“Pascoli nelle antologie scolastiche”
Introduzione
Elaborare una tesina per l‟esame di Stato sull‟opera di Giovanni Pascoli costituisce “un‟impresa” molto
complessa non tanto per il reperimento del materiale ma per la difficoltà nella selezione del medesimo: la
produzione del poeta è immensa, l‟attività critica nei suoi confronti enorme. Si corre il rischio di adeguarsi
all‟interpretazione più suggestiva o più innovativa, trascurando quello che è il messaggio più immediato
della sua lirica. Per questo, dopo aver affrontato lo studio “tradizionale” del poeta, abbiamo deciso di non
occuparci della critica, bensì di analizzare il materiale che, in questi lunghi anni di scuola, ci è stato più
vicino e che, conseguentemente, conosciamo meglio: il manuale scolastico. Ci siamo chiesti se un poeta
“grande” come Pascoli avesse ricevuto sempre lo stesso trattamento nella Scuola oppure se anche lui avesse
dovuto fare i conti con il mutare delle ideologie, delle mode, dei metodi di insegnamento. Il materiale
disponibile, anche in questo caso, era vastissimo, per cui abbiamo pensato di selezionare tre testi (più una
raccolta) risalenti a tre periodi culturalmente e politicamente diversi per vedere come anche la memoria di
un uomo così importante possa mutare. I testi presi in considerazione
appartengono agli anni
Trenta/Quaranta del Novecento (Francesco PedrinaStoria e antologia della Letteratura italianavol.III Ed.
Trevisan Milano VII ed. 1942 –da ora in poi citato come Pedrina-; Giovanni Pascoli “Poesie” con note di
Luigi Pietrobuono Ed. Mondadori Milano 1940–da ora in poi citato come Pietrobuono-), agli anni
Settanta/Ottanta (Mario PazzagliaLetteratura italiana Vol. III Ed. Zanichelli 1979–da ora in poi citato come
Pazzaglia-), ai nostri giorni (Baldi GiussoRazetti Zaccaria Testi e storia della letteratura Vol.E Paravia 2011
–da ora in poi citato come Baldi-).
Abbiamo di deciso di confrontare le diverse tipologie di presentazione dell‟autore, le scelte antologiche, i
commenti a tre testi poetici e il discorso del 1911.
1
Cap.1 Presentazione del Pascoli nei vari testi scolastici
“Pascoli risulta oggi un po‟ marginale sia nell‟interesse della cultura ufficiale sia di quella personale” 1.
È questo l‟inizio di una delle tante conferenze tenutesi quest‟anno sul Pascoli; in realtà, soffermandoci sui
testi rispettivamente degli anni ‟30, ‟70, ma anche di recente pubblicazione, ci rendiamo conto che questa
marginalità sopra denunciata non ha poi fondamenti così reali. In ogni epoca notiamo, infatti, come la figura
di Pascoli non sia mai stata accantonata, bensì filtrata nel tentativo di fissarne aspetti ritenuti in qualche
modo scomodi o contrastanti con gli ideali del tempo e, contemporaneamente, di mettere in luce quegli
aspetti che, invece, coincidevano.
Del resto la scuola è sempre stata considerata il principale mezzo di diffusione dei valori necessari ad
educare il popolo: “Istruire il popolo quanto basta, educarlo più che si può” 2 era l‟obiettivo dell‟istruzione
nel periodo fascista.
Prendiamo allora in considerazione gli anni „30, in cui era forte il culto della personalità: esso raggiunse la
punta estrema nel fenomeno del “mussolinismo” in base al quale si esigeva dall‟uomo (e forse in maggior
misura dal poeta) un temperamento forte, combattivo e risoluto che prendesse l‟esempio del leader politico.
“Esiste l'uomo integrale che è politico, che è religioso, che è santo, che è guerriero” diceva Mussolini in un
discorso del novembre 1933.
La figura più esemplificativa della poetica pascoliana è invece il poeta-fanciullo, unico detentore della
conoscenza immediata, che, al pari di un profeta, risulta il solo capace di cogliere e far cogliere all‟uomo la
realtà nella sua essenza profonda, “senza farci scendere a uno a uno i gradini del pensiero”.3
Eppure per il Pedrina Pascoli amava “naufragare nel nulla”, “non desidera strappare il velo che copre il volto
della Verità”, ma piuttosto “non vedere e sognare”. 4
1
2
cfr. Conferenza Saltino Vallombrosa 17/8/2012; relatori prof.sa V.F.Riccio e prof. G.Dei
D.Bertoni “La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri” 1954
3
4
Il fanciullino, IV
Pedrina pag.842 sgg (così come le citazioni successive).
2
Fu così che il “mito del fanciullino” e la creazione da parte del Pascoli di una confortante dimensione
atemporale e aspaziale come quella dell‟Eden dell‟Infanzia furono essenzialmente interpretati, nel periodo
fascista, come sinonimo di debolezza.
All‟interno di un testo scolastico di vasta diffusione, il Pedrina, autore di una delle rappresentazioni più
discutibili del poeta, ci presenta il fanciullo non come un veggente o una guida, ma semplicemente come un
povero bambino bisognoso di affetto e attenzioni che, solo nella sua stanza, “ha paura del buio, ma si
consola pensando” che c‟è sempre qualcuno pronto a proteggerlo non appena ne abbia bisogno.
Questa costante ricerca di una figura protettiva venne associata al fortissimo legame affettivo che Pascoli
aveva nei confronti della sua famiglia e, in particolar modo, della sorella Mariù.
Pascoli riesce a mantenere vivo il ricordo dei cari e di quel “nido familiare” che , in tempo lontano, gli aveva
portato tante gioie e di cui ora ( fatta eccezione per Mariù,) sente profondamente la mancanza, solo
attraverso la poesia, non potendo trovare consolazione nella speranza di un ricongiungimento ultraterreno.
La sua poetica fu completamente travisata e Pascoli fu accostato a figure semireligiose come “il mistico” o
“l‟asceta”, nell‟assurdo tentativo di giustificare la sua apparente mancanza di personalità e mascherare i suoi
veri ideali: Pascoli, dalla sua biografia, risulta invece sostanzialmente non credente e “socialista
umanitario”.
Tuttavia dal Cristianesimo Pascoli trasse il valore morale della sofferenza, capace di insegnare il perdono e
di rendere gli uomini moralmente migliori.
La stampa scolastica del Ventennio, invece, interpretò questo atteggiamento del poeta per definire la sua
sofferenza un “dolore provvidenziale”:
Pascoli non si oppone al fato, ma lo accoglie e “invita gli altri ad accettare il triste fardello della comune
sventura”.
Per gli stessi motivi si credeva che Pascoli avesse banalmente assegnato al Fanciullino, delineato dall‟autore
come spirito poetico eterno e immortale, le caratteristiche di quel dio che non era mai riuscito a trovare e
che avesse conferito ingenuamente alla poesia il ruolo e le prerogative proprie della religione.
Il poeta venne pertanto associato ad “un rivelatore di verità spirituali”, che riceve ispirazione da un “divino
afflato” in modo persino inconscio.
3
Ma è soprattutto la sua adesione al socialismo che Pedrina tentò maggiormente di sminuire, basandosi anche
sulla testimonianza di Mariù. Secondo questa visione, Pascoli si fece ingenuamente influenzare dal contesto,
atteggiandosi a ribelle; s‟illuse infatti di potersi riconoscere nel movimento socialista dilagante, ma la sua
partecipazione si configurò come “una maschera”, mentre “l‟anima sua era altrove”.
D‟altronde quello del Ventennio era un periodo in cui la letteratura non poteva in nessun modo contrastare le
idee del regime, dunque è chiaro il malcelato tentativo di rileggere Pascoli in chiave fascista, non volendo
riconoscere in lui la sua insofferenza verso l‟ordine costituito.
Pascoli, nella sua adesione ad un socialismo umanitario e utopico, affida alla poesia la missione di
diffondere l‟amore e la fratellanza.
Poiché le tremende ingiustizie che segnarono la sua vita lo portarono a credere in un “meccanismo sociale
perverso” contro cui bisognava lottare, aderì all‟Internazionale socialista. In seguito alla terribile esperienza
del carcere, Pascoli abbandonò la militanza attiva. Tuttavia non dobbiamo pensare ad un drastico
cambiamento di idea, perché in realtà il 1879, l‟anno della carcerazione, fu anche l‟anno in cui entrò in crisi
la sinistra, di fronte al fallimento delle insurrezioni anarchiche: dal socialismo umanitario e utopico di
Bakunin si passò al socialismo marxista, fondato sulla lotta di classe, da cui Pascoli si era sempre voluto
tenere distante.
Socialismo per lui era sinonimo di fratellanza e solidarietà, principi che mai rinnegò.
Il contesto storico di Pascoli è quello di fine Ottocento, periodo di grandi trasformazioni economiche e
sociali che portarono l‟uomo ad un profondo senso di smarrimento di fronte ad un mondo che ormai gli si
mostrava ostile, soffocante, governato dalla competizione e dall‟aggressività.
Il mito del fanciullino quindi rappresentò per il poeta un paradiso consolatorio, ma questo non impedisce di
scorgervi un messaggio sociale e un invito alla non violenza, alla mansuetudine, al perdono, alla pace e alla
fratellanza tra i popoli.
Nella totale banalizzazione del suo pensiero operata negli anni „30, in cui la voce del fanciullo venne
sovrastata dalla prepotenza del “guerriero”, si perse completamente di vista l‟originalità dell‟opera
pascoliana e della sua poesia pura.
4
Nell‟antologia di Mario Pazzaglia 5, che rappresenta il testo scolastico di maggiore diffusione negli anni
70,viene sottolineato come il pensiero di Pascoli presenti “limiti vistosi” e come le sue liriche, facendo
soprattutto riferimento a “La grande proletaria s‟è mossa”, siano “ideologicamente nebulose”.
In realtà la grande dinamicità del pensiero del poeta, capace di ritrattare le proprie posizioni in base
all‟evoluzione della società e adattare la sua poesia ai cambiamenti, fu stravolta per
dare l‟immagine di un Pascoli confuso, incoerente e per poter sminuire le sue posizioni in ambito politico.
Questa visione distorta e negativa
che si evince dal testo di Pazzaglia potrebbe derivare dal clima
tendenzialmente pacifista di quegli anni, in cui un‟opera a favore della guerra come quella di Pascoli poteva
essere considerata pericolosa e inadeguata.
Infatti l‟antologia vede una contraddizione nella posizione pascoliana prima fortemente socialista e in
seguito ispirata a principi nazionalistico-imperialistici, definendo la sua una “incoerenza ideologica”.
Tuttavia tale contraddizione, come si evince dai testi contemporanei, aveva una giustificazione in Pascoli,
che considerava la guerra in Libia necessaria semplicemente per risolvere il dramma dell‟emigrazione e per
creare una sorta di “appendice della nazione”, in cui gli Italiani più poveri potessero insediarsi e trovare
finalmente lavoro, pur rimanendo di fatto “Italiani”.
È interessante inoltre il modo in cui viene presentato il rapporto di Pascoli con il Positivismo: la sua
formazione in questo ambito non viene neppure menzionata da Pazzaglia, che pone maggiore attenzione sul
distacco da tale corrente.
Baldi , invece, mette in luce che il rifiuto di Pascoli nei confronti del Positivismo non fu drastico né
categorico; ciò nonostante Pazzaglia rimarca che per Pascoli il Positivismo “non aveva portato nulla di
veramente fondamentale per la vita”6, ma aveva invece “alimentato gli odi sociali e il pericolo di guerra”.
5
Pazzaglia pag.87
6
Pazzaglia pag.89
5
Cap.2: scelta dei testi antologizzati
Comparando le tre diverse edizioni di antologie italiane si può notare la differente selezione dei testi
pascoliani. Sotto analisi sempre l'antologia di Pedrina degli anni '30, quella di Pazzaglia degli anni '70 e
quella di Baldi della scuola attuale. Nel Pedrina la raccolta Myricae è presente con una sola poesia:
Romagna, perché, come detto nel paragrafo precedente, nel periodo fascista non era molto apprezzato il
lato "fanciullino" del poeta, in quanto gli si preferiva l'aspetto "patriottico" e combattivo. Nel Pazzaglia
invece si dà più spazio alla sezione delle Myricaein quanto sono presenti ben dieci poesie. Meno
accentuata è la differenza con gli anni 2000 in cui troviamo sette liriche. Nelle prime due edizioni non
compare più Romagna, ma vengono scelte poesie come Arano, L'assiuolo, X Agosto e Novembre. C'è
infatti una rivalutazione del Pascoli-fanciullino che non viene più considerato un poeta "elementare" bensì
un interprete del simbolismo che, in quel momento stava dilagando in gran parte dell'Europa.
Per quanto riguarda la sezione dei Poemetti negli anni '30 si ha un'ampia scelta di testi rispetto agli anni
'70 e agli anni 2000. In queste opere infatti vengono celebrati i valori più tradizionali di solidarietà
familiare e affetti, laboriosità, bontà, schiettezza, semplicità e saggezza che sono principi più consoni
all'ideologia del ventennio.
I Canti di Castelvecchio vengono proposti in numero maggiore nell'edizione degli anni '70, Pedrina ne
propone solo tre, Pazzaglia uno: Il gelsomino notturno, che, per altro, è stato inserito in tutte e tre le
edizioni. Nei Canti di Castelvecchio ricorrono temi inerenti alla tragedia familiare e alla morte dei cari e
anche temi inquieti come l'eros contemplato con il turbamento del fanciullo per il quale il rapporto con
l'adulto è qualcosa di affascinante ma anche ripugnante.
In sintesi emerge che l'antologia del ventennio privilegia il Pascoli più erudito e "impegnato" su temi di
carattere nazionale mentre passa in secondo piano il Pascoli simbolista. Nelle due antologie successive,
invece, è proprio la poesia simbolista a connotare il valore del poeta.
6
Cap.3 “La mia sera”
La lirica “La mia Sera” fu pubblicata nel 1903 all‟interno della raccolta “I Canti di Castelvecchio” nella
sezione “Ritorno a S. Mauro” . La raccolta Myricaeha in comune con questa i testi prevalentementenon
narrativi, ma una differenza è ravvisabile nell‟estensione dei brani: quelli contenuti nei Cantisono
generalmente più lunghi.
La poesia fu composta intorno al 1900 quando l‟autore, all‟età di 45 anni, non era più impegnato nella vita
pubblica, ma continuava ad interessarsi all‟uomo riflettendo sulle ingiustizie della vita. A questo proposito la
Natura è intesa come proiezione della riflessione del Pascoli. Figura caratteristica, presente nella quasi
totalità delle opere pascoliane, è il “nido familiare” di cui l‟autore si occupa in forma più estesa in X Agosto
(contenuta nella raccolta Myricae).
Il componimento analizzato è composto da 5 strofe, ciascuna formata da 7 novenari e un senario, versi che
vogliono trasmettere una riconquistata tranquillità; essendo le sillabe dei versi multipli di tre si ottiene come
risultato un andamento armonico in grado di conferire alla poesia una contenuta serenità che si esplicita,
poi, nel contenuto dei versi finali. Da notare che ogni senario termina con la parola “sera”, metafora della
sera interiore del poeta il quale, allontanandosi dalle sue “battaglie”, si avvicina alla pace della vecchiaia.
Come era già successo per le poesie precedenti, anche questa fu interpretata in modi differenti a seconda del
periodo storico in cui è analizzata; confrontando le varie antologie degli anni '30, „70 e dei giorni nostri si
possono osservare differenze sostanziali; in particolare negli anni ‟70 la poesia era interpretata in modo più
positivo
rispetto
agli
altri
periodi.
Le antologie più recenti mostrano un'interpretazione più attenta rispetto a quelle passate che, invece,
tendono ad analizzare il testo limitandosi ad un semplice studio della lirica, senza collegamenti ipertestuali7.
A sostegno di questa tesi possono essere rintracciati nelle antologie odierne frequenti riferimenti alla poetica
del Fanciullino, che mancano nelle precedenti; il vasto utilizzo dei suoni onomatopeici ("gregre" -strofa 1,
v.4- e "don...don" -strofa 5, v.1-) può essere ricondotto ad un linguaggio preconcettuale e pregrammaticale,
7
Per esempio di rapporti con il Fanciullino o il Simbolismo.
7
il quale è utilizzabile solo dal poeta veggente che crea così una poesia pura senza fini propagandistici o
didascalici. Secondo il Pazzaglia queste figure retoriche trasmettono un senso di contenuta serenità alla
lirica.
Altra differenza tra le varie analisi è da ricercarsi nella visione della natura: Pascoli la vede come un' amica
tanto che arriva in più casi a personificarla; al verso 2 della seconda strofa con "Cielo… vivo" il cielo svolge
un ruolo consolatorio perché la sua limpidezza si mostra proprio alla fine di una giornata tormentata; a tale
proposito si può richiamare la lirica Sera d'Ottobredove "le vermiglie bacche" sembrano sorridere al poeta
procurandogli un senso d'allegria. Talvolta l'autore si identifica con la natura come ci suggerisce, nella strofa
4, il termine "rondini" che richiama la sofferenza del poeta provocatadalla mancanza di un nido familiare.
Nelle antologie degli anni ‟70, nonostante la sofferenza, il Pascoli appare più propenso ad accettare la sua
condizione: questo concetto è proposto più volte (vedi vv. 22-24 “La nube … sera”).Il Pedrina, a sua volta,
interpreta queste personificazioni della natura come delle vere e proprie manifestazioni di vita(“ma ora
verranno le stelle” strofa 1 v.2). Nelle versioni più recenti,invece, "le tacite stelle" sono considerate
indifferenti verso la vita degli uomini, come nella già citataX Agosto; Pascoli infatti,volgendo lo sguardo al
cielo senza la speranza di un intervento divino, aspetta quel sereno che tarda ad arrivare. Se da un lato la vita
appare esitante nel riprendersi dopo l‟apparente “infinita” tempesta, è altresì vero che possiamo osservare
che il suo rinnovo sia ovvio così come lo è lo scorrere del fiume; infatti nonostante “la tempesta infinita”
(strofa 3 v.1) c'è un progressivo riavvicinamento sia ad una fase prenatale sia alla morte. Quest'ultima nelle
antologie degli anni 30 è raffigurata come la madre che culla il figlio. Nelle antologie del ‟70 con la
reticenza “poi nulla …” l‟avvicinamento alla morte è sublimato dalla serenità interiore del poeta e il climax
discendente “cantano, sussurrano e bisbigliano” invita illettore
ad accettare la pace della sera 8 .
Riconducibile alla sfera del dolore è il discorso secondo cui non importa la durata del dolore ma la sua
intensità; in entrambi i casi comunque esso si attenua così come il dolore per il lutto del padre e come i "cirri
di
porpora"
nei
quali
si
può
leggere
la
traccia
di
una
sofferenza
ormai
dissipata.
Nell'ultima strofa l'ossimoro "tenebra azzurra" può essere interpretato in diversi modi: mentre nell'antologia
del '30 e in quella attuale il cielo viene presentato come un elemento che invita alla pace, in quella del '37 si
8
Pazzaglia, pag.116 nota 25-32
8
intravede ancora una volta un presagio di morte (cfr. << sembrano cadere dalla tenebra azzurra del cielo a
parlargli di notte e di pace.>>9) e in quella del ‟70 non c‟è una netta divisione tra i due termini in quanto il
suono cupo delle campane si innalza nel limpido cielo azzurro della sera.
Cap.4 “La tessitrice”
La tessitrice fa parte della raccolta "Canti di Castelvecchio" (sezione “Ritorno a S.Mauro). Ne è soggetto
l‟'immagine di una ragazza , ormai morta, ma che vive ancora nei ricordi del poeta per il quale rappresenta
sia l‟amore perduto sia , soprattutto negli ultimi versi, un estremo rifugio sereno. Durante gli anni le
interpretazioni che sono state date sono analoghe, nonostante alcune sfumature. Tutta la poesia è pervasa da
un senso d‟illusione e vanità perché la figura della ragazza si manifesta attraverso parole non pronunciate e
innumerevoli sospiri. In realtà si possono percepire lievi differenze nei tre periodi. Nei primi decenni del
Novecento si sottolinea che l'autore abbia voluto renderci partecipi di questa illusione che stava rivivendo.
Infatti la fanciulla è riflesso del pensiero e del tormento interiore del Pascoli stesso. Per Pazzaglia, invece, la
poesia assume un carattere di conclusione e di ritorno alle origini, a quella fanciullezza sconvolta dalla
morte dei suoi cari. Mentre secondo Baldi la fanciulla richiama l'amore perduto e la promessa di un rifugio
sereno dopo la morte, rappresenta un ricordo vivo nella mente di Pascoli, che svanirà soltanto con la sua
morte. Particolare attenzione va data ai gesti, anche ai più piccoli, ognuno caratterizzato da uno specifico
significato. I cenni muti di lei vengono interpretati come riflessi della sua anima. In realtà chi sospira o
piange veramente è lui, il poeta, ma, più o meno inconsapevolmente, attribuisce questi gesti all'ombra che
si vede vicino. Nei testi degli anni „70 questi gesti sono stati interpretati tramite una diversa chiave di
lettura: staccandosi dal modello della Silvia leopardiana, Pascoli ha rappresentato il ricordo della donna
amata non solo come il ricordo di gesti e di speranze spezzate, ma come espressione effimera ed evanescente
di un‟illusione della propria mente. Vi sono poi differenze nei modi in cui viene interpretata la
9
Pietrobono, pag.42 nota 36
9
personalitàdello stesso Pascoli. Se Pazzaglia e Baldi hanno mostrato di comprendere gli atteggiamenti e i
sentimenti del poeta, l‟antologia del Pedrina considera patetico il suo atteggiamento. Egli vieneritenuto un
debole: come testimonianza viene sottolineato che la donna, per comunicargli la sua morte, deve usare una
perifrasi in quanto l'eccessiva schiettezza gli avrebbe provocato un dolore troppo forte. Nonostante queste
lievi differenze, la conclusione accomuna tutte le interpretazioni analizzate. La donna, che era solita lavorare
al telaio, viene intimamente associata alla Parca Lachesi. Infatti, come questa figura mitologica intrecciava i
fili della vita degli uomini, così la donna lavorava il tessuto dei ricordi del Pascoli, tessuto che sarebbe stato
completato solo con la morte del poeta (con un chiaro riferimento alla Penelope omerica).
Cap.5: Il libro
La poesia "Il Libro" fa parte dei "Poemetti" (1897). La raccolta fu successivamente divisa in due parti:
"Primi poemetti" (1904) e "Nuovi poemetti" (1909); vi si possono distinguere due filoni: uno georgico che
celebra la vita rurale, ed uno dominato dal mistero dove è collocata la poesia "Il Libro". In questa raccolta
Pascoli unisce ai toni idillici quelli drammatici dove prevalgono il sentimento dell'angoscia e del dramma
dell'umanità. La poesia analizzata é caratterizzata da una trama allegorica; l'uomo, cercando di capire il libro
dell'universo, è costantemente alla ricerca di una spiegazione della vita del cosmo. Nonostante ciò, l'uomo
arriverà soltanto alla percezione di un mistero che non verrà mai svelato. Pascoli, nonostante l'utilizzo di
alcuni simboli come la loggia, il leggio di quercia ed il libro, non utilizza un registro linguistico descrittivo.
Rispetto a "Myricae", nei "Primi Poemetti", l'attenzione del poeta é volta all'analisi di tematiche più
complesse e considerate universali. Questo è un testo che propone, con impressionante profondità, l'ansia
della ricerca dell'uomo di fronte al mistero inconoscibile dell'esistenza. Viene evocata da Pascoli una
dimensione assoluta, senza spazio e senza tempo, un protagonista senza una precisa identità, e infine il libro,
simbolo di un sapere secolare che non dà risposte alla ricerca eterna dell'uomo. Mettendo a confronto le
edizioni del Pedrina, del Pazzaglia ed infine del Baldi, é possibile osservare che non vi sono state apportate
modifiche né nell'interpretazione né nell'analisi del poemetto. Sembra che molte delle liriche pascoliane
prendano spunto da situazioni vissute in prima persona dall'autore, nelle quali riecheggia l‟animo del poeta;
10
"Il libro", invece, mostra al lettore lo sforzo continuo dell'uomo volto alla ricerca delle verità posta a
fondamento del cosmo. È una verità innegabile che mette d'accordo i tre testi scolastici analizzati: il mistero
dell'universo paradossalmente diviene una delle poche certezze della poetica pasco liana, certezza condivisa
da tutti gli antologisti .
Cap. 6: La grande proletaria si è mossa
Il 26 Novembre 1911 Pascoli pronunciò, nel Teatro dei Differenti di Barga, il discorso “La grande proletaria
s‟è mossa”, in favore della conquista della Libia.
In sintesi, Pascoli si fa fautore della guerra in Libia, vista come una terra separata dalla penisola italiana
tramite un solo braccio di mare, soggiogata e mal governata dall‟Impero Ottomano; essa può diventare una
possibile seconda patria per i migranti italiani, in nome delle antiche radici romane, nonché lo strumento che
l'Italia ha a disposizione per uscire dalla sua condizione di “proletariato” rispetto alle altre potenze europee.
L'emigrazione italiana era una questione viva al tempo 10, ma trascurata dalla maggior parte dei poeti ( cfr.
D'Annunzio) ; Pascoli, invece, si pone come portavoce e arbiter di questo disagio socio-politico ( confronto
la lirica “Italy”).
Al tempo, il discorso riscosse un successo a livello nazionale rivelandosi determinante nel far convergere
l‟opinione pubblica a favore dell‟impresa coloniale, sotto il governo Giolitti.
Infatti il discorso fu subito pubblicato dal quotidiano romano ''La Tribuna'', con diffusione nazionale,
edistribuito sotto forma di opuscolo dalla casa editrice Zanichelli.
Ma proprio per l‟importante ruolo che assunsero queste parole e per il ruolo rivestito dal poeta stesso, il
discorso è stato interpretato dagli autori di testi per la scuola in maniera differente, spesso contrastante, nel
corso degli anni.
10
Già nel 1913 si contavano 873 migranti.
11
Per Pedrina l‟idea avanzata da Pascoli di un'Italia che rivendica pari dignità, rispetto alle grandi potenze
coloniali che, fino a quel momento l'avevano disprezzata e avevano accolto con sufficienza i suoi emigranti,
costituì un'essenziale fonte di ispirazione per Mussolini, sebbene fosse passato più di un ventennio.
Infatti, quando nel 1935 il Duce si trovò a pronunciare il suo discorso, di fronte ad un'immensa folla, sulla
conquista dell‟Etiopia, sulle motivazioni dell‟impresa bellica ritenuta inderogabilmente necessaria, non evitò
di fare riferimenti a Pascoli e “Alla grande proletaria s‟è mossa” per animare lo spirito patriottico della
massa, attraverso le stesse argomentazioni che erano state apportate per giustificare la Guerra in Libia.
L'ideale di fondo che spinse gli Italiani all'entusiasmo per la guerra, nel 1911 come nel 1935, pur presentato
da due personalità completamente diverse, fu proprio il nazionalismo, che esaltava il glorioso passato di una
tradizione segnata da tanti personaggi illustri. In ambedue le situazioni, inoltre, emergeva l‟aspirazione ad
un riscatto morale di un‟Italia sempre posta in secondo piano rispetto alle grandi potenze, umiliata e
misconosciuta, ferita nell'orgoglio.
È dunque comprensibile come i testi scolastici del regime fascista abbiano evidenziato più di tutto questo
aspetto del poeta: da una parte si esaltava il Pascoli patriota, nazionalista e dall‟altra si seppelliva la sua
esperienza socialista, i suoi ideali di convivenza universale e il suo spirito umanista, quasi per piegarlo ai
fini della propaganda fascista.
Una reazione contraria si ebbe negli anni 70‟, nello specifico nel testo scolastico di Pazzaglia.. Furono anni
caratterizzati da una grave crisi petrolifera che mise a dura prova l‟economia italiana a cui si sommarono le
fragilità strutturali del nostro sistema produttivo. Sul piano politico, si verificò per la prima volta il successo
elettorale del PCI 11, grazie soprattutto al suo segretario Berlinguer e di lì a poco l‟avvio degli “anni di
piombo” a partire da uno dei più drammatici eventi della nostra storia recente: il rapimento e la successiva
uccisione di Aldo Moro da parte della Brigate Rosse.
Gli avvenimenti storici sopracitati sono utili per comprendere la mentalità e gli ideali italiani del tempo, e
soprattutto, per capire il motivo della feroce critica rivolta contro il discorso di Pascoli.
11
L’ascesa del PCI non corrispose, comunque, ad una maggioranza di sinistra, bensì segnò la formazione del primo governo di
coalizione, in collaborazione con la DC.
12
I manuali scolastici, spesso sensibili alle diffuse ideologie di sinistra, si accanivano infatti contro il discorso
di Pascoli, additato come il corresponsabile sia dell‟assalto alla Libia che dell‟entrata dell‟Italia nella Prima
Guerra Mondiale, nonché come la dimostrazione “vissuta” della pericolosità delle contraddizioni
ideologiche.
Come poteva un poeta della natura, del dolore e dei sentimenti più semplici e umani , quale Pascoli, aver
sentito il bisogno di esaltare il nuovo colonialismo italiano?
Gli venne così rimproverato di inneggiare alla guerra trascurando completamente il fatto che sarebbe
avvenuta a spese di altri proletari (il popolo libico) e venne accusato di cadere nella logica capitalistica e
imperialistica, di cui era stato invece forte oppositore: aveva infatti creduto di risolvere il problema
dell'emigrazione di tanti Italiani con la facile soluzione della conquista di una terra appartenente ad altri.
Le antologie contemporanee si sono mostrate più disponibili ad analizzare in modo completo quali potessero
essere i fattori che spinsero Pascoli a determinate scelte e a cercare di risolvere le contraddizioni e gli
interrogativi che sorgono per conciliare il Pascoli socialista e il Pascoli nazionalista.
Innanzitutto, è necessario ripercorrere la formazione dell‟ideologia politica del poeta, un tragitto che ha
inizio nell‟ambiente anarchico e socialista dell‟Internazionale, ma che si allontana decisamente dalle teorie
marxiste di lotta di classe e di rivoluzione operaia. Nonostante infatti la sua militanza attiva giovanile, gli
rimangono del socialismo gli ideali della difesa degli oppressi e la nostalgia della civiltà pre-capitalistica;
Pascoli si definisce “un socialista di umanità, non di una classe”.
Il poeta si identifica in una particolare forma di socialismo, fondato sul principio di solidarietà universale e
di giustizia sociale, realizzabile attraverso la collaborazione interclassista. In particolare, difende la realtà
della piccola borghesia rurale che, con la sua modesta proprietà fondiaria, permetteva di condurre
un‟esistenza dignitosa, senza eccessivi lussi.
L'apologia dell‟espansionismo italiano viene fatta con l‟unico intento di trovare uno sbocco, una terra dove
la gli emigranti italiani avrebbero avuto possibilità di acquisire una piccola proprietà, evitando così di
sconvolgere gli equilibri della borghesia rurale in Italia.
13
Sebbene nelle motivazioni a favore dell‟impresa riecheggino toni nazionalistici, come per esempio
l‟affermata “superiorità” del popolo romano su quello ottomano, non bisogna interpretare il colonialismo di
Pascoli secondo l‟ottica rigorosa moderna: il poeta considerava gli antichi Romani non dei “conquistatori”
crudeli ma dei “civilizzatori”.
Inoltre gli erano del tutto estranei concetti estremi come “razza” e “nazione eletta” e ripudiava gli interessi
militaristici della borghesia. Per Pascoli non aveva senso parlare di “colonialismo” dal momento che gli
Italiani emigrati in Libia avrebbero portato il progresso, con il loro lavoro ed ingegno, a quelle terre inaridite
e a quei popoli primitivi.
Egli si sentiva patriota di una nazione proletaria, che aveva il compito di riscattarsi da secoli di miseria e di
giogo politico straniero.
Da una parte si comprende il suo accorato tentativo di trovare una soluzione ai problemi sociali dell‟Italia,
dall‟altra gli si contesta l‟inconsapevolezza con cui affrontò il tema, l'incapacità di valutare i limiti oggettivi
di una guerra coloniale. L‟analisi storica, che Pascoli conduce, non procede sul piano razionale, ma per via
intuitiva, con lo stesso spirito ingenuo con cui il fanciullino affronta e s‟incuriosisce sugli aspetti più
enigmatici dell‟Universo. Certo non si poteva immaginare che la Libia si sarebbe rivelata uno “scatolone di
sabbia” (e subito dopo, una “miniera d‟oro” per la Gran Bretagna), né che gli interessi maggiori della
conquista erano delle grandi industrie militari e navali. Sarebbe tuttavia un errore pensare che Pascoli non
ambisse, in fondo, a porsi come “poeta nazionale”, in sostituzione di Carducci e che non fosse sensibile ad
una certa pressione pubblica che, in un clima di fomenti nazionalistici, lo spingeva a prendere una posizione
favorevole al colonialismo. Va poi ricordato che nel 1911 Pascoli era gravemente malato e che sarebbe
morto di lì a un anno, senza avere l‟opportunità di rendersi conto delle conseguenze negative della sua
scelta.
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Conclusioni
Abbiamo letto Pascoli perché il programma scolastico ce lo richiedeva; per varie circostanze abbiamo
approfondito vari aspetti della sua poetica, abbiamo confrontato molti suoi testi; alla fine abbiamo
continuato a leggere Pascoli perché lo abbiamo sentito vicino, lo abbiamo visto scendere dal piedistallo di
grande e intoccabile intellettuale e diventare un uomo con le sue debolezze ma anche con la sua straordinaria
poesia e la sua grande forza d‟animo, una forza spesso nascosta dietro un atteggiamento apparentemente
…riservato, “nascosto”. Ci siamo poi resi conto che esaminare e confrontare le scelte e i commenti dei vari
antologisti su un autore, nel caso specifico su Pascoli, equivale a capire un periodo, la sua cultura, la sua
politica. E‟ un‟altra preziosa opportunità che la letteratura ci offre.
(classe VBL Liceo sc, Copernico Prato)
Bibliografia
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Baldi GiussoRazetti Zaccaria Testi e storia della Letteratura Vol E Paravia 2011
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Giovanni Pascoli Poesie (con note di Luigi Pietrobono) A Mondadori Milano 1940 ( I ed. 1932)
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Mario PazzagliaLetteratura Italiana Vol. III Zanichelli 1979
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Francesco PedrinaStoria e antologia della letteratura italiana Vol.III (VII ed.) Trevisini Milano
1942
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Pascoli nelle antologie scolastiche