Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia CONTIENE I.P. È LaVita dal 1897 G I O R N A L E possibile mettere un po’ d’ordine nel settore più discusso e controverso della vita pubblica, in cui, anche di diritto, ma soprattutto di fatto, regnano la più grande confusione e le ingiustizie più scandalose? Parliamo naturalmente dell’ordine morale, l’unico che a noi interessa, lasciando allo stato l’incombenza di formulare leggi giuste e adeguate in questo difficile e delicato campo della vita associata e di garantire la loro osservanza indistintamente da tutti. Un impegno sempre più difficile nelle sempre più complesse condizioni della nostra società, dinanzi alle quali anche i governi più agguerriti mostrano le loro quasi invincibili incapacità. Un campo dove chi può si arroga il diritto di fare come più gli aggrada e dove gli stati trovano enormi difficoltà a emettere leggi giuste, razionali, adeguate e soprattutto a garantire la piena e universale loro osservanza. A queste condizioni, l’ubbidienza rischia di apparire una colossale ingenuità e la non-osservanza una necessaria furbizia. La morale cristiana ha qualcosa di molto preciso da dire in questo campo. A giudizio comune, le imposte hanno una doppia funzione: quella di garantire i servizi generali di cui gode ogni cittadino e, si direbbe soprattutto, quella di rendere possibile una redistribuzione di ricchezza fra i diversi e disuguali componenti di una società marcata da enormi dislivelli. Una funzione, questa seconda, che permette la creazione e la conservazione del cosiddetto stato sociale, che rimane una delle più belle realizzazioni dei nostri tempi e che non può non avere l’appoggio incondizionato della comunità cristiana. Si può trattare di un’assistenza indiretta, ma anche di una assistenza diretta in denaro in casi di bisogno. Si tratta semplicemente dell’applicazione del principio di solidarietà, che domina la concezione dello stato secondo lo spirito cristiano, e negata dai fautori dell’individualismo, economicamente sistemato e codificato nelle concezioni neoliberiste, che dall’America e dall’Inghilterra sono arrivate fino a noi, purtroppo con la complicità di buona parte del popolo cristiano. I moralisti cattolici riconoscono nella funzione redistributiva la preminente funzione delle tasse. Pensieri, questi, che non dovrebbero suscitare problemi di sorta, specialmente fra i cristiani. “Tutti siamo responsabili di tutti”, ha detto con forza Giovanni Paolo II in uno dei suoi più impegnativi documenti sociali. Il solidarismo è l’anima di fondo dell’intero ordinamento societario, se questo intende fare propri i principi dell’equità e della solidarietà e, più che mai, lo spirito del Vangelo. Ne viene di conseguenza che il pagamento delle tasse è uno stretto obbligo morale, un dovere integrante del comandamento “Non rubare”, 12 Anno 117 C A T T O L I C O 30 MARZO 2014 T O S C A N O Il tormentone delle tasse che la coscienza cristiana (anzi la coscienza onesta di cui può essere in possesso anche il non credente) deve rispettare scrupolosamente. Anzi c’è da dire che chi manca al proprio dovere commette due colpe in contemporanea: primo, perché rifiuta di dare quanto gli è giustamente richiesto e, secondo, perché costringe coloro che pagano (si sa, fra l’altro, che alcune categorie non possono evadere) sono costretti a pagare di più per poter realizzare gli scopi che uno stato ben ordinato si prefigge. Su questo punto la morale cattolica non è mai venuta meno: trattandosi di un furto vero e proprio, chi ha mancato ai suoi doveri è obbligato alla restituzione. Ma quanto la prassi è lontana da questi principi! È vero, la tassazione può essere anche ingiusta e ognuno potrebbe essere tentato di farsi giustizia da sé. Una tentazione comprensibile, se vogliamo, ma una pessima soluzione quella prospettata, perché, se si apre il varco alla legittimità dell’iniziativa decisionale dei singoli contribuenti in un campo così delicato e interessato, si finisce fatalmente a una situazione di disordine organizzato, pressappoco come quella in cui ci troviamo, togliendo allo stato ogni possibilità di intervento sia decisionale che correttivo. La soluzione giusta sarebbe quella di porre il problema e darsi da fare perché la legislazione in corso possa essere migliorata. Una possibilità che dipende, forse in uguale misura, dalla intraprendenza dei cittadini e dalla capacità di ascolto e di sensibilità da parte di coloro che governano. Un’ultima avvertenza è imposta ancora dalla considerazione della dif- LA CITTà OGGI e1,10 1,10 e ferente situazione patrimoniale dei vari contribuenti. La giustizia appare sostanzialmente salvata soltanto se la tassazione è progressiva (i ricchi dovranno pagare in proporzione maggiore di quanti posseggono meno) e se si eliminano fino ai limiti del possibile le cosiddette tassazioni indirette, che colpiscono ricchi e poveri in maniera uguale. Norme elementari di giustizia distributiva che riguardano indifferentemente tutti i cittadini. Il cristiano potrà aggiungere la considerazione del superfluo che, per la tradizione cattolica, appartiene di diritto a chi manca del necessario per una vita normale e dignitosa. Ma quanto è lontano il mondo dei principi da quello della realtà! Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Giordano Frosini consiglio permanente della cei Riflettere sulla città che con l’andare del tempo ha perduto i suoi connotati istitutivi, è un dovere permanente della comunità L’analisi approfondita della miseria materiale morale e spirituale del nostro paese al centro dell’attenzione dei vescovi PAGINA 2 PAGINA 5 LA VENTILATA SECESSIONE DEL VENETO prometeo incatenato dagli atei Con piacere pubblichiamo un articolo del nostro collaboratore Andrea Vaccaro pubblicato dal quotidiano Avvenire e successivamente ripreso dall’Osservatore Romano PAGINA 3 Il disagio c’è, ma la soluzione non è l’indipendenza PAGINA 13 IL VOTO FRANCESE Uno schiaffo alla politica del Presidente, una vittoria del Fronte nazionale anti-euro, un problema aperto per l’intera Europa PAGINA 15 2 primo piano Discutere sulla città è sempre opportuno, alla ricerca delle ragioni profonde della sua istituzione. Con l’andare del tempo questa grande conquista dello spirito umano ha perduto la freschezza dei suoi connotati. Su di essi dobbiamo riflettere n. 12 30 Marzo 2014 UN DIBATTITO ATTUALE La città della solidarietà di Giordano Frosini A nche se appar tiene al mondo delle nostre prime esperienze, non è affatto facile racchiudere il concetto di città in una definizione rigida e formale. Una descrizione sufficiente, ma certamente non esaustiva, ci è offerta dai dizionari e dalle enciclopedie. Così leggiamo nella diffusissima Enciclopedia Zanichelli alla voce relativa: “Insediamento umano stabile e di vaste dimensioni, caratterizzato dall’accentramento della popolazione e delle funzioni amministrative, direttive, economiche, culturali, produttive secondarie (industrie, artigianato) e terziarie (servizi). Esercita la sua influenza sul territorio circostante, da cui dipende tuttavia per l’approvvigionamento di alimenti e materie prime. Le caratteristiche e la struttura della città dipendono dal prevalere di una o più delle suddette funzioni, oltre che dai fattori geografici, topografici, sociali e politici che ne hanno determinato la localizzazione. La crescita progressiva mediante l’addizione di nuovi insediamenti attorno a un nucleo preesistente (centro storico) ha determinato diverse forme di sviluppo spesso lasciate al caso o alla conformazione geografica dei luoghi, alla disposizione delle attività prevalenti, alle maggiori vie di comunicazione, oppure guidate in modo più o meno stretto dall’autorità locale in base a un progetto preciso”. Perché è nata la città Si tocca con le ultime parole uno dei problemi più spinosi che hanno tormentato la mente degli amministratori locali dei nostri giorni. Dobbiamo ricordare a questo proposito quanto ha affermato uni dei più noti urbanisti italiani, L. Benevolo, secondo il quale l’urbanistica è arrivata troppo tardi per dettare le sue leggi in modo efficace e molte volte la sua funzione si è limitata e si limita purtroppo a rimediare i non piccoli guai operati dal passato. Un campo, questo, tuttavia, sempre aperto alla ricerca dell’uomo; un punto di necessaria collaborazione fra gli amministratori e i tecnici. La Pira è esemplare anche in questo, perché operò continuamente ed efficacemente con il grande G. Michelucci. Ma la ricerca spinge oltre. Si incontrano nella storia descrizioni-definizioni della città che si aprono a orizzonti più vasti e suggeriscono pensieri impegnativi per i suoi abitanti e i suoi amministratori. Così per Platone, istituendo la polis, l’uomo è uscito da una situazione di insicurezza aculturale ed è entrato nella via di una evoluzione ulteriore. Per Aristotele la città è la “società perfetta”, perché capace di soddisfare tutte le Vita La esigenze spirituali e materiali dei suoi abitanti; la sua definizione dell’uomo zoon politikòn significa propriamente “animale cittadino”. Questi concetti saranno ripresi e approfonditi da Tommaso d’Aquino che, sorprendentemente, si è interessato a lungo della città nel De regimine principum e nel commento alla Politica di Aristotele e che rimane a capo di una scuola, a cui fa riferimento, forse attraverso la mediazione del domenicano Remigio de’ Girolami, anche Dante Alighieri. Nota caratteristica dell’aquinate è il concetto di amicizia: la città si basa e si salda nell’amicizia reciproca dei cittadini. L.B. Alberti pensa alla città come a una grande casa e alla casa, a sua volta, come a una piccola città. “Nella casa -egli dice- l’atrio, la sala e gli ambienti consimili devono essere fatti allo stesso modo che in una città il foro e i grandi viali”. Città a misura d’uomo, si direbbe, ambiente domestico e familiare. A questa città che ha il suo centro nella persona La Pira darà il suo consenso e il suo plauso. In qualche modo noi siamo ancora (dobbiamo essere) debitori di queste concezioni. Nel sec. XVI G. Botero, nel suo originale trattato dedicato a Le cause della grandezza e della magnificenza delle città, aggiunge alla definizione una nota suggestiva, quella della gioia: “Città -egli dice- si addimanda una ragunanza d’uomini ridotti insieme per vivere felicemente”. Alla ricerca di una definizione Tratti di penna che arricchiscono la concezione della città con intuizioni e suggestioni sulle quali dobbiamo tornare a riflettere seriamente, se vogliamo ritrovare le ragioni ultime di questo piccolo microcosmo che è la città e risollevarla dalle cadute e dalle deficienze che nel tempo l’hanno corrotta e impoverita. Nel passato e nel presente non sfugge a nessuno l’importanza della città per l’elaborazione e la diffusione delle idee e delle culture. In essa sono maturati normalmente i grandi movimenti di pensiero, gli stimoli del progresso, le rivoluzioni che hanno cambiato la faccia della società. Le città sono una fucina naturale e un centro permanente di diffusione. I paesi vivono normalmente di riporto, le città creano e intorno a sé suscitano consenso. La prima comunità cristiana ha dato a questo proposito una lezione esemplare alle generazioni successive: essa si occupò anzitutto delle città, per essere esatti delle grandi città, e soltanto di riflesso e in un secondo momento della campagne circostanti. Una lezione in particolare per la Chiesa di oggi, che sembra aver perso quasi del tutto il suo coraggio cittadino. La comunione è la categoria su cui mettono soprattutto l’accento le utopie della città anche prima, ma soprattutto dopo l’avvento dell’era cristiana. Si potrebbe parlare semplicemente di utopie, perché i progetti utopistici si insediano normalmente dentro le mura di una città. E’ un dato di fatto che fa ancora pensare: “Da Platone a Péguy con la sua Città armoniosa, a Saint-Exupéry con la sua Cittadella, a Tommaso Moro, a Jean Bodin, a Campanella, i moralisti si sono dilettati a rappresentare l’umanità ideale nella forma di una città perfetta” (J. Comblin). La lezione che sta sotto appare evidente: gli uomini tendono naturalmente alla comunione, alla comunicazione, alla condivisione; hanno bisogno gli uni degli altri. E la città diventa per questo il luogo ideale della fraternità umana. Sarà soprattutto questo il motivo per cui gli autori cristiani (se si vuole, cominciando dalla Bibbia) hanno apprezzato e considerato la città come un momento necessario della costruzione della società umana. Fra tutti, ricordiamo C. Péguy, l’autore de La città armoniosa, la città, cioè, della fratellanza, dell’uguaglianza, della comunione: “I cittadini della città armoniosa -scrive- sono buoni cittadini, cioè amano meglio che possono la città di cui sono cittadini. I cittadini della città armoniosa sono insieme concittadini nella città; sono buoni concittadini, cioè amano meglio che possono i cittadini di cui sono concittadini”. In essa non c’è rivalità, gelosia, se si vuole nemmeno giustizia, perché addirittura si è al di là di essa. “Così i cittadini nella città armoniosa non sanno cosa sia ciò che nella società borghese chiamano offerta e domanda, vendita e acquisto dei prodotti, ciò che in essa chiamano autorità commerciale degli individui e dei governi”. E le anime individuali si fondono insieme fino a diventare un’anima collettiva. Tale è la città dell’utopia. Un richiamo che ci raggiunge all’interno del nostro individualismo come critica e come sprone al suo superamento. In linguaggio cristiano si dirà che l’uomo è persona, cioè apertura, dialogo, relazione, e non individuo ermeticamente chiuso in se stesso. Almeno per il cristiano il termine “individuo” andrebbe quasi dimenticato. Solidarietà, anima della città La solidarietà è il punto di massima attenzione di tutti i cultori delle utopie della città. La città solidale è la città riuscita. La città abbandonata all’individualismo dei singoli e dei gruppi, la città sparpagliata senza punti di coagulo e di riferimento comune è la città che vien meno a se stessa, l’anticittà. Gerusalemme o Babele, dando per scontato che le utopie sono generalmente nate dallo studio del libro della Bibbia, in particolare dell’Apocalisse. Gerusalemme porta scritto nel suo nome stesso il suo destino: “città della pace”, della concordia, della comunione, della fraternità estesa a tutti i suoi abitanti. La comunione è il fine ultimo dell’umanità, il punto Omega verso cui, sospinti da una forza divina immanente, ascendono i secoli e i millenni. La città dell’uomo è prefigurazione, anticipo, preludio della città del cielo.Tappe intermedie verso la città definitiva: le nostre città “son corpo della città di Dio”, cantava C. Péguy, il poeta della città armoniosa, a cui La Pira ispirava il suo pensiero e la sua azione. Le nostre città non sono certamente in queste condizioni. La loro costruzione è un impegno che non finisce mai. Le città non sono, le città divengono. La realizzazione della loro definizione è sempre un’opera incompiuta. Mai finite le nostre città nemmeno da un punto di vista materiale e architettonico, men che mai terminate da un punto di vista spirituale e morale. Le città sono vive, diceva La Pira e tutte quante le realtà viventi, per rimanere tali, si rinnovano con l’andare del tempo. Un bel programma che dovrebbe ispirare tutti gli ordini del giorno delle sedute dei consigli comunali e tutti i pensieri di coloro che vi prendono parte. Tutto dovrebbe convergere verso questo scopo, che rimane il punto di riferimento degli amministrati e degli amministratori. Anche gli operatori pastorali dovrebbero sempre agire con questi intendimenti. I vescovi brasiliani hanno presentato bene questo programma, quando hanno affermato che è compito di tutti trasformare l’interdipendenza incosciente e forzata, frequente, anzi normale, nelle nostre città, in interdipendenza cosciente tra fratelli. Un impegno ancora facilmente realizzabile nelle piccole città, nelle città a misura d’uomo, più difficile e bisognoso di ulteriori mediazioni nelle città più grandi, che non di rado pagano la loro crescita con la perdita degli elementi fondamentali e caratteristici della città come tale. Le odierne megalopoli sono ancora città oppure ammasso caotico e anonimo di case, di strade, di piazze senza respiro e senza un ordine razionale e affettivo? Custodire le città, difenderle nella loro intimità, riportarle, per quanto è possibile, nei limiti costitutivi e originali rimane il compito fondamentale di tutti coloro che, da qualsiasi punto di vista, si interessano di esse. Le città non sono per definizione semplici agglomerati di costruzioni affastellate e slegate fra loro, ma realtà organiche e armoniose, con un loro principio ispiratore e un’anima che le vivifica e le unifica nella loro complessità e molteplicità. Città salda e compatta, definisce Gerusalemme il Salmo 122, con una traduzione però approssimativa. Il testo della Volgata parlava di “participatio in idipsum”, cioè di convergenza da parte di tutti verso lo stesso fine e le stesse mete. Erano questi i testi su cui La Pira costruiva la sua altissima concezione della città. La Gerusalemme terrestre è l’immagine della Città celeste, dalla cui contemplazione e imitazione sono nate le nostre città. Le città che abbiamo ereditato dal nostro passato, raccolte intorno a un centro geografico, al cui interno spiccano la cattedrale e i palazzi del potere e verso cui tendono, come tanti ruscelli verso la foce, tutte la vie del complesso urbanistico. Le città moderne, Brasilia per esempio, non sono state capaci di imitare del tutto il modello antico. La perdita del centro fisico ha generato di conseguenza la perdita del centro culturale e morale. La solidarietà si esprime anche nell’affetto. La canzone “La porti un bacione a Firenze” esprime molto bene tutto questo. La Pira traduceva questi sentimenti con parole suggestive e commoventi: “Amatela questa città come parte integrante, per così dire, della vostra personalità.Voi siete piantati in essa, in essa saranno piantate le generazioni future che avranno da voi radice: è un patrimonio prezioso che voi siete tenuti a tramandare intatto, anzi migliorato ed accresciuto, alle generazioni che verranno. Ogni città racchiude in sé una vocazione e un mistero: ognuna di esse è da Dio custodita con un angelo custode, come avviene per ciascuna persona umana. Ognuna di esse è nel tempo una immagine lontana ma vera della città eterna… Amatela, quindi, come si ama la casa comune destinata a noi ed ai nostri figli. Custoditene le piazze, i giardini, le strade, le scuole… Fate, soprattutto, di essa lo strumento efficace della vostra vita associata: sentitevi attraverso di essa, membri di una stessa famiglia: non vi siano fra voi divisioni essenziali che turbino la pace e l’amicizia: ma la pace, l’amicizia, la cristiana fraternità, fioriscano in questa città vostra come fiorisce l’ulivo a primavera”. Vita La 30 Marzo 2014 3 n. 12 DA “AVVENIRE” DI SABATO 22 MARZO Ripreso da “osservatore romano” di domenica 23 marzo Prometeo, incatenato dagli atei Prometeo: invettive Prometeo: prefigurazioni La Grecia e le intuizioni precristiane di Simone Weil -applicazione moderna della dottrina di san Giustino il Filosofo sui logoi spermaticoi- è costellata da richiami ad un Prometeo “cristiano” (“Prometeo è senza riparo, esposto alle intemperie; l’Amore anche”; “Prometeo è l’agnello sgozzato dall’inizio del mondo” ...). Meno nota, ma non meno notevole, è la riflessione di un giovanissimo Hans Urs von Balthasar nella sua Apocalisse dell’anima tedesca (1936, rielaborazione della tesi di dottorato): “sarebbe naturale passare immediatamente dalla sublimità greca a quella cristiana, passare ad esempio da Prometeo, benefattore degli umani, ma avversario dei nuovi dei, che viene crocifisso a una roccia dai due sicari di Giove, al processo giudiziario che si svolge nelle tenebre divine sul Golgota.Tuttavia, l’accesso più sicuro a Cristo passa ancora per l’Antico Testamento”. Verso quale divinità sono dirette le invettive dei vari Prometeo moderni? In Pandora di Voltaire, Prometeo combatte contro un Giove giansenista, “tiranno e capriccioso”, che sarà vinto dalla Legge dell’Amore. Le accuse gridate alla divinità dal Prometeo di Goethe sono precise: “Hai forse mai alleviato il dolore / a chi ne era carico? / Hai forse mai asciugato le lacrime / agli angosciati?”, ma certamente non riguardano un Dio che si è fatto povero con i poveri e sofferente con i sofferenti. Il Prometeo disciolto di Shelley urla la sua “maledizione infinita, come lo è l’universo, e come sei tu nell’angosciosa tua solitudine!”, che non può raggiungere un Dio che è relazione trinitaria. Per quanto infuocati siano gli strali dei Prometeo moderni (e dei loro autori), è arduo sostenere che abbiano come bersaglio il Dio del Vangelo.Tra Prometeo e i cristiani non sembrano sussistere, reciprocamente, motivi di inimicizia. “S ono venuto a portare il fuoco sulla Terra. E quanto vorrei che fosse già acceso”: parole di Gesù o di Prometeo? Il mito di Prometeo continua ad ispirare espressioni artistiche e variazioni interpretative (solo nel 2013 si contano ancora, in Italia, tre libri dedicati al tema e due rappresentazioni teatrali), eppure nella cultura contemporanea sembra essersi cristallizzato, anche linguisticamente, il solo significato di auto-salvezza umana (“arroganza prometeica”) in chiave anti-religiosa. Questo dato non può non suscitare, teologicamente, dispiacere e disagio, specie nel ricordare, con nostalgia, i bei tempi antichi che videro la profonda amicizia tra Gesù (leggasi: i cristiani) e Prometeo. Chiamarla “amicizia” è perfino dire poco, dal momento che, sin dai primi secoli, taluni autori cristiani giungono a parlare di Prometeo come di una prefigurazione cristologica all’interno della religione (mitologia) greca. Una sorta di Quinto Canto del Servo che proviene dal mondo delle Genti, con innegabili discrasie (di cui neppure il testo di Isaia è, in realtà, esente), ma anche con sorprendenti “assonanze messianiche”. Il Prometeo incatenato di Eschilo è il dio elevato tra la terra e il cielo, alla vista di tutti, immobilizzato e agonizzante, “perché amò i mortali oltre misura”; è “un dio che soffre a causa degli dei”, si potrebbe dire in nome della vecchia Legge divina del Sinedrio; è il giusto deriso e sfidato a liberarsi dal supplizio in virtù del proprio sedicente potere. La voce di Prometeo, così, preludeva alla verità, ma non fu compresa perché la pedagogia divina disseminava, ma non ancora raccoglieva la Rivelazione perfetta e pertanto gli astanti – come recita la versione eschilea ai versi 447-8 – “avevano occhi e non vedevano/ avevano orecchie e non udivano”. Addizionando le “assonanze” eschilee non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell’ingegno e del coraggio dell’essere umano alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno. Parola di Concilio: Gaudium et spes n. 34. Andrea Vaccaro Dopo la sua ascesa al cielo, Efesto incatena Prometeo (Dirck van Baburen, 1623) con il motivo tipicamente ovidiano di un Prometeo “plasmatore del primo uomo”, Tertulliano (a nome di molti) non indugiò a tirare le somme e a dichiarare, sia nell’Apologeticum (XVIII, 2) sia nell’Adversus Marcionem (I, 1, 4), che l’unico Dio era il “vero Prometeo”. La figura di Prometeo diviene a tal punto simbolo cristiano da accompagnare e proteggere il viaggio nell’aldilà in numerosi fronti di sarcofago, come ad esempio quello del 220 d. C. appartenente all’antica collezione Borghese, ora al Louvre, oppure quello della cripta della Chiesa di Saint Honorat (240 d. C.) addirittura per la sepoltura del vescovo Ilario, o quello esposto nei romani Musei Capitolini, risalente al 300 d. C. Commentando quest’ultima scultura, lo storico Edgar Quinet, nel suo Il mito di Prometeo nei suoi rapporti con il cristianesimo (1838), parla ragionevolmente del titano come del “profeta di Cristo nell’antichità greca” e lo storico dell’arte Robert Tuncan, nella sua Note sur le sarcophage “au Promethée” (1988), interpreta il fuoco consegnato agli umani, molto al di là del tradizionale “dono tecnologico”, come l’insufflazione dell’anima immortale. La prima ampia metà del secondo Millennio vede la deflagrazione dell’abbraccio cristiano a Prometeo. La preziosa miniatura che illustra un manoscritto dell’Ovide moralisé (tra il 1316 e 1328) nella biblioteca di Lione propone, nello sfondo classico della Creazione, Dio Padre, a destra, nell’atto di dar forma all’Universo e Prometeo, a sinistra, che dà vita ad una figura umana distesa al suolo. Tra il 1433 e il 1445, Prometeo entra anche nel cuore della cristianità, fermandosi sulla sua soglia, ovvero sulla porta bronzea della Basilica di san Pietro, dove Antonio Averlino, detto Il Filarete, scolpisce, su committenza di papa Eugenio IV, un Prometeo intento a formare il primo uomo. Poi è la volta, sullo stesso soggetto, del Parmigianino, del Guercino, della Scuola del Sansovino, per una rassegna splendidamente offerta dal sito www.iconos.it (Cattedra di iconografia, Università La Sapienza) che ha al suo culmine l’illustrazione di Bernard Salomon La creazione dell’uomo del 1557, ove un maestoso Prometeo con barba bianca e corona si protende su Adamo, allungando l’indice della mano destra per toccargli una spalla, in un “significativo riadattamento” (Olga Raggio) della Creazione di Michelangelo. Dall’arte alla filosofia, nel 1609 Francesco Bacone, senza tentennamenti, nel De sapientia veterum, può ancora dichiarare che “Prometeo indica in tutta certezza ed evidenza la Provvidenza divina”, sottolineando i “molteplici spunti che, con mirabile concordanza, alludono ai misteri della fede cristiana”. Bacone, tuttavia, è stato uno degli ultimi autori cristiani naturaliter amico di Prometeo. Si apriva, infatti, l’epoca del “grande purtroppo”, cioè l’incredibile e improvvida incomprensione tra scienza e teologia. Una frattura che è ancora, storicamente, là dall’essere resa comprensibile, ma che, negli effetti, vide molti “figli” illustri allontanarsi da Madre Chiesa e riporre in valigia, tra le altre cose, anche il mito di Prometeo. E nel ’700 torna fuori un Prometeo dai connotati irriconoscibili. In un crescendo “ateistico” che dall’Illuminismo giunge fino a noi si staglia il Prometeo di Voltaire “simbolo dell’eterno divorzio tra la Terra e il Cielo”; il Prometeo di Goethe, che accusa la divinità di accidia dinanzi alla sofferenza umana; l’“ateo guerriero” di Percy Bysshe Shelley che pur sulla croce sfida Giove (e non a caso seduce i gusti di Giulio Giorello nel suo Prometeo, Ulisse, Gilgamesh); il Prometeo che si guadagna “il primo posto tra i santi e i martiri” nello speciale calendario filosofico del giovane Marx. Il punto più basso del rapporto tra Prometeo e la religione doveva però ancora essere toccato ed è accaduto in tempi più recenti allorché, dinanzi all’esponenziale incedere della genetica e di altre “diavolerie” tecnologiche, molti filosofi, nel cui coro si distingue bene la voce di Hans Jonas, accusano le arroganze, le pretese e gli impeti prometeici di condurre ineluttabilmente verso l’apocalisse. Con una strana corsa a ritroso, Prometeo, da prefigurazione di Cristo elargitore di doni, si è trasformato nell’Adamo disobbediente che vuol diventare onnipotente a dispetto di Dio, suscitandone l’ira. È una parabola ermeneutica che, teologicamente, amareggia molto perché i cristiani Poeti Contemporanei Riflessioni Tu mi chiedi chi siamo cos’è l’amicizia come liberarsi dalle catene del dubbio e iniziare il cammino che conduce al vero. Troppe domande mia cara amica, io non ti so rispondere troppo spesso mi lascio trascinare da pensieri ed azioni che conducono in mezzo ad un deserto. Posso soltanto ricordare l’ammonimento di Socrate e del santo filosofo d’Ippona: è dentro di noi che dobbiamo indagare! Oltre la nebbia delle passioni, il fumo delle idee confuse, la polvere accumulata dal vento dello scetticismo, i macigni rotolati dalla tempesta degli errori, c’è un grumo di vissuti dentro il quale armati di tempo (e di pazienza) d’umiltà e cuore puro possiamo scorgere pagliuzze di verità, impalpabili riflessi dell’immagine dell’Unico Eterno. Orazio Tognozzi 4 attualità ecclesiale n. 12 30 Marzo 2014 LA DOMENICA DEL PAPA Francesco annuncia la “24 ore per il Signore” (27/28 marzo) di Fabio Zavattaro I l pozzo, una donna, l’incontro. Ruota attorno a questi tre elementi il Vangelo della terza domenica di Quaresima. Il primo, il pozzo, nella tradizione dell’antico Testamento è il luogo dove avviene l’incontro tra un uomo e una donna, il luogo del fidanzamento. Così l’immagine che Giovanni ci propone è ancora una volta un rimando alla tradizione dei libri che hanno preceduto il nuovo Testamento. Ma di più, in questo incontro tra Gesù e la donna, una samaritana - cioè appartenente a una comunità con la quale non vi era dialogo perché considerata dai giudei scismatica, non avvicinabile - vi è un superamento di pregiudizi, di ruoli. Il racconto inizia con la richiesta di Gesù, seduto al pozzo e affaticato per il viaggio, rivolta alla donna: “dammi da bere”. Non dice ho sete, ma chiede un coinvolgimento dell’altro. Non teme di parlare alla donna - Gesù non ha paura, dice il Papa all’Angelus, non si ferma mai davanti ad una persona per pregiudizi - ma vuole instaurare con lei un dialogo, e in questo modo “supera le barriere di ostilità che esistevano tra giudei e samaritani e rompe gli schemi del pregiudizio nei confronti delle donne”. Quel “dammi da bere” è l’inizio di un dialogo schietto, mediante il quale Gesù “con grande delicatezza, entra nel mondo interiore di una persona alla quale, secondo gli schemi sociali, non avrebbe dovuto nemmeno rivolgere la parola”. In questo modo “la pone davanti alla sua situazione, non giudicandola ma facendola sentire considerata, riconosciuta, e suscitando così in lei il desiderio di andare oltre la routine quotidiana”, dice Francesco. Il pozzo, poi, pone in evidenza il desiderio dell’acqua. La donna ha con sé l’anfora che quotidianamente riempie proprio all’antico pozzo a Sicar; Gesù è fermo e stanco. Entrambi hanno sete: cercano l’acqua, ma trovano altro. Gesù incontra la donna, di cui conosce la storia; lei incontra il Signore, ma non conosce ancora di quale sete deve saziarsi. Con quel “dammi da bere” inizia così l’incontro e la donna apre gli occhi: Gesù le chiede da bere per mettere in evidenza la sete che c’era in lei, una sete che non è solo di acqua, è sete di incontro, di relazione. Infatti la donna è trasformata, lascia la sua anfora e corre a raccontare l’esperienza straordinaria dell’incontro, forse con il Messia: “era andata a prendere l’acqua del pozzo - dice Francesco all’Angelus - e ha trovato un’altra acqua, l’acqua viva della misericordia che zampilla per la vita eterna”, l’acqua che cercava da sempre. Corre al villaggio che la giudicava e la rifiutava, per dire che ha incontrato chi le ha cambiato la vita, il Messia. “Perché ogni incontro con Gesù - afferma ancora il Papa - ci cambia la vita. Sempre è un passo più avanti e un passo più vicino a Dio”. Il Vangelo ci racconta anche la meraviglia dei discepoli, il Maestro che parla con quella donna, “ma il Signore è più grande dei pregiudi- Ecco la “festa del perdono” N ella sua prolusione ai lavori del Consiglio permanente della Cei, il presidente cardinale Angelo Bagnasco tra i vari argomenti affrontati ha anche parlato della cosiddetta “teoria del gender” con la quale si cerca nelle scuole italiane di “instillare nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre...”. Ha poi definito il “gender” “una vera dittatura che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come astrazione”. Sull’argomento abbiamo intervistato il sottosegretario al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Gabriele Toccafondi. Sembra che i temi del “gender” e delle associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), incaricate dall’Unione nazionale antidiscriminazione razziale per la campagna sul “contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale”, non smettano di fare capolino nelle cronache. Che dire di quanto sta avvenendo? “La scuola e i nostri ragazzi hanno bisogno di tante cose per migliorare la situazione, ma di una cosa la scuola non sente affatto bisogno, ovvero quella di diventare luogo di scontro ideologico. La lotta ad ogni discriminazione è doverosa e va combattuta nelle scuole insieme ai ragazzi e ai loro genitori, ma nessuno può utilizzare la lotta alla discriminazione per portare altro. Inoltre ritengo che ogni qualvolta sia interessata l’educazione siano da coinvolgere i genitori o le rappresentanze dei genitori all’interno della scuola. I genitori, anche per la nostra Costituzione, hanno il diritto- Vita La zi, per questo non ebbe timore di fermarsi con la Samaritana”. E lei, trasformata dall’incontro, lascia la sua anfora. Ecco cosa chiede Francesco, che ognuno lasci da parte la propria anfora “simbolo di tutto ciò che apparentemente è importante, ma che perde valore di fronte all’amore di Dio”. Tutti, dice il Papa, abbiamo una o più anfore; lasciamo la nostra anfora “un po’ da parte e col cuore sentiamo la voce di Gesù che ci offre un’altra acqua, che ci avvicina al Signore”. È l’acqua del battesimo, che ci aiuta a riscoprire l’importanza e il senso della nostra vita cristiana, e testimoniare la gioia dell’incontro con Gesù: “ogni incontro con Gesù ci cambia la vita, e anche ogni incontro con Gesù ci riempie di gioia, quella gioia che viene da dentro”. Un incontro che Papa Francesco chiede di rinnovare venerdì 28 e sabato 29 in uno speciale momento penitenziale, chiamato “24 ore per il Signore”: celebrazione in san Pietro il pomeriggio di venerdì, con il Papa che confesserà alcuni fedeli, e poi nella serata e nella notte alcune chiese del centro di Roma saranno aperte per la preghiera e le confessioni.“Sarà - dice Francesco - la festa del perdono”. “Nei libri sul gender una lettura partigiana della realtà” Dopo la ferma posizione espressa dal cardinale Angelo Bagnasco, interviene il sottosegretario al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Gabriele Toccafondi:”La lotta ad ogni discriminazione è doverosa e va combattuta nelle scuole insieme ai ragazzi e ai loro genitori, ma nessuno può utilizzare la lotta alla discriminazione per portare altro’’ di Luigi Crimella dovere di educare i propri figli e devono sapere che cosa entra nelle loro classi. La Costituzione sancisce un patto educativo tra la scuola e i genitori, scavalcarlo non aiuta nessuno”. Qual è la visione del ministero e sua, come sottosegretario, su queste tematiche così delicate? “Personalmente sono fermamente convinto che affrontare una materia così delicata richieda una particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età. Su questi temi - l’educazione alla sessualità e all’identità - il compito primario spetta alla famiglia, e non può essere nessun altro istituto educativo, neppure la scuola, a imporre una sua visione, a maggior ragione se orientata in senso ideologico e unilaterale, come i libri più volte richiamati, i quali oltre a presentare una lettura ‘partigiana’ della realtà, discriminano a loro volta - come più associazioni hanno sottolineato - le persone ‘religiose’ e ‘credenti’, considerate più propense all’omofobia proprio in ragione della loro religiosità”. L’Unar risulta essere una struttura a questo punto molto discussa e discutibile. Il suo direttore è sta- to oggetto di un richiamo formale da parte del precedente governo. Come valuta le scelte operative assunte nel recente passato e quali orientamenti intende dare al rapporto del ministero con l’Unar per il futuro? “Ribadisco un aspetto che ho già evidenziato, il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall’Unar e diffusi nelle scuole senza l’approvazione del dipartimento Pari opportunità da cui dipende, e senza che il ministero dell’Istruzione ne sapesse nulla, è molto grave. Chi dirige l’ufficio, dovrebbe spontaneamente trarne le conseguenze. Per quanto riguarda il futuro, a prescindere dalla posizione del direttore di Unar, credo sia fondamentale da parte del governo e del ministero a cui fa riferimento fare chiarezza: occorre che questo ufficio abbia un ruolo e funzioni chiare. Ad oggi, mi sembra che ci sia solo confusione: un ufficio amministrativo che si auto-crea delle linee guida nazionali, con quelle entra nei vari ministeri, tra cui il Miur, con protocolli vari e da lì verso uffici pubblici, tra questi anche le scuole, direttamente a insegnanti, dirigenti scolastici e ragazzi. Il tutto senza che il governo, il dipartimento delle Pari Opportunità, il Miur e soprattutto i genitori ne sappiano niente”. È possibile ipotizzare che invece della linea che si è mostrata finora, di una sorta di “indottrinamento” monodirezionale da parte delle associazioni Lgbt, si arrivi alla presenza dei rappresentanti delle associazioni familiari agli incontri nelle scuole? “Penso ci sia semplicemente più bisogno di utilizzare la ragione e il realismo che nuove leggi, per non arrivare a un uso ideologico delle scuole. Ribadisco che la lotta alla discriminazione è fondamentale, ma sbaglia chi la usa per portare dentro le scuole altro. Tutto quanto detto riguarda soprattutto i genitori e gli insegnanti ovvero i due attori di un ‘patto educativo’ che è la base dell’educazione. La più grande testimonianza o il più grande aiuto che i genitori possono dare anche rispetto a quanto sta avvenendo si ha tramite azioni concrete che testimoniano l’irragionevolezza di questa campagna. Come la mamma milanese che si è rifiutata di apporre la sua firma sul modulo che la indicava come ‘genitore 1’, cancellando la scritta del modulo e aggiungendo ‘mamma’. Contro l’ideologia serve una presa di posizione personale”. Vita La 30 Marzo 2014 La prolusione del presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Ribadita la vocazione della Chiesa a servire il Paese con i “mezzi della debolezza e della povertà”. Attenta analisi della misera materiale, morale e spirituale, secondo le indicazioni di Papa Francesco. Il no alla cultura del gender n. 12 attualità ecclesiale CONSIGLIO EPISCOPALE DELLA CEI La Chiesa italiana “dall’io al noi dal mio al nostro” Se l’occidente vuole corrompere l’umanesimo di Luigi Crimella U na chiesa che vuole servire il Paese con i “mezzi della debolezza e della povertà” come insegna Papa Francesco, ma che non rinuncia a parlare e ad occuparsi di tutto ciò che riguarda gli uomini, perché “i pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone”: così ha detto lunedì sera a Roma, nella prolusione ai lavori del consiglio episcopale permanente, che proseguiranno fino a giovedì, il presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco. Tanti i temi sui quali il cardinale ha richiamato l’attenzione dei confratelli vescovi: dai contenuti del messaggio del Papa per la Quaresima alle novità dello statuto Cei in via di rinnovamento, dalle due note in uscita sulla scuola cattolica e sull’ “Ordo Virginum”, alla crisi economica e occupazionale che prosegue lasciando strascichi crescenti di povertà tra la popolazione. E ancora, il cardinale ha parlato di obiezione di coscienza che viene avversata a livello europeo, come di “leggi immorali” che vengono promosse e propagandate, di attacchi alla vita nascente e nei suoi stadi finali, di egoismo e sfruttamento di bambini, donne, ceti più poveri, fino alla criminalità e ai conflitti in corso in varie parti del mondo. Una prolusione che non mancherà di suscitare dibattiti a vario livello, perché si occupa anche della libertà educativa, dei “maltrattamenti” alla scuola cattolica, dei tentativi di “indottrinamento” con le campagne Lgbt nelle scuole, di fenomeni preoccupanti quali l’“alcol estremo” che minacciano la tenuta delle generazioni più giovani. L’ antifona d’ingresso della domenica, detta Lætare dalla parola iniziale nel testo latino, elenca le motivazioni per la gioia che proclama: chi era nella tristezza gioisca per l’abbondanza della consolazione e questa gioia spinga all’unione di tutti coloro che amano Gerusalemme -per noi figura della chiesa- perché questa gioia sia comunitaria. La prima lettura (1Sam 16,1b.4.6-7.10-13) descrive come il Signore sceglie quelli che ha destinato ad una missione importante: proprio su colui che Iesse non aveva ritenuto degno di sottoporre alla considerazione del profeta Samuele per diventare re d’Israele, cioè su Davide, cade la scelta di Dio che, invece, aveva ordinato a Samuele di scartare il primo dei figli di Iesse: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Dio usa spesso questo criterio sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, che, in molti casi, porta alla scelta degli ultimi. Così è per Mosè, mandato a parlare al faraone d’Egitto nonostante la balbuzie e per Gedeone, scelto per liberare Israele, nonostante la sua protesta: «Perdona, mio signore: come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre»). Il primo annuncio della nascita di Gesù è per i pastori di Bethlehem, persone sbagliate, in quanto non figure arcadiche, come in genere immaginiamo, ma individui ai margini o addirittura fuori dalla legge, a cui, per questo, era vietato l’ingresso in sinagoga. Ad essi allude il 5 Il disagio delle famiglie distrutte Le felicitazioni al neo-cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, da parte del presidente della Cei sono state accompagnate dalla riproposizione dei tipi di “miseria” di cui ha parlato il Papa: quella materiale, morale e spirituale. Dopo sei anni di crisi oggi ci si rende conto che è stato chiesto “un prezzo altissimo al lavoro e all’occupazione” e i risultati, in termini di miseria crescente, sono sotto gli occhi di tutti. Il card. Bagnasco ha così invitato governo e parlamento a “incentivare i consumi senza ritornare nella logica perversa del consumismo che divora il consumatore”, sostenendo “in modo incisivo chi crea lavoro e occupazione in Italia” e incidendo “su sprechi e macchinosità istituzionali e burocratiche”. Ha poi richiamato i dati del Rapporto Caritas 2014 “False partenze”, che verrà presentato a breve, sottolineando un aspetto non da tutti adeguatamente considerato: “Si registrano anche gravi e crescenti difficoltà derivanti purtroppo dalla rottura dei rapporti coniugali – ha affermato - sia a livello occupazionale che abitativo. Il 66,1 % dei separati dichiara di non riuscire a provvedere all’acquisto dei beni di prima necessità”. “A questi dati di ordine materiale si devono aggiungere quelli di tipo relazionale tra padri e figli: il 68% dichiara che la separazione ha inciso negativamente su tale rapporto”. La Parola e le parole IV Domenica di Quaresima Laetare anno a salmo 121 con quel “Alzo gli occhi verso i monti [passaggio obbligato per Gerusalemme, infestati da pastori-banditi pronti anche ad uccidere per rubare]: chi mi potrà aiutare?” del pellegrino che prega: “L’aiuto [per attraversare indenne quei monti] mi viene dal Signore”. Anche gli Apostoli sono persone sbagliate, perché alcuni rozzi e ignoranti pescatori e uno addirittura pubblicano e, perciò stesso, “peccatore”. La nostra inadeguatezza e perfino il nostro peccato, dunque, non sono remore per il Signore per affidarci compiti anche grandi. Anzi questi, lungi dall’essere motivi di preoccupazione, devono essere piuttosto motivo di fiducia e di gioia, come appunto nel caso di Davide nella prima lettura (e anche, a maggior ragione, nei suoi successivi gravissimi peccati), a cui si aggiungono i casi di Mosè, di Gedeone, dei pastori di Bethlehem, degli apostoli e chissà di quanti altri, tutti noi inclusi, ciascuno dei quali ha diritto di proclamare come Maria: «Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà [ovverosia “la bassezza”] della sua serva» (Lc 1, 47-48) e non le qualità e i meriti. La gioia è assicurata dalla serena certezza di poterci abbandonare con fiducia al Signore buon pastore, pieno delle delicate attenzioni elencateci dal salmo responsoriale (22 [23]). In forza di questo amore, ci è stato detto al momento del Battesimo: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà» e siamo diventati luce: «Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (seconda lettura Ef 5,814). Gioia e luce sono strettamente legate fra loro: la luce porta la gioia e dove c’è gioia c’è anche luce. Prima di guarire il cieco nato (lettura evangelica, Gv 9,1-41), Gesù parla di giorno, quando si possono fare le opere di Dio, e di notte, quando nessuno può agire, e finisce col proclamarsi luce: «Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Gli inconsueti dettagli del miracolo possono lasciarci sconcertati: «Sputò per terra, fece del fango con la saliva e spalmò il fango sugli occhi del cieco». Per Gregorio Nazianzeno “il Teologo”, la saliva (elemento divino), impastata con la terra, è simbolo dell’Incarnazione dove Dio si dona completamente per Amore, immergendosi nel nostro fango nella kenosi (spogliazione di sé). Interpretazione suggestiva, indubbiamente, ma Gesù ha corso il serio rischio che il cieco ritenesse questo gesto un insulto al suo handicap e che reagisse con un: «Che schifo!» e che, recependo l’invito «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» come ulteriore irrisione, lo rispedisse al mittente con lo stesso «Va’», ma con una diversa e ben immaginabile destinazione! Il cieco nato, invece, sebbene messo a dura prova - e non è il solo caso, basti pensare alla madre Cananea, anch’essa quasi in- Una parte cospicua della prolusione è stata dedicata a temi di natura morale, quali la “schiavitù del vizio e del peccato”, causa non infrequente anche di “rovina economica”, e ciò pone di fronte all’esigenza di continuare ad annunciare i valori cristiani in una Europa in cui sembra prevalere quella che il cardinale ha definito la “violenza accattivante delle ideologie”. Ha parlato a questo riguardo di rifiuto dell’obiezione di coscienza, con gravi rischi per la tutela della vita (aborto, eutanasia ecc.) come pure di pratiche dei paesi occidentali che, per concedere finanziamenti ai paesi più poveri, pongono loro ricatti, inducendoli ad adottare “leggi immorali”.“Se l’occidente vuole corrompere l’umanesimo – ha affermato – sarà l’umanesimo che si allontanerà dall’occidente e troverà altri lidi meno ideologici e più sensati”. Causa profonda di questi comportamenti è la diffusione di una “visione iperindividualistica” che è “all’origine dei mali del mondo” e che investe famiglie, economia, finanza e politica. Il cardinale ha così esortato alla “conversione dall’io al noi e dal mio al nostro”, cioè a uno slancio di senso fraterno che farà bene tanto alla società quanto all’economia. Circa l’educazione e la scuola, ha richiamato l’appuntamento col Papa del 10 maggio e ha deplorato le iniziative in atto nelle scuola a cura dell’Unar, sui temi del “gender”, definendole “campi di rieducazione” e “indottrinamento” contrarie a quanto i genitori desiderano per i loro figli. Così ha esortato i genitori stessi a reagire,“non facendosi intimidire” perché sull’educazione “non c’è autorità che tenga”, ha affermato. sultata di Gesù -, non perse la fiducia, ma ebbe il coraggio di accettare tutto fino in fondo e, obbedendo, «andò, si lavò e tornò che ci vedeva». La prova, però, era destinata a continuare, perché il cieco guarito venne cacciato fuori da quelli che contavano in Israele e, solo dopo questo, Gesù conclude il rito, assomigliante tanto a quello del Battesimo (non a caso il cieco viene mandato a lavarsi alla piscina di Siloe, che significa “inviato”, cioè “Messia”), con la richiesta di un atto di fede: «Gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose […]: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui». A questo punto, per il cieco nato non solo sono scomparse le tenebre fisiche, ma splende la luce della fede, e quel suo “Credo, Signore” e quel suo prostrarsi sono anche inequivocabili manifestazioni di incontenibile gioia. Gesù, infine, spiega il senso di ciò che è avvenuto: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane». In altre parole: la salvezza, e con essa la luce e la gioia, sono facilmente a nostra disposizione, a condizione, però, che ammettiamo davanti a Dio con semplicità e confidenza, a differenza dei farisei, il nostro stato di bisogno. Gesù darà certamente, anche se in maniera diversa, anche a noi il dono di luce e di gioia che diede quel giorno al cieco nato. don Umberto Pineschi 6 Piero Benvenuti, docente di astrofisica presso l’Università di Padova e consultore del Pontificio Consiglio della cultura si sofferma sui risultati della ricerca di Harvard sulla “inflazione cosmica’’ di Giovanna Pasqualin Traversa I l 17 marzo John Kovac e ChaoLin Kuo, del Centro di astrofisica dell’università di Harvard, a Boston, hanno dato l’annuncio della prima registrazione dei segnali della cosiddetta “inflazione cosmica”, la repentina dilatazione subita dall’universo immediatamente dopo la sua nascita, 13,8 miliardi di anni fa, durata una minuscola frazione di secondo. A captare i segnali il telescopio a microonde Bicep2 (Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization), situato al Polo sud. Del valore della scoperta abbiamo parlato con Piero Benvenuti, docente di astrofisica presso l’Università di Padova e consultore del Pontificio Consiglio della cultura. Come definirebbe la portata di questa scoperta? “Eccezionale , perché l’ipotesi dell’espansione inflazionaria dell’universo era stata formulata nel 1979 dal cosmologo americano Alan Guth che aveva immaginato ci potesse essere stata una dilatazione esponenziale per la quale l’universo sarebbe aumento di volume di un fattore pari a 1 seguito da 50/60 zeri. Un’ipotesi fino ad oggi senza alcuna giustificazione fisica, alla quale hanno lavorato in questi anni i fisici teorici analizzando in particolare le proprietà dello spazio che, come sappiamo, non è mai vuoto: Sul giardino di via degli Armeni Rispondo a Ivano Paci, che dalle colonne de Il Tirreno mi aveva accusato di nutrire pregiudizi verso la Fondazione Cassa di Risparmio. Nei mesi scorsi ebbi a criticare fortemente la spesa di 700mila euro, sostenuta dalla Fondazione, per la presunta riqualificazione del giardino dell’asilo Villa Capecchi in via degli Armeni. Faccio notare a Paci che una cifra simile è paragonabile solo alle spese ordinarie e straordinarie del parco de la Tête d’Or di Lione, il più grande parco urbano d’Europa. Mentre il giardino di via degli Armeni è decisamente più piccolo di un ettaro, là, sulle rive del Rodano, si estende per 117 ettari. Ben venga quindi la possibilità di aprire ai pistoiesi il giardino dell’asilo: ma, visto il buono stato della vegetazione, del suolo e le ridotte dimensioni, bastava tranquillamente inserire due scivoli, panchine, tavolini, qualche altalena e una fontana. Invece la Fondazione si è permessa serenamente di assecondare il proprio mecenatismo andando sostanzialmente a finanziare delle belle statuine a firma di nomi roboanti nel panorama dell’arte contemporanea, magari per potersi poi autocelebrare a dispetto di tante altre opere che avrebbero più realisticamente giovato alla città. Rispetto poi all’arte contemporanea, ci sarebbe inoltre da denunciare un fatto che fino ad ora si è fatto passare sotto silenzio. Una decina d’anni fa era in progetto l’allestimento di un polo unico cittadino della modernità, che ospitasse tutte le opere pistoiesi mo- n. 12 30 Marzo 2014 SEGNALI DEL BIG BANG “La scienza corre e la Chiesa non può attardarsi” possibilità di rilevare le onde gravitazionali potremmo disporre di un altro canale di informazione in grado di penetrare di più dietro le stelle”. contiene almeno i campi elettromagnetico e gravitazionale. Questa scoperta, basata su dati sperimentali e quindi verificabili, ci dice che l’espansione è a tutti gli effetti una realtà, anche se non ne spiega le cause. Nel 2009 l’Agenzia spaziale europea ha lanciato il satellite scientifico Planck per studiare la radiazione cosmica di fondo, un’attività di ricerca sulla polarizzazione della luce che proviene dal fondo cosmico simile a quella effettuata dagli scienziati di Harvard. Quello che potrebbe apparire un ritardo nella pubblicazione dei dati della missione Planck, prevista a fine anno, è giustificato dalla mole degli stessi che riguardano tutto l’universo. Dati che potranno confermare la scoperta Usa”. Quali prospettive schiude per la cosmologia e più in generale per la ricerca? “Rafforza l’idea di costruire esperimenti in grado di rilevare le cosiddette onde gravitazionali, ossia le increspature dello spazio-tempo create dai moti dell’universo e molto difficili da captare. Prima d’ora non si era mai riusciti a farlo. I dati proposti sono il riflesso sulla luce di queste increspature. Se si riuscisse a portare a termine gli esperimenti spaziali proposti in materia, ci si potrebbe spingere ancora più indietro nel tempo. Per indagare l’origine del cosmo abbiamo fino ad oggi utilizzato la luce; se avessimo la Ampliare l’orizzonte della conoscenza è sempre entusiasmante; in che modo ogni nuova acquisizione “riscrive” la concezione dell’uomo e del creato? “Questo annuncio incoraggia verso ulteriori traguardi, come è nello spirito della ricerca, pur nella consapevolezza che astronomi e cosmologi possono osservare l’universo, ma non lo possono piegare alla loro volontà. Il metodo scientifico offre un contributo preziosissimo alla conoscenza ma non può arrivare a sapere tutto e tantomeno a spiegare o a proporre soluzioni a tutto. Lo scienziato si deve chiedere sempre fino a che punto può procedere, ammettendo con umiltà i limiti di un metodo ancorato a dati sperimentali, e riconoscere altre vie”. Quali? “La filosofia e la teologia. Chi si riconosce come un essere creato, può utilizzare i dati sperimentali raccolti sull’universo per arricchire la propria relazione con il creato e il Creatore, confermando le potenzialità insite nella Lettere in redazione derne e contemporanee e che fosse così attrattivo e di altissimo livello. Invece ha prevalso la logica dell’autoreferenzialità e dell’orticello, col risultato che collezioni e opere si trovano oggi divise in tanti spazi espositivi (palazzo Fabroni, Fondazione, privati etc…) che da soli non dicono niente e sono del tutto inutili a qualificare l’offerta culturale e a creare un brand di forte richiamo. Chi ci ha perso è Pistoia e mentre altrove le Fondazioni si muovono per fare sinergia coi vari enti e attivare, con mentalità anche imprenditoriale, iniziative con ritorni d’immagine ed economici, da noi, sul settore della cultura, permane il più totale immobilismo e si continua a vedere tante risorse fumate in episodi fine a se stessi e avulsi da un contesto di utilità sociale e collettiva: padiglione di emodialisi –una vera cattedrale nel deserto- fontana di Buren, aula liturgica di Valdibrana… Per non parlare dei 10 milioni di titoli fresh-spazzatura del Monte dei Paschi o della vergognosa cementificazione dell’ex polmone verde presso la Vergine, regalato da Martino Bianchi ai pistoiesi perché vi potessero godere la natura e dove tanti anni fa si svolgeva la festa dell’amicizia, che già da un pezzo sta ospitando delle abominevoli palazzine di edilizia sociale, realizzate manco a dirlo proprio dalla Fondazione, che si professa così sensibile all’ambiente e ai parchi. Ma in tutti questi passaggi dove sono stati i cosiddetti intellettuali, l’intellighe- zia locale che alla minima occasione sfoggia erudizione in gran pompa? Perché non hanno fiatato minimamente per arginare una deriva tutt’altro che virtuosa degli investimenti in cultura, rivelatisi assai improduttivi alla luce delle attuali sofferenza del settore? Ha forse ragione Noam Chomsky quando dice che gli intellettuali servono il potere e proprio per questo vengono rispettati? Non ho pregiudizi verso nessuno, ho semplicemente argomentato le mie critiche con valutazioni oggettive e di merito: si apra un serio dibattito nell’interesse di tutti e non si abbia paura a rispondere. Fabrizio Geri ro in progetti a favore della inclusione sociale. Occorre comprendere che queste popolazioni hanno diritto ad avere spazi occorre anche difendere questo diritto proprio prestando le giuste politiche e il buon governo dei posti a loro destinati.Ecco perché è fondamentale partire proprio dal cambiare il modo di spendere i fondi disponibili, iniziare cioè dal contenere sprechi che sarebbero utili per altro. Credo che sia già tardi per evitare l’inutile acquisto di terreno privato; mi auguro che tutta questa operazione poi non sia altro che una rievocazione di un sostanziale abbandono operato in questi ultimi anni. Massimo Alby Sulla questione nomadi ribadisco le mie forti perplessità perché sono convinto che non si possa non dare vita a una discontinuità rispetto alle politiche passate. Infatti basta recarsi nei campi per rendersi conto di un importante stato di abbandono. Mi chiedo dove siano state le istituzioni? Occorre senza dubbio saper ricucire le distanze tra la città e le diverse comunità Sinti. Nell’ottica di un comune sforzo di incontro tra le comunità e la città seguito e aiutato dalle istituzioni. Proprio per questo sono sostanzialmente critico circa la scelta di spendere ulteriori soldi pubblici che invece potrebbero essere investiti davve- ho letto il discorso che Papa Francesco ha tenuto ai preti della sua diocesi sulla misericordia. “Il prete è chiamato ad avere un cuore che si commuove. Penso la chiesa come un ‘ospedale da campo’ c’è bisogno di curare le ferite, tante ferite. C’è gente ferita dai problemi materiali, dagli scandali anche della chiesa, dalle illusioni del mondo. Noi preti dobbiamo essere lì, vicino a questa gente. Misericordia significa prima di tutto curare le ferite aperte.Vogliono una carezza! E voi conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Le intuite? Siete vicini a loro? La vera misericordia si fa carico della persona, la ascolta attentamente, Soldi pubblici Preti poco per il campo presenti Caro Direttore, nomadi Vita La creazione, alcune ancora inespresse. La concezione di creazione non cambia; il suo oggetto continua invece ad evolversi in ogni istante della realtà presente”. Quindi nessun conflitto tra teorie della creazione e dell’evoluzione? “No. Le verità della fede vengono anzi illuminate dai traguardi raggiunti dalla ricerca. Il ‘discorso’ scientifico è distinto ma complementare al ‘discorso’ filosofico e a quello teologico, e viceversa. I risultati della scienza sono incontrovertibili; se la filosofia e la teologia non ne tenessero conto rischierebbero di costruire visioni dell’uomo sempre più lontane dalla realtà dei fenomeni. Scienza, filosofia teologia devono ‘parlarsi’, pur rimanendo nei propri ambiti, con i propri metodi, e coscienti dei propri confini di competenza”. A che punto è questo dialogo? “Ha dato risultati eccellenti, ma per ora solo a livello accademico. Non mi sembra abbia ancora raggiunto la gente comune. Le Facoltà teologiche hanno compiuto passi avanti nella formazione di teologi con buone competenze scientifiche di base; rimane tuttavia aperta la questione della formazione degli attuali sacerdoti e dei catechisti. La scienza procede a velocità vertiginosa e la Chiesa non può rimanere indietro; essa è chiamata ad accompagnare il cammino della ricerca e a valorizzarne le conquiste positive che sono cosa buona, frutto dell’intelligenza dell’uomo creata da Dio, e dimostrano che la nascita dell’universo non è legata al caso. Un confronto che occorre mantenere vivo.Al riguardo, il Pontificio Consiglio della cultura sta studiando l’idea di organizzare nel 2015,‘Anno internazionale della luce’, un momento di riflessione sul concetto simbolico di luce tra scienza, filosofia e teologia”. si accosta con rispetto e con verità alla sua attenzione e l’accompagna nel cammino della riconciliazione. Il sacerdote veramente misericordioso si comporta come il Buon Samaritano. Ma perchè lo fa? Perché il suo cuore è capace di compassione, è il cuore di Cristo!” Caro direttore le sarei grato se potesse indicarmi un prete così. In tante parrocchie il prete è introvabile. In altre ho trovato l’orario delle confessioni, mezz’ora prima della messa, ma il prete arriva sempre cinque minuti prima della messa e non ha tempo, dopo deve scappare perché ha altro da fare. In una chiesa di una grande parrocchia che non le dico il giovedì, venerdì e sabato santi c’era un cartello: orario delle confessioni dalle 15 alle 15.30 (è ancora in vigore il precetto: confessarsi almeno a Pasqua?). Quando riesco a trovare un prete disponibile la confessione si riduce a questo dialogo: “Quanto tempo che non si confessa? Cosa ha fatto? Elenco dei peccati. Due parole che non dicono niente. Penitenza tre avemarie, assoluzione con mezza formula. E quello accostarsi alle ferite, alla situazione e l’accompagnamento misericordioso dove sono andate a finire? E concludo con le parole di papa Francesco: “Quanto bene fa l’esempio di un prete misericordioso, di un prete che si avvicina alle ferite…”. Mi sono fatto una convinzione che a tanti preti non piace il confessionale perché non sanno che è Gesù che nel Vangelo di Matteo ha detto espressamente: “... misericordia io voglio e non sacrifici...”? Francesco Benesperi Pistoia Sette N. 12 30 MARZO 2014 Cattedrale di Pistoia 24 ore per il Signore Un’antica miniatura che illustra una visione di Ildegarda di Bingen CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN” P roclamata dottore della chiesa nel 2012, Ildegarda di Bingen aveva ricevuto dal papa Eugenio III, nel 1147, il permesso di divulgare le visioni che fin da bambina le si erano presentate – una forma di conoscenza delle cose umane e divine, che l’aveva resa ‘diversa’ fin dall’infanzia, accompagnandosi anche a malattie fisiche frequentissime. La vita monastica, cui era stata destinata dalla famiglia all’età di otto anni, le permise di accedere alla cultura, in primo luogo biblica ma anche medica e musicale, e le offrì un contesto in cui valorizzare la sua sofferta capacità di contatto con la trascendenza: riconoscendosi ‘piuma portata dal vento dello Spirito’, canale di comunicazione fra Dio e l’umanità del suo tempo, seppe leggere il senso segreto della creazione come contesto in cui la procreazione e il lavoro umano collaborano allo svolgimento delle opere divine. A partire dalle visioni, elaborò una complessa concezione del destino dell’umanità verso la salvezza, cui dette forma nelle tre opere ‘profetiche’ (Liber Scivias, Liber Vitae Meritorum, Liber Divinorum “Lux Vivens” Venerdì 4 aprile alle 21, nell’aula magna del seminario vescovile di Pistoia si terrà l’ultimo incontro-dibattito della stagione. Introduce Michela Pereira della Società internazionale per lo studio del medioevo latino, già professore ordinario di storia della filosofia medievale presso l’Università di Siena Operum), in una vasta enciclopedia scientifico-medica, e in numerose liriche da lei stessa musicate (Symphonia Harmoniae Caelestium Revelationum). La sua descrizione delle visioni trovò anche espressione in due cicli di miniature – il primo dei quali prodotto sotto la sua personale supervisione – che si collocano ai livelli più alti dell’arte medievale. I suoi contemporanei la chiamarono ‘Sibilla del Reno’, sottolineandone spontaneamente il legame con l’antica tradizione di sapienza femminile, e ancora oggi la ricchezza del suo pensiero, la bellezza della sua musica, la sua conoscenza profonda del mondo naturale e dei rimedi erboristici ne fanno una figura ammirata in tanti contesti diversi e il suo pensiero aperto all’immaginale manifesta ancora oggi con forza la sua fecondità ispiratrice. M.P. MICHELA PEREIRA, (Pistoia, 1948), laureatasi all’università di Firenze, ha insegnato come Professore Ordinario di Storia della filosofia medievale all’Università di Siena fino al 2011. Attualmente prosegue, in collegamento con la SISMEL (Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino Firenze), le proprie ricerche storico-filosofiche, focalizzate in particolare sul rapporto fra filosofia, scienze del corpo e pratiche di trasformazione artificiale nel Medioevo e nella prima Età Moderna. Mantiene inoltre un’attiva presenza nell’ambito italiano degli studi delle donne, con contributi storici e teorici. A Ildegarda di Bingen, che si trova idealmente all’incrocio dei due interessi portanti della sua ricerca, ha dedicato numerosi studi a partire dal 1980, col saggio Maternità e sessualità femminile in Ildegarda di Bingen. Proposta di lettura (pubblicato nel n. 44 di «Quaderni storici») fino al contributo più recente,Vedere nell’ombra. La conoscenza profetica nelle opere di Ildegarda di Bingen (in Profezia, filosofia e prassi politica, a c. di G. Garfagnini e A. Rodolfi, Pisa 2013). Insieme a Marta Cristiani ha pubblicato per la casa editrice Mondadori, nella collana “I Meridiani - Classici della Spiritualità” la prima traduzione italiana integrale del Liber divinorum operum di Ildegarda (in ristampa nella nuova serie dei Meridiani Paperbacks, uscita prevista maggio 2014). Vive e lavora a Pistoia, mantenendo un costante collegamento con gli ambienti internazionali della ricerca filosofico-medievale e degli studi delle donne. Accogliendo l’invito di papa Francesco e del pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, anche la diocesi di Pistoia aderisce all’iniziativa “24 ore per il Signore”. Il perdono di Dio è più forte del peccato, una giornata per lasciarci riconciliare con Dio. L’evento si svolgerà dalle 17 di venerdì 28 marzo alle 17 di sabato 29 marzo 2014 nella Basilica Cattedrale di San Zeno con le porte sempre aperte (no-stop) per consentire a tutti coloro che vorranno fermarsi un momento –a qualsiasi ora- in adorazione e preghiera ed accostarsi al sacramento della riconciliazione. Un giorno per ritrovare “la verità su se stessi” e la luce della misericordia nelle tante notti che circondano l’uomo. Venerdì 28 marzo Ore 17: celebrazione penitenziale di apertura (in comunione con Papa Francesco). Al termine: inizio dell’adorazione eucaristica continuata Ore 22: Compieta (la Cattedrale rimarrà aperta ininterrottamente tutta la notte per l’adorazione eucaristica silenziosa alternata a momenti di preghiera animati dai gruppi, movimenti, associazioni della diocesi, con la presenza di sacerdoti disponibili per le confessioni). La celebrazione della Messa delle 18 in questo giorno è sospesa. Sabato 29 marzo Continua l’adorazione eucaristica fino alle 17. Ore 7: ufficio delle letture Ore 8: lodi Ore 9: ora terza Ore 9,30: Messa Ore 12: ora sesta Ore 15: ora nona (la Cattedrale rimarrà aperta ininterrottamente, con la presenza di sacerdoti disponibili per le confessioni) ore 17: vespri della IV domenica di Quaresima (Domenica in Laetare) a conclusione e ringraziamento. DIOCESI DI PISTOIA Incontri quaresimali con il vescovo Continua il ciclo di incontri quaresimali con il vescovo di Pistoia monsignor Mansueto Bianchi. Gli ultimi due incontri, dal titolo comune “Il cammino di Gesù verso la Pasqua (Vangelo di Giovanni)”, si svolgeranno alle 21 in Cattedrale: 3 aprile: Il comandamento nuovo (Gv 15, 12-17) 10 aprile: Maria ai piedi della Croce (Gv 19, 25-27) MONTECATINI TERME Mostra e tavola rotonda su Alcide De Gasperi Si sta concludendo (il 29 marzo 2014), presso lo Stabilimento Termale Excelsior di Montecatini, la Mostra fotografica “Alcide De Gasperi, dalla ricostruzione dell’Italia alla costruzione dell’Europa”. La mostra, è stata realizzata con la collaborazione dell’Istituto Luigi Sturzo, ed è stata curata da Maurizio Gentilini. Sabato 29 marzo alle 10, presso la sala consiliare del Comune di Montecatini, ci sarà un Convegno di chiusura sul tema “Luigi Sturzo- Alcide De Gasperi: la radice comune per esperienze sociali diverse nella diaspora cattolica?” al quale partecipano Nicola Graziani, decano dei quirinalisti che si confronta con Beppe Matulli, già vicesindaco di Firenze, Francesco Butini, saggista politico e Francescalberto De Bari del Circolo Culturale “Il Centro” di Livorno; moderatore sarà Giorgio Federighi. Al termine, alle 12,30, presso lo Stabilimento Termale Excelsior di Montecatini Terme, si chiuderà ufficialmente la mostra fotografica. L’intera iniziativa è organizzata da Cipes (Centro di iniziativa politica, economica e sociale), Comune di Montecatini Terme e circolo culturale “Il centro di Livorno”. 8 comunità ecclesiale A d agosto, a San Rossore, si svolgertà la Route nazionale dell’Agesci. Ne parliamo con Alessandro Paci, responsabile dell’associazione di Pistoia. Come si sta preparando la diocesi di Pistoia a questo evento? I clan di Pistoia si stanno preparando alla “Route nazionale” cercando di realizzare concretamente azioni di coraggio sul proprio territorio, che portino ad un miglioramento della situazione attuale. Gli ambiti toccati vanno dall’ambiente, all’immigrazione, alla prostituzione, al costruire il futuro; sono scaturite idee e proposte molto interessanti che, crediamo, incideranno sul territorio e sulle coscienze. Elemento importante per la preparazione alla Route è il cammino di catechesi sul libro dell’apocalisse che ha visto i capi impegnati in un cammino personale di conoscenza e di approfondimento, aiutati dagli assistenti di gruppo. A tal proposito ricordo che il 5 aprile, in seminario, si terrà un incontro di ulteriore approfondimento del libro dell’Apocalisse proposto dagli assistenti della zona di Pistoia, guidati dall’assistente spirituale di zona don Fausto Corsi. A Firenze si è svolto il Forum regionale Age- L’ Amci, associazione medici cattolici italiani sezione di Pistoia, quest’anno, ed anche per il prossimo 2015, ha deciso di devolvere un somma per un progetto legato alle difficoltà della sanità per i meno abbienti: quest’anno il contributo sarà di a 6.000 euro. I soci volontari che hanno aderito si tassano di 1,00 € al giorno e la somma raccolta viene data in gestione alla Caritas per far fronte alle spese di tickets sanitari o esami a pagamento che alcune persone attualmente non possono L a chiesa di Pistoia, attraverso le sue strutture, aiuta le donne con situazioni di grave disagio; è questo il caso della “Casa dei glicini” promossa dal Ceis (Centro di solidarietà di Pistoia); infatti da alcuni anni fra i programmi di recupero per soggetti dipendenti da stupefacenti, è attivo quello specificatamente studiato per mamme con bambini piccoli. È importante sottolineare l’importanza di questo servizio, cioè quello di recuperare le donne vittime di una devianza, che avvilisce la persona assoggentandola a una schiavitù il cui riscatto passa attraverso un percorso n. 12 30 Marzo 2014 Agesci In preparazione alla Route nazionale Incontro con Alessandro Paci, responsabile di zona a cura di Daniela Raspollini do scusa se non li cito tutti), ma credo che i veri personaggi illustri siano stati i 1600 Rover e Scolte presenti. sci, che ha registrato la presenza di oltre 1600. Di cosa si è trattato nello specifico? Lo scorso 1/2 marzo tutta la Branca Rover/scolte dell’Agesci della Toscana si è incontrata per preparare l’incontro nazionale di agosto a San Rossore. L’incontro aveva due fasi: la prima, (1 marzo) realizzata in provincia, in cui i vari clan hanno presentato il lavoro svolto sulle “Strade di coraggio” scelto per la “Route nazionale”. Ricordiamo che il tema della “Route nazionale” è “Il coraggio, declinato in cinque strade: il coraggio di amare, il coraggio di farsi ultimi, il coraggio di essere chiesa, il coraggio di essere cittadini, il coraggio di liberare il futuro”. Il lavoro consisteva nell’osservare e dedurre le nostre realtà rispetto ai problemi che si evidenziavano sui vari temi. La presentazione a livello di zona ha avuto lo “stile della veglia” e la metafora visiva di costruzione di una nuova città. Il giorno successivo, a Firenze, abbiamo avuto l’incontro regionale, in cui ogni clan ha esposto le proprie “azioni di coraggio” da realizzare nel proprio territorio per superare le difficoltà emerse nell’osservare e dedurre. Quali messaggi sono emersi dal Forum di Firenze e quali sono stati i personaggi illustri che sono intervenuti? I messaggi emersi a Firenze sono stati di una grande freschezza e spontaneità, la voglia di gioire insieme si è accompagnata all’attenzione e all’ascolto verso le esperienze fatte che venivano presentate. Il grande messaggio di Firenze è la fiducia in un mondo migliore. Personaggi illustri ne abbiamo visti molti, il cardinale Betori, l’assessore regionale Bugli, il presidente nazionale dell’Agesci Spanò, il sindaco di Borgo San Lorenzo, ecc. (chie- AMCI Promozione di progetti di solidarietà I dettagli con la segretaria dell’associazione Paola Maria Mandelli permettersi. A latere di questo progetto, afferma alcuni medici iscritti hanno iniziato un ambulatorio settimanale dove i volontari della Caritas e di altre associazioni fanno affluire persone non coperte dalla sanità nazionale, cioè italiani ed extracomunitari che non hanno più fissa dimora, lavo- ratori che residenti lontani, si trovano a Pistoia e potrebbero accedere agli studi medici di famiglia solo pagando. Questo ambulatorio si avvarrà delle prestazioni specialistiche gratuite che recentemente e la Misericordia, con un finanziamento ad hoc, ha messo a disposizione di tutti i Mmg di Pistoia. Ma per quanto riguarda i farmaci da erogare attualmente usufruiamo di campioni e / o farmaci acquistati dagli stessi medici. “L’ambulatorio - sottolinea Paola Maria Mandelli, segretaria dell’associazione - si svolge presso l’ambulatorio della Misericordia in via del Can bianco, il giovedì SOLIDARIETà IN DIOCESI La casa dei glicini Una struttura del Ceis in aiuto alle mamme con problemi di tossicodipendenza difficile ed irto di insidie, ma e soprattutto, si riversa sui piccoli, inconsapevolmente coinvolti fin dal seno materno, in una spirale di dipendenzaschiavitù; vittime di colpe non proprie. Il programma prese avvio una quindicina di anni fa in un casa colonica nel comune di Larciano, riadattata in miniappartamenti studiati appositamente e particolarmente accoglienti, ricoperta all’esterno di fiori di glicine che diede appunto il nome al progetto. È uno dei pochi servizi in Toscana ed in Italia, ed ha avuto fin da subito un notevole sviluppo, tanto che in poco tempo la casa si è saturata ed è stata costretta ad emigrare in un ambiente più grande (a Masotti), anch’esso strutturato a misura di mamme con bambini piccoli, accogliente per entrambe, ma sopratutto idonea a favorire lo svolgimento del programma di disintossicazione e di recupero volto alla riscoperta della genitorialità e dell’indipendenza da sostanze dopanti. Ma anche la sededi Masotti si è resa ben presto incapace di sopperire alle richieste che da ogni parte arrivavano per l’ inserimento in programma di mamme con bambini in una fase di estremo bisogno e con la necessità fondamentale di non doversi dividere. Lo scautismo e una risorsa essenziale per la chiesa, ha detto il cardinal Betori. Può commenta re questa affermazione? L’intervento del cardinal Betori è stato molto semplice e chiaro, ma rispetto al passaggio in cui ha affermato che “lo scoutismo è una risorsa essenziale per la chiesa” vorrei partire rovesciando il concetto: “La chiesa, la nostra chiesa, è una risorsa essenziale per lo scoutismo, è solo in essa troviamo che la nostra forza e il nostro scopo”. Noi possiamo portare il nostro contributo che è fatto di proposte educative “vere” in contesti difficili, di tanti giovani che sono alla ricerca di Dio, di quelle letture della realtà che ci pongono interrogativi a volte “scomodi”, ma comunque veri. Beh, noi possiamo dire che “non siamo stati… sul balcone a guardare…”. dalle 10.30 alle 12,30 ed è già in funzione dal 5 marzo. Nell’intenzione della sezione Amci, c’è il progetto di acquisire un finanziamento per la spesa farmaceutica da poter distribuire in collaborazione ad alcuni farmacisti volontari, direttamente nelle farmacie. Chiaramente dobbiamo vedere l’affluenza all’ambulatorio e il tipo di richiesta che ne verrà fuori. Purtroppo questa necessità sanitaria, direi pure emergenza,è sommersa e la sua real dimensione la conosceremo solo lavorando.” Daniela Raspollini Il programma è stao quindi ancora trasferito in una sede più grande, una ex scuola elementare dismessa in località Serrantona del Comune di Pistoia, appositamente ristrutturata ed adattata al nuovo servizio. Nei periodi di maggiore presenza oltre dieci mamme con altrettanti bambini convivono con spazi appositamente dedicati ai piccoli e alle loro esigenze. Il programma di recupero della “Casa dei glicini” rappresenta, oggi come allora, uno dei servizi più qualificati del Ceis di Pistoia; riesce a garantire come risposta concreta ad una fascia di utenza così delicata. Franco Burchietti Vita La APOSTOLATO DELLA PREGHIERA Assemblea diocesana Domenica 30 marzo, presso la parrocchia di San Michele Arcangelo a Vignole si svolgerà l’assemblea annuale diocesana. Alle ore 15,30: Preghiera iniziale ed accoglienza di don Carlo Bonaiuti, direttore diocesano AdP. Dopo il saluto della presidente diocesana Annamaria Innocenti, Stefania Tempesti, delegata regionale Adp, terrà un aggiornamento sull’Apostolato della preghiera. Alle 16,30 don Patrizio Fabbri terrà una riflessione su “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (vangelo di Giovanni 19,37). Al termine i vespri. Alle 17,30 monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia presiede la Messa. Alle 19: Momento conviviale. Prenotazioni entro giovedì 27 marzo. Info: 0573.738503 333.8335707. Usmi Pistoia Incontro formativo con il vescovo Il 16 marzo tutte le suore della diocesi hanno vissuto un momento di formazione con il vescovo, monsignor Mansueto Bianchi. Monsignor Bianchi ha parlato dell’esortazione apostolica di Papa Francesco, Evangelii gaudium e ha sottolineato l’urgenza di ripensare la pastorale in chiave missionaria, per una chiesa che esce nelle periferie, che non aspetta, ma va incontro a tutti. Il vescovo ha posto l’accento sui cinque verbi prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare, mettendo in risalto che il primo annuncio che le suore devono fare è quello di un Dio che ci ama, con un amore di misericordia e che accoglie tutti. Il vescovo ha detto alle religiose che occorre coraggio, che la fedeltà non è conservazione, ma conversione. Prossimamente le suore della diocesi hanno in programma altri appuntamenti. Il 28-29 marzo parteciperanno all’adorazione in Duomo, indetta da Papa Francesco. Nel mese di maggio ogni sabato animeranno il rosario presso la Basilica della Madonna dell’Umiltà. Il 24 maggio faranno un pellegrinaggio a Valdibrana. Il 22 giugno dalle Benedettine incontreranno Marcello Suppressa, direttore della Caritas diocesana. Gabriella D’Agostino Vita La U na coppia milanese, impossibilitata nell’avere figli, ha deciso nel 2010 di utilizzare la fecondazione assistita di tipo eterologo, chiedendo in prestito l’utero di una donna ucraina di trenta anni, in quanto in Ucraina la gravidanza surrogata non è reato. I due milanesi, per poter avere un figlio, decidono di rivolgersi alla società Biotexcom di Kiev. La tecnica a cui ricorrono prevede la formazione di un embrione in vitro, che viene poi impiantato nell’utero di una donna, maggiorenne e volontaria, a cui è stato corrisposto un rimborso spese pari a € 30.000,00, che porta a termine la gravidanza per conto della coppia richiedente. Durante il periodo della gestazione la donna, per simulare di essere incinta, indossa un cuscino addominale in gommapiuma all’altezza della pancia. Una settimana prima del parto la coppia va in Ucraina per assistere al parto e portare a casa il bimbo. La madre che lo ha partorito firma una dichiarazione in cui dichiara che non c’è nessuna relazione genetica con il bambino che ha dato alla luce e presta il suo consenso a indicare la coppia italiana come genitori legittimi. L’ufficiale di stato civile di Kiev, come previsto dalle legge ucraina, redige l’atto di nascita indicando nella coppia italiana i genitori del neonato. L’atto di nascita viene poi tradotto in italiano e munito di un’attestazione che ne certifica l’autenticità e la veridicità sul piano internazionale. In questo modo, infatti, l’atto è valido ed efficace anche in Italia. Per sollecitare la trascrizione del documento nel nostro Paese i coniugi si presentano in ambasciata con i documenti e attestano che quel figlio è frutto di una gravidanza naturale: rispondendo alle domande del U n anno e mezzo fa moriva il parroco di Avaglio, don Agostino Costanzini. Era conosciuto come il sacerdote che prestava servizio religioso in dieci chiese. Diceva la messa in Calamecca, a Crespole, Lanciole, Casadimonte, la Valle, il sepolcro della famiglia di Pellegrino Antonini alla Macchia, l’oratorio della Femminamorta, nelle chiese di Serra pistoiese, Panicagliola, Avaglio, spesso anche a Marliana. La sua era una voce in prima linea, che oggi vive con affetto e rimpianto nei numerosi parrocchiani della Val di Forfora e del comune di Marliana. Era nato in provincia di Pistoia nella frazione delle Grazie, il 26 luglio 1932 e presto sentì il desiderio di farsi sacerdote. La sua famiglia era povera e di umili origini, ma grazie ad alcuni signori del luogo e l’aiuto della mamma e della sorella poté studiare ed entrare in seminario. Il 19 giugno 1957 fu ordinato sacerdote dal vescovo di Pistoia Mario Longodormi. Nell’agosto del ‘58 divenne parroco di Avaglio dove rimase per cinquantacinque anni. Alcuni anni fa il vescovo Simone Scatizzi lo elevò al rango di monsignore. Don Agostino era amante delle passeggiate nel bosco e spesso si faceva accompagnare dal suo cane. Gli piacevano i giochi semplici e spesso giocava al bar il caffè con gli amici. Amò per tutta la vita e fino dalla prima giovinezza il gioco del calcio. Era tifoso del grande Torino. 9 comunità ecclesiale n. 12 ro di un bambino che attende una PASTORALE CON LA FAMIGLIA famiglia in cui crescere protetto ed 30 Marzo 2014 Un figlio non è solo un irresistibile pacco funzionario consolare italiano che chiede loro come sia stato possibile effettuare il viaggio in aereo a Kiev al nono mese di gravidanza e solo una settimana prima del parto, la donna riferisce che lo stato interessante non era visibile. I funzionari dell’ambasciata sentono puzza di bruciato e trasmettono la segnalazione alla procura di Milano, che dà seguito alla notizia di reato e chiede, e ottiene, il rinvio a giudizio degli imputati ipotizzando a loro carico il reato di alterazione di stato nella formazione dell’atto di nascita del bambino, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsità. Il Giudice della V sezione penale del Tribunale di Milano ha giudicato il caso in quanto vietato dalla legge italiana, uscendo con una sentenza “fantasiosa”: l’imputata, ricoverata insieme a Natasha, se ne occupa sin dal primo istante di vita. Parallelamente, la madre surrogata attesta in forma notarile l’inesistenza di qualsiasi relazione genetica con il bambino e presta il consenso all’indicazione dei coniugi C. quali genitori. In base a tali presupposti, come previsto dalla legge ucraina l’ufficiale di stato civile di Kiev formava l’atto di nascita indicando in A. C. il padre e in S. B. la madre del neonato. Il Tribunale di Milano ha assolto quindi la coppia ritenendo che non si sia in realtà verificata alcuna alterazione di stato. Secondo i giudici, infatti, l’atto di nascita è stato redatto conformemente alla legge dove il bambino è nato, cioè l’Ucraina, e che l’indicazione del nominativo della madre cosiddetta “sociale” quale genitore del neonato è imposta dalla legge ucraina. Secondo i giudici milanesi, quindi, si configura solo il reato di false dichiarazioni ad un pubblico ufficiale. Ma la parte più interessante e sorprendente della sentenza è allorché i giudici negano anche che la trascrizione dell’atto di nascita da parte dell’ufficiale di stato civile italiano sia contraria alla legge perché, affermano, la forma di procreazione tramite utero in affitto è una pratica consentita in molti Paesi dell’Unione europea e perché il diritto a concepire un figlio ricorrendo alle tecniche di procreazione assistita rientra nella sfera dei diritti dell’uomo. Il Giudice ha giudicato nel nome avaglio Un ricordo Circa un anno fa moriva don Agostino Costanzini, una voce in prima linea, un sacerdote per dieci chiese d’un giuridicamente inedito “diritto alla genitorialità” e in base alla mancanza di danno alla persona e non in base alla legge vigente che parte da una profonda e giusta scelta “etica”. In altre parole il giudice non ha considerato che questa coppia milanese ha “comprato” pagando profumatamente un figlio, che, poi, come un “pacco” ha portato in Italia. A detta del Tribunale ambrosiano, quel che vale sarebbe l’intenzione di diventare genitore di chi ancora deve nascere - magari anche quando la natura e le leggi non lo consentono - e non il fatto tangibile di generare un figlio. È comprensibile, e certo da sostenere, l’aspirazione di una coppia ad avere figli, ma l’egoismo sembra il più delle volte prevalere: esistono altre vie, ad esempio l’adozione, per far incontrare virtuosamente il desiderio di maternità e paternità con il futu- all’altro, aiutava i giovani a trovare lavoro, spesso veniva incontro alla gente con aiuti finanziari. Poco prima di morire con grande soddisfazione pagò l’ultima rata alla banca perché per la ristrutturazione del soffitto ligneo della chiesa di San Mimiato di Calamecca. Riposa nel cimitero di Avaglio. Sulla sua tomba poche parole: “Sacerdote di tutti”. Giorgio Ducceschi Ufficio Diocesano di Pastorale con la famiglia Preparazione al Sinodo dei vescovi Veglia di preghiera in preparazione al “Sinodo straordinario dei vescovi” dal titolo “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione” che si svolgerà in Vaticano, dal 5 al 19 ottobre 2014. Domenica 30 marzo ore 18 presso la chiesa di Santa Chiara in Seminario vescovile - Via Puccini. Altri momenti di preghiera, di cui daremo comunicazione, si celebreranno: domenica 25 maggio, domenica 14 settembre, domenica 5 ottobre dopo l’incontro pastorale che si terrà, sempre in seminario, con don Renzo Bonetti. FONDAZIONE SANTI IRENE E BERTINI Donazione alla Casa dell’anziano U Quando il 4 maggio 1949, di ritorno da una trasferta in Portogallo, l’aereo che riportava i “Granata” in patria si schiantò nella basilica di Superga, una collina nelle vicinanze del capoluogo piemontese. I giocatori perirono tutti e don Agostino, non ancora ventenne, salì a Torino e assisté ai funerali di quelli sfortunati, giocatori. Il sacerdote dalle molte chiese cercò sempre di aiutare tutti: trasportava la gente da un ambulatorio amato.Assecondare e incoraggiare la gravidanza per conto terzi promuove invece quello che è a tutti gli effetti un business che non tiene conto delle gravissime implicazioni sociali e dei costi umani che comporta. Un figlio non è solo un irresistibile fagottino che sorride e ciuccia il latte e riempie di gioia la casa: un figlio è una persona, che ha il diritto di avere un padre e una madre, possibilmente stabili, e conoscibili. O, se adottato, ha il diritto comunque di conoscere la sua storia, e di farci i conti. È importante, allora impegnarsi, lavorare insieme, senza steccati di fede, cultura e tradizione, per difendere i bambini da chi vuole colpirne l’innocenza e la fantasia. Paola e Piero Pierattini na donazione alla Casa dell’anziano di Monteoliveto da parte della “Fondazione Santi e Irene Bertini”. La fondazione è stata voluta e finanziata da monsignor Sabatino Bertini che, per oltre 50 anni, è stato parroco di san Pantaleo. Ha, fra i compiti statutari, quello di assistere gli anziani sopratutto attraverso l’associazione Teisd (Terza età invalidi servizio a domicilio), ma anche come supporto di altri enti operanti a favore di anziani ed invalidi. E’ stata proprio la presidente del Teisd, Graziella Frosini, a suggerire un intervento a favore dell’associazione “Casa dell’anziano” in memoria della particolare attenzione che monsignor Bertini ha avuto per l’associazione di cui è stato socio fondatore. Il vescovo, monsignor Mansueto Bianchi, presidente della fondazione, ha accolto volentieri il suggerimento ed ha devoluto alla Casa dell’anziano un cospicuo contributo per la gestione. La casa dell’Anziano-Monteoliveto gestisce, nell’antico Monastero olivetano di Pistoia, una struttura dedicata agli anziani che comprende una zona per attività di aggregazione ed un Centro diurno per anziani disabili, nonché un Centro diurno Alzheimer, situato in un’ala del seminario vescovile. Nel tempo la Casa è divenuta una presenza importante per gli anziani della città che vi trovano un ambiente accogliente dove trascorrere alcune ore in compagnia e per le famiglie degli anziani disabili che ricevono un aiuto qualificato nell’assistenza ai congiunti. Il contributo è un prezioso sostegno alla gestione dell’associazione che è grata alla memoria di monsignor Bertini, alla signora Frosini per la sensibilità e a monsignor vescovo per aver raccolto il suggerimento con tanta generosità. Carla Tarani 10 comunità e territorio n. 12 30 Marzo 2014 BILANCIO Vita La AnsaldoBreda Il Comune di Pistoia punta «Esternalizzare al risanamento dei conti reparti produttivi? Previsti tagli Scelta scellerata» alla spesa I sindacati metalmeccanici chiedono l’istituzione di interna, ma nessun aumento dell’imposizione fiscale per le fasce deboli. Gli investimenti si concentreranno su edilizia scolastica e viabilità pagina a cura di Patrizio Ceccarelli T agli per circa 3 milioni di euro alla spesa interna, esenzione della Tasi sulla prima casa per le fasce catastali più basse (circa 11.000 a Pistoia) e per tutti gli inquilini, nessun aumento della pressione fiscale per le fasce più deboli della popolazione e per le piccole imprese. Sono alcune delle principali caratteristiche del bilancio di previsione 2014, illustrato in conferenza stampa dal sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli e dal vicesindaco con delega al bilancio Daniela Belliti, che ora sarà sottoposto all’esame del consiglio comunale. Previsto anche maggior respiro agli investimenti, che si concentreranno prioritariamente sull’edilizia scolastica e sulla difesa del suolo, ma anche sulla riqualificazione della città storica e su importanti infrastrutture, tra cui il parcheggio scambiatore a sud della città e l’asse dei vivai. un tavolo nazionale che faccia chiarezza sul futuro dell’azienda di via Ciliegiole T L’azione della Giunta, secondo quanto spiegato, si è orientata verso il risanamento strutturale del bilancio, con una spending review interna «non figlia di tagli lineari e indifferenziati, ma frutto di una profonda riorganizzazione strutturale, del patrimonio dell’Ente e del personale». Negli ultimi due anni, è stato detto in conferenza stampa, sono state incrementate le risorse per il sociale per oltre 600.000 euro, ripristinando il contributo affitti, aumentando i contributi per il sostegno al reddito delle famiglie in difficoltà, finanziando la gara per la gestione del nuovo albergo popolare e di due case famiglia. Nel 2014 si prevede di assegnare gli alloggi di edilizia residenziale protetta alle Fornaci e in via Bonfanti e sono già aperti i bandi per la gestione del doposcuola delle Crocifissine, dello spazio il Tempio, e del trasporto sociale; sarà potenziata la rete dei servizi di contrasto alla violenza di genere e aprirà la nuova sede del Centro affidi alle Fornaci. Saranno inoltre destinati 100.000 euro per il progetto Giovani Sì, in rapporto con la Regione Toscana e la Provincia, e ad un innovativo progetto rivolto alle persone disoccupate e in cassa integrazione finalizzato alla manutenzione del territorio. Avrà attuazione il progetto di inserimento al lavoro delle persone detenute come previsto dalla Convenzione sottoscritta con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Si riconferma, inoltre, l’impegno sui servizi educativi, non solo non riducendo le risorse, ma prevedendo nuovi investimenti: a settembre sarà aperto il nuovo nido Il Melograno, con 20 posti in più e 90 complessivi. Nel 2014 sarà pubblicato il bando per la gestione dell’asilo Arcobaleno. Si mantengono infine tutte le esenzioni tariffarie che, per quanto riguarda la ristorazione, hanno reso possibile a 460 persone in più dell’anno scorso di godere delle agevolazioni. Per la cultura, sono incrementate anche le risorse per sostenere le attività legate all’Ecomuseo della Montagna, al quale il Comune di Pistoia aderirà direttamente. SANITà Dialisi peritoneale a domicilio I pazienti raccontano la loro esperienza. Pistoia tra i centri nazionali all’avanguardia S ono consapevoli di affrontare una malattia cronica, l’insufficienza renale, ma lo fanno con coraggio. Ogni giorno devono trovare un equilibrio tra una vita normale e una condizione di disagio. Si chiamano Osvaldo, Ugo e Salvatore e sono i testimoni dei 53 pazienti in dialisi peritoneale domiciliare presso uno dei due centri della Asl3 di Pistoia. Raccontano di difficoltà quotidiane, paure e diffidenze. Ma parlano anche di conquiste. E tra queste c’è il percorso intrapreso da ognuno di loro, con tenacia e volontà, per ottenere una “vita normale e il più possibile autonoma” e continuare ad occuparsi dei figli, dei nipotini e del lavoro. “Mentre con l’emodialisi si è costretti ad andare anche quattro volte a settimana per fare il filtraggio del sangue – raccontano i tre pazienti - con la dialisi peritoneale domiciliare c’è una maggiore flessibilità: oltre al beneficio di poterla fare nel proprio ambiente domestico, e anche in vacanza, si possono perfino scegliere gli orari e adattarla ai propri ritmi di vita. I medici e gli infermieri ci hanno preso per mano e, passo dopo passo, con pazienza e dedizione, ci hanno insegnato a usare le varie apparecchiature e quando ci siamo sentiti sicuri ci hanno detto che potevamo iniziare il trattamento a domicilio, nella nostra casa, aiutati dai familiari e che, in qualunque momento, giorno o notte, di fronte a qualsiasi difficoltà, loro sarebbero sempre stati reperibili a un numero di telefono che ci hanno dato”. Il centro di dialisi peritoneale della Asl3, diretto dalla dottoressa Claudia Del Corso, è a valenza aziendale, articolato in due sedi: una al Cosma e Damiano di Pescia e l’altra a Pistoia nel padiglione di emodialisi che si trova all’interno dell’area del “Ceppo”. Il team è composto oltre che dalla dottoressa Del Corso, nefrologa, da sei infermieri. A livello territoriale la figura professionale di riferimento è rappresentata dal medico di medicina generale. Si tratta di un servizio altamente integrato tra ospedale e territorio e viceversa, con un dialogo continuo tra i professionisti che se necessario organizzano per il paziente ulteriori percorsi assistenziali. Non mancano, inoltre, le periodiche visite domiciliari degli infermieri. ute blu sul piede di guerra contro la prospettiva annunciata dall’AnsaldoBreda di esternalizzare la verniceria, reparto ritenuto strategico per il proseguimento dell’attività produttiva nello stabilimento pistoiese e che dà lavoro a 35 dipendenti. Per i sindacati, che pochi fa hanno indetto uno sciopero che ha registrato un’altissima adesione da parte dei dipendenti dello stabilimento di via Ciliegiole, «si tratta di una scelta scellerata». «Abbiamo deciso di fermarci - ha detto Jury Citera, segretario provinciale della Fim Cisl - per la mancanza di risposte sia a livello locale, di AnsaldoBreda, sia a livello nazionale di Governo». «Così facendo - ha spiegato Albano Tonioni, della Rsu - si disegnerebbe una nuova azienda, che comincerebbe a perdere pezzi fondamentali. Noi a questa logica non ci stiamo, con la fermata di oggi abbiamo ribadito che vogliamo capire quali sono le strategie industriali di questa azienda, perché non è possibile che si cominci a togliere un pezzo per volta senza capire quali sono le prospettive. Rispetto a questo rilanciamo una discussione che deve essere portata al tavolo nazionale: non può essere sostenuta solo localmente». I sindacati hanno anche definito una «sconfitta» l’accordo tra le ferrovie olandesi Ns, AnsaldoBreda e la capogruppo Finmeccanica sulla controversia relativa ai treni ad alta velocità Fyra V250, che dovrebbe mettere la parola fine alla complicatissima vertenza nata a fine dicembre 2012, con il guasto di alcuni mezzi in circolazione fra Amsterdam e Bruxelles e che portò alla rescissione del contratto stipulato nel 2004. L’accordo prevede la riconsegna di tutti i V250 ad AnsaldoBreda a fronte della restituzione di 125 milioni di euro alla Ns, pagati come anticipo per il contratto iniziale. «L’azienda – afferma Paolo Mattii, segretario provinciale Fiom-Cgil – ci ha sempre detto che dai report di cui è a conoscenza i treni in questione sono pienamente efficienti e che sono stati omologati almeno da due enti certificatori, quindi è evidente che noi viviamo questa vicenda come un elemento di sconfitta». PARCHEGGIO OSPEDALE Trovato l’accordo sulle tariffe Si paga un euro l’ora per un massimo di quattro ore, gratis durante l’orario di visita R aggiunto l’accordo sulle tariffe dei parcheggi dei nuovi ospedali di Pistoia, Prato, Lucca e Apuane. Il compromesso è stato raggiunto la scorsa settimana a Prato, dove si è svolta la prosecuzione della riunione fra i rappresentanti degli enti locali e delle aziende sanitarie dei quattro nuovi ospedali della Toscana. L’incontro, al quale ha partecipato anche la ditta appaltatrice dei quattro parcheggi, è stato presieduto dall’assessore regionale alla Salute Luigi Marroni. Il parcheggio costerà un euro ogni ora per un massimo di quattro ore di sosta contabilizzate: gli utenti delle strutture non potranno quindi spendere complessivamente più di 4 euro al giorno. Per ciascun ospedale il parcheggio sarà gratuito per un’ora durante l’orario di visita (ogni ospedale sceglierà la fascia di gratuità), mentre i primi venti minuti di sosta saranno comunque e sempre gratuiti. In orario notturno, tra le 22 e le 6, si pagherà fino ad un massimo di 2,5 euro. “Il Comune di Pistoia – spiega il sindaco Samuele Bertinelli - ha posto da molti mesi la questione delle tariffe del parcheggio dell’ospedale, provocando, a livello locale, una discussione che si è sviluppata per lungo tempo senza trovare un punto di accordo e formulando, a livello regionale, la richiesta di un coordinamento forte da parte dell’assessorato alla sanità della Regione. Appresa la decisione di Apcoa di applicare a partire da questo lunedì (17 marzo, ndr) tariffe stabilite unilateralmente, senza alcun confronto con gli enti locali, l’Amministrazione ha subito manifestato la propria contrarietà e ha nuovamente sollecitato la convocazione del tavolo regionale. Allo stesso tempo ho personalmente cercato e ottenuto un’intesa con tutti gli altri sindaci dei comuni coinvolti, che voglio ringraziare, ritenendo questo un punto d’inizio importante per sviluppare un coordinamento sistematico sulle molte altre questioni ancora aperte, che impegnano i sindaci pressoché quotidianamente da mesi, riguardanti i quattro nuovi ospedali toscani”. Vita La n. 12 APPUNTAMENTI CULTURALI comunità e territorio 30 Marzo 2014 Teatri di confine I cartelli turistici? Sul territorio, non in magazzino! N Virginio Sieri a Pistoia in un “Teatro di confine” U na primavera ricca di appuntamenti. Si può definire così il programma 2014 della rassegna Teatri di Confine che anche quest’anno presenterà una vetrina con le migliori produzioni della scena contemporanea. Dopo l’inizio avvenuto giovedì scorso con Sonate Bach con la Compagnia di Virgilio Sieni giovedì prossimo 3 aprile il Piccolo Teatro Mauro Bolognini ospiterà la giovane compagnia pugliese Fibre Parallele con Lo Splendore dei Supplizi ossia una serie da quattro storie che costituiscono il quadro unitario di un presente schizofrenico. Sempre al Bolognini il giorno 11 ci sarà un doppio appuntamento con il progetto di rivisitazione di luoghi shakespeariani attraverso le voci dei personaggi minori proposto da Accademia degli Artefatti di Fabrizio Arcuri. Alle 18.30 infatti andrà in scena I Banquo dedicato alla figura del generale dell’eser- cito scozzese di Re Duncan che Macbeth fa uccidere in quanto suo avversario nella corsa al trono: testimone inutile, prima perché ucciso e messo a tacere e ora nella sua forma di fantasma, prova a ricomporre i segni della violenza di cui è stato vittima, insieme al suo Re e all’intero Paese. Il secondo appuntamento ( Io Fiordipisello ) riguarda invece i sogni dell’ultimo dei folletti unita poi ad una storia di un altro sogno, del tormento e del divertimento di una condizione fantastica, ma altrettanto reale, di chi forse avrebbe qualcosa da dire, se solo qualcuno gli dicesse qualcosa. Il programma prosegue martedì 22 aprile presso la Sala Mabellini con Lectura Dantis che non è altro che una lettura sonorizzata dei canti III, V, XIII e XXIII dell’inferno dantesco. Il giorno seguente Francesco Pernacchia e Gianluca Stetur interpreteranno invece La vita ha un dente d’oro. Si tratta in pratica di uno spettacolo di archeologia teatrale, alle origini del gioco, laddove nasce la tradizione ormai perduta, che riflette sulla natura e sul ruolo degli attori visti come esemplari in via d’estinzione. Novità assoluta invece per i giorni 8 e 9 maggio; il teatro Bolognini ospiterà infatti “Maledetto nei secoli dei secoli l’amore”. Tratto dal racconto di Carlo De Amicis, Lady Mora la chiromante protagonista del narrazione è chiamata ad una pesante responsabilità : deve decidere infatti il destino di un cugino entrato in coma. La rassegna primaverile si concluderà venerdì 16 maggio presso il Centro Culturale il Funaro con il nuovo lavoro del coreografo Roberto Castello, Studio Uno, una sorta di girone dantesco, i cui dannati sono condannati ad un interrotto agitarsi con una comunità di uomini e donne in moto perpetuo che cerca di farsi una vita. Edoardo Baroncelli ella lontana primavera 2007 Comune di Pistoia e Touring club promossero una serie di cartelli turistici tutti contrassegnati da un comune messaggio d’accoglienza nel territorio comunale: “Benvenuti a Pistoia. Città d’arte, di storia e antiche tradizioni”. Solo che alcuni di questi cartelli, di varie dimensioni, anziché appresso monumenti o in piazze e parcheggi scambiatori, finirono per circa due anni in un angolo delle officine dell’azienda pubblica di trasporti Copit in via dell’Annona, avvolti nella plastica ed ammucchiati in terra. Tra i pannelli quelli con la pianta territoriale della località montana di Castello di Cireglio, sulla storia della Madonna del Carmine o della chiesa di Sant’Andrea, ed ancora sulle vecchie funzioni di piazza della Sala, della Sapienza o dell’ex cinemateatro Eden nel centro storico. Secondo alcuni la questione era dovuta ad un rimpallo di competenze tra Comune ed azienda dei bus, entrambi non intenzionati ad accollarsi le spese per l’installazione. Il Copit sulla stampa locale confermava il transito da via dell’Annona di circa una quindicina di cartelli e nuove targhe, spiegando che tale materiale faceva parte del progetto “Piano nuova segnaletica integrata turistica e commerciale”, prodotti con dimensioni diverse: da due metri per tre a tre metri per due e cinquanta. Dall’inizio del 2008 nel deposito dell’azienda erano poi rimasti solo quattro grandi pannelli di accoglienza, da collocare ai parcheggi scambiatori della città, ovvero Pertini, Stadio, Cellini ed alla stazione ferroviaria, assieme a cartelli più piccoli del Copit. I costi d’installazione dei quattro pannelli grandi sarebbero spettati al Comune, ma in due anni l’auspicato “via libera” non arrivò mai. Come rilevava allora la stampa locale, non si capiva chi o che cosa doveva abilitare il Comune per procedere, così come non si comprendeva come mai altri pannelli, frecce o totem, relativi ad un progetto costato complessivamente 180mila euro, fossero già stati sistemati. Il Copit al riguardo forniva alcune ipotesi, ovvero che per i cartelli di dimensioni maggiori occorrono secondo normativa dei permessi speciali ed è necessario consultare in merito i cittadini residenti. A distanza di anni il problema è ovviamente stato risolto, l’episodio viene ricordato con l’intenzione di fare una riflessione comune al riguardo rivolta a tutti: ovvero che quando si effettua una spesa con risorse pubbliche, nel caso specifico l’acquisto dei cartelli, occorre avere sempre, da subito, le idee chiare in merito alle varie competenze dei soggetti coinvolti, prestabilendo a monte della spesa, nella maniera più certosina possibile, i tempi d’attuazione dell’intervento. Leonardo Soldati COMUNE DI AGLIANA S Esperimento di bilancio partecipato i è concluso al Teatro Moderno con un’assemblea degli studenti dell’Istituto tecnico Aldo Capitini, il secondo esperimento di bilancio partecipato del Comune di Agliana. L’iniziativa ha visto in un primo momento il coinvolgimento di due classi di studenti, il progetto di collaborazione con il Comune si è poi articolato in due incontri più tecnici di illustrazione del Bilancio comunale presentato dalla responsabile del Comune Tiziana Bellini, e successivamente, tre incontri finalizzati alla predisposizione di un progetto (con un costo limitato a 10/15000 euro) da proporre all’Amministrazione comunale per la sua realizzazione. Dai gruppi di studenti ne sono uscite due proposte: la realizzazione di una pista di skateboard e quella di un giardino con giochi destinati all’integrazione dei bambini disabili. Nell’assemblea conclusiva, dopo un’accesa e partecipata argomentazione delle due iniziative da parte dei proponenti, dalla votazione finale è scaturita vincente la proposta del “giardino dell’integrazione”. Alla mattinata hanno partecipato il dirigenti scolastico Santi Marroncini e il sindaco Eleanna Ciampolini. Il dirigente scolastico ha ringraziato l’Amministrazione comunale per il suo coinvolgimento, per il secondo anno consecutivo, nel progetto, richiamando alla responsabilità gli studenti nel momento della scelta. Ciampolini oltre a ringraziare studenti, i docenti e la dirigenza della scuola, si è soffermata sull’importanza di questa possibilità che permette di ascoltare realmente i giovani e condividere con loro un processo decisionale che porti a scelte effettive. M.B. 11 PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 12 comunità e territorio n. 12 30 Marzo 2014 ASSOCIAZIONE ROTTA COMUNE E MANIF POUR TOURS A scuola di “Gender” S i discuterà di scuola, educazione sessuale e teoria del gender, venerdì 28 marzo alle 21,15, presso la sala provinciale del Palazzo Balì, in via Cavour 37 a Pistoia. Le associazioni locali “Rotta Comune” e “La Manif Pour Tous” organizzano una tavola rotonda dal titolo “A scuola di gender: l’educazione all’affettività mettendo da parte la famiglia?”, a cui interverranno l’avvocato Andrea Gasperini, Susanna Fontani, psicoterapeuta, e Daniele Mugnaini, psicologo dello sviluppo. L’evento si colloca nel confronto che sta montando intorno a una materia che rischia di diventare terreno di battaglia sia per i genitori che per quanti lavorano nel mondo dell’educazione. La polemica è scoppiata quando sono venuti alla luce programmi accusati di portare tra i banchi di scuola una visione discutibile dell’affettività e della sessualità. In Toscana a far parlare di sé è il progetto “Omofobia, transfobia e bullismo”, finanziato dalla Regione, che sta mandando in aula attivisti di associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) per parlare ai ragazzi di bullismo omofobico, ma anche di matrimoni gay e omogenitorialità. Pur confermando che la scuola deve educare al rispetto e combattere ogni forma di violenza, le associazioni promotrici esprimono perplessità riguardo a questi progetti, che, se formalmente hanno l’obiettivo di contrastare il bullismo omofobico, nei fatti rischiano di diventare lo strumento per “educare” bambini e ragazzi all’ideologia gender, che teorizza una sessualità liquida e svincolata dalla realtà corporea della Vita La Pontormo e Rosso Fiorentino due gemelli diversi di Alessandro Orlando È persona. Di queste implicazioni sono consapevoli genitori e insegnanti? Come preservare l’alleanza educativa tra scuola e famiglia di fronte alle attuali tendenze normative in materia di educazione sessuale e di genere? Che impatto ha la teoria del gender sullo sviluppo di bambini e adolescenti? Le associazioni promotrici invitano gli operatori della scuola, i genitori e la cittadinanza tutta alla conferenza, per discutere insieme di questi argomenti. INFO: https://www.facebook.com/lmptpistoia, [email protected], [email protected]. stata inaugurata l’8 marzo e durerà fino al 20 luglio, a Firenze nelle sale di Palazzo Strozzi una mostra unica nel suo genere che ci propone 50 opere di due tra i pittori più rivoluzionari del ‘500, il Pontormo (Jacopo Carucci) e il Rosso Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo). I dipinti dei due artisti, alcuni dei quali restaurati per l’occasione, vengono mostrati per la prima volta insieme e provengono dall’Italia e dall’estero. Dei due “manieristi” formatisi nella bottega di Andrea del Sarto, sono raccolte tavole, disegni, affreschi e perfino due immensi arazzi , uno dei quali proveniente dalla Galleria di Fontainebleau, l’altro dal Musée du Grand Duché del Lussemburgo. La mostra divisa in dieci sezioni segue una cronologia atta a consentire ai visitatori di fruire opere che rivelano le differenze più significative tra i due pittori. Il Rosso Fiorentino e il Pontormo nonostante avessero assorbito la cultura delle palazzi dove prestavano la loro opera e pur trovandosi a lavorare distanti tra loro (il primo tra Volterra, Firenze, Piombino, Napoli, Roma, Parigi e Fontainebleau, il secondo che da Firenze si spostò solo a Poggio a Caiano, Certosa e Castello) appaiano sovente ricongiungersi in una comune visione dell’arte che aveva assorbito lo stile di Leonardo e Michelangelo. Le opere che evidenziano una ricerca di espressione cromatica unica sono affiancate da alcuni capolavori dei loro maestri Andrea del Sarto e Fra’ Bartolomeo. Curata da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi e da Carlo Falciani, docente di storia dell’arte, la mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze, con Comune di Firenze, Provincia di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana, con il contributo di Ente Cassa di Risparmio di Firenze. spor t pistoiese ATLETICA Pistoia, master da mille e una notte B lla e vincente. L’Atletica Pistoia, supportata da Assindustria Pistoia, ha ben figurato alla 31° edizione dei Campionati Italiani Indoor Master (cui erano abbinati il Campionato di Lanci Lunghi Master e il Campionato di Società Indoor), disputatasi ad Ancona. Non solo. Forte di un’organizzazione societaria eccellente, sta allestendo di tutto punto al Campo Scuola di Pistoia, per sabato 5 e domenica 6 aprile, i Campionati Italiani Invernali di Pentathlon dei Lanci Master, manifestazione di notevole rilevanza che vedrà arrivare in città i migliori atleti tricolori di questa specialità. Come dire essere forti sul campo e fuori. Intanto, al Pala Marche, i 20 portacolori arancioni presenti (11 uomini e 9 donne) hanno riportato un bottino niente male, consistente in 3 ori, 4 argenti e 5 bronzi. I titoli italiani se li sono aggiudicati la nota Maura Vignali, prima sui 60 metri a ostacoli categoria SF60 con l’eccellente tempo di 13”28, Renzo Romano, sempre nei 60m con barriere SM45, che ha fatto fermare il cronometro a 9”24, e Riccardo Innocenti nel lancio del martello SM55 con la misura di 36,75 metri. Sono saliti sul secondo gradino del podio Rita Ferri nel lancio del disco SF45 (23,88m), la staffetta 4x200m femminile SF40 (Veronica Bartolini, Francesca Cammelli, Paola Paolicchi e Vittoriana Gariboldi, nella foto) cha terminato la prova in 2’01”94, Alessandro Iacomino negli 800m SM35 (2’06”56) e Renzo Moschini nel salto in alto SM80 (1,10m). Si sono fregiati della medaglia di bronzo Francesca Cammelli nei 60 ostacoli SF40 (10”96) e nel salto in lungo (4,45m), Alessandro Iacomino nei 1500m (4’15”63), Renzo Moschini nel salto in lungo (1,91m) e Riccardo Innocenti nel lancio del martello SM55 (13,17m). Ottimi piazzamenti per tutti gli altri. La squadra maschile si è classificata 17° e quella femminile 11° al Campionato di Società. Ricordiamo che 1405 atleti, 1052 uomini e 353 donne, rappresentanti di 322 società, hanno preso parte alla competizione, in cui si sono registrati 34 nuove migliori prestazioni indoor (17 maschili e altrettante femminili), 3 record mondiali e 2 europei. Ora tutti concentrati sulle date di aprile: il Campo Scuola si preannuncia tutto esaurito. Gianluca Barni Calcio - Basket Tempi Supplementari M di Enzo Cabella ancano sei giornate alla fine del campionato e la Pistoiese ha sempre lo stesso vantaggio di un paio di mesi fa: è un vantaggio che rende ancor più probabile la promozione. Che questo punto solo a lei può sfuggire, tanto è il divario di forze con le altre antagoniste, tra le quali la Pianese si può ormai considerare fuori dai giochi, visto che ha ben 15 punti dalla squadra di Morgia. Anche quando gli arancioni non sono nella migliore giornata, anche quando stentano a trovare la via del gol riescono alla fine ad avere la meglio sull’avversario. E’ quanto è successo anche nel derby col Montemurlo, presentatosi a Pistoia con una condotta di gioco improntata sulla difensiva (per lunghi tratti ha giocato nella propria metà campo) ma capace anche di improvvise accelerazioni offensive che hanno rischiato di far male. La squadra di Morgia ha tenuto spesso il pallino del gioco in mano, ha colpito un palo e ha creato alcune grosse occasioni da rete prima di segnare le due reti della vittoria. Ma bisogna dare atto al Montemurlo di aver creato, per due terzi di gara, grattacapi alla capolista: una traversa e due grosse occasioni sono il bilancio dei contropiedi che ha saputo organizzare, a conferma che la squadra pratese non si è limitata solo a difendersi. Pistoiese, dunque, che continua a viaggiare col vento in poppa. Anche le prossime due gare, con Pontevecchio (Perugia) e Fiesolecaldine (Firenze), sembrano ostacoli che la squadra può facilmente superare. Se sarà così, allora si potrà dire che la promozione in Lega Pro è praticamente sicura. Il Pistoia Basket ha perso un’altra volta in trasferta, l’undicesima in dodici gare. Quasi un record.A Varese ha fatto addirittura peggio di altre volte, perché almeno riusciva a giocarsi la partita sino alla fine. Invece, dopo aver avuto anche 16 punti di vantaggio fino a metà gara, è andata in bambola nel terzo e quarto tempo, non riuscendo più a difendere, che è una delle specialità della squadra di Moretti. Che la formazione biancorossa soffrisse il mal di trasferta lo si sapeva, ma che smettesse di lottare da metà gara in poi questo proprio non era immaginabile. Se, dopo aver raggiunto la salvezza (quota 20 punti) tutti erano concordi nel provare ad alzare l’asticella per raggiungere l’obiettivo dei playoff, dopo lo smacco di Varese non sembra che questo obiettivo sia più possibile. La squadra ha quattro punti di distacco dall’ottava posizione (quella che appunto dà diritto ai playoff) e il compito di sorpassare ben quattro squadre che le sono davanti. E’ vero che quando giocano al PalaCarrara Galanda e soci si trasformano e il rendimento sale verso posizioni di eccellenza, ma è anche vero che in trasferta, sulla base di quanto hanno dimostrato fino ad ora, pagano dazio, quindi sarà difficile raggiungere i playoff. Intendiamoci, è solo un traguardo che ad inizio stagione era utopia al solo pensarci. Il traguardo vero, quello più importante della permanenza in serie A, è stato raggiunto. Ed è ciò che conta. Vita La dall’Italia n. 12 I SETTIMANALI CATTOLICI SUL REFERENSUM IN VENETO 30 Marzo 2014 13 Il disagio c’è ma la soluzione non è l’indipendenza O ltre due milioni di veneti si sarebbero espressi, con un referendum on line, per l’indipendenza della regione. La consultazione non ha alcun valore legale, ma denota un malessere diffuso, a patto che i numeri siano reali e non “gonfiati”. Ne parliamo con chi in Veneto ci vive e di professione, o forse per vocazione, ascolta la voce del territorio, rendendone conto sui settimanali diocesani. Parlano i direttori delle testate diocesane: Guglielmo Frezza, Bruno Cappato, Vincenzo Tosello, Lauro Paoletto, Giampiero Moret e Carlo Arrigoni. In molti dubitano dell’esito plebiscitario. Si teme persino il bluff mediatico di Francesco Rossi Dato significativo o bluff mediatico “Se il dato è vero siamo di fronte a una richiesta politicamente significativa, in grado di cambiare lo scenario; in caso contrario è un enorme e ben riuscito bluff mediatico”. Non usa mezzi termini Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo, ma al tempo stesso non nasconde i dubbi circa la reale partecipazione. “Pare che si sia espressa la metà dei residenti in Veneto, ma qui attorno non trovo nessuno che abbia votato…”, osserva Frezza, notando che -secondo i sondaggi- l’indipendentismo veneto oscillerebbe tra il 2 e il 4%, quindi “se questo risultato fosse vero vuol dire che sondaggisti, opinionisti e commentatori non D opo la caduta dei regimi comunisti e l’allargamento dell’Unione europea a Paesi liberati dal comunismo, la questione dei confini tra Europa e Russia è diventata sempre più acuta. Paradosso della storia. La grande maggioranza degli Stati europei appartiene alla stessa organizzazione politica sulla base di una libera scelta, non della conquista militare, in una “quasi coincidenza” tra Europa istituzionale (l’Ue) e geografica. Sempre più vicina all’ideale di grande Europa, “dall’Atlantico agli Urali”, proposta dal generale de Gaulle nel 1959, questa Europa avrebbe dovuto, secondo Giovanni Paolo II, respirare con i suoi “due polmoni”, dell’est e dell’ovest. Il problema è che tale visione è innanzitutto una “visione occidentale”: gli Urali non sono mai stati né un confine politico né un limite naturale, e nemmeno un ostacolo tra i popoli. E la visione del presidente dell’Urss Michail Gorbaciov di una “casa comune europea” non era per niente definita; allo stesso modo il punto di vista occidentale non è più preciso in tal senso. Al Consiglio europeo di Lisbona, nel giugno 1992, la Commissione sosteneva: cosa sia “europeo” “non può essere ufficialmente stabilito”, quindi “non è possibile né opportuno fissare i confini dell’Unione europea, i cui limiti saranno ancora ridefiniti”. Il Trattato di Amsterdam diceva, nel 1997, che può entrare nell’Unione, ogni “Stato europeo” (art. 49) rispettando i principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti hanno capito nulla”. Estraneo alle rivendicazioni indipendentiste è senza dubbio il Polesine secondo don Bruno Cappato, direttore della Settimana. “Nel nostro territorio -annota- la metà parla ferrarese e l’altra metà veneto. Siamo ai bordi della regione e non abbiamo mai avvertito tensioni di questo tipo. Tanto che la Lega, qui, è quasi inesistente”. Certo, a livello regionale e, ancor più, nazionale “una riflessione bisognerà farla”, ma tenendo conto pure -prosegue Cappato- che “gli stessi responsabili del referendum non escludono che vi siano stati voti replicati”. Difatti, pure a Chioggia “non vi è stata alcuna eco, nessuno ne parla”, rimarca don Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla. “L’indipendenza - evidenzia - è il ‘pio desiderio’ di una minoranza che, però, non ha senso. L’importante, piuttosto, è andare avanti a livello nazionale facendo quei provvedimenti che servono per la ripresa del Paese tenendo conto anche del Veneto, che davvero può tornare a essere la locomotiva dell’Italia”. C’è un malessere diffuso Per Lauro Paoletto, direttore IL PESO DELLA STORIA Tra Europa e Russia la partita dei confini È l’immensa questione, mai risolta nei secoli, cui assistiamo anche in questo momento, dei rapporti del mondo russo con l’Occidente, tra cattolicesimo e ortodossia, tra concezioni diverse del potere politico e dei diritti umani e persino di nazione di Jean-Dominique Durand dell’uomo (art. 61). Questa questione dei confini è fondamentale. Nell’agosto del 1978, il cardinal Wojtyla in un famoso saggio domandava: “Una frontiera per l’Europa, dove?”. La domanda è tanto più cruciale perché misura il peso della storia, una storia spesso crudelissima, ma una storia troppe volte dimenticata o addirittura ignorata dai politici occidentali. Dove si ferma l’Europa? A lungo l’Europa si è fermata sulla Cortina di ferro, tracciata in mezzo al suo spazio. Ma l’Europa dall’altra parte di questa frontiera - imposta dai sovietici - era pur sempre parte dello stesso insieme geografico, storico e spirituale continentale. Lo scrittore di origine ceca Milan Kundera aveva non a caso parlato, nel 1983, dell’”Occidente rapito o la tragedia dell’Europa centrale”. È l’immensa questione, mai risolta nella storia, cui assistiamo anche in questo momento, dei rapporti del mondo russo con l’Occidente, tra cattolicesimo e ortodossia, tra concezioni diverse del potere politico e dei diritti umani e persino di nazione. La definizione della frontiera resta un elemento chiave dell’identità nazionale da affermare. La storia dell’Europa di questi ultimi 25 anni è anche la storia della costruzione di nuove barriere, di nuovi confini, come dimostrano gli Stati nati dallo smantellamento della Jugoslavia e dell’Unione sovietica. È la storia di nuove paure e di nuovi nazionalismi, di vecchie sofferenze e di antichi odi, di memorie passate ma particolarmente vive, di pregiudizi e divisioni tra popoli, etnie, gruppi linguistici, di passioni mai spente. Il sociologo francese Emmanuel Todd parla della “frammentazione antropologica” dell’Europa. Nella sua parte orientale, si tratta anche di una frammentazione storica, con ferite profonde che appaiono impossibili da cicatrizzare. La crisi attuale nell’est europeo, tra Ucraina e Russia, ha le sue radici in una lunga storia di nazionalismi, di identità e di sofferenze assurde. Come dimenticare la grande carestia organizzata in Ucraina dal potere sovietico, cioè russo, l’Holodomor, ossia lo sterminio per mezzo della fame, che uccise tra 3 e 5 milioni di persone tra 1931 e 1933? La crisi ha anche le sue radici in un grande impero, la Russia, Paese di confine europeo e nello stesso tempo asiatico, che non può accettare una perdita di potenza. Poco tempo fa, per l’apertura delle Olimpiadi di Sochi, la Russia ha fornito una lettura della propria storia che i responsabili dell’Unione europea dovrebbero prendere in considerazione per capire la posizione di Mosca. La posta in gioco è l’equilibrio di tutta l’Europa. È importante che gli occidentali facciano lo sforzo di conoscere una storia complessa, la cui comprensione permetterebbe di capire le motivazioni profonde di quanto accade fra ucraini e russi, evitando posizioni rigide e dogmatiche che porterebbero inevitabilmente allo scontro. della Voce dei Berici (Vicenza), “è un segnale che non va sottovalutato perché esprime un malessere che c’è, e non da oggi”. Però “è una battaglia che ha sbagliato l’obiettivo: come veneti non ci facciamo una gran figura in un contesto globalizzato”. Insomma, è una conferma del “vizio del provincialismo che ci caratterizza e porta a cercare all’esterno le ragioni delle nostre difficoltà: ma non è con un’eventuale indipendenza che i problemi si risolverebbero”. Semmai, sostiene Paoletto, se c’è una strada da percorrere è “quella delle regioni a statuto speciale”. Concorda su tale direzione Gente Veneta (Venezia).“Vicino a noi - rileva Serena Spinazzi Lucchesi - ci sono il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia: è tangibile la differenza a livello di amministrazione dei Comuni, del fare impresa e così via. È per questo che nasce l’insofferenza della regione, sentimento diffuso intercettato dal referendum: sentirsi periferia ma senza l’autonomia riservata ad altri, anzi vessati dal punto di vista economico e fiscale”. Certo, “la differenza tra oggi e il Nord Est del boom economico è grande”, osserva don Giampiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto), per il quale siamo di fronte a una “manifestazione d’impronta leghista” che nasce da un “disagio generale, che colpisce il Veneto ma non solo”. Anch’egli perplesso sulle cifre (“in città abbiamo un’amministrazione leghista, eppure non ho visto un movimento tale da giustificare queste percentuali”), Moret concorda nel ritenere che l’indipendenza, ossia “il ritorno al ‘paradiso perduto’ della Serenissima”, sia solo una fantasia senza reali velleità. Non è questa la soluzione Torna sul dato dei numeri “non credibili” anche il settimanale trevigiano La Vita del Popolo. “Del resto -riporta il settimanale- gli stessi organizzatori sono stati evasivi di fronte a richieste di chiarimento”, mentre “qualche giornalista è riuscito a votare più volte fornendo identità diverse. Infine i numeri ‘reali’, quelli di piazza dei Signori, per la ‘solenne proclamazione’, erano di poche centinaia di unità”. Fatta questa premessa,“occorre però dire che il referendum, a sorpresa, ha saputo imporsi nell’agenda politica e che comunque la mobilitazione è stata vasta. Conferma ulteriore che il disagio tra la gente è forte”. Se si guarda solo alla provincia di Belluno, “pare che abbiano votato 160mila persone su 200 mila abitanti, praticamente la quasi totalità”, osserva Carlo Arrigoni, direttore dell’Amico del Popolo. Un dato “difficile da credere, se non altro perché c’è una fascia della popolazione, ad esempio gli anziani, che non usa Internet”. Circa le reali motivazioni, è vero -spiega Arrigoni- che “la crisi acuisce il disagio, lo scontento e il desiderio di cambiamento”, ma non è certo l’indipendenza la soluzione: “È giusto sentirsi veneti e bellunesi, ma pure italiani ed europei”. 14 dall’italia n. 12 30 Marzo 2014 DOPO LA LETTERA DI NAPOLITANO Dibattito sul fine vita? Purché non sia malato di ideologia A ccompagnare i malati terminali stando loro accanto fino agli ultimi momenti. Il che è ben diverso dal dare loro la morte, che non è mai “dolce”. Perché, in fondo, è vero che c’è una malattia che spinge a chiedere il “suicidio assistito”, o a togliersi la vita, ma da questa si può guarire: è la solitudine, l’abbandono di chi è anziano o malato. È unanime l’analisi del mondo cattolico di fronte alla questione del “fine vita”, tornata di attualità dopo la lettera del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Carlo Troilo, consigliere generale dell’associazione Luca Coscioni, che ha vissuto il suicidio del fratello, malato terminale di leucemia. “Il Parlamento - ha scritto Napolitano - non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere ‘un sereno e approfondito confronto di idee’ su questa materia”. Nell’anniversario della morte del fratello, Troilo ha convocato una conferenza stampa chiedendo tra l’altro di riprendere l’esame dei progetti di legge sul “fine vita”. Combattere la solitudine “Il problema del ‘fine vita’ è delicato, ma dev’essere affrontato nel panorama della medicina palliativa e non sopprimendo la vita del disabile”, esordisce Massimo Gandolfini, neurochirurgo e presidente della sezione lombarda dell’associazione dei medici cattolici, interpellato a proposito della lettera di Napolitano. Un appello del quale, secondo Gandolfini, “non c’era bisogno”, perché sembra riaprire strade eutanasiche. Invece, sottolinea, “occorre prendersi cura di tutti, aiutandoli e accompagnandoli serenamente fino al L a Camera dei deputati ha approvato nella seduta del 12 marzo 2014 la legge elettorale,che ora passerà al Senato. La Costituzione all’articolo 56 si limita a stabilire alcuni criteri generali (la partecipazione dei cittadini, il numero dei deputati, le circoscrizioni e la relativa ripartizione dei seggi ); quanto ai sistemi elettorali non è posto alcun vincolo per cui la scelta è rimessa alle leggi ordinarie. In particolare sui sistemi elettorali: - sono proporzionali quando tendono a realizzare una composizione dell’assemblea che tenga conto di una elezione approssimativamente corrispondente alla quota di voti ricevuta; - sono maggioritari quando tendono invece a favorire un’espressione di voto finalizzata alla designazione del partito o della coalizione destinata a governare Vita La Seguire la Costituzione L’esortazione di Napolitano “si può prestare a una valutazione politica: in questo momento ci sono problemi più pressanti, come il diritto al lavoro e la sopravvivenza di chi non ha i mezzi per il proprio sostentamento”, osserva il giurista Giovanni Giacobbe. È però anche vero che “il Presidente della Repubblica non prende una posizione netta, ma si limita a esortare il Parlamento ad affrontare un problema che, comunque, esiste”. A escludere l’eutanasia, d’altra parte, basterebbe già la Costituzione, laddove - osserva il giurista - “considera il diritto alla vita tra quelli inviolabili e, quindi, preclude una normativa che preveda atti volti a sopprimere un essere umano”. “Ben venga perciò un confronto di idee - conclude - che sia rispettoso del dettato costituzionale. Perché è qui il punto nodale: non farne una questione ideologica, ma di stretta osservanza della Costituzione”. SCOMMESSA MONDIALE Il giurista Giovanni Giacobbe ricorda come la Costituzione italiana consideri “inviolabile il diritto alla vita”. Da qui si può partire per scegliere, come unanimemente sostiene il mondo cattolico, la strada dell’acccompagnamento dei malati terminali di Francesco Rossi momento della morte naturale”. Il neurochirurgo nutre dubbi circa i dati diffusi relativamente ai malati che si tolgono la vita -un migliaio l’anno-, “ma comunque -aggiungequesti indicano persone che vivono una situazione di solitudine e abbandono tale da indurre al gesto estremo”. Ecco dunque che “dobbiamo prenderci cura di loro, ma non certo provocandone la morte”. Inoltre, aggiunge il medico, “c’è l’assoluta evidenza scientifica che soggetti fortemente disabili, in stato vegetativo, conservano comunque una forma di coscienza interna: non sono cioè pezzi di legno o vegetali, ma persone che hanno bisogno di un accudimento costante”. Confronto senza pregiudizi Per l’Associazione Scienza & Vita “si può assolutamente e in serenità riflettere sul ‘fine vita’ e su come accompagnare i malati terminali nelle ultime fasi della loro esistenza; diverso, però, è parlare di eutanasia”. A sottolinearlo è la copresidente dell’Associazione, Paola Ricci Sindoni, docente di Filosofia morale all’Università di Messina, che chiede di “distinguere tra accanimento terapeutico ed eutanasia”, come pure tra quest’ultima e il “fine vita”. “Se c’è una scelta precostituita - osserva - ed è quella di voler sopprimere il malato, allora ci troviamo in difficoltà nel confrontarci serenamente. Mentre non ci sottraiamo a un confronto senza pregiudizi circa una fase così delicata della vita umana”. Premesso che “la vita è indisponibile”, Ricci Sindoni condivide l’importanza di “continuare a curare e accompagnare il paziente, anche quando non può più guarire”, mentre troppo spesso, ancora oggi, negli ospedali e non solo, “i malati vengono lasciati soli, nell’indifferenza generale”. Eppure, rileva la presidente di Scienza & Vita, “sono tanti i mezzi già presenti e semmai da valorizzare per dare un giusto accompagnamento, a partire dal rafforzamento dell’assistenza domiciliare, da un adeguato supporto psicologico ai malati e ai loro familiari, dalle terapie contro il dolore, fino alla valorizzazione del volontariato ospedaliero”. RIFLESSIONE La legge elettorale di Mario Agnoli come maggioranza, ovviamente con la presenza, più o meno ampia, della minoranza. I punti fondamentali della nuova legge elettorale, quella recentemente approvata dalla Camera dei deputati, sono: a) il doppio turno inteso come sistema proporzionale con un premio di governabilità del 15% destinato alla prima lista (o coalizione di liste) che supera il 37% dei voti (con limite al 55% dei seggi). Nel caso in cui nessuno superi il 37% , si va al ballottaggio tra le prime due liste (o coalizioni di liste), ma con un limite del 52% dei seggi; b) lo sbarramento, nel senso che per ottenere deputati bisogna superare un minimo di voti. La legge approvata dalla Camera dei deputati prevede: - per i partiti al di fuori delle coalizioni la soglia è dell’8%; - per i partiti che si presentano in una coalizione lo sbarramento è del 4,5%; - anche le coalizioni dovranno superare la soglia del 12%; - particolari meccanismi per la tutela delle minoranze linguistiche; c) la legge prevede 120 collegi elettorali, in ciascuno di essi vengono eletti da 3 a 6 deputati inseriti in liste bloccate. È rimessa al Governo la competenza di ridisegnare i collegi elettorali. La partecipazione dei candidati è limitata a soli 8 collegi elettorali. Le liste elettorali dovranno garan- tire la presenza paritaria di uomini e donne (50% e 50%), senza tuttavia l’alternanza obbligatoria. Infine le liste potranno avere fino a due uomini di seguito. La legge come sopra approvata è relativa all’elezione soltanto della Camera dei deputati, infatti per il Senato sono attualmente all’esame alcune soluzioni, compresa la prospettiva di una sua abrogazione. È il caso di far presente che sul punto della prevista approvazione della legge approvata dalla Camera dei deputati, da parte del Senato vi sarebbero proposte di modifica del testo in relazione a riserve emerse in più sedi politiche. Per l’acqua urge una “moratoria” L’ acqua spegne la sete, ma accende infiniti appetiti. L’“oro blu”, fonte - il termine non è casuale - della vita, dal forte valore simbolico in tutte le grandi religioni (dall’acqua del Battesimo si rinasce a vita nuova), è divenuto nell’ultimo secolo bene prezioso, specie laddove è carente, come accade in numerose aree del mondo, spesso già segnate da arretratezza e povertà. Anzi, laddove, in Africa o in vaste regioni asiatiche, l’acqua scarseggia per ragioni climatiche e geografiche, la povertà avanza, la miseria ha la meglio sulla speranza di una vita buona. E in quelle aree della Terra l’acqua diviene merce di scambio, motivo di contesa, di lotta, di guerra. Da ricchezza a dramma. I popoli imbracciano le armi: l’acqua così non alimenta il futuro, ma produce la morte. Eppure l’acqua in sé richiama la vita: disseta, rinfresca, lava; innaffia i campi facendo crescere il grano che sfama, abbevera gli animali... Dove c’è acqua, c’è abbondanza, per l’ambiente e per l’umanità. Fa crescere le foreste, produce energia ed è, essa stessa, via di collegamento, tra città e popoli. L’acqua è oceani, mari, fiumi e laghi. Negli angoli più fortunati del mondo l’acqua si accumula nei pozzi, sgorga dai rubinetti, zampilla dalle fontane delle piazze. Ad altre latitudini il diritto all’acqua “fa acqua”, non si riesce a garantirne la disponibilità nelle quantità necessarie agli esseri umani, alle esigenze personali, alle attività economiche. Così diventa, appunto, merce di scambio e sorgente di sangue. Se nel Nord del mondo si discetta sull’acqua “bene pubblico o privato?”, nell’emisfero meridionale prevale l’indebita appropriazione da parte di pochi a danno dei molti. È la legge del più forte. Il 22 marzo si celebra, come ogni anno, la Giornata mondiale dell’acqua proclamata dalle Nazioni Unite: il tema del 2014 è “Acqua ed energia”, per accrescere la consapevolezza delle strette connessioni tra la prima e la seconda. Ma ormai non è più rinviabile un accordo (una moratoria?) mondiale sull’acqua, sulla sua democratica disponibilità e sulla sua giusta condivisione. Sarà il tema dei temi dei prossimi decenni. Perché si possa brindare, con un sorso d’acqua, al futuro dell’umanità. Vita La Un futuro pieno di incognite per l’Ucraina e la stessa Crimea, che con un referendum ha deciso l’annessione alla Russia 30 Marzo 2014 n. 12 Il difficile puzzle sulle sponde del Mar nero di Angela Carusone L a peggiore crisi dalla fine della guerra fredda. Il consenso plebiscitario con il quale la Crimea ha votato al referendum per l’annessione alla Russia, e la successiva dichiarazione di indipendenza del Parlamento di Simferopoli, hanno portato a un braccio di ferro tra Occidente e Russia che resta fonte di grandissima tensione. La situazione resta critica e in molti si domandano cosa succederà nel breve e medio termine. Secondo alcuni analisti, si prospettano tre scenari, il peggiore dei quali (ma anche quello ritenuto più improbabile) prevede che Mosca proceda con l’annessione e che anche il altre aree orientali dell’Ucraina “possano verificarsi nuovi scontri, potenzialmente latenti di un conflitto civile esteso”. È possibile, invece, che nel breve periodo la situazione attuale possa cristallizzarsi, “con la formazione di una Crimea de facto indipendente e sostenuta da U no schiaffo alla politica del presidente Françoi Hollande e una vittoria del Fronte nazionale anti-euro condotto con abilità da Marine Le Pen. Tra i due risultati elettorali emerge però eclatante un altro dato: il forte astensionismo. La partecipazione al voto è ferma al 64,13%, con un ulteriore calo del 2,16% rispetto alle ultime elezioni amministrative francesi del 2008 che avevano già segnato un record negativo di affluenza. Segno inequivocabile della disaffezione dei francesi dalla politica e, nella gauche, sintomo evidente della delusione del suo elettorato per i due anni di mandato presidenziale di Hollande. Si possono leggere così i risultati dello spoglio delle schede della prima tornata elettorale che il 23 marzo ha chiamato l’elettorato francese a esprimersi sulle amministrazioni municipali. Domenica 30 marzo si tornerà alle urne per il ballottaggio in alcune città chiave come Parigi e Marsiglia. Uno schiaffo a Hollande Non usa giri di parole, il Mosca”. L’opzione migliore, e non del tutto da scartare dopo gli ultimi sviluppi, prevede un accordo tra tutte le parti in campo, compreso l’attuale governo ucraino e gli attori esterni (Unione europea, Stati uniti e Russia) per la creazione di un sistema federato per l’ucraina, con la Crimea e le altre regioni che godrebbero di una sostanziale autonomia. Dopo la firma da parte del presidente russo Vladimir Putin del decreto che riconosce la Crimea come Stato indipendente, emerge il timore dell’annessione della penisola alla Russia. Ma – sottolineano gli osservatori – sebbene il Cremlino nutra molteplici dall’estero interessi nell’annettere un territorio così strategici, ciò comporterebbe “costi non indifferenti anche per le stesse casse di Mosca, oltre che tutta una serie di problemi tecnici legati anche alla posizione geografica della stessa penisola”. La Crimea, però, rilevano gli studiosi, non è una delle tante repubbliche caucasiche dal passato movimentato, e l’influenza indiretta di Mosca, dovuta alla forte etnia russa (in buona parte fatta arrivare nella penisola da Stalin), consentirebbe comunque una soluzione di compromesso. D’altro canto, aggiungono, il governo ucraino ha tutto l’interesse a non istigare un’escalation, e potrebbe quindi giocarsi questa carta per consolidare il resto della regione. L’ipotesi considerata ‘migliore’, è quella che conduce a una situazione mediata tra le parto coinvolte, vale a dire la ‘’creazione di una confederazione nella quale la Crimea rimanga formalmente parte dell’Ucraina, ma con autonomia su alcuni campi concordati sia in ambito interno sia internazionale’’. Un accordo è ANALISI DEL VOTO Cattolici francesi lontani dalla politica? Jérôme Vignon, presidente delle “Semaines Sociales de France”: “I cristiani pagano oggi un prezzo altissimo: convivere con una politica debole, poco incisiva, spogliata di grandi valori. Occorre quindi riabilitare la politica nella comunità cristiana” di Maria Chiara Biagioni sociologo francese JeanLouis Schlegel e stronca il risultato come “un voto contro i socialisti” e la politica di Hollande. “Il fatto - spiega - è che fino ad oggi la sua politica non ha portato a grandi risultati. Nessun risultato, per esempio, si è registrato sul fronte dell’occupazione e da quando i socialisti sono al governo la disoccupazione non ha fatto altro che crescere. Contestualmente poi sono aumentate le tasse e le tasse vanno a colpire soprattutto la classe media che è il grande elettorato del partito socialista”. È soprattutto l’elettorato di sinistra ad aver disertato le urne. “Si ha l’impressione che in molte città dove hanno perso molti voti, gli elettori di sinistra non sono andati a votare e che domenica prossima, molto probabilmente ci sarà una loro reazione”. Inutile, comunque, nasconderselo: per Marine Le Pen è stato un successo. “Non è come suo padre -analizza Schlegel- cerca di evitare ogni estremismo razzista, affronta la questione immigrazione portandola, per esempio, sul piano della sicurezza. Tema che ritorna spesso nei suoi discorsi. È molto prudente e presenta un’estrema destra ‘stimabile’, cioè politicamente corretta”. Altro tema sensibile di Marine Le Pen è “l’Europa, facendo presa su molti francesi che sono rimasti delusi. Le Pen propone di uscire dall’Europa e dall’euro. Non so se la gente crede davvero che occorra uscire dall’euro ma sta di fatto che Le Pen è la sola che cerca di uscire da un sistema che non piace più, che ha portato al Francia alla recessione. È l’unica che vuole dare un colpo all’establishment e questo a qualcuno piace”. Come Grillo per l’Italia? “Rispetto a Grillo lei evita ogni provocazione. Cerca di presentarsi come qualcuno di molto responsabile, in grado di governare. E questa è evidentemente una carta vincente”. Appello all’impegno dei cristiani in politica Anche secondo Jérôme Vignon, presidente delle “Semaines Sociales de France”, i risultati della tornata elettorale sono “l’incrocio di due fenomeni convergenti: da un lato, una forte mobilitazione da parte della destra e, dall’altro, il rifiuto della politica di Hollande che ha deluso molti”. Questi risultati e soprattutto il forte astensionismo dalle urne richiamano “la disaffezione dei francesi verso la politica” e lanciano un avvertimento ai cristiani. “I cristiani - spiega Vignon - si erano fortemente impegna- 15 possibile, viene ricordato, ma richiede da parte di Stati Uniti e occidente non solo minacce e sanzioni, ma anche capacità diplomatiche.Anche la stampa russa appare possibilista su questa ipotesi, riportando la richiesta di Mosca di attivare un gruppo di contatto internazionale sulla base di una nuova costituzione federale per l’Ucraina, senza tuttavia citare mai lo status della Crimea. Del resto le incognite su quanto le sanzioni possano realmente permettere di uscire dalla crisi restano tante, a partire dalle divisioni interne all’Occidente e il timore delle gravi ricadute economiche internazionali che potrebbero derivarne. Inoltre, più che far recedere Mosca dalle sue intenzioni di annessione della Crimea, le sanzioni potrebbero incidere nei rapporti di forza esistenti tra Stati Uniti, Unione europea e Russia, e tra quest’ultima e l’Ucraina, sempre più rivolta a ovest. Ma il Cremlino deve fare i conti anche con i costi di un’eventuale annessione della Crimea, costi stimati dal giornale russo Moskovsky Komsomolets in venti miliardi di dollari, per garantire i servizi nella penisola. A questi, secondo l’ex ministro dell’Economia russo Kudris, potrebbero aggiungersi altri 50 miliardi di dollari in uscita dalla Russia a seguito delle inevitabili sanzioni. Per non parlare dell’isolamento internazionale che tornerebbe ad avvolgere il Cremlino. ti in politica negli anni ‘60‘70. Poi la loro presenza è andata sempre più scomparendo. I cristiani hanno abbandonato la politica spingendosi su molti fronti d’impegno nella società civile a fianco dei poveri, del Terzo Mondo. Ne pagano, però, oggi un prezzo altissimo: convivere con una politica debole, poco incisiva, spogliata di grandi valori. Occorre quindi riabilitare la politica nella comunità cristiana”. Stessa lettura anche nell’“edito” che François Ernenwein ha scritto per il quotidiano “La Croix”: “L’astensione raggiunge ancora una volta un record in questa prima tornata elettorale. Questa caduta di partecipazione conferma che in occasione delle elezioni locali, i francesi hanno voluto contrassegnare una distanza con una vita politica deludente, dominata in questi ultimi tempi anche da dibattiti essenzialmente giudiziari. Gli elettori hanno pertanto e indiscutibilmente voluto punite la sinistra al potere e il suo bilancio, giudicato deludente in materia soprattutto d’impiego e occupazione”. 16 musica e spettacolo Truffaut, l’uomo che amava il cinema I n questo 2014, il prossimo ottobre, ricorreranno i trent’anni dalla morte di Francois Truffaut e “Il Sole 24 ore” si è reso protagonista di questa meritoria iniziativa di portare in edicola, per undici settimane consecutive (fino al 3 maggio), altrettanti titoli truffautiani. Del resto ricordarne l’immensa figura è d’obbligo ad ogni quarto anno di decade, per rammentarci non solo di quanto è stato importante, di quanti bei film ci ha lasciato, ma soprattutto -credo- di quanto ci manca e di quanto ancora avrebbe potuto fare, se avesse avuto la fortuna di sconfiggere un tumore al cervello che non gli lasciò scampo ad appena cinquantadue anni. La sua media era di un film all’anno e riflettere sul fatto che noi, oggi, avremmo potuto avere almeno un’altra ventina di titoli di Truffaut fa proprio male. Non minor dolore arreca al cineaffezionato truffautiano il fatto che non sono pochi -quasi tutti tra i santoni della critica militante S ono passati 75 anni da quando la Marvel comics, nel 1939 alla vigilia della Seconda guerra mondiale, lanciò “Toro”, il primo supereroe a fumetti di una famiglia che ora conta più di 8.000 personaggi. Televisione e cinema stanno proponendo oggi, a distanza di quasi un secolo, un’impressionante e rinnovata offerta di prodotto: dalla serie tv “Agents of Shield” al nuovo “Captain America-The Winter Soldier” la cui uscita nelle sale è prevista per il 26 marzo. I critici cinematografici concordano nell’analisi del fenomeno: la ricerca di una nuova spettacolarità fantastica adatta ai gusti degli adolescenti e, soprattutto, il desiderio della Disney di produrre utili dopo il mega investimento del 2009 stanno producendo una sorta di saturamento del mercato. Un’offerta così abbondante, però, notano gli analisti, è in contraddizione con la sostanza della domanda. Portano come esempio il murales che Mauro Pallotta, un writer romano, ha dipinto sul muro di una casa a pochi passi dal Vaticano. Rappresentava Papa Francesco in volo con le sembianze di Superman. Un modello di supereroe di tipo inedito, senza le contraddizioni e le zone d’ombra dei fumetti della Marvel. Al cinema l’ondata dei Marvel è contrastata dal successo del film “Son of God”, una rappresentazione epica della storia di Gesù. Dati interessanti in attesa che nelle sale esca il nuovo film biblico “Noah” di Darren Aronofsky. Una collana di 11 dvd con “Il sole 24 ore” di Francesco Sgarano e accademica- quelli che considerano il nostro parecchie spanne inferiore a Godard, Rivette o Resnais -ma pure Rohmer-, perchè, poverini, affetti da cecità acuta o da assoluta faziosità critica, non sanno apprezzare un regista che parla della vita, con toni e linguaggi quotidiani e comprensibili, dove i personaggi parlano, soffrono, si cercano, si perdono, si capiscono o si fraintendono. No, Truffaut, Vita La n. 12 30 Marzo 2014 quando due personaggi discutono, non inquadra il bicchiere, non mostra il ciak del cameramen prima dell’ “azione!”, non si lambicca in piani-sequenza chilometrici o in filosofici silenzi solo per evocare la poesia. Lui era poesia, ogni sua inquadratura, ogni sua battuta in sceneggiatura era intrisa di qualcosa di intimamente letterario, quella letteratura che amava tanto e che aveva letto da ragazzo nei classici della collana Gallimard, da Balzac ad Henri-Pierre Rochè, da cui trasse i due menage-atrois più famosi non già della sua filmografia ma di tutta la storia del cinema:“Jules e Jim” (una donna tra due uomini), e “Le due inglesi” (un uomo conteso da due sorelle).Truffaut morì proprio dopo aver ridefinito l’edizione originale di questo intenso film, mutilato nell’uscita del 1971 per sequenze (la deflorazione di Muriel) che potevano essere davvero brutalmente realistiche. Chissà -per tornare ai ciarlieri da rivista specializzata- se Goffredo Fofi, critico sanguigno ma spesso prigioniero del cappio del tuttologo, ha osato proferire una saggia palinodia di quello che scrisse molti anni or sono -e che non gli perdono- cioè che Truffaut è regista tra i francesi comunque di seconda fila e che non riusciva a spiegarsi perchè gli americani lo idolatrassero. Credo perchè c’è un senso dello spettacolo nei suoi film -e solo attraverso l’attenzione per i personaggi- PUBBLICO SORRIDENTE Tornano i supereroi ma a sbancare è un film su Gesù che mai nessun altro regista ha mai posseduto o nemmeno eguagliato.Truffaut vuole bene alle sue creature, anche alla portiera, al passante per la strada, non c’è bisogno che in scena ci sia il suo alter ego, Antoine Doinel, interpretato da quel Jeanne-Pierre Leaud, scritturato a dodici anni per la parte per essersi presentato così al provino :-Non so recitare ma mi hanno detto che state cercando un tipo beffardo-. Oltre al ciclo dei film di Doinel, Leaud serve Truffaut nel già citato “Le due inglesi” e nel forse un poco sovrastimato atto morboso d’amore per il cinema che è “Effetto notte”, in cui il gusto per il citazionismo tocca vertici narcisistici, come quelli dell’odiosamato amico d’infanzia Godard, con cui Truffaut troncò ogni tipo di rapporto proprio a causa del successo commerciale enorme di que- sta pellicola. L’accusa fu di essersi prostituito alle sirene del successo, ma i film successivi di Francois stanno a dimostrare che Godard si sbagliava: “Adele H”, “Gli anni in tasca”, “L’uomo che amava le donne”. Gli ultimi due film, dopo aver avuto come musa ispiratrice Catherine Deneuve, sono interpretati da Fanny Ardant, che gli dà una figlioletta, Josephine, che non ha ancora un anno quando Truffaut muore. Quando voglio riconciliarmi col cinema e con molte altre cose, tiro fuori dallo scaffale “I 400 colpi” e, a volte, scorrendo subito alla sequenza finale, mi guardo, con le lacrime negli occhi, la corsa liberatoria del ragazzino verso il mare: lì c’è l’essenza più pura del cinema, l’emozione più profonda evocata esclusivamente con la potenza dello sguardo, con la verità dell’immagine, con la sensibilità del cuore. Sostieni LaVita Abbonamento 2014 Sostenitore 2014 2014 Amico euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. “Son of God” s’impone nel botteghino americano di Rino Farda Il concetto di Superuomo e le sue contraddizioni Anche senza scomodare per l’ennesima volta il “superomismo” di Friedrich Nietzsche, basterebbe andare a rileggere una citazione cinematografica. Bill, il personaggio dark del film “Kill Bill” di Quentin Tarantino, dice:“L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana”. È proprio il concetto di Doppelgänger, che nel corso degli anni ha conquistato un potere crescente nella costruzione dei personaggi della Marvel, che finisce per scontrarsi con la domanda di un pubblico che in piazza San Pietro acclama invece un “eroe” senza ombre o ambiguità. Il ritorno di Jesus Christ Superstar “Son of God” è stato tratto da una serie televisiva che lo scorso anno su History Channel, negli Usa, ha fatto registrare 10 milioni di spettatori a puntata. Nonostante le polemiche, il successo crescente di film biblici, che si scontra con l’offerta di supereroi, sembra nascere da una domanda del pubblico, non indotta da strategie di marketing. “È ovvio che accada: Cristo è la figura più importante degli ultimi duemila anni, è alla base della civiltà occidentale, interessa tutti”, dice Reza Aslan, docente di storia delle religioni. Secondo il cardinal Paul Poupard, autore di decine e decine di testi di teologia, “non si può che registrare un interesse crescente da parte del cinema verso il tema religioso. È la magnifica attrazione che Cristo esercita ancor oggi sull’uomo. Se poi i risultati non sono del tutto ortodossi non bisogna farsene un problema. L’uomo è imperfetto e la sua vita è un viaggio non sempre facile verso la santità”. Il fenomeno delle comic strip che dura nel tempo Il ritorno dei supereroi che il marketing della Disney sta cercando d’imporre al mercato cine e tv, nonostante la domanda di sacro da parte del pubblico, ha origini lontane. Ne aveva parlato anche Umberto Eco, già nel 1964. “Che le comic strips vengano lette, almeno negli Stati Uniti [...] dagli adulti più che dai ragazzi, è fenomeno assodato; che dei comic books vengano prodotti circa un miliardo di copie all’anno nei soli Stati Uniti, ci è rivelato dalle statistiche [...]. Che infine questa letteratura di massa ottenga una efficacia di persuasione paragonabile solo a quella delle grandi raffigurazioni mitologiche condivise da tutta una collettività, ci viene rivelato da alcuni episodi altamente significativi”. Fra le poche luci e le molte ombre dei Supereroi e la limpidezza della domanda di sacro del pubblico, lo scontro è appena agli inizi. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore responsabile: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia GF Press Masotti IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.308372 e-mail: [email protected] - [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 e-mail: [email protected] sito internet: www.settimanalelavita.it CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 26 MARZO 2014