ASSESSORATO SERVIZI SOCIALI Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007 Piano di azioni per l’anno 2006 Allegato a Deliberazione di Giunta provinciale n. 173 del 05/09/2006 1 INDICE 1. Premessa………………………………………………………………………...pag. 4 2. Il contesto territoriale…………………………………………………………..pag. 8 2.1 La popolazione 0-17 anni……………………………………………………...pag. 8 2.2 Le famiglie…………………………………………………………………….pag. 17 3. Il programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007 ai sensi della Delibera di C.R. 615/2004. Obiettivi triennali e azioni realizzate nell’anno 2005……………pag. 18 3.1 La programmazione per l’anno 2006 ai sensi della delibera di C.R. 33/2005 e atti attuativi…………………………………………………………………...pag. 21 3.2 Gli interventi: schede sintetiche……………………………………………..pag. 23 3.3 Piano finanziario 2006: scheda sinottica……………………………………pag. 44 4. Altri progetti provinciali a supporto delle famiglie e dei minori……………pag. 47 4.1 Gli scambi interprovinciali…………………………………………………..pag. 48 4.2 Progetto prestiti agevolati giovani coppie…………………………………..pag. 51 4.3 Progetto mediazione familiare………………………………………………pag. 52 4.4 Progetto sostegno alla genitorialità…………………………………………pag. 53 4.5 Progetto oratori………………………………………………………………pag. 53 4.6 Studio sui minori stranieri di seconda generazione………………………..pag. 54 2 5. Appendice……………………………………………………………………...pag. 56 5.1 Servizi ed interventi realizzati nell’anno 2004 dal Modulo Tutela Minori del Distretto di Riccione e dal Modulo Tutela Minori del Distretto di Rimini dati SISA Minori………………………………………………………………pag. 57 5.2 Protocollo adozione…………………………………………………………..pag. 61 5.3 Documentazione finale corsi di aggiornamento per insegnanti ed educatori scuole dell’infanzia e scuole primarie………………………..pag. 68 5.4 Scambi interprovinciali: l’immigrazione nel territorio provinciale riminese………………………..pag. 96 5.5 Studio sui minori stranieri di seconda generazione: il progetto di ricerca………………………………………………………..pag. 101 5.6 Deliberazione di Giunta provinciale n. 173 del 05/09/2006……………….pag. 106 3 1. Premessa Il Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007 approvato con Del. di G.P. 176 del 26/07/2005 pone obiettivi triennali specifici per il Piano adozione, per il Piano affidamento familiare e in comunità e per il Piano sostegno alle politiche di tutela dei minori. Poiché gli obiettivi triennali devono essere declinati in una programmazione annuale, con questo documento intendiamo innanzi tutto presentare gli esiti del lavoro di attuazione, riflessione e programmazione realizzato con riferimento all’anno 2006 in questi tre ambiti. Tale lavoro nasce dalle riflessioni e dalle azioni di: a) Coordinamento tecnico Provincia – ufficio servizi sociali con equipe centralizzata adozioni Ausl. Questo coordinamento realizza inoltre – di regola 2 o 3 volte l’anno - incontri di confronto e approfondimento su tematiche specifiche con i rappresentanti degli Enti autorizzati in materia di adozione internazionale; b) Tavolo minori sezione affidamento familiare, composto da: rappresentanti degli uffici servizi sociali dei Comuni, del Centro per le famiglie del Comune di Rimini e del Centro per le Famiglie del Comune di Santarcangelo di R., figure di sistema della zona nord e zona sud del territorio provinciale, coordinatrice Ausl servizio affido, Centro pedagogico per l’integrazione dei servizi e Centro Educativo Territoriale (C.E.T.) della Comunità Montana Valle del Marecchia e Bellaria – Igea Marina, C.E.I.S., associazioni interessate alla tematica dell’affidamento familiare; c) Tavolo minori sezione sostegno alla tutela che, in base a delega formale e provvedimento dirigenziale da perfezionare, risulta composto da rappresentanti di: ufficio servizi sociali dei Comuni di Coriano, Monte Colombo, Poggio Berni, Verucchio, Centro per le famiglie del Comune di Rimini e Centro per le Famiglie del Comune di Santarcangelo di R., figure di sistema della zona nord e zona sud del territorio provinciale, ufficio servizi educativi dei Comuni di Bellaria – Igea Marina, Riccione, Rimini, Responsabile Ausl Modulo tutela minori, Centro pedagogico per l’integrazione dei servizi, Centro Educativo Territoriale (C.E.T.) della Comunità Montana Valle del Marecchia e Bellaria – Igea Marina, F.I.S.M. (Federazione Italiana Scuola Materna), U.O. Pediatria dell’Ospedale civile di Rimini, Centro di Giustizia Minorile di Bologna, C.E.I.S., Fondazione 4 San Giuseppe, Associazione Centro di accoglienza alla vita, Associazione Famiglie per l’Accoglienza, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione Gruppo San Damiano, Cooperativa sociale Il Millepiedi, Cooperativa sociale 5 pani e due pesci, Cooperativa sociale Mappamondo. Sono invece invitati permanenti (senza delega) rappresentanti di: Prefettura, Questura, Arma dei Carabinieri, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rimini, C.S.A. Direzione di Rimini. I lavori degli organismi tecnici indicati richiedono un supporto tecnico organizzativo sulla comunicazione, la diffusione di materiali, i verbali degli incontri, l’elaborazione di documenti amministrativi e di programmazione, che viene svolto in particolar modo da 1 funzionario dipendente a tempo determinato di formazione giuridica con perfezionamento post lauream in prevenzione della devianza e sicurezza sociale e Corso di alta formazione per Esperti giuridici nell’ambito del diritto dei minori e della famiglia (Dott.ssa Pagliarani). Ciò entro l’organizzazione dell’Ufficio Servizi Sociali il cui responsabile è la Dott.ssa Daniela Manfroni. Per quanto riguarda gli organismi tecnici presentati, la Determinazione regionale n. 19166 del 29/12/2005 in attuazione della Del. di G.R. 2192/2005 attribuisce alle Province il compito di procedere alla unificazione di tali tre organismi oltre che del tavolo tecnico attivato ex Legge 285/97 (programmazione per la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) in un unico Coordinamento tecnico provinciale per l’infanzia e l’adolescenza articolato in sezioni di lavoro (le sezioni adozione, affidamento familiare/in comunità e sostegno alla tutela sono di fatto già operative). Secondo la Regione Emilia-Romagna tale Coordinamento tecnico provinciale per l’infanzia e l’adolescenza costituisce lo snodo principale del confronto interistituzionale e della riflessione su base tecnica a supporto della programmazione provinciale e locale. Tale orientamento è stato esplicitato in maniera più articolata nella bozza di direttiva regionale in materia di affidamento familiare e accoglienza in comunità che verrà approvata dal Consiglio regionale entro l’anno in corso e che, nella sua parte generale, prevede un paragrafo specifico dedicato al Coordinamento tecnico provinciale per l’infanzia e l’adolescenza che ne stabilisce i compiti e le funzioni1: “Le Province istituiscono il Coordinamento (o Commissione) tecnico provinciale per l’infanzia e l’adolescenza, che assume le competenze di tutti i tavoli o coordinamenti esistenti a livello provinciale in materia di tutela, affidamento familiare, accoglienza in comunità, adozione e promozione dei diritti. 1 Di seguito in corsivo viene riportato il testo della bozza della direttiva in materia di affidamento familiare e accoglienza in comunità, parte generale, paragrafo 7.2. 5 Il Coordinamento: - collabora con gli uffici della Provincia alla redazione della proposta di programma provinciale da sottoporre all’approvazione; - collabora con gli organismi di coordinamento del settore educativo e scolastico, ambientale ecc., per la diffusione della cultura dell'infanzia e dell'adolescenza; - fa proposte per il superamento degli squilibri territoriali e per la diffusione di buone pratiche tra i servizi; - collabora all'attività di monitoraggio degli interventi previsti nei programmi provinciali; - promuove la riflessione inerente le problematiche sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, anche al fine di collaborare nell’orientamento delle politiche provinciali e locali (Piani di zona, piani per la salute…). La conferenza territoriale sociale e sanitaria di cui all'art. 11 della L.R. 2 del 2003 può avvalersi della collaborazione del coordinamento provinciale. La composizione del Coordinamento provinciale è stabilita dalla Provincia, che assicura almeno la rappresentanza dell'area dei servizi sociali, sanitari, educativi e scolastici, promuovendo la partecipazione del privato sociale e invitando le magistrature minorili e i servizi della sicurezza e della giustizia. Il Coordinamento può essere articolato in gruppi di lavoro o sezioni.” Certamente la direttiva regionale non è ancora in vigore, ma la sua prossima approvazione e contestuale prescrittività porrà gli Enti locali provinciali (e in primis la Provincia di Rimini) davanti all’obbligo di adempimento dei compiti ivi assegnati. Di questo occorre inevitabilmente tenere conto negli Accordi di programma area responsabilità familiari e diritti della infanzia e della adolescenza, in fase di attuazione nelle due zone di Riccione e Rimini. Il presente documento contiene anche: • ai paragrafi 2, 2.1 e 2.2 una descrizione del contesto territoriale locale per quanto riguarda la situazione demografica della popolazione minorile (più articolata), la condizione delle famiglie (più sintetica), la domanda e l’offerta di servizi sociali e socio sanitari in materia di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza; • al paragrafo 3.3 il piano finanziario 2006 relativo al Programma per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza; 6 • ai paragrafi 4, 4.1, 4.2, 4.3, 4.4 e 4.5 i progetti che la Provincia di Rimini come Assessorato Servizi Sociali realizza a sostegno delle famiglie e dei minori attraverso finanziamenti interamente provinciali a fronte del contesto territoriale tracciato e in continuità con gli esercizi precedenti; • ai paragrafi 5 e seguenti in appendice una serie di documenti prodotti durante l’attuazione della programmazione 2005 o propedeutici alla programmazione provinciale 2006 nell’area responsabilità familiari, capacità genitoriali, diritti dei bambini e degli adolescenti. 7 2. Il contesto territoriale 2.1 La popolazione 0-17 anni Al 01/01/2006 la popolazione minorile (0-17 anni) residente in provincia di Rimini ammonta a 46.392 unità. I minori costituiscono il 15,9% della popolazione residente complessiva a fronte di una media regionale del 14,5%. Dunque, quello della provincia di Rimini è il terzo territorio, dopo Reggio Emilia e Modena ad avere una maggiore incidenza di popolazione minorile rispetto alla popolazione residente. Se suddividiamo questa popolazione minorile in fascie di età, otteniamo che i minori in età 0-4 sono 13.532, quelli in età 5-9 sono 12.950, in età 10-14 sono 12.409 ed in età 15-17 anni sono 7.501. Tabella 1 - Peso percentuale dei minori sul totale dei residenti in provincia di Rimini2. Anni 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 % minori sul totale Minori totali Popolazione popolazione provinciale totale provinciale 15,3 41.603 272.031 15,3 42.128 274.669 15,4 42.707 277.153 15,5 43.437 279.774 15,6 44.133 283.239 15,8 45.196 286.934 15,9 46.392 290.029 Come si evince dalla tabella 1 la popolazione provinciale minorile è in aumento. Ciò è dovuto principalmente alla presenza di minori immigrati, in seconda battuta per un lieve ma significativo aumento delle nascite nelle famiglie italiane. Nella Zona Nord i minori sono 29.876, di cui 20.893 (il 69%) residenti a Rimini. Nei comuni di Torriana, Verucchio e Poggio Berni il numero di minori esercita un peso maggiore sulla popolazione residente (il 19,6% a Torriana, il 18,7% a Verucchio, il 17,7% a Poggio Berni). Nella Zona Sud i minori sono 16.516, di cui 5.408 (il 32%) residenti nel Comune capozona di Riccione. I comuni di questa Zona con una maggiore incidenza di minori rispetto alla popolazione residente sono Montescudo (18,7%), Morciano di Romagna (17,7%), San Clemente (17,7%) e Coriano (17,6%). 2 Fonte: “La popolazione residente nella provincia di Rimini – statistiche in progress”, a cura di Ufficio Statistica Provincia di Rimini, marzo 2006. 8 Tabella 2 - Popolazione minorile residente in provincia di Rimini al 01/01/20063. Comune Popolazione anni 0-17 Totale popolazione % popolazione 0-17 anni su residente totale popolazione residente 2.984 17.286 17,2% 560 3.152 17,7% 20.893 135.667 15,4% 3.395 20.206 16,8% 266 1.355 19,6% 1.778 9.502 18,7% 29.876 187.168 15,9% Popolazione anni Cattolica Coriano Gemmano Misano Adriatico Mondaino Monte Colombo Montefiore Conca Montegridolfo Montescudo Morciano di Romagna Riccione Saludecio San Clemente San Giovanni in Marignano Totale Zona Sud 0-17 Totale popolazione % popolazione 0-17 anni su residente totale popolazione residente 2.316 16.020 14,4% 1.634 9.272 17,6% 176 1.148 15,3% 1.776 10.950 16,2% 229 1.466 15,6% 422 2.325 18,1% 334 1.943 17,1% 157 953 16,4% 497 2.656 18,7% 1.132 6.389 17,7% 5.408 34.847 15,5% 419 2.648 15,8% 687 3.874 17,7% 1.329 8.370 15,8% 16.516 102.861 16% PROVINCIA DI RIMINI 46.392 Bellaria – Igea Marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio Totale Zona Nord Comune 290.029 15,95% I minori stranieri regolari sono 3.4764 e costituiscono il 7,5% dell’intera popolazione provinciale minorile. La maggior parte di essi risiede nei Comuni di Rimini, Riccione e Bellaria – Igea Marina, dove costituiscono rispettivamente l’8,2%, il 6,4%, e il 9,4% della popolazione minorile comunale residente. I Comuni dove peraltro l’incidenza dei minori stranieri è più alta rispetto alla popolazione minorile sono Montegridolfo (14,6%), Torriana (13,9%), e Bellaria – Igea Marina (9,4%). 3 Fonte: “La popolazione residente nella provincia di Rimini – statistiche in progress”, a cura di Ufficio Statistica Provincia di Rimini, marzo 2006. 4 Fonte: Ufficio Statistica Provincia di Rimini. Il dato non comprende i minori con cittadinanza sammarinese residenti nei Comuni della provincia di Rimini. 9 Tabella 3 - Popolazione minorile straniera residente in provincia di Rimini al 01/01/20065. Comune Popolazione straniera 0-17 anni Bellaria – Igea Marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio Totale Zona Nord Comune Cattolica Coriano Gemmano Misano Adriatico Mondaino Monte Colombo Montefiore Conca Montegridolfo Montescudo Morciano di Romagna Riccione Saludecio San Clemente San Giovanni in Marignano Totale Zona Sud PROVINCIA RIMINI 281 28 1.720 148 0-17 % popolazione straniera 017 su totale popolazione 0-17 anni 2.984 9,4% 560 5% 20.893 8,2% 3.395 4,3% 37 128 2.342 266 1.778 29.876 Popolazione straniera 0-17 anni DI 165 90 15 143 21 23 23 23 46 82 349 38 55 61 Popolazione anni Popolazione anni 13,9% 7,1% 7,8% 0-17 % popolazione straniera 017 su totale popolazione 0-17 anni 2.316 7,1% 1.634 5,5% 176 8,5% 1.776 8% 229 9,1% 422 5,4% 334 6,9% 157 14,6% 497 9,2% 1.132 7,2% 5.408 6,4% 419 9% 687 8% 1.329 4,5% 1.134 16.516 6,8% 3.476 46.392 7,4% Rispetto ai minori in carico ai servizi socio sanitari Ausl tutela dei Distretti di Riccione e Rimini nell’anno 2005 si rileva che6: - i minori in carico sono 3.233 (123 in più rispetto all’anno 2004), di cui 2.239 residenti nella Zona Nord e 994 nella Zona Sud. Essi costituiscono il 6,9% della popolazione provinciale 017; - gli utenti minori di nazionalità italiana sono 2.173 (il 67,2%), mentre quelli di nazionalità straniera sono 1.060 (il 32,8%); 5 6 Fonte: Ufficio Statistica Provincia di Rimini. Fonti: - Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005; - Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005. 10 - nel corso dell’anno sono stati presi in carico 648 nuovi utenti, mentre sono usciti dal Modulo tutela minori dei due Distretti 526 soggetti; - i minori accolti in strutture residenziali o semiresidenziali sono 151 (26 in più rispetto all’anno 2004), mentre quelli in affidamento familiare (consensuale e giudiziale) sono 118 (8 in più rispetto all’anno 2004); - la maggioranza dei minori in carico nella Zona Nord risiede nei Comuni di Rimini, Santarcangelo di Romagna e Bellaria – Igea Marina (Tabella 4); - la maggioranza dei minori in carico nella Zona Sud risiede nei Comuni di Riccione, Cattolica e Misano Adriatico (Tabella 4); - le principali tematiche che determinano la presa in carico di minori presso il Modulo tutela dei due Distretti sono il disagio familiare (37,4%), le difficoltà economiche (36,5%) e separazione/divorzio (11,1%) (Tabella 5); - i minori nei confronti dei quali l’Autorità giudiziaria ha emesso un provvedimento di affidamento, tutela o vigilanza del Servizio Tutela – cioè provvedimenti che regolamentano e limitano l’esercizio della potestà genitoriale - sono 550, 56 in più rispetto all’anno 20047 (Tabella 6). Questi casi costituiscono il 17% dei minori in carico al Servizio. Tabella 4 – Distribuzione minori in carico Modulo tutela minori Ausl di Riccione e Rimini per Comune di residenza8. Comune Bellaria – Igea Marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio Non residenti nella Zona Nord Totale Zona Nord n. utenti anno 2005 246 11% su utenti Zona Nord 36 1,6% su utenti Zona Nord 1.336 59,7% su utenti Zona Nord 261 11,7% su utenti Zona Nord 28 1,2% su utenti Zona Nord 102 4,5% su utenti Zona Nord 230 10,3% su utenti Zona Nord 2.239 7 Fonti: 8 Fonti: - Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005; Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005. Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005; Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005. 11 Comune Cattolica Coriano Gemmano Misano Adriatico Mondaino Monte Colombo Montefiore Conca Montegridolfo Montescudo Morciano di Romagna Riccione Saludecio San Clemente San Giovanni in Marignano Non residenti nella Zona Sud Totale Zona Sud PROVINCIA DI RIMINI n. utenti anno 2005 142 14,28% su utenti Zona Sud 82 8,25% su utenti Zona Sud 32 3,22% su utenti Zona Sud 87 8,75% su utenti Zona Sud 7 0,7% su utenti Zona Sud 17 1,71% su utenti Zona Sud 23 2,3% su utenti Zona Sud 10 1% su utenti Zona Sud 28 2,8% su utenti Zona Sud 84 8,4% su utenti Zona Sud 258 25,95% su utenti Zona Sud 22 2,2% su utenti Zona Sud 36 3,6% su utenti Zona Sud 69 6,9% su utenti Zona Sud 97 9,8% su utenti Zona Sud 994 3.233 Tabella 5 – Distribuzione minori in carico Modulo tutela minori Ausl di Riccione e Rimini per area tematica9. Tematica n. utenti anno 2005 % su totale utenti abbandono 35 1% abuso 37 1,1% affido preadottivo internazionale 36 1% affido preadottivo nazionale 13 0,4% devianza 65 2% devianza procedimento penale 7 0,2% difficoltà economiche 1.181 36,5% disagio familiare dipendenze 62 1,9% patologiche disagio familiare 1.211 37,4% disagio familiare psichico 84 2,6% maltrattamento 64 2% separazione/divorzio 361 11,1% 9 Fonti: - Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005; - Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005. 12 trascuratezza tratta e sfruttamento sessuale TOTALE 74 3 3.233 2,3% 0,01% Tabella 6 – Minori in carico Modulo Tutela Ausl di Riccione e Rimini con provvedimento dell’autorità giudiziaria10. Tematiche abuso abbandono affido preadottivo internazionale affido preadottivo nazionale devianza difficoltà economiche disagio familiare disagio familiare dipendenze patologiche disagio familiare psichico devianza procedimento penale maltrattamento separazione/divorzio trascuratezza tratta e sfruttamento sessuale Totale % sul Totale affidamento tutela al Servizio 12 6 7 8 140 15 30 1 15 35 29 1 299 54,4% vigilanza Totale 0 12 1 7 1 0 25 7 1 4 2 29 4 2 4 68 3 6 6 0 8 1 69 12,5% 5 50 5 0 182 33% 16 20 30 11 10 12 233 25 37 1 26 85 42 2 550 100% Riportiamo inoltre i dati raccolti dal SISA minori della Regione Emilia-Romagna11 riguardanti alcuni interventi sociali realizzati nell’anno 2004 da parte dell’Ausl: - contributi erogati: Il Distretto di Riccione ha impiegato risorse per € 179.360,26. I nuclei familiari assistiti con il solo contributo economico sono stati 282. Il Distretto di Rimini ha impiegato risorse per € 480.539,00. I nuclei familiari assistiti con il solo contributo economico sono stati 771. - adozione (servizio centralizzato): - le coppie che hanno svolto il primo colloquio informativo per l’adozione sono state 75; - le coppie che hanno frequentato i corsi di preparazione delle coppie che poi hanno fatto domanda di istruttoria sono state 44; - le coppie in attesa di istruttoria per adozione nazionale/internazionale al 31/12/2004 sono 20; 10 Fonti: - Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Riccione analisi dati 2005; - Pubblicazione a cura di Ausl Modulo Tutela Minori Distretto di Rimini analisi dati 2005. 11 SISA minori è un software gestionale (ovvero uno strumento di lavoro per i servizi) promosso dalla Regione EmiliaRomagna che, a partire dalla singola scheda di presa in carico dell’utente minore, permette di registrare e disporre di dati sull’utenza (minori e nuclei familiari), sugli operatori, sulle famiglie affidatarie e adottive e sul percorso assistenziale del minore. Al SISA minori aderiscono gli enti gestori della tutela dei minori del territorio regionale. 13 - 4 sono i decreti di adozione nazionale e 10 i decreti di adozione internazionale emessi nell’anno 2004, 0 i fallimenti adottivi. - affidamento familiare (servizio centralizzato): - le coppie che hanno iniziato l’istruttoria per l’affidamento familiare sono state 8; - le coppie in attesa di istruttoria al 31/12/2004 sono 4; - 31 minori (di cui 9 stranieri, 9 disabili) si trovano in affidamento consensuale al 31/12/2004; - 79 minori (di cui 7 stranieri, 1 disabile) si trovano in affidamento giudiziale al 31/12/2004. Per una più compiuta esposizione dei dati SISA Minori anno 2004 si rinvia all’Appendice – paragrafo 6.1. Per quanto riguarda l’anno 2005, disponiamo dei seguenti dati in tema di adozione12: Tabella 7 a – Dati relativi al percorso adottivo. Tipologia dati anno 2005 n° coppie primo colloquio informativo 73 n° coppie che hanno presentato la domanda per i corsi di 59 preparazione all’adozione n° coppie che hanno frequentato i corsi di preparazione 64 n° coppie che non hanno frequentato il corso 14 di cui 11 sospendono procedura e 3 fanno istruttoria (2 per adozione speciale e 1 per adozione mite) n° corsi di preparazione svolti 10 n° coppie per cui è sospesa/interrotta l’indagine 8 di cui 3 per gravidanza psicosociale n° fallimenti adottivi 0 Tabella 7 b – Dati relativi al percorso adottivo. Tipologia dati coppie in attesa di istruttoria per adozione nazionale e internazionale coppie con istruttoria di adozione nazionale e internazionale istruttorie concluse con valutazione positiva istruttorie concluse con valutazione negativa coppie che hanno ottenuto l’idoneità per adozione nazionale e internazionale (nell’anno) minori collocati in affidamento preadottivo nazionale minori collocati in affidamento preadottivo nazionale e internazionale minori con provvedimento adottivo internazionale da rettificare da parte del T.M. 12 Iniziata nel 2005 Conclusa nel 2005 In corso al 31/12/2005 16 74 44 56 40 4 27 2 9 1 Fonte: equipe centralizzata adozioni Ausl Rimini. 14 Sempre rispetto all’anno 2005, disponiamo dei seguenti dati in tema di affidamento familiare13: Tabella 8 – Dati relativi al percorso e alle tipologie di affidamento familiare. Tipologia dati coppie con istruttoria per affidamento familiare coppie in attesa di istruttoria per affidamento familiare Affido etero consensuale a tempo pieno Affido etero giudiziale a tempo piano Affido parentale consensuale a tempo pieno Affido parentale giudiziale a tempo pieno Affido etero consensuale part time Affido parentale consensuale part time Totale affidamenti familiari Iniziata nel 2005 5 Conclusa nel 2005 2 al 31/12/2005 0 0 3 di cui 1 straniero 0 4 35 16 di cui 6 stranieri 1 disabile certificato 0 0 0 2 di cui 1 straniero 1 disabile certificato 0 13 di cui 5 stranieri 44 di cui 10 stranieri, 1 disabile certificato e 2 non ancora certificati 4 38 14 di cui 6 stranieri 1 disabile certificato 0 58 2 113 3 2 Rispetto ai presidi socio assistenziali del riminese che accolgono minori residenti sul territorio provinciale o provenienti da fuori provincia, al 31/12/2004 sono 131 gli utenti presenti: di questi, 54 si trovano presso 2 centri diurni, 1 comunità di tipo familiare e 3 comunità educative, 59 sono accolti dalle 24 case famiglia e da 2 comunità madre-bambino, 18 sono i minori accolti nei presidi per disabili14. Tabella 9 – Distribuzione per Comune dei presidi socio assistenziali per minori, delle case famiglia e delle comunità madre-bambino. Comune Bellaria – Igea Marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio Totale Zona Nord Centro diurno Comunità di Comunità tipo familiare educativa 2 2 Casa famiglia 3 0 3 Comunità madrebambino 9 1 2 12 1 1 13 Fonte: equipe affidi Ausl Rimini. “Presidi e servizi socio-assistenziali nella provincia di Rimini – rapporto 2004”, a cura di Ufficio Statistica Provincia di Rimini, maggio 2006. 14 15 Comune Centro diurno Comunità di Comunità tipo familiare educativa Cattolica Coriano Gemmano Misano Adriatico Mondaino Monte Colombo Montefiore Conca Montegridolfo Montescudo Morciano di Romagna Riccione Saludecio San Clemente San Giovanni in Marignano Totale Zona Sud 0 1 PROVINCIA DI RIMINI 2 1 Casa famiglia Comunità madrebambino 1 3 1 1 1 1 2 2 1 0 1 12 1 3 24 2 Tabella 10 – Distribuzione di minori – di cui stranieri - per tipologia di presidio socio assistenziale15. Tipologia presidio SETTORE MINORI Centro diurno Comunità di tipo familiare Comunità educativa Totale Numero minori Tipologia presidio SETTORE MULTIUTENZA Comunità madre-bambino Casa famiglia Totale Numero minori 24 7 23 54 Tipologia presidio Numero minori SETTORE DISABILI Centro socio-occupazionale Centro socio riabilitativo diurno Centro socio riabilitativo residenziale Totale TOTALE GENERALE di cui stranieri 1 5 6 di cui stranieri 10 49 59 7 6 13 di cui stranieri 2 11 5 18 131 19 15 “Presidi e servizi socio-assistenziali nella provincia di Rimini – rapporto 2004”, a cura di Ufficio Statistica Provincia di Rimini, maggio 2006. 16 2.2 Le famiglie Al 01/01/2006 le famiglie residenti in provincia di Rimini sono 119.069, l’1,8% in più rispetto all’anno precedente. Si tratta in prevalenza di coppie con un figlio, seguiti dai coppie di anziani. Significativo anche il dato delle madri con figli – nuclei monogenitoriali, che costituiscono circa il 12% delle famiglie con figli. Più della metà dei residenti in provincia è coniugato/a (il 50,6%), mentre l’1,8% (cioè 5.221 residenti) sono i divorziati/e. Tendenzialmente, per la grande maggioranza delle coppie riminesi (più che negli altri territori emiliano romagnoli) l’intenzione di formare una famiglia ed avere dei figli è ancora legata al matrimonio. Tuttavia anche il nostro territorio non è immune da altre modalità di vivere i rapporti affettivi: infatti, spesso l’instabilità coniugale da origine a famiglie ricostituite, che costituiscono il 5,6% delle famiglie (Censimento 2001). Diverse sono anche le coppie che scelgono di non sposarsi affatto (il 4,7% - Censimento 2001) e questo dato è collegato all’aumento dei figli naturali riconosciuti da entrambe i genitori. Per chi si sposa, l’età è più elevata che in passato (i maschi hanno una età prevalente tra i 30 e i 34 anni, le femmine una età tra i 25 e i 29 anni), e anche i titoli di studio degli sposi sono più elevati (diploma di scuola media superiore, laurea). Il tasso di fecondità è più alto nelle donne di età compresa tra i 30 e i 34 anni. Il lavoro di cura dei figli rimane impegno prevalente della donna, anche quando lavora fuori casa. 17 3. Il programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007 ai sensi della Delibera di C.R. 615/2004. Obiettivi triennali e azioni realizzate nell’anno 2005. Il programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007 è stato approvato con Deliberazione di G.P. n. 176 del 26/07/2005 e ha stabilito obiettivi triennali specifici per il Piano adozione, per il Piano affidamento familiare e in comunità e per il Piano sostegno alle politiche di tutela dei minori. Nella tabella seguente vengono illustrati gli obiettivi triennali accanto alle azioni realizzate con la programmazione 2005. a) Piano Adozione 2005-2007 Obiettivi triennali Azioni previste e realizzate con la programmazione 2005 Promozione, sottoscrizione e attuazione di un nuovo Protocollo di intesa con l’Az. Usl e gli enti autorizzati per l’attività relativa all’adozione internazionale (durata triennale) Sviluppo e consolidamento del numero dei corsi di formazione per le coppie aspiranti all’adozione Protocollo di intesa approvato con Deliberazione di G.P. n. 293 del 29/11/2005 (Appendice, paragrafo 6.2). Aderiscono 8 Enti autorizzati. Realizzazione di n. 10 corsi (9 nell’anno 2004). La Provincia di Rimini ha concluso 5 convenzioni con altrettanti Enti autorizzati per l’apporto ai corsi sul tema dell’adozione internazionale Rapporto con il Tribunale per i Minorenni: Il Piano attuativo 2005 non prevedeva interventi condivisione di buone prassi per implementare rientranti in questo obiettivo l’efficacia/efficienza del lavoro di indagine psicosociale Sviluppo e consolidamento della formazione Corso di formazione per gli operatori dell’equipe operatori dell’equipe centralizzata centralizzata adozioni. Il corso ha comportato un impegno di 42 ore e un costo di € 7.210,00 Nell’anno 2004 la formazione ha comportato un impegno di 30 ore e un costo di € 5.500,00 Sviluppo e consolidamento di buone prassi nella Il Piano attuativo 2005 non prevedeva interventi fase del post-adozione, con particolare riguardo rientranti in questo obiettivo agli aspetti dell’inserimento scolastico e dell’attivazione di gruppi di sostegno per le famiglie adottive Sviluppo e consolidamento di un sistema E’ in via di attivazione una convenzione con informativo di rilevazione della domanda e ditta informatica per lo sviluppo di un sistema informativo di rilevazione del percorso adottivo dell’offerta di servizi delle coppie che accedono al servizio adozione 18 b) Piano Affidamento familiare e in comunità 2005-2007 Obiettivi triennali Azioni previste e realizzate con la programmazione 2005 Sviluppo e consolidamento tavolo di Il tavolo affidamento familiare si incontra e con continuità per coordinamento tecnico in materia di affidamento periodicamente programmare attuare e verificare le azioni familiare previste Campagna di promozione affido familiare nelle Nel periodo marzo-maggio 2006 sono stati fatti 4 istituzioni scolastiche per bambini in età incontri con 5 realtà scolari del territorio prescolare e della scuola primaria – prima parte provinciale (Morciano di Romagna, Cattolica, Rimini, Verucchio) che hanno visto la partecipazione complessiva di circa 120 persone. Tale intervento ha comportato un significativo aumento dei nuclei familiari disponibili all’affidamento Formazione famiglie candidate all’affidamento - Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII: ha realizzato 2 corsi di formazione che hanno coinvolto 10 famiglie candidate all’affidamento. Ogni corso ha impegnato le famiglie per 4-5 incontri, l’ultimo incontro è stato condotto dalla coordinatrice affidi Ausl - Associazione Famiglie per l’Accoglienza: ha realizzato 2 incontri rivolti alle famiglie disponibili all’accoglienza con l’intervento di un neuropsichiatria infantile Accompagnamento famiglie affidatarie - Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII: vengono realizzati incontri serali ogni 15 giorni al venerdì gestiti da un operatore e da uno psicologo dell’Associazione - Associazione Famiglie per l’Accoglienza: viene fatto un incontro al mese Sostegno alla sperimentazione nuove forme di affidamento Formazione degli operatori delle equipe territoriali Il Piano attuativo 2005 non prevedeva interventi rientranti in questo obiettivo Nel periodo gennaio-marzo 2006 è stato realizzato un ciclo di formazione (durata 36 ore) per assistenti sociali e psicologi del Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini sulle famiglie i cui figli sono in affidamento familiare. Inoltre, nel periodo luglio 2006gennaio 2007 viene attuato un secondo ciclo formativo che consiste in tre incontri sul tema “Separazioni impossibili e conflitti insanabili: gli interventi per l’affidamento familiare quando il figlio è il sintomo” rivolto congiuntamente agli operatori del Modulo tutela minori dei due 19 Distretti e al personale sanitario dei settori Psichiatria, Neuropsichiatria infantile, Dipendenze, ecc. La spesa sostenuta dalla Provincia di Rimini per la realizzazione di tali interventi ammonta a € 10.850,00 c) Piano Sostegno alle politiche di tutela dei minori 2005-2007 Obiettivi triennali Azioni previste e realizzate con la programmazione 2005 Sviluppo e consolidamento equipe multiprofessionale di II° livello Formazione operatori, verticale (per categorie professionali omogenee) orizzontale (destinata più categorie contemporaneamente es. forze dell’ordine, operatori educativi, assistenti sociali, ecc.) La gestione del progetto è affidata all’Ausl 2 cicli di formazione/aggiornamento per insegnanti delle scuole materne ed elementari e degli educatori nelle scuole elementari sulle forme di violenza in danno dei bambini. Il primo percorso di aggiornamento si è svolto presso il CET di Santarcangelo di Romagna da novembre a dicembre 2005 coinvolgendo 31 persone, il secondo percorso si è svolto presso la Biblioteca e il Comune di Riccione da gennaio a febbraio 2006 e ha coinvolto 35 persone. La verifica di tale azione attuata dal Tavolo tutela (che ha anche incontrato gli insegnanti per una presentazione e un confronto in data 20/02/2006) si è rivelata estremamente positiva per i contenuti e gli apporti utili alla programmazione 2006 (la documentazione prodotta si trova in Appendice, paragrafo 6.3) Sensibilizzazione della società come fattore Il Piano attuativo 2005 non prevedeva interventi protettivo: iniziative di sensibilizzazione di rientranti in questo obiettivo ampie fasce della società con lo scopo di creare una cornice sociale di protezione e attenzione nei confronti dei diritti dei minori in chiave di prevenzione primaria e secondaria 20 3.1 La programmazione per l’anno 2006 ai sensi della delibera di C.R. 33/2005 e atti attuativi La programmazione 2006 si configura come ulteriore consolidamento e sviluppo degli obiettivi triennali, le azioni che in particolare si intendono realizzare sono: A – Adozione nazionale e internazionale - consolidamento del numero dei corsi di orientamento/preparazione delle coppie (n. 10) e conclusione di n. 5 convenzioni con altrettanti Enti autorizzati per l’apporto ai corsi sul tema dell’adozione internazionale; - ulteriore incremento dell’impegno formativo e finanziario a favore dei componenti dell’equipe centralizzata adozioni; - realizzazione di una giornata (13 novembre p.v.) di formazione congiunta tra operatori equipe centralizzata Ausl, Provincia e referenti degli Enti autorizzati perl’adozione internazionale (saranno coinvolti almeno 8 Enti, che ad oggi aderiscono al Protocollo provinciale); - attivazione del sistema informativo di rilevazione del percorso adottivo delle coppie che accedono al locale servizio adozione; - ristampa della pubblicazione Adottiamoci curata dalla Provincia di Bologna come materiale informativo e di orientamento da diffondere tra le coppie partecipanti ai corsi; - sostegno alla realizzazione di momenti seminariali finalizzati allo sviluppo e al consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive – XVII° Convegno Associazione Famiglie adottive pro I.C.Y.C. adozione internazionale dall’area cilena -. - Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, relazioni e indagine psicosociale promosso dalla RER; - Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER. Risorse regionali per la programmazione annuale: € 15.017,00 B – Affidamento familiare e in comunità - Campagna di promozione affido familiare nelle istituzioni scolastiche per bambini in età prescolare e della scuola primaria – seconda parte; - formazione operatori sul tema dell’affidamento di minori stranieri e sul rapporto con le famiglie di origine; - seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza; 21 Risorse regionali per la programmazione annuale: € 11.611,00 C – Sostegno alle politiche di tutela dei minori - Formazione degli operatori educativi dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di violenza in danno dei bambini – prima parte; - formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie e dei coordinatori di strutture di accoglienza per minori sulle forme di violenza in danno dei bambini e sull’attivazione di efficaci percorsi di tutela; - seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2; - comprendere e gestire la violenza negli adolescenti – prima parte. Risorse regionali per la programmazione annuale: € 20.288,00 22 3.1 Gli interventi: schede sintetiche 23 A – Adozione nazionale e internazionale Intervento n. 1 Corsi di orientamento/preparazione delle coppie aspiranti all’adozione Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: tavolo tecnico provinciale adozione – equipe centralizzata Ausl di Rimini, Enti autorizzati Soggetto attuatore: Provincia di Rimini e Ausl di Rimini Intervento: • Nuovo NO • Previsto in piani precedenti SI • Sviluppo di attività in corso SI • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: da gennaio a dicembre 2006 Azioni: sono programmati n. 10 corsi per soddisfare il bisogno formativo di circa n. 60 coppie. Ogni corso ha una durata di 12 ore suddivise in n. 4 incontri e sono tenuti da un assistente sociale e uno psicologo dell’equipe centralizzata oltre che da un rappresentante dell’Ente autorizzato per la conduzione dei moduli n. 4 e n. 5 di cui alla Direttiva regionale n. 1495/2003. Costo del progetto: € 6.000,00 Contributo richiesto alla Regione: € 6.000,00 24 Intervento n. 2 Attività formative rivolte agli operatori dell’equipe centralizzata adozioni Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: componenti equipe centralizzata Ausl di Rimini Soggetto attuatore: Ausl di Rimini Intervento: • Nuovo NO • Previsto in piani precedenti SI • Sviluppo di attività in corso SI • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: da febbraio a dicembre 2006 Azioni: si tratta di una formazione specifica rivolta agli operatori dell’equipe centralizzata della durata complessiva di n. 54 ore (nove incontri di 6 ore). Tale formazione mira a sviluppare competenze specifiche e approfondimenti clinici negli ambiti della attivazione e gestione delle dinamiche di gruppo e delle dinamiche intrapsichiche e relazionali di coppia aspirante all’adozione. Costo del progetto: € 8.460,00 Contributo richiesto alla Regione: € 8.460,00 25 Intervento n. 3 Formazione congiunta equipe centralizzata adozioni Enti autorizzati per l’adozione internazionale Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: componenti equipe centralizzata Ausl di Rimini, Enti autorizzati per adozione internazionale che hanno sottoscritto il Protocollo provinciale Soggetto attuatore: Provincia di Rimini, Ausl di Rimini Intervento: • Nuovo SI • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso NO • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: giornata formativa che si terrà in data 13 novembre 2006 Azioni: si tratta di una giornata di formazione congiunta rivolta agli operatori dell’equipe centralizzata adozioni, ai rappresentanti degli Enti autorizzati per l’adozione internazionale che hanno sottoscritto il Protocollo provinciale (n. 8 al 30/06/2006) e ai referenti tecnici della Provincia di Rimini – Ufficio Servizi Sociali. Tale formazione mira a sviluppare buone prassi collaborative tra i soggetti coinvolti nel processo di qualificazione del sistema integrato di servizi che si occupano di adozione con particolare riguardo alla fase dell’orientamento/formazione delle coppie interessate all’adozione e alla fase dell’accompagnamento post adottivo Costo del progetto: € 2.000,00 Contributo richiesto alla Regione: € 557,00 Contributo Provincia: € 1.443,00 26 Intervento n. 4 Attività di raccolta ed elaborazione di dati, monitoraggio e valutazione del Piano adozione Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: componenti equipe centralizzata Ausl di Rimini, Enti autorizzati per adozione internazionale che hanno sottoscritto il Protocollo provinciale Soggetto attuatore: Provincia di Rimini Intervento: • Nuovo NO • Previsto in piani precedenti SI • Sviluppo di attività in corso SI • Finanziato con residui SI Ambito territoriale: provinciale Durata: da gennaio a dicembre 2006 Azioni: si tratta di realizzare tramite ditta informatica una banca dati web a supporto della gestione delle procedure di adozione, per assicurare il monitoraggio della domanda sociale lungo tutto il percorso della coppia, dall’orientamento/formazione al post adozione. Tale strumento può anche consentire una più adeguata analisi delle risultanze sul gradimento da parte delle coppie dei corsi di preparazione. L’immissione dei dati sulle procedure di adozione viene eseguito dalla Ausl, mentre quella delle informazioni relative al gradimento dei corsi viene eseguito dalla Provincia. Con tale strumento è inoltre possibile procedere alla stampa di documenti tipo attestati di partecipazione al corso e allegare documenti in formato word. La banca dati viene installata presso il server dell’Ausl e la Provincia può accedervi attraverso un collegamento internet. Costo del progetto: € 7.680,00 Contributo Regione: € 4.000,00 risorse già destinate con Piano 2005, € 3.680,00 risorse residue Piano 2004. 27 Intervento n. 5 Attività di comunicazione Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: equipe centralizzata Ausl di Rimini, Provincia di Bologna Soggetto attuatore: Provincia di Rimini Intervento: • Nuovo NO • Previsto in piani precedenti SI • Sviluppo di attività in corso NO • Finanziato con residui SI Ambito territoriale: provinciale Durata: da gennaio a dicembre 2006 Azioni: la Provincia di Bologna-Coordinamento Adozione ha realizzato nell’anno 2005 una pubblicazione dal titolo “Adottiamoci – un percorso per futuri genitori”, una brochure informativa sull’adozione nazionale internazionale che la Regione Emilia-Romagna consiglia di distribuire alle coppie che frequentano il corso di orientamento/formazione in tutti i territori provinciali. Per questo motivo occorre procedere alla opportuna modifica del testo (adattandolo al contesto istituzionale locale), alla sua ristampa e diffusione. Costo del progetto: € 4.559,16 Contributo Regione: € 3.559,16 risorse già destinate con Piano 2005 Contributo Provincia: € 1.000,00 bilancio 2005 28 Intervento n. 6 Sostegno alla realizzazione di momenti seminariali finalizzati allo sviluppo e al consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: associazione famiglie adottive pro I.C.Y.C., componenti equipe centralizzata Az. Usl Soggetto attuatore: Provincia di Rimini Intervento: • Nuovo SI • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso NO • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: Convegno 9 settembre 2006 Azioni: si tratta di partecipare e sostenere la realizzazione del Convegno “Adozione: sogni, aspettative, realtà” organizzato dall’Associazione famiglie adottive pro I.C.Y.C. con lo scopo di promuovere un momento di confronto fra le famiglie che hanno sperimentato e stanno vivendo l’esperienza dell’adozione internazionale. Il convegno per la Provincia e per i servizi territoriali che si occupano di adozione è l’occasione per intervenire nel dibattito portando elementi di conoscenza sul funzionamento dei servizi e sulle indicazioni regionali che possono contribuire a costruire una rete di relazioni positive e di scambi di buone prassi. Costo del progetto: € 1.000,00 Contributo richiesto alla Regione: € 0,00 Contributo Provincia: € 1.000,00 29 Intervento n. 7 Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, relazioni e indagine psicosociale promosso dalla RER Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: componenti equipe centralizzata Ausl di Rimini Soggetto attuatore: Ausl di Rimini Intervento: • Nuovo SI • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso SI • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: da marzo a dicembre 2006 Azioni: a partire da marzo 2006 un operatore dell’Ausl di Rimini partecipa attivamente al gruppo di lavoro sulla valutazione psicosociale delle coppie promosso dalla RER, gruppo nel quale sono protagonisti attivi anche diversi giudici onorari del Tribunale per i Minorenni. Le riflessioni e i materiali prodotti da questo gruppo di lavoro sono utili a stimolare la riflessione degli operatori dell’equipe adozioni nell’ottica di implementare l’efficacia del lavoro di indagine psicosociale e di sviluppare e consolidare buone prassi con il Tribunale per i Minorenni. Costo del progetto: € 0,00. L’attività viene svolta da personale dipendente dell’Ausl. Contributo richiesto alla Regione: € 0,00 30 Intervento n. 8 Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: Enti autorizzati per l’adozione internazionale Soggetto attuatore: Provincia di Rimini, equipe centralizzata Ausl di Rimini Intervento: • Nuovo SI • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso SI • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: da marzo a dicembre 2006 Azioni: a partire da marzo 2006 un operatore della Provincia di Rimini e uno dell’Az. Usl partecipano attivamente al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER, gruppo nel quale sono protagonisti attivi anche altri servizi territoriali, Province, giudici onorari del Tribunale per i Minorenni ed Enti autorizzati per l’adozione internazionale. Le riflessioni e i materiali prodotti da questo gruppo di lavoro sono utili a stimolare la riflessione degli operatori dell’equipe adozioni e della Provincia per sviluppare e consolidare buone prassi con particolare riguardo agli aspetti sanitari connessi alla salute dei bambini al momento dell’ingresso in Italia, all’attivazione di gruppi di sostegno per le famiglie adottive, alla collaborazione tra servizi ed Enti autorizzati e tra servizi e scuola per l’inserimento scolastico. Costo del progetto: € 0,00. L’attività viene svolta da personale dipendente della Provincia di Rimini e dell’Ausl di Rimini Contributo richiesto alla Regione: € 0,00 31 B – Affidamento familiare e in comunità Intervento n. 1 Campagna di promozione affido familiare nelle istituzioni scolastiche per bambini in età prescolare e della scuola primaria – seconda parte Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: Az. Usl di Rimini – settore Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini, referenti equipe centralizzata affido familiare -, Servizi Sociali e Servizi Educativi dei Comuni, scuole dell’infanzia statali e paritarie, scuole primarie statali e paritarie, Privato sociale operante nell’ambito dell’affidamento familiare Soggetto attuatore: Provincia di Rimini, Az. Usl di Rimini, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione Famiglie per l’Accoglienza Intervento: • Nuovo NO • Previsto in piani precedenti SI • Sviluppo di attività in corso SI • Finanziato con residui SI Ambito territoriale: provinciale Durata: da settembre 2006 a gennaio 2007 Azioni: In continuità con quanto realizzato con la programmazione 2005 si tratta di realizzare un ciclo di incontri di promozione dell’istituto dell’affidamento familiare per sensibilizzare famiglie e persone singole sul valore e sull’importanza di aprirsi alla accoglienza di minori. La disponibilità temporale può variare da qualche ora alla settimana, ai pomeriggi fino alla coabitazione, secondo la capacità di accoglienza dei potenziali affidatari e viene svolta nell’ottica di assicurare ai minori con 32 genitori “meno presenti” un ambiente relazionale positivo, educativo, in un contesto di vicinato accogliente e/o di famiglia allargata. Nel periodo ottobre 2006 – gennaio 2007 si terranno quindi 10 incontri serali nei territori comunali di: Bellaria – Igea Marina, Coriano, Riccione, Rimini, Santarcangelo di Romagna. Costo del progetto: € 5.000,00 Contributo richiesto alla Regione: € 1.388,00 mentre € 3.612,00 sono risorse regionali già destinate con il Piano 2005 33 Intervento n. 2 Formazione operatori sul tema dell’affidamento di minori stranieri e sul rapporto con le famiglie di origine Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: Az. Usl di Rimini – settore Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini, referenti equipe centralizzata affido familiare -, associazioni operante nell’ambito dell’affidamento familiare, comunità di accoglienza per minori Soggetto attuatore: Provincia di Rimini, Az. Usl di Rimini Intervento: • Nuovo NO • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso SI • Finanziato con residui SI Ambito territoriale: provinciale Durata: da settembre 2006 a giugno 2007 Azioni: Nell’ambito della formazione degli operatori sul tema del rapporto e della recuperabilità della famiglia di origine del bambino in affido, si intende realizzare una formazione sulla condizione del bambino straniero in affidamento familiare, su come in particolar modo sviluppare il rapporto con la famiglia di origine nell’ottica della recuperabilità delle capacità genitoriali e del progetto di tutela del minore. Si ritiene opportuno rivolgere tale formazione agli operatori dell’Az. Usl Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini, alle associazioni di famiglie affidatarie e agli operatori delle comunità di accoglienza per minori con incontri in plenaria e incontri specificamente destinati a operatori dei servizi territoriali, operatori delle associazioni di famiglie affidatarie e operatori delle comunità di accoglienza. 34 Costo del progetto: € 8.000,00 Contributo richiesto alla Regione: € 4.223,00 mentre € 3.777,00 sono risorse regionali già destinate con il Piano 2005 35 Intervento n. 3 Seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: Amministratori dei Comuni, Coordinamento enti locali sostegno a distanza, Regione Emilia Romagna – Assessorato promozione politiche sociali -, Az. Usl di Rimini – coordinamento sociale e settore Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini, equipe centralizzata affido familiare, equipe centralizzata adozione -, associazioni operanti nell’ambito dell’affidamento familiare e del sostegno a distanza Soggetto attuatore: Provincia di Rimini Intervento: • Nuovo SI • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso NO • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: l’iniziativa si svolgerà tra i mesi di gennaio e febbraio 2007 Azioni: con il seminario si intende approfondire il tema e la conoscenza delle principali forme di accoglienza che il territorio provinciale, a partire dalla programmazione politica e tecnica può attuare a favore dell’infanzia e dell’adolescenza. Con l’occasione si intendono presentare dati di sfondo demografico ma anche espressivi della domanda e all’offerta sociale esistenti sul territorio provinciale, inoltre, grazie all’apporto della RER e dei rappresentanti del Coordinamento enti locali sostegno a distanza potranno essere conosciuti e approfondite modalità di accoglienza utili al dibattito sui servizi da sviluppare in questo specifico campo. Costo del progetto: € 6.000,00 Contributo richiesto alla Regione: € 6.000,00 36 C – Sostegno alle politiche di tutela dei minori Intervento n. 1 Formazione degli educatori e degli insegnanti dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di violenza in danno dei bambini Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: Servizi Educativi dei Comuni della provincia, C.S.A. – Centro Servizi Amministrativi – Direzione di Rimini Soggetto attuatore: Ente di formazione A.R.C.O. – Associazione per la Ricerca-intervento di Comunità e Organizzazione Intervento: • Nuovo NO • Previsto in piani precedenti SI • Sviluppo di attività in corso SI • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: settembre 2006 – maggio 2007 Azioni: In continuità con la formazione attuata nell’anno 2005 e 2006 con il Piano 2005, si ritiene opportuno consolidare e sviluppare questo intervento realizzando in collaborazione con i Servizi educativi dei Comuni della zona sud (Riccione, Misano A., Cattolica e Valconca), della zona di Bellaria – Igea M. e della Comunità Montana Valle del Marecchia e del Comune di Rimini una formazione rivolta specificamente agli educatori e insegnanti dei servizi all’infanzia – nidi e materne – comunali, statali e paritari, e, in seconda battuta, agli insegnanti delle scuole primarie (in tutto 3 corsi). Il percorso formativo che qui si propone è anche frutto delle verifiche e della valutazione svolta sull’esperienza realizzata con la programmazione 2005, e prevede 7-8 giornate di 37 lavoro per un impegno complessivo di 23-26 ore, di cui 17-19 ore per ciascun partecipante. Il percorso si articola in 3-4 lezioni in plenaria rivolte a tutti gli iscritti, e 2 moduli per ciascun gruppo di operatori. I temi che verranno affrontati sono: • La rete dei servizi del territorio a sostegno e tutela dei minori • Le diverse forme di violenza extrafamiliare • Le diverse forme di violenza intrafamiliare • La legislazione dei minori: leggi e direttive, tutela e responsabilità Costo del progetto: 12.000,00 Contributo richiesto alla Regione: € 12.000,00 38 Intervento n. 2 Formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie, dei dirigenti dei servizi educativi comunali e dei coordinatori di strutture di accoglienza per minori sulle forme di violenza in danno dei bambini per l’attivazione di efficaci percorsi di tutela Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: C.S.A. – Centro Servizi Amministrativi – Direzione di Rimini, Centro pedagogico per l’integrazione dei servizi di Rimini, C.E.T. – Centro Educativo Territoriale – della Comunità Montana Valle del Marecchia e Bellaria – Igea Marina Soggetto attuatore: Provincia di Rimini Intervento: • Nuovo SI • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso NO • Finanziato con residui SI Ambito territoriale: provinciale Durata: ottobre 2006 – gennaio 2007 Azioni: Si tratta di una formazione rivolta ai dirigenti delle scuole dell’infanzia e primarie statali e paritarie, che nasce dalla riflessione per cui nel percorso di protezione e tutela del minore, la scuola costituisce il primo ambito in cui, al di fuori della famiglia, possono manifestarsi i disagi dei bambini. Questi disagi vanno allora saputi cogliere per poter attivare quanto prima efficaci percorsi di intervento. In questo risulta cruciale oltre al ruolo degli insegnanti, anche quello dei loro diretti superiori, i dirigenti scolastici, che devono tenere presente e valutare gli aspetti giuridici di rilievo costituzionale, civile e penale che la tematica comporta, ed avere chiari riferimenti territoriali (servizi sociali – tutela minori, Forze dell’ordine, Tribunale ordinario e Tribunale per i Minorenni). I temi che con questa formazione si intendono trattare sono: 39 • le diverse forme di violenza intrafamiliare ed extrafamiliare e la rete dei servizi del territorio a tutela dei minori (1-2 moduli); • la legislazione dei minori: leggi e direttive, tutela e responsabilità (2 moduli) Costo del progetto: € 7.930,50 risorse regionali già destinate con il Piano 2005 40 Intervento n. 3 Seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2 Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: partecipanti agli interventi n. 1 e 2, Amministratori dei Comuni, Regione Emilia Romagna – Assessorato promozione politiche sociali -, Az. Usl di Rimini – coordinamento sociale e settore Modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini, comunità di accoglienza per minori della provincia di Rimini, Prefettura, Tribunale di Rimini Soggetto attuatore: Provincia di Rimini Intervento: • Nuovo SI • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso NO • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: l’iniziativa si svolgerà tra i mesi di febbraio e marzo 2007 Azioni: Con questa iniziativa si intende realizzare la presentazione degli esiti della formazione di cui agli interventi 1 e 2 di questo Piano e un confronto diretto tra il mondo della scuola rappresentato sia dagli operatori educativi sia dai dirigenti scolastici e l’ambito dei servizi territoriali, delle Forze dell’Ordine e della Giustizia per cogliere le aspettative reciproche ed impostare percorsi di collegamento a tutela dei minori Costo del progetto: € 1.000,00 Contributo richiesto alla Regione: € 1.000,00 41 Intervento n. 4 Comprendere e gestire la violenza negli adolescenti Ente capofila: Provincia di Rimini Ente responsabile dell’intervento: Provincia di Rimini Altri soggetti coinvolti: Università degli Studi di Bologna – Polo di Rimini corso di laurea in educatore professionale -, C.S.A. – Centro Servizi Amministrativi – Direzione di Rimini, Centro pedagogico per l’integrazione dei servizi di Rimini, C.E.T. – Centro Educativo Territoriale – della Comunità Montana Valle del Marecchia e Bellaria – Igea Marina, gruppi educativi territoriali della provincia di Rimini, Az. Usl di Rimini – coordinamento sociale e modulo tutela minori dei Distretti di Riccione e Rimini -, comunità di accoglienza per minori della provincia di Rimini, Centro di Giustizia Minorile – servizio sociale minorile di Rimini, Tribunale per i Minorenni di Bologna Soggetto attuatore: Provincia di Rimini Intervento: • Nuovo SI • Previsto in piani precedenti NO • Sviluppo di attività in corso NO • Finanziato con residui NO Ambito territoriale: provinciale Durata: settembre 2006 – dicembre 2007 Azioni: si tratta di un intervento articolato che si propone di individuare, descrivere, formare gli operatori educativi sulle principali forme di violenza agite dagli adolescenti presenti sul territorio provinciale. E’ prevista la realizzazione di: - un seminario introduttivo per la descrizione del tema e la presentazione di un opuscolo informativo sulle diverse tipologie di violenza; 42 - una ricerca svolta in base alla somministrazione di questionari di autoconfessione destinati a studenti delle scuole medie inferiori, medie superiori e dagli adolescenti che frequentano i gruppi educativi territoriali; - iniziativa pubblica di presentazione degli esiti della ricerca da realizzarsi nei prossimi piani provinciali. Questo intervento potrà essere propedeutico ad una formazione mirata per la conoscenza e lo sviluppo di buone prassi per la gestione dei fenomeni di violenza negli adolescenti. Costo del progetto: € 13.288,00 Contributo richiesto alla Regione: € 8.288,00 Contributo Provincia: € 5.000,00 43 3.3 Piano finanziario 2006: scheda sinottica 44 A – Piano adozione nazionale e internazionale Denominazione intervento Corsi di orientamento/preparazione delle coppie aspiranti all’adozione Attività formative rivolte agli operatori dell’equipe centralizzata adozioni Formazione congiunta equipe centralizzata adozioni Enti autorizzati per l’adozione internazionale Costo dell’intervento € 6.000,00 risorse regionali 8.460,00 risorse regionali 2.000,00 di cui: - 557,00 risorse regionali - 1.443,00 risorse provinciali Attività di raccolta ed elaborazione dati, monitoraggio 7.680,00 risorse regionali, di cui: e valutazione del Piano adozione - 4.000,00 residui Piano 2005 - 3.680,00 residui Piano 2004 Attività di comunicazione 4.559,16 di cui: - 3.559,16 risorse regionali residui Piano 2005 - 1.000,00 risorse provinciali residui Piano 2005 Sostegno alla realizzazione di momenti seminariali 1.000,00 risorse provinciali finalizzati allo sviluppo e al consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, 0,00 relazioni e indagine psicosociale promosso dalla RER Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione 0,00 promosso dalla RER Totale 29.699,16 di cui 15.017,00 quota reg.le 2006 B - Piano affidamento familiare e in comunità Denominazione intervento Costo dell’intervento € Campagna di promozione affido familiare nelle 5.000,00 di cui: - 1.388,00 risorse regionali istituzioni scolastiche per bambini in età prescolare e - 3.612,00 risorse regionali della scuola primaria – seconda parte residui Piano 2005 Formazione operatori sul tema dell’affidamento di 8.000,00 di cui: - 4.223,00 risorse regionali minori stranieri e sul rapporto con le famiglie di - 3.777,00 risorse regionali origine residui Piano 2005 Seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza 6.000,00 risorse regionali Totale 19.000,00 di cui 11.611,00 quota reg.le 2006 45 C - Piano sostegno alle politiche di tutela dei minori Denominazione intervento Formazione degli educatori e degli insegnanti dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di violenza in danno dei bambini Formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie, dei dirigenti dei servizi educativi comunali e dei coordinatori di strutture di accoglienza per minori sulle forme di violenza in danno dei bambini per l’attivazione di efficaci percorsi di tutela Seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2 Comprendere e gestire la violenza negli adolescenti Totale Costo dell’intervento € 12.000,00 risorse regionali 7.930,50 risorse regionali residui Piano 2005 1.000,00 risorse regionali 13.288,00 di cui - 8.288,00 risorse regionali - 5.000,00 risorse provinciali 34.218,50 di cui 20.288,00 quota regionale 2006 46 4. Altri progetti a supporto delle famiglie e dei minori 47 A fronte del contesto territoriale tracciato e in continuità con gli esercizi precedenti, la Provincia di Rimini intende realizzare azioni e interventi a sostegno delle famiglie e dei minori attraverso finanziamenti interamente provinciali. Di seguito l’illustrazione degli specifici progetti. 4.1 Gli scambi interprovinciali 16 “Sulla base dell’esperienza maturata negli ultimi sei anni attraverso i progetti concernenti l’infanzia e l’adolescenza realizzati in attuazione della Legge 285/97, la Regione Emilia-Romagna ha ritenuto opportuno avviare scambi e confronti su quanto prodotto. Grazie ad una conoscenza reciproca e ad una condivisione delle prospettive di lavoro si potrà contribuire ad una maggiore diffusione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza nel territorio regionale ed extraregionale, promuovendo e sostenendo, tra l’altro, intese e collaborazioni anche con altre Regioni. Si è quindi deciso di assumere la modalità degli scambi interprovinciali come strumento per il raggiungimento di alcuni obiettivi principali quali: il consolidamento e trasferimento nei Piani di zona delle buone prassi acquisite in forza della pluriennale esperienza realizzata con la legge 285/97 in modo da garantire e rafforzare la continuità progettuale; il superamento della ripetitività degli interventi e la messa in discussione dei modelli operativi; l’apertura al confronto anche con altre realtà regionali. Tale scelta è sorta sulla base dell'esperienza consolidata degli scambi pedagogici. Gli obiettivi che pertanto si intendono conseguire attraverso il progetto sono orientati a: • favorire il confronto di esperienze tra gli operatori dei tre ambiti interprovinciali interessati, in relazione alle metodologie, agli strumenti utilizzati all'interno dei percorsi specifici e alla ricerca d'identità poiché nell'atto di presentarsi si stimola una grossa autovalutazione e auto riflessione e si promuove l'acquisizione di competenze; • promuovere la cultura della documentazione anche attraverso la documentazione delle attività svolte e la pubblicazione dei materiali prodotti; • consolidare e trasferire le buone prassi all'interno dei Piani di zona nella prospettiva di dare maggiore solidità alla progettazione; • superare la ripetitività quotidiana e stimolare la messa in discussione dei modelli operativi, • avviare l'apertura a scambi con altre regioni. 16 Il testo tra virgolette costituisce stralcio della presentazione del Progetto scambi interprovinciali, a cura della Dott.ssa M.T. Paladino – Servizio Politiche familiari infanzia e adolescenza Regione Emilia-Romagna. 48 In seguito ad una prima ricognizione dei progetti presenti nel 2° triennio 285 nelle aree tematiche individuate (21 progetti sull'area genitorialità di cui 11 a Reggio Emilia, 3 a Ferrara, 7 a Parma; 30 sull'area partecipazione di cui 6 a Piacenza, 7 a Forlì e 17 a Ravenna; 17 sull'area multicultura di cui 7 a Bologna, 2 a Rimini e 8 a Modena) si sono determinati gli ambiti oggetto degli scambi assegnando: • alle Province di Piacenza, Forlì-Cesena e Ravenna il tema della partecipazione degli adolescenti ed in particolare nei centri aggregativi /educativi; • alle Province di Ferrara, Reggio-Emilia e Parma le attività di sostegno alla genitorialità, in particolare negli sportelli psicopedagogici; • infine alle Province di Modena, Bologna, Rimini e al Comune di Bologna (in quanto città riservataria ex legge 285/97) le attività legate alla multiculturalità, in particolare, il tema dei minori stranieri a scuola. Nello specifico si ritiene opportuno porre maggiormente il focus dell'attenzione sull'area della preadolescenza e adolescenza, area storicamente meno esplorata di altre. Per la scelta dei progetti si è tenuto conto di esperienze che soddisfano una parte significativa dei seguenti criteri: di significatività, di innovatività, di rappresentanza territoriale, di contenuto, di impatto, di integrazione, di grado di riflessione e consapevolezza, di strutturazione, di presenza di prassi consolidate, di continuità e sistematicità, di rapporto con altri soggetti (livello di integrazione garantita), di varietà di iniziative sviluppate, di produzione di documentazione e valutazione. Nella scelta dei servizi da inserire all’interno del progetto si è data priorità ad interventi con più lunga esperienza di lavoro alle spalle (progetto attivo da almeno 2 anni e tuttora in corso) avendo cura di rappresentare sia esperienze della città capoluogo che di uno o più centri minori di ogni territorio provinciale”. Per quanto riguarda l’area della mediazione interculturale, assegnata ai territori provinciali di Bologna, Modena e Rimini si è stabilito che “baricentro” sia la scuola media e media superiore. Si tratta di scuole in particolare, con una presenza significativa di minori stranieri, impegnate da diversi anni in attività di mediazione interculturale di varia tipologia strettamente “intrecciate” al lavoro scolastico. I progetti/esperienze presi in considerazione ai fini degli scambi possono essere stati finanziati anche con fondi estranei alla Legge 285, ai Piani di zona o ai Piani finalizzati infanzia e adolescenza. Sono scuole che fanno uso sistematico di diverse leve di mediazione interculturale fra loro integrate, sia nel lavoro educativo a favore dei ragazzi, sia nel gestire (in modo interdipendente) il rapporto con i genitori; istituti che nel portare avanti i loro progetti sviluppano in certa misura 49 rapporti e sinergie con altri soggetti ed esperienze presenti nel territorio (ad esempio: reti di scuole, centri di intercultura o per stranieri, enti locali, associazioni, mediatori, volontari ecc.). Ciò risulta particolarmente importante se pensiamo che l’integrazione a scuola può fungere da primo banco di prova dell’integrazione dei minori stranieri (e dei loro genitori) nella società e, perciò, anche nell’ottica più generale di migliorare l’integrazione degli interventi e dei servizi. La scelta delle esperienze specifiche di ogni Provincia e del Comune metropolitano di Bologna tiene anche conto dell’insieme dei progetti/esperienze individuati dal gruppo interprovinciale (esaminando – nei limiti del possibile - sia le opportunità di comparazione, sia la complementarità dei casi individuati) in modo da garantire la presenza di elementi e condizioni che favoriscano il futuro lavoro di scambio. Il percorso degli scambi interprovinciali è stato inaugurato in data 29 maggio 2006 e prevede la realizzazione (entro giugno 2007) di 10 giornate di lavoro di cui tre di visite e le altre di riflessione, approfondimento ed elaborazione. I componenti del gruppo scambi area mediazione interculturale della provincia di Rimini sono: - Simonetta Baffoni, insegnante scuola media Alighieri – Fermi di Rimini; - Maria Antonietta Cerracchio, insegnante scuola media Alighieri – Fermi di Rimini; - Giuseppina Gambuti, insegnante scuola media Manfroni-Cervi-Pascoli di Riccione; - Fosca Del Bianco, insegnante scuola media Manfroni-Cervi-Pascoli di Riccione; - Simona Smanio, referente coordinamento per le attività di extrascuola Associazione Arcobaleno; - Valeria Gentili, referente coordinamento interventi di mediazione interculturale Associazione Arcobaleno; - Laura Pagliarani, funzionario Servizi Sociali Provincia di Rimini. Risorse disponibili per la realizzazione del progetto € 4.500,00 finanziamento regionale. Per un approfondimento sul tema dell’immigrazione e dei dati inerenti i minori immigrati a scuola si rinvia all’Appendice, paragrafo 5.4.. 50 4.2 Progetto prestiti agevolati giovani coppie Tra i momenti più importanti e impegnativi per una famiglia, rilevano senz’altro quello della sua prima costituzione e dell’arrivo di un figlio. Il distacco dalla famiglia d’origine, l’incertezza o la scarsità di risorse, gli elevati oneri connessi al reperimento dell’abitazione, costituiscono spesso anche sul nostro territorio provinciale motivi di disagio e freno nella scelta dello sviluppo di un nuovo nucleo familiare. Notiamo infatti, che su un totale complessivo di 116.973 famiglie residenti in provincia all’01/01/2005, la dimensione media è di 2,43 componenti e che 2.133 persone vivono in convivenze. In questo contesto, il progetto provinciale prestiti agevolati alle giovani coppie si propone di fare un passo in avanti rispetto alle iniziative ritenute più tradizionalmente assistenziali, ponendosi nell’ottica della promozione della famiglia quale cellula fondamentale per lo sviluppo e il consolidamento di una società accogliente, coesa, giovane, tollerante. Il progetto, attivato da questo ente ormai da cinque anni, presenta le seguenti caratteristiche sostanziali: -1- le giovani coppie – intendendosi con questo termine le coppie costituite da non più di cinque anni dalla data di presentazione della domanda – possono accedere a prestiti bancari agevolati in quanto la Provincia concorre all’abbattimento dei tassi di interesse assumendo una quota degli stessi, cioè pagando direttamente alla banca una parte consistente di questi interessi. Tali coppie possono essere regolarmente costituite con vincolo matrimoniale religioso o civile, oppure conviventi di fatto. Quest’ultima situazione è documentabile con la comune residenza anagrafica; -2- finalità di questo intervento è quella di offrire aiuti concreti a giovani che già dispongono di risorse economiche, seppure modeste, e di sostenerli nella fase di avvio del nuovo nucleo familiare; -3- criterio di fondo nella definizione dell’entità del prestito, delle modalità di erogazione e di restituzione dello stesso è quello di rendere le procedure il più possibile personalizzate e flessibili. Per la realizzazione del progetto, la Provincia di Rimini: a) ha fatto fronte ad un impegno economico di € 87.037,75 nell’anno 2005; b) ha stipulato una convenzione con la Cassa di Risparmio di Rimini per i prestiti concessi a partire dall’ anno 2005. La scelta della banca con cui stipulare convenzione per la erogazione dei prestiti è avvenuta mediante trattativa/licitazione privata volta ad individuare quale tra gli istituti bancari operanti sul territorio provinciale fosse disponibile ad accordare le migliori condizioni finanziarie per i destinatari dell’intervento; 51 -3- si fa carico di una quota del tasso di interesse praticato dall’istituto di credito. Tale quota viene calcolata in base all’ammontare del prestito richiesto, al tempo necessario per l’ammortamento (tre o cinque anni) e in base al reddito familiare dichiarato. Poiché negli ultimi anni i tassi di interesse sui prestiti bancari hanno subito una notevole riduzione e assumendosi la Provincia quote di interesse comprese tra il 2 e il 4%, di fatto il prestito risulta per i beneficiari a tasso 0, o comunque molto vicino allo 0. L’accesso al prestito è riservato alle coppie che nell’ultima dichiarazione fiscale abbiano un reddito familiare complessivo non superiore a € 30.987,42 (60 milioni di lire), al netto delle ritenute fiscali di legge. E’ inoltre prevista una detrazione di € 516,45 (1 milione di lire) nel caso in cui nel nucleo familiare sia presente una persona portatrice di handicap. E’ indubbio infatti che la scelta della costituzione di una nuova e giovane famiglia con un disabile presente al suo interno, sia una scelta ancor più coraggiosa, che comporta ripercussioni di rilievo anche sul bilancio familiare. I prestiti concessi dalla banca possono ammontare dai 5.164,57 ai 25.822,85 € e vengono richiesti per le necessità connesse alla vita familiare della giovane coppia, riconducibili sostanzialmente alla ristrutturazione o all’acquisto della prima casa, all’acquisto di mobili, alle spese relative al matrimonio o all’arredo per la nascita dei figli. 4.3 Progetto mediazione familiare La Provincia di Rimini in collaborazione con il Centro per le famiglie del Comune di Rimini, il Comune di Riccione, il Comune di Santarcangelo di Romagna, l’Ausl di Rimini, il Lions Club International, ha promosso a partire dall’anno 2004 la nascita di un servizio di mediazione familiare a livello provinciale, che possa essere punto di riferimento per le coppie in fase di separazione o divorzio. Ciò per controllare il conflitto e canalizzarlo in senso positivo, allo scopo di raggiungere negoziati razionali e salvaguardare il ruolo e le capacità genitoriali. Inoltre, il gruppo di lavoro promosso dalla Provincia con i rappresentanti degli enti indicati ha realizzato e realizzerà anche nell’anno 2006 iniziative pubbliche rivolte a specifiche categorie professionali (ad esempio avvocati) e momenti formativi per operatori psico socio sanitari del territorio riminese, mirati a fornire strumenti di analisi e interpretazione degli aspetti critici caratterizzanti le situazioni separative, a sostenere il compito educativo nei riguardi dei bambini con disagi e difficoltà rispetto alla situazione separativa, a favorire l’assunzione di atteggiamenti efficaci nell’approccio ai genitori separati valorizzando responsabilità e dignità di entrambe. 52 4.4 Progetto sostegno alla genitorialità E’ un progetto sperimentale da attuarsi da parte dei Comuni attraverso contributi alle famiglie che scelgano di occuparsi personalmente della cura dei figli nel periodo della astensione facoltativa dal lavoro fino al compimento del primo anno di vita del bambino. L’aspetto del sostegno economico è accompagnato da un percorso formativo/educativo cui sono chiamati a partecipare i genitori, che viene predisposto specificamente dal Comune gestore del progetto (es. ampliamento delle fasce orarie dei nidi e dei centri per bambini e genitori, realizzazione di laboratori di massaggio infantile, di osservazione dell’evoluzione motoria dei piccoli e di sostegno alle capacità relazionali dei neogenitori). Gli obiettivi del progetto sono: - ampliare le possibilità di scelta delle forme di sostegno dalle famiglie che nel primo anno di vita del figlio non si avvalgono del servizio di nido; - fornire strumenti di sostegno alla genitorialità, specie per quei nuclei familiari (stranieri, Sud Italia ecc.) che non possono contare sul sostegno quotidiano e sulla trasmissione di esperienza da parte delle famiglie di origine e su una consolidata rete di relazioni parentali e amicali. A seguito del primo bando - anno 2003 - è stato possibile contribuire all’avvio di interventi realizzati nei Comuni di: Cattolica, Misano Adriatico, Morciano di Romagna, San Giovanni in Marignano, Santarcangelo di Romagna (con finanziamento provinciale di € 82.633,10). Per l’attuazione del progetto la Provincia di Rimini dispone di risorse pari a € 57.900,00 nell’anno 2006. 4.5 Progetto oratori Il territorio della Provincia di Rimini per le sue caratteristiche demografiche ed economiche non è indenne da fenomeni di disagio giovanile che si rivelano nei dati relativi alla "dispersione scolastica" - nell’anno scolastico 2004/2005 il 71% circa degli studenti di scuola media superiore è arrivato al diploma17 - e nei consistenti comportamenti "a rischio" - dalla diffusione delle "nuove droghe", ai comportamenti violenti adottati da gruppi di pari verso cose e persone singole ecc. -. Nel quadro di un Protocollo di Intesa sottoscritto con la Diocesi a partire dall’08/06/2004, la Provincia di Rimini sostiene azioni e progetti realizzati dalle parrocchie a favore dei giovani e degli adolescenti allo scopo di ampliare la rete dei servizi e le opportunità di contrasto del fenomeno del disagio giovanile. Ciò avviene collaborando alla elaborazione di un programma di azioni concertate con le realtà parrocchiali attive sul fronte delle problematiche giovanili, e sostenendo 17 Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini. 53 finanziariamente azioni e progetti realizzati a favore di adolescenti e giovani indipendentemente dalla appartenenza parrocchiale o religiosa. Gli obiettivi del progetto sono: - ampliare la rete dei servizi e le opportunità di contrasto del fenomeno del disagio giovanile; - valorizzare e sostenere la funzione sociale svolta dagli oratori attivi nelle parrocchie. A seguito del primo bando - anno 2004 - è stato possibile sostenere lo sviluppo e il consolidamento di 22 progetti realizzati da 35 parrocchie (circa un terzo delle parrocchie del riminese da Bellaria – Igea Marina a Cattolica, Coriano, Riccione, Rimini, San Clemente, San Giovanni in Marignano, Santarcangelo), con un finanziamento provinciale di € 80.400,00. Per l’anno 2006 la Provincia di Rimini sostiene l’attuazione del programma con risorse pari a € 57.900,00. 4.6 Studio sui minori stranieri di seconda generazione18 La Provincia di Rimini partecipa alla realizzazione della ricerca “Minori stranieri tra socializzazioni normative in conflitto e devianza: la questione della c.d. seconda generazione in Emilia-Romagna” promossa dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con le Province di Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e i Comuni capoluogo di Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Ravenna. Ciò avviene nel quadro della adesione ad una specifica Intesa tra Regione Province e Comuni, in base alla quale: - viene acquisito il progetto di ricerca redatto dal prof. Dario Melossi, docente di Criminologia della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bologna (Appendice, paragrafo 6.5); - si quantifica il costo complessivo della ricerca in € 97.000,00 di cui € 55.000,00 a carico di Regione, Province e Comuni aderenti; - i Comuni di Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna e le Province di Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Rimini assumono ciascuno a proprio carico la quota di € 3.750,00 come concorso alla realizzazione della ricerca; - alla Provincia di Ferrara è attribuito il ruolo di capofila per l’espletamento di tutti gli adempimenti connessi (convenzione con Università degli Studi di Bologna, attivazione di consulenza socio antropologica ecc.); - si stabilisce che la ricerca abbia durata di due anni dalla stipula della convenzione con l’Università degli Studi di Bologna. 18 Per l’illustrazione del progetto, si rinvia all’Appendice, paragrafo 6.5. 54 La Giunta provinciale con propria Deliberazione n. 291 del 29/11/2005 ha inteso aderire a tale studio in considerazione del rilievo che lo stesso riveste per la conoscenza dei minori immigrati di seconda generazione19 residenti in provincia di Rimini e delle utili indicazioni che dallo stesso potranno scaturire per la programmazione e realizzazione di interventi di supporto all’integrazione in ambito educativo, familiare, sociale e di prevenzione di forme di devianza minorile. 19 Minori stranieri di seconda generazione si intendono quei minori stranieri nati in Italia oppure giunti in età così precoce da avere vissuto nel nostro Paese la prima fase di socializzazione. 55 5. Appendice 56 5.1 Servizi ed interventi realizzati nell’anno 2004 dal Modulo Tutela Minori del Distretto di Riccione e dal Modulo Tutela Minori del Distretto di Rimini – dati SISA minori20. In tema di interventi economici Il Distretto di Riccione: - non ha nessuna gestione in tema di esenzione/riduzione della retta scolastica, diritto allo studio, contributi riconducibili alla tipologia “Un anno in famiglia”, assegno per il nucleo familiare e assegno di maternità. gestisce parzialmente i contributi per il pagamento di utenze, spese sanitarie, integrazione del reddito e i contributi per l’affitto; gestisce completamente i sussidi/contributi straordinari, la retta per l’affidamento familiare, la retta per l’inserimento in struttura, il prestito sull’onore e altre forme di intervento economico. Il Distretto di Rimini: - non ha nessuna gestione in tema di contributi riconducibili alla tipologia “Un anno in famiglia”, assegno per il nucleo familiare e assegno di maternità; - gestisce parzialmente l’esenzione/riduzione della retta scolastica, diritto allo studio, contributi per l’affitto; - gestisce completamente i sussidi/contributi straordinari, i contributi per il pagamento di utenze, spese sanitarie, integrazione del reddito, la retta per l’affidamento familiare, la retta per l’inserimento in struttura, il prestito sull’onore e altre forme di intervento economico. In tema di minori stranieri non accompagnati Il Distretto di Rimini ne ha in carico 22 al 31/12/2004. In tema di contributi erogati Il Distretto di Riccione ha impiegato risorse per € 179.360,26. I nuclei familiari assistiti con il solo contributo economico sono stati 282. Il Distretto di Rimini ha impiegato risorse per € 480.539,00. I nuclei familiari assistiti con il solo contributo economico sono stati 771. In tema di adozione (servizio centralizzato) le coppie che hanno iniziato l’istruttoria per l’adozione sono 49. Di queste, 1 coppia ha iniziato l’istruttoria solo per l’adozione nazionale; le coppie che hanno concluso l’istruttoria per l’adozione sono 38. Di queste, 1 coppia ha concluso l’istruttoria solo per l’adozione nazionale; 20 SISA minori è un software gestionale (ovvero uno strumento di lavoro per i servizi) promosso dalla Regione EmiliaRomagna che, a partire dalla singola scheda di presa in carico dell’utente minore, permette di registrare e disporre di dati sull’utenza (minori e nuclei familiari), sugli operatori, sulle famiglie affidatarie e adottive e sul percorso assistenziale del minore. Al SISA minori aderiscono gli enti gestori della tutela dei minori del territorio regionale. 57 le coppie con istruttoria in corso al 31/12/2004 sono 25; le istruttorie per l’adozione nazionale concluse con una valutazione positiva sono state 4; le coppie che hanno ricevuto l’idoneità per l’adozione internazionale durante l’anno 2004 sono state 20; le coppie in attesa di istruttoria per adozione nazionale/internazionale al 31/12/2004 sono 20; le coppie che hanno frequentato i corsi di preparazione delle coppie che poi hanno fatto domanda di istruttoria sono state 44; le coppie che hanno svolto il primo colloquio informativo per l’adozione sono state 75. 3 sono le adozioni nazionali iniziate, 4 quelle concluse, e 9 sono in corso al 31/12/2004; 7 sono le adozioni internazionali iniziate, 10 quelle concluse, e 22 sono in corso al 31/12/2004; 4 sono i decreti di adozione nazionale e 10 i decreti di adozione internazionale emessi nell’anno 2004, 0 fallimenti adottivi. In tema di affidamento familiare (servizio centralizzato) - le coppie che hanno iniziato l’istruttoria per l’affidamento familiare sono state 8; le coppie che hanno concluso l’istruttoria per l’affidamento familiare sono state 6; le coppie con istruttoria in corso al 31/12/2004 sono 2; le coppie in attesa di istruttoria al 31/12/2004 sono 4; 5 minori (di cui 3 stranieri) hanno iniziato l’affidamento consensuale eterofamiliare e 16 (di cui 9 stranieri) si trovano in affidamento consensuale eterofamiliare al 31/12/2004; 2 minori disabili hanno iniziato l’affidamento consensuale part time, mentre 9 disabili sono in affidamento consensuale part time al 31/12/2004; 6 minori sono in affidamento consensuale a parenti al 31/12/2004; 7 minori (di cui 3 stranieri) hanno iniziato l’affidamento eterofamiliare giudiziale, 1 minore disabile lo ha concluso e 44 minori (di cui 7 stranieri, 1 disabile e part time) sono in affidamento eterofamiliari giudiziale al 31/12/2004; 4 minori hanno iniziato l’affidamento giudiziale a parenti e 35 minori sono in affidamento giudiziale a parenti al 31/12/2004. In tema di tutela Il Distretto di Riccione: - ha 2 nuovi minori con provvedimento di tutela (di cui 1 straniero), 4 minori dimessi (di cui 1 straniero), e 19 minori in carico al 31/12/2004 (di cui 5 stranieri); - ha 4 nuovi minori con provvedimento di affido al servizio sociale (di cui 2 stranieri), 10 minori dimessi con provvedimento di affido del servizio sociale (di cui 1 straniero), 97 minori in carico al 31/12/2004 con provvedimento di affido al servizio sociale (di cui 11 stranieri); - ha 10 nuovi minori con provvedimento di vigilanza del servizio sociale (di cui 6 stranieri), 3 minori dimessi (di cui 1 straniero), 57 minori in carico al 31/12/2004 (di cui 13 stranieri); - ha 16 nuovi minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio, 17 minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio che sono stati dimessi e 173 minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio in carico al 31/12/2004; 58 - - - ha 7 minori con provvedimento penale nuovi (0 stranieri), 7 minori con provvedimento penale dimessi (0 stranieri), 22 minori con provvedimento penale in carico al 31/12/2004 (0 stranieri); ha 7 minori nuovi con provvedimento di allontanamento (di cui 4 stranieri), 12 minori con provvedimento di allontanamento dimessi (di cui 5 stranieri), e 10 minori con provvedimento di allontanamento in carico al 31/12/2004 (di cui 2 stranieri); ha iniziato interventi socio educativi individuali per 20 minori (di cui 11 disabili), ha concluso interventi socio educativi individuali per 23 minori (di cui 1 straniero, 15 disabili), ha in corso al 31/12/2004 interventi socio educativi individuali per 64 minori (di cui 40 disabili); ha in corso al 31/12/2004 interventi socio educativi di aggregazione per 134 minori (di cui 22 stranieri, 17 disabili); ha 7 minori nuovi in carico per abuso sessuale (di cui 4 con nucleo abusante/maltrattante, 5 facenti parte di nuclei abusanti/maltrattanti), ha 1 minore dimesso (con nucleo abusante/maltrattante) e 19 minori (di cui 1 straniero, 13 con nucleo abusante/maltrattante, 18 facenti parte di nuclei abusanti/maltrattanti) in carico al 31/12/12004; ha in carico al 31/12/2004 1 minore straniero maltrattato facente parte di nucleo maltrattante; ha iniziato l’intervento di assistenza domiciliare per 1 minore, ha concluso l’intervento di assistenza domiciliare per 1 minore, ha in corso al 31/12/2004 l’intervento di assistenza domiciliare per 1 minore. Il Distretto di Rimini: - ha 13 nuovi minori con provvedimento di tutela (di cui 4 stranieri), 5 minori dimessi (di cui 2 stranieri), e 51 minori in carico al 31/12/2004 (di cui 21 stranieri); - ha 11 nuovi minori con provvedimento di affido al servizio sociale (di cui 5 stranieri), 22 minori dimessi con provvedimento di affido del servizio sociale (di cui 3 stranieri), 198 minori in carico al 31/12/2004 con provvedimento di affido al servizio sociale (di cui 26 stranieri); - ha 24 nuovi minori con provvedimento di vigilanza del servizio sociale (di cui 9 stranieri), 15 minori dimessi (di cui 3 stranieri), 112 minori in carico al 31/12/2004 (di cui 11 stranieri); - ha 48 nuovi minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio, 42 minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio che sono stati dimessi e 361 minori con almeno una disposizione di tutela/vigilanza/affido al Servizio in carico al 31/12/2004; - ha 8 minori con provvedimento penale nuovi (di cui 4 stranieri), 11 minori con provvedimento penale dimessi (di cui 7 stranieri), 43 minori con provvedimento penale in carico al 31/12/2004 (di cui 12 stranieri); - ha 35 minori nuovi con provvedimento di allontanamento (di cui 19 stranieri), 27 minori con provvedimento di allontanamento dimessi (di cui 9 stranieri), e 88 minori con provvedimento di allontanamento in carico al 31/12/2004 (di cui 30 stranieri); - ha iniziato interventi socio educativi individuali per 11 minori (di cui 7 disabili), ha concluso interventi socio educativi individuali per 18 minori (di cui 13 disabili), ha in corso al 31/12/2004 interventi socio educativi individuali per 48 minori (di cui 3 stranieri, 21 disabili); - ha iniziato interventi socio educativi di aggregazione di 4 minori disabili, ha concluso interventi socio educativi di aggregazione di 11 minori disabili, ha in corso al 31/12/2004 interventi socio educativi di aggregazione per 163 minori (di cui 39 stranieri, 9 disabili); 59 - - ha 6 minori nuovi (di cui 3 stranieri, 3 disabili, 2 con nucleo abusante/maltrattante) in carico per abuso sessuale, ha 6 minori dimessi (di cui 1 con nucleo abusante/maltrattante, 5 facenti parte di nuclei abusanti/maltrattanti) e 15 minori (di cui 3 stranieri, 4 disabili, 2 con nucleo abusante/maltrattante) in carico al 31/12/12004; ha 2 minori stranieri maltrattati facenti parte di nuclei maltrattanti e ha in carico al 31/12/2004 7 minori stranieri facenti parte di nucleo maltrattante; ha concluso l’intervento di assistenza domiciliare per 1 minore, ha in corso al 31/12/2004 l’intervento di assistenza domiciliare per 1 minore; ha in corso al 31/12/2004 l’intervento di inserimento scolastico di 122 minori. In tema di affidamento in comunità Il Distretto di Riccione: - ha iniziato l’inserimento di 1 minore in comunità educativa, ha concluso l’inserimento di 2 minori e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 3 minori in comunità educativa (di cui 1 straniero); - ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 1 minore presso comunità di tipo familiare; - ha iniziato e in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 2 minori (di cui 1 straniero) in comunità di pronta accoglienza; - ha iniziato l’inserimento in casa famiglia di 1 minore, ha concluso l’inserimento di 5 (di cui 2 stranieri) e in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 3 minori; - ha iniziato l’inserimento di 1 minore in struttura per disabili e lo ha concluso; - ha iniziato l’inserimento di 3 minori in struttura con madre (di cui 3 stranieri), ha concluso l’inserimento di 5 minori in struttura con madre (di cui 3 stranieri), non ne ha in corso al 31/12/2004; - ha iniziato l’inserimento di 5 minori disabili in centro diurno, ha concluso l’inserimento di 6 minori disabili e ha in corso l’inserimento di 7 disabili al 31/12/2004. Il Distretto di Rimini: - ha iniziato l’inserimento di 10 minori in comunità educativa (di cui 4 stranieri e 4 disabili), ha concluso l’inserimento di 8 minori (di cui 2 stranieri e 6 disabili), e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 36 minori (di cui 8 stranieri, 16 disabili); - ha concluso l’inserimento in comunità di tipo familiare di 9 minori, ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 6 minori (di cui 3 stranieri e 1 disabile); - ha concluso l’inserimento in comunità di pronta accoglienza di 36 minori (di cui 34 stranieri) e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 5 minori stranieri; - ha iniziato l’inserimento in casa famiglia di 7 minori (di cui 4 stranieri e 1 disabile), ha concluso l’inserimento di 2 minori (di cui 1 straniero) e in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 23 minori (di cui 8 stranieri, di cui 3 disabili); - ha iniziato l’inserimento di 1 minore disabile certificato in struttura per disabili, ha concluso l’inserimento di 1 minore disabile certificato e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 1 minore disabile certificato; - ha iniziato l’inserimento di 18 minori in struttura con madre (di cui 11 stranieri), ha concluso l’inserimento di 8 minori (di cui 6 stranieri) e ha in corso al 31/12/2004 inserimenti in struttura con madre di 26 (di cui 11 stranieri); - ha iniziato l’inserimento di 2 minori stranieri disabili in centro diurno, ha concluso l’inserimento di 3 minori disabili e ha in corso al 31/12/2004 l’inserimento di 15 (di cui 4 disabili). 60 5.2 Protocollo adozione PROTOCOLLO DI INTESA TRA LA PROVINCIA DI RIMINI, L’AZIENDA USL, DELEGATA ALLA GESTIONE DELLE FUNZIONI IN MATERIA DI MINORI, E GLI ENTI AUTORIZZATI PER L’ATTIVITA’ RELATIVA ALL’ADOZIONE INTERNAZIONALE Approvato con Deliberazione di G.P. n. 293 del 29/11/2005 Visto: • la L. 31.12.1998, n. 476 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, tenutasi all’Aia il 29 maggio 1993. Modifiche alla Legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri” , che assegna alle Regioni la formulazione di linee guida in materia di adozioni internazionali tese ad individuare e promuovere azioni di supporto e sostegno da realizzare in collaborazione con gli Enti titolari delle funzioni sui minori e gli Enti autorizzati; • la deliberazione del Consiglio Regionale 12/2/2002, n. 331 “Approvazione del progetto regionale adozione” contenente lo schema di “Protocollo di intesa tra Regione Emilia-Romagna, Province, Enti titolari delle funzioni in materia di minori, Enti autorizzati in materia di adozione internazionale”, in cui si approfondiscono le funzioni dei diversi soggetti coinvolti e si dispongono i compiti a carico di ciascun livello di governo; • la deliberazione di Giunta Provinciale n. 118 del 17/06/2003, che sulla base della deliberazione precedente approva un primo Protocollo di intesa sperimentale tra la Provincia di Rimini, l’Azienda Usl di Rimini delegata alla gestione delle funzioni in materia di minori, e gli Enti autorizzati per l’attività relativa all’adozione internazionale della durata di un anno; • la deliberazione di Giunta Regionale n. 1495 del 28/07/2003 che approva Linee di indirizzo per le adozioni nazionali e internazionali in EmiliaRomagna; • la deliberazione di Giunta Regionale n. 1425 del 19/07/2004, che per dare piena attuazione alle Linee di indirizzo sopra richiamate approva un secondo Protocollo regionale di intesa in materia di adozione tra Regione EmiliaRomagna, Province, Enti titolari delle funzioni in materia di infanzia e adolescenza, Enti autorizzati di cui all’art. 39 comma 1, lett. C) della legge 476/1998; Rilevato che con i Protocolli di intesa richiamati si prefigura la creazione di una rete di servizi multidisciplinare ed interistituzionale, che fa della sinergia fra i diversi attori coinvolti uno dei punti cardine di tutto il percorso per l’adozione internazionale dei minori; 61 Richiamata la L.R. 2/2003 “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” che all’art. 18 comma 3 stabilisce che le Province predispongano Programmi provinciali raccordati ed integrati con i Piani di zona; Preso atto che con deliberazione di Consiglio Provinciale n. 615 del 16/11/2004 la Regione Emilia – Romagna attribuisce alle Province il compito di concorrere alla realizzazione dei Piani di zona anche predisponendo e attuando un Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza per il triennio 2005 – 2007 che includa un Piano adozione; Rilevato che con deliberazione di Giunta Provinciale n. 176 del 26/07/2005 la Provincia di Rimini ha approvato tale Programma provinciale che include il Piano adozione come parte sostanziale e integrante del Piano di zona dei Comuni della zona nord e del Piano di zona dei Comuni della zona sud; Rilevato inoltre che tale Piano provinciale adozione prevede tra gli obiettivi provinciali la promozione, sottoscrizione e attuazione di un nuovo Protocollo di intesa con l’Az. Usl e gli enti autorizzati per l’attività relativa all’adozione internazionale della durata di tre anni; Considerato che: • il Protocollo provinciale promosso nell’anno 2003 ha esaurito la sua durata; • gli interventi definiti nei Protocolli regionali e provinciale sopra richiamati riguardano il coordinamento delle iniziative in materia di adozione, aspetti organizzativi dei servizi, azioni di preparazione e formazione a favore delle coppie, accompagnamento nella fase post adottiva, formazione degli operatori; • la complessità degli interventi richiede una definizione chiara dei compiti, delle funzioni e dei reciproci impegni, nonché il coinvolgimento attento e competente di tutti i soggetti interessati in un’azione condivisa di raccordo e di coordinamento; • è stato svolto un lavoro istruttorio di confronto che ha potuto avvalersi del prezioso contributo professionale apportato dall’equipe centralizzata adozioni dell’Azienda Usl di Rimini e dai rappresentanti e operatori degli Enti autorizzati per l’attività relativa all’adozione internazionale; SI PROMUOVE IL PRESENTE 62 Protocollo di intesa Premessa La definizione del presente Protocollo operativo tra Provincia, Azienda Usl ed Enti autorizzati costituisce un elemento cardine per la costruzione di un sistema integrato di servizi per accompagnare nel miglior modo possibile le coppie nel loro percorso di avvicinamento all’adozione e per sostenerle successivamente all’arrivo del minore, cercando di favorire la sua integrazione nel nuovo contesto sociale e familiare e l’equilibrato sviluppo della sua persona. La costruzione del sistema integrato dei Servizi per l’adozione è ispirata all’applicazione del principio di sussidiarietà in materia di adozione internazionale (come indicato nel preambolo della Convenzione de l’Aja e all’art. 18 della Convenzione O.N.U. sui diritti del fanciullo). L’applicazione di questo principio comporta che l’adozione internazionale viene a configurarsi come residuale rispetto ad altre forme di intervento a favore dell’infanzia, che ha diritto primariamente a trovare risposte al suo diritto di vivere in una famiglia, come ambito privilegiato di crescita e sviluppo della propria identità. In questo senso si intende che ogni soggetto del sistema integrato dei Servizi, per quanto di propria competenza, concorre a formare una corretta cultura dell’adozione e della solidarietà internazionale. Ciò comporta anche l’impegno a sviluppare azioni rivolte alla prevenzione dell’abbandono, con lo scopo di mantenere il bambino nel proprio nucleo familiare, ad approntare misure rivolte, se possibile, a reintegrare il bambino nella propria famiglia, attraverso l’eliminazione degli ostacoli (anche materiali) che vi si frappongono. Le parti ribadiscono che una adeguata cultura dell’adozione trova fondamento nella tutela del prevalente interesse del bambino, del suo “diritto all’ascolto” in ogni procedimento che lo riguardi e nella applicazione del principio di sussidiarietà. I soggetti, anche in una ottica di solidarietà internazionale, si impegnano a collaborare al fine di diffondere una cultura dell’infanzia finalizzata a prevenire l’abbandono dei bambini e promuovere lo sviluppo dell’accoglienza. Il presente Protocollo intende ribadire le Linee di indirizzo per le adozioni nazionali e internazionali in Emilia-Romagna approvate con deliberazione di Giunta Regionale n. 1495 del 28/07/2003, con l’intento di contribuire a incrementare e specializzare i rapporti di collaborazione intrapresi tra tutti gli attori coinvolti nel processi di qualificazione del sistema integrato di servizi che si occupano di adozione, in particolare per quanto riguarda: 1. coordinamento delle iniziative in materia di adozione 2. aspetti organizzativi dei servizi 3. azioni di preparazione e formazione a favore delle coppie 4. accompagnamento nella fase post adottiva 63 5. formazione degli operatori. Condizioni di adesione e durata L’iscrizione all’Albo nazionale degli Enti autorizzati e la sottoscrizione del Protocollo regionale di intesa in materia di adozione approvato con Del. di G.R. n. 1425 del 19/07/2005 sia nella Parte A che nella Parte B, sono condizioni per l’adesione e la permanenza al presente Protocollo. Il presente Protocollo ha durata di tre anni a decorrere dalla data di prima sottoscrizione, che sarà stabilita dalla Provincia di Rimini con lettera all’Azienda USL di Rimini e agli Enti autorizzati. Esso rimane in vigore fino alla stipula del Protocollo successivo, e potrà subire modifiche non sostanziali concordate tra la Provincia di Rimini e tutti i soggetti aderenti. Gli Enti autorizzati hanno facoltà di aderire successivamente con lettera a firma del legale rappresentante, o suo delegato, da inviare alla Provincia di Rimini Servizi alla Persona, alla Comunità - Servizi Sociali – . 1. Coordinamento delle iniziative in materia di adozione La Provincia di Rimini si impegna a: - costituire, convocare e coordinare tavoli di coordinamento tecnico interistituzionale in materia di adozione che si incontrano due volte l’anno ai fini di confrontare le esperienze degli operatori facenti parte della equipe centralizzata adozioni dell’Azienda USL di Rimini e degli operatori degli Enti autorizzati, dare impulso alla applicazione delle Linee di indirizzo e monitorarne gli esiti; - Effettuare report periodici da inviare al Servizio politiche familiari infanzie e adolescenza, relativamente alle azioni intraprese ed i risultati raggiunti. L’Azienda USL di Rimini e gli Enti autorizzati si impegnano a partecipare con propri operatori ai tavoli provinciali di coordinamento interistituzionale in materia di adozione ai fini della omogeneizzazione delle procedure, della rilevazione delle necessità formative, del monitoraggio dell’iter adottivo, della definizione delle metodologie e dello sviluppo della fase di accompagnamento post adottiva. 2. Aspetti organizzativi dei servizi A partire dall’anno 2003 la Provincia di Rimini e l’Azienda USL di Rimini si sono impegnate a realizzare una riorganizzazione dei servizi in linea con i protocolli regionali, garantendo la massima specializzazione degli operatori, la costituzione di una equipe 64 multiprofessionale centralizzata di ambito provinciale, e lo scambio e la messa in rete dei soggetti coinvolti. Ciò sviluppando: una gestione integrata tra equipe centralizzata e servizi territoriali un tavolo di coordinamento tecnico interistituzionale tra équipe centralizzata, Provincia ed Enti autorizzati per l’individuazione di metodologie comuni e strumenti condivisi. Con la sottoscrizione del presente Protocollo Provincia di Rimini e l’Azienda USL di Rimini intendono confermare tali impegni. 3. Azioni di preparazione e formazione a favore delle coppie La Provincia, l’Azienda USL di Rimini e gli Enti autorizzati si impegnano nell’ambito delle proprie competenze, all’organizzazione e realizzazione di percorsi di preparazione e formazione per tutte le coppie interessate ad intraprendere il percorso adottivo. Tali corsi sono attivati nella fase precedente l’indagine psicosociale. Inoltre, si concorda nella opportunità di attivare un lavoro congiunto, utile a condividere obiettivi e metodologie dei corsi per tenerne monitorati andamento e risultati. Ciò attraverso la realizzazione di periodici tavoli interistituzionali. Nello specifico, l’Azienda USL, tramite la propria equipe centralizzata si impegna a: - Organizzare e realizzare l’attività di informazione formazione per le coppie aspiranti all’adozione che presentano domanda nel corso dell’anno; raccordarsi con l’Ente autorizzato su tempi e metodologie utili all’intervento dell’Ente all’interno dei corsi di informazione formazione; presentare all’interno dei corsi il ruolo degli Enti autorizzati nel percorso adottivo. La Provincia di Rimini, si impegna a: - assumere il ruolo di ente capofila rispetto alla attivazione delle convenzioni con gli Enti autorizzati per corsi di preparazione per le coppie candidate all’adozione; garantire la rilevazione del bisogno formativo e promuovere momenti di formazione congiunta degli operatori dell’equipe centralizzata adozioni e degli Enti autorizzati; seguire il monitoraggio delle esperienze formative realizzate e produrre un report annuale. 65 Gli Enti autorizzati, si impegnano a: - - mettere a disposizione per i corsi di preparazione delle coppie, personale qualificato rispetto agli ambiti tematici di propria competenza, assicurando le necessarie dotazioni organiche e professionali; partecipare alla conduzione dei percorsi formativi, previo perfezionamento di apposite convenzioni; partecipare con propri esperti agli incontri interistituzionali Provincia - Azienda USL – Enti, per la verifica sull’andamento dei corsi di formazione; partecipare a momenti di formazione congiunta con gli operatori dell’equipe centralizzata adozioni promossi dalla Provincia. 4. Accompagnamento nella fase post adottiva Nel dare attuazione a quanto indicato nella parte IV “Accompagnamento dei nuclei adottivi” delle Linee di indirizzo per le adozioni nazionali e internazionali (Del. G.R. 1495 del 28/07/2003) l’Azienda USL di Rimini e gli Enti autorizzati si impegnano a prestare particolare attenzione per la realizzazione di un organico e flessibile progetto di accompagnamento e per lo sviluppo di opportunità di incontro e reciproco sostegno tra le coppie adottive. La Provincia di Rimini e l’Azienda USL di Rimini si impegnano a favorire lo sviluppo di gruppi di incontro e sostegno per le coppie adottive, mettendo a disposizione degli Enti autorizzati sottoscrittori del presente Protocollo che richiedano di avviare un gruppo di incontro e sostegno tra le coppie adottive, locali e attrezzature disponibili. Tale facilitazione è estesa alle iniziative promosse dalle Associazioni delle famiglie adottive. 5. Formazione degli operatori La Provincia di Rimini si impegna a promuovere percorsi di formazione congiunta a favore degli operatori dell’equipe centralizzata e degli operatori degli Enti autorizzati. Le Parti infine si impegnano, decorsi tre anni dalla sottoscrizione del presente Protocollo, ad affrontare un’analisi congiunta dell’attività svolta e dei risultati conseguiti. Rimini, gennaio 2006 66 Letto, approvato e sottoscritto Provincia di Rimini – Assessore Servizi Sociali F.to Dott. Giancarlo Rossi Azienda USL Rimini – Coordinatrice Servizi Sociali F.to Dott.ssa Alma Bertozzi Enti Autorizzati: F.to Ente N.O.V.A. F.to Ente Centro Adozioni La Maloca F.to Ente In Cammino per la Famiglia F.to Ente AVSI F.to Ente Istituto La Casa F.to Ente A.N.P.AS. Emilia Romagna – Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze F.to Ente Fondazione Patrizia Nidoli F.to Ente A.S.A. – Associazione Solidarietà Adozioni 67 5.3 Documentazione finale corsi di aggiornamento per insegnanti ed educatori scuole dell’infanzia e scuole primarie NOVEMBRE 2005 - FEBBRAIO 2006 Partecipanti n. 66 tra educatori ed insegnanti scuole dell’infanzia e scuole primarie In collaborazione con ARCO - associazione per la ricerca intervento di comunità e organizzazione Titolo aggiornamento: “Percorso di sensibilizzazione sulle problematiche relative all’abuso e al maltrattamento all’infanzia” I MODULI FORMATIVI • ASCOLTARE, CAPIRE, SEGUIRE I BAMBINI IN SITUAZIONI DIFFICILI: L’INTERAZIONE ADULTO-BAMBINO NELLA SCUOLA (docente: M.T. Pedrocco Biancardi) • LA LEGISLAZIONE DEI MINORI: LEGGI E DIRETTIVE, TUTELA E RESPONSABILITA’ (docente: L. Sacchetti) • ATTIVAZIONE DELLE NECESSARIE AZIONI DI TUTELA: PERCORSI POSSIBILI DI INTERVENTO. (docente: R.Pieri) • CONSIDERAZIONI FINALI DEI PARTECIPANTI 68 ASCOLTARE, CAPIRE, SEGUIRE I BAMBINI IN SITUAZIONI DIFFICILI: “L’INTERAZIONE ADULTO-BAMBINO NELLA SCUOLA” DOCENTE: dottoressa Marisa Teresa Pedrocco Biancardi,psicologa psicoterapeuta, consulente per la Regione Emilia Romagna, membro del Consiglio Direttivo del CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), consulente tecnico dei PM e perito dei GIP per casi di abuso sessuale minorile presso molti Tribunali Ordinari e Minorili, fondatrice di alcuni centri specializzati nella tutela del bambino. ═══════════════════════════════════════════════════════ PERCHE' LA SCUOLA? Perché coinvolgere gli insegnanti e gli educatori nelle difficoltà dei bambini La scuola costituisce un osservatorio privilegiato sulla condizione dell’infanzia, in quanto è l’unica istituzione da cui passa tutta la popolazione infantile e giovanile: non solo passa, ma vi si ferma per molte ore al giorno, per tutti i giorni lavorativi della settimana, in un arco di nove mesi all’anno e per molti anni. Per questo motivo la scuola può essere considerata un “crocevia”, un luogo in cui il bambino emerge dall’ambito del privato familiare – spesso molto chiuso, proprio nelle situazioni più difficili – e si rende visibile in pubblico attraverso i suoi comportamenti, che l’insegnante e l’educatore non possono non osservare. E’ necessario tuttavia richiamare, in premessa, la particolarità della relazione tra adulti e bambini, una relazione sempre e comunque caratterizzata dall’asimmetria, cioè da quella differenza abissale di conoscenze, potenzialità, esperienze, che ha il suo apice al momento della nascita e che si appiana progressivamente con il crescere dell’età del bambino se quest’ultimo, tuttavia, è ben accudito ed educato dagli adulti. In questo senso si può affermare che l’asimmetria, condizione inalienabile della relazione adultobambino offre opportunità e rischi, specie in famiglia, dove le relazioni sono più decisive e coinvolgenti, affettivamente connotate in modo forte, decisive per la storia di tutti i suoi componenti, e specialmente dei componenti più piccoli e deboli, quelli che stanno iniziando il percorso di vita. 69 Rispetto all’asimmetria familiare, il rapporto insegnante-allievo ha note di particolare originalità e novità, perché il bambino passa da una situazione in cui dal punto di vista numerico è in assoluto svantaggio, quindi può sentire il “fiato sul collo” di genitori, nonni, famiglia allargata, ad una situazione, quella scolastica, in cui invece dal punto di vista numerico è in svantaggio l’adulto: uno, due, tre insegnanti per più di venti bambini. Questo passaggio apre al bambino la possibilità di esprimersi con maggior naturalezza e libertà, specie quando la sua vita familiare può essere piuttosto triste e oppressiva, quando non decisamente maltrattante. L’insegnante o l’educatore è consapevole, spesso più dei genitori, che per il bambino crescere e apprendere è una fatica, e sa che le condizioni che favoriscono l’apprendimento sono le condizioni del benessere. Per questo è in grado di riconoscere e lenire, quando possibile, i disagi, di ascoltarlo, nella consapevolezza tuttavia che questo può coinvolgerlo emotivamente anche in modo esagerato, quindi attento a non dimenticare mai che da un lato l’emozione è legittima ma che dall’altro il suo aiuto al bambino deve rispettare le regole del rapporto insegnante o educatore-allievo o bambino, a seconda del grado scolastico in cui si trova ad operare. La scuola crocevia dell’emergenza del disagio tra famiglia e società Solo emergenza? NO, soprattutto prevenzione. La competenza dell’educatore e dell’insegnante, non solo gli studi fatti ma l’esperienza vissuta sul campo, gli consentono di cogliere segni di disagio sui quali sarebbe necessario intervenire subito, e le occasioni di ascolto a scuola sono numerose: non solo parole spontanee, ma racconti di esperienze familiari, disegni, storie, reazioni verbali alla lettura di favole, modalità di gioco particolari. Un ulteriore ambito di osservazione e di ascolto, proprio della scuola dell’infanzia e primaria, è l’osservazione della relazione genitori-figli al momento dell’arrivo a scuola e del rientro. Queste sono le attenzioni che segnano il passaggio da una scuola che solo insegna a una scuola che insegna educando, nella consapevolezza che si possono incontrare anche ascolti difficili, che lasciano perplessi, ascolti e osservazioni che possono suscitare emozioni anche forti, specie se non si è attrezzati sufficientemente sui comportamenti da tenere. Di qui il senso di questo corso. 70 IL DISAGIO Le possibili cause di disagio per i bambini Disagio non solo fisico e materiale, quello al quale noi adulti siamo portati a dare la maggiore importanza, ma disagio che viene da una situazione familiare in cui gli stessi adulti sono a disagio, e non hanno tempo, pazienza, sensibilità per prestare ai figli le dovute attenzioni. Così accade che i bambini, con i loro comportamenti, portino fuori casa e facciano emergere difficoltà familiari nelle quali sono loro malgrado coinvolti, talvolta come vittime, talvolta solo come spettatori (ma la cosa non è meno inquietante per loro). Perché i bambini formulano pensieri, emettono dentro di sé giudizi, si formano idee su se stessi, la famiglia, la scuola il mondo: pensieri che se non sono guidati amorevolmente dagli adulti possono diventare molto paurosi o negativi. Quando i genitori sono distratti rispetto ai suoi pensieri e alle sue paure, il bambino il disagio lo porta facilmente a scuola. Il disagio portato a scuola I bambini a disagio a scuola possono diventare invisibili o troppo visibili, cioè chiusi, depressi, oppure eccessivamente esuberanti, incapaci di stare al loro posto, di seguire l’insegnante: sono entrambe modalità adottate per segnalare ad un adulto di cui si fida o cerca di fidarsi, le proprie difficoltà. Il rischio è che l’insegnante sia troppo occupato dai bambini troppo visibili, e trascuri gli invisibili, quelli invece che, proprio perché hanno scelto di manifestare il disagio con modalità depressive, hanno maggior bisogno di essere aiutati ad esprimersi, con un ascolto non invadente, non suggestivo, ma rispettoso e empatico. E’ importante sottolineare che il disagio del bambino - salvo che nei casi gravissimi, in cui è obbligatorio per legge segnalare la situazione ai servizi o all’autorità giudiziaria senza allertare i genitori - provoca dialogo tra adulti: non è infrequente il caso di genitori che lamentano con l’insegnante o l’educatore cattivi comportamenti del figlio a casa. Sono occasioni preziosissime per avvicinare con delicatezza i genitori e aiutarli a scoprire qualche lato del loro comportamento che potrebbe disturbare il bambino, o qualche lato del bambino che deve essere preso in considerazione con maggiore attenzione e serietà in famiglia. 71 BAMBINI DA CAPIRE E DA SEGUIRE IL DISAGIO DEI BAMBINI Il disagio familiare dei bambini, diversità di forme e di gravità Poiché frequentemente in Italia il termine “abuso”, usato senza aggettivo, richiama il concetto di “abuso sessuale”, la Regione Emilia Romagna (nella direttiva sulla tutela dei bambini in via di formulazione) ha deciso di sostituire questo termine con quello di “violenza”, seguito dal relativo aggettivo (ad esempio, sessuale, psicologica,.. come si vedrà in seguito). Le esperienze traumatiche che un bambino può attraversare o aver attraversato in famiglia possono essere numerose e diverse, ciascuna con un suo grado di gravità o vissuta con modalità di diversa gravità. La codificazione che segue è quella adottata in campo nazionale e internazionale, se si eccettua l’uso del termine “violenza” in sostituzione del termine “abuso”. Bisogna anche tener presente che il termine “violenza” potrebbe suscitare le proteste di chi presume che, ad esempio, la violenza sessuale esercitata nella forma della suggestione, della seduzione, espressa come deformazione della tenerezza, non possa costituire violenza. Ma non è così: è la sostanza, non la forma che vittimizza il bambino; al punto che gli autori più sensibili riconoscono a questa forma una pericolosità maggiore per l’equilibrio psico-fisico del bambino, in quanto gli impedisce più facilmente di comprendere ciò che gli sta accadendo, e di prendere le distanze. Trascuratezza e maltutela: può essere fisica (ad esempio vestiario non adeguato alla stagione, non somministrazione di farmaci prescritti al bambino,..); emotiva quando non si accolgono e comprendono le emozioni di rabbia, di dolore, di entusiasmo, che il bambino manifesta e non gli si danno risposte emotive adeguate (ad es. “bambini trasparenti”, di cui nessuno, in famiglia, vede la sofferenza o la gioia) e cognitiva quando il mancato riconoscimento delle sue emozioni da parte dell’adulto significativo non consente, al soggetto, l’accesso all’apprendimento. Il mal-trattamento è l’insieme di trascuratezze ed inadeguatezze rispetto a ciò di cui il bambino ha bisogno, per questo, nella maggior parte dei casi, un bambino vittima di violenza in famiglia é, anche, un bambino trascurato. Essendo, inoltre, la trascuratezza pervasiva (cioè una condizione di base che, in qualche modo, invade tutti i pensieri e le esperienze di un bambino 72 che vive in una famiglia inadeguata) è importante tener presente che di fronte a questo fenomeno è necessaria molta accuratezza e, cioè, un surplus di attenzione da parte dell’operatore. Perché se la trascuratezza fisica può essere più facilmente individuabile nei bambini che vivono in famiglie socialmente e culturalmente a disagio, il rischio di trascuratezza emotiva e cognitiva attraversa tutte le classi sociali e può annidarsi in famiglie anche colte e benestanti, nelle quali è più difficile individuarla. Violenza fisica: non ci si riferisce alle sole percosse ma anche a tutti quei fenomeni che fanno parte dell’iper… (ad esempio ipercura, iperalimentazione,..) e della dis… (come, ad esempio, la discura). E’ indispensabile aver presente che la violenza fisica porta inevitabilmente con sé anche la violenza emotiva, perché la percossa, la tirata di orecchi e di capelli, lo schiaffo non provocano solo dolore fisico, ma anche mortificazione, umiliazione, sono un messaggio di squalifica e di irreparabilità dell’errore o della disubbidienza commessi. Ma soprattutto il classico “schiaffo”, troppo frequente tra le famiglie italiane come mezzo educativo, di fatto educa alla violenza: non solo convince il bambino di essere cattivo, ma anche gli insegna che per ottenere ragione è necessario ricorrere alla violenza, come fanno i genitori con lui. E’ quindi un gesto non solo non educativo e mortificante, ma soprattutto diseducativo, perché pone il bambino sulla strada del passaggio all’atto, vedendo che l’adulto non riesce ad elaborare la propria emozione di irritazione ma passa immediatamente al gesto. Violenza psicologica: oltre ad essere effetto secondario della violenza fisica, come segnalato sopra, essa può assumere le forme subdole di attese sproporzionate alle possibilità del figlio, e in questo caso suscita la paura di non essere all’altezza, compromettendo l’autostima, oppure può manifestarsi in squalifiche pesanti, per lui o in confronto a un fratello/sorella considerato migliore, e pone le basi per cui le profezie negative che le figure adulte hanno pronunciato nei confronti del bambino si autoadeterminino. Violenza sessuale: indurre il bambino a vivere emozioni e/o esperienze di cui non conosce il significato e alle quali non è, quindi, in grado di sottrarsi. La violenza sessuale è sempre, anche, violenza emotiva. Violenza assistita: assistere impotente alla violenza esercitata su una persona significativa. 73 Fino a poco tempo fa era considerata una forma di violenza emotiva mentre, oggi, si comincia a capire e a considerarla un’esperienza traumatica a sé. Un “bambino non battuto” che assiste, ad esempio, alle percosse del padre verso la madre può assumere uno dei seguenti atteggiamenti: si identifica con l’aggressore e squalifica la madre perché non in grado di difendersi; squalifica la madre e condanna il padre; “sposa” la madre e vive la situazione con la pretesa di vendicarla, ricavandone solo, evidentemente frustrazioni e delusioni pesanti. GLI STRUMENTI Gli strumenti che l’insegnante e l’educatore hanno a disposizione per capire il disagio E’ anzitutto indispensabile che l’insegnante e l’educatore, quando si trovano o sospettano di trovarsi in relazione con un bambino che sperimenta uno o più delle situazioni segnalate sopra, circoscriva bene la propria responsabilità e i propri compiti all’interno del proprio mandato istituzionale. Vi sono passi che deve fare lui, e passi che sono di altra competenza. Questo sarà oggetto di stages successivi in questo corso, perché alla fine ogni insegnante ed educatore che l’ha frequentato comprenda che non tutto ricade sulla sua responsabilità, e che ad altre figure professionali competono i compiti successivi a quello della prevenzione o, nel caso, della segnalazione. Ma intanto il bambino chiede, con i suoi segnali, di essere capito e seguito, e l’insegnante dispone di strumenti psicologici che, senza pervertire la genuinità dei suoi compiti istituzionali, lo aiutano nelle prime fasi della rilevazione di un problema: Intelligenza emotiva (D.Goleman, 1998), cioè la capacità di armonizzare il pensiero e i sentimenti, la parola con i vissuti emotivi, la dimensione mentale con quella affettiva. Empatia: “entrare nei panni dell’altro” . Interessamento rispettoso. Offrire spazi per il dialogo. Non bisogna, inoltre, dimenticare che l’insegnante può venire suo malgrado a conoscenza che la famiglia in cui il bambino vive, è caratterizzata da situazioni coniugali fragili. Queste situazioni costituiscono un rischio per il figlio, e nello stesso tempo aiutano l’insegnante e l’educatore a comprendere meglio la sua situazione e i suoi comportamenti: sono come lo 74 sfondo in cui gli è possibile inserire le tessere del mosaico che rappresentano e chiarificano la situazione di quel bambino, rendendo meno incomprensibili i suoi comportamenti. Può essere utile richiamare brevemente le più frequenti, ricordando nel contempo che si tratta di situazioni di cui in genere i servizi sociali sono già a conoscenza, ma che in ogni caso devono essere segnalati, nel rispetto, evidentemente, della privacy. RELAZIONI CONIUGALI FRAGILI Le tipologie di relazioni coniugali fragili sono: Relazioni insicure. Le relazioni insicure sono situazioni a rischio nei confronti del figlio perché i genitori sono impegnati a tenere in equilibrio la loro relazione, rischiando di avere un minor spazio mentale per pensare a lui. Relazioni violente. Un bambino che si trova all’interno di una coppia violenta, che assiste suo malgrado a episodi di violenza domestica corre i seguenti rischi: acquisire un comportamento appreso che potrà vederlo, in futuro, a sua volta membro di una coppia improntata alla violenza; identificarsi con l’aggressore o con la vittima percependosi come “attore” all’interno della coppia; sentirsi causa, colpevole dell’aggressione. Relazioni ambigue. Sono relazioni in cui si negano le difficoltà (relazioni “perbeniste”), in cui si crea un clima familiare falso e in grado di formare un bambino coartato che è impossibilitato a realizzare una propria identità. Sono quelle circostanze che più facilmente di altre producono i “ricatti emotivi”. Mentre nella ipotesi prime due condizioni ricordate il bambino, in qualche modo, si sente attivo, partecipe all’interno delle dinamiche di coppia, in questo caso resta invischiato nella situazione con senso di impotenza e soprattutto di confusione. 75 Dipendenze. Queste possono essere di vario tipo: da sostanze psicotrope, dal gioco d’azzardo, ma anche dalle famiglie d’origine. Quando uno solo dei genitori è soggetto alla dipendenza da sostanze (droga, alcool), questo diviene figlio dell’altra figura genitoriale e concentra su di sé tutte le energie e capacità del partner, provocando inevitabilmente una tendenza alla trascuratezza del bambino. Se, invece, lo sono entrambi, non vi è spazio per il figlio all’interno della coppia, perché questa ha altri interessi prevalenti. Eventi critici. Situazioni ottimali, positive, possono essere messe alla prova da eventi inattesi, critici (come ad esempio uno sfratto, il licenziamento lavorativo di un membro della famiglia, un trasferimento, una malattia grave…). Quando la famiglia viene colpita da questi eventi critici gli adulti sono necessariamente concentrati sui problemi, e i figli possono patire esperienze di trascuratezza, assistere a gesti di disperazione, . CONCLUSIONI Le cose da sapere e da fare per seguire un bambino in disagio Riconoscere e legittimare le proprie emozioni, per poterle elaborare Mai lasciar perdere, ma confrontarsi con i colleghi quando un bambino manifesta comportamenti o dice cose che inquietano Mai coltivare il dubbio, ma rivolgersi in forma anonima al servizio sociale per presentare il caso e capire come muoversi Mai allertare i genitori, quando si sospetta che il caso possa presentare le caratteristiche del reato. BIBLIOGRAFIA Selvini Palazzoli M., Cirillo S., Sorrentino A.M., “Giochi psicotici della famiglia”, Cortina, Milano, 1988 Vinci S., Dei bambini non si sa niente, Einaudi, Torino, 1991 76 Biancardi A., Chinosi L., “L’aiuto difficile”, Angeli, 1996 Di Blasio P., “Psicologia del bambino maltrattato”, Il Mulino, 2000 De Silva D., “Certi bambini”, Einaudi, 2004 Malacrea M., Il “buon trattamento”: un’alternativa multiforme al maltrattamento infantile, Cittadini in crescita, rivista del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, Istituto degli Innocenti, Firenze, 1/2004, pagg. 1- 17. 77 I DIRITTI DEI BAMBINI, MALTRATTAMENTO ED ABUSO E LEGGE DELLA PRIVACY Docente: dottor Lamberto sacchetti , magistrato minorile, presidente del Tribunale per i Minorenni di Bologna e pubblicista ══════════════════════════════════════════════════════ Minori che si trovano in situazione di pregiudizio, è la definizione con cui, giuridicamente, si definiscono i minori vittime di maltrattamento e/o abuso. Lavorare con i minori prevede due livelli di intervento: 1. un lavoro di rete: interdisciplinarietà ed integrazione socio-sanitaria; 2. formazione permanente: supervisione, formazione e aggiornamento che permettono di “scaricare” il “peso” emotivo, psicologico di ciascun operatore al fine di rassicurare, confrontare gli uni agli altri. L’art. 31 (comma secondo) della Costituzione afferma che “La Repubblica protegge l’infanzia e la gioventù”. In questa norma, oltre ad essere assente il termine di “minore”, si sottolinea che il compito di creare un rapporto di protezione e promozione delle due categorie di ordine naturalistico (dell’infanzia e della gioventù) è compito della Repubblica e, quindi, di ciascun cittadino. Il bambino, infatti, è anch’esso soggetto titolare degli stessi diritti dell’adulto ma, non essendo in grado di esercitarli, deve essere “protetto” da queste figure che lo devo rendere idoneo ad esercitare il proprio diritto di libertà. ART.572 CODICE PENALE Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli “Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. 78 Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte la reclusione da dodici a venti anni”. LEGGE N.66/96 Norme contro la violenza sessuale (integrata dalla legge n.269 del 1998): Prevede che il minore, in ogni stato e grado di un processo, abbia diritto ad un’assistenza giuridica, sociale e psicologica. Quando negli abusi intra-familiari vi è un presunto padre abusante, una figlia abusata e una madre non protettiva, esiste un conflitto di interesse tra rappresentante (genitori) e rappresentato (figlia), è buona prassi che il Servizio Sociale richieda al Pubblico Ministero di essere nominato, come ente di tutela di minore, curatore speciale del minore. Questo permette, infatti, di poter nominare un avvocato per garantire una difesa adeguata alla minore. Introduce il termine di “atti sessuali” che sottende tutti quei gesti, comportamenti che precedentemente si differenziavano in violenza ed atti di libidine. 14 anni è l’età minima, se non vi è violenza, per poter dare un valido consenso ad un rapporto sessuale. Sono sufficienti i 13 anni se tra i due patners non vi sono più di tre anni di differenza. Occorrono, invece, 16 anni, se il pater è un educatore, un insegnante, un sanitario per il ruolo/potere particolare che questa figura svolge. L’incesto avviene solo se vi è uno pubblico scandalo. Quasi tutte le violenze sessuali sono procedibili d’ufficio per poter, così, impedire la “mercificazione” di questi comportamenti e, solo in rari casi in cui si procede per querela, questa non può essere più ritirata. Nei procedimenti che riguardano minori si procede a “porte chiuse” e si utilizza lo strumento dell’ “incidente probatorio”. Per evitare, al minore, il trauma ri-evocativo sui effettua un’audizione protetta: in una stanza con il vetro-specchio e registrazione audio si trovano uno psicologo e il minore, nell’altra gli avvocati e il giudice. A seconda delle età vi sono modalità diverse di interazione fra le due parti. 79 Bisogna ricordare che il diritto della salute del minore ha valore predominante rispetto al diritto delle indagini: se un minore non è “pronto” per l’audizione protetta, le indagini devono attendere. La registrazione effettuata verrà, così, visionata ogni qualvolta che i meccanismi processuali lo richiedano in modo che il minore non debba più rievocare il trauma. ART.331 CODICE PENALE Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio “Salvo quanto stabilito dall'art. 347, i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio che nell'esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiali di polizia giudiziaria…. Se, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, emerge un fatto nel quale si può configurare un reato perseguibile di ufficio, l'autorità che procede redige e trasmette senza ritardo la denuncia al pubblico ministero”. ART.326 CODICE PENALE Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se l'agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno. Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sè o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto e' commesso al fine di procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni (1). (1) Articolo così sostituito dalla L. 26 aprile 1990, n. 86. 80 ART.357 CODICE PENALE Nozione di pubblico ufficiale Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giurisdizionale o amministrativa. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione e dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi e certificativi. Il segreto professionale è l'obbligo a non rivelare le informazioni aventi natura di segreto, apprese all'interno del rapporto fiduciario. Ha un fondamento: etico legato al rispetto della persona; deontologico sancito come norma di comportamento professionale nel Codice al Capo III Titolo III, con un forte richiamo ad un obbligo di riservatezza; giuridico sancito dall’art. 622 del c.p. dalla Legge 675/96 sulla Privacy e dalla 119/01. Disposizioni concernenti l'obbligo del segreto professionale per gli assistenti sociali: legge del 3 aprile 2001 n.119. Oggi, l’area in cui il Tribunale per minori ha le competenze maggiori è quella civile: - Affidamento familiare - Affidamento ai Servizi Sociali - Forme di abbandono - Maltrattamento e Abuso sessuale - Adozione nazionale ed internazionale processo penale: finalizzato all’accertamento di un reato compiuto da un adulto processo minorile civile: finalizzato a proteggere il minore rispetto ad una condizione di pregiudizio 81 ART.357 CODICE PENALE Le figure incaricate di pubblico servizio possiedono delle: Responsabilità giuridiche Art. 2043 Codice Civile: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. Un minore, in sede penale non è imputabile fino al compimento del quattordicesimo anno d’età mentre in sede civile non vi è una età che stabilisce l’imputabilità ma si parla di “capacità naturalistica” di compiere un danno ingiusto che configura una responsabilità del minore stesso. Art. 2046 (Imputabilità del fatto dannoso) afferma che “Non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità di intendere o di volere al momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato di incapacità derivi da sua colpa (come ad esempio per la guida in stato di ebbrezza). Art. 2047 (Danno cagionato dall'incapace) cita che “In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Nel caso in cui il danneggiato non abbia potuto ottenere il risarcimento da chi è tenuto alla sorveglianza, il giudice, in considerazione delle condizioni economiche delle parti, può condannare l'autore del danno a un'equa indennità”. Art. 591 del Codice Penale (Abbandono di persone minori o incapaci): “Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, e' punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi abbandona all'estero un cittadino italiano minore degli anni diciotto, a lui affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro. La pena e' della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed e' da tre a otto anni se ne deriva la morte. Le pene sono aumentate se il fatto e' commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall'adottante o dall'adottato. 82 Art. 2048 del Codice Civile (Responsabilità dei genitori; dei tutori, dei precettori e dei maestri d'arte):“Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all'affiliante. I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non avere potuto impedire il fatto. Nel codice non si parla di “educatore” ma solo di precettore, insegnante, maestro d’arte. nelle comunità d’accoglienza il problema della vigilanza di minori prevede un “rischio calcolato” che previsto ed insito nella funzione educativa. Perché questo rischio non sia troppo gravoso è necessario che quando un minore “entra” in una struttura deve essere presente: a. Un progetto istituzionale generale della comunità (progetto che deve essere considerato e preso in esame dall’Ente pubblico nella scelta di quella determinata struttura). b. Un progetto individualizzato accordato fra la comunità e l’ente pubblico. a. Tutele nei confronti di violenze, minacce, resistenze: un operatore che lavora nei Servizi è soggetto di protezione ma, anche, oggetto di questa in quanto per poter tutelare deve essere tutelato. TESTO UNICO sulla PRIVACY Approvato il 27/06/2004 e in vigore dal 01/01/2005 La normativa è stata svolta, in Italia, in considerazione ad una direttiva europea fche chiedeva di disciplinare il trattamento dei dati presso le banche dati elettroniche. Art. 4. Definizioni 1. Ai fini del presente codice si intende per: 83 a) "trattamento", qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, la consultazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati; b) "dato personale", qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale; d) "dati sensibili", i dati personali idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonchè i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale; l) "comunicazione", il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati diversi dall'interessato, dal rappresentante del titolare nel territorio dello Stato, dal responsabile e dagli incaricati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione; m) "diffusione", il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione; p) "banca di dati", qualsiasi complesso organizzato di dati personali, ripartito in una o più unità dislocate in uno o più siti. Art. 18. Principi applicabili a tutti i trattamenti effettuati da soggetti pubblici 1. Le disposizioni del presente capo riguardano tutti i soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici. 2. Qualunque trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici è consentito soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali. 3. Nel trattare i dati il soggetto pubblico osserva i presupposti e i limiti stabiliti dal presente codice, anche in relazione alla diversa natura dei dati, nonchè dalla legge e dai regolamenti. 4. Salvo quanto previsto nella Parte II per gli esercenti le professioni sanitarie e gli organismi sanitari pubblici, i soggetti pubblici non devono richiedere il consenso dell'interessato. 5. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 25 in tema di comunicazione e diffusione. 84 Art. 19. Principi applicabili al trattamento di dati diversi da quelli sensibili e giudiziari 1. Il trattamento da parte di un soggetto pubblico riguardante dati diversi da quelli sensibili e giudiziari è consentito, fermo restando quanto previsto dall'articolo 18, comma 2, anche in mancanza di una norma di legge o di regolamento che lo preveda espressamente. 2. La comunicazione da parte di un soggetto pubblico ad altri soggetti pubblici è ammessa quando è prevista da una norma di legge o di regolamento. In mancanza di tale norma la comunicazione è ammessa quando è comunque necessaria per lo svolgimento di funzioni istituzionali e può essere iniziata se è decorso il termine di cui all'articolo 39, comma 2, e non è stata adottata la diversa determinazione ivi indicata. 3. La comunicazione da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la diffusione da parte di un soggetto pubblico sono ammesse unicamente quando sono previste da una norma di legge o di regolamento. La legge afferma che anche le valutazioni soggettive sono dati personali ma, in questo caso, il soggetto interessato non può richiederne l’accessibilità. Quali sono le possibili sanzioni penali previste dalla legge se : a. Non viene chiesto il consenso il garante ha il compito (e non l’obbligo) di verificare che sia avvenuta l’informativa e ciò accade molto raramente. b. Vi è un trattamento illecito e, cioè, “per provare un danno o un profitto per sé o per l’altro” (se non c’è volontà specifica non c’è reato). Questa, quindi, risulta una legge di cui le sanzioni penali sono possibili in pochissimi casi anche perché deve essere tenuto presente che vi è una legge regionale che prevede un sistema di protezione del minore grazie all’instaurarsi di una rete di protezione integrata fra le figure che operano verso questo soggetto. 85 LA RETE DEI SERVIZI ED ATTIVAZIONE DELLE NECESARIE AZIONI DI INTERVENTO DOCENTE: docente Riccardo Pieri, animatore di comunità e formatore ARCO. Ha competenze sulle metodologie della ricerca azione partecipata, della gestione del lavoro di gruppo e della progettazione partecipata. Svolge, da tempo, consulenza su interventi nella comunità locale. ═══════════════════════════════════════════════════════ RETE SOCIALE L’apparizione del concetto di rete è relativamente recente nelle scienze umane. Sono Barnes e Bott (anni’50), entrambi antropologi inglesi, che per primi hanno utilizzato il concetto di rete come un elemento del loro metodo di osservazione della realtà sociale, rimettendo in questione le concezioni troppo statiche della società e valorizzando il ruolo giocato dalle relazioni interpersonali. Quando un individuo si trova di fronte ad un problema, quali canali attiva perché questo venga risolto? • Esperti (specialisti in qualsiasi campo); • Se stesso; • “Esperti” informali (amici, parenti, familiari e qualsiasi persona non esperta professionalmente). l’80% delle problematiche di ciascun individuo vengono risolte dalla rete stessa. 5% 15% esperti se stesso "esperti" informali 80% 86 Sistema • Concetto che nasce legato allo sviluppo dell’informatica e della cibernetica (scienza dei meccanismi che si autoregolano). • Insieme complesso di elementi diversi fra di loro (diversità) che, però, sono in relazione fra loro (interdipendenza)21. • Tende a delineare il proprio confine che è immateriale e può essere più o meno aperto. • Autopoiesi: autocreazione. • Sinergia: confluenza di energie provenienti da elementi diversi che si ottimizzano. • Meccanismo della Matrioska. necessità di un approccio sistemico che prevede: No linearità causa-effetto Osservazione dei flussi Importanza dei feed-back e delle retro-azioni Prove per errori. Cosa serve per “lavorare” con la complessità? a. Preparazione (formazione) b. Progettazione c. Flessibilità, capacità di improvvisazione, osservazione, intuito d. Capacità di farsi delle domande “generative” e. Capacità di definire, di dare un nome alle cose f. Sospendere i giudizi g. Osservare le relazioni e intra-relazioni fra gli elementi. Ritenuto che il futuro è già un “futuro di reti”, complessità deve essere individuata anche una funzione educativa nell’insegnare a “navigare” nelle reti complesse. Serve intuito, creatività, comprensione dell’insieme, delle parti e dei processi, capacità di gestione, contenimento e scarico dell’ansia e delle emozioni, assunzione di responsabilità, capacità di tenere il proprio ruolo mettendolo, però, in gioco continuamente. 21 Batson, “Verso un’ecologia della mente”, Adelphi, Milano, 1976 87 LAVORO DI RETE SOCIALE: OSSERVARE LA REALTA’ IN MODO DIVERSO E, SOPRATTUTTO, OPERARE UTILIZZANDO UN MODO DIVERSO ESERCITAZIONE: si chiede ai partecipanti di costruire, individualmente, la propria rete sociale personale. Viene, a questo punto, effettuata una valutazione quantitativa e qualitativa delle mappa di rete individuando i punti forti e quelli deboli. Diverse, infatti, sono le variabili che possono essere prese in considerazione nell’analisi22: a. Dimensione della rete: numero di persone che appartengono alla rete. b. Base della relazione: tipo di legame che ciascun membro con la figura centrale. c. Ordine di apparizione all’interno della rete. d. Prevalenza di genere. e. Multiplessità: numero di ruoli o relazioni che connettono fra loro due persone. f. Frequenza dei contatti: quanto spesso la figura centrale è in contatto con ciascun membro della rete. g. Direzione del contatto: se la relazione di ciascun membro è assimettrica o simmetrica. h. Risorse dei membri della rete: disponibilità di contatti, di informazioni. Gli interventi possibili su una rete sono: i. Riorganizzazione dei sistemi di supporto: ridefinire ruoli, compiti ed azioni. j. Allentamento/interruzione di certi legami: ex. alcune situazioni problematiche esigono la rottura di legami troppo intimi che impediscono l’utilizzo di altre risorse. k. Reperimento di risorse o soluzioni di problemi: allo scopo di rinforzare la percezione di successo e autostima. l. Costruire o ricostruire la rete sociale: nel caso in cui la persona abbia una rete molto ridotta o sia socialmente isolata, si tratta di aiutare a ricostruire una rete sociale. m. Contattare gli irraggiungibili: avvicinarsi, entrare in reti già esistenti, conquistandosi la fiducia delle persone. 22 Oliva F., Croce M., Merlo R., “Appunti di metodo per un intervento di rete con approccio egocentrato” in “Animazione Sociale”, 5, 1994 88 I BISOGNI Di fronte ad un caso (o presunto tale) di abuso e/o maltrattamento, l’insegnante si ritrova all’interno di un triangolo di relazioni interne ( umane) che vede la presenza del minore, della famiglia. Questo sistema, a sua volta, è inserito in quadrilatero di relazioni esterne (organizzative) dove sono presenti la scuola, il tribunale, i servizi socio-sanitari e quelli sociali. In un tale sistema emerge, chiaramente, la presenza della complessità dovuta anche al fatto che è presente una vasta molteplicità di bisogni. Tribunale Scuola Bambino Famiglia Insegnante Servizio sociale Servizio sociosanitario di ruolo Bisogni personali di personalità esplicito mandato sociale implicito 89 bisogni organizzativi cultura organizzativa persone consapevoli (parole) espressi inconsapevoli (azioni, comportamenti) bisogni osservati “letture”, ricerche, ipotesi Quali sono i bisogni di ciascun attore? (attività in sottogruppi) BAMBINI Esprimersi Responsabilità Fidarsi Essere amato Essere ascoltati Regole da seguire Essere capito, compreso, considerato Autorevolezza Trovare adulti attenti a cogliere eventuali Essere aiutato segnali Avere propri ritmi Punti di riferimento certi Avere propri spazi Delicatezza, descrizione Libertà Sapere “chiedere aiuto” Giocare Trovare un compagno di “viaggio” Autonomia Sentirsi apprezzato Essere contenuto Di “cure”, di affetto Protezione Coerenza Empatia Di rispetto Di giustizia Di non sentirsi solo Di capire (di consapevolezza) Di esternare ciò che sente Di sfogarsi Di sbagliare Di fidarsi degli altri e del mondo Libertà Armonia Essere sollevato dal senso di colpa Autostima 90 INSEGNANTI Essere informati Collaborazione a livello di team Lettura di comportamenti Educazione alle emozioni (gestione per Confronto saperle riconoscere) Comprensione Instaurare e mantenere un rapporto con Riferimento-sostegno la famiglia Tutela Collaborazione con il personale ATA e Chiarezza D.S. Collaborazione fra le varie istituzioni Un intermediario nel rapporto con la Osservare famiglia (anche non nella scuola ma con Disponibilità competenze specifiche) Conoscere gli interlocutori (con chi Avere strumenti di lettura parlare?) Ascolto Linee di intervento Informazione/formazione Conoscere i confini entro cui poter Monitorare (sapere contenere) intervenire Essere sostenuto/tutelato FAMIGLIE Mascherare il disagio Aiuto economico e disponibilità da parte Essere ascoltate, capite senza giudizio e dei vicini e da altri genitori tutelate nella privacy Sostenuti in maniera positiva Uscire da una situazione di isolamento Dialogo e confronto Informazioni e consapevolezza sul ruolo Avvalersi di un supporto esparto genitoriale Aiuto psicologico e materiale Comprensione Confronto Conoscenza delle istituzioni Accoglienza Maggior informazioni Collaborazioni Fiducia nelle istituzioni attraverso punti Non emarginazione ed etichettamento 91 di riferimento TRIBUNALE Avere informazioni precise sui fatti nella Effettuare verifiche, accertamenti maniera il più possibile “oggettiva” Avere una segnalazione fondata e Ascoltare tutte le parti in causa circostanziata con l’assunzione di Testimoni responsabilità Collegamento con i servizi sociali Raccogliere prove, conoscenze Fare indagini Riscontri tra i soggetti SERVIZI SOCIALI Raccogliere informazioni dettagliate e Collaborazione all’interno dell’ente verificabili stesso Essere visibili e presenti sia per la scuola Supervisione, tavoli di lavoro che per la famiglia Tutela Risorse economiche e umane Essere affiancati da personale Collaborazione con le altre istituzioni competente, disponibile Conoscenza dell’espwerienza scolastica Fiducia per competenza e ruolo ed extrascolastica del minore Formazione ed informazione Contatti con le autorità Rapporto con gli operatori scolastici SERVIZI SOCIO-SANITARI Informazioni chiare ed oggettive Riflessioni e rielaborazione Essere interpellati tempestivamente Apertura mentale Fiducia Maggior Collaborazione e di comunicazione sia contesti verso l’esterno che all’interno Linguaggio Tempo concordato Risorse economiche Trovare una modalità adeguata per Riconoscimento del proprio lavoro comunicare comprensione e progetto dei diversi comune e 92 Personale qualificato competente Strategia di intervento nei riguardi di una Comunicazione situazione problematica Formazione del personale Strumenti Documentazioni SCUOLA • Risorse economiche e personali • Collaborazione con gli altri enti • Contatti con altre attività del territorio • Essere unita: che abbia una reazione • Non intervenire solo nelle “urgenze” ma di una formazione in itinere • Essere tutelata, di chiarezza e di non essere da sola coerente • Contatti e collaborazione con le famiglie • Essere formata ed informata • Confronto • Unitarietà di intenti • Supporto dale istituzioni • Riconoscimento sociale • Bisogni di strumenti con le altre istituzioni le istituzioni: scolastiche del territorio • Collaborazione fra interazione e dialogo per agire • Maggior apertura alle istituzioni concretamente • Maggior professionalità Il termine che più ricorre è quello di “fiducia”. Cosa si intende con questa espressione? Se si analizza il ruolo professionale che un insegnante deve ricoprire, non bisogna dimenticare l’importanza della collaborazione con altre figure professionali. La mancanza di fiducia deriva, nella maggior parte dei casi, dalla mancanza di conoscenze specifiche verso l’altro e di capacità di entrare nella situazione di questo. Dalla panoramica dei bisogni delle varie figure che interagiscono fra loro, si evidenzia la difficoltà di integrazione fra questi e la possibilità che, in alcuni casi, la risposta di alcuni possa entrare in contrasto con quella di altri. Come possono essere integrati queste necessità? Ascolto e dialogo attraverso alcuni momenti di incontro e tavoli “misti” Disponibilità, “buon senso” che superano le proprie mansioni Disponibilità ad esporsi in prima persona 93 Disponibilità a prendere l’iniziativa (fare la prima mossa) Disponibilità a sopportare il carico emotivo dato dal prendere una decisione Integrazione delle competenze in un progetto condiviso Non togliere fiducia di fronte ad una decisione/scelta un sempre condivisa Sedersi e parlare Stabilire tempi e scadenze riconosciute nelle diverse mansioni Stabilire delle priorità rispetto alle problematiche definendo modalità di interventi e specificità dei compiti Definire un progetto delineando dettagliatamente i vari incontri, le verifiche e le valutazioni Fare un lavoro di rete, per gli operatori, non vuol dire solo assumere strumenti specifici ma effettuare un compito diverso da quello abituale perché significa: • A livello personale, cambiare la propria identità professionale. • A livello sistemico, inserirsi in un sistema più ampio e, quindi, instaurare diverse relazioni. • A livello progettuale, individuare un obiettivo finale condiviso da tutta la rete e non solo dalla struttura. • A livello funzionale, riconoscere che i ruoli cambiano tanto che tutto ciò che viene fatto deve essere inteso in senso verticale. • A livello psico-sociale, che vi sono ruoli diversi e, quindi, relazioni diverse. Una rete, per reggersi, deve prevedere un ruolo di promozione e di facilitazione delle informazioni, della comunicazione e prevedere dei momenti di autocentratura. BIBLIOGRAFIA Maturana H., L’albero della conoscenza, Garzanti, Milano, 1992 Bateson G., Verso un’ecologia della mente, Adelphi, milano, 1976 Bateson G., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1984 Sanicola L., Orientamenti al lavoro di rete: approcci teorici e metodologici in Quaderni di Animazione e formazione, L'intervento di rete. Concetti e linee di azione. 94 CONSIDERAZIONI FINALI I vissuti dei corsisti, rispetto alle giornate formative svolte sono: Impatto forte rispetto alla legislazione e agli aspetti di tutela. Qualche certezza e voglia di saperne di più. Alcune conferme su situazioni che sono capitate e la strada che ho percorso per affrontarle. Voglia di approfondire la tematica ed acquisizione di alcuni strumenti. Consapevolezza verso chi mi posso rivolgere in questi casi. Corso molto positivo perché ha permesso di effettuare molti riferimenti alla vita reale; acquisto di alcune idee e punti di vista diversi; voglia di saperne di più. Ricordi e conferme verso la necessità di controllare le emozioni di fronte a questi casi. Messa a fuoco dei comportamenti di alcuni studenti e dell’importanza di lavorare a fianco di altre professionisti. Mi sarebbe piaciuto, infatti, che il corso fosse stato frequentato da queste figure in modo da avere la possibilità di confrontarci fra noi. Tante notizie maggiori che mi hanno fatto “scoprire” un caso simile presente nella mia aula. Rabbia per ciò che succede ed interesse per ciò che accade; importanza della collaborazione con la famiglia per rendere più efficace l’intervento scolastico e per offrire a questa la possibilità di “chiedere aiuto”. Più informazioni e curiosità verso l’argomento. “Scoperta” di molti casi di difficoltà e speranza che sia l’inizio di un percorso di sensibilizzazione personale. Corso interessante ma esigenza di saperne ancora di più. Consapevolezza di quanto sia grande la responsabilità come insegnante e che non si devono “chiudere gli occhi” di fronte ai segnali. Nuovi insegnamenti grazie al confronto delle colleghe e ho appreso delle strategie di approccio verso i bambini e i loro genitori mentre è rimasto il vuoto nei confronti dei servizi: come insegnante mi sento isolata. La realtà dei bambini è molto difficile e sono sempre in cerca di risposte: il confronto con le colleghe è stato molto interessante. 95 5.4 Scambi interprovinciali: l’immigrazione nel territorio provinciale riminese Al 01/01/2006 in provincia di rimini i cittadini stranieri residenti sono 17.526 e costituiscono il 6% della popolazione residente (pari a 290.029 unità). L’incremento rispetto all’anno 2005 è del 13,4% e la pressione migratoria (residenti stranieri su popolazione residente) registra punte più elevate nei comuni di Torriana e Bellaria – Igea Marina nel distretto nord, Montegridolfo e Montescudo nel distretto sud. Popolazione residente totale e straniera per sesso, comune, distretti socio sanitari e variazione 2005-200623. POPOLAZIONE RESIDENTE AL 01/01/2006 Comune Bellaria – Igea Marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio DISTRETTO NORD di cui POPOLAZIONE STRANIERA AL 01/01/2006 M F Tot. Variazione % Numero M F Tot. % % 2005/2006 Variazione famiglie Variazione stranieri 2005/2006 2005/2006 su residenti 8.478 8.808 332 2,0% 7.024 637 631 1.268 13,0% 7,3% 17.286 1.548 65.425 9.848 1.604 70.242 10.358 3.152 135.667 20.206 74 972 216 2,4% 0,7% 1,1% 1.155 60 48 56.936 4.442 4.517 7.610 369 364 108 8.959 733 33,33% 13,3% 12,4% 3,4% 6,6% 3,6% 694 4.805 90.798 661 4.697 96.370 1.355 9.202 187.168 43 118 1.755 3,3% 1,3% 0,9% 525 72 64 136 3.469 345 265 610 76.719 5.925 5.889 11.814 14,3% 21,3% 13,7% 10,0% 6,4% 6,3% 7.630 4.674 578 5.462 8.390 4.598 570 5.488 16.020 9.272 1.148 10.950 11 129 4 172 0,1% 1,4% 0,3% 1,6%% 6.952 3.379 480 4.304 376 235 38 357 451 206 42 355 827 441 80 712 16,2% 10,3% 0,0% 9,4% 5,2% 4,8% 7,0% 6,5% 713 1.146 984 753 1.179 959 1.466 2.325 1.943 -23 149 70 -1,5% 6,8% 3,7% 597 887 779 40 53 56 52 59 59 92 112 115 7,0% 1,8% 21,1% 6,3% 4,8% 5,9% 470 1.345 3.132 483 1.311 3.257 953 2.656 6.389 -7 188 148 -0,7% 7,6% 2,4% 370 1.104 2.562 38 93 190 36 108 174 74 201 364 17,5% 24,1% 31,9% 7,8% 7,6% 5,7% 16.718 1.347 1.937 4.139 18.129 1.301 1.937 4.231 34.847 2.648 3.874 8.370 59 43 257 140 0,2% 1,7% 7,1% 1,7% 15.145 1.058 1.506 3.227 914 1.076 71 86 113 122 131 181 1.990 157 235 312 9,3% 6,1% 20,5% 16,9% 5,7% 5,9% 6,1% 3,7% 50.275 52.586 102.861 1.340 1,3% 42.350 2.705 3.007 5.712 12,8% 5,6% PROVINCIA 141.073 148.956 290.029 3.095 1,1% 119.069 8.630 8.896 17.526 13,4% 6,0% Cattolica Coriano Gemmano Misano Adriatico Mondaino Monte Colombo Montefiore Conca Montegridolfo Montescudo Morciano di Romagna Riccione Saludecio San Clemente San Giovanni in Marignano DISTRETTO SUD 23 Fonte: dati Ufficio Statistica Provincia di Rimini. 96 Dati al 31/12/200424 Nel territorio provinciale l’immigrazione si sta connotando come un fenomeno in via di radicamento con insediamenti durevoli e in molti casi definitivi. Circa un terzo è già residente da 5 e più anni. Oltre a un quarto delle persone è arrivato per ricongiungersi con un familiare, le nascite di bambini stranieri sono sempre più numerose (225 nel corso dell’anno 2004, il 9% dei 2.520 nati della provincia di Rimini), nel sistema scolastico gli studenti di nazionalità estera sono il 5,6% degli studenti complessivi. I Paesi che contribuiscono in maniera più consistente alla crescita della presenza straniera regolare sono: Albania (+252 unità), Ucraina (+181 unità), Romania (+413 unità), Polonia (+74 unità), Macedonia (+66 unità), Moldavia (+43 unità) e Cina (+45 unità). Complessivamente la popolazione immigrata ha una età media di 33,4 anni, quindi, di quasi 10 anni più giovane della popolazione residente complessiva. I minori immigrati sono 3.446 e costituiscono il 15% degli stranieri presenti e il 7,2% dei minori residenti nel territorio (che sono 47.510)25. Nel corso dell’anno 2004 è risultato evidente l’incremento dei giovani nelle classi d’età scolari e prescolari. I bambini tra 0-2 anni sono aumentati rispetto all’anno precedente del 22,4%, quelli tra 3-5 anni del 22,6%, mentre quelli tra 6-10 anni seppure in crescita, hanno avuto un aumento più contenuto (+16,4%), per quelli nella fascia 11-13 anni l’incremento è consistente (32,9%) e crescono in modo significativo (+24%) anche i ragazzi tra i 14-18 anni. Gli effetti dell’incremento registrato in queste classi d’età è ampiamente visibile nelle aule scolastiche in cui gli studenti stranieri rappresentano il 5,6% della popolazione scolastica. Nelle scuole dell’infanzia troviamo il 15% degli studenti immigrati, nelle scuole elementari il 39%, nella scuola secondaria di primo grado il 25% e nella scuola secondaria di secondo grado il 21%. Complessivamente provengono da 73 diversi paesi, ma gli studenti più numerosi sono albanesi (39%), cinesi (11%), marocchini (9%), rumeni (8%), macedoni (5%), ucraini (5%), tunisini (4%). 24 Fonte: Osservatorio fenomeni migratori anno 2005 a cura Ufficio Statistica Provincia di Rimini. Dati al 01/01/2006: i minori immigrati residenti in provincia sono 3.476, la popolazione minorile conta 46.392 unità: la percentuale di minori immigrati sulla popolazione minorile residente risulta così aumentata, cioè ammonta al 7,5%. 25 97 Dati scuole Zona Nord Numero di scuole secondarie di I grado, statali e non statali Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini Riferimento: anno scolastico 2005/2006 Comune Bellaria-Igea marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio Totale Zona Nord Numero di scuole secondarie di I grado Statali Non statali Totale 1 0 1 0 0 0 6 2 8 1 0 1 0 0 0 1 0 1 9 2 11 Numero di iscritti in scuole secondarie di I grado, statali e non statali Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini Riferimento: anno scolastico 2005/2006 Comune Bellaria-Igea marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio Totale Zona Nord Scuole secondarie di I grado statali e non statali Numero di iscritti Totale di cui stranieri 458 66 3.587 655 370 34 419 5.119 36 506 Gli alunni stranieri delle scuole medie inferiori della zona nord della provincia costituiscono il 9,9% degli alunni totali. Numero di scuole secondarie di II grado, statali e non statali Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini Riferimento: anno scolastico 2005/2006 Comune Bellaria-Igea marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio Totale Zona Nord Numero di scuole secondarie di II grado Statali Non statali Totale 0 0 16 5 21 2 2 0 0 18 5 23 98 Numero di iscritti in scuole secondarie di II grado, statali e non statali Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini Riferimento: anno scolastico 2005/2006 Comune Bellaria-Igea marina Poggio Berni Rimini Santarcangelo di Romagna Torriana Verucchio Totale Zona Nord Scuole secondarie di II grado statali e non statali Numero di iscritti Totale di cui stranieri 8.488 593 524 27 9.081 551 Gli alunni stranieri delle scuole medie superiori della zona nord della provincia costituiscono il 6% degli alunni totali. Dati scuole Zona Sud Numero di scuole secondarie di I grado, statali e non statali Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini Riferimento: anno scolastico 2005/2006 Comune CATTOLICA CORIANO MISANO ADRIATICO MONDAINO MONTESCUDO MORCIANO DI ROMAGNA RICCIONE SALUDECIO SAN CLEMENTE SAN GIOVANNI IN MARIGNANO Totale Zona Sud Numero di scuole secondarie di I grado Statali Non statali Totale 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 10 1 11 Numero di iscritti in scuole secondarie di I grado, statali e non statali Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini Riferimento: anno scolastico 2005/2006 Scuole secondarie di I grado statali e non statali Numero di iscritti Comune CATTOLICA CORIANO MISANO ADRIATICO MONDAINO MONTESCUDO MORCIANO DI ROMAGNA RICCIONE SALUDECIO SAN CLEMENTE SAN GIOVANNI IN MARIGNANO Totale Zona Sud Totale di cui stranieri 380 174 246 76 65 302 953 58 77 326 2.657 32 12 28 10 5 33 89 8 5 20 242 99 Gli alunni stranieri delle scuole medie inferiori della zona sud della provincia costituiscono il 9,1% degli alunni totali. Numero di scuole secondarie di II grado, statali e non statali Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini Riferimento: anno scolastico 2005/2006 Numero di scuole secondarie di II grado Statali Non statali Totale 1 1 3 3 4 4 7 1 8 Comune MISANO ADRIATICO MORCIANO DI ROMAGNA RICCIONE Totale Zona Sud Numero di iscritti in scuole secondarie di II grado, statali e non statali Fonte: Ufficio Scuola Provincia di Rimini Riferimento: anno scolastico 2005/2006 Scuole secondarie di II grado statali e non statali Numero di iscritti Comune MISANO ADRIATICO MORCIANO DI ROMAGNA RICCIONE Totale Zona Sud Totale di cui stranieri 80 1.006 1.491 2.577 6 23 93 122 Gli alunni stranieri delle scuole medie superiori della zona sud della provincia costituiscono il 4,7% degli alunni totali. NOTA: I dati relativi alla presenza di alunni stranieri nelle scuole medie inferiori e superiori di tutto il territorio provinciale registrano una crescita significativa rispetto agli anni scolastici precedenti. 100 5.5 Studio sui minori stranieri di seconda generazione: il progetto di ricerca26. A) Ragione e obiettivi della ricerca Il progetto di ricerca assume ad oggetto principale la questione della “socializzazione normativa” dei minori nel quadro di una società sempre più orientata verso un modello multiculturale. Tale riferimento intende cogliere una trasformazione significativa del fenomeno migratorio nel territorio regionale, che vede emergere in questa fase la componente della c.d. “seconda generazione”. L’Emilia-Romagna, infatti, pur essendo solo la quarta regione italiana per percentuale di cittadini stranieri, è tuttavia la prima per incidenza percentuale di alunni stranieri nelle scuole. La percentuale delle medie inferiori in regione è quasi dell’8%, Marocco, Albania, Cina, Tunisia, e Romania, sono le provenienze più frequenti; si tratta di una tendenza che è senz’altro in crescita, in corrispondenza del numero in crescita di nati da madri straniere (il 15% nel 2003). I minori stranieri che arrivano in Italia, e più specificamente in Emilia-Romagna, conoscono percorsi di vita, storie e biografie differenti. Vi sono minori di seconda generazione nati in Italia da genitori stranieri, minori giunti qui per ricongiungimento familiare, ragazzi entrati da soli o con le famiglie come profughi ed infine minori che arrivano da soli (“minori non accompagnati”). La sola cosa che li accomuna è il vissuto della migrazione, intesa non solo come spostamento da un luogo di vita ad un altro, ma soprattutto come cambiamento profondo, come ridefinizione dei legami di filiazione e delle appartenenze, che si traduce spesso in sentimenti ambivalenti di perdita e di separazione che influenzano i riferimenti allo spazio e al tempo, al paese d’origine e al paese d’immigrazione, l’immagine di sé, la propria identità, la cultura al quotidiano e le pratiche linguistiche. Questa condizione complessiva pone in essere quei fattori di vulnerabilità e di rischio (Favaro 2002) con cui i minori stranieri debbono confrontarsi nel definire o riallocare la propria identità nel contesto in cui vivono. La questione della integrazione – e quindi della socializzazione normativa – e della “devianza” dei minori “stranieri” andrà sempre più addensandosi attorno alle problematiche della c.d. “seconda generazione”, cioè di quei minori stranieri che o sono nati in Italia o sono giunti in Italia in un’età così precoce da potersi dire che la loro socializzazione primaria si è svolta almeno per una parte sostanziale in Italia. I più importanti studi di sociologia indicano le seconde generazioni come le più “a rischio” dal punto di vista della devianza e della criminalità, in quanto le principali variabili predittive di comportamenti devianti ed anomici sono rafforzate dagli svantaggi specifici legati alla condizione dell’immigrazione e in particolare dello status di “seconda generazione”. Di particolare rilievo sembra essere il fenomeno della minore “autostima” di gruppi sociali sottoposti a condizioni 26 A cura di Prof. Dario Melossi professore in Criminologia Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Giurisprudenza. 101 di discriminazione, una discriminazione che tende a trasferirsi da fenomeni acuti di origine giuridica e culturale, tipici della prima generazione, a fenomeni cronici di origine sociale ed economica, tipici delle generazioni successive. Si manifestano così le possibilità o di una socializzazione normativa fortemente carente, a causa delle particolari condizioni in cui si viene a trovare il giovane di seconda generazione, oppure la possibilità di una socializzazione normativa “alternativa” e potenzialmente in conflitto con quella dominante. Forme diversificate di socializzazione normativa non sono necessariamente da considerarsi come portatrici di una valenza negativa, tuttavia possono e debbono richiedere un maggior sforzo di adattamento da parte non solo del minore e della sua “famiglia” ed, eventualmente, “comunità”, ma anche da parte delle principali istituzioni del territorio e della scuola. Nel caso invece che le particolari condizioni in cui si è venuto a trovare il ragazzo/a, abbiano dato origine a forme di grave carenza di socializzazione, è chiaro che in quel caso si dovrà pensare ad interventi di tipo maggiormente individualizzante. Non è difficile infatti riscontrare come anche all’interno della nostra regione, i fenomeni di criminalità che coinvolgono specificamente i minori – pensiamo soprattutto ai comportamenti devianti che ruotano attorno al commercio e al consumo di sostanze stupefacenti, alla microcriminalità di carattere predatorio, alle c.d. “inciviltà urbane”, ai fenomeni di “bullismo” (sia all’interno di particolari gruppi che tra gruppi, sino a sconfinare nelle molestie a sfondo razzista), per non parlare della più ampia problematica del c.d. “insuccesso scolastico” – siano sempre più spesso oggetto di insicurezza da parte dell’opinione pubblica, di allarme sociale da parte dei massmedia e di preoccupazione da parte delle amministrazioni locali e scolastiche. A partire da questa constatazione, il progetto di ricerca può rivestire un particolare interesse tanto sotto il profilo di una migliore comprensione delle problematiche sociali, economiche e culturali connesse all’immigrazione minorile nel territorio riminese e in Emilia Romagna, quanto dal punto di vista dell’elaborazione di politiche di integrazione sociale e di prevenzione del disagio fondate su una percezione realistica di tali problematiche. B) Ipotesi teoriche e metodi di ricerca Il metodo di ricerca si ispira al metodo delle inchieste di self-report, inchieste in cui i rispondenti indicano il tipo di coinvolgimento personale e l’opinione su di una serie di esemplificazioni tipiche di condotte di (lieve) devianza da essi stessi poste in essere. L’impostazione teorica che per prima si servì di tale strumento fu quella cosiddetta “del controllo” di Travis Hirschi (1969), secondo cui la mancanza di attaccamento alle figure significative nel percorso di socializzazione ed ai valori convenzionali preluderebbe alla possibilità del manifestarsi di scelte devianti. Tuttavia intenderemmo inserire l’interesse per la teoria di Hirschi all’interno di una sorta di triangolazione 102 tra teoria del controllo sociale di Hirschi, teoria dell’anomia di Merton (1938) – secondo cui sarebbe invece la mancanza di opportunità di integrazione socio-economica che porterebbe a risultati criminogenici – e teorie dell’etichettamento, secondo le quali è invece la ricostruzione della identità del deviante nella interazione con una reazione sociale stigmatizzante che porterebbe al medesimo risultato (Melossi 2002, Melossi e Giovannetti 2002). C) Fasi della ricerca Il progetto di ricerca si articola, sulla durata di due anni, a partire dunque dalla premessa che solo interpellando direttamente i minori italiani e stranieri presenti nel territorio sia possibile definire un quadro realistico delle loro esperienze di socializzazione (“conforme”, “alternativa” o “carente”) e quindi ricavare uno spaccato significativo delle forme di devianza e criminalità in cui i minori stessi risultano coinvolti. In sintesi, agli intervistati viene chiesto di individuare – nel pieno rispetto dell’anonimato – eventuali comportamenti devianti di cui siano stati autori in un periodo di tempo definito: sociologi e criminologi sono pressoché unanimi nel constatare come questa metodologia di rilevazione permetta da una parte di delineare un quadro piuttosto realistico del coinvolgimento dei minori in fenomeni di devianza, e dall’altra di definire con chiarezza alcune traiettorie “tipiche” di “rischio”: conoscenze che possono senz’altro risultare preziose nella predisposizione di interventi di prevenzione dell’insorgere di forme più gravi di devianza e di sostegno all’integrazione sociale. C.1) Prima Fase La prima fase dell’indagine consiste nella definizione del campione statistico da sottoporre a rilevazione. Questo sarà selezionato fra le terze classi delle scuole medie inferiori: con la collaborazione dei locali distretti scolastici, si individuano le scuole che presentano una maggiore concentrazione di alunni stranieri. La definizione della fascia di età (13-14 anni) è coerente con l’obiettivo di cogliere comportamenti che agli occhi della società e degli studenti stessi possano essere definiti come “devianti”, senza però interpellare soggetti di età eccessivamente elevata – come quelli delle scuole superiori, nelle quali la presenza di minori di origine straniera è ancora piuttosto limitata (intorno al 5%). La somministrazione avviene all’interno di scuole con una percentuale sufficientemente alta di ragazzi di origini straniere, almeno intorno al 10% circa degli studenti. Il numero di rispondenti per provincia che non è inferiore a 300. C.2) Seconda Fase E’ la fase della predisposizione della strumentazione di ricerca: sulla scorta delle inchieste di selfreport già realizzate in altri contesti europei ed extra-europei, e di uno studio-pilota sulla realtà 103 bolognese già svolto all’interno di una ricerca interuniversitaria, si procede all’elaborazione di un questionario relativo ad alcuni “nuclei tematici” che sembrano particolarmente utili a delineare un’immagine esaustiva dei contesti di interazione in cui i minori sono inseriti, ma anche delle diverse dotazioni di “capitale” – economico, culturale e sociale – cui i giovani possono avere accesso in misura variabile nelle loro esperienze di socializzazione. I nuclei tematici dell’inchiesta riguardano in particolare: 1) fattori socio-anagrafici (luogo di nascita del minore; luogo di residenza dei familiari; estensione del nucleo familiare, etc.). 2) fattori socio-economici (condizione abitativa del minore; accesso a determinati “beni posizionali”; accesso al “capitale culturale” e livello di consumo culturale della famiglia; condizione del quartiere di residenza del minore, etc.). 3) orientamenti valoriali (attitudini del minore nei confronti della famiglia, della scuola, della città e della società in genere). 4) un rilievo particolare assumono le domande volte ad indagare l’incidenza, la diffusione, la frequenza, e le caratteristiche di eventuali comportamenti devianti che vedano i minori come protagonisti. C.3) Terza Fase Concreta somministrazione del questionario alle classi terze delle scuole medie selezionate. Previa autorizzazione delle competenti direzioni didattiche, la somministrazione del questionario avviene durante l’orario scolastico alla presenza di uno o più ricercatori, e nel pieno rispetto del diritto alla privacy previsto e tutelato dalla legislazione vigente. C.4) Quarta Fase Rilevazione e trattamento dei dati ottenuti. La rilevazione consiste nell’elaborazione di un modello multivariato di analisi di regressione volto a porre in relazione le variabili socio-demografiche, culturali, economiche, familiari e di genere con le variabili che misurano gli indici qualitativi e quantitativi di devianza auto-rilevata. C.5) Quinta Fase Redazione di un articolato rapporto di ricerca finalizzato tanto alla disseminazione scientifica dei risultati ottenuti, quanto a una proficua condivisione dei dati e delle indicazioni desumibili dalla ricerca con le Amministrazioni locali e con i relativi distretti scolastici, nell’aspettativa che l’indagine possa rappresentare uno strumento conoscitivo particolarmente utile per la 104 predisposizione di interventi sulle problematiche del disagio e della devianza minorile, con particolare riferimento alle politiche di socializzazione e integrazione rivolte ai minori stranieri. 105 Delibera Giunta provinciale n. 173 del 05/09/2006 OGGETTO: Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e della adolescenza: approvazione piano di azioni per l’anno 2006 ai sensi della delibera della Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna n. 33/05 . LA GIUNTA PROVINCIALE VISTA la deliberazione n. 92 del 22.12.2005, con la quale il Consiglio Provinciale ha approvato il Bilancio di Previsione per l’esercizio 2006, la Relazione Previsionale e Programmatica e il Bilancio Pluriennale relativo al triennio 2006/2008; RICHIAMATA la delibera della Assemblea Legislativa della Regione E. Romagna n. 33 del 29/11/2005 – delibera stralcio del Piano Sociale Regionale - con la quale si approva il programma degli interventi e ripartizione delle risorse ai sensi dell’art. 47 comma 3 della L.R. 2/2003 e si assegnano specifici finanziamenti alle Province per la realizzazione di programmi su aree tematiche che per la loro specificità e natura necessitano di una programmazione di ambito sovradistrettuale; PRESO ATTO in particolare che è conferita alle Province la funzione di elaborare il “Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e della adolescenza” articolato in tre sezioni: a) adozione nazionale ed internazionale; b) affidamenti familiare ed in comunità; c) sostegno alle politiche di tutela e contrasto alle forme di violenza e disagio grave in danno ai bambini e adolescenti; PRESO ATTO che in attuazione di tali direttive già a partire dal 2002 la nostra Provincia ha promosso tavoli di coordinamento interistituzionali ed ha approvato Piani di lavoro condivisi attraverso i quali si sono svolte iniziative di sensibilizzazione, corsi di formazione mirata per gli operatori di comunità d’accoglienza e gli insegnati, momenti seminariali per l’approfondimento di aspetti specifici relativi ai temi della adozione e della tutela del minore; RILEVATO altresì che con delibera di G.P. n. 176 del 26/07/05 veniva approvato il “Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e della adolescenza- triennio 2005-2007” nel quale venivano declinati gli obiettivi prioritari per il triennio e si defìnivano le azioni da realizzare nel 2005, primo anno di attuazione, sulla base di quanto scaturito dal confronto con il tavolo di coordinamento provinciale e sulla base dei finanziamenti accordati dalla Regione, adeguatamente incrementati con fondi stanziati nel bilancio provinciale relativo all’anno 2005; RILEVATA la necessità di proseguire la attuazione al Programma nell’anno in corso, mediante la approvazione del Piano attuativo 2006, sulla base delle linee guida approvate dalla Regione E. Romagna con Determinazione del Responsabile del Servizio politiche famigliari, infanzia e adolescenza n. 19166 del 29/12/2005; 106 VISTO il documento “Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007- Piano di azioni per l’anno 2006” elaborato tenendo conto degli obiettivi triennali, delle azioni svolte nel primo anno e delle esigenze scaturite dal confronto all’interno del tavolo di coordinamento provinciale; RILEVATO che la programmazione degli interventi per il 2006 si configura come ulteriore consolidamento e sviluppo degli obiettivi triennali, e le azioni che in particolare si intendono realizzare sono: A – Adozione nazionale e internazionale - consolidamento del numero dei corsi di orientamento/preparazione delle coppie e conclusione di n. 5 convenzioni con altrettanti Enti autorizzati per l’apporto ai corsi sul tema dell’adozione internazionale; - ulteriore incremento dell’impegno formativo e finanziario a favore dei componenti dell’equipe centralizzata adozioni; - realizzazione di una giornata (13 novembre p.v.) di formazione congiunta tra operatori equipe centralizzata Ausl, Provincia e referenti degli Enti autorizzati per l’adozione internazionale (saranno coinvolti almeno 8 Enti, che ad oggi aderiscono al Protocollo provinciale); - attivazione del sistema informativo di rilevazione del percorso adottivo delle coppie che accedono al locale servizio adozione; - ristampa della pubblicazione Adottiamoci curata dalla Provincia di Bologna come materiale informativo e di orientamento da diffondere tra le coppie partecipanti ai corsi; - sostegno alla realizzazione di momenti seminariali finalizzati allo sviluppo e al consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive – XVII° Convegno Associazione Famiglie adottive pro I.C.Y.C. adozione internazionale dall’area cilena; - Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, relazioni e indagine psicosociale promosso dalla RER; - Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER. B – Affidamento familiare e in comunità - Campagna di promozione affido familiare nelle istituzioni scolastiche per bambini in età prescolare e della scuola primaria – seconda parte; - formazione operatori sul tema dell’affidamento di minori stranieri e sul rapporto con le famiglie di origine; - seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza; C – Sostegno alle politiche di tutela dei minori - Formazione degli operatori educativi dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di violenza in danno dei bambini – prima parte; - formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie e dei coordinatori di strutture di accoglienza per minori sulle forme di violenza in danno dei bambini e sull’attivazione di efficaci percorsi di tutela; - seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2; - comprendere e gestire la violenza negli adolescenti. 107 PRESO ATTO Altresì che per la attuazione del Piano 2006 la Regione E. Romagna ha stanziato apposite risorse come risulta dalla determinazione del Responsabile del servizio politiche famigliari, infanzia ed adolescenza n. 19166 del 29/12/2005, risorse che per la Provincia di Rimini ammontano complessivamente a € 46.916,00 così ripartite: -quota per area adozione nazionale e internazionale € 15.017,00 -quota per area affidamento € 11.611,00 -quota per area tutela € 20.288,00 RITENUTO inoltre opportuno inoltre sostenere con fondi del bilancio provinciale parte delle attività di formazione e di comunicazione afferenti il Piano adozione nazionale ed internazionale e il Piano sostegno alle politiche di tutela, per l’importo complessivo di € 7.443,00, in considerazione della rilevanza di tali problematiche e della strategicità degli interventi previsti dal Piano su tale versante; RITENUTO opportuno procedere alla approvazione del “Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007- Piano di azioni per l’anno 2006” depositato agli atti del servizio; DATO ATTO che il Piano costituisce parte integrante dei Piani Sociali di Zona che saranno sottoscritti con Accordi di Programma Distrettuali entro la data del 29 settembre p.v. RICHIAMATO l’Accordo di programma con i Comuni del Distretto di Rimini Nord e la Az.Usl di Rimini per la attuazione degli interventi relativi all’area “Responsabilità famigliari, diritti dell’infanzia e della adolescenza” approvato con delibera di C.P in data 1/08/06 ed in fase di sottoscrizione, e rilevato che gli interventi che la Provincia realizza con il Piano oggetto de presente atto rispondono alle priorità ed agli impegni programmatici assunti con quell’Accordo; VISTI i pareri favorevoli di regolarità tecnica e di regolarità contabile espressi rispettivamente dal Dirigente del Servizio Servizi alla Persona e alla Comunità e dal Responsabile di Servizio Ragioneria ai sensi dell’art. 49, 1° comma, del D.Lgs. 267/2000; A VOTI DELIBERA 1. di recepire i contenuti della delibera della Assemblea Legislativa della Regione E. Romagna n. 33/05 - delibera stralcio del Piano Sociale Regionale - con la quale si approva il programma degli interventi e ripartizione delle risorse ai sensi dell’art. 47 comma 3 della L.R. 2/2003 e si assegnano specifici finanziamenti alle Province per la realizzazione del “Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e della adolescenza”; 2. di approvare il Programma provinciale per la promozione di politiche di accoglienza e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza 2005-2007- Piano di azioni per l’anno 2006” dando atto che la programmazione degli interventi per il 2006 si configura come 108 ulteriore consolidamento e sviluppo degli obiettivi triennali, e le azioni che in particolare si intendono realizzare sono: A – Adozione nazionale e internazionale - consolidamento del numero dei corsi di orientamento/preparazione delle coppie e conclusione di n. 5 convenzioni con altrettanti Enti autorizzati per l’apporto ai corsi sul tema dell’adozione internazionale; - ulteriore incremento dell’impegno formativo e finanziario a favore dei componenti dell’equipe centralizzata adozioni; - realizzazione di una giornata (13 novembre p.v.) di formazione congiunta tra operatori equipe centralizzata Ausl, Provincia e referenti degli Enti autorizzati per l’adozione internazionale (saranno coinvolti almeno 8 Enti, che ad oggi aderiscono al Protocollo provinciale); - attivazione del sistema informativo di rilevazione del percorso adottivo delle coppie che accedono al locale servizio adozione; - ristampa della pubblicazione Adottiamoci curata dalla Provincia di Bologna come materiale informativo e di orientamento da diffondere tra le coppie partecipanti ai corsi; - sostegno alla realizzazione di momenti seminariali finalizzati allo sviluppo e al consolidamento di gruppi di mutuo aiuto di famiglie adottive – XVII° Convegno Associazione Famiglie adottive pro I.C.Y.C. adozione internazionale dall’area cilena; - Partecipazione al gruppo di lavoro sulla valutazione, relazioni e indagine psicosociale promosso dalla RER; - Partecipazione al gruppo di lavoro sul post adozione promosso dalla RER. B – Affidamento familiare e in comunità - Campagna di promozione affido familiare nelle istituzioni scolastiche per bambini in età prescolare e della scuola primaria – seconda parte; - formazione operatori sul tema dell’affidamento di minori stranieri e sul rapporto con le famiglie di origine; - seminario interistituzionale sulle forme di accoglienza; C – Sostegno alle politiche di tutela dei minori - Formazione degli operatori educativi dell’infanzia – nidi e materne – sulle forme di violenza in danno dei bambini – prima parte; - formazione dei dirigenti scolastici delle scuole dell’infanzia e primarie e dei coordinatori di strutture di accoglienza per minori sulle forme di violenza in danno dei bambini e sull’attivazione di efficaci percorsi di tutela; - seminario conclusivo degli interventi n. 1 e 2; - comprendere e gestire la violenza negli adolescenti . 3. di dare atto che le azioni contenute nel Programma-Piano attuativo 2006 sono sostenute da finanziamento regionale per € 46.916,00 così ripartito: -quota per area adozione nazionale e internazionale € 15.017,00 (Acc. n. 2006/62 sub. 1) -quota per area affidamento € 11.611,00 (Acc. n. 2006/61 sub. 1) 109 -quota per area tutela € 20.288,00 (Acc. n. 2006/60 sub. 1) 4. di autorizzare l’ulteriore stanziamento di fondi provinciali pari a € 7.443,00 per le azioni previste nel Piano affidamenti famigliari ed in comunità e nel Piano sostegno alle politiche di sostegno tutela minori in considerazione della rilevanza di tali problematiche e della strategicità degli interventi previsti dai Piani menzionati in tale versante; 5. di prenotare la spesa di € 7.443,00 sul cap 182301 art. 3437 “Fondo per interventi a favore della famiglia del bilancio 2005 - Prenotazione impegno n. 2006/2817 dando atto che si procederà alla individuazione dei creditori nella fase operativa del programma, a cura del Dirigente o Funzionario responsabile del procedimento; 6. di dare atto che il Piano di interventi che con il presente atto si approva, è parte integrante dei Piani Sociali di Zona che saranno approvati con Accordi di Programma Distrettuali da sottoscrivere entro la data del 29 settembre p.v.; 7.di demandare al Dirigente responsabile del Settore Servizi alla Persona e alla Comunità e Sviluppo Sostenibile o altro Funzionario incaricato, gli atti relativi alla attuazione del Piano e connessi impegni di spesa; 8.di dichiarare, con separata ed unanime votazione, la presente deliberazione immediatamente eseguibile ai sensi dell’art. 134 comma 4°, del D.Lgs. 267/2000, per consentire l’invio alla Regione E. Romagna nei termini fissati per i Piani sociali di zona (29/9/06). 110