PERIODICO LUGLIO/SETTEMBRE 2007 - N° 95 - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABB. POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB VERONA - CONTIENE I.P. 3 2007 Convegno 7 Tecnologie di controllo delle emissioni di particolato e gas dai motori diesel: Focus sul trasporto pubblico 9 L’impatto ambientale delle polveri sottili nell’ambiente urbano Francesca Predicatori 16 Relazione di sintesi dell’intervento “Le misure antipolvere adottate nel capoluogo veronese” Giorgio Zanoni 3 2007 Luglio-Settembre 2007 N° 95 Periodico Trimestrale Aut. Tribunale Verona n. 565 del 7.3.1983 Direttore Responsabile Maurizio Cossato 26 Omologazione filtri antiparticolato 29 La legislazione nel settore autobus 33 Tecnologie di controllo delle emissioni di particolato e gas dai Motori Diesel: Focus sul trasporto pubblico Comitato di Redazione Antonio Capizzi Adele Costantino Alberto Fasanotto Davide Gheser Giulio Giavoni Silvio Menichelli Roberto Olivieri Andrea Panciera Paolo Pinelli Pier Giorgio Puppini Martini Claudio Sandri Alvise Zanolini Redazione 37121 Verona - Via Leoncino, 5 Tel. 045 8035959 - Fax 045 8031634 [email protected] Renato Gaudio Davide Gheser Vicedirettore Giovanni Montresor Segretario di Redazione Ilaria Segala Claudio Avesani Convegno 37 Alta Velocità Presente e futuro delle ferrovie 38 Saluto di apertura 39 Le grandi direttrici europee 46 L’alta velocità in Italia. Il corridoio V 52 Le nuove stazioni per l’alta velocità Renzo Macaccaro Carmelo Majorana Giovanni Zuccolo Laura Facchinelli Attualità Le opinioni dei singoli autori non impegnano la redazione. Gli articoli possono essere modificati per esigenze di spazio con il massimo rispetto del pensiero dell'autore. Le riproduzioni di articoli ed illustrazioni è permessa solo previa autorizzazione della redazione. I dati personali degli abbonati in nostro possesso saranno trattati nel rispetto del D. Lgs. 196/03 recante il Codice in materia di protezione dei dati personali e con modalità idonee a garantirne la riservatezza e la sicurezza. 63 Il punto sulla ferrovia del Brennero 71 La terrazza della Rugolana, uno dei primi esempi veronesi dell’uso del cemento armato 76 Corsi, convegni, concorsi Stampa e pubblicità 79 Consiglio dell’ordine Editoriale Polis Negrar (VR) - Via Calcarole, 16 Tel. 045 7500211 - Fax 045 6012315 [email protected] Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Antonio Ciaravolo, Silvio Menichelli Ilaria Segala 5 Presentazione a Commissione Ambiente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia avviò nel 2005 uno studio in tema di emissioni da traffico veicolare in ambito urbano, proponendo alternative in tema di mobilità e automezzi ecologici, procedendo ad approfondire le tecnologie di controllo e riduzione del particolato atmosferico, con speciale riguardo ai sistemi di filtrazione. L L’iniziativa, di estrema attualità e interesse, ci ha convinto che era importante ampliare e approfondire questi argomenti, coinvolgendo i principali attori e portatori d’interesse. Il nostro obiettivo è quello di trovare risposte adeguate e complete alle pressanti esigenze di tutela della salute, di rispetto degli standard normativi e di riduzione degli impatti sanitari e ambientali, che hanno ricadute sul sistema socioeconomico. Se è attualmente impensabile rinunciare alle comodità dell’automezzo privato, il cui uso è in crescita, è comunque improponibile continuare a consentirne l’uso in ambito urbano ad alta densità abitativa. Il rafforzamento del mezzo pubblico ambientalmente sostenibile è una via irrinunciabile e già percorribile: gli autobus obsoleti possono essere sostituiti da modelli nuovi a basse emissioni mentre quelli recenti possono essere adeguati dotandoli di sistemi di filtrazione. Questa politica di adeguamento è finanziariamente sostenibile, in quanto gli oneri sostenuti per gli incentivi pubblici a tal fine erogati, sono compensati dalla riduzione della spesa del servizio sanitario correlata alla riduzione delle patologie derivanti dall’inquinamento atmosferico. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 7 L’impatto ambientale delle polveri sottili nell’ambiente urbano Francesca Predicatori - Responsabile Unità Operativa Agenti Fisici Dipartimento Provinciale ARPAV di Verona La diffusione dell’inquinamento atmosferico legato alla presenza di polveri sottili o PM10 e le conseguenze sulla salute sono da parecchi anni oggetti di studio da parte della comunità scientifica e di dibattito da parte dei media e del pubblico in generale. Come verrà descritto nel seguito la presenza di polveri sottili in aria è dovuta all’immissione nell’atmosfera di diversi tipi di sostanze che in seguito a reazioni chimiche e a processi di coagulazione danno origine a quel mix di inquinanti che viene raggruppato sotto il nome di “PM10”. Le polveri sottili - PM10 Con il termine PM10 si indica la frazione di particolato aereodisperso di diametro aerodinamico inferiore a 10 micrometri: si tratta della frazione di particelle che sono in grado di superare laringe e faringe, arrivando quindi nella parte toracica del sistema respiratorio umano. Il particolato atmosferico, rispetto agli altri inquinanti, è caratterizzato da una notevole complessità sia dal punto di vista della composizione chimica, sia dal punto di vista fisico. È costituito, infatti, da un insieme eterogeneo di particelle solide o liquide, di dimensioni variabili da pochi nanometri a 100 micrometri. La sua composizione chimica include solfati, nitrati, ione ammonio, cloruro di sodio, carbone amorfo, composti organici e diversi minerali. Sia la composizione chimica che la grandezza sono strettamente collegate alle sorgenti e a loro volta queste caratteristiche determinano l’impatto del particolato sulla salute umana. Si distingue in una parte primaria, che deriva direttamente dall’emissione di diverse fonti antropogeniche e non, e in una parte secondaria legata a reazioni chimiche e di coagulazione in atmosfera fra diversi costituenti. Il processo attraverso il quale si forma la parte secondaria del particolato viene chiamato “nucleazione”: con questo termine si indica la condensazione di Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 molecole poco volatili in particelle solide o liquide. Dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico le componenti secondarie più importanti sono originate: 1. dal processo di ossidazione del biossido di zolfo in solfati; 2. dall’ossidazione degli ossidi di azoto in nitrati; 3. dalla neutralizzazione dell’ammoniaca in ione ammonio; 4. dall’ossidazione in atmosfera di composti organici volatili (per la massima parte idrocarburi) in composti organici secondari. Il comportamento delle particelle nell’atmosfera e all’interno del sistema respiratorio umano è in gran parte determinato dalle loro proprietà fisiche e dalla loro grandezza. Nella fig. 1 è riportata schematicamente la distribuzione in grandezza del particolato aerodisperso: la grandezza delle particelle va da pochi nanometri di diametro a 100 µm, la stessa grandezza media di un capello umano. Particelle così grosse sedimentano in fretta e non possono essere inalate: in genere vengono fermate all’altezza del naso e della bocca. Le particelle più significative dal punto di vista dell’impatto sulla salute sono, appunto, quelle di diametro pari o inferiore a 10 µm, che possono penetrare in profondità nell’albero respiratorio. Le particelle più piccole, di dimensioni inferiori a 50 nanometri, si formano per processi di nucleazione in atmosfera o vengono prodotte direttamente da processi di combustione come quelli che avvengono all’interno delle caldaie degli impianti termici domestici e industriali e dei motori a combustione. Queste particelle hanno una vita media breve poiché si trasformano facilmente in particelle più grandi e si depositano sulle superfici grazie alla loro natura altamente diffusiva. Le particelle di dimensioni da 50 nanometri a 1 micrometro vengono generate da processi di condensazione di vapore e di coagulazione di particelle più piccole. Le loro dimensioni inibiscono una loro ulteriore crescita perché non coagulano rapidamente come le particelle più fini, ed inoltre, barriere diffusive si oppongono alla loro crescita per condensazione. Inoltre, sono troppo leggere per depositarsi velocemente sotto l’effetto della forza di gravità e quindi la loro vita media in atmosfera è lunga, può variare da 7 a 30 giorni. Le particelle più grosse, di diametro superiore ad 1 µm sono tipicamente generate da processi meccanici quali l’erosione del terreno operata dal vento, Fig. 1 - Diagramma che sintetizza le modalità di formazione e la distribuzione in grandezza del particolato aereodisperso. Condensazione di vapori caldi Via chimica per composti a bassa volatilità Nucleazione omogenea Crescita per condensazione Generazione meccanica Polvere trasportata dal vento Spray marino Particelle vulcaniche Particelle primarie Crescita per coagulazione Dilavamento Sedimentazione Diametro (µm) Nuclei transienti Accumulazione Parti grossolane Particelle fini 9 numero di superamenti del limite giornaliero e concentrazione media annua di PM10 - stazione di Corso Milano 250 100 200 80 150 60 100 40 50 20 0 0 2002 2003 2004 n. superamenti 50 µg/m3 2005 2006 concentrazione media Fig. 2 - Numero di superamenti del limite giornaliero di 50 µg/m3 e andamento del valor medio annuale della concentrazione di PM10 presso la stazione di rilevamento di Corso Milano - Verona. Periodo di riferimento 2002-2006 numero di superamenti del limite giornaliero e concentrazione media annua di PM10 - stazione di Cason 250 100 200 80 150 60 100 40 50 20 0 0 2004 2005 n. superamenti 50 µg/m3 2006 concentrazione media Fig. 3 - Numero di superamenti del limite giornaliero di 50 µg/m3 e andamento del valor medio annuale della concentrazione di PM10 presso la stazione di rilevamento di Cason - Verona. Periodo di riferimento 2002-2006. l’aerosol marino, attività industriali che prevedono macinazione, scavi. Attualmente sono in funzione due postazioni fisse di misura della concentrazione di PM10: a Verona - Corso Milano e a Verona Cason. La prima è una stazione di “traffico” nella quale si effettua il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico che caratterizza situazioni urbane a elevata densità abitativa, presso 10 strade con flussi elevati di veicoli. La seconda si trova in una zona suburbana ed è quindi una stazione in cui viene misurata la concentrazione degli inquinanti che caratterizza il fondo urbano. Nelle figure seguenti viene riportato sia il numero di superamenti che l’andamento della concentrazione media di PM10 nelle stazioni di rilevamento di Verona. Il numero di superamenti del valore limi- te giornaliero per l’esposizione acuta eccede di gran lunga i 35 previsti come massimo dal DM 60/02. La concentrazione media annua è risultata in costante aumento superando il valore limite di 40 µg/m3 in tutti gli anni considerati ed in entrambe le stazioni. Il valore massimo registrato nel 2005 è stato di 221 µg/m3 a C.so Milano e di 168 µg/m3 a Cason, per entrambe nel giorno 18 Marzo. Il 2006 ha visto un leggero calo sia nel numero di superamenti che nella concentrazione media. A partire da novembre 2003 il dipartimento ARPAV di Verona ha iniziato a condurre delle campagne di misura della qualità dell’aria in diversi comuni della provincia di Verona. Tali campagne prevedono un monitoraggio della durata di 3-4 settimane nel periodo invernale e un monitoraggio della stessa durata nel periodo estivo. Lo scopo principale è caratterizzare la distribuzione della concentrazione degli inquinanti, con particolare riguardo alle polveri sottili, sul territorio provinciale. I siti di monitoraggio sono stati individuati in modo da caratterizzare il più possibile l’esposizione della popolazione. Sono stati quindi esclusi siti cosiddetti “hot spot”, ovvero in prossimità di strade ad alto flusso di traffico o di incroci, nei pressi di insediamenti industriali. Sono stati preferiti siti in zone residenziali o in prossimità del centro abitato in zone dove si prevede una futura espansione edilizia. I dati di concentrazione di PM10 sono stati elaborati e confrontati con quelli rilevati nello stesso periodo presso le stazioni fisse della rete di monitoraggio. Dall’analisi statistica è stata ricavata la media annuale e il 90° percentile. Su base annua il 90% dei dati corrisponde a 330 giorni. Il DM 60/02 prevede che il limite per la protezione della salute dagli effetti acuti, pari a 50 µg/m3, non debba essere superato per più di 35 giorni l’anno, che corrisponde al 10% delle misure di concentrazione giornaliere di PM10. Se il 90° percentile è superiore a 50 µg/m3, questo comporta che per più Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 spensabile quantificare il contributo dei diversi settori (industriale, commerciale, domestico, trasporto). A tal fine è stata elaborata a livello internazionale una metodologia standard per la creazione degli “inventari delle emissioni”. La realizzazione dell’inventario delle emissioni è iniziata in ambito europeo, alla metà degli anni ‘80, con il progetto Corinair (COoRdination-INformation-AIR) (CE 1985) finalizzato all’armonizzazione, alla raccolta ed all’organizzazione di informazioni coerenti sulle emissioni in atmosfera nella comunità europea. Lo scopo prioriFigura 4 - Per ogni comune in cui è stata condotta la cam- tario del progetto CORIpagna di monitoraggio viene riportato il valore della media NAIR consisteva nella annuale e del 90° percentile, ottenuti dall’analisi statistica. standardizzazione degli alNel caso dei comuni di Verona, Boscochiesanuova e Sant’Anna d’Alfaedo sono riportati i valori ottenuti diretta- goritmi di calcolo tramite mente dai dati di misura. la definizione e catalogazione delle sorgenti emissive da un lato e l’attribuzione dei relativi fattori di emissione di 35 giorni in un anno venga superato il dall’altro. limite per la protezione della salute dagli Successivamente con la nascita dell’aeffetti acuti. genzia Europea dell’Ambiente (EEA) le Le zone grigie Fig. 4 individuano le aree attività di gestione e coordinamento di concentrazione omogenea del PM10. della tematica “emissioni in aria” sono Nella zona di pianura a Sud della città e state affidate ad uno specifico Centro nei comuni della cintura di Verona le Tematico sulle Emissioni in Atmosfera concentrazioni di PM10 superano i limi(ETC/AE, oggi ETC/ACC), finanziato e ti previsti dal DM 60/02. Anche le zone coordinato dall’Agenzia. Uno dei mandi fondovalle, (si veda a. es. la Val d’Aldati fondamentali dell’ETC/AE è la repone) sono a rischio di superamento dazione e l’aggiornamento periodico per il PM10. Solo i comuni della montadella Guida agli inventari di emissione in gna veronese mostrano concentrazioni atmosfera (EEA, 1999), che costituisce inferiori ai limiti. uno dei riferimenti metodologici indispensabili per la redazione di qualsiasi tipo di inventario. Il contributo dei diversi settori L’inventario delle emissioni realizzato all’inquinamento atmosferico nell’ambito del progetto CORINAIR costituisce la più completa, consistente e Le attività umane contribuiscono in ditrasparente fonte di informazioni sulle verso grado all’immissione in atmosfera emissioni in atmosfera a livello europeo di sostanze inquinanti. Per predisporre e ha già prodotto stime per tutti i Paesi adeguati piani di risanamento è indi- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 coinvolti, Italia inclusa. L’inventario delle emissioni costituisce uno strumento fondamentale per la gestione delle problematiche relative all’inquinamento dell’aria. Nel seguito verranno riportate le stime emissive per la provincia di Verona per due inquinanti: PM10 (parte primaria) e ossidi di azoto che rappresentano uno dei principali precursori delle polveri sottili. L’inventario nazionale è stato realizzato dall’APAT e dal CTN - ACE (Centro tematico Nazionale Aria ed Emissioni) utilizzando la metodologia “top-down”. Secondo questo approccio si utilizzano le elaborazioni statistiche di dati disponibili, che riguardano generalmente porzioni di territorio più vaste rispetto alla scala spaziale di interesse. Attraverso un processo di “disaggregazione”, cioè di ripartizione delle emissioni calcolate per una realtà territoriale più ampia, si ottiene la stima al livello territoriale richiesto (ad. es. da nazionale a regionale e provinciale). Per raggiungere tale obiettivo si individuano, rispetto a ciascun processo emissivo, una o più variabili surrogate di disaggregazione (cosiddette variabili proxy dell’attività emissiva). Queste variabili, scelte tra gli indicatori statistici a disposizione per la scala spaziale di interesse, devono essere quanto più possibile correlate al processo emissivo considerato al fine di ottenere dei risultati aderenti alla realtà. La stima delle principali sorgenti emissive su base comunale è stata ottenuta dall’osservatorio aria dell’ARPAV sulla base dell’inventario nazionale e provinciale elaborato dall’APAT e dal CTN ACE. A partire dall’inventario nazionale delle emissioni, attraverso la conoscenza delle cosiddette variabili surrogate costituite sulla base di dati statistici ottenuti da diverse fonti quali ISTAT, ACI, ARPAV (numero di addetti delle industrie, composizione del parco macchine circolante, uso del territorio etc..) si è ottenuta attraverso diversi passaggi la stima provinciale e la stima comunale. 11 rifiu ti altro 6% 1% ind u stria altro 17% 25% re sid e n z iale traffico 17% 51% industria 25% rifiuti 9% residenziale 12% ag rico ltur a traffico 36% 0% Fig. 5: contributo percentuale dei diversi macrosettori della classificazione CORINAIR alle emissioni di PM10 primario nel comune di Verona. rifiuti altro 0% 7% industria 7% Fig. 6: contributo percentuale dei diversi macrosettori della classificazione CORINAIR alle emissioni di PM10 primario nella provincia di Verona. residenziale 10% agricoltura 0% rifiuti 1% I macrosettori previsti dalla classificazione CORINAIR sono: 1 Combustione, energia e industria di trasformazione: comprende le attività di produzione di energia; 2 Impianti di combustione non industriale: comprende le attività legate al riscaldamento degli edifici residenziali, del terziario, commerciali, agricoli; 3 Combustione nell’industria manifatturiera: vengono incluse tutte le attività industriali che prevedono l’utilizzo di macchine termiche per la produzione di energia o vapore, per i processi di combustione con contatto come nell’industria dei metalli ferrosi e non, del vetro, della carta…; 4 Processi produttivi (combustione 12 residenziale 8% agricoltura 0% traffico 62% Fig. 7: contributo percentuale dei diversi macrosettori della classificazione CORINAIR alle emissioni di NO2 nel comune di Verona. Nel seguito si prenderanno in considerazione le emissioni di PM10 primario e le emissioni di ossidi di azoto che sono fra i principali precursori del PM10 secondario, per i principali macrosettori. industria 11% altro 18% traffico 76% È necessario sottolineare come aumentando il grado di disaggregazione (da nazionale a regionale a provinciale fino a comunale) aumenta l’incertezza associata alla stima. agricoltura 1% Fig. 8: contributo percentuale dei diversi macrosettori della classificazione CORINAIR alle emissioni di NO2 nella provincia di Verona. senza contatto): include le emissioni legate alle materie prime e ai prodotti dell’industria petrolifera, della carta, alimentare, chimica…; 5 Estrazione e distribuzione di combustibili fossili ed energia geotermica; 6 Uso di solventi ed altri prodotti contenenti solventi: include le attività di verniciatura, sgrassaggio, pulizia a secco, sintesi e lavorazione di prodotti chimici, stampa…; 7 Trasporto su strada; 8 Altre sorgenti e macchinari mobili: comprende le emissioni dovute al traffico ferroviario, aereo, ai mezzi agricoli ed industriali, ai mezzi di navigazione; 9 Trattamento e smaltimento rifiuti: si riferisce alle emissioni che avvengono nelle discariche, negli inceneritori di rifiuti, nella produzione di compost…; 10 Agricoltura: le emissioni legate all’allevamento, alla fertilizzazione, all’uso di pesticidi, al rogo di sterpaie…; 11 Altre emissioni e assorbimenti: comprende tutte quelle attività non antropiche che generano emissioni quali attività fitologica di piante, arbusti ed erba, fulmini, emissioni spontanee di gas, emissioni dal suolo, vulcani, combustione naturale, ecc. e quelle dovute alle attività antropiche ad esse collegate. Nella nostra analisi è stato effettuato il seguente raggruppamento: • traffico (corrispondente al macrosettore 7 della classificazione CORINAIR); • domestico (corrispondente al macrosettore 2 della classificazione CORINAIR); • industria (raggruppa i macrosettori 1, 3, 4, 5 e 6 della classificazione CORINAIR); • altro (comprende i macrosettori 8, 10, 11 della classificazione CORINAIR). I trasporti su strada contribuiscono, all’interno del comune di Verona, a più del 50% delle emissioni PM10 primario (Figura 5). I trasporti su strada contribuiscono, a livello provinciale a più del 30% delle emissioni di polveri sottili (Figura 6). Complessivamente le emissioni annue di polveri sottili - parte primaria - in provincia di Verona sono pari a 2573 tonnellate di cui 919 t, pari al 36% del totale, legate al trasporto su strada. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 La provincia di Verona, con un parco macchine pari a 523.428 autoveicoli circolanti e una popolazione di 860.796 abitanti, ha un rapporto popolazione - autovetture pari a 1.6 (dati aggiornati al 2004). Un rapporto inferiore a quello veneto, dove si conta un auto ogni 1,7 persone, dato in linea con la media italiana. Nei paesi Europei il rapporto è mediamente più alto, pari a 2: solo il Lussemburgo conta un numero di autoveicoli per abitante superiore a quello italiano, con un rapporto popolazione/autovetture pari a 1.57. All’estremo opposto l’Irlanda con un rapporto popolazione-autoveicoli pari a 2.64. Oltre a ciò è necessario considerare gli oltre 174.900 motocicli, i 55.000 furgoni e i 16.000 mezzi pesanti immatricolati nella nostra provincia. Dal 2002 al 2004 il parco macchine complessivo ha subito un incremento del 6%. Si è avuta, inoltre, una progressiva sostituzione dei veicoli più vecchi con veicoli nuovi, rispondenti alle più stringenti norme europee sulle emissioni. Nonostante ciò, come appare dall’analisi riportata nella tabella 1, rimane ancora elevato il numero di veicoli non catalizzato (pre Euro), sia leggeri che pesanti. In particolare la percentuale di furgoni non catalizzati sul totale è diminuita dal 47% dell’anno 2002 al 36% dell’anno 2004. Rimangono ancora circa 20.000 veicoli commerciali leggeri non rispondenti alla normativa Euro. La situazione veronese non si discosta in modo significativo dalla situazione media italiana: dall’Annuario statistico 2006 edito dall’ACI si ricava la durata media delle autovetture è pari a 14 anni, inoltre, il 34 % del parco autoveicolare ha più di 10 anni di età. Nonostante il lento, progressivo svecchiamento del parco veicolare il traffico rimane una delle cause principali dell’inquinamen- to atmosferico nella nostra provincia. I dati relativi alle emissioni da traffico sono stati ottenuti dall’inventario delle emissioni redatto da APAT e dall’Osservatorio Aria di ARPAV e applicando la metodologia COPERT ai risultati delle indagini sul traffico condotte dalla Provincia di Verona negli anni 2001-2005. Autovetture immatricolate nella provincia per categoria Veicoli (migliaia) Il traffico Veicoli (migliaia) Veicoli immatricolati nella provincia di Verona Fig. 9: nel primo grafico è riportato il numero di veicoli immatricolati nel periodo 2002-2004 suddiviso per categoria. Nel secondo grafico è riportato il numero di veicoli leggeri immatricolato nel periodo 2002-2004 suddiviso per tipo di motorizzazione. Nel periodo 2002-2004 il numero di veicoli immatricolati in provincia di Verona è passato da 725.400 unità a 769.017 con un incremento del 6%. Non solo il numero di veicoli circolanti, ma anche la composizione del parco macchine (tipologia di veicolo, cilindrata, tipo di alimentazione) influenza direttamente la quantità e la tipologia di emissioni in atmosfera. Per questo motivo la composizione del parco macchine può essere considerato un indicatore dei determinanti che portano alla formazione delle fonti di pressione sull’ambiente (in questo caso emissioni in atmosfera). Nel corso degli ultimi 3 anni si è avuto un aumento del parco macchine, seguito da un complessivo “svecchiamento” dei veicoli. Le categorie veicolari che hanno subito un maggiore incremento sono stati i motocicli e i veicoli commerciali leggeri (+15% circa). Gli autoveicoli sono aumentati del 2,4% e i mezzi pesanti del 5%. Significativo è l’aumento delle immatricolazioni degli autoveicoli diesel (+35%), mentre il numero di autoveicoli a GPL e metano subisce una flessione (-18%). La quota di autovetture che rispondono alla norma- Tabella 1 - Numero di veicoli immatricolati in provincia di Verona suddiviso in categorie. Fonte: ACI - anno 2004. PreEuro Euro 1 Euro 2 Euro 3 autovetture 121341 93616 155337 153134 Veicoli comm. leggeri Veicoli pesanti 19562 7216 10350 1642 10064 4471 14761 2619 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 motocicli 119179 55725 tiva Euro 1,2 o 3 è salita da 337.000 a 400.000: rimane però un 23% (pari a 120.000 veicoli) di autovetture con più di 14 anni di età. Le modifiche del parco macchine circolante hanno un effetto diretto sulla quantità e la tipologia di emissioni inquinanti in atmosfera. Sono state calcolate le emissioni, per Km di strada percorso, dovute al parco veicolare circolante nella provincia negli anni 2002, 2003 e 2004, applicando la metodologia COPERT. È stata poi calcolata la variazione percentuale delle emissioni complessive di quattro inquinanti principali: benzene, monossido di carbonio,ossidi di azoto e polveri sottili (parte primaria). Le modifiche della composizione del numero di veicoli circolanti hanno comportato una riduzione significativa delle emissioni di benzene (-9%) e di monossido di carbonio (-11%). Più contenuta la riduzione degli ossidi di azoto (-3%). Le emissioni di polveri sottili, parte primaria, sono aumentate dell’1%: ciò è da imputare principalmente all’aumento consistente dei veicoli diesel. Le autovetture alimentate a gasolio, che rappresentavano nel 2002 il 21% del totale, sono passate da 110.000 a 150.000 unità, diventando il 29% degli autoveicoli circolanti. Le emissioni di poveri sottili di una vettura diesel di recente immatricolazione sono circa 4 volte superiori a quelle di un autovettura a 13 Fig. 10: nel grafico è riportata la variazione percentuale delle emissioni complessive di benzene, monossido di carbonio,ossidi di azoto e polveri sottili (parte primaria) dovute al parco macchine circolante in provincia di Verona negli anni 2002, 2003 e 2004. Le emissioni dell’anno 2002 sono state poste pari a 100. % rispetto al 2002 Variazione percentuale Fig. 11 - Emissioni di ossidi di azoto e PM10 primario dovute al traffico veicolare su alcune delle principali arterie della provincia in t/a per Km. A4 Autostrada Serenissima A22 Auto Brennero SP27/A Napoleonica SS62 della Cisa SP12 dell’Aquilio SS11 (SR) Padana Superiore SP 7 Padovana SP5 Verona Lago SP26 Morenica SP4 della Valpolicella SP1 Tangenziale Sud SP29B di San Peretto SP10 della Val d’Illasi SP17 della Val d’Alpone SS249 (SR) Gardesana Orientale SS12 dell’Abetone e del Brennero SP19 Ronchesana SS10 (SR) Padana Inferiore SP11 della Val d’Adige SP6 dei Lessini SP2 Legnaghese destra SP20 dell’Adige e del Tartaro SP500 del Colognese SP18 Lengaghese sinistra SP38 Porcilana SP50B di Trevenzuolo SP3 Mediana SP25 Mantovana SP53 della Salette SP39B della Bova NOx (t/a) per km 0 20 40 A4 Autostrada Serenissima A22 Auto Brennero SP27/A Napoleonica SS62 della Cisa SP12 dell’Aquilio SS11 (SR) Padana Superiore SP 7 Padovana SP5 Verona Lago SP26 Morenica SP4 della Valpolicella SP1 Tangenziale Sud SP29B di San Peretto SP10 della Val d’Illasi SP17 della Val d’Alpone SS249 (SR) Gardesana Orientale SS12 dell’Abetone e del Brennero SP19 Ronchesana SS10 (SR) Padana Inferiore SP11 della Val d’Adige SP6 dei Lessini SP2 Legnaghese destra SP20 dell’Adige e del Tartaro SP500 del Colognese SP18 Lengaghese sinistra SP38 Porcilana SP50B di Trevenzuolo SP3 Mediana SP25 Mantovana SP53 della Salette SP39B della Bova 80 100 120 PM10 (t/a) per km Hanno collaborato: Paolo Frontero, Enrico Garofoli, Andrea Salomoni, Giampaolo Fusato. 0 14 60 benzina di pari cilindrata. Nel corso degli anni 2001-2005 la Provincia di Verona - Settore Traffico - ha condotto un’estesa campagna di rilevazione dei flussi veicolari sulle principali arterie provinciali. Il risultato è rappresentato graficamente in figura 1, come flusso giornaliero di veicoli equivalenti. Per calcolare i veicoli equivalenti si considera un veicolo pesante pari a 3 veicoli leggeri. Le strade maggiormente interessate dai flussi di traffico, oltre alle autostrade, sono la strada statale 11(SR) Padana Superiore, la strada provinciale 12 dell’Aquilio, la strada statale 62 della Cisa e la strada provinciale 27A Napoleonica. In particolare si registra un flusso consistente di veicoli pesanti sulle strade SP 7 Padovana, SS 11(SR) Padana Superiore e SP 27A Napoleonica con più di 900 veicoli pesanti al giorno. Nei grafici seguenti sono riportate le emissioni di NOX e PM10 (parte primaria) in t/anno per Km per ogni arteria considerata. Oltre alle autostrade, che contribuiscono annualmente con 160 tonnellate/anno di ossidi di azoto per Km e circa 6 tonnellate anno di polveri sottili per Km, le arterie che danno origine a alle maggiori emissioni sono quelle che collegano l’est e l’ovest della provincia (come la statale 11) e quelle che collegano la parte nord con il sud, come la SP 7 Padovana, la SP 27 A Napoleonica. Questo spiega come mai i comuni che presentano la maggiore densità emissiva di ossidi di azoto e PM10 primario prodotto dal traffico siano proprio quelli il cui territorio è attraversato da queste arterie (si veda l’indicatore delle schede 4.13 e 4.14). Dall’analisi dell’impatto del traffico sulla qualità dell’aria in ambiente urbano appare evidente come il solo svecchiamento del parco macchine non è una misura sufficiente per ridurre le emissioni se non è accompagnata da politiche di mobilità sostenibile. 0.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 T 4 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Relazione di sintesi dell’intervento “Le misure antipolvere adottate nel capoluogo veronese” Giorgio Zanoni - Dirigente Mobilità e Traffico Comune di Verona Mobilità e traffico Movimento ai caselli autostradali Anni In Italia i trasporti stradali sono responsabili per il 28% dell’emissione di polveri sottili; la stessa percentuale di incidenza è relativa al Veneto, mentre per la provincia di Verona la percentuale sale al 36% e al 51% per il comune. La maggiore incidenza del trasporto stradali, man mano ci sia avvicina al capoluogo, sta nel fatto che nel territorio veronese non sono presenti fonti particolarmente emissive come inceneritori o grosse industrie. Va evidenziato inoltre che il territorio comunale veronese è attraversato da due importanti arterie autostradali, la A4 e la A22, con 3 caselli che contano complessivamente circa 30 milioni di movimenti l’anno. Dal momento che gli autoveicoli emettono mediamente più polveri sottili proprio nel contesto autostradale che in quello urbano, è semplice capire che le misure per la riduzione delle polveri sottili emesse dal solo traffico urbano possono ottenere riduzioni molto contenute. Tuttavia la situazione veronese è tale da richiedere interventi forti e urgenti: il superamento della soglia limite indicata dalla norma e il numero di superamenti annuali rendono indispensabile l’attuazione di una serie di misure a breve e a lungo termine per la riduzione del PM10. La Regione Veneto, con DGR n. 57 del 11.11.2004, ha approvato il Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera (PRTRA) che impone a Comuni e Province una serie di azioni concrete coordinate a livello provinciale, per la prevenzione e salvaguardia dell’ambiente atmosferico. Il Piano di Azione (PA) per la qualità dell’aria del Comune di Verona (Deliberazione della Giunta Comunale n. 420 del 16 novembre 2005) prevede: • AZIONI SU TRAFFICO-MOBILITÀ-INFRASTRUTTURE (a breve, medio e lungo termine) Verona Sud (A4) Verona Est (A4) 1991 8.638.798 4.254.748 1992 8.990.297 1993 8.840.053 1994 1995 1996 1997 Verona Nord (A22) 4.336.943 17.230.489 4.352.807 4.292.242 17.635.346 4.354.825 4.500.655 17.695.533 10.845.214 5.771.575 5.851.380 22.468.169 10.821.098 5.575.926 6.222.225 22.619.249 10.144.630 4.543.150 6.215.401 20.903.181 10.385.054 4.486.688 6.702.176 21.573.918 1998 10.812.092 4.658.081 7.136.192 22.606.365 1999 11.007.509 4.893.454 7.853.075 23.754.038 2000 11.290.501 5.105.223 8.421.571 24.817.295 2001 11.750.092 5.507.785 8.954.601 26.212.478 2002 11.706.480 6.244.418 9.412.687 27.363.585 2003 11.888.132 6.587.599 9.829.630 28.305.361 Fonte CCIAA di Verona • AZIONI SULLA PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO (a lungo termine) • AZIONI PER LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI RESIDENZIALI (a medio e lungo termine) • AZIONI PER LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI INDUSTRIALI (a medio e lungo termine) • AZIONI SUGLI IMPIANTI TERMICI (a medio e lungo termine) • • • • Nel campo della mobilità e dei trasporti il Piano di Azione comunale ha definito le seguenti azioni di breve, medio e lungo termine: • • Bollino blu: iniziativa per il controllo dei gas di scarico dei veicoli. • Controlli a campione dei gas di scarico. • ICBI: Iniziativa Carburanti a Basso Impatto ambientale. • Progetto metano. • Protocollo commercianti. • Incentivi per la trasformazione a metano e GPL dei veicoli alimentati a benzina. • Retrofit. • Ordinanza "motori spenti”. • • • Verona Limiti norma Livello medio annuo di PM10 a Verona 54μg/mc 40 μg/mc Numero di superamenti della soglia (50μg/mc) a Verona 205 gg/anno 35 gg/anno 16 Totale • • • • • • • • • • • • • • Autobus a metano. Lavaggio stradale. Bus gratuiti. Politiche di promozione della ciclabilità. Bicibiz. Campagne di informazione. Opuscolo informativo sugli inquinanti atmosferici. Promozione di una maggiore pedonalità. Indagine dell’Ufficio Statistica sulla chiusura del centro storico e mobilità a Verona. Gruppo Civitas sulla mobilità sostenibile. “In centro con piacere”. Progetto “Mobilità e Territorio”. Attuazione del Piano Urbano della sosta. Limitazione della circolazione veicolare. Provvedimenti attuati nel 2004/2005. Governance. Promozione di stili di vita orientati alla mobilità sostenibile. Limitazioni del trasporto privato in situazioni critiche. Zone riservate alla mobilità a zero emissioni. Interventi a favore della mobilità ciclistica. Gestione dei parcheggi. Gestione delle strade urbane. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Modal split delle famiglie veronesi • Incentivazione all’uso del trasporto pubblico. È evidente che in relazione alla mobilità, le azioni che possono ottenere il massimo effetto per la riduzione del PM10 e di tutti gli inquinanti in genere sono quelle volte alla riduzione dell’utilizzo del mezzo motorizzato privato di trasporto. Per arrivare a questo è necessario modificare il modo di muoversi dei veronesi compatibilmente con le necessità legate agli aspetti economici e sociali. La mobilità veronese donali e dalle indagini alle famiglie condotte nel 1994 e nel 2002. Dai dati ottenuti si rileva, a esempio, che Il 65% degli spostamenti hanno una lunghezza inferiore ai 5 km e il 50% hanno lunghezza inferiore ai 3 km e sono quindi compatibili con modi sostenibili di trasporto come l’andare a piedi e in bicicletta. Per la quota di spostamenti privati per la quale non è possibile passare ai modi di trasporto a impatto ambientale zero, la politica più efficace è l’incentivazione dell’utilizzo del trasporto pubblico. Volendo fare un confronto sulle emissioni autobus-auto, considerando i parametri riferiti al parco veicolare 2000 dell’ENAP, a parità di percorso il primo produce 15 volte il PM10 prodotto da un’auto; l’autobus occupa 2,5 volte lo spazio stradale di un’auto e con 30 passaggi in un’ora può trasportare 2000 passeggeri circa. Lo stesso numero di persone può essere trasportato, considerando un livello medio di occupazione dei veicoli pari a 1,2 persone/auto quale è quello rilevato a Verona nell’ora di punta, con 1700 auto private. In termini trasportistici quindi per muovere 2000 persone 30 autobus/ora equivalgono a 1700 auto private /ora. Da queste semplici relazioni è possibile osservare che con un anche leggero aumento dell’utilizzo del trasporto pubblico si possono ottenere rilevanti riduzioni del trasporto privato con benefici effetti sia in termini di emissioni inquinanti prodotte dai km-veicolo che di tempi persi a motore acceso per i fenomeni di congestione della rete stradale. Va evidenziato che proprio un elemento negativo come la congestione può essere usato efficacemente per gestire la domanda di mobilità a favore di modi sostenibili di trasporto: se la gestione dell’offerta di trasporto garantisce per il trasporto pubblico alte frequenze, buoni cadenzamenti, puntualità, rete e fermate ben diffuse nel territorio e confortevolezza nel viaggio, l’uso dei mezzi pubblici diventa tanto più competitivo e attrattivo quanto più congestionata è la Ogni giorno nell’ora di punta della mattina tra le 8 e le 9 la città di Verona è interessata da una domanda di mobilità misurabile in 85.000 spostamenti che usano mezzi di trasporto motorizzati (pubblici e privati). L’83,5% di questi spostamenti (71.000) avviene su mezzo privato: 32.000 sono totalmente interni ai confini comunali, 21.000 sono in ingresso e 18.000 in uscita dalla città. Il 16,5% avviene invece con il trasporto pubblico di linea (14.000). La domanda di mobilità Lunghezza degli spostamenti delle famiglie veronesi e motivi dello spostamento. veicolare è in crescita. Il confronto tra i flussi rilevati chilometri 0-5 6-15 16-30 31-50 oltre 50 nel 2002 e nel 1994 mostra 64 47 133 578 981 una crescita del 22% circa mi reco al lavoro 4% 3% 7% 32% 54% del traffico privato. 73 26 64 135 206 altri motivi di lavoro 14% 5% 13% 27% 41% Per contro si registra un 22 3 8 103 274 calo dei cittadini che uti- studio 5% 1% 2% 25% 67% lizzano i mezzi pubblici: 0 0 8 51 632 secondo una stima della acquisti in città 0% 0% 1% 7% 91% 0 0 18 81 83 AMT, infatti, i viaggiatori acquisti in centro comm. 0% 0% 10% 45% 46% sui mezzi pubblici urbani 14 13 56 262 932 sono calati dai primi anni affari personali 1% 1% 4% 21% 73% ‘90 a oggi di oltre il 28%. 9 20 44 158 612 sport e tempo libero 1% 2% 5% 19% 73% I grafici e le tabelle se89 81 237 1.029 2.928 guenti rappresentano al- ritorno a casa 2% 2% 5% 24% 67% cune caratteristiche sa5 1 11 93 590 lienti del modo di muover- motivazione mancante 1% 0% 2% 13% 84% si a Verona, secondo i dati 276 191 579 2.490 7.238 Totale 2% 6% 24% 65% 3% ottenuti dalle indagini cor- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Totale 1.803 100% 504 100% 410 100% 691 100% 182 100% 1.277 100% 843 100% 4.364 100% 700 100% 10.774 100% Media km 10,1 19,7 9,1 3,3 8,1 6,2 6,7 7,7 4,5 7,9 17 Elementi a favore del Trasporto pubblico: Elementi a favore del Trasporto privato: Alto livello di servizio del TPL Carenza di offerta di sosta Tariffazione della sosta Limitazioni del traffico Tempi di percorrenza lunghi Basso livello di servizio del TPL Ampia offerta di sosta Sosta libera Traffico libero Tempi di percorrenza brevi del trasporto privato del trasporto privato CONGESTIONE TRAFFICO FLUIDO rete del trasporto privato e quanto più difficoltoso o costoso sarà reperire gli spazi per la sosta. Il Piano della sosta del Comune di Verona prevede infatti l’attuazione di una politica di tariffazione della sosta che partendo dall’area centrale storica e sviluppandosi nella zona centrale di corona, quindi nella zona periferica urbana, copre tutte aree di sosta in modo da ridurre la pressione veicolare pur garantendo ai residenti la possibilità di sostare gratuitamente la prima auto priva di autorimessa privata. Il piano prevede di coprire complessivamente 10.000 posti auto circa riducendo la pressione delle auto provenienti dall’esterno che dovranno trovare un’alternativa nei parcheggi scambiatori esterni. Nel 2004 è stato redatto il Piano del Trasporto Pubblico Urbano del Comune di Verona che, partendo dall’analisi dello stato di fatto della rete veronese, ha indicato alcune strategie di breve e medio termine per migliorare il livello di servizio ed incentivare l’uso dei mezzi pubblici a parità di risorse impegnate: Interventi di breve termine - Variazione percorso linee 31, 32, 33 per avere un collegamento più diretto al centro storico; - Istituzione nuova linea n. 1 cadenzata 10’ Porta Vescovo - Ospedale Stazione; - Istituzione nuova linea n. 2 cadenzata 20’ S. Croce-Porta Vescovo Stazione - Policlinico; - Variazione frequenze linee 11, 12,13 da 15’ a 20’ e della linea 41 da 20’ a 30’. Interventi di medio termine - Istituzione 1 nuova linea n. 3 a servizio dei parcheggi di interscambio ovest e sud (Ca’ di Cozzi e Verona sud) che li collega alla Stazione; - Allungamento del percorso della linea n. 1 a servizio del parcheggio dello Stadio che lo collega a Porta Vescovo - Ospedale - Stazione. A Verona è stato recentemente fatto un Piano urbano della sosta e dei parcheggi di Verona Fase 1 Tariffazione città antica (1500 p.a.) Fase 2 Tariffazione zona centrale di corona (7-8000 p.a.) Fase 3 Tariffazione area periferica urbana (1-2000 p.a.) 18 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Carico attuale di tutte le linee urbane nella fascia 6.45-9.45 Le linee di desiderio dei movimenti attuali in bus nella fascia 6.45-9.45 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 19 pio risparmio di 500.000 km percorsi/anno a parità di servizio offerto). Saliti e discesi attuali alle fermate bus nella fascia 6.45-9.45. passo importante per lo sviluppo e l’incentivazione del trasporto pubblico: la fusione delle due aziende di trasporto locale, quella urbana AMT e quella ex- traurbana APTV. La fusione porterà una serie di effetti positivi a partire dall’integrazione tariffaria e l’ottimizzazione delle risorse (a esem- Il Piano Urbano della Mobilità, ossia l’organo di programmazione delle strategie di intervento infrastrutturale per la mobilità veronese con orizzonte temporale 10 anni, è stato redatto nel 2006 e delinea i seguenti punti fondamentali: 1. La definizione delle dorsali del trasporto rapido di massa; 2. La conseguente riorganizzazione complessiva del trasporto pubblico dell’area metropolitana; 3. La predisposizione di efficaci nodi di interscambio con la mobilità su mezzo privato; 4. Il completamento della rete stradale primaria in grado di servire le rela- Piano urbano della mobilità Definizione delle strategie di intervento infrastrutturale per la mobilità veronese: orizzonte temporale 10 anni 20 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Scenario 00 Scenario 01 zioni di interquartiere e di ingresso e uscita alla città; 5. La sperimentazione e l’attuazione di modelli di regolazione del traffico e di organizzazione della mobilità veicolare privata; 6. La sperimentazione di modelli avanzati per la distribuzione delle merci in ambito metropolitano; 7. Il miglioramento dell’accessibilità della popolazione ai servizi, alle parti di Città e all’ambiente naturale, in condizioni di sicurezza e comfort. Nella valutazione degli scenari di riferimento il PUM considera 3 sistemi alternativi e integrabili per il Trasporto Rapido di Massa con diversi scenari: - Metropolitana automatica - Tram - Minimetro Lo scenario 00 si riferisce alla domanda di mobilità analoga a quella “fotografata” nel 2002 nell’ipotesi di una linea di metropolitana leggera dal casello autostradale di Verona sud a via Ca’ di Cozzi passando per la stazione ferroviaria di Porta Nuova. Lo scenario 01 si riferisce invece alla domanda di mobilità che tiene presente lo sviluppo urbanistico previsto dal PRG e considera una linea di metropolitana leggera dal casello autostradale di Verona sud a via Ca’ di Cozzi passando per la stazione ferroviaria di Porta Nuova con la riorganizzazione del trasporto pubblico su gomma in adduzione alla linea metropolitana. Lo scenario 02 considera le ipotesi Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Scenario 02 Scenario 03 dello scenario 01 prevedendo in aggiunta una linea metrotranviaria dalla stazione di Porta Nuova fino a raggiungere San Michele Extra. Lo scenario 03, invece, si riferisce alla domanda di mobilità con insedimenti previsti dal PRG e alla realizzazione di due linee metrotranviarie: una dal Policlinico di Borgo Roma a via Ca’ di Cozzi passando per la stazione di Porta Nuova e una dalla stazione a San Michele Extra. L’ultimo scenario prevede una unica linea di minimetro dal casello autostradale di Verona sud al centro storico nell’ipotesi di una domanda di mobilità che considera gli insediamenti previsti dal PRG. La realizzazione di un sistema di Trasporto Rapido di Massa richiede ovvia- Scenario 04 mente la riorganizzazione del TPL urbano su gomma nel lungo periodo. Secondo il PUM la rete secondaria del TPL potrà essere riorganizzata secondo 2 tipologie principali di servizio: 1 linee “a pettine“ a servizio delle più significative linee di desiderio della domanda di mobilità con mezzo pubblico, che si attestano nelle principali fermate della rete di TRM; 2 linee “circolari”, che ugualmente prevedono nel loro percorso uno o più interscambi con il TRM, ma che svolgono anche servizi locali di raccolta e distribuzione dell’utenza in ambito urbano, connettendo scuole, residenze ed altre funzioni di quartiere. 21 Piano urbano di mobilità - Valutazione degli scenari di riferimento Domanda di mobilità Infrastrutture VALORI DI CONFRONTO Numeri di viaggiatori totali nell’ora di punta Tratta di massimo carico direzionale della metropolitana nell’ora di punta 2002 2002 Esistenti Solo linea metropolitana Stato attuale Scenario 00 Con nuovi insediamenti PRG Con nuovi insediamenti PRG Con nuovi insediamenti PRG Linea metropolitana e Linea metropolitana e Due linee di tranvia riorganizzazione tranvia riorganizzazioriorganizzazione completa TPL in ne completa TPL in completa TPL su gomma su adduzione gomma su adduzione gomma in adduzione Scenario 01 Scenario 02 Scenario 03 Con nuovi insediamenti PRG Solo linea minimetro Scenario 04 89.499 89.499 121.985 121.985 121.985 121.985 0 4.629 9.378 9.635 0 3.014 Di cui da TPL urbano 0 1.551 3.866 3.352 0 2.118 Di cui da TPL extraurbano 0 1.147 1.492 607 0 329 0 1.931 4.020 5.676 0 567 0 12.276 21.956 30.898 0 7.626 0 4.111 7.049 11.792 0 1.978 0 2.485 2.485 3.879 0 349 0 3.042 5.966 5.335 0 1.874 0 2.638 6.456 9.892 0 3.425 Di cui interscambi tram-metro 0 0 0 6.033 0 0 Passeggeri giornalieri medi della metropolitana Passeggeri annuali medi al netto di eventi eccezionali 0 55.711 106.143 144.591 0 38.354 0 16.713.344 31.843.037 43.377.192 0 11.506.113 Tratta di massimo carico direzionale della metrotranvia nell’ora di punta 0 0 0 8.432 8.563 0 Di cui da TPL urbano 0 0 0 3.221 3.925 0 Di cui da TPL extraurbano 0 0 0 1.252 1.606 0 Di cui in diversione da auto privata 0 0 0 3.959 3.032 0 0 0 0 16.938 41.780 0 0 0 0 7.333 20.856 0 0 0 0 2.089 6.825 0 0 0 0 3.085 6.426 0 0 0 0 4.430 7.673 0 0 0 0 2.901 3.932 0 18.664 24.344 37.508 38.894 35.253 30.385 20,9% 27,2% 30,7% 31,9% 28,9% 24,9% 70.835 65.155 84.476 83.090 86.732 91.600 79,1% 72,8% 69,3% 68,1% 71,1% 75,1% Di cui in diversione da auto privata Passeggeri totali metropolitana nell’ora di punta Passeggeri metropolitana da TPL urbano Passeggeri metropolitana da TPL extraurbano Passeggeri metropolitana da park and ride Passeggeri metropolitana in scope da auto privata Passeggeri totali tram nell’ora di punta Passeggeri tranvia da TPL urbano Passeggeri tranvia da TPL extraurbano Passeggeri tranvia da park and ride Passeggeri tranvia in scope da auto privata Di cui interscambi metro-tram o tram-tram Numero di passeggeri su mezzo pubblico nell’ora di punta Percentuale di passeggeri su mezzo pubblico Numero di passeggeri su mezzo privato nell’ora di punta Percentuale di passeggeri su mezzo privato 22 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Le azioni concrete attuate e in fase di attuazione a favore del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile a Verona Principali interventi a favore del Trasporto Pubblico • Rinnovo pensiline • Paline intelligenti • Metanizzazione del parco veicolare • Telecontrollo corsie preferenziali • Priorità semaforica • Bigliettazione contactless • Integrazione tariffaria • Autobus a chiamata • Istituzione dell’Osservatorio della Mobilità (Comune di Verona - ATV) finalizzato al miglioramento della velocità commerciale e del livello di sicurezza. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Principali interventi a favore della mobilità sostenibile • Sistema Integrato per la Gestione del Traffico (centralizzazione semaforica, pannelli a messaggio variabile, indirizzamento ai parcheggi, stazioni rilevamento traffico) • Sistema di tariffazione della sosta • La rete delle piste ciclabili • Gli interventi di messa in sicurezza della rete stradale • Progetto europeo: Una città per i bambini è per tutti • Progetto europeo: Snowball • Piano spostamenti casa - lavoro d’area • Progetto Carsharing a Verona • Progetto di City Logistic denominato “Easy Shopping” cupantemente sopra i limiti normativi è necessaria una loro urgente riduzione. Tale riduzione va perseguita con azioni concrete su tutte le sorgenti. Nel campo della mobilità il più elevato contributo di inquinamento è dato dal trasporto motorizzato privato. Al di là delle azioni mirate alla riduzione delle emissioni delle auto, ormai a livelli minimi, è necessaria la riduzione del parco circolante anche al fine di ridurre l’inquinamento “fisico” generato dalla “presenza” delle auto. La scelta strategica che si prospetta per gli ambiti urbani delle città è quindi prepotentemente a favore degli investimenti sul trasporto pubblico di massa, con conseguente ridisegno della mobilità cittadina. Conclusioni Posto che i livelli di PM10 sono preoc- Mobilità e Traffico E-Mail [email protected] - www.comune.verona.it 23 Omologazione filtri antiparticolato Claudio Avesani - Vicedirettore Ufficio Motorizzazione Verona Ministero dei Trasporti - SIIT 3 Dispositivi dei veicoli controllo sul circolante Ogni veicolo, prima di essere immesso in circolazione, necessita di collaudo, ai sensi dell’art. 75 del C.d.S. che prescrive la necessità dell’accertamento dei requisiti di idoneità alla circolazione. Semplificando, se per la produzione di un veicolo, o dispositivi di questo, si presume una produzione in serie, si ricorre all’istituto dell’omologazione; l’accertamento, in questo caso, avviene unicamente sul prototipo. Qualora intervengano modifiche sul veicolo successivamente alla sua immatricolazione, il codice prescrive, all’art. 78 che “i veicoli a motore […] devono essere sottoposti a visita e prova presso gli uffici competenti del dipartimento dei trasporti terrestri quando siano apportate una o più modifiche alle caratteristiche costruttive o funzionali, ovvero ai dispositivi di equipaggiamento indicati negli art. 71 e 72, ovvero sia stato sostituito o modificato il telaio.” Nel caso citato sopra, per qualsiasi veicolo modificato, è prevista una visita per accertare la correttezza della trasformazione effettuata. Il complesso del dispositivo silenziatore e di scarico, di cui sono dotati i veicoli a motore termico, appartiene ai dispositivi le cui modifiche sono soggette ad aggiornamento della carta di circolazione, come indicato con precisione al comma 1, lettera b) dell’art. 72. La verifica di cui sopra, per inciso, è tesa al controllo della rispondenza delle modifiche effettuate a tutte le norme, sia nazionali che comunitarie, della trasformazione. È bene ricordare, dettaglio non trascurabile, che modifiche di cui all’art. 78, qualora non annotate sulla carta di circolazione, comportano, se contestate dai funzionari preposti, sanzioni pecuniarie ed accessorie, tra le quali anche il ritiro della carta di circolazione, oltre all’obbligo dell’aggiornamento o al ripristino delle condizioni iniziali del veicolo. Tale constatazione, possibile nei controlli su strada, è necessariamente e rigorosamente effettuata con periodicità in sede di revisione 26 DIPARTIMENTO PER I TRASPORTI TERRESTRI Direzione Generale per la Motorizzazione DIV 3 - Prot. in uscita n. 1857 Oggetto: Installazione di silenziatori di scarico supplementari o sostitutivi su autobus. Si fa riferimento alle note prot. 331_MOT2/C del 14.02.2006 e 2380_MOT2/B del 12/10/2004 relative all’autorizzazione ad installare silenziatori di scarico supplementari o sostitutivi su autobus. Nel rispetto delle prescrizioni previste dalle citate note, considerata l’esperienza acquisita, si ritiene ammissibile che l’installazione di silenziatori di scarico supplementari o sostitutivi possa essere estesa anche agli autobus circolanti di tipo urbano, suburbano ed interurbano, omologati ai sensi delle direttive 1999/96/CE riga A e 2001/27/CE riga A (denominati convenzionalmente quali EURO 3). IL Direttore Generale (Dr. Ing. Sergio Dondolini) del veicolo ai sensi dell’art. 80. Nel caso di veicoli adibiti al trasporto persone con più di 9 posti compreso il conducente (autobus, oggetto principale del convegno) tale controllo avviene annualmente, in quanto tali veicoli sono soggetti a revisione con tale scadenza. Come per l’accertamento dei requisiti per la circolazione, anche per il controllo in sede di revisione il dispositivo di scarico è oggetto di attenta verifica, per testare sia i valori di fumosità e di rumorosità, che l’idoneità del dispositivo stesso che deve essere quello previsto dalla casa costruttrice, ovvero uno di tipo omologato per quello specifico veicolo. I dispositivi sui quali si effettua il controllo in sede di revisione sono definiti al citato art. 80 che rimanda all’art. 238 del regolamento di attuazione al codice che, infine, elenca specificatamente all’appendice IX del titolo III del codice. (per la precisione, punti: 6 Telaio ed elementi fissati al telaio, 6.1.2. Tubi di scappamento e silenziatori, punto 8 Effetti nocivi 8.1 Rumori 8.2 Gas di scappamento). Normativa vigente Nel convegno tenutosi a Verona si focalizza l’attenzione non sui veicoli nuovi, già dotati all’origine di motori a basso tasso d’inquinamento, per l’avvento ed il recepimento di normative (EURO 4, EURO 5 etc.), quanto sui veicoli già circolanti. So- no proprio questi che, pur avendo un’età relativamente bassa, e che come tale non ne comporterebbe la sostituzione, producono un inquinamento sensibilmente rilevante. Non si può, d’altra parte, non sottolineare come non sia economicamente accettabile sostituire, ad esempio, un autobus con una vita chilometrica residua ancora alta, pur con lo scopo indubbiamente rilevante di un minor impatto inquinante. La ricerca, quindi, di vie alternative, quale quella di adottare filtri allo scarico, è certamente quella economicamente più vantaggiosa anche se consapevolmente volta ad ottenere un risultato che non si configura come il migliore, ma come quello più sostenibile in considerazione anche della non illimitatezza delle risorse. Questa soluzione, peraltro, impatta immediatamente con le norme attuali in quanto non esiste alcuna direttiva che si esprima sulla possibilità di intervenire sui dispositivi di scarico. Infatti, per quanto concerne il complesso silenziatore - scarico, è prevista la sostituzione o con tipo identico al precedente, o altro omologato per tale veicolo che, per definizione, deve avere le stesse caratteristiche di quello originario. A tale proposito si esprime la circolare del Ministero dei Trasporti - Divisione IV DC IV B/ 03 1997 del 24/11/1997, sulla sostituzione dei dispositivi di scarico negli autoveicoli. Tecnicamente, allo stato attuale, oltre ov- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 viamente alla sostituzione del carburante impiegato, l’orientamento è quello di porre filtri di cattura del particolato, con eventuale trattamento dello stesso, a valle del collettore di scarico, al fine di ridurre le emissioni inquinanti del motore. Tali filtri, per ora, sono contemplati solamente nel regolamento ECE ONU 103, dispositivo normativo non avente carattere giurisprudenziale. A seguito di richieste, soprattutto da parte di Enti Locali territoriali, sensibili al problema inquinamento, il Ministero dei Trasporti si è pronunciato favorevolmente alla applicazione, in via sperimentale, di filtri antiparticolato sugli autobus. Inizialmente tale procedura è stata prevista solo per i veicoli di caratteristiche costruttive tali da essere considerati nella classe EURO 0 (ovvero omologati antecedentemente all’entrata in vigore della direttiva 88/77 CEE), con circolare datata 12 ottobre 2004. Successivamente, vista la fattibilità dell’iniziativa, è stata estesa la possibilità di tale modifica anche a veicoli con motorizzazioni rispondenti a norme più severe, fino a comprendere veicoli inquadrati nella categorie EURO 3, ed inglobando anche autobus interurbani. Tali disposizioni, naturalmente, indicano anche le procedure da seguire per ottenere l’aggiornamento della carta di circolazione, che prescrive visita e prova presso un Centro Prova Autoveicoli, con esito naturalmente favorevole della stessa. Procedure e modalità si possono evincere dalle circolari che vengono in calce allegate, per completezza di informazione. Va inoltre sottolineato il fatto che tali disposizioni si applicano esclusivamente agli autobus in servizio urbano, suburbano ed interurbano, e non su altre categorie di veicoli. Pertanto, allo stato attuale, non è prevista la installazione di filtri antiparticolato su altre tipologie di veicoli quali, ad esempio, quelli di cat. M1 (autoveicoli per trasporto persone con meno di 9 persone, compreso il conducente), se tale dispositivo non è previsto all’origine dalla casa costruttrice in sede di omologazione. Inoltre è da rammentare che tale intervento successivo alla immatricolazione, quando ammesso, non altera minimamente la categoria di appartenenza del Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 veicolo per quanto concerne le emissioni gassose, per semplificazione denominate “EURO X”, in quanto l’appartenenza ad una categoria non è definita, per un veicolo con motore ad accensione spontanea, dalla mera misura del particolato emesso in una prova a veicolo fermo. Allegati circ. 2380-MOT.2/B del 12 ottobre 2004 circ. 331.MOT2/C del 14 febbraio 2006 circ. prot. 1857 del 08 gennaio 2007 Ministero dei Trasporti - Divisione IV Circolare DC IV B/ 03 1997 del 24/11/1997 Oggetto: VEICOLI A MOTORE - SOSTITUZIONE DISPOSITIVO SILENZIATORE DI SCARICO. “Sono pervenute a questa sede numerose segnalazioni di utenti, in merito alla problematica della sostituzione del dispositivo silenziatore dello scarico dei veicoli a motore. In particolare, alcune di queste riguardano anche le sanzioni applicate dagli organi di polizia nei casi di riscontrata "non originalità" del dispositivo in oggetto, in base all’art. 78 del Codice della strada (decreto legislativo 30/04/92 numero 285). Come è noto il dispositivo silenziatore di scarico ha durata limitata rispetto alla vita media del veicolo sul quale è installato, e pertanto debbono essere previste le necessarie sostituzioni al fine di rispettare il livello di rumorosità indicato nella carta di circolazione del veicolo stesso. Il dispositivo può essere sostituito con un silenziatore dello stesso tipo di quello installato in origine dalla casa costruttrice ( si rammenta che il tipo di silenziatore non viene indicato nel documento di circolazione), oppure con un silenziatore di sostituzione, omologato in base a norme dell’Unione Europea, e destinato al medesimo tipo di veicolo. Si fa presente che il citato articolo 78 del Codice della strada prevede i casi in cui si rende necessaria visita e prova presso gli Uffici della M.C.T.C., in particolare al primo comma recita: "....quando siano apportate modifiche alle caratteristiche costruttive e funzionali, ovvero ai dispositivi di equipaggiamento indicati negli articoli 71 e 72........". L’azione di "modifica" citata in detto articolo 78, si configura evidentemente quale circostanza diversa dalla sostituzione del silenziatore originale con uno dello stesso tipo ovvero con uno di tipo omologato, come già descritto in premessa, ma riguarda la vera e propria alterazione delle caratteristiche fisiche e meccaniche dell’intero sistema di scarico. Tale ultima circostanza è l’unica per la quale si rende necessaria visita e prova presso gli Uffici della M.C.T.C. Da ultimo si fa presente che il dispositivo di scarico, anche se di sostituzione e di tipo omologato, deve comunque consentire il rispetto del valore massimo di rumore indicato nella carta di circolazione. Tale accertamento consiste nella verifica del rumore a 50 cm. dall’orifizio di scarico al regime di giri prestabilito, e può essere facilmente effettuato dagli organi di Polizia mediante un fonometro. Per facilitare l’individuazione dei silenziatori originali, nel corso degli accertamenti su strada, si fa presente che questi riportano il marchio del fabbricante del veicolo ovvero un logo dello stesso oltre ad un codice alfanumerico. Per contro un silenziatore di sostituzione omologato riporta, oltre al marchio del fabbricante del dispositivo o un logo dello stesso, anche un marchio internazionale di omologazione di cui si riporta un fac simile: ex 00 0000 Le marcature sopra descritte devono essere punzonate sul corpo dei dispositivi o sugli elementi degli stessi. Il Direttore Centrale Dr. Ing. Tullio D’ULISSE 27 La legislazione nel settore autobus Renato Gaudio - Ingegnere ANFIA 1. Introduzione Scrivere - o leggere - di normativa relativa ai veicoli pesanti può essere cosa di noia mortale, se si tiene in conto che un autobus, per l’omologazione, deve soddisfare a una cinquantina di Direttive e Regolamenti internazionali, tra cui almeno una dozzina di prescrizioni relative a rumorosità, emissioni gassose e fumosità. L’elencazione pura e semplice di questa normative sarebbe un lavoro di nessun interesse. Preferiamo viceversa raccontare la “storia” della evoluzione di queste normative negli ultimi anni, storia a nostro modo di vedere avvincente, che si intreccia con una formidabile evoluzione della tecnologia dei motori e dei veicoli. Pur costituiti sempre da pistoni, alberi a manovelle, ruote e pneumatici, motori e veicoli (e, per giustizia, anche i carburanti) sono stati protagonisti di una vera e propria “rivoluzione silenziosa” per cui, oggi, ci vogliono 15-20 autobus per produrre lo stesso inquinamento di un bus degli anni ‘80. 2. La California e gli inizi E proprio dagli anni ‘80 vogliamo cominciare la nostra storia. Da un’epoca in cui il fumo del diesel “era il suo bello”, basti pensare a certi telefilm americani (fig. 1). Se si pensa che oggi si pretende che un autobus emetta zero-virgola-zero-nien- Fig. 1 - Fumosità di un diesel pesante americano degli anni ‘80. te, si può capire quanta strada è stata fatta. L’evoluzione cominciò proprio nella seconda metà degli anni ‘80 in California, allorché fu posto un limite alla quantità di fuliggine (“particolato”) in ragione di 0.6 grammi per ogni cavallo-ora di energia sviluppata dal motore (gli americani non erano -e non sono ancora“metrici”). Gli svizzeri, da bravi svizzeri, si adeguarono rapidamente a questa normativa. La cosa allertò tutti i costruttori di motori, che si resero conto ben presto che il problema principale del motore diesel è quello di iniettare nel cilindro gocce di gasolio abbastanza piccole (che evaporino completamente prima di bruciare, altrimenti rimane un “nucleo carbonioso”) e di mescolare intimamente queste gocce con l’aria. Per capire questi fatti della combustione i nostri padri avevano solo l’espediente di fare una finestra di quarzo sul cilindro dei motori e di filmare qualche ciclo di combustione (prima che si annerisse tutto!) per capire la miscelazione tra spruzzo (“spray”) di gasolio e aria. Poi venne l’informatica, vennero i modelli matematici e vennero le disquisizioni aristoteliche. Ma come è e come non è si riuscì a sviluppare un profilo delle camere di combustione nei pistoni che consentiva una buona miscelazione con l’aria. Rimaneva il problema delle gocce piccole, che si ottengono solo se i buchi dell’iniettore sono piccoli e se si ha una elevata pressione di spruzzo. Ma le pompe di iniezione puramente meccaniche che pur avevano il pregio di funzionare sempre, (si pensi ai trattori in campagna!) non potevano dare più di tanto, in fatto di pressione. 3. Il ciclo “Euro” Quando furono adottate le prime direttive europee sull’inquinamento dei motori (è bene ricordare che per i veicoli pesanti il limite è sul motore al banco, a differenza delle vetture, per cui il limite è Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 sul veicolo completo al banco a rulli) e segnatamente la “mitica” 88/77/CE, si capì che la ricreazione era finita anche in Europa e che bisognava mettersi a lavorare sul serio. Furono costruite pompe a iniezione più potenti e più “rapide”. Non la povera pompa rotativa dei trattori, ma le pompe “in linea”, vere e proprie macchine di precisione “tedesca”. La storia degli sviluppi tecnologici in Europa è intimamente legata alla storia degli sviluppi normativi. È interessante rilevare che fin dall’inizio si è proceduto di buon accordo tra costruttori e legislatore, attraverso gli organi tecnici della Unione Europea (MVEG - motor vehicle emission group) e dell’Economic and Social Council dell’ONU (GRPE gruppo esperti polluzione ed energia), con attiva collaborazione tra l’industria da un lato e le autorità “regolatorie” dall’altro. Questo fatto ha evitato una antipatica contrapposizione e ha permesso uno sviluppo concordato e graduale che ha prodotto ottimi risultati. La direttiva citata non prevedeva ancora limiti per il particolato, ma solo per le emissioni gassose. Seguì la 91/542, che introdusse a partire dal 1993 un limite di 0,36 g/kWh, e che fu denominata, con una fortunata nomenclatura “Euro 1”, talchè la precedente prese il nome di “Euro 0”, e le successive, che si succedettero circa ogni tre anni, con riduzioni dei limiti di circa il 30-50 % per volta, il nome di Euro 2, Euro 3, ecc., fino alla attuale Euro 4 e alla futura Euro 5, che entrerà in vigore nel 2008. Un quadro di tutte le direttive e dei limiti relativi è riportato in appendice. È comodo far riferimento alla figura 2, che riporta in forma grafica (l’uomo è un animale “analogico” e la forma grafica è in generale più espressiva di una tabella) la forte riduzione che si è avuta per i limiti e le particolari tecnologie che hanno permesso di rispettarli. Il primo grande balzo verso Euro 2 si fece, come anticipato, potenziando le pompe di iniezione, le camere di com- 29 bustione e soprattutto ricorrendo alla sovralimentazione, che con il migliore apporto d’aria consentiva, tra l’altro, un aumento delle potenze specifiche. 4. L’ Euro 2 , i combustibili alternativi e la “discesa” verso Euro 3 I nuovi limiti Euro 2, previsti per il 1996, sembravano oltre i limiti tecnologici del motore diesel, tanto è che quatti quatti tutti i costruttori cominciarono a sviluppare motorizzazioni “alternative” a metano (il che, tra l’altro, fu una fortuna per gli anni successivi). Eppure il motore diesel riusci’ brillantemente a rientrare nell’Euro2, perché fu sviluppato il raffreddamento dell’ aria compressa dalla turbo (il cosiddetto “intercooler”) e fu ulteriormente aumentata la potenza delle pompe di iniezione, (che oramai richiedevano per l’azionamento una coppia superiore a quella di una motocicletta). Fecero anche la prima timida comparsa le pompe a comando elettronico di anticipo e di mandata, timido perché - giustamente - bisognava garantire lo stesso grado di estrema affidabilità delle pompe meccaniche. La successiva discesa verso Euro 3 vide la radicale innovazione dei sistemi di iniezione ad altissima pressione (ben oltre i 1000 bar). Fu abbandonata la pompa in linea tradizionale e si ricorse ai cosiddetti “iniettori pompa” dove la forte pressione viene fabbricata localmente, subito a monte dell’ iniettore, o ai sistemi “common rail” con un serbatoio ad alta pressione ed elettroiniettori che “spillano” da questo serbatoio. Ci piace ricordare in questa sede che il “common rail” è una invenzione tutta italiana, anche se la sua realizzazione industriale emigrò all’estero. Questo permise un radicale progresso nel fare le gocce piccole e fu seguito da un analogo progresso “lato aria” con l’adozione di un turbogruppo a “geometria variabile” capace di adeguarsi istante per istante alle richieste d’aria del motore. Ma questo volle dire anche un massiccio ricorso all’ elettronica, indispensabile per il comando di anticipo e di portata dei nuovi iniettori e per la “gestione” della turbina a geometria variabile. Sotto la spinta delle esigenze ambientali, il motore diesel andava perdendo la sua prerogativa insegnata fin sui banchi di scuola e cioè di poter fare a meno dell’elettricità per il suo funzionamento. Fig. 2 - Evoluzione limiti emissioni e tecnologia motoristiche. 30 E con l’Euro 3 giungevano anche al massimo perfezionamento quelle che si chiamano “in-cylinder measures”, cioè le migliorie tecnologiche sul motore. 5. Euro 4 e successivi Con l’Euro 4, infatti, il motore diesel perdeva anche la sua ultima peculiarità e cioè il fatto di non aver bisogno dei catalizzatori che il motore a benzina usava già da 10-15 anni: era necessario “mettere la museruola” anche al motore diesel. “Museruole” non semplici: - da un lato si trattava di eliminare con filtrazione meccanica le particelle di fuliggine (questo è il principio del “filtro del particolato”), cosa ottenibile con un “monolito ceramico” con i canaletti alternativamente aperti e chiusi. Ma il problema era di eliminare la fuliggine via via accumulata, bruciandola (“rigenerazione”) con il calore dei gas di scarico e abbassandone la temperatura di combustione con apposita sostanza catalizzatrice o inserita nel filtro del particolato stesso o addirittura aggiunta nel combustibile. Si ottengono cosi’ i dispositivi “CRT - Continuous regenerating traps”; - dall’altro lato si trattava di abbattere gli ossidi di azoto (NOx). Fu mutuata una tecnologia dalle centrali elettriche stazionarie, consistente nell’ iniettare urea nei gas di scarico e di farla reagire in un catalizzatore. Facile a dirsi, ma molto meno facile sviluppare dispositivi resistenti alle sollecitazioni in movimento e alla durata che si pretende da un veicolo industriale. Questi sono chiamati “SCR - selective catalyst reduction”. Questi dispositivi, raccontati in brevi parole, hanno in realtà impiegato più di un decennio a essere sviluppati a livello di oggetto industriale affidabile e sono oggi offerti dai costruttori in varie configurazioni, a seconda della tradizione e degli sviluppi di ognuno. Con l’avvento dell’Euro 4 (2005) è stato messo in commercio l’additivo ac- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 qua-urea, con il nome commerciale di AD-Blue. In buona sostanza la situazione ad oggi è la seguente: - il livello Euro 4 può essere raggiunto con uno solo dei dispositivi, trappola del particolato o catalizzatore a urea; - il livello Euro 5 è al limite e sicuramente per i livelli successivi (EEV, veicolo ecologico migliorato) è necessario impiegare entrambi i catalizzatori. Qui si innesta il forte miglioramento dei carburanti di cui si diceva più sopra: infatti è tassativa, per il buon funzionamento di questi dispositivi, la pratica assenza di zolfo dal gasolio, che, “obtorto collo” i petrolieri hanno messo in commercio. Oggi la Direttiva 2003/17 impone che dal 2005 sia in commercio gasolio con 10 mg/kg (10 ppm) di zolfo, pur essendo ancora ammesso il gasolio “normale” (dir. 98/70/CE) con 50 ppm e che entro il 2009 sparisca tutto il gasolio con contenuto di zolfo superiore a 10 ppm. 6. I “retrofit” Discorso a parte meritano i cosiddetti sistemi “retrofit”, previsti per dotare di filtri del particolato i veicoli più vecchi. Si ottengono in questo modo dei veicoli “atipici” dal punto di vista emissioni, in quanto il solo particolato è ridotto a livelli Euro 4 / Euro 5, gli altri inquinanti rimanendo più o meno ai livelli originari. Dispositivi di questo genere cominciano a essere in commercio e richiedono un additivo a base di ferro nel combustibile. Devono comunque essere superate difficoltà omologative, per le quali si rimanda ad altre relazioni nelle stesso Convegno. 7. Conclusioni In buona sostanza, come si è cercato di delineare in queste note, l’evoluzione legislativa conseguente alla (corretta) pressione ambientale ha prodotto, in buon accordo tra legislatore e costruttore, una significativa evoluzione delle conoscenze fisiche/chimiche su alcuni fenomeni legati alla combustione nei motori diesel e al trattamento dei gas di scarico e ha portato allo sviluppo industriale di sistemi di iniezione che hanno veramente rivoluzionato il motore diesel, che si è infine dovuto “arrendere” e abbandonare le sue caratteristiche primigenie di indipendenza dalla elettricità e di assenza di catalizzatori. Ma è notevole il fatto che non ne è stata ridotta la tradizionale affidabilità né tantomeno la tradizionale parsimonia nei consumi, che anzi è migliorata ulteriormente, potendosi anteporre ai catalizzatori motori più “brillanti” e quindi a maggior rendimento termodinamico. È fin troppo banale dire che molto resta ancora da fare, è il principio della evoluzione. Ma vengono in mente le parole di un direttore dell’ agenzia americana EPA, che cominciò negli anni ‘80 a studiare l’inquinamento, e che prevedeva sviluppi entusiasmanti in questo ramo della tecnica: “Come vorrei essere un giovane ingegnere!”. QUADRO EVOLUZIONE LIMITI EMISSIONI MOTORI (DIRETTIVE DEL PARLAMENTO EUROPEO) Misure su motore al banco - valori in g/kWh Direttiva Anno (N1) NOx THC CO PM CH4 NMHC (*) 0,78 a) Misure in stazionario - 13 modi fino ad Euro2 ed ESC (diesel) da Euro3 20 4 16 1982 18 3,5 14 Valori tipici diesel anni 70 R49 0,6 R49.01 = 88.77 88/77 ott. -90 14,4 2,4 11,2 EURO 1 91/542 ott. -93 8 1,1 4,5 0,36 EURO 2 96/1 ott. -96 7 1,1 4 0,15 99/96, 2001/27. 2005/55 e 78, 2006/51 ott. -01 5 0,66 2,1 0,1 ott. -05 3,5 0,46 1,5 0,02 ott. -08 2 0,46 1,5 0,02 2 0,25 1,5 0,02 99/96, 2001/27. 2005/55 e 78, 2006/51 ott. -01 5 5,45 0,16 1,6 ott. -05 3,5 4 0,03 1,1 0,55 ott. -08 2 4 0,03 1,1 0,55 2 3 0,02 0,65 0,4 EURO 3 ESC (diesel) EURO 4 ESC EURO 5 ESC EEV ESC b) Misure in transitorio (gas) - ETC EURO 3 ETC EURO 4 ETC EURO 5 ETC EEV (*) Limite valido per gli idrocarburi totali (THC) se si sceglie di non misurare separatamente le emissioni di metano Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 31 Tecnologie di controllo delle emissioni di particolato e gas dai motori diesel: Focus sul trasporto pubblico Davide Gheser - Ingegnere in Verona L’iniziativa ebbe luogo il 2 marzo 2007 a Verona. Patrocinata dall’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), dalla Regione Veneto, dall’ARPA Veneto, dalla Provincia di Verona, dall’Azienda ULSS 22 Regione Veneto, ottenne importanti eco da parte della stampa e della televisione locali e regionali, in un periodo di forte attenzione e dibattiti da parte delle istituzioni, degli esperti di settore e della popolazione, quest’ultima sempre più informata o disinformata, a seconda dei punti di vista e delle circostanze, ma soprattutto preoccupata per la propria salute e in cerca di risposte certe ed indirizzi chiari. Il 25 aprile il Comune di Verona, al pari di altri Comuni italiani, organizzò una domenica a piedi, bloccando quasi totalmente il traffico. La stampa nazionale e locale nei giorni che seguirono riportò i risultati in termini di sensibilizzazione e di polveri sottili con le opinioni controverse delle istituzioni anche in polemica con le agenzie di protezione dell’ambiente, titolando a esempio: “Auto ferme e pioggia, polveri dimezzate”, “Lo stop delle automobili di domenica serve a far capire che il problema ambientale deve essere affrontato subito”, “il filtri Fap sono una chimera”. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 seguite da “...ma i livelli di PM10 restano altissimi”, “Il blocco padano è già un ricordo - polveri sottili ancora alle stelle”, “meno velocità, meno polveri”, “...rallentare di 20 km/h è più efficace di un blocco” e così proseguendo fino a passare ad altri argomenti e a lasciare questi per il prossimo inverno...così come erano? L’Arena del 4 aprile così titolò e commentò il successo del convegno: “Contro lo smog una soluzione c’è: l’autobus. I trasporti pubblici veronesi viaggiano con mezzi ecologici. Ma a usarli sono quasi solo gli studenti” che costituiscono l’80% dell’utenza provinciale. Ciò significa, a detta dell’assessore provinciale ai trasporti Alberto Martelletto, che i lavoratori persistono a utilizzare l’auto privata nonostante siano disponibili percorsi a servizio delle zone industriali e dei centri commerciali. Il Presidente di ANFIA, Franco Moz definisce il bus “un mostro buono in termini di sicurezza, di consumi, di ambiente”. L’Italia possiede un parco mezzi tra i più arretrati di Europa, ma la provincia di Verona è riuscita a rinnovare la metà del parco mezzi con bus ad alimentazione diesel Euro 3. Poco si sa (e si applica in Italia) circa i filtri o sistemi filtranti antiparticolato, a dispetto dell’impegno, dimostrato al convegno, di importanti aziende (l’IVECO, la Pall Corporation) e centri di ricerca (Centro Ricerche FIAT) nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, in parte sotto rigide prove sperimentali ed in parte già disponibili. La ricerca della Commissione Ambiente svolta all’estero riporta testimonianza di decine di prodotti già commercializzati da molte aziende europee e impiegati dai nostri concittadini europei (si veda l’area tedesca) sia automobilisti sia di Enti di trasporto pubblico, ma non solo... i FAP sono obbligatori per le macchine che operano in sotterraneo. Basta un solo esempio significativo della solerzia d’oltralpe e dell’inerzia del Bel Paese: per i lavori nel tunnel di base del Brennero gli austriaci devono montare i FAP, gli italiani no! I ferro va battuto finché è ancora caldo, perciò l’Ordine degli Ingegneri tramite la Commissione Ambiente, su invito dall’ANFIA riproporrà i temi del recente convegno in occasione dell’importante salone internazionale del trasporto in autobus “Bus & Bus Business” organizzato da Veronafiere dal 21 al 24 novembre 2007 a Verona. 33 Convegno - Giovedì 17 maggio 2007, ore 16 presso la sede della Società Letteraria di Verona olto si parla dell’alta velocità ferroviaria in Italia e i lavori procedono, seppur lentamente, verso l’adeguamento di questa fondamentale infrastruttura alle esigenze della società d’oggi. Il convegno ha preso avvio con l’illustrazione delle grandi direttrici che l’Unione Europea ha concepito per garantire i collegamenti fra tutti gli stati membri. In Europa, la Francia è arrivata per prima a costruire una rete ferroviaria articolata ed efficiente: ecco una realtà importante da conoscere, un esempio da seguire. Ma nella pianura Padana, attraversata per tutta la sua lunghezza dal Corridoio V, il progetto della linea veloce procede a segmenti, trovando momenti di grande difficoltà nella definizione di un tracciato condiviso dalle comunità locali. L’alta velocità ferroviaria non investe soltanto aspetti tecnico-economici: le nuove grandi opere infrastrutturali comportano trasformazioni del paesaggio, mentre le grandi stazioni passeggeri si innestano nel cuore di alcune grandi città, modificandone gli equilibri e confrontandosi con i grandi monumenti del passato. Si avverte, da tempo, l’esigenza di realizzare opere di alta qualità formale, e questo vale anzitutto per le grandi infrastrutture di trasporto, dato il loro grande impatto in termini di spazio e di persistenza nel tempo. Ed ecco i grandi concorsi internazionali di architettura, ecco i progetti che, entro qualche anno, daranno vita a stazioni ferroviarie completamente diverse da quelle ereditate dal passato, capaci di unire, anziché separare i quartieri urbani, di porsi al centro della vita collettiva. L’obiettivo di questo convegno è quello di far incontrare il rigore del calcolo tecnico e della programmazione con le molteplici istanze delle discipline umanistiche: dall’architettura, appunto, all’antropologia. Nella consapevolezza che proprio dal confronto fra differenti ruoli professionali potranno venire le risposte, nella nostra civiltà in rapido mutamento. M Fase delle costruzione della linea A.V. Mestre-Padova: lo scavalco di Maerne. Società Letteraria - Sede del Convegno Programma Renzo Macaccaro Presidente del Collegio Ingegneri e Architetti della provincia di Verona Saluto di apertura LE GRANDI DIRETTRICI EUROPEE Carmelo Majorana Direttore del Dipartimento Costruzioni e Trasporti Università di Padova L’ALTA VELOCITÀ IN ITALIA. IL CORRIDOIO V Giovanni Zuccolo Professore f.r. Dipartimento Costruzioni e Trasporti Università di Padova LE NUOVE STAZIONI PER L’ALTA VELOCITÁ Laura Facchinelli Giornalista - Direttore della rivista “Trasporti & Cultura” Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 37 Renzo Macaccaro Saluto di apertura Presidente Collegio Ingegneri e Architetti della provincia di Verona con grande piacere che apro i lavori di questo convegno, che affronta il tema delle ferrovie ad alta velocità. Molteplici sono, per me e per il Collegio, i motivi di soddisfazione legati a questa iniziativa. Anzitutto l’attualità del tema: la realizzazione di una rete di linee ferroviarie veloci costituisce, infatti, un traguardo irrinunciabile per il nostro Paese, al fine di garantire il trasporto delle merci e la mobilità delle persone secondo modalità efficienti e compatibili con l’ambiente e con la qualità della vita. Si tratta, pertanto, di una questione di primaria importanza nello scenario internazionale, ma che al tempo stesso si cala nella realtà locale, attraversando il territorio, e in particolare anche quello della nostra provincia. Importante è la presenza di relatori esperti, ma è significativo anche l’approccio multidisciplinare: il tema delle ferrovie ad alta velocità, infatti, non riguarda solo la tecnica degli ingegneri e le valutazioni degli economisti, ma offre l’occasione per interventi di architettura, influisce sull’assetto paesaggistico, si presta a letture storiche, letterarie, artistiche. La stessa sede di questa iniziativa - la Società Letteraria di Verona, con la sua lunga storia di studi rivolti alle discipline umanistiche - è un segno dell’apertura e delle connessioni che il nostro Collegio percepisce come irrinunciabili e preziose, in quest’epoca di così importanti e rapide trasformazioni. Desidero infine ricordare che questo appuntamento fa seguito a sette convegni che sono già stati organizzati, per il nostro collegio presso l’Università di Verona, dalla dott. Laura Facchinelli con la sua rivista Trasporti & Cultura. In attesa di un’ulteriore giornata di studio che si svolgerà - sempre sulla linea del confronto multidisciplinare - nel prossimo autunno. È Due momenti della costruzione della Linea A.V. Mestre-Padova. A sinistra il varo del nuovo ponte sul Fiume Brenta. A destra, la nuova sede ferroviaria con le barriere fonoassorbenti. 38 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Le grandi direttrici europee Carmelo Majorana - Direttore del Dipartimento Costruzioni e Trasporti Università di Padova Sommario In questo intervento si introducono alcuni temi generali relativi alle linee ferroviarie ad Alta Velocità (AV) e ad Alta Capacità (AC). Dopo aver presentato le principali caratteristiche della Rete Ferroviaria Europea, si danno alcune definizioni e cenni storici delle linee AV. Quindi si mettono a confronto i mezzi di trasporto con cui l'AV è in competizione, cioè automobili ed aerei. In termini di confronto non può mancare un cenno su un aspetto interessante dell'AV dato dai record dell'AV nel mondo. Si danno quindi alcuni cenni sull'evoluzione e lo stato di fatto delle linee ad AV nei paesi europei e cioè Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Russia, Spagna, Svizzera, per passare poi ad esaminare la situazione di alcuni paesi extra-europei, cioè Cina, Corea del Sud, Giappone, Canada, U.S.A. Il panorama europeo e mondiale consente di tracciare alcune considerazioni conclusive, attraverso le quali si mettono in luce i motivi per cui risulta necessario affrettarsi a non perdere questa ulteriore occasione di confronto con tali paesi. 1. Ferrovie / Treni ad Alta Velocità La linea ad Alta Velocità (AV) è generalmente definita come il mezzo di trasporto pubblico mediante ferrovia, a velocità maggiori o uguali a 200 km/h (125 mph). In accordo con l'International Union of Railways, un “treno ad alta velocità” è un treno che circola a velocità superiori a 250 km/h su linee appositamente dedicate, oppure a più di 200 km/h su linee ferroviarie convenzionali modificate. La US Federal Railroad Administration adotta un diverso limite inferiore di velocità, pari a 90 mph (corrispondenti a 145 km/h). Tipicamente, uno spostamento con treni ad alta velocità al limite superiore, avviene a ve- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 locità comprese fra 250 km/h e 300 km/h (155 mph e 186 mph). Il record mondiale di velocità per un treno convenzionale su ruote è stato stabilito in Francia con un TGV che ha raggiunto la velocità di 574.8 km/h (357 mph) il 3 Aprile 2007. Si noti che il record mondiale ufficioso di velocità su treno, pari a 581 km/h (361 mph), è stato ottenuto con il treno sperimentale giapponese JR-Maglev MLX01 magnetic levitation train. 2. Definizioni La International Union of Railways task force dell'alta velocità ha fornito definizioni di ciò che si intende per tragitto su linea ferroviaria ad alta velocità. Non c'è a tal proposito una singola definizione del termine, bensì una combinazione di elementi, quali “new or upgraded track”, “rolling stock”, “operating practices” che conducono a operazioni ferroviarie ad alta velocità. Le velocità alle quali un treno deve viaggiare per potersi qualificare ad “alta velocità” varia da un Paese all'altro, all'interno di un intervallo compreso fra 160 km/h (100 mph) fino a oltre 300 km/h (186 mph). I Paesi in possesso di linee ferroviare operative ad alta velocità sono i seguenti: Belgio, Cina, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Portogallo, Sud Corea, Spagna, Taiwan, Regno Unito, nonché Stati Uniti d'America. La Turchia sta costruendo la sua prima linea ad alta velocità (la cui previsione di operatività è data per la seconda metà del 2007), fra la capitale Ankara ed Istanbul. 3. Cenni storici La ferrovia ha rappresentato la prima forma di trasporto di massa della storia, fino a quando lo sviluppo del trasporto automobilistico all'inizio del XX° secolo ha conquistato l'effettivo monopolio del trasporto terrestre. Le compagnie ferroviarie in Europa e negli Stati Uniti hanno utilizzato treni di lunghezza elevata (streamlines) fin dal 1933, per servizi ad alta velocità con velocità medie fino a 130 km/h e velocità di punta di oltre 160 km/h. Con tali servizi, queste compagnie erano in grado di competere con i nascenti aeroplani. La II° Guerra Mondiale ha interrotto tali servizi. Si è utilizzato per la prima volta il termine “treno ad alta velocità” (in senso moderno) con il treno giapponese Tokaido Shinkansen, lanciato ufficialmente nell'Ottobre 1964, la cui costruzione è iniziata nell'Aprile del 1959 (~ 48 anni fa) con il Tunnel ShinTanna. La “Serie 0” Shinkansen, costruita dalle Industrie Kawasaki Heavy Industries, ha raggiunto la velocità di 200 km/h (125 mph) sul percorso TokyoNagoya-Kyoto-Osaka. 4. Il corridoio europeo La possibilità di connettere con linee ferroviarie ad AV il nord con il centro e il sud dell'Europa, ha condotto al concetto di corridoio europeo. Si tratta di un'area che si estende da Stoccolma a Goteborg, fino ad Amburgo, via Copenhagen, toccando la regione dell'Oresund, per un complesso di 20 milioni di persone. L'interesse di tale regione a servirsi di linee ad AV risiede nel fatto che, senza tali interventi, si va incontro ad un destino di intensificazione del traffico stradale stimato nell'ordine del 4060% entro il 2010. Non solo si avrà la possibilità di collegare Stoccolma e Copenhagen in 2 ore e 35 minuti, ma si creeranno linee ad alta capacità atte a trasferire il traffico merci dalle autostrade alle ferrovie, trasformandosi così in un progetto a valenza ambientale. In sintesi, il corridoio europeo è visto da quei paesi come un occasione storica per: a) ridurre le distanze e creare nuove opportunità, b) dare vita ad una rete 39 all'interno della quale creare crescita, c) ottenere maggiore sostenibilità ambientale e sicurezza, d) collegarsi alla rete centro-europea dell'alta velocità. dam-London). A questo si univano le connessioni fra Norvegia, Scandinavia e continente europeo attraverso Germania e Danimarca, come osservato in precedenza. 5. La rete europea In uno studio di una decina d'anni fa R.Vickermann [1] osservava che in realtà una linea ferroviaria europea ad alta velocità non esiste. Le proposte di avviamento di una rete del genere sono nate relativamente tardi nell'ambito della Comunità Ferroviaria Europea, e cioè nel 1990. A seguito di quei passi, fu proposta infatti una rete ferroviaria trans-europea ad alta velocità. Tale “rete” costituiva essenzialmente la connessione fra una serie di piani nazionali di miglioramento di ferrovie ad alta velocità, come evidenziato nel decennio 1970-1980. Ciò è emerso per tre ragioni essenziali: a) per superare la limitata capacità dei nodi critici delle reti ferroviarie, dove erano necessari alcuni nuovi investimenti - questo era il motivo conduttore della prima linea francese, la TGV Sud Est; b) per aumentare le velocità in alcuni tronchi della rete dove lo sviluppo delle ferrovie in campo tecnologico non era stato completamente posto in essere - è il caso dei primi due progetti tedeschi (insieme ai problemi di alta capacità) e cioè le NBS Hannover-Wurzburg e MannheimStuttgart, nonché il caso della Direttissima Italiana; c) per migliorare l'accessibilità a zone più remote - come nel caso del TGV Atlantique. Solo successivamente il concetto di rete europea ad alta velocità, atta a fornire le connessioni internazionali di base, è diventato significativo. Ciò ha inizialmente portato a connettere le suddette realtà con altre emergenti, come la Torino-Lione o il TGVEst, con singoli corridoi. Tuttavia l'unico corridoio realmente pianificato era il TGV - nord europeo, noto come PBKAL (Paris-Brussels-Koln-Amster- 40 6. Confronti treno - automobile aereo In un contesto come quello delineato, assume significato un confronto fra i mezzi di trasporto maggiormente utilizzati. In molte nazioni, i progetti infrastrutturali correnti presentano vincoli in termini di crescita delle autostrade e dei sistemi di trasporto aereo. Alcuni elementi chiave concorrono a favore del trasporto ad AV e cioè che aeroporti e autostrade non dispongono di spazi di espansione sufficienti, oltre ad essere spesso sovraccaricati. La ferrovia ad AV presenta un potenziale di alta capacità in corridoi prefissati, nonché un potenziale di decongestionamento dei sistemi con i quali è in competizione. I treni ad AV sono intrinsecamente più ecologici dei mezzi di trasporto aereo o su strada. Ciò è dovuto prevalentemente alle seguenti ragioni: a) basso consumo energetico per passeggero e per km, b) ridotto uso di suolo per una data capacità, se confrontato con l'autostrada, c) sistema più rispettoso dell'ambiente se si tien conto dei danni indotti sull'ambiente dagli altri sistemi di trasporto. 7. Confronto treno - automobile Le linee ferroviarie permettono un transito di passeggeri per ora ben più alto di quello consentito su strada di larghezza paragonabile. Una linea ad alta velocità necessita di una ferrovia a doppio binario, ciascuno dedicato ad un verso di percorrenza. Una capacità tipica è di 15 treni all'ora e di 800 passeggeri per treno (come nel caso dei treni Eurostar), il che implica una capacità di 12.000 passeggeri all'ora in ciascun verso. Al contrario, l'Highway Capacity Manual fornisce una capacità massima per singola corsia autostradale di 2,250 passeggeri all'ora (senza camion o TIR). Ipotizzando un'occupazione media dei veicoli di 1.57 persone per automobile, una linea ferroviaria a doppio binario presenta una capacità superiore del 13% rispetto a un'autostrada a 6 corsie (3 corsie per ciascun verso di percorrenza), mentre richiede solo il 40% di spazio (in termini di ettari per km di occupazione di suolo). Ciò significa che la ferrovia trasporta 2.83 passeggeri in più per ora e per metro (in larghezza) rispetto alla strada, con minor consumo di energia per passeggero e per km. 8. Confronto treno - aereo I treni ad alta velocità generalmente non viaggiano alla stessa velocità degli aerei a reazione; tuttavia, offrono dei vantaggi sui tragitti percorsi in aereo, nel caso di distanze relativamente brevi. Quando le distanze sono inferiori a circa 650 km (400 mi), tenendo conto del processo di controllo attraverso le porte di accesso di sicurezza all'interno delle aree aeroportuali, nonché dei tempi addizionali necessari per raggiungere gli aeroporti, il tempo complessivo impiegato con l'opzione AV diventa paragonabile con quella del volo aereo. La salita a bordo dei treni avviene rapidamente in stazioni collocate nei centri cittadini, sicché questo elimina il vantaggio della velocità offerta dal volo aereo. La regola di massima è che un viaggio in treno di tre ore o poco meno possa considerarsi competitivo rispetto a un viaggio aereo della stessa durata. In termini di distanza, tale viaggio può raggiungere teoricamente i 900 km (assumendo una velocità di circa 300 km/h senza fermate intermedie). Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 9. Record d'Alta Velocità L'Alta Velocità ha una forte valenza tecnologica, come nel caso delle automobili e degli aerei. Il parametro con il quale tale progresso si misura è generalmente dato dalla velocità, pur non essendo ovviamente l'unico. A partire dal 1963, i record registrati nell'alta velocità sono i seguenti: 1. 1963 - Japan - Shinkansen - 256km/h, 2. 1967 - France - TGV - 318km/h (gas turbine type), 3. 1968 - West Germany - 200km/h, 4. 1972 - Japan - Shinkansen - 286km/h, 5. 1974 - West Germany - EET-01 230km/h, 6. 1975 - West Germany - Comet 401.3km/h (steam rocket propulsion), 7. 1978 - Japan - HSST01 - 307.8km/h (Auxiliary rocket propulsion), 8. 1978 - Japan - HSST02 - 110km/h, 9. 1978 - Italy - Pendolino - 250km/h, 10. 1979 - Japan - Shinkansen - 319km/h, 11. 1979 - Japan - ML500 (unmanned) 517km/h, 12. 1981 - France -TGV - 380km/h, 13. 1985 - West Germany - ICE - 300km/h, 14. 1987 - Japan - MLU001 (manned) 400.8km/h, 15. 1988 - West Germany - ICE - 406km/h, 16. 1988 - West Germany - TR-06 412.6km/h 17. 1989 - West Germany TR-07 - 436km/h, 18. 1990 - France - TGV - 515.3km/h, 19. 1992 - Japan - Shinkansen - 350km/h, 20. 1993 - Japan - Shinkansen - 425km/h, 21. 1993 - Germany - TR-07 - 450km/h, 22. 1994 - Japan - MLU002N - 431km/h, 23. 1996 - Japan - Shinkansen - 446km/h, 24. 1997 - Japan - MLX01 - 550km/h, 25. 1999 - Japan - MLX01 - 552km/h, 26. 2003 - Germany - Transrapid 08 - 501 km/h, 27. 2003 - Japan - MLX01 - 581km/h, 28. 2006 - France - TGV - 540km/h, 29. 2007 - France - TGV - 574.8km/h. Direttissima che collega Firenze a Roma (253,6 km), costruita tra il 1970 e il 1991. La velocità massima consentita da questa linea è di 250 km/h. Il tempo di percorrenza è di circa 90 minuti e i treni viaggiano a una velocità media di 200 km/h. Il servizio è offerto da treni Eurostar Italia (ETR serie 450, 460, 470/480 e 500). L'Italia ha fatto largo uso della tecnologia della cassa oscillante, “Pendolino”, basata sugli studi condotti negli anni sessanta da Fiat Ferroviaria. La società RFI S.p.A. del Gruppo FS S.p.A. sta costruendo, sia direttamente che soprattutto tramite la controllata TAV S.p.A., nuovi tronchi di linee AV/AC lungo le direttrici Torino-Trieste, Milano-Napoli (comprendente l'adeguamento tecnologico della Firenze-Roma) e Tortona-Genova, per un totale di oltre 1400 km di binari. La parte preponderante della Roma-Napoli (sono ancora in fase di realizzazione gli ultimi 18 km verso Napoli e i due nodi urbani terminali) è entrata in esercizio il 19 dicembre 2005. Il 10 febbraio 2006 è stato inaugurato anche il tragitto Torino-Novara mentre il 1° marzo 2007 è stata aperta la tratta Padova-Venezia. Francia La Francia ha sviluppato la rete più veloce e più estesa dell'alta velocità ferroviaria in Europa. La rete TGV (Train à Grande Vitesse) nacque nel 1981 con l'apertura della linea tra Lione e Parigi. La rete TGV si diffuse gradualmente nelle altre città, e nelle altre nazioni come la Svizzera. Più tardi la rete TGV fu estesa in direzione di Bordeaux, Marsiglia e Lilla e Rete TGV francese nel 1996. Lignes nouvelles 1280 km Tunnel sous la Manche 1994 TGV NORD 1993 JONCTION EST 1994/1996 TGV ATLANTIQUE 1989/1990 TGV SUD-EST 1981/1983 TGV Rhóne Alpes 1992/1994 10. L'Alta Velocità nel mondo Italia La prima linea ad alta velocità messa in progetto in Europa è stata l'italiana Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 new lines line upgraded to 200/230 km/h network servicing TGV 41 Bassi e in Belgio. La richiesta di ammettere i treni ICE alla rete francese TGV è stata avanzata nel 2001, ma le prove tecniche sono state completate solo nel 2005. La Germania sta anche sviluppando il Transrapid, un sistema di treno a levitazione magnetica. Un circuito di prova, della lunghezza di 31,5 km, è in funzione nell'Emsland (nella zona della Bassa Sassonia), sul quale il Transrapid ha raggiunto il traguardo dei 500 km/h. In Cina lo Shanghai Maglev Train, un maglev basato sulla tecnologia Transrapid costruito in collaborazione con la Germania è operativo da marzo. Uno schema delle linee tedesche ad AV è riportato nella pagina seguente. Connessioni fra Parigi, Londra e Bruxelles. furono introdotti dei treni più veloci. Il TGV attualmente serve, con la denominazione Eurostar, anche l'Eurotunnel sotto la Manica e raggiunge Londra in poco più di tre ore. Nel giugno 2007, è entrata in servizio la nuova linea “TGV dell'Est” che collega Parigi a Strasburgo in due ore e venti minuti (di questa, il 15 marzo 2007 sono stati inaugurati i primi 300 km su 406) nonché Parigi con i Paesi limitrofi (Lussemburgo, Germania, Svizzera). Grazie a questa nuova linea i tempi di percorrenza saranno dimezzati rispetto agli attuali. Sulla “TGV dell'Est”, i treni potranno viaggiare a 320 km/h, ossia a 20 km/h in più rispetto alle altre linee ad alta velocità transalpine. Una nuova generazione di TGV, denominata AGV (Automotrice à Grande Vitesse), che potrà raggiungere una velocità di 350-360 km/h, è al momento in fase di sviluppo. 42 Germania La costruzione delle prime linee tedesche ad alta velocità è cominciata poco dopo quella delle TGV francesi. Per via dei ritardi causati da diatribe legali, i treni InterCityExpress (ICE) sono diventati operativi solo dieci anni dopo il completamento della rete TGV. Data la differente distribuzione delle aree urbane in Germania, ove si ha una densità di popolazione all'incirca doppia rispetto a quella della Francia, la rete ICE è stata integrata con le linee ed i treni preesistenti in maniera più stretta rispetto alla rete francese. I treni ICE hanno cominciato a raggiungere destinazioni in Austria e Svizzera poco dopo essere entrati in servizio, sfruttando il fatto di utilizzare la stessa tensione usata nelle reti di questi stati. A partire dal 2000, treni ICE multisistema di terza generazione sono arrivati nei Paesi Paesi Bassi e Belgio La linea olandese HSL-Zuid sarà realizzata per connettere i Paesi Bassi con il Belgio e la Francia. Sarà utilizzata sia da treni derivati dai TGV francesi, i “Thalys”, sia dai treni ad alta velocità domestici. I Thalys operano infatti già tra il Belgio, la Francia e i Paesi Bassi. Bruxelles, in Belgio, possiede tre linee HSR che la connettono con altre città: una va verso Lille in Francia, una verso Köln in Germania, ed una ad Amsterdam nei Paesi Bassi. Regno Unito Nel Regno Unito, i treni Eurostar, che viaggiano attraverso la galleria della Manica fra il Regno Unito e sia la Francia che il Belgio, sono versioni modificate dei treni TGV, che possono usare più tensioni di alimentazione, possono derivare l'elettricità sia dal pantografo che dalla terza rotaia, possono adattarsi a diverse altezze della banchina, e gestire non meno di sette diverse modalità di segnalazione. Come i TGV, i treni Eurostar sono articolati con dei carrelli fra i vagoni, e le tipiche unità operative di proprietà francese hanno 18 carrozze, quelle inglesi 14. Un treno a pieno carico di 794 passeggeri è approssimativamente equivalente a sette Boeing 737 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 seggeri tra Barcellona e Madrid a una velocità di picco di 350 km/h, percorrendo i 600 km che separano le due città in sole due ore e mezza. Tre aziende sono incaricate della costruzione dei treni per la rete ferroviaria spagnola ad alta velocità: la spagnola Talgo, la francese Alstom e la tedesca Siemens AG (Siemens Velaro). Linee ferroviarie tedesche ad AV - Proiezione all'anno 2010. Svizzera La Svizzera ha avuto un treno basculante dal 28 maggio 2000, quando in occasione del cambiamento degli orari ferroviari l'ICN (InterCity Neigezug, o InterCity pendolare) è diventato operativo, dapprima sulla linea Ginevra - Zurigo - Winterthur - San Gallo. L'ICN, che può raggiungere la velocità di 200 km/h, è oggi usato anche sulle linee Basilea - Ginevra e Bienne - Costanza. La scelta del sistema a cassa pendolante è stata operata a causa della tortuosità delle linee svizzere. Vi circolano 9 convogli FIAT ETR 470 - Cisalpino - tra Svizzera, Germania e Italia. Altri 14 convogli di ultima generazione ETR 610 sono stati ordinati nel 2005. (l'aereo tipicamente usato dalle compagnie low-cost). Questi treni operano alle velocità commerciali più alte del Regno Unito, usando binari di costruzione speciale fra la galleria della Manica e Londra. Attualmente i treni ad alta velocità viaggiano da Dover allo snodo di Fawkham, e l'apertura del prolungamento fino alla stazione di St. Pancras è prevista per il 2007. Il resto della rete inglese è piuttosto lento, con velocità massima nominale di 225 km/h limitata però a 200 km/h, con linee risalenti alla metà del XIX secolo. Oggi sono stati introdotti sulla linea anche dei nuovi Pendolini FIAT ETR 480, operati da Virgin Trains, in servizio tra Londra, Birmingham, Manchester, Liverpool e Glasgow. Cina Lo Shanghai Maglev Train, una versione del Transrapid in grado di viaggiare a 430 km/h con un picco raggiunto di 501 km/h, è usato per collegare Shanghai e il Pu Dong International Airport dal marzo 2004. La Cina sta considerando la costruzione di una intera rete con tecnologia maglev in grado di collegare Shanghai a Pechino. È in programma la costruzione di un secondo Transrapid tra Shanghai e Hangzhou, previsto per il 2010. È prevista l'apertura di una linea convenzionale tra Pechino e Tianjin nel 2007, con l'uso di treni a cassa oscillante con velocità operative previste di 200 km/h di provenienza (ex) Fiat ETR 480. Russia La tratta fra San Pietroburgo e Mosca è in corso di aggiornamento per con- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 sentire agli ICE tedeschi, acquistati dalla Russia, di raggiungere i 250 km/h entro il 2008. Spagna Il sistema ferroviario ad alta velocità “Alta Velocidad Española (AVE)” è attualmente in costruzione in Spagna. I treni ad alta velocità percorrono dal 1992 la linea Madrid-Siviglia, sulla quale hanno raggiunto il record nazionale di 300 km/h. Il servizio era realizzato con materiale Serie 490, di derivazione dal Pendolino italiano. Se l'ambizioso programma di opere pubbliche dell'AVE dovesse essere realizzato, entro il 2010 la Spagna avrà 7000 km di linee percorse da treni ad alta velocità che collegano tutte le città provinciali a Madrid in meno di 4 ore e a Barcellona in meno di 6 ore. Entro il 2007, i treni commerciali più veloci in attività sposteranno i pas- Corea del Sud La linea KTX sudcoreana è separata dalla rete convenzionale, ed è stata 43 aperta nell'aprile 2004. Deriva direttamente dal TGV francese, e come quest'ultimo è prodotto da Alstom. Il viaggio da Seoul a Daejon è stato ridotto da 2 ore a soli 47 minuti. Nel dicembre 2005, a causa di contestazioni con i produttori francesi, il governo sudcoreano ha proposto la creazione di un nuovo treno nazionale, chiamato G-7. Giappone Nel 1964, dopo la costruzione della linea Tokaido Shinkansen (da Tokyo a Osaka), venne inaugurata una nuova tratta, la Sanyo Shinkansen. Nel 1970 si decise di costruire un'intera rete ad alta velocità, i cui lavori cominciarono nel 1973 per la costruzione immediata di 5 nuove linee più altre 12 da costruire in una seconda fase, per un totale di circa 18 miliardi di dollari nel 1973. La crisi petrolifera e la recessione giapponese portarono alla cancellazione di alcune linee, mentre la costruzione delle altre fu rimandata al 1982. Alcune linee giapponesi degli anni novanta non hanno tutte le caratteristiche di linee ad alta velocità: si tratta di linee miste, meno costose, che servono anche per alcune linee normali giapponesi a scartamento ridotto ma che limitano la velocità dei treni rapidi. Per le Olimpiadi Invernali del 1998 a Nagano, il Giappone aprì la Hokuriku Shinkansen (da Tokyo a Nagano). La tratta tra Tokyo e Shin-Osaka, la prima aperta, grazie alla continua evoluzione ha ridotto i tempi di percorrenza da 4 ore nel 1964 a 2 ore e mezzo. Un consorzio giapponese della Central Japan Railway Company sta sviluppando un sistema a levitazione magnetica. I test dello JR-Maglev MLX01 sulla Yamanashi Test Line hanno raggiunto velocità di 581 km/h, rendendolo il treno più veloce al mondo. Questi mezzi sono destinati alla direttrice Tokyo-Osaka, denominata Chuo Shinkansen. 44 Canada Il Canada aveva cominciato la costruzione di una rete AV negli anni sessanta con il progetto Turbotrain, un veicolo a carrelli articolati in grado di raggiungere i 200 km/h, ma che per tutta la sua vita operativa venne limitato a soli 160 km/h e che subì frequentissimi stop tecnici dovuti a problemi di progettazione. Negli anni settanta un consorzio guidato da Bombardier produsse l'LRC, un convoglio a carrozze separate trainato da una motrice diesel convenzionale, in grado di raggiungere i 200 km/h; entrato in servizio nel 1981 collegando Quebec City con Windsor, è stato limitato a 170 km/h a causa della capacità della linea. Le motrici dell'LRC furono ritirate nel 2000, e rimpiazzate con motrici della General Motors e della General Electric. Di recente sono stati proposti dei nuovi collegamenti AV tra Québec e Windsor, con il treno sperimentale JetTrain, un mezzo a cassa oscillante simile all'Acela Express della stessa Bombardier, dotato di un generatore elettrico mosso da un motore jet. Visto lo scarso interesse governativo, il progetto sembra essere stato abbandonato, ma potrebbe essere ripreso per la nuova linea tra Edmonton e Calgary. Stati Uniti d'America L'unico servizio AV (secondo la definizione statunitense) oggi esistente è gestito da Amtrak, con l'Acela Express tra Boston e Washington, D.C., ed è operativo dal 2001. I treni utilizzati, a cassa oscillante, possono affrontare la linea tortuosa viaggiando fino a 240 km/h, con velocità media di 132 km/h: 5 ore e 30 minuti per un viaggio di 724 km. Diversi stati dell'Unione hanno proposto la costruzione di linee veloci, e sono stati identificati 6 corridoi: 1. Chicago (Illinois)-Minneapolis (Minnesota)-St. Louis (Missouri)-Detroit (Michigan); 2. Miami (Florida)-Orlando-Tampa; 3. Washington-Richmond (Virginia)Raleigh-Charlotte; 4. San Diego (California)-Los Angeles-Sacramento; 5. Eugene (Oregon)-Portland-Seattle (Washington)-Vancouver (Canada); 6. New York City-Albany-Buffalo. Nel 1993 l'amministrazione Clinton ha finanziato il progetto. Nel 1991 sono stati accantonati fondi anche per una nuova linea maglev a Orlando, Florida e in Texas, che non è ancora stata costruita. Operativamente, i sistemi sono largamente adattati dalle linee tradizionali, con un'organizzazione del lavoro e proprietà similari a quelli presenti in Giappone e Francia e architetture simili in molti altri aspetti. 11. Conclusioni L'Alta Velocità coinvolge svariati problemi e soluzioni che la maggior parte degli stati europei ed extra-europei sta affrontando da vari anni, con diversi successi. L'Alta Velocità comprende e promuove conoscenze e cultura in senso multidisciplinare. In campo ingegneristico e architettonico emergono sfide legate alla realizzazione di tunnel, ponti, stazioni, con impiego di tecniche, materiali e soluzioni innovative e d'avanguardia, in grado di ridisegnare alcuni punti nevralgici delle città-nodo della rete AV. Il problema del trasporto ferroviario ad alta capacità ed alta velocità, si pone a confronto diretto con il trasporto su gomma e tramite linee aeree, coinvolgendo anche aspetti economici e finanziari. La realizzazione dell'Alta Velocità si pone pertanto come momento di ricerca, formazione e innovazione. Bibliografia 1. Vickermann, R., (1997), “High speed rail in Europe: experience and issues for future development”, The Annales of Regional Sciences, Springer-Verlag, 31, pp. 21-38. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 L’alta velocità in Italia. Il corridoio V Giovanni Zuccolo - Professore f.r. Dipartimento Costruzioni e Trasporti Università di Padova La presente relazione si basa sui risultati delle ricerche e degli studi promossi recentemente dalla Comunità Europea e dalle Regioni interessate dall'arco alpino e sui contenuti delle pubblicazioni scientifiche edite dalla Società Italiana dei Docenti di Trasporti. 1. Ricordo anzitutto come la progressiva adesione alla Comunità Europea di Paesi provenienti da esperienze politiche e produttive, che hanno perseguito nel corso del ventesimo secolo obbiettivi molto diversi fra loro, abbia creato non pochi problemi d'integrazione economico-sociale accentuati dalle preesistenti diversità di lingua, storia, tradizioni culturali e religiose. Al fine di agevolare la soluzione di tali problemi si è svolta a Praga nel 1991 una prima Conferenza Paneuropea dei Trasporti, che ha posto le basi per l'identificazione di una rete continentale unificata d'infrastrutture stradali e ferroviarie finalizzata a creare un mercato unico interno e a organizzare il territorio in modo unitario (Fig. 1). Tale iniziativa nasce dal convincimento che una fluidificazione degli scambi: - favorisca il fiorire di strutture ad elevata specializzazione, che vedono crescere le loro aree di mercato e lo sviluppo di politiche d'integrazione funzionale fra le stesse; - riduca, invece, le politiche economiche d'ispirazione autarchica, tendenti cioè a sviluppare in ogni area processi produttivi completi e fra loro indipendenti. In tale prospettiva i corridoi plurimodali (ferro-gomma) possono incidere efficacemente sulle relazioni di prossimità e, in particolare, su quelle che maturano fra imprenditori che operano in aree distanti fra loro fra i 100 e i 400 chilometri. 2. Ricordo ora come il cuore produttivo europeo si sia sviluppato storicamente soprattutto attorno alle “Capitali del mare del Nord”, cioè al cosiddetto pentagono: Le Havre-Dunkerque-AnversaRotterdam-Bremen-Amburgo, mentre le altre aree hanno visto evolversi eterogenee forme di espansione. A titolo puramente esemplificativo cito: - l'area padana centro orientale, che, analogamente alla Slovenia, presenta le caratteristiche proprie di un sistema insediativo e produttivo diffuso e frammentato; - gli hinterland di Budapest, Bratislava e Vienna, che appartengono, invece, a una realtà economica fortemente terziarizzata da anni; - il bacino Rhone-Alpes che presenta un asse preferenziale di comunicazione e di sviluppo nord-sud; - l'appartenenza della stessa Slovenia a un asse di comunicazione e sviluppo nord-sud finalizzato anche a collegare la pianura danubiana con il porto di Koper. 3. Un'adeguata rete europea di trasporto potrebbe evitare lo stato di crescente congestione da traffico, che caratterizza ogni capitale economica e favorire la diffusione del lavoro e del benessere nei territori circostanti. Di qui l'importanza degli interventi, che facilitano l'accessibilità fra aree, sia attigue sia distanti fra loro e che promuovono un'esaustiva organizzazione della mobilità dei beni prodotti. 1 - Rete transeuropea dei trasporti. Fonte: EuroGeoraphics 2001 for the administrative boundaries cartography, DG TREN, 23/06/2004 46 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Fonte: elaborazione Regione Veneto 2. Prevedibili effetti di una maggiore accessibilità stradale e ferroviaria tra le regioni attraversate dal corridoio V. Detti interventi trovano una naturale incentivazione nell'elevato valore aggiunto, che può essere ricavato: - da un'efficace offerta di manipolazione dei prodotti destinati al mercato; - da un attento controllo delle filiere di produzione multilocalizzate. Per conseguire tali obbiettivi è però necessario disporre di una vera e propria industria dei servizi di alta qualificazione. 4. Nello sviluppo di tale strategia possono svolgere un ruolo fondamentale i corridoi plurimodali ad Alta Capacità/Alta Velocità. Essi debbono essere però concepiti e realizzati in modo da costituire un reticolo permeabile, che operi in stretta relazione con i sistemi di trasporto presenti nelle aree attraversate e che sia in grado di privilegiare ogni forma di aggregazione, d'interscambio e di potenziamento fra vettori delle più diverse caratteristiche. L'efficacia degli accennati corridoi dipende, inoltre, da un'appropriata localizzazione e diffusione delle piattaforme logistiche e dei relativi collegamenti stradali e ferroviari, che debbono assi- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 curare una capillare raccolta e distribuzione delle merci nel territorio. L'auspicabile realizzazione di tale sistema integrato di trasporti può incontrare alcuni tratti critici, quali quelli che si presentano in corrispondenza dei valichi alpini, dei collegamenti ai porti storici e delle aree ad intensa urbanizzazione. Si tratta di difficoltà, il cui superamento comporta rinunce e sacrifici da parte delle popolazioni coinvolte dall'intervento, ma che trovano però una pluralità di giustificazioni: enormi sono, infatti, i vantaggi indotti nel territorio dall'utilizzazione dei corridoi plurimodali. Ricordo a proposito: - come un solo treno sia in grado di spostare volumi di merci di entità paragonabile a quelli trasportabili da 30 autotreni; - la conseguente sensibile riduzione dei costi di gestione del trasporto delle merci; - il minor impatto indotto sull'ambiente naturale ed antropizzato. 5. Ribadisco come un'organica infrastruttura plurimodale di trasporto, quale quella prefigurata, possa evidentemente liberare risorse occulte di notevoli proporzioni: il libero scambio delle merci e delle persone costituisce, infatti, un'opportunità di evidente crescita economica. Essa è però esposta ai pericoli derivanti da un liberismo economico incontrollato. È quindi necessario contemperare le esigenze di un regime di libera concorrenza fra mercati diversi con quelle di una società, che persegua in ogni Paese il raggiungimento di un elevato livello di occupazione delle forze locali di lavoro. Determinanti al riguardo sono gli interventi di competenza dei singoli Stati, che debbono rafforzare la produttività delle aree di propria competenza, incoraggiare e accompagnare i cambiamenti necessari, costruire infrastrutture, formare un capitale umano idoneo a soddisfare le esigenze dell'Europa di domani. In tale contesto non vanno trascurate: - la disponibilità, offerta al nostro continente dall'allargamento dell'Europa ai paesi dell'est, di notevoli volumi di mano d'opera a basso prezzo; - la facilitazione degli scambi, che comporta minori difficoltà nella ricollocazione dei lavoratori nei centri produttivi più idonei a valorizzare le loro doti naturali e la loro formazione professionale; - la riduzione della perifericità geografica di alcune regioni, conseguibile con la realizzazione delle accennate reti di trasporto. 6. Mentre negli anni '90 l'Europa dei quindici ha privilegiato gli scambi nordsud, come quello lungo l'asse Marsiglia-Lione-Parigi-Le Havre-Dunkerque, l'Europa dei venticinque per evidenti ragioni geografiche deve ora sviluppare gli scambi est-ovest: Parigi-Berlino; Barcellona-Kiev; ecc. (Fig. 2). Quest'ultima direttrice plurimodale, denominata Corridoio V, è ritenuta d'interesse prioritario dall'Unione Europea nell'ambito del TEN-T (Trans Europe Network-Transport). Infatti la sua giacitura si sviluppa fra la sponda mediterranea, il bacino danubiano e la pianura a 47 Fonte: elaborazioni Politecnico e Università di Torino - Dipartimento Interateneo 3. Le reti delle imprese. est dei Carpazi Orientali (Fig. 3). Essa connette, quindi, trasversalmente estremi molto lontani fra loro sia dal punto di vista geografico, sia sotto il profilo dei precedenti storici in cui si sono evoluti. La tratta di tale direttrice, di cui si avverte con maggior urgenza la realizzazione, è quella identificata dal Progetto Prioritario n. 6, che riguarda il tracciato ad Alta Capacità/Alta Velocità ferroviaria Lione-Torino-Trieste-Koper. Detto progetto è preceduto anzitutto da un approccio di tipo multidisciplinare, che affronta argomenti di economia, di trasporti, di tecnologie, d'intermodalità, di logistica, di gestione del territorio. - - 7. Riferendomi ora alle indagini condotte sulla tratta italiana di tale corridoio cito quelle riguardanti: - l'origine e la destinazione dei passeggeri e delle merci; - le quattordici sezioni stradali di rilevamento dal Frejus a Karawanken; - le 200 interviste, realizzate per ogni sezione e per ogni direzione di marcia e riguardanti, per il trasporto delle merci, oltre alla loro origine e destina- 48 - - zione, le caratteristiche dei veicoli, la tipologia delle merci trasportate, la frequenza dei viaggi, le eventuali connessioni con il sistema portuale e con il sistema ferroviario; l'elaborazione dei dati raccolti: - l'individuazione della domanda di traffico - l'offerta infrastrutturale (caratteristiche della rete stradale) - i flussi di traffico e le criticità (flusso: capacità stradale); i modelli di offerta stradale, di domanda (spostamenti) e di assegnazione la raffigurazione dei flussi veicolari e quella dei livelli di criticità dei singoli archi - l'indice di criticità (grado di congestione di una rete stradale); i principali colli di bottiglia del Corridoio, che si incontrano in corrispondenza dell'attraversamento delle maggiori aree urbane e nelle aree dell'Europa orientale, dove la rete autostradale risulta ancora incompleta; le direttrici che presentano le maggiori criticità: Torino, Milano, Padova, Mestre, Trieste (A4) e Monaco-Salisburgo (A8); il traffico potenzialmente trasferibile al trasporto intermodale. 8. La direttrice di traffico con l'estero, che risulta sinora dominante è quella che collega il nord-ovest d'Italia con l'Europa. Di qui il progetto di deindustrializzazione e di smaterializzazione della propria economia, avviato da tempo nell'area Torino-Milano-Genova, e l'obbiettivo, perseguito da quest’ultima città di ospitare il porto commerciale terminale del corridoio Rotterdam-Genova. Ma gli scambi complessivi fra il nostro Paese e l'Europa del nord equivalgono a quelli attribuibili al Corridoio V, che dovrebbe collegare attraverso la Pianura Padana l'Europa dell'est e quella dell'ovest. Detto Corridoio sarebbe, infatti, in grado di valorizzare la favorevole configurazione plano-altimetrica della direttrice stradale e ferroviaria, che dovrebbe congiungere Zagabria con Lione. La delocalizzazione, la disoccupazione e gli altri problemi sociali delle regioni che si affacciano sul Corridoio V possono essere mitigati da una crescita parallela dell'industria logistica. Tale crescita non può però essere guidata solamente dal settore privato. Il settore pubblico deve, infatti: Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 - facilitare un parallelo cambiamento dell'utilizzo del suolo per la localizzazione dei distretti logistici; - incrementare l'accessibilità stradale e ferroviaria a questi nuovi “siti manifatturieri”; - migliorare i porti e gli aeroporti del Mediterraneo e la loro accessibilità. La mancata o troppo tardiva realizzazione del Corridoio V penalizzerebbe, invece, pesantemente le relazioni della pianura padana (notoriamente separata dal nord europa dal diaframma della catena alpina): - con la Francia e quindi con i porti dell'Europa del nord; - con la penisola balcanica e quindi con i paesi dell'area danubiana. 9. A conferma di tali esigenze va ricordato come l'industria manifatturiera nell'Europa dell'ovest stia vivendo una stagione di drammatico cambiamento in grado di modificare radicalmente le esigenze della logistica. La delocalizzazione della produzione è, infatti, il più importante fattore di cambiamento. Lo conferma il flusso degli investimenti diretti esteri, che a livello mondiale è enormemente aumentato negli ultimi anni sia negli Stati Uniti sia nei paesi dell'Europa dell'ovest. L'estensione geografica del limite inferiore e superiore delle relazioni commerciali e l'internazionalizzazione della Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 catena dell'offerta attuano uno degli aspetti più significativi della globalizzazione del mercato, realtà percepita chiaramente dalle industrie manifatturiere, che stanno da tempo ristrutturando la loro catena dell'offerta e quella della proliferazione dei prodotti con un basso ciclo di vita e sono sempre più attente alla crescita delle aspettative dei clienti. Dette industrie prestano, infatti, particolare attenzione: - alla riduzione dei tempi di accesso al mercato per essere competitive e soddisfare le esigenze dei consumatori a cominciare dalla riduzione del lead-time: un minor intervallo fra il tempo di consegna della merce e quello di produzione della stessa riduce, infatti, sensibilmente la necessità delle scorte; - alla necessità, sempre più stringente, di evitare inefficienze o interruzioni nella catena dell'offerta. La logistica, come servizio, segue, quindi, strettamente le mutate esigenze del settore manifatturiero, che si sta concentrando nel proprio core-business ed acquisisce in outsourcing le risorse necessarie. Il ruolo degli operatori logistici si sta evolvendo da fornitore del servizio di trasporto a fornitore di servizi ad alto valore aggiunto. La catena logistica vive una stagione di performance, che tende a diventare internazionale. Sempre più rilevante al riguardo è quindi la disponibilità e la collocazione delle piattaforme logistiche dotate di un'adeguata accessibilità stradale e ferroviaria. Le regioni prive di tali infrastrutture corrono invece il rischio concreto di divenire aree di transito, sulle quali graveranno i costi economici e sociali del trasporto a beneficio delle regioni più organizzate. 10. Un insieme di valutazioni riguardanti l'area centrale del Corridoio V mette in evidenza la necessità di una dotazione d'infrastrutture in grado di svolgere e di sviluppare non solo le relazioni est ovest, ma anche l'indispensabile interazione di tali relazioni con quelle nord sud, che comportano connessioni efficienti con i terminal e i porti e una pluralità di iniziative nel settore ferroviario, autostradale, idroviario e dei terminali aeroportuali, portuali ed interni. La maggior parte di tali infrastrutture, che riguardano l'Italia, anche se previste e a volte già progettate, risultano tuttora carenti di risorse finanziarie, realtà che espone le regioni del nord al citato rischio di passare da aree manifatturiere ad aree di transito. Il Corridoio V deve rappresentare invece anche un'esplicita apertura verso il bacino del Mediterraneo e le sue istanze di integrazione con il mercato europeo e la “Wider Europa”. T 49 Pubbli-redazionale Zanetti: incontri & formazione La società Zanetti srl di Caprino Veronese, in collaborazione con le aziende primarie del settore edile, ha organizzato, nella splendida cornice di Villa Cariola a Pazzon, dei momenti di incontro e formazione tecnica sulle seguenti tematiche: GIOVEDÌ 13 SETTEMBRE 2007 La società IMERYS-STRUCTURE, azienda francese leader europea nella produzione di canne fumarie in laterizio ceramico propone un approfondimento sull’impiego nella moderna edilizia di materiali che, provenendo dalla tradizione, si evolvono con innovativi sistemi di alveolatura e certificazione di tenuta stagna che le permettono di adempiere agli obblighi delle più recenti normative. Verrà considerata per termotecnici e periti industriali la possibilità di adeguare il tradizionale modo di costruire condotti fumari alle norme attuali. L’appuntamento è previsto per le ore 18,00. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Al termine la possibilità di intrattenersi a un piacevole buffet. Per ulteriori informazioni rivolgersi al signor Lorenzo Zagoli (referente di zona per l’azienda di cui sopra) al seguente indirizzo [email protected] cell. 348 2287003. GIOVEDÌ 27 SETTEMBRE 2007 La società KERAKOLL BIOCALCE organizza un corso di perfezionamento per tecnici bioedili ed imprese, per cui verrà trattato in modo approfondito il nuovo sistema costruttivo con prodotti naturali orientato all’edilizia del benessere. L’appuntamento è previsto per le ore 18,00. Al termine la possibilità di intrattenersi a un piacevole buffet. Per ulteriori informazioni rivolgersi al signor Luca Mirandola (referente di zona per l’azienda di cui sopra) al seguente indirizzo [email protected] cell. 348 4747821 GIOVEDÌ 18 OTTOBRE 2007 La società BRIANZA PLASTICA, azienda lombarda produttrice dell’affermato sistema per coperture ISOTEC è lieta di proporre un incontro formativo inerente la produzione di energia elettrica mediante pannelli fotovoltaici denominati ELETTROTEGOLA, facilmente installabili, rivolti all’edilizia civile e residenziale e perfettamente integrati alla copertura in abbinamento con i pannelli ISOTEC. L’appuntamento è previsto per le ore 18,00. Al termine la possibilità di intrattenersi a un piacevole buffet. Per ulteriori informazioni rivolgersi al signor Lorenzo Zagoli (referente di zona per l’azienda di cui sopra) al seguente indirizzo [email protected] - cell. 348 42287003. Siete pregati di confermare la Vostra gradita presenza almeno tre giorni prima di ogni evento alla società Zanetti srl mediante fax al n. 045 7241145 o tramite email a: [email protected] 51 Le nuove stazioni per l’alta velocità Laura Facchinelli - Giornalista, Direttore della rivista Trasporti & Cultura Situazione dell’alta velocità in Italia L’Italia ha realizzato una linea veloce sin dal 1978: si tratta della direttissima Firenze-Roma. Un atto di grande lungimiranza, che però è rimasto per lungo tempo isolato: si è infatti atteso fino al 1994 per aprire un altro cantiere e i tempi di costruzione sono slittati più volte, per varie ragioni. Il progetto Alta Velocità è stato avviato come programma di interesse nazionale a seguito del Piano Generale Trasporti del 1986, con l’obiettivo di potenziare le direttrici ferroviarie TorinoVenezia e Milano-Napoli, con un ramo Milano-Genova. Negli anni successivi quel progetto ha subito profonde modificazioni e si è inserito nel più vasto scenario delle grandi direttrici dell’Unione Europea. Ad oggi (primo semestre 2007) la situazione è la seguente: - sono già in esercizio le tratte RomaNapoli, Torino-Novara e PadovaMestre; - sono in costruzione le tratte NovaraMilano, Milano-Bologna e BolognaFirenze; - sono in approvazione le tratte Milano-Verona, Verona-Padova e Milano-Genova. Andando nel dettaglio: - TORINO-NOVARA: in attività da febbraio 2006, prevista la nuova stazione di Torino Porta Susa; - NOVARA-MILANO: lavori in corso (realizzati al 58%), attivazione prevista nel 2009; - MILANO-BOLOGNA: lavori in corso (83%), prevista la nuova stazione mediopadana reggiana a Reggio Emilia; - NODO DI BOLOGNA: attraversamento urbano, per metà in galleria, in corso lavori di scavo per nuova stazione sotterranea; - BOLOGNA-FIRENZE: lavori in corso (85%), nuova stazione di Firenze Belfiore; - ROMA-NAPOLI: in attività da dicem- 52 bre 2005, in corso i lavori sugli ultimi 18 km; - NODO DI ROMA: attraversamento urbano con nuove stazioni per il potenziamento del servizio metropolitano; prevista la nuova stazione di Roma Tiburtina; - NODO DI NAPOLI: tratto di penetrazione urbana, la nuova stazione di Napoli Afragola sarà nodo di scambio. Relazioni fra linea alta velocità e nodi Il progetto Alta Velocità prevede importanti interventi strutturali e tecnologici sui principali nodi ferroviari italiani. Lo scopo è quello di realizzare nuove vie di penetrazione al sistema AV, che deve integrarsi con la rete di trasporto regionale e locale, tenendo in considerazione i vari aspetti legati all’inserimento nel territorio. Non ultima, l’esigenza di armonizzarsi con il contesto storico e monumentale delle aree urbane, valorizzandolo con opere di alta qualità formale. Un nodo è un grande centro di scambio. L’ingresso del servizio AV comporta la necessità di potenziare gli impianti esistenti in modo che il maggior traffico possa essere gestito al meglio, in entrata e in uscita. Il potenziamento comporta, nei nodi di maggiori dimensioni, la predisposizione di un disegno di grande complessità, la cui realizzazione comporta notevoli investimenti e anni di lavoro. Se realizzare le linee comporta opere molto impegnative sul piano strutturale, un nodo comporta la messa a punto di un sistema. Prendiamo come esempio il grande nodo di Milano. Il disegno di questo nodo sul piano della circolazione ferroviaria è stato di grande complessità, con la predisposizione delle stazioni-porta: Rogoredo sul lato sud (in direzione BolognaGenova), Certosa sul lato ovest (Torino), il sistema Treviglio-Pioltello sul lato est (Venezia). Ciascuna stazione sarà dotata di 4 linee passanti. All’aumento di traffico per le linee AV si aggiunge quello per il servizio ferroviario metropolitano. Per ampliare la capacità del nodo, negli anni ‘90 sono state realizzate o potenziate 8 sottostazioni elettriche; sono stati potenziati gli impianti di sicurezza (apparati centrali computerizzati); sono state realizzate opere di scavalco (a es. a Rogoredo); si è provveduto alla riconversione di impianti merci non più utilizzati. Un grande nodo, come quello appunto di Milano, è un complesso sistema di interscambio tra ferrovia, trasporto su strada pubblico (bus) e privato (con l’esigenza di predisporre parcheggi), metropolitana, con la necessità di riconvertire la stazione a nuove funzioni. Le modalità di relazione fra linea AV e nodo possono essere diverse. A esempio: - a Milano le linee AV entrano tutte nel nodo e fanno base alla stazione di Milano Centrale; - a Bologna si ha una stazione sotterranea con la linea passante interrata; - a Napoli la stazione di Afragola è al servizio di una linea esterna passante, che consente di proseguire verso il sud direttamente, senza entrare a Napoli Centrale. A parte i grandi nodi, nelle altre stazioni l’Alta Velocità entra in modo non invasivo, adattandosi all’area disponibile, agli impianti esistenti, per cui non crea problemi di impatto sulla stazione. All’AV viene riservata un’area opportunamente attrezzata, in quanto è un tipo di servizio diverso da quello normale di lunga percorrenza e da quello metropolitano. Nelle stazioni di piccole dimensioni, che non faranno servizio AV, fra linea veloce e linea storica si erige un muro di separazione, che serve in particolare a proteggere i viaggiatori dal transito dei treni AV. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Quattro concorsi per quattro nuove stazioni Il Gruppo Ferrovie dello Stato, attraverso le società RFI e TAV, ha promosso concorsi internazionali di architettura in vista della realizzazione di quattro grandi stazioni dell’Alta Velocità: - Torino Porta Susa, - Firenze Belfiore, - Roma Tiburtina, - Napoli Afragola. La formula del concorso internazionale ha stimolato l’interesse dei maggiori architetti. Il panorama di sintesi è il seguente. 1 - Concorso per la stazione di Roma Tiburtina; - procedura in 2 gradi: selezionati, per la partecipazione al primo grado, i soggetti in possesso di requisiti quantitivativi per fatturato annuo, risorse impiegate, espletamento di servizi di ingegneria nei precedenti dieci anni; - presidente della giuria: Giuseppe Campos Venuti; - progettista vincitore: ABDR Architetti Associati Paolo Desideri. lum presentato in 1a fase, sono stati invitati alla 2a fase, di elaborazione del progetto preliminare, 10 concorrenti; - presidente della giuria: Gae Aulenti; - gruppo di progetto vincitore: Forster & Arup; - 2° e 3° classificati: Arata Isozaki e Santiago Calatrava. 4 - Concorso per la stazione di Napoli Afragola: - bandito nel gennaio 2003; - come nel caso di Firenze, il concorso si è svolto in due fasi: alla seconda fase, si elaborazione del progetto preliminare, sono stati invitati 10 concorrenti; - presidente della giuria: Oriol Bohigas; - gruppo di progetto vincitore: Zaha Hadid Architects; - gli altri 9 partecipanti si sono classificati a pari merito. La stazione di Torino Porta Susa Funzionalità ferroviaria e progetto urbano Il progetto della stazione di Torino Porta Susa è inserito nel piano di riassetto urbanistico e legato alla realizzazione del passante ferroviario, al quadruplicamento e all’interramento dei binari esistenti con la creazione del viale della Spina Centrale, un grande boulevard al di sopra dei binari. Il nuovo fabbricato viaggiatori, 15.000 mq di superficie, servirà il principale traffico ferroviario regionale, nazionale, internazionale e i treni AV. Il complesso si articola in più settori: - sistema treni: al di sotto del fabbricato di stazione; - sistema servizi ai viaggiatori (biglietterie, ecc.); - sistema servizi (attività commerciali, ristoro ecc.); Il nodo ferroviario di Torino. 2 - Concorso per la stazione di Torino Porta Susa: - bandito nel maggio 2001; - procedura in 2 gradi, con partecipazione al primo grado su presentazione di idee progettuali, in forma anonima; - presidente della giuria: Herman Herzberger; - partecipanti: 60 idee progettuali, delle quali 7 ammesse al 2° grado; - gruppo di progetto vincitore: AREP, Silvio d’Ascia e Agostino Magnaghi. 3 - Concorso per la stazione di Firenze Belfiore: - bandito nel marzo 2002; - dato il delicato contesto dell’intervento, è stato scelto un iter articolato in 2 fasi mediante procedura ristretta: sulla base della qualità professionale e scientifica del curricu- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 53 La stazione di Firenze Belfiore Funzionalità ferroviaria e progetto urbano Il complesso di Firenze Belfiore darà accesso ai 7 km della linea sotterranea ad alta velocità che attraverserà Firenze: è destinato a diventare il principale noto di interscambio cittadino e regionale e sarà collegato alla stazione di Santa Maria Novella e al centro storico da una nuova linea tranviaria e dai treni metropolitani di superficie. La nuova stazione si svilupperà su una superficie di oltre 45.000 mq nell’area di Belfiore. Schizzo della nuova stazione AV di Torino Porta Susa. temporanea di imprese (capogruppo l’impresa Cogel). Ultimazione prevista nel 2010. Investimento previsto: 50 milioni di euro. Architettura La stazione avrà una distribuzione verticale, con lo spazio interno aperto a tutta altezza, così da rendere visibili i treni fin dalla superficie. L’articolazione è la seguente: - piano del ferro, a quota -25 m sotto il livello stradale; Il nodo ferroviario di Firenze. Rendering della stazione di Torino Porta Susa. - sistema trasporto integrato: stazione metropolitana (sotto i binari ferroviari), parcheggi, raccordo linee bus. Architettura Il complesso della stazione di Torino Porta Susa si presenta come una galleria di acciaio e vetro lunga 385 m, larga 30, con altezza variabile e carattere di leggerezza e trasparenza. La stazione diventa percorso urbano, aperto e permeabile in senso longitudinale e trasversale (sistema di passaggi urbani ortogonali alla Spina). La torre, a sud della nuova stazione, costituirà una sorta di quinta di chiusura dell’intervento. Stato dell’opera I lavori di costruzione sono in corso da aprile 2006, a cura di un’associazione 54 Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Firenze, veduta aerea dell'area dell'intervento. Progetto della nuova stazione AV di Firenze Belfiore, sezione. La stazione di Roma Tiburtina Modello della stazione di Firenze Belfiore. - servizi di stazione ed esercizi commerciali, al piano terra; - scale mobili e tapis roulant inclinati collegano i binari col piano terra e con le uscite, verso bus, tram, taxi, parcheggi. Una galleria vetrata sarà la parte visibile di un corpo tecnologico interrato che permette alla luce solare di filtrare fino ai binari e marciapiedi. Sono previste soluzioni per la sostenibilità ambientale. nel 2011. Investimento di 270 milioni di euro. Funzionalità ferroviaria e progetto urbano La nuova stazione di Roma Tiburtina fa parte di un ampio intervento urbanistico concordato da Comune e Ferrovie dello Stato. Il progetto della stazione è l’occasione per creare una nuova centralità urbana; la stazione è pensata, infatti, come una grande galleria aerea, che scavalca i binari creando un grande boulevard urbano, coperto e sopraelevato, ricco di servizi commerciali. La soluzione adottata consente di riconnettere i quartieri Pietralata e Nomentano, storicamente separati dalla Stazione Tiburtina, vista dal lato del Quartiere Nomentano. Stato dell’opera Il lavoro è appaltato a una associazione temporanea di imprese (capogruppo: Coopsette). Ultimazione prevista Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 55 Architettura La stazione-ponte è costituita da un monumentale boulevard pedonale sospeso posto diagonalmente a nove metri di altezza sopra i binari: un grande parallelepipedo di cristallo chiuso ai due lati da vetrate e in alto da una struttura reticolare. In tema di rispetto dell’ambiente, è stato elaborato un progetto solare e bioclimatico: le facciate laterali sono di lastre di cristallo in grado di filtrare le radiazioni solari e il rumore; la copertura orizzontale, di lastre opache e trasparenti alternate con sistemi frangisole, eviterà l’irraggiamento solare in estate e lo favorirà invece in inverno. Si prevede di far ricorso alle fonti rinnovabili per il contenimento del consumo energetico. Stato dell’opera Nel marzo 2005 sono iniziati i lavori relativi alle sole opere di viabilità. C’è un contenzioso in corso sull’aggiudicazione dei lavori di costruzione della stazione: si attende l’esito del procedimento. Tempi di esecuzione: l’impresa avrà 2 anni e mezzo di tempo dall’inizio dei lavori. Investimento: 160 milioni di euro. Il nodo ferroviario di Roma. La stazione di Napoli Afragola Progetto della stazione AV di Roma Tiburtina, galleria a ponte sopra i binari. ferrovia, riqualificando una periferia degradata. Completano l’intervento, che ha nella stazione il suo epicentro, complessi immobiliari (centri direzionali e hotel) e una vasta area verde con servizi culturali, sociali e ricreativi. 56 Desideri definisce il progetto per la sua stazione di Roma Tiburtina “la più grande opera infrastrutturale urbana d’Italia” (250.000 mc di manufatti di stazione e altri 550.000 mc di uffici e centri commerciali nell’area circostante). Funzionalità ferroviaria e progetto urbano La “porta” partenopea dell’Alta Velocità, sorgerà ad Afragola, 3 km a nord di Napoli. Sarà l’occasione per riqualificare l’area dell’hinterland napoletano tra Acerra, Afragola, Volla, Casalnuovo di Napoli, Casoria e Caivano, anche perché si trova al centro di un nuovo parco naturalistico-tecnologico. Napoli Centrale rimarrà la stazione per i treni veloci diretti in città, mentre Napoli Afragola funzionerà come nodo di interscambio con le linee veloci verso Battipaglia-Reggio Calabria, verso Napoli e con i servizi regionali su rete RFI e Circumvesuviana. Le linee regionali che si dipartiranno Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 dalla nuova stazione saranno potenziate anche con nuove fermate. L’intervento si svilupperà su 20.000 mq, estensibili di altri 10.000. Architettura Come la stazione di Roma Tiburtina, anche questa è una stazione-ponte, che segna un percorso entro un volume di calcestruzzo e vetro, assicurando la connessione del tessuto urbano grazie allo scavalcamento della ferrovia. La struttura si solleva fino a 9 metri di altezza, inclinandosi alle estremità, dove entra il flusso dei viaggiatori. Il nodo centrale è costituito da un grande atrio, connesso visivamente con il paesaggio circostante attraverso ampie vetrate. Il sistema delle aperture è progettato secondo criteri bioclimatici, regolando l’irraggiamento. Oltre ai servizi per i viaggiatori, troveranno spazio attività commerciali, ristoranti e parcheggi con 2.500 posti auto. Il nodo ferroviario di Napoli. Progetto della nuova stazione AV di Napoli Afragola. Stato dell’opera La stazione è in costruzione a cura di consorzio temporaneo di imprese (capogruppo SACAIM). I lavori sono iniziati a luglio 2006; sono già fatte le fondazioni. Nell’area dell’intervento sono stati rinvenuti reperti archeologici (che in futuro verranno collocati nell’ambito della stazione) e questo fatto ha comportato un iniziale rallentamento dei lavori. Già realizzato l’anello viario intorno alla stazione. Ultimazione: prevista nel 2009. Investimento: 60 milioni di euro. Cantiere per la costruzione della stazione Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 57 La stazione di Bologna Funzionalità ferroviaria e progetto urbano La linea veloce attraversa la città di Bologna per 17,8 km da sud a ovest, per il 60% in sotterraneo: 2 gallerie parallele di 6 km collegano il quartiere Savena-S. Ruffillo alla nuova stazione AV, quindi la linea prosegue verso Milano uscendo allo scoperto. L’intervento nella stazione di Bologna è diviso in tre fasi. Rendering della stazione di Napoli Afragola. Altre due stazioni in progetto Le quattro stazioni dell’Alta Velocità italiana sono salite alla ribalta della cronaca per le esposizioni e i convegni nei quali sono state presentate. E già questo è un segnale di un’inversione di tendenza: per decenni, infatti, le stazioni ferroviarie erano state considerate semplici sedi funzionali dell’esercizio ferroviario, con gli spazi principali adibiti alla circolazione dei treni e i servizi per i viaggiatori ridotti all’essenziale. Da un decennio hanno preso il via gli interventi di ristrutturazione delle stazioni di grandi dimensioni (a cura della società Grandi Stazioni) e di media grandezza (a cura della società Centostazioni). Si è così affermato un concetto nuovo, che vede la stazione intesa come un vero e proprio luogo urbano, ricco di servizi e di iniziative commerciali e persino culturali rivolte anche ai non-viaggiatori, secondo il modello da tempo adottato negli aeroporti. Questa impostazione viene esaltata nelle nuove stazioni dell’Alta Velocità ferroviaria, con un valore aggiunto molto importante: la stazione non separa più, ma anzi serve proprio a unire - con strutture sotterranee o sopraelevate - i vari quartieri urbani. 58 Il grande sistema dell’Alta Velocità prevede la costruzione di altre due stazioni, oltre a quelle esaminate in precedenza: la stazione di Bologna, a servizio di un nodo ferroviario fondamentale, e quella di Reggio Emilia, che invece è una fermata in linea lungo la direttrice Milano-Bologna. La prima fase consiste nel restauro strutturale della stazione monumentale, con adeguamento funzionale e riqualificazione, per farne un grande polo urbano. I cantieri sono stati avviati nel luglio 2006. I lavori dovrebbero concludersi nel 2008. Spesa prevista: 49 milioni di euro. La seconda fase prevede la costruzione della stazione AV interrata - chiave di volta di tutto il progetto di potenziamento del nodo di Bologna - che Il nodo ferroviario di Bologna. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 La terza fase della stazione di Bologna consiste nel completamento della stazione AV per la parte fuori terra, con una piastra-ponte posta sopra i binari, che collegherà la nuova stazione con quella esistente. Per quest’opera sono in corso confronti con gli enti locali e verrà bandito un concorso internazionale. L’ultimazione dei lavori è prevista entro il 2010. Spesa prevista: 150 milioni di euro. Progetto della stazione AV di Bologna, sezione. La stazione mediopadana a Reggio Emilia Immagini progettuali della stazione di Bologna. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 sarà dedicata ai treni a medio-lunga percorrenza e sarà situata in corrispondenza dell’attuale piazzale della stazione centrale e collegata alla stazione storica e alla viabilità urbana. La stazione sarà costituita da un grande vano sotterraneo lungo 640 m, largo 42, profondo 23 m e articolato su 3 livelli: - il livello più profondo (-24 m) ospiterà i nuovi binari, - il livello intermedio (-15 m) i servizi passeggeri, - il più superficiale (-7 m), denominato “kiss and ride” sarà riservato al traffico veicolare. Stato dell’opera: la parte interrata è in costruzione a cura di un’associazione temporanea di imprese (capogruppo Astaldi). Sono stati trovati reperti archeologici di epoca romana, che verranno esposti nell’ambito della stazione. Ultimazione dei lavori prevista nel 2008. Spesa prevista: 300 milioni di euro. La realizzazione della linea e della stazione AV a Reggio Emilia ha rappresentato, grazie agli accordi TAVEnti locali, l’occasione per progettare le infrastrutture della parte nord della città, dove sono l’Ente Fiera, lo stadio e il più grande distretto produttivo. L’invito a progettare un intervento a scala urbana è stato accolto dall’arch. Santiago Calatrava, che ha presentato una proposta di risistemazione urbanistica comprendente la stazione, tre ponti sul nuovo asse attrezzato Reggio Emilia-Bagnolo, il casello autostradale, quindi le grandi porte di Reggio Emilia. Funzionalità ferroviaria e progetto urbano La nuova stazione ferroviaria mediopadana è l’unica fermata in linea dell’Alta Velocità nella tratta Milano-Bologna: sorgerà 4 km a nord di Reggio Emilia, su viadotto, con sviluppo parallelo al tracciato autostradale. La localizzazione le conferisce il ruolo di “stazione porta”, importante nel sistema di mobilità. La proposta progettuale prevede la copertura delle banchine ferroviarie e la riqualificazione delle aree di pertinenza. Architettura Il progetto, firmato da Santiago Calatrava, prevede una struttura costituita da diversi elementi in calcestruzzo 59 Stato dell’opera Per la realizzazione si stanno definendo gli accordi con CEPAV UNO, general contractor della linea Milano-Bologna. Costo del complesso (stazione AV, stazione regionale Act per il collegamento con la stazione centrale, stazione autobus): 79 milioni di euro. Foto aerea, il complesso degli interventi di Reggio Emilia. Rendering della nuova stazione AV di Reggio Emilia. 60 e acciaio ubicati sotto il livello delle banchine, che supportano la copertura. Quest’ultima è una composizione di portici in acciaio di forma variabile con tracciato planimetrico e altimetrico sinusoidale: si formano due facciate uguali e sfalsate tra di loro. L’idea suggerita è quella di “onda”, che conferisce unicità all’edificio, suggerendo la sensazione di movimento. La stazione è lunga 483 m, larga da 35 a 50 m, con altezza media di 20 m. La pianta si sviluppa lungo il viadotto su due livelli: - il 1° livello all’altezza della fermata dei treni; - il livello inferiore, di accesso alla stazione, che ospiterà i servizi per il pubblico. I materiali previsti sono: acciaio e calcestruzzo tinteggiati di bianco e vetro collocato fra la struttura a portico. Le altre opere di Calatrava: tre ponti e un casello autostradale I tre ponti sul nuovo asse Reggio Emilia-Bagnolo si susseguono ravvicinati da sud a nord. Quello centrale, che scavalca l’autostrada A1 e la linea AV, è un ponte strallato con pilone centrale ad arco in asse longitudinale, che si pone come elemento cardine per posizione planimetrica e dimensione. I ponti laterali, realizzati su svincoli a rotatoria, sono ponti gemelli con pilone ad arco ortogonale al senso di marcia delle auto. Tutti e tre i ponti hanno una struttura di acciaio verniciato di bianco. Il nuovo casello autostradale di Reggio Emilia, porta di accesso dei viaggiatori dell’autostrada del Sole, si relaziona formalmente con gli altri interventi, creando un effetto scenografico. La struttura è costituita da due piloni inclinati, una pensilina in acciaio e vetro, 56 costole e 52 stralli: quest’ultimi generano una forma ad arco rovesciato. Queste opere del grande architetto catalano da un lato rispondono a precise esigenze di carattere funzionale, dall’altro soddisfano l’aspirazione - inespressa, spesso inconsapevole - del cittadino a riconquistare l’armonia dei luoghi della propria vita. Un’armonia che può realizzarsi anche per le onnipresenti infrastrutture di trasporto. Le quali modificano, sì, il paesaggio in modo irreversibile, ma in questo caso lo arricchiscono di significativi esempi di architettura contemporanea. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Il punto sulla ferrovia del Brennero Antonio Ciaravolo - RFI - Direttore Compartimentale Infrastrutture - Verona Silvio Menichelli - Ingegnere in Verona Progetti per il potenziamento della ferrovia del Brennero con la costruzione di una galleria di valico ne sono stati fatti a cominciare dai primi anni ‘60 del secolo scorso, ma è solo all’inizio degli anni ‘90, con l’affermazione della Comunità europea, che si è intravisto il passaggio dai meri propositi alle prime concretezze. Le recenti notizie circa l’avvenuto inizio dei lavori preliminari alla costruzione di una “Galleria di Base” e quelle, più precise che nel passato, sul progetto di “quadruplicamento” sembrano esprimere un’ulteriore accelerazione in senso concreto e pertanto hanno destato l’interesse degli operatori economici su quella direttrice, ma anche l’allarme degli amministratori e delle popolazioni dei territori attraversati dall’infrastruttura, non sempre adeguatamente o correttamente informate. Può essere pertanto utile il seguente compendio di informazioni sullo stato attuale del progetto e sulla tempistica prevista per il suo sviluppo. (S.M.) Il nuovo collegamento InnsbruckVerona con la galleria di base e il quadruplicamento dei binari Alla fine degli anni ‘80, l’Unione Europea, nell’intento di favorire lo sviluppo dei mercati internazionali all’interno della Comunità, predispose il progetto generale “TEN” (Trans European Networks), con l’intento di realizzare una rete di collegamento fra i mercati attraverso una maggiore uniformità dei sistemi di trasporto. Il collegamento ferroviario nord-sud: Berlino - Halle/Lipsia - Erfurt - Norim- berga - Monaco di Baviera - Verona Bologna - Napoli - Palermo, denominato TEN 1, elemento considerato preminente della suddetta rete, è stato confermato come prioritario fra gli interventi di potenziamento previsti con la decisione n° 884/2004/CE approvata dal Consiglio ed il Parlamento Europeo in data 29 aprile 2004. La realizzazione del potenziamento dell’intero asse TEN 1 è tuttavia prevista per gradi, con il proposito di assicurare un diretto ritorno alle ingenti spese occorrenti e quindi avverrà interessando progressivamente i relativi tratti di linea secondo le manifestazioni di effettivo fabbisogno. La costruzione della Galleria di Base del Brennero costituisce l’elemento primario per la realizzazione del progetto TEN 1. Il progetto TEN 1. IN ESERCIZIO • Roma - Firenze • Circonvallazione Innsbruck Sud • Monaco - Grafing IN COSTRUZIONE • Napoli - Roma • Firenze - Bologna • Bologna - Verona • Innsbruck - Wörgl • Monaco - Norimberga • Norimberga - Erfurt • Erfurt - Lipsia / Halle • Lipsia / Halle - Berlino IN PROGETTO • Verona - Fortezza • Galleria di base del Brennero • Wörgl - Kufstein • Grafing - Kiefersfelden Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 63 Galleria di servizio AICA Galleria di accesso AHRTAL Galleria di accesso WOLF Galleria di accesso VIZZE Galleria intermedia MULES La Galleria di Base. A tale scopo si è costituito nell’anno 1999 il Consorzio GEIE BBT, trasformato nel 2004 nella “BBT SE” (Brenner Basistunnel S.p.A., europea), con azioni detenute in parti uguali da parte italiana e da parte austriaca. La parte italiana è detenuta dalla Società di Partecipazione RFB holding, composta da RFI per l’82% e dalle Province di Bolzano Trento e Verona per l’8% ciascuna. Il progetto è co-finanziato dall’Unione Europea per il 30%. L’obiettivo è la costruzione della Galleria di Base tra Innsbruck e Fortezza e la sua messa in esercizio per l’anno 2020. Avrà la lunghezza di circa 56 km e comprenderà due gallerie per singolo binario, di raggio interno 4,05 m, situate ad interasse variabile fra 40 e 70 m e collegate da cunicoli trasversali ogni 333 m. In posizione sottostante vi sarà un cunicolo circolare del diametro di 5 m, che viene ese- 64 guito per l’esplorazione geologica del tracciato della galleria e successivamente utilizzato per il trasporto di materiali durante la costruzione della galleria e sarà utilizzabile anche per l’istallazione di sistemi a rete (cavi elettrici e condutture). Il volume d’investimento previsto per la progettazione della Galleria di Base e per la costruzione del cunicolo esplorativo è di 430 milioni di Euro. Il costo totale per la costruzione della Galleria è stimato di circa 6000 milioni di Euro. Attualmente la BBT dispone dei finanziamenti occorrenti per la fase II del cunicolo esplorativo e sta provvedendo ai lavori preliminari alla sua costruzione. Le linee di accesso Faranno capo ai due imbocchi della Galleria di Base, in aggiunta all’attuale linea: - una nuova linea di accesso nord attraverso la valle dell’Inn, che si collegherà all’imbocco nord mediante la galleria di circonvallazione di Innsbruck - una nuova linea di accesso sud attraverso la Val d’Isarco e la Val d’Adige, che si collegherà all’imbocco sud in corrispondenza dell’attuale stazione di Fortezza. Lo stato della linea esistente Attualmente il valico del Brennero viene superato all’aperto a quota 1370 m s.l.m., con la linea Bolzano-Innsbruck della lunghezza di 127 km, costruita nel secolo scorso (1867) e caratterizzata da forti pendenze (fino al 27 per mille) e piccoli raggi delle curve (fino a 260 m), per cui le prestazio- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 ni dei treni (tonnellaggio trasportabile e velocità) ne risultano fortemente limitate. Il tratto in territorio italiano è stato recentemente oggetto di importanti interventi di variante al tracciato con le nuove gallerie di Fleres (7267 m), Sciliar (13159 m) e Cardano (3789 m), con le quali si è potuto elevare la sagoma di carico ed attuare la “strada viaggiante”, ossia il trasferimento per ferrovia, con treni appositamente attrezzati, di autoveicoli pesanti di tutti i tipi. Sono inoltre in via di completamento potenziamenti tecnologici che incrementeranno la potenzialità della linea fino a 240 treni/giorno, con la possibilità di soddisfare la domanda di trasporto ferroviario prevista per il breve e medio termine. Tuttavia le caratteristiche del tracciato permangono limitative, soprattutto per le pendenze (fino al 22 per mille), nel tratto Bolzano-Fortezza non interessato dalla Galleria di Base. Inoltre nell’altro tratto Verona-Bolzano, dove le minori pendenze non costituiscono un limite importante per il tonnellaggio, il tracciato presenta in diversi tratti un andamento sinuoso, con curve che non consentono velocità elevate. Il tracciato della nuova linea d’accesso sud Per ovviare alle suddette limitazioni, nel programma di attuazione del progetto TEN 1 è prevista anche la costruzione di una nuova linea a doppio binario fra Verona e Fortezza, che porterà in tale tratto alla disponibilità di quattro binari (il cosiddetto quadruplicamento) e consentirà, con la Galleria di Base, di elevare la potenzialità del collegamento fra Verona ed Innsbruck ad oltre 400 treni al giorno. Il corridoio lungo la stretta Val d’Isarco, entro il quale si dovrà realizzare la nuova linea a doppio binario, non ne consente l’inserimento all’aperto e Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 1370 m 1000m 770m FORTEZZA P = 23%o INNSBRUCK 570m 500m BRENNER TUNNEL NORD SUD DEUTSCHLAND ÖSTERREICH ITALIA 0mü.A. km 0 100 200 300 400 PROFILO LONGITUDINALE MÜNCHEN - VERONA quindi il tracciato dovrà essere sviluppato per buona parte in galleria. Tra Bolzano ed Ala il fondovalle è prevalentemente piatto, di larghezza limitata a 4-5 km ed intensamente coltivato e dovrà essere interessato, in misura compatibile, dalla nuova linea per una lunghezza di circa 100 km. Infine nel tratto veneto, il tracciato è previsto lungo la sponda orientale della Val d’Adige, dalla quale si allontanerà nel tratto finale per inserirsi da nord nel nodo di Verona, in corrispon- denza del Bivio S. Massimo. La lunghezza complessiva della nuova linea risulterà di circa 180 km. Fasi di realizzazione La realizzazione del quadruplicamento è prevista in due distinte fasi, che comprendono la prima 4 lotti funzionali prioritari e la seconda successivi lotti di completamento. I lotti funzionali prioritari sono i se- Sezione tipo gallerie nella linea d’accesso Verona - Fortezza Interasse tra le gallerie 40 m 65 I lotti funzionali LOTTI LOTTI FUNZIONALI FUNZIONALI Fortezza Fortezza I lotti funzionali prioritari individuati sono: • tratta Fortezza - Ponte Gardena, per ridurre la pendenza massima dall’attuale 22‰ all’11‰; • circonvallazione di Bolzano, per separare i flussi merci da quelli viaggiatori regionali e a lunga percorrenza; • circonvallazione di Trento, per separare i flussi merci da quelli viaggiatori regionali e a lunga percorrenza; • razionalizzazione dell’accesso al nodo di Verona, per rendere compatibile la nuova infrastruttura con la linea AV/AC Milano-Venezia e con i terminali merci del nodo. guenti; - tratta Fortezza-Ponte Gardena, per ridurre la pendenza massima dell’attuale 22 all’11 per mille. - circonvallazione di Bolzano, per separare il traffico merci da quello viaggiatori regionale e da quello a lunga percorrenza; - circonvallazione di Trento, per separare il traffico merci da quelli regionale ed a lunga percorrenza; - ingresso a Verona e adeguamento delle strutture nodo, per rendere compatibile l’ingresso della nuova linea con la linea AV/AC Milano Venezia e per il collegamento ai terminali merci del nodo. I lotti funzionali Gli interventi previsti nell’ambito dei singoli lotti funzionali prioritari sono sinteticamente di seguito riepilogati. Galleria Scaleres (Lotto 1) Ponte Gardena Gall. Cardano Bolzano Bolzano Circonvallazione Bolzano Tratto internazionale (Lotto 2) Bronzolo Lotti funzionali Cadino/ Cadino/Roncafort prioritari Circonvallazione Trento Trento Linee esistenti (Lotto 3) Calliano/ Calliano/Rovereto Sud Verona Pescantina Verona nord Linee AV/AC (Lotto 4) LineaAV/AC MI-VE Linea Attuale MI-VE Bologna Lotto 1 Tratta Fortezza / Ponte Gardena 2 Circonvallazione di Bolzano 3 Circonvallazione di Trento 4 Ingresso a Verona da Nord Interventi • Interconnessione a raso in Fortezza • Tratta di linea Fortezza - Ponte Gardena (Nord) • Interconnessione a Ponte Gardena (Nord) • Interconnessione Prato Isarco (Sud) • Tratta di linea Prato Isarco (Sud) – Bronzolo (Ora) • Interconnessione Bronzolo (Ora) • Collegamento provvisorio linea lenta a sud della stazione di Mezzocorona • Tratta di linea da bivio provvisorio nord a bivio provvisorio sud • Collegamento provvisorio alla linea lenta a sud di Trento (loc. Mori) • Collegamento alla linea lenta nella stazione di Pescantina • Tratta di linea da bivio provvisorio di Pescantina • Collegamento di nodo zona bivio San Massimo Caratteristiche tecniche della linea Velocità di progetto Pendenza massima Sagoma cinematica Categoria peso assiale Rotaie su piattaforma in c.a.p./ballast Tensione di alimentazione ................ ................ ................ ................ ................ ................ 220÷250 km/h 11 ‰ C E4 25 t/asse UIC 60 25 kV ca Esercizio Sistema di esercizio Regime di circolazione Comunicazione terra-treno Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 ................ SCC ................ ERTMS 2° livello ................ GSM-R 67 Ingresso a Verona da nord: lotto 4 Il nuovo tratto linea in ingresso da nord nel nodo di Verona renderà possibile la “canalizzazione” dei flussi di traffico prevedibili a seguito della realizzazione degli interventi di potenziamento infrastrutturale pianificati e/o in via di realizzazione in prossimità del nodo, quali le tratte AV/AC Milano-Verona e Verona-Padova, compreso l’ingresso delle stesse nel nodo, il raddoppio della linea Bologna–Verona, il potenziamento dell’esistente e la realizzazione del nuovo impianto di Verona Quadrante Europa. Il nuovo tratto di linea si sviluppa per circa 10 Km, con inizio nell’impianto di Pescantina. Nel primo tratto di circa 3,5 km, il tracciato della nuova linea corre in affiancamento alla linea esistente, quindi la sottopassa, incrocia la SP del Brennero e attraversa il Fiume Adige portandosi in sponda destra. Il nuovo tracciato prosegue con un breve tratto di rilevato ed entra in galleria artificiale fra il Forte di Chievo e l’aeroporto di Boscomantico. Superato quest’ultimo la nuova linea si porta nuovamente in affiancamento a quella esistente. Il nuovo tracciato costeggia in rilevato ed in stretto affiancamento la linea storica per circa 3,5 km, fino a Bivio San Massimo, dove si innesta nel Nodo di Verona. 68 Linea in esercizio Quadruplicamento Tratti allo scoperto Tratti in galleria Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Le attività progettuali dei lotti di completamento si sono limitate finora all’acquisizione delle informazioni dallo studio di fattibilità del ‘93 ed ai necessari adeguamenti progettuali in corrispondenza delle connessioni con i lotti funzionali. Pertanto non risulta stabilito alcun tracciato per quel che riguarda i lotti di completamento, sia in Alto Adige, sia in Trentino, sia nella Provincia di Verona. Ultimamente, con Accordo sottoscritto lo scorso 26 febbraio fra Provincia Autonoma di Trento ed RFI, tra le altre cose, è stato deciso di provvedere allo studio di fattibilità delle tratte di completamento ricadenti nel territorio della provincia di Trento a cura e con il coordinamento di un gruppo misto, costituito da tecnici di RFI e della provincia di Trento. La stessa Provincia si è impegnata a contribuire finanziariamente allo sviluppo di detto studio. Analoghi accordi, volti a redigere studi di fattibilità dei lotti di completamento nei rispettivi territori. Sono in corso di definizione con la Provincia Autonoma di Bolzano e con la Regione Veneto. Stato di attuazione Tempi e costi Il Progetto Preliminare dei quattro lotti funzionali prioritari è stato trasmesso nel giugno 2003 al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’inoltro al CIPE secondo l’iter autorizzativo previsto dalla legge 443/2001 (Legge Obiettivo). Ad oggi il Progetto non è stato ancora approvato. Sono qui di seguito riassunti, per i quattro lotti funzionali ritenuti prioritari, i costi per la realizzazione dell’opera ed i relativi tempi di attuazione. Lotto Descrizione Costo Importi in M€ Attivazione 1 2 3 4 Fortezza-Ponte Gardena Circonvallazione di Bolzano Circonvallazione di Trento Accesso da nord a Verona 1.456 795 1.000/1.300 249 2020 2020 2020 2020 Il costo dell’intero quadruplicamento (lotti funzionali prioritari e di completamento) è stato valutato pari a 7-8 miliardi, del tutto privo di finanziamento. L’attivazione delle tratte di completamento è posta all’orizzonte 2030. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 69 La terrazza della Rugolana, uno dei primi esempi veronesi dell’uso del cemento armato Ilaria Segala - Ingegnere in Verona Immersa nelle verdi colline di Montorio si trova la villa detta la Rugolana, un edifico dell’ottocento che deve il suo nome dalla cava a essa adiacente, dalla quale venivano fatte “rugolare” giù le lastre di pietra. Proprio di fronte alla villa si può godere del bellissimo paesaggio sottostante da una grande terrazza opera dell’ing. Igino Bonazzi che, nella sua casa natale si mise all’opera per applicare le nuove tecniche del cemento armato che aveva studiato all’università. Non sappiamo con certezza la data di questa costruzione, dell’ing. Bonazzi; sappiamo che dopo aver terminato gli studi nel 1913 a Padova si specializzò anche presso l’allora scuola di applicazione padovana sempre nello stesso anno. Si iscrisse poi all’Ordine nell’anno 1930 e dai registri dell’Ordine risulta che fosse impiegato nel Comitato riparazioni edilizie. Gli studi sul cemento armato risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, nel 1861 l’ing. Francesco Coignet nel volume “Beton agglomerés appliqués a l’art de construire” esponeva i risultati che aveva ottenuto inserendo profili di acciaio in travi e solette in cemento. Nel 1867 il giardiniere Giuseppe Monier brevettò un procedimento per costruire vasi in cemento rinforzato da fili di ferro. In seguito Monier stesso depositò numerosi altri brevetti estendendo l’attività anche al campo delle costruzioni. Ci vollero però molti anni prima che si diffondesse questo nuovo procedimento costruttivo. Nel 1877 Taddeo Hyatt eseguiva prove su travi armate con ferri piatti e dai risultati ottenuti egli fissò un rapporto n = 20 tra il modulo di elasticità dell’acciaio e del calcestruzzo. Da qui in avanti si iniziarono a studiare i primi fondamenti di calcolo del cemento armato che portarono alla diffusione nel campo delle costruzioni che avvenne in Italia nei primi anni del 900. Su segnalazione del dott. Tombari, direttore della scuola edile Esev di Verona, la Redazione del Notiziario è andata a visitare quest’opera che ha dei tratti singolari, se si pensa appunto che allora non c’erano maestranze che cono- Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 scessero questo tipo di lavorazione del cemento armato: alcuni particolari come i capitelli o le travi assumono forme che ricordano quelle tradizionali utilizzate in pietra nelle case rurali. Si respira un’aria di cantiere sperimentale, osservando la struttura si notano alcuni particolari che sembrano frutto di una collaborazione tra le maestranze dell’epoca e il giovane ing. Bonazzi che sta cercando la conferma delle teorie studiate all’università e qui impiegate e applicate con tentativi volti a carpire le possibilità del binomio calcestruzzo acciaio. A volte si intravedono i segni delle armature, l’armatura longitudinale è costituita da tondini di ferro liscio di piccolo diametro e consiste in piatti di ferro per le staffature. Si accede alla struttura da una sottile volta rastremata al centro, che accenna l’idea della struttura ad arco (fig.1). Attualmente la struttura è ancora in buono stato nonostante gli anni e il principale problema è dato dalle infiltrazioni d’acqua dalla terrazza sovrastante. Ai due lati del lungo tunnel d’accesso ci sono due ampie cantine: in entrambe ci sono travi a 3 campate sostenute da massicci pilastri in cemento con capitello piramidale in testa e un allargamento alla base. Interessante notare che gli spigoli sono tutti smussati, una Fig. 1 - La volta dell’ingresso. Fig. 2 - L’interno. 71 cura minuziosa nella casseratura prima del getto. I pilastri ricordano quelli in tufo presenti nell’architettura rurale del veronese. In alcuni punti si può leggere l’armatura che compone la soletta, ferri longitudinali disposti ogni 5 cm, la casseratura utilizzata sono le tavole di legno che ancora oggi a volte si usano per il cemento faccia a vista. Un particolare interessante lo si può osservare in adiacenza al muro in sasso che costituisce la struttura portante delle cantine della villa: qui si può osservare che ad appoggio della trave è stato utilizzato un elemento lapideo della tradizione locale e proprio quel punto è stato rinforzato con staffature aggiuntive che ora con il decadimento del cemento sono a vista. Non è possibile dare un’età esatta a questa costruzione, di certo si intravedono le prime sperimentazioni e insieme la memoria della tradizione costruttiva del posto, si può stimare quindi un’epoca tra il 1915 e il 1920. Ma cosa accadeva nel panorama europeo in quegli anni? Tra il 1910 e il 1913 Auguste Perret costruiva il Teatro di Champs Elysées (fig.8) architettura che rivoluzionava i rapporti tra gli elementi, ridefinendo il concetto di ornamento e proiettando le strutture portanti sulle facciate degli edifici in bella vista. Perret sostenne in tal modo il suo principio di “sincerità costruttiva”, poi ripreso da Mies van der Rohe e Le Corbusier. Il calcestruzzo armato infatti in un primo tempo si affacciò nella storia dell’edilizia fruendo del patrimonio tematico e del lessico figurativo esistente, utilizzato con materiali diversi, arco, sistema trilitico lapideo o geometrie tipiche delle strutture laterizie e solo in seguito, grazie a grandi ingegneri e architetti, il cemento armato acquistò un’autonomia figurativa propria e divenne il pretesto per la forma di un nuovo linguaggio architettonico. Il linguaggio architettonico usato da Perret, sia nel progettare chiese sia nel disegnare hangar e silos per parcheggi, Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Fig. 3 - Particolare del basamento. Fig. 4 - Particolare del nodo trave-pilastro. Fig. 5 - Lettura dell’armatura della soletta. 73 Fig. 6 - Appoggio in pietra della trave. Fig. 8 - Teatro di Champs Elysées. riuscì ad applicare il razionalismo progettuale alla rudezza percettiva del cemento armato, offrendo a quest’ultimo un ruolo innovativo e autosufficiente sotto il profilo estetico. Si ringraziano i signori Arturina e Piergiorgio Spazzini che ci hanno cortesemente permesso di visitare questa struttura. Fig. 7 - Particolare della staffatura della trave. Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Sarà stata questa la prima costruzione in cemento armato di Verona? ... La Redazione lascia a voi la parola e aspetta eventuali segnalazioni T 75 Due concorsi di idee per abbattere le barriere architettoniche e sensoriali I bandi al via il 16 luglio, mentre i lavori saranno presentati a “Vivi la Casa 2008”. Istituzioni, Enti, Associazioni e Ordini professionali uniti in un progetto di alta finalità civica. Veronafiere con “Vivi la Casa” e il Laboratorio BALAB (Laboratorio per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche e sensoriali), in collaborazione con la Regione Veneto, la Provincia di Verona, il Comune di Verona, l’Ordine degli Ingegneri e quello degli Architetti P.P.C., il Collegio dei Geometri e le associazioni ANMIC (Associazione Nazionale Mutiliati e Invalidi Civili), UIC (Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti), ENS (Ente Nazionale Sordi), partner del Laboratorio BALAB, e le ULSS 17, 20, 21, 22 hanno promosso il 5° Concorso di Artigianato & Design “Accessibilità e dislivelli - NO GAP” e il 5° Concorso di Interior Design “Accessibilità e freetime - BAR senza BARRIERE”. Entrambi i Concorsi sono suddivisi in due sezioni distinte: iscritti agli Ordini degli Architetti, Ingegneri o al Collegio Geometri delle province italiane; studenti. L’iscrizione al concorso dovrà pervenire alla sede dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Verona, in via Oberdan 3 a Verona, a mezzo fax al numero 045.592319 o tramite mail: [email protected] entro le ore 12.00 di lunedì 22 ottobre 2007. La domanda di iscrizione è gratuita per gli studenti e pari a 50 euro per i professionisti (nel caso di gruppo verrà richiesta un’unica quota di iscrizione). I moduli per l’iscrizione sono disponibili presso le segreterie dell’Ordine Ingegneri di Verona o sui siti: www.balab.it; www.ingegneri.vr.it. 76 I lavori saranno valutati da una qualificata giuria composta da rappresentanti dei partner del Laboratorio e da esperti nel settore mentre i progetti vincitori saranno esposti in un’area dedicata in occasione di “Vivi la Casa” 2008, la mostra dell’abitare di Veronafiere in programma lungo due weekend dal 18 al 20 e dal 25 al 27 gennaio del prossimo anno (www.vivilacasaweb.it). Nel dettaglio i due concorsi sono strutturati con le seguenti modalità. 5° Concorso di Artigianato & Design “Accessibilità e dislivelli - NO GAP” Progetto di un sistema modulare e temporaneo per il superamento di dislivelli. La soluzione dovrà essere costituita da elementi modulari eventualmente aggregabili, che rispettino i dettami normativi italiani in materia di barriere architettoniche e i principi di progettazione per l’Utenza Ampliata: autonomia d’uso, compatibilità d’uso, adattabilità/flessibilità, normalità di immagine, semplicità di utilizzo, buon rapporto qualità/prezzo, sicurezza ed affidabilità. Altre peculiarità richieste saranno: la robustezza, la facile movimentazione degli elementi e la loro versatilità, la possibilità di posizionamento della soluzione in rapporto a edifici di pregio (chiese, palazzi, monumenti). Ai concorrenti è richiesta una proposta progettuale originale e inedita. La soluzione dovrà inoltre essere descritta nei dettagli esecutivi in modo tale da poterne consentire l’eventuale realizzazione. Il progetto vincitore verrà infatti realizzato da aziende del distretto produttivo del mobile classico della Bassa Veronese. I partecipanti hanno piena libertà di progettazione nel rispetto delle indicazioni del bando. 5° Concorso di Interior Design “Accessibilità e freetime - BAR senza BARRIERE” Progetto di una struttura bar accessibile sia per il gestore che per la clientela. Il Concorso ha per oggetto la progettazione di una piccola struttura bar accessibile sia per il gestore che per la clientela. La struttura dovrà avere una superficie massima di 100 mq, potrà avere una sagoma libera e in parte potrà essere destinata a plateatico. Si potranno proporre anche moduli aggregabili tra loro. Il progetto dovrà rispettare: - i dettami normativi italiani in materia di barriere architettoniche (particolare attenzione dovrà essere posta all’eliminazione di barriere sensoriali); -i principi di progettazione per l’Utenza Ampliata: autonomia d’uso, compatibilità d’uso, adattabilità/flessibilità, normalità di immagine, semplicità di utilizzo, buon rapporto qualità/prezzo, sicurezza ed affidabilità. Sarà possibile (ma non vincolante) ipotizzare l’adozione di soluzioni tecnologicamente avanzate. Ilaria Segala Coordinatrice Laboratorio BALAB E-mail: [email protected] www.balab.it Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Elenco Terne Collaudi Statici (Periodo maggio - luglio 2007) 49. La Scossa snc S. Martino B.A. 1) Chiapparo Paolo 2) Dal Corso Tiziano 3) Dall’Ora Giorgio 50. Residence Gran Paradiso snc Casaleone 1) Benati Antonino 2) Biasi Paolo 3) Camarotto Pier Luigi 51. Costruz. Edili Zambelli srl - Illasi 1) Caviasca Francesco S. 2) Cenzon Francesco 3) Comencini Angelo 52. AMA E.G.C. srl Casale sul Sile (Tv) 1) Barbieri Riccardo 2) Menon Sergio 3) Romano Giovanni 53. Viesse Costruzioni - Zevio 1) Castagnetti Paolo 2) Ludovici Giorgio 3) Meneghini Galdino 54. Impr. Edile Bonvicini Natalino e Corrado snc - Palù 1) Marini Giovanni 2) Scola Ignazio 3) Turrina Corrado 55. Edilbosco - Erbè 1) Biasco Gianluigi 2) De Grandis Franco 3) Veneri Piergiorgio 56. Donatelli Fabio - Caprino V/se 1) Gagliardi Mauro 2) Ghanat Abadi Farideh 3) Lavarini Leonello 57. Caurla Fausto - Caprino V/se 1) Buonavita Giannandrea 2) De Masi Maurizio 3) Franceschetti Costantino Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 58. Bertoldi Costruzioni srl - Lazise 1) Brighenti Luigi 2) Brunelli Giacomo 3) Mazzola Massenzio 67. Avanzini Ernesto - Trevenzuolo 1) Bisighin Loris 2) De Berti Giovanni 3) Marchetti Giampiero 59. Lincetto Vasco - Verona e Princivalle Massimo S. Giovanni Lupatoto 1) Dell'Oro Giovanni 2) Saccardi Lorenzo 3) Vaccari Angelo 68. Danese Costruzioni spa Montecchia di Crosara 1) Casagrande Giuseppe 2) Modena Claudio 3) Viviani Ernesto 60. De Bianchi Paolo e Rebonato Leonardo snc 1) Guerra Giovanni 2) Tarocco Claudio 3) Turella Loris 61. Elponti snc - Soave 1) Oltramari Gianni 2) Tornasi Giorgio 3) Turco Paolo 61. Elponti snc - Soave 1) Dall'Ora Dionigio 2) Faccioli Mirko 3) Ortolani Luciano 63. Edilmarc srl - Bussolengo 1) Muttinelli Alessandro 2) Sandri Claudio 3) Zantedeschi Gerardo 64. Lavarini Claudio Carlo Povegliano V/se 1) Bazzani Paolo 2) Franceschini Francesco 3) Panciera Andrea 65. Falfin Costruzioni srl - Verona 1) Adami Giorgio (n° A1025) 2) Piccoli Carlo 3) Pinelli Paolo 66. Crivelli Ermenegildo S. Maria di Zevio 1) Castiglioni Giovanni 2) Montagnoli Luciano 3) Sedda Domenico 69. Lavelli Francesco Costruz. Edili S. Benedetto di Lugana 1) Righetti Fiorenzo 2) Rinaldi Roberto 3) Zorzi Giorgio 70 Campagnari Ennio S. Zeno di Montagna 1) Barbi Francesco 2) Butturini Olvero 3) Fusini Luciano 71 Aldrighetti Costruzioni srl Valgatara - Marano 1) Bonesso Federico 2) Loro Albino Angelo 3) Zanetti Fabrizio 72 Impr. Edile Meneghetti Luca e Nicola snc - Montagnana (Pd) 1) Mancassola Franco 2) Molinaro Paolo 3) Petronilli Valerio 73 Sedomi snc - Bardolino 1) Cavagna Gianluigi 2) Martinelli Adriano 3) Testi Remo 74 Crestanello Sergio & C. snc Albaredo d'Adige 1) Mantovani Sergio 2) Ottoboni Edoardo 3) Rampo Manuela 79 Movimenti Albo (periodo maggio - luglio 2007) Nuove iscrizioni - Sez. B Nessuna Richieste dei Comuni per commissioni edilizie 2007 (Periodo gennaio - giugno 2007) Consiglio del 9 maggio 2007 Nuove iscrizioni - Sez. A Accordi Isacco Giacomo, Agostini Mauro, Ambroso Manuel, Faltracco Emanuele, Lodici Roberto, Maestrello Luca, Mirandola Enrico, Venturi Marina, Zanetti Andrea Nuove iscrizioni - Sez. B Ceccato Riccardo, Viccari Bernardino Cancellazioni Avesani Riccardo (dimissioni) Consiglio del 23 maggio 2007 Cancellazioni Castelletti Luca (trasferimento all'Ordine di Bologna) Consiglio del 27 giugno 2007 Nuove iscrizioni - Sez. A Albarello Luigi, Bernardini Simone, Chizzoni Susani Paolo, Fatini Del Grande Alessandro, Marangoni Antonio, Mirandola Silvia, Olivieri Luca, Soave Simone, Zeminiani Riccardo Nuove iscrizioni - Sez. B Nessuna Cancellazioni Nessuna Nuove iscrizioni - Sez. A Nessuna Consiglio del 11 luglio 2007 Nuove iscrizioni - Sez. B Nessuna Cancellazioni Cristofoli Federico (dimissioni), Fazio Claudio (trasferimento all'Ordine di Milano) Nuove iscrizioni - Sez. A Bisco Federico, Morbioli Stefano, Piubelli Andrea, Rosania Valerio Antonio, (proveniente dall'Ordine di Foggia), Zusi Michele Consiglio del 6 giugno 2007 Nuove iscrizioni - Sez. B Nessuna Nuove iscrizioni - Sez. A Carrì Antonio Domenico, (proveniente dall'Ordine di Catanzaro), Padovani Francesca, Zecchini Fabio 80 1. Comune di Casaleone Rinnovo Comm. Ediliz. Comunale 1) Favalli Marco 2) Michelazzi Luca 3) Tarocco Claudio Elenco segnalazioni per Commissioni giudicatrici concorsi/gare (Periodo maggio - luglio 2007) 5. Provincia di Verona Gara di affidamento di servizi tecnici di ingegneria e architettura per la costruzione di un nuovo ponte sul fiume Minicio a Valeggio e la connessa realizzazione di un tratto in variante della S.P. n° 55 “Viscontea” 1) Monaco Italo 2) Pagan de Paganis Mario 3) Zocca Mario Cancellazioni Calabrese Rolando (dimissioni), Margiotta Guido Stefano Italo (dimissioni) Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 Elenco segnalazioni a Regione, Comuni, Enti privati (Periodo maggio - luglio 2007) 13. Comune di Legnago Nominativo per collaudo funzionale impianto per la selezione e la valorizzazione della frazione secca da raccolta differenziata in loc. Torretta di Legnago 1) Cigolini Giampietro 14. Comune di Isola della Scala Nominativi per collaudo finale per la realizzazione di opere di urbanizzazione piano di lottizzazione residenziale di iniziativa privata 1) Pezzetta Michele 2) Vaccari Angelo 3) Zerbinati Gianni Notiziario Ingegneri Verona 3 - 2007 15. Comune di Isola della Scala Nominativi per collaudo finale per la realizzazione di opere di o recupero di iniziativa priv. in Via S. Stefano - Ditta Immobilstyl 1) Amadori Luigi 2) Ferrarese Nere 3) Moscardo Claudio 16. Comune di Villafranca Nominativi per collaudo tecnico-amministrativo per le opere di urbanizzazione del Piano di lottizzazione in Via Principe Amedeo in loc. Alpo di Villafranca 1) Avanzini Adelino 2) Ortolani Luciano 3) Piccoli Carlo 17. Comune di Verona Nominativi candidature per rinnovo rappresentanti Comune presso Enti, Aziende ed Istituzioni: • Fondazione Forti 1) Rubinelli Gaetano 2) Sartori Alberto Maria • Commissione di Vigilanza per i Musei d'Arte e Monumenti 1) Carpene Massimiliano • Commissione per l'Estate Teatrale Veronese 1) Costantino Adele • Consiglio di Amministrazione A.G.E.C. 1) Tarocco Claudio • Consiglio di Amministrazione A.M.T. 1) Avanzini Adelino 2) Casagrande Giuseppe 3) Pivetta Antonio 81 GREENBUILDING 2007 Pubbli-redazionale La facciata intelligente ad alto contenuto tecnologico ed ecosostenibile a sinergia tra Far Systems ed Officine Tosoni è stata presentata per la prima volta in occasione dell’evento fieristico Solarexpo dedicato ai sistemi fotovoltaici e che quest’anno ha riservato una parte espositiva al Greenbuilding dedicata all’edificio ecosostenibile e all’efficienza energetica. La nostra proposta è stata accolta con entusiasmo sia dal mondo dell’architettura sia dai non addetti al settore. Le tematiche di energetica e di ecologia sono ormai parte della nostra quotidianità ed attraverso questo nuovo progetto il Gruppo Tosoni può vantare soluzioni all’avanguardia nel rispetto dell’ambiente e del risparmio energetico. Grazie alla collaborazione dell’ing. Chesini per le Officine Tosoni e dell’ing. Omenigrandi per Far Systems L abbiamo realizzato una campionatura composta da una facciata a doppia pelle ventilata con l’integrazione di pannelli fotovoltaici in CIS (tecnologia a film sottile di rame, indio e selenio) prodotti da Wuerth Solergy. Si tratta di pannelli peculiari, progettati e realizzati per l’applicazione sulle facciate continue con un impatto ad alta valenza estetica in quanto, oltre a poter essere realizzati in diverse colorazioni per soddisfare l’estro degli architetti più arditi, si fondono armoniosamente con le vetrate della facciata. Far Systems grazie alla sua esperienza nello sviluppo di sistemi elettronici ha realizzato il software di gestione delle funzioni sia della facciata sia dell’e- dificio: l’illuminazione, la schermatura solare, la produzione energetica dei pannelli fotovoltaici, il sistema di allarme ed altro sono monitorati e gestiti dal Building Automation System con l’obiettivo di fornire il comfort interno e l’autonomia energetica dello stabile. È così che la facciata diventa elemento attivo dell’edificio, capace di ottimizzare i consumi e di ridurre la richiesta energetica. Per le Officine Tosoni questa nuova idea rappresenta un grande valore aggiunto al business delle facciate continue mentre per Far System si è creata una opportunità di mercato molto vasta nel settore immobiliare, proponendosi anche come fornitore di sistemi fotovoltaici e di building automation avanzati. Viale Postumia - 37069 Villafranca (VR) Tel.+39.045.6331111 Fax +39.045.6331139 e-mail: [email protected]