Rassegna Stampa Domenica 01 aprile Lunedì 02 aprile 2012 TREVISO Lunedì 2 aprile 2012, pag. 21 Emergenza acqua: scattano i divieti Finché dura la siccità è consentito solo l'uso domestico PEDEROBBA - Emergenza acqua. Il comune di Pederobba nei giorni scorsi ha emesso, tra i primi della Marca trevigiana, un'ordinanza con la quale ordina a tutti i cittadini di limitare il consumo di acqua potabile ai soli fini domestici ponendo il divieto per utilizzi diversi, quali l'irrigazione di orti e giardini e il lavaggio di automobili. Per chi non rispetterà il divieto è prevista l'applicazione della sanzione amministrativa da 25 euro a 500. «Il comune - spiega il primo cittadino di Pederobba Raffaele Baratto - ha inoltre provveduto ad avvisare adeguatamente la cittadinanza distribuendo negli esercizi pubblici la "ricetta" contro questo periodo di siccità e tutti i divieti in essa contenuti. Anche le giovani generazioni sono state sensibilizzate con la consegna nelle scuole di un opuscolo informativo sull'utilizzo consapevole dell'acqua». Il primo cittadino continua: «Abbiamo raccolto con la massima determinazione gli inviti dell'Ats e della Prefettura e non abbiamo esitato un attimo nell'emanare l'ordinanza che dovrà essere rispettata con rigore. Per risolvere questo delicatissimo problema della siccità non lasceremo nulla d'intentato. I controlli saranno capillari e a vasto raggio. Mi rendo perfettamente conto che due soli agenti della polizia locale per assolvere a questo compito sono decisamente pochi, ma il sottoscritto confida moltissimo nel senso di responsabilità civica dei suoi concittadini. I nostri uffici resteranno a disposizione della collettività per ricevere e valutare le segnalazioni che ci arriveranno e che resteranno del tutto anonime. Non verranno accettate scusanti di alcun tipo. Chi sarà sorpreso a fare il furbo verrà sanzionato nella maniera adeguata. Per quanto riguarda invece l'acqua del Brentella e il suo utilizzo spetterà agli organi competenti muoversi». Una cosa per il momento è sicura: il livello d'acqua dei canali è sceso di parecchio e nelle prossime ore subirà un ulteriore abbassamento. Luciano Beltramini Domenica 1 aprile 2012, pag. 12 edizione NAZIONALE Allarme, il Nordest in fiamme Nel Bellunese incendi e siccità Nordest divorato dalle fiamme, assetato per la siccità, preoccupato da una primavera dirompente che ha fatto fiorire gli alberi da frutta in anticipo. Un Nordest che sta vivendo problemi che sono tipici del profondo Sud-Italia. Ma in questi giorni l'aspetto che più preoccupa è quello degli incendi che stanno divorando vaste fette di bosco e minacciano le zone abitate. Quasi due giorni di fuoco hanno illuminato con un vasto rogo la zona boschiva tra le contrade Paladini e Molini, sopra Poleo, nel Vicentino, minacciando anche una zona abitata. Una settantina di uomini tra vigili del fuoco, della forestale, del gruppo antincendio di Thiene e semplici volontari hanno lavorato dalla tarda mattinata di venerdì a ieri pomeriggio per domare e spegnere le fiamme innescate in modo doloso da mani ignote nei boschi su un'area di oltre tre ettari. Sono intervenuti dal cielo un Canadair e un elicottero della Regione e della Air Service Center per gettare ettolitri d'acqua sulle fiamme alimentate dalla siccità in una zona impervia, come pure per bagnare il sottobosco e impedire così il propagarsi delle fiamme. Una massa d'acqua prelevata dal lago di Caldonazzo nel Trentino e da due vasche da 6 mila cubi d'acqua allestite appositamente a Poleo. Drammatica anche la situazione nel Bellunese, dove oltre alle fiamme c'è l'allarme siccità. Infatti continuano a scoppiare incendi nel Bellunese mentre l'acqua scarseggia sempre di più, tanto da venire razionata, dal Bim Gsp, agli stessi Vigili del fuoco. Gli automezzi possono prelevare acqua in quantità limitata, per non correre il rischio di lasciare a secco le utenze collegate alla rete. Intanto le autorità invitano i cittadini ad un comportamento responsabile nell'utilizzo domestico dell'acqua. Dopo l'incendio di venerdì sera che ha distrutto 15 ettari di campo e bosco sul Nevegal a Belluno, ieri mattina le fiamme hanno lambito la Val Cantuna, in Alpago, alle pendici del monte Dolada. In Friuli Venezia Giulia da una settimana la Val Tramontina è in fiamme. Colpita da un fulmine nella tarda serata di sabato 24, la vallata si ritrova con 320 ettari di bosco distrutto dal rogo e incertezza su quando il fuoco potrà effettivamente essere domato. Il primo focolaio si trovava a mille metri di quota, tra Campone e Palco da e nei primi giorni la zona impervia ha impedito alle squadre anticendio boschivo e alla Forestale di attaccare le fiamme. Compito di esclusiva competenza dei due elicotteri inviati dalla Direzione regionale della Protezione civile. Ma ciò che di giorno si riusciva a rallentare - anche coi Canadair della Direzione Nazionale che si approvvigionano nel lago di Santa Croce (Belluno) - di notte, senza velivoli a fare la spola ogni quattro minuti dal torrente Meduna, l'incendio riprendeva vigore e si estendeva. Fino a ieri, quando ha scollinato iniziando a far salire la preoccupazione degli amministratori locali. Ciò che prima era un incendio montano, ora è un fuoco giunto a mezzo chilometro dalle abitazioni della borgata Comesta, dove abitano anche famiglie con bimbi piccoli. Coltre spessa e grigia che ieri ha trasformato una valle assolata e in preda da mesi alla siccità - di solito è una delle località più piovose d'Italia - in un angolo di Val Padana quando è novembre. Fumo che ha anche raggiunto la città di Maniago, a una dozzina di chilometri dal cuore del rogo. In difficoltà anche una fattoria didattica in cui si produce pecorino pregiato: i 60 capi sono stati evacuati per evitare un'intossicazione. Domenica 1 aprile 2012, pag. 29 Lunedì 2 aprile 2012, pag. 15 CASALSERUGO II comune padovano più colpito è alle prese con la burocrazia Lotta contro il tempo per i rimborsi (M.G.) È passato un anno e mezzo dall'alluvione in Veneto e c'è ancora chi si batte contro le conseguenze di quella calamità. La lotta adesso è contro il tempo e contro la burocrazia per ottenere i rimborsi. Elisa Venturini, 32 anni, sindaco di Casalserugo, uno dei comuni padovani più colpiti nel novembre 2010, è diventata il simbolo della volontà di reagire di questa terra. Ha letto le parole del responsabile della Protezione civile, Franco Gabrielli, ma evita la polemica: «Posso capire che le risorse siano sempre di meno. Se non altro i contributi che ci avevano promesso sono arrivati, per cui non mi lamento. Una piccola minoranza dei miei cittadini era già assicurata e sono stati risarciti secondo quanto previsto dalle loro polizze. Adesso però cercherò di informarmi su cosa è meglio fare». Il sindaco ora lavora sulle carte: «Con le pratiche siamo a buon punto, ma speriamo in una proroga della scadenza: con mille casi siamo stati uno dei comuni più colpiti». A Casalserugo si lotta contro il tempo: «Da quindici giorni spiega il primo cittadino - gli uffici tecnici del Comune sono chiusi, perché il personale è impegnato nei sopralluoghi per verificare la correttezza della documentazione presentata. Quattro tecnici devono controllare i lavori di ristrutturazione di 800 privati e 200 attività produttive». L'acqua che ha sommerso il paese ha lasciato segni indelebili. «Quella dell'alluvione commenta Elisa Venturini - è stata ed è tuttora un'esperienza devastante. La gente vuole chiudere questo capitolo». È una questione mentale: «Molti hanno problemi d'ansia. Una donna mi ha confidato che continua a svegliarsi ogni notte alle 4, l'ora in cui la buttarono giù dal letto perché le case stavano andando sott'acqua. Ha dovuto chiedere assistenza psicologica». Lunedì 2 aprile 2012, pag. 39 Dalto rivuole l'acconto dei fondi per l'alluvione Cittadini di s. Pietro di Feletto sul piede di guerra contro la richiesta del sindaco «Bisogna restituire il risarcimento della Regione per i danni del novembre 2010» di Renza Zanin SAN PIETRO DI FELETTO Cittadini sul piede di guerra a San Pietro di Feletto contro la richiesta del Comune di restituire l'acconto del risarcimento erogato dalla Regione per i danni causati dall'alluvione che ha colpito il Veneto dal 31 ottobre al 2 novembre 2010. Anziché erogare il restante 70% che spetta alle famiglie alluvionate, dagli uffici comunali in questi giorni sta partendo una richiesta di restituzione del 30% già assegnato. A sollevare il caso con un'interpellanza sono stati i consiglieri del Pdl Alessandro Casagrande e Ermes Bonaldo. Secondo Bonaldo sono almeno 13 i casi di cittadini contattati dagli uffici comunali. «Da informazioni assunte, ai cittadini individuati come beneficiari, in questi giorni viene richiesto in restituzione quanto erogato dal Comune, e nel richiedere la restituzione pare venga fatto cenno ad una delibera regionale che impone la restituzione dei predetti contributi erogati», si legge nel documento che sarà discusso in Consiglio comunale. Per i due consiglieri però non esisterebbero richieste di questo tipo da parte della Regione. «Da nostre indagini presso gli uffici amministrativi provinciali e regionali», si legge ancora nell'interpellanza, «non risulta esserci alcuna richiesta di restituzione di somme erogate a tal ti tolo». Le richieste ai cittadini però ci sono state e dalle segnalazioni ricevute dai due consiglieri anche la guardia di finanza starebbe effettuando una serie di sopralluoghi. «Sono già 13 i casi di cittadini contattati dagli uffici comunali di cui siamo venuti a conoscenza», spiega Bonaldo, «i cittadini sono preoccupati perché qualcuno di loro ha speso anche cifre notevoli. Con la fiducia di poter avere quei fondi hanno fatto i lavori e pagato le imprese e ora non solo non vedono arrivare il saldo, ma gli viene addirittura richiesta la restituzione del 30% dato». Da qui la richiesta di spiegazioni al sindaco Loris Dalto e alla sua squadra di governo. «Stiamo valutando la coerenza anche in base a ulteriori indicazioni che ha dato il commissario regionale secondo cui alcune tipologie di frane non sono indennizzabili», dice il sindaco Dalto. «L'unica versione plausibile dei fatti è che il Comune di San Pietro di Feletto possa aver erogato i fondi con modalità difformi dai requisiti richiesti e quindi il Comune possa essere incorso in un errore», dice Bonaldo. All'amministrazioni si chiedono risposte sui i criteri stabiliti per poter attingere ai finanziamenti regionali; su motivazioni e criteri che hanno condotto e determinato la richiesta di restituzione dei contributi erogati; sui nominativi dei cittadini beneficiari e a quanti e quali sia stata richiesta la restituzione e con quali motivazioni anche singole. Lunedì 2 aprile 2012, pag. 5 «Pedemontana, nel Montebellunese e nella Castellana, cantieri in settembre 2013». Ma intanto spunta la grana «falda» e c'è pure un altro ricorso. Il cantiere della Pedemontana veneta, secondo l'amministrazione di Montebelluna, arriverà in zona dopo l'estate del prossimo anno. Il dato è emerso l'altro giorno in occasione di un sopralluogo effettuato in città dai tecnici della società cui il lavoro è stato appaltato, giunti allo scopo di studiare il possibile tracciato del sottopasso di via Piave. «Per quanto riguarda l'avvio dei lavori -spiega l'assessore ai lavori pubblici Renato Rebellato- la data di settembre 2013 ci è stata indicata come probabile. A proposito del tracciato del sottopasso di via Piave, i tecnici sembrano condividere l'ipotesi che questo venga realizzato con una curva a sud rispetto a via Piave». Ciò consentirebbe di evitare il blocco del traffico in una strada molto trafficata ma anche di rinunciare ad una pendenza eccessiva. Ma i Comitati non sono così convinti che la strada verso la superstrada sia in discesa. Anzi. Elvio Gatto, referente provinciale dei Comitati per una viabilità sostenibile, ribatte. «A metà aprile il Tar del Lazio si esprimerà su un nuovo ricorso firmato da 41 cittadini. Poi, il 19 giugno, il Consiglio di Stato emetterà una sentenza sul merito di quelli che lo hanno preceduto. Insomma, potremmo tornare ad una situazione anteriore al 2009». Anche perché nel caso Pedemontana ora spunta, in fase di stesura dell'esecutivo, anche l'ultima «grana», quella della falda. In sostanza, il sistema di smaltimento delle acque piovane nell'arteria, così come è previsto, rischierebbe di mettere a repentaglio la falda, dato che poggia su un processo di infiltrazione nella falda stessa. «Immaginiamo -dicono Gatto e colleghi- una pioggia battente, un incidente stradale con conseguente tamponamento e un ribaltamento di una cisterna per il trasporto di prodotti chimici o idrocarburi, sotto la pioggia battente i liquidi fuoriescono e vengono smaltiti in falda direttamente. Tutto questo risultava da anni secondo le denunce e gli allarmi presentati da parte dei cittadini aderenti ai comitati del vicentino e del trevigiano. È ovvio che ogni responsabilità va ascritta a chi ha almeno omesso di applicare le prescrizioni Cipe nel progetto definitivo e che sono state superate grazie alla nomina del Commissario Straordinario». Domenica 1 aprile 2012, pag. 6 Domenica 1 aprile 2012, pag. 14 Domenica 1 aprile 2012, pag. 21 Lunedì 2 aprile 2012, pag. 11 Lunedì 2 aprile 2012, pag. 15 Domenica 1 aprile 2012, pag. 3 Lunedì 2 aprile 2012, pag. 10 Lunedì 2 aprile 2012, pag. 4 Rurali, tre regole per gli acconti Gian Paolo Tosoni Le modalità di versamento dell'Imu2oi2pergliimmobili agricoli diventeranno molto articolate se sarà approvato l'emendamento di fontegovernativa al decreto fiscale. Infatti le modifiche proposte al comma 8 dell'articolo 13 del Dl 201/2011 stabiliscono che per i fabbricati strumentali rurali già iscritti nel catasto urbano l'Imu viene vers ata nella misura del 3o% entro il 18 giugno (il 16 è sabato) e del 70% entro il 17 dicembre (i1 16 è domenica). Per i fabbricati strumentali e abitativi tuttora iscritti nel catasto terreni, che devono transitare nel catasto urbano entro il prossimo 3o novembre, l'Imu verrà versata in unica rata a dicembre di quest'anno. L'emendamento non abroga tuttavia il comma 14-quater dell'articolo 13, secondo cui per questi fabbricati, nelle more della presentazione della dichiarazione di aggiornamento catastale, l'Imu è dovuta a titolo di acconto sulla base di rendite catastali similari e il saldo è determinato dai Comuni a seguito dell'attribuzione della rendita. Ora che il saldo viene versato dopo l'accatastamento potrebbe essere adottata la rendita proposta (decreto n. 701/1994), ma la norma non lo dice. L'imposta municipale relativa ai terreni agricoli e fabbricati rurali abitativi, già iscritti in catasto urbano, dovrà invece essere versata in due rate uguali a giugno e dicembre. L'Imu nelle zone montane L'emendamento esenta i fabbricati rurali strumentali situati nei Comuni al di sopra dei i.ooo metri dì altitudine (sì veda anche il grafico a destra), mentre i terreni montani e di collina sono comunque esenti dall'Imu e rimangono tassate le abitazioni rurali, anche se situate in montagna. Viene inoltre precisato che sono soggetti alle imposte sul reddito e alle relative addizionali gli immobili esenti dall'Imu. La modifica riguarda la disposizione contenuta nel decreto sul federalismo fiscale (Dlgs 23/2011), secondo la quale l'imposta municipale sostituisce l'Irpef dovuta sulla rendita catastale degli immobili non locati. Si tratta di una precisazione necessaria in quanto i terreni montani non sono soggetti all'imposta municipale e rimane confermato che per glistessi deve essere dichiarato il reddito dominicale anche se sono coltivati direttamente. Occorre precisare che la norma fa riferimento agli immobili e non ai terreni agricoli e quindi sembrerebbe che per i fabbricati strumentali si debba assolvere l'Irpef sulla rendita catastale. Tale previsione dovrebbe però essere considerata un refuso, in quanto i fabbricati rurali sono comunque irrilevanti ai fini delle imposte dirette ai sensi dell'articolo 42 del Tuir. L'imposta municipale relativa ai terreni agricoli e fabbricati rurali abitativi, già iscritti in catasto urbano, dovrà invece essere versata in due rate uguali a giugno e dicembre. L'Imu nelle zone montane L'emendamento esenta i fabbricati rurali strumentali situati nei Comuni al di sopra dei i.ooo metri dì altitudine (sì veda anche il grafico a destra), mentre i terreni montani e di collina sono comunque esenti dall'Imu e rimangono tassate le abitazioni rurali, anche se situate in montagna. Viene inoltre precisato che sono soggetti alle imposte sul reddito e alle relative addizionali gli immobili esenti dall'Imu. La modifica riguarda la disposizione contenuta nel decreto sul federalismo fiscale (Dlgs 23/2011), secondo la quale l'imposta municipale sostituisce l'Irpef dovuta sulla rendita catastale degli immobili non locati. Si tratta di una precisazione necessaria in quanto i terreni montani non sono soggetti all'imposta municipale e rimane confermato che per glistessi deve essere dichiarato il reddito dominicale anche se sono coltivati direttamente. Occorre ?precisare che la norma fa riferimento agli immobili e non ai terreni agricoli e quindi sembrerebbe che per i fabbricati strumentali si debba assolvere l'Irpef sulla rendita catastale. Tale previsione dovrebbe però essere considerata un refuso, in quanto i fabbricati rurali sono comunque irrilevanti ai fini delle imposte dirette ai sensi dell'articolo 42 del Tuir. Lunedì 2 aprile 2012, pag. 4 Lunedì 2 aprile 2012, pag. 5 5 aprile 2012, pag.2 Lunedì 2 aprile 2012, pag. 5