PIANO DI ZONA DELL’ULSS N°2 DI
FELTRE
QUINQUENNIO 2011-2015
Approvato con delibera della Conferenza dei Sindaci n°119
del 22 novembre 2010
Recepito con delibera del Direttore Generale n°903
del 25 novembre 2010
1
Indice
PREMESSA: IL
NECESSARIA
PIANO
DI
ZONA,
UNA
DEFINIZIONE
SEZ. 1 IL PROCESSO DI COSTRUZIONE DEL PIANO DI ZONA
Pag. 5
Pag. 7
1.1 Le modalità di avvio del Piano di zona e la struttura organizzativa
Pag. 7
1.2 L’attivazione dei processi partecipativi
Pag. 9
SEZ. 2 L’ANALISI TERRITORIALE, DEMOGRAFICA E SOCIOLOGICA
Pag. 11
2.1 L’analisi territoriale
Pag. 11
2.2 L’analisi demografica
Pag. 14
2.3 L’analisi sociologica
Pag. 17
SEZ. 3
3.1
LA DEFINIZIONE DELLE STRATEGIE DI INDIRIZZO E LE
SCELTE OPERATIVE
Pag. 25
Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizione di disagio
e giovani
Pag. 29
A Le strategie di indirizzo
Pag. 29
B Le scelte operative
Pag. 35
3.2 Persone anziane
Pag. 43
A Le strategie di indirizzo
Pag. 43
B Le scelte operative
Pag. 46
3.3 Disabilità
Pag. 56
A Le strategie di indirizzo
Pag. 56
B Le scelte operative
Pag. 61
3.4 Dipendenze
Pag. 65
A Le strategie di indirizzo
Pag. 65
B Le scelte operative
Pag. 69
3.5 Salute Mentale
Pag. 72
A Le strategie di indirizzo
Pag. 72
B Le scelte operative
Pag. 76
3.6 Marginalità e inclusione sociale
Pag. 77
2
A Le strategie di indirizzo
Pag. 78
B Le scelte operative
Pag. 79
3.7 Immigrazione
Pag. 82
A Le strategie di indirizzo
Pag. 82
B Le scelte operative
Pag. 85
3.8 L’integrazione tra le aree di intervento
Pag. 90
A Le strategie di indirizzo
Pag. 90
B Le scelte operative
Pag. 94
SEZ. 4 IL QUADRO DELLE RISORSE ECONOMICHE
Pag. 97
SEZ. 5
GLI STRUMENTI ED I PROCESSI DI GOVERNO DEL PIANO DI
ZONA
Pag. 99
5.1
Il quadro organizzativo dedicato alla programmazione, al monitoraggio
e alla gestione del sistema integrato dei servizi sociali e socio-sanitari
Pag. 99
5.2 Il monitoraggio e la valutazione del Piano di zona
SEZ. 6 ALLEGATI
Pag. 99
Pag. 1
1) Composizione dei tavoli di area
Pag. 2
2) Schede per l’espressione dei bisogni e per la progettualità
Pag. 6
Definizione delle strategie di indirizzo nell’ambito sanitario e socio3) sanitario (Estratto Piano attuativo locale cure primarie e descrizione
Centro Decadimento Cognitivo)
Pag. 9
4)
Regolamento dei comuni dell’Ulss n°2 per la gestione associata degli
interventi economici legati alla tutela dei minori
Pag. 17
5) Gestione associata disabili
Pag. 21
Atto di recepimento delle linee guida, degli orientamenti e delle linee di
6) indirizzo regionali per lo sviluppo dei servizi di protezione dei bambini e
degli adolescenti (DGRV 2416/08)
Pag. 22
7)
Fotografia offerta singoli centri servizio per anziani e distribuzione
impegnative di residenzialità
Pag. 33
8)
Programmazione centri servizi residenziali persone non autosufficienti e
semi-residenzialità
Pag. 35
9) Criteri di accredibilità
10) Sistema assistenziale del Dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss n°2
Pag. 37
Pag. 38
11)
Documento di analisi dei bisogni area dipendenze a cura delle comunità
terapeutiche
Pag. 41
12)
Documento di analisi dei bisogni area dipendenze a cura del privato
sociale
Pag. 43
3
13)
Procedura operativa modalità di accesso alle strutture residenziali e
semiresidenziali per utenti disabili
Pag. 46
14)
Accordo di programma per favorire l’integrazione lavorativa e sociale
di persone con disabilità, svantaggiate e deboli
Pag. 48
4
PREMESSA:
IL PIANO DI ZONA, UNA DEFINIZIONE NECESSARIA
Il Piano di zona viene normato a livello nazionale quale strumento di
programmazione sociale e socio-sanitaria (L. 328/00 "Legge quadro per la realizzazione del
sistema integrato di interventi e servizi sociali") e prevede che i comuni associati nella Conferenza
dei Sindaci, d’intesa con le aziende Ulss, provvedano nell’ambito delle risorse disponibili, secondo
le indicazioni del regionali, a definire:
—
gli obiettivi strategici e le priorità di intervento nonché gli strumenti e i mezzi per la
relativa realizzazione;
—
le modalità organizzative dei servizi, le risorse finanziarie, strutturali e professionali;
—
le modalità per garantire l’integrazione tra servizi e prestazioni socio-sanitari;
—
le modalità per realizzare la collaborazione dei servizi territoriali con i soggetti
operanti nell’ambito della solidarietà sociale a livello locale e con le altre risorse
della comunità;
—
le forme di concertazione.
Forte di una crescita programmatoria unitaria e consapevole, la Regione del Veneto ha
approvato nel 2010 le Linee guida per la predisposizione dei Piani di zona1 valevoli per il
quinquennio 2011-2015, mirando a sostenere in modo sempre più rilevante il processo di
integrazione nella programmazione, sia tra i diversi livelli istituzionali di governance, sia tra i
soggetti locali che intervengono a vario titolo nel sistema integrato dei servizi di welfare. Tra le
innovazioni più importanti introdotte da tale documento si riportano in sintesi le seguenti:
—
il Piano di zona è lo specifico strumento di programmazione delle politiche sociali
e socio-sanitarie definite a livello locale in coerenza con le linee di indirizzo
regionali;
—
l’integrazione tra programmazione locale e regionale è perseguita attraverso la
definizione di un documento di indirizzo regionale contenente gli obiettivi
generali di programmazione sociale e socio-sanitaria per singola area di
intervento, nonché l’identificazione annuale delle risorse economiche disponibili
e dei vincoli di riparto per la programmazione locale2;
—
è sottoposto al visto di congruità regionale;
—
l’integrazione gestionale deve essere promossa attraverso la gestione unitaria
delle funzioni sociali almeno a livello distrettuale (in cui gioca un ruolo
rilevante la delega di funzioni ad un unico soggetto);
—
la durata del Piano è quinquennale;
—
le aziende Ulss per la parte di competenza (prestazioni sanitarie a rilevanza
sociale) e i comuni definiscono in modo concertato la misura dei
finanziamenti sulla base di ‘quote capitarie correlate ai LEA’;
—
in ogni territorio deve essere istituito l’Ufficio di Piano quale organismo
tecnico di staff che facilita e supporta operativamente il processo di
programmazione.
Rispetto a quanto indicato dalle Linee guida regionali è opportuno soffermarsi a riflettere
su che cosa significa programmare 5 anni di attività in un ambito così vasto e soggetto a rapidi
mutamenti come quello sociale e a rilevanza socio-sanitaria. L’analisi del sistema dell’offerta e di
quello delle necessità della comunità, infatti, consente di guidare le scelte programmatorie in un
1
DgrV 157 del 26 gennaio 2010 “Approvazione delle Linee Guida Regionali sui Piani di Zona”
DgrV 2082 del 03 agosto 2010 “Approvazione del documento di indirizzo regionale di cui alla DgrV 157/10, allegato
A, e del documento recante: ‘Indicazioni per la presentazione del documento Piano di zona 2011-2015’”.
2
5
tempo ristretto, forte dell’attualità della fotografia dell’esistente e della pressione del bisogno.
Soprattutto quando le variabili della programmazione regionale e del relativo finanziamento sono
stabilite solo di anno in anno.
Cosa fare, dunque, per evitare di incorrere in una programmazione debole, in un processo
che sa ben guidare le azioni nel primo biennio, per trovarsi poi a navigare a vista nel secondo
triennio?
Sicuramente lo strumento della relazione valutativo-previsionale da elaborare
annualmente, consente di mantenere un’aderenza alla realtà e una plasmaticità assolutamente
basilare quando si cerca di programmare nell’ambito del sociale e del socio-sanitario. Ma avviare
una programmazione affidandosi esclusivamente a questa ‘rete di salvataggio’ non ha molto senso.
Meglio sarebbe individuare una strada che, pur consapevole di poter annualmente ridefinire il
disegno progettuale in corso d’opera, porti comunque a una documentazione valevole per il
quinquennio di riferimento.
In questa direzione deve essere, dunque, considerato il duplice carattere della
programmazione che vede abbinate scelte strategiche che necessariamente si
dipanano a lungo termine, con azioni dall’operatività più immediata. Diventa così
importante poter contare su una dimensione quinquennale per ragionare sul conseguimento di
determinate politiche, ad esempio per quanto concerne la distribuzione omogenea dei servizi nel
territorio o l’accessibilità, mentre appare maggiormente idoneo il respiro annuale quando, per
esempio, è necessario dedicare attenzione alla riorganizzazione di un servizio o alla calibratura in
itinere di un progetto.
E’ forse questa, dunque, la sfida di questo nuovo Piano che impone di collegare scelte
politiche di ampio respiro, con azioni operative di più rapida realizzazione.
6
1) IL PROCESSO DI COSTRUZIONE DEL PIANO DI ZONA
1.1 Le modalità di avvio del Piano di zona e la struttura organizzativa
I soggetti titolari del Piano di zona sono:
—
i comuni, riuniti nella Conferenza dei Sindaci, compresi negli ambiti territoriali
corrispondenti alle aziende Ulss come previsto dall’art. 128, comma IV, della LR
11/01 quali enti rappresentativi della comunità locale e titolari delle funzioni
amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale;
—
la regione attraverso le Aziende Ulss, cui competono responsabilità generali di
programmazione, coordinamento, vigilanza e controllo sulle materie sanitarie e
sociali, nonché quale ente titolare delle funzioni legislative ed amministrative in
materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera (D.Lgs. 502/92);
Il Piano prevede che vengano coinvolti gli enti pubblici e privati che a vario livello e in
diversi settori si muovono nel territorio operando a livello sociale e/o socio-sanitario. Questo
perché ‘gli obiettivi della politica sociale del territorio possono essere perseguiti con efficacia
soltanto mediante il coinvolgimento di tutti i soggetti della comunità locale che a vario
titolo intervengono nella progettazione, nel finanziamento e nella realizzazione degli interventi del
sistema integrato territoriale’. L’attivazione dei processi partecipativi, inoltre, è promossa e
garantita dalla Conferenza dei Sindaci non solo come strategia di valorizzazione dei soggetti attivi,
ma anche e soprattutto come condizione strutturale e strategica per facilitare l’incontro e il
riconoscimento delle responsabilità e delle risorse disponibili nel territorio.
Le fasi che hanno portato alla costruzione del documento programmatorio, si possono così
sintetizzare:
1)
attivazione del gruppo strategico politico (formato da Esecutivo della
Conferenza dei Sindaci e Direzione dei Servizi Sociali dell’Ulss) e condivisione
delle linee guida regionali per la costruzione del Piano di zona 2011-2015 (DgrV
157/10);
2)
validazione da parte del gruppo strategico politico delle aree di bisogno prese in
esame nelle precedenti pianificazioni ed integrazione delle stesse (inserimento
area marginalità ed inclusione sociale) al fine di sviluppare un ragionamento
programmatorio in tutte le aree di bisogno indicate dalla L. 328/00;
3)
definizione da parte del gruppo strategico politico della composizione del gruppo
di coordinamento tecnico coordinato dal Direttore dei Servizi Sociali così
composto:
DIREZIONE SERVIZI SOCIALI
DIREZIONE DISTRETTO
UFFICIO DI PIANO
REFERENTE CONFERENZA DEI
SINDACI
Direttore Servizi Sociali
(Alessandro Pigatto)
Direttore Distretto
(Giorgio Giacomazzi)
Responsabile
(Ilaria De Paoli)
Assessore Servizi Sociali Comune di Sospirolo
(Clara Da Rold )
7
COORDINATORE AREA FAMIGLIA,
INFANZIA, ADOLESCENZA, MINORI
IN CONDIZIONI DI DISAGIO
COORDINATORE AREA GIOVANI3
Responsabile Centro Giovani di Feltre
(Elena Pasqualetti)
COORDINATORE AREA PERSONE
ANZIANE
Direttore Servizi Sociali
(Alessandro Pigatto)
COORDINATORE AREA DISABILITA
COORDINATORE AREA
DIPENDENZE
Responsabile Servizio Inserimento Lavorativo
(Anna Rossi)
Responsabile Servizio Tossicodipendenze
(Serse Polli)
COORDINATORE AREA SALUTE
MENTALE
Direttore Dipartimento Salute Mentale
(Massimo Semenzin)
COORDINATORE AREA
MARGINALITA' E INCLUSIONE
SOCIALE
Referente Caritas Feltrina
(Rino Paolo Dal Ben)
COORDINATORE AREA
IMMIGRAZIONE
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
3
Responsabile Consultorio Familiare e Tutela
Minori
(Anna Toniato)
Assistente Sociale Azienda Feltrina Servizi
Persona
(Donato Cengia)
valutazione, a cura dei coordinatori, della rappresentanza dei soggetti che
compongono i tavoli di lavoro permanenti attivi dal 2007, adozione di
strategie di comunicazione per la massima partecipazione ai
costituendi tavoli di lavoro (di seguito specificatamente dettagliate),
definizione della loro composizione (allegato 1);
attivazione dei tavoli di lavoro per singola area di bisogno attraverso un primo
incontro volto ad una lettura ragionata, partecipata e condivisa delle linee guida
regionali per la costruzione del documento pianificatorio (DgrV 157/10), nonché
alla conoscenza reciproca dei componenti del tavolo e delle attività da loro svolte
ed in programmazione;
incontri dei singoli tavoli tematici per l’analisi dell’offerta (anche attraverso la
condivisione della relazione valutativo-previsionale anno 2009 e dei dati elaborati
attraverso il web regionale);
incontri dei singoli tavoli di lavoro per l’analisi del bisogno (bisogni parzialmente/
totalmente privi di risposta, offerta inefficace/inefficiente) e delle politiche
programmatorie;
stesura da parte dei coordinatori di un report per singola area di bisogno in cui
vengono definite le strategie di indirizzo e le politiche (condivisione con i
componenti dei tavoli);
validazione dei report da parte del gruppo politico strategico;
incontri dei tavoli di lavoro per singola area di bisogno per la condivisione
dell’atto di indirizzo regionale (DgrV 2082/10), per l’approfondimento delle
ipotesi programmatorie e per la compilazione delle schede progettuali (fac-simile
in allegato 2);
stesura da parte dei coordinatori di un report in cui vengono definite le strategie
operative (con compilazione di schede progettuali articolate);
Si è scelto di mantenere un pensiero programmatorio specifico per la giovane generazione, anche perché è presente un
tavolo di lavoro permanente ad hoc attivato nel 2007. L’analisi dei bisogni e l’individuazione delle strategie operative
sono poi confluite in modo armonico nell’area ‘famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizione di disagio e
giovani’ adempiendo così alle indicazioni regionali.
8
12)
13)
14)
15)
validazione dei report da parte del gruppo politico strategico ed evidenza di
eventuali limiti strategici/programmatori/economici;
validazione del Piano di zona in Conferenza dei Sindaci e approvazione dello
stesso tramite deliberazione;
recepimento del Piano di zona da parte dell’Ulss;
invio del documento programmatorio quinquennale in Regione per la valutazione
della congruità.
In linea generale, gli incontri per l’analisi del bisogno si sono svolti tra il mese di
maggio e quello di luglio, per una media di tre incontri per singolo gruppo tematico. La
documentazione prodotta è stata condivisa con il gruppo strategico politico in un incontro
dell’Esecutivo della Conferenza dei Sindaci (con partecipazione allargata anche a sindaci non
facenti parte dell’Esecutivo) a fine luglio.
Il percorso di approfondimento progettuale è, invece, stato attivato tra agosto e
ottobre. Anche in questo caso vi è stata una media di 3 incontri plenari per ciascuna area e una
serie di incontri più operativi di microtavoli progettuali. La documentazione prodotta è stata
condivisa con il gruppo strategico politico in un incontro dell’Esecutivo della Conferenza dei
Sindaci a metà ottobre.
La suddivisione tra soggetti che hanno operato con uno spirito di
consultazione e quelli che si sono attivati in modo concertativo, è avvenuta con una
modalità assolutamente naturale e ormai parte del patrimonio di co-progettazione e
collaborazione proprio del territorio Feltrino.
1.2 L’attivazione dei processi partecipativi
Come già ricordato precedentemente, la Regione afferma che gli obiettivi della politica
sociale del territorio possono essere perseguiti con efficacia soltanto mediante il coinvolgimento di
tutti i soggetti della comunità locale che a vario titolo intervengono nella progettazione, nel
finanziamento e nella realizzazione degli interventi del sistema integrato territoriale. Sia la
legislazione nazionale, infatti, che quella regionale prevedono l’impegno degli enti locali nel
riconoscere ed agevolare il ruolo dei soggetti della comunità locale, sostenendo la valorizzazione
delle diverse responsabilità, non solo per garantire legittimazione alle scelte e maggiore
condivisione delle risorse necessarie alla loro attuazione, ma come sostanziale applicazione del
principio che l’intera comunità locale è chiamata a rendersi responsabile del proprio sviluppo, in
una logica di sussidiarietà e di condivisione delle responsabilità ai diversi livelli. Secondo tali
principi, si è proceduto a riportare nei tavoli di lavoro permanenti del Piano di zona valevole per il
quadriennio 2007/2010 la necessità di avviare la nuova pianificazione, valutando insieme se i
soggetti attualmente rappresentati completavano il quadro degli attori presenti nel territorio,
oppure era opportuno estendere la partecipazione. Lo stesso pensiero è stato successivamente
condiviso con i sindaci e, una volta nominati, con i coordinatori dei gruppi (in alcuni casi
confermati rispetto ai gruppi di lavoro permanenti e in altri casi nominati ex novo).
I numerosi enti che si sono rivolti all’Ufficio di Piano in quest’ultimo quadriennio
per una consulenza o per portare a conoscenza le proprie attività, hanno sicuramente contribuito
ad una diffusione di richiesta di massima partecipazione. Quest’ultima, inoltre, è stata ricercata
non solo attraverso la riapertura e la calibratura della composizione dei tavoli di lavoro,
ma anche attraverso l’invio e la diffusione di due schede uniformi, lineari, complete nei
parametri trattati finalizzate alla raccolta dei bisogni e alla proposta di
programmazione (allegato 2), che hanno consentito anche ai soggetti impossibilitati a
partecipare4 agli incontri di poter ugualmente esprimere il punto di vista del proprio ente di
appartenenza, in merito alle necessità della comunità Feltrina e di indicare il proprio eventuale
apporto in termini di sviluppo di azioni concrete.
4
Ad esempio, i soggetti che operano a livello provinciale (in particolare associazioni) si sono trovati a partecipare ai
tavoli di lavoro delle due Ulss provinciali attivati pressoché contemporaneamente.
9
La collaborazione, infine, con Centro Servizi Volontariato e con il Comitato d’Intesa, ha
consentito di incontrare tutte le associazioni locali in una giornata informativa e formativa
sul Piano di zona, che ha permesso di raccogliere ulteriori adesioni al percorso di costruzione del
documento programmatorio.
E’ stato, quindi, seguito anche il cosiddetto campionamento ‘snowball’, secondo
cui attraverso la catena associativa delle conoscenze personali si è giunti a verificare l’effettivo
coinvolgimento degli attori del Feltrino e ad accogliere ulteriori richieste di adesione al processo
pianificatorio.
Alcune associazioni, infine, si sono mosse in modo autonomo contattando, secondo i
propri tempi organizzativi, l’Ufficio di Piano per esprimere la valutazione dei bisogni (per lo più
legata all’ambito di intervento associativo) e per condividere la pianificazione futura delle proprie
attività attraverso documenti appositamente redatti.
10
2) L’ANALISI TERRITORIALE, DEMOGRAFICA E SOCIOLOGICA
2.1. L’analisi territoriale5
L’Ulss n°2 di Feltre occupa la posizione meridionale della provincia di Belluno, che coincide
con la parte bassa della valle bellunese del Piave, compresa tra i contrafforti delle Vette Feltrine e
delle PreAlpi che delimitano a Nord la pianura veneta. La caratteristica morfologica fondamentale
del territorio è data dalla presenza di questi netti confini naturali, che influenzano gran parte della
caratteristiche economiche e culturali della comunità. Altro elemento ambientale da considerare è
quello interno al territorio, che si differenzia nettamente tra una situazione di fondovalle, in cui le
comunicazioni sono relativamente più facili ed una situazione di montagna caratterizzata, al
contrario, da pesanti difficoltà di mobilità, soprattutto nei lunghi e nevosi mesi invernali.
Tutto ciò determina una situazione generale di “isolamento” sia rispetto alle aree
esterne, sia all’interno fra le piccole unità insediative coincidenti grosso modo con i comuni (la
maggior parte dei quali ben al di sotto dei 5.000 abitanti).
Alcune criticità del territorio sono palesi.
Prima fra tutte vi è lo svantaggio geografico (pendenza, morfologia, rischio
idrogeologico e ambientale, condizioni climatiche) strutturale e permanente che determina
differenziali di costi per chi vive e opera in montagna. Basti pensare alla limitazione della
possibilità di utilizzare superfici agricole a causa delle elevate pendenze che rendono più onerosa e
difficoltosa la meccanizzazione delle produzioni o alle condizioni climatiche che determinano un
ridotto periodo vegetativo.
Pendenze e barriere fisiche condizionano anche la struttura della rete stradale
che aggrava i collegamenti con i centri urbani più grandi dove si concentrano i servizi. Le piccole
dimensioni delle comunità locali tipiche della montagna, infatti, e la loro dispersione nel territorio
implicano una distribuzione dell'offerta di servizi pubblici e di pubblica utilità (scuole, ospedali,
altri servizi) non omogenea. Possono innescarsi, così, anche problemi di mobilità visto che per
accedere ai servizi di base è necessario spostarsi, ma muoversi è difficoltoso per la struttura della
rete stradale e crea costi aggiuntivi sia in termini di denaro (costi di accesso al servizio pubblico o
costi connessi alla mobilità privata), sia in termini di tempo, la risorsa più scarsa nella società
attuale. Inoltre, nei periodi invernali neve e ghiaccio rendono ancora più complicati gli spostamenti
e la sicurezza stradale. Si assiste così ad un'urbanizzazione diffusa dei fondovalle a discapito dei
centri storici minori, nei quali viene a mancare la rete minima dei servizi necessaria ad una
sostenibile vivibilità.
Gli stessi elementi ambientali ora considerati sono alla base delle difficoltà a progettare
servizi distribuiti in maniera omogenea e facilmente accessibili, poiché ciò
comporterebbe una tale parcellizzazione e diffusione sul territorio da uscire da ogni
limite di compatibilità economica.
Tra le varie criticità vale la pena ricordare anche:
—
la tendenza all'abbandono delle tradizionali attività pastorali che porta ad un
inselvatichimento del territorio;
—
le basse temperature che comportano costi maggiori per il
riscaldamento che incidono pesantemente sul bilancio delle famiglie, ma
anche degli enti (si pensi alle strutture di accoglienza per anziani, disabili e ai servizi
per la prima infanzia) e che condizionano anche gli stili di vita e le opportunità di
aggregazione;
5
Alcuni elementi di questa analisi territoriali sono tratti dalla ricerca ‘Giovani in rilievo’ condotta dall’Ulss n°2 di
Feltre nell’ambito del progetto pilota regionale “Politiche Giovanili in Territori Montani” DgrV 1178/09.
11
—
la scarsità di reti telematiche per le comunicazioni (difficoltà di collegamenti ADSL e
WI FI, ma anche semplicemente scarsa copertura degli operatori di telefonia
mobile).
L’Azienda Ulss n°2 al 31/12/2009 comprende una popolazione di 84.949 abitanti
registrando un incremento positivo di 209 unità rispetto al 2008. La popolazione, suddivisa in 18
comuni, appare concentrata per il 24% nella città di Feltre (20.821 abitanti). Quasi il 27% della
popolazione è suddiviso nei 3 comuni di Mel, Santa Giustina, Sedico (22.967 abitanti complessivi).
Il rimanente 49% abita nei restanti 14 comuni, ognuno dei quali non supera i 5.000 abitanti.
La dispersione territoriale è un elemento che contraddistingue i comuni del Feltrino, che a
fronte di un’ampiezza chilometrica dignitosa vedono una scarsa presenza di popolazione
concentrata per lo più in piccoli nuclei abitativi, a volte vere e proprie case sparse, dovuta alla
conformazione geografica delle zone tipiche montane.
Su un territorio di circa 900 km2, infatti, la densità media è di 91 persone per km2,
oscillando tra i valori minimo di 31 abitanti (comune di Sovramonte) e massimo di 207 abitanti
(comune di Feltre).
TERRITORI
KM
ABITANTI
DENSITA’ ABITATIVA
36,5
3.056
83,7
65
2.601
40,0
Cesiomaggiore
82,2
4.219
51,3
Feltre
100,6
20.821
207,0
Fonzaso
27,5
3.376
122,8
Lamon
54,4
3.176
58,4
Lentiai
37,6
3.025
80,5
Mel
85,7
6.293
73,4
Pedavena
24,9
4.448
178,6
Quero
28,3
2.515
88,9
19
1.628
85,7
Santa Giustina
35,9
6.828
190,2
Sedico
91,4
9.846
107,7
Seren del Grappa
62,4
2.646
42,4
66
3.250
49,2
Sovramonte
50,8
1.574
31,0
Trichiana
43,8
4.789
109,3
Vas
17,8
858
48,2
929,7
84.949
91,4
3.678
214.026
58,2
18.391
4.885.548
265,65
Alano di Piave
Arsiè
San Gregorio NA
Sospirolo
Ulss 2
Provincia di BL6
Regione del Veneto
7
Tabella 1 Densità abitativa per singolo comune. Dati al 31/12/2009. Fonte ISTAT rielaborazione Ufficio di Piano
6
7
Dati al 31/12/2008
Dati al 31/12/2008
12
Un ulteriore elemento significativo per inquadrare la situazione territoriale è la presenza
di residenti sopra i 600 m/slm, altezza che identifica le zone quali montane e
disagiate valutandole come settori maggiormente difficoltosi per garantire i servizi.
COMUNI
Abitanti
Abitanti Montagna sotto i
600 m/slm
Abitanti Montagna sopra i
600 m/slm
Alano di Piave
3.056
3.056
100
0
0
Arsiè
2.601
2.285
87,851
316
12,149
Cesiomaggiore
4.219
4.068
96,421
151
3,579
20.821
20.821
100
0
0
Fonzaso
3.376
3.373
99,911
3
0,0889
Lamon
3.176
678
21,348
2.498
78,652
Lentiai
3.025
3.021
99,868
4
0,1322
Mel
6.293
6.223
98,888
70
1,1123
4.400
98,921
48
1,0791
24
0,9543
Feltre
4.448
Pedavena
Quero
2.515
2.491
99,046
San Gregorio NA
1.628
1.372
84,275
256
15,725
Santa Giustina
6.828
6.720
98,418
108
1,5817
Sedico
9.846
9.721
98,73
125
1,2696
Seren del Grappa
2.646
2.566
96,977
80
3,0234
Sospirolo
3.250
3.217
98,985
33
1,0154
Sovramonte
1.574
0
0
1.574
100
Trichiana
4.789
4.362
91,084
427
8,9163
858
858
100
0
0
84.949
79.232
93,27
5.717
6,7299
Vas
Ulss 2
Tabella 2 Residenti sopra i 600 m/slm. Dati al 31/12/2009. Fonte Controllo di gestione
13
2.2 L’analisi demografica
Di seguito si rappresenta la popolazione che risiede nei comuni di ambito Ulss suddivisa
per grandi fasce d’età:
0-14
15-29
> 65
> 75
TOTALE
Alano
473
504
614
351
3.056
Arsiè
274
330
750
421
2.601
Cesiomaggiore
527
585
1.013
510
4.219
2.555
3.020
4.841
2.417
20.821
Fonzaso
431
483
766
415
3.376
Lamon
295
429
958
517
3.176
Lentiai
411
417
693
349
3.025
Mel
805
890
1.436
774
6.293
Pedavena
548
594
1.024
539
4.448
Quero
387
379
472
260
2.515
San Gregorio N. A.
228
209
331
193
1.628
Sanata Giustina
923
972
1.443
712
6.828
1.459
1.340
1.850
868
9.846
Seren del Grappa
289
388
619
350
2.646
Sospirolo
389
452
780
423
3.250
Sovramonte
169
204
408
220
1.574
Trichiana
648
626
1.022
543
4.789
Vas
115
120
177
92
858
10.926
11.942
19.197
9.954
84.949
12,9
14,1
22,6
11,7
-
16.205
19.530
28.017
13.423
129.073
12,6
15,1
21,7
10,4
-
690.249
733.104
960.577
458.603
4.885.548
14,1
15,0
19,7
9,4
-
Feltre
Sedico
ULSS 2
%
ULSS 1
%
VENETO
%
Tabella 3 Distribuzione demografica per principali fasce d’età. Dati al 31/12/2009. Fonte Anagrafe Sanitaria
rielaborazione Ufficio di Piano
14
Negli ultimi tre anni la popolazione dell’Ulss n°2 risulta in costante e significativa crescita:
Popolazione ulss 2 2007-2009
85.200
85.000
84.800
2007
84.600
2008
84.400
2009
84.200
84.000
83.800
ULSS 2
Grafico 1 Trend popolazione Ulss n°2
Tali informazioni possono essere integrate con il calcolo degli indici demografici
ottenendo così una valutazione maggiormente accurata.
Indice di vecchiaia (65+/0-14) stima il grado di invecchiamento di una
popolazione rapportando la popolazione anziana con quella dei bambini. Valori
superiori a 100 indicano una maggior presenza di soggetti anziani.
Indice di dipendenza giovanile (0-14/15-64) calcola il peso dei giovanissimi
sulle persone in età lavorativa.
Indice di dipendenza senile (65+/15-64) mette in rapporto la popolazione che
non è più in età da lavoro con quella che lavora.
Indice di dipendenza (0-14) + (65+)/15-64 è considerato un indicatore di
rilevanza economica e sociale, rapportando la fascia della popolazione ‘dipendente’ con
quella in età da lavoro.
> 65/0-14
0-14/15-64
>65/15-64
(0-14)+(>65)/15-64
Alano di Piave
129,81
24,02
31,18
55,21
Arsiè
273,72
17,37
47,56
64,93
Cesiomaggiore
192,22
19,67
37,81
57,48
Feltre
189,47
19,03
36,06
55,09
Fonzaso
177,73
19,78
35,15
54,93
Lamon
324,75
15,34
49,82
65,16
Lentiai
168,61
21,40
36,07
57,47
Mel
178,39
19,87
35,44
55,31
Pedavena
186,86
19,05
35,61
54,66
Quero
121,96
23,37
28,50
51,87
San Gregorio NA
145,18
21,33
30,96
52,29
Santa Giustina
156,34
20,69
32,34
53,03
Sedico
126,80
22,32
28,30
50,62
15
> 65/0-14
0-14/15-64
>65/15-64
(0-14)+(>65)/15-64
Seren del Grappa
214,19
16,63
35,62
52,24
Sospirolo
200,51
18,69
37,48
56,17
Sovramonte
241,42
16,95
40,92
57,87
Trichiana
157,72
20,78
32,77
53,54
Vas
153,91
20,32
31,27
51,59
175,70
19,93
35,01
54,94
ULSS 2
Tabella 4 Principali indici demografici. Dati al 31/12/2009. Fonte Ufficio di Piano
L’elaborazione di indici di “carico sociale” basati sulle “età della vita” consente, infine, di
evidenziare con maggiore puntualità i bisogni e le risorse per la presa in carico dei problemi
manifestati in un determinato territorio, confrontando il “peso” delle diverse fasce di età. Ogni età
della vita, infatti, presenta necessità di essere presa in carico o, viceversa, capacità di prendersi
cura delle altre età. La distinzione, discutibile in quanto approssimativa, ma utile tra le diverse età
della vita è: prima infanzia e preadolescenza, giovinezza, età adulta, terza età, quarta età. Da questa
responsabilità reciproca il senso degli indici di seguito proposti.
a) Indice di dipendenza globale (0-14)+(75+)/30-59 quanti anziani con
più di 75 anni e quanti ragazzi con meno di 15 ci sono per ogni soggetto in età
adulta, ovverosia il carico assistenziale della prima e la quarta età che grava su
quella adulta.
b) Indice di struttura della popolazione in età attiva (40-64/15-39)
c)
d)
e)
f)
stima il grado di invecchiamento della popolazione in età attiva rapportando le
generazioni più anziane sulle più giovani in attività. Un indicatore inferiore a
100 indica una popolazione in cui la fascia in età lavorativa è giovane.
Rapporto tra terza età e bambini (60-74/0-9) considera la risorsa
‘nonno’ per sostenere il lavoro di cura rivolto ai bambini.
Indice di dipendenza senile ridefinito (75+/30-59) considera la
quarta età, persone non pienamente autosufficienti, in rapporto alla fascia di
popolazione chiamata a prendersene cura.
Rapporto tra quarta e terza età (75+/60-74) mette in rapporto due
fasce d’età anziane e misura il peso della quarta età (in cui è più probabile la
non autosufficienza) rispetto alla terza età che può ancora farsi carico della sua
assistenza.
Mascolinità popolazione anziana (uomini65+/donne65+) si basa
sull’assunto che gli uomini siano meno in grado di curare se stessi rispetto alle
donne.
a)
b)
c)
d)
e)
f)
Alano di Piave
63,98
108,58
138,80
27,25
79,77
67,30
Arsiè
66,76
151,11
314,71
40,44
78,69
64,84
Cesiomaggiore
57,45
135,21
228,90
28,25
64,39
74,66
Feltre
54,70
128,51
217,32
26,59
64,63
67,97
Fonzaso
59,20
135,06
223,91
29,04
67,15
56,01
Lamon
63,94
138,29
371,51
40,71
77,74
68,96
Lentiai
58,37
124,94
197,11
26,80
63,92
67,39
Mel
57,69
124,86
207,84
28,28
71,21
73,01
Pedavena
55,07
139,07
224,01
27,30
67,97
70,67
16
a)
b)
c)
d)
e)
f)
Quero
56,65
110,69
124,82
22,77
74,93
67,38
San Gregorio NA
56,74
153,32
184,17
26,01
75,39
65,50
Santa Giustina
53,84
121,77
190,35
23,44
60,14
67,40
Sedico
51,14
120,77
162,09
19,08
53,28
70,35
Seren del Grappa
53,83
130,81
219,29
29,49
81,02
69,13
Sospirolo
57,92
134,88
227,24
30,17
72,43
65,96
Sovramonte
58,15
136,82
278,57
32,88
70,51
53,96
Trichiana
54,19
132,07
180,00
24,70
70,16
68,65
Vas
54,91
121,09
190,12
24,40
59,74
80,61
56,07
128,25
204,39
26,73
66,86
68,09
ULSS 2
Tabella 5 Principali indici di carico sociale. Dati al 31/12/2009. Fonte Ufficio di Piano
Confronto indici della struttura demografica e del carico sociale.
Ulss n°2
2007
2008
2009
PROVINCIA
BL 2008
REGIONE
VENETO 2008
Indice vecchiaia
175,2
174,5
175,70
178,23
139,16
Indice dipendenza
giovanile
16,7
19,8
19,9
19,48
21,34
Indice dipendenza
senile
34,5
34,5
35,0
34,73
29,70
Indice di
dipendenza
54,2
54,3
54,9
54,21
51,03
Indice di
dipendenza globale
55,0
55,2
56,0
54,32
51,92
Rapporto 3 età
bambini
199,0
200,4
204,4
212,27
168,67
Indice dipendenza
senile ridefinito
26,2
26,2
26,7
25,69
20,73
Rapporto quarta e
terza età
67,8
67,4
66,9
63,52
57,98
Tabella 6 Serie storica indici demografi e di carico sociale dell’Ulss n°2 a confronto con provincia e regione. Fonte
ISTAT rielaborazione Ufficio di Piano
2.3 L’analisi sociologica
I minori
Da anni in Italia si assiste ad una diminuzione dei tassi di natalità causata da una serie
complessa di fattori che vanno dal costo elevato e dalla scarsa disponibilità e flessibilità dei servizi
educativi per l’infanzia, alla difficile conciliabilità tra tempi di cura e di lavoro. Nel quadro delle
trasformazioni che hanno caratterizzato il nostro Paese negli ultimi trent’anni, infatti, particolare
rilevanza assume il calo della natalità (1,3 figli per donna secondo le ultime statistiche del 2007),
che ha prodotto mutamenti anche in relazione alla concezione dei figli e alla loro presenza
all’interno della famiglia. Negli ultimi anni si è andata, infatti, affermando la consapevolezza della
necessità di servizi di qualità che pongano come fulcro il benessere della persona e che consentano
a tutti i bambini di vivere esperienze sociali stimolanti, sino ad arrivare alla previsione di un
sistema integrato di servizi anche per i più piccoli. Tale esigenza nasce, peraltro, anche da altri
17
fattori, tra i quali il principale è senza dubbio rappresentato dall’insufficiente disponibilità di posti
negli asili nido riservati ad una minoranza di bambini (14,6%), con qualche eccezione per alcune
Regioni del Centro-Nord (27-28%). Per di più, il non avere tenuto presente nelle politiche statali gli
indirizzi della Commissione Europea - Rete per l’infanzia (Quaranta obiettivi di qualità per i servizi
per l’infanzia, 1996) - che consigliava di impegnare almeno l’1% del PIL per creare servizi per la
prima e seconda infanzia (obiettivo 7) – ha trattenuto l’Italia nei livelli bassi tra i Paesi della
Comunità Europea per l’offerta di servizi educativi in particolare per la prima infanzia. Gli obiettivi
del Consiglio europeo di Lisbona e Barcellona (arrivare al 33% dell’utenza potenziale con una
offerta di servizi 0-3 anni per potere raggiungere il 60% di occupazione femminile) appaiono
sempre più irraggiungibili.
Nel 2009 nell’Ulss n°2 erano presenti 8 servizi rivolti alla prima infanzia (2 asili nido, 2 nidi
integrati, 4 micronidi) per un totale di 259 posti autorizzati che rispondono a circa il 9% della
popolazione 0-3 anni (in Veneto nel 2006 veniva garantita la copertura di circa il 23% degli
utenti potenziali).
Per quanto concerne le scuole dell’infanzia nel 2009 erano presenti 39 plessi per un totale di
2.059 bambini frequentanti (3-6 anni) pari al 71,9% della popolazione target (in Veneto nel
2008 risultava frequentante il 72,5% della popolazione target).
Nell’Ulss n°2 di Feltre, nella stessa direzione di quanto accade a livello nazionale, la fascia
d’età 0-14 anni si contrae nell’ultimo anno:
0-14 anni
2006
2007
2008
2009
Alano di Piave
402
436
461
434
Arsiè
288
289
284
257
Cesiomaggiore
516
515
504
502
2.428
2.474
2.500
2.393
Fonzaso
422
412
424
411
Lamon
328
299
298
272
Lentiai
408
411
419
391
Mel
787
797
797
764
Pedavena
568
569
577
504
Quero
389
401
399
368
Santa Giustina
250
249
232
212
San Gregorio
869
893
927
863
1.324
1.405
1.440
1.369
Seren del Grappa
299
297
296
269
Sospirolo
366
387
390
364
Sovramonte
181
176
168
162
Trichiana
585
618
634
609
Vas
107
123
116
109
10.517
10.751
10.866
10.253
Feltre
Sedico
ULSS 2
Tabella 7 Minori 0-14 per singolo comune Ulss n°2. Fonte Ufficio di Piano
Questo calo può sicuramente avere aspetti positivi perché a lungo andare può significare,
per esempio:
18
-
meno difficoltà da parte dei giovani ad accedere al mondo del lavoro, vista la minore
‘concorrenza’;
le risorse economiche dei familiari sono concentrate su pochi figli/nipoti
determinando di fatto un benessere maggiore.
D’altro canto, tuttavia, sono gli aspetti critici a pesare di più, visto che una
contrazione di tale fascia di popolazione può determinare:
una progressiva contrazione di servizi a loro esclusivamente destinati (servizi alla
prima infanzia in primis, attivazione di pluriclassi per le scuole dell’obbligo e così via)
o, per esempio per quanto riguarda i servizi a pagamento, un aumento delle rette per
consentire il mantenimento degli standard qualitativi pur in presenza di un numero
minore di utenti;
la difficoltà di aderire ad iniziative sportive o di svago dal momento che una comunità
si può trovare a sopprimere, per esempio, la squadra di calcio a favore del comune
vicino dove vi è un maggior numero di iscritti (giocare in una squadra di calcio
significherà fare chilometri);
la difficoltà a ‘far sentire la propria voce’ pesando molto poco ‘sugli interessi locali’
(sono poche le famiglie con figli piccoli, sono molte quelle con un anziano
non autosufficiente).
Gli anziani
Nel Feltrino cresce annualmente l'incidenza degli anziani sulla popolazione. Questa crescita
numerica, tuttavia, non va letta esclusivamente in maniera negativa, dal momento che sembra
essere affiancata anche da una maggiore importanza del ruolo sociale che gli anziani rivestono.
Non di rado, infatti, le persone che vivono la terza e la quarta età sono un vero e proprio sostegno
sia domestico che sociale: spesso accudiscono i nipoti, talvolta rinnovano la propria casa per
ospitare le famiglie dei figli, sono depositari delle tradizioni e danno continuità alle generazioni 8 .
Tanto da portare la Regione del Veneto ad attivare, in modo assolutamente pionieristico, percorsi
similari al servizio civile (attualmente rivolto ai giovani) pensati a misura di anziano.
Alcune ricerche, tuttavia, osservano come la terza età abbia cambiato faccia9, dal momento
che, a causa di una sempre più lunga aspettativa di vita, molte persone si trovano ad
occuparsi dei parenti più anziani (80enni e 90enni), ai quali gli anziani figli offrono
una pesantissima assistenza. Cresce al ritmo di 50mila all'anno, in Italia, il numero di chi si
prende cura di un familiare anziano non più autosufficiente e aumenta anche l'età media di chi
assiste: i cosiddetti caregiver, coloro che offrono cure e assistenza in un caso su quattro
hanno più di 65 anni. In tutto sono oltre due milioni gli italiani che curano un parente anziano e
mezzo milione è over 65. Ciò significa oltre venti milioni di ore passate ogni giorno a occuparsi di
anziani fragili o non autosufficienti, più di sette miliardi di ore di assistenza all'anno per un periodo
di 8-10 anni, in continuo aumento. Il lavoro prestato da chi si prende cura di familiari
anziani e malati è oneroso e otto volte su dieci si tratta di donne: mogli, figlie e nuore che
dedicano all'assistenza dell'anziano parente oltre 15 ore al giorno.
E’ ben vero, tuttavia, che se da un lato l’ampliata aspettativa di vita comporta persone
ultrasessantacinquenni attive e impegnate nella comunità, la crescita della popolazione over 65 può
portare10 ad un aumento sia delle patologie degenerative del sistema nervoso centrale, sia di
un’ampia gamma di disturbi psichici. Si aggiunga alle difficoltà degenerative psico-fisiche anche
quella fascia di persone anziane che, spesso sole, con problemi di salute e difficoltà economiche, si
trovano a volte a ‘rifugiarsi’ nella bottiglia e nei farmaci che leniscono l'ansia. Cresce, infatti, in
Italia la quota di anziani coinvolta in situazione di abuso multiplo, cioè che associano il
bere smodato con l'auto-somministrazione incontrollata di ansiolitici o analgesici.
8
Tratto da “Osservatorio sul Nord-Est. Il Nord-Est e gli anziani”.
Maria Emilia Bonaccorso “Lo sballo degli anziani: farmaci, alcol e droga” Il Sole 24 ore
10
DgrV 651/10 Progetto obiettivo regionale per la tutela della salute mentale triennio 2010-2012
9
19
La longevità collettiva rende quindi indispensabile e prioritario programmare
l’assetto dei sistemi di cura e di assistenza.
Gli stranieri
La popolazione della provincia di Belluno cambia lentamente, meno velocemente che nel
resto della regione. Molti stranieri sono oramai stabilmente presenti nei nostri territori, dato
evidenziato dal fatto che l’11,6% degli stranieri residenti è nato nella nostra provincia e
confermato dal fatto che il 12,4% dei nati bellunesi è straniero. L’etnia maggiormente
rappresentata è quella Nord Africana delle persone provenienti dal Marocco, elemento che ci
differenzia dal resto della regione e più in generale dall’Italia in cui sono i paesi dell’Est a essere
predominanti.
BELLUNO
VENETO
ITALIA
Residenti stranieri maschi
5.884
233.513
1.913.602
Residenti stranieri femmine
6.844
220.940
1.977.693
Popolazione straniera totale
12.728
454.453
3.891.295
Incremento rispetto anno precedente
+9,5%
+12,5%
+13,4%
Residenti stranieri su popolazione totale
5,9%
9,3%
6,5%
Nati stranieri su totale dei nati
12,4%
20,7%
12,6%
Donne su stranieri residenti
53,8%
48,6%
50,8%
Minori su stranieri residenti
21,9%
24,3%
22,2%
Nati in Italia su stranieri residenti
11,6%
14,3%
13,3%
Marocco
Romania
Romania
1.904
91.355
796.477
15%
20,1%
20,5%
Comunità straniera più rappresentata
Popolazione comunità straniera più rappresentata
Incidenza della comunità più rappresentata su totale
stranieri
Tabella 9 Straniera in Provincia di Belluno. Dati al 01/01/2009. Fonte Amico del Popolo ISTAT e Caritas
Il lavoro11
I dati ISTAT, aggiornati al terzo trimestre 2009, confermano la fase difficile del
mercato del lavoro veneto:
- il tasso di occupazione del Veneto nel terzo trimestre 2009 è risultato, per la popolazione
tra i 15 e i 64 anni, pari al 63,9%, in netto calo rispetto al terzo trimestre 2008 (66,6%);
- il tasso di disoccupazione in Veneto nel terzo trimestre 2009 è risultato pari al 4,8%,
nettamente superiore a quello registrato nel corrispondente trimestre del 2008 (2,9%);
- l’ammontare delle persone in cerca di occupazione è risultato, nel terzo trimestre 2009, pari
a 105.000 unità: + 41.000 unità rispetto al corrispondente trimestre 2008;
11
Tratto dal sito Veneto Lavoro “La bussola. Tendenze del mercato del lavoro veneto. Dicembre 2009”
20
-
-
la contrazione delle assunzioni è risultata particolarmente intensa per le figure operaie
come riflesso di una dinamica più negativa nel manifatturiero (-41%) e nelle costruzioni (24%) che nei settori del terziario. Sono risultati maggiormente interessati i maschi
(-25%) che le femmine (-18%), mentre insignificante è la differenza tra italiani e stranieri.
Di rilievo la dinamica per età: la diminuzione delle assunzioni è nettamente più
consistente per i giovani (-24% per i ventenni) che per gli adulti (-16% per i
quarantenni). Quanto alla distribuzione contrattuale, si “salvano” solo i contratti a
tempo determinato a causa del buon andamento di diverse produzioni stagionali,
mentre il calo è ugualmente rilevante per i contratti a tempo indeterminato, per quelli di
apprendistato e per quelli di somministrazione;
cresce il ricorso a contratti di lavoro a chiamata, a contratti di lavoro a progetto,
nonché le attivazioni di esperienze di tirocinio.
In proporzione alla base occupazionale vanno male anche le province più piccole come
Belluno con 476 licenziati nel primo quadrimestre del 2009 (più della metà di tutti quelli
registrati nel corso del 2008) e Rovigo con 555 lavoratori in mobilità (rispetto ai 1.250 in tutto
l’anno precedente). I settori più colpiti sono quelli del manifatturiero per i licenziamenti collettivi
(quasi 84 su 100 rispetto ai 77 su 100 del 2008), in particolare nei comparti della metallurgia e
degli apparecchi meccanici e dei trasporti per i licenziamenti individuali (circa 9 su 100 rispetto ai
5 su 100 del 2008).
Prendendo in esame specificatamente la situazione occupazionale della Provincia di
Belluno12, emerge come fino alla prima metà del 2008 il territorio provinciale abbia conosciuto un
periodo socio-economico decisamente positivo che nel 2007 aveva portato il livello di
disoccupazione a livelli frizionali, tali da spingere molte aziende del territorio a ricercare personale
anche fuori dei confini regionali e nazionali. A partire dall'ultimo trimestre 2008 la provincia (il cui
tessuto industriale era costituito da molte aziende che operavano per lo più sul mercato
statunitense) ha cominciato ad essere interessata, prima di altri territori, dalla crisi economica
statunitense che poi è andata diffondendosi a livello planetario. Il 2009 ha visto confermare e
peggiorare sensibilmente la situazione di stallo economico complessivo,
coinvolgendo prima i settori industriale e artigianale e a seguire quello dei servizi.
Se nel corso del 2008 vi è stata in provincia di Belluno l'apertura di 14 crisi aziendali con il
coinvolgimento di presunti 511 lavoratori, nel corso del 2009 le procedure aperte sono state ben 73
e hanno interessato oltre 1.900 lavoratori (fonte dati: Veneto lavoro).
Inoltre, durante il 2009 si è registrato un rilevante incremento delle richieste di cassa
integrazione ordinaria e, nel secondo semestre, un forte ricorso anche alla cassa integrazione
straordinaria dovuto all'effetto congiunto dell'attivazione della cigs in deroga e del passaggio di
alcune aziende dalla cigo alla cigs. In provincia di Belluno le ore di cassa integrazione autorizzate
nel 2008 sono state 1.676.059, mentre nel 2009 sono state 8.924.396 (fonte dati: Veneto lavoro).
Ne consegue che anche gli inserimenti di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro in lista di
mobilità hanno subito netti incrementi che sono presumibilmente destinati ad aumentare nel corso
del 2010, con l'approssimarsi dello scadere degli ammortizzatori sociali attualmente presenti.
Analizzando la banca dati dei Centri per l'impiego relativa agli avviamenti e alle cessazioni e
alle trasformazioni di rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato, si evidenzia come nel corso
di tutto il 2008 e i primi nove mesi del 2009 vi sia stato un notevole abbattimento degli avviamenti
rispetto al 2007, che solo ad ottobre e novembre risulta essere leggermente in controtendenza. In
particolare, sono sensibilmente calati gli avviamenti a tempo indeterminato, mentre il leggero
recupero nel periodo finale del 2009 si riscontra nei contratti a tempo determinato, anche se in
valori assoluti i numeri delle assunzioni sono ben lontani dai volumi del 2007.
12
Tratto dalla documentazione predisposta dal Servizio Politiche del Lavoro dell’Amministrazione Provinciale di
Belluno per la progettazione ‘Occupabilità oltre la crisi’
21
Avviamenti totali per anno e mese
Mese
gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic
Anno
Variazione tendenziale
2007
2008
2009
3.967
2.833
3.193
3.092
3.393
4.440
4.637
2.442
4.634
3.267
2.867
6.313
3.650
2.354
2.226
2.294
2.384
3.752
3.947
1.869
3.895
1.966
1.699
5.479
2.405
1.397
1.539
1.699
1.991
3.295
3.604
1.671
3.211
2.072
1.820
2008/2007
2009/2008
-7,99%
-16,91%
-30,28%
-25,81%
-29,74%
-15,50%
-14,88%
-23,46%
-15,95%
-39,82%
-40,74%
-13,21%
-34,11%
-40,65%
-30,86%
-25,94%
-16,48%
-12,18%
-8,69%
-10,59%
-17,56%
5,39%
7,12%
Fonte dati: Veneto Lavoro
Avviamenti a tempo indeterminato per anno e mese
Mese
gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic
2007
973
788
1.052
932
898
736
808
477
1.197
739
617
724
Anno
2008
802
534
595
643
404
473
508
266
978
504
317
464
2009
472
334
392
568
406
349
407
181
467
357
209
Variazione tendenziale
2008/2007
2009/2008
-17,57%
-41,15%
-32,23%
-37,45%
-43,44%
-34,12%
-31,01%
-11,66%
-55,01%
0,50%
-35,73%
-26,22%
-37,13%
-19,88%
-44,23%
-31,95%
-18,30%
-52,25%
-31,80%
-29,17%
-48,62%
-34,07%
-35,91%
Fonte dati: Veneto Lavoro
Avviamenti a tempo determinato per anno e mese
Mese
gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic
2007
2.705
1.833
1.928
1.951
2.251
3.012
2.975
1.683
3.019
2.134
1.974
5.296
Anno
2008
2.575
1.639
1.442
1.472
1.789
2.741
2.821
1.352
2.587
1.230
1.173
4.783
2009
1.681
894
980
1.009
1.382
2.606
2.668
1.272
2.443
1.472
1.430
Variazione tendenziale
2008/2007
2009/2008
-4,81%
-34,72%
-10,58%
-45,45%
-25,21%
-32,04%
-24,55%
-31,45%
-20,52%
-22,75%
-9,00%
-4,93%
-5,18%
-5,42%
-19,67%
-5,92%
-14,31%
-5,57%
-42,36%
19,67%
-40,58%
21,91%
-9,69%
Fonte dati: Veneto Lavoro
22
Rispetto al numero di disoccupati attualmente presenti nel territorio provinciale si
possono elaborare delle stime sufficientemente affidabili che fanno ritenere che essi siano oltre
9.000. Di questi quasi il 38% è domiciliato nell'ambito territoriale del Centro per l'impiego di
Belluno, quasi il 32% nel Feltrino, il 23% nel territorio di competenza del Centro per l'impiego
di Pieve di Cadore e il 13,8% nell'Agordino.
Alcune caratteristiche degli disoccupati sono particolarmente rilevanti: quasi il 45% di
essi possiede solo un titolo di licenza media, quasi il 34% ha un'età superiore ai 45
anni e oltre il 29% è disoccupato da almeno due anni.
E' evidente che in presenza di un contesto socio-economico di tal fatta urge la necessità di
intervenire con politiche attive del lavoro che, in previsione di un’auspicata prossima ripresa
economica, mirino principalmente a riqualificare e riconvertire in modo adeguato le
persone che in questi quasi due anni sono stati espulsi da realtà aziendali ora per lo più
inesistenti o in corso di chiusura. In particolare la sfida consiste principalmente nell'offrire ai
lavoratori l'opportunità di frequentare percorsi formativi che siano in linea con le prossime
esigenze di professionalità da parte del mondo imprenditoriale locale. Il presupposto decisivo per
tentare di raggiungere tale obiettivo è quello di riuscire a confrontarsi costantemente con
associazioni datoriali e agenzie di somministrazione e mondo dell'istruzione e della formazione per
cercare di intercettare i bisogni professionali con un anticipo sufficiente a preparare le persone
residenti nel territorio che cercano di reinserirsi nel mercato del lavoro.
La povertà
Secondo Don Paolo Gessaga (fondatore della catena di aiuto della Caritas) “la povertà non è
più senza fissa dimora, è accanto a noi, diffusa e afona, al pari della disuguaglianza. È meno
apparente, ma è più profonda. La crisi ha accentuato le disuguaglianze e frantumato anche la
middle class italiana”. E l'Italia, in termini di reddito, è un paese sempre più diseguale: ricchi e
poveri, giovani e anziani, uomini e donne, Nord e Sud. Nemmeno la recessione è stata, ed è, uguale
per tutti. I giovani stanno pagando di più (ISTAT): un giovane su tre è senza lavoro e chi di loro ce
l’ha ancora, guadagna il 35% in meno di chi ha tra i 31 e i 60 anni (era il 20% negli anni ‘80).
Secondo l’ultimo Rapporto 2009 su povertà ed esclusione sociale in Italia “Famiglie in
salita” elaborato da Caritas e Fondazione Zancan, si evidenzia come molti nuclei familiari fatichino
ad arrivare a fine mese, a pagare l’affitto, a seguire l’educazione dei propri figli, a curare la propria
persona in modo dignitoso. Ovverosia, si osserva l’emergere della cosiddetta povertà relativa, da
intendersi come capacità di spesa inferiore alla spesa media pro-capite italiana (sotto ai 600 euro al
mese), che sta interessando complessivamente 8 milioni di persone, il 13,6% della popolazione
italiana, l’11,3% delle famiglie italiane. A questa si affianca la cosiddetta povertà assoluta che
riguarda coloro che non riescono neppure ad avere accesso ai servizi di base, quelli considerati
essenziali per uno standard di vita accettabile (es. 150 euro al mese). In questa fascia si trovano un
po’ più di un milione di persone. Oltre a queste due categorie, il rapporto richiama coloro che sono
‘a rischio povertà’, ovverosia coloro che sono al di sopra della soglia di povertà, ma che vivono
una situazione di precariato che può portare in fretta a ridurre il proprio tenore di vita. Si tratta di
persone vulnerabili, non ancora povere ma non più benestanti. Si affacciano per la prima
volta ai servizi, le richieste legate alla difficoltà a far fronte ai compiti ordinari della vita: pagare
l’affitto/mutuo, fare la spesa, sostenere un familiare in situazione di forte dipendenza, acquistare
medicinali, pagare le bollette e così via. In sostanza persone ancora troppo benestanti per essere
prese in carico (soprattutto in riferimento ai comuni che sostengono economicamente le persone
sulla base dell’ISEE), ma tuttavia già in estrema emergenza nell’affrontare impegni economici
immediati13.
13
Cossiga Fiorese Scarpa “I servizi socio-assistenziali di fronte all’impoverimento delle famiglie”. Animazione Sociale
2010.
23
Anche nel Feltrino e nel Bellunese emergono sempre più numerose situazioni di povertà,
che seppur non estrema o assoluta, indicano un aumento di difficoltà economiche anche nelle
nostre zone montane. Per gestire e affrontare il fenomeno della povertà, nel 2005 (ultimi dati
disponibili) i comuni veneti hanno speso mediamente € 7,38 pro capite: la spesa maggiore è stata
registrata a Venezia (€ 13,11) e a Verona (€ 10,05). Il dato più basso invece è quello di
Belluno (€ 2,82):
Spesa pro capite interventi
contro povertà
Contributi pro capite per
alloggio
Spesa pro capite
strutture residenziali
per
Contributo pro capite a
integrazione del reddito
familiare
Belluno
2,82 €
Belluno
0,11 €
Padova
0,32 €
Belluno
0,10 €
Rovigo
3,24 €
Rovigo
0,26 €
Rovigo
0,36 €
Rovigo
1,10 €
Padova
5,46 €
Padova
0,33 €
Belluno
0,44 €
Padova
1,16 €
Treviso
6,19 €
Verona
3,55 €
Venezia
1,57 €
Venezia
1,37 €
Venezia
13,11 €
Venezia
4,39 €
Verona
2,34 €
Veneto
7,38 €
Veneto
1,88 €
Veneto
0,95 €
Veneto
0,77 €
Tabella 10 Politiche a sostegno della povertà. Dati anno 2005. Fonte Caritas - Zancan
24
3) LA DEFINIZIONE DELLE STRATEGIE DI INDIRIZZO E LE
SCELTE OPERATIVE
Prima di presentare la programmazione per il prossimo quinquennio per singola area di
bisogno, appare opportuno declinare le strategie di indirizzo che gli attori del territorio dell’Ulss
n°2 di Feltre hanno condiviso e che ritengono opportuno seguire.
Non si può, inoltre, tralasciare di evidenziare come la presente pianificazione si vada ad
intrecciare in modo armonico con le attività a carattere socio-sanitario a valenza sanitaria
programmate recentemente, che sostengono in modo importante la centralità del territorio e
della famiglia come luogo privilegiato di cura e di accoglienza anche nella malattia e in situazioni
di forte compromissione dell’autonomia.
Infine, appare importante riportare la scelta della Conferenza dei Sindaci di gestire in
modo associato alcune funzioni ed i relativi impegni economici, coniugando la
solidarietà con la volontà di offrire ai cittadini uguali opportunità e sostegno
uniforme nel bisogno.
La definizione delle strategie di indirizzo nel quinquennio
Le strategie di indirizzo che orientano i 5 anni di programmazione nella complessità del
Piano possono essere così sintetizzate:
—
centralità della persona e della famiglia ed adozione dell’ottica
relazionale nel lavoro con l’utenza (dall’orientamento/informazione alla presa in
carico);
—
mantenimento dell’offerta nonostante la contrazione delle risorse,
soprattutto nell’area degli inserimenti lavorativi e nei percorsi di re-inserimento
sociale;
—
accento sui processi territoriali (in particolare area persone anziane, area
disabili e area salute mentale), non contraendo l’offerta residenziale, ma
anzi integrando questa nel tessuto della comunità e sviluppando
maggiormente i servizi domiciliari.
Il Piano attuativo locale per le cure primarie (DG 629/09)14
In collegamento alle indicazioni strategiche ora sintetizzate, ricordando che assumere il
principio della centralità della persona significa mettere al centro del processo
programmatorio il distretto, sede in cui il territorio e l’ospedale si fondono per un
sostegno totale ai bisogni del cittadino, si richiamano alcune principali finalità del Piano
attuativo locale cure primarie, che si integra con questo documento di pianificazione in
particolare per quanto riguarda la ricerca di una più forte e strutturata integrazione socio-sanitaria
negli aspetti di:
1) una maggiore attenzione nei processi di assistenza in continuità tra ospedale e
territorio (sia attraverso progettualità di sistema che di salute);
2) lo sviluppo di metodologie volte alla gestione integrata del paziente (in particolare
per coloro che sono affetti da demenza, ma anche per realizzare per il paziente
fragile "un bilancio di salute" comprendente la scheda sanitaria del Medico di
Medicina Generale, la SVAMA e altre valutazioni);
3) un’attenzione particolare allo sviluppo degli interventi a domicilio sia per
un’analisi dei bisogni aggiornata e approfondita, sia per la formazione del
personale, sia infine per una maggior condivisione e coordinamento con gli attori
del territorio.
14
Estratto in allegato
25
L’ampliamento dell’hospice(DG 466/10) e la riorganizzazione servizio cure
palliative (DG 243/10)
E’ opportuno ricordare, rimanendo nell’ambito delle attività più a carattere sanitario, la
scelta aziendale di dedicare particolare attenzione all’implementazione delle politiche a
sostegno delle persone in stato di inguaribilità avanzata o a fine vita e per sostenere la
lotta al dolore. Ciò si concretizza attraverso l’ampliamento dell’hospice extraospedaliero
Le Vette, a gestione diretta nell'area ospedaliera, che passa da 4 a 7 posti. La struttura è rivolta sia
alla popolazione residente nell’Ulss n°2 di Feltre, che a quella che insiste nel Primiero per un bacino
di circa 95.000 persone in un reciproco contemperamento degli interessi dei due enti e rispondendo
ai principi di integrazione e di sussidiarietà, indicati anche nella convenzione stipulata tra la Regione
del Veneto e la Provincia Autonoma di Trento, ora in fase di rinnovo.
Nella stessa direzione si è provveduto ad implementare il personale dedicato al
servizio cure palliative ed è in atto un processo di riorganizzazione in un’ottica di
maggiore integrazione con i servizi domiciliari.
Il centro di decadimento cognitivo (DG 863/09)15
Per completare il quadro degli interventi socio-sanitari a maggiore valenza sanitaria che ben
si integrano con il presente Piano, giova richiamare anche l’istituzione del Centro di
Decadimento Cognitivo. Negli ultimi anni si è visto un incremento delle demenze di
Alzheimer e delle altre demenze con un aumento costante della domanda di assistenza
per questi malati. Incremento, questo, che si è tradotto in una maggiore esigenza da parte degli
utenti e dei loro famigliari di avere informazioni aggiornate sulla malattia, sulle modalità di accesso
ai servizi territoriali, sulla possibilità di usufruire di un sostegno psicologico, sugli aspetti
amministrativi connessi all’avanzamento della malattia stessa, con riduzione della frammentazione
dei percorsi assistenziali. In considerazione del fatto che la natura di tali patologie (lunga durata
della malattia, precoce perdita di autosufficienza, necessità di cure e sorveglianza continue)
costituisce un impegno gravoso e costante per la famiglia e per la società in termini di risorse
sanitarie, socio-assistenziali ed economiche, l’Ulss ha scelto di costituire un gruppo di lavoro al fine
di predisporre una semplificazione del sistema di relazioni tra il malato e gli operatori,
evitando la frammentazione delle competenze e delle referenze con l’obiettivo di:
—
contenere il declino cognitivo e della disabilità del malato, agendo a livello clinico,
comportamentale e ambientale;
—
permettere al malato di restare nel suo nucleo familiare, compatibilmente con i
criteri di sicurezza sue e dei conviventi;
—
sostenere il nucleo familiare nell’assistenza continuativa al malato.
L’integrazione gestionale: le funzioni per cui si realizza una gestione
associata tra i diversi enti del territorio16
L’integrazione gestionale è uno degli obiettivi regionali declinati anche nelle linee guida
per i Piani di zona (DgrV 157/10) e mira a garantire la gestione unitaria delle funzioni sociali
almeno a livello distrettuale, mediante il ricorso a diverse modalità gestionali previste dalla
normativa nazionale e regionale. La promozione della gestione unitaria su base distrettuale deve
permettere l’identificazione delle specificità del territorio garantendo un’unitarietà di risposta
nell’ambito territoriale.
Nella DgrV 2082/10 “Approvazione del documento di indirizzo regionale di cui alla DgrV
157/10, allegato A, e del documento recante: “Indicazioni per la presentazione del documento:
“Piano di zona 2011/2015”, l’indicazione delle funzioni per cui si realizza una gestione associata tra
15
Descrizione della strutturazione del servizio in allegato.
Regolamenti associativi in allegato relativi alla tutela minori e alla disabilità. La delega delle funzioni domiciliari è
invece connessa a strategie di passaggio dal consorzio di comuni all’Ulss e di conseguenza non vi è un atto specifico
recente.
26
16
i diversi enti del territorio, con l’individuazione delle modalità scelte per garantire la gestione
unitaria diventa elemento connesso al rilascio del visto di congruità.
Nel territorio dell’Ulss n°2, in tempi diversi, si è scelto di attivare una gestione unitaria di
alcuni servizi nei seguenti ambiti:
1) servizio sociale professionale e assistenza domiciliare;
2) residenzialità persone disabili;
3) tutela minori;
4) politiche giovanili;
5) politiche relative all’immigrazione.
La scelta di una gestione unitaria dei servizi, trova radici già nel 1979, anno in cui nel
passaggio dal consorzio socio-sanitario definito dai comuni della Comunità Montana Feltrina (13
enti) all’Ulss n°2 (18 comuni) si intuì l’importanza di un servizio di assistenza domiciliare
comprensoriale, per non incorrere nello sviluppo di iniziative frammentarie e di improvvisazione
degli interventi. Accanto a questo venne affrontato anche il complesso problema della presenza del
servizio sociale professionale, cioè degli assistenti sociali sul territorio, con la messa a punto
di “linee operative di organizzazione delle equipe socio-sanitarie” che definì un modello di presenza
distrettuale di fatto a tutt’oggi ancora in vigore. Nel 1981 si diede il via all’attivazione del servizio di
assistenza domiciliare comprensoriale per 10 comuni, dall’anno successivo confluirono a pieno
titolo nel servizio anche i comuni di Feltre, di Lamon e di Sovramonte, rendendo così operante in
modo univoco e uniforme il servizio domiciliare sull’intero territorio della Comunità Montana
Feltrina. Negli anni di ampliamento del territorio dell’Ulss n°2 (passaggio da 13 a 18 comuni)
scelsero la delega delle funzioni domiciliari e di servizio sociale professionale anche i comuni di
Lentiai e di Sospirolo, quadro confermato anche nell’attuale organizzazione in cui restano
autonomi, rispetto tali funzioni, i comuni di Mel, Sedico e Trichiana.
E’ importante evidenziare che i 15 comuni deleganti hanno scelto anche una
gestione condivisa della parte economica, in cui la figura dell’assistente sociale viene pagata
su quota pro-capite, mentre quella dell’operatore socio-sanitario avviene su ripartizione a
consumo.
Nel territorio dell’Ulss n°2, l’unitarietà del servizio è estesa a tutti i comuni (quindi anche
ai 3 non deleganti) grazie ad un percorso condiviso di elaborazione e di applicazione del
Regolamento unico per la gestione del servizio di assistenza domiciliare socioassistenziale, sviluppato nel Piano Locale della Domiciliarità e tuttora in vigore, nonché allo
sportello integrato che opera in modo uniforme e ‘uniformante’ nel territorio.
Nel 2001, a seguito dell’elaborazione del primo Piano di zona territoriale, la Conferenza
dei Sindaci sceglie di stipulare con l’Ulss la “Convenzione per la realizzazione di un sistema
integrato dei servizi socio-sanitari” che, oltre all’elencazione delle funzioni per delega obbligatoria
(18 comuni) e al richiamo della delega dell’assistenza domiciliare, del servizio sociale professionale
e del segretariato sociale (15 comuni), pone le basi per la gestione unitaria della parte
economica relativa alla “quota alberghiera” in caso di ricovero a carattere
residenziale di persone disabili secondo il seguente criterio:
—
determinato il valore della “quota alberghiera”, ovvero la parte di retta non coperta
da quota sanitaria e di rilievo sanitario erogata dalla Regione o dall’Ulss;
—
determinata la parte di contribuzione a carico dell’utente e/o dei familiari di cui il
comune è responsabile nella definizione e garante per il rispetto essendo a ciò
vincolato il buon esito della gestione associata;
—
viene posto in gestione associata il restante valore che sarà ripartito per il 40% al
comune inviante e per il 60% in quota pro-capite.
Nella stessa convenzione viene avviato un pensiero di gestione unitaria per l’ambito tutela
minori, che verrà negli anni strutturato e definito fino agli accordi sanciti nel 2008 con lo sviluppo
di un regolamento unico per la cura, la protezione e la tutela del minore e con il
recepimento del regolamento dei comuni dell’Ulss n°2 per la gestione associata degli
27
interventi economici legati alla tutela dei minori (rette per servizi e contributi per le
famiglie affidatarie). Secondo queste indicazioni regolamentari, le rette e gli altri interventi
economici a carico della gestione associata sono quelli approvati in sede di Unità Valutativa
Multidimensionale Distrettuale (UVMD). La partecipazione economica è relativa alle seguenti
tipologie di inserimenti:
—
in comunità in regime residenziale;
—
in comunità in regime semiresidenziale (diurno);
—
in convitto e negli interventi educativi al domicilio (nei casi in cui l'UVMD lo ritenga
un adeguato e sufficiente intervento di tutela per il minore). In questi casi l'onere
dell'intervento è a totale carico della quota associativa, in quanto il servizio erogato è
di natura educativa e assistenziale e pertanto non rientra in un LEA sanitario;
—
in affidamento intra-familiare in regime residenziale;
—
in affidamento intra-familiare in regime diurno;
—
in affidamento etero-familiare in regime residenziale;
—
in affidamento etero-familiare in regime diurno.
Per quanto riguarda la retta viene posta in gestione associata esclusivamente la parte non
coperta da quota sanitaria e/o dalla famiglia e anche in questo specifico caso vale quanto sopra
riportato per l’associata disabili ovverosia il 40% al comune inviante e il 60% in quota pro-capite,
in un’ottica di solidarietà soprattutto nei confronti dei comuni più piccoli.
La scelta di una gestione unitaria delle politiche giovanili avviene nel territorio
Feltrino per l’adesione ai bandi regionali promossi attraverso la ex LR 29/88 e l’attuale LR 17/08.
Un’impostazione di tal tipo trova radici già nel 1985 quando, proprio attraverso questi dispositivi di
legge, l’Ulss ha assunto un ruolo rilevante e unificante attraverso una gestione
unitaria delle ludoteche (comuni di Feltre, Arsiè, Alano, Sovramonte, Lamon, Cesiomaggiore,
Pedavena, Quero) e l’istituzione dell’Informagiovani (gestito dall’Ulss con la partecipazione
finanziaria dei comuni di Alano, Arsiè, Feltre, Lamon, Pedavena, Santa Giustina e Vas). L’impegno
nel coordinamento di iniziative rivolte ai giovani e ai minori si è consolidato nel tempo anche
attraverso l’istituzione dell’Ufficio di segreteria e di coordinamento L. 285/97, che ha contribuito a
sviluppare una metodologia di programmazione unitaria e lo sviluppo di reti di coordinamento
tuttora esistenti.
Dal 2005, anno in cui è stato presentato a finanziamento LR 29/88 un progetto unico per
tutta la provincia di Belluno, si sono poi succeduti altri progetti che hanno coinvolto in modo
costante più della metà dei comuni facenti parte dell’Ulss n°2, con un iniziale coordinamento
dell’Ufficio di Piano, ora in capo al comune di Feltre.
Infine, è opportuno ricordare che, sempre dal 2005 su iniziale impulso dell’Ufficio di
Piano, viene sviluppato a livello territoriale il Programma annuale di integrazione sociale e
scolastica per gli immigrati non comunitari che coinvolge tutti 18 i comuni del Feltrino e
che trova nel comune di Feltre l’ente capofila. Si ricorda, inoltre, che lo sportello Informaimmigrati
è sostenuto economicamente da più enti locali facenti parte della Comunità Montana Feltrina.
28
3.1 FAMIGLIA, INFANZIA, ADOLESCENZA,
CONDIZIONE DI DISAGIO, GIOVANI
MINORI
IN
Gli orientamenti strategici tracciati per i prossimi cinque anni riservano particolare
attenzione alla necessità di accompagnare nel benessere e nella difficoltà il nucleo famigliare,
secondo metodologie che prevedono una forte sinergia tra gli attori del territorio (pubblici,
privati e del privato sociale) nell’orientamento, accompagnamento e sostegno dei singoli
componenti.
La filosofia di base è consentire la trasversalità degli interventi senza settorializzare il
bisogno, ma accogliendo la persona/famiglia nella sua globalità: il cittadino al centro dei servizi.
Per quanto concerne la giovane generazione, il pensiero programmatorio accoglie a tutto
tondo l’universo giovanile a partire dalle necessità di vita autonoma, fino ad intrecciare i settori
più specifici dello studio, del lavoro, della casa e della mobilità.
A) LE STRATEGIE DI INDIRIZZO
L’analisi del bisogno, compiuta nelle riunioni del tavolo di lavoro Area Famiglia,
infanzia, adolescenza, minori in condizione di disagio, ha preso in considerazione sia le
necessità del nucleo familiare che vive cambiamenti legati al suo normale “ciclo di vita”, sia quelle
della famiglia che si trova in condizioni di grave disagio e seria problematicità.
Per quanto riguarda i giovani sono stati presi in considerazione sia gli aspetti legati al
passaggio alla vita autonoma, sia quelli relativi alle forme di partecipazione alla vita sociale.
Le riflessioni emerse, integrate con quanto riportato nelle schede di espressione del bisogno
compilate dai singoli soggetti aderenti al Piano di zona, hanno evidenziato le seguenti priorità:
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
fragilità delle figure genitoriali e delle funzioni educative;
rischio di consolidamento di situazioni di grave disagio familiare, personale,
scolastico del minore e rischio di pregiudizio del minore;
rischio di solitudine e di sviluppo di comportamenti devianti nei minori;
fragilità della coppia;
fragilità e discontinuità della rete e del coordinamento territoriale in ambito
familiare;
fragilità della famiglia in situazione di difficoltà socio-economica;
rischio di parcellizzazione e settorializzazione degli interventi che riguardano la
famiglia e i minori;
problematicità nell’avvio della vita autonoma dei giovani;
disagi nella mobilità provinciale ed extraprovinciale per i giovani;
problematicità nell’accesso alla formazione da parte dei giovani;
difficoltà ad attivare e/o gestire spazi aggregativi;
fragilità nello sviluppo dell’imprenditoria giovanile;
fragilità nell’informazione sulle politiche e sulle opportunità rivolte ai giovani;
fragilità nella conoscenza di sé, disagio psicologico nell’età giovanile;
fragilità nel coordinamento tra soggetti che operano nell’area giovani;
problematicità per i giovani nel partecipare ai processi decisionali;
fragilità nella partecipazione attiva dei giovani nell’ambito socio-culturale.
Di seguito si specificano i singoli bisogni indicando se già esistenti nella progettualità del
Piano di zona attualmente in vigore o se emergenti. Si definiscono, inoltre, le politiche verso cui si
intende orientare la futura progettazione.
29
1) fragilità delle figure genitoriali e delle funzioni educative (bisogno consolidato)
Nell’attuale contesto culturale e sociale i genitori si trovano a gestire spesso in
solitudine l’ambito educativo della relazione con i figli. Questa situazione non
favorisce lo sviluppo di adeguate competenze, bensì amplifica ansie e preoccupazioni ed
alimenta nei genitori fragilità ed insicurezza riguardo le proprie capacità educative. A
ricaduta, in bambini e ragazzi possono intensificarsi problematiche comportamentali e
disagi psico-sociali. Si evidenzia, pertanto, il bisogno di supporto e di sostegno al ruolo
genitoriale nelle diverse età dei figli: prima infanzia, latenza, pre-adolescenza ed
adolescenza. Situazioni che richiedono un giusto accompagnamento alle funzioni genitoriali
sono anche i genitori adottivi, la genitorialità sociale, le coppie di genitori separati, la
monogenitorialità. Quanto detto viene confermato anche dai dati dell’utenza afferente alla
UO consultorio familiare e tutela minori, che passa dai 1.702 utenti del 2007 ai 1.928
del 2009. Per completezza si ricorda qui che tale unità operativa è inserita (secondo l’Atto
Aziendale) nel dipartimento trans-murale area materno infantile e, pertanto, sono
costanti ed intriseci nell’attività quotidiana i rapporti con l’ospedale sia
attraverso azioni di promozione, sia attraverso l’attivazione di specifici
protocolli di intervento.
Politiche da perseguire:
favorire e potenziare percorsi di sostegno alla genitorialità che, in varie forme, si
occupino dell’accompagnamento dei genitori con figli anche in collaborazione
con i soggetti del territorio con particolare attenzione al mondo della scuola;
dedicare particolare attenzione alla famiglia adottiva nelle varie fasi del percorso
adottivo.
2) rischio di consolidamento di situazioni di grave disagio personale, familiare, scolastico
del minore e rischio di pregiudizio del minore (bisogno consolidato)
Nel nostro territorio è presente un incremento delle situazioni di grave disagio familiare
e di disagio scolastico del minore: il servizio psico-sociale per l’età evolutiva passa da
1.164 casi nel 2007 a 1.261 nel 2009 e l’ufficio tutela minori17 vede aumentare le
situazioni in carico dalle 56 del 2008 alle 60 attuali. Si tratta di situazioni familiari
complesse che richiedono interventi professionali specifici nel lungo periodo. La presa in
carico ed il trattamento del nucleo familiare, incluso il bambino, hanno l'obiettivo di
sostenere e promuovere nuove competenze educative. In alcune situazioni si rende
necessario l’inserimento del minore in comunità d’accoglienza, per questo motivo il
mantenimento dell’associata tra comuni rimane un bisogno fondamentale. Si sottolinea,
inoltre, l'importanza di sostenere adulti e minori che hanno subito traumi per
maltrattamento/abuso mediante percorsi specifici anche psico-terapeutici.
Politiche da perseguire:
ampliare e sviluppare percorsi di sostegno alla famiglia ed al minore nelle
situazioni di grave disagio familiare e nel rischio di pregiudizio del minore;
sviluppare e potenziare l’affido familiare;
favorire e potenziare percorsi educativi a domicilio e riabilitativi di sostegno al
minore;
potenziare gli interventi diagnostico-riabilitativo-educativi a favore di minori
con DSA;
promuovere interventi mirati di supporto nelle difficoltà di comunicazione e di
relazione dei minori stranieri;
mantenere e promuovere l’aggiornamento e la disponibilità dei tutori volontari
per minori di età;
mantenere l’attività delle comunità d’accoglienza diurne e residenziali per
minori;
17
Atto di recepimento delle Linee Guida Regionali per la Tutela e la Protezione dei Minori in allegato.
30
-
mantenere il sostegno economico (associata) per le situazioni che richiedono
l’inserimento del minore in comunità d’accoglienza semi-residenziali e
residenziali;
favorire percorsi di sostegno ad adulti e minori nelle situazioni di trauma per
maltrattamento ed abuso infantile (es. pedofilia);
implementare la collaborazione con il mondo della scuola anche attraverso la
strutturazione di specifici protocolli.
3) rischio di solitudine e di sviluppo di comportamenti devianti nei minori (bisogno
consolidato)
Sono sempre più i minori che vivono in contesti di solitudine. Il lavoro di entrambi i
genitori e la distribuzione territoriale dei paesi che non agevola gli spostamenti,
fanno sì che il tempo extra-scolastico dei ragazzi sia un tempo “autogestito”. Si nota come
questa situazione, nell’attuale contesto sociale, porti i ragazzi a precocizzare le esperienze e
condizioni le dinamiche relazionali tra pari. Queste, infatti, si fanno più insofferenti ed
aggressive, con conseguenti episodi di bullismo o all’opposto di esasperata chiusura e
rinuncia. Diventa essenziale la presenza di adulti di riferimento significativi e lo sviluppo di
percorsi psico-educativi di supporto nelle attività extrascolastiche, incluso il sostegno nelle
attività di studio (compiti scolastici).
Politiche da perseguire:
migliorare la gestione del tempo libero per i minori contrastando situazioni di
solitudine e disagio;
favorire e sviluppare percorsi di educazione alla relazione tra pari e con adulti di
riferimento significativi in un’ottica di prevenzione ai comportamenti devianti;
implementare il sostegno nelle attività extrascolastiche.
4) fragilità della coppia (bisogno consolidato)
I dati evidenziano un aumento delle separazioni di coppia e un incremento delle
separazioni delle coppie conviventi con figli. Queste situazioni esprimono il bisogno
emergente di ampliare e potenziare sia l’accompagnamento alla coppia in generale, sia il
supporto e il sostegno nella conflittualità per le coppie in crisi. Diventa necessario favorire e
promuovere momenti formativi e informativi di confronto con esperti nelle tematiche che
riguardano la coppia. Inoltre, nel caso di separazione della coppia con figli, è prioritario
promuovere e potenziare percorsi di sostegno alla genitorialità.
Politiche da perseguire:
favorire e sviluppare l’accompagnamento della coppia nei vari momenti del suo
ciclo vitale;
potenziare il sostegno della coppia in crisi per un’adeguata gestione della
conflittualità, con particolare attenzione alla coppia con figli attraverso anche la
mediazione familiare;
dedicare attenzione alla violenza intra-familiare, in particolare nei confronti
della donna, anche prevedendo dispositivi di accoglienza o case rifugio.
5) fragilità e discontinuità della rete e del coordinamento territoriale in ambito familiare
(bisogno emergente)
Si assiste all’aumento di situazioni di solitudine, di fragilità familiare e di difficoltà,
anche temporanea, delle famiglie e dei genitori. E’ presente, inoltre, il bisogno di
potenziare un raccordo territoriale tra i vari soggetti che si occupano di famiglia e
minori (famiglia, comunità d’accoglienza per minori, servizi Ulss, strutture prima infanzia,
scuola, enti, associazioni) al fine di garantire maggiore continuità agli interventi a favore
della famiglia, anche tenendo conto dei tempi di cura e di lavoro.
31
Politiche da perseguire:
promuovere ed ampliare la creazione di reti di solidarietà stabili in ambito
territoriale;
favorire e sviluppare le reti di famiglie e l’associazionismo familiare;
promuovere una riflessione sulla conciliazione tempi di cura e tempi di lavoro;
sviluppare e potenziare prassi condivise tra soggetti che operano nello stesso
ambito;
promuovere il raccordo territoriale tra i vari soggetti che si occupano di famiglia
e minori per garantire maggiore continuità agli interventi a favore della famiglia;
mantenere ed ampliare quanto attuato finora quale momento di confronto per
attivare prassi condivise.
6) fragilità della famiglia in situazione di difficoltà socio-economica (bisogno emergente)
A causa della crisi economica in atto, le famiglie presentano difficoltà di carattere
socio-economico. L’erogazione dei contributi sembra non essere omogenea e
proporzionata in tutto il territorio del Feltrino.
Politiche da perseguire:
favorire il sostegno economico della famiglia;
monitorare e ‘regolamentare’ laddove possibile l’erogazione di contributi nei
comuni del territorio.
7) rischio di parcellizzazione e di settorializzazione degli interventi che riguardano la
famiglia e i minori (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
integrare in modo coordinato le varie attività istituzionali che il territorio
promuove in riferimento alla donna, alla famiglia, ai minori e più in generale
nell’ambito delle pari opportunità;
favorire lo sviluppo ed il potenziamento di formazione continua per operatori,
educatori ed adulti di riferimento che si occupano di famiglia e minori.
8) problematicità nell’avvio della vita autonoma (bisogno emergente)
Si evidenziano come fortemente problematici i percorsi che portano alla
strutturazione di una vita autonoma e, di conseguenza, all’uscita dalla famiglia
d’origine a causa delle difficoltà in ambito lavorativo (precariato, disoccupazione, salari
insufficienti) e dell’elevato costo di affitti e abitazioni.
Politiche da perseguire:
implementare le buone prassi operative già esistenti (es. sportelli A. Gio,
sportello prima casa promosso dalla Provincia);
stimolare il coordinamento tra amministrazioni pubbliche, scuola, università e
mondo del lavoro;
attivare ricerca - azione sul “social - housing”.
9) disagi nella mobilità provinciale ed extraprovinciale (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
incrementare e qualificare l’offerta di trasporto pubblico locale;
promuovere l’uso della bicicletta;
attivare ricerca sulla mobilità coinvolgendo i giovani.
32
10) problematicità nell’accesso alla formazione (bisogno consolidato)
La formazione universitaria dei figli comporta costi molto alti per le famiglie,
soprattutto per le spese di vitto e alloggio fuori sede ed i trasporti.
Si rilevano scarsi investimenti da parte delle aziende del territorio per la
formazione di tirocinanti e neo-assunti che consentirebbero al giovane di farsi
un'esperienza in loco. Anche presso gli enti pubblici le possibilità di svolgere
tirocini sono limitate.
Politiche da perseguire:
attivare fondi di sostegno/borse di studio per studenti meritevoli;
potenziare l’informazione sulle opportunità economiche esistenti per gli studenti
meritevoli;
implementare le buone prassi operative già esistenti (es. sportelli A.Gio, tirocini
per studenti delle scuole superiori finanziati dai centri per l’impiego, rete per
l’orientamento);
stimolare aziende ed enti ad accogliere tirocinanti, prevedendo un fondo
pubblico di sostegno;
potenziare il legame università - territorio.
11) difficoltà ad attivare/gestire spazi aggregativi (bisogno consolidato)
Solo in alcuni comuni sono disponibili spazi destinati ai giovani. E’ evidente, inoltre, la
carenza di sale prove musicali. Si continua a sottolineare lo scarso investimento nelle figure
professionali a sostegno delle politiche giovanili (educatori, educatori di comunità).
Politiche da perseguire:
stimolare la collaborazione tra comuni limitrofi per affrontare la progettazione e
le spese in modo aggregato;
investire maggiori risorse economiche e umane nella gestione degli spazi
aggregativi giovanili;
incrementare la fruibilità per i giovani degli spazi già esistenti;
concorrere ai bandi europei anche per attivare iniziative di interesse per i
giovani.
12) fragilità nello sviluppo dell’imprenditoria giovanile (bisogno emergenze)
Politiche da perseguire:
migliorare la diffusione dell’informazione sulle opportunità già esistenti (es.
incubatori d’impresa, finanziamenti specifici);
aumentare la collaborazione tra enti, associazioni di categoria, scuola, università.
13) fragilità nell’informazione sulle politiche e sulle opportunità rivolte ai giovani (bisogno
consolidato)
Politiche da perseguire:
stimolare lo scambio di informazioni tra enti e servizi;
migliorare i canali di comunicazione con il mondo giovanile, aumentando la
consapevolezza del proprio ruolo e le conoscenze degli adulti di riferimento per i
giovani.
14) fragilità nella conoscenza di sé, disagio psicologico (bisogno consolidato)
Il disagio psicologico, si manifesta anche con l’ampio ricorso all’uso di psicofarmaci oltre
che nella più normale difficoltà a riconoscere i propri interessi, le proprie competenze e le
proprie capacità, nel capire come collegare l’ambito formativo con quello lavorativo. E’
riconducibile anche alla carenza di esperienze nei contesti sociali, collegate in parte alle
33
scarse competenze di alcuni adulti nell'accogliere ed affiancare i giovani, in parte alla scarsa
propensione di alcuni genitori ad orientare i figli verso esperienze extrascolastiche o ad
aiutarli a rielaborare le esperienze vissute.
Politiche da perseguire:
mantenere consulenze psicologiche, educative, sanitarie;
mantenere percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità;
implementare progetti che avvicinano i giovani alla comunità e alle associazioni
di volontariato.
15) fragilità nel coordinamento tra soggetti che operano nell’area giovani (bisogno
consolidato)
Politiche da perseguire:
attivare progetti che coinvolgano più enti;
attivare progetti di comunità di durata pluriennale;
attivare corsi di formazione per tecnici e politici.
16) problematicità per i giovani nel partecipare ai processi decisionali (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
aumentare le occasioni di informazione e di confronto su temi di interesse
generale, avvalendosi di linguaggi e stili comunicativi vicini ai giovani;
inserire nelle commissioni consiliari rappresentanti del mondo giovanile;
sviluppare maggiori collegamenti con l’ambito provinciale e regionale attraverso
organismi di rappresentanza (LR 17/08);
stimolare nei gruppi giovanili organizzati la riflessione socio-politica sulla
comunità locale.
17) fragilità nella partecipazione attiva dei giovani nell’ambito socio-culturale (bisogno
consolidato)
Politiche da perseguire:
costruire percorsi di impegno dei giovani nei mesi estivi presso enti pubblici,
associazioni culturali e di volontariato, parrocchie;
creare centrali delle capacità per la condivisione di saperi ed esperienze;
offrire sostegno economico e tecnico all’organizzazione di attività socio-culturali
di associazioni giovanili esistenti o nascenti;
attivare percorsi di cittadinanza attiva;
promuovere attività di interesse per i giovani.
34
B) LE SCELTE OPERATIVE
Le azioni di mantenimento (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è
un’espressione operativa)
PRIORITA’
INTERVENTI
Asilo nido (2)
Micronido (4)
Nido integrato (2)
1) fragilità
figure
genitoriali e
delle funzioni
educative
Centro per la
famiglia (2)
Associazione G. Conz
Comune di Feltre
Nido in famiglia
Cooperativa
Portaperta per il
coordinamento
Consultorio
Familiare e Tutela
Minori
Ulss 2 - CF
Adozione
Ulss 2 - CF
Sostegno alla
genitorialità
2) rischio di
consolidame
nto di
situazioni di
grave disagio
personale,
familiare
scolastico del
minore e
rischio di
pregiudizio
del minore
SOGGETTO
RESPONSABILE
Comune di Feltre
Comune di Sedico
Il Giocanido
L’Arcobaleno
Il Cucciolo
Il Girasole
Il Germoglio
Nido Sant’Antonio di
Tortal
Ulss 2 - CF
UTENZA
RISORSE
2011
2011
Favorire e potenziare percorsi
di sostegno alla genitorialità
200
1.052.842
Favorire e potenziare percorsi
di sostegno alla genitorialità
130
380.800
Favorire e potenziare percorsi
di sostegno alla genitorialità
41
265.700
200
48.000
n.q.
n.q.
1.950
617.705
50
Costi in
CF
155
28.800+q
uota CF
1.300
950.837
56
47.320 +
quota CF
POLITICHE
Favorire e potenziare percorsi
di sostegno alla genitorialità
Favorire e sviluppare le reti di
famiglie
Favorire e potenziare percorsi
di sostegno alla genitorialità
Favorire e sviluppare le reti di
famiglie
In linea generale tutte quelle
espresse in particolare quelle
elencate nelle priorità 1) 2) 4)
5)
dedicare particolare attenzione
alla famiglia adottiva nelle
varie fasi del percorso adottivo
favorire e potenziare percorsi
di sostegno alla genitorialità
che, in varie forme, si
occupino
dell’accompagnamento dei
genitori con figli anche in
collaborazione con i soggetti
del territorio con particolare
attenzione al mondo della
scuola
favorire e potenziare percorsi
educativi a domicilio e
riabilitativi di sostegno al
minore
Servizio psicosociale per l’età
evolutiva
Tutela minori
Ulss 2 - SPSEE
Ulss 2 – CF Ufficio
Tutela Minori
promuovere interventi mirati
di supporto nelle difficoltà di
comunicazione e di relazione
dei minori stranieri
implementare la
collaborazione con il mondo
della scuola anche attraverso
la strutturazione di specifici
protocolli
ampliare e sviluppare percorsi
di sostegno alla famiglia ed al
minore nelle situazioni di
grave disagio familiare e nel
rischio di pregiudizio del
minore
35
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
RISORSE
2011
2011
40
20.360+
quota CF
22
volontariato
favorire e potenziare percorsi
educativi a domicilio e
riabilitativi di sostegno al
minore
mantenere il sostegno
economico (associata) per le
situazioni che richiedono
l’inserimento del minore in
comunità d’accoglienza diurne
e residenziali
implementare la
collaborazione con il mondo
della scuola anche attraverso
la strutturazione di specifici
protocolli
Sviluppare e potenziare
l’affido familiare
Affido familiare
Tutori volontari
per minori di età
Comunità
educativa semiresidenziale
Parapiglia
Comunità
educativa
residenziale Casa
Aladino
3) rischio di
solitudine e
di sviluppo di
comportame
nti devianti
nei minori
Ulss 2 - CF
Ulss 2 e Conferenza
dei Sindaci
promuovere ed ampliare la
creazione di reti di solidarietà
stabili in ambito territoriale
favorire e sviluppare le reti di
famiglie e l’associazionismo
familiare
Mantenere e promuovere
l’aggiornamento e la
disponibilità dei tutori
volontari per minori di età
Cooperativa
Portaperta
Mantenere le attività delle
comunità di accoglienza
residenziali per minori
8
83.100
Cooperativa
Portaperta
Mantenere le attività delle
comunità di accoglienza
residenziali per minori
8
375.800
Comunità
educativa Aurora
CIF – Villa San
Francesco
Mantenere le attività delle
comunità di accoglienza
residenziali per minori
10
235.000
Ludoteca (2)
Comune di Alano di
Piave
Comune di Sedico
610
26.300
Centro giovani (3)
Comune di Feltre
Comune di Quero
Comune di Sedico
4.610
75.525
20
4.000
7.200
96.000
migliorare la gestione del
tempo libero per i minori
contrastando situazioni di
solitudine e disagio
investire maggiori risorse
economiche e umane nella
gestione degli spazi aggregativi
giovanili
incrementare la fruibilità per i
giovani degli spazi esistenti
Sostegno socioeducativo
scolastico
Centro estivo
Comuni di Mel e
Sospirolo
Implementare il sostegno nelle
attività extrascolastiche
Comune di Alano
Comune di Feltre
Comune di Mel
Unione dei comuni
BF
Comune di S.
Giustina
migliorare la gestione del
tempo libero per i minori
contrastando situazioni di
solitudine e disagio
36
PRIORITA’
INTERVENTI
Attività ricreative
di socializzazione
e di prevenzione
4) fragilità
della coppia
Mediazione
familiare
Contributi a
famiglie con figli
minori
6) fragilità
della famiglia
in situazione
di difficoltà
socioeconomica
Sostegno
economico
famiglie figli 0-18
mesi
Contributi a
famiglie con figli
giovani
Integrazioni
economiche alle
famiglie
7) rischio di
parcellizzazio
ne e di
settorializzaz
ione degli
interventi
che
riguardano la
famiglia e i
minori
11) difficoltà
ad
attivare/gesti
re spazi
aggregativi
Banca dell’usato e
banca del tempo
Progetto giovani
SOGGETTO
RESPONSABILE
Comune di Trichiana
Associazione G Conz
Comune di Arsiè
Comune di
Cesiomaggiore
Comune di Fonzaso
Comune di Lamon
Comune di Lentiai
Comune di Pedavena
Comune di S.
Gregorio
Comune di Sedico
Comune di Seren
Comune di Sospirolo
Ulss 2 - CF
Comune di Alano
Comune di Lamon
Unione dei Comuni
BF
Comune di Seren
Comune di Sospirolo
Comune di
Sovramonte
CAV/Movimento per
la vita
Comune di Lamon
Comune di Sospirolo
Comune di
Sovramonte
Comune di Alano di
Piave
Unione dei Comuni
BF
Comune di Lentiai
Comune di Sedico
Comune di Sospirolo
Comune di Trichiana
Associazione Dafne
Comune di S.
Giustina
Comune di
Sovramonte
Comune di Trichiana
UTENZA
RISORSE
2011
2011
4.170
33.677
potenziare il sostegno della
coppia in crisi per un’adeguata
gestione della conflittualità,
con particolare attenzione alla
coppia con figli attraverso
anche la mediazione familiare
20
Costi in
CF
Favorire il sostegno economico
della famiglia
792
100.340
6
5.000
104
22.280
Favorire il sostegno economico
della famiglia
126
37.200
integrare in modo coordinato
le varie attività istituzionali
che il territorio promuove in
riferimento alla donna, alla
famiglia, ai minori e più in
generale nell’ambito delle pari
opportunità
40
volontariato
317
9.300
POLITICHE
Migliorare la gestione del
tempo libero dei minori
contrastando situazioni di
solitudine e di disagio
Favorire il sostegno economico
della famiglia
Favorire il sostegno economico
della famiglia
Stimolare la collaborazione tra
comuni limitrofi per affrontare
la progettazione e le spese in
modo aggregato
aumentare le occasioni di
37
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
UTENZA
RISORSE
2011
2011
600
40.320+q
uota CF
Comune di san
Gregorio nelle Alpi
costruire percorsi di impegno
dei giovani nei mesi estivi
presso enti pubblici,
associazioni culturali e di
volontariato, parrocchie
70
1.600
Centro Servizi
Volontariato
costruire percorsi di impegno
dei giovani nei mesi estivi
presso enti pubblici,
associazioni culturali e di
volontariato, parrocchie
200
20.000
POLITICHE
informazione e di confronto su
temi di interesse generale
14) fragilità
nella
conoscenza
di sé, disagio
psicologico
17) fragilità
nella
partecipazion
e attiva dei
giovani
nell’ambito
socioculturale
Consultorio
Giovani
Progetto giovani:
scambio tra
studenti
universitari e
della scuola
superiore
‘Domani è già qui’
e cittadinanza
attiva ‘Aperto per
ferie’
Progetto
Volontario anche
tu!
mantenere consulenze
psicologiche, educative,
sanitarie
Ulss 2 - CF
mantenere percorsi di
educazione all’affettività e alla
sessualità
Le azioni di potenziamento o riconversione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto
cui vi è un’espressione operativa)
PRIORITA’
2) rischio di
consolidame
nto di
situazioni di
grave disagio
personale,
familiare
scolastico del
minore e
rischio di
pregiudizio
del minore
3) rischio di
solitudine e
di sviluppo
di
comportame
nti devianti
nei minori
INTERVENTI
Comunità
educativa
residenziale Casa
Aladino:
ampliamento
Educativa a
domicilio
Contrasto al
disagio scolastico
Sostegno socioeducativo
scolastico
Sostegno socioeducativo
scolastico
Attività estive
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
Cooperativa
Portaperta
Mantenere le attività delle
comunità di accoglienza
residenziali per minori
Ulss n°2 - SPSEE
favorire e potenziare percorsi
educativi a domicilio e
riabilitativi di sostegno al
minore
Ufficio Scolastico
Territoriale di
Belluno
ampliare e sviluppare percorsi
di sostegno alla famiglia ed al
minore nelle situazioni di
grave disagio familiare e nel
rischio di pregiudizio del
minore
UTENZA
RISORSE
2011
2011
8
(2012)
281.000
(2012)
35.000
10
(finanziam
ento
condiziona
to)
50
2.000
50
16.200
implementare la
collaborazione con il mondo
della scuola anche attraverso
la strutturazione di specifici
protocolli
Associazione G. Conz
Implementare il sostegno
nelle attività extrascolastiche
Unione dei Comuni
Basso Feltrino
Implementare il sostegno
nelle attività extrascolastiche
40
5.000
Associazione G. Conz
Migliorare la gestione del
200
22.000
38
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
RISORSE
2011
2011
40
12.000
50
25.000
10
12.000
100
25.000
4
2.000
400
25.000
tempo libero per i minori
contrastando situazioni di
solitudine e disagio
5) fragilità e
discontinuità
della rete e
del
coordinamen
to
territoriale
in ambito
familiare
6) fragilità
della
famiglia in
situazione di
difficoltà
socioeconomica
7) rischio di
parcellizzazi
one e di
settorializzaz
ione degli
interventi
che
riguardano
la famiglia e i
minori
11) difficoltà
ad
attivare/gest
ire spazi
aggregativi
Reti di solidarietà
e associazionismo
familiare ‘Un
tesoro di famiglia’
Cooperativa
Portaperta Associazione A Piedi
Allegri
promuovere ed ampliare la
creazione di reti di solidarietà
stabili in ambito territoriale
favorire e sviluppare le reti di
famiglie e l’associazionismo
familiare
Tavolo di lavoro
tra agenzie che si
occupano di
minori giovani
famiglia
Comune di Sedico
favorire e potenziare percorsi di
sostegno alla genitorialità che, in
varie forme, si occupino
dell’accompagnamento dei
genitori con figli anche in
collaborazione con i soggetti del
territorio con particolare
attenzione al mondo della scuola
Sostegno
economico
famiglie figli 0-3
anni
Comune di Seren del
Grappa
Favorire il sostegno
economico della famiglia
Favorire il sostegno
economico della famiglia
Sostegno alla
famiglia in
difficoltà
economica
Comune di Sedico
Sostegno alla
famiglia in
difficoltà
economica
Comune di Alano di
Piave
Monitorare e regolamentare
l’erogazione dei contributi nei
comuni del territorio
Favorire il sostegno
economico della famiglia
Favorire il sostegno
economico della famiglia
Opportunità di
scambio di
articoli per la
prima infanzia
Associazione G. Conz
Formazione
Tavolo
coordinamento
servizi prima infanzia
Favorire lo sviluppo ed il
potenziamento di formazione
continua
50
2.000
Linguaggio 0-3
anni
Tavolo
coordinamento
servizi prima infanzia
Favorire lo sviluppo e il
potenziamento della
formazione continua
50
n.q.
300
7.000
40
18.000
Gestione e
potenziamento
spazio giovani
Comuni di Feltre
pedavena Seren Consulta
intercomunale
Creazione di sala
prove
Comune di Sedico
Favorire e sviluppare le reti di
famiglie
Stimolare la collaborazione tra
comuni limitrofi per
affrontare la progettazione e le
spese in modo aggregato
incrementare la fruibilità per i
giovani degli spazi già
esistenti
Investire maggiori risorse
economiche e umane nella
gestione di spazi aggregativi
giovanili
39
PRIORITA’
INTERVENTI
14) fragilità
nella
conoscenza
di sé, disagio
psicologico
Incontri
finalizzati
all’acquisizione di
una maggiore
consapevolezza di
sé davanti al
pubblico
15) fragilità
nel
coordinamen
to tra
soggetti che
operano
nell’area
giovani
Incontri con il
tessuto
associazionisticovolontaristico del
territorio
16)
problematici
tà per i
giovani nel
partecipare
ai processi
decisionali
17) fragilità
nella
partecipazio
ne attiva dei
giovani
nell’ambito
socioculturale
Progetto Giovani:
formazione
politica
SOGGETTO
RESPONSABILE
Comune di Sedico
Comune di Sedico
POLITICHE
Implementare progetti che
avvicinano i giovani alla
comunità e alle associazioni di
volontariato
Attivare progetti che
coinvolgono più enti
UTENZA
RISORSE
2011
2011
20
4.000
30
2.500
200
500
25
200
60
22.000
70
4.000
Attivare progetti di comunità
di durata pluriennale
Comune di Mel
migliorare i canali di
comunicazione con il mondo
giovanile, aumentando la
consapevolezza del proprio
ruolo e le conoscenze degli
adulti di riferimento per i
giovani
stimolare nei gruppi giovanili
organizzati la riflessione
socio-politica sulla comunità
locale
Migliorare i canali di
comunicazione con il mondo
giovanile
Riorganizzazione
della consulta
giovani
Comune di Trichiana
Cittadinanza
attiva
Associazione G. Conz
Progetto Giovani:
summer job
Comune di Mel
Stimolare nei gruppi giovanili
organizzati la riflessione
socio-politica sulla comunità
locale
Attivare percorsi di
cittadinanza attiva
attivare percorsi di
cittadinanza attiva
costruire percorsi di impegno
dei giovani nei mesi estivi
presso enti pubblici,
associazioni culturali e di
volontariato, parrocchie
Le azioni di innovazione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è un’espressione
operativa)
PRIORITA’
INTERVENTI
1) fragilità
figure
genitoriali e
funzioni
educative
Supporto a
genitori e
adolescenti
Reti di famiglie
– custodia
temporanea di
bambini – nido
SOGGETTO
RESPONSABILE
Comune di Mel
Associazione G. Conz
POLITICHE
Favorire e potenziare percorsi
di sostegno alla genitorialità
Favorire e potenziare percorsi
di sostegno alla genitorialità
UTENZA
RISORSE
2011
2011
100
1.000
27
18.000
Favorire e sviluppare le reti di
40
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
in famiglia
Comunità
educativa
diurna
2) rischio di
consolidame
nto di
situazioni di
grave disagio
personale,
familiare
scolastico del
minore e
rischio di
pregiudizio
del minore
3) rischio di
solitudine e
di sviluppo
di
comportame
nti devianti
nei minori
4) fragilità
della coppia
UTENZA
RISORSE
2011
2011
10
150.000
6
70.000
8
150.000
30
53.300
10
volontariato
10
volontariato
n.q.
20.000
30
30.000
famiglie
Associazione G. Conz
Comunità
educativa
mammabambino
Associazione G. Conz
Comunità
educativa
familiare
Associazione G. Conz
Interventi a
favore di minori
con DSA
Ulss 2 - SPSEE
Centro di
consulenza
legale
Associazione Dafne
Laboratorio di
psicoterapia per
adulti e minori
vittime di
violenza in età
infantile
POLITICHE
Associazione Dafne
Mantenere l’attività delle
comunità
Ampliare e sviluppare percorsi
di sostegno alla famiglia e al
minore nelle situazioni di
grave disagio familiare e nel
rischio di pregiudizio del
minore
Mantenere le attività delle
comunità di accoglienza
residenziali per minori
potenziare gli interventi
diagnostico-riabilitativoeducativi a favore di minori
con DSA
favorire percorsi di sostegno
ad adulti e minori nelle
situazioni di trauma per
maltrattamento ed abuso
infantile (pedofilia)
favorire percorsi di sostegno
ad adulti e minori nelle
situazioni di trauma per
maltrattamento ed abuso
infantile (pedofilia)
Migliorare la gestione del
tempo libero per i minori
contrastando situazioni di
solitudine e disagio
Centro
polifunzionale
per minori
Cooperativa Portaperta
Ludoteca
Cooperativa Portaperta
Comune di Santa
Giustina
Sostegno socioeducativo
scolastico
Comune di Seren del
Grappa
Comune di Santa
Giustina
Implementare il sostegno
nelle attività extrascolastiche
60
15.000
Sostegno socioeducativo
scolastico (6-11
e 12-15 anni)
Cooperativa Portaperta
Implementare il sostegno
nelle attività extrascolastiche
20
36.000
150
200
247
400
15
570.000
Informazione
sul bullismo
Comune di Mel
Laboratori
Associazione Dafne
Casa di pronta
accoglienza per
donne sole e con
figli
Istituto Carenzoni
Monego
Implementare il sostegno
nelle attività extrascolastiche
migliorare la gestione del
tempo libero per i minori
contrastando situazioni di
solitudine e disagio
Favorire e sviluppare percorsi
di educazione alla relazione
tra i pari e con adulti di
riferimento
Migliorare la gestione del
tempo libero contrastando
situazioni di solitudine e di
disagio
Dedicare attenzione alla
violenza intra-familiare, in
particolare nei confronti della
donna, anche prevedendo
dispositivi di accoglienza o
41
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
RISORSE
2011
2011
20
(2012)
400
(2012)
50
1.000
25
1.000
910
n.q.
150
volontariato
20
5.000
20
200
case rifugio
5) fragilità e
discontinuità
della rete e
del
coordinamen
to
territoriale
in ambito
familiare
7) rischio di
parcellizzazi
one e di
settorializzaz
ione degli
interventi
che
riguardano
la famiglia e i
minori
Sensibilizzare
alla solidarietà
familiare
Comune di Trichiana
Continuità nidoscuole d’infanzia
Tavolo coordinamento
servizi prima infanzia
Promuovere ed ampliare la
creazione di reti di solidarietà
stabili in ambito territoriale
Sviluppare e potenziare prassi
condivise tra soggetti che
operano nello stesso ambito
Promuovere il raccordo
territoriale per garantire
maggiore continuità agli
interventi
Incontri
informativi per
insegnanti
Comune di Mel
Favorire lo sviluppo ed il
potenziamento di formazione
continua per operatori,
educatori e adulti di
riferimento
Incontri
informativi per
insegnanti e per
famiglie
nell’ambito del
disagio
Ufficio Provinciale
Territoriale Associazione Dafne
Favorire lo sviluppo ed il
potenziamento di formazione
continua per operatori,
educatori e adulti di
riferimento
Sensibilizzare la
comunità nei
confronti della
pedofilia
‘Attenzione ai
piccoli’
Associazione Dafne
13) fragilità
nell’informaz
ione sulle
politiche e
sulle
opportunità
rivolte ai
giovani
Incontri di
orientamento
finalizzati
all’entrata nel
mondo del
lavoro
Comune di Sedico
17) fragilità
nella
partecipazio
ne attiva dei
giovani
nell’ambito
socioculturale
Concorso
fotografico
‘Scopri il tuo
territorio’
Comune di Santa
Giustina – Consulta
Giovani
Favorire lo sviluppo ed il
potenziamento di formazione
continua per operatori,
educatori e adulti di
riferimento
stimolare lo scambio di
informazioni tra enti e servizi
migliorare i canali di
comunicazione con il mondo
giovanile, aumentando la
consapevolezza del proprio
ruolo e le conoscenze degli
adulti di riferimento per i
giovani
Promuovere attività di
interesse per i giovani
42
3.2 PERSONE ANZIANE
La finalità delle strategie e degli interventi di seguito descritti sono rivolti al
mantenimento e, ove possibile, al miglioramento del benessere della persona anziana e del suo
nucleo famigliare, nel rispetto della libertà di scelta assistenziale, di equilibrio economico e dello
sviluppo solidaristico della comunità.
A) LE STRATEGIE DI INDIRIZZO
Nel corso delle riunioni del tavolo di lavoro Area Anziani e attraverso la raccolta di una
scheda di espressione del bisogno compilata dal singolo soggetto aderente al Piano di zona, è stata
approfondita l’analisi del bisogno che ha evidenziato le seguenti necessità declinate in ordine di
priorità:
1)
fragilità delle persone anziane e adulte in situazione di scarsa autosufficienza nel
vivere a domicilio;
2)
rischio di non adeguata offerta residenziale rispetto ai bisogni della popolazione
over 65 anni non autosufficiente;
3)
rischio di forte compromissione socio-sanitaria di persone di età inferiore ai 65
anni che vivono da sole e che presentano problematiche psichiatriche, di
dipendenza, di disadattamento sociale e/o di persone over 65 anni dimesse
dall’ospedale con importanti necessità socio-assistenziali e sanitarie;
4)
fragilità della persona anziana affetta da demenza e del suo contesto familiare
protettivo;
5)
rischio di parcellizzazione e settorializzazione degli interventi a favore delle
persone anziane;
6)
rischio di compromissione nella gestione autonoma delle attività.
Si approfondiscono di seguito i singoli bisogni, evidenziando quali elementi li caratterizzano
e sulla base di quali considerazioni emergono queste esigenze, se i bisogni espressi sono già stati
presi in esame nella pianificazione tuttora vigente o, al contrario, si presentano solo ora e, infine,
quali sono le politiche verso cui si intende orientare la futura progettazione:
1)
fragilità delle persone anziane e adulte in situazione di scarsa autosufficienza nel
vivere a domicilio (bisogno consolidato)
Nel 2009 risultano essere in carico al Servizio Sociale Età Adulta e Anziana dell’Ulss
(delegato da 15 comuni) e ai servizi sociali dei comuni di Mel, Sedico e Trichiana
complessivamente 2.600 utenti (corrispondenti al 3% della popolazione totale del Feltrino)
per il servizio sociale professionale e per l’assistenza domiciliare socio-assistenziale, di cui
843 anche con interventi sanitari. Se si tiene conto, inoltre, che nel Feltrino cresce
annualmente l'incidenza degli anziani ultrasessantacinquenni, è evidente che la
fascia di popolazione che presenta fragilità di tal tipo non può che crescere. Molti degli
utenti in carico presentano una multiproblematicità che rende necessario
implementare i percorsi di assistenza domiciliare (prevalentemente erogata nelle
mattine dei giorni feriali) anche nei pomeriggi e nelle festività. Questo sia in risposta
all’effettiva esigenza di assistenza dell’utente, sia nell’ottica di sollievo ai care giver. Nella
direzione di consentire alla persona una permanenza a domicilio anche nella non
autosufficienza è importante ricordare l’importanza di prevedere un adeguato
sostegno economico (attraverso contributi ad hoc dell’ente locale, attraverso l’assegno di
cura, attraverso il fondo per il sollievo/buoni servizio). Si evidenzia, infine, la necessità di
pensare percorsi sperimentali in quest’ambito.
Politiche da perseguire:
43
-
-
rendere maggiormente efficace l’intervento domiciliare (proponendolo anche
nelle ore pomeridiane e nei giorni festivi; calibrando il regolamento territoriale
domiciliarità, ecc.);
promuovere l’accoglienza diurna e notturna (sviluppo/implementazione di
centri diurni e opportunità di accoglienza notturna);
individuare modalità uniformi di impiego dei fondi a sostegno economico (es.
fondo per il sollievo);
accompagnare l’utente nell’orientamento dell’offerta (sportello integrato);
offrire alla persona fragile sicurezza di risposte immediate nel bisogno (es.
telesoccorso e telecontrollo, ricoveri di sollievo).
2)
rischio di non adeguata offerta residenziale rispetto ai bisogni della popolazione
over 65 anni non autosufficiente (bisogno consolidato)18
I centri servizio rivolti alle persone anziane si sono strutturati negli anni come
un’importante risorsa per la comunità locale, sviluppando la propria offerta non soltanto
nel campo della residenzialità per la persona non autosufficiente, ma anche strutturando
specifiche risposte ai bisogni emergenti della popolazione anziana (come la demenza) e
rivolgendo particolare attenzione al territorio (punti prelievo, guardia medica, assistenza
domiciliare socio-assistenziale, ecc.). Da una prima fase di autonomo sviluppo, si è attivato
dal 2007, con il piano per la non autosufficienza, un percorso di pensiero e di
programmazione territoriale condivisi che hanno visto un’ulteriore crescita delle
case di riposo offrendo al territorio un sistema di offerta variegato e orientato alla risposta a
diverse problematiche.
Politiche da perseguire:
individuare ulteriori linee di sviluppo dell’offerta residenziale extraospedaliera
perché risulti sempre più rispondente ai bisogni della popolazione;
promuovere forme di partecipazione attiva delle persone inserite e dei familiari
(comitati dei familiari);
mantenere e implementare l’attuale dotazione di quote di rilievo sanitario e di
posti accreditati19.
3)
rischio di forte compromissione socio-sanitaria di persone di età inferiore ai 65
anni che vivono da sole e che presentano problematiche psichiatriche, di
dipendenza, di disadattamento sociale e/o di persone over 65 anni dimesse
dall’ospedale con importanti necessità socio-assistenziali e sanitarie (bisogno
emergente)
Si assiste all’aumento di situazioni di importante non autosufficienza in età adulta
(compromissione fisica, psichica e/o sociale al di sotto dei 65 anni per
demenza, SLA, dipendenza da alcol, disadattamento sociale ecc.), così un servizio
domiciliare pensato per molto tempo come rispondente principalmente ai bisogni dell’età
anziana, si trova a ri-calibrarsi su bisogni nuovi, su un nuovo target. In quest’ottica il
SSEAA e i comuni non deleganti hanno avviato un progetto sperimentale per l’impostazione
di un servizio domiciliare maggiormente idoneo per quell’utenza che presenta particolari
caratteristiche di multiproblematicità. Restano, tuttavia, di difficile risoluzione quei casi in
cui la compromissione dell’autonomia è elevata e su più fronti (disadattamento sociale,
mancanza nucleo familiare, disagio economico, abuso di alcol, problematiche sanitarie,
fragilità cognitive) tanto da richiedere un inserimento in struttura, più che una risposta
domiciliare.
18
In allegato fotografia dei posti autorizzati, della distribuzione delle impegnative sanitarie e della programmazione
quinquennale per la non autosufficienza e per la accoglienza diurna.
19
In allegato simulazione applicazione criteri di riparto/contrazione di eventuali impegnative sanitarie aggiuntive (o in
contrazione)
44
Un altro aspetto dell’evoluzione del bisogno a domicilio è determinato dalle persone
dimesse dall’ospedale nel momento in cui è superata l’acuzia sanitaria, ma che
presentano ancora importanti necessità assistenziali tali da creare importanti
difficoltà ai care giver nell’accudimento a domicilio e da richiedere comunque
un significativo apporto da parte dell’assistenza sanitaria.
Politiche da perseguire:
promuovere un monitoraggio condiviso dai vari attori del territorio sui soggetti
che rientrano in questa casistica;
sviluppare progettualità condivise con i centri servizio in un’ottica di più
adeguata assistenza domiciliare e possibilità di inserimento in struttura;
sviluppare progettualità assistenziali condivise nell’ottica di un miglioramento
del percorso di dimissione protetta attivando una maggior integrazione sociosanitaria nelle situazioni domiciliari complesse.
4)
fragilità della persona anziana affetta da demenza e del suo contesto familiare
protettivo (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
implementare l’attività del centro di decadimento cognitivo20;
implementare l’attività di accoglienza da parte delle strutture;
accompagnare i familiari e i care giver attraverso punti di ascolto e formazione
ad hoc;
sviluppare percorsi di formazione ad hoc per il personale e i care giver.
5)
rischio di parcellizzazione e settorializzazione degli interventi a favore delle
persone anziane (bisogno emergente)
Politiche da perseguire:
riconoscere, valorizzare, coordinare le potenzialità dei soggetti che operano nel
territorio a favore degli anziani;
migliorare la capacità di scambio e di offerta (compenetrazione) tra le strutture e
la comunità;
ampliare i momenti di confronto tra soggetti che operano in ambito prettamente
sanitario (MMG) e altri attori del territorio (centro servizi) per un
accompagnamento della persona anziana dal domicilio alla struttura, anche dal
punto di vista sanitario (sistema informativo/informatico per presa in carico
efficace ed efficiente);
promuovere maggiori momenti di scambio e di confronto tra strutture su buone
prassi e criticità;
favorire momenti di formazione continua e condivisa tra operatori.
6)
rischio di compromissione nella gestione autonoma delle attività (bisogno
consolidato)
Politiche da perseguire:
accompagnare la persona fragile con figure di sostegno (amministratore di
sostegno);
contrastare l’isolamento sviluppando ulteriormente opportunità socioaggregative (gruppi di socializzazione, centri aggregativi, soggiorni climatici e
termali e così via);
potenziare l’integrazione sociale (es. servizio civile per anziani, nonni vigile);
20
Descrizione in allegato
45
-
migliorare il sistema di trasporto della persona parzialmente o totalmente non
autosufficiente;
sensibilizzare la popolazione anziana al contrasto alle truffe.
B) LE SCELTE OPERATIVE
Le azioni di mantenimento (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è
un’espressione operativa).
PRIORITA’
INTERVENTI
Centro diurno per
persone non
autosufficienti
Azienda Feltrina
Ge.Mel
Sedico Servizi
Villanova Servizi
Azienda Feltrina
Ge.Mel
Sedico Servizi
Accoglienza
notturna
Azienda Feltrina
– CdR Feltre
Alloggi ad affitto
agevolato
Unione Comuni
BF
Centro diurno per
persone
autosufficienti (4)
1) fragilità
delle
persone
anziane e
adulte in
situazione di
scarsa
autosufficien
za nel vivere
a domicilio
Servizio
domiciliare socioassistenziale
SAD in ADI
2) rischio di
non
adeguata
offerta
SOGGETTO
RESPONSABILE
Ulss 2 – SSEAA
(15 comuni
deleganti)
Comune di Mel
Comune di
Sedico
Comune di
Trichiana
Ulss 2 – SSEAA
(15 comuni
deleganti)
Comune di Mel
Comune di
Sedico
Comune di
Trichiana
SADI
Ulss n°2 - SADI
Telesoccorso/tele
controllo
Regione del
Veneto
18 Comuni Ulss 2
Interventi
economici
Ulss 2
Comuni
Casa di soggiorno
per anziani
13+1 Centri
servizio
UTENZA
2011
RISORSE
2011
40
175.000
100
640.000
15
4.200
6
n.q.
Rendere maggiormente
efficace l’intervento
domiciliare
2.600
660.000
Rendere maggiormente
efficace l’intervento
domiciliare
1.000
1.600.000
700
1.350.000
400
30.000
600
800.000
450
4.000.000
POLITICHE
Promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
Promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
Promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
Offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno
Rendere maggiormente
efficace l’intervento
domiciliare
Offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno
Individuare modalità
uniformi di impiego dei
fondi a sostegno
economico
Offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno
46
PRIORITA’
residenziale
rispetto ai
bisogni della
popolazione
over 65 anni
non
autosufficien
te
3) rischio di
forte
compromissi
one sociosanitaria di
persone di
età inferiore
ai 65 anni
che vivono
da sole e che
presentano
problematic
he
psichiatriche
, di
dipendenza,
di
disadattame
nto sociale
e/o di
persone over
65 anni
dimesse
dall’ospedale
con
importanti
necessità
socioassistenziali
e sanitarie
4) fragilità
della
persona
anziana
affetta da
demenza e
del suo
contesto
familiare
protettivo
6) rischio di
compromissi
one nella
gestione
autonoma
delle attività
INTERVENTI
Centro servizi per
persone NON
autosufficienti
SOGGETTO
RESPONSABILE
14+2 Centri
servizio
POLITICHE
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera perché
risulti sempre più
rispondente ai bisogni
della popolazione
UTENZA
2011
RISORSE
2011
1.100
30.000.000
2
0
(risorse
interne)
10
1.300.000
1.000
23.000
Mantenere ed
implementare l’attuale
dotazione di quote di
rilievo sanitario e di posti
accreditati
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Accoglienza
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Sviluppare progettualità
condivise con i centro
servizi in un’ottica di più
adeguata assistenza
domiciliare e possibilità
di inserimento in
struttura
Sviluppare progettualità
assistenziali condivise
nell’ottica di un
miglioramento del
percorso di dimissione
protetta
SAPA
Servizio di
trasporto
Azienda Feltrina
Servizi Persona
Comune di Alano
di Piave
Comune di
Cesiomaggiore
Comune di
Lamon
implementare l’attività di
accoglienza da parte
delle strutture
Migliorare il sistema di
trasporto della persona
parzialmente o
totalmente non
autosufficiente
47
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
2.800
175.000
40
4.500
Comune di
Lentiai
Comune di Mel
Comune di Seren
Comune di
Sospirolo
Comune di
Sovramonte
Unione comuni
BF
Attività ricreative
di socializzazione
18 Comuni
Contrastare l’isolamento
sviluppando
ulteriormente
opportunità socioaggregative
Interventi per
l’integrazione
sociale
Comune di Alano
di Piave
Unione comuni
BF
Comune di Seren
Potenziare l’integrazione
sociale
Le azioni di potenziamento o riconversione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto
cui vi è un’espressione operativa).
PRIORITA’
INTERVENTI
Incremento
attività servizio
domiciliare
Incremento
attività servizio
domiciliare
1) fragilità delle
persone
anziane e
adulte in
situazione di
scarsa
autosufficienza
nel vivere a
domicilio
SOGGETTO
RESPONSABIL
E
Ulss 2 - SSEAA
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
POLITICHE
Rendere maggiormente
efficace l’intervento
domiciliare
Rendere maggiormente
efficace l’intervento
domiciliare
promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
(sviluppo/implementazi
one di centri diurni e
opportunità di
accoglienza notturna)
UTENZA
2011
RISORSE
2011
20
55.000
250
0
(risorse
interne)
2
18.250
Centro diurno
persone
autosufficienti
Associazione
Soteria
Potenziamento
del telesoccorso
e del
telecontrollo con
attivazione di
call contact
center
Centro servizi
Casa Padre
Kolbe
Offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno
n.q.
56.000
Potenziamento
collaborazione con
volontariato per
Comune di
Sedico
Offrire alla persona fragile
sicurezza di risposte
immediate nel bisogno
500
11.800
offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno (es. telesoccorso
e telecontrollo, ricoveri
di sollievo)
48
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABIL
E
implementare la
gamma di servizi
offerti a sostegno
della domiciliarità
Creazione unità
di offerta
Comunità
Alloggio per
persone anziane
2) rischio di
non adeguata
offerta
residenziale
rispetto ai
bisogni della
popolazione
over 65 anni
non
autosufficiente
UTENZA
2011
RISORSE
2011
10
95.000
7
211.584
Riconoscere, valorizzare,
coordinare le potenzialità
dei soggetti che operano nel
territorio a favore degli
anziani
Comune di
Trichiana –
Villanova Servizi
Offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Riorganizzazion
e del nucleo
autosufficienti
Associazione
Soteria
Riduzione posti
autosufficienti e
aumento posti
NON
autosufficienti
Centro servizi
Sant’Antonio di
Fonzaso
Ampliamento ed
adeguamento
posti anziani per
non
autosufficienti
con riduzione
autosufficienti
Parrocchia
annunciazione
B.V. Maria Centro servizi
San Giuseppe di
Quero
Aumento 10
posti non
autosufficienti di
cui 4 per
assistenza postospedaliera, 4
per situazioni di
emergenza e per
aumento
disponibilità
sollievo
POLITICHE
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Mantenere ed
implementare l’attuale
dotazione di quote di
rilievo sanitario e di
posti accreditati
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Mantenere ed
implementare l’attuale
dotazione di quote di
rilievo sanitario e di
posti accreditati
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Mantenere ed
implementare l’attuale
dotazione di quote di
rilievo sanitario e di
posti accreditati
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Sviluppare progettualità
condivise con i centro
servizi in un’ottica di più
adeguata assistenza
domiciliare e possibilità
di inserimento in
struttura
15
50
45.000
10
1.200.000*
Sviluppare progettualità
assistenziali condivise
nell’ottica di un
49
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABIL
E
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
miglioramento del
percorso di dimissione
protetta
Aumento
disponibilità
accoglienza
alzheimer
4) fragilità
della persona
anziana affetta
da demenza e
del suo
contesto
familiare
protettivo
5) rischio di
parcellizzazion
ee
settorializzazio
ne degli
interventi a
favore delle
persone
anziane
Implementare la
formazione del
personale
residenziale e
domiciliare e
implementare
ascolto dei
familiari e dei
care giver
(Alzheimer)
Potenziamento
servizi
residenziali per
persone affette
da demenza
Implementare la
formazione del
personale
residenziale e
domiciliare
Incontri
periodici di
monitoraggio e
valutazione dei
casi con MMG
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
implementare l’attività
di accoglienza da parte
delle strutture
2
*
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Sviluppare percorsi di
formazione ad hoc per
personale e care giver
n.q.
0
(risorse
interne)
Azienda Feltrina
Servizi Persona
implementare l’attività
di accoglienza da parte
delle strutture
19
657.400
Azienda Feltrina
Servizi Persona
Sviluppare percorsi di
formazione ad hoc per
personale e care giver
45
6.500
10
volontariato
10
1.000
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Ampliare momenti di
confronto tra soggetti
che operano in ambito
prettamente sanitario
per un
accompagnamento della
persona anziana dal
domicilio alla struttura,
anche dal punto di vista
sanitario
Promuovere un
monitoraggio condiviso
dai vari attori del
territorio
Favorire
formazione
continua e
condivisa tra
operatori sociosanitari
Centro servizi
Sant’Antonio di
Fonzaso
Favorire formazione
continua e condivisa tra
operatori
Le azioni di innovazione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è un’espressione
operativa).
50
PRIORITA’
INTERVENTI
Progetto
sperimentale di
sostegno alla
domiciliarità
SOGGETTO
RESPONSABI
LE
Ulss 2 – SSEAA
/ 18 comuni
POLITICHE
Rendere maggiormente
efficace l’intervento
domiciliare
UTENZA
2011
RISORSE
2011
8
115.100
15
100.000
2
1.000
12
(2012)
83.160
(2012)
12
(2013)
28.000
(2013)
promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
(sviluppo/implementazi
one di centri diurni e
opportunità di
accoglienza notturna)
Servizio di
accoglienza
temporanea
Ge.Mel srl
offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno (es. telesoccorso
e telecontrollo, ricoveri
di sollievo)
Sviluppare progettualità
condivise con i centro
servizi in un’ottica di più
adeguata assistenza
domiciliare e possibilità
di inserimento in
struttura
1) fragilità
delle persone
anziane e
adulte in
situazione di
scarsa
autosufficienza
nel vivere a
domicilio
Centro notturno
integrato
(autosufficienti e
NON
autosufficienti)
Ge.Mel srl
Centro diurno
persone
autosufficienti
Azienda
Feltrina - CdR
Cesiomaggiore
Centro diurno
persone
autosufficienti
Azienda
Feltrina - CdR
Lentiai
Sviluppare progettualità
assistenziali condivise
nell’ottica di un
miglioramento del
percorso di dimissione
protetta
promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
(sviluppo/implementazi
one di centri diurni e
opportunità di
accoglienza notturna)
offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno (es. telesoccorso
e telecontrollo, ricoveri
di sollievo)
promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
(sviluppo/implementazi
one di centri diurni e
opportunità di
accoglienza notturna)
promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
51
PRIORITA’
2) rischio di
non adeguata
offerta
residenziale
rispetto ai
bisogni della
popolazione
over 65 anni
non
autosufficiente
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABI
LE
Centro diurno per
auto e
parzialmente non
auto anche sotto
65 anni
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Accoglienza
notturna
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Centro notturno
integrato
(autosufficienti e
NON
autosufficienti)
Comune di
Trichiana –
Villanova
Servizi
Creazione nucleo
media intensità
Centro servizi
Sant’Antonio di
Fonzaso
POLITICHE
(sviluppo/implementazi
one di centri diurni e
opportunità di
accoglienza notturna)
promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
(sviluppo/implementazi
one di centri diurni e
opportunità di
accoglienza notturna)
offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno (es. telesoccorso
e telecontrollo, ricoveri
di sollievo)
promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
(sviluppo/implementazi
one di centri diurni e
opportunità di
accoglienza notturna)
offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno (es. telesoccorso
e telecontrollo, ricoveri
di sollievo)
promuovere
l’accoglienza diurna e
notturna
(sviluppo/implementazi
one di centri diurni e
opportunità di
accoglienza notturna)
UTENZA
2011
RISORSE
2011
5
*
2
*
10
5.000
10
56.000
offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno (es. telesoccorso
e telecontrollo, ricoveri
di sollievo)
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Mantenere ed
implementare l’attuale
dotazione di quote di
rilievo sanitario e di
posti accreditati
52
PRIORITA’
3) rischio di
forte
compromissio
ne sociosanitaria di
persone di età
inferiore ai 65
anni che
vivono da sole
e che
presentano
problematiche
psichiatriche,
di dipendenza,
di
disadattament
o sociale e/o di
persone over
65 anni
dimesse
dall’ospedale
con importanti
necessità
socioassistenziali e
sanitarie
4) fragilità
della persona
anziana affetta
da demenza e
del suo
contesto
familiare
protettivo
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABI
LE
Mini alloggi per
persone
parzialmente
autosufficienti
Comune di
Sedico
Comunità alloggio
per anziani
autosufficienti
CdR Alano di
Piave
Implementazione
posti anziani non
autosufficienti con
maggior bisogno
assistenziale
Casa di riposo
Casa Caritas di
Lamon
POLITICHE
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
UTENZA
2011
RISORSE
2011
10
2.500.000
10
120.000
6
20.000
6
85.540
10
5.000
12
9.900
n.q.
9.900
Individuare ulteriori
linee di sviluppo
dell’offerta residenziale
extraospedaliera
Presa in carico di
persone di età
inferiore ai 65
anni che
richiedono di
vivere in una
situazione di
protezione
Azienda
Feltrina Servizi
Persona – CdR
Lentiai e Feltre
Sviluppare progettualità
condivise con i centro
servizi in un’ottica di più
adeguata assistenza
domiciliare e possibilità
di inserimento in
struttura
Sviluppare progettualità
assistenziali condivise
nell’ottica di un
miglioramento del
percorso di dimissione
protetta
sviluppare percorsi di
formazione ad hoc per il
personale e i care giver
Sportello ascolto
demenze
Ge.Mel srl
Caffè Alzheimer
CdR Alano di
Piave
Sostegno
domiciliare a
famiglie con
malati di
Alzheimer
CdR Alano di
Piave
accompagnare i familiari
e i care giver attraverso
punti di ascolto e
formazione ad hoc
Accompagnare i
familiari e i care giver
attraverso punti di
ascolto e formazione ad
hoc
Accompagnare i
familiari e i care giver
attraverso punti di
ascolto e formazione ad
hoc
53
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABI
LE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
25
3.000
implementare l’attività
di accoglienza da parte
delle strutture
12
40.000
implementare l’attività
di accoglienza da parte
delle strutture
19
48.500
implementare l’attività
di accoglienza da parte
delle strutture
10
50.000
40
15.300
10
2.600
70
0
(risorse
interne)
30
volontariato
n.q.
0
(risorse
interne)
POLITICHE
Rendere maggiormente
effige l’intervento
domiciliare
sviluppare percorsi di
formazione ad hoc per il
personale e i care giver
Centro ascolto
demenze
Creazione di
nucleo protetto
per persone
affette da
demenza
Accoglimento
profili 16-17 in
posti bassa
intensità
Accoglimento
profili 16-17 nel
centro diurno
5) rischio di
parcellizzazion
ee
settorializzazio
ne degli
interventi a
favore delle
persone
anziane
Villanova
Servizi
Casa di riposo
Casa Caritas di
Lamon
Azienda
Feltrina Servizi
Persona – CdR
Feltre
Azienda
Feltrina Servizi
Persona – CdR
Feltre
Avvio punto
prelievi
Azienda
Feltrina – CdR
Lentiai
Ambulatorio
infermieristico
Fondazione
CdR Meano
Ambulatorio
infermieristico nei
giorni festivi e
nuovo servizio
somministrazione
iniezioni
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Corso per
volontari che
operano
nell’ambito della
domiciliarità
Formazione
costante degli
operatori
residenzialità
(medici
convenzionati)
Ottimizzazione
integrazione tra
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
accompagnare i familiari e i
care giver attraverso punti
di ascolto e formazione ad
hoc
offrire alla persona
fragile sicurezza di
risposte immediate nel
bisogno (es. telesoccorso
e telecontrollo, ricoveri
di sollievo)
Migliorare le capacità di
scambio e di offerta
(compenetrazione) tra le
strutture e la comunità
Migliorare le capacità di
scambio e di offerta
(compenetrazione) tra le
strutture e la comunità
Riconoscere, valorizzare,
coordinare le
potenzialità dei soggetti
che operano nel
territorio a favore degli
anziani
Favorire momenti di
formazione continua e
condivisa tra operatori
Ampliare momenti di
confronto tra soggetti
che operano in ambito
prettamente sanitario
per un
54
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABI
LE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
80
6.500
320
3.000
30
10.000
+270.000
centri servizi e
reparti ospedalieri:
protocolli
accompagnamento della
persona anziana dal
domicilio alla struttura,
anche dal punto di vista
sanitario
Inserimento
temporaneo degli
infermieri della
struttura in pronto
soccorso per la
gestione delle
emergenze e in corsi
di formazioni
promossi dall’Ulss
6) rischio di
compromissio
ne nella
gestione
autonoma
delle attività
Formazione degli
operatori sulla
famiglia
Azienda
Feltrina Servizi
Persona
Favorire momenti di
formazione continua e
condivisa tra operatori
Migliorare le capacità di
scambio e di offerta
(compenetrazione) tra le
strutture e la comunità
Strumento
informatico per la
gestione delle
attività sociosanitarie e
assistenziali dei
centri servizio
Azienda
Feltrina Servizi
Persona
Corsi di attività
motoria e piscina
fisioterapica
Comune di
Sedico – Sedico
Servizi
Attività ricreative
di socializzazione
Istituto
Carenzoni
Monego
Contrastare l’isolamento
sviluppando
ulteriormente
opportunità socioaggregative
15
55.000
Progetto di
contrasto alle
truffe
‘Scoltememi’
Azienda
Feltrina Servizi
Persona
Sensibilizzare la persona
anziana al contrasto alle
truffe
300
3.000
Promuovere maggiori
momenti di scambio e di
confronto tra strutture
tra buone prassi e
criticità
Migliorare le capacità di
scambio e di offerta
(compenetrazione) tra le
strutture e la comunità
55
3.3 DISABILITA’
Le strategie di indirizzo di seguito proposte mirano a promuovere il sostegno alla persona
con disabilità e al nucleo familiare favorendo, in coerenza con le peculiarità delle fasi del ciclo di
vita, la valorizzazione delle risorse e delle competenze soggettive, l'integrazione nel contesto
sociale, scolastico e lavorativo (ove possibile) ed il supporto ad essa in famiglia, il protagonismo
nelle proprie scelte di vita attraverso un possibile uso flessibile delle risorse, l'integrazione delle
risorse stesse del territorio al fine di consentire l'esigibilità della cittadinanza attiva.
A) LE STRATEGIE DI INDIRIZZO
Al tavolo di lavoro dell'Area Disabilità hanno aderito soggetti per lo più portatori di
interessi soggettivi alle loro mission, parzialità che nel corso degli incontri è risultata fondamentale
per creare una visione d’insieme utile ad un’analisi del bisogno a tuttotondo come da filosofia della
pianificazione zonale. Attraverso le riunioni e la raccolta di una scheda di espressione del bisogno
da parte dei soggetti che hanno aderito al percorso programmatorio, è stata approfondita l’analisi
del bisogno che ha evidenziato le seguenti necessità declinate in ordine di priorità:
1)
rischio di non adeguata offerta semi-residenziale rispetto ai bisogni della popolazione
disabile;
2)
rischio di non adeguata offerta residenziale rispetto ai bisogni della popolazione disabile
a cui si collegano i bisogni del “durante di noi”, del “sollievo” e del “dopo di noi”;
3)
rischio di inadeguatezza degli interventi educativi ed assistenziali in riferimento all'età
evolutiva 0/18 anni (disturbi del comportamento, disturbi del linguaggio, assistenza
scolastica, interventi educativi a domicilio per minori, minori stranieri con disabilità
certificata);
4)
difficoltà di integrazione sociale, scolastica e lavorativa per le persone disabili;
5)
fragilità della persona disabile a domicilio e dei care giver;
6)
rischio di offrire risposte scarsamente efficaci sia in termini di residenzialità, che di
presa in carico per le persone affette da malattie rare e congenite;
7)
rischio di compromissione nella gestione autonoma delle attività quotidiane anche per le
persone con disabilità acquisita;
8)
fragilità dei percorsi socio – assistenziali - riabilitativi;
9)
carenza nella prevenzione di patologie evolutive nelle diverse fasce d'età;
10)
rischio di scarsa informazione sui servizi offerti dal pubblico, dal privato sociale e dal
volontariato al fine di favorire una prevenzione individuale e collettiva integrata.
Si approfondiscono di seguito i singoli bisogni, evidenziando quali elementi li caratterizzano
e sulla base di quali considerazioni emergono queste esigenze, se i bisogni espressi sono già stati
presi in esame nella pianificazione tuttora vigente o, al contrario, si presentano solo ora e, infine,
quali sono le politiche verso cui si intende orientare la futura progettazione.
A premessa, si ritiene utile ricordare le modalità di accesso ai servizi semi-residenziali e
residenziali21. Si accede alle strutture residenziali e semiresidenziali attraverso la richiesta da parte
dell'interessato, di un familiare o del tutore compilando l’apposita modulistica predisposta
dell'Unità Valutativa Multidimensionale Distrettuale area disabili, allegandovi il modulo di
consenso alla privacy sottoscritto dall'interessato o dal familiare o dal tutore, l’attestazione di una
disabilità psico-fisica in base alla legge 104/92, la copia di eventuale documentazione riguardante il
decreto di tutela e/o dell'amministratore di sostegno, la certificazione medica dell'assenza di gravi
patologie psichiatriche e neurologiche come diagnosi principale. Deve essere rispettato il requisito
dell'età dell'utente compresa tra i 18 anni e i 64. L'accoglienza della richiesta è subordinata alla
valutazione in UVMD.
21
In allegato la procedura operativa adottata all’Ulss 2.
56
1) rischio di non adeguata offerta semi-residenziale rispetto ai bisogni della popolazione
disabile (bisogno emergente)
Tutte le strutture semi-residenziali sono sature e accolgono complessivamente 74
utenti (22 CEOD, 16 CDDA, 16 Noialtri, 20 La Birola), anche se alcuni frequentano il centro
‘part-time’ (non tutti i giorni della settimana). A questi vanno aggiunti 7 utenti inseriti
presso le strutture diurne di Belluno.
Entro i prossimi cinque anni si prevede la richiesta di aumento di giornate di
frequenza per alcuni degli utenti (14) già inseriti e 27 nuovi ingressi. Il bisogno,
pertanto, è di implementare la semi-residenzialità con almeno 20 posti aggiuntivi nei
prossimi 5 anni. Le cause dell’aumento delle ore di frequenza sono da ricercare in: presa in
carico dei soggetti fino a 65 anni, emergenza di problematiche legate ad un'utenza non
storica (disturbi comportamentali, esiti da patologie cerebrali), problemi legati all'avanzare
dell'età nei soggetti con disabilità psico-fisica e termine del loro inserimento lavorativo,
training per l'acquisizione di prerequisiti per soggetti con disabilità psico-intellettiva
complessa al termine del percorso scolastico e per soggetti con disabilità acquisita in
previsione di programmi di integrazione socio-lavorativa. Mentre l’individuazione di nuovi
ingressi è riconducibile al bisogno educativo, alla gravità e alla mancanza di prerequisiti per
l'accesso ad un percorso lavorativo anche protetto.
Politiche da perseguire:
ampliare l'offerta della semi-residenzialità;
riorganizzare l'offerta esistente sulla base della gravità delle patologie dei
soggetti e delle necessità assistenziali (creazione di piccoli nuclei all'interno delle
strutture in base al livello di gravità) o quantomeno dell’età;
mantenere e ove possibile sviluppare attività innovative coinvolgendo tutti i
centri diurni, anche integrando l’apporto delle associazioni e dei familiari.
2) rischio di non adeguata offerta residenziale rispetto ai bisogni della popolazione disabile
a cui si collegano i bisogni del “durante noi”, del “sollievo” e del “dopo di noi”
(bisogno consolidato)
Le strutture residenziali rivolte a persone disabili nel territorio Ulss n°2 sono
sature e accolgono complessivamente 34 utenti (17 Il sorriso, 7 La Soteria, 10 il
Multizonale di Cusighe). Inoltre ci sono 4 utenti inseriti presso la Comunità Villa Anna di
Limana, 3 presso l’istituto Costante Gris di Mogliano Veneto, 1 presso le Opere Pie di Onigo,
5 presso l'Opera della provvidenza S. Antonio di Sarmeola di Rubano, 1 presso il Don
Orione di S. Maria La Longa di Udine.
Entro i prossimi cinque anni si prevedono 30 nuovi ingressi. A questi si
aggiungono i soggetti disabili con gravi disturbi comportamentali (5 allo stato
attuale) e i soggetti con disabilità acquisite per i quali è difficile prevedere il trend di
sviluppo. Le cause del bisogno di ulteriori posti residenziali sono da ricercare in: la presa in
carico dei soggetti fino a 64 anni, l'emergenza di problematiche legate ad un'utenza non
storica (disturbi comportamentali, esiti da patologie cerebrali), il nucleo familiare
problematico, l’anzianità e/o la malattia dei care giver, l’assenza di un nucleo familiare,
gravi condizioni di salute, la convivenza con fratelli, la gravità dei soggetti.
I disabili e i loro familiari, inoltre, esprimono la necessità di usufruire di spazi
e di luoghi (appartamenti protetti) in cui possano sperimentarsi nella vita
autonoma sia per brevi (week end), che lunghi periodi.
Politiche da perseguire:
implementare l'offerta residenziale per disabili medio-gravi;
sviluppare l'offerta per la sperimentazione dell'autonomia dei soggetti e del
‘dopo di noi’;
57
-
valutare nuovamente i percorsi di rientro nel territorio dei soggetti inseriti
presso l’Istituto Costante Gris di Mogliano Veneto (TV), secondo quanto indicato
dalla Regione del Veneto (DgrV 952/10);
partecipare ad una programmazione di area vasta per la strutturazione di moduli
di accoglienza residenziale, anche temporanea, che rispondano a quelle patologie
sicuramente presenti nel territorio, ma non in numero così elevato da
giustificare azioni autonome in questa direzione (gravi cerebrolesioni acquisite,
malattie neuro-muscolari, autismo).
3) rischio di inadeguatezza degli interventi educativi ed assistenziali in riferimento all'età
evolutiva 0/18 anni (disturbi del comportamento, assistenza scolastica, interventi
educativi a domicilio per minori, minori stranieri con disabilità certificata)
(bisogno emergente)
Negli ultimi 5 anni il trend dell’assistenza scolastica è andato decisamente
crescendo passando da 26 utenti in carico nell’anno 2004, a ben 41 nel 2009. Questo
aumento consegue ad una serie di fattori tra cui una non prevedibile crescita di minori
portatori di disabilità intellettive, con livello di gravita medio-grave, in cui non è
infrequentemente il pluri-handicap (dato confermato anche dalle associazioni del
volontariato dedicato), una contrazione/riduzione del sostegno scolastico in esito alle
disposizioni ministeriali, con conseguente necessità di incrementare le ore di assistenza da
parte di operatori Ulss (anche la Provincia conferma la sempre più alta richiesta di
coniugare il sostegno domiciliare con quello scolastico) e, infine, la scelta di ultimare il ciclo
di studi superiore da parte di soggetti già maggiorenni con disabilità grave e con necessità di
affiancamento socio-assistenziale.
Si evidenzia, inoltre, come progressivamente all’aumento del numero di immigrati che
hanno scelto di vivere nel territorio del Feltrino, siano aumentati i minori stranieri con
handicap certificato.
Tutti i minori assistiti hanno la certificazione di disabilità ai fini del sostegno
scolastico per handicap medio-grave.
Politiche da perseguire:
proseguire ed adeguare l'assistenza scolastica e l’educativa domiciliare alle
richieste;
implementare risposte a bisogni specifici;
dedicare maggior attenzione ai percorsi di accoglimento alla nascita dei minori
disabili;
partecipare ad una programmazione di area vasta per la strutturazione di centri
di riferimento per l’autismo oltre che per una rete di pensiero e di confronto su
questa tematica.
4) difficoltà di integrazione sociale, scolastica e lavorativa per le persone disabili (bisogno
consolidato)
La richiesta di integrazione sociale, del diritto al proprio progetto di vita, sia da parte delle
persone con disabilità che delle loro famiglie, fatica tuttora a trovare piena risposta
malgrado l'impegno profuso sia da parte dei servizi, sia del volontariato dedicato che nel
corso di questi anni si sta impegnando a promuovere azioni ed interventi mirati alla crescita
culturale nella comunità realizzando occasioni ed eventi ad hoc. Su questo versante
l'impegno è stato fruttuoso rispetto agli interventi finalizzati alla maturazione delle
autonomie personali e con ciò l'integrazione sociale delle persone con disabilità che hanno
aderito e partecipato ai progetti attivati dai servizi e dal privato sociale. È ora indifferibile
dare continuità e stabilità a sperimentazioni positive.
La possibilità di attivare percorsi di integrazione lavorativa e socio-lavorativa,
finalizzata a fornire opportunità di “normalizzazione”, maturazione soggettiva e non tout
court, collocamento a favore di persone con disabilità psico-intellettiva, risente delle
58
ricadute sull'occupazione della grave crisi economica, che per la fragilità della struttura
economica del nostro territorio è stata oltremodo penalizzante, con conseguente minor
disponibilità da parte delle aziende a mettere a disposizione setting per la realizzazione dei
progetti personalizzati tipici del servizio di inserimento lavorativo (SIL). Tale difficoltà si
riscontra anche nell'ambito delle azioni congiunte con i servizi per le politiche del lavoro
della Provincia per le persone con disabilità a prevalenza “fisica”.
Si evidenzia il bisogno di fornire un contesto con caratteristiche intermedie e
protette per percorsi di inserimento al lavoro di persone disabili che
necessitano di tempi, spazi, metodologie e risorse che l’ambiente ordinario di
lavoro non consentono (centro di lavoro guidato).
L'attivazione di un’alternanza scuola-lavoro ha incrementato il repertorio dell'offerta dei
servizi e, di pari passo, la richiesta di ammissione a questi percorsi validi per la formazione
scolastica e confacenti ai soggetti disabili ancora in diritto alla studio.
Politiche da perseguire:
sensibilizzare la popolazione in merito alla disabilità;
sviluppare attività in parternariato con il volontariato su progetti mirati;
implementare l'orientamento scolastico e lavorativo;
sviluppare interventi di assistenza in contesti lavorativi protetti a favore di
soggetti disabili;
mantenere i livelli di inserimento lavorativo e ove possibile sviluppare
l'integrazione occupazionale.
5) fragilità della persona disabile a domicilio e dei care giver (bisogno consolidato)
Sono 10 i soggetti attualmente seguiti con interventi domiciliari sotto forma di aiuto
personale e di sollievo alla famiglia. Oltre all’assistenza domiciliare mirata, è stato attivato
un servizio di accoglienza integrativa presso i centri diurni disabili per 2 soggetti. Tali
servizi sono programmati per consentire il raggiungimento di diversi obiettivi tra i quali
dare sollievo e supporto alle famiglie con presenza di disabile grave e
gravissimo, offrire supporto nei momenti critici famigliari, prevedere un
percorso di integrazione sociale degli utenti assistiti, offrire attività educativa
e di socializzazione. L'assistenza domiciliare è assolutamente da implementare
vista la necessità di favorire il più possibile da un lato la permanenza della persona disabile
all'interno del contesto famigliare cercando di contrastare allo stesso tempo i processi di
istituzionalizzazione che creano nuova cronicità e dall'altro di garantire risposte flessibili,
agili e di supporto ai vari bisogni delle famiglie che si trovano in situazioni di emergenza
modulando e calibrando l'organizzazione degli interventi sui reali bisogni in modo efficace e
tempestivo. Il progetto è inserito in un lavoro di rete capace di far confluire le risorse del
servizio pubblico e dell'impresa sociale in funzione di una programmazione
individualizzata.
Politiche da perseguire:
— incrementare la risposta ai bisogni dei disabili a domicilio e dei care giver anche
valutando una riorganizzazione del servizio intersecandolo con i percorsi domiciliari
promossi dal servizio sociale età adulta e anziana;
— prevedere l’inserimento tra il personale dell’assistenza domiciliare della figura
dell’educatore professionale che intraprenda percorsi educativi dedicati, nell’ottica
della promozione della domiciliarità come alternativa alla semi-residenzialità.
6) rischio di offrire risposte scarsamente efficaci, sia in termini di residenzialità che di
presa in carico, per le persone affette da malattie rare e congenite (bisogno
consolidato)
Le malattie rare sono condizioni morbose poco frequenti per definizione, ma
anche poco conosciute, poco studiate e spesso mancanti di una terapia
59
adeguata. Sono spesso chiamate "malattie orfane" perché poco appetibili alla
ricerca sperimentale e clinica. Una definizione precisa di malattia rara non esiste.
L'unica definizione ufficiale esistente, e pertanto più frequentemente riportata, è quella del
Congresso USA che ha fissato in 200.000 abitanti il numero massimo degli affetti in tutti gli
Stati Uniti da una malattia per essere considerata come rara, cioè circa un caso ogni 1.200
persone. Ad oggi, in Italia non esiste una definizione univoca di malattia rara: diversi istituti
o associazioni usano limiti definitori differenti. Viene definita patologia rara nel Piano
Sanitario Nazionale una patologia o affezione con incidenza variabile da 1 su 20.000 a 1 su
200.000 abitanti delineando in questo modo una numerosità assoluta di 5.000 malattie,
pari al 10% del totale delle malattie.
La casistica del Registro malattie rare del Veneto al 31 dicembre 2008 risulta essere la
seguente:
Anno 2008
Residenti in Veneto
Totali in
Veneto
cura
in
TOTALE
FEMMINE
MASCHI
<= 18 anni
> 18 anni
12.642
14.972
6.624
7.710
6.018
7.262
4.083
4.881
8.559
10.091
Tasso di pazienti certificati per malattia rara per provincia di residenza:
Provincia di residenza
Padova
Rovigo
Treviso
Vicenza
Venezia
Verona
Belluno
Totale Regione
Tasso x 1.000 abitanti
3,3
3,1
2,9
2,5
2,4
2,3
2,1
2,7
Nell’Ulss n°2 di Feltre risultano iscritte nel registro 69 tipologie di malattie rare.
I portatori di sindrome di Down sono 56 (7 minori di 10 anni; 6 di età compresa tra i 10 e i
20 anni; 37 tra i 21 e i 60 anni; 6 tra i 61 e i 74 anni).
Politiche da perseguire:
— creare un punto di riferimento informativo a livello regionale per i familiari e le persone
affette da malattie rare;
— attivare risposte semi-residenziali e residenziali mirate a livello locale;
— sviluppare i percorsi di sostegno alla famiglia alla nascita di un minore affetto da
malattia rara.
7) rischio di compromissione nella gestione autonoma delle attività quotidiane anche per
le persone con disabilità acquisita (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
— sviluppare percorsi di vita indipendente;
— mantenere i percorsi di acquisizione delle autonomie di base;
— sviluppare autonomia nella mobilità;
— implementare il servizio di orientamento e accesso agli ausili (UICAA);
— accompagnare la persona fragile con figure di sostegno (amministratore di sostegno);
— contrastare l'isolamento sviluppando ulteriori opportunità socio-aggregative nel tempo
libero;
60
—
migliorare il sistema dei trasporti.
8) fragilità dei percorsi socio – assistenziali – riabilitativi (bisogno emergente)
Politiche da perseguire:
— implementare i rapporti con il volontariato finalizzati a migliorare l'offerta riabilitativa
(es. ippoterapia) e l'integrazione sociale.
9) rischio di carenza nella prevenzione di patologie evolutive nelle diverse fasce d'età
(bisogno emergente)
Politiche da perseguire:
— implementare i percorsi di screening per le malattie degenerative e le diagnosi precoci.
10) rischio di scarsa informazione sui servizi offerti dal pubblico, dal privato sociale e dal
volontariato al fine di favorire la prevenzione individuale e collettiva.
Politiche da perseguire:
— sviluppare informazione e sensibilizzazione alla popolazione su temi specifici oltre che
sulla disabilità a carattere generale.
B) LE SCELTE OPERATIVE
Le azioni di mantenimento (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è
un’espressione operativa).
PRIORITA’
1) rischio di
non adeguata
offerta
semiresidenz
iale
2) rischio di
non adeguata
offerta
residenziale
INTERVENTI
Centri diurni
per persone
con disabilità
(5)
SOGGETTO
RESPONSABILE
Ulss 2 - SHEA
Cooperativa
Portaperta
POLITICHE
riorganizzare l'offerta esistente
sulla base della gravità delle
patologie dei soggetti e delle
necessità assistenziali (creazione
di piccoli nuclei all'interno delle
strutture in base al livello di
gravità)
UTENZA
2011
RISORSE
2011
100
2.000.00
0
35
760.000
10
275.000
mantenere e ove possibile
sviluppare attività innovative
coinvolgendo tutti i centri diurni,
anche integrando l’apporto delle
associazioni e dei familiari
implementare l'offerta
residenziale per disabili mediogravi
Comunità
Alloggio per
persone con
disabilità (2)
Cooperativa
Portaperta
Associazione
Soteria
RSA
Ulss 1 Multizonale
valutare nuovamente i percorsi di
rientro nel territorio dei soggetti
inseriti presso l’Istituto Costante
Gris di Mogliano Veneto (TV),
secondo quanto indicato dalla
Regione del Veneto (DgrV
952/10)
implementare l'offerta
residenziale per disabili mediogravi
61
PRIORITA’
INTERVENTI
Associata
disabili
3) rischio di
inadeguatezz
a degli
interventi
educativi ed
assistenziali
in età
evolutiva
4) difficoltà
di
integrazione
sociale,
scolastica,
lavorativa
7) rischio di
compromissi
one nella
gestione
autonoma
delle attività
quotidiane
anche per
persone con
disabilità
acquisita
Assistenza
scolastica
Assistenza
scolastica
Conferenza dei
Sindaci
Ulss 2 - SPSEE
Amministrazione
Provinciale di
Belluno
Inserimento
lavorativo
disabili
Ulss 2 - SIL
Vita
indipendente
Ulss 2
Sollievo
Ulss 2
Acquisizione e
manteniment
o di
autonomie
‘Più
autonomia più
partecipazione
attiva’
Informazione
e
orientamento
ausili
Trasporti
8) fragilità
dei percorsi
socioassistenzialiriabilitativi
SOGGETTO
RESPONSABILE
Il cavallo:
importante
opportunità
per le persone
disabili
POLITICHE
valutare nuovamente i percorsi di
rientro nel territorio dei soggetti
inseriti presso l’Istituto Costante
Gris di Mogliano Veneto (TV),
secondo quanto indicato dalla
Regione del Veneto (DgrV
952/10)
implementare l'offerta
residenziale per disabili mediogravi
proseguire ed adeguare
l'assistenza scolastica e
l’educativa domiciliare alle
richieste
implementare risposte a bisogni
specifici
proseguire ed adeguare
l'assistenza scolastica e
l’educativa domiciliare alle
richieste
mantenere i livelli di inserimento
lavorativo e ove possibile
sviluppare l'integrazione
occupazionale
Sviluppare percorsi di vita
indipendente
Sviluppare percorsi di vita
indipendente
UTENZA
2011
RISORSE
2011
20
800.000
40
Costi
compres
i in
centro
diurno
30
202.667
134
Costi in
SIL area
trasversa
lità
35
210.000
50
40.000
Associazione
Italiana Persone
Down – sez.
Feltre
Mantenere i percorsi di
acquisizione delle autonomie di
base
60
28.800
Amministrazione
provinciale di
Belluno - UICAA
Implementare il servizio di
orientamento e accesso agli ausili
73
50.000
Comune di Santa
Giustina
Comune di
Sospirolo
Migliorare il sistema dei trasporti
180
3.000
implementare i rapporti con il
volontariato finalizzati a migliorare
l'offerta riabilitativa (es. ippoterapia)
e l'integrazione sociale
40
33.331
Associazione
nazionale
giacche verdi
onlus
raggruppamento
veneto
contrastare l'isolamento sviluppando
ulteriori opportunità socio-
62
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
aggregative nel tempo libero
sviluppare interventi di assistenza in
contesti lavorativi protetti a favore di
soggetti disabili
Le azioni di potenziamento o riconversione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto
cui vi è un’espressione operativa).
PRIORITA
’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABIL
E
POLITICHE
1) rischio di
non
adeguata
offerta
semiresiden
ziale
Ampliamento
centro diurno
La Birola
Cooperativa
Portaperta
ampliare l'offerta della semiresidenzialità
2) rischio di
non
adeguata
offerta
residenziale
Ampliamento
comunità
alloggio per
persone disabili
in funzione di
possibile
accreditamento
come comunità
residenziale (12
posti)
Associazione
Soteria
Implementare l’offerta
residenziale per disabili mediogravi
UTENZA
2011
RISORSE
2011
17
117.977
5
(2014)
60.000
(2014)
22
100.000
10
18.500
incrementare la risposta ai
bisogni dei disabili a domicilio e
dei care giver anche valutando
una riorganizzazione del servizio
intersecandolo con i percorsi
domiciliari promossi dal servizio
sociale età adulta e anziana
5) fragilità
della
persona
anziana a
domicilio e
dei care
giver
Assistenza
domiciliare
mirata
Ulss 2 - SHEA
7) rischio di
compromiss
ione nella
gestione
autonoma
delle
attività
quotidiane
anche per
persone con
disabilità
acquisita
Iniziative
educative,
animative e di
integrazione
sociale
Associazione Le
Famiglie di
Portaperta
prevedere l’inserimento tra il
personale dell’assistenza
domiciliare della figura
dell’educatore professionale che
intraprenda percorsi educativi
dedicati, nell’ottica della
promozione della domiciliarità
come alternativa alla semiresidenzialità
Contrastare l’isolamento
sviluppando ulteriori opportunità
socio-aggregative nel tempo
libero
63
Le azioni di innovazione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è un’espressione
operativa).
SOGGETTO
RESPONSABILE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
ampliare l'offerta della semiresidenzialità
18
(2013)
403.500
(2013)
Cooperativa
Portaperta
Implementare l’offerta
residenziale per disabili
medio-gravi
10
(2013)
98.550
(2013)
Progetti mirati
di
accompagnam
ento dall’età
evolutiva a
quella adulta
Ulss 2 – SPSEE e
SHEA
Implementare risposte a
bisogni specifici
5
4) difficoltà di
integrazione
sociale,
scolastica,
lavorativa
Realizzazione
di un Centro
Lavoro
Guidato
Cooperativa
Portaperta
Sviluppare interventi di
assistenza in contesti
lavorativi protetti a favore di
soggetti disabili
10
88.000
6) rischio di
offrire
risposte
scarsamente
efficaci, sia in
termini di
residenzialità
che di presa
in carico, per
le persone
affette da
malattie rare
e congenite
Centro diurno,
comunità
residenziale,
centro di
riferimento e
centro
riabilitativo
intensivo
‘Casa famiglia
persone
affette da
malattie rare’
Fondazione casa
di riposo di Meano
e UNIAMO FIMR
n.q.
15.000.000
7) rischio di
compromissio
ne nella
gestione
autonoma
delle attività
quotidiane
anche per
persone con
disabilità
acquisita
Iniziative
educative,
animative e di
integrazione
sociale
Associazione Le
Famiglie di
Portaperta
10
18.500
PRIORITA’
INTERVENTI
1) rischio di
non adeguata
offerta
semiresidenzi
ale
Realizzazione
nuovo centro
diurno nel
territorio della
sinistra Piave
Cooperativa
Portaperta
2) rischio di
non adeguata
offerta
residenziale
Realizzazione
comunità
alloggio per
disabili
3) rischio di
inadeguatezza
degli
interventi
educativi ed
assistenziali
in età
evolutiva
POLITICHE
77.800
(finanzia
mento
condizion
ato)
creare un punto di riferimento
informativo a livello regionale
per i familiari e le persone
affette da malattie rare
attivare risposte semiresidenziali e residenziali
mirate a livello locale
sviluppare i percorsi di
sostegno alla famiglia alla
nascita di un minore affetto da
malattia rara
Contrastare l’isolamento
sviluppando ulteriori
opportunità socio-aggregative
nel tempo libero
64
3.4 AREA DIPENDENZE
Il Piano di zona attraverso lo strumento del dipartimento delle dipendenze pone al centro
della sua visione la piena realizzazione delle condizioni di equità e di efficacia nei trattamenti
delle dipendenze patologiche.
Le alcol-tossicodipendenze sono disturbi che incidono sulla sfera dei valori morali e
affettivi delle persone coinvolte e dei loro familiari.
La diffusione delle droghe legali ed illegali è un tema che riguarda la società nel suo
insieme, in quanto la vastità e l’importanza del fenomeno condiziona la vita civile e lo sviluppo
culturale della collettività, in tutte le moderne democrazie.
Per queste ragioni, sulle tossicodipendenze gravano istanze che vanno la di là dei compiti
di terapia e di riabilitazione delle persone coinvolte e chiamano in causa gli indirizzi delle
politiche nazionali e locali e l’espressione della pubblica opinione.
In questo contesto il Piano di zona adotta uno stile pragmatico, rifiuta le posizioni
ideologiche preconcette e si adopera fattivamente per il superamento delle condizioni sociali e
culturali che ostacolano il pieno reinserimento nella comunità di appartenenza delle persone
tossicodipendenti. Il contrasto alle condizioni stigmatizzanti è parte integrante ed essenziale
degli interventi finalizzati al recupero dei tossicodipendenti.
Il Piano di zona dell’Ulss n°2 di Feltre individua, pertanto, nella razionalità pragmatica
dell’evidenza, la fonte primaria per selezionare le opzioni terapeutiche da adottare. In tal senso la
formazione e l’aggiornamento continuo, la metodologia dell’audit per affrontare le esperienze
anomale, il riferimento alle fonti scientifiche accreditate sono gli strumenti prioritari per
l’innovazione e lo sviluppo delle tecniche di intervento.
La valutazione degli esiti dei progetti, sia quelli individuali di trattamento che quelli di
prevenzione, costituisce un aspetto prioritario del miglioramento continuo. Le finalità generali
del dipartimento sono perseguite attraverso condizioni organizzative che rendono trasparenti i
meccanismi decisionali ed alimentano il binomio, inscindibile, dell’autonomia e della
responsabilità di tutte le figure professionali delle strutture.
A) LE STRATEGIE DI INDIRIZZO
In seguito agli incontri del tavolo di lavoro Area Dipendenze effettuati con gli operatori del
settore, gli amministratori e gli altri portatori di interesse che hanno rilevato i bisogni dal loro
particolare punto di osservazione (documenti in allegato) e sulla base delle stime di diffusione delle
sostanze psico-attive nel territorio Feltrino (tasso per mille abitanti di cannabis THC 77,3, eroina
3,4, cocaina 20,3, droghe eccitanti 3,2) e dell’abuso di alcol (si stima un 23,6% di assuntori di
bevande alcoliche a rischio nel Veneto,di cui l’11,9% forti bevitori, l’11,4% bevitori fuori pasto e il
7,6% bevitori binge), sono stati evidenziati i seguenti bisogni:
1)
rischio di aumento dell’abuso di sostanze (alcol e droga) a partire
dall’adolescenza fino all’età anziana, con diminuzione dell’età del primo contatto
(con le sostanze e con i servizi di cura) e con costante diminuzione delle
differenze di genere (sempre più femmine);
2)
problematicità legata alla modificazione delle modalità di consumo sia dell’alcol
(binge drinking) che delle droghe (policonsumo), alla scelta delle droghe elettive
(sempre più droghe prestazionali) e al cambiamento degli stili di vita connessi
alle droghe sempre più normalizzati al contesto sociale con rarefazione della
figura dell’emarginato e del marginale;
3)
rischio di consumo molto elevato di psicofarmaci “tranquillanti” anche al di fuori
di prescrizione medica (fenomeno del “fai da te”) nella popolazione in generale;
4)
aumento delle situazioni di comorbilità psichiatrica ed uso di sostanze fra gli
utenti e aumento di diffusione del virus dell’epatite C nei soggetti che utilizzano
la via venosa;
65
5)
6)
7)
fragilità delle famiglie nel riconoscere i primi sintomi dell’abuso nei figli,
nell’impreparazione a gestire il problema e nell’incapacità ad assumere un ruolo
educativo - normativo;
crescente difficoltà delle comunità a reinserire socialmente i soggetti per le
difficoltà attuali del mercato del lavoro e della casa;
comparsa di nuovi abusi da tecnologia informatica e soprattutto da gioco
(gambling).
Questi bisogni hanno generato un carico crescente di richieste di:
—
attività promozionali e preventive nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei luoghi di
aggregazione giovanile;
—
intervento di cura negli ambulatori e nelle comunità terapeutiche per soggetti
adolescenti e minori;
—
interventi di sostegno e di supporto alle famiglie;
—
trattamenti congiunti tra dipartimento dipendenze e dipartimento di salute
mentale con problemi di attribuzione del caso, talora irrisolti, di frequenti sinergie
con servizi quali consultorio familiare (tutela minori), servizio psico-sociale per
l’età evolutiva, magistratura e così via;
—
durata eccessiva ed inadeguata della permanenza in comunità per difficoltà nella
dimissione.
Approfondendo i bisogni prima elencati, vengono di seguito individuate le politiche di
intervento da perseguire nel prossimo quinquennio:
1)
rischio di aumento dell’abuso di sostanze (alcol e droga) a partire
dall’adolescenza fino all’età anziana, con diminuzione dell’età del primo contatto
(con le sostanze e con i servizi di cura) e con costante diminuzione delle
differenze di genere (sempre più femmine) (bisogno consolidato)
Il trend di crescita dell’utenza è una costante degli ultimi anni22 e dipende sia dalla
conoscenza delle offerte di cura, sia dall’effettivo aumento degli utilizzatori di droghe, sia
dalle attività di repressione nonché da disposizioni del legislatore che ha attribuito nuovi
compiti agli operatori quali gli accertamenti sulla idoneità alla guida o alla mansione in
lavori a rischio. L’abuso di psicofarmaci, del computer e del gioco (slot machine,
poker on line, gratta e vinci, ecc.) si stanno diffondendo in modo capillare e
hanno generato richieste di aiuto.
Tale congerie diversificata di soggetti e di bisogni attualmente converge in unico
contenitore fisico (il servizio tossicodipendenze) pensato un tempo sui bisogni del vecchio
eroinomane. Inoltre, risulta al momento allocato in spazi inadeguati strutturalmente e poco
modificabili, determinando l’inaccettabile compresenza fisica di situazioni di gravità e di
tipologie molto diverse fra loro.
Le politiche già perseguite (Piani di lotta alla droga DPR 309/90) e da potenziare
ulteriormente sono:
—
intercettare in modo precoce i giovani in situazioni a rischio: aumentare la
consapevolezza, aumentare e rinforzare le abilità di life skills e social skills,
avviare percorsi di interventi precoci, soprattutto in ambito scolastico attraverso
i patti per la salute con i vari istituti e nel cosiddetto tempo libero attraverso
l’azione sinergica tra operatori e adulti significativi;
—
utilizzare maggiormente la metodica del counsellig motivazionale - educativo
come intervento elettivo nelle situazioni di abuso di bassa-media gravità;
—
mantenimento e potenziamento delle strutture residenziali.
22
Dati in allegato.
66
2)
problematicità legata alla modificazione delle modalità di consumo sia dell’alcol
(binge drinking) che delle droghe (policonsumo), alla scelta delle droghe elettive
(sempre più droghe prestazionali) e al cambiamento degli stili di vita connessi alle
droghe sempre più normalizzati al contesto sociale con rarefazione della figura
dell’emarginato e del marginale (bisogno consolidato)
Gli stili di consumo di sostanze psicoattive attuali richiedono una diversa
consapevolezza del mondo adulto, una profonda modificazione culturale
rispetto all’attuale tolleranza e promozione di ogni additivo chimico che aumenti
il divertimento o la prestazione misconoscendone rischi e conseguenze.
Politiche da perseguire:
—
sostenere la scelta del decisore politico amministrativo di non promuovere in
alcun modo la diffusione e il consumo di bevande alcoliche da parte dei minori e
di restringere tempi e luoghi di possibile acquisizione;
—
collaborare con il dipartimento di prevenzione per lo sviluppo ulteriore della
progettazione di prevenzione dell’uso di droghe, alcol e fumo già attivata nelle
scuole;
—
promuovere attività informativa sui rischi dell’alcol e delle droghe connessi alla
guida in collaborazione con le autoscuole;
—
sviluppare attività di intervento precoce sui guidatori con segnalazioni di guida
in stato di ebbrezza;
—
sensibilizzare e informare sull’utilizzo di droghe e alcol i lavoratori con mansioni
a rischio;
—
sviluppare attività di intervento precoce sui lavoratori sospesi per uso di
sostanze psicoattive;
—
sperimentare programmi di cura e diversificati per pazienti giovani e ricorrenti;
—
avviare azioni innovative di cura e di contrasto all’uso di sostanze.
3)
rischio di consumo molto elevato di psicofarmaci “tranquillanti” anche al di fuori
di prescrizione medica (fenomeno del “fai da te”) nella popolazione in generale
(bisogno emergente)
Politiche da perseguire:
—
sensibilizzare medici e farmacisti sul fenomeno dell’abuso di farmaci psicoattivi
benzodiazepinici e del loro acquisto spesso irregolare.
4)
aumento delle situazioni di comorbilità psichiatrica e di uso di sostanze fra gli
utenti e aumento di diffusione del virus dell’epatite C nei soggetti che utilizzano la
via venosa (bisogno consolidato)
Emergenze sanitarie sono rappresentate dalla frequente coesistenza di disturbi
dell’identità e della personalità gravi, da disturbi dell’umore e dell’affettività
che rendono sempre più difficili e complesse le diagnosi e i trattamenti dei giovani. A
seconda dell’età degli utenti, si richiede agli operatori la capacità di lavorare in modo
sinergico conoscendo e rispettando le diverse professionalità e prassi con il dipartimento
della salute mentale e con il servizio per l’età evolutiva.
Una situazione critica è rappresentata dai soggetti con disturbi non gravi di
personalità e dai disturbi antisociali degli utilizzatori di alcol: abbandonano di
frequente i trattamenti, vagano tra i servizi, determinano allarme sociale e generano
insoddisfazione ad ogni livello.
Politiche da perseguire:
—
attivare protocolli e linee guida interdipartimentali (dipartimento dipendenze,
dipartimento salute mentale, UO medicina);
67
—
5)
promuovere un gruppo di lavoro fra servizi che si occupi di disturbi antisociali
della personalità.
fragilità delle famiglie nel riconoscere i primi sintomi dell’abuso nei figli,
nell’impreparazione a gestire il problema e nell’incapacità ad assumere un ruolo
educativo - normativo (bisogno emergente)
Politiche da attivare:
—
sviluppare negli adulti la capacità di analisi, di riconoscimento dei segnali di
crisi-malessere nei figli, di competenze e di abilità di gestione di fattori critici
comportamentali attraverso le attività di consulenza.
6)
crescente difficoltà delle comunità a reinserire socialmente i soggetti per le
difficoltà attuali del mercato del lavoro e della casa (bisogno emergente)
La crisi economica che da qualche anno attanaglia la società ha impoverito le possibilità di
lavoro e di disponibilità di reddito della popolazione del Feltrino. Tale dinamica economica
ha avuto effetti più dannosi sulle fasce più svantaggiate della popolazione tra cui i
tossicodipendenti e gli alcolisti. Molti di questi, dopo percorsi lunghi, difficili, faticosi di
riemersione dalla dipendenza e dalle sue conseguenze (tra cui lo stigma sociale), trovano
l’ulteriore ostacolo della mancanza di lavoro e, spesso, di abitazione elementi
basilari per un completo rientro nel tessuto sociale.
Politiche da perseguire:
—
implementare l’affido a cooperative sociali di lavori per soggetti con svantaggio;
—
mettere a disposizione un maggior numero di alloggi (tipo ATER) per coloro che
escono dalle comunità e non hanno dimora propria o di famiglia;
—
promuovere una rete per l’integrazione lavorativa;
—
offrire alle persone alcol-tossicodipendenti un sistema graduato di opportunità
di lavoro.
7)
comparsa di nuovi abusi da tecnologia informatica e soprattutto da gioco
(gambling) (bisogno emergente)
Politiche da perseguire:
—
dedicare attenzione al fenomeno in espansione del gioco patologico (stima di
prevalenza 1,5 per mille).
Azioni riorganizzative delle risorse all’interno del dipartimento delle dipendenze
(attualmente oggettivamente squilibrato sul versante della riabilitazione in regime residenziale)
potrebbero liberare risorse professionali per potenziare la prevenzione primaria selettiva su
soggetti a rischio con gli interventi a sostegno delle famiglie e per aprire una struttura rivolta a
soggetti giovani e minori.
Si ipotizza di avviare un pensiero di riorganizzazione dell’offerta dei dipartimenti e delle
comunità terapeutiche, avviando sperimentazioni gestionali per nuovi modelli organizzativi ed
erogativi.
68
B) LE SCELTE OPERATIVE
Le azioni di mantenimento (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è
un’espressione operativa).
PRIORITA’
1) rischio di
aumento
dell’abuso di
sostanze
(alcol e droga)
a partire
dall’adolescen
za fino all’età
anziana, con
diminuzione
dell’età del
primo
contatto (con
le sostanze e
con i servizi di
cura) e con
costante
diminuzione
delle
differenze di
genere
(sempre più
femmine)
2)
problematicit
à legata alla
modificazione
delle modalità
di consumo
sia dell’alcol
(binge
drinking) che
delle droghe
(policonsumo
), alla scelta
delle droghe
elettive
(sempre più
droghe
prestazionali)
e al
cambiamento
degli stili di
vita connessi
alle droghe
sempre più
normalizzati
al contesto
sociale con
rarefazione
della figura
dell’emargina
to e del
marginale
6) crescente
difficoltà delle
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
SerD
Ulss 2 - SerD
Tutte quelle elencate nella
declinazione delle 7 priorità
650
587.000
Comunità
Terapeutiche
(3)
Ulss 2 - Le Braite
Dumia
Associazione
Movimento
Fraternità
Landris
Mantenimento e
potenziamento strutture
residenziali
100
1.300.000
200
10.000
40
Costi in
SerD
2
3.250
Contrasto uso e
abuso di alcol
ACAT Feltre
ACAT Dolomiti
Feltrine
sostenere la scelta del
decisore politico
amministrativo di non
promuovere in alcun modo
la diffusione e il consumo
di bevande alcoliche da
parte dei minori e di
restringere tempi e luoghi
di possibile acquisizione
collaborare con il
dipartimento di
prevenzione per lo sviluppo
ulteriore della
progettazione di
prevenzione dell’uso di
droghe, alcol e fumo già
attivata nelle scuole
Corsi contro il
fumo
Ulss 2 - SerD
collaborare con il
dipartimento di
prevenzione per lo sviluppo
ulteriore della
progettazione di
prevenzione dell’uso di
droghe, alcol e fumo già
attivata nelle scuole
Reinserimento
socio-
Cooperativa
Dumia
Implementare l’affido a
cooperative sociali di lavori
69
comunità a
reinserire
socialmente i
soggetti per le
difficoltà attuali
del mercato del
lavoro e della
casa
lavorativo
per soggetti con svantaggio
Le azioni di potenziamento o riconversione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto
cui vi è un’espressione operativa)
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
1) rischio di
aumento
dell’abuso di
sostanze (alcol
e droga) a
partire
dall’adolescen
za fino all’età
anziana, con
diminuzione
dell’età del
primo
contatto (con
le sostanze e
con i servizi di
cura) e con
costante
diminuzione
delle
differenze di
genere
(sempre più
femmine)
Ampliamento
comunità
terapeutica
(con
ristrutturazion
e)
Associazione
Movimento
Fraternità Landris
Completament
o moduli posti
letto
residenziale
Cooperativa
Dumia
2)
problematicità
legata alla
modificazione
delle modalità
di consumo
sia dell’alcol
(binge
drinking) che
delle droghe
(policonsumo)
, alla scelta
delle droghe
elettive
(sempre più
droghe
prestazionali)
e al
cambiamento
degli stili di
vita connessi
alle droghe
sempre più
normalizzati al
contesto
sociale con
rarefazione
della figura
Promozione
azioni di
prevenzione
uso sostanze
stupefacenti/al
col
Comune di Alano
di Piave
Unione Comuni
BF
Prevenzione
selettiva delle
diverse forme
di dipendenza
in età giovanile
ACAT Dolomiti
Feltrine
UTENZA
2011
RISORSE
2011
Mantenimento e
potenziamento strutture
residenziali
8
424.760
Mantenimento e
potenziamento strutture
residenziali
10
180.000
2.000
n.q.
n.q.
17.670
POLITICHE
sostenere la scelta del
decisore politico
amministrativo di non
promuovere in alcun
modo la diffusione e il
consumo di bevande
alcoliche da parte dei
minori e di restringere
tempi e luoghi di possibile
acquisizione
collaborare con il
dipartimento di
prevenzione per lo
sviluppo ulteriore della
progettazione di
prevenzione dell’uso di
droghe, alcol e fumo già
attivata nelle scuole
sostenere la scelta del
decisore politico
amministrativo di non
promuovere in alcun
modo la diffusione e il
consumo di bevande
alcoliche da parte dei
70
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
200
33.000
1.500
32.000
25
60.000
minori e di restringere
tempi e luoghi di possibile
acquisizione
collaborare con il
dipartimento di
prevenzione per lo
sviluppo ulteriore della
progettazione di
prevenzione dell’uso di
droghe, alcol e fumo già
attivata nelle scuole
dell’emarginat
o e del
marginale
Trattamenti
innovativi
riferiti alle
diverse forme
di dipendenza
Prevenzione
selettiva
6) crescente
difficoltà delle
comunità a
reinserire
socialmente i
soggetti per le
difficoltà
attuali del
mercato del
lavoro e della
casa
Reinserimento
sociolavorativo ed
inclusione
sociale dei
soggetti alcoltossicodipende
nti
sperimentare programmi di
cura e diversificati per
pazienti giovani e ricorrenti
Ulss 2 - SerD
Ulss 2 - SerD
avviare azioni innovative di
cura e di contrasto all’uso di
sostanze
sperimentare programmi
di cura e diversificati per
pazienti giovani e
ricorrenti
avviare azioni innovative
di cura e di contrasto
all’uso di sostanze
promuovere una rete per
l’integrazione lavorativa
Ulss 2 - SIL
offrire alle persone alcoltossicodipendenti un
sistema graduato di
opportunità di lavoro
71
3.5 SALUTE MENTALE
Secondo un approccio allargato di salute pubblica, la salute mentale è una componente
basilare della salute globale del cittadino e della popolazione come recita la Dichiarazione di
Helsinki: “Non c’è salute senza salute mentale”.
All’interno di una filosofia di salute pubblica, quindi, l'integrazione e la personalizzazione
delle cure, relativamente alla salute mentale, possono aiutare a procedere verso la definizione di
pratiche sempre più efficaci ed aderenti ai bisogni dell’utenza, coalizzando gli sforzi nelle aree di
impegno comune (le politiche sui giovani, sulle fasce marginali, sulla disabilità, le politiche di
prevenzione e di promozione della salute). La salute, e nello specifico la salute mentale, è
fondamentale per il benessere dell'individuo e della collettività e si persegue non solo con
interventi di natura strettamente medica, ma anche attraverso il sostegno psicologico, sociale e
culturale.
In tale ottica, la partecipazione, la solidarietà e l'inclusione sociale diventano elementi
determinanti e, dunque, posti alla base della programmazione di seguito sviluppata.
In accordo con le indicazioni regionali, la pianificazione quinquennale proposta intende
fornire risposte ai bisogni consolidati ed emergenti che il territorio propone e che,
prevedibilmente, caratterizzeranno anche i prossimi anni. Il presente Piano di zona contribuisce
a plasmare uno dei pilastri del nuovo welfare di comunità basato sui concetti di
personalizzazione ed integrazione delle cure, sull’armonia tra territorio ed ospedale, sulla ricerca
del giusto equilibrio tra sostegno all’integrazione sociale e l’accompagnamento sanitario.
A) LE STRATEGIE DI INDIRIZZO
Nel corso delle riunioni del tavolo di lavoro rea Salute Mentale e attraverso la raccolta di
una scheda di espressione del bisogno compilata dal singolo soggetto aderente al Piano di zona, è
stata approfondita l’analisi che ha evidenziato le seguenti necessità declinate in ordine di priorità:
1)
fragilità dei percorsi di connessione tra i servizi per la salute mentale e il
territorio;
2)
rischio di non adeguatezza all’evoluzione del bisogno della popolazione
psichiatrica in riferimento ai dispositivi residenziali e semi-residenziali;
3)
debolezza nell’accompagnamento della persona con problemi psichiatrici dai
servizi per l’età evolutiva a quelli per l’età adulta e nel passaggio tra alcune unità
operative (SerT, SHEA, SSEAA) e il Dipartimento di Salute Mentale;
4)
rischio di consolidamento dello stigma nei confronti della malattia mentale;
5)
fragilità dei percorsi di inserimento sociale e lavorativo;
6)
fragilità dei familiari nei percorsi di riconoscimento e di accettazione della
malattia mentale del proprio congiunto;
7)
rischio di scarsità o di non adeguatezza di attività nel tempo libero e in particolare
nel week-end;
8)
problematicità nella gestione della vita autonoma e nella riacquisizione e nel
mantenimento delle abilità quotidiane;
9)
fragilità dei percorsi di intercettazione precoce della malattia mentale in giovane
età.
Si approfondiscono di seguito i singoli bisogni, evidenziando quali elementi li caratterizzano
e sulla base di quali considerazioni emergono queste esigenze, se i bisogni espressi sono già stati
presi in esame nella pianificazione tuttora vigente o, al contrario, si presentano solo ora e, infine,
quali sono le politiche verso cui si intende orientare la futura progettazione.
72
1) fragilità dei percorsi di connessione tra i servizi per la salute mentale e il territorio
(bisogno consolidato)
Il centro di salute mentale (CSM) è la sede organizzativa dell’èquipe degli operatori e la sede
del coordinamento degli interventi di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento
sociale nel territorio di competenza, tramite anche l’integrazione funzionale con le attività
del distretto. In particolare il CSM svolge: attività di accoglienza, analisi della domanda e
attività diagnostica, definizione e attuazione di programmi terapeutico-riabilitativi e socioriabilitativi personalizzati con le modalità proprie dell’approccio integrato tramite
interventi ambulatoriali, domiciliari, di “rete” ed eventualmente anche residenziali, nella
strategia della continuità terapeutica, attività di raccordo con i medici di medicina generale,
per fornire consulenza psichiatrica e per condurre, in collaborazione, progetti terapeutici ed
attività formativa, consulenza specialistica ai servizi “di confine” (alcolismo,
tossicodipendenze ecc.), alle strutture residenziali per anziani e per disabili, attività di filtro
ai ricoveri e di controllo della degenza nelle case di cura neuropsichiatriche private, al fine
di assicurare la continuità terapeutica, valutazione ai fini del miglioramento continuo di
qualità delle pratiche e delle procedure adottate. Gli utenti del CSM nel 2009 sono stati
1.548 a fronte dei 1.396 del 2007.
L’interconnessione tra i servizi e il territorio, dunque, è parte stessa della
definizione del CSM ed è su questa specificità che nei prossimi anni si intende
operare al fine di renderla sempre più strutturata.
Politiche da perseguire:
—
potenziare la presenza dei servizi per la salute mentale a livello territoriale;
—
implementare i percorsi di coordinamento con i soggetti che già operano in
quest’ambito a livello territoriale.
2) rischio di non adeguatezza all’evoluzione del bisogno della popolazione psichiatrica in
riferimento ai dispositivi residenziali e semi-residenziali (bisogno consolidato)
Il dipartimento di salute mentale (DSM) è l'insieme delle strutture e dei servizi che hanno il
compito di farsi carico della domanda legata alla cura, all'assistenza e alla tutela della salute
mentale nell'ambito del territorio definito dall'Azienda Ulss. Il DSM è dotato dei seguenti
servizi: servizi per l’assistenza diurna (CSM), servizi semiresidenziali (centri diurni), servizi
residenziali (RSA, comunità alloggio, comunità alloggio di tipo estensivo sperimentale),
servizi ospedalieri (servizi psichiatrici di diagnosi e cura – SPDC – e day hospital - DH).
Attualmente per quanto concerne la residenzialità, l’offerta nel territorio comprende: la
RSA di Feltre e quella sita a Pullir (116 utenti complessivi 2009), la comunità alloggio
sperimentale a riabilitazione estensiva, una comunità alloggio sita a Pullir e una a Cart (22
utenti complessivi 2009) e la CTRP (16 utenti complessivi 2009).
La semi-residenzialità riguarda i centri diurni associati alle due comunità alloggio e quello
della CTRP (45 utenti complessivi nel 2009, anno in cui era attivo anche un 4 centro diurno
presso il CSM).
L’offerta attualmente presente risulta soddisfare le richieste.
Politiche da perseguire:
—
riorganizzare le unità operative esistenti rendendole ancora più efficaci e
maggiormente efficienti nel rispondere alle nuove cronicità;
—
riorganizzare i dispositivi semi-residenziali presenti;
—
valutare l’ampliamento delle unità di offerta in base ad eventuale evoluzione delle
necessità territoriali e alle indicazioni regionali (POSM);
—
partecipare ad una programmazione di area vasta per la strutturazione di moduli
di accoglienza residenziale specifici per gli adolescenti che presentano importanti
disturbi psichiatrici, sicuramente presenti nel territorio, ma non in numero così
elevato da giustificare azioni autonome in questa direzione.
73
3) debolezza nell’accompagnamento della persona con problemi psichiatrici dai servizi per
l’età evolutiva a quelli per l’età adulta e nel passaggio tra alcune unità operative
(SerT, SHEA, SSEAA) e il Dipartimento di Salute Mentale (bisogno consolidato)
La psichiatria è per definizione una disciplina di confine: ogni intervento in questo settore,
se non vuol limitare la propria efficacia, deve necessariamente tener conto di un contesto
generale, disciplinare ed operativo, ampio e coinvolgente più attori.
Risulta immediatamente evidente che l’integrazione operativa socio-sanitaria non può che
essere uno degli obiettivi strategici del Dipartimento di Salute Mentale. In questo contesto il
ruolo giocato dal distretto è centrale, poiché è per definizione il crocevia delle politiche per
la salute di un determinato territorio e la sua capacità d’interfacciarsi con tutti gli altri
servizi sanitari e sociali è la variabile determinante di successo.
La scelta di avviare un percorso di consolidamento dei rapporti inter-servizi
costituisce solo un primo passo verso la costituzione di una prassi integrata di
tipo collaborativo che verrà a consolidarsi stabilmente.
Politiche da perseguire:
—
migliorare la comunicazione e l’interdipendenza tra le specialità implicate nei casi
multiproblematici attraverso la stesura di linee di orientamento e protocolli di
intesa non statici, ma flessibili alla luce di continue rivalutazioni (servizio psicosociale età evolutiva, dipendenze, disabilità età adulta);
—
implementare il coordinamento tra soggetti coinvolti nelle aree di confine;
—
rafforzare ulteriormente l’approccio cosiddetto relazionale (l’utente al centro dei
servizi).
4) rischio di consolidamento dello stigma nei confronti della malattia mentale (bisogno
consolidato)
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che i disturbi mentali siano ai primi posti
come carico di sofferenza e di disabilità per la popolazione e che tendano all’aumento nei
paesi industrializzati. In uno studio nazionale recente è risultato che in Italia poco meno del
10% della popolazione soffre nell’arco di un anno di uno dei disturbi mentali più frequenti e
più noti, quali depressione e ansia; inoltre poco meno dell’1% della popolazione soffre di
disturbi psichici meno frequenti. Sono numerose le persone che hanno problemi psicologici
cosiddetti “sottosoglia”, che non sono abbastanza gravi perchè si possa fare una diagnosi
secondo i criteri delle classificazioni internazionali delle malattie, ma che comunque
provocano malessere e difficoltà nella vita di tutti i giorni. Dati relativamente recenti
dimostrerebbero che vi è una prevalenza pari al 25% nella popolazione generale
relativamente al disagio emotivo. Si stima che circa il 3% della popolazione avrebbe bisogno
di ricorrere a prestazioni di specialisti. Nonostante questo vi è ancora una diffusa diffidenza
e disinformazione nei confronti della salute mentale
Appare quanto mai importante, dunque, sviluppare ulteriormente le attività di
comunicazione e di informazione contro lo stigma e il pregiudizio in salute
mentale, anche nelle fasce più giovani della popolazione con il coinvolgimento della
scuola, al fine di aumentare la consapevolezza sugli effetti negativi di atteggiamenti
stigmatizzanti nei confronti delle persone con malattie mentali.
Politiche da perseguire:
—
sensibilizzare la popolazione in merito alla malattia mentale;
—
mantenere azioni di contrasto allo stigma attivate in collaborazione con gli istituti
scolastici;
—
promuovere maggiori momenti di incontro e percorsi di informazione e
formazione.
74
5) fragilità dei percorsi di inserimento sociale e lavorativo (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
—
implementare gli inserimenti lavorativi anche attraverso il consolidamento del
rapporto con il servizio inserimento lavorativo;
—
potenziare l’offerta degli appartamenti protetti a disposizione;
—
riorganizzare gli appartamenti protetti secondo gli standard e le indicazioni
regionali (POSM) avviando le procedure per l’autorizzazione al funzionamento e
all’accreditamento come nuova unità di offerta.
6) fragilità dei familiari nei percorsi di riconoscimento e di accettazione della malattia
mentale del proprio congiunto (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
—
sostenere adeguatamente familiari e care giver;
—
sviluppare ulteriormente occasioni di confronto con i familiari, in una logica di
accompagnamento attraverso i sevizi coinvolti.
7) rischio di scarsità o di non adeguatezza di attività nel tempo libero e in particolare nel
week-end (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
—
contrastare l’isolamento sviluppando ulteriormente opportunità socioaggregative (gruppi di socializzazione, centri aggregativi, ecc.);
—
accrescere nella persona con problemi psichiatrici la conoscenza del proprio
problema e l’autostima, cercando di incidere sullo stile di vita e su una maggiore
autonomia.
8) problematicità nella gestione della vita autonoma e nella riacquisizione e nel
mantenimento delle abilità quotidiane (bisogno consolidato)
Politiche da perseguire:
—
accompagnare la persona fragile con figure di sostegno (amministratore di
sostegno).
9) fragilità dei percorsi di intercettazione precoce della malattia mentale in giovane età
(bisogno emergente)
Politiche da perseguire:
—
attivare percorsi di sensibilizzazione delle agenzie sanitarie coinvolte (pediatri di
libera scelta, neuro-psichiatri infantili, ecc.).
75
B) LE SCELTE OPERATIVE
Le azioni di mantenimento (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è
un’espressione operativa)
PRIORITA’
1) fragilità
dei percorsi
di
connessione
tra i servizi
per la salute
mentale e il
territorio
2) rischio di
non
adeguatezza
all’evoluzion
e del bisogno
della
popolazione
psichiatrica
in
riferimento
ai dispositivi
residenziali e
semiresidenziali
INTERVENTI
Centro salute
mentale
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
1.600
410.000
55
55.000
100
5.000.0
00
25
550.000
45
costi in
RSA
16
1.034.0
00
6
18.000
33
n.q.
potenziare la presenza dei
servizi per la salute mentale a
livello territoriale
Ulss 2 - DSM
Day-Hospital
Ospedaliero
Ulss 2 - DSM
RSA di
Cesiomaggiore
e di Feltre (2)
Ulss 2 - DSM
Comunità
Alloggio di
Cesiomaggiore
e di Feltre (2)
Ulss 2 - DSM
Comunità
Alloggio
Estensiva
Ulss 2 - DSM
CTRP
Ulss 2 - DSM
Gruppo
appartamenti
(4)
Ulss 2 - DSM
Centro diurno
(3)
Ulss 2 - DSM
implementare i percorsi di
coordinamento con i soggetti
che già operano a livello
territoriale
riorganizzare le unità
operative esistenti
rendendole ancora più efficaci
e maggiormente efficienti nel
rispondere alle nuove
cronicità
riorganizzare le unità
operative esistenti
rendendole ancora più efficaci
e maggiormente efficienti nel
rispondere alle nuove
cronicità
riorganizzare le unità
operative esistenti
rendendole ancora più efficaci
e maggiormente efficienti nel
rispondere alle nuove
cronicità
riorganizzare le unità
operative esistenti
rendendole ancora più efficaci
e maggiormente efficienti nel
rispondere alle nuove
cronicità
riorganizzare le unità
operative esistenti
rendendole ancora più efficaci
e maggiormente efficienti nel
rispondere alle nuove
cronicità
riorganizzare le unità
operative esistenti
rendendole ancora più efficaci
e maggiormente efficienti nel
rispondere alle nuove
cronicità
riorganizzare i dispositivi
semi-residenziali presenti
76
3.6 MARGINALITA’ E INCLUSIONE SOCIALE
Si è scelto di introdurre per la prima volta l’area marginalità e inclusione sociale a seguito
della forte crisi del mercato del lavoro che ha fortemente interessato anche il territorio dell’Ulss
n°2. Generalmente dedicata alle situazioni di povertà estrema e marginalità, infatti, quest’area
non era stata presa in considerazione negli anni precedenti per la scarsa presenza di questi
fenomeni nel territorio, supportata dalle scelte regionali di destinare i fondi volti ad arginare
questi fenomeni al solo comune capoluogo di Provincia in cui effettivamente si trovano dispositivi
di risposta alle situazioni più estreme.
Dal 2009, tuttavia, l’ondata di crisi economica nazionale si è abbattuta anche nel Feltrino
che si è trovato a gestire un’inarrestabile chiusura di attività (anche storiche e ben consolidate nel
tessuto industriale della zona) e/o a far fronte ad un proliferarsi e ad un prolungarsi di situazioni
di cassa integrazione che hanno richiesto un grosso sforzo da parte della rete sociale per riuscire
a ‘contenere’ l’impoverimento delle famiglie. Molti, infatti, sono i nuclei familiari destabilizzati
dal rallentamento economico in quanto monoreddito e con l’unico percettore di stipendio in cassa
integrazione o, visto lo scarso ventaglio di industrie presenti e il fatto che quasi tutte sono state
toccate dalla crisi, con ambedue i familiari in età da lavoro in cassa integrazione. Alle situazioni
più difficili, si aggiunge poi tutto il mondo del precario (contratti a termine, lavoratori a
progetto) che non può accedere agli ammortizzatori sociali previsti dallo stato e le situazioni
drammatiche degli impiegati che si trovano disoccupati con scarso preavviso e senza indennità
di disoccupazione. Alta la fascia composta da persone adulte che escono dal mercato del lavoro e
che sono più difficilmente ricollocabili. Pur essendo stati attivati da subito degli ammortizzatori
in grado di contenere gli effetti più dannosi della crisi (fondo provinciale per il lavoro, fondo
diocesano per il lavoro, nascita e potenziamento di sportelli di orientamento ed informativi,
aumento di derrate alimentari distribuite gratuitamente e maggiore disponibilità di alloggi da
parte della Caritas, per citare alcuni esempi), la situazione attuale vede, comunque, i servizi
socio-assistenziali spesso disarmati di fronte all’impoverimento delle famiglie. Accanto alle
richieste espresse dagli immigrati (le cui fila si assottigliano per i molti rientri in patria),
diventano frequenti quelle espresse dagli italiani anche se spesso si viene a conoscenza di
situazioni particolarmente gravose non dai diretti interessati, ma dalla comunità (i parroci in
primis e dai conoscenti in secondo luogo).
Venire incontro alle necessità dei più disagiati dovrebbe costituire dovere morale per le
istituzioni e per il volontariato.
COMUNE
Arsiè
Cesiomaggiore
Feltre
Fonzaso
San Gregorio nelle Alpi
Santa Giustina
Sedico
Trichiana
TOTALE
N° DI ACCOLTI
152
254
735
30
50
342
81
60
1.704
Tabella 11 Assistiti da enti assistenziali. Dati 2009. Fonte Amico del Popolo
77
A) LE STRATEGIE DI INDIRIZZO
Nel corso delle riunioni del tavolo di lavoro Area Marginalità e Inclusione Sociale e
attraverso la raccolta di una scheda di espressione del bisogno da parte del singolo soggetto
aderente al Piano di zona, è stata approfondita l’analisi del bisogno che ha evidenziato le seguenti
necessità declinate in ordine di priorità:
1)
rischio di erogazione di aiuti alle persone in situazione di marginalità finalizzati al
tamponamento di un’emergenza e non ad un concreto aiuto per il superamento di
un momento di crisi;
2)
rischio di consolidamento di errati approcci al sistema di aiuto (pubblico, privato
e del privato sociale), permettendo a poche persone di ottenere molto e a molte
persone di non contare su nessun tipo di aiuto;
3)
rischio di rendere inefficace ed inefficiente l’aiuto personale, strutturale ed
economico messo a disposizione da un soggetto.
Le necessità così espresse si configurano più come bisogni di sistema, ovverosia l’esigenza
di andare a modificare la metodologia di supporto alle persone marginali e
svantaggiate finora seguita dai vari attori della comunità, che come elencazione dei bisogni delle
persone.
E’ emerso dagli incontri, infatti, che sono molti i soggetti che operano in questo
ambito e che, finora, le risorse messe in campo da ciascuno sono risultate sufficienti
per affrontare le varie esigenze presentate dalla popolazione. Nell’evolversi della crisi
economica, tuttavia, che ha schiacciato e continua a stringere gli attori sociali tra la ristrettezza di
risorse e l’aumento costante e irrefrenabile dei portatori di bisogno, non appare più sufficiente
l’apporto di ciascuno o il coordinamento a piccolo raggio. Dove il sistema di aiuto funziona, infatti,
vi è un’attrazione fortissima anche da province e regioni limitrofe (per esempio la Caritas Feltrina
si è vista presentare richieste di persone provenienti da Padova o da Treviso che conoscevano il
buon operato e il funzionamento dell’ente) che rende inefficace il controllo sull’effettiva necessità
del singolo, in quanto non conosciuto, lasciando, per questo motivo, privo di riferimenti che
consentano di ricostruire il caso il soggetto che lo prende a carico.
Le iniziative attivate dai singoli protagonisti di primo intervento (banco alimentare, banco
farmaceutico, banco vestiario, banco mobili, prima accoglienza abitativa, orientamento nelle
pratiche di soggiorno e nella prima ricerca di lavoro), di accompagnamento (re-inserimenti
lavorativi, re-inserimenti sociali, seconda accoglienza abitativa) e di contribuzione economica, sono
presenti in modo sistematico e molto spesso coordinato. E’ necessario, tuttavia, apprendere e
riconoscere una metodologia comune che consenta l’integrazione tra i dispositivi di
aiuto esistenti e la costruzione di un percorso di valutazione del bisogno coerente ed
efficace da parte di tutti i soggetti che operano in contrasto delle situazioni di
emarginazione.
1)
rischio di erogazione di aiuti alle persone in situazione di marginalità finalizzati al
tamponamento di un’emergenza e non ad un concreto aiuto per il superamento di
un momento di crisi (bisogno emergente)
Politiche da perseguire:
coordinare i soggetti preposti alla prima emergenza/accoglienza con quelli che si
occupano di accompagnamento e re-inserimento;
individuare percorsi solidaristici e fondi integrativi al sistema attuale;
conoscere approfonditamente i soggetti che si muovono nel territorio, le
tipologie di assistenza che possono offrire e le modalità di accesso.
2)
rischio di consolidamento di errati approcci al sistema di aiuto (pubblico, privato
e del privato sociale), permettendo a poche persone di ottenere molto e a molte
persone di non contare su nessun tipo di aiuto(bisogno emergente)
78
Politiche da perseguire:
avviare percorsi di formazione condivisa sulla metodologia di valutazione del
bisogno;
elaborare e condividere un vademecum sulle modalità da seguire per
l’erogazione di ‘aiuto’;
individuare modalità similari a costruzione di banche dati o, comunque,
intensificare il confronto con gli altri soggetti del sistema in merito ai cittadini
che si stanno aiutando (verificare se il soggetto è già in carico ad altri servizi).
3)
rischio di rendere inefficace ed inefficiente l’aiuto personale, strutturale ed
economico messo a disposizione da un soggetto(bisogno emergente)
Politiche da perseguire:
avviare o implementare il coordinamento dei soggetti erogatori all’interno
dell’ambito comunale;
indicare il luogo di residenza quale riferimento territoriale primario per cercare
aiuto e sostegno e solo in seconda battuta rendere disponibile il proprio aiuto;
creare occasioni di scambio e di confronto a livello territoriale;
implementare il coordinamento e i momenti di confronto e scambio di buone
prassi.
B) LE SCELTE OPERATIVE
Le azioni di mantenimento (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è
un’espressione operativa)
PRIORITA’
1) rischio di
erogazione di
aiuti alle
persone in
situazione di
marginalità
finalizzati al
tamponamen
to di
un’emergenz
a e non ad un
concreto
aiuto per il
superamento
di un
momento di
crisi
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
750
22.300
10
n.q.
250
10.000
15
5.000
coordinare i soggetti preposti
alla prima
emergenza/accoglienza con
quelli che si occupano di
accompagnamento e reinserimento
Servizi di
pronta
accoglienza
Caritas Feltre
individuare percorsi
solidaristici e fondi integrativi
al sistema attuale
conoscere approfonditamente i
soggetti che si muovono nel
territorio, le tipologie di
assistenza che possono offrire
e le modalità di accesso
individuare percorsi
solidaristici e fondi integrativi
al sistema attuale
Accoglienza
residenziale
Comune di Quero
Distribuzione
beni di prima
necessità
Comune di Alano
Comune di Feltre
Comune di Sedico
Comune di
Trichiana
Unione comuni
BF
individuare percorsi
solidaristici e fondi integrativi
al sistema attuale
Buoni spesa
buoni pasto
Comune di Alano
Comune di Lamon
Comune di Mel
individuare percorsi
solidaristici e fondi integrativi
79
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
Comune di Sedico
Comune di Trichiana
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
al sistema attuale
Prestiti/prestiti
d’onore
Comune di Quero
Comune di Santa
Giustina
Comune di Sedico
Comune di
Sospirolo
Comune di
Trichiana
individuare percorsi
solidaristici e fondi integrativi
al sistema attuale
15
10.000
Contributi ad
integrazione
del reddito
18 comuni
individuare percorsi
solidaristici e fondi integrativi
al sistema attuale
160
85.000
Le azioni di potenziamento o riconversione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto
cui vi è un’espressione operativa)
PRIORITA’
1) rischio di
erogazione di
aiuti alle
persone in
situazione di
marginalità
finalizzati al
tamponamen
to di
un’emergenz
a e non ad un
concreto
aiuto per il
superamento
di un
momento di
crisi
INTERVENTI
Iniziativa a
sostegno del
reddito: buoni
INPS/voucher
SOGGETTO
RESPONSABILE
Unione comuni
BF
POLITICHE
coordinare i soggetti preposti
alla prima
emergenza/accoglienza con
quelli che si occupano di
accompagnamento e reinserimento
UTENZA
2011
RISORSE
2011
40
3.000
individuare percorsi
solidaristici e fondi integrativi
al sistema attuale
Le azioni di innovazione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è un’espressione
operativa)
PRIORITA’
3) rischio di
rendere
inefficace ed
inefficiente
l’aiuto
personale,
strutturale ed
economico
messo a
disposizione
da un
soggetto
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
200
1.000
avviare o implementare il
coordinamento dei soggetti
erogatori all’interno
dell’ambito comunale
Realizzazione
di rete e di
punto solidale
Comune di Alano
di Piave
indicare il luogo di residenza
quale riferimento territoriale
primario per cercare aiuto e
sostegno e solo in seconda
battuta rendere disponibile il
proprio aiuto
creare occasioni di scambio e
80
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
200
1.000
di confronto a livello
territoriale
implementare il
coordinamento e i momenti di
confronto e scambio di buone
prassi
avviare o implementare il
coordinamento dei soggetti
erogatori all’interno
dell’ambito comunale
Realizzazione
di rete e di
punto solidale
Unione comuni
BF
indicare il luogo di residenza
quale riferimento territoriale
primario per cercare aiuto e
sostegno e solo in seconda
battuta rendere disponibile il
proprio aiuto
creare occasioni di scambio e
di confronto a livello
territoriale
implementare il
coordinamento e i momenti di
confronto e scambio di buone
prassi
81
3.7 IMMIGRAZIONE
Nel corso delle attività del tavolo di lavoro per il Piano di zona è emerso un quadro della
situazione che assume caratteristiche differenti rispetto alle precedenti edizioni: il lavoro di
creazione e di rafforzamento della rete territoriale previsto per il precedente quadriennio ha
permesso di affrontare la complessità del fenomeno con maggiore efficacia e soprattutto di
concordare un uso delle risorse economiche (per la maggior parte derivanti dal Piano di
Integrazione Sociale e Scolastica finanziato dalla Regione del Veneto) meglio distribuito. Va da sé
che considerati i rapidi ed imprevedibili mutamenti dei fenomeni migratori, il mantenimento ed
il coordinamento della rete territoriale rimane uno dei punti fondamentali da coltivare nel
prossimo quinquennio.
Il gruppo di lavoro ha indicato nell’apprendimento della lingua e nella capacità di
comunicazione gli aspetti importanti sui quali soffermarsi per la progettazione delle attività del
prossimo quinquennio con e per i cittadini migranti. Le attività sono quindi state programmate
prioritariamente in due ambiti: italiano come L2 nella scuola e formazione linguistica per gli
adulti stranieri (in particolare ancora una volta le donne) in ambiti comunali e sovracomunali. Il
nuovo bisogno emergente (enfatizzato dagli effetti della crisi economica e lavorativa) è l’esigenza
di dare vita a percorsi professionalizzanti nelle scuole superiori, al fine di creare i presupposti
per un migliore e più pronto inserimento lavorativo, presupposto fondamentale per innescare i
processi di integrazione sociale dei migranti.
Si rileva, come elemento da rafforzare nel prossimo quinquennio, una maggiore
propensione da parte dei cittadini stranieri all’associazionismo e si segnalano le prime iniziative
da parte di gruppi riconosciuti a livello regionale. Sarà importante, dunque, accompagnare
queste prime esperienze in un processo di rafforzamento e di integrazione con gli altri soggetti
del territorio.
Da segnalare, infine, quanto accade alle famiglie migranti per effetto della crisi
economica, pertanto la necessità di coordinare gli interventi di sostegno alla famiglia in raccordo
con quanto proposto all’interno dell’area marginalità.
Nel 2009 i cittadini immigrati regolarmente soggiornanti nell’Ulss n°2 di Feltre erano il
5,6% della popolazione (5.710/84.949).
A) LE STRATEGIE DI INDIRIZZO
Nel corso delle riunioni del tavolo di lavoro Area Immigrazione, che in buona parte coincide
con il gruppo di coordinamento dei soggetti aderenti al Programma di Integrazione Sociale e
Scolastica (PISS) promosso dalla Regione del Veneto e predisposto dalla Conferenza dei Sindaci,
sono stati raccolti ed approfonditi (utilizzando le apposite schede di raccolta del bisogno) i bisogni
emergenti nel territorio. E’ stato così possibile definire le necessità di seguito indicate in ordine di
priorità:
1)
fragilità nell’apprendimento della lingua italiana (che pregiudica una buona
integrazione in vari campi: lavorativo, scolastico, culturale, ecc);
2)
difficoltà relative al bisogno di formazione, informazione, orientamento,
inserimento sociale, scolastico e lavorativo;
3)
fragilità e difficoltà di professionalizzazione al lavoro dipendente ed al lavoro
autonomo;
4)
difficoltà di inserimento scolastico e di proseguo degli studi superiori;
5)
difficoltà di rafforzamento del protagonismo dell’associazionismo e di costruzione
di forme rappresentative;
6)
rischio legato al perdurare della crisi economica per le famiglie straniere.
82
Per ogni singolo bisogno si indicano di seguito gli elementi salienti della discussione, quali
di questi bisogni sono già stati oggetto di segnalazione nel vigente Piano di zona e quali, invece,
sono nuovi e dovranno quindi essere oggetto di una programmazione innovativa e di nuove
politiche da perseguire.
1)
fragilità nell’apprendimento della lingua italiana (che pregiudica una buona
integrazione in vari campi: lavorativo, scolastico, culturale ecc) (bisogno
consolidato)
Nonostante le attività di supporto linguistico ormai permanenti nel territorio, emerge
comunque la necessità di proseguire in questa direzione sia per gli studenti che per gli
adulti stranieri, dato che la buona padronanza della lingua italiana è il principale
veicolo di integrazione sociale. Si rileva che per molti dei migranti adulti
l’apprendimento della lingua è strettamente legato all’attività lavorativa o sociale svolta,
pertanto il vocabolario e la capacità verbale è adeguato in alcuni momenti della vita (più
spesso l’ambito tecnico dell’attività lavorativa, piuttosto che l’ambito domestico), mentre
non lo è in altre situazioni (es. nei rapporti con la scuola o con le istituzioni in genere).
Anche per le donne straniere (specificatamente provenienti dall’area magrebina o
comunque di cultura musulmana), principali veicoli di integrazione, si riscontra la necessità
di mantenere e rafforzare l’insegnamento della lingua italiana. Un aspetto importante nel
prossimo futuro, visti i disegni di legge proposti, sarà quello di definire e di richiedere
l’accreditamento dei corsi di lingua italiana validi ai fini del conseguimento di
un punteggio utile per il permesso di soggiorno.
Politiche da perseguire:
rafforzare ed implementare le capacità linguistiche degli stranieri per favorire la
comunicazione a tutti i livelli al fine di consentire maggiore autonomia nel
quotidiano;
rafforzare ed implementare la rete scolastica (anche attraverso l’eventuale
aggregazione delle scuole superiori del polo di Feltre e/o la realizzazione di
moduli formativi riconosciuti dalla scuole superiori);
sostenere la formazione linguistica e scolastica.
2)
difficoltà relative al bisogno di formazione, informazione, orientamento,
inserimento sociale, scolastico e lavorativo (bisogno consolidato)
Lo sportello informaimmigrati e i comuni rilevano la necessità di un continuo
aggiornamento e di una costante condivisione dell’informazione/formazione sui doveri e sui
diritti dei cittadini, sulle opportunità di accesso alle istituzioni e sull’offerta di aiuto alle
famiglie ed al singolo. In particolare, si rende necessario offrire informazioni sia
agli stranieri, che agli italiani in merito alle leggi vigenti (il quadro normativo in
materia di immigrazione subisce costantemente cambiamenti), all’orientamento ai
servizi (difficile l’accesso per chi ha una scarsa conoscenza della lingua e del territorio), al
supporto nella gestione delle pratiche di soggiorno (in particolare per la
documentazione necessaria), all’orientamento al lavoro (nelle azioni messe in atto a
livello provinciale gli stranieri rientrano tra la categoria dell’orientamento agli adulti e la
percentuale di partecipanti più significativa).
Politiche da perseguire:
mantenere e rafforzare azioni di informazione, formazione ed orientamento ai
servizi;
favorire momenti di formazione legislativa sia per gli italiani, sia per gli stranieri;
rafforzare e coordinare le reti informative del territorio;
mantenere e rafforzare la rete territoriale.
83
3)
fragilità e difficoltà di ‘professionalizzazione’ al lavoro dipendente ed al lavoro
autonomo (bisogno emergente)
Vi è l’esigenza di offrire ai cittadini migranti l’opportunità di ‘professionalizzarsi’, cioè di
apprendere una professionalità specifica (o approfondirla) che possa favorire
un più facile inserimento lavorativo e sociale. In questo particolare momento di crisi
economica, infatti, i cittadini stranieri sono i primi a perdere il lavoro e le opportunità di
inserimento, a causa della scarsa spendibilità delle proprie conoscenze. In questo ambito
assume particolare importanza l’attività della Amministrazione Provinciale, che mette in
atto una serie di opportunità di formazione e riqualificazione per gli adulti. Dato che i
cittadini stranieri stanno sempre più pensando al lavoro autonomo (apertura di partita
IVA), si ritiene opportuno che in futuro la formazione vada anche a coprire questo settore.
Politiche da perseguire:
implementare le opportunità di formazione professionale anche in collegamento
agli istituti di scuola superiore;
favorire la nascita e lo sviluppo di percorsi destinati alla riqualificazione
professionale di cittadini stranieri;
favorire la nascita di moduli formativi mirati nella scuola superiore serale.
4)
difficoltà di inserimento scolastico e istruzione superiore (bisogno consolidato)
Nuovo elemento di criticità è la necessità di formazione linguistica nella scuola
superiore. Secondo i dati forniti dall’Ufficio Scolastico Provinciale nell’anno scolastico
2009/2010 nel polo delle scuole superiori di Feltre il 13% degli studenti è straniero,
nell’Istituto Comprensivo di Quero il 28% (in buona parte Cinesi), alla scuola media “G.
Rocca” di Feltre il 15%. Già dal corrente anno scolastico si è notato il trend in crescita degli
studenti stranieri nelle scuole secondarie di II grado (374 studenti in provincia di Belluno
nel 2009), soprattutto provenienti dall’Est Europa. Tale fenomeno comporta la duplice
esigenza di implementare i corsi di sostegno all’italiano all’interno della scuola e lo studio
assistito da un lato, l’orientamento scolastico dall’altro. A tale proposito il polo delle scuole
superiori di Feltre si sta organizzando per creare una rete istituzionale di sostegno e per
formulare proposte maggiormente efficaci in risposta a questo nuovo fenomeno.
Da più soggetti del tavolo viene segnalata l’esigenza di aumentare l’offerta di
formazione serale da parte degli istituti superiori, attualmente promossa solo
dall’Istituto Geometri.
Particolare importanza andrà ad assumere nell’ambito dell’educazione agli adulti la
creazione di un accordo territoriale (Patto Territoriale, previsto dalla normativa vigente)
per l’istruzione e la formazione degli adulti (dedicata anche agli immigrati e alle persone in
situazione di svantaggio culturale), che dovrà necessariamente coinvolgere i diversi attori
istituzionali del territorio oltre che la scuola (in primo luogo gli enti locali).
Politiche da perseguire:
implementare e sostenere percorsi di accreditamento della formazione
linguistica;
implementare e sostenere la rete dei mediatori linguistico-culturali;
favorire e rafforzare la costituzione di reti e patti territoriali (secondo la
normativa scolastica vigente) per la formazione nella scuola superiore e per la
formazione degli adulti (attraverso moduli formativi mirati e rafforzamento della
scuola superiore serale);
favorire la creazione di opportunità formativa per giovani ed adulti presso gli
istituti di scuola secondaria di secondo grado.
5)
difficoltà di rafforzamento del protagonismo dell’associazionismo e costruzione di
forme rappresentative (bisogno emergente)
84
Nell’ambito territoriale dell’Ulss n°2 di Feltre sono solo due le associazioni di cittadini
stranieri iscritte all’albo regionale, una delle quali (Alba Azione di Gioia) agisce su tutto il
territorio provinciale. Sono poi presenti nel territorio pochi gruppi informali (non
rappresentativi di gruppi allargati di popolazione) ed alcune nuove realtà che si sono da
poco costituite come associazioni informali e/o che stanno avviando le pratiche per
costituirsi come tali. È da segnalare che nel basso Feltrino nel mese di giugno 2010 sono
partite le pratiche per la costituzione di due associazioni di donne straniere, riunitesi in
seguito alla frequentazione dei corsi di formazione organizzati dal CTP e dall’Unione dei
Comuni del Basso Feltrino Sette Ville. Sarà importante in futuro la collaborazione che verrà
a costituirsi con gli organismi di coordinamento delle associazioni a livello provinciale. Si
concorda nel rilevare come le associazioni straniere siano importanti per far
emergere i bisogni e la voce dei cittadini stranieri, rendendo più facile la loro
partecipazione alla comunità e più efficaci le risposte offerte al territorio.
Politiche da perseguire:
favorire ed appoggiare la nascita delle nuove realtà associative emergenti;
implementare e coordinare le attività delle associazioni formali ed informali nel
territorio dell’Ulss n°2;
favorire momenti di aggregazione, confronto, partecipazione di e con le
associazioni straniere.
6)
rischio legato al perdurare della crisi economica per le famiglie straniere (bisogno
emergente)
Così come viene segnalato anche all’interno degli altri tavoli di area del Piano di zona, anche
le famiglie straniere sono colpite dalla crisi economica per vari motivi, tra cui il fatto di non
poter contare su una rete di supporto parentale e per la fragilità dei contratti
lavorativi. L’esito di tale situazione è l’incapacità di far fronte al pagamento delle
imposte, dei mutui, degli affitti, dei buoni pasto scolastici, delle rette per i nidi
e così via.
Politiche da perseguire:
favorire la nascita di reti informative finalizzate a rendere più efficaci le risposte
alle famiglie che si trovano in stato di bisogno;
favorire la nascita di modalità di approccio condivise per affrontare la povertà.
B) LE SCELTE OPERATIVE
Le azioni di mantenimento (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è
un’espressione operativa)
PRIORITA’
1) fragilità
nell’apprendi
mento della
lingua italiana
(che
pregiudica
una buona
integrazione
in vari campi:
lavorativo,
scolastico,
culturale ecc)
INTERVENTI
Corso per
l’apprendimento
della lingua
italiana
Insegnamento
lingua italiana
(con
certificazione
CILS) agli adulti
SOGGETTO
RESPONSABILE
Comune di Santa
Giustina
Comune di Sedico
CTP di Quero
POLITICHE
rafforzare ed implementare le
capacità linguistiche degli stranieri
per favorire la comunicazione a
tutti i livelli al fine di consentire
maggiore autonomia nel
quotidiano
sostenere la formazione linguistica
e scolastica
rafforzare ed implementare le
capacità linguistiche degli stranieri
per favorire la comunicazione a
tutti i livelli al fine di consentire
maggiore autonomia nel
UTENZA
2011
RISORSE
2011
200
4.000
180
7.800
85
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
25
500
(+1.500
PISS)
350
11.200
35
1.500
(+3.000
PISS)
quotidiano
immigrati
Aggiornamento
operatori
2) difficoltà
relative al
bisogno di
formazione,
informazione,
orientamento,
inserimento
sociale,
scolastico e
lavorativo
Ufficio
Informaimmigra
ti
sostenere la formazione linguistica
e scolastica
Istituto
Comprensivo di
Quero
Caritas Feltre
sostenere la formazione linguistica
e scolastica
Mantenere e rafforzare azioni di
informazione, formazione ed
orientamento ai servizi
Rafforzare e coordinare le reti
informative del territorio
implementare e sostenere percorsi
di accreditamento della
formazione linguistica
4) difficoltà di
inserimento
scolastico e di
proseguo degli
studi superiori
Rete tra
istituzioni
scolastiche
primarie e
secondarie di
primo grado per
l’inserimento
degli alunni
immigrati nelle
scuole del
Feltrino
Istituto comprensivo
di Quero
favorire e rafforzare la costituzione
di reti e patti territoriali (secondo
la normativa scolastica vigente)
per la formazione nella scuola
superiore e per la formazione degli
adulti (attraverso moduli formativi
mirati e rafforzamento della scuola
superiore serale)
favorire la creazione di opportunità
formativa per giovani ed adulti
presso gli istituti di scuola
secondaria di secondo grado
Le azioni di potenziamento o riconversione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto
cui vi è un’espressione operativa)
PRIORITA’
1) fragilità
nell’apprendi
mento della
lingua italiana
(che
pregiudica una
buona
integrazione
in vari campi:
lavorativo,
scolastico,
culturale ecc)
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
30
6.000
220
12.100
rafforzare ed implementare le
capacità linguistiche degli stranieri
per favorire la comunicazione a
tutti i livelli al fine di consentire
maggiore autonomia nel
quotidiano
Aggiornamento
insegnanti e
operatori della
scuola
Inserimento
donne immigrate
Conferenza dei
Sindaci (PISS)
Conferenza dei
Sindaci (PISS)
rafforzare ed implementare la rete
scolastica (anche attraverso
l’eventuale aggregazione delle
scuole superiori del polo di Feltre
e/o la realizzazione di moduli
formativi riconosciuti dalla scuole
superiori)
sostenere la formazione linguistica
e scolastica
rafforzare ed implementare le
capacità linguistiche degli stranieri
per favorire la comunicazione a
86
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
150
16.000
tutti i livelli al fine di consentire
maggiore autonomia nel
quotidiano
2) difficoltà
relative al
bisogno di
formazione,
informazione,
orientamento,
inserimento
sociale,
scolastico e
lavorativo
3) fragilità e
difficoltà di
professionaliz
zazione al
lavoro
dipendente ed
al lavoro
autonomo
sostenere la formazione linguistica
e scolastica
Rafforzare e coordinare le reti
informative del territorio
Coordinamento
rete
immigrazione
Centro Servizi
Volontariato
Incontri di
formazione e di
sensibilizzazione
finalizzati alla
informazione e
all’orientamento
Conferenza dei
Sindaci (PISS)
Mantenere e rafforzare azioni di
informazione, formazione ed
orientamento ai servizi
n.q.
4.000
Incontri
informativi sul
territorio
Comune di Alano
Favorire la nascita e lo sviluppo di
percorsi destinati alla
riqualificazione professionale di
cittadini stranieri
80
300
Valorizzazione
dei mediatori
linguisticoculturali
Conferenza dei
Sindaci (PISS)
implementare e sostenere la rete
dei mediatori linguistico-culturali
30
4.500
220
39.624
n.q.
6.900
30
1.000
Mantenere e rafforzare la rete
territoriale
implementare e sostenere percorsi
di accreditamento della
formazione linguistica
4) difficoltà di
inserimento
scolastico e di
proseguo degli
studi superiori
Inserimento
scolastico,
insegnamento
lingua italiana e
promozione di
interventi
educativi rivolti
ai minori
Conferenza dei
Sindaci (PISS)
favorire e rafforzare la costituzione
di reti e patti territoriali (secondo
la normativa scolastica vigente)
per la formazione nella scuola
superiore e per la formazione degli
adulti (attraverso moduli formativi
mirati e rafforzamento della scuola
superiore serale)
favorire la creazione di opportunità
formativa per giovani ed adulti
presso gli istituti di scuola
secondaria di secondo grado
5) difficoltà di
rafforzamento
del
protagonismo
dell’associazio
nismo e di
costruzione di
forme
rappresentativ
e
favorire ed appoggiare la nascita
delle nuove realtà associative
emergenti
Promozione del
dialogo tra le
culture
Inserimento
donne immigrate
Conferenza dei
Sindaci (PISS)
Comune di Alano
implementare e coordinare le
attività delle associazioni formali
ed informali nel territorio dell’Ulss
n°2
favorire momenti di aggregazione,
confronto, partecipazione di e con
le associazioni straniere
favorire momenti di aggregazione,
confronto, partecipazione di e con
le associazioni straniere
87
Le azioni di innovazione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è un’espressione
operativa)
PRIORITA’
2) difficoltà
relative al
bisogno di
formazione,
informazione,
orientamento,
inserimento
sociale,
scolastico e
lavorativo
3) fragilità e
difficoltà di
professionaliz
zazione al
lavoro
dipendente ed
al lavoro
autonomo
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORS
E
2011
Realizzazione
opuscolo
informativo
Comune di Sedico
Mantenere e rafforzare azioni di
informazione, formazione ed
orientamento ai servizi
150
3.000
Tavolo
interistituzionale
per l’istruzione
degli adulti
CTP di Quero
Rafforzare e coordinare le reti
informative del territorio
15
0
20
1.250
20
1.000
70
500
(+4.00
0 PISS)
Formazione preprofessionalizzan
te – piccola
manutenzione microimpenditor
ialità
implementare le opportunità di
formazione professionale anche
in collegamento agli istituti di
scuola superiore
CTP di Quero
favorire la nascita e lo sviluppo di
percorsi destinati alla
riqualificazione professionale di
cittadini stranieri
favorire la nascita di moduli
formativi mirati nella scuola
superiore serale
4) difficoltà di
inserimento
scolastico e di
proseguo degli
studi superiori
implementare e sostenere
percorsi di accreditamento della
formazione linguistica
Rete tra CTP e
istituti secondari
di secondo grado
per l’inserimento
degli alunni
immigrati nelle
scuole del
Feltrino
Laboratori di
lingua italiana e
inserimento
scolastico alunni
immigrati scuole
secondarie di
secondo grado
CTP di Quero
CTP di Quero
favorire e rafforzare la
costituzione di reti e patti
territoriali (secondo la normativa
scolastica vigente) per la
formazione nella scuola superiore
e per la formazione degli adulti
(attraverso moduli formativi
mirati e rafforzamento della
scuola superiore serale)
favorire la creazione di
opportunità formativa per giovani
ed adulti presso gli istituti di
scuola secondaria di secondo
grado
implementare e sostenere
percorsi di accreditamento della
formazione linguistica
favorire e rafforzare la
costituzione di reti e patti
territoriali (secondo la normativa
scolastica vigente) per la
formazione nella scuola superiore
e per la formazione degli adulti
(attraverso moduli formativi
mirati e rafforzamento della
scuola superiore serale)
favorire la creazione di
opportunità formativa per giovani
88
PRIORITA’
INTERVENTI
Percorsi
modulari di
istruzione scuole
secondarie di
secondo grado
SOGGETTO
RESPONSABILE
CTP di Quero
POLITICHE
ed adulti presso gli istituti di
scuola secondaria di secondo
grado
implementare e sostenere
percorsi di accreditamento della
formazione linguistica
favorire e rafforzare la
costituzione di reti e patti
territoriali (secondo la normativa
scolastica vigente) per la
formazione nella scuola superiore
e per la formazione degli adulti
(attraverso moduli formativi
mirati e rafforzamento della
scuola superiore serale)
UTENZA
2011
RISORS
E
2011
20
2.000
(+3.000
PISS)
100
PISS
30
PISS
favorire la creazione di
opportunità formativa per giovani
ed adulti presso gli istituti di
scuola secondaria di secondo
grado
favorire ed appoggiare la nascita
delle nuove realtà associative
emergenti
5) difficoltà di
rafforzamento
del
protagonismo
dell’associazio
nismo e di
costruzione di
forme
rappresentativ
e
Promuovere la
nascita e il
consolidamento
di nuove realtà
associative
Promuovere
attività
associative del
gruppo donne
immigrate
Comune di Alano
Unione comuni BF
implementare e coordinare le
attività delle associazioni formali
ed informali nel territorio
dell’Ulss n°2
favorire momenti di
aggregazione, confronto,
partecipazione di e con le
associazioni straniere
favorire ed appoggiare la nascita
delle nuove realtà associative
emergenti
CTP di Quero
favorire momenti di
aggregazione, confronto,
partecipazione di e con le
associazioni straniere
89
3.8 L’INTEGRAZIONE TRA LE AREE DI INTERVENTO
Vengono comprese in quest’area le politiche e gli orientamenti operativi che non si
rivolgono ad un unico specifico bisogno (ad esempio non autosufficienza, disabilità,
tossicodipendenza) o ad una specifica fascia di vita (minori, anziani), ma alla popolazione in
generale e a situazioni di multiproblematicità.
In linea generale si comprendono le politiche per:
l’orientamento e l’accompagnamento ai servizi in un’ottica relazionale (l’utente
e/o la famiglia al centro dei servizi) (riportata anche nelle singole aree di
bisogno);
il sostegno delle persone in condizione di fragilità nella gestione di vari aspetti
della vita quotidiana (riportata anche nelle singole aree di bisogno, ma qui
tratteggiata a livello generale);
i percorsi a sostegno dell’integrazione sociale (riportata anche nelle singole aree
di bisogno, ma qui tratteggiata a livello generale);
i percorsi aggregativi ed educativi intergenerazionali;
l’attenzione alle persone che presentano doppia diagnosi (riportata in modo
esplicito solo nelle singole aree di bisogno).
A) LE STRATEGIE DI INDIRIZZO
Nel corso dell’elaborazione del presente Piano sono emersi dei bisogni e delle specifiche
politiche rivolti all’insieme dei cittadini e non a specifici e riconoscibili target di utenza che
vengono di seguito sintetizzate:
1) rischio di compromissione nella gestione autonoma delle attività (bisogno consolidato
espresso nelle aree PERSONE ANZIANE, DISABILI, SALUTE MENTALE);
2) difficoltà di integrazione sociale e lavorativa (bisogno consolidato espresso nelle aree
DISABILI, TOSSICODIPENDENZA, SALUTE MENTALE, MARGINALITA’ E
INCLUSIONE SOCIALE, IMMIGRAZIONE);
3) fragilità socio-economica (bisogno emergente espresso nelle aree MINORI GIOVANI
FAMIGLIA, PERSONE ANZIANE, MARGINALITA’ E INCLUSIONE SOCIALE,
IMMIGRAZIONE);
4) rischio di scarse opportunità nel tempo libero (bisogno consolidato espresso nelle aree
MINORI GIOVANI FAMIGLIA, PERSONE ANZIANE, MARGINALITA’ E
INCLUSIONE SOCIALE, IMMIGRAZIONE).
1) rischio di compromissione nella gestione autonoma delle attività (bisogno consolidato
espresso nelle aree PERSONE ANZIANE, DISABILI, SALUTE MENTALE)
Politiche da perseguire:
-
accompagnare la persona fragile con figure di sostegno
(amministratore di sostegno):
L’innalzamento progressivo dell’età media degli anziani ha determinato il
sorpasso degli anziani ultrasettantacinquenni sulla popolazione di età compresa
tra i 65 e i 74 anni con netta prevalenza della donne sui maschi. L’indice di
vecchiaia dell’Ulss è 175,70 rispetto alla media veneta pari a 139,16. L’anzianità
costituisce una delle principali cause che portano all’attivazione della nomina di
un amministratore di sostegno e questo perché, pur mantenendo un’autonomia
90
nei movimenti e nella capacità cognitiva, spesso, molti anziani presentano
difficoltà deambulatorie e di comprensione che gli impediscono di prendersi cura
dei propri affari e interessi. Questa situazione, unita alle difficoltà di collegamento
dei comuni ubicati nelle zone periferiche, prevalentemente in contesti montani,
fanno risaltare un evidente bisogno di sostegno ad opera dei familiari, dei servizi
sociali e di coloro che volontaristicamente si mettono a disposizione degli altrui
bisogni. L’amministrazione di sostegno, tuttavia, abbraccia una
pluralità di situazioni, non relegate solo all’area anziani. Questa
tutela, infatti, è stata prevista per le persone prive in tutto o in parte di
autonomia, nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana a
causa di patologie psichiatriche o di menomazioni fisiche e per coloro
che hanno dipendenze che impediscono la cura dei propri affari ed
interessi. L’intervento protettivo introdotto con la L. 6/04 prevede che il
presupposto applicativo non sia solo la presenza dell’infermità mentale o la
menomazione di vario genere, ma gli effetti cioè anche l’incapacità della persona a
comprendere, a compiere delle scelte e a curare in modo adeguato i suoi interessi:
questo amplia di gran lunga la fascia delle persone che possono essere segnalate
per l’Amministrazione di Sostegno;
-
migliorare il sistema di trasporto della persona parzialmente o
totalmente non autosufficiente;
Il progetto “Servizio di Trasporto Porta a Porta provinciale” è partito come
sperimentale nel 2005, promosso dal Comitato d’Intesa di Belluno, fin da subito
individuato quale ente capofila del progetto per l’esperienza maturata nel settore
dei trasporti per anziani e disabili. La fase operativa dell’attività di trasporto Porta
a Porta prevede l’erogazione di servizi di trasporto dedicati ad utenti anziani e/o
disabili con oggettive difficoltà motorie e non, impossibilitati ad usare mezzi
propri, privati e pubblici per prestazioni sanitarie presso strutture pubbliche e
private convenzionate, nonché negli ambulatori di medicina generale (anche al di
fuori dell’Ulss 2) e per svolgere pratiche presso uffici postali, banche o presso altri
servizi del territorio e attività di integrazione sociale, del tempo libero e similari.
-
garantire un accesso unitario al sistema dei servizi:
Le funzioni dello sportello integrato definite in concreto nel percorso di
elaborazione del Piano Locale della Domiciliarità (2006), possono essere così
sintetizzate: fornire informazioni rispetto ai servizi del sistema della domiciliarità
e della disabilità siano essi pubblici che privati (erogati da cooperative,
associazioni di volontariato e quant’altro presente nel territorio); raccogliere
domande di accesso a prestazione e servizi inerenti l’area domiciliarità e disabilità
e, nel caso, inoltrarle ai servizi competenti; effettuare una prima lettura dei
bisogni; inviare ai servizi ed agli operatori specialistici le situazioni complesse e
delicate.
Più in particolare, lo sportello integrato sostiene il cittadino per l’accoglimento
delle seguenti richieste: servizi di assistenza domiciliare (socio-assistenziale e
integrata); sostegno economico (accesso a contributi regionali e locali);
collegamento con reti solidaristiche della comunità; accesso ai centri diurni
sociali e socio-sanitari; accoglienze residenziali temporanee; domanda di
invalidità civile, di accompagnamento, certificazione di handicap (L. 104/92 e L.
68/99); orientamento nella rete dei servizi.
Nell’anno 2009 l’attività si è rivolta a circa 1.000 utenti per un numero
complessivo di prestazioni pari a 1.100. Le caratteristiche dell’utenza che si è
rivolta allo sportello hanno riguardato prevalentemente la fascia anziana, con
richieste di informazioni riguardanti il sistema della domiciliarità. Le prospettive
future dovrebbero riguardare soprattutto, il rafforzamento delle relazioni con il
91
territorio, per mettere a punto progetti per alcuni tematiche assistenziali (es.
demenza, altre patologie croniche), per coinvolgere la comunità e per riuscire ad
attivare risorse extra istituzionali, al fine di “sostenere” sempre più il cittadino
nella complessità di certe fasi della vita.
2) difficoltà di integrazione sociale e lavorativa (bisogno consolidato espresso nelle aree
DISABILI, TOSSICODIPENDENZA, SALUTE MENTALE, MARGINALITA’ E
INCLUSIONE SOCIALE, IMMIGRAZIONE)
Politiche da perseguire:
-
23
sostenere e accompagnare l’inserimento lavorativo dei soggetti fragili
e svantaggiati:
L'integrazione lavorativa è parte dei processi socio-riabilitativi e di integrazione
sociale dei soggetti in carico al servizio di inserimento lavorativo (SIL) ed ai
diversi servizi specialistici dell'Azienda Ulss e costituisce un'area di intervento
finalizzata alla prevenzione ed al contrasto del disagio e della marginalità. Le
azioni effettuate sono volte alla maturazione complessiva della persona stessa al
fine di renderla protagonista del proprio progetto di vita, per cui si collocano
nell’ambito complessivo degli interventi finalizzati allo sviluppo di condizioni che
rendano possibile l’inclusione sociale. Destinatari degli interventi mirati sono
soggetti disabili, persone in carico al dipartimento di salute mentale e al servizio
tossicodipendenze e alle comunità terapeutiche. L'attività in quest'ambito viene
gestita:
o direttamente dal SIL per quanto riguarda la disabilità psico-fisica e fisica,
nelle diverse fasce d'età con gli strumenti operativi previsti dalla disposizioni
regionali (DgrV 1139/08);
o in collaborazione tra SIL e i servizi per le politiche attive del lavoro della
Provincia per i soggetti certificati ex L. 68/99 (Accordo di programma tra la
Provincia di Belluno, l'Ulss n°1, l’Ulss n°2 e le rispettive Conferenze dei
Sindaci e Protocollo per le fasce deboli)23;
o dal SIL in collaborazione con il servizio psico-sociale per l'età evolutiva e le
istituzioni scolastiche per i soggetti ancora in formazione scolastica;
o dal SIL in collaborazione con il SerT, sulla scorta di un protocollo congiunto
per le persone con tossicodipendenza ed alcolismo;
o prevalentemente dal centro di salute mentale, in collaborazione con il SIL,
per portatori di disagio psichiatrico.
Le prestazioni sono i progetti di integrazione lavorativa: tirocini di
osservazione/orientamento, formazione in situazione, mediazione al
collocamento, mantenimento posto di lavoro, alternanza scuola/lavoro ed
inserimento sociale in ambiente lavorativo
Nel corso delle ultime annualità la grave congiuntura economica ha fortemente
condizionato l'accesso alle esperienze lavorative dei soggetti svantaggiati. La
fragilità della struttura economica del nostro territorio è stata
oltremodo penalizzante, con conseguente minor disponibilità da parte delle
aziende nel mettere a disposizione setting per la realizzazione dei progetti di
integrazione lavorativa. Tale difficoltà nell'accesso al mondo del lavoro si è
riscontrata sia nell'ambito delle azioni congiunte con i servizi per le politiche del
lavoro della Provincia per le persone con disabilità a prevalenza “fisica”, che per
quanto riguarda gli interventi di inserimento lavorativo per i soggetti portatori di
problematicità complesse in carico esclusivo al SIL e/o in collegamento con i
servizi specialistici di riferimento. Per questi ultimi la penalizzazione è stata
Accordo di Programma in allegato.
92
particolarmente rilevante poiché la possibilità di occupazione lavorativa e/o
socializzante ha trovato minor spazio di accesso.
E’ doveroso ricordare che l'analisi consente di evidenziare la particolare
composizione dell'utenza e, di conseguenza, i nodi critici:
o
prevalenza di disabilità di tipo fisico per i soggetti over-40;
o
cospicuo numero di soggetti portatori di problematiche di origine psichica.
Buona parte dei soggetti sono iscritti da lungo periodo poiché entrambe queste
tipologie presentano profili di occupabilità di difficile conciliabilità con un
mercato del lavoro “povero” di offerta. La “sensibilità” della parte aziendale verso
le categorie del disagio multiproblematico, anche se migliorata nel tempo, è
ancora limitata e la capacità di accoglienza e aggravata dalla congiuntura
economica;
-
sostenere l’integrazione sociale degli svantaggiati attraverso strutture
abitative a costi accessibili:
Negli ultimi anni si è assistito nel territorio bellunese ad un mutamento
dell’assetto territoriale e della struttura familiare: uno degli indicatori è dato dalla
gestione di programmi destinati a persone adulte sole e/o isolate, ovvero prive di
un contesto familiare e sociale con associate frequenti condizioni di consumo di
sostanze (legali e/o illegali) e di assenza di lavoro e casa; spesso la gestione di
questo tipo di utenza tende ad esaurirsi nell’intervento assistenziale che può
incidere sicuramente sulle condizioni di sussistenza, ma che genera situazioni che
“non mutano” significativamente poiché non si investe sulle potenzialità delle
persone stesse a riprendere un proprio percorso di vita. Nondimeno le
problematiche relative all'isolamento sono strettamente connesse ad altre
condizioni di tipo ambientale: contesti sociali (parentali, amicali, di vicinato o
lavorativi) ove tali persone sono già “etichettate” (e quindi considerate
irrecuperabili) oppure ove le risorse delle persone più vicine a loro non sono
sufficienti a promuovere percorsi di cambiamento. Cambiare la situazione
significa dunque intervenire e investire anche sul contesto, che può contribuire a
mantenere o a modificare le condizioni di disagio.
La presenza, ormai rilevante dal punto di vista quantitativo, di un numero sempre
maggiore di persone che versano in tali situazioni (definite di grave disagio
sociale), in relazione all'attuale offerta dei Servizi, rende necessaria la
realizzazione sul territorio di interventi sociali e assistenziali, in rete con i servizi
del territorio e finalizzati a rispondere in modo sempre più individualizzato e
vicino al cittadino stesso (ovvero sia l’utente “designato” che chi ci vive accanto).
-
offrire informazione, supporto ed assistenza alle fasce deboli della
popolazione;
3) fragilità socio-economica (bisogno emergente espresso nelle aree MINORI GIOVANI
FAMIGLIA, PERSONE ANZIANE, MARGINALITA’ E INCLUSIONE SOCIALE,
IMMIGRAZIONE)
Politiche da perseguire:
-
coordinare e regolamentare l’erogazione di benefici economici.
4) Rischio di scarse opportunità nel tempo libero (bisogno consolidato espresso nelle aree
MINORI GIOVANI FAMIGLIA, PERSONE ANZIANE, MARGINALITA’ E
INCLUSIONE SOCIALE, IMMIGRAZIONE).
93
Politiche da perseguire:
-
sviluppo nuove opportunità nel tempo libero;
azioni di ricerca per approfondire l’universo giovanile.
B) LE SCELTE OPERATIVE
Le azioni di mantenimento (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è
un’espressione operativa)
PRIORITA’
1) rischio di
compromission
e nella gestione
autonoma delle
attività (bisogno
consolidato
espresso nelle
aree PERSONE
ANZIANE,
DISABILI,
SALUTE
MENTALE)
2) difficoltà di
integrazione
sociale e
lavorativa
(bisogno
consolidato
espresso nelle
aree DISABILI,
TOSSICODIPE
NDENZA,
SALUTE
MENTALE,
MARGINALITA
’E
INCLUSIONE
SOCIALE,
IMMIGRAZION
E)
4) Rischio di scarse
opportunità nel
tempo libero
(bisogno consolidato
espresso nelle aree
MINORI GIOVANI
FAMIGLIA,
PERSONE
ANZIANE,
MARGINALITA’ E
INCLUSIONE
SOCIALE,
IMMIGRAZIONE)
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
Trasporto
sociale
Comune di Lamon
Servizio di
trasporto porta
a porta
provinciale
Comitato d’Intesa
tra le associazioni
volontaristiche
della provincia di
Belluno
Sportello servizi
sociali
Sportello servizi
sociali
Sportello
integrato
Unione comuni BF
Comune di Alano
Ulss 2 - SSEAA
UTENZA
2011
RISORSE
2011
migliorare il sistema di trasporto
della persona parzialmente o
totalmente non autosufficiente
200
5.500
migliorare il sistema di trasporto
della persona parzialmente o
totalmente non autosufficiente
2.700
208.600
n.q.
21.000
n.q.
10.400
1.000
21.000
POLITICHE
garantire un accesso unitario al
sistema dei servizi
garantire un accesso unitario al
sistema dei servizi
garantire un accesso unitario al
sistema dei servizi
Servizio
inserimento
lavorativo
Ulss 2 - SIL
sostenere e accompagnare
l’inserimento lavorativo dei
soggetti fragili e svantaggiati
190
540.000
Inserimento
lavorativo
svantaggiati
Comune di
Sovramonte
sostenere e accompagnare
l’inserimento lavorativo dei
soggetti fragili e svantaggiati
2
5.400
Centro educativo
Dal Pont
(ristrutturazione)
Parrocchia di Roe –
Comune di Sedico
sviluppo nuove opportunità nel
tempo libero
0
300.000
94
Le azioni di potenziamento o riconversione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto
cui vi è un’espressione operativa)
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
1) rischio di
compromissio
ne nella
gestione
autonoma
delle attività
(bisogno
consolidato
espresso nelle
aree
PERSONE
ANZIANE,
DISABILI,
SALUTE
MENTALE)
Nuovo
regolamento
servizio di
assistenza
domiciliare
Comune di
Trichiana
garantire un accesso unitario al
sistema dei servizi
150
n.q.
3) fragilità
socioeconomica
(bisogno
emergente
espresso nelle
aree MINORI
GIOVANI
FAMIGLIA,
PERSONE
ANZIANE,
MARGINALIT
A’ E
INCLUSIONE
SOCIALE,
IMMIGRAZI
ONE)
Nuovo
regolamento per
l’erogazione di
benefici
economici
Comune di Lamon
Comune di
Trichiana
coordinare e regolamentare
l’erogazione di benefici economici
n.p.
n.q.
Le azioni di innovazione (vengono riportate di seguito le priorità rispetto cui vi è un’espressione
operativa)
PRIORITA’
INTERVENTI
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
1) rischio di
compromissio
ne nella
gestione
autonoma
delle attività
(bisogno
consolidato
espresso nelle
aree
PERSONE
ANZIANE,
DISABILI,
SALUTE
MENTALE)
Elaborazione
carta dei servizi
Comune di trichiana
garantire un accesso unitario al
sistema dei servizi
n.p.
n.q.
Sportello
amministratore
di sostegno
Centro Servizio
Volontariato
accompagnare la persona fragile
con figure di sostegno
(amministratore di sostegno):
n.q.
20.000
2) difficoltà di
integrazione
sociale e
Servizio
innovativo
trasversale di
Associazione
Movimento
Fraternità Landris
sostenere l’integrazione sociale
degli svantaggiati attraverso
strutture abitative a costi
16
67.700
95
PRIORITA’
INTERVENTI
lavorativa
(bisogno
consolidato
espresso nelle
aree
DISABILI,
TOSSICODIP
ENDENZA,
SALUTE
MENTALE,
MARGINALIT
A’ E
INCLUSIONE
SOCIALE,
IMMIGRAZIO
NE)
reinserimento
sociale (progetto
Pegaso)
4) Rischio di
scarse
opportunità
nel tempo
libero
(bisogno
consolidato
espresso nelle
aree MINORI
GIOVANI
FAMIGLIA,
PERSONE
ANZIANE,
MARGINALIT
A’ E
INCLUSIONE
SOCIALE,
IMMIGRAZIO
NE)
SOGGETTO
RESPONSABILE
POLITICHE
UTENZA
2011
RISORSE
2011
accessibili
Sportello Donna
Comune di Alano
offrire informazione, supporto ed
assistenza alle fasce deboli della
popolazione
30
3.100
Occupabilità
oltre la crisi
(progetto
provinciale)
Amministrazione
Provinciale di
Belluno
Sostenere e accompagnare
l’inserimento lavorativo dei
soggetti fragili e svantaggiati
n.q.
762.700
Progetto pilota
‘Politiche
giovanili in
territori
montani’
Ulss 2 – Ufficio di
Piano
azioni di ricerca per approfondire
l’universo giovanile
n.q.
120.000
96
4) IL QUADRO DELLE RISORSE ECONOMICHE
Viene di seguito rappresentato il quadro riassuntivo delle risorse economiche previste per il Piano
di zona relativamente alla prima annualità di intervento (anno 2011).
Risorse per area e per tipologia di intervento (anno 2011):
Interventi di
accesso,
Interventi
consulenza e domiciliari/t
presa in
erritoriali
carico
Interventi
semiresidenziali
Interventi
residenziali
Sostegno
economico
Interventi di
socializzazio
ne,
prevenzione
, informazione,
azioni di
sistema
TOTALE
Famiglia,
infanzia,
adolescenza,
minori,
giovani
1.705.961
119.603
2.021.727
1.025.822
820.487
358.227
6.051.827
Persone
anziane
17.900
4.293.152
669.242
32.529.176
780.000
157.770
38.447.240
Disabilità
51.089
302.667
1.649.413
1.027.259
1.076.913
86.981
4.194.322
Dipendenze
683.183
0
0
1.888.403
0
58.790
2.630.376
Salute
mentale
408.439
0
54.228
6.573.024
0
0
7.035.691
Marginalità
sociale
5.000
9.555
0
22.300
72.163
0
109.018
Immigrazio
ne
15.700
0
0
0
0
80.100
95.800
Trasversale
1.408.208
214.100
0
67.700
0
0
1.690.008
TOTALE
4.295.480
4.939.077
4.394.610
43.133.684
2.749.563
741.868
60.254.282
Tabella 11 Risorse per area e tipologia di intervento. Dati previsione anno 2011. Fonte Ufficio di Piano
97
Articolazione delle fonti di finanziamento per area di intervento (anno 2011):
Regione
Comune
Fondi statali
vincolati e
UE
Utenza
Altri enti
pubblici
Enti privati
Totale
Famiglia,
infanzia,
adolescenza,
minori, giovani
2.935.710
1.784.205
31.707
879.424
15.250
405.531
6.051.827
Persone anziane
18.058.656
1.169.715
0
18.614.164
101.129
468.576
38.412.240
Disabilità
2.313.341
1.072.840
5.000
530.556
240.899
31.686
4.194.322
Dipendenze
2.409.676
0
0
2.220
0
218.480
2.630.376
Salute mentale
7.017.809
9.299
0
8.583
0
0
7.035.691
Marginalità
sociale
2.000
84.718
0
0
0
22.300
109.018
Immigrazione
54.480
11.420
8.000
1.800
7.761
12.339
95.800
Trasversale
584.974
88.100
0
0
205.634
811.300
1.690.008
Totale
33.376.646
4.220.297
44.707
20.036.747
570.673
1.970.212
60.219.282
Tabella 12 Fonti di finanziamento per area di intervento. Dati previsione anno 2011. Fonte Ufficio di Piano
98
5) GLI STRUMENTI E I PROCESSI DI GOVERNO DEL PIANO DI
ZONA
5.1 Il quadro organizzativo dedicato alla programmazione, al monitoraggio
e alla gestione del sistema integrato dei servizi sociali e socio-sanitari
All’interno dell’Azienda Ulss n°2, secondo l’Atto Aziendale (DG 196/09), il sistema
informativo socio-sanitario è l’insieme coordinato di strutture, strumenti e procedure compatibili,
finalizzato all’acquisizione, all’elaborazione, alla produzione e alla diffusione delle informazioni
utili per l’esercizio delle funzioni di programmazione, attuazione e controllo dell’attività
dell’azienda. Si articola in due aree:
area di governo, finalizzata alla programmazione ed al controllo di gestione;
area di gestione, finalizzata all’organizzazione e allo sviluppo tecnologico del
sistema.
Vi è una stretta collaborazione tra i comuni (in particolare per la raccolta e la compilazione
dei questionari ISTAT), la direzione dei servizi sociali, la direzione di distretto (in particolare per
l’area extraospedaliera) e il servizio controllo di gestione nella predisposizione dei flussi informativi
per il loro invio agli enti ufficiali (ISTAT, Ministeri, Regioni, Province, Comuni, ecc.) e nella
gestione di dati utili ai processi programmatori.
L’Ufficio di Piano, secondo l’Atto Aziendale (DG 196/09), è stato istituito come servizio
di staff alla Direzione Generale, con referenza al Direttore dei Servizi Sociali. E’
attualmente composto da un responsabile (DG 173/10) con contratto dipendente a tempo
indeterminato part-time (30 ore) e assume i compiti indicati dalla DgrV 157/10 tra cui si ricorda:
fornire supporto metodologico per il processo di analisi dei bisogni, progettazione, monitoraggio e
valutazione del Piano di zona e delle sue azioni; supportare eventuali processi formativi ai fini del
monitoraggio e della valutazione del Piano di zona; fornire supporto ai comuni nella progettazione,
nel monitoraggio e nella valutazione degli interventi inseriti nel Piano di zona. Assume, più in
generale, tutte le funzioni necessarie al sostegno e allo sviluppo della progettazione sociale e sociosanitaria del territorio.
5.2 Il monitoraggio e la valutazione del Piano di zona
Il monitoraggio del Piano di zona è annuale e viene espletato mediante la rilevazione di
una serie di dati (in primis utenza, costi e fonti di finanziamento) sulle azioni previste
dalla programmazione locale, con riferimento all’anno precedente e l’inserimento degli stessi in
apposito web predisposto dalla Regione del Veneto. Sempre a cadenza annuale, inoltre, viene
elaborata la relazione valutativo-previsionale finalizzata a rendere conto dell’avanzamento
della programmazione in termini di priorità e di risultati raggiunti, anche in riferimento al
documento di indirizzo regionale, nonché dei cambiamenti da apportare nell’anno successivo di
programmazione.
La valutazione costante del documento di pianificazione diviene, quindi, uno strumento operativo e
di partecipazione attraverso cui il Piano di zona coniuga l’individuazione di scelte strategiche di
medio periodo, con la necessaria flessibilità legata al mutamento in corso delle caratteristiche del
contesto comunitario.
Più in particolare, si ricorda che i tavoli di lavoro delle varie aree in cui è articolato il Piano sono
permanenti e si incontrano almeno due volte all’anno. Alla stesura della relazione partecipano
attivamente i vari enti aderenti al processo pianificatorio con apporti specifici (relazioni e dati).
99
ALLEGATI
1
ALLEGATO 1) COMPOSIZIONE DEI TAVOLI DI AREA
Tavolo di lavoro famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizione di disagio e
giovani
ENTE/SERVIZIO
Consultorio Familiare e Tutela Minori Ulss 2
Ufficio Tutela Minori Ulss 2
Consultorio Giovani Ulss 2
Servizio Psico-Sociale per l'Età Evolutiva Ulss 2
Comune di Feltre
Comune di Fonzaso
Comune di Lamon
Comune di Lentiai
Comune di Mel
Comuni di Quero
Comune di Pedavena
Comune di Sedico
Comune di Seren del Grappa
Comune di Sospirolo
Comune di Trichiana
Comuni di Vas
Comunità Alloggio Casa Aladino
Comunità Alloggio Villa S. Francesco
Asilo Nido Il Maggiociondolo
Micronido Il Giocanido
Associazione G Conz
Associazione Dafne
Centro Aiuto alla Vita/Movimento per la Vita
Istituto Carenzoni Monego
Comitato d'Intesa
Centro Giovani del Comune di Feltre
Consulta Giovani Intercomunale
Progetto pilota Politiche Giovanili in Territorio Montano
Associazioni scout
Associazioni azione cattolica
Centro giovani quero
RUOLO
Responsabile
Responsabile
Referente
Responsabile
Amministrativo
Sindaco
Assessore
Assessore servizi sociali
Responsabile Ufficio Servizi Sociali e Assessore
Politiche Giovanili
Referente Ufficio Servizi Sociali
Sindaco e Consigliere delegato politiche giovanili
Consigliere delegato e Assessore politiche giovanili
Referente individuato e Assessore politiche giovanili
Vicesindaco e delegato dell’ Esecutivo per seguire
tutta l’elaborazione del Piano di Zona
Vicesindaco e delegato Esecutivo area minori giovani e
famiglia e consigliere delegato politiche giovanili
Assessore Servizi Sociali
Responsabile
Educatore
Responsabile
Responsabile
Associata
Presidente
Referente
Referente
Referente
Responsabile
Presidente e associati
Equipe Ulss 2
Referente
Referente
Referente
Tavolo di lavoro persone anziane
ENTE/SERVIZIO
Direzione Servizi Sociali Ulss 2
Direzione Distretto Ulss 2
Servizio Cure Primarie Ulss 2
Servizio Sociale Età Adulta Anziana Ulss 2
Ufficio Amministrativo di Distretto Ulss 2
Ufficio Amministrativo DSS Ulss 2
Centro Decadimento Cognitivo Ulss 2
Comune di Alano di Piave
RUOLO
Direttore
Direttore
Direttore
Responsabile
Referente
Referente
Referente
Assessore Politiche Sociali
Comune di Arsiè
Consigliere Delegato e delegato per area anziani Esecutivo
Comune di Feltre
Direttore Azienda FSP
2
ENTE/SERVIZIO
Comune di Lamon
Comune di Lentiai
Comune di Mel
Comune di Pedavena
Comune di Santa Giustina
Comune di Sedico
Comune di Seren del Grappa
Comune di Sospirolo
Centro Servizi per Anziani di Alano di Piave
Centro Servizi per Anziani di Cesiomaggiore
Centro Servizi per Anziani di Feltre
Centro Servizi per Anziani di Fonzaso
Centro Servizi per Anziani di Lentiai
Centro Servizi per Anziani di Mel
Centro Servizi per Anziani di Pedavena
Centro Servizi per Anziani di Quero
Centro Servizi per Anziani di Santa Giustina
Centro Servizi per Anziani di Sedico
Centro Servizi per Anziani di Seren del Grappa
Centro Servizi per Anziani di Trichiana
Comitato d'Intesa
CGIL/SPI
RUOLO
Consigliere Delegato
Assessore servizi sociali
Responsabile Ufficio Servizi Sociali
Consigliere Delegato
Assessore servizi sociali
Responsabile Azienda Municipalizzata Sedico Servizi Area
Assistenza
Referente individuato
Vicesindaco e delegato dell’ Esecutivo per seguire tutta
l’elaborazione del Piano di Zona
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Direttore
Referente individuato
Segretario Generale
Tavolo di lavoro disabilità
ENTE/SERVIZIO
Servizio Inserimento Lavorativo Ulss 2
Servizio Handicap Età Adulta Ulss 2
Servizio Psico-Sociale Età Evolutiva Ulss 2
Ufficio Invalidi Civili Ulss 2
Comune di Cesiomaggiore
Comune di Lentiai
Comune di Mel
Comune di Pedavena
Comune di Sedico
Comune di Seren del Grappa
Comune di Sospirolo
Associazione Soteria
Cooperativa Portaperta
Cooperativa Energia Sociale
Centro Internazionale Libro Parlato
Associazione Cri du Chat
Unione Italiana Ciechi
UNIVOC
Associazione Italiana Persone Down
Associazione Le Famiglie di Portaperta
Associazione Nazionale Giacche Verdi
Centro Servizi Volontariato
RUOLO
Responsabile
Responsabile
Responsabile
Responsabile
Assessore servizi sociali e delegato area disabilità
Esecutivo
Assessore servizi sociali
Responsabile Ufficio Servizi Sociali
Consigliere Delegato
Assessore alle politiche sociali
Sindaco
Vicesindaco e delegato dell’ Esecutivo per seguire
tutta l’elaborazione del Piano di Zona
Direttore
Presedente e responsabile area disabilità
Presidente
Direttore
Presidente
Presidente
Associato
Presidente
Presidente
Associato
Direttore
3
Tavolo di lavoro dipendenze
ENTE/SERVIZIO
Servizio Tossicodipendenze Ulss 2
Servizio Tossicodipendenze Ulss 2
Servizio Tossicodipendenze Ulss 2
CT Le Braite Ulss 2
Dipartimento Salute Mentale
Comune di Lamon
Comune di Lentiai
Comune di Mel
Comune di Pedavena
Comune di Sedico
Comune di Seren del Grappa
Comune di Sospirolo
Comune di Sovramonte
ACAT Dolomiti Feltrine
ACAT Feltrino
CT Dumia
CT Movimento Fraternità Landris
RUOLO
Responsabile
Psicologo - Referente Piano DPR 309/90
Educatore - Referente Piano DPR 309/90
Responsabile
Direttore
Assessore servizi sociali
Assessore servizi sociali
Responsabile Ufficio Servizi Sociali
Consigliere Delegato
Assessore alle politiche sociali
Referente individuato
Vicesindaco e delegato dell’ Esecutivo per seguire tutta
l’elaborazione del Piano di zona
Assessore servizi sociali e delegato area dipendenze
Esecutivo
Presidente
Presidente
Psicologa
Presidente
Tavolo di lavoro salute mentale
ENTE/SERVIZIO
Dipartimento Salute Mentale Ulss 2
Dipartimento Salute Mentale Ulss 2
Ufficio Amministrativo Aree Psichiatriche Ulss 2
Comune di Cesiomaggiore
Comune di Lentiai
Comune di Mel
Comune di Sedico
Comune di Seren del Grappa
Comune di Sospirolo
Cooperativa Dumia
Associazione Diapsigra
Associazione Tutti In Campo
RUOLO
Direttore
Assistente sociale
Referente
Assessore servizi sociali e delegato area salute
mentale Esecutivo
Assessore servizi sociali
Assessore Pari Opportunità
Consigliere delegato
Sindaco
Vicesindaco e delegato dell’ Esecutivo per seguire
tutta l’elaborazione del Piano di zona
Presidente
Associati
Associati
Tavolo di lavoro marginalità sociale
ENTE/SERVIZIO
Caritas Feltrina
Sportello Informaimmigrati
Servizio Sociale Età Adulta Anziani Ulss 2
Comune di Feltre
Comune di Lentiai
Comune di Mel
Comune di Sedico
Comune di Seren del Grappa
Comune di Sospirolo
Forania Zummellese
Forania Sedico
Forania Santa Giustina
RUOLO
Referente
Responsabile
Responsabile e assistenti sociali
Assistente sociale Azienda FSP
Assessore servizi sociali
Responsabile Ufficio Servizi Sociali
Consigliere delegato
Referente individuato
Vicesindaco e delegato dell’ Esecutivo per seguire
tutta l’elaborazione del Piano di zona
Parroco
Parroco
Parroco
4
ENTE/SERVIZIO
Forania Lamon
Forania Pedavena
Forania Feltre
Comitato d'Intesa
Associazione Alpini sezione Feltre
Associazione San Vincenzo De Paoli
RUOLO
Parroco
Parroco
Parroco
Presidente Associazione Auser di Arsiè e
responsabile CAV/MPV
Associato
Associato
Tavolo di lavoro immigrazione
ENTE/SERVIZIO
Comune di Feltre
Comune di Alano di Piave
Comune di Lentiai
Comune di Mel
Comune di Pedavena
Comune di Sedico
Comune di Seren del Grappa
Comune di Sospirolo
Comune di Vas
Servizio Politiche per il Lavoro - Provincia BL
Ufficio Provinciale Scolastico
Centro Territoriale permanente di Quero
ENAC
Ufficio Informaimmigrati
Comitato d’Intesa
RUOLO
Assistente sociale Azienda FSP
Referente ufficio servizi sociali
Assessore servizi sociali
Assessore Pari Opportunità
Consigliere
Consigliere delegato
Assessore servizi sociali
Vicesindaco e delegato dell’ Esecutivo per seguire tutta
l’elaborazione del Piano di zona
Assessore servizi sociali e delegato area immigrazione
Esecutivo
Responsabile
Referente
Referente
Referente
Responsabile
Referente
5
ALLEGATO 2) SCHEDE PER L’ESPRESSIONE DEI BISOGNI E
PER LA PROGETTUALITA’
AREA ___________________________
BISOGNI IN ORDINE DI PRIORITA’
1)__________________________________________________________________
2)__________________________________________________________________
3)__________________________________________________________________
AZIONI DI RISPOSTA
1)__________________________________________________________________
____________________________________________________________________
___________________________________________________________________
l’azione indicata è:
◊ mantenimento di azione già esistente
◊ potenziamento di azione già esistente
◊ azione innovativa
2)__________________________________________________________________
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
l’azione indicata è:
◊ mantenimento di azione già esistente
◊ potenziamento di azione già esistente
◊ azione innovativa
3)__________________________________________________________________
____________________________________________________________________
___________________________________________________________________
l’azione indicata è:
◊ mantenimento di azione già esistente
◊ potenziamento di azione già esistente
◊ azione innovativa
6
SCHEDA PROGETTO/AZIONE
AREA DI INTERVENTO
TITOLO DEL PROGETTO/AZIONE
IL PROGETTO/AZIONE E’:
 Già esistente
 Potenziamento/riconversione di un intervento già esistente
 Innovativo
SOGGETTO RESPONSABILE DELLA GESTIONE24
SOGGETTO EROGATORE25
REFERENTE DEL PROGETTO
Nome e cognome:
Servizio:
Indirizzo:
Recapito telefonico/Fax:
E-mail:
EVENTUALI ALTRI ENTI COINVOLTI
AMBITO TERRITORIALE DI INTERVENTO
 comunale
 sovracomunale
 territorio Ulss
 provinciale
OBIETTIVI DEL PROGETTO
SINTETICA DESCRIZIONE DEL PROGETTO
24
Soggetto pubblico o privato che promuove e governa il servizio (l’ente che decide circa l’organizzazione del servizio, che ne può
disporre la chiusura ecc.)
25
Soggetto pubblico o privato che materialmente eroga le prestazioni agli utenti organizzando il lavoro degli operatori (anche più
soggetti es. Ulss, cooperativa, associazione, IPAB, ente religioso ecc.)
7
DESTINATARI A CUI E’ RIVOLTO IL PROGETTO/AZIONE
Tipologia:
N°
FASI/STRATEGIE PREVISTE
TEMPI
Data di avvio del progetto:
Data di chiusura del progetto:
INDICATORI DI RISULTATO
RISORSE
 già esistenti
 da reperire
2011
RISORSE
2012
2013
2014
2015
personale
Beni sanitari e non
Costo dei servizi
Ammortamenti
Altri costi indiretti
Costi per acquisto servizi
TOTALE
FONTI DI FINANZIAMENTO
 certe
 da verificare
FONTI DI FINANZIAMENTO
regione fondo sociale vincolato
regione fondo sociale indistinto
regione fondo sanitario vincolato
regione fondo sanitario indistinto
finanziamento singolo comune
finanziamento conferenza sindaci
fondi statali
utenza
altri enti pubblici
enti privati
TOTALE
2011
2012
2013
2014
2015
8
ALLEGATO 3) DEFINIZIONE DELLE STRATEGIE DI INDIRIZZO
NELL’AMBITO SANITARIO E SOCIO-SANITARIO
Estratto del Piano Attuativo Locale Cure Primarie (PALCP)
Negli ultimi anni nell'Azienda Ulss n°2 di Feltre si sono sviluppate e realizzate sperimentazioni ed
esperienze innovative con modalità avanzate di integrazione ospedale-distretto-dipartimento di
prevenzione, nella convinzione che solo un approccio di “sistema” può garantire la centralità
dell'utente e la sostenibilità del sistema stesso.
Elemento dominante nella mission aziendale è un approccio di rete che vede integrato il sistema
delle cure primarie con l'ospedale, le strutture residenziali, le scuole, le rappresentanze dei
cittadini, il terzo settore, il volontariato, e così via, finalizzato a garantire una presa in carico
globale dei bisogni, secondo un modello di continuità dell'assistenza a forte integrazione sociosanitaria.
La filosofia aziendale è stata dominata nel corso degli anni dai sotto elencati principi ispiratori:
1)
la centralità del cittadino, della famiglia, della comunità;
2)
il distretto socio-sanitario fulcro per la realizzazione della continuità assistenziale
attraverso il potenziamento della medicina delle cure primarie e l'integrazione tra
sociale e sanitario;
3)
i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, responsabili del percorso di
presa in carico;
4)
la prevenzione come investimento per la qualità della vita e il benessere della
collettività;
5)
la complementarietà di ospedale e territorio;
6)
il miglioramento progressivo della qualità dei servizi e delle risposte erogate
attraverso la politica dell'appropriatezza e nel rispetto delle risorse impegnate.
Più precisamente, nel corso degli ultimi anni, molta attenzione è stata posta alla continuità
assistenziale in senso “relazionale”, ovverosia alla necessità di progettare forme assistenziali che
consentano la presa in carico “totale” dei cittadini, favorendo in particolare l’integrazione tra
l’ospedale e il territorio, la continuità dell’assistenza e l’appropriatezza dei percorsi assistenziali.
A tal fine, la scelta strategica aziendale si è mossa nell’ottica di individuare ed attribuire obiettivi
congruenti tra quelli inseriti nei Patti con i medici di assistenza primaria ed altri convenzionati e
quelli previsti a livello ospedaliero. A tal fine, sono stati perseguiti i seguenti obiettivi:
—
ottimizzazione dell’integrazione tra territorio e struttura ospedaliera, migliorando la
comunicazione tra le UU. OO. coinvolte, attraverso l’elaborazione di protocolli
condivisi. Si punta, in particolare, all’attivazione di percorsi diagnostico assistenziali
risultanti dalla condivisione tra professionisti del territorio e specialisti ospedalieri,
quali ad esempio quello relativo alla corretta gestione del paziente in terapia
anticoagulante orale e il percorso del malato affetto da ipertensione arteriosa;
—
potenziamento delle dimissioni protette, come meccanismo di tutela delle persone
fragili, cioè di quei cittadini che, per le condizioni cliniche precarie, per la mancanza
di un adeguato supporto di reti familiari, amicali o parentali o per inadeguatezza
socio-economica, sono “a rischio" di nuove ospedalizzazioni. La dimissione protetta
consiste nel mettere in atto, durante la degenza in ospedale, una serie di valutazioni
riguardanti i bisogni socio-sanitari e nell’attivare le procedure necessarie per dare il
massimo della tutela al momento della dimissione coinvolgendo, di volta in volta e
dove necessario, tutti gli attori dell’assistenza territoriale come il medico di medicina
generale, il servizio di assistenza domiciliare integrata, i servizi sociali comunali.
Con la dimissione protetta ci si prefigge di ridurre i ricoveri inappropriati, cioè di
persone che potrebbero trovare a domicilio le stesse garanzie di cura che in
ospedale; ridurre l’ingresso in strutture residenziali (case protette ed RSA);
migliorare la qualità della vita dei pazienti e di chi presta loro le cure (caregiver).
9
Obiettivo strategico di questa azienda è stato anche quello di dare una risposta efficace alla fase di
terminalità della malattia, mediante la predisposizione di un programma continuativo di cura ed
assistenza del malato terminale, realizzato tramite l’integrazione tra le strutture sanitarie (in
particolare l’unità operativa di oncologia), il servizio cure palliative, l’hospice extraospedaliero,
l’assistenza primaria e le associazioni di volontariato di settore. Lo scopo è quello di assicurare la
presa in carico del paziente nelle varie fasi della malattia, assistendo per quanto possibile il malato
a domicilio, riducendo i ricoveri impropri ed umanizzando il rapporto tra la struttura sanitaria e
l’utenza, potenziando la capacità di dare assistenza delle famiglie e consentendo alla persona
malata una morte dignitosa.
La continuità assistenziale: l’attuale organizzazione
L’attenzione che in questi anni si è sviluppata per le cure primarie rappresenta un’opportunità di
sviluppo di tale area professionale e l’occasione per rafforzare il sistema attraverso una sua
maggiore integrazione con gli altri livelli di cura, rendendo più omogenea l’organizzazione della
medicina generale con i modelli organizzativi delle altre aree del servizio sanitario regionale. Già
alla fine degli anni ’90, sulla scorta delle esperienze condotte e successivamente consolidate, vi è
stata un’attenzione ai processi di cambiamento che hanno caratterizzato la gestione dell’Ulss. Si è
investito in modo importante nella realizzazione di un sistema informativo locale in grado di
recepire costi e attività con l’obiettivo di introdurre, contestualmente, riferimenti di tipo
responsabilizzante. L’assetto organizzativo e contabile ha incentrato l’attenzione sull’esigenza di
razionalizzare l’impiego dei fattori produttivi e lo stesso sistema incentivante adottato, per
premiare i risultati misurati con indicatori chiari ed eliminare sacche residuali di possibili sprechi.
E’ stato in questa fase di vita dell’azienda che ha avuto avvio un rapporto fra agenti della domanda
e dell’offerta basato su meccanismi di mercato interno.
In una contestuale revisione critica dell’attività e degli atteggiamenti delle strutture dell’offerta
(ospedale, dipartimento di prevenzione, poliambulatori, distretto) è stato messo a punto il progetto
di coinvolgimento del medico di medicina generale attorno a due nodi fondamentali
dell’organizzazione stessa ovverosia il rapporto tra ospedale e territorio ed il rapporto organico e
funzionale tra distretto e medico di medicina generale.
Sono stati gestiti incontri di formazione nel corso dei quali i diversi attori si sono confrontati nella
ricerca di soluzioni concrete, giungendo a condividere alcuni principi formali:
centralità dell’utente;
integrazione in risposta ai bisogni complessi;
lettura del bisogno in modo globale;
presa in carico del bisogno da parte di un responsabile individuato;
continuità di cura combinando efficacia/economia/gradimento;
analisi della domanda e dell’offerta in termini di appropriatezza.
I responsabili della gestione aziendale, forti di questi obiettivi che sono diventati fulcro degli
indirizzi programmatori, hanno avviato e perfezionato fasi di ‘negoziazione’ con tutti gli attori del
sistema, e fatto proprio il principio secondo cui spetta al distretto il ruolo di governo della
domanda. Di qui la necessità di condividere con il medico di medicina generale le scelte in termini
di impiego di fattori, rispetto ad obiettivi di salute per il singolo assistito e per la comunità. E’ in
questa fase che i medici di medicina generale organizzati in gruppi audit contribuiscono, in
collaborazione con gli specialisti ospedalieri, alla formulazione di un piano aziendale per la
razionalizzazione dei tempi di attesa attraverso azioni e strumenti che diventano anticipatori,
rispetto ai successivi contenuti e adempimenti della DGRV 600/07.
Sempre sullo stesso versante del rapporto tra ospedale e territorio si sviluppano i primi percorsi
condivisi nel trattamento dell’ipertensione e la possibilità di garantire la protesica e gli ausili agli
aventi diritto con modalità e tempi certi al fine di costruire a domicilio le combinazioni necessarie
per una continuità assistenziale. A tal proposito le collaborazioni allargate al servizio
infermieristico domiciliare, a quello sociale, al servizio domiciliare delle cure palliative completano
il percorso con la stesura della ‘cartella sanitaria integrata’ strumento di comunicazione di tutte le
10
professionalità territoriali, che in sinergia assicurano la continuità delle cure a domicilio e
l’integrazione professionale.
Su questo terreno consolidato, si rafforzano le collaborazioni e le iniziative trasversali, sino ai
giorni nostri.
Vengono attivati percorsi per la gestione a domicilio degli scoagulati, per gli affetti da broncopatie
croniche, diabete, asma e per i portatori di PEG attraverso protocolli prodotti dal confronto fra
professionisti del territorio e l’ospedale e il cui obiettivo è la gestione delle cronicità a domicilio.
Particolare menzione merita la presa in carico dei pazienti oncologici la cui gestione si svolge a
domicilio e in regime di semi-residenzialità (hospice).
L’investimento sull’organizzazione del lavoro in medicina generale ha favorito, così, lo svilupparsi
di realtà che, ad oggi con il completamento di forme strutturate, offrono nuove opportunità di
governo dei percorsi di salute e rappresentano un valore aggiuntivo che si ritiene opportuno
rafforzare e sviluppare, introducendo elementi per una migliore focalizzazione degli obiettivi al fine
di trasformare quanto costruito in un vero e proprio ‘sistema delle cure territoriali’ orientato allo
sviluppo di obiettivi appropriati di salute che favorisca percorsi virtuosi di verifica delle attività in
una sorta di autogoverno orientato a raggiungere sempre maggiori livelli di integrazione e accordo
sui percorsi di cura e profili di assistenza. In quest’ottica e tenendo conto della domanda del
territorio si è molto investito sul sistema della residenzialità al fine di limitare il più possibile il
rischio di inappropriatezza delle degenze ospedaliere. In tale sistema sono prioritari gli aspetti di
assistenza della persona con la responsabilità clinica riconducibile al medico di medicina generale,
fortemente integrato con il distretto, che si realizzano in un percorso alternativo al ricovero
ospedaliero o in una dimissione appropriata. Due sono le scelte che hanno caratterizzato tale
impostazione:
la prima è la forte integrazione con il regime della domiciliarità per mantenere il più
possibile il cittadino al proprio domicilio;
la seconda riguarda la definizione di un’area specifica, in grado di dare risposte
appropriate ai bisogni della cronicità e della fragilità attraverso una rete di strutture
che costituiscano il luogo dove realizzare percorsi clinico-assistenziali per la gestione
delle patologie cronico-degenerative.
Tale impostazione integrata valorizza la specificità del sistema residenziale extraospedaliero
nell’ambito del sistema delle cure e attribuisce allo stesso una funzione pro-attiva incentivando la
strutturazione di servizi adeguati ed esaustivi in un’area di criticità assistenziale crescente.
Al fine di rispondere ai dettami regionali si è provveduto alla stesura del piano territoriale per le
cure primarie, tenuto conto del modello di riferimento e nel rispetto dei principi enunciati
precedentemente, attraverso innovazione e implementazione di azioni già in essere sia sul versante
organizzativo che dell'applicazione di strumenti efficaci ed efficienti.
La programmazione: una visione di sintesi
GLI OBIETTIVI
1)
garantire la continuità assistenziale;
2)
gestire la cronicità assicurando la presa in carico e la gestione integrata del paziente.
LE PRIORITA’
—
sviluppo di un modello assistenziale sul territorio che tenda all’equità
dell’assistenza;
—
pieno coinvolgimento dei medici della continuità assistenziale nel sistema delle cure
primarie;
—
interazione ospedale-territorio;
—
sviluppo di un sistema informativo integrato;
—
dotazione di risorse organizzative necessarie per prendere in carico il I° livello
specialistico e le patologie croniche (in rapporto alla disponibilità come indicato al
paragrafo ‘risorse’);
—
trasferimento ad altri professionisti (in particolare infermieri) di alcune attività
assistenziali;
11
valorizzazione della funzione dipartimentale delle cure primarie e ricollocazione a
livello territoriale di alcuni processi di cura per le malattie croniche.
GLI STRUMENTI
Modello organizzativo che definisce la rete assistenziale programmando e pianificando lo sviluppo
delle forme associative, in relazione agli obiettivi, alle criticità e ai limiti costituiti dalla situazione
demografica e territoriale, alla necessità di tendere all’equità dell’assistenza.
Patti/Contratti: strumento volto ad esplicitare le funzioni di tutti i medici convenzionati
nell’attività di governo della domanda e teso al perseguimento degli obiettivi di salute attraverso la
messa a punto di processi di "presa in carico dei problemi di salute" e di stili che qualificano il
rapporto medico−paziente. I patti/contratti vengono orientati a rendere omogenee e a integrate le
diverse aeree di contrattazione e contengono non solo obiettivi rivolti ai singoli medici
convenzionati, ma obiettivi per forma associativa facendo dei più virtuosi un volano per gli altri.
LE RISORSE
Le risorse disponibili per il 2009 sono quelle attualmente utilizzate per il finanziamento di:
1)
patti aziendali (€ 605.000 complessivi):
€ 111.000 continuità assistenziale
€ 406.000 medici di medicina generale
€ 38.000 pediatri di libera scelta
€ 50.000 specialisti ambulatoriali interni
2)
associazionismo: € 550.000
3)
UTAP: € 180.000
Ulteriori risorse derivano dai processi legati all’appropriatezza clinico-organizzativa ed economica,
valutati con indicatori misurabili e con standard di riferimento basati su dati di letteratura, dati
regionali, dati storici aziendali.
La quota derivante dall’appropriatezza viene definita da un apposito gruppo tecnico con i medici
convenzionati e riutilizzata sotto forma di beni e servizi compatibili con la pianificazione prevista
La disponibilità di risorse così definita andrà a finanziare le azioni previste nei capitoli successivi.
GLI INDICATORI
La tabella seguente riassume gli indicatori da utilizzare per la misurazione degli obiettivi e delle
attività svolte. Gli standard sono riferiti a dati nazionali, regionali oppure dati storici aziendali.
—
AREA
Promozione della appropriatezza clinica ed
organizzativa
Integrazione ed organizzazione
Continuità dell’assistenza
Formazione continua
Promozione della salute
Qualità percepita
Promozione della autogestione
MISURE DEGLI OBIETTIVI
Tasso di ospedalizzazione
Tasso di fuga
Tasso di accesso al pronto soccorso
N. ricoveri a rischio di inappropriatezza
Spesa farmaceutica pro capite
Spesa farmaceutica per singoli principi attivi
N. visite/prestazioni specialistiche richieste
N. audit clinici
N. schede incident reporting
Tasso UVMD con partecipazione dei MMG e dei PLS
Tasso di interventi domiciliari sulla base del PAI
N. percorsi diagnostici concordati
N. protocolli condivisi ospedale-territorio
N. interventi su pazienti “fragili”
N. posti letto attivati in Hospice
N. programmi formativi integrati
Tasso di adesione corretto alle iniziative di screening
Tassi di copertura vaccinale pediatrica
Tasso di copertura vaccinale antinfluenzale ultra 64enni
Tasso di adesione ad iniziative di miglioramento stili di
vita/prevenzione rischi
Rilevazione della qualità percepita dagli utenti
Elaborazione scheda di valutazione
Tabella 13 area di intervento ed obiettivi del PALCP.
12
I TEMPI DI ATTUAZIONE E LE RESPONSABILITÀ
Le azioni rivolte alla realizzazione del modello organizzativo, che richiedono interventi di tipo
“strutturale”, hanno una programmazione triennale con verifiche annuali sull’andamento.
Eventuali modifiche della programmazione trovano motivazione in occasione delle verifiche
periodiche.
Le azioni messe in atto attraverso i contratti hanno valenza annuale. La verifica, la valutazione e
l’applicazione del sistema incentivante avviene sulla base degli indicatori.
La responsabilità delle azioni è suddivisa in rapporto alle competenze:
—
direzione sanitaria, direzione distretto, responsabile convenzioni: attivazione delle
forme associative, definizione patti e contratti;
—
direzione strategica, ufficio tecnico, centro elaborazione dati in rapporto alle fasi
progettuali: diffusione dell’utilizzo e-mail, sviluppo del sistema informativo
integrato;
—
direzione strategica e successivi servizi ed uffici in rapporto alle fasi progettuali:
ampliamento posti letto hospice;
—
controllo gestione, ufficio amministrativo distrettuale: reports di appropriatezza,
secondo gli indicatori individuati e reports delle attività territoriali;
—
dipartimento di prevenzione: reports sulle attività rivolte alla promozione del
benessere e dei problemi di salute;
—
direttore cure primarie: monitoraggio contratti, percorsi diagnostico terapeutici;
—
responsabili dei singoli servizi : rilevazione della qualità percepita;
—
responsabile ufficio convenzioni: monitoraggio contratti e applicazione sistema
incentivante;
—
MMG, PLS, SAI, CA (come professionisti singoli o come forme associative): gestione
delle azioni sulla base delle modalità concordate;
—
gruppo tecnico con i medici convenzionati: individuazione di indicatori misurabili,
per valutare le singole azioni, e relativi standard di riferimento.
13
Centro per il Decadimento Cognitivo (CDC)
Il malato che soffre di decadimento cognitivo e i suoi familiari possono rivolgersi ed essere seguiti
da più strutture e a diversi livelli operativi, passando attraverso l’Unità di Valutazione Alzheimer
(UVA) e successivamente dal Centro Diagnostico per approfondimenti clinici. Definita la diagnosi,
se intercorrono anche problemi assistenziali, il malato e i suoi familiari si possono rivolgere ai
servizi sociali e all’Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (UVMD) che costituisce
l’accesso al sistema di offerta che comprende l’Assistenza Domiciliare Integrata ADI, gli assegni di
cura e, per quanto concerne il sistema extraospedaliero, i centri di servizio per anziani non
autosufficienti che a loro volta offrono l’assistenza diurna (centri diurni) e la residenzialità
temporanea presso la Sezione Alta Protezione Alzheimer (SAPA).
Obiettivi
Il malato e i suoi familiari possono incontrare, dunque, servizi con referenze diverse, con il rischio
che nessuno sia realmente in grado di mantenere la continuità di cura. Appare quindi opportuno
predisporre una semplificazione del sistema di relazioni tra malato e operatori, evitando la
frammentazione delle competenze, con gli obiettivi di:
—
contenere il declino cognitivo e la disabilità del malato, agendo sia sul livello clinico
che comportamentale e ambientale;
—
permettere al malato di restare il più a lungo possibile nel proprio nucleo familiare,
compatibilmente con i criteri di sicurezza sua e dei conviventi;
—
sostenere il nucleo familiare nell’assistenza continuativa al malato.
Compiti e strategie di cura del centro di decadimento cognitivo
Con questi obiettivi viene definito un unico livello clinico competente per seguire il malato, in
qualunque stadio di sviluppo della sua malattia, definito “Centro per il decadimento cognitivo”
(CDC), con i seguenti compiti:
—
approfondimento e rivalutazione diagnostici e funzionali del malato e della capacità
di assistenza dei familiari;
—
trattamento farmacologico e non;
—
supporto familiare;
—
consulenza per altri servizi anche se non specificatamente destinati alla cura della
demenza;
—
pianificazione e conduzione di eventuale ricovero anche per patologie non correlate
alla demenza.
Non rientra tra i compiti del CDC la gestione delle situazioni di urgenza, per le quali si rende
necessario il ricorso al 118 ed ai servizi specialistici interessati in rapporto alla tipologia di
emergenza clinica.
La strategia di cura si fonda su tre aspetti, legati ai problemi del malato e dei suoi familiari:
—
precisione e tempestività nella definizione diagnostica e nella stadiazione, quindi
con valutazione della guaribilità della patologia e dei problemi e delle abilità residue;
—
continuità della cura, assicurando un approccio integrato alla problematiche del
paziente e con un’effettiva presa in carico secondo un metodo multiprofessionale e
pluridisciplinare. Implementando, inoltre, percorsi di integrazione e protocolli
operativi;
—
attenzione al ruolo e ai compiti dei familiari, provvedendo ad un particolare
sostegno nell’attività di assistenza continuativa del malato.
14
Organizzazione
Il CDC non costituisce una entità autonoma, ma una modalità di lavoro interdisciplinare dotata di
pluralità di competenze, con contributi a tempo pieno o parziale, secondo le necessità. Per lo
svolgimento delle proprie competenze, il CDC è costituito dalle seguenti figure professionali, che
assicurano la propria disponibilità per un tempo adeguato alle esigenze della popolazione di
riferimento:
—
neurologo con capacità diagnostico differenziali affinate, conoscenza dei fattori di
rischio e loro trattamento;
—
geriatra con competenze internistiche, in particolare nella gestione del paziente con
comorbosità;
—
psicologo con capacità diagnostico differenziali in materia di neuropsicologia e
psicopatologia, oltre a capacità di fornire un sostegno psicologico motivazionale alla
famiglia;
—
infermiere (le funzioni possono essere svolte dal referente organizzativo, se per
questa funzione viene incaricato un infermiere a tempo pieno);
—
riabilitatore o educatore preparato per le attività riabilitative cognitive e fisiche;
—
referente organizzativo.
Per casi selezionati, sono previste consulenze psichiatriche.
Il referente organizzativo rappresenta il punto di organizzazione unico dei contatti e il centro
nodale del sistema. E’ un operatore infermieristico adeguatamente preparato a svolgere compiti di
comunicazione ordinaria con il malato, la famiglia, il medico curante e mantiene uno stretto
collegamento tra CDC e UVMD, partecipandone ai lavori e condividendone la pianificazione
assistenziale, la valutazione d’esito e di efficienza delle cure.
Collegamento tra servizi e percorsi del malato
L’accesso al CDC di norma avviene con richiesta di consulenza del medico curante ed accesso al
centro diagnostico attraverso le comuni vie di prenotazione presso l’ambulatorio, già attivo, per le
demenze. Non sono escluse possibilità di comunicazioni occasionali dirette con il malato o suoi
familiari. La valutazione è a cura del centro diagnostico che, dopo gli accertamenti con eventuale
ricorso ai servizi ospedalieri (radiologia, laboratorio analisi, consulenze specialistiche), inquadra il
paziente secondo tre profili di gravità:
profilo A: demenza di gravità lieve/media/grave senza disturbi comportamentali
profilo B: demenza con qualche disturbo comportamentale
profilo C: demenza con gravi disturbi comportamentali
Al termine della valutazione il paziente viene affidato al referente organizzativo, il quale procede
direttamente all’invio presso i centri di auto-aiuto per i pazienti con profilo A e all’attivazione della
UVMD per i pazienti con profilo B o C. In particolare per i pazienti con profilo C, vengono definiti
percorsi facilitati per gli approfondimenti diagnostici, per le consulenze specialistiche e per
l’attivazione dei servizi extraospedalieri.
L’UVMD, a percorso diagnostico concluso o dopo eventuale rivalutazione clinica periodica o
straordinaria, governa l’accesso al sistema assistenziale e assume il ruolo di valutatore della qualità
erogata dai servizi. Alla UVMD, oltre alle figure professionali previste in base al regolamento,
partecipa il referente o altra figura delegata dal CDC. Con il metodo della valutazione
multidisciplinare la UVMD individua il servizio disponibile più adeguato ai bisogni assistenziali del
malato e della famiglia, individua il case manager, definisce un obiettivo assistenziale e ne verifica
periodicamente l’andamento.
Attività e competenze per la cura
E’ necessario prevedere adeguati corsi formativi affinché tutti gli operatori del CDC, compresi
quelli delle associazioni di volontariato coinvolte, siano in grado di garantire alcune attività tra cui
in particolare quelle:
15
—
—
—
—
informative: destinate a fornire costantemente notizie su opportunità di cura, diritti
del malato, condizioni cliniche;
educative: orientate a sviluppare l’autonomia dei familiari nella gestione
continuativa del malato;
di addestramento: predisposte per fornire strumenti di sostegno alla cure dei
familiari;
relazionali: consapevoli degli aspetti di comunicazione e di mantenimento della
verità prognostica e di cura.
Sistema informativo
Il sistema informativo è basato su un set di dati comprendenti:
—
dati individuali: dati anagrafici, fattori di rischio ambientali, terapia, comorbosità
(cardiovascolare, diabete);
—
dati di attività: incidenza, prevalenza, numero ospitati presso istituti e numero
assisti a domicilio;
—
dati di efficacia dei servizi.
16
ALLEGATO 4) REGOLAMENTO DEI COMUNI DELL’ULSS N°2
PER
LA
GESTIONE
ASSOCIATA
DEGLI
INTERVENTI
ECONOMICI LEGATI ALLA TUTELA DEI MINORI
OBIETTIVO
Il presente regolamento riassume in sintesi lo stato delle competenze dell’Ulss e dei Comuni
nell’ambito della tutela dei minori, in attuazione del mandato della Conferenza dei Sindaci del 10
dicembre 2007, e definisce le modalità attuative della gestione in forma associata della spesa
derivante dai differenti interventi di tutela, a partire dall’anno 2008. Gli interventi tipici sono
l’inserimento in comunità e l’affidamento etero o intra familiare. Entrambi possono esser svolti in
regime residenziale o semiresidenziale.
La gestione associata degli interventi economici legati alla tutela, come sollecitata dalla
DGRV n°2430 del 31/7/2007, è effettuata mediante delega all’Ulss che opererà secondo i criteri qui
definiti.
La generalità delle funzioni relative all’erogazione dei servizi e delle prestazioni sociali a
favore dei minori è attribuita ai Comuni dall’art. 23 del DPR 616/77. Tale assetto è stato
confermato dal combinato disposto dagli artt. n°132 del D.Lgs. 112/98 e n°130 1° comma della L.R.
11/01.
L’art. 3 septies del D.Lgs. 502/92 e s.m.i. che individua la compresenza unitaria di
interventi sociali, sociosanitari e sanitari nei processi assistenziali non modifica la titolarità delle
competenze, ma avvia una riflessione sulla necessaria unitarietà del processo anche a fronte di
titolarità differenti. A questo scopo è intervenuta inoltre la definizione sulla titolarità dei
finanziamenti necessari a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA – DPCM 29/11/01 ).
Con il presente regolamento i Comuni completano la delega in capo all’Ulss della funzione
di tutela dei minori dando mandato all’Azienda Ulss di Feltre di provvedere all’istruttoria dei casi e
al pagamento degli oneri economici che risultano a carico dei singoli Comuni per l’effettuazione
degli interventi concordati o obbligati da provvedimenti giurisdizionali.
La disciplina richiamata ai punti precedenti trova più puntuale definizione con la DGRV
n°2227 del 9/8/02, in attuazione del DPCM 29/11/01 “Definizione dei livelli essenziali di
assistenza”, che, nel segmento dell’area materno-infantile definito “per la protezione del minore in
stato di abbandono”, riconosce le differenti titolarità attribuendo a ciascuno (Ulss e Comuni) parte
dell’onere.
Le funzioni tipiche di ciascun ente possono così essere descritte in sintesi:
Comune:
 indagine e verifiche sociali sulle famiglie e azioni di sostegno alle stesse;
 prestazioni di supporto sociale ed economico alle famiglie;
 prestazioni di supporto educativo domiciliare e territoriale ai minori;
 interventi per minori soggetti a provvedimenti, penali, civili, amministrativi, compresi gli
interventi di assistenza ed accoglienza in comunità;
 accoglienza in comunità o affido familiare dei minori, a seguito di provvedimento penale,
civile o amministrativo.
Ulss:
 prestazioni medico-specialistiche di indagine diagnostica sui minori e sulle famiglie e
prestazioni psico-terapeutiche;
 indagine psicodiagnostica sulla famiglia;
17
 interventi di prevenzione, assistenza e recupero psicoterapeutico dei minori vittime di
abusi, anche in collegamento con gli altri servizi sociali e le comunità educative,
riabilitative, familiari e le famiglie affidatarie;
 prestazioni socio-riabilitative a sostegno dei minori affetti da disturbi comportamentali e/
o patologie di interesse neuro-psichiatrico.
La gestione associata consente ai Comuni di far fronte alle difficoltà degli interventi di
tutela, a volte non gestibili dal singolo ente.
L'UNITA' VALUTATIVA MULTIDIMENSIONALE
L'UVMD rappresenta lo strumento operativo per la realizzazione a livello distrettuale
dell'integrazione socio-sanitaria ed è la sede dove vengono assunte decisioni vincolanti riguardanti
la presa in carico, l'attivazione del progetto individuale a tutela del minore e gli eventuali aspetti
economici connessi al progetto.
Nei casi di urgenza o a seguito di interventi della magistratura l'UVMD può anche essere
successiva all'avvio del progetto di tutela.
Nei casi di urgenza l'UVMD viene, di norma, convocata entro 5 giorni dall'attivazione
dell'intervento ed espletata entro 25 giorni dalla convocazione.
Il Comune tenuto al pagamento della retta o del contributo per un minore inserito in una
struttura residenziale o in affidamento familiare, in riferimento all'art. 13 bis, L.R. 5/96 e all'art. 6,
comma 4, L. 328/00, è il Comune di residenza del minore al momento dell'inizio dell'intervento di
tutela (ricovero in struttura o in affidamento).
Nel caso di minori privi di residenza anagrafica (come per i minori stranieri non
accompagnati), il pagamento della retta – così come le altre prestazioni sociali- è a carico del
Comune individuato come “luogo di provvisoria dimora del minore” (DGRV 569/08 Linee guida
2008 per la protezione e la tutela del minore).
La persona che partecipa all'UVMD in rappresentanza del Comune dispone in ordine agli
impegni economici e agli accordi con i familiari, procedendo alla definizione dell’impegno
dell’Ente, qualora non già prevista e concordata, prima della seduta UVMD.
Ogni variazione successiva all'accordo deve essere comunicata al referente del caso
individuato in UVMD. Qualora questa variazione dell’onere di spesa modifichi sostanzialmente le
condizioni individuate, si procede ad una nuova convocazione di UVMD.
LA GESTIONE ASSOCIATA
Le rette e gli altri interventi economici a carico della gestione associata sono quelli
approvati in sede di UVMD.
La partecipazione economica è relativa alle seguenti tipologie di inserimenti:
 in Comunità in regime residenziale;
 in Comunità in regime semiresidenziale (diurno);
 in Convitto e negli interventi educativi al domicilio (nei casi in cui l'UVMD lo ritenga
un adeguato e
sufficiente intervento di tutela per il minore). In questi casi l'onere dell'intervento è a totale carico della quota associativa, in quanto il
servizio erogato è di natura educativa e assistenziale e pertanto non rientra in un LEA sanitario.




in affidamento intra-familiare in regime residenziale;
in affidamento intra-familiare in regime diurno;
in affidamento etero-familiare in regime residenziale;
in affidamento etero-familiare in regime diurno.
Per quanto riguarda la retta viene posta in gestione associata esclusivamente la parte non
coperta da quota sanitaria e/o dalla famiglia.
L'UVMD è la sede in cui questi accordi sono formalizzati.
18
Il Comune sottoscrive con la famiglia l’accordo sull’eventuale partecipazione economica alla
spesa e la comunica all'UVMD.
Esso resta, comunque, il garante della quota concordata con la famiglia. Nel caso di
mancato rispetto degli impegni concordati con la famiglia il Comune che ha sottoscritto l’accordo
sostiene direttamente gli oneri che la gestione associata sopporta per i mancati pagamenti.
Modalità di regolazione economica delle eventuali prestazioni non comprese
nella retta
Rientrano nella gestione associata le prestazioni socio-riabilitative previste dal progetto
quadro (vedi glossario), di cui al punto I dei LEA, con carattere di eccezionalità e temporaneità
approvati in sede UVMD.
Anche le modalità di gestione di altre eventuali spese, non comprese nella retta, vengono
concordate in sede di UVMD.
Non saranno regolate tramite la gestione associata le spese non autorizzate in sede UVMD.
Modalità di regolazione delle spese in caso di Affidamento Familiare
La normativa regionale (Regolamento regionale n°8/84 e DGR 469 del 29/02/2006)
prevede che alla famiglia che accoglie un bambino in affidamento etero-familiare, in modalità
residenziale o diurna, possa essere erogato un contributo fisso svincolato dal suo reddito.
Pertanto si possono distinguere due modalità:
A) qualora la famiglia di origine non sostenga economicamente l'affido, il Comune
riconosce per l'affidamento eterofamiliare residenziale il contributo economico
mensile definito dalla normativa regionale non inferiore alla pensione minima INPS per
lavoratori dipendenti, vigente alla data di inserimento, secondo i criteri definiti dalla
specifica D.G.R. di anno in anno.
In caso di revoca dell'affidamento, il contributo economico del mese in corso verrà
conteggiato per i giorni di effettiva presenza in famiglia del minore, come accertato dal
responsabile dell'Ufficio Tutela.
B) per l’ affidamento eterofamiliare diurno l'importo verrà definito di volta in volta in
UVMD.
Per gli affidamenti intra-familiari, sia in regime residenziale che diurno, il contributo mensile al
mantenimento verrà concordato di volta in volta in UVMD.
In caso di cessazione dell'accoglienza, per il pagamento del contributo verrà applicata la stessa
modalità prevista per gli affidamenti eterofamiliari.
Non saranno regolate tramite la gestione associata altre ed ulteriori spese, che faranno capo ai
familiari o al Comune di residenza del minore.
I minori in affidamento saranno assicurati per la responsabilità civile contro terzi (R.C.T.) e gli
infortuni da parte dell’Ulss. La copertura decorre dalla data di inserimento.
INSERIMENTO IN COMUNITA’
(consensuale)
In assenza del decreto del Tribunale, a garanzia della tutela del minore, viene condiviso con
gli esercenti la potestà il progetto di inserimento del minore in comunità.
L'UVMD applica la normativa sui LEA. (“Criteri applicativi Ulss n°2 di Feltre” – allegato 1c
in attuazione del DPCM 29/11/2001 – area integrazione socio-sanitaria - DDG n°60/03).
19
INSERIMENTO IN COMUNITA’
(esecuzione di mandato della Procura Minorile e Procura Ordinaria)
In sede di UVMD si recepisce il provvedimento dell'autorità giudiziaria e vengono applicate
le normative vigenti in materia (art. 25, ultimo comma del RDL 1404/34, art. 6, comma 4 della L.
328/2000, e dei “Criteri applicativi Ulss n°2 di Feltre” – allegato 1c in attuazione del DPCM
29/11/2001 – area integrazione socio-sanitaria - DDG n°60/03).
L'Ulss, comunque, è autorizzata a provvedere al pagamento delle rette per conto dei
Comuni a seguito di provvedimenti della magistratura.
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ALLEGATO 5) GESTIONE ASSOCIATA DISABILI
DELIBERAZIONE CONFERENZA SINDACI N° 90 del 8 settembre 2003
OGGETTO: BEP 2003 Ulss – parte sociale. Quote dei Comuni e gestione associata
rette disabili. Anno 2003.
viste le tabelle approvate in Esecutivo il 28 luglio 2003 ad oggetto “BEP 2003 Ulss – parte
sociale. Quote dei Comuni e gestione associata rette disabili. Anno 2003” con cui si calcolavano le
quote a carico dei Comuni per l’anno 2003 in applicazione degli indirizzi espressi dalla Conferenza;
preso atto che dal 2003 sono stati applicati i Livelli essenziali di assistenza (LEA) in
particolare per l’area dell’integrazione socio-sanitaria;
ricordato che per quanto riguarda la gestione associata delle rette disabili in Istituto viene
posto in gestione associata quanto non coperto dal fondo sanitario e dagli utenti o familiari (quota
di cui il Comune inviante è garante) che sarà ripartito per il 2003 al 60% in quota capitaria, al 40%
in quota del Comune inviante;
dato atto che le tabelle con i calcoli necessari alla determinazione delle quote di ciascun
comune sono state concordate con l’Esecutivo nelle sedute del 9 e 28 luglio u.s. e trasmesse a tutti
Comuni con nota prot. E/63 del 30/07/2003;
Sentita la proposta del Vice Presidente di dare mandato all’esecutivo di un ulteriore
approfondimento con la Direzione generale per precisare e concordare le modalità applicative dei
LEA e la loro ricaduta sul bilancio sociale, approvata all’unanimità;
visto l’art. 4, comma 2, del proprio Regolamento;
Con 16 voti favorevoli e 1 astenuto (Trichiana con le motivazioni riportate nel verbale) espressi in
forma palese
DELIBERA
1)
di stabilire per l’anno 2003 la quota di contribuzione a carico dei Comuni per la gestione dei
Servizi sociali nella misura indicata nella tabella allegata, che costituisce parte integrante
della presente deliberazione;
2)
di dare mandato all’Esecutivo di approfondire con la Direzione generale l’applicazione dei
LEA in ambito locale al fine di concordare con i Sindaci la loro ricaduta economica ed
operativa in ambito sociale;
3)
di trasmettere copia della presente deliberazione ai Comuni dell’Ulss ed all’Ulss n°2 per gli
adempimenti conseguenti.
21
ALLEGATO 6) ATTO DI RECEPIMENTO DELLE LINEE GUIDA,
DEGLI ORIENTAMENTI E DELLE LINEE DI INDIRIZZO
REGIONALI PER LO SVILUPPO DEI SERVIZI DI PROTEZIONE
DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI (DGRV 2416/08)
Le Linee Guida 2008 per la cura,la segnalazione e le responsabilità nella protezione e nella tutela
dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del Veneto (DGRV 569/08), le Linee Guida per
l'affidamento familiare (DGRV 3791/08), gli Orientamenti nel rapporto tra scuola e servizi (DGRV
3898/08) e le Linee di indirizzo Regionale per lo sviluppo dei servizi di protezione e tutela del
minore (DGRV 2416/08), richiedono alle diverse Ulss del Veneto di individuare un modello di
struttura organizzativa e programmatoria capace di accompagnare e sostenere lo sviluppo dei
servizi per la cura e protezione dei minori all’interno di un quadro operativo dai contorni chiari e
tracciati.
I cambiamenti avvenuti in questi ultimi anni pongono l'attenzione sul minore quale soggetto di
diritto e richiedono ai servizi di predisporre un sistema di garanzie che renda esigibili i diritti dei
minori e delle loro famiglie, in un’ottica di maggior protezione e cura dei soggetti più deboli.
Alcune novità introdotte dai documenti sopraccitati offrono la possibilità di rendere concreta tale
azione, sia da parte dei servizi pubblici che da parte di quelli privati presenti nel territorio. La
collaborazione tra i servizi, tra questi e le associazioni e gli enti territoriali che si occupano di
minori e famiglia, possono offrire opportunità diverse ed alternative al processo di
istituzionalizzazione, soprattutto per quei bambini e ragazzi che vivono e versano in situazioni di
disagio.
L'inserimento in comunità ed il conseguente allontanamento del minore dalla famiglia, infatti, è un
evento traumatico che, anche se necessario, va curato ed accompagnato. Importante, quindi, la
collaborazione con le strutture di accoglienza, che facendo riferimento al progetto del servizio
(progetto quadro), sono tenute a redigere un progetto educativo individualizzato e specifico per il
minore.
Questa nuova modalità di intervento fa sì che per ogni minore accolto venga elaborata una
progettualità specifica mirata a ripristinare e/o creare condizioni idonee a consentire un adeguato
sviluppo psico-fisico dello stesso.
-In tale quadro l'affidamento familiare, intra o etero-familiare, rappresenta uno strumento di tutela
importante. Esso diventa strumento privilegiato per i minori che non hanno compiuto i 6 anni di
età, una “misura” di protezione temporanea per bambini o ragazzi allontanati dalla famiglia di
origine. La famiglia affidataria, così come descritto nelle Linee Guida per l'affidamento familiare, è
una risorsa insostituibile e consente ai bambini e ai ragazzi di fare un'esperienza di affetto e di
appoggio - integrata nella comunità - che permetterà loro di costruirsi, da adulti, modelli familiari
adeguati.
I bambini che hanno vissuto esperienze di abuso e maltrattamento, invece, richiedono interventi
riabilitativi specialistici, gestiti dal Centro Terapeutico Regionale “Tetto Azzurro” con le modalità
previste dallo specifico protocollo operativo.
-Inoltre, la DGR 2416/08 pone l'accento sulla necessità di uno stretto collegamento tra scuola e
servizi per la definizione delle modalità di segnalazione e presa in carico dei casi di disagio e/o
pregiudizio del minore rilevato in ambito scolastico.
-Per i minori autori di reati, c'è la necessità di attivare i percorsi di messa alla prova e quindi di
collaborare con il Centro di Giustizia Minorile.
Proteggere e curare i bambini/ragazzi significa quindi avere coscienza che il loro ben-essere
dipende da una molteplicità di fattori; dagli sforzi dei singoli - genitori, dei membri della famiglia
allargata, dalla professionalità e dall’organizzazione dei servizi, ma anche dalle risorse che la
comunità mette a loro disposizione: dunque aiutare i bambini a crescere bene è una responsabilità
che appartiene all’intera comunità.
Il presente atto di recepimento vuole rispondere quindi alla necessità di coinvolgere tutti gli attori,
pubblici e privati, enti ed associazioni che operano nel Feltrino a favore dei minori, nell’opera di
edificazione di un sistema di cura e protezione a favore dei nostri bambini e ragazzi. Un sistema
22
capace di creare opportunità, di promuovere e favorire nella comunità la nascita di una cultura di
attenzione e rispetto del bambino. Si rende allora necessario formare i bambini e gli adolescenti
affinché si rendano consapevoli dei loro diritti e riescano ad “auto-proteggersi”, ma anche gli adulti
che a vario titolo si relazionano con loro, perché questa protezione possa essere resa effettiva.
La costituzione del tavolo tecnico territoriale di coordinamento e di programmazione (DGRV
2416/08) ha permesso di avviare un'attività di analisi e confronto sui percorsi della presa in carico,
sullo sviluppo delle risorse accoglienti e sulle problematiche emergenti in ambito minorile nel
nostro territorio, ponendo le basi per attivare e sviluppare nuove forme di collaborazione.
Costituzione e avvio
programmazione
tavolo
tecnico
territoriale
di
coordinamento
e
di
Il direttore dei servizi sociali dell'Ulss n°2, dopo aver individuato i rappresentanti dei
diversi enti e associazioni presenti nel territorio, ha convocato il tavolo di lavoro.
Al tavolo partecipano:
—
il direttore dei servizi sociali, che ne è coordinatore;
—
il rappresentante dell’Esecutivo della Conferenza dei Sindaci;
—
la responsabile dell'Ufficio di Piano;
—
la responsabile del Consultorio Familiare e Tutela minori;
—
la responsabile dell'Ufficio Tutela Minori;
—
il responsabile e un assistente sociale del Servizio per l'Età Evolutiva;
—
due rappresentanti dell'Ufficio Provinciale Scolastico;
—
i rappresentanti dei servizi per la prima infanzia;
—
i rappresentanti delle scuole materne private;
—
il rappresentante del CIF Villa San Francesco;
—
il rappresentante della cooperativa Portaperta – Comunità Alloggio Casa Aladino e
Comunità Diurna Parapiglia;
—
il referente territoriale per Tutori Volontari Minori di Età;
—
il rappresentante Associazione G. Conz;
—
il presidente dell'Istituto Carenzoni Monego;
—
il rappresentante dell'Associazione Dafne;
—
il rappresentante dell'Ufficio Sociale del Ministero di Grazia e Giustizia
La prima convocazione del tavolo ha anticipato il convegno di apertura dei lavori che si è
tenuto a Feltre presso la sede della Cooperativa Arcobaleno ’86 il 15 settembre 2009. Alla giornata
formativa hanno partecipato, oltre ai componenti del tavolo territoriale, i medici di medicina
generale,i pediatri di libera scelta, le forze dell'ordine, le famiglie affidatarie, i rappresentanti della
scuola, i servizi socio-sanitari dell'Ulss n°2, un funzionario regionale, il sostituto Procuratore del
Tribunale di Belluno e un rappresentante dell'Ufficio del Pubblico Tutore. In questo modo si sono
poste le premesse per poter condividere un progetto di tutela territoriale.
Con la scuola, le associazioni e le strutture è stato necessario lavorare per sottogruppi.
Questo per definire con la scuola le procedure per la segnalazione scuola-servizi nelle situazioni di
rischio e di pregiudizio, per individuare con le associazioni le forme di collaborazione possibili e per
approfondire con le strutture residenziali di accoglienza di minori la necessità di stipulare delle
convenzioni.
1. L’ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE DELLA PROTEZIONE E DELLA TUTELA
DEI MINORI
1.1 Ente titolare della funzione.
La generalità delle funzioni relative all’erogazione dei servizi e delle prestazioni sociali a
favore dei minori è attribuita ai Comuni dall’art. 23 del DPR 616/77. Tale assetto è stato
23
confermato dal combinato disposto dagli artt. n°132 del D.Lgs. 112/98 e n°130 1° comma della L.R.
11/01.
L’art. 3 septies del D.Lgs. 502/92 e s.m.i. che individua la compresenza unitaria di
interventi sociali, socio-sanitari e sanitari nei processi assistenziali, non modifica la titolarità delle
competenze, ma avvia una riflessione sulla necessaria unitarietà del processo anche a fronte di
titolarità differenti. A questo scopo è intervenuta inoltre la definizione sulla titolarità dei
finanziamenti necessari a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA – DPCM 29/11/01).
Le funzioni proprie di ciascun ente possono essere così sintetizzate:
Comuni:
—
indagine e verifiche sociali sulle famiglie ed azioni di sostegno alle stesse;
—
prestazioni di supporto sociale ed economico alle famiglie;
—
prestazioni di supporto educativo domiciliare e territoriale ai minori;
—
interventi per minori soggetti a provvedimenti penali, civili, amministrativi, compresi
gli interventi di assistenza e di accoglienza in comunità;
—
accoglienza in comunità o affido familiare dei minori, a seguito di provvedimento
penale, civile o amministrativo.
Ulss:
—
prestazioni medico-specialistiche di indagine diagnostica sui minori e sulle famiglie e
prestazioni psico-terapeutiche;
—
indagine psicodiagnostica sulle famiglie;
—
interventi di prevenzione, assistenza e recupero psicoterapeutico dei minori vittime di
abusi, anche in collegamento con gli altri servizi socio-sanitari e le comunità
educative, riabilitative, familiari e le famiglie affidatarie;
—
prestazioni socio-riabilitative a sostegno dei minori affetti da disturbi
comportamentali e/o patologie di interesse neuro-psichiatrico.
Con delibera della Conferenza dei Sindaci n°112 del 2008 (allegato 1), è stato approvato il
regolamento per la gestione associata degli interventi economici legati alla tutela minori in cui i
Comuni completano la delega in capo all’Ulss n°2 della funzione di tutela dei minori, dando
mandato all’Azienda Ulss n°2 di Feltre di provvedere all’istruttoria dei casi e al pagamento degli
oneri economici che risultano a carico dei singoli Comuni per l’effettuazione degli interventi
concordati o obbligati da provvedimenti giurisdizionali.
1.2 Servizio di protezione e tutela dei minori
Con delibera del Direttore Generale dell’Ulss n°2 di Feltre n°48/07 è stato istituito l'Ufficio
Tutela Minori che fa parte del Consultorio Familiare e Tutela Minori nell'ambito del Dipartimento
materno-infantile trans-murale. L’Ufficio si occupa del superamento della condizione di disagio e/o
di devianza del minore attraverso azioni preventive e riabilitative mirate all'attivazione e sostegno
delle competenze dell’individuo e della sua famiglia, affinché la stessa sviluppi una situazione di
benessere e di autonomia. Laddove non sia possibile il recupero delle risorse familiari, sono
individuate soluzioni familiari, etero-familiari o comunitarie in grado di rispondere ai bisogni
evolutivi e/o di disagio del minore, in sostituzione o in appoggio alla famiglia di origine.
Il personale dedicato è composto da:
—
un responsabile dell'Ufficio che, nell’ambito della tutela e dell’affido, assume e
garantisce i compiti di:
• coordinare e monitorare le attività dell'equipe;
• collaborare a vari livelli con l'Autorità Giudiziaria, i Comuni, le Comunità
Residenziali per minori, gli Enti, le Scuole, le Associazioni ecc.;
• collaborare con le diverse unità operative dell'Ulss n°2, sanitarie e socio-sanitarie;
• collaborare con l'Ufficio Pubblico Tutore della Regione del Veneto;
—
uno psicologo psicoterapeuta convenzionato (22 ore settimanali) che svolge la sua
attività:
• per la presa in carico dei minori e della famiglia in contesto di tutela;
24
—
—
—
• per la valutazione dei minori in contesto di tutela;
• per la promozione e sensibilizzazione a livello territoriale;
• per la formazione e la valutazione delle famiglie aspiranti all'affido;
• per la presa in carico delle famiglie affidatarie;
• per la valutazione dei minori finalizzata all’affido familiare;
un assistente sociale dipendente da cooperativa (36 ore settimanali) che svolge la sua
attività:
• per la stima della segnalazione;
• per la presa in carico dei minori e della famiglia in contesto di tutela;
• per la promozione e sensibilizzazione a livello territoriale;
• per la formazione e la valutazione delle famiglie aspiranti all'affido;
• per la presa in carico delle famiglie affidatarie;
• per la valutazione dei minori finalizzata all’affido familiare;
un educatore professionale (18 ore settimanali) con compiti di:
• partecipare ad attività informative e formative nell'ambito di progetti attivabili
all'interno del servizio;
• seguire, in sede o a domicilio, minori che necessitano di interventi educativi.
compongono l’equipe, inoltre, uno psicologo psicoterapeuta e un assistente sociale
del Consultorio Familiare (10 ore settimanali) che garantiscono per l'Ufficio Tutela
Minori, la valutazione della genitorialità, in modo tale da permettere una modalità
operativa che separi la valutazione dalla presa in carico.
1.3 Mandato operativo
L'Ufficio Tutela Minori:
—
assicura prestazioni ed interventi psico-sociali ed educativi a seguito delle richieste e
dei provvedimenti emessi dal Tribunale per i Minorenni o dal Tribunale Ordinario e
delle segnalazioni che pervengono da altri servizi o da privati cittadini:
• realizza la valutazione sociale, psicologica ed educativa della situazione del
minore e della sua famiglia d'origine anche in collegamento con altri servizi e U.O.
dell'Ulss (Pediatria, Servizio Tossicodipendenze, Pronto Soccorso, Dipartimento
di Salute Mentale, Servizio Psico-Sociale per l’Età Evolutiva, Pediatri di libera
scelta, Medici di Medicina Generale ecc.);
• elabora un progetto d'intervento in collaborazione con gli altri servizi coinvolti;
• attiva percorsi di tutela e protezione del minore e della sua famiglia;
• effettua segnalazioni all'Autorità Giudiziaria;
• avvia interventi sociali, psicologici ed educativi a favore del minore e della sua
famiglia;
• attua attività di vigilanza dei minori allontanati dalla famiglia d'origine e inseriti
in comunità o in famiglie affidatarie;
• invia relazioni periodiche di aggiornamento al Tribunale per i Minorenni e al
Tribunale Ordinario;
• promuove attività di sensibilizzazione nel territorio, volte all'accoglienza del
minore in difficoltà attraverso l'affido, promuove percorsi formativi per le
famiglie o i singoli disponibili, effettua gli abbinamenti e predispone progetti ed
interventi di sostegno alle famiglie affidatarie;
• attua progetti per la promozione dei diritti dell'infanzia in collaborazione con la
scuola e altre agenzie educative;
• promuove attività di sensibilizzazione, formazione, accompagnamento di persone
disponibili ad essere nominate tutori legali dei minori di età.
25
1.4 Procedure Operative
Le modalità di accesso all'Ufficio Tutela Minori
Il Tribunale per i Minorenni o altri organi giudiziari possono richiedere un'indagine sulla
situazione dei minori e della famiglia (L.R. 28/77 e L. 149/01).
La segnalazione di rischio o di pregiudizio di minori da parte di singoli cittadini, agenzie
educative e servizi di altra Ulss, può essere effettuata all'Ufficio Tutela Minori o personalmente o in
forma scritta.
La segnalazione proveniente da altre Unità Operative dell’Ulss n°2 viene trasmessa tramite
la scheda denominata scheda di segnalazione (allegato 3), contenente le necessarie informazioni
per una prima valutazione ed un'eventuale presa in carico.
Le segnalazioni anonime che presentino elementi di rischio o di pregiudizio nei confronti di
minori, verranno trasmesse all'Ufficio Minori della Questura di Belluno per le opportune indagini.
Nel caso di segnalazione impropria sarà cura del Responsabile dell'ufficio individuare e
curare la trasmissione della segnalazione al servizio competente.
Nei casi di emergenza verrà attuato a protezione del minore, in collaborazione con le forze
dell'ordine, il collocamento dello stesso in luogo sicuro (art. 403 c.c.) con contestuale segnalazione
alla Procura Minorile.
1.5 Il modello operativo
Il modello operativo prevede fin dalla segnalazione la presa in carico della situazione da
parte dell'équipe dell'Ufficio Tutela Minori, che consiste in quattro fasi:
— la stima dell'informazione;
— la valutazione e la diagnosi;
— la presa a carico con stesura del progetto quadro e condivisione del PEI;
— la dimissione.
L’Ufficio Tutela Minori trova il proprio elemento di unificazione e di continuità negli
incontri di equipe, che diventano strumento di lavoro che consente:
—
la valutazione dei dati acquisiti e la supervisione delle attività e della situazione
segnalata;
—
la definizione delle responsabilità individuali e professionali;
—
la progettazione degli interventi successivi.
FASE 1: La stima della segnalazione all'Ufficio Tutela Minori
L'assistente sociale dell'Ufficio Tutela Minori stima le informazioni contenute nella
segnalazione, informa il Comune di residenza e predispone le successive fasi della presa in carico.
Nei casi in cui l'informazione presenti notizia di reato vi è obbligo di denuncia all'autorità
giudiziaria o agli organismi di competenza (cfr. 3.7.2 Linee Guida Regione Veneto sulla cura e
protezione del minore);
Esiti della stima della segnalazione:
—
archiviazione della segnalazione per assenza di elementi di rischio o di pregiudizio;
—
invio al servizio competente;
—
in caso di urgenza, collaborazione con le forze dell'ordine per il collocamento del
minore in luogo sicuro (art. 403 c.c.) con contestuale segnalazione alla Procura per i
Minorenni;
—
segnalazione all'autorità giudiziaria nel caso non si possa acquisire il consenso;
—
predisposizione delle successive fasi di presa in carico, diagnosi, sostegno e cura
attivabili con il consenso degli esercenti potestà.
26
Tra la fase 1 (stima dell'informazione) e la fase 2 (diagnosi e valutazione) si situa la riunione
di équipe, nella quale vengono definite le responsabilità professionali ed individuali per le fasi di
valutazione e presa in carico.
FASE 2: La diagnosi/ valutazione
La valutazione ha come obiettivo la diagnosi e la prognosi della situazione segnalata, è a
carattere multidimensionale in quanto frutto dell'azione di professionalità diverse, in primo luogo
dell'assistente sociale e dello psicologo.
L'assistente sociale e lo psicologo che effettuano la valutazione della genitorialità,
incontrano i genitori per acquisire, se necessario, il loro consenso per attivare un percorso di
valutazione con i seguenti obiettivi:
—
cogliere i principali dinamismi che caratterizzano il singolo caso;
—
raccogliere, ordinare, inquadrare le informazioni (familiari, economiche,
giuridiche, ...) emergenti dal contesto;
—
costruire una diagnosi dinamica relativa alle funzioni genitoriali;
—
elaborare proposte prognostiche di recuperabilità delle funzioni genitoriali.
La valutazione e l'ascolto del minore sono effettuati dallo psicologo dell'Ufficio Tutela
Minori, concordando i tempi ed i modi più opportuni. Nell'eventualità in cui, in questa fase, si
manifestasse l’esigenza di attivare degli interventi per la cura, la tutela e la protezione del minore, e
riconoscendo necessario mantenere separata la procedura valutativa da quella operativa specifica,
essi saranno affidati all'assistente sociale dell'Ufficio Tutela Minori.
Nelle situazioni multiproblematiche dove sono coinvolti anche professionisti che
afferiscono ad altri servizi (Servizio Sociale Comunale, Dipartimento Salute Mentale, Servizio
Psico-Sociale per l'Età Evolutiva, Servizio Tossicodipendenze, Medici di Medicina Generale,
Pediatri di Libera Scelta, Tetto Azzurro, ecc...) la valutazione tiene conto delle osservazioni degli
operatori coinvolti nella gestione del caso.
Tempo previsto per il percorso di valutazione: massimo 4 mesi, salvo casi particolari. Nel
caso in cui vi sia mandato del Tribunale per i Minorenni fa riferimento la data indicata nel mandato
del Tribunale.
Strumenti per la diagnosi/valutazione
La valutazione multidimensionale comprende di norma:
— colloqui individuali;
— colloqui congiunti;
— visite domiciliari;
— osservazione del minore, dei genitori e della loro relazione;
— approfondimento psico-diagnostico del minore;
— approfondimento psico-diagnostico dei genitori;
— conoscenza e analisi del contesto di vita del minore e della famiglia;
— incontri tra gli operatori coinvolti direttamente nella gestione del caso;
Esiti della valutazione:
— dimissione;
— invio del caso ad altri servizi;
— invio della relazione al Tribunale per i Minorenni;
— segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni;
— presa a carico da parte dell'Ufficio Tutela (avvio della fase 3).
FASE 3: Costituzione dell'Unità di lavoro per la realizzazione del progetto quadro
Successivamente alla restituzione in équipe tutela degli esiti della valutazione ,e valutata la
titolarità della presa in carico, gli operatori che hanno curato la fase di valutazione si integrano con
27
gli operatori che si occuperanno della presa in carico per la costruzione e la stesura del progetto
quadro.
FASE 4: La presa a carico
La presa a carico psico-sociale è l'assunzione di responsabilità nell'attuazione del progetto
quadro. Si concretizza attraverso il progetto educativo individualizzato (PEI), all'interno del quale
vengono delineati i percorsi educativi e di sostegno per il minore e per la sua famiglia.
La presa a carico nella sua globalità prevede:
— l'accompagnamento e il supporto del minore e del suo nucleo familiare;
— l'attivazione e il mantenimento dei rapporti con soggetti istituzionali e non;
— il monitoraggio, il controllo e la verifica costante della situazione;
— la rilevazione dei cambiamenti, positivi e/o negativi, della situazione.
Vista la complessità dei casi, l'équipe tutela rimane il luogo privilegiato di confronto,
riflessione, aggiornamento e supporto all'operatività.
Le figure professionali referenti della presa a carico sono l'assistente sociale e lo psicologo.
All'interno della presa a carico possono essere coinvolti l'educatore dell'Ufficio Tutela Minori e/o
gli operatori di altri servizi (es. logopedista, psicomotricista, psichiatra, ecc..).
2. PROGETTO QUADRO
Successivamente alla restituzione in équipe tutela degli esiti della valutazione e, valutata la
titolarità della presa in carico, gli operatori che hanno curato la fase di valutazione si integrano con
i colleghi che si occuperanno della presa in carico per la costruzione e la stesura del progetto
quadro.
Il progetto quadro è uno strumento di lavoro, redatto in forma scritta, nel quale vengono
descritti:
— la composizione del nucleo familiare;
— la storia familiare;
— le motivazioni del progetto;
— gli obiettivi generali;
— le proposte di intervento;
— i tempi di realizzazione dell'intervento;
— i tempi delle verifiche;
— le modalità organizzative;
— i soggetti coinvolti;
— gli operatori referenti;
— i Lea.
—
La titolarità del progetto quadro è dell'Ufficio Tutela Minori. Esso viene approvato
dall'Unità Valutativa Multidimensionale Distrettuale quando c'è il coinvolgimento di più servizi e/o
viene richiesto un impegno economico a carico dei Comuni (allegato 5).
Il progetto quadro viene sottoscritto dalle parti interessate in riferimento alle “Linee guida
regionali 2008 per la protezione e la tutela del minore in Veneto” – DGRV n°2492/06 - pagg. 27 e
28.
3. SERVIZI IN RETE CON IL SERVIZIO DI PROTEZIONE E TUTELA DEI MINORI
(ambito Ulss)
L'Ufficio Tutela Minori in collaborazione con gli altri servizi:
28
—
—
—
—
attiva la rete territoriale delle risorse sociali, sanitarie ed educative necessarie alla
realizzazione dei progetti di intervento sul minore e sulla sua famiglia;
definisce, realizza e verifica i progetti di intervento;
promuove percorsi di supervisione e formazione degli operatori inerenti l'ambito di
competenza;
promuove la stesura di protocolli operativi tra servizi.
In particolare, si approfondisce la collaborazione con alcuni servizi.
Con il Servizio Psico-Sociale per l'Età Evolutiva
—
richiede l'accesso ai servizi riabilitativi di logopedia e psicomotricità;
—
collabora alla gestione delle situazioni di minori che necessitano del sostegno
scolastico, già in carico all'Ufficio Tutela Minori;
—
segnala situazioni di minori che rientrano nella competenza del servizio psico-sociale
per l'età evolutiva.
Con la Scuola
—
offre consulenza agli insegnanti e ai dirigenti scolastici;
—
riceve le segnalazioni sui minori “sospetti di trascuratezza o di reati contro il minore”
(allegati 6 e 7);
—
condivide con gli insegnanti le linee progettuali sulla gestione del caso segnalato.
Con l'Equipe Affido
L'Ufficio Tutela Minori è anche titolare delle funzioni relative all'affidamento familiare. All'interno
del gruppo di lavoro sono stati individuati gli operatori che hanno la responsabilità di gestire
l'affidamento familiare (sensibilizzazione, formazione delle coppie disponibili all'affido,
valutazione, abbinamento bambino-famiglia,sostegno a famiglia affidataria e incontri con altri
operatori per la gestione del caso).
Per meglio gestire la complessità è stato redatto un protocollo tra servizi per l'affidamento
familiare.
Con l'equipe adozioni
Si specifica che secondo le indicazioni della circolare del Tribunale per i Minorenni del 4 maggio
2006 n. 475, sono a così detto rischio giuridico quei minori in cui lo stato giuridico non è ancora
definitivo perché:
a) è ancora in fase di valutazione lo stato di adottabilità e quindi non è stato emanato il
relativo decreto;
b) perché pur essendo stato emanato un decreto di adottabilità è ancora possibile per i
genitori e per i parenti fino al 4° grado l’impugnazione dello stesso al Tribunale, alla Corte
d’Appello o alla Corte di Cassazione.
In attesa di nuove definizioni da parte della Regione Veneto e del Tribunale per i Minorenni
relativa all’affidamento a ”rischio giuridico”, in entrambe le ipotesi nell’Ulss n. 2, la presa in carico
sarà effettuata dall’equipe adozioni.
Con le strutture di accoglienza
Le strutture di accoglienza per minori presenti nel territorio feltrino che accolgono minori
sottoposti a tutela in regime residenziale sono:
• Villa S. Francesco: Comunità Casa Aurora
E' una Comunità di tipo residenziale per 6 minori ambosesso dai 6 ai 17 anni, in difficoltà familiare
e personale, con autorizzazione al funzionamento.
Accoglie minori che necessitano di primo urgente intervento sociale di tutela con disturbi del
carattere, del comportamento e con diagnosi di insufficienza mentale di grado medio.
L'officina Educativa sviluppa attività educative e di doposcuola ai ragazzi e giovani del territorio.
In regime di convenzione con la Cooperativa Arcobaleno '86, mette a disposizione percorsi
educativi per adolescenti, anche stranieri, che esprimano il bisogno di un periodo osservativo,
occupazionale, sempre in aree formative e di contrattualità educativa e di riparazione, volti al
futuro inserimento in altri contesti sociali e di relazione.
29
• Villa S. Francesco: Cooperativa Arcobaleno '86
Cooperativa Sociale Onlus, nata nel 1986, per offrire lavoro e casa a ragazzi in difficoltà già accolti e
divenuti maggiorenni.
• Cooperativa Portaperta: Comunità Educativa Residenziale “Casa Aladino”
confermata/autorizzata all'esercizio dal Comune di Feltre in data 18/02/2010.
E' una struttura a carattere residenziale con funzioni prevalentemente socio-assistenziali,
educative, integrative e di affiancamento alla famiglia, è rivolta ai minori dai 5 ai 13 anni con
situazioni familiari problematiche, a rischio di emarginazione sociale, a rischio psicopatologico e a
minori provenienti da famiglie che necessitano di sostegno, anche temporaneo, in risposta a
situazioni contingenti di bisogno.
• Cooperativa Portaperta: Comunità educativa diurna per minori ed adolescenti
“Parapiglia”
Con accreditamento istituzionale provvisorio previsto dall'art. 15 della L.R. 16.08.2002, n°22 in
data 13/01/2010, rilasciato dal Comune di Feltre.
La Comunità “Parapiglia” è una Comunità Educativa Diurna rivolta a minori, fino ai 18 anni di età.
Ha finalità socio-educative, ricreative, di sostegno scolastico e di sviluppo degli interessi propri di
ciascun minore inserito; promuove un'autonomia personale e aiuta a ridefinire e a ristabilire una
relazione positiva con la famiglia d'origine e l'ambiente sociale, attraverso un lavoro di rete.
Con il privato sociale e associazionismo orientato ai minori
1)Associazione A piedi allegri
L'associazione di volontariato “A Piedi Allegri” con sede a Feltre, si è posta come obiettivo la
sensibilizzazione della comunità locale su tematiche quali il disagio minorile e familiare,
l'affido, la vicinanza solidale, il buon vicinato, l'adozione.
Con il progetto “Un tesoro di famiglia”, realizzato grazie al contributo del Centro Servizi per il
volontariato, con la collaborazione del Consultorio Familiare- Centro per l'affido e la solidarietà
familiare dell'Ulss n°2, di Portaperta SCS Onlus e del patrocinio della Città di Feltre, si è dato
avvio ad una collaborazione il cui atto (allegato 9) prevede:
—
partecipazione degli operatori del Consultorio Familiare - Centro per l'Affido Ulss n°2
di Feltre in qualità di relatori agli incontri di promozione e formazione del progetto
“Un tesoro di famiglia”;
—
attività di supervisione al progetto durante il percorso di conoscenza, formazione e
selezione delle famiglie disponibili alle varie forme di solidarietà tra famiglie –
vicinanza solidale, buon vicinato, convivenza solidale o convivenza di sostegno - così
come previsto dalle “Linee guida regionali 2008 per i servizi sociali e sociosanitari”;
—
attività di supervisione nell'utilizzazione delle risorse individuate dall'Associazione “A
Piedi Allegri”.
2)Centro aiuto vita e Movimento per la vita
A Feltre, in questo ultimo periodo il Centro aiuto vita e il Movimento per la Vita stanno
cercando di darsi una nuova organizzazione ed una sede adeguata per far fronte al mandato
dell'associazione, cercando di rendere visibili i propri ambiti di intervento.
Per questo motivo e in attuazione del provvedimento regionale che prevede la valorizzazione
delle attività dei CAV, allo scopo di sostenere azioni pratiche e concrete a favore dei neogenitori, in particolare delle donne in gravidanza che vivono situazioni difficili, la referente del
CAV - Movimento per la vita si è resa disponibile a collaborare con il Consultorio Familiare, per
garantire interventi integrati, coordinati e continuativi.
Due pertanto risultano essere gli obiettivi individuati:
—
condividere con il CAV e il Movimento per la vita pensieri ed azioni che permettano
l'attivazione dell'attività del centro;
—
individuare possibili forme di collaborazione con il CAV e il Movimento per la vita.
3)Istituto Carenzoni Monego
La programmazione all'interno del Piano di zona 2007-2010, vede l'avvio della realizzazione di
una struttura di pronta accoglienza per il disagio femminile (donne sole, mamme con bambino
in temporanea situazione di disagio economico, familiare ed abitativo).
30
Il Consultorio Familiare-Ufficio Tutela Minori, in questo momento, collabora con l'istituto per
l'attivazione di progetti di accoglienza temporanea di situazioni di disagio e per l'accoglienza di
donne sole in stato di gravidanza, compatibili con l'attività dell'ente stesso. I progetti di
accoglienza attivano la collaborazione con il Centro Aiuto Vita, l'associazione San Vincenzo e la
Caritas.
4)Associazione G. Conz e Associazione Dafne
Sono due associazioni presenti nel territorio che stanno attivando nel Feltrino interventi
formativi e di servizi a favore dei minori e delle famiglie.
All'interno della programmazione del prossimo Piano di zona 2011-2015, verranno individuate
e, se possibile, definite le modalità di rapporto tra le suddette Associazioni e i servizi.
4. SERVIZI IN RETE CON IL SERVIZIO DI PROTEZIONE E TUTELA DEI MINORI
(ambito extra-aziendale)
con L'Autorità Giudiziaria
Le segnalazioni all'Autorità Giudiziaria vengono effettuate dal servizio che viene a conoscenza della
situazione di pregiudizio.
Le segnalazioni presso la Procura Minorile vengono perfezionate secondo le modalità previste dalla
circolare della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia in data
21/01/2008.
Esiste un protocollo tra la Procura presso il Tribunale Ordinario di Belluno, l'Ufficio Scolastico
Provinciale e le Ulss n°1 e n°2 denominato “Protocollo attuativo per il progetto integrato per la
prevenzione del disagio scolastico”, che va a definire i compiti e le responsabilità dei singoli attori.
con il Centro di Giustizia Minorile
—
collabora, su richiesta dell'assistente sociale referente alla valutazione della situazione
individuale e familiare del minore;
—
collabora nell'individuazione di possibili inserimenti per la messa alla prova;
—
segue, su progetto, il minore ed il suo inserimento presso la struttura individuata.
con il Centro Terapeutico-riabilitativo interprovinciale “Tetto Azzurro” per la
prevenzione, contrasto e presa in carico delle situazioni di maltrattamento,
abuso e sfruttamento sessuale
—
attiva azioni di prevenzione e formazione, consulenza ai servizi e agli operatori del
territorio;
—
invia famiglie e minori per una consulenza e/o presa in carico terapeutica e
riabilitativa.
—
con lo Sportello Scolastico Provinciale:
Collabora all'attuazione del protocollo attuativo del progetto integrato per la prevenzione del
disagio scolastico siglato tra il Dirigente Scolastico Provinciale, la Procura della Repubblica, i
Direttori Generali delle Ulss della provincia di Belluno (allegato 11).
con l'Osservatorio Regionale Nuove Generazioni e Famiglia
—
trasmette i dati richiesti per l’aggiornamento della banca dati regionale relativa ai
minori inseriti in comunità e in affidamento familiare;
—
partecipa alle attività di formazione proposte, collaborando per la gestione di gruppi
di studio
con l'Ufficio Pubblico Tutore della Regione Veneto
—
cura la selezione, la formazione e l'accompagnamento di persone che si rendono
disponibili a diventare tutori volontari di minori di età;
—
richiede consulenza e interventi di mediazione interistituzionale necessari alla
chiarificazione, ridefinizione di un problema.
con l'Ulss n°1
—
attiva percorsi comuni di formazione e supervisione degli operatori nell'ambito della
tutela minori;
31
—
—
—
partecipa, come stabilito dal protocollo d'intesa Ulss n°1 e Ulss n°2, alla realizzazione
di interventi per lo sviluppo dell'affidamento familiare;
cura la formazione delle famiglie affidatarie;
condivide percorsi di sostegno alle famiglie affidatarie e alle famiglie in attesa di un
affidamento familiare.
5. FORME DI COLLABORAZIONE
La definizione delle regole di funzionamento e di collaborazione utilizzate dall’Ufficio Tutela
Minori e dagli altri servizi trova risposta nel regolamento dell’ufficio approvato con deliberazione
dell’Ulss n°2 n°467/09 e nel Regolamento dell’associata (deliberazione Conferenza dei Sindaci
n°110 del 28/04/2008 e successive modificazioni n°112 del 24/11/2008).
6. FORMAZIONE E RICERCA
In questi ultimi anni, con i cambiamenti legislativi avvenuti, si è reso necessario attivare
nell'ambito della tutela minori, un sistema di formazione che coinvolgesse oltre agli operatori dei
servizi sociali, anche il personale sanitario ospedaliero ed extra-ospedaliero ed il privato sociale
presente nel territorio e coinvolto nel sistema di protezione dei minori. Già da anni, viene garantita
la formazione/supervisione mensile agli operatori dell'Ufficio Tutela Minori, che può prevedere
momenti di condivisione anche con operatori del Servizio Tossicodipendenze e del Servizio PsicoSociale per l'Età Evolutiva. L'allargamento programmato del gruppo ha favorito nel tempo la
crescita del sistema di protezione, permettendo agli operatori di diversi servizi di pensare alla
condivisione del progetto di intervento unitario sul minore e sulla sua famiglia.
La formazione congiunta con l'Ulss n°1, offre la possibilità di confronto di alcune
metodologie di lavoro, l'individuazione di ambiti comuni di intervento e la loro gestione. In
particolare si ricorda il lavoro condiviso nell'ambito dell'adozione e dell'affidamento familiare
rispetto ai corsi di formazione delle famiglie e alla gestione dei gruppi.
7. CONCLUSIONI
L’attività del tavolo di lavoro tecnico territoriale di coordinamento e programmazione ha
dato modo di attivare un dialogo tra i servizi, gli enti e le associazioni che operano nel Feltrino a
favore dei minori.
Lo sforzo fatto dai partecipanti di definire le attività e gli obiettivi dell'ente di riferimento e
di condividerli con gli altri ha permesso a tutti di sviluppare una progettualità atta a aumentare
l'offerta di servizi disponibili.
Per esempio tra la scuola e l'associazione Dafne sono state individuate possibili forme di
collaborazioni integrate, soprattutto nell'ambito della formazione, con l'Ulss che rappresenta
l'elemento di regolazione territoriale.
Siamo all'inizio di un percorso non agevole che dovrà essere continuamente sostenuto ed
ulteriormente sviluppato.
In questa prima fase alcuni risultati sono stati raggiunti, mentre sono state individuate
alcune aree di progettualità che andranno a svilupparsi nel Piano di zona 2011-2015 area minori e
famiglia.
La definizione di convenzioni con le strutture di accoglienza, di protocolli e collaborazioni
con associazioni ed enti potrà aiutare a costruire, anche nel nostro territorio, la rete dei servizi per
la cura e la protezione dei minori.
32
ALLEGATO 7) FOTOGRAFIA OFFERTA SINGOLI CENTRI DI
SERVIZIO PER ANZIANI E DISTRIBUZIONE IMPEGNATIVE DI
RESIDENZIALITA’
COMUNE
STRUTTURE
RESIDENZIALI
PER ANZIANI
Alano di Piave S. Antonio Abate
Autosufficienti
Tipo di
gestione
Non Autosufficienti
Capacità
ricettiva
Posti
Autosufficienti
Posti
Autorizzati
Posti
Accreditabili
Parrocchia
68
25
43
43
Arsiè
C.A.S.A. S.
Giuseppe
Associazione
privata
75
15
60
60
Cesiomaggiore
Don G. Rostirolla
AFSP/Comunale
44
0
44
44
Feltre
A. Brandalise
AFSP/Comunale
147
26
121
102
Fonzaso
S. Antonio
Parrocchia
120
50
70
52
Lamon
Casa Charitas
IPAB
73
19
54
54
Lentiai
R. e E. Mione
AFSP/Comunale
66
32
33
33
Mel
Casa di riposo
Ge.Mel
srl/Comunale
89
17
72
55
Pedavena
Casa Padre Kolbe
Ente Religioso
145
41
104
61
Quero
S. Giuseppe
Parrocchia
40
16
24
22
Santa
Giustina
Casa di riposo
Fondazione
80
23
57
57
Sedico
Casa di riposo
Sedico Servizi
srl/Comunale
95
5
90
61
Seren del
Grappa
Associazione
Soteria
Associazione
privata
58
12
46
46
Trichiana
Madonna della
Salute
Villanova
Servizi/Comuna
le
68
15
53
33
1.168
296
871
723
TOTALE
33
POSTI ACCREDITATI/AUTORIZZATI COPERTI CON QUOTA SANITARIA (NO SAPA)
COMUNE C/O CUI SONO
UBICATI I CENTRI SERVIZIO
POSTI LIVELLO 1°
POSTI LIVELLO 2°
ACCREDITATI/AUTORIZZATI ACCREDITATI/AUTORIZZATI
ALANO DI PIAVE
ARSIE'
FELTRE
CESIOMAGGIORE
FONZASO
LAMON
LENTIAI
MEL
PEDAVENA
QUERO
SANTA GIUSTINA
SEDICO
SEREN DEL GRAPPA
TRICHIANA
TOTALE
43
60
68
44
52
54
33
55
61
22
57
45
46
33
673
TOTALE QUOTE SANITARIE
IN DOTAZIONE ULSS 2
LIVELLO 1°
644
LIVELLO 2°
24
TOTALI QUOTE SANITARIE
LIVELLO 1°
LIVELLO 2°
DA FUORI ULSS AL 12/10/2010
PRESENTI NEI CENTRI
RESIDENZIALI
TOTALI QUOTE SANITARIE
ULSS 2 AL 12/10/2010
PRESENTI FUORI ULSS
24
16
40
POSTI LIVELLO 1°
COPERTI CON QUOTA
SANITARIA AL 12/10/2010
43
59
72
42
52
53
32
55
61
22
57
57
46
33
684
20
4
24
42
LIVELLO 1°
POSTI LIVELLO 2°
COPERTI CON QUOTA
SANITARIA AL 12/10/2010
LIVELLO 2°
2
34
ALLEGATO 8) PROGRAMMAZIONE CENTRI
AUTOSUFFICIENTI E SEMI-RESIDENZIALITA’
SERVIZI
RESIDENZIALI
RESIDENZIALITA' NON AUTOSUFFICIENTI
autorizzato
NOME ENTE
accreditato
ANNO
ridotta media ridotta media
S. Antonio Abate Alano di Piave
2010
43
media
A. Brandalise Feltre
2010
2010
2012
2010
Sant'Antonio Fonzaso
CASA CHARITAS
Lamon
60
60
2010
44
44
2010
2012
12
2010
8
87
34
68
34
19
19
70
2010
2011
2012
2
2012
2013
2
2013
2014
1
10
Casa Padre Kolbe Pedavena
2014
54
2010
6
2011
33
33
2011
7
72
55
2010
12
78
26
44
17
34
4
2013
17
2011
2010
2011
2010
2011
2010
19 (di cui 10 con
demenza)
2011
52
54
Non autosufficienti
2011
3
2010
autosufficienti
2010
2013
Casa di riposo
Mel
media
ANN
O
2011
2010
R. e E. Mione Lentiai
ridotta
25
2011
2010
DA AUTORIZZARE E DA ACCREDITARE
43
2011
C.A.S.A San Giuseppe
Arsiè
Don Giuseppe Rostirolla
Cesiomaggiore
NON
CENTRI DIURNI
autorizzato DA
ACCREDITARE
ridotta
PERSONE
10
10
5
3
2011
9
2010
2013
2013
35
RESIDENZIALITA' NON AUTOSUFFICIENTI
autorizzato
NOME ENTE
accreditato
ANNO
ridotta media ridotta media
2010
San Giuseppe
Quero
22
autorizzato DA
ACCREDITARE
ridotta
media
Madonna Salute
Trichiana
media
ANN
O
2011
2012
4
2012
2013
4
2013
2014
4
2014
2015
10
2015
57
57
2012
20
16
45
16
20
9
2011
2012
2
2012
2014
6
2014
46
2010
6
2014
2010
TOTALE
53
795
33
76
656
120
2010
53*
8
2
2014
20
67
15 (di cui 6 con
demenza)
2010
2
46
10
2013
2011
2010
Non autosufficienti
2010
2012
74
autosufficienti
2010
4
2010
Associazione Soteria
Seren del Grappa
ridotta
2
2013
Centro servizi di Sedico
DA AUTORIZZARE E DA ACCREDITARE
2011
2010
Casa di Riposo Meano
24
CENTRI DIURNI
100
6
*di cui 25 di trasformazione da ridotta a media intensità.
36
5
64
47
ALLEGATO 9) CRITERI DI ACCREDIBILITA’
Accreditabilità su Autorizzato non attualmente Accreditato
% accreditabilità auspicata
100%
148/148
Eventuale correttivo a salvaguardia di quanto già accreditato:
1) variazione obiettiva della percentuale in relazione alla programmazione regionale
(rapporto nuova accreditabilità/accreditabilità potenziale)
2) mantenimento dei posti già accreditati corrispondenti agli autorizzati
ESEMPIO
applicazione
correttivo
n° Autorizzati
non
attualmente
accreditati
n° Ampliamento
da programmazione
regionale
% su Autorizzati
non attualmente
accreditati
148
100
67,57%
Sviluppo
SITUAZIONE ATTUALE
Autosufficienti
COMUNE
Alano
STRUTTURA
ACCREDITABILI AUTORIZZATI
Ipotesi
Capacità
Posti
Posti
programmazione
67,57%
RESIDENZIALE
attualmente
ricettiva Autosufficienti Autorizzati
attuale
PER ANZIANI
non accreditati (100/148)
Arsiè
S.Antonio Abate
"C.A.S.A.
S.Giuseppe"
Cesiomaggiore
"don G.Rostirolla "
Feltre
Fonzaso
Lamon
Lentiai
Mel
Pedavena
Quero
S. Giustina
Sedico
Seren
Trichiana
NON Autosufficienti
A. Brandalise
"S.Antonio"
"Casa Charitas"
"R. E. Mione"
CdR Comunale
Padre Kolbe
"S.Giuseppe"
CdR di Meano
CdR Comunale
Soteria
Madonna della Salute
68
25
43
75
15
60
44
147
120
73
62
89
145
40
80
95
58
68
0
26
50
19
29
17
41
16
23
5
12
15
44
121
70
54
33
72
104
24
57
90
46
53
293
871
TOTALE 1.164
43
60
44
102
52
54
33
55
61
22
57
61
46
33
723
0
0
0
19
18
0
0
17
43
2
0
29
0
20
148
autorizzati
non
accreditati
0
0
0
13
12
0
0
11
29
1
0
20
0
14
0
0
0
6
6
0
0
6
14
1
0
9
0
6
100
48
668 Accreditati con quota
10 Accreditamento Centro Alzheimer
145 solo Accreditati
Totale
Eventuali ricalcoli a base annuale in riferimento alla relazione valutativo previsionale del Piano di Zona
823 Accreditati
37
ALLEGATO 10) SISTEMA ASSISTENZIALE DEL DIPARTIMENTO
DELLE DIPENDENZE DELL’ULSS 2
Rete dei servizi
Il sistema delle dipendenze dell’Ulss n°2 consta di un servizio pubblico (SerT), una comunità
terapeutica pubblica e due comunità terapeutiche del privato sociale accreditato.
La rete alcologica è costituita dalla sezione servizio di alcologia presente nel SerT, due associazioni
club alcolisti in trattamento (ACAT Feltre e ACAT Dolomiti Feltrine), un gruppo alcolisti anonimi e
un gruppo narcotici anonimi.
Dotazione organiche
SerT: 7 operatori (standard regionale 12 operatori)
un medico dirigente del servizio, uno psicologo, un educatore, due infermieri professionali, un
infermiere psichiatrico, un amministrativo.
C.T. pubblica: 9 operatori
uno psicologo, un educatore, 7 dipendenti cooperativa
C.T. private: 30 operatori complessivi
AREA TOSSICODIPENDENZE
Caratteristiche demografiche delle persone assistite dal SerT.
Dal 1984 al 2009 si assiste ad un costante incremento delle persone tossicodipendenti assistite dal
SerT. Nel 2008 il tasso di prevalenza (per 1000 residenti d’età 15-64 anni) è di 4,4 che è lo stesso
della Regione del Veneto ma è inferiore al territorio di Belluno (3,1), Pieve di Soligo (3,4), Asolo
(3,5), Treviso(2,8), Bassano del Grappa (3,9). Il rapporto maschi/femmine è di 3,4 (media
regionale 5,0). Il rapporto tra persone assistite in precedenza e nuovi utenti è in costante
incremento, mentre il rapporto maschi/femmine scende (fra i nuovi ingressi) a 2,9 (media
regionale 4,7). L’età media delle nuove persone è maschi 25 anni e femmine 20 (media regionale:
maschi 28 e femmine 26) configurandosi un trend d’utilizzatori assai giovani, soprattutto le
femmine sono assai al di sotto della media regionale.
Sostanza d’abuso primaria e secondaria ed uso iniettivo.
L’eroina continua ad essere la sostanza d’abuso d’uso prevalente (80,8%) seguita dalla cannabis
(11,7%), dalla cocaina (5%) ed altro (2,5%). Mentre nella Regione del Veneto si assiste ad una lenta
diversificazione nell’uso prevalente di sostanze, a Feltre l’eroina rimane la regina incontrastata,
anche se compare la cocaina.
L’assunzione d’altre sostanze quali allucinogeni, anfetamina, crack, inalanti, ecstasy, si attesta su
valori assai bassi. Relativamente a ciò, è utile ricordare che i soggetti che usano queste sostanze
difficilmente arrivano ai SerT e che chi arriva diventa utente se incorre in gravi complicanze.
Va inoltre ricordato che il trend di soggetti nuovi assistiti è in relazione alle attività delle forze
dell’ordine e della prefettura le cui segnalazioni generano un flusso di persone nuove afferenti al
servizio.
La cannabis è la sostanza d’uso non prevalente (secondaria) più diffusa (45,4 degli assistiti),
mentre la cocaina riguarda il 31,3% dell’utenza. L’uso iniettivo è praticamente appannaggio dei soli
eroinomani, con una frazione minimale di cocainomani (1,9%). Tuttavia solo 2/3 degli eroinomani
usa la via endovenosa : sempre più spesso si assiste al fenomeno della via per inalazione
nell’assumere le sostanze. Si segnala che i Nord Africani in cura rifuggono di norma dall’usare la
via endovenosa.
Infezione da HIV e attività di testing.
E’ stata testata per l’HIV la totalità dei soggetti che assumono droghe per via endovenosa e quota
parte di altri soggetti: solo il 3,4% è positivo al test (media regionale: 11%) e si tratta in tutti i casi di
38
“vecchi assuntori”. Da oltre un decennio non si assiste ad alcun caso “nuovo” validando le attività di
informazione ed educazione (counseling) implementate e della campagna di screening.
Preoccupante, invece, la situazione relativamente alla prevalenza di test positivi per il virus
dell’epatite C dove si osserva una percentuale del 64,8%, del tutto simile a quella regionale: in
prospettiva andrà pertanto incrementata l’attività di counseling preventivo, nonché l’offerta di
terapia medica ai soggetti positivi. Non si riscontrano differenze di genere nella positività al test.
Persone assistite nelle Strutture Riabilitative.
Nel 2008 sono stati assistiti 63 utenti di cui 2/3 provenienti da altre Ulss del Veneto e dal Trentino.
Il 40% di essi aveva nel passato goduto di altri trattamenti (recidivi). Solo 10 hanno completato il
trattamento nell’anno e 15 lo hanno interrotto (di cui l’86% nel primo semestre). Si rammenta che
la durata di un trattamento completo di tipo residenziale è tra i 19 e 24 mesi ed oltre.
Persone segnalate dalle Forze dell’Ordine (NOT della Prefettura)
Tendono a decrescere numericamente le persone segnalate dalle forze dell’ordine, mentre
aumentano i soggetti inviati direttamente a disposizione della Autorità Giudiziaria con imputazioni
penali, con conseguente “circuito” penitenziario e successivamente con limitazioni della libertà
personale e sottoposti a trattamenti terapeutici sia residenziali, sia ambulatoriali. Anche l’età dei
segnalati si abbassa e quota parte dei medesimi è minorenne: non manca il genere femminile.
Le segnalazioni delle Forze dell’Ordine provengono dalla loro attività sul territorio Feltrino anche
se non mancano quelle provenienti da altre aree (città di Padova in particolare). L’attività di
assistenza in carcere a Belluno è delegata con protocollo operativo agli operatori del Ser.T di
Belluno in costante contatto con i colleghi di Feltre.
Tipologie di trattamento erogate dal Ser.T. (anno 2008)
Alla metà degli assistiti viene erogato un trattamento farmacologico (Metadone 33,3%,
Buprenorfina 9,3%, Naltraxone1,1%, altri farmaci 7,4%), il 44% ha sostegno psicologico, il 39%
gode di psicoterapia e solo il 16% attività di servizio sociale.
La durata del trattamento metadonico è a breve in 1/3 dei casi, a medio termine in 1/3, a lungo
termine (6 mesi ed oltre) per 1/3.
Il trattamento con Buprenorfina è prevalentemente a lungo termine.
Ricoveri ospedalieri per uso di droga (anno 2008) (SDO)
I ricoveri ospedalieri sono stati numericamente assai ridotti e hanno riguardato solo sei soggetti (3
per abuso di droghe e 3 per psicosi indotte da droghe). Si evidenzia come l’attività distrettuale
ambulatoriale abbia sostituito di fatto l’ospedalizzazione.
AREA ALCOOLDIPENDENZA
Gli assistiti negli ultimi anni sono in costante crescita, soprattutto per l’attività di controllo su
strada per guida in stato di ebbrezza. Di conseguenza è variato il target che ha visto innalzarsi la
componente più giovane, che segue modalità di consumo di alcolici diverse (non più consumo
quotidiano costante di vino, ma spesso occasionale ed esagerato di birra, aperitivi ecc.) e, pertanto,
approcci preventivi e terapeutici diversi si sono resi necessari con incremento notevole delle attività
di counseling e di monitoraggio clinico, di relazioni e certificazioni per CM patenti.
Rimangono ovviamente in carico soggetti già assistiti in anni precedenti per ricadute nella
dipendenza/abuso.
E’ prezioso il supporto riabilitativo dei gruppi AA ed ACAT come prevenzione delle ricadute.
La prevalenza (per 1000 residenti di età 15-69 anni) delle persone assistite è del 4,6% (anno 2008)
contro la media regionale del 4%. L’età media degli assistiti è 48% per i maschi e 51% per le
femmine.
39
Tipi di bevanda alcolica utilizzata prevalente
La bevanda di uso prevalente rimane il vino nel 71%, birra nel 26,1%, superalcolici nel 2,9%.
Tendenzialmente sta aumentando la birra a scapito del vino.
Tipologia di trattamento erogato
Medico farmacologico ambulatoriale
Psicoterapeutico di gruppo
Counseling
Invio gruppo auto-mutuo-aiuto
Socio-riabilitativo
Comunità Residenziale
Ricovero Ospedaliero
36.8%
27.7%
12.3%
8.5 %
8.2 %
0.8%
5.8%
40
ALLEGATO 11) DOCUMENTO DI ANALISI DEI BISOGNI A CURA
DELLE COMUNITA’ TERAPEUTICHE
A maggio 2010 i responsabili delle comunità terapeutiche per il trattamento di
tossicodipendenze e alcolismo dell’Ulss 2 (Dumia, Associazione Movimento Fraternità Landris, Le
Braite) si sono riuniti per rilevare i bisogni da inserire nel Piano di zona.
Le tre comunità avvertono la necessità di:
• reperire posti di lavoro adeguati per gli utenti giunti alla fase del “reinserimento sociale e
lavorativo”, gli scogli derivano dalla poca professionalità e dalle difficoltà di mantenimento
del posto di lavoro dei soggetti svantaggiati acuite dalla situazioni di crisi economica. Come
azione di risposta, a questo bisogno, si auspica una maggiore collaborazione delle comunità
terapeutiche con le cooperative di tipo B del territorio. Solo le cooperative sociali di tipo B,
produzione lavoro, riescono ad assumere stagionalmente alcuni soggetti svantaggiati,
risulta perciò importante un’azione di sensibilizzazione delle amministrazioni e degli altri
enti pubblici (es. ospedale, Comunità Montana Feltrina) affinché le cooperative sociali del
Feltrino siano facilitate nel reperire commesse di lavoro con la possibilità di adire a
trattativa privata e di non concorrere necessariamente a gare d’appalto;
• necessità di trovare abitazioni per i soggetti trattati, che hanno concluso il programma
residenziale e semiresidenziale, in strutture protette o semi-protette con costi contenuti
(es. appartamenti protetti, housing sociale, casa famiglia, abitazioni ATER) attraverso una
maggiore collaborazione con le istituzioni territoriali, che potrebbero mettere anche a
disposizione per un periodo di tempo ben delimitato degli appartamenti;
• le tre comunità accolgono anche diversi utenti residenti fuori provincia e si propongono
come obiettivo il rientro, una volta concluso il programma, nella città di provenienza. A tal
proposito la CT Dumia ha rilevato che dei 269 utenti accolti dal 1993 presso la comunità,
solo sette utenti provenienti da fuori Ulss hanno ottenuto la residenza nel territorio
feltrino, di questi sette ben sei si sono resi completamente autonomi: hanno un regolare
contratto di lavoro e un’abitazione.
Il fatto di accogliere utenti fuori Ulss risponde all’esigenza di allontanare il paziente
dall’ambiente familiare e sociale ad alto rischio di ricaduta.
Si tratta di un fenomeno “osmotico”, infatti, il SerT di Feltre su 31 soggetti inviati in
comunità nel 2009, ben 2/3 sono stati ricoverati in comunità fuori della nostra Ulss. Lo
stesso succede per altri SerT e per altre comunità nel Veneto.
L’importante attrazione di utenti fuori provincia è un motivo di orgoglio in quanto sta ad
indicare la qualità dei servizi offerti.
La cooperativa Dumia attraverso la comunità terapeutica offre lavoro a circa 15 dipendenti
residenti nel Feltrino.
• Sempre più i pazienti che vengono inviati alle CT Le Braite e Dumia presentano
problematiche legate alla “doppia diagnosi” (la CT di Landris, essendo di tipo A, non tratta
tali problematiche).
La Dumia ha chiesto alla Regione l’aumento del numero di posti letto in regime residenziale
e semi-residenziale con il passaggio da 18 a 28 per il completamento del modulo e ha già
assunto il personale per assistere 28 utenti.
La CT Braite fa presente che nel territorio è l’unica struttura che, oltre a svolgere il ruolo di
“pronto soccorso sociale” e ad accogliere anche utenza femminile, prende in carico dei
minorenni con problematiche legate alla tossicodipendenza.
41
Diversi utenti minorenni provengono anche da fuori provincia grazie al valido programma
terapeutico che viene proposto, pertanto sarebbe necessario avviare l’iter per
l’accreditamento in tale settore.
• Si avverte il bisogno di dare avvio ad iniziative di integrazione sociale di soggetti ex-
tossicodipendenti, specie di etnie diverse, attraverso l’incremento di attività culturali,
associazionismo, collaborazione con l’area immigrati e giovani, promozione di convegni e
dibattiti presso le cooperative, sensibilizzazione delle politiche giovanili al problema
dell’alcolismo e della tossicodipendenza;
• L'Associazione Movimento Fraternità Landris rispondendo alle necessità di interventi
abitativi e socio/educativi presenta il Progetto Pegaso, che verrà inserito nell’area
trasversalità del presente Piano di zona, rientrante anche nel Piano di zona promosso dalla
Conferenza dei Sindaci dell’'Ulss n°1 di Belluno all’interno dell’area inclusione sociale e
dell’area dipendenze, capitalizzando l'esperienza pluriennale risalente all'anno 1998, di
collaborazione per la gestione di situazioni di disagio sociale e dipendenza. Tale Progetto
rientra anche nella progettualità del fondo Lotta alla droga anno 2011. Fondazione
Cariverona e Centro Servizi per il Volontariato hanno finanziato l'avvio strutturale del
Progetto; all'interno della progettazione del Fondo Lotta alla Droga e dei Piani di Zona
rientreranno lo sviluppo di strategie di rete e formazione degli operatori. Il progetto
successivamente si autofinanzierà tramite la stipula di appositi protocolli d'Intesa. Il
progetto consiste nella progettazione, costruzione e avvio di un servizio nuovo, costituito
da una struttura abitativa (appartamento protetto), da interventi destinati agli utenti
inseriti in essa e da ulteriori interventi realizzati sul territorio (destinati sia agli utenti che
al territorio stesso). Destinatari sono i soggetti con un percorso di emarginazione e disagio,
oggetto o meno di interventi precedenti da parte dai servizi sociali dei comuni, delle Ulss e/
o dai SerT del territorio provinciale e regionale rientranti in una o più delle seguenti
principali categorie “disagiati sociali, senza fissa dimora o in condizioni abitative critiche,
alcolisti e tossicodipendenti non attivi”. Tali soggetti, con parziale competenza di
autonomia, non necessitano di un intervento terapeutico residenziale comunitario, ma di
interventi specifici finalizzati ad uscire da situazioni di emarginazione, spesso alimentata
da mancanza di interventi strutturati. Lo strumento di lavoro centrale che fungerà da
punto di riferimento per l’intervento sia all'interno dell'appartamento che all'esterno sul
territorio è rappresentato dal Progetto Individualizzato, elaborato congiuntamente dagli
operatori referenti del progetto per l’Associazione Movimento Fraternità Landris con gli
operatori dei servizi/enti invianti.
Aumento da 12 a 20 dei posti letto della Comunità Terapeutica Fraternità (Ass. Movimento
Fraternità Landris) unica struttura residenziale nella Provincia di Belluno per aumentare
l’offerta per gli utenti che necessitano dell’unità di offerta di tipo A nell’area delle
dipendenze di tipologia A.
42
ALLEGATO 12) DOCUMENTO DI ANALISI DEI BISOGNI A CURA
DEL PRIVATO SOCIALE
A giugno 2010 si sono incontrati i responsabili delle associazioni e cooperative sociale di
tipo B che hanno a che vedere con le problematiche legate alle dipendenze. Erano presenti:
—
Energia Sociale s.c.s. Onlus
—
Dumia s.c.s. Onlus
—
Alcolisti Anonimi
—
Narcotici Anonimi
—
ACAT Feltre
—
ACAT Dolomiti Feltrine
—
Il coordinatore per il privato sociale dr. Nicola Aguanno
Dall’incontro sono emersi i seguenti punti:
—
l’importanza delle funzioni del Dipartimento Dipendenze e la necessità di
potenziarlo;
—
rimangono centrali le tre aree problematiche avvertite da tutti i presenti: alloggi per
le persone che sono in fase di conclusione del programma terapeutico o l’hanno
concluso, inserimenti lavorativi anche protetti, integrazione sociale;
—
il referente di Narcotici Anonimi sente il bisogno che vengano messi a disposizione
degli spazi per l’associazione e che la rete territoriale delle dipendenze prenda in
considerazione l’associazione per inviare e segnalare nuovi casi, ora che
l’associazione ha una sede a Feltre auspica che possa nascere una collaborazione con
l’ente pubblico;
—
si è presa in considerazione la possibilità di coinvolgere nel tavolo di discussione il
rappresentante dell’Area Immigrazione dal momento che il problema della
dipendenza interessa sempre più spesso le persone straniere;
—
il referente dell’ACAT Feltre sostiene che andrebbero incrementate le attività di
prevenzione, specie con i medici di base, a tal proposito si mette a disposizione per
fare prevenzione a titolo gratuito. Anche il presidente dell’ACAT Dolomiti Feltrine è
dell’idea che, dato l’alto tasso di alcolismo nella nostra Ulss, vanno potenziate le
attività di sensibilizzazione attraverso il coinvolgimento delle associazioni di
volontariato (che si occupano delle dipendenze) le quali si offrono di collaborare
maggiormente con il servizio pubblico;
—
i responsabili degli ACAT propongono di promuovere una campagna sul territorio
per far conoscere le loro associazioni e di sensibilizzare i mass-media sulla vigente
legislazione che vieta la vendita di alcolici ai minori di anni 16 nei locali pubblici;
—
viene citata l’importante iniziativa del supermercato “Coop” di Feltre che avverte,
attraverso l’affissione di cartelli nel negozio, che non vengono venduti gli alcolici ai
minorenni, ci si interroga su come estendere tale iniziativa agli altri supermercati
del territorio;
—
il presidente di Energia Sociale s.c.s. Onlus rileva come il mercato del lavoro si stia
modificando e adattando in maniera sempre più marcata rispetto alle sollecitazioni
prodotte dalla crisi economica generale. In particolare si possono evidenziare i
seguenti punti critici:
o la crisi economica ha prodotto in questi ultimi mesi una forte pressione sulle
aziende bellunesi le quali hanno reagito, seppur in maniera diversificata,
operando forti interventi di ristrutturazione in funzione di una razionalizzazione
dei costi del personale. La conseguenza è stato un netto incremento della
disoccupazione e del ricorso agli strumenti della cassa integrazione e della
mobilità. Si è acuita la concorrenza per i posti di lavoro disponibili, di cui lo
43
—
scotto maggiore viene pagato dalle persone svantaggiate con problemi di alcol e
tossicodipendenza, che spesso presentano caratteristiche competitive minori
rispetto ai normodotati e, quindi, risultano meno appetibili per le aziende. Di
pari passo si è ulteriormente ridotta la comunque già scarsa capacità delle
imprese del territorio – perlomeno a confronto con altre zone della provincia
dove sono ubicate aziende leader di settore come la Luxottica, la Marcolin, la
Safilo, la Procond, etc. - di esternalizzazione di alcuni servizi alle cooperative
sociali. Questo ha finora compromesso la possibilità di utilizzare alcuni
strumenti innovativi, quali l’utilizzo dell’ex articolo 14 della legge Biagi che
consente alle imprese che devono assolvere all’obbligo di inserimento di persone
disabili ex legge 68 di assolvere a tale obbligo mediante l’affidamento di servizi a
cooperative sociali di tipo “B”;
o la crisi economica ha prodotto effetti inevitabili anche sugli enti pubblici, che
generalmente hanno visto una decurtazione dei trasferimenti statali o regionali
e, pertanto, riducono sempre di più la spesa in servizi da affidare alle cooperative
sociali. A questo va aggiunto il fatto che la necessità di riduzione dei costi da
parte degli enti pubblici produce anche dei riflessi negativi sulle cooperative
sociali sul versante della riduzione dei propri margini operativi, con la
conseguente necessità di dover incrementare sempre di più la produttività del
lavoro. Questo determina inevitabilmente una pressione produttiva sulle
persone svantaggiate che talvolta rischia di interferire sul percorso di recupero
psico-fisico e di riabilitazione in generale;
o oltre agli influssi determinati dalla crisi economica vi è poi una tendenza, oramai
quasi generalizzata, di ricorso da parte degli enti pubblici alle formalità delle
gare d’appalto per l’affidamento dei servizi alle cooperative sociali. In questa
sede non esprimiamo a priori una valutazione assolutamente negativa di questa
prassi, che sappiamo trovare fondamento in precise determinazioni legislative.
Siamo altresì consapevoli che la procedura di gara consente una selezione
competitiva dei “fornitori” per l’ente pubblico, ma sottolineiamo
contemporaneamente che un’attenzione particolare va posta agli strumenti
previsti dalla legge regionale 23/06 e successive applicazioni che disciplinano le
possibili forme di rapporto tra cooperativa sociali e pubblica amministrazione.
Questi strumenti, a parere nostro, consentono di mantenere un buon equilibrio
tra salvaguardia dell’imprenditorialità sociale del nostro territorio ed esigenze di
selezione qualitativa dei partner dell’ente pubblico;
o rimane dal nostro punto di vista sempre valida la sollecitazione affinché le
pubbliche amministrazioni adottino dei regolamenti interni, magari condivisi
nei loro punti essenziali all’interno di organismi di rappresentanza e/o di
coordinamento quali la Conferenza dei Sindaci, in cui disciplinare gli strumenti
di affidamento di servizi alle cooperative sociali di inserimento lavorativo
prevedendo delle specifiche quote annuali di servizi da esternalizzare alle stesse;
o riteniamo, infine, che il mondo della cooperazione sociale di inserimento
lavorativo in questi anni sia cresciuto in capacità organizzativa e qualità di
servizi resi. Tanti lavori attualmente affidati a ditte da fuori provincia, in ambiti
particolarmente interessanti e idonei all’inserimento lavorativo quali le pulizie
nelle case di riposo o negli edifici pubblici, la lavanderia, la manutenzione del
verde pubblico, la gestione di magazzini, guardaroba o archivi, la gestione di
portinerie, centralini, call center, servizi di fattorinaggio etc. possano
tranquillamente essere affidati alla cooperazione sociale locale in grado di
garantire un ottimo rapporto tra qualità e costo del servizio reso.
il presidente della Dumia s.c.s. Onlus ritiene che la possibilità di lavoro nel contesto
Feltrino sia difficile perché oltre alle aziende private, anche gli enti pubblici si
trovano in situazioni economiche precarie. Da questo ne derivano blocchi di appalti
per servizi assegnati da tempo. Ne consegue che la Cooperativa Dumia a novembre
44
2010 si troverà a dover licenziare alcuni dipendenti e a non curare l’inserimento
lavorativo di alcuni soggetti svantaggiati. La mancanza di lavoro e del mancato
stipendio provoca generalmente, nel contesto della cooperativa, un ritorno al disagio
originario.
Bisogni:
la necessità di inserire nel contesto sociale soggetti che hanno percorso il programma terapeutico
presso la comunità Dumia . Nel contesto territoriale dare l’opportunità a questi di lavorare per
produrre il necessario per il vivere quotidiano è parte essenziale per la conclusione di un
programma difficile. La mancanza di questo andrebbe a vanificare gli sforzi fatti per risolvere il
problema tossicodipendenza.
Azione:
svolgere attività di manutenzione stradale, gestione parchi e aree verdi, attività pratiche innovative
che comportano l’assunzione di personale generico e l’inserimento lavorativo di vario tipo con
integrazione nel contesto lavorativo di utenza svantaggiata del territorio.
Richiesta:
la recente legge di riforma ha introdotto rilevanti novità definendo le diverse funzioni svolte dagli
enti pubblici ed il ruolo assunto dal privato sociale, riconosciuto capace di offrire un valido
contributo in termini di co-progettazione e di realizzazione dei servizi. Per attuare un
rinnovamento nei servizi e rendere concreta l’integrazione prevista nei Piani di Zona c’è bisogno di
un nuovo modello relazionale tra ente pubblico e organizzazioni non profit: la costruzione di una
partnership. Il maggior coinvolgimento delle cooperative nelle attività di progettazione e
realizzazione delle politiche del territorio mediante la partecipazione al tavolo di concertazione per
condividere obiettivi da perseguire e mezzi da utilizzare per il loro raggiungimento richiede una
modalità di operare fondata sulla responsabilità condivisa in grado di dare piena dignità a ciascun
soggetto e di valorizzare il suo specifico modo d’essere. Tale orientamento richiede alla
cooperazione sociale di entrare in un’ottica sistemica, ma presuppone anche la realizzazione di
accordi locali con i partner pubblici per sperimentare forme gestionali innovative.
La collaborazione si trasforma così in reale integrazione, in un contesto di reciproca fiducia e di
impegno comune a pensare, progettare, agire per la stessa finalità: il benessere alla persona e alla
comunità.
45
ALLEGATO 13) PROCEDURA OPERATIVA MODALITA’ DI
ACCESSO ALLE STRUTTURE RESIDENZIALI E SEMIRESIDENZIALI PER UTENTI DISABILI
Scopo
Uniformare le modalità di accoglimento di utenti che richiedono l'inserimento in strutture
residenziali e semi-residenziali dell'Ulss 2 di Feltre.
Campo di applicazione
Lo strumento operativo viene applicato a tutti gli utenti al fine dell'inserimento in strutture
residenziali e semi-residenziali come da seguente tabella che sintetizza la tipologia di strutture e il
numero posti autorizzati e/o accreditati e disponibili per l'Ulss 2.
STRUTTURE RESIDENZIALI (anno 2009)
N. POSTI
RSA per persone disabili gravi e gravissimi - Belluno
10
Comunità alloggio “Il Sorriso” - Feltre
17
Comunità Alloggio “Associazione Soteria” - Seren del Grappa
7
STRUTTURE SEMI-RESIDENZIALI (anno 2009)
N. POSTI
Centro educativo occupazionale diurno - Feltre
16
Centro Diurno disabili adulti - Feltre
12
Centro diurno “La Birola” - Feltre
20
Centro diurno “Noialtri” - Mel
17
Responsabilità
La responsabilità di redigere e di aggiornare la procedura, tenendo presente anche il variare
dell'organizzazione del servizio erogato e della normativa spetta al dirigente dell’area Handicap. La
responsabilità di verificare i contenuti spetta al direttore del distretto. La responsabilità di
approvare spetta al direttore dei servizi sociali. Le responsabilità spettanti al gruppo dei
responsabili delle strutture, degli educatori e degli operatori socio sanitari vengono descritte
all'interno della procedura.
Modalità operative
documentazione e parametri per l'accesso
—
richiesta di accesso da parte dell'interessato, di un familiare e/o tutore da
effettuarsi su apposita modulistica predisposta dell'Unità Valutativa
Multidimensionale Distrettuale area disabili da reperire presso gli uffici del
centro diurno disabili adulti e da consegnare, una volta compilata, al responsabile
dell'UVMD o suo delegato.
—
modulo di consenso alla privacy sottoscritto dall'interessato o famigliare/tutore
raccolto dalla responsabile della struttura, dall'assistente sociale, da un educatore
professionale consegnato al responsabile UVMD o suo delegato. Tale consenso
può essere provvisoriamente preceduto da un consenso verbale dato ad un
operatore;
—
attestazione di una disabilità psico-fisica in base alla legge 104/92 (a tale riguardo
il servizio potrà indirizzare al percorso per ottenere tale attestazione);
—
copia di eventuale documentazione in possesso riguardante il decreto di tutela e/o
dell'amministratore di sostegno;
46
—
certificazione medica dell'assenza di gravi patologie psichiatriche e neurologiche
come diagnosi principale;
—
valutazione tramite UVMD;
—
compilazione Scheda Valutativa Multidimensionale Disabili (S.Va.M.Di.) da parte
del medico di medicina generale, dello psicologo, dell'assistente sociale,
dell'educatore e di altri eventuali specialisti per le parti di competenza.
Il requisito dell'età dell'utente non deve essere inferiore ai 18 anni e non superiore ai 65 anni.
Personale operativo e fasi procedurale
Il responsabile dell'UVMD o suo delegato si occupa di:
—
indire la UVMD;
—
verificare la documentazione;
—
supervisionare la compilazione della S.Va.M.Di. che può venire compilata
separatamente, dai vari professionisti e discussa in sede UVMD o direttamente
durante la seduta dell'UVMD;
—
inviare gli esiti della UVMD agli uffici competenti;
—
informare l'interessato e/o famigliari dell'ingresso in struttura con le modalità da
seguire ed i tempi.
Il responsabile del centro servizi si occupa di:
—
verificare che la richiesta sia stata esaminata in sede UVMD;
—
verificare la documentazione necessaria per l'accesso;
—
sentire i familiari per informazioni ed accordi;
—
informare gli uffici competenti della data effettivo dell'inserimento;
—
dare le informazioni necessarie agli operatori sul soggetto che deve venire accolto;
—
collaborare con gli educatori e gli operatori nella fase di accoglienza;
—
informare gli educatori su eventuali cambiamenti della procedura.
Gli educatori si occupano di :
—
concordare con i familiari le modalità relative all'accesso alla struttura;
—
informare il servizio trasporti nel caso ne usufruisse;
—
accogliere il soggetto e spiegare le regole del centro;
—
essere persone di riferimento per gli operatori socio-sanitari riguardo la gestione
dell'accesso;
—
informare il responsabile su eventuali problemi;
—
riferire allo psicologo dell'area handicap adulto dell'Ulss sull'andamento della
situazione.
Gli operatori socio-sanitari si occupano di:
—
informarsi sulle modalità da seguire nell'accoglienza con gli educatori;
—
collaborare con gli educatori per la buona riuscita dell'accoglienza;
—
accogliere il soggetto;
—
informare gli educatori su eventuali cambiamenti e/o problemi;
—
raccogliere il consenso verbale.
Tempistica
In merito alla tempistica si fa riferimento alla D.G. 937/008 “Regolamento sull'attività di
valutazione multidimensionale e di presa in carico dell'unità di valutazione multidimensionale
distrettuale” che prevede all'art. 3 “destinatari-modalità di presentazione della domanda e
procedure” (6 giorni per trasmettere la domanda alla competente segreteria UVMD), all'art. 7
“Procedura e tempi” (convocazione UVMD entro 30 giorni dal ricevimento della domanda). In sede
di UVMD verranno decisi i tempi necessari per l'inserimento in base alla disponibilità di posti.
47
ALLEGATO 14) ACCORDO DI PROGRAMMA PER FAVORIRE
L’INTEGRAZIONE LAVORATIVA E SOCIALE DI PERSONE CON
DISABILITA’, SVANTAGGIATE E DEBOLI
Ai sensi della Legge 05 febbraio 1992, n. 104 “Legge quadro per l’assistenza alle persone handicappate”; del
D.Lgs. 23 dicembre 1997, n. 469 “Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia
di mercato del lavoro, a norma dell’art. 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59”; della Legge 12 marzo 1999, n. 68
“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”; dell’art. 18 della Legge 24 giugno 1997, n. 196 “Norme in
materia di promozione dell’occupazione”; della Legge regionale 13 dicembre 1998, n. 31 “Norme in materia
di politiche attive del lavoro, formazione e servizi all’impiego in attuazione del D.Lgs. 23 dicembre 1997, n.
469”; della Legge 8 novembre 2000, n. 328 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di
interventi e servizi sociali"; della Legge regionale 3 agosto 2001, n. 16 “Norme per il diritto al lavoro delle
persone disabili in attuazione della Legge 12 marzo 1999, n. 68, e istituzione servizio integrazione
lavorativa presso le aziende ULSS”; della deliberazione di Giunta regionale n. 3787 del 20.12.2002 “Progetti
di integrazione sociale in ambiente lavorativo: modalità operative e strumenti di lavoro”; della
deliberazione di Giunta regionale n. 3972 del 30 dicembre 2002 “DPCM 29.11.2001 Definizione dei livelli
essenziali di assistenza “ – Disposizioni applicative terzo provvedimento””; del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276 e ss.mm. e ii.; della Legge regionale 03 novembre 2006, n. 23 "Norme per la
promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale"; della deliberazione di Giunta regionale n. 4189 del
18.12.2007 “L.R. 3 novembre 2006, n. 23 “Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione
sociale”. Individuazione delle modalità di affidamento dei servizi alle cooperative sociali ed approvazione
delle convenzioni-tipo”; della deliberazione di Giunta regionale n. 1357 del 26.05.2008 “L.R. 3 novembre
2006, n. 23 "Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale". Identificazione delle
persone svantaggiate e deboli, valorizzazione della cooperazione sociale di inserimento lavorativo e
Osservatorio regionale sulla cooperazione sociale di inserimento lavorativo”; della deliberazione di Giunta
regionale n. 1138 del 06 maggio 2008 “Linee guida per il funzionamento del Servizio Integrazione
Lavorativa delle A. ULSS del Veneto. Integrazione e modifiche alla DGR n.3350 del 07.12.2001 e alla DGR
n.3787 del 20.12.2002”; della legge regionale 13 marzo 2009, n. 3 “Disposizioni in materia di occupazione e
mercato del lavoro”; del Regolamento CE 2204/2002 del 5 dicembre 2002 “Regolamento della
Commissione relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore
dell’occupazione”, e dando seguito alle precedenti intese degli anni 1994 e 1996, all’accordo di programma
siglato dalla Provincia di Belluno e dalle Aziende U.L.S.S. n. 1 Belluno e n. 2 e di Feltre in data 07.06.2000 e
al successivo accordo di programma triennale sottoscritto dalla Provincia di Belluno, dalle Aziende U.L.S.S.
n. 1 Belluno e n. 2 e di Feltre e dalla rispettive Conferenze dei Sindaci il 27.12.2004, poi rinnovato per
ulteriori tre anni; degli Accordi di programma dei Piani di Zona delle ULSS n. 1 di Belluno e n. 2 di Feltre
sottoscritti rispettivamente il _________________ ;
TRA:
-
Il sig. _______ in rappresentanza della Conferenza dei Sindaci dell’U.L.S.S. n. 1 di Belluno;
-
Il sig. _______ in rappresentanza dell’Amministrazione provinciale di Belluno;
Il sig. _______ in rappresentanza dell’Azienda U.L.S.S. n. 1 di Belluno;
Il sig. _______ in rappresentanza dell’Azienda U.L.S.S. n. 2 di Feltre
Il sig. _______ in rappresentanza della Conferenza dei Sindaci dell’U.L.S.S. n. 2 di Feltre;
48
SI CONVIENE E SI STIPULA QUANTO SEGUE:
Art. 1 - FINALITA’
La Provincia di Belluno, le Aziende U.L.S.S. n. 1 di Belluno e n. 2 di Feltre e le rispettive Conferenze dei
Sindaci riconoscono l'integrazione lavorativa delle persone disabili e svantaggiate come funzione essenziale
per l'affermazione dei diritti di cittadinanza, dell’autonomia e della realizzazione personale.
L’integrazione lavorativa costituisce azione essenziale della programmazione operativa locale ed
obiettivo trasversale alle diverse aree d’intervento del Piano di zona. Per la valenza positiva sul piano
culturale, sociale e politico, l'integrazione lavorativa delle persone disabili e svantaggiate costituisce altresì un
obiettivo impegnativo comune delle istituzioni locali, delle ULSS e dei soggetti della comunità.
Con il presente accordo i soggetti firmatari intendono attivare, ciascuno secondo le proprie funzioni,
percorsi integrati di collaborazione che sappiano esprimere la condivisione di responsabilità relativa alle
politiche d’integrazione delle persone disabili e svantaggiate, consapevoli che tale obiettivo può essere
efficacemente perseguito solo attraverso processi operativi sinergici tra gli enti interessati.
Il presente accordo in particolare intende regolare:
i rapporti istituzionali in ordine all'integrazione dei destinatari nella comunità e in ambito
lavorativo;
la programmazione di iniziative comuni per qualificare gli interventi;
gli accordi in ordine all’utilizzo delle risorse;
-
gli impegni reciproci per garantire la necessaria trasparenza e l'informazione ai cittadini.
Art. 2 – OGGETTO
Con il presente Accordo, che costituisce strumento attuativo dei Piani di zona, si intende confermare e
consolidare il sistema integrato fra le politiche assistenziali, socio-sanitarie, del lavoro e formative favorendo
un’efficace interazione fra tutti i soggetti agenti definiti dalla legge.
I sottoscrittori affermano la comune volontà di rafforzare modalità metodologiche e operative realizzate
attraverso l’applicazione dei precedenti Accordi di programma che hanno dimostrato la loro efficacia rispetto
all'esigibilità del diritto al lavoro e comunque all’integrazione lavorativa e sociale delle persone interessate,
anche mediante la destinazione di risorse umane, strumentali e finanziarie dedicate.
Art. 3 – SOGGETTI COINVOLTI E LORO COMPETENZE
Sono soggetti coinvolti e promotori del presente accordo tutti i Comuni della provincia di Belluno,
rappresentati in questa sede dalle rispettive Conferenze dei Sindaci, le Aziende ULSS n. 1 di Belluno e n. 2 di
Feltre e l’Amministrazione provinciale di Belluno.
3.1 Competenze delle Amministrazioni comunali
I Comuni intervengono attivamente nella programmazione degli interventi sociali attraverso il loro
coinvolgimento, previsto dalla legge, nella redazione e attuazione dei Piani di zona.
Competono ai Comuni le funzioni amministrative in materia di interventi sociali svolti, a livello locale, a
favore delle persone e delle famiglie alle quali garantire qualità di vita, pari opportunità, non discriminazione
e diritti di cittadinanza.
In tale ambito rientrano interventi di prevenzione, eliminazione e riduzione del bisogno attuate a favore
di:
a) persone disabili;
b) persone con problemi psichiatrici, che non siano in regime residenziale e di lungoassistenza;
c)
d)
persone ex tossicodipendenti ed ex alcoliste, che non abbiano problemi attivi di dipendenza, e
persone ex detenute, al fine di favorirne il pieno reinserimento nel contesto sociale;
persone svantaggiate e soggetti deboli così come individuate dalla normativa nazionale e
regionale vigente.
49
I Comuni, nell’ambito della programmazione concertata nei Piani di zona e della realizzazione di
strategie basate sullo sviluppo della rete dei servizi su scala territoriale, perseguono:
• la reintegrazione sociale - anche mediante l’integrazione lavorativa - delle persone con disabilità
attraverso la delega delle relative funzioni alle ULSS competenti per territorio;
• la reintegrazione sociale - anche mediante l’integrazione lavorativa - delle persone svantaggiate e
deboli attraverso il raccordo con i servizi delle ULSS – laddove ne abbiano le competenze - e con
l'Amministrazione provinciale – Servizio Politiche del lavoro.
Le Amministrazioni comunali, con riferimento ai livelli essenziali di assistenza ed ai livelli assistenziali,
agli obiettivi del Piano di zona ed alle risorse autorizzate in sede di approvazione il bilancio dell'U.L.S.S. gestione servizi sociali, si impegnano a finanziare, per la parte di loro competenza, l’attività svolta dai servizi
delle ULSS interessate (Servizi di integrazione lavorativa).
Nella realizzazione di interventi integrati i Comuni contribuiscono a creare le condizioni favorevoli
all’integrazione lavorativa e sociale dei soggetti di cui sopra promuovendo e attuando le opportune misure nei
vari ambiti di propria competenza che possono avere una diretta influenza sulla possibilità di costruzione di
progetti di vita per tali persone: politiche dei trasporti, politiche di edilizia popolare, interventi assistenziali e
di inclusione sociale; contribuiscono, inoltre, allo sviluppo ed al sostegno della cooperazione sociale
d’inserimento lavorativo adottando i provvedimenti a tal fine opportuni, in coerenza con gli indirizzi
normativi regionali, ed in particolare con quanto previsto dal capo IV della L.R. 3 novembre 2006, n. 23, e
dalle direttive attuative impartite dalla D.G.R. n. 4189 del 18 dicembre 2007.
3.2 Competenze delle Aziende U.L.S.S.
Tra le funzioni istituzionali proprie, le competenze delle Aziende ULSS attinenti l'oggetto del presente
accordo sono le seguenti:
a) accertamenti medico-legali (invalidità civile, valutazione disabilità e compatibilità mansioni);
b) in attuazione della delega obbligatoria da parte dei Comuni relativa alle persone di cui al punto
3.1, lettere a), b) e c), realizzazione di progetti di inserimento lavorativo, anche nell'ambito del
collocamento mirato ex lege 68/99;
c) partecipazione attraverso la rete dei servizi socio-sanitari all'attività di intercettazione e
orientamento dell'utenza multi problematica garantendone la presa in carico per gli aspetti di
loro competenza;
d) attuazione delle iniziative necessarie a favorire la sicurezza sul lavoro dei destinatari degli
interventi.
Le competenze di cui alla lettera b) vengono attuate dalle ULSS attraverso l’organizzazione ed il
mantenimento del Servizio di integrazione lavorativa (S.I.L.) secondo il fabbisogno rilevato ed in base alle
risorse rese disponibili; le ULSS garantiscono la parte di competenza sanitaria di carattere terapeutico e
riabilitativo da parte dei servizi specialistici o di particolari figure professionali laddove siano ad integrazione
di un programma di inserimento lavorativo.
Le Aziende ULSS provvedono a designare congiuntamente un rappresentante effettivo e uno supplente
del Servizio di integrazione lavorativa in seno alla Commissione provinciale per il lavoro, ai sensi dell'art. 9,
comma 3, della Legge regionale 13 marzo 2009, n. 3.
3.3 Competenze dell’Amministrazione provinciale
La Provincia di Belluno, nell’ambito degli indirizzi formulati dalla programmazione regionale, esercita
funzioni di programmazione territoriale di politiche attive del lavoro e dei servizi per il lavoro nel quadro
socio economico del suo territorio, in particolare svolgendo le funzioni relative ai servizi per l’impiego, al
collocamento mirato delle persone disabili e all’attuazione delle politiche attive del lavoro e alle misure di
sostegno all’occupazione e di ricollocazione.
Confermando la scelta del decentramento dei compiti operativi ai Centri per l'impiego del territorio,
dedica le necessarie risorse umane e strumentali e svolge la funzione di coordinamento della rete dei servizi
50
pubblici, privati e del privato sociale del territorio finalizzata a favorire l'integrazione sociale e lavorativa dei
destinatari del presente accordo.
L’Amministrazione provinciale contribuisce a creare le condizioni favorevoli all’integrazione lavorativa e
sociale di tali persone promuovendo e attuando le opportune misure nei vari ambiti di propria competenza.
La Provincia è responsabile della gestione dei Fondi nazionale e regionale per i disabili che viene regolata
sulla base dei criteri definiti nelle opportune sedi politiche (Regione, Commissione provinciale per il lavoro,
Comitato tecnico di cui all'art. 6 della Legge 68/99).
Art. 4 – DESTINATARI
Sono destinatari del presente accordo di programma:
• persone con disabilità certificata ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68;
• persone con svantaggio sociale ai sensi dell'art. 4, comma 1, della Legge 8 novembre 1991, n. 38126;
• soggetti deboli così come individuati dall'art 3. comma 2, della legge regionale 3 novembre 2006, n.
2327, con abbassamento del limite di età a 45, per motivi legati alla specificità della popolazione e del
territorio bellunesi, per il target “persona di più di 50 anni priva di un posto di lavoro o in procinto di
perderlo”.
Art. 5 – GESTIONE DEL COLLOCAMENTO MIRATO
5.1 - Valutazione della disabilità
La valutazione della condizione di disabilità, oltre ad avere un carattere accertativo, è parte di un
processo dinamico finalizzato all'integrazione lavorativa delle persone con disabilità; ha infatti lo scopo di
fornire ai Servizi gli elementi conoscitivi utili ed adeguati alla formulazione dei progetti personalizzati
d'inserimento mirato.
Il monitoraggio degli effetti che gli interventi di mediazione realizzati e/o gli ausili utilizzati hanno
prodotto al fine dell'integrazione della persona disabile nel mondo del lavoro assume rilevanza determinante
nell’assegnare alla valutazione della disabilità la caratteristica della dinamicità.
Al fine di rendere efficaci e rispondenti alle finalità gli strumenti e le procedure le parti si impegnano ad
attivare momenti periodici di confronto fra i soggetti che hanno un ruolo nella fase accertativa (Commissione
medica integrata) e in quella di valutazione degli esiti (Comitato tecnico e Servizi) anche introducendo in
forma sperimentale strumenti e metodologie innovativi e meglio rispondenti agli scopi.
26
gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in
età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione previste dagli articoli 47, 47-bis, 47-ter e 48
della legge 26 luglio 1975, n. 354, come modificati dalla legge 10 ottobre 1986, n. 663 e i soggetti indicati con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della sanità, con il Ministro dell'interno e con il Ministro
per gli affari sociali, sentita la commissione centrale per le cooperative istituita dall'articolo 18 del citato decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato
14 dicembre 1947, n. 1577, e successive modificazioni
27
si considerano persone deboli: 1) i soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f), del regolamento CE n. 2204/2002 del 5 dicembre 2002 “Regolamento
della Commissione relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell’occupazione” e quindi qualsiasi persona
appartenente ad una categoria che abbia difficoltà ad entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro, vale a dire qualsiasi persona che soddisfi almeno uno
dei criteri seguenti: a) qualsiasi giovane che abbia meno di 25 anni o che abbia completato la formazione a tempo pieno da non più di due anni e che non
abbia ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente; b) qualsiasi lavoratore migrante che si sposti o si sia spostato all'interno della Comunità o
divenga residente nella Comunità per assumervi un lavoro; c) qualsiasi persona appartenente ad una minoranza etnica di uno Stato membro che debba
migliorare le sue conoscenze linguistiche, la sua formazione professionale o la sua esperienza lavorativa per incrementare le possibilità di ottenere
un'occupazione stabile; d) qualsiasi persona che desideri intraprendere o riprendere un'attività lavorativa e che non abbia lavorato, né seguito corsi di
formazione, per almeno due anni, in particolare qualsiasi persona che abbia lasciato il lavoro per la difficoltà di conciliare vita lavorativa e vita familiare; e)
qualsiasi persona adulta che viva sola con uno o più figli a carico; f) qualsiasi persona priva di un titolo di studio di livello secondario superiore o
equivalente, priva di un posto di lavoro o in procinto di perderlo; g) qualsiasi persona di più di 50 anni priva di un posto di lavoro o in procinto di perderlo;
h) qualsiasi disoccupato di lungo periodo, ossia una persona senza lavoro per 12 dei 16 mesi precedenti, o per 6 degli 8 mesi precedenti nel caso di persone
di meno di 25 anni; i) qualsiasi persona riconosciuta come affetta, al momento o in passato, da una dipendenza ai sensi della legislazione nazionale; j)
qualsiasi persona che non abbia ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente da quando è stata sottoposta a una pena detentiva o a un'altra sanzione
penale; k) qualsiasi donna di un'area geografica al livello NUTS II nella quale il tasso medio di disoccupazione superi il 100 % della media comunitaria da
almeno due anni civili e nella quale la disoccupazione femminile abbia superato il 150 % del tasso di disoccupazione maschile dell'area considerata per
almeno due dei tre anni civili precedenti; 2) i soggetti che versano nelle situazioni di fragilità sociale evidenziate nell’articolo 22, comma 2, della legge 8
novembre 2000, n. 328 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”.
51
5.2 - Comitato tecnico e sue funzioni
5.2.1 Composizione
Il Comitato tecnico previsto all’art. 6, comma 2, lettera b), della L. 68/99 è composto da:
•
un medico legale con funzioni di Presidente;
•
un medico del lavoro;
•
i responsabili dei Servizi d’integrazione lavorativa delle aziende ULSS n. 1 e n. 2;
•
il dirigente della Provincia responsabile del Servizio Politiche del lavoro o suo delegato;
•
un operatore per ciascun Centro per l’impiego.
Le Aziende ULSS provvedono a designare congiuntamente il medico legale e quello del lavoro, che
devono disporre di una specifica esperienza nell’ambito dell’accertamento dell’handicap, nell’ambito
dell’organizzazione produttiva e del lavoro.
5.2.2 Funzioni
Sulla base delle relazioni pervenute dalla Commissione integrata, il Comitato tecnico ha il compito di:
a) indirizzare i Centri per l’impiego e i Servizi d'integrazione lavorativa nella definizione e gestione dei
percorsi di collocamento mirato, svolgendo anche una funzione di supporto tecnico nelle situazioni
che, per caratteristiche della persona disabile e/o dell'ambiente di lavoro, presentino condizioni che
lo richiedano;
b) attivare, su richiesta delle persone interessate e/o delle aziende oppure su segnalazione dei Servizi di
cui all’art. 5.3, le Commissioni di valutazione della disabilità per verificare la compatibilità fra la
condizione della persona e le mansioni a questa assegnate;
c) informare periodicamente le Commissioni di valutazione della disabilità sulle iniziative adottate per
l’inserimento al lavoro dei disabili nonché sugli esiti degli inserimenti, segnalando l’eventuale
necessità di provvedere ad ulteriori verifiche;
d) esprimere orientamenti sull’utilizzo del Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili, del Fondo
regionale per l’occupazione dei disabili e sull’applicazione delle convenzioni di cui agli artt. 11, 12 e 12
bis della Legge 68/99;
e) relazionare periodicamente alla Commissione provinciale per il Lavoro sullo stato del collocamento
mirato e sulle problematiche emergenti nel mercato del lavoro, presentando proposte a favore dei
soggetti di cui all'articolo 4, punto 1, e suggerimenti a favore degli altri soggetti destinatari del
presente accordo;
f) a supporto della sua attività, il Comitato tecnico può attivare momenti di incontro e di confronto con
la Commissione provinciale lavoro e con enti e organismi, pubblici e privati, interessati alle
problematiche dell’inserimento lavorativo.
Il Comitato tecnico si riunisce di norma a Belluno presso la sede della Provincia; tuttavia il Presidente
può disporre la sua convocazione presso altra sede ove se ne ravvisasse la necessità.
5.2.3 Oneri
Sono a carico dei rispettivi Enti di appartenenza gli oneri del personale partecipante al Comitato tecnico.
La segreteria del Comitato tecnico è garantita dal personale del Servizio Politiche del lavoro
dell’Amministrazione provinciale.
5.3 Aspetti di integrazione tra Centri per l’Impiego e Servizi di Integrazione lavorativa
I Servizi di integrazione lavorativa delle Aziende U.L.S.S. di Belluno e Feltre e i Centri per l’impiego
facenti capo al Servizio Politiche del lavoro della Provincia di Belluno provvedono in modo coordinato ed
integrato, nell'ambito delle rispettive competenze, a svolgere le seguenti attività:
a) proporre, sulla base delle relazioni prodotte dalle Commissioni per la valutazione delle disabilità,
percorsi di inserimento lavorativo a partire dall'abbinamento persona-azienda, anche considerando
52
periodi di formazione, adattamento del posto di lavoro, strumenti di tipo contrattuale, etc.;
b) gestire le esperienze di inserimento mirato per i soggetti che necessitino di un sostegno
personalizzato sia relativamente ai rapporti con le aziende coinvolte sia garantendo il mantenimento
degli opportuni contatti con i familiari della persona;
c) produrre informazioni di carattere generale sulle esperienze in atto al fine di consentire al Comitato
tecnico un opportuno monitoraggio del funzionamento del collocamento mirato;
d) fornire al Comitato tecnico informazioni dettagliate su specifici casi che presentino particolarità tali
da richiedere l'eventuale predisposizione di nuovi accertamenti da parte delle Commissioni
integrate;
e) fornire informazioni ed orientare sia le persone disabili sia le aziende interessate, allo scopo di
consentire scelte compatibili con quanto previsto dalla normativa, idonee a soddisfare le specifiche
esigenze di ciascuno;
f) partecipare reciprocamente sia ad attività formative riguardanti la materia oggetto del presente
accordo, realizzate dalla Provincia o dalle due Aziende ULSS, sia alla produzione di materiale
informativo comune destinato a persone disabili ed aziende.
Nello svolgimento delle sopra descritte funzioni, i Servizi di integrazione lavorativa e i Centri per
l’impiego, operando in raccordo con il Comitato tecnico, articolano gli interventi utilizzando:
• progetti di formazione in situazioni finalizzate all’inserimento lavorativo;
• progetti di mediazione al lavoro.
Gli aspetti di raccordo e di collaborazione fra i Servizi delle Aziende U.L.S.S. di Belluno e Feltre e i
Servizio Politiche del lavoro della Provincia per le zone marginali o di confine tra le diverse competenze
territoriali saranno oggetto di specifici accordi operativi.
5.4 Aspetti di specificità dei Centri per l’impiego e dei Servizi di Integrazione lavorativa
I Centri per l'impiego sono le strutture distribuite a livello territoriale (Agordo, Belluno, Pieve di Cadore,
Feltre) attraverso le quali la Provincia gestisce ed eroga le funzioni ed i compiti amministrativi relativi al
collocamento, alla preselezione e al sostegno all'incontro fra domanda e offerta di lavoro connessi agli
inserimenti lavorativi dei disabili attivati nel proprio territorio di competenza ed alle iniziative finalizzate ad
incrementare l'occupazione.
I Servizi di integrazione lavorativa delle Aziende U.L.S.S. della provincia di Belluno collaborano con i
Centri per l'impiego nella gestione dei progetti finalizzati al collocamento mirato per i soggetti che
necessitano di un sostegno personalizzato, svolgendo, fra le altre, una funzione di raccordo fra l'esperienza di
inserimento lavorativo ed altri eventuali interventi di carattere terapeutico e riabilitativo svolti
parallelamente dal sistema dei servizi socio – sanitari.
Inoltre, nell'ambito del proprio specifico ambito di competenza:
• attivano percorsi che si pongono in una fase propedeutica al collocamento mirato, con finalità di
osservazione e orientamento, o nei casi che necessitino di un prolungato periodo di formazione;
• attivano progetti di inserimento sociale in ambiente lavorativo per le persone disabili che ne abbiano
i requisiti accertati dalle Commissioni per la valutazione della disabilità.
Art. 6 – POLITICHE IN FAVORE DELLO SVANTAGGIO E DELLE FASCE DEBOLI
6.1 Organo di governance
Le persone svantaggiate e i soggetti deboli, pur avendo caratteristiche di debolezza che rendono difficile
il loro accesso o la loro permanenza nel mercato del lavoro, non possono contare su percorsi agevolati
strutturati e continuativi. Le politiche attive del lavoro attuate a livello locale, utilizzando risorse finanziarie
consentite dalle programmazioni europea, nazionale, regionale e provinciale nell’ambito di bandi specifici, o
di altre iniziative private, alla cui realizzazione possono concorrere soggetti pubblici, del privato sociale o
privati, si rivolgono sempre più frequentemente a questi soggetti.
Le persone svantaggiate sono da
53
alcuni anni oggetto di progettazioni che hanno visto la stretta collaborazione - sulla base delle loro specifiche
competenze e con riferimento ai bisogni complessi delle persone - fra Servizi per l’impiego della Provincia,
Servizi Sociali dei Comuni, Servizi sociosanitari e sanitari delle Aziende ULSS.
Le persone appartenenti alla categoria “soggetti deboli” presentano elementi di fragilità che non
richiamano specificatamente ad una condizione di salute. Gli interventi di politica attiva del lavoro di cui
questi soggetti sono destinatari risultano spesso poco efficaci se non sostenuti da altre azioni tese a
rimuovere o ad attenuare i fattori di fragilità, mantenendo la centratura sulla persona nella sua globalità.
La necessità di un utilizzo efficace ed efficiente delle risorse presenti sul territorio destinate a questi
target e l’esigenza di progettare percorsi personalizzati alla cui realizzazione sono chiamati spesso a
concorrere molteplici soggetti e servizi, evidenziano l'opportunità di disporre di una struttura di governance
che favorisca, in particolare, il flusso comunicativo, la condivisione e l'integrazione degli interventi promossi
o attivati in tale ambito.
A tal fine le funzioni di governo del sistema vengono assegnate all'organo di vigilanza di cui all'art. 8 che,
per lo svolgimento delle stesse, si avvarrà del supporto dell’ufficio di coordinamento provinciale di cui al
successivo paragrafo.
6.2 Modalità operative
I soggetti firmatari del presente accordo si impegnano, attraverso i propri servizi, a sviluppare progetti di
sostegno alle persone in una prospettiva che sappia tener conto dei diversi aspetti di bisogno in una visione
globale. A tale scopo partecipano ad un sistema di rete integrata e adottano modalità operative in grado di
supportare tale orientamento.
In continuità con le buone prassi sperimentate negli anni precedenti e formalizzate attraverso un
protocollo a cui hanno già dato la loro adesione numerosi Enti Locali, Cooperative sociali, Agenzie formative,
l’Amministrazione provinciale garantisce l’operatività dell’Ufficio di Coordinamento provinciale per
l’integrazione lavorativa delle persone svantaggiate e deboli - ufficio interno al Servizio Politiche del lavoro che svolge una funzione di riferimento a livello provinciale della rete.
I principali compiti dell’ufficio di Coordinamento provinciale sono:
 governare i processi di presa in carico integrata delle situazioni intercettate e segnalate dagli attori
del territorio,
 facilitare e stimolare la relazione fra i diversi attori che realizzano i progetti personalizzati;
 promuovere, anche attraverso la programmazione di momenti formativi comuni e di confronto fra i
servizi aderenti alla rete, l’utilizzo della metodologia del case management;
 valorizzare le competenze e un razionale utilizzo delle risorse finanziarie e umane a disposizione;
 supportare il collegio di vigilanza nella sua funzione di governo del sistema.
I servizi che partecipano alla definizione dei progetti personalizzati adottano la metodologia definita
“Case Management” che, come già sperimentato, risponde all’esigenza di definire una progettazione che
integra diverse aree di intervento e facilita la relazione operativa dei vari soggetti attuatori.
Art. 7 – SVILUPPO DELLA COOPERAZIONE SOCIALE
Al fine di perseguire i suddetti obiettivi, il presente accordo si propone di favorire forme di cooperazione
fra soggetti pubblici e privati accreditati.
In favore delle persone disabili ciò significa in particolare svolgere una funzione di facilitazione e di
stimolo all’apertura di rapporti di lavoro fra le aziende private del territorio e le cooperative sociali in
attuazione delle opportunità consentite dalla normativa vigente.
Inoltre, i soggetti sottoscrittori si impegnano, sia singolarmente che in modo coordinato, a dar vita a
tutte le iniziative utili a consentire il necessario sviluppo della cooperazione.
Art. 8 - COLLEGIO DI VIGILANZA
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Entro sei (6) mesi dalla stipula dell'accordo è costituito un Collegio di vigilanza sull'esecuzione del
presente accordo, composto da un rappresentante della Conferenza dei Sindaci dell'ULSS n. 1 di Belluno, un
rappresentante della Conferenza dei Sindaci dell'ULSS n. 2 di Feltre, da un rappresentante dell'Azienda
ULSS n. 1 di Belluno, da un rappresentante dell'Azienda ULSS n. 2 di Feltre e presieduto dal Presidente
dell’Amministrazione provinciale di Belluno o da suo delegato.
Il Collegio, oltre a svolgere le funzioni di cui all’art. 6.1 e a vigilare sull’esecuzione dell’accordo, può
proporre - per propria iniziativa o su proposta di uno dei soggetti sottoscrittori, o su formale richiesta dei
servizi che a questi fanno riferimento - aggiornamenti ed integrazioni al testo dell’accordo di programma da
sottoporre a successiva formale approvazione dei contraenti, in relazione alle azioni previste dai Piani di
zona, alle nuove progettualità promosse nell’ambito dell’integrazione sociale e lavorativa delle persone di cui
all’art. 4 e ad intervenute modifiche normative.
Il Collegio di vigilanza rimane in carica fino alla scadenza del presente accordo.
Art. 9 - RELAZIONE ANNUALE
L’Amministrazione provinciale redige annualmente, sentiti gli altri enti firmatari, una relazione sullo
stato di attuazione dell'accordo e la trasmette al Collegio di vigilanza per le opportune valutazioni. Sulla
scorta di tali valutazioni il Collegio decide le eventuali modifiche od integrazioni all'accordo stesso da
proporre agli enti firmatari.
Annualmente i firmatari del presente accordo individuano una sede di confronto operativo per verificare
la rispondenza del presente accordo al raggiungimento degli obiettivi prefissati, valutano e decidono in
comune le modifiche da apportare.
Art. 10 - DURATA DELL’ACCORDO
Il presente accordo impegna i contraenti per la durata di cinque anni ed è rinnovabile.
Potrà essere adeguato ogni qualvolta lo richiedano nuove disposizioni legislative o il mutare delle
procedure organizzative degli enti firmatari e potrà essere disdettato da una delle parti con preavviso di tre
mesi mediante lettera raccomandata con a.r..
a)
Art. 11 - DISPOSIZIONE GENERALE
Il presente accordo di programma costituisce riferimento generale per i successivi accordi bilaterali o
plurilaterali e/o convenzioni comunali o intercomunali che dovessero essere sottoscritti per definire
operativamente nel dettaglio l’attuazione di una o più specifiche competenze sopra indicate.
Art. 12 - CONTROVERSIE
Eventuali inadempienze al presente accordo sono contestate dai contraenti al Collegio di vigilanza, il
quale, fatti gli opportuni accertamenti, ove si verifichi una effettiva inadempienza, fissa i termini e le
modalità per il ripristino delle condizioni previste dall'accordo.
Art. 13
Il presente accordo di programma costituisce allegato dei Piani di zona 2011 - 2015 delle ULSS n.1 di
Belluno e n.2 di Feltre.
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PianodiZona2011_2015Ulssn2diFeltre