Anno XXXIV – n. 227 – Luglio-Settembre 2012
NOTIZIARIO
Provincia di Lombardia “S. Carlo Borromeo”
dei Frati Minori
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Stampato su carta riciclata al 100%
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Indice
Collegio dei Ministri del Nord Italia
Verona – 13 luglio 2012
Baccanello – 1 settembre 2012
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Dal Definitorio
Busto Arsizio – 20-21 settembre 2012
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Festa della Provincia
Saluto e introduzione del Ministro provinciale
Omelia nella festa di s. Matteo
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Testimonianze di vita fraterna
Vestizioni
Notizie da s. Angelo
Colloquio con il card. Martini
XXXII Marcia verso Assisi
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Capitolo Internazionale delle stuoie dei frati U10
Messaggio finale
Testimonianza di fr. Sergio Spiga
Testimonianza di fr. Marco Zenere
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I vizi capitali
1/7 Superbia: un super-IO contro Dio
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FilmiaAmo
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LeggiAmo
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Notizie di Casa
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In memoriam
Fr. Abele Calufetti
Fr. Valerio Rusconi
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Collegio dei Ministri del Nord Italia
Presiede l’incontro fr. Francesco Bravi; presenti fr. Mario Vaccari,
fr. Bruno Bartolini, fr. Antonio Scabio, e fr. Francesco Patton. Fr. Gabriele
Trivellin arriva in ritardo per motivi di traffico. Si inizia alle 9.37 con la
preghiera del mattino “Ti adoro…”, l’Ave Maria e l’invocazione a Maria
sede della sapienza, il ben trovati e la presentazione dell’OdG.
Alla discussione dei primi quattro punti all’ordine del giorno
partecipano anche Enrico Delama, Maurizio Serofilli (Diathesis) e fr.
Giuseppe Maffeis che sarà il segretario dell’Assemblea dei Definitòri.
Verona
13 Luglio
2012
1. Lavori della Commissione sulla mappatura e preparazione del
testo per l’Assemblea di Pergine
Diathesis presenta e spiega punto per punto il lavoro fatto dalla
Commissione che si occupava del discernimento sulle fraternità. La
prima giornata e mezza dell’Assemblea dei Definitòri ha l’obiettivo di
dare la possibilità di condividere tutto il lavoro relativo alla mappatura.
L’intervento di restituzione sul lavoro della commissione sarà a cura di fr.
Gabriele Trivellin.
Si concordano i contenuti, i tempi e le modalità di lavoro
durante l’Assemblea.
2. Schema Instrumentum Laboris per l’Assemblea
Diathesis presenta poi l’Instrumentum Laboris per l’Assemblea. Si
conviene sull’importanza di usare il più possibile un linguaggio semplice
e positivo.
Nel corso dell’Assemblea si curerà inoltre:
- di informare sul lavoro fatto dalle due sottocommissioni del
Collegio dei Minstri circa il governare il processo dal ‘13 al ’16
(Statuti di cooperazione tra le sei Province) e poi sulla forma di
governo e animazione dal ‘16 in avanti;
- di presentare il lavoro fatto dalla commissione sui centri di studio;
- di far esporre al Segretario FS le riflessioni maturate fino ad ora in
materia di revisione della formazione e rete stabile di lavoro tra
animatori CPV e maestri.
- Di far riferire al Segretario Missioni ed Evangelizzazione sul lavoro
fatto nel corso di questo primo anno di vita, dal Segretariato e
dai Settori;
- di affidare al settore santuaristi la revisione della pastorale dei
santuari alla luce della nuova evangelizzazione;
- Circa il punto sull’economia i mandati da discutere e inserire
nell’IL sono: avviare la discussione sul cosa fare degli immobili;
dare mandato di studiare un modello condiviso di fondo
comune; vedere se si possono già unificare dei servizi dal ’13 al
’16 (es. ufficio paghe a BS);
- Andranno votate le proposte della commissione per l’IL 2013 alle
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
quali andrà aggiunta una formulazione condivisa relativa al far votare a tutti i Capitoli
provinciali l’adesione alla nascita della nuova Provincia nel 2016.
3. Conferma dei Moderatori dell’Assemblea
Vengono nominati i Moderatori per l’Assemblea nella persona di:
- fr. Marco Zanotti
- fr. Fedele Pradella
- fr. Alberto Tosini.
Fr. Giuseppe Maffeis fungerà da Segretario dell’Assemblea, coadiuvato da fr. Giampietro Gobbo e
fr. Riccardo Gallina.
4. Date riunioni del Collegio per l’anno 2012-2013
1 settembre 2012 a Baccanello, presiede la vestizione fr. Gabriele Trivellin e fr. Bruno Bartolini la
professione; 26 ottobre 2012 a Verona; 23 novembre 2012; 14 dicembre 2012; 18 gennaio 2013;15
febbraio 2013; 26 marzo 2013 a Baccanello; 19 aprile 2013.
5. Aggiornamenti circa la richiesta del Delegato per il triennio 2013-2016
Il Collegio conferma il proprio orientamento unanime circa il Delegato che accompagni il
processo nel triennio 2013-2016 e viene condivisa la lettera che verrà inviata al Ministro generale.
6. Bologna Osservanza: quando inizia ufficialmente?
Si concorda che a partire dall’anno pastorale 2012-2013 il centro missionario interprovinciale
è Bologna Osservanza, vengono trasferite lì in modo graduale le attività interprovinciali legate alle
missioni ad gentes (es. la formazione dei laici
all’esperienza missionaria), consultando il
coordinamento degli animatori missionari, in vista della costituzione in quella sede della fraternità
interprovinciale per l’animazione missionaria.
7. Varie ed eventuali
Seguono una serie di varie ed eventuali, alcune delle quali hanno carattere di
comunicazione, mentre altre hanno bisogno di ulteriore approfondimento.
L’incontro si conclude alla ore 17.56 con l’agimus tibi gratias.
Il verbalista
fr. Francesco Patton
Presiede l’incontro fr. Francesco Bravi; presenti fr. Mario Vaccari, fr.
Bruno Bartolini, fr. Antonio Scabio e fr. Francesco Patton, fr. Gabriele
Trivellin avvisa che per un contrattempo è in ritardo. Si inizia alle 9.37
con la preghiera del Gloria al Padre, l’intercessione del Padre san
Francesco e la presentazione dell’OdG.
Baccanello
1 Settembre
2012
1. Situazione della fraternità di Arco
Si inizia confrontandosi sul Postulato di Arco per verificare il cammino
percorso dopo questo anno di avvicendamenti. Si concorda
sull’importanza di accompagnare il nuovo avvio, da parte del Ministro
incaricato, fr. Antonio Scabio, invitando a riprendere in mano il
progetto di Postulato e a condividerlo a livello di coetus e di fraternità,
attraverso una lettura fatta alla luce delle nostre CCGG, della RFF e
della RFI.
Rimanendo in ambito formativo ci si interroga anche sul valore da
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
dare alla diagnostica e agli strumenti psicologici
in genere. Emergono tre aspetti:
- l’importanza di avere strumenti affidabili e
professionisti affidabili ai quali rivolgersi dentro
un rapporto di fiducia;
- l’importanza di avere una linea comune e
condivisa sull’ambito, sul significato e sulla
modalità con cui vengono usati questi
strumenti;
- l’importanza di recepire i dati della
diagnostica
con
un
atteggiamento
pedagogico, attento a discernere la
vocazione e ad accompagnarla a partire
dalla situazione rilevata dalla diagnostica ma
non solo.
Su questo tema si concorda che dovremo
proseguire ulteriormente la riflessione, sia nel
Collegio, sia con i formatori. Si concorda infine
sull’importanza di continuare la riflessione sulle
case e sulle fraternità di formazione, dedicando
più tempo a questo e maggiori attenzioni
anche per quel che riguarda la fraternità di
S. Bernardino (VR) per i professi temporanei.
suddividere il lavoro su tre macro Regioni:
Piemonte-Liguria; Lombardia-Emilia Romagna;
Nord Est (Veneto - Friuli Venezia Giulia Trentino). Cfr. verbale della riunione dei
Commissari. Non sono state fissate delle tappe
per arrivare a questa nuova configurazione,
anche perché è necessario il coinvolgimento
formale del Custode di Terra Santa, dal quale i
Commissariati dipendono giuridicamente.
Le risorse presenti sul territorio sono molteplici:
Agenzia viaggi Frate Sole, uffici Edizioni Terra
Santa (MI), Associazione Ponte di Pace (TO), e
Associazione Amici di Terra Santa (TV).
2. Bozze Statuti: nuova Provincia, periodo
2013-2016
- Fr. Francesco Patton presenta gli Statuti di
Cooperazione 2013-2016 elaborati assieme a
fr. Francesco Bravi e fr. Bruno Bartolini:
vengono apportate alcune correzioni, si
approveranno nella giornata intercapitolare
del 13 maggio 2013. Andranno mandati ai
Definitòri perché facciano le loro osservazioni
entro fine dicembre 2012 e poi rivisti nel
Collegio dei Ministri di gennaio 2013 per farli
quindi pervenire ai Capitolari.
- Fr. Gabriele Trivellin presenta la bozza degli
SSPP per il 2016, elaborata assieme a fr. Mario
Vaccari e fr. Antonio Scabio: il percorso della
bozza sarà quello di migliorarne la stesura e
inviarlo per correzioni ai Ministri, poi attraverso
i Definitòri, facendo arrivare una bozza di
studio al Capitolo provinciale del 2013, che
demanderà il proseguimento dello studio e la
redazione in vista del ’16. In questa fase si
tratta di una bozza di studio.
5. Scheda sintesi/presentazione
ultima Assemblea
Fr. Francesco Bravi presenta la scheda che è
stata preparata da Diathesis e può essere
utilizzata per presentare il lavoro della
mappatura nelle Province. Viene presa in
considerazione dal Collegio, si concorda che
potrebbe essere lo schema per la presentazione
ai Guardiani e nelle Province.
4. FoPe Guardiani: distribuzione incarichi
Viene presentato il programma predisposto
dalla FoPe. Si dà il placet per la quota di
partecipazione fissata a 200€ complessivi,
comprensivi anche delle spese di segreteria.
Presiederà l’Eucaristia del mercoledì fr. Antonio
Scabio, quella del giovedì fr. Bruno Bartolini e i
vespri con un breve spunto di riflessione fr. Mario
Vaccari.
6. Varie ed eventuali
Fr. Francesco Bravi presenta:
- l’allegato sul documento finale di Pergine,
vengono
fatte
breve
annotazioni
all’introduzione.
Vengono
accolte
le
titolazioni, le correzioni e le note.
- I compiti affidati dall’Assemblea di Pergine al
Collegio. Si concorda di attuarle secondo la
scaletta proposta del Presidente del Collegio.
- Collaborazione con Diathesis: si ritiene
opportuno
ridurre
l’onere
economico
invitando le commissioni a lavorare con
maggior autonomia.
Fr. Mario Vaccari aggiorna sui colloqui avuti
con S. Em. Rev.ma il Card. Bagnasco per la
fraternità inserita. Il dialogo continua.
Fr. Antonio Scabio ricorda la necessità di
mettere all’ODG la questione biblioteche in uno
dei prossimi incontri. L’incontro si conclude alla
ore 11.41 con l’agimus tibi gratias.
3. Commissariati di Terra Santa
Fr. Francesco Bravi e fr. Bruno Bartolini hanno
partecipato alla riunione dei Commissari
(18/07/2012), dove è stata raggiunta l’intesa di
istituire un Commissariato unico (1 Commissario
con sede e due Vice nelle altre due zone), di
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Dal Definitorio
Busto Arsizio
20-21
Settembre 2012
I lavori del XXXV Congresso si svolgono in due sessioni: la prima
dalle ore 15.00 alle 19.00 del 20 settembre e la seconda dalle 15.00
alle 17.30 del 21 settembre. Si inizia affidando i lavori alla protezione
materna di Maria; si ricordano poi in modo particolare fr. Abele
Calufetti e fr. Valerio Rusconi, da poco tornati alla casa del Padre.
Dopo aver apportato alcune correzioni, si approva il verbale
del XXXIV Congresso definitoriale.
Il Ministro ricorda i fratelli ricoverati nell’infermeria di
Sabbioncello e aggiorna il Definitorio circa le loro condizioni di salute.
Fr. Giorgio Rizzieri si trova in infermeria per un periodo di degenza, in
seguito alla frattura della spalla; non appena le condizioni lo
consentiranno rientrerà nel convento di Busto Arsizio.
Fr. Francesco ricorda alcuni passaggi significativi della vita della
Provincia.
In occasione delle festività di s. Chiara il Ministro ha visitato
diversi monasteri. Tutte le fraternità si stanno preparando per la
celebrazione dei capitoli elettivi, che si terranno nel corso del 2013. In
particolare, fr. Francesco Bravi ha concluso l’ascolta delle sorelle
clarisse di Milano e ha consegnato la relazione di visita, affinché ne
facciano oggetto di riflessione, come ulteriore strumento di
preparazione al capitolo. Fr. Enzo Maggioni, nominato dal Ministro
provinciale, visiterà il monastero delle clarisse di Bienno.
Il 1 settembre, nel convento di S. Maria Assunta in Baccanello, ci
sono state le vestizioni e la professione di un novizio. Spiace costatare
la ridotta partecipazione dei frati della Provincia. Dovrebbero iniziare
l’anno di probandato sette fratelli (uno per la Provincia lombarda, tre
per la Provincia veneta e tre per la Provincia albanese).
Il 17 settembre, nella parrocchia di s. Giovanni Battista alla
Creta, si è tenuta la tradizionale Veglia delle stimmate organizzata
dal Mo.Fra. di Lombardia. C’è stata grande partecipazione da parte
delle diverse espressioni della famiglia francescana (frati minori,
cappuccini, OFS, Gi.Fra., suore francescane…). Molto apprezzata la
preghiera, semplice e coinvolgente, preparata da fr. Paolo Ferrario.
Si passa alla verifica dell’Assemblea dei Definitòri a Pergine.
Tutti concordano nel valutare il clima dei lavori assai sereno e
collaborativo. E’ emersa in maniera chiara, anche se con un
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
linguaggio inedito, la necessità di pensare al positivo del processo in atto. Si avverte il bisogno di
definire i fondamenti sui quali fondare la nuova Provincia, i punti di forza su cui costruire il percorso
per il rinnovamento della qualità di vita dei frati. Si è costatato anche un nuovo modo di pensare:
tutti i definitori hanno cercato di ragionare in prospettiva della nuova ed unica provincia,
superando i particolarismi provinciali. Si incomincia a raccogliere il frutto della condivisione fatta
negli ultimi anni in diversi e numerosi ambiti.
Si verifica la festa della Provincia appena celebrata. La partecipazione è stata molto
buona (70-75 frati), tutte le fraternità erano presenti. Si è vissuto un bel momento di fraternità,
aiutato anche dalla proiezione delle foto di archivio. In futuro si pensa di mantenere la
celebrazione della festa della Provincia e degli anniversari in questo periodo, all’inizio dell’anno
pastorale, piuttosto che in occasione della festa del patrono s. Carlo.
Ci si chiede come sia possibile armonizzare quanto stabilito negli SS.PP. provinciali (artt. 99 e
seg.) e quanto contenuto nel Documento finale di Pergine in materia di relazioni da presentare
per il Capitolo provinciale. La prassi in uso e normata nella nostra Provincia prevede che le
relazioni del Ministro provinciale con altre relazioni fondamentali siano presentate, prima del
capitolo, a tutti i frati. Così che tutte le fraternità possano riflettere su queste relazioni e verificare la
qualità della vita. Ogni fraternità deve poi restituire le proprie considerazioni in merito, insieme ad
eventuali proposte da discutere in Capitolo. Nell’Assemblea di Pergine, in linea con la prassi e le
norme particolari delle altre Province, si è deciso che tutte le relazioni vengano presentate e
discusse solo dai frati capitolari all’interno del Capitolo provinciale. Dopo attenta riflessione,
cercando di valutare i pro e i contro, si decide di mantenere la prassi della Provincia. Le relazioni
del Ministro provinciale e dell’economo provinciale verranno quindi inviate a tutte le fraternità
entro i primi giorni di marzo. Si ritengono implicitamente derogate le norme degli SS.PP. relative
alle relazioni del Segretariato dell’evangelizzazione e di formazione e studi in quanto il Ministro
generale ha approvato i rispettivi Segretariati interprovinciali.
L’economo provinciale, fr. Renato Beretta, presenta alcune richieste di lavori urgenti, che
vengono approvati:
• lavori di adeguamento della centrale termica della Chiesa di Sabbioncello alle
normative vigenti,
• ripristino di alcuni muri a secco della vigna del convento di Rezzato, crollati in seguito alle
piogge,
• lavori di manutenzione straordinaria urgenti nella Biblioteca francescana.
I lavori del Congresso Definitoriale si concludono alle ore 17.30 circa del 21 settembre.
A laude di Cristo e del Poverello Francesco. Amen!
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Festa della Provincia
Busto Arsizio
21
Settembre 2012
Carissimi Fratelli,
a tutti e a ciascuno il saluto e l’augurio: Il Signore vi dia pace.
Benvenuti a questo momento importante per la vita della Provincia:
anche quest’anno ci ritroviamo insieme per fare festa. Ricordiamo
infatti con particolare gioia i fratelli che celebrano i diversi anniversari
di professione religiosa e di ordinazione sacerdotale ( vedi elenco ). Il
nostro incontro ci offre anche la felice occasione di indire proprio oggi
e in modo ufficiale la Visita canonica alla Provincia; atto giuridico e
fraterno per verificare il cammino vocazionale di tutti noi, delle nostre
fraternità locali e dell’intera fraternità provinciale. All’inizio di un nuovo
anno presentiamo poi le cose più importanti che ci attendono nei
giorni che il Signore vorrà benevolmente donarci.
Abbiamo appena concluso l’ottavo centenario degli inizi della
vita di santa Chiara a S. Damiano, ed è stato bello iniziare la nostra
giornata lasciandoci guidare dalle parole della “pianticella”,
sentendoci sostenuti dalla preghiera delle sorelle povere che hanno
preparato la breve preghiera iniziale. Viviamo dunque questa giornata
di memoria grata al Signore per il dono dei nostri fratelli che celebrano
gli anniversari di professione e di ordinazione sacerdotale nella luce
della fede e nella consapevolezza dell’unica vocazione che ci
riunisce, insieme all’ordine francescano secolare e alle altre forme di
vita consacrata, nell’unica grande famiglia francescana.
Come ricordavo nella lettera di convocazione oggi intendiamo
anche dare inizio ufficiale alla Visita Canonica alla Provincia. Al
termine dell’eucaristia consegnerò ad ogni guardiano e ad ogni
fraternità la lettera di indizione: in essa sono riportate tutte le
indicazioni per lo svolgimento e tutte le cose da preparare. Gli Statuti
per la visita canonica e la presidenza del Capitolo provinciale, ci
offrono alcune indicazioni importanti per vivere nel giusto significato
questo strumento di verifica della nostra vita e missione. Riprendo
alcuni articoli e sottolineo alcune parole:
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Saluto e
introduzione
alla
Festa della
Provincia
del Ministro
Provinciale
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Art. 1
La Visita canonica è un'accurata verifica,
compiuta dai Ministri in modo fraterno, personalmente o per mezzo di altri, sul governo e
sulla vita delle Province, delle Entità e Case dell'Ordine, nonché sulla vita dei frati a loro affidati,
secondo le norme del diritto comune e proprio
(cf. CIC 628 §1; Rb 10,1; Rnb 4,2; CG 213).
Art. 3 § 1
Fine principale della Visita è:
valutare e stimolare le attività delle Case e
delle Province;
promuovere presso i frati la coscienza di
appartenenza e di solidarietà con la Fraternità
universale, ossia di essere partecipi della vita e
dell'attività di tutto l'Ordine;
far sì, insomma, che ciascuno osservi meglio
ciò che nei documenti e nella legislazione
della Chiesa e dell'Ordine è sancito, e
parimenti stimolare tutti e tutto dal buono al
meglio.
Alla luce di queste sottolineature la Visita
Canonica si configura innanzitutto come una
verifica accurata della vita delle entità e dei
singoli frati. Verificare la vita dei frati è, da parte
mia, essere consapevole che incontrerò fratelli
che stanno facendo un cammino e che stanno
vivendo in modo diverso e variegato la propria
vocazione. Sono certo che durante la visita
incontrerò molta santità: frati, giovani, adulti e
anziani, sani e malati, che conducono una vita
radicalmente evangelica, come esige la nostra
forma di vita, e che nella logica del dono si
consegnano con vera passione, senza calcoli o
riserve di alcun tipo, al Signore e agli altri. Come
diceva il Ministro generale in un incontro per i
visitatori: “Questi sono necessari più di chiunque
altro nella fraternità, perché sono le vere
colonne dell’Ordine. La loro vita è una vera
evangelizzazione per i vicini e per i lontani, ad
intra e ad extra, inter gentes e ad gentes”.
Sono anche altrettanto certo di incontrare
fratelli che desiderano fortemente continuare a
camminare, ma forse sono stanchi e la loro vita
corre il pericolo di diventare insipida perché
vedono che il nostro stile di vita non è così
alternativo a quello proposto dal mondo e
rischia di essere dominato dalla routine, dalla
delusione e dalla mediocrità. Ai fratelli che si
7
trovano in questa situazione – diceva
sempre il Ministro generale – “ricordate, a
tempo opportuno e non opportuno, il loro
proposito e il punto di partenza… Allo stesso
tempo invitateli a rimanere in uno stato di
fondazione, a sentirsi responsabili in prima
persona della rivitalizzazione della forma di
vita che Francesco ha vissuto e che
abbiamo abbracciato. Invitateli alla fedeltà
creativa (cfr. VC 37), in modo che le loro
vite siano significative per tutti coloro che gli
si avvicinano. Invitateli a essere Vangelo
vivente “esegesi vivente della Parola di Dio”
(Verbum Domini, 83), e quindi in grado di
offrire uno stile di vita alternativo a quello
che offre una vita dominata dalla
mediocrità. Che non privino gli altri della
testimonianza gioiosa di essere stati
chiamati e inviati a restituire con la loro vita
e la Parola, il dono del Vangelo agli uomini
e alle donne di oggi”.
Nella Visita alla Provincia troverò anche il
peccato e l’infedeltà. Chiedo al Signore
piena lucidità per discernere quello che
viene dal Signore e ciò che è contrario, e la
forza di denunciare il peccato in qualsiasi
modo si presenti. Chiedo anche, e insieme,
misericordia con il peccatore per invitare
tutti, sottoscritto compreso, alla conversione.
Vista così la Visita Canonica è allora
davvero, come dicono i testi citati,
l’occasione per stimolare tutti e ciascuno a
compiere il passaggio dal buono al meglio
per tornare a vivere in pienezza una vita che,
all’inizio della nostra chiamata vocazionale,
ci ha appassionato e ci può ancora
appassionare. È allora importante indire
ufficialmente la Visita Canonica oggi, mentre
facciamo memoria grata di quanto il Signore
ha compiuto nei nostri fratelli che
festeggiano i diversi anniversari di professione
o di ordinazione. Si tratta infatti di vivere non
solo un tempo di verifica, ma un tempo dove
riscoprire con gioia come il Signore sta
conducendo la nostra storia personale e di
fraternità e innalzare insieme il nostro canto
di ringraziamento per tutti i benefici ricevuti e
che ogni giorno riceviamo.
Gli articoli citati ci ricordano infine che la
Visita Canonica è l’occasione per prendere
coscienza che il cammino della singola
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Saluto del Ministro Provinciale
entità è partecipe della vita e della missione dell’intero Ordine,
osservando quanto nei documenti e nella legislazione dello stesso
Ordine è stabilito. Viene dunque posto uno stretto legame tra la verifica
che la Visita Canonica richiede e il cammino e la vita della fraternità
universale. È dunque importante che nella Visita Canonica si tenga ben
presente il cammino che tutta la fraternità universale sta vivendo
nell’impegno a dare qualità alla nostra vita e missione. Questa apertura
universale si fa per noi poi condivisione del cammino che con le altre
province del Nord Italia stiamo compiendo verso la creazione nel 2016
della nuova Provincia. Nella Visita avremo occasione di verificare
insieme disponibilità personali ad inserirsi in fraternità interprovinciali,
riflettendo insieme sulle aspettative, le proposte e le difficoltà che
ognuno di noi vive dentro questo cammino di unione.
Nell’agenda del nuovo anno pastorale avete già preso visione
delle diverse iniziative e scadenze che segneranno i prossimi mesi. Oltre
alle date relative alla Visita Canonica per le singole fraternità vorrei
sottolineare e rilanciare alcuni appuntamenti importanti: il Capitolo
provinciale e il percorso di preparazione; il cammino interprovinciale
con l’ulteriore riflessione sulla mappatura delle case nel territorio della
Lombardia; la due giorni prevista per l’annuale assemblea economica;
gli esercizi spirituali; la beatificazione dei martiri di Praga.
L’appuntamento del Capitolo provinciale (14 – 22 Giugno 2013)
segna di fatto tutto il percorso dell’intero anno che stiamo iniziando.
Della visita canonica abbiamo già detto. Occorre ricordare che nel
cammino interprovinciale i diversi Capitoli provinciali sono stati allineati, si
celebreranno cioè tutti in questo anno e quasi nello stesso periodo, per
uniformare tutte le scadenze e così poter vivere in modo uniforme il
triennio 2013 – 2016 in funzione della nascita della nuova Provincia. I
Capitoli di Bologna, Trento e Torino sono elettivi, i Capitoli di Venezia,
Genova e il nostro sono intermedi: tutti comunque dovrebbero essere gli
ultimi delle attuali Province. Come sapete i nostri fratelli fr. Tarcisio
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Colombotti e fr. Enzo Maggioni sono stati
chiamati a svolgere il delicato servizio di
Visitatori generali rispettivamente a Bologna e
a Trento. Sapete poi che anche a fr. Renato
Beretta è stato affidato lo stesso ufficio, con il
compito di visitare canonicamente la Custodia
di Terra Santa.
La recente Assemblea dei Definitori, tenutasi
a Pergine Valsugana dal 20 al 24 Agosto, ha
approvato all’unanimità alcune comuni
indicazioni per la preparazione e lo
svolgimento dei Capitoli: l’unico Strumento di
lavoro,
le
relazioni
da
prevedere, il
regolamento comune, la votazione sulla
adesione alla nuova Provincia, ecc… Già da
tempo una commissione apposita ha
preparato i sussidi per arrivare alla stesura dello
Strumento di lavoro comune. Queste schede,
che saranno presentate ai Guardiani nel loro
incontro del 15 – 18 ottobre p. v., verranno
usate per il lavoro e il confronto in tutte le
fraternità locali delle sei Province a partire dal
mese di ottobre fino a febbraio 2013 per
raccogliere materiale (riflessioni e proposte)
per la composizione dello Strumento di lavoro
unitario. Altre schede, anch’esse comuni a
tutte le fraternità, accompagneranno poi la
celebrazione dei ritiri mensili. Tutto questo
materiale sarà presto consegnato ai singoli frati
e saranno di fatto gli strumenti per il cammino
della Fo.Pe dell’anno.
I nostri SS.PP. prevedono che almeno tre mesi
prima del Capitolo il Ministro provinciale
comunichi a tutti i frati gli argomenti più
importanti che si devono trattare e vengano
inviate alle fraternità la relazione del Ministro
provinciale sullo stato della Provincia, del
Segretario provinciale per l’Evangelizzazione,
del Segretario per la Formazione e gli Studi e
dell’Economo provinciale (Cf. SS.PP. Art. 100) e
che si chiedano alle fraternità pareri e
suggerimenti sugli argomenti e sulle relazioni
indicate (Cf. SS.PP. Art. 101 §2). Circa le
relazioni dei due Segretariati, che esistono
ormai solo nella versione interprovinciale, si è
deciso, nell’Assemblea dei definitori, di
presentarle direttamente ai singoli Capitoli con
una eventuale aggiunta per quei settori che
hanno ancora un impegno a livello locale. Per
la relazione dell’Economo provinciale e la
relazione del Ministro provinciale procederemo
secondo la nostra prassi, normata dagli SS.PP,
e faremo avere ai singoli frati e alle fraternità il
relativo testo perché sia discusso e si possano
raccogliere riflessioni e suggerimenti.
Sempre per quanto riguarda la preparazione
al Capitolo ricordo che dal mese di gennaio
2013 inizieremo le procedure per l’elezione dei
deputati secondo quanto previsto dai nostri
SS.PP agli articoli 103 – 106. Il 13 maggio 2013 è
prevista una giornata intercapitolare, per tutti i
capitolari delle sei province, a Padova presso
la basilica di Sant’Antonio con all’ordine del
giorno, tra le altre cose, la presentazione e
l’approvazione dello Strumento di lavoro e del
Regolamento comune.
Il cammino interprovinciale sta proseguendo
celermente.
Il
Documento
finale
dell’Assemblea dei Definitori 2012 , che verrà
presentato ai Guardiani nel loro prossimo
incontro di ottobre e poi fatto conoscere a
tutti,
riporta
diverse
proposizioni
che
impegnano il Collegio dei Ministri e i diversi
organismi (Segretariati, Commissioni, gruppi di
lavoro) a continuare il cammino verso la nuova
Provincia. Oltre alle indicazioni per la
celebrazione dei Capitoli provinciali, si affidano
riflessioni e compiti nuovi ai settori del
Segretariato delle Missioni ed Evangelizzazione,
al Segretariato Formazione e Studi, al gruppo
degli Economi e a chi di dovere per continuare
il lavoro sulla mappatura. A questo proposito si
chiede alle Province di far conoscere a tutti i
frati la mappatura complessiva di tutto il
territorio della nuova Provincia, così come è
risultata dal lavoro sin qui svolto. Per quanto
riguarda la nostra fraternità provinciale il
percorso della revisione delle nostre presenze
ci ha portato finora alla chiusura e cessione del
convento di Cividino, alla costituzione di S.
Angelo come casa filiale di S. Antonio, alla
scelta (condivisa con i diversi responsabili della
diocesi) di lasciare entro il 2013 la parrocchia
della Brunella a Varese e giungere alla
soppressione della parrocchia di Busto
mantenendo la presenza. Nel quadro
complessivo di tutte le presenze sull’intero
territorio del Nord Italia sono da valutare anche
altre scelte. Per questo, dopo la presentazione
della mappatura ai Guardiani e l’incontro
degli stessi con tutto il definitorio il 18 ottobre a
Castelletto di Brenzone, si chiederà alle singole
9
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
fraternità di esprimere un parere sulle ipotesi
che verranno presentate. I risultati di questa
consultazione e la ricerca di indicazioni
concrete per le scelte future verranno poi
ricercate insieme nella Assemblea delle
Fraternità prevista per il 20 Novembre a Monza.
Nell’agenda dell’anno pastorale avete
certamente
notato
come
l’annuale
Assemblea Economica si terrà dal pomeriggio
del 12 al pranzo del 13 marzo 2013. La novità
delle due giornate è scaturita dalla verifica
compiuta in definitorio per garantire un tempo
prolungato per un più ampio confronto e per
una riflessione più articolata su aspetti così
importanti per la nostra vita. Inoltre in vista del
Capitolo provinciale risulta opportuno fare
una verifica e una riflessione sul percorso
compiuto nell’ultimo triennio sulle scelte che
qualificano la nostra vita in povertà e minorità.
Anche se il tutto si inserisce in un quadro di
numerosi e impegnativi appuntamenti, credo
che sia importante prendere nota fin da ora
di questo momento che potremmo definire a
suo modo formativo. Ci auguriamo che
anche attraverso questo strumento possiamo
continuamente imparare – come ci chiede il
Ministro generale nella lettera per la festa di
santa Chiara di quest’anno – “a rendere
credibile la scelta dell’essenzialità” (32).
Permettete una parola sugli esercizi
spirituali.
Oggi
i
Guardiani
devono
consegnare alla Segreteria la lettera che
testimonia la partecipazione dei propri frati
agli Esercizi Spirituali nell’anno 2011 – 2012. Da
quello che risultava lo scorso anno la
partecipazione sembrava a un buon livello;
tuttavia non si può non notare che la
partecipazione molto diversificata nelle forme
e nelle modalità (esperienze personali,
pellegrinaggi vissuti come esercizi ecc.) pone
qualche domanda sulla reale efficacia del
tempo dedicato a questa pratica. La nostra
partecipazione ai corsi organizzati dalle
Province del Nord Italia poi non ha brillato. Il
calendario degli Esercizi interprovinciali di
questo
anno
pastorale,
che
viene
consegnato a tutti, è ricco di proposte e di
diverse interessanti alternative. È necessario
che ci richiamiamo tutti al dovere di trovare,
durante l’anno, un tempo di più intensa
preghiera e riflessione; ricordiamoci che
“secondo le norme delle CC.GG. e SS.GG.
tutti i frati sono tenuti a partecipare ogni anno
agli esercizi spirituali o a esperienze di eremo”
(SS.PP. Art. 7 §2). Gli stessi SS.PP. chiedono poi
di privilegiare “le proposte interprovinciali”.
Come ormai tutti sapete il nuovo anno
pastorale
inizia
con
il
dono
della
beatificazione dei martiri di Praga di cui
quattro sono nativi della nostra terra di
Lombardia. Rendiamo grazie al Signore per il
dono di questi fratelli; un dono che diventa
rinnovato impegno ad una testimonianza
evangelica sempre più coerente. Un dono
che si inserisce provvidenzialmente nel nostro
impegno a qualificare la nostra vita e
missione. Un dono che ci sprona ad una vita
santa nella fedeltà ai nostri impegni
quotidiani. Fr. Francesco Metelli ci presenterà
il materiale che è stato preparato per
l’animazione;
il
programma
per
la
partecipazione alla beatificazione del 13
Ottobre a Praga è già stato fatto conoscere e
le iscrizioni sono ancora aperte. Ringrazio di
cuore fr. Francesco per tutto il lavoro svolto e
con lui ringrazio fr. Massimiliano Taroni che, a
tempo di record, ha preparato il fascicolo
divulgativo.
In questa occasione di festa vorrei
condividere con voi una preoccupazione che
mi accompagna e che i fratelli del definitorio
condividono con me. Ci sono alcuni fratelli
della Provincia che, per ragioni diverse,
stanno vivendo momenti particolari nella
ricerca del come meglio vivere la loro
vocazione sacerdotale o religiosa. Le diverse
tipologie canoniche che accompagnano le
singole situazioni personali indicano anche,
almeno a grandi linee, il percorso che stanno
compiendo: passaggio ad altro istituto
religioso, incardinazione in diocesi previo
esperimento, anno extra domum per verifica
vocazionale, privazione di voce attiva e
passiva.
Non
è
sempre
così
facile
accompagnare i fratelli che vivono queste
situazioni; in alcuni casi la disponibilità al
dialogo e al confronto coniugata con la
ricerca della fedeltà ai valori della nostra
forma di vita e la ricerca del vero bene della
persona, non sono sempre comprese e
accolte e il discernimento di tutto il definitorio
non viene sempre colto come un aiuto al
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Saluto del Ministro Provinciale
maturare le decisioni conseguenti. Vi chiedo di pregare per questi fratelli e di seguirli con
particolare affetto.
Non dimentichiamo infine che l’orizzonte ecclesiale più ampio dentro il quale vivere il
nuovo anno pastorale e le diverse realtà richiamate, è il cammino della comunità cristiana che a
livello universale e locale si misura con la proposta del santo padre di celebrare l’anno della fede
nel ricordo del cinquantesimo anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II e del
venticinquesimo della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, e con la
celebrazione del Sinodo dei Vescovi sulla Evangelizzazione. L’anno della fede, ci ricorda il Ministro
generale nella lettera per S. Chiara – potrebbe essere una buona occasione “per riscoprire –
come dice il papa - la gioia del credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede” (PF 7).
Che tutte le diverse attività in programma ci conducano dunque ad un profondo rinnovamento
della nostra vita di fede e ci sostengano nel vivere un rinnovato annuncio missionario. “L’anno
della fede – scrive il Cardinal Scola nella lettera pastorale di quest’anno – può essere una
occasione propizia perché i cristiani prendano coscienza della responsabilità, particolarmente
acuta in questa società plurale, di comunicare la convenienza della vita buona che nasce dal
Vangelo. Proporla e impegnarsi ad un confronto indomabile e rispettoso con tutti, lungi dal
limitarne la libertà, diventa una risorsa. Per questo però è necessario che i cristiani continuino a
domandare: Credo; aiuta la mia incredulità” (12.4 c).
Ringrazio di cuore la fraternità di Busto che quest’anno ci ospita e ci ha accolto con tanta
attenzione e disponibilità; ringrazio le sorelle clarisse di Milano che hanno preparato la preghiera
iniziale. Ringrazio tutti coloro che rendono possibile il nostro stare insieme compresi i fratelli che
sono rimasti a casa e permettono a noi di stare qui. Un saluto particolare a tutti i frati infermi
dell’infermeria di Sabbioncello e nelle altre fraternità e ai fratelli in missione; vorrei che li
ricordassimo tutti in maniera particolare sentendoli a noi vicini in questa giornata. Ora prima di
festeggiare e salutare personalmente i nostri fratelli che ricordano diversi anniversari di vita
religiosa o sacerdotale, lascio a voi la parola per eventuali domande o chiarimenti su tutto
quanto è stato detto e presentato. Grazie del paziente ascolto e buona giornata a tutti.
11
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Omelia del Ministro Provinciale
Eucarestia nella Festa della Provincia
Festa di S. Matteo
liturgia ambrosiana
Se, come dicono gli esperti, Matteo in ebraico significa “dono del Signore”, non
potevamo trovare altra data migliore di questa, per celebrare gli anniversari di professione e di
ordinazione, riscoprendoci ancora una volta fratelli donati dal Signore, secondo quanto ci
invita a fare il padre San Francesco nel suo Testamento. Ricordare ogni anno e pregare con e
per i fratelli che celebrano anniversari diversi di vita religiosa o sacerdotale è vivere appunto da
fratelli che riconoscono ed accolgono reciprocamente il dono dell’altro e lo accolgono dentro
quella particolare storia vocazionale che la vita del singolo fratello racconta: 65 – 50 – 40 -25
anni di consacrazione e di sacerdozio. È un accogliersi per rendere grazie al Signore per tutti i
benefici ricevuti in questi anni; è un accogliersi per invocare insieme perdono e misericordia
sulle infedeltà vissute; è un invocare insieme lo Spirito del Signore che sostenga i passi futuri per
scrivere ancora una storia di fedeltà e di entusiasmo nella consegna di se al Signore e ai fratelli.
E quest’anno tutto questo lo facciamo qui a Busto, luogo legato alla memoria, per tanti di noi,
del proprio percorso vocazionale.
Celebrare un anniversario di vita religiosa o sacerdotale non è però solo scoprire che il
tempo passa con la sua ineluttabilità, ma vivere tutto questo come una rinnovata occasione di
grazia per rispondere al Signore Gesù che ripete nell’oggi il suo invito a seguirlo. Il brano
evangelico non ci ha raccontato solamente la chiamata dell’evangelista Matteo; la Parola di
salvezza, risuonata nella nostra assemblea, si è fatta nuovo invito e nuova chiamata. “Seguimi”:
ecco la nuova chiamata del Signore per noi che celebriamo gli anniversari di professione e di
ordinazione. “Seguimi”: ecco la nuova chiamata del Signore per tutti noi che siamo radunati in
questa santa assemblea. “Seguimi”: ripete il Signore ad ogni frate della nostra fraternità
provinciale nella non facile ricerca di un modo nuovo di esprimere, nella vita e nelle strutture, la
grazia della vocazione francescana. Si tratta, per tutti, di rimettersi coraggiosamente alla
sequela del Signore senza guardare la nostra età, i nostri limiti e acciacchi, i nostri difetti e i
nostri peccati. Si tratta, ancora una volta, di ritrovare l’entusiasmo degli inizi, per lasciare il
nostro “banco delle imposte” che ci siamo costruiti nel frattempo e che può assumere nomi
diversi quali l’abitudine, lo scoraggiamento, la fatica e il compromesso, per tornare a
camminare dietro a Gesù con slancio rinnovato, slancio che non dimentica lo spessore della
vita vissuta e che fa sintesi di tutte le esperienze fatte. Solo così la novità del Vangelo, il vino
nuovo e il nuovo vestito, segnerà i nostri giorni nella fiduciosa ed impegnativa ricerca di una
fedeltà che vince il rischio della stanca ripetitività quotidiana. Questo invito, “Seguimi”, va
dunque ascoltato e accolto ogni giorno per diventare risposta generosa e pronta come quella
di Matteo: “ed egli si alzò e lo seguì”.
“Benedetto sia Dio”, diciamo allora
con l’apostolo Paolo, “Benedetto sia Dio”,
che ci dona la grazia di vivere questo
momento dove, insieme come fratelli,
prendiamo ancora una volta coscienza della
nostra più profonda e vera identità:
“facendoci (il Padre) conoscere il mistero
della
sua
volontà….quella
(cioè)
di
ricondurre al Cristo tutte le cose”. È infatti solo
in Cristo che siamo stati “fatti eredi
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
predestinati ad essere lode della sua gloria”. “Benedetto sia Dio” allora che ci ha chiamati alla
comunione del Figlio suo e ogni giorno ci rinnova l’invito, proprio attraverso suo Figlio,
“Seguimi”.
S. Ambrogio così commenta la vocazione di Matteo Levi: “Così quest’uomo, che sino
allora traeva con avidità i suoi profitti dalle paghe duramente e pericolosamente guadagnate
dai pescatori, chiamato con una sola parola, abbandona, lui che rubava i beni degli altri,
abbandona i suoi propri beni. E lasciando il vile banco del gabelliere, cammina al seguito del
Signore con tutto l’ardore della sua anima. E non solo, ma prepara un grande convito: infatti
chi riceve il Cristo nella sua dimora interiore è saziato da immense delizie e da gioie
sovrabbondanti. Ed il Signore entra volentieri e si siede per amore di colui che ha creduto”
(Ambrogio, Commento a Lc 5, 27-39). Mi piace pensare a questo nostro stare insieme, attorno
all’altare del Signore, non solo come al banchetto preparato dal Signore per noi dove Lui viene
a stare con noi che abbiamo bisogno di misericordia e di perdono, ma anche come segno di
un banchetto che ci possiamo ogni giorno reciprocamente preparare. Se ognuno di noi, infatti,
nel suo impegno a vivere fedelmente il dono della vocazione, accoglie ogni giorno il Signore,
permette al Signore stesso di visitare anche i fratelli con i quali condividiamo la stessa grazia
della comune vocazione; così ognuno di noi, nel vivere fedelmente la propria vocazione, “usa
misericordia” al fratello e impara che cosa vuol dire: “ Misericordia io voglio e non sacrificio. Io
non sono venuto infatti a chiamare i giusti ma i peccatori”.
Gli Atti degli Apostoli ci hanno ricordato che tra coloro che nel Cenacolo erano
“perseveranti e concordi nella preghiera insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di
Gesù”, c’era anche Matteo. La fedeltà alla novità evangelica, la fedeltà alla grazia della
vocazione si nutre di perseveranza e concordia nella preghiera. È questo quello che chiediamo
al Signore per intercessione di San Matteo; e lo chiediamo per tutti noi che siamo qui oggi, per
tutti i frati della Provincia e in particolare per noi che celebriamo gli anniversari di vita religiosa o
di vita sacerdotale.
Che il Signore renda tutti noi, con la nostra fedeltà quotidiana alla grazia della
vocazione, gente che fa risuonare “in tutto il mondo la parola di salvezza”. Che il Signore ci
doni di vivere il tempo della Visita Canonica come occasione seria di verifica della nostra vita e
missione. Che San Matteo ci aiuti a scrivere con la nostra vita pagine di Vangelo, pagine di
bella e buona notizia per la nostra salvezza e per quella di tutto il mondo.
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Testimonianze di vita Fraterna
Baccanello
1
Settembre
2012
Vestizioni di
fr. Andrea,
fr.Simone,
fr. Andrea
Koray
Il primo settembre a Baccanello abbiamo vissuto il rito della
vestizione, a termine dell’anno di postulato. Siamo Andrea, Simone e
Andrea Koray, ufficialmente i nuovi novizi del nord Italia (i primi due) e
della fondazione Beato Egidio. Partiti da Arco dopo le lodi e i saluti alla
comunità, siamo giunti al convento di Baccanello verso le ore 10, al
termine di un viaggio un po’ movimentato e bagnato dalla pioggia.
Bisogna sottolineare che Andrea Koray, soprannominato “il turco”, ha
vissuto l’esperienza del postulato a Palestrina, nelle vicinanze di Roma,
unendosi ai “norditalici” solo il 27 agosto, per trascorrere una settimana
tutti insieme in vista del nuovo anno di discernimento.
All’arrivo, e poi a successive ondate, abbiamo incontrato molti frati
delle diverse province; alcuni conosciuti qua e là lungo queste prime
tappe del nostro cammino, altri mai visti e conosciuti qui per la prima
volta. A mezzogiorno ci siamo ritrovati tutti in chiesa per l’inizio del rito
della vestizione presieduto dal ministro provinciale del Piemonte fra
Gabriele Trivellin, che nella sua breve riflessione ci ha ricordato
l’importanza dell’anno che andremo a vivere in vista dell’eventuale
professione, la quale, pur essendo temporanea, esprime già la pienezza
della vita francescana. In quei momenti ognuno di noi in maniera diversa
eppure simile ha vissuto una grande emozione per questo dono che il
Signore ci ha fatto. Particolarmente forte è stato il momento in cui per la
prima volta abbiamo indossato il saio con l’aiuto di un frate e non meno
la conclusione del rito con il saluto affettuoso di tutti i presenti.
La giornata è quindi continuata con il pranzo in refettorio, seguito
da alcuni bei momenti di convivialità con i frati. Lanciati nel servizio
liturgico per la professione di fra Alessandro, abbiamo fin da subito
soddisfatto le attese di chi attendeva le prime gaffe dei novizi con una
candela un po’ problematica e qualche giro a vuoto attorno all’altare.
Fortunatamente non c’è stata nessuna
vittima e la celebrazione è stata un’altra
grande emozione e una gioia per tutta la
comunità. Al seguente rinfresco abbiamo
sperimentato per la prima volta tutto il calore
di questa bellissima e vivace realtà e
conosciuto alcuni dei fedeli amici dei frati.
La giornata si è conclusa in bellezza con la
cena della fraternità insieme ad alcuni terziari,
con i quali abbiamo avuto il piacere di fare la
prima conoscenza e scambiare alcune
chiacchiere in compagnia. Infine il meritato (si
fa per dire) riposo nel convento che ci ospiterà
per quest’ anno, sperando sia una grande
occasione per approfondire la conoscenza e
la relazione con il Signore e decidere, nella sua
luce, il futuro della nostra vita.
I novizi
Fr. Andrea, fr. Simone, fr. Andrea Koray
14
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Testimonianze di vita Fraterna
Notizie
da
s. Angelo
Anche quest'anno nei mesi di luglio e agosto sono stati accolti
nella fraternità di s. Angelo confratelli provenienti da diverse Province
dell'Ordine per imparare la lingua italiana in vista del proseguimento del
loro cammino formativo: tre giovani dell'Albania accompagnati dal loro
Ministro provinciale; in questo mese di settembre iniziano il loro periodo di
postulandato ad Arco di Trento. Inoltre sei studenti provenienti dalle
Province di Bosnia Erzegovina, due dei quali proseguiranno i loro studi
teologici a Roma.
Come sempre si è vissuta una particolare e significativa presenza
per gli studenti ( riportiamo di seguito il saluto-ringraziamento ai frati della
comunità da parte dei postulanti), ma anche per noi tutti che abbiamo
fatto il possibile per essere presenti e accompagnarli per tutto il periodo
della loro permanenza.
Sicuramente (anche se con un po’ di sacrificio per noi) abbiamo
"respirato" aria di apertura e di entusiasmo portati da questi giovani
confratelli, e di tutto questo ringraziamo il Signore.
fr.Roberto Ferrari
Il saluto dei 3 postulanti:
"Vogliamo ringraziarvi per la vostra accoglienza che avete dimostrato
per noi. E' stato un mese veramente bello anche se abbiamoa avuto
qualche difficoltà nella scuola.Però in questo tempo che abbiamo
passato qui, abbiamo imparato il significato di fraternità; abbiamo
vissuto una vera vita di frati minori: qui tutti lavorano insieme, si prega
insieme e nessuno si sente solo. Qui c'è sempre un fratello che è
pronto per aiutarti e per risolvere i problemi diversi. Per noi c'è una
novità, che un fratello che ha passato i 90 anni, ancora lavora con gli
altri. Per noi questo è un esempio che non dobbiamo dimenticare.
Vi ringraziamo ancora una volta per tutto quello che avete fatto per
noi e speriamo che con l'aiuto del Signore dopo di noi verranno altri
ragazzi per entrare nella nostra famiglia francescana".
Grazie.
a cura di
fr. Roberto
Ferrari
15
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Testimonianze di vita Fraterna
Colloquio
con
il card.
Martini
Domenica 2 Settembre, come tutte le sere lasciavo la Casa di
Solidarietà di via Saponaro per rientrare nel Convento di Piazza
Sant’Angelo; erano circa le h.23,15 quando con la macchina passai
davanti al Duomo di Milano. Decisi così di entrarvi e con tanti ricordi che
mi affioravano alla mente, mi ritrovai a pregare di fronte alla salma del
Cardinale Carlo Maria Martini. Casualmente incontrai anche uno dei tanti
nostri utenti, che avevamo ospitato in via Saponaro, il quale decise di
accompagnarmi.
Ho incominciato una lunga preghiera in ricordo di Martini e segno di
riconoscimento per la generosità dimostrata nei confronti della nostra
Fondazione a sostegno dei poveri:
“La ringrazio a nome di tutti i poveri che siamo stati in grado di
assistere in questi anni e che ancora oggi possiamo aiutare; queste
persone non possono immaginare che proprio grazie al suo
intervento oggi hanno la possibilità di trovare rifugio presso le nostre
Case di accoglienza, di mangiare tutti i giorni alla nostra mensa, di
ricevere cure adeguate presso il nostro poliambulatorio. E sempre
grazie al suo aiuto, migliaia di persone possono godere di una
doccia calda e di abiti puliti; possono trovare persone in grado di
ascoltarli e aiutarli a riprendere in mano la loro vita. Un grazie anche
da tutti i ragazzi, i minorenni, che abbiamo accolto e continuiamo
ad accogliere; un grazie anche dai molti anziani ai quali offriamo
ascolto e sostegno. Grazie da parte di tutte quelle persone che
hanno bussato alla nostra porta, trovando aiuto e conforto e che
ancora non sanno che devono a Lei il dono di quanto la Fondazione
è in grado di offrire loro“.
fr.
Clemente
Moriggi
Nel 1999, agli inizi della “rinascita” della Fondazione, i poveri che si
rivolgevano a noi erano numerosi, così come lo erano le code alla mensa
di via Bertoni, code che andavano a confluire con quelle delle centinaia
di persone in attesa davanti alla Questura di via Montebello – Ufficio
Stranieri. Un giorno il Cardinale Martini venne a farci visita e sceso dalla
sua auto in Piazza Sant’Angelo – andai io stesso ad accoglierlo –
vedendo tutte quelle persone in fila, mi chiese: che cosa sta
succedendo? Risposi con una frase che lo colpì: Eminenza, solo lei è
straniero a Milano? Sono molti i poveri e i bisognosi che ci chiedono aiuto.
Mi chiese quindi cosa facevamo per loro e cominciai ad elencare tutti i
servizi che al tempo potevamo offrire: Eminenza, la nostra mensa rimane
aperta tutta la notte, per dare conforto con cibo e bevande calde a
quanti sono costretti a fare la coda per poter entrare in Questura a
rinnovare il permesso di soggiorno; se qualcuno ci chiede da dormire, lo
accogliamo nel convento per dargli conforto la notte. E aggiunsi – forse
guidato dallo Spirito – Eminenza, con il suo aiuto, possiamo fare di più.
Stupito egli mi guardò e mi chiese come avrebbe potuto; ed io risposi:
Eminenza, le mostro una cosa – indicando quello che oggi è l’ingresso
principale di via Bertoni –.
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Testimonianze di vita Fraterna
Colloquio
con
il card.
Martini
fr.
Clemente
Moriggi
Tutto questo è di proprietà della Diocesi, ed è in disuso da 25
anni; pensi a quanti poveri potremmo aiutare valorizzando questi spazi!
Ebbene, posso dire che non passarono nemmeno 24 ore da quel
nostro incontro, che venni contattato dall’allora Vicario Generale,
Mons. Giovanni Giudici il quale, bonariamente, mi rimproverò in
dialetto milanese: cosa te ghe dì al Cardinal? Risposi: la verità. È
inconcepibile lasciare quegli spazi inutilizzati.
Subito dopo, gli Uffici Curiali ci offrirono la possibilità di usufrutto
per trent’anni di quegli spazi, chiedendoci di utilizzarli solo per scopi
umanitari, sociali e caritatevoli, attraverso la costituzione di una
Fondazione di tipo civile.
Voglio concludere questo mio personale ricordo del Cardinale,
una persona sensibile al tema dei poveri e sostenitore (e sicuramente
precursore rispetto ai tempi) della multiculturalità e della multietnicità,
con una sua affermazione che spesso mi torna alla mente e che mi
porto nel cuore: Vorrei avere cento Case in Diocesi, perché è dalle
nostre scelte di oggi che nascerà il futuro mondo basato sulla
multietnicità; non nascerà subito la cultura dell’amore, ma quella della
tolleranza.
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Testimonianze di vita Fraterna
XXXII
Marcia
verso
Assisi
Sulle parole “Tu sei bellezza”, siamo partiti da tutta Italia, e anche
più in là, in cammino verso Assisi. Noi del Veneto e del Friuli Venezia Giulia
abbiamo marciato per la prima volta insieme ai ragazzi di tutto il Nord
Italia.
La Parola di Dio ha scandito i passi di questo pellegrinaggio,
volendo restituirci la bellezza che ci abita dentro, facendola rifiorire, così
come Dio l’ha plasmata pensandoci e amandoci come siamo e come ci
ha voluti. Anche Lui, come noi, cerca di specchiarsi ogni mattina nei
nostri occhi per scorgervi il riflesso del Suo volto innamorato della Sua
creatura: noi, il Suo capolavoro.
Dai monti bresciani siamo scesi verso il lago di Idro fino al Garda
percorrendo un tratto di 130 Km a piedi, condividendo tutto: preghiera, la
fatica del marciare, pezzi della nostra vita piacevoli e non, pasti, docce
all’aperto e improvvisati dormitori (patronati, palestre).
La delusione dei primi giorni, nata dal dover fare i conti con i propri
acciacchi e dal capire che non si basta a se stessi, grazie all’aiuto anche
dei frati e delle suore, ha lasciato via via spazio alla consapevolezza che
proprio nelle nostre ferite non comprese, nei nostri limiti che troppo spesso
non accettiamo, proprio lì il Signore ci accoglie, ci ama, ci abbraccia.
Alla luce della Sua Parola abbiamo compreso che, di fronte alla
bellezza, rispondiamo principalmente in due modi:
- Proviamo paura davanti alla grandezza di Dio rispetto alla nostra
piccolezza: ne rimaniamo spiazzati e turbati.
- Cerchiamo di impossessarcene, più velocemente possibile, a tal
punto da perdere di vista il Creatore per fermarci solamente alla
creatura.
Questo piccolo cammino è così diventato occasione per rivedere la
nostra vita alla luce di una speranza che troppo spesso non vogliamo
concederci e, nella libertà della sua proposta, scegliere di seguirlo anche
oggi.
Siamo infine giunti alla Porziuncola per ricevere il “Perdon d’Assisi”
dopo esserci riscoperti portatori di una bellezza autentica, “la gioia non
sta nel ricercare la bellezza ma nel riconoscerla”. Ora che siamo tornati a
casa sentiamo la fatica di portare ciò che abbiamo vissuto durante
questi pochi intensi giorni, nella nostra quotidianità, ma sappiamo che
solo così la scelta si concretizza e porta frutto.
I tre marciatori
in accoglienza nella fraternità di s. Pancrazio
16
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
1/7
“Ammonisco
ed esorto gli stessi
frati che, nella loro
predicazione,
le loro parole siano
ponderate e caste,
a utilità e
a edificazione
del popolo,
annunciando
ai fedeli
i vizi e le virtù”
dal Cap. IX
Regola Bollata
Ciclo di
conferenze sui
Vizi Capitali tenute
a Spoleto
dal 29 giugno
al 4 luglio 2012
durante
Spoleto55
Festival
dei 2Mondi
in collaborazione
con il Pontificio
Consiglio
per la Nuova
Evangelizzazione
SUPERBIA:
un super-IO contro DIO
mons. Rino Fisichella
Per quanto possa sforzarmi di tornare indietro con la memoria, il
ricordo del termine “superbia” mi riporta sempre, a quando ero
bambino e la mente fissò il nome di Tarquinio il Superbo. Tutto ruota
intorno alla sua persona, di cui conosco ben poco, eppure la
qualifica è quanto rimane in me del personaggio. Non saprei dire
perché mi colpì così tanto da permanere come pensiero nella
memoria. Forse, perché con lui si concludeva la lista dei re di Roma
che eravamo obbligati, già in tenera età, a imparare a memoria
come una filastrocca; forse, perché neppure sapevo cosa fosse la
superbia, ma il termine rimbombante lo imponeva… saranno gli
psichiatri a determinare il tutto. Ciò che posso dire è che parlando di
superbia il nome del re Tarquinio è il primo che balza alla mente.
Certo, non senza ragione i Romani gli affibbiarono l’appellativo se è
vero, come attesta Tito Livio, che convocato il Senato ed entrato
nella Curia si sedette sul seggio del re; questi accorso sul posto
magna voce gli intimò: “Quid hoc, Tarquini, rei est? qua audacia me
vivo vocare ausus es patres aut in sede considere mea?”. Ciò che
Servio Tullio chiamava giustamente audacia, i Romani poco alla
volta la definirono superbia, sperimentandola sulla loro pelle.
Qualunque sia il ricordo, comunque, non è di Tarquinio che
dobbiamo parlare, ma di noi in relazione a ciò che è identificato
come l’origine di tutti i vizi. Da qualsiasi parte ci si volta, infatti, la
superbia sembra avere il primato. Per chi vuole trattare dei vizi
rispettando
l’ordine
alfabetico:
accidia, avarizia, gola, invidia, ira,
lussuria, arriva alla superbia come il
culmine di un procedere. Per quanti
vogliono modificare l’ordine, la
prima che viene nominata è sempre
lei, la superbia, per incarnare ciò
che rappresenta. Il “peccato
capitale”, così chiamato per primo
da Gregorio Magno e tematizzato in
seguito dalla teologia medievale, e
in primis da Tommaso d’Aquino,
porta con sé tanti derivati che
19
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
1/7
SUPERBIA:
un super-IO contro DIO
mons. Rino Fisichella
impediscono di innalzarsi a una corretta vita di
relazioni e di ordine cosmico. Sono sette, come si sa,
per indicare secondo la cabala la pienezza e la
totalità di una vita ripiegata sul male.
Ironia della sorte, però, la semantica del termine
(ύπερηφανία) è positivo. Pur nell’etimologia oscura, il
significato originario intende esprimere il carattere
“eminente”, “eccellente” e “insigne” dell’animo
umano e della sapienza. Lo sviluppo successivo, al
contrario, venne usato in senso peggiorativo e
riprovevole
come
“arroganza”,
“vanteria”
e
“alterigia”. Insomma, per gli antichi Greci, la superbia
si colloca tra la ύβρις, tipica di chi disprezza e la
αλαζών, il presuntuoso millantatore che inganna se
stesso ed è un ciarlatano vantando pregi che non ha.
In una parola, il superbo è un folle presuntuoso,
perché si vanta della sua posizione, del potere e della
ricchezza guardando gli altri sprezzantemente dall’alto in basso. In una parola, il
termine manifesta un’esperienza universale. Nell’uomo di ogni terra e di ogni cultura,
in ogni tempo e lingua si verifica il segno di una connotazione giudicata
negativamente perché tesa a dominare sul proprio simile e a disprezzare le doti altrui.
E così, la letteratura greca antica è densa di riferimenti che mettono in guardia dalla
superbia e da ultimo, soprattutto per influsso degli stoici, il superbo venne incluso nei
cataloghi dei vizi.
Prima di entrare nel merito della superbia, non sarà inutile anticipare qualche
riflessione sul perché la Chiesa ha identificato sette peccati capitali e perché li ha
chiamati così. Una considerazione importante è fatta dal Catechismo il quale dice
che: “Il peccato trascina al peccato; con la ripetizione dei medesimi atti genera il
vizio. Ne derivano inclinazioni perverse che ottenebrano la coscienza e alterano la
concreta valutazione del bene e del male” (ccc 1865). Insomma, la lotta tra il bene e
il male permane fino alla fine dei tempi. Certo, è impari. Come attesta l’apostolo
Paolo le “opere della carne” e il “frutto dello Spirito” (Cfr Gal 5,19-23) non stanno sullo
stesso livello. La forza redentrice di Cristo ha vinto e ha distrutto il peccato del mondo,
ma la libertà degli uomini, che segna l’originalità del cristianesimo, permane come la
conditio sine qua non. “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te”.
L’espressione di sant’Agostino permane con la sua forza di significato per indicare
l’imporsi della libertà personale. Mai, probabilmente, il dramma della libertà si esprime
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SUPERBIA:
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mons. Rino Fisichella
con tutta la sua potenza come nella scelta tra il bene e il male e nella vita a servizio
dell’uno o dell’altro. Vivere nel bene apre il cuore e rende fecondi; scegliere il male
impoverisce e rinchiude in se stessi. Certo, rimarrà sempre la grande quaestio di cosa
sia bene e male; eppure, nel profondo del cuore di ognuno, e impresso nelle pagine
della natura, il confine posto non è solo percepito, ma anche compreso e
tematizzato. Il male, comunque, offusca la coscienza e la discesa diventa sempre più
scoscesa e scivolosa. C’è una ambivalenza nel vizio che tende a nascondere la parte
peggiore, per illudere con il canto delle sirene. Dall’altra parte, c’è la forza della virtù
che chiama al bene. Perseverare nel bene crea virtù che consente non solo di
compiere atti positivi, ma soprattutto sprona a dare il meglio di sé e a ricercare forme
sempre più grandi di bene. Ecco, pertanto il dramma: dove c’è il vizio, là c’è la virtù
che si contrappone: a te la scelta. Sei posto dinanzi all’orientamento da dare alla tua
vita. A te la scelta di quale ruolo vuoi giocare. Da ogni parte ti volti, comunque, non
puoi rimanere neutrale.
Probabilmente, oggi il vizio ha un fascino maggiore della virtù. Già il nome di virtù
appare obsoleto e riservato a una piccola categoria che diventa fastidiosa e da
evitare perché non ci consentirebbe di vivere la vita come vogliamo. Il vizio, invece,
no. Del vizio preferiamo intesserne le lodi. In qualche modo, ci piace e ci affascina; ci
consente di sperimentare il brivido del proibito che la Chiesa ha sempre combattuto
per tenerci legati e soggiogati a sé. E poi, il vizio si traveste felicemente con il tratto
ironico che ti rende simpatico anche il peccato peggiore. Chi non riesce a trovare
simpatia per un impareggiabile Alberto Sordi nelle
vesti dell’Avaro? L’avaro Sordi, fa ridere della sua
avarizia e non permette più di cogliere il male
intrinseco di chi vuole accumulare solo per sé. E
così, ancora una volta, sembra avere ragione
Molière: “Tutti i vizi, quando sono di moda,
passano per essere una virtù”.
24Dall’accidia alla superbia, e viceversa, il
passo è breve. Soprattutto ai nostri giorni non è
difficile percepire come la presenza dell’una
conduca inesorabilmente all’altra. Il fatto non è
innocuo per la vita personale. L’accidia, o l’ozio, è
stata normalmente identificata come il vizio dei
monaci. Indica, l’atteggiamento di indifferenza e
disinteresse per il mondo, la vita, se stessi. Spesso si
accompagna con la stanchezza, la noia, l’apatia
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un super-IO contro DIO
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e lo scoraggiamento, portando di fatto
alla malattia dei nostri tempi: la
depressione. Non si è più padroni di sé, si
pensa che il groviglio dell’esistenza sia un
labirinto senza via d’uscita e ci si rinchiude
in una totale forma di sfiducia. E, tuttavia,
non si può confondere la patologia con il
vizio. Se c’è vizio allora c’è scelta e quindi
responsabilità. Vivere stancamente e
nell’ozio,
riempire
le
giornate
di
pettegolezzo e mirare solo alle debolezze
degli altri per non guardare a noi stessi,
rimuginare rancore e malizia nei rapporti…
insomma, tutto questo porta a dimenticare l’esperienza di Dio e del suo amore. Il
passo verso la superbia è breve. Dimentico di Dio non resta che l’uomo, anzi rimango
solo io! La superbia, in ultima analisi, è il rifiuto di Dio. Lui o io. Non può esserci una via
di mezzo.
Lo aveva ben compreso Agostino quando nel De civitate Dei dice
perentoriamente che la superbia è “allontanarsi da Dio e convertirsi a sé” (12,6). Il
superbo, scimmiotta Dio; perché vuole imitare la sua potenza e rendersi simile a lui.
Non è un caso, quindi, che egli veda nella superbia “l’origine di tutti i mali perché è la
causa di tutti i peccati” (In Ioh ev 25,16); tanto da poter “sussistere anche da sola
senza gli altri peccati” (De nat et gr 29,33). Torna con tutto il suo valore l’accenno
all’etimologia; quel ύπερ dice tutto. Indica il mettersi sopra gli altri, il non voler vedere
nessun altro se non se stessi. Una grande lezione proviene anche da Tommaso che,
non si dimentichi, è la fonte per Dante come vedremo subito. Con la profondità che
gli è propria, Tommaso dice che: “La superbia è il vizio e il peccato con il quale
l’uomo, contro la retta ragione, desidera andare oltre la misura delle sue condizioni”
(STh II-II,162,1). L’analisi di questa espressione consente di vedere il nucleo della
superbia. Il superbo, di fatto, crea una sproporzione tra sé e la realtà con la
conseguenza che la volontà, principio che guida l’agire, non è più capace di
giudicare coerentemente. Ecco perché è contraria alla retta ragione perché il
superbo sopravvaluta se stesso senza confrontarsi con la realtà. La superbia diventa,
di fatto, un andare contro la ragione. Questa è fatta per ricercare la verità, vale a
dire, ciò che è coerente (adequatio); con la superbia, invece, la stessa ragione è fuori
strada. Dirà sempre Tommaso: “I superbi mentre godono della propria superiorità,
trovano fastidio nella superiorità della verità” (II-II,162,3, Concl). Non si tratta più di solo
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SUPERBIA:
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sentimento o di condizione psicologica caratteriale. La superbia è un uso non
corretto della ratio! Ciò implica l’assunzione di una responsabilità che proviene da una
scelta fatta. Puntare gli occhi sulla verità, al contrario, crea equilibrio e permette di
vedere non solo la complessità della realtà, ma il suo ordine intrinseco verso cui siamo
orientati per ottenere il bene.
Ne è ben consapevole Dante, che alla scuola di Tommaso, identifica esempi
concreti di superbi nell’XI canto del Purgatorio. Non è privo di significato che il canto X
sia un inno all’umiltà per far emergere il valore della virtù dinanzi al vizio. Alla stessa
stregua, l’inizio del canto si apre con la preghiera del Padre nostro per far emergere il
riconoscimento dell’uguaglianza dei figli di Dio dinanzi all’unico Padre. Come si sa,
Virgilio indica al poeta i superbi come coloro che “La grave condizione di lor tormento
a terra li rannicchia… si vede giugner le ginocchia al petto, così fatti vid' io color,
quando puosi ben cura”. Tre personaggi ricurvi su se stessi camminano sotto il peso del
masso che li opprime. L’immagine è limpida fin dall’inizio: coloro che si sono
sopravvalutati ora sono schiacciati a tal punto da non poter vedere neppure Dante
che passa accanto a loro. Omberto Aldobrandeschi, Oderisi da Gubbio e Provenzano
Salvani stanno a indicare i tre ambiti in cui la superbia sembra esercitarsi con maggior
facilità: la nobiltà, l’arte e la politica. Il primo si rivolge a Dante chiedendo,
retoricamente, e con un accenno alla superbia non ancora debellata, se lo ricorda. Il
secondo, invece, è riconosciuto dal poeta che si china fino a
terra per poterlo vedere in volto. E’ con lui che il dialogo
diventa più intenso e il senso della superbia acquista maggior
significato. “Oh vana gloria de l'umane posse!” esclama
Oderisi, facendo da eco a Gregorio Magno che proprio così
aveva definito la superbia: “inanis gloria”. La superbia altro non
è che illusione e transitorietà: “com' poco verde in su la cima
dura”. Lui, il grande e insuperabile artefice di miniature, ora si
vedeva superato dal Bolognese di cui non aveva voluto
riconoscere l’arte in vita. Alla stessa stregua, parla di Cimabue
superato da Giotto, e Guido Guinizzelli che fu dimenticato per
il sorgere del Cavalcanti. E, come lascia intuire il testo, anche
costui a sua volta adombrato dalla grandezza di Dante. Ed
infine, il capo dei ghibellini di Siena votato alla damnatio
memoriae al sopraggiungere della vittoria dei guelfi. Insomma,
insegna Dante, la superbia ti illude, perché è effimera. Ti lascia
godere un istante, ma a ben vedere ti abbandona presto e
rende la delusione ancora più grande.
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mons. Rino Fisichella
Torna con forza, a questo punto, un’immagine anch’essa scolpita nella mia
mente di ragazzo quando davanti al televisore seguivo l’incoronazione di Paolo VI. Il
Papa sulla sedia gestatoria procedeva contento e salutava festoso una folla che lo
acclamava. Ad un certo punto, il cardinale con in mano un piatto ricolmo di ovatta,
incurante di quanto accedeva chiamò il Papa: “Pater Sancte”. Paolo VI si volse verso
di lui e in quel momento il cardinale diede fuoco all’ovatta: “Sic transit gloria mundi”.
Un attimo e il fuoco bruciò tutto. Il volto di Paolo VI divenne greve e pensoso. Il segno,
in questo caso, parla molto di più delle parole. Nessuno può gloriarsi perché tutto
passa velocemente, e solo puntare all’essenziale crea stabilità.
Dio disperde quanti hanno pensieri di superbia perché si contrappongono a lui e
rimangono chiusi in se stessi e nell’illusione della loro arroganza, mentre egli esalta
l’umile. Non è un caso che soprattutto i libri sapienziali facciano ricorso alla dialettica
tra superbia e umiltà per indicare in
quest’ultima la via privilegiata a cui il giusto e
il pio devono attenersi. E’ significativo,
d’altronde, che il vangelo di Marco,
ripercorrendo lo stesso pensiero, ponga la
superbia tra la “bestemmia” e la “stoltezza”;
cioè è tipico dello stolto essere superbo,
perché si rivolta contro Dio, non volendo
riconoscere la sua grandezza, ma nello stesso
tempo condanna se stesso per non avere
un’intelligenza adeguata della sua esistenza
(Mc 7,22). Una parabola, comunque,
acquista in questo contesto tutto il suo
valore. Gesù narra di due uomini, un fariseo e
un pubblicano che si ritrovano insieme al
tempio per la preghiera. Il primo, “stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti
ringrazio, che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come
questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto
possiedo” (Lc 18,11-12). Aver posto l’esempio del superbo nello scenario della
preghiera ha un suo primo significato: come ci si pone dinanzi a Dio, così ci si pone
dinanzi agli uomini, e viceversa. Il senso della parola, comunque, non verte sulla
preghiera, ma sull’atteggiamento dell’uomo davanti a Dio. Come si vede, il fariseo fa
riferimento a due fatti; anzitutto, elenca i peccati da cui si tiene lontano, poi riferisce di
tutte le sue opere buone. Ciò che egli fa è riconosciuto solo come sua impresa
personale; il tono delle sue parole e il vanto che ne deriva non sono altro che
un’autoesaltazione e compiacenza di sé a tal punto da non essere neppure sfiorato
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dal pensiero che potrebbe essere un peccatore. Insomma, la sua preghiera diventa
un monologo per pronunciare il giudizio su se stesso; non deve attendere quello di Dio,
perché si è già posto come innocente davanti a lui e ha trovato il capro espiatorio: il
pubblicano. Alla fine, poiché compie opere che non sono comandate dalla legge,
ma sono compiute per la sua buona volontà, egli è perfino creditore nei confronti di
Dio, a differenza del povero pubblicano che neppure ha la forza di alzare gli occhi
verso di lui e chiedere il suo perdono. L’amore di Gesù, tuttavia, è nei confronti di
quest’ultimo che nella sua condizione umile di peccatore riconosce di avere bisogno
dell’amore di Dio. La verità sulla propria vita appartiene al pubblicano, non al fariseo
che rimane fermo nel suo inganno: “Se diciamo che siamo senza peccato,
inganniamo noi stessi e la verità non è in noi” (1 Gv 1,8).
A conclusione di questa riflessione giunge attuale la parola di Gregorio Magno.
Nel suo Commento morale a Giobbe, il grande Papa identifica quattro atteggiamenti
che permettono di riconoscere la superbia: “Quando si pensa che il bene derivi da
noi stessi; quando si crede che, se ci viene dato dall’alto, è per i nostri meriti; quando
ci si vanta di avere ciò che non si ha; quando, disprezzando gli altri, si aspira ad
apparire gli unici dotati di determinate qualità… Tutto ciò che fanno gli altri, anche se
è fatto bene, non piace all’orgoglioso; gli piace solo ciò che fa lui, anche se è fatto
male. Disprezza sempre le azioni degli altri e ammira sempre le proprie perché,
qualunque cosa faccia, crede di aver fatto una cosa speciale e in ciò che fa, pensa
per bramosia di gloria al proprio tornaconto; crede di essere in tutto superiore agli altri
e mentre va rimuginando i suoi pensieri su di sé, tacitamente proclama le proprie lodi.
Qualche volta poi è talmente infatuato di sé che quando si gonfia si lascia pure
andare a discorsi esibizionisti” (33,16-34,48). A ben vedere, l’immagine che ne deriva
del superbo è piuttosto una caricatura in cui cade l’uomo. In un momento in cui il
narcisismo ha conquistato un posto d’onore nella cultura dei nostri giorni e in molti dei
nostri comportamenti, una seria considerazione su chi siamo realmente non dovrebbe
stonare né apparire fuori luogo. Perdere il senso del limite e non essere più capaci di
humor su se stessi conduce a quella ipertrofia dell’ego che presto o tardi porta a
conseguenze nefaste per la propria vita. Meglio
allargare l’orizzonte e puntare sull’essenziale della vita
per consentire di raggiungere quella vera libertà fonte
di genuina realizzazione di sé. Dovremo dire con il libro
dei Proverbi: “Ubi humilitas ibi sapientia” (11,2). La verità
su se stessi proviene dalla capacità di ascolto e di
gratuità che sostengono la profonda intelligenza in
ricerca della verità ultima.
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
FilmiAmo…
REALITY
Scheda a cura di
fr. Davide Sironi
Luciano, pescivendolo napoletano con una disposizione
naturale alla teatralità, rimane folgorato da un provino per il Grande
Fratello. La sua vita viene sconvolta dall’ossessione di entrare nel
mondo luccicante della televisione che regala notorietà e soldi. Il
sospetto di essere spiato dalla produzione del programma lo conduce
in una realtà più irreale dei reality che altera le relazioni e rinchiude in
una bolla trasparente. Il delirio dell’apparire invade la mente di
Luciano, ma in maniera più penetrante e socialmente accettata
sembra abitare già la realtà, ogni casa, non sono quella del Grande
Fratello.
Reality è il nuovo film di Matteo Garrone che ritorna nelle sale
dopo quattro anni dal successo di Gomorra. Vincitore all’ultimo Festival
di Cannes del Gran Premio della Giuria, inscena la vicenda di Luciano
Ciotola – Aniello Arena – un pescivendolo e piccolo truffatore che vive
con la propria famiglia allargata in un povero quartiere di Napoli, ma
che durante le feste si traveste intrattenendo parenti ed amici con
personaggi caricaturali. Ha un’innata dote alla teatralità, a stare su un
palcoscenico: mentre vende il suo pesce si trova su un piano rialzato
affacciato sulla piazza che lo pone di fronte alla gente come un attore
davanti al pubblico.
Ha la possibilità di mostrare le sue doti quando, sospinto dai
capricci della figlia più piccola, riesce a fare un provino per il Grande
Fratello in un centro commerciale. Da lì inizia la sua ascesa sociale e la
sua discesa relazionale. Viene chiamato a Cinecittà, per un’ulteriore
audizione: torna da star applaudito e acclamato da famiglia e amici
affacciati da una casa che sembra il loggione di un teatro e Luciano
ringrazia, si inchina come dopo una recita teatrale.
Ma il fascino delle luci della ribalta, l’eccitazione di stare davanti
a una telecamera, l’illusione di un mondo dorato, trasformano il
protagonista in un burattino mosso dall’ansia di entrare nella casa del
Grande Fratello, ossessionato dalla presenza di persone – e di un grillo che lo spiano per riferire alla produzione del programma come si
comporta, chi è davvero. Entra in un mondo irreale abitato da occhi
che lo scrutano, lo mettono alla prova: la sua vita diventa un
quotidiano provino. Non è ancora entrato in quella casa onirica
eppure già vive da recluso come in una bolla trasparente che lo
separa dagli altri. Luciano è disposto a perdere tutto pur di realizzare il
suo sogno: negozio, casa, affetti. Il suo delirio lo relega in un reality che
fa perdere il contatto con le cose autentiche, ma forse questo
Pinocchio contemporaneo è solo la esasperata rappresentazione dei
molti che sognano un passaggio televisivo per essere riconosciuti, per
esistere.
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Reality
di Matteo Garrone
Con Aniello Arena,
Loredana Simioli,
Nando Paone,
Graziella Marina,
Nello Iorio.
Drammatico
durata 115 min.
Italia
2012
01 Distribution
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
Matteo Garrone realizza un film da vedere: da ammirare nella sua straordinaria forza
visiva, scenica. Il tema forse può sembrare superato, i reality sono nati ormai diversi anni fa e
probabilmente sono logori, già molto si è detto e analizzato di questo fenomeno mediatico,
sociale e culturale, ma qui vengono mostrare le conseguenze di anni catalizzati dall’illusione
di diventare qualcuno di famoso solo perché si è stati esaltati, o ridicolizzati, dalla televisione.
Le conseguenze: la società in cui viviamo è diventata un reality – le telecamere sono
ovunque – ogni spazio pubblico viene rappresentato dal regista come una scena teatrale e i
personaggi sono la gente comune che vestita, o travestita, in maniera spettacolare recita
una parte.
Il film inizia con uno sguardo dall’alto che progressivamente si avvicina a una carrozza
da favola che sta conducendo due novelli sposi al loro barocco, televisivo e grottesco
ricevimento nuziale. L’incipit già orienta lo spettatore: con i canoni della fiaba si inscena il
tempo delle illusioni, dell’appariscenza sguaiata che non diverte ma intristisce. Garrone
ancora una volta mostra la sua eccezionale abilità rappresentativa: le immagini sono quadri
dai colori abbaglianti, quasi violenti. La fotografia è notevole con i contrasti delle tonalità,
dei chiari e scuri; la colonna sonora penetrante, capace di far sentire la dimensione interiore
taciuta dai protagonisti; la macchina da presa è estremamente mobile, attaccata agli
attori, usata con maestria e fluidità.
Al di là del messaggio, questa opera sprigiona una bellezza non consueta,
richiamando atmosfere felliniane, spettacoli circensi, maschere teatrali, storie pirandelliane.
E’ questa affascinante estetica che non rende la sceneggiatura scontata.
I personaggi stanno sempre dentro un luogo architettato come un palcoscenico:
piazze, centri commerciali, negozi, chiese, funzioni religiose, sembra impossibile sottrarsi dallo
stare in scena, dall’apparire, dal recitare. Solo quando si torna a casa e ci si spoglia dei
costumi luminescenti si torna in una realtà dai toni grigi, con i muri scrostati, con poca luce,
senza riflettori. Un luogo che invita alla fuga.
Luciano incarna l’ancestrale e comune desiderio della gente di avere la stessa sorte di
Cenerentola. Anche lui vuole volare sospeso nell’aria come Enzo – uno dei prodotti del
Grande Fratello – ed essere acclamato come novello funambolo dello spettacolo, del
successo, di chi ce l’ha fatta.
Un grande applauso all’attore Aniello Arena - ergastolano formatosi come attore in
carcere - capace di comunicare tutte le sfumature delle emozioni. Un paradosso non
casuale: a lui che tutte le sere rientra nella sua cella è chiesto di interpretare un uomo che
vuole autorecludersi in una casa spiata e spietata.
E’ un film forse un po’ ridondante, ma da vedere e da scoprire anche nei suoi rimandi
religiosi. C’è qualcuno che ti osserva sempre, ricorda l’amico di Luciano parlando di Dio: per
alcuni un Grande Fratello che controlla il mondo. Tutti hanno bisogno di un dio e tutto può
diventare un idolo a cui asservirsi e che richiede rinunce. Anche l’irrealtà dei reality.
Il film termina con un movimento contrario a quello con cui è iniziato, una geniale
inclusione: uno zoom all’indietro che lascia il protagonista solo immerso e confuso tra la luce
della finzione.
E la sua risata è il commento inquietante
della storia che colpisce lo spettatore invitando a
prendere le giuste distanze da un mondo
scintillante nel quale si è immersi e che promette
facili successi, ma che visto dall’alto appare
come un plastico: una realtà finta che necessita
di vita vera.
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
LeggiAmo…
Scheda a cura di
fr. Paolo Canali
FRANCESCO E IL SULTANO:
UN INCONTRO CHE CONTINUA A FAR DISCUTERE
L’ultimo libro delle Edizioni Biblioteca Francescana, pubblicato
all’inizio dell’estate, ha per autrice Chiara Frugoni, storica notissima e molto
seguita per la sua competenza su tematiche medievali e francescane in
particolare.
Il libro si intitola Francesco e le terre dei non cristiani, è composto da
206 pagine e 32 tavole a colori, e viene pubblicato nella collana
“Biblioteca di frate Francesco” in collaborazione col centro culturale
Aracoeli di Roma. Il desiderio è quello di rileggere l’episodio dell’incontro di
Francesco con il sultano inserendolo nel suo contesto storico e cercando di
cogliere l’intenzione che ha guidato Francesco a questo gesto sbalorditivo.
La lettura della Frugoni è certamente originale, sorprendente in positivo e
anche in negativo; la parte più convincente (come accade di frequente
nei libri della nostra Autrice) mi sembra quella del commento iconografico,
in cui a partire dalle immagini si fanno emergere le mentalità e le intenzioni
più o meno esplicite che stanno alla base di queste raffigurazioni.
FRANCESCO
E LE TERRE
DEI NON
CRISTIANI
di Chiara
Frugoni
Edizioni Biblioteca
Francescana
Biblioteca
di frate Francesco
Milano 2012
(206 pp.)
Tra le molte fonti citate vorrei non sfuggisse agli attenti lettori un altro
libro pubblicato dalle nostre EBF nel 2008, in coedizione con Jaca Book,
nella prestigiosa collana Biblioteca di Cultura Medievale; lo studio del nostro
confratello francese Gwenolé Jeusset (che attualmente fa parte della
Fraternità di Istanbul) dal titolo Francesco e il sultano: il sorprendente
incontro era presentato a partire dalle fonti storiche coeve, francescane e
non francescane, per cercare di arrivare ad apprezzarne la storicità e il
significato all’interno del percorso esistenziale di Francesco e del cammino
spirituale di quanti si richiamano alla sua esperienza.
Certo che occorre constatare come questo incontro così
stupefacente per la mentalità medievale continua ancor oggi a
sorprendere: nel 2009 l’Editore Laterza ha pubblicato la traduzione di un
poderoso tomo di John Tolan, professore di storia medievale all’Università di
Nantes, col titolo Il santo dal sultano. L’incontro di Francesco d’Assisi e
l’islam. L’originale francese del 2007 (di 507 pagine!) ricordava nel
sottotitolo che si trattava di un lavoro basato su Otto secoli di
interpretazioni. Un’opera “laica”, che si accontenta di mettere in fila i
diversi racconti (scritti, dipinti, narrati…) dell’episodio, senza dare
un’interpretazione chiara ed univoca, ma proprio per questo molto
provocante.
Un confratello che stimo, che conosce bene san Francesco, sostiene
che il viaggio in Oriente abbia costituito una svolta decisiva nella vita di
Francesco, una svolta che ha influito sulla sua relazione con Dio e sul suo
modo di porsi nei confronti dei suoi frati. dall’interesse che questo episodio
continua a suscitare dentro e fuori la famiglia francescana mi vien da
pensare che anche questa volta il mio confratello ci ha azzeccato…
Buona lettura!
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
NOTIZIE di CASA
LUGLIO – AGOSTO 2012
A cura di
fr. Enzo Pellegatta
Settimana all’Eremo s. Michele per cinque giovani guidati da fr.
Giambattista Delpozzo.
07-14
Tremosine (BS)
Nel locale Convento il Definitorio celebra il suo Congresso, nel cui
ambito vengono elaborate le Carte di Famiglia.
23-24
Dongo (CO)
Parte da questo paese sopra il lago d’Idro la Marcia Francescana del
Nord Italia, con una cinquantina di partecipanti e una dozzina di
animatori. Il percorso si snoda nella Valvestino e lungo il lago di Garda
per raggiungere Rezzato e concludersi poi ad Assisi il 2 agosto.
25 Bagolino (BS)
Residenza Ippocrate: nel giorno del suo 101°compleanno torna alla
casa del Padre la sig.a Elisabetta Ciocca, insignita del Diploma di
fraternità (s. Antonio – Milano). I funerali sono celebrati nella Basilica di
s. Antonio il giorno 1 agosto.
30 Milano
Nel pomeriggio si celebrano i funerali di fr. Abele Calufetti, di anni 83,
ricoverato a Sabbioncello da circa un mese dove è deceduto il giorno
01 agosto. Francescano mite e riservato, sacerdote di profonda cultura
e studioso della teologia medievale francescana, era Archivista
provinciale. Riposa nel cimitero di Paisco (BS), suo paese natale.
03 Milano, s. Antonio
Si ripete l’esperienza eremo, questa volta per quattro giovani guidati
da fra Carlo Cavallari e fra Stefano De Cao (vice-maestro di Verona).
06-12
Tremosine (BS)
Nella chiesa di s. Maria Nascente si celebrano i funerali di fr. Valerio
Rusconi, sacerdote, di anni 92, da tempo residente in Infermeria dove
era deceduto il giorno 12. Nativo di Valmadrera (LC), ha vissuto per
molti anni missionario in Libia e in Somalia(?).
14 Sabbioncello
Fr. Giambattista Delpozzo e fr. Carlo Cavallari accompagnano tre
giovani per una settimana vocazionale itinerante.
18-25
Lago di Garda
Nel convento della Ss. Annunziata i Professi temporanei del Nord Italia
vivono gli Esercizi spirituali animati da un frate della fraternità di
Roncajette.
19-25
Levanto (SP)
Nel Centro “Villa Moretta” di Costasavina si riuniscono i Definitòri del
Nord per l’Assemblea annuale.
20-24
Pergine Valsugana
(TN)
LUGLIO 2011
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
NOTIZIE di CASA
AGOSTO – SETTEMBRE 2012
A cura di
fr. Enzo Pellegatta
I professori Daniele Solvi e Filippo Sedda guidano la XXXV Settimana
francescana di studio “I Fioretti di san Francesco. Tra fiaba e realtà”. In
concomitanza si svolge la settimana terapeutica per frati anziani.
26-31
Cavallino di Iesolo
(VE)
Convento s. Maria Assunta: in mattinata si riunisce il Collegio dei Ministri
provinciali del Nord Italia. Al termine della loro riunione, alle ore 12.00 si
celebra il rito della Vestizione. Presiede il Ministro del Piemonte fr.
Gabriele Trivellin, assieme al Ministro del Veneto fr. Antonio Scabio, al
Ministro della Lombardia fr. Francesco Bravi, al Ministro della Liguria fr.
Mario Vaccari, al Ministro di Emilia-Romagna fr. Bruno Bartolini, al
Ministro del Trentino fr. Francesco Patton. Iniziano il periodo di Noviziato
fr. Andrea Maset, della Provincia del Veneto, fr. Simone Faienza, della
Provincia della Liguria, fr. Andrea Koray Yilmaz della Fondazione Beato
Egidio di Assisi (Palestrina). Nel pomeriggio alle ore 16.00 conclude il
Noviziato con la Professione temporanea fr. Alessandro Corradini della
Provincia di Emilia-Romagna. L’Eucaristia è presieduta dal Ministro di
Emilia-Romagna fr. Bruno Bartolini. Fr. Francesco Velluto e fr. Tiziano
Pugliese proseguono il cammino di Noviziato, rispettivamente a Cles e
a Palestrina.
03 Baccanello
L’Èquipe per le Missioni al popolo anima la Missione giovani.
2-9
Bagolino (BS)
Nella chiesa di s. Giovanni Battista si celebra in serata la Veglia di
preghiera organizzata dal Mo.Fra. di Lombardia nella memoria delle
Stimmate di s. Francesco.
17 –
Milano, La Creta
A Casa Leonori si svolge il Convegno Formatori della COMPI.
17-20
Assisi
Nel salone multifunzionale del Cinema-Teatro “Fratello Sole” si tiene
l’assemblea di indizione della visita canonica e della celebrazione
della festa della Provincia, con il ricordo degli anniversari di professione
e di ordinazione. Nel pomeriggio il Definitorio si riunisce per concludere
il XXXV Congresso che si era svolto in prima sessione il giorno
precedente.
21 –
Busto Arsizio (VA)
LUGLIO 2011
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
fr. ABELE Marcello Luigi CALUFETTI
“Egli ricerca
la sapienza
di tutti
gli antichi
e si dedica
allo studio
delle profezie.
Conserva
i detti
degli uomini
famosi
e penetra
le sottigliezze
delle parabole,
ricerca il senso
recondito
dei proverbi
e si occupa
degli enigmi
delle parabole”
Sir 39, 1 -3
Fr. Abele nasce a Paisco Loveno (BS), in Valcamonica, il 21 giugno
1929 e viene battezzato con il nome di Marcello Luigi. All’età di tredici
anni entra nel seminario minore di Saiano, dove rimane fino a quando
chiede di entrare nell’Ordine dei Frati Minori nella Provincia di
Lombardia S. Carlo Borromeo. Il 12 agosto 1948 inizia, a Rezzato, con il
nome di fr. Abele l’anno del noviziato. Qui, il 14 agosto 1949, emette
la Professione temporanea e il 25 ottobre 1953 nel Convento del S.
Cuore in Busto Arsizio, nelle mani di fr. Osvaldo Marini, Delegato del
Ministro Provinciale, emette i voti solenni. Il 17 dicembre 1955, a Busto
Arsizio (VA), dove si trovava per completare gli studi teologici, è
ordinato diacono; e il 28 giugno 1956 è ordinato sacerdote da sua
Em.za Card. Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano.
Uomo dal carattere schivo ed essenziale nei modi ma dalla
spiccata intelligenza, sin dalle origini della sua vocazione fr. Abele si
dedica con assidua fedeltà allo studio e alla ricerca, coltivando
numerosi interessi di carattere teologico, storico e letterario. Si
avvicina anche al mondo della musica, diventando un buon
organista. Subito dopo l’ordinazione sacerdotale, su indicazione dei
superiori, si laurea in teologia morale all’Ateneo Antoniano di Roma; si
diploma in paleografia, archivistica e diplomatica presso l’Archivio di
Stato di Milano; e completa la sua formazione accademica
frequentando i corsi della Facoltà di Lettere classiche all’Università
Cattolica di Milano.
Si dedica per diverso tempo all’insegnamento nello studentato
teologico francescano a Busto Arsizio, fino a quando, nel 1967, viene
trasferito a Brescia come insegnante all’Istituto Luzzago. Vive
l’insegnamento con trepidante zelo e in spirito di affidamento a Dio,
tanto che in una lettera al ministro provinciale scrive: “non ho altro
che raccomandarmi al Soprannaturale -in cui proprio la teologia
morale affonda le sue radici- e dispiegare tutte le mie deboli
possibilità”.
Negli anni coltiva anche il suo amore per la conoscenza delle
lingue straniere, in particolare per il tedesco. Diverse volte, nel periodo
estivo, si reca in Germania (Dusseldorf e Warburg) dapprima per lo
studio della lingua e quindi come aiuto in una parrocchia.
Nel 1970 l’obbedienza lo conduce a S. Angelo in Milano dove, per
cinque anni, è il direttore della Biblioteca francescana. Dal 1975 al 1991
risiede a Grottaferrata (Roma) in qualità di membro del Collegio
Internazionale di s. Bonaventura. Qui è parte del coetus per le ricerche
e le edizioni critiche dei testi francescani, collaborando anche alla
traduzione dei testi per l’edizione italiana delle Fonti Francescane. E’
autore delle versione italiana e del commento degli Opuscoli mistici di
s. Bonaventura, e con fr. Ludger Thier dell’edizione critica degli scritti di
Angela da Foligno. Collabora con diversi articoli e recensioni
all’Archivum Franciscanum Historicum e ad altre riviste scientifiche,
come a dizionari di storia, teologia e spiritualità.
Dal 1992 rientra in Provincia e risiede nel convento di S. Antonio in
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
fr. ABELE Marcello Luigi CALUFETTI
Milano. Qui, nella rinnovata sede dell’Archivio provinciale, lavora per
la riorganizzazione e la sistemazione dei documenti storici. Fino alla
morte si dedica con passione e competenza a questo servizio,
persuaso che, come egli stesso scrive: “portare avanti in modo
razionale e serio il lavoro d’archivio è nel suo piccolo una forma di
autentico apostolato”.
Nella sera del 1 agosto 2012, mentre la Chiesa è in festa per la
memoria di s. Alfonso de Liguori -patrono dei moralisti- e la famiglia
francescana esulta per l’inizio dell’evento di misericordia legato al
Perdono di Assisi, fr. Abele si addormenta nel Signore ed entra nella
festa del cielo.
A laude di Cristo e del Poverello Francesco. Amen.
Omelia funerale fr. Abele Calufetti
Milano s. Antonio, 3 Agosto 2012
fr. Francesco Bravi - Ministro Provinciale
Letture della Festa di s. Maria degli Angeli
Nel giorno della memoria di S. Alfonso Maria de Liguori, dottore della Chiesa e patrono dei
confessori e dei moralisti, disciplina teologica studiata e insegnata da P. Abele, il nostro
confratello ha reso la sua anima a Dio. Mentre nell’infermeria, curato da circa un mese, frate
Abele tornava alla casa del Padre, nella Chiesa di Sabbioncello stavamo concludendo la
solenne celebrazione eucaristica per l’inizio della festa del perdono e la liturgia poneva sulle
nostre labbra queste parole nella preghiera dopo la comunione: “ Ci giovi o Signore, il convito a
cui abbiamo partecipato in questa celebrazione della Vergine Maria; ci faccia sperimentare più
abbondantemente la misericordia del tuo Figlio e ci ottenga di amare sempre Lui”. È proprio
questa la fede che ci raduna oggi per dare il nostro ultimo saluto al nostro confratello,
consapevoli che questo convito eucaristico è di aiuto a P. Abele e a noi che ne piangiamo la
morte e che, ancora una volta sperimentiamo l’abbondante misericordia del Signore che
accoglie nella sua pace P. Abele e illumina la speranza dei parenti, degli amici e di tutti noi suoi
confratelli.
Credo che si possa davvero dire che l’esistenza di P. Abele, come abbiamo sentito all’inizio
di questa celebrazione, si sia compiuta attorno ad un centro ideale, indicato dal testo del libro
del Siracide e che abbiamo ascoltato nella prima lettura: la ricerca della sapienza divina e
l’impegno a farla conoscere. Un impegno e una missione vissuta nello studio innanzitutto e poi
nell’insegnamento; portato avanti con passione nella ricerca storica e da ultimo nel prezioso
lavoro di ricostituzione dell’Archivio storico della Provincia dei frati minori di Lombardia. Una
missione, dicevo, vissuta con quella sana tenacia camuna che lo connotava e bilanciava la sua
naturale ritrosia. Una missione che ha segnato tutta la sua vita sacerdotale e religiosa nella
consapevolezza che la passione per la ricerca storica e lo studio sono ambiti preziosi che
possono sostenere l’impegno a vivere con fedeltà creativa la vocazione francescana. Il Ministro
generale, fr. Hermann Schaluck, concedendogli l’obbedienza di rientrare in Provincia dopo il
lungo servizio a Grottaferrata, così si esprimeva riconoscente: “desidero aggiungere, a nome
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
mio personale e anche del Definitorio Generale, un’espressione della nostra più profonda e
sincera gratitudine per il servizio qualificato da Lei reso, generosamente e con competenza,
all’Ordine”. Il santo patrono dei moralisti, S. Alfonso Maria de’ Liguori diceva: “ Dio vuol tutti
santi e ognuno nello stato suo: il religioso da religioso, il secolare da secolare, il mercante da
mercante, il soldato da soldato” (Pratica di amar Gesù Cristo, VIII, 10). Possiamo ben dire che
P. Abele ha percorso la sua via alla santità, pur nel limite della umana fragilità segnata dal
peccato, cercando di vivere in pienezza la sua vocazione sacerdotale e religiosa nello studio,
nella appassionata ricerca storica e nella cura della documentazione archivistica che
permette di conoscere lo sviluppo della storia.
La parola di Dio che abbiamo proclamato in questa celebrazione, quella della festa di
S. Maria degli Angeli e che ha provvidenzialmente accompagnato P. Abele nel suo
passaggio dalla terra al cielo, ci offre ulteriori riflessioni e sostiene la nostra fede che, di fronte
alla morte, è sempre messa alla prova.
Il Vangelo ci ha ripetuto che il nostro Dio è colui che fa grazia e riempie di grazia i suoi
fedeli. Maria viene salutata come la piena di grazia, come colei che accoglie questa grazia
di Dio con profonda e piena disponibilità. Celebrare l’eucaristia prima di tutto e soprattutto è
accogliere la grazia di Dio, accogliere Cristo Signore che ci svela il vero volto di Dio: il Padre
che ci vuole salvi. Celebrare l’eucaristia è far nostro l’atteggiamento di accoglienza e di
disponibilità di Maria per essere anche noi raggiunti dalla grazia e dalla misericordia divina e
sentirci anche noi “ pieni di grazia”. Questo è quello che ha vissuto il nostro confratello P.
Abele, sacerdote, tutte le volte che ha celebrato i divini misteri. Questo è quello che
chiediamo per lui celebrando questa eucaristia di suffragio: il Dio che fa grazia lo accolga nel
suo regno dove con i santi e la Vergine Maria, partecipando alla liturgia del cielo, possa
cantare “ Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”.
La verità del Vangelo ci svela chi noi siamo in tutta la grandezza della nostra vocazione:
siamo figli nel Figlio Gesù. Così ci ha ricordato infatti l’apostolo Paolo nella lettera ai Galati.
Tutta la vita è dunque un prendere sempre più coscienza di questa stupenda e grande
vocazione: diventare sempre più Figli di Dio. Per fare questo, come Maria e come ci invita il
serafico padre san Francesco nella Lettera a tutti i Fedeli, dobbiamo far crescere in noi il Figlio
di Dio; una crescita segnata dall’ascolto della Parola, da una profonda e seria vita
sacramentale, da una partecipazione fattiva alla vita ecclesiale nella fedeltà quotidiana ai
doveri delle nostre specifiche vocazioni. Una vita segnata dalla fede, dalla speranza e dalla
carità che manifesti, nella coerenza delle nostre scelte quotidiane, chi siamo realmente. Il
nostro fratello Abele contempla ormai in pienezza il suo essere figlio di Dio e ridice a noi, dopo
averlo annunciato e predicato per diversi anni anche in questo santuario, ciò che veramente
conta nell’esistenza, ricordandoci che il nostro percorso di vita cristiana ha una meta ben
precisa: diventare Figli di Dio in Cristo.
Ci piace pensare che ora P. Abele
incontrando la beata Angela da Foligno, di cui ha
studiato e pubblicato gli scritti, si senta dire dal
Signore, come un giorno la beata Angela si è
sentita dire: “ Non ti ho conosciuto standomene
lontano… Non ti ho amato per scherzo” e che
queste dichiarazioni la facciano esultare di gioia in
un paradiso senza pareti e senza confini che lo
costringano benevolmente a stare al centro della
festa eterna. È quello che speriamo per Lui; è
quello che chiediamo per Lui nella preghiera.
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
fr. VALERIO Gaetano RUSCONI
“Come l’artigiano
ama lavorare
la materia
con le mani,
darle forma e vita
con la sua
intelligenza
e con il suo cuore,
così il missionario,
abituato a
lavorare a tutto
campo,
senza uno schema
prestabilito,
ma secondo quello
che la sua
intelligenza
e il suo cuore
gli dettano,
non sopporta
un apostolato
pensato sulla carta
invece che sulla
realtà”
Gaetano Rusconi nasce a Valmadrera (CO) il 22 agosto 1921 in
una famiglia numerosa e dalle salde radici cristiane (due fratelli
sacerdoti ed una sorella suora). All’età di undici anni, affascinato dalla
bontà e dai piedi scalzi del frate questuante che frequentava la casa
natale, entra nel seminario minore di Saiano, contento di poter
finalmente camminare a piedi nudi per il mondo. Questa scelta
inattesa nasce nel cuore di Gaetano come risposta all’invito del
questuante, fr. Venanzio Panzeri. Questi infatti, mosso da spirito
profetico, gli chiese: “Vuoi venire con me? Diventerai sacerdote e
missionario e partirai per terre lontane”.
Il 12 agosto 1939 inizia, a Rezzato, con il nome di fr. Valerio l’anno
del noviziato. Qui, il 15 agosto 1940, emette la Professione temporanea
e il 23 settembre 1945 nella Basilica di s. Antonio in Milano, emette i voti
solenni nelle mani di fr. Giovanni Chiodini, Ministro Provinciale. Il 31
maggio 1947, a Milano, dove si trovava per completare gli studi
teologici, è ordinato diacono; e il 20 settembre dello stesso anno è
ordinato sacerdote da sua Em.za Card. Ildefonso Schuster, arcivescovo
di Milano.
Nel 1948 fr. Illuminato Colombo, superiore della missione in Libia, in
occasione di una testimonianza missionaria invita i frati lombardi a
sostenere l’evangelizzazione in Tripolitania. Fr. Valerio accoglie con
entusiasmo l’appello e pochi mesi dopo l’ordinazione sacerdotale
parte per Tripoli. Qui rimane per 22 anni, mosso –come egli stesso scrive:
“dal desiderio di servire i fratelli nella fede… con la sincera volontà di
favorire un’autentica promozione integrale dell’umanità alla luce del
Vangelo… sull’esempio di Cristo che, per la salvezza degli uomini, ha
sacrificato se stesso”. In questi anni dapprima è parroco al Villaggio
Giordani (una località al confine con il deserto), poi ad Aziza, dove, per
la sua intraprendenza e il suo continuo prodigarsi per gli altri, gli venne
attribuito il nomignolo di colonnello Valerio.
La rivoluzione libica del 1969 costringe fr. Valerio a rientrare in
Italia. Dopo poco più di un anno riparte per la Somalia, dove giunge l’8
dicembre 1971, insediandosi in Hargeisa. Durante l’assenza del pastore
protestante, fr. Valerio vive una inattesa esperienza di ecumenismo da
cui matura il convincimento che “lo spirito ecumenico fiorisce più
facilmente in terra di missione, dove si sente soprattutto il bisogno di
collaborazione”. In Africa si persuade anche che il missionario è
l’artigiano di Dio. Così scrive: “come l’artigiano ama lavorare la
materia con le mani, darle forma e vita con la sua intelligenza e con il
suo cuore, così il missionario, abituato a lavorare a tutto campo, senza
uno schema prestabilito, ma secondo quello che la sua intelligenza e il
suo cuore gli dettano, non sopporta un apostolato pensato sulla carta
invece che sulla realtà”.
Nuovi sconvolgimenti politico-militari costringono fr. Valerio a
lasciare l’amata terra di Somalia e nel 1985 rientra stabilmente in
Provincia, dove continua la sua attività di annuncio del vangelo nelle
parrocchie di s. Antonio a Milano e, poi, a Varese.
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
ieri
fr. VALERIO Gaetano RUSCONI
Dal 1988 al 2000 è nuovamente parroco a Dosso del Liro e a Traversa, dove -come egli
stesso scrive- assapora “raccoglimento, preghiera, solitudine e silenzio dopo una vita missionaria
vagabonda”.
Nel 2000 l’aggravarsi delle sue condizioni fisiche ha reso necessario il suo ricovero presso
l’infermeria provinciale di Sabbioncello, dove è rimasto fino alla morte, vivendo con serena
rassegnazione gli ultimi giorni della sua vita terrena.
Nella sera del 12 agosto 2012, mentre la Chiesa faceva memoria del Pane di Vita eterna, fr.
Valerio ha concluso il suo pellegrinaggio terreno ed è entrato nel Regno dei cieli.
A laude di Cristo e del Poverello Francesco. Amen.
Omelia funerale fr. Valerio Rusconi
Sabbioncello, 14 Agosto 2012
fr. Francesco Bravi - Ministro Provinciale
Letture: Atti 1, 3 – 8; salmo96; Luca 24, 44 – 53
“Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno e il
pane che io darà è la mia carne per la vita del mondo”. Mentre risuonavano queste parole
nella liturgia domenicale della chiesa, il nostro fratello Valerio, frate minore e sacerdote, nel
vespro del giorno del Signore, concludeva la sua lunga esistenza terrena partecipando alla festa
del banchetto eterno. La comunità dei credenti accompagnava questo passaggio con le
parole dell’orazione iniziale della santa messa che chiedendo per tutta la Chiesa “pellegrina nel
mondo” di perseverare “nella fede di Cristo”, idealmente accompagnava il passaggio dalla
terra al cielo di frate Valerio chiedendo che anche lui possa giungere “a contemplare la luce
del tuo volto”. È questa fede che sostiene il nostro essere qui oggi a pregare per frate Valerio e
che ci fa celebrare questa eucaristia di suffragio per lui; eucaristia che diventa sostegno alla
nostra speranza e forza per noi che salutiamo un parente, un amico e un caro confratello.
Il Signore, in questi ultimi tempi, sta visitando spesso con sorella morte la nostra fraternità
provinciale: abbiamo da poco celebrato il funerale di fr. Abele e non molto tempo fa qui a
Sabbioncello quello di frate Siro: se da una parte lodiamo e ringraziamo il Signore per il dono di
questi confratelli che con la loro vita ci hanno testimoniato la bellezza e la ricchezza della
vocazione francescana vissuta in modalità differenti, dall’altra ci domandiamo cosa il Signore ci
sta chiedendo anche attraverso queste morti e questo venir meno delle forze e delle nostre
possibilità. Non ci viene forse chiesta una fede maggiore? Non ci è richiesta forse una risposta
più attenta e generosa alla grazia della vocazione che sappia coinvolgere altri nella stessa
avventura? Non ci viene forse detto che il nostro essere minori è una qualità da riscoprire con
scelte sempre più coerenti che rendano vivo il carisma francescano nella chiesa e nel mondo di
oggi? Noi comunque, di fronte ai nostri fratelli che lasciano questo mondo e tornano al Padre
delle misericordie, vogliamo e possiamo dire con le parole di Giobbe: “Il Signore ha dato, il
Signore ha tolto; come piacque al Signore, così è avvenuto: sia benedetto il nome del Signore”
(Cfr. 1, 21 ).
Noi frati minori di Lombardia poi, consegnando al Signore l’anima fedele di questo suo servo,
riviviamo nella memoria grata una pagina importante della nostra storia: la presenza, l’opera e
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
le fatiche apostoliche dei nostri fratelli missionari in terra di Libia e di Somalia. Restituendo al
Signore, insieme a fr. Valerio, tutti i benefici ricevuti e tutti gli esempi di dedizione e di santità
offerti a noi dalla vita di tanti missionari, rendiamo grazie all’altissimo e onnipotente buon Signore
per averci donato frate Valerio che, come abbiamo sentito all’inizio della celebrazione
ricordando i passaggi fondamentali della sua lunga esistenza, ha speso la sua vita per
l’annuncio del Vangelo in terra di missione e nelle nostre terre.
Nel suo diario (pag. 22 – 23) fr. Valerio ricorda l’inizio della sua vocazione missionaria quando
da giovane frate incontrò a Milano p. Illuminato Colombo che presentando la missione della
Libia ai frati, lo interpellò direttamente : “E tu ti sentiresti di partire con me?”. Ricordando un
incontro di qualche anno prima con il questuante fr. Venanzio e una disponibilità già
manifestata, frate Valerio rispose: “Si, padre, anche subito” e così iniziò la sua avventura
missionaria e il suo lungo pellegrinare per annunciare il Vangelo.
Anche per noi oggi, come un giorno per fr. Valerio, è risuonato forte e deciso l’imperativo:
“Sarete testimoni”. Imperativo che si fa invito, invito che ci ricorda a chi abbiamo consegnato la
nostra esistenza: Cristo Signore nostro. Invito che ci dice ancora una volta che cosa siamo
chiamati a fare: “di me sarete testimoni”. Se questo è il senso profondo del nostro vivere
comprendiamo nella luce della fede tutta l’esistenza di fr. Valerio e insieme la nostra: anche noi
chiamati, come fr. Valerio, a dare risposte concrete all’invito del Signore. La parola proclamata
e da noi accolta con rendimento di grazie, sembra ripeterci oggi un ritornello. Bisogna
“cominciare da Gerusalemme” a predicare la conversione e il perdono dei peccati – ci dice il
Vangelo – e gli Atti degli Apostoli ci ripetono la parola di Gesù: “di me sarete testimoni a
Gerusalemme”. Siamo cioè chiamati a partire sempre da noi, singoli credenti e singole
comunità, dalla nostra vita di ogni giorno: questa è la nostra Gerusalemme. Dobbiamo
continuamente lasciarci evangelizzare per poter annunciare un Vangelo vivo con una vita che
dice lo spessore e il gusto di una esistenza centrata su ciò che veramente conta ed è essenziale.
Il nostro sguardo deve dunque fissarsi continuamente su Gesù, su colui – come dice la Lettera
agli Ebrei – “che da origine alla nostra fede e la porta a compimento” (12, 2). È questo lo
sguardo fisso che dobbiamo avere sempre. È su di Lui, sul Signore Gesù che siamo chiamati a
porre il nostro sguardo adorante e contemplativo. Se non contempliamo Lui non annunciamo
Lui; se di Lui non viviamo non facciamo vivere di Lui tutti coloro che incontriamo nel nostro
impegno di annunciare il Vangelo.
È uno sguardo impegnativo quello su Cristo e che non siamo chiamati ad avere solo in
questa celebrazione, bensì in tutti i giorni del nostro vivere. È solo tenendo fisso lo sguardo su di
Lui che faremo nostra la sua passione per la salvezza dell’uomo; è solo contemplando lui che
troveremo la forza per fare le scelte giuste e sagge che ci permetteranno di tornare ad
annunciare “la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”.
Manteniamo fisso lo sguardo su di Lui per lasciarci vivamente plasmare da Lui.
Affidiamo alla misericordia di Dio il nostro confratello e mentre lo ringraziamo per la
testimonianza che ci ha offerto con la sua vita spesa nell’annuncio del Vangelo, chiediamo al
Signore, per l’intercessione di San Massimiliano Maria Kolbe “interamente dedito alla missione
apostolica e al servizio eroico del prossimo” (Cfr. Colletta), che frate Valerio sia accolto nella
terra dei viventi e venga a Lui concesso il premio del servo buono e fedele che ha lavorato nella
vigna del Signore.
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Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
“Se un’economia trasparente e di comunione
Alimenta la comunione fraterna,
un’economia di condivisione
ci rende veramente fratelli dei poveri e dei più piccoli.
Questa è certamente una testimonianza
che manifesta alla società
una direzione alternativa:
libera dal cieco individualismo
e dall’egoistico interesse personale,
e aperta alla solidarietà concreta e alla giustizia.
Andare in questa direzione ci sembra il modo migliore
Per onorare il nostro padre e fratello Francesco”.
dalla lettera del Definitorio generale
Solennità di s. Francesco 2012
Anno XXXIV ● N. 227 ● Luglio-Settembre 2012
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