Il Direttore e la Redazione augurano all’Arcivescovo e ai propri lettori buone vacanze Anno XXXVI n° 7-8 Luglio-Agosto 2013 Redazione: piazza Duomo, 12 Brindisi E-mail: [email protected] tel. 340.2684464 | fax 0831.524296 Fermento torna a Settembre € 1,00 La redazione ricorda che è possibile inviare lettere, riflessioni e articoli, esperienze... entro e non oltre venerdì 6 settembre 2013 Spedizione in A.P. - art. 2 - c.20 - L.662/96 In caso di mancato recapito inviare al CDM di Brindisi per la restituzione al mittente previo pagamento Resi editoriale Linee pastorali in corsia Una Chiesa giovane Angelo Sconosciuto L a nostra comunità di Chiesa si appresta a riflettere nel nuovo anno pastorale sull’identità cristiana. In questi giorni il Consiglio pastorale diocesano sta provvedendo a consolidare appunti e schede che, grazie al lavoro degli uffici, diventeranno un corpus. Sarà la suggestione che sempre suscita il Vangelo, ma è difficile non pensare che in questi giorni ci è stata posta sotto gli occhi la parabola del Samaritano. E poi, ecco che consegno al lettore la coincidenza di aver potuto incontrare una persona anziana in un letto che, senza fatalismo alcuno, ma con piena coscienza diceva di rimettersi alla volontà di Dio, “perché tutta la vita mia – spiegava -, è sempre stata nelle sue mani”. Ho visto in lei la fede semplice e robusta e nessuna critica verso i suoi che l’avevano lasciata sola. Ho visto chiedere ed ho visto rispondere a quelle richieste non soltanto da parte degli “addetti ai lavori”, ma anche da parte di chi, davvero, “di lì passava per caso”. Ne ho visti due, in verità, di passanti “per caso” e tutti e due hanno risposto, sebbene con gradazione differente di impegno, alla piccola richiesta della persona anziana: l’avvicinare il bicchiere con una cannuccia e il sistemare un cuscino che proprio non voleva saperne di stare tra il volto ed il collo. Ho visto il gesto frettoloso e quasi professionale di risposta alla prima richiesta; ho visto un surplus di attenzione nel porre il cuscino ben fermo sotto il capo perché non si muovesse più. Ho sentito il duplice “grazie, figlia!” della persona a letto; ho sentito il “prego!”, frettoloso della prima ed ho visto il tornare indietro della seconda per una carezza. “Domani passo!”, le ha anche detto e non era semplice solidarietà tra persone che ne assistono altre. La persona anziana che teneva stretto il cuscino ha evidenziato il dono prezioso ricevuto da quel gesto: adesso stava comoda nel suo letto ed al cronista non resta che pensare come forse – se gli uffici non lo hanno già fatto – sarebbe utile che nelle linee pastorali, a proposito della identità cristiana – si inserisse quel test di verifica sempre valido in ogni tempo e ad ogni latitudine - che fa dire al Signore Gesù: “Da questo vi riconosceranno, se vi amerete gli uni gli altri”. Albania, 17 luglio: i volontari del Centro Missionario Diocesano con i ragazzi di Burrel nella missione delle Suore Dorotee L’ estate, non solo quella meteorologica, è entrata nel vivo. Sono centinaia i giovani delle nostre comunità che, anche quest’anno, oltre alle tradizionali vacanze, vivono esperienze di volontariato e servizio, di riflessione e preghiera, in ritiri, campi scuola, giornate di spiritualità, incontri di formazione. È il caso dei quattro giovani che, guidati da don Marco Candeloro, il 18 luglio sono partiti alla volta del Brasile per partecipare alla 28ª Giornata Mondiale della Gioventù. Il gruppo, prima di raggiungere Rio de Janeiro, ha fatto tappa a Petropolis per animare alcune iniziative missionarie insieme ad alcuni giovani brasiliani. Altri giovani, tredici, tutti di San Donaci, guidati da don Donato Panna, trascorreranno l’estate in missione in Kenya, nella Diocesi di Marsabit, realtà a noi tanto cara, per vivere un’esperienza di servizio nel villaggio di Laisamis. Poco prima di andare in stampa è giunta in Redazione la testimonianza del gruppo dei nove giovani che, guidati da don Francesco Greco e da don Giuseppe Satriano, stanno vivendo il campo scuola organizzato dal nostro Centro diocesano Missionario in Albania. Ecco cosa ci scrivono Rosaria e il gruppo missionario: città di Burrel, realtà a prevalenza musulmana. È un lavoro senza fini di parte, posto nella gratuità, che desidera seguire la logica evangelica di un cuore casto, disposti cioè ad amare gli altri senza possederli in alcun modo. È bello vedere come cristiani e musulmani, piccoli e grandi, possono lavorare insieme senza coltivare attese che diventino pretese, solo orientati a restituire dignità all’uomo, in questo caso a ragazzi, privi di tante cose ma desiderosi di saltare, condividere, divertirsi, correre come tutti i bambini del mondo. Anche se questa esperienza con i più piccoli è bella e significativa, quello che sta incidendo sulla nostra vita sono gli spazi di ascolto che stiamo sperimentando, attraverso la Parola di Dio, quella dei missionari che vivono qui (P. Gianfranco insieme a suor Annassunta, suor Chiara, suor Liliana e suor Giusi) e quella dei giovani animatori della comunità. La Parola e le testimonianze ascoltate ci hanno reso consapevoli che ogni annuncio di salvezza e di liberazione, non può non tener conto dell’altro, a partire da ciò che vive e nel rispetto di ciò che è, condividendo pienamente la logica dell’Incarnazione del Cristo attraverso cui Egli ci ha rivelato il “volto” misericordioso del Padre. È bello ed è grande il respiro di fraternità universale che anNon è semplice esprimere la molteplicità di sensazioni, emo- diamo percependo e ci auguriamo di poterlo consegnare anzioni e consapevolezze che si vanno accumulando nel cuore di che alle nostre comunità al ritorno. tutti noi. L’essere qui per alcuni giorni è di aiuto e sostegno a MIRUPFASHIM (Arrivederci). quanto le care Suore Dorotee si impegnano ad animare nella Vita diocesana Vita Diocesana Speciale L’Arcivescovo celebra ad Ostuni nel ventesimo del suo Episcopato Anniversari di Ordinazione di alcuni nostri Sacerdoti “Lumen Fidei” La prima enciclica di Papa Francesco A pagina 5 Alle pagine 6-7 Alle pagine 12-13 Luglio-Agosto 2013 Primo Piano 3 VERSO IL NUOVO ANNO PASTORALE I primi incontri del nuovo Consiglio Pastorale Diocesano L’identità cristiana e la Chiesa di Brindisi-Ostuni L a Chiesa di Brindisi-Ostuni riprende il suo cammino pastorale interrogandosi sull’identità cristiana. Nel mese di luglio due riunioni del Consiglio pastorale diocesano hanno provveduto a mettere a punto, secondo un metodo di compartecipazione e con stile sinodale (cammino comune e condiviso), aspetti e tematiche che gli Uffici renderanno organicamente in queste settimane in maniera tale che, a settembre, l’anno pastorale 2013-2014 prenda avvio con rinnovato vigore. Ci si è riuniti la prima volta, il 4 luglio scorso nel Seminario “Benedetto XVI” e lì, dopo la recita dei vespri, il Consiglio ha iniziato a conoscersi ed a presentarsi, tra membri di diritto, membri eletti, membri scelti dal vescovo. Il nuovo Consiglio è meno numeroso del precedente, con maggioranza di componenti laici, e così, accanto al presule diocesano, ecco i membri di diritto: mons. Giuseppe Satriano (vicario generale), don Gianluca Carriero (vicario episcopale per la pastorale), don Mimmo Macilletti (vicario urbano “S. Lorenzo da Brindisi”), don Giovanni Apollinare (vicario urbano “S. Biagio”), don Franco Pellegrino (vicario foraneo “S. Rocco”), don Tony Falcone (vicario foraneo “S. Vito martire”), don Salvatore Tardio (vicario foraneo “Madonna del Carmine”), don Carmine Canoci (vicario foraneo “S. Maria Assunta”), mons. Antonio valentino (Direttore Ufficio liturgico), don Piero Tundo (Direttore Ufficio catechistico), don Pietro Demita (Direttore Caritas), Arturo e Anna Maria Destino (Coppia responsabile Pastorale familiare) Piero Conversano (Presidente Azione Cattolica Diocesana). Ancora, sono membri eletti Sr. Giovanna Fanuli (rappresentante Usmi), Francesco Bova (rappresentante Diaconi permanenti), Maria Coluccello e Lucia Tramonte (rappresentanti Vicaria “S. Lorenzo da Brindisi), Lucia Marseglia e Rosa Morelli (rappresentanti Vicaria “S, Biagio”), Vittorio Mirabile e Maria Giovanna Rosato (rappresentanti Vicaria “S. Rocco”), Franco Lavaneziana e Antonio Zito (rappresentanti Vicaria “S. Vito m.”), Anna Rita De Nitto e Angelo Sconosciuto (rappresentanti Vicaria “Madonna del Carmine”), Rosaria Calò e Coralba Rosato (rappresentanti Vicaria “S. Maria Assunta”), Maria Bafaro (rappresentanti Aggregazioni laicali), mentre membri scelti dal vescovo sono Maria Grazia Russo e Cristina Pedali. E nella prima riunione, dunque, dopo la presentazione sintetica del cammino pastorale della nostra Diocesi, l’Arcivescovo ha voluto ascoltare gli intervenuti al CPD, chiedendo di esprimere liberamente quello che, secondo ciascuno, poteva essere il tema attorno al quale costruire un progetto diocesano unitario per l’anno 2012-2013, che ponesse attenzione a bisogni e problematiche o ad ambiti di riflessione e intervento. Dai diversi interventi e dal confronto, è emerso come la tematica della “Identità cristiana” potesse fare da sfondo alla programmazione, facendo sì che fossero le singole vicarie a manifestare ulteriori intenzioni, spunti di riflessione, istanze particolare. A loro, dunque, è stato chiesto di esprimersi e consigliare, considerando che nel corso della riunione del CPD è emersa la necessità della “Riscoperta della fede in Cristo”, valorizzando il sacramento del Battesimo, interrogandosi sulle relazioni di paternità e fraternità, sul discepolato e sul servizio nella Comunità di chiesa. Tra le proposte è sembrato che sia utile riflettere – in sintonia con il cammino della Chiesa italiana che si prepara a Firenze 2015 e con la serie di anniversari che ricordano il Concilio – sulla identità cristiana alla luce di quanto dice la Costituzione conciliare Gaudium et Spes nei primi tre capitoli e cioè riflettere su “l’uomo alla luce di Cristo”, su “la cura delle relazioni (comunione ecclesiale e fraternità umana)”, nonché su “il servizio all’uomo e al mondo”. Non meno rilevante è sembrato orientare il proprio sguardo sulle “Beatitudini” per leggere attraverso quella filigrana non solo l’identità cristiana, ma la proposta di vita ad esse sottesa. Si è stati concorsi nel considerare che il vangelo dell’Anno A (Matteo) sarà particolarmente utile a comprendere “Cristo presente in mezzo a noi” ed a guardare alla Chiesa come comunità di battezzati, comunità che accoglie, comunità che si interroga sulla corresponsabilità. Il tutto mai dimenticando che nella prima fase dell’anno pastorale il cammino della Chiesa diocesana sarà ancor più sollecitato dai passi conclusivi di quest’Anno della Fede che vivremo alla luce della Enciclica Lumen Fidei appena pubblicata (e di cui riferiamo nel paginone centrale). Purificazione, semplificazione della fede sono concetti emersi in quella sede alla pari delle necessità di farsi prossimo, di prestare attenzione al territori, di rinnovare l’impegno sociale in esso, ponendo mente che ignoranza della fede e relativismo etico sono questioni aperte e vere emergenze anche nella nostra realtà territoriale. E sulla scorta di questi elementi si sono riunite le diverse vicarie, i cui Consigli pastorali hanno elaborato, prima della riunione del 18 luglio, ulteriori elementi da offrire alla valutazione degli Uffici diocesani. Su tutto è emersa la necessità di chiarezza e puntualità della comunicazione del messaggio, la concretezza delle linee di cammino di una chiesa intenzionata a camminare in piena sintonia e comunione con le chiese sorelle del territorio e con quella italiana. 4 Vita Diocesana Estate, non dimentichiamo chi è solo e chi soffre “C on le pinne, fucile ed occhiali…”. Le parole di una famosa canzone balneare ci ricordano che da poche settimane si è avviata la stagione estiva: le lezioni scolastiche hanno fatto posto agli esami, le attività parrocchiali/pastorali si sono concluse, le ferie costituiranno la pausa per quanti hanno un’attività lavorativa. In queste settimane (due/tre mesi) sarà possibile dare spazio allo “svago”, alle “vacanze”, ai “viaggi turistici”, ma soprattutto si farà capolino sulle spiagge o sulle colline che caratterizzano il nostro territorio pugliese. L’estate è anche il periodo nel quale si incrementano le relazioni interpersonali non più dovute dai luoghi di lavoro, dagli impegni ecclesiali, dalle attività sociali, ma “libere”: si cureranno i rapporti familiari e amicali, si vivranno incontri occasionali che termineranno con il tempo estivo, si sperimenteranno nuove amicizie. Sicuramente questo periodo sarà “variegato” per le diverse situazioni e realtà che potranno essere vissute, rispetto alla periodicità e ripetitività (al limite della noia) degli altri mesi dell’anno. Ma tutto questo sarà possibile soltanto per i “sani”. Diversa è la prospettiva per i sofferenti. Normalmente ai problemi dovuti all’età anziana, alle ma- lattie, alle disabilità si associano le situazioni di isolamento, di emarginazione, di abbandono interrotte dalle visite dei parenti, degli amici, del parroco, del ministro straordinario della comunione, dei volontari. Alcuni hanno l’opportunità, con l’aiuto dei familiari e del volontariato, di abbandonare momentaneamente i luoghi di “soggiorno obbligato” (il letto, la camera) per partecipare alla messa domenicale, o a qualche esperienza familiare e sociale. Ma tutto questo in questo periodo viene “sospeso”, perché è “estate”. In rari casi l’impegno generoso dei volontari procura, invece, incontri ed attività estive a vantaggio degli anziani, dei disabili…ma sono “mosche bianche” in un panorama di accresciuta emarginazione sociale. Questa “tendenza” potrebbe essere modificata e nuovi stili di vita potrebbero attivarsi proprio in queste settimane “calde” per proseguire nelle settimane “fredde”. Vogliamo parlare delle “visite” ai sofferenti che, a motivo del particolare periodo, potrebbero essere più abbondanti di tempo e di partecipazione. Visite “al gelato” con/dal sofferente procurerebbero una speciale “frescura” che nessun ombrellone potrebbe assicurare. Visite con “le canzoni di un tempo” non solo rinnoverebbero colonne sonore indimenticabili, ma darebbero la possibilità agli anziani di esibirsi un gare canore da non invidiare alle famose “Canzonissima” o “Un disco per l’estate”. Una passeggiata “in carrozzella” non pubblicizzerebbe Apostolato della preghiera Giornate di Spiritualità Alle sorgenti della fede contemplando la Trinità Avere sempre Cristo al centro della propria vita una visita turistica sul calesse, ma darebbe vita ad una relazione umana rigenerante. Una serata “sotto le stelle” (sul balcone o sulla terrazza) ridurrà le ore di sonno di quanti scandiscono la loro quotidianità con la luce del sole, ma renderebbe indimenticabile lo stare insieme che è segno di comunione. Anche l’Arcivescovo, della nostra chiesa diocesana, nel suo Messaggio “estivo”, ha ricordato che “La meritata sosta dagli impegni quotidiani, si trasformi in opportunità di condivisione e di socializzazione”, auspicando che “l’estate può rappresentare il momento per trasformare l’egoismo in altruismo, la pigrizia in amore”. Nel periodo estivo si attiva una campagna di sensibilizzazione che ricorda a quanti hanno animali domestici di non abbandonarli. Con motivazioni più profonde, a tutti noi, ed in particolare ai cristiani, è chiesto di non dimenticare i nostri anziani, ammalati e disabili mentre scorrono le settimane del “sol leone”. La meditazione quotidiana portante notare come le tre persone divine sono molto simili e si distinguono solo per il colore degli abiti e per l’atteggiamento di ciascuno nei confronti degli altri due. La disposizione a cerchio aperto verso chi guarda ed i loro sguardi, hanno rivelato gli elementi costitutivi dell’Amore trinitario: il compiacimento, l’ascolto e la complicità reciproci, elementi che insegnano il mestiere della vita. Nell’ultima catechesi l’attenzione è stata rivolta al “posto vuoto”: il circolo d’amore delle Tre Persone è completato solo dal riempimento di quello spazio vuoto, davanti all’altare, che Dio invita ad occupare per godere delle sue delizie in un dialogo intimo e gioioso, e nell’impegno a donare la propria vita. È stato molto significativo notare che la persona del Figlio e il posto vuoto assumono la forma del calice che rievoca la festa, il rendimento di grazie, la benedizione e la gioia collegati ad una novità di vita e la più bella novità è proprio la redenzione che la Trinità compie nel sacrificio di Gesù, ma anche nostro. La contemplazione della Trinità ha introdotto ognuno nella casa dell’Amore dove è stato piacevole dissetarsi alle sorgenti della fede, rinvigorendo la speranza di saper “ vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono nel cielo: la convivialità delle differenze”(don Tonino Bello), realizzando così il sogno ed il sorriso di Dio. Maria Giuseppa Bafaro L a liturgia della solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo propone, nei primi vespri, l’ascolto del passo evangelico giovanneo della triplice “professione di amore” che il principe degli apostoli fa dinanzi al Risorto, in risposta alla triplice domanda del Maestro. È un dialogo colmo di fiducia e di amore, ma anche di impegno e responsabilità. Chi è chiamato da Cristo a seguirlo più da vicino, può comprendere la missione del “pascere” come la più grande missione di amore. Il nostro Arcivescovo, venti anni fa, ha ricevuto il dono di un ministero, quello episcopale, da lui stesso definito “immenso”, che oggi esercita nella Chiesa che è in Brindisi-Ostuni; terza Chiesa dopo la comunità cristiana di Ugento-Santa Maria di Leuca e di Nardo-Gallipoli. Ancora una volta, per la terza volta, il Signore Gesù ha chiesto al nostro Arcivescovo di amarlo con tutto se stesso e gli ha affidato un “gregge” più numeroso, da guidare con paternità e carità. Il giorno dell’anniversario di ordinazione episcopale, il 28 giugno u.s., egli ha presieduto la celebrazione eucaristica presso il monastero di san Pietro apostolo in Ostuni, dove le monache Benedettine “nulla antepongono all’amore di Dio” (san Benedetto), servendo le Chiesa con il dono totale della vita. L’Arcivescovo, nella riflessione omiletica, ha sottolineato l’importanza della centralità di Cristo e del suo amore nel- L’Arcivescovo presiede la concelebrazione © F. Laguardia La celebrazione nella chiesa del monastero © F. Laguardia abato 15 giuproprio dal suo gno, presso il Cuore che siamo Santuario dei rigenerati, quel Santi Medici Cosma Cuore che ha e Damiano a Bitonamato e continua to (Ba), si è svolto il ad amarci incon1° raduno regionale dizionatamente. dell’Apostolato delPadre Colonna, la Preghiera. Evento con la sua gioviaUn momento del raduno regionale questo che ha visto lità e ‘freschezza’ il direttore regionadi uomo amato le, nonché il nostro e innamorato di direttore diocesano, don Claudio Cenac- Dio, ha reso più particolare e piacevole la chi, prodigarsi affinché tutto si svolgesse catechesi, attraverso alcune canzoni, scritnel migliore dei modi, ma, soprattutto, af- te su melodie napoletane, dedite al Cuore finchè ciascuno si sentisse accolto e chia- di Gesù. mato alla preghiera e alla comunione fraTerminata la catechesi, vi è stata la celeterna. brazione della Santa Messa, presieduta da Tutto ha avuto inizio intorno alle ore 9.30 don Claudio Cenacchi, nella quale hanno e, ad un primo momento dedicato all’ac- concelebrato alcuni sacerdoti arrivati da coglienza dei diversi gruppi provenienti da tutta la regione per accompagnare i propri tutta la regione, è seguito un breve ed effi- gruppi. A seguire si è svolto un momento cace momento di preghiera. È stato Padre di adorazione silenziosa accompagnata da Carlo Colonna a tenere la catechesi, ricca, alcuni canti, che hanno favorito la preghienon solo di spunti per la riflessione perso- ra e la contemplazione di Gesù Eucarestia. nale, ma, soprattutto, per la vita spirituale Al momento del pranzo, ciascuno è stato e contemplativa. Padre Colonna ha volu- libero di auto gestirsi e di usufruire del verto sottolineare l’importanza del simbolo de e ampio spazio che il santuario ha mesdell’acqua, unico elemento che ‘purifica’ so a disposizione dei pellegrini. Infine si è l’uomo e che lo apre ad una vita nuova e tenuto un breve momento conclusivo in vera. Quell’acqua che, sin dal battesimo, chiesa, dandosi come augurio ‘l’arrivederci accompagna, quotidianamente la ritro- ci al prossimo raduno regionale’. Tutta la viamo nella nostra vita. Tutto può essere giornata è trascorsa nel migliore dei modi, vita nuova, anche un semplice bicchiere nella preghiera, nella fraternità, nella cond’acqua fresca donato con amore. Acqua, divisione e nella collaborazione. sotto forma di lacrime che, spesso, versiaAl raduno hanno partecipato circa 500 mo sui nostri errori e sulle nostre paure; persone, provenienti da tutte le diocesi di acqua della quale abbiamo bisogno per Puglia. Non possiamo che ritenerci sodrinfrescarci e dissetarci. Acqua che lo stes- disfatti, e anche noi, darci l’arrivederci al so Gesù ha chiesto alla Samaritana davanti prossimo raduno con la speranza che anal pozzo. Quell’acqua che, fino alla fine, ha che qualcuno di voi possa aprirsi al Cuore accompagnato la vita di Gesù e la salvezza di Gesù e voler condividere questa espedell’uomo: l’acqua che insieme al sangue rienza fortificante ed edificante. uscirono dal fianco di Gesù sulla Croce. È Riccardo Rota la sua vita ed in quella di chi, per vocazione, è chiamato a “pascere” il gregge di Dio. È solo Cristo l’unico Pastore, che si prende cura delle sue pecore, nutrendole di se stesso, donando loro la sua vita divina, accogliendole con amore nel suo ovile. Chi, sulla terra, è scelto come apostolo, deve continuare nel tempo la stessa opera del Figlio di Dio; deve essere “sacramento di Gesù in mezzo al suo popolo”. Egli deve custodire il dono del Vangelo, portarlo nel cuore e conservalo intatto, così come lo si è ricevuto da Cristo, senza falsificazioni né visioni parziali e soggettive. Essenziale nella vita dell’apostolo è il nome di Gesù: quel nome, in virtù del quale Pietro guarì lo storpio presso la porta del tempio di Gerusalemme; nome che deve trovare dimora nell’intimo della coscienza; nome che è presenza viva di Gesù e che, attraverso il ministero pastorale, diventa presenza che incoraggia, che dona misericordia, che alimenta la speranza. Nel rendimento di grazie della solenne celebrazione eucaristica, mons. Caliandro ha chiesto ai presenti la preghiera per il santo Padre e per la sua persona, affinché siano pastori così come il Pastore desidera. E non è mancata l’intercessione per la comunità delle monache Benedettine, affinché essa ritrovi vitalità, quale segno che è possibile, ancora oggi, una risposta all’amore di Dio da nulla anteposto. Anna Rita Lamendola In agenda APOSTOLATO DELLA PREGHIERA Raduno regionale S 5 Vita Diocesana il 28 giugno Celebrato nel monastero di S. Pietro in Ostuni il XX di Episcopato dell’Arcivescovo Rigenerati dal suo Cuore D al 28 al 30 giugno l’Apostolato della Preghiera ha proposto ai partecipanti il weekend di spiritualità sul tema “Alle sorgenti della fede, contemplando la Trinità”. Circa trenta persone, desiderose di alimentare la propria vita spirituale e migliorare la propria vita di fede, hanno lasciato gli affetti e le ordinarie occupazioni per sostare nell’accogliente centro di spiritualità “Madonna della Nova” in Ostuni, nella solitudine, nel silenzio e nell’ ascolto per lasciarsi conquistare da Dio. A partire dal primo pomeriggio del venerdì i tempi sono stati ritmati dalle catechesi sapientemente articolate dal direttore diocesano dell’AdP, don Claudio Cenacchi, dalle meditazioni accuratamente guidate da Danilo Cozzoli e dall’incontro privilegiato con Dio nelle celebrazioni liturgiche della Messa, delle Lodi e dei Vespri in cui sono convogliate unitariamente le diverse emozioni e mozioni. L’esperienza di tutto il weekend è ruotata intorno al cuore della nostra fede: la Santissima Trinità rappresentata divinamente nell’«icona delle icone» dall’iconografo Andrej Rublëv. La contemplazione dell’icona è iniziata con la lectio divina del brano, tratto dal libro della Genesi, in cui Abramo accoglie i tre angeli alle querce di Mamre ed è proseguita con le catechesi sul Padre, sul Figlio, sullo Spirito Santo e sul posto vuoto lasciato per ognuno di noi, approfondite dagli articoli del Catechismo della Chiesa cattolica relativi alla professione della fede cristiana. La lectio ha evidenziato il modo di manifestarsi di Dio che irrompe nell’ora più calda e cruciale della vita per essere ospitato come l’amico più caro e per offrire, in cambio dell’accoglienza ricevuta, una benedizione per il futuro, una promessa di vita nuova insieme al sorriso che rinfranca il cuore ed illumina il volto. Nella contemplazione dell’icona è stato im- Luglio-Agosto 2013 Luglio-Agosto 2013 il 20 giugno Ritiro dei diaconi permanenti e Ministeri istituiti La Parola di Dio fondamento del servizio I l 20 giugno scorso si è concluso, con una giornata di fraternità presso il Centro di spiritualità “Madonna della Nova”, l’annuale cammino formativo diocesano dei Diaconi permanenti e dei Ministeri Istituiti. Il tema guida è stato “La Parola di Dio fondamento del servizio”. Nella mattinata, dopo la preghiera e la meditazione presieduta dal delegato arcivescovile, si è avuta la relazione di fratel Sabino Chialà, responsabile della comunità di Bose in Ostuni, il quale si è soffermato sul fondamento della Parola di Dio nel cammino di fede dei credenti ed in particolare di chi svolge un ministero. È fondamentale che nella Chiesa si abbia certezza che tutto si realizza alla luce della Sacra Scrittura. Il documento conciliare “Dei Verbum” ha favorito, per i battezzati, l’accesso alla Parola Dio come base della vita della fede (cfr DV 21); nella Tradizione della Chiesa la Parola è ritenuta dono, guida e luce per il dialogo e la relazione con Dio e fra gli uomini. Non è mai stato un dono riservato ad alcuni, anche se gli eventi hanno portato alla separazione e privatizzazione. La Parola è costitutiva dell’esistenza umana e di tutta la realtà vivente perché da essa tutto è chiamato a vita senza di essa non c’è vita e, inoltre, apre per la comunità credente al rapporto con gli uomini, costituendoli in popolo, così da essere una comunità chiamata: “dall’Egitto ho chiamato il mio popolo”. La Parola genera anche il cammino per la persona, così abbiamo il ministero o il servizio particolare nella Chiesa perchè chiamati dalla Parola. Il primo libro di Dio, infatti, è la creazione, poi abbiamo la Sacra Scrittura che guida e illumina a trovare Dio nel disorientamento del peccato. La fede non è un libro, ma presenza e incontro. Il metodo della Lectio (lettura, meditazione, preghiera e contemplazione) aiuta i credenti al confronto con Dio e con i fatti della storia. Per questo siamo chiamati e stimolati a revisionare il nostro cammino di Catechesi perché si viva l’appropriazione della Scrittura per illuminare la coscienza nelle scelte. La Parola attraverso il metodo della lectio ci aiuta a ricordare e a confrontare la vita e il cammino quotidiano. Quest’arte della Tradizione della Chiesa ci insegna, anche, a pregare. La Sacra Scrittura è scuola di preghiera. La contemplazione è sentire con Dio. Il Vangelo, infatti, punta alla qualità della vita. La Parola è una sfida per noi e per le comunità perché fonda la chiamata al servizio ecclesiale e spinge all’azione nella storia. La mattinata ha avuto il suo apice nella celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo, il quale, durante l’omelia, ha richiamato il servizio che i ministri esercitano a favore della Parola ed ha esordito: «Sono un servo, sono l’amico dello Sposo e il mio compito è presentare questa comunità al suo Signore, aiutarla a camminare, non legan- Immissioni canoniche dei nuovi parroci Giovedì 25 Luglio ore 19:00 DE FILIPPIS don Amelio Parroco “SS. Pancrazio e Francesco d’Assisi” in San Pancrazio Sal. Lunedì 29 Luglio ore 19:00 TUNDO don Piero Parroco “SS. Giovanni Battista e Irene” in Veglie Martedì 30 Luglio ore 19:00 MOGAVERO don Luigi Parroco “S. Antonio abate” in Veglie Domenica 11 Agosto ore 19:00 ZECCA don Cosimo Parroco “San Nicola” in Brindisi Giovedì 12 Settembre ore 19:00 SATRIANO mons. Giuseppe Parroco “Tutti i Santi” in Mesagne Martedì 17 Settembre ore 19:00 ALEMANNO mons. Massimo Amministratore parrocchiale “S. Antonio di Padova” in Mesagne ORDINAZIONI SACERDOTALI Venerdì 13 Settembre ore 19:00 Basilica Cattedrale di Brindisi DONNO don Alessandro e NOBILE don Giulio Andrea saranno ordinati presbiteri per imposizione delle mani di S.E. Rev.ma mons. Domenico Caliandro FESTE PATRONALI L’incontro dei diaconi con l’Arcivescovo © G.Morelli Lunedì 26 Agosto - Sant’Oronzo, Vescovo e martire Protettore della città Ostuni, patrono dell’Arcidiocesi Sabato 31 Agosto e Domenica 1° Settembre Santi Teodoro D’Amasea e Lorenzo da Brindisi Patroni della città Brindisi La celebrazione eucaristica © G.Morelli Pubblicazione periodica dosi alle persone: Questo vale per i preti, per i diaconi ed anche per chi nella Chiesa ha qualsiasi compito verso gli altri. Il servizio è servizio alla coscienza delle persone perché diventino autonome, si orientino, scandiscano il discernimento, imparino a sapersela vedere con Gesù Cristo. Se un prete o un parroco lega le persone a lui, le fa essere eternamente minorenni». Il servizio che i ministri rendono alla Parola, ha continuato l’Arcivescovo, è «Un servizio fatto per amore e non per interessi, perché ritorni poi qualcosa. L’amore a Gesù è la condizione per cui posso sentire fratelli i diaconi e i parroci». L’Arcivescovo ha concluso il suo intervento richiamando un altro aspetto del servizio alla Parola che ha la radice nella preghiera: «La preghiera è mettersi dinnanzi all’amore di Dio, allo Spirito che possa poi dominare in noi. Dice Paolo “lo Spirito intercede per noi secondo il volere di Dio”. Lo Spirito ci porta sempre lì e se noi acquistiamo ciò verso cui ci porta, diventiamo forti e liberi, non ci sentiamo schiacciati dalle cose di questo mondo». don Giovanni Apollinare Reg. Tribunale Brindisi n. 259 del 6/6/1978 Proprietario-Editore Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Direzione: Piazza Duomo, 12 - Brindisi Tel. 340/2684464 - Fax 0831/524296 [email protected] Questo periodico è membro della Federazione Italiana Settimanali Cattolici Direttore Responsabile: Angelo Sconosciuto Coordinatore di Redazione: Giovanni Morelli Hanno collaborato: Daniela Negro, Salvatore Licchello Questo numero è stato chiuso in redazione alle ore 12 del 19 luglio 2013 Spedizione in abbonamento postale (art. 2 - comma 20 - legge 662/96) Abbonamento annuale: € 15,00 sul conto corrente postale n. 2784160 intestato a: ASSOCIAZIONE CULTURALE FERMENTO Piazza Duomo, 12 - 72100 Brindisi Responsabile del trattamento dei dati personali: Angelo Sconosciuto Stampa Martano Editrice s.r.l. Viale delle Magnolie, 23 - Z.I. Bari - Tel. 080/5383820 6 Vita Diocesana Luglio-Agosto 2013 Luglio-Agosto 2013 Vita Diocesana mesagne Un cammino iniziato nel lontano 18 luglio 1948 SAN VITO Don Antonio Chionna tra impegni pastorali e culturali Il 65° di sacerdozio di mons. Angelo Catarozzolo Prete-giornalista da 60 anni N el ricordino, in occasione dell’Anno della Fede, il vetro istoriato della ss. Trinità da lui fatto realizzare nella Chiesa madre di Mesagne, sul retro il rinnovato atto di fede in Cristo sacerdote, modello e guida. Il vicario generale emerito dell’arcidiocesi e Arcidiacono del Capitolo cattedrale, mons. Angelo Catarozzolo, ha celebrato in questi giorni il 65° di ordinazione sacerdotale. Il 16 luglio al mattino, con una solenne celebrazione nella Chiesa matrice di Mesagne alle ore 10.30, davanti alla Madonna del Carmine, patrona della cittadina, solennemente intronizzata; il 17 luglio pomeriggio alle 18,30 con una concelebrazione presieduta dall’arcivescovo mons. Domenico Caliandro, egli ha reso pubblicamente grazie al Signore per i doni elargiti da quel 18 luglio del 1948, quando mons. Francesco de Filippis di venerata memoria, lo consacrò presbitero. In chiesa madre a Mesagne, in tanti hanno ricordato con Mons. Catarozzolo accanto all’Arcivescovo lui alcuni momenti salienti del suo lungo impegno pastorale, dai primi anni di cappellania in Mater Domini a Mesagne e nel carcere di Brindisi e nell’ospedale di Mesagne, mesagne Don Angelo Galeone presbitero dal 1963 È stato il primo parroco di San Giuseppe Artigiano C’ era una volta una palude e don Angelo Galeone aveva ventisette anni quando gli fu affidato il compito di trasformare quella palude del rione de “La centrale” di Mesagne in una chiesa. Correva l’anno 1965. «Con animo riconoscente al Signore per il dono del sacerdozio desidero celebrare con i miei fedeli il mio grazie al buon pastore per il 50° della mia ordinazione sacerdotale» ha dichiarato don Angelo. Il 7 luglio ha ricordato i suoi cinquanta anni di azione pastorale, una vita intera, di cui quarantasette anni dedicati al servizio della comunità della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore da lui stesso fondata. Una missione grande la sua. Infatti, don Angelo, come lui stesso si definisce, «il primo parroco senza chiesa, il primo parroco senza popolo» è grato al Signore di aver potuto costruire due chiese e un popolo. Tante fatiche, paure, dubbi, sacrifici per un giovane sacerdote alle prime armi, eppure ne ha fatta di strada nella Mesagne dei cinque rioni, Centrale Elettrica, Seta, Campo Sportivo, Distilleria e Pozzo Artesiano. L’attività sociale di don Angelo lo ha visto rifondatore della ProLoco cittadina, inventore della cavalcata dei re magi, della festa della tria, delle giornate dedicate allo sport, promotore della festa patronale, cappellano dei vigili urbani, delle ACLI, delegato dell’associazione Migrantes e presidente onorario dell’associazione ENPAD. Un popolo riconoscente quello che lui ha Don Angelo Galeone servito con dedizione e solidarietà e di cui si è circondato nei due rioni, “la seta” e “la centrale”, che ricambia con la stessa intensità l’affetto per un sacerdote padre e pastore. Una parrocchia che è sorta dal nulla, nell’indigenza di tutto, in serena povertà di cose, ma ricca dell’entusiasmo di un giovanissimo sacerdote, ha conferito una fisionomia spirituale nuova ad un gruppo di case che è diventato comunità viva di uomini, testimonianza di Dio sulla terra. A ricordo di ciò, per non dimenticare che la fede smuove la volontà degli uomini, il frontale della chiesa San Giuseppe Lavoratore è stato recentemente arricchito di un mosaico con l’immagine della sacra famiglia. Federica Marangio al suo impegno come Economo curato nella Chiesa madre di Mesagne; dalla sua lunga permanenza come arciprete a San Donaci ai circa 25 anni di collaborazione all’arcivescovo Todisco quale Vicario generale della diocesi. Il tutto senza dimenticare la cura, ancora attuale, della Comunità del Crocifisso in Mesagne e dei gruppi ecclesiali, quali il Meic e i Giuristi cattolici, essendo pure stato assistente ecclesiale della Comunità Braccianti e degli Artigiani cattolici, del Movimento vedovile “Madonnina del Grappa” e di ulteriori forme di associazionismo e di apostolato dei laici. Particolari gli auguri della Comunità delle suore stimmatine di San Donaci, che assieme a lui vollero caparbiamente la stabilizzazione dell’Istituto Magistrale “S. Maria degli Angeli”, «perché don Angelo – hanno sottolineato – è stato sempre orientato a valorizzare la formazione culturale orientata in senso cristiano, attraverso le istituzioni scolastiche. Un’intuizione che non lo ha mai abbandonato». MESAGNE Cinquant’anni fa ordinato a Taranto Padre Muri tra Carmelo e S. Antonio R icorreva il 6 luglio u.s. il giubileo sacerdotale di padre Angelo Muri. Lo stesso giorno di cinquant’anni fa, a Taranto, veniva ordinato presbitero carmelitano a servizio della provincia napoletana. È proprio nel Carmelo che padre Angelo comincia a muovere i primi passi verso la via consacrata quando, ancora undicenne, fa il suo ingresso nel convento dei Padri Carmelitani di Mesagne. Ancora in giovane età, appena ordinato sacerdote, i superiori lo vogliono Priore della comunità di Torre S. Susanna e al tempo stesso docente e preside del Liceo Linguistico gestito dalla stessa comunità. Dopo alcuni anni il Padre Provinciale lo chiama per un altro compito altrettanto importante, costruire il nuovo complesso parrocchiale a Foggia del quale diventerà primo parroco qualche anno dopo. Per motivi di salute, qualche anno dopo, lascia l’ordine carmelitano e chiede l’incardinazione in diocesi. Viene nominato, da Mons. Settimio Todisco, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano e Rettore della Chiesa del SS. Crocifisso di Mesagne succedendo a Mons. Armando Franco. Successivamente viene mandato come Vicario cooperatore della Parrocchia di S. Antonio di Padova e sei anni dopo succede a don Francesco Bellitti diventando parroco della medesima e dove ancora oggi, dopo 35 anni, svolge il suo servizio. E ra il 5 luglio 1953 quando, nella Parrocchia di S. Domenico in San Vito dei Normanni, S. E. Mons. Francesco De Filippis di venerata memoria, ordinava sacerdote un giovane don Antonio Chionna. Da allora sono trascorsi 60 anni scanditi da numerosi impegni pastorali: dal 1953 al 1958 vice parroco a San Domenico e contemporaneamente dal novembre 1956 fino ad oggi rettore della Chiesa di S. Michele Arcangelo, «incarico che ho mantenuto anche quando mi recavo a studiare a Milano». Dal 1954 al 1958 vice Consulente regionale del Centro Sportivo Italiano, «nello stesso tempo mi occupavo della Gioventù studentesca in San Vito. Per diversi anni ho fatto parte della Commissione diocesana di Arte sacra. Nel 1958 sorsero delle incomprensioni con i Superiori per cui decisi di dedicarmi all’attività educativa nelle Scuole, prima privata e poi in quelle statali dove ho lavorato come docente e poi come dirigente per 44 anni». Molto legato alla cittadina di San Michele Salentino, di cui è cittadino onorario dal 19 aprile 2012, alla fine dello scorso anno don Antonio ha donato alla comunità sammichelana un defibrillatore. Don Antonio, come è nata la tua vocazione al sacerdozio? «La mia vocazione è maturata innanzitutto nella mia famiglia. I miei genitori erano cattolici praticanti, ma non bigotti; all’età di sette anni cominciai a frequentare la rettoria di cui ho cura da 57 anni. Frequentavo anche la parrocchia di S. Domenico nel cui territorio si trova. Queste le tappe: 7 ripetuta per i 50 e i 60 anni di sacerdozio. È stato il programma di tutta la mia vita. Essere tra la gente, vivere i suoi problemi, stare con gli ultimi, ma capire che noi predichiamo Cristo crocifisso». Come si fa a restare fedeli al Signore per così tanto tempo? «Certo non è stato facile. Ci sono stati momenti difficili e di dolorose rinunzie. Mi sono stati vicini i miei genitori e soprattutto le migliaia di ragazze e ragazzi che ho incontrato. Non potevo e non dovevo deluderli. Soprattutto mi aiutato l’Arcangelo Michele di cui sono molto devoto». Don Antonio Chionna cinque anni di ginnasio a Ostuni; tre anni di liceo a Molfetta; cinque anni di Teologia a Posillipo (Napoli), dove mi laureai. Dopo qualche anno andai a studiare alla Cattolica a Milano dove mi laureai in Storia e Filosofia e conseguii il Diploma di perfezionamento in Storia e Civiltà del Cristianesimo. Napoli e Milano incisero moltissimo sulla mia formazione». Cosa significa per te essere sacerdote? «Nel ricordino della prima Messa riportai una frase di F. Sheen: “Va’ per tutto il mondo e dì a quelli che incontrerai che c’è un Uomo inchiodato sulla Croce”. Questa frase l’ho Ti possiamo definire un “prete-giornalista”? «Direi di sì. È dal 1949 che scrivo sui giornali. Qualche articolo su alcune riviste dell’Azione Cattolica e del C.S.I. poi corrispondente di giornali sportivi e quotidiani. Negli anni Sessanta feci parte della Redazione brindisina del Corriere del Giorno e nel 1971 con alcuni amici fondai il giornale locale “Il Punto”, giunto al 43° anno di pubblicazione. D’altronde sono stato sempre convinto che il Vangelo si può annunziare dal pulpito, dalla cattedra e attraverso la carta stampata». C’è un episodio della tua vita di sacerdote che ricordi con più piacere? Ed uno con rammarico? «Quando dopo due anni riuscii a riportare all’antico splendore la chiesetta che avevo trovato in pieno degrado e soprattutto scoprii che la gente del rione “La Piantata” dove ero nato mi sentiva come suo. Ricordo un episodio tragico che segnò la mia vita di educatore: una mattina recandomi a Scuola a S. Michele Salentino, dove ero preside, mi comunicarono che la sera prima un ragazzo di terza media si era impiccato». Giovanni Morelli brindisiIl 60° di ordinazione sacerdotale di mons. Mario Guadalupi «In Parrocchia ho imparato a diventare padre» Padre Angelo Muri festeggiato dalla comunità Rientrato a Mesagne riprende la sua attività di docente insegnando per diversi anni nella scuola media “Aldo Moro”. A questa si aggiunge l’attività letteraria di padre Angelo che vedrà la pubblicazione di nove volumi: ancora oggi cerca di trasmettere il Vangelo attraverso i suoi scritti ed è questo che l’ha spinto a pubblicare la seconda edizione di “ Filo diretto dalla terra al cielo” edito in prima edizione nel 1989. La presentazione di questo volume si è inserita nel triduo di preparazione alla festa del suo 50esimo di ordinazione durante il quale alcuni sacerdoti, che per diversi motivi sono vicini all’attività pastorale di padre Angelo, hanno offerto alla comunità alcune riflessioni sulle beatitudini evangeliche. Il 6 luglio, giornata giubilare, nella solenne Concelebrazione Eucaristica, padre Angelo, ancora una volta, con lo stesso entusiasmo di cinquant’anni fa, insieme alla sua comunità ha elevato il gloria al Signore per l’inestimabile dono del Sacerdozio. Tony Pagliara E ra il 12 luglio 1953 quando don Mario Guadalupi veniva ordinato sacerdote a Brindisi dall’Arcivescovo Mons. Francesco De Filippis. Sono trascorsi 60 anni da quel giorno, anni di intensa attività pastorale, caratterizzati da quel suo essere così amichevole nei rapporti con la gente, collaborando nel campo ricreativo e sportivo, con quella forza spirituale che da sempre lo accompagna e a cui tanti brindisini sono affezionati. Nato a Brindisi nel 1929, la vocazione di don Mario nasce già durante gli anni della scuola media frequentata presso il Seminario diocesano di Ostuni e il Seminario vescovile di Lecce per poi proseguire nel Pontificio Seminario Regionale di Mol¬fetta, concludendo gli studi presso la Facoltà Teologica di Posillipo. Insignito anche della onorificenza pontificia di “Cappellano del Papa”, è stato sempre vicino ai superiori e alla gente, in particolare ai giovani della sua città, dedicandosi umilmente e generosamente. È stato Rettore del santuario S. Maria degli Angeli in Brindisi sino al 1963 e, poi, dal 2002 ad oggi. Già Economo diocesano, Rettore della chiesa di S. Sebastiano dal 1964 al 1980, Canonico del Capitolo Cattedrale e parroco della Cattedrale (1980-2002). Direttore dell’Ufficio diocesano per l’Edilizia di Culto, Presidente del Consiglio Diocesano per gli Affari Economici (1986-2000), è stato anche Presidente della Società Sportiva “Centrosport”. Non sono mancati, nel suo cammino sacerdotale, i frequenti viaggi da lui stesso organizzati a Fatima, Lourdes, Terra Santa. «Una vocazione nata da sempre– racconta don Mario– ho sentito che doveva essere così. Ho vissuto il mio sacerdozio con serenità e tranquillità, vivendo il mio essere sacerdote cercando sempre di fare del mio meIl giorno dell’Ordinazione glio». Una delle esperienze più significative che hanno caratterizzato il lungo cammino sacerdotale di don Mario è stata senz’altro la parrocchia Cattedrale cui ha dedicato ben 22 anni: «Era una piccola parrocchia in quel tempo, circa 3000 abitanti, cercavo di visitare ogni famiglia e di conoscere tutte le persone. Quello che ho imparato da parroco è stato diventare padre – aggiunge- proprio come ci invita a fare il Papa». A tal proposito, don Mario, in questi 60 anni di sacerdozio, ha avuto anche il dono di conoscere personalmente gli ul- Don Mario con Papa Francesco e il Card. De Giorgi timi tre Pontefici dei quali don Mario conserva un ricordo particolare di ciascuno: «Per la verità ho conosciuto anche Giovanni XXIII, allora Nunzio apostolico di passaggio a Brindisi. Giovanni Paolo II è stato il Papa che ha dato una grande svolta, soprattutto verso i giovani – spiega don Mario – mentre Benedetto XVI è stato il Papa che ci ha fatto veramente riflettere molto. Francesco, che ho incontrato lo scorso 26 giugno nella domus Santa Marta, ci spinge a vivere la semplicità, la povertà, il distacco da sé». A conclusione dell’intervista, nel congedarci con i migliori auguri per questa importante tappa raggiunta, don Mario ci ha salutato così: «Vorrei continuare a celebrare la mia messa e a parlare di Dio seguendo tutti coloro che si accostano a Lui». Daniela Negro san vito dei normaniiConsacrato sacerdote il 17 marzo 1963 seminario Un campo vocazionale per gli adolescenti della Diocesi Tra sabbia e stelle. Il grande viaggio della fede S i è svolto dal 27 al 30 giugno, nel nostro Seminario, il campo vocazionale per gli adolescenti della diocesi. Preparato dagli educatori con l’aiuto dei seminaristi, al campo hanno partecipato tredici ragazzi. Fra questi ultimi e noi educatori, fin da subito si è instaurato un bel clima di amicizia e di voglia di interrogarsi con l’aiuto, quest’anno, della storia di Abramo e quella delle magiche avventure del mago di Oz. Le tre giornate sono trascorse alternando momenti di gioco, la visione di alcuni film, momenti di preghiera, attività formative e di riflessione personale. Abbiamo scelto la storia di Abramo e quella del Mondo di Oz perché esse sono l’allegoria del lungo cammino interiore di ogni uomo. Il viaggio della piccola Dorothy nel magico mondo di Oz è l’allegoria del nostro cammino umano, mentre il Viaggio di Abramo è anche il grande viaggio della nostra fede. Durante i giorni del campo abbiamo avuto modo di cono- scere queste due storie e di riflettere su di esse per arrivare a capire cosa dicono alle nostre vite. Abbiamo accompagnato Abramo e la sua tribù durante il suo viaggio da Ur (luogo della sua vocazione) durante il tragitto per raggiungere Harran, l’Egitto e infine la terra di Canaan (attuale Palestina). Abbiamo compreso quanto fosse stato duro e difficile il viaggio, ma anche quanto sia stato bello arrivare fino alla terra promessa da Dio. Quello di Abramo è un cammino fatto sulle orme della fiducia in Dio, tanto forte da portarlo ad attraversare il deserto e tutti i grandi disagi e le difficoltà incontrati durante il viaggio. Così come il viaggio di Dorothy. La storia del Mago di Oz è stata scritta da Lyam Frank Baum (1856 – 1919) ed è stata pubblicata nel 1900 nel libro “Il meraviglioso mago di Oz” che fu a suo tempo un trionfale successo editoriale, sfruttato dall’autore per la produzione di altri tredici best-seller ambientati nel Mondo di Oz. Il nostro scrittore è stato anche un giornalista, avicoltore e drammaturgo. La fantastica storia di Dorothy inizia nel Kansas, dove un tornado solleva la sua casa e la trasporta nella Terra Blu dei Muchkin, schiacciando la strega cattiva dell’Est ed appropriandosi delle sue magiche scarpette. Per tornare a casa la piccola Dorothy Gale deve raggiungere, assieme allo Spaventapasseri, all’Uomo di Latta e al Leone Codardo la Città di Smeraldo e deve recarsi dal Mago di Oz, tutto ciò con la protezione della strega buona del Nord. Il mago, dopo avergli fatto compiere una difficile missione (uccidere la strega cattiva dell’Ovest), aiuta gli amici di Dorothy senza però riuscire ad aiutare la piccola bambina la quale, esasperata, si mette di nuovo in viaggio per andare dalla strega buona del Sud, la quale finalmente la aiuta a farla tornare a casa con le magiche scarpette d’argento che già possedeva. Dorothy e Abramo ci insegnano come, durante il cammino congiunto della nostra umanità e della nostra fede, non ci si debba mai rassegnare, ma avere sempre la capacità di interrogarsi e di mettersi in gioco con creatività, consapevoli del fatto che non siamo soli, ma che camminiamo assieme ai fratelli che ci circondano e aiutano, ed è proprio questo il messaggio che abbiamo voluto trasmettere ai nostri ragazzi. Giuliano Santoro Don Antonio Rosato e i suoi anni in Chiesa madre I l 19 marzo 1963 il giovane don Antonio Rosato saliva all’altare per la sua “Prima Messa”. A cinquant’anni di distanza, nello stesso giorno, la Messa di ringraziamento è stata celebrata nella chiesa madre di S.Vito dei Normanni. Ha presieduto il nuovo arcivescovo mons. Domenico Caliandro, hanno concelebrato diversi sacerdoti. I festeggiamenti, per la verità, sono stati molto sobri, perché il festeggiato rifugge da celebrazioni incentrate sulla sua persona. Unico omaggio: un volume pubblicato per l’occasione con il catalogo di tutta la sua produzione pittorica e un concerto di musica sacra di qualità tenuto nella “chiesa vecchia” qualche giorno dopo l’anniversario. Un giubileo sacerdotale porta con sé, naturalmente, tutto il cammino di una storia vocazionale. Per questo accenno brevemente alle tappe principali nella vocazione e nel ministero di mons. Rosato. Cresciuto nell’azione cattolica di Locorotondo, dopo gli studi liceali e un anno di università a Roma, decide di entrare in seminario. Gli viene data la possibilità di restare nella capitale, inserendosi nel seminario lateranense e studiando teologia nel vicino ateneo. Il 17 marzo 1963 l’arcivescovo mons. Nicola Margiotta lo consacra sacerdote nel salone dell’epi- scopio di Brindisi. Il 19 marzo, festa di S.Giuseppe, presiede la prima Messa nella sua parrocchia di origine. Lo assiste il fratello sacerdote don Giuseppe, zelante parroco di Serranova, morto pochi mesi dopo e da tutti rimpianto. Nei primissimi anni di sacerdozio svolge le mansioni di viceparroco a Locorotondo, poi viene mandato a S.Vito dei Normanni. Subentra all’arciprete Passante, di santa memoria, che in 50 anni ha inciso in modo indelebile nella storia religiosa del paese. Anche il parrocato di don Antonio sarà lunghissimo. Si snoderà attraverso anni di grandi cambiamenti nella Chiesa e nella società, ma restando sempre ancorato a punti fermi dottrinali, liturgici e pastorali. Salvo brevi uscite (una settimana all’anno per gli esercizi spirituali a Noci) non ama spostarsi. Rimane ininterrottamente in chiesa madre a S.Vito per 41 anni, con ritmi di vita abitualmente regolari e quieti. Insieme alla parrocchia, la scuola: l’insegnamento della religione alle medie e poi allo Scientifico, e contemporaneamente le lezioni private (gratuite) per studenti che hanno bisogno di rinforzo nelle materie classiche. Lasciata infine la responsabilità del parrocato, diviene rettore della chiesa delle Anime, sempre a S.Vito Don Antonio Rosato e, all’occorrenza, si rende disponibile agli inviti che riceve, come per il ciclo di conversazioni dantesche tenuto per due anni nel salone della chiesa madre. Queste, a grandi linee, le coordinate della sua vita e del suo ministero sacerdotale. È stato bello sentire dalle sue labbra la sera del 50° che tutto per lui si ricapitola in una cosa sola: l’amore verso Gesù, vero Dio e vero Uomo. don Fabio Ciollaro 8 Associazioni & Movimenti editoria San Paolo pubblica l’ultimo volume di don Sebastiano Pinto I segreti della Sapienza I medici cattolici per “Uno di noi” L’ Associazione Medici Cattolici Italiani della diocesi di Brindisi-Ostuni, come ulteriore contributo, segnala e sollecita l’adesione all’iniziativa europea “Uno di noi” che chiede all’Europa di fermare gli esperimenti che eliminano gli embrioni umani. Tale iniziativa, promossa e sostenuta da tutte le Associazioni pro-life dalla fine dell’anno scorso, oltre che informare e sollecitare il dibattito, mira a raccogliere almeno un milione di adesioni in tutta Europa tramite la firma di un modulo (possibile anche tramite Internet sul sito www.firmaunodinoi. it). Sono state già raggiunte più di san vito Il 6 luglio scorso Padre Vito Magno e le sue interviste A pochi mesi da «Proverbi. Introduzione, traduzione e commento», volume inserito dalle Edizioni San Paolo nella collana «Nuova Versione della Bibbia dai Testi Antichi» (gennaio 2013, pp. 298, Euro 35), ecco che don Sebastiano Pinto, nostro presbitero diocesano, biblista, docente nella Facoltà teologica pugliese e nell’Istituto superiore di Scienze religiose dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, sempre per le edizioni San Paolo, propone «I segreti della sapienza. Introduzione ai Libri sapienziali e storici» (pp. 312, Euro 16) ed il volume va nella collana «Parola di Dio - 2ª serie», inserendosi nella serie di manuali che, offrendo un’introduzione all’intera Sacra Scrittura, si rivolgono a quanti studiano e approfondiscono la Bibbia. «Nata dall’insegnamento di qualificati biblisti - dice la stessa casa editrice - la Collana tiene conto degli apporti più recenti della ricerca, privilegiando il contatto diretto con il testo biblico, per poterne apprezzare la costruzione letteraria, i rimandi storico-religiosi e le coordinate teologiche». E dunque se il manuale sul «Pentatueco» è stato affidato a Marco Settembrini, che lo ha già pubblicato, e quello sui «Libri storici» a Paolo Merlo, ecco che è Mario Cucca a scrivere dei «Libri profetici» con il nostro don Sebastiano ad occuparsi, appunto, dei «Libri sapienziali», mentre l’opera si completa con i manuali di Denis Fricker, Giuseppe Pulcinelli e Marida Nicolaci, rispettivamente dedicati ai «Vangeli sinottici» alle «Lettere paoline» ed al «Corpo giovanneo». Se a gennaio scorso, quindi, don Sebastiano Pinto, nella collana diretta da Massimo Grilli, Giacomo Perego e Filippo Serafini, si era soffermato sui «Proverbi» offrendo un saggio introduttivo, accompagnato da una nuova versione del testo con un accurato apparato testuale-filologico e con un commento ed un approfondimento di carattere liturgico, nel manuale del quale parliamo, invece, si sofferma per far riflettere il lettore-studioso sull’«assoluta novità dei sapienti nell’antico Testamento» che «consiste nell’affrontare la questione delle giustizia divina nei suoi risvolti teologici ed antropologici». «L’Antico Testamento - è stato sostenuto - non racconta soltanto gli interventi salvifici di Dio per il suo popolo; espone anche come la relazione d’amore tra il primo e il secondo cresce nel quotidiano. La letteratura sapienziale – è stato aggiunto - illustra gli ambiti concreti del cammino di fede del credente, ne indica i pericoli, ne addita i vertici». E sembra ben riuscito lo sforzo di don Sebastiano nel fornire le «coordinate fondamentali per comprendere tale testimonianza di fede», tanto che il lettore è aiutato «ad accostare le pagine più significative di questa letteratura, anche nei suoi risvolti poetici». «L’ordine seguito nella trattazione è dettato da motivi didattici e cronologici - spiega l’Autore -: il libro dei Proverbi costituisce la base di partenza, essendo lo scritto più tipico e diretto in quanto offre una visione classica della sapienza come ordine del mondo (...). Con Giobbe e Qoelet si passa ad una riflessione più articolata e travagliata sul mondo e sul rapporto tra il saggio e Dio, per approdare successivamente con il Siracide ad argomenti sapienziali più tradizionali con cui si tentano delle risposte alle questioni aperte dai maestri più critici. Infine - spiega ancora - con il libro della Sapienza (il più recente) si giunge a spostare nella vita oltre la morte la discussione sulla retribuzione dei giusti, consegnando la posizione più avanzata dell’intero Antico Testamento su questo argomento». Pinto, dunque, che già nel 2006 aveva iniziato ad occuparsi dei Libri sapienziali con «Ascolta Figlio. Autorità e Antropologia nell’insegnamento di Proverbi 1-9» (Città Nuova), nel presente manuale prende le mosse dalla questione «riguardante Salomone e il motivo in base al quale egli è considerato l’iniziatore degli scritti sapienziali», quindi conduce il let- Luglio-Agosto 2013 P. Vito Magno e il giornalista Francesco Giorgino I tore attraverso tali libri con uno schema di approfondimento articolato su tre versanti: questioni storico-letterarie, esegesi di brani, letture teologiche. Ed ecco, dunque, che per «Proverbi» propone l’esegesi di Pr 2: «Se accoglierai le mie parole», mentre per il successivo libro, Giobbe, offre l’esegesi di Gb 31: «L’apologia del giusto». «C’è un tempo per ogni cosa», esegesi di Qo 3, 1-15 è invece il tema scelto tra quelli offerti da questo libro datato - lo ricordiamo - tra il 587 ed il 539 a. C.; mentre per il libro del Siracide si sceglie il capitolo 24 «La Sapienza si racconta» e per il libro della Sapienza, «scritto a ridosso del Nuovo Testamento e direttamente in greco» la scelta ricade su Sap 3, 1-12: «La ricompensa dopo la morte». Il libro finisce qui? Nemmeno la prima parte, a dire il vero, perchè don Sebastiano propone itinerari teologici, tentando «una sintesi dell’ampia tradizione didattica dell’Antico Testamento». Come riferito dal sommario, a questo punto, l’Autore passa a studiare i «Libri poetici» e, con lo stesso schema consolidato nei capitoli precedenti, per quanto riguarda il «Salterio» offre l’esegesi di 6 salmi, mentre per il «Cantico dei cantici» propone l’esegesi di Ct 8, 5-7: «Forte come la morte» ed al posto del consueto terzo paragrafo, qui studia la «visione teologica globale: amore umano e/o divino». Efficaci le pennellate conclusive, intitolate «Il sentiero dell’uomo» (Pr 30,19), il quale ultimo – a ben osservare secondo le conclusioni dell’autore – è «il principio architettonico di ogni autentica riflessione biblica, e il suo essere in relazione (e in continua interazione) orienta alla reale comprensione di quell’uomo nuovo (Ef 2,15) che è il vertice dell’intero cosmo, Gesù Cristo». (a. scon.) mezzo milione di adesioni. Tutte le notizie, il materiale, e i moduli sono visionabili e scaricabili sullo stesso sito. Il direttivo dell’AMCI è a disposizione sia per la raccolta dei moduli firmati, sia per la raccolta delle adesioni, sia per ogni ulteriore spiegazione. Per informazioni: Dott.ssa Arcangela Donno, tel. 3939248961(per il 118 e le Case di Cura Private, l’Ospedale Perrino ); dott.ssa Caterina Natoli, tel. 3479198717 (per i Medici Di Base); dott.ssa Maria Rosa Intiglietta, tel. 3458316342 (per i Servizi di Continuità Assistenziale e l’ex Di Summa); dott. Paolo Luperto, tel. 3474743131 (per i Poliambulatori di Brindisi e Provincia). l cinquecentesco Chiostro dei Domenicani di San Vito dei Normanni, sede della Civica Biblioteca “Giovanni XXIII”, ha fatto recentemente da cornice ad un incontro in cui sono state protagoniste le testimonianze sulla fede. Lo scorso 6 luglio, infatti, è stato presentato “Anche loro - inquieti cercatori” (edizioni Messaggero Padova e Rai Eri), l’ultimo libro del sacerdote sanvitese padre Vito Magno. A presentarlo è giunto in città un ospite d’eccezione, Francesco Giorgino, celebre mezzobusto della televisione italiana ed autore di interessanti pubblicazioni. Una serata di alto profilo culturale. Padre Vito Magno è nato e cresciuto a San Vito, ma da tempo risiede a Roma dove collabora con Radio Vaticana e con il quotidiano "Avvenire"; dirige il mensile "Rogate ergo" ed è proprio in qualità di giornalista che, a partire dal 1990, ha avuto la possibilità di entrare in contatto con diversi volti noti del panorama culturale, politico, musicale e televisivo italiano. In oltre vent’anni di lavoro, padre Vito Magno ha raccolto centinaia di interviste di questi uomini e donne che non tarda a definire “non comuni” e, dopo un’opportuna cernita, ne ha pubblicate oltre cento nel suo ultimo volume. Le sue interviste, come è d’uopo che faccia un sacerdote, mirano a scandagliare le profondità dell’anima degli intervistati cosicchè l’intervista diventa colloquio, incontro, indagine e… ricerca. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che l’autore sottolinea nella sua ultima fatica e sul quale ha voluto concentrare l’attenzione durante la presentazione: dietro il volto di uomo celebre si nasconde un inquieto cercatore in perenne cammino sulla via della fede nel tentativo di spiegare il senso della vita. Tra questi personaggi famosi compaiono Giulio Andreotti, Oreste Benzi, Enzo Biagi, il Dalai Lama, Luigi Giussani, Chiara Lubich, Madre Teresa di Clacutta, Carlo Maria Martini, Alda Merini, Rita Levi Montalcini, Ersilio Tonini e l’allora cardinal Ratzinger. Numerose anche le personalità del mondo dello spettacolo intervistate da padre Magno: si va da Vittorio Gassman ad Ermanno Olmi passando per Alberto Sordi ed Umberto Eco. A queste interviste padre Vito ha aggiunto quel breve colloquio realizzato l’altra sera “in diretta” con Francesco Giorgino, intervenuto nella presentazione in qualità di relatore. L'iniziativa, che ha riscosso un buon successo di pubblico, è stata curata dell’Amministrazione Comunale in collaborazione con le comunità parrocchiali cittadine che l’hanno promossa per l’“Annus Fidei”. Dario Romano ostuni Un incontro davvero unico al Centro di Cultura “Cirignola” La poesia che parla al cuore C i sono poesie che la mia ignoranza non permette di gustare. Quelle di Norah Zapata-Prill sono come la vita. Nell'aria la parola si respira, pian piano entra nella carne, prende vita senza chiedere codici, è spontanea, essenziale come respirare. Da noi in Sud America nei pomeriggi, dopo i servizi “di donne”, ci sediamo spesso nel “terreiro”, ci raccontiamo le storie quotidiane, figli, mariti, casa, vicini, panni da cucire...un po’ come tutte le donne nel mondo! L'incontro con Norah Zapata-Prill, nel giardino del Centro di Cultura “Donato Cirignola”, aveva quel sapore di “saudade, cheiro de terra de fogao a lenha”! Immersi nella parola e tra i miei dipinti e quelli di Roger Koroparai, abbiamo vissuto “Che la serenità è un dolore che sorride nelle parole, che ogni ruga ha la sua storia, che il fiume si fa oceano nel quale vivono migliaia di correnti girando intorno allo stesso punto: l'ESSERE. Che questo è la vita e il resto, storie”. Norah Zapata-Prill, nata a Cochabamba, corrispondente dell’Accademia Boliviana della Lingua. Professoressa di Letteratura e Castigliano, diplomata alla Scuola Normale Superiore Cattolica di Cochabamba, ha completato gli studi di grado superiore in Lingua e Letteratura Spagnola nell'Istituto di Cultura Ispanica di Madrid. Tra i vari premi e riconoscimenti ha ricevuto il Primo Gran Premio Nazionale “Franz Tamayo”, il più importante del suo Paese, in due occasioni, nel 1973 e nel 1977. Tra i volumi pubblicati: De las estrellas y el silencio (La Paz, 1975), Gèminis en invierno (La Paz, 1978), Fascinaciòn del fuego (La Paz,1985), Diàlogo en el acuario (Cochabamba,1985). Attualmente è direttrice dello stabilimento medico sociale psicogeriatrico “Donatella Mauri” a Losanna, Svizzera ed ha la cittadinanza svizzera oltre a quella boliviana. Norah Zapata-Prill è considerata una delle più grandi poetesse contemporanee della Bolivia. Miriam Duque Luglio-Agosto 2013 9 Parrocchie & Associazioni “M’interessa”, dei giovani di Ac salicesi salice salentino Interessante iniziativa della Parrocchia San Giuseppe “Creare lavoro qui è possibile. Proposte concrete” “C reare lavoro adesso qui è possibile. proposte concrete” Il 27 giugno scorso, presso il Centro polifunzionale di Salice Salentino, ha avuto luogo la conferenza “Creare lavoro adesso qui è possibile. Proposte concrete”. Il Convegno è stato organizzato dalla Parrocchia San Giuseppe in Salice Salentino in occasione del 35° anniversario della inaugurazione pastorale della Parrocchia. Sono intervenuti il prof. Amedeo Maizza, Preside della Facoltà di Economia e Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università del Salento, il prof. Stefano de Rubertis, Preside del Corso di Laurea in Scienze dell’Amministrazione e Politiche del Territorio dell’Università del Salento e il Presidente di Confindustria di Lecce dr Piernicola Leone De Castris. Relatori illustri, quindi, che hanno cercato di orientare le scelte dei giovani verso settori come quello agro-alimentare e turistico e che hanno la caratteristica di portare ricchezza all’interno della nostra Regione e di farla rimanere all’interno di questa. Ha introdotto la discussione Don Michele Arcangelo Martina, Parroco della Parrocchia organizzatrice e prof. Ordinario presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Brindisi, il quale ha esordito: «la nostra Parrocchia - molto giovane e di periferia sta vivendo l’anno dedicato al 35° anniversario della propria inaugurazione pastorale (avvenne il 15 ottobre 1977), che si concluderà con la solenne celebrazione eucaristica del 27 ottobre p.v., che sarà presieduta dal nostro Arcivescovo Mons. Domenico Caliandro. Si è trattato di un anno molto significativo per tutta la comunità. L’obiettivo è stato di riscoprirsi una vera comunità con tutti i crismi per vivere in pienezza la sua esperienza evangelica e la sua missione nel territorio cittadino e nel mondo. Pertanto, con tale obiettivo sono state attuate tutte le ordinarie attività pastorali con tutte le componenti comunitarie e secondo le diverse fasce di età, ma anche speciali iniziative per rendere operativa la vocazione naturale della Parrocchia, vale a dire attenzione forte ai giovani, impegno sociale e culturale e per il mondo del lavoro, avendo, peraltro, come protettore San Giuseppe, visto in particolar modo come santo lavoratore (vedi la statua in chiesa), nonché la valenza teologica e, quindi, la dignità del lavoro, che è partecipazione sempre in La tavola rotonda organizzata dalla Parrocchia atto all’opera creativa di DioCreatore. Si ben comprende dunque la ragione di questa conferenza sul no di dimensioni troppo ridotte rispetto lavoro per dare speranza ai giovani e alle alla domanda del settore della ristorazione famiglie». La discussione è caduta a pen- e non possono soddisfarla, quindi, complenello, proprio in contemporanea al decreto tamente. Le imprese del settore, sono perlegge del Governo Letta sull’occupazione ciò costrette a rifornirsi di prodotti che non giovanile e non. sono pugliesi. E sottolineava la mancanza A tal proposito, il prof. De Rubertis ha as- di figure professionali in grado di coordinaserito che il Meridione dovrebbe staccarsi re l’offerta agricola, ma, anche qui, il sistedal “cordone” che lo tiene legato al finan- ma formativo salentino si dimostra carenziamento pubblico che, in realtà, ha dise- te, dimostrazione ne sia che la Facoltà di ducato il Sud Italia, incapace di gestire tali Agraria più vicina si trova a Bari. Si avrebbe ingenti somme di denaro e impreparato forte necessità di figure come “Coordinatonell’affrontare gare d’appalto e lo ha spinto re di filiera” o “Manager di rete” o “Esperti alla conquista di guadagni facili che sono di qualità, per far sì che le caratteristiche sfociati, poi, nell’appropriazione indebita originarie dei prodotti non andassero perdi denaro. Anche il fenomeno turistico, che so durante il processo di produzione induil Salento sta conoscendo in questi anni che striale. conta 15 milioni di presenze ogni anno, ha L’intervento del Presidente di Confinduscoperto le strutture locali impreparate ad stria Lecce, dr Piernicola Leone de Caaffrontare il problema. stris ha evidenziato la noncuranza dello Il prof. Maizza, basandosi sui dati del Rap- Stato nei confronti delle imprese, che sono porto sull’economia in Puglia della Banca vessate da un’eccessiva contribuzione per d’Italia, ha affermato che nel 2012 la crisi i lavoratori, che non permette nuove assi è fatta sentire in tutti i settori dell’export, sunzioni, nonché una pressione fiscale del tranne che in quello chimico-farmaceutico, 70% (la più alta del mondo!) che non permeccanico-metallurgico e agro-alimentare. mette lo sviluppo delle imprese. Egli, come Le imprese dei primi due settori non sono imprenditore e proprietario dell’”Antica imprese pugliesi, quindi, la ricchezza da Azienda vitivinicola Leone De Castris”, ha loro prodotta non rimane in Puglia. Il set- messo in risalto i problemi specifici e ha intore che più propriamente ci appartiene è dicato i prodotti della nostra terra che magquello agro-alimentare, anche perché i no- giormente potrebbero distinguerci da altre stri prodotti, condizionati da fattori climati- regioni, ritagliandoci una nicchia specifica ci non possono essere coltivati in altre aree nel mercato mondiale: olive-olio, vino negeografiche. Le nostre imprese però, come gro amaro e vino primitivo. ha riferito il prof. De Rubertis, si dimostraSilvia Grasso D omenica 30 giugno 2013 è uscita la nuova edizione del Giornalino “M’INTERESSA”, a cura dei Giovani di Azione Cattolica della Parrocchia San Giuseppe di Salice Salentino, con la collaborazione del Parroco e Assistente Don Michele Arcangelo Martina. Il giornale, edito con una nuova forma grafica, ha il compito di porre all’attenzione dell’opinione pubblica problematiche di grande attualità che riguardano la cittadinanza, nella speranza di poter trovare risposte adeguate alle aspettative dei cittadini. Nel nuovo numero tematiche come la Fiera e Festa patronale Madonna della Visitazione: i motivi del declino e nuova riscoperta; il 35° della Parrocchia San Giuseppe, un anno ricco di eventi e progetti; i motivi della mancata realizzazione delle strutture sportive parrocchiali in contrada Pozzo Nuovo donato da una benefattrice, ora defunta, la sig.na Concetta Faggiano proprio per creare opere sociali e sportive per i giovani; intervista alle Associazioni, A.M.A., FucinAsud e Salic’è, che hanno reso noti i loro obiettivi e le loro iniziative future; e ancora notizie sullo sport, che ha visto la medaglia d’argento ai mondiali di Karate, per una nostra concittadina, ma anche spettacolo con la compagnia della Piccola Luna! serra club brindisi Tra l’8 ed il 9 giugno scorso un partecipato pellegrinaggio Sulle orme e nei luoghi di S. Pio da Pietrelcina U n altro pellegrinaggio, un’altra storia, un altro viaggio. Ma, il medesimo filo conduttore. Andare in fondo al proprio cuore, al proprio “io”, alla propria essenza per ritrovare la pace e la serenità, così come richiesto fortemente da Dio nostro Signore, con l’obiettivo di saper trasmettere queste emozioni e queste nuove conoscenze al prossimo. Ecco il messaggio che il Serra Club Brindisi ha voluto infondere ad ogni partecipante al pellegrinaggio svolto tra l’ 8 e il 9 giugno a San Giovanni Rotondo e a Pietrelcina, luoghi di grande spiritualità, di immensa gioia e di testimonianza divina: il primo ha visto vivere e morire (1968) Padre Pio, ma soprattutto è lì che Padre Pio ricevette le stigmate davanti ad un crocifisso nel settembre del 1918 ed è lì che realizzò la “Casa Sollievo della Sofferenza”, la più alta testimonianza materiale della volontà di Padre Pio di stare accanto ai poveri, ai malati, agli emarginati, ai sofferenti. Il secondo luogo, Pietrelcina, lo ha visto nascere con il nome di Francesco Forgione e vivere i primi momenti della sua vita dedicata ai poveri e alla sofferenza. Il tramite tra questi luoghi, tra queste Verità, tra le infinite vie del Signore che portano alla sublimazione dell’essere e i serrani brindisini è stato Don Giuseppe Satriano, vicario generale e cappellano del Serra Club Brindisi, che ha accompagnato i pellegrini in questa immersione nel benessere spirituale e celestiale. E il primo momento di questo “viaggio” è stato, forse, il più emozionante, quello ca- rico maggiormente di sensazioni positive e fondamentali per calarsi pienamente nello “spirito” di Padre Pio, nella dedizione agli altri e nell’amore verso il prossimo: l’immersione nella bellezza incommensurabile dei mosaici di Padre Marco Rupnik, un artista e teologo sloveno, nonché mosaicista cattolico. Un doppio percorso, posto tra la magnificenza della nuova Chiesa di San Pio, realizzata dall’architetto Renzo Piano, e la cripta dove riposa il “meraviglioso e radioso” corpo di Padre Pio. Un percorso, segnato da 32 mosaici di infinita e rara bellezza, che ridisegna i momenti salienti delle vite di San Francesco e San Pio. L’elemento conduttore è la sofferenza di Gesù in croce, la sofferenza divina. Attraversare quello spazio, camminare tra le due ali di forte amore per il Signore, ha rappresentato il più alto momento di raccoglimento interiore, il miglior modo per incontrare Padre Pio, lì, nella cripta, anch’essa di grande valore spirituale. In serata, poi, la partecipazione alla grande fiaccolata in processione nell’immenso spazio antisante il nuovo Santuario per “onorare” la Vergine Maria. Un altro momento di riflessione sulla propria vita, sul proprio “io”, dove la comunione tra decine di migliaia di fedeli ha reso magico un frammento della nostra esistenza. Per capire meglio il pensiero e le opere di padre Pio, per calarsi nel suo modo di essere, il gruppo dei Serrani, nella giornata di domenica 9 giugno, si è trasferito a Pietrelcina, città natale del Santo. La visita ai luoghi sacri come la sua casa in cui nacque il 25 maggio 1887, la chiesetta di Sant’Anna dove fu battezzato, il suo confessionale, la sua stanzetta per le preghiere e lo studio, la sua camera da adolescente ha completato il percorso interiore dei partecipanti. E camminare su quelle strade, su quelle salite tortuose che lo stesso Francesco Forgione percorreva per spostarsi da un luogo all’altro, è stato come dare uno scossone alla propria vita, un colpo di spugna di acqua benedetta alla propria esistenza. E al ritorno, verso il Santuario di Jaddico a Brindisi, dedicato alla Madonna, altro luogo di straordinaria presenza divina, ognuno dei pellegrini ha compreso che per amare gli altri, per amare veramente il prossimo, è necessario Amare Dio, Amare Gesù in croce. Quel Gesù che ha amato e che ama anche chi non lo ha amato e chi non lo ama. Il Gesù che perdona e che ama infinitamente tutti noi. Quel Gesù che lascia aperto sempre il suo cuore. E Padre Pio, così come San Francesco, ne è la testimonianza più assoluta. Renato Rubino Non manca uno sguardo sul mondo con un articolo di attualità sull’emblematica figura del nostro caro Papa Francesco! Chiunque fosse interessato, può richiedere il giornalino presso la Parrocchia. A questo punto qualcuno si chiederà come mai si continui a pubblicare un giornale cartaceo, rinnovandolo addirittura nella forma e nella grafica e quale interesse possa avere per la popolazione… Nell’epoca della telematica e della realtà virtuale, i giovani di Ac hanno voluto resistere con un giornale cartaceo, che privilegia il contatto diretto con il pubblico, che rivaluta la bellezza dell’interazione e che lancia proposte che non lasciano spazio ad un modo di vivere passivo. “M’INTERESSA” è curiosità, è impegno, è vivere la propria vita e l’ambiente sociale da protagonista, mai da spettatore, utilizzando al meglio il proprio tempo. Sotto lo sguardo attento della fede …. Che ci fa vedere tutto più bello e autentico, nella ricerca del vero senso della vita… “M’INTERESSA” è uno strumento di critica, di ricerca delle ragioni che sottostanno agli eventi, ma anche di proposta; è il frutto della collaborazione di ragazzi che non hanno bisogno di andare lontano per agire, perché il loro posto è qui e ora! “M’INTERESSA” è una fabbrica di idee e uno strumento per diffonderle! “M’INTERESSA” è capire che la responsabilità sociale può cambiare la storia! 10 50° Concilio e Anno della Fede Luglio-Agosto 2013 mesagne Il weekend di animazione sui temi della testimonianza cristiana Fede cristiana cioè Fede nell’Amore vero N ei giorni 21-23 giugno 2013, siamo state invitate a Mesagne per partecipare ad un evento relativo all’Anno della fede del titolo: “I giorni della fede”! Abbiamo risposto con gioia anche perché per noi Figlie di San Camillo, il nome di Mesagne ha un significato particolare per il fatto che in questa città, 119 anni fa, la nostra Madre Fondatrice, Beata Giuseppina Vannini, apriva la seconda casa dell’Istituto e molte figlie di questa terra sono diventate figlie di San Camillo! Sono stati tre giorni vissuti nella gioia di chi crede. La celebrazione, se così la vogliamo La testimonianza di Beatrice Fazi chiamare, era aperta a tutta la comunità ma rivolta soprattutto ai giovani, a questa “porzione” del popolo di Dio che forse soffre di più le conseguenze di un secolarismo dilagante. E allora niente meglio che fare festa insieme di modo che ci sia una specie di contagio, perché come dice Papa Francesco nella sua recentissima lettera enciclica Lumen Fidei: “…la fede tende a diffondersi, ad invitare altri alla sua gioia” (LF 39). Noi in teoria siamo state chiamate per portare la nostra testimonianza, ma effettivamente siamo state noi a ricevere tantissimo da questi ragazzi e ragazze pieni di gioia ed entusiasmo, che hanno preso parte in modo attivo alle giornate e diversi dei quali li abbiamo trovati impegnati anche nello svolgimento di campi estivi parrocchiali. Nella prima serata intitolata la “La Parola ci chiama…” è stata fatta l’intronizzazione della Parola, perché la fede nasce dall’ascolto attento di Dio che parla al cuore dell’uomo, e di seguito abbiamo sentito la commovente testimonianza di Beatrice Fazi che dopo una buona parte della sua vita lontana da Dio, pur essendo attrice e madre, sa rispondere ogni giorno alle “esigenze” della sua fede. Dalle sue parole e dal suo sguardo sprizzava quella convinzione che solo in Gesù si trova la vera gioia. La seconda serata è stata illuminata dalla toccante testimonianza di Fabio Salvatore, anch’egli attore. Com’è stato consolante sentire il racconto di un giovane che si lasci guidare dalla fede fino al punto di chiamare la sua stessa malattia un dono del Signore! Eppure gioia! Come si spiega? Ebbene, la spiegazione a tutto questo si trovava davanti alla Chiesa Madre: una tenda bianca con il Santissimo esposto e anche qui una comunità riunita per implorare dal Signore il dono della fede e di tante vocazioni sacerdotali e religiose, perché quando una comunità si mette in ginocchio il Signore non può non ascoltare. Tutti gli stand, allestiti in forma di corona alla bellissima Piazza Orsini, nei quali diverse realtà ecclesiali e istituti religiosi esponevano la loro opera a servizio della Chiesa e dei fratelli, diventavano la dimostrazione concreta di una fede gioiosa e operante. Grazie a questa iniziativa molte persone e tantissimi giovani hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con altri modi di vivere la fede e di spendere la propria vita per il bene degli altri. E non meno importante dal punto di vista della testimonianza credo che sia stata la partecipazione delle religiose alle danze dei giovani presenti in piazza, come per dimostrare che la consacrazione a Dio non ti allontana dal mondo, bensì ti immerge maggiormente seppur in modo diverso. La terza ed ultima serata ha avuto il suo culmine nella celebrazione Eucaristica che ha visto la comunità di Mesagne riunita attorno al suo Pastore Mons. Domenico Caliandro nella piazza antistante la Chiesa Madre, per concludersi poi con una gioiosa festa dei giovani! Il nostro grazie a Don Pietro De Punzio e a tutti gli organizzatori di questo bellissimo evento. Ci auguriamo e ci impegniamo a pregare affinché il seme lanciato nel cuore di tante persone e soprattutto dei giovani, cresca a porti frutti di gioia, di amore e di tanto impegno per il bene del prossimo. E concludo riportando ancora una frase di Papa Francesco: “La fede cristiana è dunque fede nell’Amore pieno, nel suo potere efficace, nella sua capacità di trasformare il mondo e di illuminare il tempo” (LF 15), e questo noi l’abbiamo “visto” nelle testimonianze di Beatrice Fazi e di Fabio Salvatore, che si sono lasciati trasformare dalla grazia e guidare dalla fede, e nell’accoglienza fraterna, gioiosa e quasi famigliare che abbiamo trovato in tutte le persone che abbiamo incontrato a Mesagne, tanto da farci sentire subito a casa! Sr. Bernardette I n occasione dell'Anno della Fede, la Vicaria di Mesagne, in collaborazione con la Consulta dei giovani e la Commissione per il territorio ha celebrato un “Weekend” di animazione sui temi della fede e della testimonianza cristiana. Mesagne, dichiarata Civitas Mariae, ha conosciuto nel corso dei secoli e fino ai giorni nostri, uomini e donne delle varie Congregazioni, Ordini e Istituti Religiosi che nella nostra Città hanno lasciato segni tangibili di spessore culturale, sociale e spirituale. L'iniziativa mirava non solo a far conoscere alle nuove generazioni le iniziative e i cammini formativi delle varie realtà ecclesiali che, ancora oggi, sono presenti a Mesagne, ma anche per offrire momenti di riflessione sui contenuti della fede. Dal 21 al 23 giugno, la Città si è coinvolta nella gioia della fede assaporando la bellezza di un Dio presente e vivente in mezzo al suo popolo. La Parola di Dio, infatti, è stata intronizzata solennemente per essere fonte della nostra vita cristiana. Nella serata del 21 giugno abbiamo ascoltato la testimonianza di Beatrice Fazi, attrice. Una donna dello spettacolo (interpreta il ruolo di Melina Catapano nello sceneggiato “Un medico in famiglia”) che per quasi due ore ha parlato della sua esperienza di fede. «Attraverso la lettura e la meditazione della Parola di Dio, ha detto Beatrice, mi sono avvicinata a Gesù. Avevo vissuto una vita disordinata, fatta di illusioni, esperienze brutte, ma l’incontro con i sacerdoti e la comunità parrocchiale, mi ha ridato la gioia della fede. Cristo mi amava ma io non lo sapevo». Anche la testimonianza di Fabio Salvatore, attore e regista pugliese, ha fatto riflettere gli ascoltatori. Un giovane provato dalla malattia, dalla morte violenta del padre ma all’aggravarsi del male, è costretto a fermarsi e a guardarsi dentro. Avrà così inizio la sua rinascita, attraverso uno straordinario cammino di fede: «Ho lottato, ho pianto, ho sofferto ... Mi hanno ucciso papà ... Mi sono perso ... Ma ho poi ho sentito la Misericordia di Gesù e ho scoperto la bellezza del mio tutto ... Oggi mi godo mia madre e penso a chi è riuscito a ridonarmi la felicità entrando nella mia vita!». La concelebrazione presieduta dal Vescovo è stata l’occasione per ritrovarsi come popolo di Dio, attorno alla Parola e l’Eucaristia. nell’anno della fedeIl 6 luglio incontro del Papa con i giovani chiamati da Dio Chiesa più missionaria e più gioiosa I l tono colmo di “humour” ed estremamente semplice e diretto di Papa Francesco rende l’incontro con i giovani che si sono lasciati cercare da Dio un incontro con un anziano che non è vecchio ma è giovane e fresco. Le chiamo le “Bergogliate”, le battute di un Francesco che fanno sorridere e divertire. Nulla hanno a che spartire con la superficialità o la futilità. Per questo sono “Bergogliate”, perché fanno penetrare la realtà non da paludati e in etichetta pseudo religiosa ma con la disinvoltura che annuncia il Vangelo e fanno piazza pulita di tutto il resto. Di tutto il resto. Bergogliata 1 la luna di miele: “Oggi siete in festa perché vivete un tempo di nozze, applaudite, fate festa. Ma quando finisce la luna di miele che succede?”. È un richiamo esigente ad una sequela che non conosca interruzioni di dedizione, di cambiamento di umore, ma si affidi all’unico Amore che viene donato e a cui si risponde. Francesco non è un ingenuo: i giovani non vivono sulle nuvole ma in una società ben concreta “questa cultura del provvisorio ci bastona tutti, ai miei tempi era più facile, la cultura favoriva una scelta definitiva”. Bergogliata 2 lo schifo: “Giustamente a voi giovani fa schifo quando vedete un prete o una suora che non sono coerenti”. In fin dei conti il termine è proprio azzeccato e se noi stagionati ci interrogassimo sulla nostra produzione di schifo, acquisiremmo più credibilità e cercheremmo, con tutte le nostre forze, di cambiare registro e di diventare realmente poveri: “A me fa male quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello: ma non si può!”. Bergogliata 3: faccia da peperoncino: “Santa Teresa diceva che un santo triste è un triste santo. Mai suore e preti con la faccia da peperoncino inaccetto”. Invece dell’aceto gioia trasparita da una vita donata si irraggia e sollecita alla lode di Dio per il dono della vita, del creato, della sua Presenza fra noi nel mistero del Pane e del Vino. Bergogliata 4: la bastonatura: “Dove è il centro della mancanza di gioia? È un problema di celibato. Voi consacrate il vostro amore a Gesù, il cuore a Gesù e questo ci porta a fare voto di celibato ma il voto di castità va avanti. È una strada che matura verso la paternità e la maternità spirituale”. Guai ai zitelli e alle zitelle! Se la fecondità non innerva l’animo e il quotidiano dei consacrati la sconfitta è già pesante e, forse, irrimediabile a meno che non si accetti “Gesù che bastonava quelli con una doppia faccia”. La bastonata perché fa male e suscita rivolta, ma le bastonate che provengono dalla Sua mano sono richiami che invitano alla conversione, al cambiamento. Luglio-Agosto 2013 50° Concilio e Anno della Fede viaggio tra i documenti conciliari La dichiarazione “Dignitatis Humanae” Libertà religiosa come diritto umano generale U La celebrazione in piazza con l’Arcivescovo Mons. Domenico Caliandro, ha benedetto e incoraggiato l’iniziativa dei giovani: ritrovarsi una volta al mese in adorazione per continuare l’esperienza gioiosa della fede. La serata è continuata con la festa dei giovani, dove sul palco, presentati da Cosimo Saracino, si sono alternati i nostri artisti mesagnesi che attraverso canzoni e poesie sui contenuti della pace e dell’amore, hanno contribuito a rendere vivace e bella la manifestazione. Un tocco di colore e di festa è stata offerta dalle comunità religiose che hanno aderito all’iniziativa: l’Azione Cattolica, i Coursillos de Cristianidad, i Missionari della Consolata, i Padri Carmelitani, il Terz’Ordine Domenicano, I Padri Francescani Conventuali, le Suore del Preziosissimo Sangue, le Suore dell'Immacolata di Santa chiara, le Suore Figlie di San Camillo, le Suore Francescane Immacolatine, le Suore Oblate di S. Antonio, l’Unitalsi, Radio Maria. Ad ogni Comunità Religiosa o Associazione era stato assicurato uno stand per l'esposizione delle pubblicazioni, per illustrare il carisma dei Fondatori o Fondatrici, la spiritualità dell'Istituto, le attività formative, le proposte vocazionali e per offrire gadget. Le Suore, in modo particolare, hanno animato la serata conclusiva di domenica 23 giugno, con canti, balli di gruppo e testimonianze. Renato Maizza, Missionario della Consolata in Argentina, ha coinvolto giovani e adulti in un girotondo finale tra la soddisfazione di tutti per aver gustato la bellezza e la gioia della fede. Don Pietro De Punzio Bergogliata 5: lo sport del lamento: “Non imparate da noi, che non siamo più giovanissimi, lo sport del lamento: non imparate da noi il culto della dea lamentela, ma siate positivi”. La distruzione che si insinua con questo sport è proporzionale all’allenamento e quando è praticato quotidianamente o pluriquotidianamente diventa un micidiale tossico inquinante che porta a scelte sbagliate, personali e comunitarie, infelici e dannose. Bergogliata 6: controcorrente: “Penso a Madre Teresa: era brava questa suora. Non aveva paura di niente. E non aveva paura di inginocchiarsi due ore davanti al Signore. Siate coraggiosi per pregare e andare controcorrente”. Gradiamo anche “il panino e la Coca Cola” che Francesco avrebbe anche offerto pur di stare ancora insieme ad un Pastore che, con tanta gioia di vivere, ci rende annunziatori veritieri di una “Chiesa più missionaria e meno tranquilla. Più gioiosa e non triste”. Cristiana Dobner 11 n testo conciliare che ha segnato “una delle maggiori svolte nel pensiero della Chiesa cattolica a riguardo della libertà religiosa”. È la dichiarazione del Vaticano II, “Dignitatis Humanae”, votata il 9 novembre 1965 e adottata alla vigilia della chiusura del Concilio, dopo aspri dibattiti. La libertà religiosa è definita dal testo conciliare “Dignitatis Humanae” come un diritto umano generale, che deve, di conseguenza, essere riconosciuto costituzionalmente come un diritto civile, con una doppia dimensione personale e sociale. Il suo fondamento non è nella convinzione personale della coscienza, è nella dignità della persona umana fondata sia nella ragione sia nella Parola di Dio. Il Concilio lega questo diritto della libertà religiosa all’esigenza di ricercare la verità e di aderirvi quando essa viene raggiunta. “L’uomo coglie e riconosce gli imperativi della legge divina attraverso la sua coscienza… Non si deve quindi costringerlo ad agire contro la sua coscienza. E non si deve neppure impedirgli di agire in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso” (n.3). Inoltre afferma che la libertà religiosa non riguarda soltanto la persona presa singolarmente, ma anche le comunità religiose organizzate (n.4). Questa libertà religiosa si esercita nel quadro della famiglia (n.5), deve essere garantita dai poteri pubblici (n.6). Essa ha anche dei limiti (n.7) e presuppone un’educazione (n.8). L’atto di fede cristiano è pertanto un atto libero, una risposta libera alla parola di Dio e alla sua grazia. La Chiesa afferma di rispettare questa libertà - “nessuno può essere costretto con la forza ad abbracciare la fede” (n.12) - e reclama questa libertà per se stessa da parte degli Stati (n.13). Invita i cattolici a vivere la libertà dei figli di Dio (n.14) e sollecita tutti gli uomini ad assicurare dappertutto quella libertà religiosa che in diversi Paesi è minata (n.15). Questo documento conciliare è in consonanza con i testi giuridici internazionali, come l’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che riconosce la libertà religiosa, ivi compreso il diritto a cambiare la propria religione. Ma il contesto mondiale è molto cambiato dal 1965: il mondo non è più bipolare, il liberalismo economico si è imposto dappertutto e condiziona i comportamenti e i pensieri. Due eventi hanno sconvolto il panorama mondiale: nel 1989, la caduta del muro di Berlino e la quasi-scomparsa dei regimi comunisti; l’11 settembre 2001, l’attentato a New York che condiziona fortemente lo sguardo degli occidentali verso il mondo musulmano. Oggi il panorama della libertà religiosa nel mondo non è quello sperato dal Concilio. In alcuni Paesi la libertà religiosa è considerata un’opzione individuale, senza conseguenze per la vita della città. In molti Paesi a maggioranza musulmana, se la libertà di culto è spesso riconosciuta (eccezion fatta per l’Arabia Saudita), la libertà di coscienza che implica il diritto a cambiare religio- ne non è ammessa. La Chiesa, che si è fortemente impegnata nella battaglia per i diritti umani, per difendere e promuovere la libertà religiosa si può appoggiare non solo sulla propria dottrina, ma anche sui testi internazionali. Lo può fare insieme ad altri, senza complessi. Con i partner di altre tradizioni religiose occorre compiere un lavoro in due direzioni: far riconoscere la dimensione sociale e comunitaria della libertà religiosa da parte dei poteri pubblici e della società civile e rifiutare così la privatizzazione della religione. In secondo luogo occorre riflettere sulle forme di una distinzione, o meglio di una separazione tra le comunità religiose e i poteri pubblici, tenendo conto della diversità delle storie e delle culture, nella preoccupazione per la reciproca autonomia e l’attenzione alla situazione delicata delle conversioni. Per tutti e con tutti, la Chiesa difende la dignità della persona umana e quindi la libertà religiosa, la libertà di culto e libertà di coscienza, ivi compreso il diritto a scegliere la propria religione, diritto spesso rifiutato dall’islam. Difendere la libertà religiosa implica inoltre riflettere sulla teologia della missione e i suoi mezzi. È lo scopo dell’accordo ecumenico “La testimonianza cristiana in un mondo multireligioso” elaborato e firmato da Chiesa cattolica, Consiglio ecumenico delle Chiese ed Evangelici. Infine, nella situazione delle società secolarizzate, come fare riconoscere l’importanza della dimensione spirituale dell’uomo, delle condizioni necessarie affinché egli possa liberamente porre un atto di fede? La “Dignitatis humanae” è più che mai un appoggio e un riferimento per la Chiesa nella sua preoccupazione di servire la dignità di tutto l’essere umano, di ogni uomo, di tutti gli uomini. Christophe Roucou Speciale 12 Luglio-Agosto 2013 Luglio-Agosto 2013 Speciale 13 “Lumen fidei”, Enciclica a quattro mani per credere, vedendo approfondimento Intervista a Mons. Semeraro «Più che un programma l’individuazione di una urgenza pastorale nella Chiesa» S ulla prima Enciclica di Papa Francesco, abbiamo raccolto le prime impressioni e riflessioni di monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e presidente della Commissione episcopale della Cei per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi. Eccellenza, anzitutto il titolo del documento “Lumen fidei”, da cui emerge il tema fondamentale: la fede. Di solito la prima Enciclica è considerata il testo programmatico del pontificato. C’è anche da considerare che il tema della fede viene rilanciato nell’Anno dedicato a questa virtù. «Non è fuori luogo mettere in evidenza un certo carattere programmatico per la prima lettera Enciclica di un Papa, se non altro per il valore che questa forma magisteriale ha assunto negli ultimi decenni, specialmente con i Papi dell’ultimo secolo. Più da vicino si penserà alla ‘Ecclesiam Suam’ di Paolo VI, alla ‘Redemptor hominis’ di Giovanni Paolo II e alla ‘Deus Caritas est’ di Benedetto XVI. Mi permetterei, piuttosto, di aggiungere che nel caso di questa Enciclica più che di un ‘programma’ si tratta della netta individuazione di una urgenza pastorale per la Chiesa, oggi. Ricorderei le parole di Benedetto XVI nell’Omelia per il ‘Te Deum’ di fine anno del dicembre 2011. In quella circostanza il Papa disse che “la quaestio fidei è la sfida pastorale prioritaria... I discepoli di Cristo sono chiamati a far rinascere in se stessi e negli altri la nostalgia di Dio e la gioia di viverlo e di testimoniarlo, a partire dalla domanda sempre molto personale: perché credo?”. A me pare che la scelta di questo tema per l’Enciclica che oggi è resa nota si ponga nell’individuazione di questa priorità pastorale. Se è così, ritengo che questo medesimo elemento possa anche essere qui assunto come un primo tratto di continuità magisteriale fra Benedetto XVI e Francesco. C’è di sicuro il contesto dell’Anno della fede, al quale si fa riferimento agli inizi del documento. Il Papa scrive che la Chiesa “non presuppone mai la fede come un fatto scontato, ma sa che questo dono di Dio deve essere nutrito e rafforzato, perché continui a guidare il cammino” (n.6). In un primo sguardo all’Enciclica ho subito colto un’affermazione riguardo al Concilio che desidero riprendere, anche per il suo rimando a quanto disse Paolo VI: il Vaticano II “è stato un Concilio sulla fede”. È una chiave di lettura dei testi conciliari che ritengo molto utile e da approfondire. Francesco scrive che “il Concilio Vaticano II ha fatto brillare la fede all’interno dell’esperienza umana, percorrendo le vie dell’uomo contemporaneo”. Direi che a proposito di quella ermeneutica dei testi conciliari, di cui si parla, è una prospettiva molto interessante». Questa Enciclica completa il trittico sulle virtù avviato da Benedetto XVI, autore di due documenti, rispettivamente, sulla carità e sulla speranza. Incontrando recentemente la segreteria generale del Sinodo dei vescovi, Papa Francesco ha ricordato che è stato il suo predecessore a cominciarla - “un’enciclica a quattro mani, dicono” ha commentato sorridendo - e poi a consegnargliela perché la portasse a termine. «L’immagine delle ‘quattro mani’ è sim- patica! Ma non si tratta delle ‘mani’ del papà che si aggiungono a quelle del figlio per... preparare i compiti a casa! Quando udii l’immagine, mi venne spontaneamente da pensare al fatto che Benedetto XVI sia un pianista provetto. Se n’è parlato molto e una volta – se ben ricordo – apparve anche una foto nella quale si vede Papa Benedetto suonare il pianoforte ‘a quattro mani’ con il fratello. Ora, io direi che suonare un pianoforte a ‘quattro mani’ produce una musica molto suggestiva e bella. Ed è il caso, eventualmente di questa Enciclica. Papa Francesco lo aveva preannunciato e qui lo dice così: “Assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi” (n.7). Qualcuno potrà applicarsi a eventualmente distinguere le ‘mani’ che hanno suonato la ‘musica’ di questa Enciclica. È lo stesso Papa Francesco, però, che dissuade (a me pare) da simili operazioni. Il Papa rimanda chiaramente a un unico “soggetto”: il Papa, appunto! Scrive, difatti: “Il Successore di Pietro, ieri e oggi e domani, è infatti sempre chiamato a ‘confermare i fratelli’ in quell’incommensurabile tesoro della fede che Dio dona come luce sulla strada di ogni uomo”. Per altro verso, è vero - come lei dice - che con questa Enciclica si compone il trittico sulle virtù avviate da Benedetto XVI. Anche in questo caso, però, nel testo del documento troverei qualcosa di più. Il Papa ricorda che “fede, speranza e carità costituiscono in un mirabile intreccio, il dinamismo dell’esistenza cristiana verso la comunione piena con Dio”. Ciò vuol dire che non siamo semplicemente a un ultimo tassello di un trittico, bensì alla proposta di una “vita teologale”. Le virtù teologali non vivono isolate e isolabili fra loro, ma sono una “vita”, cioè un tutto vitale. È bello, ad esempio, che il Papa ricordi il nesso tra conoscenza e amore ricorrendo alla frase di san Gregorio Magno: “Amor ipse notitia est”, indicando le radici agostiniane della formula e le sue risonanze medievali in Guglielmo di Saint Thierry che commenta il Cantico (cfr n.27). Ma sono cose che meritano una lettura più approfondita. Ora siamo ancora a un primo sguardo». “L I quattro movimenti dell’enciclica sinfonia umen fidei” (“La luce della fede”) è la prima Enciclica firmata da Papa Francesco. Suddivisa in quattro capitoli, più un’introduzione e una conclusione, la lettera - spiega lo stesso Pontefice - si aggiunge alle Encicliche di Benedetto XVI sulla carità e sulla speranza e assume il “prezioso lavoro” compiuto dal Papa emerito, che aveva già “quasi completato” l’Enciclica sulla fede. A questa “prima stesura” Francesco ha aggiunto “ulteriori contributi”. L’introduzione. L’introduzione illustra le motivazioni poste alla base del documento: innanzitutto, recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace d’illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo. In secondo luogo, l’Enciclica vuole rinvigorire la percezione dell’ampiezza degli orizzonti che la fede apre per confessarla in unità e integrità. “Chi crede, vede”, scrive il Papa. Il primo capitolo. Nel primo capitolo, il Pontefice si sofferma sulla figura di Gesù, mediatore che ci apre a una verità più grande di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della fede. In quanto risorto, inoltre, Cristo è “testimone affidabile”, “degno di fede”. Ma c’è “un aspetto decisivo” della fede in Gesù: “La partecipazione al suo modo di vedere”. Usando un’analogia, il Papa spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio di noi” - l’architetto, il farmacista, l’avvocato - così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia affidabile ed esperto “nelle cose di Dio” e Gesù è “colui che ci spiega Dio”. La fede, poi, “non è un fatto privato”, ma è destinata a diventare annuncio. Il secondo. Nel secondo capitolo, “Se non crederete, non comprenderete”, il Papa scrive: “La fede senza verità non salva. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”. Ed oggi, data “la crisi di verità in cui viviamo”, è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea tende ad accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la scienza e che è “vero perché funziona”, oppure le verità del singolo valide solo per l’individuo e non a servizio del bene comune. Ciò comporta però il “grande oblio del mondo contemporaneo” che - a vantaggio del relativismo e temendo il fanatismo - dimentica la domanda sulla verità, sull’origine di tutto, la domanda su Dio. La “Lumen fidei” sottolinea, poi, il legame tra fede e amore, inteso come il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà. A questo punto, il Papa apre un’ampia riflessione sul “dialogo tra fede e ragione”. La fede non è intransigente, il credente non è arrogante. Al contrario, la verità rende umili e porta alla convivenza e al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi. Il terzo. Il terzo capitolo, “Vi trasmetto quello che ho ricevuto”, è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé, scrive il Papa, ricordando la catena ininterrotta dei testimoni della fede. Ciò comporta il legame tra fede e memoria perché l’amore di Dio mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù. Inoltre, diventa “impossibile credere da soli”, perché la fede apre l’io al “noi” ed avviene sempre “all’interno della comunione della Chiesa”. Per questo, “chi crede non è mai solo”. C’è “un mezzo speciale” con cui la fede può trasmettersi: i sacramenti. Il quarto. Il quarto capitolo, “Dio prepara per loro una città”, spiega il legame tra la fede e il bene comune. La fede, infatti, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Ecco perché essa non allontana dal mondo e non è estranea all’impegno concreto dell’uomo contemporaneo. L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti illuminati dalla fede: la famiglia fondata sul matrimonio, i giovani, i rapporti sociali, la natura, la sofferenza e la morte. All’uomo che soffre Dio offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre. In questo senso, la fede è congiunta alla speranza. Alla fine della “Lumen fidei”, il Papa invita a guardare a Maria, “icona perfetta” della fede. Quali sono i principali spunti di riflessione contenuti nel documento? «Al momento mi limiterei a cogliere l’architettura del testo nella successione dei suoi capitoli. A me pare che nelle quattro tappe l’Enciclica ci permette di osservare la fede in quattro distinte, convergenti e inseparabili prospettive. Anzitutto quella che in teologia è chiamata la “fides qua”: quel dinamismo vitale per cui credere vuol dire muoversi camminando verso Dio! È la fede che dice Amen! “L’uomo fedele riceve la sua forza dall’affidarsi nelle mani del Dio fedele” (n.10). Il primo capitolo, dunque, è la storia della vita di fede, da Abramo - nostro padre nella fede - alla Chiesa che oggi ripete e acclama: Amen! Il secondo aspetto è quello veritativo della fede, diremmo, ossia il suo intimo rapporto con la verità - così ripetutamente richiamato da Benedetto XVI - e perciò anche il rimando al rapporto fede-ragione, su cui insistette Giovanni Paolo II con la sua Enciclica sul tema. Anche in questo caso il punto di partenza è un testo biblico: quello di Isaia 7,9 che è stato ed è molto importante per la riflessione teologica. Il terzo aspetto riguarda la trasmissione della fede e, per ora, mi limiterei a Continua alla pagina seguente Castel Gandolfo, 23 marzo 2013: visita di Papa Francesco al Papa emerito Benedetto XVI. Sullo sfondo Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano © Photographic service-L’Osservatore Romano Segue dalla pagina precedente portare l’attenzione sul rimando implicito all’esordio della costituzione “Lumen Gentium”. Nell’Enciclica Francesco scrive: “La luce di Gesù brilla, come in uno specchio, sul volto dei cristiani e così si diffonde, così arriva fino a noi, perché anche noi possiamo partecipare a questa visione e riflettere ad altri la sua luce, come nella liturgia di Pasqua la luce del cero accende tante altre candele. La fede si trasmette, per così dire, nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma...” (n.37). È davvero molto bello. Lo stesso Papa Francesco, in una delle sue omelie a Santa Marta, fece ricorso, qualche tempo fa, al tema patristico del “mysterium lunae”. C’è, poi, l’ultimo capitolo, che esordisce col tema molto suggestivo del “Dio affidabile”. Scrive il Papa: “Il Dio affidabile dona agli uomini una città affidabile” (n.50). Il quarto capitolo indica alcuni luoghi specifici per una città degli uomini che sia davvero affidabile: il bene comune, la famiglia, la vita sociale, la forza consolante nella sofferenza. “Il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare un atto di amore, affidamento alle mani di Dio che non ci abbandona e, in questo modo, essere una tappa di crescita della fede e dell’amore” (n.56)». C’è un brano particolare dell’Enciclica che desidera sottolineare? «Siamo ancora a un primo sguardo, evidentemente. In tale condizione di prima accoglienza ha attirato la mia attenzione un passaggio iniziale riguardo a quella “affidabilità” di Dio, cui ho appena accennato. Mi è tornata alla memoria (mi è parso di cogliere che molte volte il Papa ricorre al termine “memoria” e al verbo “ricordare” e ciò si trova anche in altri suoi precedenti testi) un assioma fondamentale per la spiritualità di un gesuita ed è l’affermazione - riferita a sant’Ignazio di Loyola - per cui occorre “cercare Dio in tutte le cose e in tutte le cose trovare Dio”. È un principio altissimo, che ispira molti autori spirituali e teologi provenienti dalle fila della Compagnia di Gesù. Anche p. Antonio Spadaro, presentando il nuovo look della rivista “La Civiltà Cattolica” ne fece cenno. Ora a me pare di ritrovarlo in diversi passaggi dell’Enciclica. Ne cito qui uno solo: “La nostra cultura ha perso la percezione di questa presenza concreta di Dio, della sua azione nel mondo. Pensiamo che Dio si trovi solo al di là, in un altro livello di realtà, separato dai nostri rapporti concreti. Ma se fosse così, Se Dio fosse incapace di agire nel mondo, il suo amore non sarebbe veramente potente, veramente reale, e non sarebbe quindi neanche vero amore, capace di compiere quella felicità che promette” (n.17). Penso che questa affermazione potrebbe essere assunta quale un principio per la nuova evangelizzazione, di cui si parla oggi». Quali, allora, le richieste e le implicazioni per la comunità cristiana? Anche pensando alla nuova evangelizzazione, cui ha fatto riferimento? «Sotto questo profilo ritengo che il terzo capitolo dell’Enciclica sarà di grande ed efficace aiuto. Il Papa qui richiama il tema della Chiesa “madre della nostra fede” e prima, citando Romano Guardini, scrive che la Chiesa “è la portatrice storica dello sguardo plenario di Cristo sul mondo” (n.22). Il principio è fondamentale. Anche in questo capitolo il punto d’avvio è biblico: “Ho creduto, perciò ho parlato” (2Cor 4,13) e lo sviluppo sottolinea l’importanza della “trasmissione della fede”. Essa, scrive il Papa (anche qui richiamando il leit motiv della luce) “brilla per tutti gli uomini di tutti i luoghi, passa attraverso l’asse del tempo, di generazione in generazione. È attraverso una catena ininterrotta di testimonianze che arriva a noi il volto di Gesù” (n.37). Leggere queste parole durante un primo, veloce sguardo sul testo, mi ha confortato molto, perché ho visto che tutto il cammino pastorale della Chiesa in Italia in questi primi due decenni del Terzo Millennio si muovono in questa direzione. Penso al documento Cei “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”; penso al Convegno di Verona e, in particolare, all’ambito della “tradizione” e non soltanto; penso al documento per l’attuale decennio “Educare alla vita buona del Vangelo” con la scelta prioritaria dell’iniziazione cristiana e dell’annuncio del Vangelo agli adulti; penso anche all’attività in questi anni della Commissione episcopale per l’annuncio della fede e alla grande opera di sostegno del nostro Ufficio catechistico nazionale. Credo che noi vescovi italiani, i catechisti, le catechiste e tutti gli operatori pastorali, potranno attingere da questa Enciclica davvero una grande “luce” per la fede e per la crescita delle comunità ecclesiali». In conclusione, un’ultima sollecitazione con le parole del Papa. «Fra le prime pagine la mia attenzione si è fermata su queste parole: “La fede fa grande e piena la vita...” (n.5). Più avanti ho notato un lungo e sostanzioso paragrafo, il n.35, in cui il Papa scrive della fede e della ricerca di Dio. Ho ricordato che alcuni anni or sono dall’episcopato italiano è stata scritta una “Lettera ai cercatori di Dio”. Mi ci sono, dunque, soffermato. Ho ritrovato il principio del cercare e trovare Dio in tutte le cose: “L’uomo religioso cerca di riconoscere i segni di Dio nelle esperienze quotidiane della sua vita, nel ciclo delle stagioni, nella fecondità della terra e in tutto il movimento del cosmo. Dio è luminoso, e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero”. Modello per questa “ricerca di Dio” sono i Magi, di cui narra il Vangelo! La luce di Cristo, insomma, apre in qualche modo un “cerchio” luminoso nel quale il cristiano e ogni uomo possono immergersi e vivere. Citerei, per concludere, queste espressioni: “Poiché la fede si configura come via, essa riguarda anche la vita degli uomini che, pur non credendo, desiderano credere e non cessano di cercare. Nella misura in cui si aprono all’amore con cuore sincero e si mettono in cammino, con quella luce che riescono a cogliere, già vivono, senza saperlo, nella strada verso la fede. Essi cercano di agire come se Dio esistesse, a volte perché riconoscono la sua importanza per trovare orientamenti saldi nella vita comune, oppure perché sperimentano il desiderio di luce in mezzo al buio, ma anche perché, nel percepire quanto è grande e bella la vita, intuiscono che Dio la renderebbe ancora più grande”. Se l’Enciclica è “a quattro mani”, direi che questa è “musica” per la nuova evangelizzazione». Vincenzo Corrado SALVAGUARDIA DEL CREATO Il 1° settembre l’ottava Giornata nazionale La famiglia educa alla custodia del creato I l creato è qualcosa “che possiamo custodire e purtroppo anche demolire”, perché “dipende da noi, dalla nostra sapienza scegliere la strada giusta”. Parte da un’antica massima della Scrittura - “La donna saggia costruisce la sua casa, quella stolta la demolisce con le proprie mani” (Pr 14,1) - il messaggio della Cei per l’ottava Giornata per la custodia del creato, che si celebrerà il 1° settembre sul tema “La famiglia educa alla custodia del creato”. La famiglia, dunque, come “scuola di custodia del creato”. Due i riferimenti di fondo scelti dai vescovi: la 47ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si svolgerà a Torino dal 12 al 15 settembre sul tema “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”, e la “Gaudium et Spes”, ancora attualissima a 50 anni dal Concilio, che al n. 52 definisce la famiglia come “una scuola di umanità più completa e più ricca”. Come guida, Papa Francesco, che ha esortato più volte, fin dall’inizio del suo pontificato, a “coltivare e custodire il creato”. No alla “cultura dello scarto”. Il “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani, ha detto Papa Francesco nell’udienza generale del 5 giugno, stigmatizzando quella “cultura dello scarto” che “contagia tutti” e per la quale “la vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora - come il nascituro -, o non serve più - come l’anziano”. “Come la famiglia può diventare una scuola per la custodia del creato e la pratica di questo valore?”, chiede il Documento preparatorio per la 47ª Settimana Sociale. Tre, nel messaggio della Cei, le “prospettive da sviluppare nelle nostre comunità: gratuità, reciprocità, riparazione del male. Lo sguardo sulle cose. La gratuità è “una prospettiva che fa cambiare lo sguardo sulle cose”, e così “tutto diventa intessuto di stupore”. La famiglia, per la Chiesa italiana, “è maestra della gratuità del dono”. Si vive nella logica del dono solo se si parte dalla gratitudine verso Dio, che poi si esprime nei semplici gesti quotidiani, appresi proprio in famiglia: la preghiera a tavola prima dei pasti, la gioia della condivisione fraterna, la cura per la casa, la parsimonia nell’uso dell’acqua, la lotta contro lo spreco, l’impegno a favore del territorio. “Viviamo in un giardino, affidato alle nostre mani”, si legge nel messaggio, in cui si cita il n. 34 della “Caritas in Veritate”, in cui Benedetto XVI ricorda che la gratuità è presente nella nostra vita “in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza”. Scuola di reciprocità. Famiglia come scuola di “relazioni buone” con le persone, come luogo dove s’impara il rispetto per la diversità: “È in famiglia che la diversità, invece che fonte d’invidia e di gelosia, può essere vista fin da piccoli come ricchezza”, scrivono i vescovi. “La purificazione delle competizioni fra il maschile e il femminile fonda la vera ecologia umana”, si legge nel messaggio: in famiglia, allora, s’impara “non l’invidia, ma la reciprocità, l’unità nella differenza, il riconoscersi l’uno dono per l’altro. “Non più avversari, ma collaboratori”. Riparare le ferite. “Riparare le ferite” che “il nostro egoismo dominatore ha inferto alla natura e alla convivenza fraterna”: è l’invito centrale del messaggio, in cui si i vescovi chiedono “un serio e tenace impegno a riparare i danni provocati dalle catastrofi naturali e a compiere scelte di pace e di rifiuto della violenza e delle sue logiche”. Per la Cei, si tratta di “un impegno da condurre avanti insieme, come comunità, brindisi solidale Una realtà impegnata a promuovere la solidarietà Un nuovo modo di fare missione O gni 5 secondi un bimbo muore di fame nel Sud del mondo mentre 1% della popolazione mondiale (che vive nei paesi industrializzati) detiene quasi la metà della ricchezza del pianeta. In questi paesi “sviluppati” quasi la metà delle famiglie sono divise, la depressione sta divenendo la prima causa d’invalidità permanente, i bimbi sono sempre più soli e obesi. Non c’è lucida cattiveria, ma una confusione secolare che colpisce ogni persona nella propria identità, nella propria spiritualità e quindi nella propria capacità di amare, lavorare bene ed essere solidali con gli altri. Oggi la prima necessità, al nord come al Sud del mondo, è quella di uscire dai tanti inganni e recuperare le energie potenziali di ogni persona, fino alla sussistenza ed alla globalizzazione della solidarietà. Solo su queste basi si avrà la maturità e la sapienza per mettere in moto iniziative che risolvano definitivamente ogni emergenza. Anzitutto, c’è bisogno di una nuova cultura che rispetti la vita. Noi di “Italia Solidale – Brindisi Solidale” partiamo sempre da questa realtà. famiglia di famiglie. Perché i problemi di una famiglia siano condivisi dalle altre famiglie, attenti a ogni fratello in difficoltà e ogni territorio violato. Con la fantasia della carità”. Anche “il profumo della domenica” s’impara in famiglia: per la Cei, la sacralità della domenica è una “frontiera decisiva”. Sono anni che, sia pur gr adualmen te e in mezzo a mille difficoltà, stiamo concretamente sconfiggendo la fame dello spirito e del corpo nel Sud del mondo ed in Italia, senza creare strutture od uffici, senza finanziamenti statali, solo attraverso il movimento di “persone per le persone”. In questo impegno abbiamo affrontato l’emergenza Tsunami, le guerre del nord Uganda e del Sudan, la guerra civile in Colombia, la terribile situazione del Darfur . Tutto questo in comunione con volontari (missionari e laici) di 20 tra Congregazioni e Diocesi e con 24.000 volontari donatori coinvolti in un nuovo modo di far missione e adozione a distanza. Così, anche in Brindisi e provincia, i volontari donatori hanno formato piccole comunità di “sviluppo di vita e missione” con cui si promuove la solidarietà e si superano tante sofferenze personali e relazionali, per essere veri testimoni di vita. In questo sentiamo di contribuire alla Chiesa Ecumenica, che è fatta di persone con Dio che amano come Cristo ha amato, a prescindere dalle differenze di confessione religiosa o di cultura. Per informazioni: www.brindisisolidale. org - cell. 338.53.85.117 - email: euprepio. [email protected] Euprepio Stoppa il tuo 5 x mille al Consultorio diocesano “Speranza” scrivi il codice fiscale 91039400741 nel riquadro delle ONLUS sulla tua dichiarazione dei redditi tel. 0831/563145 - [email protected] 16 Vita di Chiesa Luglio-Agosto 2013 motu proprio La Santa Sede si adegua al diritto internazionale “Fine pena mai”? Papa Francesco lo abolisce N C riminalità internazionale, uso “improprio” del merQuale considerazione generale si può fare circa questo incato e dell’economia, terrorismo, revisione della nortervento di Papa Francesco? mativa penale e amministrativa interna al Vaticano: «Una valutazione complessiva è che si tratta di un intervento sono queste le novità che giovedì 11 luglio il Papa ha annunmolto ampio in ambito penale, con due linee di fondo: la priciato con l’emanazione di un “motu proprio” che ha subito ma è che siamo davanti a un adeguamento dell’ordinamento fatto il giro del mondo. Diverse le letture che i mass media giuridico dello Stato della Città del Vaticano a tutta una serie nazionali ed esteri hanno fatto di questo annuncio: c’è stato di norme e di convenzioni internazionali che tendono, apchi ha puntato l’attenzione sull’abolizione dell’ergastolo, chi punto, a contrastare la criminalità organizzata oltre che per sul “giro di vite” circa i reati su minori e la pedofilia, chi ha la tutela delle persone dei minori, la discriminazioni razziale, voluto vedere un ulteriore passo avanti del Vaticano verso le torture e così via. Quindi si può dire che la Santa Sede con “Moneyval”, il gruppo di lavoro del Consiglio d’Europa che tutti i suoi organismi si adegua tutto ciò che c’è di più modersi occupa di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del no sul piano giuridico a livello internazionale». terrorismo internazionale. Il documento papale, in realtà, costituisce al tempo stesso un adeguamento e un passo avanti E la seconda linea di fondo? Prof. Cesare Mirabelli «Direi che consiste nella cooperazione che si attua sul livelun po’ su tutti gli aspetti citati più sopra, anche se la complessità delle materie è tale che – ha assicurato il presidente lo internazionale con, ad esempio, l’abolizione della pena del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe dell’ergastolo, oltre che per altri connotati penali minori. Dalla Torre, altri interventi seguiranno relativi sempre all’antiriciclaggio, alle Quindi una rivisitazione e reimpostazione della pena con una finalità rieattività finanziarie, alla lotta al terrorismo e alle altre discipline citate. Accan- ducativa perché, nel caso dell’abolizione dell’ergastolo, non si dica più ‘fine to al Motu Proprio occorre anche ricordare che, sempre l’11 luglio la Ponti- pena mai’. Quindi il riconoscimento esplicito che la pena è finalizzata al reficia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano ha approvato alcune cupero del condannato anche di fronte a reati gravissimi, e adottando pene leggi: la n. VIII, recante “Norme complementari in materia penale”; la n. IX, volte realmente al recupero pur in presenza di condanne a detenzioni molto recante “Modifiche al Codice penale ed al Codice di procedura penale”; la n. lunghe». X, recante “Norme generali in tema di sanzioni amministrative”. Con queste novità si dà attuazione a molteplici Convenzioni internazionali, tra le quali le Quindi un Vaticano che precisa le sue posizioni giuridiche sul piano inquattro Convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; la Conternazionale? venzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discrimi- «Sì, certamente, perché queste decisioni esaltano l’adeguamento normativo nazione razziale; la Convenzione del 1984 contro la tortura; la Convenzione alle convenzioni e norme penali che derivano come impegni degli Stati, dedel 1989 sui diritti del fanciullo. Di fronte a questa materia così complessa, il rivanti appunto da convenzioni internazionali progressivamente ratificate e Sir ha posto alcune domande al professor Cesare Mirabelli, docente di dirit- adottate». to ecclesiastico e consigliere generale dello Stato della Città del Vaticano. eventi Il papa ricorda il fondatore dei Ministri degli Infermi Aperto l’anno giubilare camilliano D omenica 14 luglio anche Papa Francesco, recitando l’Angelus dal Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, ha voluto ricordare San Camillo de Lellis, mentre si apre l’anno giubilare per il quarto centenario della morte. “Un uomo che ha vissuto pienamente il Vangelo del buon samaritano – ha detto il Pontefice - è il Santo fondatore dei Ministri degli Infermi, patrono dei malati e degli operatori sanitari”. Tutto il mondo camilliano ha celebrato la solennità liturgica del Santo, con gli occhi rivolti alla sua città natale: Bucchianico, in provincia di Chieti. Da qui, in diretta nazionale su Rai Uno, è stata trasmessa una santa messa presieduta da mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto. La celebrazione ha permesso anche ai sofferenti e ai malati di unirsi idealmente alla festa per l’apertura dell’anno giubilare, per cui papa Francesco ha concesso l’indulgenza plenaria. Nel corso della sua omelia, mons. Forte ha ripercorso la storia di San Camillo, che «da soldato appassionato si aprì al pentimento, diventando il buon samaritano capace di guardare con occhi aperti il dolore degli altri». Riflettendo sulla frase di un francescano – “Dio è tutto, il resto è nulla” – Camillo «abbandonò la sua vita errabonda e iniziò a servire i fratelli, riconoscendo in loro il volto di Gesù Cristo». Egli «mise al centro dell’impegno sanitario la dignità della persona umana, invitando all’attenzione verso i deboli e i malati». Novità ei giorni scorsi la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha reso pubblico un decreto, datato 1° maggio, a firma del Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto del Dicastero, con il quale è stato disposto che anche nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV del Messale Romano, dopo la Beata Vergine Maria, si faccia menzione del nome di San Giuseppe, suo Sposo. “Nella Chiesa cattolica - si legge nel decreto - i fedeli hanno sempre manifestato ininterrotta devozione per San Giuseppe e ne hanno onorato solennemente e costantemente la memoria di Sposo castissimo della Madre di Dio e Patrono celeste di tutta la Chiesa, al punto che già il Beato Giovanni XXIII, durante il Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II, decretò che ne fosse aggiunto il nome nell’antichissimo Canone Romano. Il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha voluto accogliere e benevolmente approvare i devotissimi auspici giunti per iscritto da molteplici luoghi, che ora il Sommo Pontefice Francesco ha confermato, considerando la pienezza della comunione di Santi che, un tempo pellegrini insieme a noi nel mondo, ci conducono a Cristo e a lui ci uniscono”. Le formule in italiano sono: Nella Preghiera eucaristica II: “insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con gli apostoli”; nella Preghiera eucaristica III: “con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con i tuoi santi apostoli”; nella Preghiera eucaristica IV: “con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con gli apostoli”. coldiretti L’assemblea generale davanti a 18mila imprenditori Il ritorno alla terra è la vera rivoluzione M entre non si vede ancora “la luce in fondo al tunnel” per l’economia italiana e qualcuno parla di situazione “al tracollo”, ecco che dal settore agricolo giunge qualche buona notizia. Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nella sua relazione all’assemblea generale svolta a Roma il 4 luglio, presenti 18mila imprenditori di ogni parte d’Italia, ha detto che “l’agricoltura è l’unico settore che dimostra segni di vitalità economica, con una variazione tendenziale del Pil dello 0,1% e un aumento degli occupati dipendenti dello 0,7%”. In particolare, ha sottolineato con orgoglio, “i giovani assunti in agricoltura sono aumentati del 9% e dal ricambio generazionale nel settore è possibile l’inserimento di 200mila giovani nelle campagne”. Con il Palalottomatica dell’Eur gremito e oltre 3mila coltivatori che hanno dovuto accontentarsi di seguire i lavori sul piazzale esterno tramite i maxi-schermi, Marini ha introdotto alcuni dei temi forti sui quali la Coldiretti è impegnata. Intanto il potenziamento dell’export dell’agroalimentare italiano (34 miliardi), meritandosi il plauso del ministro allo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che lo ha definito «il settore che funziona meglio». Poi il primato italiano nella qualità, differenziazione e sicurezza alimentare. «Abbiamo la leadership in Europa con 249 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuta (Dop)». Un patrimonio da difendere. Voci di sostegno e incoraggiamento sono venute da più fronti. Nel suo messaggio,Papa Francesco ha rivolto parole beneauguranti, sottolineando come “la promozione economica e il vero sviluppo del mondo rurale debbano essere ispirati ai grandi valori spirituali e morali del Vangelo”. Il presiden- te Giorgio Napolitano ha ricordato che, “pur risentendo della situazione di grave difficoltà che attraversa l’economia del Paese, il mondo dell’agricoltura testimonia, con la sua passione e il suo impegno realizzativo, capacità di ripresa”. La ministra dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, si è detta d’accordo con il presidente Coldiretti nel rifiuto degli Ogm, “non per un motivo ideologico, ma perché guardo al mercato: noi siamo conosciuti in tutto il mondo per qualità, tipicità e biodiversità. Facciamo eccellenza, ma se utilizzassimo gli Ogm che differenza ci sarebbe tra il pomodoro cinese e quello italiano?”. Cresce così la consapevolezza che i prodotti tipici italiani vadano tutelati. Marini ha denunciato che negli ultimi anni sono finiti in mani straniere marchi importanti per oltre 10 miliardi. Ha citato tra gli altri Parmalat, Gancia, Fiorucci, Eridania, Boschetti, DelVerde, Bertolli, Orzobimbo, Galbani, Carapelli, Sasso, Peroni, Invernizzi, Sanpellegrino, Stock, Antica Gelateria del Corso, Buitoni e altre. “Un patrimonio molto grande rimane ancora e dobbiamo difenderlo”, ha detto. Ritorno alla terra, vera “rivoluzione culturale”. Per fortuna si profila una nuova tendenza di “ritorno alla terra”. Infatti, ha detto il presidente, «oggi si registra un profondo cambiamento rispetto al passato quando la vita in campagna era considerata spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città. Il contatto con la natura e i suoi prodotti è diventato premiante rispetto all’impegno negli strumenti finanziari di un istituto di credito o nei prodotti fortemente pubblicizzati di una grande multinazionale». Secondo Marini, così, siamo di fronte a una «vera rivoluzione culturale, con il 38% dei giovani che preferirebbe 17 Vita VitaDiocesana di Chiesa Luglio-Agosto 2013 lampedusa Emozioni e riflessioni su quelle poche ore che hanno cambiato il volto dell’isola Quell’ «O’ scià» che annulla i muri Da Lampedusa a Brindisi U n grido forte contro l’indifferenza nei confronti dei migranti. Un richiamo alle responsabilità di tutti per fare fronte al dramma ignorato delle vittime del mare, 19 mila morti alle frontiere d’Europa dal 1988 ad oggi. È stata una visita storica quella compiuta oggi da Papa Francesco nell’isola di Lampedusa. Il primo viaggio di Papa Bergoglio, la prima visita di un pontefice a Lampedusa. Tutto organizzato in soli cinque giorni, dopo aver risposto, di cuore, all’invito che il parroco di Lampedusa don Stefano Nastasi gli aveva fatto in una lettera il 19 marzo scorso. Tutta la popolazione si è mobilitata per accogliere oggi, sotto un sole africano e con un calore umano che solo i siciliani sanno dimostrare, il Papa venuto dalla fine del mondo. La corona di fiori e l’incontro con gli immigrati. Una visita di una sola mattinata che sembra essere durata tantissimo, tanto l’impatto emotivo ed eccezionale dell’incontro. Prima che il Papa arrivasse, nella notte è stato soccorso l’ennesimo barcone, con 166 immigrati subsahariani, tra cui quattro donne. Infreddoliti e ignari di cosa li aspettasse sull’isola. In questi anni la Capitaneria di porto ne ha salvati circa 30 mila. Papa Francesco è arrivato all’aeroporto di Lampedusa alle 9.15 per poi imbarcarsi a Cala Pisana su una motovedetta della guardia costiera. In mare è stato scortato da centinaia di barche di pescatori. Un momento fortemente simbolico è stato il lancio della corona di fiori in mare, in omaggio alle vittime, nel punto più a sud di Lampedusa, di fronte al monumento la Porta d’Europa che ricorda i morti nel Mediterraneo. E altamente toccante è stato l’incontro con una cinquantina di immigrati - scelti tra il centinaio ospitati ora al centro di Contrada Imbriacola - appena sbarcato al Molo Favarolo, dove abitualmente vengono dati i primi soccorsi ai migranti. Qui ha abbracciato bambini, ascoltato con commozione i racconti tragici delle violenze subite in Libia e durante i “viaggi della speranza”. Un vero e proprio mare di folla che sventolava cappellini e foulard bianchi e gialli, 10 mila persone accertate, di cui molte arrivate stamattina con il traghetto, ha accolto in un abbraccio emozionato Papa Francesco. Tanti i giovani delle organizzazioni umanitarie che operano con i migranti, le mamme con i bambini. Nel campo sportivo Arena scandivano lo slogan “Si vede, si sente, Francesco è qui presente”. Striscioni che dicevano al Papa “Il tuo sorriso dà senso alla nostra vita” o che denunciavano la tratta di esseri umani. In prima fila persone disabili e malati, mentre sul palco un altare colorato fatto con una lancia di pescatori. Il leggio a forma di timone, il pastorale e il calice erano realizzati da artigiani locali con i materiali dei barconi affondati. Le carcasse sono lì vicino, a pochi metri dal molo. A destra, la statua della Madonna di Porto Salvo, molto venerata dagli isolani. O’ scià ai musulmani. È stata una liturgia penitenziale per chiedere perdono per “l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle”, per “chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore” e “per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”. Letture e preghiere forti, l’episodio di Caino e Abele nella Genesi, il Vangelo di Matteo sulla fuga in Egitto e la strage degli innocenti per mano di Erode, tutti riferimenti al dramma dei migranti che fuggono da miseria, povertà e disperazione per cercare in Europa speranze di vita. Da quel leggio Papa Francesco nell’omelia ha chiesto più volte a braccio, tra gli applausi commossi della folla: “Ciò che accaduto non si ripeta, per favore”, riferendosi all’ultimo naufragio di cui ha letto notizie sui giornali. E poi, rivolgendosi agli immigrati musulmani ha detto: “La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi, O’ scià”, il saluto tipico dei lampedusani che significa “tu sei il mio fiato, il mio respiro”, come dice una madre al proprio figlio, un intercalare affettuoso che si usa anche tra amici e parenti. E più avanti, sempre un fuori programma. “Ho sentito recentemente uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui sono passati tra le mani dei trafficanti che sfruttano la povertà degli altri per farne fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto, ed alcuni non sono riusciti ad arrivare!”. La messa si è conclusa con il saluto finale di monsignor Franco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione episcopale per le migrazioni, che ha descritto Lampedusa come “una lampada accesa, un faro, uno scoglio”, invitando a “promuovere politiche adeguate di giustizia e di rispetto di ogni vita umana”. Il Papa è poi andato nella parrocchia di San Gerlando mentre suonavano campane a festa. Qui ha ringraziato ancora i lampedusani “per l’esempio di amore, carità e accoglienza che ci date”. Patrizia Caiffa “B envenuto tra gli ultimi”. Con queste parole è stato accolto Papa Francesco, l’8 luglio scorso, dagli abitanti di Lampedusa dove si è recato in visita pastorale. L’isola dell’accoglienza, della solidarietà, della carità offerta in tutte le sue forme e ricca, allo stesso tempo, di tante storie di giovani con un presente dal quale fuggire e un futuro migliore nel quale sperare. Storie come tante eppure così singolari come quella di Kamir, un giovane della Costa D’Avorio che abbiamo incontrato presso la Caritas diocesana di Brindisi, giunto, anche lui, su un barcone a Lampedusa nel 2008. Kamir ci racconta la sua storia, difficile ma anche piena di coraggio. «Nel mio paese c’era la guerra, siamo andati via di casa tutti, era rimasta solo mia madre che poi è andata in un altro paese vicino – ci racconta – finchè anch’io ho deciso di rischiare e di partire da solo per l’Italia». Ed è qui che inizia il viaggio di Kamir, un viaggio lungo ed estenuante su un barcone, per due giorni, in mare aperto privi di acqua e cibo. «È stato un viaggio molto rischioso– ci racconta Kamir- eravamo 53, con noi c’era anche una donna incinta e non sapevamo se saremmo sopravvissuti, ci siamo affidati solo alla volontà di Dio». Giunto a Lampedusa ci racconta dell’ottima accoglienza e di aver ricevuto sia cibo che vestiti, per 21 giorni, per poi proseguire il suo viaggio fino a Brindisi dove è stato accolto dalla Caritas diocesana alla quale Kamir oggi è molto affezionato, non per l’aiuto materiale che ha ricevuto ma per l’attenzione che i volontari offrono a tutti facendoli sentire meno soli. Oggi è lui ad offrire agli altri quello stesso aiuto che ha ricevuto al suo arrivo. «Brindisi mi piace e anche i brindisini sono buoni– ci dice Kamir. Purtroppo attualmente non riesco a trovare lavoro, ma insieme con i volontari viviamo con gioia, in armonia, siamo veramente soddisfatti. Ho imparato a restaurare mobili antichi e ho anche preso la patente per il computer, ma vorrei continuare a studiare e trovare un futuro migliore in Italia». Con uno sguardo carico di speranza, e forse anche di nostalgia, Kamir ci confida che non vorrebbe tornare a vivere in Costa D’Avorio, ma almeno avere la possibilità di andare a trovare i suoi genitori. Anche se la situazione attualmente è migliorata, non è completamento cessato il clima di guerriglia. Gli chiediamo cosa pensa della visita del Santo Padre a Lampedusa, nei giorni scorsi, dove ha salutato, ascoltato e pregato per tanti giovani immigrati come lui. A questo proposito, Kamir ci ha risposto così: «Quello di Papa Francesco è stato un gesto molto positivo per noi, significa che qualcuno si ricorda di noi. Il Papa ha fatto capire che noi immigrati non siamo soli e questo per noi rappresenta un privilegio». La storia di Kamir dimostra quanto sia necessaria l’attenzione alla persona, il farsi carico di essa e dei suoi bisogni. Un’attenzione maggiore che Kamir invoca verso i tanti ragazzi ospiti a Brindisi (tutti provenienti da Lampedusa) che anche cerca di aiutare in quel clima di fraternità e di amicizia che ha instaurato con i volontari Caritas, sempre pronti, in questa «nostra piccola Lampedusa», a farsi carico di ciascuno, a non considerarlo un pacco da trasferire altrove, ad essere quel punto di rifermento che permette ad ognuno di loro di raccontarsi, di aprirsi, di farsi conoscere, di essere ascoltato e incoraggiato. Al termine del nostro incontro, Kamir ci saluta con un anelito di speranza: «Spero di rimanere qui in Italia anche se con il destino non si sa mai…stiamo sopravvivendo ma, certamente, non si può sopravvivere per tutta la vita». Daniela Negro riflessioni Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II presto saranno proclamati santi La Chiesa è viva perchè lo Spirito soffia ancora gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28%) o fare l’impiegato in banca (26%). Alcuni dati sono estremamente indicativi al riguardo: c’è, ad esempio, il boom del 29% delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del 13% negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare ed agroindustria». I giovani «fiutano» che il lavoro in agricoltura c’è, ed è anche di buona, se non ottima qualità. Chi ha fatto “il salto” verso la campagna. Si spiegano così i numerosi casi, alcuni veramente sorprendenti, di abbandono di attività pur molto belle e gratificanti, per avviare imprese agro-alimentari. In mostra a Roma la Coldiretti ne ha portate alcune, da Nord a Sud, passando per il Centro Italia. Inoltre si registra una discreta domanda di lavoratori per figure professionali tradizionali. Dalla Coldiretti, dunque, un messaggio positivo per i giovani: non disperarsi, guardarsi attorno, magari il lavoro che fa per voi è lì, dietro l’angolo, anzi... dietro la siepe! Luigi Crimella 1 958-2005: meno di cinquant’anni. E due Papi santi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Nei tempi della secolarizzazione, della crisi delle vocazioni, dell’allontanamento di tante famiglie e di tanti giovani dalla pratica religiosa; nei quali c’è chi è pronto a scommettere sulla crisi inarrestabile della Chiesa, Papa Francesco - dando il via libera alla canonizzazione dei due Papi - invia al mondo il messaggio più bello ed esaltante: la Chiesa è viva perché lo Spirito Santo soffia ancora, continua a creare e ricreare il mondo nuovo attraverso la santità dei suoi figli, a partire dai pastori a cui la Chiesa stessa è affidata. Formidabili, davvero, quegli anni, quel mezzo secolo iniziato con il Papa della bontà che commosse il mondo intero indicando le nuove strade dell’amore, della semplicità, della comunione e del dialogo. Quel Papa che seppe leggere la storia dell’umanità come esperienza d’amore tra Dio e i suoi figli, di fronte alla quale perfino la Luna si sentì chiamata ad affacciarsi per osservare lo splendido spettacolo: Dio, l’uomo e il creato in un unico abbraccio. Il mondo nuovo che lo Spirito vivificava attraverso il coraggio di un pastore che aveva saputo entrare nel cuore dell’uomo, a partire dai piccoli, dai semplici, dagli umili. Formidabili quegli anni che hanno potuto vedere un Papa coraggioso, venuto dalle terre della persecuzione, per portare al mondo il messaggio della verità che non teme persecuzioni, non si lascia vincere alle grida ostili, perché ha la forza dell’amore che si fa pellegrino sulle strade del mondo alla ricerca del cuore dell’uomo espropriato di se stesso e della sua dignità da una cultura antiumana, per donargli l’abbraccio del suo Signore, mai stanco di amare l’umanità, a partire da quella priva di potere e di ricchezza. Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II: cosa accomuna questi due pastori, questi due Beati che entro quest’anno saranno annoverati nel numero dei Santi a cui i cristiani potranno affidarsi con fiducia? In tempi difficili che vedevano l’inarrestabile mutamento del mondo e del modo di vivere degli uomini e dei popoli, in modi diversi essi hanno manifestato l’amore di Dio per l’uomo, la presenza di Dio nella sua vita; hanno detto al mondo che nonostante le guerre, le violenze, il peccato, l’uomo può e deve sempre sperare, perché ancora oggi “lo Spirito di Dio aleggia sulle acque” del mondo (cfr Gen. 1,2); ancora oggi egli è “un vento che si abbatte impetuoso sulla casa” degli uomini impauriti di fronte ai rumori e ai terrori della storia (cfr At. 2,2). La decisione di Papa Francesco d’innalzare alla gloria dei Santi i due Pontefici del secolo XX è il messaggio della spe- ranza. Perché, sarà pure segnato dal male il mondo, “eppure il Vento soffia ancora, spruzza l’acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie, bacia i fiori, li bacia e non li coglie” (Pierangelo Bertoli): quel Vento dello Spirito Santo che in Giovanni XXIII e in Giovanni Paolo II ha saputo spegnere gli incendi del male del mondo e ricreare nell’uomo il senso della bellezza e della verità. Vincenzo Rini 18 Vita di Chiesa Luglio-Agosto 2013 in Breve vaticano Una due giorni per una riflessione a tutto campo “Evangelium vitae”, perché ogni vita è sacra rimini Verso il meeting 2013 I C l 15 e il 16 giugno si è celebrata la «Giornata dell’Evangelium vitae», evento che, nelle parole dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, vuole testimoniare il valore sacro di ogni vita umana. Diverse sono state le iniziative organizzate già dalla mattina di sabato per i pellegrini, suddivisi in gruppi linguistici. I temi dell’Evangelium Vitae, l’enciclica di Giovanni Paolo II pubblicata nel 1995, sono stati illustrati agli italiani dal Cardinale Camillo Ruini, che ha tenuto una catechesi, moderata da Mons. Fisichella, nella chiesa romana di San Giovanni Battista dei Fiorentini, dove è conservata la reliquia del piede di Santa Maria Maddalena. La mattina è proseguita con la celebrazione eucaristica presieduta dallo stesso cardinal Ruini, mentre nel pomeriggio è stato organizzato un pellegrinaggio alla Tomba dell’Apostolo Pietro. A seguire, adorazione eucaristica e celebrazione individuale del Sacramento della Riconciliazione in alcune chiese del centro, tra cui Santa Maria in Traspontina, dove l’adorazione è stata animata dai giovani del Movimento per la Vita. La giornata di sabato si è conclusa con una fiaccolata e con la veglia di preghiera in Piazza San Pietro. Domenica mattina, il momento centrale della manifestazione: la S. Messa presieduta da Papa Francesco sul sagrato della Basilica di San Pietro. Nel corso dell’omelia il Santo Padre, com’è ormai consuetudine, ha cercato la partecipazione attiva dei fedeli, invitando la folla a ripetere insieme a lui il nucleo centrale della predica, sintetizzata nella frase: “Dio, il Vivente, è misericordioso”. A rispondere all’invito, un coro di famiglie, bambini, religiosi, associazioni pro-life, anziani, file intere di carrozzelle, volontari, oltre a una nutrita rappresentanza di motociclisti delle Harley Davidson accorsi da ogni dove per la benedizione delle moto. Tutti lì, sotto il sole cocente, per affermare all’unisono il proprio “sì” alla vita. «La pretesa di essere noi i padroni della vita e della morte», ha affermato il Cardinale Ruini durante la catechesi sull’Evangelium Vitae, «è una pretesa sbagliata perché la nostra vita e la nostra libertà vengono da Dio, sono legate a Dio e da Lui dipendono». Ruini parla della contraddizione di quanti, da una parte, rivendicano la libertà individuale in termini assoluti e, di quanti, dall’altra parte, considerano la persona alla stregua di un semplice frutto dell’evoluzione, «una particella della natura», per dirla con le parole usate durante nella Gaudium et Spes. Tale contraddizione emerge in modo particolare quando muoiono dei giovani o quando si è affetti da malattie invalidanti. In questi casi è lampante che l’autonomia assoluta è solo un’illusione. La libertà, pertanto, è possibile solo se si riconosce che alla base della propria esistenza non vi è unicamente la natura, quasi l’uomo fosse equiparato agli animali, ma c’è anche la realtà divina. L’uomo è stato fatto a “immagine e somiglianza” di Dio ed è a Lui che deve rendere conto della propria vita. Questa è un dono ricevuto dal Creatore e appartiene solo a Lui, non all’uomo, il quale ha comunque il diritto-dovere di tutelarlo come bene supremo. L’enciclica del Beato Giovanni Paolo II, pur essendo stata pubblicata diciotto anni fa, è di grande attualità. In nome della libertà individuale si tentano ancora di giustificare le minacce alla vita come aborto, eutanasia, testamento biologico, spezzando, così, quel legame inscindibile tra libertà, vita e Verità. Nell’Evangelium Vitae si argomenta che la libertà individuale tanto sbandierata non può applicarsi all’aborto, “omicidio” di un altro essere umano, cioè il nascituro, che nel feto già vive e si evolve con continuità. Similmente, l’eutanasia nega la natura dell’uomo, che è di tipo relazionale e sociale. Preferire la morte semplicemente perché la propria vita non è più soddisfacente è una negazione della realtà dell’altro, al pari dell’aborto. Eppure, ci troviamo in tempi caratterizzati dalla “dittatura del relativismo”, per utilizzare l’espressione coniata da Papa Benedetto XVI. Nel momento in cui tutto è diventato relativo ai punti di vista personali, si esclude che esista qualunque cosa buona o cattiva, vera o falsa in se stessa. Così facendo, si impone a tutti di legittimare aborto ed eutanasia e si annulla il diritto di pensare che, invece, questi sono dei mali in se stessi e bisogna agire per impedirli. L’Evangelium Vitae si rivolge a tutti, in primo luogo ai cattolici e, a detta di Ruini, è “un atto di alto valore dottrinale per i credenti”. Il Beato Giovanni Paolo II ha ribadito durante il suo Magistero una verità morale esplicitamente contenuta nelle Sacre Scritture: l’inviolabilità assoluta della vita umana di innocenti. Nel numero 57 dell’enciclica è molto chiaro, afferma che “l’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale”. Da tale giudizio sono escluse, com’è ovvio, le azioni casuali e quegli atti che possono provocare la morte in modo involontario. In definitiva, la vita è sacra ed è sempre un dono, soprattutto nelle situazioni più difficili. Il Cardinale Ruini ha invitato quindi a pregare per la vita e ha dichiarato che è compito della Chiesa annunciare il Vangelo della Vita, che è parte integrante del Vangelo di Gesù. Emergenza uomo ento convegni, 12 esposizioni, 18 spettacoli, 10 manifestazioni sportive. Migliaia di ospiti e visitatori provenienti da tutto il mondo, quasi 4.000 volontari, oltre 1.000 operatori dell’informazione accreditati. Sono questi i numeri della XXXIV edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si svolgerà a Rimini dal 18 al 24 agosto. Tema scelto per questa edizione è “Emergenza uomo”: “L’uomo oggi vive in una condizione di emergenza, non soltanto quando sistemi politici autoritari ne minacciano le condizioni elementari di libertà e di sopravvivenza - si legge in una nota - ma anche laddove, pur in sistemi dove le libertà democratiche sono garantite, è il desiderio del cuore che corre il rischio di venire anestetizzato, censurato”. Sull’evento il Sir ha intervistato la presidente del Meeting, Emilia Guarnieri. “Emergenza uomo” è il tema per l’edizione 2013. Da dove nasce questa scelta? «È evidente che esiste un’emergenza uomo, dovuta alla crisi nella quale si vive e alla drammaticità della situazione internazionale. Dovuta anche al fatto che ciò che rischia di essere annientato, distrutto oggi è l’identità dell’uomo, il suo desiderio e la sua domanda di verità. Il Meeting vuole, con questo tema, riecheggiare una preoccupazione che don Giussani già lanciava agli inizi degli anni Novanta, quando affermava che ciò che è in emergenza è l’umano. Nostro compito, quello del Meeting, è ridestarlo». Cosa vi aspettate da questa edizione del Meeting? «Che il Meeting sia una grande occasione d’incontro fra uomini che hanno a cuore la verità dell’umano e il bene di tutti. Un incontro reale di uomini che amano il bene e il vero, un’occasione per sperimentare la positività del vivere». Laura Guadalupi rinnovamento nello spirito 10 piazze per dieci comandamenti anche a Bari Amare sé stessi e gli altri per amare Dio U na serata di festa quella vissuta il 15 giugno, a Bari, nell’ambito dell’iniziativa “10 piazze per dieci comandamenti” organizzata dal Rinnovamento nello Spirito Santo in collaborazione con il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione e la Cei. Tante le famiglie intervenute, tanti i bambini, tante le coppie di giovani arrivate da ogni parte della Puglia. Hanno voluto partecipare a questo momento dedicato a Dio, nella riflessione sul sesto comandamento: “Non commettere atti impuri”. Molti gli ospiti della serata da Claudia Koll a Paolo Brosio, da Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, allo psichiatra Alessandro Meluzzi, inframezzati dal videomessaggio del Santo Padre. Impossibile non essere colpiti dagli sguardi e dalle parole di chi è intervenuto sul palco, impossibile per loro non lasciarsi abbandonare al proprio cuore e alla propria esperienza spirituale. L’apertura all’amore. L’amore è il punto su cui si è concentrato monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari e presidente della Conferenza episcopale pugliese: «Bisogna leggere il sesto comandamento in una formulazione positiva: abbi capacità di essere fedele e limpido. La fedeltà è il segno di un amore totale. La castità, invece, è un segno di amore che si apre nell’offerta di sé che non si chiude ad un egoistico istinto. Attraverso la castità si cresce nell’amore. Quest’arte di amare ci permette di guardare al futuro con fiducia, è l’accettazione dell’amore, dell’amore di Dio che ci rende felici». E ciò che dice mons. Cacucci si ricollega al discorso di mons. Rino Fisichella, presidente del Dicastero per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, in un video messaggio: «Quest’evento è in tutto e per tutto l’esperienza della nuova evangelizzazione. Perché si è scelta la piazza? Perché è il luogo di aggregazione dove possiamo ricordare Dio. É un momento per domandarci chi siamo. Tanti sono in ricerca di Dio e di giustizia e libertà, il nostro compito è ricordarci dell’amore di Dio, di riempirci del desiderio di essere un popolo solo anche col fine di costruire un mondo migliore. Solo l’amore dà senso alla vita». Le testimonianze. Numerose sono state le testimonianze. Tra le tante ha particolarmente colpito quella di Claudia Koll che ha rivelato come «il Signore ha risvegliato la mia coscienza attraverso le cose che mi accadevano ogni giorno e che mi mettevano in discussione». Ma è stato un momento non facile, dove però, dice la Koll, «interviene Gesù. Dopotutto è Gesù stesso che dice che senza di lui non possiamo fare nulla. Il rapporto con il mio corpo è cambiato, ho cominciato a capire che il mio corpo è un tempio sacro». An- che il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha voluto partecipare a questo momento di festa puntando l’attenzione sulla libertà: «Questo evento deve dare un significato alla parola libertà. Questa deve essere vissuta e non solo convissuta. Bastano delle semplici regole per volerci bene sul serio. Quando si cerca l’altro per quello che è, la presenza dell’altro viene vissuta davvero e i 10 comandamenti esprimono valori condivisi da tutti e da tutte le costituzioni». La strada per la libertà. I dieci comandamenti sono un dono di Dio, ha affermato il Santo Padre in un video messaggio donato alla piazza di Bari. «Il comandamento non è una imposizione, questi vengono da Dio che ci ha creati per amore, un Dio che vuole solo il bene dell’uomo, fidiamoci di lui!. I dieci comandamenti ci indicano una strada da percorrere. Quante diseguaglianze nel mondo! Quante povertà vengono dal rifiuto di Dio! I dieci comandamenti indicano una strada per la libertà. Dobbiamo vedere i comandamenti come indicazione della libertà. Essi ci aiutano a fuggire dalla schiavitù di tanti idoli che non fanno altro che allontanarci dal Signore. I comandamenti ci portano a rispettare le persone, a custodire l’intera creazione del Signore che ci ha donato. Seguire i dieci comandamenti significa essere fedeli a noi stessi. I dieci comandamenti sono una legge di amo- nardò-gallipoli Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Nardò-Gallipoli Mons. Fernando Filograna, finora Vicario generale dell’Arcidiocesi di Lecce e parroco della Parrocchia San Giovanni Maria Vianney in Lecce. L’annuncio è stato dato dall’Amministratore diocesano Mons. Luigi Ruperto alle ore 12.00 del 16 luglio 2013 presso la Basilica Cattedrale di Nardò, alla presenza del clero e di diversi fedeli laici. Mons. Filograna, che riceverà l’ordinazione episcopale il prossimo 14 settembre, succede al nostro Arcivescovo, Mons. Domenico Caliandro che, prima di giungere a Brindisi, aveva guidato la chiesa neretina per 13 anni. carcere È opera di un gruppo di detenuti della casa circondariale di Brindisi, il mosaico r af f i g ur an te lo stemma del Comune capoluogo. Il manufatto, realizzato nell’ambito delle attività del laboratorio di lavorazione della ceramica, è stato consegnato dalla direttrice della Casa Circondariale, Anna Maria Dello Preite, al Commissario Straordinario della Provincia, Cesare Castelli, nel corso di una cerimonia svoltasi presso la sala di rappresentanza dell’Ente di Via De Leo. Il laboratorio di ceramica, curato dall’insegnante Oriana Costani, è durato trenta ore alle quali hanno partecipato 5 detenuti con problemi non solo psichici ma anche fisici che hanno dimostrato grande capacità creativa e di disciplina al lavoro. Il mosaico è realizzato in pasta di vetro e verrà esposto nel Salone di Rappresentanza della Provincia di Brindisi. unione europea re. La vera libertà non è seguire il nostro egoismo, ma quella di amare. I dieci comandamenti non sono un no a qualcosa, non sono un divieto, ma un sì all’amore! E il sì all’amore ci fa dire no al male. Il no diventa solo una conseguenza del sì». Un comandamento scomodo. «Questo comandamento è quanto mai straordinariamente attuale». Lo ha detto Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo. «Quello che approfondiamo stasera a Bari è un comandamento scomodo. Nella nostra accezione, nel parlato moderno, nel significato che gli vogliamo dare sembrerebbe indicare soltanto ‘non commettere adulterio e non fornicare’ in realtà, l’uso ‘impuro del corpo’ si estende anche a quelle prassi improprie che degenerano spesso in vere piaghe sociali, quali la prostituzione, la pedofilia, il femminicidio, la tratta delle persone, l’affamare i corpi degli ultimi del mondo. Ma non è così, il sesto comandamento dice di amare sé stessi e gli altri per amare Dio». Andrea Dammacco Da lunedì 1° luglio la Croazia è diventato uff icialmente il 28° Stato dell’Unione europea. In un Paese dove vivono ufficialmente 14 minoranze etniche (fra cui circa 20mila italiani), la bandiera blu dell’Europa potrà servire anche a porre un freno al riaffiorare di nostalgie nazionaliste e atteggiamenti xenofobi, conseguenze di ferite mai completamente sopite di un passato ancora troppo vicino. Nelle sedi governative europee aumenterà dal 1° luglio la voce e il peso politico di quei “piccoli” (la Croazia conta poco più di 4 milioni di abitanti), che anche di recente hanno dimostrato di essere sempre meno disposti ad assegnare deleghe in bianco ai “grandi” (Germania e Francia in primis) nel delineare gli scenari futuri del Continente. Il prossimo passo per Zagabria sarà il pensionamento della Kuna a favore dell’Euro (ma sono necessari almeno due anni dall’adesione): un traguardo atteso con ansia specie dagli operatori turistici adriatici. 19 Attualità & Territorio Luglio-Agosto 2013 BRINDISI A 13 mesi dal tragico evento giunge la condanna per Giovanni Vantaggiato Ergastolo per la strage alla “Morvillo Falcone” F ine pena mai: ergastolo con l’aggravante della finalità terroristica e isolamento diurno per 18 mesi nei confronti di Giovanni Vantaggiato, imprenditore di Copertino, 69 anni, imputato per la strage del 19 maggio dello scorso anno davanti all’Istituto professionale “Francesca Morvillo Falcone”. A tredici mesi esatti da quella terribile mattinata e dopo circa cinque ore di camera di consiglio, la Corte di assise di Brindisi (presidente Domenico Cucchiara, giudice a latere Francesco Aliffi) ha pronunciato la sentenza che riconosce in Vantaggiato, reo confesso, il responsabile degli atti, che causarono la morte della studentessa sedicenne Melissa Bassi, ed il ferimento di altre nove persone tra studenti e passanti. La mattina del 18 giugno scorso, in aula, assente l’imputato, l’avvocato difensore, Franco Orlando, aveva prospettato le sue tesi rispetto alla requisitoria pronunciata dai pubblici ministeri della Dda di Lecce, Cataldo Motta e Guglielmo Cataldi, che avevano sollecitato la pena dell’ergastolo con isolamento diurno per tre anni e la confisca dei beni sequestrati, senza la continuità con un precedente attentato del 2008, fatto per il quale avevano sollecitato una pena di venti anni, 18 per il tentato omicidio più due per una continuazione con altri fatti. Orlando aveva sostenuto la mancanza di intenzionalità dell’uomo nel voler provocare la morte: malato e non fol- le, perché ossessionato alla truffa subìta, avrebbe voluto dimostrare al mondo l’ingiustizia che stava patendo. “Al momento dei fatti contestati Vantaggiato era incapace di intendere e volere – ha detto -. È per questo che è necessaria una perizia psichiatrica”. L’avvocato ha proseguito dicendo di aver consigliato il suo assistito “di essere in aula oggi per rispetto alla Corte. Ma lui non ha percepito la La lettura della sentenza di condanna © brindisiogg.it gravità del gesto, per questo non si è presentato”. Rispetto all’aggravante terroristica, l’avvocato Orlan- nelle ore precedenti l’attentato e il suo sucdo ha detto ancora: “Vantaggiato non può cessivo allontanamento da quei luoghi. Un essere accusato di strage perchè manca l’in- luogo – le vicinanza di una scuola – diventatenzionalità. Quando si vuole commettere to come una via del Medio Oriente, con zaiun atto terroristico si ha un obiettivo preciso. netti fumanti e corpi accasciati e ambulanze Lui non aveva un obiettivo”. di soccorritori a darsi un gran da fare. Ai giudici non è sembrato così: quelle imIeri in aula, come sempre in questo procesmagini intercettate da una telecamera a so durato sei mesi, i genitori di Melissa Bassi, circuito chiuso con un uomo in giacca scu- nel loro composto e dignitoso dolore, accanra, che guarda più volte in direzione della to all’avv. Fernando Orisini, che aveva detto scuola, quindi preme il telecomando, e os- come loro non “volessero vendetta, ma solo serva ancora, hanno convinto di un’altra in- giustizia” annunciando la devoluzione del tenzione rispetto a quella prospettata dalla “risarcimento in beneficenza” e le compagne difesa. Già, quelle immagini… Esse unite ad della ragazza, quelle che ancora recano sul altre, rilevate dalle telecamere in zona, sono corpo e nell’anima, i segni indelebili di quel riuscite a stabilire il percorso di Vantaggiato sabato mattina. dopo il voto Le elezioni si sono svolte il 23 giugno scorso L’Albania “pulita”. Un sogno realizzabile U na situazione davuna serie di riforme istivero imprevedibile: tuzionali. Innanzitutto, «è le elezioni politiche indispensabile creare un del 23 giugno in Albania si bilanciamento regionale sono svolte con risultati oldell’esecutivo, dell’ammitre ogni aspettativa che renistrazione, del sistema di stituiscono al Paese la cergiustizia e dei pilastri che tezza della governabilità. reggono lo Stato. È essenLo scrutinio si è concluso ziale una ricostituzione Festa per le vie di Tirana della Repubblica, per rila sera del 26 giugno, mai era accaduto che si svolscattarla dalle ombre del gesse in tempi così brevi. Tutte le forze politiche conservatorismo ottomano, insieme a una rifor- tranne i nazionalisti - hanno accettato i risultati mulazione della Costituzione». L’Albania ha poi delle urne. Una maggioranza record (84 deputati) è bisogno di «una riforma del sistema dei partiti, che andata alla coalizione di centro-sinistra con a capo punti alla democrazia interna e metta al bando tutil Partito socialista di Edi Rama. Sono rimasti solo te quelle formazioni che promuovono la violenza»”. 56 deputati alla coalizione di centro-destra guida- E ancora: «È necessaria e importante una riforma ta dal Partito democratico di Sali Berisha che, in- amministrativa del Paese, secondo le divisioni recassata la sconfitta, ha annunciato la sua uscita di gionali del periodo precedente la dittatura. Ciò trascena. Ma qual è il risultato più profondo di questa sformerebbe l’attuale sistema elettorale in maggiotornata elettorale? Cosa attendersi per il futuro del ritario, garantendo elezioni in un solo round e la Paese? Sono interrogativi che, a pochi giorni dal formazione di due alleanze elettorali distinte, con voto, fanno riflettere gli analisti politici e il mondo a capo una leadership predefinita». socio-culturale del Paese delle aquile. In cammino verso l’Ue. Passi e riforme imporI valori verso cui aspirare. «L’Albania – spie- tanti per la normalizzazione del Paese, ma anche ga Romeo Gurakuqi, docente di storia del di- e soprattutto per il suo futuro in chiave europea. ritto all’Università europea di Tirana e membro Anche se su questo tema è richiesta «una riflessiodell’Accademia albanese delle arti e della scienza ne approfondita». Infatti, afferma Nest Zefi, giuri- si è affacciata alle elezioni in un accanito clima sta, «al di là dell’uso ipocrita e strumentale della politico, con un sistema elettorale inadeguato» e locuzione ‘integrazione europea’, abusata e usuracon l’esigenza di venir fuori, a livello democrati- ta nell’ultimo ventennio dai politici albanesi per co, dall’attuale «fase embrionale». Ma la strada da scopi meramente contingenti e utilitaristici, solo compiere è ancora tanta, «soprattutto - sottolinea in questo ultimo periodo sta prevalendo negli alGurakuqi - se si tiene conto che negli ultimi quat- banesi l’astuzia della ragione e il desiderio autentro anni si sono registrate contrazioni delle libertà tico di non perdere l’occasione storica di avanzare individuali», azioni di controllo delle opinioni di nella ‘alfabetizzazione’ democratica e nello stato di esponenti del mondo culturale e intellettuale, oltre diritto». Secondo Zefi, «la vera Europa e il suo spiche «corruzione galoppante, rapporti clientelari da rito ontologico si possono ritrovare dentro la storia parte del potere con componenti sociali di dubbia della stessa Albania. Depositaria ne è soprattutto legalità». Per questo nelle elezioni, da poco svol- quella minoranza martoriata per cinque secoli dalte, sono emersi, ancora una volta, quei nodi che la le orde ottomane, i cattolici albanesi, da valorizzaConferenza episcopale albanese ha denunciato in re per fungere da lievito e traino per la mentalità un recente documento: voti comprati o estorti sot- giusta in proiezione del futuro europeo del Paese. to minaccia, manipolazioni varie, etc. Tutti fattori, Spiace, però, costatare che i cattolici albanesi concommenta il docente, che portano a «una rappre- tinuino a essere emarginati nonostante i numeri e sentanza pilotata, che va contro i valori di civiltà e il peso specifico oggettivo. È, infatti, ancora presenspirito europeo verso cui aspirare». te l’inerzia di una mentalità escludente, propria dei L’esigenza di riforme. Realizzare il sogno di superstiti dei pregressi regimi sconfitti dalla storia, un’Albania “pulita”, secondo Gurakuqi, non è im- ma che hanno ancora tanta voce». Anche questa, possibile, basta «neutralizzare le cancrene che forse, è una situazione che porterebbe risultati olsi tramandano di potere in potere», realizzando tre ogni aspettativa. Gioco d’azzardo L’ Associazione Nazionale dei Comuni Italiani di Puglia ha partecipato, il 1° luglio scroso, alla audizione in terza Commissione consiliare sulla proposta di legge regionale in materia di GAP – Gioco d’Azzardo Patologico. Presente per l’associazione dei comuni la vicepresidente Maria Cristina Rizzo. La proposta di legge regionale, conseguente al decreto Balduzzi, n 158/2012, convertito nella legge 189/2012, mira ad arginare il fenomeno dilagante del gioco d’azzardo patologico, diffuso soprattutto nelle fasce più deboli e vulnerabili della popolazione. Il GAP è a tutti gli effetti una patologia considerata tra i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) dal Ministero della Salute (Assistenza socio sanitaria alle persone con dipendenze patologiche o comportamenti di abuso di sostanze) Anci Puglia condivide la necessità e lo spirito della proposta di legge regionale, anche per definire con norme di dettaglio compiti e funzioni delle regioni nella prevenzione e cura dei giocatori patologici e prevedere il fattivo sostegno delle azioni degli enti locali. A parere dell’Associazione Nazionale dei Comuni “Serve legiferare per arginare il dilagante fenomeno del gioco d’azzardo patologico”. 20 di Alberto Piola (cur.) “D esidero che tutti i miei libri, opuscoli, manoscritti che possono interessare il Seminario di Torino e in particolare la Sezione della Facoltà di Teologia vengano messi gratuitamente a disposizione dei medesimi, salvo che gli esecutori testamentari ritengano di venderli per pagare eventuali debiti a mio carico”. Tutto parte da una disposizione testamentaria – datata Roma 27 ottobre 1978 – scritta dal card. Michele Pellegrino, grande studioso di letteratura cristiana antica e soprattutto amatissimo arcivescovo di Torino negli anni successivi al Concilio Vaticano II (dal 18.9.1965 al 27.7.1977). E proprio negli “Inediti Pellegrino”, collana promossa dalla Sezione di Torino della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale attraverso gli “Studia Taurinensi”, per la Effatà Editrice (Via Tre Denti, 1 - 10060 Cantalupa (Torino), viene ora pubblicato, a cura di Alberto Piola, Il fondo del cardinale Michele Pellegrino nella Biblioteca del Seminario di Torino (pp. 994, euro 39), corposo volume che fa seguito ai due, rispettivamente intitolati “Il popolo di Dio e i suoi pastori. Cinque conferenze patristiche” e “Lettere di paternità spirituale. Corrispondenza (1946-1979)”. Bisogna ricordare che “la nascita del Fondo Pellegrino è legata all’ultima parte della vita del card. Pellegrino, quando – dopo che Paolo VI accettò la sua rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi torinese – si ritirò nella casa parrocchiale di Vallo Torinese, portando con sè libri, opuscoli e manoscritti legati sia alla sua lunga vita di studioso di letteratura cristiana antica sia al periodo in cui fu Arcivescovo di Torino”. Non solo: “dopo la sua morte – sostengono gli studiosi – iniziò a formarsi presso la Biblioteca del Seminario di Torino il fondo che porta il suo nome, grazie anche alla volontà del suo primo successore, il card. Anastasio A. Ballestrero (1913-1998)”. Materiale copioso che ha richiesto un lavoro ultraventennale, confluito nelle pagine che ora sono sotto i nostri occhi: un lavoro di équipe coordinato dal Piola, il quale spiega anche i criteri di catalogazione non prima di aver pubblicato l’inedita conferenza del prof. Renzo Savarino in occasione della prima presentazione pubblica del fondo nel 1989. “Tale testo aiuta a ricostruire i primi passaggi che portarono alla costituzione dell’attuale fondo”, che dovrebbe giovare agli studiosi di Torino, ma che per la figura del cardinale e per il materiale custodito, va oltre gli ampi confini di quella chiesa diocesana e diventa utilissimo a chi deve studiare gli anni del post Concilio in Italia. (a. scon.) Luglio-Agosto 2013 Lo scioglimento del matrimonio canonico di Raffaele Coppola I l bel ricordo che Raffaele Coppola fa di Renato Baccari, indimenticato maestro di diritto ecclesiastico e canonico in diverse Università italiane, apre il volume CI della collana “Studi Giuridici” pubblicata dalla Libreria editrice vaticana. Il volume, intitolato “Lo scioglimento del matrimonio canonico” (pp. 229, euro 30) raccoglie gli atti del XLIV Congresso nazionale organiz z ato dall’Associazione canonistica italiana, dedicato proprio a quell’argomento che, pur af frontando “una tematica confinata a casi particolari”, ha costituito l’occasione per una riflessione complessiva “su tutto il regime dello s cioglimento del matrimonio, tanto più che si è avuto su di esso un recente intervento pontificio il motu proprio Quaerit semper di Benedetto XVI del 30 agosto 2011, che ha trasferito alla Rota Romana la competenza a trattare le pratiche relative ai matrimoni non consumati, prima affidate alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti”. E prima di affrontare le specifiche tematiche relative alle figure di scioglimento, quello in favore della fede e quello relativo al matrimonio non consumato ecco che il volume, dopo l’introduzione di Paolo Moneta, propone la prolusione del card. Francesco Coccopalmerio, che delinea il quadro generale “di riferimento nel quale devono essere inserite, con particolare attenzione al principio dell’indissolubilità che pur continua a costituire la connotazione fondamentale e irrinunciabile del matrimonio”. Sullo scioglimento del matrimonio in favore della fede intervengono Héctor Franceschi, Pietro Amenta, Luigi Sabbarese e John J. Kennedy; sullo scioglimento del matrimonio rato e non consumato Piero Antonio Bonnet, Matteo Nacci, Orazio Pepe, con Linda Ghisoni, che affronta il tema della nuova competenza a conoscere dello scioglimento del matrimonio rato a non consumato ad opera del Tribunale della Rota Romana. Ancora, vi sono riflessioni di Myriam Tinti, con p. Lorenzo Lorusso Op, che si occupa dello scioglimento del matrimonio nelle Chiese ortodosse e Paolo Moneta che chiude il volume affrontando il tema di “Nullità e scioglimento del matrimonio”. Da una tematica specifica, dunque, si rilegge il quadro generale e così si nota come pure il regime dello scioglimento non sia rimasto “al di fuori del profondo rinnovamento che ha investito il diritto matrimoniale canonico” sul quale aleggia “quella concezione personalistica del matrimonio che si è affermata con la dottrina del Concilio Vaticano II e che ha trovato accoglienza a livello legislativo con il Codice del 1983”. (a. scon.) IL LIBRO Il fondo del cardinale Michele Pellegrino IL LIBRO il libro Libri Sinodi Continentali I Consigli Speciali del Sinodo dei Vescovi “L di Nikola Eterovic a presente pubblicazione vorrebbe aiutare a descrivere in modo concreto il ruolo dei Consigli Speciali continentali. Il loro servizio sinodale ha tre fasi importanti: 1) la preparazione di un’Assise sinodale che regolarmente consiste nella collaborazione alla redazione dei Lineamenta, documento di rifle ssione, e dell’Instrumentum laboris, Ordine del giorno dell’ass em blea sinodale; 2) la raccolta e la messa in ordine dell’abbondante materiale dei lavori sinodali, in vista della pubblicazione dell’E s ort azione Apostolica Postsinodale a firma del Romano Pontefice; 3) la promozione dell’applicazione dell’Esortazione Apostolica Postsinodale nei rispettivi Paesi, la raccolta di informazioni su iniziative pastorali, teologiche ed ecclesiali da condividere con gli altri membri del Consiglio speciale ed, eventualmente, tramite qualche pubblicazione, con i fratelli Vescovi del rispettivo Paese, del continente o del mondo”. Queste le intenzioni con le quali l’arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi dall’11 febbraio 2004, ha dato alle stampe, per la Libreria Editrice Vaticana, un corposo volume: “Sinodi Continentali. I Consigli Speciali del Sinodo dei Vescovi” (pp. 502, euro 24). Egli nel ruolo sopra citato ha organizzato tre Assemblee Generali Ordinarie, rispettivamente sull’Eucaristia (2005), sulla parola di Dio (2008), sulla Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (2012) ed ha coordinato i lavori di due Assemblee Speciali del Sinodo dei Vescovi, quella dedicata all’Africa nel 2009 e quella dedicata al Medio Oriente nel 2010. Nella prima parte del volume, quindi, l’arcivescovo Eterovic raccoglie i suoi interventi nel corso delle riunioni dei Consigli Speciali dei cinque continenti e, infine, del Medio Oriente. “Un dono particolare è l’incontro – aggiunge – dei Consigli Speciali con il Romano Pontefice, di cui tratta la seconda parte”, mentre nella terza sono riportati i nomi dei membri dei Consigli Speciali a cominciare dall’anno 2004. L’Autore ben sa che il libro contiene “inevitabilmente anche aspetti personali”, ma non sono, quelle, le intenzioni del volume. “La presente pubblicazione vorrebbe far conoscere da vicino l’importante ruolo sinodale dei Consigli speciali della segretaria Generale del Sinodo dei Vescovi e il loro prezioso servizio alla comunione ecclesiale – scrive ancora l’autore -, per il bene delle Chiese particolari dei singoli continenti, parti vive della chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica”. Le intenzioni si sono concretizzate e gli auspici sono stati interamente colti. (a. scon.) Luglio-Agosto 2013 Cultura & Comunicazione 21 televisione Chiamiamole con il loro giusto nome: degenerazioni della programmazione Dog tv, quando il “factual” supera ogni possibile immaginazione N asce la tv per i cani. Debutterà in Usa il prossimo 1 agosto e si chiamerà “Dog Tv”. È la tappa più recente di una degenerazione della programmazione televisiva che in gergo tecnico si chiama “factual”, una definizione che da alcuni anni i professionisti della tv attribuiscono a tutti quei programmi che “hanno attinenza con la realtà”. In Italia il primo canale dedicato interamente alle forme di intrattenimento “factual” è stato “RealTime” che ha uno slogan esplicativo: “RealTime è tutto il tuo mondo”. I suoi programmi vanno da “Il boss delle torte” a “Ma come ti vesti?”. Da noi dovrebbe arrivare presto anche un format che sta facendo faville in Usa. Interamente ambientato in un “banco dei pegni”, entra nei dettagli delle difficoltà economiche delle persone che decidono di “impegnare” gli oggetti preziosi che hanno in casa. Sociologi ed esperti di comunicazione sono rimasti sorpresi dal successo inaspettato di questa nuova forma di intrattenimento. Dopo il “boom” dei reality show (“Il grande fratello”, primo fra tutti) seguiti a ruota dai cosiddetti “talent show” (“X Factor”, successo mondiale del colosso Freemantle e, in Italia, il più domestico “Amici”), il “factual” adesso sta facendo girare la testa ai programmatori della televisione. Sono programmi che costano poco e che stanno creando un immaginario virtuale di dimensioni impressionanti. Le star televisive più seguite in Usa da alcuni anni non sono più giornalisti, attori o cantanti ma sono invece, per esempio, le sorelle Kardashian, non proprio ambasciatrici di eleganza TRA CINQUE MINUTI IN SCENA Regia: Laura Chiossone Anna e Gianna sono madre e figlia. Anna è un’ultranovantenne ormai alla fine della vita, cieca e immobilizzata, anche se ancora capace di scherzare. Gianna è una donna ancora bella, attrice teatrale, che si dedica con amore e totalmente alla madre inferma. La loro storia è il soggetto di “Tra cinque minuti in scena”, opera prima della regista italiana Laura Chiossone, e ha una particolarità unica: la storia che racconta non è una finzione, Anna e Gianna sono veramente madre e figlia e il film ne mette in scena la vita quotidiana. È un qualche cosa di straordinario perché nella pellicola si respira veramente un’atmosfera intima, in cui sembra non esserci la presenza di una macchina da presa ma in cui ci pare di assistere dal vivo a una scena di tutti i giorni. Un’opera che si prende i suoi tempi, che ha i suoi ritmi, che sono quelli della vita: il preparare da mangiare alla madre, il lavarla la mattina, leggerle le riviste, canticchiare con lei. La regista s’inserisce nella routine della relazione di queste due donne e con rispetto ce la racconta sul grande schermo. Insieme a questo livello quasi documentaristico, il film offre anche altri due livelli: uno è quello che riguarda la pièce teatrale che Gianna sta recitando e che dovrebbe andare in scena in un teatro a Milano, una pièce che Gianna interpreta con altri attori e che racconta il rapporto tra una figlia e una madre non più autonoma (così a raddoppiare la tematica del film); e poi un terzo livello che riguarda la storia d’amore, fragile e delicata, appena accennata, tra Gianna e un altro attore della compagnia teatrale. Questi tre livelli s’intersecano e si annodano in tutta la pellicola senza mai appesantirla, donandole invece una bella con i loro vestitini strizzati. Queste ragazze formose che hanno iniziato la loro carriera sulle pagine di riviste per soli uomini, sono oggi le protagoniste assolute di format “factual” dedicati interamente alla loro vita di “star”. Nel 2012, Forbes ha inserito una della sorelle Kardashian, Kim, per la prima volta tra le 100 celebrità più potenti al mondo: Kim occupa la 7ª posizione con 18 milioni di dollari guadagnati tra il maggio 2011 e il maggio 2012. Secondo Forbes, Kim è al 2º posto tra le attrici più pagate della televisione. Come hanno fatto a diventare così ricercate? Per usare una perifrasi molto in voga, “sono diventate famose per il solo fatto di essere diven- complessità linguistica e narrativa. Ma la vera forza del film sta nella storia di Anna e Gianna, nel loro rapporto d’affetto, così pieno di difficoltà. Un film sulla vecchiaia, sulla relazione madre-figlia, sul dono gratuito di sé. “La considero un’opera sulla re silienza, cioè sulla capacità umana di trovare risorse interiori anche davanti alle difficoltà estreme”, ha detto la regista, che ha iniziato a pensare al film nel momento in cui l’attrice Anna Coletti, di cui era amica, le ha iniziato a inviare delle mail, molto tragiche ma anche piene di ironia, sul suo rapporto con la madre anziana. Il film mantiene questa ironia, grazie anche alla personalità delle sue protagoniste: una madre e una figlia capaci di rendere leggere anche le situazioni più pesanti, svelandocene anche le inaspettate bellezze. L’esperienza con Gianna e Anna Coletti è continuata dopo il film con un blog (www.mammaacarico.com) in cui la figlia attrice e la madre in difficoltà continuano a descriversi con l’aiuto della regista, come se l’esperienza della vita e dei sentimenti non finisse mai, se supportata dal valore della testimonianza. “Volevo parlare della vecchiaia - dice la Chiossone - dell’accompagnamento alla morte attraverso il puro amore: momenti che ho cercato di raccontare con sincerità e leggerezza, evitando la retorica”. Una sfida per un film di un esordiente: raccontare temi tabù come la morte, la malattia e la vecchiaia, che la nostra società tende a eliminare, alla ricerca dell’eterna gioventù. Una sfida vinta, anche se, visto che la pellicola verrà distribuita da una piccola casa di produzione cinematografica, magari sarà vista da pochi spettatori. Un peccato. Paola Dalla Torre tate famose” grazie alla loro presenza ossessiva in tv. Magia del “factual”. Adesso arriva anche la tv per i cani. “Dog Tv” proporrà “video per 24 ore al giorno che mostrano attività tipiche: rincorrere una palla, nuotare, saltellare in un prato, annusare i propri simili”. I produttori si sono fatti supportare da “psicologi degli animali” e da esperti di “comportamenti canini”. La “Dog Tv” è stata già sperimentata a San Diego e dal 1 agosto sarà disponibile in tutti gli Stati Uniti. “I brevi video sono stati tutti pensati e ideati per rilassare e divertire i cani mentre i padroni sono al lavoro”, dicono. Non c’è limite alla fantasia degli autori dei “factual”. Basti pensare che fra i tantissimi titoli, disponibili anche in Italia, c’è per esempio “Disastri aerei”, un programma che propone le immagini dello schianto di un Boeing “con passeggeri a bordo”, dice la release per i giornalisti. Si tratta di una comunicazione televisiva “verticale” che attira l’attenzione su particolari marginali della vita degli individui. Una comunicazione, per esempio, molto diversa dagli sguardi diretti e franchi che Papa Francesco rivolge alle persone che incontra. “È un Papa molto social”, ha detto recentemente padre Spadaro. “Il suo sguardo è orizzontale, all’altezza degli uomini”, ha spiegato. Il genere “factual”, invece, fa correre l’obiettivo delle macchine da presa verticalmente verso il basso, sull’orlo dei marciapiedi, dove ticchettano i tacchi esagerati di alcune ragazze o dove sbuffano i musi dei cani.. Rino Farda facebook. per il Garante della Privacy ci sono troppi buchi nella rete D opo tre gravi episodi avvenuti in rapida successione, il più popoloso social network della Rete finisce nel mirino del Garante della Privacy italiano. L’ultimatum dell’Autorità è perentorio: da Menlo Park dovranno arrivare risposte convincenti ad una serie di interrogativi inviata dal Garante per la protezione dei dati personali italiano entro il 20 luglio. Il 22 giugno esplode il primo problema e a darne la notizia è Facebook stesso: 6 milioni di indirizzi email e numeri di telefono sono stati condivisi dal social network a causa di un bug. Nella nota, nella quale gli uomini di Zuckerberg si sono detti “imbarazzati e arrabbiati” per l’incidente, i tecnici hanno spiegato che il problema era presente nel tool che consente di aggiornare la propria lista di contatti o di indirizzi su Facebook: il baco era contenuto nella funzione che elabora le agende dei contatti per dare segnalazioni per eventuali nuove amicizie. Nel caso in cui un utente coinvolto nel problema avesse usato il tool Download Your Information (DYI), che serve per archiviare un intero account Facebook, assieme alle indicazioni per nuovi amici si sarebbe trovato in archivio numeri telefonici ed email a cui in realtà non avrebbe dovuto avere accesso. Il problema è rientrato nel giro di 24 ore e gli utenti coinvolti sono stati, tutto sommato, pochi rispetto al 1,2 miliardi di utenti complessivi; ma non sono comunque mancate le polemiche: il team “White Hat” della società di Mark Zuckerberg ha comunicato l’esistenza del bug a cose fatte, vale a dire dopo che un ricercatore esterno ha avvertito i responsabili della sicurezza di Facebook, che a loro volta sono passati a studiare ed infine a correggere il problema. Passa una settimana ed una falla nella privacy coinvolge Facebook. Tutta colpa di Brandon Copley, sviluppatore americano di app per dispositivi mobili, del tool “Graph Search” e di un ladro che tentava di rivendere merce rubata sul sito di annunci Craigslist. Brandon è alla ricerca del ladro ed usa il social network per scoprirne l’identità e denunciarlo alla polizia, strada facendo, però, si accorge di poter ottenere con (troppa!) facilità informazioni personali di milioni di utenti e così avvisa il social network. “Personalmente ho usato il sistema di ricerca per la cattura di un criminale. Ho avuto il suo numero, e l’ho usato per scoprire se fosse su Facebook, per poi denunciarlo alla polizia” - ha spiegato lo stesso Copley in una mail scritta a Facebook - “ma c’è un grado di vulnerabilità nel sistema che permetterebbe a chiunque di creare anche un database di numeri di telefono degli utenti”. Questa volta, però, Facebook sembra essere solo parzialmente colpevole degli oltre 2 milioni e mezzo di numeri di telefono personali di cui è riuscito ad entrare in possesso lo sviluppatore Usa: i dati archiviati da Copley sarebbero tutti appartenenti ad utenti con account pubblico e, dunque, la responsabilità circa la diffusione delle informazioni personali non sarebbe da attribuire al social network. La scorsa settimana la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A scoprire il nuovo baco è Symantec, la casa produttrice del celebre software antivirus Norton, che ha spiegato la falla presente nell’app ufficiale di Facebook per smartphone e tablet android: tutti coloro che scaricano l’applicazione di Facebook, anche senza utilizzarla, comunicano inconsapevolmente e in automatico il numero della loro scheda Sim ai server di Menlo Park. Le rassicurazioni da parte del social network che si è detto intenzionato a rilasciare un aggiornamento che corregga il bug ed a cancellare il database creatosi automaticamente non sono, però, bastate al Garante della Privacy italiano. “Entro il 20 luglio Facebook dovrà fornire al Garante privacy chiarimenti sulle modalità di trattamento dei dati personali degli utenti dei servizi offerti dalla società dopo che, a causa di un bug di sistema, si è verificata una comunicazione di informazioni personali ad altri utenti, n on necessariamente iscritti al social network”, spiega in un comunicato stampa l’Authority, guidata da Antonello Soro. Antonio Rita Luglio-Agosto 2013 L’almanacco 1913 2013: DAL FOOT BALL POVERO E DIVERTENTE AI MILIONI DI EURO DEGLI EROI DELLA PEDATA R ubriche televisive sul calcio mercato; interviste fiume sui giornali a procuratori: al solito “bar dello sport” che in ogni comune vivacchia c’è sempre posto per commentare i “milioni” di euro che le società (ma non erano in crisi?) sono disposte a pagare per garantire al proprio pubblico lo spettacolo. I “nuovi gladiatori” a dispetto della crisi continuano ad accendere i sogni di generazioni di tifosi che mettendo le mani in tasca forse ora considerano che si può fare una trasferta (non di più) per ammirare la propria squadra, essendo più salutare (per le proprie tasche) guardare i diversi incontri in televisione. E a Brindisi, la situazione è…in linea con l’andamento globale: pochi soldi, pochi sogni, ma la tifoseria spera… Cento anni addietro, invece, non era proprio così. La passione animava ogni cosa e, “quelli del calcio” furono necessitati a trovare anche un luogo dove poter coltivale la propria passione. Leggiamo “La Città di Brindisi” del 18 maggio 1913 (anno XIV, n. 16). È la prima notizia di pagina tre. Sono 18 righe: “Foot –Ball, I giovani componenti questa simpatica “Brindisi Foot Ball-Team”, sono finalmente riusciti a trovare, nel largo Pietà, il campo adatto allo sviluppo del giuoco del pallone; ed ora, lieti e contenti, si apprestano a ricominciare l’interrotto allenamento, onde farsi temere come in passato – si legge - .Quanto prima avrà luogo in detti campo una partita amichevole fra la squadra brindisina ed una britannica”. Conclusione: “Ai prelodati giovani auguriamo che non verrà a mancare ogni incoraggiamento, specie da parte di chi non deve rifiutarsi a concederlo”. La settimana successiva (anno XIV, n. 17 – 25 maggio 1913) lo stesso giornale dedica all’argomento ben 33 righe a pagina 2. Titolo:”La gara Foot Ball di Domenica”. “Domenica scorsa sul piazzale della Pietà ebbe luogo un importante match di Foot Ball fra i nostri undici e quelli dello Sporting Club di Lecce detentori del campionato Pugliese. Alle 4.30 al fischio dell’ottimo arbitro signor Cocotò, le due squadre si presentarono così costituite: Brindisi – Ravagli, Sciarra, Inglese III, Stifano, Inglese II, Caiulo, Tarchioni, Pappatato, Barbadori, Guadalupi C., Inglese I. Lecce – Valletta, Vernaleone, Cascella, Masella, Tomasi, De Carolis, De Michele, Corsano, Pellegrino, Marzano, Tarentini”. Fin qui il tabellino. Quindi la cronaca-commento: “I leccesi, preceduti da molta fama, sono scesi sicuri della vittoria; ma hanno trovato nella nostra squadra un minaccioso baluardo di resistenza e tenacia. Alla seconda ripresa il nostro trio di seconda, trascinato dal bravo Stifano, mise in scompiglio i Foowards leccesi che prudentemente si strinsero in 23 2003: “ECCLESIA IN EUROPA”, ESORTAZIONI AD UN CONTINENTE CHE CREDE ANCORA NELL’UNITà B difesa. Meritevole di massimo encomio il valoroso Vittorio Ravagli, che, agile e pronto, parava con precisione gl’insidiosi palloni. Buona la linea d’attacco dei nostri – aggiungeva l’estensore -, debole ed indeciso il terzino inglese. Del Lecce tutti buoni ma troppo leggieri. La partita terminò con 0 a 0”. Il fatto non dovette andare giù ai cugini leccesi (risale ad allora la rivalità calcistica?) che sui loro fogli locali evidentemente “videro” un’altra partita. Un fatto è certo: il 1° giugno successivo (anno XIV n . 18) a pagina 2 de “La Città di Brindisi” esce un ironico articolo dedicato non alla partita, ma alla cronaca del “valoroso critico-sportivo-fiorentino-pugliese Ennio Carlino!” il quale aveva redatto “sul troppo ospitale periodico “Cronache Salentine”, uno stentato resoconto del match sostenuto dallo Sporting Club di Lecce sul campo brindisino, con la giovane squadra della Brindisi Sport”. Ma si andò avanti e ai primi di luglio, “sul campo della Pietà ebbe luogo un match amichevole di Foot-Ball tra la rima squadra della Brindisi-Sport e quella inglese dell’Albatros, controtorpediniera qui di stanza. Il nostro team scese in campo con molti elementi di seconda squadra – informa il giornale .; e ciò nonostante furono segnati tre goals a 2. Domenica p.v. – si aggiungeva - la seconda squadra della Brindisi sport si incontrerà sul campo brindisino con la prima della Juventus di Lecce. Il match servirà d’allenamento ad entrambe le squadre che già si preparano al torneo da aversi nel venturo agosto”. Il giornale recava la data del 6 luglio. Lunedì 7 si rinnovarono “gli organismi direttivi” e si decise di aprire ai giovani, “presidente resta Giorgio H. Cocoto, mentre vice presidente cassiere è Francesco Guadalupi di Michele”, si legge nella noticina del giornale che non dimentica di dire che si procederà con l’autotassazione mensile degli associati. Altri tempi, appunto. (a. scon.) ruxelles: dalla Cappella per l’Europa, o Cappella della Resurrezione, in Van Maerlantstraat bastano pochi passi per raggiungere Wiertzstraat dove è il palazzo del Parlamento Ue con la facciata abbellita dalle immagini della Croazia dal 1° luglio 28° Paese membro dell’Unione europea. I due luoghi sono a distanza fisica ravvicinata - c’è solo rue Belliard che li separa - ma tra una piccola chiesa e un grande palazzo sembra esserci una smisurata distanza immateriale. Da una parte si sosta in raccoglimento e in silenzio mentre dall’altra ci si infervora nel dibattito politico e ci si misura nell’attività istituzionale. La distanza appare incolmabile: cosa può dire una cappella silenziosa a un enorme palazzo dove si intrecciano voci in molte lingue diverse? Non sembrano esserci occasione e possibilità di incontro. Eppure ciò che separa i due luoghi è una strada, non un muro. Bisogna, è vero, fare attenzione perché c’è sempre molto traffico ma rue Belliard si può attraversare e riattraversare in ogni momento. Non è dunque una barriera invalicabile. Le immagini stradali possono forse riassumere l’idea di fondo della “Week for hope” proposta in questi giorni a Bruxelles dalla Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) per rileggere l’esortazione pastorale post-sinodale “Ecclesia in Europa” di Giovanni Paolo II nel decimo anniversario della pubblicazione avvenuta il 29 giugno 2003. A fare da guida nell’attraversamento della strada che si snoda tra due luoghi così vicini e così distanti sono alcuni santi, martiri e testimoni della fede che nel corso dei secoli, afferma il card. Reinhard Marx presidente della Comece, “hanno segnato in particolar modo la storia europea”: Jerzy Popieluszko , Pino Puglisi, John Henry Newman, Josef Henry Cardijn, Hildegarda Burjan, Bernardino da Siena, Karl Leisner, Gabriel Piguet, Christian de Cherge, Hildegard von Bingen, Pedro Poveda, Willibrord. Sono tutti loro che “invitano ad avanzare con sicurezza nell’esperienza dell’alterità tra popoli europei, tra religioni differenti, tra credenti e umanisti, tra uomini e donne, per inventare non solo un mercato ma soprattutto un’arte di vivere insieme dove ciò che l’uno porta trova eco in ciò che porta l’altro. Essi iscrivono le nostre costruzioni politiche, che in certi momenti possono sembrarci molto laboriose, nel disegno misterioso del Padre che è un disegno di unità”. La riflessione è per i monaci di Thibirine rapiti e uccisi nel 1996 ma nella scia di questi martiri europei in Africa si pongo- no quanti hanno camminato sulle strade d’Europa, in tempi non meno difficili e tristi degli attuali, senza mai venire meno al desiderio di dire con la propria vita le ragioni della speranza. Una comunicazione intensa, spesso sofferta e drammatica, con la cultura, la società, la politica e la scienza. Sempre con lo stile petrino fatto di retta coscienza, rispetto e dolcezza. Ma oggi all’altro luogo, al palazzo della politica e del governo Ue, quale messaggio può venire da chi si è posto e si pone al servizio degli altri e chiede alla politica di non dimenticare questo suo fondamento? Ci sono messaggi che, per raggiungere la coscienza di chi abita i luoghi della politica e delle istituzioni, scelgono tempistiche non scritte sui calendari e percorrono itinerari imprevedibili nelle direzioni, nei tempi, nei modi. C’è una comunicazione che sfugge ad antichi e nuovi paletti mediatici. Accanto alla cappella e al palazzo ci sono le case. I messaggi dell’Europa e per l’Europa bussano alla porta della coscienza di quanti tra dieci mesi eleggeranno i loro rappresentanti nelle sue istituzioni “per inventare non solo un mercato ma, soprattutto, un’arte di vivere insieme e dove ciò che l’uno porta trovi eco in ciò che porta l’altro”. Si apre il tempo dell’attesa: a indicare qualche segnale positivo non sono tanto le previsioni degli esperti e neppure l’eredità intellettuale e spirituale di quanti in tempi non meno bui e tristi degli attuali hanno fatto della speranza il dono più concreto all’Europa. A rendere possibile un orizzonte con più colori è soprattutto la memoria. E’ quella presenza-assenza che nelle chiese, nei palazzi e nelle case non può rimanere nei ritratti incorniciati o nelle pagine dei libri ma deve diventare il volto di quanti, davanti a quei ritratti e a quei libri, avvertono il richiamo alla responsabilità personale senza la quale la speranza, anche per l’Europa, diventa una parola vana. Paolo Bustaffa il sito DiocesANO in versione per tablet e smartphone m.diocesibrindisiostuni.it