Laboratorio di Formazione Professionale ESC “Il concetto di gruppo” 12 marzo 2014 Etimologia di gruppo GROPPO “nodo” “kruppa”= massa arrotondata, quindi “tondo” Riunione, assemblaggio, circolo, coesione (fino al XVIII sec.); successivamente accezione ampia (classi sociali, collettività nazionale, nuclei familiari, etc.) Pluralità dei soggetti e solidarietà è caratteristica comune a quegli insiemi. Quantitativamente… 4 tipologie di rapporto (o livelli di funzionamento sociale): • di coppia (2) • di gruppo (da 3 a 15) • di collettivo (o organizzativo, da 20 a 500) • di comunità (da 500 a migliaia) Qualitativamente… Per ciascuna tipologia di rapporto esiste una cultura, un insieme di elementi diversi che caratterizzano la relazione. I livelli di funzionamento sociale • cultura (o modalità di relazione) di coppia • cultura (“ “ “ “) di gruppo • cultura (“ “ “ “) di collettivo Distinti ma connessi, si implicano e si comprendono. Qual è quella predominante? CULTURA DI COPPIA _______________________ CULTURA DI GRUPPO _______________________ CULTURA DI COLLETTIVO _______________________ SOCIALIZZAZIONE FENOMENOLOGIA DI GRUPPO FENOMENOLOGIA DI COLLLETTIVO Le due dimensioni del gruppo • sociologica (realtà oggettiva) • psicologica (realtà soggettiva) Dimensione sociologica • “vivere con”, “in mezzo agli altri” (Es.: persone alla fermata di un autobus, persone in un ristorante,…) Gruppo umano (flessibilità) ed analogia col mondo animale (passività) Dimensione psicologica • appartenenza • per “essere gruppo” è importante sentirsi “in gruppo” • scopi specifici: insegnamento – comando aiuto Tipologie di gruppi a) interesse nei confronti del gruppo • gruppi di base (o primari) legame di amicizia, parentale, sentimentale • gruppi di lavoro (o secondari) formalità, distanza, impersonalità; es. gruppi predisposti dalle AdV per viaggi all’estero Tipologie di gruppi b) Tipo di obiettivo che ha il gruppo • gruppi orientati al compito o strutturati (obiettivo esterno); es. comitiva di una gita, squadra di calcio, insieme di professionisti a convegno, personale di una azienda (cat. ambito lavorativo e non). Compiti: esecutivi, decisionali, creativi (es:brain storming), di qualità (es: il tempura di gamberi caldo). Tipologie di gruppi • gruppi orientati al gruppo (obiettivo se stesso) Attenzione dei membri sui processi e sulle relazioni che avvengono nel gruppo stesso finalità formative e di ricerca (detti anche destrutturati o artificiali perché assenza di struttura prestabilita) Es: T-Group Interazioni di gruppo Interazioni di gruppo CONTENUTO Che cosa COMPITO PROCESSO Come FUNZIONAMEN TO DEL GRUPPO Interazioni di gruppo • accanto al “che cosa” ed ai compiti che coinvolgono oggettivamente le persone di un gruppo, c’è un impegno soggettivo: il coinvolgimento emotivo. Coinvolgimento emotivo • La parabola dei porcospini di Freud (1921): “una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li contrinse ad allontanarsi l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripetè quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali, finchè non trovarono una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.” Coinvolgimento emotivo In un qualsiasi gruppo, di lavoro e non, le persone (che somigliano ai porcospini), attraversano varie vicissitudini prima di trovare l’adeguata “distanza”/”vicinanza” che consente il complicato equilibrio tra le parti. Il gruppo è sempre un insieme di conflitti ok obiettivi esterni se e solo se sono ok le problematiche relazionali (paure, speranze, etc.) interne al gruppo. ll gruppo e il conflitto Conflitti: • all’interno della persona • a due persone • fra più persone Connotazione negativa del termine “conflitto” mors tua, vita mea. Il gruppo e il conflitto In psicologia (Laplace e Pontalis, 1964) “Il conflitto è costitutivo dell’essere umano”… “Un tentativo di compiere una scelta ottimale all’interno di una varietà di opzioni” (Coombs e Avrunin) Ergo, il conflitto non è negativo, ma negativo può essere il modo in cui viene gestito. Il gruppo e il conflitto Varie connotazioni: • Più soggetti vogliono cose diverse, ma devono fare la stessa cosa • Più soggetti vogliono la stessa cosa, ma devono fare cose diverse • Più persone devono decidere in termini di utilità propria o del gruppo Il gruppo e il conflitto Come gestire le tre connotazioni di conflitto? 1. imparando a guardare al gruppo come a una pluralità (persone diverse, motivazioni diverse, capacità e conoscenze diverse, potenzialità diverse); 2. imparando a progettare il conflitto; 3. osservando le tre fasi del conflitto: crescita, acme e attenuazione. Le fenomenologie di gruppo a) difese di gruppo b) episodi di gruppo c) fenomeni di gruppo a) Le difese di gruppo • Sintomi, difficoltà ad abbandonare i più rassicuranti rapporti a due rispetto a forme più estese ma incerte (coinvolgimento multiplo) sintomi di resistenza ad entrare nel gruppo e tentativi di ricondurre tutte le relazioni a rapporti di coppia a) Le difese di gruppo • • • • • • • • • accoppiamento fuga nel passato fuga nel futuro fuga all’esterno spostamento del conflitto lamento per evitare l’aiuto attacco e fuga formazione di sottogruppi personalizzazione dei conflitti b) Gli episodi di gruppo Momenti di massima conflittualità : “resto o esco dal gruppo?” in un gruppo si resta o si esce psicologicamente prima che fisicamente. b) Gli episodi di gruppo • condensazioni (improvvisi sbocchi di problemi personali ed affettivi); • transfert (trasferire nel gruppo esperienze personali precedenti, es. prendersela con qualcuno del gruppo perché nel suo atteggiamento rivive ricordi negativi di quando era bambino); • risonanza (il modo in cui una persona si sintonizza sulla lunghezza d’onda di un’altra o di altri all’interno del gruppo); b) Gli episodi di gruppo • dipendenza (il gruppo si affida a qualcuno che condurrà il gioco) • controdipendenza (il gruppo fa esattamente il contrario di ciò che indica chi conduce il gioco); • leadership fissa (massima conflittualità fra persone, “colpo di stato”, a cui nessuno si oppone). c) I fenomeni di gruppo Sono indici della diminuzione del conflitto (es. i porcospini trovano la giusta distanza che consente di scambiarsi del calore senza ferirsi troppo, cioè cooperano senza paura di essere fregati) c) I fenomeni di gruppo • socializzazione del linguaggio (utilizzo del pronome “noi” sviluppo dell’appartenenza) • interdipendenza (entrare nel merito del compito o idea proposto, indipendentemente da chi ha avanzato la proposta) • presenza di feedback costruttivi (esprimere ciò che si pensa l’uno dell’altro vivendolo come un arricchimento massimo della socializzazione) c) I fenomeni di gruppo • presenza del capro espiatorio (fissare l’aggressività sul soggetto più idoneo a riceverla; es. gruppi di lavoro che funzionano bene con presenza di un capro espiatorio, qualcuno che catalizza su di sé battute, scherzi, etc.) • circolazione della leadership (passaggio della leadership da un individuo ad un altro in funzione delle esigenze del gruppo, detta anche leadership circolante o funzionale) c) I fenomeni di gruppo • accettazione delle differenze (segno di un gruppo maturo) Ma nella pratica? Quasi mai sono osservabili tutte le fenomenologie descritte, solo alcune di esse. Nella pratica non sempre il gruppo prosegue, anzi spesso si blocca a qualche livello e continua a sopravvivere nell’insoddisfazione dei singoli. Il gruppo e la leadership Leadership a proposito di clima e di come i diversi comportamenti del capo (autoritario, democratico o lassista) influenzino il gruppo. Leadership è una variabile di comportamento ripartita nel tempo e nello spazio tra i membri del gruppo (dunque nulla di predestinato). Questo vale solo per i gruppi naturali (gruppi di amici, circoli culturali…) La leadership nei gruppi istituzionali Leadership gerarchico burocratica Leadership socioemotiva Leadership tecnico funzionale La differenziazione della leadership • 3 forme di leadership – 3 persone diverse • La struttura a 3 leader consente di trovare riferimenti differenziati per le varie esigenze • > efficacia nel raggiungimento degli obiettivi • < stress La differenziazione della leadership Leadership come qualità innata? La differenziazione della leadership • Leadership come evento relazionale Si verifica un tentativo di leadership tutte le volte che qualcuno tenta di influenzare (favorire o bloccare) il comportamento di un altro o di un gruppo. Il capo e la leadership • Capo = ruolo organizzativo • Leader = fenomeno relazionale Cosa significa? In un gruppo di lavoro non è detto che capo=leader e leader=capo (specie nelle organizzazzioni attuali) Cooperazione nei gruppi • lavoro di gruppo • lavoro in gruppo Cooperazione nei gruppi • lavoro di gruppo (raggiungimento di un obiettivo, es. squadra di calcio) e • lavoro in gruppo (necessità logistica finalizzata ad una produzione, es. catena di montaggio) Cooperazione e competizione fra gruppi Un forte pericolo esterno costituisce un buon motivo per coalizzarsi in gruppo. Come dire che è più semplice diventare gruppo contro qualcosa che per qualcosa. Il risvolto di ciò è il paradosso della socializzazione: “> è la partecipazione ad un gruppo, > sarà la non-partecipazione ad un altro gruppo”. Cooperazione e competizione fra gruppi Da ciò la contrapposizione, la competizione i gruppi agiscono più facilmente in contrapposizione che in sinergia. Quale soluzione? La negoziazione: logica dell’e, non logica dell’o. Il clima organizzativo In qualsiasi organizzazione a parità di struttura (ambiente, organigramma, ruoli, compiti) esistono climi diversi realizzati dalle persone (es. ristoranti simili ma…). Ciascuno all’interno di un gruppo di lavoro respira e assorbe il clima che circola, ma di questo stesso clima ne è anche il protagonista attivo. Questa funzione nel produrre il clima da parte di una persona diventa strumento di cambiamento. Processi per instaurare il clima a) gli individui cercano di interpretare i fenomeni organizzativi nei quali si imbattono (mappe cognitive do un significato a ciò che sto vivendo) b) attraverso la comunicazione ci si scambiano esperienze ed idee e ciò porta al confronto (punto a) c) si configurano così percezioni comuni che evolvono nel tempo Come si forma il clima • Il clima nasce in un “pieno relazionale” (non in un vuoto sociale) segue che clima come rappresentazione complessiva non esistono tanti climi quanti sono i membri del gruppo Variabili • • • • Stile di comando Sentimento del potere Stress Credibilità Lo stile di comando Capo come figura di riferimento e principale fonte di clima • Stile autoritario produce apatia/alta aggressività; poco sentimento di appartenenza, basso senso di responsabilità Lo stile di comando • Stile lassista produce alta aggressività tra i membri, poca nei confronti del capo, senso di isolamento • Stile democratico produce aggressività ma progressivamente, così da rendere il gruppo produttivo; soddisfazione e senso di responsabilità Il sentimento del potere Ciascuno ha un proprio vissuto di potere Sia chi si sente di “contare qualcosa”, sia chi di “contare nulla” esercita nel gruppo e sul clima un forte potere di blocco. Lo stress Stress come misura di clima • Stress da sovrautilizzo: richieste superiori alle proprie capacità (senso di inadeguatezza) • Stress da sottoutilizzo: richieste inferiori alle proprie capacità (senso di superiorità, ci si sente sprecati) La credibilità • Fiducia • Competenza • Dinamismo Es. È perché giudico un amico “sincero” e/o “competente” che seguo un suo consiglio. Accoglienza e ospitalità • incontro con l’altro • cura e attenzione verso l’altro che è diverso da me Laboratorio di Formazione Professionale ESC “Progettare un’attività educativa in équipe: metodi e strumenti” 13 marzo 2014 La metodologia attiva Il modello pedagogico e comunicativo prevalente si basa su quello scolastico e utilizza un linguaggio logico-deduttivo. Il linguaggio logico-deduttivo Pregi • Chiarezza informativa • Razionalità del linguaggio • Riflessione sui valori Difetti • Dichiara come veri alcuni principi • Genera linee di comportamento coerenti (un valore per ogni statuto d’importanza) • Comunicazione inefficace, specie con le nuove generazioni Il linguaggio logico-deduttivo È possibile comunicare nuove idee e nuovi stili di vita alle nuove generazioni, impermeabili alle nuove prospettive e alla ricerca della verità? Il linguaggio logico-deduttivo Es: obiettivo far prendere coscienza delle dimensioni della popolazione mondiale e dello squilibrio delle risorse Il linguaggio logico-deduttivo Linguaggio logico-deduttivo • Fornire dati • Num. sulla popolazione dei vari continenti • Materiali: cartina del mondo, percentuali, per visualizzare meglio le info • Dati sul consumo di risorse e Pil pro capite • Metodo in stile “lezione di geografia” Altro linguaggio • Fogli “Europa”-”Asia””Africa”- “America latina”“nord America” etc. appesi alle pareti • Chiedere di distribuirsi in proporzione sotto i fogli • Chiedere di distribuire le risorse rappresentate da, ad es. un vassoio di merendine • Quali e quante reazioni? Il linguaggio logico-deduttivo Linguaggio logico-deduttivo Altro linguaggio • • • • • Partecipazione attiva di tutti • Vivacità nell’espressione dei pareri • Tutti sono “obbligati” a muoversi e prendere delle decisioni • Linguaggio del corpo • Tentativo di esprimere le loro conoscenze emergono le diverse appartenenze sociali e culturali Info chiare e schematiche Scarsa partecipazione Scarso livello di attenzione Coinvolgimento di un ristretto numero, indifferenza ed isolamento nella maggioranza Il linguaggio logico-deduttivo Linguaggio logico-deduttivo Altro linguaggio • • • • • Creazione di uno spazio di libertà • Riconoscimento di competenze e conoscenze • Clima di sfida • “crisi” rendersi conto delle proporzioni reali delle cose • Confronto per autocorreggersi e giungere a dati corretti Info chiare e schematiche Scarsa partecipazione Scarso livello di attenzione Coinvolgimento di un ristretto numero, indifferenza ed isolamento nella maggioranza Il linguaggio logico-deduttivo Linguaggio logico-deduttivo Altro linguaggio • • • • • Lavoro d’insieme, nessun giudizio da parte dell’insegnante • Clima di gioco • Possibilità di esprimersi per ciò che si è nella realtà Info chiare e schematiche Scarsa partecipazione Scarso livello di attenzione Coinvolgimento di un ristretto numero, indifferenza ed isolamento nella maggioranza Trasmissione di conoscenze e nuovi orizzonti simbolici Segue che: • L’uomo non è fatto solo di razionalità (sfera emotiva, sfera affettiva, sfera psicologica) • L’uomo organizza la propria esistenza lasciandosi orientare da orizzonti simbolici (pdt collettivi che diventano ns appartenendo ad una certa cultura) Es. la pubblicità (emblema della rappresentazione simbolica) Trasmissione di conoscenze e nuovi orizzonti simbolici Ciò per dire che: • Non basta parlare alla razionalità degli individui per formarli ed educarli • Occorre intaccare quelle rappresentazioni simboliche collettive prese in prestito dalla realtà • Le rappresentazioni simboliche hanno una dimensione razionale (es: una notizia può sconvolgerci e costringerci a riposizionarci) Trasmissione di conoscenze e nuovi orizzonti simbolici Come un educatore/formatore può scalfire e ri-orientare alcune rappresentazioni consolidate dei suoi utenti (bambini, adolescenti, giovani…)? • Proponendo nuove rappresentazioni Problema: siamo tutti profondamente attaccati e gelosi delle nostre rappresentazioni che ci danno sicurezza… accetteremo di metterle da parte per gioco! Proporre nuove rappresentazioni • Gioco come cornice simbolica • Per gioco facciamo molte cose che non faremmo mai nella realtà (maschera) • Il gioco e il bambino • Gioco come ambiente • Gioco e dimensioni della persona (corpo, mente, sensibilità, astuzia, capacità di organizzarsi e coordinarsi insieme agli altri,…) Proporre nuove rappresentazioni Attraverso il gioco si vivono nuove sensazioni e si assaporano nuovi valori e si mettono da parte convinzioni e convenzioni. ATTENZIONE! Uscire dal gioco è però un momento molto delicato: bisogna riportare l’ordine senza far svanire le sensazioni. RACCONTARSI è fondamentale! Proporre nuove rappresentazioni Difficoltà delle nuove generazioni: dare un nome alle emozioni, raccontarsi. “Non trovo le parole per…” (mancanza di una grammatica appropriata) Handicap le esperienze emotive e sensoriali rimangono mute ed inespresse! Proporre nuove rappresentazioni Cosa deve fare allora un bravo educatore? • Raccogliere ciò che rimane inespresso debriefing • Aiutare a definire le sensazioni provate durante il gioco • Cercare termini ed espressioni adatte • Attenzione a non svilire nulla! Attenzione a non dare alcun segnale, nemmeno corporeo, di approvazione o disprezzo! Proporre nuove rappresentazioni Cosa deve fare allora un bravo educatore? • Ascolto attento Fase di disponibilità e apertura da parte degli utenti clima di rassicurante fiducia instaurato grazie al gioco. Possibilità di presentare un altro mondo possibile! Proporre nuove rappresentazioni Che fine ha fatto la razionalità?? “I risultati si ottengono facendo le cose giuste, non facendo le cose bene”. Peter Drucker La progettazione progetto = pro – jectus gettarsi in avanti Progettare Significa domandarsi cosa si ha intenzione di fare in avvenire. E’ il primo abbozzo di un piano. Significa definire l’orizzonte, all’interno del quale andranno collocati i singoli obiettivi. Significa individuare, realizzare e consolidare scenari futuri. “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace”. Luca 14,28-33 Dove stiamo andando? Dove voglio andare? Progettazione: definire gli obiettivi Collaboratore Obiettivo La programmazione Letteralmente l’ante-scritto (pro-gramma): era l’avviso che i cancellieri ateniesi affiggevano, nel quale erano descritti gli argomenti che sarebbero stati discussi nell’assemblea del popolo. Programma è la definizione del percorso per raggiungere un determinato obiettivo tenendo conto delle risorse disponibili, delle condizioni di contorno, delle attività da intraprendere e dei tempi necessari per realizzarle. Nel senso più ristretto è la definizione operativa di un piano. In senso ristretto è una lista di cose da fare Come si progetta un intervento • Relazione (tra noi e gli utenti e tra gli utenti stessi) • No ad incontri come eventi spot • Tener conto delle diverse capacità di apprendimento e ragionamento (in funzione dell’età) Fasi di una progettazione educativa Analisi d’ambiente Raccolta delle informazioni Definizione degli obiettivi Ricerca delle attività idonee all’età Intervento e gestione del gruppo Verifica e valutazione finale Nuovi obiettivi Analisi d’ambiente • Bisogno punto di partenza • Di cosa ha bisogno la mia utenza? Di cosa ha bisogno quella scuola o quella classe? Di cosa ha bisogno il territorio? • Cura della relazione con le persone o il luogo dove si andrà ad intervenire (porre l’attenzione sui bisogni dell’utenza) • Clima di collaborazione Obiettivi e contenuti • DEFINITO IN TERMINI DI RISULTATO (SPECIFICO) descrizione del prodotto finito con un linguaggio comune • COSTRUITO SUI FATTI E DATI OSSERVABILI Attività, risorse, vincol,i tempo, costi • FINALIZZATO IN MODO ESPLICITO chiarire la finalità organizzativa in cui si inserisce • CHIARO IN TERMINI DI COMPITI determinare fasi di lavoro • PERSEGUIBILE all'altezza del gruppo/persona: ne' sotto ne' sovradimensionato • MISURABILE che sia misurabile sia per gruppo che organizzazione, attraverso standard • CONCORDATO e sotto la diretta responsabilità di chi lo persegue “Progetta sempre una cosa considerandola nel suo più grande contesto, una sedia in una stanza, una stanza in una casa, una casa nell'ambiente, l'ambiente nel progetto di una città”. Eliel Saarinen L’obiettivo deve essere: • • • • • • Specifico Concreto , di sostanza Ottenibile Riscontrabile, misurabile, confrontabile Tempificato Accattivante Esempio di Diagramma di Gantt Obiettivi e contenuti Se è fatta bene la prima fase, obiettivi e contenuti sono facilmente definiti. È possibile rivisitare gli obiettivi? Ricerca delle attività • Occorre conoscere più attività possibili da poter svolgere, cercando anche tra quelle che la letteratura pedagogica e metodologica propone. • Sapere quali attività sono già state fatte in passato (per evitare l’improvvisazione!) • Variabile improvvisazione sempre presente (occorre avere in cantiere alcune attività di riserva per raggiungere gli stessi ob.). Intervento e gestione del gruppo La struttura di ogni incontro formativo è suddivisa in tre momenti: • Conoscenza • Diffusione dei contenuti (domande più che risposte!) • Ritorno (tecnica dello “zaino”; assunzione di un impegno) Alcune attenzioni da avere è necessario: • Ottenere il max da ogni occasione • Valorizzare pensieri ed emozioni • Linguaggio che usiamo e feedback non verbale • Portare esempi, casi su cui riflettere • Usare oggetti tangibili come simboli per facilitare certi argomenti Ruolo dell’educatore/formatore • • • • • Coerenza tra ciò che si dice e come lo si dice Coerenza tra messaggio e relazione Educatore ≠ esperto Mettersi in discussione Portare se stesso nel gruppo (collegare ciò che si è e ciò che si porta, si consegna agli utenti) • Saper gestire la scaletta Verifica e valutazione • La verifica è sempre in atto, alla fine di ogni incontro serve per ricalibrare gli incontri successivi, riformulare gli obiettivi (se necessario) • Tenere conto della metodologia adottata e delle tecniche utilizzate • Valutare anche il proprio ruolo (cosa? Come? Aspetti faticosi, gratificanti? Cosa è dipeso da me? Cosa no? Aspetti organizzativi?) Logistica e organizzazione • • • • • • Chi fa cosa (ruoli in équipe) Contatto La segreteria stabilisce date e orari équipe fase della progettazione Predisporre il materiale per le attività Attuazione (educatore+tirocinante) Le 10 cose da sapere prima di un incontro 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. Le 10 cose da sapere prima di un incontro 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. Giorno e orario ente e luogo docente/coordinatore di riferimento (num. tel.) età argomento ed obiettivi metodologie didattiche e materiali occorrenti quale attività ha preceduto questa? È la prima volta? 8. numero e spazi disponibili 9. presenza di stranieri, disagi, probl. di comunic. 10. con quale/i altro/i collaboratore/i vado? (num. tel.) Metodologie per realizzare gli incontri • Circle time Finalità educative: 1. Sviluppare una maggiore consapevolezza di sé 2. Favorire la conoscenza reciproca 3. Comunicazione e cooperazione tra tutti 4. Creare un clima sereno 5. Riconoscere stati d’animo e sentimenti Metodologie per realizzare gli incontri • Circle time Finalità educative: 6. avere coscienza delle proprie capacità, qualità, limiti 7. avere desiderio e capacità di ascoltare gli altri 8. accettare le modalità di espressione altrui Metodologie per realizzare gli incontri • Jisgaw (tecnica di cooperative learning, teoria di Aronson) Come? Si realizza come un puzzle ogni pezzo attribuito ad un piccolo gruppo (4-5 pax) costituirà il pdt finale ciascun gruppo con compiti di ricerca o creazione di una parte del pdt finale Metodologie per realizzare gli incontri • Jisgaw (tecnica di cooperative learning, teoria di Aronson) Come? Timing Ciascun gruppo presenta il lavoro Valutazione (discussione stimolata con domande) Metodologie per realizzare gli incontri • Jisgaw (tecnica di cooperative learning, teoria di Aronson) Aspetti positivi: • Situazione fortemente strutturata • Ascolto attento delle altre persone • Coordinatore (leader) Metodologie per realizzare gli incontri • Jisgaw (tecnica di cooperative learning, teoria di Aronson) Vantaggi: • Efficienza nell’organizzare l’apprendimento dei materiali • Ciascuno ha una parte da giocare e di cui essere responsabile • Lavoro d’insieme, scopo comune, ciascuno dipende dalle altre persone, cooperazione! Metodologie per realizzare gli incontri • Brainstorming Iniziare una riflessione su un argomento nuovo “agganciare” istintivamente qualche parola ad un’altra proposta da noi Metodologie per realizzare gli incontri • Brainstorming Vantaggi: • Ciascuno ha spazio per esprimere un’idea • Efficacia di apprendimento • Messaggio positivo ed inclusivo sulla formazione: il sapere è sapere di tutti! Metodologie per realizzare gli incontri • Fiaba La conquista del fuoco (di origine keniota) Le favole di Esopo La lepre e la tartaruga La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: "Nessuno può battermi in velocità” diceva "Sfido chiunque a correre come me". La tartaruga, con la sua solita calma, disse: "Accetto la sfida". "Questa e' buona!" esclamò la lepre; e scoppiò a ridere. "Non vantarti prima di aver vinto" replicò la tartaruga, "vuoi fare questa gara?" Così fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. Esopo Metodologie per realizzare gli incontri • Teatralizzazioni Entrare in un ruolo diverso dal proprio e mettersi in relazione con l’altro in modo nuovo Mettere in scena situazioni vissute o possibili nella realtà chi diventa attore mostra con gesti e parole appropriati ciò di cui si è dibattuto o su cui ancora si invita a riflettere Metodologie per realizzare gli incontri • Giochi di ruolo o simulazioni Vantaggi: tematiche varie da affrontare a metà percorso (di carattere sociale, internazionale) Tematiche da vivere sulla propria pelle Info trasmesse in poco tempo ed in modo efficace I protagonisti vivono emozioni e stimoli in modo diretto nuovi ?, nuove opinioni Metodologie per realizzare gli incontri • Attività giocate e dinamiche corporee Espressione del corpo Ok per ogni età e cultura IMPORTANTE! calcolare il tempo sufficiente per uscire dal gioco e parlare in gruppo delle emozioni vissute. Metodologie per realizzare gli incontri • Attività manuali Adatte ai più piccoli (Es. “giochi dai paesi del mondo”) Attività libera o definita (regole e schemi di costruzione, materiale di riciclo, etc.) Affiancare la manualità dell’oggetto al messaggio da trasmettere Es: presentazione iniziale in un gruppo di adulti (scatola piena di materiale, costruire un oggetto per presentarsi attraverso di esso). Metodologie per realizzare gli incontri • Testimonianze dare un volto ed una voce alle riflessioni teoriche; avvicinare il gruppo all’esperienza di qualcun altro Es.: Cerchio magico (definire la propria concezione di straniero con un oggetto tra i tanti posizionati per terra) Metodologie per realizzare gli incontri • Debriefing Far uscire allo scoperto Condividere nel gruppo emozioni suscitate dall’attività appena conclusa Momento delicato Ruolo dell’educatore “facilitatore”, nessuna forzatura ma solo invito ad arricchire il gruppo (qui avviene già una prima verifica dell’efficacia dell’attività). Le tematiche • • • • • • • • • Intercultura Globalizzazione Educazione alla pace Legalità Cittadinanza attiva Stili di vita Ambiente Affettività Lavoro