Modulo I - Evoluzione E l i storica t i d della ll normativa ti ambientale bi t l - Gestione dei rifiuti Aggiornata a settembre 2011 Evoluzione storica della normativa ambientale Aggiornata a settembre 2011 L’Ambiente nella Costituzione italiana: art 32: “ La Repubblica tutela la salute come art. fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività… collettività ” art. 9: “La repubblica tutela il paesaggio e il p patrimonio Nazione” storico e Aggiornata a settembre 2011 artistico della Giurisprudenza “Ambientale” La lacuna della Costituzione italiana è stata colmata dalla dottrina ovvero dalle interpretazioni degli studiosi ed esperti del settore, ma in principal modo dalla giurisprudenza ovvero dalle sentenze dei giudici, con le quali sono state date le definizioni di ambiente e tutela ambientale. ““Nel nostro ordinamento giuridico la protezione dell’ambiente è imposta da precetti costituzionali (artt artt.. 9 e 32 32) ed assurge a valore primario ed assoluto assoluto” (sent. Corte Costituzionale 30.12.1987, n. 614) Aggiornata a settembre 2011 PRODUZIONE NORMATIVA ITALIANA IN MATERIA DI DIRITTO AMBIENTALE - È stata t t praticamente ti t assente t fino fi aglili annii ‘70-80, ‘70 80 fino fi alle ll cosiddette “Leggi Speciali” degli anni ’90. - Le poche leggi emanate in quegli anni erano: 1) caratterizzate da una visione antropocentrica e utilitaristica dell ambiente: dell’ambiente: La protezione dell’ambiente in sé non era la vera finalità ma la l ttutela t l d dell’uomo ll’ come soggetto economico che sfrutta le risorse naturali Aggiornata a settembre 2011 2) Costruite nell’ottica della riparazione del danno prodotto La logica era quella di intervenire una volta che il danno si era manifestato, ovvero l’opposto l opposto della logica prevenzionistica basata su interventi mirati a diminuire la probabilità di accadimento del danno p - Questi due aspetti non caratterizzano più le Leggi in campo ambientale che sono state emanate dagli anni ’90 in poi, essendo cambiato totalmente l’approccio della politica ambientale, che si basa attualmente su alcuni principi tra cui quello della prevenzione e dello sviluppo sostenibile sostenibile. Aggiornata a settembre 2011 - A partire dagli anni ’60, per contrastare i primi gravi fenomeni di inquinamento che si verificarono, i giudici, non avendo gli strumenti appropriati per contrastarli, cominciarono ad utilizzare estensivamente alcune norme del Codice Civile e Penale, in particolare due articoli riportati di seguito, utilizzati contro episodi i di di inquinamento i i acustico, i atmosferico, f i id i idrico e elettromagnetico. Aggiornata a settembre 2011 Utilizzo di norme del Codice Civile e del Codice Penale Inq. q Atmosf. art.. 844 c.c. (Immissioni) art “Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni provenienti dal inq. fondo del vicino se non superano la normale acustico tollerabilità Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni g della p proprietà... p Aggiornata a settembre 2011 art.. 674 c.p. (Getto pericoloso di cose) art “Chiunque getta o versa in un luogo di pubblico transito o privato ma di comune uso cose atte ad Inq. Inq Idrico Acustico Elettrom Elettrom. … offendere o imbrattare o molestare persone ovvero o ero provoca emissioni di gas di vapori o di fumo atti a cagionare tali effetti è punito…” Aggiornata a settembre 2011 POLITICA AMBIENTALE INTERNAZIONALE Si è sviluppata attraverso le Conferenze di: •Stoccolma, 1972 •Rio de Janeiro, 1992 •Kyoto, K t 1997 •Johannesburg, 2002 All’interno di queste Conferenze, a cui hanno partecipato la maggior parte dei capi di Stato, si è focalizzata l’attenzione sui gravi problemi ambientali da affrontare a livello internazionale internazionale: effetto serra, desertificazione, buco dell’ozono, scomparsa di specie animali i li e vegetali, t li sovrappopolazione, l i di disparità ità di utilizzo tili d ll delle risorse, risorse primarie sempre più scarse,… Aggiornata a settembre 2011 1) Sono problemi planetari e in tale contesto vanno affrontati affrontati: non è possibile ibil cercare di risolvere i l t li problematiche tali bl ti h con approcci locali, dei singoli Stati, ma è necessario un approccio globale ovvero ll’impegno globale, impegno concreto di tutti gli Stati. Stati 2)) Gli G effetti ff economici, politici e sociali di certe scelte devono essere condivise, sottoscritte ed applicate da tutti i soggetti in campo: tutti t tti glili Stati St ti devono d avere stessi t i obblighi bbli hi e doveri d i neii confronti della sicurezza sicurezza, della salute e dell’ambiente ambiente, anche con riferimento alla concorrenza sul mercato internazionale. internazionale Aggiornata a settembre 2011 ¾ Messa a punto di una strategia a scala planetaria P i i i cardine: Principio di SVILUPPO SOSTENIBILE: Se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le possibilità per le generazioni future Questo concetto riconosce che le decisioni assunte in una parte del mondo possono avere effetto su popolazioni in altre regioni, e richiede che vengano prese delle iniziative lungimiranti per promuovere delle condizioni globali che favoriscano progresso e benefici per tutti. tutti Aggiornata a settembre 2011 POLITICA AMBIENTALE EUROPEA 25 Gennaio G i 1957: 1957 Trattato T tt t di Roma R che h ha h iistituito tit it lla C Comunità ità Economica Europea (CEE), in cui non si fa alcun riferimento alla tutela ambientale 1986: 9 Atto Unico E Europeo p con cui viene inserito nel Trattato di Roma un apposito titolo (XIX) dedicato all’” ’”Ambiente Ambiente””. con il quale veniva delineato ll’obiettivo obiettivo della Comunità al riguardo e precisamente: salvaguardare, proteggere e migliorare la qualità dell dell’ambiente; ambiente; contribuire alla protezione della salute umana; garantire un utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali. naturali Aggiornata a settembre 2011 POLITICA AMBIENTALE EUROPEA Dal 1972 ad oggi: sono stati adottati sei programmi d’azione d azione comunitaria in materia ambientale Attualmente ci troviamo sotto la vigenza del VI Programma 2002 2002--2012, 2012, le cui aree prioritarie sono 4: 4 • cambiamento climatico • natura e biodiversità • ambiente, ambiente salute e qualità della vita • risorse naturali e rifiuti Aggiornata a settembre 2011 Principi giuridici alla base della politica ambientale Europea 1. “Chi inquina paga” 2. Principio di prevenzione (Riduzione inquinamento alla fonte) 3. Principio di precauzione Aggiornata a settembre 2011 Principio di “chi inquina paga” Gli oneri relativi alle attività di risanamento ambientale sono a carico degli inquinatori Principio di prevenzione Presuppone una programmazione preventiva nei confronti di un fenomeno inquinante o danneggiante certo o comunque prevedibile, al fine di prevenire il rischio ambientale Principio di precauzione Si applica in assenza di certezza scientifica, scientifica adottando tutte le possibili misure per prevenire i rischi ambientali Aggiornata a settembre 2011 Gestione dei rifiuti Aggiornata a settembre 2011 NORMATIVA Cenni storici • Legge 20/3/41 n. 366: E’ stata la prima legge di disciplina dei rifiuti, e prendeva in considerazione solo i rifiuti provenienti dalle civili abitazioni • D.P.R. 10. 10.09 09..1982 n. 915 Tale T l DPR era iincentrato t t sull concetto tt di smaltimento lti t d dell rifiuto. ifi t Classificava i rifiuti in – urbani, - speciali, - tossico/nocivi. Ha introdotto il formulario di Identificazione del rifiuto Aggiornata a settembre 2011 • Decreto Legislativo 5 Febbraio 1997, n.22 o Decreto Ronchi abrogato espressamente dal D. lgs 152/2006 • Decreto Legislativo 3 Aprile 2006, n.152 ATTUALMENTE VIGENTE In vigore dal 29/04/2006 Riformula l’intera legislazione sull’ambiente PARTE PRIMA – Disposizioni comuni PARTE SECONDA – VAS/VIA/IPPC PARTE TERZA – Difesa del suolo/Tutela acque q eg gestione risorse idriche PARTE QUARTA – Gestione rifiuti rifiuti/Bonifica siti inquinati PARTE QUINTA – Tutela aria e riduzione emissioni in atmosfera PARTE SESTA – Tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente all ambiente Aggiornata a settembre 2011 D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale Parte Quarta – Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati La parte quarta del Decreto 152/2006 disciplina la GESTIONE DEI RIFIUTI conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella di t ib i distribuzione, nell'utilizzo ll' tili e nell consumo di beni b i da d cuii originano i i i rifiuti, nel rispetto dei principi dell'ordinamento nazionale e rifiuti comunitario con particolare riferimento al principio comunitario comunitario, “chi inquina paga” Aggiornata a settembre 2011 Principio di precauzione Anche in assenza di certezza scientifica scientifica, si devono adottare le possibili misure per prevenire i rischi Ambientali. Principio di prevenzione Le misure devono essere finalizzate in via prioritaria a prevenire il rischio ambientale. Principio di proporzionalità L’intensità L intensità delle misure da adottare deve essere proporzionato al rischio. Principio p di responsabilizzazione p e di cooperazione p di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti. Principio P i i i di “chi “ hi inquina i i paga”” Gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico di chi produce i rifiuti rifiuti. Aggiornata a settembre 2011 Per GESTIONE DEI RIFIUTI si intende: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, operazioni nonché il controllo delle discariche dopo la chiusura Quindi la GESTIONE DEI RIFIUTI comprende le attività di : o raccolta lt o trasporto o recupero o smaltimento Aggiornata a settembre 2011 CRITERI DI PRIORITA’ NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI: La normativa vigente è mirata a privilegiare prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti, rifiuti in modo tale da ridurre lo smaltimento fi l degli finale d li stessi. i Quindi in ordine decrescente di priorità, si ha: 1) Prevenzione della produzione dei rifiuti 2) Recupero dei rifiuti 3) Smaltimento dei rifiuti Aggiornata a settembre 2011 1)) Prevenzione della p produzione dei rifiuti Significa attuare tutte le misure/tecniche possibili per diminuire la produzione dei rifiuti f ( monte, per esempio modificando (a f un ciclo produttivo) e la loro pericolosità pericolosità. 2) Recupero dei rifiuti Per recupero si possono intendere più operazioni: 9RIUTILIZZO 9REIMPIEGO 9RICICLAGGIO (RECUPERO PER PRODURRE MATERIA) 9RECUPERO PER PRODURRE ENERGIA Aggiornata a settembre 2011 Propedeutico al recupero è la Raccolta Differenziata, Differenziata definita come di seguito: RACCOLTA DIFFERENZIATA: DIFFERENZIATA La raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee al momento della raccolta, al fine di indirizzare tali rifiuti a recupero. Aggiornata a settembre 2011 3) Smaltimento S lti t dei d i rifiuti ifi ti - E’ la fase residuale della gestione dei rifiuti. - Il rifiuto non è più ulteriormente valorizzabile. - I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti sia in massa che in volume, potenziando la prevenzione e le attività di recupero. Aggiornata a settembre 2011 LA RACCOLTA DIFFERENZIATA IN ATENEO Dal 2000 ad oggi, sono stati distribuiti in tutto l’Ateneo Ferrarese circa 150 contenitori pper la raccolta differenziata di: CARTA VETRO/ALLUMINIO PLASTICA Aggiornata a settembre 2011 LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AL POLO TECNOLOGICO SCIENTIFICO All’interno dell’area scoperta del Polo dietro il Corpo E è presente una piazzola denominata “ISOLA ISOLA ECOLOGICA ECOLOGICA” in cui sono presenti: 1 cassonetto per la plastica 1 cassonetto per la carta 2 cassonetti per i rifiuti solidi urbani All’interno del Polo sono dislocati inoltre presso le varie strutture dei contenitori per la raccolta differenziata della: CARTA PLASTICA VETRO/ALLUMINIO Aggiornata a settembre 2011 GLI STUDENTI SONO TENUTI AD UTILIZZARE I CONTENITORI ADIBITI ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA SECONDO LE MODALITÀ DI CONFERIMENTO CHE SONO DETTAGLIATE DI SEGUITO UN NON CORRETTO UTILIZZO DEI CONTENITORI DELLA CARTA, PLASTICA E VETRO/ALLUMINIO DETERMINA:: DETERMINA 1) l’inefficacia della raccolta differenziata in quanto il rifiuto del contenitore viene considerato un rifiuto solido urbano indifferenziato; 2) la sospensione del servizio di raccolta da parte di Hera, al perdurare d d i comportamenti dei t ti di conferimento f i t non corretti; tti 3) un grave ostacolo al perseguimento dell’obiettivo di sostenibilità ambientale prefissato da questo Ateneo. Ateneo Aggiornata a settembre 2011 RACCOLTA DIFFERENZIATA PLASTICA SI NO Bicchieri e palette del caffè Bottigliette di acqua Piatti bicchieri e posate Piatti, Polistirolo CD, DVD, e loro custodie Chips da imballaggio P Penne B ste di merendine e patatine Buste Barattoli di yogurt Aggiornata a settembre 2011 RACCOLTA DIFFERENZIATA CARTA NO SI Piatti e bicchieri di “carta” Giornali, riviste e opuscoli Carta oleata e plastificata Libri e quaderni Carta sporca p di alimenti Sacchetti di carta Elementi di rilegatura tipo spirali, dorsini, ecc… Cartoni,scatole Tetrapack p Aggiornata a settembre 2011 RACCOLTA DIFFERENZIATA VETRO e ALLUMINIO NO SI Lampadine e neon Bottiglie e bottigliette Specchi Flaconi e barattoli O tti in Oggetti i metallo t ll Lattine per bevande Aggiornata a settembre 2011 CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI RIFIUTI secondo la provenienza URBANI SPECIALI secondo le caratteristiche di pericolosità PERICOLOSI NON PERICOLOSI PERICOLOSI Aggiornata a settembre 2011 NON PERICOLOSI 2. Sono RIFIUTI URBANI: URBANI a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità (RIFIUTI RIFIUTI SPECIALI ASSIMILATI AGLI URBANI); URBANI); c) i rifiuti rifi ti provenienti pro enienti dallo spazzamento spa amento delle strade; strade d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua; e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, estumulazioni nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), ), c)) ed e). ) Aggiornata a settembre 2011 3. Sono RIFIUTI SPECIALI: SPECIALI a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali; b) i rifiuti ifi ti derivanti d i ti dalle d ll attività tti ità di demolizione, d li i costruzione, t i nonché hé i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo; c) i rifiuti da lavorazioni industriali; d) i rifiuti da lavorazioni artigianali; Rifiuti speciali prodotti in e) i rifiuti da attività commerciali; Ateneo f) i rifiuti da attività di servizio; servizio g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i f fanghi hi prodotti d tti dalla d ll potabilizzazione t bili i e da d altri lt i trattamenti t tt ti delle d ll acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi; h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie; i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti; l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti; m) il combustibile derivato da rifiuti; n)) i rifiuti ifi ti derivati d i ti dalle d ll attività tti ità di selezione l i meccanica i dei d i rifiuti ifi ti Aggiornata a settembre 2011 solidi urbani. Definizione di rifiuto Qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nel Catalogo Europeo dei Rifiuti (o “elenco CER CER”) ”) e di cui il produttore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo g di disfarsi disfarsi.. Aggiornata a settembre 2011 CATALOGO EUROPEO DEI RIFIUTI Tale Catalogo riporta un elenco di rifiuti, ognuno contrassegnato t t da d un Codice C di CER (Codice C di Europeo E Rifi ti) Rifiuti) a sei cifre cifre,, che viene utilizzato per codificare i rifiuti rifiuti.. I rifiuti pericolosi sono contrassegnati da un asterisco in alto a destra (Es (Es.. 070703*) 070703*).. Aggiornata a settembre 2011 Significato del codice CER CODICE C. E. R. (Codice Europeo Rifiuti): è composto da tre coppie di cifre: 1) La prima coppia (da 01 a 20) identifica il macro-processo da cui deriva il rifiuto 2) La seconda coppia specifica l’attività da cui proviene il rifiuto 3) La terza coppia (da 01 a 99) identifica univocamente il rifiuto. Aggiornata a settembre 2011 Esempio: CER 070703* (Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri) 1) 07 rifiuti provenienti da processi chimici organici 2) 07 rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso di p prodotti della chimica fine e p prodotti chimici non specificati altrimenti 3) 03 nome del rifiuto Aggiornata a settembre 2011 FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE del RIFIUTO Il Formulario di Identificazione è un documento che deve accompagnare il trasporto t t di qualunque l ti di rifiuto. tipo ifi t (esclusi i rifiuti urbani raccolti dal soggetto che gestisce il servizio pubblico e i rifiuti non pericolosipericolosi- che non eccedano la quantità di 30 kg o 30 litri - trasportati dal produttore dei rifiuti stessi in modo occasionale e saltuario) Aggiornata a settembre 2011 Dal Formulario devono risultare almeno i seguenti dati: • • • • nome e indirizzo del produttore e relative autorizzazioni nome e indirizzo del trasportatore e relative autorizzazioni nome e indirizzo dell’impianto di destinazione e relative autorizzazioni CER, descrizione, caratteristiche di pericolo e quantità del rifiuto Aggiornata a settembre 2011 Il formulario deve essere redatto in 4 esemplari e deve essere: -datato e firmato su tutte e quattro le copie dal produttore o detentore dei rifiuti - controfirmato su tutti e quattro gli esemplari dal trasportatore - la prima copia resta al produttore o detentore p sono acquisite q dal trasportatore p e devono essere - le altre tre copie controfirmate e datate in arrivo dal destinatario, di queste tre copie: -una copia resta al destinatario -due copie sono acquisite dal trasportatore, di queste due copie: -una una copia resta al trasportatore -una una copia i (la (l cosiddetta idd tt 4° copia) i ) deve d ritornare it all produttore d tt per garantire il destino a norma di legge del rifiuto (che così resterà in possesso di due copie del formulario) entro i tre mesi Aggiornata a settembre 2011 successivi alla data del conferimento Se entro 3 mesi il produttore non riceve la 4° copia del Formulario, deve darne tempestiva comunicazione alla Provincia. Al ricevimento della quarta copia è esclusa la responsabilità del produttore. L’altro caso in cui è esclusa la responsabilità del produttore è il conferimento dei rifiuti al gestore del servizio pubblico Aggiornata a settembre 2011 Schema del percorso del Formulario, redatto in quadruplice copia FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE: deve essere redatto in 4 copie PRODUTTORE (2 copie) TRASPORTATORE (1 copia) DESTINATARIO (1 copia) (smalt. o recup.) Aggiornata a settembre 2011 Registri di carico e scarico • Sui registri si devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale-MUD al Catasto d i Rifiuti. dei Rifi ti I registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti nonché presso la sede delle imprese p p che effettuano attività di raccolta e trasporto, e presso la sede dei commercianti e degli intermediari. Aggiornata a settembre 2011 I registri integrati con i Formulari relativi al trasporto dei rifiuti sono conservati per cinque anni dalla data dell’ultima registrazione, ad eccezione dei registri relativi alle operazioni di smaltimento dei rifiuti in discarica, che devono essere conservati a tempo indeterminato ed al termine dell’attività devono essere consegnati all’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione. Le informazioni contenute nel registro sono rese in qualunque momento all'autorità di controllo che ne fa richiesta Aggiornata a settembre 2011 Tempistica annotazioni registro c/s: • Produttori Produttori:: entro 10 giorni lavorativi dalla produzione del rifiuto (carico) e dallo scarico del rifiuto stesso, • Raccoglitori e trasportatori trasportatori: entro 10 giorni lavorativi dalla effettuazione del trasporto, • Commercianti, Intermediari e i consorzi consorzi: entro 10 giorni lavorativi dalla effettuazione della transazione relativa, • Recuperatori e smaltitori smaltitori: entro 2 giorni lavorativi dalla presa in carico dei rifiuti. rifiuti Aggiornata a settembre 2011 MUD Modello Unico di Dichiarazione Ambientale E una comunicazione annuale alle Camere di Commercio, E’ relativamente ai rifiuti gestiti l’anno precedente. I dati più importanti da comunicare riguardano: - quantità rifiuti - CER e caratteristiche rifiuti - dati dei produttori, trasportatori e destinatari Aggiornata a settembre 2011 DEPOSITO TEMPORANEO Il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta nel luogo in cui gli stessi sono prodotti. raccolta, prodotti • NON è un’operazione p di GESTIONE DEI RIFIUTI ma un’operazione preventiva e distinta rispetto alla gestione, rientra nel ciclo produttivo aziendale •Può essere condotto solo dal PRODUTTORE •NON abbisogna di alcuna AUTORIZZAZIONE Aggiornata a settembre 2011 Il deposito temporaneo - Deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche. tecniche - Per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute. - Devono essere rispettate le norme che disciplinano ll’imballaggio imballaggio e ll’etichettatura etichettatura dei rifiuti pericolosi. pericolosi Aggiornata a settembre 2011 DURATA dello STOCCAGGIO in deposito temporaneo: M d lità alternativa, Modalità lt ti a scelta lt d dell produttore: d tt - Rifiuti pericolosi: 2 mesi o 10 mc - Rifiuti non pericolosi: 3 mesi o 20 mc - In I ognii caso i rifiuti ifi ti non devono d essere depositati d it ti temporaneamente per più di un anno Aggiornata a settembre 2011 DIVIETI • DIVIETO di MISCELAZIONE di RIFIUTI PERICOLOSI E’ vietato miscelare categorie g diverse di rifiuti p pericolosi, ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi • DIVIETO DI ABBANDONO Sono vietati l’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo, l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee • E’ vietato utilizzare i normali cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani per lo smaltimento dei rifiuti speciali. Aggiornata a settembre 2011 Il Sistri Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti Inquadramento normativo D.M. 17 dicembre 2009 del Ministero Ambiente I vigore In i dal d l 09 febbraio f bb i 2012 Modificato dal: D. M. 15 febbraio 2010 del Ministero Ambiente D. Dirigenziale Interministeriale 17 giugno 2010 D. M. 9 luglio 2010 del Ministero Ambiente D. M. 28 settembre 2010 del Ministero Ambiente Aggiornata a settembre 2011 Il Sistri Il Sistri nasce per combattere il traffico illecito e lo smaltimento illegale dei rifiuti, nonché per adempiere alla nuova direttiva qquadro europea p sui rifiuti ((2008/98/CE)) in via di recepimento. p La gestione del SISTRI è affidata al Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente che dovrà garantire la messa a disposizione dei dati sulla produzione, movimentazione e gestione dei rifiuti agli enti istituzionali interessati. interessati Aggiornata a settembre 2011 Il Sistri Il Sistri, entrato a fare parte della legislazione in materia di rifiuti a partire i dal d l 1 ottobre tt b 2010, 2010 saràà in i vigore i d l 9 febbraio dal f bb i 2012: 2012 è un sistema che interviene esclusivamente a modificare (per i soggetti che vi aderiranno per obbligo o per scelta volontaria) gli adempimenti documentali connessi alla gestione dei rifiuti ((Registri, g Formulari, MUD), ) mentre tutti ggli altri adempimenti p di gestione dei rifiuti rimangono inalterati. La novità, L ità che h dovrebbe d bb snellire lli le l procedure d a carico i d ll delle imprese, è costituita dall’impiego di dispositivi elettronici (chiavette USB, USB dispositivi di localizzazione satellitare dei mezzi di trasporto - BLACK BOX e sistemi di videosorveglianza) e da un software telematico disponibile on line (www.sistri.it ). Aggiornata a settembre 2011