Anno XXXIV – n. 227 – Luglio-Settembre 2012 NOTIZIARIO Provincia di Lombardia “S. Carlo Borromeo” dei Frati Minori Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Stampato su carta riciclata al 100% Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Indice Collegio dei Ministri del Nord Italia Verona – 13 luglio 2012 Baccanello – 1 settembre 2012 1 2 Dal Definitorio Busto Arsizio – 20-21 settembre 2012 4 Festa della Provincia Saluto e introduzione del Ministro provinciale Omelia nella festa di s. Matteo 6 12 Testimonianze di vita fraterna Vestizioni Notizie da s. Angelo Colloquio con il card. Martini XXXII Marcia verso Assisi 14 15 16 18 Capitolo Internazionale delle stuoie dei frati U10 Messaggio finale Testimonianza di fr. Sergio Spiga Testimonianza di fr. Marco Zenere 13 15 17 I vizi capitali 1/7 Superbia: un super-IO contro Dio 19 FilmiaAmo 26 LeggiAmo 28 Notizie di Casa 29 In memoriam Fr. Abele Calufetti Fr. Valerio Rusconi 31 34 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Collegio dei Ministri del Nord Italia Presiede l’incontro fr. Francesco Bravi; presenti fr. Mario Vaccari, fr. Bruno Bartolini, fr. Antonio Scabio, e fr. Francesco Patton. Fr. Gabriele Trivellin arriva in ritardo per motivi di traffico. Si inizia alle 9.37 con la preghiera del mattino “Ti adoro…”, l’Ave Maria e l’invocazione a Maria sede della sapienza, il ben trovati e la presentazione dell’OdG. Alla discussione dei primi quattro punti all’ordine del giorno partecipano anche Enrico Delama, Maurizio Serofilli (Diathesis) e fr. Giuseppe Maffeis che sarà il segretario dell’Assemblea dei Definitòri. Verona 13 Luglio 2012 1. Lavori della Commissione sulla mappatura e preparazione del testo per l’Assemblea di Pergine Diathesis presenta e spiega punto per punto il lavoro fatto dalla Commissione che si occupava del discernimento sulle fraternità. La prima giornata e mezza dell’Assemblea dei Definitòri ha l’obiettivo di dare la possibilità di condividere tutto il lavoro relativo alla mappatura. L’intervento di restituzione sul lavoro della commissione sarà a cura di fr. Gabriele Trivellin. Si concordano i contenuti, i tempi e le modalità di lavoro durante l’Assemblea. 2. Schema Instrumentum Laboris per l’Assemblea Diathesis presenta poi l’Instrumentum Laboris per l’Assemblea. Si conviene sull’importanza di usare il più possibile un linguaggio semplice e positivo. Nel corso dell’Assemblea si curerà inoltre: - di informare sul lavoro fatto dalle due sottocommissioni del Collegio dei Minstri circa il governare il processo dal ‘13 al ’16 (Statuti di cooperazione tra le sei Province) e poi sulla forma di governo e animazione dal ‘16 in avanti; - di presentare il lavoro fatto dalla commissione sui centri di studio; - di far esporre al Segretario FS le riflessioni maturate fino ad ora in materia di revisione della formazione e rete stabile di lavoro tra animatori CPV e maestri. - Di far riferire al Segretario Missioni ed Evangelizzazione sul lavoro fatto nel corso di questo primo anno di vita, dal Segretariato e dai Settori; - di affidare al settore santuaristi la revisione della pastorale dei santuari alla luce della nuova evangelizzazione; - Circa il punto sull’economia i mandati da discutere e inserire nell’IL sono: avviare la discussione sul cosa fare degli immobili; dare mandato di studiare un modello condiviso di fondo comune; vedere se si possono già unificare dei servizi dal ’13 al ’16 (es. ufficio paghe a BS); - Andranno votate le proposte della commissione per l’IL 2013 alle 1 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 quali andrà aggiunta una formulazione condivisa relativa al far votare a tutti i Capitoli provinciali l’adesione alla nascita della nuova Provincia nel 2016. 3. Conferma dei Moderatori dell’Assemblea Vengono nominati i Moderatori per l’Assemblea nella persona di: - fr. Marco Zanotti - fr. Fedele Pradella - fr. Alberto Tosini. Fr. Giuseppe Maffeis fungerà da Segretario dell’Assemblea, coadiuvato da fr. Giampietro Gobbo e fr. Riccardo Gallina. 4. Date riunioni del Collegio per l’anno 2012-2013 1 settembre 2012 a Baccanello, presiede la vestizione fr. Gabriele Trivellin e fr. Bruno Bartolini la professione; 26 ottobre 2012 a Verona; 23 novembre 2012; 14 dicembre 2012; 18 gennaio 2013;15 febbraio 2013; 26 marzo 2013 a Baccanello; 19 aprile 2013. 5. Aggiornamenti circa la richiesta del Delegato per il triennio 2013-2016 Il Collegio conferma il proprio orientamento unanime circa il Delegato che accompagni il processo nel triennio 2013-2016 e viene condivisa la lettera che verrà inviata al Ministro generale. 6. Bologna Osservanza: quando inizia ufficialmente? Si concorda che a partire dall’anno pastorale 2012-2013 il centro missionario interprovinciale è Bologna Osservanza, vengono trasferite lì in modo graduale le attività interprovinciali legate alle missioni ad gentes (es. la formazione dei laici all’esperienza missionaria), consultando il coordinamento degli animatori missionari, in vista della costituzione in quella sede della fraternità interprovinciale per l’animazione missionaria. 7. Varie ed eventuali Seguono una serie di varie ed eventuali, alcune delle quali hanno carattere di comunicazione, mentre altre hanno bisogno di ulteriore approfondimento. L’incontro si conclude alla ore 17.56 con l’agimus tibi gratias. Il verbalista fr. Francesco Patton Presiede l’incontro fr. Francesco Bravi; presenti fr. Mario Vaccari, fr. Bruno Bartolini, fr. Antonio Scabio e fr. Francesco Patton, fr. Gabriele Trivellin avvisa che per un contrattempo è in ritardo. Si inizia alle 9.37 con la preghiera del Gloria al Padre, l’intercessione del Padre san Francesco e la presentazione dell’OdG. Baccanello 1 Settembre 2012 1. Situazione della fraternità di Arco Si inizia confrontandosi sul Postulato di Arco per verificare il cammino percorso dopo questo anno di avvicendamenti. Si concorda sull’importanza di accompagnare il nuovo avvio, da parte del Ministro incaricato, fr. Antonio Scabio, invitando a riprendere in mano il progetto di Postulato e a condividerlo a livello di coetus e di fraternità, attraverso una lettura fatta alla luce delle nostre CCGG, della RFF e della RFI. Rimanendo in ambito formativo ci si interroga anche sul valore da 2 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 dare alla diagnostica e agli strumenti psicologici in genere. Emergono tre aspetti: - l’importanza di avere strumenti affidabili e professionisti affidabili ai quali rivolgersi dentro un rapporto di fiducia; - l’importanza di avere una linea comune e condivisa sull’ambito, sul significato e sulla modalità con cui vengono usati questi strumenti; - l’importanza di recepire i dati della diagnostica con un atteggiamento pedagogico, attento a discernere la vocazione e ad accompagnarla a partire dalla situazione rilevata dalla diagnostica ma non solo. Su questo tema si concorda che dovremo proseguire ulteriormente la riflessione, sia nel Collegio, sia con i formatori. Si concorda infine sull’importanza di continuare la riflessione sulle case e sulle fraternità di formazione, dedicando più tempo a questo e maggiori attenzioni anche per quel che riguarda la fraternità di S. Bernardino (VR) per i professi temporanei. suddividere il lavoro su tre macro Regioni: Piemonte-Liguria; Lombardia-Emilia Romagna; Nord Est (Veneto - Friuli Venezia Giulia Trentino). Cfr. verbale della riunione dei Commissari. Non sono state fissate delle tappe per arrivare a questa nuova configurazione, anche perché è necessario il coinvolgimento formale del Custode di Terra Santa, dal quale i Commissariati dipendono giuridicamente. Le risorse presenti sul territorio sono molteplici: Agenzia viaggi Frate Sole, uffici Edizioni Terra Santa (MI), Associazione Ponte di Pace (TO), e Associazione Amici di Terra Santa (TV). 2. Bozze Statuti: nuova Provincia, periodo 2013-2016 - Fr. Francesco Patton presenta gli Statuti di Cooperazione 2013-2016 elaborati assieme a fr. Francesco Bravi e fr. Bruno Bartolini: vengono apportate alcune correzioni, si approveranno nella giornata intercapitolare del 13 maggio 2013. Andranno mandati ai Definitòri perché facciano le loro osservazioni entro fine dicembre 2012 e poi rivisti nel Collegio dei Ministri di gennaio 2013 per farli quindi pervenire ai Capitolari. - Fr. Gabriele Trivellin presenta la bozza degli SSPP per il 2016, elaborata assieme a fr. Mario Vaccari e fr. Antonio Scabio: il percorso della bozza sarà quello di migliorarne la stesura e inviarlo per correzioni ai Ministri, poi attraverso i Definitòri, facendo arrivare una bozza di studio al Capitolo provinciale del 2013, che demanderà il proseguimento dello studio e la redazione in vista del ’16. In questa fase si tratta di una bozza di studio. 5. Scheda sintesi/presentazione ultima Assemblea Fr. Francesco Bravi presenta la scheda che è stata preparata da Diathesis e può essere utilizzata per presentare il lavoro della mappatura nelle Province. Viene presa in considerazione dal Collegio, si concorda che potrebbe essere lo schema per la presentazione ai Guardiani e nelle Province. 4. FoPe Guardiani: distribuzione incarichi Viene presentato il programma predisposto dalla FoPe. Si dà il placet per la quota di partecipazione fissata a 200€ complessivi, comprensivi anche delle spese di segreteria. Presiederà l’Eucaristia del mercoledì fr. Antonio Scabio, quella del giovedì fr. Bruno Bartolini e i vespri con un breve spunto di riflessione fr. Mario Vaccari. 6. Varie ed eventuali Fr. Francesco Bravi presenta: - l’allegato sul documento finale di Pergine, vengono fatte breve annotazioni all’introduzione. Vengono accolte le titolazioni, le correzioni e le note. - I compiti affidati dall’Assemblea di Pergine al Collegio. Si concorda di attuarle secondo la scaletta proposta del Presidente del Collegio. - Collaborazione con Diathesis: si ritiene opportuno ridurre l’onere economico invitando le commissioni a lavorare con maggior autonomia. Fr. Mario Vaccari aggiorna sui colloqui avuti con S. Em. Rev.ma il Card. Bagnasco per la fraternità inserita. Il dialogo continua. Fr. Antonio Scabio ricorda la necessità di mettere all’ODG la questione biblioteche in uno dei prossimi incontri. L’incontro si conclude alla ore 11.41 con l’agimus tibi gratias. 3. Commissariati di Terra Santa Fr. Francesco Bravi e fr. Bruno Bartolini hanno partecipato alla riunione dei Commissari (18/07/2012), dove è stata raggiunta l’intesa di istituire un Commissariato unico (1 Commissario con sede e due Vice nelle altre due zone), di 3 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Dal Definitorio Busto Arsizio 20-21 Settembre 2012 I lavori del XXXV Congresso si svolgono in due sessioni: la prima dalle ore 15.00 alle 19.00 del 20 settembre e la seconda dalle 15.00 alle 17.30 del 21 settembre. Si inizia affidando i lavori alla protezione materna di Maria; si ricordano poi in modo particolare fr. Abele Calufetti e fr. Valerio Rusconi, da poco tornati alla casa del Padre. Dopo aver apportato alcune correzioni, si approva il verbale del XXXIV Congresso definitoriale. Il Ministro ricorda i fratelli ricoverati nell’infermeria di Sabbioncello e aggiorna il Definitorio circa le loro condizioni di salute. Fr. Giorgio Rizzieri si trova in infermeria per un periodo di degenza, in seguito alla frattura della spalla; non appena le condizioni lo consentiranno rientrerà nel convento di Busto Arsizio. Fr. Francesco ricorda alcuni passaggi significativi della vita della Provincia. In occasione delle festività di s. Chiara il Ministro ha visitato diversi monasteri. Tutte le fraternità si stanno preparando per la celebrazione dei capitoli elettivi, che si terranno nel corso del 2013. In particolare, fr. Francesco Bravi ha concluso l’ascolta delle sorelle clarisse di Milano e ha consegnato la relazione di visita, affinché ne facciano oggetto di riflessione, come ulteriore strumento di preparazione al capitolo. Fr. Enzo Maggioni, nominato dal Ministro provinciale, visiterà il monastero delle clarisse di Bienno. Il 1 settembre, nel convento di S. Maria Assunta in Baccanello, ci sono state le vestizioni e la professione di un novizio. Spiace costatare la ridotta partecipazione dei frati della Provincia. Dovrebbero iniziare l’anno di probandato sette fratelli (uno per la Provincia lombarda, tre per la Provincia veneta e tre per la Provincia albanese). Il 17 settembre, nella parrocchia di s. Giovanni Battista alla Creta, si è tenuta la tradizionale Veglia delle stimmate organizzata dal Mo.Fra. di Lombardia. C’è stata grande partecipazione da parte delle diverse espressioni della famiglia francescana (frati minori, cappuccini, OFS, Gi.Fra., suore francescane…). Molto apprezzata la preghiera, semplice e coinvolgente, preparata da fr. Paolo Ferrario. Si passa alla verifica dell’Assemblea dei Definitòri a Pergine. Tutti concordano nel valutare il clima dei lavori assai sereno e collaborativo. E’ emersa in maniera chiara, anche se con un 45 6 11 10 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 linguaggio inedito, la necessità di pensare al positivo del processo in atto. Si avverte il bisogno di definire i fondamenti sui quali fondare la nuova Provincia, i punti di forza su cui costruire il percorso per il rinnovamento della qualità di vita dei frati. Si è costatato anche un nuovo modo di pensare: tutti i definitori hanno cercato di ragionare in prospettiva della nuova ed unica provincia, superando i particolarismi provinciali. Si incomincia a raccogliere il frutto della condivisione fatta negli ultimi anni in diversi e numerosi ambiti. Si verifica la festa della Provincia appena celebrata. La partecipazione è stata molto buona (70-75 frati), tutte le fraternità erano presenti. Si è vissuto un bel momento di fraternità, aiutato anche dalla proiezione delle foto di archivio. In futuro si pensa di mantenere la celebrazione della festa della Provincia e degli anniversari in questo periodo, all’inizio dell’anno pastorale, piuttosto che in occasione della festa del patrono s. Carlo. Ci si chiede come sia possibile armonizzare quanto stabilito negli SS.PP. provinciali (artt. 99 e seg.) e quanto contenuto nel Documento finale di Pergine in materia di relazioni da presentare per il Capitolo provinciale. La prassi in uso e normata nella nostra Provincia prevede che le relazioni del Ministro provinciale con altre relazioni fondamentali siano presentate, prima del capitolo, a tutti i frati. Così che tutte le fraternità possano riflettere su queste relazioni e verificare la qualità della vita. Ogni fraternità deve poi restituire le proprie considerazioni in merito, insieme ad eventuali proposte da discutere in Capitolo. Nell’Assemblea di Pergine, in linea con la prassi e le norme particolari delle altre Province, si è deciso che tutte le relazioni vengano presentate e discusse solo dai frati capitolari all’interno del Capitolo provinciale. Dopo attenta riflessione, cercando di valutare i pro e i contro, si decide di mantenere la prassi della Provincia. Le relazioni del Ministro provinciale e dell’economo provinciale verranno quindi inviate a tutte le fraternità entro i primi giorni di marzo. Si ritengono implicitamente derogate le norme degli SS.PP. relative alle relazioni del Segretariato dell’evangelizzazione e di formazione e studi in quanto il Ministro generale ha approvato i rispettivi Segretariati interprovinciali. L’economo provinciale, fr. Renato Beretta, presenta alcune richieste di lavori urgenti, che vengono approvati: • lavori di adeguamento della centrale termica della Chiesa di Sabbioncello alle normative vigenti, • ripristino di alcuni muri a secco della vigna del convento di Rezzato, crollati in seguito alle piogge, • lavori di manutenzione straordinaria urgenti nella Biblioteca francescana. I lavori del Congresso Definitoriale si concludono alle ore 17.30 circa del 21 settembre. A laude di Cristo e del Poverello Francesco. Amen! 5 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Festa della Provincia Busto Arsizio 21 Settembre 2012 Carissimi Fratelli, a tutti e a ciascuno il saluto e l’augurio: Il Signore vi dia pace. Benvenuti a questo momento importante per la vita della Provincia: anche quest’anno ci ritroviamo insieme per fare festa. Ricordiamo infatti con particolare gioia i fratelli che celebrano i diversi anniversari di professione religiosa e di ordinazione sacerdotale ( vedi elenco ). Il nostro incontro ci offre anche la felice occasione di indire proprio oggi e in modo ufficiale la Visita canonica alla Provincia; atto giuridico e fraterno per verificare il cammino vocazionale di tutti noi, delle nostre fraternità locali e dell’intera fraternità provinciale. All’inizio di un nuovo anno presentiamo poi le cose più importanti che ci attendono nei giorni che il Signore vorrà benevolmente donarci. Abbiamo appena concluso l’ottavo centenario degli inizi della vita di santa Chiara a S. Damiano, ed è stato bello iniziare la nostra giornata lasciandoci guidare dalle parole della “pianticella”, sentendoci sostenuti dalla preghiera delle sorelle povere che hanno preparato la breve preghiera iniziale. Viviamo dunque questa giornata di memoria grata al Signore per il dono dei nostri fratelli che celebrano gli anniversari di professione e di ordinazione sacerdotale nella luce della fede e nella consapevolezza dell’unica vocazione che ci riunisce, insieme all’ordine francescano secolare e alle altre forme di vita consacrata, nell’unica grande famiglia francescana. Come ricordavo nella lettera di convocazione oggi intendiamo anche dare inizio ufficiale alla Visita Canonica alla Provincia. Al termine dell’eucaristia consegnerò ad ogni guardiano e ad ogni fraternità la lettera di indizione: in essa sono riportate tutte le indicazioni per lo svolgimento e tutte le cose da preparare. Gli Statuti per la visita canonica e la presidenza del Capitolo provinciale, ci offrono alcune indicazioni importanti per vivere nel giusto significato questo strumento di verifica della nostra vita e missione. Riprendo alcuni articoli e sottolineo alcune parole: 6 Saluto e introduzione alla Festa della Provincia del Ministro Provinciale Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Art. 1 La Visita canonica è un'accurata verifica, compiuta dai Ministri in modo fraterno, personalmente o per mezzo di altri, sul governo e sulla vita delle Province, delle Entità e Case dell'Ordine, nonché sulla vita dei frati a loro affidati, secondo le norme del diritto comune e proprio (cf. CIC 628 §1; Rb 10,1; Rnb 4,2; CG 213). Art. 3 § 1 Fine principale della Visita è: valutare e stimolare le attività delle Case e delle Province; promuovere presso i frati la coscienza di appartenenza e di solidarietà con la Fraternità universale, ossia di essere partecipi della vita e dell'attività di tutto l'Ordine; far sì, insomma, che ciascuno osservi meglio ciò che nei documenti e nella legislazione della Chiesa e dell'Ordine è sancito, e parimenti stimolare tutti e tutto dal buono al meglio. Alla luce di queste sottolineature la Visita Canonica si configura innanzitutto come una verifica accurata della vita delle entità e dei singoli frati. Verificare la vita dei frati è, da parte mia, essere consapevole che incontrerò fratelli che stanno facendo un cammino e che stanno vivendo in modo diverso e variegato la propria vocazione. Sono certo che durante la visita incontrerò molta santità: frati, giovani, adulti e anziani, sani e malati, che conducono una vita radicalmente evangelica, come esige la nostra forma di vita, e che nella logica del dono si consegnano con vera passione, senza calcoli o riserve di alcun tipo, al Signore e agli altri. Come diceva il Ministro generale in un incontro per i visitatori: “Questi sono necessari più di chiunque altro nella fraternità, perché sono le vere colonne dell’Ordine. La loro vita è una vera evangelizzazione per i vicini e per i lontani, ad intra e ad extra, inter gentes e ad gentes”. Sono anche altrettanto certo di incontrare fratelli che desiderano fortemente continuare a camminare, ma forse sono stanchi e la loro vita corre il pericolo di diventare insipida perché vedono che il nostro stile di vita non è così alternativo a quello proposto dal mondo e rischia di essere dominato dalla routine, dalla delusione e dalla mediocrità. Ai fratelli che si 7 trovano in questa situazione – diceva sempre il Ministro generale – “ricordate, a tempo opportuno e non opportuno, il loro proposito e il punto di partenza… Allo stesso tempo invitateli a rimanere in uno stato di fondazione, a sentirsi responsabili in prima persona della rivitalizzazione della forma di vita che Francesco ha vissuto e che abbiamo abbracciato. Invitateli alla fedeltà creativa (cfr. VC 37), in modo che le loro vite siano significative per tutti coloro che gli si avvicinano. Invitateli a essere Vangelo vivente “esegesi vivente della Parola di Dio” (Verbum Domini, 83), e quindi in grado di offrire uno stile di vita alternativo a quello che offre una vita dominata dalla mediocrità. Che non privino gli altri della testimonianza gioiosa di essere stati chiamati e inviati a restituire con la loro vita e la Parola, il dono del Vangelo agli uomini e alle donne di oggi”. Nella Visita alla Provincia troverò anche il peccato e l’infedeltà. Chiedo al Signore piena lucidità per discernere quello che viene dal Signore e ciò che è contrario, e la forza di denunciare il peccato in qualsiasi modo si presenti. Chiedo anche, e insieme, misericordia con il peccatore per invitare tutti, sottoscritto compreso, alla conversione. Vista così la Visita Canonica è allora davvero, come dicono i testi citati, l’occasione per stimolare tutti e ciascuno a compiere il passaggio dal buono al meglio per tornare a vivere in pienezza una vita che, all’inizio della nostra chiamata vocazionale, ci ha appassionato e ci può ancora appassionare. È allora importante indire ufficialmente la Visita Canonica oggi, mentre facciamo memoria grata di quanto il Signore ha compiuto nei nostri fratelli che festeggiano i diversi anniversari di professione o di ordinazione. Si tratta infatti di vivere non solo un tempo di verifica, ma un tempo dove riscoprire con gioia come il Signore sta conducendo la nostra storia personale e di fraternità e innalzare insieme il nostro canto di ringraziamento per tutti i benefici ricevuti e che ogni giorno riceviamo. Gli articoli citati ci ricordano infine che la Visita Canonica è l’occasione per prendere coscienza che il cammino della singola Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Saluto del Ministro Provinciale entità è partecipe della vita e della missione dell’intero Ordine, osservando quanto nei documenti e nella legislazione dello stesso Ordine è stabilito. Viene dunque posto uno stretto legame tra la verifica che la Visita Canonica richiede e il cammino e la vita della fraternità universale. È dunque importante che nella Visita Canonica si tenga ben presente il cammino che tutta la fraternità universale sta vivendo nell’impegno a dare qualità alla nostra vita e missione. Questa apertura universale si fa per noi poi condivisione del cammino che con le altre province del Nord Italia stiamo compiendo verso la creazione nel 2016 della nuova Provincia. Nella Visita avremo occasione di verificare insieme disponibilità personali ad inserirsi in fraternità interprovinciali, riflettendo insieme sulle aspettative, le proposte e le difficoltà che ognuno di noi vive dentro questo cammino di unione. Nell’agenda del nuovo anno pastorale avete già preso visione delle diverse iniziative e scadenze che segneranno i prossimi mesi. Oltre alle date relative alla Visita Canonica per le singole fraternità vorrei sottolineare e rilanciare alcuni appuntamenti importanti: il Capitolo provinciale e il percorso di preparazione; il cammino interprovinciale con l’ulteriore riflessione sulla mappatura delle case nel territorio della Lombardia; la due giorni prevista per l’annuale assemblea economica; gli esercizi spirituali; la beatificazione dei martiri di Praga. L’appuntamento del Capitolo provinciale (14 – 22 Giugno 2013) segna di fatto tutto il percorso dell’intero anno che stiamo iniziando. Della visita canonica abbiamo già detto. Occorre ricordare che nel cammino interprovinciale i diversi Capitoli provinciali sono stati allineati, si celebreranno cioè tutti in questo anno e quasi nello stesso periodo, per uniformare tutte le scadenze e così poter vivere in modo uniforme il triennio 2013 – 2016 in funzione della nascita della nuova Provincia. I Capitoli di Bologna, Trento e Torino sono elettivi, i Capitoli di Venezia, Genova e il nostro sono intermedi: tutti comunque dovrebbero essere gli ultimi delle attuali Province. Come sapete i nostri fratelli fr. Tarcisio 8 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Colombotti e fr. Enzo Maggioni sono stati chiamati a svolgere il delicato servizio di Visitatori generali rispettivamente a Bologna e a Trento. Sapete poi che anche a fr. Renato Beretta è stato affidato lo stesso ufficio, con il compito di visitare canonicamente la Custodia di Terra Santa. La recente Assemblea dei Definitori, tenutasi a Pergine Valsugana dal 20 al 24 Agosto, ha approvato all’unanimità alcune comuni indicazioni per la preparazione e lo svolgimento dei Capitoli: l’unico Strumento di lavoro, le relazioni da prevedere, il regolamento comune, la votazione sulla adesione alla nuova Provincia, ecc… Già da tempo una commissione apposita ha preparato i sussidi per arrivare alla stesura dello Strumento di lavoro comune. Queste schede, che saranno presentate ai Guardiani nel loro incontro del 15 – 18 ottobre p. v., verranno usate per il lavoro e il confronto in tutte le fraternità locali delle sei Province a partire dal mese di ottobre fino a febbraio 2013 per raccogliere materiale (riflessioni e proposte) per la composizione dello Strumento di lavoro unitario. Altre schede, anch’esse comuni a tutte le fraternità, accompagneranno poi la celebrazione dei ritiri mensili. Tutto questo materiale sarà presto consegnato ai singoli frati e saranno di fatto gli strumenti per il cammino della Fo.Pe dell’anno. I nostri SS.PP. prevedono che almeno tre mesi prima del Capitolo il Ministro provinciale comunichi a tutti i frati gli argomenti più importanti che si devono trattare e vengano inviate alle fraternità la relazione del Ministro provinciale sullo stato della Provincia, del Segretario provinciale per l’Evangelizzazione, del Segretario per la Formazione e gli Studi e dell’Economo provinciale (Cf. SS.PP. Art. 100) e che si chiedano alle fraternità pareri e suggerimenti sugli argomenti e sulle relazioni indicate (Cf. SS.PP. Art. 101 §2). Circa le relazioni dei due Segretariati, che esistono ormai solo nella versione interprovinciale, si è deciso, nell’Assemblea dei definitori, di presentarle direttamente ai singoli Capitoli con una eventuale aggiunta per quei settori che hanno ancora un impegno a livello locale. Per la relazione dell’Economo provinciale e la relazione del Ministro provinciale procederemo secondo la nostra prassi, normata dagli SS.PP, e faremo avere ai singoli frati e alle fraternità il relativo testo perché sia discusso e si possano raccogliere riflessioni e suggerimenti. Sempre per quanto riguarda la preparazione al Capitolo ricordo che dal mese di gennaio 2013 inizieremo le procedure per l’elezione dei deputati secondo quanto previsto dai nostri SS.PP agli articoli 103 – 106. Il 13 maggio 2013 è prevista una giornata intercapitolare, per tutti i capitolari delle sei province, a Padova presso la basilica di Sant’Antonio con all’ordine del giorno, tra le altre cose, la presentazione e l’approvazione dello Strumento di lavoro e del Regolamento comune. Il cammino interprovinciale sta proseguendo celermente. Il Documento finale dell’Assemblea dei Definitori 2012 , che verrà presentato ai Guardiani nel loro prossimo incontro di ottobre e poi fatto conoscere a tutti, riporta diverse proposizioni che impegnano il Collegio dei Ministri e i diversi organismi (Segretariati, Commissioni, gruppi di lavoro) a continuare il cammino verso la nuova Provincia. Oltre alle indicazioni per la celebrazione dei Capitoli provinciali, si affidano riflessioni e compiti nuovi ai settori del Segretariato delle Missioni ed Evangelizzazione, al Segretariato Formazione e Studi, al gruppo degli Economi e a chi di dovere per continuare il lavoro sulla mappatura. A questo proposito si chiede alle Province di far conoscere a tutti i frati la mappatura complessiva di tutto il territorio della nuova Provincia, così come è risultata dal lavoro sin qui svolto. Per quanto riguarda la nostra fraternità provinciale il percorso della revisione delle nostre presenze ci ha portato finora alla chiusura e cessione del convento di Cividino, alla costituzione di S. Angelo come casa filiale di S. Antonio, alla scelta (condivisa con i diversi responsabili della diocesi) di lasciare entro il 2013 la parrocchia della Brunella a Varese e giungere alla soppressione della parrocchia di Busto mantenendo la presenza. Nel quadro complessivo di tutte le presenze sull’intero territorio del Nord Italia sono da valutare anche altre scelte. Per questo, dopo la presentazione della mappatura ai Guardiani e l’incontro degli stessi con tutto il definitorio il 18 ottobre a Castelletto di Brenzone, si chiederà alle singole 9 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 fraternità di esprimere un parere sulle ipotesi che verranno presentate. I risultati di questa consultazione e la ricerca di indicazioni concrete per le scelte future verranno poi ricercate insieme nella Assemblea delle Fraternità prevista per il 20 Novembre a Monza. Nell’agenda dell’anno pastorale avete certamente notato come l’annuale Assemblea Economica si terrà dal pomeriggio del 12 al pranzo del 13 marzo 2013. La novità delle due giornate è scaturita dalla verifica compiuta in definitorio per garantire un tempo prolungato per un più ampio confronto e per una riflessione più articolata su aspetti così importanti per la nostra vita. Inoltre in vista del Capitolo provinciale risulta opportuno fare una verifica e una riflessione sul percorso compiuto nell’ultimo triennio sulle scelte che qualificano la nostra vita in povertà e minorità. Anche se il tutto si inserisce in un quadro di numerosi e impegnativi appuntamenti, credo che sia importante prendere nota fin da ora di questo momento che potremmo definire a suo modo formativo. Ci auguriamo che anche attraverso questo strumento possiamo continuamente imparare – come ci chiede il Ministro generale nella lettera per la festa di santa Chiara di quest’anno – “a rendere credibile la scelta dell’essenzialità” (32). Permettete una parola sugli esercizi spirituali. Oggi i Guardiani devono consegnare alla Segreteria la lettera che testimonia la partecipazione dei propri frati agli Esercizi Spirituali nell’anno 2011 – 2012. Da quello che risultava lo scorso anno la partecipazione sembrava a un buon livello; tuttavia non si può non notare che la partecipazione molto diversificata nelle forme e nelle modalità (esperienze personali, pellegrinaggi vissuti come esercizi ecc.) pone qualche domanda sulla reale efficacia del tempo dedicato a questa pratica. La nostra partecipazione ai corsi organizzati dalle Province del Nord Italia poi non ha brillato. Il calendario degli Esercizi interprovinciali di questo anno pastorale, che viene consegnato a tutti, è ricco di proposte e di diverse interessanti alternative. È necessario che ci richiamiamo tutti al dovere di trovare, durante l’anno, un tempo di più intensa preghiera e riflessione; ricordiamoci che “secondo le norme delle CC.GG. e SS.GG. tutti i frati sono tenuti a partecipare ogni anno agli esercizi spirituali o a esperienze di eremo” (SS.PP. Art. 7 §2). Gli stessi SS.PP. chiedono poi di privilegiare “le proposte interprovinciali”. Come ormai tutti sapete il nuovo anno pastorale inizia con il dono della beatificazione dei martiri di Praga di cui quattro sono nativi della nostra terra di Lombardia. Rendiamo grazie al Signore per il dono di questi fratelli; un dono che diventa rinnovato impegno ad una testimonianza evangelica sempre più coerente. Un dono che si inserisce provvidenzialmente nel nostro impegno a qualificare la nostra vita e missione. Un dono che ci sprona ad una vita santa nella fedeltà ai nostri impegni quotidiani. Fr. Francesco Metelli ci presenterà il materiale che è stato preparato per l’animazione; il programma per la partecipazione alla beatificazione del 13 Ottobre a Praga è già stato fatto conoscere e le iscrizioni sono ancora aperte. Ringrazio di cuore fr. Francesco per tutto il lavoro svolto e con lui ringrazio fr. Massimiliano Taroni che, a tempo di record, ha preparato il fascicolo divulgativo. In questa occasione di festa vorrei condividere con voi una preoccupazione che mi accompagna e che i fratelli del definitorio condividono con me. Ci sono alcuni fratelli della Provincia che, per ragioni diverse, stanno vivendo momenti particolari nella ricerca del come meglio vivere la loro vocazione sacerdotale o religiosa. Le diverse tipologie canoniche che accompagnano le singole situazioni personali indicano anche, almeno a grandi linee, il percorso che stanno compiendo: passaggio ad altro istituto religioso, incardinazione in diocesi previo esperimento, anno extra domum per verifica vocazionale, privazione di voce attiva e passiva. Non è sempre così facile accompagnare i fratelli che vivono queste situazioni; in alcuni casi la disponibilità al dialogo e al confronto coniugata con la ricerca della fedeltà ai valori della nostra forma di vita e la ricerca del vero bene della persona, non sono sempre comprese e accolte e il discernimento di tutto il definitorio non viene sempre colto come un aiuto al 10 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Saluto del Ministro Provinciale maturare le decisioni conseguenti. Vi chiedo di pregare per questi fratelli e di seguirli con particolare affetto. Non dimentichiamo infine che l’orizzonte ecclesiale più ampio dentro il quale vivere il nuovo anno pastorale e le diverse realtà richiamate, è il cammino della comunità cristiana che a livello universale e locale si misura con la proposta del santo padre di celebrare l’anno della fede nel ricordo del cinquantesimo anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II e del venticinquesimo della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, e con la celebrazione del Sinodo dei Vescovi sulla Evangelizzazione. L’anno della fede, ci ricorda il Ministro generale nella lettera per S. Chiara – potrebbe essere una buona occasione “per riscoprire – come dice il papa - la gioia del credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede” (PF 7). Che tutte le diverse attività in programma ci conducano dunque ad un profondo rinnovamento della nostra vita di fede e ci sostengano nel vivere un rinnovato annuncio missionario. “L’anno della fede – scrive il Cardinal Scola nella lettera pastorale di quest’anno – può essere una occasione propizia perché i cristiani prendano coscienza della responsabilità, particolarmente acuta in questa società plurale, di comunicare la convenienza della vita buona che nasce dal Vangelo. Proporla e impegnarsi ad un confronto indomabile e rispettoso con tutti, lungi dal limitarne la libertà, diventa una risorsa. Per questo però è necessario che i cristiani continuino a domandare: Credo; aiuta la mia incredulità” (12.4 c). Ringrazio di cuore la fraternità di Busto che quest’anno ci ospita e ci ha accolto con tanta attenzione e disponibilità; ringrazio le sorelle clarisse di Milano che hanno preparato la preghiera iniziale. Ringrazio tutti coloro che rendono possibile il nostro stare insieme compresi i fratelli che sono rimasti a casa e permettono a noi di stare qui. Un saluto particolare a tutti i frati infermi dell’infermeria di Sabbioncello e nelle altre fraternità e ai fratelli in missione; vorrei che li ricordassimo tutti in maniera particolare sentendoli a noi vicini in questa giornata. Ora prima di festeggiare e salutare personalmente i nostri fratelli che ricordano diversi anniversari di vita religiosa o sacerdotale, lascio a voi la parola per eventuali domande o chiarimenti su tutto quanto è stato detto e presentato. Grazie del paziente ascolto e buona giornata a tutti. 11 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Omelia del Ministro Provinciale Eucarestia nella Festa della Provincia Festa di S. Matteo liturgia ambrosiana Se, come dicono gli esperti, Matteo in ebraico significa “dono del Signore”, non potevamo trovare altra data migliore di questa, per celebrare gli anniversari di professione e di ordinazione, riscoprendoci ancora una volta fratelli donati dal Signore, secondo quanto ci invita a fare il padre San Francesco nel suo Testamento. Ricordare ogni anno e pregare con e per i fratelli che celebrano anniversari diversi di vita religiosa o sacerdotale è vivere appunto da fratelli che riconoscono ed accolgono reciprocamente il dono dell’altro e lo accolgono dentro quella particolare storia vocazionale che la vita del singolo fratello racconta: 65 – 50 – 40 -25 anni di consacrazione e di sacerdozio. È un accogliersi per rendere grazie al Signore per tutti i benefici ricevuti in questi anni; è un accogliersi per invocare insieme perdono e misericordia sulle infedeltà vissute; è un invocare insieme lo Spirito del Signore che sostenga i passi futuri per scrivere ancora una storia di fedeltà e di entusiasmo nella consegna di se al Signore e ai fratelli. E quest’anno tutto questo lo facciamo qui a Busto, luogo legato alla memoria, per tanti di noi, del proprio percorso vocazionale. Celebrare un anniversario di vita religiosa o sacerdotale non è però solo scoprire che il tempo passa con la sua ineluttabilità, ma vivere tutto questo come una rinnovata occasione di grazia per rispondere al Signore Gesù che ripete nell’oggi il suo invito a seguirlo. Il brano evangelico non ci ha raccontato solamente la chiamata dell’evangelista Matteo; la Parola di salvezza, risuonata nella nostra assemblea, si è fatta nuovo invito e nuova chiamata. “Seguimi”: ecco la nuova chiamata del Signore per noi che celebriamo gli anniversari di professione e di ordinazione. “Seguimi”: ecco la nuova chiamata del Signore per tutti noi che siamo radunati in questa santa assemblea. “Seguimi”: ripete il Signore ad ogni frate della nostra fraternità provinciale nella non facile ricerca di un modo nuovo di esprimere, nella vita e nelle strutture, la grazia della vocazione francescana. Si tratta, per tutti, di rimettersi coraggiosamente alla sequela del Signore senza guardare la nostra età, i nostri limiti e acciacchi, i nostri difetti e i nostri peccati. Si tratta, ancora una volta, di ritrovare l’entusiasmo degli inizi, per lasciare il nostro “banco delle imposte” che ci siamo costruiti nel frattempo e che può assumere nomi diversi quali l’abitudine, lo scoraggiamento, la fatica e il compromesso, per tornare a camminare dietro a Gesù con slancio rinnovato, slancio che non dimentica lo spessore della vita vissuta e che fa sintesi di tutte le esperienze fatte. Solo così la novità del Vangelo, il vino nuovo e il nuovo vestito, segnerà i nostri giorni nella fiduciosa ed impegnativa ricerca di una fedeltà che vince il rischio della stanca ripetitività quotidiana. Questo invito, “Seguimi”, va dunque ascoltato e accolto ogni giorno per diventare risposta generosa e pronta come quella di Matteo: “ed egli si alzò e lo seguì”. “Benedetto sia Dio”, diciamo allora con l’apostolo Paolo, “Benedetto sia Dio”, che ci dona la grazia di vivere questo momento dove, insieme come fratelli, prendiamo ancora una volta coscienza della nostra più profonda e vera identità: “facendoci (il Padre) conoscere il mistero della sua volontà….quella (cioè) di ricondurre al Cristo tutte le cose”. È infatti solo in Cristo che siamo stati “fatti eredi 12 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 predestinati ad essere lode della sua gloria”. “Benedetto sia Dio” allora che ci ha chiamati alla comunione del Figlio suo e ogni giorno ci rinnova l’invito, proprio attraverso suo Figlio, “Seguimi”. S. Ambrogio così commenta la vocazione di Matteo Levi: “Così quest’uomo, che sino allora traeva con avidità i suoi profitti dalle paghe duramente e pericolosamente guadagnate dai pescatori, chiamato con una sola parola, abbandona, lui che rubava i beni degli altri, abbandona i suoi propri beni. E lasciando il vile banco del gabelliere, cammina al seguito del Signore con tutto l’ardore della sua anima. E non solo, ma prepara un grande convito: infatti chi riceve il Cristo nella sua dimora interiore è saziato da immense delizie e da gioie sovrabbondanti. Ed il Signore entra volentieri e si siede per amore di colui che ha creduto” (Ambrogio, Commento a Lc 5, 27-39). Mi piace pensare a questo nostro stare insieme, attorno all’altare del Signore, non solo come al banchetto preparato dal Signore per noi dove Lui viene a stare con noi che abbiamo bisogno di misericordia e di perdono, ma anche come segno di un banchetto che ci possiamo ogni giorno reciprocamente preparare. Se ognuno di noi, infatti, nel suo impegno a vivere fedelmente il dono della vocazione, accoglie ogni giorno il Signore, permette al Signore stesso di visitare anche i fratelli con i quali condividiamo la stessa grazia della comune vocazione; così ognuno di noi, nel vivere fedelmente la propria vocazione, “usa misericordia” al fratello e impara che cosa vuol dire: “ Misericordia io voglio e non sacrificio. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti ma i peccatori”. Gli Atti degli Apostoli ci hanno ricordato che tra coloro che nel Cenacolo erano “perseveranti e concordi nella preghiera insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù”, c’era anche Matteo. La fedeltà alla novità evangelica, la fedeltà alla grazia della vocazione si nutre di perseveranza e concordia nella preghiera. È questo quello che chiediamo al Signore per intercessione di San Matteo; e lo chiediamo per tutti noi che siamo qui oggi, per tutti i frati della Provincia e in particolare per noi che celebriamo gli anniversari di vita religiosa o di vita sacerdotale. Che il Signore renda tutti noi, con la nostra fedeltà quotidiana alla grazia della vocazione, gente che fa risuonare “in tutto il mondo la parola di salvezza”. Che il Signore ci doni di vivere il tempo della Visita Canonica come occasione seria di verifica della nostra vita e missione. Che San Matteo ci aiuti a scrivere con la nostra vita pagine di Vangelo, pagine di bella e buona notizia per la nostra salvezza e per quella di tutto il mondo. Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Testimonianze di vita Fraterna Baccanello 1 Settembre 2012 Vestizioni di fr. Andrea, fr.Simone, fr. Andrea Koray Il primo settembre a Baccanello abbiamo vissuto il rito della vestizione, a termine dell’anno di postulato. Siamo Andrea, Simone e Andrea Koray, ufficialmente i nuovi novizi del nord Italia (i primi due) e della fondazione Beato Egidio. Partiti da Arco dopo le lodi e i saluti alla comunità, siamo giunti al convento di Baccanello verso le ore 10, al termine di un viaggio un po’ movimentato e bagnato dalla pioggia. Bisogna sottolineare che Andrea Koray, soprannominato “il turco”, ha vissuto l’esperienza del postulato a Palestrina, nelle vicinanze di Roma, unendosi ai “norditalici” solo il 27 agosto, per trascorrere una settimana tutti insieme in vista del nuovo anno di discernimento. All’arrivo, e poi a successive ondate, abbiamo incontrato molti frati delle diverse province; alcuni conosciuti qua e là lungo queste prime tappe del nostro cammino, altri mai visti e conosciuti qui per la prima volta. A mezzogiorno ci siamo ritrovati tutti in chiesa per l’inizio del rito della vestizione presieduto dal ministro provinciale del Piemonte fra Gabriele Trivellin, che nella sua breve riflessione ci ha ricordato l’importanza dell’anno che andremo a vivere in vista dell’eventuale professione, la quale, pur essendo temporanea, esprime già la pienezza della vita francescana. In quei momenti ognuno di noi in maniera diversa eppure simile ha vissuto una grande emozione per questo dono che il Signore ci ha fatto. Particolarmente forte è stato il momento in cui per la prima volta abbiamo indossato il saio con l’aiuto di un frate e non meno la conclusione del rito con il saluto affettuoso di tutti i presenti. La giornata è quindi continuata con il pranzo in refettorio, seguito da alcuni bei momenti di convivialità con i frati. Lanciati nel servizio liturgico per la professione di fra Alessandro, abbiamo fin da subito soddisfatto le attese di chi attendeva le prime gaffe dei novizi con una candela un po’ problematica e qualche giro a vuoto attorno all’altare. Fortunatamente non c’è stata nessuna vittima e la celebrazione è stata un’altra grande emozione e una gioia per tutta la comunità. Al seguente rinfresco abbiamo sperimentato per la prima volta tutto il calore di questa bellissima e vivace realtà e conosciuto alcuni dei fedeli amici dei frati. La giornata si è conclusa in bellezza con la cena della fraternità insieme ad alcuni terziari, con i quali abbiamo avuto il piacere di fare la prima conoscenza e scambiare alcune chiacchiere in compagnia. Infine il meritato (si fa per dire) riposo nel convento che ci ospiterà per quest’ anno, sperando sia una grande occasione per approfondire la conoscenza e la relazione con il Signore e decidere, nella sua luce, il futuro della nostra vita. I novizi Fr. Andrea, fr. Simone, fr. Andrea Koray 14 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Testimonianze di vita Fraterna Notizie da s. Angelo Anche quest'anno nei mesi di luglio e agosto sono stati accolti nella fraternità di s. Angelo confratelli provenienti da diverse Province dell'Ordine per imparare la lingua italiana in vista del proseguimento del loro cammino formativo: tre giovani dell'Albania accompagnati dal loro Ministro provinciale; in questo mese di settembre iniziano il loro periodo di postulandato ad Arco di Trento. Inoltre sei studenti provenienti dalle Province di Bosnia Erzegovina, due dei quali proseguiranno i loro studi teologici a Roma. Come sempre si è vissuta una particolare e significativa presenza per gli studenti ( riportiamo di seguito il saluto-ringraziamento ai frati della comunità da parte dei postulanti), ma anche per noi tutti che abbiamo fatto il possibile per essere presenti e accompagnarli per tutto il periodo della loro permanenza. Sicuramente (anche se con un po’ di sacrificio per noi) abbiamo "respirato" aria di apertura e di entusiasmo portati da questi giovani confratelli, e di tutto questo ringraziamo il Signore. fr.Roberto Ferrari Il saluto dei 3 postulanti: "Vogliamo ringraziarvi per la vostra accoglienza che avete dimostrato per noi. E' stato un mese veramente bello anche se abbiamoa avuto qualche difficoltà nella scuola.Però in questo tempo che abbiamo passato qui, abbiamo imparato il significato di fraternità; abbiamo vissuto una vera vita di frati minori: qui tutti lavorano insieme, si prega insieme e nessuno si sente solo. Qui c'è sempre un fratello che è pronto per aiutarti e per risolvere i problemi diversi. Per noi c'è una novità, che un fratello che ha passato i 90 anni, ancora lavora con gli altri. Per noi questo è un esempio che non dobbiamo dimenticare. Vi ringraziamo ancora una volta per tutto quello che avete fatto per noi e speriamo che con l'aiuto del Signore dopo di noi verranno altri ragazzi per entrare nella nostra famiglia francescana". Grazie. a cura di fr. Roberto Ferrari 15 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Testimonianze di vita Fraterna Colloquio con il card. Martini Domenica 2 Settembre, come tutte le sere lasciavo la Casa di Solidarietà di via Saponaro per rientrare nel Convento di Piazza Sant’Angelo; erano circa le h.23,15 quando con la macchina passai davanti al Duomo di Milano. Decisi così di entrarvi e con tanti ricordi che mi affioravano alla mente, mi ritrovai a pregare di fronte alla salma del Cardinale Carlo Maria Martini. Casualmente incontrai anche uno dei tanti nostri utenti, che avevamo ospitato in via Saponaro, il quale decise di accompagnarmi. Ho incominciato una lunga preghiera in ricordo di Martini e segno di riconoscimento per la generosità dimostrata nei confronti della nostra Fondazione a sostegno dei poveri: “La ringrazio a nome di tutti i poveri che siamo stati in grado di assistere in questi anni e che ancora oggi possiamo aiutare; queste persone non possono immaginare che proprio grazie al suo intervento oggi hanno la possibilità di trovare rifugio presso le nostre Case di accoglienza, di mangiare tutti i giorni alla nostra mensa, di ricevere cure adeguate presso il nostro poliambulatorio. E sempre grazie al suo aiuto, migliaia di persone possono godere di una doccia calda e di abiti puliti; possono trovare persone in grado di ascoltarli e aiutarli a riprendere in mano la loro vita. Un grazie anche da tutti i ragazzi, i minorenni, che abbiamo accolto e continuiamo ad accogliere; un grazie anche dai molti anziani ai quali offriamo ascolto e sostegno. Grazie da parte di tutte quelle persone che hanno bussato alla nostra porta, trovando aiuto e conforto e che ancora non sanno che devono a Lei il dono di quanto la Fondazione è in grado di offrire loro“. fr. Clemente Moriggi Nel 1999, agli inizi della “rinascita” della Fondazione, i poveri che si rivolgevano a noi erano numerosi, così come lo erano le code alla mensa di via Bertoni, code che andavano a confluire con quelle delle centinaia di persone in attesa davanti alla Questura di via Montebello – Ufficio Stranieri. Un giorno il Cardinale Martini venne a farci visita e sceso dalla sua auto in Piazza Sant’Angelo – andai io stesso ad accoglierlo – vedendo tutte quelle persone in fila, mi chiese: che cosa sta succedendo? Risposi con una frase che lo colpì: Eminenza, solo lei è straniero a Milano? Sono molti i poveri e i bisognosi che ci chiedono aiuto. Mi chiese quindi cosa facevamo per loro e cominciai ad elencare tutti i servizi che al tempo potevamo offrire: Eminenza, la nostra mensa rimane aperta tutta la notte, per dare conforto con cibo e bevande calde a quanti sono costretti a fare la coda per poter entrare in Questura a rinnovare il permesso di soggiorno; se qualcuno ci chiede da dormire, lo accogliamo nel convento per dargli conforto la notte. E aggiunsi – forse guidato dallo Spirito – Eminenza, con il suo aiuto, possiamo fare di più. Stupito egli mi guardò e mi chiese come avrebbe potuto; ed io risposi: Eminenza, le mostro una cosa – indicando quello che oggi è l’ingresso principale di via Bertoni –. 16 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Testimonianze di vita Fraterna Colloquio con il card. Martini fr. Clemente Moriggi Tutto questo è di proprietà della Diocesi, ed è in disuso da 25 anni; pensi a quanti poveri potremmo aiutare valorizzando questi spazi! Ebbene, posso dire che non passarono nemmeno 24 ore da quel nostro incontro, che venni contattato dall’allora Vicario Generale, Mons. Giovanni Giudici il quale, bonariamente, mi rimproverò in dialetto milanese: cosa te ghe dì al Cardinal? Risposi: la verità. È inconcepibile lasciare quegli spazi inutilizzati. Subito dopo, gli Uffici Curiali ci offrirono la possibilità di usufrutto per trent’anni di quegli spazi, chiedendoci di utilizzarli solo per scopi umanitari, sociali e caritatevoli, attraverso la costituzione di una Fondazione di tipo civile. Voglio concludere questo mio personale ricordo del Cardinale, una persona sensibile al tema dei poveri e sostenitore (e sicuramente precursore rispetto ai tempi) della multiculturalità e della multietnicità, con una sua affermazione che spesso mi torna alla mente e che mi porto nel cuore: Vorrei avere cento Case in Diocesi, perché è dalle nostre scelte di oggi che nascerà il futuro mondo basato sulla multietnicità; non nascerà subito la cultura dell’amore, ma quella della tolleranza. 17 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Testimonianze di vita Fraterna XXXII Marcia verso Assisi Sulle parole “Tu sei bellezza”, siamo partiti da tutta Italia, e anche più in là, in cammino verso Assisi. Noi del Veneto e del Friuli Venezia Giulia abbiamo marciato per la prima volta insieme ai ragazzi di tutto il Nord Italia. La Parola di Dio ha scandito i passi di questo pellegrinaggio, volendo restituirci la bellezza che ci abita dentro, facendola rifiorire, così come Dio l’ha plasmata pensandoci e amandoci come siamo e come ci ha voluti. Anche Lui, come noi, cerca di specchiarsi ogni mattina nei nostri occhi per scorgervi il riflesso del Suo volto innamorato della Sua creatura: noi, il Suo capolavoro. Dai monti bresciani siamo scesi verso il lago di Idro fino al Garda percorrendo un tratto di 130 Km a piedi, condividendo tutto: preghiera, la fatica del marciare, pezzi della nostra vita piacevoli e non, pasti, docce all’aperto e improvvisati dormitori (patronati, palestre). La delusione dei primi giorni, nata dal dover fare i conti con i propri acciacchi e dal capire che non si basta a se stessi, grazie all’aiuto anche dei frati e delle suore, ha lasciato via via spazio alla consapevolezza che proprio nelle nostre ferite non comprese, nei nostri limiti che troppo spesso non accettiamo, proprio lì il Signore ci accoglie, ci ama, ci abbraccia. Alla luce della Sua Parola abbiamo compreso che, di fronte alla bellezza, rispondiamo principalmente in due modi: - Proviamo paura davanti alla grandezza di Dio rispetto alla nostra piccolezza: ne rimaniamo spiazzati e turbati. - Cerchiamo di impossessarcene, più velocemente possibile, a tal punto da perdere di vista il Creatore per fermarci solamente alla creatura. Questo piccolo cammino è così diventato occasione per rivedere la nostra vita alla luce di una speranza che troppo spesso non vogliamo concederci e, nella libertà della sua proposta, scegliere di seguirlo anche oggi. Siamo infine giunti alla Porziuncola per ricevere il “Perdon d’Assisi” dopo esserci riscoperti portatori di una bellezza autentica, “la gioia non sta nel ricercare la bellezza ma nel riconoscerla”. Ora che siamo tornati a casa sentiamo la fatica di portare ciò che abbiamo vissuto durante questi pochi intensi giorni, nella nostra quotidianità, ma sappiamo che solo così la scelta si concretizza e porta frutto. I tre marciatori in accoglienza nella fraternità di s. Pancrazio 16 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 1/7 “Ammonisco ed esorto gli stessi frati che, nella loro predicazione, le loro parole siano ponderate e caste, a utilità e a edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù” dal Cap. IX Regola Bollata Ciclo di conferenze sui Vizi Capitali tenute a Spoleto dal 29 giugno al 4 luglio 2012 durante Spoleto55 Festival dei 2Mondi in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione SUPERBIA: un super-IO contro DIO mons. Rino Fisichella Per quanto possa sforzarmi di tornare indietro con la memoria, il ricordo del termine “superbia” mi riporta sempre, a quando ero bambino e la mente fissò il nome di Tarquinio il Superbo. Tutto ruota intorno alla sua persona, di cui conosco ben poco, eppure la qualifica è quanto rimane in me del personaggio. Non saprei dire perché mi colpì così tanto da permanere come pensiero nella memoria. Forse, perché con lui si concludeva la lista dei re di Roma che eravamo obbligati, già in tenera età, a imparare a memoria come una filastrocca; forse, perché neppure sapevo cosa fosse la superbia, ma il termine rimbombante lo imponeva… saranno gli psichiatri a determinare il tutto. Ciò che posso dire è che parlando di superbia il nome del re Tarquinio è il primo che balza alla mente. Certo, non senza ragione i Romani gli affibbiarono l’appellativo se è vero, come attesta Tito Livio, che convocato il Senato ed entrato nella Curia si sedette sul seggio del re; questi accorso sul posto magna voce gli intimò: “Quid hoc, Tarquini, rei est? qua audacia me vivo vocare ausus es patres aut in sede considere mea?”. Ciò che Servio Tullio chiamava giustamente audacia, i Romani poco alla volta la definirono superbia, sperimentandola sulla loro pelle. Qualunque sia il ricordo, comunque, non è di Tarquinio che dobbiamo parlare, ma di noi in relazione a ciò che è identificato come l’origine di tutti i vizi. Da qualsiasi parte ci si volta, infatti, la superbia sembra avere il primato. Per chi vuole trattare dei vizi rispettando l’ordine alfabetico: accidia, avarizia, gola, invidia, ira, lussuria, arriva alla superbia come il culmine di un procedere. Per quanti vogliono modificare l’ordine, la prima che viene nominata è sempre lei, la superbia, per incarnare ciò che rappresenta. Il “peccato capitale”, così chiamato per primo da Gregorio Magno e tematizzato in seguito dalla teologia medievale, e in primis da Tommaso d’Aquino, porta con sé tanti derivati che 19 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 1/7 SUPERBIA: un super-IO contro DIO mons. Rino Fisichella impediscono di innalzarsi a una corretta vita di relazioni e di ordine cosmico. Sono sette, come si sa, per indicare secondo la cabala la pienezza e la totalità di una vita ripiegata sul male. Ironia della sorte, però, la semantica del termine (ύπερηφανία) è positivo. Pur nell’etimologia oscura, il significato originario intende esprimere il carattere “eminente”, “eccellente” e “insigne” dell’animo umano e della sapienza. Lo sviluppo successivo, al contrario, venne usato in senso peggiorativo e riprovevole come “arroganza”, “vanteria” e “alterigia”. Insomma, per gli antichi Greci, la superbia si colloca tra la ύβρις, tipica di chi disprezza e la αλαζών, il presuntuoso millantatore che inganna se stesso ed è un ciarlatano vantando pregi che non ha. In una parola, il superbo è un folle presuntuoso, perché si vanta della sua posizione, del potere e della ricchezza guardando gli altri sprezzantemente dall’alto in basso. In una parola, il termine manifesta un’esperienza universale. Nell’uomo di ogni terra e di ogni cultura, in ogni tempo e lingua si verifica il segno di una connotazione giudicata negativamente perché tesa a dominare sul proprio simile e a disprezzare le doti altrui. E così, la letteratura greca antica è densa di riferimenti che mettono in guardia dalla superbia e da ultimo, soprattutto per influsso degli stoici, il superbo venne incluso nei cataloghi dei vizi. Prima di entrare nel merito della superbia, non sarà inutile anticipare qualche riflessione sul perché la Chiesa ha identificato sette peccati capitali e perché li ha chiamati così. Una considerazione importante è fatta dal Catechismo il quale dice che: “Il peccato trascina al peccato; con la ripetizione dei medesimi atti genera il vizio. Ne derivano inclinazioni perverse che ottenebrano la coscienza e alterano la concreta valutazione del bene e del male” (ccc 1865). Insomma, la lotta tra il bene e il male permane fino alla fine dei tempi. Certo, è impari. Come attesta l’apostolo Paolo le “opere della carne” e il “frutto dello Spirito” (Cfr Gal 5,19-23) non stanno sullo stesso livello. La forza redentrice di Cristo ha vinto e ha distrutto il peccato del mondo, ma la libertà degli uomini, che segna l’originalità del cristianesimo, permane come la conditio sine qua non. “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te”. L’espressione di sant’Agostino permane con la sua forza di significato per indicare l’imporsi della libertà personale. Mai, probabilmente, il dramma della libertà si esprime 20 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 1/7 SUPERBIA: un super-IO contro DIO mons. Rino Fisichella con tutta la sua potenza come nella scelta tra il bene e il male e nella vita a servizio dell’uno o dell’altro. Vivere nel bene apre il cuore e rende fecondi; scegliere il male impoverisce e rinchiude in se stessi. Certo, rimarrà sempre la grande quaestio di cosa sia bene e male; eppure, nel profondo del cuore di ognuno, e impresso nelle pagine della natura, il confine posto non è solo percepito, ma anche compreso e tematizzato. Il male, comunque, offusca la coscienza e la discesa diventa sempre più scoscesa e scivolosa. C’è una ambivalenza nel vizio che tende a nascondere la parte peggiore, per illudere con il canto delle sirene. Dall’altra parte, c’è la forza della virtù che chiama al bene. Perseverare nel bene crea virtù che consente non solo di compiere atti positivi, ma soprattutto sprona a dare il meglio di sé e a ricercare forme sempre più grandi di bene. Ecco, pertanto il dramma: dove c’è il vizio, là c’è la virtù che si contrappone: a te la scelta. Sei posto dinanzi all’orientamento da dare alla tua vita. A te la scelta di quale ruolo vuoi giocare. Da ogni parte ti volti, comunque, non puoi rimanere neutrale. Probabilmente, oggi il vizio ha un fascino maggiore della virtù. Già il nome di virtù appare obsoleto e riservato a una piccola categoria che diventa fastidiosa e da evitare perché non ci consentirebbe di vivere la vita come vogliamo. Il vizio, invece, no. Del vizio preferiamo intesserne le lodi. In qualche modo, ci piace e ci affascina; ci consente di sperimentare il brivido del proibito che la Chiesa ha sempre combattuto per tenerci legati e soggiogati a sé. E poi, il vizio si traveste felicemente con il tratto ironico che ti rende simpatico anche il peccato peggiore. Chi non riesce a trovare simpatia per un impareggiabile Alberto Sordi nelle vesti dell’Avaro? L’avaro Sordi, fa ridere della sua avarizia e non permette più di cogliere il male intrinseco di chi vuole accumulare solo per sé. E così, ancora una volta, sembra avere ragione Molière: “Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per essere una virtù”. 24Dall’accidia alla superbia, e viceversa, il passo è breve. Soprattutto ai nostri giorni non è difficile percepire come la presenza dell’una conduca inesorabilmente all’altra. Il fatto non è innocuo per la vita personale. L’accidia, o l’ozio, è stata normalmente identificata come il vizio dei monaci. Indica, l’atteggiamento di indifferenza e disinteresse per il mondo, la vita, se stessi. Spesso si accompagna con la stanchezza, la noia, l’apatia 21 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 1/7 SUPERBIA: un super-IO contro DIO mons. Rino Fisichella e lo scoraggiamento, portando di fatto alla malattia dei nostri tempi: la depressione. Non si è più padroni di sé, si pensa che il groviglio dell’esistenza sia un labirinto senza via d’uscita e ci si rinchiude in una totale forma di sfiducia. E, tuttavia, non si può confondere la patologia con il vizio. Se c’è vizio allora c’è scelta e quindi responsabilità. Vivere stancamente e nell’ozio, riempire le giornate di pettegolezzo e mirare solo alle debolezze degli altri per non guardare a noi stessi, rimuginare rancore e malizia nei rapporti… insomma, tutto questo porta a dimenticare l’esperienza di Dio e del suo amore. Il passo verso la superbia è breve. Dimentico di Dio non resta che l’uomo, anzi rimango solo io! La superbia, in ultima analisi, è il rifiuto di Dio. Lui o io. Non può esserci una via di mezzo. Lo aveva ben compreso Agostino quando nel De civitate Dei dice perentoriamente che la superbia è “allontanarsi da Dio e convertirsi a sé” (12,6). Il superbo, scimmiotta Dio; perché vuole imitare la sua potenza e rendersi simile a lui. Non è un caso, quindi, che egli veda nella superbia “l’origine di tutti i mali perché è la causa di tutti i peccati” (In Ioh ev 25,16); tanto da poter “sussistere anche da sola senza gli altri peccati” (De nat et gr 29,33). Torna con tutto il suo valore l’accenno all’etimologia; quel ύπερ dice tutto. Indica il mettersi sopra gli altri, il non voler vedere nessun altro se non se stessi. Una grande lezione proviene anche da Tommaso che, non si dimentichi, è la fonte per Dante come vedremo subito. Con la profondità che gli è propria, Tommaso dice che: “La superbia è il vizio e il peccato con il quale l’uomo, contro la retta ragione, desidera andare oltre la misura delle sue condizioni” (STh II-II,162,1). L’analisi di questa espressione consente di vedere il nucleo della superbia. Il superbo, di fatto, crea una sproporzione tra sé e la realtà con la conseguenza che la volontà, principio che guida l’agire, non è più capace di giudicare coerentemente. Ecco perché è contraria alla retta ragione perché il superbo sopravvaluta se stesso senza confrontarsi con la realtà. La superbia diventa, di fatto, un andare contro la ragione. Questa è fatta per ricercare la verità, vale a dire, ciò che è coerente (adequatio); con la superbia, invece, la stessa ragione è fuori strada. Dirà sempre Tommaso: “I superbi mentre godono della propria superiorità, trovano fastidio nella superiorità della verità” (II-II,162,3, Concl). Non si tratta più di solo 22 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 1/7 SUPERBIA: un super-IO contro DIO mons. Rino Fisichella sentimento o di condizione psicologica caratteriale. La superbia è un uso non corretto della ratio! Ciò implica l’assunzione di una responsabilità che proviene da una scelta fatta. Puntare gli occhi sulla verità, al contrario, crea equilibrio e permette di vedere non solo la complessità della realtà, ma il suo ordine intrinseco verso cui siamo orientati per ottenere il bene. Ne è ben consapevole Dante, che alla scuola di Tommaso, identifica esempi concreti di superbi nell’XI canto del Purgatorio. Non è privo di significato che il canto X sia un inno all’umiltà per far emergere il valore della virtù dinanzi al vizio. Alla stessa stregua, l’inizio del canto si apre con la preghiera del Padre nostro per far emergere il riconoscimento dell’uguaglianza dei figli di Dio dinanzi all’unico Padre. Come si sa, Virgilio indica al poeta i superbi come coloro che “La grave condizione di lor tormento a terra li rannicchia… si vede giugner le ginocchia al petto, così fatti vid' io color, quando puosi ben cura”. Tre personaggi ricurvi su se stessi camminano sotto il peso del masso che li opprime. L’immagine è limpida fin dall’inizio: coloro che si sono sopravvalutati ora sono schiacciati a tal punto da non poter vedere neppure Dante che passa accanto a loro. Omberto Aldobrandeschi, Oderisi da Gubbio e Provenzano Salvani stanno a indicare i tre ambiti in cui la superbia sembra esercitarsi con maggior facilità: la nobiltà, l’arte e la politica. Il primo si rivolge a Dante chiedendo, retoricamente, e con un accenno alla superbia non ancora debellata, se lo ricorda. Il secondo, invece, è riconosciuto dal poeta che si china fino a terra per poterlo vedere in volto. E’ con lui che il dialogo diventa più intenso e il senso della superbia acquista maggior significato. “Oh vana gloria de l'umane posse!” esclama Oderisi, facendo da eco a Gregorio Magno che proprio così aveva definito la superbia: “inanis gloria”. La superbia altro non è che illusione e transitorietà: “com' poco verde in su la cima dura”. Lui, il grande e insuperabile artefice di miniature, ora si vedeva superato dal Bolognese di cui non aveva voluto riconoscere l’arte in vita. Alla stessa stregua, parla di Cimabue superato da Giotto, e Guido Guinizzelli che fu dimenticato per il sorgere del Cavalcanti. E, come lascia intuire il testo, anche costui a sua volta adombrato dalla grandezza di Dante. Ed infine, il capo dei ghibellini di Siena votato alla damnatio memoriae al sopraggiungere della vittoria dei guelfi. Insomma, insegna Dante, la superbia ti illude, perché è effimera. Ti lascia godere un istante, ma a ben vedere ti abbandona presto e rende la delusione ancora più grande. 23 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 1/7 SUPERBIA: un super-IO contro DIO mons. Rino Fisichella Torna con forza, a questo punto, un’immagine anch’essa scolpita nella mia mente di ragazzo quando davanti al televisore seguivo l’incoronazione di Paolo VI. Il Papa sulla sedia gestatoria procedeva contento e salutava festoso una folla che lo acclamava. Ad un certo punto, il cardinale con in mano un piatto ricolmo di ovatta, incurante di quanto accedeva chiamò il Papa: “Pater Sancte”. Paolo VI si volse verso di lui e in quel momento il cardinale diede fuoco all’ovatta: “Sic transit gloria mundi”. Un attimo e il fuoco bruciò tutto. Il volto di Paolo VI divenne greve e pensoso. Il segno, in questo caso, parla molto di più delle parole. Nessuno può gloriarsi perché tutto passa velocemente, e solo puntare all’essenziale crea stabilità. Dio disperde quanti hanno pensieri di superbia perché si contrappongono a lui e rimangono chiusi in se stessi e nell’illusione della loro arroganza, mentre egli esalta l’umile. Non è un caso che soprattutto i libri sapienziali facciano ricorso alla dialettica tra superbia e umiltà per indicare in quest’ultima la via privilegiata a cui il giusto e il pio devono attenersi. E’ significativo, d’altronde, che il vangelo di Marco, ripercorrendo lo stesso pensiero, ponga la superbia tra la “bestemmia” e la “stoltezza”; cioè è tipico dello stolto essere superbo, perché si rivolta contro Dio, non volendo riconoscere la sua grandezza, ma nello stesso tempo condanna se stesso per non avere un’intelligenza adeguata della sua esistenza (Mc 7,22). Una parabola, comunque, acquista in questo contesto tutto il suo valore. Gesù narra di due uomini, un fariseo e un pubblicano che si ritrovano insieme al tempio per la preghiera. Il primo, “stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio, che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo” (Lc 18,11-12). Aver posto l’esempio del superbo nello scenario della preghiera ha un suo primo significato: come ci si pone dinanzi a Dio, così ci si pone dinanzi agli uomini, e viceversa. Il senso della parola, comunque, non verte sulla preghiera, ma sull’atteggiamento dell’uomo davanti a Dio. Come si vede, il fariseo fa riferimento a due fatti; anzitutto, elenca i peccati da cui si tiene lontano, poi riferisce di tutte le sue opere buone. Ciò che egli fa è riconosciuto solo come sua impresa personale; il tono delle sue parole e il vanto che ne deriva non sono altro che un’autoesaltazione e compiacenza di sé a tal punto da non essere neppure sfiorato 24 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 1/7 SUPERBIA: un super-IO contro DIO mons. Rino Fisichella dal pensiero che potrebbe essere un peccatore. Insomma, la sua preghiera diventa un monologo per pronunciare il giudizio su se stesso; non deve attendere quello di Dio, perché si è già posto come innocente davanti a lui e ha trovato il capro espiatorio: il pubblicano. Alla fine, poiché compie opere che non sono comandate dalla legge, ma sono compiute per la sua buona volontà, egli è perfino creditore nei confronti di Dio, a differenza del povero pubblicano che neppure ha la forza di alzare gli occhi verso di lui e chiedere il suo perdono. L’amore di Gesù, tuttavia, è nei confronti di quest’ultimo che nella sua condizione umile di peccatore riconosce di avere bisogno dell’amore di Dio. La verità sulla propria vita appartiene al pubblicano, non al fariseo che rimane fermo nel suo inganno: “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi” (1 Gv 1,8). A conclusione di questa riflessione giunge attuale la parola di Gregorio Magno. Nel suo Commento morale a Giobbe, il grande Papa identifica quattro atteggiamenti che permettono di riconoscere la superbia: “Quando si pensa che il bene derivi da noi stessi; quando si crede che, se ci viene dato dall’alto, è per i nostri meriti; quando ci si vanta di avere ciò che non si ha; quando, disprezzando gli altri, si aspira ad apparire gli unici dotati di determinate qualità… Tutto ciò che fanno gli altri, anche se è fatto bene, non piace all’orgoglioso; gli piace solo ciò che fa lui, anche se è fatto male. Disprezza sempre le azioni degli altri e ammira sempre le proprie perché, qualunque cosa faccia, crede di aver fatto una cosa speciale e in ciò che fa, pensa per bramosia di gloria al proprio tornaconto; crede di essere in tutto superiore agli altri e mentre va rimuginando i suoi pensieri su di sé, tacitamente proclama le proprie lodi. Qualche volta poi è talmente infatuato di sé che quando si gonfia si lascia pure andare a discorsi esibizionisti” (33,16-34,48). A ben vedere, l’immagine che ne deriva del superbo è piuttosto una caricatura in cui cade l’uomo. In un momento in cui il narcisismo ha conquistato un posto d’onore nella cultura dei nostri giorni e in molti dei nostri comportamenti, una seria considerazione su chi siamo realmente non dovrebbe stonare né apparire fuori luogo. Perdere il senso del limite e non essere più capaci di humor su se stessi conduce a quella ipertrofia dell’ego che presto o tardi porta a conseguenze nefaste per la propria vita. Meglio allargare l’orizzonte e puntare sull’essenziale della vita per consentire di raggiungere quella vera libertà fonte di genuina realizzazione di sé. Dovremo dire con il libro dei Proverbi: “Ubi humilitas ibi sapientia” (11,2). La verità su se stessi proviene dalla capacità di ascolto e di gratuità che sostengono la profonda intelligenza in ricerca della verità ultima. 25 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 FilmiAmo… REALITY Scheda a cura di fr. Davide Sironi Luciano, pescivendolo napoletano con una disposizione naturale alla teatralità, rimane folgorato da un provino per il Grande Fratello. La sua vita viene sconvolta dall’ossessione di entrare nel mondo luccicante della televisione che regala notorietà e soldi. Il sospetto di essere spiato dalla produzione del programma lo conduce in una realtà più irreale dei reality che altera le relazioni e rinchiude in una bolla trasparente. Il delirio dell’apparire invade la mente di Luciano, ma in maniera più penetrante e socialmente accettata sembra abitare già la realtà, ogni casa, non sono quella del Grande Fratello. Reality è il nuovo film di Matteo Garrone che ritorna nelle sale dopo quattro anni dal successo di Gomorra. Vincitore all’ultimo Festival di Cannes del Gran Premio della Giuria, inscena la vicenda di Luciano Ciotola – Aniello Arena – un pescivendolo e piccolo truffatore che vive con la propria famiglia allargata in un povero quartiere di Napoli, ma che durante le feste si traveste intrattenendo parenti ed amici con personaggi caricaturali. Ha un’innata dote alla teatralità, a stare su un palcoscenico: mentre vende il suo pesce si trova su un piano rialzato affacciato sulla piazza che lo pone di fronte alla gente come un attore davanti al pubblico. Ha la possibilità di mostrare le sue doti quando, sospinto dai capricci della figlia più piccola, riesce a fare un provino per il Grande Fratello in un centro commerciale. Da lì inizia la sua ascesa sociale e la sua discesa relazionale. Viene chiamato a Cinecittà, per un’ulteriore audizione: torna da star applaudito e acclamato da famiglia e amici affacciati da una casa che sembra il loggione di un teatro e Luciano ringrazia, si inchina come dopo una recita teatrale. Ma il fascino delle luci della ribalta, l’eccitazione di stare davanti a una telecamera, l’illusione di un mondo dorato, trasformano il protagonista in un burattino mosso dall’ansia di entrare nella casa del Grande Fratello, ossessionato dalla presenza di persone – e di un grillo che lo spiano per riferire alla produzione del programma come si comporta, chi è davvero. Entra in un mondo irreale abitato da occhi che lo scrutano, lo mettono alla prova: la sua vita diventa un quotidiano provino. Non è ancora entrato in quella casa onirica eppure già vive da recluso come in una bolla trasparente che lo separa dagli altri. Luciano è disposto a perdere tutto pur di realizzare il suo sogno: negozio, casa, affetti. Il suo delirio lo relega in un reality che fa perdere il contatto con le cose autentiche, ma forse questo Pinocchio contemporaneo è solo la esasperata rappresentazione dei molti che sognano un passaggio televisivo per essere riconosciuti, per esistere. 26 Reality di Matteo Garrone Con Aniello Arena, Loredana Simioli, Nando Paone, Graziella Marina, Nello Iorio. Drammatico durata 115 min. Italia 2012 01 Distribution Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 Matteo Garrone realizza un film da vedere: da ammirare nella sua straordinaria forza visiva, scenica. Il tema forse può sembrare superato, i reality sono nati ormai diversi anni fa e probabilmente sono logori, già molto si è detto e analizzato di questo fenomeno mediatico, sociale e culturale, ma qui vengono mostrare le conseguenze di anni catalizzati dall’illusione di diventare qualcuno di famoso solo perché si è stati esaltati, o ridicolizzati, dalla televisione. Le conseguenze: la società in cui viviamo è diventata un reality – le telecamere sono ovunque – ogni spazio pubblico viene rappresentato dal regista come una scena teatrale e i personaggi sono la gente comune che vestita, o travestita, in maniera spettacolare recita una parte. Il film inizia con uno sguardo dall’alto che progressivamente si avvicina a una carrozza da favola che sta conducendo due novelli sposi al loro barocco, televisivo e grottesco ricevimento nuziale. L’incipit già orienta lo spettatore: con i canoni della fiaba si inscena il tempo delle illusioni, dell’appariscenza sguaiata che non diverte ma intristisce. Garrone ancora una volta mostra la sua eccezionale abilità rappresentativa: le immagini sono quadri dai colori abbaglianti, quasi violenti. La fotografia è notevole con i contrasti delle tonalità, dei chiari e scuri; la colonna sonora penetrante, capace di far sentire la dimensione interiore taciuta dai protagonisti; la macchina da presa è estremamente mobile, attaccata agli attori, usata con maestria e fluidità. Al di là del messaggio, questa opera sprigiona una bellezza non consueta, richiamando atmosfere felliniane, spettacoli circensi, maschere teatrali, storie pirandelliane. E’ questa affascinante estetica che non rende la sceneggiatura scontata. I personaggi stanno sempre dentro un luogo architettato come un palcoscenico: piazze, centri commerciali, negozi, chiese, funzioni religiose, sembra impossibile sottrarsi dallo stare in scena, dall’apparire, dal recitare. Solo quando si torna a casa e ci si spoglia dei costumi luminescenti si torna in una realtà dai toni grigi, con i muri scrostati, con poca luce, senza riflettori. Un luogo che invita alla fuga. Luciano incarna l’ancestrale e comune desiderio della gente di avere la stessa sorte di Cenerentola. Anche lui vuole volare sospeso nell’aria come Enzo – uno dei prodotti del Grande Fratello – ed essere acclamato come novello funambolo dello spettacolo, del successo, di chi ce l’ha fatta. Un grande applauso all’attore Aniello Arena - ergastolano formatosi come attore in carcere - capace di comunicare tutte le sfumature delle emozioni. Un paradosso non casuale: a lui che tutte le sere rientra nella sua cella è chiesto di interpretare un uomo che vuole autorecludersi in una casa spiata e spietata. E’ un film forse un po’ ridondante, ma da vedere e da scoprire anche nei suoi rimandi religiosi. C’è qualcuno che ti osserva sempre, ricorda l’amico di Luciano parlando di Dio: per alcuni un Grande Fratello che controlla il mondo. Tutti hanno bisogno di un dio e tutto può diventare un idolo a cui asservirsi e che richiede rinunce. Anche l’irrealtà dei reality. Il film termina con un movimento contrario a quello con cui è iniziato, una geniale inclusione: uno zoom all’indietro che lascia il protagonista solo immerso e confuso tra la luce della finzione. E la sua risata è il commento inquietante della storia che colpisce lo spettatore invitando a prendere le giuste distanze da un mondo scintillante nel quale si è immersi e che promette facili successi, ma che visto dall’alto appare come un plastico: una realtà finta che necessita di vita vera. 27 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 LeggiAmo… Scheda a cura di fr. Paolo Canali FRANCESCO E IL SULTANO: UN INCONTRO CHE CONTINUA A FAR DISCUTERE L’ultimo libro delle Edizioni Biblioteca Francescana, pubblicato all’inizio dell’estate, ha per autrice Chiara Frugoni, storica notissima e molto seguita per la sua competenza su tematiche medievali e francescane in particolare. Il libro si intitola Francesco e le terre dei non cristiani, è composto da 206 pagine e 32 tavole a colori, e viene pubblicato nella collana “Biblioteca di frate Francesco” in collaborazione col centro culturale Aracoeli di Roma. Il desiderio è quello di rileggere l’episodio dell’incontro di Francesco con il sultano inserendolo nel suo contesto storico e cercando di cogliere l’intenzione che ha guidato Francesco a questo gesto sbalorditivo. La lettura della Frugoni è certamente originale, sorprendente in positivo e anche in negativo; la parte più convincente (come accade di frequente nei libri della nostra Autrice) mi sembra quella del commento iconografico, in cui a partire dalle immagini si fanno emergere le mentalità e le intenzioni più o meno esplicite che stanno alla base di queste raffigurazioni. FRANCESCO E LE TERRE DEI NON CRISTIANI di Chiara Frugoni Edizioni Biblioteca Francescana Biblioteca di frate Francesco Milano 2012 (206 pp.) Tra le molte fonti citate vorrei non sfuggisse agli attenti lettori un altro libro pubblicato dalle nostre EBF nel 2008, in coedizione con Jaca Book, nella prestigiosa collana Biblioteca di Cultura Medievale; lo studio del nostro confratello francese Gwenolé Jeusset (che attualmente fa parte della Fraternità di Istanbul) dal titolo Francesco e il sultano: il sorprendente incontro era presentato a partire dalle fonti storiche coeve, francescane e non francescane, per cercare di arrivare ad apprezzarne la storicità e il significato all’interno del percorso esistenziale di Francesco e del cammino spirituale di quanti si richiamano alla sua esperienza. Certo che occorre constatare come questo incontro così stupefacente per la mentalità medievale continua ancor oggi a sorprendere: nel 2009 l’Editore Laterza ha pubblicato la traduzione di un poderoso tomo di John Tolan, professore di storia medievale all’Università di Nantes, col titolo Il santo dal sultano. L’incontro di Francesco d’Assisi e l’islam. L’originale francese del 2007 (di 507 pagine!) ricordava nel sottotitolo che si trattava di un lavoro basato su Otto secoli di interpretazioni. Un’opera “laica”, che si accontenta di mettere in fila i diversi racconti (scritti, dipinti, narrati…) dell’episodio, senza dare un’interpretazione chiara ed univoca, ma proprio per questo molto provocante. Un confratello che stimo, che conosce bene san Francesco, sostiene che il viaggio in Oriente abbia costituito una svolta decisiva nella vita di Francesco, una svolta che ha influito sulla sua relazione con Dio e sul suo modo di porsi nei confronti dei suoi frati. dall’interesse che questo episodio continua a suscitare dentro e fuori la famiglia francescana mi vien da pensare che anche questa volta il mio confratello ci ha azzeccato… Buona lettura! 39 28 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 NOTIZIE di CASA LUGLIO – AGOSTO 2012 A cura di fr. Enzo Pellegatta Settimana all’Eremo s. Michele per cinque giovani guidati da fr. Giambattista Delpozzo. 07-14 Tremosine (BS) Nel locale Convento il Definitorio celebra il suo Congresso, nel cui ambito vengono elaborate le Carte di Famiglia. 23-24 Dongo (CO) Parte da questo paese sopra il lago d’Idro la Marcia Francescana del Nord Italia, con una cinquantina di partecipanti e una dozzina di animatori. Il percorso si snoda nella Valvestino e lungo il lago di Garda per raggiungere Rezzato e concludersi poi ad Assisi il 2 agosto. 25 Bagolino (BS) Residenza Ippocrate: nel giorno del suo 101°compleanno torna alla casa del Padre la sig.a Elisabetta Ciocca, insignita del Diploma di fraternità (s. Antonio – Milano). I funerali sono celebrati nella Basilica di s. Antonio il giorno 1 agosto. 30 Milano Nel pomeriggio si celebrano i funerali di fr. Abele Calufetti, di anni 83, ricoverato a Sabbioncello da circa un mese dove è deceduto il giorno 01 agosto. Francescano mite e riservato, sacerdote di profonda cultura e studioso della teologia medievale francescana, era Archivista provinciale. Riposa nel cimitero di Paisco (BS), suo paese natale. 03 Milano, s. Antonio Si ripete l’esperienza eremo, questa volta per quattro giovani guidati da fra Carlo Cavallari e fra Stefano De Cao (vice-maestro di Verona). 06-12 Tremosine (BS) Nella chiesa di s. Maria Nascente si celebrano i funerali di fr. Valerio Rusconi, sacerdote, di anni 92, da tempo residente in Infermeria dove era deceduto il giorno 12. Nativo di Valmadrera (LC), ha vissuto per molti anni missionario in Libia e in Somalia(?). 14 Sabbioncello Fr. Giambattista Delpozzo e fr. Carlo Cavallari accompagnano tre giovani per una settimana vocazionale itinerante. 18-25 Lago di Garda Nel convento della Ss. Annunziata i Professi temporanei del Nord Italia vivono gli Esercizi spirituali animati da un frate della fraternità di Roncajette. 19-25 Levanto (SP) Nel Centro “Villa Moretta” di Costasavina si riuniscono i Definitòri del Nord per l’Assemblea annuale. 20-24 Pergine Valsugana (TN) LUGLIO 2011 29 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 NOTIZIE di CASA AGOSTO – SETTEMBRE 2012 A cura di fr. Enzo Pellegatta I professori Daniele Solvi e Filippo Sedda guidano la XXXV Settimana francescana di studio “I Fioretti di san Francesco. Tra fiaba e realtà”. In concomitanza si svolge la settimana terapeutica per frati anziani. 26-31 Cavallino di Iesolo (VE) Convento s. Maria Assunta: in mattinata si riunisce il Collegio dei Ministri provinciali del Nord Italia. Al termine della loro riunione, alle ore 12.00 si celebra il rito della Vestizione. Presiede il Ministro del Piemonte fr. Gabriele Trivellin, assieme al Ministro del Veneto fr. Antonio Scabio, al Ministro della Lombardia fr. Francesco Bravi, al Ministro della Liguria fr. Mario Vaccari, al Ministro di Emilia-Romagna fr. Bruno Bartolini, al Ministro del Trentino fr. Francesco Patton. Iniziano il periodo di Noviziato fr. Andrea Maset, della Provincia del Veneto, fr. Simone Faienza, della Provincia della Liguria, fr. Andrea Koray Yilmaz della Fondazione Beato Egidio di Assisi (Palestrina). Nel pomeriggio alle ore 16.00 conclude il Noviziato con la Professione temporanea fr. Alessandro Corradini della Provincia di Emilia-Romagna. L’Eucaristia è presieduta dal Ministro di Emilia-Romagna fr. Bruno Bartolini. Fr. Francesco Velluto e fr. Tiziano Pugliese proseguono il cammino di Noviziato, rispettivamente a Cles e a Palestrina. 03 Baccanello L’Èquipe per le Missioni al popolo anima la Missione giovani. 2-9 Bagolino (BS) Nella chiesa di s. Giovanni Battista si celebra in serata la Veglia di preghiera organizzata dal Mo.Fra. di Lombardia nella memoria delle Stimmate di s. Francesco. 17 – Milano, La Creta A Casa Leonori si svolge il Convegno Formatori della COMPI. 17-20 Assisi Nel salone multifunzionale del Cinema-Teatro “Fratello Sole” si tiene l’assemblea di indizione della visita canonica e della celebrazione della festa della Provincia, con il ricordo degli anniversari di professione e di ordinazione. Nel pomeriggio il Definitorio si riunisce per concludere il XXXV Congresso che si era svolto in prima sessione il giorno precedente. 21 – Busto Arsizio (VA) LUGLIO 2011 30 21 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 fr. ABELE Marcello Luigi CALUFETTI “Egli ricerca la sapienza di tutti gli antichi e si dedica allo studio delle profezie. Conserva i detti degli uomini famosi e penetra le sottigliezze delle parabole, ricerca il senso recondito dei proverbi e si occupa degli enigmi delle parabole” Sir 39, 1 -3 Fr. Abele nasce a Paisco Loveno (BS), in Valcamonica, il 21 giugno 1929 e viene battezzato con il nome di Marcello Luigi. All’età di tredici anni entra nel seminario minore di Saiano, dove rimane fino a quando chiede di entrare nell’Ordine dei Frati Minori nella Provincia di Lombardia S. Carlo Borromeo. Il 12 agosto 1948 inizia, a Rezzato, con il nome di fr. Abele l’anno del noviziato. Qui, il 14 agosto 1949, emette la Professione temporanea e il 25 ottobre 1953 nel Convento del S. Cuore in Busto Arsizio, nelle mani di fr. Osvaldo Marini, Delegato del Ministro Provinciale, emette i voti solenni. Il 17 dicembre 1955, a Busto Arsizio (VA), dove si trovava per completare gli studi teologici, è ordinato diacono; e il 28 giugno 1956 è ordinato sacerdote da sua Em.za Card. Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano. Uomo dal carattere schivo ed essenziale nei modi ma dalla spiccata intelligenza, sin dalle origini della sua vocazione fr. Abele si dedica con assidua fedeltà allo studio e alla ricerca, coltivando numerosi interessi di carattere teologico, storico e letterario. Si avvicina anche al mondo della musica, diventando un buon organista. Subito dopo l’ordinazione sacerdotale, su indicazione dei superiori, si laurea in teologia morale all’Ateneo Antoniano di Roma; si diploma in paleografia, archivistica e diplomatica presso l’Archivio di Stato di Milano; e completa la sua formazione accademica frequentando i corsi della Facoltà di Lettere classiche all’Università Cattolica di Milano. Si dedica per diverso tempo all’insegnamento nello studentato teologico francescano a Busto Arsizio, fino a quando, nel 1967, viene trasferito a Brescia come insegnante all’Istituto Luzzago. Vive l’insegnamento con trepidante zelo e in spirito di affidamento a Dio, tanto che in una lettera al ministro provinciale scrive: “non ho altro che raccomandarmi al Soprannaturale -in cui proprio la teologia morale affonda le sue radici- e dispiegare tutte le mie deboli possibilità”. Negli anni coltiva anche il suo amore per la conoscenza delle lingue straniere, in particolare per il tedesco. Diverse volte, nel periodo estivo, si reca in Germania (Dusseldorf e Warburg) dapprima per lo studio della lingua e quindi come aiuto in una parrocchia. Nel 1970 l’obbedienza lo conduce a S. Angelo in Milano dove, per cinque anni, è il direttore della Biblioteca francescana. Dal 1975 al 1991 risiede a Grottaferrata (Roma) in qualità di membro del Collegio Internazionale di s. Bonaventura. Qui è parte del coetus per le ricerche e le edizioni critiche dei testi francescani, collaborando anche alla traduzione dei testi per l’edizione italiana delle Fonti Francescane. E’ autore delle versione italiana e del commento degli Opuscoli mistici di s. Bonaventura, e con fr. Ludger Thier dell’edizione critica degli scritti di Angela da Foligno. Collabora con diversi articoli e recensioni all’Archivum Franciscanum Historicum e ad altre riviste scientifiche, come a dizionari di storia, teologia e spiritualità. Dal 1992 rientra in Provincia e risiede nel convento di S. Antonio in 31 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 fr. ABELE Marcello Luigi CALUFETTI Milano. Qui, nella rinnovata sede dell’Archivio provinciale, lavora per la riorganizzazione e la sistemazione dei documenti storici. Fino alla morte si dedica con passione e competenza a questo servizio, persuaso che, come egli stesso scrive: “portare avanti in modo razionale e serio il lavoro d’archivio è nel suo piccolo una forma di autentico apostolato”. Nella sera del 1 agosto 2012, mentre la Chiesa è in festa per la memoria di s. Alfonso de Liguori -patrono dei moralisti- e la famiglia francescana esulta per l’inizio dell’evento di misericordia legato al Perdono di Assisi, fr. Abele si addormenta nel Signore ed entra nella festa del cielo. A laude di Cristo e del Poverello Francesco. Amen. Omelia funerale fr. Abele Calufetti Milano s. Antonio, 3 Agosto 2012 fr. Francesco Bravi - Ministro Provinciale Letture della Festa di s. Maria degli Angeli Nel giorno della memoria di S. Alfonso Maria de Liguori, dottore della Chiesa e patrono dei confessori e dei moralisti, disciplina teologica studiata e insegnata da P. Abele, il nostro confratello ha reso la sua anima a Dio. Mentre nell’infermeria, curato da circa un mese, frate Abele tornava alla casa del Padre, nella Chiesa di Sabbioncello stavamo concludendo la solenne celebrazione eucaristica per l’inizio della festa del perdono e la liturgia poneva sulle nostre labbra queste parole nella preghiera dopo la comunione: “ Ci giovi o Signore, il convito a cui abbiamo partecipato in questa celebrazione della Vergine Maria; ci faccia sperimentare più abbondantemente la misericordia del tuo Figlio e ci ottenga di amare sempre Lui”. È proprio questa la fede che ci raduna oggi per dare il nostro ultimo saluto al nostro confratello, consapevoli che questo convito eucaristico è di aiuto a P. Abele e a noi che ne piangiamo la morte e che, ancora una volta sperimentiamo l’abbondante misericordia del Signore che accoglie nella sua pace P. Abele e illumina la speranza dei parenti, degli amici e di tutti noi suoi confratelli. Credo che si possa davvero dire che l’esistenza di P. Abele, come abbiamo sentito all’inizio di questa celebrazione, si sia compiuta attorno ad un centro ideale, indicato dal testo del libro del Siracide e che abbiamo ascoltato nella prima lettura: la ricerca della sapienza divina e l’impegno a farla conoscere. Un impegno e una missione vissuta nello studio innanzitutto e poi nell’insegnamento; portato avanti con passione nella ricerca storica e da ultimo nel prezioso lavoro di ricostituzione dell’Archivio storico della Provincia dei frati minori di Lombardia. Una missione, dicevo, vissuta con quella sana tenacia camuna che lo connotava e bilanciava la sua naturale ritrosia. Una missione che ha segnato tutta la sua vita sacerdotale e religiosa nella consapevolezza che la passione per la ricerca storica e lo studio sono ambiti preziosi che possono sostenere l’impegno a vivere con fedeltà creativa la vocazione francescana. Il Ministro generale, fr. Hermann Schaluck, concedendogli l’obbedienza di rientrare in Provincia dopo il lungo servizio a Grottaferrata, così si esprimeva riconoscente: “desidero aggiungere, a nome 32 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 mio personale e anche del Definitorio Generale, un’espressione della nostra più profonda e sincera gratitudine per il servizio qualificato da Lei reso, generosamente e con competenza, all’Ordine”. Il santo patrono dei moralisti, S. Alfonso Maria de’ Liguori diceva: “ Dio vuol tutti santi e ognuno nello stato suo: il religioso da religioso, il secolare da secolare, il mercante da mercante, il soldato da soldato” (Pratica di amar Gesù Cristo, VIII, 10). Possiamo ben dire che P. Abele ha percorso la sua via alla santità, pur nel limite della umana fragilità segnata dal peccato, cercando di vivere in pienezza la sua vocazione sacerdotale e religiosa nello studio, nella appassionata ricerca storica e nella cura della documentazione archivistica che permette di conoscere lo sviluppo della storia. La parola di Dio che abbiamo proclamato in questa celebrazione, quella della festa di S. Maria degli Angeli e che ha provvidenzialmente accompagnato P. Abele nel suo passaggio dalla terra al cielo, ci offre ulteriori riflessioni e sostiene la nostra fede che, di fronte alla morte, è sempre messa alla prova. Il Vangelo ci ha ripetuto che il nostro Dio è colui che fa grazia e riempie di grazia i suoi fedeli. Maria viene salutata come la piena di grazia, come colei che accoglie questa grazia di Dio con profonda e piena disponibilità. Celebrare l’eucaristia prima di tutto e soprattutto è accogliere la grazia di Dio, accogliere Cristo Signore che ci svela il vero volto di Dio: il Padre che ci vuole salvi. Celebrare l’eucaristia è far nostro l’atteggiamento di accoglienza e di disponibilità di Maria per essere anche noi raggiunti dalla grazia e dalla misericordia divina e sentirci anche noi “ pieni di grazia”. Questo è quello che ha vissuto il nostro confratello P. Abele, sacerdote, tutte le volte che ha celebrato i divini misteri. Questo è quello che chiediamo per lui celebrando questa eucaristia di suffragio: il Dio che fa grazia lo accolga nel suo regno dove con i santi e la Vergine Maria, partecipando alla liturgia del cielo, possa cantare “ Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. La verità del Vangelo ci svela chi noi siamo in tutta la grandezza della nostra vocazione: siamo figli nel Figlio Gesù. Così ci ha ricordato infatti l’apostolo Paolo nella lettera ai Galati. Tutta la vita è dunque un prendere sempre più coscienza di questa stupenda e grande vocazione: diventare sempre più Figli di Dio. Per fare questo, come Maria e come ci invita il serafico padre san Francesco nella Lettera a tutti i Fedeli, dobbiamo far crescere in noi il Figlio di Dio; una crescita segnata dall’ascolto della Parola, da una profonda e seria vita sacramentale, da una partecipazione fattiva alla vita ecclesiale nella fedeltà quotidiana ai doveri delle nostre specifiche vocazioni. Una vita segnata dalla fede, dalla speranza e dalla carità che manifesti, nella coerenza delle nostre scelte quotidiane, chi siamo realmente. Il nostro fratello Abele contempla ormai in pienezza il suo essere figlio di Dio e ridice a noi, dopo averlo annunciato e predicato per diversi anni anche in questo santuario, ciò che veramente conta nell’esistenza, ricordandoci che il nostro percorso di vita cristiana ha una meta ben precisa: diventare Figli di Dio in Cristo. Ci piace pensare che ora P. Abele incontrando la beata Angela da Foligno, di cui ha studiato e pubblicato gli scritti, si senta dire dal Signore, come un giorno la beata Angela si è sentita dire: “ Non ti ho conosciuto standomene lontano… Non ti ho amato per scherzo” e che queste dichiarazioni la facciano esultare di gioia in un paradiso senza pareti e senza confini che lo costringano benevolmente a stare al centro della festa eterna. È quello che speriamo per Lui; è quello che chiediamo per Lui nella preghiera. 33 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 fr. VALERIO Gaetano RUSCONI “Come l’artigiano ama lavorare la materia con le mani, darle forma e vita con la sua intelligenza e con il suo cuore, così il missionario, abituato a lavorare a tutto campo, senza uno schema prestabilito, ma secondo quello che la sua intelligenza e il suo cuore gli dettano, non sopporta un apostolato pensato sulla carta invece che sulla realtà” Gaetano Rusconi nasce a Valmadrera (CO) il 22 agosto 1921 in una famiglia numerosa e dalle salde radici cristiane (due fratelli sacerdoti ed una sorella suora). All’età di undici anni, affascinato dalla bontà e dai piedi scalzi del frate questuante che frequentava la casa natale, entra nel seminario minore di Saiano, contento di poter finalmente camminare a piedi nudi per il mondo. Questa scelta inattesa nasce nel cuore di Gaetano come risposta all’invito del questuante, fr. Venanzio Panzeri. Questi infatti, mosso da spirito profetico, gli chiese: “Vuoi venire con me? Diventerai sacerdote e missionario e partirai per terre lontane”. Il 12 agosto 1939 inizia, a Rezzato, con il nome di fr. Valerio l’anno del noviziato. Qui, il 15 agosto 1940, emette la Professione temporanea e il 23 settembre 1945 nella Basilica di s. Antonio in Milano, emette i voti solenni nelle mani di fr. Giovanni Chiodini, Ministro Provinciale. Il 31 maggio 1947, a Milano, dove si trovava per completare gli studi teologici, è ordinato diacono; e il 20 settembre dello stesso anno è ordinato sacerdote da sua Em.za Card. Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano. Nel 1948 fr. Illuminato Colombo, superiore della missione in Libia, in occasione di una testimonianza missionaria invita i frati lombardi a sostenere l’evangelizzazione in Tripolitania. Fr. Valerio accoglie con entusiasmo l’appello e pochi mesi dopo l’ordinazione sacerdotale parte per Tripoli. Qui rimane per 22 anni, mosso –come egli stesso scrive: “dal desiderio di servire i fratelli nella fede… con la sincera volontà di favorire un’autentica promozione integrale dell’umanità alla luce del Vangelo… sull’esempio di Cristo che, per la salvezza degli uomini, ha sacrificato se stesso”. In questi anni dapprima è parroco al Villaggio Giordani (una località al confine con il deserto), poi ad Aziza, dove, per la sua intraprendenza e il suo continuo prodigarsi per gli altri, gli venne attribuito il nomignolo di colonnello Valerio. La rivoluzione libica del 1969 costringe fr. Valerio a rientrare in Italia. Dopo poco più di un anno riparte per la Somalia, dove giunge l’8 dicembre 1971, insediandosi in Hargeisa. Durante l’assenza del pastore protestante, fr. Valerio vive una inattesa esperienza di ecumenismo da cui matura il convincimento che “lo spirito ecumenico fiorisce più facilmente in terra di missione, dove si sente soprattutto il bisogno di collaborazione”. In Africa si persuade anche che il missionario è l’artigiano di Dio. Così scrive: “come l’artigiano ama lavorare la materia con le mani, darle forma e vita con la sua intelligenza e con il suo cuore, così il missionario, abituato a lavorare a tutto campo, senza uno schema prestabilito, ma secondo quello che la sua intelligenza e il suo cuore gli dettano, non sopporta un apostolato pensato sulla carta invece che sulla realtà”. Nuovi sconvolgimenti politico-militari costringono fr. Valerio a lasciare l’amata terra di Somalia e nel 1985 rientra stabilmente in Provincia, dove continua la sua attività di annuncio del vangelo nelle parrocchie di s. Antonio a Milano e, poi, a Varese. 34 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 ieri fr. VALERIO Gaetano RUSCONI Dal 1988 al 2000 è nuovamente parroco a Dosso del Liro e a Traversa, dove -come egli stesso scrive- assapora “raccoglimento, preghiera, solitudine e silenzio dopo una vita missionaria vagabonda”. Nel 2000 l’aggravarsi delle sue condizioni fisiche ha reso necessario il suo ricovero presso l’infermeria provinciale di Sabbioncello, dove è rimasto fino alla morte, vivendo con serena rassegnazione gli ultimi giorni della sua vita terrena. Nella sera del 12 agosto 2012, mentre la Chiesa faceva memoria del Pane di Vita eterna, fr. Valerio ha concluso il suo pellegrinaggio terreno ed è entrato nel Regno dei cieli. A laude di Cristo e del Poverello Francesco. Amen. Omelia funerale fr. Valerio Rusconi Sabbioncello, 14 Agosto 2012 fr. Francesco Bravi - Ministro Provinciale Letture: Atti 1, 3 – 8; salmo96; Luca 24, 44 – 53 “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno e il pane che io darà è la mia carne per la vita del mondo”. Mentre risuonavano queste parole nella liturgia domenicale della chiesa, il nostro fratello Valerio, frate minore e sacerdote, nel vespro del giorno del Signore, concludeva la sua lunga esistenza terrena partecipando alla festa del banchetto eterno. La comunità dei credenti accompagnava questo passaggio con le parole dell’orazione iniziale della santa messa che chiedendo per tutta la Chiesa “pellegrina nel mondo” di perseverare “nella fede di Cristo”, idealmente accompagnava il passaggio dalla terra al cielo di frate Valerio chiedendo che anche lui possa giungere “a contemplare la luce del tuo volto”. È questa fede che sostiene il nostro essere qui oggi a pregare per frate Valerio e che ci fa celebrare questa eucaristia di suffragio per lui; eucaristia che diventa sostegno alla nostra speranza e forza per noi che salutiamo un parente, un amico e un caro confratello. Il Signore, in questi ultimi tempi, sta visitando spesso con sorella morte la nostra fraternità provinciale: abbiamo da poco celebrato il funerale di fr. Abele e non molto tempo fa qui a Sabbioncello quello di frate Siro: se da una parte lodiamo e ringraziamo il Signore per il dono di questi confratelli che con la loro vita ci hanno testimoniato la bellezza e la ricchezza della vocazione francescana vissuta in modalità differenti, dall’altra ci domandiamo cosa il Signore ci sta chiedendo anche attraverso queste morti e questo venir meno delle forze e delle nostre possibilità. Non ci viene forse chiesta una fede maggiore? Non ci è richiesta forse una risposta più attenta e generosa alla grazia della vocazione che sappia coinvolgere altri nella stessa avventura? Non ci viene forse detto che il nostro essere minori è una qualità da riscoprire con scelte sempre più coerenti che rendano vivo il carisma francescano nella chiesa e nel mondo di oggi? Noi comunque, di fronte ai nostri fratelli che lasciano questo mondo e tornano al Padre delle misericordie, vogliamo e possiamo dire con le parole di Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; come piacque al Signore, così è avvenuto: sia benedetto il nome del Signore” (Cfr. 1, 21 ). Noi frati minori di Lombardia poi, consegnando al Signore l’anima fedele di questo suo servo, riviviamo nella memoria grata una pagina importante della nostra storia: la presenza, l’opera e LUGLIO 2011 35 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 le fatiche apostoliche dei nostri fratelli missionari in terra di Libia e di Somalia. Restituendo al Signore, insieme a fr. Valerio, tutti i benefici ricevuti e tutti gli esempi di dedizione e di santità offerti a noi dalla vita di tanti missionari, rendiamo grazie all’altissimo e onnipotente buon Signore per averci donato frate Valerio che, come abbiamo sentito all’inizio della celebrazione ricordando i passaggi fondamentali della sua lunga esistenza, ha speso la sua vita per l’annuncio del Vangelo in terra di missione e nelle nostre terre. Nel suo diario (pag. 22 – 23) fr. Valerio ricorda l’inizio della sua vocazione missionaria quando da giovane frate incontrò a Milano p. Illuminato Colombo che presentando la missione della Libia ai frati, lo interpellò direttamente : “E tu ti sentiresti di partire con me?”. Ricordando un incontro di qualche anno prima con il questuante fr. Venanzio e una disponibilità già manifestata, frate Valerio rispose: “Si, padre, anche subito” e così iniziò la sua avventura missionaria e il suo lungo pellegrinare per annunciare il Vangelo. Anche per noi oggi, come un giorno per fr. Valerio, è risuonato forte e deciso l’imperativo: “Sarete testimoni”. Imperativo che si fa invito, invito che ci ricorda a chi abbiamo consegnato la nostra esistenza: Cristo Signore nostro. Invito che ci dice ancora una volta che cosa siamo chiamati a fare: “di me sarete testimoni”. Se questo è il senso profondo del nostro vivere comprendiamo nella luce della fede tutta l’esistenza di fr. Valerio e insieme la nostra: anche noi chiamati, come fr. Valerio, a dare risposte concrete all’invito del Signore. La parola proclamata e da noi accolta con rendimento di grazie, sembra ripeterci oggi un ritornello. Bisogna “cominciare da Gerusalemme” a predicare la conversione e il perdono dei peccati – ci dice il Vangelo – e gli Atti degli Apostoli ci ripetono la parola di Gesù: “di me sarete testimoni a Gerusalemme”. Siamo cioè chiamati a partire sempre da noi, singoli credenti e singole comunità, dalla nostra vita di ogni giorno: questa è la nostra Gerusalemme. Dobbiamo continuamente lasciarci evangelizzare per poter annunciare un Vangelo vivo con una vita che dice lo spessore e il gusto di una esistenza centrata su ciò che veramente conta ed è essenziale. Il nostro sguardo deve dunque fissarsi continuamente su Gesù, su colui – come dice la Lettera agli Ebrei – “che da origine alla nostra fede e la porta a compimento” (12, 2). È questo lo sguardo fisso che dobbiamo avere sempre. È su di Lui, sul Signore Gesù che siamo chiamati a porre il nostro sguardo adorante e contemplativo. Se non contempliamo Lui non annunciamo Lui; se di Lui non viviamo non facciamo vivere di Lui tutti coloro che incontriamo nel nostro impegno di annunciare il Vangelo. È uno sguardo impegnativo quello su Cristo e che non siamo chiamati ad avere solo in questa celebrazione, bensì in tutti i giorni del nostro vivere. È solo tenendo fisso lo sguardo su di Lui che faremo nostra la sua passione per la salvezza dell’uomo; è solo contemplando lui che troveremo la forza per fare le scelte giuste e sagge che ci permetteranno di tornare ad annunciare “la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”. Manteniamo fisso lo sguardo su di Lui per lasciarci vivamente plasmare da Lui. Affidiamo alla misericordia di Dio il nostro confratello e mentre lo ringraziamo per la testimonianza che ci ha offerto con la sua vita spesa nell’annuncio del Vangelo, chiediamo al Signore, per l’intercessione di San Massimiliano Maria Kolbe “interamente dedito alla missione apostolica e al servizio eroico del prossimo” (Cfr. Colletta), che frate Valerio sia accolto nella terra dei viventi e venga a Lui concesso il premio del servo buono e fedele che ha lavorato nella vigna del Signore. 36 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012 “Se un’economia trasparente e di comunione Alimenta la comunione fraterna, un’economia di condivisione ci rende veramente fratelli dei poveri e dei più piccoli. Questa è certamente una testimonianza che manifesta alla società una direzione alternativa: libera dal cieco individualismo e dall’egoistico interesse personale, e aperta alla solidarietà concreta e alla giustizia. Andare in questa direzione ci sembra il modo migliore Per onorare il nostro padre e fratello Francesco”. dalla lettera del Definitorio generale Solennità di s. Francesco 2012 Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012