ASSESSORATO SERVIZI SOCIALI
Programma provinciale per la promozione di politiche di
accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007
Piano di azioni per l’anno 2006
Allegato a Deliberazione di Giunta provinciale n. 173 del 05/09/2006
1
INDICE
1. Premessa………………………………………………………………………...pag. 4
2. Il contesto territoriale…………………………………………………………..pag. 8
2.1 La popolazione 0-17 anni……………………………………………………...pag. 8
2.2 Le famiglie…………………………………………………………………….pag. 17
3. Il programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela
dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007 ai sensi della Delibera di C.R.
615/2004. Obiettivi triennali e azioni realizzate nell’anno 2005……………pag. 18
3.1 La programmazione per l’anno 2006 ai sensi della delibera di C.R. 33/2005 e
atti attuativi…………………………………………………………………...pag. 21
3.2 Gli interventi: schede sintetiche……………………………………………..pag. 23
3.3 Piano finanziario 2006: scheda sinottica……………………………………pag. 44
4. Altri progetti provinciali a supporto delle famiglie e dei minori……………pag. 47
4.1 Gli scambi interprovinciali…………………………………………………..pag. 48
4.2 Progetto prestiti agevolati giovani coppie…………………………………..pag. 51
4.3 Progetto mediazione familiare………………………………………………pag. 52
4.4 Progetto sostegno alla genitorialità…………………………………………pag. 53
4.5 Progetto oratori………………………………………………………………pag. 53
4.6 Studio sui minori stranieri di seconda generazione………………………..pag. 54
2
5. Appendice……………………………………………………………………...pag. 56
5.1 Servizi ed interventi realizzati nell’anno 2004
dal Modulo Tutela Minori del Distretto di Riccione
e dal Modulo Tutela Minori del Distretto di Rimini
dati SISA Minori………………………………………………………………pag. 57
5.2 Protocollo adozione…………………………………………………………..pag. 61
5.3 Documentazione finale corsi di aggiornamento per insegnanti
ed educatori scuole dell’infanzia e scuole primarie………………………..pag. 68
5.4 Scambi interprovinciali:
l’immigrazione nel territorio provinciale riminese………………………..pag. 96
5.5 Studio sui minori stranieri di seconda generazione:
il progetto di ricerca………………………………………………………..pag. 101
5.6 Deliberazione di Giunta provinciale n. 173 del 05/09/2006……………….pag. 106
3
1.
Premessa
Il Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e
dell’adolescenza 2005-2007 approvato con Del. di G.P. 176 del 26/07/2005 pone obiettivi triennali
specifici per il Piano adozione, per il Piano affidamento familiare e in comunità e per il Piano
sostegno alle politiche di tutela dei minori. Poiché gli obiettivi triennali devono essere declinati in
una programmazione annuale, con questo documento intendiamo innanzi tutto presentare gli esiti
del lavoro di attuazione, riflessione e programmazione realizzato con riferimento all’anno 2006 in
questi tre ambiti. Tale lavoro nasce dalle riflessioni e dalle azioni di:
a) Coordinamento tecnico Provincia – ufficio servizi sociali con equipe
centralizzata adozioni Ausl. Questo coordinamento realizza inoltre – di
regola 2 o 3 volte l’anno - incontri di confronto e approfondimento su
tematiche specifiche con i rappresentanti degli Enti autorizzati in materia di
adozione internazionale;
b) Tavolo minori sezione affidamento familiare, composto da: rappresentanti
degli uffici servizi sociali dei Comuni, del Centro per le famiglie del
Comune di Rimini e del Centro per le Famiglie del Comune di
Santarcangelo di R., figure di sistema della zona nord e zona sud del
territorio provinciale, coordinatrice Ausl servizio affido, Centro pedagogico
per l’integrazione dei servizi e Centro Educativo Territoriale (C.E.T.) della
Comunità Montana Valle del Marecchia e Bellaria – Igea Marina, C.E.I.S.,
associazioni interessate alla tematica dell’affidamento familiare;
c) Tavolo minori sezione sostegno alla tutela che, in base a delega formale e
provvedimento
dirigenziale
da
perfezionare,
risulta
composto
da
rappresentanti di: ufficio servizi sociali dei Comuni di Coriano, Monte
Colombo, Poggio Berni, Verucchio, Centro per le famiglie del Comune di
Rimini e Centro per le Famiglie del Comune di Santarcangelo di R., figure
di sistema della zona nord e zona sud del territorio provinciale, ufficio
servizi educativi dei Comuni di Bellaria – Igea Marina, Riccione, Rimini,
Responsabile Ausl Modulo tutela minori, Centro pedagogico per
l’integrazione dei servizi, Centro Educativo Territoriale (C.E.T.) della
Comunità Montana Valle del Marecchia e Bellaria – Igea Marina, F.I.S.M.
(Federazione Italiana Scuola Materna), U.O. Pediatria dell’Ospedale civile
di Rimini, Centro di Giustizia Minorile di Bologna, C.E.I.S., Fondazione
4
San Giuseppe, Associazione Centro di accoglienza alla vita, Associazione
Famiglie per l’Accoglienza, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII,
Associazione Gruppo San Damiano, Cooperativa sociale Il Millepiedi,
Cooperativa sociale 5 pani e due pesci, Cooperativa sociale Mappamondo.
Sono invece invitati permanenti (senza delega) rappresentanti di: Prefettura,
Questura, Arma dei Carabinieri, Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Rimini, C.S.A. Direzione di Rimini.
I lavori degli organismi tecnici indicati richiedono un supporto tecnico organizzativo sulla
comunicazione, la diffusione di materiali, i verbali degli incontri, l’elaborazione di documenti
amministrativi e di programmazione, che viene svolto in particolar modo da 1 funzionario
dipendente a tempo determinato di formazione giuridica con perfezionamento post lauream in
prevenzione della devianza e sicurezza sociale e Corso di alta formazione per Esperti giuridici
nell’ambito del diritto dei minori e della famiglia (Dott.ssa Pagliarani). Ciò entro l’organizzazione
dell’Ufficio Servizi Sociali il cui responsabile è la Dott.ssa Daniela Manfroni.
Per quanto riguarda gli organismi tecnici presentati, la Determinazione regionale n. 19166 del
29/12/2005 in attuazione della Del. di G.R. 2192/2005 attribuisce alle Province il compito di
procedere alla unificazione di tali tre organismi oltre che del tavolo tecnico attivato ex Legge
285/97 (programmazione per la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) in un unico
Coordinamento tecnico provinciale per l’infanzia e l’adolescenza articolato in sezioni di lavoro (le
sezioni adozione, affidamento familiare/in comunità e sostegno alla tutela sono di fatto già
operative). Secondo la Regione Emilia-Romagna tale Coordinamento tecnico provinciale per
l’infanzia e l’adolescenza costituisce lo snodo principale del confronto interistituzionale e della
riflessione su base tecnica a supporto della programmazione provinciale e locale. Tale orientamento
è stato esplicitato in maniera più articolata nella bozza di direttiva regionale in materia di
affidamento familiare e accoglienza in comunità che verrà approvata dal Consiglio regionale entro
l’anno in corso e che, nella sua parte generale, prevede un paragrafo specifico dedicato al
Coordinamento tecnico provinciale per l’infanzia e l’adolescenza che ne stabilisce i compiti e le
funzioni1:
“Le Province istituiscono il Coordinamento (o Commissione) tecnico provinciale per l’infanzia e
l’adolescenza, che assume le competenze di tutti i tavoli o coordinamenti esistenti a livello
provinciale in materia di tutela, affidamento familiare, accoglienza in comunità, adozione e
promozione dei diritti.
1
Di seguito in corsivo viene riportato il testo della bozza della direttiva in materia di affidamento familiare e
accoglienza in comunità, parte generale, paragrafo 7.2.
5
Il Coordinamento:
-
collabora con gli uffici della Provincia alla redazione della proposta di programma provinciale
da sottoporre all’approvazione;
-
collabora con gli organismi di coordinamento del settore educativo e scolastico, ambientale
ecc., per la diffusione della cultura dell'infanzia e dell'adolescenza;
-
fa proposte per il superamento degli squilibri territoriali e per la diffusione di buone pratiche
tra i servizi;
-
collabora all'attività di monitoraggio degli interventi previsti nei programmi provinciali;
-
promuove la riflessione inerente le problematiche sulla condizione dell’infanzia e
dell’adolescenza, anche al fine di collaborare nell’orientamento delle politiche provinciali e
locali (Piani di zona, piani per la salute…).
La conferenza territoriale sociale e sanitaria di cui all'art. 11 della L.R. 2 del 2003 può avvalersi
della collaborazione del coordinamento provinciale.
La composizione del Coordinamento provinciale è stabilita dalla Provincia, che assicura almeno la
rappresentanza dell'area dei servizi sociali, sanitari, educativi e scolastici, promuovendo la
partecipazione del privato sociale e invitando le magistrature minorili e i servizi della sicurezza e
della giustizia.
Il Coordinamento può essere articolato in gruppi di lavoro o sezioni.”
Certamente la direttiva regionale non è ancora in vigore, ma la sua prossima approvazione e
contestuale prescrittività porrà gli Enti locali provinciali (e in primis la Provincia di Rimini) davanti
all’obbligo di adempimento dei compiti ivi assegnati. Di questo occorre inevitabilmente tenere
conto negli Accordi di programma area responsabilità familiari e diritti della infanzia e della
adolescenza, in fase di attuazione nelle due zone di Riccione e Rimini.
Il presente documento contiene anche:
• ai paragrafi 2, 2.1 e 2.2 una descrizione del contesto territoriale locale per quanto riguarda la
situazione demografica della popolazione minorile (più articolata), la condizione delle famiglie (più
sintetica), la domanda e l’offerta di servizi sociali e socio sanitari in materia di accoglienza e tutela
dell’infanzia e dell’adolescenza;
• al paragrafo 3.3 il piano finanziario 2006 relativo al Programma per la promozione di politiche di
accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza;
6
• ai paragrafi 4, 4.1, 4.2, 4.3, 4.4 e 4.5 i progetti che la Provincia di Rimini come Assessorato
Servizi Sociali realizza a sostegno delle famiglie e dei minori attraverso finanziamenti interamente
provinciali a fronte del contesto territoriale tracciato e in continuità con gli esercizi precedenti;
• ai paragrafi 5 e seguenti in appendice una serie di documenti prodotti durante l’attuazione della
programmazione 2005 o propedeutici alla programmazione provinciale 2006 nell’area
responsabilità familiari, capacità genitoriali, diritti dei bambini e degli adolescenti.
7
2. Il contesto territoriale
2.1 La popolazione 0-17 anni
Al 01/01/2006 la popolazione minorile (0-17 anni) residente in provincia di Rimini ammonta a
46.392 unità. I minori costituiscono il 15,9% della popolazione residente complessiva a fronte di
una media regionale del 14,5%. Dunque, quello della provincia di Rimini è il terzo territorio, dopo
Reggio Emilia e Modena ad avere una maggiore incidenza di popolazione minorile rispetto alla
popolazione residente.
Se suddividiamo questa popolazione minorile in fascie di età, otteniamo che i minori in età 0-4 sono
13.532, quelli in età 5-9 sono 12.950, in età 10-14 sono 12.409 ed in età 15-17 anni sono 7.501.
Tabella 1 - Peso percentuale dei minori sul totale dei residenti in provincia di Rimini2.
Anni
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
% minori sul totale Minori totali
Popolazione
popolazione
provinciale totale
provinciale
15,3
41.603
272.031
15,3
42.128
274.669
15,4
42.707
277.153
15,5
43.437
279.774
15,6
44.133
283.239
15,8
45.196
286.934
15,9
46.392
290.029
Come si evince dalla tabella 1 la popolazione provinciale minorile è in aumento. Ciò è dovuto
principalmente alla presenza di minori immigrati, in seconda battuta per un lieve ma significativo
aumento delle nascite nelle famiglie italiane.
Nella Zona Nord i minori sono 29.876, di cui 20.893 (il 69%) residenti a Rimini.
Nei comuni di Torriana, Verucchio e Poggio Berni il numero di minori esercita un peso maggiore
sulla popolazione residente (il 19,6% a Torriana, il 18,7% a Verucchio, il 17,7% a Poggio Berni).
Nella Zona Sud i minori sono 16.516, di cui 5.408 (il 32%) residenti nel Comune capozona di
Riccione. I comuni di questa Zona con una maggiore incidenza di minori rispetto alla popolazione
residente sono Montescudo (18,7%), Morciano di Romagna (17,7%), San Clemente (17,7%) e
Coriano (17,6%).
2
Fonte: “La popolazione residente nella provincia di Rimini – statistiche in progress”, a cura di Ufficio Statistica
Provincia di Rimini, marzo 2006.
8
Tabella 2 - Popolazione minorile residente in provincia di Rimini al 01/01/20063.
Comune
Popolazione
anni
0-17 Totale popolazione % popolazione 0-17 anni su
residente
totale popolazione residente
2.984
17.286
17,2%
560
3.152
17,7%
20.893
135.667
15,4%
3.395
20.206
16,8%
266
1.355
19,6%
1.778
9.502
18,7%
29.876
187.168
15,9%
Popolazione
anni
Cattolica
Coriano
Gemmano
Misano Adriatico
Mondaino
Monte Colombo
Montefiore Conca
Montegridolfo
Montescudo
Morciano di Romagna
Riccione
Saludecio
San Clemente
San Giovanni in Marignano
Totale Zona Sud
0-17 Totale popolazione % popolazione 0-17 anni su
residente
totale popolazione residente
2.316
16.020
14,4%
1.634
9.272
17,6%
176
1.148
15,3%
1.776
10.950
16,2%
229
1.466
15,6%
422
2.325
18,1%
334
1.943
17,1%
157
953
16,4%
497
2.656
18,7%
1.132
6.389
17,7%
5.408
34.847
15,5%
419
2.648
15,8%
687
3.874
17,7%
1.329
8.370
15,8%
16.516
102.861
16%
PROVINCIA DI RIMINI
46.392
Bellaria – Igea Marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo di Romagna
Torriana
Verucchio
Totale Zona Nord
Comune
290.029
15,95%
I minori stranieri regolari sono 3.4764 e costituiscono il 7,5% dell’intera popolazione provinciale
minorile.
La maggior parte di essi risiede nei Comuni di Rimini, Riccione e Bellaria – Igea Marina, dove
costituiscono rispettivamente l’8,2%, il 6,4%, e il 9,4% della popolazione minorile comunale
residente. I Comuni dove peraltro l’incidenza dei minori stranieri è più alta rispetto alla popolazione
minorile sono Montegridolfo (14,6%), Torriana (13,9%), e Bellaria – Igea Marina (9,4%).
3
Fonte: “La popolazione residente nella provincia di Rimini – statistiche in progress”, a cura di Ufficio Statistica
Provincia di Rimini, marzo 2006.
4
Fonte: Ufficio Statistica Provincia di Rimini. Il dato non comprende i minori con cittadinanza sammarinese residenti
nei Comuni della provincia di Rimini.
9
Tabella 3 - Popolazione minorile straniera residente in provincia di Rimini al 01/01/20065.
Comune
Popolazione
straniera 0-17 anni
Bellaria – Igea Marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo
di
Romagna
Torriana
Verucchio
Totale Zona Nord
Comune
Cattolica
Coriano
Gemmano
Misano Adriatico
Mondaino
Monte Colombo
Montefiore Conca
Montegridolfo
Montescudo
Morciano di Romagna
Riccione
Saludecio
San Clemente
San
Giovanni
in
Marignano
Totale Zona Sud
PROVINCIA
RIMINI
281
28
1.720
148
0-17 % popolazione straniera 017 su totale popolazione 0-17
anni
2.984
9,4%
560
5%
20.893
8,2%
3.395
4,3%
37
128
2.342
266
1.778
29.876
Popolazione
straniera 0-17 anni
DI
165
90
15
143
21
23
23
23
46
82
349
38
55
61
Popolazione
anni
Popolazione
anni
13,9%
7,1%
7,8%
0-17 % popolazione straniera 017 su totale popolazione 0-17
anni
2.316
7,1%
1.634
5,5%
176
8,5%
1.776
8%
229
9,1%
422
5,4%
334
6,9%
157
14,6%
497
9,2%
1.132
7,2%
5.408
6,4%
419
9%
687
8%
1.329
4,5%
1.134
16.516
6,8%
3.476
46.392
7,4%
Rispetto ai minori in carico ai servizi socio sanitari Ausl tutela dei Distretti di Riccione e Rimini
nell’anno 2005 si rileva che6:
-
i minori in carico sono 3.233 (123 in più rispetto all’anno 2004), di cui 2.239 residenti nella
Zona Nord e 994 nella Zona Sud. Essi costituiscono il 6,9% della popolazione provinciale 017;
-
gli utenti minori di nazionalità italiana sono 2.173 (il 67,2%), mentre quelli di nazionalità
straniera sono 1.060 (il 32,8%);
5
6
Fonte: Ufficio Statistica Provincia di Rimini.
Fonti:
- Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005;
- Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005.
10
-
nel corso dell’anno sono stati presi in carico 648 nuovi utenti, mentre sono usciti dal
Modulo tutela minori dei due Distretti 526 soggetti;
-
i minori accolti in strutture residenziali o semiresidenziali sono 151 (26 in più rispetto
all’anno 2004), mentre quelli in affidamento familiare (consensuale e giudiziale) sono 118
(8 in più rispetto all’anno 2004);
-
la maggioranza dei minori in carico nella Zona Nord risiede nei Comuni di Rimini,
Santarcangelo di Romagna e Bellaria – Igea Marina (Tabella 4);
-
la maggioranza dei minori in carico nella Zona Sud risiede nei Comuni di Riccione,
Cattolica e Misano Adriatico (Tabella 4);
-
le principali tematiche che determinano la presa in carico di minori presso il Modulo tutela
dei due Distretti sono il disagio familiare (37,4%), le difficoltà economiche (36,5%) e
separazione/divorzio (11,1%) (Tabella 5);
-
i minori nei confronti dei quali l’Autorità giudiziaria ha emesso un provvedimento di
affidamento, tutela o vigilanza del Servizio Tutela – cioè provvedimenti che regolamentano
e limitano l’esercizio della potestà genitoriale - sono 550, 56 in più rispetto all’anno 20047
(Tabella 6). Questi casi costituiscono il 17% dei minori in carico al Servizio.
Tabella 4 – Distribuzione minori in carico Modulo tutela minori Ausl di Riccione e Rimini per Comune di residenza8.
Comune
Bellaria – Igea Marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo di Romagna
Torriana
Verucchio
Non residenti nella Zona
Nord
Totale Zona Nord
n. utenti
anno 2005
246
11% su utenti Zona Nord
36
1,6% su utenti Zona Nord
1.336
59,7% su utenti Zona Nord
261
11,7% su utenti Zona Nord
28
1,2% su utenti Zona Nord
102
4,5% su utenti Zona Nord
230
10,3% su utenti Zona Nord
2.239
7
Fonti:
8
Fonti:
-
Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005;
Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005.
Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005;
Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005.
11
Comune
Cattolica
Coriano
Gemmano
Misano Adriatico
Mondaino
Monte Colombo
Montefiore Conca
Montegridolfo
Montescudo
Morciano di Romagna
Riccione
Saludecio
San Clemente
San Giovanni in Marignano
Non residenti nella Zona
Sud
Totale Zona Sud
PROVINCIA DI RIMINI
n. utenti
anno 2005
142
14,28% su utenti Zona Sud
82
8,25% su utenti Zona Sud
32
3,22% su utenti Zona Sud
87
8,75% su utenti Zona Sud
7
0,7% su utenti Zona Sud
17
1,71% su utenti Zona Sud
23
2,3% su utenti Zona Sud
10
1% su utenti Zona Sud
28
2,8% su utenti Zona Sud
84
8,4% su utenti Zona Sud
258
25,95% su utenti Zona Sud
22
2,2% su utenti Zona Sud
36
3,6% su utenti Zona Sud
69
6,9% su utenti Zona Sud
97
9,8% su utenti Zona Sud
994
3.233
Tabella 5 – Distribuzione minori in carico Modulo tutela minori Ausl di Riccione e Rimini per area tematica9.
Tematica
n. utenti anno 2005 % su totale utenti
abbandono
35
1%
abuso
37
1,1%
affido preadottivo internazionale
36
1%
affido preadottivo nazionale
13
0,4%
devianza
65
2%
devianza procedimento penale
7
0,2%
difficoltà economiche
1.181
36,5%
disagio
familiare
dipendenze
62
1,9%
patologiche
disagio familiare
1.211
37,4%
disagio familiare psichico
84
2,6%
maltrattamento
64
2%
separazione/divorzio
361
11,1%
9
Fonti:
- Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005;
- Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005.
12
trascuratezza
tratta e sfruttamento sessuale
TOTALE
74
3
3.233
2,3%
0,01%
Tabella 6 – Minori in carico Modulo Tutela Ausl di Riccione e Rimini con provvedimento dell’autorità giudiziaria10.
Tematiche
abuso
abbandono
affido preadottivo internazionale
affido preadottivo nazionale
devianza
difficoltà economiche
disagio familiare
disagio familiare dipendenze patologiche
disagio familiare psichico
devianza procedimento penale
maltrattamento
separazione/divorzio
trascuratezza
tratta e sfruttamento sessuale
Totale
% sul Totale
affidamento tutela
al Servizio
12
6
7
8
140
15
30
1
15
35
29
1
299
54,4%
vigilanza
Totale
0
12
1
7
1
0
25
7
1
4
2
29
4
2
4
68
3
6
6
0
8
1
69
12,5%
5
50
5
0
182
33%
16
20
30
11
10
12
233
25
37
1
26
85
42
2
550
100%
Riportiamo inoltre i dati raccolti dal SISA minori della Regione Emilia-Romagna11 riguardanti
alcuni interventi sociali realizzati nell’anno 2004 da parte dell’Ausl:
- contributi erogati:
Il Distretto di Riccione ha impiegato risorse per € 179.360,26. I nuclei familiari assistiti con il solo
contributo economico sono stati 282.
Il Distretto di Rimini ha impiegato risorse per € 480.539,00. I nuclei familiari assistiti con il solo
contributo economico sono stati 771.
- adozione (servizio centralizzato):
-
le coppie che hanno svolto il primo colloquio informativo per l’adozione sono state 75;
-
le coppie che hanno frequentato i corsi di preparazione delle coppie che poi hanno fatto
domanda di istruttoria sono state 44;
-
le coppie in attesa di istruttoria per adozione nazionale/internazionale al 31/12/2004 sono
20;
10
Fonti:
- Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005;
- Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005.
11
SISA minori è un software gestionale (ovvero uno strumento di lavoro per i servizi) promosso dalla Regione EmiliaRomagna che, a partire dalla singola scheda di presa in carico dell’utente minore, permette di registrare e disporre di
dati sull’utenza (minori e nuclei familiari), sugli operatori, sulle famiglie affidatarie e adottive e sul percorso
assistenziale del minore. Al SISA minori aderiscono gli enti gestori della tutela dei minori del territorio regionale.
13
-
4 sono i decreti di adozione nazionale e 10 i decreti di adozione internazionale emessi
nell’anno 2004, 0 i fallimenti adottivi.
- affidamento familiare (servizio centralizzato):
-
le coppie che hanno iniziato l’istruttoria per l’affidamento familiare sono state 8;
-
le coppie in attesa di istruttoria al 31/12/2004 sono 4;
-
31 minori (di cui 9 stranieri, 9 disabili) si trovano in affidamento consensuale al 31/12/2004;
-
79 minori (di cui 7 stranieri, 1 disabile) si trovano in affidamento giudiziale al 31/12/2004.
Per una più compiuta esposizione dei dati SISA Minori anno 2004 si rinvia all’Appendice –
paragrafo 6.1.
Per quanto riguarda l’anno 2005, disponiamo dei seguenti dati in tema di adozione12:
Tabella 7 a – Dati relativi al percorso adottivo.
Tipologia dati
anno 2005
n° coppie primo colloquio informativo
73
n° coppie che hanno presentato la domanda per i corsi di
59
preparazione all’adozione
n° coppie che hanno frequentato i corsi di preparazione
64
n° coppie che non hanno frequentato il corso
14 di cui 11 sospendono procedura e 3 fanno istruttoria
(2 per adozione speciale e 1 per adozione mite)
n° corsi di preparazione svolti
10
n° coppie per cui è sospesa/interrotta l’indagine
8 di cui 3 per gravidanza
psicosociale
n° fallimenti adottivi
0
Tabella 7 b – Dati relativi al percorso adottivo.
Tipologia dati
coppie in attesa di istruttoria per adozione nazionale e
internazionale
coppie con istruttoria di adozione nazionale e
internazionale
istruttorie concluse con valutazione positiva
istruttorie concluse con valutazione negativa
coppie che hanno ottenuto l’idoneità per adozione
nazionale e internazionale (nell’anno)
minori collocati in affidamento preadottivo nazionale
minori collocati in affidamento preadottivo nazionale e
internazionale
minori con provvedimento adottivo internazionale da
rettificare da parte del T.M.
12
Iniziata nel
2005
Conclusa nel
2005
In corso al
31/12/2005
16
74
44
56
40
4
27
2
9
1
Fonte: equipe centralizzata adozioni Ausl Rimini.
14
Sempre rispetto all’anno 2005, disponiamo dei seguenti dati in tema di affidamento familiare13:
Tabella 8 – Dati relativi al percorso e alle tipologie di affidamento familiare.
Tipologia dati
coppie con istruttoria per affidamento familiare
coppie in attesa di istruttoria per affidamento familiare
Affido etero consensuale a tempo pieno
Affido etero giudiziale a tempo piano
Affido parentale consensuale a tempo pieno
Affido parentale giudiziale a tempo pieno
Affido etero consensuale part time
Affido parentale consensuale part time
Totale affidamenti familiari
Iniziata nel
2005
5
Conclusa nel
2005
2
al 31/12/2005
0
0
3 di cui 1
straniero
0
4
35
16 di cui
6 stranieri
1 disabile
certificato
0
0
0
2 di cui
1 straniero
1 disabile
certificato
0
13 di cui 5
stranieri
44 di cui
10 stranieri,
1 disabile
certificato
e 2 non ancora
certificati
4
38
14 di cui
6 stranieri
1 disabile
certificato
0
58
2
113
3
2
Rispetto ai presidi socio assistenziali del riminese che accolgono minori residenti sul territorio
provinciale o provenienti da fuori provincia, al 31/12/2004 sono 131 gli utenti presenti: di questi,
54 si trovano presso 2 centri diurni, 1 comunità di tipo familiare e 3 comunità educative, 59 sono
accolti dalle 24 case famiglia e da 2 comunità madre-bambino, 18 sono i minori accolti nei presidi
per disabili14.
Tabella 9 – Distribuzione per Comune dei presidi socio assistenziali per minori, delle case famiglia e delle comunità
madre-bambino.
Comune
Bellaria – Igea Marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo di Romagna
Torriana
Verucchio
Totale Zona Nord
Centro diurno
Comunità
di Comunità
tipo familiare
educativa
2
2
Casa famiglia
3
0
3
Comunità
madrebambino
9
1
2
12
1
1
13
Fonte: equipe affidi Ausl Rimini.
“Presidi e servizi socio-assistenziali nella provincia di Rimini – rapporto 2004”, a cura di Ufficio Statistica Provincia
di Rimini, maggio 2006.
14
15
Comune
Centro diurno
Comunità di Comunità
tipo familiare educativa
Cattolica
Coriano
Gemmano
Misano Adriatico
Mondaino
Monte Colombo
Montefiore Conca
Montegridolfo
Montescudo
Morciano di Romagna
Riccione
Saludecio
San Clemente
San Giovanni in Marignano
Totale Zona Sud
0
1
PROVINCIA DI RIMINI
2
1
Casa famiglia
Comunità
madrebambino
1
3
1
1
1
1
2
2
1
0
1
12
1
3
24
2
Tabella 10 – Distribuzione di minori – di cui stranieri - per tipologia di presidio socio assistenziale15.
Tipologia presidio
SETTORE MINORI
Centro diurno
Comunità di tipo familiare
Comunità educativa
Totale
Numero minori
Tipologia presidio
SETTORE MULTIUTENZA
Comunità madre-bambino
Casa famiglia
Totale
Numero minori
24
7
23
54
Tipologia presidio
Numero minori
SETTORE DISABILI
Centro socio-occupazionale
Centro socio riabilitativo diurno
Centro
socio
riabilitativo
residenziale
Totale
TOTALE GENERALE
di cui stranieri
1
5
6
di cui stranieri
10
49
59
7
6
13
di cui stranieri
2
11
5
18
131
19
15
“Presidi e servizi socio-assistenziali nella provincia di Rimini – rapporto 2004”, a cura di Ufficio Statistica Provincia
di Rimini, maggio 2006.
16
2.2 Le famiglie
Al 01/01/2006 le famiglie residenti in provincia di Rimini sono 119.069, l’1,8% in più rispetto
all’anno precedente. Si tratta in prevalenza di coppie con un figlio, seguiti dai coppie di anziani.
Significativo anche il dato delle madri con figli – nuclei monogenitoriali, che costituiscono circa il
12% delle famiglie con figli.
Più della metà dei residenti in provincia è coniugato/a (il 50,6%), mentre l’1,8% (cioè 5.221
residenti) sono i divorziati/e.
Tendenzialmente, per la grande maggioranza delle coppie riminesi (più che negli altri territori
emiliano romagnoli) l’intenzione di formare una famiglia ed avere dei figli è ancora legata al
matrimonio.
Tuttavia anche il nostro territorio non è immune da altre modalità di vivere i rapporti affettivi:
infatti, spesso l’instabilità coniugale da origine a famiglie ricostituite, che costituiscono il 5,6%
delle famiglie (Censimento 2001).
Diverse sono anche le coppie che scelgono di non sposarsi affatto (il 4,7% - Censimento 2001) e
questo dato è collegato all’aumento dei figli naturali riconosciuti da entrambe i genitori.
Per chi si sposa, l’età è più elevata che in passato (i maschi hanno una età prevalente tra i 30 e i 34
anni, le femmine una età tra i 25 e i 29 anni), e anche i titoli di studio degli sposi sono più elevati
(diploma di scuola media superiore, laurea). Il tasso di fecondità è più alto nelle donne di età
compresa tra i 30 e i 34 anni. Il lavoro di cura dei figli rimane impegno prevalente della donna,
anche quando lavora fuori casa.
17
3. Il programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela
dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007 ai sensi della Delibera di C.R. 615/2004.
Obiettivi triennali e azioni realizzate nell’anno 2005.
Il programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e
dell’adolescenza 2005-2007 è stato approvato con Deliberazione di G.P. n. 176 del 26/07/2005 e ha
stabilito obiettivi triennali specifici per il Piano adozione, per il Piano affidamento familiare e in
comunità e per il Piano sostegno alle politiche di tutela dei minori.
Nella tabella seguente vengono illustrati gli obiettivi triennali accanto alle azioni realizzate con la
programmazione 2005.
a) Piano Adozione 2005-2007
Obiettivi triennali
Azioni
previste
e
realizzate
con
la
programmazione 2005
Promozione, sottoscrizione e attuazione di un
nuovo Protocollo di intesa con l’Az. Usl e gli
enti autorizzati per l’attività relativa all’adozione
internazionale (durata triennale)
Sviluppo e consolidamento del numero dei corsi
di formazione per le coppie aspiranti
all’adozione
Protocollo di intesa approvato con Deliberazione
di G.P. n. 293 del 29/11/2005 (Appendice,
paragrafo 6.2). Aderiscono 8 Enti autorizzati.
Realizzazione di n. 10 corsi (9 nell’anno 2004).
La Provincia di Rimini ha concluso 5
convenzioni con altrettanti Enti autorizzati per
l’apporto ai corsi sul tema dell’adozione
internazionale
Rapporto con il Tribunale per i Minorenni: Il Piano attuativo 2005 non prevedeva interventi
condivisione di buone prassi per implementare rientranti in questo obiettivo
l’efficacia/efficienza del lavoro di indagine
psicosociale
Sviluppo e consolidamento della formazione Corso di formazione per gli operatori dell’equipe
operatori dell’equipe centralizzata
centralizzata adozioni. Il corso ha comportato un
impegno di 42 ore e un costo di € 7.210,00
Nell’anno 2004 la formazione ha comportato un
impegno di 30 ore e un costo di € 5.500,00
Sviluppo e consolidamento di buone prassi nella Il Piano attuativo 2005 non prevedeva interventi
fase del post-adozione, con particolare riguardo rientranti in questo obiettivo
agli aspetti dell’inserimento scolastico e
dell’attivazione di gruppi di sostegno per le
famiglie adottive
Sviluppo e consolidamento di un sistema E’ in via di attivazione una convenzione con
informativo di rilevazione della domanda e ditta informatica per lo sviluppo di un sistema
informativo di rilevazione del percorso adottivo
dell’offerta di servizi
delle coppie che accedono al servizio adozione
18
b) Piano Affidamento familiare e in comunità 2005-2007
Obiettivi triennali
Azioni
previste
e
realizzate
con
la
programmazione 2005
Sviluppo
e
consolidamento
tavolo
di Il tavolo affidamento familiare si incontra
e
con
continuità
per
coordinamento tecnico in materia di affidamento periodicamente
programmare attuare e verificare le azioni
familiare
previste
Campagna di promozione affido familiare nelle Nel periodo marzo-maggio 2006 sono stati fatti 4
istituzioni scolastiche per bambini in età incontri con 5 realtà scolari del territorio
prescolare e della scuola primaria – prima parte provinciale (Morciano di Romagna, Cattolica,
Rimini, Verucchio) che hanno visto la
partecipazione complessiva di circa 120 persone.
Tale intervento ha comportato un significativo
aumento dei nuclei familiari disponibili
all’affidamento
Formazione famiglie candidate all’affidamento
- Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII:
ha realizzato 2 corsi di formazione che hanno
coinvolto 10 famiglie candidate all’affidamento.
Ogni corso ha impegnato le famiglie per 4-5
incontri, l’ultimo incontro è stato condotto dalla
coordinatrice affidi Ausl
- Associazione Famiglie per l’Accoglienza: ha
realizzato 2 incontri rivolti alle famiglie
disponibili all’accoglienza con l’intervento di un
neuropsichiatria infantile
Accompagnamento famiglie affidatarie
- Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII:
vengono realizzati incontri serali ogni 15 giorni
al venerdì gestiti da un operatore e da uno
psicologo dell’Associazione
- Associazione Famiglie per l’Accoglienza:
viene fatto un incontro al mese
Sostegno alla sperimentazione nuove forme di
affidamento
Formazione degli operatori delle equipe
territoriali
Il Piano attuativo 2005 non prevedeva interventi
rientranti in questo obiettivo
Nel periodo gennaio-marzo 2006 è stato
realizzato un ciclo di formazione (durata 36 ore)
per assistenti sociali e psicologi del Modulo
tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini
sulle famiglie i cui figli sono in affidamento
familiare. Inoltre, nel periodo luglio 2006gennaio 2007 viene attuato un secondo ciclo
formativo che consiste in tre incontri sul tema
“Separazioni impossibili e conflitti insanabili: gli
interventi per l’affidamento familiare quando il
figlio è il sintomo” rivolto congiuntamente agli
operatori del Modulo tutela minori dei due
19
Distretti e al personale sanitario dei settori
Psichiatria, Neuropsichiatria infantile,
Dipendenze, ecc. La spesa sostenuta dalla
Provincia di Rimini per la realizzazione di tali
interventi ammonta a € 10.850,00
c) Piano Sostegno alle politiche di tutela dei minori 2005-2007
Obiettivi triennali
Azioni
previste
e
realizzate
con
la
programmazione 2005
Sviluppo
e
consolidamento
equipe
multiprofessionale di II° livello
Formazione operatori, verticale (per categorie
professionali omogenee) orizzontale (destinata
più categorie contemporaneamente es. forze
dell’ordine, operatori educativi, assistenti sociali,
ecc.)
La gestione del progetto è affidata all’Ausl
2 cicli di formazione/aggiornamento per
insegnanti delle scuole materne ed elementari e
degli educatori nelle scuole elementari sulle
forme di violenza in danno dei bambini.
Il primo percorso di aggiornamento si è svolto
presso il CET di Santarcangelo di Romagna da
novembre a dicembre 2005 coinvolgendo 31
persone, il secondo percorso si è svolto presso la
Biblioteca e il Comune di Riccione da gennaio a
febbraio 2006 e ha coinvolto 35 persone. La
verifica di tale azione attuata dal Tavolo tutela
(che ha anche incontrato gli insegnanti per una
presentazione e un confronto in data 20/02/2006)
si è rivelata estremamente positiva per i
contenuti e gli apporti utili alla programmazione
2006 (la documentazione prodotta si trova in
Appendice, paragrafo 6.3)
Sensibilizzazione della società come fattore Il Piano attuativo 2005 non prevedeva interventi
protettivo: iniziative di sensibilizzazione di rientranti in questo obiettivo
ampie fasce della società con lo scopo di creare
una cornice sociale di protezione e attenzione nei
confronti dei diritti dei minori in chiave di
prevenzione primaria e secondaria
20
3.1 La programmazione per l’anno 2006 ai sensi della delibera di C.R. 33/2005 e
atti attuativi
La programmazione 2006 si configura come ulteriore consolidamento e sviluppo degli obiettivi
triennali, le azioni che in particolare si intendono realizzare sono:
A – Adozione nazionale e internazionale
-
consolidamento del numero dei corsi di orientamento/preparazione delle coppie (n. 10) e
conclusione di n. 5 convenzioni con altrettanti Enti autorizzati per l’apporto ai corsi sul tema
dell’adozione internazionale;
-
ulteriore incremento dell’impegno formativo e finanziario a favore dei componenti
dell’equipe centralizzata adozioni;
-
realizzazione di una giornata (13 novembre p.v.) di formazione congiunta tra operatori
equipe centralizzata Ausl, Provincia e referenti degli Enti autorizzati perl’adozione
internazionale (saranno coinvolti almeno 8 Enti, che ad oggi aderiscono al Protocollo
provinciale);
-
attivazione del sistema informativo di rilevazione del percorso adottivo delle coppie che
accedono al locale servizio adozione;
-
ristampa della pubblicazione Adottiamoci curata dalla Provincia di Bologna come materiale
informativo e di orientamento da diffondere tra le coppie partecipanti ai corsi;
-
sostegno alla realizzazione di momenti seminariali finalizzati allo sviluppo e al
consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive – XVII° Convegno
Associazione Famiglie adottive pro I.C.Y.C. adozione internazionale dall’area cilena -.
-
Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, relazioni e indagine psicosociale
promosso dalla RER;
-
Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER.
Risorse regionali per la programmazione annuale: € 15.017,00
B – Affidamento familiare e in comunità
-
Campagna di promozione affido familiare nelle istituzioni scolastiche per bambini in età
prescolare e della scuola primaria – seconda parte;
-
formazione operatori sul tema dell’affidamento di minori stranieri e sul rapporto con le
famiglie di origine;
-
seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza;
21
Risorse regionali per la programmazione annuale: € 11.611,00
C – Sostegno alle politiche di tutela dei minori
-
Formazione degli operatori educativi dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di violenza
in danno dei bambini – prima parte;
-
formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie e dei coordinatori di
strutture di accoglienza per minori sulle forme di violenza in danno dei bambini e
sull’attivazione di efficaci percorsi di tutela;
-
seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2;
-
comprendere e gestire la violenza negli adolescenti – prima parte.
Risorse regionali per la programmazione annuale: € 20.288,00
22
3.1 Gli interventi:
schede sintetiche
23
A – Adozione nazionale e internazionale
Intervento n. 1
Corsi di orientamento/preparazione delle coppie aspiranti all’adozione
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: tavolo tecnico provinciale adozione – equipe centralizzata Ausl di Rimini,
Enti autorizzati
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini e Ausl di Rimini
Intervento:
• Nuovo
NO
• Previsto in piani precedenti
SI
• Sviluppo di attività in corso
SI
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: da gennaio a dicembre 2006
Azioni: sono programmati n. 10 corsi per soddisfare il bisogno formativo di circa n. 60 coppie.
Ogni corso ha una durata di 12 ore suddivise in n. 4 incontri e sono tenuti da un assistente sociale e
uno psicologo dell’equipe centralizzata oltre che da un rappresentante dell’Ente autorizzato per la
conduzione dei moduli n. 4 e n. 5 di cui alla Direttiva regionale n. 1495/2003.
Costo del progetto: € 6.000,00
Contributo richiesto alla Regione: € 6.000,00
24
Intervento n. 2
Attività formative rivolte agli operatori dell’equipe centralizzata adozioni
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: componenti equipe centralizzata Ausl di Rimini
Soggetto attuatore: Ausl di Rimini
Intervento:
• Nuovo
NO
• Previsto in piani precedenti
SI
• Sviluppo di attività in corso
SI
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: da febbraio a dicembre 2006
Azioni: si tratta di una formazione specifica rivolta agli operatori dell’equipe centralizzata della
durata complessiva di n. 54 ore (nove incontri di 6 ore). Tale formazione mira a sviluppare
competenze specifiche e approfondimenti clinici negli ambiti della attivazione e gestione delle
dinamiche di gruppo e delle dinamiche intrapsichiche e relazionali di coppia aspirante all’adozione.
Costo del progetto: € 8.460,00
Contributo richiesto alla Regione: € 8.460,00
25
Intervento n. 3
Formazione congiunta equipe centralizzata adozioni Enti autorizzati per l’adozione
internazionale
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: componenti equipe centralizzata Ausl di Rimini, Enti autorizzati per
adozione internazionale che hanno sottoscritto il Protocollo provinciale
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini, Ausl di Rimini
Intervento:
• Nuovo
SI
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
NO
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: giornata formativa che si terrà in data 13 novembre 2006
Azioni: si tratta di una giornata di formazione congiunta rivolta agli operatori dell’equipe
centralizzata adozioni, ai rappresentanti degli Enti autorizzati per l’adozione internazionale che
hanno sottoscritto il Protocollo provinciale (n. 8 al 30/06/2006) e ai referenti tecnici della Provincia
di Rimini – Ufficio Servizi Sociali. Tale formazione mira a sviluppare buone prassi collaborative tra
i soggetti coinvolti nel processo di qualificazione del sistema integrato di servizi che si occupano di
adozione con particolare riguardo alla fase dell’orientamento/formazione delle coppie interessate
all’adozione e alla fase dell’accompagnamento post adottivo
Costo del progetto: € 2.000,00
Contributo richiesto alla Regione: € 557,00
Contributo Provincia: € 1.443,00
26
Intervento n. 4
Attività di raccolta ed elaborazione di dati, monitoraggio e valutazione del Piano adozione
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: componenti equipe centralizzata Ausl di Rimini, Enti autorizzati per
adozione internazionale che hanno sottoscritto il Protocollo provinciale
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini
Intervento:
• Nuovo
NO
• Previsto in piani precedenti
SI
• Sviluppo di attività in corso
SI
• Finanziato con residui
SI
Ambito territoriale: provinciale
Durata: da gennaio a dicembre 2006
Azioni: si tratta di realizzare tramite ditta informatica una banca dati web a supporto della gestione
delle procedure di adozione, per assicurare il monitoraggio della domanda sociale lungo tutto il
percorso della coppia, dall’orientamento/formazione al post adozione. Tale strumento può anche
consentire una più adeguata analisi delle risultanze sul gradimento da parte delle coppie dei corsi di
preparazione. L’immissione dei dati sulle procedure di adozione viene eseguito dalla Ausl, mentre
quella delle informazioni relative al gradimento dei corsi viene eseguito dalla Provincia. Con tale
strumento è inoltre possibile procedere alla stampa di documenti tipo attestati di partecipazione al
corso e allegare documenti in formato word. La banca dati viene installata presso il server dell’Ausl
e la Provincia può accedervi attraverso un collegamento internet.
Costo del progetto: € 7.680,00
Contributo Regione: € 4.000,00 risorse già destinate con Piano 2005, € 3.680,00 risorse residue
Piano 2004.
27
Intervento n. 5
Attività di comunicazione
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: equipe centralizzata Ausl di Rimini, Provincia di Bologna
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini
Intervento:
• Nuovo
NO
• Previsto in piani precedenti
SI
• Sviluppo di attività in corso
NO
• Finanziato con residui
SI
Ambito territoriale: provinciale
Durata: da gennaio a dicembre 2006
Azioni: la Provincia di Bologna-Coordinamento Adozione ha realizzato nell’anno 2005 una
pubblicazione dal titolo “Adottiamoci – un percorso per futuri genitori”, una brochure informativa
sull’adozione nazionale internazionale che la Regione Emilia-Romagna consiglia di distribuire alle
coppie che frequentano il corso di orientamento/formazione in tutti i territori provinciali. Per questo
motivo occorre procedere alla opportuna modifica del testo (adattandolo al contesto istituzionale
locale), alla sua ristampa e diffusione.
Costo del progetto: € 4.559,16
Contributo Regione: € 3.559,16 risorse già destinate con Piano 2005
Contributo Provincia: € 1.000,00 bilancio 2005
28
Intervento n. 6
Sostegno alla realizzazione di momenti seminariali finalizzati allo sviluppo e al
consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: associazione famiglie adottive pro I.C.Y.C., componenti equipe
centralizzata Az. Usl
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini
Intervento:
• Nuovo
SI
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
NO
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: Convegno 9 settembre 2006
Azioni: si tratta di partecipare e sostenere la realizzazione del Convegno “Adozione: sogni,
aspettative, realtà” organizzato dall’Associazione famiglie adottive pro I.C.Y.C. con lo scopo di
promuovere un momento di confronto fra le famiglie che hanno sperimentato e stanno vivendo
l’esperienza dell’adozione internazionale. Il convegno per la Provincia e per i servizi territoriali che
si occupano di adozione è l’occasione per intervenire nel dibattito portando elementi di conoscenza
sul funzionamento dei servizi e sulle indicazioni regionali che possono contribuire a costruire una
rete di relazioni positive e di scambi di buone prassi.
Costo del progetto: € 1.000,00
Contributo richiesto alla Regione: € 0,00
Contributo Provincia: € 1.000,00
29
Intervento n. 7
Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, relazioni e indagine psicosociale
promosso dalla RER
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: componenti equipe centralizzata Ausl di Rimini
Soggetto attuatore: Ausl di Rimini
Intervento:
• Nuovo
SI
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
SI
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: da marzo a dicembre 2006
Azioni: a partire da marzo 2006 un operatore dell’Ausl di Rimini partecipa attivamente al gruppo di
lavoro sulla valutazione psicosociale delle coppie promosso dalla RER, gruppo nel quale sono
protagonisti attivi anche diversi giudici onorari del Tribunale per i Minorenni. Le riflessioni e i
materiali prodotti da questo gruppo di lavoro sono utili a stimolare la riflessione degli operatori
dell’equipe adozioni nell’ottica di implementare l’efficacia del lavoro di indagine psicosociale e di
sviluppare e consolidare buone prassi con il Tribunale per i Minorenni.
Costo del progetto: € 0,00. L’attività viene svolta da personale dipendente dell’Ausl.
Contributo richiesto alla Regione: € 0,00
30
Intervento n. 8
Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: Enti autorizzati per l’adozione internazionale
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini, equipe centralizzata Ausl di Rimini
Intervento:
• Nuovo
SI
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
SI
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: da marzo a dicembre 2006
Azioni: a partire da marzo 2006 un operatore della Provincia di Rimini e uno dell’Az. Usl
partecipano attivamente al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER, gruppo nel
quale sono protagonisti attivi anche altri servizi territoriali, Province, giudici onorari del Tribunale
per i Minorenni ed Enti autorizzati per l’adozione internazionale. Le riflessioni e i materiali prodotti
da questo gruppo di lavoro sono utili a stimolare la riflessione degli operatori dell’equipe adozioni e
della Provincia per sviluppare e consolidare buone prassi con particolare riguardo agli aspetti
sanitari connessi alla salute dei bambini al momento dell’ingresso in Italia, all’attivazione di gruppi
di sostegno per le famiglie adottive, alla collaborazione tra servizi ed Enti autorizzati e tra servizi e
scuola per l’inserimento scolastico.
Costo del progetto: € 0,00. L’attività viene svolta da personale dipendente della Provincia di Rimini
e dell’Ausl di Rimini
Contributo richiesto alla Regione: € 0,00
31
B – Affidamento familiare e in comunità
Intervento n. 1
Campagna di promozione affido familiare nelle istituzioni scolastiche per bambini in età
prescolare e della scuola primaria – seconda parte
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: Az. Usl di Rimini – settore Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e
Rimini, referenti equipe centralizzata affido familiare -, Servizi Sociali e Servizi Educativi dei
Comuni, scuole dell’infanzia statali e paritarie, scuole primarie statali e paritarie, Privato sociale
operante nell’ambito dell’affidamento familiare
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini, Az. Usl di Rimini, Associazione Comunità Papa Giovanni
XXIII, Associazione Famiglie per l’Accoglienza
Intervento:
• Nuovo
NO
• Previsto in piani precedenti
SI
• Sviluppo di attività in corso
SI
• Finanziato con residui
SI
Ambito territoriale: provinciale
Durata: da settembre 2006 a gennaio 2007
Azioni: In continuità con quanto realizzato con la programmazione 2005 si tratta di realizzare un
ciclo di incontri di promozione dell’istituto dell’affidamento familiare per sensibilizzare famiglie e
persone singole sul valore e sull’importanza di aprirsi alla accoglienza di minori. La disponibilità
temporale può variare da qualche ora alla settimana, ai pomeriggi fino alla coabitazione, secondo la
capacità di accoglienza dei potenziali affidatari e viene svolta nell’ottica di assicurare ai minori con
32
genitori “meno presenti” un ambiente relazionale positivo, educativo, in un contesto di vicinato
accogliente e/o di famiglia allargata. Nel periodo ottobre 2006 – gennaio 2007 si terranno quindi 10
incontri serali nei territori comunali di: Bellaria – Igea Marina, Coriano, Riccione, Rimini,
Santarcangelo di Romagna.
Costo del progetto: € 5.000,00
Contributo richiesto alla Regione: € 1.388,00 mentre € 3.612,00 sono risorse regionali già destinate
con il Piano 2005
33
Intervento n. 2
Formazione operatori sul tema dell’affidamento di minori stranieri e sul rapporto con le
famiglie di origine
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: Az. Usl di Rimini – settore Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e
Rimini, referenti equipe centralizzata affido familiare -, associazioni operante nell’ambito
dell’affidamento familiare, comunità di accoglienza per minori
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini, Az. Usl di Rimini
Intervento:
• Nuovo
NO
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
SI
• Finanziato con residui
SI
Ambito territoriale: provinciale
Durata: da settembre 2006 a giugno 2007
Azioni: Nell’ambito della formazione degli operatori sul tema del rapporto e della recuperabilità
della famiglia di origine del bambino in affido, si intende realizzare una formazione sulla
condizione del bambino straniero in affidamento familiare, su come in particolar modo sviluppare il
rapporto con la famiglia di origine nell’ottica della recuperabilità delle capacità genitoriali e del
progetto di tutela del minore. Si ritiene opportuno rivolgere tale formazione agli operatori dell’Az.
Usl Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini, alle associazioni di famiglie affidatarie
e agli operatori delle comunità di accoglienza per minori con incontri in plenaria e incontri
specificamente destinati a operatori dei servizi territoriali, operatori delle associazioni di famiglie
affidatarie e operatori delle comunità di accoglienza.
34
Costo del progetto: € 8.000,00
Contributo richiesto alla Regione: € 4.223,00 mentre € 3.777,00 sono risorse regionali già destinate
con il Piano 2005
35
Intervento n. 3
Seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: Amministratori dei Comuni, Coordinamento enti locali sostegno a distanza,
Regione Emilia Romagna – Assessorato promozione politiche sociali -, Az. Usl di Rimini –
coordinamento sociale e settore Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini, equipe
centralizzata affido familiare, equipe centralizzata adozione -, associazioni operanti nell’ambito
dell’affidamento familiare e del sostegno a distanza
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini
Intervento:
• Nuovo
SI
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
NO
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: l’iniziativa si svolgerà tra i mesi di gennaio e febbraio 2007
Azioni: con il seminario si intende approfondire il tema e la conoscenza delle principali forme di
accoglienza che il territorio provinciale, a partire dalla programmazione politica e tecnica può
attuare a favore dell’infanzia e dell’adolescenza. Con l’occasione si intendono presentare dati di
sfondo demografico ma anche espressivi della domanda e all’offerta sociale esistenti sul territorio
provinciale, inoltre, grazie all’apporto della RER e dei rappresentanti del Coordinamento enti locali
sostegno a distanza potranno essere conosciuti e approfondite modalità di accoglienza utili al
dibattito sui servizi da sviluppare in questo specifico campo.
Costo del progetto: € 6.000,00
Contributo richiesto alla Regione: € 6.000,00
36
C – Sostegno alle politiche di tutela dei minori
Intervento n. 1
Formazione degli educatori e degli insegnanti dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di
violenza in danno dei bambini
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: Servizi Educativi dei Comuni della provincia, C.S.A. – Centro Servizi
Amministrativi – Direzione di Rimini
Soggetto attuatore: Ente di formazione A.R.C.O. – Associazione per la Ricerca-intervento di
Comunità e Organizzazione Intervento:
• Nuovo
NO
• Previsto in piani precedenti
SI
• Sviluppo di attività in corso
SI
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: settembre 2006 – maggio 2007
Azioni: In continuità con la formazione attuata nell’anno 2005 e 2006 con il Piano 2005, si ritiene
opportuno consolidare e sviluppare questo intervento realizzando in collaborazione con i Servizi
educativi dei Comuni della zona sud (Riccione, Misano A., Cattolica e Valconca), della zona di
Bellaria – Igea M. e della Comunità Montana Valle del Marecchia e del Comune di Rimini una
formazione rivolta specificamente agli educatori e insegnanti dei servizi all’infanzia – nidi e
materne – comunali, statali e paritari, e, in seconda battuta, agli insegnanti delle scuole primarie (in
tutto 3 corsi). Il percorso formativo che qui si propone è anche frutto delle verifiche e della
valutazione svolta sull’esperienza realizzata con la programmazione 2005, e prevede 7-8 giornate di
37
lavoro per un impegno complessivo di 23-26 ore, di cui 17-19 ore per ciascun partecipante. Il
percorso si articola in 3-4 lezioni in plenaria rivolte a tutti gli iscritti, e 2 moduli per ciascun gruppo
di operatori.
I temi che verranno affrontati sono:
• La rete dei servizi del territorio a sostegno e tutela dei minori
• Le diverse forme di violenza extrafamiliare
• Le diverse forme di violenza intrafamiliare
• La legislazione dei minori: leggi e direttive, tutela e responsabilità
Costo del progetto: 12.000,00
Contributo richiesto alla Regione: € 12.000,00
38
Intervento n. 2
Formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie, dei dirigenti dei
servizi educativi comunali e dei coordinatori di strutture di accoglienza per minori sulle forme
di violenza in danno dei bambini per l’attivazione di efficaci percorsi di tutela
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: C.S.A. – Centro Servizi Amministrativi – Direzione di Rimini, Centro
pedagogico per l’integrazione dei servizi di Rimini, C.E.T. – Centro Educativo Territoriale – della
Comunità Montana Valle del Marecchia e Bellaria – Igea Marina
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini
Intervento:
• Nuovo
SI
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
NO
• Finanziato con residui
SI
Ambito territoriale: provinciale
Durata: ottobre 2006 – gennaio 2007
Azioni: Si tratta di una formazione rivolta ai dirigenti delle scuole dell’infanzia e primarie statali e
paritarie, che nasce dalla riflessione per cui nel percorso di protezione e tutela del minore, la scuola
costituisce il primo ambito in cui, al di fuori della famiglia, possono manifestarsi i disagi dei
bambini. Questi disagi vanno allora saputi cogliere per poter attivare quanto prima efficaci percorsi
di intervento. In questo risulta cruciale oltre al ruolo degli insegnanti, anche quello dei loro diretti
superiori, i dirigenti scolastici, che devono tenere presente e valutare gli aspetti giuridici di rilievo
costituzionale, civile e penale che la tematica comporta, ed avere chiari riferimenti territoriali
(servizi sociali – tutela minori, Forze dell’ordine, Tribunale ordinario e Tribunale per i Minorenni).
I temi che con questa formazione si intendono trattare sono:
39
• le diverse forme di violenza intrafamiliare ed extrafamiliare e la rete dei servizi del territorio a
tutela dei minori (1-2 moduli);
• la legislazione dei minori: leggi e direttive, tutela e responsabilità (2 moduli)
Costo del progetto: € 7.930,50 risorse regionali già destinate con il Piano 2005
40
Intervento n. 3
Seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: partecipanti agli interventi n. 1 e 2, Amministratori dei Comuni, Regione
Emilia Romagna – Assessorato promozione politiche sociali -, Az. Usl di Rimini – coordinamento
sociale e settore Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini, comunità di accoglienza
per minori della provincia di Rimini, Prefettura, Tribunale di Rimini
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini
Intervento:
• Nuovo
SI
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
NO
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: l’iniziativa si svolgerà tra i mesi di febbraio e marzo 2007
Azioni: Con questa iniziativa si intende realizzare la presentazione degli esiti della formazione di
cui agli interventi 1 e 2 di questo Piano e un confronto diretto tra il mondo della scuola
rappresentato sia dagli operatori educativi sia dai dirigenti scolastici e l’ambito dei servizi
territoriali, delle Forze dell’Ordine e della Giustizia per cogliere le aspettative reciproche ed
impostare percorsi di collegamento a tutela dei minori
Costo del progetto: € 1.000,00
Contributo richiesto alla Regione: € 1.000,00
41
Intervento n. 4
Comprendere e gestire la violenza negli adolescenti
Ente capofila: Provincia di Rimini
Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini
Altri soggetti coinvolti: Università degli Studi di Bologna – Polo di Rimini corso di laurea in
educatore professionale -, C.S.A. – Centro Servizi Amministrativi – Direzione di Rimini, Centro
pedagogico per l’integrazione dei servizi di Rimini, C.E.T. – Centro Educativo Territoriale – della
Comunità Montana Valle del Marecchia e Bellaria – Igea Marina, gruppi educativi territoriali della
provincia di Rimini, Az. Usl di Rimini – coordinamento sociale e modulo tutela minori dei Distretti
di Riccione e Rimini -, comunità di accoglienza per minori della provincia di Rimini, Centro di
Giustizia Minorile – servizio sociale minorile di Rimini, Tribunale per i Minorenni di Bologna
Soggetto attuatore: Provincia di Rimini
Intervento:
• Nuovo
SI
• Previsto in piani precedenti
NO
• Sviluppo di attività in corso
NO
• Finanziato con residui
NO
Ambito territoriale: provinciale
Durata: settembre 2006 – dicembre 2007
Azioni: si tratta di un intervento articolato che si propone di individuare, descrivere, formare gli
operatori educativi sulle principali forme di violenza agite dagli adolescenti presenti sul territorio
provinciale. E’ prevista la realizzazione di:
-
un seminario introduttivo per la descrizione del tema e la presentazione di un opuscolo
informativo sulle diverse tipologie di violenza;
42
-
una ricerca svolta in base alla somministrazione di questionari di autoconfessione destinati a
studenti delle scuole medie inferiori, medie superiori e dagli adolescenti che frequentano i
gruppi educativi territoriali;
-
iniziativa pubblica di presentazione degli esiti della ricerca da realizzarsi nei prossimi piani
provinciali. Questo intervento potrà essere propedeutico ad una formazione mirata per la
conoscenza e lo sviluppo di buone prassi per la gestione dei fenomeni di violenza negli
adolescenti.
Costo del progetto: € 13.288,00
Contributo richiesto alla Regione: € 8.288,00
Contributo Provincia: € 5.000,00
43
3.3 Piano finanziario 2006:
scheda sinottica
44
A – Piano adozione nazionale e internazionale
Denominazione intervento
Corsi di orientamento/preparazione delle coppie
aspiranti all’adozione
Attività formative rivolte agli operatori dell’equipe
centralizzata adozioni
Formazione congiunta equipe centralizzata adozioni
Enti autorizzati per l’adozione internazionale
Costo dell’intervento €
6.000,00 risorse regionali
8.460,00 risorse regionali
2.000,00 di cui:
- 557,00 risorse regionali
- 1.443,00 risorse provinciali
Attività di raccolta ed elaborazione dati, monitoraggio 7.680,00 risorse regionali, di cui:
e valutazione del Piano adozione
- 4.000,00 residui Piano 2005
- 3.680,00 residui Piano 2004
Attività di comunicazione
4.559,16 di cui:
- 3.559,16
risorse
regionali
residui Piano 2005
- 1.000,00 risorse provinciali
residui Piano 2005
Sostegno alla realizzazione di momenti seminariali 1.000,00 risorse provinciali
finalizzati allo sviluppo e al consolidamento di gruppi
di mutuo aiuto di famiglie adottive
Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, 0,00
relazioni e indagine psicosociale promosso dalla RER
Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione 0,00
promosso dalla RER
Totale
29.699,16
di cui 15.017,00 quota reg.le 2006
B - Piano affidamento familiare e in comunità
Denominazione intervento
Costo dell’intervento €
Campagna di promozione affido familiare nelle 5.000,00 di cui:
- 1.388,00 risorse regionali
istituzioni scolastiche per bambini in età prescolare e
- 3.612,00
risorse
regionali
della scuola primaria – seconda parte
residui Piano 2005
Formazione operatori sul tema dell’affidamento di 8.000,00 di cui:
- 4.223,00 risorse regionali
minori stranieri e sul rapporto con le famiglie di
- 3.777,00
risorse
regionali
origine
residui Piano 2005
Seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza 6.000,00 risorse regionali
Totale
19.000,00
di cui 11.611,00 quota reg.le 2006
45
C - Piano sostegno alle politiche di tutela dei minori
Denominazione intervento
Formazione degli educatori e degli insegnanti
dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di violenza
in danno dei bambini
Formazione dei dirigenti scolastici delle scuole
dell’infanzia e primarie, dei dirigenti dei servizi
educativi comunali e dei coordinatori di strutture di
accoglienza per minori sulle forme di violenza in
danno dei bambini per l’attivazione di efficaci percorsi
di tutela
Seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2
Comprendere e gestire la violenza negli adolescenti
Totale
Costo dell’intervento €
12.000,00 risorse regionali
7.930,50 risorse regionali residui Piano
2005
1.000,00 risorse regionali
13.288,00 di cui
- 8.288,00 risorse regionali
- 5.000,00 risorse provinciali
34.218,50
di cui 20.288,00 quota regionale 2006
46
4. Altri progetti
a supporto delle famiglie e dei minori
47
A fronte del contesto territoriale tracciato e in continuità con gli esercizi precedenti, la Provincia di
Rimini intende realizzare azioni e interventi a sostegno delle famiglie e dei minori attraverso
finanziamenti interamente provinciali. Di seguito l’illustrazione degli specifici progetti.
4.1 Gli scambi interprovinciali
16
“Sulla base dell’esperienza maturata negli ultimi sei anni attraverso i progetti concernenti l’infanzia
e l’adolescenza realizzati in attuazione della Legge 285/97, la Regione Emilia-Romagna ha ritenuto
opportuno avviare scambi e confronti su quanto prodotto. Grazie ad una conoscenza reciproca e ad
una condivisione delle prospettive di lavoro si potrà contribuire ad una maggiore diffusione della
cultura dell’infanzia e dell’adolescenza nel territorio regionale ed extraregionale, promuovendo e
sostenendo, tra l’altro, intese e collaborazioni anche con altre Regioni.
Si è quindi deciso di assumere la modalità degli scambi interprovinciali come strumento per il
raggiungimento di alcuni obiettivi principali quali: il consolidamento e trasferimento nei Piani di
zona delle buone prassi acquisite in forza della pluriennale esperienza realizzata con la legge 285/97
in modo da garantire e rafforzare la continuità progettuale; il superamento della ripetitività degli
interventi e la messa in discussione dei modelli operativi; l’apertura al confronto anche con altre
realtà regionali.
Tale scelta è sorta sulla base dell'esperienza consolidata degli scambi pedagogici.
Gli obiettivi che pertanto si intendono conseguire attraverso il progetto sono orientati a:
•
favorire il confronto di esperienze tra gli operatori dei tre ambiti interprovinciali
interessati, in relazione alle metodologie, agli strumenti utilizzati all'interno dei percorsi
specifici e alla ricerca d'identità poiché nell'atto di presentarsi si stimola una grossa
autovalutazione e auto riflessione e si promuove l'acquisizione di competenze;
•
promuovere la cultura della documentazione anche attraverso la documentazione delle
attività svolte e la pubblicazione dei materiali prodotti;
•
consolidare e trasferire le buone prassi all'interno dei Piani di zona nella prospettiva di
dare maggiore solidità alla progettazione;
•
superare la ripetitività quotidiana e stimolare la messa in discussione dei modelli
operativi,
•
avviare l'apertura a scambi con altre regioni.
16
Il testo tra virgolette costituisce stralcio della presentazione del Progetto scambi interprovinciali, a cura della Dott.ssa
M.T. Paladino – Servizio Politiche familiari infanzia e adolescenza Regione Emilia-Romagna.
48
In seguito ad una prima ricognizione dei progetti presenti nel 2° triennio 285 nelle aree tematiche
individuate (21 progetti sull'area genitorialità di cui 11 a Reggio Emilia, 3 a Ferrara, 7 a Parma;
30 sull'area partecipazione di cui 6 a Piacenza, 7 a Forlì e 17 a Ravenna; 17 sull'area multicultura
di cui 7 a Bologna, 2 a Rimini e 8 a Modena) si sono determinati gli ambiti oggetto degli scambi
assegnando:
•
alle Province di Piacenza, Forlì-Cesena e Ravenna il tema della partecipazione degli
adolescenti ed in particolare nei centri aggregativi /educativi;
•
alle Province di Ferrara, Reggio-Emilia e Parma le attività di sostegno alla genitorialità, in
particolare negli sportelli psicopedagogici;
•
infine alle Province di Modena, Bologna, Rimini e al Comune di Bologna (in quanto città
riservataria ex legge 285/97) le attività legate alla multiculturalità, in particolare, il tema dei
minori stranieri a scuola.
Nello specifico si ritiene opportuno porre maggiormente il focus dell'attenzione sull'area della
preadolescenza e adolescenza, area storicamente meno esplorata di altre.
Per la scelta dei progetti si è tenuto conto di esperienze che soddisfano una parte significativa dei
seguenti criteri: di significatività, di innovatività, di rappresentanza territoriale, di contenuto, di
impatto, di integrazione, di grado di riflessione e consapevolezza, di strutturazione, di presenza
di prassi consolidate, di continuità e sistematicità, di rapporto con altri soggetti (livello di
integrazione garantita), di varietà di iniziative sviluppate, di produzione di documentazione e
valutazione. Nella scelta dei servizi da inserire all’interno del progetto si è data priorità ad
interventi con più lunga esperienza di lavoro alle spalle (progetto attivo da almeno 2 anni e
tuttora in corso) avendo cura di rappresentare sia esperienze della città capoluogo che di uno o
più centri minori di ogni territorio provinciale”.
Per quanto riguarda l’area della mediazione interculturale, assegnata ai territori provinciali di
Bologna, Modena e Rimini si è stabilito che “baricentro” sia la scuola media e media superiore.
Si tratta di scuole in particolare, con una presenza significativa di minori stranieri, impegnate da
diversi anni in attività di mediazione interculturale di varia tipologia strettamente “intrecciate”
al lavoro scolastico. I progetti/esperienze presi in considerazione ai fini degli scambi possono
essere stati finanziati anche con fondi estranei alla Legge 285, ai Piani di zona o ai Piani
finalizzati infanzia e adolescenza.
Sono scuole che fanno uso sistematico di diverse leve di mediazione interculturale fra loro
integrate, sia nel lavoro educativo a favore dei ragazzi, sia nel gestire (in modo interdipendente)
il rapporto con i genitori; istituti che nel portare avanti i loro progetti sviluppano in certa misura
49
rapporti e sinergie con altri soggetti ed esperienze presenti nel territorio (ad esempio: reti di
scuole, centri di intercultura o per stranieri, enti locali, associazioni, mediatori, volontari ecc.).
Ciò risulta particolarmente importante se pensiamo che l’integrazione a scuola può fungere da
primo banco di prova dell’integrazione dei minori stranieri (e dei loro genitori) nella società e,
perciò, anche nell’ottica più generale di migliorare l’integrazione degli interventi e dei servizi.
La scelta delle esperienze specifiche di ogni Provincia e del Comune metropolitano di Bologna
tiene anche conto dell’insieme dei progetti/esperienze individuati dal gruppo interprovinciale
(esaminando – nei limiti del possibile - sia le opportunità di comparazione, sia la
complementarità dei casi individuati) in modo da garantire la presenza di elementi e condizioni
che favoriscano il futuro lavoro di scambio.
Il percorso degli scambi interprovinciali è stato inaugurato in data 29 maggio 2006 e prevede la
realizzazione (entro giugno 2007) di 10 giornate di lavoro di cui tre di visite e le altre di
riflessione, approfondimento ed elaborazione.
I componenti del gruppo scambi area mediazione interculturale della provincia di Rimini sono:
-
Simonetta Baffoni, insegnante scuola media Alighieri – Fermi di Rimini;
-
Maria Antonietta Cerracchio, insegnante scuola media Alighieri – Fermi di Rimini;
-
Giuseppina Gambuti, insegnante scuola media Manfroni-Cervi-Pascoli di Riccione;
-
Fosca Del Bianco, insegnante scuola media Manfroni-Cervi-Pascoli di Riccione;
-
Simona Smanio, referente coordinamento per le attività di extrascuola Associazione
Arcobaleno;
-
Valeria Gentili, referente coordinamento interventi di mediazione interculturale
Associazione Arcobaleno;
-
Laura Pagliarani, funzionario Servizi Sociali Provincia di Rimini.
Risorse disponibili per la realizzazione del progetto € 4.500,00 finanziamento regionale.
Per un approfondimento sul tema dell’immigrazione e dei dati inerenti i minori immigrati a scuola
si rinvia all’Appendice, paragrafo 5.4..
50
4.2 Progetto prestiti agevolati giovani coppie
Tra i momenti più importanti e impegnativi per una famiglia, rilevano senz’altro quello della sua
prima costituzione e dell’arrivo di un figlio.
Il distacco dalla famiglia d’origine, l’incertezza o la scarsità di risorse, gli elevati oneri connessi al
reperimento dell’abitazione, costituiscono spesso anche sul nostro territorio provinciale motivi di
disagio e freno nella scelta dello sviluppo di un nuovo nucleo familiare. Notiamo infatti, che su un
totale complessivo di 116.973 famiglie residenti in provincia all’01/01/2005, la dimensione media è
di 2,43 componenti e che 2.133 persone vivono in convivenze.
In questo contesto, il progetto provinciale prestiti agevolati alle giovani coppie si propone di fare un
passo in avanti rispetto alle iniziative ritenute più tradizionalmente assistenziali, ponendosi
nell’ottica della promozione della famiglia quale cellula fondamentale per lo sviluppo e il
consolidamento di una società accogliente, coesa, giovane, tollerante.
Il progetto, attivato da questo ente ormai da cinque anni, presenta le seguenti caratteristiche
sostanziali:
-1- le giovani coppie – intendendosi con questo termine le coppie costituite da non più di cinque
anni dalla data di presentazione della domanda – possono accedere a prestiti bancari agevolati in
quanto la Provincia concorre all’abbattimento dei tassi di interesse assumendo una quota degli
stessi, cioè pagando direttamente alla banca una parte consistente di questi interessi. Tali coppie
possono essere regolarmente costituite con vincolo matrimoniale religioso o civile, oppure
conviventi di fatto. Quest’ultima situazione è documentabile con la comune residenza anagrafica;
-2- finalità di questo intervento è quella di offrire aiuti concreti a giovani che già dispongono di
risorse economiche, seppure modeste, e di sostenerli nella fase di avvio del nuovo nucleo familiare;
-3- criterio di fondo nella definizione dell’entità del prestito, delle modalità di erogazione e di
restituzione dello stesso è quello di rendere le procedure il più possibile personalizzate e flessibili.
Per la realizzazione del progetto, la Provincia di Rimini:
a) ha fatto fronte ad un impegno economico di € 87.037,75 nell’anno 2005;
b) ha stipulato una convenzione con la Cassa di Risparmio di Rimini per i prestiti concessi a
partire dall’ anno 2005.
La scelta della banca con cui stipulare convenzione per la erogazione dei prestiti è avvenuta
mediante trattativa/licitazione privata volta ad individuare quale tra gli istituti bancari operanti sul
territorio provinciale fosse disponibile ad accordare le migliori condizioni finanziarie per i
destinatari dell’intervento;
51
-3- si fa carico di una quota del tasso di interesse praticato dall’istituto di credito. Tale quota viene
calcolata in base all’ammontare del prestito richiesto, al tempo necessario per l’ammortamento (tre
o cinque anni) e in base al reddito familiare dichiarato.
Poiché negli ultimi anni i tassi di interesse sui prestiti bancari hanno subito una notevole riduzione e
assumendosi la Provincia quote di interesse comprese tra il 2 e il 4%, di fatto il prestito risulta per i
beneficiari a tasso 0, o comunque molto vicino allo 0.
L’accesso al prestito è riservato alle coppie che nell’ultima dichiarazione fiscale abbiano un reddito
familiare complessivo non superiore a € 30.987,42 (60 milioni di lire), al netto delle ritenute fiscali
di legge. E’ inoltre prevista una detrazione di € 516,45 (1 milione di lire) nel caso in cui nel nucleo
familiare sia presente una persona portatrice di handicap. E’ indubbio infatti che la scelta della
costituzione di una nuova e giovane famiglia con un disabile presente al suo interno, sia una scelta
ancor più coraggiosa, che comporta ripercussioni di rilievo anche sul bilancio familiare.
I prestiti concessi dalla banca possono ammontare dai 5.164,57 ai 25.822,85 € e vengono richiesti
per le necessità connesse alla vita familiare della giovane coppia, riconducibili sostanzialmente alla
ristrutturazione o all’acquisto della prima casa, all’acquisto di mobili, alle spese relative al
matrimonio o all’arredo per la nascita dei figli.
4.3 Progetto mediazione familiare
La Provincia di Rimini in collaborazione con il Centro per le famiglie del Comune di Rimini, il
Comune di Riccione, il Comune di Santarcangelo di Romagna, l’Ausl di Rimini, il Lions Club
International, ha promosso a partire dall’anno 2004 la nascita di un servizio di mediazione familiare
a livello provinciale, che possa essere punto di riferimento per le coppie in fase di separazione o
divorzio. Ciò per controllare il conflitto e canalizzarlo in senso positivo, allo scopo di raggiungere
negoziati razionali e salvaguardare il ruolo e le capacità genitoriali. Inoltre, il gruppo di lavoro
promosso dalla Provincia con i rappresentanti degli enti indicati ha realizzato e realizzerà anche
nell’anno 2006 iniziative pubbliche rivolte a specifiche categorie professionali (ad esempio
avvocati) e momenti formativi per operatori psico socio sanitari del territorio riminese, mirati a
fornire strumenti di analisi e interpretazione degli aspetti critici caratterizzanti le situazioni
separative, a sostenere il compito educativo nei riguardi dei bambini con disagi e difficoltà rispetto
alla situazione separativa, a favorire l’assunzione di atteggiamenti efficaci nell’approccio ai genitori
separati valorizzando responsabilità e dignità di entrambe.
52
4.4 Progetto sostegno alla genitorialità
E’ un progetto sperimentale da attuarsi da parte dei Comuni attraverso contributi alle famiglie
che scelgano di occuparsi personalmente della cura dei figli nel periodo della astensione
facoltativa dal lavoro fino al compimento del primo anno di vita del bambino. L’aspetto del
sostegno economico è accompagnato da un percorso formativo/educativo cui sono chiamati a
partecipare i genitori, che viene predisposto specificamente dal Comune gestore del progetto (es.
ampliamento delle fasce orarie dei nidi e dei centri per bambini e genitori, realizzazione di
laboratori di massaggio infantile, di osservazione dell’evoluzione motoria dei piccoli e di
sostegno alle capacità relazionali dei neogenitori).
Gli obiettivi del progetto sono:
-
ampliare le possibilità di scelta delle forme di sostegno dalle famiglie che nel primo anno
di vita del figlio non si avvalgono del servizio di nido;
-
fornire strumenti di sostegno alla genitorialità, specie per quei nuclei familiari (stranieri,
Sud Italia ecc.) che non possono contare sul sostegno quotidiano e sulla trasmissione di
esperienza da parte delle famiglie di origine e su una consolidata rete di relazioni
parentali e amicali.
A seguito del primo bando - anno 2003 - è stato possibile contribuire all’avvio di interventi
realizzati nei Comuni di: Cattolica, Misano Adriatico, Morciano di Romagna, San Giovanni in
Marignano, Santarcangelo di Romagna (con finanziamento provinciale di € 82.633,10).
Per l’attuazione del progetto la Provincia di Rimini dispone di risorse pari a € 57.900,00
nell’anno 2006.
4.5 Progetto oratori
Il territorio della Provincia di Rimini per le sue caratteristiche demografiche ed economiche non è
indenne da fenomeni di disagio giovanile che si rivelano nei dati relativi alla "dispersione
scolastica" - nell’anno scolastico 2004/2005 il 71% circa degli studenti di scuola media superiore è
arrivato al diploma17 - e nei consistenti comportamenti "a rischio" - dalla diffusione delle "nuove
droghe", ai comportamenti violenti adottati da gruppi di pari verso cose e persone singole ecc. -.
Nel quadro di un Protocollo di Intesa sottoscritto con la Diocesi a partire dall’08/06/2004, la
Provincia di Rimini sostiene azioni e progetti realizzati dalle parrocchie a favore dei giovani e degli
adolescenti allo scopo di ampliare la rete dei servizi e le opportunità di contrasto del fenomeno del
disagio giovanile. Ciò avviene collaborando alla elaborazione di un programma di azioni concertate
con le realtà parrocchiali attive sul fronte delle problematiche giovanili, e sostenendo
17
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini.
53
finanziariamente azioni e progetti realizzati a favore di adolescenti e giovani indipendentemente
dalla appartenenza parrocchiale o religiosa.
Gli obiettivi del progetto sono:
-
ampliare la rete dei servizi e le opportunità di contrasto del fenomeno del disagio giovanile;
-
valorizzare e sostenere la funzione sociale svolta dagli oratori attivi nelle parrocchie.
A seguito del primo bando - anno 2004 - è stato possibile sostenere lo sviluppo e il
consolidamento di 22 progetti realizzati da 35 parrocchie (circa un terzo delle parrocchie del
riminese da Bellaria – Igea Marina a Cattolica, Coriano, Riccione, Rimini, San Clemente, San
Giovanni in Marignano, Santarcangelo), con un finanziamento provinciale di € 80.400,00.
Per l’anno 2006 la Provincia di Rimini sostiene l’attuazione del programma con risorse pari a €
57.900,00.
4.6 Studio sui minori stranieri di seconda generazione18
La Provincia di Rimini partecipa alla realizzazione della ricerca “Minori stranieri tra
socializzazioni normative in conflitto e devianza: la questione della c.d. seconda generazione in
Emilia-Romagna” promossa dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con le Province di
Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e i Comuni capoluogo di Piacenza, Reggio
Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Ravenna. Ciò avviene nel quadro della adesione ad una
specifica Intesa tra Regione Province e Comuni, in base alla quale:
-
viene acquisito il progetto di ricerca redatto dal prof. Dario Melossi, docente di
Criminologia della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bologna
(Appendice, paragrafo 6.5);
-
si quantifica il costo complessivo della ricerca in € 97.000,00 di cui € 55.000,00 a carico di
Regione, Province e Comuni aderenti;
-
i Comuni di Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna e le Province di
Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Rimini assumono ciascuno a proprio
carico la quota di € 3.750,00 come concorso alla realizzazione della ricerca;
-
alla Provincia di Ferrara è attribuito il ruolo di capofila per l’espletamento di tutti gli
adempimenti connessi (convenzione con Università degli Studi di Bologna, attivazione di
consulenza socio antropologica ecc.);
-
si stabilisce che la ricerca abbia durata di due anni dalla stipula della convenzione con
l’Università degli Studi di Bologna.
18
Per l’illustrazione del progetto, si rinvia all’Appendice, paragrafo 6.5.
54
La Giunta provinciale con propria Deliberazione n. 291 del 29/11/2005 ha inteso aderire a tale
studio in considerazione del rilievo che lo stesso riveste per la conoscenza dei minori immigrati di
seconda generazione19 residenti in provincia di Rimini e delle utili indicazioni che dallo stesso
potranno scaturire per la programmazione e realizzazione di interventi di supporto all’integrazione
in ambito educativo, familiare, sociale e di prevenzione di forme di devianza minorile.
19
Minori stranieri di seconda generazione si intendono quei minori stranieri nati in Italia oppure giunti in età così
precoce da avere vissuto nel nostro Paese la prima fase di socializzazione.
55
5. Appendice
56
5.1 Servizi ed interventi realizzati nell’anno 2004 dal Modulo Tutela Minori del Distretto di
Riccione e dal Modulo Tutela Minori del Distretto di Rimini – dati SISA minori20.
In tema di interventi economici
Il Distretto di Riccione:
-
non ha nessuna gestione in tema di esenzione/riduzione della retta scolastica, diritto allo
studio, contributi riconducibili alla tipologia “Un anno in famiglia”, assegno per il nucleo
familiare e assegno di maternità.
gestisce parzialmente i contributi per il pagamento di utenze, spese sanitarie, integrazione
del reddito e i contributi per l’affitto;
gestisce completamente i sussidi/contributi straordinari, la retta per l’affidamento familiare,
la retta per l’inserimento in struttura, il prestito sull’onore e altre forme di intervento
economico.
Il Distretto di Rimini:
- non ha nessuna gestione in tema di contributi riconducibili alla tipologia “Un anno in
famiglia”, assegno per il nucleo familiare e assegno di maternità;
- gestisce parzialmente l’esenzione/riduzione della retta scolastica, diritto allo studio,
contributi per l’affitto;
- gestisce completamente i sussidi/contributi straordinari, i contributi per il pagamento di
utenze, spese sanitarie, integrazione del reddito, la retta per l’affidamento familiare, la retta
per l’inserimento in struttura, il prestito sull’onore e altre forme di intervento economico.
In tema di minori stranieri non accompagnati
Il Distretto di Rimini ne ha in carico 22 al 31/12/2004.
In tema di contributi erogati
Il Distretto di Riccione ha impiegato risorse per € 179.360,26. I nuclei familiari assistiti con il solo
contributo economico sono stati 282.
Il Distretto di Rimini ha impiegato risorse per € 480.539,00. I nuclei familiari assistiti con il solo
contributo economico sono stati 771.
In tema di adozione (servizio centralizzato)
le coppie che hanno iniziato l’istruttoria per l’adozione sono 49. Di queste, 1 coppia ha
iniziato l’istruttoria solo per l’adozione nazionale;
le coppie che hanno concluso l’istruttoria per l’adozione sono 38. Di queste, 1 coppia ha
concluso l’istruttoria solo per l’adozione nazionale;
20
SISA minori è un software gestionale (ovvero uno strumento di lavoro per i servizi) promosso dalla Regione EmiliaRomagna che, a partire dalla singola scheda di presa in carico dell’utente minore, permette di registrare e disporre di
dati sull’utenza (minori e nuclei familiari), sugli operatori, sulle famiglie affidatarie e adottive e sul percorso
assistenziale del minore. Al SISA minori aderiscono gli enti gestori della tutela dei minori del territorio regionale.
57
le coppie con istruttoria in corso al 31/12/2004 sono 25;
le istruttorie per l’adozione nazionale concluse con una valutazione positiva sono state 4;
le coppie che hanno ricevuto l’idoneità per l’adozione internazionale durante l’anno 2004
sono state 20;
le coppie in attesa di istruttoria per adozione nazionale/internazionale al 31/12/2004 sono
20;
le coppie che hanno frequentato i corsi di preparazione delle coppie che poi hanno fatto
domanda di istruttoria sono state 44;
le coppie che hanno svolto il primo colloquio informativo per l’adozione sono state 75.
3 sono le adozioni nazionali iniziate, 4 quelle concluse, e 9 sono in corso al 31/12/2004;
7 sono le adozioni internazionali iniziate, 10 quelle concluse, e 22 sono in corso al
31/12/2004;
4 sono i decreti di adozione nazionale e 10 i decreti di adozione internazionale emessi
nell’anno 2004, 0 fallimenti adottivi.
In tema di affidamento familiare (servizio centralizzato)
-
le coppie che hanno iniziato l’istruttoria per l’affidamento familiare sono state 8;
le coppie che hanno concluso l’istruttoria per l’affidamento familiare sono state 6;
le coppie con istruttoria in corso al 31/12/2004 sono 2;
le coppie in attesa di istruttoria al 31/12/2004 sono 4;
5 minori (di cui 3 stranieri) hanno iniziato l’affidamento consensuale eterofamiliare e 16 (di
cui 9 stranieri) si trovano in affidamento consensuale eterofamiliare al 31/12/2004;
2 minori disabili hanno iniziato l’affidamento consensuale part time, mentre 9 disabili sono
in affidamento consensuale part time al 31/12/2004;
6 minori sono in affidamento consensuale a parenti al 31/12/2004;
7 minori (di cui 3 stranieri) hanno iniziato l’affidamento eterofamiliare giudiziale, 1 minore
disabile lo ha concluso e 44 minori (di cui 7 stranieri, 1 disabile e part time) sono in
affidamento eterofamiliari giudiziale al 31/12/2004;
4 minori hanno iniziato l’affidamento giudiziale a parenti e 35 minori sono in affidamento
giudiziale a parenti al 31/12/2004.
In tema di tutela
Il Distretto di Riccione:
- ha 2 nuovi minori con provvedimento di tutela (di cui 1 straniero), 4 minori dimessi (di cui 1
straniero), e 19 minori in carico al 31/12/2004 (di cui 5 stranieri);
- ha 4 nuovi minori con provvedimento di affido al servizio sociale (di cui 2 stranieri), 10
minori dimessi con provvedimento di affido del servizio sociale (di cui 1 straniero), 97
minori in carico al 31/12/2004 con provvedimento di affido al servizio sociale (di cui 11
stranieri);
- ha 10 nuovi minori con provvedimento di vigilanza del servizio sociale (di cui 6 stranieri), 3
minori dimessi (di cui 1 straniero), 57 minori in carico al 31/12/2004 (di cui 13 stranieri);
- ha 16 nuovi minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio, 17
minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio che sono stati
dimessi e 173 minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio in
carico al 31/12/2004;
58
-
-
-
ha 7 minori con provvedimento penale nuovi (0 stranieri), 7 minori con provvedimento
penale dimessi (0 stranieri), 22 minori con provvedimento penale in carico al 31/12/2004 (0
stranieri);
ha 7 minori nuovi con provvedimento di allontanamento (di cui 4 stranieri), 12 minori con
provvedimento di allontanamento dimessi (di cui 5 stranieri), e 10 minori con
provvedimento di allontanamento in carico al 31/12/2004 (di cui 2 stranieri);
ha iniziato interventi socio educativi individuali per 20 minori (di cui 11 disabili), ha
concluso interventi socio educativi individuali per 23 minori (di cui 1 straniero, 15 disabili),
ha in corso al 31/12/2004 interventi socio educativi individuali per 64 minori (di cui 40
disabili);
ha in corso al 31/12/2004 interventi socio educativi di aggregazione per 134 minori (di cui
22 stranieri, 17 disabili);
ha 7 minori nuovi in carico per abuso sessuale (di cui 4 con nucleo abusante/maltrattante, 5
facenti parte di nuclei abusanti/maltrattanti), ha 1 minore dimesso (con nucleo
abusante/maltrattante) e 19 minori (di cui 1 straniero, 13 con nucleo abusante/maltrattante,
18 facenti parte di nuclei abusanti/maltrattanti) in carico al 31/12/12004;
ha in carico al 31/12/2004 1 minore straniero maltrattato facente parte di nucleo
maltrattante;
ha iniziato l’intervento di assistenza domiciliare per 1 minore, ha concluso l’intervento di
assistenza domiciliare per 1 minore, ha in corso al 31/12/2004 l’intervento di assistenza
domiciliare per 1 minore.
Il Distretto di Rimini:
- ha 13 nuovi minori con provvedimento di tutela (di cui 4 stranieri), 5 minori dimessi (di cui
2 stranieri), e 51 minori in carico al 31/12/2004 (di cui 21 stranieri);
- ha 11 nuovi minori con provvedimento di affido al servizio sociale (di cui 5 stranieri), 22
minori dimessi con provvedimento di affido del servizio sociale (di cui 3 stranieri), 198
minori in carico al 31/12/2004 con provvedimento di affido al servizio sociale (di cui 26
stranieri);
- ha 24 nuovi minori con provvedimento di vigilanza del servizio sociale (di cui 9 stranieri),
15 minori dimessi (di cui 3 stranieri), 112 minori in carico al 31/12/2004 (di cui 11
stranieri);
- ha 48 nuovi minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio, 42
minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio che sono stati
dimessi e 361 minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio in
carico al 31/12/2004;
- ha 8 minori con provvedimento penale nuovi (di cui 4 stranieri), 11 minori con
provvedimento penale dimessi (di cui 7 stranieri), 43 minori con provvedimento penale in
carico al 31/12/2004 (di cui 12 stranieri);
- ha 35 minori nuovi con provvedimento di allontanamento (di cui 19 stranieri), 27 minori con
provvedimento di allontanamento dimessi (di cui 9 stranieri), e 88 minori con
provvedimento di allontanamento in carico al 31/12/2004 (di cui 30 stranieri);
- ha iniziato interventi socio educativi individuali per 11 minori (di cui 7 disabili), ha
concluso interventi socio educativi individuali per 18 minori (di cui 13 disabili), ha in corso
al 31/12/2004 interventi socio educativi individuali per 48 minori (di cui 3 stranieri, 21
disabili);
- ha iniziato interventi socio educativi di aggregazione di 4 minori disabili, ha concluso
interventi socio educativi di aggregazione di 11 minori disabili, ha in corso al 31/12/2004
interventi socio educativi di aggregazione per 163 minori (di cui 39 stranieri, 9 disabili);
59
-
-
ha 6 minori nuovi (di cui 3 stranieri, 3 disabili, 2 con nucleo abusante/maltrattante) in carico
per abuso sessuale, ha 6 minori dimessi (di cui 1 con nucleo abusante/maltrattante, 5 facenti
parte di nuclei abusanti/maltrattanti) e 15 minori (di cui 3 stranieri, 4 disabili, 2 con nucleo
abusante/maltrattante) in carico al 31/12/12004;
ha 2 minori stranieri maltrattati facenti parte di nuclei maltrattanti e ha in carico al
31/12/2004 7 minori stranieri facenti parte di nucleo maltrattante;
ha concluso l’intervento di assistenza domiciliare per 1 minore, ha in corso al 31/12/2004
l’intervento di assistenza domiciliare per 1 minore;
ha in corso al 31/12/2004 l’intervento di inserimento scolastico di 122 minori.
In tema di affidamento in comunità
Il Distretto di Riccione:
- ha iniziato l’inserimento di 1 minore in comunità educativa, ha concluso l’inserimento di 2
minori e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 3 minori in comunità educativa (di cui 1
straniero);
- ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 1 minore presso comunità di tipo familiare;
- ha iniziato e in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 2 minori (di cui 1 straniero) in comunità
di pronta accoglienza;
- ha iniziato l’inserimento in casa famiglia di 1 minore, ha concluso l’inserimento di 5 (di cui
2 stranieri) e in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 3 minori;
- ha iniziato l’inserimento di 1 minore in struttura per disabili e lo ha concluso;
- ha iniziato l’inserimento di 3 minori in struttura con madre (di cui 3 stranieri), ha concluso
l’inserimento di 5 minori in struttura con madre (di cui 3 stranieri), non ne ha in corso al
31/12/2004;
- ha iniziato l’inserimento di 5 minori disabili in centro diurno, ha concluso l’inserimento di 6
minori disabili e ha in corso l’inserimento di 7 disabili al 31/12/2004.
Il Distretto di Rimini:
- ha iniziato l’inserimento di 10 minori in comunità educativa (di cui 4 stranieri e 4 disabili),
ha concluso l’inserimento di 8 minori (di cui 2 stranieri e 6 disabili), e ha in corso al
31/12/2004 l’inserimento di 36 minori (di cui 8 stranieri, 16 disabili);
- ha concluso l’inserimento in comunità di tipo familiare di 9 minori, ha in corso al
31/12/2004 l’inserimento di 6 minori (di cui 3 stranieri e 1 disabile);
- ha concluso l’inserimento in comunità di pronta accoglienza di 36 minori (di cui 34
stranieri) e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 5 minori stranieri;
- ha iniziato l’inserimento in casa famiglia di 7 minori (di cui 4 stranieri e 1 disabile), ha
concluso l’inserimento di 2 minori (di cui 1 straniero) e in corso al 31/12/2004 l’inserimento
di 23 minori (di cui 8 stranieri, di cui 3 disabili);
- ha iniziato l’inserimento di 1 minore disabile certificato in struttura per disabili, ha concluso
l’inserimento di 1 minore disabile certificato e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 1
minore disabile certificato;
- ha iniziato l’inserimento di 18 minori in struttura con madre (di cui 11 stranieri), ha
concluso l’inserimento di 8 minori (di cui 6 stranieri) e ha in corso al 31/12/2004 inserimenti
in struttura con madre di 26 (di cui 11 stranieri);
- ha iniziato l’inserimento di 2 minori stranieri disabili in centro diurno, ha concluso
l’inserimento di 3 minori disabili e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 15 (di cui 4
disabili).
60
5.2 Protocollo adozione
PROTOCOLLO DI INTESA TRA LA PROVINCIA DI RIMINI, L’AZIENDA USL,
DELEGATA ALLA GESTIONE DELLE FUNZIONI IN MATERIA DI MINORI, E GLI ENTI
AUTORIZZATI PER L’ATTIVITA’ RELATIVA ALL’ADOZIONE INTERNAZIONALE
Approvato con Deliberazione di G.P. n. 293 del 29/11/2005
Visto:
•
la L. 31.12.1998, n. 476 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la
tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale,
tenutasi all’Aia il 29 maggio 1993. Modifiche alla Legge 4 maggio 1983, n.
184, in tema di adozione di minori stranieri” , che assegna alle Regioni la
formulazione di linee guida in materia di adozioni internazionali tese ad
individuare e promuovere azioni di supporto e sostegno da realizzare in
collaborazione con gli Enti titolari delle funzioni sui minori e gli Enti
autorizzati;
•
la deliberazione del Consiglio Regionale 12/2/2002, n. 331 “Approvazione del
progetto regionale adozione” contenente lo schema di “Protocollo di intesa tra
Regione Emilia-Romagna, Province, Enti titolari delle funzioni in materia di
minori, Enti autorizzati in materia di adozione internazionale”, in cui si
approfondiscono le funzioni dei diversi soggetti coinvolti e si dispongono i
compiti a carico di ciascun livello di governo;
•
la deliberazione di Giunta Provinciale n. 118 del 17/06/2003, che sulla base
della deliberazione precedente approva un primo Protocollo di intesa
sperimentale tra la Provincia di Rimini, l’Azienda Usl di Rimini delegata alla
gestione delle funzioni in materia di minori, e gli Enti autorizzati per l’attività
relativa all’adozione internazionale della durata di un anno;
•
la deliberazione di Giunta Regionale n. 1495 del 28/07/2003 che approva
Linee di indirizzo per le adozioni nazionali e internazionali in EmiliaRomagna;
•
la deliberazione di Giunta Regionale n. 1425 del 19/07/2004, che per dare
piena attuazione alle Linee di indirizzo sopra richiamate approva un secondo
Protocollo regionale di intesa in materia di adozione tra Regione EmiliaRomagna, Province, Enti titolari delle funzioni in materia di infanzia e
adolescenza, Enti autorizzati di cui all’art. 39 comma 1, lett. C) della legge
476/1998;
Rilevato che con i Protocolli di intesa richiamati si prefigura la creazione di una
rete di servizi multidisciplinare ed interistituzionale, che fa della sinergia fra i
diversi attori coinvolti uno dei punti cardine di tutto il percorso per l’adozione
internazionale dei minori;
61
Richiamata la L.R. 2/2003 “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e
per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” che all’art.
18 comma 3 stabilisce che le Province predispongano Programmi provinciali
raccordati ed integrati con i Piani di zona;
Preso atto che con deliberazione di Consiglio Provinciale n. 615 del 16/11/2004
la Regione Emilia – Romagna attribuisce alle Province il compito di concorrere
alla realizzazione dei Piani di zona anche predisponendo e attuando un
Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela
dell’infanzia e dell’adolescenza per il triennio 2005 – 2007 che includa un Piano
adozione;
Rilevato che con deliberazione di Giunta Provinciale n. 176 del 26/07/2005 la
Provincia di Rimini ha approvato tale Programma provinciale che include il Piano
adozione come parte sostanziale e integrante del Piano di zona dei Comuni della
zona nord e del Piano di zona dei Comuni della zona sud;
Rilevato inoltre che tale Piano provinciale adozione prevede tra gli obiettivi
provinciali la promozione, sottoscrizione e attuazione di un nuovo Protocollo di
intesa con l’Az. Usl e gli enti autorizzati per l’attività relativa all’adozione
internazionale della durata di tre anni;
Considerato che:
•
il Protocollo provinciale promosso nell’anno 2003 ha esaurito la sua durata;
•
gli interventi definiti nei Protocolli regionali e provinciale sopra richiamati
riguardano il coordinamento delle iniziative in materia di adozione, aspetti
organizzativi dei servizi, azioni di preparazione e formazione a favore
delle coppie, accompagnamento nella fase post adottiva, formazione degli
operatori;
•
la complessità degli interventi richiede una definizione chiara dei compiti,
delle funzioni e dei reciproci impegni, nonché il coinvolgimento attento e
competente di tutti i soggetti interessati in un’azione condivisa di raccordo e di
coordinamento;
•
è stato svolto un lavoro istruttorio di confronto che ha potuto avvalersi del
prezioso contributo professionale apportato dall’equipe centralizzata adozioni
dell’Azienda Usl di Rimini e dai rappresentanti e operatori degli Enti
autorizzati per l’attività relativa all’adozione internazionale;
SI PROMUOVE IL PRESENTE
62
Protocollo di intesa
Premessa
La definizione del presente Protocollo operativo tra Provincia, Azienda Usl ed Enti autorizzati
costituisce un elemento cardine per la costruzione di un sistema integrato di servizi per
accompagnare nel miglior modo possibile le coppie nel loro percorso di avvicinamento all’adozione
e per sostenerle successivamente all’arrivo del minore, cercando di favorire la sua integrazione nel
nuovo contesto sociale e familiare e l’equilibrato sviluppo della sua persona. La costruzione del
sistema integrato dei Servizi per l’adozione è ispirata all’applicazione del principio di sussidiarietà
in materia di adozione internazionale (come indicato nel preambolo della Convenzione de l’Aja e
all’art. 18 della Convenzione O.N.U. sui diritti del fanciullo). L’applicazione di questo principio
comporta che l’adozione internazionale viene a configurarsi come residuale rispetto ad altre forme
di intervento a favore dell’infanzia, che ha diritto primariamente a trovare risposte al suo diritto di
vivere in una famiglia, come ambito privilegiato di crescita e sviluppo della propria identità. In
questo senso si intende che ogni soggetto del sistema integrato dei Servizi, per quanto di propria
competenza, concorre a formare una corretta cultura dell’adozione e della solidarietà internazionale.
Ciò comporta anche l’impegno a sviluppare azioni rivolte alla prevenzione dell’abbandono, con lo
scopo di mantenere il bambino nel proprio nucleo familiare, ad approntare misure rivolte, se
possibile, a reintegrare il bambino nella propria famiglia, attraverso l’eliminazione degli ostacoli
(anche materiali) che vi si frappongono.
Le parti ribadiscono che una adeguata cultura dell’adozione trova fondamento nella tutela del
prevalente interesse del bambino, del suo “diritto all’ascolto” in ogni procedimento che lo riguardi
e nella applicazione del principio di sussidiarietà. I soggetti, anche in una ottica di solidarietà
internazionale, si impegnano a collaborare al fine di diffondere una cultura dell’infanzia finalizzata
a prevenire l’abbandono dei bambini e promuovere lo sviluppo dell’accoglienza.
Il presente Protocollo intende ribadire le Linee di indirizzo per le adozioni nazionali e internazionali
in Emilia-Romagna approvate con deliberazione di Giunta Regionale n. 1495 del 28/07/2003, con
l’intento di contribuire a incrementare e specializzare i rapporti di collaborazione intrapresi tra tutti
gli attori coinvolti nel processi di qualificazione del sistema integrato di servizi che si occupano di
adozione, in particolare per quanto riguarda:
1. coordinamento delle iniziative in materia di adozione
2. aspetti organizzativi dei servizi
3. azioni di preparazione e formazione a favore delle coppie
4. accompagnamento nella fase post adottiva
63
5. formazione degli operatori.
Condizioni di adesione e durata
L’iscrizione all’Albo nazionale degli Enti autorizzati e la sottoscrizione del Protocollo regionale di
intesa in materia di adozione approvato con Del. di G.R. n. 1425 del 19/07/2005 sia nella Parte A
che nella Parte B, sono condizioni per l’adesione e la permanenza al presente Protocollo.
Il presente Protocollo ha durata di tre anni a decorrere dalla data di prima sottoscrizione, che sarà
stabilita dalla Provincia di Rimini con lettera all’Azienda USL di Rimini e agli Enti autorizzati.
Esso rimane in vigore fino alla stipula del Protocollo successivo, e potrà subire modifiche non
sostanziali concordate tra la Provincia di Rimini e tutti i soggetti aderenti.
Gli Enti autorizzati hanno facoltà di aderire successivamente con lettera a firma del legale
rappresentante, o suo delegato, da inviare alla Provincia di Rimini Servizi alla Persona, alla
Comunità - Servizi Sociali – .
1. Coordinamento delle iniziative in materia di adozione
La Provincia di Rimini si impegna a:
-
costituire, convocare e coordinare tavoli di coordinamento tecnico interistituzionale in
materia di adozione che si incontrano due volte l’anno ai fini di confrontare le esperienze
degli operatori facenti parte della equipe centralizzata adozioni dell’Azienda USL di Rimini
e degli operatori degli Enti autorizzati, dare impulso alla applicazione delle Linee di
indirizzo e monitorarne gli esiti;
-
Effettuare report periodici da inviare al Servizio politiche familiari infanzie e adolescenza,
relativamente alle azioni intraprese ed i risultati raggiunti.
L’Azienda USL di Rimini e gli Enti autorizzati si impegnano a partecipare con propri operatori ai
tavoli provinciali di coordinamento interistituzionale in materia di adozione ai fini della
omogeneizzazione delle procedure, della rilevazione delle necessità formative, del monitoraggio
dell’iter adottivo, della definizione delle metodologie e dello sviluppo della fase di
accompagnamento post adottiva.
2. Aspetti organizzativi dei servizi
A partire dall’anno 2003 la Provincia di Rimini e l’Azienda USL di Rimini si sono
impegnate a realizzare una riorganizzazione dei servizi in linea con i protocolli regionali,
garantendo la massima specializzazione degli operatori, la costituzione di una equipe
64
multiprofessionale centralizzata di ambito provinciale, e lo scambio e la messa in rete dei
soggetti coinvolti. Ciò sviluppando:
una gestione integrata tra equipe centralizzata e servizi territoriali
un
tavolo
di
coordinamento
tecnico interistituzionale tra équipe
centralizzata, Provincia ed Enti autorizzati per l’individuazione di metodologie
comuni e strumenti condivisi.
Con la sottoscrizione del presente Protocollo Provincia di Rimini e l’Azienda USL di Rimini
intendono confermare tali impegni.
3. Azioni di preparazione e formazione a favore delle coppie
La Provincia, l’Azienda USL di Rimini e gli Enti autorizzati si impegnano nell’ambito
delle proprie competenze, all’organizzazione e realizzazione di percorsi di
preparazione e formazione per tutte le coppie interessate ad intraprendere il percorso
adottivo. Tali corsi sono attivati nella fase precedente l’indagine psicosociale.
Inoltre, si concorda nella opportunità di attivare un lavoro congiunto, utile a condividere
obiettivi e metodologie dei corsi per tenerne monitorati andamento e risultati. Ciò
attraverso la realizzazione di periodici tavoli interistituzionali.
Nello specifico,
l’Azienda USL, tramite la propria equipe centralizzata si impegna a:
-
Organizzare e realizzare l’attività di informazione formazione per le
coppie aspiranti all’adozione che presentano domanda nel corso
dell’anno;
raccordarsi con l’Ente autorizzato su tempi e metodologie utili
all’intervento dell’Ente all’interno dei corsi di informazione
formazione;
presentare all’interno dei corsi il ruolo degli Enti autorizzati nel
percorso adottivo.
La Provincia di Rimini, si impegna a:
-
assumere il ruolo di ente capofila rispetto alla attivazione delle
convenzioni con gli Enti autorizzati per corsi di preparazione per le
coppie candidate all’adozione;
garantire la rilevazione del bisogno formativo e promuovere
momenti di formazione congiunta degli operatori dell’equipe
centralizzata adozioni e degli Enti autorizzati;
seguire il monitoraggio delle esperienze formative realizzate e
produrre un report annuale.
65
Gli Enti autorizzati, si impegnano a:
-
-
mettere a disposizione per i corsi di preparazione delle coppie,
personale qualificato rispetto agli ambiti tematici di propria
competenza, assicurando le necessarie dotazioni organiche e
professionali;
partecipare alla conduzione dei percorsi formativi, previo
perfezionamento di apposite convenzioni;
partecipare con propri esperti agli incontri interistituzionali
Provincia - Azienda USL – Enti, per la verifica sull’andamento dei
corsi di formazione;
partecipare a momenti di formazione congiunta con gli operatori
dell’equipe centralizzata adozioni promossi dalla Provincia.
4. Accompagnamento nella fase post adottiva
Nel dare attuazione a quanto indicato nella parte IV “Accompagnamento dei nuclei
adottivi” delle Linee di indirizzo per le adozioni nazionali e internazionali (Del. G.R. 1495
del 28/07/2003) l’Azienda USL di Rimini e gli Enti autorizzati si impegnano a prestare
particolare attenzione per la realizzazione di un organico e flessibile progetto di
accompagnamento e per lo sviluppo di opportunità di incontro e reciproco sostegno tra le
coppie adottive.
La Provincia di Rimini e l’Azienda USL di Rimini si impegnano a favorire lo sviluppo di
gruppi di incontro e sostegno per le coppie adottive, mettendo a disposizione degli Enti
autorizzati sottoscrittori del presente Protocollo che richiedano di avviare un gruppo di
incontro e sostegno tra le coppie adottive, locali e attrezzature disponibili. Tale
facilitazione è estesa alle iniziative promosse dalle Associazioni delle famiglie adottive.
5. Formazione degli operatori
La Provincia di Rimini si impegna a promuovere percorsi di formazione congiunta a favore
degli operatori dell’equipe centralizzata e degli operatori degli Enti autorizzati.
Le Parti infine si impegnano, decorsi tre anni dalla sottoscrizione del presente Protocollo, ad
affrontare un’analisi congiunta dell’attività svolta e dei risultati conseguiti.
Rimini, gennaio 2006
66
Letto, approvato e sottoscritto
Provincia di Rimini – Assessore Servizi Sociali
F.to Dott. Giancarlo Rossi
Azienda USL Rimini – Coordinatrice Servizi Sociali
F.to Dott.ssa Alma Bertozzi
Enti Autorizzati:
F.to Ente N.O.V.A.
F.to Ente Centro Adozioni La Maloca
F.to Ente In Cammino per la Famiglia
F.to Ente AVSI
F.to Ente Istituto La Casa
F.to Ente A.N.P.AS. Emilia Romagna – Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze
F.to Ente Fondazione Patrizia Nidoli
F.to Ente A.S.A. – Associazione Solidarietà Adozioni
67
5.3 Documentazione finale corsi di aggiornamento per insegnanti ed educatori scuole
dell’infanzia e scuole primarie
NOVEMBRE 2005 - FEBBRAIO 2006
Partecipanti n. 66 tra educatori ed insegnanti scuole dell’infanzia e scuole primarie
In collaborazione con ARCO - associazione per la ricerca intervento di comunità e organizzazione
Titolo aggiornamento: “Percorso di sensibilizzazione sulle problematiche relative all’abuso e
al maltrattamento all’infanzia”
I MODULI FORMATIVI
•
ASCOLTARE,
CAPIRE,
SEGUIRE
I
BAMBINI
IN
SITUAZIONI
DIFFICILI:
L’INTERAZIONE ADULTO-BAMBINO NELLA SCUOLA
(docente: M.T. Pedrocco Biancardi)
•
LA LEGISLAZIONE DEI MINORI: LEGGI E DIRETTIVE, TUTELA E RESPONSABILITA’
(docente: L. Sacchetti)
•
ATTIVAZIONE DELLE NECESSARIE AZIONI DI TUTELA: PERCORSI POSSIBILI DI
INTERVENTO.
(docente: R.Pieri)
•
CONSIDERAZIONI FINALI DEI PARTECIPANTI
68
ASCOLTARE, CAPIRE, SEGUIRE I BAMBINI IN SITUAZIONI DIFFICILI:
“L’INTERAZIONE ADULTO-BAMBINO NELLA SCUOLA”
DOCENTE: dottoressa Marisa Teresa Pedrocco Biancardi,psicologa psicoterapeuta,
consulente per la Regione Emilia Romagna, membro del Consiglio Direttivo del CISMAI
(Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), consulente
tecnico dei PM e perito dei GIP per casi di abuso sessuale minorile presso molti Tribunali
Ordinari e Minorili, fondatrice di alcuni centri specializzati nella tutela del bambino.
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PERCHE' LA
SCUOLA?
Perché coinvolgere gli insegnanti e gli educatori nelle difficoltà dei bambini
La scuola costituisce un osservatorio privilegiato sulla condizione dell’infanzia, in quanto è
l’unica istituzione da cui passa tutta la popolazione infantile e giovanile: non solo passa, ma vi si
ferma per molte ore al giorno, per tutti i giorni lavorativi della settimana, in un arco di nove mesi
all’anno e per molti anni.
Per questo motivo la scuola può essere considerata un “crocevia”, un luogo in cui il bambino
emerge dall’ambito del privato familiare – spesso molto chiuso, proprio nelle situazioni più
difficili – e si rende visibile in pubblico attraverso i suoi comportamenti, che l’insegnante e
l’educatore non possono non osservare.
E’ necessario tuttavia richiamare, in premessa, la particolarità della relazione tra adulti e
bambini, una relazione sempre e comunque caratterizzata dall’asimmetria, cioè da quella
differenza abissale di conoscenze, potenzialità, esperienze, che ha il suo apice al momento della
nascita e che si appiana progressivamente con il crescere dell’età del bambino se quest’ultimo,
tuttavia, è ben accudito ed educato dagli adulti.
In questo senso si può affermare che l’asimmetria, condizione inalienabile della relazione adultobambino offre opportunità e rischi, specie in famiglia, dove le relazioni sono più decisive e
coinvolgenti, affettivamente connotate in modo forte, decisive per la storia di tutti i suoi
componenti, e specialmente dei componenti più piccoli e deboli, quelli che stanno iniziando il
percorso di vita.
69
Rispetto all’asimmetria familiare, il rapporto insegnante-allievo ha note di particolare originalità
e novità, perché il bambino passa da una situazione in cui dal punto di vista numerico è in
assoluto svantaggio, quindi può sentire il “fiato sul collo” di genitori, nonni, famiglia allargata,
ad una situazione, quella scolastica, in cui invece dal punto di vista numerico è in svantaggio
l’adulto: uno, due, tre insegnanti per più di venti bambini. Questo passaggio apre al bambino la
possibilità di esprimersi con maggior naturalezza e libertà, specie quando la sua vita familiare
può essere piuttosto triste e oppressiva, quando non decisamente maltrattante.
L’insegnante o l’educatore è consapevole, spesso più dei genitori, che per il bambino crescere e
apprendere è una fatica, e sa che le condizioni che favoriscono l’apprendimento sono le
condizioni del benessere. Per questo è in grado di riconoscere e lenire, quando possibile, i disagi,
di ascoltarlo, nella consapevolezza tuttavia che questo può coinvolgerlo emotivamente anche in
modo esagerato, quindi attento a non dimenticare mai che da un lato l’emozione è legittima ma
che dall’altro il suo aiuto al bambino deve rispettare le regole del rapporto insegnante o
educatore-allievo o bambino, a seconda del grado scolastico in cui si trova ad operare.
La scuola crocevia dell’emergenza del disagio tra famiglia e società
Solo emergenza? NO, soprattutto prevenzione.
La competenza dell’educatore e dell’insegnante, non solo gli studi fatti ma l’esperienza vissuta
sul campo, gli consentono di cogliere segni di disagio sui quali sarebbe necessario intervenire
subito, e le occasioni di ascolto a scuola sono numerose: non solo parole spontanee, ma racconti
di esperienze familiari, disegni, storie, reazioni verbali alla lettura di favole, modalità di gioco
particolari.
Un ulteriore ambito di osservazione e di ascolto, proprio della scuola dell’infanzia e primaria, è
l’osservazione della relazione genitori-figli al momento dell’arrivo a scuola e del rientro.
Queste sono le attenzioni che segnano il passaggio da una scuola che solo insegna a una scuola
che insegna educando, nella consapevolezza che si possono incontrare anche ascolti difficili, che
lasciano perplessi, ascolti e osservazioni che possono suscitare emozioni anche forti, specie se
non si è attrezzati sufficientemente sui comportamenti da tenere.
Di qui il senso di questo corso.
70
IL DISAGIO
Le possibili cause di disagio per i bambini
Disagio non solo fisico e materiale, quello al quale noi adulti siamo portati a dare la maggiore
importanza, ma disagio che viene da una situazione familiare in cui gli stessi adulti sono a
disagio, e non hanno tempo, pazienza, sensibilità per prestare ai figli le dovute attenzioni. Così
accade che
i bambini, con i loro comportamenti, portino fuori casa e facciano emergere
difficoltà familiari nelle quali sono loro malgrado coinvolti, talvolta come vittime, talvolta solo
come spettatori (ma la cosa non è meno inquietante per loro).
Perché i bambini formulano pensieri, emettono dentro di sé giudizi, si formano idee su se stessi,
la famiglia, la scuola il mondo: pensieri che se non sono guidati amorevolmente dagli adulti
possono diventare molto paurosi o negativi.
Quando i genitori sono distratti rispetto ai suoi pensieri e alle sue paure, il bambino il disagio lo
porta facilmente a scuola.
Il disagio portato a scuola
I bambini a disagio a scuola possono diventare invisibili o troppo visibili, cioè chiusi, depressi,
oppure eccessivamente esuberanti, incapaci di stare al loro posto, di seguire l’insegnante: sono
entrambe modalità adottate per segnalare ad un adulto di cui si fida o cerca di fidarsi, le proprie
difficoltà.
Il rischio è che l’insegnante sia troppo occupato dai bambini troppo visibili, e trascuri gli
invisibili, quelli invece che, proprio perché hanno scelto di manifestare il disagio con modalità
depressive, hanno maggior bisogno di essere aiutati ad esprimersi, con un ascolto non invadente,
non suggestivo, ma rispettoso e empatico.
E’ importante sottolineare che il disagio del bambino - salvo che nei casi gravissimi, in cui è
obbligatorio per legge segnalare la situazione ai servizi o all’autorità giudiziaria senza allertare i
genitori - provoca dialogo tra adulti: non è infrequente il caso di genitori che lamentano con
l’insegnante o l’educatore cattivi comportamenti del figlio a casa. Sono occasioni preziosissime
per avvicinare con delicatezza i genitori e aiutarli a scoprire qualche lato del loro comportamento
che potrebbe disturbare il bambino, o qualche lato del bambino che deve essere preso in
considerazione con maggiore attenzione e serietà in famiglia.
71
BAMBINI DA CAPIRE E DA SEGUIRE
IL DISAGIO DEI
BAMBINI
Il disagio familiare dei bambini, diversità di forme e di gravità
Poiché frequentemente in Italia il termine “abuso”, usato senza aggettivo, richiama il concetto di
“abuso sessuale”, la Regione Emilia Romagna (nella direttiva sulla tutela dei bambini in via di
formulazione) ha deciso di sostituire questo termine con quello di “violenza”, seguito dal relativo
aggettivo (ad esempio, sessuale, psicologica,.. come si vedrà in seguito).
Le esperienze traumatiche che un bambino può attraversare o aver attraversato in famiglia
possono essere numerose e diverse, ciascuna con un suo grado di gravità o vissuta con modalità
di diversa gravità.
La codificazione che segue è quella adottata in campo nazionale e internazionale, se si eccettua
l’uso del termine “violenza” in sostituzione del termine “abuso”. Bisogna anche tener presente
che il termine “violenza” potrebbe suscitare le proteste di chi presume che, ad esempio, la
violenza sessuale esercitata nella forma della suggestione, della seduzione, espressa come
deformazione della tenerezza, non possa costituire violenza. Ma non è così: è la sostanza, non la
forma che vittimizza il bambino; al punto che gli autori più sensibili riconoscono a questa forma
una pericolosità maggiore per l’equilibrio psico-fisico del bambino, in quanto gli impedisce più
facilmente di comprendere ciò che gli sta accadendo, e di prendere le distanze.
Trascuratezza e maltutela: può essere fisica (ad esempio vestiario non adeguato alla stagione,
non somministrazione di farmaci prescritti al bambino,..); emotiva quando non si accolgono e
comprendono le emozioni di rabbia, di dolore, di entusiasmo, che il bambino manifesta e non gli
si danno risposte emotive adeguate (ad es. “bambini trasparenti”, di cui nessuno, in famiglia,
vede la sofferenza o la gioia) e cognitiva quando il mancato riconoscimento delle sue emozioni
da parte dell’adulto significativo non consente, al soggetto, l’accesso all’apprendimento.
Il mal-trattamento è l’insieme di trascuratezze ed inadeguatezze rispetto a ciò di cui il bambino
ha bisogno, per questo, nella maggior parte dei casi, un bambino vittima di violenza in famiglia
é, anche, un bambino trascurato. Essendo, inoltre, la trascuratezza pervasiva (cioè una
condizione di base che, in qualche modo, invade tutti i pensieri e le esperienze di un bambino
72
che vive in una famiglia inadeguata) è importante tener presente che di fronte a questo fenomeno
è necessaria molta accuratezza e, cioè, un surplus di attenzione da parte dell’operatore.
Perché se la trascuratezza fisica può essere più facilmente individuabile nei bambini che vivono
in famiglie socialmente e culturalmente a disagio, il rischio di trascuratezza emotiva e cognitiva
attraversa tutte le classi sociali e può annidarsi in famiglie anche colte e benestanti, nelle quali è
più difficile individuarla.
Violenza fisica: non ci si riferisce alle sole percosse ma anche a tutti quei fenomeni che fanno
parte dell’iper… (ad esempio ipercura, iperalimentazione,..) e della dis… (come, ad esempio, la
discura).
E’ indispensabile aver presente che la violenza fisica porta inevitabilmente con sé anche la
violenza emotiva, perché la percossa, la tirata di orecchi e di capelli, lo schiaffo non provocano
solo dolore fisico, ma anche mortificazione, umiliazione, sono un messaggio di squalifica e di
irreparabilità dell’errore o della disubbidienza commessi. Ma soprattutto il classico “schiaffo”,
troppo frequente tra le famiglie italiane come mezzo educativo, di fatto educa alla violenza: non
solo convince il bambino di essere cattivo, ma anche gli insegna che per ottenere ragione è
necessario ricorrere alla violenza, come fanno i genitori con lui. E’ quindi un gesto non solo non
educativo e mortificante, ma soprattutto diseducativo, perché pone il bambino sulla strada del
passaggio all’atto, vedendo che l’adulto non riesce ad elaborare la propria emozione di
irritazione ma passa immediatamente al gesto.
Violenza psicologica: oltre ad essere effetto secondario della violenza fisica, come segnalato
sopra, essa può assumere le forme subdole di attese sproporzionate alle possibilità del figlio, e in
questo caso suscita la paura di non essere all’altezza, compromettendo l’autostima, oppure può
manifestarsi in squalifiche pesanti, per lui o in confronto a un fratello/sorella considerato
migliore, e pone le basi per cui le profezie negative che le figure adulte hanno pronunciato nei
confronti del bambino si autoadeterminino.
Violenza sessuale: indurre il bambino a vivere emozioni e/o esperienze di cui non conosce il
significato e alle quali non è, quindi, in grado di sottrarsi.
La violenza sessuale è sempre, anche, violenza emotiva.
Violenza assistita: assistere impotente alla violenza esercitata su una persona significativa.
73
Fino a poco tempo fa era considerata una forma di violenza emotiva mentre, oggi, si comincia a
capire e a considerarla un’esperienza traumatica a sé. Un “bambino non battuto” che assiste, ad
esempio, alle percosse del padre verso la madre può assumere uno dei seguenti atteggiamenti:
si identifica con l’aggressore e squalifica la madre perché non in grado di difendersi;
squalifica la madre e condanna il padre;
“sposa” la madre e vive la situazione con la pretesa di vendicarla, ricavandone solo,
evidentemente frustrazioni e delusioni pesanti.
GLI STRUMENTI
Gli strumenti che l’insegnante e l’educatore hanno a disposizione per capire il disagio
E’ anzitutto indispensabile che l’insegnante e l’educatore, quando si trovano o sospettano di
trovarsi in relazione con un bambino che sperimenta uno o più delle situazioni segnalate sopra,
circoscriva bene la propria responsabilità e i propri compiti all’interno del proprio mandato
istituzionale. Vi sono passi che deve fare lui, e passi che sono di altra competenza. Questo sarà
oggetto di stages successivi in questo corso, perché alla fine ogni insegnante ed educatore che
l’ha frequentato comprenda che non tutto ricade sulla sua responsabilità, e che ad altre figure
professionali competono i compiti successivi a quello della prevenzione o, nel caso, della
segnalazione.
Ma intanto il bambino chiede, con i suoi segnali, di essere capito e seguito, e l’insegnante
dispone di strumenti psicologici che, senza pervertire la genuinità dei suoi compiti istituzionali,
lo aiutano nelle prime fasi della rilevazione di un problema:
Intelligenza emotiva (D.Goleman, 1998), cioè la capacità di armonizzare il pensiero e i
sentimenti, la parola con i vissuti emotivi, la dimensione mentale con quella affettiva.
Empatia: “entrare nei panni dell’altro” .
Interessamento rispettoso.
Offrire spazi per il dialogo.
Non bisogna, inoltre, dimenticare che l’insegnante può venire suo malgrado a conoscenza che la
famiglia in cui il bambino vive, è caratterizzata da situazioni coniugali fragili.
Queste situazioni costituiscono un rischio per il figlio, e nello stesso tempo aiutano l’insegnante
e l’educatore a comprendere meglio la sua situazione e i suoi comportamenti: sono come lo
74
sfondo in cui gli è possibile inserire le tessere del mosaico che rappresentano e chiarificano la
situazione di quel bambino, rendendo meno incomprensibili i suoi comportamenti.
Può essere utile richiamare brevemente le più frequenti, ricordando nel contempo che si tratta di
situazioni di cui in genere i servizi sociali sono già a conoscenza, ma che in ogni caso devono
essere segnalati, nel rispetto, evidentemente, della privacy.
RELAZIONI
CONIUGALI FRAGILI
Le tipologie di relazioni coniugali fragili sono:
Relazioni insicure.
Le relazioni insicure sono situazioni a rischio nei confronti del figlio perché i genitori sono
impegnati a tenere in equilibrio la loro relazione, rischiando di avere un minor spazio mentale
per pensare a lui.
Relazioni violente.
Un bambino che si trova all’interno di una coppia violenta, che assiste suo malgrado a episodi di
violenza domestica corre i seguenti rischi:
acquisire un comportamento appreso che potrà vederlo, in futuro, a sua volta membro di una
coppia improntata alla violenza;
identificarsi con l’aggressore o con la vittima percependosi come “attore” all’interno della
coppia;
sentirsi causa, colpevole dell’aggressione.
Relazioni ambigue.
Sono relazioni in cui si negano le difficoltà (relazioni “perbeniste”), in cui si crea un clima
familiare falso e in grado di formare un bambino coartato che è impossibilitato a realizzare una
propria identità. Sono quelle circostanze che più facilmente di altre producono i “ricatti emotivi”.
Mentre nella ipotesi prime due condizioni ricordate il bambino, in qualche modo, si sente attivo,
partecipe all’interno delle dinamiche di coppia, in questo caso resta invischiato nella situazione
con senso di impotenza e soprattutto di confusione.
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Dipendenze.
Queste possono essere di vario tipo: da sostanze psicotrope, dal gioco d’azzardo, ma anche dalle
famiglie d’origine. Quando uno solo dei genitori è soggetto alla dipendenza da sostanze (droga,
alcool), questo diviene figlio dell’altra figura genitoriale e concentra su di sé tutte le energie e
capacità del partner, provocando inevitabilmente una tendenza alla trascuratezza del bambino.
Se, invece, lo sono entrambi, non vi è spazio per il figlio all’interno della coppia, perché questa
ha altri interessi prevalenti.
Eventi critici.
Situazioni ottimali, positive, possono essere messe alla prova da eventi inattesi, critici (come ad
esempio uno sfratto, il licenziamento lavorativo di un membro della famiglia, un trasferimento,
una malattia grave…). Quando la famiglia viene colpita da questi eventi critici gli adulti sono
necessariamente concentrati sui problemi, e i figli possono patire esperienze di trascuratezza,
assistere a gesti di disperazione, .
CONCLUSIONI
Le cose da sapere e da fare per seguire un bambino in disagio
Riconoscere e legittimare le proprie emozioni, per poterle elaborare
Mai lasciar perdere, ma confrontarsi con i colleghi quando un bambino manifesta
comportamenti o dice cose che inquietano
Mai coltivare il dubbio, ma rivolgersi in forma anonima al servizio sociale per presentare
il caso e capire come muoversi
Mai allertare i genitori, quando si sospetta che il caso possa presentare le caratteristiche
del reato.
BIBLIOGRAFIA
Selvini Palazzoli M., Cirillo S., Sorrentino A.M., “Giochi psicotici della famiglia”,
Cortina, Milano, 1988
Vinci S., Dei bambini non si sa niente, Einaudi, Torino, 1991
76
Biancardi A., Chinosi L., “L’aiuto difficile”, Angeli, 1996
Di Blasio P., “Psicologia del bambino maltrattato”, Il Mulino, 2000
De Silva D., “Certi bambini”, Einaudi, 2004
Malacrea M., Il “buon trattamento”: un’alternativa multiforme al maltrattamento
infantile, Cittadini in crescita, rivista del Centro nazionale di documentazione e analisi
per l’infanzia e l’adolescenza, Istituto degli Innocenti, Firenze, 1/2004, pagg. 1- 17.
77
I DIRITTI DEI BAMBINI, MALTRATTAMENTO ED ABUSO E LEGGE DELLA
PRIVACY
Docente: dottor Lamberto sacchetti , magistrato minorile, presidente del Tribunale per i
Minorenni di Bologna e pubblicista
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Minori che si trovano in situazione di pregiudizio, è la definizione con cui, giuridicamente, si
definiscono i minori vittime di maltrattamento e/o abuso.
Lavorare con i minori prevede due livelli di intervento:
1. un lavoro di rete: interdisciplinarietà ed integrazione socio-sanitaria;
2. formazione permanente: supervisione, formazione e aggiornamento che permettono di
“scaricare” il “peso” emotivo, psicologico di ciascun operatore al fine di rassicurare,
confrontare gli uni agli altri.
L’art. 31 (comma secondo) della Costituzione afferma che “La Repubblica protegge
l’infanzia e la gioventù”. In questa norma, oltre ad essere assente il termine di “minore”, si
sottolinea che il compito di creare un rapporto di protezione e promozione delle due categorie di
ordine naturalistico (dell’infanzia e della gioventù) è compito della Repubblica e, quindi, di
ciascun cittadino. Il bambino, infatti, è anch’esso soggetto titolare degli stessi diritti dell’adulto
ma, non essendo in grado di esercitarli, deve essere “protetto” da queste figure che lo devo
rendere idoneo ad esercitare il proprio diritto di libertà.
ART.572 CODICE
PENALE
Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli
“Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o
un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per
ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione
o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
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Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se
ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte la
reclusione da dodici a venti anni”.
LEGGE N.66/96
Norme contro la violenza sessuale (integrata dalla legge n.269 del 1998):
Prevede che il minore, in ogni stato e grado di un processo, abbia diritto ad un’assistenza
giuridica, sociale e psicologica. Quando negli abusi intra-familiari vi è un presunto padre
abusante, una figlia abusata e una madre non protettiva, esiste un conflitto di interesse tra
rappresentante (genitori) e rappresentato (figlia), è buona prassi che il Servizio Sociale
richieda al Pubblico Ministero di essere nominato, come ente di tutela di minore, curatore
speciale del minore. Questo permette, infatti, di poter nominare un avvocato per garantire
una difesa adeguata alla minore.
Introduce il termine di “atti sessuali” che sottende tutti quei gesti, comportamenti che
precedentemente si differenziavano in violenza ed atti di libidine.
14 anni è l’età minima, se non vi è violenza, per poter dare un valido consenso ad un
rapporto sessuale. Sono sufficienti i 13 anni se tra i due patners non vi sono più di tre
anni di differenza. Occorrono, invece, 16 anni, se il pater è un educatore, un insegnante,
un sanitario per il ruolo/potere particolare che questa figura svolge.
L’incesto avviene solo se vi è uno pubblico scandalo.
Quasi tutte le violenze sessuali sono procedibili d’ufficio per poter, così, impedire la
“mercificazione” di questi comportamenti e, solo in rari casi in cui si procede per querela,
questa non può essere più ritirata.
Nei procedimenti che riguardano minori si procede a “porte chiuse” e si utilizza lo
strumento dell’ “incidente probatorio”. Per evitare, al minore, il trauma ri-evocativo sui
effettua un’audizione protetta: in una stanza con il vetro-specchio e registrazione audio si
trovano uno psicologo e il minore, nell’altra gli avvocati e il giudice. A seconda delle età
vi sono modalità diverse di interazione fra le due parti.
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Bisogna ricordare che il diritto della salute del minore ha valore predominante rispetto al
diritto delle indagini: se un minore non è “pronto” per l’audizione protetta, le indagini devono
attendere.
La registrazione effettuata verrà, così, visionata ogni qualvolta che i meccanismi processuali
lo richiedano in modo che il minore non debba più rievocare il trauma.
ART.331 CODICE
PENALE
Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio
“Salvo quanto stabilito dall'art. 347, i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio che
nell'esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato
perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la
persona alla quale il reato è attribuito. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al
pubblico ministero o a un ufficiali di polizia giudiziaria…. Se, nel corso di un procedimento
civile o amministrativo, emerge un fatto nel quale si può configurare un reato perseguibile di
ufficio, l'autorità che procede redige e trasmette senza ritardo la denuncia al pubblico ministero”.
ART.326 CODICE
PENALE
Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri
inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di
ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, e'
punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se l'agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sè o ad
altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali
debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto e'
commesso al fine di procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare
ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni (1).
(1) Articolo così sostituito dalla L. 26 aprile 1990, n. 86.
80
ART.357 CODICE
PENALE
Nozione di pubblico ufficiale
Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica
funzione legislativa, giurisdizionale o amministrativa.
Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico
e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della
pubblica amministrazione e dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi e certificativi.
Il segreto professionale è l'obbligo a non rivelare le informazioni aventi natura di segreto,
apprese all'interno del rapporto fiduciario.
Ha un fondamento:
etico legato al rispetto della persona;
deontologico sancito come norma di comportamento professionale nel Codice al Capo III
Titolo III, con un forte richiamo ad un obbligo di riservatezza;
giuridico sancito dall’art. 622 del c.p. dalla Legge 675/96 sulla Privacy e dalla 119/01.
Disposizioni concernenti l'obbligo del segreto professionale per gli assistenti sociali: legge del 3
aprile 2001 n.119.
Oggi, l’area in cui il Tribunale per minori ha le competenze maggiori è quella civile:
-
Affidamento familiare
-
Affidamento ai Servizi Sociali
-
Forme di abbandono
-
Maltrattamento e Abuso sessuale
-
Adozione nazionale ed internazionale
processo penale: finalizzato all’accertamento di un reato compiuto da un adulto
processo minorile civile: finalizzato a proteggere il minore rispetto ad una condizione di
pregiudizio
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ART.357 CODICE
PENALE
Le figure incaricate di pubblico servizio possiedono delle:
Responsabilità giuridiche
Art. 2043 Codice Civile: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un
danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.
Un minore, in sede penale non è imputabile fino al compimento del quattordicesimo anno
d’età mentre in sede civile non vi è una età che stabilisce l’imputabilità ma si parla di
“capacità naturalistica” di compiere un danno ingiusto che configura una responsabilità
del minore stesso.
Art. 2046 (Imputabilità del fatto dannoso) afferma che “Non risponde delle conseguenze
del fatto dannoso chi non aveva la capacità di intendere o di volere al momento in cui lo
ha commesso, a meno che lo stato di incapacità derivi da sua colpa (come ad esempio per
la guida in stato di ebbrezza).
Art. 2047 (Danno cagionato dall'incapace) cita che “In caso di danno cagionato da
persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla
sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Nel caso
in cui il danneggiato non abbia potuto ottenere il risarcimento da chi è tenuto alla
sorveglianza, il giudice, in considerazione delle condizioni economiche delle parti, può
condannare l'autore del danno a un'equa indennità”.
Art. 591 del Codice Penale (Abbandono di persone minori o incapaci): “Chiunque
abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per
malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e
della quale abbia la custodia o debba avere la cura, e' punito con la reclusione da sei mesi
a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi abbandona all'estero un cittadino italiano
minore degli anni diciotto, a lui affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro. La
pena e' della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed e'
da tre a otto anni se ne deriva la morte. Le pene sono aumentate se il fatto e' commesso
dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall'adottante o dall'adottato.
82
Art. 2048 del Codice Civile (Responsabilità dei genitori; dei tutori, dei precettori e dei
maestri d'arte):“Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato
dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che
abitano con essi. La stessa disposizione si applica all'affiliante.
I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte sono responsabili del danno
cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro
vigilanza.
Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se
provano di non avere potuto impedire il fatto.
Nel codice non si parla di “educatore” ma solo di precettore, insegnante, maestro d’arte.
nelle comunità d’accoglienza il problema della vigilanza di minori prevede un “rischio
calcolato” che previsto ed insito nella funzione educativa. Perché questo rischio non sia troppo
gravoso è necessario che quando un minore “entra” in una struttura deve essere presente:
a. Un progetto istituzionale generale della comunità (progetto che deve essere
considerato e preso in esame dall’Ente pubblico nella scelta di quella determinata
struttura).
b. Un progetto individualizzato accordato fra la comunità e l’ente pubblico.
a. Tutele nei confronti di violenze, minacce, resistenze: un operatore che lavora nei
Servizi è soggetto di protezione ma, anche, oggetto di questa in quanto per poter tutelare
deve essere tutelato.
TESTO UNICO sulla
PRIVACY
Approvato il 27/06/2004 e in vigore dal 01/01/2005
La normativa è stata svolta, in Italia, in considerazione ad una direttiva europea fche chiedeva di
disciplinare il trattamento dei dati presso le banche dati elettroniche.
Art. 4. Definizioni
1. Ai fini del presente codice si intende per:
83
a) "trattamento", qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l'ausilio
di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la
conservazione, la consultazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il
raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la
cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati;
b) "dato personale", qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od
associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi
altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale;
d) "dati sensibili", i dati personali idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni
religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati,
associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonchè i dati
personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale;
l) "comunicazione", il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati diversi
dall'interessato, dal rappresentante del titolare nel territorio dello Stato, dal responsabile e dagli
incaricati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione;
m) "diffusione", il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque
forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione;
p) "banca di dati", qualsiasi complesso organizzato di dati personali, ripartito in una o più unità
dislocate in uno o più siti.
Art. 18. Principi applicabili a tutti i trattamenti effettuati da soggetti pubblici
1. Le disposizioni del presente capo riguardano tutti i soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici
economici.
2. Qualunque trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici è consentito soltanto per
lo svolgimento delle funzioni istituzionali.
3. Nel trattare i dati il soggetto pubblico osserva i presupposti e i limiti stabiliti dal presente
codice, anche in relazione alla diversa natura dei dati, nonchè dalla legge e dai regolamenti.
4. Salvo quanto previsto nella Parte II per gli esercenti le professioni sanitarie e gli organismi
sanitari pubblici, i soggetti pubblici non devono richiedere il consenso dell'interessato.
5. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 25 in tema di comunicazione e diffusione.
84
Art. 19. Principi applicabili al trattamento di dati diversi da quelli sensibili e giudiziari
1. Il trattamento da parte di un soggetto pubblico riguardante dati diversi da quelli sensibili e
giudiziari è consentito, fermo restando quanto previsto dall'articolo 18, comma 2, anche in
mancanza di una norma di legge o di regolamento che lo preveda espressamente.
2. La comunicazione da parte di un soggetto pubblico ad altri soggetti pubblici è ammessa
quando è prevista da una norma di legge o di regolamento. In mancanza di tale norma la
comunicazione è ammessa quando è comunque necessaria per lo svolgimento di funzioni
istituzionali e può essere iniziata se è decorso il termine di cui all'articolo 39, comma 2, e non è
stata adottata la diversa determinazione ivi indicata.
3. La comunicazione da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la
diffusione da parte di un soggetto pubblico sono ammesse unicamente quando sono previste da
una norma di legge o di regolamento.
La legge afferma che anche le valutazioni soggettive sono dati personali ma, in questo caso, il
soggetto interessato non può richiederne l’accessibilità.
Quali sono le possibili sanzioni penali previste dalla legge se :
a. Non viene chiesto il consenso il garante ha il compito (e non l’obbligo) di verificare che
sia avvenuta l’informativa e ciò accade molto raramente.
b. Vi è un trattamento illecito e, cioè, “per provare un danno o un profitto per sé o per
l’altro” (se non c’è volontà specifica non c’è reato).
Questa, quindi, risulta una legge di cui le sanzioni penali sono possibili in pochissimi casi anche
perché deve essere tenuto presente che vi è una legge regionale che prevede un sistema di
protezione del minore grazie all’instaurarsi di una rete di protezione integrata fra le figure che
operano verso questo soggetto.
85
LA RETE DEI SERVIZI ED ATTIVAZIONE DELLE NECESARIE AZIONI DI
INTERVENTO
DOCENTE: docente Riccardo Pieri, animatore di comunità e formatore ARCO. Ha
competenze sulle metodologie della ricerca azione partecipata, della gestione del lavoro di
gruppo e della progettazione partecipata. Svolge, da tempo, consulenza su interventi nella
comunità locale.
═══════════════════════════════════════════════════════
RETE SOCIALE
L’apparizione del concetto di rete è relativamente recente nelle scienze umane. Sono Barnes e
Bott (anni’50), entrambi antropologi inglesi, che per primi hanno utilizzato il concetto di rete
come un elemento del loro metodo di osservazione della realtà sociale, rimettendo in questione le
concezioni troppo statiche della società e valorizzando il ruolo giocato dalle relazioni
interpersonali.
Quando un individuo si trova di fronte ad un problema, quali canali attiva perché questo venga
risolto?
•
Esperti (specialisti in qualsiasi campo);
•
Se stesso;
•
“Esperti”
informali
(amici,
parenti,
familiari
e
qualsiasi
persona
non
esperta
professionalmente).
l’80% delle problematiche di ciascun individuo vengono risolte dalla rete stessa.
5%
15%
esperti
se stesso
"esperti" informali
80%
86
Sistema
•
Concetto che nasce legato allo sviluppo dell’informatica e della cibernetica (scienza dei
meccanismi che si autoregolano).
•
Insieme complesso di elementi diversi fra di loro (diversità) che, però, sono in relazione
fra loro (interdipendenza)21.
•
Tende a delineare il proprio confine che è immateriale e può essere più o meno aperto.
•
Autopoiesi: autocreazione.
•
Sinergia: confluenza di energie provenienti da elementi diversi che si ottimizzano.
•
Meccanismo della Matrioska.
necessità di un approccio sistemico che prevede:
No linearità causa-effetto
Osservazione dei flussi
Importanza dei feed-back e delle retro-azioni
Prove per errori.
Cosa serve per “lavorare” con la complessità?
a. Preparazione (formazione)
b. Progettazione
c. Flessibilità, capacità di improvvisazione, osservazione, intuito
d. Capacità di farsi delle domande “generative”
e. Capacità di definire, di dare un nome alle cose
f. Sospendere i giudizi
g. Osservare le relazioni e intra-relazioni fra gli elementi.
Ritenuto che il futuro è già un “futuro di reti”, complessità deve essere individuata anche una
funzione educativa nell’insegnare a “navigare” nelle reti complesse. Serve intuito, creatività,
comprensione dell’insieme, delle parti e dei processi, capacità di gestione, contenimento e
scarico dell’ansia e delle emozioni, assunzione di responsabilità, capacità di tenere il proprio
ruolo mettendolo, però, in gioco continuamente.
21
Batson, “Verso un’ecologia della mente”, Adelphi, Milano, 1976
87
LAVORO DI RETE SOCIALE: OSSERVARE LA REALTA’ IN MODO DIVERSO E,
SOPRATTUTTO, OPERARE UTILIZZANDO UN MODO DIVERSO
ESERCITAZIONE: si chiede ai partecipanti di costruire, individualmente, la propria rete sociale
personale. Viene, a questo punto, effettuata una valutazione quantitativa e qualitativa delle
mappa di rete individuando i punti forti e quelli deboli. Diverse, infatti, sono le variabili che
possono essere prese in considerazione nell’analisi22:
a. Dimensione della rete: numero di persone che appartengono alla rete.
b. Base della relazione: tipo di legame che ciascun membro con la figura centrale.
c. Ordine di apparizione all’interno della rete.
d. Prevalenza di genere.
e. Multiplessità: numero di ruoli o relazioni che connettono fra loro due persone.
f. Frequenza dei contatti: quanto spesso la figura centrale è in contatto con ciascun membro
della rete.
g. Direzione del contatto: se la relazione di ciascun membro è assimettrica o simmetrica.
h. Risorse dei membri della rete: disponibilità di contatti, di informazioni.
Gli interventi possibili su una rete sono:
i. Riorganizzazione dei sistemi di supporto: ridefinire ruoli, compiti ed azioni.
j. Allentamento/interruzione di certi legami: ex. alcune situazioni problematiche
esigono la rottura di legami troppo intimi che impediscono l’utilizzo di altre
risorse.
k. Reperimento di risorse o soluzioni di problemi: allo scopo di rinforzare la
percezione di successo e autostima.
l. Costruire o ricostruire la rete sociale: nel caso in cui la persona abbia una rete
molto ridotta o sia socialmente isolata, si tratta di aiutare a ricostruire una rete
sociale.
m. Contattare gli irraggiungibili: avvicinarsi, entrare in reti già esistenti,
conquistandosi la fiducia delle persone.
22
Oliva F., Croce M., Merlo R., “Appunti di metodo per un intervento di rete con approccio egocentrato” in “Animazione Sociale”, 5, 1994
88
I BISOGNI
Di fronte ad un caso (o presunto tale) di abuso e/o maltrattamento, l’insegnante si ritrova
all’interno di un triangolo di relazioni interne ( umane) che vede la presenza del minore, della
famiglia. Questo sistema, a sua volta, è inserito in quadrilatero di relazioni esterne
(organizzative) dove sono presenti la scuola, il tribunale, i servizi socio-sanitari e quelli sociali.
In un tale sistema emerge, chiaramente, la presenza della complessità dovuta anche al fatto che è
presente una vasta molteplicità di bisogni.
Tribunale
Scuola
Bambino
Famiglia
Insegnante
Servizio sociale
Servizio sociosanitario
di ruolo
Bisogni personali
di personalità
esplicito
mandato sociale
implicito
89
bisogni organizzativi
cultura organizzativa
persone
consapevoli (parole)
espressi
inconsapevoli (azioni, comportamenti)
bisogni
osservati
“letture”, ricerche, ipotesi
Quali sono i bisogni di ciascun attore? (attività in sottogruppi)
BAMBINI
Esprimersi
Responsabilità
Fidarsi
Essere amato
Essere ascoltati
Regole da seguire
Essere capito, compreso, considerato
Autorevolezza
Trovare adulti attenti a cogliere eventuali
Essere aiutato
segnali
Avere propri ritmi
Punti di riferimento certi
Avere propri spazi
Delicatezza, descrizione
Libertà
Sapere “chiedere aiuto”
Giocare
Trovare un compagno di “viaggio”
Autonomia
Sentirsi apprezzato
Essere contenuto
Di “cure”, di affetto
Protezione
Coerenza
Empatia
Di rispetto
Di giustizia
Di non sentirsi solo
Di capire (di consapevolezza)
Di esternare ciò che sente
Di sfogarsi
Di sbagliare
Di fidarsi degli altri e del mondo
Libertà
Armonia
Essere sollevato dal senso di colpa
Autostima
90
INSEGNANTI
Essere informati
Collaborazione a livello di team
Lettura di comportamenti
Educazione alle emozioni (gestione per
Confronto
saperle riconoscere)
Comprensione
Instaurare e mantenere un rapporto con
Riferimento-sostegno
la famiglia
Tutela
Collaborazione con il personale ATA e
Chiarezza
D.S.
Collaborazione fra le varie istituzioni
Un intermediario nel rapporto con la
Osservare
famiglia (anche non nella scuola ma con
Disponibilità
competenze specifiche)
Conoscere gli interlocutori (con chi
Avere strumenti di lettura
parlare?)
Ascolto
Linee di intervento
Informazione/formazione
Conoscere i confini entro cui poter
Monitorare (sapere contenere)
intervenire
Essere sostenuto/tutelato
FAMIGLIE
Mascherare il disagio
Aiuto economico e disponibilità da parte
Essere ascoltate, capite senza giudizio e
dei vicini e da altri genitori
tutelate nella privacy
Sostenuti in maniera positiva
Uscire da una situazione di isolamento
Dialogo e confronto
Informazioni e consapevolezza sul ruolo
Avvalersi di un supporto esparto
genitoriale
Aiuto psicologico e materiale
Comprensione
Confronto
Conoscenza delle istituzioni
Accoglienza
Maggior informazioni
Collaborazioni
Fiducia nelle istituzioni attraverso punti
Non emarginazione ed etichettamento
91
di riferimento
TRIBUNALE
Avere informazioni precise sui fatti nella
Effettuare verifiche, accertamenti
maniera il più possibile “oggettiva”
Avere una segnalazione fondata e
Ascoltare tutte le parti in causa
circostanziata con l’assunzione di
Testimoni
responsabilità
Collegamento con i servizi sociali
Raccogliere prove, conoscenze
Fare indagini
Riscontri tra i soggetti
SERVIZI SOCIALI
Raccogliere informazioni dettagliate e
Collaborazione all’interno dell’ente
verificabili
stesso
Essere visibili e presenti sia per la scuola
Supervisione, tavoli di lavoro
che per la famiglia
Tutela
Risorse economiche e umane
Essere affiancati da personale
Collaborazione con le altre istituzioni
competente, disponibile
Conoscenza dell’espwerienza scolastica
Fiducia per competenza e ruolo
ed extrascolastica del minore
Formazione ed informazione
Contatti con le autorità
Rapporto con gli operatori scolastici
SERVIZI SOCIO-SANITARI
Informazioni chiare ed oggettive
Riflessioni e rielaborazione
Essere interpellati tempestivamente
Apertura mentale
Fiducia
Maggior
Collaborazione e di comunicazione sia
contesti
verso l’esterno che all’interno
Linguaggio
Tempo
concordato
Risorse economiche
Trovare una modalità adeguata per
Riconoscimento del proprio lavoro
comunicare
comprensione
e
progetto
dei
diversi
comune
e
92
Personale qualificato competente
Strategia di intervento nei riguardi di una
Comunicazione
situazione problematica
Formazione del personale
Strumenti
Documentazioni
SCUOLA
•
Risorse economiche e personali
•
Collaborazione con gli altri enti
•
Contatti con altre attività del territorio
•
Essere unita: che abbia una reazione
•
Non intervenire solo nelle “urgenze” ma
di una formazione in itinere
•
Essere tutelata, di chiarezza e di non
essere da sola
coerente
•
Contatti e collaborazione con le famiglie
•
Essere formata ed informata
•
Confronto
•
Unitarietà di intenti
•
Supporto dale istituzioni
•
Riconoscimento sociale
•
Bisogni
di
strumenti
con
le
altre
istituzioni
le
istituzioni:
scolastiche del territorio
•
Collaborazione
fra
interazione e dialogo
per
agire
•
Maggior apertura alle istituzioni
concretamente
•
Maggior professionalità
Il termine che più ricorre è quello di “fiducia”. Cosa si intende con questa espressione? Se si
analizza il ruolo professionale che un insegnante deve ricoprire, non bisogna dimenticare
l’importanza della collaborazione con altre figure professionali. La mancanza di fiducia deriva,
nella maggior parte dei casi, dalla mancanza di conoscenze specifiche verso l’altro e di capacità di
entrare nella situazione di questo.
Dalla panoramica dei bisogni delle varie figure che interagiscono fra loro, si evidenzia la difficoltà
di integrazione fra questi e la possibilità che, in alcuni casi, la risposta di alcuni possa entrare in
contrasto con quella di altri.
Come possono essere integrati queste necessità?
Ascolto e dialogo attraverso alcuni momenti di incontro e tavoli “misti”
Disponibilità, “buon senso” che superano le proprie mansioni
Disponibilità ad esporsi in prima persona
93
Disponibilità a prendere l’iniziativa (fare la prima mossa)
Disponibilità a sopportare il carico emotivo dato dal prendere una decisione
Integrazione delle competenze in un progetto condiviso
Non togliere fiducia di fronte ad una decisione/scelta un sempre condivisa
Sedersi e parlare
Stabilire tempi e scadenze riconosciute nelle diverse mansioni
Stabilire delle priorità rispetto alle problematiche definendo modalità di interventi e
specificità dei compiti
Definire un progetto delineando dettagliatamente i vari incontri, le verifiche e le valutazioni
Fare un lavoro di rete, per gli operatori, non vuol dire solo assumere strumenti specifici ma
effettuare un compito diverso da quello abituale perché significa:
•
A livello personale, cambiare la propria identità professionale.
•
A livello sistemico, inserirsi in un sistema più ampio e, quindi, instaurare diverse
relazioni.
•
A livello progettuale, individuare un obiettivo finale condiviso da tutta la rete e non
solo dalla struttura.
•
A livello funzionale, riconoscere che i ruoli cambiano tanto che tutto ciò che viene
fatto deve essere inteso in senso verticale.
•
A livello psico-sociale, che vi sono ruoli diversi e, quindi, relazioni diverse.
Una rete, per reggersi, deve prevedere un ruolo di promozione e di facilitazione delle informazioni,
della comunicazione e prevedere dei momenti di autocentratura.
BIBLIOGRAFIA
Maturana H., L’albero della conoscenza, Garzanti, Milano, 1992
Bateson G., Verso un’ecologia della mente, Adelphi, milano, 1976
Bateson G., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1984
Sanicola L., Orientamenti al lavoro di rete: approcci teorici e metodologici in Quaderni di
Animazione e formazione, L'intervento di rete. Concetti e linee di azione.
94
CONSIDERAZIONI FINALI
I vissuti dei corsisti, rispetto alle giornate formative svolte sono:
Impatto forte rispetto alla legislazione e agli aspetti di tutela.
Qualche certezza e voglia di saperne di più.
Alcune conferme su situazioni che sono capitate e la strada che ho percorso per affrontarle.
Voglia di approfondire la tematica ed acquisizione di alcuni strumenti.
Consapevolezza verso chi mi posso rivolgere in questi casi.
Corso molto positivo perché ha permesso di effettuare molti riferimenti alla vita reale;
acquisto di alcune idee e punti di vista diversi; voglia di saperne di più.
Ricordi e conferme verso la necessità di controllare le emozioni di fronte a questi casi.
Messa a fuoco dei comportamenti di alcuni studenti e dell’importanza di lavorare a fianco di
altre professionisti. Mi sarebbe piaciuto, infatti, che il corso fosse stato frequentato da queste
figure in modo da avere la possibilità di confrontarci fra noi.
Tante notizie maggiori che mi hanno fatto “scoprire” un caso simile presente nella mia aula.
Rabbia per ciò che succede ed interesse per ciò che accade; importanza della collaborazione
con la famiglia per rendere più efficace l’intervento scolastico e per offrire a questa la
possibilità di “chiedere aiuto”.
Più informazioni e curiosità verso l’argomento.
“Scoperta” di molti casi di difficoltà e speranza che sia l’inizio di un percorso di
sensibilizzazione personale.
Corso interessante ma esigenza di saperne ancora di più.
Consapevolezza di quanto sia grande la responsabilità come insegnante e che non si devono
“chiudere gli occhi” di fronte ai segnali.
Nuovi insegnamenti grazie al confronto delle colleghe e ho appreso delle strategie di
approccio verso i bambini e i loro genitori mentre è rimasto il vuoto nei confronti dei
servizi: come insegnante mi sento isolata.
La realtà dei bambini è molto difficile e sono sempre in cerca di risposte: il confronto con le
colleghe è stato molto interessante.
95
5.4 Scambi interprovinciali: l’immigrazione nel territorio provinciale riminese
Al 01/01/2006 in provincia di rimini i cittadini stranieri residenti sono 17.526 e costituiscono il 6%
della popolazione residente (pari a 290.029 unità).
L’incremento rispetto all’anno 2005 è del 13,4% e la pressione migratoria (residenti stranieri su
popolazione residente) registra punte più elevate nei comuni di Torriana e Bellaria – Igea Marina
nel distretto nord, Montegridolfo e Montescudo nel distretto sud.
Popolazione residente totale e straniera per sesso, comune, distretti socio sanitari e variazione 2005-200623.
POPOLAZIONE RESIDENTE AL 01/01/2006
Comune
Bellaria –
Igea Marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo
di Romagna
Torriana
Verucchio
DISTRETTO
NORD
di cui POPOLAZIONE STRANIERA AL
01/01/2006
M
F
Tot.
Variazione %
Numero M
F
Tot.
%
%
2005/2006 Variazione famiglie
Variazione stranieri
2005/2006
2005/2006 su
residenti
8.478
8.808
332
2,0%
7.024
637
631 1.268
13,0%
7,3%
17.286
1.548
65.425
9.848
1.604
70.242
10.358
3.152
135.667
20.206
74
972
216
2,4%
0,7%
1,1%
1.155
60
48
56.936 4.442 4.517
7.610
369
364
108
8.959
733
33,33%
13,3%
12,4%
3,4%
6,6%
3,6%
694
4.805
90.798
661
4.697
96.370
1.355
9.202
187.168
43
118
1.755
3,3%
1,3%
0,9%
525
72
64
136
3.469
345
265
610
76.719 5.925 5.889 11.814
14,3%
21,3%
13,7%
10,0%
6,4%
6,3%
7.630
4.674
578
5.462
8.390
4.598
570
5.488
16.020
9.272
1.148
10.950
11
129
4
172
0,1%
1,4%
0,3%
1,6%%
6.952
3.379
480
4.304
376
235
38
357
451
206
42
355
827
441
80
712
16,2%
10,3%
0,0%
9,4%
5,2%
4,8%
7,0%
6,5%
713
1.146
984
753
1.179
959
1.466
2.325
1.943
-23
149
70
-1,5%
6,8%
3,7%
597
887
779
40
53
56
52
59
59
92
112
115
7,0%
1,8%
21,1%
6,3%
4,8%
5,9%
470
1.345
3.132
483
1.311
3.257
953
2.656
6.389
-7
188
148
-0,7%
7,6%
2,4%
370
1.104
2.562
38
93
190
36
108
174
74
201
364
17,5%
24,1%
31,9%
7,8%
7,6%
5,7%
16.718
1.347
1.937
4.139
18.129
1.301
1.937
4.231
34.847
2.648
3.874
8.370
59
43
257
140
0,2%
1,7%
7,1%
1,7%
15.145
1.058
1.506
3.227
914 1.076
71
86
113
122
131
181
1.990
157
235
312
9,3%
6,1%
20,5%
16,9%
5,7%
5,9%
6,1%
3,7%
50.275
52.586
102.861
1.340
1,3%
42.350 2.705 3.007
5.712
12,8%
5,6%
PROVINCIA 141.073 148.956 290.029
3.095
1,1% 119.069 8.630 8.896 17.526
13,4%
6,0%
Cattolica
Coriano
Gemmano
Misano
Adriatico
Mondaino
Monte Colombo
Montefiore
Conca
Montegridolfo
Montescudo
Morciano
di
Romagna
Riccione
Saludecio
San Clemente
San Giovanni in
Marignano
DISTRETTO
SUD
23
Fonte: dati Ufficio Statistica Provincia di Rimini.
96
Dati al 31/12/200424
Nel territorio provinciale l’immigrazione si sta connotando come un fenomeno in via di
radicamento con insediamenti durevoli e in molti casi definitivi. Circa un terzo è già residente da 5
e più anni. Oltre a un quarto delle persone è arrivato per ricongiungersi con un familiare, le nascite
di bambini stranieri sono sempre più numerose (225 nel corso dell’anno 2004, il 9% dei 2.520 nati
della provincia di Rimini), nel sistema scolastico gli studenti di nazionalità estera sono il 5,6% degli
studenti complessivi.
I Paesi che contribuiscono in maniera più consistente alla crescita della presenza straniera regolare
sono: Albania (+252 unità), Ucraina (+181 unità), Romania (+413 unità), Polonia (+74 unità),
Macedonia (+66 unità), Moldavia (+43 unità) e Cina (+45 unità).
Complessivamente la popolazione immigrata ha una età media di 33,4 anni, quindi, di quasi 10 anni
più giovane della popolazione residente complessiva.
I minori immigrati sono 3.446 e costituiscono il 15% degli stranieri presenti e il 7,2% dei minori
residenti nel territorio (che sono 47.510)25.
Nel corso dell’anno 2004 è risultato evidente l’incremento dei giovani nelle classi d’età scolari e
prescolari. I bambini tra 0-2 anni sono aumentati rispetto all’anno precedente del 22,4%, quelli tra
3-5 anni del 22,6%, mentre quelli tra 6-10 anni seppure in crescita, hanno avuto un aumento più
contenuto (+16,4%), per quelli nella fascia 11-13 anni l’incremento è consistente (32,9%) e
crescono in modo significativo (+24%) anche i ragazzi tra i 14-18 anni.
Gli effetti dell’incremento registrato in queste classi d’età è ampiamente visibile nelle aule
scolastiche in cui gli studenti stranieri rappresentano il 5,6% della popolazione scolastica.
Nelle scuole dell’infanzia troviamo il 15% degli studenti immigrati, nelle scuole elementari il 39%,
nella scuola secondaria di primo grado il 25% e nella scuola secondaria di secondo grado il 21%.
Complessivamente provengono da 73 diversi paesi, ma gli studenti più numerosi sono albanesi
(39%), cinesi (11%), marocchini (9%), rumeni (8%), macedoni (5%), ucraini (5%), tunisini (4%).
24
Fonte: Osservatorio fenomeni migratori anno 2005 a cura Ufficio Statistica Provincia di Rimini.
Dati al 01/01/2006: i minori immigrati residenti in provincia sono 3.476, la popolazione minorile conta 46.392 unità:
la percentuale di minori immigrati sulla popolazione minorile residente risulta così aumentata, cioè ammonta al 7,5%.
25
97
Dati scuole Zona Nord
Numero di scuole secondarie di I grado, statali e non statali
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini
Riferimento: anno scolastico 2005/2006
Comune
Bellaria-Igea marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo di Romagna
Torriana
Verucchio
Totale Zona Nord
Numero di scuole secondarie di I grado
Statali
Non statali
Totale
1
0
1
0
0
0
6
2
8
1
0
1
0
0
0
1
0
1
9
2
11
Numero di iscritti in scuole secondarie di I grado, statali e non statali
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini
Riferimento: anno scolastico 2005/2006
Comune
Bellaria-Igea marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo di Romagna
Torriana
Verucchio
Totale Zona Nord
Scuole secondarie di I grado statali e non statali
Numero di iscritti
Totale
di cui stranieri
458
66
3.587
655
370
34
419
5.119
36
506
Gli alunni stranieri delle scuole medie inferiori della zona nord della provincia costituiscono il 9,9%
degli alunni totali.
Numero di scuole secondarie di II grado, statali e non statali
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini
Riferimento: anno scolastico 2005/2006
Comune
Bellaria-Igea marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo di Romagna
Torriana
Verucchio
Totale Zona Nord
Numero di scuole secondarie di II grado
Statali
Non statali
Totale
0
0
16
5
21
2
2
0
0
18
5
23
98
Numero di iscritti in scuole secondarie di II grado, statali e non statali
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini
Riferimento: anno scolastico 2005/2006
Comune
Bellaria-Igea marina
Poggio Berni
Rimini
Santarcangelo di Romagna
Torriana
Verucchio
Totale Zona Nord
Scuole secondarie di II grado statali e non statali
Numero di iscritti
Totale
di cui stranieri
8.488
593
524
27
9.081
551
Gli alunni stranieri delle scuole medie superiori della zona nord della provincia costituiscono il 6%
degli alunni totali.
Dati scuole Zona Sud
Numero di scuole secondarie di I grado, statali e non statali
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini
Riferimento: anno scolastico 2005/2006
Comune
CATTOLICA
CORIANO
MISANO ADRIATICO
MONDAINO
MONTESCUDO
MORCIANO DI ROMAGNA
RICCIONE
SALUDECIO
SAN CLEMENTE
SAN GIOVANNI IN MARIGNANO
Totale Zona Sud
Numero di scuole secondarie di I grado
Statali
Non statali
Totale
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
2
10
1
11
Numero di iscritti in scuole secondarie di I grado, statali e non statali
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini
Riferimento: anno scolastico 2005/2006
Scuole secondarie di I grado statali e non statali
Numero di iscritti
Comune
CATTOLICA
CORIANO
MISANO ADRIATICO
MONDAINO
MONTESCUDO
MORCIANO DI ROMAGNA
RICCIONE
SALUDECIO
SAN CLEMENTE
SAN GIOVANNI IN MARIGNANO
Totale Zona Sud
Totale
di cui stranieri
380
174
246
76
65
302
953
58
77
326
2.657
32
12
28
10
5
33
89
8
5
20
242
99
Gli alunni stranieri delle scuole medie inferiori della zona sud della provincia costituiscono il 9,1%
degli alunni totali.
Numero di scuole secondarie di II grado, statali e non statali
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini
Riferimento: anno scolastico 2005/2006
Numero di scuole secondarie di II grado
Statali
Non statali
Totale
1
1
3
3
4
4
7
1
8
Comune
MISANO ADRIATICO
MORCIANO DI ROMAGNA
RICCIONE
Totale Zona Sud
Numero di iscritti in scuole secondarie di II grado, statali e non statali
Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini
Riferimento: anno scolastico 2005/2006
Scuole secondarie di II grado statali e non statali
Numero di iscritti
Comune
MISANO ADRIATICO
MORCIANO DI ROMAGNA
RICCIONE
Totale Zona Sud
Totale
di cui stranieri
80
1.006
1.491
2.577
6
23
93
122
Gli alunni stranieri delle scuole medie superiori della zona sud della provincia costituiscono il 4,7%
degli alunni totali.
NOTA: I dati relativi alla presenza di alunni stranieri nelle scuole medie inferiori e superiori di tutto
il territorio provinciale registrano una crescita significativa rispetto agli anni scolastici precedenti.
100
5.5 Studio sui minori stranieri di seconda generazione: il progetto di ricerca26.
A) Ragione e obiettivi della ricerca
Il progetto di ricerca assume ad oggetto principale la questione della “socializzazione normativa”
dei minori nel quadro di una società sempre più orientata verso un modello multiculturale. Tale
riferimento intende cogliere una trasformazione significativa del fenomeno migratorio nel territorio
regionale, che vede emergere in questa fase la componente della c.d. “seconda generazione”.
L’Emilia-Romagna, infatti, pur essendo solo la quarta regione italiana per percentuale di cittadini
stranieri, è tuttavia la prima per incidenza percentuale di alunni stranieri nelle scuole.
La percentuale delle medie inferiori in regione è quasi dell’8%, Marocco, Albania, Cina, Tunisia, e
Romania, sono le provenienze più frequenti; si tratta di una tendenza che è senz’altro in crescita, in
corrispondenza del numero in crescita di nati da madri straniere (il 15% nel 2003).
I minori stranieri che arrivano in Italia, e più specificamente in Emilia-Romagna, conoscono
percorsi di vita, storie e biografie differenti. Vi sono minori di seconda generazione nati in Italia da
genitori stranieri, minori giunti qui per ricongiungimento familiare, ragazzi entrati da soli o con le
famiglie come profughi ed infine minori che arrivano da soli (“minori non accompagnati”). La sola
cosa che li accomuna è il vissuto della migrazione, intesa non solo come spostamento da un luogo
di vita ad un altro, ma soprattutto come cambiamento profondo, come ridefinizione dei legami di
filiazione e delle appartenenze, che si traduce spesso in sentimenti ambivalenti di perdita e di
separazione che influenzano i riferimenti allo spazio e al tempo, al paese d’origine e al paese
d’immigrazione, l’immagine di sé, la propria identità, la cultura al quotidiano e le pratiche
linguistiche. Questa condizione complessiva pone in essere quei fattori di vulnerabilità e di rischio
(Favaro 2002) con cui i minori stranieri debbono confrontarsi nel definire o riallocare la propria
identità nel contesto in cui vivono.
La questione della integrazione – e quindi della socializzazione normativa – e della “devianza” dei
minori “stranieri” andrà sempre più addensandosi attorno alle problematiche della c.d. “seconda
generazione”, cioè di quei minori stranieri che o sono nati in Italia o sono giunti in Italia in un’età
così precoce da potersi dire che la loro socializzazione primaria si è svolta almeno per una parte
sostanziale in Italia. I più importanti studi di sociologia indicano le seconde generazioni come le più
“a rischio” dal punto di vista della devianza e della criminalità, in quanto le principali variabili
predittive di comportamenti devianti ed anomici sono rafforzate dagli svantaggi specifici legati alla
condizione dell’immigrazione e in particolare dello status di “seconda generazione”. Di particolare
rilievo sembra essere il fenomeno della minore “autostima” di gruppi sociali sottoposti a condizioni
26
A cura di Prof. Dario Melossi professore in Criminologia Università degli Studi di Bologna, Facoltà di
Giurisprudenza.
101
di discriminazione, una discriminazione che tende a trasferirsi da fenomeni acuti di origine giuridica
e culturale, tipici della prima generazione, a fenomeni cronici di origine sociale ed economica, tipici
delle generazioni successive. Si manifestano così le possibilità o di una socializzazione normativa
fortemente carente, a causa delle particolari condizioni in cui si viene a trovare il giovane di
seconda generazione, oppure la possibilità di una socializzazione normativa “alternativa” e
potenzialmente in conflitto con quella dominante. Forme diversificate di socializzazione normativa
non sono necessariamente da considerarsi come portatrici di una valenza negativa, tuttavia
possono e debbono richiedere un maggior sforzo di adattamento da parte non solo del minore e
della sua “famiglia” ed, eventualmente, “comunità”, ma anche da parte delle principali istituzioni
del territorio e della scuola. Nel caso invece che le particolari condizioni in cui si è venuto a trovare
il ragazzo/a, abbiano dato origine a forme di grave carenza di socializzazione, è chiaro che in quel
caso si dovrà pensare ad interventi di tipo maggiormente individualizzante.
Non è difficile infatti riscontrare come anche all’interno della nostra regione, i fenomeni di
criminalità che coinvolgono specificamente i minori – pensiamo soprattutto ai comportamenti
devianti che ruotano attorno al commercio e al consumo di sostanze stupefacenti, alla
microcriminalità di carattere predatorio, alle c.d. “inciviltà urbane”, ai fenomeni di “bullismo” (sia
all’interno di particolari gruppi che tra gruppi, sino a sconfinare nelle molestie a sfondo razzista),
per non parlare della più ampia problematica del c.d. “insuccesso scolastico” – siano sempre più
spesso oggetto di insicurezza da parte dell’opinione pubblica, di allarme sociale da parte dei massmedia e di preoccupazione da parte delle amministrazioni locali e scolastiche. A partire da questa
constatazione, il progetto di ricerca può rivestire un particolare interesse tanto sotto il profilo di una
migliore
comprensione
delle
problematiche
sociali,
economiche
e
culturali
connesse
all’immigrazione minorile nel territorio riminese e in Emilia Romagna, quanto dal punto di vista
dell’elaborazione di politiche di integrazione sociale e di prevenzione del disagio fondate su una
percezione realistica di tali problematiche.
B) Ipotesi teoriche e metodi di ricerca
Il metodo di ricerca si ispira al metodo delle inchieste di self-report, inchieste in cui i rispondenti
indicano il tipo di coinvolgimento personale e l’opinione su di una serie di esemplificazioni tipiche
di condotte di (lieve) devianza da essi stessi poste in essere. L’impostazione teorica che per prima si
servì di tale strumento fu quella cosiddetta “del controllo” di Travis Hirschi (1969), secondo cui la
mancanza di attaccamento alle figure significative nel percorso di socializzazione ed ai valori
convenzionali preluderebbe alla possibilità del manifestarsi di scelte devianti. Tuttavia
intenderemmo inserire l’interesse per la teoria di Hirschi all’interno di una sorta di triangolazione
102
tra teoria del controllo sociale di Hirschi, teoria dell’anomia di Merton (1938) – secondo cui sarebbe
invece la mancanza di opportunità di integrazione socio-economica che porterebbe a risultati
criminogenici – e teorie dell’etichettamento, secondo le quali è invece la ricostruzione della identità
del deviante nella interazione con una reazione sociale stigmatizzante che porterebbe al medesimo
risultato (Melossi 2002, Melossi e Giovannetti 2002).
C) Fasi della ricerca
Il progetto di ricerca si articola, sulla durata di due anni, a partire dunque dalla premessa che solo
interpellando direttamente i minori italiani e stranieri presenti nel territorio sia possibile definire un
quadro realistico delle loro esperienze di socializzazione (“conforme”, “alternativa” o “carente”) e
quindi ricavare uno spaccato significativo delle forme di devianza e criminalità in cui i minori stessi
risultano coinvolti. In sintesi, agli intervistati viene chiesto di individuare – nel pieno rispetto
dell’anonimato – eventuali comportamenti devianti di cui siano stati autori in un periodo di tempo
definito: sociologi e criminologi sono pressoché unanimi nel constatare come questa metodologia di
rilevazione permetta da una parte di delineare un quadro piuttosto realistico del coinvolgimento dei
minori in fenomeni di devianza, e dall’altra di definire con chiarezza alcune traiettorie “tipiche” di
“rischio”: conoscenze che possono senz’altro risultare preziose nella predisposizione di interventi di
prevenzione dell’insorgere di forme più gravi di devianza e di sostegno all’integrazione sociale.
C.1) Prima Fase
La prima fase dell’indagine consiste nella definizione del campione statistico da sottoporre a
rilevazione. Questo sarà selezionato fra le terze classi delle scuole medie inferiori: con la
collaborazione dei locali distretti scolastici, si individuano le scuole che presentano una maggiore
concentrazione di alunni stranieri. La definizione della fascia di età (13-14 anni) è coerente con
l’obiettivo di cogliere comportamenti che agli occhi della società e degli studenti stessi possano
essere definiti come “devianti”, senza però interpellare soggetti di età eccessivamente elevata –
come quelli delle scuole superiori, nelle quali la presenza di minori di origine straniera è ancora
piuttosto limitata (intorno al 5%). La somministrazione avviene all’interno di scuole con una
percentuale sufficientemente alta di ragazzi di origini straniere, almeno intorno al 10% circa degli
studenti. Il numero di rispondenti per provincia che non è inferiore a 300.
C.2) Seconda Fase
E’ la fase della predisposizione della strumentazione di ricerca: sulla scorta delle inchieste di selfreport già realizzate in altri contesti europei ed extra-europei, e di uno studio-pilota sulla realtà
103
bolognese già svolto all’interno di una ricerca interuniversitaria, si procede all’elaborazione di un
questionario relativo ad alcuni “nuclei tematici” che sembrano particolarmente utili a delineare
un’immagine esaustiva dei contesti di interazione in cui i minori sono inseriti, ma anche delle
diverse dotazioni di “capitale” – economico, culturale e sociale – cui i giovani possono avere
accesso in misura variabile nelle loro esperienze di socializzazione.
I nuclei tematici dell’inchiesta riguardano in particolare:
1) fattori socio-anagrafici (luogo di nascita del minore; luogo di residenza dei familiari;
estensione del nucleo familiare, etc.).
2) fattori socio-economici (condizione abitativa del minore; accesso a determinati “beni
posizionali”; accesso al “capitale culturale” e livello di consumo culturale della famiglia;
condizione del quartiere di residenza del minore, etc.).
3) orientamenti valoriali (attitudini del minore nei confronti della famiglia, della scuola,
della città e della società in genere).
4) un rilievo particolare assumono le domande volte ad indagare l’incidenza, la diffusione,
la frequenza, e le caratteristiche di eventuali comportamenti devianti che vedano i minori
come protagonisti.
C.3) Terza Fase
Concreta somministrazione del questionario alle classi terze delle scuole medie selezionate. Previa
autorizzazione delle competenti direzioni didattiche, la somministrazione del questionario avviene
durante l’orario scolastico alla presenza di uno o più ricercatori, e nel pieno rispetto del diritto alla
privacy previsto e tutelato dalla legislazione vigente.
C.4) Quarta Fase
Rilevazione e trattamento dei dati ottenuti. La rilevazione consiste nell’elaborazione di un modello
multivariato di analisi di regressione volto a porre in relazione le variabili socio-demografiche,
culturali, economiche, familiari e di genere con le variabili che misurano gli indici qualitativi e
quantitativi di devianza auto-rilevata.
C.5) Quinta Fase
Redazione di un articolato rapporto di ricerca finalizzato tanto alla disseminazione scientifica dei
risultati ottenuti, quanto a una proficua condivisione dei dati e delle indicazioni desumibili dalla
ricerca con le Amministrazioni locali e con i relativi distretti scolastici, nell’aspettativa che
l’indagine possa rappresentare uno strumento conoscitivo particolarmente utile per la
104
predisposizione di interventi sulle problematiche del disagio e della devianza minorile, con
particolare riferimento alle politiche di socializzazione e integrazione rivolte ai minori stranieri.
105
Delibera Giunta provinciale n. 173 del 05/09/2006
OGGETTO: Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela
dell’infanzia e della adolescenza: approvazione piano di azioni per l’anno 2006 ai sensi
della delibera della Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna n. 33/05 .
LA GIUNTA PROVINCIALE
VISTA la deliberazione n. 92 del 22.12.2005, con la quale il Consiglio Provinciale ha
approvato il Bilancio di Previsione per l’esercizio 2006, la Relazione Previsionale e
Programmatica e il Bilancio Pluriennale relativo al triennio 2006/2008;
RICHIAMATA la delibera della Assemblea Legislativa della Regione E. Romagna n. 33 del
29/11/2005 – delibera stralcio del Piano Sociale Regionale - con la quale si approva il
programma degli interventi e ripartizione delle risorse ai sensi dell’art. 47 comma 3 della L.R.
2/2003 e si assegnano specifici finanziamenti alle Province per la realizzazione di programmi
su aree tematiche che per la loro specificità e natura necessitano di una programmazione di
ambito sovradistrettuale;
PRESO ATTO in particolare che è conferita alle Province la funzione di elaborare il
“Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e
della adolescenza” articolato in tre sezioni:
a) adozione nazionale ed internazionale;
b) affidamenti familiare ed in comunità;
c) sostegno alle politiche di tutela e contrasto alle forme di violenza e disagio grave in
danno ai bambini e adolescenti;
PRESO ATTO che in attuazione di tali direttive già a partire dal 2002 la nostra Provincia ha
promosso tavoli di coordinamento interistituzionali ed ha approvato Piani di lavoro condivisi
attraverso i quali si sono svolte iniziative di sensibilizzazione, corsi di formazione mirata per
gli operatori di comunità d’accoglienza e gli insegnati, momenti seminariali per
l’approfondimento di aspetti specifici relativi ai temi della adozione e della tutela del minore;
RILEVATO altresì che con delibera di G.P. n. 176 del 26/07/05 veniva approvato il
“Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e
della adolescenza- triennio 2005-2007” nel quale venivano declinati gli obiettivi prioritari per
il triennio e si defìnivano le azioni da realizzare nel 2005, primo anno di attuazione, sulla base
di quanto scaturito dal confronto con il tavolo di coordinamento provinciale e sulla base dei
finanziamenti accordati dalla Regione, adeguatamente incrementati con fondi stanziati nel
bilancio provinciale relativo all’anno 2005;
RILEVATA la necessità di proseguire la attuazione al Programma nell’anno in corso,
mediante la approvazione del Piano attuativo 2006, sulla base delle linee guida approvate dalla
Regione E. Romagna con Determinazione del Responsabile del Servizio politiche famigliari,
infanzia e adolescenza n. 19166 del 29/12/2005;
106
VISTO il documento “Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e
tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007- Piano di azioni per l’anno 2006” elaborato
tenendo conto degli obiettivi triennali, delle azioni svolte nel primo anno e delle esigenze
scaturite dal confronto all’interno del tavolo di coordinamento provinciale;
RILEVATO che la programmazione degli interventi per il 2006 si configura come ulteriore
consolidamento e sviluppo degli obiettivi triennali, e le azioni che in particolare si
intendono realizzare sono:
A – Adozione nazionale e internazionale
- consolidamento del numero dei corsi di orientamento/preparazione delle coppie e
conclusione di n. 5 convenzioni con altrettanti Enti autorizzati per l’apporto ai corsi
sul tema dell’adozione internazionale;
- ulteriore incremento dell’impegno formativo e finanziario a favore dei componenti
dell’equipe centralizzata adozioni;
- realizzazione di una giornata (13 novembre p.v.) di formazione congiunta tra
operatori equipe centralizzata Ausl, Provincia e referenti degli Enti autorizzati per
l’adozione internazionale (saranno coinvolti almeno 8 Enti, che ad oggi aderiscono al
Protocollo provinciale);
- attivazione del sistema informativo di rilevazione del percorso adottivo delle coppie
che accedono al locale servizio adozione;
- ristampa della pubblicazione Adottiamoci curata dalla Provincia di Bologna come
materiale informativo e di orientamento da diffondere tra le coppie partecipanti ai
corsi;
- sostegno alla realizzazione di momenti seminariali finalizzati allo sviluppo e al
consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive – XVII° Convegno
Associazione Famiglie adottive pro I.C.Y.C. adozione internazionale dall’area cilena;
- Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, relazioni e indagine psicosociale
promosso dalla RER;
- Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER.
B – Affidamento familiare e in comunità
- Campagna di promozione affido familiare nelle istituzioni scolastiche per bambini in
età prescolare e della scuola primaria – seconda parte;
- formazione operatori sul tema dell’affidamento di minori stranieri e sul rapporto con
le famiglie di origine;
- seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza;
C – Sostegno alle politiche di tutela dei minori
- Formazione degli operatori educativi dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di
violenza in danno dei bambini – prima parte;
- formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie e dei
coordinatori di strutture di accoglienza per minori sulle forme di violenza in danno
dei bambini e sull’attivazione di efficaci percorsi di tutela;
- seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2;
- comprendere e gestire la violenza negli adolescenti.
107
PRESO ATTO Altresì che per la attuazione del Piano 2006 la Regione E. Romagna ha
stanziato apposite risorse come risulta dalla determinazione del Responsabile del servizio
politiche famigliari, infanzia ed adolescenza n. 19166 del 29/12/2005, risorse che per la
Provincia di Rimini ammontano complessivamente a € 46.916,00 così ripartite:
-quota per area adozione nazionale e internazionale € 15.017,00
-quota per area affidamento
€ 11.611,00
-quota per area tutela
€ 20.288,00
RITENUTO inoltre opportuno inoltre sostenere con fondi del bilancio provinciale parte
delle attività di formazione e di comunicazione afferenti il Piano adozione nazionale ed
internazionale e il Piano sostegno alle politiche di tutela, per l’importo complessivo di €
7.443,00, in considerazione della rilevanza di tali problematiche e della strategicità degli
interventi previsti dal Piano su tale versante;
RITENUTO opportuno procedere alla approvazione del “Programma provinciale per la promozione
di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007- Piano di azioni per
l’anno 2006” depositato agli atti del servizio;
DATO ATTO che il Piano costituisce parte integrante dei Piani Sociali di Zona che saranno
sottoscritti con Accordi di Programma Distrettuali entro la data del 29 settembre p.v.
RICHIAMATO l’Accordo di programma con i Comuni del Distretto di Rimini Nord e la Az.Usl di
Rimini per la attuazione degli interventi relativi all’area “Responsabilità famigliari, diritti dell’infanzia
e della adolescenza” approvato con delibera di C.P in data 1/08/06 ed in fase di sottoscrizione, e
rilevato che gli interventi che la Provincia realizza con il Piano oggetto de presente atto rispondono
alle priorità ed agli impegni programmatici assunti con quell’Accordo;
VISTI i pareri favorevoli di regolarità tecnica e di regolarità contabile espressi rispettivamente
dal Dirigente del Servizio Servizi alla Persona e alla Comunità e dal Responsabile di Servizio
Ragioneria ai sensi dell’art. 49, 1° comma, del D.Lgs. 267/2000;
A VOTI
DELIBERA
1. di recepire i contenuti della delibera della Assemblea Legislativa della Regione E.
Romagna n. 33/05 - delibera stralcio del Piano Sociale Regionale - con la quale si
approva il programma degli interventi e ripartizione delle risorse ai sensi dell’art. 47
comma 3 della L.R. 2/2003 e si assegnano specifici finanziamenti alle Province per la
realizzazione del “Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza
e tutela dell’infanzia e della adolescenza”;
2. di approvare il Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e
tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007- Piano di azioni per l’anno 2006”
dando atto che la programmazione degli interventi per il 2006 si configura come
108
ulteriore consolidamento e sviluppo degli obiettivi triennali, e le azioni che in
particolare si intendono realizzare sono:
A – Adozione nazionale e internazionale
- consolidamento del numero dei corsi di orientamento/preparazione delle coppie e
conclusione di n. 5 convenzioni con altrettanti Enti autorizzati per l’apporto ai corsi
sul tema dell’adozione internazionale;
- ulteriore incremento dell’impegno formativo e finanziario a favore dei componenti
dell’equipe centralizzata adozioni;
- realizzazione di una giornata (13 novembre p.v.) di formazione congiunta tra
operatori equipe centralizzata Ausl, Provincia e referenti degli Enti autorizzati per
l’adozione internazionale (saranno coinvolti almeno 8 Enti, che ad oggi aderiscono al
Protocollo provinciale);
- attivazione del sistema informativo di rilevazione del percorso adottivo delle coppie
che accedono al locale servizio adozione;
- ristampa della pubblicazione Adottiamoci curata dalla Provincia di Bologna come
materiale informativo e di orientamento da diffondere tra le coppie partecipanti ai
corsi;
- sostegno alla realizzazione di momenti seminariali finalizzati allo sviluppo e al
consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive – XVII° Convegno
Associazione Famiglie adottive pro I.C.Y.C. adozione internazionale dall’area cilena;
- Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, relazioni e indagine psicosociale
promosso dalla RER;
- Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER.
B – Affidamento familiare e in comunità
- Campagna di promozione affido familiare nelle istituzioni scolastiche per bambini in
età prescolare e della scuola primaria – seconda parte;
- formazione operatori sul tema dell’affidamento di minori stranieri e sul rapporto con
le famiglie di origine;
- seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza;
C – Sostegno alle politiche di tutela dei minori
- Formazione degli operatori educativi dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di
violenza in danno dei bambini – prima parte;
- formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie e dei
coordinatori di strutture di accoglienza per minori sulle forme di violenza in danno
dei bambini e sull’attivazione di efficaci percorsi di tutela;
- seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2;
- comprendere e gestire la violenza negli adolescenti .
3. di dare atto che le azioni contenute nel Programma-Piano attuativo 2006 sono sostenute da
finanziamento regionale per € 46.916,00 così ripartito:
-quota per area adozione nazionale e internazionale € 15.017,00 (Acc. n. 2006/62 sub. 1)
-quota per area affidamento
€ 11.611,00 (Acc. n. 2006/61 sub. 1)
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-quota per area tutela
€ 20.288,00 (Acc. n. 2006/60 sub. 1)
4. di autorizzare l’ulteriore stanziamento di fondi provinciali pari a € 7.443,00 per le azioni
previste nel Piano affidamenti famigliari ed in comunità e nel Piano sostegno alle politiche di
sostegno tutela minori in considerazione della rilevanza di tali problematiche e della
strategicità degli interventi previsti dai Piani menzionati in tale versante;
5. di prenotare la spesa di € 7.443,00 sul cap 182301 art. 3437 “Fondo per interventi a favore
della famiglia del bilancio 2005 - Prenotazione impegno n. 2006/2817 dando atto che si
procederà alla individuazione dei creditori nella fase operativa del programma, a cura del
Dirigente o Funzionario responsabile del procedimento;
6. di dare atto che il Piano di interventi che con il presente atto si approva, è parte integrante dei Piani
Sociali di Zona che saranno approvati con Accordi di Programma Distrettuali da sottoscrivere entro la
data del 29 settembre p.v.;
7.di demandare al Dirigente responsabile del Settore Servizi alla Persona e alla Comunità e
Sviluppo Sostenibile o altro Funzionario incaricato, gli atti relativi alla attuazione del Piano e
connessi impegni di spesa;
8.di dichiarare, con separata ed unanime votazione, la presente deliberazione immediatamente
eseguibile ai sensi dell’art. 134 comma 4°, del D.Lgs. 267/2000, per consentire l’invio alla
Regione E. Romagna nei termini fissati per i Piani sociali di zona (29/9/06).
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Piano di azioni 2006 - Provincia di Rimini