Dlrez. e Redaz.: Piazza dl Trevl, 86 - 00187 ROMA
ANNO XXVII N. 9 - Settembre 1979
Spedlzlone In abbonamento poalale Gruppo 111/70
-
ORGANO
MENSILE
-
DELL' AICCE,
ASSOCIAZIONE
dal quartiere alla regione
per una Comunità europea federa.le
UNITARIA
DI
COMUNI,
PROVINCE,
REGIONI
I1 sostegno del CCE
al Parlamento
europeo
di Gianfranco Martini
L ' A I C C E non ha certo atteso l'attuazione
delle elezioni dirette del Parlamento europeo per sottolineare la rilevanza politica d i
tale istituzione, ja sua acentralità*, come si
usa dire, nella dinamica politica e istituzionale della Comunità. N e fanno fede le
pagine di questa rivista, le prese di posizione degli organi associativi, l'insistenza con
la quale, specie nelle molteplici iniziative
dell'AICCE promosse durante la campagna
elettorale, questo concetto t stato ribadito.
O r a il Parlamento eletto è insediato. D u e
domande appaiono naturali: a) sarà esso
consapevole, nei fatti, d i questa .centralit&,? b) quali azioni intende sviluppare
I'AICCE (e tutto il Consiglio dei C o m u n i
d'Europa) perché con esso si instauri un
dialogo continuo, costruttivo, utile ad entrambi gli interlocutori!
Alcune prossime scadenze consentiranno
al Parlamento europeo di dare una risposta
al primo interrogativo. N e ricordiamo alcune, a titolo esemplificativo. Innanzitutto
l'esame del bilancio di previsione 1980.
Quest'anno, come già l'anno scorso, il Parlamento è chiamato ad ingaggiare un d u r o
confronto col Consiglio dei ministri che, in
lettura, ha operato tagli considerevoli
alle proposte della Commissione e in capitoli qualificanti per l'avvenire della C o m u nità: basti pensare al F o n d o europeo d i
sviluppo regionale portato a soli 850 milioni
di unità di conto ( M U C ) contro i 1.200
M U C (1.360 miliardi di lire) contenuti nel
progetto d i bilancio della Comunità.
Q u e s t o atteggiamento dei governi nazio'nali, operanti nel Consiglio dei ministri della Comunità (per la verità il governo italiano si è opposto a questa riduzione), è schizofrenico e suicida perché contraddice tutte
le altisonanti affermazioni fatte in varie sedi
circa la indilazionabile necessità di ridurre
efficacemente le disparità regionali, palla al
piede di tutto lo sviluppo, non solo socioeconomico, ma anche politico della C o m u nità alla vigilia del s u o secondo allargament o . Attendiamo, d u n q u e , I'azionc decisa del
Parlamento europeo che quest'anno p u ò
gettare sulla bilancia dei suoi rapporti con il
Consiglio il peso del suo accresciuto presti-
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
gio politico e della sua rappresentatività d e mocratica.
U n a seconda scadenza sarà quella della
presentazione del r a p p o r t o dei tre .saggi»,
che s o n o stati incaricati d i studiare proposte
per f a r avanzare la C o m u n i t à . C o n t u t t o il
rispetto per chi ha accettato u n m a n d a t o
così impegnativo e per la loro indubbia,
esperienza di cose europee, il Parlamento
e u r o p e o d o v r à chiedersi per quali misteriose
. .
ragioni u n c o m p i t o così significativo che
coinvolge il f u t u r o della C o m u n i t à e dei
suoi cittadini n o n gli sia stato affidato, in
considerazione dei s u o i caratteri di indipend e n z a , di rappresentatività politica, di prestigio. D i e t r o il m a n d a t o ai tre .saggi» c'è,
in realtà, il f u t u r o assetto costituzionale
d e l l ' u n i o n e europea e il Parlamento e u r o p e o , senza timidezza e senza dipendenze d a
considerazioni e calcoli nazionali (la replica
del presidente Simone Veil agli attacchi d i
comunisti e gollisti francesi, sia p u r e a p r o posito d i altri problemi, è di conforto), è
chiamato ad assumere tutte le sue responsabilità.
N e s s u n o ne ignora il peso e la complessità. Il Parlamento e u r o p e o è consapevole
della sua investitura popolare, m a questa ha
bisogno in certo qual m o d o (politicamente,
n o n giuridicamente) d i una continua conferm a mediante l'appoggio dell'opinione p u b blica, delle forze politiche e sociali, degli
organismi che costituiscono l'avanguardia
del federalismo e u r o p e o . I1 Consiglio dei
C o m u n i d ' E u r o p a , movimento rappresentativo delle a u t o n o m i e locali e regionali, intende agire in tal senso: i suoi organi statutari n o n h a n n o perso t e m p o nel dichiarare
formalmente, prima e d o p o le elezioni e u ropee, che essi considerano il Parlamento
c o m e il l o r o interlocutore prioritario, perc h é anch'esso o r m a i radicato nel territorio
e , c o m e tale, autentico portavoce delle attes e e delle esigenze dei cittadini analogamente ai poteri locali e regionali, anche se ad
altro livello e c o n diverse attribuzioni.
Alcune iniziative s o n o già in p r o g r a m m a :
u n incontro d e l l ' A I C C E c o n i m e m b r i italiani del Parlamento e u r o p e o c o m e avvio ad
u n dialogo destinato a continuare e a rafforzarsi; la richiesta d i «hearings» c o n le C o m missioni, le cui attribuzioni si intrecciano
più direttamente c o n gli obiettivi della nostra associazione: politica regionale e assetto
del territorio, agricoltura, problemi sociali,
della libera circolazione dei lavoratori, della
formazione professionale, protezione dell'ambiente, iniziative cu1tura)i e problemi
d e i giovani, compresa una seria politica d i
scambi di gemellaggi riella C o m u n i t à c o m e
s t r u m e n t o di diffusione di una coscienza
europea.
L'elezione del Parlamento e u r o p e o n o n
h a risolto certo tutti i problemi aperti nella
C o m u n i t à , rri'l ha aperto indubbiamente
una nuova fase: è nato, embrionalmente, u n
',potere* e u r o p e o che o r a deve crescere,
Foto in prima pagina - Strasburgo, 10 giugno
1979, entro e fuori l'aula del Parlamento: i
nuovi deputati europei e la manifestazione dei
federalisti.
rafforzarsi, creare unii reale governabilità
politica, oltre
ecoriomica, della Comunità.
L'impresa e difficile. LO ripetiamo: al
Parlamento e u r o p e o n o n mancherà il sosteg n o d i una rete diffusa di amministratori
locali e regionali, politicamente sensibilizzati, coscienti di favorire, in tal m o d o , la
costruzione di un'Europa democratica, unita nelle sue diversità, cioè federale. E' di
questa E u r o p a che abbiamo bisogno; e
presto.
Il Consiglio dei Comuni d'Europa
dopo le elezioni europee
Il Consiglio dei Comuni d'Europa ( C C E ) , conclusa la campagna elettorale, ha
riunito a Pauigi all'inizio del luglio 1979 il suo Comitato di presidenza peu u n
esame approfondito dello svolgimento delle elezioni, dei risultati e delle prospettive
che esse aprono allo sviluppo della Comunità europea ed allazione che la nostra
Associazione intende svolgere nel nuovo quadro politico conseguente alla consultazione popolare.
Pubblichiamo il comunicato finale della riunione che sottolinea, tra l'altro, il
contributo che tutto il C C E , presente nei vari paesi membri attraverso gli Enti
locali e regionali aderenti, ha dato alla sensibilizzazione della pubblica opinione al
voto europeo.
C i sembra doveroso ricordare, in questo contesto, il particolare impegno della
Sezione italiana ( A I C C E ) la cui attività nei mesi precedenti alle elezioni viene
illustrata (con an vasto e analitico panorama) in questo stesso numero, dall'apposito inserto dedicato ai lavori del Consiglio nazionale. Infatti, se non siamo certo
inclini al trionfalismo, non riteniamo neppure giusto sottovalutare, indulgendo ad
una specie di autolesionismo, la quantità e la
delle iniziative promosse e
organizzate dall'AICCE proprio per sensibilizzare, in condizioni particolarmente
difficili, amministratori locali e cittadini al significato delle elezioni europee.
Del resto, un esplicito riconoscimento in tal senso è stato espresso dai colleghi
europei delle altre Sezioni e in special modo dai rappresentanti della Sezione
tedesca i quali hanno anche posto in relazione l'impegno dell'AICCE con l'alta
percentuale di votanti per l'Europa, registrata nel nostro paese, specie in quei
Comuni o in quelle Province dove la presenza della nostra Associazione è più
profondamente radicata e più largamente diffusa.
I1 C o m i t a t o d i Presidenza del Consiglio dei C o m u n i d'Europa, riunito a Parigi
il 9 e 1 0 luglio 1979, si compiace della netta vittoria, nelle elezioni svoltesi dal 7 al
1 0 giugno, d i coloro che si s o n o pronunciati in favore della costruzione europea
e, d u n q u e , di c o l o r o c h e si s o n o dimostrati coscienti dell'interdipendenza e della
dimensione trasnazionale dei problemi che i nostri paesi d e b b o n o affrontare.
La partecipazione alle elezioni è stata soddisfacente, salvo qualche eccezione,
malgrado il peso negativo di talune leggi elettorali.
Il C C E deplora c h e nel corso della campagna sia stata data preponderanza a
questioni d i politica interna a detrimento di dossiers e problemi propriamente
comunitari.
Il CCE h a contribuito, attraverso gli E n t i locali e regionali che ne f a n n o parte,
attraverso l'attiva partecipazione dei l o r o rappresentanti, attraverso il proprio
impegno politico e culturale, al b u o n risultato d i queste elezioni.
Esistono, in s e n o alla C o m u n i t à , più di u n milione d i eletti locali: s o n o una
delle principali forze in grado d i superare gli egoismi nazionali nell'interesse
sgenerale degli europei.
I1 CCE chiede c h e i n s e n o a l P a r l a m e n t o e u r o p e o r e c e n t e m e n t e e l e t t o una
deiie C o m m i s s i o n i a f f r o n t i i p r o b l e m i locali e regionali.
I1 CCE u g u a l m e n t e auspica c h e si f o r m i i n s e n o a l P a r l a m e n t o e u r o p e o u n
intergruppo, che riunisca t u t t i i parlamentari che si interessano ai problemi
locali e regionali, affinché siano trattate le incidenze locali e regionali delle
diverse politiche comunitarie.
I1 C C E p r o p o n e a tutte le Commissioni del Parlamento e u r o p e o e al Parlament o e u r o p e o nei s u o insieme d i organizzare udienze conoscitive aperte agli Enti
locali e regionali e sottolinea la possibilità d i instaurare u n dialogo istituzionale
col Parlamento e u r o p e o tramite il C o m i t a t o consultivo delle istituzioni locali e
regionali degli Stati m e m b r i della C o m u n i t à europea.
11 C C E ricorda le risoluzioni adottate in occasione dei suoi Stati generali all'Aja
nel maggio 1979, sottolineando in particolare il r u o l o centrale del Parlamento
e u r o p e o nel processo d i integrazione europea. I1 C C E darà t u t t o il s u o appoggio
fedeli alla volontà europea dei cittadini.
ai
retternbre 1979
COMUNI D'EUROPA
3
Cronaca d e l l e I s t i t u z i o n i e u r o p e e
11 Parlamento eletto: parloir o parlernent ?
di Pier Virgilio Dastoli
L'inversione della tendenza nell'evoluzione delle prospettive economiche a breve
termine è confermata dagli ultimi dati sulla
produzione totale, sul mercato del lavoro,
sulla d o m a n d a , sui prezzi. Le conseguenze
dell'aumento del p r e z z o del petrolio, c o m e
affermava nel mese di luglio la Commissione europea, valutato al 27,5% in media per
l'anno in corso, s o n o sufficientemente importanti, d a modificare il tasso previsto di
inflazione per l'insieme della C o m u n i t à , che
sale dal 7,570 a quasi il 9 % per il 1979.
Nello stesso t e m p o , nelle previsioni relative
alla bilancia dei pagamenti correnti, il saldo
deve essere ricondotto d a 11,5 a 8 miliardi
di dollari, c o n u n peggioramento delle ragioni di scambio valutato ad oltre 1'1 %. Il
tasso di crescita globale della C o m u n i t à ,
previsto per il 1979, d o v r e b b e pertanto diminuire dal 3,4 al 3,270 e i tassi d i crescita
semestrali risulterebbero m e n o elevati di
quelli previsti.
Nel frattempo, anche in altre aree geografiche del m o n d o industrializzato (pensiam o soprattutto agli Stati Uniti) le prospettive economiche a breve termine registrano
preoccupanti tendenze al peggioramento, in
particolare per la revisione al rialzo delle
prospettive di inflazione, n o n solo per I'impatto degli ultimi sviluppi della situazione
petrolifera, m a per le più generali tensioni
manifestatesi contemporaneamente sui corsi
delle materie prime.
I risultati negativi della V conferenza
J e l l ' U N C T A D , conclusasi a Manila agli
inizi del mese d i giugno, n o n f a n n o intravedere -degli spiragli nei rapporti ~ t r i a n g o l a ri.: paesi industrializzati, paesi produttori
di materie prime, paesi in via di sviluppo ( o
meglio paesi in fase di persistente sottosvil u p p o ) . N é dalle conferenze al vertice di
iine giugno (Consiglio europeo: 21-22 giug t l o ; q u i n t o vertice dei sette paesi più industrializzati: 28-29 g z u g t ~ ~s o) n o venute indicazioni soddisfacenti per q u a n t o riguarda
gli obiettivi a breve termine in materia di
risparmi energetici, gli obiettivi a medio e
lungo termine in materia di produzione e
consurrio dell'energia, i rapporti c o n i paesi
produttori.
A livello comunitario, la creazione del
Sistema monetario e u r o p e o ( i l cui funzionam e n t o sarà s o t t o p o s t o a revisione nel prossimo mese di ottobre) ha reso ancora più
urgente l'effettiva convergenza delle econoiiiie dei nove paesi m e m b r i e , a partire dai
. .
. prossirni anni, la convergenza delle r c o n o mie di dodici paesi.
Significativamente il dibattito su q u e st'aspetto della politica economica c o m u n i taria si è attestato su d u e posizioni che
possono essere così descritte:
1. Italia r G r a n Bretagna ( c o n l'appoggio
discontinuo dell'lrlanda) vanno chiedendo
dal mese d i m a r z o una revisione del bilancio comunitario ( d u n q u e dei rapporti ira le
più importanti politiche europee), che riduca il saldo negativo che questi paesi h a n n o
riscontrato nei trasferimenti netti relativi
agli ultimi esercizi finanziari. Il discorso,
ridotto in -soldoni>> dalla G r a n Bretagna
nella richiesta d i u n correttivo che le consenta di n o n essere più contributore netto,
si avvicina pericolosamente al principio (mai
criticato a sufficienza) del giusto ritorno: io
pago tanto (in termini di dazi doganali,
prelievi agricoli e percentuale delllIVA) e
ricevo tanto (in termini di stanziamenti per
il F E O G A garanzia e orientamento; F o n d o
sociale; F o n d o regionale; aiuti settoriali nel
settore industriale).
Fatti i conti, risulterebbe che (in termini
di trasferimenti netti fitzanziari) Belgio,
Lussemburgo, Irlanda, Danimarca e Paesi
Bassi s o n o , per il 1978, in una situazione di
saldo attivo; Repubblica Federale, Italia,
Francia e G r a n Bretagna s o n o contributori
netti, anche se c o n diverse percentuali assolute e relative al P N L interno.
I paesi m e m b r i in saldo attivo, insieme a
Repubblica Federale e Francia, replicano
(sostenuti dalla Commissione) che le previsioni per i prossimi anni indicherebbero u n
miglioramento del saldo per l'Italia e che
l'analisi crediti-.stanziatilpagamenti-effettuati
tenderebbe piuttosto a portare l'Italia sul
banco degli accusati per i notevoli ritardi
accumulati.
D u n q u e : la soluzione che suggerirà la
maggioranza dei paesi membri al Consiglio
SOMMARIO
Pag.
L'appoggio del C C E al Parlamento e u r o p e o , di C;zanfranco M a r . .
tznz. . . . . . . . . . . .
I
Risoluzione del C C E d o p o le elezioni e u r o p e e . . . . . . . . .
2
Cronaca delle istituzioni europee,
di Pier Virg~lioLlastoli. . . .
3
Dichiarazione del presidente delI ' U E F sull'elezione europea .
5
I nuovi m e m b r i del Parlamento
europeo. . . . . . . . . .
6
Problema e n e r g e t k o , ruolo del
Parlamento e u r o p e o e a u t o n o mie, di M a r i o M a r s a l a . . . .
8
Necessario u n impulso regionale
per la costruzione di una nuova
E u r o p a , di Gabl-zele P a n i z z i .
9
Attività del C o m i t a t o consultivo
degli Enti regionali e locali della
C E E , d i G. M . . . . . . .
9
Riassunto schematico dell'attività
del C C E e d e l l ' A I C C E . . .
10
Le conseguenze cconomichc e industriali dell'unificazionc m o n c taria europea, di I l a r i o L'e10
13
I libri, di Ciannz K u t a . . . . .
18
e u r o p e o d i D u b l i n o sarà quella di applicare
u n ulteriore meccanismo tinanziario (oltre a
quello previsto nel 19751, che consenta alla
G r a n Bretagna di pareggiare i suoi conti.
2 . Repubblica Federale e Francia, sostenute normalmente dai paesi del Benelux e
dalla Danimarca, sottolineano che in t o n d o
il bilancio comunitario ( d u n q u e , ancora una
volta il rapporto fra le politiche europee)
deve mantenere la sua struttura attuale, n o n
deve superare un certo tetto di spese e che
piuttosto conviene comprimere le spese per
politiche nuove (politica regionale, industriale, energetica, di protezione Jell'ambiente), che ridurre le spese della politica
agricola o mettere in discussione i suoi
principi ispiratori.
Per q u a n t o riguarda poi le prospettive di
convergenza delle economie, queste potrann o evolvere positivamente solo a p r e z z o di
certe politiche interne (contenimento della
spesa pubblica e dell'inflazione e riduzione
del costo del lavoro ecc.).
I n questa congiuntura, il Parlamento europeo (istituzione dotata finora di solo p o tere consultivo, salvo la politica di bilancio
ed il controllo politico ,sulla Commissione
attraverso la m o z i o n e di censura) ha assunt o u n n u o v o e diverso ruolo politico attraverso le elezioni a suffragio universale c
diretto del 10 giugno.
Le prime battute del Parlamento eletto,
nella sessione costitutiva d i luglio, h a n n o
messo in evidenza un'accentuata polemica
fra gli schieramenti politici tradizionali (sostanzialmente: centro-destra e sinistra), polemica che ha condizionato sia l'elezione
delllUfficio d i Presidenza (presidente e vicepresidenti), sia la discussione sulla f o r m a zione dei gruppi parlamentari e le relative
modifiche al regolamento.
Nell'elezione del Presidente dell'Assemblea n o n ha avuto alcun ruolo, c o m e temeva o c o m e sperava qualcuno alla vigilia,
l'influenza di accordi .governativi» avvenuti
al di fuori dell'aula. Cosiccht; l'alleanza fra
Giscard e Schimdt sul n o m e del!a Veil n o n
ha avuto riscontro sul piano parlamentare,
poiché il g r u p p o socialista nel s u o insiemr
ha votato fino alla fine i l candidato scelto
nel s u o interno, Zagari. N o n ha ruttavia
avuto alcuna influenza la volontà di ricercare una candidatura che fosse espressione di
una più larga maggioranza e non il risultato
d i un voto fra blocchi contrapposti. Cosicché è fallita all'interno del g r u p p o liberale la
candidatura dell'ex p r i m o ministro lussemburghese T h o r n (che avrebbe certamente
raccolto i suffragi di buona parte del g r u p p o socialista, dei democristiani italiani, dei
comunisti italiani e naturalmente del g r u p p o
liberale); cosicché è fallita la proposta socialista di attuare una rotazione annuale nella
carica di presidente.
Nell'elezione dei vice-Presidenti, i l blocc o degli schieramenti contrapposti ha c o minciato ad incrinarsi e nella votazione per
i1 dodicesimo vice-presidente la comunista
francese D e m a r c h , grazie al voto di sociali-
COMUNI D'EUROPA
sti, comunisti, indipendenti e parte del
g;uppo democristiano, ha prevalso sul candidato gollista, l'irlandese Lalors.
La battaglia sulla modifica al regolamento
(un rapporto, ereditato dalla precedente assemblea e redatto dal democristiano Luster,
proponeva un aumento dei minimi per la
formazione dei g u p p i ) ha visto ancora una
volta la contrapposizione ira schieramenti
tradizionali: democratici-cristiani, liberali e
conservatori per il voto immediato del rapporto Luster; socialisti, comunisti ed indipendenti per il rinvio in commissione. Al
termine di una lunga seduta, durata dalle 15
del 19 luglio alle 10 del 20 (con un interruzione dalle 4 alle 9 del IO), il liberale Bangemann, anche a nome dei democristiani e
dei conservatori, era costretto a cedere alle
forti resistenze delle sinistre chiedendo il
rinvio alla commissione regolamento del
rapporto Luster.
La discussione del 20 luglio sul progetto
preliminare d i bilancio per il 1980 ha visto
ricomporsi in aula, seppure con molte sfumature, la divisione fra innovatori ed immobilisti: da una parte socialisti (per il
gruppo è intervenuto l'olandese Dankert,
relatore .in pectorem sul bilancio); comunisti italiani (rappresentati d a Spinelli); dernocristiani (per i quali ha parlato Notenboom)
e liberali (in nome del gruppo è intervenuto
il francese Rossi) hanno sottolineato la natura politica del bilancio, la necessità d i
difendere i poteri d i bilancio del Parlamento, una riforma della politica agricola. D'altra parte conservatori (per il gruppo hanno
parlato Taylor e Harris), gollisti (rappresentati da Poncelet) hanno difeso i principi
della politica agricola e hanno gettato acqua
sul fuoco dei poteri del Parlamento europeo. All'interno dei gruppi si sono riscontrate tuttavia significative divisioni: Jacks o n , del gruppo conservatore, ha difeso il
ruolo del Parlamento nella politica d i bilancio. ed ha chiesto una razionalizzazione e
riduzione delle spese obbligatorie (dunque
delle spese agricole); Delatte (liberale), Sutra (socialista) e Ryan (democristiano) hanno difeso, al contrario, le eccedenze agricole e hanno denunciato le minacce che pesano sulla politica agricola.
La congiuntura economica e le responsabilità che il Parlamento europeo ha in misura crescente, in materia di politica di bilancio, possono essere u'tili per indicare la direzione nella quale deve muoversi I'assemblea eletta già nella prima legislatura.
La scelta di fronte alla quale si troveranno, a partire dalle riunioni di commissione
d i settembre e dalla tornata plenaria del
24-28 settembre, è quella fra ~ ~ a r l o i ron
aparlementn. I1 primo caso vedrebbe il Parlamento diviso su temi nei quali la Comunità in quanto tale ed il Parlamento in particolare hanno ben poche possibilità (almeno
nel medio periodo) di esercitare alcuna seria
influenza: così avremo parlamentari d i destra che solleciteranno discussioni sulla difesa dei diritti dell'uomo all'Est e parlamentari della sinistra che chiederanno condanne
per le violazioni dei diritti politici e civili
nelle dittature di destra; così avremo dibattiti sollecitati da questo o quel gruppo su
settembre 1979
questa o quella situazione dello scenario
internazionale.
Nel secondo caso, il Parlamento, fin dai
suoi primi momenti di attività, dovrà essere
in grado d i esercitare un'influenza determinante ed un ruolo costituente in settori
fondamentali per la vita della Comunità,
per i quali cerchiamo ora di indicarne
alcuni..
1. La politica di bilancio e l'autonomia
finanziaria della Comunità. C o n le decisioni, definite dalla stessa Commissione ~ i r responsabili», del Consiglio agricolo del 22
giugno, la Comunità si avvicina al momento in cui sarà necessario superare il tetto
dell'i % delllIVA, fissato dal trattato del 21
aprile 1970. Già il progetto preliminare d i
bilancio 980 utilizza lo 0,8870 dell'aliquota
IVA destinata alla Comunità e le previsioni
triennali, resentate dalla Commissione nello
scorso mese d i maggio (cioè prima delle
decisioni del Consiglio agricolo) prevedevan o per i1 1981 un deficit d i 425 milioni di
uce.
La Commissione si è impegnata più volte
di fronte al Parlamento a fare delle proposte
in tempo utile e fin dal luglio 1977 lo stesso
Parlamento (in particolare Spinelli e Aigner)
hanno sollecitato una maggiore attenzione
al problema delle entrate della Comunità.
O r a è venuto il momento di definire le
linee 'direttrici d i questo dibattito nel quale
il Parlamento europeo, in quanto autorità
d i bilancio come il Consiglio, deve svolgere
u n ruolo d i protagonista. E sappiamo bene
che nella politica fiscale, i due aspetti istituzionale ed economico-finanziario rappresentano i cardini di ogni Stato.
2. L'attuazione del Sistema monetario
europeo e la politica di convergenza delle
economie. C o m e ricordavamo più sopra,
nel prossimo mese di ottobre le autorità
monetarie della Comunità dovranno fare il
a questi primi mesi
punto d e l l ' e ~ ~ e r i e n zdi
d i attuazione dello SME e preparare la fase
successiva che porterà alla creazione del
Fondo comune delle riserve (embrione, come si suo1 dire, di una Banca centrale). Già
le amministrazioni nazionali si preparano a
difendere i loro poteri dal <'pericolo. che
parte delle loro sovranità venga loro sottratta a favore di un'autorità sovranazionale. I1
Parlamento sa che, alio stato attuale, può
contare sull'appoggio della Commissione ed
in particolare del commissario Ortoli e del
suo direttore generale Padoa Schioppa (che
- cosa di non poco conto - proviene dalla
Banca d'Italia). Si tratta di studiare i modi
ed i tempi per coinvolgere sempre più il
Parlamento in questa delicata procedura di
unificazione monetaria della Comunità.
Vi è poi l'altro aspetto, connesso strettamente al primo, della convergenza delle politiche economiche e dello sviluppo dei paesi membri, condizione essenziale (come fu
affermato anche dal vertice di Brema) per la
vita dello stesso Sistema monetario europeo. E' noto che il Consiglio dei ministri
della Comunità, senza che in seno ad esso
si sia levata una sola voce d i protesta, e la
Commissione non hanno ritenuto opportun o consultare il Parlamento europeo (quello
eletto indirettamente ed ora quello eletto)
sulla prima fase d i studio, affidata dal C o n siglio europeo di marzo alle istituzioni comunitarie, sulla convergenza delle,economie
e la struttura del bilancio. O r a Commissio.ne e Consiglio si preparano a concludere
questa prima fase, consegnando i risultati
delle loro analisi al Consiglio europeo d i
Dublino.
Sembra abbastanza evidente che i1 Parlamento europeo non potrà sopportare d i essere tenuto fuori da conclusioni che determineranno gli sviluppi futuri della politica
economica e della politica d i bilancio della
Comunità.
3. Gli aspetti istituzionali dell'evoluzione comunitaria: rafforzamento delle istituzioni in vista dell'allargamento e preparazione della legge elettorale europea. Sono
questi d u e aspetti che riguardano direttamente la fase costituente della futura C o m u nità. I1 primo è stato, per il momento,
abilmente sottratto da Giscard d'Estaing al
Parlamento ed alle istituzioni comunitarie
ed affidato ad un comitato di tre saggi, che
presenterà la sua relazione al Consiglio europeo di Dublino.
Il secondo è tutto nelle mani del Parlamento europeo al quale l'Atto di Bruxelles
del 20 settembre 1977 affida il compito di
redigere il progetto d i legge elettorale, da
far valere a partire dalla seconda legislatura.
E' probabile che la commissione politica del
Parlamento europeo (così come fu per il
progetto Patijn) decida d i procedere attraverso la costituzione di una sotto-commissione che inizi subito i suoi lavori.
Sono questi i temi sui quali il movimento federalista può fornire al Parlamento
europeo un appoggio, in termini di pressione sull'opinione pubblica, ed un aiuto, in
termini di orientamenti ed indicazioni legislative, che per molti parlamentari p u ò essere probabilmente prezioso.
gli avve
In un'intervista l'ex primo ministro turco
Demirel ha dichiarato il 5 giugno che, se
tornasse al governo, depositerebbe immediatamente la candidatura della Turchia all'adesione alla Comunità europea.
Nella riunione del 6 giugno, la Commis-sione ha adottato una comunicazione al
Consiglio, concernente il rafforzamento del
coordinamento delle politiche economiche
fra i N o v e , resa necessaria dall'instaurazione dello SME.
Nella stessa riunione del 6 giugno, la
Commissione ha approvato la seconda tranche del Fondo europeo d i sviluppo regionale
per l'anno 1979: l'ammontare totale è d i
152,43 milioni d i unità d i conto, per 305
progetti d i investimento in Danimarca, Irlanda, Italia e Gran Bretagna. Per quanto
riguarda l'Italia, la tranche è relativa a
progetti nel settore dell'industria e servizi
(33 milioni d i uce) e delle infrastrutture (44
milioni d i uce). In particolare saranno rea-
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
5
cussioni economiche della crisi petrolifera.
La Commissione ha approvato il 27 giulizzati, grazie al F E S R , progetti nel porto d i
11 Parlamento europeo, eletto per la prigno i primi finanziamenti del Fondo sociale
Taranto, per l'urbanizzazione e l'alimentam a volta a suffragio universale e diretto col
per il 1979, per urz ammontare d i 152 miliozione d i acqua delle zone industriali d i Gela
v o t o del 7-10 g i u g n o , ha tenuto la sua
n i di uce (la dotazione globale del Fondo è
e la ristrutturazione del porto d i Licata.
prima sessione costitutiva a Strasburgo, dal
d i 767,5 milioni d i uce). L'Italia ottiene
I ministri degli affari esteri della C E E si
17 al 21 luglio.
9,44 milioni d i uce, d i cui 5,53 per azioni
sono riuniti a Lussemburgo il 12 giugno per
N e l corso del mese d i giugno , la disoccuregionali;
2,19
per
i
giovani;
1,46
per
gli
preparare il Consiglio europeo d i Strasburgo
pazione è diminuita dello 0,5% rispetto al
handicappati; 0,26 per i lavoratori del settoe la partecipazione della C o m u n i t à al vermese d i maggio, m a il numero totale dei
re tessile e dell'abbigliamento.
tice d i T o k y o .
disoccupati è ancora superiore a quello del
La Commissione ha deciso, nella riunione
La Commissione ha approvato, nella riugiugno 1978: 5,6 milioni contro 5,5.
del 4 luglio, d i nominare il commissario
nione del 13 g i u g n o , u n documento sugli
Il consiglio dei ministri degli Esteri, riuNatali, responsabilc delle relaziorzi con il
obiettivi energetici della Comunità per il
nito il 24 luglio, ha ampiamente discusso i
Parlamento europeo.
1990: secondo gli orientamenti dell'esecutidiffererzti aspetti delle relazioni esterne della
Il Consiglio dei ministri delle Finanze,
v o , occorre ridurre le importazioni petrolifeC E E : Turchia, diritti dell'uomo negli Stati
riunito a Bruxelles il 16 luglio, ha approvare a 470 milioni d i tonnellate per anrzo,
Acp; conclusioni del T o k y o R o u n d ; rifugiati
t o le procedure d i esame del funzionamento
aumentare' del 25 % la produzione d i carbod'lndocina; negoziati con la Jugos/avia e
dello S M E ; l'esame annuale della situazione
n e , portare al 7 5 % la parte d i elettricità
economica e alcune conclusioni sulle riperrapporti C E E - A S E A N .
prodotta dal carbone r dallérzergia nucleare
e, soprattutto, fissare il rapporto fra la n e scita del P N L ed il consumo d i energia allo
0,7%.
I ministri dell'energia dei N o v e , riuniti a
Lussemburgo il 19 giugno , hanno raggiunto
u n accordo sul miglioramento dei sistemi d i
Pubblichiamo la dichiarazione rilasciata
nuovo m o d o d i pensare e di agire, che p u ò
informazione dei governi sulle tendenze dei
cominciare proprio col voto europeo. Solo
dopo l'elezione europea da Mario Albertini,
prezzi del petrolio; su urz registro obbligatoc o n il riconoscimento del fatto che il voto
presidente d e l l J U E F (Urzion éuropéenne des
rio degli acquisti d i petrolio e sull'impegno
europeo ha aperto la strada alla democrazia
dei N o v e verso le compagnie petrolifere perfédéralistrs).
internazionale, e con la consapevolez.za che
ché esse si astengano da acquisti d i petrolio
questa strada è ormai percorribile, si p u ò
a prezzi elevati i n m o d o anormale.
Per la prima volta nella storia, i cittadini
portare tempestivamente l'Europa al miniI ministri dellambiente, nella riunione di nove paesi europei hanno votato insieme
m o politico-istituzionale indispensabile, e il
del 19 giugno, hanno approvato una diretti- per eleggere il primo Parlamento internaziov a sulla protezione delle acque sotterranee e nale e per fondare sulla volontà del popolo
m o n d o ad una collaborazione sempre più
sulle acque d i superficie destinate ad uso delle nazioni europee la Comunità europea.
stretta, preludio della federazione mondiale
alimentare.
del futuro.
E' stato così compiuto il primo passo essenI/ Consiglio europeo si è riunito a StraI n questo grande m o m e n t o della storia
ziale del cammino d a percorrere per salvare
sburgo il 21 e 22 giugno : i capi d i governo
mondiale I'UEF ricorda pertanto che per
e rafforzare le nazioni europee, che possodei N o v e hanno approvato delle conclusioni
proseguire sulla via dell'unità europea e deln o ricuperare la loro indipendenza solo con
su: elezioni europee; sistema monetario; l'unità, e che possono conservarla solo con
la collaborazione mondiale, e per far sì che
energia, situazione economica e sociale; conla Comunità possa affrontare e risolvere i
l'unità federale. N o n c'è infatti nessuna alvergenza delle economie, rapporti C E E - tra forma costituzionale con la quale si posproblemi
d e l l ' o c ~ u ~ a z i o n e , dell'energia,
dell'inflazione e della riconversione induGiappone e aiuto ai rifugiati d'lndocina.
sa assicurare un governo indipendente sia a
striale mediante il r'afforzamento e la coorI ministri dell'Agricoltura, riuniti il 21
ciascuno degli Stati associati, sia alla assogiugno, dopo quattro giorrzi d i discussioni,
dinazione
delle politiche comuni, è necessaciazione concepita come un insieme.
hanno raggiun t0 u n accordo sulla fissazione
rio giungere al minimo politico-istituzionale
I governi nazionali avrebbero dovuto
dei prezzi agricoli per la campagna 1979- convocare alle urne gli europei quando si
costituito da: a) lo sviluppo dello S M E sino
1980. 11 Commissario Gundelach, in una
allo stadio della moneta europea (il legame
trattava d i ricostruire i nostri paesi d o p o le
dichiarazione alla stampa, ha sottolineato il
tra politica monetaria e politica economica è
rovine della guerra perché sarebbe stato inprofondo disaccordo della Commissione che
così stretto che è impossibile fare una vera
finitamente meglio ricominciare sulla base
aveva chiesto il congrlamento dei prezzi ed
politica economica europea con nove monedell'unità democratica invece che su quella
U Y Z a u m e n t o della tassa d i corresponsabilità
te nazionali, e il conseguente dinamismo
della divisione nazionale del passato. I gonazionale della spesa pubblica e del sindacasul latte.
verni avrebbero dovuto convocare alle urne
Il compromesso prevede u n a u m e n t o gloto); b) la disponibilità d i mezzi sufficienti
gli europei almeno q u a n d o venne fondata la
bale de11'1,5% dei prezzi, ad eccezione del
per un adeguato trasferimento d i risorse e
Comunità economica, allo scopo di farne
per una iniziale possibilità di contro!lo della
latte (che non subirà alcun aumerzto); una
davvero la cosa degli europei e non una
diminuzione dei montanti compensativi per
congiuntura (2,5% del prodotto lordo euorganizzazione tecriocratica distaccata dal
ropeo secondo le valutazioni del rapporto
Repubblica Federale ( 1 0o) e Benelux
popolo, dalla sua esperienza e dai suoi sen(0,5%); la tassa d i corresporzsabilità sul latte
MacDougall); C) la capacità di governare la
timenti. E' per questa colpa storica dei gofissata ailo 0,5%.
moneta europea e una spesa pubblica euroverni nazionali che il voto europeo, giunto
La Commissiorze ha adottato, nella riucosì tardi, non è stato pienamente compreso . pea dell'entità precisata grazie al rafforzamento sia della Commissione, sia del suo
nione del 20 giugno, u n m e m o r a n d u m sulle
dalle forze politiche, sociali e culturali, e
legame con il Parlamento europeo e perciò
ripercussioni dell'allargamento nelle relaziodagli stessi cittadini. Ma una grande via è
con gli elettori europei.
n i con i paesi terzi.
stata aperta.
Sulla base d i questo orientamento, 1'UEF
Soltanto dopo due giorni d i lawori si sono
C o l voto europeo la democrazia, sino ad
si impegna sin d a ora a organizzare il più
conclusi il 27 giugno i negoziati fra la C o ora confinata nel campo nazionale, si afferstretto contatto
tra i deputati eumunità e gli Acp per il rinnozlo della corzma per la prima volta nel campo internazioi
loro
elettori,
sia
come singoli, sia
ropei
e
venzione d i Lomé. L'accordo è stato ragnale, d a sempre riservato esclusivamente
come
membri
d
i
diversi
gruppi
politici, sogiunto sull'ammontare globale degli aiuti
agli eserciti, ai rapporti di forza, alla ragion
ciali e culturali nei quali si articola la vita
finanziari (relativi al Fondo europeo d i svidi Stato e, in ultima istanza, alla guerra o
dell'Europa, allo scopo di rafforzare col
luppo), che dovrebbero avvicinarsi ai 6 m i alla minaccia della guerra. L'Europa ha bisostegno degli elettori la lotta per I'affermaliardi d i uce. E' rimasto ancora insoluto il
sogno di una vera unità. I1 m o n d o ha bisozione d i una maggioranza veramente europroblema del riferimento al rispetto dei digno di una collaborazione sempre più stretpea in seno al Parlamento europeo.
ritti dell'uomo.
ta fra tutti i popoli. E ciò richiede un
Dichiarazione del presidente dell'UEF
sul1'elezione europea
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
6
I nuovi membri del Parlamento europeo
ABENS Victor - Luxembourg - P.O.S.L.
ADAM Gordon J. - United Kingdom - Lab.
A D O N N I N O Pietro - Italia - D . C .
AERSSEN Jochen van - Deutschland - C D U
AGNELLI Susanna - Italia - P.R.I.
AIGNER Heinrich - Deutschland - CSU
ALBER Siegbert - I>eutschland - C D U
ALBERS Willem - Nederland - P.v.d.A.
A L E M A N N Frau Mechthild - Deutschland - F.D.P.
ALMIRANTE Giorgio - Italia - M.S.I.-D.N.
A M E N D O L A Giorgio - Italia - P.C.I.
ANSART Gustave - France - P.C.F.
ANSQUER Vincent - France - D.I.F.E.
A N T O N I O Z Z I Dario - Italia - D.C.
ARFE' Gaetano - Italia - P.S.I.
A R N D T Rudi - Drutschland - SPD
BADUEL G L O R I O S O ~ a b r i z i a- Italia - P.C.I.
BAILLOT Louis - France - P.C.F.
BALFE Richard - United Kingdom - Lab.
BALFOUR Neil - United Kingdom - Cons.
B A N G E M A N N Martin - Deutschland - FDP
BARBAGLI Giovanni - Italia - D.C.
BARBARELLA Carla - Italia - P.C.I.
BARBI Paolo - Italia - D . C .
BAlTERSBY Robert - United Kingdom - Cons.
BAUDIS Pierre France - U.F.E.
BEAZLEY Peter - United Kingdom - Cons.
BERKHOUWER Cornelis - Nederland - V.V.D.
BERLINGUER Enrico - Italia - P.C.I.
BERSANI Giovanni - Italia - D.C.
BETHELL The Lord (Nicholas) - United Kingdom Cons.
B E l T I Z A Vincenzo - Italia - P.L.I.
BEUMER Bouke - Nederland - C.D.A.
BISMARCK Pliilipp von - Deutschland - C D U
BLANEY Neil - Ireland - Ind.
BLUMENFELD Erik - Deutschland - C D U
BOCKLET Reinhold - Deutschland - CSU
B 0 G H Jergen - Danmark - Folkebevzgelsen
B O N A C C I N I Aldo - Italia - P.C.I.
B O N D E Jens-Peter - Danmark - Folkebevzgelsen
B O N I N O Emma - Italia - P.R.
B O O T Mevr. E.C.A.M. - Nederland - C.D.A.
BOSERUP Fru Bodil - Danmark - SF
BOYES Roland - United Kingdom - Lab.
B R A N D T Willy - Deutschland - SPD
BROOKES Beata - United Kingdorn - Cons.
B U C H A N Janey O'Neil - United Kingdom - Lab.
B U C H O U Hubert - France - D.I.F.E.
B U T T A F U O C O Antonino - Italia M.S.I.-D.N.
C A B O R N Richard - United Kingdom - Lab.
CAILLAVET Henri - France - U.F.E.
CALVEZ Corentin - France - U.F.E.
C A P A N N A Mario - Italia - D.P.
C A R D I A Umberto - Italia - P.C.I.
C A R E l T O N I R O M A G N O L I Tullia - Italia - P.C.I.
CARIGLIA Antonio - Italia - P.S.D.I.
C A R O S S I N P Angelo - Italia - P.C.I.
CASSANMAGNAGO C E R R E l T I aria - Italia D.C. .
CASTELLINA Luciana - Italia - P.D.U.P.
CASTLE Barbara A. - United Kingdom - Lab.
CATHERWOOL) Sir Fred. - United Kingdorn Cons.
C E C O V I N I Manlio - Italia - P.1..1.
C E R A V O L O Domenico - Italia - P.C.I.
C H A M B E I R O N Robert - France - P.C.F.
C H A R Z A T Gisèle France - P.S.
C H I R A C Jacques - France - D.I.F.E.
C H O U R A Q U I Nicole - France - D.I.F.E.
CINCIARI R O D A N O Maria Lisa - Italia - P.C.I.
C L I N T O N Mark - Ireland - F.G.
CLWYD Ann - United Kingdom Lab.
C O H E N Robert - Nederland - P.v.d.A.
C O L L A Marce1 G.B. - Belgie - B.S.P.
COLLESELLI Arnaldo - Italia - D.C.
C O L L I N S Kenneth D . - United Kingdom - Lab.
C O L L O M B Francisque - France - U.F.E.
C O L O M B O Emilio - Italia - D . C .
C O M B E Francis - France - U.F.E.
COPPIETERS Mauritz - Belgie - V.U.
C O S T A N Z O Roberto - Italia - D.C.
C O l T R E L L Richard - United Kingdom - Cons.
C O U R C Y L I N G John - United Kingdom - Cons.
CRAXI Bettino - Italia - P.S.I.
-
-
-
-
CRESSON Edith - France - P.S.
C R O N I N Jeremiah - Ireland - F.F.
C R O U X Lambert - Belgie - C.V.P.-E.V.P.
CURRY David - United Kingdom - Cons.
DALSASS Joachim - Italia - S.V.P.
DALZIEL lan - United Kingdom - Cons.
D A M E l T E Felix - France - P.C.F.
DAMSEAUX André - Belgique - P.R.L.
D'ANGELOSANTE Francesco - Italia - P.C.I.
D A N K E R T Pieter - Nederland - P.v.d.A.
D A V E R N Noel - Ireland - F.F.
DEBATISSE Michel - France - U.F.E.
DEBRÉ Michel - France - D.I.F.E.
D E C L E R C Q ' Willy - Belgie - P.V.V.-E.L.D.
D E KEERSMAEKER Paul - Belgie - C.V.P.-E.V.P.
DEKKER Mevr. Suzanne - Nederland - D '66
D E L A l T E Charles - France - U.F.E.
DELEAU Gustave - France -- D.I.F.E.
D E L M O l T E Fernand - Belgique - P.S.B.
D E L O R O Z O Y Robert - France - U.F.E.
DELORS Jacques - France - P.S.
D E M A R C H Danielle - France - P.C.F.
D E N I S Jacques - France - P.C.F.
D E PASQUALE Pancrazio - Italia - P.C.I.
D E S M O N D Eileen - Ireland - Lab.
D I A N A Alfredo - Italia - D.C.
D I D O Mario - Italia - P.S.I.
D I E N E S C H Marie - France - D.I.F.E.
D I L I G E N T André - France - U.F.E.
D O N N E Z Georges - France - U.F.E.
D O U R O The Marquess of - United Kingdom Cons.
D R U O N Maurice - France - D.I.F.E.
ELLES The Baroness - United Kingdom - Cons.
E N R I G H T Derek - United Kingdom - Lab.
ESTGEN Nicolas - Luxernbourg - P.C.S.
ESTIER Claude - France - P.S.
E W I N G Winifred - United Kingdom - SNP
FANTI Guido - Italia - P.C.I.
FAURE Edgar - France - U.F.E.
FAURE Maurice - France - P.S.
FELLERMAIER Ludwig - Deutschland - SPD
FERGUSSON Adam - United Kingdom - Cons.
F E R N A N D E Z Guy - France - P.C.F.
FERRANTI Basi1 de - United Kingdom Cons.
FERRERO Bruno - Italia - P.C.I.
FERRI Mauro - Italia - P.S.D.I.
FILIPPI Renzo - Italia - D.C.
FISCHBACH Marc M.J.A. - Luxembourg - P.C.S.
F L A N A G A N Sean - Ireland - F.F.
FLFSCH Colette - Luxembourg - P.D.
F O C K E Katharina - Deutschland - SPD
FORSTER Norvela - United Kingdom - Cons.
F O R T H Eric - United Kingdom - Cons.
FRIEDRICH Bruno - Deutschland - SPD
FRIEDRICH Ingo - Deutschland - CSU
F R I S C H M A N N Georges - France - P.C.F.
FRUH Isidor - Deutschland - C D U
F U C H S Karl - Deutschland - CSU
FUILLET Yvette - France - P.S.
GABERT Volkmar - Deutschland - SPD
G A I O l T I D E BIASE Paola - Italia - D.C.
G A L L A G H E R Michel - United Kingdom - Lab.
G A L L A N D Yves - France - U.F.E.
GALLUZZI Carlo Alberto - Italia - P.C.I.
GASPARD Fran~oise- Frarice - P.S.
G A l T O Vincenzo - Italia - P.S.I.
G E N D E B I E N Paul-Henry - Belgique - F.D.F:R.W.
GEURTSEN Aart - Nederland - V.V.D.
G H E R G O Alberto - Italia - D.C.
GIAVAZZI Giovanni - Italia - D.C.
G I L L O T Alain - France - D.I.F.E.
GIUMMARA Vincenzo - Italia - D.C.
G L I N N E Ernest - Belgique - P.S.B.
G O E D E Arie de - Nederland - D '66
G O N E L L A Guido - Italia D . C .
G O P P E L Alfons - Deutschland - CSU
G O U T H I E R Anselmo - Italia - P.C.I.
GREDAL Eva - Danmark - S
GREMETZ Maxime - France - P.C.F.
GRIFFITHS Winston - United Kingdom - Lab.
G R O E S Mette - Danmark -- S
van der G U N Frans - Nederland - C.D.A.
H A A G E R U P Niels Jergen - Danmark - V
-
HABSBURG O t t o - Deutschland - CSU
HANSCH Klaus - Deutschland - SPD
H A H N Wilhelm - Deutschland - C D U
HAMILIUS Jean - Luxembourg - P.D.
H A M M E R I C H Else - Danmark - Folkebevzgelsen
HARMAR-NICHOLLS The Lord - United Kingdom
- Cons.
HARRIS David - United Kingdom - Cons.
HASSEL Kai Uwe von - Deutschland - C D U
H A U E N S C H I L D Karl - Deutschland - SPD
HELMS Wilhelm - Deutschland - C D U
H E N C K E N S Jaak - Belgie - C.V.P.-E.V.P.
H E R K L O T Z Luise - Deutschland - SPD
H E R M A N Fernand - Belgique - P.S.C.-P.P.E.
van den H E U V E L (de BLANK) Mevrouen - Nederland - P.v.d.A.
H O F F Magdalene - Deutschland - SPD
H O F F M A N N Jacquie - France - P.C.F.
H O F F M A N N Karl-Heinz - Deutschland - C D U
H O O P E R Gloria - United Kingdorn - Cons.
H O P P E R William - United Kingdom - Cons.
H O R D Brian - United Kingdom - Cons.
H O W E L L Paul - United Kingdom - Cons.
H U M E John - United Kingdom - S.D.L.P.
H U l T O N Alisdair - United Kingdom - Cons.
I P P O L I T O Felice - Italia - P.C.I.
IRMER Ulrich - Deutschland - FDP
J A C K S O N Christopher - United Kingdom - Cons.
J A C K S O N Robert - United Kingdom - Cons.
JAKOBSEN Erhard - Danmark - C D
JANSSEN van RAAY James - Nederland - C.D.A.
J A Q U E T Gérard - France - P.S.
J O H N S O N Stanley - United Kingdom - Cons.
J O N K E R Sjouke - Nederland - C.D.A.
JOSSELIN Charles - France - P.S.
JURGENS Heinrich - Deutschland - F D P
KATZER Johann - Deutschland - C D U
K A V A N A G H Liam - Ireland - Lab.
KELLET-BOWMAN Edward - United Kingdom Cons.
KELLET-BOWMAN Mrs. Elaine - United Kingdom
- Cons.
KEY Brian - United Kingdom - Lab.
KIRK Kent - Danmark - KF
KLEPSCH Egon - Deutschland - C D U
K L I N K E N B O R G Jan - Deutschland - SPD
KOHLER Herbert - Deutschland - C D U
KROUWEL-VLAM Mevr. Annie - Nederland P.v.d.A.
KUHN Heinz - Deutschland - SPD
LABBÉ Claude - France - D.I.F.E.
LALOR Patrick Joseph - Ireland - FF
L A N G E Erwin - Deutschland - SPD
LANGES Horst - Deutschland - C D U
L E C A N U E T Jean - France - U.F.E.
LEGA Silvio - Italia - D.C.
LEMMER Gerd - Deutschland - C D U
L E N Z Marlene - Deutschland - C D U
L E O N A R D I Silvio - Italia - P.C.I.
LE R O U X Sylvie - France - P.C.F.
LEZZI Pietro - Italia - P.S.I.
LIGIOS Giosuè - Italia - D.C.
LIMA Salvatore - Italia D.C.
L I N D E Erdmann - Deutschland - SPD
L I N K O H R Rolf - Deutschland - SPD
LIZIN Anne-Marie - Belgique - P.S.B.
LODERER Eugen - Deutschland - SPD
LOMAS Alfred - United Kingdom - Lab.
L O 0 Charles-Emile - France - P.S.
LOUWES Hendrik - Nederland - V.V.D.
LUCKER Hans - Deutschland - CSU
LUSTER Rudolf - Deutschland - C D U
L Y N G E Finn - Danmark - Siumut
M A C A R I O Luigi - Italia - D.C.
McCARTIN John - Ireland - F.G.
M A C C I O C C H I Maria Antonietta - Italia - P.R.
MAFFRE-BAUGÉ Emmanuel - France - P.C.F.
M A H E R Thomas - Ireland - Ind.
MAIJ-WEGGEN Johanna - Nederland - C.D.A.
M A J O N I C A Ernst - Deutschland - C D U
MALANGRÉ Kurt - Deutschland - C D U
MALENE Christian de la - France - D.I.F.E.
MARCHAIS Georges - France - P.C.F.
MARSHALL John - United Kingdom - Cons.
COMUNI D'EUROPA
settembre 1979
MARTIN Maurice - France - P.C.F.
MARTIN Simone - France - U.F.E.
MARTINET Gilles - France - P.S.
MAUROY Pierre - France - P.S.
MEGAHY Thomas - United Kifigdom - Lab.
MERTENS Meinolf - Deutschland - C D U
MESSMER Pierre - France - D.I.F.E.
MICVEL Victor - Belgique - P.S.C.-P.P.E.
van M I N N E N Johan - Nederland - P.v.d.A.
M O D I A N O Marcello - Italia - D . C .
MOLLER Poul - Daninark - KF
M O O R H O U S E Cecil - United Kingdom - Cons.
MOREAU Jacques - France - P.S.
MOREAU Louise - France - U.F.E.
MORELAND Robert - United Kingdom - Cons.
M O T C H A N E Didier - France P.S.
MULL.ER-HERMANN Ernst - Deutschland - C D U
M U N T I N G H Hemmo - Nederland - P.v.d.A.
NARDUCCI Angelo - Italia - D . C .
N E W T O N D U N N William - United Kingdom Cons.
NICOLSON Sir David Lancaster - United Kingdom
- Cons.
NIELSEN J0rgen - Danmark - V
NIELSEN Tove - Danmark - V
N O R D Hans R. - Nederland - V.V.D.
N O R D L O H N E Franz-Josef - Deutschland - C D U
N O R M A N T O N Tom - United Kingdom - Cons.
N O T E N B O O M Harry - Nederland - C.D.A.
N O T H O M B Charles - Belgique - P.S.C.-P.P.E.
NYBORG Kai - Danmark - F.R.P.
O ' C O N N E L John - Ireland - Lab.
O ' D O N N E L Tom - Ireland - F.G.
OEHLER Jean - France - P.S.
O ' H A G A N The Lord Charles - United Kingdom Cons.
O'LEARY Michael - Ireland - Lab.
OLESEN Kjeld - Danmark - S
ORLANDI Fulvio - Italia - I'.S.D.I.
d'ORMESSON Olivier - France - U.F.E.
PAISLEY The Revd. Ian - United Kingdom - D U P
PAJEITA Giancarlo - Italia - P.C.I.
PANNELLA Marco - Italia - P.R.
PAPAPIETRO Giovanni - Italia - P.C.I.
PATTERSON George - United Kingdom - Cons.
PEARCE Andrew - United Kingdom - Cons.
PEDINI Mario - Italia - D . C .
PELIKAN Jiri - Italia - P.S.I.
PENDERS Johannes - Nederland - C.D.A.
P E R C H E R O N Daniel - France - P.S.
PETERS Johannes - Deutschland - SPD
P E T R O N I O Francesco - Italia - M.S.I.-D.N.
PFENNIG Gero - Deutschland - C D U
PFLIMLIN Pierre - France - U.F.E.
PICCOLI Flaminio - Italia - D . C .
PININFARINA Sergio - Italia - P.L.I.
PINTAT Jean-Franqois - France - U.F.E.
PIQUET René - France - P.C.F.
-
Belgie
PLUMB Sir Henry - United Kingdom - Cons.
POTTERING Hans - Deutschland - C D U
POIRIER Henriette - France - P.C.F.
PONCELET Christian - France - D.I.F.E..
PONIATOWSKI Michel - France - U.F.E.
PRAG Derek - United Kingdom - Cons.
PRANCHERE Pierre - France - P.C.F.
PRICE Peter - United Kirigdom - Cons.
PROUT Christopher - United Kingdom - Cons.
I'ROVAN James United Kingdom - Cons.
PRUVOT Marie-Jane - France - U.F.E.
PURSTEN Albert - Deutschland - C D U
P U L E I T I Ruggero - Italia - P.S.D.I.
PURVIS John - United Kingdoni Cons.
QUIN Joyce G . - United Kingdom - Lab.
RABBETHGE Renate - Deutschland - C D U
RADOUX Lucien - Belgique - P.S.B.
REMILLY Eugène - France - D.I.F.E.
REY Jean Belgique - P.R.L.
RHYS WILLIAMS Sir Brandon - United Kingdoni Cons.
RINSCHE Gunter Deutschland - C D U
RIPA di MEANA Carlo - Italia - P.S.:.
ROGERS Allan - United Kingdom - Lab.
ROMUALDI Pino - Italia - M.S.I.-D.N.
ROSSI André - France - UFE
ROUDY Yvette - France - P.S.
RUFFOLO Giorgio - Italia - P.S.I.
RUMOR Mariano - Italia - D.C.
RYAN Richie - Ireland - F.G.
SABLÉ Victor - France - U.F.E.
SALZER Bernhard - Deutschland - C D U
SALISCH Heinke - Deutschland - SPD
SARRE Georges - France - P.S.
SASSANO Mario - Italia D . C .
SAYN-WIITGENSTEIN Casimir - Deutschland CDU
SCHALL Wolfgang - Deutschland - C D U
SCHIELER Rudolf - Deutschland - SPD
SCHINZEL Dieter - Deutschland - SPD
SCHLEICHER Ursula - Deutschland - CSU
SCHMID Gerhard - Deutschland - SPD
SCHMITT Heinz - Deutschland - SPD
SCHNITKER Paul - Deutschland - C D U
S C H O N Karl - Deutschland - SPD
S C H O N Konrad - Deutschland - C D U
SCHWARTZENBERG Roger - France - P.S.
SCHWENKE Olaf - Deutschland - SPD
S C O 7 T H O P K I N S James - United Kingdom - Cons.
SCRIVENER Christiane - France - U.F.E.
SEAL Barry - United Kingdom - Lab.
SEEFELD Horst - Deutschland SPD
SEELER Hans - Deutschland - SPD
SEGRE Sergio Italia - P.C.I.
SEIBEL-EMMERLING Lieselotte - Deutschland SPD
SEITLINGER Jean - France - U.F.E.
SELIGMAN Richard - IJnited Kingdom - Cons.
-
-
-
-
-
- Belgique
B.S.P.
P.S.B.
C.V.P.-E.V.P.
P.S.C.-I1.P.E.
F.D.F.-R.W.
P.R.L.
P.V.V.-E.L.D.
V.U.
Beigirche Socialistirche Partii
Parti socialisre belge
Chrirrelijke Volkspartij (Europese Volkspartij)
Parri social-chrétien (Parti Populnire Européen)
Front démocrarique des Francophones (Rassemblement Wallon)
Parti des refomes et de In liberté
Parti; voor vrijheid en vooruitgang (Europere Liberalen en Demokraten)
Voksunie
CD
FRP
KF
S
SF
V
'Centrum-Demokraterne
Fremrkridtrparriei
Det konservarive folkeparti
Socialdemokratiet
Socialistisk folkeparri
Venrrrr. I>anmarks liberalr parti
Danmark
.
.
Deutschland
CDU
CSU
FDP
SPD
Christlich-Demokratische Union
Chrirtlich-Saziale Union
Freie Demokratische Parrei
Sozialdemokratirche Parrei Deutrchlandr
France
D.I.F.E.
P.C.F.
P.S.
U.F.E.
Défenir der intérèrs de la France eri Europe
Parti communirte frangais
Parti socialiste
Union pour la France en Europe
Ireland
F.F.
F.G.
Lab.
7
Fianna Fail Parry
Fine Gael Pany
Labour Parry
SHERLOCK Alexander - United Kingdom - Cons.
SIEGLERSCHMIDT Hellmut - Deutschland - SPD
SIMMONDS Richard - United Kingdom - Cons.
SIMMONET Maurice - France - U.F.E.
SIMPSON Anthony - United Kingdom - Cons.
SKOVMAND Sven - Danmark Folkebevzgrlsen
SPAAK Antoinette - Belgique - F.D.F.-R.W.
SPENCER Thomas - United Kingdom - Cons.
SPICER James - United Kingdom - Cons.
SPINELLI Altiero Italia - Ind. Sin.
SQUARCIALUPI Vera Italia - P.C.I.
STEWART-CLARK Sir John - United Kingdom Cons.
SUTKA Grorges - Francc - P.S.
TAYLOR John David - United Kingdom - U.U.P.
TAYLOR John - United Kingdom Cons.
TINDEMANS 1 . ~ 0- Belgie - C.V.P.-E.V.1'.
T O L M A N Teun Nederland - C.D.A.
TRAVAGLINI Giovanni Italia - D.C.
'TL'CKMAN Frederick - United Kingdom - Cons.
TURNER Amedée - United Kingdon~ Cons.
TYRRELL Alan - United Kingdom - Cons.
de VALERA Sile - Ireland - F.F.
VANDERPOORTEN Herman
Belgie - P.V.V.E.L.D.
VANDEWIELE Marcel Belgie C.V.P.-E.V.P.
VAN MIERT Karel - Belgie - B.S.P.
VANNECK H o n . Sir Peter - United Kingdom Cons.
VAYSSADE Marie-Claude - France - P.S.
VEIL Simone - France - U.F.E.
VERGEER Willem - Nederland - C.D.A.
VERGES Paul - France - P.C.F.
VERHAEGEN Joris - Belgie - C.V.P.-E.V.P.
VERNIMMEN Willy - Belgie - B.S.P.
VERONESI Protogene - Italia - P.C.I.
VERROKEN Joannes - Belgie - C.V.P.-E.V.P.
VETTER Heinz - Deutschland - SPD
VISENTINI Bruno - Italia - P.R.I.
VONDELING Anne - Nederland - P.v.d.A.
VRING Thomas - Deutschland - SPD
WAGNER Manfred - Deutschland - SPD
WALTER Gerd - Deutschland - SPD
WALZ Hanna Deutschland - C D U
WARNER Sir Fred. - United Kingdom Cons.
CDU
WAWRZIK Kurt - Deutschland
WEBER Beate - Deutschland - SPD
WEISS Louise - France - D.I.F.E.
WELSH Michael - United Kingdom - Cons.
WETTIG Klaus - Deutschland - SPD
WIECZOREK-ZEUL Heidemarie - Deutschland SPD
W O G A U Karl von - Deutschland - C D U
WOLTJER Eisso - Nederland - P.v.d.A.
WURTZ Francis - France - P.C.F.
ZACCAGNINI Benigno - Italia - D.C.
ZAGARI Mario - Italia - P.S.I.
Z E C C H I N O Ortensio - Italia - D . C .
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Italia
D.C.
D.P.
Ind. Sln.
M.S.I.-D.N.
P.C.I.
P.D.U.P.
P.L.I.
P.R.
P.R.I.
P.S.D.I.
P.S.I.
S.V.P.
Democrazia cristiana
Democrazia proletaria
Indipendente di Sinistra
Movimento rocialr iraliano - Destra nazionale
Partito comunisra italiano
Partito democratico di uniti proletarn
Parrito liberale italiano
Partiro radicale
Partito repubblicano iraliano
Partito rociaiista democrarico iraliano
Parrito rocialirta iraliano
Siidriroler Volksparte~(Partito popolare rudrirolese)
-
Luxemboure
P.C.S.
P.D.
P.0.S.L
Parti chrétien social
Parti déinocratique
Parti ouvrier rocialirte luxembourgeoir
C.D.A.
D '66
P.v.d.A.
V.V.D.
Chrisren I>rinocrati*ch Appel
Demokraren '66
Partii van d e Arbeid
Volkrpartii voor Vrijheid cn Democrarie
Nederland
United Kingdom
Cons.
DUP
Lab.
Lib.
S.D.L.P.
S.N.P.
U.U.P.
Conservative and Unionirt Party
Democratic Unionist Parry
Labour Party
Liberal Parry
Social Democraric nnd Labour Party
Scottish Nniional Parry
Ulstrr Un~onirtParty
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
avrà la pretesa d i influire sulle scelte energetiche d i u n comune dell'hinterland milanese,
ma l'interesse reciproco per le singole soluzioni formerà quel tessuto federalista che
dovrà unire la società dal basso, ancor prim a che le istituzioni d i cui parlavo, provvedano al necessario collegamento dall'alto.
Il progetto è indubbiamente ambizioso,
proprio perché n o n prevede soluzioni da
troppo, ancora una volta, seguire strade obpiccolo cabotaggio; la questione del17energia
bligate indicate dai vertici politico-economici
L, dovranno, c'era d a aspettarselo, essere pa- può essere affrontata solo con una visione
globale della società che ci stiamo preparangate dalla base dei lavoratori. Austerità e
d o , solo con u n coinvolgimento integrale d i
sacrifici n o n dovranno però continuare ad
tutte le forze produttive europee.
essere sopportati a vuoto: è sulla programSono questi i t e m i su cui dovrà misurarsi
mazione a lunga
- scadenza che si dovranno
il
Parlamento europeo, questi i t e m i su cui
imporre i cambiamenti più radicali, che si
guadagnarsi
una reale rappresentatività,
dovrà impedire d i lasciare le scelte a raffinai
t
e
m
i
con cui dovrà sollecitare le
questi
tissimi premier francesi o a supertec~zocrati
forze politiche, sindacali e d'opinione a forcancellieri tedeschi. E' giunto il m o m e n t o d i
mare u n largo movimento d i massa che
imporre il fatto che le uniche scelte veraspinga verso u n reale rinnovamerzto dell'Eumente libere sono quelle i cui termini sono
posti dagli stessi soggetti che devono affronropa.
tarle.
Cordialmente
Mario Marsala
E' su quest'ultimo punto che le tematiche
federaliste sono ancord ben lungi d a l l a v e r
Pubblichiamo questa «lettera al direttore,,
esaurito gli argomenti. Decentramento ed
nella rubrica «Ecologia» poiché il suo conautonomia, se in campo amministrativo sotenuto riguarda la questione energetica, arn0 parole che ormai non spaventano più
gomento
trattato nel saggio «Storie radioatnessuno, i n campo energetico sono ancora
tive e territorio: uno fra i problemi», pubt a b ù ; che u n ente locale possa agire e problicato nella stessa rubrica (n. 6, giugno
grammare senza essere in deficit energetico
1979) e ci auguriamo che costituisca l'inizio
verso u n potere centrale è u n incubo da
di un dibattito ampio nell'ambito del nostro
dimenticare. Eppure questa è l'unica vera
giornale - ed anche fuori di esso - data la
autonomia: a poco vale decentrare se nel
drammatica attualità del tema.
corztempo n o n si permette alla periferia d i
Siamo senz'altro d'accordo col federalista
rendersi indipendente e libera di produrre
Mario Marsala sul futuro ruolo del Parlacon le proprie forze. Ma quale energia è
mento europeo, sulla priorità che spetterebsoggetta ad essere dec-entrata? Certamente
be alla questione energetica, ~ r o b l e m abase
n o n ci sarà, tra le cooperative agricole della
della
società attuale e futura, e sull'ottica
provincia d i Reggio Emilia, una corsa alla
con
la
quale va affrontata tale questione.
centrale nucleare; m a dimerzsionalmente d o N o n bisogna tuttavia dimenticare che le
vrebbero essere sufficienti impianti ad enerscelte di politica energetica, in quanto degia solare, o il riciclaggio dei rifiuti, o lo
terminanti per la vita economica e sociale
sfruttamento della biomassa, o altro ancora.
dei paesi industrializzati, sono e restano
Fonti a basso livello energetrco d u n q u e , e
oggetto
di decisioni verticistiche e che, di
nessun timore d i finire a l u m e d i candela:
-conseguenza, in tale campo le iniziative di
sono i grossi sistemi monolitici a rischiare il
periferia - quelle che costituiscono la socollasso d i fronte ad una crisi, proprio perstanziale applicazione dei principi di decenché n o n hanno la varietà d i alternative, la
tramento e di autonomia - saranno possibili
flessibilità d i adattamento, d i u n sistema ad
solo se le suddette scelte, per il medio e
alta autonomia e capillare decentramento.
lungo termine, verranno orientate essenzialNessuno pretende d'altra parte di imporre
mente verso forme di produzione energetica
*energia dolce)) al bacino della R u h r : è evia tecnologie dolci, adattabili a diversi contedente in casi come questo la necessità d i u n
sti territoriali, economici ed ecologici.
elevato impatto energetico; m a anche se tecI vertici delle nazioni europee hanno penicamente più difficili da applicare, restano
rò finora dimostrato, nella maggior parte
validi anche q u i i concetti di decentramento
dei casi, di essere sensibili
all~sollecitaed autonomia.
zioni dei potentati economici, interessati ai
N o n v i sono d u b b i che questa è una
colossali investimenti collegati all'industria
proposta agli antipodi d i quella che v a n n o
(continua a pag. 19)
predicando gli apprendisti stregoni dell'erzergia ( n o n se n e abbiano a male, m a è così
che fin 'ora. si sono comportati). EssenzialERRATA CORRIGE
m e n t e è una proposta politica per una modifica in senso federalista della società euroC i scusiamo con i lettori e gli autori per l'invopea, all'inizio n e l l a m b i t o delle istituzioni
lontario errore di stampa nello studio di Walter
Brugner e Alvaro Valdinuccidal titolo: ~ S c o r i e
già operanti, m a che possa in seguito prose-
Problema energe tico , ruolo del Parlamento
europeo e autonomie
Caro direttore
A conclusione della trentennale battaglia
dei federalisti per la costituzione d i u n Parlamento europeo eletto a suffr gio universale, e nelle difficoltà di u n g avissimo m o mento economico e politico, t i voglio proporre alcune considerazioni che, prendendo
spunto dalla questione energetica, cercano d i
individuare n u o v i obiettivi per la nostra
lotta. U n o dei primi problemi che dovrà al
più presto essere affrontato dal neonato Parlamento europeo i. indubbiamente quello
energetico: una nuova crisi del petrolio abilm e n t e guidata i. alle porte, i consumi continuano a crescere nella maniera più irrazionalr possibile, il ricatto energetico sembra la
via più facile per far intraprendere all'Europa strade senza ritorno e sicuramente ben
povere d i autonomia. Di fronte a questa
situazione estremamente grave, n o n a caso e
da più parti, si i. iniziata una campagna
tendente a sminuire il szgrzificato ed il reale
valore delle elezioni europee e dello stesso
Parlamento. Il continuo buttare le m a n i
azranti con la ripetizione che l'assemblea dei
deputati europei non avrà alcun potere è
l'esempio più evidente della volontà d i n o n
rinnovare nulla. E' dunque contro questa
manovra che si dovrà formare, ed in seguito
battersi, u n o schieramento democratico e
progressista che voglia tener fede alla delega
ricevuta dagli elettori, che voglia affermare
la reale rappresentatività d i u n parlamento
eletto in libere elezioni. E quale migliore
occasione se non u n dibattito sul problema
energetico? quale migliore occasione per definire quella linea d i demarcazione tra conservatori e progressisti su cui si giocherà il
futuro ruolo del Parlamento europeo?
Entrando comunque nel merito del problema: in quale ottica v a affrontata la questione energia? D u e sono gli aspetti da prendere in considerazione: i provvedimenti i m mediati e la programmazione a lunga scadenza. Per il primo punto è mistificatorio
porre il dilemma tra energia nucleare ed
energia prodotta per conzbustione dei prodotti petroliferi come ultimativo. N o n si può
certo abbandonare il petrolio nel giro d i
qualche a n n o , sia per problemi tecnici d i
riconversione degli impianti, sia per problem i d i occupazione d i m a n o d'opera. D'altro
canto l'energia nucleare, per presentarsi com e sostitutiva ha bisogno di lunghi tempi,
sia per la costruzione degli impianti (2-3
a n n i per centrale), sia per raggiungere regim i di economicità, dato che per ripagare
l'alto costo dell'irzstallazione, una centrale
deve lavorare a lungo ( 2 anni?) praticamente d vuoto: senza contare che costruita la
prima, questa dovrà lavorare innanzi tutto
per fornire l'energia necessaria alla costruzione della seconda, e così v i a . . .
Le soluzioni immediate dovranno pur-
P
I
guire per una sua strada autonoma. Saranno
inoltre proprio e solo le istituzioni federaliste
a garantire u n indispensabile $controllo (questa volta finalmente democratico!) sulle scelte delle singole autonomie locali.
Sicuramente il comune di A m a l f i non
I
radioattive e territorio: uno fra i problemi*
pubblicato nel n. 6 (giugno 1979) di -Comuni
d'Europa,>. Pertanto a pag. 16, 111 col., leggasi
a.. . il plutonio 239. . . mantiene una radioattività pericolosa per alcune centinaia di migliaia
di anni. (e non centinaia di secoli).
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
Necessario un impulso regionale. per la
costruzione di u.na i ~ u o v aE u r o ~ a
I
di Gabriele Panizzi
Il Parlamento europeo eletto a suffragio
universale e diretto è l'occasione per una
coraggiosa verifica dell'azione regionale.
Riequilibrio del territorio, agricoltura,
questione energetica, ambiente (e, d'altra
parte, emigrazione, questione alimentare e
fame, condizionamenti produttivi e sociali,
inquinamenti ed attentati alla salute) sono
problemi delle regioni che hanno radici europee. E non sono i soli.
La elezione del Parlamento europeo del
10 giugno
scorso è avvenuta, in Italia alme.
no, in condizioni ove difficile è stato spiegare la ragion pratica (oltre a quella teorica)
della costruzione dell'Eurqpa democratica
(che nulla ha in comune con l'Europa dei
Governi).
L o Stato nazionale, nonostante le strenue
resistenze dei nazionalisti (ve ne sono in
tutti i paesi ed in tutte le forze politiche), è
destinato a contare sempre meno.
I1 potere è su scala europea e regionale.
E' per questo che bisogna democratizzare
l'Europa (il Parlamento europeo eletto a
suffragio universale e diretto non è la conclusione della battaglia per una nuova Europa, democratica e federale) e maggiore attenzione va dedicata alle questioni regionali,
dal punto di vista istituzionale ed operativo.
-
crisi economico-produttiva dell'Europa occidentale richiede un salto di qualità nella
impostazione dei piani regionali. Questi
troppo spesso appaiono ricchi di contraddizioni e declassati a strumento di sostegno di
qualsivoglia iniziativa che a breve termine
assicuri una manciata di occupati in più
(insomma, troppo spesso si fa dell'assistenzialismo e si sostengono iniziative parassitarie).
Le Regioni devono essere I'interlocutore
primario del nuovo Parlamento europeo e
della Commissione CEE
D a queste rapide considerazioni si evince
il nesso che lega la politica delle Regioni
all'Europa.
N o n è solo questione dell'uso degli strumenti finanziari di intervento comunitario
(il Fondo sociale per la formazione professionale, il Fondo di orientamento e garanzia
per l'agricoltura, il Fondo per lo sviluppo
regionale, la Banca per gli investimenti in
opere infrastrutturali nelle zone da sviluppare).
Certo, se soltanto si operasse per il coordinamento dell'uso delle risorse finalizzato
a precisati ed organici obiettivi di sviluppo
regionale si otterrebbero risultati notevoli.
Tuttavia le Regioni devono porsi come
interlocutore dei poteri europei (Parlamento
e Commissione C E E ) al fine di poter definire le politiche (regionale, dell'agricoltura,
delllenergia, dell'ambiente, industriale - Iimitazione dei poteri delle multinazionali e
nuovi indirizzi produttivi -) dalle quali dipende uno sviluppo equilibrato dell'Europa
e la possibilità di un rapporto nuovo con i
paesi del Terzo e Q u a r t o mondo.
Le Regioni devono costruire una dimensione politica nuova; non possono attestarsi
sull'atteggiamento di questua e di opportunismo che a volte le ha caratterizzate (le
risorse comunitarie per lasciare tutto come
sta, nella formazione professionale, nell'agricoltura, nelle logiche - clientelari - di
intervento).
L'Europa delle Regioni (non quella dei
Governi, che ha dato luogo ai molti inconvenienti dei 21 anni trascorsi di mercato
comune) può nascere se le Regioni non
perdono I'occasione del mutamento avvenuto con la elezione del Parlamento europeo.
Attività del Comitato consultivo
degli Enti regionali e locali della C E E
Contestualità dell'impegno politico europeo e regionale
Per quanto riguarda il livello europeo: se
- nei riguardi
del Consiglio dei ministri C E E , rappresentativo dei Governi nazionali - la battaglia
per accrescere le risorse da destinare alle
Regioni più marginali ed arretrate (politica
regionale europea e rapporto MacDougall),
allora il problema dei Mezzogiorni d'Europa (e d'Italia) potrà essere affrontato in
termini quantitativi (e, quindi, qualitativi)
diversi; se la battaglia per la unione economica e monetaria andrà oltre il risultato
(insoddisfacente) conseguito nella trattativa
del dicembre 1978-febbraio 1979 per la istituzione del Sistema monetario europeo
(SME) e per la costituzione di un fondo
comune di risorse monetarie, allora la disparità fra le monete non penalizzerà più le
economie (ed i settori all'interno di queste)
dei paesi più deboli (Italia, agricoltura).
A livello regionale: deve essere battuto il
processo di restaurazione centralistica (in
atto anche attraverso provvedimenti che affogano Regioni ed enti locali); deve essere
percorsa in maniera più coerente la strada
del decentramento e della delega dalle Regioni agli enti locali (il nodo principale da
sciogliere resta l'ente intermedio: insistere
nella emarginazione delle Province senza
fornire alternative valide sul piano operativo
provoca l'arresto ed il regresso del processo
di espansione del sistema delle autonomie);
devono essere approfonditi i temi dello sviluppo regionale nella consapevolezza che la
9
il nuovo Parlamento vincerà
I1 Comitato consultivo degli Enti regionali e locali della Comunità europea ha
tenuto la sua riunione plenaria a Parigi il 22
giugno con un ordine del giorno particolarmente ampio e impegnativo: vi figuravano
infatti le nomine per la presidenza e la
segreteria, le relazioni tra il Comitato stesso
e alcune organizzazioni di Enti locali, I'esame di una serie di rapporti destinati ad
illustrare la posizione del Comitato su alcuni problemi di fondo dell'azione comunita-
ria e , infine, la definizione di un programma di lavoro per i prossimi mesi.
C o m e è noto, il Comitato consultivo è
stato costituito su iniziativa del Consiglio
dei Comuni d'Europa d o p o che la prima
Conferenza delle Regioni ed Enti territoriali
analoghi della Comunità aveva confermato
l'esigenza di un organismo in grado di mantenere un dialogo permanente con le istituzioni della Comunità. I1 Comitato consultivo, infatti, ha precisato nel suo statuto
l'obiettivo di organizzare un collegamento
stabile con le varie istanze comunitarie. di
rafforzare la concertazione. tra.. Regioni ed
Enti locali sulle politiche europee di loro
diretto interesse e di elaborare concrete
proposte per giungere a istitlzionalizzare i
rapporti tra gli Enti territoriali degli Stati
membri e gli organi comunitari.
A detto Comitato ha dato fin idall'inizio
il suo appoggio la I U L A (International
Union of Local Authorities) d'intesa con la
quale il Consiglio dei Comuni d'Europa ha
avviato l'attività del nuovo organismo. Proprio in considerazione di tale situazione e
dei rapporti che si sono instaurati, anche a
livello dei singoli paesi membri, tra le due
predette organizzazioni di enti locali, il
C C E e la I U L A (pur nella diversità delle
loro strutture, del loro campo di azione e
dei loro obiettivi statutari), il Comitato
consultivo ha proceduto, almeno in via
transitoria, alla designazione di due co-presidenti e di una segreteria mista, il cui funzionamento viene assicurato dalle due predette associazioni. La scelta dei d u e co-pre(continua a pag. 12)
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
10
Riassunto schematico dell'attività del Consiglio dei Comu
N e t t u n o I T r a u n r e u t : dal 21 al 26 aprile un gruppo
di studenti del171stituto Tecnico di Nettuno (70 persone) si è recato in visita ufficiale a Traunreut; dal 24 al
28 maggio gli studenti del Liceo-Ginnasio di Traunreut (58 persone) restituiscono la visita a Nettuno
CCE
I Riunioni istituzionali del CCE
A
B
C
S t a t i generali
Riunione di lavoro per la preparazione del rapporto
degli Stati generali sul tema «I1 rinnovamento del
quadro d'abitazione e di vita - una sfida sociale»
(I.'Aia. 21 febbraio)
B
I1 Congresso del P P E (Bruxelles, 22-23 febbraio)
Bureau costitutivo del gruppo socialista e socialdemocratico degli eletti locali europei (Lussemburgo, 2
marzo)
XIII Stati generali del Consiglio dei Comuni d'Europa
(L'Aja, 9-12 maggio)
Riunioni degli o r g a n i dirigenti
Comitato di Presidenza (Parigi, 10 aprile)
Varie
Riunione dei presidenti o segretari generali delle Sezioni nazionali per la preparazione del rapporto sui futuri
compiti del C C E (Parigi, 19 marzo)
Attività in collegamento con le altre organizzazioni
A
Bureau del Comitato consultivo delle Istituzioni locali e
regionali dei paesi membri della C E E (Strasburgo, 25
gennaio)
G r u p p o di studio del Comitato economico e sociale (Bruxelles, 8-9 febbraio)
Comitato consultivo delle Istituziorii locali e regionali dei
paesi membri della C E E (Parigi, 22 marzo e 22 giugno)
B
I11 Attività in collegamento con il Consiglio d'Europa
G r u p p o di lavoro in preparazione del congresso di Aquisgrana sulla prevenzione degli inquinamenti transfrontalieri
(Strasburgo, 29 gennaio)
I Riunioni istituzionali dell'AICCE
Riunioni della Conferenza dei Poteri locali e regionali
europei ( C P L R E ) e dei suoi o r g a n i permanenti
Sotto-Commissione delle Regioni rurali e agricole (Strasburgo, 23 gennaio)
Commissione per i problemi regionali e la pianificazione
del territorio (Strasburgo, 23-24 gennaio)
A
Riunioni di o r g a n i dirigenti
a) Esecutivo (Roma, 7 marzo e 27 giugno)
b) Commissione finanziaria (Roma, 6 marzo)
C) Comitato di redazione di *Comuni d'Europa. (Roma, 11 e 22 gennaio, 9 e 19 febbraio, 5 e 26 marzo,
19 aprile, 3-16 e 31 maggio)
B
Federazioni regionali
Commissione ambiente e urbanistica (Aquisgrana, 3-5
aprile)
Comitato direttivo della Federazione sarda (Cagliari,
27 giugno e 24 marzo)
Commissione permanente (Londra, 24-25 aprile)
Comitato promotore della Federazione siciliana allargat o ai partiti e ai sindacati (Palermo, 5 febbraio)
Commissione culturale (Utrecht, 22-23 maggio)
Commissione delle strutture e della finanza locale (Firenze, 19-20 giugno)
Comitato esecutivo della Federazione piemontese (Torino, 17 febbraio)
Sotto-Commissione delle Regioni rura!i, agricole e di montagna (Strasburgo, 26 giugno)
Seminario per amministratori lombardi sul tema
~ D a l l ' E u r o p adei nove agli Stati Uniti d'Europa., promosso dall'AICCE e dalla Federazione Lombarda
(Lecco, 9-1 1 marzo)
Commissione per i problemi regionali e la pianificazione
del territorio (Strasburgo, 26-27 giugno)
Comitato promotore della Federazione siciliana (Palermo, 24 marzo)
Convegni, Incontri, Colloqui, promossi dal CCE
Conferenza internazionale sul tema «Le Regioni per la
nuova Europa. Dalle Regioni periferiche dell'Europa I'impulso per un equilibrato processo di sviluppo., promossa
dal C C E e dalla Regione Lazio (Roma, 29-31 marzo)
Conferenza sul tema *Avanti Europa», promossa dalla
Federazione lombarda (Crema, 26 maggio)
Manifestazione per la chiusura della campagna elettorale europea, promossa dalla Federazione sarda (Villasor,
8 giugno)
Seminario per funzionari regionali e comunali dei paesi
membri della C E E (Otzenhausen, 16-18 marzo)
C
Attività varie
A
Gemellaggi e scambi
M a r i n o I Boulogne Billancourt I Neukolln I Anderlecht I Z a a n d a m I H a m m e r s m i t h : si è svolto a
Zaandam il grande gemellaggio delle famiglie al quale
Marino ha partecipato con una delegazione di 50
persone
listes)
Comitato federale (Torino, 10 marzo)
C) Rapporti con il CIFE (Centre international de formation européenne)
Colloquio internazionale su «L'Entrata della Grecia
nella C E E » (Atene, 25-29 aprile)
di Poteri locali
XXIV Congresso mondiale sul tema "I Poteri locali
compartecipi del progresso sociale", promossd dalla
I U L A (Manila 5-9 febbraio)
AICCE
Congresso sul tema *La prevenzione degli inquinamenti
transfrontalieri e la cooperazione degli Enti locali e regionali» (Aquisgrana, 3-5 aprile)
IV
Federaliste
a) Rapporti con il M E (Mouvement européen)
Comitato direttivo (Parigi, 22 giugno)
Consiglio federale (Parigi, 22-23 giugno)
b) Rapporti con I'UEF (Union européenne des Fédéra-
I1 Attività in collegamento con la Comunità europea
A
Partecipazione a convegni, incontri, ecc.
l
1
Attività in collaborazione c o n Regioni, Province,
C o m u n i e C o m u n i t à europea
Conferenza stampa in vista del convegno delle Regioni
Piemonte e Liguria sull'allargamento della Comunità
europea (Roma, 10 gennaio)
Convegno internazionale sul tema .Le Regioni italiane
di fronte all'allargamento della Comunità europea a
(1)
COMUNI D'EUROPA
settembre 1979
cxxv
CONSIGLIO NAZIONALE DELL'AICCE
Roma, 4 luglio 1979
Qtrest'inserto è completamente dedicato a i lavori del Consiglio nazionale dell'AICCE,
tenuto a Roma sotto la presidenza di Giancarlo Piombino, consigliere comunale d i Genova,
presidente dell'Associazione; data l'importanza del tema trattato e l'alto livello del dibattito
abbiamo ritenuto utile riportare integralmente (salvo lievissimi tagli) l'intero resoconto dei
lavori, così come sono stati ripresi dalla registrazione, conservando qtcindi il tono discorsivo
degli interventi.
dopo gli Stati generali dell'Aja e le prime elezioni europee;
stato dell'integrazione europea, quadro politico generale e
ruolo del CCE
la relazione del segretario generale Umberto Serafini
Vi era un punto chiave nelle elezioni
europee, che ha dato un risultato positivo.
Era l'unico sul quale veramente regnava una
rilevante incertezza e dalle cui risultanze
dipendeva larga parte dell'atteggiamento futuro del Parlamento europeo: i risultati
francesi. Dobbiamo dire obiettivamente che
le risultanze francesi sono positive: si poteva dare per scontato che alcuni paesi ancora
ci lasciassero largo margine di perplessità evidentemente il fatto della Gran Bretagna è
fondamentale - ma effettivamente, retrocedendo sempre a esigenze minime di appoggio per ripartire, se cedeva il pilastro francese erano guai.
Indubbiamente, il primo confronto interessante è a centro-destra, tra l'ala europea
di Giscard e I'ala antieuropea d i Chirac. Ma
che ala europea è mai I'ala di. Giscard?
Giscard ~ r o b a b i l m e n t edi non europeo ha il
fatto che, uomo di potere, è legato ad un
certo tipo di battaglia: già pensa alle presidenziali future, alle quali vuole non solo
sconfiggere, come ha fatto (questo è l'elemento positivo) l'opposizione di Chirac,
ma vuole digerire buona parte dei gollisti;
questo, evidentemente, lo costringe ai suoi
atteggiamenti confederalistici, lo costringe
anche a cose direi pericolose - la proposta
avanzata di creare u n intergruppo francese
in seno al Parlamento europeo è d i estrema
gravità -, ma dobbiamo ricordare che per
converso (bisognerebbe anche qui interpretare il perché), prescindendo dalle pressioni
che abbiamo esercitato noi, che hanno esercitato i partiti europeisti e le forze sociali, è
a Giscard che si deve il rilancio che ha
portato alle elezioni europee.
Sull'altro fronte della sinistra, in realtà, è
rimasto fermo il partito comunista francese,
che senza diibbio d à delle preoccupazioni ai
comunisti italiani così come dà forti preoccupazioni i1 partito socialista francese ai socialisti italiani. E' più sottile e più subdolo
l'atteggiamento del partito socialista francese, ma estremamente sintomatico è, direi,
che le perdite limitate ma rimarchevoli, che
ha subito il partito socialista francese in
queste elezioni, sono perdite non in senso
antieuropeo ma in senso europeo.
Gli ecologisti francesi (non si tratta qui
di fare l'analisi sull'aspetto garibaldino o
meno di queste formazioni) parlano chiaramente di sovranazionalità, così come l'altra
emorragia deriva da una affermazione della
estrema sinistra francese, che ha le idee più
chiare, o perlomeno più coraggiose, di una
parte della nuova sinistra italiana, perché
Krivine, trozkista, come insegna elettorale
aveva .per gli Stati uniti socialisti d'Europa», richiamando una vecchia istanza della
Quarta internazionale. Quindi queste perdite francesi del partito socialista non hanno
certamente un senso antieuropeo.
E - direi - il pilastro francese non ha
ceduto aiutandoci anche per la critica che si
deve fare del principio confederale. Il confederalismo è, in realtà, un procedimento
non democratico, perché dà un indebito
potere a minoranze con grosse capaciti ricattatorie nei confronti dei governi che hann o margini limitati. U n qualsiasi gruppo di
pressione, un solo ministro che cade, può
paralizzare un intero governo: è il caso del
ministro dell'agricoltura tedesco, il quale
rappresentava all'interno della coalizione
governativa un piccolo giro di interessi
dell'agricoltura della Baviera e ha frustrato
tuttavia tante buone intenzioni di Schmidt.
Q u a n d o si agisce, invece, per maggioranza
nazionale, che poi si trasferisce nel Parlamento europeo, si vede come, sostanzialmente, il grosso della Germania non voleva
quella linea politica. Quindi il confederalismo spesso agisce attraverso blocchi per la
perpetuazione del potere governativo e non
rappresenta affatto la volontà democratica
globale d i quella nazione, riferita ai temi d i
livello sovranazionale.
Il principale aspetto negativo è la conduzione della campagna. In realtà la campagna
non si è svolta su temi europei, ma questi
diventavano u n risvolto dei temi nazionali e
ciò non solo in Italia, dove la vicinanza d i
due consultazioni elettora!i attirava un comportamento del genere. N o n è che si sia
COMUNI D'EUROPA
CXXVI (2)
SOMMARIO
Consiglio nazionale del17AICCE
La relazione del segretariato
Pag.
generale Umberto Serafini . .
1
La relazione del segretario general i aggiunto, Gianfranco Martini
4
Le cooptazioni e le nomine negli
organi nazionali
5
Il dibattito sulle relazioni
9
Gian Carlo Zoli. . . . . . . .
Stelio De Carolis . . . . . . .
1O
Diego Novelli . . . . . . . .
1O
Angelo Satanassi . . . . . . .
12
Raffaele Gallus . . . . . . . .
13
Giovanni Vicario . . . . . . .
13
Giuseppe Piazzoni. . . . . . .
14
Pietro Rugani. . . . . . . . .
14
Gabriele Panizzi . . . . . . .
15
Lino Toffano. . . . . . . . .
15
Gianfranco Porcina . . . . . .
16
Alberto Ajardi . . . . . . . .
16
Tonino Piazzi . . . . . . . .
17
Giancarlo Piombino . . . . . .
17
La relazione del segretai-io am19
ministrativo Aurelio Dozio
parlato durante la campagna elettorale, a
ragion veduta e riducendo il teorema in
pillole, a favore o contro lo SME, oppure
se bisogna legare il problema della moneta a
obiettivi di perequazione economica e alla
politica regionale. O si è fatto riferimento
precipuo a fatti nazionali o si sono agitati
grossi miti: federalismo o confederalismo,
sovranazionalità, che erano importanti temi,
ma se collegati ai problemi concreti, per
vedere, cioè, come una certa soluzione generale è necessaria per ottenere certi effetti
vicini e lontani; ma, così in astratto, diventavano dei miti e, come tali, sono stati
trattati.
U n terzo punto, sul quale vorrei brevissimamente soffermarmi, è la delusione dei
pionieri: che gli europeisti di sempre o non
sono stati presentati o non sono riusciti alle
elezioni europee. Ma chi è un pioniere,
faccia il pioniere. Quello che è importante,
se siamo veramente europei, è Che dei cattivi europei siano imbrigliati in un gioco che
li faccia diventare buoni europei; che siano
elette persone di statura politica, dei grossi
combattenti. Se si è un grosso combattente
anti europeo, si p u ò diventare facilmente
europeo, perché spesso nella vita ci si persuade di fronte alla forza delle cose. Ma
vorrei fare un salto indietro e tornare ai
programmi e al m o d o di dibattere.
Serafini ha poi fatto alcune valutazioni
sul modo in cui è stata condotta la campagna elettorale, ed in particolare per la disinformazione della stampa nazionale (denunciando anche l'atteggiamento della television e italiana, che ha ignorato gli Stati generali
settembre 1979
tivi) ha grossi poteri co-decisionali. Può, tra
dell'Aja, dimostrando anche scarsa onestà e
l'altro, respingere il bilancio della Comunicapacità giornalistica).
tà, che è ormai di ventimila miliardi. Q u e Le elezioni nazionali si sono tenute d o sto bilancio, senza pensare a salti rivoluziomenica e lunedì mattina. Era abbastanza
nari, potrà pervenire in un lasso di tempo
logico che i giornali del lunedì già ne parnon lungo al raddoppio, arrivare anche a 50
lucchiassero, e che martedì l'analisi dei
mila miliardi. I1 Parlamento europeo può,
giornali venisse dedicata tutta a questa torin realtà, bocciare l'intero bilancio, non ha
nata elettorale: ma non dissennatamente. I
quindi
soltanto un voto consultivo, lo può
cittadini italiani non leggono i giornali. Lo
respingere
in sede deliberativa.
credo bene, i giornali sono fatti non per
Secondo: esso ha sempre avuto il potere
loro ma per alcuni specialisti (su u n quotidi censura, anche se non lo ha mai messo in
diano ho letto undici pagine di analisi eletatto, perché in quel contesto storico era un
torale, proiezioni, ecc.): ci sono i politolopotere che gli si infrangeva fra le mani; può
gi, la classe politica che fa le manovre per il
a maggioranza di 213 bocciare 1'operato.delfinanziamento dei giornali che le vengono
la Commissione, che deve sciogliersi. Terzo
così incontro, mentre i lettori sono complepotere - sul quale, con mia meraviglia, non
tamente tagliati fuori, ben poco riguarda i
erano informati molti dei candidati alle eleloro interessi. Comunque, pensavo, domani
zioni europee - quello di redigere la prossi(mercoledì) recupereremo perché ci sono le
ma legge elettorale comune: potere già conelezioni europee (domenica). Il mercoledì
cesso per decisione intergovernativa. E' un
quasi tutta la stampa italiana ha ignorato' le
fatto di grande rilevanza, come dimostra il
elezioni europee, perché bisognava conticaso inglese: in Inghilterra (e questo ci pernuare la manfrina delle analisi (quando non
mette una valutazione più approfondita del
erano undici erano nove pagine sulle eleziorisultato delle elezioni) erano adesso esclusi
ni nazionali). Poi, finalmente, quando coma priori 4 milioni e mezzo di liberali (sono i
parvero servizi sulle elezioni europee e
liberali inglesi, che noi sappiamo essere il
sull'Europa, si vedeva che erano tutti calati
complesso di elettori più europei che ci
dall'alto, perché questi nostri giornali sono
siano in Inghilterra). I1 Parlamento euroassolutamente incapaci di vedere i problemi
peo, quindi, ha già il potere di fare la
nazionali sotto specie europea. Anche da
prossima legge elettorale, che non solo sarà
ciò un interesse tutto distorto. Cioè pensiauna legge più equa nel senso anzidetto, ma
m o alla compatibilità dell'Italia, per esemsarà
anche una legge che avrà tutta una serie
pio: è importante o non importante che noi
di modalità che permetteranno di condurre
rifiutiamo l'aerobus europeo? Grosso affare
una battaglia ad armi pari più di quella che
che abbiamo rifiutato, fabbricando invece,
si è svolta, anche dal punto di vista della
in un'industria concorrente, dei pezzi per
conduzione della campagna elettorale.
gli americani. N o n voglio entrare nel diMa, detto questo, esaminiamo come funscorso economico, ma questi problemi esuziona il Parlamento europeo, come ha funlavano tutti dalla problematica dei masszionato e come probabilmente continuerà a
media.
funzionare d o p o che si sono fatte le elezioBisogna rendersi conto che siamo all'inini europee. E qui vorrei solo dire che le
zio di una lunga battaglia e non ci dobbiaelezioni europee (lo abbiamo detto tante
m o fasciare la testa se questa battaglia risenvolte e lo ripetiamo anche stamattina) non
te di tutti i condizionamenti della realtà,
ci hanno entusiasmato per averci dato una
che è quella appunto che noi vogliamo camlegittimazione del Parlamento europeo. Dibiare. D i conseguenza, direi, il discorso
ciamolo con estrema franchezza e con onesulle elezioni così come sono avvenute è un
discorso che mi vede, e penso ci dovrebbe stà giuridica: il Parlamento di secondo grad o era altrettanto legittimo di quello eletto
vedere, moderatamente soddisfatti, comunque disposti a continuare la lotta così come direttamente. Q u i il problema è diverso: è
che si stabilisce un rapporto diretto tra gli
l'abbiamo impostata nella lunga battaglia
preparatoria a livello super-partitico o inter- eletti e il territorio, certo tutto da conquipartitico e a livello sociale, e con lo stesso stare perché i mediatori continuano ad essere i partiti nazionali, i quali tentano di
impegno che abbiamo preso agli Stati geneintegrarsi a livello sovranazionale. Comunrali dell'Aja.
A questo punto Serafini si è soffermato que questo rapporto col territorio assume
sulla questione dei poteri del Parlamento grande rilevanza, se teniamo conto di come
europeo, a suo giudizio uno degli elementi lavorava e come presumibilmente continueche hanno reso più astratta la battaglia elet- rà a lavorare il Parlamento europeo. Esso
anche nell'Europa comunitaria dei primi altorale.
bori - a partire dall'Assemblea parlamentare
In realtà bisogna rendersi conto dell'esatto assetto di transizione e delle precise della C E C A - ha fatto una grande conquivirtualità che ha il Parlamento europeo. Es- sta: quella di lavorare per gruppi politici
so, certamente, ha alcuni poteri che, veduti transnazionali invece che per rappresentanze nazionali. Questo ha creato un'aggreganel loro insieme e coniugati con l'impatto
territoriale (le elezioni dirette, ecc.), comin- zione per metodologie politiche, per modi
ciano ad acquistare, come dicono i medici, di affrontare la realtà che tendevano a supeproprio per sinergismo, per reciproca esal- rare le limitazioni culturali nazionali ed antazione, una loro notevole importanza solo che - diciamolo - la pura difesa corporativa
d o p o le elezioni europee. Prima d i tutto i1 degli interessi nazionali, cominciando a creParlamento europeo (non ci possiamo di- are delle intese europee, che possono essere
menticare, in parte per i Trattati, in parte matrici di effetti importanti e che lo divenper acquisizione dai negoziati intergoverna- teranno molto di più dopo che si è stabilito
settembre 1979
il rapporto diretto territoriolParlamento.
Inoltre il Parlamento lavorava attraverso
dodici Commissioni (non sappiamo quante
ne formerà il prossimo Parlamento), che
nascevano in parte su basi nazionali, ~ e r c h é
in ogni Commissione tutti i paesi sono rappresentati, però filtrate attraverso i gruppi
politici transnazionali. Quindi anche le d o dici Commissioni di lavoro hanno una prevalente caratteristica politica, che è aggregante in senso transnazionale. Queste C o m missioni, così come i gruppi politici (che tra
l'altro dispongono d i un loro finanziamento
e quindi di una capacità d i vita autonoma),
potevano intrattenere dei rapporti direttamente con gli europei attraverso le grosse
organizzazioni di massa: la Confederazione
europea sindacale, le organizzazioni sociali,
il C C E , le scuole, gli strumenti di cultura,
e tutta una serie di gruppi di interessi anche
leciti. Ma la continuazione di questo dialogo, anche attraverso l'istituto degli xhearingsn (che corrisponde alle nostre udienze
conoscitive), non aveva poi un senso politico profondo, perché in sostanza avveniva
con parlamentari eletti attraverso il passaggio per i parlamenti nazionali. Oggi questo
tipo di rapporti esterni, nel momento delle
elezioni dirette, acquista tutto un altro significato. E' in questo contesto che noi
dobbiamo vedere il problema del passaggio
dai gruppi politici del Parlamento alle strutture politiche dietro il Parlamento: cioè,
come ai gruppi trasnazionali si accompagnerà una struttura trasnazionale delle forze
politiche. Già tre grosse scuole politiche, la
liberal-democratica, la socialista e la popolare-democristiana, si sono strutturate al disopra dei confini, coprendo quasi tutto il
territorio della Comunità, mentre altre formazioni, i comunisti e i conservatori, hann o fatto dei tentativi a livello di un minor
gruppo di paesi. Tutto quello che supera la
barriera del confine ha un grosso interesse,
ma se questo non si accompagnasse con
quell'hinterland sociale, d i cui si è parlato
sopra, sarebbe una notevole astrazione. Se
noi oggi facciamo congressi europei di queste formazioni politiche, che sono dietro i
gruppi parlamentari, dati questi legami col
territorio - e qui pensate alla nostra mediazione attraverso i Poteri locali, pensate alla
forza dei sindacati, che già cominciano dei
propri negoziati comunitari, pensate ad altri
elementi che entrano in gioco - la cosa
senza dubbio può cambiare di aspetto. E'
probabilmente qui che riusciremo a creare
nel Parlamento europeo il momento centrale del processo di integrazione europea.
N o n è una battaglia già vinta, è una battaglia in corso.
Questi sono. gli elementi di cui ci dobbiam o fare largamente carico, poiché nell'AICC E noi rappresentiamo
tutto lo schieramen-to costituzionale e perché abbiamo un gross o compito surrogatorio. E' infatti più facile a noi, alle forze sociali, di spingere verso
il progresso trasnazionale che non ai nostri
stessi partiti, i quali sono condizionati da
contingenze, frenati d a strutture nazionali,
per cui vanno più lentamente. N o i abbiamo
quindi il compito di gestire gli interessi di
coloro che rappresentiamo e d i surrogare
COMUNI D'EUROPA
una spinta decisiva, perché il potenziamento
del Parlamento europeo ci interessa proprio
come difensori delle autonomie locali.
A l terzo punto il segretario
dell'A ICCE ha trattato dei risultati degli
Stati generali dell'Aja, soprattutto mettendo
in luce l'azione federalista portata avanti
dalla Sezione italiana del CCE, così come
era avvenuto al cong7-esso delle città europee
d i Magonza, azione che aveva ottenuto già
i primi risultati, se è vero che la rinnovata
Sezione tedesca, all'indomani delle elezioni
europee, ha approvato una risoluzione veramente avanzata diretta ai membri tedeschi
del Parlamento europeo.
Successivamente, passando alle conclusioni, Serafini ha detto: noi siamo fronteggiati
d a un Parlamento europeo, che comincia a
lavorare il 17 luglio o perlomeno in questa
data si inaugura. Gli amici federalisti ci
hanno proposto di andare a Strasburgo e di
iniziare - questa è una vecchia tradizione
che risale agli anni cinquanta - un Comitato
di vigilanza, per far sì che coloro che hanno
fatto promesse le mantengano, coloro che le
disattendono siano puniti, nel senso che
siano messi alla berlina di fronte al rispettivo elettorato, e con gli altri si apra un
dibattito.
(3) CXXVII
trasnazionalizzazione delle formazioni politiche, ma si formerà anche un partito invisibile, che del resto già esisteva prima (Spinelli lo chiama il partito dei novatori), il
partito dei federalisti rispetto al partito dei
conservatori. A Strasburgo non è in vigore
con molta continuità la disciplina di voto
partitica e spesso si spaccano le varie formazioni. Si è creato un punto di aggregazione,
che e sulla preoccupazione continua di portare il controllo democratico laddove ci son o i fatti determinanti, laddove si svolgono
le grandi decisioni che oggi sono a livello
sovranazionale. A noi interessa, al di là
della pura vigilanza, allearci con questa che
forse sarà prima minoranza federalista e diventerà forse poi la maggioranza del partito
dei novatori, creando una intesa con le autonomie, che sono in crisi in Italia, non
solo per colpa del vertice, ma anche per
responsabilità dei nostri amministratori, che
si trovano di fronte a grossi problemi: ma
la crisi è diffusa in Europa. Sappiamo di
una polemica piuttosto dura che c'è in Germania tra i Gemeinden (i comuni) e i Liinder (che sono Stati federati più che regioni).
O r a se intendiamo le autonomie non come
separatismo poujadista, ma come elemento
di autogoverno inserito in una realtà più
La presidenza (da sinistra): Enzo Baldassi, Aurelio Dozio, Giancarlo Piombino, Umberto
Serafini e Gianfranco Martini.
In realtà a noi questo interessa, ma ci
interessa anche qualcosa di più incisivo. Siam o convinti d a anni, e per questo ci preme
la centralità del Parlamento europeo, che si
debba arrivare a un coordinamento, a un
fronte, a un'alleanza (qui la terminologia
non interessa, dipende dalle varie matrici
culturali) d i quelle forze europee politiche,
ma anche economiche e sociali, le quali
hanno una ragione di spingere nel senso
dell'integrazione. In questo senso all'interno del Parlamento europeo non solo c'è la
vasta, che va programmata (e questa non è
l'unione doganale del alaissez faire», ma
deve essere appunto l'Europa del programma), ci troveremo naturali alleati non
delllEuropa confederale, quella del Consiglio dei ministri, che è il consiglio dei nostri avversari, della nostra controparte, ma
del Parlamento democratico, nel quale abbiamo come interlocutori i rappresentanti
delle nostre stesse forze, n o n in senso di
potere, ma in senso culturale, in senso strategico, politico. C o n il Parlamento dobbia-
.
COMUNI D'EUROPA
cxxvlll (4)
m o poter condurre insieme la battaglia di
rivivificazione delle autonomie periferiche e
di potenziamento della democrazia sovranazionale, il tutto in un quadro di programmazione democratica. E più in questo senso
il Parlamento europeo acquista poteri, togliendoli al Consiglio dei ministri, più noi
abbiamo una forte prospettiva strategica di
fronte a noi. Naturalmente si tratta di stringere i nodi di una alleanza e di trovare i
nostri modi stessi d i agire calcolando che
l'Europa non è più quella del Comitato
Monnet, ma è l'Europa di coinvolgimenti
molto più grossi, se siamo arrivati ormai
dal periodo elitario a quello in cui le masse,
anche se sono finite talvolta in un impasse,
sono state interessate al problema sovranazionale. Oggi la battaglia si p u ò condurre
come movimento delle autonomie, rendendoci consapevoli di quello che è veramente
comune tra di noi (e qui è necessario un
grosso sforzo di riflessione e di orientament o unitario, perché a livello europeo stanno
crescendo molte organizzazioni di carattere
corporativo, particolaristico, e noi non
dobbiamo essere coloro che depositano dei
quaderni corporativi al Parlamento europeo) e trovare le alleanze, che non possono
che essere con le organizzazioni sociali che
spingano verso questo potenziamento del
Parlamento europeo: ma dobbiamo anche
condurre un efficace dialogo diretto col
Parlamento europeo. Finora noi avevamo il
contentino della Conferenza europea dei
poteri locali e regionali, che si svolge
nell'ambito del Consiglio d'Europa, la quale emblematicamente ha giocato il suo ruolo
ma che oramai è in un quadro largamente
superato. La Conferenza serve oggi solo a
far sopravvivere dei funzionari di una organizzazione che è sull'orlo della morte, perché, soprattutto d o p o l'allargamento, è
nell'Europa della Comunità che si fa la
politica.
I1 Consiglio d'Europa p u ò sempre rimanere una interessante organizzazione culturale, ma in realtà è al Parlamento europeo
che noi dobbiamo richiedere \li consultarci,
come hanno fatto i nostri amici tedeschi, ed
N U O V E ADESIONI DI
ENTI TERRITORIALI LOCALI
ALL'AICCE
ab.
Comune di:
Bioglio (VC) . . .
Castelbellino ( A N I
Cerano ( N O ) . . .
Ceva ( C N ) . . . .
Frassineto P o (AL)
Loreo ( R O ) . . .
Paola (CS) . . . .
Ribera (AG) . . .
S. Mango Piemonte
Sori (GE) . . . .
Terdobbiate ( N O ) .
Urbania (PS) . . .
Val di Torre ( T 0 1 .
. . .
. . .
. . .
. . .
. . .
.
.
.
. . .
. . .
(SA) .
. . .
. . .
. . .
. . .
1.362
1.905
6.322
5.221
1.534
3.729
14.785
16.835
1.153
4.809
505
5.869
1.872
è lì che il C C E deve fare il suo lobby
democratico, è al Parlamento europeo che
dobbiamo dedicare tutta la nostra attenzione, è da lì che devono partire anche quelle
alleanze che ci debbono riportare al territorio, alle altre forze sociali, ed è verso il
Parlamento europeo che dobbiamo orientare quei dibattiti e quelle iniziative, che dobbiamo intensificare anche a livello dei nostri
enti, perché se noi verticizzassimo il discorso col Parlamento europeo e non fossimo
poi capaci di portarlo sul territorio dei nostri enti, faremmo una battaglia inutile. Ci
aspetta quindi un ruolo veramente difficile:
orientare tutto verso il Parlamento europeo;
capire che il suo potenziamento, a parte che
è un potenziamento in favore dell'idea alla
quale crediamo, è anche, obiettivamente, un
potenziamento della nostra battaglia autonomista. In conclusione: trovare le alleanze
con le forze sociali che sono tra il Parlamento europeo e il territorio e che si vanno
orientando in senso europeo sovranazionale; intrecciare un adeguato dialogo - bisogna avere le strutture adatte - col Parlamento europeo; rafforzarci come C C E alle spalle di questo dialogo istituzionalizzato; superare le istanze corporative che in questi
tempi si moltiplicano nel campo dei Poteri
locali; essere i rappresentanti delle autonomie in un quadro di programma, cioè in un
quadro evidentemente anti-corporativo, un
quadro che reinserisca l'Europa degli emarginati nella nostra Europa. Sono questi
compiti che spettano a tutto il C C E , che
deve essere potenziato nei suoi organi politici sovranazionali e nei suoi organi di
lavoro, ma compiti che spettano anche alla
nostra Sezione italiana, la quale da molti
settembre 1979
anni - con pecche che voi ci sottolineerete,
con difficoltà che noi vi sottolineeremo - è
pur sempre la sezione che tira nell'ambito
del Consiglio dei Comuni d'Europa, e che
quindi dovrà intrattenere dei rapporti molto
più stretti con le altre sezioni.
Chiarita l'importanza d i strutturare
I'AICCE anche in senso tecnico (in particolare linguistico) per favorire il dialogo con le
altre sezioni nazionali (dialogo, ha detto
Serafini, ((che non deve essere la nascita di
un bilateralismo all'interno del C C E , ma
deve essere un potenziamento di questi
confronti, che poi confluiscono senz'altro
nella nostra vita sovranazionale~), il segre-
tario generale ha concluso sulla necessità di
potenziare la nostra Associazione, anche in
vista di più efficaci rapporti con i nostri Enti
locali.
I1 rapporto con gli enti deve essere più
efficace. Tutta quella che è la nostra struttura di dialogo con gli enti locali e anche i
nostri servizi, sui quali insistiamo tante volte, debbono essere razionalizzati e potenziati: però entriamo in un circolo vizioso,
nel senso che il grosso impegno sovranazionale, che chiediamo anche ai nostri enti,
spesso ci frustra nei rapporti con gli enti
stessi. C h e dovremmo fare? Dovremmo ingrandirci, dovremmo trovare nuovi cespiti
finanziari, dovremmo aumentare i quadri,
dovremmo ringiovanirli, perché noi che
stiamo qui da troppi anni cominciamo ad
essere usurati: sta a voi deciderlo. Certo,
dovremmo intensificare la nostra struttura
come anello di passaggio tra il discorso
italiano e il discorso sovranazionale, nel
quale si pongono i tanti problemi che ho
illustrato.
la campagna europea del CCE e dell'AICCE in vista delle
prime elezioni dirette del Parlamento europeo
la relazione del segretario generale aggiunto Gianfranco Martini*
C o n la Direzione nazionale del 15 marzo
1978 e poi con l'Esecutivo del 3 maggio
1978 si è avviata la campagna europea
dell'AICCE sulla base di un spiano di lavoro. straordinario (pubblicato sul ~ Q u a d e r no. dell'AICCE n. 1 , pag. 61 e segg., e sul
n. 4 di .Comuni d'Europa,>) per le elezioni
europee.
Questo piano straordinario trova a sua
volta il suo motivo ispiratore nell'aAppellon
del Consiglio dei Comuni d'Europa per
l'elezione diretta del Parlamento europeo,
approvato a Parigi il 19 ottobre 1977 (pubblicato su *Comuni d'Europa. n. 11/77).
I1 programma di lavoro di un organismo
politico non e mai qualcosa di statico o di
dogmatico; esso è una traccia vincolante che
va inserita nel contesto di avvenimenti e di
situazioni mutevoli chc ne possano influenzare l'attuazione: questa è fortemente condizionata anche dalle capacità di risposta, di
impegno e di collaborazione degli iscritti, al
centro e alla periferia.
* I1 testo pubblicato è la relazione scritta distribuita ai
presenti al Consiglio nazionale.
Una corretta valutazione dei risultati raggiunti deve tenere presente questi presupposti e non trascurare l'arco di tempo previsto
per la realizzazione delle iniziative progettate, concentrate nel periodo autunno '78primavera '79, perché si sapeva che, d o p o
tale data, le forze politiche si sarebbero più
direttamente impegnate nella campagna,
operando con i propri programmi e nel
normale confronto democratico. L'AICCE,
invece, pur essendo un organismo politico
che ha nel proprio seno la presenza attiva
dei partiti, si muove con azione unitaria,
volta principalmente a creare le condizioni
generali (di informazioni, di conoscenza, di
orientamento federalista), utili alla sensibilizzazione della pubblica opinione e, in prim o luogo, degli eletti locali e regionali.
Tuttavia anche nel periodo successivo alla
fine di marzo e fino alla vigilia elettorale la
nostra Associazione si P impegnata a fondo
in molte iniziative di massa (come gli Stati
generali, seminari, o convegni) per contribuire alla riuscita delle prime elezioni
europee.
N o n va neppure taciuta, per una esatta
COMUNI D'EUROPA
settembre 1979
valutazione dell'attività svolta dalla nostra
Associazione, la quasi sovrapposizione delle
due elezioni politiche, nazionali ed europee,
che ha inciso negativamente su queste ultime - rese quasi clandestine - e sulla possibilità di raccogliere i frutti della campagna
svolta dall'AICCE stessa e da altri organismi federalisti nei mesi precedenti: l'interesse prevalente delle forze politiche e dei
mezzi di comunicazione di massa si è rivolto verso le elezioni nazionali, ha dirottato
l'attenzione dei cittadini dai temi specificamente europei e comunque non ha certo
alimentato, nel momento decisivo, le scelte
per l'Europa.
La presente relazione, volutamente contenuta nel15 sue dimensioni e dal taglio
schematico, vuole essere uno strumento informativo che segue sostanzialmente, anche
se con alcune modifiche nell'ordine di presentazione, i l programma di lavoro sopra
ricordato: l'analisi del passato dovrà servire
a meglio individuare le vie che I'AICCE
dovrà seguire per svolgere in modo efficace
i compiti, ben più impegnativi, che l'attend o n o nell'avvenire e che non è compito di
questo rapporto indicare, essendo previsti,
a tal fine, apposite riunioni degli organi
statutari.
Q u a n t o al lavoro svolto, possiamo affermare che esso ha contribuito (insieme a
quello delle altre organizzazioni europeiste
e federaliste, nonché degli uffici di Roma
della Comunità) a favorire la massiccia partecipazione degli italiani al voto europeo,
come è stato anche sottolineato a livello
nazionale e sovranazionale.
La materia t r a t t a t a viene così ripartita
1) Seminari di formazione ed altre iniziative a livello regionale e sub-regionale; l'attività delle Federazioni regionali; il ruolo
degli eletti locali e dei funzionari;
2) <<Quaderni*A I C C E : diffusione di d o cumentazione; attività dell'ufficio stampa;
3) Gemellaggi e convegni relativi;
4) Mobilitazione delle Associazioni consorelle di enti locali e loro coordinamento;
5) Partecipazione dell'AICCE ad iniziative esterne e rapporti con le forze politiche;
6) Partecipazione ad iniziative promosse
dal Consiglio dei Comuni d'Europa a livello europeo e all'attività dei suoi organi statutari; rapporti con le altre Sezioni nazionali;
7) XIII Stati generali (L'Ala, 9-12 maggio 1979): preparazione politica e impegno
organizzativo;
8) Conclusioni.
1 . Seminari di formazione ed a l t r e iniziative a livello regionale e sub-regionale;
. l'attività delle Federazioni regionali; il.
r u o l o degli eletti locali e dei funzionari
La serie di seminari (provinciali, interprovinciali, regionali e interregionali) è cominciata nel novembre 1977 con i primi tre
(svoltisi sperimentalmente a Grosseto,
Campobasso e Catania, a livello interregionale) ed è proseguita non solo .con le altre
analoghe iniziative di cui all'allegato pro-
spetto, ma anche con un certo numero di
conferenze regionali, fino alla vigilia delle
elezioni (vedi l'elenco pubblicato a ~ a g i n a
6).
Per ogni seminario o conferenza regionale
sono stati toccati e impegnati tutti i rappresentanti del territorio considerato e cioè i
Comuni, le Province, le Regioni (e per esse
tutti i consiglieri regionali), i Partiti a livello provinciale e regionale, le Associazioni
consorelle: l'Associazione nazionale C o m u ni d'Italia ( A N C I ) , l'Unione Province
d'Italia ( U P I ) , l'Unione nazionale Comuni
ed Enti montani ( U N C E M ) e la Lega per le
autonomie e i Poteri locali; le rappresentanze regionali e provinciali delle Confederazioni sindacali, i Provveditorati agli studi,
nonché tutti i rappresentanti locali e regionali dell'Associazione europea degli Insegnanti (AEDE), del Movimento Federalista
europeo (MFE), del Consiglio italiano del
Movimento europeo (CIME) e del Centro
italiano di formazione europea (CIFE); gli
studenti delle ultime classi superiori, in particolare, hanno partecipato numerosi alle
I
(5) CXXIX
nostre manifestazioni. O l t r e alla documentazione dell'AICCE - in particolare la serie
di Nquaderni),, assai apprezzati, e , naturalmente, *Comuni d'Europa* - è stata distribuita una vasta e differenziata documentazione del Parlamento europeo, ecc. (manifesti, opuscoli, ecc.). Sotto il profilo quaiititativo sono stati invitati ai nostri seminari
o alle conferenze regionali (complessivamente 26 manifestazioni) non meno di 9001.000 persone per ciascuna iniziativa, appartenenti alle categorie sopra indicate; ovviamente - come ben sa chi ha esperienza in
questo campo - le presenze effettive hanno
rappresentato solo una percentuale, più o
meno consistente a seconda della «centralità- della sede prescelta, del periodo in cui
la manifestazione si è tenuta e del grado di
impegno manifestatosi nell'area interessata.
I seminari e le conferenze regionali hanno consentito anche, come previsto, di alimentare un «libro dei quadri» nel quale
sono stati iscritti coloro che, avendovi partecipato, hanno anche dimostrato di poter
costituire un sicuro punto di riferimento in
le cooptazioni e le nomine negli organi nazionali
Nel corso del h ~ o r idel Consiglio nazionale si è proceduto anche ad alcurzr
adenzpimentr statutari; questo punto de1l'o.d.g. è stato presentato da Giarzcarlo
Piombino, presidente dell'AICCE.
I'iombino - Precisa che l'art. 12 dello Statuto recita, al 2" comma, che «il
Consiglio nazionale p u ò integrarsi mediante cooptazione di altri membri fino ad un
massimo di 30, scelti tra i soci di qualsiasi categoria (titolari, individuali, esperti ed
aderenti), senza obbligo di rispettare una particolare proporzione fra di essi». In
relazione ad alcune vicende di ordine generale è parso opportuno al Comitato
esecutivo dell'AICCE di proporre alcune cooptazioni nel Consiglio nazionale così
come di riempire i posti vacanti in Direzione Nazionale, dovute a decadenza.
Il Consiglio nazionale accoglie le proposte fatte dal presidente Piombino a nome
dell'Esecutzvo e procede ulle seguenti c-ooptazioni:
Consiglio nazionale (cooptati)
C o m u n e di Bracciano, C o m u n e di Verona, C o m u n e di Viterbo, Provincia di
Bolzano/Bozen, Provincia di R o m a
E n z o Bernardi, coi-isigliere regionale del Lazio
A r m a n d o Bertorelle, presidente della I Commissione dell'AICCE (strutture e
finanza locale)
Luciano Bolis, socio esperto dell'AICCE
Amelia Ardias Cortese, consigliere regionale della Campania
Pier Virgilio Dastoli, socio esperto dell'AICCE
Mario G o m e z D'Ayala, consigliere regionale della Campania
Domenico Falconi, direttore per l'organizzazione delllAICCE
T o n i n o Piazzi, consigliere comunale di Castelnovo ne' Monti
A u g u s t o Premoli, consigliere comunale di Venezia
Ario Rupeni, socio esperto dell'AICCE
Sergio Valmaggi, vice sindaco di Sesto San Giovanni
.Giovanni Vicario. socio esperto dell'AICCE
Direzione nazionale (eletti)
A r m a n d o Bertorelle, residente della I Commissione d e l l l A I C C E
Giuseppe C a n n a t a , sindaco di Taranto
Piersanti Mattareila, presidente della Regione Sicilia
T o n i n o Piazzi, consigliere comunale di Castelnovo ne' Monti
Nicola Q u a r t a : presidente del!a Regione Puglia
Lucio S t r u m e n d o , presidente della Provincia di Venezia
Luigi Tarricone, presidente del Consiglio regionale della Puglia
G i o v a n n i Vicario, socio esperto dell'AICCE
I
CXXX (6)
COMUNI D'EUROPA
sede locale per le future attività dell'AICC E . I loro nomi (circa 2.000 unità) sono
confluiti anche nel targhettario di spedizione sia della rivista .Comuni d'Europa» sia
dell'AICCE come tale, per poter mantenere
con loro i normali canali di contatto. C o n
questi amici l'Associazione dovrà stabilire
relazioni più strette e permanenti, sia direttamente, sia tramite le Federazioni regionali
delle quali, anzi, essi potranno divenire gli
animatori o , nelle Regioni ove ancora non
esistono, i promotori.
Per quanto riguarda più specificamente i
rapporti con le Regioni, va precisato che
esse, oltre alle conferenze promosse
dall'AICCE e sopra richiamate, hanno anche autonomamente ritenuto di attuare altre
importanti manifestazioni che 1'AICCE ha
tuttavia coordinato: citiamo, ad esempio, la
conferenza regionale della Consulta piemontese, le Giornate di studio nella Regione Toscana, la Conferenza regionale in occasione del convegno di Lecce (17-18 marzo
1979) su: -Costituzione e Regioni
nella
prospettiva della unificazione europea..
Anche in questi casi I'AICCE ha sempre
provveduto sia alla presenza di suoi rappresentanti che all'invio e distribuzione di d o cumentazione.
In alcune Regioni le preventivate conferenze regionali non sono state attuate, poiché abbiamo incontrato difficoltà obiettive
dovute al clima di incertezza politica che ha
contrassegnato gli ultimi mesi prima delle
elezioni europee e alla congestione di proposte e di richieste accumulate nell'ultimo
periodo, tali d a mettere a dura prova il
lavoro dei nostri uffici.
Ad ogni modo, alcuni seminari, ad esempio quello d i Lavello, possono essere assimilati a vere e proprie conferenze regionali,
in quanto essi hanno coinvolto tutte le forze e le categorie rappresentative della
Regione.
Abbiamo già sottolineato che le elezioni
nazionali anticipate hanno reso più difficile
la nostra atione; si è dovuto perciò rinviare
o annullare alcuni convegni o conferenze
per le quali si erano già tenute riunioni
preliminari di impostazione (ad esempio il
convegno, promosso dal Comune di Bologna e dall'AICCE, sui problemi e il ruolo
della donna. nella C E E o la conferenza regionale della Liguria, della quale era già in
fase avanzata la preparazione).
Circa le Federazioni regionali dell'AICC E : sono formalmente costituite quelle del
Piemonte, del Veneto, della Sardegna, della
Lombardia e della Puglia; si possono considerare in via di costituzione e, comunque, già progettate quella della Sicilia,
dell'Abruzzo, del17Umbria, delle Marche,
dell'Emilia Romagna, del Friuli-Venezia
Giulia, del Trentino, della Campania, della
Calabria, della Basilicata. Proprio nel period o elettorale, le Federazioni hanno intensificato le loro attività e i contatti con tutti
gli Enti e i Soci in genere della Regione,
attraverso lettere, circolari, seminari, diffusione d i materiale, ecc. In questa azione si
sono particolarmente impegnate le Federazioni piemontese e veneta.
Accanto all'azione svolta nei confronti
degli eletti regionali e locali va ricordata
anche quella sviluppata per i funzionari
delle Regioni, delle Province, dei Comuni e
SEMINARI PER AMMINISTRATORI LOCALI
SEDE
DATA
CAMPOBASSO
GROSSETO
CATANIA
TRENTO
ANCONA
VIBO VALENTIA
LAVELLO
PERUGIA
FORL~
CREMONA
PADOVA
LECCO
NETIZINO
IVREA
PARMA
FIRENZE
NUORO
CREMA
PERUGIA
VILLASOR
25-26 novembre 1977
25-26 novembre 1977
27-28 gennaio 1978
3 giugno 1978
1 luglio 1978
13-14 ottobre 1978
10 novembre 1978
10-11 novembre 1978
17-18 novembre 1978
24-25 novembre 1978
15-16 dicembre 1978
9-1 1 marzo 1979
6 aprile 1979
7 aprile 1979
2 maggio 1979
3 maggio 1979
5-6 maggio 1979
26 maggio 1979
26 maggio 1979
8 giugno 1979
Z O N E INTERESSATE
Regioni Basilicata, Campania, Molise, Puglia
Regioni Lazio, Sardegna, Toscana
Regioni Calabria, Sicilia
Regione TrentinolAlto Adige
Regione Marche
Regione Calabria
Regione Basilicata
Regione Umbria
Province di Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna
Seminario nazionale
Province di Padova. Verona, Vicenza, Rovigo
Regione Lombardia
Reeione Lazio
Comprensorio di Ivrea e del Canavese
Province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia
Regione Toscana
Regione Sardegna
Regione Lombardia
Regione Umbria
Regione Sardegna
CONFERENZE REGIONALI
SEDE
TORINO
TERAMO
LECCE
TRIESTE
A N C O NA
PALERMO
Z O N E INTERESSATE
DATA
7 ottobre 1978
3 marzo 1979
17-18 marzo 1979
24 marzo 1979
6 ~ p r i l e1979
19 maggio 1979
Regione
Regione
Regione
Regione
Regione
Regione
Piemonte
Abruzzo
Puglia
FriulilVenezia Giulia
Marche
Sicilia
settembre 1979
delle Comunità montane. Sono stati particolarmente curati i rapporti con i funzionari
regionali che hanno partecipato, su iniziativa dell'AICCE, a ~stages. mensili di formazione europea a Bruxelles, presso alcune
D i ~ e z i o n igenerali della Commissione della
Comunità. D o p o il loro rientro da Bruxelles, essi sono stati ripetutamente convocati
e hanno dato vita ad un Comitato ristretto
che ha il compito di mantenre i collegamenti tra i funzionari stessi e tra essi e 1'AICC E , affinché la loro preparazione europea
sia continuamente aggiornata ed efficacemente inserita nell'attività degli Enti di appartenenza.
E' stata anche assicurata la ~ a r t e c i p a z i o n e
di una rappresentanza di funzionari comunali, provinciali e delle Comunità montane
ad un colloquio europeo svoltosi ad Otzenhausen (Repubblica federale tedesca) che ha
consentito un utile scambio di opinioni e di
esperienze con funzionari provenienti da
Enti territoriali di altri Paesi membri della
Comunità europea.
2. uQuaderni» A I C C E ; diffusione di documentazione;
attività
dell'Ufficio
stampa
I « Q u a d e r n i » pubblicati (o aggiornati,
come il n. 1) nel periodo maggio 1978marzo 1979 sono:
n. 1 - *Quadro delle attività.
n. 2 - -11 ruolo dei
per 1'Unione europea.
n. 3 - *La programmazione delle Regioni
italiane e i piani di sviluppo regionale della C E E »
n. 4 - -Ampliamento della Comunità a
Grecia, Portogallo e Spagna.
n. 5 - cc11 rinnovamento del quadro di insediamento umano e di vita - una
sfida sociale,,
n. 6 - *Elezioni e Parlamento europeo.
I «Quaderni» costituiscono, senza dubbio, un settore del quale I'AICCE dovrà
prevedere ulteriori sviluppi, con gli opportuni adeguamenti suggeriti dall'esperienza
fatta. Nella serie dei sei titoli fin qui apparsi, si possono riscontrare due tipi di pubblicazioni: quelle più direttamente finalizzate
all'azione informativa e operativa dell'Associazione (ad esempio il n. 1 e il n. 2 e, in
parte, il n. 6) e quella di studio e di stimolo
alla riflessione e al dibattito (n. 3 , n. 4 , n. 5
e , in parte, il n. 6).
In futuro si dovrà forse tenere meglio
distinte le due finalità e prevedere collane
separate, rispondenti ad obiettivi diversi.
U n sistema di diffusione più sistematico e
più efficace dovrà essere adottato tra gli
Enti locali e regionali e nelle biblioteche
civiche e saranno sperimentati accordi di
vendita nelie librerie.
La diffusione delle nostre pubblicazioni
(via via stampate) è stata pari alla quantità
di persone coinvolte per ogni seminario o
conferenza regionale: in sintesi, la media è
stata di 200-300 pubblicazioni per volta di
ciascun tipo disponibile, per cui complessivamente sono state messe a disposizione dei
partecipanti non meno di 1.500-2.000 pub-
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
blicazioni per ogni iniziativa (per esempio,
oltre ai .Quaderni. citati, copie della rivista
.Comuni d'Europa., dei suoi inserti monografici, della relazione del Segretario generale Serafini al congresso di Magonza con
l'allegato estratto della risoluzione, della relazione del vicepresidente Bufardeci al convegno dei gemellaggi di Lucca, dei documenti conclusivi della conferenza del
Lazio).
L'Ufficio s t a m p a dell'AICCE ha sostenuto un ruolo essenziale nella campagna
elettorale europea intensificando la sua
azione soprattutto in cinque settori. Innanzitutto aumentando la diffusione di « C o muni d'Europa* di oltre duemila copie distribuite capillarmente ai seminari, alle con-
e del Consiglio regionale. Oltre a incontri
periodici tenuti in occasione di manifestazioni del C C E o dellYAICCE,d i particolare
utilità si è rivelato il seminario promosso
dal nostro ufficio stampa, in collaborazione
con gli uffici di Roma della Comunità,
svoltosi a Lussemburgo e Bruxelles con la
partecipazione di 28 capi uffici stampa d i 18
Regioni. Sempre agli stessi esponenti degli
uffici stampa sono stati inviati 7 dossier
contenenti documentazione su problemi di
grande interesse per le Regioni, d a utilizzare sia dai loro Enti sia per le pubblicazioni
periodiche locali (molto utile quello riguardante il problema del voto europeo dei
cittadini italiani residenti nei paesi della C o munità).
ferenze, alle Associazioni consorelle, e contemporaneamente ampliando il numero delle pagine che sono state portate nel periodo
dal g i u g w 3978 al maggio 1979 a 328 complessive (rispetto a 216 del periodo precedente corrispondente). D i queste, 132 sono
state dedicate ad inserti speciali su temi
particolarmente interessanti i Poteri regionali e locali nella prospettiva dell'elezione
europea (rapporto MacDougall; relazione
del segretario generale dell'AICCE Serafini
per il Convegno di Magonza; Manifesto del
M F E ; disegno di legge per l'elezione dei
delegati italiani al Parlamento europeo; relazione di Biehl su «Lavoro e occupazione
nella prospettiva dell'unione economica e
monetaria: aspetti monetari e di finanza
programmi europei dei partiti,
atti della Conferenza di Genova; relazione
di Umberto Serafini e Mario Albertini, tenute rispettivamente all'università di Perugia e al Comitato federale dell'UEF a Torino; preparazione e conclusioni del congresso della Confederazione europea dei sindacati (CES) di Monaco; documenti della
Commissione per la politica regionale del
Parlamento europeo sulle prospettive della
politica regionale nell'ambito dello SME).
I1 secondo settore sviluppato in questo
periodo è stato quello del collegamento stabile con le venti Regioni italiane attraverso i
responsabili degli uffici stampa della Giunta
I1 terzo settore ha riguardato l'intensificazione dei rapporti con la stampa scritta e
parlata, incluse le radio e T V private.
Gli altri due impegni si sono riferiti alla
distribuzione di documentazioni riguardanti
i problemi dell'unificazione dell'Europa in
generale e della nostra Associazione, in particolare a studiosi, funzionari e studenti, e
la diffusione, parallelamente alla Direzione
per I'organizzazione, dei quaderni e dei d o cumenti predisposti dalla nostra Associazione.
3. Gemellaggi e convegni relativi
11 1978 ha visto due importanti convegni
sui gemellaggi: il primo, a livello principalmente italiano, a Lucca, nei giorni 19 e 20
maggio 1978, sul tema: *Le elezioni euro.pee e il ruolo dei gemellaggi»; il secondo, a
fine settembre a Magonza, al quale hanno
partecipato circa 2.000 responsabili dei C o muni gemellati dei paesi membri della C o munità europea. I1 Convegno di Magonza
ha assunto, in realtà, rilevanza politica generale: ne è stata testimonianza la risoluzione finale, ampiamente diffusa, che affronta i
problemi fondamentali dell'integrazione europea (moneta, Parlamento europeo e suo
ruolo futuro, allargamento della Comunità,
'ecc.) accogliendo le indicazioni contenute
nella relazione generale di Serafini.
(7) CXXXI
Lucca e Magonza hanno certamente contribuito a rilanciare l'interesse per i gemellaggi; uno sforzo particolare deve essere
proseguito nel prossimo futuro per una rianimazione politica di queste iniziative e una
loro maggiore qualificazione, affrontando
anche i problemi pratici (organizzativi e
finanziari) conseguenti.
4. Mobilitazione delle Associazioni consorelle di e n t i locali e loro coordinamento
Da molto tempo, e particolarmente dagli
Stati generali del Consiglio dei Comuni
d'Europa, svoltisi a Roma nel 1964, 1'AICC E non ha mai cessato dal sottolineare la
necessità di unire gli sforzi per rendere più
spedita ed incisiva la costruzione dell'Europa unita.
La nostra Associazione è certamente un
organismo che si caratterizza in modo specifico ed essenziale in senso europeistico e
federaliita, ma essa non ha mai voluto assumere prerogative di sorta in questo campo,
né vantare privilegi, né alimentare tra i propri soci una mentalità di esclusivismo e di
patriottismo di organizzazione. Essa è al
servizio di una causa troppo grande e troppo complessa per poter respingere i contributi di chiunque sente responsabilmente
l'impegno di lavorare per la sua affermazione.
Questa esigenza di collaborazione e di
coordinamento si verifica in campi diversi
e a differenti livelli: è più che naturale
tuttavia che una prima sperimentazione di
tale collaborazione avvenga tra le associazioni e gli organismi che, sia pure con
caratteristiche e strutture diverse, operano
nel comune campo delle amministrazioni
locali. Proprio per questo, su invito
dell'AICCE, si sono riuniti a Roma il 20
luglio i rappresentanti dell'Associazione
Nazionale dei Comuni d'Italia ( A N C I ) ,
dell'unione
Province
d'Italia
(UPI),
dell'unione Nazionale Comuni Comunità
ed Enti montani ( U N C E M I , della Lega per
le Autonomie e i Poteri locali e della Federazione Italiana Amministratori Enti Locali
(FIAEL), al fine di verificare, attraverso un
franco scambio di opinioni, l'opportunità e
la possibilità di collaborazione e di coordinamento.
L'incontro ha dato risultati nettamente
positivi sia in termini di impostazione generale, sia sotto il profilo delle decisioni operative. Vi è stata una precisa affermazione
di disponibilità delle altre Associazioni a
lavorare insieme sulla base di una azione
politica comune che, senza annullare ovviamente il naturale confronto tra i partiti
presenti nei vari organismi, consenta un
orientamento coerente, la necessaria convergenza delle attività e l'attuazione di iniziative comuni.
D i conseguenza le Associazioni consorelle sono sempre state coinvolte nelle varie
iniziative pre-elettorali europee nelle quali
sono state presenti e impegnate con i loro
più rappresentativi esponenti locali e regionali. I1 «Quaderno* n. 6 («Elezioni e Parlamento europeo.) è stato reso possibile da
questa stretta collaborazione e costituisce
cxxxii
(8)
uno strumento di conoscenza e di riflessione che va ben oltre la congiuntura elettorale.
5. Partecipazione dell'AICCE a d iniziative esterne e r a p p o r t i con le forze politiche
Le elezioni europee hanno naturalmente
stimolato numerosi convegni, tavole rotonde, seminari, ecc. promossi da organismi
ed associazioni ( M F E , C I M E , C I F E , I A I ,
A E D E , ecc.), che condividono con I'AICC E l'ispirazione federalista e con i quali la
nostra Associazione intrattiene da sempre
stretti rapporti di collaborazione. A queste
iniziative I'AICCE non solo ha partecipato,
ma spesso ha fornito apprezzati contributi:
si pensi, ad esempio, ai tre convegni del
C I M E su «La costruzione dellJEuropa e il
ruolo dei servizi pubblici d i radiotelevisione» (10111 novembre 1978), su «Lavoro e
occupazione nella prospettiva dell'unione
economica e monetaria,, (26127 gennaio
1979) e « D a emigrante a cittadino europeo.
(415 maggio 1979).
Si sono pure intensificate, in. occasione
delle elezioni europee, le relazioni t r a
I'AICCE e le forze politiche democratiche.
N o n poteva essere diversamente, tenuto
conto che le elezioni costituiscono di per sé
un fatto Che impegna in prima persona i
partiti. Ma quando facciamo cenno ai rapporti con le forze politiche, vogliamo soprattutto sottolineare alcuni aspetti nuovi:
gli incontri per famiglie politiche, svoltisi in
occasione dei più recenti convegni o Stati
generali (Magonza, L'Aja), i collegamenti
creati con le nuove formazioni europee dei
partiti, il contributo fornito da soci
dell'AICCE alla creazione di associazioni
o d organismi europei di amministratori locali d i comune ispirazione politica.
6 . Partecipazione ad iniziative promosse
dal Consiglio dei C o m u n i d'Europa a
livello europeo e all'attività dei s u o i
o r g a n i s t a t u a r i ; r a p p o r t i con le altre
Sezioni nazionali
La partecipazione dell'AICCE a d iniziative europee del C C E è stata ampia e impegnata. Ricordiamo il Convegno di Maastricht sulle Regioni di frontiera e politica
regionale della Comunità europea (1 1/12
maggio 1978 - relatore Martini); (21-22 novembre '78) sull'ecologia urbana il Colloquio di Metz; la conferenza della Regione
LaziolAICCE .Le Regioni per la nuova
Europa. Dalle Regioni periferiche dell'Europa l'impulso per un equilibrato processo
di sviluppo. (Roma, 29/31 marzo 19791,
proposta e voluta dall'AICCE. Queste ultime conferenze sono costate un d u r o lavoro
a livello sia politico che organizzativo (oltre
ad avere avuto bisogno di una serie di riunioni a livello nazionale e sovranazionale
per la preparazione). In questo quadro non
va dimenticato il Convegno di Taranto (a
livello europeo) del 6 e 7 aprile 1979 s u
«Problemi e prospettive della siderurgia nella Comunità europea. (anche per questo
convegno vi sono state una serie di riunioni
preparatorie, collaborazione alla stesura del-
settembre 1979
COMUNI D'EIJROPA
le relazioni, contatti diretti con i sindaci
delle città .siderurgiche>> della Comunità).
Altra iniziativa estremamente importante
è stato il Convegno sovranazionale di G e nova (12113 gennaio 1979) .Le Regioni per
l'allargamento della Comunità europea a
Grecia, Portogallo e Spagna,,, promosso
dalle Consulte regionali europee della Liguria e del Piemonte e dall'AICCE, con una
nutrita partecipazione di rappresentanti della Spagna, della Grecia e del Portogallo. In
relazione a questo convegno si è convenuto sull'opportunità d i pubblicare uno dei
quaderni dell'AICCE dedicato ai problemi
dell'~allargamento~
(quaderno n. 4), che è
poi servito anche per la conferenza Regione
LazioIAICCE.
Per quanto riguarda il Colloquio di Genova e la Conferenza Regione LazioIAICC E , questa si è fatta promotrice di contatti
diretti con amministratori locali ed esponenti politici di Grecia, Spagna, Portogallo
(per questo ultimo paese, sin da luglio
1978, era stato invitato a Roma il sindaco di
Lisbona) per la costituzione o ricostituzione
(nel caso della Grecia) di Sezioni del C C E .
L'AICCE, che in tal modo si è fatta
carico di una serie di contatti volti a preparare e facilitare l'iniziativa istituzionale di
tutto il C C E , intende proseguire la sua
azione in questo campo.
La partecipazione agii o r g a n i s t a t u t a r i
del C C E è stata ovviamente in questo periodo più massiccia. Chiaramente negli organi del C C E si sono dibattuti temi inerenti
le elezioni europee e la concomitante sensibilizzazione degli amministratori locali in
vista di queste. N o n vanno dimenticate le
riunioni preparatorie per il Convegno di
Magonza e per gli Stati generali dell'Aja.
Per quanto riguarda i r a p p o r t i con le
altre Sezioni del C C E , dobbiamo sottolineare l'intensificarsi di quelli con la Sezione
tedesca, utilizzando anche la preparazione
del citato Convegno di Magonza. Anche
con le altre SezioRi vi sono stati contatti più
frequenti soprattutto in vista della sensibilizzazione dei sindaci ed altri eletti locali
francesi, belgi, tedeschi, ecc. per l'agevolazione dell'esercizio del voto europeo dei
nostri concittadini emigrati. A questo proposito c'è da tenere presente il convegno
promosso dall'AICCE, in collaborazione
con il Ministero degli Affari Esteri,
nell'aprile del 1978, al quale hanno partecipato rappresentanti di tutti i 'paesi della
Comunità e che è stato un indubbio successo.
Nonostante le difficoltà obiettive costituite dal ritardo nell'approvazione della legge italiana per le elezioni europee e dalle
conseguenti incertezze normative ed organizzative circa la modalità del voto in loco
dei nostri connazionali nella Comunità e le
complicazioni provocate dalla sostanziale
sovrapposizione delle due elezioni, 1'AICC E , particolarmente tramite l'azione di D o zio e di Baldassi, ha mantenuto utili rapporti in proposito con la Segreteria generale
del C C E , con alcune sue Sezioni nazionali,
con le Associazioni regionali degli emigranti, coi Ministeri degli Esteri e dell'Interno:
quest'ultimo ha fatto esplicito e positivo
riferimento proprio all'attività dell'AICCE
in questo campo, in occasione di una sua
circolare ai Comuni italiani.
Contatti diretti e costruttivi con amministratori locali delle varie Sezioni del C C E si
sono avuti anche in occasione dei ricordati
convegni di Genova, Taranto e Roma.
Anche se non trattasi di iniziativa specificamente legata alla congiuntura elettorale,
ma destinata a proseguire nel tempo (del
resto anche le altre richiamate in questa
relazione hanno un significato che investe
non solo l'attività straordinaria ma anche
quella ordinaria dell'Associazione), va fatta
menzione all'avvio del Comitato consultivo
delle Regioni ed enti locali della Comunità.
Questo organismo è stato voluto dal C C E
per aprire con la Comunità europea un
dialogo non episodico ma sistematico e per
preparare una progressiva istituzionalizzazione dei rapporti tra le autonomie territoriali e la Comunità. I1 nuovo Parlamento
europeo eletto (ed è anche per questo motivo che ne parliamo in questa sede) è destinato ad influenzare profondamente l'attività
del Comitato consultivo, che in esso deve
trovare l'interlocutore prioritario, proprio
per la sua rappresentatività democratica e
territoriale. I n questi giorni il Comitato
consultivo, che ha già avuto incontri con gli
organismi comunitari, ha proceduto alla
elezione dei suoi due co-presidenti, designando il presidente della Regione Molise,
D'Aimmo, accanto all'inglese Whittaker.
7. XIII S t a t i generali dell'Aja: preparazion e politica e impegno organizzativo
Gli S t a t i generali dell'Aja hanno ovviamente costituito il coronamento dell'azione
politica del C C E nel suo complesso e rappresentano certamente una delle edizioni
più significative nella storia del C C E , per il
particolare contesto politico in cui si sono
collocati, come è documentato nel n. 7811979 di «Comuni d'Europa» completamente dedicato agli atti del congresso.
L'incertezza della chiamata anticipata alle
urne per le elezioni nazionali, protrattasi
per più di un mese e , successivamente, la
decisione di votare il 3 giugno hanno creato
gravi difficoltà di natura politica e organizzativa alla partecipazione italiana. I1 fatto
che la delegazione italiana sia stata egualmente assai numerosa (410 partecipanti) e
qualificata, testimonia non solo il persistente impegno e la sensibilità dei nostri aderenti ma anche l'efficienza organizzativa
dell'AICCE e dei suoi uffici (è appena il
caso di sottolineare l'impegno eccezionale
in tal m o d o richiesto alla nostra Direzione
organizzativa e, più in generale, ai collaboratori e a tutto il personale che si è prodigat o con intelligenza e senza risparmio).
8. Conclusioni
Al termine di questa carrellata analitica, è
necessario un momento di sintesi: le varie
azioni sopra richiamate, infatti, vanno considerate nelle loro connessioni e come
espressioni diverse e complementari di una
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
concezione unitaria, quella appunto che
aveva ispirato il piano di lavoro approvato
dal Comitato esecutivo del17AICCE del 5
maggio 1978.
Si è già accennato alle difficoltà incontrate nell'attuazione, allo sforzo particolare cui
è stata sottoposta tutta la *direzione» politica e l'apparato organizzativo dell'Associazione, ai molteplici contatti con i soci e con
i vari enti territoriali che la campagna elettorale europea (pur confinata in posizione
secondaria dalle concomitanti elezioni nazionali) ha favorito. E' doveroso sottolineare, a completamento, l'azione di pressione, costante e motivata, che I'AICCE, tramite i suoi responsabili, ha sempre esercitato sul vertice nazionale (parlamentari, governo, partiti, ecc.): un'azione politica e
culturale assieme che si è manifestata soprattutto per sollecitare l'urgente approvazione della legge elettorale per il voto europeo e per cercare di evitare, purtroppo con
scarso successo, lo svolgimento delle elezioni nazionali nello stesso periodo di quelle
europee.
E' un'azione che si è sviluppata tramite
contatti diretti, note scritte, invio di documentazione, utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, le pagine di «Comuni
d'Europa», l'intervento di organi di partito,
ecc.
Analoga azione di pressione ha esercitato
I'AICCE sugli organi del C C E influenzandone, talvolta in modo determinante, per
esplicita ammissione dei colleghi europei, le
decisioni e ,le prese di posizione al convegno d i Magonza, alla conferenza di Roma e
agli Stati !generali dell'Aja.
Tutto ciò richiede - e richiederà ancor
più nel futuro - uri'AICCE che non solo
.operi» più efficacemente e speditamente,
ma anche che .pensi» ed elabori culturalmente la propria linea politica. N o n per
trasformarsi in un ufficio studi, ma per dare
alle proprie azioni solide ed aggiornate motivazioni, per capire meglio il contesto nel
quale essa agisce, le attese degli eletti locali
e regionali, la connessione con i grandi
problemi della società nazionale ed europea,
indissolubilmente legati.
Spetta al Consiglio nazionale e agli organi statutari dell'Associazione dare le opportune indicazioni sugli strumenti più idonei,
sul piano politico, culturale ed anche organizzativo e dei sussidi tecnici, per consentire all'AICCE di svolgere in pieno il ruolo
che la presenza di un Parlamento europeo
eletto esige.
il dibattito sulle relazioni introduttive
Giancarlo
Zoli
consigliere comunale
di
Bagno a Ripoli (FI)
Zoli -- La mia assenza, giustificatissima,
all'Esecutivo, fa si che io esprima qui qualcosa di diverso dalle ultime parole che ha
detto Martini. Ritengo che non siamo in
condizione di indicare i grandi binari
dell'azione del Consiglio dei Comuni d'Europa e che siamo in un momento in cui
dobbiamo fare un esame attento, generale
della nostra sconfitta elettorale europea.
Sottolineo: *la nostra sconfitta»; ed è qui il
punto su cui sono in dissenso; dissenso che
non porta a nessuna conseguenza politica; è
evidente che non comporta le dimissioni di
Serafini e il subentrare di un altro sarebbe
una cosa assurda, non servirebbe a nulla,
perché verrebbe un altro che non sa nulla e
che sarebbe sconfitto più di lui. N é vado
e;
asio, perché sono ~ o r r e s ~ o n s a b i l quindi
solutamente non ne traggo alcuna conseguenza politica. Però noi, come movimento
federalista europeo, come movimento europeo, noi siamo degli sconfitti, abbiamo perso una grande occasione, abbiamo avuto la
rivelazione di una nostra grande illusione,
dobbiamo, delusi, ricominciare il nostro
cammino, come dopo la caduta della C E D .
E' questa per me la valutazione d a cui
trarrò poi una conseguenza. Secondo me è
necessario un incontro in cui ci sia un dibattito più lungo, anche non a Roma, su
invito d i un sindaco di un comune di collina o di mare, e ciò esclusivamente per un
esame dei motivi della nostra sconfitta. Ripeto, sconfitta. Umberto Serafini ha scritto,
ma non l'ha ripetuto, nella sua relazione,
che si partiva male, e noi abbiamo ogni
mese parlato di elezioni politiche e elezioni
europee. Tutte le volte che sentivo questo
modo di esprimersi mi veniva i1 mal di
fegato. Serafini questo non lo ripete, io lo
ripeto. Ma quando mi è arrivato il certificato elettorale, e sono andato con entusiasmo,
come pochi sono riusciti a farlo, a votare
per i deputati al Parlamento europeo ed ho
trovato scritto sulla scheda: *elezioni dei
rappresentanti dell'ltalia al Parlamento europeo» avevo quasi la tentazione di mandare un telegramma al Presidente del Consiglio della Comunità europea per ringraziarlo, perché ci aveva permesso di usare la
parola Parlamento europeo. Quindi una
sconfitta in partenza, una sconfitta durante
tutta la campagna elettorale. N o n si è ~ a r l a to di Europa e le elezioni si sono risolte in
una riprova di quelle nazionali: la rivincita
o meno per i comunisti, che avevano perso
dei voti; per i socialisti, che aspettavano le
elezioni europee per dimostrare di essere o
n o il primo partito europeo e conoscere se
in Italia avrebbero guadagnato dei voti; per
i democristiani si trattava di conoscere la
loro tenuta elettorale; il giorno d o p o le
elezioni europee, infatti, abbiamo visto alla
televisione che si è discusso esclusivamente
di questo. Esclusivamente dico e non prevalentemente, non al 10 o al 90, ma al 101%.
Quanti sforzi ha fatto Umberto Serafini? 44
(9) CXXXIII
anni di vita di battaglia federalista; quanti
miliardi non ha speso la Comunità europea
per la propaganda di queste elezioni, per
arrivare a questo risultato? Se non chiamiam o sconfitta questa riserveremo questa parola per dire altro. Siamo, quindi, degli
sconfitti, e abbiamo avuto la dimostrazione
che non rappresentiamo la parte avanzata di
un'opinione pubblica mentre pensavamo
che tutto il popolo fosse entusiasta dell'Europa. Invece noi siamo rimasti i soli consapevoli che si battono per questa Europa con
entusiasmo, sapendo cosa vuol dire; gli altri
la vogliono genericamente, all'opinione
pubblica non gJiene importa dell'Europa:
questo è quello che abbiamo constatato.
N o n possiamo pensare che i mass-media,
che i politici - i quali a tutto pensavano
fuorché all'Europa - fossero il nero e che la
popolazione fosse il bianco. Se è così lo è
perché questa è la popolazione, questa è
l'Italia, questa è l'Europa: quindi siamo degli sconfitti e abbiamo perso una !grande
occasione. Dobbiamo dirlo per ricominciare, perché io continuerò a lavorare, sono
pronto a battermi più di prima, anche perché la situazione è diversa dal d o p o C E D .
Qualcosa esiste: il Parlamento europeo, le
strutture europee organizzative, una certa
europeizzazione di interessi, quindi qualcosa di diverso esiste.
Allora, fallito questo grande plebiscito d i
fraternità, questa grande scelta di rivoluzione istituzionale per dieci paesi d'Europa
(perché questo doveva essere un plebiscito
di fraternità europea, la rivoluzione istituzionale per dei paesi d'Europa che cambiavano la loro struttura istituzionale) e invece
si è trattato d i rivincita politica nazionale.
Sono andati a votare perché c'era da rifare i
conti. Q u a n d o abbiamo parlato d i una legge elettorale europea, se eravamo intelligenti, compreso me (io non sono più bravo
degli altri, anche se adesso faccio quasi il
primo della classe, sono invece solo il prim o che parla, niente di più), dovevamo
pensare ad una legge elettorale che rendesse
più facile l'elezione di persone come Panizzi e Martini, e non c'è dubbio che anche
questa è stata una sconfitta. I1 problema,
allora, che noi (e quando dico noi dico il
Consiglio dei Comuni d'Europa) dobbiamo
porci è quello del perché ciò t. avvenuto.
Direi che qualche risposta parziale ce l'ho:
uno dei motivi è che siamo noiosi, perché
abbiamo presentato una Europa senza fantasia (Pannella guadagna voti perché è frizzante), noi manchiamo totalmente di frizzo
e i federalisti peggio di noi perché sono dei
piagnucoloni i quali dicono: non si fanno le
elezioni del Parlameilto europeo se non si fa
la moneta. I1 secondo problema, per concludere (io stesso sono federalista, ma mi
esprimo con un po' di durezza per provocare), è che noi abbiamo sottovalutato la
cultura, perché non c'è dubbio che chi va a
votare ci va con una certa formazione interiore. A noi è mancata la base culturale, il
modo d'interpretare l'Europa. E mi spiegherò con due esempi: quando mi è stato
detto che i parlamentari danesi contro 1'Europa erano solo 4 ho fatto un sospirone. La
Danimarca ha fatto uno sforzo al di fuori di
cxxxiv
(10)
COMUNI D'EUROPA
bilancio d i sconfitte o d i vittorie. Bisogna
partire dal fatto positivo che saremmo stati
clamorosamente sconfitti se n o n fossimo
riusciti a varare la legge elettorale che ci ha
consentito, insieme a tutti gli altri, di contribuire all'elezione del Parlamento europeo. D i fronte ad una relazione che
aveva tutto il significato di spaziare nel
campo politico, quella d i Serafini, e ad
un'altra relazione, quella di Martini, che ha
cercato d i fare una sintesi delle iniziative
che I'AICCE ha fatto per sensibilizzare
sempre d i più i cittadini italiani intorno ai
problemi europei, ci sono alcune considerazioni che vanno fatte, molto brevemente. I n
tutti i paesi in cui si è votato, la politica
nazionale ha avuto dei riflessi su quello che
sarebbe stato il voto per il Parlamento europeo. Perché, per esempio, quando si dice
che il pilastro francese ha retto, lo è stato
perché (questa è una niia valutazione) da
una parte Giscard cercava d i dimostrare con
i voti che la Quinta Repubblica può andare
avanti senza l'ausilio d i Chirac e dei gollisti,
altrettanto Chirac e i gollisti volevano dimostrare che la Quinta Repubblica non p u ò
andare avanti senza il loro aiuto determinante. Nel voto francese, per il mancato
successo delle sinistre in Francia, indubbiamente ha influito anche quel certo falliment o che si era avuto con I' Union de la gauche
e con quei risultati che andammo ad annoverare nel recente passato. Ma non c'è stata
una sensibilizzazione neanche nei paesi che
oggi si invocano come dei grandi paesi europeisti; ricordo infatti che, durante la campagna elettorale in Danimarca, girava un
motto che non fa certamente onore al Parlamento europeo; dicevano .cercate un'opa
per il Parlamento europeo,,, e opa in danese
significa un vecchietto, un nonnetto. Q u e sta è la dimostrazione della sensibilità che i
danesi hanno avuto per il Parlamento europeo. In Inghilterra abbiamo avuto il fallimento a dimostrazione e conferma che Callaghan è un europeista molto tiepido; soprattutto le preoccupazioni, d a parte nostra, sono venute quando ci siamo accorti
che la campagna per il Parlamento europeo
veniva condotta dalla Tatcher e dai conservatori, a dimostrazione dello scarso interesse che i problemi europei riscuotono in
quel paese. Ma in Italia, se siamo sconfitti,
bisogna fare anche una serie di autocritiche,
non bisogna venire soltanto in questa sede a
recriminare sulla scarsa sensibilità dell'elettorato italiano intorno ai problemi dell'Europa per l'elezione del Parlamento europeo.
Alcurii candidati, soprattutto dei grossi partiti, erano e si sono dimostrati vecchi elefanti sfiancati che avevano clamorosamente
fallito nella politica nazionale e sono stati
collocati a capeggiare le liste nelle cinque
circoscrizioni del nostro paese. Poi è venuta, e consentitemi questo riferimento perché
bisogna parlare con chiarezza, una notizia
che è stata abbastanza traumatica, proprio
al!a vigilia della elezione del Parlamento
Stelio
De Carolis
europeo, quando abbiamo appreso che il
consigliere provinciale
borgomasrro di Aquisgrana aveva concesso
di Forli
all'on. Emilio Colombo il premio .Carlo
D e Carolis - Io vorrei rovesciare il diMagno. come il terzo più grande europeista
scorso che ha fatto Zoli e non parlare di un
che il nostro paese ha avuto dal 1945 ai
tutte le sue tradizioni, d i tutta la sua storia,
lasciando il mondo scandinavo per il mond o europeo, andando con la Germania pur
essendoci indubbiamente dei ricordi, anche
recenti, riguardo a questo paese; ma questa
Danimarca l'abbiamo trattata male, l'abbiam o ignorata come qualsiasi altro paese. E'
mancato il far sentire alla Danimarca quello
che essa rappresenta in Europa. Andersen è
rimasto per gli europei lo stesso, prima e
dopo, e invece qualche cambiamento ci d o veva essere. Secondo esempio: si è discusso
a lungo che si voleva fare l'Europa di Carlo
Magno, quindi l'Europa cattolica, ma io
non h o sentito mai nessuno in sede europea
discutere se Carlo Magno era effettivamente
un simbolo per l'Europa, se, cioè, è legittim o o n o dire Carlo Magno = Europa.
Invece questo discorso noi lo abbiamo accettato. Si parla d i terza, quarta, quinta
repubblica: ci siamo chiesti mai se la nostra
è la terza, quarta, quinta Europa? I discorsi
accademici, si dice, non cambiano le cose,
non danno un posto d i lavoro ad un disoccupato meridionale; sono pienamente d'accordo, ma dipende dal modo di affrontare
questi problemi. Durante tutta la campagna
del Parlamento europeo non vi è stata nessuna manifestazione (un pellegrinaggio d i
ragazzi che vanno con berretti diversi alla
tomba d i Schuman), qualcuna d i quelle manifestazioni d i cui il popolo ha bisogno.
Da questo traggo la conseguenza che bisogna fare un esame d i coscienza: ammettere la nostra sconfitta e cominciare ad esaminare cosa dobbiamo fare. I o non lo so. So
con certezza che devo fare una sola cosa,
sulla quale non pongo nessun freno (per
tutte le altre decisioni non mi oppongo,
perché non h o idee): questo Parlamento
europeo eletto è sicuramente un punto di
partenza, possibile, per un'azione importante, anche se difficilissima. N o n c'è dubbio
che la gente vestita d a europeo, lo diventerà
(la mia esperienza, d i chi ormai vive molto
in Europa, è positiva in questo senso: chi si
veste d a europeo, d o p o lo diventa per forza), quindi possiamo sperare nel Parlamento europeo. Quindi decidere per un lavoro
d i spinta e di collaborazione con il Parlamento europeo è già una decisione sulla
quale non pongo nessuna obiezione, nessuna riserva, per cui dico anche d i cominciare
domani. Per concludere, ripeto che, second o me, è necessaria la pausa d i riflessione,
l'esame d i coscienza, per cominciare a vedere perché abbiamo fallito.
settembre 1979
giorni d'oggi. Vi dico francamente che queste sono notizie allarmanti, perché non hann o favorito quell'interesse dei giovani, quel
rinnovamento che è d a tutti invocato per
una classe politica diversa. Questo perché i
grossi personaggi, riconosciuti anche all'estero come dei grandi europeisti, sono poi
dei personaggi che hanno portato il paese
alle condizioni disastrate d i economia, d i
crisi istituzionale, morale, in cui ci dibattiam o in questo particolare momento. E allora, d i fronte a queste constatazioni, chiediamoci come può inserirsi un'azione nuova
dell'AICCE per maggiormente sensibilizzare i cittadini e l'opinione pubblica. Ritengo
che anche I'AICCE abbia bisogno d i una
cura ricostituente: bisogna essere meno prolissi, centrare maggiormente i problemi, dibatterli e soprattutto verificare quelle che
possono essere le condizioni per un maggior coordinamento che ci deve essere con
gli enti locali, con tutte le espressioni della
società civile. I1 contributo che vi porto è
quello di un modestissimo partito, il PRI,
che credo abbia. dei connotati abbastanza
credibili d i partito europeista, è quello d i
un impegno maggiore perché 1'AICCE e
tutti gli organismi che operano a livello
nazionale si dimostrino più efficienti, più
concreti e si diano dei piani di lavoro più
credibili ed ancorati al consenso.
Diego
Novelli
sindaco di Toirino
Novelli - Visto che qui, stamane, si sono
fatti molti riferimenti personali raccontando
aneddoti, scusatemi se ne racconto uno
anch'io, non in polemica con l'amico Zoli,
per dire che non condivido il giudizio che
egli ha espresso. Q u a n d o io ero ragazzo
andavo con mia madre a fare la spesa e mi
colpiva, tutte le volte che andavamo da un
certo signore, che questo tale aveva come
motivo del buongiorno d i dire: *stamattina
ho perso 50 lire,,, perché dovendo fare un
affare, non gli è andata molto bene e ha
perso quindi 50 lire. Poi discutendo si scopriva che, anziché guadagnare 150 lire, ne
aveva guadagnate solo 100; per lui era una
perdita e la presentava come un elemento
passivo, di sconfitta. Credo che sentendo
l'amico Zoli e il suo giudizio negativo, direi
così deciso, radicale, non in senso pannelliano, non possiamo non partire da una
valutazione sulla base d i quello che noi
abbiamo immaginato, abbiamo accarezzato,
e tanto meno - con tutta l'amicizia, tutta la
simpatia che io h o per l'amico Martini e per
l'amico Panizzi - non possiamo dire che è
stato un disastro perché Martini non è
stato eletto al Parlamento europeo e altret-
settembre 1979
tanto Panizzi. Guai a noi, se fosse questo il
metro con il quale diamo una valutazione di
carattere politico (perché, non dimentichiamoci, siamo qui per esprimere una valutazione di carattere politico su questa vicenda). U n dato acquisito è che il Parlamento
europeo c'è, e non lo dico per fare l'ottimista a tutti i costi, ma in nome della esperienza di chi, come me, da tanti anni segue
le vicende europee. Io non ho 44 anni di
esperienza come può vantarne l'amico e
compagno Umberto Serafini, ma ho almeno
una ventina d'anni come amministratore locale e come consigliere comunale. Ricordo
che le prime manifestazioni, i primi convegni a cui ho partecipato risalgono alla fine
degli anni 50, ai primi degli anni 60, quand o ancora, tra l'altro, nel mio partito c'erano tutta una serie di riserve, di interpretazioni, di dubbi, che poi via via sono stati
superati, non perché noi soltanto siamo
cambiati (sono cambiati anche gli altri), ma
perché è cambiata la situazione politica europea, è cambiato anche lo schieramento
politico a livello internazionale; non c'è più
la contrapposizione frontale dei due blocchi
a cui si voleva «asservire* (uso un termine
esasperato per rendere meglio l'idea) l'Europa. Ma come già ci siamo detti in altre
occasioni, per molti anni si è fatta molta
retorica, su questa idea dell'Europa, nei nostri incontri (ricordo di averlo detto in una
delle prime riunioni a cui ho partecipato,
come sindaco). Erano, un po', una sorta di
convegni e di raduni da ex-combattenti. Mi
sembrava (l'avevo detto ad Avignon, sollevando la reazione di Defferre, sindaco di
Marsiglia) di partecipare come quando da
cronista andavo a seguire, per il mio giornale, i convegni dei ragazzi del '99 (quelli
che avevano partecipato, ragazzini diciottenni, alla prima guerra mondiale). I convegni dell'Europa per anni sono stati i raduni
dei ragazzi del '99 con la solita retorica, e
soltanto dopo si è avuta maggiore consistenza. Credo che anche l'idea dell'Europa
(se mi consentite) di Carlo Magno, non era
tanto il pericolo di una Europa carolingia
perché sarebbe stata una Europa cattolica,
integralista ecc., era invece il pericolo di
un'Europa integralista, non in senso religioso, filosofico e morale, ma da un punto di
vista economico. La battaglia che si è fatta
dovremo ancora condurla a termine, perché
non è ancora vinta la battaglia contro il
disegno dell'Europa carolingia, dell'Europa
dei forti, dei paesi più forti che non intendono assolutamente mollare niente e quindi
tendono a respingere le aree deboli. E' lo
stesso discorso che si è fatto, con molte
difficoltà, al nostro interno, che non è superato sul piano nazionale, e cioè la contrapposizione fra il nord e il sud d'Italia e
lo stesso problema si ripropone a livello
europeo. Abbiamo dovuto condurre battaglie nei sindacati proprio nella realtà torinese: solo qualche anno fa, quando si decise
l'apertura, giusta o sbagliata per il modo in
cui è stata realizzata, dell'Alfasud, le organizzazioni sindacali, a Torino, raccoglievan o , le firme nelle bancarelle davanti agli
stabilimenti della Fiat-Mirafiori contro
l'apertura di uno stabilimento automobili-
COMUNI D'EUROPA
stico nel sud d'Italia. Se tante difficoltà
ancora oggi esistono a livello nazionale, in
un paese che ormai conta oltre cento anni
di unità nazionale, figuriamoci nei confronti
di una realtà che ancora non esiste di fatto,
che esiste oggi attraverso il Parlamento europeo. Quindi dobbiamo partire da questo
fatto estremamente positivo. Chi lo avrebbe
detto solamente qualche anno fa (forse solo
Serafini, e con molta onestà, tutti lo riconosciamo) che saremmo arrivati al voto a suffragio universale. Combattevamo e non si
sapeva se saremmo arrivati, e quando poi ci
stavamo awicinando alla decisione pensavamo che ci avrebbero fregato di nuovo, inventando qualche altra cosa per non farci
riuscire. Invece ci siamo riusciti, grazie alla
battaglia dei veterani appunto come voi,
grazie anche alla battaglia di tanta altra gente che ha creduto in questo ideale non astratto, nonretorico, ma come una necessità.
Credo che proprio dalla lezione, che tutti
dobbiamo ricavare, di questa riflessione sul
voto del 3 e del 10 giugno, discendono
delle indicazioni che mi permetterò di formulare sul piano operativo. Voglio prima
rilevare tutta una serie di strumentalizzazioni che nel corso di questa campagna elettorale, e prima, erano state fatte, o addirittura
delle grossolane mistificazioni. Si presenta,
ad esempio (e qui non voglio fare polemiche di parte, perché tocca un po' a tutti, i
socialisti, i democristiani, in misura minore
noi comunisti, perché abbiamo una presenza diversa a livello europeo - tolta l'Italia e
la Francia praticamente non esistiamo), lo
schieramento socialista come la prima forza
europea, vi si fa tutta una campagna sopra e
poi appena apri un giornale e leggi solo
qualcosa di più di uno slogan elettorale,
scopri che fra i socialisti italiani e i laburisti
inglesi non c'è niente in comune, sono due
cose diverse ai fini dell'Europa. Come si
può fare questa mistificazione? Quando mi
trovo in un'assemblea a Torino, a discutere
con dei giovani, si parla della formazione
dei gruppi parlamentari, un giovane mi
pone il problema e mi dice: *Lei che è
sindaco mi spieghi come può l'ala progressista, avanzata, dello schieramento cattolico
italiano trovarsi nel Parlamento europeo a
fianco di S t r a u s s ? :~ è infatti tutta un'altra
cosa, sono due posizioni inawicinabili da
un certo punto di vista. Voi capite che tutti
questi elementi hanno concorso ad una certa mistificazione, che hanno prodotto soprattutto un rifiuto da parte dei giovani.
Questo *partito del malessere., che si è
rivelato forte in Italia, si è classificato come
il terzo partito; dopo la D C e il PCI, in
Italia c'è un terzo partito che non è il
partito socialista, è il "partito del malessere,,, che (fra quelli che non sono andati a
votare, le schede bianche, le astensioni, le
schede nulle) supera di gran lunga il 10%.
Allora, ci poniamo questo problema? O
siamo contenti perché in Italia abbiamo il
record della partecipazione a! voto?! Credo
che questo è un grosso problema che ci
deve far riflettere. N o n si può, proprio nel
momento in cui lanciamo un ideale come
quello europeo e che abbia una capacità di
attrazione vincente e di superamento delle
(11)
cxxxv
divisioni nazionali, presentarlo attraverso
delle mistificazioni, attraverso delle grossolanità come quelle che si sono manifestate
anche nella battaglia del non abbinamento
delle elezioni (si vedeva che dietro c'era una
strumentalizzazione, perché si pensava che
il voto europeo non avrebbe condizionato
come condiziona il voto nazionale e quindi,
indipendentemente dal fatto europeo, averne poi dei benefici sul piano interno). La
gente se ne è accorta. Per quanto diseducato politicamente, il popolo italiano rivela
poi sempre una capacità di percezione. Ecco, dunque, il problema che ci pongono le
elezioni del 3 e del 10 giugno. N o n si può
condurre una battaglia così impegnativa,
così importante, astraendoci dai problemi
della gente, così come non si può essere
attratti dall'idea di Europa, di impegnarsi,
quando poi si hanno dei grossi problemi
anche a livello personale da risolvere. Allora, se noi riusciamo - e riusciremo - ad
agganciare questa prospettiva di unità europea alla possibilità di affrontare e risolvere i
problemi della gente, delle comunità, vi sarà un grosso incentivo per coinvolgere maggiormente la popolazione e l'elettorato italiano.
Da tutto questo - e concludo - dovremmo trarre delle indicazioni per il nostro
lavoro. Se deve essere di insegnamento il
voto, la campagna elettorale e il modo come ci siamo arrivati, le delusioni maggiori o
minori (ripeto non parlerei di sconfitta perché dei risultati importanti si sono acquisiti;
non per la vocazione all'autocritica che personalmente non ho, perché quando si fa il
proprio dovere non si ha bisogno di farsi
l'autocritica e se si sbaglia si deve avere quel
minimo di onestà intellettuale di riconoscerlo) dobbiamo trarne però degli insegnamenti.
La nostra Associazione, con le grosse
possibilità che noi abbiamo, può costruire
un discorso nuovo, costruire delle coscienze
nuove, scusate se uso questo termine, ma
non è ridonante o fuori luogo, delle coscienze europee. Soltanto noi abbiamo queste grosse ~ossibilità,come amministratori
comunali, di intervenire istituzionalmente
nel campo educativo, a partire dalla scuola
del pre-obbligo, cioè nel problema della
formazione dei nuovi cittadini. Una volta si
diceva che sono i genitori che devono educare i bambini, i figli; da noi, in molti
quartieri, dobbiamo servirci dei figli per
educare i genitori, perlomeno a convincerli
a comportarsi in un modo meno incivile.
Quindi pensate quali processi lenti, lunghi
stanno ancora di fronte a noi per una questione così grande come quella che noi dibattiamo, e voi dibattete da tanti anni. Cred o che noi come Associazione, che ha il
compito di riunire i Comuni, dobbiamo
vedere come riuscire, come direttivo e come
struttura (senza farne un baraccone burocratico, appesantito), a fornire ai nostri associati, che ci possono dare un aiuto e un
contributo, la possibilità di costruire pazientemente, giorno dopo giorno, nella nostra attività quotidiana, l'ideale europeo.
Nel momento in cui passa l'idea europea,
nel momento in cui formo dei cittadini che
cxxxvi
COMUNI D'EUROPA
(12)
hanno l'idea europea, vuol dire - n o n è
un'esagerazione - che ho formato dei cittadini che hanno un'idea tale che mi risolve
già di per se stessa tutta una serie di problemi, di tensioni, di esasperazioni, di egoismi, di corporativismi, d i individualismi che
sono la malattia, il cancro maggiore che noi
oggi soffriamo. Nel momento in cui uno si
colloca in una dimensione più grande e,
quindi, si rapporta da un punto di vista
politico, culturale, sociale e, consentitemi,
morale, in modo diverso, nei confronti del
suo simile, e addirittura lo vede in una
dimensione europea, la metà, se non i 213
dei problemi che assillano oggi la vita della
città sono risolti. Ecco perché, sia pure
sindaco di una grossa città con tanti problemi, n o n ritengo una mattinata persa quella
di venire qui a discutere queste cose, perché
vi h o sempre creduto e ci credo maggiormente oggi, sulla base dell'esperienza di
questi quattro anni, non certo facili, di
esperienza di sindaco di Torino.
Angelo
Satanassi
depurato. consigliere
comunale di Forli
Satanassi - Tutto il lavoro di campagna
elettorale europea è servito certamente perché ci ha dato degli stimoli interessanti per
una riflessione che noi dovremmo fare. N o i
dobbiamo partire, certo al di là del giudizio
che ciascuno di noi come uomo politico da
sulla vicenda europea, da un dato di fatto,
oggettivo. Questa Europa, certo, ha in sé
oggi elementi preoccupanti. Vi sono forze
all'interno dell'Europa, e anche i risultati
elettorali lo hanno dimostrato, che non credono nell'Europa, non vogliono che 1'Europa diventi un grande punto di riferimento
politico, culturale, oltre che un'area economica capace di assolvere una funzione nei
rapporti con gli altri paesi del mondo, con
l'est, con l'ovest e soprattutto con i paesi
del Terzo Mondo. C'è un'Europa nella
quale sono presenti forze conservatrici moderate e anche reazionarie che la vogliono
condizionare. I risultati elettorali, la partecipazione al voto, che va dal 60% della
Germania, della Francia, fino al 30%
dell'Inghilterra, sono segnali preoccupanti,
a cui naturalmente fa riscontro l'alta percentuale dell'Italia, 1'86% dei votanti. Però
questa Italia, questa Europa che mostra tali
segnali di conservazione e, anzi, di reazione
nel suo interno, ci deve preoccupare. N o n
per riprendere il discorso di Zoli, non per
partire da una sconfitta, ma ~ r o p r i oper
dare il giusto peso, il giusto valore in termini democratici e politici e culturali ai risultati che abbiamo ottenuto.
I1 prirno importante risultato è, ovviamente, la nascita del Parlamento europeo a
suffragio universale. Ma questa Europa, che
mostra di andare a destra, non è né diventerà un punto di riferimento per le grandi
masse popolari e soprattutto per i giovani.
Sono d'accordo completamente con I'intervento del compagno Novelli, ma se vogliam o .che i giovani, che non hanno più miti
(gli ultimi sono caduti: il Vietnam, la Cambogia, la Cina), possano ricostruire un ideale sul quale e al quale mirare, per il quale
lavorare e sul quale fondare le loro aspira. .
zioni, le loro esigenze, che li spinga ad
uscire dal privato, dall'egoismo, dalla mortificazione, per impegnarsi in una grande
battaglia di trasformazione, ebbene, questo
grande ideale noi lo troviamo nell'Europa,
oggi, ma non per conservare quest'Europa,
non per consegnarla, per lasciarla nelle mani delle grosse forze economiche e finanziarie che l'hanno governata di fatto, ma per
un'Europa che dia veramente quelle risposte
che i giovani attendono, oggi soprattutto,
ripeto, dopo la caduta dei miti, di fronte ai
quali tanta gioventù si trova disarmata. Ma
dovrà essere un'Europa che va trasformata,
che va cambiata nei rapporti interpersonali,
nei rapporti sociali, nei rapporti economici,
nei rapporti politici, e va sorretta da un
grande dibattito culturale. Questo è second o me il grosso appuntamento ed è a questo appuntamento che noi dobbiamo prepararci anche come Associazione dei Comuni
e delle autonomie locali, per dare in questo
un più grande contributo. L'Europa può
essere un grande fallimento se non cambia,
se non diventa qualcosa di diverso. N o n
possiamo pensare di fare di questa Europa
un punto di riferimento, non solo per le
grandi masse popolari europee, ma per le
forze culturali, soprattutto per i giovani, se
resta cssì, regolata ancora dalle forze economiche e politiche, come sino ad oggi.
Allora qui c'è Un g a n d e salto di qualità: c'è
la ricerca di una identità europea che pare
non cammini, non si affermi, nonostante gli
impegni anche delle grandi forze politiche e
democratiche europee. Prendiamo il caso
dell'incontro di Tokio sulle vicende dell'energia, del petrolio. N o n accettiamo logiche che non corrispon(lono agli interessi
dell'Europa, che non corrispondono agli interessi dell'Italia. N o n possiamo discutere i
problemi dell'energia (petrolio) e'delle fonti
alternative e quindi di prospettiva, senza
una nostra autonoma collocazione, tenendo
conto che l'Europa è uri'area nella quale si
trasformano le materie prime e, quindi, con
problemi particolari, ritardi, esigenze, che
non possono essere paragonate, confrontate, assimilate alle esigenze, per esempio, del
Giappone, degli Stati Uniti, o dell'unione
Sovietica. N o i abbiamo problemi, articolarità nostre che non sono tenute in conto nel
rapporto con i paesi ~ r o d u t t o r id i petrolio.
Siamo in ritardo in una politica autonoma,
in una politica europea. E qui giocano logiche nazionalistiche, ancora una volta, e sovranazionali, che mortificano questa grande
spinta in avanti e, alla fine, questo ideale
europeo. Certo che, se
su questa strada e con questo taglio, non v'è dub-
settembre 1979
bio che non diamo risposta a chi dall'Europa attende qualcosa di nuovo, di qualitativamente nuovo, un modo nuovo di vivere,
di consumare, di stabilire rapporti fra i
singoli, fra i gruppi, i ceti sociali: u n modo
nuovo per fare cultura e fare scienza. Tutto
questo impone all'Europa un profondo
cambiamento, quindi u n Parlamento europeo che deve essere consapevole del compit o non soltanto di registrare o di controllare
o di essere cassa di risonanza d i decisioni
prese in altra sede, ma di essere organo
politico che deve sapere e portare a sintesi
la molteplicità di interessi, d i spinte, sollecitazioni che vengono dall'Europa ed elaborare un grande progetto di rinnovamento.
Quindi un compito specifico. I1 Parlamento
europeo non è un Parlamento plurinazionale, la somma aritmetica dei Parlamenti
nazionali. E' qualcosa di qualitativamente
nuovo, che ha in sé anche il compito di
indicare un progetto di rinnovamento dell'Europa. E qui c'è molto lavoro da fare.
Ecco la necessità - sono d'accordo con Zoli
su questo punto di vista - di una riflessione, di un dibattito che dovremo fare (avviamolo in questo Consiglio nazionale) circa i
compiti dell'AICCE. L'AICCE ha concluso una sua vicenda storico-politica realizzando questo obiettivo; ora si apre una
pagina nuova. Dobbiamo scrivere tutto,
n o n abbiamo un modello a cui fare riferimento, dobbiamo inventare l'Europa; ciò
non vuol dire copiare da modelli esterni e
sommare poi quei modelli o ricucinarli in
chiave europea, vuol dire inventare quella
che viene chiamata, nel linguaggio politicoculturale, terza via di incontro delle grandi
forze politico-culturali per ricercare, se è
possibile, un modo nuovo, diverso, per
uscire da una crisi che è storicamente ormai
determinata. Crisi di vecchie società, di
vecchi rapporti di produzione, crisi anche
di valori. L'AICCE intanto si deve impegnare in questo terreno, poiché il Parlamento europeo dovrà soprattutto affrontare le
questioni che riguardano la programmazione dell'economia, perché tutto o gran parte
(anche se non voglianio essere degli economicisti) dipende dall'economia: programmare l'uso delle risorse su scala europea, e
quindi i giusti investimenti, le giuste politiche, nei vari settori ed aree, significa avere
coscienza che oggi i grossi problemi, anche
quelli nazionali, si risolvono soltanto in
chiave europea. D'altra parte già lo vediamo
ogni giorno; non si p u ò fare in Italia una
politica agraria senza un riscontro, un rapporto diretto con la Comunità europea, che
è la massima autorità. N o n si fa una politica di investimenti pubblici non in termini anticongiunturali ma di programmazione dello sviluppo, se non si realizza un
raccordo con gli strumenti operativi comunitari; non si fa una politica nel campo
sociale senza riferimento alle istituzioni comunitarie. Già oggi siamo condizionati a
certe scelte che si fanno altrove. Allora
bisogna fare in modo che il Parlamento
europeo riesca a gestire questi strumenti e a
far sì che queste scelte siano tali da inflbire
sui processi economici, produttivi, sociali, e
sui rapporti d i produzione. L'AICCE deve
settembre 1979
subito affrontare il problema su due versanti: rapporto con i ~arlamentariitaliani per
quanto riguarda le politiche che attengono
al ruolo e agli spazi che occupa il sistema
delle autonomie locali, comuni, province,
regioni; rapporto più stretto, di tipo nuovo,
con le autonomie locali (e qui anche dovremo vedere gli aspetti organizzativi della nostra Associazione) affinché tutte le problematiche che vengono portate a maturazione
a quel livello siano portate nella sede giusta,
quella europea, all'interno di una programmazione e di un disegno programmatico
comunitario (se noi andassimo in ordine
sparso, saremmo perdenti; intanto le regioni più forti avrebbero risultati maggiori rispetto alle regioni più deboli in Italia, ma
poi questa logica risulterebbe perdente per
il nostro paese nei confronti dei paesi più
forti). Quindi noi dobbiamo muoverci a
quel livello, ~ e r c h éabbiamo interesse, vuoi
per ragioni interne, per riavviare finalmente
questo equilibrio all'interno del paese, vuoi
per ragioni esterne e anche per ragioni sovranazionali, perché le risorse siano ben
distribuite là dove vi sono esigenze, vi è
intelligenza, vi è mano d'opera da utilizzare. E' un problema di crescita di coscienza
democratica, di coscienza politica, di coscienza programmatoria, chiamiamola così,
a livello dei nostri amministratori, ma anche
un problema d i crescita culturale nel suo
insieme. Ritengo quindi che, per non dilungarci in questa sede, subito debbano essere
prese iniziative in questa direzione: per
esempio realizzare immediatamente un incontro con le regioni sul sistema delle autonomie e un incontro con i presidenti dei
gruppi parlamentari italiani al Parlamento
europeo, di cui I'AICCE deve essere l'interlocutore fondamentale. L'abbiamo sempre detto: il Parlamento europeo avrà un
senso se saprà stabilire rapporti con due
interlocutori: le parti sociali (i sindacati) da
un lato e dall'altro il sistema delle autonomie, altrimenti finirà con essere sempre
condizionato dalla logica del Consiglio dei
ministri dei paesi della Comunità, una logica perversa, dura a morire. E' evidente che
non basta neanche un Parlamento per assicurare la crescita, lo sviluppo, il dispiegarsi
appieno della democrazia, perché molti parlamenti nati su basi democratiche sono poi
diventati aule sorde e grigie per un manipolo o - come diceva un nostro romagnolo un bivacco di camice nere, oppure la sede
dei pro-consoli nazisti. Voglio dire allora
che questo Parlamento che si muove in
Europa, che ha delle spinte conservatrici e
moderate preoccupanti, deve stabilire dei
collegamenti d i massa, e noi come AICCE
dobbiamo dare questa forza al Parlamento,
assolvere alla nostra funzione, occupando lo
spazio del fronte che ci è proprio, senza
voler debordare, ma occupandolo con grande impegno, con grande serietà. Teniamo
conto quindi che oggi la battaglia europea e quindi anche su scala nazionale - è caratterizzata dallo scontro tra opposte forze per
cambiare questa Europa. Perché o si cambia
questa Europa, oppure essa resterà un'area
di conquista delle grandi potenze economiche presenti in Europa e nel mondo. Ed è
COMUNI D'EUROPA
(13) CXXXVII
questo cambiamento che può consentire
all'AICCE di assolvere in termini qualitativamente nuovi una funzione per non permettere di disperdere il nostro patrimonio,
che è una ricchezza, un potenziale di uomini, di volontà, di capacità, di esperienza,
che ci deve servire per far fare alla nostra
Associazione quel passo in avanti che è
necessario.
(11 presidente invita coloro che interverranno di limitarsi
a 5 minuti).
Raffaele
Gallus
presidente della
Federazione Sarda
dell'AICCE
Gallus - Le due relazioni introduttive
hanno aperto una problematica che richiederebbe un approfondimento certamente
maggiore, e l'invito, allora, rivolto dall'amico Zoli a riprendere questo dibattito mi
trova d'accordo; questo è solo un momento
di riflessione, il cui risultato sarà utile per
un altro Consiglio nazionale. Partendo soltanto da questa breve considerazione non
vorrei che ci ritrovassimo fra cinque anni,
cioè dopo le elezioni del secondo Parlamento europeo, a riconfessarci eventuali vere o
non vere sconfitte: in ogni caso, se non
sono sconfitte, sono però delle insufficienze
delle quali dobbiamo prendere atto; si può
fare il pioniere come diceva Serafini anche
per anni, fino a quando questo ideale del
Parlamento europeo non diventi realtà, ma
continuare a fare il pioniere a vita, aspettare
altri 5 anni, per poi ritrovarci qui ed in
pochi (pensate ad un Consiglio nazionale
che deve riflettere su fatti tanto importanti,
quali sono le elezioni del Parlamento europeo, conoscendo la nostra marginale presenza sia per quanto riguarda alcuni aspetti
pratici ed anche per la limitata incidenza in
questo grosso fatto storico), penso che non
ci consolerà moltissimo saperci dei pionieri
che continuano a scavare mentre poi gli
altri, che non hanno mai creduto nell'ideale
europeo, risultano come eletti (vedi i partiti
che si sono fatti rappresentare certamente
da uomini loro e non hanno tenuto in
grande considerazione esperienze, impegno
di quanti credono negli ideali europeistici).
Pertanto, credo che questo ci debba spronare ad essere più realisti e più concreti, per
avere la possibilità di incidere maggiormente in cene realtà. E' stato ricordato che noi
siamo i rappresentanti, l'espressione dei poteri locali; bene, noi allora dobbiamo muoverci verso questa direzione: una maggiore
presenza nei poteri locali e una maggiore
conoscenza ed intervento sulle problematiche che interessano gli enti locali. Ricordo
brevemente l'esempio del sud, l'esempio
della Sardegna. L'AICCE non è stata assen-
te: ha organizzato convegni per gli amministratori, seminari, è scesa in piazza a portare gli ideali europei ed eravamo gli unici,
bisogna dirlo, a portare un contributo di
conoscenza della problematica europea, attraverso anche la collana di libri a cui Martini ha fatto riferimento. La mia isola ha
dato un'adesione de11'86%, ma non l'ha da- ,
to - volevo sottolineario - come un fatto
sentimentale, ma perché crede nell'Europa,
perché crede che l'Europa avrà una parte
nella soluzione dei suoi centenari problemi.
L'ha dato perché vuole riscattare la situazione del sud di fronte ad un71talia del
nord, ad un'Europa del nord che è certamente più progredita; vuole contribuire nei
fatti concreti: per esempio, per il problema
che oggi si sta discutendo delle fonti energetiche, non solo le nucleari (che possono
non essere condivise da tutti) ma altre fonti:
verso queste noi abbiamo chiesto di essere
più attenti, che sono quelle dello sfruttamento del carbone o altre fonti di energia.
Dico, concludendo, che bisogna essere presenti e concreti, quindi vicini alle realtà
locali e soprattutto alle realtà dove le situazioni sono di maggior disagio; quando si
parla in astratto degli emigrati, di andare a
trovare gli emigrati, non abbiamo risolto il
problema; bisogna soffrire e comprendere il
problema degli emigrati ed evitare le cause
del ripetersi del fenomeno. Queste sono le
cose concrete, in questo ha creduto il sud e
la Sardegna votando per l'Europa, e 1'AICC E deve essere più vicina alla soluzione di
questi problemi, attraverso anche le strutture che ha, come le federazioni regionali.
Potenziamo le federazioni regionali, diamo
una struttura più valida, più incisiva alle
strutture di base, e credo che tra 5 anni non
ci troveremo ancora qui a discutere il fallimento o a recitare il mea culpa per le nostre
incapacità e insufficienze.
Giovanni
Vicario
socio esperto
dell'AICCE
Vicario - Credo che, dopo le relazioni
di Serafini e di Martini e di tutti gli interventi (a cominciare da quello del carissimo
amico Zoli, intervento che contiene moltissimo cuore e specchiatissima verità, poiché
vede il problema con una angolatura sua
che noi possiamo condividere in grande
parte) dobbiamo però sottolineare qualche
cosa. Io ritengo che oggi si comincia con
una fase totalmente nuova. Fino a questo
momento I'AICCE, e non dimentichiamolo
perché questo è un dato storico, ha fatto
sempre azione di supplenza: non si credeva
all'Europa, I'AICCE credeva all'Europa; i
si infischiavano dell'Europa, 1'AIC-
COMUNI D'EUROPA
C E ha fatto riflettere i partiti sull'Europa;
non si riusciva a fare un discorso fra partiti,
perché fino a un certo periodo non si riusciva a parlare se non fra certi partiti,
1'AICCE ha reso possibile (specialmente dal
Congresso di Torino in poi) di parlare contestualmente con tutti i partiti dell'arco costituzionale e con le forze sociali. Questo
lavoro di supplenza è stato grandissimo ed
oggi si deve dire finalmente che abbiamo
raggiunto un determinato obiettivo e cominciamo da questo punto di arrivo, come
punto di partenza. A quale attività I'AICCE
deve dedicarsi in modo fondamentale? Deve
trovare, e qui non c'è da mostrare una
grossa fantasia, un incontro delle medesime
forze che ho citato prima, su un fondamento culturale che ho dato, e attutire il distacco che vi è stato fino adesso fra opinione
pubblica e l'Europa, che è lo stesso distacco
che esiste fra il cittadino e i suoi eletti al
Parlamento nazionale. Dobbiamo evitare
che questi difetti del Parlamento nazionale
vengano portati al Parlamento europeo.
Un'altra delle azioni che I'AICCE deve fare
è di avere realniente la possibilità di concentrare intorno a sé i consensi per trattare
con i nostri eletti locali i problemi fondamentali. Questa è la cosa che non deve
essere sottaciuta. Sembrerà un assurdo, ma
noi dobbiamo tornare indietro per alcune
cose: tante volte nelle ricerche che si conducono, che la scienza conduce, convinta di
scoprire qualche cosa, scopre qualcosa di
totalmente diverso. N o i oggi abbiamo scoperto qualcosa di assolutamente diverso,
che è l'assoluta impreparazione dell'elettorato, (non solo italiano), l'elettorato come
opinione pubblica, (anche degli altri Stati
europei), ad un'Europa concepita come
un'Europa degli europei; se noi concepiamo
sempre un'Europa vista da destra o da sinistra, i consensi che abbiamo avuto li abbiamo avuti di volta in volta o contro la
sinistra o contro la destra in questa stessa
Europa. Quindi una marcia indietro, per
ritornare ai veri valori, quelli enunciati, e in
questo siamo in ottima compagnia, perché,
- termino citando quanto afferma il grande
biochimico Monot - .la scienza progredisce
sempre ed avanza a marcia indietro..
Giuseppe
Piazzoni
se retario generale
~~~I'UNCEM
Piazzoni - Mi scuso per l'imprevista assenza del presidente dell'UNCEM impossibilitato a raggiungere Roma; desidero dire a
suo nome due cose. Primo, il discorso del
collegamento con le associazioni A N C I ,
UPI, U N C E M si è rivelato estremamente
produttivo, però da quando noi siamo riusciti, una volta, a combinare un incontro
plenario dei presidenti, segretari generali e
vice-presidenti di tali associazioni, è passato un anno. Bisognerebbe trovare il modo
di mantenere più stretti collegamenti e, in
questo senso, ripropongo formalmente in
questa sede, al Consiglio nazionale, di ripristinare la consuetudine, che c'era fino a
prima dell'ultimo congresso, che alle Direzioni dell'AICCE veniva invitata l'Associazione, che rappresento, che nella persona
del segretario o del vice-presidente partecipava alla riunione della Direzione in modo
da tenere un più stretto collegamento. La
seconda nostra proposta, che esula strettamente dall'ordine del giorno di stamane, è
quella di non ridurre gli impegni dell'AICC E per quanto riguarda il discorso europeo; in particolare verso il Consiglio d'Europa, che è dei 21 Stati e non dei Nove
soltanto. Questo perché abbiamo alcuni
problemi che, in sede, per esempio, di regioni dell'arco alpino, investono già abbondantemente problemi di paesi che stanno
fuori dei Nove; anche per accentuare e coordinare meglio la nostra presenza in seno
alla conferenza dei Poteri locali e regionali
d'Europa I'AICCE dovrebbe organizzare
meglio un minimo di lavoro di segreteria e
di collegamento.
Detto questo, a nome del mio presidente,
volevo aggiungere due considerazioni sulle
relazioni di stamattina per dire che Satanassi
ha aperto un poco il discorso sul futuro; mi
pare che la relazione di Serafini sia stata
soltanto retrospettiva, mentre pensavo che
Serafini stesso o l'Esecutivo ci proponessero
qualcosa di concreto da fare per un'azione
futura come un collegamento con gli 81
parlamentari italiani per un discorso concreto. Per quanto riguarda la relazione di Martini, debbo annotare positivamente quel tipo di incontro che vi è stato per funzionari
degli enti locali minori; noi abbiamo mandato il segretario di una comunità montana,
che è tornato molto entusiasta, e quindi
saremmo del parere di ripetere, senza grandi impegni di carattere finanziario, questo
tipo di incontri a carattere internazionale,
soprattutto per gruppi omogenei; non bisogna fare incontri con città grandi e piccoli
comuni insieme, ma comuni di dimensioni
simili, ~ e r c h épermettono un'azione di carattere formativo ed informativo.
settembre 1979
finito, di Zoli. Dopo le due relazioni, l'intervento di Zoli, che sembrava mettere in
discussione, di colpo, tutto, mi ha certamente lasciato perplesso; non sono d'accord o nel-parlare di sconfitta, perché - chi mi
ha preceduto l'ha detto - il Parlamento
eletto a suffragio universale è il primo passo
storico per l'Europa, che non si ripeterà
più, perché è la prima volta e ci siamo
riusciti. Voglio ricordare quando mi sono
affacciato a questi problemi europei (novembre del '751, e allora si diceva, ma
riusciremo? Lo diceva prima anche Vicario: i partiti non ci ascoltavano, facevano
finta di non capirci, tanto che noi stessi,
appartenenti ai partiti, ci sentivamo piccini;
io allora mi sentivo piccolissimo; infatti, un
partito come la Democrazia Cristiana, che
ha creduto sempre nell'ideale europeo, attraverso De Gasperi, dalla fine della guerra
in poi, oggi rimane sordo, non fa azioni
incisive e non dà la dimostrazione che in
questo ideale veramente ci si crede e lo si
porta avanti. Noi abbiamo costretto, con la
nostra azione, con l'azione dell'Esecutivo,
dell'AICCE stessa, abbiamo costretto, anche chi credeva poco, a fare degli atti per
cui poi è rimasto incastrato, anche se voleva
tirarsi indietro è finito col dire: questo è un
altro passo, come fai a tornare indietro?
Quindi proprio a tutti questi piccoli passi si
è data una realizzazione e siamo arrivati a
queste elezioni europee. Quindi direi che
per gli europei è stato un successo importante; per noi italiani l'aver votato in percentuale così elevata, rispetto agli altri Stati,
credo che sia stato un successo. N o n direi
tanto che è stata solo una riprova delle
elezioni politiche del 3 giugno: non basta
davvero questa interpretazione. Credo che
in Italia il voto è una cosa sentita e gli
italiani hanno risposto. Ed è stato anche
positivo che abbiano risposto in quella percentuale, se si tiene conto che non si è
votato per due giorni come per il 3 giugno'.
Quindi c'è stata sensibilità.
Lucca ha dato il suo contributo alle elezioni europee mandando il suo Notiziario
comunale a tutti i capifamiglia: 30 mila
copie che sono andate in tutte le case, anche se c'è stato chi lo ha letto e chi no; su
questo Notiziario c'erano gli interventi e il
pensiero di tutti i rappresentanti politici,
dei capigruppo dei partiti presenti nel nostro Consiglio comunale, ed anche un articolo di fondo che spiegava la legge elettorale. Novelli diceva prima: .voglio vedere
come farà ad andare d'accordo la prima
forza socialista europea, quando ~arlrino
lingue diverse.; sì, è vero, anch'io ho detto,
nel passato, che i partiti socialisti in Europa
parlano cinque lingue, ma proprio per questo stato di fatto (ci sono anche socialdemocratici e socialisti italiani che parlano due
lingue diverse per certe cose) non dobbiamo
scandalizzarci. Proprio perché abbiamo coPietro
stituito questo Parlamento e ci sono questi
Rugani
gruppi politici, sovranazionali, penso che si
consigliere comunale
di Lucca
dovrà cominciare a parlare un po' più seriamente una stessa lingua sui problemi conRugani - Condivido le due relazioni fatte creti. L'AICCE ha fatto il primo passo:
da Serafini e da Martini e, in parte, I'interquando dovrà farle il secondo? e quale?
vento provocatorio, come egli stesso ha deQualcuno ha detto che potrebbe essere un
COMUNI D'EUROPA
settembre 1979
incontro con gli 81 parlamentari europei
italiani - qualcuno diceva con i capigruppo
-, io direi: gli 81 italiani eletti a Strasburgo
e noi, come Consiglio nazionale, dovremm o fare un dibattito di una giornata, di una
giornata e mezza, e questo potrebbe essere
un primo passo. Dovremo parlare chiaro
dei giovani, dei lavoratori, degli emigrati, in
particolare per capire quali sono i loro problemi che hanno all'estero e non soltanto
andare a trovarli per rivolgersi poi a dieci
Ministeri diversi perché i loro problemi son o diversi. Questo discorso con i parlamentari dovrà essere suffragato con proposte
concrete di legge nazionale e sovranazionale
per i vari paesi, perchè gli emigrati non
continuino a trovarsi all'estero soli e abbandonati.
Gabriele
Panizzi
assessore della
Regione Lazio
Panizzi - C i sono due problemi almeno
da dover sottolineare: uno è la riconquista,
a livello di base, a livello di enti locali, della
consapevolezza che la nostra Associazione è
una sezione nazionale di un organismo sovranazionale. Dico questo perché h o qualche preoccupazione quando sento dire di
fare un incontro con gli 81 parlamentari
italiani oppure con i capigruppo dei partiti;
credo che dobbiamo stare attenti a non
istituzionalizzare (forse a un livello migliore
di quello clientelare proprio dei rapporti fra
parlamentari e forze politiche o enti locali)
un rapporto che certo sarebbe ad altro
livello tra noi e gli 81 eletti. Dobbiamo
appunto ~ ~ r o v i n c i a l i z z a r c ima
, gli interlocutori non sono gli 81; noi dobbiamo avere
come interlocutori gli organismi comunitari
e, ovviamente, il Parlamento europeo in
primo luogo, che deve avere un suo ruolo
perché deve modificare profondamente i
rapporti tra Parlamento, Commissione,
Consiglio dei ministri e Alta Corte di Giustizia; credo che siano concetti, detti e ripetuti ed è inutile che li ripeta io in fretta e
male. Credo che I'interlocutore pincipale
debba essere il Parlamento europeo e poi il
Governo, che non può essere il Consiglio
dei ministri, ma deve essere la Commissione. Se modifichiamo il ruoio del Parlament o europeo, si modifica anche il ruolo dellà
Commissione nei riguardi del Consiglio dei
ministri; quindi, sono questi i due nostri
punti di riferimento. Per semplificare, bisogna affermare: rifiuto dei rapporti con il
Consiglio dei ministri e , invece, rapporto
con il Parlamento e la Commissione. Q u e '
sto deve essere l'obiettivo e cercherò di
chiarire meglio perché. N o i dobbiamo sentirci più sovranazionali e meno nazionali,
cioè, dobbiamo svolgere un ruolo più efficace a livello di Consiglio dei Comuni
d'Europa. Credo che questo, nonostante gli
sforzi dei quali bisogna dare esplicitamente
atto a Serafini e Martini, sia stato poco
recepito da noi base; in genere, di fronte ai
tentativi fatti nelle relazioni introduttive dei
nostri lavori di Esecutivo, di Direzione e di
Consiglio nazionale e degli incontri che facciamo, si dice a questi nostri amici, che
hanno responsabilità d i direzione nella nostra Associazione, che debbono scendere
dabbasso, perché altrimenti non li si capisce. Ed io tornerò s u questo argomento tra
poco, voglio però dire che noi dobbiamo
maturare, come organismo dirigente, politicamente rilevante dell'Associazione; dobbiamo essere consapevoli che o facciamo il
salto di qualità, e quindi collochiamo in una
dimensione sovranazionale i nostri lavori,
oppure noi faremo una mediazione da strapazzo, scusate, tra gli 81 italiani che abbiam o mandato al Parlamento europeo (e certamente sono tutti buoni) e qualche modesto interesse che dobbiamo continuare a
portare avanti per conto degli enti locali o
per conto dell'Associazione.
I1 discorso in parallelo a questo quale
deve essere? Dobbiamo, essendo noi una
Associazione di poteri locali, essere consapevoli (questo è il mio convincimento) che
il sistema delle autonomie Iccali è in crisi, è
in una situazione quasi necrologica e, a mio
parere, per colpa, purtroppo, d i tutte le
forze politiche, democratiche, costituzionali
e corporative. Quindi non salvo nessuno.
O ci rendiamo conto di questo e cerchiamo
di individuare quale è il nesso fra le autonomie locali e l'Europa, e quindi ci sforziamo
di comprendere che se noi come Associazione abbiamo come interlocutori le istituzioni, come Associazione di poteri locali
riusciamo molto probabilmente a fare uscire
i poteri locali da quella situazione abbastanza difficile di oppressione fra una istituzione decrepita che è quella dello Stato, degli
Stati, e una istituzione che rischia di essere
decrepita se n o n si rinnova, cioè il Parlamento europeo, che rischia di essere decrepito anch'esso. I1 Parlamento europeo,
quindi, deve ricevere una spinta dalla nostra
Associazione, cioè dagli enti locali, che però si devono rinnovare, in particolare le
regioni che, a dieci anni di distanza dal
1970, rischiano d i dichiarare il fallimento;
certo in relazione a un comportamento dello Stato, ma anche in relazione a un comportamento loro proprio.
Questo si ricollega alle tematiche europee, perché non è vero che è lo Stato che
p u ò modificare e risolvere certi problemi di
fronte ai quali ci troviamo, è la dimensione
europea. Quindi ha senso ristabilire un collegamento fra le autonomie locali, il sistema
delle autonomie locali e la dimensione europea. E questo è necessario sia per far sviluppare le istituzioni comunitarie e il Parlamento europeo nella direzione federale che
noi vogliamo, sia perché riusciamo a salvare
il sistema delle autonomie ridandogli quella
(15) CXXXIX
vitalità che indubbiamente ha quasi totalmente perso. O riusciremo a reinventare un
ruolo dell'AICCE in questo senso, oppure
credo che I'AICCE diventerà come 1'ANC I , l'UPI, la Lega (tutti organismi, cgn i
cui presidenti e segretari credo che dobbiam o fare un discorso). N o n ha senso, se
vogliamo salvare il sistema delle autonomie,
che continuiamo a farci le Presidenze che ci
pare e piace, nell'UP1, nell'ANC1, nella
Lega e nelle altre strutture; si tratta di
lanciare a questi organismi, come A I C C E che ha la dimensione ottimale rispetto a
queste altre - un appello per un confronto.
11 pullulare degli organismi, e che è pari al
pullulare delle istituzioni, è un momento di
metastasi della democrazia. Esso è segno di
decadenza della democrazia, non di democrazia e di pluralismo. Se ci muoviamo in
questa direzione probabilmente riusciremo
a riconquistare e nazionalmente e nell'ambit o del C C E un nostro posto.
Lino
Toffano
segretario della
Federazione Veneta
dell'AICCE
Toffano - Abbiamo sentito le relazioni e
dobbiamo dire che le condividiamo in pieno. Sull'esito delle elezioni europee Zoli ha
sparato subito a zero e ha parlato - io sono
contrario - di una sconfitta, mentre invece
l'apprezzamento di Serafini e di altri è stato
quello di un risultato tutto sommato positivo. Dobbiamo sapere che siamo partiti da
momenti e da dati di fatto che non sono
dipesi da noi, ma dalle forze politiche le
quali hanno costretto la campagna elettorale
in un breve spazio e non si poteva fare di
più. Possiamo dire che è mancata quella
tempestività anche da parte della nostra organizzazione di far pervenire documenti o
altro a tempo debito (per esempio quel
«vademecum», di cui si parlava da mesi e
mesi, è arrivato regolarmente dopo le elezioni). Sono d'accordo con tanti altri amici
d i vedere la proiezione del nostro lavoro a
livello europeo, affrontando i grossi problemi che dobbiamo far sentire in m o d o profondo anche ai nuovi parlamentari: la realizzazione di un governo europeo e la costituzione europea, tutte cose che non si realizzeranno con questo Parlamento, naturalmente, ma che vanno alimentate e portate
avanti. Serafini ha giustamente sottolineato
la risoluzione della sezione tedesca del C C E
per dire che si è mossa anche quella in
avanti chiedendo la Costituente, un Governo europeo, la politica estera, la difesa, la
moneta comune, tutti problemi che sono
CXL (16)
molto sentiti e che noi abbiamo illustrato
sulle piazze, a differenza invece del discorso
un po' ombroso dei partiti; tanto è vero che
questa nostra azione è servita - credo anche a portare gli elettori a votare. Si
pensava che andasse a votare il 50% degli
elettori per l'Europa, perché si diceva che
queste elezioni non contavano più d o p o
quelle nazionali, e invece ci sono stati degli
spostamenti notevoli per un partito o I'altro, anzi direi che c'è stata una liberazione
del voto degli elettori. Devo anche dire che,
per esempio, nella nostra regione, nella nostra città, & elettori sono stati più numerosi d i quelle delle elezioni nazionali. Tanto è
vero che crediamo di ottenere quel premio
dell'unione civica francese (l'uomo tormentato, in bronzo, di due metri, che rappresenta 1'Eiiropa) che dovrebbe essere assegnato alla città capoluogo che ha avuto la
maggiore percentuale d i elettori europei.
Termino facendo una proposta: h o sentito che si è insistito sui rapporti che noi
dobbiamo avere con gli enti locali, che naturalmente sono i nostri rappresentati; bisogna però verificare il nostro ruolo per sapere se I'AICCE ha una sua propria rappresentatività o se questa è frutto delle persone
che hanno portato avanti I'AICCE in tutti
questi anni o se l'ha veramente. D i fatto la
nostra è un'Associazione d i volontari, di
enti locali ecc., che continuamente sono
sensibilizzati, e dobbiamo dire che pure in
questa configurazione l'AICCE, a differenza anche delle associazioni degli altri paesi
d'Europa, ha portato avanti un discorso
serio, un discorso che è penetrato capillarmente sensibilizzando l'opinione pubblica.
Bisogna però spaziare ancora di più. Serafini parlava del fronte democratico e del problema delle alleanze; non dobbiamo riferirci
soltanto agli enti locali e agli organismi che
rappresentano questi, m a anche ad organismi di interesse di categoria. Abbiamo parlato dei sindacati, ebbene, aggiungiamo
anche le cooperative: parecchi organismi tra Confederazione bianca, Lega ecc.,
che hanno interessi specialmente su scala
comunitaria, così come le cooperative agricole. H o partecipato al congresso nazionale della Confederazione cooperative italiane ed h o pubblicamente biasimato il presidente che ha convocato il congresso, per
dire: «avete messo all'odg del tema congressuale i Comuni e l'Europa, ma non avete
invitato
le organizzazioni
europeiste,
l'AICCE, il Movimento europeo; certamente tutti i discorsi che abbiamo fatto qui
avrebbero avuto un taglio diverso perché
queste organizzazioni sono più avanti di
noi sui problemi delllEuropa». Nel discorso
che h o fatto, presente anche Natali, vicepresidente della Commissione della C o m u nità europea, che ci ha ringraziati, h o illustrato tutti quei problemi che noi affrontiam o d a anni. E' nostra preoccupazione quella di unirci. Q u a n d o prima dicevo cooperative, intendevo m o n d o agricolo, coltivatori
diretti, possiamo dire industriali, artigiani,
tutto questo m o n d o che vive, che ha interessi economici radicati ormai non soltanto
in Italia ma in Europa. Questo è uno spunt o per il lavoro che possiamo fare in futuro.
- -
COMUNI D'EUROPA
Gianfranco
Porcina
sindaco di Giba
iVorcina - Se è vero che c'è stata un po'
di fiducia delle popolazioni europee (soprattutto da parte della popolazione italiana) nel voto europeo, anche se limitata,
questa elezione europea, però, è stata più
una rivincita da parte d i alcuni partiti che
hanno tentato e anche realizzato una corsa
alla preferenza: e questa ha costituito 1'80%
dell'accorrere della gente alle urne. I1 mito
europeo è ancora vago, però c'è da parte
delle regioni meridionali il tentativo di credere nell'Europa, perché si spera che, superando lo stato nazionale in una dimensione
più ricca, più articolata, pluralistica e democratica, si possano ottenere quelle soddisfazioni civili ed. economiche che ancora
oggi non si possono ottenere a livello nazionale. Esiste però, e quindi va allargato, il
discorso che il comune deve essere più presente. I o non sono di quelli che d à tutte le
colpe al vertice anche se il vertice ne ha,
però dico che anche i comuni devono lavorare un po' di più. Gli amministratori locali
devono impegnarsi u n po' di più nel diffondere, nel concretizzare certe realizzazioni
che si fanno in Europa. L'ente locale oggi
n o n è stato presente forse perché gli amministratori locali sono legati al carro o dei
partiti o dei candidati, per cui dovevano
sgambettare per trovare preferenze o voti:
pensino più in termini europei e comincino
veramente ad essere l'alternativa dello stato
nazionale. L'ente locale, dunque, al di là
dello stato nazionale, per l'Europa! Togliam o u n po' lentamente d i mezzo lo stato
nazionale che ci pesa così drammaticamente. C'è poi anche la sfiducia degli emigrati
che pensano sempre ad una strumentalizzazione elettorale: riproponiamo quindi già
subito adesso questo discorso. Avevo fatto
con la Regione sarda alcuni colloqui con gli
emigrati e ci avevano già accusato a marzo
di essere degli emissari dei vari partiti per
tentare di convogliare i voti su questo o su
quel partito. Q u a n d o iii aprile ne abbiamo
parlato come A I C C E , che poteva essere
appunto, in quanto organismo comprendente tutti i partiti, un discorso meno politicizzato, ci hanno ripetuto chiaramente che
era troppo tardi. Quindi il discorso dobbiam o riprenderlo adesso, perché lentamente,
nel corso di questo quinquennio che ci separa da questa nuova Europa, d a questo
nuovo Parlamento europeo, il discorso sugli
emigrati si possa fare, in quanto essi sono i
potenziali cittadini europei, ovvero i mancati cittadini europei. Sono coloro i quali,
se viene restituita loro una certa dose di
settembre 1979
serenità e riaffermati certi diritti d i convivenza, di parità con gli altri cittadini europei, possono costituire un tramite tra Europa, cittadini europei e le popolazioni di
origine; possono veramente dare questa credibilità all'Europa, che oggi forse le forze
politiche e l'ente locale non riescono a dare.
Sono d'accordo con Novelli quando diceva
che è la scuola a creare la coscienza, da cui
si crea l'Europa d i massa, da cui viene fuori
l'Europa che cambia, l'Europa che si unisce
concretamente in termini federalisti. Siccome sono mancati soprattutto i giovani in
questo momento elettorale come divulgatori, giovani che saranno i protagonisti in
Europa fra cinque, dieci anni, vorrei fare
una proposta che non credo sia audace:
perché non creiamo un'AICCE di giovani
amministratori, creiamo cioè una scuola,
una dirigenza, una classe di ricambio a coloro che meritoriamente e per tanto tempo
si sono occupati di A I C C E , capace di ridare più forza e vigore e di essere quindi
l'alternativa di domani dell'AICCE e quindi
propugnare con più coscienza questa nuova
Europa? Volevo dire che questa unione che
bisogna fare tra l'esperienza, la cultura del
vertice, che ha p i d a t o e bene I'AICCE,
unita alla fantasia, alla vivacità della periferia, va cercata. Questo mi pare uno dei
modi e i>er rinnovare I'AICCE e per creare
più direttamente coscienze europee capaci
di incidere nella periferia.
Alberto
Aiardi
deputato, consigliere
comunale di Teranio
Aiardi - Vorrei dire, innanzitutto, che
l'esperienza di queste elezioni non ha fatto
altro che confermare la convinzione, che
avevamo, di una esigenza di fondo: passare
da un'Europa degli addetti ai lavori ad una
Europa di popolo, con tutto quello che ciò
comporta. Dobbiamo affermare in maniera
molto esplicita che l'elezione del Parlamento europeo, e la testimonianza è d i oggi, ci
costringe a prendere coscienza sempre maggiore che la costruzione dell'Europa non è
terminata, ma ci troviamo soltanto in una
fase di passaggio importante che propone
dei problemi e degli impegni nuovi. C i
sono dei fatti e degli stimoli positivi, come
quello di interpretare in ottiche diverse
l'impegno non soltanto nostro ma anche
quello a livello europeo per più approfonditi confronti. Soprattutto la necessità - e
questo credo sia importante - di ricercare
indicazioni e valutazioni di carattere operativo, non disgiunte certamente da valutazioni di impegno più generale, per problemi
settembre 1979
europei che certamente interesseranno sempre di più l'opinione pubblica, il popolo
europeo. Sono stati richiamati i problemi
dell'emigrazione, ed è solo un esempio, ma
certamente il problema dell'emigrante come
cittadino europeo deve trovare una concretizzazione adeguata per attuare i diritti politici nell'Europa, obiettivo questo di cui si
parla da tanta tempo ma che fino ad ora è
rimasto solo a livello di parole. E' logico
anche che la diversità degli apporti, delle
posizioni all'interno delle forze politiche e
dei partiti in Europa possono far rischiare
di dare valutazioni diverse. Ma ritengo che
da questo confronto, rivendicando una nostra vivacità culturale che è anche di altri, e
forse superiore alla nostra, ci si p u ò costringere a sprovincializzare le nostre posizioni ed assumere di fronte ai problemi
culturali, ai problemi politici, ai problemi
economici, delle posizioni e soprattutto individuare delle linee operative veramente
concrete. Esiste - e concludo - un grosso
pericolo per tutto questo. Volere o non
volere, infatti, i partiti politici sono stati
costretti ad essere impegnati in prima linea
per le elezioni europee; e verrà fuori a
mano a mano che il Parlamento europeo
comincerà a riprendere la sua attività per
affrontare i diversi problemi, che il problema europeo diventi, all'interno dei diversi
paesi, un problema di monopolio o monopolizzato in maniera prevalente da queste
forze politiche, e questo non lo possiamo
accettare. E' chiaro che non discutiamo del
ruolo importante ed originale dei partiti nel
quadro europeo, però è evidente che il problema europeo non deve diventare solo u n o
scontro delle forze politiche con I'appannamento degli apporti veramente positivi e
concreti per tutto ciò che si muove nell'ambito del pluralismo sociale. E' la linea certamente operativa da riprendere e da considerare nella valorizzazione delle forze sociali,
che certamente, come i sindacati, stanno
creandosi un proprio spazio ed un proprio
ruolo di azione unitario all'interno dell'Europa.
Se una delle linee è quella delle forze
sociali e delle forze culturali, l'altra è certamente quella delle autonomie locali; da qui
il ruolo dell'AICCE che anzi, in questo
momento, viene assolutamente potenziato
tenendo conto di questo pluralismo, ma
soprattutto, valorizzando anche necessari
strumenti che sono importanti in questa
fase. Certo, il potenziamento e il ruolo
delle federazioni regionali è uno degli obiettivi che maggiormente deve impegnare
I'AICCE, ma soprattutto dobbiamo individuare, attraverso la valutazione dei problemi concreti, quel rapporto e quel confronto
di sollecitazione e di stimolo con le forze
politiche, sociali e culturali, che è uno dei
grandi spazi attraverso i quali possiamo individuare i binari operativi dell'AICCE. Son o ~ r o b l e m idetti per grandi schemi, ma
dalle discussioni della riunione di oggi ricavo una profonda convinzione, perché stimolato dalla nuova realtà, in particolare
dalle elezioni europee a suffragio universale:
dobbiamo dedicare più spazio a questi problemi. Occorre precisare, non soltanto in
COMUNI D'EUROPA
linea teorica, gli obiettivi che I'AICCE si
deve porre per individuare gli strumenti più
adeguati per esaltare il suo ruolo che, oggi
come non mai, è stato molto importante e
che lo può essere anche nel futuro. Penso
quindi ad un incontro del Consiglio nazionale, o ad un convegno allargato a livello
nazionale così come è stato detto d a altri,
perché certo una riflessione si pone in questo momento e in questa occasione, per
dare all'AICCE quell'azione di ulteriore stimolo, di ulteriore presenza che non soltant o ci auguriamo ma che soprattutto riteniam o indispensabile.
Tonino
Piazzi
consigliere co m unale
di
Castelnovo ne' Monti
(RE)
Piazzi - C o m e qualcuno sa, h o affrontat o anch'io, in seconda linea, una campagna
per l'Europa e l'ho fatto per la candidatura
che mi era stata data proprio perché facevo
parte dell'AICCE: penso che sia un dato
positivo nei confronti dell'AICCE il riconoscimento, d a parte di u n o schieramento
politico, dell'azione svolta dai suoi adepti.
In questa occasione h o potuto vedere
come 1'AICCE è vista dall'opinione pubblica, come è sentita nell'ambiente in cui si
opera; sono queste le occasioni chiave: parlavo dell'AICCE e qualcuno magari mi
chiedeva cosa fosse, meno naturalmente alcuni amministratori. N o n per fare delle critiche all'AICCE (perché 1'AICCE ha fatto
delle grosse cose e dobbiamo valorizzarla),
ma mi pare importante che questa nostra
organizzazione - che ha dato e p u ò dare
moltissimo, perché ha uomini capaci dal
punto di vista culturale, intellettuale e con la
passione per l'Europa - possa dare molto di
più; bisogna però che diventiamo tutti noi
dei veicoli, portatori all'esterno di questa
idea e del lavoro che si fa. Credo quindi di
dovermi impegnare in prima persona, perché l'Europa non dovrà essere monopolizzata da un'organizzazione o dai partiti, poiché interessa i cittadini. Penso sia importante sapere che all'esterno l'opinione pubblica
non ci conosce come dovrebbe e non conosce il nostro lavoro, e quindi dobbiamo
essere noi amministratori dei veicoli perché
questo arrivi alla periferia. Quali strade?
Ripeterò forse cose già dette dagli altri intervenuti, ma condivido anch'io la proposta
di riunione dove ci diciamo tutto quello che
pensiamo, che vi facciamo partecipare,
iscritti o no, il più possibile di amministratori locali, per sapere anche da loro (perché
non ci dobbiamo fidare soltanto di noi,
delle nostre intuizioni o del nostro mestiere) quale sia il migliore m o d o per portare
(17) CXLI
alla base l'idea d'Europa. E' ovvio che fra
cinque anni si rifaranno le elezioni europee,
e non sarà di g a n d e onore per un'Associazione come la nostra non avere, ancora una
volta, u n o dell'AICCE, eletto al Parlamento
europeo, per dire la nostra sull'Europa. Mi
pare quindi che, se non avessimo altro di
mira, per orgoglio almeno dell'Associazione, questo lo dovremmo fare. Ma. credo
anche che la cosa più importante è quella di
penetrare nell'opinione pubblica, attraverso
gli strumenti che esistono e che sono gli
enti locali. Devo dire qui (vedendo degli
amici sindaci, e mi congratulo in particolare
per l'elezione a deputato dell'ex-sindaco di
Forlì, Satanassi, che ha organizzato un riuscito seminario a Forlì, ne abbiamo fatto a
Parma e altrove) che dove abbiamo potuto
fare qualcosa abbiamo trovato anche il segno di questa presenza (nonostante non ci
fosse molta gente che ha partecipato e che
ha parlato). Ma dobbiamo intensificare questo lavoro per il momento in patria, proponendoci di far sì che gli amministratori italiani credano nell'Europa, e poi, tramite
essi, che sono il pulsante dell'Europa, raggiungere tutta l'opinione pubblica.
Giancarlo
Piombino
presidente del1 ' A I C C E
Piombino - Volevo fare qualche osservazione: la prima è che non mi sento di
partecipare a questa seduta del Consiglio
nazionale con l'animo di un reduce da una
sconfitta, bensì, malgrado ovviamente le vicende personali, con l'animo di chi ritiene
che, tutto sommato, abbiamo raggiunto un
obiettivo importante, per il quale siamo impegnati d a molti anni, e che adesso il nostro
compito non è di dare giudizi più o meno
generici su questo strumento (il nuovo Parlamento eletto) che si è realizzato, ma
quanto di operare perché questo strumento
possa raggiungere certi obiettivi. E di questo non mi sembra che si sia parlato molto;
credo che dobbiamo fare qualcosa per mettere a fuoco il nostro punto di vista. I1
Parlamento europeo sarà non tanto quello
che saranno capaci di fare in maniera astratta i parlamentari europei, come se fossero
collocati nel vuoto, ma sarà anche quello
che saranno capaci di farlo diventare gli
europei e le associazioni che si muovono
nell'àmbito europeo, tra le quali il Consiglio dei Comuni d'Europa. E a me sembra
che dobbiamo cercare di evitare tre cose
(chiedo scusa di questo schematismo) e di
cercare di operare per raggiungerne quattro.
Dobbiamo evitare che il Parlamento euro-
CXLII (18)
peo diventi la sornmatoria della espressione
dei singoli parlamenti nazionali. Va bene
contattare i parlamentari italiani, ma solo
come una fase di un discorso più vasto, che
rappresenta i1 contatto del C C E col Parlamento europeo. Sarebbe una sciagura se il
Parlamento europeo diventasse - lo ripeto la sommatoria dell'espressione dei singoli
Parlamenti nazionali. Dobbiamo anche evitare, ed è giusto il richiamo al potere del
Parlamento europeo, che esso diventi il
*Club>>di belle menti pensanti, una specie
di espressione, a livello più ridotto, del
Consiglio d'Europa. E dobbiamo anche evitare che il Parlamento europeo diventi
espressione di interessi settoriali. I1 fatto
che il Parlamento europeo abbia poteri diretti, diciamo così, nei confronti della C o munità economica europea, e che questa
abbia dei poteri settoriali, può stravolgere il
significato del Parlamento europeo : noi
dobbiamo evitare che questo avvenga.
Queste le tre cose da evitare. Le quattro
cose da realizzare: la prima è quella che il
Parlamento europeo deve cercare di conquistare poteri sovranazionali creando o ponendosi come protagonista di un rinnovamento del quadro istituzionale europeo. I1
discorso dell'Assemblea costituente non deve essere qui richiamato perché ne parlano
tutti, ma perché non esiste Europa senza
sovranazionalità. Secondo: d ~ b b i a m ooperare perché il Parlamento europeo accentui
il suo carattere di controllo democratico nei
confronti della Comunità economica europea. Ricordava, mi sembra Serafini, che la
Comunità oggi ha un bilancio di 25 mila
miliardi che potrebbe diventare di 50 mila,
c'è tutta una quantità di problemi che riguardano la Comunità economica europea
che oggi sono risolti in una mediazione tra i
singoli punti di vista nazionali, espressi dal
Consiglio dei ministri e la burocrazia di
Bruxelles. Bisogna, quindi, rompere questo
circolo chiuso attraverso il controllo democratico del Parlamento europeo, e per tale
obiettivo noi dobbiamo operare. I1 terzo
obiettivo è un argomento di cui abbiamo
soltanto parlato nello sfondo, ma che mi
sembra centrale: la collocazione, cioè,
dell'Europa sulla scena internazionale, sia
per quanto riguarda i grandi temi che oggi
dominano la situazione mondiale (per esempio, rapporti CinalURSS: l'Europa, second o me, non può essere partnership di nessuna di queste due posizioni) sia per il
grande tema energetico, il rapporto cioè tra
i paesi industrializzati, europei in particolare, e i paesi oggi possessori dell'unica energia disponibile per il futuro. Quarto tema,
che ci tocca da vicino, è quello dell'incidenza del Parlamento europeo nei confronti
della ridistribuzione delle risorse a livello
territoriale. Abbiamo per anni, direi che in
questo caso siamo fra i precursori, affrontato il tema della ~ o l i t i c aregionale a livello
europeo e credo che sia un tema di grande
interesse per quanto riguarda il nostro paese. Dobbiamo fare sì che il Parlamento
europeo, che già ha assunto atteggiamenti
importanti su questo argomento (pensiamo
all'ultimo bilancio della Comunità), abbia
come punto fondamentale di azione il pro-
COMUNI D'EUROPA
blema della distribuzione regionale delle risorse; problema particolarmente importante
per 1'AICCE che ha su questo tema, che
tocca da vicino gli enti locali, una sua competenza specifica.
Concludo dicendo che non'siamo nella
fase di chi deve guardare le sconfitte subite,
perché non credo che siamo in questa fase,
né possiamo trasformarci in una associazione di pribaldini, i quali dicono: che bello,
quando c'era Garibaldi, adesso non c'è più!
Siamo un'Associazione politica che deve
porsi dei traguardi. H o indicato modestamente quattro punti che mi sembrano importanti; altri potranno essere scelti e fra
questi alcuni andranno bene, altri non andranno bene, ma la misura del nostro successo non dipenderà dal giudizio che darem o su quanto è avvenuto, ma proprio dalla
capacità che avremo di incidere, secondo
queste linee, nel nostro futuro e nel futuro
dell'Europa. Un'ultima osservazione: mi
sembra di ricordare che a Napoli, quando
abbiamo deciso di fare il congresso ogni
cinque anni, abbiamo anche previsto la realizzazione di una conferenza nazionale, non
elettiva, a metà legislatura. Ritengo, quindi,
raccogliendo le indicazioni di qualcuno, che
una conferenza di questo genere, da promuovere entro la fine di quest'anno, in
relazione alle vicende del Parlamento europeo, sia estremamente importante e potremmo deciderla oggi stesso.
Replica del segretario
generale
C i sono cose che sono state dette e che
ritengo senz'altro da recepire, meditandole;
ce ne sono altre, invece, che non sono tra
di loro compatibili e che richiedono delle
scelte: più lavoro nazionale o più lavoro
sovranazionale? più lavoro culturale e più
spicciolo, organizzativo? Tutte cose teoricamente compossibili ma praticamente non
compatibili o compossibili, perché i quadri
sono quelli che sono, la giornata lavorativa
è quella che è: sta a voi, che siete le forze
portanti, sta ai Comuni, alle Province, alle
Regioni
di rinforzare eventualmente questa
Associazione.
L'intervento di rottura è stato quello di
Zoli, sul quale viceversa non mi vorrei soffermare, perché risulterebbe un po' un discorso ozioso: farei tesoro, invece, di quello che ha ammesso sia il «partito» di Zoli,
che ha detto che siamo stati sconfitti, sia
l'altro "partito», che sostiene che non siamo
stati sconfitti e che avrei in qualche modo
guidato io, trovando una certa rispondenza
nella maggioranza degli interventi. N o n mi
interessa, in questo momento, se siamo stati
sconfitti o se abbiamo viiito; mi interessano
alcune riflessioni, di cui due vorrei subito
proporvele. Una è che la paura di chiedere un'Europa troppo ardita, troppo ideale,
dai contorni che rappresentavano troppo
un'idea-forza tanto da svegliare i nemici
(teoria sbagliata, perché i nemici sono sempre ben svegli) si è dimostrata, tutto sommato, perdente. Cioè non abbiamo dato dei
connotati di un'Europa «diversa,,, che fos-
settembre 1979
se l'alternativa all'Europa mercantile delle
Comunità: non lo ha dato nessuna forza
politica; forse non lo abbiamo dato neanche
noi. Questo è un discorso che si deve cominciare coraggiosamente a fare con la
Gran Bretagna, almeno con una minoranza
della Gran Bretagna, che è un paese sempre
estremamente sensibile alle sue minoranze.
Cioè questa Europa non è da essa recepibile, ma lo potrebbe essere una Europa diversa, non dico immediatamente l'Europa federalista, cosiddetta astratta, istituzionale,
ma un'Europa di modello veramente diverso. Per quale ragione l'ideale europeo non
potrebbe essere il suo Commonwealth di
questa èra? L'altra riflessione discende dal
discorso pure mosso da Zoli, ma che ha
avuto rispondenza, molto acuta e ricca, della sua ~ e r s o n a l e esperienza, da parte di
Novelli, e vi accomunerei un po' noi tutti.
Certo, con tutto l'agitarsi della Comunità
europea, è la carenza culturale che effettivamente ha colpito anche me. Veramente il
dato più umiliante di questo momento
dell'integrazione europea è la scarsezza di
proposte e di interessi culturali da parte
nostra, che ci riteniamo, non so se a torto o
a ragione, a;anguardia: comunque, da parte
loro, abbiamo assistito a una nazionalizzazione delle cosiddette élites culturali. Q u i ci
sarebbe anche da fare un'analisi, che oggi
non abbiamo fatto, di mass-media e dei
loro rapporti economici (l'ho appena accennato all'inizio della relazione): in ogni caso,
in realtà la cultura, e peggio l'industria culturale, e più a sinistra ancora che a destra, è
tutta nazionalizzata, strettamente nazionalizzata, direi vergognosamente, provincialescamente nazionalizzata.
Quindi effettivamente questi due temi sono temi sui quali dovremo riflettere, indipendentemente dal giudizio di Zoli, che poi
è un giudizio complesso, perché è un giudizio che può nascere da componenti diverse
(Zoli lo ha fatto col calore del pioniere):
bisogna andare estremamente cauti sui successi e gli insuccessi. Peraltro Zoli è stato
utile perché ci ha dato quello shock iniziale,
che è servito per portare avanti meglio il
discorso.
Dice De Carolis che abbiamo bisogno di
una cura ricostituente: ne sono perfettamente convinto. I1 problema - e questo non
lo abbiamo detto durante la giornata di oggi
- è effettivamente quello di rinnovare i nostri quadri e nella lotta e nelle prospettive
che ci stiamo delineando. Verissimo: molti
di noi se ne andrebbero molto volentieri a
casa; in realtà è che ancora vogliono portare
avanti questo lumicino in attesa che subentriate, che subentrino altri. Sul problema
dei quadri anche la proposta di Porcina mi
pare intelligente e la faccio mia, non nel
senso schematico - settore giovani AICCE
- ma nelle necessità che prospetta. I n realtà
ho avuto vivo piacere da quando ho visto
che questo sindaco di un piccolo Comune
cominciava con passione e con interesse a
frequentarci. C'è bisogno di moltiplicare
questo fenomeno che, in realtà, è una istanza precisa per la nostra missione.
N o n ritorno sul discorso di Novelli, che
mi ha procurato estrema soddisfazione:
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
Novelli ci ha mostrato proprio col suo impegno, rapportato al gravame della sua città, come in realtà abbiamo delle grosse possibilità. Ecco, di fronte ai suoi discorsi rimango sempre anche allarmato: effettivamente non facciamo tutto quello che potremmo - non dico che dovremmo, veramente ce la mettiamo tutta - con più acu-.
me, con più 'fantasia, con più intelligenza,
con più capacità di coordinamento. Effettivamente, in questo senso prima ancora morale che politico, il suo contributo lo ritengo estremamente importante e lo ringrazio.
Invece Satanassi ha risposto all'istanza
che io mi ero proposto all'inizio: ho tentato
di d i s e p a r e un quadro, ma ho subito detto
«vorrei che dal dibattito venissero poi più
concrete proposte.. Satanassi, appunto, ha
ripetuto nitidamente cose che erano già state dette ieri in seno all'Esecutivo e che
condivido appieno, facendo però tesoro
dell'intervento che mi sento più vicino, perché da tanti anni lavoriamo insieme, con
temperamenti un po' simili, fatto da Panizzi
sui rapporti fra parlamentari nazionali e con
gli enti locali. In realtà è difficile che 1'AICC E riesca a realizzare, in una crisi interna e
di rapporti internazionali, molto più d i
quanto ci lamentiamo che non si faccia
all'interno dei nostri stessi partiti per cercare di rinnovare la metodologia democratica.
Abbiamo difficoltà notevoli, purtuttavia,
con estrema umiltà e con fatica, e forse con
qualche impegno culturale, noi e voi già
facciamo un lavoro in Europa corretto, dignitoso e più incidente di altri.
Serafini, dopo aver accennato ad alcune
battaglie condotte dalllAICCE e dal C C E ,
in particolare quella per la centralità della
politica regionale nel processo d i integrazione europea, ha concluso: certo, è necessario
(ma insieme vediamo come) ampliare i quadri
dell'AICCE, per articolarci e per riuscire a
reggere sui diversi fronti, essendo i nostri
stessi Comuni, le nostre stesse Regioni, nella situazione critica, e talvolta anche discutibile, nella quale vengono amministrati. E
qui la mia lunga milizia nell'AICCE mi fa
vedere, proprio come un panorama davanti
agli occhi, i sindaci del dopoguerra italiano.
I vecchi sindaci, per esempio, che noi, barricadieri, criticavamo come paternalisti, avevano un vantaggio: erano quasi inamovibili,
ma raramente erano prefetti dei partiti; insomma non cambiavano continuamente e
riuscivano a sviluppare una politica. Succede ancora in taluni Comuni in Italia, ma
adesso tanto più di rado. Quella di allora
non era una situazione ottimale, ma non è
evoluta in meglio. Quindi l'enorme difficoltà per noi nel reperire gli interlocutori. N o i
possiamo sempre sbagliare nel giudizio, ma
sia chiaro che lo facciamo sempre con spirit o di servizio. Criticateci, consigliateci, noi
siamo qui veramente per servirvi. Detto
questo, non vorrei spingermi oltre rispondendo a tutti gli altri, ma in linea operativa
faccio mie tutte le proposte puntuali, a partire dall'ultima, di Piombino, sulla Conferenza nazionale; e inoltre sul fatto che questo Consiglio nazionale va riconvocato immediatamente (oggi ci siamo scambiati le
prime idee a caldo) e sulle riunioni informali - che d a qualche collega sono state proposte -, composte di eletti da congressi,
spesso un po' lontani ad elezione avvenuta,
e da altri che possono venire associati a
questo tipo di incontri o seminari, dove
non si è preoccupati di come si arriva alla
conclusione, ma ci si scambia un po' a
lungo idee anche sul piano culturale, per il
quale parecchi si sono battuti.
il bilancio dell'AICCE e le linee di una politica finanziaria
legata ai nuovi compiti del CCE
la relazione del segretario amministrativo Aurelio Dozio
La relazione, peraltro schematica, non si
limita questa volta a fare la fotografia
dell'attuale momento economico e finanziario della nostra Associazione ma vuole essere la storia della vita economica e finanziaria dell'AICCE dal Congresso di Napoli al
Consiglio nazionale odierno e la previsione
«ragionata» della nostra situazione economica e delle nostre finanze per il '79 e 1-80
e fino al prossimo congresso.
.I documenti che stanno alla base delle
mie parole sono i bilanci consuntivi e preventivi dal '76 al '79 che, preparati e approvati dall'organo che ci amministra, e cioè la
Direzione nazionale, devono però essere,
come per Statuto, sottoposti dal segretario
amministrativo alla ratifica ed approvazione
del Consiglio nazionale.
D i r ò per inciso che noi siamo l'Ente che
a mia conoscenza ha per i propri bilanci
l'iter più complesso: basti dire che i nostri
preventivi, che sono preparati dal segretario
amministrativo con la Segreteria politica, di
cui fa parte, passano successivamente attraverso quattro, dico quattro, successivi esa-
mi ed approvazioni o ratifiche e cioè progressivamente d a quello del Comitato d i
Segreteria a quello della Commissione finanziaria, a quello dell'Esecutivo, per arrivare all'approvazione definitiva della Direzione onde essere poi presentato al Consiglio nazionale che lo ratifica approvandolo.
Per i consuntivi l'iter è lo stesso con in più
l'approvazione del Collegio dei Revisori dei
Conti e l'esame finale del Ministero degli
Esteri e del Parlamento a cui vengono ogni
anno inviati entro il febbraio dell'anno successivo.
E' un iter che mi ricorda la procedura
per le elezioni dei Dogi di Venezia.. .
Per entrare nel vivo della mia relazione,
partendo dal preventivo dell'anno '76, che
era un bilancio d'assestamento come non
poteva diversamente essere, come il primo
bilancio di una nuova gestione, devo sottolineare che le prospettive non erano rosee.
.L'inflazione e . i costi in aumento, le entrate bloccate per quanto riguarda il contributo statale e la diminuzione per quanto
riguarda le quote associative (in diminuzio-
(19) CXLIII
ne non per numero minore di soci ma per
le difficoltà degli Enti locali a pagare la
quota, data la difficoltà generalizzata delle
loro finanze) erano le ragioni di questa situazione.
Infatti, dopo il consuntivo 1976 che si
chiudeva a pareggio, il preventivo '77 fu
varato dalla Direzione nazionale con un
disavanzo presunto di L. 56.900.000 e con
la raccomandazione alla Segreteria amministrativa di una azione affinché tale disavanzo venisse recuperato nel corso dell'anno, azione che se awenne, per la massima
parte, non potè però impedire che il consuntivo '77 presentasse un disavanzo d i
L. 24.710.092.
Nel preventivo '78, presentato a pareggio, tale disavanzo fu iscritto e la gestione
del '78 non solo lo annullò ma il consuntivo '78 si chiuse con un avanzo, anche se
esiguo, d'esercizio, avanzo che venne regolarmente iscritto nel preventivo '79 che
comprende anche, come bilancio autonom o , la gestione del contributo straordinario
avuto dalla Presidenza del Consiglio come
massa d i manovra dell'azione dell'AICCE,
per
anni '78 e '79, in relazione alle
elezioni a suffragio universale diretto del
Parlamento europeo. Aggiungerò subito che
il bilancio '79 si p u ò ragionevolmente pensare sia pure avviato a chiudere con un
avanzo, e questo perché la situazione dei
conti, al momento attuale, presenta un'economia di qualche rilievo. O r a , poiché io
non sono un «mago» né ~ t o u courtn
t
né, in
particolare, un mago delle finanze (persone
del resto di cui si deve avere un certo
timore, vedi Sindona e C.), cercherò di
spiegarvi come si è potuto arrivare a questa
situazione, destinata a durare almeno certamente fino al prossimo congresso (e cioè
per i prossimi altri due bilanci dell"80 e
dell"81) pur nel perdurare della spinta inflazionistica, con i suoi maggiori costi di
gestione, e nella tendenza d a parte degli
Enti locali minori associati a sospendere o
ritardare i pagamenti delle quote associative. La situazione attuale è frutto d i una
duplice politica: una d i gestione, basata sul
criterio di una rigida, anche se oculata,
economia e sulla considerazione che la vita
della nostra associazione andava vista non
anno per anno ma, almeno, come un fatto
economico ed amministrativo unico, nell'arco del periodo fra i due congressi, e una di
produzione, che ha aiutato a incrementare
le entrate in tre direzioni, quella del contributo statale portato da 1OO.OOO.OOO a
200.000.000 a partire dal 1977, quello delle
nuove adesioni che ha ottenuto l'adesione
di tutte le regioni italiane paganti sulla base
delle nuove aliquote con un incremento del
totale delle quote associative, ed infine il
ricorrere alla <<vendita,,dei nostri servizi,
facendoci cioè pagare la nostra attività
quando, messa a disposizione d i un Ente per
attuare attività che gli sono proprie d'istituto, come è stato per esempio del .Convegno sull'Emigrazione~~del Ministero degli
Esteri, d a noi curato e condotto in porto
nel 1978, o per la *Conferenza della Regione L a z i o ~nella primavera del 1979.
N o n voglio abusare della vostra cortesia,
CXLIV (20)
ma mi pare indispensabile, a questo punto,
fare alcune cifre ed alcune previsioni, oltre
che dare un quadro di quello che è ora
I'AICCE, visto dalla visuale economica e
finanziaria e contabile.
Comincerò col dire che la concomitanza
di una gestione straordinaria con quella ordinaria per il biennio '78 e '79 ha sollevato
quest'ultimo da parecchi oneri (come costi
fissi e spese generali) e ciò spiega l'avanzo
di amministrazione del '78 e del '79: questa
gestione straordinaria proietterà i suoi effetti positivi anche sugli anni '80 e '81, perché
alcune iniziative varate e impegnate nella
visuale delle elezioni del 10 giugno u.s.
continueranno, come è ovvio, almeno ancora, finanziate dai fondi straordinari, per
l'anno in corso e quello futuro (es. ufficio
Europa, azione sugli emigranti, pubblicazioni, ecc.). C o m e esempio *ad abundantiamn, dirò che I'AICCE per questa azione
straordinaria ha dovuto *equipaggiarsi» in
macchinari e materiali, a spese quindi del
bilancio straordinario, e con ciò ha oltretutt o costituito un patrimonio abbastanza notevole di attrezzature per la nostra associazione; queste spese, fatte con il bilancio
straordinario, come h o detto, hanno sollevato la nostra associazione da notevoli spese
fisse diciamo per immobilizzi e la solleveranno ancora per alcuni anni a venire, in
quanto tali macchine, si suppone, durerann o e non finiranno di funzionare con il
bilancio straordinario.
Del pari, l'azione condotta dal segretario
generale e dalla Segreteria tutta per il fondo
straordinario ha provocato contemporaneamente l'aumento del contributo statale da
100 a 200 milioni e ciò fino al 1982, e se i
200 milioni attuali non sono, alla luce inflazionistica, che i 50 milioni dei primi anni
del '70, tale aumento ha avuto non d i meno
una risultanza largamente positiva, perché
la retrodatazione al '77 di tale raddoppio ha
provocato una sopravvenienza attiva nel
1978, i cui benefici effetti li abbiamo risentiti nel '79 e li risentiremo nell"80.
Per inciso, l'anno prossimo, se vogliamo
essere tempestivi, si porrà il problema del
rinnovo del contributo, azione che richiede
almeno un paio d'anni, tenuto conto degli
imprevisti (sempre possibili) e anche
dell'ammontare di tale contributo che se è
alto, come ci è stato rimproverato dalle
consorelle, non è il più alto in riferimento
ad altri Enti che possiamo considerare per
la loro azione simili a noi su un raggio
anche minore del nostro (vedi, ad esempio,
il Movimento europeo).
Quello che è altamente positivo è che in
questi ultimi anni si siano potuti avere,
creare e finanziare (e finanziarne la vita
anche per i prossimi anni, almeno fino al
congresso, ripeto) uffici ed attività che
COMUNI D'EUROPA
settembre 1979
bilancio, se non nelle misure previste ed
I'AICCE aveva sempre avuto in animo d i
inevitabili.
varare.
Il personale è rimasto quello del 1976 e,
Interpolando la situazione attuale e anche
devo dire, per alcuni versi è d a considerarsi
introducendo la variante ponderata dall'inin diminuzione, e quello straordinario asflazione crescente, la vita dell'AICCE e le
sunto a termine è già stato messo in congesue attività, come risultano dalle relazioni
do. C i si orienta anche per le prossime
del segretario generale e dal segretario geneattività verso collaborazioni esterne o a
rale aggiunto e anche dai suggerimenti che
termine.
ho sentito dagli intervenuti sono assicurati e
Altre decisioni dovranno essere prese e
ciò, ripeto, almeno per il biennio che ci
credo usciranno dalla famosa conferenza orsepara dal congresso.
ganizzativa che è stata, mi pare, convocata
N o n voglio con questo dire «dopo di me
per
l'ottobre venturo,
il diluvio*, ma io non posso onestamente
Una parola sui nostri uffici. Senza lussi
che impegnarmi che per il periodo che mi è
né acquisti aheniristici i nostri uffici sono
stato affidato: va d a sé che l'azione amminilargamente e degnamente ammobiliati e d o strativa sarà vigilante per creare le condiziotati di macchine, alcune delle quali, per me,
ni che permettano la continuazione della
sono addirittura da fantascienza, tipo quelle
vita dell'AICCE, sia pure con nuovi compiche hanno la memoria (il cui acquisto ci è
ti e con nuove strutture, anche d o p o il
stato consigliato e facilitato dal Motta). Tali
congresso, con questa facilità di gestione
macchine ci rendono autosufficienti e quanfinanziaria.
d o finalmente l'edificio sarà finito dal punto
Ancora qualche parola sulla gestione condi vista delle opere murarie, potremo veratabile e sulla situazione degli uffici.
mente e finalmente essere fieri della nostra
Per quanto concerne la gestione contabile
sede.
mi pare debba dirne alcune caratteristiche
Per concludere, devo dire che la situaziopositive per la maggior parte, negative per
ne
economica attuale costituisce un cbackalcuni aspetti, anche se minori.
ground» su cui ci si p u ò costruire I'AICCE
L'aspetto più negativo è la frizione nelle
post-elezioni europee: per qualche tempo
riscossioni delle quote associative che avtale situazione garantisce la disponibilità fivengono generalmente scaglionate su un penanziaria che tale nuovo o diverso ~ t r e n d .
riodo di tre anni, comprensivo di quello di
presuppone e che voi avete suggerito nei
competenza. A d esempio, nel 1979, cioè
vostri interventi.
nell'anno corrente, abbiamo residui per
D i questi tempi non sarei un buon ecoquote 1977 (e precedenti) per L. 78.937.363
nomista
se non indicassi questa favorevole
e (tenete conto che ogni anno si iscrivono
contingenza
in un periodo breve: ma mi
quote per 200.000.000) per quote '78 per
pare
di
poter
ripetere, e chiudo, che da qui
L. 55.130.408 (su un totale annuale, ripeto,
al
congresso
I'AICCE
potrà muoversi e vidi quote iscritte di circa 200.000.000). Q u e vere
e
progredire,
sempre
nel quadro di una
ste cifre, per inciso, dovranno comunque,
regola
di
regime
delle spese
oculata
e
rigida
nel corso del 1979, essere prese in esame,
e
sempre
se
le
caratteristiche
del
momento
affinché molte di loro, come inesigibili,
economico
nazionale
ed
internazionale
non
vengano cancellate e vengano portate come
avranno
sussulti
che
ne
modifichino
le
tensopravvenienze passive nel bilancio. Questo
denze in m o d o abnorme rispetto agli andasistema di riscossione ha sempre creato delmenti
di questi ultimi anni.
le difficoltà di cassa nei primi mesi di ciaI o h o finito e termino chiedendo l'approscuno anno; a queste difficoltà e, ripeto,
vazione della mia relazione e dei documenti
anche per i prossimi due anni di cui parlo
contabili che essa sottende, già approvati in
sempre in questa mia relazione, si è fatto
sede deliberante dall'Esecutivo e dalla Direfronte coi fondi straordinari, ma è una sizione nazionale, e cioè consuntivo '76, pretuazione inevitabile perché è legata all'apventivo
'77, consuntivo '77, preventivo '78,
provazione dei bilanci degli Enti associati.
consuntivo
'78, preventivo '79 ordinario e
Si pensa di rimediare a questo inconvenienGrazie,,.
straordinario.
te con la creazione di un fondo di saldatura
da reintegrare però ogni anno o nel corso di
Il Consiglio nazionale, su proposta del
quest'anno ritengo io possa varare questo presidente Piombino - che formalmente
conto di saldatura.
chiede che i documenti contabili citati da
D i r ò adesso dell'aspetto positivo della Aurelio Dozio e che elenca nominativamente vengano approvati (ratificando le decisionostra contabilità. La nostra associazioile
non ha debiti e la gestione, considerata s u n i in proposito della Direzione nazionale e
del Comitato esecutivo) - approva all'unaun decennio e cioè gli anni '70, n o n ha
visto incrementare percentualmente i costi nimità la relazione economico-finanziaria e
i documenti contabili presentati dal segretadel personale e quelli generali in proporzione maggiore di quelli degli altri capitoli di rio amministrativo.
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
11
d'Europa e della sua Sezione :aliana
Incontro dei membri del gruppo ristre'tto dei funzionari regionali partecipanti agli ~ s t a g e spresso
~
la C E E
(Roma, 15 febbraio)
Comitato direttivo (Roma, 26 febbraio)
Conferenza stampa del Comitato di coordinamento
delle iniziative femminili per la presentazione dei
documenti .Le donne d'Europa per una società più
umana e più giusta e Ruolo e responsabilità delle
donne nella nuova Europa)>,promossa dal C I M E e
dall'ufficio per l'Italia della C E E (Roma, 7 marzo)
Seminario dei responsabili degli uffici stampa delle
Regioni, promosso dall'AICCE in collaborazione con
la Commissione e il Parlamento europei (Lussemburgo, 27-28 febbraio - Bruxelles, 1-2 marzo)
Incontri A I C C E / C o m u n e di Bologna con le rappresentanti di movimenti femminili, partiti e sindacati per la
preparazione del convegno sull'occupazione femminile
nella C E E (Roma, 28 febbraio, 14 e 26 marzo)
Convegno sul tema «Costituzione e regioni nella prospettiva dell'unificazione europea., promosso dalla Regione Puglia e dall'AICCE (Lecce, 17-18 marzo)
Convegno sul tema «Regioni e Comunità europea per
una scelta di sviluppo equilibrato», promosso dalla
Regione Emilia Romagna (Bologna, 3-5 maggio)
Seminario regionale di studio sul tema «L'impegno
delle Comunità locali per una nuova società europea.,
promosso dal17AICCE, dal Comune e dalla Provincia
di N u o r o ( N u o r o , 5-6 maggio)
Convegno sul tema « D a cittadino europeo a emig r a n t e ~ ,promosso dal C I M E (Roma, 4-5 maggio)
b) Rapporti con il M F E (Movimento federalista
europeo)
Comitato centrale (Roma, 28 gennaio e 28 aprile)
Direzione nazionale (Roma, 28 aprile)
Convegno sul tema -1 giovani e il problema del
lavoro nella C E E D , promosso dalla consulta regionale piemontese e dal M F E (Torino, 16-17 marzo)
Seminario regionale di formazione federalista, promosso dal M F E (Torino, 19-20 maggio)
C) Rapporti con il CIFE (Centro italiano di formazione europea)
Comitato direttivo (Roma, 31 gennaio, 6 aprile e 18
maggio)
Tavola rotonda sul tema «I problemi della moneta
europea., promossa dal C I F E e dal M F E (Roma, 2
marzo)
Conferenza regionale sul tema .I1 nuovo Parlamento
europeo e le autonomie locali», promossa dall'AICCE,
dalla Regione siciliana, dalla Provincia e dal Comune
di Palermo (Palermo, 19 maggio)
Seminario di informazione sul tema «I1 futuro
dell'Europa», promosso dal C I F E e dal M F E (Roma, 5-6 maggio)
D Seminari per amministratori locali s u «Le autonomie
locali alla vigilia delle elezioni europee.:
- Nettuno, 6 aprile
Ivrea, ,7 aprile
- Parma, 2 maggio
-
d) Rapporti con I'AGE (Associazione dei giornalisti
europei)
Comitato direttivo (Roma, 9 gennaio - Spoleto,
4-5 maggio)
I1 Partecipazione a Convegni, Incontri, ecc.
Convegno europeo della stampa studentesca e giovanile sul tema -Giovani, mass-media, Europa.,
promosso dall'AGE e dal17AIGE (Perugia, 16-18
marzo)
Convegno sul tema -11 ruolo delle Regioni nell'Europa
comunitaria», promosso dall'ISVEIMER e dall'università
di Napoli (Napoli, 2-3 febbraio)
Convegno internazionale sull'Europa al servizio della pace
e l'allargamento della Comunità ai paesi del Mediterraneo,
promosso dalla Sinistra europea (Roma, 10-11 marzo)
I1 Convegno europeo delle città siderurgiche sul tema
«Problemi e prospettive della siderurgia nella Comunità
europea., promosso dal Comune di Taranto e dall'AICCE
(Taranto, 6-7 aprile)
e) Rapporti con I'AEDE (Associazione europea degli
Insegnanti)
Convegno sul tema .Le Regioni di frontiera all'interno della C E E D , promosso dall'AEDE (Sanremo,
3-5 marzo)
Comitato centrale (Roma, 31 marzo-lo aprile)
X Convegno regionale toscano e incontro internazionale di studio sul tema .La formazione professionale dei docenti della scuola dell'obbligo nei
paesi della C E E D , promosso dal Comitato regionale
toscano dell'AEDE (Firenze, 22-27 maggio)
Manifestazione ~ o ~ o l a rsul
e tema «Quale Europa? Dalle
autonomie locali al Parlamento europeo,,, promossa dal
Comune di Perugia in collaborazione con 1'AICCE (Perugia, 26 maggio)
VIII Convegno dei sindaci delle grandi città del mondo,
promosso dal Centro collaborazione città del mondo (Milano, 17-19 aprile - Torino, 19-21 aprile)
I11 Attività in collegamento con altre organizzazioni
A
Federaliste
a) Rapporti con il C I M E (Consiglio Italiano del Movimento europeo)
I semestre 1979
Consiglio di presidenza (Roma, 19 gennaio, 26
febbraio, 13 marzo e 19 aprile)
Convegno su «Lavoro e occupazione nella prospettiva dell'unione economica e monetaria europea.,
(Roma, 26-27 gennaio)
Grecia, Portogallo e Spagna., promosso dalle Consulte
regionali del Piemonte e della Liguria (Genova, 12-13
gennaio)
Conferenze regionali sul tema «Le autonomie locali
alla vigilia delle elezioni europee., promosse dall'AICC E in collaborazione con le Regioni Abruzzo, FriuliVenezia Giulia, Marche, Toscana (Teramo, 3 marzo Trieste, 24 marzo - Ancona, 6 aprile - Firenze, 3
maggio)
-
f)
Rapporti con lo IAI (Istituto Affari internazionali)
Comitato direttivo (Roma, 8 febbraio)
Assemblea generale ordinaria e straordinaria dei
Soci (Roma, 23 marzo)
COMUNI D'EUROPA
12
I
sidenti risponde ad esigenze d i equilibrio
sotto il profilo sia della natura degli enti
territoriali presenti nel Comitato, sia della
loro collocazione geografica che rispecchia,
a sua volta, una diversità d i problemi e d i
esigenze. Sono stati perciò designati a tale
carica l'italiano Florindo D'Aimmo, presidente della Regione Molise, e Sir Meredith
Whittaker, presidente della Sezione britannica del C C E e della I U L A e membro dello
Yorkshire County Council.
Completato in tal m o d o il suo programma, il Comitato consultivo ha proceduto
subito ad affrontare alcuni problemi destinati a caratterizzarne i futuri sviluppi. In
primo luogo quello del rapporto con altri
organismi che in epoca recente sono sorti
per collegare l'attività d i alcuni gruppi d i
Enti territoriali aventi uno specifico campo
d i interesse, la Conferenza delle Regioni
periferiche e marittime e l'Associazione delle Regioni di frontiera. Nei confronti di
entrambe il Comitato consultivo ha dimostrato la sua disponibilità ad inserirle nella
propria struttura unitamente a una delegazione della Conferenza dei poteri regionali
e locali d'Europa che opera nell'ambito del
Consiglio d'Europa (e non della Comunità)
e che p u ò quindi costituire un utile raccord o con alcuni paesi europei extra comunitari, in primo luogo con quelli che hanno
avanzato la loro candidatura per aderirvi (la
Grecia, che tuttavia ha già formalmente sottoscritto a fine maggio il trattato di adesione, la Spagna e il Portogallo).
I1 Comitato consultivo ha infatti sempre
sostenuto la necessità politica di dare alle
istituzioni comunitarie un interlocutore unic o , dotato della necessaria rappresentatività
generale anche se tenuto, obiettivamente, a
prendere posizione non solo sulle grandi
linee della politica comunitaria ma anche su
specifici problemi riguardanti determinati
settori o aree territoriali interessate dalla
~ o l i t i c aregionale, agricola, sociale, ecologica della Comunità stessa.
Questa esigenza di presenza univoca (nel
senso etimologico del termine) di u n organismo d i consultazione, dovrebbe essere
l i
drettore responsabile:Gjuseppe Razzoni
dretiore comitato scientifico: Prut Lucio Susmet
I I
amminktrazionee abbonamenti:
GRUPPO GIORNALISTICO EDAGRICOLE
Bokgna - 31, Emla Levante - c.c p 8132028
I '
l
! I
direzione e redaime:
Roma - 116.Viak Castru Retorio-Telefm 46.46 83
abbonamentoannuo, L 10.000
I
settembre 1979
Appello del Consiglio dei Comuni d'Europa
in favore dei profughi del sud-est asiatico
Di fronte al dramma dei profughi del sud-est asiatico, il Consiglio dei C o m u n i
d'Europa si associa agli appelli d i solidarietà lanciati dai governi e dalle Istituzioni.
Il Comitato d i presidenza, a questo proposito, vivamente preoccupato per una
situazione che diviene di giorno in giorno più grave e urgente, ha deciso di
lanciare un appello ai comuni europei nonché ai comuni gemellati.
Rammenta che gli Enti locali e regionali hanno dei mezzi per intervenire
efficacemente per l'aiuto ai profughi.
Chiede agli Enti locali, se possibile, d i agire in collaborazione con i comuni
gemellati proponendo soprattutto soluzioni concrete (accoglienza delle famiglie,
aiuti materiali e finanziari) tramite le associazioni umanitarie.
particolarmente presente anche alla controparte, cioè alle istituzioni comunitarie che,
in ripetute occasioni - si vedano ad esempio
alcuni rapporti del Parlamento europeo e i
-nuovi orientamenti della politica regionale- proposti dalla Commissione - hanno
sottolineato la necessità d i far partecipare
gli Enti locali e regionali alla loro azione in
tutti i campi in cui si pongono problemi d i
assetto del territorio, di localizzazione, di
iniziative economiche, di creazioni di infrastrutture, di rapporti tra il cittadino e l'area
in cui egli vive e lavora.
I1 responsabile della Commissione comunitaria per la politica regionale e i suoi
Servizi appaiono direttamente coinvolti in
questo dialogo che ha consentito in passato
contatti interessanti; stranamente tuttavia
essi sembrano non rendersi conto della
obiettiva diversa rappresentatività dei vari
organismi che raggruppano attualmente gli
Enti locali e della necessità di non favorire
la loro proliferazione, specie se essi dovessero apparire legati a visioni settoriali e , in
definitiva, corporative. Proprio per questo
motivo la
e la segreteria del C o mitato consultivo hanno ritenuto opportun o avere, successivamente alla riunione plenaria, un incontro con i rappresentanti della
Conferenza delle Regioni periferiche e marittime e dell'Associazione delle Regioni di
frontiera nell'intento d i acquisire la loro
partecipazione al Comitato a condizioni che
tuttavia non alterassero un corretto equilibrio fra le sue varie componenti. Questo
obiettivo ha trovato, al momento attuale,
re dette, notevoli
nelle due Associazioni
ostacoli.
Nella riunione del 22 giugno il Comitato
consultivo si è poi soffermato a lungo
sull'esame di alcuni documenti riguardanti
problemi di diretto interesse degli Enti territoriali nel contesto comunitario e collegati
con lo sviluppo della politica regionale. E'
sufficiente citare gli argomenti cui sono dedicate queste note per comprenderne l'importanza:
- orientamenti
comuni degli Enti locali
e regionali sui contenuti dell'attuazione della politica regionale comunitaria;
- criteri di attribuzione del Fondo europeo di sviluppo regionale per i progetti di
infrastrutture;
.
- coordinamento dei diversi Fondi comunitari e programmi regionali integrati;
- impatto regionale del nuovo allargamento della Comunità europea.
U n rapporto di sintesi dei quattro predetti documenti ne accompagnerà l'invio alle diverse istituzioni comunitarie, al Parlamento europeo, in primo luogo, e alla
Commissione nonché al Comitato d i politica regionale, al Comitato economico e
sociale.
Detti documenti serviranno anche a preparare adeguatamente gli incontri che il C o mitato consultivo intende avere con i rappresentanti di dette istituzioni e organi,
nell'intento di fornire loro utili elementi e
sottoporre proposte espresse dall'esperienza
diretta della realtà regionale e locale.
Il nuovo Parlamento europeo, la cui elezione lo radica profondamente nel territorio, è destinato a divenire un interlocutore
naturale del Comitato consultivo e a rendersi interprete dei problemi che condizionano profondamente l'equilibrato sviluppo
della Comunità. D a parte sua il Comitato
consultivo deve sempre più rinforzare la
propria presenza, curare la tempestiva elaborazione di pareri e di indicazioni, ottenere anche nell'ambito dei singoli paesi membri un adeguato riconoscimento, in m o d o
da poter con maggior autorevolezza ed efficacia preparare la via a quella istituzionalizzazione dei rapporti fra Enti locali e regionali e organi comunitari che è iscritta nel
suo Statuto e che rappresenta d a sempre
uno degli obiettivi essenziali del Consiglio
dei C o m u n i d'Europa, che nel Comitato
vuol essere il naturale supporto politico.
ABBONATEVI A
C O M U N I D'EUROPA
il 1979 è il 2 7 a n n o
di rigorosa e libera battaglia
per gli
Stati Uniti d'Europa
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
Le conseguenze economiche e industriali
dell'unif icazione monetaria europea
d i Dario Velo
Da una classe amministrativa e da uomin i d i governo regionale - pur abituati a
relazioni fiume dei segretari d i partito e a
sottili dispute d i metafisica della tattica
l'articolo (o saggio) di Dario Velo potrà
essere stimato lungo e dificile. Si sa: i discorsi sull'Europa debbono essere brevi e
idioti; e molti francesi della stessa parrocchia
misonelsta aggiungono: ~percutantsw. Come
poi si riesca ad essere percutant senza dire
niente, Dio solo lo sa!
Invece l'articolo di Velo, molto stimolante, è semplicemente opinabile. V a discusso,
insomma. L'articolo e gli argomenti che
porta: proprio come non è stato fatto, d i
regola, durante la campagna elettorale europea. Per quanto abbiano cominciato a farlo
non i partiti con gli elettori, ma - e questo è
importante - i grandi movimenti sociali e di
massa al loro interno: il movimento europeo
delle autonomie, guidato dal C C E , il movimento europeo sindacale, il movimento cooperativistico, ecc.
Moneta europea e piani regionali di sviluppo: ecco u n tema che bisognerà scandagliare, ecco u n tema sul quale il C C E dovrà
aprire u n dibattito col Parlamento europeo
eletto direttamente dagli europei. O non è
permesso?
* * *
-'
Esiste ampia concordanza sul fatto che il
Sistema Monetario Europeo (SME) sia destinato ad avere importanti ripercussioni
sullo sviluppo economico e l'occupazione.
Tale concordanza è ancora maggiore ove si
considerino le ripercussioni che avrebbe la
creazione di una moneta europea, cioè i1
trasferimento del potere di battere moneta
dagli Stati nazionali all'Europa.
La concordanza di vedute viene tuttavia
del tutto meno n o n appena si cerchi di
definire *quali» siano le conseguenze prevedibili d i tali accordi monetari. Sia sufficiente
a questo fine ricordare come nel corso delle
trattative che hanno preceduto il vertice d i
Bruxelles del dicembre 1978 la banca centrale tedesca da un lato e le banche centrali
inglese e italiana dall'altro lato abbiano
mantenuto un atteggiamento analogo, critico nei confronti del varo dello SME, ma la
prima paventando conseguenze opposte e
contraddittorie rispetto a quelle temute dalle seconde (l).
Per chiarire il punto ci proponiamo d i
procedere nel m o d o seguente. In primo
luogo prenderemo in considerazione le relazioni esistenti a breve termine fra lo SME e
la crisi economica a livello europeo; ciò
implica il tentativo di chiarire l'impatto anticongiunturale dello SME. In secondo luo(1) La confusione delle analisi si svelò tale che il cancelliere
Schmidt ebbe a dire: -Dopo l'incontro di Brema devo constatare che gli scettici maggiori si trovano soprattutto in Gran
Bretagna e in Germania. In modo assurdo essi utilizzano degli
argomenti contraddittori. Nella stampa inglese si afferma che
la Germania sarebbe avvantaggiata. mentre nella stampa tedesca si sostiene che i l peggio toccherebbe al nostro paese.
Poichè questi argomenti si annullano, sono per i l momento
molto soddisfattom.
go prenderemo in considerazione le relazioni esistenti a lungo términe fra la creazione
della moneta europea e i problemi strutturali dell'economia europea; in questa prospettiva assume rilevanza in particolare il
tentativo di chiarire come il progetto d i
moneta europea si ponga nei confronti del
problema della riconversione del sistema
economico europeo e della spesa pubblica
europea ( 2 ) . Sviluppata questa analisi prenderemo infine in considerazione i rapporti
esistenti fra il breve e il lungo termine, cioè
fra lo SME e la moneta europea, fra una
politica anticongiunturale europea e una politica strutturale d i riconversione; ciò implica il tentativo di delineare il processo in
g a d o d i avviare e rafforzare il governo
dell'economia europea.
Lo SME e la crisi economica
La natura del prot>lema. Punto d i partenza p u ò essere la constatazione che la gravità
della crisi sta nella sua dimensione mondiale: in crisi oggi è l'ordine economico-monetario internazionale stesso.
D i fronte alla crisi, la prima reazione
degli Stati europei è stata di chiudersi ognuno in se stesso, con politiche deflazionistiche e tendenzialmente autarchiche; in questo m o d o si è messa in crisi la base stessa
del miracolo economico>, di questo d o p o guerra, costituita dall'integrazione europea
nel quadro della integrazione economica internazionale.
La sola alternativa in grado di fronteggiare la crisi (di non aggravarla, in attesa di
poterla risolvere) appare dunque, nei suoi
termini più generali, evidente: un'inversione
d i tendenza con l'adozione di un'iniziativa
in grado d i infondere fiducia agli Stati e
rendere più agevole il cammino della cooperazione.
La seconda constatazione che è necessario fare per definire la natura del problema
è che un'iniziativa del del genere va al di là
delle possibilità di ogni Stato, sia degli Stati
Uniti d'America sia d i qualsiasi Stato
europeo.
N o n è pensabile alcun intervento a breve
in mancanza d i , un disegno strategico adeguato alla natura del problema. Se il problema è la crisi del vecchio ordine economico
mondiale, iniziative efficaci possono essere
prese solo da Stati in grado di progettare un
nuovo ordine internazionale e d i presentare
queste iniziative come misure rivolte alla
costruzione graduale di tale nuovo ordine.
C i ò fa emergere la necessità di iniziative
europee unitarie colne sola alternativa alla
crisi, perché dalla capacità dell'Europa di
(2) Queste relazioni possono essere indagate ponendosi da
punti di vista diversi. Da un primo punto di vista si tratta di
appurare le conseguenze sull'economia e sull'industria degli
accordi monetari, mentre da un punto di vista contrario si
tratta di appurare quale misure monetarie siano necessarie per
risolvere i problemi dell'economia e dell'industria. L'oggetto in
discussione, da entrambi i punti di vista, t sempre lo stesso.
13
agire come un'unità dipende la possibilità
per le relazioni internazionali d i evolvere
dal bipolarismo al multilateralismo, cioè dal
vecchio ad un nuovo ordine economico-politico internazionale. Gli Stati Uniti, senza
il concorso europeo, non sono in grado d i
raggiungere questo obiettivo; la crisi del
dollaro sta a dimostrare che le responsabili- ,
tà internazionali d i questo paese sono ormai
sproporzionate alle sue possibilità (3).
In questo quadro rivestono il massimo
interesse le argomentazioni sviluppate dal
Presidente della Commissione delle C o m u nità Europee d i fronte al Parlamento Europeo per dimostrare come gli Stati europei,
singolarmente presi, siano prigionieri d i una
.trappola* che impedisce loro d i adottare
misure d i rilancio economico (4).
In effetti, i paesi europei che oggi già
registrano un elevato tasso d i inflazione e
presentano una bilancia dei pagamqnti in
equilibrio precario non hanno evidentemente la possibilità d i rilanciare lo sviluppo in
m o d o efficace. U n a politica espansionistica,
per questi paesi, avrebbe elevata probabilità
d i provocare una crisi valutaria e d i accelerare il processo inflazionistico. C i ò alimenterebbe le aspettative inflazionistiche e deteriorerebbe il ciima finanziario scoraggiando
gli investimenti.
Argomentazioni corrispondenti valgono
anche per i paesi europei con moneta forte
e bilancia dei pagamenti equilibrata. Si pensi al caso tedesco. La Germania dipende in
misura determinante dall'estero, nel senso
che circa il 50% della produzione è collocata su mercati esteri, prevalentemente nei
paesi membri della C E E . C i ò implica che le
previsioni sull'andamento della domanda
estera influenzano la decisione di investire
delle imprese tedesche con la stessa forza
delle previsioni sull'andamento della d o manda interna. U n rilancio della domanda
da parte del governo tedesco non è sufficiente a rilanciare gli investimenti e l'occupazione, ma è destinato ad alimentare le
tensioni inflazionistiche. Pensare alla Ger~ ~ ripresa
mania come una ~ l o c o m o t i v adella
è u n mito, perché nessun paese europeo di
per sé ha il potere di rilanciare l'economia
europea.
Le conclusioni di questo primo punto
possono essere dunque così sintetizzate: per
rilanciare lo sviluppo è necessaria un'azione
unitaria da parte dei paesi europei, concepita come prima tappa d i u n disegno più
vasto d i ristrutturazione dell'economia europea e mondiale.
Le d i ' c o l t à da superare. La natura del
problema ne definisce al tempo stesso la
difficoltà. Si tratta infatti di realizzare
un'azione unitaria d a parte d i Stati sovrani.
C i ò porta a scontrarsi con la contraddizione
esistente fra il mantenimento del potere decisorio a livello nazionale e il perseguimento d i u n disegno unitario. In particolare ciò
(3) Sul punto ritorneremo in seguito in modo più approfondito. La crisi economica internazionale è stata analizzata,
nei suoi aspetti di struttura, da: G . MONTANI,L'Europa e 11
mondo fra libero scambro e protezionismo, in: -11 Federalista.,.
anno X X , 1978; D . VELO,La misi economica internaz~onale e
l'alternativa europea, Milano. 1976.
(4) Si tratra dell'indirizzo di Roy Jenkins al Parlamento
europeo, riunito a Lussemburgo il 17 gennaio 1978.
COMUNI D'EUROPA
porta a scontrarsi con lo scoglio contro cui
sono naufragati tutti i tentativi di coordinamento delle politiche anticongiunturali
compiuti dai paesi europei, costituito dalla
sovranità monetaria degli Stati. C i ò corrisponde, strutturalmente, al fatto che la moneta è l'espressione principale, in campo
economico, della sovranità nazionale.
In effetti, la sopravvivenza delle monete
nazionali trasforma divergenze di sviluppo
in problemi di bilancia dei pagamenti (5) e
quindi impone di subordinare i1 progresso
del processo di integrazione alle priorità
nazionali (6). In questo quadro lo sviluppo
di strategie europee è ostacolato, perché la
necessità di difendere le monete nazionali
spinge le autorità pubbliche ad orientare
tutte le misure di politica economica in
funzione dell'obiettivo di migliorare i conti
con l'estero e non nella prospettiva dello
sviluppo equilibrato economico e sociale nel
quadro europeo; in tal modo vengono sempre più aggravate le distorsioni e le tendenze protezionistiche, a scapito di qualsiasi
tentativo di coordinamento delle politiche
economiche.
U n confronto p u ò chiarire il punto. Ipotizziamo che le regioni italiane, o inglesi,
posseggano una moneta regionale e quindi
una propria bilancia dei pagamenti; in presenza di uno squilibrio interregionale, le
autorità delle regioni in deficit sarebbero
spinte a ricercare il riequilibrio dei conti
interregionali con l'adozione di politiche
deflazionistiche o con la modificazione delle
parità monetarie. La speculazione subito
punterebbe sulla svalutazione delle monete
delle regioni deboli e sulla rivalutazione
delle monete delle regioni forti. Questa situazione si rivelerebbe evidentemente assurd a perché spingerebbe le regioni verso politiche protezionistiche fino al punto in cui il
mercato nazionale risulterebbe frantumato
in aree regionali tendenzialmente autarchiche. Questi fenomeni non si manifestano
all'interno degli Stati europei perché essi
posseggono un'unica moneta e un mercato
integrato dei capitali, perché è assicurata la
libera circolaz~oneinterregionale dei fattori
produttivi e perché l'operatore pubblico
provvede a garantire, in una certa misura,
lo sviluppo equilibrato del sistema economico. I1 concetto stesso di bilancia dei pagamenti, a livello regionale, non ha significato. Questa situazione contraddittoria è
invece caratteristica dell'esperienza europea
perché l'Europa non ha ancora superato la
propria divisione in Stati-regioni (7).
In realtà, per riportare sotto controllo la
crisi, il problema cruciale è superare la contraddizione oggi esistente in Europa e costituita dal fatto che in Europa non coincidono Stato, sistema economico e moneta.
N o n p u ò esistere sistema economico unitario senza moneta e senza un quadro giuridico-istituzionale costituito dallo Stato, non
necessariamente unitario, cioè esclusivo. Va
ricordato che la federazione è uno Stato nel
cui ambito possono coesistere Stati membri
indipendenti nella loro sfera e che la C o m u nità d o p o l'elezione diretta si troverà in una
situazione molto vicina a quella di una federazione. L'idea che fosse possibile costruire gradualmente un sistema economico
europeo senza creare una moneta e uno
Stato europeo, ha potuto svilupparsi solamente come conseguenza di una particolare
e irripetibile congiuntura internazionale che
ha per un ventenni0 garantito una profonda
convergenza fra le condizioni e gli interessi
più profondi degli Stati europei. La crisi
odierna testimonia l'illusorietà di questa
speranza.
Le conclusioni su questo secondo punto
possono essere dunque cosi sintetizzate: per
realizzare un'azione unitaria europea contro
la crisi economica è necessario porre il problema di un governo europeo della moneta
come salto di qualità verso il governo europeo dell'economia.
L o SME. Possiamo ora cercare una risposta al primo interrogativo, circa I'importanza dello SME per fronteggiare, a breve termine, la crisi.
L'analisi svolta delimita i1 quadro d'azione entro cui occorre porsi per affrontare la
crisi economica. N o n sfugge che lo SME sia
all'interno di questo quadro, in quanto la
sua creazione costituisce un tentativo di avviare il governo europeo della moneta e
perciò dell'economia. Pure non sfugge che
le potenzialità dello SME dipendono sia
dalla sua attuale configurazione, sia dalla
sua evoluzione possibile; in questa prima
parte dell'analisi occorre innanzitutto avere
attenzione all'impatto immediato che esso è
. .
in grado di produrre. Diverse osservazioni
si rendono a tal fine possibili.
Il primo punto da porre in evidenza è il
fatto che la creazione dello SME pone gli
Stati membri nella condizione di difendere
(5) Si badi che ciò non significa che l'abolizione della
in m o d o efficace le monete europee contro
sovranità monetaria nazionale cancellerebbe il problema degli
squilibri della bilancia dei pagamenti semplicemente eliminanla speculazione.
d o la loro rilevazione contabile. Il superamento della sovranità
In effetti, l'accordo raggiunto a Bruxelles
monetaria nazionale con la fondazione d i u n ' u n i o n e monetaria
i1 5 dicembre scorso prevede fra l'altro che:
determinerebbe che gli squilibri si manifestino secondo la loro
reale natura, cioè sotto forma d i diversi livelli e tassi d i
a) sarà costituito fra banche centrali un
sviluppo regionale, non sorto fornia di diversa solidità delle
meccanismo
d'aiuto reciproco a brevissimo
monete nazionali; ciò renderebbe possibile affrontare tali squitermine di un importo illimitato;
libri efficacemente i n termini d i politica regionale invece che
aggravarli con niisure protezionistiche.
b) sarà costituito un fondo comune di
Sul punto si vedano: T . SCITOVSKJ, Economic Theory and
Western Ewropean Integration. London, 1962; A. MAJOCCHI,riserve per i1 sostegno monetario a breveL'armonizzuzione delle politiche di bilancio in un'unione momedio termine al quale le banche centrali
netaria: u n i n a l i s ~nittca del rapporto W e m e r , in: AAVV., Le
affideranno i1 20% delle riserve nazionali di
imprese multinazionali, M i l a n o , 1974.
o r o e valute ~ r e ~ i a t eLa. dotazione iniziale
(6) E ' questa la conclusione del "Rapporto Spierenburg.,
secondo cui "mantenendo le monete europee distinte, gli Stati
membri della C E E hanno sempre voluto mantenersi aperta la
possibilità d i ritornare a una politica economica e monetaria
autonoma i cui obiettivi siano dettati dall'interesse nazionale..
(Rapporto S ~ i e r e n b u r gal Presidente del Consiglio olandese,
L ' A l a , niaggio 1975).
(7) 11 problema è stato chiarito, sul piano teorico, da: L.
ROBBINS, L'economu pianificata e l'ordine internazionale, tr.
ir. Milano, 1948. Sullo sbocco protezionistico del disordine
monetario i n particolare si veda, dello stesso L. R o s s i ~ s ,The
International M o n e t a ~ yProblems, O x f o r d , 1976.
settembre 1979
sarà di 25 miliardi di E C U , pari a 32,5
miliardi di dollari.
U n accordo di tale ampiezza non ha precedenti. C i ò è essenziale, perché la forza
principale di qualsiasi accordo volto a sconfiggere la speculazione sta nella sua credibilità, cioè nel suo potere di cdissuasione
preventiva. nei confronti della speculazione
stessa.
O r a , si consideri che per uno Stato il
fatto di trovarsi al riparo dalla speculazione
ha conseguenze economiche della massima
rilevanza. C i ò permette di gestire il cambio
estero in base a considerazioni di mediolungo termine, non sulla base dei .dictat>>
della speculazione. Concretamente, ciò significa poter disporre di strumenti efficaci
per evitare che la moneta sia sopravalutata o
sottovalutata. Se ciò è importante a livello
nazionale per ogni Stato, ciò è essenziale
per la Comunità nel suo insieme, perché è
la condizione per evitare la frattura della
Comunità stessa in due aree con andamenti
opposti (l'Europa a d u e velocità, in ultima
analisi).
Queste conclusioni sono confermate ove
si consideri che la possibilità di sconfiggere
la speculazione con misure monetarie comuni esime gli Stati dal fronteggiare le crisi
valutarie con misure eccezionali di politica
economica ed amministrative volte al miglioramento dei conti con l'estero. C o m e
già posto in evidenza, l'esperienza della C o munità negli ultimi anni sta a indicare che
queste misure tendono ad assumere fatalmente connotati protezionistici (quindi con
effetti deflazionistici) e subordinano gli
obiettivi reali dello sviluppo e dell'occupazione (aggravando ulteriormente l'impatto
deflazionistico).
I1 secondo punto d a porre in evidenza è
i1 fatto che lo SME è in grado di agevolare
la convergenza delle politiche economiche
verso l'obiettivo di fronteggiare la crisi, in
quanto costituisce un progetto politico
unificante che orienta l'azione e il giudizio
sia a livello europeo sia a livello nazionale.
In terzo luogo va detto che l'importanza
dello SME è confermata ove si prenda in
considerazione lo scenario internazionale.
Lo SME infatti, nella misura in cui orienta
le politiche economiche nazionali alla convergenza, p u ò sorreggere il tentativo dell'Europa di agire a livello internazionale in
m o d o solidale e quindi autonomo. Questa è
la condizione perché l'Europa possa tutelare
i propri interessi e contribuire alla ricerca di
una soluzione evolutiva della crisi economica internazionale.
Si consideri a tal fine che il varo dello
SME offre all'Europa l'occasione per riacquistare i1 ruolo di principale centro finanziario internazionale. C i ò pone in gioco la
possibilità di conciliare le istanze di svilupp o dell'Europa con quelle legittime di
emancipazione dei paesi del terzo mondo,
grazie alla possibilità che si verrebbe cosi a
creare di orientare, su scala mondiale, verso
l'investimento le risorse disponibili che oggi
tendono a sterilizzarsi e a generare squilibri.
La conclusione di questo punto p u ò essere pertanto che lo SME è in grado di con-
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
tribuire in m o d o significativo a fronteggiare
la crisi in quanto si oppone al suo degrado
e avvia una strategia unitaria a livello europeo (8). Questa conclusione ha tuttavia valore solo provvisorio, poichè l'efficacia degli
accordi monetari dipende non solamente
dalla loro attuale configurazione, ma dalla
loro futura evoluzi'one: in gioco è la possibilità che l'inversione di tendenza oggi acquisita (lo SME) sfoci effettivamente nella
realizzazione di un quadro di stabilità (un
governo dell'economia europea nel quadro
di u n nuovo ordine economico-monetario
internazionale).
Si pone pertanto la necessità di proseguire la nostra analisi, chiarendo lo sbocco del
processo di cui abbiamo finora considerato
l'avvio e quindi valutando i problemi posti
dallo sviluppo del processo stesso.
La moneta europea e la riconversione industriale
La natura del problema. Il secondo
aspetto che ci siamo proposti di esaminare è
costituito dalle relazioni esistenti a lungo
termine fra la moneta europea e i problemi
strutturali dell'economia europea.
La natura generale di tali problemi è già
stata individuata: si tratta di fronteggiare la
crisi dell'ordine economico-monetario affermatosi nel dopoguerra. Occorre ora precisare meglio le possibilità esistenti di fondare
un nuovo ordine economico-monetario internazionale e le caratteristiche che quest'ultimo è destinato ad assumere.
I1 fatto è che il meccanismo di sviluppo
realizzatosi i n questo dopoguerra non ha
più possibilità di ripetersi (9). Esso è stato
(8) I1 funzionamento e le implicazioni dello SME sono
approfonditi, da più punti di vista, in A A W . , Il Sistema
Monetario Europeo e la partecipazione dell'ltalia. .Thema. n.
2 , 1978.
(9) Sul punto si vedano in particolare: J . PINDER, Una
comunrtà federale in un'economia mondiale pnva di governo,
in: -11 Federalista*, anno XIX, 1977; G. M O N ~ A NIl~ comme,
rcro internazionale l'Europa e il Terzo Mondo, in: -Il Federalista*, anno XVIII, 1976; D. VELO, La politica industriale
europea, in: .I1 Federalista*, anno X X , 1978; A A W . , Lavoro
e occupazione nella prospettiva dell'Unione economico-monetaria europea, Roma 1979.
caratterizzato dallo sforzo dei paesi europei
in primo luogo, e dal Giappone in secondo
luogo, di recuperare il ritardo accumulato
nei confronti dell'economia statunitense. In
questo periodo le moderne produzioni di
massa, nate negli Stati Uniti all'inizio del
secolo perché sorrette dall'esistenza di un
mercato interno di dimensioni continentali,
si sono diffuse alimentando lo sviluppo e il
commercio internazionale. C i ò è stato reso
possibile dalla stabilità dei rapporti internazionali, fondata sulla leadership statunitense.
I1 successo di questa fase ne decreta oggi
la morte; la crisi che oggi stiamo vivendo
altro non è che l'agonia di questo modello
di sviluppo. Colmato lo squilibrio esistente
fra l'economia statunitense e le altre economie industrializzate, per esse si pone I'esigenza di sviluppare settori nuovi. Per 1'Europa ciò implica l'avvio di una politica industriale europea; per gli Stati Uniti ciò
impone di fondare lo sviluppo sui settori
innovativi in misura maggiore che in passato, potendo contare sempre meno sulla d o manda trainante di origine europea.
Va inoltre detto che il meccanismo di
sviluppo realizzatosi nel dopoguerra non ha
possibilità di riprodursi, perché il suo successo ha distrutto la stabilità internazionale
su cui si fondava. C i ò vale in primo luogo
per l'Europa. I1 processo di integrazione
europea si è sviluppato grazie alla convergenza delle ragioni di Stato degli Stati europei e alla stabilità delle condizioni economiche di base garantite dalla leadership statunitense; ma il successo dell'integrazione,
ponendo in crisi la supremazia statunitense,
ha distrutto la base stessa su cui l'integrazione si fondava. Per l'Europa si tratta di
creare un nuovo quadro di stabilità, garantito autonomamente dalla propria unità, entro cui sviluppare la propria economia.
C i ò vale inoltre per i paesi del Terzo
Mondo. Nel meccanismo di sviluppo realizzatosi nel dopoguerra poco era lo spazio
per le giuste esigenze del Terzo Mondo.
Vista la possibilità, negli spazi lasciati aperti
dalla crisi, di far valere le proprie rivendica-
zioni, è certo che i paesi del Terzo mondo
si batteranno per non ritornare ad un meccanismo di sviluppo che li danneggiava.
Oggi si tratta dunque di appurare se è
possibile fondare un nuovo ordine economico internazionale e quali caratteristiche
esso avrebbe; questo compito è realistico
solo a condizione di fondarsi sulla presa di
coscienza delle trasformazioni, di portata
storica, oggi in corso nel mondo.
C o n la necessaria approssimazione, è
possibile a tal fine individuare due punti
fermi per orientare il giudizio. 11 primo è
che per le economie sviluppate oggi è in
discussione la transizione dalla fase industriale alla fase post-industriale dello svilupp o (IO). L'automazione tende a sostituire i1
lavoro materiale dell'uomo. La disponibilità
di energie liberate permette di privilegiare
obiettivi che nella società industriale erano
subordinati alle esigenze produttive primarie; diventano così pensabili modelli di sviluppo fondati sulla crescita, accanto ai settori a tecnologia avanzata, delle attività direttamente dedicate all'uomo e al territorio.
Questa tendenza implica la specializzazione dei paesi sviluppati nei settori ad alta
intensità di ricerca e nelle attività terziarie.
Il secondo punto fermo è che nei paesi
del Terzo Mondo a propria volta oggi è in
discussione la possibilità di avviare lo sviluppo industriale, incentivando i settori a
tecnologia tradizionale (le cosiddette ~ i n d u strie mature») che tendono ad essere abbandonati dai paesi industrializzati. Dal success o di questo tentativo dipende la possibilità
dei paesi del Terzo Mondo di uscire, in una
prospettiva a medio termine, dall'attuale
stato di subordinazione economica, acquisendo le competenze e specializzazioni necessarie per poter competere in condizioni
di parità con le economie industrializzate.
O r a , le tendenze in atto nei paesi industrializzati e in quelli in via di sviluppo
sono complementari, sia nel senso che si
conciliano, sia nel senso che l'avanzare
(10) Si veda: M . ALBERTINI,
Il modo di produrre post-zndustrrale e la frne della cond~zioneoperala, Milano 1957.
Elezioni e Pariamento
V A D F M F C L ' M IIF I I AMMINISTRATORE LOCALE E
R F G I O L A L F < i ~ u r a < I iiiei.noRolisc
I
GunfrsncoMsrtini
Msiis Valeria Agoatini
Agnello
SWLUPPO SOWUNAUONALITA' AUTONOMIE
Rossi
Urnberto Seraiinl
Ario Rupeni
Vittorio Castellbul
Lulgi Troianl
AICCE
ASSOCIAZIONE ITAWANA
PER IL CONSIGLIO
DEI COMUNI D'EUROPA
AICCE
luca(AmJcI,mP~
ASGOCIAZIONE IW A N A
PER IL CONSIGLIO
DEI COMUNI D'EUROPA
LegaperleAatonomie locali
COMUNI D'EUROPA
dell'una dipende dai progressi dell'altra. Esse vanno sostenute, perché la loro traduzione in atto è in grado di dare soluzione
strutturale alla crisi. Si tratta d i vedere quali
ostacoli si frappongano, e come essi possan o essere superati.
Le dificoltà da superare. L'analisi svolta
indica che siamo di fronte ad un obiettivo
necessario e realistico, almeno nel senso che
è in grado di generare i1 consenso necessario alla sua realizzazione. Va detto tuttavia
che le difficoltà d i u n compito n o n dipend o n o solo dalle sue caratteristiche, ma anche dal contesto in cui va affrontato; ciò
è particolarmente vero ove si prendano
in considerazione problemi internazionali.
Questa distinzione è fondamentale per noi
perché la difficoltà maggiore da superare nel
nostro caso va ricercata proprio al livello
del «quadro., non al livello dell'uoggetto>>.
La complementarietà fra interessi d i fond o della comunità internazionale necessita,
per tradursi in comportamenti effettivamente complementari da parte degli Stati, di
corrispondere alla distribuzione di potere
del mondo (11). L'attuale assetto internazionale è invece in contrasto con l'affermazione d i questa complementarietà di intenti.
Gli Stati Uniti sono troppo oberati, come
già visto, d i impegni per potersi fare carico
d i nuove iniziative internazionali. L'Europa, d'altro lato, non è in grado d i assumersi
responsabilità internazionali, stante la sua
divisione. Negli Stati europei, divisi, non
p u ò affermarsi una strategia lungimirante e
quindi prevale fatalmente l'atteggiamento
difensivo che danneggia le loro stesse economie e quelle dei partners.
Queste osservazioni possono essere meglio visualizzate ove ci si ponga nella prospettiva specifica europea. Per l'Europa per
tradurre nei fatti la potenziale identità d i
interessi fra l'Europa stessa e la comunità
internazionale (i paesi del Terzo M o n d o , in
primo luogo) è necessario avviare una coerente ed efficace politica industriale europea. Ma nell'assetto istituzionale che caratterizza oggi l'Europa non c'è possibilità di
avviare una politica industriale che risponda
ai requisiti descritti. L'avvio di una politica
industriale europea non p u ò fondarsi su una
base d i potere costituita dagli Stati nazionali
europei, perché questa rende praticabile solo la strada del coordinamento e della collaborazione comunitaria. L'esperienza ha dimostrato l'inadeguatezza strutturale di questa soluzione, che impone un dosaggio rigid o dei vantaggi e degli oneri afferenti ai vari
partecipanti e quindi impedisce il salto d i
qualità verso una struttura produttiva
europea.
L'inadeguatezza dell'assetto confederale
oggi esistente come base di una politica
industriale europea è confermata ponendosi
dal punto d i vista delle relazioni internazionali. Porre il problema di dare vita ad una
politica industriale europea significa porre il
problema d i regolare in m o d o nuovo i rapporti con gli Stati Uniti, con l'Unione Sovietica e con i paesi del Terzo Mondo. E'
( 111 11 punto è sviluppato da: M . ALBERTINI,
Le problème
rnonétaire et le problème politrque européen, in: A A W . , Monnaie européenne et état fédéral, Lyon, 1975.
settembre 1979
Il fatto è che questi tre temi riacquistano
chiaro che l'Europa solo con la propria
il loro significato storico se considerati conunificazione potrà acquisire pienamente e
giuntamente, perché allora risultano essere
stabilmente autonomia d'azione a livello inle componenti essenziali di un processo coternazionale.
stituente dello Stato europeo. Questa è la
La necessità di un progresso istituzionale
prospettiva adeguata per comprendere e vadell'integrazione europea (la nascita d i un
lutare i problemi e le scadenze fondamentaesecutivo dotato di sovranità economica)
come condizione per il varo d i una politica
li con cui l'Europa è confrontata. C i ò vale
industriale europea risulta evidente, infine,
in modo esemplare per la moneta euroove ci si ponga dal punto d i vista degli
pea (12).
L'Europa ha oggi l'occasione per ragstrumenti necessari per avviare una coerente
giungere la propria unificazione politica.
politica industriale europea. La Comunità
L'elezione del Parlamento europeo a suffradovrebbe disporre, per sostenere la propria
gio universale garantisce la base politica per
azione, di rilevanti risorse finanziarie protrasformare la Comunità europea in uno
prie, dovrebbe avere la possibilità d i manoStato federale. I1 rilancio dell'unione ecovrare i1 credito e la fiscalità e di sostenere
nomico-monetaria pone oggi in discussione
con commesse la domanda nei settori a
sviluppo artificiale. 0 1 - a , non solo è evidenil trasferimento della sovranità monetaria, e
con essa della sovranità economica, dagli
te che la Comunità non dispone oggi di
Stati agli organi europei. N o n c'è chi non
questi strumenti, ma è chiara altresì la scarveda come la Comunità, con l'elezione disa probabilità che questi strumenti possano
retta del Parlamento europeo e la moneta
esserle affidati nelle condizioni oggi vigenti,
sulla base di accordi intergovernativi. Q u e europea, sarebbe a tutti gli effetti uno Stasti strumenti sono, e possono essere soltanto, certo bisognoso ancora d i rafforzarsi,
ma ormai in grado d i garantire i1 costante e
to prerogativa d i un governo europeo.
La conclusione di questo secondo punto
irreversibile progresso del processo di intepuò essere pertanto così sintetizzata: la reagrazione.
lizzazione di un nuovo ordine economico
In questa prospettiva emerge chiaramente
internazionale dipende dall'iniziativa eurola relazione fra moneta europea, da u n lato,
pea. Ma un'iniziativa unitaria e autonoma
e , dall'altro lato, governo dell'economia eudell'Europa, di respiro adeguato alla natura
ropea, nuovo ordine economico internaziodel problema, è destinata a rimanere un
nale, ristrutturazione industriale. La moneta
obiettivo irrealistico fino a quando non esieuropea è il quadro che rende pensabili tali
sterà una volontà pubblica europea, cioè
obiettivi; questi ultimi pongono in discusfino a quando la C E E non disporrà delle
sione l'esercizio del potere economico
strutture attraverso le quali realizzare un
dell'Europa, mentre il progetto di moneta
governo dell'economia europea.
europea pone in discussione la creazione di
La moneta europea. Identificate la natura
tale potere, o meglio il suo trasferimento
del p r o b l e h a e le difficoltà che si frappondagli Stati all'Europa (13).
gono alla sua soluzione, si tratta ora d i
La m o n e t a e u r o p e a e la spesa pubblica
valutare quale sia l'importanza che la moneta europea riveste in questo quadro.
europea
A tal fine va detto che il progetto di
Dall'analisi svolta discende immediatacreare la moneta europea non deve essere
mente quale sia il nesso fra moneta europea
valutato «in sé», aviilso dal processo d i
integrazione, ma deve essere collocato nel
e spesa pubblica europea. Le politiche coquadro d i quest'ultimo per coglierne i collemuni sopra-considerate in effetti altro non
gamenti con le altre innovazioni in discussono che .capitoli* della spesa pubblica eusione a livello europeo, prima fra tutte l'eleropea. Vale pertanto, in termini generali, il
zione diretta del Parlamento europeo.
rapporto creazione di u n potere (moneta
A livello europeo, in effetti, oggi sono in europea) - esercizio di tale potere (spesa
discussione tre progetti: l'elezione europea,
pubblica).
I1 punto va considerato in m o d o analitila moneta europea (l'Unione economicoc o ; esso infatti p u ò chiarire i dubbi circa il
monetaria) e l'Unione Europea. Essi sono
presunto impatto deflazionistico dell'unifiaspetti d i un'unica realtà costituita dal fatto
cazione monetaria europea, in essenza di
che il processo d i integrazione europea,
misure economiche parallele a favore delle
completata l'unione doganale, è giunto ad
aree più deboli.
u n bivio: o un salto di qualità con la nascita
D a questa impostazione risulta infatti che
di uno Stato europeo, o un'involuzione verfra moneta europea e spesa pubblica euros o il protezionismo e il nazionalismo.
pea non esiste un legame economico ma
Considerata in sé, l'elezione europea p u ò
politico. D a un punto di vista teorico (ecoessere scambiata per un fatto non rilevante,
nomico) i due problemi sono indipendenti.
in quanto si tratta di eleggere un ParlamenL'unione monetaria è un obiettivo in sé,
to privo di poteri. I n sé l'obiettivo
che presenta una serie di vantaggi «netti»;
dell'unione monetaria è contraddittorio
altrettanto vale per la creazione d i u n bilanperché una moneta europea, come dimostra
cio federale europeo, vale a dire I'attivaziola crisi del piano Werner, è impensabile in
ne di una politica fiscale a livello europeo.
essenza di una politica economica europea,
cioè d i un governo europeo. N é si vede che
(12) M. ALBERTINI,
Elez~oni europee, governo europeo e
senso abbia parlare d i Unione europea,
Stato europeo, in: .Il Federalista., anno XVIII, 1976.
quando gli elementi costitutivi il patto
(13) 11 significato della moneta europea e le sue implicaziod'unione sono, ciascuno, privi di significato
ni sono approfonditi in: A A W . , L'Unione economrca e 11
problema della moneta europea. Milano 1978.
reale.
COMUNI D'EUROPA
settembre 1979
plicate democraticamente all'imposta «più
La necessità di una spesa pubblica europea
ingiusta che ci sia,,, come Einaudi definiva
non si pone per controbilanciare presunti
l'inflazione (17).
svantaggi economici dell'unione monetaria,
Queste osservazioni suggeriscono che il
ma si pone come obiettivo parallelo rispetto
ritorno all'ordine monetario in Europa cona quest'ultima in q u a n t o nel loro insieme
trappone non tanto i paesi con economia
moneta europea e spesa pubblica europea
debole a quelli con economia forte, ma i
costituiscono lo strumento per realizzare u n
paesi in g a d o di svolgere una coerente pogoverno dell'economia europea (14).
litica economica, considerata anche nel suo
Il fatto è che unione monetaria e bilancio
momento amministrativo, a quelli incapaci
federale europeo sono profondamente condi fare altrettanto. C i ò che più ha rilevanza,
nessi da un punto di vista storico (politico)
queste osservazioni indicano che il ritorno
perché costituiscono due aspetti di u n unico
all'ordine monetario non è un'operazione a
progetto, cioè la transizione dall'unione d o impatto deflazionistico, ma al contrario,
ganale all'unione economico-monetaria, vale
ove
necessarie condizioni siano realizzate, è
a dire dalla cooperazione confederale all'unica via ad offrire concrete possibilità di
l'unione federale. C o n la moneta europea
rilancio economico. Si consideri che la rivasi pone in discussione il trasferimento di un
lutazione della politica fiscale corrisponde
potere essenziale dello stato dal livello naad un governo dell'economia improntata a
zionale al livello europeo; l'operazione p u ò
criteri di programmazione democratica,
essere sostenuta dal consenso necessario somentre il ricorso all'inflazione corrisponde
lo a condizione di essere presentata come lo
ad una delega di autorità pubblica alle corstrumento per risolvere i problemi più gravi
porazioni più forti.
della società, che oggi vanno identificati
nella crisi economica e nella disoccupazioDallo SME alla m o n e t a europea
ne. C i ò fa emergere la necessità di collegare
l'unione monetaria con una strategia di riL'analisi svolta ci ha permesso di raglancio economico, cioè con l'attivazione di
giungere alcune conclusioni su d u e fasi del
una spesa pubblica europea. La necessità di
processo di unificazione monetaria considestabilire questo legame fra strategia monetaria ed economica corrisponde dunque al
(17) Si veda l'analisi sviluppata in: L. EINAVDI,I problemi
economici della federazrone europea, Lugano 1944.
fatto che il processo di integrazione sta per
entrare in una nuova fase. Finora la costruzione delllEuropa è proceduta dall'alto, cioè
per mezzo di decisioni degli esecutivi, nazionali ed europei, senza un confronto pubblico tra le varie opzioni possibili; di qui il
tecnicismo delle soluzioni. Ma a partire dal
voto europeo questo confronto ci sarà, e
ciò significa che acquisteranno credibilità ed
efficacia i progetti e gli obiettivi suscettibili
di ottenere l'approvazione dei cittadini e
delle forze politiche e sociali, e non solo
quella dei governi nazionali (15).
Queste tonclusioni sono confermate ove
ci si ponga in una prospettiva «a breve
terminen, cioè ove si ricerchino le ripercussioni immediate dell'unificazione monetaria
sulle economie nazionali. L'oggetto in discussione diviene allora l'inflazione, e il
p u n t o da appurare è se la riduzione delI'inflazione ad un livello medio europeo,
necessaria per predisporre le condizioni di
base per la creazione della moneta europea,
Pensi certamente ad un'organizzazione moderna,
agile, efficiente; ad un complessodi uomini disponibiabbia un effetto deflazionistico.
H, cortesi. preparati. pronti a farsi carico dei tuoi
I1 caso italiano è a tal fine emblematico.
problemi, capaci di offrirti soluzioni conformi alle tue
E' stato calcolato che nell'ultimo quinquennio i meccanismi di imposizione netta e di
redistribuzione del reddito indotti dall'inflazione sono risultati equivalenti a quelli derivanti dall'operare dei meccanismi tributari
(16). C i ò sottolinea_la difficoltà di u n azzeramento istantaneo dell'inflazione in Italia,
rendendo espliciti i meccanismi fiscali occulti, cioè sostituendo imposte decise e ap-
17
rate l'una isolatamente dall'altra: l'avvio,
cioè lo SME, e il punto d'arrivo, cioè la
moneta europea. C i ò ha permesso di porre
in evidenza la capacità dello SME di fronteggiare temporaneamente la crisi economica e l'importanza strategica della moneta
europea per concretizzare una alternativa di
lungo termine a tale crisi. Resta ancora
irrisolto u n problema essenziale, la possibilità per il processo di integrazione di progredire dallo SME alla moneta europea.
I punti da indagare sono a tal fine, per
l'essenziale, d u e : da u n lato le potenzialità
dello SME di avviare un processo che
sbocchi nella creazione della moneta europea, dall'altro i limiti dello SME e le possibilità di porre rimedio a questi stessi limiti.
L2e potenzialità dello SME. I1 primo elemento da porre in evidenza è che, rispetto
ai tentativi compiuti in passato per realizzare l'Unione economico-montearia, lo SME
contiene un elemento di novità di importanza cruciale, costituito dalla creazione
delle istituzioni monetarie europee, dotate
di un ambito di autonomia funzionale. C i ò
pone in gioco non la cooperazione monetaria intergovernativa, ma una strategia di
unificazione monetaria. Per quanto limitata
sia inizialmente la rilevanza delle istituzioni
monetarie europee, vale il fatto che con la
loro creazione gli Stati membri si siano
-
quando p n A ad una banca
I
(14) Sulla configurazione della spesa pubblica europea necessaria per fronteggiare i problemi più gravi, si veda: C o m mrssion o/ the European Communities, Report o/ the Study
Group on che Role o/ Public Finance in European Integration,
Brussels 1977.
(15) In tal senso: A . SABA, Gli aspettr reali del problema
della moneta europea, in .Thema-, n. 2, 1978.
(16) R. MASERA,Riflessioni sul rilancio del processo di
unifjcazione economica e monetaria europea; alternative e scelte per I'ItaIu, in: ~ T h e m a - ,n. 2, 1978.
esigenze. Noi possiamo assicurarti tutto questo perche dasempre ci adoperiamo per risolvere i problemi
degli altri, individuali o collettivi che siano. I tuoi
problemi diventano i nostri ... e li risolviamo sempre.
'
I
18
posti concretamente sulla strada verso l'istituzione della banca centrale europea e della
moneta europea (1 8).
Vale anche in questo caso l'importanza di
giudicare il fatto non in sé, ma nel conteso
del processo d i integrazione, entro cui si
pone.
Astraendo dal contesto in cui si collocano, le decisioni monetarie del vertice di
Bruxelles costituirebbero unicamente una
riedizione della fluttuazione congiunta,
rafforzata grazie alla attivazione di alcune
misure di solidarietà europea. *Rebus sic
stantibus*, in effetti, il nuovo accordo monetario europeo altro non è che un dispositivo internazionale entro cui coesistono monete nazionali, un sistema cioè di parità
fisse, una pseudo-unione monetaria. U n accordo del genere, considerato in sé, appare
fragile e instabile, in quanto poggia unicamente sulla disposizione al coordinamento
delle politiche nazionali; l'esperienza dimostra che la convergenza europea, a medio e
lungo termine, delle politiche nazionali è
impossibile con sistemi monetari nazionali
indipendenti.
La valutazione tuttavia muta ove gli accordi monetari europei siano collocati nel
contesto storico in cui essi sono effettivamente maturati. In questa prospettiva è lecito infatti giudicare tali accordi un punto
d i partenza di un processo, in quanto subit o si coglie come l'elezione europea ponga
già in gioco una seconda tappa del process o , cioè il problema del controllo su d i
esso, che a propria volta costituisce la condizione per un ampliamento dell'autonomia
funzionale delle autorità monetarie europee.
Il fatto è che, con l'elezione europea, è già
in discussione la transizione dell'integrazione dalla fase caratterizzata da un gradualismo funzionale ad una caratterizzata da un
gradualismo costituzionale, cioè dalla costruzione graduale dello Stato europeo.
l limiti dello S M E . Il secondo elemento
da porre in evidenza è che lo SME, se pure
si differenzia sostanzialmente dai tentativi
compiuti in passato, ha, rispetto a questi,
ancora un elemento in comune: la logica
gradualistica, cioè la convinzione che sia
più facile creare l'Unione monetaria con
una serie d i piccoli passi piuttosto che con
la creazione istantanea della moneta europea.
Va chiarito a tal fine che differenza fondamentale, che contrappone quanti sostengono il gradualismo monetario a quanti sono favorevoli alla moneta europea ~ t o u t
court*, è la diversa ponderazione data alle
difficoltà d i ordine politico ed economico;
mentre il gradualismo monetario privilegia
l'aspetto politico del problema, la creazione
istantanea della moneta europea si presenta
come la soluzione più razionale dal punto
di vista economico. C i ò perché adottando
un approccio gradualistico si è costretti a
gestire una fase in cui si lascia agli Stati il
potere d i battere moneta e al tempo stesso
si pretende che non ne facciano uso (così
(18) CI sia consentito rinviare allianalisi sviluppata in: D.
VELO. Pl<lno a medio termine per l'unione moneuria europea
nella prospettiva dell'elezione europea, in: eTheman, n. 1,
1977.
COMUNI D'EUROPA
seitembre 1979
generando tensioni interne) mentre a livello
europeo ancora non esiste un'autorità responsabile d i manovrare gli strumenti di
politica monetaria e
generale d i politica
economica disattivati a livello nazionale (e
ciò è destinato a generare tensioni fra gli
Stati membri).
Il fatto che ci si sia orientati a favore
dello SME in alternativa all'immediata realizzazione della moneta europea significa
che le esigenze di ordine politico sono prevalse su quelle d i ordine economico. La
facile
creazione della moneta europea è
dal punto d i vista economico, ma impone
una forte volontà politica oggi ancora non
esistente; come già abbiamo visto, è irrealistico sperare che tale volontà si formi prima
delle elezioni europee e con esse prima della
nascita dei partiti europei. L o SME al contrario è una soluzione più difficile dal punto
di vista economico, ma richiede una minore
volontà politica in quanto rinvia la scelta
cruciale.
In questa prospettiva, merito dello SME
appare essere quello d i avere posto sul tappeto il problema dell'unione monetaria
«prima» dell'elezione europea, in m o d o da
costringere il dibattito elettorale europeo a
svilupparsi su questo tema. Nessun approccio graduale p u ò eliminare il fatto che a un
certo punto o si crea la moneta europea o
si rinuncia all'unione monetaria (19); e la
creazione della moneta europea è pensabile solo in presenza d i un ampio consenso,
che a propria volta p u ò essere garantito
solo dallo schieramento europeo dei partiti
su questo tema. D o p o lo SME, è difficile
pensare che le forze economiche, sociali e
politiche possano confrontarsi nel dibattito
elettorale europeo senza chiarire la propria
posizione verso la moneta europea e il governo europeo dell'economia.
(19) Un contributo chiarificatore è stato recentemente daExchange Rate and World
to, in tal senso, da W. CORDEN,
Economy, Oxford 1977.
I libri
EDMONDOPAOLINI
- L'idea d i Europa - La
N u o v a Italia Editrice, Firenze, 1979,
L. 2.800.
J/Europa/La Nuova Italia Editrice
-
L'autore, che ha curato quel bellissimo
volume, Storia del Federalismo europeo
( E d . ERI), diventato un classico per i giovani che si avvicinano al federalismo, pubblica ora presso la Nuova Italia Editrice un
libro, L'ldea d i Europa, che come il precedente risponde alle esigenze di quanti, attraverso una lettura gradevole e facilmente
comprensibile, desiderano conoscere le origini e gli 'sviluppi di quest'idea d'Europa
che è l'anima dello Stato federale europeo
in formazione.
L'Autore parte dall'affermarsi dell'idea
d'Europa nell'età dell'illuminismo, quando
*si diceva Europa non solo e non tanto per
intendere uno spazio, e neppure un gruppo
di popoli, ma un'entità civile, morale, spiri-
tuale a sé stante., figlia dell'individualismo
e del cosmopolitismo greco, dell'universaligiuridico romano e d i auello
smo ~ o l i t i c oe "
morale cristiano. Questa Europa entità civile è impossibile senza uno stato di pace, che
a sua volta è irrealizzabile senza un ordinamento federale <<dadistinguersi dal patto di
pace - come dice Kant nel Progetto per la
pace perpetua - in ciò: che quest'ultimo si
propone di porre termine semplicemente a
una guerra, quello invece a tutte le guerre e
per sempre.. Così l'idea d'Europa sfocia
nel federalismo che trova la sua prima attuazione oltre Atlantico con la Costituzione
scaturita dalla Convenzione di Filadelfia del
1787, mentre sul piano della dottrina continua a svilupparsi al d i qua dell'Atlantico
per opera d i numerose personalità tra le
quali spicca la figura d i Proudhon, che contribuì a formare la corrente dei federalisti
integrali e per una critica serrata allo Stato
nazione che tende a monopolizzare tutti i
poteri nel suo ambito ed a rifiutare il metod o democratico nei rapporti 'internazionali.
D o p o aver illustrato l'idea d'Europa durante il Risorgimento, in particolare in Cattaneo e Mazzini, l'Autore rileva l'abbandono
di ogni speranza di una unione europea per
circa cinquant'anni a partire dalla guerra
franco-germanica del 1870-71 che aveva lasciato un'implacabile ostilità tra la Francia
ferita e bramosa di rivincita e la Germania
vigile e desiderosa d i avvantaggiarsi del s u o
potere.
E' solo al termine della prima guerra
mondiale che l'idea europea riappare nel
dibattito politico per merito di alcuni uomini che denunciano l'illusorietà dei tentativi
d i stabilire un ordine pacifico prescindendo
dalla realizzazione d i un'unione europea.
Fra tutti risalta Luigi Einaudi per la lucidità
di alcuni suoi scritti, pubblicati prima ancora che la guerra finisse, in cui ricordava
come sotto la costituzione confederale del
1776 l'unione tra le 13 colonie d'America
minacciò di dissolversi, mentre con quella
settembre 1979
COMUNI D'EUROPA
blema chiave della prossima pace sarà, a
nostro avviso, sapere come potremo giungere a conservare l'autonomia culturale nella creazione d i più grandi unità sul piano
economico politico.. . ma una buona pace è
impensabile senza che una parte della sovranità politica ed economica degli Stati sia
ceduta a una istituzione europea superiore».
I n Francia, nell'agosto 1944, tutti i movimenti della Resistenza (ad eccezione d i
quelli comunisti) sottoscrissero il Programma del Mouvement de Libération che diceva: -. . . considerando che è impossibile ricostruire un'Europa prospera, democratica
e pacifica sotto forma d i una riunione di
Stati sovrani, separati dalle loro frantiere
politiche e doganali, considerando che una
società delle nazioni concepita come una
lega d i Stati sovrani n o n p u ò essere che
un'insidia, noi intendiamo lottare per la
creazione di una federazione europea.. .».
Gli studenti d i Monaco della Rosa Bianca
che saranno decapitati nel 1943 scrivevano
sui loro volantini: «E' solo mediante una
collaborazione di vasta portata di popoli
europei che si p u ò creare un terreno di
intesa su cui sarà possibile la ricostruzio-.
federale del 1787 !gli Stati Uniti divennero
ne.. . solo un sano sistema federale può
giganti.
ridare nuova vita all'Europa indebolita..
L'Autore illustra le iniziative del MoviM a il documento della Resistenza che
mento PanEuropa, quelle di Ordre Nouvecon maggior lucidità denuncia i mali della
au formato d a intellettuali che contribuirandivisione dell'Europa in Stati nazione ed
no alla formazione del Movimento federaliindica l'obiettivo prioritario della Federasta in Francia ed in Svizzera alla fine del
zione europea è quel Manifesto di Ventotesecondo conflitto mondiale, le idee lucidisne, redatto da Ernesto Rossi ed Altiero
sime d i Carlo Rosselli: .Non esiste per la
Spinelli, che senza ambiguità afferma: .La
sinistra europea altra politica estera. Stati
linea di divisione fra partiti progressisti e
Uniti d'Europa. Assemblea europea. Il repartiti reazionari cade ormai non lungo la
s t o è flatus vocis, il resto è catastrofe.. . E d
linea formale della maggiore o minore deancora Rosselli: e.. . occorre prospettare almocrazia, del maggiore o minore socialismo
le masse sin d'ora la convocazione d i un'asda istituire, ma lungo la sostanziale nuovissemblea europea composta d i delegati eletti
sima linea che separa quelli che concepiscodai popoli che in assoluta parità di diritti e
no come fine essenziale della lotta quello
d i doveri elabori la prima costituzione fedeantico, cioè la conquista del potere politico
rale europea, nomini il primo governo eunazionale.. . e quelli che vedranno come
ropeo, svalorizzi frontiere e dogane, orgacompito centrale la creazione d i un solido
nizzi una forza al servizio del nuovo diritto
Stato internazionale, che indirizzeranno
europeo e dia vita agli Stati Uniti d'Euverso questo scopo le forze popolari.. .,>.
ropa..
D a questi uomini e d a queste idee sarebbe
L'idea europea d i questo primo doposorto in Italia, nell'agosto 1943, il Moviguerra risulta assai più matura d i quella che
mento Federalista.
si manifestava ancora 50 anni prima. Vi è
11 libro di Paolini è ricco di annotazioni
ora la chiara coscienza che la pace, la libertà
interessanti sulle prime riunioni federaliste
e la democrazia sono impossibili senza
svoltesi negli anni di guerra. I viaggi avvenl'unione europea e che non vi è vera unione
turosi d i militanti per l'Europa occupata,
senza u n o stato federale. U n contributo
alla ricerca d i altri federalisti, che non si
essenziale allo sviluppo di queste idee viene
conoscevano, ma della cui esistenza si aveva
dalle ricerche della Federa1 Union d i Lonuna sicurezza basata sulla logica e sulla fede
dra che si avvarrà dell'opera economica del
negli uomini così provati dalla guerra e
Robbins, d i quella politica d i Lord Lothian
dall'oppressione.
e d i William Beveridge, Barbara Wootton e
Nell'ultimo capitolo l'Autore illustra i
numerosi altri.
vari tentativi compiuti a partire dalla fine
In quegli anni il fascismo era e si presendell'ultima guerra per realizzare un'Europa
tava come 1'Antieuropa. Mussolini aveva
federata, che è il progetto moderno frutto
scritto che il fascismo « n o n crede alla possidel lungo cammino compiuto dall'idea di
bilità né all'utilità della pace perpetua. ReEuropa nell'arco di più secoli. Così il libro
spinge quindi il pacifismo che nasconde una
di Paolini, a differenza di alcune fredde
rinuncia alla lotta e una viltà*. N o n deve
opere d i erudizione, ci presenta un'idea d i
quindi sorprendere che l'idea d'Europa si
Europa viva, che combatte ed avanza nella
diffondesse rapidamente tra i gruppi della
tensione fra la visione radicale dei federalisti
resistenza europea.
e la realizzazione pragmatica degli statisti.
L'organo della resistenza olandese ~ H e t I1 libro scritto alla vigilia della prima elezioParool>>il 28 maggio 1943 scriveva: «I1 prone europea si ferma ai Trattati d i Roma. Il
capitolo più importante, quello della nascita
della Federazione europea, attende tutti noi
per essere scritto.
Gianni Ruta,
Problema energetico
(continuazione da pag. 8)
nucleare, che alle aspirazioni delle masse
lavoratrici e consumatrici. «Imporre i cambiamenti più radicali,, significa quindi esercitare dalla base ogni possibile pressione
verso le forze politiche nazionali, affinché i
rappresentanti dei gruppi progressisti eletti
al Parlamento europeo affrontino una grossa battaglia politica su questo tema, dimostrando d i comprenderne appieno il reale
significato, più d i quanto le stesse forze
abbiano finora mostrato di saper fare in
campo interno. Vedasi in proposito l'atteggiamento ambiguo dei partiti della sinistra
storica italiana.
Si tratta, in altri termini, d i opporsi alla
via nucleare (non percorribile solo a metà o
temporaneamente, come vorrebbero far credere molti suoi fautori sia dichiarati che
mascherati), la quale servirebbe soltanto a
perpetuare l'attuale e fallimentare modello
di sviluppo che, per quanto riguarda le
autonomie locali, lascia ad esse spazi di
libertà solamente fittizi. E' su questa battaglia che occorre mobilitare e coinvolgere
«integralmente tutte le forze produttive eur o p e e ~affinché non si ripeta quanto è accaduto, negli ultimi decenni, con gli altri o r gani comunitari ( C E E , Commissione europea, ecc.) dove sono state recepite, in pratica, solo le istanze di vertice.
Walter Brugner
C O M U N I D'EUROPA
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DELIBERAZIONI DELL'ASSEMBLEA
In data 22 giugno si è tenuta a Torino, sotto la presidenza dell'lng. Carlo Perrone, l'Assemblea
Ordinaria della Societa.
Carlo Perrone e Vice Presidenti il prof. dott. ing. Antonio Gigli e il prof. Carlo Mussa Ivaldi Vercelli.
PRINCIPALI REALIZZAZIONI NEL 1978 (E INCREMENTI RISPETTO AL 19771
di cui nel MEZZOGIORNO
INVESTIMENTI
(miliardi di lire)
,
ABBONATI
APPARECCHI
678,245 [
+ 6,3%1
211.413 [+7,5%)
362,434 ( +6,0%)
267.082 (+6,8%)
724.201 ( +6,1°/o)
207.436 (
DENSITA' TELEFONICA
(apparecchi x 100 abitantl)
NUMERI D I CENTRALE
+ 6.4%)
RETI URBANE
E SETTORIALI
( k m circuito)
RETE INTERURBANA
( k m circuito)
.TRAFFICO EXTRAURBANO
(milioni d i comunicazioni1
di cui i n teleselezione
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Anno XXVII Numero 9 - renatoserafini.org