Sommario Editoriale La parola del parroco Viaggi La nuova copertina Apostolato della preghiera Comunità Pastorale Quest chi l’è vera Duemila anni di canto Ci scrivono Don Benzi Bentornati, ragazzi Suor Daniela dal Congo Le Settimane Sociali Dalla scuola media Coma sta la scuola in Italia? Calendario Antonio Rosmini Giovanni Calabria Curiosità La diocesi un po’ più povera Uomo libero e aperto Il contributo dei cattolici... Verbale CPP Offerte La famiglia un bene prezioso Il libro della vita Un aldilà tutto rovesciato pag. 3 pag.5 pag.6 pag.8 pag.9 pag.10 pag.13 pag.14 pag.16 pag.20 pag.22 pag.23 pag.25 pag.27 pag.28 pag.31 pag.32 pag.34 pag.37 pag.37 pag.38 pag.39 pag.42 pag.43 pag.44 pag.46 pag.47 G Redazione P.zza Maggiolini 18 20015 Parabiago (MI) www.santigervasoeprotaso.it e-mail: [email protected] Direttore Responsabile don Renato Banfi Comitato di redazione Don Giuseppe Beretta, Giuseppe Bonesini, Lorenzo Asa, Ignazio Minaudo,Gaspare Lanzillotti, Elena Barbieri, Roberta Mezzanzanica, Donatella Ghizzoni, Paola Mezzanzanica, Franca Rossi, Emanuela Tognoni, Daniele Pace, Antonietta Provinzano Si ringraziano per la collaborazione: - L’AMICO LIBRO - CATALDI Avv. DANILO Galleria S. Ambrogio, 11 - Parabiago CONSULENZAASSICURATIVA - AMMINISTRAZIONE COMUNALE - Parabiago - INDUSTRIA GRAFICA RABOLINI snc - Parabiago INFORTUNISTICA STRADALE Viale Marconi, 58 - Parabiago - BANCA DI LEGNANO Filiale di Parabiago - UN’AFFEZIONATA LETTRICE - L.B. 2 entilissimi lettori, Gesù Bambino tra poco verrà a portare il suo messaggio di “pace agli uomini che egli ama!” Ma…c’è ancora tra noi l’amore? Stando alle notizie che ci vengono spiattellate da TV e giornali, sembrerebbe che gli uomini tutti abbiano iniziato a remare nella direzione sbagliata, su tutti i fronti. C’è in giro, inevitabilmente, un senso di smarrimento e di obnubilazione totale, per cui mancano al cittadino riferimenti certi. Ci rendiamo conto che è effettivamente difficile tenere la rotta tra tanti messaggi contraddittori! Ad esempio, non c’è più lo sport! Ma violenza e, purtroppo, spari e morti, per non dire di risultati alterati dall’assunzione di sostanze eccitanti, in barba ai valori di lealtà che il buon De Coubertein andava predicando. E la politica? Che cosa ci è rimasto dell’arte di governare la polis (lo stato) alla ricerca del bene comune? Oggi pare che gli obiettivi siano il tornaconto elettorale e personale. Non vogliamo generalizzare, però…! Eppure Gesù viene per tutti! E se stiamo attenti possiamo ancora udire gli Angeli sulla Grotta che cantano e che ci ricordano di non abbandonare i valori evangelici, se non vogliamo preparare una società sempre più violenta, a misura dei furbetti o dei cialtroni che riescono ad ingannare i semplici e, anche di questo ci rammarichiamo molto, i giovani che si affacciano alla vita, naturalmente, un po’ sprovveduti. Nonostante tutto noi crediamo che Gesù è venuto - proprio perché ci ama – a salvarci! Allora buon Natale, uomo! Perché uomo è chi opera in favore dell’altro, soprattutto del più povero. Proprio grazie al tuo lavorio, o uomo!, siamo sicuri che i molti facinorosi saranno messi a tacere e che si ascolteranno le voci degli ultimi. Se Cristo ha avuto fiducia nell’uomo e per lui ha sofferto e si è immolato, noi non dobbiamo perdere la speranza, anche contro ogni logica umana. 3 Buon Natale a tutti! Anche a chi ogni giorno diffonde messaggi contraddittori. A coloro che predicano sventure ad ogni occasione e a chi agisce nel buio d’accordo con gli “operatori della notte”. Gesù è la luce. Videro una stella, addirittura, i Magi. Era tutto un bagliore, quella notte, la capanna. Buon Natale all’operatore che si impegna strenuamente, seppur da altri deriso, per lenire qualche sofferenza. Buon Natale a chi se la caccia pur di alleviare qualche ingiustizia. Buon Natale a chi, oggi, nonostante tutto, mette in gioco la sua vita, le forze, l’intelligenza e lascia ogni cosa per edificare il Regno. Questi sono i nostri maestri! Sì, amici…perché, nonostante tutto, noi sappiamo di avere un Padre e siamo certi che Gesù, il suo Figliolo, ci vuole salvare. Buon Natale a chi ancora riesce ad indignarsi dinanzi alla corruzione che pare dilagare. Buon Natale agli operatori dei mass-media, perché sappiano mettere a fuoco i loro strumenti e ritrarre l’onesto e fare le boccacce ai cialtroni. Buon Natale a Gesù, perché questo è il suo compleanno. Ancora lo preghiamo per insegnarci la via del Cielo. Buon Natale, o Bambino! Ti chiediamo scusa se quest’anno la tua capanna, qui nelle nostre contrade, a duemila anni dalla tua nascita, è un po’ più fredda di quella di Betlemme. E non è una questione di combustibile! Buon Natale a chi fa il bene! Non importa il loro numero, non importa se vengono derisi: è successo anche al Maestro! Infine buon Natale ai bambini, il nostro futuro! Possano tra qualche anno vivere in un mondo più giusto. Benvenuto tra noi, Gesù! A volte facciamo fatica a riconoscerti perché ci appari logoro, magari di carnagione olivastra e con i capelli arruffati, con un’immagine ben diversa da quella che ci raffigura l’iconografia tradizionale. Buon Natale, Gesù, ancora come allora, spesso profugo, talvolta perseguitato e deriso, affamato, stremato dalle fatiche e dagli stenti. Per questo, io ti amo! 4 La REDAZIONE La P arola del P arroco Parola Parroco I n questi ultimi tempi, abbiamo assistito alla nascita di grossi complessi bancari, commerciali e industriali derivanti da fusioni, assorbimenti o riunioni di tipologie simili. Certamente questo è avvenuto per una sorte di ingegneria manageriale diretta ad offrire un maggiore e miglior numero di servizi con minor dispendio di energie, in modo da produrre profitti più significativi. Qualcosa del genere sembra stia succedendo anche nel mondo ecclesiale. PARAGONI Nel complesso dei decanati e delle zone della diocesi si individuano e nascono comunità pastorali, unità pastorali, aree omogenee e simili. Nel mondo ecclesiale però, non si tratta di ingegneria pastorale anche se i metodi di azione sembrano simili: è lo spirito che è diverso. Pur conservando l’identico scopo delle attuali parrocchie, di far giungere agli abitanti di una zona la parola ed i gesti di La città di Parabiago è stata scelta a sperimentare, dal prossimo agosto, la Comunità Pastorale, con le parrocchie di s. Lorenzo, Ravello e Villastanza 5 Quando ci fosse una direzione giusta e ognuno dovesse fare bene la propria parte, il risultato sarebbe certamente ottimale. Con la soddisfazione di sentirsi membra vive di una chiesa locale e non solo avventori che usufruiscono di un momentaneo servizio. E diversamente dai grandi complessi sopra citati, resterebbero quelle caratteristiche che distinguono le identità delle singole parrocchie come ricchezze vissute “in primis” localmente e contemporaneamente messe a disposizione di una più vasta famiglia. E’ quanto ci stiamo preparando a vivere nelle nostre parrocchie. Don Renato Gesù per il mantenimento, l’inizio o lo sviluppo di una vita di fede, spinti dalla constatazione di una scarsa disponibilità di vocazioni sacerdotali e religiose, ci si ritrova costretti non solo ad allargare i paletti delle tende per confini ed orizzonti più vasti, ma a riscoprire quelle risorse che restavano inutilizzate o poco sfruttate: quelle dei carismi laicali che doverosamente dovrebbero essere messe a disposizione in un ministero “per l’utilità comune” nella Chiesa. Questo perchè i carismi sono doni particolari di Dio dati agli individui per essere usati per un profitto personale e poi, appunto, per l’utilità comune. VIAGGI Rapidamente d. Renato ci accompagna per i meandri, non sempre facili, dell’arte nel suo evolversi. Ci mostra gli sforzi dell’uomo voglioso di cogliere il bello della natura che spesso stravolge, per il gusto di non essere semplice. H resti di un eletto, resi indistruttibili e resistenti agli attacchi del tempo, grazie all’imponenza. E grandi muraglie, e grandi acquedotti e viadotti, ridotti a custodire nobili cocci numerati per impossibili puzzle. E atri e propilei e colonne e cariatidi per templi vuoti di dei, confinati in olimpi e nirvana, curiosi a ripetere umane meschine vicende. Era la civiltà che avanzava e regolarmente veniva ridotta a ruderi e siti che offrono lavoro ad anonimi che nei reperti scoprono i segni della storia e tentano sibilline interpretazioni. Ci aiutano così ad entrare nel tempo della storia che prende il nome dai loro luoghi: egiziana, greca, romana, barbara, o percorso lo spazio e viaggiato nel tempo. Poco lo spazio e il tempo reali: di più quello dei media. Ho intravisto (dire “conosciuto” è troppo) le lontane comuni radici. Affioravano da caverne nelle quali segni d’arte pittorica descrivevano la fatica del sopravvivere, confermata dai fumosi reperti. Il lento progresso ci è testimoniato (ma pensa un po’) dagli ipogei che solo clan distinti potevano permettersi: la gente comune ha sempre servito la cultura del tempo scomparendo senza lasciare traccia. E poi le tombe solenni: miriadi di massi a piramide e mausolei raffinati per l’egemone di una casta. Ed eserciti di terrecotte a sentinella dei 6 medievale, moderna, contemporanea e ...postmoderna. E si legge uno sviluppo logico: dal paleo al classico, al bizantino, al romanico, al gotico, al rinascimento, al manierismo, al barocco, al barocchetto, ai diversi neo che rifacevano il verso ai proto. Alla rottura col passato, col futurismo e tutti gli “ismi”, dada, floreale, informale, astratto e...tutte forme tese a distruggere il passato per una nuova civiltà più razionale e quindi più libera (da che cosa?), fino a distruggere tele con tagli, buchi e collages di stracci frammentati , ma sempre...fatti con arte! Hanno denudato il re e non sono stati capaci di sartoriare vesti decenti per ricoprirlo. E questo percorso non è stato fatto solo da pittura, scultura e architettura; è stato fatto anche dalla musica che da cetre, flauti, buccine, campanelli e campane è passata a strumenti a corda, fiato e percussioni...da lasciare senza fiato. E le voci che hanno copiato quelle degli angeli fino alla dodecafonia e ai diversi rumori sempre fatti con arte. E il percorso fatto nello sport! Abilità, eleganza, velocità, tecnica con l’abbassamento dei record a forza di muscoli e di chimica. Il guaio è che il percorso è stato fatto anche nella politica. Dalle bande alle orde, ai re ed agli imperi sempre in guerre di espansione o di ritirate. Dai barbari all’aristocrazia, alla plutocrazia, alla democrazia, agli operai al potere, alla fantasia al potere, al fondamentalismo al potere, ai blocchi al potere con la ricorrente annotazione che ogni cambiamento ha sempre portato un sacco di morti, passati alla storia solo per il numero o per qualche singolo aneddoto di pazzo eroismo. Adesso però abbiamo finalmente raggiunto la civiltà della tecnologia per cui siamo liberi di schiavizzarci nella rincorsa agli ultimi strumenti destinati ad una veloce obsolescenza. Ci siamo così prolungati la vita e, con gli anni, la possibilità di riscoprire nuovi siti dove troveremo resti, cocci e macerie delle nostre radici. Tutte cose che indubbiamente hanno segnato un progresso. Anche se non sempre dalla parte giusta per tutti. Il viaggio continua… don Renato 7 LA NUOVA COPERTINA S ulla tela l’incontro dei Magi con la Sacra Famiglia. La scena appare sovraffollata; per questo forse si svolge all’aperto, accanto al tronco di un grosso cedro… Gli agili cavalli faticano a conquistarsi un primo piano; è chiaro che vorrebbero essere tra i protagonisti, ma sono tenuti in lontananza dagli scudieri dei nobili viaggiatori. Lo sfondo offre un paesaggio tipico della nostra zona. Al centro Maria, il volto illuminato a metà e, sulle ginocchia, il piccolo Gesù attratto dal luccichio dei doni portati dalla strana e rumorosa delegazione regale. Giuseppe a fatica emerge, alla destra della sua sposa, fra tanta confusione. Tutt’intorno giovani scudieri, paggi e pupi che movimentano e vivacizzano la scena. I tre Magi. Gaspare in ginocchio, in primo piano, nel gesto di offrire al re d’Israele l’oro tanto prezioso, che si dona solamente a chi ha natali divini, e che è ben accetto dalla povera famiglia. Veste elegantemente, con tessuti di prima scelta e manto d’ermellino come si conviene ad un grande. Le ginocchia non toccano terra, ma si posano su un soffice cuscino. Lo sguardo fisso al neonato: incantato da tanta bellezza celeste. Melchiorre porta l’incenso e allunga a Maria il turibolo che diffonde delicato aroma, già usato nelle case dei nobili del tempo. Il popolo cristiano vede in quel dono che innalza tutt’intorno un gradevole profumo, l’effetto della preghiera: sale al Padre e avvantaggia ogni fratello. Il suo volto, abbastanza giovanile, dimostra tutta la fatica del lungo viaggio. Fa di tutto per attrarre l’attenzione del Fanciullo. L’ampio mantello è fermato sulla spalla sinistra da un medaglione che raffigura la testa di un leone, il re della foresta. Baldassarre, il re che la tradizione immagina di origine africana, per cui è raffigurato con la pelle scura, è ancora un po’ in ombra. Ampio turbante in testa, occhi che squarciano la notte scura del deserto, preziosa tunica verde ben intonata con il mantello di porpora, fra qualche istante offrirà al bambino la mirra, l’unguento prezioso indispensabile nelle imbalsamazioni dei corpi. Quel dono ci ricorda che il nostro destino si attua nell’eternità, nella beatitudine del Signore del tempo. “Il mio unguento – ci dice l’illustre personaggio – annulla la decomposizione del corpo, perché rimanga integro in vista della risurrezione, 8 sul modello di Cristo, nostro fratello e salvatore”. Non poteva mancare, in alto, al centro della scena, la stella. Anch’essa, dopo aver guidato i re Magi, si ferma ad adorare il figlio del Creatore dell’universo. “La salvezza viene dal cielo - ci dice - e il Signore nostro padre lo possiamo incontrare se siamo in grado di sollevarci dalle accidentalità di questa terra, per porre la nostra ancora nel Dio dei nostri padri che ci ama fin dall’eternità!” Questa straordinaria opera dei fratelli Giovan Francesco e Giovan Battista Lampugnani si può ammirare nella nostra chiesa prepositurale. Basta salire i gradini del presbiterio, oltre la mensa eucaristica, girare lo sguardo a sinistra, sopra gli archi che immettono nella cappella. Vivaci i colori, impreziositi dalle ampie macchie d’ombra; intensi gli sguardi dei piccoli che si lasciano incantare dal mistero; e saggi potenti della terra che si prostrano dinanzi al Bimbo che rivoluzionerà la storia. Il gusto del dettaglio dei fratelli Lampugnani si nota particolarmente nel protome leonino (fermaglio sulla spalla sinistra) e nella sciabola tenuta in primo piano dal “giovin scudiero”. Anche noi ci sentiamo parte della scena; non come spettatori, ma da protagonisti. Gesù celebra la sua seconda Epifania, mostrandosi ai potenti della terra, dopo aver incantato gli umili pastori di Betlemme. La tela si colloca, come precisa la scritta in basso, nel 1612. Degli stessi autori è la tela che raffigura “La fuga in Egitto”, posta sempre nel presbiterio della nostra prepositurale, di cui avremo occasione di parlare in seguito. I fratelli, nati rispettivamente nel 1588 e nel 1590, hanno sempre lavorato in stretta collaborazione. Hanno affrescato la chiesa di san Magno a Legnano e altre opere si trovano al Sacro Monte di Varese e in molte chiese di Busto Arsizio. APOSTOLATO DELLA PREGHIERA Generale Missionaria Dei Vescovi Generale Missionaria Dei Vescovi DICEMBRE Perché la società umana si prenda cura dei colpiti dall’AIDS, e la Chiesa faccia loro sentire l’amore del Signore. Perché la celebrazione dell’incarnazione del Figlio di Dio aiuti gli asiatici a riconoscere in Gesù l’Unico Salvatore. Perché il Bambino Gesù ci sproni a essere vicini a chi è solo, abbandonato, piccolo o indifeso. GENNAIO Per la piena unità visibile della Chiesa. La Chiesa africana, strumento di riconciliazione e giustizia. Impegno leale per la pace. 9 Abbiamo incontrato il decano, don Emilio Giavini, prevosto di Nerviano, per conoscere tempi e prospettive della prossima COMUNITA’ PASTORALE - Don Emilio, lei è il decano … …dal 2005, in sostituzione di don Mario, ex parroco di Canegrate ed attualmente a Magenta. - Che cosa significa essere decano? Significa anzitutto essere al servizio delle parrocchie, dei preti di un determinato territorio, il Decanato appunto. Vedo il mio servizio in funzione della comunione tra i preti. -Comunione che supera il coordinamento... Comunione che porta i presbiteri a non rimanere isolati, ma a condividere la grazia del sacerdozio e la pastorale. Perché noi apparteniamo al presbiterio diocesano e, di conseguenza, a quello decanale. - Il decano ha anche funzioni tecniche? 10 Il Decano opera per favorire una pastorale di i n s i e m e nell’ambito del decanato. - Servizio alla Chiesa… Infatti, quando parliamo di pastorale, intendiamo rivolgerci ai sacerdoti, ma anche ai laici. “Il Decano – dice l’Arcivescovo – è un prete con i presbiteri, per la crescita comunitaria”. Il Decano, oltre all’impegno nella sua parrocchia, si fa carico del servizio al decanato. - Ed ora si aggiunge anche la COMUNITA’ PASTORALE… Il tutto parte dall’Omelia che il Cardinale di Milano ha tenuto il Giovedì Santo del 2006, ai preti e intitolata: PRETI MISSIONARI PER UNA RINNOVATA PASTORALE D’INSIEME. L’Omelia è ritenuta il fondamento magisteriale che dà inizio a questa “nuova strategia pastorale”. - Quali obiettivi si prefigge? Due sono gli obiettivi principali: 1) Favorire la pastorale fra i preti chiamati oggi a vivere in comunione fra loro, superando eventuali muri fra parrocchie, perché “la tua parrocchia è la mia parrocchia!” nel senso che la stessa passione che oggi metto per la mia parrocchia, sarà rivolta anche alla tua. - C’è un superamento del Diritto Canonico? No! Perché le parrocchie non vengono soppresse e continuano ad avere la loro identità. Secondo obiettivo: si deve programmare la vita delle parrocchie tenendo conto anche del calo vocazionale. Lavorare insieme quindi, crescere insieme, anche per risparmiare qualche unità. Con la Comunità Pastorale viene realizzata una diversa distribuzione del clero. Il giorno di San Carlo l’Arcivescovo, nella sua omelia, ha chiesto, proprio in maniera accorata, ai presbiteri di essere disponibili, obbedienti a trasferirsi secondo le necessità, mettendo da parte anche i desideri personali. - Con la Comunità Pastorale si ottiene anche la valorizzazione dei laici… Sì! Tanto è vero che assieme alle Comunità Pastorali che vanno formandosi con gradualità in tutta la diocesi, nascerà, accanto al parroco responsabile di più parrocchie, un Consiglio Direttivo, con una responsabilità riconosciuta, che non è solo collaborazione, ma corresponsabilità tra preti, religiosi e laici. Diverso dal Consiglio Pastorale, nel senso che il C.P. è accanto al parroco con la funzione di consigliare, mentre il nuovo Consiglio direttivo è corresponsabile insieme al parroco. È prevista anche la figura di un economo, se necessario, magari a tempo pieno: un laico che possa seguire le situazioni economiche, finanziarie o la manutenzione degli immobili, perché il parroco non dovrà sottrarre tempo alla missione pastorale. - È possibile pensare che non tutto accada per caso e che, nella sua provvidenza, il Padreterno stia preparando una Chiesa diversa, al passo con i tempi? Penso proprio di sì. La scarsità del clero può favorire una maggiore attenzione e una maggiore partecipazione da parte dei laici. Ecco: il laico cresce e da esecutore diventa corresponsabile, attivo missionario del Vangelo. Ovviamente sono diversi i ministeri del presbitero e del laico battezzato. Sarà quindi necessario un cambiamento di mentalità da parte del clero e una mentalità che si fa carico di entusiasmanti realtà da parte del laico. Stiamo facendo “insieme” un cammino di “conversione”, acquisendo un senso forte di servizio e una profonda assunzione di responsabilità. 11 La Chiesa “vede”, in un futuro non troppo lontano, i laici che si assumono la responsabilità della pastorale del lavoro, della famiglia, della scuola, della salute, del tempo libero, ambiti di competenza del mondo dei laici. Ci dovranno essere dei laici, delle coppie, che accompagneranno i genitori dei ragazzi che stanno per ricevere un sacramento. Concretamente, don Emilio, che cosa succede ad agosto, quando don Renato lascia la parrocchia dei santi Gervaso e Protaso? In questa prima fase, il prevosto dei santi Gervaso e Protaso sarà parroco anche di San Lorenzo dove ci sarà un sacerdote che gestirà l’ordinario e che dipenderà dal parroco dei santi Gervaso e Protaso. Per il momento, invece, le parrocchie di Ravello e di Villastanza continueranno ad avere il loro parroco con una particolarità: dovranno concordare con i sacerdoti della Comunità pastorale le varie iniziative. Fin da subito ci saranno sacerdoti incaricati di gestire ambiti pastorali a livello cittadino. Don Marcello, ad esempio, ha già ricevuto dalla curia l’incarico della pastorale giovanile di tutta la città; don Cesare, attuale parroco di Villastanza, curerà i corsi per fidanzati in preparazione al matrimonio; don Raimondo, parroco di Ravello, si interesserà della pastorale degli adulti e don Giuseppe sarà il coordinatore della Caritas di Zona. Ci sono resistenze alle novità proposte? Non mi pare, anche se sono comprensibili le difficoltà iniziali. Però bisogna QUEST CHI L’E’ VERA L ’animo di un poeta - e don Renato è un poeta, ormai se ne sono accorti anche i nostri lettori – è capace di cogliere lo splendore delle piccole cose che rendono concreta l’immensità del Creato. Un’umile chiocciola, - ‘n bel lumagun – distrae il camminatore, lungo il sentiero verso la cima del Resegone, oberato non tanto dal peso dello zaino, quanto dalle responsabilità del quotidiano. Ecco l’intuizione: “Facciamo la salita insieme, godiamoci il panorama mozzafiato e lasciamo, per i posteri, la nostra impronta sul masso più alto, il più vicino all’infinito. Stai tranquilla, poi ti riporto al tuo ambiente, ai tuoi amici, affinché tu possa descrivere loro lo straordinario spettacolo che lassù offre la natura!”. Il lettore gode del “patuà”, dialetto dei nonni; si ritrova nella semplicità del cuore di fanciullo e riesce a scordare, per un po’, le cose importanti dei grandi che opprimono spesso l’animo assetato di libertà e di bellezza. riconoscere la grande disponibilità dei sacerdoti, convinti non solo della necessità, ma anche della bontà dei cambiamenti. Il lavoro fatto insieme è fruttuoso. Il condividere responsabilità pastorali permette di non sentirsi più soli nell’affrontare situazioni sempre nuove che il mondo d’oggi impone. Un’ultima domanda, don Emilio: “Come ci possiamo preparare alla Comunità pastorale?” Noi arriviamo, dopo 42 anni, a realizzare qualcosa che il Concilio aveva già previsto. Suggerirei la lettura continua, in gruppo, nelle associazioni, del decreto sulla Costituzione della Chiesa Lumen gentium, documento di grande utilità per i preti e per i laici. Non dimentichiamo gli interventi del Cardinale Tettamanzi che sviluppano le tematiche della pastorale d’insieme e la corresponsabilità. Il cardinale richiama continuamente tre parole: collaborazione, corresponsabilità e comunione! 12 Quel dì lì seri gemò stracc prima ancamò d’incumincià, e l’era ‘1 cas de ciapà fià e piantà lì tutt i baracc. Trentadu ghèi de libertà poeu go vu dà ‘n sul basament, e lu alegr e tutt cuntent la sua firma ‘1 ga sbavà. Inscì, d’un buff me sunt truvà in del paes de Murterun cascià dedré del Resegun par un para d’ur de libertà. Purtà gio bass ‘ndel so cantun “Va’ pur - go dit - ‘n di to amis per dig che ‘n tocc de paradis incoeu te vist ‘n sul Resegun”. don Renato Intant che s’eri giò in setun per metà su i me du scarpun, te vedi lì ‘n bel lumagun anmò pu gross del me didun. Al cati su per ul so guss che sqas al m’impiendìa la man e l’ho purtà pass pass, pian pian, fin su la cima, sott la crus. Ma, quand l’ha vist el panurama l’è restà lì senza pu fià: la buca vèrta, i oeucc sbarà e cunt du corni lung ‘na spana. 13 Duemila anni di canto Se sulla Grotta cantavano gli angeli, come si è evoluto il gusto per il canto liturgico nella vita della Chiesa? I l cristianesimo dei primi secoli non ha tramandato nessun documento musicale. San Paolo accenna a due elementi della liturgia primitiva: la lettura dei testi sacri in funzione didattica (lectio) e la “cantillazione”, l’intonazione pubblica dei salmi. Il IV secolo fu un periodo di intenso rinnovamento della liturgia. Con la libertà di culto sancita dall’editto di Milano (313), la Chiesa richiama masse di fedeli nelle basiliche e i rituali assumono forma di pubblica cerimonia. Fu abbandonato l’uso del greco per il latino; furono introdotte pratiche musicali come l’antifona a cori alternati e l’inno che coinvolgeva i fedeli nel rispondere al celebrante. Nei secoli successivi questo canto si affermò a Milano per opera di Sant’Ambrogio, in Spagna (Prudenzio), in Irlanda e in altri paesi europei. Con l’alleanza tra il Papato e la monarchia carolingia (siamo nei secoli XI-XII) si pongono le basi per l’unificazione delle liturgie occidentali. In questo ambito svolgono un’importante azione unificatrice i centri monastici di San Gallo, Einsiedeln, Montpellier, Cluny e 14 Montecassino. Da questo momento è possibile parlare di canto gregoriano, o di canto piano. Quando, qualche tempo dopo, ci sarà l’evento della polifonia, il gregoriano conoscerà un periodo di decadenza che solo nell’Ottocento, grazie ai monaci benedettini di Solesmes, ritornerà in auge nell’integrità originaria. Si studiano e si confrontano i codici più antichi, si promuove una più coerente interpretazione delle melodie. Tutto questo lavoro porta la Santa Sede a proporre, a partire dal 1905, una edizione Vaticana delle melodie gregoriane. Ma torniamo al secolo XII, per osservare il declino del canto gregoriano e la nascita della polifonia, intesa come l’esecuzione simultanea di più suoni organizzati secondo la precisione del ritmo. Si suole far risalire la nascita della polifonia alla scuola di Notre-Dame di Parigi. Si trattava di aggiungere al canto gregoriano la simultanea presenza di una o più voci. Iniziatore di questa tecnica fu Leonius (1140), anche se il perfezionamento si deve a Magister Perotinus che arrivò a sovrapporre quattro linee. Da questo momento comincia l’avventura della musica occidentale sia sacra che profana: contrappunto, armonia, timbro (uso di strumenti) saranno elementi fondamentali. La prima Messa interamente polifonica è quella di Tournai (1320) composta da brani di diversi autori; mentre la Messa di Notre-Dame (1349) di Guillaume de Marchant è il primo esempio di messa scritta da un solo autore. Tanti sono gli autori di messe. Ricordiamo Johon Dustable, Guillaume Dufay (autore nel 1436 del mottetto Nuper rosarum flores, per l’inaugurazione della cupola del Brunelleschi, in Santa Maria del Fiore a Firenze) e infine Pierluigi da Palestrina. Ricordiamo, del periodo barocco, Claudio Monteverdi, Johan Sebastian Bach, i salmi di Vivaldi. Sono dell’Ottocento invece Cheubini, Behethoven e Verdi. Per il Novecento i nomi da ricordare sono quelli di Lorenzo Perosi, Pizzetti e Stravinskji. 15 Ci scrivono Patrizio invia un affettuoso saluto ai compagni di viaggio del gruppo Sichem. Noi riteniamo che lo stesso possa essere esteso a tutti i componenti dei Gruppi di Ascolto. C arissimi del gruppo Sichem, ogni giorno qui è scandito dallo scambio di relazione con la delizia e l’amore del Signore, che in ogni momento è presente. È l’incontro che ho imparato a conoscere proprio con i Gruppi di Ascolto e la missione. In questo particolare cammino della mia vita, quando ormai le basi dei progetti sono state disegnate da un mondo umano, ecco che, con stupore mio, si fa concreto il volere di Gesù. Si è svelato attraverso le tante esperienze e le persone che in questi pochi anni ho conosciuto ed apprezzato, senza distinzioni. “Lode a te Signore, re di eterna gloria!” Con il sapore di una nuova vita che si affaccia, è con la fiducia nel cuore, la gioia e l’amore, che affronto questo nuovo cammino. Un augurio e un saluto particolare a tutti voi, perché la misericordia e lo Spirito Santo scenda su di voi, ora e sempre. Siete tutti presenti nel mio cuore e nella preghiera vi ricordo caramente. Grazie e arrivederci a presto”. Patrizio Il reciproco legame che si è instaurato tra i componenti del gruppo d’Ascolto, va sempre più rafforzandosi, fino a raggiungere il culmine nel momento in cui Patrizio “lascia” tutti, perché Lui, inaspettatamente (per noi!), gli ha prospettato la possibilità di una via nuova: il seminario per diventare “pescatore d’anime”. Ogni soggetto del gruppo Sichem non si sente escluso dalla scelta impegnativa di Patrizio. “Certamente il Signore attua i suoi progetti – pensa ciascuno - secondo la sua provvidenza, secondo percorsi che non sempre risultano comprensibili agli uomini, ma la lettura sistematica della Bibbia, in gruppo, guidati dallo Spirito e la disponibilità all’ascolto e alla riflessione certamente creano comunione nel senso del “tutti per uno…per Patrizio!” che dà una sferzata tremenda alla sua esistenza, quando tutti (gli altri) giudicano giunto il momento di godere i frutti di quanto si è seminato in precedenza!” E l’applauso che sgorga spontaneo la sera in cui Sergio legge il saluto, ne è la conferma. “Non è una perdita per il nostro gruppo!”, è l’unanime 16 commento, “ma uno stimolo a crescere insieme, a fare Chiesa con reciproco arricchimento”. “Preghiamo…” invita l’animatore. E mai colloquio con l’Eterno è tanto partecipe e commovente. “Le tue vie sono imperscrutabili, o Signore!” Ora il gruppo si è dato un nuovo compito: pregare tutti, perché ognuno sia attento alla chiamata che può giungere a qualsiasi ora. E qui conviene il silenzio. Proprio mentre ognuno prega in cuor suo, vede il tracciato del novello seminarista, futura “guida per il popolo di Dio”. Alla conclusione dei lavori del Gruppo, unanime è stata la richiesta: “Vogliamo averlo ancora tra noi, qualche volta, quando i suoi nuovi ed intensi impegni glielo permetteranno!” “Signore che cosa vuoi che io faccia?” Patrizio si rivolge, ora, a tutta la Comunità parrocchiale Q uesta è una delle tante domande che in questi ultimi anni di cammino vocazionale, ha riempito i miei giorni e gran parte delle mie notti insonni. Sì, perché il Signore fa riflettere sulla propria vita passata, presente e futura in modo notevole. Cosa vuole realmente Dio da me? Dio ha davvero un progetto sull’uomo, che ciascuno deve trovare? E se non lo scoprissimo? Come posso sapere che questa è la mia vocazione? Mi riguarda? Che c’entra con me? A queste domande non mi è facile rispondere, anche se accompagnato in questi anni da valide guide spirituali, che ringrazio e stimo da sempre, molte sono state le intuizioni, ma molto è anche il mistero di questa “chiamata”. In un momento particolare di dolore e sofferenza della mia comunità, si è aperto uno spiraglio d’amore per gli altri, un mondo di relazioni nuove con tutti. Posso riassumere in breve la mia vita e 17 protagonisti della vocazione. Ognuno di noi è chiamato a vivere la propria “vocazione cristiana” nel modo giusto, senza lasciarsi prendere dal panico, ma interrogandosi e cercando le risposte nella Chiesa, nel mondo e nel Signore Gesù. Dal 16 settembre ‘07 sono in seminario a Seveso. Ho lasciato tutto per seguirLo. Ogni giorno io e i miei 69 fratelli incontriamo Gesù Crocifisso, preghiamo per le nostre comunità, per la Chiesa e il mondo, per i deboli e gli ammalati, per tutti coloro che ancora non sanno di avere vicino un amico grande, che vuole salvarci ad ogni costo, che ci chiama anche se noi facciamo fatica a rispondergli. Queste sono le poche risposte che riesco a dare sulla mia vocazione, la quale è tutta da scoprire, da percepire, da amare. Ringrazio il Signore Gesù per la grazia e la misericordia che ha voluto donarmi, per la sua costante presenza ed insistenza nel volermi tra gli operai della sua vigna. Un saluto molto particolare a don Renato con i Sacerdoti, a tutti gli amici dell’Oratorio Santo Stefano con don Marcello, a cui devo tutto!! Grazie!. A tutta la mia Comunità Parrocchiale che mi seguirà con la preghiera, ed io farò altrettanto per tutti voi, che porto nel mio cuore. Con affetto, Patrizio dividerla in quattro momenti particolari: il successo, la sofferenza, la ricerca, l’amore. Chi di noi non cerca il bene per sé, il successo o la carriera nel lavoro? Posso dire che il Signore mi ha donato il gusto delle sfumature, dei colori, che ho potuto usare per stendere su un foglio bianco, e dare emozioni colorate…. Chi di noi non ha mai sofferto? La mia vita è passata tra incomprensioni e desolazioni nel cuore, con pochissimi amici ed in solitudine…. Poi il cercare di metter su famiglia, trovare stabilità nella mia vita, essere accompagnato e trovar sollievo in una vita splendida senza problemi, con nuove emozioni…. Al di là dei problemi di vita quotidiana ho trovato un amore superiore, un grande amore che pervade ogni cosa. Tutto nella mia anima si è trasformato, è piombato su di me inaspettatamente, con stupore come solo Lui sa fare. In un momento ben definito e particolare, il Signore ha insistito, mi ha coccolato e ha perso un po’ la pazienza quando il mio rifiuto è stato insistente. Ho ritrovato il mio successo, la sofferenza, la ricerca e l’amore trasformati…. Mi sono abbandonato a Lui che mi accompagnerà in questo nuovo cammino. Dio, l’uomo, la Chiesa e il mondo, sono i 18 Omuta (Giappone), 21 ottobre 2007 Rev.do Don Renato Banfi, Spett. Redazione di “Comunichiamo”, ricevo sempre con piacere il Notiziario della Parrocchia di Parabiago che spesso mi richiama alla mente persone, luoghi, eventi di tanti anni ormai lontani nel tempo ma sempre presenti nella mente e nel cuore. Sul Notiziario di settembre ho letto l’articolo “Un prete indimenticabile”. Mi ha dato tanta gioia e per questo vorrei ringraziare di cuore coloro che che l’hanno scritto.Anch’io sono stata oratoriana ai tempi di Don Ambrogio Viola e, se ora mi trovo missionaria in Giappone, lo devo proprio a Lui. E’ azione degna di lode e gratitudine ricordare un Sacerdote che con tanto zelo e passione si è prodigato per la formazione della gioventù femminile. Non posso dimenticare la sua dedizione instancabile per la gioventù che in quei tempi affollava il cortile e le aule dell’oratorio femminile. Alla domenica eravamo contente d’incontrarci nella sede dell’Azione cattolica. Era sempre una festa. Ci radunavamo tutte attorno al pianoforte che accompagnava i nostri canti. Si iniziava sempre con l’inno dell’Azione cattolica “Qual falange di Cristo redentore la gioventù cattolica in cammino”. Quando c’era Don Ambrogio eravamo da lui incoraggiate a continuare con tutto il nostro repertorio che non finiva mai. Don Ambrogio ci voleva apostole gioiose. La sua guida era ferma e convincente. Ci capiva e guidava ognuna a trovare la strada della propria vita secondo i piani del Signore. Scrivo questa lettera oggi, Giornata Missionaria Mondiale, che mi fa ricordare in modo particolare Don Ambrogio Viola, grande Missionario in terra italiana, Parabiago. Diverse sono le Suore Canossiane Missionarie di Parabiago, formate alla scuola di Don Ambrogio, che ora si trovano sparse per il mondo. Io sono una di loro. Mi trovo in Giappone da 45 anni e continuo ancora adesso a ringraziare Don Ambrogio per tutto quello che è stato per me. Di nuovo ringrazio sentitamente per la pubblicazione di “Un prete indimenticabile” e prometto il mio ricordo nella preghiera per i Sacerdoti di Parabiago, per i membri della Redazione e per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si prodigano per l’avvento del Regno di Dio. Cordialmente, Sr. Vittorina Colombo f.d.c.c. 19 UN MENDICANTE D’ANIME SUI VIALI DELLA RIVIERA ROMAGNOLA Nel caso di un barlume di ripensamento, nello sfinimento di un’alba livida su un viale di periferia, don Benzi, 58 anni di sacerdozio, sapeva che bisognava esserci subito, prima che la rassegnazione si “Se chiama qualcuno dalla strada e vuole venirne via, dare subito il numero di cellulare di don Oreste!” E’ la scritta a caratteri cubitali, neri, dietro la scrivania in una stanza di via Grotta Rossa a Rimini. 20 impossessasse nuovamente di quell’anima stordita. IL vecchio prete, morto nel suo letto, nella notte tra il giorno dei Santi e quello dei Morti, aveva sotto la tonaca lisa qualcosa di una statura epica. A seguirlo nel fondo delle notti riminesi, nei giri in cui raccattava prostitute e drogati per convincerli a cambiar vita, si aveva inizialmente l’impressione di uno straordinario don Chisciotte. Le ragazze dei viali guardavano come un folle gentile quel prete con i capelli bianchi che prometteva una vita diversa. Pareva surreale il dialogo, in quelle bolge notturne, fra un sacerdote ottantenne e rumene, nigeriane, russe diciottenni. Credevi che quelle ragazze sarebbero scoppiate a ridere. Invece no! Lo ascoltavano, infastidite prima, poi meravigliate. “Guarda”, diceva il vecchio nella luce rossastra dei falò, “che tu non sei nata per vivere così; guarda che puoi ricominciare tutto da capo”. E sotto il trucco pesante, da marciapiede, due occhi lo guardavano stupiti… Cinquecento donne hanno cambiato vita incontrando, la notte, quel prete: un cacciatore d’anime sui viali della riviera romagnola. O, più che un cacciatore, un mendicante. Gentile, ostinato, allungava tenacemente la mano. Non si arrendeva mai! Un combattente. Uno che si alzava alle cinque del mattino e diceva le lodi e il rosario in macchina, viaggiando verso uno dei 33 centri della Comunità Giovanni XXIII. La preghiera era il baricentro costante e silenzioso. Era strano vedere un sacerdote in tonaca nera fra la folla vociante nelle notti di Rimini. Arrancandogli accanto – don Oreste a 80 anni – non era stanco. Domandavi se si sentiva a disagio: “A disagio? Qui sto benissimo. Faccio contemplazione. Cerco Cristo nella faccia di tutti quelli che incontro!” Ecco la sua profezia: per incontrare Cristo non occorre sempre chiamarsi fuori dal mondo, o frequentare buone compagnie. In mezzo agli uomini, invece, tra di loro e anzi tra quelli che crediamo peggiori. A testa alta, sicuro, sempre con la mano aperta e tesa. Ci resterà di don Oreste il ricordo di un colloquio, nel suo studio, con una giovane prostituta africana, sfuggita ai suoi protettori. Abbiamo notato i piedi. Quelli della ragazza, neri, agili come quelli di una gazzella inseguita, e irrequieti di paura. Quelli di don Oreste, le scarpe grosse con le suole consunte da prete di marciapiede. Immobili, piazzati a terra come colonne. Come chi ha radici di una fede profonda, e non oscilla, e non ha paura di nessuno. 21 Dalle aule di Catechismo BENTORNATI, RAGAZZI! cristiana seguirà il nostro esempio. Facciamo tanti auguri ai bambini, ai genitori e alle catechiste! Il programma del secondo anno sarà distribuito tra domeniche e martedì, con incontri tra i genitori e i bambini. Inizieremo ripercorrendo la strada del battesimo, cercando di far rivivere quel momento di cui i bambini, data la tenera età, non erano consapevoli. Rivisiteremo la celebrazione in cui genitori, madrine, padrini e la Chiesa si sono fatti carico della loro educazione cristiana. Abbiamo visitato il battistero della nostra chiesa; proseguiremo con parole e lavori di gruppo in cui tutti saranno coinvolti quali protagonisti, fino ad assistere al battesimo di due bambini. Intanto ci prepareremo alla Prima Confessione. Ma prima di questa faremo una riunione con i genitori per scambiarci le impressioni e per tirare le somme sul lavoro che stiamo facendo. Don Marcello sarà il relatore e il conduttore dell’incontro. Augurando un buon lavoro a tutta la comunità, diamo appuntamento ai nostri lettori per presentare le novità messe in cantiere per i prossimi mesi. B entornati, ragazzi e genitori! È iniziato il nuovo anno catechistico, quello che permette ai bambini del secondo anno d’iniziazione cristiana di ricevere il sacramento della Comunione. L’anno scorso, come ricorderete, siamo partiti in un modo diverso, coinvolgendo le famiglie. Il riscontro è stato positivo tanto che non solo noi continueremo con la stessa linea, ma, avendo ben seminato, ad onor del vero il terreno era fertile, anche il nuovo primo anno di iniziazione 22 SUOR DANIELA DAL CONGO C arissimi voi tutti della Parrocchia di PARABIAGO, è da tanto tempo che non vi scrivo. In questi giorni, a Kinshasa si vivono ore di tensione a causa dell’oppositore MBemba, che ha sollevato dei ribelli. Ci sono stati più di cento morti a causa di scontri a fuoco. I cristiani sono scesi per le strade chiedendo la pace. La gente ha il desiderio di stabilità. A gennaio è stato formato il Governo ed alcune decisioni a livello sociale sono state prese (ad esempio il rifacimento o la creazione di nuove strade. In Congo non esistono strade asfaltate, ma solo grandi sentieri che diventano impraticabili nel tempo delle piogge). Nel paese c’è speranza, qui, dove siamo noi suore canossiane, al confine con l’Uganda, la gente sogna la stabilità e comincia a costruire le case in mattoni. La vita è attiva soprattutto nel commercio. Mancano totalmente le industrie. L’agricoltura non è ancora industrializzata. L’allevamento non è molto praticato. Noi suore Canossiane siamo qui per donare, oltre alla parola di Dio, la nostra testimonianza in un impegno teso a sollevare e a promuovere la società. Per questo vi aggiorno su alcuni progetti che ci siamo impegnati a promuovere. 1. PROGETTO FORNO Con l’aiuto di diversi benefattori, il forno è stato acquistato da una Ditta in Brescia ed ora attende solo l’invio tramite container qui in Congo. Pensavamo di poter iniziare presto la lavorazione del pane, ma i tempi si fanno lunghi. 23 Nel frattempo noi suore dobbiamo realizzare una costruzione in mattoni e cemento che ospiti il forno, la fase dell’impasto, un magazzino e una piccola bottega, per la vendita al dettaglio. Pensiamo di poter essere operativi a Dicembre 2007. Il progetto è pensato per dare alla gente un alimento nutritivo ed equilibrato: sono infatti molti ancora i bambini che soffrono la malnutrizione e molti i poveri che non hanno alternative ai loro alimenti di base (manioca, arachidi, fagioli…). 2. PROGETTO BAMBINI MALNUTRITI Si intende potenziare la formazione e l’assistenza dell’attuale opera di aiuto ai bambini malnutriti, gestita direttamente da noi suore canossiane. Le mamme, piano piano, riconoscono l’utilità di tale intervento e percorrono anche grandi distanze per essere aiutate. Attualmente il centro di accoglienza riceve in media Appuntamento dal 18 al 21 ottobre a Pisa e a Pistoia LE SETTIMANE SOCIALI: UN CENTENARIO CHE GUARDA AL FUTURO Le Settimane Sociali sono un confronto tra cattolicesimo sociale e il paese intero S 500 bambini all’anno che, due giorni la settimana, ricevono le cure più immediate e le loro mamme la formazione alimentare-igienico-sanitaria. Accanto al nutrimento del corpo si provvede alla formazione e ad una iniziazione religiosa, come la nostra fondatrice S.Maddalena desiderava: “Soprattutto fate conoscere Gesù”. 3. PROGETTO ALLEVAMENTO BESTIAME Consiste nella costruzione di una recinzione, di una stalla e di un pollaio. Si intende iniziare allevando alcune mucche da latte (alimento inesistente in Congo) e galline da uova. Con questo progetto si pensa di aiutare le mamme e migliorare l’alimentazione dei bambini. Carissimi tutti, grazie ancora del vostro aiuto e delle vostre preghiere, grazie anche della possibilità che sempre mi date di condividere con voi la nostra missione. A presto Sr. Daniela Balzarotti 24 i è celebrato tra il 18 e il 21 ottobre scorso il Centenario delle Settimane Sociali dei cattolici, che sono giunte soltanto alla 45° edizione. Spesso non si riuscì a mettere in calendario questi importanti dibattiti per varie circostanze esterne ed interne. Ora si ricomincia da Pistoia, dove si era svolta la prima settimana sociale, e da Pisa, città nella cui università insegnò dal 1879 al 1917 Giuseppe Toniolo, uno dei più significativi protagonisti del movimento cattolico italiano. Nel 1907 i tempi della più dura contrapposizione tra Stato e Chiesa erano stati superati. Il non expedit (l’astensione dei cattolici dalla vita politica) era stato attenuato da Pio X e alla Camera sedevano già sei “cattolici deputati”, che sarebbero diventati una ventina nel 1909. Le tensioni all’interno del mondo cattolico erano tante. Pio X aveva condannato il modernismo con l’enciclica Pascendi. In questo contesto si decise di dar vita alle settimane sociali, trattando il tema Movimento cattolico e azione sociale, di enorme significato. Ne sortì l’intenzione di continuare l’impegno sociale dei cattolici. Intuizione confermata nel 1908 e nel 1909. Le Settimane Sociali si interruppero allo scoppio della prima Guerra Mondiale. La ripresa delle Settimane Sociali nel dopoguerra avvenne dopo il successo del Partito Popolare di don Sturzo, nelle elezioni politiche del 1919 e dopo quelle amministrative del 1920. Siamo nel bel mezzo del cosiddetto “biennio rosso” e si sente l’esigenza di affermare la dottrina cattolica dello Stato, contro le concezioni liberale e socialista. Ma l’avvento del fascismo consigliò di ripiegare su temi meno politici. Vennero così le Settimane dedicate alla famiglia cristiana (1926), all’educazione cristiana (1927) e all’opera di Pio XI (1929). Il clima politico ed ecclesiale non consentiva confronti, ma soltanto ascolto ed acquisizioni di linee direttive. Queste tendenze si accentuarono nelle due uniche edizioni degli anni trenta (‘33-’34) dedicate alla carità e alla moralità professionale. La fase delle Settimane Sociali che va dal 1945 al 1970 è stata la più feconda. Il ruolo che i cattolici stavano assumendo nella vita pubblica e l’entusiasmo per la riacquistata libertà civile e politica fecero delle Settimane Sociali un luogo originale e importante di elaborazione culturale. Basti pensare all’incontro del ’45 su Costituzione e Costituente, quello del ’48 sulla Comunità internazionale. Spesso furono precorsi i tempi, trattando problemi che avrebbero acquisito rilevanza negli anni successivi (si pensi, ad esempio, alla Settimana del ’59: Il tempo libero e a quella del 1960 sulle Migrazioni interne ed internazionali). 25 Sono gli anni in cui la dirigenza cattolica mostra un notevole spessore culturale e una preparazione che deriva dalle forti esperienze associazionistiche, specialmente nell’Azione Cattolica. La crisi che colse le associazioni cattoliche tradizionali dopo il ’68 non fu estranea alla lunga sospensione delle Settimane che ripresero solo nel 1991, con tematiche importanti e di grande attualità, come l’Europa, l’Identità nazionale e la democrazia (2004). Il tema scelto per la Settimana di Pistoia e Pisa: Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano è certamente un grande momento sia per la dottrina sociale della Chiesa che per il dibattito culturale e politico. Ma molti oggi si chiedono se queste iniziative abbiano ancora un senso, in un mondo sempre più dominato dai mezzi di comunicazione di massa, in cui un evento non “esiste” se non è trasmesso dalla televisione. Altri sostengono che occorra portare il dibattito oltre il “chiuso circuito degli addetti ai lavori” per diventare elemento di discussione anche negli ambienti non confessionali. Il Comitato scientifico organizzatore invita a superare l’equivoco di considerare il bene comune come mezzo per il bene proprio, così come quello di intendere il diritto come la ricerca di garanzie che tutelino i beni privati, misconoscendo le correlative esigenze di doveri sociali. Ma per superare queste concezioni, occorre approfondire il dialogo e il ragionamento con gli altri, senza lasciarsi andare a recriminazioni per una supposta volontà di esclusione della presenza cattolica dalla società. C’è infine il rischio che i cattolici si rinchiudano in propri Giuseppe Toniolo con Giorgio Montini, padre del futuro Paolo VI circoli con il rimpianto per un passato politico non più di attualità. Occorre invece la presenza attiva dei credenti per essere lievito ed esempio, per portare nel mondo il servizio di carità evangelico. 26 Dalla scuola media I l mio piccolo mondo è cambiato da quest’anno. Ho iniziato a frequentare la scuola media Rapizzi: in quel media sta tutto il cambiamento. Mi sembra ieri quando noi bambini entravamo per la prima volta a scuola, una scuola vera, dove s’imparava a leggere e scrivere. Ora sono già qui, in prima media! Non ero preoccupato all’idea di cambiare i miei compagni, di lasciare la mia classe, poiché ho cambiato tre scuole primarie (per trasferimenti vari) ma non avevo fatto i conti con la diversità d’insegnamento, di metodo e materie che ho trovato alle medie. In questa scuola mi sento più responsabile, perché per la prima volta torno a casa da solo, da solo preparo lo zaino e faccio i compiti. Le mie care maestre della Manzoni (Giacomina e Luisa) mi avevano detto che le medie erano spaventose, forse per prepararmi al cambiamento, ma se devo dire la verità non mi sembra (non ancora almeno), quindi consiglio a tutti i ragazzini che si stanno preparando a lasciare la scuola primaria per quella media, di non preoccuparsi più di tanto, primo perché si fanno nuove amicizie e si rinforzano quelle vecchie, ci sono tanti professori e non possono essere tutti severi. Bisogna, poi, essere felici perché nel mondo ci sono tanti bambini che darebbero tutto quello che hanno per frequentare la scuola. Ci sono bambini che alla nostra età lavorano e andare a scuola equivale ad un giorno di festa. Quindi, amici, non buttate via questa opportunità! Colgo quest’occasione per salutare i miei professori: Infantino, Zaccone, Uccelli, Tanzi, Rossi, Bertolaso, Paolucci e tutti gli altri, Dirigente scolastico compresa. Un abbraccio dal vostro cronista in erba. 27 Don Giuseppe Beretta L e cronache recenti ci invitano ad accostarci con attenzione al problema “scuola” e, ancor più a monte, al problema educativo in tutti gli ambiti di vita dei nostri ragazzi. Alla “settimana sociale dei cattolici” da poco terminata, il tema educare è stato espressamente al centro delle relazioni del prof. Alici , ordinario di filosofia morale alla università degli studi di Macerata e Presidente dell’Azione cattolica italiana, e del Prof. Michele Colasanto dell’Università cattolica di Milano. Il prof. Alici richiamava come introduzione alla sua relazione quanto Benedetto XVI ha detto al Convegno della Diocesi di Roma l’11.6.07, in questi termini: “Papa Benedetto ci incoraggia a restituire respiro progettuale all’opera educativa, dinanzi alla “crescente difficoltà che s’incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si può dire ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi”. Dinanzi alla difficoltà di “proporre ai più giovani e trasmettere di generazione in generazione qualcosa di valido e di certo, delle regole di vita, un autentico significato e convincenti obiettivi per l’umana esistenza, sia come persone che come comunità, l’educazione tende a ridursi alla trasmissione di determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere. Così sia i genitori sia gli insegnanti sono facilmente tentati di abdicare ai propri compiti educativi e di non comprendere nemmeno più quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata”. Per non lasciarci sedurre da questa scorciatoia, dobbiamo restituire all’educazione la sua fondamentale finalità formativa: secondo il Papa, scopo essenziale dell’educazione è proprio la “formazione della persona per renderla capace di vivere in pienezza e di dare il proprio contributo al bene della comunità”. Col proposito di continuare a ragionare sul tema “educare” e con l’invito a tutti di comunicare a “Comunichiamo” le proprie esperienze e riflessioni in merito, ci fermiamo ad alcune considerazioni sulla scuola in Italia. L’inizio dell’anno scolastico con gli interventi ministeriali ha manifestato la volontà di ritornare alla severità (il 28 Ministro parla di “serietà”) e alla selezione di un tempo. Il criterio di base per un esame della situazione e per una riforma-aggiornamento della scuola dovrebbe essere la carta costituzionale. A quei principi, ad esempio, si era ispirata la riforma della scuola media nei primi anni ’60. A quei principi occorrerebbe ritornare. Di quali mali soffre la scuola italiana? Da parte di alcuni si osserva che quelle riforme hanno abbassato il livello medio di istruzione degli allievi. Ma, c’è vera crescita quando quegli alunni che abbasserebbero il livello medio vengono espulsi? Non siamo in grado di escogitare nulla che non sia la bocciatura o la sospensione per far crescere il livello di istruzione? Molte difficoltà che i ragazzi incontrano nella scuola non sono dovuti alle loro doti insufficienti, bensì a fattori esterni, familiari, sociali e culturali. Molti dei problemi gravi che caratterizzano la scuola italiana si manifestano in quegli istituti che dall’opinione pubblica (e persino dai politici di sinistra!) continuano ad essere considerati di serie b: gli istituti professionali. Ma quale attenzione è dedicata ad essi? Quale valore sociale riconosciamo al lavoro al quale questi istituti dovrebbero preparare? Continuiamo ad essere una società “classica”, ove certi lavori vengono considerati degradanti, appannaggio degli sfortunati e degli extracomunitari. La diminuzione continua degli iscritti a questi corsi professionali è anche il risultato di un’opinione pubblica che li discredita e così anche i risultati formativi che in essi si realizzano sono inferiori al passato, quando altri stati europei ce li invidiavano. I continui rinvii di una riforma degli istituti superiori (licei e istituti tecnici e professionali) ha fatto in passato sorgere 29 numerose sperimentazioni. Quale vero esame si è fatto di tali esperienze? Per molti anni la scuola superiore è stata fatta oggetto delle più svariate proposte di riforma (solo alcune parzialmente realizzate) fatte da promotori divisi fra opposte prospettive (scuola unitaria articolata in indirizzi-sistema dualistico licei e istituti tecnico-professionali). Su questa incertezza sono calati provvedimenti estemporanei (eliminazione degli esami di riparazione, sistema dei debiti e dei crediti…) spesso recepiti in modo alquanto arbitrario. L’autonomia scolastica ha poi prodotto effetti discutibili (progetti scarsamente coerenti con il curriculum stesso, che sottraevano spazio e attenzione ad attività finalizzate all’acquisizione di strumenti indispensabili per la formazione critica, non adeguatamente ragionati, spesso formulate sull’onda delle mode imperanti). I mezzi di comunicazione hanno poi spesso amplificato e diffuso comportamenti isolati di violenze, abusi e discriminazioni che sono stati imitati a catena. Di fronte alla complessità dei problemi si può davvero pensare che disciplina, selezione, bocciature possano costituire una soluzione? L’insistenza sulla selezione non è l’espressione di una società che si va progressivamente chiudendo e che teme il cambiamento per le conseguenze sociali che esso comporta? Sappiamo bene che la selezione scolastica è, nella stragrande maggioranza dei casi, effetto di una selezione sociale e, in una società chiusa su se stessa,coloro che godono QUEST CHI L’E’ VERA L ITCG “G. MAGGIOLINI” di una posizione sociale favorevole vedono con preoccupazione la loro condizione insidiata e allora cercano in ogni modo di impedire che ciò avvenga. Il Ministro ha ragione nel sollecitare a investire sugli insegnamenti fondamentali, quelli che forniscono strumenti permanenti per muoversi in una realtà complessa; investiamo sul recupero e sul sostegno effettivo degli allievi in difficoltà; siamo più seri nel richiedere livelli reali di preparazione, impegnandoci però perché tutti possano arrivarci; valorizziamo nell’opinione pubblica l’intelligenza pratica e la formazione professionale, considerandola a tutti gli effetti un altro percorso, così da rispettare e favorire l’orientamento personale dei singoli adolescenti onde permettere loro di esprimersi al meglio, demitizzando il liceo come percorso veramente degno di considerazione. (continua) 30 ’animo di un poeta - e don Renato è un poeta, ormai se ne sono accorti anche i nostri lettori – è capace di cogliere lo splendore delle piccole cose che rendono concreta l’immensità del Creato. Un’umile chiocciola, - ‘n bel lumagun – distrae il camminatore, lungo il sentiero verso la cima del Resegone, oberato non tanto dal peso dello zaino, quanto dalle responsabilità del quotidiano. Ecco l’intuizione: “Facciamo la salita insieme, godiamoci il panorama mozzafiato e lasciamo, per i posteri, la nostra impronta sul masso più alto, il più vicino all’infinito. Stai tranquilla, poi ti riporto al tuo ambiente, ai tuoi amici, affinché tu possa descrivere loro lo straordinario spettacolo che lassù offre la natura!”. Il lettore gode del “patuà”, dialetto dei nonni; si ritrova nella semplicità del cuore di fanciullo e riesce a scordare, per un po’, le cose importanti dei grandi che opprimono spesso l’animo assetato di libertà e di bellezza. Quel dì lì seri gemò stracc prima ancamò d’incumincià, e l’era ‘1 cas de ciapà fià e piantà lì tutt i baracc. Trentadu ghèi de libertà poeu go vu dà ‘n sul basament, e lu alegr e tutt cuntent la sua firma ‘1 ga sbavà. Inscì, d’un buff me sunt truvà in del paes de Murterun cascià dedré del Resegun par un para d’ur de libertà. Purtà gio bass ‘ndel so cantun “Va’ pur - go dit - ‘n di to amis per dig che ‘n tocc de paradis incoeu te vist ‘n sul Resegun”. don Renato Intant che s’eri giò in setun per metà su i me du scarpun, te vedi lì ‘n bel lumagun anmò pu gross del me didun. Al cati su per ul so guss che sqas al m’impiendìa la man e l’ho purtà pass pass, pian pian, fin su la cima, sott la crus. Ma, quand l’ha vist el panurama l’è restà lì senza pu fià: la buca vèrta, i oeucc sbarà e cunt du corni lung ‘na spana. 31 Il 18 novembre scorso è stato beatificato don ANTONIO ROSMINI Dalla messa all’indice delle sue opere agli onori degli altari da grandi personalità quali Nicolò Tommaseo, Alessandro Manzoni e san Giovanni Bosco. Il papa Pio VIII gli aveva espressamente detto: “E’ volontà di Dio che ella si occupi dello scrivere libri!” Rosmini fu l’autore di un sistema filosofico per decenni considerato una pericolosa minaccia rispetto alla filosofia scolastica insegnata nei seminari. Con queste premesse non è difficile capire perché sia stata così travagliata la sua causa di beatificazione. Già nel 1855 (l’anno della morte di Rosmini) l’Istituto della Carità, l’ordine religioso da lui fondato, aveva nominato un postulatore. Ma solo dopo 139 anni, nel 1944, da Roma sarebbe arrivato il “nulla osta” all’apertura del processo diocesano. Un processo svoltosi a Novara dal momento che, pur essendo di Rovereto (Trento), Rosmini morì a Stresa. Le polemiche intorno al pensiero di Rosmini erano sorte con la pubblicazione dell’opera Trattato della coscienza morale nel 1840. Aveva destato scandalo il suo tentativo di esprimere con le categorie della filosofia moderna concetti quali peccato e colpa. Ma era stato soprattutto il libro Delle cinque piaghe della Santa Chiesa ad attirargli inimicizie nella curia di Pio IX, che pure ad un certo punto lo avrebbe voluto B en due delle sue opere sono state messe all’indice dei libri proibiti. Or diventa beato! Ecco la singolarità di Antonio Rosmini (1797-1855), il grande filosofo che domenica 18 novembre, a Novara, con una celebrazione presieduta, a nome del Papa, dal Cardinale José Saraiva Martins, è stato elevato agli onori degli altari. Hanno seguito da vicino la celebrazione eucaristica le suore e i religiosi dell’Istituto della Carità fondato da Antonio Rosmini. L’uomo che la Chiesa oggi proclama beato fu, in vita, profondamente stimato 32 accanto a sé come Segretario di Stato. In questo libro Rosmini individua cinque mali dai quali fa scendere le sofferenze della Chiesa di allora: 1) la divisione del popolo dal clero nel pubblico culto; 2) l’insufficiente educazione del clero; 3) la disunione dei vescovi; 4) la nomina dei vescovi lasciata al potere laicale; 5) la servitù dei beni ecclesiastici. Temi che nel 1849 portarono il libro all’indice. Ma già nel 1854 la stessa Congregazione dell’Indice capovolge quel giudizio, assolvendo nel suo complesso l’opera del sacerdote Antonio Rosmini. Dopo la morte (1855), la polemica si concentra sul sistema filosofico della sua ultima opera, La teosofia. Fu accusato di ontologismo e di panteismo. Così il 7 marzo 1888 il Sant’Uffizio condannò quaranta proposizioni tratte dalle opere di Rosmini. Sub iudice il pensiero del Roveretano è rimasto fino al primo luglio 2001, quando una nota della Congregazione per la dottrina della fede, firmata dall’allora prefetto Joseph Ratzinger e dall’allora segretario Tarcisio Bertone, ha accolto l’obiezione presentata da numerosi studiosi del pensiero di Rosmini. “Di Rosmini” – ha commentato il Vescovo di Novara Renato Corti – “mi ha sempre impressionato la libertà interiore, anche di fronte alla prospettiva di dover affrontare molte difficoltà”. Oggi in questa libertà interiore la Chiesa riconosce il tratto della santità e addita ai cattolici un testimone prezioso sul difficile versante della carità. Alla celebrazione di beatificazione hanno preso parte anche le autorità del 33 territorio novarese e del Verbano Cusio Ossola e molti membri del comitato per le celebrazioni civili della beatificazione. Questo organismo è composto da personalità della cultura e della politica italiana ed è presieduto dal senatore a vita Francesco Cossiga. Note Postulatore – colui che ricerca e presenta gli atti occorrenti alla canonizzazione. Ontologismo – dottrina filosofica che ritiene ci sia una reale corrispondenza delle idee con gli oggetti. Panteismo – dottrina filosofica secondo cui Dio non è fuori del mondo, ma è il mondo stesso. Proposizione – pensiero, giudizio, teoria che si propone alla discussione di altri. Sant’Uffizio – tribunale istituito per la difesa della fede. È stato soppresso da qualche decennio. *** *** *** In questo numero del nostro periodico, i lettori incontrano due grandi santi scomparsi da non molto tempo: don Giovanni Calabria e don Antonio Rosmini. Perché questo abbinamento? Don Calabria si adoperò per tutta la vita allla riabilitazione di Rosmini, pur essendo nato 28 anni dopo la morte del Roveretano. Scrisse alcune lettere a padre Giovanni Pusinieri, rosminiano, in cui insisteva per far conoscere il pensiero e la figura di Rosmini. Fu così che nel bollettino rosminiano del 1949 comparve un articolo a firma “Un povero servo della Divina Provvidenza”, come usava definirsi don Calabria, in cui si legge un accorato appello al clero italiano per una migliore conoscenza di Rosmini. Dice don Calabria: “E’ presente in mezzo a noi uno degli operai di Dio più insigni e benedetti, della cui opera noi ci gioviamo”. Don Calabria si adoperò per celebrare il centenario della morte di Rosmini (1955), ma non vi riuscì perché scomparve un anno prima. san GIOVANNI CALABRIA Verona, 8 ottobre 1873 - Verona, 4 dicembre 1954 È il 1900. In una nebbiosa sera di novembre, Giovanni Calabria, giovane studente veronese di teologia, scorge un mucchietto di stracci in un anfratto del portone: è un piccolo zingarello costretto a elemosinare e portare ogni giorno una certa somma per sfuggire a botte e soprusi; non sapendo dove altro rifugiarsi, cerca - come può di difendersi dal freddo. È un disperato come tanti, uno di quelli per cui non esiste la parola futuro. Giovanni lo porta nella sua casa e lo affida alla madre, abituata a condividere la generosità del figlio. Quella notte non riesce però a prendere sonno e gli nasce l’idea di pregare, ma soprattutto di lottare per opporsi a ingiustizie come questa. Lo farà per oltre 50 anni, promuovendo tramite la fondazione dell’Opera Don Calabria, attività di assistenza presenti in ben 12 nazioni e 4 continenti. Nato l’8 ottobre 1873 e ordinato sacerdote nel 1901, Giovanni Calabria morirà il 4 dicembre 34 1954, a 81 anni. Prete semplice, ma particolarmente deciso è stato don Giovanni Calabria. Volle essere strumento di Dio e della Chiesa; dovette affrontare difficoltà e superare ostacoli e negli ultimi anni della sua vita fu afflitto da intensi e dolorosi mali fisici. Ma la sua volontà rimase sempre ferma. A 13 anni perse il padre e la sua vita conobbe un’estrema miseria. Grazie ad un sacerdote che volle stargli vicino, fu in grado di studiare, superare gli esami e frequentare, come esterno, il seminario. Dopo una breve parentesi di servizio militare ritornò al seminario. Nel 1901 fu ordinato sacerdote; fino al 1907 rimase di aiuto nella parrocchia della città dedicata a Santo Stefano. Nel 1907 iniziò la sua “opera” fondando la “Casa dei Buoni Fanciulli”. ll suo scopo era raccogliere “i bisognosi” ovunque e comunque si trovassero: non lo impensierivano le difficoltà economiche, né badava alle capacità intellettuali, ma si preoccupava di offrire a ciascuno l’aiuto di cui percepiva il bisogno. Attorno alla sua opera cominciarono a raccogliersi alcuni sacerdoti; nel 1910 istituì il ramo femminile, fondando le “Povere Serve della Divina Provvidenza”. Nel 1919 avviò una seconda casa: le sue attività assistenziali cominciavano a espandersi. Nel 1933 costruì a Negrar (Verona) un grandissimo e moderno ospedale e una casa di riposo per anziani. Nel 1934 estese ancor più la sua opera mandando missionari in India. Ma questa missione non diede i frutti sperati: “Per circa un anno le cose procedettero bene: i fratelli erano contenti, i superiori della missione pure; scrivevano elogiandone lo spirito di pietà e di abnegazione e ne chiedevano altri e, possibilmente, almeno un sacerdote. Poi ci furono difficoltà inevitabilmente d’ambiente, scoppiò la complicazione della guerra italo-abissina, mentre in seno alla stessa congregazione si era ormai maturata la delicata situazione che provocò la visita apostolica... Il visitatore, infatti, vagliata la situazione delle missioni, decise di richiamare i fratelli in patria”. Personalmente non intraprese lunghi viaggi, restò “recluso” in una piccola porzione della sua casa a Verona, ma dalla sua stanza allargò i suoi orizzonti ovunque la Chiesa richiedesse interventi. Egli era in tutto un “prete di Dio”: diceva chiaramente che la sua opera “sarà grande se sarà piccola, sarà ricca se sarà povera; avrà la protezione di Dio 35 se non cercherà quella dell’uomo”. E aggiungeva: “Scopo del vero sacerdote è accendere un piccolo fuochetto che, se la Provvidenza lo vorrà, farà estendere il suo calore e la sua luce ovunque e comunque”. Si preoccupò di scrivere e soprattutto di dare possibilità a tutti di leggere della buona stampa; pubblicò egli stesso, presso una tipografia che aveva fondato, un famoso libro: “Apostolica vivendi forma”. In queste pagine denunciò i mali del tempo e cercò di far comprendere come, con l’aiuto di Dio e della divina Provvidenza, tutto si poteva “aggiustare”. Sapeva trovare il tono e la frase appropriata per rivolgersi ai sacerdoti, alle persone che potevano aiutare il popolo di Dio a ritrovare “la strada”. Era preoccupato in quanto percepiva che “il mondo” si stava allontanando dal messaggio del Vangelo. Amava la Chiesa, anche come “istituzione”, con un amore completo, “disinteressato”. Soffrì in continuazione disagi, situazioni impossibili, ma il suo essere era dedicato tutto e solo alle opere di Dio: non aveva tempo per lagnarsi.Il fuoco di Dio gli bruciava dentro: lo forgiava e lo spingeva verso nuove opere che spesso venivano ritenute “impossibili”. Voleva che nessuno pensasse al denaro, alle necessità materiali; percepiva che alle urgenze materiali avrebbe provveduto la divina Provvidenza. Seppe essere vicino a tutti i bisognosi, per primo si occupò dei carcerati e credette profondamente nella missione della Chiesa rivolta ai “fratelli separati”; fondò in Italia l’Unione Medica Missionaria e fu un anticipatore di certe linee pastorali della Chiesa espresse dal Vaticano II. In particolare sul tema dei fratelli separati CURIOSITA’ A thanasius Kircher si impegnò a costruire un organo che suonasse la creazione del mondo, come viene narrata nel libro della Genesi. L’organo biblico aveva una tastiera così disposta: UT (l’antico nome del do) rappresenta la creazione della luce; RE, del firmamento; MI, della terra che produce germogli; FA, del sole e della luna, ovvero del giorno e della notte; SOL, dei pesci e degli uccelli; LA, dell’uomo e della donna. Le sei note: ut, re, mi, fa, sol, la (la settima nota è quella del riposo e non conta!) formano un esacordo che ebbe un’importanza simbolica fin dal Rinascimento. Il nome alle note fu dato da Guido d’Arezzo (992-1050) prendendole dalle prime sillabe di un inno gregoriano dedicato a San Giovanni. Eccolo, in latino e poi in italiano: UT queant laxis REsonare fibris MIra gestorum FAmuli tuorum SOLve polluti LAbii reatum. San Zeno in Monte - Verona scrisse un agile opuscolo, “Omnes unum sint”, che fece spedire ovunque, alle personalità delle Chiese separate, comprese le orientali e i fratelli anglicani; voleva creare attraverso la carità i contatti rivolti all’opera di unità. Subì, anche per questa sua larga operosità, invidie e perfino ispezioni canoniche, ma non pensò mai di rallentare o di fermare la sua attività. Gli ultimi suoi anni di vita vennero contrassegnati da persistente malattia. Chi si recava nella sua casa lo sentiva non di rado gridare per le sofferenze che il suo corpo incontrava; ma invocava continuamente l’aiuto di Dio ed esclamava: “Per me non c’è altro che Dio e non voglio altro che Dio”. Il 4 dicembre 1954, il suo spirito si acquietò nella pace eterna. Beatificato il 17 aprile 1988 e canonizzato il 18 aprile 1999. 36 Affinché i tuoi servi possano cantare le meraviglie delle tue azioni cancella il peccato del loro labbro contaminato. LA DIOCESI UN PO’ PIÙ POVERA Il settimanale cattolico LUCE ha cessato le pubblicazioni D a qualche settimana la nostra diocesi è un po’ più povera. Con la fine di settembre hanno cessato le pubblicazioni due storici settimanali cattolici: LUCE di Varese e dell’Alto Milanese e IL RESEGONE di Lecco. Alla base della decisione di sospendere le pubblicazioni, la cronica situazione di deficit che si trascina da anni. Però…quando un giornale chiude i battenti, si spegne con lui una fiammella di libertà di espressione e di possibilità di critica da parte delle persone. Quando chiude un giornale cattolico è l’intera comunità ecclesiale a perdere un’importante occasione per far sentire la sua voce e per creare una cultura che si ispiri ai valori del Vangelo. Detto questo, ci si permetta una domanda: ci sono responsabilità per la chiusura delle due testate cattoliche? I responsabili della nostra diocesi hanno preso atto dell’oggettiva insostenibilità di un bilancio in rosso che durava da tempo. Indubbiamente non si può sostenere a tempo indeterminato, con i soldi delle comunità cristiane, iniziative editoriali che non danno segnali di ripresa. Forse imprese così importanti dovevano essere gestite con maggior 37 frequenta con più regolarità la vita delle nostre parrocchie? Non so! Forse occorre che ognuno di noi si faccia un bell’esame di coscienza. È vero c’è sempre meno tempo per leggere, ma possiamo continuar a lamentarci del fato che la voce dei cattolici si fa sempre più flebile ed essere poi i primi a scegliere i giornali laici (se non laicisti) per informarci? Fine delle domande e inizio delle riflessioni capacità manageriali, quali la ricerca di pubblicità e una più capillare diffusione del giornale. Ma…ci sono delle responsabilità? Se un giornale cattolico non vende copie e non è diffuso in primis nelle parrocchie, significa che noi cattolici non lo compriamo. È possibile che i media cattolici siano considerati di così scarso appeal e interesse da parte di chi si reca settimanalmente alla Messa e di chi Convegno ecclesiale di Verona IL CONTRIBUTO DEI CATTOLICI ALLA COSTRUZIONE DELLA CITTÀ ABITABILE L’ADDIO A SCOPPOLA UOMO LIBERO E APERTO Grande folla alle esequie dell’intellettuale morto giovedì 25 ottobre all’età di 82 anni. S abato 27 0ttobre c’era tantissima gente alla basilica di Cristo Re, ai funerali del professor Pietro Scoppola, uno dei più importanti storici italiani. Un intellettuale cattolico rigoroso e poliedrico, “figlio del Concilio Vaticano II, uomo libero, di profonda fede che ha coniugato la libertà di pensiero e la fedeltà”, lo ha definito all’omelia il cardinale Achille Silvestrini. Fausto Fonzi, collega accademico di Pietro, uno dei pionieri degli studiosi sul movimento cattolico in Italia, così lo definisce: “Uomo libero, attento ad ascoltare tutti, a cercare in ogni interlocutore gli aspetti che uniscono, cercando sempre di fare un passo in avanti in direzione del dialogo!” Un altro storico del cattolicesimo politico, Francesco Malgeri, aggiunge: “E’ stato un amico e un maestro, non solo di studi, ma anche di ideali”. Carlo Felice Casola, ex assistente di Scoppola, ed ora titolare di cattedra: “Pietro non amava steccati. Ha fatto ricerca storica ad altissimo livello, ma non voleva rimanere confinato nell’ambito accademico. Per lui la storia era soprattutto vita, impegno e divulgazione. È stato anche un ponte tra la cultura del cattolicesimo democratico e il mondo laico”. “Per lui rappresentava quasi un dogma – aggiunge Padre G. Sale di Civiltà Cattolica – ideologico che i cattolici dovessero assumere in primo piano il senso della responsabilità politica a servizio del bene pubblico”. Beppe Tognon, ora professore di Storia dell’educazione alla Lumsa, che era legatissimo al professore, lo ricorda così: “Ci ha insegnato a non temere ciò che si può raggiungere con la ragione, ma anche a stare in silenzio davanti a Dio”, grazie al suo “fortissimo senso di appartenenza alla comunità nazionale, civile ed ecclesiale”. 38 L à fa abitare gli affamati, ed essi innalzano una città abitabile (Sal 107, 36). Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. (Ebr 13, 14a) Il IV Convegno Ecclesiale nazionale tenutosi a Verona lo scorso anno ha affrontato in modo concreto gli aspetti della realtà quotidiana in cui i cattolici sono chiamati ad operare e confrontarsi. Più che mai è stato ribadito che i cattolici sono chiamati ad operare nel Mondo, pur non essendo del Mondo. Particolare rilievo assume in questa prospettiva di missionarietà quotidiana il quadro che è emerso in relazione al tema della cittadinanza ed al ruolo che ciascun fedele deve sentirsi chiamato a ricoprire per rendere la città abitabile. IL CONTESTO STORICO: CRISI DEL MODELLO EUROPEO E FINE DELL’UNITÀ POLITICA DEI CATTOLICI Tale ruolo deve essere reinterpretato alla luce della mutata realtà sociale in cui ci troviamo ad operare. Il ‘900 ha segnato la crisi del modello europeo in base al quale il solo soggetto tenuto a garantire la titolarità e l’esercizio dei diritti civili, politici e sociali era lo Stato. L’esclusività riconosciuta in capo allo Stato per la realizzazione dei diritti in cui prendeva forma la cittadinanza si traduceva inevitabilmente in una standardizzazione di modelli che mal si conciliava quando non strideva addirittura con le peculiarità proprie di ogni singola persona. In Italia la crisi del modello europeo nella sua impostazione di base è stato poi accompagnata nell’ultimo decennio del ‘900 dalla crisi del sistema politico che 39 ADOPERARSI PER LA CITTÀ ABITABILE Muovendo, infatti, dal presupposto della città come aiuto fragile, provvisorio, reale e straordinariamente concreto alla libertà umana ed alla vocazione dell’uomo di partecipazione alla realizzazione del piano di Dio, è evidente la titolarità dei fedeli cattolici a partecipare alla miglior realizzazione di questa realtà. Rendere la città abitabile significa adoperarsi affinché essa possa essere contesto favorevole al dialogo ed alle relazioni e luogo di composizione dei conflitti e di regolazione di interessi fra loro in competizione. METODOLOGIA DISCERNIMENTO Per conseguire tale ambizioso e doveroso obiettivo è necessario agire con discernimento: agire con discernimento significa guardare la realtà che ci circonda, abbandonando la tendenza all’indifferenza e la tentazione di spendersi solo per il proprio tornaconto; valutare tale realtà alla luce delle caratteristiche proprie della città abitabile; agire di conseguenza per migliorare la fruibilità della città, in prima persona per quanto possibile, in via mediata, interloquendo con le istituzioni preposte sugli aspetti critici di loro competenza. L’agire con discernimento nella costruzione di una città abitabile per tutti consente di evitare atteggiamenti integralisti ed ideologisti: l’agire così orientato porta alla maggior fruibilità possibile della città e pertanto il discernere impone l’elasticità di valutare le “cose nuove” via via che queste si presentano e la disponibilità a percorrere ha segnato, tra l’altro, la fine dell’esperienza dell’unità dei cattolici in politica. In prima battuta ci si deve pertanto chiedere se l’unità dei cattolici in politica sia un valore da recuperare a tutti i costi o se, prendendo atto che siamo di fronte a situazioni nuove e partendo dal presupposto che il luogo naturale in cui si realizza l’unità dei cattolici sia la Chiesa e non la politica, non sia piuttosto necessario adoperarsi per trovare nuovi strumenti e nuove metodologie operative che consentano ai fedeli di rappresentare alle istituzioni politiche la propria visione delle vita e di interloquire con le istituzioni al fine di fornire il proprio contributo alla realizzazione della “città abitabile”. 40 sentieri non precostituiti a priori e raggiungere mete cui non si sarebbe potuto immaginare di dover approdare. FORMAZIONE E PASTORALE Questa fondamentale missione quotidiana, cui ciascun fedele è chiamato, necessita di essere costantemente alimentata attraverso strumenti di formazione che saranno tanto più efficaci quanto più promaneranno e si collocheranno nell’ambito della pastorale ordinaria. Concretamente dunque adoperarsi per una città abitabile significa in primo luogo porre al centro dell’attenzione i più deboli (bambini, anziani, donne, disoccupati, stranieri, diversamente credenti, disabili…) ed impegnarsi per eliminare quelle situazioni di fatto che aumentano le aree di esclusione e di debolezza (si pensi al potere che in certi territori è esercitato dalle mafie e dalla criminalità organizzata, alle ripercussioni che il malcostume della corruzione e della concussione hanno a diversi livelli nella società così come il mal funzionamento della giustizia; alla marginalizzazione delle realtà locali ed alla perdita di incisività dell’elettorato passivo…) PRINCIPIO DELLA PACE E PRINCIPIO DEL MALE MINORE Il perseguimento di tale obbiettivo richiede un discernimento che passi attraverso l’individuazione e l’analisi dei bisogni presenti sul territorio, un’analisi condivisa alla luce dei valori (che oltre ad essere enunciati devono trovare corrispondenza nei comportamenti) ed un agire orientato al cosiddetto “Principio della pace” (inteso come sforzo di regolazione e composizione dei conflitti e contemperazione di interessi diversi) ed al cosiddetto “Principio del male minore” (ossia valutazione dell’obiettivo massimo realisticamente perseguibile secondo il contesto in cui si opera) e ciò sia attraverso un’azione diretta nel quotidiano sia attraverso la rappresentazione dei problemi e del rischio di sottovalutazione degli stessi alle istituzioni preposte, accompagnata, ove possibile, da concrete proposte di intervento. 41 CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE DEL 14 GIUGNO 2007 A lle ore 21.00 del 14/6/07 si è riunito il Consiglio Pastorale Parrocchiale presieduto da Don Renato. Don Renato comincia col p e n s i e r o religioso prendendo spunto dalla preghiera dell’Arcivescovo. E’ stato un anno impegnativo e non abbiamo ancora realizzato i temi che sono stati discussi. Dobbiamo avere la speranza che durante questo cammino arriveremo a raccogliere i frutti con la convinzione che lo Spirito Santo ci seguirà anche nella discussione del tema del prossimo anno che è: Famiglia comunica la tua fede. Si rivolge in particolare alla comunicazione della fede ai bambini, poiché i genitori ne tralasciano l’adempimento per il fatto che i bambini ne sono estranei per la loro età. Si comincia con la discussione del tema centrale della serata che è: Relazione di tutte le componenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale sul tema della famiglia (particolarmente per tutti i gruppi invitati personalmente). La signora Montanaro ci spiega che il gruppo di famiglie che si incontrano all’oratorio per pregare e stare insieme è raddoppiato da quattro a otto famiglie. Il gruppo spera di essere a sostegno della commissione famiglia ed è pronto a crescere al suo interno, nonché essere disponibile per gli altri gruppi parrocchiali. Durante l’ultimo incontro è stata redatta una relazione che viene esposta durante la serata, nonché allegata al presente verbale. Don Renato suggerisce al gruppo di partecipare attivamente alle riunioni degli altri gruppi per portare la loro esperienza di fede. La Sig.ra Sansottera propone che si presentino anche ai vari movimenti 42 come ad esempio il Movimento dei Focolari. Don Renato, inoltre, è del parere di impostare pure un cammino per comunicare la fede nella famiglia, compito che devono assumersi genitori e nonni, infatti questa può essere considerata la strada di iniziazione. Il Sig. Meraviglia ha apprezzato l’esposizione della Sig.ra Montanaro e suggerisce anche di fare incontri di preghiera con oggetto il tema della famiglia. Afferma che la preghiera è indispensabile per la nostra vita. La Sig.ra Gianazza propone le catechesi battesimali alle famiglie che chiedono il sacramento del battesimo ai propri figli. Alla fine della discussione prendono la parola le commissioni. Il Sig. Meraviglia ci comunica che lunedì scorso i Gruppi di Ascolto hanno avuto un incontro di preghiera a conclusione dell’anno 2006/2007. E’ stato distribuito il calendario del prossimo anno inerente alla meditazione del Libro degli Atti degli Apostoli. Per la commissione liturgica Don Renato ci fa presente che è stata ben organizzata la serata del Corpus Domini, nonostante le condizioni climatiche non siano state buone. Il Sig. Fusi ci espone quanto preso in considerazione dal Consiglio per gli Affari economici, dove nell’ultima seduta l’argomento è stato la presentazione del bilancio. La discussione principale era riferita alla realizzazione della sala polifunzionale con un contributo di idee e pensieri sulla questione. Il Sig. Dal Santo per il gruppo missionario ci comunica che si sono ritrovati per cominciare a pensare quale possa essere la proposta di carità per il prossimo Avvento. La commissione famiglia ci rende noto che nell’ ultimo ciclo di incontri dei fidanzati sono state presenti 18 coppie. Il Consiglio pastorale termina alle ore 22.10. OFF € RT€ C.R.G. € 50; Gruppo P.Pio € 75; Classe 1923 € 50; Giornata pro Seminario € 1.700; D’Elia € 200; Commercianti € 100; malati € 775; Classe 1929 € 100; Cappellina di via S. Maria € 200; in mem. di mamma Elda € 200; per festa S. Michele € 1.400; offerta della cera € 1877,50; i familiari di Sr Luigia € 100; AVIS € 100; Classe 1951 € 100; malati € 240; ACLI € 500; AIDO € 30; Giornata Missionaria Mondiale € 2.350; Consorelle per lampada € 50; N.N. per fotostampatore € 2.000; Classe 1937 € 140; Sr Fiorina per “Comunichiamo” € 25. 43 LA FAMIGLIA UN BENE PREZIOSO L ’incontro del 13 maggio scorso è stato un primo momento di conoscenza fra un gruppo “aperto” di persone, che si sono proposte per dare sostegno alla Commissione Famiglia. Il gruppo, seppur animato dalla volontà di dare un supporto alla comunità parrocchiale sui temi della famiglia, ha però la necessità di crescere al suo interno, di confrontarsi, di formarsi, di farsi conoscere e di creare un tessuto di relazioni, con gli altri gruppi e/o associazioni attivi nella comunità, necessari per qualsiasi tipo di attività si voglia attuare. Si è pensato, quindi, di muoversi in un cammino a tappe, fissando piccoli obiettivi in modo da poter “aggiustare il tiro” in base alla rispondenza e alle esigenze che via via si presenteranno ponendosi, dunque, in una prima fase di contatto e di ascolto. Pertanto, la prima attività prevista è quella di incontrare i singoli gruppi/associazioni per presentare la “nuova” Commissione animazione, ad alcuni gruppi, delle S. Messe della Vigilia (ad esempio: 8.30 Gruppi di ascolto - 18.30 Gruppo Terza Età). momenti di aggregazione, a carattere pastorale, culturale e ricreativo. Se, quanto premesso, verrà accolto e supportato dai gruppi della comunità parrocchiale, potremmo ipotizzare di proporre un primo progetto da realizzare in tempo di Avvento. Pensare ad un gesto di solidarietà per le famiglie più bisognose (S. Vincenzo UNITALSI - etc.). Quanto proposto è solo la “prima tappa” di un percorso che potrà aprirsi verso nuove direzioni, più ampie e di maggior contenuto che saranno proposte per il prossimo anno. Questa prima esperienza sarà, per il nuovo gruppo, un terreno sul quale misurare le proprie risorse. Il gruppo stabilirà e comunicherà l’incontro mensile, i nominativi e i recapiti dei referenti per qualsiasi comunicazione. IL TEMPO DI AVVENTO CON LA FAMIGLIA L’obiettivo di questo progetto è quello di iniziare a creare una relazione con tutte quelle famiglie che non vivono in modo attivo il loro legame con la comunità parrocchiale. Il tempo di Avvento potrà essere caratterizzato da iniziative che vedranno coinvolte le famiglie attraverso: Grazie per l’attenzione. - Presentazione del progetto Festa dell’ apertura anno oratoriano e alcuni incontri mirati con i singoli gruppi/associazioni. Parabiago, 10 giugno 2007 - Animazione delle S. Messe con le famiglie. Le famiglie potrebbero lavorare insieme alla realizzazione del Presepe, attraverso dei Famiglia, conoscersi, raccogliere esperienze, impressioni, difficoltà ed elaborare insieme la possibilità di collaborazione per AVVICINARE LE FAMIGLIE E ACCOGLIERLE NELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE creando nuove occasioni di incontro, dialogo, confronto, crescita e amicizia, attraverso 44 - Laboratori di attività manuali “Costruiamo il Presepe”. Proporre alle scuole materne, cattoliche e non, la realizzazione degli addobbi dell’Albero di Natale, in Piazza Maggiolini, da parte dei bambini. Coinvolgimento dei genitori nell’animazione della S. Messa della Notte di Natale e proposta di 45 UN ALDILA’ TUTTO ROVESCIATO RIGENERATI NELLO SPIRITO 71-PAGANINI GIULIA 72-GHEZZI CAROLINA 73-GHEZZI SOFIA 74-SCIARABBA ANDREA F. 75-RAIMONDI ANDREA 76-PADUANO SARA 77-FERRARIO MICHELA 78-ROSSETTI SOFIA M.E. 79-TURCOLIN ANDREA 80-GASPARI MICHELA 81-PAUCIULLO MATTEO 82-SPAGNUOLO GIULIA 83-SCAZZOSI MELISSA 84-OTTOBONI VITTORIA 85-LAVAZZA VALENTINA 86-PROFERA ALESSANDRO 87-BERTOLAZZI LUCA 88-DI SCOLA SIMONE 89-MASCOLO GIUSEPPE 90-MORONI SOFIA 91-MONDELLINI MATILDE 92-NEBULONI ESTER 93-BANFI TOMMASO TORNATI AL PADRE 77-MONTOLI ROSA 78-MOTTA PIERINA 79-MARAZZINI PIERO 80-MEZZOMO ELDA 81-MANENTI BAMBINA 82-RONCALLI CARLO 83-TOIA LOREDANA 84-REPOSSINI ADELE 85-MAGENTA ANGELO 86-ROMA UGO 87-DE AGOSTINI GINO 88-SCIOCCO MICHELINA a.96 a.75 a.78 a.94 a.81 a.80 a.48 a.96 a.75 a.86 a.83 a.69 UNITI PER SEMPRE IN CRISTO 34-BERNUZZI FRANCO con CAFIERO ANNAMARIA 35-MIGLIARESE GREGORIO con GRITTI ALESSANDRA 36-MUSAZZI PIERLUIGI con LAZZARONI ANNALISA 46 Non siamo noi mortali, suggerisce l’autore, a desiderare l’infinito, ma è il paradiso stesso che freme in attesa del nostro arrivo. Nel Regno le sofferenze diventano frammenti insignificanti di un passato che si stempera e si annulla di fronte allo stupore di una mensa celeste, già apparecchiata per ciascuno di noi. Un approdo con colori, suoni, visioni bellissime. I corpi possiedono sangue e fluidi, là saranno resi limpidi a somiglianza delle anime. Le ali dell’anima saranno limpide, simili a un pensiero glorioso. Beato quell’uomo di cui ha avuto desiderio il paradiso. I giusti vedranno che la loro afflizione non c’è più. La loro pena? Non è rimasta! Il loro fardello? Non è durato! Come se mai gli fosse venuta addosso la sventura e un sogno l’antico digiuno, essendosi svegliati come da un sonno e avendo trovato il paradiso e la mensa del Regno apparecchiata dinanzi a loro. Da “Inni sul Paradiso” di Efrem il Siro, dottore della Chiesa del IV secolo 47 Orari sante Messe Parrocchia santi Gervaso e Protaso www.santigervasoeprotaso.it Feriali: ore 7 - 8.30 - 18.30 Festive: ore 7 - 8.30 - 10 - 11.30 - 18 Parrocchie della città S. Lorenzo Villastanza Gesù Crocifisso M. Madre Chiesa Casa di riposo Festive S. Lorenzo ore 8 10.30 Prefestive ore 18 ore 18 ore 20.30 ore 17 ore 16.30 Villastanza Feriali ore 9 ore 20.30 (ma, gi, ve) Villastanza ore 9 ore 18.30 (lun,mer, ven) Gesù Crocifisso ore 8.30 (da lun a sab) Madonna Neve ore 20.15 (da lun a ven) Madonna Dio ‘l sa ore 17 S. Michele ore 9.30 (giovedì) Villapia ore 18.30 (mar, gio) M. Madre Chiesa ore 8.30 (lun, mar, mer) S. Lorenzo Don Renato Banfi ore 7.30 9 11 Villapia ore 10 Gesù Crocifisso ore 8 10 11.30 Madonna Neve ore 17 Madonna Dio ‘l sa ore 17 Via Copernico ore 9 M. Madre Chiesa ore 9 10.30 P.zza Maggiolini, 18 tel. 0331.55.13.24 Don Marcello Grassi via De Amicis, 3 tel. 0331.55.15.87 Don Alfredo Moscatelli via S. Ambrogio, 1 tel. 0331.55.12.40 Don Giuseppe Beretta via XI Febbraio tel. 0331.55.21.91 Consultorio decanale per la famiglia Tel. 0331 547205 Croce Rossa di Parabiago Tel.0331 491888 Pronto intervento Tel 118 Croce Azzurra Tel. 0331 557282 Pr. Soccorso Legnano Tel. 0331 449200 Tel. 0331 449391 Carabinieri Tel. 0331 551350 Vigili del fuoco Guardia medica Vigili urbani Comune di Parabiago Tel. 0331 544222 Tel. 800 103103 Tel. 0331 551221 Tel. 0331 406000 Tel. 0331 406011