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CONTIENE I.P.
È
LaVita
dal 1897
G I O R N A L E
possibile mettere un po’
d’ordine nel settore più
discusso e controverso
della vita pubblica, in
cui, anche di diritto, ma
soprattutto di fatto, regnano la più grande confusione e le
ingiustizie più scandalose? Parliamo
naturalmente dell’ordine morale,
l’unico che a noi interessa, lasciando
allo stato l’incombenza di formulare leggi giuste e adeguate in questo
difficile e delicato campo della vita
associata e di garantire la loro osservanza indistintamente da tutti. Un
impegno sempre più difficile nelle
sempre più complesse condizioni della
nostra società, dinanzi alle quali anche i governi più agguerriti mostrano
le loro quasi invincibili incapacità.
Un campo dove chi può si arroga il
diritto di fare come più gli aggrada e
dove gli stati trovano enormi difficoltà a emettere leggi giuste, razionali,
adeguate e soprattutto a garantire la
piena e universale loro osservanza.
A queste condizioni, l’ubbidienza rischia di apparire una colossale ingenuità e la non-osservanza una necessaria furbizia.
La morale cristiana ha qualcosa
di molto preciso da dire in questo
campo. A giudizio comune, le imposte
hanno una doppia funzione: quella di
garantire i servizi generali di cui gode
ogni cittadino e, si direbbe soprattutto, quella di rendere possibile una redistribuzione di ricchezza fra i diversi
e disuguali componenti di una società
marcata da enormi dislivelli. Una funzione, questa seconda, che permette
la creazione e la conservazione del
cosiddetto stato sociale, che rimane
una delle più belle realizzazioni dei
nostri tempi e che non può non avere l’appoggio incondizionato della
comunità cristiana. Si può trattare
di un’assistenza indiretta, ma anche
di una assistenza diretta in denaro in
casi di bisogno. Si tratta semplicemente dell’applicazione del principio di
solidarietà, che domina la concezione
dello stato secondo lo spirito cristiano, e negata dai fautori dell’individualismo, economicamente sistemato
e codificato nelle concezioni neoliberiste, che dall’America e dall’Inghilterra sono arrivate fino a noi,
purtroppo con la complicità di buona
parte del popolo cristiano. I moralisti
cattolici riconoscono nella funzione
redistributiva la preminente funzione
delle tasse. Pensieri, questi, che non
dovrebbero suscitare problemi di sorta, specialmente fra i cristiani. “Tutti
siamo responsabili di tutti”, ha detto
con forza Giovanni Paolo II in uno dei
suoi più impegnativi documenti sociali. Il solidarismo è l’anima di fondo
dell’intero ordinamento societario, se
questo intende fare propri i principi
dell’equità e della solidarietà e, più
che mai, lo spirito del Vangelo.
Ne viene di conseguenza che il
pagamento delle tasse è uno stretto
obbligo morale, un dovere integrante
del comandamento “Non rubare”,
12
Anno 117
C A T T O L I C O
30 MARZO 2014
T O S C A N O
Il tormentone
delle tasse
che la coscienza cristiana (anzi la
coscienza onesta di cui può essere in
possesso anche il non credente) deve
rispettare scrupolosamente. Anzi c’è
da dire che chi manca al proprio dovere commette due colpe in contemporanea: primo, perché rifiuta di dare
quanto gli è giustamente richiesto e,
secondo, perché costringe coloro che
pagano (si sa, fra l’altro, che alcune
categorie non possono evadere) sono
costretti a pagare di più per poter
realizzare gli scopi che uno stato ben
ordinato si prefigge. Su questo punto
la morale cattolica non è mai venuta
meno: trattandosi di un furto vero e
proprio, chi ha mancato ai suoi doveri è obbligato alla restituzione. Ma
quanto la prassi è lontana da questi
principi!
È vero, la tassazione può essere
anche ingiusta e ognuno potrebbe
essere tentato di farsi giustizia da
sé. Una tentazione comprensibile, se
vogliamo, ma una pessima soluzione
quella prospettata, perché, se si apre
il varco alla legittimità dell’iniziativa
decisionale dei singoli contribuenti in
un campo così delicato e interessato,
si finisce fatalmente a una situazione
di disordine organizzato, pressappoco
come quella in cui ci troviamo, togliendo allo stato ogni possibilità di
intervento sia decisionale che correttivo. La soluzione giusta sarebbe quella di porre il problema e darsi da fare
perché la legislazione in corso possa
essere migliorata. Una possibilità che
dipende, forse in uguale misura, dalla
intraprendenza dei cittadini e dalla
capacità di ascolto e di sensibilità da
parte di coloro che governano.
Un’ultima avvertenza è imposta
ancora dalla considerazione della dif-
LA CITTà OGGI
e1,10
1,10
e
ferente situazione patrimoniale dei
vari contribuenti. La giustizia appare
sostanzialmente salvata soltanto se
la tassazione è progressiva (i ricchi
dovranno pagare in proporzione maggiore di quanti posseggono meno) e se
si eliminano fino ai limiti del possibile
le cosiddette tassazioni indirette, che
colpiscono ricchi e poveri in maniera
uguale.
Norme elementari di giustizia distributiva che riguardano indifferentemente tutti i cittadini. Il cristiano
potrà aggiungere la considerazione
del superfluo che, per la tradizione
cattolica, appartiene di diritto a chi
manca del necessario per una vita
normale e dignitosa. Ma quanto è
lontano il mondo dei principi da quello della realtà! Chi è senza peccato
scagli la prima pietra.
Giordano Frosini
consiglio permanente
della cei
Riflettere sulla città che con l’andare
del tempo ha perduto i suoi connotati
istitutivi, è un dovere permanente
della comunità
L’analisi approfondita della miseria
materiale morale e spirituale
del nostro paese al centro
dell’attenzione dei vescovi
PAGINA 2
PAGINA 5
LA VENTILATA
SECESSIONE DEL VENETO
prometeo incatenato
dagli atei
Con piacere pubblichiamo un articolo
del nostro collaboratore Andrea
Vaccaro pubblicato dal quotidiano
Avvenire e successivamente ripreso
dall’Osservatore Romano
PAGINA 3
Il disagio c’è, ma la soluzione
non è l’indipendenza
PAGINA 13
IL VOTO FRANCESE
Uno schiaffo alla politica del Presidente,
una vittoria del Fronte nazionale
anti-euro, un problema aperto
per l’intera Europa
PAGINA 15
2
primo piano
Discutere sulla città è
sempre opportuno, alla
ricerca delle ragioni
profonde
della sua istituzione.
Con l’andare del
tempo questa grande
conquista dello spirito
umano ha perduto la
freschezza
dei suoi connotati.
Su di essi dobbiamo
riflettere
n. 12 30 Marzo 2014
UN DIBATTITO ATTUALE
La città della solidarietà
di Giordano Frosini
A
nche se appar tiene al
mondo delle nostre prime
esperienze, non è affatto
facile racchiudere il concetto di città in una definizione rigida
e formale. Una descrizione sufficiente,
ma certamente non esaustiva, ci è offerta dai dizionari e dalle enciclopedie.
Così leggiamo nella diffusissima Enciclopedia Zanichelli alla voce relativa:
“Insediamento umano stabile e di vaste
dimensioni, caratterizzato dall’accentramento della popolazione e delle funzioni
amministrative, direttive, economiche,
culturali, produttive secondarie (industrie, artigianato) e terziarie (servizi).
Esercita la sua influenza sul territorio
circostante, da cui dipende tuttavia
per l’approvvigionamento di alimenti
e materie prime. Le caratteristiche e
la struttura della città dipendono dal
prevalere di una o più delle suddette
funzioni, oltre che dai fattori geografici,
topografici, sociali e politici che ne hanno
determinato la localizzazione. La crescita progressiva mediante l’addizione di
nuovi insediamenti attorno a un nucleo
preesistente (centro storico) ha determinato diverse forme di sviluppo spesso
lasciate al caso o alla conformazione
geografica dei luoghi, alla disposizione
delle attività prevalenti, alle maggiori
vie di comunicazione, oppure guidate in
modo più o meno stretto dall’autorità
locale in base a un progetto preciso”.
Perché è nata
la città
Si tocca con le ultime parole uno dei
problemi più spinosi che hanno tormentato la mente degli amministratori locali
dei nostri giorni. Dobbiamo ricordare a
questo proposito quanto ha affermato
uni dei più noti urbanisti italiani, L. Benevolo, secondo il quale l’urbanistica è
arrivata troppo tardi per dettare le sue
leggi in modo efficace e molte volte la
sua funzione si è limitata e si limita
purtroppo a rimediare i non piccoli
guai operati dal passato. Un campo,
questo, tuttavia, sempre aperto alla ricerca dell’uomo; un punto di necessaria
collaborazione fra gli amministratori e
i tecnici. La Pira è esemplare anche in
questo, perché operò continuamente
ed efficacemente con il grande G.
Michelucci.
Ma la ricerca spinge oltre. Si incontrano nella storia descrizioni-definizioni
della città che si aprono a orizzonti più
vasti e suggeriscono pensieri impegnativi
per i suoi abitanti e i suoi amministratori.
Così per Platone, istituendo la polis,
l’uomo è uscito da una situazione di
insicurezza aculturale ed è entrato
nella via di una evoluzione ulteriore. Per
Aristotele la città è la “società perfetta”,
perché capace di soddisfare tutte le
Vita
La
esigenze spirituali e materiali dei suoi
abitanti; la sua definizione dell’uomo
zoon politikòn significa propriamente
“animale cittadino”. Questi concetti saranno ripresi e approfonditi da Tommaso
d’Aquino che, sorprendentemente, si è
interessato a lungo della città nel De
regimine principum e nel commento
alla Politica di Aristotele e che rimane a
capo di una scuola, a cui fa riferimento,
forse attraverso la mediazione del domenicano Remigio de’ Girolami, anche
Dante Alighieri. Nota caratteristica
dell’aquinate è il concetto di amicizia:
la città si basa e si salda nell’amicizia
reciproca dei cittadini.
L.B. Alberti pensa alla città come
a una grande casa e alla casa, a sua
volta, come a una piccola città. “Nella
casa -egli dice- l’atrio, la sala e gli ambienti consimili devono essere fatti allo
stesso modo che in una città il foro e i
grandi viali”. Città a misura d’uomo, si
direbbe, ambiente domestico e familiare.
A questa città che ha il suo centro nella
persona La Pira darà il suo consenso e
il suo plauso. In qualche modo noi siamo
ancora (dobbiamo essere) debitori di
queste concezioni.
Nel sec. XVI G. Botero, nel suo
originale trattato dedicato a Le cause
della grandezza e della magnificenza
delle città, aggiunge alla definizione
una nota suggestiva, quella della gioia:
“Città -egli dice- si addimanda una
ragunanza d’uomini ridotti insieme per
vivere felicemente”.
Alla ricerca
di una definizione
Tratti di penna che arricchiscono la
concezione della città con intuizioni e
suggestioni sulle quali dobbiamo tornare
a riflettere seriamente, se vogliamo ritrovare le ragioni ultime di questo piccolo
microcosmo che è la città e risollevarla
dalle cadute e dalle deficienze che nel
tempo l’hanno corrotta e impoverita.
Nel passato e nel presente non sfugge a nessuno l’importanza della città
per l’elaborazione e la diffusione delle
idee e delle culture. In essa sono maturati normalmente i grandi movimenti
di pensiero, gli stimoli del progresso, le
rivoluzioni che hanno cambiato la faccia
della società. Le città sono una fucina
naturale e un centro permanente di
diffusione. I paesi vivono normalmente
di riporto, le città creano e intorno a sé
suscitano consenso. La prima comunità
cristiana ha dato a questo proposito
una lezione esemplare alle generazioni
successive: essa si occupò anzitutto delle
città, per essere esatti delle grandi città,
e soltanto di riflesso e in un secondo
momento della campagne circostanti.
Una lezione in particolare per la Chiesa
di oggi, che sembra aver perso quasi del
tutto il suo coraggio cittadino.
La comunione è la categoria su cui
mettono soprattutto l’accento le utopie
della città anche prima, ma soprattutto
dopo l’avvento dell’era cristiana. Si potrebbe parlare semplicemente di utopie,
perché i progetti utopistici si insediano
normalmente dentro le mura di una
città. E’ un dato di fatto che fa ancora
pensare: “Da Platone a Péguy con la
sua Città armoniosa, a Saint-Exupéry
con la sua Cittadella, a Tommaso Moro,
a Jean Bodin, a Campanella, i moralisti
si sono dilettati a rappresentare l’umanità ideale nella forma di una città
perfetta” (J. Comblin). La lezione che
sta sotto appare evidente: gli uomini
tendono naturalmente alla comunione,
alla comunicazione, alla condivisione;
hanno bisogno gli uni degli altri. E la
città diventa per questo il luogo ideale
della fraternità umana. Sarà soprattutto
questo il motivo per cui gli autori cristiani
(se si vuole, cominciando dalla Bibbia)
hanno apprezzato e considerato la città
come un momento necessario della
costruzione della società umana.
Fra tutti, ricordiamo C. Péguy, l’autore de La città armoniosa, la città, cioè,
della fratellanza, dell’uguaglianza, della
comunione: “I cittadini della città armoniosa -scrive- sono buoni cittadini, cioè
amano meglio che possono la città di
cui sono cittadini. I cittadini della città armoniosa sono insieme concittadini nella
città; sono buoni concittadini, cioè amano
meglio che possono i cittadini di cui sono
concittadini”. In essa non c’è rivalità,
gelosia, se si vuole nemmeno giustizia,
perché addirittura si è al di là di essa.
“Così i cittadini nella città armoniosa
non sanno cosa sia ciò che nella società
borghese chiamano offerta e domanda,
vendita e acquisto dei prodotti, ciò che
in essa chiamano autorità commerciale degli individui e dei governi”. E le
anime individuali si fondono insieme
fino a diventare un’anima collettiva.
Tale è la città dell’utopia. Un richiamo
che ci raggiunge all’interno del nostro
individualismo come critica e come
sprone al suo superamento. In linguaggio
cristiano si dirà che l’uomo è persona,
cioè apertura, dialogo, relazione, e non
individuo ermeticamente chiuso in se
stesso. Almeno per il cristiano il termine
“individuo” andrebbe quasi dimenticato.
Solidarietà,
anima della città
La solidarietà è il punto di massima
attenzione di tutti i cultori delle utopie
della città. La città solidale è la città
riuscita. La città abbandonata all’individualismo dei singoli e dei gruppi, la città
sparpagliata senza punti di coagulo e
di riferimento comune è la città che
vien meno a se stessa, l’anticittà. Gerusalemme o Babele, dando per scontato
che le utopie sono generalmente nate
dallo studio del libro della Bibbia, in
particolare dell’Apocalisse. Gerusalemme porta scritto nel suo nome stesso
il suo destino: “città della pace”, della
concordia, della comunione, della fraternità estesa a tutti i suoi abitanti. La
comunione è il fine ultimo dell’umanità,
il punto Omega verso cui, sospinti da
una forza divina immanente, ascendono
i secoli e i millenni. La città dell’uomo è
prefigurazione, anticipo, preludio della
città del cielo.Tappe intermedie verso la
città definitiva: le nostre città “son corpo
della città di Dio”, cantava C. Péguy, il
poeta della città armoniosa, a cui La Pira
ispirava il suo pensiero e la sua azione.
Le nostre città non sono certamente
in queste condizioni. La loro costruzione
è un impegno che non finisce mai. Le
città non sono, le città divengono. La
realizzazione della loro definizione è
sempre un’opera incompiuta. Mai finite
le nostre città nemmeno da un punto
di vista materiale e architettonico, men
che mai terminate da un punto di vista
spirituale e morale. Le città sono vive,
diceva La Pira e tutte quante le realtà
viventi, per rimanere tali, si rinnovano
con l’andare del tempo.
Un bel programma che dovrebbe
ispirare tutti gli ordini del giorno delle
sedute dei consigli comunali e tutti i
pensieri di coloro che vi prendono parte.
Tutto dovrebbe convergere verso questo
scopo, che rimane il punto di riferimento
degli amministrati e degli amministratori.
Anche gli operatori pastorali dovrebbero
sempre agire con questi intendimenti.
I vescovi brasiliani hanno presentato
bene questo programma, quando hanno
affermato che è compito di tutti trasformare l’interdipendenza incosciente
e forzata, frequente, anzi normale,
nelle nostre città, in interdipendenza
cosciente tra fratelli. Un impegno ancora facilmente realizzabile nelle piccole
città, nelle città a misura d’uomo, più
difficile e bisognoso di ulteriori mediazioni nelle città più grandi, che non
di rado pagano la loro crescita con la
perdita degli elementi fondamentali e
caratteristici della città come tale. Le
odierne megalopoli sono ancora città
oppure ammasso caotico e anonimo di
case, di strade, di piazze senza respiro
e senza un ordine razionale e affettivo? Custodire le città, difenderle nella
loro intimità, riportarle, per quanto è
possibile, nei limiti costitutivi e originali
rimane il compito fondamentale di tutti
coloro che, da qualsiasi punto di vista,
si interessano di esse. Le città non sono
per definizione semplici agglomerati di
costruzioni affastellate e slegate fra loro,
ma realtà organiche e armoniose, con
un loro principio ispiratore e un’anima
che le vivifica e le unifica nella loro
complessità e molteplicità. Città salda
e compatta, definisce Gerusalemme il
Salmo 122, con una traduzione però
approssimativa. Il testo della Volgata
parlava di “participatio in idipsum”, cioè
di convergenza da parte di tutti verso
lo stesso fine e le stesse mete. Erano
questi i testi su cui La Pira costruiva
la sua altissima concezione della città.
La Gerusalemme terrestre è l’immagine della Città celeste, dalla cui
contemplazione e imitazione sono nate
le nostre città. Le città che abbiamo
ereditato dal nostro passato, raccolte
intorno a un centro geografico, al cui
interno spiccano la cattedrale e i palazzi
del potere e verso cui tendono, come
tanti ruscelli verso la foce, tutte la vie del
complesso urbanistico. Le città moderne,
Brasilia per esempio, non sono state
capaci di imitare del tutto il modello
antico. La perdita del centro fisico ha
generato di conseguenza la perdita del
centro culturale e morale.
La solidarietà si esprime anche
nell’affetto. La canzone “La porti un
bacione a Firenze” esprime molto bene
tutto questo. La Pira traduceva questi
sentimenti con parole suggestive e commoventi: “Amatela questa città come
parte integrante, per così dire, della vostra personalità.Voi siete piantati in essa,
in essa saranno piantate le generazioni
future che avranno da voi radice: è un
patrimonio prezioso che voi siete tenuti
a tramandare intatto, anzi migliorato
ed accresciuto, alle generazioni che
verranno. Ogni città racchiude in sé una
vocazione e un mistero: ognuna di esse è
da Dio custodita con un angelo custode,
come avviene per ciascuna persona
umana. Ognuna di esse è nel tempo una
immagine lontana ma vera della città
eterna… Amatela, quindi, come si ama
la casa comune destinata a noi ed ai nostri figli. Custoditene le piazze, i giardini,
le strade, le scuole… Fate, soprattutto, di
essa lo strumento efficace della vostra
vita associata: sentitevi attraverso di
essa, membri di una stessa famiglia:
non vi siano fra voi divisioni essenziali
che turbino la pace e l’amicizia: ma la
pace, l’amicizia, la cristiana fraternità,
fioriscano in questa città vostra come
fiorisce l’ulivo a primavera”.
Vita
La
30 Marzo 2014
3
n. 12
DA “AVVENIRE” DI SABATO 22 MARZO Ripreso da “osservatore romano” di domenica 23 marzo
Prometeo, incatenato dagli atei
Prometeo:
invettive
Prometeo:
prefigurazioni
La Grecia e le intuizioni precristiane di Simone Weil -applicazione
moderna della dottrina di san
Giustino il Filosofo sui logoi spermaticoi- è costellata da richiami ad un
Prometeo “cristiano” (“Prometeo è
senza riparo, esposto alle intemperie;
l’Amore anche”; “Prometeo è l’agnello sgozzato dall’inizio del mondo” ...).
Meno nota, ma non meno notevole,
è la riflessione di un giovanissimo
Hans Urs von Balthasar nella sua
Apocalisse dell’anima tedesca
(1936, rielaborazione della tesi di
dottorato): “sarebbe naturale passare
immediatamente dalla sublimità
greca a quella cristiana, passare ad
esempio da Prometeo, benefattore
degli umani, ma avversario dei nuovi
dei, che viene crocifisso a una roccia
dai due sicari di Giove, al processo
giudiziario che si svolge nelle tenebre
divine sul Golgota.Tuttavia, l’accesso
più sicuro a Cristo passa ancora per
l’Antico Testamento”.
Verso quale divinità sono dirette le
invettive dei vari Prometeo moderni?
In Pandora di Voltaire, Prometeo
combatte contro un Giove giansenista,
“tiranno e capriccioso”, che sarà vinto
dalla Legge dell’Amore. Le accuse gridate alla divinità dal Prometeo di Goethe sono precise: “Hai forse mai alleviato il dolore / a chi ne era carico?
/ Hai forse mai asciugato le lacrime
/ agli angosciati?”, ma certamente
non riguardano un Dio che si è fatto
povero con i poveri e sofferente con
i sofferenti. Il Prometeo disciolto di
Shelley urla la sua “maledizione infinita, come lo è l’universo, e come sei
tu nell’angosciosa tua solitudine!”, che
non può raggiungere un Dio che è relazione trinitaria. Per quanto infuocati
siano gli strali dei Prometeo moderni
(e dei loro autori), è arduo sostenere
che abbiano come bersaglio il Dio del
Vangelo.Tra Prometeo e i cristiani non
sembrano sussistere, reciprocamente,
motivi di inimicizia.
“S
ono venuto a portare il fuoco sulla
Terra. E quanto
vorrei che fosse
già acceso”: parole di Gesù o di
Prometeo? Il mito di Prometeo
continua ad ispirare espressioni artistiche e variazioni interpretative
(solo nel 2013 si contano ancora,
in Italia, tre libri dedicati al tema
e due rappresentazioni teatrali),
eppure nella cultura contemporanea sembra essersi cristallizzato,
anche linguisticamente, il solo
significato di auto-salvezza umana (“arroganza prometeica”) in
chiave anti-religiosa. Questo dato
non può non suscitare, teologicamente, dispiacere e disagio, specie
nel ricordare, con nostalgia, i bei
tempi antichi che videro la profonda amicizia tra Gesù (leggasi: i
cristiani) e Prometeo. Chiamarla
“amicizia” è perfino dire poco, dal
momento che, sin dai primi secoli,
taluni autori cristiani giungono a
parlare di Prometeo come di una
prefigurazione cristologica all’interno della religione (mitologia)
greca. Una sorta di Quinto Canto
del Servo che proviene dal mondo
delle Genti, con innegabili discrasie
(di cui neppure il testo di Isaia è, in
realtà, esente), ma anche con sorprendenti “assonanze messianiche”.
Il Prometeo incatenato di Eschilo è
il dio elevato tra la terra e il cielo,
alla vista di tutti, immobilizzato e
agonizzante, “perché amò i mortali
oltre misura”; è “un dio che soffre
a causa degli dei”, si potrebbe dire
in nome della vecchia Legge divina
del Sinedrio; è il giusto deriso e
sfidato a liberarsi dal supplizio in
virtù del proprio sedicente potere.
La voce di Prometeo, così, preludeva alla verità, ma non fu compresa
perché la pedagogia divina disseminava, ma non ancora raccoglieva la
Rivelazione perfetta e pertanto gli
astanti – come recita la versione
eschilea ai versi 447-8 – “avevano
occhi e non vedevano/ avevano
orecchie e non udivano”. Addizionando le “assonanze” eschilee
non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell’ingegno e del coraggio dell’essere umano alla potenza
di Dio, quasi che la creatura razionale
sia rivale del Creatore; al contrario,
sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della
grandezza di Dio e frutto del suo
ineffabile disegno. Parola di Concilio:
Gaudium et spes n. 34.
Andrea Vaccaro
Dopo la sua ascesa al cielo, Efesto incatena Prometeo (Dirck van Baburen, 1623)
con il motivo tipicamente ovidiano
di un Prometeo “plasmatore del
primo uomo”, Tertulliano (a nome
di molti) non indugiò a tirare le
somme e a dichiarare, sia nell’Apologeticum (XVIII, 2) sia nell’Adversus
Marcionem (I, 1, 4), che l’unico Dio
era il “vero Prometeo”. La figura
di Prometeo diviene a tal punto
simbolo cristiano da accompagnare
e proteggere il viaggio nell’aldilà in
numerosi fronti di sarcofago, come
ad esempio quello del 220 d. C.
appartenente all’antica collezione
Borghese, ora al Louvre, oppure
quello della cripta della Chiesa di
Saint Honorat (240 d. C.) addirittura per la sepoltura del vescovo
Ilario, o quello esposto nei romani
Musei Capitolini, risalente al 300
d. C. Commentando quest’ultima
scultura, lo storico Edgar Quinet,
nel suo Il mito di Prometeo nei suoi
rapporti con il cristianesimo (1838),
parla ragionevolmente del titano
come del “profeta di Cristo nell’antichità greca” e lo storico dell’arte
Robert Tuncan, nella sua Note sur le
sarcophage “au Promethée” (1988),
interpreta il fuoco consegnato agli
umani, molto al di là del tradizionale “dono tecnologico”, come
l’insufflazione dell’anima immortale.
La prima ampia metà del secondo
Millennio vede la deflagrazione
dell’abbraccio cristiano a Prometeo. La preziosa miniatura che
illustra un manoscritto dell’Ovide
moralisé (tra il 1316 e 1328) nella
biblioteca di Lione propone, nello
sfondo classico della Creazione,
Dio Padre, a destra, nell’atto di dar
forma all’Universo e Prometeo, a
sinistra, che dà vita ad una figura
umana distesa al suolo. Tra il 1433 e
il 1445, Prometeo entra anche nel
cuore della cristianità, fermandosi
sulla sua soglia, ovvero sulla porta
bronzea della Basilica di san Pietro,
dove Antonio Averlino, detto Il
Filarete, scolpisce, su committenza
di papa Eugenio IV, un Prometeo
intento a formare il primo uomo.
Poi è la volta, sullo stesso soggetto,
del Parmigianino, del Guercino,
della Scuola del Sansovino, per una
rassegna splendidamente offerta
dal sito www.iconos.it (Cattedra di
iconografia, Università La Sapienza)
che ha al suo culmine l’illustrazione
di Bernard Salomon La creazione
dell’uomo del 1557, ove un maestoso Prometeo con barba bianca
e corona si protende su Adamo,
allungando l’indice della mano destra per toccargli una spalla, in un
“significativo riadattamento” (Olga
Raggio) della Creazione di Michelangelo. Dall’arte alla filosofia, nel 1609
Francesco Bacone, senza tentennamenti, nel De sapientia veterum, può
ancora dichiarare che “Prometeo
indica in tutta certezza ed evidenza
la Provvidenza divina”, sottolineando i “molteplici spunti che, con
mirabile concordanza, alludono ai
misteri della fede cristiana”. Bacone, tuttavia, è stato uno degli ultimi
autori cristiani naturaliter amico di
Prometeo. Si apriva, infatti, l’epoca
del “grande purtroppo”, cioè l’incredibile e improvvida incomprensione tra scienza e teologia. Una
frattura che è ancora, storicamente,
là dall’essere resa comprensibile,
ma che, negli effetti, vide molti
“figli” illustri allontanarsi da Madre
Chiesa e riporre in valigia, tra le altre cose, anche il mito di Prometeo.
E nel ’700 torna fuori un Prometeo
dai connotati irriconoscibili. In un
crescendo “ateistico” che dall’Illuminismo giunge fino a noi si staglia
il Prometeo di Voltaire “simbolo
dell’eterno divorzio tra la Terra e
il Cielo”; il Prometeo di Goethe,
che accusa la divinità di accidia dinanzi alla sofferenza umana; l’“ateo
guerriero” di Percy Bysshe Shelley
che pur sulla croce sfida Giove (e
non a caso seduce i gusti di Giulio
Giorello nel suo Prometeo, Ulisse,
Gilgamesh); il Prometeo che si guadagna “il primo posto tra i santi e
i martiri” nello speciale calendario
filosofico del giovane Marx. Il punto
più basso del rapporto tra Prometeo e la religione doveva però
ancora essere toccato ed è accaduto in tempi più recenti allorché,
dinanzi all’esponenziale incedere
della genetica e di altre “diavolerie”
tecnologiche, molti filosofi, nel cui
coro si distingue bene la voce di
Hans Jonas, accusano le arroganze,
le pretese e gli impeti prometeici di condurre ineluttabilmente
verso l’apocalisse. Con una strana
corsa a ritroso, Prometeo, da prefigurazione di Cristo elargitore di
doni, si è trasformato nell’Adamo
disobbediente che vuol diventare
onnipotente a dispetto di Dio,
suscitandone l’ira. È una parabola
ermeneutica che, teologicamente,
amareggia molto perché i cristiani
Poeti
Contemporanei
Riflessioni
Tu mi chiedi chi siamo
cos’è l’amicizia
come liberarsi
dalle catene del dubbio
e iniziare il cammino
che conduce al vero.
Troppe domande
mia cara amica,
io non ti so rispondere
troppo spesso mi lascio trascinare
da pensieri ed azioni
che conducono in mezzo ad un
deserto.
Posso soltanto ricordare
l’ammonimento di Socrate
e del santo filosofo d’Ippona:
è dentro di noi
che dobbiamo indagare!
Oltre la nebbia delle passioni,
il fumo delle idee confuse,
la polvere accumulata
dal vento dello scetticismo,
i macigni rotolati
dalla tempesta degli errori,
c’è un grumo di vissuti
dentro il quale
armati di tempo
(e di pazienza)
d’umiltà e cuore puro
possiamo scorgere
pagliuzze di verità,
impalpabili riflessi
dell’immagine dell’Unico Eterno.
Orazio Tognozzi
4
attualità ecclesiale
n. 12 30 Marzo 2014
LA DOMENICA DEL PAPA
Francesco annuncia
la “24 ore
per il Signore”
(27/28 marzo)
di Fabio Zavattaro
I
l pozzo, una donna, l’incontro.
Ruota attorno a questi tre elementi il Vangelo della terza domenica di Quaresima. Il primo,
il pozzo, nella tradizione dell’antico
Testamento è il luogo dove avviene
l’incontro tra un uomo e una donna, il luogo del fidanzamento. Così
l’immagine che Giovanni ci propone
è ancora una volta un rimando
alla tradizione dei libri che hanno
preceduto il nuovo Testamento. Ma
di più, in questo incontro tra Gesù
e la donna, una samaritana - cioè
appartenente a una comunità con
la quale non vi era dialogo perché
considerata dai giudei scismatica, non
avvicinabile - vi è un superamento di
pregiudizi, di ruoli. Il racconto inizia
con la richiesta di Gesù, seduto
al pozzo e affaticato per il viaggio,
rivolta alla donna: “dammi da bere”.
Non dice ho sete, ma chiede un
coinvolgimento dell’altro. Non teme
di parlare alla donna - Gesù non ha
paura, dice il Papa all’Angelus, non si
ferma mai davanti ad una persona
per pregiudizi - ma vuole instaurare
con lei un dialogo, e in questo modo
“supera le barriere di ostilità che
esistevano tra giudei e samaritani e
rompe gli schemi del pregiudizio nei
confronti delle donne”.
Quel “dammi da bere” è l’inizio
di un dialogo schietto, mediante il
quale Gesù “con grande delicatezza, entra nel mondo interiore di
una persona alla quale, secondo gli
schemi sociali, non avrebbe dovuto
nemmeno rivolgere la parola”. In
questo modo “la pone davanti alla
sua situazione, non giudicandola
ma facendola sentire considerata,
riconosciuta, e suscitando così in lei
il desiderio di andare oltre la routine
quotidiana”, dice Francesco.
Il pozzo, poi, pone in evidenza
il desiderio dell’acqua. La donna ha
con sé l’anfora che quotidianamente
riempie proprio all’antico pozzo a
Sicar; Gesù è fermo e stanco. Entrambi hanno sete: cercano l’acqua,
ma trovano altro. Gesù incontra la
donna, di cui conosce la storia; lei
incontra il Signore, ma non conosce
ancora di quale sete deve saziarsi.
Con quel “dammi da bere” inizia così
l’incontro e la donna apre gli occhi:
Gesù le chiede da bere per mettere
in evidenza la sete che c’era in lei,
una sete che non è solo di acqua, è
sete di incontro, di relazione. Infatti
la donna è trasformata, lascia la sua
anfora e corre a raccontare l’esperienza straordinaria dell’incontro,
forse con il Messia: “era andata a
prendere l’acqua del pozzo - dice
Francesco all’Angelus - e ha trovato
un’altra acqua, l’acqua viva della
misericordia che zampilla per la
vita eterna”, l’acqua che cercava
da sempre. Corre al villaggio che la
giudicava e la rifiutava, per dire che
ha incontrato chi le ha cambiato la
vita, il Messia. “Perché ogni incontro
con Gesù - afferma ancora il Papa - ci
cambia la vita. Sempre è un passo più
avanti e un passo più vicino a Dio”.
Il Vangelo ci racconta anche la
meraviglia dei discepoli, il Maestro
che parla con quella donna, “ma il
Signore è più grande dei pregiudi-
Ecco
la “festa
del perdono”
N
ella sua prolusione ai
lavori del Consiglio
permanente della Cei,
il presidente cardinale Angelo Bagnasco tra i vari
argomenti affrontati ha anche
parlato della cosiddetta “teoria
del gender” con la quale si cerca
nelle scuole italiane di “instillare
nei bambini preconcetti contro
la famiglia, la genitorialità, la fede
religiosa, la differenza tra padre
e madre...”. Ha poi definito il
“gender” “una vera dittatura
che vuole appiattire le diversità,
omologare tutto fino a trattare
l’identità di uomo e donna come
astrazione”. Sull’argomento abbiamo intervistato il sottosegretario al ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca,
Gabriele Toccafondi.
Sembra che i temi del
“gender” e delle associazioni Lgbt (lesbiche, gay,
bisessuali e transessuali),
incaricate dall’Unione
nazionale antidiscriminazione razziale per la
campagna sul “contrasto
alle discriminazioni basate sull’orientamento
sessuale”, non smettano
di fare capolino nelle cronache. Che dire di quanto
sta avvenendo?
“La scuola e i nostri ragazzi
hanno bisogno di tante cose
per migliorare la situazione, ma
di una cosa la scuola non sente
affatto bisogno, ovvero quella
di diventare luogo di scontro
ideologico. La lotta ad ogni discriminazione è doverosa e va
combattuta nelle scuole insieme
ai ragazzi e ai loro genitori, ma
nessuno può utilizzare la lotta
alla discriminazione per portare
altro. Inoltre ritengo che ogni
qualvolta sia interessata l’educazione siano da coinvolgere i
genitori o le rappresentanze dei
genitori all’interno della scuola.
I genitori, anche per la nostra
Costituzione, hanno il diritto-
Vita
La
zi, per questo non ebbe timore di
fermarsi con la Samaritana”. E lei,
trasformata dall’incontro, lascia la sua
anfora. Ecco cosa chiede Francesco,
che ognuno lasci da parte la propria
anfora “simbolo di tutto ciò che apparentemente è importante, ma che
perde valore di fronte all’amore di
Dio”. Tutti, dice il Papa, abbiamo una
o più anfore; lasciamo la nostra anfora
“un po’ da parte e col cuore sentiamo
la voce di Gesù che ci offre un’altra
acqua, che ci avvicina al Signore”. È
l’acqua del battesimo, che ci aiuta
a riscoprire l’importanza e il senso
della nostra vita cristiana, e testimoniare la gioia dell’incontro con Gesù:
“ogni incontro con Gesù ci cambia la
vita, e anche ogni incontro con Gesù
ci riempie di gioia, quella gioia che
viene da dentro”. Un incontro che
Papa Francesco chiede di rinnovare
venerdì 28 e sabato 29 in uno speciale
momento penitenziale, chiamato “24
ore per il Signore”: celebrazione in
san Pietro il pomeriggio di venerdì,
con il Papa che confesserà alcuni
fedeli, e poi nella serata e nella notte
alcune chiese del centro di Roma
saranno aperte per la preghiera e le
confessioni.“Sarà - dice Francesco - la
festa del perdono”.
“Nei libri sul gender
una lettura partigiana
della realtà”
Dopo la ferma posizione espressa dal cardinale Angelo Bagnasco, interviene il
sottosegretario al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca,
Gabriele Toccafondi:”La lotta ad ogni discriminazione è doverosa e va combattuta
nelle scuole insieme ai ragazzi e ai loro genitori, ma nessuno può utilizzare la lotta
alla discriminazione per portare altro’’
di Luigi Crimella
dovere di educare i propri figli
e devono sapere che cosa entra
nelle loro classi. La Costituzione
sancisce un patto educativo tra
la scuola e i genitori, scavalcarlo
non aiuta nessuno”.
Qual è la visione del ministero e sua, come sottosegretario, su queste
tematiche così delicate?
“Personalmente sono fermamente convinto che affrontare
una materia così delicata richieda una particolare attenzione ai
contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si
rivolge a ragazzi di tutte le fasce
di età. Su questi temi - l’educazione alla sessualità e all’identità - il compito primario spetta
alla famiglia, e non può essere
nessun altro istituto educativo,
neppure la scuola, a imporre una
sua visione, a maggior ragione se
orientata in senso ideologico e
unilaterale, come i libri più volte
richiamati, i quali oltre a presentare una lettura ‘partigiana’ della
realtà, discriminano a loro volta
- come più associazioni hanno
sottolineato - le persone ‘religiose’ e ‘credenti’, considerate più
propense all’omofobia proprio in
ragione della loro religiosità”.
L’Unar risulta essere una
struttura a questo punto
molto discussa e discutibile. Il suo direttore è sta-
to oggetto di un richiamo
formale da parte del precedente governo. Come
valuta le scelte operative
assunte nel recente passato e quali orientamenti
intende dare al rapporto
del ministero con l’Unar
per il futuro?
“Ribadisco un aspetto che ho
già evidenziato, il fatto che gli
opuscoli sulla diversità siano
stati redatti dall’Unar e diffusi
nelle scuole senza l’approvazione
del dipartimento Pari opportunità da cui dipende, e senza
che il ministero dell’Istruzione
ne sapesse nulla, è molto grave.
Chi dirige l’ufficio, dovrebbe
spontaneamente trarne le conseguenze. Per quanto riguarda
il futuro, a prescindere dalla
posizione del direttore di Unar,
credo sia fondamentale da parte
del governo e del ministero a cui
fa riferimento fare chiarezza: occorre che questo ufficio abbia un
ruolo e funzioni chiare. Ad oggi,
mi sembra che ci sia solo confusione: un ufficio amministrativo
che si auto-crea delle linee guida
nazionali, con quelle entra nei
vari ministeri, tra cui il Miur, con
protocolli vari e da lì verso uffici pubblici, tra questi anche le
scuole, direttamente a insegnanti,
dirigenti scolastici e ragazzi. Il
tutto senza che il governo, il
dipartimento delle Pari Opportunità, il Miur e soprattutto i
genitori ne sappiano niente”.
È possibile ipotizzare che
invece della linea che si
è mostrata finora, di una
sorta di “indottrinamento” monodirezionale da
parte delle associazioni
Lgbt, si arrivi alla presenza dei rappresentanti delle associazioni familiari
agli incontri nelle scuole?
“Penso ci sia semplicemente più
bisogno di utilizzare la ragione e
il realismo che nuove leggi, per
non arrivare a un uso ideologico
delle scuole. Ribadisco che la
lotta alla discriminazione è fondamentale, ma sbaglia chi la usa
per portare dentro le scuole altro. Tutto quanto detto riguarda
soprattutto i genitori e gli insegnanti ovvero i due attori di un
‘patto educativo’ che è la base
dell’educazione. La più grande
testimonianza o il più grande
aiuto che i genitori possono
dare anche rispetto a quanto sta
avvenendo si ha tramite azioni
concrete che testimoniano l’irragionevolezza di questa campagna. Come la mamma milanese
che si è rifiutata di apporre la
sua firma sul modulo che la
indicava come ‘genitore 1’, cancellando la scritta del modulo e
aggiungendo ‘mamma’. Contro
l’ideologia serve una presa di
posizione personale”.
Vita
La
30 Marzo 2014
La prolusione del presidente
della Cei, Angelo Bagnasco.
Ribadita la vocazione della
Chiesa a servire il Paese con i
“mezzi della debolezza
e della povertà”. Attenta
analisi della misera
materiale, morale e
spirituale, secondo le
indicazioni di Papa Francesco.
Il no alla cultura del gender
n. 12
attualità ecclesiale
CONSIGLIO EPISCOPALE DELLA CEI
La Chiesa italiana
“dall’io al noi
dal mio al nostro”
Se l’occidente vuole
corrompere l’umanesimo
di Luigi Crimella
U
na chiesa che vuole servire il Paese
con i “mezzi della debolezza e della
povertà” come insegna Papa Francesco, ma che non rinuncia a parlare e
ad occuparsi di tutto ciò che riguarda gli uomini,
perché “i pastori, accogliendo gli apporti delle
diverse scienze, hanno il diritto di emettere
opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle
persone”: così ha detto lunedì sera a Roma,
nella prolusione ai lavori del consiglio episcopale permanente, che proseguiranno fino a
giovedì, il presidente della Cei cardinale Angelo
Bagnasco. Tanti i temi sui quali il cardinale ha
richiamato l’attenzione dei confratelli vescovi:
dai contenuti del messaggio del Papa per la
Quaresima alle novità dello statuto Cei in via
di rinnovamento, dalle due note in uscita sulla
scuola cattolica e sull’ “Ordo Virginum”, alla
crisi economica e occupazionale che prosegue
lasciando strascichi crescenti di povertà tra la
popolazione. E ancora, il cardinale ha parlato
di obiezione di coscienza che viene avversata
a livello europeo, come di “leggi immorali” che
vengono promosse e propagandate, di attacchi alla vita nascente e nei suoi stadi finali, di
egoismo e sfruttamento di bambini, donne, ceti
più poveri, fino alla criminalità e ai conflitti in
corso in varie parti del mondo. Una prolusione
che non mancherà di suscitare dibattiti a vario
livello, perché si occupa anche della libertà
educativa, dei “maltrattamenti” alla scuola cattolica, dei tentativi di “indottrinamento” con le
campagne Lgbt nelle scuole, di fenomeni preoccupanti quali l’“alcol estremo” che minacciano
la tenuta delle generazioni più giovani.
L’
antifona d’ingresso della domenica,
detta Lætare dalla parola iniziale
nel testo latino, elenca le motivazioni per la gioia che proclama:
chi era nella tristezza gioisca per l’abbondanza
della consolazione e questa gioia spinga all’unione di tutti coloro che amano Gerusalemme -per
noi figura della chiesa- perché questa gioia sia
comunitaria.
La prima lettura (1Sam 16,1b.4.6-7.10-13)
descrive come il Signore sceglie quelli che ha
destinato ad una missione importante: proprio
su colui che Iesse non aveva ritenuto degno di
sottoporre alla considerazione del profeta Samuele per diventare re d’Israele, cioè su Davide,
cade la scelta di Dio che, invece, aveva ordinato
a Samuele di scartare il primo dei figli di Iesse:
«Non guardare al suo aspetto né alla sua alta
statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel
che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza,
ma il Signore vede il cuore». Dio usa spesso
questo criterio sia nel Vecchio che nel Nuovo
Testamento, che, in molti casi, porta alla scelta
degli ultimi. Così è per Mosè, mandato a parlare
al faraone d’Egitto nonostante la balbuzie e per
Gedeone, scelto per liberare Israele, nonostante
la sua protesta: «Perdona, mio signore: come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera
di Manasse e io sono il più piccolo nella casa
di mio padre»). Il primo annuncio della nascita
di Gesù è per i pastori di Bethlehem, persone
sbagliate, in quanto non figure arcadiche, come
in genere immaginiamo, ma individui ai margini
o addirittura fuori dalla legge, a cui, per questo,
era vietato l’ingresso in sinagoga. Ad essi allude il
5
Il disagio delle famiglie
distrutte
Le felicitazioni al neo-cardinale Gualtiero
Bassetti, arcivescovo di Perugia, da parte del
presidente della Cei sono state accompagnate
dalla riproposizione dei tipi di “miseria” di cui
ha parlato il Papa: quella materiale, morale
e spirituale. Dopo sei anni di crisi oggi ci si
rende conto che è stato chiesto “un prezzo
altissimo al lavoro e all’occupazione” e i risultati, in termini di miseria crescente, sono
sotto gli occhi di tutti. Il card. Bagnasco ha così
invitato governo e parlamento a “incentivare i
consumi senza ritornare nella logica perversa
del consumismo che divora il consumatore”,
sostenendo “in modo incisivo chi crea lavoro e
occupazione in Italia” e incidendo “su sprechi
e macchinosità istituzionali e burocratiche”.
Ha poi richiamato i dati del Rapporto Caritas
2014 “False partenze”, che verrà presentato a
breve, sottolineando un aspetto non da tutti
adeguatamente considerato: “Si registrano
anche gravi e crescenti difficoltà derivanti
purtroppo dalla rottura dei rapporti coniugali – ha affermato - sia a livello occupazionale
che abitativo. Il 66,1 % dei separati dichiara di
non riuscire a provvedere all’acquisto dei beni
di prima necessità”. “A questi dati di ordine
materiale si devono aggiungere quelli di tipo
relazionale tra padri e figli: il 68% dichiara che
la separazione ha inciso negativamente su tale
rapporto”.
La Parola e le parole
IV Domenica di Quaresima
Laetare anno a
salmo 121 con quel “Alzo gli occhi verso i monti
[passaggio obbligato per Gerusalemme, infestati
da pastori-banditi pronti anche ad uccidere per
rubare]: chi mi potrà aiutare?” del pellegrino che
prega: “L’aiuto [per attraversare indenne quei
monti] mi viene dal Signore”. Anche gli Apostoli
sono persone sbagliate, perché alcuni rozzi e
ignoranti pescatori e uno addirittura pubblicano
e, perciò stesso, “peccatore”. La nostra inadeguatezza e perfino il nostro peccato, dunque, non
sono remore per il Signore per affidarci compiti
anche grandi. Anzi questi, lungi dall’essere motivi
di preoccupazione, devono essere piuttosto motivo di fiducia e di gioia, come appunto nel caso di
Davide nella prima lettura (e anche, a maggior
ragione, nei suoi successivi gravissimi peccati), a
cui si aggiungono i casi di Mosè, di Gedeone, dei
pastori di Bethlehem, degli apostoli e chissà di
quanti altri, tutti noi inclusi, ciascuno dei quali ha
diritto di proclamare come Maria: «Il mio spirito
esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato
l’umiltà [ovverosia “la bassezza”] della sua serva» (Lc 1, 47-48) e non le qualità e i meriti.
La gioia è assicurata dalla serena certezza di
poterci abbandonare con fiducia al Signore buon
pastore, pieno delle delicate attenzioni elencateci
dal salmo responsoriale (22 [23]).
In forza di questo amore, ci è stato detto al
momento del Battesimo: «Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà» e siamo
diventati luce: «Un tempo eravate tenebra, ora
siete luce nel Signore» (seconda lettura Ef 5,814). Gioia e luce sono strettamente legate fra
loro: la luce porta la gioia e dove c’è gioia c’è
anche luce.
Prima di guarire il cieco nato (lettura evangelica, Gv 9,1-41), Gesù parla di giorno, quando si
possono fare le opere di Dio, e di notte, quando
nessuno può agire, e finisce col proclamarsi luce:
«Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Gli inconsueti dettagli del miracolo possono
lasciarci sconcertati: «Sputò per terra, fece del
fango con la saliva e spalmò il fango sugli occhi
del cieco». Per Gregorio Nazianzeno “il Teologo”,
la saliva (elemento divino), impastata con la terra, è simbolo dell’Incarnazione dove Dio si dona
completamente per Amore, immergendosi nel
nostro fango nella kenosi (spogliazione di sé).
Interpretazione suggestiva, indubbiamente, ma
Gesù ha corso il serio rischio che il cieco ritenesse questo gesto un insulto al suo handicap e che
reagisse con un: «Che schifo!» e che, recependo
l’invito «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» come
ulteriore irrisione, lo rispedisse al mittente con lo
stesso «Va’», ma con una diversa e ben immaginabile destinazione! Il cieco nato, invece, sebbene
messo a dura prova - e non è il solo caso, basti
pensare alla madre Cananea, anch’essa quasi in-
Una parte cospicua della prolusione è
stata dedicata a temi di natura morale, quali la
“schiavitù del vizio e del peccato”, causa non
infrequente anche di “rovina economica”, e
ciò pone di fronte all’esigenza di continuare
ad annunciare i valori cristiani in una Europa
in cui sembra prevalere quella che il cardinale
ha definito la “violenza accattivante delle ideologie”. Ha parlato a questo riguardo di rifiuto
dell’obiezione di coscienza, con gravi rischi
per la tutela della vita (aborto, eutanasia ecc.)
come pure di pratiche dei paesi occidentali
che, per concedere finanziamenti ai paesi più
poveri, pongono loro ricatti, inducendoli ad
adottare “leggi immorali”.“Se l’occidente vuole
corrompere l’umanesimo – ha affermato – sarà
l’umanesimo che si allontanerà dall’occidente e
troverà altri lidi meno ideologici e più sensati”.
Causa profonda di questi comportamenti è la
diffusione di una “visione iperindividualistica”
che è “all’origine dei mali del mondo” e che
investe famiglie, economia, finanza e politica.
Il cardinale ha così esortato alla “conversione
dall’io al noi e dal mio al nostro”, cioè a uno
slancio di senso fraterno che farà bene tanto
alla società quanto all’economia. Circa l’educazione e la scuola, ha richiamato l’appuntamento
col Papa del 10 maggio e ha deplorato le
iniziative in atto nelle scuola a cura dell’Unar,
sui temi del “gender”, definendole “campi di
rieducazione” e “indottrinamento” contrarie
a quanto i genitori desiderano per i loro figli.
Così ha esortato i genitori stessi a reagire,“non
facendosi intimidire” perché sull’educazione
“non c’è autorità che tenga”, ha affermato.
sultata di Gesù -, non perse la fiducia, ma ebbe il
coraggio di accettare tutto fino in fondo e, obbedendo, «andò, si lavò e tornò che ci vedeva». La
prova, però, era destinata a continuare, perché il
cieco guarito venne cacciato fuori da quelli che
contavano in Israele e, solo dopo questo, Gesù
conclude il rito, assomigliante tanto a quello del
Battesimo (non a caso il cieco viene mandato a
lavarsi alla piscina di Siloe, che significa “inviato”,
cioè “Messia”), con la richiesta di un atto di fede:
«Gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose […]: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi
a lui». A questo punto, per il cieco nato non solo
sono scomparse le tenebre fisiche, ma splende la
luce della fede, e quel suo “Credo, Signore” e quel
suo prostrarsi sono anche inequivocabili manifestazioni di incontenibile gioia.
Gesù, infine, spiega il senso di ciò che è avvenuto:
«È per un giudizio che io sono venuto in questo
mondo, perché coloro che non vedono, vedano e
quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli
dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose
loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato;
ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato
rimane». In altre parole: la salvezza, e con essa
la luce e la gioia, sono facilmente a nostra disposizione, a condizione, però, che ammettiamo
davanti a Dio con semplicità e confidenza, a differenza dei farisei, il nostro stato di bisogno. Gesù
darà certamente, anche se in maniera diversa,
anche a noi il dono di luce e di gioia che diede
quel giorno al cieco nato.
don Umberto Pineschi
6
Piero Benvenuti,
docente di astrofisica
presso l’Università di
Padova e consultore del
Pontificio Consiglio della
cultura si sofferma sui
risultati della ricerca
di Harvard sulla
“inflazione cosmica’’
di Giovanna Pasqualin
Traversa
I
l 17 marzo John Kovac e ChaoLin Kuo, del Centro di astrofisica dell’università di Harvard, a
Boston, hanno dato l’annuncio
della prima registrazione dei segnali
della cosiddetta “inflazione cosmica”, la
repentina dilatazione subita dall’universo
immediatamente dopo la sua nascita,
13,8 miliardi di anni fa, durata una minuscola frazione di secondo. A captare i
segnali il telescopio a microonde Bicep2
(Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization), situato al Polo sud. Del
valore della scoperta abbiamo parlato
con Piero Benvenuti, docente di astrofisica
presso l’Università di Padova e consultore
del Pontificio Consiglio della cultura.
Come definirebbe la portata di questa scoperta?
“Eccezionale , perché l’ipotesi
dell’espansione inflazionaria dell’universo era stata formulata nel 1979 dal
cosmologo americano Alan Guth che
aveva immaginato ci potesse essere stata
una dilatazione esponenziale per la quale
l’universo sarebbe aumento di volume di
un fattore pari a 1 seguito da 50/60 zeri.
Un’ipotesi fino ad oggi senza alcuna giustificazione fisica, alla quale hanno lavorato in questi anni i fisici teorici analizzando
in particolare le proprietà dello spazio
che, come sappiamo, non è mai vuoto:
Sul giardino
di via degli
Armeni
Rispondo a Ivano Paci, che dalle colonne de Il Tirreno mi aveva accusato di
nutrire pregiudizi verso la Fondazione
Cassa di Risparmio. Nei mesi scorsi
ebbi a criticare fortemente la spesa di
700mila euro, sostenuta dalla Fondazione, per la presunta riqualificazione del
giardino dell’asilo Villa Capecchi in via
degli Armeni. Faccio notare a Paci che
una cifra simile è paragonabile solo alle
spese ordinarie e straordinarie del parco
de la Tête d’Or di Lione, il più grande
parco urbano d’Europa. Mentre il giardino di via degli Armeni è decisamente
più piccolo di un ettaro, là, sulle rive del
Rodano, si estende per 117 ettari. Ben
venga quindi la possibilità di aprire ai
pistoiesi il giardino dell’asilo: ma, visto il
buono stato della vegetazione, del suolo
e le ridotte dimensioni, bastava tranquillamente inserire due scivoli, panchine,
tavolini, qualche altalena e una fontana.
Invece la Fondazione si è permessa
serenamente di assecondare il proprio
mecenatismo andando sostanzialmente
a finanziare delle belle statuine a firma
di nomi roboanti nel panorama dell’arte
contemporanea, magari per potersi poi
autocelebrare a dispetto di tante altre
opere che avrebbero più realisticamente
giovato alla città. Rispetto poi all’arte
contemporanea, ci sarebbe inoltre da
denunciare un fatto che fino ad ora si è
fatto passare sotto silenzio. Una decina
d’anni fa era in progetto l’allestimento di
un polo unico cittadino della modernità,
che ospitasse tutte le opere pistoiesi mo-
n. 12 30 Marzo 2014
SEGNALI DEL BIG BANG
“La scienza corre
e la Chiesa
non può attardarsi”
possibilità di rilevare le onde gravitazionali
potremmo disporre di un altro canale di
informazione in grado di penetrare di più
dietro le stelle”.
contiene almeno i campi elettromagnetico
e gravitazionale. Questa scoperta, basata
su dati sperimentali e quindi verificabili, ci
dice che l’espansione è a tutti gli effetti
una realtà, anche se non ne spiega le cause. Nel 2009 l’Agenzia spaziale europea
ha lanciato il satellite scientifico Planck per
studiare la radiazione cosmica di fondo,
un’attività di ricerca sulla polarizzazione
della luce che proviene dal fondo cosmico
simile a quella effettuata dagli scienziati
di Harvard. Quello che potrebbe apparire
un ritardo nella pubblicazione dei dati
della missione Planck, prevista a fine
anno, è giustificato dalla mole degli stessi
che riguardano tutto l’universo. Dati che
potranno confermare la scoperta Usa”.
Quali prospettive schiude
per la cosmologia e più in generale per la ricerca?
“Rafforza l’idea di costruire esperimenti in grado di rilevare le cosiddette
onde gravitazionali, ossia le increspature
dello spazio-tempo create dai moti
dell’universo e molto difficili da captare.
Prima d’ora non si era mai riusciti a farlo.
I dati proposti sono il riflesso sulla luce
di queste increspature. Se si riuscisse a
portare a termine gli esperimenti spaziali
proposti in materia, ci si potrebbe spingere ancora più indietro nel tempo. Per
indagare l’origine del cosmo abbiamo fino
ad oggi utilizzato la luce; se avessimo la
Ampliare l’orizzonte della
conoscenza è sempre entusiasmante; in che modo ogni
nuova acquisizione “riscrive”
la concezione dell’uomo e del
creato?
“Questo annuncio incoraggia verso
ulteriori traguardi, come è nello spirito
della ricerca, pur nella consapevolezza
che astronomi e cosmologi possono
osservare l’universo, ma non lo possono
piegare alla loro volontà. Il metodo scientifico offre un contributo preziosissimo
alla conoscenza ma non può arrivare a
sapere tutto e tantomeno a spiegare o a
proporre soluzioni a tutto. Lo scienziato
si deve chiedere sempre fino a che punto
può procedere, ammettendo con umiltà i
limiti di un metodo ancorato a dati sperimentali, e riconoscere altre vie”.
Quali?
“La filosofia e la teologia. Chi si
riconosce come un essere creato, può
utilizzare i dati sperimentali raccolti
sull’universo per arricchire la propria
relazione con il creato e il Creatore,
confermando le potenzialità insite nella
Lettere in redazione
derne e contemporanee e che fosse così
attrattivo e di altissimo livello. Invece ha
prevalso la logica dell’autoreferenzialità
e dell’orticello, col risultato che collezioni e opere si trovano oggi divise in
tanti spazi espositivi (palazzo Fabroni,
Fondazione, privati etc…) che da soli
non dicono niente e sono del tutto
inutili a qualificare l’offerta culturale e
a creare un brand di forte richiamo. Chi
ci ha perso è Pistoia e mentre altrove le
Fondazioni si muovono per fare sinergia
coi vari enti e attivare, con mentalità
anche imprenditoriale, iniziative con
ritorni d’immagine ed economici, da
noi, sul settore della cultura, permane il
più totale immobilismo e si continua a
vedere tante risorse fumate in episodi
fine a se stessi e avulsi da un contesto
di utilità sociale e collettiva: padiglione
di emodialisi –una vera cattedrale nel
deserto- fontana di Buren, aula liturgica
di Valdibrana… Per non parlare dei 10
milioni di titoli fresh-spazzatura del
Monte dei Paschi o della vergognosa
cementificazione dell’ex polmone verde
presso la Vergine, regalato da Martino
Bianchi ai pistoiesi perché vi potessero
godere la natura e dove tanti anni fa
si svolgeva la festa dell’amicizia, che
già da un pezzo sta ospitando delle
abominevoli palazzine di edilizia sociale, realizzate manco a dirlo proprio
dalla Fondazione, che si professa così
sensibile all’ambiente e ai parchi.
Ma in tutti questi passaggi dove sono
stati i cosiddetti intellettuali, l’intellighe-
zia locale che alla minima occasione
sfoggia erudizione in gran pompa?
Perché non hanno fiatato minimamente
per arginare una deriva tutt’altro che
virtuosa degli investimenti in cultura,
rivelatisi assai improduttivi alla luce delle
attuali sofferenza del settore? Ha forse
ragione Noam Chomsky quando dice
che gli intellettuali servono il potere e
proprio per questo vengono rispettati?
Non ho pregiudizi verso nessuno, ho
semplicemente argomentato le mie critiche con valutazioni oggettive e di merito:
si apra un serio dibattito nell’interesse di
tutti e non si abbia paura a rispondere.
Fabrizio Geri
ro in progetti a favore della inclusione
sociale. Occorre comprendere che queste popolazioni hanno diritto ad avere
spazi occorre anche difendere questo
diritto proprio prestando le giuste politiche e il buon governo dei posti a loro
destinati.Ecco perché è fondamentale
partire proprio dal cambiare il modo di
spendere i fondi disponibili, iniziare cioè
dal contenere sprechi che sarebbero
utili per altro. Credo che sia già tardi
per evitare l’inutile acquisto di terreno
privato; mi auguro che tutta questa
operazione poi non sia altro che una
rievocazione di un sostanziale abbandono operato in questi ultimi anni.
Massimo Alby
Sulla questione nomadi
ribadisco le mie
forti perplessità
perché sono convinto
che non si possa non dare vita a una
discontinuità rispetto alle politiche passate. Infatti basta recarsi nei campi per
rendersi conto di un importante stato di
abbandono.
Mi chiedo dove siano state
le istituzioni?
Occorre senza dubbio
saper ricucire le distanze tra la città
e le diverse comunità Sinti.
Nell’ottica
di un comune sforzo di incontro tra le
comunità e la città seguito e aiutato
dalle istituzioni. Proprio per questo sono
sostanzialmente critico circa la scelta
di spendere ulteriori soldi pubblici che
invece potrebbero essere investiti davve-
ho letto il discorso che Papa Francesco
ha tenuto ai preti della sua diocesi
sulla misericordia. “Il prete è chiamato
ad avere un cuore che si commuove.
Penso la chiesa come un ‘ospedale da
campo’ c’è bisogno di curare le ferite,
tante ferite. C’è gente ferita dai problemi materiali, dagli scandali anche della
chiesa, dalle illusioni del mondo. Noi
preti dobbiamo essere lì, vicino a questa
gente. Misericordia significa prima di
tutto curare le ferite aperte.Vogliono una
carezza! E voi conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Le intuite? Siete vicini
a loro? La vera misericordia si fa carico
della persona, la ascolta attentamente,
Soldi pubblici Preti poco
per il campo presenti
Caro Direttore,
nomadi
Vita
La
creazione, alcune ancora inespresse. La
concezione di creazione non cambia; il
suo oggetto continua invece ad evolversi
in ogni istante della realtà presente”.
Quindi nessun conflitto
tra teorie della creazione e
dell’evoluzione?
“No. Le verità della fede vengono anzi
illuminate dai traguardi raggiunti dalla
ricerca. Il ‘discorso’ scientifico è distinto
ma complementare al ‘discorso’ filosofico
e a quello teologico, e viceversa. I risultati
della scienza sono incontrovertibili; se la
filosofia e la teologia non ne tenessero
conto rischierebbero di costruire visioni
dell’uomo sempre più lontane dalla realtà
dei fenomeni. Scienza, filosofia teologia
devono ‘parlarsi’, pur rimanendo nei propri
ambiti, con i propri metodi, e coscienti dei
propri confini di competenza”.
A che punto è questo dialogo?
“Ha dato risultati eccellenti, ma per
ora solo a livello accademico. Non mi
sembra abbia ancora raggiunto la gente
comune. Le Facoltà teologiche hanno
compiuto passi avanti nella formazione
di teologi con buone competenze scientifiche di base; rimane tuttavia aperta la
questione della formazione degli attuali
sacerdoti e dei catechisti. La scienza procede a velocità vertiginosa e la Chiesa non
può rimanere indietro; essa è chiamata ad
accompagnare il cammino della ricerca e
a valorizzarne le conquiste positive che
sono cosa buona, frutto dell’intelligenza
dell’uomo creata da Dio, e dimostrano
che la nascita dell’universo non è legata al
caso. Un confronto che occorre mantenere
vivo.Al riguardo, il Pontificio Consiglio della
cultura sta studiando l’idea di organizzare
nel 2015,‘Anno internazionale della luce’,
un momento di riflessione sul concetto
simbolico di luce tra scienza, filosofia e
teologia”.
si accosta con rispetto e con verità alla
sua attenzione e l’accompagna nel cammino della riconciliazione. Il sacerdote
veramente misericordioso si comporta
come il Buon Samaritano. Ma perchè
lo fa? Perché il suo cuore è capace di
compassione, è il cuore di Cristo!”
Caro direttore le sarei grato se potesse
indicarmi un prete così. In tante parrocchie il prete è introvabile. In altre
ho trovato l’orario delle confessioni,
mezz’ora prima della messa, ma il
prete arriva sempre cinque minuti prima della messa e non ha tempo, dopo
deve scappare perché ha altro da fare.
In una chiesa di una grande parrocchia
che non le dico il giovedì, venerdì e
sabato santi c’era un cartello: orario
delle confessioni dalle 15 alle 15.30 (è
ancora in vigore il precetto: confessarsi
almeno a Pasqua?).
Quando riesco a trovare un prete
disponibile la confessione si riduce a
questo dialogo: “Quanto tempo che
non si confessa? Cosa ha fatto? Elenco
dei peccati. Due parole che non dicono
niente. Penitenza tre avemarie, assoluzione con mezza formula.
E quello accostarsi alle ferite, alla
situazione e l’accompagnamento misericordioso dove sono andate a finire?
E concludo con le parole di papa Francesco: “Quanto bene fa l’esempio di un
prete misericordioso, di un prete che si
avvicina alle ferite…”.
Mi sono fatto una convinzione che a
tanti preti non piace il confessionale
perché non sanno che è Gesù che nel
Vangelo di Matteo ha detto espressamente: “... misericordia io voglio e non
sacrifici...”?
Francesco Benesperi
Pistoia
Sette
N.
12
30 MARZO 2014
Cattedrale di Pistoia
24 ore per il Signore
Un’antica miniatura che illustra una visione di Ildegarda di Bingen
CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”
P
roclamata dottore
della chiesa nel
2012, Ildegarda di
Bingen aveva ricevuto dal papa Eugenio III, nel
1147, il permesso di divulgare
le visioni che fin da bambina le
si erano presentate – una forma di conoscenza delle cose
umane e divine, che l’aveva
resa ‘diversa’ fin dall’infanzia,
accompagnandosi anche a
malattie fisiche frequentissime. La vita monastica, cui era
stata destinata dalla famiglia
all’età di otto anni, le permise
di accedere alla cultura, in
primo luogo biblica ma anche
medica e musicale, e le offrì
un contesto in cui valorizzare la sua sofferta capacità di
contatto con la trascendenza:
riconoscendosi ‘piuma portata dal vento dello Spirito’,
canale di comunicazione fra
Dio e l’umanità del suo tempo,
seppe leggere il senso segreto
della creazione come contesto in cui la procreazione e
il lavoro umano collaborano
allo svolgimento delle opere
divine.
A partire dalle visioni,
elaborò una complessa concezione del destino dell’umanità verso la salvezza, cui dette
forma nelle tre opere ‘profetiche’ (Liber Scivias, Liber Vitae
Meritorum, Liber Divinorum
“Lux Vivens”
Venerdì 4 aprile alle 21, nell’aula
magna del seminario vescovile di
Pistoia si terrà l’ultimo
incontro-dibattito della stagione.
Introduce Michela Pereira della
Società internazionale per lo studio
del medioevo latino, già professore
ordinario di storia della filosofia
medievale presso
l’Università di Siena
Operum), in una vasta enciclopedia scientifico-medica, e in
numerose liriche da lei stessa
musicate (Symphonia Harmoniae Caelestium Revelationum).
La sua descrizione delle visioni trovò anche espressione in
due cicli di miniature – il primo dei quali prodotto sotto
la sua personale supervisione
– che si collocano ai livelli più
alti dell’arte medievale.
I suoi contemporanei la
chiamarono ‘Sibilla del Reno’,
sottolineandone spontaneamente il legame con l’antica tradizione di sapienza
femminile, e ancora oggi la
ricchezza del suo pensiero, la
bellezza della sua musica, la
sua conoscenza profonda del
mondo naturale e dei rimedi
erboristici ne fanno una figura
ammirata in tanti contesti
diversi e il suo pensiero aperto all’immaginale manifesta
ancora oggi con forza la sua
fecondità ispiratrice.
M.P.
MICHELA PEREIRA, (Pistoia, 1948), laureatasi all’università di Firenze, ha insegnato
come Professore Ordinario di
Storia della filosofia medievale
all’Università di Siena fino al
2011. Attualmente prosegue,
in collegamento con la SISMEL
(Società Internazionale per lo
Studio del Medioevo Latino Firenze), le proprie ricerche
storico-filosofiche, focalizzate
in particolare sul rapporto fra
filosofia, scienze del corpo e
pratiche di trasformazione
artificiale nel Medioevo e nella
prima Età Moderna.
Mantiene inoltre un’attiva
presenza nell’ambito italiano
degli studi delle donne, con
contributi storici e teorici.
A Ildegarda di Bingen, che si
trova idealmente all’incrocio
dei due interessi portanti
della sua ricerca, ha dedicato
numerosi studi a partire dal
1980, col saggio Maternità e
sessualità femminile in Ildegarda di Bingen. Proposta di
lettura (pubblicato nel n. 44
di «Quaderni storici») fino al
contributo più recente,Vedere
nell’ombra. La conoscenza
profetica nelle opere di Ildegarda di Bingen (in Profezia,
filosofia e prassi politica, a c.
di G. Garfagnini e A. Rodolfi,
Pisa 2013).
Insieme a Marta Cristiani ha
pubblicato per la casa editrice
Mondadori, nella collana “I
Meridiani - Classici della Spiritualità” la prima traduzione
italiana integrale del Liber divinorum operum di Ildegarda (in
ristampa nella nuova serie dei
Meridiani Paperbacks, uscita
prevista maggio 2014).
Vive e lavora a Pistoia, mantenendo un costante collegamento con gli ambienti
internazionali della ricerca
filosofico-medievale e degli
studi delle donne.
Accogliendo l’invito di papa Francesco e del pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, anche la
diocesi di Pistoia aderisce all’iniziativa “24 ore per il Signore”.
Il perdono di Dio è più forte del peccato, una giornata per
lasciarci riconciliare con Dio.
L’evento si svolgerà dalle 17 di venerdì 28 marzo alle 17 di sabato
29 marzo 2014 nella Basilica Cattedrale di San Zeno con le
porte sempre aperte (no-stop) per consentire a tutti coloro che
vorranno fermarsi un momento –a qualsiasi ora- in adorazione
e preghiera ed accostarsi al sacramento della riconciliazione.
Un giorno per ritrovare “la verità su se stessi” e la luce della
misericordia nelle tante notti che circondano l’uomo.
Venerdì 28 marzo
Ore 17: celebrazione penitenziale di apertura (in comunione
con Papa Francesco). Al termine: inizio dell’adorazione eucaristica continuata
Ore 22: Compieta (la Cattedrale rimarrà aperta ininterrottamente tutta la notte per l’adorazione eucaristica silenziosa
alternata a momenti di preghiera animati dai gruppi, movimenti,
associazioni della diocesi, con la presenza di sacerdoti disponibili
per le confessioni).
La celebrazione della Messa delle 18 in questo giorno è sospesa.
Sabato 29 marzo
Continua l’adorazione eucaristica fino alle 17.
Ore 7: ufficio delle letture
Ore 8: lodi
Ore 9: ora terza
Ore 9,30: Messa
Ore 12: ora sesta
Ore 15: ora nona
(la Cattedrale rimarrà aperta ininterrottamente, con la presenza
di sacerdoti disponibili per le confessioni)
ore 17: vespri della IV domenica di Quaresima (Domenica in
Laetare) a conclusione e ringraziamento.
DIOCESI DI PISTOIA
Incontri quaresimali
con il vescovo
Continua il ciclo di incontri quaresimali con il vescovo di Pistoia
monsignor Mansueto Bianchi.
Gli ultimi due incontri, dal titolo comune “Il cammino di Gesù
verso la Pasqua (Vangelo di Giovanni)”, si svolgeranno alle 21
in Cattedrale:
3 aprile: Il comandamento nuovo (Gv 15, 12-17)
10 aprile: Maria ai piedi della Croce (Gv 19, 25-27)
MONTECATINI TERME
Mostra e tavola rotonda
su Alcide De Gasperi
Si sta concludendo (il 29 marzo 2014), presso lo Stabilimento
Termale Excelsior di Montecatini, la Mostra fotografica “Alcide De Gasperi, dalla ricostruzione dell’Italia alla costruzione
dell’Europa”.
La mostra, è stata realizzata con la collaborazione dell’Istituto
Luigi Sturzo, ed è stata curata da Maurizio Gentilini.
Sabato 29 marzo alle 10, presso la sala consiliare del Comune
di Montecatini, ci sarà un Convegno di chiusura sul tema “Luigi
Sturzo- Alcide De Gasperi: la radice comune per esperienze
sociali diverse nella diaspora cattolica?” al quale partecipano
Nicola Graziani, decano dei quirinalisti che si confronta con
Beppe Matulli, già vicesindaco di Firenze, Francesco Butini, saggista politico e Francescalberto De Bari del Circolo Culturale
“Il Centro” di Livorno; moderatore sarà Giorgio Federighi.
Al termine, alle 12,30, presso lo Stabilimento Termale Excelsior di Montecatini Terme, si chiuderà ufficialmente la mostra
fotografica.
L’intera iniziativa è organizzata da Cipes (Centro di iniziativa
politica, economica e sociale), Comune di Montecatini Terme
e circolo culturale “Il centro di Livorno”.
8
comunità ecclesiale
A
d agosto, a San
Rossore, si svolgertà la Route nazionale dell’Agesci.
Ne parliamo con Alessandro
Paci, responsabile dell’associazione di Pistoia.
Come si sta preparando la diocesi di Pistoia a questo evento?
I clan di Pistoia si stanno preparando alla “Route nazionale” cercando di
realizzare concretamente
azioni di coraggio sul proprio
territorio, che portino ad un
miglioramento della situazione attuale.
Gli ambiti toccati vanno
dall’ambiente, all’immigrazione, alla prostituzione, al
costruire il futuro; sono scaturite idee e proposte molto
interessanti che, crediamo,
incideranno sul territorio e
sulle coscienze.
Elemento importante per
la preparazione alla Route è il
cammino di catechesi sul libro
dell’apocalisse che ha visto i
capi impegnati in un cammino
personale di conoscenza e di
approfondimento, aiutati dagli
assistenti di gruppo.
A tal proposito ricordo
che il 5 aprile, in seminario, si
terrà un incontro di ulteriore
approfondimento del libro
dell’Apocalisse proposto dagli
assistenti della zona di Pistoia,
guidati dall’assistente spirituale di zona don Fausto Corsi.
A Firenze si è svolto
il Forum regionale Age-
L’
Amci, associazione medici
cattolici italiani
sezione di Pistoia, quest’anno, ed anche
per il prossimo 2015, ha deciso di devolvere un somma
per un progetto legato alle
difficoltà della sanità per i
meno abbienti: quest’anno il
contributo sarà di a 6.000
euro.
I soci volontari che hanno
aderito si tassano di 1,00 € al
giorno e la somma raccolta
viene data in gestione alla Caritas per far fronte alle spese
di tickets sanitari o esami a
pagamento che alcune persone attualmente non possono
L
a chiesa di Pistoia,
attraverso le sue
strutture, aiuta le
donne con situazioni di grave disagio; è questo
il caso della “Casa dei glicini”
promossa dal Ceis (Centro di
solidarietà di Pistoia); infatti
da alcuni anni fra i programmi di recupero per soggetti
dipendenti da stupefacenti, è
attivo quello specificatamente studiato per mamme con
bambini piccoli.
È importante sottolineare l’importanza di questo
servizio, cioè quello di recuperare le donne vittime di
una devianza, che avvilisce la
persona assoggentandola a
una schiavitù il cui riscatto
passa attraverso un percorso
n. 12 30 Marzo 2014
Agesci
In preparazione
alla
Route
nazionale
Incontro con Alessandro Paci, responsabile di zona
a cura di Daniela Raspollini
do scusa se non li cito tutti),
ma credo che i veri personaggi
illustri siano stati i 1600 Rover
e Scolte presenti.
sci, che ha registrato la
presenza di oltre 1600.
Di cosa si è trattato
nello specifico?
Lo scorso 1/2 marzo tutta la Branca Rover/scolte
dell’Agesci della Toscana si
è incontrata per preparare
l’incontro nazionale di agosto
a San Rossore.
L’incontro aveva due fasi:
la prima, (1 marzo) realizzata
in provincia, in cui i vari clan
hanno presentato il lavoro
svolto sulle “Strade di coraggio” scelto per la “Route
nazionale”.
Ricordiamo che il tema
della “Route nazionale” è “Il
coraggio, declinato in cinque
strade: il coraggio di amare,
il coraggio di farsi ultimi, il
coraggio di essere chiesa, il
coraggio di essere cittadini, il
coraggio di liberare il futuro”.
Il lavoro consisteva nell’osservare e dedurre le nostre
realtà rispetto ai problemi che
si evidenziavano sui vari temi.
La presentazione a livello
di zona ha avuto lo “stile della
veglia” e la metafora visiva di
costruzione di una nuova città.
Il giorno successivo, a
Firenze, abbiamo avuto l’incontro regionale, in cui ogni
clan ha esposto le proprie
“azioni di coraggio” da realizzare nel proprio territorio per
superare le difficoltà emerse
nell’osservare e dedurre.
Quali messaggi sono
emersi dal Forum di Firenze e quali sono stati
i personaggi illustri che
sono intervenuti?
I messaggi emersi a Firenze sono stati di una grande
freschezza e spontaneità, la
voglia di gioire insieme si è
accompagnata all’attenzione e
all’ascolto verso le esperienze
fatte che venivano presentate.
Il grande messaggio di Firenze è la fiducia in un mondo
migliore.
Personaggi illustri ne abbiamo visti molti, il cardinale
Betori, l’assessore regionale
Bugli, il presidente nazionale
dell’Agesci Spanò, il sindaco di
Borgo San Lorenzo, ecc. (chie-
AMCI
Promozione di progetti
di solidarietà
I dettagli con la segretaria dell’associazione Paola Maria Mandelli
permettersi.
A latere di questo progetto, afferma alcuni medici
iscritti hanno iniziato un ambulatorio settimanale dove
i volontari della Caritas e di
altre associazioni fanno affluire
persone non coperte dalla
sanità nazionale, cioè italiani
ed extracomunitari che non
hanno più fissa dimora, lavo-
ratori che residenti lontani, si
trovano a Pistoia e potrebbero
accedere agli studi medici di
famiglia solo pagando.
Questo ambulatorio si
avvarrà delle prestazioni specialistiche gratuite che recentemente e la Misericordia, con
un finanziamento ad hoc, ha
messo a disposizione di tutti i
Mmg di Pistoia.
Ma per quanto riguarda i
farmaci da erogare attualmente usufruiamo di campioni e /
o farmaci acquistati dagli stessi
medici.
“L’ambulatorio - sottolinea Paola Maria Mandelli,
segretaria dell’associazione
- si svolge presso l’ambulatorio della Misericordia in
via del Can bianco, il giovedì
SOLIDARIETà IN DIOCESI
La casa dei glicini
Una struttura del Ceis in aiuto alle mamme
con problemi di tossicodipendenza
difficile ed irto di insidie, ma
e soprattutto, si riversa sui
piccoli, inconsapevolmente
coinvolti fin dal seno materno,
in una spirale di dipendenzaschiavitù; vittime di colpe non
proprie.
Il programma prese avvio
una quindicina di anni fa in
un casa colonica nel comune di Larciano, riadattata in
miniappartamenti studiati
appositamente e particolarmente accoglienti, ricoperta
all’esterno di fiori di glicine
che diede appunto il nome
al progetto. È uno dei pochi
servizi in Toscana ed in Italia,
ed ha avuto fin da subito un
notevole sviluppo, tanto che
in poco tempo la casa si è
saturata ed è stata costretta
ad emigrare in un ambiente più
grande (a Masotti), anch’esso strutturato a misura di
mamme con bambini piccoli,
accogliente per entrambe, ma
sopratutto idonea a favorire
lo svolgimento del programma di disintossicazione e di
recupero volto alla riscoperta
della genitorialità e dell’indipendenza da sostanze dopanti.
Ma anche la sededi Masotti
si è resa ben presto incapace
di sopperire alle richieste che
da ogni parte arrivavano per
l’ inserimento in programma
di mamme con bambini in una
fase di estremo bisogno e con
la necessità fondamentale di
non doversi dividere.
Lo scautismo e una
risorsa essenziale per
la chiesa, ha detto il
cardinal Betori. Può
commenta re questa
affermazione?
L’intervento del cardinal
Betori è stato molto semplice e chiaro, ma rispetto al
passaggio in cui ha affermato
che “lo scoutismo è una risorsa essenziale per la chiesa”
vorrei partire rovesciando il
concetto: “La chiesa, la nostra
chiesa, è una risorsa essenziale
per lo scoutismo, è solo in
essa troviamo che la nostra
forza e il nostro scopo”.
Noi possiamo portare
il nostro contributo che è
fatto di proposte educative
“vere” in contesti difficili, di
tanti giovani che sono alla
ricerca di Dio, di quelle letture
della realtà che ci pongono
interrogativi a volte “scomodi”, ma comunque veri. Beh,
noi possiamo dire che “non
siamo stati… sul balcone a
guardare…”.
dalle 10.30 alle 12,30 ed è
già in funzione dal 5 marzo.
Nell’intenzione della sezione
Amci, c’è il progetto di acquisire un finanziamento per la
spesa farmaceutica da poter
distribuire in collaborazione
ad alcuni farmacisti volontari,
direttamente nelle farmacie.
Chiaramente dobbiamo vedere l’affluenza all’ambulatorio
e il tipo di richiesta che ne
verrà fuori.
Purtroppo questa necessità sanitaria, direi pure
emergenza,è sommersa e la
sua real dimensione la conosceremo solo lavorando.”
Daniela Raspollini
Il programma è stao quindi ancora trasferito in una
sede più grande, una ex scuola
elementare dismessa in località Serrantona del Comune di
Pistoia, appositamente ristrutturata ed adattata al nuovo
servizio.
Nei periodi di maggiore
presenza oltre dieci mamme
con altrettanti bambini convivono con spazi appositamente dedicati ai piccoli e alle
loro esigenze. Il programma
di recupero della “Casa dei glicini” rappresenta, oggi come
allora, uno dei servizi più
qualificati del Ceis di Pistoia;
riesce a garantire come risposta concreta ad una fascia di
utenza così delicata.
Franco Burchietti
Vita
La
APOSTOLATO
DELLA PREGHIERA
Assemblea
diocesana
Domenica 30 marzo, presso
la parrocchia di San Michele
Arcangelo a Vignole si svolgerà l’assemblea annuale
diocesana.
Alle ore 15,30: Preghiera
iniziale ed accoglienza di don
Carlo Bonaiuti, direttore diocesano AdP.
Dopo il saluto della presidente diocesana Annamaria
Innocenti,
Stefania Tempesti, delegata
regionale Adp, terrà un aggiornamento sull’Apostolato
della preghiera.
Alle 16,30 don Patrizio
Fabbri terrà una riflessione
su “Volgeranno lo sguardo
a colui che hanno trafitto”
(vangelo di Giovanni 19,37).
Al termine i vespri.
Alle 17,30 monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di
Pistoia presiede la Messa.
Alle 19: Momento conviviale.
Prenotazioni entro giovedì
27 marzo.
Info: 0573.738503
333.8335707.
Usmi Pistoia
Incontro
formativo
con il
vescovo
Il 16 marzo tutte le suore
della diocesi hanno vissuto
un momento di formazione
con il vescovo, monsignor
Mansueto Bianchi.
Monsignor Bianchi ha parlato
dell’esortazione apostolica
di Papa Francesco, Evangelii
gaudium e ha sottolineato
l’urgenza di ripensare la pastorale in chiave missionaria,
per una chiesa che esce nelle
periferie, che non aspetta, ma
va incontro a tutti. Il vescovo
ha posto l’accento sui cinque
verbi prendere l’iniziativa,
coinvolgersi, accompagnare,
fruttificare e festeggiare, mettendo in risalto che il primo
annuncio che le suore devono fare è quello di un Dio
che ci ama, con un amore di
misericordia e che accoglie
tutti. Il vescovo ha detto alle
religiose che occorre coraggio, che la fedeltà non è conservazione, ma conversione.
Prossimamente le suore della
diocesi hanno in programma
altri appuntamenti.
Il 28-29 marzo parteciperanno all’adorazione in Duomo,
indetta da Papa Francesco.
Nel mese di maggio ogni
sabato animeranno il rosario
presso la Basilica della Madonna dell’Umiltà.
Il 24 maggio faranno un pellegrinaggio a Valdibrana.
Il 22 giugno dalle Benedettine incontreranno Marcello
Suppressa, direttore della
Caritas diocesana.
Gabriella D’Agostino
Vita
La
U
na coppia milanese, impossibilitata nell’avere
figli, ha deciso nel 2010 di
utilizzare la fecondazione
assistita di tipo eterologo, chiedendo
in prestito l’utero di una donna ucraina di trenta anni, in quanto in Ucraina
la gravidanza surrogata non è reato.
I due milanesi, per poter avere
un figlio, decidono di rivolgersi alla
società Biotexcom di Kiev. La tecnica
a cui ricorrono prevede la formazione di un embrione in vitro, che
viene poi impiantato nell’utero di una
donna, maggiorenne e volontaria, a
cui è stato corrisposto un rimborso
spese pari a € 30.000,00, che porta
a termine la gravidanza per conto
della coppia richiedente.
Durante il periodo della gestazione la donna, per simulare di
essere incinta, indossa un cuscino
addominale in gommapiuma all’altezza della pancia. Una settimana prima
del parto la coppia va in Ucraina
per assistere al parto e portare a
casa il bimbo. La madre che lo ha
partorito firma una dichiarazione
in cui dichiara che non c’è nessuna
relazione genetica con il bambino
che ha dato alla luce e presta il suo
consenso a indicare la coppia italiana
come genitori legittimi.
L’ufficiale di stato civile di Kiev,
come previsto dalle legge ucraina, redige l’atto di nascita indicando nella
coppia italiana i genitori del neonato.
L’atto di nascita viene poi tradotto in
italiano e munito di un’attestazione
che ne certifica l’autenticità e la
veridicità sul piano internazionale. In
questo modo, infatti, l’atto è valido
ed efficace anche in Italia.
Per sollecitare la trascrizione
del documento nel nostro Paese i
coniugi si presentano in ambasciata
con i documenti e attestano che quel
figlio è frutto di una gravidanza naturale: rispondendo alle domande del
U
n anno e mezzo fa moriva
il parroco di Avaglio, don
Agostino Costanzini. Era
conosciuto come il sacerdote che prestava servizio religioso
in dieci chiese. Diceva la messa in
Calamecca, a Crespole, Lanciole, Casadimonte, la Valle, il sepolcro della
famiglia di Pellegrino Antonini alla
Macchia, l’oratorio della Femminamorta, nelle chiese di Serra pistoiese,
Panicagliola, Avaglio, spesso anche a
Marliana.
La sua era una voce in prima
linea, che oggi vive con affetto e
rimpianto nei numerosi parrocchiani
della Val di Forfora e del comune di
Marliana. Era nato in provincia di Pistoia nella frazione delle Grazie, il 26
luglio 1932 e presto sentì il desiderio
di farsi sacerdote. La sua famiglia era
povera e di umili origini, ma grazie
ad alcuni signori del luogo e l’aiuto
della mamma e della sorella poté
studiare ed entrare in seminario. Il 19
giugno 1957 fu ordinato sacerdote
dal vescovo di Pistoia Mario Longodormi. Nell’agosto del ‘58 divenne
parroco di Avaglio dove rimase per
cinquantacinque anni. Alcuni anni fa
il vescovo Simone Scatizzi lo elevò
al rango di monsignore.
Don Agostino era amante delle
passeggiate nel bosco e spesso si
faceva accompagnare dal suo cane.
Gli piacevano i giochi semplici e
spesso giocava al bar il caffè con gli
amici. Amò per tutta la vita e fino
dalla prima giovinezza il gioco del
calcio. Era tifoso del grande Torino.
9
comunità ecclesiale
n. 12
ro di un bambino che attende una
PASTORALE CON LA FAMIGLIA
famiglia in cui crescere protetto ed
30 Marzo 2014
Un figlio non è solo
un irresistibile pacco
funzionario consolare italiano che
chiede loro come sia stato possibile
effettuare il viaggio in aereo a Kiev al
nono mese di gravidanza e solo una
settimana prima del parto, la donna
riferisce che lo stato interessante
non era visibile.
I funzionari dell’ambasciata sentono puzza di bruciato e trasmettono la segnalazione alla procura di
Milano, che dà seguito alla notizia di
reato e chiede, e ottiene, il rinvio a
giudizio degli imputati ipotizzando a
loro carico il reato di alterazione di
stato nella formazione dell’atto di
nascita del bambino, mediante false
certificazioni, false attestazioni o
altre falsità.
Il Giudice della V sezione penale
del Tribunale di Milano ha giudicato
il caso in quanto vietato dalla legge
italiana, uscendo con una sentenza
“fantasiosa”:
l’imputata, ricoverata insieme a
Natasha, se ne occupa sin dal primo
istante di vita. Parallelamente, la
madre surrogata attesta in forma
notarile l’inesistenza di qualsiasi
relazione genetica con il bambino
e presta il consenso all’indicazione
dei coniugi C. quali genitori. In base
a tali presupposti, come previsto
dalla legge ucraina l’ufficiale di stato
civile di Kiev formava l’atto di nascita
indicando in A. C. il padre e in S. B. la
madre del neonato.
Il Tribunale di Milano ha assolto
quindi la coppia ritenendo che non
si sia in realtà verificata alcuna alterazione di stato. Secondo i giudici,
infatti, l’atto di nascita è stato redatto
conformemente alla legge dove il
bambino è nato, cioè l’Ucraina, e che
l’indicazione del nominativo della
madre cosiddetta “sociale” quale
genitore del neonato è imposta dalla
legge ucraina.
Secondo i giudici milanesi, quindi, si configura solo il reato di false
dichiarazioni ad un pubblico ufficiale. Ma la parte più interessante
e sorprendente della sentenza è
allorché i giudici negano anche che
la trascrizione dell’atto di nascita
da parte dell’ufficiale di stato civile
italiano sia contraria alla legge perché,
affermano, la forma di procreazione
tramite utero in affitto è una pratica
consentita in molti Paesi dell’Unione
europea e perché il diritto a concepire un figlio ricorrendo alle tecniche
di procreazione assistita rientra nella
sfera dei diritti dell’uomo.
Il Giudice ha giudicato nel nome
avaglio
Un ricordo
Circa un anno fa moriva don Agostino Costanzini,
una voce in prima linea, un sacerdote per dieci chiese
d’un giuridicamente inedito “diritto
alla genitorialità” e in base alla mancanza di danno alla persona e non in
base alla legge vigente che parte da
una profonda e giusta scelta “etica”.
In altre parole il giudice non ha considerato che questa coppia milanese
ha “comprato” pagando profumatamente un figlio, che, poi, come un
“pacco” ha portato in Italia. A detta
del Tribunale ambrosiano, quel che
vale sarebbe l’intenzione di diventare
genitore di chi ancora deve nascere
- magari anche quando la natura e le
leggi non lo consentono - e non il
fatto tangibile di generare un figlio.
È comprensibile, e certo da sostenere, l’aspirazione di una coppia ad
avere figli, ma l’egoismo sembra il più
delle volte prevalere: esistono altre
vie, ad esempio l’adozione, per far
incontrare virtuosamente il desiderio
di maternità e paternità con il futu-
all’altro, aiutava i giovani a trovare
lavoro, spesso veniva incontro alla
gente con aiuti finanziari.
Poco prima di morire con grande
soddisfazione pagò l’ultima rata alla
banca perché per la ristrutturazione
del soffitto ligneo della chiesa di San
Mimiato di Calamecca.
Riposa nel cimitero di Avaglio.
Sulla sua tomba poche parole: “Sacerdote di tutti”.
Giorgio Ducceschi
Ufficio Diocesano
di Pastorale
con la famiglia
Preparazione
al Sinodo
dei vescovi
Veglia di preghiera in preparazione al “Sinodo straordinario
dei vescovi” dal titolo “Le sfide
pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione” che si
svolgerà in Vaticano, dal 5 al 19
ottobre 2014.
Domenica 30 marzo ore 18
presso la chiesa di Santa Chiara in
Seminario vescovile - Via Puccini.
Altri momenti di preghiera, di cui
daremo comunicazione, si celebreranno: domenica 25 maggio,
domenica 14 settembre, domenica
5 ottobre dopo l’incontro pastorale che si terrà, sempre in seminario, con don Renzo Bonetti.
FONDAZIONE SANTI IRENE
E BERTINI
Donazione alla Casa
dell’anziano
U
Quando il 4 maggio 1949, di ritorno
da una trasferta in Portogallo, l’aereo
che riportava i “Granata” in patria si
schiantò nella basilica di Superga, una
collina nelle vicinanze del capoluogo
piemontese. I giocatori perirono tutti
e don Agostino, non ancora ventenne,
salì a Torino e assisté ai funerali di
quelli sfortunati, giocatori.
Il sacerdote dalle molte chiese
cercò sempre di aiutare tutti: trasportava la gente da un ambulatorio
amato.Assecondare e incoraggiare la
gravidanza per conto terzi promuove
invece quello che è a tutti gli effetti
un business che non tiene conto
delle gravissime implicazioni sociali e
dei costi umani che comporta.
Un figlio non è solo un irresistibile fagottino che sorride e ciuccia
il latte e riempie di gioia la casa: un
figlio è una persona, che ha il diritto
di avere un padre e una madre, possibilmente stabili, e conoscibili. O, se
adottato, ha il diritto comunque di
conoscere la sua storia, e di farci i
conti. È importante, allora impegnarsi, lavorare insieme, senza steccati di
fede, cultura e tradizione, per difendere i bambini da chi vuole colpirne
l’innocenza e la fantasia.
Paola e Piero Pierattini
na donazione alla Casa dell’anziano di Monteoliveto da parte della
“Fondazione Santi e Irene Bertini”.
La fondazione è stata voluta e finanziata da monsignor Sabatino Bertini
che, per oltre 50 anni, è stato parroco di san Pantaleo. Ha, fra i compiti
statutari, quello di assistere gli anziani sopratutto attraverso l’associazione Teisd
(Terza età invalidi servizio a domicilio), ma anche come supporto di altri enti
operanti a favore di anziani ed invalidi.
E’ stata proprio la presidente del
Teisd, Graziella Frosini, a suggerire
un intervento a favore dell’associazione “Casa dell’anziano” in
memoria della particolare attenzione che monsignor Bertini ha
avuto per l’associazione di cui è
stato socio fondatore. Il vescovo,
monsignor Mansueto Bianchi,
presidente della fondazione, ha accolto volentieri il suggerimento ed ha devoluto
alla Casa dell’anziano un cospicuo contributo per la gestione.
La casa dell’Anziano-Monteoliveto gestisce, nell’antico Monastero olivetano di
Pistoia, una struttura dedicata agli anziani che comprende una zona per attività
di aggregazione ed un Centro diurno per anziani disabili, nonché un Centro
diurno Alzheimer, situato in un’ala del seminario vescovile.
Nel tempo la Casa è divenuta una presenza importante per gli anziani della
città che vi trovano un ambiente accogliente dove trascorrere alcune ore in compagnia e per le famiglie degli anziani disabili che ricevono un aiuto qualificato
nell’assistenza ai congiunti.
Il contributo è un prezioso sostegno alla gestione dell’associazione che è grata alla
memoria di monsignor Bertini, alla signora Frosini per la sensibilità e a monsignor
vescovo per aver raccolto il suggerimento con tanta generosità.
Carla Tarani
10 comunità e territorio
n. 12 30 Marzo 2014
BILANCIO
Vita
La
AnsaldoBreda
Il Comune di Pistoia punta
«Esternalizzare
al risanamento dei conti reparti produttivi?
Previsti tagli
Scelta
scellerata»
alla spesa
I sindacati metalmeccanici chiedono l’istituzione di
interna, ma nessun
aumento
dell’imposizione
fiscale per le fasce
deboli.
Gli investimenti si
concentreranno su
edilizia scolastica
e viabilità
pagina a cura di
Patrizio Ceccarelli
T
agli per circa 3 milioni di
euro alla spesa interna,
esenzione della Tasi sulla
prima casa per le fasce
catastali più basse (circa
11.000 a Pistoia) e per tutti gli
inquilini, nessun aumento della
pressione fiscale per le fasce più
deboli della popolazione e per le
piccole imprese.
Sono alcune delle principali
caratteristiche del bilancio di previsione 2014, illustrato in conferenza
stampa dal sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli e dal vicesindaco
con delega al bilancio Daniela Belliti, che ora sarà sottoposto all’esame del consiglio comunale.
Previsto anche maggior respiro
agli investimenti, che si concentreranno prioritariamente sull’edilizia
scolastica e sulla difesa del suolo,
ma anche sulla riqualificazione
della città storica e su importanti
infrastrutture, tra cui il parcheggio
scambiatore a sud della città e l’asse dei vivai.
un tavolo nazionale che faccia chiarezza sul futuro
dell’azienda di via Ciliegiole
T
L’azione della Giunta, secondo
quanto spiegato, si è orientata verso il risanamento strutturale del
bilancio, con una spending review
interna «non figlia di tagli lineari
e indifferenziati, ma frutto di una
profonda riorganizzazione strutturale, del patrimonio dell’Ente e del
personale».
Negli ultimi due anni, è stato
detto in conferenza stampa, sono
state incrementate le risorse per
il sociale per oltre 600.000 euro,
ripristinando il contributo affitti,
aumentando i contributi per il sostegno al reddito delle famiglie in
difficoltà, finanziando la gara per la
gestione del nuovo albergo popolare e di due case famiglia. Nel 2014
si prevede di assegnare gli alloggi
di edilizia residenziale protetta alle
Fornaci e in via Bonfanti e sono già
aperti i bandi per la gestione del
doposcuola delle Crocifissine, dello
spazio il Tempio, e del trasporto
sociale; sarà potenziata la rete dei
servizi di contrasto alla violenza di
genere e aprirà la nuova sede del
Centro affidi alle Fornaci. Saranno
inoltre destinati 100.000 euro per
il progetto Giovani Sì, in rapporto
con la Regione Toscana e la Provincia, e ad un innovativo progetto
rivolto alle persone disoccupate e
in cassa integrazione finalizzato alla
manutenzione del territorio. Avrà
attuazione il progetto di inserimento al lavoro delle persone detenute
come previsto dalla Convenzione
sottoscritta con il Dipartimento
dell’amministrazione penitenziaria.
Si riconferma, inoltre, l’impegno sui servizi educativi, non
solo non riducendo le risorse, ma
prevedendo nuovi investimenti: a
settembre sarà aperto il nuovo
nido Il Melograno, con 20 posti in
più e 90 complessivi. Nel 2014 sarà
pubblicato il bando per la gestione
dell’asilo Arcobaleno. Si mantengono infine tutte le esenzioni tariffarie
che, per quanto riguarda la ristorazione, hanno reso possibile a 460
persone in più dell’anno scorso di
godere delle agevolazioni. Per la
cultura, sono incrementate anche
le risorse per sostenere le attività
legate all’Ecomuseo della Montagna,
al quale il Comune di Pistoia aderirà direttamente.
SANITà
Dialisi peritoneale
a domicilio
I pazienti raccontano la loro esperienza.
Pistoia tra i centri nazionali all’avanguardia
S
ono consapevoli di affrontare una malattia cronica,
l’insufficienza renale, ma lo
fanno con coraggio. Ogni
giorno devono trovare un equilibrio tra una vita normale e una
condizione di disagio. Si chiamano
Osvaldo, Ugo e Salvatore e sono i
testimoni dei 53 pazienti in dialisi
peritoneale domiciliare presso uno
dei due centri della Asl3 di Pistoia.
Raccontano di difficoltà quotidiane,
paure e diffidenze. Ma parlano anche di conquiste. E tra queste c’è
il percorso intrapreso da ognuno
di loro, con tenacia e volontà, per
ottenere una “vita normale e il più
possibile autonoma” e continuare
ad occuparsi dei figli, dei nipotini e
del lavoro.
“Mentre con l’emodialisi si è
costretti ad andare anche quattro
volte a settimana per fare il filtraggio del sangue – raccontano i tre
pazienti - con la dialisi peritoneale domiciliare c’è una maggiore
flessibilità: oltre al beneficio di
poterla fare nel proprio ambiente
domestico, e anche in vacanza, si
possono perfino scegliere gli orari
e adattarla ai propri ritmi di vita. I
medici e gli infermieri ci hanno preso per mano e, passo dopo passo,
con pazienza e dedizione, ci hanno
insegnato a usare le varie apparecchiature e quando ci siamo sentiti
sicuri ci hanno detto che potevamo
iniziare il trattamento a domicilio,
nella nostra casa, aiutati dai familiari
e che, in qualunque momento, giorno o notte, di fronte a qualsiasi difficoltà, loro sarebbero sempre stati
reperibili a un numero di telefono
che ci hanno dato”.
Il centro di dialisi peritoneale
della Asl3, diretto dalla dottoressa
Claudia Del Corso, è a valenza
aziendale, articolato in due sedi:
una al Cosma e Damiano di Pescia
e l’altra a Pistoia nel padiglione di
emodialisi che si trova all’interno
dell’area del “Ceppo”. Il team è
composto oltre che dalla dottoressa Del Corso, nefrologa, da sei
infermieri. A livello territoriale la
figura professionale di riferimento
è rappresentata dal medico di medicina generale. Si tratta di un servizio altamente integrato tra ospedale e territorio e viceversa, con un
dialogo continuo tra i professionisti
che se necessario organizzano per
il paziente ulteriori percorsi assistenziali. Non mancano, inoltre, le
periodiche visite domiciliari degli
infermieri.
ute blu sul piede di guerra contro la prospettiva
annunciata dall’AnsaldoBreda di esternalizzare la
verniceria, reparto ritenuto strategico
per il proseguimento dell’attività produttiva nello stabilimento pistoiese e
che dà lavoro a 35 dipendenti.
Per i sindacati, che pochi fa hanno
indetto uno sciopero che ha registrato un’altissima adesione da parte dei dipendenti dello stabilimento di via Ciliegiole, «si tratta di una scelta scellerata».
«Abbiamo deciso di fermarci - ha detto Jury Citera, segretario provinciale della
Fim Cisl - per la mancanza di risposte sia a livello locale, di AnsaldoBreda, sia a
livello nazionale di Governo». «Così facendo - ha spiegato Albano Tonioni, della
Rsu - si disegnerebbe una nuova azienda, che comincerebbe a perdere pezzi
fondamentali. Noi a questa logica non ci stiamo, con la fermata di oggi abbiamo ribadito che vogliamo capire quali sono le strategie industriali di questa
azienda, perché non è possibile che si cominci a togliere un pezzo per volta
senza capire quali sono le prospettive. Rispetto a questo rilanciamo una discussione che deve essere portata al tavolo nazionale: non può essere sostenuta
solo localmente».
I sindacati hanno anche definito una «sconfitta» l’accordo tra le ferrovie olandesi Ns, AnsaldoBreda e la capogruppo Finmeccanica sulla controversia relativa
ai treni ad alta velocità Fyra V250, che dovrebbe mettere la parola fine alla
complicatissima vertenza nata a fine dicembre 2012, con il guasto di alcuni
mezzi in circolazione fra Amsterdam e Bruxelles e che portò alla rescissione
del contratto stipulato nel 2004.
L’accordo prevede la riconsegna di tutti i V250 ad AnsaldoBreda a fronte della
restituzione di 125 milioni di euro alla Ns, pagati come anticipo per il contratto
iniziale.
«L’azienda – afferma Paolo Mattii, segretario provinciale Fiom-Cgil – ci ha
sempre detto che dai report di cui è a conoscenza i treni in questione sono
pienamente efficienti e che sono stati omologati almeno da due enti certificatori, quindi è evidente che noi viviamo questa vicenda come un elemento di
sconfitta».
PARCHEGGIO OSPEDALE
Trovato l’accordo
sulle tariffe
Si paga un euro l’ora per un massimo di quattro ore,
gratis durante l’orario di visita
R
aggiunto l’accordo sulle tariffe dei parcheggi dei nuovi ospedali
di Pistoia, Prato, Lucca e Apuane. Il compromesso è stato raggiunto la scorsa settimana a Prato, dove si è svolta la prosecuzione della riunione fra i rappresentanti degli enti locali e delle
aziende sanitarie dei quattro nuovi ospedali della Toscana. L’incontro, al
quale ha partecipato anche la ditta appaltatrice dei quattro parcheggi, è
stato presieduto dall’assessore regionale alla Salute Luigi Marroni. Il parcheggio costerà un euro ogni ora per un massimo di quattro ore di sosta
contabilizzate: gli utenti delle strutture non potranno quindi spendere
complessivamente più di 4 euro al giorno. Per ciascun ospedale il parcheggio sarà gratuito per un’ora durante l’orario di visita (ogni ospedale
sceglierà la fascia di gratuità), mentre i primi venti minuti di sosta saranno
comunque e sempre gratuiti. In orario notturno, tra le 22 e le 6, si pagherà fino ad un massimo di 2,5 euro.
“Il Comune di Pistoia – spiega il sindaco Samuele Bertinelli - ha posto
da molti mesi la questione delle tariffe del parcheggio dell’ospedale,
provocando, a livello locale, una discussione che si è sviluppata per lungo
tempo senza trovare un punto di accordo e formulando, a livello regionale, la richiesta di un coordinamento forte da parte dell’assessorato alla
sanità della Regione. Appresa la decisione di Apcoa di applicare a partire
da questo lunedì (17 marzo, ndr) tariffe stabilite unilateralmente, senza
alcun confronto con gli enti locali, l’Amministrazione ha subito manifestato la propria contrarietà e ha nuovamente sollecitato la convocazione
del tavolo regionale. Allo stesso tempo ho personalmente cercato e ottenuto un’intesa con tutti gli altri sindaci dei comuni coinvolti, che voglio
ringraziare, ritenendo questo un punto d’inizio importante per sviluppare
un coordinamento sistematico sulle molte altre questioni ancora aperte,
che impegnano i sindaci pressoché quotidianamente da mesi, riguardanti i
quattro nuovi ospedali toscani”.
Vita
La
n. 12
APPUNTAMENTI CULTURALI
comunità e territorio
30 Marzo 2014
Teatri di confine
I cartelli turistici?
Sul territorio,
non in magazzino!
N
Virginio Sieri a Pistoia in un “Teatro di confine”
U
na primavera ricca di
appuntamenti. Si può definire così il programma
2014 della rassegna Teatri
di Confine che anche quest’anno
presenterà una vetrina con le migliori produzioni della scena contemporanea. Dopo l’inizio avvenuto
giovedì scorso con Sonate Bach
con la Compagnia di Virgilio Sieni
giovedì prossimo 3 aprile il Piccolo
Teatro Mauro Bolognini ospiterà la
giovane compagnia pugliese Fibre
Parallele con Lo Splendore dei
Supplizi ossia una serie da quattro
storie che costituiscono il quadro
unitario di un presente schizofrenico.
Sempre al Bolognini il giorno 11
ci sarà un doppio appuntamento
con il progetto di rivisitazione di
luoghi shakespeariani attraverso le
voci dei personaggi minori proposto da Accademia degli Artefatti di
Fabrizio Arcuri. Alle 18.30 infatti
andrà in scena I Banquo dedicato
alla figura del generale dell’eser-
cito scozzese di Re Duncan che
Macbeth fa uccidere in quanto suo
avversario nella corsa al trono:
testimone inutile, prima perché
ucciso e messo a tacere e ora nella
sua forma di fantasma, prova a ricomporre i segni della violenza di
cui è stato vittima, insieme al suo
Re e all’intero Paese. Il secondo
appuntamento ( Io Fiordipisello )
riguarda invece i sogni dell’ultimo
dei folletti unita poi ad una storia
di un altro sogno, del tormento e
del divertimento di una condizione
fantastica, ma altrettanto reale, di
chi forse avrebbe qualcosa da dire,
se solo qualcuno gli dicesse qualcosa.
Il programma prosegue martedì 22
aprile presso la Sala Mabellini con
Lectura Dantis che non è altro che
una lettura sonorizzata dei canti III,
V, XIII e XXIII dell’inferno dantesco. Il giorno seguente Francesco
Pernacchia e Gianluca Stetur interpreteranno invece La vita ha un
dente d’oro. Si tratta in pratica di
uno spettacolo di archeologia teatrale, alle origini del gioco, laddove
nasce la tradizione ormai perduta,
che riflette sulla natura e sul ruolo
degli attori visti come esemplari in
via d’estinzione.
Novità assoluta invece per i
giorni 8 e 9 maggio; il teatro Bolognini ospiterà infatti “Maledetto nei
secoli dei secoli l’amore”. Tratto dal
racconto di Carlo De Amicis, Lady
Mora la chiromante protagonista
del narrazione è chiamata ad una
pesante responsabilità : deve decidere infatti il destino di un cugino
entrato in coma.
La rassegna primaverile si concluderà venerdì 16 maggio presso
il Centro Culturale il Funaro con
il nuovo lavoro del coreografo
Roberto Castello, Studio Uno, una
sorta di girone dantesco, i cui dannati sono condannati ad un interrotto agitarsi con una comunità di
uomini e donne in moto perpetuo
che cerca di farsi una vita.
Edoardo Baroncelli
ella lontana primavera 2007 Comune di Pistoia e Touring club
promossero una serie di cartelli turistici tutti contrassegnati
da un comune messaggio d’accoglienza nel territorio comunale: “Benvenuti a Pistoia. Città d’arte, di storia e antiche
tradizioni”. Solo che alcuni di questi cartelli, di varie dimensioni, anziché
appresso monumenti o in piazze e parcheggi scambiatori, finirono per
circa due anni in un angolo delle officine dell’azienda pubblica di trasporti
Copit in via dell’Annona, avvolti nella plastica ed ammucchiati in terra.
Tra i pannelli quelli con la pianta territoriale della località montana di Castello di Cireglio, sulla storia della Madonna del Carmine o della chiesa di
Sant’Andrea, ed
ancora sulle vecchie funzioni di
piazza della Sala,
della Sapienza o
dell’ex cinemateatro Eden nel
centro storico.
Secondo alcuni
la questione
era dovuta ad
un rimpallo di
competenze tra Comune ed azienda dei bus, entrambi non intenzionati
ad accollarsi le spese per l’installazione. Il Copit sulla stampa locale confermava il transito da via dell’Annona di circa una quindicina di cartelli
e nuove targhe, spiegando che tale materiale faceva parte del progetto
“Piano nuova segnaletica integrata turistica e commerciale”, prodotti con
dimensioni diverse: da due metri per tre a tre metri per due e cinquanta. Dall’inizio del 2008 nel deposito dell’azienda erano poi rimasti solo
quattro grandi pannelli di accoglienza, da collocare ai parcheggi scambiatori della città, ovvero Pertini, Stadio, Cellini ed alla stazione ferroviaria,
assieme a cartelli più piccoli del Copit. I costi d’installazione dei quattro
pannelli grandi sarebbero spettati al Comune, ma in due anni l’auspicato
“via libera” non arrivò mai. Come rilevava allora la stampa locale, non
si capiva chi o che cosa doveva abilitare il Comune per procedere, così
come non si comprendeva come mai altri pannelli, frecce o totem, relativi ad un progetto costato complessivamente 180mila euro, fossero già
stati sistemati. Il Copit al riguardo forniva alcune ipotesi, ovvero che per
i cartelli di dimensioni maggiori occorrono secondo normativa dei permessi speciali ed è necessario consultare in merito i cittadini residenti. A
distanza di anni il problema è ovviamente stato risolto, l’episodio viene
ricordato con l’intenzione di fare una riflessione comune al riguardo
rivolta a tutti: ovvero che quando si effettua una spesa con risorse pubbliche, nel caso specifico l’acquisto dei cartelli, occorre avere sempre,
da subito, le idee chiare in merito alle varie competenze dei soggetti
coinvolti, prestabilendo a monte della spesa, nella maniera più certosina
possibile, i tempi d’attuazione dell’intervento.
Leonardo Soldati
COMUNE DI AGLIANA
S
Esperimento di bilancio
partecipato
i è concluso al Teatro Moderno con un’assemblea degli studenti dell’Istituto tecnico Aldo
Capitini, il secondo esperimento di bilancio
partecipato del Comune di Agliana.
L’iniziativa ha visto in un primo momento il coinvolgimento di due classi di studenti, il progetto di collaborazione con il Comune si è poi articolato in due
incontri più tecnici di illustrazione del Bilancio comunale presentato dalla responsabile del Comune Tiziana
Bellini, e successivamente, tre incontri finalizzati alla
predisposizione di un progetto (con un costo limitato
a 10/15000 euro) da proporre all’Amministrazione comunale per la sua realizzazione.
Dai gruppi di studenti ne sono uscite due proposte:
la realizzazione di una pista di skateboard e quella di
un giardino con giochi destinati all’integrazione dei
bambini disabili.
Nell’assemblea conclusiva, dopo un’accesa e partecipata argomentazione delle due iniziative da parte dei
proponenti, dalla votazione finale è scaturita vincente
la proposta del “giardino dell’integrazione”.
Alla mattinata hanno partecipato il dirigenti scolastico Santi Marroncini e il sindaco Eleanna Ciampolini.
Il dirigente scolastico ha ringraziato l’Amministrazione comunale per il suo coinvolgimento, per il secondo anno consecutivo, nel progetto, richiamando alla
responsabilità gli studenti nel momento della scelta.
Ciampolini oltre a ringraziare studenti, i docenti e la
dirigenza della scuola, si è soffermata sull’importanza di
questa possibilità che permette di ascoltare realmente i
giovani e condividere con loro un processo decisionale
che porti a scelte effettive.
M.B.
11
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
comunità e territorio
n. 12 30 Marzo 2014
ASSOCIAZIONE ROTTA COMUNE E MANIF POUR TOURS
A scuola di “Gender”
S
i discuterà di scuola, educazione sessuale e teoria del
gender, venerdì 28 marzo alle
21,15, presso la sala provinciale del Palazzo Balì, in via Cavour 37
a Pistoia. Le associazioni locali “Rotta
Comune” e “La Manif Pour Tous” organizzano una tavola rotonda dal titolo “A
scuola di gender: l’educazione all’affettività mettendo da parte la famiglia?”,
a cui interverranno l’avvocato Andrea
Gasperini, Susanna Fontani, psicoterapeuta, e Daniele Mugnaini, psicologo
dello sviluppo.
L’evento si colloca nel confronto che
sta montando intorno a una materia
che rischia di diventare terreno di battaglia sia per i genitori che per quanti
lavorano nel mondo dell’educazione.
La polemica è scoppiata quando sono
venuti alla luce programmi accusati
di portare tra i banchi di scuola una
visione discutibile dell’affettività e della
sessualità. In Toscana a far parlare di
sé è il progetto “Omofobia, transfobia e
bullismo”, finanziato dalla Regione, che
sta mandando in aula attivisti di associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali,
transessuali) per parlare ai ragazzi di
bullismo omofobico, ma anche di matrimoni gay e omogenitorialità.
Pur confermando che la scuola deve
educare al rispetto e combattere ogni
forma di violenza, le associazioni promotrici esprimono perplessità riguardo
a questi progetti, che, se formalmente
hanno l’obiettivo di contrastare il bullismo omofobico, nei fatti rischiano di
diventare lo strumento per “educare”
bambini e ragazzi all’ideologia gender,
che teorizza una sessualità liquida e
svincolata dalla realtà corporea della
Vita
La
Pontormo e Rosso
Fiorentino
due gemelli diversi
di Alessandro Orlando
È
persona. Di queste implicazioni sono
consapevoli genitori e insegnanti?
Come preservare l’alleanza educativa
tra scuola e famiglia di fronte alle attuali tendenze normative in materia di
educazione sessuale e di genere? Che
impatto ha la teoria del gender sullo
sviluppo di bambini e adolescenti?
Le associazioni promotrici invitano
gli operatori della scuola, i genitori e la
cittadinanza tutta alla conferenza, per
discutere insieme di questi argomenti.
INFO:
https://www.facebook.com/lmptpistoia,
[email protected],
[email protected].
stata inaugurata
l’8 marzo e durerà
fino al 20 luglio, a
Firenze nelle sale
di Palazzo Strozzi una mostra unica nel suo genere
che ci propone 50 opere di
due tra i pittori più rivoluzionari del ‘500, il Pontormo
(Jacopo Carucci) e il Rosso
Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo). I dipinti dei
due artisti, alcuni dei quali
restaurati per l’occasione,
vengono mostrati per la prima volta insieme e provengono dall’Italia e dall’estero. Dei due “manieristi”
formatisi nella bottega di Andrea del Sarto, sono raccolte tavole, disegni,
affreschi e perfino due immensi arazzi , uno dei quali proveniente dalla Galleria di Fontainebleau, l’altro dal Musée du Grand Duché del Lussemburgo.
La mostra divisa in dieci sezioni segue una cronologia atta a consentire ai
visitatori di fruire opere che rivelano le differenze più significative tra i due
pittori. Il Rosso Fiorentino e il Pontormo nonostante avessero assorbito
la cultura delle palazzi dove prestavano la loro opera e pur trovandosi a
lavorare distanti tra loro (il primo tra Volterra, Firenze, Piombino, Napoli,
Roma, Parigi e Fontainebleau, il secondo che da Firenze si spostò solo a
Poggio a Caiano, Certosa e Castello) appaiano sovente ricongiungersi in
una comune visione dell’arte che aveva assorbito lo stile di Leonardo e
Michelangelo. Le opere che evidenziano una ricerca di espressione cromatica
unica sono affiancate da alcuni capolavori dei loro maestri Andrea del Sarto
e Fra’ Bartolomeo. Curata da Antonio Natali, direttore della Galleria degli
Uffizi e da Carlo Falciani, docente di storia dell’arte, la mostra è promossa e
organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero per i Beni e le Attività
Culturali, Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze,
con Comune di Firenze, Provincia di Firenze, Camera di Commercio di
Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana, con il
contributo di Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
spor t pistoiese
ATLETICA
Pistoia, master
da mille e una notte
B
lla e vincente. L’Atletica Pistoia, supportata da Assindustria Pistoia, ha
ben figurato alla 31° edizione dei
Campionati Italiani Indoor Master
(cui erano abbinati il Campionato di Lanci Lunghi Master e il Campionato di Società Indoor),
disputatasi ad Ancona. Non solo. Forte di un’organizzazione societaria eccellente, sta allestendo
di tutto punto al Campo Scuola di Pistoia, per
sabato 5 e domenica 6 aprile, i Campionati
Italiani Invernali di Pentathlon dei Lanci Master,
manifestazione di notevole rilevanza che vedrà
arrivare in città i migliori atleti tricolori di questa
specialità. Come dire essere forti sul campo e
fuori. Intanto, al Pala Marche, i 20 portacolori
arancioni presenti (11 uomini e 9 donne) hanno riportato un bottino niente male, consistente in
3 ori, 4 argenti e 5 bronzi. I titoli italiani se li sono aggiudicati la nota Maura Vignali, prima sui 60
metri a ostacoli categoria SF60 con l’eccellente tempo di 13”28, Renzo Romano, sempre nei 60m
con barriere SM45, che ha fatto fermare il cronometro a 9”24, e Riccardo Innocenti nel lancio del
martello SM55 con la misura di 36,75 metri. Sono saliti sul secondo gradino del podio Rita Ferri nel
lancio del disco SF45 (23,88m), la staffetta 4x200m femminile SF40 (Veronica Bartolini, Francesca
Cammelli, Paola Paolicchi e Vittoriana Gariboldi, nella foto) cha terminato la prova in 2’01”94, Alessandro Iacomino negli 800m SM35 (2’06”56) e Renzo Moschini nel salto in alto SM80 (1,10m). Si
sono fregiati della medaglia di bronzo Francesca Cammelli nei 60 ostacoli SF40 (10”96) e nel salto
in lungo (4,45m), Alessandro Iacomino nei 1500m (4’15”63), Renzo Moschini nel salto in lungo
(1,91m) e Riccardo Innocenti nel lancio del martello SM55 (13,17m). Ottimi piazzamenti per tutti
gli altri. La squadra maschile si è classificata 17° e quella femminile 11° al Campionato di Società.
Ricordiamo che 1405 atleti, 1052 uomini e 353 donne, rappresentanti di 322 società, hanno preso
parte alla competizione, in cui si sono registrati 34 nuove migliori prestazioni indoor (17 maschili e
altrettante femminili), 3 record mondiali e 2 europei. Ora tutti concentrati sulle date di aprile: il Campo Scuola si preannuncia tutto esaurito.
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
M
di Enzo Cabella
ancano sei giornate alla fine del
campionato e la Pistoiese ha
sempre lo stesso vantaggio di un
paio di mesi fa: è un vantaggio
che rende ancor più probabile la promozione.
Che questo punto solo a lei può sfuggire, tanto è
il divario di forze con le altre antagoniste, tra le
quali la Pianese si può ormai considerare fuori dai
giochi, visto che ha ben 15 punti dalla squadra di
Morgia. Anche quando gli arancioni non sono nella
migliore giornata, anche quando stentano a trovare
la via del gol riescono alla fine ad avere la meglio
sull’avversario. E’ quanto è successo anche nel derby
col Montemurlo, presentatosi a Pistoia con una
condotta di gioco improntata sulla difensiva (per
lunghi tratti ha giocato nella propria metà campo)
ma capace anche di improvvise accelerazioni offensive che hanno rischiato di far male. La squadra
di Morgia ha tenuto spesso il pallino del gioco in
mano, ha colpito un palo e ha creato alcune grosse
occasioni da rete prima di segnare le due reti della
vittoria. Ma bisogna dare atto al Montemurlo di
aver creato, per due terzi di gara, grattacapi alla
capolista: una traversa e due grosse occasioni sono
il bilancio dei contropiedi che ha saputo organizzare, a conferma che la squadra pratese non si è
limitata solo a difendersi. Pistoiese, dunque, che
continua a viaggiare col vento in poppa. Anche le
prossime due gare, con Pontevecchio (Perugia) e
Fiesolecaldine (Firenze), sembrano ostacoli che
la squadra può facilmente superare. Se sarà così,
allora si potrà dire che la promozione in Lega Pro
è praticamente sicura.
Il Pistoia Basket ha perso un’altra volta in trasferta,
l’undicesima in dodici gare. Quasi un record.A Varese
ha fatto addirittura peggio di altre volte, perché
almeno riusciva a giocarsi la partita sino alla fine.
Invece, dopo aver avuto anche 16 punti di vantaggio
fino a metà gara, è andata in bambola nel terzo e
quarto tempo, non riuscendo più a difendere, che è
una delle specialità della squadra di Moretti. Che la
formazione biancorossa soffrisse il mal di trasferta
lo si sapeva, ma che smettesse di lottare da metà
gara in poi questo proprio non era immaginabile. Se,
dopo aver raggiunto la salvezza (quota 20 punti)
tutti erano concordi nel provare ad alzare l’asticella per raggiungere l’obiettivo dei playoff, dopo lo
smacco di Varese non sembra che questo obiettivo
sia più possibile. La squadra ha quattro punti di
distacco dall’ottava posizione (quella che appunto
dà diritto ai playoff) e il compito di sorpassare ben
quattro squadre che le sono davanti. E’ vero che
quando giocano al PalaCarrara Galanda e soci si
trasformano e il rendimento sale verso posizioni di
eccellenza, ma è anche vero che in trasferta, sulla
base di quanto hanno dimostrato fino ad ora, pagano dazio, quindi sarà difficile raggiungere i playoff.
Intendiamoci, è solo un traguardo che ad inizio
stagione era utopia al solo pensarci. Il traguardo vero,
quello più importante della permanenza in serie A,
è stato raggiunto. Ed è ciò che conta.
Vita
La
dall’Italia
n. 12
I SETTIMANALI CATTOLICI SUL REFERENSUM IN VENETO
30 Marzo 2014
13
Il disagio c’è ma la soluzione
non è l’indipendenza
O
ltre due milioni di veneti
si sarebbero espressi,
con un referendum on
line, per l’indipendenza
della regione. La consultazione non
ha alcun valore legale, ma denota un
malessere diffuso, a patto che i numeri siano reali e non “gonfiati”. Ne
parliamo con chi in Veneto ci vive e
di professione, o forse per vocazione,
ascolta la voce del territorio, rendendone conto sui settimanali diocesani.
Parlano i direttori delle testate diocesane:
Guglielmo Frezza, Bruno Cappato,
Vincenzo Tosello, Lauro Paoletto,
Giampiero Moret e Carlo Arrigoni.
In molti dubitano dell’esito plebiscitario. Si
teme persino il bluff mediatico
di Francesco Rossi
Dato significativo
o bluff mediatico
“Se il dato è vero siamo di fronte
a una richiesta politicamente significativa, in grado di cambiare lo scenario; in caso contrario è un enorme
e ben riuscito bluff mediatico”. Non
usa mezzi termini Guglielmo Frezza,
direttore della Difesa del Popolo,
ma al tempo stesso non nasconde
i dubbi circa la reale partecipazione.
“Pare che si sia espressa la metà dei
residenti in Veneto, ma qui attorno
non trovo nessuno che abbia votato…”, osserva Frezza, notando che
-secondo i sondaggi- l’indipendentismo veneto oscillerebbe tra il 2
e il 4%, quindi “se questo risultato
fosse vero vuol dire che sondaggisti,
opinionisti e commentatori non
D
opo la caduta dei regimi
comunisti e l’allargamento dell’Unione europea a Paesi liberati dal
comunismo, la questione dei confini tra Europa e Russia è diventata
sempre più acuta. Paradosso della
storia. La grande maggioranza degli
Stati europei appartiene alla stessa
organizzazione politica sulla base
di una libera scelta, non della conquista militare, in una “quasi coincidenza” tra Europa istituzionale
(l’Ue) e geografica. Sempre più
vicina all’ideale di grande Europa,
“dall’Atlantico agli Urali”, proposta
dal generale de Gaulle nel 1959,
questa Europa avrebbe dovuto, secondo Giovanni Paolo II, respirare
con i suoi “due polmoni”, dell’est e
dell’ovest.
Il problema è che tale visione è
innanzitutto una “visione occidentale”: gli Urali non sono mai
stati né un confine politico né un
limite naturale, e nemmeno un
ostacolo tra i popoli. E la visione
del presidente dell’Urss Michail
Gorbaciov di una “casa comune
europea” non era per niente definita; allo stesso modo il punto di
vista occidentale non è più preciso
in tal senso. Al Consiglio europeo
di Lisbona, nel giugno 1992, la
Commissione sosteneva: cosa sia
“europeo” “non può essere ufficialmente stabilito”, quindi “non
è possibile né opportuno fissare i
confini dell’Unione europea, i cui
limiti saranno ancora ridefiniti”. Il
Trattato di Amsterdam diceva, nel
1997, che può entrare nell’Unione,
ogni “Stato europeo” (art. 49)
rispettando i principi di libertà,
democrazia, rispetto dei diritti
hanno capito nulla”. Estraneo alle
rivendicazioni indipendentiste è
senza dubbio il Polesine secondo
don Bruno Cappato, direttore della
Settimana. “Nel nostro territorio
-annota- la metà parla ferrarese e
l’altra metà veneto. Siamo ai bordi
della regione e non abbiamo mai
avvertito tensioni di questo tipo.
Tanto che la Lega, qui, è quasi inesistente”. Certo, a livello regionale e,
ancor più, nazionale “una riflessione
bisognerà farla”, ma tenendo conto
pure -prosegue Cappato- che “gli
stessi responsabili del referendum
non escludono che vi siano stati voti
replicati”. Difatti, pure a Chioggia
“non vi è stata alcuna eco, nessuno
ne parla”, rimarca don Vincenzo
Tosello, direttore di Nuova Scintilla.
“L’indipendenza - evidenzia - è il ‘pio
desiderio’ di una minoranza che,
però, non ha senso. L’importante,
piuttosto, è andare avanti a livello nazionale facendo quei provvedimenti
che servono per la ripresa del Paese
tenendo conto anche del Veneto,
che davvero può tornare a essere la
locomotiva dell’Italia”.
C’è un malessere
diffuso
Per Lauro Paoletto, direttore
IL PESO DELLA STORIA
Tra Europa e Russia
la partita dei confini
È l’immensa questione, mai risolta nei secoli, cui assistiamo
anche in questo momento, dei rapporti del mondo russo con
l’Occidente, tra cattolicesimo e ortodossia, tra concezioni diverse
del potere politico e dei diritti umani e persino di nazione
di Jean-Dominique Durand
dell’uomo (art. 61).
Questa questione dei confini è
fondamentale. Nell’agosto del
1978, il cardinal Wojtyla in un
famoso saggio domandava: “Una
frontiera per l’Europa, dove?”. La
domanda è tanto più cruciale perché misura il peso della storia, una
storia spesso crudelissima, ma una
storia troppe volte dimenticata
o addirittura ignorata dai politici
occidentali.
Dove si ferma l’Europa? A lungo
l’Europa si è fermata sulla Cortina
di ferro, tracciata in mezzo al suo
spazio. Ma l’Europa dall’altra parte
di questa frontiera - imposta dai
sovietici - era pur sempre parte
dello stesso insieme geografico,
storico e spirituale continentale.
Lo scrittore di origine ceca Milan
Kundera aveva non a caso parlato,
nel 1983, dell’”Occidente rapito o
la tragedia dell’Europa centrale”.
È l’immensa questione, mai risolta
nella storia, cui assistiamo anche
in questo momento, dei rapporti
del mondo russo con l’Occidente,
tra cattolicesimo e ortodossia, tra
concezioni diverse del potere politico e dei diritti umani e persino
di nazione.
La definizione della frontiera resta
un elemento chiave dell’identità
nazionale da affermare. La storia
dell’Europa di questi ultimi 25 anni
è anche la storia della costruzione
di nuove barriere, di nuovi confini,
come dimostrano gli Stati nati dallo smantellamento della Jugoslavia
e dell’Unione sovietica. È la storia
di nuove paure e di nuovi nazionalismi, di vecchie sofferenze e di
antichi odi, di memorie passate ma
particolarmente vive, di pregiudizi
e divisioni tra popoli, etnie, gruppi
linguistici, di passioni mai spente.
Il sociologo francese Emmanuel
Todd parla della “frammentazione
antropologica” dell’Europa. Nella
sua parte orientale, si tratta anche
di una frammentazione storica,
con ferite profonde che appaiono
impossibili da cicatrizzare.
La crisi attuale nell’est europeo,
tra Ucraina e Russia, ha le sue
radici in una lunga storia di nazionalismi, di identità e di sofferenze
assurde. Come dimenticare la
grande carestia organizzata in
Ucraina dal potere sovietico, cioè
russo, l’Holodomor, ossia lo sterminio per mezzo della fame, che
uccise tra 3 e 5 milioni di persone
tra 1931 e 1933? La crisi ha anche
le sue radici in un grande impero,
la Russia, Paese di confine europeo
e nello stesso tempo asiatico, che
non può accettare una perdita di
potenza.
Poco tempo fa, per l’apertura delle
Olimpiadi di Sochi, la Russia ha
fornito una lettura della propria
storia che i responsabili dell’Unione europea dovrebbero prendere
in considerazione per capire la
posizione di Mosca.
La posta in gioco è l’equilibrio di
tutta l’Europa. È importante che
gli occidentali facciano lo sforzo di
conoscere una storia complessa, la
cui comprensione permetterebbe
di capire le motivazioni profonde
di quanto accade fra ucraini e
russi, evitando posizioni rigide e
dogmatiche che porterebbero inevitabilmente allo scontro.
della Voce dei Berici (Vicenza), “è
un segnale che non va sottovalutato
perché esprime un malessere che c’è,
e non da oggi”. Però “è una battaglia
che ha sbagliato l’obiettivo: come
veneti non ci facciamo una gran
figura in un contesto globalizzato”.
Insomma, è una conferma del “vizio
del provincialismo che ci caratterizza e porta a cercare all’esterno
le ragioni delle nostre difficoltà: ma
non è con un’eventuale indipendenza
che i problemi si risolverebbero”.
Semmai, sostiene Paoletto, se c’è
una strada da percorrere è “quella
delle regioni a statuto speciale”.
Concorda su tale direzione Gente
Veneta (Venezia).“Vicino a noi - rileva
Serena Spinazzi Lucchesi - ci sono il
Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia
Giulia: è tangibile la differenza a livello
di amministrazione dei Comuni, del
fare impresa e così via. È per questo
che nasce l’insofferenza della regione,
sentimento diffuso intercettato dal
referendum: sentirsi periferia ma senza l’autonomia riservata ad altri, anzi
vessati dal punto di vista economico e
fiscale”. Certo, “la differenza tra oggi
e il Nord Est del boom economico
è grande”, osserva don Giampiero
Moret, direttore dell’Azione (Vittorio
Veneto), per il quale siamo di fronte
a una “manifestazione d’impronta
leghista” che nasce da un “disagio generale, che colpisce il Veneto ma non
solo”. Anch’egli perplesso sulle cifre
(“in città abbiamo un’amministrazione leghista, eppure non ho visto un
movimento tale da giustificare queste
percentuali”), Moret concorda nel
ritenere che l’indipendenza, ossia “il
ritorno al ‘paradiso perduto’ della
Serenissima”, sia solo una fantasia
senza reali velleità.
Non è questa
la soluzione
Torna sul dato dei numeri “non
credibili” anche il settimanale trevigiano La Vita del Popolo. “Del resto
-riporta il settimanale- gli stessi organizzatori sono stati evasivi di fronte
a richieste di chiarimento”, mentre
“qualche giornalista è riuscito a votare
più volte fornendo identità diverse. Infine i numeri ‘reali’, quelli di piazza dei
Signori, per la ‘solenne proclamazione’,
erano di poche centinaia di unità”.
Fatta questa premessa,“occorre però
dire che il referendum, a sorpresa, ha
saputo imporsi nell’agenda politica e
che comunque la mobilitazione è stata
vasta. Conferma ulteriore che il disagio tra la gente è forte”. Se si guarda
solo alla provincia di Belluno, “pare
che abbiano votato 160mila persone
su 200 mila abitanti, praticamente la
quasi totalità”, osserva Carlo Arrigoni,
direttore dell’Amico del Popolo. Un
dato “difficile da credere, se non altro
perché c’è una fascia della popolazione, ad esempio gli anziani, che non usa
Internet”. Circa le reali motivazioni,
è vero -spiega Arrigoni- che “la crisi
acuisce il disagio, lo scontento e il
desiderio di cambiamento”, ma non
è certo l’indipendenza la soluzione:
“È giusto sentirsi veneti e bellunesi,
ma pure italiani ed europei”.
14 dall’italia
n. 12 30 Marzo 2014
DOPO LA LETTERA DI NAPOLITANO
Dibattito sul fine vita?
Purché non sia
malato di ideologia
A
ccompagnare i malati
terminali stando loro
accanto fino agli ultimi
momenti. Il che è ben
diverso dal dare loro la morte, che
non è mai “dolce”. Perché, in fondo,
è vero che c’è una malattia che
spinge a chiedere il “suicidio assistito”, o a togliersi la vita, ma da questa si può guarire: è la solitudine,
l’abbandono di chi è anziano o malato. È unanime l’analisi del mondo
cattolico di fronte alla questione
del “fine vita”, tornata di attualità
dopo la lettera del Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, a
Carlo Troilo, consigliere generale
dell’associazione Luca Coscioni,
che ha vissuto il suicidio del fratello, malato terminale di leucemia.
“Il Parlamento - ha scritto Napolitano - non dovrebbe ignorare il
problema delle scelte di fine vita ed
eludere ‘un sereno e approfondito
confronto di idee’ su questa materia”. Nell’anniversario della morte
del fratello, Troilo ha convocato
una conferenza stampa chiedendo
tra l’altro di riprendere l’esame dei
progetti di legge sul “fine vita”.
Combattere
la solitudine
“Il problema del ‘fine vita’ è
delicato, ma dev’essere affrontato
nel panorama della medicina palliativa e non sopprimendo la vita
del disabile”, esordisce Massimo
Gandolfini, neurochirurgo e presidente della sezione lombarda
dell’associazione dei medici cattolici, interpellato a proposito della
lettera di Napolitano. Un appello
del quale, secondo Gandolfini, “non
c’era bisogno”, perché sembra
riaprire strade eutanasiche. Invece, sottolinea, “occorre prendersi
cura di tutti, aiutandoli e accompagnandoli serenamente fino al
L
a Camera dei deputati
ha approvato nella seduta del 12 marzo 2014 la
legge elettorale,che ora
passerà al Senato.
La Costituzione all’articolo 56
si limita a stabilire alcuni criteri
generali (la partecipazione dei
cittadini, il numero dei deputati, le
circoscrizioni e la relativa ripartizione dei seggi ); quanto ai sistemi elettorali non è posto alcun
vincolo per cui la scelta è rimessa
alle leggi ordinarie.
In particolare sui sistemi elettorali:
- sono proporzionali quando
tendono a realizzare una composizione dell’assemblea che tenga
conto di una elezione approssimativamente corrispondente alla
quota di voti ricevuta;
- sono maggioritari quando tendono invece a favorire un’espressione di voto finalizzata alla
designazione del partito o della
coalizione destinata a governare
Vita
La
Seguire
la Costituzione
L’esortazione di Napolitano
“si può prestare a una valutazione
politica: in questo momento ci
sono problemi più pressanti, come
il diritto al lavoro e la sopravvivenza di chi non ha i mezzi per il
proprio sostentamento”, osserva il
giurista Giovanni Giacobbe. È però
anche vero che “il Presidente della
Repubblica non prende una posizione netta, ma si limita a esortare
il Parlamento ad affrontare un
problema che, comunque, esiste”.
A escludere l’eutanasia, d’altra parte, basterebbe già la Costituzione,
laddove - osserva il giurista - “considera il diritto alla vita tra quelli
inviolabili e, quindi, preclude una
normativa che preveda atti volti
a sopprimere un essere umano”.
“Ben venga perciò un confronto di
idee - conclude - che sia rispettoso
del dettato costituzionale. Perché è
qui il punto nodale: non farne una
questione ideologica, ma di stretta
osservanza della Costituzione”.
SCOMMESSA MONDIALE
Il giurista Giovanni Giacobbe ricorda come
la Costituzione italiana consideri
“inviolabile il diritto alla vita”.
Da qui si può partire per scegliere, come
unanimemente sostiene il mondo cattolico,
la strada dell’acccompagnamento
dei malati terminali
di Francesco Rossi
momento della morte naturale”. Il
neurochirurgo nutre dubbi circa i
dati diffusi relativamente ai malati
che si tolgono la vita -un migliaio
l’anno-, “ma comunque -aggiungequesti indicano persone che vivono
una situazione di solitudine e abbandono tale da indurre al gesto
estremo”. Ecco dunque che “dobbiamo prenderci cura di loro, ma
non certo provocandone la morte”.
Inoltre, aggiunge il medico, “c’è
l’assoluta evidenza scientifica che
soggetti fortemente disabili, in stato
vegetativo, conservano comunque
una forma di coscienza interna: non
sono cioè pezzi di legno o vegetali,
ma persone che hanno bisogno di
un accudimento costante”.
Confronto senza
pregiudizi
Per l’Associazione Scienza &
Vita “si può assolutamente e in
serenità riflettere sul ‘fine vita’ e
su come accompagnare i malati
terminali nelle ultime fasi della loro
esistenza; diverso, però, è parlare di
eutanasia”. A sottolinearlo è la copresidente dell’Associazione, Paola
Ricci Sindoni, docente di Filosofia
morale all’Università di Messina,
che chiede di “distinguere tra accanimento terapeutico ed eutanasia”,
come pure tra quest’ultima e il
“fine vita”. “Se c’è una scelta precostituita - osserva - ed è quella di
voler sopprimere il malato, allora ci
troviamo in difficoltà nel confrontarci serenamente. Mentre non ci
sottraiamo a un confronto senza
pregiudizi circa una fase così delicata della vita umana”. Premesso
che “la vita è indisponibile”, Ricci
Sindoni condivide l’importanza di
“continuare a curare e accompagnare il paziente, anche quando
non può più guarire”, mentre troppo spesso, ancora oggi, negli ospedali e non solo, “i malati vengono
lasciati soli, nell’indifferenza generale”. Eppure, rileva la presidente di
Scienza & Vita, “sono tanti i mezzi
già presenti e semmai da valorizzare per dare un giusto accompagnamento, a partire dal rafforzamento
dell’assistenza domiciliare, da un
adeguato supporto psicologico
ai malati e ai loro familiari, dalle
terapie contro il dolore, fino alla
valorizzazione del volontariato
ospedaliero”.
RIFLESSIONE
La legge elettorale
di Mario Agnoli
come maggioranza, ovviamente
con la presenza, più o meno ampia, della minoranza.
I punti fondamentali della nuova
legge elettorale, quella recentemente approvata dalla Camera dei
deputati, sono:
a) il doppio turno inteso come sistema proporzionale con un premio di governabilità del 15% destinato alla prima lista (o coalizione
di liste) che supera il 37% dei voti
(con limite al 55% dei seggi). Nel
caso in cui nessuno superi il 37%
, si va al ballottaggio tra le prime
due liste (o coalizioni di liste), ma
con un limite del 52% dei seggi;
b) lo sbarramento, nel senso che
per ottenere deputati bisogna
superare un minimo di voti. La
legge approvata dalla Camera dei
deputati prevede:
- per i partiti al di fuori delle coalizioni la soglia è dell’8%;
- per i partiti che si presentano
in una coalizione lo sbarramento
è del 4,5%;
- anche le coalizioni dovranno
superare la soglia del 12%;
- particolari meccanismi per la
tutela delle minoranze linguistiche;
c) la legge prevede 120 collegi
elettorali, in ciascuno di essi
vengono eletti da 3 a 6 deputati
inseriti in liste bloccate. È rimessa
al Governo la competenza di ridisegnare i collegi elettorali.
La partecipazione dei candidati è
limitata a soli 8 collegi elettorali.
Le liste elettorali dovranno garan-
tire la presenza paritaria di uomini
e donne (50% e 50%), senza tuttavia l’alternanza obbligatoria.
Infine le liste potranno avere fino
a due uomini di seguito.
La legge come sopra approvata è
relativa all’elezione soltanto della
Camera dei deputati, infatti per il
Senato sono attualmente all’esame alcune soluzioni, compresa la
prospettiva di una sua abrogazione.
È il caso di far presente che sul
punto della prevista approvazione della legge approvata dalla
Camera dei deputati, da parte del
Senato vi sarebbero proposte di
modifica del testo in relazione a
riserve emerse in più sedi politiche.
Per l’acqua
urge una
“moratoria”
L’
acqua spegne la sete, ma
accende infiniti appetiti. L’“oro blu”, fonte - il
termine non è casuale
- della vita, dal forte valore simbolico in
tutte le grandi religioni (dall’acqua del
Battesimo si rinasce a vita nuova), è divenuto nell’ultimo secolo bene prezioso,
specie laddove è carente, come accade
in numerose aree del mondo, spesso
già segnate da arretratezza e povertà.
Anzi, laddove, in Africa o in vaste regioni
asiatiche, l’acqua scarseggia per ragioni
climatiche e geografiche, la povertà
avanza, la miseria ha la meglio sulla
speranza di una vita buona. E in quelle
aree della Terra l’acqua diviene merce
di scambio, motivo di contesa, di lotta, di
guerra. Da ricchezza a dramma. I popoli
imbracciano le armi: l’acqua così non
alimenta il futuro, ma produce la morte.
Eppure l’acqua in sé richiama la vita:
disseta, rinfresca, lava; innaffia i campi
facendo crescere il grano che sfama,
abbevera gli animali... Dove c’è acqua,
c’è abbondanza, per l’ambiente e per
l’umanità. Fa crescere le foreste, produce energia ed è, essa stessa, via di
collegamento, tra città e popoli. L’acqua
è oceani, mari, fiumi e laghi.
Negli angoli più fortunati del mondo
l’acqua si accumula nei pozzi, sgorga
dai rubinetti, zampilla dalle fontane
delle piazze. Ad altre latitudini il diritto
all’acqua “fa acqua”, non si riesce a
garantirne la disponibilità nelle quantità
necessarie agli esseri umani, alle esigenze personali, alle attività economiche.
Così diventa, appunto, merce di scambio
e sorgente di sangue.
Se nel Nord del mondo si discetta
sull’acqua “bene pubblico o privato?”,
nell’emisfero meridionale prevale l’indebita appropriazione da parte di pochi a
danno dei molti. È la legge del più forte.
Il 22 marzo si celebra, come ogni anno,
la Giornata mondiale dell’acqua proclamata dalle Nazioni Unite: il tema del
2014 è “Acqua ed energia”, per accrescere la consapevolezza delle strette
connessioni tra la prima e la seconda.
Ma ormai non è più rinviabile un accordo (una moratoria?) mondiale sull’acqua,
sulla sua democratica disponibilità e sulla sua giusta condivisione. Sarà il tema
dei temi dei prossimi decenni. Perché si
possa brindare, con un sorso d’acqua, al
futuro dell’umanità.
Vita
La
Un futuro pieno
di incognite per
l’Ucraina e la
stessa Crimea,
che con un
referendum
ha deciso
l’annessione
alla Russia
30 Marzo 2014
n. 12
Il difficile puzzle
sulle sponde
del Mar nero
di Angela Carusone
L
a peggiore crisi dalla fine della guerra
fredda. Il consenso
plebiscitario con il
quale la Crimea ha votato al
referendum per l’annessione
alla Russia, e la successiva
dichiarazione di indipendenza
del Parlamento di Simferopoli,
hanno portato a un braccio di
ferro tra Occidente e Russia
che resta fonte di grandissima
tensione.
La situazione resta critica
e in molti si domandano cosa
succederà nel breve e medio
termine. Secondo alcuni analisti, si prospettano tre scenari,
il peggiore dei quali (ma anche
quello ritenuto più improbabile) prevede che Mosca
proceda con l’annessione e
che anche il altre aree orientali dell’Ucraina “possano
verificarsi nuovi scontri, potenzialmente latenti di un conflitto civile esteso”. È possibile,
invece, che nel breve periodo
la situazione attuale possa
cristallizzarsi, “con la formazione di una Crimea de facto
indipendente e sostenuta da
U
no schiaffo alla
politica del presidente Françoi
Hollande e una
vittoria del Fronte nazionale anti-euro condotto con
abilità da Marine Le Pen.
Tra i due risultati elettorali
emerge però eclatante un
altro dato: il forte astensionismo. La partecipazione
al voto è ferma al 64,13%,
con un ulteriore calo del
2,16% rispetto alle ultime
elezioni amministrative
francesi del 2008 che
avevano già segnato un record negativo di affluenza.
Segno inequivocabile della
disaffezione dei francesi
dalla politica e, nella gauche,
sintomo evidente della delusione del suo elettorato
per i due anni di mandato
presidenziale di Hollande.
Si possono leggere così i
risultati dello spoglio delle
schede della prima tornata
elettorale che il 23 marzo
ha chiamato l’elettorato
francese a esprimersi sulle
amministrazioni municipali.
Domenica 30 marzo si tornerà alle urne per il ballottaggio in alcune città chiave
come Parigi e Marsiglia.
Uno schiaffo
a Hollande
Non usa giri di parole, il
Mosca”. L’opzione migliore, e
non del tutto da scartare dopo
gli ultimi sviluppi, prevede un
accordo tra tutte le parti in
campo, compreso l’attuale
governo ucraino e gli attori
esterni (Unione europea, Stati
uniti e Russia) per la creazione
di un sistema federato per
l’ucraina, con la Crimea e le
altre regioni che godrebbero
di una sostanziale autonomia.
Dopo la firma da parte
del presidente russo Vladimir
Putin del decreto che riconosce la Crimea come Stato
indipendente, emerge il timore
dell’annessione della penisola
alla Russia. Ma – sottolineano
gli osservatori – sebbene il
Cremlino nutra molteplici
dall’estero
interessi nell’annettere un
territorio così strategici, ciò
comporterebbe “costi non indifferenti anche per le stesse
casse di Mosca, oltre che tutta
una serie di problemi tecnici
legati anche alla posizione
geografica della stessa penisola”. La Crimea, però, rilevano
gli studiosi, non è una delle
tante repubbliche caucasiche
dal passato movimentato, e
l’influenza indiretta di Mosca,
dovuta alla forte etnia russa
(in buona parte fatta arrivare
nella penisola da Stalin), consentirebbe comunque una
soluzione di compromesso.
D’altro canto, aggiungono,
il governo ucraino ha tutto l’interesse a non istigare
un’escalation, e potrebbe
quindi giocarsi questa carta
per consolidare il resto della
regione.
L’ipotesi considerata ‘migliore’, è quella che conduce
a una situazione mediata tra
le parto coinvolte, vale a dire
la ‘’creazione di una confederazione nella quale la Crimea
rimanga formalmente parte
dell’Ucraina, ma con autonomia su alcuni campi concordati sia in ambito interno sia
internazionale’’. Un accordo è
ANALISI DEL VOTO
Cattolici francesi
lontani dalla politica?
Jérôme Vignon, presidente delle “Semaines Sociales de France”:
“I cristiani pagano oggi un prezzo altissimo: convivere con una politica
debole, poco incisiva, spogliata di grandi valori.
Occorre quindi riabilitare la politica nella comunità cristiana”
di Maria Chiara Biagioni
sociologo francese JeanLouis Schlegel e stronca
il risultato come “un voto
contro i socialisti” e la
politica di Hollande. “Il fatto - spiega - è che fino ad
oggi la sua politica non ha
portato a grandi risultati.
Nessun risultato, per esempio, si è registrato sul fronte dell’occupazione e da
quando i socialisti sono al
governo la disoccupazione
non ha fatto altro che crescere. Contestualmente poi
sono aumentate le tasse
e le tasse vanno a colpire
soprattutto la classe media
che è il grande elettorato
del partito socialista”. È
soprattutto l’elettorato di
sinistra ad aver disertato le
urne. “Si ha l’impressione
che in molte città dove
hanno perso molti voti,
gli elettori di sinistra non
sono andati a votare e che
domenica prossima, molto
probabilmente ci sarà una
loro reazione”. Inutile,
comunque, nasconderselo: per Marine Le Pen è
stato un successo. “Non è
come suo padre -analizza
Schlegel- cerca di evitare
ogni estremismo razzista,
affronta la questione immigrazione portandola, per
esempio, sul piano della
sicurezza. Tema che ritorna
spesso nei suoi discorsi. È
molto prudente e presenta
un’estrema destra ‘stimabile’, cioè politicamente
corretta”. Altro tema sensibile di Marine Le Pen è
“l’Europa, facendo presa
su molti francesi che sono
rimasti delusi. Le Pen propone di uscire dall’Europa
e dall’euro. Non so se la
gente crede davvero che
occorra uscire dall’euro
ma sta di fatto che Le Pen
è la sola che cerca di uscire da un sistema che non
piace più, che ha portato
al Francia alla recessione.
È l’unica che vuole dare un
colpo all’establishment e
questo a qualcuno piace”.
Come Grillo per l’Italia?
“Rispetto a Grillo lei evita
ogni provocazione. Cerca
di presentarsi come qualcuno di molto responsabile,
in grado di governare. E
questa è evidentemente
una carta vincente”.
Appello
all’impegno
dei cristiani
in politica
Anche secondo Jérôme
Vignon, presidente delle
“Semaines Sociales de France”, i risultati della tornata
elettorale sono “l’incrocio
di due fenomeni convergenti: da un lato, una forte
mobilitazione da parte della
destra e, dall’altro, il rifiuto
della politica di Hollande
che ha deluso molti”. Questi risultati e soprattutto il
forte astensionismo dalle
urne richiamano “la disaffezione dei francesi verso
la politica” e lanciano un
avvertimento ai cristiani. “I
cristiani - spiega Vignon - si
erano fortemente impegna-
15
possibile, viene ricordato, ma
richiede da parte di Stati Uniti
e occidente non solo minacce
e sanzioni, ma anche capacità
diplomatiche.Anche la stampa
russa appare possibilista su
questa ipotesi, riportando la
richiesta di Mosca di attivare
un gruppo di contatto internazionale sulla base di una nuova
costituzione federale per
l’Ucraina, senza tuttavia citare
mai lo status della Crimea.
Del resto le incognite su
quanto le sanzioni possano
realmente permettere di uscire dalla crisi restano tante, a
partire dalle divisioni interne
all’Occidente e il timore delle
gravi ricadute economiche
internazionali che potrebbero derivarne. Inoltre, più che
far recedere Mosca dalle sue
intenzioni di annessione della
Crimea, le sanzioni potrebbero incidere nei rapporti di
forza esistenti tra Stati Uniti,
Unione europea e Russia, e
tra quest’ultima e l’Ucraina,
sempre più rivolta a ovest.
Ma il Cremlino deve fare
i conti anche con i costi di
un’eventuale annessione della Crimea, costi stimati dal
giornale russo Moskovsky
Komsomolets in venti miliardi di dollari, per garantire i servizi nella penisola. A
questi, secondo l’ex ministro
dell’Economia russo Kudris,
potrebbero aggiungersi altri
50 miliardi di dollari in uscita
dalla Russia a seguito delle
inevitabili sanzioni. Per non
parlare dell’isolamento internazionale che tornerebbe ad
avvolgere il Cremlino.
ti in politica negli anni ‘60‘70. Poi la loro presenza è
andata sempre più scomparendo. I cristiani hanno
abbandonato la politica
spingendosi su molti fronti
d’impegno nella società
civile a fianco dei poveri,
del Terzo Mondo. Ne pagano, però, oggi un prezzo
altissimo: convivere con
una politica debole, poco
incisiva, spogliata di grandi
valori. Occorre quindi
riabilitare la politica nella
comunità cristiana”. Stessa
lettura anche nell’“edito”
che François Ernenwein
ha scritto per il quotidiano
“La Croix”: “L’astensione
raggiunge ancora una volta
un record in questa prima
tornata elettorale. Questa
caduta di partecipazione
conferma che in occasione
delle elezioni locali, i francesi hanno voluto contrassegnare una distanza con
una vita politica deludente,
dominata in questi ultimi
tempi anche da dibattiti
essenzialmente giudiziari.
Gli elettori hanno pertanto
e indiscutibilmente voluto
punite la sinistra al potere
e il suo bilancio, giudicato deludente in materia
soprattutto d’impiego e
occupazione”.
16 musica e spettacolo
Truffaut, l’uomo
che amava il cinema
I
n questo 2014, il prossimo ottobre, ricorreranno i trent’anni dalla
morte di Francois Truffaut e “Il Sole 24 ore” si è reso
protagonista di questa meritoria iniziativa di portare in
edicola, per undici settimane
consecutive (fino al 3 maggio),
altrettanti titoli truffautiani.
Del resto ricordarne l’immensa figura è d’obbligo ad
ogni quarto anno di decade,
per rammentarci non solo di
quanto è stato importante, di
quanti bei film ci ha lasciato,
ma soprattutto -credo- di
quanto ci manca e di quanto
ancora avrebbe potuto fare,
se avesse avuto la fortuna
di sconfiggere un tumore al
cervello che non gli lasciò
scampo ad appena cinquantadue anni. La sua media era di
un film all’anno e riflettere sul
fatto che noi, oggi, avremmo
potuto avere almeno un’altra
ventina di titoli di Truffaut fa
proprio male. Non minor dolore arreca al cineaffezionato
truffautiano il fatto che non
sono pochi -quasi tutti tra i
santoni della critica militante
S
ono passati 75 anni
da quando la Marvel
comics, nel 1939 alla
vigilia della Seconda
guerra mondiale, lanciò “Toro”,
il primo supereroe a fumetti
di una famiglia che ora conta
più di 8.000 personaggi. Televisione e cinema stanno proponendo oggi, a distanza di quasi
un secolo, un’impressionante e
rinnovata offerta di prodotto:
dalla serie tv “Agents of Shield”
al nuovo “Captain America-The
Winter Soldier” la cui uscita
nelle sale è prevista per il 26
marzo. I critici cinematografici
concordano nell’analisi del
fenomeno: la ricerca di una
nuova spettacolarità fantastica
adatta ai gusti degli adolescenti e, soprattutto, il desiderio
della Disney di produrre utili
dopo il mega investimento
del 2009 stanno producendo
una sorta di saturamento
del mercato. Un’offerta così
abbondante, però, notano gli
analisti, è in contraddizione
con la sostanza della domanda. Portano come esempio il
murales che Mauro Pallotta, un
writer romano, ha dipinto sul
muro di una casa a pochi passi
dal Vaticano. Rappresentava
Papa Francesco in volo con le
sembianze di Superman. Un
modello di supereroe di tipo
inedito, senza le contraddizioni
e le zone d’ombra dei fumetti
della Marvel. Al cinema l’ondata dei Marvel è contrastata
dal successo del film “Son of
God”, una rappresentazione
epica della storia di Gesù. Dati
interessanti in attesa che nelle
sale esca il nuovo film biblico
“Noah” di Darren Aronofsky.
Una collana di 11 dvd
con “Il sole 24 ore”
di Francesco Sgarano
e accademica- quelli che considerano il nostro parecchie
spanne inferiore a Godard,
Rivette o Resnais -ma pure
Rohmer-, perchè, poverini,
affetti da cecità acuta o da
assoluta faziosità critica, non
sanno apprezzare un regista
che parla della vita, con toni
e linguaggi quotidiani e comprensibili, dove i personaggi
parlano, soffrono, si cercano,
si perdono, si capiscono o
si fraintendono. No, Truffaut,
Vita
La
n. 12 30 Marzo 2014
quando due personaggi discutono, non inquadra il bicchiere,
non mostra il ciak del cameramen prima dell’ “azione!”, non
si lambicca in piani-sequenza
chilometrici o in filosofici
silenzi solo per evocare la
poesia. Lui era poesia, ogni sua
inquadratura, ogni sua battuta
in sceneggiatura era intrisa
di qualcosa di intimamente
letterario, quella letteratura
che amava tanto e che aveva
letto da ragazzo nei classici
della collana Gallimard, da
Balzac ad Henri-Pierre Rochè,
da cui trasse i due menage-atrois più famosi non già della
sua filmografia ma di tutta la
storia del cinema:“Jules e Jim”
(una donna tra due uomini),
e “Le due inglesi” (un uomo
conteso da due sorelle).Truffaut morì proprio dopo aver
ridefinito l’edizione originale
di questo intenso film, mutilato nell’uscita del 1971 per
sequenze (la deflorazione di
Muriel) che potevano essere
davvero brutalmente realistiche. Chissà -per tornare
ai ciarlieri da rivista specializzata- se Goffredo Fofi,
critico sanguigno ma spesso
prigioniero del cappio del tuttologo, ha osato proferire una
saggia palinodia di quello che
scrisse molti anni or sono -e
che non gli perdono- cioè che
Truffaut è regista tra i francesi
comunque di seconda fila e
che non riusciva a spiegarsi
perchè gli americani lo idolatrassero. Credo perchè c’è
un senso dello spettacolo nei
suoi film -e solo attraverso
l’attenzione per i personaggi-
PUBBLICO SORRIDENTE
Tornano i supereroi
ma a sbancare
è un film su Gesù
che mai nessun altro regista
ha mai posseduto o nemmeno
eguagliato.Truffaut vuole bene
alle sue creature, anche alla
portiera, al passante per la
strada, non c’è bisogno che
in scena ci sia il suo alter ego,
Antoine Doinel, interpretato
da quel Jeanne-Pierre Leaud,
scritturato a dodici anni per
la parte per essersi presentato così al provino :-Non so
recitare ma mi hanno detto
che state cercando un tipo
beffardo-. Oltre al ciclo dei
film di Doinel, Leaud serve
Truffaut nel già citato “Le due
inglesi” e nel forse un poco
sovrastimato atto morboso
d’amore per il cinema che è
“Effetto notte”, in cui il gusto
per il citazionismo tocca vertici narcisistici, come quelli
dell’odiosamato amico d’infanzia Godard, con cui Truffaut
troncò ogni tipo di rapporto
proprio a causa del successo
commerciale enorme di que-
sta pellicola. L’accusa fu di essersi prostituito alle sirene del
successo, ma i film successivi
di Francois stanno a dimostrare che Godard si sbagliava:
“Adele H”, “Gli anni in tasca”,
“L’uomo che amava le donne”.
Gli ultimi due film, dopo aver
avuto come musa ispiratrice
Catherine Deneuve, sono
interpretati da Fanny Ardant,
che gli dà una figlioletta, Josephine, che non ha ancora un
anno quando Truffaut muore.
Quando voglio riconciliarmi
col cinema e con molte altre
cose, tiro fuori dallo scaffale “I
400 colpi” e, a volte, scorrendo subito alla sequenza finale,
mi guardo, con le lacrime negli
occhi, la corsa liberatoria del
ragazzino verso il mare: lì c’è
l’essenza più pura del cinema, l’emozione più profonda
evocata esclusivamente con
la potenza dello sguardo, con
la verità dell’immagine, con la
sensibilità del cuore.
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“Son of God” s’impone nel botteghino americano
di Rino Farda
Il concetto
di Superuomo
e le sue
contraddizioni
Anche senza scomodare per
l’ennesima volta il “superomismo” di Friedrich Nietzsche,
basterebbe andare a rileggere
una citazione cinematografica.
Bill, il personaggio dark del film
“Kill Bill” di Quentin Tarantino,
dice:“L’elemento fondamentale
della filosofia dei supereroi è
che abbiamo un supereroe e il
suo alter-ego: Batman è di fatto
Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è
di fatto Peter Parker. Clark Kent
è il modo in cui Superman ci
vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole,
non crede in se stesso ed è un
vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman
alla razza umana”. È proprio
il concetto di Doppelgänger,
che nel corso degli anni ha
conquistato un potere crescente
nella costruzione dei personaggi
della Marvel, che finisce per
scontrarsi con la domanda di
un pubblico che in piazza San
Pietro acclama invece un “eroe”
senza ombre o ambiguità.
Il ritorno
di Jesus Christ
Superstar
“Son of God” è stato tratto
da una serie televisiva che lo
scorso anno su History Channel,
negli Usa, ha fatto registrare 10
milioni di spettatori a puntata.
Nonostante le polemiche, il
successo crescente di film biblici,
che si scontra con l’offerta di
supereroi, sembra nascere da
una domanda del pubblico,
non indotta da strategie di
marketing. “È ovvio che accada:
Cristo è la figura più importante
degli ultimi duemila anni, è alla
base della civiltà occidentale,
interessa tutti”, dice Reza Aslan,
docente di storia delle religioni.
Secondo il cardinal Paul Poupard, autore di decine e decine
di testi di teologia, “non si può
che registrare un interesse
crescente da parte del cinema
verso il tema religioso. È la
magnifica attrazione che Cristo
esercita ancor oggi sull’uomo. Se
poi i risultati non sono del tutto
ortodossi non bisogna farsene
un problema. L’uomo è imperfetto e la sua vita è un viaggio non
sempre facile verso la santità”.
Il fenomeno
delle comic
strip che dura
nel tempo
Il ritorno dei supereroi che il
marketing della Disney sta
cercando d’imporre al mercato cine e tv, nonostante la
domanda di sacro da parte
del pubblico, ha origini lontane. Ne aveva parlato anche
Umberto Eco, già nel 1964.
“Che le comic strips vengano
lette, almeno negli Stati Uniti
[...] dagli adulti più che dai
ragazzi, è fenomeno assodato;
che dei comic books vengano
prodotti circa un miliardo di
copie all’anno nei soli Stati
Uniti, ci è rivelato dalle statistiche [...]. Che infine questa
letteratura di massa ottenga
una efficacia di persuasione
paragonabile solo a quella
delle grandi raffigurazioni
mitologiche condivise da tutta
una collettività, ci viene rivelato
da alcuni episodi altamente
significativi”. Fra le poche luci
e le molte ombre dei Supereroi
e la limpidezza della domanda
di sacro del pubblico, lo scontro
è appena agli inizi.
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CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 26 MARZO 2014
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