Sommario
Editoriale
La parola del parroco
Viaggi
La nuova copertina
Apostolato della preghiera
Comunità Pastorale
Quest chi l’è vera
Duemila anni di canto
Ci scrivono
Don Benzi
Bentornati, ragazzi
Suor Daniela dal Congo
Le Settimane Sociali
Dalla scuola media
Coma sta la scuola in Italia?
Calendario
Antonio Rosmini
Giovanni Calabria
Curiosità
La diocesi un po’ più povera
Uomo libero e aperto
Il contributo dei cattolici...
Verbale CPP
Offerte
La famiglia un bene prezioso
Il libro della vita
Un aldilà tutto rovesciato
pag. 3
pag.5
pag.6
pag.8
pag.9
pag.10
pag.13
pag.14
pag.16
pag.20
pag.22
pag.23
pag.25
pag.27
pag.28
pag.31
pag.32
pag.34
pag.37
pag.37
pag.38
pag.39
pag.42
pag.43
pag.44
pag.46
pag.47
G
Redazione
P.zza Maggiolini 18
20015 Parabiago (MI)
www.santigervasoeprotaso.it
e-mail: [email protected]
Direttore Responsabile
don Renato Banfi
Comitato di redazione
Don Giuseppe Beretta, Giuseppe Bonesini,
Lorenzo Asa, Ignazio Minaudo,Gaspare
Lanzillotti, Elena Barbieri, Roberta
Mezzanzanica, Donatella Ghizzoni, Paola
Mezzanzanica, Franca Rossi, Emanuela
Tognoni, Daniele Pace, Antonietta
Provinzano
Si ringraziano per la collaborazione:
- L’AMICO LIBRO
- CATALDI Avv. DANILO
Galleria S. Ambrogio, 11 - Parabiago
CONSULENZAASSICURATIVA
- AMMINISTRAZIONE
COMUNALE - Parabiago
- INDUSTRIA GRAFICA
RABOLINI snc - Parabiago
INFORTUNISTICA STRADALE
Viale Marconi, 58 - Parabiago
- BANCA DI LEGNANO
Filiale di Parabiago
- UN’AFFEZIONATA
LETTRICE - L.B.
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entilissimi lettori,
Gesù Bambino tra poco verrà a portare il suo messaggio di “pace
agli uomini che egli ama!” Ma…c’è ancora tra noi l’amore?
Stando alle notizie che ci vengono spiattellate da TV e giornali, sembrerebbe che
gli uomini tutti abbiano
iniziato a remare nella
direzione sbagliata, su
tutti i fronti. C’è in giro,
inevitabilmente, un
senso di smarrimento e
di obnubilazione totale,
per cui mancano al
cittadino riferimenti
certi.
Ci rendiamo conto che
è
effettivamente
difficile tenere la rotta
tra tanti messaggi
contraddittori! Ad
esempio, non c’è più lo sport! Ma violenza e, purtroppo, spari e morti, per non dire di
risultati alterati dall’assunzione di sostanze eccitanti, in barba ai valori di lealtà che il
buon De Coubertein andava predicando. E la politica? Che cosa ci è rimasto dell’arte
di governare la polis (lo stato) alla ricerca del bene comune? Oggi pare che gli
obiettivi siano il tornaconto elettorale e personale. Non vogliamo generalizzare, però…!
Eppure Gesù viene per tutti!
E se stiamo attenti possiamo ancora udire gli Angeli sulla Grotta che cantano e che
ci ricordano di non abbandonare i valori evangelici, se non vogliamo preparare una
società sempre più violenta, a misura dei furbetti o dei cialtroni che riescono ad
ingannare i semplici e, anche di questo ci rammarichiamo molto, i giovani che si
affacciano alla vita, naturalmente, un po’ sprovveduti.
Nonostante tutto noi crediamo che Gesù è venuto - proprio perché ci ama – a salvarci!
Allora buon Natale, uomo! Perché uomo è chi opera in favore dell’altro, soprattutto
del più povero. Proprio grazie al tuo lavorio, o uomo!, siamo sicuri che i molti facinorosi
saranno messi a tacere e che si ascolteranno le voci degli ultimi. Se Cristo ha avuto
fiducia nell’uomo e per lui ha sofferto e si è immolato, noi non dobbiamo perdere la
speranza, anche contro ogni logica umana.
3
Buon Natale a tutti!
Anche a chi ogni giorno diffonde
messaggi contraddittori. A coloro che
predicano sventure ad ogni occasione
e a chi agisce nel buio d’accordo con
gli “operatori della notte”.
Gesù è la luce. Videro una stella,
addirittura, i Magi. Era tutto un
bagliore, quella notte, la capanna.
Buon Natale all’operatore che si
impegna strenuamente, seppur da altri
deriso, per lenire qualche sofferenza.
Buon Natale a chi se la caccia pur di
alleviare qualche ingiustizia.
Buon Natale a chi, oggi, nonostante
tutto, mette in gioco la sua vita, le
forze, l’intelligenza e lascia ogni cosa
per edificare il Regno. Questi sono i
nostri maestri!
Sì, amici…perché, nonostante tutto, noi sappiamo di avere un Padre e siamo
certi che Gesù, il suo Figliolo, ci vuole salvare.
Buon Natale a chi ancora riesce ad indignarsi dinanzi alla corruzione che
pare dilagare.
Buon Natale agli operatori dei mass-media, perché sappiano mettere a fuoco
i loro strumenti e ritrarre l’onesto e fare le boccacce ai cialtroni.
Buon Natale a Gesù, perché questo è il suo compleanno. Ancora lo preghiamo
per insegnarci la via del Cielo.
Buon Natale, o Bambino! Ti chiediamo scusa se quest’anno la tua capanna,
qui nelle nostre contrade, a duemila anni dalla tua nascita, è un po’ più fredda
di quella di Betlemme. E non è una questione di combustibile!
Buon Natale a chi fa il bene! Non importa il loro numero, non importa se
vengono derisi: è successo anche al Maestro!
Infine buon Natale ai bambini, il nostro futuro! Possano tra qualche anno
vivere in un mondo più giusto. Benvenuto tra noi, Gesù! A volte facciamo
fatica a riconoscerti perché ci appari logoro, magari di carnagione olivastra e
con i capelli arruffati, con un’immagine ben diversa da quella che ci raffigura
l’iconografia tradizionale.
Buon Natale, Gesù, ancora come allora, spesso profugo, talvolta perseguitato
e deriso, affamato, stremato dalle fatiche e dagli stenti.
Per questo, io ti amo!
4
La REDAZIONE
La P
arola del P
arroco
Parola
Parroco
I
n questi ultimi tempi, abbiamo assistito
alla nascita di grossi complessi bancari,
commerciali e industriali derivanti da
fusioni, assorbimenti o riunioni di tipologie
simili. Certamente questo è avvenuto per
una sorte di ingegneria manageriale
diretta ad offrire un maggiore e miglior
numero di servizi con minor dispendio di
energie, in modo da produrre profitti più
significativi.
Qualcosa del genere sembra stia
succedendo anche nel mondo ecclesiale.
PARAGONI
Nel complesso dei decanati e delle zone
della diocesi si individuano e nascono
comunità pastorali, unità pastorali, aree
omogenee e simili.
Nel mondo ecclesiale però, non si tratta
di ingegneria pastorale anche se i metodi
di azione sembrano simili: è lo spirito che
è diverso.
Pur conservando l’identico scopo delle
attuali parrocchie, di far giungere agli
abitanti di una zona la parola ed i gesti di
La città di Parabiago è stata scelta a sperimentare, dal prossimo agosto, la
Comunità Pastorale, con le parrocchie di s. Lorenzo, Ravello e Villastanza
5
Quando ci fosse una direzione giusta e
ognuno dovesse fare bene la propria
parte, il risultato sarebbe certamente
ottimale. Con la soddisfazione di sentirsi
membra vive di una chiesa locale e non
solo avventori che usufruiscono di un
momentaneo servizio.
E diversamente dai grandi complessi
sopra citati, resterebbero quelle
caratteristiche che distinguono le identità
delle singole parrocchie come ricchezze
vissute “in primis” localmente e
contemporaneamente
messe
a
disposizione di una più vasta famiglia. E’
quanto ci stiamo preparando a vivere
nelle nostre parrocchie.
Don Renato
Gesù per il mantenimento, l’inizio o lo
sviluppo di una vita di fede, spinti dalla
constatazione di una scarsa disponibilità
di vocazioni sacerdotali e religiose, ci si
ritrova costretti non solo ad allargare i
paletti delle tende per confini ed orizzonti
più vasti, ma a riscoprire quelle risorse
che restavano inutilizzate o poco sfruttate:
quelle dei carismi laicali che
doverosamente dovrebbero essere
messe a disposizione in un ministero “per
l’utilità comune” nella Chiesa.
Questo perchè i carismi sono doni
particolari di Dio dati agli individui per
essere usati per un profitto personale e
poi, appunto, per l’utilità comune.
VIAGGI
Rapidamente d. Renato ci accompagna per i meandri, non sempre facili, dell’arte nel suo evolversi. Ci mostra gli sforzi dell’uomo voglioso di cogliere il
bello della natura che spesso stravolge, per il gusto di non essere semplice.
H
resti di un eletto, resi indistruttibili e
resistenti agli attacchi del tempo, grazie
all’imponenza.
E grandi muraglie, e grandi acquedotti e
viadotti, ridotti a custodire nobili cocci
numerati per impossibili puzzle.
E atri e propilei e colonne e cariatidi per
templi vuoti di dei, confinati in olimpi e
nirvana, curiosi a ripetere umane
meschine vicende.
Era la civiltà che avanzava e
regolarmente veniva ridotta a ruderi e siti
che offrono lavoro ad anonimi che nei
reperti scoprono i segni della storia e
tentano sibilline interpretazioni.
Ci aiutano così ad entrare nel tempo della
storia che prende il nome dai loro luoghi:
egiziana, greca, romana, barbara,
o percorso lo spazio e viaggiato nel
tempo. Poco lo spazio e il tempo
reali: di più quello dei media. Ho intravisto
(dire “conosciuto” è troppo) le lontane
comuni radici. Affioravano da caverne
nelle quali segni d’arte pittorica
descrivevano la fatica del sopravvivere,
confermata dai fumosi reperti.
Il lento progresso ci è testimoniato (ma
pensa un po’) dagli ipogei che solo clan
distinti potevano permettersi: la gente
comune ha sempre servito la cultura del
tempo scomparendo senza lasciare
traccia.
E poi le tombe solenni: miriadi di massi a
piramide e mausolei raffinati per
l’egemone di una casta.
Ed eserciti di terrecotte a sentinella dei
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medievale, moderna, contemporanea e
...postmoderna.
E si legge uno sviluppo logico: dal paleo
al classico, al bizantino, al romanico, al
gotico, al rinascimento, al manierismo, al
barocco, al barocchetto, ai diversi neo che
rifacevano il verso ai proto. Alla rottura
col passato, col futurismo e tutti gli “ismi”,
dada,
floreale,
informale, astratto
e...tutte forme tese
a distruggere il
passato per una
nuova civiltà più
razionale e quindi
più libera (da che
cosa?), fino a
distruggere tele con
tagli, buchi e
collages di stracci
frammentati , ma
sempre...fatti con
arte!
Hanno denudato il
re e non sono stati
capaci di sartoriare vesti decenti per
ricoprirlo.
E questo percorso non è stato fatto solo
da pittura, scultura e architettura; è stato
fatto anche dalla musica che da cetre,
flauti, buccine, campanelli e campane è
passata a strumenti a corda, fiato e
percussioni...da lasciare senza fiato.
E le voci che hanno copiato quelle degli
angeli fino alla dodecafonia e ai diversi
rumori sempre fatti con arte.
E il percorso fatto nello sport! Abilità,
eleganza, velocità, tecnica con
l’abbassamento dei record a forza di
muscoli e di chimica. Il guaio è che il
percorso è stato fatto anche nella politica.
Dalle bande alle orde, ai re ed agli imperi
sempre in guerre di espansione o di
ritirate. Dai barbari all’aristocrazia, alla
plutocrazia, alla democrazia, agli operai
al potere, alla fantasia al potere, al
fondamentalismo al potere, ai blocchi al
potere con la ricorrente annotazione che
ogni cambiamento ha sempre portato un
sacco di morti, passati alla storia solo per il
numero o per qualche singolo aneddoto di
pazzo eroismo.
Adesso però abbiamo finalmente raggiunto
la civiltà della tecnologia per cui siamo liberi
di schiavizzarci nella rincorsa agli ultimi
strumenti destinati ad una veloce
obsolescenza.
Ci siamo così prolungati la vita e, con gli
anni, la possibilità di riscoprire nuovi siti dove
troveremo resti, cocci e macerie delle nostre
radici. Tutte cose che indubbiamente hanno
segnato un progresso. Anche se non
sempre dalla parte giusta per tutti.
Il viaggio continua…
don Renato
7
LA NUOVA COPERTINA
S
ulla tela l’incontro
dei Magi con la
Sacra Famiglia.
La scena appare
sovraffollata; per questo
forse
si
svolge
all’aperto, accanto al
tronco di un grosso
cedro… Gli agili cavalli
faticano a conquistarsi
un primo piano; è chiaro
che vorrebbero essere
tra i protagonisti, ma
sono tenuti in lontananza
dagli scudieri dei nobili
viaggiatori. Lo sfondo
offre un paesaggio tipico
della nostra zona.
Al centro Maria, il volto illuminato a metà
e, sulle ginocchia, il piccolo Gesù attratto
dal luccichio dei doni portati dalla strana
e rumorosa delegazione regale. Giuseppe
a fatica emerge, alla destra della sua
sposa, fra tanta confusione. Tutt’intorno
giovani scudieri, paggi e pupi che
movimentano e vivacizzano la scena.
I tre Magi.
Gaspare in ginocchio, in primo piano, nel
gesto di offrire al re d’Israele l’oro tanto
prezioso, che si dona solamente a chi ha
natali divini, e che è ben accetto dalla
povera famiglia. Veste elegantemente,
con tessuti di prima scelta e manto
d’ermellino come si conviene ad un
grande. Le ginocchia non toccano terra,
ma si posano su un soffice cuscino. Lo
sguardo fisso al neonato: incantato da
tanta bellezza celeste.
Melchiorre
porta
l’incenso e allunga a
Maria il turibolo che
diffonde delicato aroma,
già usato nelle case dei
nobili del tempo.
Il popolo cristiano vede
in quel dono che innalza
tutt’intorno un gradevole
profumo, l’effetto della
preghiera: sale al Padre
e avvantaggia ogni
fratello. Il suo volto,
abbastanza giovanile,
dimostra tutta la fatica
del lungo viaggio. Fa di
tutto per attrarre l’attenzione del
Fanciullo. L’ampio mantello è fermato
sulla spalla sinistra da un medaglione che
raffigura la testa di un leone, il re della
foresta. Baldassarre, il re che la
tradizione immagina di origine africana,
per cui è raffigurato con la pelle scura, è
ancora un po’ in ombra. Ampio turbante
in testa, occhi che squarciano la notte
scura del deserto, preziosa tunica verde
ben intonata con il mantello di porpora,
fra qualche istante offrirà al bambino la
mirra, l’unguento prezioso indispensabile
nelle imbalsamazioni dei corpi. Quel dono
ci ricorda che il nostro destino si attua
nell’eternità, nella beatitudine del Signore
del tempo. “Il mio unguento – ci dice
l’illustre personaggio – annulla la
decomposizione del corpo, perché
rimanga integro in vista della risurrezione,
8
sul modello di Cristo, nostro fratello e
salvatore”.
Non poteva mancare, in alto, al centro
della scena, la stella. Anch’essa, dopo
aver guidato i re Magi, si ferma ad
adorare il figlio del Creatore
dell’universo. “La salvezza viene dal cielo
- ci dice - e il Signore nostro padre lo
possiamo incontrare se siamo in grado di
sollevarci dalle accidentalità di questa
terra, per porre la nostra ancora nel Dio
dei nostri padri che ci ama fin
dall’eternità!”
Questa straordinaria opera dei fratelli
Giovan Francesco e Giovan Battista
Lampugnani si può ammirare nella nostra
chiesa prepositurale. Basta salire i gradini
del presbiterio, oltre la mensa eucaristica,
girare lo sguardo a sinistra, sopra gli archi
che immettono nella cappella.
Vivaci i colori, impreziositi dalle ampie
macchie d’ombra; intensi gli sguardi dei
piccoli che si lasciano incantare dal
mistero; e saggi potenti della terra che si
prostrano dinanzi al Bimbo che
rivoluzionerà la storia. Il gusto del
dettaglio dei fratelli Lampugnani si nota
particolarmente nel protome leonino
(fermaglio sulla spalla sinistra) e nella
sciabola tenuta in primo piano dal “giovin
scudiero”.
Anche noi ci sentiamo parte della scena;
non come spettatori, ma da protagonisti.
Gesù celebra la sua seconda Epifania,
mostrandosi ai potenti della terra, dopo
aver incantato gli umili pastori di
Betlemme.
La tela si colloca, come precisa la scritta
in basso, nel 1612.
Degli stessi autori è la tela che raffigura
“La fuga in Egitto”, posta sempre nel
presbiterio della nostra prepositurale, di
cui avremo occasione di parlare in
seguito.
I fratelli, nati rispettivamente nel 1588 e
nel 1590, hanno sempre lavorato in stretta
collaborazione. Hanno affrescato la
chiesa di san Magno a Legnano e altre
opere si trovano al Sacro Monte di
Varese e in molte chiese di Busto Arsizio.
APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
Generale
Missionaria
Dei Vescovi
Generale
Missionaria
Dei Vescovi
DICEMBRE
Perché la società umana si prenda cura dei colpiti dall’AIDS,
e la Chiesa faccia loro sentire l’amore del Signore.
Perché la celebrazione dell’incarnazione del Figlio di Dio
aiuti gli asiatici a riconoscere in Gesù l’Unico Salvatore.
Perché il Bambino Gesù ci sproni a essere vicini a chi è
solo, abbandonato, piccolo o indifeso.
GENNAIO
Per la piena unità visibile della Chiesa.
La Chiesa africana, strumento di riconciliazione e giustizia.
Impegno leale per la pace.
9
Abbiamo incontrato il decano, don Emilio Giavini, prevosto di
Nerviano, per conoscere tempi e prospettive della prossima
COMUNITA’ PASTORALE
- Don Emilio, lei è il decano …
…dal 2005, in sostituzione di don Mario,
ex parroco di Canegrate ed attualmente
a Magenta.
- Che cosa significa essere decano?
Significa anzitutto essere al servizio delle
parrocchie, dei preti di un determinato territorio,
il Decanato appunto. Vedo il mio servizio in
funzione della comunione tra i preti.
-Comunione
che
supera
il
coordinamento...
Comunione che porta i presbiteri a non
rimanere isolati, ma a condividere la grazia
del sacerdozio e la pastorale. Perché noi
apparteniamo al presbiterio diocesano e,
di conseguenza, a quello decanale.
- Il decano ha anche funzioni
tecniche?
10
Il Decano opera
per favorire una
pastorale di
i n s i e m e
nell’ambito del
decanato.
- Servizio alla Chiesa…
Infatti, quando parliamo di pastorale,
intendiamo rivolgerci ai sacerdoti, ma
anche ai laici. “Il Decano – dice
l’Arcivescovo – è un prete con i
presbiteri, per la crescita comunitaria”.
Il Decano, oltre all’impegno nella sua
parrocchia, si fa carico del servizio al
decanato.
- Ed ora si aggiunge anche la
COMUNITA’ PASTORALE…
Il tutto parte dall’Omelia che il Cardinale
di Milano ha tenuto il Giovedì Santo del
2006, ai preti e intitolata:
PRETI MISSIONARI PER
UNA RINNOVATA PASTORALE
D’INSIEME.
L’Omelia è ritenuta il fondamento
magisteriale che dà inizio a questa “nuova
strategia pastorale”.
- Quali obiettivi si prefigge?
Due sono gli obiettivi principali: 1)
Favorire la pastorale fra i preti chiamati
oggi a vivere in comunione fra loro,
superando eventuali muri fra parrocchie,
perché “la tua parrocchia è la mia
parrocchia!” nel senso che la stessa
passione che oggi metto per la mia
parrocchia, sarà rivolta anche alla tua.
- C’è un superamento del Diritto
Canonico?
No! Perché le parrocchie non vengono
soppresse e continuano ad avere la loro
identità.
Secondo obiettivo: si deve programmare la
vita delle parrocchie tenendo conto anche
del calo vocazionale. Lavorare insieme
quindi, crescere insieme, anche per
risparmiare qualche unità. Con la Comunità
Pastorale viene realizzata una diversa
distribuzione del clero. Il giorno di San Carlo
l’Arcivescovo, nella sua omelia, ha chiesto,
proprio in maniera accorata, ai presbiteri di
essere disponibili, obbedienti a trasferirsi
secondo le necessità, mettendo da parte
anche i desideri personali.
- Con la Comunità Pastorale si
ottiene anche la valorizzazione dei
laici…
Sì! Tanto è vero che assieme alle Comunità
Pastorali che vanno formandosi con
gradualità in tutta la diocesi, nascerà,
accanto al parroco responsabile di più
parrocchie, un Consiglio Direttivo,
con una responsabilità riconosciuta,
che non è solo collaborazione, ma
corresponsabilità tra preti, religiosi e
laici.
Diverso dal Consiglio Pastorale, nel
senso che il C.P. è accanto al parroco
con la funzione di consigliare, mentre
il nuovo Consiglio direttivo è
corresponsabile insieme al parroco. È
prevista anche la figura di un economo,
se necessario, magari a tempo pieno:
un laico che possa seguire le situazioni
economiche, finanziarie o la
manutenzione degli immobili, perché il
parroco non dovrà sottrarre tempo alla
missione pastorale.
- È possibile pensare che non tutto
accada per caso e che, nella sua
provvidenza, il Padreterno stia
preparando una Chiesa diversa, al
passo con i tempi?
Penso proprio di sì. La scarsità del clero
può favorire una maggiore attenzione e
una maggiore partecipazione da parte dei
laici. Ecco: il laico cresce e da esecutore
diventa corresponsabile, attivo
missionario del Vangelo. Ovviamente
sono diversi i ministeri del presbitero e
del laico battezzato.
Sarà quindi necessario un cambiamento
di mentalità da parte del clero e una
mentalità che si fa carico di entusiasmanti
realtà da parte del laico.
Stiamo facendo “insieme” un cammino
di “conversione”, acquisendo un senso
forte di servizio e una profonda
assunzione di responsabilità.
11
La Chiesa “vede”, in un
futuro non troppo lontano, i
laici che si assumono la
responsabilità della pastorale
del lavoro, della famiglia,
della scuola, della salute, del
tempo libero, ambiti di
competenza del mondo dei
laici. Ci dovranno essere dei
laici, delle coppie, che
accompagneranno i genitori
dei ragazzi che stanno per
ricevere un sacramento.
Concretamente, don Emilio,
che cosa succede ad agosto,
quando don Renato lascia la parrocchia dei
santi Gervaso e Protaso?
In questa prima fase, il prevosto dei santi
Gervaso e Protaso sarà parroco anche
di San Lorenzo dove ci sarà un sacerdote
che gestirà l’ordinario e che dipenderà
dal parroco dei santi Gervaso e Protaso.
Per il momento, invece, le parrocchie di
Ravello e di Villastanza continueranno ad
avere il loro parroco con una particolarità:
dovranno concordare con i sacerdoti della
Comunità pastorale le varie iniziative.
Fin da subito ci saranno sacerdoti incaricati
di gestire ambiti pastorali a livello cittadino.
Don Marcello, ad esempio, ha già ricevuto
dalla curia l’incarico della pastorale
giovanile di tutta la città; don Cesare,
attuale parroco di Villastanza, curerà i corsi
per fidanzati in preparazione al matrimonio;
don Raimondo, parroco di Ravello, si
interesserà della pastorale degli adulti e
don Giuseppe sarà il coordinatore della
Caritas di Zona.
Ci sono resistenze alle novità proposte?
Non mi pare, anche se sono comprensibili
le difficoltà iniziali. Però bisogna
QUEST CHI L’E’ VERA
L
’animo di un poeta - e don Renato è un poeta, ormai se ne sono accorti anche i
nostri lettori – è capace di cogliere lo splendore delle piccole cose che rendono
concreta l’immensità del Creato.
Un’umile chiocciola, - ‘n bel lumagun – distrae il camminatore, lungo il sentiero verso
la cima del Resegone, oberato non tanto dal peso dello zaino, quanto dalle responsabilità
del quotidiano.
Ecco l’intuizione: “Facciamo la salita insieme, godiamoci il panorama mozzafiato e
lasciamo, per i posteri, la nostra impronta sul masso più alto, il più vicino all’infinito.
Stai tranquilla, poi ti riporto al tuo ambiente, ai tuoi amici, affinché tu possa descrivere
loro lo straordinario spettacolo che lassù offre la natura!”.
Il lettore gode del “patuà”, dialetto dei nonni; si ritrova nella semplicità del cuore di
fanciullo e riesce a scordare, per un po’, le cose importanti dei grandi che opprimono
spesso l’animo assetato di libertà e di bellezza.
riconoscere la grande disponibilità dei
sacerdoti, convinti non solo della
necessità, ma anche della bontà dei
cambiamenti.
Il lavoro fatto insieme è fruttuoso.
Il condividere responsabilità pastorali
permette di non sentirsi più soli
nell’affrontare situazioni sempre nuove
che il mondo d’oggi impone.
Un’ultima domanda, don Emilio:
“Come ci possiamo preparare alla
Comunità pastorale?”
Noi arriviamo, dopo 42 anni, a realizzare
qualcosa che il Concilio aveva già
previsto. Suggerirei la lettura continua,
in gruppo, nelle associazioni, del decreto
sulla Costituzione della Chiesa Lumen
gentium, documento di grande utilità
per i preti e per i laici.
Non dimentichiamo gli interventi del
Cardinale Tettamanzi che sviluppano le
tematiche della pastorale d’insieme e
la corresponsabilità. Il cardinale
richiama continuamente tre parole:
collaborazione, corresponsabilità e
comunione!
12
Quel dì lì seri gemò stracc
prima ancamò d’incumincià,
e l’era ‘1 cas de ciapà fià
e piantà lì tutt i baracc.
Trentadu ghèi de libertà
poeu go vu dà ‘n sul basament,
e lu alegr e tutt cuntent
la sua firma ‘1 ga sbavà.
Inscì, d’un buff me sunt truvà
in del paes de Murterun
cascià dedré del Resegun
par un para d’ur de libertà.
Purtà gio bass ‘ndel so cantun
“Va’ pur - go dit - ‘n di to amis
per dig che ‘n tocc de paradis
incoeu te vist ‘n sul Resegun”.
don Renato
Intant che s’eri giò in setun
per metà su i me du scarpun,
te vedi lì ‘n bel lumagun
anmò pu gross del me didun.
Al cati su per ul so guss
che sqas al m’impiendìa la man
e l’ho purtà pass pass, pian pian,
fin su la cima, sott la crus.
Ma, quand l’ha vist el panurama
l’è restà lì senza pu fià:
la buca vèrta, i oeucc sbarà
e cunt du corni lung ‘na spana.
13
Duemila anni di canto
Se sulla Grotta cantavano gli angeli, come si è evoluto il
gusto per il canto liturgico nella vita della Chiesa?
I
l cristianesimo
dei primi secoli
non ha tramandato
nessun documento
musicale. San
Paolo accenna a
due elementi della
liturgia primitiva: la
lettura dei testi
sacri in funzione
didattica (lectio) e
la “cantillazione”,
l’intonazione
pubblica dei salmi.
Il IV secolo fu un
periodo di intenso
rinnovamento
della liturgia. Con
la libertà di culto
sancita dall’editto
di Milano (313), la
Chiesa richiama
masse di fedeli
nelle basiliche e i
rituali assumono
forma di pubblica
cerimonia. Fu
abbandonato l’uso
del greco per il latino; furono introdotte
pratiche musicali come l’antifona a cori
alternati e l’inno che coinvolgeva i fedeli
nel rispondere al celebrante.
Nei secoli successivi questo canto si
affermò a Milano per opera di
Sant’Ambrogio, in Spagna (Prudenzio),
in Irlanda e in altri paesi europei. Con
l’alleanza tra il Papato e la monarchia
carolingia (siamo nei secoli XI-XII) si
pongono le basi per l’unificazione delle
liturgie occidentali. In questo ambito
svolgono un’importante azione
unificatrice i centri monastici di San Gallo,
Einsiedeln, Montpellier, Cluny e
14
Montecassino. Da questo
momento è possibile parlare di
canto gregoriano, o di canto piano.
Quando, qualche tempo dopo, ci
sarà l’evento della polifonia, il
gregoriano conoscerà un periodo
di decadenza che solo
nell’Ottocento, grazie ai monaci
benedettini di Solesmes, ritornerà
in auge nell’integrità originaria. Si
studiano e si confrontano i codici
più antichi, si promuove una più
coerente interpretazione delle
melodie. Tutto questo lavoro porta
la Santa Sede a proporre, a partire
dal 1905, una edizione Vaticana
delle melodie gregoriane.
Ma torniamo al secolo XII, per
osservare il declino del canto
gregoriano e la nascita della
polifonia,
intesa
come
l’esecuzione simultanea di più
suoni organizzati secondo la
precisione del ritmo. Si suole far
risalire la nascita della polifonia alla
scuola di Notre-Dame di Parigi. Si
trattava di aggiungere al canto gregoriano
la simultanea presenza di una o più voci.
Iniziatore di questa tecnica fu Leonius
(1140), anche se il perfezionamento si
deve a Magister Perotinus che arrivò a
sovrapporre quattro linee. Da questo
momento comincia l’avventura della
musica occidentale sia sacra che
profana: contrappunto, armonia, timbro
(uso di strumenti) saranno elementi
fondamentali.
La prima Messa interamente polifonica
è quella di Tournai (1320) composta da
brani di diversi autori; mentre la Messa
di Notre-Dame (1349) di Guillaume de
Marchant è il primo esempio di messa
scritta da un solo autore.
Tanti sono gli autori di messe.
Ricordiamo Johon Dustable, Guillaume
Dufay (autore nel 1436 del mottetto
Nuper
rosarum
flores,
per
l’inaugurazione della cupola del
Brunelleschi, in Santa Maria del Fiore a
Firenze) e infine Pierluigi da Palestrina.
Ricordiamo, del periodo barocco,
Claudio Monteverdi, Johan Sebastian
Bach, i salmi di Vivaldi. Sono
dell’Ottocento invece Cheubini,
Behethoven e Verdi. Per il Novecento i
nomi da ricordare sono quelli di Lorenzo
Perosi, Pizzetti e Stravinskji.
15
Ci scrivono
Patrizio invia un affettuoso saluto ai compagni di viaggio
del gruppo Sichem. Noi riteniamo che lo stesso possa essere
esteso a tutti i componenti dei Gruppi di Ascolto.
C
arissimi del gruppo Sichem,
ogni giorno qui è
scandito dallo scambio di relazione con
la delizia e l’amore del Signore, che in
ogni momento è presente. È l’incontro
che ho imparato a conoscere proprio con
i Gruppi di Ascolto e la missione.
In questo particolare cammino della mia
vita, quando ormai le basi dei progetti
sono state disegnate da un mondo umano,
ecco che, con stupore mio, si fa concreto
il volere di Gesù.
Si è svelato attraverso le tante esperienze
e le persone che in questi pochi anni ho
conosciuto ed apprezzato, senza
distinzioni.
“Lode a te Signore, re di eterna gloria!”
Con il sapore di una nuova vita che si
affaccia, è con la fiducia nel cuore, la
gioia e l’amore, che affronto questo
nuovo cammino.
Un augurio e un saluto particolare a tutti
voi, perché la misericordia e lo Spirito
Santo scenda su di voi, ora e sempre.
Siete tutti presenti nel mio cuore e nella
preghiera vi ricordo caramente.
Grazie e arrivederci a presto”.
Patrizio
Il reciproco legame che si è instaurato tra i componenti del gruppo d’Ascolto,
va sempre più rafforzandosi, fino a raggiungere il culmine nel momento in
cui Patrizio “lascia” tutti, perché Lui, inaspettatamente (per noi!), gli ha
prospettato la possibilità di una via nuova: il seminario per diventare
“pescatore d’anime”. Ogni soggetto del gruppo Sichem non si sente escluso
dalla scelta impegnativa di Patrizio. “Certamente il Signore attua i suoi
progetti – pensa ciascuno - secondo la sua provvidenza, secondo percorsi
che non sempre risultano comprensibili agli uomini, ma la lettura sistematica
della Bibbia, in gruppo, guidati dallo Spirito e la disponibilità all’ascolto e
alla riflessione certamente creano comunione nel senso del “tutti per
uno…per Patrizio!” che dà una sferzata tremenda alla sua esistenza, quando
tutti (gli altri) giudicano giunto il momento di godere i frutti di quanto si è
seminato in precedenza!”
E l’applauso che sgorga spontaneo la sera in cui Sergio legge il saluto, ne
è la conferma. “Non è una perdita per il nostro gruppo!”, è l’unanime
16
commento, “ma uno stimolo a crescere insieme, a fare Chiesa con reciproco
arricchimento”.
“Preghiamo…” invita l’animatore. E mai colloquio con l’Eterno è tanto
partecipe e commovente.
“Le tue vie sono imperscrutabili, o Signore!”
Ora il gruppo si è dato un nuovo compito: pregare tutti, perché ognuno sia
attento alla chiamata che può giungere a qualsiasi ora. E qui conviene il
silenzio. Proprio mentre ognuno prega in cuor suo, vede il tracciato del
novello seminarista, futura “guida per il popolo di Dio”.
Alla conclusione dei lavori del Gruppo, unanime è stata la richiesta:
“Vogliamo averlo ancora tra noi, qualche volta, quando i suoi nuovi ed
intensi impegni glielo permetteranno!”
“Signore che cosa vuoi che io faccia?”
Patrizio si rivolge, ora, a tutta la Comunità parrocchiale
Q
uesta è una delle tante domande che
in questi ultimi anni di cammino
vocazionale, ha riempito i miei giorni e
gran parte delle mie notti insonni. Sì,
perché il Signore fa riflettere sulla propria
vita passata, presente e futura in modo
notevole. Cosa vuole realmente Dio da
me? Dio ha davvero un progetto
sull’uomo, che ciascuno deve trovare?
E se non lo scoprissimo? Come posso
sapere che questa è la mia vocazione?
Mi riguarda? Che c’entra con me?
A queste domande non mi è facile
rispondere, anche se accompagnato in
questi anni da valide guide spirituali, che
ringrazio e stimo da sempre, molte sono
state le intuizioni, ma molto è anche il
mistero di questa “chiamata”.
In un momento particolare di dolore e
sofferenza della mia comunità, si è aperto
uno spiraglio d’amore per gli altri, un
mondo di relazioni nuove con tutti.
Posso riassumere in breve la mia vita e
17
protagonisti della vocazione. Ognuno di
noi è chiamato a vivere la propria
“vocazione cristiana” nel modo giusto,
senza lasciarsi prendere dal panico, ma
interrogandosi e cercando le risposte nella
Chiesa, nel mondo e nel Signore Gesù.
Dal 16 settembre ‘07 sono in seminario
a Seveso. Ho lasciato tutto per seguirLo.
Ogni giorno io e i miei 69 fratelli
incontriamo Gesù Crocifisso, preghiamo
per le nostre comunità, per la Chiesa e il
mondo, per i deboli e gli ammalati, per
tutti coloro che ancora non sanno di avere
vicino un amico grande, che vuole
salvarci ad ogni costo, che ci chiama
anche se noi facciamo fatica a
rispondergli.
Queste sono le poche risposte che riesco
a dare sulla mia vocazione, la quale è tutta
da scoprire, da percepire, da amare.
Ringrazio il Signore Gesù per la grazia e
la misericordia che ha
voluto donarmi, per la sua
costante presenza ed
insistenza nel volermi tra
gli operai della sua vigna.
Un
saluto
molto
particolare a don Renato
con i Sacerdoti, a tutti gli
amici dell’Oratorio Santo
Stefano
con
don
Marcello, a cui devo
tutto!! Grazie!.
A tutta la mia Comunità
Parrocchiale che mi
seguirà con la preghiera,
ed io farò altrettanto per
tutti voi, che porto nel mio
cuore.
Con affetto,
Patrizio
dividerla in quattro momenti particolari:
il successo, la sofferenza, la ricerca,
l’amore.
Chi di noi non cerca il bene per sé, il
successo o la carriera nel lavoro? Posso
dire che il Signore mi ha donato il gusto
delle sfumature, dei colori, che ho potuto
usare per stendere su un foglio bianco, e
dare emozioni colorate….
Chi di noi non ha mai sofferto? La mia
vita è passata tra incomprensioni e
desolazioni nel cuore, con pochissimi
amici ed in solitudine….
Poi il cercare di metter su famiglia,
trovare stabilità nella mia vita, essere
accompagnato e trovar sollievo in una
vita splendida senza problemi, con nuove
emozioni….
Al di là dei problemi di vita quotidiana ho
trovato un amore superiore, un grande
amore che pervade ogni cosa. Tutto nella
mia anima si è trasformato,
è piombato su di me
inaspettatamente, con
stupore come solo Lui sa
fare. In un momento ben
definito e particolare, il
Signore ha insistito, mi ha
coccolato e ha perso un
po’ la pazienza quando il
mio rifiuto è stato
insistente. Ho ritrovato il
mio
successo,
la
sofferenza, la ricerca e
l’amore trasformati….
Mi sono abbandonato a
Lui che mi accompagnerà
in
questo
nuovo
cammino.
Dio, l’uomo, la Chiesa e
il mondo, sono i
18
Omuta (Giappone), 21 ottobre 2007
Rev.do Don Renato Banfi,
Spett. Redazione di “Comunichiamo”,
ricevo sempre con piacere il
Notiziario della Parrocchia di Parabiago che
spesso mi richiama alla mente persone, luoghi,
eventi di tanti anni ormai lontani nel tempo ma
sempre presenti nella mente e nel cuore.
Sul Notiziario di settembre ho letto l’articolo “Un
prete indimenticabile”. Mi ha dato tanta gioia e
per questo vorrei ringraziare di cuore coloro che
che l’hanno scritto.Anch’io sono stata oratoriana
ai tempi di Don Ambrogio Viola e, se ora mi trovo
missionaria in Giappone, lo devo proprio a Lui. E’
azione degna di lode e gratitudine ricordare un
Sacerdote che con tanto zelo e passione si è
prodigato per la formazione della gioventù
femminile. Non posso dimenticare la sua dedizione
instancabile per la gioventù che in quei tempi
affollava il cortile e le aule dell’oratorio femminile.
Alla domenica eravamo contente d’incontrarci
nella sede dell’Azione cattolica. Era sempre una
festa. Ci radunavamo tutte attorno al pianoforte
che accompagnava i nostri canti. Si iniziava
sempre con l’inno dell’Azione cattolica “Qual
falange di Cristo redentore la gioventù cattolica
in cammino”. Quando c’era Don Ambrogio eravamo da lui incoraggiate a continuare
con tutto il nostro repertorio che non finiva mai. Don Ambrogio ci voleva apostole
gioiose. La sua guida era ferma e convincente. Ci capiva e guidava ognuna a trovare
la strada della propria vita secondo i piani del Signore.
Scrivo questa lettera oggi, Giornata Missionaria Mondiale, che mi fa ricordare in modo
particolare Don Ambrogio Viola, grande Missionario in terra italiana, Parabiago.
Diverse sono le Suore Canossiane Missionarie di Parabiago, formate alla scuola di Don
Ambrogio, che ora si trovano sparse per il mondo. Io sono una di loro. Mi trovo in Giappone
da 45 anni e continuo ancora adesso a ringraziare Don Ambrogio per tutto quello che è
stato per me.
Di nuovo ringrazio sentitamente per la pubblicazione di “Un prete indimenticabile” e
prometto il mio ricordo nella preghiera per i Sacerdoti di Parabiago, per i membri della
Redazione e per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si prodigano per l’avvento del
Regno di Dio. Cordialmente,
Sr. Vittorina Colombo f.d.c.c.
19
UN MENDICANTE D’ANIME SUI VIALI
DELLA RIVIERA ROMAGNOLA
Nel caso di un
barlume
di
ripensamento, nello
sfinimento di un’alba
livida su un viale di
periferia, don Benzi, 58
anni di sacerdozio,
sapeva che bisognava
esserci subito, prima
che la rassegnazione si
“Se chiama qualcuno dalla
strada e vuole venirne via,
dare subito il numero di
cellulare di don Oreste!”
E’ la scritta a caratteri
cubitali, neri, dietro la scrivania
in una stanza di via Grotta
Rossa a Rimini.
20
impossessasse
nuovamente
di
quell’anima stordita.
IL vecchio prete, morto nel suo letto,
nella notte tra il giorno dei Santi e quello
dei Morti, aveva sotto la tonaca lisa
qualcosa di una statura epica.
A seguirlo nel fondo delle notti riminesi,
nei giri in cui raccattava prostitute e
drogati per convincerli a cambiar vita, si
aveva inizialmente l’impressione di uno
straordinario don Chisciotte. Le ragazze
dei viali guardavano come un folle gentile
quel prete con i capelli bianchi che
prometteva una vita diversa. Pareva
surreale il dialogo, in quelle bolge notturne,
fra un sacerdote ottantenne e rumene,
nigeriane, russe diciottenni. Credevi che
quelle ragazze sarebbero scoppiate a
ridere. Invece no! Lo ascoltavano,
infastidite prima, poi meravigliate.
“Guarda”, diceva il vecchio nella luce
rossastra dei falò, “che tu non sei nata
per vivere così; guarda che puoi
ricominciare tutto da capo”. E sotto il
trucco pesante, da marciapiede, due occhi
lo guardavano stupiti…
Cinquecento donne hanno cambiato
vita incontrando, la notte, quel prete: un
cacciatore d’anime sui viali della riviera
romagnola. O, più che un
cacciatore, un mendicante.
Gentile, ostinato, allungava
tenacemente la mano. Non si
arrendeva mai!
Un
combattente. Uno che si
alzava alle cinque del mattino
e diceva le lodi e il rosario in
macchina, viaggiando verso
uno dei 33 centri della
Comunità Giovanni XXIII.
La preghiera era il baricentro costante
e silenzioso. Era strano vedere un
sacerdote in tonaca nera fra la folla
vociante nelle notti di Rimini.
Arrancandogli accanto – don Oreste a
80 anni – non era stanco. Domandavi se
si sentiva a disagio: “A disagio? Qui sto
benissimo. Faccio contemplazione. Cerco
Cristo nella faccia di tutti quelli che
incontro!”
Ecco la sua profezia: per incontrare
Cristo non occorre sempre chiamarsi
fuori dal mondo, o frequentare buone
compagnie. In mezzo agli uomini, invece,
tra di loro e anzi tra quelli che crediamo
peggiori. A testa alta, sicuro, sempre con
la mano aperta e tesa.
Ci resterà di don Oreste il ricordo di
un colloquio, nel suo studio, con una
giovane prostituta africana, sfuggita ai
suoi protettori. Abbiamo notato i piedi.
Quelli della ragazza, neri, agili come quelli
di una gazzella inseguita, e irrequieti di
paura. Quelli di don Oreste, le scarpe
grosse con le suole consunte da prete di
marciapiede. Immobili, piazzati a terra
come colonne. Come chi ha radici di una
fede profonda, e non oscilla, e non ha
paura di nessuno.
21
Dalle aule di Catechismo
BENTORNATI, RAGAZZI!
cristiana seguirà il nostro
esempio. Facciamo tanti
auguri ai bambini, ai genitori e
alle catechiste!
Il programma del secondo
anno sarà distribuito tra
domeniche e martedì, con
incontri tra i genitori e i
bambini.
Inizieremo ripercorrendo la
strada del battesimo, cercando
di far rivivere quel momento
di cui i bambini, data la
tenera età, non erano
consapevoli. Rivisiteremo la
celebrazione in cui genitori,
madrine, padrini e la Chiesa si
sono fatti carico della loro
educazione cristiana.
Abbiamo visitato il battistero
della
nostra
chiesa;
proseguiremo con parole e
lavori di gruppo in cui tutti
saranno coinvolti quali
protagonisti, fino ad assistere al battesimo
di due bambini. Intanto ci prepareremo
alla Prima Confessione. Ma prima di
questa faremo una riunione con i genitori
per scambiarci le impressioni e per tirare
le somme sul lavoro che stiamo facendo.
Don Marcello sarà il relatore e il
conduttore dell’incontro.
Augurando un buon lavoro a tutta la
comunità, diamo appuntamento ai nostri
lettori per presentare le novità messe in
cantiere per i prossimi mesi.
B
entornati, ragazzi e genitori! È iniziato
il nuovo anno catechistico, quello che
permette ai bambini del secondo anno
d’iniziazione cristiana di ricevere il
sacramento della Comunione.
L’anno scorso, come ricorderete, siamo
partiti in un modo diverso, coinvolgendo
le famiglie. Il riscontro è stato positivo
tanto che non solo noi continueremo con
la stessa linea, ma, avendo ben seminato,
ad onor del vero il terreno era fertile,
anche il nuovo primo anno di iniziazione
22
SUOR DANIELA DAL CONGO
C
arissimi voi
tutti della
Parrocchia di
PARABIAGO,
è da tanto tempo
che non vi scrivo.
In questi giorni, a
Kinshasa
si
vivono ore di
tensione a causa
dell’oppositore
MBemba, che ha
sollevato
dei
ribelli. Ci sono
stati più di cento
morti a causa di
scontri a fuoco. I cristiani sono scesi per
le strade chiedendo la pace. La gente ha
il desiderio di stabilità. A gennaio è stato
formato il Governo ed alcune decisioni a
livello sociale sono state prese (ad
esempio il rifacimento o la creazione di
nuove strade. In Congo non esistono
strade asfaltate, ma solo grandi sentieri
che diventano impraticabili nel tempo
delle piogge). Nel paese c’è speranza,
qui, dove siamo noi suore canossiane, al
confine con l’Uganda, la gente sogna la
stabilità e comincia a costruire le case in
mattoni. La vita è attiva soprattutto nel
commercio. Mancano totalmente le
industrie. L’agricoltura non è ancora
industrializzata. L’allevamento non è
molto praticato.
Noi suore Canossiane siamo qui per
donare, oltre alla parola di Dio, la nostra
testimonianza in un impegno teso a
sollevare e a promuovere la società.
Per questo vi aggiorno su alcuni progetti
che ci siamo impegnati a promuovere.
1. PROGETTO FORNO
Con l’aiuto di diversi benefattori, il forno
è stato acquistato da una Ditta in
Brescia ed ora attende solo l’invio
tramite container qui in Congo.
Pensavamo di poter iniziare presto la
lavorazione del pane, ma i tempi si
fanno lunghi.
23
Nel frattempo noi suore
dobbiamo realizzare
una costruzione in
mattoni e cemento che
ospiti il forno, la fase
dell’impasto,
un
magazzino e una
piccola bottega, per la
vendita al dettaglio.
Pensiamo di poter
essere operativi a
Dicembre 2007. Il
progetto è pensato per
dare alla gente un
alimento nutritivo ed
equilibrato: sono infatti
molti ancora i bambini che soffrono la
malnutrizione e molti i poveri che non
hanno alternative ai loro alimenti di base
(manioca, arachidi, fagioli…).
2. PROGETTO BAMBINI
MALNUTRITI
Si intende potenziare la formazione e
l’assistenza dell’attuale opera di aiuto ai
bambini malnutriti, gestita direttamente
da noi suore canossiane. Le mamme,
piano piano, riconoscono l’utilità di tale
intervento e percorrono anche grandi
distanze per essere aiutate. Attualmente
il centro di accoglienza riceve in media
Appuntamento dal 18 al 21 ottobre a Pisa e a Pistoia
LE SETTIMANE SOCIALI: UN CENTENARIO CHE
GUARDA AL FUTURO
Le Settimane Sociali sono un confronto tra cattolicesimo sociale e il paese intero
S
500 bambini all’anno che, due giorni la
settimana, ricevono le cure più immediate
e le loro mamme la formazione
alimentare-igienico-sanitaria. Accanto al
nutrimento del corpo si provvede alla
formazione e ad una iniziazione religiosa,
come la nostra fondatrice S.Maddalena
desiderava: “Soprattutto fate conoscere
Gesù”.
3. PROGETTO ALLEVAMENTO
BESTIAME
Consiste nella costruzione di una
recinzione, di una stalla e di un pollaio. Si
intende iniziare allevando alcune mucche
da latte (alimento inesistente in Congo) e
galline da uova. Con questo progetto si
pensa di aiutare le mamme e migliorare
l’alimentazione dei bambini.
Carissimi tutti, grazie ancora del vostro
aiuto e delle vostre preghiere, grazie
anche della possibilità che sempre mi
date di condividere con voi la nostra
missione.
A presto
Sr. Daniela Balzarotti
24
i è celebrato tra il 18 e il 21 ottobre
scorso il Centenario delle Settimane
Sociali dei cattolici, che sono giunte
soltanto alla 45° edizione. Spesso non si
riuscì a mettere in calendario questi
importanti dibattiti per varie circostanze
esterne ed interne.
Ora si ricomincia da Pistoia, dove si era
svolta la prima settimana sociale, e da
Pisa, città nella cui università insegnò dal
1879 al 1917 Giuseppe Toniolo, uno dei
più significativi protagonisti del movimento
cattolico italiano.
Nel 1907 i tempi della più dura
contrapposizione tra Stato e Chiesa erano
stati superati. Il non expedit (l’astensione
dei cattolici dalla vita politica) era stato
attenuato da Pio X e alla Camera
sedevano già sei “cattolici deputati”, che
sarebbero diventati una ventina nel 1909.
Le tensioni all’interno del mondo cattolico
erano tante.
Pio X aveva condannato il modernismo
con l’enciclica Pascendi. In questo
contesto si decise di dar vita alle settimane
sociali, trattando il tema Movimento
cattolico e azione sociale, di enorme
significato. Ne sortì l’intenzione di
continuare l’impegno sociale dei cattolici.
Intuizione confermata nel 1908 e nel
1909.
Le Settimane Sociali si interruppero allo
scoppio della prima Guerra Mondiale. La
ripresa delle Settimane Sociali nel
dopoguerra avvenne dopo il successo del
Partito Popolare di don Sturzo, nelle
elezioni politiche del 1919 e dopo quelle
amministrative del 1920. Siamo nel bel
mezzo del cosiddetto “biennio rosso” e
si sente l’esigenza di affermare la
dottrina cattolica dello Stato, contro le
concezioni liberale e socialista.
Ma l’avvento del fascismo consigliò di
ripiegare su temi meno politici. Vennero
così le Settimane dedicate alla famiglia
cristiana (1926), all’educazione cristiana
(1927) e all’opera di Pio XI (1929). Il
clima politico ed ecclesiale non
consentiva confronti, ma soltanto ascolto
ed acquisizioni di linee direttive. Queste
tendenze si accentuarono nelle due
uniche edizioni degli anni trenta (‘33-’34)
dedicate alla carità e alla moralità
professionale.
La fase delle Settimane Sociali che va
dal 1945 al 1970 è stata la più feconda. Il
ruolo che i cattolici stavano assumendo
nella vita pubblica e l’entusiasmo per la
riacquistata libertà civile e politica fecero
delle Settimane Sociali un luogo originale
e importante di elaborazione culturale.
Basti pensare all’incontro del ’45 su
Costituzione e Costituente, quello del
’48 sulla Comunità internazionale.
Spesso furono precorsi i tempi, trattando
problemi che avrebbero acquisito
rilevanza negli anni successivi (si pensi,
ad esempio, alla Settimana del ’59: Il
tempo libero e a quella del 1960 sulle
Migrazioni interne ed internazionali).
25
Sono gli anni in cui la dirigenza cattolica
mostra un notevole spessore culturale e
una preparazione che deriva dalle forti
esperienze
associazionistiche,
specialmente nell’Azione Cattolica.
La crisi che colse le associazioni
cattoliche tradizionali dopo il ’68 non fu
estranea alla lunga sospensione
delle Settimane che ripresero solo
nel 1991, con tematiche importanti
e di grande attualità, come
l’Europa, l’Identità nazionale e
la democrazia (2004).
Il tema scelto per la Settimana di
Pistoia e Pisa: Il bene comune
oggi: un impegno che viene da
lontano è certamente un grande
momento sia per la dottrina sociale
della Chiesa che per il dibattito
culturale e politico.
Ma molti oggi si chiedono se
queste iniziative abbiano ancora un
senso, in un mondo sempre più
dominato
dai
mezzi
di
comunicazione di massa, in cui un
evento non “esiste” se non è
trasmesso dalla televisione.
Altri sostengono che occorra
portare il dibattito oltre il “chiuso
circuito degli addetti ai lavori” per
diventare elemento di discussione
anche negli ambienti non
confessionali.
Il Comitato scientifico organizzatore
invita a superare l’equivoco di considerare
il bene comune come mezzo per il bene
proprio, così come quello di intendere il
diritto come la ricerca di garanzie che
tutelino i beni privati, misconoscendo
le correlative esigenze di doveri
sociali.
Ma per superare queste concezioni,
occorre approfondire il dialogo e il
ragionamento con gli altri, senza lasciarsi
andare a recriminazioni per una supposta
volontà di esclusione della presenza
cattolica dalla società. C’è infine il rischio
che i cattolici si rinchiudano in propri
Giuseppe Toniolo con Giorgio Montini,
padre del futuro Paolo VI
circoli con il rimpianto per un passato
politico non più di attualità. Occorre
invece la presenza attiva dei credenti per
essere lievito ed esempio, per portare nel
mondo il servizio di carità evangelico.
26
Dalla scuola media
I
l mio piccolo mondo è cambiato da
quest’anno. Ho iniziato a frequentare
la scuola media Rapizzi: in quel media
sta tutto il cambiamento.
Mi sembra ieri quando noi bambini
entravamo per la prima volta a scuola,
una scuola vera, dove s’imparava a
leggere e scrivere.
Ora sono già qui, in prima media! Non
ero preoccupato all’idea di cambiare i
miei compagni, di lasciare la mia classe,
poiché ho cambiato tre scuole primarie
(per trasferimenti vari) ma non avevo
fatto i conti con la diversità
d’insegnamento, di metodo e materie
che ho trovato alle medie.
In questa scuola mi sento più
responsabile, perché per la prima volta
torno a casa da solo, da solo preparo
lo zaino e faccio i compiti.
Le mie care maestre della Manzoni
(Giacomina e Luisa) mi avevano detto
che le medie erano spaventose, forse
per prepararmi al cambiamento, ma
se devo dire la verità non mi sembra
(non ancora almeno), quindi consiglio
a tutti i ragazzini che si stanno
preparando a lasciare la scuola
primaria per quella media, di non
preoccuparsi più di tanto, primo
perché si fanno nuove amicizie e si
rinforzano quelle vecchie, ci sono tanti
professori e non possono essere tutti
severi.
Bisogna, poi, essere felici perché nel
mondo ci sono tanti bambini che
darebbero tutto quello che hanno per
frequentare la scuola. Ci sono bambini
che alla nostra età lavorano e andare a
scuola equivale ad un giorno di festa.
Quindi, amici, non buttate via questa
opportunità! Colgo quest’occasione per
salutare i miei professori: Infantino,
Zaccone, Uccelli, Tanzi, Rossi,
Bertolaso, Paolucci e tutti gli altri,
Dirigente scolastico compresa.
Un abbraccio dal vostro
cronista in erba.
27
Don Giuseppe Beretta
L
e cronache recenti ci invitano ad
accostarci con attenzione al problema
“scuola” e, ancor più a monte, al problema
educativo in tutti gli ambiti di vita dei
nostri ragazzi.
Alla “settimana sociale dei cattolici” da
poco terminata, il tema educare è stato
espressamente al centro delle relazioni
del prof. Alici , ordinario di filosofia
morale alla università degli studi di
Macerata e Presidente dell’Azione
cattolica italiana, e del Prof. Michele
Colasanto dell’Università cattolica di
Milano.
Il prof. Alici richiamava come
introduzione alla sua relazione quanto
Benedetto XVI ha detto al Convegno
della Diocesi di Roma l’11.6.07, in questi
termini: “Papa Benedetto ci incoraggia a
restituire respiro progettuale all’opera
educativa, dinanzi alla “crescente
difficoltà che s’incontra nel trasmettere
alle nuove generazioni i valori-base
dell’esistenza e di un retto
comportamento, difficoltà che coinvolge
sia la scuola sia la famiglia e si può dire
ogni altro organismo che si prefigga scopi
educativi”. Dinanzi alla difficoltà di
“proporre ai più giovani e trasmettere di
generazione in generazione qualcosa di
valido e di certo, delle regole di vita, un
autentico significato e convincenti
obiettivi per l’umana esistenza, sia come
persone che come comunità,
l’educazione tende a ridursi alla
trasmissione di determinate abilità, o
capacità di fare, mentre si
cerca di appagare il
desiderio di felicità delle
nuove
generazioni
colmandole di oggetti di
consumo e di gratificazioni
effimere. Così sia i genitori
sia gli insegnanti sono
facilmente tentati di
abdicare ai propri compiti
educativi e di non
comprendere nemmeno più
quale sia il loro ruolo, o
meglio la missione ad essi
affidata”. Per non lasciarci
sedurre
da
questa
scorciatoia, dobbiamo
restituire all’educazione la
sua fondamentale finalità
formativa: secondo il Papa,
scopo
essenziale
dell’educazione è proprio la
“formazione della persona
per renderla capace di
vivere in pienezza e di dare
il proprio contributo al bene della
comunità”.
Col proposito di continuare a ragionare
sul tema “educare” e con l’invito a tutti
di comunicare a “Comunichiamo” le
proprie esperienze e riflessioni in merito,
ci fermiamo ad alcune considerazioni
sulla scuola in Italia.
L’inizio dell’anno scolastico con gli
interventi ministeriali ha manifestato la
volontà di ritornare alla severità (il
28
Ministro parla di “serietà”) e alla
selezione di un tempo. Il criterio di base
per un esame della situazione e per una
riforma-aggiornamento della scuola
dovrebbe essere la carta costituzionale.
A quei principi, ad esempio, si era ispirata
la riforma della scuola media nei primi
anni ’60. A quei principi occorrerebbe
ritornare.
Di quali mali soffre la scuola italiana?
Da parte di alcuni si osserva che quelle
riforme hanno abbassato il livello medio
di istruzione degli allievi. Ma, c’è vera
crescita quando quegli alunni che
abbasserebbero il livello medio vengono
espulsi? Non siamo in grado di escogitare
nulla che non sia la bocciatura o la
sospensione per far crescere il livello di
istruzione? Molte difficoltà che i ragazzi
incontrano nella scuola non sono dovuti
alle loro doti insufficienti, bensì a fattori
esterni, familiari, sociali e culturali.
Molti dei problemi gravi che caratterizzano
la scuola italiana si manifestano in quegli
istituti che dall’opinione pubblica (e
persino dai politici di sinistra!) continuano
ad essere considerati di serie b: gli istituti
professionali. Ma quale attenzione è
dedicata ad essi? Quale valore sociale
riconosciamo al lavoro al quale questi
istituti
dovrebbero
preparare?
Continuiamo ad essere una società
“classica”, ove certi lavori vengono
considerati degradanti, appannaggio degli
sfortunati e degli extracomunitari.
La diminuzione continua degli iscritti a
questi corsi professionali è anche il risultato
di un’opinione pubblica che li discredita e
così anche i risultati formativi che in essi
si realizzano sono inferiori al passato,
quando altri stati europei ce li invidiavano.
I continui rinvii di una riforma degli istituti
superiori (licei e istituti tecnici e
professionali) ha fatto in passato sorgere
29
numerose sperimentazioni.
Quale vero esame si è fatto di tali
esperienze? Per molti anni la scuola
superiore è stata fatta oggetto delle più
svariate proposte di riforma (solo
alcune parzialmente realizzate) fatte
da promotori divisi fra opposte
prospettive (scuola unitaria articolata
in indirizzi-sistema dualistico licei e
istituti tecnico-professionali).
Su questa incertezza sono calati
provvedimenti
estemporanei
(eliminazione degli esami di
riparazione, sistema dei debiti e dei
crediti…) spesso recepiti in modo
alquanto arbitrario.
L’autonomia scolastica ha poi prodotto
effetti discutibili (progetti scarsamente
coerenti con il curriculum stesso, che
sottraevano spazio e attenzione ad attività
finalizzate all’acquisizione di strumenti
indispensabili per la formazione critica, non
adeguatamente ragionati, spesso formulate
sull’onda delle mode imperanti).
I mezzi di comunicazione hanno poi spesso
amplificato e diffuso comportamenti isolati
di violenze, abusi e discriminazioni che
sono stati imitati a catena.
Di fronte alla complessità dei problemi
si può davvero pensare che disciplina,
selezione, bocciature possano costituire
una soluzione? L’insistenza sulla
selezione non è l’espressione di una
società che si va progressivamente
chiudendo e che teme il cambiamento
per le conseguenze sociali che esso
comporta? Sappiamo bene che la
selezione scolastica è, nella stragrande
maggioranza dei casi, effetto di una
selezione sociale e, in una società
chiusa su se stessa,coloro che godono
QUEST CHI L’E’ VERA
L
ITCG “G. MAGGIOLINI”
di una posizione sociale favorevole
vedono con preoccupazione la loro
condizione insidiata e allora cercano
in ogni modo di impedire che ciò
avvenga.
Il Ministro ha ragione nel
sollecitare a investire sugli
insegnamenti fondamentali, quelli che
forniscono strumenti permanenti per
muoversi in una realtà complessa;
investiamo sul recupero e sul
sostegno effettivo degli allievi in
difficoltà; siamo più seri nel
richiedere livelli reali di preparazione,
impegnandoci però perché tutti
possano arrivarci; valorizziamo
nell’opinione pubblica l’intelligenza
pratica e la formazione professionale,
considerandola a tutti gli effetti un
altro percorso, così da rispettare e
favorire l’orientamento personale dei
singoli adolescenti onde permettere
loro di esprimersi al meglio,
demitizzando il liceo come percorso
veramente degno di considerazione.
(continua)
30
’animo di un poeta - e don Renato è un poeta, ormai se ne sono accorti anche i
nostri lettori – è capace di cogliere lo splendore delle piccole cose che rendono
concreta l’immensità del Creato.
Un’umile chiocciola, - ‘n bel lumagun – distrae il camminatore, lungo il sentiero verso
la cima del Resegone, oberato non tanto dal peso dello zaino, quanto dalle responsabilità
del quotidiano.
Ecco l’intuizione: “Facciamo la salita insieme, godiamoci il panorama mozzafiato e
lasciamo, per i posteri, la nostra impronta sul masso più alto, il più vicino all’infinito.
Stai tranquilla, poi ti riporto al tuo ambiente, ai tuoi amici, affinché tu possa descrivere
loro lo straordinario spettacolo che lassù offre la natura!”.
Il lettore gode del “patuà”, dialetto dei nonni; si ritrova nella semplicità del cuore di
fanciullo e riesce a scordare, per un po’, le cose importanti dei grandi che opprimono
spesso l’animo assetato di libertà e di bellezza.
Quel dì lì seri gemò stracc
prima ancamò d’incumincià,
e l’era ‘1 cas de ciapà fià
e piantà lì tutt i baracc.
Trentadu ghèi de libertà
poeu go vu dà ‘n sul basament,
e lu alegr e tutt cuntent
la sua firma ‘1 ga sbavà.
Inscì, d’un buff me sunt truvà
in del paes de Murterun
cascià dedré del Resegun
par un para d’ur de libertà.
Purtà gio bass ‘ndel so cantun
“Va’ pur - go dit - ‘n di to amis
per dig che ‘n tocc de paradis
incoeu te vist ‘n sul Resegun”.
don Renato
Intant che s’eri giò in setun
per metà su i me du scarpun,
te vedi lì ‘n bel lumagun
anmò pu gross del me didun.
Al cati su per ul so guss
che sqas al m’impiendìa la man
e l’ho purtà pass pass, pian pian,
fin su la cima, sott la crus.
Ma, quand l’ha vist el panurama
l’è restà lì senza pu fià:
la buca vèrta, i oeucc sbarà
e cunt du corni lung ‘na spana.
31
Il 18 novembre scorso è stato beatificato
don ANTONIO ROSMINI
Dalla messa all’indice delle sue opere agli onori degli altari
da grandi personalità quali Nicolò
Tommaseo, Alessandro Manzoni e san
Giovanni Bosco. Il papa Pio VIII gli
aveva espressamente detto: “E’ volontà
di Dio che ella si occupi dello scrivere
libri!”
Rosmini fu l’autore di un sistema
filosofico per decenni considerato una
pericolosa minaccia rispetto alla
filosofia scolastica insegnata nei
seminari.
Con queste premesse non è difficile
capire perché sia stata così travagliata
la sua causa di beatificazione. Già nel
1855 (l’anno della morte di Rosmini)
l’Istituto della Carità, l’ordine religioso
da lui fondato, aveva nominato un
postulatore. Ma solo dopo 139 anni, nel
1944, da Roma sarebbe arrivato il “nulla
osta” all’apertura del processo
diocesano. Un processo svoltosi a
Novara dal momento che, pur essendo
di Rovereto (Trento), Rosmini morì a
Stresa.
Le polemiche intorno al pensiero di
Rosmini erano sorte con la pubblicazione
dell’opera Trattato della coscienza
morale nel 1840. Aveva destato
scandalo il suo tentativo di esprimere con
le categorie della filosofia moderna
concetti quali peccato e colpa. Ma era
stato soprattutto il libro Delle cinque
piaghe della Santa Chiesa ad attirargli
inimicizie nella curia di Pio IX, che pure
ad un certo punto lo avrebbe voluto
B
en due delle sue opere sono state
messe all’indice dei libri proibiti. Or
diventa beato!
Ecco la singolarità di Antonio Rosmini
(1797-1855), il grande filosofo che
domenica 18 novembre, a Novara, con
una celebrazione presieduta, a nome del
Papa, dal Cardinale José Saraiva Martins,
è stato elevato agli onori degli altari.
Hanno seguito da vicino la celebrazione
eucaristica le suore e i religiosi
dell’Istituto della Carità fondato da
Antonio Rosmini.
L’uomo che la Chiesa oggi proclama
beato fu, in vita, profondamente stimato
32
accanto a sé come Segretario di Stato.
In questo libro Rosmini individua cinque
mali dai quali fa scendere le sofferenze
della Chiesa di allora: 1) la divisione del
popolo dal clero nel pubblico culto; 2)
l’insufficiente educazione del clero; 3) la
disunione dei vescovi; 4) la nomina dei
vescovi lasciata al potere laicale; 5) la
servitù dei beni ecclesiastici. Temi che
nel 1849 portarono il libro all’indice.
Ma già nel 1854 la stessa
Congregazione dell’Indice capovolge quel
giudizio, assolvendo nel suo complesso
l’opera del sacerdote
Antonio Rosmini.
Dopo la morte
(1855), la polemica si
concentra sul sistema
filosofico della sua
ultima opera, La
teosofia. Fu accusato
di ontologismo e di
panteismo. Così il 7
marzo
1888
il
Sant’Uffizio condannò
quaranta proposizioni
tratte dalle opere di
Rosmini.
Sub iudice il pensiero
del Roveretano è
rimasto fino al primo
luglio 2001, quando una
nota
della
Congregazione per la
dottrina della fede,
firmata dall’allora
prefetto
Joseph
Ratzinger e dall’allora
segretario Tarcisio
Bertone, ha accolto
l’obiezione presentata
da numerosi studiosi del pensiero di
Rosmini.
“Di Rosmini” – ha commentato il
Vescovo di Novara Renato Corti – “mi
ha sempre impressionato la libertà
interiore, anche di fronte alla prospettiva
di dover affrontare molte difficoltà”. Oggi
in questa libertà interiore la Chiesa
riconosce il tratto della santità e addita ai
cattolici un testimone prezioso sul difficile
versante della carità.
Alla celebrazione di beatificazione
hanno preso parte anche le autorità del
33
territorio novarese e del Verbano Cusio
Ossola e molti membri del comitato per
le celebrazioni civili della beatificazione.
Questo organismo è composto da
personalità della cultura e della politica
italiana ed è presieduto dal senatore a
vita Francesco Cossiga.
Note
Postulatore – colui che ricerca e presenta gli atti
occorrenti alla canonizzazione.
Ontologismo – dottrina filosofica che ritiene ci
sia una reale corrispondenza delle idee con
gli
oggetti.
Panteismo – dottrina filosofica secondo cui Dio
non è fuori del mondo, ma è il mondo stesso.
Proposizione – pensiero, giudizio, teoria che si
propone alla discussione di altri.
Sant’Uffizio – tribunale istituito per la difesa
della fede. È stato soppresso da qualche decennio.
*** *** ***
In questo numero del nostro periodico, i lettori incontrano due grandi santi
scomparsi da non molto tempo: don Giovanni Calabria e don Antonio Rosmini.
Perché questo abbinamento? Don Calabria si adoperò per tutta la vita allla
riabilitazione di Rosmini, pur essendo nato 28 anni dopo la morte del
Roveretano. Scrisse alcune lettere a padre Giovanni Pusinieri, rosminiano, in
cui insisteva per far conoscere il pensiero e la figura di Rosmini. Fu così che
nel bollettino rosminiano del 1949 comparve un articolo a firma “Un povero
servo della Divina Provvidenza”, come usava definirsi don Calabria, in cui si
legge un accorato appello al clero italiano per una migliore conoscenza di
Rosmini. Dice don Calabria: “E’ presente in mezzo a noi uno degli operai di
Dio più insigni e benedetti, della cui opera noi ci gioviamo”.
Don Calabria si adoperò per celebrare il centenario della morte di Rosmini
(1955), ma non vi riuscì perché scomparve un anno prima.
san GIOVANNI CALABRIA
Verona, 8 ottobre 1873 - Verona, 4 dicembre 1954
È
il 1900. In una nebbiosa sera di
novembre, Giovanni Calabria,
giovane studente veronese di teologia,
scorge un mucchietto di stracci in un
anfratto del portone: è un piccolo
zingarello costretto a elemosinare e
portare ogni giorno una certa somma per
sfuggire a botte e soprusi; non sapendo
dove altro rifugiarsi, cerca - come può di difendersi dal freddo. È un disperato
come tanti, uno di quelli per cui non esiste
la parola futuro. Giovanni lo porta nella
sua casa e lo affida alla madre, abituata
a condividere la generosità del figlio.
Quella notte non riesce però a prendere
sonno e gli nasce l’idea di pregare, ma
soprattutto di lottare per opporsi a
ingiustizie come questa. Lo farà per oltre
50 anni, promuovendo tramite la
fondazione dell’Opera Don Calabria,
attività di assistenza presenti in ben 12
nazioni e 4 continenti. Nato l’8 ottobre
1873 e ordinato sacerdote nel 1901,
Giovanni Calabria morirà il 4 dicembre
34
1954, a 81 anni.
Prete semplice, ma particolarmente
deciso è stato don Giovanni Calabria.
Volle essere strumento di Dio e della
Chiesa; dovette affrontare difficoltà e
superare ostacoli e negli ultimi anni della
sua vita fu afflitto da intensi e dolorosi
mali fisici. Ma la sua volontà rimase
sempre ferma.
A 13 anni perse il padre e la sua vita
conobbe un’estrema miseria. Grazie ad
un sacerdote che volle stargli vicino, fu
in grado di studiare, superare gli esami e
frequentare, come esterno, il seminario.
Dopo una breve parentesi di servizio
militare ritornò al seminario.
Nel 1901 fu ordinato sacerdote; fino al
1907 rimase di aiuto nella parrocchia
della città dedicata a Santo Stefano. Nel
1907 iniziò la sua “opera” fondando la
“Casa dei Buoni Fanciulli”. ll suo scopo
era raccogliere “i bisognosi” ovunque e
comunque si trovassero: non lo
impensierivano le difficoltà economiche,
né badava alle capacità intellettuali, ma
si preoccupava di offrire a ciascuno
l’aiuto di cui percepiva il bisogno.
Attorno alla sua opera cominciarono a
raccogliersi alcuni sacerdoti; nel 1910 istituì
il ramo femminile, fondando le “Povere
Serve della Divina Provvidenza”. Nel 1919
avviò una seconda casa: le sue attività
assistenziali cominciavano a espandersi.
Nel 1933 costruì a Negrar (Verona) un
grandissimo e moderno ospedale e una
casa di riposo per anziani.
Nel 1934 estese ancor più la sua opera
mandando missionari in India. Ma questa
missione non diede i frutti sperati: “Per
circa un anno le cose procedettero bene:
i fratelli erano contenti, i superiori della
missione pure; scrivevano elogiandone lo
spirito di pietà e di abnegazione e ne
chiedevano altri e, possibilmente, almeno
un sacerdote. Poi ci furono difficoltà
inevitabilmente d’ambiente, scoppiò la
complicazione della guerra italo-abissina,
mentre in seno alla stessa congregazione
si era ormai maturata la delicata
situazione che provocò la visita
apostolica... Il visitatore, infatti, vagliata
la situazione delle missioni, decise di
richiamare i fratelli in patria”.
Personalmente non intraprese lunghi
viaggi, restò “recluso” in una piccola
porzione della sua casa a Verona, ma
dalla sua stanza allargò i suoi orizzonti
ovunque la Chiesa richiedesse
interventi.
Egli era in tutto un “prete di Dio”: diceva
chiaramente che la sua opera “sarà
grande se sarà piccola, sarà ricca se
sarà povera; avrà la protezione di Dio
35
se non cercherà quella dell’uomo”. E
aggiungeva: “Scopo del vero sacerdote è
accendere un piccolo fuochetto che, se la
Provvidenza lo vorrà, farà estendere il suo
calore e la sua luce ovunque e comunque”.
Si preoccupò di scrivere e soprattutto di
dare possibilità a tutti di leggere della buona
stampa; pubblicò egli stesso, presso una
tipografia che aveva fondato, un famoso
libro: “Apostolica vivendi forma”. In queste
pagine denunciò i mali del tempo e cercò
di far comprendere come, con l’aiuto di
Dio e della divina Provvidenza, tutto si
poteva “aggiustare”.
Sapeva trovare il tono e la frase
appropriata per rivolgersi ai sacerdoti, alle
persone che potevano aiutare il popolo di
Dio a ritrovare “la strada”. Era preoccupato
in quanto percepiva che “il mondo” si stava
allontanando dal messaggio del Vangelo.
Amava la Chiesa, anche come “istituzione”,
con un amore completo, “disinteressato”.
Soffrì in continuazione disagi, situazioni
impossibili, ma il suo essere era dedicato
tutto e solo alle opere di Dio: non aveva
tempo per lagnarsi.Il fuoco di Dio gli
bruciava dentro: lo forgiava e lo spingeva
verso nuove opere che spesso venivano
ritenute “impossibili”.
Voleva che nessuno pensasse al denaro,
alle necessità materiali; percepiva che alle
urgenze materiali avrebbe provveduto la
divina Provvidenza.
Seppe essere vicino a tutti i bisognosi, per
primo si occupò dei carcerati e credette
profondamente nella missione della Chiesa
rivolta ai “fratelli separati”; fondò in Italia
l’Unione Medica Missionaria e fu un
anticipatore di certe linee pastorali della
Chiesa espresse dal Vaticano II. In
particolare sul tema dei fratelli separati
CURIOSITA’
A
thanasius Kircher si impegnò a costruire un organo che suonasse la creazione
del mondo, come viene narrata nel libro della Genesi. L’organo biblico aveva
una tastiera così disposta:
UT (l’antico nome del do) rappresenta la creazione della luce;
RE, del firmamento; MI, della terra che produce germogli; FA, del sole e della luna,
ovvero del giorno e della notte; SOL, dei pesci e degli uccelli; LA, dell’uomo e della
donna. Le sei note: ut, re, mi, fa, sol, la (la settima nota è quella del riposo e non
conta!) formano un esacordo che ebbe un’importanza simbolica fin dal Rinascimento.
Il nome alle note fu dato da Guido d’Arezzo (992-1050) prendendole dalle prime
sillabe di un inno gregoriano dedicato a San Giovanni. Eccolo, in latino e poi in italiano:
UT queant laxis
REsonare fibris
MIra gestorum
FAmuli tuorum
SOLve polluti
LAbii reatum.
San Zeno in Monte - Verona
scrisse un agile opuscolo, “Omnes unum
sint”, che fece spedire ovunque, alle
personalità delle Chiese separate, comprese
le orientali e i fratelli anglicani; voleva
creare attraverso la carità i contatti rivolti
all’opera di unità.
Subì, anche per questa sua larga operosità,
invidie e perfino ispezioni canoniche, ma
non pensò mai di rallentare o di fermare la
sua attività.
Gli ultimi suoi anni di vita vennero
contrassegnati da persistente malattia. Chi
si recava nella sua casa lo sentiva non di
rado gridare per le sofferenze che il suo
corpo incontrava; ma invocava
continuamente l’aiuto di Dio ed esclamava:
“Per me non c’è altro che Dio e non voglio
altro che Dio”. Il 4 dicembre 1954, il suo
spirito si acquietò nella pace eterna.
Beatificato il 17 aprile 1988 e canonizzato
il 18 aprile 1999.
36
Affinché i tuoi servi
possano cantare
le meraviglie delle tue azioni
cancella il peccato
del loro labbro
contaminato.
LA DIOCESI UN PO’ PIÙ POVERA
Il settimanale cattolico LUCE ha cessato le pubblicazioni
D
a qualche settimana la nostra diocesi
è un po’ più povera. Con la fine di
settembre hanno cessato le pubblicazioni
due storici settimanali cattolici: LUCE di
Varese e dell’Alto Milanese e IL
RESEGONE di Lecco.
Alla base della decisione di sospendere
le pubblicazioni, la cronica situazione di
deficit che si trascina da anni.
Però…quando un giornale chiude i
battenti, si spegne con lui una fiammella
di libertà di espressione e di possibilità di
critica da parte delle persone. Quando
chiude un giornale cattolico è l’intera
comunità ecclesiale a perdere
un’importante occasione per far sentire
la sua voce e per creare una cultura che
si ispiri ai valori del Vangelo.
Detto questo, ci si permetta una
domanda: ci sono responsabilità per la
chiusura delle due testate cattoliche? I
responsabili della nostra diocesi hanno
preso atto dell’oggettiva insostenibilità di
un bilancio in rosso che durava da tempo.
Indubbiamente non si può sostenere a
tempo indeterminato, con i soldi delle
comunità cristiane, iniziative editoriali che
non danno segnali di ripresa.
Forse imprese così importanti
dovevano essere gestite con maggior
37
frequenta con più regolarità la vita delle
nostre parrocchie?
Non so! Forse occorre che ognuno di
noi si faccia un bell’esame di coscienza.
È vero c’è sempre meno tempo per
leggere, ma possiamo continuar a
lamentarci del fato che la voce dei
cattolici si fa sempre più flebile ed essere
poi i primi a scegliere i giornali laici (se
non laicisti) per informarci?
Fine delle domande e inizio delle
riflessioni
capacità manageriali, quali la ricerca di
pubblicità e una più capillare diffusione
del giornale.
Ma…ci sono delle responsabilità?
Se un giornale cattolico non vende
copie e non è diffuso in primis nelle
parrocchie, significa che noi cattolici non
lo compriamo. È possibile che i media
cattolici siano considerati di così scarso
appeal e interesse da parte di chi si reca
settimanalmente alla Messa e di chi
Convegno ecclesiale di Verona
IL CONTRIBUTO DEI CATTOLICI ALLA
COSTRUZIONE DELLA CITTÀ ABITABILE
L’ADDIO A SCOPPOLA
UOMO LIBERO E APERTO
Grande folla alle esequie dell’intellettuale morto giovedì 25 ottobre
all’età di 82 anni.
S
abato 27 0ttobre c’era tantissima
gente alla basilica di Cristo Re, ai
funerali del professor Pietro Scoppola,
uno dei più importanti storici italiani. Un
intellettuale cattolico rigoroso e
poliedrico, “figlio del Concilio Vaticano
II, uomo libero, di profonda fede che ha
coniugato la libertà di pensiero e la
fedeltà”, lo ha definito all’omelia il
cardinale Achille Silvestrini.
Fausto Fonzi, collega accademico di
Pietro, uno dei pionieri degli studiosi sul
movimento cattolico in Italia, così lo
definisce: “Uomo libero, attento ad
ascoltare tutti, a cercare in ogni
interlocutore gli aspetti che uniscono,
cercando sempre di fare un passo in
avanti in direzione del dialogo!”
Un altro storico del cattolicesimo
politico, Francesco Malgeri, aggiunge: “E’
stato un amico e un maestro, non solo di
studi, ma anche di ideali”.
Carlo Felice Casola, ex assistente di
Scoppola, ed ora titolare di cattedra:
“Pietro non amava steccati. Ha fatto
ricerca storica ad altissimo livello, ma non
voleva rimanere confinato nell’ambito
accademico. Per lui la storia era
soprattutto vita, impegno e divulgazione.
È stato anche un ponte tra la cultura del
cattolicesimo democratico e il mondo
laico”.
“Per lui rappresentava quasi un dogma
– aggiunge Padre G. Sale di Civiltà
Cattolica – ideologico che i cattolici
dovessero assumere in primo piano il senso
della responsabilità politica a servizio del
bene pubblico”.
Beppe Tognon, ora professore di Storia
dell’educazione alla Lumsa, che era
legatissimo al professore, lo ricorda così:
“Ci ha insegnato a non temere ciò che si
può raggiungere con la ragione, ma anche
a stare in silenzio davanti a Dio”, grazie al
suo “fortissimo senso di appartenenza alla
comunità nazionale, civile ed ecclesiale”.
38
L
à fa abitare gli affamati, ed essi
innalzano una città abitabile (Sal
107, 36). Non abbiamo quaggiù una
città stabile, ma cerchiamo quella
futura. (Ebr 13, 14a)
Il IV Convegno Ecclesiale nazionale
tenutosi a Verona lo scorso anno ha
affrontato in modo concreto gli aspetti
della realtà quotidiana in cui i cattolici
sono chiamati ad operare e confrontarsi.
Più che mai è stato ribadito che i cattolici
sono chiamati ad operare nel Mondo, pur
non essendo del Mondo.
Particolare rilievo assume in
questa
prospettiva
di
missionarietà quotidiana il quadro
che è emerso in relazione al tema
della cittadinanza ed al ruolo che
ciascun fedele deve sentirsi
chiamato a ricoprire per rendere
la città abitabile.
IL CONTESTO STORICO:
CRISI DEL MODELLO
EUROPEO
E
FINE
DELL’UNITÀ POLITICA
DEI CATTOLICI
Tale ruolo deve essere reinterpretato alla luce della
mutata realtà sociale in cui ci
troviamo ad operare. Il ‘900 ha
segnato la crisi del modello
europeo in base al quale il solo
soggetto tenuto a garantire la
titolarità e l’esercizio dei diritti
civili, politici e sociali era lo Stato.
L’esclusività riconosciuta in capo allo
Stato per la realizzazione dei diritti in cui
prendeva forma la cittadinanza si
traduceva inevitabilmente in una
standardizzazione di modelli che mal si
conciliava quando non strideva addirittura
con le peculiarità proprie di ogni singola
persona.
In Italia la crisi del modello europeo nella
sua impostazione di base è stato poi
accompagnata nell’ultimo decennio del
‘900 dalla crisi del sistema politico che
39
ADOPERARSI PER LA CITTÀ
ABITABILE
Muovendo, infatti, dal presupposto della
città come aiuto fragile, provvisorio, reale
e straordinariamente concreto alla libertà
umana ed alla vocazione dell’uomo di
partecipazione alla realizzazione del piano
di Dio, è evidente la titolarità dei fedeli
cattolici a partecipare alla miglior
realizzazione di questa realtà.
Rendere la città abitabile significa
adoperarsi affinché essa possa essere
contesto favorevole al dialogo ed alle
relazioni e luogo di composizione dei
conflitti e di regolazione di interessi fra
loro in competizione.
METODOLOGIA
DISCERNIMENTO
Per conseguire tale ambizioso e doveroso
obiettivo è necessario agire con
discernimento: agire con discernimento
significa guardare la realtà che ci
circonda, abbandonando la tendenza
all’indifferenza e la tentazione di
spendersi solo per il proprio tornaconto;
valutare tale realtà alla luce delle
caratteristiche proprie della città abitabile;
agire di conseguenza per migliorare la
fruibilità della città, in prima persona per
quanto possibile, in via mediata,
interloquendo con le istituzioni preposte
sugli aspetti critici di loro competenza.
L’agire con discernimento nella
costruzione di una città abitabile per tutti
consente di evitare atteggiamenti
integralisti ed ideologisti: l’agire così
orientato porta alla maggior fruibilità
possibile della città e pertanto il
discernere impone l’elasticità di valutare
le “cose nuove” via via che queste si
presentano e la disponibilità a percorrere
ha segnato, tra l’altro, la fine
dell’esperienza dell’unità dei cattolici in
politica.
In prima battuta ci si deve pertanto
chiedere se l’unità dei cattolici in politica
sia un valore da recuperare a tutti i costi
o se, prendendo atto che siamo di fronte
a situazioni nuove e partendo dal
presupposto che il luogo naturale in cui si
realizza l’unità dei cattolici sia la Chiesa
e non la politica, non sia piuttosto
necessario adoperarsi per trovare nuovi
strumenti e nuove metodologie operative
che consentano ai fedeli di rappresentare
alle istituzioni politiche la propria visione
delle vita e di interloquire con le istituzioni
al fine di fornire il proprio contributo alla
realizzazione della “città abitabile”.
40
sentieri non precostituiti a priori e
raggiungere mete cui non si sarebbe
potuto immaginare di dover approdare.
FORMAZIONE E PASTORALE
Questa fondamentale missione
quotidiana, cui ciascun fedele è chiamato,
necessita di essere costantemente
alimentata attraverso strumenti di
formazione che saranno tanto più
efficaci quanto più promaneranno e si
collocheranno nell’ambito della pastorale
ordinaria.
Concretamente dunque adoperarsi per
una città abitabile significa in primo luogo
porre al centro dell’attenzione i più deboli
(bambini, anziani, donne, disoccupati,
stranieri, diversamente credenti,
disabili…) ed impegnarsi per
eliminare quelle situazioni di fatto
che aumentano le aree di
esclusione e di debolezza (si
pensi al potere che in certi
territori è esercitato dalle mafie
e dalla criminalità organizzata,
alle ripercussioni che il
malcostume della corruzione e
della concussione hanno a diversi
livelli nella società così come il
mal funzionamento della giustizia;
alla marginalizzazione delle realtà
locali ed alla perdita di incisività
dell’elettorato passivo…)
PRINCIPIO DELLA PACE
E PRINCIPIO DEL MALE
MINORE
Il perseguimento di tale
obbiettivo
richiede
un
discernimento che passi
attraverso l’individuazione e
l’analisi dei bisogni presenti sul
territorio, un’analisi condivisa
alla luce dei valori (che oltre ad essere
enunciati devono trovare corrispondenza
nei comportamenti) ed un agire orientato
al cosiddetto “Principio della pace”
(inteso come sforzo di regolazione e
composizione dei conflitti e
contemperazione di interessi diversi) ed
al cosiddetto “Principio del male minore”
(ossia valutazione dell’obiettivo massimo
realisticamente perseguibile secondo il
contesto in cui si opera) e ciò sia
attraverso un’azione diretta nel quotidiano
sia attraverso la rappresentazione dei
problemi e del rischio di sottovalutazione
degli stessi alle istituzioni preposte,
accompagnata, ove possibile, da concrete
proposte di intervento.
41
CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE
DEL 14 GIUGNO 2007
A
lle
ore
21.00 del
14/6/07 si è
riunito
il
Consiglio
Pastorale
Parrocchiale
presieduto da
Don Renato.
Don
Renato
comincia col
p e n s i e r o
religioso
prendendo
spunto dalla
preghiera
dell’Arcivescovo.
E’ stato un anno
impegnativo e non abbiamo ancora
realizzato i temi che sono stati discussi.
Dobbiamo avere la speranza che
durante questo cammino arriveremo a
raccogliere i frutti con la convinzione che
lo Spirito Santo ci seguirà anche nella
discussione del tema del prossimo anno
che è: Famiglia comunica la tua fede.
Si rivolge in particolare alla
comunicazione della fede ai bambini,
poiché i genitori ne tralasciano
l’adempimento per il fatto che i bambini
ne sono estranei per la loro età.
Si comincia con la discussione del tema
centrale della serata che è: Relazione
di tutte le componenti del Consiglio
Pastorale Parrocchiale sul tema della
famiglia (particolarmente per tutti i
gruppi invitati personalmente).
La signora Montanaro ci spiega che il
gruppo di famiglie che si incontrano
all’oratorio per pregare e stare insieme
è raddoppiato da quattro a otto famiglie.
Il gruppo spera di essere a sostegno della
commissione famiglia ed è pronto a
crescere al suo interno, nonché essere
disponibile per gli altri gruppi parrocchiali.
Durante l’ultimo incontro è stata redatta
una relazione che viene esposta durante
la serata, nonché allegata al presente
verbale.
Don Renato suggerisce al gruppo di
partecipare attivamente alle riunioni degli
altri gruppi per portare la loro esperienza
di fede. La Sig.ra Sansottera propone che
si presentino anche ai vari movimenti
42
come ad esempio il Movimento dei
Focolari.
Don Renato, inoltre, è del parere di
impostare pure un cammino per
comunicare la fede nella famiglia,
compito che devono assumersi genitori
e nonni, infatti questa può essere
considerata la strada di iniziazione.
Il Sig. Meraviglia ha apprezzato
l’esposizione della Sig.ra Montanaro
e suggerisce anche di fare incontri di
preghiera con oggetto il tema della
famiglia.
Afferma che la preghiera è
indispensabile per la nostra vita.
La Sig.ra Gianazza propone le
catechesi battesimali alle famiglie che
chiedono il sacramento del battesimo
ai propri figli.
Alla fine della discussione prendono
la parola le commissioni.
Il Sig. Meraviglia ci comunica che
lunedì scorso i Gruppi di Ascolto hanno
avuto un incontro di preghiera a
conclusione dell’anno 2006/2007.
E’ stato distribuito il calendario del
prossimo anno inerente alla
meditazione del Libro degli Atti degli
Apostoli.
Per la commissione liturgica Don
Renato ci fa presente che è stata ben
organizzata la serata del Corpus
Domini, nonostante le condizioni
climatiche non siano state buone.
Il Sig. Fusi ci espone quanto preso in
considerazione dal Consiglio per gli
Affari economici, dove nell’ultima
seduta l’argomento è stato la
presentazione del bilancio.
La discussione principale era riferita
alla realizzazione della sala
polifunzionale con un contributo di idee
e pensieri sulla questione.
Il Sig. Dal Santo per il gruppo
missionario ci comunica che si sono
ritrovati per cominciare a pensare
quale possa essere la proposta di carità
per il prossimo Avvento.
La commissione famiglia ci rende noto
che nell’ ultimo ciclo di incontri dei
fidanzati sono state presenti 18 coppie.
Il Consiglio pastorale termina alle ore
22.10.
OFF € RT€
C.R.G. € 50; Gruppo P.Pio € 75; Classe 1923 € 50; Giornata pro Seminario
€ 1.700; D’Elia € 200; Commercianti € 100; malati € 775; Classe 1929 € 100;
Cappellina di via S. Maria € 200; in mem. di mamma Elda € 200; per festa
S. Michele € 1.400; offerta della cera € 1877,50; i familiari di Sr Luigia € 100;
AVIS € 100; Classe 1951 € 100; malati € 240; ACLI € 500; AIDO € 30;
Giornata Missionaria Mondiale € 2.350; Consorelle per lampada € 50; N.N.
per fotostampatore € 2.000; Classe 1937 € 140; Sr Fiorina per
“Comunichiamo” € 25.
43
LA FAMIGLIA
UN BENE PREZIOSO
L
’incontro del 13
maggio scorso è
stato un primo momento
di conoscenza fra un
gruppo “aperto” di
persone, che si sono
proposte per dare
sostegno
alla
Commissione Famiglia.
Il gruppo, seppur
animato dalla volontà di
dare un supporto alla
comunità parrocchiale
sui temi della famiglia, ha
però la necessità di
crescere al suo interno,
di confrontarsi, di
formarsi, di farsi
conoscere e di creare un
tessuto di relazioni, con
gli altri gruppi e/o
associazioni attivi nella
comunità, necessari per
qualsiasi tipo di attività si
voglia attuare.
Si è pensato, quindi, di muoversi in un
cammino a tappe, fissando piccoli
obiettivi in modo da poter “aggiustare il
tiro” in base alla rispondenza e alle
esigenze che via via si presenteranno
ponendosi, dunque, in una prima fase di
contatto e di ascolto.
Pertanto, la prima attività prevista è quella
di incontrare i singoli gruppi/associazioni
per presentare la “nuova” Commissione
animazione, ad alcuni gruppi, delle S.
Messe della Vigilia (ad esempio: 8.30
Gruppi di ascolto - 18.30 Gruppo Terza
Età).
momenti di aggregazione,
a
carattere pastorale, culturale e
ricreativo.
Se, quanto premesso, verrà accolto e
supportato dai gruppi della comunità
parrocchiale, potremmo ipotizzare di
proporre un primo progetto da realizzare
in tempo di Avvento.
Pensare ad un gesto di solidarietà per
le famiglie più bisognose (S. Vincenzo UNITALSI - etc.).
Quanto proposto è solo la “prima tappa”
di un percorso che potrà aprirsi verso
nuove direzioni, più ampie e di maggior
contenuto che saranno proposte per il
prossimo anno.
Questa prima esperienza sarà, per il
nuovo gruppo, un terreno sul quale
misurare le proprie risorse.
Il gruppo stabilirà e comunicherà
l’incontro mensile, i nominativi e i recapiti
dei referenti per qualsiasi comunicazione.
IL TEMPO DI AVVENTO CON LA
FAMIGLIA
L’obiettivo di questo progetto è quello di
iniziare a creare una relazione con tutte
quelle famiglie che non vivono in modo
attivo il loro legame con la comunità
parrocchiale.
Il tempo di Avvento potrà essere
caratterizzato da iniziative che vedranno
coinvolte le famiglie attraverso:
Grazie per l’attenzione.
- Presentazione del progetto
Festa dell’ apertura anno oratoriano
e
alcuni incontri mirati con i
singoli gruppi/associazioni.
Parabiago, 10 giugno 2007
- Animazione delle S. Messe con
le famiglie.
Le famiglie potrebbero lavorare
insieme alla realizzazione del
Presepe, attraverso dei
Famiglia, conoscersi, raccogliere
esperienze, impressioni, difficoltà ed
elaborare insieme la possibilità di
collaborazione per
AVVICINARE LE FAMIGLIE E
ACCOGLIERLE
NELLA
COMUNITÀ PARROCCHIALE
creando nuove occasioni
di
incontro,
dialogo,
confronto,
crescita e amicizia,
attraverso
44
- Laboratori di attività manuali
“Costruiamo il Presepe”.
Proporre alle scuole materne,
cattoliche e non, la realizzazione
degli addobbi dell’Albero di
Natale, in Piazza Maggiolini, da
parte dei bambini.
Coinvolgimento dei genitori
nell’animazione della S. Messa della
Notte di Natale e proposta di
45
UN ALDILA’ TUTTO ROVESCIATO
RIGENERATI NELLO SPIRITO
71-PAGANINI GIULIA
72-GHEZZI CAROLINA
73-GHEZZI SOFIA
74-SCIARABBA ANDREA F.
75-RAIMONDI ANDREA
76-PADUANO SARA
77-FERRARIO MICHELA
78-ROSSETTI SOFIA M.E.
79-TURCOLIN ANDREA
80-GASPARI MICHELA
81-PAUCIULLO MATTEO
82-SPAGNUOLO GIULIA
83-SCAZZOSI MELISSA
84-OTTOBONI VITTORIA
85-LAVAZZA VALENTINA
86-PROFERA ALESSANDRO
87-BERTOLAZZI LUCA
88-DI SCOLA SIMONE
89-MASCOLO GIUSEPPE
90-MORONI SOFIA
91-MONDELLINI MATILDE
92-NEBULONI ESTER
93-BANFI TOMMASO
TORNATI AL PADRE
77-MONTOLI ROSA
78-MOTTA PIERINA
79-MARAZZINI PIERO
80-MEZZOMO ELDA
81-MANENTI BAMBINA
82-RONCALLI CARLO
83-TOIA LOREDANA
84-REPOSSINI ADELE
85-MAGENTA ANGELO
86-ROMA UGO
87-DE AGOSTINI GINO
88-SCIOCCO MICHELINA
a.96
a.75
a.78
a.94
a.81
a.80
a.48
a.96
a.75
a.86
a.83
a.69
UNITI PER SEMPRE IN CRISTO
34-BERNUZZI FRANCO con CAFIERO ANNAMARIA
35-MIGLIARESE GREGORIO con GRITTI ALESSANDRA
36-MUSAZZI PIERLUIGI con LAZZARONI ANNALISA
46
Non siamo noi mortali, suggerisce l’autore, a desiderare l’infinito, ma è il
paradiso stesso che freme in attesa del nostro arrivo. Nel Regno le sofferenze
diventano frammenti insignificanti di un passato che si stempera e si annulla
di fronte allo stupore di una mensa celeste, già apparecchiata per ciascuno
di noi. Un approdo con colori, suoni, visioni bellissime.
I corpi possiedono sangue e fluidi,
là saranno resi limpidi
a somiglianza delle anime.
Le ali dell’anima saranno limpide,
simili a un pensiero glorioso.
Beato quell’uomo di cui ha avuto
desiderio il paradiso.
I giusti vedranno che la loro
afflizione
non c’è più.
La loro pena?
Non è rimasta!
Il loro fardello?
Non è durato!
Come se mai gli fosse venuta
addosso
la sventura
e un sogno l’antico digiuno,
essendosi svegliati come da un sonno
e avendo trovato il paradiso
e la mensa del Regno
apparecchiata dinanzi a loro.
Da “Inni sul Paradiso” di Efrem il Siro, dottore della Chiesa del IV secolo
47
Orari sante Messe
Parrocchia santi Gervaso e Protaso
www.santigervasoeprotaso.it
Feriali: ore 7 - 8.30 - 18.30
Festive: ore 7 - 8.30 - 10 - 11.30 - 18
Parrocchie della città
S. Lorenzo
Villastanza
Gesù Crocifisso
M. Madre Chiesa
Casa di riposo
Festive
S. Lorenzo
ore 8
10.30
Prefestive
ore 18
ore 18
ore 20.30
ore 17
ore 16.30
Villastanza
Feriali
ore 9
ore 20.30 (ma, gi, ve)
Villastanza
ore 9
ore 18.30 (lun,mer, ven)
Gesù Crocifisso
ore 8.30 (da lun a sab)
Madonna Neve ore 20.15 (da lun a ven)
Madonna Dio ‘l sa ore 17
S. Michele
ore 9.30 (giovedì)
Villapia
ore 18.30 (mar, gio)
M. Madre Chiesa ore 8.30 (lun, mar, mer)
S. Lorenzo
Don Renato Banfi
ore 7.30
9
11
Villapia
ore 10
Gesù Crocifisso ore 8
10
11.30
Madonna Neve ore 17
Madonna Dio ‘l sa ore 17
Via Copernico
ore 9
M. Madre Chiesa ore 9
10.30
P.zza Maggiolini, 18 tel. 0331.55.13.24
Don Marcello Grassi
via De Amicis, 3 tel. 0331.55.15.87
Don Alfredo Moscatelli
via S. Ambrogio, 1 tel. 0331.55.12.40
Don Giuseppe Beretta
via XI Febbraio tel. 0331.55.21.91
Consultorio decanale per la famiglia Tel. 0331 547205
Croce Rossa di Parabiago Tel.0331 491888
Pronto intervento
Tel 118
Croce Azzurra
Tel. 0331 557282
Pr. Soccorso Legnano
Tel. 0331 449200
Tel. 0331 449391
Carabinieri
Tel. 0331 551350
Vigili del fuoco
Guardia medica
Vigili urbani
Comune di Parabiago
Tel. 0331 544222
Tel. 800 103103
Tel. 0331 551221
Tel. 0331 406000
Tel. 0331 406011
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