Atti
Camera dei Deputati
— 5531 —
Parlamentari
LEGISLATURA X X I V -
la
SESSIONE -
DISCUSSIONI -
TORNATA D E L 3 D I C E M B R E
1914
CXXVIL
TORNATA DI GIOVEDÌ 3 DICEMBRE 1914
P R E S I D E N Z A DEL P R E S I D E N T E M A R C O R A .
I N D I C E .
Giuramento dei deputati Di Stefano, JPizzini,
Varzi e Lo_Piano
Pag. 5531
Costituzione
del G a b i n e t t o e comuni-
cazioni del Governo]
S A L A N D R A , presidente del Consiglio
5532
5532
degli ex deputati Pennati, Celli, Sanguinetti,
Mercanti, Viazzi e Maffei . .
. Paa. 5551
PRESIDENTE
. . . . . . 5554-59
RAMPOLDI
5551
TÌAYA C E S A R E
5551
P I E T R A VALLE
5552
MAFFI.
.
.
. •
5553
5553
STORONI
Sospensione e ripresa dalla seduta
5534
MONTI-GUARNIERI
Congedi
5534
BATTELLI
del dottor Saenz Pena, presidente della Repub-1
Mica Argentina
5531
S O L I N O - S I D N E Y , MINISTRO
553 1
PRESIDENTE
5534
del Re Carlo di Rumania
S O N N I N O - S I D N E Y , MINISTRO
PRESIDENTE
presidente del Consiglio
SANARELLI
.
L A PEGNA
.
5555
5555
5555
5
553 I
BONARDI
5557
RUINI
5535
GAMBAROTTA.
PRESIDENTE
5538
TOSCANO
5539
PASQUALINO-VASSALLO
5539
I)E FELICE-GIUFFRIDA.
5539
A U T E RI-BERRETTA
5540
RUBINI
5540
del ministro Di San Giuliano e dei senatori
Finali, Visconti-Venosta, Arcoleo, D'Ancona, Borgatta e Speroni
5536 •
5536
56
5558
del generale Orerò
5537
5538
presidente del Consiglio
5555
CAPPA
INDRI
PRESIDENTE
5554
SOLERI
MERLONI
PIETRIBONI.
5558
.
.
5558
5559
L a seduta è tolta in segno di lutto
5559
La seduta comincia alle 14.
G U G L I E L M I , segretario, legge il processo verbale della seduta del 5 luglio
1914.
(È
approvato).
5537
D I SCALEA
5541
PENSISI
Giuramenti.
5 5 IL
RATA
COMANDINE
5554
CENTURIONE
5534
PRESIDENTE
. . .
5335
dei deputati Fasinate, Milana, Baragiola . . . 5535
SALANDRA,
5554
QUEIROLO
Commemorazioni :
SALANDRA,
5553
,
5542
, . ' . . ,
LUZZATTI
5543
. . . . .
5544
5545
ARTOM
BRANDOLINI
5543
LIBERTINI GESUALDO
5547
COLONNA D I C E S À R Ò
5548
BRIZZOLESI
5549
QUEIROLO
5549
D E G L I •OCCHI
.
432
5551
P R E S I D E NTE.Essendo presenti gli onorevoli Di Stefano, Pizzini, Varzi e Lo Piano
li invito a giurare.
(Legge
la
D I S T E F A N O . Giuro.
P I Z Z I N I . Giuro.
V A E Z I . Giuro.
LO P I A N O . Giuro.
-formula).
Aiti
— 5532 —
Parlamentari
LEGISLATURA XXIV - l
a
Camera dei
Deputati
SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 3 DICEMBRE 1 9 1 4
Comunicazioni del Governo.
P R E S I D E N T E . H a facoltà di parlare
l'onorevole presidente del Consiglio.
SALANDRA, presidente del Consiglio,
ministro dell'interno. (Segni di attenzione).
Mi onoro di annunziare alla Camera che
Sua Maestà il Re, con decreti del 13 agosto corrente anno, accettò le dimissioni
dalla carica di ministro della marina rassegnate dall'onorevole contrammiraglio Enrico Millo, senatore del Regno, e nominò
alla carica stessa l'onorevole vice ammiraglio Leone Viale, senatore del Regno.
Con successivi decreti dell'll ottobre
detto anno accettò le dimissioni dalla carica di ministro della guerra rassegnate
dall'onorevole tenente generale Domenico
Grandi, senatore del Regno, e nominò alla
carica stessa il maggior generale Vittorio
Zupelli.
Con altri decreti del 15 detto mese la
Maestà Sua accettò le dimissioni dalla carica di sottosegretario di Stato per la guerra
rassegnate dal tenente generale Giulio Tassoni e nominò alla carica medesima il maggior generale Vittorio Elia.
In seguito alla morte del compianto ministro degli affari esteri, marchese cav. Antonino di San Giuliano, senatore del Regno, mi incaricò di reggere per interim il
Dicastero stesso.
Con decreto del 5 novembre prossimo
passato l'Augusto Sovrano accettò le dimissioni mie e dei colleglli del Gabinetto,
nonché quelle dei sottosegretari di Stato,
incaricandomi in pari tempo di comporre
1 nuovo Ministero.
Con decreto dello stesso giorno mi nominava presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'interno e con altro decreto, di pari data, nominava ministri, segretari di Stato :
per gli affari esteri, l'onorevole barone
dottor Sidney Sennino, deputato al Parlamento ;
per le Colonie, l'onorevole professore
Ferdinando Martini, deputato al Parlamento ;
per la grazia, giustizia e i culti, l'onorevole professore avvocato Vittorio Emanuele Orlando, deputato al Parlamento ;
per le finanze, l'onorevole avvocato
Edoardo Daneo, deputato al Parlamento ;
per il tesoro, l'onorevole avvocato
Paolo Carcano, deputato al Parlamento ;
per la guerra, il maggior generale Vittorio Zupelli ;
per la marina, l'onorevole vice-ammiraglio Leone Viale, senatore del Regno ;
per l'istruzione pubblica, l'onorevole
professore avvocato Pasquale Grippo, deputato al Parlamento ;
per i lavori pubblici, l'onorevole Augusto Ciuffelli, deputato al Parlamento ;
per l'agricoltura, industria e commercio, l'onorevole avvocato Giannetto Cavasola, senatore del Regno ;
per le poste e i telegrafi, l'onorevole
avvocato Vincenzo Riccio, deputato al Parlamento.
E con decreti del giorno 6 dello stesso
mese di novembre, Sua Maestà il Re nominava sottosegretari di Stato :
per l'interno, l'onorevole avvocatoGiovanni Celesia di Vegliasco, deputato al
Parlamento ;
per gli affari esteri, l'onorevole marchese Luigi Borsarelli di Rifreddo, deputato al Parlamento ;
per le Colonie, l'onorevole professore
avvocato Gaetano Mosca, deputato al Parlamento ;
per la grazia, giustizia e i culti, l'onorevole professore avvocato Pietro Chimienti,
deputato al Parlamento ;
per le finanze, l'onorevole avvocato
Antonio Baslini, deputato al Parlamento ;
per il tesoro, l'onorevole avvocato Ugo
Da Como, deputato al Parlamento -,
per la guerra, il maggior generale Vittorio Elia ;
per la marina, l'onorevole avvocato
Augusto Battaglieri, deputato al Parlamento ;
per l'istruzione pubblica, l'onorevole
avvocato Giovanni Rosadi, deputato al
Parlamento ;
per i lavori pubblici, l'onorevole avvacato Achille Visocchi, deputato al Parlamento ;
per l'agricoltura, industria e commercio, l'onorevole avvocato VittorioCottafavi,,
deputato al Parlamento ;
per le poste e i telegrafi, l'onorevole
conte Girolamo Marcello, deputato al Par
lamento.
Onorevoli deputati! (Segni di vivissima
attenzione). Al Ministero, che si presenta
oggi al vostro giudizio, il programma dell' immediato lavoro è imposto dalla necessità delle cose; poiché gli spetta reggere il
paese e guidarne le sorti in questo critico
momento della sua storia.
Mentre, confortato dalle ripetute attestazioni della vostra fiducia, il Governo si
—
Atti Parlamentari
LEGISLATURA
XXIV -
l
a
SESSIONE -
5533 —
DISCUSSIONI -
accingeva a preparare utili riforme amministrative, tributarie e sociali, scoppiò,
senza alcuna nostra partecipazione od intesa, improvviso e rapidissimo il conflitto,
che i n v a n o , per la tutela della pace e della
civiltà, ci adoperammo a scongiurare.
D o v è il Governo considerare se le clausole dei t r a t t a t i c' imponessero parteciparvi. Ma lo studio più scrupoloso della
lettera e dello spirito degli accordi esistenti
la nozione delle origini e le manifeste finalità del conflitto ci indussero nel sicuro e
leale convincimento che non a v e v a m o obbligo di prendervi parte. (Approvazioni).
Sciolti così da ogni altra considerazione, il
libero e sereno giudizio di ciò che esigesse
la custodia degli interessi italiani ci consigliò a dichiarare senza indugio la nostra
neutralità. (Approvazioni).
Tale risoluzione fu, come era da attendersi, argomento di passionati dibattiti ed
obietto di giudizi disparati. Ma più tardi,
a grado a grado, in I t a l i a e fuori, prevalse
la salda e generale persuasione che noi esercitammo il nostro diritto e rettamente giudicammo di quanto meglio convenisse agli
interessi della nazione.
T u t t a v i a la neutralità, liberamente proclamata e lealmente osservata, non basta
a guarentirci dalle conseguenze dello immane sconvolgimento, che si fa più ampio
ogni giorno e il cui termine non è dato ad
alcuno di prevedere.
Nelle terre e nei mari dell'Antico Continente, la cui configurazione politica si v a
forse trasformando, l ' I t a l i a ha v i t a l i interessi da t u t e l a r e , giuste aspirazioni da affermare e sostenere... (Vivissime approvazioni — I deputati sorgono in piedi — Vivissimi reiterati prolungati applausi) una situazione di grande potenza da mantenere
i n t a t t a non solo, ma che da possibili ingrandimenti di altri S t a t i non sia relativamente diminuita. (Vivissime approvazioni).
N o n dunque inerte e neghittosa, ma
operosa e guardinga; non dunque impotente, ma poderosamente a r m a t a e pronta
ad ogni evento d o v e v a e dovrà essere la
neutralità nostra. ( Vivissimi generali e prolungati
applausi).
P e r t a n t o suprema cura del Governo fu
ed è t u t t o r a la compiuta preparazione dell'esercito e d e l l ' a r m a t a .
(Approvazioni).
A conseguirla non esitammo ad assumerci
g r a v i responsabilità di spese e di alcune
modificazioni agli ordinamenti
militari.
(Bene!)
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 3 DICEMBRE
1914
L'esperienza che ci viene dalla storia e
più dai casi presenti deve ammonirci che,
ove cessi l ' i m p e r o del diritto, alla salute
di un popolo rimane unica garanzia la forza,
(Benìssimo!) la forza u m a n a organizzata e
munita di t u t t i i perfezionati e costosi strumenti tecnici della difesa.
L ' Italia, che non ha propositi di sopraffazione, deve t u t t a v i a organizzarsi e munirsi, quanto più le sia consentito e col
massimo vigore possibile, per non rimanere
essa stessa prima o poi sopraffatta. (Vive
approvazioni).
A questo, che reputiamo nostro primo
dovere, si aggiunge la cura non lieve di attenuare gli effetti della crisi che, nella complessa unità del m e r c a t o internazionale e
della economia universale, ha paralizzate
le industrie, sconvolti i traffici, restituiti
alla patria prima dell'epoca consueta migliaia di validi l a v o r a t o r i e rincarati sensibilmente gli indispensabili prodotti alimentari.
A tal fine occorsero pure provvedimenti
eccezionali, t e m p o r a n e e deroghe al diritto
comune, acceleramento di pubblici lavori,
larghe disponibilità di mezzi finanziari. Di
t u t t i questi p r o v v e d i m e n t i vi chiediamo la
immediata approvazione.
Possiamo intanto con sodisfazione constatare che le generali condizioni economiche del nostro paese sono v e n u t e via via
migliorando, che il lavoro e il credito vanno
riprendendo il loro normale f u n z i o n a m e n to, che rinasce la fiducia pubblica. Ma sarebbe pericolosa illusione il credere che altri straordinari p r o v v e d i m e n t i non occorreranno.
I l Governo sa bene che ogni sforzo deve
essere f a t t o per assicurare al paese una sufficiente disponibilità dei generi di prima
necessità. (Bene!) D o v e e quando non basti
l ' a t t i v i t à p r i v a t a non mancherà il suo int e r v e n t o integratore-.
(Approvazioni).
Così la pace interna dovrà essere a qualunque costo assicurata. (Vive
approvazioni).
L u n g i del resto da noi ogni d u b b i e z z a che
possa t u r b a r l a il popolo nostro ; il quale
sente che oggi la Patria, per la propria
salute e grandezza, impone concordia di
animi pronti ad ogni sacrifizio. (Vivissimi e
generali applausi). A d altri t e m p i le competizioni politiche ed economiche ; (Bravo!)
ad altri tempi le gare fra i partiti, i gruppi,
le classi. Oggi è necessario che si affermi
solennemente, con le parole e con gli atti,
la solidarietà di t u t t i gli italiani. (Vivi applausi).
Atti
— 5534 —
Parlamentari
LEG SLATTJRA XXIV -
I a SESSIONE -
DISCUSSIONI -
Il p r i m o e più alto esempio di solidarietà nazionale sarà d a t o di eerto, nelle
discussioni che seguiranno, dalle supreme
Assemblee r a p p r e s e n t a t i v e . Il Governo, al
quale ogni criterio e i n t e n d i m e n t o di part i t o p a r r e b b e oggi un sacrilegio, fa appello alla p a t r i o t t i c a cooperazione di t u t t o
intero il P a r l a m e n t o . (Approvazioni). Dal
P a r l a m e n t o soltanto p o t r à a t t i n g e r e la vigoria necessaria ad assolvere l ' a r d u o suo
compito.
L ' o r a che corre d o m a n d a un Governo
f o r t e e sicuro. Se forza e sicurezza avremo
dal vostro voto, p o t r e m o sostenere il grave
peso delle nostre responsabilità ; p o t r e m o
proseguire nel lavoro intenso e continuo
cui diamo t u t t e le energie dell'anima nostra, nella efficace difesa degli interessi presenti della P a t r i a e nella vigile cura delle
sorti avvenire d e l l ' I t a l i a nel mondo. ( V i vissimi, generali e prolungati applausi — I
deputati sorgono in piedi e gridano ripetutamente: « Viva l'Italia! ».
P R E S I D E N T E . Do a t t o all'onorevole
presidente del Consiglio delle comunicazioni testé f a t t e circa la costituzione del
nuovo Ministero.
S A L A N D R A , presidente del Consiglio,
ministro dell'interno.
Prego la Camera di
sospendere la seduta fino alle 16.30, dovendo
il Governo recarsi nell'altro ramo del P a r lamento.
P R E S I D E N T E . Non essendovi osservazioni in contrario, sospendo la s e d u t a fino
alle 16.30.
(La seduta, sospesa alle 14.30, è
alle 16.30).
ripresa
Congedi.
P R E S I D E N T E . H a n n o chiesto un congedo, per motivi di famiglia, gli onorevoli:
Loero, di giorni 10; Tamborino, di 15; Camera, di 3; e per motivi di salute, gli onorevoli: Guicciardini, di giorni 20; Giuliani,
di 20; Scano, di 20; Miari, di 15: Schiavon,
di 5; Masciantonio, di 15; O t t a v i , di 20, e
R o t h di 7.
(Sono conceduti).
Commemorazioni.
P R E S I D E N T E . H a facoltà di parlare
l'onorevole ministro degli affari esteri.
S O N N I N O - S I D N E Y , ministro degli affari esteri. (Segni d'attenzione). I l 9 agosto
ultimo scorso moriva il d o t t o r Saenz P e ñ a ,
P r e s i d e n t e della Repubblica A r g e n t i n a .
Camera dei
TORNATA DEL 3 D I C E M B R E
Deputati
1914
I vincoli di sentimento e d'interesse, che
così f o r t e m e n t e legano l'Italia all'Argentina, ci hanno f a t t o associare con vivo dolore al l u t t o che ha colpito quella nazione
amica per la p e r d i t a del suo illustre Presidente.
Le grandi simpatie e le sincere amicizie, che il Dr. Saenz P e n a seppe acquistarsi
d u r a n t e i lunghi anni nei quali r a p p r e s e n t ò
il suo Paese presso il Governo del Re, e
l'opera attivissima da lui spiegata a R o m a
e a Buenos Ayres per intensificare le cordiali relazioni t r a i due S t a t i , m a n t e n g o n o
a l t r e t t a n t o viva f r a noi la sua memoria,
q u a n t o la conservano presso i suoi compat r i o t i le grandiose linee del suo programma di sviluppo economico e di progresso
civile, che p r o m e t t e alla R e p u b b l i c a Arg e n t i n a u n così brillante avvenire. (Vive
approvazioni).
M'incombe pure il còmpito doloroso di
comunicare alla Camera la m o r t e di Sua
Maestà il Re Carlo di R u m a n i a , a v v e n u t a
il 10 o t t o b r e .
L'azione svolta dal d e f u n t o Sovrano, dur a n t e un Regno glorioso di oltre 48 anni,
è a r g o m e n t o t r o p p o vasto, cui non sono
sufficienti brevi parole.
È noto che Re Carlo ha p o r t a t o ad un
alto grado di progresso e di prosperità la
R u m a n i a , e ciò con u n a politica provvida,
inspirata alle più elevate concezioni degl'interessi del Paese.
Munito di singolari doti di ingegno e di
cuore e f o r t e dell'amore e della, sicura fiducia del popolo, egli seppe avviare a gloriosi destini la nobile nazione che lo ebbe
a Sovrano.
Al l u t t o ed al c o m p i a n t o del popolo rumeno si è associato t u t t o il mondo civile,
ed in ispecial modo si è associata l ' I t a l i a ,
che con la R u m a n i a ha t a n t i vincoli di
tradizioni, di sentimenti e di cordiale amicizia. (Vive
approvazioni).
P R E S I D E N T E . (Segni di attenzione). l i
d o t t o r Rocco Saenz Pena, P r e s i d e n t e della
R e p u b b l i c a Argentina, testé ricordato con
vivo cordoglio dal ministro degli affari
esteri, f u t e m p r a di uomo politico di grande
valore, e accoppiava ad un ingegno, veram e n t e eletto, u n a singolare cultura.
Del grande affetto da lui dedicato a l l ' I t a lia diede prova come r a p p r e s e n t a n t e di
quella Repubblica presso il nostro Governo,
come delegato presso l ' I s t i t u t o internazionale di agricoltura e come Presidente della
Repubblica A r g e n t i n a .
Alti Parlamentari
LEGISLATURA XXIV -
— 5535 —
l
a
SESSIONE -
DISCUSSIONI -
E f u specialmente per suo impulso che
Tennero rinsaldati i vincoli di cordiale amicizia, che ci legano a quella nobile Nazione;
la quale ospita t a n t i nostri fratelli.
dell'associarci al dolore del popolo argentino rivolgiamo un reverente saluto alla
memoria dell' illustre estinto. (Vive approvazioni).
Sono p u r e sicuro di r e n d e r m i fedele int e r p r e t e di voi t u t t i , onorevoli colleghi, dicendo che le nobili parole testé p r o n u n ziate dal ministro degli affari esteri a memoria ed onore di E e Carlo di B u m a n i a ,
rispecchiano i sentimenti di cordoglio di
questa Assemblea, e del popolo italiano
che essa r a p p r e s e n t a , per la p e r d i t a dell'uomo insigne, che, presidiando la sua t e r r a
d'adozione con occhio vigile, con fervido
a m o r e e con mano sicura, restituì alla v i t a
di nazione i discendenti dei fratelli nostri,
che il g r a n d e Traiano a v e v a messo a custodia della latinità agli estremi confini del
vasto impero. (Benissimo !)
E da questa B o m a v a d a la voce del rimpianto e del conforto alla D o n n a esemplare
che f u al d e f u n t o Monarca degna compagna;
al nuovo Ee, c h i a m a t o i n ' m o m e n t i difficili
ad assicurare le sorti del popolo r u m e n o , e
a questo l'augurio nostro, espressione della
comunanza d ' a f f e t t o e di stirpe, di vita
sempre prospera e felice, e di ogni maggior
f o r t u n a . (Vivissime
approvazioni).
P r e g o il ministro degli affari esteri di
d a r e p a r t e c i p a z i o n e al Governo argentino
al Governo e al P a r l a m e n t o r u m e n o di
queste nostre manifestazioni.
Onorevoli colleghi! È p u r t r o p p o f a t a l e
che al riprendere dei nostri lavori io debba
sempre l a m e n t a r e q u a l c h e v u o t o nelle nostre file.
I l 23 s e t t e m b r e ci sorprendeva la notizia
della fine del nostro collega Guido F u s i n a t o ,
t r a v o l t o da tragico destino. D a l p a d r e ,
poeta di non comune valore, e dalla faeile
vena, egli trasse il brio che rendeva att r a e n t e il suo conversare; dalla madre, educatrice insigne, la squisitezza del sentimento e la venustà dell' eloquio, da ent r a m b i un ingegno vivido e p r o n t o , arra
di r a p i d a ed a l t a ascensione.
d a t o in Castelfranco Veneto il 15 febbraio
1860 e compiti con onore gli studi giuridici,
dopo avere insegnato nell'Università di Macerata, conquistò la c a t t e d r a di diritto internazionale nell'Ateneo torinese, che non
lasciò se n o n q u a n d o f u n o m i n a t o consigliere di S t a t o .
Camera dei Deputati
TORNATA D E L 3 D I C E M B R E
1914
Gli elettori di F e l t r e lo vollero loro rapp r e s e n t a n t e in questa Assemblea per la
diciottesima legislatura, confermandogli il
m a n d a t o nelle successive senza interruzione.
La sua opera p a r l a m e n t a r e , f r u t t o di
studi m e d i t a t i e profondi, f u ben presto
a p p r e z z a t a ; onde f u due v o l t e n o m i n a t o
sottosegretario di Stato, nel 1899 e nel 1903;
e nel maggio 1908 ministro dell'istruzione
pubblica, nel quale ufficio per il grave dep e r i m e n t o della sua salute non p o t è dare
di sè t u t t a la prova che dal suo grande ingegno era lecito a t t e n d e r e .
E b b e anche incarichi delicatissimi, t r a i
quali la r a p p r e s e n t a n z a dell' I t a l i a all'Aja
nell'Alto Convegno destinato a regolare con
sensi di giustizia e di u m a n i t à le controversie internazionali, e, maggiore di t u t t i ,
la partecipazione alle t r a t t a t i v e per la pace
di L o s a n n a ; dopo le quali veniva insignito
della carica di ministro di Stato.
La v i t a di Guido F u s i n a t o f u esempio
operoso di modestia e di saggezza. Onore
alla sua memoria! (Vive
approvazioni).
Un altro collega scomparve il 12 dello
scorso novembre : Giovanni Milana, d a t o a
Linguaglossa il 4 febbraio 1864, egli era ent r a t o in questa Assemblea, quale rappres e n t a n t e del collegio di P a t e r n o , nella passata Legislatura, e aveva preso p a r t e ai
nostri lavori, non solo caldeggiando l'inc r e m e n t o delle comunicazioni ferroviarie e
m a r i t t i m e della sua regione e invocandola protezione degli interessi vinicoli della
Sicilia, ma incitando il Governo ad introd u r r e savie riforme n e l l ' o r d i n a m e n t o giudiziario.
U n a grave m a l a t t i a alla gola, per la
quale egli si era da poco t e m p o assoggett a t o ad u n a operazione chirurgica, gli impedì di prender p a r t e alle nostre discussioni in questa Legislatura, per la quale il
Collegio gli aveva r i c o n f e r m a t o il m a n d a t o ;
ma cionondimeno egli f u sempre assiduo
alle nostre a d u n a n z e .
Esercitò l ' a v v o c a t u r a con grande dignità,
prodigando l'opera sua disinteressata in prò
degli, umili.
L ' u n a n i m e compianto col quale lo accompagnò all'ultima dimora la c i t t a d i n a n z a
catanese, che ne aveva seguito l'opera, int e n t a sempre alla maggiore elevazione del
popolo, mostrò di q u a n t o affetto egli fosse
circondato, e q u a n t o dolorosa sia s t a t a la
sua d i p a r t i t a ; che lascia nel r a m m a r i c o
q u a n t i t r a noi, pur nella sua breve v i t a
p a r l a m e n t a r e , ebbero agio di a p p r e z z a r n e
Atti
-5536 —
Parlamentari
LEGISLATURA XXIV -
la
SESSIONE -
DISCUSSIONI -
la elevatézza dello spirito e dell' intelletto.
(Approvazioni).
E ancora ieri una n u o v a dolorosa notizia veniva a r a t t r i s t a r e i nostri cuori:
quella della morte dell'onorevole Baragiola,
da sei legislature nostro a m a t o e apprezzato collega, quale r a p p r e s e n t a n t e del collegio di E r b a .
K a t o in Como il 31 maggio 1854, egli, fornito di largo censo, dedicò i suoi studi all'agricoltura e alle industrie, nelle quali
p o r t ò un largo spirito d.' iniziativa ed una
grande a t t i v i t à .
Di animo generoso ed a m a n t e delle a r t i
belle, seppe essere a l t a m e n t e benefico, e la
sua fine sarà l a r g a m e n t e r i m p i a n t a .
Alla memoria dell'estinto, che rimane
legata a t a n t e opere buone, v a d a il nostro
profondo, affettuoso rimpianto. (Approvazioni).
Altri e gravissimi l u t t i colpirono il Sen a t o con la perdita di autorevolissimi suoi
M e m b r i . A ciascuno di essi t r i b u t e r à i dov u t i onori quell'Alta Assemblea. Ma, poiché
essi furono anche lustro e decoro della Camera, non possiamo nè dobbiamo n e p p u r
noi tacerne.
È ancor vivo il dolore che ci colpì il 16
dello scorso o t t o b r e all'annunzio della morte
di Antonino Di San Giuliano, ministro degli
affari esteri; t a n t o più vivo dacché la sua
p e r d i t a seguì in u n ' o r a storica, in cui la
P a t r i a richiede la cooperazione degli uomini
suoi migliori.
Fin dagli anni giovanili Antonino Di San
Giuliano si era distinto per dovizia d'ingegno e fervore di studio; a p p r e z z a t o t a n t o
dai suoi concittadini che lo vollero a f a r
p a r t e dei maggiori consessi amministrativi,
e quindi, non ancora t r e n t e n n e , loro r a p presentante in questa Assemblea, confermandogli poi il m a n d a t o nelle sei legislat u r e successive.
Apprezzatissima f u la sua collaborazione
nei principali uffici p a r l a m e n t a r i e govern a t i v i , ai quali f u a t t r a t t o da speciale preparazione m a t e r i a t a da profondi studi e da
larghissima coltura.
P i ù volte sottosegretario di Stato, nel
dicembre 1905 f u c h i a m a t o a reggere il Ministero degli affari esteri.
Il suo fine t a t t o diplomatico si rilevò
pure nelle missioni a Parigi e L o n d r a , dove
lasciò a m p i a traccia delle sue singolari att i t u d i n i , che gli valsero di esser r i c h i a m a t o
alla direzione della nostra politica estera
fino alla sua morte.
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 3 D I C E M B R E
1914
Egli si t r o v ò a coprire l'arduo ufficio in
un periodo, nel quale il Paese ebbe di rep e n t e dinanzi a sè i più gravi problemi che
interessano il suo a v v e n i r e ; ma si può con
sicurezza affermare che alla sua perspicacia
nessuno aspetto sfuggiva delle i n t r i c a t e
questioni, che dall'opera sua a t t e n d e v a n o
la risoluzione; e gli f u guida sempre l'amor
di p a t r i a , che a lui, morente, ispirò ancora
ansiose e a r d e n t i parole.
Tempra d'animo antica, egli giunse sino
a comprimere l'angoscia p a t e r n a quando,
f e r v e n d o l'impresa libica, gli f u rapito il
figlio; e a non distogliersi mai dalle gravi
cure dello Stato, neppure tra le atroci soff e r e n z e che lo t o r t u r a r o n o , specialmente
negli ultimi giorni della sua t o r m e n t a t a
esistenza.
Lo ricorderanno sempre con reverenza
ed affetto i colleghi, il paese nativo, l ' I t a l i a .
(Vivissime
approvazioni).
Una perdita non meno dolorosa dobbiamo l a m e n t a r e : quella del s e n a t o r e Gaspare Finali.
Con essa si va sempre più assottigliando
l'ormai scarso manipolo superstite de' cooper a t o r i al patrio riscatto.
N a t o in Cesena il 20 maggio 1829, dopo
essersi laureato in giurisprudenza, prese viva
p a r t e al movimento liberale delle R o m a gne, g u a d a g n a n d o s i u n a c o n d a n n a a morte,
alla quale si sottrasse con l'esilio in Piemonte.
Giovane di alto sentire, di vasta colt u r a , venne tosto apprezzato dal Cavour e
dal F a r i n i , che lo fecero e n t r a r e prima nell'Amministrazione dell'interno e poscia in
quella delle finanze, nella quale ultima salì
r a p i d a m e n t e , finché f u eletto consigliere,
quindi presidente della Corte dei conti.
Cesena, che nel 1859 egli aveva rappres e n t a t a nell' Assemblea Costituente delle
E o m a g n e , lo m a n d a v a poi in questa Camera nella settima e nella nona legislat u r a ; e così Belluno nella decima.
I n questa decima legislatura f u scelto segretario generale dal ministro delle finanze,
Cambray-Digny. E n t r ò poi nei Consigli della
Corona come ministro di agricoltura nell ' u l t i m o G a b i n e t t o Minghetti, del tesoro
nel Gabinetto Saracco, e dei lavori pubblici nel primo Gabinetto Crispi.
I l Senato, di cui fece p a r t ^ fin dal 1872
e di cui f u anche vicepresidente, lo designò
alle più alte cariche, principalmente alla
presidenza della Commissione di finanza e
a quella della Commissione incaricata di
studiare le riforme di quell'Assemblea.
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Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXIV - l
a
Camera dei Deputati
SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 3 DICEMBRE 1 9 1 4
Egli non rifulse solo come amministratore dotto e sagace e come uomo politico
aperto a tutte le espressioni di libertà e di
progresso civile (di che diede una indimenticabile prova nella discussione dell'ultima
legge elettorale) ma anche per il grande
amore col quale coltivò gli studi storici e
letterari. Ce ne lascia copiosa testimonianza
in libri ed opuscoli sui più svariati argomenti.
Dalla stessa sua maestosa persona traspariva quella bontà che lo rendeva caro
non solo agli amici, ma a quanti lo avvicinavano, i quali trovavano sempre in lui
un consigliere affettuoso ed indulgente.
Con lui si spense un nobile spirito, un
carattere franco ed aperto ed un raro esempio di alacrità e di devozione per la patria.
{Vive approvazioni).
Quattro giorni or sono moriva qui in
Eoma, capitale di quella Italia forte e temuta che era stata il sogno della sua giovinezza, e fu poi in parte frutto della sua
costante operosità, Emilio Visconti Venosta.
Combattente delle cinque giornate di
Milano, visse le ansie delle prime speranze
e i dolori dei primi rovesci; indomito ribelle alia feroce oppressione che ne seguì,
fu tra i più fervidi organizzatori della riscossa, seguace allora, come la maggior
parte degli uomini che ci diedero la Patria,
di Giuseppe Mazzini, che ne aveva scorto
l'alto ingegno in un importante scritto giovanile di lui sul Lamennais, e ne deplorò il
• distacco con una storica commovente lettera ; solenne attestazione pur questa della
grande estimazione in cui era dall'apostolo
tenuto. Di poi conscio dei nuovi destini
d'Italia, che il generoso Piemonte maturava, si accostò a Cavour, che lo predilesse
e lo circondò della maggior fiducia iniziandolo in quella carriera che, via via, per
sempre maggiori uffici, da commissario regio presso Garibaldi, durante la guerra del
1859, ad ambasciatore, a ministro degli esteri, gli diede modo di rendere al paese i
più segnalati ed indimenticabili servigi.
Dire in quest'ora più lungamente dei
particolari della sua lunga esistenza sarebbe
inopportuno, e fors'anco superfluo; perchè
troppo noti a voi e all'Italia t u t t a , alla
quale fino agli estremi della vita, nelle circostanze difficili che oggi attraversa, non
mancò il di lui saggio consiglio, Piangiamolo, e prendiamone esempio! (Vivissime
approvazioni).
Propongo che la Camera esprima telegraficamente le proprie condoglianze alle fa-
miglie degli estinti, e quindi tolga la seduta
in segno di lutto appena terminate le commemorazioni. «
SALANDEA, presidente del Consiglio,
ministro dell'interno. Chiedo di parlare.
P R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
SALANDEA, presidente del Consiglio,
ministro dell' interno. (Segni di attenzione).
Onorevoli colleghi, il Governo si associa al
comune rimpianto per i nostri colleghi defunti e alle proposte di onoranze fatte dal
nostro illustre Presidente.
Giovanni Milana fu uomo di fede e di
cuore ed agli uomini di cuore e di fede,
anche se essi vagheggino ideali diversi dal
nostro, ci inchiniamo riverenti.
Pietro Baragiola fu tra i primi nella benemerita schiera di coloro che promossero
il magnifico svolgimento economico delle
terre e delle industrie lombarde.
Guido Pusinato, lo conobbi da giovine
quando venne a perfezionare la sua cultura
sui banchi della nostra Università. Lo seguii ammirandone la sua rapida ascesa
verso la Cattedra e verso i supremi uffici
delio Stato. Lo avrei voluto compagno in
questa nostra dura fatica ; ma egli, già
malsicuro di sè, resistette alle mie vive premure. Nessuno seppe del suo rifiuto, e voi
sapete, onorevoli colleghi, che occorre minor forza d'animo a rifiutare che a non
dire di aver rifiutato. (Approvazioni).
Eppure della sua rapida fortuna politica
nessuno gli volle male. Gli è che esso temperava la sua superiorità con la sua grande
amabilità. Alle qualità della mente egli
univa una squisita rettitudine ed anche
forza di animo ; egli era veramente un
uomo di animo forte ma le sue energie erano
di tanto in tanto fiaccate dalla sua squisita
morbosa sensibilità, ed egli sentiva in sè
questa tragica contradizione della sua vita,
e non vi resistette ! Nessuno che l'abbia conosciuto si rammenterà di lui senza commozione e senza rimpianto. (Vive approvazioni).
Il Governo ha compiuto il dovere suo
nell'altra Camera verso i senatori defunti.
Di Gaspare Finali e di Emilio Visconti
Venosta parleranno in quest'Aula uomini
degni di commemorarli.
Ma io non posso rinunziare al mesto ufficio di dire quale lutto per il Governo,
quale danno per il Paese sia stata la morte
di Antonino Di San Giuliano.
Voi tutti lo rammentate e lo rammenterete, poiché egli, anche dopo la sua nomina
a senatore, non perse il contatto con questa
Camera, che lo aveva fatto quello che era ;
Atti
—
Parlamentari
LEGISLATURA X X I V -
l a SESSIONE -
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DISCUSSIONI -
vi ritornò di f r e q u e n t e da ministro, e si
m a n t e n n e sempre in continui r a p p o r t i con
t u t t i noi, seguitando a .vivere la nostra
vita.
Magnifico esempio della geniale molteplicità di a t t i t u d i n i che contrassegna i privilegiati ingegni meridionali, A n t o n i n o Di
San Giuliano f u ad un t e m p o uomo di lettere
ed uomo di Stato, studioso e mondano, diplomatico ormai r e p u t a t o t r a i primi in
E u r o p a e p a r l a m e n t a r e fornito della maggiore t r a le qualità p a r l a m e n t a r i , vale a
dire di quell'eloquio p r o n t o , sottile, arguto, copioso, di cui voi a v e t e a v u t o , anche negli ultimi tempi, così splendido
esempio. E t u t t e queste a t t i t u d i n i egli
a v e v a messe u n i c a m e n t e al servizio della
Patria.
Io, che conservo gli ultimi suoi scritti,
nei quali con mano c o n t o r t a e t r e m a n t e ,
ma con m e n t e sempre egualmente ferma
ed a c u t a , egli m ' i n t r a t t e n e v a sulle ultime
vicende internazionali, posso solennemente
a t t e s t a r e come gli ultimi b a t t i t i del suo
cuore m a l a t o , gli ultimi lampi del suo ingegno fossero dati u n i c a m e n t e alla P a t r i a ,
per la quale soltanto egli desiderava clivivere; e la visione radiosa di u n a P a t r i a più
g r a n d e r a v v i v ò per u n momento le sue sper a n z e e la sua forza. La P a t r i a deve ricordarsene. (Vivissime approvazioni
— Applausi).
P R E S I D E N T E . H a chiesto di parlare,
in memoria dell'onorevole Guido F u s i n a t o ,
1' onorevole I n d r i .
Ne ha f a c o l t à .
I N O R I . Onorevoli colleghi ! Se la scomparsa tragica di Guido F u s i n a t o ha steso
u n velo di mestizia p r o f o n d a sull'animo di
q u a n t i , per consuetudine di r a p p o r t i , avevano p o t u t o a m m i r a r e la forte t e m p r a , la
soda coltura, la larga preparazione e la
gentile mitezza del compianto collega, il
dolore è stato più i n t e n s a m e n t e sentito
nella t e r r a n a t i v a , che egli, a t t r a v e r s o le
vicende varie della vita, sempre predilesse
ed amò con affetto filiale.
E il s e n t i m e n t o di quelle memori cont r a d e , che io ho l'onore di r a p p r e s e n t a r e ,
p o r t o nella solennità di questa Assemblea,
r e n d e n d o alla memoria dell'illustre amico
p e r d u t o l'omaggio r e v e r e n t e della ricord a n z a pietosa.
Il nostro P r e s i d e n t e ed il presidente del
Consiglio, con sentimento di particolare
affetto, rievocarono i meriti di Guido F u sinato, per i quali egli, giovanissimo, dopo
conseguito l'onore altissimo, riservato ai
Camera dei Deputati
TORNATA D E L 3 D I C E M B R E
1914
migliori, di insegnare dalla c a t t e d r a quelle
discipline allo studio delle quali era s t a t o
t r a t t o per la versatilità e la vivezza dell'ingegno p r o n t o ma riflessivo, raggiunse,
con largo e r i n n o v a t o suffragio di popolo,
l'altro non meno nobile e degno di essere
chiamato a far p a r t e dell'Assemblea legislativa.
I n e n t r a m b i questi campi egli rese emin e n t i servigi alla p a t r i a , d o n a n d o ad essa
le migliori energie della m e n t e e del cuore,
che profuse in questa Camera con densi,
ammirabili discorsi, al Governo con saggi
provvedimenti, e nelle riunioni internazionali, difendendo la dignità, e facendo trionf a r e i diritti del nostro paese.
Ma in questo m o m e n t o di doloroso rimp i a n t o ricordo s o p r a t t u t t o la figura dell'uomo mite e buono, dell'amico sincero e
fido, che, con il f a t a l e indebolimento dell'energie fìsiche, senti anche affievolirsi la
forza di resistenza alle b a t t a g l i e della vita,
m e n t r e nell'animo suo t u r b a t o si ingigantivano le impressioni d e r i v a n t i dagli avvenimenti terribili, che imperversano nell'ora
che volge.
Castelfranco Veneto, non immemore, trib u t a ancora un pensiero di reverente comp i a n t o alla memoria del suo figlio illustre,
che lascia dietro a sè u n ' o r m a fulgida, non
solo per l'opera d o n a t a alla p a t r i a , ma anche perchè quest'opera esso assolse d a n d o
un esempio magnifico, che deve essere amm i r a t o e dovrebbe essere imitato, di salda
fermezza nei propri convincimenti, da lui »
sempre con serenità, ma senza debolezze,
difesi. (Vive
approvazioni).
P R E S I D E N T E . H a chiesto di p a r l a r e
l'onorevole P i e t r i b o n i .
Ne ha f a c o l t à .
P I E T R I B O N I . Onorevoli colleghi, cons e n t i t e anche a me di esprimere il sentim e n t o di cordoglio di quelle popolazioni
bellunesi, che Guido F u s i n a t o rappresentò
in questa Camera per oltre v e n t ' a n n i , e che,
ricambiate da lui di uguale affetto, l'amarono quale figlio illustre, avendo egli onor a t o con l'opera sua negli studi e nella politica il collegio che r a p p r e s e n t a v a in P a r lamento.
Negli studi, poiché fin dai giovani anni
egli volle dare u n moto più accelerato ad
u n a scienza giuridica che prediligeva, e che
era in formazione, cioè al diritto internazionale p r i v a t o ; nella politica, avendo vol u t o dare v i t a f a t t i v a alla politica italiana.
Noi n o n a b b i a m o c e r t a m e n t e sempre consentito con i suoi a t t e g g i a m e n t i nella po-
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXIV - l
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a
Camera dei
Deputali
SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 3 DICEMBRE 1 9 1 4
litica estera, ma sentiamo il dovere di riconoscere che ogni suo atteggiamento, ogni
sua manifestazione, ogni suo pensiero er;mo
unicamente rivolti a un fine di pubblico
bene, e all'affetto che lo legava alla sua
Patria. E siamo convinti che, anche oggi,
ove una mutata situazione l'avesse messo
di contro a quelle che sono state le sue tendenze di altri tempi, egli avrebbe saputo
dare al proprio paese ed alla Patria, t u t t a
la sua attività e t ^ t t o il suo ingegno. Ne
è prova l'ultimo angoscioso momento della
sua esistenza, turbata dal male che lo affliggeva, e da un'angoscia politica che lo
trasse immaturamente alla fine, e per cui
noi maggiormente sentiamo di dover deplorare la sua perdita.
Sono convinto che la parola, autorevole ,
ed eloquente sempre, del nostro Presidente, j
interpretatrice del sentimento della Camera
verso la, famiglia e verso la città di Feltre,
varrà di conforto alla famiglia e al collegio
che egli così bene rappresentava. {Vive approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha chiesto di parlare
l'onorevole Toscano, per commemorare l'onorevole Milana.
Ne ha facoltà.
TOSCANO. Dirò brevi parole in ricordo
del compianto collega onorevole Giovanni
Milana, anche perchè alla commemorazione
dell'illustre scomparso non si addice il monito del poeta :
Yiriù viva spregiarci, lodiamo estinta.
Egli fu apprezzato e stimato ovunque :
nel Foro, dove fece rifulgere le doti del suo
ingegno e della sua cultura, nel giornalismo, in cui brillò per la sua penna di forte
polemista, fugando camorre e temerità, nei
vari Consessi e nel Parlamento dove portò
viva la voce del cuore e della sua dottrina.
La memoria di quest'uomo, che abbiamo
perduto da poche settimane, ci ammonisce
che in tempi dolorosi, in cui l'amore della
patria deve vibrare pili forte nell'animo di
ogni italiano, ogni principio particolarista
deve essere sacrificato per rendere omaggio
al grande ideale che su tutti noi aleggia,
per il radioso avvenire d'Italia.
Giovanni Milana fu uomo di carattere,
uomo di fede, nomo probo. Egli fu soccorritore di t u t t e le sventure, quando esse
percuotevano le sicule contrade.
Io lo ricordo, onorevoli colleghi, a Messina quando infierì il disastro. Egli venne
a contendere alla morte i nostri fratelli ;
egli ci sottrasse ad una maggiore sciagura
con un manipolo di prodi votati alla morte,
insieme a Giuseppe De Felice, che meglio di
me potrà dire del collega Milana per averlo
avuto compagno nelle lotte poderose sostenute in Catania perii trionfo dell'idealità,
che simboleggia l'affratellamento degli uomini di tutti i paesi.
Giovanni Milana non è più, ma il suo
ricordo rimarrà sempre vivo nelle popolazioni che lo amarono, rimarrà sempre indebile nell'animo nostro. E noi ricorreremo
al suo spirito, ogni qual volta sentiremo il
bisogno di volgere il nostro pensiero e la
nostra azione al trionfo dei grandi ideali
umani. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Pasqualino-Vassallo.
PASQUALINO-VASSALLO. La Camera
consenta anche a me, che fui per venti anni
amico di Giovanni Milana, poche parole in
onore del compianto collega.
Giovanni Milana, animo fiero, gentile e
modesto, rappresentò per molti anni nella
città di Catania ciò che di più nobile si
possa pensare.
Egli, modestissimo sempre, rifuggiva dagli onori, lavorando in segreto per il bene
del suo paese, per l'ideale democratico, e
si fu costretti quasi a forzarlo ad accettare
il posto d'onore nella vita pubblica di
quella città.
Probo, onesto, disinteressato, diventò
presto l'idolo della città di cui era ospite.
E quanti lo conobbero in questa Camera,
in cui rimase così poco tempo, possono attestare della sincerità, della schiettezza dei
suoi convincimenti.
Egli dedicò t u t t a intera la vita al bene
del suo paese.
Credo dunque di interpretare il sentimento ed il pensiero della Camera tutta,
inviando alla sua memoria un memore saluto. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole De Felice-Giuffrida.
DE F E L I C E - G I U F F R I D A . Onorevoli
colleghi, con vivo dolore sono costretto a
prendere la parola per commemorare brevemente, come l'ora consiglia, il mio amico
carissimo, il fratello diletto, che dalla più
giovine età mi fu compagno nelle più aspre
lotte, Giovanni Milana.
Di lui bene ha detto il presidente del
Consiglio, affermando che fu uomo di fede
e di carattere E ben dissero gli altri oratori, rilevando che l'animo suo rifulse di
doti nobilissime e di alte idealità della più
pura vita civile.
Atti Parlamentari
LEGISLATURA
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XXIV
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DISCUSSIONI -
Non mi sentivo la forza di parlare,
avendo egli portato nella tomba una parte
dell'anima mia, e perciò non avevo chiesto
la parola, ma, all'ultimo momento, non mi
sono sentito la forza di tacere. E affido
alla spontaneità degli affetti la espressione
viva del mio dolore.
Giovanni Milana fu nomo diritto fino
alla morte. Non conobbe menzogne, nè tollerò transazioni. E la prova della sua dirittura, oltre le innumerevoli prove avute
durante t u t t a la sua nobile vita di sacrifici e di lotte, io l'ebbi quando, accompagnandolo alla casa di salute, dove poco
dopo morì, egli, ricordando i dubbi che all'ultima ora avevano turbato la coscienza
di parecchi uomini politici, mi disse fieram e n t e : se avessi creduto, avrei avuto il coraggio di dirlo; la mia coscienza, però, non
soffre tentennamenti e non ammette transazioni. L a religione del mio cuore è stata
sempre, ed è adesso, la fede nella civiltà
e nel progresso !
Come vedete, onorevoli colleghi, morì
diritto, com'era vissuto!
Egli lottò con accanimento, ma ebbe
sempre l'animo gentile, anche nei momenti
più aspri e difficili delle lotte più accanite.
E visse, si può dire, per l'amore.
A lui principalmente è dovuta un'opera
meravigliosa, che rimane a ricordo della sua
fede: la trasformazione psicologica dell'anima di un'intera popolazione.
L a trasformazione democratica della popolazione di Catania e della Sicilia orientale, infatti, fu frutto delle sue lotte e
premio dei suoi dolori. E i progressi economici e la laboriosità cresciuta dell'intera
popolazione, restano là ad indicare i benefici positivi dei progressi da lui invocati
ed, in gran parte, anche a t t u a t i .
Non sono queste brevi ma commosse
parole che possono rendere la dovuta testimonianza di fede e di stima, a Giovanni
Milana. A lui rese testimonianza e tributo
di amore e di devozione la intera popolazione di Catania, che ne accolse la salma
piangendo.
E ciò valse a dimostrare che l'opera
sua potè procurargli avversari, non mai
nemici.
Egli fu e rimane un esempio.
Alla sua memoria vada una sentita parola
di fede e di affetto di chi lo amò vivo; e
lo venera morto.
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole A u t e r i - B e r r e t t a .
Camera dei Deputati
TORNATA D E L 3
DICEMBRE
1914
A U T E R I - B E R R E T T A . Compio anch'io
un dovere commemorando il nostro defunto
collega Giovanni Milana e l'onorevole marchese di San Giuliano.
Ma, poiché la loro commemorazione è stat a degnamente f a t t a dall'onorevole Presidente della Camera, dall'onorevole presidente del Consiglio e da altri colleghi, mi limito
a esprimere il mio cordoglio per la perdita
del nostro amato collega Giovanni Milana,
che fu un uomo onesto ge buono, il quale,
solo per la sua bontà, per il suo spirito di
sacrifìcio, consentì, lui sprezzante di cariche
pubbliche, ad essere deputato.
E d aggiungerò una parola soltanto in
memoria dell'onorevole Di San Giuliano.
Il presidente del Consiglio, il Presidente
della Camera ed altri colleghi hanno degnamente parlato di lui. I o , benché di opinioni diverse, sottoscrivo perfettamente
alle loro parole, in onore di Antonino di
San Giuliano, che fu un uomo onesto, dotto
e studioso ed emerse sia nella letteratura
che nella politica. (
Approvazioni).
P R E S I D E N T E . L'onorevole Rubini ha
chiesto di commemorare l'onorevole Pietro
.Baragiola.
Ne ha facoltà.
R U B I N I . L'annunzio della morte dell'onorevole Pietro Baragiola, di cui già dissero con nobili parole l'illustre nostro Presidente ed il Governo, mi ha profondamente
addolorato.
Appena sessantenne e sino a poco tempo
fa in prosperosa salute, nessuno poteva immaginare che la forte fibra e la feconda operosità del collega dovessero in breve tempo
soccombere agli attacchi di una insidiosa
malattia.
Pertanto ancor più doloroso ne venne
l'annuncio a noi suoi amici e colleghi.
Addottorato in agraria in quella Scuola
Superiore di Milano che, sebbene di creazione non antica, già ha dato frutti cospicui, utili ammaestramenti all'agricoltura e
insigni suoi cultori e rappresentanti alle
patrie assemblee, egli fu eletto la prima
volta deputato nel 1895 dal collegio di
E r b a , che da allora in poi per ben sei
volte gli confermava trionfalmente il mandato.
E in Orsenigo, bellissimo borgo di quel
collegio, egli spirava ieri mattina nelle
braccia della famiglia costernata, da lui
amatissima, fra il rimpianto dei numerosi
famigliari e dipendenti.
L a serietà della vita, l'applicazione sostenuta, intelligente e veramente civile
— 5541 —
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXIV - l
a
Camera dei Deputati
SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 3 DICEMBRE 1 9 1 4
delle sue ricchezze al progresso sotto ogni
forma, la carità largamente esercitata, la
facile e arrendevole sua socievolezza, pure
nell'osservanza rigorosa delle sue convinzioni, ecco il segreto del successo che lo ha
sempre accompagnato mediante l'affetto e
la fiducia di tutto il popolo.
A nessun'opera utile che interessasse il
suo collegio, la provincia di Como, anzi
larga parte della Lombardia ed anche altri
luoghi, egli rimase estraneo.
Buone norme agricole furono da lui diffuse nei suoi poderi e largamente imitate
in tutta la Brianza. Tramvie, alberghi, industrie ricordano la sua iniziativa non determinata piuttosto dal desiderio dell' immediato guadagno, come dal desiderio di
dotare il suo paese dei mezzi più indicati
a conseguire civiltà e progresso.
Attivo e di larghe vedute, nulla trascurava anche di ciò che la comune degli
uomini, e ehi non gli era vicino, potevano
ritenere estraneo alle sue tendenze.
Prova ne sia l'appoggio costante dato
all'arte nella forma sua propria, onde la
villa di Orsenigo poteva fregiarsi dei lavori
dei migliori artisti, quali il pittore Carcano
ed altri.
E, in altra forma più larga dell'arte,
prova ne siano gli abbellimenti di cui seppe
adornare le Terme nuove di Montecatini e
il parco delizioso che le circonda, che possono dirsi sua creazione.
Si serve fecondamente la patria negli
uffici pubblici, come nella vita privata. Ed
egli ad ambedue dedicava la sua esistenza,
esistenza fattiva, senza mai confondere i
due campi ed i doveri scaturenti dall'uno
coi doveri scaturenti dall'altro. Ond'è che,
rendendo omaggio alla sua memoria, con
1' animo commosso e per incarico anche
dei colleghi della provincia di Como, mi
onoro di richiamare sulla perdita del caro
amico la reverente attenzione della Camera.
Egli è morto con poche onorificenze di
ordini decorativi, da cui la sua modestia
rifuggiva; è morto invece con tutte quelle
che conferiscono il lavoro, la rettitudine,
il patrocinio delle opere utili all'agricoltura, all'industria, all'elevamento ed al benessere dei éoneittadini e della patria.
Vada a lui l'estremo nostro .saluto ed il
consapevole rimpianto nostro; e voglia la
Camera consentire che alla sua addolorata
famiglia, alla città di Como che lo vide
nascere, si porga, ad .opera del nostro illustre Presidente, come egli ha già proposto,
l'espressione del nostro rammarico pietoso .
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Per commemorare l'onorevole Di San Giuliano ha chiesto di
parlare l'onorevole Di Scalea.
E"e ha facoltà.
DI SCALEA. La lunga comunanza di
lavoro e la devozione infinita che ebbi per
l'illustre estinto mi danno oggi il compito
triste e l'onore di mandare un saluto, a
nome anche di molti miei colleghi dell'Isola, alla sua memoria. La mente sogna i
desideri del cuore; ed io vorrei tessere di
lui elogio degno della sua persona ; ma l'ora
solenne che trattiene trepidante il pensiero
dei miei colleghi, non mi consente che di
esprimere un sentimento di rimpianto e di
dolore per l'illustre estinto.
Ben disse l'onorevole presidente del Consiglio che il marchese Di San Giuliano seppe
riunire le qualità dell'uomo di mondo con
le virtù del lavoratore. Egli degnamente
rappresentò la tradizione di quei diplomatici umanisti italiani che formarono la gloria delie nostre repubbliche medioevali, e
che trassero dalla diplomazia quell'abito di
intellettualità studiosa che vivificava ogni
loro azione. Egli, con attica genialità, seppe
elevare la sua vita, e con spartano stoicismo seppe affrontare la morte che lo trovò
impavido e sereno sulla breccia del supremo
dovere. Ed io ehe ebbi il compito doloroso d'assisterlo nelle ultime ore della sua
esistenza, anche in quell' angoscia triste
della sua agonia, posso dire che alitava nel
cuore suo la poesia infinita della nostra
patria : quella poesia che condusse i martiri del nostro risorgimento alla gloria del
patibolo.
Con questi sentimenti credo di riassumere il dolore dei miei conterranei. A lui
il nostro rimpianto! Ed è certo che il rimpianto della nostra terra rimarrà non momentaneo dolore, ma perseverante ricordanza dell'opera sua dedicata alla grandezza della Patria. (Vive approvazioni).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare
l'onorevole Pennisi.
P E E N I S I . Giacché ho l'onore di sedere
su questi banchi, mi consenta la Camera
che io la ringrazi subito per le nobilissime
parole testé pronunziatesi in memoria dell'onorevole Di San Giuliano.
La commemorazione odierna torna di
conforto alla famiglia dell'estinto, come
tornerebbe gradita allo spirito di lui che
visse dell'anima istessa di quest'Assemblea,
Atti Parlamentari
LEGISLATURA
XXIV
—
-
l a . SESSIONE -
5542 —
DISCUSSIONI -
perchè visse sempre della forma più pura
e più intensa del patriottismo.
I o ricorderò sempre un telegramma venuto a raggiungermi nella quiete di una
campagna siciliana, con il quale egli mi annunziava come la bandiera d'Italia sventolasse sulle mura di Tripoli: erano poche
parole, ma vibrava in esse trasfusa t u t t a
la gioia dell'uomo di Stato che poteva finalmente sciogliere il riserbo nella intimità degli affetti e che vedeva realizzarsi un'idea
a cui aveva consacrato gran parte della
sua energia.
Di questo patriottismo fu materiata
t u t t a la vita dell'uomo, che sembrò scettico, mentre aveva tesori inesauribili di
sentimento; da esso fu illuminata la sua
morte, mentre egli voleva, energicamente
voleva continuare a vivere, non perchè
dalla vita alcuna cosa avesse a sperare, ma
perchè vivere significava per lui continuare
a servire il proprio paese. Le giornate dolorose, le trepide notti di ansia passate al
suo capezzale furono per t u t t i che vi stavaino vicini un grave ed alto insegnamento,
per modo che nell'apprestargli le minime
cure, che valessero a scongiurarne o a ritardarne la fine, si sentiva di compiere non
solo un dovere di figliuoli o di amici, ma
anche un vero e proprio dovere di italiani.
Io son sicuro che la memoria di lui rimarrà
in quest'Aula cara e venerata, perchè qui
potrà essere discusso il suo pensiero politi-co, qui dovrà essere discussa la sua azione
di governo, ma qui dentro avrà sempre
un culto profondo il ricordo di ogni civile
virtù. Con questo convincimento, i n ' n o m e
della famiglia e mio, in nome specialmente
delle desolate figliuole, i o esprimo al nostro illustre Presidente, all'onorevole presidente del Consiglio, agli oratori ed alla
Camera i sensi della mia più viva riconoscenza.
{Approvazioni).
P R E S I D E N T E . L'onorevole E a v a ha
facoltà di commemorare il senatore Finali.
E A V A . Come al più anziano dei deput a t i dell'Emilia, consenta la Camera che io
mi unisca con grato animo alle parole dell'illustre Presidente nostro e del presidente
del Consiglio, dette in onore dei patriotti
insigni che oggi piangiamo e in ispecie ad
esse mi unisca per Gaspare Finali.
Studente nel 1848 a E o m a consegnò in
piazza del Popolo al battaglione che partiva per la guerra nel Veneto la bandiera
tricolore; senatore nel 1911, sul Campidoglio lesse al E e d'Italia l'indirizzo del Senato che celebrava la festa cinquantenaria
Camera
TORNATA D E L
dei Deputati
3 DICEMBRE
1914
dell'indipendenza nazionale! Sono l'alfa e
l'omega della sua vita politica, t u t t a piena
di ardimenti, di sacrifìci e di lavoro fidente
e sereno nel nome d'Italia.
Caldo di amor di patria, scrisse, giovane,
tragedie e poesie e si mise nelle cospirazioni che gli procurarono persecuzioni.
Scampò con l'esilio e fu condannato a m o r t e
in contumacia. Ma egli non ricordava tale
sentenza, perchè gli pareva fortuna essere
scampato in terra di libertà.
Esule in Piemonte, Farini, altro esule
romagnolo che lo stimava, lo presentò a
Cavour e lo impiegò in Sardegna in una
impresa agraiia diretta da un altro esule
romagnolo, il Beltrami che fu poi deputato.
Così Finali abbandonò le tragedie patriottiche, ma non il pensiero della patria; comprò un libro di contabilità per imparare
l'arte, e non sognò nemmeno che un giorno
avrebbe retto la più alta magistratura contabile e finanziaria del futuro Eegno d ' I t a lia unita.
Deputato nel 1859, all'Assemblea dei rappresentanti romagnoli. - dopo che Farini
ebbe stracciato il t r a t t a t o di Villafranca, che
avrebbe fatto ritornare i principi spodes t a t i - f u segretario di Farini nella Dittatura
insieme al Visconti-Venosta che pure F a rini aveva voluto presso di sè, in quel singolare Governo di audacie patriottiche, e
di ardimenti che seppe imporsi all'Europa.
Quando Visconti-Venosta andò, legato
del dittatore Farini, a Parigi per impedire
che l'impero imponesse un Governo dell'Italia centrale e non volesse l'unione al
Piemonte, Finali andò segretario del nuovo
governatore nelle Marche, il Valerio, per occuparle e ordinarle a libertà nel nome d'Italia. I l libro, che negli anni suoi più maturi, scrisse sulle Marche è opera di arte e
di politica ricca di ricordi e di ammaestramenti. E r a la prima volta che quella nobile regione viveva sotto un Governo indipendente r lo storico fu degno del f a t t o .
E i t o r n a t o deputato per la sua Cesena,
dovette cessare dall'ufficio ancora, per nomina a impiego che lo rendeva incompatibile.
F u segretario generale alle finanze cori
Scialoja e con Sella, nei tempi eroici della
finanza, e più tardi, dalla cattedra, che
tenne con amore in E o m a , descrisse le ansie
di quei giorni, le necessità dei rimedi forti.
Allora imparò, colla consuetudine della vita,
ad amare Sella e a rendergli onore ; e prima
e dopo la morte.
Atti
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Parlamentari
LEGISLATURA XXIV -
l
a
SESSIONE -
DISCUSSIONI -
Ministro di a g r i c o l t u r a , n e l l ' u l t i m o Gab i n e t t o della D e s t r a , per t r e anni, dal 1873
al 1876, lavorò a l a c r e m e n t e per leggi di u t i l i t à
economica, per r i f o r m e e per il p r i m o inizio
di leggi sociali: e d u c a t o alla scuola di Ming h e t t i , s e n t i v a l ' i n f l u e n z a del E o m a g n o s i e
v o l e v a lo S t a t o pensoso delle condizioni
del l a v o r o , e t e m p e r a t o r e di crudezze econ o m i c h e , senza la l u n g a a t t e s a del giuoco
di libere forze in c o n t r a s t o . Così propose
la g r a n d e i n c h i e s t a a g r a r i a . L i b e r o dal Ministero t o r n ò agli s t u d i e ai l a v o r i del suo
ufficio alla Corte dei c o n t i .
P u b b l i c ò le biografie di F a r i n i e di Eicasoli; e f u a t t o di a f f e t t o e d o v e r e di italiano a u n t e m p o , per d a r luce su quel
periodo di g r a n d e a u d a c i a politica e di decisiva influenza per le f u t u r e sorti d ' I t a l i a .
E pubblicò, d e d i c a n d o l e a Sella, le t r a duzioni di d u e commedie di P l a u t o . Ma, lo
ricordo, con le p a r o l e di Plinio, si scusava di
tale lavoro e d i m o s t r a v a che n o n era t e m p o
s o t t r a t t o a doveri di ufficio.
Carità di p a t r i a lo i n d u c e v a a t a l e fat i c a . I l g r a n d e c o m m e d i o g r a f o di E o m a
era u n r o m a g n o l o , n a t o a Sarsina, vicino a
Cesena: Sella, stanco della politica, lo eccitò
al l a v o r o . E F i n a l i nelle ore subcescivae cont i n u ò la t r a d u z i o n e , che ebbe successo a n c h e
pel f a t t o di u n uomo di finanza che scrive
30,000 versi i t a l i a n i per d a r e alle l e t t e r e
i t a l i a n e la t r a d u z i o n e i n t e g r a l e delle commedie di P l a u t o .
C h i a m a t o nel 1889 d a F r a n c e s c o Crispi
al Ministero dei l a v o r i pubblici, diede o p e r a
« a l l a soluzione della q u e s t i o n e f e r r o v i a r i a
n a t a dalle convenzioni » e allo sviluppo dei
lavori. O p e r a difficile, poiché egli c r e d e v a
necessario il p a r e g g i o , e la sua tesi non pot e v a a c q u i s t a r g l i plauso in u n D i c a s t e r o
t a n t o e s e m p r e bisognoso di spese necessarie
e utili.
T o r n ò per pochi giorni nel 1900 ministro
al Tesoro col Ministero Saracco. Così nella
sua v i t a politica f u ministro dei t r e E e
della r i n n o v a t a I t a l i a .
S e n a t o r e dal 1872, v i c e p r e s i d e n t e del
S e n a t o , p r e s i d e n t e della Commissione di
finanza, capo di m o l t e Commissioni,
più come padre che come compagno.
scrisse i n n u m e r e v o l i relazioni sui problemi
più a r d u i : dalle leggi d ' i m p o s t a alla r i f o r m a
del Senato, sempre sereno, s e m p r e alto, sempre a m a n t e di nobile stile che r i c o r d a v a
le origini l e t t e r a r i e della classica scuola
r o m a g n o l a t e m p e r a t a . . . s ' i n t e n d e , dalle necessità della politica.
Camera dei
TORNATA D E L 3 DICEMBRE
Deputati
1914
Negli u l t i m i a n n i f u al S e n a t o o r a t o r e
delle g r a n d i solennità p a t r i o t t i c h e e lo f u
in Campidoglio. Scomparsi i maggiori f a t t o r i d e l l ' u n i t à della p a t r i a , ai c o o p e r a t o r i
loro superstiti, che proseguivano con i m m u t a t o a n i m o e con fiducia i m m u t a t a , l ' o p e r a
insigne, t u t t i si i n c h i n a v a n o r i v e r e n t i , lieti
di vederli ancora t r a noi a m a n t e n e r e v i v a
nei n o s t r i cuori la fiamma che li a v e v a
guidati.
Q u a n d o Cesena volle o n o r a r e il figlio
f o r t e ed e m i n e n t e nel suo L X X a n n i v e r sario, per gli amici t u t t i scrisse Giovanni
Pascoli il s a l u t o . E il p o e t a della b o n t à e
d e l l ' a r t e virgiliana, n o n c a n t ò , nella sua
ode le cose g r a n d i o p e r a t e , m a il cuore che
le mosse e lo figurò raccolto
coi suoi nipoti all'ombra del lavoro
a n a r r a r e le cose del passato, a v e d e r e le
t e r r a d o v e sorrise e pianse la sua giovinezza, e dirgli
qui tutti siamo
con te, Finali, o nostra mente austera,
nostro cuor d'oro.
e a chiedergli con a f f e t t o r i v e r e n t e :
ma prima il viso lascia che nasconda
fra le tue braccia.
3STel giorno solenne dei f u n e r a l i , t u t t i noi
di E o m a g n a q u e s t o s e n t i m m o nel c u o r e e
questo scrisse - u l t i m o scritto suo I - Vis c o n t i - V e n o s t a , memore dell'amico; questo
s e n t i r o n o gli i t a l i a n i accorsi i n t e r p r e t e la
voce e l o q u e n t e del ministro Ciuffelli.
Onorevoli colleghi, oggi s t a c c a n d o c i per
s e m p r e dal m a e s t r o b u o n o , dal c o o p e r a t o r e
insigne del r i s c a t t o nazionale, dal l a v o r a t o r e assiduo dei t e m p i liberi, r i p e t i a m o col
p o e t a a lui caro, che s e m p r e onore e f a m a
serberemo al suo n o m e :
Semper honos nomemque tmim landesqne manebnnt.
(Vive
approvazioni
—
Applausi).
P E E S I D E N T E . L'onorevole Comandini
h a f a c o l t à di p a r l a r e .
C O M A N D I C I . Mi c o n s e n t a la Camera
di a g g i u n g e r e u n a sola p a r o l a a nome mio
e del collega o n o r e v o l e Merloni a quelle
a l t e e degne d e t t e in onore di G a s p a r e F i n a l i
dal nostro Presidente e dall'onorevole E a v a .
I o ebbi con lui, a t t r a v e r s o i r d i m e n t i c a b i l i t r a d i z i o n i di famiglia, r i s p e t t o s a amicizia
che mi p e r m i s e r o di a m m i r a r n e ed oggi di
r i c o r d a r n e la poderosa c o l t u r a , la g r a n d e
r e t t i t u d i n e , l ' i n t e g r i t à del c a r a t t e r e , la semplicità della v i t a e la schiettezza del costume.
_
Atti Parlamentari
LEGISLATURA
XXIV
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Ia
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DISCUSSIONI -
Egli ricordava a noi giovani, pur nell'alta persona robusta, qualche cosa delle
lotte dei tempi eroici, elie ci hanno ridata
la patria.
Gaspare Finali passava nelle vie delle
nostre c i t t à in mezzo all'universale consenso, in mezzo alla universale simpatia,
in mezzo all'universale rispetto. ( B e n i s simo !)
Uomini-di diversa fede, di diversa dottrina, coloro, che pur stavano in diverso
campo politico di fronte a lui, si inchinavano riverenti al suo passaggio, perchè Spirava dalla sua persona t u t t a la bontà del
suo animo, t u t t a l'altezza del suo intelletto,
t u t t o il disinteresse profondo della sua
vita, dedicata intera alla grandezza della
patria.
I l giorno, in cui egli è morto, le c i t t à
di Romagna si sono sentite percosse come
da domestica sventura, e t u t t o un popolo
ha fatto ala al passaggio del suo feretro.
I n quel giorno non per la pompa dei funerali, che aveva desiderato semplici come
il suo costume; non per il largo concorso
di uomini insigni, in quel giorno passava in
ogni animo romagnolo un pensiero solo di
dolore e di rimpianto per l'immagine e
l'esempio di una vita, che resterà indelebilmente impressa nel cuore del popolo, come
quella di uno dei suoi più amati e più
grandi figliuoli. ( V i v e
approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Luzzatti per commemorare l'onorevole Visconti-Venosta.
L U Z Z A T T I . {Segni d'attenzione)
Onorevoli colleghi! Negli esordi del nostro risorgimento nazionale apparvero sempre, per
fortuna nostra, degli ingegni privilegiati e
felici i quali, dalle loro anime addolorate per
le immani sventure della P a t r i a , trassero
l'ufficio di pensare e di contribuire alla sua
redenzione, e dopo averla conseguita, la
servirono con cuore puro e con mente poderosa, in sino a che pieni di anni e di
pubblica gratitudine, si spensero serenamente lasciando all'Italia l'augurio, che
espresso da loro, si deve avverare, di crescente grandezza e prosperità. ( A p p r o v a zioni').
E la nazione unanime a quei sapienti
patrioti si volge quando scompaiono, ripetendo per loro i versi di Simonide, interpret a t i da Leopardi:
Beatissimi voi
M e n t r e nel mondo si favelli o scriva.
(.Benissimo ! )
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Camera dei Deputati
TORNATA
DEL 3
DICEMBRE
1914
A questa luminosa schiera sicuramente
si addicono quei due uomini maggiori, diversi per attitudini, per uffici e per servigi
resi allo S t a t o , ma eguali nella inflessibile
rettitudine della loro fede politica, neJla
continuata e illibatissima cura della pubblica cosa; voglio accennare a Emilio Visconti-Venosta e a Gaspare Finali. E io
mi associo con la religione dell'antico affetto, alle alte parole che sullo statista cesenate suonarono in questa Camera. Cinquant'anni di fedele amicizia mi consentano la facoltà di qualche cenno su Emilio
Visconti-Venosta. (Segni di viva
attenzione).
L a vita di Emilio Visconti-Venosta intimamente e continuamente si collega con la
storia d'Italia; con le preparazioni, con le
cospirazioni del 1848, del 1S49, del '51-53
colle gloriose riscosse del '59 e del '60.
Visconti-Venosta fu uno di quegli eletti,
riconosciuti e adoperati subito dal più
grande uomo di S t a t o del secolo decimonono (che pur tanti ne generò di mirabili),
da Camillo Cavour.
Sin dal 1862 fece il suo ingresso al Ministero degli esteri, prima come segretario
generale, poi nel 1863 quale ministro nel
Gabinetto di Marco Minghetti ; con Marco
Minghetti, il suo maestro e duce (o indimenticabile maestro e duce!), aveva già
stretto il nodo indissolubile in un tempo,
nel quale le amicizie politiche si contraevano seguendo il precetto degli antichi romani, troppo dimenticati oggidì : idem, de
república sentire.
(Approvazioni).
Visconti-Venosta governò la politica estera quando si faceva l'Italia, nel 1862-63-64,
nel '66 nel '70. E nei momenti più diffìcili, anche quando non era più al Ministero, a lui si volgeva per consiglio la coscienza del popolo italiano. Col crescere
degli anni, più si rendeva intenso il rispetto
ispirato da questo sereno vegliardo, il quale,
tesoreggiando l'esperienza del passato, intuiva l'avvenire.
I n f a t t i come l'aveva intuito dettando le
norme più delicate della legge sulle guarentigie da lui affermata intangibile per la
sovrana volontà dello S t a t o ( A p p r o v a z i o n i ) ,
negoziando gli accordi per la mutua desistenza nell'Albania, dai quali poi si deviò,
quelli per la Tunisia, per il Marocco e per
la Libia, che ravvicinarono l ' I t a l i a alla
Francia.
(Approvazioni).
I n tutte queste grandi quistioni e in molte
altre ancora ei fu un precursore fortunato,
poiché potè in buona parte veder fiorire i
frutti dell'opera sua.
Atti
_
Parlamentari
LEGISLATURA XXIV -
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Come Camillo Cavour a v e v a dato all ' I t a l i a la gioia suprema di essere riconosciuto anche dai G o v e r n i concorrenti o invidi, il più grande uomo di S t a t o del suo
tempo, così Emilio V i s c o n t i - V e n o s t a ci procurò la sodisfazione inestinguibile di essere
giudicato uno dei massimi f a t t o r i della
politica europea.
E g l i associava la dignità all'acume, la
difesa c a u t a e assidua dei sommi interessi
nazionali e quella aequitas gentium, della
quale si è perduto, nell'odierne ferocie, persino il ricordo e il pudore. (Bene ! — Applausi a sinistra).
Il che si vide al Congresso internazionale di Algesiras, quando le piccole contese,
ingigantite da storiche gelosie, minacciarono di degenerare sin d'allora nel conflitto
universale, per merito suo ritardato. ( A p provazioni).
E i seppe dominare t u t t i q u a n t i con la
reverenza suscitata d a l l ' a u t o r i t à del suo
nome immacolato, assidendosi arbitro fra
i contendenti, e per troppo breve ora, riabilitando l'ufficio della diplomazia. ( Vive approvazioni).
Sino agli estremi giorni ha servito la Patria ; richiesto di consigli da chi ben fece
a domandarglieli, ei rispose, in questi ultimi tragici mesi, con sicura serenità, pieno
di fede nell'avvenire d ' I t a l i a .
E bene a lui si possono volgere le parole di T a c i t o sulla morte di A g r i c o l a :
« ...atque novissima in luce desideravere
aliquid oculi tui ». ( Vive
approvazioni).
Imperocché questi vegliardi più che ott a n t e n n i come Emilio V i s c o n t i - V e n o s t a e
Gaspare Finali, i quali t a n t o a v e v a n o sofferto per la liberazione del nostro paese,
vincendo difficoltà che parevano insuperabili, più si sono a v v i c i n a t i alle ore supreme
della esistenza, hanno sentito con maggior
gaudio il pregio di vedere la P a t r i a unita,
libera e f o r t e ; dalla memoria delle passate
abbiezioni derivando un senso di fiducioso
ottimismo.
P e r t a n t o , onorevoli colleghi, parlando
di loro ci tornano alla mente le immortali
parole di Pericle, onoranti i caduti per la
patria, che dopo più di duemila anni, possono echeggiare in questa Assemblea, perchè amor di patria e della libertà generano
sempre gli stessi sinceri entusiasmi. ( Vive
approvazioni).
« Essi furono tali quali d o v e v a n o essere
per lo S t a t o ; talora non felici in qualche
impresa, non si ascrivevano il diritto di
p r i v a r e A t e n e della loro v i r t ù e pensavano
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 3 DICEMBRE
1914
che ogni sacrifìcio era giusto per servire la
P a t r i a . T u t t i le hanno offerte in olocausto
le loro persone, ognuno ne ebbe lodi i m mortali e onorata sepoltura, non quella
dove riposano, ma il monumento della loro
gloria sarà sempre presente quando si t r a t t i
di parlar di loro o di imitarli.
« L a t o m b a dei grandi uomini è P universo intero : non si f a notare per alcune
iscrizioni scolpite sulle colonne di una sepoltura p r i v a t a , ma sin nei luoghi più lontani la loro memoria ottiene il culto di
t u t t e le anime, meglio che se si affidi ai fastosi ricordi ».
L a Camera vorrà consentire che queste
parole periclee, e perciò semplici ed eloquenti, ben si convengano agli uomini buoni
e benemeriti, che qui t u t t i a b b i a m o commemorato con pensieri puri, perchè sgorganti dai cuori infiammati di sano e f e r v i d o
patriottismo !
Italia, I t a l i a sia il grido perpetuo, l a
passione sublime di noi t u t t i , come f u sempre dei nostri redentori e di quei nostri
uomini di S t a t o ! (Vivissime
approvazioni
— Vivi applausi
— Moltissimi
deputati
vanno a congratularsi con Voratore).
A E T O M . Chiedo di parlare.
P R E S I D E N T E . IsTe ha facoltà.
A B T O M . Consenta la Camera a me, a
me legato al marchese Visconti-Venosta
da vincoli di venerazione quasi famigliare
e da una devozione che non avrà mai fine
se non con la mia vita, di aggiungere alcune
pochissime parole alla splendida orazione
pronunciata da L u i g i L u z z a t t i .
E b b i la v e n t u r a di assistere ai due grandi
atti diplomatici con cui il marchese Visconti-Venosta coronò la sua lunga" e feconda opera diplomatica a prò del nostro
paese, cioè la convenzione per l ' A l b a n i a e
la valida ipoteca presa mediante gli accordi
colla Francia e coll'Inghilterra per la Tripolitania.
Ma .«¡egnatamente ebbi la v e n t u r a di
avere dallo stesso marchese Visconti le notizie più esatte e non ancora note sul periodo in cui culmina la sapienza diplomatica del gran ministro, sul periodo che per
la sua g r a v i t à ed importanza ha tante analogie col momento storico che noi attraversiamo, cioè sulle t r a t t a t i v e diplomatiche
che condussero alla proclamazione di E o m a
capitale d ' I t a l i a . A n c h e allora il problema
si p r e s e n t a v a minaccioso ed irto delle più
terribili difficoltà: anche allora l'opinione
p u b b l i c a reclamava il compimento delle
sacrosante aspirazioni nazionali; ma il Go-
Atti
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Parlamentari
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verno esitava, ed a ragione, a trascinare il
paese in u n a guerra che non p a r e v a e non
f u d i f a t t i inevitabile. La sola abilità diplomatica trionfò allora dei più t r e m e n d i
ostacoli.
F i n dal giugno del 187Ó il marchese Visconti-Venosta, p r e v e d e n d o inevitabile lo
scoppiare della guerra . f r a n c o - p r u s s i a n a e
ritenendo difficile la conclusione dell'accordo
a t r e t r a l ' I t a l i a , la F r a n c i a e l'Austria,
a v e v a negoziata l ' e v e n t u a l e n e u t r a l i t à dell'Italia in corrispettivo dell'appoggio diplomatico colla Prussia e coli'Austria per la
questione di Boina. B i m a n e v a sempre il
g r a n d e ostacolo dell' occupazione delle
t r u p p e francesi in E o m a ; ebbene il marchese Visconti-Venosta ebbe il coraggio di
a f f r o n t a r e la maggiore delle impopolarità e
di a c c e t t a r e l'integrale a t t u a z i o n e della
Convenzione di settembre, purché le t r u p p e
francesi evacuassero E o m a ed insieme a
Quintino Sella decise la Camera a ratificare
l ' o p e r a t o del Governo.
Lo scopo della politica del marchese Visconti-Venosta era di t u t t o p r e p a r a r e dip l o m a t i c a m e n t e finché la caduta d e l l ' I m pero spianasse la via al pacifico e leale compimento del grande a t t o nazionale.
I n f a t t i , come mi r i p e t e v a egli stesso anche nello scorso anno, appena giunta la notizia della c a d u t a dell'Impero a Sedan, egli
i m m e d i a t a m e n t e si recava dal presidente
L a n z a e, non avendolo t r o v a t o in ufficio,
faceva, per mezzo del segretario generale
Tavallini, convocare il memorando Consiglio
dei ministri che decise l'occupazione di
Eoma.
Onorevoli colleghi, sullo storico anello
coniato come ricordo per coloro che parteciparono alla m a g n a n i m a impresa di E o m a ,
venne inciso, per consiglio dello stesso Visconti-Venosta, il fatidico motto « Memento ».
Questa parola sia monito e consiglio a
ricorrere sempre, nei più gravi m o m e n t i della
nostra vita nazionale, agli insegnamenti lasciatici dal gran diplomatico che oggi t u t t a
I t a l i a piange.
(Approvazioni).
PBESIDEJSTTE. L'onorevole Brandolini
ha f a c o l t à di parlare.
B E A N D O L I ! « . Onorevoli colleghi ! Altri in modo c e r t a m e n t e migliore e più degno
di me h a n n o oggi commemorato in questa
Camera le alte benemerenze del senatore
marchese Visconti-Venosta, e hanno a v u t o
parole di elogio e di ammirazione per la
lunga carriera politica che si collega con
t u t t a la nostra v i t a nazionale.
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 3 DICEMBRE
1914
Dalle Cinque Giornate di Milano, da
quegli anni delle speranze e delle congiure,
degli eroismi e dei dolori, a t t r a v e r s o t u t t e
le epiche fasi del nostro Bisorgimento,
come in t u t t i i g r a v i e difficili m o m e n t i
della nostra v i t a di u n i t à nazionale, il
nome del marchese Visconti-Venosta vi figura con onore e in modo degno della riconoscenza di t u t t i gli italiani.
Chiamato dalla fiducia del E e e del
Paese alle più alte cariche, alle più delicate mansioni, vi lasciò sempre l ' i m p r o n t a ,
il ricordo dell'opera sua non solo per l'ill u m i n a t a intelligenza, ma anche, e sopratt u t t o , per la sua alta rispettabilità personale, per il suo puro e disinteressato a m o r
di p a t r i a .
Io crederei di m a n c a r e ad u n dovere e
nel contempo a u n sentimento profondo
dell'animo mio se, quale r a p p r e s e n t a n t e
di Vittorio, a nome di quel collegio che
ebbe il v a n t o di averlo a d e p u t a t o , non
portassi anche io u n a parola di cordoglio
e di omaggio a questa solenne manifestazione p a r l a m e n t a r e . Vittorio lo ebbe dal
1877 al 1882 suo d e p u t a t o per t r e legislature, nelle due prime a collegio uninominale, e nella terza a scrutinio di lista come
secondo collegio di Treviso in unione ad
altri due illustri statisti, Buggero Bonghi
e Luigi'Luzzatti, magnifica triade, che onor a r o n o e ancora onorano non solo questa
p a r t e della Camera, ma il P a r l a m e n t o e
l'Italia tutta.
(Benissimo!)
Vivo è ancora nella c i t t à di Vittorio il
ricordo dell'affetto per lui suo cittadino
onorario, e quel collegio, a nessuno secondo
nei sentimenti di italianità e di venerazione
verso i grandi che h a n n o creato la p a t r i a
libera e u n a , oggi si associa al dolore di
t u t t a Italia.
Visconti-Venosta è u n a di quelle g r a n d i
figure di s t a t i s t i dell'epoca più radiosa
della nostra storia; e noi giovani, allo schiudersi di una di queste tombe, p r o v i a m o un
sentimento di angoscia come se qualche
cosa più ci staccasse da quell'età non lont a n a per t e m p o , ma t a n t o diversa, e priv a t i della loro presenza, che è per sè stessa
a m m o n i m e n t o , privati pure del loro illum i n a t o consiglio, sentiamo accrescersi le
n o s t r e responsabilità verso la p a t r i a .
Possano almeno gli italiani in quest'ora
grigia, densa di preoccupazioni e di incertezze, r i c o r d a n d o quello che f u il passato
di Visconti-Venosta, e l'età che ¡[fu sua,
rievocare quella purezza di entusiasmi, e
rispecchiandosi in quello spirito dissacrili-
Atti
—• 5547 —
Parlamentari
LEGISLATURA XXIY -
la
SESSIONE -
DISCUSSIONI -
ciò. in quelle alte idealità, che ispirarono
le azioni eli quei grandi uomini, r i t r o v a r e
l'abnegazione, la forza, la fiducia nell'avvenire del paese, e quei magnifici ardimenti,
sì da far rivivere alla nostra p a t r i a ore
meno scettiche, ore più prospere e sopratt u t t o più degne delle magnifiche tradizioni
che quegli uomini nostri ci h a n n o lasciato.
(Vive
approvazioni).
P R E S I D E N T E . L'onorevole Gesualdo
Libertini ha facoltà di commemorare l'onorevole senatore Giorgio Arcoleo.
L I B E R T I N I G E S U A L D O . La scomparsa di u n a g r a n d e personalità politica,
t a l v o l t a anche tra i commenti i piti disparati, lascia come un v u o t o a t t o r n o a noi,
ne rende più a p p r e z z a t a l'opera insigne
spiegata in vita e dimostra, p u r t r o p p o , la
g r a v i t à della p e r d i t a .
E t a l si fu di Giorgio Arcoleo, magnifica
figura di l o t t a t o r e nell'agone della vita, in
t u t t e le sue manifestazioni, che alla sua
g r a n d e a t t i v i t à personale, alla sua tenacia
che non conosceva ostacoli, al suo ingegno
brillante e proteiforme, a sè stesso insomma
d o v e t t e esclusivamente la propria f o r t u n a ,
i suoi continui e maggiori successi.
N a t o da modesti p a r e n t i in una piccola
c i t t à di provincia, egli, fin dai primi anni
della sua vita, diede splendida mostra del
suo ingegno agile e p r o n t o , che lo fece subito eccellere t r a i suoi compagni e che si
affermò ancora viemaggiormente allorché
in età più p r o v e t t a si recò a Napoli per
c o n t i n u a r e gli s t u d i in quella Università.
E f u qui che cominciò ancora a dar
prova di quella forza d ' a n i m o , di quella
tenacia e saldezza di propositi che gli permisero di superare situazioni spesso difficili
e di f r o n t e alle quali altri meno f o r t e di
lui a v r e b b e ripiegato, dichiarandosi vinto.
Ma Giorgio Arcoleo p o r t a v a nel suo zaino
il bastone di maresciallo, e t u t t e le asperità delia sua giovanile e t r a v a g l i a t a esistenza f u r o n o da lui s u p e r a t e vittoriosamente, lasciandogli solo nell' animo quel
fondo di sarcasmo e sulle l a b b r a quella parola caustica, che non risparmiava amici ed
avversari, e che' fu senza dubbio u n a delle
più brillanti manifestazioni del suo f o r t e
ingegno.
E in q u e s t a l o t t a per la vita egli si
ebbe il conforto e l'ausilio di uomini eccelsi che, a m m i r a n d o le sue magnifiche
doti intellettuali, intuirono i suoi f u t u r i
trionfi, l'immancabile successo che avrebbe
sicuramente accompasnat'a la stràordina-
433
Camera dei Deputati
TORNATA D E L 3 D I C E M B R E
1914
ria cosciente a t t i v i t à di quel giovane studioso.
Nè il giudizio di costoro andò e r r a t o .
Giorgio Arcoleo, liberatosi dalle ultime
scorie che a t t o r n o a lui aveva a c c u m u l a t o
la sua t r a v a g l i a t a esistenza nei primi anni,
sicuro ormai del suo avvenire', potè facilm e n t e procedere nella sua rapida ascensione verso le più alle v e t t e della maggiore
riputazione.
L e t t e r a t o , giurista, p a r l a m e n t a r e insigne,
non è in I t a l i a e fuori chi non ricordi la
sua grande ed elevata opera in t u t t e le
manifestazioni della sua a t t i v i t à , non è chi
possa dimenticare q u a n t a p a r t e egli ebbe
nella v i t a pubblica del nostro paese. Nè
valse ad arrestare questa sua a t t i v i t à l'inf e r m i t à che lo colse e che avrebbe a b b a t t u t o qualsiasi altro uomo anche di più.
f o r t e t e m p r a ; chè anzi parve la sua energia moltiplicarsi dopo la s v e n t u r a , quasi a
f a r dimenticare la diminuzione fisiologica
che lo aveva colpito ed a dimostrare che
per nulla aveva reso meno tenaci i suoi
propositi, meno svegliata la sua intelligenza, più fiacca ia sua energia.
Parecchi dei nostri più anziani ed autorevoli colleghi non a v r a n certo dimentic a t o la figura di Giorgio Arcoleo, la cui
a t t i v i t à p a r l a m e n t a r e si esplicò col maggior successo e lo condusse alle più alte
cariche dello S t a t o .
E in Senato, dove egli p o r t ò una n o t a
di vera m o d e r n i t à , sommovendo spesso il
tranquillo ed i m p o n e n t e ambiente della
n o s t r a maggiore Assemblea, t u t t i ricord a n o la p a r t e viva e continua da lui presa
nello svolgersi della vita di quella p a r t e
della nostra R a p p r e s e n t a n z a nazionale.
T u t t i ricordano ancora le magnifiche
relazioni da lui elaborate, gli splendidi discorsi pronunziati in parecchi gravissimi
m o m e n t i della vita pubblica nazionale,
q u a n d o la sua parola f r e d d a ed incisiva
nella sostanza, ma calda ed elevata nella
f o r m a , suonava a m m o n i t r i c e a t u t e l a del
decoro dell'Assemblea o p r o p u g n a n t e la soluzione a d e g u a t a dei più gravi problemi
incombenti sul nostro paese.
E la m o r t e lo colse come un vero comb a t t e n t e , sulla breccia, q u a n d o quasi in
ispreto alla fragilità dell'umana n a t u r a , e
m a l g r a d o le prescrizioni dei sanitari che
lo assistevano, l ' a n i m a i r r e q u i e t a di Giorgio Arcoleo sentiva il bisogno di affermarsi
a n c o r a f o r t e m e n t e , con r a d d o p p i a t a energia, quasi presaga della sua prossima fine.
Atti
—
Parlamentari
LEGISLATURA
XXIV
-
l a SESSIONE -
5548 —
DISCUSSIONI -
E r i t o r n o al p u n t o dal q u a l e son p a r t i t o
a l l ' i n i z i o di q u e s t e b r e v i e m o d e s t e p a r o l e ,
che s e n t i v o il d o v e r e di p r o n u n z i a r e o g g i
in o m a g g i o a l l a m e m o r i a di c o l u i che f u il
mio m a e s t r o ed a m i c o ed a cui ebbi l ' o n o r e
di s u c c e d e r e n e l l a r a p p r e s e n t a n z a p o l i t i c a
del collegio di C a l t a g i r o n e ,
L a s c o m p a r s a di G i o r g i o A r c o l e o lascia
u n g r a n d e v u o t o a t t o r n o a noi ed u n v u o t o
che p o t r à difficilmente colmarsi, perchè
t u t t i r i c o r d e r e m o con v i v o c o r d o g l i o q u a l e
i m m e n s a f o n t e di e n e r g i a i l l u m i n a t a e f a t t i v a è v e n u t a a m a n c a r e al nostro paese.
A l l a f a m i g l i a , ai p a r e n t i , a g l i amici ed
a m m i r a t o r i , alla sua c i t t à n a t i a , d o l o r a n t i
per t a n t a p e r d i t a , v a d a n o le n o s t r e più
v i v e c o n d o g l i a n z e . R e s t i f r a noi il r i c o r d o
delle sue d o t i e m i n e n t i ad esempio n o s t r o
e di coloro che a noi s u c c e d e r a n n o nella
r a p p r e s e n t a n z a della N a z i o n e . (Vive approvazioni).
P E E S I B E N T E . H a f a c o l t à di p a r l a r e
l ' o n o r e v o l e C o l o n n a di Cesarò.
C O L O N N A D I C E S A R Ò . Onorevoli amici, io sono in g e n e r e a v v e r s a r i o c o n v i n t o e
i m p e n i t e n t e delle c o m m e m o r a z i o n i l u n g h e
e accademiche.
S e n t i r e i p e r ò di v e n i r e meno a un mio
d o v e r e se t r a s c u r a s s i di r i c h i a m a r e l ' a t t e n z i o n e della C a m e r a sul v u o t o immenso che,
n e l l a s c h i e r a e l e t t a d e g l i u o m i n i di m e n t e
e di c u l t u r a d ' I t a l i a , ha l a s c i a t o la s c o m p a r s a di G i o r g i o A r c o l e o ,
Molti f r a v o i lo a v r a n n o a v u t o c o l l e g a
in q u e s t o consesso ; q u a l c u n o , al pari di m e ,
lo a v r à a v u t o professore a l l ' U n i v e r s i t à ed
a l p a r i di me r i c o r d e r à c o m e la sua p a r o l a
s m a g l i a n t e e i m m a g i n o s a riuscisse a r e n d e r e
p i a c e v o l e e d i l e t t e v o l e persino q u e l l a mat e r i a a r i d a che i n s e g n a v a , il d i r i t t o costituzionale.
R i c o r d e r ò , per e s e m p i o , c o m e ci descriv e v a la legislazione i t a l i a n a , sulla q u a l e
si e r g o n o , maestosi, i c i n q u e codici, che
p e r ò una p i o g g e r e l l a fine fine di leggi speciali v a i n a v v e r t i t a m e n t e b a g n a n d o e ric o p r e n d o di u n a p a t i n a che li r e n d e r à f r a
p o c o irriconoscibili. E r i c o r d e r ò come lo
spirito suo t e n e s s e in s o g g e z i o n e la s t u d e n t e s c a , la q u a l e , g e n e r a l m e n t e t a n t o f a c i l e a
p r e n d e r e c o n t a t t o c o n i suoi maestri, c o n
lui i n v e c e n o n a v e v a quasi a r d i r e di a v v i cinarsi, per t i m o r e di q u a l c h e risposta arg u t a c h e ne c o m p r o m e t t e s s e la serietà. Si
sa; l ' u o m o più è g i o v a n e e più sente la
p r e o c c u p a z i o n e di essere serio, o per lo
m e n o di essere preso sul serio ; e noi, stud e n t i , p e r q u e s t a p r e o c c u p a z i o n e , p o c o ci
Camera
TORNATA B E L
dei
3 DICEMBRE
Deputati
1914
a v v i c i n a v a m o a lui e ci r i u s c i v a così impossibile di r i c o n o s c e r e s o t t o la v e s t e del
professore e delparlatore smagliante l ' u o m o
di m e n t e e di f e d e . I o credo che p o c h i in
fondo abbiano conosciuto Giorgio Arcoleo,
nel s i g n i f i c a t o i n t i m o d e l l a p a r o l a .
F u c u l t o r e del d i r i t t o , m a e s t r o nell'ins e g n a m e n t o , insigne p a r l a m e n t a r e , u o m o
di g o v e r n o ; m a q u e s t e sono t u t t e m a n i f e s t a z i o n i esteriori d e l l ' a t t i v i t à sua.
P e r me, più c h e i! p a r l a m e n t a r e e il giurista, ho a m m i r a t o in G i o r g i o A r c o l e o il
filosofo,
di q u e l l a filosofia t u t t a p r o p r i a
della m e n t a l i t à i t a l i a n a , la
filosofia
del
V i c o , del G i o b e r t i , del M a m i a n i , d e l M a z zini, che non è s t u d i a t a c o m e u n a s p e c u l a zione a s t r a t t a , per sè s t a n t e , ma è s e n t i t a
c o m e u n e l e m e n t o essenziale della v i t a ,
come una forza unificatrice e coordinatrice
di t u t t e le discipline e di t u t t e le b r a n c h e
della a t t i v i t à u m a n a .
E la filosofia era a n c h e la f o n t e dell'inesauribile spirito di G i o r g i o A r c o l e o .
L o si è d e t t o uno scettico, p e r c h è scherz a v a su t u t t o ; ma lo scherzo di l u i d a v a
la misura della sua f e d e , p e r c h è s e n t i v a
c o m e la g r a n d e t r a g i c i t à delle cose di q u e sto m o n d o e della v i t a u m a n a n o n sia nelle
g r a n d i disgrazie e nelle g r a n d i s c i a g u r e , ma
nei piccoli t o r m e n t i , nei d o l o r i m i n u t i che
i n t o r b i d a n o la serenità della v i t a e nell'inc a p a c i t à d e l l ' u o m o di erigersi al di sopra di
essi.
L o spirito suo era indice del senso x>rof o n d o che A r c o l e o a v e v a di quello c h e si
c h i a m a il t r a g i c o q u o t i d i a n o e d e l l a super i o r i t à che l ' u o m o d e v e d i m o s t r a r e di f r o n t e
ad esso. E di q u e s t a s u p e r i o r i t à G i o r g i o
A r c o l e o ha d a t o p r o v a , q u a n d o lo h a colpito u n a s c i a g u r a ben più t r a g i c a che n o n
siano le d i s g r a z i e ordinarie e le miserie c h e
t u r b a n o la f e l i c i t à u m a n a .
E p p u r e sotto l ' i m p u l s o d e l l a sua v o l o n t à
serena, egli n o n v e n n e m e n o al suo l a v o r o
e alle sue o c c u p a z i o n i ; p a r v e a n z i che la
p e r d i t a della v i s t a m a t e r i a l e a b b i a reso in
lui più a c u t a , più p r o f o n d a e più perspicace
la visione della m e n t e .
S c e t t i c o A r c o l e o ! Ma io lo c h i a m e r e i inv e c e u n i d e a l i s t a , di un i d e a l i s m o che si rib e l l a v a alle c o n s i d e r a z i o n i d ' o r d i n e p r a t i c o
e m a t e r i a l e , per c u i d i s d e g n a v a le concezioni p o s i t i v i s t e e s t r e t t a m e n t e r a z i o n a l i
della scienza m a t e r i a l i s t a , di cui p r o n u n z i a v a la c o n d a n n a con u n a p a r o l a sola :
« p i a n u r a ».
A b o r r i v a il socialismo, che c o n c e p i s c e
lo S t a t o c o m e u n a società a n o n i m a p e r
Atti
Parlamentari
LEGISLATURA XXIV - l
— 5549 —
a
Camera dei Deputati
SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 3 DICEMBRE 1 9 1 4
azioni di cui si giudica il buon andamento
unicamente dal dividendo che ogni socio
ne può ricavare; disprezzava la vita politica italiana di questi ultimi anni, guidata
da uomini (diceva egli) la cui mente dimora al pian terreno, sale qualche volta
al mezzanino, ma al piano nobile non arriva mai. Onorevoli amici, io non mi dilungo, perchè credo che la lunghezza delle
commemorazioni debba essere in ragione
inversa del valore dell'uomo, e credo che
commemorare a lungo un estinto significhi
nutrire il dubbio che la sua figura non
basti da sola a perpetuarsi nel tempo ; e
mi perdonerete se, per quanto brevemente,
io ho voluto fare una commemorazione,
direi quasi aneddotica, dell'onorevole A rcoleo.
Ma credo che il mio modo di commemorare Giorgio Arcoleo sia il più sincero
di t u t t i : far vivere cioè per un istante in
quest'aula lo sfolgorìo del suo intelletto,
e non profondermi n declamazioni laudative, che suggerii ebbero allo spirito suo, se
potesse aleggiare per un momento in mezzo
a noi, considerazioni umoristiche sulla capacità dell'uomo di parlare a lungo sulle
cose morte o sugli uomini estinti.
Nel 1909, dopo le elezioni politiche, tra
la farragine delle lettere e dei biglietti gratulatorii per la mia elezione, trovasi una
lettera, che conservo ancora, di Giorgio
Arcoleo: erano auguri che mi faceva per
la vita politica mia, che si apriva allora...
Yoi mi compatirete quindi, o amici e
colleghi, se ho preso alcuni minuti del vostro tempo per dare espressione al rimpianto mio e vostro per la vita di lui, che
si è chiusa. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E ! Ha facoltà di parlare
l'onorevole Brizzolesi.
BRIZZOLESI. Il senatore Carlo Borgatta che per cinque legislature fece parte
di questa Assemblea, fu rapito all'affetto
della sua adorata famiglia e a tutti i suoi
numerosi amici ed estimatori nell'estate
scorsa.
Di carattere buono, di sentimenti veramente squisiti e patriottici, egli dedicò sempre; l'opera sua all'adempimento del suo
mandato con zelo, assiduità e non comune
ingegno per modo da meritare anche la
stima dei suoi colleghi i quali lo vollero me,
ritamente segretario nell'ufficio di Presidenza, carica che egli coprì anche nell'altro ramo del Parlamento,
Alla sua memoria rivolgo* queste poche
parole di sincero rammarico, certo di in-
terpretare l'unanime sentimento dei suoi
antichi elettori i quali ricorderanno sempre
con affetto il loro beneamato rappresentante politico; e prego l'onorevole Presidente di voler proporre alla Camera di inviare le sue vive condoglianze alla famiglia
dell'estinto ed al comune di Bocca Grimalda
dove egli ebbe i natali. (Approvazioni)
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Queirolo.
QUEIROLO. Onorevoli colleghi, il giorno 8 di novembre un altro grave lutto colpiva l'Italia: Alessandro D'Ancona moriva
in Firenze dove si era ritirato a trascorrere,
insieme con i figli, gli ultimi anni della
sua vita.
Rappresentante della città che gli ha
dati i natali, e per quaranta anni lo ebbe
maestro nel suo glorioso Ateneo, io ricordo
qui le virtù ed i meriti insigni dell'uomo
che l'Italia ha perduto.
E l'omaggio mio sia come l'eco dei grandioso tributo di onoranza che P isa, raccolta in un plebiscito di dolóre, rese al
suo illustre cittadino, quando ne accompagnò la salma alla estrema dimora, da
lai voluta nella sua città nativa, presso le
figlie dilette che l'aveano preceduto nella
pace del sepolcro.
Alessandro D'Ancona è ben degno di
solenne commemorazione in quest'Aula
del Parlamento italiano : poiché se eg'i fu
ed è gloria della sua città, della quale accettò e tenne anche la suprema magistratura in momenti difficili, per dimostrare,
come egli scrisse, che nessuno poteva sorpassarlo nell'affetto della nativa città, Alessandro D'Ancona onorò l'Italia t u t t a con
la sua mente altissima e col suo cuore nobilissimo.
La fama grande e pura del suo nome,
uscita dal cerchio delle mura di Pisa, si
sparse per t u t t a Italia, e fuori dei confini
d'Italia portò in tutto il mondo colto, la
gloria della sua opera storica e letteraria.
Questa grandiosa opera che consta di
oltre 1,200 pubblicazioni, gettò viva luce
sulla storia del nostro Risorgimento, sulla
nostra storia letteraria, dai suoi inizi fino
ai nostri giorni, illustrò le origini della nazione italiana, della sua lingua, del suo
teatro e della sua poesia popolare.
Essa fece di Alessandro D'Ancona uno
dei maggiori scrittori dei nostri tempi, e
rimarrà come un imperituro monumento
d'onore per lui.
Il suo insegnamento sulla Cattedra
Dantesca nell'Ateneo Pisano, dalla quale
— 5550 —
Atti Parlamentari
LEGISLATURA X X I V -
la
SESSIONE -
DISCUSSIONI -
commentò e svelò il Divino Poeta nei suoi
elementi storici, filosofici ed estetici, e nelle
sue sublimi visioni patriottiche, con uno
studio così profondo e con un amore così
grande che non saranno mai superati, lo
ha collocato fra i maggiori maestri di letteratura nelle Università italiane.
Alessandro D'Ancona fu un rinnovatore
della cultura italica del secolo x i x , fu il
restauratore della critica storica, ed alieno,
come era, dalle vanità della estetica romantica, fondò il metodo storico positivo della
nuova letteratura italiana.
Con questo massimo titolo di gloria il
nome di Alessandro D'Ancona passerà alla
storia.
Come la mente, egli ebbe nobile e generoso il cuore. Uguale al maestro fu l'uomo ; alte come le idealità della scienza,
Alessandro D'Ancona ebbe le idealità della
patria.
All'Italia dedicò fino dai suoi giovani
anni la sua ardente fede patriottica, partecipando attivamente al movimento di
preparazione della unità italiana, e contribuendo efficacemente, con la sua fervida
propaganda, a riunire quanti, nelle smembrate regioni d'Italia avevano, al pari di
lui, fede liberale.
A Torino dove andò giovanissimo nel
1854, presto entrò in stretti rapporti di
idee e di azione con quanti aspettavano e
preparavano 1' alba del risorgimento italiano: e fu tra i più attivi ed ardenti, pieno
com'era di quel santo entusiasmo patriottico che già, fino dal 1852, gli aveva fatte
scrivere le « Memorie dei toscani alla guerra
del 1848 ».
ifei quattro anni del suo soggiorno nella
capitale del Piemonte contrasse amicizia e
famigliarità con i maggiori uomini della
emigrazione italiana : vi conobbe intimamente il Cavour, il Tommaseo, il DeSanctis,
e ad essi si unì nelle, aspirazioni e nel lavoro di preparazione degli imminenti destini d'Italia.
Alla
della indipendenza italiana
Alessandro D' Ancona diede pure il suo
braccio : egli si arruolò volontario nella
campagna del 1859, e fu destinato alle funzioni di segretario d' intendenza militare
nella Emilia.
Dopo la pace di Villafranca, che lasciava
incompiuta la redenzione d ' I t a l i a , e gettava la costernazione nell'animo dei patrioti italiani, il D'Ancona se ne tornava
a Firenze dove, d'intesa col Ricasoli e col
Peruzzi, continuò l'opera sua di propaganda
Camera
dei
TORNATA DEL 3 DICEMBRE
Deputati
1914
giornalistica diretta a tener viva la fiamma delle aspirazioni italiane verso la unità
della Patria.
Ad Alessandro D' Ancona, per la sua
fervida fede patriottica affidarono i liberali toscani d'allora, 1' incarico di presentare a Camillo Cavour le note di sottoscrizione per il dono che la Toscana fece
al grande ministro, che al Congresso di
Parigi aveva rappresentato il piccolo Piemonte ed affermato dinanzi all' Europa e
difeso a viso aperto, il diritto d'Italia: ed
a lui toccò pure l'onore di consegnare ad
Alfonso Lamarmora la spada che la Toscana donò al grande generale dopo la
guerra di Crimea.
Alessandro D'Ancona, come per l'Italia,
così fu caldo propugnatore del principio di
nazionalità per tutti i popoli.
Con un libro sulla Polonia - del quale
non ebbe la ventura di veder la pubblicazione imminente - e con un caldo voto
per la risurrezione di quella infelice nazione, Alessandro D'Ancona chiuse la sua
nobile vita di storico e di patriota.
Io ricordo con quale ineffabile soddisfazione nell'ultimo affettuoso colloquio che
ebbi con lui quando per l'ultima volta
io lo visitai nel suo ritiro estivo di Massa,
egli, presago della sua prossima fine, mi
comunicasse di aver potuto finire prima di
morire questo lavoro, nel quale era lieto
di aver rivelata e documentata la parte
che un italiano, nutrito dei concetti liberali e filantropici dei filosofi francesi, il
fiorentino Scipione Piattoli, che il D'Ancona riuscì ad identificare nell'Abate
Mario
dell'epico romanzo « Guerra e Pace » di
Leone Tolstoi, ebbe nella nuova costituzione polacca, ultimo e memorando atto
della Dieta di quattro anni.
« Vorrei (scriveva il D'Ancona pochi
anni or sono in una breve memoria, su questo argomento della storia di Polonia) vorrei che la fortuna tanto ancora mi concedesse di vita e di forze, da far seguire a
questo piccolo saggio un ampio lavoro su
codesto fiorentino che servì lealmente e
fino all'ultimo giorno della sua vita la santa
causa della libertà ; e nulla potendo fare a
prò della sua patria consacrò tutto sè stesso
al bene di un'altra Nazione, grande anche
essa e del pari infelice. Dalla ^erra ove egli
nacque - concludeva il D'Ancona - io
mando intanto, nel suo nome, un saluto ed
un augurio alla P o l o n i a ! ».
La fortuna diede ad Alessandro D'Ancona la vita e le forze invocate per com-
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piere il poderoso lavoro che aggiungerà
prèsto nuova gloria al suo nome: e se gli
negò di veder compiuto il suo augurio alla
Polonia, egli è vissuto abbastanza per veder aperto il grande dramma umano dal
quale egli ha certo sperato, come tutti gli
italiani sperano, che sorga la auspicata redenzione di quel nobile popolo.
A così alte idealità, Alessandro D'Ancona ispirò sempre i pensieri e gli atti
della sua lunga vita, operosa fino all'ultimo
giorno, t u t t a dedicata alla famiglia, alla
scienza ed al paese, vissuta con coraggiosa
sincerità di carattere, e con elevata nobiltà d'animo e di aspirazioni.
Alla memoria grande e cara di lui, che
amai come un padre e venerai come un
maestro, vada di qui il reverente e memore omaggio dovuto agli uomini che, col
loro ingegno e con le loro opere, onorano
l'umanità. (Vive approvazioni — Congratulazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Rampoldi.
RAMPOLDI. Onorevoli colleghi, permettete anche a me di rievocare in mezzo
a voi la memoria d'un nostro antico collega, l'avvocato Oreste Pennati, che, per
cinque legislature, quante corrono, cioè,
dal 1884 al 1909, rappresentò qui il collegio
politico di Monza.
Oreste Pennati, spentosi a Monza sullo
scorcio del settembre scorso, se non lasciò
orme grandi di lavoro legislativo negli annali del Parlamento (tanta timidezza aveva
di parlare qua dentro, egli così eloquente
nel fòro), tuttavia, per lo spirito diritto
ed arguto, per la bontà ingenita dell'animo,
per l'ingegno sottile e soprattutto per la
dignità ed il disinteresse che pose nell'esercitare il mandato legislativo, meritò d'essere amato e stimato da tutti quanti ebbero la ventura di stargli vicino e di conoscerlo intimamente. Egli partecipò, per
una lunga serie d'anni, alla vita cittadina
di Monza, e cooperò con grande attività
ed amore costante allo sviluppo ed al progresso di quegli istituti locali di beneficenza, degL istituti primari e secondari,
delle società di mutuo soccorso popolari;
fu, in una parola, il naturale e costante
tutore degli interessi dei poveri e dei deboli. E ben degno sarebbe egli stato di
entrare nell'altra Camera del Parlamento,
.che certo si sarebbe onorata del nome suo
e dell'opera sua; ma il fato immaturo gli
contese quest'ultima consolazione.
Oreste Pennati, finché visse, fu milite
devoto e fedele del partito radicale ; ed è
in nome del gruppo parlamentare radicale,
che io mando oggi alla memoria di lui un
saluto commosso e reverente ; e prego il
nostro Presidente, pure a nome del gruppo
radicale, di farsi interprete degli unanimi
sentimenti di cordoglio di questa Assemblea, presso la desolata famiglia dell'estinto, a mezzo dei municipio di Monza. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Cesare iiava.
NAYA CESARE. Rappresentante del
collegio di Monza, che ebbe in Oreste Pennati, per parecchie legislature, il proprio
deputato, m'associo cordialmente alle nobili parole dell'onorevole Rampoldi.
Oreste Pennati fu modesto per natura,
e forse le stesse condizioni precarie della
sua salute che lo condussero immaturamente a morte, ed un certo spirito di bonario scetticismo onde aveva pervaso l'animo, non gli permisero di mostrare con
maggiore evidenza nella vita pubblica le
doti preclare del suo ingegno e la sua larga
coltura.
Egli fu buono, mite, d'un.a integrità cristallina, amantissimo della famiglia; e queste doti dell'animo gli conciliarono il rispetto
in ogni campo politico ed amicizie in ogni
ordine di cittadini, e ne furono prova le testimonianze di cordoglio che accompagnarono la sua morte.
Avversario suo politico, sento non solo il
dovere, ma anche il bisogno dell'animo di
rendere a lui l'omaggio dovutogli come
parlamentare e come cittadino, e di associarmi alle proposte fatte perchè alla
desolata famiglia ed alla città di Monza
siano inviate le condoglianze della Camera.
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Degli Occhi.
DEGLI OCCHI. Portare un commosso
saluto alla memoria di un uomo scomparso,
carico d'anni e giovato pur sempre da vivacità di ingegno e di propositi, e portarlo
in quest'ora, in cui tanto fiore di giovinezza è travolto da una bufera omicida,
potrebbe sembrare ingeneroso oblìo dell'istante storico, che attraversiamo con un
senso di trepidazione umana e patriottica.
Ma il nostro omaggio è giustificato,
quando si pensi che uomini, come Giuseppe
Speroni, si perdono, non si sostituiscono, e
non si sostituiscono perchè non è dato a
tutti di fondere, come egli fece, in mira-
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bile armonia la tradizione del passato e il ] inviare da quest'Aula il nostro riverente
saluto.
presenso dei giorni nuovi.
Ed io, che l'ho veduto discendere l'arco
Angelo Celli ha compiuto ricerche midegli anni, l'ho veduto accompagnare il suo rabili non solo intorno alla malattia, ma
tramonto colla grande ascesa dell'Istituto, anche intorno alla alimentazione dei conche egli presiedeva ed al quale dedicava tadini ed alla igiene delle scuole e delle
quelle energie, che prima aveva dato alla officine, lasciando su tali argomenti voCamera elettiva ed a quella vitalizia.
lumi e pagine che non morranno. Ma
Nè l'omaggio che gli rendo, anche a Celli fece sempre della scienza milizia cinome del collega Angelo Pavia, deputato di vile, dello scienziato l'apostolo, e perciò
Varese, collegio già onorato da Giuseppe dalle sue ricerche trasse la fondazione della
Speroni, tornerà discaro al suo spirito elet- So cietà per gli studi sulla malaria, a fianco di
to, poiché troverà in questo consenso ra- Giustino Fortunato e Leopoldo Eranchetti.
gione a sperare che la sua azione non sarà
Dalle sue ricerche intorno alle malattie
nè troncata nè interrotta ; ma resterà am- tropicali trasse la idea della costituzione
monitrice di ogni larghezza, nel campo della Società di medicina ed igiene tropieconomico ed in quello della beneficenza e cale. La Società di Liverpool per questi
della previdenza.
(Approvazioni).
suoi meriti lo volle socio onorario. Ed a tale
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare sua azione aggiunse la propaganda mel'onorevole Pietravalle.
diante gli annali di igiene, mediante il tratP I E T R A V A L L E . Dopo la rievocazione, trato di medicina sociale ed altre pubblicadinanzi al memore pensiero della Camera, zioni periodiche, che continuò con costanza
di cittadini che hanno reso servigi insigni fino agli estremi della sua vita.
alla patria, ma che vivi, la patria
Le sue assidue e fortunate ricerche di
ha premiati con degne onoranze, mi si
conceda di mandare un mesto saluto alla laboratorio, la sua diuturna battaglia contro
memoria di un nostro collega, Angelo Celli, la malaria culminò in quella memorabile
dello scienziato illustre, del maestro im- legislazione italiana del chinino di Stato e
pareggiabile, del cittadino intemerato, del- della profilassi chininica, che tutti i paesi
l'uomo politico che ha stampato orme in- tormentati dalla malaria hanno, ammirando,
delebili nella legislazione italiana, del filan- in parte tradotto nella propria difesa satropo che si è spento nel silenzio, lontano nitaria, e che nella nostra terra classica del
dalla Camera che aveva lasciato appena da paludismo ha prodotto così vasti e benefìci
effetti, non solo abbassando la mortalità e
una legislatura.
Angelo Celli è stato un ricercatore ge- la morbilità per malaria, ma rendendo posniale, che ha saputo porre su nuove basi, sibile all'uomo di affrontare e compiere con
condurre per nuove vie le ricerche intorno le bonifiche idrauliche e con quella agraria
a quella grande malattia fìsica del nostro la redenzione igienica eli tante steppe sin
paese, che è la malaria, non solo scoprendo ora abbandonate al dominio della diva
talune fasi del ciclo del funesto plasmodio, febbre.
non solo seguendolo attraverso le vie di
Angelo Celli, non pago di tanti benefìzi,
comunicazione e diffusione, ma traspor- di tanti servigi resi alla scienza, si rese
tando le faticose e vittoriose ricerche del promotore di organizzazioni efficaci contro
laboratorio nel campo aperto, più diffìcile alcune malattie infettive dell'uomo e del
e fecondo, della profilassi, della lotta per bestiame. Eondò istituti antirabbici a Padifendere l'uomo, il lavoratore nelle lande lermo ed in E orna, ed auspice voi, Ferdimalariche contro gli assalti degl'insetti ma- nando Martini, fu Angelo Celli che ottenne
lariferi e contro il terribile emosporidio pe- la istituzione in Asmara di un istituto sieronetrato nell'organismo umano.
vaccinogeno. Angelo Celli però negli ultimi
Ed a questo problema, che in sè rias- anni della vita ebbe più cara la visione
sume quasi t u t t i i problemi economici ci- dell' Agro romano. Dinanzi all' Agro si
vili e sociali di gran parte d'Italia e spe- esaltano i poeti ed i pittori, ma gl'itacialmente delle provincie meridionali, An- liani sentono l'angoscia e l'umiliazione di
gelo Celli ha dedicato la genialità delle sue vederlo ancora circondare, come di selvaggio
ricerche e la generosità del suo cuore, avendo e mortifero deserto, Eoma, la capitale d'Inegli ultimi anni del suo apostolato e della talia. All'Agro, suggestivo anche per lo sciensua propaganda, compagna una donna degna ziato, pel cittadino e pel filantropo, Andi lui, Anna Celli, alla quale mi sia concesso ì gelo Celli, battagliando contro la malaria
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•e contro le tenebre dell'abbandono e dell'ignoranza, ha dedicato con fede di apostolo, con ardore di cittadino e con palpiti
di filantropo la estrema e più fervida sua
missione, illuminando e confortando le sue
squallide capanne con le scuole dei contadini dell'Agro romano, con nuclei di più
vera assistenza sanitaria e sociale. E le sue
doloranti peregrinazioni e i dati raccolti
gli permisero di ottenere l'approvazione
di una legge per la estensione della bonifica nell'Agro e per la costituzione di borgate rurali. La redenzione dell'Agro romano
hanno voluto i suoi amici ricordare alla gratitudine degli italiani quando hanno desiderato che i funerali là avessero luogo, nella
ridente capitale del Tuscolo, in Frascati,
affacciato, dai suoi poggi meravigliosi, sulla
misteriosa solitudine dell'Agro. E fra tutte le
corone, che hanno coperto la sua bara, certo
la più odorosa, la più suggestiva è stata
quella dei contadini dell'Agro romano.
Yada alla memoria di Angelo Celli il
commosso saluto della Camera italiana!
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Maffi.
MAFFI. Io non aggiungerei parola a
quanto è stato così eloquentemente e caldamente detto dal collega onorevole Pietravalle, se non sentissi che, come tributo
di .riconoscenza, deve qui giungere la voce
di un rappresentante dei lavoratori della
risaia e dire quanto l'Italia proletaria deve
ad Angelo Celli.
La mia parola adunque vuole soltanto
esprimere questo sentimento di riconoscenza.
Disgraziatamente, oggi ancora l'uomo
della risaia fertile o del padule mortifero
non sa, non può sapere ; ma il giorno in
cui il nostro lavoratore, il lavoratore della
Sardegna derelitta, della Calabria deserta,
delle Paludi Pontine, il reietto contadino
saprà quanto Angelo Celli ha pensato, ha
studiato, ha organizzato per lui, quanto
del proprio pensiero e della propria attività egli portò in Parlamento, nel giornalismo, alla cattedra, quanto egli amò e
predicò al suo scrittoio e al suo tavolo di
laboratorio, quel giorno sorgerà per lui un
vero monumento imperituro; monumento
che oggi non saprebbe essere che l'espressione di coloro che, vivendo nella vita
scientifica, hanno potuto apprezzare l'opera
di quest' uomo, opera veramente grande
perchè modesta, ma che un giorno avrà
un più alto v a ^ r e se dirà che 1' Italia ha
saputo compiere l'opera redentrice, eli cui
Angelo Celli ci ha tracciato la via con la
sua attività modesta, tenace, perseverante, intelligente, sincera e nobile nel Parlamento e fuori del Parlamento ! (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Storoni.
STORONI. Altri ha detto, e degnamente, di Angelo Celli. Consentala Camera
a me, che ho l'onore di rappresentare il
collegio che già in questa Camera rappresentò Angelo Celli per sei legislature, di
dire brevemente dell'opera del parlamentare e dell'uomo.
Non è vana esagerazione affermare che
non vi è stata legge innovatrice, nè- riforma votata durante un ventennio in questo Parlamento, a cui Angelo Celli non
abbia dato il vasto contributo della sua
scienza.
Nelle Commissioni, nei gabinetti scientifici, in questa aula parlamentare, sempre
si sentì la voce di Angelo Celli ; sempre l'opera sua feconda, perseverante, pertinace,
esercitò la sua altissima influenza.
Ma Angelo Celli non volle, mantenersi
nel campo puramente speculativo : egli,
già fiaccato dal morbo che lo trasse in giovane età àlla tomba, scese nella campagna
romana, e portò nei più modesti tuguri,
nei luoghi più infetti dalla malaria, il suo
consiglio, il suo aiuto, il suo suggerimento.
Curò l'igiene del corpo e l'igiene della
mente : l'igiene del corpo imponendo con
pertinace, indefessa insistenza, l'attuazione
di tutti i mezzi che la scienza suggerisce
per la profilassi della malaria; l'igiene del
cuore e della mente promovendo l'istituzione delle scuole rurali, per le quali la
luce della civiltà penetra ormai anche nella
campagna romama. E quasi a coronamento
di questa sua tenerezza, di questa sua
bontà verso le misere popolazioni che aveva
beneficato coli'opera sua, volle essere tumulato nel cimitero di Frascati, quasi per
poter di là contemplare l'opera compiuta.
E a lui andrà non soltanto la gratitudine di quella popolazione, ma la gratitudine dell'Italia intera, che egli ha aiutato
a vincere una delle più grandi vittorie
della civiltà, quella della redenzione delle
classi più misere dal flagello della malaria.
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Monti-Guarnieri.
MONTI-GUARNIERI. A nome della
città di Pesaro e delle popolazioni del-
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l'alta e della bassa valle del Metauro, che lo
considerarono sempre come loro figlio prediletto, mando alla memoria di Angelo Celli
im mesto e reverente saluto. S"on ricorderò
qui le virtù civili di lui nè le sue benemerenze scientifiche, che sono state da altri
rammentate, nè t u t t a una vita spesa a
prò' degli umili e dei derelitti ; ricorderò
solo, da avversario leale in quest'Aula ma
amico personale affettuosissimo, in questo
periodo di mezze coscienze, e di caratteri
flaccidi, la saldezza della sua fede, che lo
rese ammirato anche dagli avversari e la
indomita fierezza del carattere che lo trasformò in apostolo fervente, costante e tenace di t u t t e le opere buone, prime fra le
altre la lotta contro la tubercolosi e quella
meravigliosa campagna per la redenzione
dell'Agro romano dalle febbri malariche,
che forma una delle glorie maggiori e più
pure dell' Italia novella. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . H a facoltà di parlare
l'onorevole Battelli.
BATTELLI. Non ho bisogno di aggiungere parole di elogio alla memoria di Angelo Celli, perchè abbastanza hanno detto
di lui i precedenti oratori; voglio soltanto
portare a lui il saluto della sua regione, che
ha partecipato alle sue pene, alle sue aspirazioni, ai suoi ideali. Vada dunque alla
memoria di Angelo Celli il saluto della
terra che gli ha dato i natali. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Queirolo.
Q U E I R O L O . Mando alla memoria eli
Angelo Celli l'omaggio delle Università italiane, delle quali egli è stato onore e decoro
per i suoi studi e per la sua opera scientifica, che gli fece meritata rinomanza non
solo in Italia ma anche all'estero. Io ricorderò solo le fondamentali ricerche parassitologiche da lui fatte sulla malaria, la descrizione microscopica che il Celli ed il
Marchiafava diedero, anche prima di Weichselbaum, del germe patogeno della meningite cerebro-spinale, i suoi studi sulla
malaria umana e sulla sua profilassi, sulle
acque, sulle condizioni igieniche delle manifatture dei tabacchi, sulla igiene scolastica, sulla alimentazione elei contadini nelle
varie regioni d ' I t a l i a , sulla tubercolosi,
sul carbonchio, ecc., t u t t a un'opera di
grande importanza scientifica e sociale.
Angelo Celli alla fama di scienziato congiunse le benemerenze di filantropo : rendiamo a lui il meritato tributo d'onore.
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E . L'onorevole Centurione
ha facoltà di commemorare l'ex-deputato
Sanguinetti.
Non essendo presente l'onorevole Centurione, rammenterò come l'onorevole Sanguinetti, in occasione della discussione delle
convenzioni ferroviarie del 1885, abbia spiegato opera veramente memoranda, come
alcuni deputati certamente ricorderanno.
Mando quindi, a nome della Camera, alla sua
memoriaun reverente saluto .{Approvazioni).
Essendo ora presente l'onorevole Centurione, ha facoltà di parlare.
C E N T U R I O N E . Consenta la Camera
che anch' io mandi un reverente saluto
alla memoria di Adolfo Sanguinetti. Per
ben sette legislature, dal 1876 al 1897, l'onorevole Sanguinetti fu il rappresentante politico per il collegio di Cairo Montenotte.
Sortiti i natali da modesta famiglia cairese, il Sanguinetti dedicò il suo giovanile
entusiasmo agli studi classici, nei quali
sempre si distinse per la vivacità e la
prontezza del suo ingegno. Dopo rapida carriera, egli riuscì ad ottenere il posto di
caposezione al Ministero delle finanze.
L'onorevole Cambray-Digny allora ministro di quel Dicastero, riconoscendo i meriti dal Sanguinetti acquisiti nel disbrigo
di alte e delicate mansioni, lo chiamava a
capo del suo gabinetto. Ma il suo spirito
combattivo e il forte intelletto non gli consentirono di costringere la mente negli angusti confini di un lavoro burocratico.
I suoi concittadini, orgogliosi di lui, vollero dargli la prova della loro ammirazione
e del loro affetto, eleggendolo con splendida votazione a deputato di Cairo. La fermezza del suo carattere, la franchezza dei
suoi modi, nonché la forbita parola e la
sua vasta coltura gli cattivarono ben presto la simpatia e la fiducia dei maggiori
uomini politici.
Alla vita politica egli dedicò t u t t o sè
stesso, sempre ascoltato ed apprezzato per
l'indipendenza e la libertà dei suoi discorsi.
Alcuni colleghi di questa Camera ricorderanno certamente l'intensa battaglia che
si svolse in quest'Aula su le convenzioni
ferroviarie del 1885.
Coadiuvato energicamente dall' onorevole Baccarini, Adolfo Sanguinetti pronunciò allora ben centosei discorsi ; uno di
questi, che durò per tre sedute consecutive, riscosse il plauso di gran parte della
Camera, per le grandi verità che egli proclamò liberamente contro l'interesse di al-
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DISCUSSIONI -
enne Società private, in quel tempo potentissime.
La sua valorosa campagna, però, e la
sua modestia, non gli permisero di accett a r e l'onorifico incarico] di sottosegretario
di Stato, che Gnido^Baccelli con insistenza
gli offriva. E non solo egli seppe resistere
al fascino del potere, ma seppe pure nella
vita p r i v a t a rifiutare sdegnosamente la
tranquilla agiatezza, che avrebbe facilmente guadagnata, obbedendo alle pressioni dei nemici delle convenzioni ferroviarie.
Adolfo Sanguinetti, pur m e r i t a n d o della
p a t r i a , come nacque e visse, volle morir
povero.
Confido che la Camera t u t t a vorrà meco
unirsi per inviare alla famiglia dell'illustre
estinto l'espressione del rimpianto e del
cordoglio nostro.
(Approvazioni).
S O L E E I . Chiedo di parlare.
P R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
S O L E E I . A nome della famiglia Sanguinetti, di cui sono congiunto, ringrazio
l'illustre Presidente e l'onorevole Centurione dell'omaggio reso alla memoria di
Adolfo Sanguinetti che sedette in questa
Camera per parecchi lustri e combattè,
come è stato ricordato, una m e m o r a n d a
battaglia parlamentare in occasione della
discussione delle convenzioni ferroviarie,
pronunziando oltre cento discorsi.
P R E S I D E N T E . H a facoltà di parlare
l'onorevole Sanarelli.
S A N A R E L L I . Col più vivo cordoglio e
anche a nome del collega onorevole Landucci, compio il mestissimo compito di annunziare alla Camera la scomparsa di Ferruccio Mercanti, la cui salma ho ieri accompagnato, in Firenze, all'estrema dimora !
Con Ferruccio Mercanti è sparita una
mirabile e indimenticabile fibra di studioso,
di scrittore, di educatore e di combattente,
che appartenne per due legislature a questa Assemblea ove recò, come aveva sempre recato in ogni manifestazione della
multiforme a t t i v i t à , della sua operosa esistenza, f a t t a di modestia, di integrità e di
lavoro, il contributo geniale e poderoso
della sua mente gagliarda, e le doti esemplari del suo animo buono e del suo carattere adamantino.
La perdita di Ferruccio Mercanti, che
ancor giovanissimo f u inviato alla Camera
dal collegio politico che ho l'onore di rappresentare e che per non brevi anni ebbe
parte fulgidissima nella vita pubblica della
nostra regione natale, della nostra provin-
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TORNATA D E L 3 DICEMBRE
1914
cia di Arezzo, ove fu assertore eloquentissimo e ammirato di ogni idealità civile, di
ogni palpito generoso, di ogni impulso educatore e fecondo, costituisce, specialmente
per noi, una grande, irreparabile sventura!
La purezza della sua vita, il fascino
della sua parola che era spesa sempre per
ogni causa buona e per ogni nobile idealità
del pensiero, e soprattutto la d i r i t t u r a inflessibile della sua indole fiera, ma pur
sempre generosa, giustificano le universali
simpatie onde egli f u sempre e d o v u n q u e
circondato e il profondo dolore arrecato
dalla sua fine immatura.
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole La P e g n a .
LA P E G N A . Onorevoli colleghi, la parte
politica nella quale militò con fede, con
dignità, con d i r i t t u r a di carattere e con altezza di ingegno Ferruccio Mercanti, m a n d a
commossa il suo saluto alla memoria dell'illustre nostro ex-collega.
Medico illustre, a b i t u a t o alle indagini
scientifiche, fu per nobile evoluzione del
suo spirito p o r t a t o a non essere meno acuto
e sottile indagatore dei fenomeni sociali.
E fu democratico per convinzione e per
sentimento, partecipando con Felice Cavallotti all'onore e alla responsabilità di memorabili battaglie politiche. Noi ricorderemo per lunghi anni questo alfiere nobilissimo delle idealità radicali ed il suo
apostolato civile. La sua operosa esistenza,
t u t t a consacrata a lenire dolori u m a n i ed
a suscitare energie feconde, non f u spesa
invano, perchè fu avvivata da due grandi
luci ideali : l'amore della patria e l ' a m o r e
della scienza.
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E . H a facoltà di parlare
l'onorevole Merloni.
M E R L O N I . Sicuro d ' i n t e r p r e t a r e il sentimento della Camera esprimo una parola
di omaggio alla memoria del compianto
onorevole Pio Viazzi, il quale professò il
m a n d a t o p a r l a m e n t a r e con alta coscienza,
con nobile dignità d' intendimenti e con
genialità di dottrina.
La Maremma, che egli così rappresentò
per due legislature, e che seguì l'opera di
lui con deferenza e con simpatia, sentì dolorosamente la sua perdita, a v v e n u t a dopo
una lunga implacabile malattia che ebbe
ragione della sua ancor giovane fibra.
Perciò, anche a nome del collega onorevole Ciacci, propongo che siano inviate le
condoglianze della Camera, oltre che alla
famiglia dell'onorevole Viazzi, anche al sindaco della città di Grosseto, capoluogo di
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Camera dei Deputati
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quella Maremma alla quale 1' onorevole
Yiazzi dedicò operosità, aspirazioni, affetti
e pensieri non infecondi. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Cappa.
CAPPA. Sia consentito anche a me, a
nome degli amici politici che ebbero comuni con Pio Yiazzi le idealità repubblicane, di dire una parola di saluto, di rimpianto e di ricordo per quell'elettissimo ingegno.
Molto qui si è parlato di uomini che
dedicarono all'Italia il valore della loro
mente, e che ebbero dall'Italia gratitudine.
Nelle ultime commemorazioni però - e fu
già osservato - siamo giunti lentamente a
q uegli spiriti pei quali meno propizia fu la
fortuna, a quegli uomini a cui più scarsa
e più avara è stata la riconoscenza collettiva.
Non so dire parola che non esca sinceramente dal mio sentimento, e non voglio
ampliare lodando, e non voglio mentire
rievocando.
Pio Viazzi fu uno squisito ingegno, una
mente varia, agile, aristocratica, una coltura sincera, profonda e personale. Ma di
lui l'Italia intellettuale si accorse meno di
quel che egli non avesse diritto di reclamare: egli che però non reclamava alcun
plauso pubblico, tanta era la modestia gentile della sua vita.
Le sue opere sulla psicologia dei sessi,
sulla sociologia, sul diritto, sull'estetica,
furono anche apprezzate fuori dei nostri
confini! Eppure sono state in Italia il patrimonio spirituale di una minoranza fra
gli intelligenti.
Egli non ebbe la virtù settaria e rumorosa dell'ingegno. Aveva un ingegno troppo
sottile e troppo signorile, che talvolta poteva anche sembrare capriccioso e bizzarro,
poiché indugiava volentieri nello spasimo
del dubbio, e sentiva il bisogno di conciliare le formule che, talvolta, sono dichiarate immediatamente dai superficiali, antitetiche.
Nella sua opera « La bellezza della vita »
che è tra quelle che men vivo hanno avuto
il plauso dei critici, ma che meglio significano l'intelletto suo, egli ha sciolto un inno
alla latinità, ed ha sciolto un inno alla
latinità specialmente riferendosi alla grazia che è dono del nostro genio nell'arte;
come nell'opera sua 1'« Equità » egli aveva
sciolto anche un inno al genio nostro nel
diritto per questa virtù - profondamente
italiana - che noi abbiamo di sentire che
il diritto, quando muore nel codice, non è
più che espressione del passato, ed ha bisogno tosto dei contatti delle nuove passioni, delle nuove speranze, dei nuovi tormenti, ha bisogno di pulsare continuamente
rinnovandosi : la vita crea la vita, entro
le formule rigide non sta chiusa che la tradizione.
Perciò ne « La bellezza della vita » egli
si inchinava non alla forza brutale, nè alla
debolezza gracile, ma alla grazia che non
è la debolezza gracile, non è la negazione
della forza, ma un limite della forza, così
come l'equità è non la negazione, ma un limite del diritto. Forza e grazia, forza e armonia, rispetto delle tradizioni, e insieme
desiderio del nuovo, ma non inquietudine
volgare; desiderio continuo di perfezioni
ideali e nello stesso tempo pazienza indulgente verso gli uomini che ingenuamente
si indugiano nel passato !
Egli andava spesso nelle campagne della
Liguria e del Piemonte, egli, il positivista
anticlericale, e si fermava rispettoso avanti
alle belle feste religiose del contado, quando fioriscono di ideale e di sorriso, sotto la
primavera del cielo, le radianti primavere
degli spiriti.
Così, nella nostra Milano, ospite talvolta ignorato, si dilettava, quando la folla
non è rumorosa, quando la città più tace,
ad andare verso il tempio meraviglioso,
verso il tempio lombardo, il Duomo, guardandolo da uno dei lati da Cui meglio si
sente l'aspirazione delle aguglie che muovono verso il cielo, in cui è scritta nel
marmo la grande aspirazione collettiva di
t a n t e generazioni che ci hanno preceduto
combattendo, plorando, edificando, e che
forse non si aspettavano l'età presente, in
cui, anche nel nome di Dio, le chiese sono
distrutte dalla barbarie. (Vivi applausi).
Ora senza voler chiedere alla Camera
che più mi ascolti (era una Ceduta che doveva essere tolta rapidamente in segno di
lutto, ma un po' la riconoscenza intellettuale degli italiani che a parole è abbondante, e un po' il desiderio di eloquenza
che è sempre abbondante nel cuore nostro,
hanno fatto che questa seduta sia andata
al di là dell'orario), se questa seduta dovrà
quasi terminare (non lo so) con la mia
umile parola, vada questa parola, per interpretazione del pensiero vostro, ad un
collega che ebbe una fede repubblicana,
perchè t u t t a questa equità e questa grazia
è repubblicanesimo mazziniano, che non è
di molti, anzi è di pochissimi, ed ebbe una
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Parlamentari
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a
Camera dei Deputati
LEGISLATURA XXIV - l SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 3 DICEMBRE 1914
vita che fu di povertà, vada ad un ingegno
che fu di sottigliezza, ad una bontà che fu
squisitezza, e dica che in Italia le maggioranze sanno ricordare negli eroi e nei martiri delle minoranze una bellezza della vita
che non è il successo. (Vive approvazioni
— Congratulazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Bonardi.
B O I A E D I . Come rappresentante di
Alessandria, la città che ha dato i natali
a Pio Viazzi, sento il dovere ed il bisogno
spirituale di associarmi alle nobili parole
pronunziate dall'illustre Presidente e dagli
altri oratori che hanno parlato di lui.
Sento il bisogno di mandare un saluto
commosso e reverente all'uomo di ingegno
fervido, di profonda coltura, di vasta dottrina, allo studioso e pensatore geniale.
Debbo ricordare che per il suo saggio
sull'iEquità ebbe la cattedra di libero docente di filosofìa del diritto all'Università
di Torino e che le sue lezioni furono ascoltate con reverenza ed entusiasticamente
applaudite dagli studenti di quella illustre
Università.
E dico di lui col poeta che forse « morte
lo scampò dal veder peggio » perchè mi
immagino quale sarebbe stato il dolore di
quello spirito squisito ed eletto di fronte al
tragico spettacolo dell'Europa e del mondo
travolti a ferro ed a fuoco. Perocché colui
che pensò e scrisse il saggio sull' Equità
ispirato alle parole di Gian Domenico Eomagnosi che le masse vogliono pace, equità
e sicurezza, e che i tempi nuovi tendono alla pace, all' equità ed alla sicurezza, non poteva non sentirsi invaso da
un senso di delusione e ui amarezza profondo, al cospetto di una grande.assemblea
tumultuante dove un Gran Cancelliere, col
plauso di t u t t i i partiti, compreso il socialista, affermò che la fede giurata, la parola impegnata, i trattati sottoscritti non
hanno valore alcuno quando parla la necessità rappresentata dall'oltracotante proposito di un popolo di sopraffare e dominare gli altri popoli.
Ed io immagino quale sarebbe stato
lo strazio di Pio Viazzi, lo scrittore dell'ottimo saggio sulla Bellezza della vita, il
quale, come ci, ha narrato con la sua elegante eloquenza il collega Cappa, si entusiasmava in certe limpide mattine primaverili, innanzi al Duomo di Milano, penetrava- nel tempio e si arrestava commosso
a contemplare quei vescovi, quei santi di
marmo, nei loro svariati atteggiamenti, nella
loro suggestiva espressione, fra tanto intreccio di linee' e di profili, nella misteriosa
penombra, mentre il t u t t o si sublima in
una fede semplice e profonda, quale sentirono i nostri padri, quale vibra ancora in
pettojdi moltitudini ingenue, mentre l'anima
loro sembra salire in su, pel tramite della
Vergine, della dolce figlia di Jefte, sfavillante d'oro sul pinacolo estremo, verso il
cielo profondo ed ignoto ; io immagino,
dico, quale sarebbe stato lo strazio di un
esteta entusiasta quale Pio Viazzi, innanzi
alla barbara distruzione della cattedrale
di Reims e dei magnifici monumenti d'arte
di Soissons, di Arras, di Malines, di Lovanio e di tante altre città, rase al suolo dal
furore teutonico!
Francamente, conoscendo la suscettibilità squisita di quello spirito aristocratico,
superiore,chenontollerava leoffese allabellezza, all'armonia, alla grazia, sentiamo di
non dover del tutto deplorare la sua immat ura dipartita mentre assistiamo alla dolorosa dimostrazione della inutilità della
scienza, della cultura, della civiltà, vane
superstrutture impotenti a soffocare nell'anima umana, individuale e collettiva, gli
istinti sanguinarii ed a placare la ferrea
legge dominatrice degli umani destini: homo
Jiomini lupus.
E mi sia lecito di ricordare un punto
dell'opera e della vita di Pio Viazzi, punto
che può sembrare una contraddizione, ma
che esprime un assillante bisogno di quello
spirito.
Egli come studioso ed analizzatore dei
fatti singoli è stato un positivista ed ha
seguito il metodo sperimentale ed evoluzionista, onde la sua collaborazione apprezzata
agli Archivi di psichiatria di Cesare Lombroso ed alla Scuola positiva di Enrico Eerri.
Ma egli non fu mai seguace di quel facilone e dozzinale positivismo che ha così
g ravemente compromesso la fama della
filosofìa positiva, soprattutto fra quelli che
non la conoscono; di quel positivismo raccogliticcio, fatto di nozioni, spesso inesatte, attinte alle opere popolari del Büchner, del Moleschott, dell'Haeckel, dell'Herzen e che nulla ha a vedere colla vasta e
severa dottrina, che ha sfidato e sfida certo
neo-idealismo insincero e calcolatore e che
è condensata nelle opere imperiture di
Comte e di Littré, di Spencer, di Stuart
Mill, di Ardigò e di Bain.
ISTo! Pio Viazzi positivista, sperimentalista ed evoluzionista nella ricerca particolare, è stato un grande idealista di fronte
Atti Parlamentari
LEGISLATURA X X I V -
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l a SESSIONE -
Camera dei Deputati
DISCUSSIONI -
alle conclusioni e alle deduzioni supreme
derivanti dai fenomeni e dalle leggi scientifiche.
Nella sua opera di pensatore e di scrittore egli è stato sempre assillato dal bisogno di conoscere la ragione intima e profonda della stessa evoluzione universale,
di codesto vasto processo di assorbimento
di materia e di estrinsecazione di forza, che
la definizione di Spencer lascia insoluto e
oscuro.
Egli sentiva il bisogno di conoscere il
perchè di codesto ascendere di t u t t o l'universo dall'inorganico all'organico, all'organizzato; dal semplice al complesso, dagli
organismi inferiori ai superiori; dal riflesso
alla volontà; dall'istinto all'intelligenza, al
genio; dalla sensazione al senso morale,
alla solidarietà, all'eroismo.
Quale la legge, quale la ragione, quale
la finalità ultima di codesto vasto insieme,
in cui domina un ordine completamente
ignorato nelle sue cause e nelle sue tendenze
Pio Viazzi t u t t o questo ha a l t a m e n t e
sentito ed illustrato nelle sue opere.
Permettetemi di chiudere questa breve
commemorazione (è una chiusura melanconica) col dire che Pio Viazzi non è stato
un fortunato nella vita ; la cieca fortuna,
anzi, lo ha sempre avversato e percosso.
Parecchi di coloro che lo hanno commemorato dopo morto, in vita, con crudele
compatimento, lo definivano uno spostato,
un vinto, un naufrago nelle lotte scientifiche e nelle lotte per la vita ! I l fatto vero
è che molti con molto minore ingegno e minor
cultura di quella di Pio Viazzi e che hanno
prodotto molto meno di lui nel campo
scientifico, hanno raggiunto il porto a cui
invano egli avrebbe tentato di approdare!
Gli è che gli animi ben temprati, come
quello di Pio Viazzi, sono naturalmente
sdegnosi e si rifiutano di discendere ai piccoli compromessi, alle indignitose rinuncie,
ai servilismi umilianti che avviliscono e discreditano oggi la vita e la carriera universitaria di modo che la cattedra universitaria è molto spesso più il premio dell' intrigo che non del merito e della preparazione scientifica.
Pio Viazzi non era di coloro che possono
scendere a mercanteggiare la cattedra; la
meritava quanto altri e forse più che altri,
ma non era animo, con quella cultura, con
quella tempra, con quelle aspirazioni, da
scendere a patti ed a rinuncie avvilenti la
dignità.
TORNATA DEL 3 DICEMBRE
1914
E perciò egli è stato effettivamente un
vinto ; egli non è arrivato non perchè i
suoi titoli, nel confronto, non fossero sufficienti ; ma perchè così non volle l'ambiente
in cui la sua attività si è svolta e da cui
provenivano i suoi giudici.
Ma è indegno che chi lo denigrò e danneggiò in vita, lo onori ed esalti morto ì
Virtù viva spregiarli, lodiamo estinta !
Chiudo inviando alla memoria di Pio
Viazzi il mio più commosso e reverente
saluto e pregando l'onorevole Presidente
di voler riferire i sentimenti della Camera
alla sua addolorata famiglia e al sindaco
di Alessandria.
{Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Ruini.
R U I N I . Una sola parola di rimpianto,
anche a nome di altri colleghi della provincia di Reggio Emilia, per la memoria
di Giacomo Maffei, che per due legislature
fu deputato del collegio di Montecchio
Egli fu un precursore; molte delle sue
idee furono poi attuate, specialmente per
le affittanze collettive; fu un sognatore e
morì povero e solo.
I n queste poche parole è racchiusa t u t t a
la sua vita, e noi vogliamo soprattutto ricordare che egli fu uomo di cuore che
molto lottò e soffrì per il benessere delle
classi lavoratrici. ( A p p r o v a z i o n i ) .
P R E S I D E N T E . H a facoltà N di parlare
l'onorevole Gambarotta.
G A M B A R O T T A . Dopo tante commemorazioni di uomini di Stato, di scienziati
e di studiosi permettetemi di ricordare,
con la sobrietà che il momento vuole, la
vita di un soldato,* del generale Baldassarre Orerò, morto l ' i l novembre scorso
a Novara, sua patria.
Egli fu giovane nell'epoca in cui non si
aveva l'illusione che i diritti dei popoli potessero valersi soltanto di presidi morali e
non dovessero appoggiarsi anche alla forza
e alla virtù delle armi : ed alla rivendicazione dei diritti del popolo italiano Orerò
dedicò t u t t a la sua gagliarda giovinezza.
Uscito a vent'anni dall'Accademia eli Torino, il primo giugno 1859, ventiquattro giorni
dopo ebbe la fortuna di poter dedicare il
primo suo sforzo alla patria e combattè a
San Martino e Solferino.
Pochi mesi dopo con Cialdini
Pesaro ed a Castelfidardo, e poi ad Ancona,
a Gaeta ed a Messina e poi nel '66 con Medici nel Trentino e, nel '70, con Bixio a
Roma.
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Parlamentari
Camera dei Deputati
LEGISLATURA XXIV - l SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA. DEL 3 DICEMBRE 1914
a
oSTel 1889 ebbe l'incarico di reggere le
sorti dell' Eritrea, e là egli co ridusse le
truppe nostre vittoriose fino ad Adua. Una
polemica ulteriore, indirizzata forse a scopi
parlamentari piuttosto che alla ricerca della
verità, mise in discussione se egli in Eritrea fosse stato fedele interprete degli ordini
del Governo. Con una frase sola, sdegnosa,
si difese contro quella censura. Disse: a me
fu affidato dal capo del Governo l'onore
della bandiera italiana e quell'onore ho
tenuto alto. Era t u t t o quanto un soldato
potesse dire.
E voi, onorevoli colleghi, mi consentirete, in questo momento, la cui gravità
t u t t i sentiamo, qualunque siano le nostre
aspirazioni e le risoluzioni che preferiremmo
fossero prese, mi consentirete di proporvi
d'inviare alla memoria di questo prode soldato un saluto, che vuol essere per la
Camera anche l'espressione di un augurio,
e cioè che la patria nostra possa sempre
valersi di soldati altrettanto valorosi e pieni
di abnegazione, come fu il generale Baldassarre Orerò.
{Approvazioni).
P B E S I D E N T E . Associandomi alle parole di rimpianto qui pronunziate dagli
onorevoli colleghi, in memoria dei senatori Arcoleo, D'Ancona, Borgatta e Speroni, e degli ex-deputati Pennati, Celli, San- j
guinetti, Yiazzi e Maffei, e del generale
Baldassarre Orerò, metto a partito t u t t e
le proposte di condoglianze che sono state
fatte.
(Sono approvate).
Metto a partito la proposta da me
f a t t a in principio, di togliere la seduta in
segno di lutto.
(È approvata).
La seduta si considera tolta in segno
di lutto.
La seduta è tolta alle 19.35. V,
Ordine del giorno della seduta di domani
Alle ore 14.
Discussione intorno alle comunicazioni
del Governo.
PROF.
EMILIO
PIOVANELLI
Capo dell'Ufficio di Revisione e Stenografia
Roma, 1914 — Tipografia della Camera dei Deputati
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resoconto stenografico