Laboratorio di Formazione
Professionale ESC
“Il concetto di gruppo”
12 marzo 2014
Etimologia di gruppo
GROPPO  “nodo”  “kruppa”= massa
arrotondata, quindi “tondo”
Riunione, assemblaggio, circolo, coesione (fino al
XVIII sec.); successivamente accezione ampia
(classi sociali, collettività nazionale, nuclei
familiari, etc.)
Pluralità dei soggetti e solidarietà è caratteristica
comune a quegli insiemi.
Quantitativamente…
4 tipologie di rapporto (o livelli di
funzionamento sociale):
• di coppia (2)
• di gruppo (da 3 a 15)
• di collettivo (o organizzativo, da 20 a 500)
• di comunità (da 500 a migliaia)
Qualitativamente…
Per ciascuna tipologia di rapporto esiste una
cultura, un insieme di elementi diversi che
caratterizzano la relazione.
I livelli di funzionamento sociale
• cultura (o modalità di relazione) di coppia
• cultura (“ “ “ “) di gruppo
• cultura (“ “ “ “) di collettivo
Distinti ma connessi, si implicano e si
comprendono.
Qual è quella predominante?
CULTURA DI COPPIA
_______________________
CULTURA DI GRUPPO
_______________________
CULTURA DI COLLETTIVO
_______________________
SOCIALIZZAZIONE
FENOMENOLOGIA
DI GRUPPO
FENOMENOLOGIA
DI COLLLETTIVO
Le due dimensioni del gruppo
• sociologica (realtà oggettiva)
• psicologica (realtà soggettiva)
Dimensione sociologica
• “vivere con”, “in mezzo agli altri”
(Es.: persone alla fermata di un autobus,
persone in un ristorante,…)
Gruppo umano (flessibilità) ed analogia col
mondo animale (passività)
Dimensione psicologica
• appartenenza
• per “essere gruppo” è importante sentirsi “in
gruppo”
• scopi specifici: insegnamento – comando aiuto
Tipologie di gruppi
a) interesse nei confronti del gruppo
• gruppi di base (o primari)  legame di
amicizia, parentale, sentimentale
• gruppi di lavoro (o secondari)  formalità,
distanza, impersonalità; es. gruppi predisposti
dalle AdV per viaggi all’estero
Tipologie di gruppi
b) Tipo di obiettivo che ha il gruppo
• gruppi orientati al compito o strutturati
(obiettivo esterno); es. comitiva di una gita,
squadra di calcio, insieme di professionisti a
convegno, personale di una azienda (cat. ambito
lavorativo e non).
Compiti: esecutivi, decisionali, creativi (es:brain
storming), di qualità (es: il tempura di gamberi
caldo).
Tipologie di gruppi
• gruppi orientati al gruppo (obiettivo se stesso)
Attenzione dei membri sui processi e sulle
relazioni che avvengono nel gruppo stesso
finalità formative e di ricerca (detti anche
destrutturati o artificiali perché assenza di
struttura prestabilita)
Es: T-Group
Interazioni di gruppo
Interazioni di
gruppo
CONTENUTO
Che cosa
COMPITO
PROCESSO
Come
FUNZIONAMEN
TO DEL GRUPPO
Interazioni di gruppo
• accanto al “che cosa” ed ai compiti che
coinvolgono oggettivamente le persone di un
gruppo, c’è un impegno soggettivo: il
coinvolgimento emotivo.
Coinvolgimento emotivo
• La parabola dei porcospini di Freud (1921):
“una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno,
si strinsero vicini vicini, per proteggersi, col calore reciproco,
dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine
reciproche; il dolore li contrinse ad allontanarsi l’uno dall’altro.
Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare
insieme, si ripetè quell’altro malanno; di modo che venivano
sballottati avanti e indietro fra due mali, finchè non trovarono
una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro
la migliore posizione.”
Coinvolgimento emotivo
In un qualsiasi gruppo, di lavoro e non, le
persone (che somigliano ai porcospini),
attraversano varie vicissitudini prima di trovare
l’adeguata “distanza”/”vicinanza” che consente il
complicato equilibrio tra le parti.
Il gruppo è sempre un insieme di conflitti 
ok obiettivi esterni se e solo se sono ok le
problematiche relazionali (paure, speranze,
etc.) interne al gruppo.
ll gruppo e il conflitto
Conflitti:
• all’interno della persona
• a due persone
• fra più persone
Connotazione negativa del termine “conflitto”
 mors tua, vita mea.
Il gruppo e il conflitto
In psicologia (Laplace e Pontalis, 1964) “Il
conflitto è costitutivo dell’essere umano”…
“Un tentativo di compiere una scelta ottimale
all’interno di una varietà di opzioni” (Coombs
e Avrunin)
Ergo, il conflitto non è negativo, ma negativo
può essere il modo in cui viene gestito.
Il gruppo e il conflitto
Varie connotazioni:
• Più soggetti vogliono cose diverse, ma devono
fare la stessa cosa
• Più soggetti vogliono la stessa cosa, ma
devono fare cose diverse
• Più persone devono decidere in termini di
utilità propria o del gruppo
Il gruppo e il conflitto
Come gestire le tre connotazioni di conflitto?
1. imparando a guardare al gruppo come a una
pluralità (persone diverse, motivazioni diverse,
capacità e conoscenze diverse, potenzialità
diverse);
2. imparando a progettare il conflitto;
3. osservando le tre fasi del conflitto: crescita,
acme e attenuazione.
Le fenomenologie di gruppo
a) difese di gruppo
b) episodi di gruppo
c) fenomeni di gruppo
a) Le difese di gruppo
• Sintomi, difficoltà ad abbandonare i più
rassicuranti rapporti a due rispetto a forme più
estese ma incerte (coinvolgimento multiplo)
 sintomi di resistenza ad entrare nel gruppo e
tentativi di ricondurre tutte le relazioni a
rapporti di coppia
a) Le difese di gruppo
•
•
•
•
•
•
•
•
•
accoppiamento
fuga nel passato
fuga nel futuro
fuga all’esterno
spostamento del conflitto
lamento per evitare l’aiuto
attacco e fuga
formazione di sottogruppi
personalizzazione dei conflitti
b) Gli episodi di gruppo
Momenti di massima conflittualità : “resto o
esco dal gruppo?”  in un gruppo si resta o si
esce psicologicamente prima che fisicamente.
b) Gli episodi di gruppo
• condensazioni (improvvisi sbocchi di problemi
personali ed affettivi);
• transfert (trasferire nel gruppo esperienze
personali precedenti, es. prendersela con
qualcuno del gruppo perché nel suo
atteggiamento rivive ricordi negativi di
quando era bambino);
• risonanza (il modo in cui una persona si
sintonizza sulla lunghezza d’onda di un’altra o
di altri all’interno del gruppo);
b) Gli episodi di gruppo
• dipendenza (il gruppo si affida a qualcuno che
condurrà il gioco)
• controdipendenza (il gruppo fa esattamente il
contrario di ciò che indica chi conduce il
gioco);
• leadership fissa (massima conflittualità fra
persone, “colpo di stato”, a cui nessuno si
oppone).
c) I fenomeni di gruppo
Sono indici della diminuzione del conflitto
(es. i porcospini trovano la giusta distanza che
consente di scambiarsi del calore senza ferirsi
troppo, cioè cooperano senza paura di essere
fregati)
c) I fenomeni di gruppo
• socializzazione del linguaggio (utilizzo del
pronome “noi” sviluppo dell’appartenenza)
• interdipendenza (entrare nel merito del
compito o idea proposto, indipendentemente
da chi ha avanzato la proposta)
• presenza di feedback costruttivi (esprimere
ciò che si pensa l’uno dell’altro vivendolo
come un arricchimento  massimo della
socializzazione)
c) I fenomeni di gruppo
• presenza del capro espiatorio (fissare
l’aggressività sul soggetto più idoneo a
riceverla; es. gruppi di lavoro che funzionano
bene con presenza di un capro espiatorio,
qualcuno che catalizza su di sé battute,
scherzi, etc.)
• circolazione della leadership (passaggio della
leadership da un individuo ad un altro in
funzione delle esigenze del gruppo, detta
anche leadership circolante o funzionale)
c) I fenomeni di gruppo
• accettazione delle differenze (segno di un
gruppo maturo)
Ma nella pratica?
Quasi mai sono osservabili tutte le
fenomenologie descritte, solo alcune di esse.
Nella pratica non sempre il gruppo prosegue,
anzi spesso si blocca a qualche livello e continua
a sopravvivere nell’insoddisfazione dei singoli.
Il gruppo e la leadership
Leadership a proposito di clima e di come i
diversi comportamenti del capo (autoritario,
democratico o lassista) influenzino il gruppo.
Leadership è una variabile di comportamento
ripartita nel tempo e nello spazio tra i membri
del gruppo (dunque nulla di predestinato).
Questo vale solo per i gruppi naturali (gruppi di
amici, circoli culturali…)
La leadership nei gruppi
istituzionali
Leadership
gerarchico
burocratica
Leadership socioemotiva
Leadership
tecnico funzionale
La differenziazione della leadership
• 3 forme di leadership – 3 persone diverse
• La struttura a 3 leader consente di trovare
riferimenti differenziati per le varie esigenze
• > efficacia nel raggiungimento degli obiettivi
• < stress
La differenziazione della leadership
Leadership come qualità innata?
La differenziazione della leadership
• Leadership come evento relazionale
Si verifica un tentativo di leadership tutte le
volte che qualcuno tenta di influenzare
(favorire o bloccare) il comportamento di un
altro o di un gruppo.
Il capo e la leadership
• Capo = ruolo organizzativo
• Leader = fenomeno relazionale
Cosa significa? In un gruppo di lavoro non è
detto che capo=leader e leader=capo (specie
nelle organizzazzioni attuali)
Cooperazione nei gruppi
• lavoro di gruppo
• lavoro in gruppo
Cooperazione nei gruppi
• lavoro di gruppo (raggiungimento di un
obiettivo, es. squadra di calcio)
e
• lavoro in gruppo (necessità logistica finalizzata
ad una produzione, es. catena di montaggio)
Cooperazione e competizione fra
gruppi
Un forte pericolo esterno costituisce un buon
motivo per coalizzarsi in gruppo. Come dire che
è più semplice diventare gruppo contro qualcosa
che per qualcosa.
Il risvolto di ciò è il paradosso della
socializzazione: “> è la partecipazione ad un
gruppo, > sarà la non-partecipazione ad un altro
gruppo”.
Cooperazione e competizione fra
gruppi
Da ciò la contrapposizione, la competizione  i
gruppi agiscono più facilmente in
contrapposizione che in sinergia.
Quale soluzione? La negoziazione: logica dell’e,
non logica dell’o.
Il clima organizzativo
In qualsiasi organizzazione a parità di struttura
(ambiente, organigramma, ruoli, compiti)
esistono climi diversi realizzati dalle persone (es.
ristoranti simili ma…).
Ciascuno all’interno di un gruppo di lavoro
respira e assorbe il clima che circola, ma di
questo stesso clima ne è anche il protagonista
attivo. Questa funzione nel produrre il clima da
parte di una persona diventa strumento di
cambiamento.
Processi per instaurare il clima
a) gli individui cercano di interpretare i
fenomeni organizzativi nei quali si imbattono
(mappe cognitive do un significato a ciò
che sto vivendo)
b) attraverso la comunicazione ci si scambiano
esperienze ed idee e ciò porta al confronto
(punto a)
c) si configurano così percezioni comuni che
evolvono nel tempo
Come si forma il clima
• Il clima nasce in un “pieno relazionale” (non
in un vuoto sociale)
segue che
clima come rappresentazione complessiva
non esistono tanti climi quanti sono i membri
del gruppo
Variabili
•
•
•
•
Stile di comando
Sentimento del potere
Stress
Credibilità
Lo stile di comando
Capo come figura di riferimento e principale
fonte di clima
• Stile autoritario
produce apatia/alta aggressività; poco
sentimento di appartenenza, basso senso di
responsabilità
Lo stile di comando
• Stile lassista
produce alta aggressività tra i membri, poca nei
confronti del capo, senso di isolamento
• Stile democratico
produce aggressività ma progressivamente, così
da rendere il gruppo produttivo; soddisfazione e
senso di responsabilità
Il sentimento del potere
Ciascuno ha un proprio vissuto di potere
Sia chi si sente di “contare qualcosa”, sia chi di
“contare nulla” esercita nel gruppo e sul clima
un forte potere di blocco.
Lo stress
Stress come misura di clima
• Stress da sovrautilizzo: richieste superiori alle
proprie capacità (senso di inadeguatezza)
• Stress da sottoutilizzo: richieste inferiori alle
proprie capacità (senso di superiorità, ci si sente
sprecati)
La credibilità
• Fiducia
• Competenza
• Dinamismo
Es. È perché giudico un amico “sincero” e/o
“competente” che seguo un suo consiglio.
Accoglienza e ospitalità
• incontro con l’altro
• cura e attenzione verso l’altro che è diverso da
me
Laboratorio di Formazione
Professionale ESC
“Progettare un’attività educativa in équipe:
metodi e strumenti”
13 marzo 2014
La metodologia attiva
Il modello pedagogico e comunicativo
prevalente si basa su quello scolastico e utilizza
un linguaggio logico-deduttivo.
Il linguaggio logico-deduttivo
Pregi
• Chiarezza informativa
• Razionalità del
linguaggio
• Riflessione sui valori
Difetti
• Dichiara come veri
alcuni principi
• Genera linee di
comportamento
coerenti (un valore per
ogni statuto
d’importanza)
• Comunicazione
inefficace, specie con le
nuove generazioni
Il linguaggio logico-deduttivo
È possibile comunicare nuove idee e nuovi stili di
vita alle nuove generazioni, impermeabili alle
nuove prospettive e alla ricerca della verità?
Il linguaggio logico-deduttivo
Es: obiettivo  far prendere coscienza delle
dimensioni della popolazione mondiale e dello
squilibrio delle risorse
Il linguaggio logico-deduttivo
Linguaggio logico-deduttivo
• Fornire dati
• Num. sulla popolazione dei
vari continenti
• Materiali: cartina del
mondo, percentuali, per
visualizzare meglio le info
• Dati sul consumo di risorse
e Pil pro capite
• Metodo in stile “lezione di
geografia”
Altro linguaggio
• Fogli “Europa”-”Asia””Africa”- “America latina”“nord America” etc. appesi
alle pareti
• Chiedere di distribuirsi in
proporzione sotto i fogli
• Chiedere di distribuire le
risorse rappresentate da, ad
es. un vassoio di merendine
• Quali e quante reazioni?
Il linguaggio logico-deduttivo
Linguaggio logico-deduttivo
Altro linguaggio
•
•
•
•
• Partecipazione attiva di tutti
• Vivacità nell’espressione dei
pareri
• Tutti sono “obbligati” a
muoversi e prendere delle
decisioni
• Linguaggio del corpo
• Tentativo di esprimere le
loro conoscenze
emergono le diverse
appartenenze sociali e
culturali
Info chiare e schematiche
Scarsa partecipazione
Scarso livello di attenzione
Coinvolgimento di un
ristretto numero,
indifferenza ed isolamento
nella maggioranza
Il linguaggio logico-deduttivo
Linguaggio logico-deduttivo
Altro linguaggio
•
•
•
•
• Creazione di uno spazio di
libertà
• Riconoscimento di
competenze e conoscenze
• Clima di sfida
• “crisi” rendersi conto
delle proporzioni reali delle
cose
• Confronto per autocorreggersi e giungere a
dati corretti
Info chiare e schematiche
Scarsa partecipazione
Scarso livello di attenzione
Coinvolgimento di un
ristretto numero,
indifferenza ed isolamento
nella maggioranza
Il linguaggio logico-deduttivo
Linguaggio logico-deduttivo
Altro linguaggio
•
•
•
•
• Lavoro d’insieme, nessun
giudizio da parte
dell’insegnante
• Clima di gioco
• Possibilità di esprimersi per
ciò che si è nella realtà
Info chiare e schematiche
Scarsa partecipazione
Scarso livello di attenzione
Coinvolgimento di un
ristretto numero,
indifferenza ed isolamento
nella maggioranza
Trasmissione di conoscenze e nuovi
orizzonti simbolici
Segue che:
• L’uomo non è fatto solo di razionalità (sfera
emotiva, sfera affettiva, sfera psicologica)
• L’uomo organizza la propria esistenza
lasciandosi orientare da orizzonti simbolici
(pdt collettivi che diventano ns appartenendo
ad una certa cultura)
Es. la pubblicità (emblema della
rappresentazione simbolica)
Trasmissione di conoscenze e nuovi
orizzonti simbolici
Ciò per dire che:
• Non basta parlare alla razionalità degli
individui per formarli ed educarli
• Occorre intaccare quelle rappresentazioni
simboliche collettive prese in prestito dalla
realtà
• Le rappresentazioni simboliche hanno una
dimensione razionale (es: una notizia può
sconvolgerci e costringerci a riposizionarci)
Trasmissione di conoscenze e nuovi
orizzonti simbolici
Come un educatore/formatore può scalfire e
ri-orientare alcune rappresentazioni consolidate
dei suoi utenti (bambini, adolescenti, giovani…)?
• Proponendo nuove rappresentazioni
Problema: siamo tutti profondamente attaccati
e gelosi delle nostre rappresentazioni che ci
danno sicurezza… accetteremo di metterle da
parte per gioco!
Proporre nuove rappresentazioni
• Gioco come cornice simbolica
• Per gioco facciamo molte cose che non
faremmo mai nella realtà (maschera)
• Il gioco e il bambino
• Gioco come ambiente
• Gioco e dimensioni della persona (corpo,
mente, sensibilità, astuzia, capacità di
organizzarsi e coordinarsi insieme agli altri,…)
Proporre nuove rappresentazioni
Attraverso il gioco si vivono nuove sensazioni e si
assaporano nuovi valori e si mettono da parte
convinzioni e convenzioni.
ATTENZIONE! Uscire dal gioco è però un
momento molto delicato: bisogna riportare
l’ordine senza far svanire le sensazioni.
 RACCONTARSI è fondamentale!
Proporre nuove rappresentazioni
Difficoltà delle nuove generazioni: dare un nome
alle emozioni, raccontarsi.
“Non trovo le parole per…” (mancanza di una
grammatica appropriata)
Handicap  le esperienze emotive e sensoriali
rimangono mute ed inespresse!
Proporre nuove rappresentazioni
Cosa deve fare allora un bravo educatore?
• Raccogliere ciò che rimane inespresso 
debriefing
• Aiutare a definire le sensazioni provate
durante il gioco
• Cercare termini ed espressioni adatte
• Attenzione a non svilire nulla! Attenzione a
non dare alcun segnale, nemmeno corporeo,
di approvazione o disprezzo!
Proporre nuove rappresentazioni
Cosa deve fare allora un bravo educatore?
• Ascolto attento
Fase di disponibilità e apertura da parte degli
utenti  clima di rassicurante fiducia instaurato
grazie al gioco.
Possibilità di presentare un altro mondo
possibile!
Proporre nuove rappresentazioni
Che fine ha fatto la razionalità??
“I risultati si ottengono facendo le cose giuste,
non facendo le cose bene”.
Peter Drucker
La progettazione
progetto = pro – jectus
gettarsi in avanti
Progettare
Significa domandarsi cosa si ha intenzione di
fare in avvenire.
E’ il primo abbozzo di un piano.
Significa definire l’orizzonte, all’interno del quale
andranno collocati i singoli obiettivi.
Significa individuare, realizzare e consolidare
scenari futuri.
“Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a
calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro,
tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui
ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non
siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini
chi gli viene incontro con ventimila?
Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria
per la pace”.
Luca 14,28-33
Dove stiamo
andando?
Dove voglio
andare?
Progettazione: definire gli obiettivi
Collaboratore
Obiettivo
La programmazione
Letteralmente l’ante-scritto (pro-gramma): era l’avviso
che i cancellieri ateniesi affiggevano, nel quale erano
descritti gli argomenti che sarebbero stati discussi
nell’assemblea del popolo.
Programma è la definizione del percorso per
raggiungere un determinato obiettivo tenendo conto
delle risorse disponibili, delle condizioni di contorno,
delle attività da intraprendere e dei tempi necessari per
realizzarle.
Nel senso più ristretto è la definizione operativa di un
piano.
In senso ristretto è una lista di cose da fare
Come si progetta un intervento
• Relazione (tra noi e gli utenti e tra gli utenti
stessi)
• No ad incontri come eventi spot
• Tener conto delle diverse capacità di
apprendimento e ragionamento (in funzione
dell’età)
Fasi di una progettazione educativa
Analisi d’ambiente
Raccolta delle informazioni
Definizione degli obiettivi
Ricerca delle attività idonee all’età
Intervento e gestione del gruppo
Verifica e valutazione finale
Nuovi obiettivi
Analisi d’ambiente
• Bisogno  punto di partenza
• Di cosa ha bisogno la mia utenza? Di cosa ha
bisogno quella scuola o quella classe? Di cosa
ha bisogno il territorio?
• Cura della relazione con le persone o il luogo
dove si andrà ad intervenire (porre
l’attenzione sui bisogni dell’utenza)
• Clima di collaborazione
Obiettivi e contenuti
• DEFINITO IN TERMINI DI RISULTATO (SPECIFICO)
descrizione del prodotto finito con un linguaggio comune
• COSTRUITO SUI FATTI E DATI OSSERVABILI
Attività, risorse, vincol,i tempo, costi
• FINALIZZATO IN MODO ESPLICITO
chiarire la finalità organizzativa in cui si inserisce
• CHIARO IN TERMINI DI COMPITI
determinare fasi di lavoro
• PERSEGUIBILE
all'altezza del gruppo/persona: ne' sotto ne' sovradimensionato
• MISURABILE
che sia misurabile sia per gruppo che organizzazione, attraverso standard
• CONCORDATO
e sotto la diretta responsabilità di chi lo persegue
“Progetta sempre una cosa considerandola nel
suo più grande contesto, una sedia in una
stanza, una stanza in una casa, una casa
nell'ambiente, l'ambiente nel progetto di una
città”.
Eliel Saarinen
L’obiettivo deve essere:
•
•
•
•
•
•
Specifico
Concreto , di sostanza
Ottenibile
Riscontrabile, misurabile, confrontabile
Tempificato
Accattivante
Esempio di Diagramma di Gantt
Obiettivi e contenuti
Se è fatta bene la prima fase, obiettivi e
contenuti sono facilmente definiti.
È possibile rivisitare gli obiettivi?
Ricerca delle attività
• Occorre conoscere più attività possibili da
poter svolgere, cercando anche tra quelle che
la letteratura pedagogica e metodologica
propone.
• Sapere quali attività sono già state fatte in
passato (per evitare l’improvvisazione!)
• Variabile improvvisazione sempre presente
(occorre avere in cantiere alcune attività di
riserva per raggiungere gli stessi ob.).
Intervento e gestione del gruppo
La struttura di ogni incontro formativo è
suddivisa in tre momenti:
• Conoscenza
• Diffusione dei contenuti (domande più che
risposte!)
• Ritorno (tecnica dello “zaino”; assunzione di
un impegno)
Alcune attenzioni da avere
è necessario:
• Ottenere il max da ogni occasione
• Valorizzare pensieri ed emozioni
• Linguaggio che usiamo e feedback non verbale
• Portare esempi, casi su cui riflettere
• Usare oggetti tangibili come simboli per
facilitare certi argomenti
Ruolo dell’educatore/formatore
•
•
•
•
•
Coerenza tra ciò che si dice e come lo si dice
Coerenza tra messaggio e relazione
Educatore ≠ esperto
Mettersi in discussione
Portare se stesso nel gruppo (collegare ciò che
si è e ciò che si porta, si consegna agli utenti)
• Saper gestire la scaletta
Verifica e valutazione
• La verifica è sempre in atto, alla fine di ogni
incontro  serve per ricalibrare gli incontri
successivi, riformulare gli obiettivi (se
necessario)
• Tenere conto della metodologia adottata e
delle tecniche utilizzate
• Valutare anche il proprio ruolo (cosa? Come?
Aspetti faticosi, gratificanti? Cosa è dipeso da
me? Cosa no? Aspetti organizzativi?)
Logistica e organizzazione
•
•
•
•
•
•
Chi fa cosa (ruoli in équipe)
Contatto
La segreteria stabilisce date e orari
équipe  fase della progettazione
Predisporre il materiale per le attività
Attuazione (educatore+tirocinante)
Le 10 cose da sapere prima di un
incontro
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
Le 10 cose da sapere prima di un
incontro
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
Giorno e orario
ente e luogo
docente/coordinatore di riferimento (num. tel.)
età
argomento ed obiettivi
metodologie didattiche e materiali occorrenti
quale attività ha preceduto questa? È la prima
volta?
8. numero e spazi disponibili
9. presenza di stranieri, disagi, probl. di comunic.
10. con quale/i altro/i collaboratore/i vado? (num. tel.)
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Circle time
Finalità educative:
1. Sviluppare una maggiore consapevolezza di
sé
2. Favorire la conoscenza reciproca
3. Comunicazione e cooperazione tra tutti
4. Creare un clima sereno
5. Riconoscere stati d’animo e sentimenti
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Circle time
Finalità educative:
6. avere coscienza delle proprie capacità,
qualità, limiti
7. avere desiderio e capacità di ascoltare gli altri
8. accettare le modalità di espressione altrui
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Jisgaw (tecnica di cooperative learning, teoria
di Aronson)
Come?
 Si realizza come un puzzle  ogni pezzo
attribuito ad un piccolo gruppo (4-5 pax)
costituirà il pdt finale
 ciascun gruppo con compiti di ricerca o
creazione di una parte del pdt finale
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Jisgaw (tecnica di cooperative learning, teoria
di Aronson)
Come?
 Timing
 Ciascun gruppo presenta il lavoro
 Valutazione (discussione stimolata con
domande)
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Jisgaw (tecnica di cooperative learning, teoria
di Aronson)
Aspetti positivi:
• Situazione fortemente strutturata
• Ascolto attento delle altre persone
• Coordinatore (leader)
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Jisgaw (tecnica di cooperative learning, teoria
di Aronson)
Vantaggi:
• Efficienza nell’organizzare l’apprendimento
dei materiali
• Ciascuno ha una parte da giocare e di cui
essere responsabile
• Lavoro d’insieme, scopo comune, ciascuno
dipende dalle altre persone, cooperazione!
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Brainstorming
 Iniziare una riflessione su un argomento
nuovo
 “agganciare” istintivamente qualche parola
ad un’altra proposta da noi
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Brainstorming
Vantaggi:
• Ciascuno ha spazio per esprimere un’idea
• Efficacia di apprendimento
• Messaggio positivo ed inclusivo sulla
formazione: il sapere è sapere di tutti!
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Fiaba
La conquista del fuoco (di origine keniota)
Le favole di Esopo
La lepre e la tartaruga
La lepre un giorno si vantava con gli altri animali:
"Nessuno può battermi in velocità” diceva
"Sfido chiunque a correre come me".
La tartaruga, con la sua solita calma,
disse: "Accetto la sfida".
"Questa e' buona!" esclamò la lepre; e scoppiò a ridere.
"Non vantarti prima di aver vinto" replicò la tartaruga, "vuoi fare questa
gara?"
Così fu stabilito un percorso e dato il via.
La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già
lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si
sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un
passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo.
Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi
per vincere la gara.
Esopo
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Teatralizzazioni
 Entrare in un ruolo diverso dal proprio e
mettersi in relazione con l’altro in modo nuovo
 Mettere in scena situazioni vissute o possibili
nella realtà  chi diventa attore mostra con
gesti e parole appropriati ciò di cui si è dibattuto
o su cui ancora si invita a riflettere
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Giochi di ruolo o simulazioni
Vantaggi:
 tematiche varie da affrontare a metà
percorso (di carattere sociale, internazionale)
 Tematiche da vivere sulla propria pelle
 Info trasmesse in poco tempo ed in modo
efficace
 I protagonisti vivono emozioni e stimoli in
modo diretto  nuovi ?, nuove opinioni
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Attività giocate e dinamiche corporee
Espressione del corpo
Ok per ogni età e cultura
IMPORTANTE!  calcolare il tempo
sufficiente per uscire dal gioco e parlare
in gruppo delle emozioni vissute.
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Attività manuali
 Adatte ai più piccoli (Es. “giochi dai paesi del mondo”)
 Attività libera o definita (regole e schemi di
costruzione, materiale di riciclo, etc.)
 Affiancare la manualità dell’oggetto al
messaggio da trasmettere
Es: presentazione iniziale in un gruppo di adulti (scatola piena di
materiale, costruire un oggetto per presentarsi attraverso di
esso).
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Testimonianze
 dare un volto ed una voce alle riflessioni
teoriche;
 avvicinare il gruppo all’esperienza di qualcun
altro
Es.: Cerchio magico (definire la propria concezione di
straniero con un oggetto tra i tanti posizionati per terra)
Metodologie per realizzare gli
incontri
• Debriefing
 Far uscire allo scoperto
 Condividere nel gruppo emozioni suscitate
dall’attività appena conclusa
 Momento delicato
Ruolo dell’educatore “facilitatore”, nessuna
forzatura ma solo invito ad arricchire il gruppo
(qui avviene già una prima verifica dell’efficacia
dell’attività).
Le tematiche
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Intercultura
Globalizzazione
Educazione alla pace
Legalità
Cittadinanza attiva
Stili di vita
Ambiente
Affettività
Lavoro
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Laboratorio di Formazione Professionale ESC