Il Direttore e la Redazione
augurano all’Arcivescovo
e ai propri lettori
buone vacanze
Anno XXXVI n° 7-8
Luglio-Agosto 2013
Redazione: piazza Duomo, 12 Brindisi
E-mail: [email protected]
tel. 340.2684464 | fax 0831.524296
Fermento torna a Settembre
€ 1,00
La redazione ricorda che è possibile inviare
lettere, riflessioni e articoli, esperienze...
entro e non oltre venerdì 6 settembre 2013
Spedizione in A.P. - art. 2 - c.20 - L.662/96
In caso di mancato recapito inviare al CDM di Brindisi per la restituzione al mittente previo pagamento Resi
editoriale
Linee
pastorali
in corsia
Una Chiesa giovane
Angelo Sconosciuto
L
a nostra comunità di
Chiesa si appresta a riflettere nel nuovo anno
pastorale sull’identità cristiana.
In questi giorni il Consiglio pastorale diocesano sta provvedendo a consolidare appunti
e schede che, grazie al lavoro
degli uffici, diventeranno un
corpus. Sarà la suggestione
che sempre suscita il Vangelo,
ma è difficile non pensare che
in questi giorni ci è stata posta
sotto gli occhi la parabola del
Samaritano. E poi, ecco che
consegno al lettore la coincidenza di aver potuto incontrare una persona anziana in
un letto che, senza fatalismo
alcuno, ma con piena coscienza diceva di rimettersi alla volontà di Dio, “perché tutta la
vita mia – spiegava -, è sempre
stata nelle sue mani”.
Ho visto in lei la fede semplice
e robusta e nessuna critica verso i suoi che l’avevano lasciata
sola. Ho visto chiedere ed ho
visto rispondere a quelle richieste non soltanto da parte degli
“addetti ai lavori”, ma anche
da parte di chi, davvero, “di lì
passava per caso”.
Ne ho visti due, in verità, di
passanti “per caso” e tutti e due
hanno risposto, sebbene con
gradazione differente di impegno, alla piccola richiesta della
persona anziana: l’avvicinare
il bicchiere con una cannuccia
e il sistemare un cuscino che
proprio non voleva saperne di
stare tra il volto ed il collo.
Ho visto il gesto frettoloso e
quasi professionale di risposta
alla prima richiesta; ho visto
un surplus di attenzione nel
porre il cuscino ben fermo sotto
il capo perché non si muovesse
più.
Ho sentito il duplice “grazie, figlia!” della persona a letto; ho
sentito il “prego!”, frettoloso della prima ed ho visto il tornare
indietro della seconda per una
carezza. “Domani passo!”, le ha
anche detto e non era semplice
solidarietà tra persone che ne
assistono altre.
La persona anziana che teneva
stretto il cuscino ha evidenziato il dono prezioso ricevuto da
quel gesto: adesso stava comoda nel suo letto ed al cronista
non resta che pensare come
forse – se gli uffici non lo hanno già fatto – sarebbe utile che
nelle linee pastorali, a proposito della identità cristiana – si
inserisse quel test di verifica sempre valido in ogni tempo e
ad ogni latitudine - che fa dire
al Signore Gesù: “Da questo vi
riconosceranno, se vi amerete
gli uni gli altri”.
Albania, 17 luglio: i volontari del Centro Missionario Diocesano con i ragazzi di Burrel nella missione delle Suore Dorotee
L’
estate, non solo quella meteorologica, è entrata nel
vivo. Sono centinaia i giovani delle nostre comunità
che, anche quest’anno, oltre alle tradizionali vacanze, vivono esperienze di volontariato e servizio, di riflessione e preghiera, in ritiri, campi scuola, giornate di spiritualità, incontri di formazione.
È il caso dei quattro giovani che, guidati da don Marco
Candeloro, il 18 luglio sono partiti alla volta del Brasile per
partecipare alla 28ª Giornata Mondiale della Gioventù. Il
gruppo, prima di raggiungere Rio de Janeiro, ha fatto tappa
a Petropolis per animare alcune iniziative missionarie insieme ad alcuni giovani brasiliani.
Altri giovani, tredici, tutti di San Donaci, guidati da don
Donato Panna, trascorreranno l’estate in missione in Kenya, nella Diocesi di Marsabit, realtà a noi tanto cara, per vivere un’esperienza di servizio nel villaggio di Laisamis.
Poco prima di andare in stampa è giunta in Redazione la
testimonianza del gruppo dei nove giovani che, guidati da
don Francesco Greco e da don Giuseppe Satriano, stanno
vivendo il campo scuola organizzato dal nostro Centro diocesano Missionario in Albania. Ecco cosa ci scrivono Rosaria e il gruppo missionario:
città di Burrel, realtà a prevalenza musulmana.
È un lavoro senza fini di parte, posto nella gratuità, che desidera seguire la logica evangelica di un cuore casto, disposti
cioè ad amare gli altri senza possederli in alcun modo.
È bello vedere come cristiani e musulmani, piccoli e grandi,
possono lavorare insieme senza coltivare attese che diventino
pretese, solo orientati a restituire dignità all’uomo, in questo
caso a ragazzi, privi di tante cose ma desiderosi di saltare,
condividere, divertirsi, correre come tutti i bambini del mondo.
Anche se questa esperienza con i più piccoli è bella e significativa, quello che sta incidendo sulla nostra vita sono gli spazi
di ascolto che stiamo sperimentando, attraverso la Parola di
Dio, quella dei missionari che vivono qui (P. Gianfranco insieme a suor Annassunta, suor Chiara, suor Liliana e suor Giusi)
e quella dei giovani animatori della comunità.
La Parola e le testimonianze ascoltate ci hanno reso consapevoli che ogni annuncio di salvezza e di liberazione, non può
non tener conto dell’altro, a partire da ciò che vive e nel rispetto di ciò che è, condividendo pienamente la logica dell’Incarnazione del Cristo attraverso cui Egli ci ha rivelato il “volto”
misericordioso del Padre.
È bello ed è grande il respiro di fraternità universale che anNon è semplice esprimere la molteplicità di sensazioni, emo- diamo percependo e ci auguriamo di poterlo consegnare anzioni e consapevolezze che si vanno accumulando nel cuore di che alle nostre comunità al ritorno.
tutti noi. L’essere qui per alcuni giorni è di aiuto e sostegno a MIRUPFASHIM (Arrivederci).
quanto le care Suore Dorotee si impegnano ad animare nella
Vita diocesana
Vita Diocesana
Speciale
L’Arcivescovo
celebra ad Ostuni
nel ventesimo
del suo Episcopato
Anniversari
di Ordinazione
di alcuni
nostri Sacerdoti
“Lumen Fidei”
La prima
enciclica
di Papa Francesco
A pagina
5
Alle pagine
6-7
Alle pagine
12-13
Luglio-Agosto 2013
Primo Piano
3
VERSO IL NUOVO ANNO PASTORALE I primi incontri del nuovo Consiglio Pastorale Diocesano
L’identità cristiana e la Chiesa di Brindisi-Ostuni
L
a Chiesa di Brindisi-Ostuni riprende il
suo cammino pastorale interrogandosi
sull’identità cristiana. Nel mese di luglio due riunioni del Consiglio pastorale diocesano hanno provveduto a mettere a punto,
secondo un metodo di compartecipazione e
con stile sinodale (cammino comune e condiviso), aspetti e tematiche che gli Uffici renderanno organicamente in queste settimane
in maniera tale che, a settembre, l’anno pastorale 2013-2014 prenda avvio con rinnovato vigore.
Ci si è riuniti la prima volta, il 4 luglio scorso nel Seminario “Benedetto XVI” e lì, dopo
la recita dei vespri, il Consiglio ha iniziato a
conoscersi ed a presentarsi, tra membri di diritto, membri eletti, membri scelti dal vescovo. Il nuovo Consiglio è meno numeroso del precedente, con
maggioranza di componenti laici, e così, accanto al presule
diocesano, ecco i membri di diritto: mons. Giuseppe Satriano (vicario generale), don Gianluca Carriero (vicario episcopale per la pastorale), don Mimmo Macilletti (vicario urbano
“S. Lorenzo da Brindisi”), don Giovanni Apollinare (vicario
urbano “S. Biagio”), don Franco Pellegrino (vicario foraneo
“S. Rocco”), don Tony Falcone (vicario foraneo “S. Vito martire”), don Salvatore Tardio (vicario foraneo “Madonna del
Carmine”), don Carmine Canoci (vicario foraneo “S. Maria
Assunta”), mons. Antonio valentino (Direttore Ufficio liturgico), don Piero Tundo (Direttore Ufficio catechistico), don
Pietro Demita (Direttore Caritas), Arturo e Anna Maria Destino (Coppia responsabile Pastorale familiare) Piero Conversano (Presidente Azione Cattolica Diocesana). Ancora,
sono membri eletti Sr. Giovanna Fanuli (rappresentante
Usmi), Francesco Bova (rappresentante Diaconi permanenti), Maria Coluccello e Lucia Tramonte (rappresentanti Vicaria “S. Lorenzo da Brindisi), Lucia Marseglia e Rosa Morelli
(rappresentanti Vicaria “S, Biagio”), Vittorio Mirabile e Maria
Giovanna Rosato (rappresentanti Vicaria “S. Rocco”), Franco
Lavaneziana e Antonio Zito (rappresentanti Vicaria “S. Vito
m.”), Anna Rita De Nitto e Angelo Sconosciuto (rappresentanti Vicaria “Madonna del Carmine”), Rosaria Calò e Coralba Rosato (rappresentanti Vicaria “S. Maria Assunta”), Maria
Bafaro (rappresentanti Aggregazioni laicali), mentre membri
scelti dal vescovo sono Maria Grazia Russo e Cristina Pedali.
E nella prima riunione, dunque, dopo la presentazione
sintetica del cammino pastorale della nostra Diocesi, l’Arcivescovo ha voluto ascoltare gli intervenuti al CPD, chiedendo di esprimere liberamente quello che, secondo ciascuno,
poteva essere il tema attorno al quale costruire un progetto
diocesano unitario per l’anno 2012-2013, che ponesse attenzione a bisogni e problematiche o ad ambiti di riflessione e
intervento. Dai diversi interventi e dal confronto, è emerso
come la tematica della “Identità cristiana” potesse fare da
sfondo alla programmazione, facendo sì che fossero le singole vicarie a manifestare ulteriori intenzioni, spunti di riflessione, istanze particolare. A loro, dunque, è stato chiesto
di esprimersi e consigliare, considerando che nel corso della riunione del CPD è emersa la necessità della “Riscoperta
della fede in Cristo”, valorizzando il sacramento del Battesimo, interrogandosi sulle relazioni di paternità e fraternità,
sul discepolato e sul servizio nella Comunità di chiesa. Tra le
proposte è sembrato che sia utile riflettere – in sintonia con il
cammino della Chiesa italiana che si prepara a Firenze 2015 e con la serie di anniversari
che ricordano il Concilio – sulla identità cristiana alla luce di quanto dice la Costituzione conciliare Gaudium et Spes nei primi tre
capitoli e cioè riflettere su “l’uomo alla luce
di Cristo”, su “la cura delle relazioni (comunione ecclesiale e fraternità umana)”, nonché
su “il servizio all’uomo e al mondo”.
Non meno rilevante è sembrato orientare il proprio sguardo sulle “Beatitudini” per
leggere attraverso quella filigrana non solo
l’identità cristiana, ma la proposta di vita ad
esse sottesa. Si è stati concorsi nel considerare che il vangelo dell’Anno A (Matteo) sarà
particolarmente utile a comprendere “Cristo
presente in mezzo a noi” ed a guardare alla
Chiesa come comunità di battezzati, comunità che accoglie,
comunità che si interroga sulla corresponsabilità.
Il tutto mai dimenticando che nella prima fase dell’anno
pastorale il cammino della Chiesa diocesana sarà ancor più
sollecitato dai passi conclusivi di quest’Anno della Fede che
vivremo alla luce della Enciclica Lumen Fidei appena pubblicata (e di cui riferiamo nel paginone centrale).
Purificazione, semplificazione della fede sono concetti
emersi in quella sede alla pari delle necessità di farsi prossimo, di prestare attenzione al territori, di rinnovare l’impegno sociale in esso, ponendo mente che ignoranza della fede
e relativismo etico sono questioni aperte e vere emergenze
anche nella nostra realtà territoriale.
E sulla scorta di questi elementi si sono riunite le diverse
vicarie, i cui Consigli pastorali hanno elaborato, prima della
riunione del 18 luglio, ulteriori elementi da offrire alla valutazione degli Uffici diocesani. Su tutto è emersa la necessità
di chiarezza e puntualità della comunicazione del messaggio, la concretezza delle linee di cammino di una chiesa intenzionata a camminare in piena sintonia e comunione con
le chiese sorelle del territorio e con quella italiana.
4
Vita Diocesana
Estate, non dimentichiamo
chi è solo e chi soffre
“C
on le pinne, fucile ed occhiali…”. Le parole di
una famosa canzone balneare ci ricordano che
da poche settimane si è avviata la stagione estiva: le lezioni scolastiche hanno fatto posto agli esami, le attività parrocchiali/pastorali si sono concluse, le ferie costituiranno la pausa per quanti hanno un’attività lavorativa. In
queste settimane (due/tre mesi) sarà possibile dare spazio
allo “svago”, alle “vacanze”, ai “viaggi turistici”, ma soprattutto si farà capolino sulle spiagge o sulle colline che caratterizzano il nostro territorio pugliese.
L’estate è anche il periodo nel quale si incrementano le relazioni interpersonali non più dovute dai luoghi di lavoro,
dagli impegni ecclesiali, dalle attività sociali, ma “libere”: si
cureranno i rapporti familiari e amicali, si vivranno incontri
occasionali che termineranno con il tempo estivo, si sperimenteranno nuove amicizie.
Sicuramente questo periodo sarà “variegato” per le diverse situazioni e realtà che potranno essere vissute, rispetto
alla periodicità e ripetitività (al limite della noia) degli altri
mesi dell’anno.
Ma tutto questo sarà possibile soltanto per i “sani”. Diversa
è la prospettiva per i sofferenti.
Normalmente ai problemi dovuti all’età anziana, alle ma-
lattie, alle disabilità si associano le situazioni di isolamento, di emarginazione, di abbandono interrotte
dalle visite dei parenti, degli amici, del parroco, del
ministro straordinario della comunione, dei volontari.
Alcuni hanno l’opportunità, con l’aiuto dei familiari e
del volontariato, di abbandonare momentaneamente
i luoghi di “soggiorno obbligato” (il letto, la camera)
per partecipare alla messa domenicale, o a qualche
esperienza familiare e sociale.
Ma tutto questo in questo periodo viene “sospeso”, perché
è “estate”.
In rari casi l’impegno generoso dei volontari procura, invece, incontri ed attività estive a vantaggio degli anziani,
dei disabili…ma sono “mosche bianche” in un panorama
di accresciuta emarginazione sociale.
Questa “tendenza” potrebbe essere modificata e nuovi
stili di vita potrebbero attivarsi proprio in queste settimane
“calde” per proseguire nelle settimane “fredde”.
Vogliamo parlare delle “visite” ai sofferenti che, a motivo
del particolare periodo, potrebbero essere più abbondanti
di tempo e di partecipazione.
Visite “al gelato” con/dal sofferente procurerebbero una
speciale “frescura” che nessun ombrellone potrebbe assicurare. Visite con “le canzoni di un tempo” non solo rinnoverebbero colonne sonore indimenticabili, ma darebbero
la possibilità agli anziani di esibirsi un gare canore da non
invidiare alle famose “Canzonissima” o “Un disco per l’estate”. Una passeggiata “in carrozzella” non pubblicizzerebbe
Apostolato della preghiera Giornate di Spiritualità
Alle sorgenti della fede
contemplando la Trinità
Avere sempre Cristo al centro della propria vita
una visita turistica sul calesse, ma darebbe vita ad una relazione umana rigenerante. Una serata “sotto le stelle” (sul
balcone o sulla terrazza) ridurrà le ore di sonno di quanti
scandiscono la loro quotidianità con la luce del sole, ma
renderebbe indimenticabile lo stare insieme che è segno di
comunione.
Anche l’Arcivescovo, della nostra chiesa diocesana, nel
suo Messaggio “estivo”, ha ricordato che “La meritata sosta dagli impegni quotidiani, si trasformi in opportunità di
condivisione e di socializzazione”, auspicando che “l’estate
può rappresentare il momento per trasformare l’egoismo in
altruismo, la pigrizia in amore”.
Nel periodo estivo si attiva una campagna di sensibilizzazione che ricorda a quanti hanno animali domestici di non
abbandonarli.
Con motivazioni più profonde, a tutti noi, ed in particolare ai cristiani, è chiesto di non dimenticare i nostri anziani,
ammalati e disabili mentre scorrono le settimane del “sol
leone”.
La meditazione quotidiana
portante notare come le tre persone divine
sono molto simili e si distinguono solo per
il colore degli abiti e per l’atteggiamento di
ciascuno nei confronti degli altri due. La disposizione a cerchio aperto verso chi guarda
ed i loro sguardi, hanno rivelato gli elementi
costitutivi dell’Amore trinitario: il compiacimento, l’ascolto e la complicità reciproci, elementi che insegnano il mestiere della vita.
Nell’ultima catechesi l’attenzione è stata
rivolta al “posto vuoto”: il circolo d’amore
delle Tre Persone è completato solo dal riempimento di quello spazio vuoto, davanti
all’altare, che Dio invita ad occupare per godere delle sue delizie in un dialogo intimo e
gioioso, e nell’impegno a donare la propria
vita.
È stato molto significativo notare che la
persona del Figlio e il posto vuoto assumono
la forma del calice che rievoca la festa, il rendimento di grazie, la benedizione e la gioia
collegati ad una novità di vita e la più bella
novità è proprio la redenzione che la Trinità
compie nel sacrificio di Gesù, ma anche nostro.
La contemplazione della Trinità ha introdotto ognuno nella casa dell’Amore dove è
stato piacevole dissetarsi alle sorgenti della fede, rinvigorendo la speranza di saper “
vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono nel cielo: la convivialità delle
differenze”(don Tonino Bello), realizzando
così il sogno ed il sorriso di Dio.
Maria Giuseppa Bafaro
L
a liturgia della solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo propone, nei primi vespri, l’ascolto del passo evangelico giovanneo della triplice “professione di amore”
che il principe degli apostoli fa dinanzi al Risorto, in risposta
alla triplice domanda del Maestro. È un dialogo colmo di fiducia e di amore, ma anche di impegno e responsabilità. Chi
è chiamato da Cristo a seguirlo più da vicino, può comprendere la missione del “pascere” come la più grande missione
di amore.
Il nostro Arcivescovo, venti anni fa, ha ricevuto il dono di
un ministero, quello episcopale, da lui stesso definito “immenso”, che oggi esercita nella Chiesa che è in Brindisi-Ostuni; terza Chiesa dopo la comunità cristiana di Ugento-Santa
Maria di Leuca e di Nardo-Gallipoli. Ancora una volta, per la
terza volta, il Signore Gesù ha chiesto al nostro Arcivescovo
di amarlo con tutto se stesso e gli ha affidato un “gregge” più
numeroso, da guidare con paternità e carità.
Il giorno dell’anniversario di ordinazione episcopale, il 28
giugno u.s., egli ha presieduto la celebrazione eucaristica
presso il monastero di san Pietro apostolo in Ostuni, dove le
monache Benedettine “nulla antepongono all’amore di Dio”
(san Benedetto), servendo le Chiesa con il dono totale della
vita.
L’Arcivescovo, nella riflessione omiletica, ha sottolineato
l’importanza della centralità di Cristo e del suo amore nel-
L’Arcivescovo presiede la concelebrazione © F. Laguardia
La celebrazione nella chiesa del monastero © F. Laguardia
abato 15 giuproprio dal suo
gno, presso il
Cuore che siamo
Santuario dei
rigenerati, quel
Santi Medici Cosma
Cuore che ha
e Damiano a Bitonamato e continua
to (Ba), si è svolto il
ad amarci incon1° raduno regionale
dizionatamente.
dell’Apostolato delPadre Colonna,
la Preghiera. Evento
con la sua gioviaUn momento del raduno regionale
questo che ha visto
lità e ‘freschezza’
il direttore regionadi uomo amato
le, nonché il nostro
e innamorato di
direttore diocesano, don Claudio Cenac- Dio, ha reso più particolare e piacevole la
chi, prodigarsi affinché tutto si svolgesse catechesi, attraverso alcune canzoni, scritnel migliore dei modi, ma, soprattutto, af- te su melodie napoletane, dedite al Cuore
finchè ciascuno si sentisse accolto e chia- di Gesù.
mato alla preghiera e alla comunione fraTerminata la catechesi, vi è stata la celeterna.
brazione della Santa Messa, presieduta da
Tutto ha avuto inizio intorno alle ore 9.30 don Claudio Cenacchi, nella quale hanno
e, ad un primo momento dedicato all’ac- concelebrato alcuni sacerdoti arrivati da
coglienza dei diversi gruppi provenienti da tutta la regione per accompagnare i propri
tutta la regione, è seguito un breve ed effi- gruppi. A seguire si è svolto un momento
cace momento di preghiera. È stato Padre di adorazione silenziosa accompagnata da
Carlo Colonna a tenere la catechesi, ricca, alcuni canti, che hanno favorito la preghienon solo di spunti per la riflessione perso- ra e la contemplazione di Gesù Eucarestia.
nale, ma, soprattutto, per la vita spirituale
Al momento del pranzo, ciascuno è stato
e contemplativa. Padre Colonna ha volu- libero di auto gestirsi e di usufruire del verto sottolineare l’importanza del simbolo de e ampio spazio che il santuario ha mesdell’acqua, unico elemento che ‘purifica’ so a disposizione dei pellegrini. Infine si è
l’uomo e che lo apre ad una vita nuova e tenuto un breve momento conclusivo in
vera. Quell’acqua che, sin dal battesimo, chiesa, dandosi come augurio ‘l’arrivederci accompagna, quotidianamente la ritro- ci al prossimo raduno regionale’. Tutta la
viamo nella nostra vita. Tutto può essere giornata è trascorsa nel migliore dei modi,
vita nuova, anche un semplice bicchiere nella preghiera, nella fraternità, nella cond’acqua fresca donato con amore. Acqua, divisione e nella collaborazione.
sotto forma di lacrime che, spesso, versiaAl raduno hanno partecipato circa 500
mo sui nostri errori e sulle nostre paure; persone, provenienti da tutte le diocesi di
acqua della quale abbiamo bisogno per Puglia. Non possiamo che ritenerci sodrinfrescarci e dissetarci. Acqua che lo stes- disfatti, e anche noi, darci l’arrivederci al
so Gesù ha chiesto alla Samaritana davanti prossimo raduno con la speranza che anal pozzo. Quell’acqua che, fino alla fine, ha che qualcuno di voi possa aprirsi al Cuore
accompagnato la vita di Gesù e la salvezza di Gesù e voler condividere questa espedell’uomo: l’acqua che insieme al sangue rienza fortificante ed edificante.
uscirono dal fianco di Gesù sulla Croce. È
Riccardo Rota
la sua vita ed in quella di chi, per vocazione, è chiamato a
“pascere” il gregge di Dio. È solo Cristo l’unico Pastore, che
si prende cura delle sue pecore, nutrendole di se stesso, donando loro la sua vita divina, accogliendole con amore nel
suo ovile. Chi, sulla terra, è scelto come apostolo, deve continuare nel tempo la stessa opera del Figlio di Dio; deve essere “sacramento di Gesù in mezzo al suo popolo”. Egli deve
custodire il dono del Vangelo, portarlo nel cuore e conservalo intatto, così come lo si è ricevuto da Cristo, senza falsificazioni né visioni parziali e soggettive. Essenziale nella vita
dell’apostolo è il nome di Gesù: quel nome, in virtù del quale
Pietro guarì lo storpio presso la porta del tempio di Gerusalemme; nome che deve trovare dimora nell’intimo della coscienza; nome che è presenza viva di Gesù e che, attraverso
il ministero pastorale, diventa presenza che incoraggia, che
dona misericordia, che alimenta la speranza.
Nel rendimento di grazie della solenne celebrazione eucaristica, mons. Caliandro ha chiesto ai presenti la preghiera
per il santo Padre e per la sua persona, affinché siano pastori
così come il Pastore desidera. E non è mancata l’intercessione per la comunità delle monache Benedettine, affinché essa
ritrovi vitalità, quale segno che è possibile, ancora oggi, una
risposta all’amore di Dio da nulla anteposto.
Anna Rita Lamendola
In agenda
APOSTOLATO DELLA PREGHIERA Raduno regionale
S
5
Vita Diocesana
il 28 giugno Celebrato nel monastero di S. Pietro in Ostuni il XX di Episcopato dell’Arcivescovo
Rigenerati dal suo Cuore
D
al 28 al 30 giugno l’Apostolato della
Preghiera ha proposto ai partecipanti il weekend di spiritualità sul tema
“Alle sorgenti della fede, contemplando la
Trinità”. Circa trenta persone, desiderose di
alimentare la propria vita spirituale e migliorare la propria vita di fede, hanno lasciato gli
affetti e le ordinarie occupazioni per sostare
nell’accogliente centro di spiritualità “Madonna della Nova” in Ostuni, nella solitudine, nel silenzio e nell’ ascolto per lasciarsi
conquistare da Dio.
A partire dal primo pomeriggio del venerdì
i tempi sono stati ritmati dalle catechesi sapientemente articolate dal direttore diocesano dell’AdP, don Claudio Cenacchi, dalle
meditazioni accuratamente guidate da Danilo Cozzoli e dall’incontro privilegiato con
Dio nelle celebrazioni liturgiche della Messa,
delle Lodi e dei Vespri in cui sono convogliate unitariamente le diverse emozioni e mozioni.
L’esperienza di tutto il weekend è ruotata
intorno al cuore della nostra fede: la Santissima Trinità rappresentata divinamente
nell’«icona delle icone» dall’iconografo Andrej Rublëv. La contemplazione dell’icona è
iniziata con la lectio divina del brano, tratto
dal libro della Genesi, in cui Abramo accoglie
i tre angeli alle querce di Mamre ed è proseguita con le catechesi sul Padre, sul Figlio,
sullo Spirito Santo e sul posto vuoto lasciato
per ognuno di noi, approfondite dagli articoli
del Catechismo della Chiesa cattolica relativi
alla professione della fede cristiana.
La lectio ha evidenziato il modo di manifestarsi di Dio che irrompe nell’ora più calda e
cruciale della vita per essere ospitato come
l’amico più caro e per offrire, in cambio
dell’accoglienza ricevuta, una benedizione
per il futuro, una promessa di vita nuova insieme al sorriso che rinfranca il cuore ed illumina il volto.
Nella contemplazione dell’icona è stato im-
Luglio-Agosto 2013
Luglio-Agosto 2013
il 20 giugno Ritiro dei diaconi permanenti e Ministeri istituiti
La Parola di Dio
fondamento del servizio
I
l 20 giugno scorso si è concluso, con una giornata di
fraternità presso il Centro di spiritualità “Madonna della Nova”, l’annuale cammino formativo diocesano dei
Diaconi permanenti e dei Ministeri Istituiti. Il tema guida è
stato “La Parola di Dio fondamento del servizio”.
Nella mattinata, dopo la preghiera e la meditazione presieduta dal delegato arcivescovile, si è avuta la relazione di
fratel Sabino Chialà, responsabile della comunità di Bose
in Ostuni, il quale si è soffermato sul fondamento della Parola di Dio nel cammino di fede dei credenti ed in particolare di chi svolge un ministero. È fondamentale che nella
Chiesa si abbia certezza che tutto si realizza alla luce della
Sacra Scrittura.
Il documento conciliare “Dei Verbum” ha favorito, per i
battezzati, l’accesso alla Parola Dio come base della vita
della fede (cfr DV 21); nella Tradizione della Chiesa la Parola è ritenuta dono, guida e luce per il dialogo e la relazione con Dio e fra gli uomini. Non è mai stato un dono
riservato ad alcuni, anche se gli eventi hanno portato alla
separazione e privatizzazione.
La Parola è costitutiva dell’esistenza umana e di tutta la
realtà vivente perché da essa tutto è chiamato a vita senza
di essa non c’è vita e, inoltre, apre per la comunità credente al rapporto con gli uomini, costituendoli in popolo, così
da essere una comunità chiamata: “dall’Egitto ho chiamato il mio popolo”. La Parola genera anche il cammino per la
persona, così abbiamo il ministero o il servizio particolare
nella Chiesa perchè chiamati dalla Parola.
Il primo libro di Dio, infatti, è la creazione, poi abbiamo
la Sacra Scrittura che guida e illumina a trovare Dio nel
disorientamento del peccato. La fede non è un libro, ma
presenza e incontro. Il metodo della Lectio (lettura, meditazione, preghiera e contemplazione) aiuta i credenti al
confronto con Dio e con i fatti della storia. Per questo siamo chiamati e stimolati a revisionare il nostro cammino
di Catechesi perché si viva l’appropriazione della Scrittura
per illuminare la coscienza nelle scelte.
La Parola attraverso il metodo della lectio ci aiuta a ricordare e a confrontare la vita e il cammino quotidiano.
Quest’arte della Tradizione della Chiesa ci insegna, anche,
a pregare. La Sacra Scrittura è scuola di preghiera. La contemplazione è sentire con Dio. Il Vangelo, infatti, punta
alla qualità della vita. La Parola è una sfida per noi e per le
comunità perché fonda la chiamata al servizio ecclesiale e
spinge all’azione nella storia.
La mattinata ha avuto il suo apice nella celebrazione
Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo, il quale, durante
l’omelia, ha richiamato il servizio che i ministri esercitano
a favore della Parola ed ha esordito: «Sono un servo, sono
l’amico dello Sposo e il mio compito è presentare questa
comunità al suo Signore, aiutarla a camminare, non legan-
Immissioni canoniche dei nuovi parroci
Giovedì 25 Luglio ore 19:00 DE FILIPPIS don Amelio
Parroco “SS. Pancrazio e Francesco d’Assisi” in San Pancrazio Sal.
Lunedì 29 Luglio ore 19:00 TUNDO don Piero
Parroco “SS. Giovanni Battista e Irene” in Veglie
Martedì 30 Luglio ore 19:00 MOGAVERO don Luigi
Parroco “S. Antonio abate” in Veglie
Domenica 11 Agosto ore 19:00 ZECCA don Cosimo
Parroco “San Nicola” in Brindisi
Giovedì 12 Settembre ore 19:00 SATRIANO mons. Giuseppe
Parroco “Tutti i Santi” in Mesagne
Martedì 17 Settembre ore 19:00 ALEMANNO mons. Massimo
Amministratore parrocchiale “S. Antonio di Padova” in Mesagne
ORDINAZIONI SACERDOTALI
Venerdì 13 Settembre ore 19:00 Basilica Cattedrale di Brindisi
DONNO don Alessandro e NOBILE don Giulio Andrea
saranno ordinati presbiteri per imposizione delle mani
di S.E. Rev.ma mons. Domenico Caliandro
FESTE PATRONALI
L’incontro dei diaconi con l’Arcivescovo © G.Morelli
Lunedì 26 Agosto - Sant’Oronzo, Vescovo e martire
Protettore della città Ostuni, patrono dell’Arcidiocesi
Sabato 31 Agosto e Domenica 1° Settembre
Santi Teodoro D’Amasea e Lorenzo da Brindisi
Patroni della città Brindisi
La celebrazione eucaristica © G.Morelli
Pubblicazione periodica
dosi alle persone: Questo vale per i preti, per i diaconi ed
anche per chi nella Chiesa ha qualsiasi compito verso gli
altri. Il servizio è servizio alla coscienza delle persone perché diventino autonome, si orientino, scandiscano il discernimento, imparino a sapersela vedere con Gesù Cristo.
Se un prete o un parroco lega le persone a lui, le fa essere
eternamente minorenni». Il servizio che i ministri rendono alla Parola, ha continuato l’Arcivescovo, è «Un servizio
fatto per amore e non per interessi, perché ritorni poi qualcosa. L’amore a Gesù è la condizione per cui posso sentire fratelli i diaconi e i parroci». L’Arcivescovo ha concluso
il suo intervento richiamando un altro aspetto del servizio
alla Parola che ha la radice nella preghiera: «La preghiera
è mettersi dinnanzi all’amore di Dio, allo Spirito che possa
poi dominare in noi. Dice Paolo “lo Spirito intercede per
noi secondo il volere di Dio”. Lo Spirito ci porta sempre lì e
se noi acquistiamo ciò verso cui ci porta, diventiamo forti e liberi, non ci sentiamo schiacciati dalle cose di questo
mondo».
don Giovanni Apollinare
Reg. Tribunale Brindisi n. 259 del 6/6/1978
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Questo numero è stato chiuso in redazione alle ore 12 del 19 luglio 2013
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Vita Diocesana
Luglio-Agosto 2013
Luglio-Agosto 2013
Vita Diocesana
mesagne Un cammino iniziato nel lontano 18 luglio 1948
SAN VITO Don Antonio Chionna tra impegni pastorali e culturali
Il 65° di sacerdozio di mons. Angelo Catarozzolo
Prete-giornalista da 60 anni
N
el ricordino, in occasione dell’Anno della Fede, il
vetro istoriato della ss. Trinità da lui fatto realizzare nella Chiesa madre di Mesagne, sul retro il rinnovato atto di fede in Cristo sacerdote, modello e guida. Il
vicario generale emerito dell’arcidiocesi e Arcidiacono del
Capitolo cattedrale, mons. Angelo Catarozzolo, ha celebrato in questi giorni il 65° di ordinazione sacerdotale.
Il 16 luglio al mattino, con una solenne celebrazione nella Chiesa matrice di Mesagne alle ore 10.30, davanti alla
Madonna del Carmine, patrona della cittadina, solennemente intronizzata; il 17 luglio pomeriggio alle 18,30 con
una concelebrazione presieduta dall’arcivescovo mons.
Domenico Caliandro, egli ha reso pubblicamente grazie al
Signore per i doni elargiti da quel 18 luglio del 1948, quando mons. Francesco de Filippis di venerata memoria, lo
consacrò presbitero.
In chiesa madre a Mesagne, in tanti hanno ricordato con
Mons. Catarozzolo accanto all’Arcivescovo
lui alcuni momenti salienti del suo lungo impegno pastorale, dai primi anni di cappellania in Mater Domini a Mesagne e nel carcere di Brindisi e nell’ospedale di Mesagne,
mesagne Don Angelo Galeone presbitero dal 1963
È stato il primo parroco
di San Giuseppe Artigiano
C’
era una volta una palude e don Angelo Galeone aveva ventisette anni
quando gli fu affidato il compito di
trasformare quella palude del rione de “La
centrale” di Mesagne in una chiesa. Correva
l’anno 1965.
«Con animo riconoscente al Signore per il
dono del sacerdozio desidero celebrare con i
miei fedeli il mio grazie al buon pastore per il
50° della mia ordinazione sacerdotale» ha dichiarato don Angelo. Il 7 luglio ha ricordato i
suoi cinquanta anni di azione pastorale, una
vita intera, di cui quarantasette anni dedicati
al servizio della comunità della parrocchia di
San Giuseppe Lavoratore da lui stesso fondata.
Una missione grande la sua. Infatti, don
Angelo, come lui stesso si definisce, «il primo
parroco senza chiesa, il primo parroco senza popolo» è grato al Signore di aver potuto
costruire due chiese e un popolo. Tante fatiche, paure, dubbi, sacrifici per un giovane
sacerdote alle prime armi, eppure ne ha fatta di strada nella Mesagne dei cinque rioni,
Centrale Elettrica, Seta, Campo Sportivo, Distilleria e Pozzo Artesiano. L’attività sociale di
don Angelo lo ha visto rifondatore della ProLoco cittadina, inventore della cavalcata dei
re magi, della festa della tria, delle giornate
dedicate allo sport, promotore della festa
patronale, cappellano dei vigili urbani, delle
ACLI, delegato dell’associazione Migrantes
e presidente onorario dell’associazione ENPAD.
Un popolo riconoscente quello che lui ha
Don Angelo Galeone
servito con dedizione e solidarietà e di cui
si è circondato nei due rioni, “la seta” e “la
centrale”, che ricambia con la stessa intensità
l’affetto per un sacerdote padre e pastore.
Una parrocchia che è sorta dal nulla,
nell’indigenza di tutto, in serena povertà di
cose, ma ricca dell’entusiasmo di un giovanissimo sacerdote, ha conferito una fisionomia spirituale nuova ad un gruppo di case
che è diventato comunità viva di uomini,
testimonianza di Dio sulla terra. A ricordo di
ciò, per non dimenticare che la fede smuove
la volontà degli uomini, il frontale della chiesa San Giuseppe Lavoratore è stato recentemente arricchito di un mosaico con l’immagine della sacra famiglia.
Federica Marangio
al suo impegno come Economo curato nella Chiesa madre
di Mesagne; dalla sua lunga permanenza come arciprete
a San Donaci ai circa 25 anni di collaborazione all’arcivescovo Todisco quale Vicario generale della diocesi. Il tutto
senza dimenticare la cura, ancora attuale, della Comunità
del Crocifisso in Mesagne e dei gruppi ecclesiali, quali il
Meic e i Giuristi cattolici, essendo pure stato assistente ecclesiale della Comunità Braccianti e degli Artigiani cattolici, del Movimento vedovile “Madonnina del Grappa” e di
ulteriori forme di associazionismo e di apostolato dei laici.
Particolari gli auguri della Comunità delle suore stimmatine di San Donaci, che assieme a lui vollero caparbiamente la stabilizzazione dell’Istituto Magistrale “S. Maria degli
Angeli”, «perché don Angelo – hanno sottolineato – è stato sempre orientato a valorizzare la formazione culturale
orientata in senso cristiano, attraverso le istituzioni scolastiche. Un’intuizione che non lo ha mai abbandonato».
MESAGNE Cinquant’anni fa ordinato a Taranto
Padre Muri tra Carmelo e S. Antonio
R
icorreva il 6 luglio u.s.
il giubileo sacerdotale di padre Angelo
Muri. Lo stesso giorno di
cinquant’anni fa, a Taranto,
veniva ordinato presbitero
carmelitano a servizio della
provincia napoletana.
È proprio nel Carmelo che
padre Angelo comincia a
muovere i primi passi verso
la via consacrata quando,
ancora undicenne, fa il suo
ingresso nel convento dei
Padri Carmelitani di Mesagne.
Ancora in giovane età, appena ordinato
sacerdote, i superiori lo vogliono Priore della comunità di Torre S. Susanna e al tempo
stesso docente e preside del Liceo Linguistico gestito dalla stessa comunità.
Dopo alcuni anni il Padre Provinciale lo
chiama per un altro compito altrettanto importante, costruire il nuovo complesso parrocchiale a Foggia del quale diventerà primo
parroco qualche anno dopo.
Per motivi di salute, qualche anno dopo,
lascia l’ordine carmelitano e chiede l’incardinazione in diocesi. Viene nominato, da
Mons. Settimio Todisco, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano e Rettore della Chiesa
del SS. Crocifisso di Mesagne succedendo a
Mons. Armando Franco.
Successivamente viene mandato come Vicario cooperatore della Parrocchia di S. Antonio di Padova e sei anni dopo succede a
don Francesco Bellitti diventando parroco
della medesima e dove ancora oggi, dopo 35
anni, svolge il suo servizio.
E
ra il 5 luglio 1953 quando, nella Parrocchia di S. Domenico in San Vito dei Normanni, S. E. Mons. Francesco De Filippis di venerata memoria, ordinava sacerdote un giovane don Antonio Chionna. Da allora sono
trascorsi 60 anni scanditi da numerosi impegni pastorali:
dal 1953 al 1958 vice parroco a San Domenico e contemporaneamente dal novembre 1956 fino ad oggi rettore della Chiesa di S. Michele Arcangelo, «incarico che ho mantenuto anche quando mi recavo a studiare a Milano». Dal
1954 al 1958 vice Consulente regionale del Centro Sportivo
Italiano, «nello stesso tempo mi occupavo della Gioventù
studentesca in San Vito. Per diversi anni ho fatto parte della Commissione diocesana di Arte sacra. Nel 1958 sorsero
delle incomprensioni con i Superiori per cui decisi di dedicarmi all’attività educativa nelle Scuole, prima privata e
poi in quelle statali dove ho lavorato come docente e poi
come dirigente per 44 anni».
Molto legato alla cittadina di San Michele Salentino, di cui
è cittadino onorario dal 19 aprile 2012, alla fine dello scorso
anno don Antonio ha donato alla comunità sammichelana
un defibrillatore.
Don Antonio, come è nata la tua vocazione al sacerdozio?
«La mia vocazione è maturata innanzitutto nella mia famiglia. I miei genitori erano cattolici praticanti, ma non bigotti; all’età di sette anni cominciai a frequentare la rettoria
di cui ho cura da 57 anni. Frequentavo anche la parrocchia
di S. Domenico nel cui territorio si trova. Queste le tappe:
7
ripetuta per i 50 e i 60 anni di sacerdozio. È stato il programma di tutta la mia vita. Essere tra la gente, vivere i suoi problemi, stare con gli ultimi, ma capire che noi predichiamo
Cristo crocifisso».
Come si fa a restare fedeli al Signore per così tanto tempo?
«Certo non è stato facile. Ci sono stati momenti difficili e
di dolorose rinunzie. Mi sono stati vicini i miei genitori e
soprattutto le migliaia di ragazze e ragazzi che ho incontrato. Non potevo e non dovevo deluderli. Soprattutto mi aiutato l’Arcangelo Michele di cui sono molto devoto».
Don Antonio Chionna
cinque anni di ginnasio a Ostuni; tre anni di liceo a Molfetta; cinque anni di Teologia a Posillipo (Napoli), dove mi
laureai. Dopo qualche anno andai a studiare alla Cattolica
a Milano dove mi laureai in Storia e Filosofia e conseguii il
Diploma di perfezionamento in Storia e Civiltà del Cristianesimo. Napoli e Milano incisero moltissimo sulla mia formazione».
Cosa significa per te essere sacerdote?
«Nel ricordino della prima Messa riportai una frase di F.
Sheen: “Va’ per tutto il mondo e dì a quelli che incontrerai
che c’è un Uomo inchiodato sulla Croce”. Questa frase l’ho
Ti possiamo definire un “prete-giornalista”?
«Direi di sì. È dal 1949 che scrivo sui giornali. Qualche articolo su alcune riviste dell’Azione Cattolica e del C.S.I. poi
corrispondente di giornali sportivi e quotidiani. Negli anni
Sessanta feci parte della Redazione brindisina del Corriere del Giorno e nel 1971 con alcuni amici fondai il giornale
locale “Il Punto”, giunto al 43° anno di pubblicazione.
D’altronde sono stato sempre convinto che il Vangelo si
può annunziare dal pulpito, dalla cattedra e attraverso la
carta stampata».
C’è un episodio della tua vita di sacerdote che ricordi
con più piacere? Ed uno con rammarico?
«Quando dopo due anni riuscii a riportare all’antico
splendore la chiesetta che avevo trovato in pieno degrado e
soprattutto scoprii che la gente del rione “La Piantata” dove
ero nato mi sentiva come suo.
Ricordo un episodio tragico che segnò la mia vita di educatore: una mattina recandomi a Scuola a S. Michele Salentino, dove ero preside, mi comunicarono che la sera prima
un ragazzo di terza media si era impiccato».
Giovanni Morelli
brindisiIl 60° di ordinazione sacerdotale di mons. Mario Guadalupi
«In Parrocchia ho imparato a diventare padre»
Padre Angelo Muri festeggiato dalla comunità
Rientrato a Mesagne riprende la sua attività di docente insegnando per diversi anni
nella scuola media “Aldo Moro”. A questa si
aggiunge l’attività letteraria di padre Angelo
che vedrà la pubblicazione di nove volumi:
ancora oggi cerca di trasmettere il Vangelo
attraverso i suoi scritti ed è questo che l’ha
spinto a pubblicare la seconda edizione di “
Filo diretto dalla terra al cielo” edito in prima
edizione nel 1989.
La presentazione di questo volume si è inserita nel triduo di preparazione alla festa del
suo 50esimo di ordinazione durante il quale
alcuni sacerdoti, che per diversi motivi sono
vicini all’attività pastorale di padre Angelo,
hanno offerto alla comunità alcune riflessioni sulle beatitudini evangeliche.
Il 6 luglio, giornata giubilare, nella solenne
Concelebrazione Eucaristica, padre Angelo,
ancora una volta, con lo stesso entusiasmo di
cinquant’anni fa, insieme alla sua comunità
ha elevato il gloria al Signore per l’inestimabile dono del Sacerdozio.
Tony Pagliara
E
ra il 12 luglio 1953 quando don Mario Guadalupi veniva ordinato sacerdote a Brindisi dall’Arcivescovo
Mons. Francesco De Filippis. Sono trascorsi 60 anni
da quel giorno, anni di intensa attività pastorale, caratterizzati da quel suo essere così amichevole nei rapporti con
la gente, collaborando nel campo ricreativo e sportivo, con
quella forza spirituale che da sempre lo accompagna e a cui
tanti brindisini sono affezionati.
Nato a Brindisi nel 1929, la vocazione di don Mario nasce
già durante gli anni della scuola media frequentata presso
il Seminario diocesano di Ostuni e il Seminario vescovile di
Lecce per poi proseguire nel Pontificio Seminario Regionale di Mol¬fetta, concludendo gli studi presso la Facoltà Teologica di Posillipo.
Insignito anche della onorificenza pontificia di “Cappellano del Papa”, è stato sempre vicino ai superiori e alla gente,
in particolare ai giovani della sua città, dedicandosi umilmente e generosamente.
È stato Rettore del santuario S. Maria degli Angeli in Brindisi sino al 1963 e, poi, dal 2002 ad oggi. Già Economo
diocesano, Rettore della chiesa di S. Sebastiano dal 1964
al 1980, Canonico del Capitolo Cattedrale e parroco della
Cattedrale (1980-2002). Direttore dell’Ufficio diocesano per
l’Edilizia di Culto, Presidente del Consiglio Diocesano per
gli Affari Economici (1986-2000), è stato anche Presidente
della Società Sportiva “Centrosport”. Non sono mancati,
nel suo cammino sacerdotale, i frequenti viaggi da lui
stesso organizzati a Fatima,
Lourdes, Terra Santa.
«Una vocazione nata da
sempre– racconta don Mario– ho sentito che doveva
essere così. Ho vissuto il
mio sacerdozio con serenità
e tranquillità, vivendo il mio
essere sacerdote cercando
sempre di fare del mio meIl giorno dell’Ordinazione
glio». Una delle esperienze
più significative che hanno
caratterizzato il lungo cammino sacerdotale di don Mario è
stata senz’altro la parrocchia Cattedrale cui ha dedicato ben
22 anni: «Era una piccola parrocchia in quel tempo, circa
3000 abitanti, cercavo di visitare ogni famiglia e di conoscere tutte le persone. Quello che ho imparato da parroco
è stato diventare padre – aggiunge- proprio come ci invita a
fare il Papa».
A tal proposito, don Mario, in questi 60 anni di sacerdozio,
ha avuto anche il dono di conoscere personalmente gli ul-
Don Mario con Papa Francesco e il Card. De Giorgi
timi tre Pontefici dei quali don Mario conserva un ricordo
particolare di ciascuno: «Per la verità ho conosciuto anche
Giovanni XXIII, allora Nunzio apostolico di passaggio a
Brindisi. Giovanni Paolo II è stato il Papa che ha dato una
grande svolta, soprattutto verso i giovani – spiega don Mario – mentre Benedetto XVI è stato il Papa che ci ha fatto
veramente riflettere molto. Francesco, che ho incontrato lo
scorso 26 giugno nella domus Santa Marta, ci spinge a vivere la semplicità, la povertà, il distacco da sé».
A conclusione dell’intervista, nel congedarci con i migliori
auguri per questa importante tappa raggiunta, don Mario ci
ha salutato così: «Vorrei continuare a celebrare la mia messa e a parlare di Dio seguendo tutti coloro che si accostano
a Lui».
Daniela Negro
san vito dei normaniiConsacrato sacerdote il 17 marzo 1963
seminario Un campo vocazionale per gli adolescenti della Diocesi
Tra sabbia e stelle. Il grande viaggio della fede
S
i è svolto dal 27 al 30 giugno, nel nostro Seminario, il
campo vocazionale per gli adolescenti della diocesi.
Preparato dagli educatori con l’aiuto dei seminaristi,
al campo hanno partecipato tredici ragazzi. Fra questi ultimi e noi educatori, fin da subito si è instaurato un bel clima
di amicizia e di voglia di interrogarsi con l’aiuto, quest’anno, della storia di Abramo e quella delle magiche avventure
del mago di Oz.
Le tre giornate sono trascorse alternando momenti di gioco, la visione di alcuni film, momenti di preghiera, attività
formative e di riflessione personale.
Abbiamo scelto la storia di Abramo e quella del Mondo di
Oz perché esse sono l’allegoria del lungo cammino interiore di ogni uomo. Il viaggio della piccola Dorothy nel magico mondo di Oz è l’allegoria del nostro cammino umano,
mentre il Viaggio di Abramo è anche il grande viaggio della
nostra fede.
Durante i giorni del campo abbiamo avuto modo di cono-
scere queste due storie e di riflettere su di esse per arrivare
a capire cosa dicono alle nostre vite.
Abbiamo accompagnato Abramo e la sua tribù durante
il suo viaggio da Ur (luogo della sua vocazione) durante il
tragitto per raggiungere Harran, l’Egitto e infine la terra di
Canaan (attuale Palestina). Abbiamo compreso quanto
fosse stato duro e difficile il viaggio, ma anche quanto sia
stato bello arrivare fino alla terra promessa da Dio. Quello
di Abramo è un cammino fatto sulle orme della fiducia in
Dio, tanto forte da portarlo ad attraversare il deserto e tutti i
grandi disagi e le difficoltà incontrati durante il viaggio.
Così come il viaggio di Dorothy. La storia del Mago di Oz
è stata scritta da Lyam Frank Baum (1856 – 1919) ed è stata
pubblicata nel 1900 nel libro “Il meraviglioso mago di Oz”
che fu a suo tempo un trionfale successo editoriale, sfruttato dall’autore per la produzione di altri tredici best-seller
ambientati nel Mondo di Oz. Il nostro scrittore è stato anche un giornalista, avicoltore e drammaturgo. La fantastica
storia di Dorothy inizia nel Kansas, dove un tornado solleva la sua casa e la trasporta nella Terra Blu dei Muchkin,
schiacciando la strega cattiva dell’Est ed appropriandosi
delle sue magiche scarpette. Per tornare a casa la piccola
Dorothy Gale deve raggiungere, assieme allo Spaventapasseri, all’Uomo di Latta e al Leone Codardo la Città di Smeraldo e deve recarsi dal Mago di Oz, tutto ciò con la protezione della strega buona del Nord. Il mago, dopo avergli
fatto compiere una difficile missione (uccidere la strega
cattiva dell’Ovest), aiuta gli amici di Dorothy senza però riuscire ad aiutare la piccola bambina la quale, esasperata, si
mette di nuovo in viaggio per andare dalla strega buona del
Sud, la quale finalmente la aiuta a farla tornare a casa con
le magiche scarpette d’argento che già possedeva.
Dorothy e Abramo ci insegnano come, durante il cammino congiunto della nostra umanità e della nostra fede, non
ci si debba mai rassegnare, ma avere sempre la capacità di
interrogarsi e di mettersi in gioco con creatività, consapevoli del fatto che non siamo soli, ma che camminiamo assieme ai fratelli che ci circondano e aiutano, ed è proprio
questo il messaggio che abbiamo voluto trasmettere ai nostri ragazzi.
Giuliano Santoro
Don Antonio Rosato e i suoi anni in Chiesa madre
I
l 19 marzo 1963 il giovane don Antonio Rosato saliva
all’altare per la sua “Prima Messa”. A cinquant’anni di distanza, nello stesso giorno, la Messa di ringraziamento è
stata celebrata nella chiesa madre di S.Vito dei Normanni. Ha
presieduto il nuovo arcivescovo mons. Domenico Caliandro,
hanno concelebrato diversi sacerdoti. I festeggiamenti, per
la verità, sono stati molto sobri, perché il festeggiato rifugge
da celebrazioni incentrate sulla sua persona. Unico omaggio:
un volume pubblicato per l’occasione con il catalogo di tutta la sua produzione pittorica e un concerto di musica sacra
di qualità tenuto nella “chiesa vecchia” qualche giorno dopo
l’anniversario. Un giubileo sacerdotale porta con sé, naturalmente, tutto il cammino di una storia vocazionale. Per questo accenno brevemente alle tappe principali nella vocazione e nel ministero di mons. Rosato.
Cresciuto nell’azione cattolica di Locorotondo, dopo gli studi liceali e un anno di università a Roma, decide di entrare in
seminario. Gli viene data la possibilità di restare nella capitale, inserendosi nel seminario lateranense e studiando teologia nel vicino ateneo. Il 17 marzo 1963 l’arcivescovo mons.
Nicola Margiotta lo consacra sacerdote nel salone dell’epi-
scopio di Brindisi. Il 19 marzo, festa di S.Giuseppe, presiede
la prima Messa nella sua parrocchia di origine. Lo assiste il
fratello sacerdote don Giuseppe, zelante parroco di Serranova, morto pochi mesi dopo e da tutti rimpianto. Nei primissimi anni di sacerdozio svolge le mansioni di viceparroco a
Locorotondo, poi viene mandato a S.Vito dei Normanni.
Subentra all’arciprete Passante, di santa memoria, che in
50 anni ha inciso in modo indelebile nella storia religiosa
del paese. Anche il parrocato di don Antonio sarà lunghissimo. Si snoderà attraverso anni di grandi cambiamenti nella
Chiesa e nella società, ma restando sempre ancorato a punti
fermi dottrinali, liturgici e pastorali.
Salvo brevi uscite (una settimana all’anno per gli esercizi
spirituali a Noci) non ama spostarsi. Rimane ininterrottamente in chiesa madre a S.Vito per 41 anni, con ritmi di vita
abitualmente regolari e quieti. Insieme alla parrocchia, la
scuola: l’insegnamento della religione alle medie e poi allo
Scientifico, e contemporaneamente le lezioni private (gratuite) per studenti che hanno bisogno di rinforzo nelle materie classiche. Lasciata infine la responsabilità del parrocato, diviene rettore della chiesa delle Anime, sempre a S.Vito
Don Antonio Rosato
e, all’occorrenza, si rende disponibile agli inviti che riceve,
come per il ciclo di conversazioni dantesche tenuto per due
anni nel salone della chiesa madre. Queste, a grandi linee,
le coordinate della sua vita e del suo ministero sacerdotale.
È stato bello sentire dalle sue labbra la sera del 50° che tutto
per lui si ricapitola in una cosa sola: l’amore verso Gesù, vero
Dio e vero Uomo.
don Fabio Ciollaro
8
Associazioni & Movimenti
editoria San Paolo pubblica l’ultimo volume di don Sebastiano Pinto
I segreti della Sapienza
I medici cattolici
per “Uno di noi”
L’
Associazione Medici Cattolici Italiani della diocesi
di Brindisi-Ostuni, come
ulteriore contributo, segnala e
sollecita l’adesione all’iniziativa
europea “Uno di noi” che chiede
all’Europa di fermare gli esperimenti che eliminano gli embrioni
umani. Tale iniziativa, promossa e
sostenuta da tutte le Associazioni
pro-life dalla fine dell’anno scorso,
oltre che informare e sollecitare il
dibattito, mira a raccogliere almeno un milione di adesioni in tutta
Europa tramite la firma di un modulo (possibile anche tramite Internet sul sito www.firmaunodinoi.
it). Sono state già raggiunte più di
san vito Il 6 luglio scorso
Padre Vito Magno
e le sue interviste
A
pochi mesi da «Proverbi. Introduzione, traduzione e
commento», volume inserito dalle Edizioni San Paolo
nella collana «Nuova Versione della Bibbia dai Testi
Antichi» (gennaio 2013, pp. 298, Euro 35), ecco che don Sebastiano Pinto, nostro presbitero diocesano, biblista, docente nella Facoltà teologica pugliese e nell’Istituto superiore di
Scienze religiose dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, sempre
per le edizioni San Paolo, propone «I segreti della sapienza.
Introduzione ai Libri sapienziali e storici» (pp. 312, Euro 16)
ed il volume va nella collana «Parola di Dio - 2ª serie», inserendosi nella serie di manuali che, offrendo un’introduzione
all’intera Sacra Scrittura, si rivolgono a quanti studiano e approfondiscono la Bibbia.
«Nata dall’insegnamento di qualificati biblisti - dice la stessa casa editrice - la Collana tiene conto degli apporti più recenti della ricerca, privilegiando il contatto diretto con il testo biblico, per poterne apprezzare la costruzione letteraria,
i rimandi storico-religiosi e le coordinate teologiche». E dunque se il manuale sul «Pentatueco» è stato affidato a Marco Settembrini, che lo ha già pubblicato, e quello sui «Libri
storici» a Paolo Merlo, ecco che è Mario Cucca a scrivere dei
«Libri profetici» con il nostro don Sebastiano ad occuparsi,
appunto, dei «Libri sapienziali», mentre l’opera si completa
con i manuali di Denis Fricker, Giuseppe Pulcinelli e Marida
Nicolaci, rispettivamente dedicati ai «Vangeli sinottici» alle
«Lettere paoline» ed al «Corpo giovanneo».
Se a gennaio scorso, quindi, don Sebastiano Pinto, nella
collana diretta da Massimo Grilli, Giacomo Perego e Filippo
Serafini, si era soffermato sui «Proverbi» offrendo un saggio
introduttivo, accompagnato da una nuova versione del testo
con un accurato apparato testuale-filologico e con un commento ed un approfondimento di carattere liturgico, nel manuale del quale parliamo, invece, si sofferma per far riflettere
il lettore-studioso sull’«assoluta novità dei sapienti nell’antico Testamento» che «consiste nell’affrontare la questione
delle giustizia divina nei suoi risvolti teologici ed antropologici».
«L’Antico Testamento - è stato sostenuto - non racconta soltanto gli interventi salvifici di Dio per il suo popolo; espone
anche come la relazione d’amore tra il primo e il secondo
cresce nel quotidiano. La letteratura sapienziale – è stato aggiunto - illustra gli ambiti concreti del cammino di fede del
credente, ne indica i pericoli, ne addita i vertici».
E sembra ben riuscito lo sforzo di don Sebastiano nel fornire le «coordinate fondamentali per comprendere tale testimonianza di fede», tanto che il lettore è aiutato «ad accostare le pagine più significative di questa letteratura, anche
nei suoi risvolti poetici». «L’ordine seguito nella trattazione è
dettato da motivi didattici e cronologici - spiega l’Autore -: il
libro dei Proverbi costituisce la base di partenza, essendo lo
scritto più tipico e diretto in quanto offre una visione classica della sapienza come ordine del mondo (...). Con Giobbe e
Qoelet si passa ad una riflessione più articolata e travagliata
sul mondo e sul rapporto tra il saggio e Dio, per approdare
successivamente con il Siracide ad argomenti sapienziali più
tradizionali con cui si tentano delle risposte alle questioni
aperte dai maestri più critici. Infine - spiega ancora - con il
libro della Sapienza (il più recente) si giunge a spostare nella
vita oltre la morte la discussione sulla retribuzione dei giusti,
consegnando la posizione più avanzata dell’intero Antico Testamento su questo argomento».
Pinto, dunque, che già nel 2006 aveva iniziato ad occuparsi
dei Libri sapienziali con «Ascolta Figlio. Autorità e Antropologia nell’insegnamento di Proverbi 1-9» (Città Nuova), nel
presente manuale prende le mosse dalla questione «riguardante Salomone e il motivo in base al quale egli è considerato l’iniziatore degli scritti sapienziali», quindi conduce il let-
Luglio-Agosto 2013
P. Vito Magno e il giornalista Francesco Giorgino
I
tore attraverso tali libri con uno schema di approfondimento
articolato su tre versanti: questioni storico-letterarie, esegesi
di brani, letture teologiche. Ed ecco, dunque, che per «Proverbi» propone l’esegesi di Pr 2: «Se accoglierai le mie parole», mentre per il successivo libro, Giobbe, offre l’esegesi di
Gb 31: «L’apologia del giusto». «C’è un tempo per ogni cosa»,
esegesi di
Qo 3, 1-15 è invece il tema scelto tra quelli offerti da questo
libro datato - lo ricordiamo - tra il 587 ed il 539 a. C.; mentre
per il libro del Siracide si sceglie il capitolo 24 «La Sapienza si
racconta» e per il libro della Sapienza, «scritto a ridosso del
Nuovo Testamento e direttamente in greco» la scelta ricade
su Sap 3, 1-12: «La ricompensa dopo la morte». Il libro finisce qui? Nemmeno la prima parte, a dire il vero, perchè don
Sebastiano propone itinerari teologici, tentando «una sintesi
dell’ampia tradizione didattica dell’Antico Testamento».
Come riferito dal sommario, a questo punto, l’Autore passa
a studiare i «Libri poetici» e, con lo stesso schema consolidato nei capitoli precedenti, per quanto riguarda il «Salterio»
offre l’esegesi di 6 salmi, mentre per il «Cantico dei cantici»
propone l’esegesi di Ct 8, 5-7: «Forte come la morte» ed al
posto del consueto terzo paragrafo, qui studia la «visione teologica globale: amore umano e/o divino».
Efficaci le pennellate conclusive, intitolate «Il sentiero
dell’uomo» (Pr 30,19), il quale ultimo – a ben osservare secondo le conclusioni dell’autore – è «il principio architettonico di ogni autentica riflessione biblica, e il suo essere
in relazione (e in continua interazione) orienta alla reale
comprensione di quell’uomo nuovo (Ef 2,15) che è il vertice
dell’intero cosmo, Gesù Cristo».
(a. scon.)
mezzo milione di adesioni.
Tutte le notizie, il materiale, e i
moduli sono visionabili e scaricabili sullo stesso sito. Il direttivo
dell’AMCI è a disposizione sia per
la raccolta dei moduli firmati, sia
per la raccolta delle adesioni, sia
per ogni ulteriore spiegazione.
Per informazioni: Dott.ssa Arcangela Donno, tel. 3939248961(per
il 118 e le Case di Cura Private,
l’Ospedale Perrino ); dott.ssa Caterina Natoli, tel. 3479198717 (per
i Medici Di Base); dott.ssa Maria
Rosa Intiglietta, tel. 3458316342
(per i Servizi di Continuità Assistenziale e l’ex Di Summa); dott.
Paolo Luperto, tel. 3474743131
(per i Poliambulatori di Brindisi e
Provincia).
l cinquecentesco Chiostro dei Domenicani di San
Vito dei Normanni, sede della Civica Biblioteca “Giovanni XXIII”, ha fatto recentemente da cornice ad un
incontro in cui sono state protagoniste le testimonianze
sulla fede. Lo scorso 6 luglio, infatti, è stato presentato
“Anche loro - inquieti cercatori” (edizioni Messaggero
Padova e Rai Eri), l’ultimo libro del sacerdote sanvitese padre Vito Magno. A presentarlo è giunto in città un
ospite d’eccezione, Francesco Giorgino, celebre mezzobusto della televisione italiana ed autore di interessanti
pubblicazioni.
Una serata di alto profilo culturale.
Padre Vito Magno è nato e cresciuto a San Vito, ma da
tempo risiede a Roma dove collabora con Radio Vaticana
e con il quotidiano "Avvenire"; dirige il mensile "Rogate
ergo" ed è proprio in qualità di giornalista che, a partire dal 1990, ha avuto la possibilità di entrare in contatto
con diversi volti noti del panorama culturale, politico,
musicale e televisivo italiano. In oltre vent’anni di lavoro, padre Vito Magno ha raccolto centinaia di interviste
di questi uomini e donne che non tarda a definire “non
comuni” e, dopo un’opportuna cernita, ne ha pubblicate oltre cento nel suo ultimo volume. Le sue interviste,
come è d’uopo che faccia un sacerdote, mirano a scandagliare le profondità dell’anima degli intervistati cosicchè l’intervista diventa colloquio, incontro, indagine e…
ricerca. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che l’autore
sottolinea nella sua ultima fatica e sul quale ha voluto
concentrare l’attenzione durante la presentazione: dietro
il volto di uomo celebre si nasconde un inquieto cercatore in perenne cammino sulla via della fede nel tentativo di spiegare il senso della vita. Tra questi personaggi
famosi compaiono Giulio Andreotti, Oreste Benzi, Enzo
Biagi, il Dalai Lama, Luigi Giussani, Chiara Lubich, Madre Teresa di Clacutta, Carlo Maria Martini, Alda Merini,
Rita Levi Montalcini, Ersilio Tonini e l’allora cardinal Ratzinger. Numerose anche le personalità del mondo dello
spettacolo intervistate da padre Magno: si va da Vittorio
Gassman ad Ermanno Olmi passando per Alberto Sordi
ed Umberto Eco.
A queste interviste padre Vito ha aggiunto quel breve
colloquio realizzato l’altra sera “in diretta” con Francesco
Giorgino, intervenuto nella presentazione in qualità di
relatore.
L'iniziativa, che ha riscosso un buon successo di pubblico, è stata curata dell’Amministrazione Comunale in
collaborazione con le comunità parrocchiali cittadine
che l’hanno promossa per l’“Annus Fidei”.
Dario Romano
ostuni Un incontro davvero unico al Centro di Cultura “Cirignola”
La poesia che parla al cuore
C
i sono poesie che la mia ignoranza non permette di gustare. Quelle di Norah Zapata-Prill
sono come la vita. Nell'aria la parola si respira, pian piano entra nella carne, prende vita senza
chiedere codici, è spontanea, essenziale come respirare. Da noi in Sud America nei pomeriggi, dopo
i servizi “di donne”, ci sediamo spesso nel “terreiro”,
ci raccontiamo le storie quotidiane, figli, mariti, casa,
vicini, panni da cucire...un po’ come tutte le donne
nel mondo! L'incontro con Norah Zapata-Prill, nel
giardino del Centro di Cultura “Donato Cirignola”,
aveva quel sapore di “saudade, cheiro de terra de fogao a lenha”! Immersi nella parola e tra i miei dipinti e quelli di Roger Koroparai, abbiamo vissuto “Che
la serenità è un dolore che sorride nelle parole, che
ogni ruga ha la sua storia, che il fiume si fa oceano
nel quale vivono migliaia di correnti girando intorno
allo stesso punto: l'ESSERE. Che questo è la vita e il
resto, storie”.
Norah Zapata-Prill, nata a Cochabamba, corrispondente dell’Accademia Boliviana della Lingua.
Professoressa di Letteratura e Castigliano, diplomata alla Scuola Normale Superiore Cattolica di Cochabamba, ha completato gli studi di grado superiore in
Lingua e Letteratura Spagnola nell'Istituto di Cultura
Ispanica di Madrid. Tra i vari premi e riconoscimenti
ha ricevuto il Primo Gran Premio Nazionale “Franz
Tamayo”, il più importante del suo Paese, in due occasioni, nel 1973 e nel 1977. Tra i volumi pubblicati:
De las estrellas y el silencio (La Paz, 1975), Gèminis
en invierno (La Paz, 1978), Fascinaciòn del fuego (La
Paz,1985), Diàlogo en el acuario (Cochabamba,1985).
Attualmente è direttrice dello stabilimento medico
sociale psicogeriatrico “Donatella Mauri” a Losanna,
Svizzera ed ha la cittadinanza svizzera oltre a quella
boliviana. Norah Zapata-Prill è considerata una delle
più grandi poetesse contemporanee della Bolivia.
Miriam Duque
Luglio-Agosto 2013
9
Parrocchie & Associazioni
“M’interessa”,
dei giovani di Ac
salicesi
salice salentino Interessante iniziativa della Parrocchia San Giuseppe
“Creare lavoro qui è possibile. Proposte concrete”
“C
reare lavoro adesso qui è possibile. proposte concrete”
Il 27 giugno scorso, presso il
Centro polifunzionale di Salice Salentino,
ha avuto luogo la conferenza “Creare lavoro adesso qui è possibile. Proposte concrete”. Il Convegno è stato organizzato dalla
Parrocchia San Giuseppe in Salice Salentino in occasione del 35° anniversario della
inaugurazione pastorale della Parrocchia.
Sono intervenuti il prof. Amedeo Maizza,
Preside della Facoltà di Economia e Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università del Salento, il prof.
Stefano de Rubertis, Preside del Corso di
Laurea in Scienze dell’Amministrazione e
Politiche del Territorio dell’Università del
Salento e il Presidente di Confindustria di
Lecce dr Piernicola Leone De Castris. Relatori illustri, quindi, che hanno cercato di
orientare le scelte dei giovani verso settori
come quello agro-alimentare e turistico e
che hanno la caratteristica di portare ricchezza all’interno della nostra Regione e di
farla rimanere all’interno di questa.
Ha introdotto la discussione Don Michele
Arcangelo Martina, Parroco della Parrocchia organizzatrice e prof. Ordinario presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose
di Brindisi, il quale ha esordito: «la nostra
Parrocchia - molto giovane e di periferia sta vivendo l’anno dedicato al 35° anniversario della propria inaugurazione pastorale
(avvenne il 15 ottobre 1977), che si concluderà con la solenne celebrazione eucaristica del 27 ottobre p.v., che sarà presieduta
dal nostro Arcivescovo Mons. Domenico
Caliandro. Si è trattato di un anno molto
significativo per tutta la comunità. L’obiettivo è stato di riscoprirsi una vera comunità
con tutti i crismi per vivere in pienezza la
sua esperienza evangelica e la sua missione
nel territorio cittadino e nel mondo. Pertanto, con tale obiettivo sono state attuate
tutte le ordinarie attività pastorali con tutte le componenti comunitarie e secondo le
diverse fasce di età, ma anche speciali iniziative per rendere operativa la vocazione
naturale della Parrocchia, vale
a dire attenzione forte ai giovani, impegno sociale e culturale e per il mondo del lavoro,
avendo, peraltro, come protettore San Giuseppe, visto in particolar modo come santo lavoratore (vedi la statua in chiesa),
nonché la valenza teologica e,
quindi, la dignità del lavoro,
che è partecipazione sempre in
La tavola rotonda organizzata dalla Parrocchia
atto all’opera creativa di DioCreatore. Si ben comprende
dunque la ragione di questa conferenza sul no di dimensioni troppo ridotte rispetto
lavoro per dare speranza ai giovani e alle alla domanda del settore della ristorazione
famiglie». La discussione è caduta a pen- e non possono soddisfarla, quindi, complenello, proprio in contemporanea al decreto tamente. Le imprese del settore, sono perlegge del Governo Letta sull’occupazione ciò costrette a rifornirsi di prodotti che non
giovanile e non.
sono pugliesi. E sottolineava la mancanza
A tal proposito, il prof. De Rubertis ha as- di figure professionali in grado di coordinaserito che il Meridione dovrebbe staccarsi re l’offerta agricola, ma, anche qui, il sistedal “cordone” che lo tiene legato al finan- ma formativo salentino si dimostra carenziamento pubblico che, in realtà, ha dise- te, dimostrazione ne sia che la Facoltà di
ducato il Sud Italia, incapace di gestire tali Agraria più vicina si trova a Bari. Si avrebbe
ingenti somme di denaro e impreparato forte necessità di figure come “Coordinatonell’affrontare gare d’appalto e lo ha spinto re di filiera” o “Manager di rete” o “Esperti
alla conquista di guadagni facili che sono di qualità, per far sì che le caratteristiche
sfociati, poi, nell’appropriazione indebita originarie dei prodotti non andassero perdi denaro. Anche il fenomeno turistico, che so durante il processo di produzione induil Salento sta conoscendo in questi anni che striale.
conta 15 milioni di presenze ogni anno, ha L’intervento del Presidente di Confinduscoperto le strutture locali impreparate ad stria Lecce, dr Piernicola Leone de Caaffrontare il problema.
stris ha evidenziato la noncuranza dello
Il prof. Maizza, basandosi sui dati del Rap- Stato nei confronti delle imprese, che sono
porto sull’economia in Puglia della Banca vessate da un’eccessiva contribuzione per
d’Italia, ha affermato che nel 2012 la crisi i lavoratori, che non permette nuove assi è fatta sentire in tutti i settori dell’export, sunzioni, nonché una pressione fiscale del
tranne che in quello chimico-farmaceutico, 70% (la più alta del mondo!) che non permeccanico-metallurgico e agro-alimentare. mette lo sviluppo delle imprese. Egli, come
Le imprese dei primi due settori non sono imprenditore e proprietario dell’”Antica
imprese pugliesi, quindi, la ricchezza da Azienda vitivinicola Leone De Castris”, ha
loro prodotta non rimane in Puglia. Il set- messo in risalto i problemi specifici e ha intore che più propriamente ci appartiene è dicato i prodotti della nostra terra che magquello agro-alimentare, anche perché i no- giormente potrebbero distinguerci da altre
stri prodotti, condizionati da fattori climati- regioni, ritagliandoci una nicchia specifica
ci non possono essere coltivati in altre aree nel mercato mondiale: olive-olio, vino negeografiche. Le nostre imprese però, come gro amaro e vino primitivo.
ha riferito il prof. De Rubertis, si dimostraSilvia Grasso
D
omenica 30 giugno 2013 è uscita
la nuova edizione del Giornalino
“M’INTERESSA”, a cura dei Giovani di
Azione Cattolica della Parrocchia San
Giuseppe di Salice Salentino, con la collaborazione del Parroco e Assistente Don
Michele Arcangelo Martina. Il giornale,
edito con una nuova forma grafica, ha il
compito di porre all’attenzione dell’opinione pubblica problematiche di grande
attualità che riguardano la cittadinanza,
nella speranza di poter trovare risposte
adeguate alle aspettative dei cittadini.
Nel nuovo numero tematiche come la
Fiera e Festa patronale Madonna della
Visitazione: i motivi del declino e nuova riscoperta; il 35° della Parrocchia San
Giuseppe, un anno ricco di eventi e progetti; i motivi della mancata realizzazione delle strutture sportive parrocchiali
in contrada Pozzo Nuovo donato da una
benefattrice, ora defunta, la sig.na Concetta Faggiano proprio per creare opere
sociali e sportive per i giovani; intervista
alle Associazioni, A.M.A., FucinAsud e Salic’è, che hanno reso noti i loro obiettivi
e le loro iniziative future; e ancora notizie sullo sport, che ha visto la medaglia
d’argento ai mondiali di Karate, per una
nostra concittadina, ma anche spettacolo con la compagnia della Piccola Luna!
serra club brindisi Tra l’8 ed il 9 giugno scorso un partecipato pellegrinaggio
Sulle orme e nei luoghi di S. Pio da Pietrelcina
U
n altro pellegrinaggio, un’altra storia, un altro viaggio. Ma, il medesimo
filo conduttore. Andare in fondo al
proprio cuore, al proprio “io”, alla propria essenza per ritrovare la pace e la serenità, così
come richiesto fortemente da Dio nostro Signore, con l’obiettivo di saper trasmettere
queste emozioni e queste nuove conoscenze
al prossimo.
Ecco il messaggio che il Serra Club Brindisi
ha voluto infondere ad ogni partecipante al
pellegrinaggio svolto tra l’ 8 e il 9 giugno a
San Giovanni Rotondo e a Pietrelcina, luoghi
di grande spiritualità, di immensa gioia e di
testimonianza divina: il primo ha visto vivere
e morire (1968) Padre Pio, ma soprattutto è
lì che Padre Pio ricevette le stigmate davanti
ad un crocifisso nel settembre del 1918 ed è lì
che realizzò la “Casa Sollievo della Sofferenza”, la più alta testimonianza materiale della
volontà di Padre Pio di stare accanto ai poveri, ai malati, agli emarginati, ai sofferenti.
Il secondo luogo, Pietrelcina, lo ha visto nascere con il nome di Francesco Forgione e vivere i primi momenti della sua vita dedicata
ai poveri e alla sofferenza.
Il tramite tra questi luoghi, tra queste Verità, tra le infinite vie del Signore che portano
alla sublimazione dell’essere e i serrani brindisini è stato Don Giuseppe Satriano, vicario
generale e cappellano del Serra Club Brindisi, che ha accompagnato i pellegrini in questa immersione nel benessere spirituale e
celestiale.
E il primo momento di questo “viaggio” è
stato, forse, il più emozionante, quello ca-
rico maggiormente di sensazioni positive e
fondamentali per calarsi pienamente nello
“spirito” di Padre Pio, nella dedizione agli
altri e nell’amore verso il prossimo: l’immersione nella bellezza incommensurabile
dei mosaici di Padre Marco Rupnik, un artista e teologo sloveno, nonché mosaicista
cattolico. Un doppio percorso, posto tra la
magnificenza della nuova Chiesa di San Pio,
realizzata dall’architetto Renzo Piano, e la
cripta dove riposa il “meraviglioso e radioso”
corpo di Padre Pio. Un percorso, segnato da
32 mosaici di infinita e rara bellezza, che ridisegna i momenti salienti delle vite di San
Francesco e San Pio. L’elemento conduttore
è la sofferenza di Gesù in croce, la sofferenza
divina. Attraversare quello spazio, camminare tra le due ali di forte amore per il Signore,
ha rappresentato il più alto momento di raccoglimento interiore, il miglior modo per incontrare Padre Pio, lì, nella cripta, anch’essa
di grande valore spirituale.
In serata, poi, la partecipazione alla grande
fiaccolata in processione nell’immenso spazio antisante il nuovo Santuario per “onorare” la Vergine Maria. Un altro momento di
riflessione sulla propria vita, sul proprio “io”,
dove la comunione tra decine di migliaia di
fedeli ha reso magico un frammento della
nostra esistenza.
Per capire meglio il pensiero e le opere di
padre Pio, per calarsi nel suo modo di essere, il gruppo dei Serrani, nella giornata di domenica 9 giugno, si è trasferito a Pietrelcina,
città natale del Santo. La visita ai luoghi sacri
come la sua casa in cui nacque il 25 maggio
1887, la chiesetta di Sant’Anna dove fu battezzato, il suo confessionale, la sua stanzetta per le preghiere e lo studio, la sua camera da adolescente ha completato il percorso
interiore dei partecipanti. E camminare su
quelle strade, su quelle salite tortuose che
lo stesso Francesco Forgione percorreva per
spostarsi da un luogo all’altro, è stato come
dare uno scossone alla propria vita, un colpo di spugna di acqua benedetta alla propria
esistenza.
E al ritorno, verso il Santuario di Jaddico a
Brindisi, dedicato alla Madonna, altro luogo di straordinaria presenza divina, ognuno
dei pellegrini ha compreso che per amare
gli altri, per amare veramente il prossimo, è
necessario Amare Dio, Amare Gesù in croce.
Quel Gesù che ha amato e che ama anche
chi non lo ha amato e chi non lo ama. Il Gesù
che perdona e che ama infinitamente tutti
noi. Quel Gesù che lascia aperto sempre il
suo cuore. E Padre Pio, così come San Francesco, ne è la testimonianza più assoluta.
Renato Rubino
Non manca uno sguardo sul mondo con
un articolo di attualità sull’emblematica
figura del nostro caro Papa Francesco!
Chiunque fosse interessato, può richiedere il giornalino presso la Parrocchia.
A questo punto qualcuno si chiederà
come mai si continui a pubblicare un
giornale cartaceo, rinnovandolo addirittura nella forma e nella grafica e quale
interesse possa avere per la popolazione…
Nell’epoca della telematica e della realtà
virtuale, i giovani di Ac hanno voluto resistere con un giornale cartaceo, che privilegia il contatto diretto con il pubblico,
che rivaluta la bellezza dell’interazione
e che lancia proposte che non lasciano
spazio ad un modo di vivere passivo.
“M’INTERESSA” è curiosità, è impegno,
è vivere la propria vita e l’ambiente sociale da protagonista, mai da spettatore,
utilizzando al meglio il proprio tempo.
Sotto lo sguardo attento della fede ….
Che ci fa vedere tutto più bello e autentico, nella ricerca del vero senso della
vita…
“M’INTERESSA” è uno strumento di critica, di ricerca delle ragioni che sottostanno agli eventi, ma anche di proposta; è
il frutto della collaborazione di ragazzi
che non hanno bisogno di andare lontano per agire, perché il loro posto è qui
e ora!
“M’INTERESSA” è una fabbrica di idee e
uno strumento per diffonderle!
“M’INTERESSA” è capire che la responsabilità sociale può cambiare la storia!
10
50° Concilio e Anno della Fede
Luglio-Agosto 2013
mesagne Il weekend di animazione sui temi della testimonianza cristiana
Fede cristiana cioè Fede nell’Amore vero
N
ei giorni 21-23 giugno 2013, siamo
state invitate a Mesagne per partecipare ad un evento relativo all’Anno
della fede del titolo: “I giorni della fede”! Abbiamo risposto con gioia anche perché per
noi Figlie di San Camillo, il nome di Mesagne
ha un significato particolare per il fatto che
in questa città, 119 anni fa, la nostra Madre
Fondatrice, Beata Giuseppina Vannini, apriva la seconda casa dell’Istituto e molte figlie
di questa terra sono diventate figlie di San
Camillo!
Sono stati tre giorni vissuti nella gioia di chi
crede. La celebrazione, se così la vogliamo
La testimonianza di Beatrice Fazi
chiamare, era aperta a tutta la comunità ma
rivolta soprattutto ai giovani, a questa “porzione” del popolo di Dio che forse soffre di più le conseguenze di un secolarismo dilagante. E
allora niente meglio che fare festa insieme di modo che ci sia una specie di contagio, perché
come dice Papa Francesco nella sua recentissima lettera enciclica Lumen Fidei: “…la fede
tende a diffondersi, ad invitare altri alla sua gioia” (LF 39).
Noi in teoria siamo state chiamate per portare la nostra testimonianza, ma effettivamente
siamo state noi a ricevere tantissimo da questi ragazzi e ragazze pieni di gioia ed entusiasmo,
che hanno preso parte in modo attivo alle giornate e diversi dei quali li abbiamo trovati impegnati anche nello svolgimento di campi estivi parrocchiali.
Nella prima serata intitolata la “La Parola ci chiama…” è stata fatta l’intronizzazione della
Parola, perché la fede nasce dall’ascolto attento di Dio che parla al cuore dell’uomo, e di seguito abbiamo sentito la commovente testimonianza di Beatrice Fazi che dopo una buona
parte della sua vita lontana da Dio, pur essendo attrice e madre, sa rispondere ogni giorno
alle “esigenze” della sua fede. Dalle sue parole e dal suo sguardo sprizzava quella convinzione che solo in Gesù si trova la vera gioia.
La seconda serata è stata illuminata dalla toccante testimonianza di Fabio Salvatore,
anch’egli attore. Com’è stato consolante sentire il racconto di un giovane che si lasci guidare
dalla fede fino al punto di chiamare la sua stessa malattia un dono del Signore! Eppure gioia!
Come si spiega? Ebbene, la spiegazione a tutto questo si trovava davanti alla Chiesa Madre:
una tenda bianca con il Santissimo esposto e anche qui una comunità riunita per implorare
dal Signore il dono della fede e di tante vocazioni sacerdotali e religiose, perché quando una
comunità si mette in ginocchio il Signore non può non ascoltare.
Tutti gli stand, allestiti in forma di corona alla bellissima Piazza Orsini, nei quali diverse
realtà ecclesiali e istituti religiosi esponevano la loro opera a servizio della Chiesa e dei fratelli, diventavano la dimostrazione concreta di una fede gioiosa e operante. Grazie a questa
iniziativa molte persone e tantissimi giovani hanno avuto la possibilità di entrare in contatto
con altri modi di vivere la fede e di spendere la propria vita per il bene degli altri. E non meno
importante dal punto di vista della testimonianza credo che sia stata la partecipazione delle
religiose alle danze dei giovani presenti in piazza, come per dimostrare che la consacrazione
a Dio non ti allontana dal mondo, bensì ti immerge maggiormente seppur in modo diverso.
La terza ed ultima serata ha avuto il suo culmine nella celebrazione Eucaristica che ha visto
la comunità di Mesagne riunita attorno al suo Pastore Mons. Domenico Caliandro nella piazza antistante la Chiesa Madre, per concludersi poi con una gioiosa festa dei giovani!
Il nostro grazie a Don Pietro De Punzio e a tutti gli organizzatori di questo bellissimo evento. Ci auguriamo e ci impegniamo a pregare affinché il seme lanciato nel cuore di tante persone e soprattutto dei giovani, cresca a porti frutti di gioia, di amore e di tanto impegno per il
bene del prossimo.
E concludo riportando ancora una frase di Papa Francesco: “La fede cristiana è dunque
fede nell’Amore pieno, nel suo potere efficace, nella sua capacità di trasformare il mondo e
di illuminare il tempo” (LF 15), e questo noi l’abbiamo “visto” nelle testimonianze di Beatrice
Fazi e di Fabio Salvatore, che si sono lasciati trasformare dalla grazia e guidare dalla fede, e
nell’accoglienza fraterna, gioiosa e quasi famigliare che abbiamo trovato in tutte le persone
che abbiamo incontrato a Mesagne, tanto da farci sentire subito a casa!
Sr. Bernardette
I
n occasione dell'Anno
della Fede, la Vicaria di
Mesagne, in collaborazione con la Consulta dei
giovani e la Commissione
per il territorio ha celebrato
un “Weekend” di animazione sui temi della fede e della
testimonianza cristiana.
Mesagne, dichiarata Civitas Mariae, ha conosciuto
nel corso dei secoli e fino ai
giorni nostri, uomini e donne delle varie Congregazioni,
Ordini e Istituti Religiosi che
nella nostra Città hanno lasciato segni tangibili di spessore culturale, sociale e spirituale. L'iniziativa mirava non
solo a far conoscere alle nuove generazioni le
iniziative e i cammini formativi delle varie realtà ecclesiali che, ancora oggi, sono presenti
a Mesagne, ma anche per offrire momenti di
riflessione sui contenuti della fede.
Dal 21 al 23 giugno, la Città si è coinvolta
nella gioia della fede assaporando la bellezza di un Dio presente e vivente in mezzo al
suo popolo. La Parola di Dio, infatti, è stata
intronizzata solennemente per essere fonte
della nostra vita cristiana. Nella serata del
21 giugno abbiamo ascoltato la testimonianza di Beatrice Fazi, attrice. Una donna dello spettacolo (interpreta il ruolo di Melina
Catapano nello sceneggiato “Un medico in
famiglia”) che per quasi due ore ha parlato
della sua esperienza di fede. «Attraverso la
lettura e la meditazione della Parola di Dio,
ha detto Beatrice, mi sono avvicinata a Gesù.
Avevo vissuto una vita disordinata, fatta di illusioni, esperienze brutte, ma l’incontro con
i sacerdoti e la comunità parrocchiale, mi ha
ridato la gioia della fede. Cristo mi amava ma
io non lo sapevo».
Anche la testimonianza di Fabio Salvatore,
attore e regista pugliese, ha fatto riflettere gli
ascoltatori. Un giovane provato dalla malattia, dalla morte violenta del padre ma all’aggravarsi del male, è costretto a fermarsi e a
guardarsi dentro. Avrà così inizio la sua rinascita, attraverso uno straordinario cammino
di fede: «Ho lottato, ho pianto, ho sofferto ...
Mi hanno ucciso papà ... Mi sono perso ... Ma
ho poi ho sentito la Misericordia di Gesù e ho
scoperto la bellezza del mio tutto ... Oggi mi
godo mia madre e penso a chi è riuscito a ridonarmi la felicità entrando nella mia vita!».
La concelebrazione presieduta dal Vescovo
è stata l’occasione per ritrovarsi come popolo di Dio, attorno alla Parola e l’Eucaristia.
nell’anno della fedeIl 6 luglio incontro del Papa con i giovani chiamati da Dio
Chiesa più missionaria e più gioiosa
I
l tono colmo di “humour” ed estremamente semplice e diretto di Papa Francesco rende l’incontro con i giovani che
si sono lasciati cercare da Dio un incontro
con un anziano che non è vecchio ma è giovane e fresco.
Le chiamo le “Bergogliate”, le battute di un
Francesco che fanno sorridere e divertire.
Nulla hanno a che spartire con la superficialità o la futilità. Per questo sono “Bergogliate”, perché fanno penetrare la realtà non
da paludati e in etichetta pseudo religiosa
ma con la disinvoltura che annuncia il Vangelo e fanno piazza pulita di tutto il resto. Di
tutto il resto.
Bergogliata 1 la luna di miele: “Oggi siete
in festa perché vivete un tempo di nozze,
applaudite, fate festa. Ma quando finisce la
luna di miele che succede?”. È un richiamo
esigente ad una sequela che non conosca
interruzioni di dedizione, di cambiamento
di umore, ma si affidi all’unico Amore che
viene donato e a cui si risponde. Francesco
non è un ingenuo: i giovani non vivono sulle nuvole ma in una società ben concreta
“questa cultura del provvisorio ci bastona
tutti, ai miei tempi era più facile, la cultura
favoriva una scelta definitiva”.
Bergogliata 2 lo schifo: “Giustamente a voi
giovani fa schifo quando vedete un prete o
una suora che non sono coerenti”. In fin dei
conti il termine è proprio azzeccato e se noi
stagionati ci interrogassimo sulla nostra
produzione di schifo, acquisiremmo più
credibilità e cercheremmo, con tutte le nostre forze, di cambiare registro e di diventare realmente poveri: “A me fa male quando
vedo un prete o una suora con un’auto di
ultimo modello: ma non si può!”.
Bergogliata 3: faccia da peperoncino: “Santa Teresa diceva che un santo triste è un triste santo. Mai suore e preti con la faccia da
peperoncino inaccetto”. Invece dell’aceto
gioia trasparita da una vita donata si irraggia e sollecita alla lode di Dio per il dono
della vita, del creato, della sua Presenza fra
noi nel mistero del Pane e del Vino.
Bergogliata 4: la bastonatura: “Dove è il
centro della mancanza di gioia? È un problema di celibato. Voi consacrate il vostro
amore a Gesù, il cuore a Gesù e questo ci
porta a fare voto di celibato ma il voto di
castità va avanti. È una strada che matura
verso la paternità e la maternità spirituale”.
Guai ai zitelli e alle zitelle! Se la fecondità
non innerva l’animo e il quotidiano dei consacrati la sconfitta è già pesante e, forse, irrimediabile a meno che non si accetti “Gesù
che bastonava quelli con una doppia faccia”.
La bastonata perché fa male e suscita rivolta, ma le bastonate che provengono dalla
Sua mano sono richiami che invitano alla
conversione, al cambiamento.
Luglio-Agosto 2013
50° Concilio e Anno della Fede
viaggio tra i documenti conciliari La dichiarazione “Dignitatis Humanae”
Libertà religiosa come diritto umano generale
U
La celebrazione in piazza con l’Arcivescovo
Mons. Domenico Caliandro, ha benedetto e
incoraggiato l’iniziativa dei giovani: ritrovarsi una volta al mese in adorazione per continuare l’esperienza gioiosa della fede.
La serata è continuata con la festa dei giovani, dove sul palco, presentati da Cosimo
Saracino, si sono alternati i nostri artisti mesagnesi che attraverso canzoni e poesie sui
contenuti della pace e dell’amore, hanno
contribuito a rendere vivace e bella la manifestazione.
Un tocco di colore e di festa è stata offerta
dalle comunità religiose che hanno aderito
all’iniziativa: l’Azione Cattolica, i Coursillos
de Cristianidad, i Missionari della Consolata, i Padri Carmelitani, il Terz’Ordine Domenicano, I Padri Francescani Conventuali,
le Suore del Preziosissimo Sangue, le Suore
dell'Immacolata di Santa chiara, le Suore
Figlie di San Camillo, le Suore Francescane
Immacolatine, le Suore Oblate di S. Antonio,
l’Unitalsi, Radio Maria.
Ad ogni Comunità Religiosa o Associazione era stato assicurato uno stand per l'esposizione delle pubblicazioni, per illustrare il
carisma dei Fondatori o Fondatrici, la spiritualità dell'Istituto, le attività formative, le
proposte vocazionali e per offrire gadget. Le
Suore, in modo particolare, hanno animato
la serata conclusiva di domenica 23 giugno,
con canti, balli di gruppo e testimonianze.
Renato Maizza, Missionario della Consolata
in Argentina, ha coinvolto giovani e adulti
in un girotondo finale tra la soddisfazione
di tutti per aver gustato la bellezza e la gioia
della fede.
Don Pietro De Punzio
Bergogliata 5: lo sport del lamento: “Non
imparate da noi, che non siamo più giovanissimi, lo sport del lamento: non imparate
da noi il culto della dea lamentela, ma siate
positivi”. La distruzione che si insinua con
questo sport è proporzionale all’allenamento e quando è praticato quotidianamente o
pluriquotidianamente diventa un micidiale
tossico inquinante che porta a scelte sbagliate, personali e comunitarie, infelici e
dannose.
Bergogliata 6: controcorrente: “Penso a
Madre Teresa: era brava questa suora. Non
aveva paura di niente. E non aveva paura di
inginocchiarsi due ore davanti al Signore.
Siate coraggiosi per pregare e andare controcorrente”.
Gradiamo anche “il panino e la Coca Cola”
che Francesco avrebbe anche offerto pur di
stare ancora insieme ad un Pastore che, con
tanta gioia di vivere, ci rende annunziatori
veritieri di una “Chiesa più missionaria e
meno tranquilla. Più gioiosa e non triste”.
Cristiana Dobner
11
n testo conciliare che ha segnato
“una delle maggiori svolte nel pensiero della Chiesa cattolica a riguardo della libertà religiosa”. È la dichiarazione
del Vaticano II, “Dignitatis Humanae”, votata il 9 novembre 1965 e adottata alla vigilia
della chiusura del Concilio, dopo aspri dibattiti.
La libertà religiosa è definita dal testo
conciliare “Dignitatis Humanae” come un
diritto umano generale, che deve, di conseguenza, essere riconosciuto costituzionalmente come un diritto civile, con una doppia dimensione personale e sociale. Il suo
fondamento non è nella convinzione personale della coscienza, è nella dignità della persona umana fondata sia nella ragione sia nella Parola
di Dio. Il Concilio lega questo diritto della libertà religiosa
all’esigenza di ricercare la verità e di aderirvi quando essa
viene raggiunta. “L’uomo coglie e riconosce gli imperativi
della legge divina attraverso la sua coscienza… Non si deve
quindi costringerlo ad agire contro la sua coscienza. E non
si deve neppure impedirgli di agire in conformità ad essa,
soprattutto in campo religioso” (n.3). Inoltre afferma che
la libertà religiosa non riguarda soltanto la persona presa
singolarmente, ma anche le comunità religiose organizzate
(n.4). Questa libertà religiosa si esercita nel quadro della famiglia (n.5), deve essere garantita dai poteri pubblici (n.6).
Essa ha anche dei limiti (n.7) e presuppone un’educazione
(n.8).
L’atto di fede cristiano è pertanto un atto libero, una risposta libera alla parola di Dio e alla sua grazia. La Chiesa
afferma di rispettare questa libertà - “nessuno può essere
costretto con la forza ad abbracciare la fede” (n.12) - e reclama questa libertà per se stessa da parte degli Stati (n.13).
Invita i cattolici a vivere la libertà dei figli di Dio (n.14) e
sollecita tutti gli uomini ad assicurare dappertutto quella
libertà religiosa che in diversi Paesi è minata (n.15). Questo
documento conciliare è in consonanza con i testi giuridici
internazionali, come l’articolo 9 della Convenzione europea
dei diritti dell’uomo che riconosce la libertà religiosa, ivi
compreso il diritto a cambiare la propria religione.
Ma il contesto mondiale è molto cambiato dal 1965: il
mondo non è più bipolare, il liberalismo economico si è imposto dappertutto e condiziona i comportamenti e i pensieri. Due eventi hanno sconvolto il panorama mondiale: nel
1989, la caduta del muro di Berlino e la quasi-scomparsa
dei regimi comunisti; l’11 settembre 2001, l’attentato a New
York che condiziona fortemente lo sguardo degli occidentali verso il mondo musulmano. Oggi il panorama della libertà religiosa nel mondo non è quello sperato dal Concilio. In
alcuni Paesi la libertà religiosa è considerata un’opzione individuale, senza conseguenze per la vita della città. In molti Paesi a maggioranza musulmana, se la libertà di culto è
spesso riconosciuta (eccezion fatta per l’Arabia Saudita), la
libertà di coscienza che implica il diritto a cambiare religio-
ne non è ammessa.
La Chiesa, che si è fortemente impegnata
nella battaglia per i diritti umani, per difendere e promuovere la libertà religiosa si
può appoggiare non solo sulla propria dottrina, ma anche sui testi internazionali. Lo
può fare insieme ad altri, senza complessi.
Con i partner di altre tradizioni religiose
occorre compiere un lavoro in due direzioni: far riconoscere la dimensione sociale e
comunitaria della libertà religiosa da parte
dei poteri pubblici e della società civile e
rifiutare così la privatizzazione della religione. In secondo luogo occorre riflettere
sulle forme di una distinzione, o meglio di
una separazione tra le comunità religiose e
i poteri pubblici, tenendo conto della diversità delle storie
e delle culture, nella preoccupazione per la reciproca autonomia e l’attenzione alla situazione delicata delle conversioni. Per tutti e con tutti, la Chiesa difende la dignità della
persona umana e quindi la libertà religiosa, la libertà di culto e libertà di coscienza, ivi compreso il diritto a scegliere
la propria religione, diritto spesso rifiutato dall’islam. Difendere la libertà religiosa implica inoltre riflettere sulla teologia della missione e i suoi mezzi. È lo scopo dell’accordo
ecumenico “La testimonianza cristiana in un mondo multireligioso” elaborato e firmato da Chiesa cattolica, Consiglio
ecumenico delle Chiese ed Evangelici.
Infine, nella situazione delle società secolarizzate, come
fare riconoscere l’importanza della dimensione spirituale
dell’uomo, delle condizioni necessarie affinché egli possa
liberamente porre un atto di fede? La “Dignitatis humanae”
è più che mai un appoggio e un riferimento per la Chiesa
nella sua preoccupazione di servire la dignità di tutto l’essere umano, di ogni uomo, di tutti gli uomini.
Christophe Roucou
Speciale
12
Luglio-Agosto 2013
Luglio-Agosto 2013
Speciale
13
“Lumen fidei”, Enciclica a quattro mani per credere, vedendo
approfondimento Intervista a Mons. Semeraro
«Più che un programma l’individuazione
di una urgenza pastorale nella Chiesa»
S
ulla prima Enciclica di Papa Francesco, abbiamo raccolto le prime impressioni e riflessioni di monsignor
Marcello Semeraro, vescovo di Albano e
presidente della Commissione episcopale
della Cei per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.
Eccellenza, anzitutto il titolo del documento “Lumen fidei”, da cui emerge il
tema fondamentale: la fede. Di solito
la prima Enciclica è considerata il testo programmatico del pontificato. C’è
anche da considerare che il tema della
fede viene rilanciato nell’Anno dedicato a questa virtù.
«Non è fuori luogo mettere in evidenza
un certo carattere programmatico per la
prima lettera Enciclica di un Papa, se non
altro per il valore che questa forma magisteriale ha assunto negli ultimi decenni,
specialmente con i Papi dell’ultimo secolo. Più da vicino si penserà alla ‘Ecclesiam
Suam’ di Paolo VI, alla ‘Redemptor hominis’ di Giovanni Paolo II e alla ‘Deus Caritas est’ di Benedetto XVI. Mi permetterei,
piuttosto, di aggiungere che nel caso di
questa Enciclica più che di un ‘programma’ si tratta della netta individuazione di
una urgenza pastorale per la Chiesa, oggi.
Ricorderei le parole di Benedetto XVI
nell’Omelia per il ‘Te Deum’ di fine anno
del dicembre 2011. In quella circostanza il
Papa disse che “la quaestio fidei è la sfida
pastorale prioritaria... I discepoli di Cristo
sono chiamati a far rinascere in se stessi e
negli altri la nostalgia di Dio e la gioia di
viverlo e di testimoniarlo, a partire dalla
domanda sempre molto personale: perché
credo?”. A me pare che la scelta di questo
tema per l’Enciclica che oggi è resa nota si
ponga nell’individuazione di questa priorità pastorale. Se è così, ritengo che questo
medesimo elemento possa anche essere
qui assunto come un primo tratto di continuità magisteriale fra Benedetto XVI e
Francesco. C’è di sicuro il contesto dell’Anno della fede, al quale si fa riferimento agli
inizi del documento. Il Papa scrive che la
Chiesa “non presuppone mai la fede come
un fatto scontato, ma sa che questo dono
di Dio deve essere nutrito e rafforzato, perché continui a guidare il cammino” (n.6).
In un primo sguardo all’Enciclica ho subito
colto un’affermazione riguardo al Concilio
che desidero riprendere, anche per il suo
rimando a quanto disse Paolo VI: il Vaticano II “è stato un Concilio sulla fede”. È una
chiave di lettura dei testi conciliari che ritengo molto utile e da approfondire. Francesco scrive che “il Concilio Vaticano II ha
fatto brillare la fede all’interno dell’esperienza umana, percorrendo le vie dell’uomo contemporaneo”. Direi che a proposito
di quella ermeneutica dei testi conciliari,
di cui si parla, è una prospettiva molto interessante».
Questa Enciclica completa il trittico sulle virtù avviato da Benedetto XVI, autore di due documenti, rispettivamente,
sulla carità e sulla speranza. Incontrando recentemente la segreteria generale
del Sinodo dei vescovi, Papa Francesco
ha ricordato che è stato il suo predecessore a cominciarla - “un’enciclica a
quattro mani, dicono” ha commentato sorridendo - e poi a consegnargliela
perché la portasse a termine.
«L’immagine delle ‘quattro mani’ è sim-
patica! Ma non si tratta delle ‘mani’ del
papà che si aggiungono a quelle del figlio
per... preparare i compiti a casa! Quando
udii l’immagine, mi venne spontaneamente da pensare al fatto che Benedetto XVI sia
un pianista provetto. Se n’è parlato molto e
una volta – se ben ricordo – apparve anche
una foto nella quale si vede Papa Benedetto
suonare il pianoforte ‘a quattro mani’ con
il fratello. Ora, io direi che suonare un pianoforte a ‘quattro mani’ produce una musica molto suggestiva e bella. Ed è il caso,
eventualmente di questa Enciclica. Papa
Francesco lo aveva preannunciato e qui lo
dice così: “Assumo il suo prezioso lavoro,
aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi” (n.7). Qualcuno potrà applicarsi a
eventualmente distinguere le ‘mani’ che
hanno suonato la ‘musica’ di questa Enciclica. È lo stesso Papa Francesco, però, che
dissuade (a me pare) da simili operazioni.
Il Papa rimanda chiaramente a un unico
“soggetto”: il Papa, appunto! Scrive, difatti:
“Il Successore di Pietro, ieri e oggi e domani, è infatti sempre chiamato a ‘confermare
i fratelli’ in quell’incommensurabile tesoro
della fede che Dio dona come luce sulla
strada di ogni uomo”. Per altro verso, è vero
- come lei dice - che con questa Enciclica
si compone il trittico sulle virtù avviate da
Benedetto XVI. Anche in questo caso, però,
nel testo del documento troverei qualcosa
di più. Il Papa ricorda che “fede, speranza
e carità costituiscono in un mirabile intreccio, il dinamismo dell’esistenza cristiana verso la comunione piena con Dio”. Ciò
vuol dire che non siamo semplicemente a
un ultimo tassello di un trittico, bensì alla
proposta di una “vita teologale”. Le virtù
teologali non vivono isolate e isolabili fra
loro, ma sono una “vita”, cioè un tutto vitale. È bello, ad esempio, che il Papa ricordi
il nesso tra conoscenza e amore ricorrendo alla frase di san Gregorio Magno: “Amor
ipse notitia est”, indicando le radici agostiniane della formula e le sue risonanze
medievali in Guglielmo di Saint Thierry
che commenta il Cantico (cfr n.27). Ma
sono cose che meritano una lettura più approfondita. Ora siamo ancora a un primo
sguardo».
“L
I quattro movimenti dell’enciclica sinfonia
umen fidei” (“La luce della fede”) è la prima Enciclica
firmata da Papa Francesco. Suddivisa in quattro capitoli, più un’introduzione e una conclusione, la lettera
- spiega lo stesso Pontefice - si aggiunge alle Encicliche di Benedetto XVI sulla carità e sulla speranza e assume il “prezioso lavoro” compiuto dal Papa emerito, che aveva già “quasi completato”
l’Enciclica sulla fede. A questa “prima stesura” Francesco ha aggiunto “ulteriori contributi”.
L’introduzione. L’introduzione illustra le motivazioni poste
alla base del documento: innanzitutto, recuperare il carattere
di luce proprio della fede, capace d’illuminare tutta l’esistenza
dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone
al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto
che impedisce la libertà dell’uomo. In secondo luogo, l’Enciclica
vuole rinvigorire la percezione dell’ampiezza degli orizzonti che
la fede apre per confessarla in unità e integrità. “Chi crede, vede”,
scrive il Papa.
Il primo capitolo. Nel primo capitolo, il Pontefice si sofferma
sulla figura di Gesù, mediatore che ci apre a una verità più grande
di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento
della fede. In quanto risorto, inoltre, Cristo è “testimone affidabile”, “degno di fede”. Ma c’è “un aspetto decisivo” della fede in
Gesù: “La partecipazione al suo modo di vedere”. Usando un’analogia, il Papa spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo
a “persone che conoscono le cose meglio di noi” - l’architetto, il
farmacista, l’avvocato - così per la fede necessitiamo di qualcuno
che sia affidabile ed esperto “nelle cose di Dio” e Gesù è “colui
che ci spiega Dio”. La fede, poi, “non è un fatto privato”, ma è destinata a diventare annuncio.
Il secondo. Nel secondo capitolo, “Se non crederete, non comprenderete”, il Papa scrive: “La fede senza verità non salva. Resta
una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”. Ed
oggi, data “la crisi di verità in cui viviamo”, è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea
tende ad accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo
riesce a costruire e misurare con la scienza e che è “vero perché
funziona”, oppure le verità del singolo valide solo per l’individuo
e non a servizio del bene comune. Ciò comporta però il “grande
oblio del mondo contemporaneo” che - a vantaggio del relativismo e temendo il fanatismo - dimentica la domanda sulla verità,
sull’origine di tutto, la domanda su Dio. La “Lumen fidei” sottolinea, poi, il legame tra fede e amore, inteso come il grande amore
di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per
vedere la realtà. A questo punto, il Papa apre un’ampia riflessione
sul “dialogo tra fede e ragione”. La fede non è intransigente, il credente non è arrogante. Al contrario, la verità rende umili e porta
alla convivenza e al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta
al dialogo in tutti i campi.
Il terzo. Il terzo capitolo, “Vi trasmetto quello che ho ricevuto”,
è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé, scrive il
Papa, ricordando la catena ininterrotta dei testimoni della fede.
Ciò comporta il legame tra fede e memoria perché l’amore di Dio
mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù.
Inoltre, diventa “impossibile credere da soli”, perché la fede apre
l’io al “noi” ed avviene sempre “all’interno della comunione della Chiesa”. Per questo, “chi crede non è mai solo”. C’è “un mezzo
speciale” con cui la fede può trasmettersi: i sacramenti.
Il quarto. Il quarto capitolo, “Dio prepara per loro una città”,
spiega il legame tra la fede e il bene comune. La fede, infatti, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della
giustizia, del diritto e della pace. Ecco perché essa non allontana dal mondo e non è estranea all’impegno concreto dell’uomo
contemporaneo. L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti illuminati dalla fede: la famiglia fondata sul matrimonio, i giovani, i
rapporti sociali, la natura, la sofferenza e la morte. All’uomo che
soffre Dio offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre. In questo senso, la fede è congiunta alla
speranza. Alla fine della “Lumen fidei”, il Papa invita a guardare a
Maria, “icona perfetta” della fede.
Quali sono i principali spunti di riflessione contenuti nel documento?
«Al momento mi limiterei a cogliere l’architettura del testo nella successione dei
suoi capitoli. A me pare che nelle quattro
tappe l’Enciclica ci permette di osservare
la fede in quattro distinte, convergenti e inseparabili prospettive. Anzitutto quella che
in teologia è chiamata la “fides qua”: quel
dinamismo vitale per cui credere vuol dire
muoversi camminando verso Dio! È la fede
che dice Amen! “L’uomo fedele riceve la
sua forza dall’affidarsi nelle mani del Dio
fedele” (n.10). Il primo capitolo, dunque, è
la storia della vita di fede, da Abramo - nostro padre nella fede - alla Chiesa che oggi
ripete e acclama: Amen! Il secondo aspetto
è quello veritativo della fede, diremmo, ossia il suo intimo rapporto con la verità - così
ripetutamente richiamato da Benedetto
XVI - e perciò anche il rimando al rapporto
fede-ragione, su cui insistette Giovanni Paolo II con la sua Enciclica sul tema. Anche
in questo caso il punto di partenza è un testo biblico: quello di Isaia 7,9 che è stato ed
è molto importante per la riflessione teologica. Il terzo aspetto riguarda la trasmissione della fede e, per ora, mi limiterei a
Continua alla pagina seguente
Castel Gandolfo, 23 marzo 2013: visita di Papa Francesco al Papa emerito Benedetto XVI. Sullo sfondo Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano © Photographic service-L’Osservatore Romano
Segue dalla pagina precedente
portare l’attenzione sul rimando implicito
all’esordio della costituzione “Lumen Gentium”. Nell’Enciclica Francesco scrive: “La
luce di Gesù brilla, come in uno specchio,
sul volto dei cristiani e così si diffonde, così
arriva fino a noi, perché anche noi possiamo partecipare a questa visione e riflettere
ad altri la sua luce, come nella liturgia di
Pasqua la luce del cero accende tante altre candele. La fede si trasmette, per così
dire, nella forma del contatto, da persona a
persona, come una fiamma si accende da
un’altra fiamma...” (n.37). È davvero molto bello. Lo stesso Papa Francesco, in una
delle sue omelie a Santa Marta, fece ricorso, qualche tempo fa, al tema patristico del
“mysterium lunae”. C’è, poi, l’ultimo capitolo, che esordisce col tema molto suggestivo del “Dio affidabile”. Scrive il Papa: “Il
Dio affidabile dona agli uomini una città
affidabile” (n.50). Il quarto capitolo indica
alcuni luoghi specifici per una città degli
uomini che sia davvero affidabile: il bene
comune, la famiglia, la vita sociale, la forza
consolante nella sofferenza. “Il cristiano sa
che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare un atto di amore, affidamento alle mani
di Dio che non ci abbandona e, in questo
modo, essere una tappa di crescita della
fede e dell’amore” (n.56)».
C’è un brano particolare dell’Enciclica
che desidera sottolineare?
«Siamo ancora a un primo sguardo, evidentemente. In tale condizione di prima
accoglienza ha attirato la mia attenzione
un passaggio iniziale riguardo a quella “affidabilità” di Dio, cui ho appena accennato. Mi è tornata alla memoria (mi è parso
di cogliere che molte volte il Papa ricorre al
termine “memoria” e al verbo “ricordare”
e ciò si trova anche in altri suoi precedenti testi) un assioma fondamentale per la
spiritualità di un gesuita ed è l’affermazione - riferita a sant’Ignazio di Loyola - per
cui occorre “cercare Dio in tutte le cose e
in tutte le cose trovare Dio”. È un principio
altissimo, che ispira molti autori spirituali
e teologi provenienti dalle fila della Compagnia di Gesù. Anche p. Antonio Spadaro, presentando il nuovo look della rivista
“La Civiltà Cattolica” ne fece cenno. Ora
a me pare di ritrovarlo in diversi passaggi dell’Enciclica. Ne cito qui uno solo: “La
nostra cultura ha perso la percezione di
questa presenza concreta di Dio, della sua
azione nel mondo. Pensiamo che Dio si
trovi solo al di là, in un altro livello di realtà, separato dai nostri rapporti concreti.
Ma se fosse così, Se Dio fosse incapace di
agire nel mondo, il suo amore non sarebbe
veramente potente, veramente reale, e non
sarebbe quindi neanche vero amore, capace di compiere quella felicità che promette” (n.17). Penso che questa affermazione
potrebbe essere assunta quale un principio per la nuova evangelizzazione, di cui si
parla oggi».
Quali, allora, le richieste e le implicazioni per la comunità cristiana? Anche
pensando alla nuova evangelizzazione,
cui ha fatto riferimento?
«Sotto questo profilo ritengo che il terzo
capitolo dell’Enciclica sarà di grande ed
efficace aiuto. Il Papa qui richiama il tema
della Chiesa “madre della nostra fede” e
prima, citando Romano Guardini, scrive
che la Chiesa “è la portatrice storica dello sguardo plenario di Cristo sul mondo”
(n.22). Il principio è fondamentale. Anche
in questo capitolo il punto d’avvio è biblico: “Ho creduto, perciò ho parlato” (2Cor
4,13) e lo sviluppo sottolinea l’importanza
della “trasmissione della fede”. Essa, scrive
il Papa (anche qui richiamando il leit motiv della luce) “brilla per tutti gli uomini
di tutti i luoghi, passa attraverso l’asse del
tempo, di generazione in generazione. È
attraverso una catena ininterrotta di testimonianze che arriva a noi il volto di Gesù”
(n.37). Leggere queste parole durante un
primo, veloce sguardo sul testo, mi ha confortato molto, perché ho visto che tutto il
cammino pastorale della Chiesa in Italia in
questi primi due decenni del Terzo Millennio si muovono in questa direzione. Penso
al documento Cei “Comunicare il Vangelo
in un mondo che cambia”; penso al Convegno di Verona e, in particolare, all’ambito della “tradizione” e non soltanto; penso al documento per l’attuale decennio
“Educare alla vita buona del Vangelo” con
la scelta prioritaria dell’iniziazione cristiana e dell’annuncio del Vangelo agli adulti;
penso anche all’attività in questi anni della
Commissione episcopale per l’annuncio
della fede e alla grande opera di sostegno
del nostro Ufficio catechistico nazionale.
Credo che noi vescovi italiani, i catechisti,
le catechiste e tutti gli operatori pastorali, potranno attingere da questa Enciclica
davvero una grande “luce” per la fede e per
la crescita delle comunità ecclesiali».
In conclusione, un’ultima sollecitazione con le parole del Papa.
«Fra le prime pagine la mia attenzione
si è fermata su queste parole: “La fede fa
grande e piena la vita...” (n.5). Più avanti
ho notato un lungo e sostanzioso paragrafo, il n.35, in cui il Papa scrive della fede e
della ricerca di Dio. Ho ricordato che alcuni anni or sono dall’episcopato italiano
è stata scritta una “Lettera ai cercatori di
Dio”. Mi ci sono, dunque, soffermato. Ho
ritrovato il principio del cercare e trovare
Dio in tutte le cose: “L’uomo religioso cerca di riconoscere i segni di Dio nelle esperienze quotidiane della sua vita, nel ciclo
delle stagioni, nella fecondità della terra
e in tutto il movimento del cosmo. Dio è
luminoso, e può essere trovato anche da
coloro che lo cercano con cuore sincero”.
Modello per questa “ricerca di Dio” sono
i Magi, di cui narra il Vangelo! La luce di
Cristo, insomma, apre in qualche modo un
“cerchio” luminoso nel quale il cristiano e
ogni uomo possono immergersi e vivere.
Citerei, per concludere, queste espressioni:
“Poiché la fede si configura come via, essa
riguarda anche la vita degli uomini che,
pur non credendo, desiderano credere e
non cessano di cercare. Nella misura in
cui si aprono all’amore con cuore sincero
e si mettono in cammino, con quella luce
che riescono a cogliere, già vivono, senza
saperlo, nella strada verso la fede. Essi cercano di agire come se Dio esistesse, a volte
perché riconoscono la sua importanza per
trovare orientamenti saldi nella vita comune, oppure perché sperimentano il desiderio di luce in mezzo al buio, ma anche perché, nel percepire quanto è grande e bella
la vita, intuiscono che Dio la renderebbe
ancora più grande”. Se l’Enciclica è “a quattro mani”, direi che questa è “musica” per
la nuova evangelizzazione».
Vincenzo Corrado
SALVAGUARDIA DEL CREATO Il 1° settembre l’ottava Giornata nazionale
La famiglia educa alla custodia del creato
I
l creato è qualcosa “che possiamo custodire e purtroppo
anche demolire”, perché “dipende da noi, dalla nostra sapienza scegliere la strada giusta”. Parte da un’antica massima della Scrittura - “La donna saggia costruisce la sua casa,
quella stolta la demolisce con le proprie mani” (Pr 14,1) - il
messaggio della Cei per l’ottava Giornata per la custodia del
creato, che si celebrerà il 1° settembre sul tema “La famiglia
educa alla custodia del creato”. La famiglia, dunque, come
“scuola di custodia del creato”. Due i riferimenti di fondo
scelti dai vescovi: la 47ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si svolgerà a Torino dal 12 al 15 settembre sul tema
“La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”, e la
“Gaudium et Spes”, ancora attualissima a 50 anni dal Concilio, che al n. 52 definisce la famiglia come “una scuola di
umanità più completa e più ricca”. Come guida, Papa Francesco, che ha esortato più volte, fin dall’inizio del suo pontificato, a “coltivare e custodire il creato”.
No alla “cultura dello scarto”. Il “coltivare e custodire” non
comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo
e il creato, riguarda anche i rapporti umani, ha detto Papa
Francesco nell’udienza generale del 5 giugno, stigmatizzando quella “cultura dello scarto” che “contagia tutti” e per la
quale “la vita umana, la persona non sono più sentite come
valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera
o disabile, se non serve ancora - come il nascituro -, o non
serve più - come l’anziano”. “Come la famiglia può diventare
una scuola per la custodia del creato e la pratica di questo
valore?”, chiede il Documento preparatorio per la 47ª Settimana Sociale. Tre, nel messaggio della Cei, le “prospettive da
sviluppare nelle nostre comunità: gratuità, reciprocità, riparazione del male.
Lo sguardo sulle cose. La gratuità è “una prospettiva che fa
cambiare lo sguardo sulle cose”, e così “tutto diventa intessuto di stupore”. La famiglia, per la Chiesa italiana, “è maestra
della gratuità del dono”. Si vive nella logica del dono solo se si
parte dalla gratitudine verso Dio, che poi si esprime nei semplici gesti quotidiani, appresi proprio in famiglia: la preghiera
a tavola prima dei pasti, la gioia della condivisione fraterna,
la cura per la casa, la parsimonia nell’uso dell’acqua, la lotta
contro lo spreco, l’impegno a favore del territorio. “Viviamo
in un giardino, affidato alle nostre mani”, si legge nel messaggio, in cui si cita il n. 34 della “Caritas in Veritate”, in cui
Benedetto XVI ricorda che la gratuità è presente nella nostra
vita “in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di
una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza”.
Scuola di reciprocità. Famiglia come scuola di “relazioni
buone” con le persone, come luogo dove s’impara il rispetto per la diversità: “È in famiglia che la diversità, invece che
fonte d’invidia e di gelosia, può essere vista fin da piccoli
come ricchezza”, scrivono i vescovi. “La purificazione delle
competizioni fra il maschile e il femminile fonda la vera ecologia umana”, si legge nel messaggio: in famiglia, allora, s’impara “non l’invidia, ma la reciprocità, l’unità nella differenza,
il riconoscersi l’uno dono per l’altro. “Non più avversari, ma
collaboratori”.
Riparare le ferite. “Riparare le ferite” che “il nostro egoismo dominatore ha inferto alla natura e alla convivenza fraterna”: è l’invito centrale del messaggio, in cui si i vescovi
chiedono “un serio e tenace impegno a riparare i danni provocati dalle catastrofi naturali e a compiere scelte di pace e di
rifiuto della violenza e delle sue logiche”. Per la Cei, si tratta
di “un impegno da condurre avanti insieme, come comunità,
brindisi solidale Una realtà impegnata a promuovere la solidarietà
Un nuovo modo di fare missione
O
gni 5 secondi un bimbo muore di fame
nel Sud del mondo mentre 1% della
popolazione mondiale (che vive nei paesi
industrializzati) detiene quasi la metà della
ricchezza del pianeta.
In questi paesi “sviluppati” quasi la metà
delle famiglie sono divise, la depressione
sta divenendo la prima causa d’invalidità
permanente, i bimbi sono sempre più soli
e obesi.
Non c’è lucida cattiveria, ma una confusione secolare che colpisce ogni persona
nella propria identità, nella propria spiritualità e quindi nella propria capacità di
amare, lavorare bene ed essere solidali
con gli altri.
Oggi la prima necessità, al nord come al
Sud del mondo, è quella di uscire dai tanti inganni e recuperare le energie potenziali di ogni persona, fino alla sussistenza
ed alla globalizzazione della solidarietà.
Solo su queste basi si avrà la maturità e
la sapienza per mettere in moto iniziative
che risolvano definitivamente ogni emergenza. Anzitutto, c’è bisogno di una nuova cultura che rispetti la vita.
Noi di “Italia Solidale – Brindisi Solidale”
partiamo sempre da questa realtà.
famiglia di famiglie. Perché i problemi di una famiglia siano
condivisi dalle altre famiglie, attenti a ogni fratello in difficoltà e ogni territorio violato. Con la fantasia della carità”. Anche
“il profumo della domenica” s’impara in famiglia: per la Cei,
la sacralità della domenica è una “frontiera decisiva”.
Sono
anni
che, sia pur
gr adualmen te e in mezzo
a mille difficoltà, stiamo
concretamente sconfiggendo la fame dello spirito e del corpo nel Sud del mondo
ed in Italia, senza creare strutture od uffici, senza finanziamenti statali, solo attraverso il movimento di “persone per le
persone”.
In questo impegno abbiamo affrontato
l’emergenza Tsunami, le guerre del nord
Uganda e del Sudan, la guerra civile in
Colombia, la terribile situazione del Darfur .
Tutto questo in comunione con volontari
(missionari e laici) di 20 tra Congregazioni
e Diocesi e con 24.000 volontari donatori
coinvolti in un nuovo modo di far missione e adozione a distanza.
Così, anche in Brindisi e provincia, i volontari donatori hanno formato piccole
comunità di “sviluppo di vita e missione”
con cui si promuove la solidarietà e si superano tante sofferenze personali e relazionali, per essere veri testimoni di vita.
In questo sentiamo di contribuire alla
Chiesa Ecumenica, che è fatta di persone
con Dio che amano come Cristo ha amato, a prescindere dalle differenze di confessione religiosa o di cultura.
Per informazioni: www.brindisisolidale.
org - cell. 338.53.85.117 - email: euprepio.
[email protected]
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Consultorio diocesano “Speranza”
scrivi il codice fiscale 91039400741
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tel. 0831/563145 - [email protected]
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Vita di Chiesa
Luglio-Agosto 2013
motu proprio La Santa Sede si adegua al diritto internazionale
“Fine pena mai”? Papa Francesco lo abolisce N
C
riminalità internazionale, uso “improprio” del merQuale considerazione generale si può fare circa questo incato e dell’economia, terrorismo, revisione della nortervento di Papa Francesco?
mativa penale e amministrativa interna al Vaticano:
«Una valutazione complessiva è che si tratta di un intervento
sono queste le novità che giovedì 11 luglio il Papa ha annunmolto ampio in ambito penale, con due linee di fondo: la priciato con l’emanazione di un “motu proprio” che ha subito
ma è che siamo davanti a un adeguamento dell’ordinamento
fatto il giro del mondo. Diverse le letture che i mass media
giuridico dello Stato della Città del Vaticano a tutta una serie
nazionali ed esteri hanno fatto di questo annuncio: c’è stato
di norme e di convenzioni internazionali che tendono, apchi ha puntato l’attenzione sull’abolizione dell’ergastolo, chi
punto, a contrastare la criminalità organizzata oltre che per
sul “giro di vite” circa i reati su minori e la pedofilia, chi ha
la tutela delle persone dei minori, la discriminazioni razziale,
voluto vedere un ulteriore passo avanti del Vaticano verso
le torture e così via. Quindi si può dire che la Santa Sede con
“Moneyval”, il gruppo di lavoro del Consiglio d’Europa che
tutti i suoi organismi si adegua tutto ciò che c’è di più modersi occupa di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del
no sul piano giuridico a livello internazionale».
terrorismo internazionale. Il documento papale, in realtà, costituisce al tempo stesso un adeguamento e un passo avanti
E la seconda linea di fondo?
Prof. Cesare Mirabelli «Direi che consiste nella cooperazione che si attua sul livelun po’ su tutti gli aspetti citati più sopra, anche se la complessità delle materie è tale che – ha assicurato il presidente
lo internazionale con, ad esempio, l’abolizione della pena
del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe
dell’ergastolo, oltre che per altri connotati penali minori.
Dalla Torre, altri interventi seguiranno relativi sempre all’antiriciclaggio, alle Quindi una rivisitazione e reimpostazione della pena con una finalità rieattività finanziarie, alla lotta al terrorismo e alle altre discipline citate. Accan- ducativa perché, nel caso dell’abolizione dell’ergastolo, non si dica più ‘fine
to al Motu Proprio occorre anche ricordare che, sempre l’11 luglio la Ponti- pena mai’. Quindi il riconoscimento esplicito che la pena è finalizzata al reficia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano ha approvato alcune cupero del condannato anche di fronte a reati gravissimi, e adottando pene
leggi: la n. VIII, recante “Norme complementari in materia penale”; la n. IX, volte realmente al recupero pur in presenza di condanne a detenzioni molto
recante “Modifiche al Codice penale ed al Codice di procedura penale”; la n. lunghe».
X, recante “Norme generali in tema di sanzioni amministrative”. Con queste
novità si dà attuazione a molteplici Convenzioni internazionali, tra le quali le
Quindi un Vaticano che precisa le sue posizioni giuridiche sul piano inquattro Convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; la Conternazionale?
venzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discrimi- «Sì, certamente, perché queste decisioni esaltano l’adeguamento normativo
nazione razziale; la Convenzione del 1984 contro la tortura; la Convenzione alle convenzioni e norme penali che derivano come impegni degli Stati, dedel 1989 sui diritti del fanciullo. Di fronte a questa materia così complessa, il rivanti appunto da convenzioni internazionali progressivamente ratificate e
Sir ha posto alcune domande al professor Cesare Mirabelli, docente di dirit- adottate».
to ecclesiastico e consigliere generale dello Stato della Città del Vaticano.
eventi Il papa ricorda il fondatore dei Ministri degli Infermi
Aperto l’anno giubilare camilliano
D
omenica 14 luglio anche Papa Francesco, recitando l’Angelus dal Palazzo apostolico di Castel
Gandolfo, ha voluto ricordare San Camillo
de Lellis, mentre si apre l’anno giubilare per il quarto centenario della morte. “Un uomo che ha vissuto
pienamente il Vangelo del buon samaritano – ha detto
il Pontefice - è il Santo fondatore dei Ministri degli Infermi, patrono dei malati e degli operatori sanitari”.
Tutto il mondo camilliano ha celebrato la solennità
liturgica del Santo, con gli occhi rivolti alla sua città
natale: Bucchianico, in provincia di Chieti. Da qui, in
diretta nazionale su Rai Uno, è stata trasmessa una
santa messa presieduta da mons. Bruno Forte,
arcivescovo di Chieti-Vasto. La celebrazione ha
permesso anche ai sofferenti e ai malati di unirsi
idealmente alla festa per l’apertura dell’anno
giubilare, per cui papa Francesco ha concesso
l’indulgenza plenaria.
Nel corso della sua omelia, mons. Forte ha ripercorso
la storia di San Camillo, che «da soldato appassionato
si aprì al pentimento, diventando il buon samaritano
capace di guardare con occhi aperti il dolore degli altri».
Riflettendo sulla frase di un francescano – “Dio è tutto,
il resto è nulla” – Camillo «abbandonò la sua vita errabonda e iniziò a servire i fratelli, riconoscendo in loro il
volto di Gesù Cristo». Egli «mise al centro dell’impegno
sanitario la dignità della persona umana, invitando
all’attenzione verso i deboli e i malati».
Novità
ei giorni scorsi la Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina
dei Sacramenti ha reso pubblico un decreto, datato 1°
maggio, a firma del Cardinale
Antonio Cañizares Llovera,
Prefetto del Dicastero, con il
quale è stato disposto che anche nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV del Messale Romano, dopo la Beata Vergine
Maria, si faccia menzione del
nome di San Giuseppe, suo
Sposo.
“Nella Chiesa cattolica - si
legge nel decreto - i fedeli
hanno sempre manifestato
ininterrotta devozione per San
Giuseppe e ne hanno onorato
solennemente e costantemente la memoria di Sposo castissimo della Madre di Dio e Patrono celeste di tutta la Chiesa,
al punto che già il Beato Giovanni XXIII, durante il Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II, decretò che ne fosse
aggiunto il nome nell’antichissimo Canone Romano. Il Sommo Pontefice Benedetto XVI
ha voluto accogliere e benevolmente approvare i devotissimi auspici giunti per iscritto
da molteplici luoghi, che ora il
Sommo Pontefice Francesco
ha confermato, considerando
la pienezza della comunione
di Santi che, un tempo pellegrini insieme a noi nel mondo,
ci conducono a Cristo e a lui ci
uniscono”.
Le formule in italiano sono:
Nella Preghiera eucaristica
II: “insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio,
con san Giuseppe, suo sposo,
con gli apostoli”;
nella Preghiera eucaristica
III: “con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san
Giuseppe, suo sposo, con i
tuoi santi apostoli”;
nella Preghiera eucaristica
IV: “con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san
Giuseppe, suo sposo, con gli
apostoli”.
coldiretti L’assemblea generale davanti a 18mila imprenditori
Il ritorno alla terra è la vera rivoluzione
M
entre non si vede ancora “la luce in fondo al
tunnel” per l’economia italiana e qualcuno parla di situazione “al tracollo”, ecco che dal settore
agricolo giunge qualche buona notizia. Il presidente della
Coldiretti, Sergio Marini, nella sua relazione all’assemblea generale svolta a Roma il 4 luglio, presenti 18mila imprenditori di ogni parte d’Italia, ha detto che “l’agricoltura
è l’unico settore che dimostra segni di vitalità economica,
con una variazione tendenziale del Pil dello 0,1% e un aumento degli occupati dipendenti dello 0,7%”. In particolare,
ha sottolineato con orgoglio, “i giovani assunti in agricoltura sono aumentati del 9% e dal ricambio generazionale nel
settore è possibile l’inserimento di 200mila giovani nelle
campagne”. Con il Palalottomatica dell’Eur gremito e oltre
3mila coltivatori che hanno dovuto accontentarsi di seguire
i lavori sul piazzale esterno tramite i maxi-schermi, Marini
ha introdotto alcuni dei temi forti sui quali la Coldiretti è
impegnata. Intanto il potenziamento dell’export dell’agroalimentare italiano (34 miliardi), meritandosi il plauso del
ministro allo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che lo
ha definito «il settore che funziona meglio». Poi il primato
italiano nella qualità, differenziazione e sicurezza alimentare. «Abbiamo la leadership in Europa con 249 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuta (Dop)».
Un patrimonio da difendere. Voci di sostegno e incoraggiamento sono venute da più fronti. Nel suo
messaggio,Papa Francesco ha rivolto parole beneauguranti, sottolineando come “la promozione economica e il
vero sviluppo del mondo rurale debbano essere ispirati ai
grandi valori spirituali e morali del Vangelo”. Il presiden-
te Giorgio Napolitano ha ricordato che, “pur risentendo
della situazione di grave difficoltà che attraversa l’economia del Paese, il mondo dell’agricoltura testimonia, con
la sua passione e il suo impegno realizzativo, capacità di
ripresa”. La ministra dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, si è detta d’accordo con il presidente Coldiretti nel rifiuto degli Ogm, “non per un motivo ideologico, ma perché
guardo al mercato: noi siamo conosciuti in tutto il mondo
per qualità, tipicità e biodiversità. Facciamo eccellenza,
ma se utilizzassimo gli Ogm che differenza ci sarebbe tra
il pomodoro cinese e quello italiano?”. Cresce così la consapevolezza che i prodotti tipici italiani vadano tutelati.
Marini ha denunciato che negli ultimi anni sono finiti in
mani straniere marchi importanti per oltre 10 miliardi. Ha
citato tra gli altri Parmalat, Gancia, Fiorucci, Eridania, Boschetti, DelVerde, Bertolli, Orzobimbo, Galbani, Carapelli, Sasso, Peroni, Invernizzi, Sanpellegrino, Stock, Antica
Gelateria del Corso, Buitoni e altre. “Un patrimonio molto
grande rimane ancora e dobbiamo difenderlo”, ha detto.
Ritorno alla terra, vera “rivoluzione culturale”. Per fortuna si profila una nuova tendenza di “ritorno alla terra”. Infatti, ha detto il presidente, «oggi si registra un profondo cambiamento rispetto al passato quando la vita in campagna era
considerata spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città. Il contatto con la natura
e i suoi prodotti è diventato premiante rispetto all’impegno
negli strumenti finanziari di un istituto di credito o nei prodotti fortemente pubblicizzati di una grande multinazionale». Secondo Marini, così, siamo di fronte a una «vera rivoluzione culturale, con il 38% dei giovani che preferirebbe
17
Vita
VitaDiocesana
di Chiesa
Luglio-Agosto 2013
lampedusa Emozioni e riflessioni su quelle poche ore che hanno cambiato il volto dell’isola
Quell’ «O’ scià» che annulla i muri Da Lampedusa a Brindisi
U
n grido forte contro l’indifferenza nei confronti dei migranti. Un richiamo alle responsabilità di tutti per fare fronte al dramma
ignorato delle vittime del mare, 19 mila morti alle
frontiere d’Europa dal 1988 ad oggi. È stata una visita storica quella compiuta oggi da Papa Francesco
nell’isola di Lampedusa. Il primo viaggio di Papa
Bergoglio, la prima visita di un pontefice a Lampedusa. Tutto organizzato in soli cinque giorni, dopo aver
risposto, di cuore, all’invito che il parroco di Lampedusa don Stefano Nastasi gli aveva fatto in una lettera
il 19 marzo scorso. Tutta la popolazione si è mobilitata per accogliere oggi, sotto un sole africano e con un
calore umano che solo i siciliani sanno dimostrare,
il Papa venuto dalla fine del
mondo.
La corona di fiori e l’incontro con gli immigrati. Una visita di una sola mattinata che
sembra essere durata tantissimo, tanto l’impatto emotivo
ed eccezionale dell’incontro.
Prima che il Papa arrivasse,
nella notte è stato soccorso
l’ennesimo barcone, con 166
immigrati subsahariani, tra
cui quattro donne. Infreddoliti e ignari di cosa li aspettasse sull’isola. In questi
anni la Capitaneria di porto
ne ha salvati circa 30 mila.
Papa Francesco è arrivato
all’aeroporto di Lampedusa
alle 9.15 per poi imbarcarsi a
Cala Pisana su una motovedetta della guardia costiera. In mare è stato scortato da centinaia di barche di
pescatori. Un momento fortemente simbolico è stato
il lancio della corona di fiori in mare, in omaggio alle
vittime, nel punto più a sud di Lampedusa, di fronte
al monumento la Porta d’Europa che ricorda i morti
nel Mediterraneo. E altamente toccante è stato l’incontro con una cinquantina di immigrati - scelti tra
il centinaio ospitati ora al centro di Contrada Imbriacola - appena sbarcato al Molo Favarolo, dove abitualmente vengono dati i primi soccorsi ai migranti.
Qui ha abbracciato bambini, ascoltato con commozione i racconti tragici delle violenze subite in Libia e
durante i “viaggi della speranza”.
Un vero e proprio mare di folla che sventolava cappellini e foulard bianchi e gialli, 10 mila persone
accertate, di cui molte arrivate stamattina con il traghetto, ha accolto in un abbraccio emozionato Papa
Francesco. Tanti i giovani delle organizzazioni umanitarie che operano con i migranti, le mamme con
i bambini. Nel campo sportivo Arena scandivano
lo slogan “Si vede, si sente, Francesco è qui presente”. Striscioni che dicevano al Papa “Il tuo sorriso dà
senso alla nostra vita” o che denunciavano la tratta di
esseri umani. In prima fila persone disabili e malati,
mentre sul palco un altare colorato fatto con una lancia di pescatori. Il leggio a forma di timone, il pastorale e il calice erano realizzati da artigiani locali con
i materiali dei barconi affondati. Le carcasse sono
lì vicino, a pochi metri dal molo. A destra, la statua
della Madonna di Porto Salvo, molto venerata dagli
isolani.
O’ scià ai musulmani. È stata una liturgia penitenziale per chiedere perdono per “l’indifferenza verso
tanti fratelli e sorelle”, per “chi si è accomodato, si è
chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia
del cuore” e “per coloro che con le loro decisioni a
livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”. Letture e preghiere forti, l’episodio di Caino e Abele nella
Genesi, il Vangelo di Matteo
sulla fuga in Egitto e la strage degli innocenti per mano
di Erode, tutti riferimenti al
dramma dei migranti che
fuggono da miseria, povertà
e disperazione per cercare
in Europa speranze di vita.
Da quel leggio Papa Francesco nell’omelia ha chiesto
più volte a braccio, tra gli applausi commossi della folla:
“Ciò che accaduto non si ripeta, per favore”, riferendosi
all’ultimo naufragio di cui
ha letto notizie sui giornali. E
poi, rivolgendosi agli immigrati musulmani ha detto: “La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre
famiglie. A voi, O’ scià”, il saluto tipico dei lampedusani che significa “tu sei il mio fiato, il mio respiro”,
come dice una madre al proprio figlio, un intercalare affettuoso che si usa anche tra amici e parenti. E
più avanti, sempre un fuori programma. “Ho sentito
recentemente uno di questi fratelli. Prima di arrivare
qui sono passati tra le mani dei trafficanti che sfruttano la povertà degli altri per farne fonte di guadagno.
Quanto hanno sofferto, ed alcuni non sono riusciti
ad arrivare!”.
La messa si è conclusa con il saluto finale di monsignor Franco Montenegro, arcivescovo di Agrigento
e presidente della Commissione episcopale per le
migrazioni, che ha descritto Lampedusa come “una
lampada accesa, un faro, uno scoglio”, invitando a
“promuovere politiche adeguate di giustizia e di rispetto di ogni vita umana”. Il Papa è poi andato nella
parrocchia di San Gerlando mentre suonavano campane a festa. Qui ha ringraziato ancora i lampedusani “per l’esempio di amore, carità e accoglienza che
ci date”.
Patrizia Caiffa
“B
envenuto tra gli ultimi”.
Con queste parole è stato
accolto Papa Francesco,
l’8 luglio scorso, dagli abitanti di
Lampedusa dove si è recato in visita pastorale. L’isola dell’accoglienza,
della solidarietà, della carità offerta
in tutte le sue forme e ricca, allo stesso tempo, di tante storie di giovani
con un presente dal quale fuggire e
un futuro migliore nel quale sperare.
Storie come tante eppure così singolari come quella di Kamir, un
giovane della Costa D’Avorio che abbiamo incontrato presso la Caritas
diocesana di Brindisi, giunto, anche
lui, su un barcone a Lampedusa nel
2008. Kamir ci racconta la sua storia,
difficile ma anche piena di coraggio.
«Nel mio paese c’era la guerra, siamo
andati via di casa tutti, era rimasta
solo mia madre che poi è andata in
un altro paese vicino – ci racconta –
finchè anch’io ho deciso di rischiare
e di partire da solo per l’Italia». Ed
è qui che inizia il viaggio di Kamir,
un viaggio lungo ed estenuante su
un barcone, per due giorni, in mare
aperto privi di acqua e cibo. «È stato
un viaggio molto rischioso– ci racconta Kamir- eravamo 53, con noi
c’era anche una donna incinta e non
sapevamo se saremmo sopravvissuti,
ci siamo affidati solo alla volontà di
Dio».
Giunto a Lampedusa ci racconta dell’ottima accoglienza e di aver
ricevuto sia cibo che vestiti, per 21
giorni, per poi proseguire il suo viaggio fino a Brindisi dove è stato accolto dalla Caritas diocesana alla quale
Kamir oggi è molto affezionato, non
per l’aiuto materiale che ha ricevuto ma per l’attenzione che i volontari offrono a tutti facendoli sentire
meno soli.
Oggi è lui ad offrire agli altri quello
stesso aiuto che ha ricevuto al suo
arrivo. «Brindisi mi piace e anche i
brindisini sono buoni– ci dice Kamir.
Purtroppo attualmente non riesco
a trovare lavoro, ma insieme con i
volontari viviamo con gioia, in armonia, siamo veramente soddisfatti.
Ho imparato a restaurare mobili antichi e ho anche preso la patente per
il computer, ma vorrei continuare a
studiare e trovare un futuro migliore
in Italia».
Con uno sguardo carico di speranza, e forse anche di nostalgia, Kamir
ci confida che non vorrebbe tornare
a vivere in Costa D’Avorio, ma almeno avere la possibilità di andare
a trovare i suoi genitori. Anche se la
situazione attualmente è migliorata,
non è completamento cessato il clima di guerriglia. Gli chiediamo cosa
pensa della visita del Santo Padre a
Lampedusa, nei giorni scorsi, dove
ha salutato, ascoltato e pregato per
tanti giovani immigrati come lui. A
questo proposito, Kamir ci ha risposto così: «Quello di Papa Francesco
è stato un gesto molto positivo per
noi, significa che qualcuno si ricorda
di noi. Il Papa ha fatto capire che noi
immigrati non siamo soli e questo
per noi rappresenta un privilegio».
La storia di Kamir dimostra quanto
sia necessaria l’attenzione alla persona, il farsi carico di essa e dei suoi
bisogni. Un’attenzione maggiore che
Kamir invoca verso i tanti ragazzi
ospiti a Brindisi (tutti provenienti
da Lampedusa) che anche cerca di
aiutare in quel clima di fraternità e
di amicizia che ha instaurato con i
volontari Caritas, sempre pronti, in
questa «nostra piccola Lampedusa», a farsi carico di ciascuno, a non
considerarlo un pacco da trasferire
altrove, ad essere quel punto di rifermento che permette ad ognuno di
loro di raccontarsi, di aprirsi, di farsi
conoscere, di essere ascoltato e incoraggiato.
Al termine del nostro incontro, Kamir ci saluta con un anelito di speranza: «Spero di rimanere qui in Italia anche se con il destino non si sa
mai…stiamo sopravvivendo ma, certamente, non si può sopravvivere per
tutta la vita».
Daniela Negro
riflessioni Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II presto saranno proclamati santi
La Chiesa è viva perchè lo Spirito soffia ancora
gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28%) o fare l’impiegato in banca (26%). Alcuni
dati sono estremamente indicativi al riguardo: c’è, ad esempio, il boom del 29% delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del 13% negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare ed agroindustria». I giovani «fiutano» che il lavoro
in agricoltura c’è, ed è anche di buona, se non ottima qualità. Chi ha fatto “il salto” verso la campagna. Si spiegano così i
numerosi casi, alcuni veramente sorprendenti, di abbandono di attività pur molto belle e gratificanti, per avviare imprese agro-alimentari. In mostra a Roma la Coldiretti ne ha
portate alcune, da Nord a Sud, passando per il Centro Italia.
Inoltre si registra una discreta domanda di lavoratori per figure professionali tradizionali. Dalla Coldiretti, dunque, un
messaggio positivo per i giovani: non disperarsi, guardarsi
attorno, magari il lavoro che fa per voi è lì, dietro l’angolo,
anzi... dietro la siepe! Luigi Crimella
1
958-2005: meno di cinquant’anni. E due Papi santi:
Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Nei tempi della
secolarizzazione, della crisi delle vocazioni, dell’allontanamento di tante famiglie e di tanti giovani dalla pratica
religiosa; nei quali c’è chi è pronto a scommettere sulla crisi inarrestabile della Chiesa, Papa Francesco - dando il via
libera alla canonizzazione dei due Papi - invia al mondo il
messaggio più bello ed esaltante: la Chiesa è viva perché
lo Spirito Santo soffia ancora, continua a creare e ricreare
il mondo nuovo attraverso la santità dei suoi figli, a partire
dai pastori a cui la Chiesa stessa è affidata.
Formidabili, davvero, quegli anni, quel mezzo secolo iniziato con il Papa della bontà che commosse il mondo intero
indicando le nuove strade dell’amore, della semplicità, della comunione e del dialogo. Quel Papa che seppe leggere la
storia dell’umanità come esperienza d’amore tra Dio e i suoi
figli, di fronte alla quale perfino la Luna si sentì chiamata ad
affacciarsi per osservare lo splendido spettacolo: Dio, l’uomo e il creato in un unico abbraccio. Il mondo nuovo che
lo Spirito vivificava attraverso il coraggio di un pastore che
aveva saputo entrare nel cuore dell’uomo, a partire dai piccoli, dai semplici, dagli umili.
Formidabili quegli anni che hanno potuto vedere un Papa
coraggioso, venuto dalle terre della persecuzione, per portare al mondo il messaggio della verità che non teme persecuzioni, non si lascia vincere alle grida ostili, perché ha la
forza dell’amore che si fa pellegrino sulle strade del mondo
alla ricerca del cuore dell’uomo espropriato di se stesso e
della sua dignità da una cultura antiumana, per donargli
l’abbraccio del suo Signore, mai stanco di amare l’umanità,
a partire da quella priva di potere e di ricchezza.
Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II: cosa accomuna questi
due pastori, questi due Beati che entro quest’anno saranno
annoverati nel numero dei Santi a cui i cristiani potranno
affidarsi con fiducia? In tempi difficili che vedevano l’inarrestabile mutamento del mondo e del modo di vivere degli
uomini e dei popoli, in modi diversi essi hanno manifestato
l’amore di Dio per l’uomo, la presenza di Dio nella sua vita;
hanno detto al mondo che nonostante le guerre, le violenze,
il peccato, l’uomo può e deve sempre sperare, perché ancora oggi “lo Spirito di Dio aleggia sulle acque” del mondo (cfr
Gen. 1,2); ancora oggi egli è “un vento che si abbatte impetuoso sulla casa” degli uomini impauriti di fronte ai rumori
e ai terrori della storia (cfr At. 2,2).
La decisione di Papa Francesco d’innalzare alla gloria dei
Santi i due Pontefici del secolo XX è il messaggio della spe-
ranza. Perché, sarà pure segnato dal male il mondo, “eppure
il Vento soffia ancora, spruzza l’acqua alle navi sulla prora e
sussurra canzoni tra le foglie, bacia i fiori, li bacia e non li
coglie” (Pierangelo Bertoli): quel Vento dello Spirito Santo
che in Giovanni XXIII e in Giovanni Paolo II ha saputo spegnere gli incendi del male del mondo e ricreare nell’uomo
il senso della bellezza e della verità.
Vincenzo Rini
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Vita di Chiesa
Luglio-Agosto 2013
in Breve
vaticano Una due giorni per una riflessione a tutto campo
“Evangelium vitae”, perché ogni vita è sacra
rimini Verso il meeting 2013
I
C
l 15 e il 16 giugno si è celebrata la «Giornata dell’Evangelium vitae», evento che, nelle parole dell’arcivescovo Rino Fisichella,
presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, vuole testimoniare il valore sacro di ogni vita
umana.
Diverse sono state le iniziative organizzate già dalla mattina di sabato per i pellegrini, suddivisi in gruppi linguistici. I temi dell’Evangelium Vitae, l’enciclica di Giovanni Paolo II pubblicata nel 1995, sono
stati illustrati agli italiani dal Cardinale Camillo Ruini, che ha tenuto
una catechesi, moderata da Mons. Fisichella, nella chiesa romana
di San Giovanni Battista dei Fiorentini, dove è conservata la reliquia
del piede di Santa Maria Maddalena. La mattina è proseguita con la
celebrazione eucaristica presieduta dallo stesso cardinal Ruini, mentre nel pomeriggio è stato organizzato un pellegrinaggio alla Tomba
dell’Apostolo Pietro. A seguire, adorazione eucaristica e celebrazione
individuale del Sacramento della Riconciliazione in alcune chiese
del centro, tra cui Santa Maria in Traspontina, dove l’adorazione è
stata animata dai giovani del Movimento per la Vita. La giornata di
sabato si è conclusa con una fiaccolata e con la veglia di preghiera in
Piazza San Pietro.
Domenica mattina, il momento centrale della manifestazione: la S.
Messa presieduta da Papa Francesco sul sagrato della Basilica di San
Pietro. Nel corso dell’omelia il Santo Padre, com’è ormai consuetudine, ha cercato la partecipazione attiva dei fedeli, invitando la folla
a ripetere insieme a lui il nucleo centrale della predica, sintetizzata
nella frase: “Dio, il Vivente, è misericordioso”. A rispondere all’invito,
un coro di famiglie, bambini, religiosi, associazioni pro-life, anziani,
file intere di carrozzelle, volontari, oltre a una nutrita rappresentanza di motociclisti delle Harley Davidson accorsi da ogni dove per la
benedizione delle moto. Tutti lì, sotto il sole cocente, per affermare
all’unisono il proprio “sì” alla vita.
«La pretesa di essere noi i padroni della vita e della morte», ha affermato il Cardinale Ruini durante la catechesi sull’Evangelium Vitae, «è una pretesa sbagliata perché la nostra vita e la nostra libertà
vengono da Dio, sono legate a Dio e da Lui dipendono». Ruini parla
della contraddizione di quanti, da una parte, rivendicano la libertà
individuale in termini assoluti e, di quanti, dall’altra parte, considerano la persona alla stregua di un semplice frutto dell’evoluzione,
«una particella della natura», per dirla con le parole usate durante
nella Gaudium et Spes.
Tale contraddizione emerge in modo particolare quando muoiono
dei giovani o quando si è affetti da malattie invalidanti. In questi casi
è lampante che l’autonomia assoluta è solo un’illusione. La libertà,
pertanto, è possibile solo se si riconosce che alla base della propria
esistenza non vi è unicamente la natura, quasi l’uomo fosse equiparato agli animali, ma c’è anche la realtà divina. L’uomo è stato fatto a
“immagine e somiglianza” di Dio ed è a Lui che deve rendere conto
della propria vita. Questa è un dono ricevuto dal Creatore e appartiene solo a Lui, non all’uomo, il quale ha comunque il diritto-dovere di
tutelarlo come bene supremo.
L’enciclica del Beato Giovanni Paolo II, pur essendo stata pubblicata diciotto anni fa, è di grande attualità. In nome della libertà individuale si tentano ancora di giustificare le minacce alla vita come
aborto, eutanasia, testamento biologico, spezzando, così, quel legame inscindibile tra libertà, vita e Verità. Nell’Evangelium Vitae si argomenta che la libertà individuale tanto sbandierata non può applicarsi all’aborto, “omicidio” di un altro essere umano, cioè il nascituro,
che nel feto già vive e si evolve con continuità. Similmente, l’eutanasia nega la natura dell’uomo, che è di tipo relazionale e sociale. Preferire la morte semplicemente perché la propria vita non è più soddisfacente è una negazione della realtà dell’altro, al pari dell’aborto.
Eppure, ci troviamo in tempi caratterizzati dalla “dittatura del relativismo”, per utilizzare l’espressione coniata da Papa Benedetto XVI.
Nel momento in cui tutto è diventato relativo ai punti di vista personali, si esclude che esista qualunque cosa buona o cattiva, vera o
falsa in se stessa. Così facendo, si impone a tutti di legittimare aborto
ed eutanasia e si annulla il diritto di pensare che, invece, questi sono
dei mali in se stessi e bisogna agire per impedirli.
L’Evangelium Vitae si rivolge a tutti, in primo luogo ai cattolici e, a
detta di Ruini, è “un atto di alto valore dottrinale per i credenti”. Il Beato Giovanni Paolo II ha ribadito durante il suo Magistero una verità
morale esplicitamente contenuta nelle Sacre Scritture: l’inviolabilità
assoluta della vita umana di innocenti. Nel numero 57 dell’enciclica è molto chiaro, afferma che “l’uccisione diretta e volontaria di un
essere umano innocente è sempre gravemente immorale”. Da tale
giudizio sono escluse, com’è ovvio, le azioni casuali e quegli atti che
possono provocare la morte in modo involontario.
In definitiva, la vita è sacra ed è sempre un dono, soprattutto nelle
situazioni più difficili. Il Cardinale Ruini ha invitato quindi a pregare
per la vita e ha dichiarato che è compito della Chiesa annunciare il
Vangelo della Vita, che è parte integrante del Vangelo di Gesù.
Emergenza uomo
ento convegni, 12 esposizioni, 18
spettacoli, 10 manifestazioni sportive. Migliaia di ospiti e visitatori provenienti da tutto il mondo, quasi 4.000
volontari, oltre 1.000 operatori dell’informazione accreditati. Sono questi i numeri
della XXXIV edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si svolgerà a Rimini
dal 18 al 24 agosto. Tema scelto per questa
edizione è “Emergenza uomo”: “L’uomo
oggi vive in una condizione di emergenza,
non soltanto quando sistemi politici autoritari ne minacciano le condizioni elementari di libertà e di sopravvivenza - si legge
in una nota - ma anche laddove, pur in
sistemi dove le libertà democratiche sono
garantite, è il desiderio del cuore che corre
il rischio di venire anestetizzato, censurato”. Sull’evento il Sir ha intervistato la presidente del Meeting, Emilia Guarnieri.
“Emergenza uomo” è il tema per
l’edizione 2013. Da dove nasce questa
scelta?
«È evidente che esiste un’emergenza
uomo, dovuta alla crisi nella quale si
vive e alla drammaticità della situazione internazionale. Dovuta anche al fatto
che ciò che rischia di essere annientato,
distrutto oggi è l’identità dell’uomo, il
suo desiderio e la sua domanda di verità. Il Meeting vuole, con questo tema, riecheggiare una preoccupazione che don
Giussani già lanciava agli inizi degli anni
Novanta, quando affermava che ciò che
è in emergenza è l’umano. Nostro compito, quello del Meeting, è ridestarlo».
Cosa vi aspettate da questa edizione
del Meeting?
«Che il Meeting sia una grande occasione
d’incontro fra uomini che hanno a cuore la verità dell’umano e il bene di tutti.
Un incontro reale di uomini che amano
il bene e il vero, un’occasione per sperimentare la positività del vivere».
Laura Guadalupi
rinnovamento nello spirito 10 piazze per dieci comandamenti anche a Bari
Amare sé stessi e gli altri per amare Dio
U
na serata di festa quella vissuta
il 15 giugno, a Bari, nell’ambito
dell’iniziativa “10 piazze per dieci
comandamenti” organizzata dal Rinnovamento nello Spirito Santo in collaborazione con il Pontificio consiglio per la
promozione della nuova evangelizzazione e la Cei. Tante le famiglie intervenute,
tanti i bambini, tante le coppie di giovani
arrivate da ogni parte della Puglia. Hanno voluto partecipare a questo momento
dedicato a Dio, nella riflessione sul sesto
comandamento: “Non commettere atti
impuri”. Molti gli ospiti della serata da
Claudia Koll a Paolo Brosio, da Salvatore
Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, allo psichiatra Alessandro Meluzzi, inframezzati
dal videomessaggio del Santo Padre. Impossibile non essere colpiti dagli sguardi
e dalle parole di chi è intervenuto sul palco, impossibile per loro non lasciarsi abbandonare al proprio cuore e alla propria
esperienza spirituale.
L’apertura all’amore. L’amore è il punto su cui si è concentrato monsignor
Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari
e presidente della Conferenza episcopale pugliese: «Bisogna leggere il sesto
comandamento in una formulazione
positiva: abbi capacità di essere fedele e
limpido. La fedeltà è il segno di un amore totale. La castità, invece, è un segno di
amore che si apre nell’offerta di sé che
non si chiude ad un egoistico istinto. Attraverso la castità si cresce nell’amore.
Quest’arte di amare ci permette di guardare al futuro con fiducia, è l’accettazione dell’amore, dell’amore di Dio che ci
rende felici». E ciò che dice mons. Cacucci si ricollega al discorso di mons. Rino
Fisichella, presidente del Dicastero per la
Promozione della Nuova Evangelizzazione, in un video messaggio: «Quest’evento è in tutto e per tutto l’esperienza della
nuova evangelizzazione. Perché si è scelta la piazza? Perché è il luogo di aggregazione dove possiamo ricordare Dio. É
un momento per domandarci chi siamo.
Tanti sono in ricerca di Dio e di giustizia
e libertà, il nostro compito è ricordarci
dell’amore di Dio, di riempirci del desiderio di essere un popolo solo anche col
fine di costruire un mondo migliore. Solo
l’amore dà senso alla vita».
Le testimonianze. Numerose sono state
le testimonianze. Tra le tante ha particolarmente colpito quella di Claudia Koll
che ha rivelato come «il Signore ha risvegliato la mia coscienza attraverso le cose
che mi accadevano ogni giorno e che mi
mettevano in discussione». Ma è stato un
momento non facile, dove però, dice la
Koll, «interviene Gesù. Dopotutto è Gesù
stesso che dice che senza di lui non possiamo fare nulla. Il rapporto con il mio
corpo è cambiato, ho cominciato a capire
che il mio corpo è un tempio sacro». An-
che il sindaco di Bari, Michele Emiliano,
ha voluto partecipare a questo momento
di festa puntando l’attenzione sulla libertà: «Questo evento deve dare un significato alla parola libertà. Questa deve essere vissuta e non solo convissuta. Bastano
delle semplici regole per volerci bene sul
serio. Quando si cerca l’altro per quello
che è, la presenza dell’altro viene vissuta
davvero e i 10 comandamenti esprimono
valori condivisi da tutti e da tutte le costituzioni».
La strada per la libertà. I dieci comandamenti sono un dono di Dio, ha affermato
il Santo Padre in un video messaggio donato alla piazza di Bari. «Il comandamento non è una imposizione, questi vengono da Dio che ci ha creati per amore,
un Dio che vuole solo il bene dell’uomo,
fidiamoci di lui!. I dieci comandamenti ci
indicano una strada da percorrere. Quante diseguaglianze nel mondo! Quante povertà vengono dal rifiuto di Dio! I dieci
comandamenti indicano una strada per
la libertà. Dobbiamo vedere i comandamenti come indicazione della libertà.
Essi ci aiutano a fuggire dalla schiavitù di
tanti idoli che non fanno altro che allontanarci dal Signore. I comandamenti ci
portano a rispettare le persone, a custodire l’intera creazione del Signore che ci
ha donato. Seguire i dieci comandamenti
significa essere fedeli a noi stessi. I dieci
comandamenti sono una legge di amo-
nardò-gallipoli
Il Santo Padre
Francesco
ha nominato
Vescovo della Diocesi di
Nardò-Gallipoli Mons.
Fernando
Filograna,
finora Vicario generale
dell’Arcidiocesi di Lecce
e parroco della Parrocchia San Giovanni Maria Vianney in Lecce. L’annuncio è
stato dato dall’Amministratore diocesano Mons. Luigi Ruperto alle ore 12.00
del 16 luglio 2013 presso la Basilica Cattedrale di Nardò, alla presenza del clero
e di diversi fedeli laici. Mons. Filograna,
che riceverà l’ordinazione episcopale il
prossimo 14 settembre, succede al nostro Arcivescovo, Mons. Domenico Caliandro che, prima di giungere a Brindisi,
aveva guidato la chiesa neretina per 13
anni.
carcere
È opera di un
gruppo di detenuti
della
casa circondariale di Brindisi, il mosaico
r af f i g ur an te
lo stemma del
Comune capoluogo. Il manufatto, realizzato nell’ambito
delle attività
del laboratorio
di lavorazione della ceramica, è stato
consegnato dalla direttrice della Casa
Circondariale, Anna Maria Dello Preite, al Commissario Straordinario della
Provincia, Cesare Castelli, nel corso di
una cerimonia svoltasi presso la sala di
rappresentanza dell’Ente di Via De Leo.
Il laboratorio di ceramica, curato dall’insegnante Oriana Costani, è durato trenta
ore alle quali hanno partecipato 5 detenuti con problemi non solo psichici ma
anche fisici che hanno dimostrato grande capacità creativa e di disciplina al lavoro. Il mosaico è realizzato in pasta di
vetro e verrà esposto nel Salone di Rappresentanza della Provincia di Brindisi.
unione europea
re. La vera libertà non è seguire il nostro
egoismo, ma quella di amare. I dieci comandamenti non sono un no a qualcosa,
non sono un divieto, ma un sì all’amore!
E il sì all’amore ci fa dire no al male. Il no
diventa solo una conseguenza del sì».
Un comandamento scomodo. «Questo
comandamento è quanto mai straordinariamente attuale». Lo ha detto Salvatore
Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo. «Quello
che approfondiamo stasera a Bari è un
comandamento scomodo. Nella nostra
accezione, nel parlato moderno, nel significato che gli vogliamo dare sembrerebbe indicare soltanto ‘non commettere
adulterio e non fornicare’ in realtà, l’uso
‘impuro del corpo’ si estende anche a
quelle prassi improprie che degenerano
spesso in vere piaghe sociali, quali la prostituzione, la pedofilia, il femminicidio,
la tratta delle persone, l’affamare i corpi
degli ultimi del mondo. Ma non è così,
il sesto comandamento dice di amare sé
stessi e gli altri per amare Dio».
Andrea Dammacco
Da
lunedì
1° luglio la
Croazia è diventato
uff icialmente
il 28° Stato
dell’Unione
europea. In
un
Paese
dove vivono
ufficialmente
14 minoranze
etniche
(fra cui circa
20mila italiani), la bandiera blu dell’Europa potrà servire anche a porre un freno al riaffiorare di nostalgie nazionaliste
e atteggiamenti xenofobi, conseguenze
di ferite mai completamente sopite di
un passato ancora troppo vicino.
Nelle sedi governative europee aumenterà dal 1° luglio la voce e il peso politico
di quei “piccoli” (la Croazia conta poco
più di 4 milioni di abitanti), che anche di
recente hanno dimostrato di essere sempre meno disposti ad assegnare deleghe
in bianco ai “grandi” (Germania e Francia in primis) nel delineare gli scenari
futuri del Continente. Il prossimo passo
per Zagabria sarà il pensionamento della Kuna a favore dell’Euro (ma sono necessari almeno due anni dall’adesione):
un traguardo atteso con ansia specie dagli operatori turistici adriatici.
19
Attualità & Territorio
Luglio-Agosto 2013
BRINDISI A 13 mesi dal tragico evento giunge la condanna per Giovanni Vantaggiato
Ergastolo per la strage alla “Morvillo Falcone”
F
ine pena mai: ergastolo con l’aggravante della finalità terroristica e isolamento diurno per 18 mesi nei confronti di
Giovanni Vantaggiato, imprenditore di Copertino, 69 anni, imputato per la strage del 19
maggio dello scorso anno davanti all’Istituto
professionale “Francesca Morvillo Falcone”.
A tredici mesi esatti da quella terribile mattinata e dopo circa cinque ore di camera di
consiglio, la Corte di assise di Brindisi (presidente Domenico Cucchiara, giudice a latere
Francesco Aliffi) ha pronunciato la sentenza
che riconosce in Vantaggiato, reo confesso,
il responsabile degli atti, che causarono la
morte della studentessa sedicenne Melissa
Bassi, ed il ferimento di altre nove persone
tra studenti e passanti.
La mattina del 18 giugno scorso, in aula, assente l’imputato, l’avvocato difensore, Franco
Orlando, aveva prospettato le sue tesi rispetto alla requisitoria pronunciata dai pubblici
ministeri della Dda di Lecce, Cataldo Motta
e Guglielmo Cataldi, che avevano sollecitato
la pena dell’ergastolo con isolamento diurno per tre anni e la confisca dei beni sequestrati, senza la continuità con un precedente
attentato del 2008, fatto per il quale avevano
sollecitato una pena di venti anni, 18 per il
tentato omicidio più due per una continuazione con altri fatti. Orlando aveva sostenuto
la mancanza di intenzionalità dell’uomo nel
voler provocare la morte: malato e non fol-
le, perché ossessionato alla
truffa subìta, avrebbe voluto
dimostrare al mondo l’ingiustizia che stava patendo. “Al
momento dei fatti contestati
Vantaggiato era incapace di
intendere e volere – ha detto
-. È per questo che è necessaria una perizia psichiatrica”. L’avvocato ha proseguito
dicendo di aver consigliato il
suo assistito “di essere in aula
oggi per rispetto alla Corte.
Ma lui non ha percepito la
La lettura della sentenza di condanna © brindisiogg.it
gravità del gesto, per questo
non si è presentato”. Rispetto
all’aggravante terroristica, l’avvocato Orlan- nelle ore precedenti l’attentato e il suo sucdo ha detto ancora: “Vantaggiato non può cessivo allontanamento da quei luoghi. Un
essere accusato di strage perchè manca l’in- luogo – le vicinanza di una scuola – diventatenzionalità. Quando si vuole commettere to come una via del Medio Oriente, con zaiun atto terroristico si ha un obiettivo preciso. netti fumanti e corpi accasciati e ambulanze
Lui non aveva un obiettivo”.
di soccorritori a darsi un gran da fare.
Ai giudici non è sembrato così: quelle imIeri in aula, come sempre in questo procesmagini intercettate da una telecamera a so durato sei mesi, i genitori di Melissa Bassi,
circuito chiuso con un uomo in giacca scu- nel loro composto e dignitoso dolore, accanra, che guarda più volte in direzione della to all’avv. Fernando Orisini, che aveva detto
scuola, quindi preme il telecomando, e os- come loro non “volessero vendetta, ma solo
serva ancora, hanno convinto di un’altra in- giustizia” annunciando la devoluzione del
tenzione rispetto a quella prospettata dalla “risarcimento in beneficenza” e le compagne
difesa. Già, quelle immagini… Esse unite ad della ragazza, quelle che ancora recano sul
altre, rilevate dalle telecamere in zona, sono corpo e nell’anima, i segni indelebili di quel
riuscite a stabilire il percorso di Vantaggiato sabato mattina.
dopo il voto Le elezioni si sono svolte il 23 giugno scorso
L’Albania “pulita”. Un sogno realizzabile
U
na situazione davuna serie di riforme istivero imprevedibile:
tuzionali. Innanzitutto, «è
le elezioni politiche
indispensabile creare un
del 23 giugno in Albania si
bilanciamento regionale
sono svolte con risultati oldell’esecutivo, dell’ammitre ogni aspettativa che renistrazione, del sistema di
stituiscono al Paese la cergiustizia e dei pilastri che
tezza della governabilità.
reggono lo Stato. È essenLo scrutinio si è concluso
ziale una ricostituzione
Festa per le vie di Tirana della Repubblica, per rila sera del 26 giugno, mai
era accaduto che si svolscattarla dalle ombre del
gesse in tempi così brevi. Tutte le forze politiche conservatorismo ottomano, insieme a una rifor- tranne i nazionalisti - hanno accettato i risultati mulazione della Costituzione». L’Albania ha poi
delle urne. Una maggioranza record (84 deputati) è bisogno di «una riforma del sistema dei partiti, che
andata alla coalizione di centro-sinistra con a capo punti alla democrazia interna e metta al bando tutil Partito socialista di Edi Rama. Sono rimasti solo te quelle formazioni che promuovono la violenza»”.
56 deputati alla coalizione di centro-destra guida- E ancora: «È necessaria e importante una riforma
ta dal Partito democratico di Sali Berisha che, in- amministrativa del Paese, secondo le divisioni recassata la sconfitta, ha annunciato la sua uscita di gionali del periodo precedente la dittatura. Ciò trascena. Ma qual è il risultato più profondo di questa sformerebbe l’attuale sistema elettorale in maggiotornata elettorale? Cosa attendersi per il futuro del ritario, garantendo elezioni in un solo round e la
Paese? Sono interrogativi che, a pochi giorni dal formazione di due alleanze elettorali distinte, con
voto, fanno riflettere gli analisti politici e il mondo a capo una leadership predefinita».
socio-culturale del Paese delle aquile.
In cammino verso l’Ue. Passi e riforme imporI valori verso cui aspirare. «L’Albania – spie- tanti per la normalizzazione del Paese, ma anche
ga Romeo Gurakuqi, docente di storia del di- e soprattutto per il suo futuro in chiave europea.
ritto all’Università europea di Tirana e membro Anche se su questo tema è richiesta «una riflessiodell’Accademia albanese delle arti e della scienza ne approfondita». Infatti, afferma Nest Zefi, giuri- si è affacciata alle elezioni in un accanito clima sta, «al di là dell’uso ipocrita e strumentale della
politico, con un sistema elettorale inadeguato» e locuzione ‘integrazione europea’, abusata e usuracon l’esigenza di venir fuori, a livello democrati- ta nell’ultimo ventennio dai politici albanesi per
co, dall’attuale «fase embrionale». Ma la strada da scopi meramente contingenti e utilitaristici, solo
compiere è ancora tanta, «soprattutto - sottolinea in questo ultimo periodo sta prevalendo negli alGurakuqi - se si tiene conto che negli ultimi quat- banesi l’astuzia della ragione e il desiderio autentro anni si sono registrate contrazioni delle libertà tico di non perdere l’occasione storica di avanzare
individuali», azioni di controllo delle opinioni di nella ‘alfabetizzazione’ democratica e nello stato di
esponenti del mondo culturale e intellettuale, oltre diritto». Secondo Zefi, «la vera Europa e il suo spiche «corruzione galoppante, rapporti clientelari da rito ontologico si possono ritrovare dentro la storia
parte del potere con componenti sociali di dubbia della stessa Albania. Depositaria ne è soprattutto
legalità». Per questo nelle elezioni, da poco svol- quella minoranza martoriata per cinque secoli dalte, sono emersi, ancora una volta, quei nodi che la le orde ottomane, i cattolici albanesi, da valorizzaConferenza episcopale albanese ha denunciato in re per fungere da lievito e traino per la mentalità
un recente documento: voti comprati o estorti sot- giusta in proiezione del futuro europeo del Paese.
to minaccia, manipolazioni varie, etc. Tutti fattori, Spiace, però, costatare che i cattolici albanesi concommenta il docente, che portano a «una rappre- tinuino a essere emarginati nonostante i numeri e
sentanza pilotata, che va contro i valori di civiltà e il peso specifico oggettivo. È, infatti, ancora presenspirito europeo verso cui aspirare».
te l’inerzia di una mentalità escludente, propria dei
L’esigenza di riforme. Realizzare il sogno di superstiti dei pregressi regimi sconfitti dalla storia,
un’Albania “pulita”, secondo Gurakuqi, non è im- ma che hanno ancora tanta voce». Anche questa,
possibile, basta «neutralizzare le cancrene che forse, è una situazione che porterebbe risultati olsi tramandano di potere in potere», realizzando tre ogni aspettativa.
Gioco
d’azzardo
L’
Associazione
Nazionale
dei
Comuni Italiani
di Puglia ha partecipato,
il 1° luglio scroso, alla
audizione in terza Commissione consiliare sulla
proposta di legge regionale in materia di GAP
– Gioco d’Azzardo Patologico. Presente per l’associazione dei comuni
la vicepresidente Maria
Cristina Rizzo.
La proposta di legge
regionale, conseguente al decreto Balduzzi,
n 158/2012, convertito
nella legge 189/2012,
mira ad arginare il fenomeno dilagante del gioco d’azzardo patologico,
diffuso soprattutto nelle
fasce più deboli e vulnerabili della popolazione.
Il GAP è a tutti gli effetti
una patologia considerata tra i LEA (Livelli
Essenziali di Assistenza)
dal Ministero della Salute (Assistenza socio sanitaria alle persone con dipendenze patologiche o
comportamenti di abuso
di sostanze)
Anci Puglia condivide
la necessità e lo spirito
della proposta di legge regionale, anche per
definire con norme di
dettaglio compiti e funzioni delle regioni nella
prevenzione e cura dei
giocatori patologici e
prevedere il fattivo sostegno delle azioni degli enti locali. A parere
dell’Associazione Nazionale dei Comuni “Serve
legiferare per arginare il
dilagante fenomeno del
gioco d’azzardo patologico”.
20
di Alberto Piola (cur.)
“D
esidero che tutti i miei libri, opuscoli, manoscritti
che possono interessare il Seminario di Torino e in particolare la
Sezione della Facoltà di Teologia
vengano messi gratuitamente a
disposizione dei medesimi, salvo
che gli esecutori testamentari ritengano di venderli per pagare
eventuali debiti
a mio carico”.
Tutto parte da
una disposizione
testamentaria –
datata Roma 27
ottobre 1978 –
scritta dal card.
Michele
Pellegrino,
grande
studioso di letteratura cristiana
antica e soprattutto amatissimo
arcivescovo
di
Torino negli anni
successivi al Concilio Vaticano II
(dal 18.9.1965 al
27.7.1977).
E proprio negli
“Inediti
Pellegrino”, collana
promossa dalla Sezione di Torino della Facoltà
Teologica dell’Italia Settentrionale
attraverso gli “Studia Taurinensi”,
per la Effatà Editrice (Via Tre Denti,
1 - 10060 Cantalupa (Torino), viene
ora pubblicato, a cura di Alberto
Piola, Il fondo del cardinale Michele
Pellegrino nella Biblioteca del Seminario di Torino (pp. 994, euro 39),
corposo volume che fa seguito ai
due, rispettivamente intitolati “Il
popolo di Dio e i suoi pastori. Cinque conferenze patristiche” e “Lettere di paternità spirituale. Corrispondenza (1946-1979)”.
Bisogna ricordare che “la nascita del Fondo Pellegrino è legata
all’ultima parte della vita del card.
Pellegrino, quando – dopo che
Paolo VI accettò la sua rinuncia al
governo pastorale dell’Arcidiocesi
torinese – si ritirò nella casa parrocchiale di Vallo Torinese, portando con sè libri, opuscoli e manoscritti legati sia alla sua lunga vita
di studioso di letteratura cristiana
antica sia al periodo in cui fu Arcivescovo
di Torino”. Non solo: “dopo la sua
morte – sostengono gli studiosi –
iniziò a formarsi presso la Biblioteca del Seminario di Torino il fondo
che porta il suo nome, grazie anche alla volontà del suo primo successore, il card. Anastasio A. Ballestrero (1913-1998)”.
Materiale copioso che ha richiesto
un lavoro ultraventennale, confluito nelle pagine che ora sono sotto
i nostri occhi: un lavoro di équipe
coordinato dal Piola, il quale spiega anche i criteri di catalogazione
non prima di aver pubblicato l’inedita conferenza del prof. Renzo
Savarino in occasione della prima
presentazione pubblica del fondo
nel 1989. “Tale testo aiuta a ricostruire i primi passaggi che portarono alla costituzione dell’attuale
fondo”, che dovrebbe giovare agli
studiosi di Torino, ma che per la
figura del cardinale e per il materiale custodito, va oltre gli ampi
confini di quella chiesa diocesana
e diventa utilissimo a chi deve studiare gli anni del post Concilio in
Italia.
(a. scon.)
Luglio-Agosto 2013
Lo scioglimento del
matrimonio canonico
di Raffaele Coppola
I
l bel ricordo che Raffaele Coppola
fa di Renato Baccari, indimenticato maestro di diritto ecclesiastico e
canonico in diverse Università italiane, apre il volume CI della collana “Studi Giuridici” pubblicata dalla
Libreria editrice vaticana. Il volume,
intitolato “Lo scioglimento del matrimonio canonico” (pp. 229,
euro 30) raccoglie gli atti del
XLIV Congresso nazionale
organiz z ato
dall’Associazione canonistica
italiana, dedicato proprio a
quell’argomento che, pur
af frontando
“una tematica confinata a
casi particolari”, ha costituito l’occasione
per una riflessione complessiva “su tutto
il regime dello
s cioglimento
del matrimonio, tanto più
che si è avuto su di esso un recente intervento
pontificio il motu proprio Quaerit
semper di Benedetto XVI del 30 agosto 2011, che ha trasferito alla Rota
Romana la competenza a trattare le
pratiche relative ai matrimoni non
consumati, prima affidate alla Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei sacramenti”.
E prima di affrontare le specifiche
tematiche relative alle figure di
scioglimento, quello in favore della
fede e quello relativo al matrimonio non consumato ecco che il volume, dopo l’introduzione di Paolo
Moneta, propone la prolusione del
card. Francesco Coccopalmerio, che
delinea il quadro generale “di riferimento nel quale devono essere inserite, con particolare attenzione al
principio dell’indissolubilità che pur
continua a costituire la connotazione fondamentale e irrinunciabile
del matrimonio”.
Sullo scioglimento del matrimonio
in favore della fede intervengono
Héctor Franceschi, Pietro Amenta,
Luigi Sabbarese e John J. Kennedy;
sullo scioglimento del matrimonio
rato e non consumato Piero Antonio
Bonnet, Matteo Nacci, Orazio Pepe,
con Linda Ghisoni, che affronta il
tema della nuova competenza a
conoscere dello scioglimento del
matrimonio rato a non consumato
ad opera del Tribunale della Rota
Romana.
Ancora, vi sono riflessioni di Myriam
Tinti, con p. Lorenzo Lorusso Op,
che si occupa dello scioglimento del
matrimonio nelle Chiese ortodosse
e Paolo Moneta che chiude il volume affrontando il tema di “Nullità
e scioglimento del matrimonio”. Da
una tematica specifica, dunque, si
rilegge il quadro generale e così si
nota come pure il regime dello scioglimento non sia rimasto “al di fuori del profondo rinnovamento che
ha investito il diritto matrimoniale
canonico” sul quale aleggia “quella
concezione personalistica del matrimonio che si è affermata con la
dottrina del Concilio Vaticano II e
che ha trovato accoglienza a livello
legislativo con il Codice del 1983”.
(a. scon.)
IL LIBRO
Il fondo del cardinale
Michele Pellegrino
IL LIBRO
il libro
Libri
Sinodi Continentali
I Consigli Speciali
del Sinodo dei Vescovi
“L
di Nikola Eterovic
a presente pubblicazione vorrebbe aiutare a descrivere in
modo concreto il ruolo dei Consigli
Speciali continentali. Il loro servizio
sinodale ha tre fasi importanti: 1) la
preparazione di un’Assise sinodale
che regolarmente consiste nella collaborazione
alla redazione dei Lineamenta, documento di
rifle ssione,
e dell’Instrumentum laboris, Ordine
del giorno
dell’ass em blea
sinodale; 2) la
raccolta e la
messa in ordine dell’abbondante
materiale dei
lavori sinodali, in vista
della pubblicazione
dell’E s ort azione
Apostolica
Postsinodale a firma del Romano Pontefice;
3) la promozione dell’applicazione
dell’Esortazione Apostolica Postsinodale nei rispettivi Paesi, la raccolta di
informazioni su iniziative pastorali,
teologiche ed ecclesiali da condividere con gli altri membri del Consiglio
speciale ed, eventualmente, tramite
qualche pubblicazione, con i fratelli
Vescovi del rispettivo Paese, del continente o del mondo”. Queste le intenzioni con le quali l’arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario generale del
Sinodo dei Vescovi dall’11 febbraio
2004, ha dato alle stampe, per la Libreria Editrice Vaticana, un corposo
volume: “Sinodi Continentali. I Consigli Speciali del Sinodo dei Vescovi”
(pp. 502, euro 24).
Egli nel ruolo sopra citato ha organizzato tre Assemblee Generali Ordinarie, rispettivamente sull’Eucaristia
(2005), sulla parola di Dio (2008),
sulla Nuova evangelizzazione per
la trasmissione della fede cristiana
(2012) ed ha coordinato i lavori di
due Assemblee Speciali del Sinodo
dei Vescovi, quella dedicata all’Africa
nel 2009 e quella dedicata al Medio
Oriente nel 2010. Nella prima parte
del volume, quindi, l’arcivescovo Eterovic raccoglie i suoi interventi nel
corso delle riunioni dei Consigli Speciali dei cinque continenti e, infine,
del Medio Oriente. “Un dono particolare è l’incontro – aggiunge – dei
Consigli Speciali con il Romano Pontefice, di cui tratta la seconda parte”,
mentre nella terza sono riportati i
nomi dei membri dei Consigli Speciali a cominciare dall’anno 2004.
L’Autore ben sa che il libro contiene
“inevitabilmente anche aspetti personali”, ma non sono, quelle, le intenzioni del volume. “La presente pubblicazione vorrebbe far conoscere da
vicino l’importante ruolo sinodale
dei Consigli speciali della segretaria
Generale del Sinodo dei Vescovi e il
loro prezioso servizio alla comunione ecclesiale – scrive ancora l’autore
-, per il bene delle Chiese particolari
dei singoli continenti, parti vive della
chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica”. Le intenzioni si sono concretizzate e gli auspici sono stati interamente colti.
(a. scon.)
Luglio-Agosto 2013
Cultura & Comunicazione
21
televisione Chiamiamole con il loro giusto nome: degenerazioni della programmazione
Dog tv, quando il “factual” supera ogni possibile immaginazione
N
asce la tv per i cani. Debutterà in Usa il prossimo 1
agosto e si chiamerà “Dog Tv”. È la tappa più recente
di una degenerazione della programmazione televisiva che in gergo tecnico si chiama “factual”, una definizione che da alcuni anni i professionisti della tv attribuiscono a
tutti quei programmi che “hanno attinenza con la realtà”. In
Italia il primo canale dedicato interamente alle forme di intrattenimento “factual” è stato “RealTime” che ha uno slogan
esplicativo: “RealTime è tutto il tuo mondo”. I suoi programmi vanno da “Il boss delle torte” a “Ma come ti vesti?”.
Da noi dovrebbe arrivare presto anche un format che sta facendo faville in Usa. Interamente ambientato in un “banco
dei pegni”, entra nei dettagli delle difficoltà economiche delle
persone che decidono di “impegnare” gli oggetti preziosi che
hanno in casa. Sociologi ed esperti di comunicazione sono
rimasti sorpresi dal successo inaspettato di questa nuova forma di intrattenimento. Dopo il “boom” dei reality show (“Il
grande fratello”, primo fra tutti) seguiti a ruota dai cosiddetti “talent show” (“X Factor”, successo mondiale del colosso
Freemantle e, in Italia, il più domestico “Amici”), il “factual”
adesso sta facendo girare la testa ai programmatori della televisione. Sono programmi che costano poco e che stanno creando un immaginario virtuale di dimensioni impressionanti.
Le star televisive più seguite in Usa da alcuni anni non sono
più giornalisti, attori o cantanti ma sono invece, per esempio,
le sorelle Kardashian, non proprio ambasciatrici di eleganza
TRA CINQUE
MINUTI IN SCENA
Regia: Laura Chiossone
Anna e Gianna sono madre e figlia. Anna è un’ultranovantenne
ormai alla fine della vita, cieca e
immobilizzata, anche se ancora
capace di scherzare. Gianna è
una donna ancora bella, attrice
teatrale, che si dedica con amore e totalmente alla madre inferma. La loro storia è il soggetto
di “Tra cinque minuti in scena”,
opera prima della regista italiana Laura Chiossone, e ha una
particolarità unica: la storia che
racconta non è una finzione,
Anna e Gianna sono veramente
madre e figlia e il film ne mette in scena la vita quotidiana. È
un qualche cosa di straordinario
perché nella pellicola si respira
veramente un’atmosfera intima,
in cui sembra non esserci la presenza di una macchina da presa
ma in cui ci pare di assistere dal
vivo a una scena di tutti i giorni.
Un’opera che si prende i suoi
tempi, che ha i suoi ritmi, che
sono quelli della vita: il preparare da mangiare alla madre,
il lavarla la mattina, leggerle
le riviste, canticchiare con lei.
La regista s’inserisce nella routine della relazione di queste
due donne e con rispetto ce la
racconta sul grande schermo.
Insieme a questo livello quasi
documentaristico, il film offre
anche altri due livelli: uno è
quello che riguarda la pièce teatrale che Gianna sta recitando
e che dovrebbe andare in scena
in un teatro a Milano, una pièce
che Gianna interpreta con altri
attori e che racconta il rapporto
tra una figlia e una madre non
più autonoma (così a raddoppiare la tematica del film); e poi un
terzo livello che riguarda la storia d’amore, fragile e delicata,
appena accennata, tra Gianna e
un altro attore della compagnia
teatrale. Questi tre livelli s’intersecano e si annodano in tutta la
pellicola senza mai appesantirla, donandole invece una bella
con i loro vestitini strizzati. Queste ragazze formose che hanno iniziato la loro carriera sulle pagine di riviste per soli uomini, sono oggi le protagoniste assolute di format “factual”
dedicati interamente alla loro vita di “star”. Nel 2012, Forbes
ha inserito una della sorelle Kardashian, Kim, per la prima
volta tra le 100 celebrità più potenti al mondo: Kim occupa la
7ª posizione con 18 milioni di dollari guadagnati tra il maggio 2011 e il maggio 2012. Secondo Forbes, Kim è al 2º posto
tra le attrici più pagate della televisione. Come hanno fatto
a diventare così ricercate? Per usare una perifrasi molto in
voga, “sono diventate famose per il solo fatto di essere diven-
complessità linguistica e narrativa. Ma la vera forza del film sta
nella storia di Anna e Gianna,
nel loro rapporto d’affetto, così
pieno di difficoltà.
Un film sulla vecchiaia, sulla relazione madre-figlia, sul dono
gratuito di sé. “La considero
un’opera sulla re silienza, cioè
sulla capacità umana di trovare
risorse interiori anche davanti
alle difficoltà estreme”, ha detto
la regista, che ha iniziato a pensare al film nel momento in cui
l’attrice Anna Coletti, di cui era
amica, le ha iniziato a inviare
delle mail, molto tragiche ma
anche piene di ironia, sul suo
rapporto con la madre anziana.
Il film mantiene questa ironia,
grazie anche alla personalità
delle sue protagoniste: una madre e una figlia capaci di rendere leggere anche le situazioni
più pesanti, svelandocene anche
le inaspettate bellezze.
L’esperienza con Gianna e Anna
Coletti è continuata dopo il film
con un blog (www.mammaacarico.com) in cui la figlia attrice e la
madre in difficoltà continuano a
descriversi con l’aiuto della regista, come se l’esperienza della
vita e dei sentimenti non finisse mai, se supportata dal valore della testimonianza. “Volevo
parlare della vecchiaia - dice la
Chiossone - dell’accompagnamento alla morte attraverso il
puro amore: momenti che ho
cercato di raccontare con sincerità e leggerezza, evitando la retorica”. Una sfida per un film di
un esordiente: raccontare temi
tabù come la morte, la malattia e la vecchiaia, che la nostra
società tende a eliminare, alla
ricerca dell’eterna gioventù. Una
sfida vinta, anche se, visto che la
pellicola verrà distribuita da una
piccola casa di produzione cinematografica, magari sarà vista
da pochi spettatori. Un peccato.
Paola Dalla Torre
tate famose” grazie alla loro presenza ossessiva in tv.
Magia del “factual”. Adesso arriva anche la tv per i cani.
“Dog Tv” proporrà “video per 24 ore al giorno che mostrano
attività tipiche: rincorrere una palla, nuotare, saltellare in un
prato, annusare i propri simili”. I produttori si sono fatti supportare da “psicologi degli animali” e da esperti di “comportamenti canini”. La “Dog Tv” è stata già sperimentata a San
Diego e dal 1 agosto sarà disponibile in tutti gli Stati Uniti.
“I brevi video sono stati tutti pensati e ideati per rilassare e
divertire i cani mentre i padroni sono al lavoro”, dicono. Non
c’è limite alla fantasia degli autori dei “factual”. Basti pensare che fra i tantissimi titoli, disponibili anche in Italia, c’è per
esempio “Disastri aerei”, un programma che propone le immagini dello schianto di un Boeing “con passeggeri a bordo”,
dice la release per i giornalisti. Si tratta di una comunicazione televisiva “verticale” che attira l’attenzione su particolari
marginali della vita degli individui. Una comunicazione, per
esempio, molto diversa dagli sguardi diretti e franchi che
Papa Francesco rivolge alle persone che incontra. “È un Papa
molto social”, ha detto recentemente padre Spadaro. “Il suo
sguardo è orizzontale, all’altezza degli uomini”, ha spiegato.
Il genere “factual”, invece, fa correre l’obiettivo delle macchine da presa verticalmente verso il basso, sull’orlo dei marciapiedi, dove ticchettano i tacchi esagerati di alcune ragazze o
dove sbuffano i musi dei cani..
Rino Farda
facebook. per il Garante della Privacy
ci sono troppi buchi nella rete
D
opo tre gravi episodi avvenuti in rapida successione, il più popoloso social network della Rete finisce nel mirino del Garante della Privacy italiano. L’ultimatum
dell’Autorità è perentorio: da Menlo Park dovranno arrivare risposte convincenti
ad una serie di interrogativi inviata dal Garante per la protezione dei dati personali italiano entro il 20 luglio.
Il 22 giugno esplode il primo problema e a darne la notizia è Facebook stesso: 6 milioni
di indirizzi email e numeri di telefono sono stati condivisi dal social network a causa di
un bug. Nella nota, nella quale gli uomini di Zuckerberg si sono detti “imbarazzati e arrabbiati” per l’incidente, i tecnici hanno spiegato che il problema era presente nel tool
che consente di aggiornare la propria lista di contatti o di indirizzi su Facebook: il baco
era contenuto nella funzione che elabora le agende dei contatti per dare segnalazioni
per eventuali nuove amicizie. Nel caso in cui un utente coinvolto nel problema avesse
usato il tool Download Your Information (DYI), che serve per archiviare un intero account Facebook, assieme alle indicazioni per nuovi amici si sarebbe trovato in archivio
numeri telefonici ed email a cui in realtà non avrebbe dovuto avere accesso. Il problema
è rientrato nel giro di 24 ore e gli utenti coinvolti sono stati, tutto sommato, pochi rispetto al 1,2 miliardi di utenti complessivi; ma non sono comunque mancate le polemiche:
il team “White Hat” della società di Mark Zuckerberg ha comunicato l’esistenza del bug
a cose fatte, vale a dire dopo che un ricercatore esterno ha avvertito i responsabili della
sicurezza di Facebook, che a loro volta sono passati a studiare ed infine a correggere il
problema.
Passa una settimana ed una falla nella privacy coinvolge Facebook. Tutta colpa di Brandon Copley, sviluppatore americano di app per dispositivi mobili, del tool “Graph Search” e di un ladro che tentava di rivendere merce rubata sul sito di annunci Craigslist.
Brandon è alla ricerca del ladro ed usa il social network per scoprirne l’identità e denunciarlo alla polizia, strada facendo, però, si accorge di poter ottenere con (troppa!) facilità
informazioni personali di milioni di utenti e così avvisa il social network. “Personalmente ho usato il sistema di ricerca per la cattura di un criminale. Ho avuto il suo numero, e
l’ho usato per scoprire se fosse su Facebook, per poi denunciarlo alla polizia” - ha spiegato lo stesso Copley in una mail scritta a Facebook - “ma c’è un grado di vulnerabilità nel
sistema che permetterebbe a chiunque di creare anche un database di numeri di telefono degli utenti”. Questa volta, però, Facebook sembra essere solo parzialmente colpevole
degli oltre 2 milioni e mezzo di numeri di telefono personali di cui è riuscito ad entrare
in possesso lo sviluppatore Usa: i dati archiviati da Copley sarebbero tutti appartenenti
ad utenti con account pubblico e, dunque, la responsabilità circa la diffusione delle informazioni personali non sarebbe da attribuire al social network.
La scorsa settimana la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A scoprire il nuovo baco è
Symantec, la casa produttrice del celebre software antivirus Norton, che ha spiegato la
falla presente nell’app ufficiale di Facebook per smartphone e tablet android: tutti coloro
che scaricano l’applicazione di Facebook, anche senza utilizzarla, comunicano inconsapevolmente e in automatico il numero della loro scheda Sim ai server di Menlo Park.
Le rassicurazioni da parte del social network che si è detto intenzionato a rilasciare un
aggiornamento che corregga il bug ed a cancellare il database creatosi automaticamente non sono, però, bastate al Garante della Privacy italiano. “Entro il 20 luglio Facebook
dovrà fornire al Garante privacy chiarimenti sulle modalità di trattamento dei dati personali degli utenti dei servizi offerti dalla società dopo che, a causa di un bug di sistema,
si è verificata una comunicazione di informazioni personali ad altri utenti, n on necessariamente iscritti al social network”, spiega in un comunicato stampa l’Authority, guidata
da Antonello Soro.
Antonio Rita
Luglio-Agosto 2013
L’almanacco
1913 2013: DAL FOOT BALL POVERO E DIVERTENTE
AI MILIONI DI EURO DEGLI EROI DELLA PEDATA
R
ubriche televisive sul calcio mercato; interviste fiume sui giornali
a procuratori: al solito “bar dello
sport” che in ogni comune vivacchia c’è
sempre posto per commentare i “milioni”
di euro che le società (ma non erano in crisi?) sono disposte a pagare per garantire
al proprio pubblico lo spettacolo. I “nuovi
gladiatori” a dispetto della crisi continuano ad accendere i sogni di generazioni di
tifosi che mettendo le mani in tasca forse
ora considerano che si può fare una trasferta (non di più) per ammirare la propria
squadra, essendo più salutare (per le proprie tasche) guardare i diversi incontri in
televisione.
E a Brindisi, la situazione è…in linea con
l’andamento globale: pochi soldi, pochi
sogni, ma la tifoseria spera… Cento anni
addietro, invece, non era proprio così. La
passione animava ogni cosa e, “quelli del
calcio” furono necessitati a trovare anche
un luogo dove poter coltivale la propria
passione. Leggiamo “La Città di Brindisi”
del 18 maggio 1913 (anno XIV, n. 16). È la
prima notizia di pagina tre. Sono 18 righe:
“Foot –Ball, I giovani componenti questa
simpatica “Brindisi Foot Ball-Team”, sono
finalmente riusciti a trovare, nel largo Pietà, il campo adatto allo sviluppo del giuoco del pallone; ed ora, lieti e contenti, si
apprestano a ricominciare l’interrotto allenamento, onde farsi temere come in passato – si legge - .Quanto prima avrà luogo
in detti campo una partita amichevole fra
la squadra brindisina ed una britannica”.
Conclusione: “Ai prelodati giovani auguriamo che non verrà a mancare ogni incoraggiamento, specie da parte di chi non
deve rifiutarsi a concederlo”.
La settimana successiva (anno XIV, n. 17
– 25 maggio 1913) lo stesso giornale dedica all’argomento ben 33 righe a pagina
2. Titolo:”La gara Foot Ball di Domenica”.
“Domenica scorsa sul piazzale della Pietà
ebbe luogo un importante match di Foot
Ball fra i nostri undici e quelli dello Sporting Club di Lecce detentori del campionato Pugliese. Alle 4.30 al fischio dell’ottimo
arbitro signor Cocotò, le due squadre si
presentarono così costituite: Brindisi – Ravagli, Sciarra, Inglese III, Stifano, Inglese II,
Caiulo, Tarchioni, Pappatato, Barbadori,
Guadalupi C., Inglese I. Lecce – Valletta,
Vernaleone, Cascella, Masella, Tomasi, De
Carolis, De Michele, Corsano, Pellegrino,
Marzano, Tarentini”. Fin qui il tabellino.
Quindi la cronaca-commento: “I leccesi,
preceduti da molta fama, sono scesi sicuri
della vittoria; ma hanno trovato nella nostra squadra un minaccioso baluardo di
resistenza e tenacia. Alla seconda ripresa il
nostro trio di seconda, trascinato dal bravo Stifano, mise in scompiglio i Foowards
leccesi che prudentemente si strinsero in
23
2003: “ECCLESIA IN EUROPA”, ESORTAZIONI
AD UN CONTINENTE CHE CREDE ANCORA NELL’UNITà
B
difesa. Meritevole di massimo encomio il
valoroso Vittorio Ravagli, che, agile e pronto, parava con precisione gl’insidiosi palloni. Buona la linea d’attacco dei nostri – aggiungeva l’estensore -, debole ed indeciso
il terzino inglese. Del Lecce tutti buoni ma
troppo leggieri. La partita terminò con 0 a
0”.
Il fatto non dovette andare giù ai cugini
leccesi (risale ad allora la rivalità calcistica?) che sui loro fogli locali evidentemente
“videro” un’altra partita. Un fatto è certo:
il 1° giugno successivo (anno XIV n . 18) a
pagina 2 de “La Città di Brindisi” esce un
ironico articolo dedicato non alla partita,
ma alla cronaca del “valoroso critico-sportivo-fiorentino-pugliese Ennio Carlino!”
il quale aveva redatto “sul troppo ospitale
periodico “Cronache Salentine”, uno stentato resoconto del match sostenuto dallo
Sporting Club di Lecce sul campo brindisino, con la giovane squadra della Brindisi
Sport”.
Ma si andò avanti e ai primi di luglio, “sul
campo della Pietà ebbe luogo un match
amichevole di Foot-Ball tra la rima squadra della Brindisi-Sport e quella inglese
dell’Albatros, controtorpediniera qui di
stanza. Il nostro team scese in campo con
molti elementi di seconda squadra – informa il giornale .; e ciò nonostante furono
segnati tre goals a 2. Domenica p.v. – si aggiungeva - la seconda squadra della Brindisi sport si incontrerà sul campo brindisino con la prima della Juventus di Lecce. Il
match servirà d’allenamento ad entrambe
le squadre che già si preparano al torneo
da aversi nel venturo agosto”. Il giornale
recava la data del 6 luglio. Lunedì 7 si rinnovarono “gli organismi direttivi” e si decise di aprire ai giovani, “presidente resta
Giorgio H. Cocoto, mentre vice presidente
cassiere è Francesco Guadalupi di Michele”, si legge nella noticina del giornale che
non dimentica di dire che si procederà con
l’autotassazione mensile degli associati.
Altri tempi, appunto.
(a. scon.)
ruxelles: dalla Cappella per l’Europa, o Cappella della Resurrezione,
in Van Maerlantstraat bastano pochi
passi per raggiungere Wiertzstraat dove è il
palazzo del Parlamento Ue con la facciata
abbellita dalle immagini della Croazia dal
1° luglio 28° Paese membro dell’Unione
europea.
I due luoghi sono a distanza fisica ravvicinata - c’è solo rue Belliard che li separa
- ma tra una piccola chiesa e un grande
palazzo sembra esserci una smisurata distanza immateriale. Da una parte si sosta in raccoglimento e in silenzio mentre
dall’altra ci si infervora nel dibattito politico e ci si misura nell’attività istituzionale.
La distanza appare incolmabile: cosa può
dire una cappella silenziosa a un enorme
palazzo dove si intrecciano voci in molte
lingue diverse?
Non sembrano esserci occasione e possibilità di incontro. Eppure ciò che separa i
due luoghi è una strada, non un muro.
Bisogna, è vero, fare attenzione perché
c’è sempre molto traffico ma rue Belliard
si può attraversare e riattraversare in ogni
momento. Non è dunque una barriera invalicabile.
Le immagini stradali possono forse riassumere l’idea di fondo della “Week for
hope” proposta in questi giorni a Bruxelles
dalla Commissione degli episcopati della
comunità europea (Comece) per rileggere
l’esortazione pastorale post-sinodale “Ecclesia in Europa” di Giovanni Paolo II nel
decimo anniversario della pubblicazione
avvenuta il 29 giugno 2003.
A fare da guida nell’attraversamento della
strada che si snoda tra due luoghi così vicini e così distanti sono alcuni santi, martiri e testimoni della fede che nel corso
dei secoli, afferma il card. Reinhard Marx
presidente della Comece, “hanno segnato
in particolar modo la storia europea”: Jerzy Popieluszko , Pino Puglisi, John Henry
Newman, Josef Henry Cardijn, Hildegarda
Burjan, Bernardino da Siena, Karl Leisner,
Gabriel Piguet, Christian de Cherge, Hildegard von Bingen, Pedro Poveda, Willibrord.
Sono tutti loro che “invitano ad avanzare
con sicurezza nell’esperienza dell’alterità
tra popoli europei, tra religioni differenti,
tra credenti e umanisti, tra uomini e donne, per inventare non solo un mercato ma
soprattutto un’arte di vivere insieme dove
ciò che l’uno porta trova eco in ciò che
porta l’altro. Essi iscrivono le nostre costruzioni politiche, che in certi momenti
possono sembrarci molto laboriose, nel
disegno misterioso del Padre che è un disegno di unità”.
La riflessione è per i monaci di Thibirine rapiti e uccisi nel 1996 ma nella scia di
questi martiri europei in Africa si pongo-
no quanti hanno camminato sulle strade
d’Europa, in tempi non meno difficili e
tristi degli attuali, senza mai venire meno
al desiderio di dire con la propria vita le ragioni della speranza. Una comunicazione
intensa, spesso sofferta e drammatica, con
la cultura, la società, la politica e la scienza. Sempre con lo stile petrino fatto di retta
coscienza, rispetto e dolcezza.
Ma oggi all’altro luogo, al palazzo della
politica e del governo Ue, quale messaggio può venire da chi si è posto e si pone al
servizio degli altri e chiede alla politica di
non dimenticare questo suo fondamento?
Ci sono messaggi che, per raggiungere
la coscienza di chi abita i luoghi della politica e delle istituzioni, scelgono tempistiche non scritte sui calendari e percorrono
itinerari imprevedibili nelle direzioni, nei
tempi, nei modi. C’è una comunicazione
che sfugge ad antichi e nuovi paletti mediatici.
Accanto alla cappella e al palazzo ci sono
le case.
I messaggi dell’Europa e per l’Europa bussano alla porta della coscienza di
quanti tra dieci mesi eleggeranno i loro
rappresentanti nelle sue istituzioni “per
inventare non solo un mercato ma, soprattutto, un’arte di vivere insieme e dove ciò
che l’uno porta trovi eco in ciò che porta
l’altro”.
Si apre il tempo dell’attesa: a indicare
qualche segnale positivo non sono tanto le
previsioni degli esperti e neppure l’eredità
intellettuale e spirituale di quanti in tempi
non meno bui e tristi degli attuali hanno
fatto della speranza il dono più concreto
all’Europa.
A rendere possibile un orizzonte con più
colori è soprattutto la memoria. E’ quella presenza-assenza che nelle chiese, nei
palazzi e nelle case non può rimanere nei
ritratti incorniciati o nelle pagine dei libri
ma deve diventare il volto di quanti, davanti a quei ritratti e a quei libri, avvertono
il richiamo alla responsabilità personale
senza la quale la speranza, anche per l’Europa, diventa una parola vana.
Paolo Bustaffa
il sito DiocesANO
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Numero_7-8 luglio-agosto_2013 - Arcidiocesi di Brindisi