suo cuore : «Non solo
vegliò su mia sorella, ma pagò studi e
alloggio a mio fratello minore, che
non era più presso i salesiani . Nel 19 9
faceva il servizio militare, e passò la
frontiera con quella parte dell'armata
che riuscì a sfuggire a Hitler . Errò per
l'Europa con gli Alleati . Per anni io
non ne seppi nulla e piangevo piangevo . Madre Laura un giorno mi chiamò
e mi disse : "Ho tanto pregato per tuo
fratello. Sta' tranquilla, sono sicura
che tornerà salvo" . Vive ancora oggi a
Varsavia» .
Domandai : «Pregava molto madre
Laura?» Rispose : «Sempre» . Parlammo per tutte le ore del viaggio . La figura di madre Laura Meozzi mi veniva incontro come se si disegnasse su
fragili veline marezzate dalle fugge-
Nostra Signora di Rózanystok.
voli betulle, via via sempre più chiara .
Come una betulla. Ne vidi molte
betulle, stracariche di ciuffi di vischio,
come ornate di grandi bouquets verde
scuro . Ma non erano vestite a festa :
nutrivano il vischio a spese della loro
vita . E pensai, e me ne convinsi, che
così era madre Laura .
Arrivammo a Varsavia che era notte. La stazione di Danzica, immensa,
era semideserta . Le tante bandiere
bianco-rosse che ornavano la città per
il "1" Maj" pareva dormissero, non
c'era più un alito di vento . Tutto era
silenzio . Sul bus domandai a suor Janina : « Madre Laura pregava sempre :
forse aveva vocazione claustrale?»
«In principio credeva di essere chiamata al Carmelo. Frequentava l'università a Roma, medicina . Una volta
andò a confessarsi da un salesiano
che divenne poi suo direttore spiri-
tuale, e che dopo cinque anni le disse
che Dio la chiamava fra le suore di
Don Bosco . Madre Laura allora passava notti intere in preghiera . Una
volta, era novizia a Nizza Monferrato,
la Maestra disse che la Madre Generale domandava preghiere per una
grazia grande, e che chi l'avesse voluto poteva stare in chiesa quanto desiderava . Laura vi rimase otto ore di
seguito . Saputolo, madre Caterina
Daghero le domandò sorridendo : « Le
piace pregare? » « Molto », rispose lei in
tutta semplicità .
« Sapesse - continuava suor Janina
- quante cose otteneva la preghiera
di mateczka! Per esempio Rózanystok
significa città delle rose . Ma con i metri di neve che durano mesi e il gran
freddo di quasi tutto l'anno, le rose
non crescono . Ebbene, madre Laura
piantò rose e crebbero, fiorirono . Le
metteva davanti al tabernacolo e a
Nostra Signora . La gente non credeva
ai propri occhi!
« Ma le rose più belle erano le vocazioni che fiorirono subito : tante . Lei ci
portava tutte nel cuore, e ci offriva al
Signore . Era una vera madre per tutte
e per ognuna, e tenera preziosa mamma degli orfani . . . » .
Eravamo giunte a Lumianki, don
Léon Walaszek mi aveva fissato un
appuntamento per il giorno dopo .
Considerai una grazia poter avere
quell'incontro .
Addormentandomi
quella sera, vedevo come in sogno
tante betulle cariche di ciuffi di vischio : le betulle si chiamavano tutte
Laura, e i ciuffi erano tante testoline
di bimbi. . .
Sono persuaso : era una santa. Don
Léon Walaszek è uomo dallo sguardo
fermo, come di chi è arrivato all'equilibrio interiore. Nel 1951, pochi giorni
prima di morire, madre Laura l'aveva
fatto chiamare perché ascoltasse la
sua ultima confessione . Don Léon la
conosceva bene .
«Da quando mi sono messa sulle
orme di madre Laura - cominciai -,
tutti mi dicono : è una santa . Lei cosa
ne pensa?» «Madre Laura era veramente una santa . Ne sono convintissimo» . «E sarebbe del parere, lei, che
fosse introdotta la causa di beatificazione? » « Certo : sarebbe ottima cosa » .
Léon siede al suo povero tavolo di
parroco della basilica del Sacro Cuore, in Varsavia . L'interprete suor Danuta e io sediamo su uno sdrucito
sofà, che gli serve da letto . Una pausa . . . Don Walaszek pare raccogliersi
nel centro del suo essere . E finalmente : « Ho parlato molte volte con madre
Laura, ho meditato sulle domande
che mi poneva . E sempre e in tutto mi
sono persuaso che avevo davanti a me
una santa ; che in tutto ciò che diceva
era una santa. E le davo le risposte che
si danno a una santa . . .
« Madre Laura nel sacerdote vedeva
il rappresentante di Cristo ; lo ascoltava come Cristo . E in ciò che il sacerdote le diceva, vedeva la volontà di
Dio. Mi poneva delle domande essenziali, riferentisi alla vita spirituale, alla
nostra Congregazione . Predicai un
corso di esercizi spirituali ; in quell'occasione mi domandò se, secondo
me, si poteva dire che la Madonna
fosse contenta delle sue suore come
disse Don Bosco a Nizza . Di questo si
preoccupava molto : che Maria Ausiliatrice fosse contenta delle suore,
specialmente nei momenti della prova . . . Non ho mai trovato nessuna suora così preoccupata delle cose divine
come lei, sia per sé che per le sorelle . »
E Don Walaszek conclude : «Madre
Laura era tutta di Dio e tutta dei fratelli, di qualunque fratello» . . .
Poi andai al sud, a Wroclaw (la
sa di Wilno donò anche quel bosco, e
madre Laura fece abbattere gli alberi
su una bella spianata vicina a un leghetto . Col legname fece costruire una
casa grande e bella per gli orfani, che
in massima parte arrivavano da Varsavia . C'era anche un padiglioncino
da caccia e una fattoria chiamata Polepie : madre Laura la trasformò in
colonia estiva . Così il bosco divenne
un villaggetto . Ma non si sapeva che
indirizzo mettere sulle buste, scrivendo. Le giovani suore polacche prepararono una sorpresa a madre Laura :
ottennero dalle autorità civili di Wilno
che quel luogo si chiamasse Lauròw :
il paese di Laura .
Il bosco cantava . Le vocazioni aumentavano a ritmo serrato : il noviziato di Rózanystok era sempre al completo . Qui occorrerebbe parlare dell'influsso del principe Czartoryski : il
suo essere diventato salesiano aveva
Un piccolo lago, una grande casa, una località senza nome . E le suore, che devono scrivere e
ricevere lettere, ottengono dalle autorità che quel posto si chiami Laurów, cioè " paese di Laura " .
Breslavia della Slesia) e, di nuovo, per
cinque giorni le suore (tante!) mi parlarono della "santità" di madre Laura . Con fatti concreti, gesti stupendi .
Ma quella lunga litania di virtù mi
dava il "la" melodico e basta. Allora
cambiai tattica, cominciai a domandare : « Ora, per favore, si raccolga un
momento ; pensi bene e poi mi dica :
quali difetti ha notato in madre Laura?» Mi guardavano come un'eretica :
«Madre Laura non aveva difetti . Io
non ne ho visti» .
Una località senza nome . Nel 19 9,
allo scoppio della seconda guerra
mondiale (pretesto il "corridoio" di
Danzica), le opere che madre Laura
aveva fondato erano 14 : al nord, al
centro, al sud . Più Laurów .
La storia di Laurów è singolare : era
una località senza nome, un bosco
grandissimo, a 18 chilometri da Wilno .
Il benefattore che aveva donato la ca-
contagiato molti giovani . Quei giovani
avevano delle sorelle, delle cugine .
Parecchie arrivarono in Italia con la
forza magica di tre parole : « Don Bosco Torino» . E divennero FMA, così
che la carovana con cui arrivò madre
Laura, nel 19 , si componeva già anche di quattro suore polacche . Figuriamoci, dunque, che contagio quando si ebbe il noviziato a portata di
mano. Ma poi scoppiò la guerra . . .
«Io ho due patrie» . Del conflitto
madre Laura fu avvisata telefonicamente, da Varsavia, dal console italiano : «Le offriamo l'ultima possibilità di rimpatrio» . Rispose : «La ringrazio, ma io resto » .
Il console ritelefonò : «Chiudiamo i
battenti . Parta con noi!» Replicò :
«Per nessun motivo lascio queste sorelle . Le do i nomi delle suore italiane
che rientrano, le troverà alla stazione» . E rimase.
Visse la lunga agonia, il martirio
della Polonia . Le suore - tutte giovanissime - le si strinsero intorno come
un grappolo. A chi le domandava
«Non ha nostalgia dell'Italia?», rispondeva : « Io ho due patrie : l'Italia e
la Polonia, e non so dire quale amo di
più » .
Il 15 ottobre 19 9 Laurów fu occupata militarmente . La direzione dell'orfanotrofio passò a un lituano, non
solo cattolico ma (segretamente) salesiano . Nel 1940 il governo d'occupazione mise da parte i lituani : i ragazzi
furono alla mercè dei nuovi padroni.
Le suore, tolto l'abito religioso, vennero confinate nel padiglioncino da
caccia . Nel 1941 arrivarono i tedeschi.
L'amministrazione di Laurów fu ridata ai lituani : tornò il salesiano, che
mise la condizione "sine qua non" che
tornassero come insegnanti le "signore" di prima. (A Rózanystok e a Wilno
era la stessa cosa . Delle altre case non
si poteva sapere più nulla .)
Nel marzo del 194 iniziò la caccia
ai religiosi, preti e suore, da parte dei
nazisti . Otto FMA di Wilno furono
imprigionate e poi deportate in Germania ai lavori forzati. Nella controffensiva russa, due suore di Rózanystok vennero deportate fino in Mongolia. Si seppe che due altre, andate a
Varsavia per salvare i bambini rimasti
senza nessuno, erano morte sotto i
bombardamenti . La fame era nera . E
verso la fine della guerra, i boschi
ospitavano nei loro anfratti partigiani
e perseguitati d'ogni genere . Quando,
nel 1945, si venne a sapere che la regione di Wilno - Laurów compresa
- non era più Polonia, la desolazione
della gente divenne disperazione . . .
Il treno fantasma . Disse madre
Laura : «Questi ragazzi sono polacchi,
sono nostri. Ho tutte le carte in regola! » Gli accordi tra i due governi erano
che, chi lo volesse, poteva optare per
la Polonia ; ma le difficoltà per ottenere il foglio di via erano enormi .
Giunse da Varsavia un'ispettrice militare polacca per espletare le pratiche
del rimpatrio . Accertò le cose ; si mise
d'accordo con madre Laura .
Come la gente seppe che un treno
sarebbe stato messo a disposizione
dell'orfanotrofio di Laurów, passò la
voce . . . E venne il giorno tanto atteso :
7 ottobre 1945 . Le "signore" di
Laurów e 104 ragazzi sfilarono sotto
gli occhi inflessibili delle guardie ;
uscirono dal bosco, scortati fino alla
stazione . Soltanto l'ispettrice militare
e madre Laura sapevano che il treno
merci accoglieva anche "altri" . . . Alla
partenza, nascosti sotto la paglia, c'erano partigiani e famiglie intere senza
il foglio di via» . Madre Laura aveva
detto «sì» a quanti domandavano la
salvezza. E all'ispettrice : «Non tema .
9
Io pregherò» .
Seduta su di una pancaccia, iniziò le
sue suppliche : se alla frontiera, le
guardie avessero scoperto i viaggiatori clandestini, li avrebbero fucilati .
Con quali conseguenze per di più sugli
altri, non si sa dire . . . Abituata a "forzare" la mano al buon Dio, madre
Laura pregava . Quel merci veniva posto su binari morti per lasciare la precedenza agli altri treni ; faceva lunghe
soste. Veniva sera e veniva mattina, e
non si sapeva dove si fosse . A un tratto
l'ispettrice polacca salì sul vagone bestiame dov'era madre Laura . Sorrideva. Disse : «Madre, siamo in terra polacca» . Piansero tutte e due .
La frontiera? Le guardie? Eppure le
ispezioni di solito erano accuratissime . Forse quello era un treno fantasma? Intanto aveva riportato alla Polonia figli in carne e ossa . . .
Sedici giorni era durato il viaggio .
Le suore avevano un solo rimpianto :
mancava un ragazzo dodicenne di
Varsavia, Marian D .
I ragazzi di madre Laura. A Wroclaw m'incontrai con due ex ragazzi di
Laurów. Uno è proprio Marian D ., e
l'altro Kazimievz P ., ossia Casimiro .
Era sera. Parlammo fin quasi mezzanotte .
«Io ero stato trovato - è Marian
che parla - in un bidone dei rifiuti
quando avevo sei settimane . Per me
non c'è altra madre che mateczka
Laura . Il giorno in cui i miei compagni
partirono da Laurów, io ero a lavorare
presso un contadino, che alla fine
della settimana mi dava come paga un
sacchetto di frumento . Io il sabato lo
portavo a mateczka per alleviare la
grande fame che tutti pativamo . Si figuri la mia disperazione quando trovai la casa vuota . . . Tentai sei volte di
fuggire . Fui mandato nell'interno,
malmenato, battuto : guardi questa
cicatrice (Marian tira su la manica .
Sopra il gomito ha un segnaccio da
sciabolata) . . . La sesta volta riuscii a
rientrare in Polonia . Ma non sapevo
dove fosse la mia famiglia, cioè le Figlie di Maria Ausiliatrice. Andai fino
sulle rive del Baltico a cercarle . . .
« Un giorno, ero su di un treno fermo a Wroclaw, vidi sulla pensilina
una suora mia . Saltai giù come un
pazzo, piangendo e ridendo . E ritrovai
a Pogrzebien mateczka. . . Mi fece terminare gli studi, qui a Wroclaw. Ma
era già malata . E quando morì, piansi
come un figlio unico che perde la madre e con essa tutto .
«Nel Natale successivo - ero solo
- venni qui . Nell'attesa della mezzanotte santa, ascoltavo la radio . Improvvisamente non so da quale stazione una voce disse : « Sono un ex ragazzo dell'orfanotrofio delle salesiane
di Don Bosco, oggi ingegnere . Voglio
10
augurare buon Natale a tutti i miei
"fratelli' di Laurów . So che la contessa madre Laura Meozzi è morta .
Devo a lei tutto ciò che sono . E anche,
di non essere diventato un delinquente . . . » . Corsi a chiamare le suore :
«Parlano di mateczka! » Anch'io, creda, se non sono diventato un malfattore lo devo a madre Laura» .
Parla Casimiro, che ricorda una parola di italiano, imparata a Laurów, da
madre Laura : poverino, poverino . . .
«Ero un mezzo diavolo . Le suore
qualche volta perdevano la pazienza e
mi mandavano da mateczka perché
mi sgridasse» . «Sgridava?» «Nié, nié :
no! Ci faceva un discorsino (Marian
assente con grandi segni del capo)
tutto di parole buone che ci facevano
migliori . Madre Laura è una santa
nata . Anch'io sono andato a trovarla,
quando avevo diciannove anni . Mi
spalancò le braccia . Esclamò : «Figlio,
figlio mio» . Rimasi a Pogrzebien con
lei tre giorni : di paradiso. Alla sua
morte, la cassa la portammo noi, i suoi
ragazzi» .
Mai più avuta una madre così. Ed
eccomi a Pogrzebien : è il noviziato
delle FMA, sulla strada che porta a
Oswigcim . A fine guerra, le opere delle
FMA, sotto l'impulso e la saggezza di
madre Meozzi, ripresero rapidamente
vigore . Mancava però il noviziato . All'ispettore salesiano, praticamente,
erano rimasti solo gli occhi per piangere : la guerra gli aveva decimato le
file. A Pogrzebien aveva avuto il teologato ; ora il castello (dono di un ricco
signore) era vuoto. Era servito ai tedeschi come succursale di Oswigcim,
per annientare donne e bambini . . . Lo
offrì a madre Laura, che qui terminò i
suoi giorni, il 0 agosto 1951 .
La sera del 7 maggio vennero a
parlarmi tredici donne, fanciulle nel
1951 . Dissero cose meravigliose ; posso
soltanto riassumerle così : «Anche oggi madre Laura ci aiuta a vivere, a
educare i figli cristianamente . Tutti
accorrevano a lei . E lei aiutava tutti .
Già da viva, la gente diceva che un
giorno l'avrebbero santificata, perché
era veramente santa . Noi non abbiamo mai più avuto una madre così, e ne
avremmo tanto bisogno. . . » .
Sono andata al cimitero . Ma non ho
trovato madre Laura . L'hanno seppellita nel praticello che circonda la
piccola parrocchia, dove una volta
seppellivano le persone "rimarchevoli" davanti a Dio . La sua tomba è
sempre fiorita . Quel giorno era coperta di viole del pensiero . La gente va a
trovarla, o anche solo passando le
manda un pensiero .
Sì, piccola madre Laura ha lasciato
orme profonde e io le ho viste . E scriverò il libro della sua vita .
Maria Domenica Grassiano
ZAIRE
rrivai a Kasungami, quartiere tra i
più precari nella periferia di LuA
bumbashi, nel 197 ; e c'era già don
Mario Valente, il parroco, che mi aiutò
a poco a poco a entrare nello stile di
pastorale che aveva adottato . Mi disse : «Cerca di non fare niente per i
giovani . Cerca invece di fare con loro
tutto ciò che desiderano di valido per
la loro formazione e la loro crescita» .
Insieme abbiamo trasformato questo
principio in uno slogan che rivolto ai
giovani dice : «Se voi fate un passo,
noi ne facciamo due con voi» .
A parlare così è padre Piero Gavioli,
giovane sacerdote modenese, che con
padre Valente costituisce tutto il personale della parrocchia .
Non è sempre stato facile - assicu-
ra - . Quante volte i giovani hanno
rinfacciato a padre Valente di essere
soltanto il parroco dei "vecchi",
perché faceva niente per loro, perché
non organizzava il torneo di calcio,
non dava il pallone o le magliette. . . La
risposta era sempre la stessa : cominciate voi, fate un comitato, stabilite un
regolamento, autotassatevi per raccogliere qualche soldo, e noi vi aiuteremo . Alcuni giovani non hanno mai
accettato questo discorso, altri invece
un po' alla volta l'hanno capito e condiviso .
La politica della porta aperta . Padre Gavioli prosegue il suo racconto.
Kasungami è un quartiere della periferia di Lubumbashi, sorto qualche
anno dopo l'indipendenza dello Zaire
(1960), quando la città non riuscì più
ad accogliere la gente che vi si riversava in cerca di tranquillità, lavoro,
scuole per i figli. Gli ultimi arrivati
occuparono questo terreno incolto,
pieno di grandi termitai, e vi costruirono le loro casette : quattro muri di
UN'ESPERIENZA Di PASTORALE GIOVANILE
Niente «per» loro
ma tutto « con » loro
Due salesiani in una parrocchia alla periferia di Lubumbashi hanno
impostato l'azione pastorale sul principio che tocca ai giovani di
prendere l'iniziativa, e ai salesiani di sostenerli . La situazione umana
e religiosa è difficile, i risultati sono lenti a maturare, ma i giovani
sviluppano la loro creatività, si abituano a non dipendere dal paternalismo del missionario, diventano responsabili delle loro scelte
mattoni di fango seccati al sole, e un
tetto di lamiera . Qualcosa di intermedio fra la capanna africana e la baracca delle bidonvilles occidentali .
Negli anni di maggior assembramento, Kasungami raggiunge quasi
0 .000 abitanti ; oggi molti hanno trovato alloggio o se lo sono costruito vicino alla città, e nel quartiere rimangono poche migliaia di immigrati.
Padre Valente subito cominciò a
praticare la politica della porta aperta,
ad accogliere in casa i giovani e a lavorare con loro per sistemare i campi
da gioco : calcio, pallavolo, pallacanestro . Quando arrivai anch'io, egli mi
aiutò a entrare nel suo stile di vita . A
Kasungami si erano già formati tra i
giovani vari gruppi, strutturati o informali, come la Legio Mariae, la corale, il piccolo clero, i volontari . . . Erano una ricchezza, ma ogni gruppo andava un po' troppo per conto suo,
senza tener conto degli altri . Anzi c'erano spesso dispute e rivalità . Compimmo vari tentativi di collaborazione (feste, ritiri, passeggiate . . .) ; ma la
spinta decisiva venne occasionalmente da una decisione del governo : la
soppressione dell'insegnamento religioso nelle scuole (dicembre 1974) .
A quel punto le famiglie e le comunità cristiane dovettero preoccuparsi
dell'educazione religiosa dei ragazzi,
che prima demandavano volentieri
alla scuola . Nacquero così in ogni
parrocchia o quartiere dei « centri di
formazione cristiana» ; i giovani che li
frequentavano non erano così numerosi come quelli che si potevano avere
a scuola, ma erano più coscienti e
motivati .
Da noi a Kasungami non ci sono
scuole medie o superiori ; i ragazzi che
continuano dopo le elementari sono
rarissimi . Ma abbiamo organizzato
ugualmente un centro di formazione
cristiana, invitando tutti i giovani dai
16 anni in su . Così dall'ottobre 1975 i
ragazzi dei gruppi, gli studenti, i lavoratori, i disoccupati, si riunivano da
noi un giorno alla settimana : c'era la
catechesi, ma c'erano pure scambi di
notizie, il bilancio delle attività, l'occasione per conoscersi e dialogare . Il
terreno era pronto, e i frutti maturarono all'improvviso sul finire dell'anno scolastico .
Le riunioni del venerdì sera . L'ultimo giorno di scuola, 0 maggio 1976,
avevamo organizzato una passeggiata
al Mukwene, la collina che con la sua
doppia gobba domina l'altopiano di
Lubumbashi . Eravamo una settantina, compresi cinque adulti insegnanti
della parrocchia . Abbiamo giocato,
cantato, mangiato, pregato, ma abbiamo pure discusso . E nella discussione è venuto fuori un piano favoloso
di attività da realizzare . Si crearono
cinque commissioni : per la liturgia, il
lavoro manuale, l'animazione culturale, le relazioni sociali, le attività delle ragazze . Molte delle cose dette quel
giorno non furono mai realizzate, ma
a una siamo rimasti fedeli : per fissare
meglio quel piano d'azione c'eravamo
dati appuntamento per il giorno dopo,
alle 19, 0 nella "Casa del padre", e da
quel venerdì 0 maggio abbiamo continuato a riunirci ogni venerdì sera .
Questi incontri sono diventati la chiave di volta della nostra azione .
I giovani, a cui non manca fantasia
e umorismo, hanno appioppato a
queste riunioni il nome IMK, che è la
"scuola dei dirigenti del partito" .
Non c'è nessun programma prestabilito . Verso le sette di sera i giovani
che sono interessati o che lo desiderano arrivano in casa nostra, si sistemano alla meglio, e si comincia a discutere . E' stato scelto un segretario che
prenda nota dei punti discussi . La
settimana dopo cominciamo con la
lettura del verbale e la verifica delle
decisioni prese. La libertà di parola è
totale, a tutti è dato il tempo necessario perché tutti possano esprimersi .
Così, un po' alla volta abbiamo imparato ad accettare di essere criticati, e a
costruire insieme . E grazie a queste
riunioni, abbiamo preso e portato a
termine le tante iniziative dei gruppi
giovanili di Kasungami : la formazione cristiana, le feste, le attività sportive, i divertimenti (sala giochi, televisione, cinema . . .) .
E padre Gavioli passa in rassegna le
attività più caratteristiche.
Il lavoro gratuito. Non l'abbiamo
scelto noi, ci è stato suggerito dalle
circostanze . Il quartiere quasi non
possiede infrastrutture, e l'amministrazione ha altri problemi . Bisognava
quindi arrangiarsi da soli, se si voleva
vivere da uomini . Bisognava ricostruire la scuola elementare, perché
quella vecchia minata dalle pioggie rischiava di cadere sulla testa dei bambini ; bisognava rifare la passerella sul
fiume Kafubu se si voleva andare in
città senza dover guadare e bagnarsi
fino ai fianchi ; bisognava spianare i
campi da gioco, costruire una sala per
le feste e i divertimenti . . . Tutto è stato
deciso insieme e realizzato con i mezzi
La chiesa di Kasungami, costruita anche con l'aiuto dei ragazzi . C'è anche la campana (foto a
sinistra), che ha il "campanile" più originale che si possa immaginare : è un termitaio .
locali, con strumenti semplici (badili,
carriole, e braccia) .
Durante le vacanze scolastiche del
1978, ragazzi e ragazze dai 1 anni in
su erano invitati a offrire qualche
mattinata : dal luglio al settembre,
circa 1 0 ragazzi e 80 ragazze si sono
presentate almeno un giorno, per un
totale di .850 mezze giornate . In media erano quasi 70 presenze ogni giorno . La mattinata cominciava col raduno dei volontari davanti a casa nostra : un momento di preghiera, un
bicchiere di tè caldo (in luglio da' noi
fa piuttosto fresco al mattino), due
panini o un biscotto . Poi al lavoro : per
i ragazzi, fabbricazione dei mattoni,
livellamento del terreno da costruzione, riparazioni alla diga-passerella ;
per le ragazze invece trasporto di acqua, di mattoni o terra, pulizie diverse,
intonaco (di fango) sui muri . . . Al termine del lavoro ognuno riceveva un
biglietto di presenza . E alla fine delle
vacanze questi biglietti servirono, durante una festa, per partecipare a una
tombola (premi : vestiti, cibo, oggetti
scolastici), per lo spuntino di mezzogiorno (panini, biscotti e aranciate), e
per assistere a un film .
I giovani hanno così contribuito alla
costruzione - fatta da muratori di
professione - di due edifici della
scuola elementare, con tre aule ciascuno, e di un edificio per la comunità
parrocchiale, comprendente una
grande sala-laboratorio per le ragazze
e una piccola stanza per il dispensario .
Spesso c'erano più persone di quante
ne richiedesse il lavoro, ma tutto è
servito a creare un clima di collaborazione e di intesa, a educare i giovani
al servizio gratuito .
L'università libera . Nella nostra regione - prosegue padre Gavioli - finiscono le elementari meno della
metà dei ragazzi che le hanno cominciate, e solo il 10% possono trovare un
posto nelle medie . A Kasungami i disoccupati, gli apprendisti e lavoratori
che non vanno più a scuola, costituiscono la grande maggioranza dei giovani fra i 16 e i 0 anni . Alcuni avevano
manifestato il desiderio di continuare
a istruirsi, a conoscere, a progredire ; e
per loro due anni fa è nata l'Università
Libera di Kasungami. Anche questo
nome, naturalmente, è nato dalla fantasia e dall'umorismo dei ragazzi . E è
libera perché non c'è programma né
esami, e nemmeno vacanze . Se mai, il
programma è stabilito di volta in volta
dai ragazzi stessi, e le vacanze si fanno
quando piove troppo e le strade diventano impraticabili .
La lontananza dalla città ci impedisce di diversificare il corpo insegnante, e così padre Valente e io stiamo esaurendo le nostre risorse culturali per rispondere alle domande dei
1
giovani (come leggere un libro, l'Africa e la tecnica, lo sviluppo dei popoli,
come analizzare un film . .) . Un giorno
qualche giovane meglio formato
potrà occuparsi dei suoi fratelli .
Il club giovani coppie . Nel 1977,
nello spazio di pochi mesi, una decina
almeno di ragazzi che partecipavano
alle attività del gruppo sì sono sposati :
non in chiesa, né in municipio, ma secondo l'usanza africana . Il matrimonio tradizionale è un'alleanza fra due
famiglie, che procede per tappe, con il
pagamento progressivo della dote . In
pratica l'unione viene definitivamente
ratificata solo alla nascita del primo
bambino . Ma fin dalle prime tappe i
giovani sposi vivono insieme, e se sono cristiani la chiesa non li ammette
più ai sacramenti finché non si siano
sposati col rito cattolico .
Che fare in pratica? Abbiamo proposto ai nostri giovani sposi di ritrovarsi tra loro per riflettere sui problemi della nuova vita, ed eventualmente
Tempo di gare sportive: il parroco don Valente
impugna il megafono, don Gavioli è seduto e fa
da giuria. Vinca il migliore .
per prepararsi al matrimonio cristiano . Da più di un anno sei o sette coppie si riuniscono una volta alla settimana . Partendo magari da un montaggio di diapositive, discutono i loro
problemi concreti : la fedeltà coniugale, la poligamia, l'educazione dei
bambini . . . Li aiuta un giovane catechista, che è stato il primo a sposarsi
direttamente in chiesa . E nel gennaio
scorso, altre due coppie hanno seguito
il suo esempio. Ciò fa bene sperare per
il futuro . . .
Oggetti di scambio . A Kasungami
non ci sono ragazze : ci sono solo
bambine e giovani donne . E' un'esagerazione, ma dà l'idea della situazione reale . La ragazza appena ha raggiunto la pubertà, è pronta per il matrimonio . E il matrimonio spesso è
combinato dai parenti, che esigono, e
ricevono dalla famiglia del fidanzato,
la dote . Una volta la dote era un segno
di riconoscenza per l'educazione data
alla ragazza, ma oggi con l'introduzione dell'economia monetaria si sono
introdotti vari abusi. Qualche volta la
ragazza viene "venduta" al miglior
offerente .
Cosa potevamo fare noi per offrire
alle ragazze di Kasungami la possibilità di uscire dalla sottomissione passiva alla loro sorte, che le assimila a
oggetti di scambio e di produzione, e
aiutarle a crescere un po' più come
persone? Con molta pazienza, e con
l'aiuto di suore e di donne di altri
quartieri, da circa due anni stiamo
coltivando un gruppo di ragazze dai
14 ai 16 anni . Esse seguono una catechesi adatta, formano una squadra
sportiva, partecipano ad attività comuni con i ragazzi (lavoro manuale, la
corale, il teatro. . .) e imparano a diventare responsabili della loro vita . In
parrocchia trovano corsi di taglio e
cucito, di puericultura, di igiene . Speriamo così che qualche ragazza riesca
a realizzarsi in maniera diversa : il suo
esempio può far cambiare le mentalità più in fretta di mille discorsi .
La legio Mariae. Nel nostro quartiere tre abitanti su quattro si dicono
cristiani, più della metà cattolici . E
non tutti sono praticanti . Ma fin dall'inizio, soprattutto per l'animazione
del lavoro manuale e dei divertimenti,
abbiamo accettato e avuto collaboratori di ogni provenienza . La maggior
parte sono rimasti quel che erano, e
noi evitiamo con cura di esercitare
pressioni per una loro "conversione
rapida" . Noi proponiamo il messaggio
cristiano attraverso ciò che facciamo ;
offriamo momenti specifici di evangelizzazione (catechesi, celebrazioni
liturgiche) a cui anche i non cristiani
spesso partecipano ; e a tutti ricordiamo il dovere di onorare Dio .
Alcuni giovani cristiani della parrocchia che hanno preso sul serio il
loro impegno di vita, hanno costituito
il gruppo della Legio Mariae, associazione molto diffusa in Zaire . Questi
legionari si impegnano alla preghiera
quotidiana, alla lettura del Vangelo, e
a un lavoro da svolgere . E diventano
lievito in mezzo agli altri.
In tutte queste attività don Valente
e io ci teniamo fedeli al nostro programma : fare niente per loro, ma tutto con loro . In questo modo forse si va
avanti adagio, e le cose non vengono
fatte proprio come piacciono a noi .
Ma i giovani sviluppano così la loro
creatività, si abituano a non dipendere
dal nostro paternalismo, diventano
responsabili delle loro scelte e della
loro vita .
Padre Piero Gavioli
ITALIA
Far amicizia
a Primavera
Trecento giovani della rivista Primavera l'estate scorsa si sono riunite in un "camposcuola di giornalismo" per discutere su "Il
giornale come luogo di aggregazione e amicizia"
I campo scuola. « Può un giornale diventare luogo di
' aggregazione?», chiedeva Vittorio Morero, uno dei
relatori del convegno e collaboratore di Primavera. La
risposta è stata «sì » .
Su questa persuasione poggia il programma della rivista Primavera, che i 00 giovani riuniti all'Alpe Motta
(Campodolcino, Sondrio) hanno valutato e discusso . 11
gruppi di studio hanno fatto largo spazio alla critica oggettiva del giornale e alle proposte per il 1980 . Si sono
avute relazioni tecniche sulla notizia stampa, l'attualità,
l'intervista, la pubblicità, e il ruolo della "posta" come
cassa di risonanza della situazione giovanile . Il critico
cinematografico Enzo Natta, collaboratore di Primavera,
ha guidato i giovani a una corretta interpretazione dell'immagine attraverso la discussione del film di Truffaut
"Effetto notte" . Seguitissima la tavola rotonda su "Come si diventa giornalisti", e una comunicazione di Giovanni Barbareschi sul quotidiano cattolico .
I partecipanti, lettori e lettrici di età compresa tra i
quattordici e i vent'anni, alcuni animatori e genitori,
hanno seguito con interesse i lavori, sono stati protagonisti nei gruppi di studio, nelle assemblee, nelle serate di
folklore e amicizia .
Attorno a qualcosa da fare. « I giovani - è stato detto
- non si riuniscono attorno a dei discorsi ; ma attorno a
qualcosa da fare, a un servizio» . Il campo scuola ha
confermato che la prima partecipazione consiste nel far
conoscere il messaggio del giornale in cui si crede,
aprendo il cerchio dell'amicizia verso altri giovani . Così
durante l'anno continueranno i contatti dei giovani con
la redazione :
• si costruiranno insieme i dossier-inchiesta sui temi :
«I giovani e l'amicizia, I giovani e la famiglia, I giovani
nella Chiesa» ;
• presso la sede del giornale, mensilmente, un gruppo di lettori e lettrici parteciperà al consiglio di redazione
per la revisione dei numeri usciti e la programmazione
dei nuovi ;
• si realizzeranno incontri in molte città d'Italia per
far conoscere i valori della rivista e affrontare insieme i
problemi della comunicazione .
Il volontariato in questo senso, costituisce un punto di
partenza per superare la marginalità giovanile, è il primo
impegno che deriva dalla lettura del giornale . Primavera
poggia di fatto su un volontariato di educatori, è un
esempio originale di comunicazione generazionale che
garantisce la vita stessa del giornale .
Primavera : il quindicinale nato trent'anni fa dal cuore
della famiglia salesiana, come impegno delle Figlie di
Maria Ausiliatrice per realizzare il carisma di Don Bosco .
Il suo successore don Egidio Viganò, venuto a portare il
suo saluto, ha ricordato ai 00 giovani : « Essere cristiani
è sommergersi nel punto più vivo, più ardente della storia umana, per dare di più . Cosa siete qui a fare voi, se
non per gridare al mondo che chi crede in Cristo crede
nell'uomo? Crede che c'è un futuro, crede che c'è la
possibilità di rinnovare la società, crede che si può costruire una convivenza umana più giusta » .
∎
Un'idea a fare da sfondo : si può fare amicizia attorno a un giornale .
A
Riunione di uno dei dodici gruppi : c'è da fare la " critica oggettiva " a Primavera .
E poi ci si ritrova nella sala grande per mettere insieme le esperienze e le proposte .
1
persone
SIMPOSIO SULL'ANIMAZIONE SALESIANA
Per
in
crescere
Don
Bosco
«Che cosa vi aspettate da noi salesiani?» Alla domanda hanno risposto in una intensa settimana di studio, i rappresentanti dei principali rami della Famiglia Salesiana
cresciuto ormai un albero
(C E salesiano con molti rami . O se
preferite, un piccolo bosco salesiano! » Così don Viganò un anno fa delineava la famiglia di Don Bosco . E aggiungeva : «I diversi gruppi appartenenti alla Famiglia Salesiana richiedono un'animazione, che nella sua
espressione più spirituale e pastorale
dovrà essere avvalorata dai carismi
dell'ordinazione sacerdotale ». C'è
quindi, tra le varie forme possibili di
animazione, una che chiama direttamente in causa il sacerdote salesiano,
messo a servizio dei suoi fratelli e sorelle in Don Bosco . Di qui la domanda,
rivolta ai vari "rami" della Famiglia
Salesiana (Figlie di Maria Ausiliatrice,
Volontarie di Don Bosco, Cooperatori,
Exallievi ecc .), che è stata alla base del
simposio : « Diteci : che cosa vi aspettate
da noi salesiani, per vivere meglio la
vostra vocazione?»
Gli obiettivi. Il « Simposio di studio
per l'animazione della Famiglia Salesiana» si è svolto nei giorni 1-7 settembre 1979 a Frascati (Roma), promosso dal Dicastero per la Famiglia
Salesiana . Occorreva una risposta
precisa e dettagliata alla domanda,
perché - sempre secondo il Rettor
Maggiore - oggi c'è «da preparare
seriamente e con urgenza in ogni
Ispettoria salesiana un contingente di
animatori adatti e competenti» .
Al simposio hanno partecipato cin-
VERSO UN UNICO
ORGANISMO DELLA
FAMIGLIA SALESIANA':
BS ha posto a don Giovanni Raineri
due domande sui risultati del simposio
e sulle prospettive future della Famiglia Salesiana .
Domanda . Lei ha voluto, presieduto,
animato il simposio . Vorrebbe esprimere un giudizio sui risultati?
Risposta . Sovente si erano incontrati gruppi appartenenti alla Famiglia
Salesiana, per approfondire insieme
argomenti inerenti lo spirito e la missione salesiana . Ma non c'era mai stato un incontro promosso dal Dicastero
per la Famiglia Salesiana per riflettere
insieme sulla realtà carismatica e sulle
prospettive della Famiglia Salesiana .
Convocato per un obiettivo piuttosto
ristretto, quello di capire ciò che ogni
gruppo si attendeva dei salesiani, esso
ha finito per divenire un incontro in cui
ognuno ha detto che cosa nel suo
gruppo intendeva per Famiglia Salesiana, che cosa era disposto a dare per
la sua costruzione e la sua azione .
Si è cioè verificata non soltanto la
volontà di appartenenza, ma la possibilità di quegli scambi fraterni che arricchiscono tutti a vicenda e si aprono
a prospettive di collaborazione feconda nel segno della complementarietà,
1
14
Don Giovanni Raineri, Consigliere per
la Famiglia Salesiana .
all'interno della vocazione salesiana .
D . In prospettiva di futuro, lei vede
la possibilità di un organismo unico e
stabile che rappresenti la Famiglia Salesiana nella sua globalità?
R . Ogni gruppo lo ha chiesto . Bisognerà studiarlo bene . Dovrà essere
agile e funzionale, capace di cogliere
tempestivamente le urgenze di incontro, la possibilità di collaborazione e gli
obiettivi della pastorale d'insieme ;
potrà così favorire un reciproco confronto e aiutare ogni gruppo ad approfondire la sua realtà vocazionale e
a portare il suo contributo alla fecondità apostolica.
Non potrà evidentemente essere
una pesante struttura organizzativa,
ma piuttosto un gruppo di riferimento
in vista di obiettivi comuni da programmare, attuare e valutare, per un
miglior servizio salesiano alla Chiesa.
que rappresentanti per ciascuno dei
gruppi ufficiali della Famiglia Salesiana, più alcuni osservatori di altri
. Era una
gruppi ; in tutto,
partecipazione qualificata, perché tra
i presenti molti erano i massimi responsabili di questi gruppi . E anche
autorevole, perché tutti i presenti avevano un mandato di rappresentanza
dei vari gruppi, ed erano quindi portavoce autorizzati .
Diversi gli obiettivi fissati . Primo,
aiutare i partecipanti a prendere meglio coscienza dei valori comuni esistenti nelle varie vocazioni salesiane, e
dei valori specifici di ciascun gruppo .
Secondo, dare occasione ai vari
gruppi di pronunciarsi sul progetto di
Famiglia Salesiana elaborato dal Capitolo Generale Speciale nel 1971 .
Terzo, verificare quale apporto ogni
singolo gruppo era disposto a dare per
la costruzione della Famiglia Salesiana (essa risulterà infatti più o meno
ricca e dinamica, secondo le ricchezze
e collaborazioni che ogni gruppo vi
porta) .
E quarto, come già accennato, aiutare i salesiani a rispondere meglio alle richieste di animazione pastorale
provenienti dai diversi gruppi .
Il simposio è durato un'intera settimana, e il Rettor Maggiore è intervenuto sia all'apertura che alla chiusura .
Per tutto il tempo ha presieduto i lavori don Giovanni Raineri, Consigliere
per la Famiglia Salesiana . Alle relazioni sui vari temi sono seguite ampie
discussioni, e i risultati dei dibattiti
sono stati consegnati in un documento ("Orientamenti conclusivi") approvato per votazione .
Le conclusioni . Difficile riassumere
in poche righe questi orientamenti .
Tra i più concreti e pratici, c'è la proposta di corsi di formazione permanente per "animatori della Famiglia
Salesiana", e l'idea (accolta con qualche riserva) di esercizi spirituali aperti
a tutti i gruppi . Altra proposta (neppure essa condivisa da tutti) : una "rivista divulgativa di salesianità", redatta da e per la Famiglia di Don Bosco, in cui approfondire la spiritualità
salesiana e presentare significative
testimonianze di vita . Si è pure suggerito di creare organismi a livello
centrale, ispettoriale e locale, composti da rappresentanti dei vari gruppi,
allo scopo di promuovere le diverse
iniziative comuni.
Per diventare operative, alcune
conclusioni attendono ora la ratifica
dei vari responsabili . I testi più importanti elaborati durante la settimana di studio (e prima, e . . . anche dopo)
saranno consegnati in un volume . Che
sarà atteso di sicuro con impazienza
da tanti che sul simposio desiderano
saperne di più .
GUATEMALA
Cristo ritorna
a nascere tra
A',
Giuridicamente San Pedro Carchà è una parrocchia qualunque, in
realtà è una missione con 95 .000 indios poverissimi, sfruttati, rintanati
nella foresta . I Kekchí nel lontano 1500 accolsero con entusiasmo la
predicazione di fra Bartolomeo de Las Casas e si convertirono . Ma
poi, abbandonati a se stessi, rimescolarono la fede con le antiche
superstizioni . Ora 44 anni di lavoro missionario salesiano cominciano
a dare buoni frutti . Ogni Natale che viene, gli indios comprendono
meglio il dono di Cristo : la buona notizia che Dio li ama e che il suo
amore li salva
1 tramonto del sole - scriveva
non molti anni fa un missionario
A
- uomini donne e bambini si riuniscono attorno alla chiesetta, accendono le candeline da cinque centesimi, e
si dispongono per la processione.
Portano in processione la statua di
Maria che indossa abiti andalusi, e di
san Giuseppe che porta il sombrero e
un mantello da toreador . Quattro giovani issano le statue sulle spalle, e la
gente sfila recitando il rosario . Due
ragazzi aprono e chiudono il corteo,
ricavando una strana cadenza da
tamburi ancor più strani . Il primo
emette il suono ritmico acuto, l'altro
gli risponde con un suono grave . Visti
da vicino i tamburi rivelano la loro
sorprendente natura : sono gusci di
tartaruga. . .
Così i ladini, i discendenti diretti dei
Conquistadores, in qualche modo si
preparano al Natale, rivivendo i riti
antichi dei loro antenati venuti da
lontano. Per i Kekchí invece, per la
stragrande maggioranza dei 50 .000
indios, la nascita di Gesù non ha ancora un vero senso . O non lo ha più.
Nella loro mente confusa tanti non
sanno più bene chi sia Cristo .
E dire che nelle loro capanne viene
tanto spesso natale : ogni mamma ha
non meno di sei o otto figli . E è un
natale in certo senso anche cristiano,
perché alla prima occasione le mamme portano al missionario tutti i figli
poiché li battezzi . Ma quell'altro Natale, la nascita di Cristo, con il suo
annuncio di liberazione, per motivi
storici che più avanti diremo rimane
ancora chiuso e sigillato alla loro
comprensione .
La storia di questi amerindi che in
secoli lontani, prima di rintanarsi nelle selve, dettero vita a una splendida
civiltà che ora hanno del tutto dimenticato, come pure la storia dei missionari che da quattro secoli e mezzo lavorano in mezzo a loro, è singolare,
straordinaria . In piccola parte è anche
storia salesiana, e merita di essere
raccontata .
1 . Quando morì
l'uccello della libertà
C'è un uccello nei boschi del Guatemala, con la coda lunghissima dai colori accesi : il quetzal . Se catturato non
sopporta la prigionia e muore . Ora sta
scomparendo, ma il suo nome in
compenso è passato alla moneta del
paese : un quetzal equivale a un dollaro degli Stati Uniti . Allora quell'uccello meraviglioso era il simbolo degli
indios Kekchí e della loro nativa libertà ; oggi quella moneta così imparentata con lo straniero è il simbolo
neppur troppo larvato di una lunga
soggezione economica.
I Kekchí sono indi Maya . La storia
dei Maya cominciò tremila, forse seimila anni fa . Ebbero il loro periodo
d'oro fra il 00 e il 900 dopo Cristo,
costruirono città e piramidi, inventarono una vera scrittura geroglifica,
elaborarono un calendario più esatto
di quello europeo . Poi, per cause misteriose decaddero, e quando nel 1519
il conquistador Fernando Cortés andò
a sottometterli, trovò piccoli regni divisi e litigiosi, deboli e incapaci di difendersi . E li travolse .
Il Guatemala, dove vivono i Kekchí,
fu soggiogato da un luogotenente di
Cortés, Pedro de Alvarado, giunto nel
15 4 con trecento soldati spagnoli
muniti di artiglieria e fiancheggiati da
indi messicani loro alleati . A fronteggiarlo scese in campo il re maya più
potente della regione, Tecún Umàn, e
sulla sua fine fiorì una meravigliosa
leggenda . Il duello fra i due condottieri di eserciti fu fiero e tremendo ; e
quando Tecún Umàn cadde riverso al
suolo, dice la leggenda che un quetzal,
l'uccello della libertà, sceso dal cielo
stramazzò sul suo petto e morì con
lui .
Poche leggende si sono dimostrate
così « vere » . In teoria, secondo le leggi
promulgate nella lontana Spagna, gli
indios sconfitti dovevano conservare
la loro piena libertà, essere convertiti
e protetti ; in pratica quelli che non
furono sterminati vennero ridotti
quasi in schiavitù e sistematicamente
sfruttati dai Conquistadores .
. Il primo travagliato
incontro con Cristo
«Gli indi possono essere convertiti
al cristianesimo con metodi pacifici,
senza bisogno di fare una guerra contro di loro e di sbudellarne la metà» .
Oggi tutti sarebbero d'accordo su
questo principio ; allora, 450 anni fa,
quando fra Bartolomeo de Las Casas
lo sostenne per primo da solo contro
tutti, passò per originale, utopista, e
anche un tantino pericoloso . Lui però
riuscì a dimostrare con l'argomento
inconfutabile dei fatti che aveva ragione, e proprio da allora cominciò a
srotolarsi la vicenda cristiana degli
indios Kekchí.
Il difensore degli indios . Fra Bartolomeo era arrivato in America una
prima volta nel 150 , come soldato ;
15
ma indignato per il comportamento
inumano dei suoi compagni di ventura, decise di schierarsi in favore degli
indios indifesi . Tornò in Spagna, entrò
nell'Ordine di san Domenico, nel 1510
fu consacrato sacerdote e rispedito in
America . Per la sua valida opera nel
1516 venne proclamato «protettore
generale di tutti gli indios » .
Ed eccolo nel 15 6 in Guatemala .
Allora il Centro America era costituito
in Capitanía Generai de Guatemala ; i
Conquistadores avevano già avuto ragione dei vari popoli indigeni a eccezione di uno : i Kekchí appunto . Costoro, arroccati in zone montagnose,
ben armati e pronti sia a squagliarsi
nella foresta che a dare battaglia, finora avevano tenuto a bada gli invasori . E fu allora che fra Bartolomeo si
quegli stranissimi oggetti, cantava con
la sua calda voce armoniosa, e faceva
trasecolare i Kekchí . Lo portarono alla presenza del loro cacico Pop Matablatz, che si degnò di ascoltarlo, poi
prese a interrogarlo sul significato dei
canti (ma l'indio rispondeva : «Non lo
so, chiedilo ai bianchi che mi hanno
mandato») ; allora domandò chi fossero, e venne a sapere che non erano
crudeli come gli altri e portavano un
vestito bianco come la loro anima ; alla fine si accomiatò con l'ordine di
tornare accompagnato da quegli uomini singolari . Fra Bartolomeo e due
altri domenicani accorsero, destarono
grande impressione ; il cacico Pop
Matablaz domandò di essere battezzato con il suo popolo, e fu accontentato . Così fra Bartolomeo vinse la sua
Un'ermita : uno dei tanti
eremi costruiti tra la
gente kekchí dai frati
Domenicani . Edifici solidi, hanno saputo resistere sia all'abbandono
degli uomini che all'erosione del tempo.
presentò al Capitàn General Pedro de
Alvaredo promettendo che - se si
fossero rispettate certe condizioni egli avrebbe convertito alla fede i
Kekchí rendendoli amici . Le condizioni erano : nessun spagnolo oltre i
missionari doveva mettere piede nel
loro territorio, nessun indio doveva
essere costretto a lavorare la terra per
conto dei Conquistadores .
Fra Bartolomeo allora scelse un negoziante indio molto versatile e gran
trafficone, che conosceva lo spagnolo ;
gli insegnò i rudimenti della fede e un
vasto repertorio di canti sacri . Poi lo
caricò di mercanzie e cianfrusaglie
portate dall'Europa, e lo inviò tra i
Kekchí. L'indio vendeva e regalava
16
sfida e ottenne che al territorio degli
indios Kekchí fosse dato il nome di
« Verapaz » . Lo conserva tùttora .
Forte del successo - mentre altri
suoi confratelli lavoravano con impegno in quell'insperata vigna del Signore - fra Bartolomeo riprese altrove la sua lotta. Dodici volte attraversò l'Atlantico per difendere gli indi .
Fu consacrato vescovo, ottenne leggi
sempre più giuste, ma non ottenne
che fossero applicate . Tra il dire e il
fare, c'era in mezzo il mare, anzi un
intero oceano. Sfiduciato sfogò la sua
amarezza scrivendo libri . Raccontò
per filo e per segno, e consegnò alla
storia, le ingiustizie e le crudeltà perpetrate dai Conquistadores .
Resta di lui il valido giudizio di uno
storico : «Fra Bartolomeo de Las Casas nei suoi scritti ha anticipato di due
secoli la dichiarazione dei diritti dell'uomo» . E c'è chi ancora oggi pensa
molto seriamente che bisognerebbe
farlo santo .
I Domenicani dovettero andarsene .
Fin da allora i missionari Domenicani
si presero cura dei Kekchí . Senza badare a sacrifici e sofferenze percorsero tutte le montagne di quella regione,
fondarono villaggi e residenze . Per tre
secoli rimasero al fianco degli indios,
difendendoli dalle prepotenze e dall'ingordigia dei coloni bianchi, finché
un giorno essi stessi vennero cacciati
via dal paese .
Accadde che nel 18 1 il Guatemala
si staccò dalla Spagna, e divenuto indipendente, cadde per decenni sotto
governi anticlericali che ostacolarono
il lavoro missionario . Nel 1871 salì al
potere el reformador Justo Rufino
Barrios, che in pochi anni cacciò dal
paese tutti i religiosi . Anche i Domenicani dovettero andarsene, lasciando
gli indi Kekchí al loro destino .
Tutta la Chiesa del Guatemala subì
in quegli anni un fiero colpo : i sacerdoti diocesani rimasti erano ben pochi ; altri sacerdoti dall'estero erano
impediti di entrare . Ancora nel 1911
mons . Cagliero mandato dalla Santa
Sede a visitare il Centro America,
confessò di aver trovato in Guatemala
«un osso duro» . Solo nel 19 9 i salesiani vi poterono aprire la prima casa .
Ma già nel ' 5 uno di loro era un mezzo ai Kekchí .
Intanto ogni Natale Gesù rinasceva
per riproporre a tutti gli uomini il suo
messaggio di salvezza, ma gli indios
Kekchí non lo capivano più . La loro
fede si era intorbidita, le antiche superstizioni erano riaffiorate, dando
origine a strani culti sincretistici .
. Tutti cristiani
ma alla loro maniera
Nel 1959 padre Nicola Visconti in
compagnia del catechista entrava a
cavallo nel villaggio di Sekixbid . I primi a dargli il benvenuto con grida di
gioia furono i bambini, poi tutta la
gente, poi con passo grave i quattro
indios rivestiti di autorità . Avevano in
mano il turibolo di terracotta fumigante d'incenso . Il padre era smontato
e ricevette la sua porzione abbondante di nuvolette profumate, poi fu la
volta del catechista, poi . . . Il catechista
mormorò all'orecchio del missionario : «Padre, guarda : incensano anche
il tuo cavallo» .
Certo che gli indios Kekchí incensano anche i cavalli : in ogni essere c'è
uno spirito, che se è buono con un'incensatina diventa amico, e se è cattivo
almeno si placa e resta neutrale . E'
quel tipo di religiosità che gli studiosi
chiamano animismo . Ma non è tutto
qui ciò che credono i Kekchí .
L'olimpo superaffollato . Gli studiosi ritengono che al fiorire della civiltà maya, a giudicare dall'aspetto
pacifico che presentano le sculture
dell'epoca, la loro religione sia stata
« una fede augusta in un Dio creatore" . Lo chiamavano Hunab Ku (Uno
esistere Dio) . Questa religione pura
dovette degenerare quando i Toltekes,
invasori dal Messico, occuparono la
regione e imposero il loro politeismo
con i sacrifici umani .
Al monoteismo succedette una forte tendenza al dualismo, alla lotta tra
le forze del bene e del male nel destino
umano . C'erano dèi buoni e dèi cattivi.
Accanto a Hunab Ku venne a collocarsi Itzamà signore del cielo, Chaac
signore della pioggia, Kukulcàn signore del vento, lo scheletrico Ah
Puch signore della morte, il dio del
mais di cui non si conosce il nome ma
che veniva raffigurato giovane con la
testa ornata da una pannocchia . E poi
una serie interminabile di entità inferiori, che presiedevano a tutto e si
rintanavano in tutte le cose .
Con questo olimpo superaffollato e
col relativo culto dovettero misurarsi
fra Bartolomeo de Las Casas e i suoi
compagni Domenicani . Certo riuscirono a far accettare la sostanza del
costruirono
messaggio
cristiano,
chiese solide e massicce in piedi ancora oggi, lottarono contro le superstizioni a lungo con pazienza e tenacia, ma forse non riuscirono mai anche nei momenti di più fortunata
evangelizzazione - a cancellare le
antiche credenze . Dopo la loro espulsione, i sacerdoti rimasti in Guatemala
non conoscevano la lingua Kekchí, e
gli indios si trovarono soli a misurarsi
con le antiche divinità, affannati a
placarle e propiziarle con mille riti
superstiziosi . Ogni tanto qualche sacerdote dal vicino Messico varcava il
confine e visitava i villaggi limitrofi,
ma quelle occasionali scorribande
apostoliche non bastavano a conservare la fede .
Discendenti dal mais . Oggi i Kekchí
per nulla al mondo tralascerebbero di
battezzare i figli . Vogliono il matrimonio religioso, si confessano a modo
loro, assistono volentieri alla messa .
Si prostrano davanti alle immagini dei
santi, accendono molte candeline,
fanno lunghe preghiere con o senza
formule prestabilite (parlano a voce
alta raccontano che il figlio è malato,
che i bruchi stanno rovinando il raccolto, che non hanno soldi per comperare il mais . . .) . Ma non si sa con sicurezza se credono in un solo Dio, che
cosa pensano di Gesù Cristo, dei santi,
IL LUNGO CAMMINO
DEGLI INDIOS KEKCHI'
Gli indios Kekchí (pron . Chekcì).
Vantano un pedigree illustre : sono di
discendenza
Molti elementi lo
comprovano : vivono nel cuore dell'antico territorio maya, presentano grande
somiglianza fisica con le figure scolpite
nelle antiche stele, parlano una lingua di
sicura derivazione maya .
La civiltà maya. Le origini di questi
popoli si perdono nella notte dei tempi ;
invece l'epoca d'oro della loro civiltà è
fissata dagli studiosi fra date abbastanza
precise : dal
0 all'889 dopo Cristo . I
Maya vivevano in città-stato indipendenti, rette da propri sovrani . A testimonianza del loro alto grado di civiltà rimangono le città monumentali come Tikal, Chichén-Itzà e Copàn (la nuova
Copàn è centro della diocesi in cui sorge
la missione salesiana). Lotte fra i vari
regni, e l'invasione dei conquistatori
Toltekes scesi dal Messico, costrinsero
gli abitanti ad abbandonare le città e
cercare scampo nelle foreste . Conquitrovano regni deboli e male organizzati, incapaci di offrire resistenza .
Ecco alcuni avvenimenti successivi .
15 4 . I Conquistadores spagnoli guidati da Pedro de Alvarado occupano il
Guatemala (la civiltà maya è scomparsa
già da sei o sette secoli) . Viene costituita
sotto la sovranità spagnola la Capitanía
Generai de Guatemala, che si estende a
gran parte del Centro America .
15 6 . Bartolomeo de Las Casas, frate
domenicano, "difensore degli indios",
per primo si dedica all'evangelizzazione
degli indios Kekchí. La sua predicazione
ottiene risultati insperati .
18 1 . Dopo tre secoli, la Capitania
Generai si dichiara indipendente dalla
Spagna e dà vita alla Federazione degli
Stati Uniti del Centro America .
18 9 . La Federazione si scioglie e il
Guatemala si proclama indipendente.
1871 . Una rivoluzione liberale di
orientamento anticlericale dichiara la
separazione fra Stato e Chiesa, che
prelude alla confisca dei beni ecclesiastici e all'abolizione degli ordini religiosi
(1874) . Gli indios Kekchí, fino allora cumaya .
I
stadores
dei sacramenti . Forse confondono Dio
con il santo a cui la loro chiesa è dedicata ; per loro stare in ginocchio con
la candelina in mano davanti a un
santo è più importante che partecipare alla messa e fare la comunione . Seguono con attenzione la catechesi, ma
poi continuano nelle superstizioni di
sempre .
Devono pur vivere, e per loro vivere
è mangiare il mais, e per loro il mais
appartiene al mondo delle divinità
ancestrali e degli spiriti buoni o cattivi . Anzi essi stessi si ritengono discendenti dal mais : gli «dèi nonni» della
loro mitologia all'inizio dei tempi avevano impastato del granoturco, e con
esso avevano plasmato le prime quat-
Fra Bartolomeo de Las Casas .
rati dai Domenicani, sono abbandonati
a se stessi .
19 5 . (Il primo salesiano giunge parroco a San Pedro Carchà) .
Il Guatemala oggi . Repubblica del
Centro America, conta 109 mila kmq di
superficie e quasi 6 milioni di abitanti . Su
cento di essi, 54 sono indios per lo più di
discendenza maya, e 46 ladini o metici
(cioè di discendenza europea o nati dall'unione di bianchi e amerindi) .
Lingua nazionale è lo spagnolo, ma
gran parte dei guatemateci non la conosce e continua a parlare una ventina di
lingue o dialetti d'origine maya . Il Guatemala è paese dai violenti contrasti :
naturali (alte montagne, vulcani, terremoti) e sociali (un'esigua minoranza latifondista si è impadronità della maggior
parte delle terre, mentre indigeni e ladini
vivono nella povertà) .
I Kekchí oggi . Se ne contano 50 .000 .
Abitano nel nord del paese, soprattutto
nella provincia di Alta Verapaz (dove
costituiscono il 95% della popolazione) ;
minoranze nelle province limitrofe e nel
Belize (Honduas Britannico) . Nella parrocchia-missione salesiana di San Pedro Carchà i Kerchí sono 95 .000.
tro coppie di uomini, da cui discesero
tutti gli abitanti del Guatemala .
Ora sono convinti che prima di seminare, bisogna chiedere il permesso
allo spirito della montagna, che è un
tipaccio permaloso . E' capace, per
esempio, di tirar giù i fulmini dalle
nuvole . Ogni montagna ha il suo spirito dentro, e più è alta e più lo spirito
è potente . Bisogna domandargli il
permesso di seminare sui suoi campi .
E prima di seminare, bisogna anche
vegliare sui semi . Vegliano tutta la
notte con preghiere e canti, e con rituali mangiate e bevute .
Dagli spiriti dipende se il mais crescerà bene o male, e per renderseli
propizi i Kekchí costruiscono cappel17
line ai bordi dei campi e vi bruciano
candele . Di solito gli spiriti buoni collaborano come si deve, e il raccolto è
abbondante. Allora i Kekchí fanno
un'altra festa, con canti e mangiate in
onore di tutto il loro olimpo .
Se decidono una battuta di caccia,
per tre giorni prima di compierla si
recano sulla montagna con la candela
accesa e domandano il favore di una
buona caccia, e di un buon ritorno a
casa sani e salvi, uomini e cani .
Quando fanno la battuta, se il primo
animale in cui si imbattono è un
gatto o un serpente, possono anche
tornare indietro : è segno che gli spiriti
sono avversi e che non cacceranno
nulla . Ma se per primo incontrano un
coniglio, la caccia sarà certamente
buona.
Agli spiriti piace molto l'incenso, la
cera delle candele e il sangue di certi
animali spruzzato qua e là : si saziano
di queste cose, e poi mostrano la loro
indulgenza Sapendo tutto questo, i
Kekchí offrono volentieri l'incenso, le
candele e le spruzzatine di sangue .
Eppure. . . Eppure il missionario apprezza questa religiosità radicata nell'anima Kekchí, e la considera un elemento positivo su cui far leva per il
loro incontro con Cristo . A loro modo
essi sanno pregare : sono capaci di
stare ore e ore in chiesa, immobili e
attenti. Sillabano le preghiere adagio,
prolungano le vocali finali in modo
curioso, quasi monastico . Imparano i
canti con facilità, e se sono nella loro
L'altarino, che non manca mai in nessuna capanna . Il capo famiglia col turibolo di terracotta
sta Incensando statuette e quadretti .
lingua li cantano con entusiasmo. Vivono la Settimana Santa con partecipazione commossa, se nel villaggio
manca il sacerdote - il che avviene
quasi regolarmente - fanno da soli (e
da secoli) le processioni, ripetendo le
scene della Passione con un gusto
semplice della teatralità che incanta.
Sulla base di questa religiosità schietta i missionari lavorano per ottenere
che i Kekchí, tutti cristiani ma a modo
loro, diventino cristiani secondo il
cuore di Dio .
4 . Gli anni delle
lunghe cavalcate
La mappa della diocesi era distesa
sul tavolo, e il vescovo di Alta Verapaz
disse accompagnando le parole col
largo gesto della mano : «Prenda pure
quante parrocchie vuole » . L'ispettore
salesiano si strinse nelle spalle . La
proposta era generosa, ma le parrocchie esistevano solo sulla carta . Puntò
il dito e scelse la più vicina . Non era la
più vasta ma la più popolata : San Pedro Carchà : più di .000 kmq e centomila abitanti di cui 95 .000 indios . Sul
momento poteva mandare solo un
sacerdote (meglio uno che niente), e lo
mandò.
L'inviato tra i Kekchí era padre José
Schmitz, salesiano tedesco, sui 60 anni. Il 19 .5 .19 5 tutti gli abitanti di
Carchà (due o tremila) erano accorsi
in piazza e in chiesa per vedere il loro
pastore . Il vescovo che lo accompagnava, prima di lasciarlo solo, gli raccomandò di occuparsi anche dei
municipi vicini, e così la superficie
da ricoprire raggiunse i 7 .000 kmq, e il
gregge di 150 .000 fedeli.
Padre Schmitz dedicò i primi mesi a
sistemare il centro, poi montò a cavallo e cominciò a girare per i villaggi
di montagna . E non c'erano strade . In
compenso abbondavano i puma, le tigri, i tapiri. E le scimmie ammiccavano da tutti gli alberi. Ricorda il villaggio più lontano raggiunto nel primo
giro missionario : « Mi ero appena riposato un poco, quando vi avvertirono che qualcuno desiderava confessarsi . Pensai fossero due o tre, invece
ne arrivavano sempre di nuovi . Quella
sera confessai 180 persone» . Al termine del viaggio aveva annotato 400
battesimi .
Gli altri hanno rospi . L'età e la salute non avrebbero permesso a padre
Schmitz di durare a lungo, e nel 19 9
gli mandarono in aiuto padre José Dini . Anche lui aveva 60 anni, ma salute
da vendere . Per tutta la vita aveva sognato le missioni, e invece lo avevano
tenuto fino allora nelle case di formazione a preparare missionari . A 60 anni suonati esclamò : « Era ora! », e inforcò il cavallo .
DELL'INDIO
Sua fisionomia . I Kekchí sono abbastanza belli di aspetto : statura media,
occhi color caffè o neri, capelli neri lisci .
La pelle è abbronzata più per la vita all'aria aperta che per natura .
Indole. Sono molto mansueti, pacifici
e cortesi : anche nel modo di parlare
hanno una cadenza dolce e soave .
Trattano tutti con molta amabilità, si
scambiano frequenti segni di stima e
benevolenza . Gli uomini salutano porgendo la mano e domandando : «Sei
contento nel tuo cuore?» Se uno entra in
un gruppo non saluta tutti insieme, ma
ciascuno singolarmente .
Nonostante una vita piena di fatiche e
privazioni, si mostrano sempre sereni e
di buon umore : le loro conversazioni
sono punteggiate da allegri scoppi di risa . Si riuniscono con frequenza e spontaneità, e conversano a lungo cordialmente tra loro .
Vita sociale. Vivono dispersi sulle
montagne: costruiscono le abitazioni a
distanza di 00-500 metri l'una dall'altra,
per sentirsi liberi e per fare spazio agli
animali domestici . Sanno di appartenere
a una data comunità o villaggio, e nominano i loro capi (che sono incaricati soprattutto di organizzare le riunioni e le
feste) . All'arrivo del missionario nel villaggio, volentieri si radunano nella cappella per ascoltarlo .
Quando possiedono qualcosa, la
mettono a disposizione di tutti con molta
generosità (e anche con imprevidenza :
non hanno il minimo senso del risparmio
in vista dei momenti difficili) . Parte del
Di relazioni e diari i due missionari
lasciarono quasi nulla : non avevano
tempo . Qualche raro articolo sulle visite ai villaggi . « Per arrivare lassù racconta padre Dini in terza persona
- il padre si serve del mulo, e lungo
cammini da capre segue gli indigeni
che portano l'altarino . Ma spesso bisogna smontare dalla bestia e arrampicarsi con le mani e i piedi . Al villaggio fiori, candelette, musica (tamburi
e pifferi), e turiboli di terracotta . Poi
l'incensata di rito (anche al mulo) . . . Il
mangiare non manca, solo non bisogna guardare come lo preparano . . . Le
confessioni : baciano una e dieci volte
il Crocefisso, e pare che vogliano lasciarci la metà dell'anima. Poi cantano in coro una lode che dice : "Bianca
l'anima, non c'è peccato" . E guardando agli altri non confessati precisano :
"Cuan li copopó" (Hanno rospi) . . .»
I due missionari sono sempre a cavallo . A volte passano un mese o due
senza vedersi, l'uno sudando a rivoli
nella pianura accaldata, l'altro tremando di freddo sulla montanga .
Venti volte caduto dalla mula . Poco
tempo dopo arriva padre Pablo Coccaglio, argentino, dinamico e sportivo .
denaro guadagnato finisce nelle bevande alcooliche che la comunità consuma
con abbondanza nelle feste ; fino a non
molti anni fa ogni festa importante si
concludeva con un'ubriacatura generale . Imprevidenza e alcolismo sono le
uniche vere magagne di questa gente.
La casa . L'abitazione dei kekchí è la
capanna, con pareti formate da pali
strettamente affiancati e legati con liane .
Il tetto è di paglia o foglie di palma . La
capanna ha un solo vano, senza divisioni, e serve da cucina, dispensa e dormitorio . Per terra, in un angolo collocano
tre pietre su cui poggiano la pentola per
cucinare i cibi . In un altro angolo c'è il
graticcio che serve da letto . Per gli abiti
si stende una fune da un palo all'altro, e
si appendono i capi di vestiario di tutta la
famiglia .
In ogni capanna, fissato alla parete
centrale vicino al fuoco, c'è un altarino .
Su di esso collocano in ordine sparso le
statuette del Crocifisso, della Madonna e
dei santi, da loro realizzate con un'arte
rozza e dozzinale .
La donna . E' molto rispettata : mai un
giovane si permette di fare uno scherzo
di cattivo gusto a una ragazza . Essa disbriga le faccende di casa, alleva gli
animali, va al mercato per vendere le
uova e fare acquisti . Ha in media sei o
otto figli, ma almeno tre o quattro le
muoiono in tenera età.
Il matrimonio . Ragazzi e ragazze non
si parlano tra loro, durante le feste re-
stano rigorosamente separati . Non esiste fidanzamento . Quando un ragazzo
vuole sposarsi, segnala ai suoi genitori
la ragazza che ha scelto ; essi vanno a
trovare i genitori della ragazza, consegnano due quetzal (equivalenti a due
dollari), e fanno la proposta di matrimonio . Se dopo qualche giorno le monete
non sono state restituite, è segno che la
proposta è stata accettata . Si compiono i
preparativi, si celebra un rito antico, poi
la sposa va ad abitare nella famiglia dello
sposo.
Il lavoro . I Kekchí lavorano tutto il
giorno e tutta la settimana, ma non riescono a mettere insieme il necessario
per un livello minimo di vita . Coltivano
campi che producono poco, oppure
scendono a lavorare nei latifondi ricevendo salari da fame (anche meno di
mezzo dollaro al giorno) . La gente sopravvive grazie alla sua austerità e a uno
stoico spirito di sacrificio .
Il loro ambiente naturale. Vivono in
zona montagnosa e costruiscono i centri
abitati sulle alture. La regione riceve abbondanti piogge per nove mesi all'anno,
ma esse non sono torrenziali e non travolgono il leggero strato di humus del
terreno ; perciò l'aspetto della regione è
sempre verdeggiante .
Nel terreno si aprono grotte naturali di
rara bellezza. I Kekchí hanno dato alle
varie località dei nomi pieni di poesia :
« Sotto le nubi ; Si specchia nel profondo ;
Dove l'acqua è fresca ; Superficie di acque verdi . . . » .
Da quelle parti vivono ancora rari
esemplari dell'uccello araldico del Guatemala, simbolo della libertà maya : il
quetzal .
Insegna ai ragazzi il gioco del calcio e
organizza squadre a Carchà e nei villaggi . Ma la sua squadra vince sempre, perché se mai fosse in difficoltà
scende lui in campo e segna un'infinità di reti . Rimane soltanto tre anni,
ma lo ricordano ancora adesso . Intanto padre Dini compila il primo catechismo in lingua Kekchí, e cerca di
formare i primi catechisti indigeni .
Poi arriva padre Corrado Cordoni, che
dà vita a una scuoletta .
Poi sopravviene la seconda guerra
mondiale, con il Guatemala schierato
con l'Asse. I padri . Schmitz e Dini, tedesco e italiano, rappresentano l'Asse .
E se fossero pericolosi? Ricevono la
proibizione di allontanarsi dal municipio di Carchà, ma la restrizione non
li mette in crisi : quel carcere di .000
kmq è abbastanza vasto .
Più tardi padre Schmitz spossato
lascia la missione, e nel '55 anche padre Dini. E parafrasando un noto
brano dell'apostolo Paolo, scrive :
«Venti volte sono caduto dalla mula ;
otto volte mi assalirono le vespe ;
un'infinità di volte ho affrontato i pericoli della selva, dei precipizi, dei fiumi . . . Ma sono uscito salvo nel nome
del Signore» . E ancora : «Ho compiuto la mia missione, ho finito il mio
combattimento . Non mi resta che attendere la corona che mi darà Gesù
Cristo giusto giudice, per il quale ho
lavorato tutta la vita» .
I santi vanno a messa . Nel 194 il
vescovo di Alta Verapaz ha fatto un
altro "regalo" ai salesiani : la parrocchia di Ciudad Flores, che si estende a
tutta la provincia del Petén a nord di
Carchà . Con i suoi 5 .000 kmq è più
grande del Belgio . I salesiani non potranno tenerla a lungo, ma intanto vi
mandano un nuovo missionario che si
rivela formidabile : padre Francisco
Villalobos venuto da El Salvador. E'
giovane di prima messa, e ha la salute
di ferro. E' sempre a cavallo .
E ha un problema : la confessione .
C'è oltre il confine, nel Belize (Honduras Britannico) un altro missionario isolato come lui, un padre Gesuita .
Sono distanti cento km, ma si accordano : una volta al mese, facendo 50
km di strada ciascuno, si troveranno
in una località intermedia . Ogni volta
erano due giorni di viaggio a cavallo
per l'andata e altri due per il ritorno .
Si incontravano, si confessavano, fa-
cevano pranzo insieme, poi si salutavano e ciascuno tornava alla sua missione .
Per 1 anni così . Poi il vescovo trovò
altri missionari a cui affidare quell'immensa parrocchia, e padre Villalobos andò a dare una mano a
Carchà . Altri missionari arrivarono,
altri partirono .
Nel 1960 sono quattro, e possono
intensificare le visite ai villaggi . Preziosissime : gli indios appena scende la
notte lanciano razzi nel cielo per avvertire i villaggi lontano, e battono un
colpo di tamburo ogni quarto d'ora
per avvertire quelli vicini . Così di notte il missionario non può chiudere occhio, ma in compenso al mattino vede
arrivare un sacco di gente . Confessioni, sistemazione dei documenti per i
matrimoni, poi la messa. Le famiglie
kekchí arrivano portando in uno scatolone le statuette dei santi che adornano l'altarino della loro capanna, e le
dispongono in bell'ordine attorno all'altare della chiesetta : quei santi sono
buoni cristiani, e è giusto che ascoltino la messa.
Dopo, i battesimi, l'istruzione religiosa, i problemi familiari da dipana-
Nonna e nipotina kekchí, al telaio . Sanno ricavare tessuti solidi e dai colori sgargianti .
19
re, i malati da visitare . Non si finirebbe più . Intanto un altro villaggio più
avanti è già stato avvertito, e attende
con impazienza il missionario. . .
L'accresciuto numero dei salesiani
permette di organizzare meglio l'attività parrocchiale . Padre Visconti mette su a Carchà il "coro femminile
Santa Cecilia", il "Club cristiano" per
i giovani, e tra i ragazzi gli "Amici
Domenico Savio" . Intanto le strade
migliorano, ed ecco il primo camioncino, la prima moto .
Scrivere, scrivere, scrivere . Nel
1961 torna a Carchà per la terza volta
padre Cordoni . Viene messo a capo
della parrocchia, ha un sacco di proposte, e un sacco di idee per realizzarle. Parla, scrive si fa sentire negli
ambienti più lontani . Insiste con i suoi
collaboratori : « Bisogna scrivere, scrivere, scrivere» . E di fatto la gente lo
aiuta : dal Guatemala, dagli Stati Uniti, dalla Germania . Proprio come diceva il Signore : «Abbiate fede, chiedete, e riceverete» . In tre anni egli
completa le riparazioni della vecchia
chiesa (da tutti i tempi era crollato il
tetto), costruisce una nuova scuola,
una casa per le suore (la loro presenza
si rende sempre più necessaria), un
dispensario medico . E da ultimo comincia anche la residenza per i salesiani (che sono ancora sistemati in un
vecchio e scomodo convento) .
Con padre Cordoni a capo della
missione, comincia un'era nuova . Padre Dini scriveva : «Passiamo metà dei
nostri giorni a cavallo », e al termine
dei suoi 15 anni di peregrinare fece un
computo dei chilometri percorsi, in
parte a piedi : 65 .000. Una volta e
mezza il giro del mondo, più un "Tour
de France" . Padre Villalobos non ha
fatto calcoli, ma di sicuro ha fatto più
strada ancora . Ora però a Roma si è
aperto il Concilio, una nuova mentalità pervade la Chiesa, e penetra anche
nelle missioni più lontane e sperdute .
5 . Gli anni fecondi
delle programmazioni
I missionari si accorsero che cavalcare e visitare i villaggi era sì necessario, ma non bastava . I problemi insoluti rimanevano troppi, bisognava fare qualcosa di più e di diverso . Un
giorno padre Luis De León, su richiesta del vescovo, provò a elencare questi problemi .
Primo : con tutta la buona volontà, il
missionario riusciva a passare nei villaggi al massimo due o tre volte l'anno . E quando tornava, scopriva che la
gente aveva dimenticato tutto, che bisognava ricominciare da zero .
Secondo, la difficoltà della lingua : il
90% degli indios parlava solo kekchí e
il missionario doveva servirsi della
0
mediazione dell'interprete . « La fede si
acquista mediante l'ascolto . Ma come
può essere ascoltata se non c'è chi
l'annuncia? E come annunciarla se
non si conosce la lingua? »
Terzo, il problema dell'alcol. «Non
meno del 70% dei Kekchí, uomini e
donne, sono dediti a bevande alcoliche e si ubriacano con frequenza . Non
hanno altro divertimento . E non sapendo dove riunirsi per le loro feste, lo
fanno nella capanna adibita a cappella, che così si trasforma in bettola . . . » .
Quarto, il culto che prestano alle
immagini . «Non sappiamo ancora
quale sia la loro fede a questo riguardo. Sembra che confondano Dio con i
santi, con il patrono della chiesetta .
Quando si spiega che i santi sono uomini e le loro immagini soltanto sculture e pitture, restano sorpresi e talvolta reagiscono con evidente disgusto . Dicono che il missionario non è un
vero padre . . . » .
Quinto, il comportamento dei pa-
droni e amministratori delle aziende :
Padre Jorge Puthenpura (a cavallo) : Indiano
dell'india tra gli indios dei Guatemala .
è un miscuglio di paternalismo e di
tirannia . Non bisogna lasciarsi incantare dalle dimostrazioni di cortesia
che riservano ai missionari, e che finiscono per tornare di danno ai poveri
indigeni. . . » .
Una nuova pastorale. I missionari
cercarono di rendere più efficace il
lavoro attraverso la pianificazione e
l'organizzazione . Nel 1968 divisero il
territorio in quattro zone, con quattro
basi e i relativi incaricati . Nel 197 un
nuovo progetto di pastorale prevedeva un unico direttore a capo della
missione, ma una notevole libertà di
iniziativa per gli incaricati di zona . Nel
197 si fissarono nuovi traguardi nella
pastorale dei sacramenti .
Il battesimo, anticamente celebrato
in latino e poi in spagnolo, continuava
a essere un rito incomprensibile : fu
celebrato in kekchí . Di solito era la
sola mamma a partecipare al rito : si
ottenne che anche il padre fosse presente, che ascoltasse la relativa istruzione religiosa, che si impegnasse all'educazione cristiana .
La confessione individuale, per il
numero dei penitenti, rendeva oltremodo pesante l'opera del missionario .
Si ottenne dal vescovo di impartire in
determinate circostanze l'assoluzione
collettiva .
Il matrimonio doveva essere regolamentato meglio . Gli indios avevano
un cerimoniale autoctono che compivano per conto loro ; i missionari poi
erano già autorizzati dalle autorità a
registrare il contratto civile . Una nuova iniziativa consente ora di valorizzare il matrimonio religioso. Nel centro di Carchà si sono approntati locali
per l'ospitalità dei giovani sposi, e si è
fissato il lunedì come giorno dei matrimoni . I giovani vengono anche da
molto lontano, e trovano cordiale accoglienza ; i loro documenti durante il
giorno sono messi a posto ; a sera si
celebra la messa degli sposi . Segue
una festicciola tutta per loro, che li
lascia pienamente soddisfatti .
Il dibattito sui metodi di evangelizzazione è quanto mai aperto, ma ora i
missionari salesiani non sono più soli
a intesserlo : al loro fianco sono venute
nuove forze, le suore .
Per i poveri e i malati . La prima
comunità fu delle "Madri Benedettine" : dal 1965 si occuparono della
scuola a Carchà . Erano ottime insegnanti, ma la loro specializzazione solo scolastica non le rendeva adatte a
quella zona fortemente missionaria .
Alla fine del 197 si sono trasferite a
Cobàn, centro della diocesi, e altre
suore sono venute a sostituirle : le Figlie della Carità di San Vincenzo de'
Paoli . Loro compito è dedicarsi ai poveri e ai malati .
Nel nuovo ambiente si trovarono
subito a loro agio, presero a visitare le
famiglie, a organizzare la catechesi .
Ottennero in dono una «unità sanitaria mobile», e l'assegnazione di medicine da distribuire . Giravano per i villaggi, spingendosi con l'unità mobile
finché c'era strada, e poi avanti a piedi
lungo i sentieri, con il carico di medicine sulle spalle . Ma si imbattevano in
indios (soprattutto bambini) così denutriti, che era inutile dare medicine e
vitamine : occorreva ricoverarli. Proposero la creazione di un centro assistenziale, e i salesiani misero a disposizione i locali .
Il centro fu inaugurato nel 197 ,
presente il vescovo . E già ospitava
cinque ricoverati, un'intera famiglia :
padre, madre e tre figli, tutti affetti da
LA PARROCCHIA
MISSIONARIA
DI SAN PEDRO CARCHA'
Dal 19 5 i Salesiani lavorano nella
diocesi di Verapaz, nella «parrocchia
missionaria ad nutum Sanctae Sedis » di
San Pedro Carchà . Il territorio della missione comprende il municipio omonimo,
più varie aree limitrofe per un insieme di
.000 kmq (ma i confini non sono ancora
stati precisati) . Gli abitanti si aggirano
sui centomila, di cui solo 5 .000 ladini e
95 .000 Kekchí . Nella regione cominciano a formarsi i primi centri abitati, ma gli
indios sono sparsi su tutto il territorio, e
formano 00 villaggi .
I salesiani al lavoro attualmente sono
dieci, suddivisi in tre comunità : sei nel
capoluogo (missione, scuola per catechisti indigeni, oratorio quotidiano, dispensario) ; due sono a Campur (residenza missionaria e dispensario), e due
a Raxruhà (residenza) . Due comunità di
suore lavorano nel capoluogo e a Campur .
Ecco lo sviluppo dell'opera salesiana .
19 5 . II salesiano padre Francisco
Schmitz, tedesco, è nominato parroco di
Carchà .
19 9 . La parrocchia è affidata ufficialmente ai salesiani, nella persona di
padre Giuseppe Dini (secondo parroco) .
194 . Viene affidato ai salesiani anche il territorio di EI Petén, più a nord, di
estensione enorme : 5 .854 kmq . Fino
allora era rimasto quasi senza sacerdote . Vi lavorano padre Francisco Villalobos e un coadiutore salesiano .
1955 . La parrocchia di EI Petén è affidata a un'altra congregazione, e padre
Villalobos si trasferisce a San Pedro
Carchà (è il terzo parroco) .
1961 . Quarto parroco : padre Corrado
Cordoni .
1965 . Giungono dagli Stati Uniti le
Madri Benedettine, che aprono in
Carchà una scuola (vi rimarranno fino al
197 ) .
1967 . Quinto parroco : padre Francisco Pacheco . E' anche il primo salesiano che giunge a dominare bene la lingua
kekchí (in precedenza i missionari dovevano servirsi di interpreti) . Si organiz-
anemia e denutrizione. Il padre faceva
il legnaiolo, ogni giorno metteva insieme un carico di legna, scendeva a
venderlo in paese, e riceveva 0 centesimi di quetzal (170 lire) .
Non ancora contente di questo centro, le suore della carità hanno tentato
in vari modi di mettere su una "scuola
di arti domestiche" per le ragazze . E
alla fine hanno trovato la soluzione :
vanno direttamente nei villaggi . Si
fermano in ciascun villaggio da tre a
cinque giorni, radunano le donne,
spiegano le cose più semplici, insegnano a tenere la casa, a fare una cucina più sana, a tirar su meglio i figli .
Nel 1975 si è aggiunta una nuova
comunità di suore, animate da pro-
Padre José Dini : a cavallo e a piedi, una
volta e mezzo il giro del mondo .
za il primo corso regolare per catechisti
kekchí .
1968 . La parrocchia per praticità pastorale è suddivisa in quattro zone .
1969 . E' aperta la residenza missionaria di Campur .
197 . Prime conversazioni di padre
Alfonso Friso alla radio, in lingua kekchí
(gli indiani comperano i transistors) . Nasce il Boletin Missionero (primo numero
a novembre), di informazione sull'attività
missionaria a Carchà . A dicembre arrivano le Figlie della Carità di San Francesco de' Paoli .
197 . Sesto parroco : padre Luis De
León .
1975. Arrivano nella missione le Ancelle del Sacro Cuore . Il vescovo apre a
Cobàn la prima radio della diocesi, che
trasmette ogni giorno programmi in lingua kekchí .
1976. Settimo parroco, padre Juan
José Guzmàn .
1978 . Viene aperta la residenza di
Raxruhà . A Carchà viene allestito un
piccolo museo kekchí .
1979 . Settimo parroco, padre Giorgio
Puthenpura, indiano dell'india . Padre De
León pubblica «Carchà, una missione in
Guatemala», primo studio storico sulla
missione .
fondo spirito missionario : le Ancelle
del Sacro Cuore . Hanno preso residenza a Campur, accanto ai salesiani .
Hanno aperto un dispensario sanitario, e girano anch'esse nei villaggi occupandosi della formazione delle
donne .
Le nuove residenze . Nei primi tempi la Congregazione salesiana non si
era resa conto di avere assunto in
Carchà la responsabilità di una vera
missione : si pensava a una semplice
parrocchia, una delle tante, da affidare a un paio di sacerdoti . Man mano
che si ebbe maggior conoscenza della
realtà, si mandarono sempre più salesiani ; in questi anni recenti il loro numero giustamente è salito a dieci o
undici (e ci sarebbe posto per altri) . E'
stato così possibile moltiplicare le
presenze e le residenze .
La prima casa aperta stabilmente
fuori Carchà è Campur, 50 km più a
nord . Il nucleo è formato da una
grande Cooperativa agricola, attorno
a cui gravitano 60 villaggi . C'era una
casetta abbandonata, i salesiani la
chiesero in prestito e l'ottennero . Fecero venire da Guatemala un universitario che aprì una specie di clinica :
era simpatico e cordiale e si conquistò
l'amicizia degli indios .
Ma presto i dirigenti della Cooperativa si pentirono di aver prestato la
casa : i missionari erano dalla parte
degli indios, che non era più possibile
sfruttare come prima. . . Gli amministratori dettero ordine di sgomberare,
giunsero a tagliare la luce elettrica e
l'acqua. La popolazione era però con i
missionari, e essi poterono rimanere
finché non ebbero costruito una residenza nuova, più grande e più funzionale .
A Campur c'è sempre qualche missionario fisso ; a Chamil invece i salesiani hanno costruito la residenza, ma
se ne servono solo come base di . appoggio . Hanno però una chiesa capace di 500 persone, hanno ottenuto l'apertura di una scuola municipale e di
un dispensario, l'acqua potabile e
un'area per il mercato . Chamil è oggi
un villaggio-pilota. Padre D'Andrea,
che si fermò per alcuni anni, ottenne
un trattore e un compressore, con cui
realizzò una strada di 10 km.
Residenza stabile è invece Raxruhà
nella parte nord, dove alle montagne
succede la pianura piatta . Il terreno è
fertile ma il caldo opprimente ; eppure
in questi ultimi anni vi si sono riversati emigranti di diversissime razze e
provenienze . Per interessamento dei
missionari (padre Francisco Pacheco
si è recato fino alla capitale e ha ottenuto un incontro anche con il Presidente della Repubblica), i terreni sono
stati lottizzati e vengono distribuiti in
proprietà ai contadini . Ma bisognava
essere presenti sul posto : la gente poverissima ha bisogno di incoraggiamento e di orientamento . Per questo
dal 1978 c'è sempre qualche missionario stabile.
I catechisti indigeni. La svolta all'evangelizzazione viene pure dai catechisti indigeni ; i primi erano stati
scelti già da padre Dini, ma un lavoro
serio di reclutamento e preparazione
data dal 1968 . I missionari girando per
i villaggi prendevano nota dei giovani
più maturi e capaci, poi li invitavano
ai corsi in Carchà . I primi cinquanta
furono preparati e subito restituiti ai
villaggi. i risultati furono splendidi .
Vennero preparati altri 66, e poi in un
altro corso 150 .
>
1
I Kekchí, si è già detto, hanno grande facilità a riunirsi e parlare in pubblico in forma semplice e naturale .
Portano questa facilità anche nella
preghiera e nella liturgia . I giovani
catechisti alla domenica radunano
nella cappellina gli abitanti, spiegano
la dottrina, fanno pregare e cantare
insieme. Alla fine del 1974 i catechisti
già preparati o in formazione erano
più di 800 .
Un missionario, padre Alfonso Friso, ha preparato un bel libro di canti
("Cantiamo al Signore") con parole in
Kekchí, e se ne sono già distribuite
0.000 copie . I Kekchí hanno memoria
locale prodigiosa, e per strano che
possa sembrare, anche se non sanno
leggere trovano utili i libretti per ricordare parole e musica . Le strofette
contengono insegnamenti di fede,
quindi anche attraverso il canto le verità di fede si diffondono .
Una radio, una rivista. Altra iniziativa di padre Friso è una serie di programmi radiofonici in lingua kekchí.
Dapprima li trasmetteva attraverso la
"Radio Imperial", un'emittente privata ; poi la diocesi anche con l'aiuto
salesiano mise su un'emittente sua, e i
programmi si sono intensificati . Ogni
giorno viene diffusa la trasmissione
"Chabil Esilal", cioè "Buona Novella" .
Vengono letti e commentati brani del
Vangelo, e fatte applicazioni pratiche
alla vita di ogni giorno ; vengono affrontati i temi della promozione sociale, come l'utilità di imparare a leggere, di mandare i figli a scuola, la
necessità di vincere l'alcolismo, di
praticare le norme dell'igiene per evitare le più comuni malattie . Alla domenica si trasmette la messa, con una
partecipazione che ha qualcosa da insegnare alle Chiese antiche . Il celebrante accenna a uno spunto di omelia, poi cede la parola agli indios presenti, che intervengono e commentano con la proverbiale facilità . Così intervengono liberamente anche alle
preghiere dei fedeli .
La coscientizzazione è portata
avanti dal 197 anche attraverso un
periodico trimestrale, il "Boletín Misionero", uscito con la massima regolarità già in una trentina di fascicoli .
Padre De León lo dirige, e lo diffonde
in 1 .500 esemplari . Parla dei problemi
locali, delle attività missionarie, della
storia antica di questo popolo che non
sa d'essere stato grande .
6 . Sempre più coscienti
della "buona notizia"
Molti salesiani hanno lavorato nella
missione di Carchà. Il lavoro era duro,
non tutti resistevano, sovente a malincuore dovevano lasciare il posto ad
altri . Ma tanti hanno donato con ge-
nerosità agli indios i loro anni migliori, e ne sono stati ripagati .
I padri Schmitz, Dini, Villalobos, già
ricordati . E poi padre Corrado Cordoni giunto nel '4 a dare una mano ;
padre Dini per prima cosa lo mandò in
visita al villaggio di Chamelco . « Non
so dove sia», gli rispose il novellino .
Ma padre Dini : «Niente paura, il cavallo conosce bene la strada . Monta in
sella, e il cavallo ti porterà» . Avvenne
proprio così .
Padre Eusebio Gómez, che riordinò
40 e più volumi di battesimi e matrimoni, in modo che i Kekchí non fossero più ombre anonime nella foresta
ma cittadini con un volto e un'identità. Padre Juan José Guzmàn, il primo salesiano guatemalteco stabilmente fra i Kekchí, che dapprima li
ricercò con lunghe cavalcate e ora,
stanco e malato, non li abbandona
ancora ma li attende al centro della
missione .
Padre Francisco Pacheco, del Costa
Rica, che fu il primo a imparare bene
Buono, piccolo kekcí. Suor Estela prima di taglia un po' I capelli, poi dove di sei fatto bubù
metterà un bel francobollo .
la lingua locale e il primo a impostare
una pastorale d'insieme : ha contagiato del "mal di missione" anche il fratello minore padre Luis, e ora si trovano insieme nell'avamposto di Campur . Padre Antonio Alvarez, buon organizzatore, che ha creato a Carchà
un moderno oratorio-centro giovanile
con le più svariate associazioni formative e sportive .
E il più imprevedibile di tutti, padre
Giorgio Puthenpura, indiano dell'India, indiano tra gli indios, segno e testimone dell'universalità della Chiesa .
Ben preparato in teologia e nella dinamica di gruppo, è l'anima della
scuola per catechisti, è apprezzato in
diocesi dove riceve incarichi speciali,
e ora è stato nominato direttore e
parroco della missione .
I progressi . Grazie all'impegno sacrificato di questi missionari, delle
suore, e di tanti amici che li aiutano da
lontano, in 40 e più anni di lavoro la
situazione è cambiata . Oggi il popolo
Kekchí comincia a rendersi più chiaramente conto di avere una Patria e di
appartenere alla Chiesa di Cristo . Padre Luis De León, che ha consegnato
in un libro la storia della missione, ha
indicato tre settori in cui i progressi
sono stati più sensibili : l'evangelizzazione, l'alfabetizzazione, la diminuzione dell'alcolismo .
Evangelizzazione. « Abbiamo sparso
a piene mani la parola di Dio, e i risultati sono divenuti evidenti da
quando abbiamo cominciato a farlo
nella loro lingua . Abbiamo catechisti,
e neppure noi sappiamo quanti siano :
tre, cinque, otto per villaggio, preparati e attivi . La partecipazione degli
indios ai sacramenti della penitenza e
eucaristia è divenuta quasi totale, più
cosciente ed efficace» .
Alfabetizzazione . «Ancora oggi i
Kekchf sono analfate al 97% ; però cominciano a sentire il desiderio di imparare, specie quando vedono qualcuno del villaggio che nelle riunioni
legge la Sacra Scrittura . Le suore tengono periodicamente corsi di alfabetizzazione a ragazzi e ragazze . Nei villaggi più lontani mandiamo qualche
giovane ben preparato, che si ferma
anche un mese per le lezioni ; al mattino fa scuola ai ragazzi, di sera dopo il
lavoro agli adulti ; passato qualche
tempo ritorna al villaggio per un altro
mese, e la gente impara a leggere e
scrivere e aa far di conto . Nasce così il
desiderio della scuola, e quando essa
verrà impiantata sarà ben accolta» .
Alcolismo. «Quanto alla pessima
abitudine delle sbornie generali, possiamo dire che oggi è diminuita del
70% . Ormai sono poche le comunità
che consumano bevande alcoliche .
Quel che prima spendevano nell'alcol,
oggi lo spendono per migliorare il nutrimento, il vestito, la casa . In alcuni
villaggi cominciano a spuntare le prime casette con muri di mattone e tetto
di lamiera . . .» .
I Natali ora acquistano un vero significato anche a Carchà . Ogni anno
Cristo torna a nascere, e trova gli indios Kerchí più capaci di comprendere il suo messaggio, la buona notizia
che Dio li ama e che il suo amore li
salva .
Enzo Bianco
Il testo del presente servizio è stato
ricavato da varie fonti, e principalmente dal volume :
LUIS DE LEON
Carchà, una missione in Guatemala
LDC 1978
Sedici riviste
n er il 1980
La proposta salesiana di riviste 1980 comprende pubblicazioni per
i giovani, sui giovani, per gli educatori, per l'informazione e la
formazione nei campi più vari .
Per l'abbonamento alle riviste della LDC, SEI e LAS, si veda a
pagina seconda colonna (alla voce "Libri") .
ARMONIA DI VOCI (LDC
Bimestrale di canto liturgico ed espressione totale per fanciulli, ragazzi, giovani
Oltre alle pagine di musica liturgica destinate alle assemblee, ogni numero
presenta in apposito inserto sussidi per il
canto ricreativo e l'espressione totale,
adatti ai gruppi giovanili .
Abbonamento L . 6 .000 (estero 7 .500)
CATECHE
Rivista di pastorale catechistica . E' articolata in
sezioni complementari, per
una pastorale rispondente alle esigenze
del nostro tempo .
Studi ed esperienze
10 fascicoli di 80 pagine, comprendenti
studi ed esperienze, sviluppi metodologici, rassegne di documenti, bibliografie,
notiziari . . .
Abbonamento L. 6.000 (estero 8 .000)
Fotoproblemi
Sussidio visivo. Otto fascicoli all'anno,
ciascuno comprendente 16 foto in rotocalco accompagnate da una guida, che
affrontano un problema attuale sotto il
punto di vista umano e cristiano .
Abbonamento L. 6.500 (estero 8 .500)
Mensile per i giovani, edito dal Centro
Salesiano di Pastorale Giovanile .
«E' uno spazio offerto ai giovani per
esprimersi e confrontarsi in tutta libertà,
fuori delle gabbie ideologiche . Strumento di lavoro per animatori di gruppi
giovanili e insegnanti di religione . Dieci
fascicoli di 80 pagine con documentazione fotografica .
Abbonamento L . 6 .000 (estero 8 .000)
ESPRESSIONE GIOVANI (LDC
Bimestrale a cura del
Centro
Salesiano
delle Comunicazioni
Sociali
Vuoi essere una comunicazione
di
esperienze teatrali
giovanili, di espressione drammatica, di
animazione cinematrografica, di didattica della drammatizzazione .
Abbonamento L . 7 .500 (estero 9.500)
MONDO ERRE (LDC
ricreativo
perculturale,
ragazzi/e
11 ai 15 anni dagli
Mensile formativo,
w1 WrI
,
Curato dal Centro
Salesiano di Pastorale Giovanile, è uno
strumento di lavoro
nelle
pedagogico
mani degli educatori,
per una lettura attiva
e
cristiana
della
realtà .
Abbonamento L. 4 .000 (estero 5.500)
'ASTORALE
_E (LDC)
Mensile di alta divulgazione per operatori nel settore giovanile
Redatto a cura del Centro Salesiano di
Pastorale Giovanile . Presenta, attraverso studi e articoli vari, una proposta
educativa per portare i giovani all'integrazione tra fede e vita .
Abbonamento L . 7 .000 (estero 8 .500)
problemi inquietanti del nostro tempo.
Abbonamento L . 6 .000 (estero 7 .000)
Versamenti su ccp 54 .4 .05 intestato a
Istituto Maria Ausiliatrice, Via Timavo 14,
01 4 Milano .
PROGETTO (LDC)
Mensile alternativo di informazione e
partecipazione
Curato dal Sermig (Servizio Missionario
Giovanile), discute con taglio moderno i
temi sociali e morali del Terzo Mondo e
di casa nostra .
Abbonamento L . 5 .000 (estero 6 .500)
RIVISTA DI SCIENZE
DELL'EDUCAZIONE
Quadrimestrale a cura della Pontificia
Facoltà di Scienze dell'Educazione delle
FMA
Affronta a livello scientifico-divulgativo i
problemi dell'infanzia, della fanciullezza, dell'adolescenza secondo gli apporti
delle odierne scienze dell'educazione
(pedagogia, catechetica, psicologia, sociologia) e, nella prospettiva cristiana
della realtà, utilizza i contributi attuali t
delle scienze antropologiche e tecnologiche.
Per informazioni scrivere alla Direzione :
via di Selva Candida 67, 00166 Roma .
Bimestrale per la formazione alla liturgia
Offre studi e ricerche sulla liturgia nella
linea del Vaticano li, con particolare riguardo ai problemi connessi con la catechesi e la pastorale . Indispensabile
per docenti, cultori di liturgia e animatori
di comunità .
Abbonamento L . 8 .000 (estero 10 .500)
PAROLE DI VITA (LD
NTI PFnArfrICI (RF
Bimestrale di scienze dell'educazione
Curato dalla Facoltà di scienze dell'educazione dell'Università Pontificia Salesiana, raccoglie soprattutto studi e ricerche di questo centro culturale.
Abbonamento L . 1 .000 (estero 0 .000)
Mensile per la formazione progressiva
degli animatori
Attraverso articoli di formazione culturale, studi di gerontologia e geriatria, temi di formazione spirituale, pastorale del
pensionamento ecc ., offre agli "animatori dei gruppi di anziani" idee, riflessioni, esperienze .
Abbonamento L . 5 .000 (estero 6 .500)
PRIMAVERA
Quindicinale a colori per le giovani di
1 -18 anni
Questa «rivista degli anni verdi pubblicata a cura delle Figlie di Maria Ausiliatrice, risponde al desiderio di lettura
delle giovani, al loro bisogno di incontro
e amicizia, e le aiuta ad approfondire i
Bimestrale di formazione biblica
Curato dall'Associazione Biblica Italiana . Offre a sacerdoti,
catechisti, gruppi biblici e laici impegnati
uno strumento per
rendere la parola di
Dio anima del loro
apostolato .
Abbonamento L . 5 .000 (estero 7 .000)
SCUOLA VIVA (SEI)
Trimestrale dell'Università Pontificia Salesiana
Edito dai docenti dell'UPS, comprende
studi, commenti, recensioni su argomenti teologici .
Abbonamento L . 15 .000 (estero 0 .000) .
SALESIANUM (LAS)
Mensile per gli insegnanti della scuola
italiana
Affronta le tematiche scottanti della
scuola italiana .
Abbonamento L . 11 .000 (sconto 50%
agli insegnanti); (estero 18 .000)
L a parola alle testimonianze, per un
suggestivo tuffo nel passato. Le testimonianze qui selezionate - dalla
Cronaca che redasse il primo direttore
alle "Memorie Biografiche" di Don
Bosco, dagli studi dello storico locale
don Salvatore Virzì ai giornali dell'epoca -forse non bastano a dare un'adeguata spiegazione di come sia potuta
venir fuori la realtà salesiana esistente
oggi in Sicilia . Ma i fatti sono lì . E il
primo è un "sogno"; perché Don Bosco
vide la Sicilia solo in sogno, e così i suoi
abitanti e i suoi futuri salesiani.
Ecco dunque i testi antichi, e aggiunte in corsivo poche parole necessarie per raccordare tra loro i vari
punti.
In questo secolo e nei futuri . « Si
dice che non si deve badare ai sogni esordì Don Bosco una sera del 1876
intrattenendosi con i suoi salesiani -, e
vi dico in verità che nella maggior
parte dei casi sono anch'io di questo
parere. Tuttavia . . . Vi voglio raccontare un sogno » .
Nel sogno, lungo e complicato, a un
certo punto Don Bosco si trovò, al
fianco di un personaggio misterioso, in
un campo : « Il campo era vastissimo a
vista d'occhio, tutto ben piano . . . C'era
un gran macigno in mezzo, e io vi
montai sopra . Oh, che vista immensa
si affacciò ai miei occhi! Quel campo
mi comparve come se occupasse tutta
la terra . Uomini d'ogni colore, d'ogni
vestito, d'ogni nazione, vi stavano radunati .
« Cominciai a osservare i primi che
si affacciavano al mio sguardo : erano
vestiti come noi italiani. Verso mezzodì comparvero ai miei occhi, Siciliani, africani, e un popolo sterminato
di gente che io non conoscevo . Il singolare si è che io dappertutto vedevo
salesiani che conducevano come per
mano squadre di ragazzi e ragazze, e
con loro un popolo immenso . Nelle
prime file sempre li conoscevo, poi
andando avanti non li conoscevo
più . . . » .
Ed ecco il personaggio misterioso :
«Vedi quanto è immensa la messe?
Questo campo in cui ti trovi è il campo
in cui i salesiani debbono lavorare.
Molti lavorano e tu li conosci . L'orizzonte però si allarga di gente che tu
non conosci ancora, e questo vuol dire
che non solo in questo secolo ma anche nell'altro e nei futuri i salesiani
lavoreranno nel proprio campo . . . » .
In questa cornice grandiosa Don
Bosco conobbe la Sicilia . E un anno
più tardi, nel 1877, dalla Sicilia gli
giungeva il primo invito ad aprire una
casa. A Catania c'erano già i suoi cooperatori, e lo chiamavano . Poco dopo
due sacerdoti della città andarono a
4
Che delusione
i primi salesiani
La delusione a Randazzo, la cittadina che per prima li accolse nel
1879, fu doppia : la gente vide costernata arrivare uno sparuto manipolo di chierici di primo pelo, guidati da un prete dall'aria malaticcia ; e
per parte loro i salesiani scoprirono desolati che l'edificio a loro
destinato era scalcinato e cadente . Ma Don Bosco e la Sicilia erano
fatti l'uno per l'altra, e ora la Famiglia Salesiana sicula è una delle più
numerose e attive d'Italia
parlargli a Torino . Poi il vescovo di
Caltanissetta offrì un'opera per le
FMA . L'anno dopo, un canonico di
Catania gli offriva un convitto, i Cooperatori di Agira un'altra opera . Si
mosse anche il vescovo di Acireale, ed
ebbe più fortuna : Randazzo era nella
sua diocesi.
Come? Non conoscete Don Bosco?
Randazzo era una cittadina di 10.000
abitanti, sorta lungo le acque dell Alcantara, sui ruderi di un'antica città
ellenica. Era fabbricata sulla lava e
con la lava nera dell'Etna, riposava
quasi sulle ginocchia del gigante . In
passato era stata sede estiva dei re
normanni, svevi, aragonesi . Vantava
tradizioni culturali, e aspirava a un
ginnasio e a una scuola tecnica . L'edificio per quello scopo c'era già : l'antico
convento dei monaci di San Basilio,
servito in passato per le scuole, ma allora in penosa decadenza. L'arciprete
nel 1878 suggerì alla giunta municipale
di affidare il collegio a dei religiosi. Ci
voleva del coraggio, dal momento che
solo negli anni '60 il governo con una
legge aveva incamerato tutte le scuole
del clero . Ma Randazzo se aveva i suoi
massoni fieramente anticlericali, aveva
anche degli ottimi cristiani che fecero
prevalere la proposta. A chi dunque af-
fidare il futuro collegio? L'arciprete si
consigliò con il suo vescovo ad Acireale . « Perché non vi rivolgete a Don Bo-
sco? », egli suggerì . « E chi è? », replicò
l'arciprete. «Come! Non lo conoscete? », e gliene raccontò brevemente la
storia . L'arciprete, tornato a Randazzo, informò i suoi amici, li entusiasmò,
e scrisse a Torino .
Don Bosco rispose mandando il BS
perché si capisse meglio il suo metodo e
i suoi intenti, e a marzo del '79 mandò
due salesiani per trattare . Essi trovarono un ambiente ben disposto, e i primi
Cooperatori salesiani. Nella convenzione stipulata con il municipio si diceva : « I salesiani si obbligano di apri-
re un collegio convitto, di somministrare l'istruzione classica, tecnica ed
elementare, tanto ai giovanetti cittadini quanto ai forestieri che volessero
approfittarsene » . Per parte sua «il
municipio concede l'uso del fabbricato degli ex padri basiliani» . Per venire
incontro alle spese che si dovessero sostenere, « il municipio si obbliga a pa-
gare l'annua somma di lire 9 .000» .
A settembre altri due salesiani giungevano per presiedere i lavori di ripa-
razione nel convento . L'edificio constava di due piani, ma a eccezione di
alcune camere al piano terreno, tutto
I FIGLI DI DON BOSCO IN SICILIA DA CENT'ANNI
tendo una vita ritiratissima .
il resto era inservibile . Mancavano assolutamente le latrine . Le mura erano
rustiche e squilibrate . Che fare? Si
mise mano a trasformare in dormitorio lo stanzone del lato di mezzodì capace di circa 4 letti . Non era molto,
ma bastò per far esclamare agli ottimisti: «Il monastico edificio è trasfor-
mato in gaia dimora per i nuovi e vispi
abitatori» .
Ora i salesiani erano attesi con impazienza, e sarebbero stati «la prima
congregazione chiamata a riedificare
in Sicilia sulle rovine degli ordini religiosi distrutti nell'ultima sopressione» .
Vi prego di attendere i fatti . Il giudizio umano sul capo dei dieci salesiani
che Don Bosco invia a Randazzo sarà
alla fine largamente positivo (lo dimostra anche la piazzuola antistante il
collegio, che porta il suo nome : don
Pietro Guidazio). Ma il giudizio sarebbe ancor più positivo se si sapesse che
questo salesiano apri-pista affrontò le
mille difficoltà dell'impresa con una
salute fragile e in certi periodi disastrosa . Racconta lui stesso, presentandosi in terza persona, le vicende di quel
14.10.1879, quando parti da Torino .
Da parecchi anni malaticcio, la
mattina di quel giorno si sentì male in
guisa che dovette in fretta ritirarsi in
camera . Nel salire le scale, arrivato a
metà gradini era svenuto senza poter
proferire parola. Sgomentato dal fatto, verso le dieci si recò da Don Bosco,
gli raccontò l'accaduto e lo scongiurò
di esonerarlo dall'ufficio affidatogli .
Don Bosco ascoltò senza scomporsi,
poi con calma mista a paterna benevolenza rispose : « Sta' tranquillo, non
inquietarti di nulla . Va' dove l'obbedienza ti manda, non temere . Tu arriverai a Randazzo e là farai tante belle
cose . Don Bosco ti benedice e pregherà sempre per te» . Senza pensare
ad altro, la sera di quel giorno col diretto delle 0 partì insieme col suo
personale .
Quattro giorni di viaggio, in treno,
nave e carrozza . Festose accoglienze
dell'arcivescovo di Messina e del vescovo di Acireale. Ed ecco l'arrivo a
Randazzo . La prima impressione pro-
vata nell'entrare in paese, e specialmente in collegio, fu sconfortante per
tutti noi ; ma non lo fu meno per tutti i
randazzesi, i quali dopo lunghe aspettative per l'arrivo dei professori piemontesi e torinesi, videro scendere
dalle carrozze una schiera di giovani
chierici tutti sui 18-19 anni e per giunta piccoli di statura, più due novelli
pretini sui
anni, con a capo un direttore malaticcio . Le persone più benevole si credettero sulle prime burlate, e la piccola minoranza che per
rivalità politica osteggiava il collegio e
i salesiani prese la baldanza e ne disse
di cotte e di crude . Il direttore, avvisato di questa sorpresa del paese, si
strinse nelle spalle e rispose : vi prego
di attendere i fatti.
I gesuiti in veste salesiana . Pochi
giorni dopo l'arrivo a Randazzo, don
Guidazio torna a Catania per presen-
tare i titoli di insegnamento al regio
Provveditore agli studi . Ma costui si
era mostrato avverso fin da principio
all'apertura del ginnasio, e per giunta
pizzicava di anticlericalismo . Ci fece
un'accoglienza addirittura indecente,
inveì contro il municipio di Randazzo,
contro i gesuiti in veste salesiana, e
gridando come un ossesso ci cacciò
dall'ufficio . I due salesiani si guardarono in faccia. Poi decisero di andare
dal Prefetto della Provincia, che invece risultò persona compitissima, perfetto gentiluomo, che aveva per Don
Bosco una sincera ammirazione . Egli
si mostrò dispiaciuto - ma non sorpreso - per l'accoglienza fattaci dal
Il primo impatto del sistema educativo di Don Bosco con i ragazzi è
quanto mai felice . Non si può credere
- riferisce don Guidazio sotto Natale
-quanto questi giovani ascoltino volentieri i consigli di Don Bosco . Se mi
trattenessi un'ora a parlare di Don
Bosco, non c'è pericolo che facciano
un atto di impazienza . Sono così docili
e ubbidienti che noi stessi ne siamo
meravigliati . I parenti sono soddisfattissimi dei loro figlioli, vedendoli tanto
allegri e che preferiscono la vita del
collegio a quella della famiglia .
L'oratorio con interpreti . Poco dopo Don Bosco riceve un'altra lettera, a
firma dottor Giacomo Sinopoli che
aveva due figli in collegio . Uno si era
ammalato, era grave, e lui era accorso
per assisterlo . Arrivando lo aveva trovato sulla via della guarigione ; ma
volle fermarsi qualche giorno e poi
raccontò a Don Bosco le sue impressioni» . Il vedere bambini così lieti,
così amorevoli, ubbidienti, mi fa trasecolare. Fanciulletti tanto vispi e dis-
Ci sono tutti : allievi piccoli e grandi, chierici, coadiutori capi di laboratorio, sacerdoti, Don Bosco,
Maria Ausiliatrice. Foto sopra il titolo : Il convento di San Basilio poco dopo l'arrivo dei salesiani .
Provveditore, e si fece consegnare da
noi i titoli di insegnamento .
E don Guidazio scrive sereno a Don
Bosco : « Qui tutto bello : bello il cielo,
ameno il paese, grandioso il collegio,
ottima la popolazione . E il 18 novembre comincia le scuole . I posti letto sono solo 4, gli interni accettati prima
ancora che i salesiani arrivassero 50 (e
durante l'anno si dovette fare nuovi
posti) . Gli interni pagano la retta, per
gli esterni è tutto gratis . I salesiani si
sanno osservati (il partito anticlericale
a lungo non riuscirà a capacitarsi di
quella scuola clericale che si è aperta
sotto il loro naso), e si tirò avanti fa-
sipati, in pochi giorni sono divenuti
amantissimi dello studio ; bisogna
proprio avere qualche segreto perché
in mezzo a tanto brio si conservi un
ordine così perfetto. . . » . Sì, il segreto
c'era : il metodo di Don Bosco vissuto
in pienezza .
A carnevale fu improvvisato un
teatro e si rappresentò il dramma in
tre atti "Sant'Alessio", con qualche
canto a solo e coro . L'esito fu oltremodo felice, e fece cambiare opinione
a non pochi del paese sull'.abilità del
troppo giovane personale . Verso aprile
cominciò l'oratorio con la scuola pomeridiana : i salesiani sono infatti
5
mossi a pietà dallo spettacolo di tanti
ragazzi del "basso popolo" privi di
ogni istruzione, abbandonati a se
stessi per la strada . I ragazzi accorrono, attirati da piccole lotterie, teatro
delle marionette, passeggiate e merenduole. E i salesiani trovano un aiuto in alcuni giovani del ginnasio, che
facevano da interpreti per il dialetto.
Intanto si sono spese lire 5 .000 per
sistemare completamente il piano
terra e ampliare i dormitori . Negli anni
seguenti la sistemazione si estenderà ai
piani superiori.
Altra novità : un giorno dell'estate
don Guidazio si reca a Bronte, cittadina a
km da Randazzo, e stipula con
il municipio un contratto per l'apertura della prima casa delle FMA in
Sicilia : le suore di Don Bosco vi arriveranno a ottobre .
Con innocente inurbanità. Nel secondo anno scolastico (1880-81) gli interni sono 89, gli esterni molti di più . Il
giorno dell'Epifania avemmo una visita del Provveditore degli studi : per
lui ci fu teatro, pranzo in collegio (intervennero l'arciprete e il sindaco con
la giunta) . E da quel giorno il Provveditore, che l'anno prima ci aveva cacciati dal suo ufficio, divenne nostro
grande amico. Poi, il carnevale passò
allegramente, la quaresima quietamente .
scolastico 1881-8 gli interni salgono a
1 , e c'è un nuovo Provveditore agli
studi.
Naturalmente anticlericale :
chiamava i salesiani non con altro
nome che Gesuiti mascherati . Anche il
regio Ispettore scolastico è nuovo : era
maligno, sleale, anticlericale, e antipiemontese . Forse in questo giudizio
c'è un po' di risentimento, ma frutto
delle sofferenze che don Guidazio dovette sopportare (e che sarebbe lungo
raccontare) .
E anche i nemici di Randazzo gli
dettero dispiaceri. Un giorno gli si presenta il maresciallo dei carabinieri,
con aria circospetta . Si chiudono a
chiave nella direzione, e don Guidazio
viene a sapere che è in corso una de-
nuncia contro i salesiani perché a tardissima ora vanno aggirandosi nel
paese . Nella denuncia risultano coinvolti anche i carabinieri, che erano informati, che una notte si imbatterono
nei girovaghi salesiani, e li lasciarono
andare per i fatti loro .
La denuncia partiva da un gruppo di
cittadini influenti, contrari ai salesiani
L'anno scolastico si chiuse a giugno
con una recita nientemeno che in lati-
no : fu messo in scena il dramma
"Phasmatonices" .
Lo spavento toccò la follia . Nel
quarto anno è pieno zeppo il collegio,
zeppe le scuole elementari e ginnasiali . Gli esterni salgono a 80. Don Guidazio va avanti lavorando e faticando,
e facendo continui atti di fede e di
speranza nell'aiuto di Dio (non degli
uomini) . Nell'estate 188 può tornare a
Torino, e ha la gioia di restare con Don
Bosco sei o sette giorni . Poi torna a
Randazzo, per riprendere la mia laboriosa e disperata vita di direttore .
Il quinto anno, 188 -84, si apre col
colera. A settembre si sviluppò sul
continente ; a Napoli i colpiti arrivarono alla cifra di 900-1 .000 al giorno .
In Sicilia lo spavento toccò la follia .
Ogni città, ogni paese fu messo come
in stato d'assedio. A Randazzo i paesani armati vegliano giorno e notte
per impedire a chiunque paesano o
forestiero, arrivasse da luoghi vicini o
distanti, di entrare in paese . Una sera
Altre giornate memorande nella vita
semplice del collegio a metà giugno : il
14 era festa di San Basilio e quindi del
collegio, che fu onorato dalla visita
dell'arcivescovo di Messina . Tutti ci
ponemmo all'opera per fare all'illustre presule un'accoglienza degna del
suo grado . Si prepararono accademie
e teatri, si addobbò splendidamente la
bella chiesa facendo venire i tappezzieri da Linguaglossa . . .
L'arcivescovo col suo seguito arrivò
la sera prima. Fu fatto sedere su un
seggiolone a forma di trono, un alunno gli dette il benvenuto, c'erano tutte
le autorità . Restò con noi quattro
giorni, pontificò, cresimò, predicò .
Passava le ricreazioni in mezzo ai giovani a guisa di un salesiano . Così don
Cambiano i modi di vestire, ma sono sempre i
ragazzi di Randazzo : ieri, un pittoresco gruppo
sportivo . . . E oggi (a destra) pueri cantores in
pellegrinaggio a Loreto .
Guidazio nella cronaca; e in una lettera a Don Bosco descrive gli allievi che
prima ancora che essi arrivassero . Se-
con innocente inurbanità lo spingevano e lo urtavano, e lo afferravano alle
braccia, lo tenevano per la veste,
mentre egli tutti ricambiava con amabile familiarità .
Don Bosco ha mandato da Torino
un salesiano a visitare il collegio, e
nella relazione finale egli scrive : «Di
salute bene, di quattrini male» . Ma
poteva scrivere anche male per la salute, se solo fosse stato informato : don
Guidazio era già caduto un paio di altre volte, come il giorno della partenza
da Torino, affranto dalla fatica .
Quel tale in giro di notte. Nell'anno
6
guono giorni di angoscia per don Guidazio. Egli non informa i suoi confratelli, ma una sera, in una conferenza
allude a dicerie che circolano in paese,
e un salesiano salta su : « Sono io quello
che è andato in giro di notte» . Sì: col
suo permesso si era recato più volte di
giorno ad assistere il babbo malato
grave di un alunno, e un paio di volte
c'era andato dopo cena, in compagnia
del portinaio, non avendo avuto modo
di recarsi di giorno . Il caso era chiarito,
la denuncia con disappunto di qualcuno rientrò, ma le dicerie continuarono
a circolare .
giunse da Catania il nostro don Torti,
dopo aver subito non si sa quante disinfezioni nei paesi intermedi. A Randazzo la carrozza fu fermata fuori
dell'abitato da gente armata . Don
Torti insieme con altri fu condotto in
un convento diroccato, e sorvegliato
notte e giorno col fucile a tracolla . Alla
fine essi scrissero protestando al Prefetto di Catania, che mandò a farli liberare. . .
Nel 1884-85 gli interni salgono a 140,
numero molto superiore alla capacità
dei locali . A fine anno scade per don
Guidazio il sessennio di direzione . Il
collegio ha ancora molti nemici (un po'
dappertutto in Italia è l'ora dei mangiapreti), ma è ben avviato, e il prete
apripista che ha abbondantemente pagato di persona crede di potersene tornare al nord tranquillo.
L'ora dei mangiapreti. Ed ecco il
guaio : chi gli succede non ha il suo
polso. Molte situazioni delicate da don
Guidazio contenute con l'abilità personale, superano i limiti di rottura e
offrono al partito anticlericale i pretesti
per scatenarsi. Il quotidiano "Gazzetta
di Catania ", allora completamente asservito alla loggia massonica, sulla fine
del 1886 lancia una campagna contro il
collegio allo scopo di provocarne un
decreto di chiusura . La campagna è
basata soprattutto su lettere anonime,
che sono regolarmente pubblicate in
una specie di rubrica dal titolo "Pei
Salesiani", che appare per giorni e
giorni. In essa ci si scaglia contro la
nuovissima setta di gesuitanti che è
stata mandata a Randazzo da quel gesuitone di Don Bosco. Il collegio è descritto come più terribile di un ergastolo e più schifoso di un convento . Di
conseguenza il paese ci perde moral-
passò, ma il collegio porterà a lungo le
ferite sanguinanti della battaglia. I ragazzi ospitati diminuirono molto di
numero, i salesiani si sentivano sgomenti e mortificati. Qualcuno da Randazzo scrisse a Don Bosco chiedendogli che rimandasse don Guidazio, e
Don Bosco nel 1889 lo restituì .
Dodici bombe. Il collegio si riprese
bene : gli interni presto provenivano da
tutta la Sicilia e perfino dalla Calabria .
Dicono le testimonianze : «Don Guida-
zio aveva tale ascendente sui compagni di lavoro e sui ragazzi, da incantarli» ; «Tempra forte, tutto vinceva
con la sua personale attività e con
e più grande di prima .
Ed è ancora oggi a servizio dei ragazzi di Randazzo, con l'oratorio, con
le scuole elementari e medie . Scuole a
tempo pieno, e non per ingiunzione
delle recenti circolari ministeriali, ma
per una libera scelta compiuta fin dall'l1 novembre 1879 .
I fatti. Cent'anni fa il BS nel dare
notizia della nuova opera in Randazzo,
la prima scuola di religiosi riaperta in
Sicilia dopo le famose soppressioni,
augurava : «Noi abbiamo la più viva
fiducia che questa prima casa andrà
prosperando e sarà come la semente
di molte altre» . E'avvenuto .
mente, intellettualmente e materialmente a lasciare la gioventù in mano a
questi gesuiti mascherati . E al municipio di Randazzo si fa invito di mandare al diavolo queste nere sottane e
le loro speculazioni. Perfino le Figlie di
Maria Ausiliatrice di Bronte hanno la
loro parte di attacchi. . .
Allora Don Bosco manda a Randazzo l'uomo della situazione : quel don
Giovanni Bonetti dal temperamento
polemico che quand'era direttore del
BS si ricevette da Don Bosco la perentoria ingiunzione : «Cessa di battagliare, e scrivi cose pacifiche!» Questa volta Don Bonetti ha licenza di polemizzare . E subito scrive una lettera alla
"Gazzetta di Catania". Gliela pubblicano in ritardo, in corpo 9 su 1 , e subito gli replicano in corpo 11 su 14.
Naturalmente hanno il coltello per il
manico, e don Bonetti esce malconcio .
Allora egli pubblica un fiero opuscolo
dal titolo «La strega dell'Etna, ossia la
Gazzetta di Catania» . La Gazzetta risponde con pesanti attacchi personali
(va riconosciuto che gli anticlericali di
oggi hanno molto più buon gusto), e
chiama in causa tutto il clero e la politica risorgimentale : «Ne siate persua-
so, prete . La vostra nera divisa è
odiosa agli italiani, a quanti amano la
patria, troppo tardi - e per opera vostra - unificata» .
Intanto i grossi esponenti locali del
partito ostile riuscirono a ottenere da
Catania il sospirato decreto di scioglimento del collegio. E proprio allora gli
amici di Don Bosco insorsero compatti,
e intervennero con tanta fermezza che
il decreto poco dopo fu ritirato . Così
l'ora dei mangiapreti a Randazzo
I salesiani a Randazzo: il primo direttore don
Pietro Guidazio . E (a destra) in visita a Randazzo, don Luigi Ricceri, sesto Rettor Maggiore,
dono della Sicilia a Don Bosco .
l'innata animosità» ; «Quale lottatore
si sapeva far forte dell'ostacolo, qualunque esso fosse» . Ma il .7.191
Qua e là in Sicilia in pochi anni sorsero altri collegi, e fu don Guidazio con i pieni poteri dei suoi Superiori -a
un'emorragia cerebrale riuscì a fermarlo. Il collegio però continuò nel suo
servizio ai ragazzi di Randazzo e della
Sicilia, anche durante i tempi durissimi
della prima guerra mondiale, anche
durante la seconda, finché non gli
piovvero addosso aal cielo dodici
bombe .
Era il 1 luglio 194 . Comparvero sul
fare le pratiche, a organizzare le opere, con molta prudenza e santo coraggio, finché il nome di Don Bosco e la
sua opera si affermarono con simpatia e si diffusero in tutta l'isola .
cielo della cittadina i primi aerei alleati, che lanciarono sulla popolazione
impreparata e inerme i loro ordigni di
morte . Iniziò così un mese di pene
inenarrabili : sfollamento caotico, disagi di abitazione alla ventura in
campagna, bombardamenti a tappeto
che ridussero in rovina Randazzo e
riversarono sul collegio dodici bombe
di grosso calibro e piogge ininterrotte
di spezzoni incendiari che squarciarono, sventrarono, bruciarono il bel
fabbricato senza speranza per il futuro . Ma passata la bufera, il collegio
come un'araba fenice risorse più bello
In occasione del suo centenario la
Famiglia Salesiana di Sicilia ha voluto
contarsi. I Salesiani formano un'i-
spettoria con
opere e 44 confratelli . Le FMA hanno due ispettorie con
66 case e 11 8 suore : uno sviluppo
impressionante . I Cooperatori organizzati sono 7 .581 in 68 centri . Gli
Exallievi contano 1 .500 tesserati e 1
unioni ; le Exallieve tesserate sono
. 0 in 50 unioni (e chi può dire
quanti sono gli exallievi non tesserati?) . Anche le Volontarie di Don Bosco
sono numerose : 11 in 6 gruppi .
« Vi prego di attendere i fatti », aveva
detto ai delusi della prima ora don
Guidazio arrivando in Sicilia cent'anni
fa . I fatti sono questi.
Ferruccio Voglino
7
Concilio dei giovani siciliani : un gruppo di studio nella pineta della Colonia alpina Don Bosco .
ITALIA * RIUNITI IN "CONCILIO"
50 GIOVANI SICILIANI
«Nella Chiesa con Don Bosco oggi» è il
tema che hanno discusso questa estate
quasi 50 giovani, riuniti a Plaia di Catania
dal 0 agosto al settembre per celebrare
il «Concilio della gioventù salesiana» .
L'iniziativa si è svolta nell'ambito delle
manifestazioni per il centenario della presenza salesiana in Sicilia . Vi hanno preso
parte Giovani Cooperatori, Giovani Exallievi, oratoriani e rappresentanti dei vari
gruppi giovanili di impegno salesiano. I
lavori dovevano svolgersi all'aperto sotto
gli alberi del magnifico boschetto della "Colonia alpina Don Bosco", ma Bernacca
venne a portare apprensioni con le sue
previsioni pessimistiche sulle condizioni
del tempo . L'organizzatore don Giuseppe
Falzone intervenne carismatico : «Niente
paura, ragazzi : basterà un Padre Nostro e
un cucchiaino e mezzo di fede . Non pioverà» . Difatti molti acquazzoni si riversarono quei giorni in Sicilia, ma a Plaia di
Catania neppure una goccia .
Sono state giornate vissute nella preghiera, nello studio, nella ricerca, nella
fraternità. II Concilio non prevedeva delle
"grandi relazioni ex cathedra" ma "brevi
illuminazioni" sui vari temi, affidate a
esperti . E poi testimonianze di giovani impegnati nella chiesa locale . Poi gruppi di
studio e intenso lavoro delle commissioni .
Nelle cinque fitte giornate è stata delineata la «carta d'identità del giovane salesiano» che vuole impegnarsi per la costruzione di un mondo migliore ; si sono prospettate le linee operative per un'azione
8
dei gruppi salesiani di Sicilia nei prossimi
anni .
Al Concilio sono interventi l'Arcivescovo di Catania, l'Ispettore salesiano, l'Ispettrice delle FMA, e con una testimonianza impressionante il salesiano coadiutore Dante Dossi che assiste i giovani
nelle carceri. Il Superiore per i salesiani
d'Italia don Paolo Natali ha chiuso la manifestazione . Le giornate indimenticabili
hanno lasciato nei partecipanti un desiderio comune : non aspettare il secondo
centenario per incontrarsi ancora .
(Da una relazione di Pina B.)
ITALIA * ADOTTATA ELIZABETH
STUDENTESSA BHUTANESE
Elizabeth Tamang, studentessa bhutanese giunta in Italia per frequentare medicina, non aveva i documenti in regola e
avrebbe dovuto tornarsene a casa. Le
Cooperatrici del laboratorio missionario di
Borgo franco d'Ivrea l'hanno " adottata - ,
hanno compiuto i passi necessari perché
possa studiare, sostengono le spese, e
durante le vacanze se la tengono in casa
come una figliola . Scrive don Angelo Gallenca, delegato del Centro Cooperatori di
Ivrea .
Il BS si è già occupato più volte del laboratorio missionario di Borgofranco d'Ivrea, diretto dalla Cooperatrice Flora Broglio : è infatti riuscito a mobilitare l'intero
paese in favore delle missioni . Ma ora ha
compiuto un altro gesto che merita di essere conosciuto .
L'anno scorso i nostri missionari del
Bhutan avevano inviato in Italia una giovane del paese, Elisabeth, perché frequentasse medicina . Per cause diverse
però non poteva iniziare l'università, e non
si sapeva che fare . Il centro di Borgofranco nella persona della signora Broglio ha
preso il caso su di sé . Si è interessato per
ottenere il visto di permanenza in Italia, e
ha mandato a proprie spese Elisabeth a
frequentare a Perugia il corso di tre mesi
di lingua italiana necessario per la frequenza universitaria . II 10 giugno scorso
era la festa del Laboratorio Missionario, e
durante la messa Elisabeth parlò alla popolazione ringraziando per l'accoglienza
e l'aiuto ricevuti . Intanto le sue carte erano
state messe in regola, e ora Elisabeth si
trova a Padova presso il Cuamm (Collegio
universitario aspiranti medici missionari) e
frequenta medicina . Il Laboratorio Missionario si è impegnato ad assisterla in tutti
gli anni di studio : si farà carico della spesa
dei libri, per il vestiario, e di un piccolo
mensile per le spese personali . Non solo,
ma durante le vacanze Elisabeth potrà
tornare a Borgofranco come a casa sua.
Ecco quanto sa fare un Centro Cooperatori che realmente viva lo spirito missionario salesiano .
MACAU * CON DANZE DI LEONI
APERTO IL CENTRO GIOVANILE
A Coloane, l'isolotto davanti a Macau
che ospita già il lebbrosario di padre Gaetano Nicosia, nel giugno scorso è stato
inaugurato il «Centro giovanile Maria Ausiliatrice» per i ragazzi - finora troppo
dimenticati - della zona . Il centro sorge
presso la chiesa storica di san Francesco
Saverio, e è stato realizzato secondo una
linea architettonica che si armonizza con
questa chiesa .
All'inaugurazione erano presenti le
maggiori autorità, e in gran folla i più interessati di tutti all'iniziativa : i ragazzi . Il vescovo nella chiesa ha benedetto la statua
di Maria Ausiliatrice, titolare del Centro
giovanile ; un gruppo di giovani ha trasferito la statua nella sua nuova casa . Ad accompagnarla lungo il breve percorso erano due "leoni danzanti", secondo il costume cinese . Sono seguiti i discorsi, ma
la preferenza dei ragazzi è andata alle sfilate e corse dei carri e dei tricicli .
L'edificio offre ai giovani possibilità di
praticare vari sport, dal pattinaggio al tennis da tavolo, al biliardo e cc. i n più ha
locali per incontri e riunioni, e per le ripetizioni scolastiche . II centro può anche
essere utilizzato come casa di vacanze o
di ritiri .
I ragazzi hanno cominciato a frequentarlo già prima che fosse inaugurato, e
provengono da ogni ceto sociale e da ogni
appartenenza religiosa (al 90% non sono
cristiani) . Ma «davanti a Dio siamo tutti
fratelli, perciò abbiamo tutti diritto a un
posto nella casa del Padre comune», ha
ricordato nel suo discorso padre Mario
Acquistapace, che è il responsabile, anzi
l'anima del centro giovanile .
Questa nuova opera salesiana, ha scritto il giornale di Macau "O Clarin", «giunge quanto mai opportuna proprio nell'anno del fanciullo, e è un segno dell'affetto
che la Chiesa porta alla gioventù» .
FILIPPINE * EXALLIEVI VIETNAMITI
AL "DON BOSCO" DI MANILA
Scrive don Ercole Solaroli da Manila :
«Tutti parlano dei profughi vietnamiti, e
allora ne parliamo anche noi . Se non altro
perché li conosciamo bene» . E racconta
una singolare storia cominciata con un
profugo vietnamita, exallievo salesiano,
che per caso aveva saputo che c'era un
"Don Bosco" vicino al suo campo di raccolta. E subito era corso a presentarsi .
Fu Francis che ci mise a contatto con la
realtà della situazione . Lui aveva studiato
in una nostra scuola del Vietnam . Arrivato
attraverso le solite peripezie a Manila, era
stato internato nel campo a circa due chilometri da noi . E noi a dire il vero non
sapevamo che questo campo esistesse .
Francis aveva saputo che vicino al
campo c'era un Don Bosco, e avutone il
permesso era subito venuto da noi .
Fu il primo, timido contatto . Francis sapeva un poco di inglese e riuscivamo a
capirci . La volta seguente venne con altri
due exallievi vietnamiti, Joseph e Luis .
Loro l'inglese lo sapevano meno ancora,
ma Francis serviva da interprete . Fu così
che adagio entrammo anche noi nella
grande tragedia dei rifugiati del Vietnam .
Benché si conoscessero da prima, i nostri tre amici non erano fuggiti assieme,
anzi non sapevano l'uno dell'altro . Francis
era fuggito con una sorella e un nipote ;
Luis era fuggito da solo ; Joseph con un
fratello e un cugino . Tutti avevano lasciato
la patria con il minimo di vesti («tanto si
sarebbero bagnati in mare . . . »), senza soldi, né altre possibilità . Le barche, cariche
in media di una cinquantina di persone,
avevano una minima scorta di acqua dolce e pesce . Nient'altro . La storia non
saprà mai quante di queste barchette sono andate a fondo .
Uno dei compagni di barca ha raccontato : « Decisi di fuggire con mia moglie e il
mio unico figlio di due anni . Appena iniziata la navigazione il bambino cominciò a
tossire e a dare segni di febbre alta . Non
avevamo medicine . Dopo due giorni che
andava sempre peggiorando mi morì in
braccio . Lo adagiammo sulle onde del
mare e lasciammo che il mare se lo portasse via . Capisci padre, a causa di loro il
mio figlio è morto . lo non sono cattolico né
cristiano . lo voglio vendicarmi con loro per
aver fucilato mio fratello e fatto morire mio
figlio» .
E ora sono qui davanti a noi . Senza vestiti senza medicine solo con la speranza .
Abbiamo subito cominciato a fare raccolta
di capi di vestiario sia per i piccoli che per
gli adulti . Poi le medicine . . . Poi i nostri
exallievi medici si son prestati - gratis -
per visite, pagando di tasca loro i raggi X
quando li giudicavano necessari .
A differenza delle altre nazioni del sudest asiatico, le Filippine si son mostrate
molto comprensive verso i profughi . Il cibo
distribuito nel campo è buono . Viene loro
permesso di andare dovunque vogliano,
basta che avvisino le autorità del campo .
In una casetta che avrebbe ospitato sì e
no una cinquantina di persone ci sono ora
circa duemila rifugiati . Naturalmente non
ci stanno tutti . Allora l'esercito ha alzato
delle tende, i rifugiati stessi si son costruiti
delle baracchette . Sono sorte botteghine
di generi alimentari, tabacco, bibite ecc .
Vari di loro hanno trovato qualche lavoruccio da fare qua e là.
Ma il grande problema è come occupare
tante persone, soprattutto i giovani . I no-
stri exallievi vietnamiti si sono messi a lavorare con spirito . . . salesiano : con i nostri
exallievi locali hanno organizzato squadre
di calcio, e hanno partecipato con onore a
tornei locali . Abbiamo fornito loro libri in
inglese per poter organizzare nel campo
stesso scuole provvisorie dove i più giovani possono prepararsi quando verrà il
momento di emigrare . La maggioranza di
loro ha optato per la Francia, l'America, il
Canada.
Intanto al campo si nasce e si muore . Si
tira avanti come si può . II mio ufficio si è
trasformato in ufficio postale per facilitare
le comunicazioni coi loro parenti ed amici
all'estero . E come conseguenza anche in
ufficio di cambi . Molti di loro non sono
cattolici, generalmente sono buddisti . Ma
sanno che il prete cattolico è li per aiutarli .
Padre Jesús Pérez dove prima del ciclone c'era una casa : è rimasto solo il pavimento .
REP . DOMINICANA * I SALESIANI
PER LE VITTIME NEL CICLONE
Due cicloni il 1 agosto e il 5 settembre
scorsi hanno sconvolto città e campagne
della Repubblica Dominicana, lasciando
dietro a sé 1 . 00 morti, altrettanti dispersi
e decine di migliaia di senza tetto . I figli di
Don Bosco, che da decenni lavorano con
la gioventù nella piccola repubblica del
mar dei Caraibi, si sono impegnati nell'opera di ricostruzione e - come informa
l'economo ispettoriale padre Jesús Pérez
- hanno concentrato il loro impegno in
una piccola località dove le poche case
non demolite sono in stato deplorevole .
I due cicloni, battezzati David e Frederik, nelle zone in cui sono passati hanno
disseminato la distruzione e la morte, al
punto che le grandi organizzazioni internazionali si sono mobilitate per i soccorsi .
Sono intervenute l'ONU, la Croce Rossa,
l'Organizzazione degli Stati Americani ; il
Papa stesso ha lanciato un appello : «Davanti a questa situazione così catastrofica,
voglio farmi portavoce del grido angoscioso di quegli amati figli, e domando a
tutti che accorrano solleciti in loro aiuto» .
Anche la Famiglia Salesiana - informa
padre Pérez - si è mobilitata : subito i ragazzi più grandi dei collegi e dei circoli
giovanili si sono recati sui luoghi più disa-
strati, aiutando a riparare le case che potevano essere facilmente ricuperate . Poi i
salesiani hanno scelto, fra i tanti posti, un
piccolo centro in cui portare un soccorso
concreto . La località ha il curioso nome di
Don Gregorio . Contava .500 abitanti sistemati in 464 case :
6 case ora si trovano rase al suolo dalla furia dell'uragano, le
altre richiedono profonde riparazioni . Le
case più malandate sono naturalmente le
più povere . Di molte di esse è rimasto solo
il pavimento : i tetti spariti, delle mura
qualche traccia alla base, porte e finestre
trasportate dal vento e dall'inondazione .
La situazione della gente è delle più
drammatiche : molti hanno perso tutto, vivono ammucchiati in rifugi provvisori, non
sanno che fare, aspettano il vitto dagli enti
assistenziali . Sono contadini abituati alla
vita dura, gente forte che non si abbandona facilmente alla disperazione . Ma si
sentono inutili, sconsolati e depressi .
Hanno assoluto bisogno di una mano per
ricominciare .
Attraverso il BS delle Antille i salesiani
hanno lanciato una campagna di soccorsi .
Il progetto è la costruzione di trenta case,
al costo di 1800 dollari (un milione e mezzo di lire) ciascuna . Qualcuno dall'Italia
vorrà dare una mano, e far salire così il
numero delle case ricostruite? Padre Pérez lo spera e ringrazia .
9
all'apostolato della gioventù, nell'oratorio
o altrove, in aiuto delle FMA, secondo lo
spirito di Don Bosco, come «operatrici
salesiane» .
Nella sua lettera il Rettor Maggiore ha
sottolineato il significato e valore della
vocazione secolare consacrata, e le caratteristiche salesiane specifiche delle
VDB in mezzo agli istituti secolari e in
mezzo agli altri rami della Famiglia Salesiana . E ha concluso con l'augurio : «La
gioia, la fedeltà, la speranza aprano al vostro Istituto le prospettive di una promettente crescita nella Chiesa del Signore» .
INDIA * MAI COSI' PULITI
I DINTORNI DELLA SCUOLA
Ragazzi di Don Bosco : a Borgomanero (Novara) si festeggia il 70' dell'opera salesiana .
VDB * NEL LORO SESSANTESIMO
UNA LETTERA DI DON VIGANO'
L'istituto secolare "Volontarie di Don
Bosco" ricorda quest'anno il 60° delle
prime consacrazioni, e il Rettor Maggiore
ha indirizzato alle Volontarie un'ampia
lettera che commemora l'avvenimento e le
incoraggia a intensificare la loro presenza
operosa nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana .
L'avvenimento ricordato porta la data
6 ottobre 1919 . Quel giorno, domenica, si
erano riunite a Torino Valdocco nella
cappellina accanto alle Camerette di Don
Bosco, le prime sette Volontarie (che allora si chiamavano, con nome alquanto
complicato, "Zelatrici di Maria Ausiliatrice
della società di San Francesco di Sales") .
A riceverle c'era il primo missionario di
Don Bosco, Giovanni Cagliero già diventato cardinale, poi don Filippo Rinaldi che
tre anni dopo sarebbe divenuto Rettor
Maggiore, e le Figlie di Maria Ausiliatrice
con cui le sette giovani collaboravano
abitualmente nell'oratorio .
Le sette si trovavano là perché «desiderose di un impegno più stabile sulla via
della santità e dell'apostolato, secondo lo
spirito e la missione salesiana» . Quel
giorno, con la professione dei consigli
evangelici, nasceva "un nuovo virgulto"
(come lo chiamò il card . Cagliero) nella
Famiglia Salesiana ; quel giorno « lo Spirito
Santo preparava per la Chiesa una nuova
proposta di santità e di apostolato, e per la
Famiglia Salesiana un nuovo ramo con la
sua specifica vocazione dentro la ricchezza spirituale del carisma di Don Bosco» (Don Raineri).
Nel suo discorso il card . Cagliero sottolineò una singolare coincidenza per quelle
giovani e la loro associazione : « La grande
fortuna di nascere nel luogo sacro a Don
Bosco, dove egli stesso aveva ricevuto i
primi santi voti e le prime promesse di coloro che avevano dato vita all'opera salesiana» . Le coincidenze non finivano lì : tra
quei primi giovani dell'Oratorio di Don
Bosco, che erano stati all'origine dell'opera salesiana, c'era appunto quel Giovanni Cagliero, giovanotto di 1 anni, che
0
ora riceveva le professioni delle prime
sette Volontarie . E ultima coincidenza:
erano intercorsi 60 anni tra quelle prime
professioni (1859-1919), e altri 60 anni per
arrivare all'odierna lettera del Rettor Maggiore .
In questa lettera - consegnata alle
VDB il 6 ottobre scorso, - don Viganò ha
sottolineato come all'origine del nuovo
Istituto secolare si sia avuta l'azione congiunta dei tre rami della Famiglia Salesiana direttamente fondati da Don Bosco : i
salesiani (che dettero a quelle giovani, in
don Rinaldi, il fondatore), le Figlie di Maria
Ausiliatrice (nel cui ambiente, l'oratorio,
quelle prime giovani erano maturate alla
loro vocazione), e i Cooperatori salesiani
(del cui movimento esse facevano parte
già prima di rendere più radicale la loro
consacrazione al Signore) . La salesianità
di questo "nuovo virgulto" era già stata
indicata quel giorno da don Rinaldi; egli
aveva esortato le prime sette a dedicarsi
« Waste not, want not» : non sprecare, e
non ti troverai nel bisogno . Il proverbio inglese è diventato lo slogan che i ragazzi
della "Scuola Don Bosco" al Park Circus
di Calcutta (e naturalmente i salesiani alle
loro spalle) hanno lanciato per il ricupero
e il riciclaggio di ogni oggetto abbandonato e apparentemente inservibile .
I rifiuti raccolti sono stati triturati in un
baraccone disposto in un angolo del cortile, e poi venduti come concime per i
campi . A parte si è poi proceduto a classificare gli oggetti ricuperabili, come casse,
cassette, bottiglie, cartaccia, cartoni, vetri, cristalli, materiali da costruzione ; e le
preziose cianfrusaglie sono poi state cedute ai rivenduglioli di professione . La
febbrile attività ha richiamato l'attenzione
di un giornalista che l'ha commentata sul
giornale "The Statesman ".
I risultati raggiunti sono molteplici : si è
raccolto un discreto gruzzolo di rupie, destinate a vari enti assistenziali ; gli studenti
della scuola hanno appreso con quel lavoro una lezione di civismo e solidarietà ; e
non ultimo vantaggio, i dintorni della
Scuola Don Bosco non sono mai apparsi
così puliti come durante il tempo dell'operazione "Waste not . wantnot". (ANS)
Ragazzi di Don Bosco : a Gorizia sfilano per l'anno internazionale del fanciullo .
CILE * MESSAGGIO
DEL CARD . SILVA Al BAMBINI
Il cardinale salesiano Raul Silva
Henríquez, arcivescovo di Santiago del
Cile, ha rivolto un messaggio ai bambini
dell'arcidiocesi in occasione dell'Anno del
fanciullo. Ha scritto loro di essere molto
contento quando sa di bambini che hanno
una famiglia che li ama e li cura . «Al contrario - ha proseguito - il mio cuore di
padre soffre quando mi arriva la voce
molto triste di quei ragazzi che non hanno
più i loro genitori, o hanno il padre disoccupato, oppure non hanno una casa, o
sono ammalati e non possono giocare .
Credo che anche a voi giunga la voce di
quei bambini che tra le lacrime dicono : ho
fame, ho paura e sono solo perché nel mio
Paese gli adulti si battono e fanno la
guerra» .
Il cardinale Silva Henríquez ha poi domandato ai bambini di Santiago del Cile di
non dimenticare che in tutto il mondo ci
sono bambini che soffrono, e li ha invitati a
darsi da fare e a pregare perché cessino le
guerre e le ingiustizie .
RRFVISSIMF
"Viale Don Bosco" è il nome assegnato
l'estate scorsa a una bellissima "strada
nuova" di Villalago (L'Aquila) . E' quanto
sono riusciti a ottenere dalla giunta comunale gli exallievi salesiani del simpatico
paese montano : essi sono numerosi, sono
affezionati a Don Bosco, e ora guardano
soddisfatti il suo nome agli angoli del viale .
* I Cooperatori di Modena hanno voluto ricordare il centenario della visita fatta
da Don Bosco alla loro città . I salesiani nel
1879 a Modena non c'erano ancora
(giungeranno nel 1896), ma i Cooperatori
formavano già un gruppo organizzato e
attivo . Don Bosco venne nella città per tenere loro una conferenza, a cui assistettero anche le autorità civili e religiose . In
quell'occasione venne fatto l'elenco delle
attività intraprese per la gioventù dai Cooperatori : insegnamento della dottrina cristiana nelle parrocchie, una biblioteca
popolare gratuita, organizzazione di giochi e divertimenti, raccolta di aiuti per le
missioni salesiane . A cent'anni di distanza, i Cooperatori di Modena hanno ricordato l'avvenimento con un articolo apparso sul "Resto del Carlino" .
* Festa a Vietri sul Mare (Salerno),
nell' oratorio salesiano : la benefattrice
che nel 1950 aveva donato la villa diventata casa per i ragazzi della zona, nell'agosto scorso ha compiuto cent'anni di età,
ed era giusto congratularsi con lei . Tanto
più che quei cento anni li porta molto bene . Si tratta della nobildonna Laura de
Giovanni, duchessa di Carosino . La sua
mamma, principessa di Santa Severina,
conobbe Don Bosco, sovente gli scriveva,
e passando da Torino si recava a visitarlo .
La comunità salesiana di Vietri ha festeggiato il centenario con una messa
concelebrata, una targa marmorea collocata nel parco giochi per i bambini (ultimo dono della nobildonna, inaugurato
nella primavera scorsa), e con un trattenimento teatrale a cui ha partecipato gran
parte della cittadinanza .
"Reporter"
collana SEI per ragazzi
Una formula originale : ogni volume
propone testi su un
avvenimento storico,
scritti da un testimone che partecipò alla
vicenda. I fatti, narrati in stile avvincente per i ragazzi, appartengono alle diverse epoche compresa la nostra . Non
sono mai episodi marginali, ma di notevole rilevanza, quindi validi come ausilio
per la scuola . Ogni volume si apre con
"Il giornale del tempo", una sintesi degli
avvenimenti arricchita da illustrazioni
storiche .
La SEI ha pubblicato quest'anno i primi quattro volumi della collana (Lire
4 .000 ciascuno) . Eccoli .
(
giornalistica : una serie di articoli scritti
tra il 1976 e il '79 perii mensile "Il nostro
cinema" .
L'indice potrebbe suggerire l'idea
della frammentarietà : una prima parte di
discussione su vari temi, poi una serie di
interviste a grossi nomi oggi sulla breccia, infine un'appendice (Vademecum
per l'attività teatrale) con tutte le leggi ed
estremamente pratica . Ma il tutto è unificato dalla coerenza e concretezza del
discorso : il teatro - viene detto - oggi
ritorna attuale, oggi è visto (o può essere
visto) come fatto culturale che diventa
anche evangelico e pastorale . E il messaggio del libro si chiarisce nel titolo :
l'autore augura e auspica il "ritorno in
teatro" . Un messaggio rivolto ai gestori
di sale pubbliche, agli operatori teatrali,
a educatori e sacerdoti perché riscontrino la validità culturale-pastorale del
teatro oggi .
Commento a San Luca
per la liturgia 1980
GARCILASO DE LA VEGA
II racconto dell'Inca
L'autore, figlio di un capitano dei
conquistadores, e della nipote di un re
Inca, in un libro di memorie ha scritto la
storia dell'impero Incaico e della sua
tragica caduta .
LUIS DE SAINT-SIMON
Una spia alla corte del Re Sole
"Spia" nel senso che l'autore ha occhio infallibile e annota tutto per poter
riferire esattamente . La vita alla corte di
Luigi XIV, in quella Versailles che è diventata una "macchina del potere" in
cui ognuno ha un ruolo preciso, viene
descritta per filo e per segno da un testimone critico e appassionato .
LOUISE FUSIL
Ero anch'io alla Beresina
Cantante e attrice di teatro, la protagonista si trova a Mosca quando la capitale russa viene occupata da Napoleone, e segue poi l'esercito francese
nella sua disastrosa ritirata .
ARNALDO CAPPELLINI
Sfida nel mediterraneo
L'autore è corrispondente di guerra, e
accanto ai marinai partecipa con coraggio alle vicende del secondo conflitto
mondiale, fino a meritarsi dalla Marina
Italiana una decorazione al valore .
BONGIOANNI MARCO
Ritorno in teatro
Quaderni di "il nostro cinema ", n . 5
Ed . ACEC (Via Nomentana 51, Roma) .
Pag . 1 0, lire .000
L'autore è da sempre impegnato nel
settore, con coscienza di studioso e di
critico, e come sacerdote e figlio spirituale di quel Don Bosco che fece del
teatro una colonna portante del suo sistema. Nel volume confluiscono suoi
appunti o schede sul teatro, di origine
MARIO GALIZZI
Vangelo secondo Luca
1 . La scelta dei poveri (capi 1-9)
. La lunga marcia di Gesù (10-19)
. Gesù vittima del potere (19- 4) .
Ed. LDC 1976-79. Tre volumi rispettivamente a lire .400, . 00, . 00 .
La liturgia nel 1980 propone per le
domeniche durante l'anno il Vangelo
secondo Luca : è un motivo in più per
prendere in considerazione questi tre
agili volumi che già si raccomandano da
soli . L'autore, noto biblista del Centro
Catechistico salesiano, pur facendo
opera di divulgazione non rinuncia alla
rigorosità dell'analisi, e consegna al lettore il messaggio evangelico nella sua
piena forza e interesse.
La traduzione del testo è condotta in
modo che sia immediatalente percettibile. Nel commento, vengono poi utilizzate
le varie risorse redazionali : il materiale è
suddiviso in parti ; i titoli sovente sono
stimolanti ; spiegazioni, osservazioni,
applicazioni mentre illuminano il passato toccano al vivo la realtà di oggi .
Tre volumetti utili dunque per la predicazione, la catechesi, la riflessione dei
gruppi, lo studio personale . .In questo
tempo contrassegnato dal ritorno alla
Bibbia e dal bisogno di guide sicure per
accostarsi alla parola di Dio .
1
DA QUEL MOMENTO
COMINCIO' A MIGLIORARE
Mio fratello di 18
anni, già operato al
cuore nel 1975, subì
un altro grosso intervento nel luglio 1979 .
L'operazione riuscì,
ma presto sopravvennero
complicazioni tali da far temere seriamente per la
sua vita . Ho pregato,
e ho invitato i miei
confratelli a pregare Maria Ausiliatrice
perché la vita di mio fratello fosse risparmiata, tanto più che pochi mesi prima la
mia famiglia era già stata duramente provata per la morte di un mio fratello di 1
anni . I medici nutrivano ormai ben poche
speranze di salvarlo, ma proprio per questo, memore di quanto diceva Don Bosco,
continuai la novena alla Madonna .
Un giorno, quasi disperato, ho pregato
un mio confratello sacerdote di volergli
impartire la benedizione di Maria Ausiliatrice . Da quel momento mio fratello cominciò a migliorare . . . Dopo 5 giorni dall'intervento fu dimesso, e ora ha ripreso la
sua vita normale .
Modica (RG) ch . Antonino Aprile SDB
PROMETTEMMO DI MIGLIORARE
LA NOSTRA VITA CRISTIANA
Colpita da un fortissimo dolore al capo,
mamma perdette i sensi . Fu subito portata
in clinica, ma le cure non ebbero alcun
risutato favorevole . Si rendeva indispensabile un intervento chirurgico, ma senza
sicurezza di esito positivo. In quel dolorosissimo momento, consigliate dalle FMA,
ci rivolgemmo con grande fede all'Ausiliatrice, e recitammo la novena consigliata
da Don Bosco . Promettemmo di migliorare
la nostra vita cristiana, e di propagandare
la devozione alla Madonna . Dopo tante
preghiere, si decise l'operazione, che ebbe esito favorevole con grande soddisfazione nostra e dei chirurghi . La convalescenza fu lunga e dolorosa . Dopo un anno
si temette una ricaduta . Ma finalmente la
guarigione venne completa .
Barquisimeto (Venezuela)
Torres Somerson
RINGRAZIANO MARIA AUSILIATRICE
E SAN GIOVANNI BOSCO
invocati con fiduciosa preghiera :
Marchesi Giambattista e Franca (Bergamo) per essere riusciti a salvare miracolosamente i loro due figlioletti da una
pericolosa caduta ;
E. C. R. (Mortara, Pavia) per l'esito sorprendentemente negativo di nuove analisi
fatte da un congiunto, mentre le precedenti avevano destato serie preoccupazioni ;
Veronese Maria Corbin ( Este, Padova)
per la perfetta guarigione della figlia affetta da cardiopatite congenita, grazie a un
grosso intervento chirurgico ;
Longhitano suor Biagina FMA ( Catania)
per la guarigione del padre in seguito a
operazione chirurgica effettuata in condizioni preoccupanti ;
Ringraziano
í nostri santi
r
Pelleriti Rosa Coppolino (Basicò, Messina) perché la sua piccola è rimasta illesa
da una pericolosa caduta dalle scale nel
suo girello ;
Manera Cesira Brunello (Bassano, Vicenza) per la guarigione del figlio, ridotto
in condizioni molto gravi in seguito a
scontro automobilistico dovuto al sorpasso azzardato di un imprudente ;
Brucato Calogera Gagliano (Santo Stefano, Messina) per l'insperata guarigione
del marito da un male che richiedeva un
rischioso intervento chirurgico ;
Ambrosini suor Giuseppina FMA (Sant'Ambrogio, Varese) per aver ricuperato la
vista, già quasi spenta, in seguito a riuscito intervento chirurgigo ;
Raimondi sac . Giuseppe SDB (Alassio,
Savona) per il notevole miglioramento ottenuto da una noiosa infezione che lo costringeva a una pesante cura antibiotica ;
Una FMA (Torino) per la perfetta guarigione di un familiare dopo un difficilissimo
intervento che poteva lasciare gravi conseguenze; e per il totale ricupero di un
altro familiare, materialmente e moralmente "finito" per un grave dissesto finanziario ;
Vianello Luigi (Rho, Milano) per essere
rapidamente guarito e senza conseguenze dalle ferite riportate in uno scontro automobilistico ;
Garzino Carlo (Casalgrasso, Cuneo) per
essere rimasto incolume in una pericolosa
caduta nonostante i suoi 7 anni ;
F. A . (Balangero, Torino) per la perfetta
guarigione del figlio, ridotto in gravi condizioni da un incidente stradale ;
Viberti Carlo (Alba, Cuneo) per la guarigione del figlio da un male del quale non si
riusciva a trovare la ragione .
DON BOSCO MI FISSAVA
COL SUO SGUARDO INTENSO
Ero molto giovane,
inesperta, da poco
orfana del padre, e al
mio primo impiego
mi trovai tra un gruppo di colleghi la cui
condotta urtava la
mia sensibilità e anche la mia innocenza . Ogni mattina, andando col cuore pesante all'ufficio, entravo nella chiesa di San Carlo e sostavo
davanti alla nicchia di San Giovanni Bosco . Lo pregavo tanto perché mi aiutasse .
Lui mi fissava col suo sguardo intenso, e
mi pareva che con quel suo affettuoso
sorriso mi dicesse «sì» . Mi aiutò, infatti, e
imprevedibilmente : senza alcuna mia iniziativa personale cambiai lavoro, e mi trovai tra persone buone, serie e comprensi-
ve ; e le nuove mansioni affidatemi mi procurarono vere soddisfazioni . Ho imparato
così a lavorare con gioia e con grande
conforto del mio spirito .
A distanza di anni, mi trovo oggi oppressa da una grave pena che da sola non
posso risolvere . Continuo a pregare Don
Bosco, là nella chiesa della mia giovinezza, e nell'immagine che ho in casa . Quando lo guardo, e piangendo lo supplico, mi
pare che sorridendomi, mi dica come allora : «sì» . Perciò continuo a pregare e a
confidare disperatamente in lui .
Torino
M . A . Strigini
Olga Ligorati (Camogli) ha pregato molto Don Bosco e Don Michele Rua perché
sua figlia potesse sposare un bravo ragazzo e formare una famiglia cristiana .
Ora ringrazia e chiede la loro protezione
sulla figlia e suo marito .
UNA BAMBINA «BENEDETTA»
DI NOME E DI FATTO
Mia figlia era in attesa della sua terza
creatura quando al
settimo mese dovette essere ricoverata
in ospedale per una
grave minaccia di
aborto . Le cose si
mettevano
assai
male, quando mi
venne l'ispirazione di
metterci nelle mani
di San Domenico Savio . A poco a poco
tutto tornò normale, e anche se mia figlia
dovette trascorrere a letto gli ultimi due
mesi, è nata una bellissima bambina,
chiamata «Benedetta» di nome e di fatto .
Somma Lombardo ( Varese)
Anna Maria Brasca Vittadini
Scrive Claudia Pesce Muscio (Savona) :
« Poco prima dello scorso Natale la nostra
piccola di tre anni e mezzo veniva colpita
da fortissima anemia e ricoverata all'ospedale ; ma in quel reparto provammo
soltanto paura e disperazione : capimmo
che c'era ben poco da sperare. Una brava
persona di nostra conoscenza ci inviò l'abitino di San Domenico Savio : ponemmo
in lui tutte le nostre speranze, pregando
fiduciosamente . Ed ecco che in breve la
bambina guarì e potemmo riportarla a casa con immensa gioia» .
Antonina Pedone (Palermo) ringrazia
S.D. Savio, invocato per ottenere la grazia
di evitare una grave operazione che sembrava necessaria . E' stata esaudita e ha
riacquistato ottima salute .
Mariuccia Michelone (Vercelli) dopo
varie complicazioni e due mesi di ospedale ha avuto la gioia di stringere fra le
braccia una cara bambina . Ringrazia S .D .
Savio a cui si è rivolta con tanta fiducia e
molta preghiera .
Bianca Maronna (Lecce), cooperatrice
salesiana che si sente onorata di militare
nella grande Famiglia di Don Bosco, desidera ringraziare il beato Michele Rua per
tanti benefici ricevuti .
Liliana Zampini (Verona) con tutta la famiglia esprime la sua riconoscenza al
beato Michele Rua per la sua continua
protezione, specie sulla salute del marito .
Danilo Fioletti (Brescia) è ricorso con
fiducia al venerabile Augusto Czartoryski
e ha ottenuto l'impiego tanto desiderato
dopo il servizio militare .
Il bel tempio a Maria Ausiliatrice costruito dai salesiani delle Filippine nella casa di Canlubang .
Lina Selastici (Lucca) ha raccomandato
a S .D . Savio il suo piccolo, bruciato da una
febbre che i medici non riuscivano a vincere . Al contatto con l'abitino del Santo, la
febbre a poco a poco è scomparsa . Ringrazia inoltre il servo di Dio Don Filippo
Rinaldi perché lo stesso bimbo ha potuto
superare le conseguenze di un errato dosaggio di medicinali senza le temute complicazioni .
Scrive Rosaria C. (Napoli) : « Ero in attesa del sesto figlio, e mi trovavo in difficoltà .
Chiesi una reliquia di San Domenico Savio, e cominciai con fede la novena . Ma
appena finita, fui ricoverata in clinica per
minaccia di emorragia . Ero all'ottavo mese, e fui sottoposta d'urgenza al taglio cesareo. lo stringevo con fede la reliquia del
piccolo Santo . Tutto è riuscito bene : ho
avuto una bella bimba, e mi sono subito
ristabilita» .
IL VOLTO COLOR RAME
DI UN GIOVANE ARAUCANO
Sono cittadino inglese, ma sono nato
in Cile dove ho trascorso i primi nove
anni della mia vita.
Sono infatti cresciuto tra i figli dei minatori araucani di San
Lorenzo, a Iquique
(mio padre era amministratore in una
fabbrica). Ora sono
un dirigente di banca di mezza età, e lavoro a Londra . Da qualche tempo dedicavo parte delle mie ore libere a una ricerca
su manoscritti riguardanti gli araucani . Ed
ecco il fatto .
Nel luglio del 1976 mi trovavo in vacanza
con mia moglie sulla spiaggia spagnola di
Malaga ; una mattina il mare era molto
brutto, le bandiere rosse segnalavano pericolo, due bagnanti erano già annegati in
località non molto lontana. Ma io volli
ugualmente entrare in acqua, fidando
nella mia abilità di nuotatore . Presto però
mi accorsi che le onde mi trascinavano al
largo, e mi misi a gridare aiuto . Due ragazzi biondi che se ne stavano al sole fecero finta di non sentirmi . Lottai, ma le
forze venivano meno, e a un tratto ebbi la
chiara sensazione che non sarei più riuscito a salvarmi . Mentre esausto mi rassegnavo al mio destino, guardai verso l'alto e
mi parve di vedere un viso giovane, color
rame, avvolto in un alone di luce . Era di un
uomo sui 7- 0 anni, e sembrava mi guardasse dalle montagne lontane, come affacciato a una finestra . A un tratto me lo
vidi molto vicino, e notai che aveva due
occhi intelligenti, austeri ma pieni di compassione, e con un accenno di sorriso . Poi
sentii le sue parole : « Oh no, Juan, non è
ancora la tua ora . lo ho lavorato per aiutare la mia razza, e così anche tu devi
compiere la tua parte, scrivere la storia del
mio popolo . Questa è la tua missione, e
per questo sarai salvato» .
Prima mi sentivo esausto e freddo ; dopo
quelle parole sentii in corpo un nuovo calore e nuove energie . Ho ripreso a nuotare . Poi una mano robusta mi afferrò per un
polso, e mi trasse a riva : era la mano di un
giovane ebreo che avevo conosciuto sulla
spiaggia, e che era accorso coraggiosamente in mio aiuto . Le cure mediche subito prestate mi permisero di ristabilirmi rapidamentente .
Ma mi domandavo : chi poteva essere
quel giovane misterioso che ' mi aveva
parlato? lo ho passato i sessant'anni, sono
molto concreto e realista, non ho mai
avuto visioni o fatti straordinari . Non riuscivo a darmi pace, né a trovare una risposta . La spiegazione mi venne l'anno
dopo, quando volli tornare sulla spiaggia
per cercare delle testimonianze, e casualmente vidi un'immaginetta di Zeffirino
Namuncurà : era lui!
Ora sto dedicando tutto il mio tempo libero allo studio del suo popolo ; ho già
messo insieme 50 pagine, ma voglio aggiungere alcuni particolari sugli araucani
ancora vivi in Argentina ; poi pubblicherò
l'opera, che naturalmente sarà dedicata a
Zeffirino .
Londra
John Manby
EDICI AVEVANO TOLTO
NI SPERANZA
Lo scorso ottobre
in piena notte ricevo
una telefonata urgente da Caracas :
un mio nipotino di
sette mesi era in fin
di vita per nefrite virale acuta, e i medici
della clinica avevano
tolto ogni speranza .
Era il 1 ottobre, 60°
anniversario dell'ultima apparizione a Fatima : ho invocato la
Mamma celeste con tutto il cuore . Poi d'un
tratto mi sono ricordata che era anche
l'anniversario della morte di Alexandrina
Da Costa . Con tutto il fervore possibile mi
sono rivolta anche a lei, perché mi aiutasse . Con grande meraviglia dei medici, dopo tre giorni di coma il bimbo si è ripreso ;
poco dopo era fuori pericolo, e ora gode
ottima salute .
Cerro Maggiore (MI)
Maria Gianazza
HANNO PURE SEGNALATO GRAZIE
Acovalato Enzo - Affidi Giuliano - Amabile Carmela Angelelli Salvatrice e Maria - Azzopardi Sr . Agnese Badano Battistina - Barbieri Mercedes - Bargiggia Rosa Bartoli Cettina - Basite Nino - Bellone Amelia - Bianchi
Annamaria - Bo Consa P ierina - Boemi Sara - Boero Rita
- Bolsano Maria - Boria Carla - Bosio Maria - Bozzolasco
Marcella - Brandazzi Maria - Bruno Anna - Bruzeone
Maria - Burchi Giuliana - Burgio Angela - Cane Maria
Antonietta - Cannonero Fausta - Caporl finga Genoveffa Capucci Arminda - Careggio Soave Romano - Castellini
Ivan - Cavagliano Rosanna - Cavallo Vittorino - Cerutti
Piera - Cerutto Margherita - Cingolani Amalia - Ciresa
Caterina - Cirio Maria - Clemente Margherita - Coassin
Deison Mira - Conterno Domenica - Contursi Giorgio Corallo Giuseppina - Cristiano Francesco - Daldini Roberto - D'Amico Angela - De Filippi Teresa Ermenegilda Della Fiorg Grazia - Di Cicco Michele - Dodi ErmelindaDotti Angela e Lucca - Falconi Rosina - Fasolo Francesca - Fedeli Ersilia - Ferretti Elda - Fiorio Teresa Gianfilippo - Formica Giusy - Gai Luisa - Garlasco Angela Gazzaniga Giovanna- Gastaldello Orso Rosalia-Gelarin
Brotto - Ghezzi Serafina - Giambone Giovanni - Greco
Emilia - Grillo Maria - Grizzolfi Francesca - Grobberio
Mariangela - Guglielminotti Pierina - Innamorato Teresa
- Lorefice Nicola - Malacasa Marianna - Marini Teresa Mensitieri Silvia - Mazza Giovannina - Miglio Pierina Migliore Rosa- Mistrangelo Aurelia- Montuschi Antonio
- Mortola Rosa - Musumeri Salvo - Oggero Lucia Olivero
Teresa - Orian i Domenico - Palumbo Rosaria - Paolicchi
Stefano - Pastori Anna Maria - Pertusati Teresa - Piccione Giuseppina - Poddio Lodovica - Poggione Domenica - Pratolongo Angela - Rapisarda Giuseppioa - Rinaldi Lucia - Roggini Diego - Rolino Versaldi Giuse Rosaria Maria - Rossin i Ornella - R usconi Paolina - Sacco Ada - Saliva Marianna - Salomone Rosina- Salussolia
Olga - Sandre Agnese - Sardo Guido - Sartore Caterina Scandiuzzi Valentina - Scoglio Pietro - Selvetella Maria
Pia - Serain Maria - Spalma Cleofe - Spinosa Raffaella Stagnoli Anna Rosa - Sutera Enza - Tessaro Domenica Tettamanzi Maria - Tomatis Giuseppe - Tuninetti Gabriella - Uliano Assunta - Ventura Giorgio - Virone Francesco - Vizzini Cleofe - Zaino Santino - Zamaro Adriano Zanon Rosina - Zola Caterina .
lore morale, e il grande amore che nutriva
per Don Bosco .
Preghiamo
per i nostri morti
SALESIANI
Beltramo Sac. Biagio t a Torino a 5
anni
Aveva insegnato lettere e filosofia in Spagna, nello Studentato salesiano, e poi
aveva completato la sua formazione laureandosi in Sacra Scrittura al Pontificio
Istituto Biblico di Roma . Tenne la cattedra
di Sacra Scrittura prima a Monteortone,
poi nella sezione torinese dell'Università
Pontificia Salesiana . Era apprezzato come
studioso della Bibbia e come formatore di
giovani sacerdoti . Nella diocesi di Torino è
ricordato con simpatia anche per la cordialità e il vivo senso di ospitalità con cui
per molti anni ha saputo accogliere e favorire incontri e convegni nella Casa Salesiana della Crocetta.
Bonomi Sac. Teodoslo t a Salerno a 78
anni
Era stato missionario in India per
anni,
lasciandovi tracce incancellabili di bontà .
La sua più grossa sofferenza fu dover tornare in Italia perché scosso nella salute,
ma non dimenticò la sua India come l'India
non dimentico lui. Continuò a essere missionario con la preghiera, la sofferenza, lo
scambio epistolare e l'invito di aiuti ; e di là
veniva tenuto al corrente di tutti gli sviluppi
del lavoro missionario . Apprezzato direttore spirituale, infondeva serenità e sicurezza con i suoi consigli, i suoi ricordi
missionari affascinanti, e le sue massime
di sapienza tipicamente orientale .
Capecchi Coad. Lorenzo t a GE-Sampierdarena a 67 anni
Sognava il sacerdozio, e dovette rinunciarvi per vari motivi . Lo fece con fede, ma
non rinunciò allo zelo salesiano, che seppe esprimere nella pietà e nella dedizione
ai giovani dell'Oratorio, il campo più vasto
del suo apostolato . Amava la musica classica, coltivava il teatro, di cui fu assiduo e
brillante attore . Si era distinto soprattutto
come libraio esperto e aggiornato, prima
nella Libreria Salesiana di Pisa, divenuta
un vivace centro culturale, e poi in quella
di Sampierdarena .
Dori Sac. Darlo t a Colle Val d'Elsa (Siena) a 6 anni
Era forte nella fede, felice di essere sacerdote e salesiano . Con il suo fare semplice e buono, i suoi gesti misurati, la battuta arguta e pronta, sapeva rassicurare i
dubbiosi, comprendere gli anziani, curare
gli ammalati, preparare i futuri sposi, e
trovare la soluzione giusta anche nei casi
%
più complicati . La sua riservatezza otteneva fiducia e amicizia profonda. Proverbiale la sua povertà : abiti dimessi e tutto il
resto era ridotto all'indispensabile. Fu
eroico nel sopportare il dolore, specialmente nell'ultima degenza all'ospedale,
luminoso esempio di fortezza cristiana .
Leder Sac. Mario t a Faenza a 64 anni
Papà Costante, tornato dall'America con
una discreta fortuna, pensava a sistemare
i figli . Ed ecco che Enrico, il maggiore,
vuole diventare sacerdote salesiano . Poco
dopo anche Mario lo segue per la stessa
via . E la sorellina Maria diventa suora tra le
Orsoline . Ordinato sacerdote, don Mario
vorrebbe partire per il Giappone, ma viene
destinato a Derna come segretario di
mons. Lucato . Sono gli anni durissimi della guerra, e lui porta il suo conforto e il suo
aiuto a tanti nostri soldati . Nel 1947 torna
in Italia, e fino alla morte lavora nell'ispettoria Adriatica, dedicando tutte le energie
alla scuola e al ministero sacerdotale .
Finché comparve il male inguaribile . Si
rese conto di essere sulla via di un rapido
tramonto, e ne parlava con distacco, consapevole d'aver combattuto la buona battaglia . Chiuse la sua giornata terrena in
sereno abbandono a Dio nostro padre e
alla madre Ausiliatrice .
Pegoraro Sac. Antonio t a Firenze a 47
anni
La vita di questo confratello di carattere
riservato, umile ma sempre sorridente, fu
stroncata da un tragico incidente . Era insegnante di materie letterarie nella scuola
media, e i giovani ricordano non solo la
sua competenza, ma più ancora la sua
bontà e l'amore con cui li formava alla vita .
Zanonato Coad. Oreste t a Asti a 7 anni
Aveva intrapreso gli studi ecclesiastici per
dedicarsi alla gioventù . Poi comprese che
non era quella la sua strada e che poteva
far del bene ai giovani anche come salesiano coadiutore . Gli fu affidato uno degli
apostolati meno appariscenti e gratificanti : la campagna, le pulizie, la sacrestia, gli
spogliatoi del campo sportivo . E proprio
quella fu la sua «parrocchia», tanto che
alla sua morte la gente diceva addolorata :
«Come si fa all'oratorio senza Oreste?»
Amava intensamente Don Bosco, e riuscì
a portargli molte vocazioni di giovani coadiutori ; amava profondamente la chiesa,
sia quella fatta di mura, sia quella viva
delle persone. Perciò pregava tanto e con
tanta fede. Era un uomo semplice e buono, perciò conquistava i cuori .
A quanti hanno chiesto informazioni, annunciamo che LA DIREZIONE GENERALE OPERE DON BOSCO con sede in ROMA, riconosciuta giuridicamente con D .P . del -9-1971 n . 959, e L'ISTITUTO
SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, avente perso, possono legalmente rinalità giuridica per Decreto 1 -1-19 4 n .
cevere Legati ed Eredità.
Formule valide sono :
- se si tratta d'un legato : « . . .lascio alla Direzione Generale Opere
Don Bosco con sede in Roma (oppure all'istituto Salesiano per le
missioni con sede in Torino) a titolo di legato la somma di lire . . .,
(oppure) l'immobile sito in . . . per gli scopi perseguiti dall'Ente, e parti-
4
COOPERATORI
Capello Rosalina t a San Sebastiano Po
(Torino) a 78 anni
Donna di profonda vita cristiana e di entusiasta zelo salesiano, donò generosamente il figlio maggiore, don Renato, alla
Famiglia di Don Bosco, permettendogli
anche di andare missionario nella Repubblica Dominicana. Gioiva nell'ospitare i
salesiani che venivano di là a nome del
figlio, e offriva per le vocazioni le sue sofferenze, tra cui la cecità quasi totale . Devotissima di Maria Ausiliatrice, rese la sua
bell'anima a Dio proprio il 4 maggio, lasciando ai suoi 7 figli l'eredità preziosa
delle sue virtù .
Gatta Lucia Baudino t a Torino a 89 anni
Donna di grande fede, di speranza indomita e di vigile carità, conobbe fin dalla
fanciullezza la dura fatica del lavoro per
guadagnarsi il pane quotidiano . Ricca
della sapienza che lo Spirito Santo dona
agli umili e ai semplici, risolveva le difficoltà di ogni giorno con la preghiera e la
fiducia nella Madonna . Seppe così superare dure prove, come la perdita di tre
bambini e poi quella del marito, e valorizzare la sua vedovanza donandosi con
sorridente bontà sempre pronta al sacrif icio, in fiducioso abbandono alla divina
Provvidenza. Finché le forze glielo permisero, fece della Messa il centro della sua
laboriosa giornata . Quando poi per gli acciacchi non poté più recarsi in chiesa, era
felice ogni volta che un sacerdote poteva
celebrargliela in casa, o portarle Gesù
Eucaristia. A Dio donò, con fortezza e
gioia, l'unica figlia suor Angiolina, nell'Istituto delle FMA .
Pucci Carmela Battaglia t a Marina di
Pisa
Era e rimarrà per tutti la signora "Nella" .
Sempre allegra e gentile, sempre pronta a
dare una mano con lo spirito di Don Bosco, per oltre 5 anni ha prestato la sua
collaborazione nella nostra parrocchia di
Maria Ausiliatrice. Lavorava indefessamente, in silenzio e modestia, dividendo il
suo tempo tra la famiglia e la chiesa .
Schiavina Piero t a Pisa a 68 anni
Aveva studiato dai salesiani a Cuorgné e a
Lombriasco, dove si era diplomato perito
agrario. Lavorò in Toscana, nella zona di
Cecina, ove era conosciuto e apprezzato
per la sua competenza tecnica, il suo va-
Servidel Giovanni t a Maddaloni (Caserta) a 90 anni
Fu modello di sposo e di padre, e seppe
educare i quattro figli a una solida vita
cristiana fondata sull'amore al Cuore di
Gesù, a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco .
Chiese a Dio la grazia di un figlio «da donare tutto a Lui», e la sua preghiera fu
esaudita con la vocazione salesiana di
don Savino. E quando questi, nel 19
,
espresse il desiderio di partire missionario
per la Terra del Fuoco, non solo gli diede il
suo consenso e la benedizione, ma volle
essere missionario con lui, pregando e
offrendo le molte sofferenze che la vita
non gli risparmiò . «Alle orazioni di lui e di
mamma - scrive don Savino - devo in
gran parte il bene che ho potuto realizzare» . Dal lontano Cile, ove ora è parroco,
don Savino ebbe il conforto di arrivare in
tempo per assistere il padre negli ultimi
momenti e constatare di quanta stima e
affetto fosse circondato da tutto il paese .
Simoncelli Giovanni e Palma t a Rovereto (Trento) a 84 e 80 anni
Il Signore li chiamò a sé a pochi giorni di
distanza: uniti esemplarmente nella vita,
neanche la morte li tenne a lungo separati .
Nella semplicità di una vita laboriosa e
dedita alla numerosa famiglia, ma insieme
aperta e disponibile agli altri - con particolare dedizione, soprattutto da parte del
padre, alle attività della Comunità parrocchiale - diedero un esempio molto apprezzato di coerenza cristiana, di bontà e
di proverbiale saggezza : irradiazione di
una fede resa quasi tangibile, che fu la
loro forza nei tanti momenti di prova e di
sofferenza, e la spiegazione più vera della
loro serenità comunicativa e della loro
costante fiducia in Dio . Tra le consolazioni
che il Signore loro concesse è la vocazione di un figlio Sacerdote salesiano .
Tarozzi Domenico t a Casinalbo (Modena) a 5 anni
Era un'anima ardente per il bene, amava
l'Ausiliatrice, Don. Bosco e le sue opere,
specialmente le missioni . A Casinalbo era
il Segretario coordinatore del fiorente
gruppo dei Cooperatori, e sostenitore infaticabile della locale opera delle FMA . Ma
il suo apostolato preferito era l'animazione liturgica delle Messe festive, la visita e il
conforto agli ammalati e la catechesi ai
ragazzi. Esprimeva lo spirito salesiano
anche nella sua personale pietà, fatta di
frequenza ai Sacramenti e di convinta devozione mariana. La sua immatura perdita
ha lasciato un gran vuoto nell'organizzazione salesiana e nella comunità parrocchiale .
Zazo Luigi t a Molinara (Benevento)
Exallievo e cooperatore, si gloriava di essere stato educato dai salesiani dalle elementari al liceo . Fu sempre devoto di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, visse e
operò "alla maniera salesiana" e così
educò i figli . Si è spento serenamente, per
"raccogliere il frutto delle opere buone" .
colarmente di assistenza e beneficienza, di istruzione e educazione, di
culto e di religione» .
- se si tratta invece di nominare erede di ogni sostanza l'uno o
l'altro dei due Enti su indicati :
. .annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale la Direzione Generale Opere Don Bosco con
sede in Roma (oppure l'istituto Salesiano per le Missioni con sede in
Torino) lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo, per
gli scopi perseguiti dall'Ente, e particolarmente di assistenza e beneficenza, di istruzione e educazione, di culto e di religione» .
(luogo e data)
(firma per disteso)
Borsa: Don Luigi Nano, per riconoscenza,
un suo ex allievo L . 00.000
Borsa: In suffragio della sorella Leide, a
cura di Salizzato Lina, Borgoricco (PS) L .
00.000
Solídaríeta míssíonaría
Borsa: Don Vincenzo Cimatti, a cura di A .
e G . Coronin L . 00.000
Borsa: S. Cuore dl Gesù, M. Ausiliatrice e
S.G. Bosco, a suffragio dei genitori e invocando protezione in vita e in morte, a
cura di Mattarello Maria, Vicenza L .
00.000
Borsa: Don Raffaele Crippa, missionario
salesiano, a cura di Mapelli Adele, Lissone
(MI) L. 150 .000
Borsa : M . Ausiliatrice, S. Giovanni Bosco
e S. Domenico Savio, a cura di De Bernardo Vanna, Caspario (IM) L . 150 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, invocando protezione sulla famiglia e sull'attività professionale, a cura di
Cravero Giorgio, S . Raffaele Cimena (TO)
L.100 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice, S . Giovanni
Bosco e S. Filippo Neri, a cura di Viziale
Secondina, Torino L. 100 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, in memoria e suffragio della nostra
cara defunta, a cura di F .C . L. 100 .000
Borsa: S. Domenico Savio, in ringraziamento, a cura di A .L . Vicenza L . 100 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, in suffragio dei miei genitori Gaetano e Maria, a cura di Greco Bruno, Milano L . 100 .000
Borsa : Don Bosco, per ottenere protezione, a cura di N .N., Torino L . 100.000
Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, per il giubileo sacerdotale di Don P.
Erbino, a cura di un suo exallievo L .
100 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, in suffragio del cooperatore Truzoli Luigi, a cura della moglie e della figlia
L.100 .000
Borsa : Don Bosco, a cura di Veltri Prof .
Pia L . 100 .000
Borsa : Alla memoria di Guido Guidetti,
Gargallo (NO) L. 100 .000
Borsa Maria Ausiliatrice, per ringraziamento e implorando ancora protezione, a
cura di Carboni Matilde, Chiavari (GE) L .
100 .000
Borsa: Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in
suffragio di Emma e Giovanni, a cura di
Bollero Franca, Rivarolo (TO) L. 100 .000
Borsa: Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in ringraziamento e invocando protezione in vita e in morte, a cura di Tettamanzi Maria C ., Torino L . 100 .000
Borsa: Maria Ausiliatrice, in memoria e
suffragio del cooperatore Giovanni Russo,
a cura di N .N . L . 100 .000
Borsa: Maria Ausiliatrice, S .G . Bosco e S.
Domenico Savio, a cura Serra Clara, Viguzzolo (AL) L . 100.000
Borsa: Don Bosco, per una vocazione sacerdotale, a cura di Cutelli Letizia, Vibo
Valentia (CZ) L. 100 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, invocando protezione e grazie, a
cura di N .N . L . 100.000
Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco,
supplicando intercessione per una grande
grazia, a cura dì Carabelli Rosalia (MI) L.
100 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, ringraziando e invocando protezione, a cura di Nicolodi Anita, Riva dei
Garda (TN) L. 100 .000
Borse di studio per giovani missionari salesiani
pervenute alla Direzione Generale Opere Don Bosco
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, invocando protezione sulla famiglia, a cura di Gindro Domenica, Torino L .
80.000
Borsa : S. Giovanni Bosco e S . Domenico
Savio, per grazia ricevuta e invocando
protezione, a cura di Filippini Teresa, ved .
Bazzanetti, Godesco (CR)
Borsa : Maria Ausiliatrice, proteggimi, a
cura di N .N. L. 80.000
Borsa: Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani,
invocando protezione e pace per la famiglia, a cura di N .N ., Asti
Borsa : Maria Ausiliatrice, S .G. Bosco e S .
Domenico Savio, invocando protezione
per i miei nipoti, a cura di N .N ., Torino L .
70.000
Borsa : Maria Ausiliatrice e Beato M. Rua,
in suffragio di Olmo Andrea, a cura della
moglie Varalda Domenica L . 60 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, a cura di Nadia al Arousi, Heliopolis
(Egitto) L. 60 .000
Borsa : S . Domenico Savio, per grazia ricevuta e invocando protezione per i gemelli Karl e Ingrid, a cura di Sonia Saba L .
60.000
Borsa : Maria Ausiliatrice, prega per noi, a
cura di Feyles Maria, Alba (CN) L . 60.000
Borsa : Gesù Sacramentato, Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, per grazia ricevuta e implorando protezione, a cura di
Del Ministro Annunziata, Pescia (PT) L .
60.000
Borse : Maria Ausiliatrice, S.a M. Mazzarello, S . Domenico Savio, ringraziando e
implorando protezione, a cura di Dal Pane
Adriana L. 60 .000
BORSE DI LIRE 50 .000
Borsa : M . Ausiliatrice, S.G. Bosco e S .
Dom. Savio, in suffragio dei defunti e invocando protezione, a cura di De Caro
Maria ved. Corbelli
Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco,
Don Rlnaldl, a cura di Carobbio Camilla,
Colzate (BG)
Borsa: Maria Ausiliatrice, per grazia ricevuta e suffragio dei defunti, a cura di Andreotti Balzi Anna, Rapallo (GE)
Borsa : S . Giovanni Bosco e Beato M . Rua,
in suffragio di mio fratello, a cura di Maretto Cav . Pietro, Torino
Borsa : Mons. Cimatti, invocando protezione, a cura di L .L .
Borsa : Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani,
invocando protezione sulla nuova famiglia
della figlia Gisella, a cura dei coniugi Pesticcio .
Borsa : In memoria del Sac. Di Benedetto
Fiori, a cura di N .N .
Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, invocando protezione, a cura di Michelotti Domenica, Cafasso (TO)
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, per grazia ricevuta, a cura di Pasquino Francesco, Palestro (PV)
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, per riconoscenza e invocando
protezione, a cura di N .N ., Pino Torinese
Borsa : S. Domenico Savio, invocando intercessione, a cura di Simone, Torino
Borsa : Simone Srugi, a cura di Amelina e
Mamma, Torino
Borsa : Ven . Zefirino Namuncurà, a cura
di Comba Maria, Torino
Borsa: Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, in memoria di Padre Ernesto, a
cura di Lavarello Pellegrona, Genova
Borsa: Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, ringraziando e invocando protezione, a cura di Mombellardo Enrichetta,
Torino
Borsa: In suffragio di Ferdinando Bianco,
Caluso
Borsa : In suffragio di Ferdinando Bianco,
Caluso
Borsa: Maria Ausiliatrice, per grazia ricevuta e invocando continua protezione, a
cura di Peirotti, Fratelli, Torino
Borsa: Cuore Eucaristico dl Gesù e Serva
di Dio Alexandrina, Coop . Salesiana, a
cura di Carlesso Mery
Borsa: Maria Ausiliatrice, invocando protezione, a cura dei Coniugi Cassina, Alzano Lombardo (BG)
Borsa : In suffragio di Audisio Guglielmo, a
cura di N .N .
Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in suffragio di Piero Bertone Ballarin, a
cura della madrina .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, in attesa d'una grazia particolare
per Alberto, a cura di Giorceili Ernestina,
Castel S . Pietro (AL)
Borsa : Maria Ausiliatrice, S. Giovanni
Bosco e S . Domenico, ringraziando il Signore nel 40° del mio matrimonio, a cura
di Nave Mario, VE-Mestre
Borsa : S . Domenico Savio, a cura di Pellegrini Luigina, Udine
Borsa : Maria Ausiliatrice, S .G. Bosco,
Don Rua, invocando protezione sulla famiglia, a cura di G . Scintu
Borsa: Marta Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, a cura di De Intinis Teresa (PE)
Borsa: Maria Ausiliatrice, in suffragio dei
miei defunti e per la salvezza mia e dei
miei cari, a cura di N .N ., Vigevano
Borsa: Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, a cura di Carcaterra Cesare (BR)
Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Calza
Angelo, Cizzolo (MN)
Borsa : S. Cuore di Gesù e dl Maria, Santi
Salesiani, salvate l'anima mia, a cura di
P.S ., Chiusa Pesio
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, in suffragio dei miei defunti e invocando grazia, a cura di Maizza Rosina,
Monopoli (BA)
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, a cura di N.N., L'Aquila
Borsa: In memoria e suffragio di Propedo
Evelina, a cura della Figlia Maddalena
Borsa: Maria Ausiliatrice, in suffragio dei
miei defunti e invocando aiuto, a cura di
Mapelli Rosa
Borsa: S . Rita da Cascia, in suffragio dei
defunti miei e di numerose famiglie offerenti, a cura di Ferrero Teresa
Borsa : S. Guido, a ricordo e suffragio del
cav . G. Ferrero, a cura della sorella Teresa
e dei nipoti Cheula
Borsa: Maria Ausiliatrice e S . Domenico
Savio, proteggeteci, per grazia ricevuta, a
cura di Avalle Piera, Faule (CN)
Borsa: Maria Ausiliatrice e Don Bosco,
grazie! proteggeteci sempre, a cura di
Scarsi Carmen
Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in
riconoscente omaggio, a cura di G .R .S .
Borsa : Marta Ausiliatrice e S. Giovanni
Bosco, in memoria e suffragio di Bondanza Carolina, a cura delle figlie.
5
AVVISO PER IL
PORTALETTERE
In caso di
MANCATO RECAPITO
inviare a
TORINO
CENTRO CORRISPONDENZA
per la restituzione al mittente
Spediz . in abbon . postale - Gruppo
° (70) - 18 quindicina
Raccontiamo DON BOSCO ai ragazzi d'oggi
Teresio Bosco
DON
BOSCO
Una biografia nuova
EDIZIONE PER RAGAZZI
Pagine
08 - L .
. 00
Quando le prime due edizioni della "biografia nuova" di Don Bosco ( 0 mila
copie) furono esaurite in pochi mesi, il Consigliere Generale per la stampa salesiana, Don Raineri, disse all'Autore : "Vedi, questo libro rappresenta bene la
vita di Don Bosco . Ma la leggono gli adulti e i giovani . Solo loro infatti possono
affrontare 448 pagine di lettura, e spendere 4500 lire per comprarlo . E i ragazzi?
Don Bosco fu specialmente l'amico dei ragazzi, dei figli della povera gente . Devi far
conoscere Don Bosco anche a loro . Non scrivere un altro libro, ma rendi più breve
questo qui . Prova a condensare le parti che ai ragazzi interessano di meno, vedrai
che verrà fuori un libro più agile, che piacerà ai ragazzi e non costerà tanto — .
L'Autore ha lavorato così . Il libro è risultato di
08 pagine, e costa soltanto
. 00 lire . È una galoppata splendida sulle colline del Monferrato e nella periferia
di Torino insieme al prete più simpatico del mondo .
EDITRICE ELLE DI CI
10096 Leumann (Torino)
Scarica

Guatemala: mammina india di 15 anni con il suo bebè