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TORNATA DELL'8 MAGGIO 1873
P R E S I D E N Z A DEL P R E S I D E N T E AVVOCATO G I U S E P P E B I A N C H E R I .
SOMMARIO. Seguito della discussione generale dello schema di legge perla soppressione delle corporazioni
^ monastiche della provincia di Roma — Discorso del deputato Minghetti in favore del progetto e della politica
del Ministero — Spiegazioni personali e risposte del deputato Gasarmi — Repliche alVultimo oratore del
deputato Bonghi — Spiegazioni personali dei deputati Pecile e Minghetti — Discorso del deputato Miceli
contro il progetto e contro la politica del Ministero — Discorso in senso contrario del deputato Massari —
Spiegazioni personali del deputato Cornetta.
La seduta è aperta alle 2 20 pomeridiane.
BERTEA, segretario, legge i processi verbali delle due
tornate precedenti, che sono approvati.
MASSARI, segretario, espone il seguente sunto di una
petizione:
690. Milleduecentosettanta abitanti del comune di
Cortona, provincia di Arezzo, per le considerazioni che
espongono, fanno istanza al Parlamento perchè prescelga la linea Cortona-Acquaviva come congiunzione
tra la ferrovia centrale toscana e l'umbro-aretina.
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLO SCHEMA DI LEGGE PER
LA SOPPRESSIONE DELLE CORPORAZIONI MONASTICHE NELLA
PROVINCIA DI ROMA.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della
discussione generale del progetto di legge per l'estensione alla provincia di Roma delle leggi sulle corporazioni religiose e sulla conversione dei beni immobili
degli enti morali ecclesiastici.
La parola spetta all'onorevole Minghetti.
MINGHETTI. Allorché ho chiesto di parlare in questa
circostanza, era mio intendimento di dire poche e semplici parole, e queste, unicamente allo scopo di fare
una riserva a nome mio e di parecchi miei amici.
La Camera ricorda che l'articolo 18 della legge 13
maggio 1871, promette un ulteriore progetto di legge
sul riordinamento, sulla conservazione e sull'amministrazione della proprietà ecclesiastica. Pareva a noi
che sarebbe stato consiglio migliore di affrontare direttamente e nella sua ampiezza questa grave questione, risolvendo i punti lasciati sospesi circa i rapporti dello Stato colla Chiesa, donde poi, per naturale
e logica conseguenza, sarebbero discesi eziandio i provvedimenti sulle corporazioni religiose e sulla conversione dei beni immobili ecclesiastici, senza uopo di
leggi speciali. Bensì comprendevamo le ragioni di opportunità politica ed economica che possono avere indotto il Ministero a fare di ciò, siccome ei fece, l'oggetto dello schema particolare che vi è dinanzi ; ma
nel votarlo, volevamo riservare per l'avvenire le opinioni e i principii che abbiamo altra volta manifeafOT^isoa ó«o? adii iftimò aìovsionrt"'^
•
Questa dichiarazione avrei fatto modestamente e
brevemente perchè, quando ho l'onore di parlare alla
Camera, io cerco sempre ogni modo di non dilungarmi
dall'argomento, di coglierne la parte pratica, di esaminarne le ragioni prò e contro, di trarne il mio giudizio, e tutto ciò evitando di vagare in considerazioni
che possano parere troppo teoriche od astratte.
Ma, dopo la discussione che ha avuto luogo nei due
giorni passati, io credo che la Camera vorrà perdonarmi se entro alquanto più profondamente in questa
materia. Non mi sarebbe ia vero possibile tacere dirimpetto alle molte e varie accuse colle quali furono
assaliti i principii che altre volte qui abbiamo propugnato. Imperocché la più parte degli oratori non si restrinsero ad esaminare la legge, ma entrarono a golfo
lanciato nelle considerazioni generali. Si disse che le
nostre idee erano confuse, indeterminate, fantastiche :
che noi volevamo togliere allo Stato ogni arme, ogni
difesa contro gli abusi e le usurpazioni del clero ; si
giunse fino a rappresentarci come gl'iniziatori di un
moviménto neo-cattolico conservatore. Ora, poiché
queste cose potrebbero leggermente essere ripetute
anche fuori di questo recinto, mi sia lecito, almeno
per diritto di difesa, chiarire un poco il nostro pensiero; e appresso accennerò anche le ragioni per le
quali siamo disposti ad approvare la legge.
L'onorevole Pecile e l'onorevole Corbetta sono ammiratori del sistema giurisdizionale, di quel sistema secondo il quale, a loro avviso, lo Stato frena la Chiesa
nei suoi abusi, protegge il basso clero contro la oltra;
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CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1871-72
potenza papale, e mantiene incolumi i diritti regali
dalle pretese della Curia romana.
Noi intendiamo appieno il sistema giurisdizionale,
che ebbe tanti propugnatori illustri tra gli scrittori
italiani, e precipui campioni sul trono Giuseppe II
e Leopoldo I. Noi lo intendiamo per quei tempi e
nella sua interezza, ma, a nostro avviso, è questo
un sistema il quale oggi sarebbe inefficace ed inapplicabile all'Italia, imperocché si fonda sopra l'unione
intima dello Stato colla Chiesa. Questa unione dello
Stato colla Chiesa ha regnato finora, e ancor regna
nella maggior parte delle nazioni europee, benché subisse molte variazioni. Da prima l'autorità regia fu
fu soggetta al pontificato, poi quella a sua volta sormontò, da ultimo seguirono concessioni reciproche per
mezzo di concordati. Ma, in qualsivoglia di queste
forme, la base del sistema è l'unione intima dello Stato
colla Chiesa. Lo Stato ha una ingerenza notevolissima
nelle materie religiose, vigila la disciplina, presenta i
vescovi o ne riconosce la nomina, chiama dinanzi a se
con appello db àbusu e giudica cause anche ecclesiastiche; ma dall'altra parte onora la Chiesa, la protegge, le dà il braccio secolare, considera la religione
come fondamento della felicità dei popoli, anzi dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Tale è il sistema giurisdizionale e siccome non concepiamo che possa essere scisso nelle sue parti, così
non possiamo credere alla sua efficacia e alla sua possibilità odierna in Italia, anzi ci par destinato a cadere
in tutte le nazioni che hanno proclamato, negli statuti
loro, la libertà assoluta della coscienza e dei culti.
L'onorevole Casarini ha citato, con molta lode, ed io
me lo aspettava, anzi ha fatto di più, ci ha proposto ad
Imitazione l'esempio della Germania nelle recenti sue
leggi di polizia ecclesiastica. Io sono studioso quant'altri mai delle cose germaniche, e le studio con sollecitudine anche per trarne ammaestramento a prò della
mia patria ; e per ciò credo di poter affermare come
l'onorevole Casarini e gli altri che hanno parlato nello
stesso senso mal conoscono la struttura dello Stato in
quella grande nazione e i suoi rapporti colla Ghiesa,
mal comprendono il significato vero degli atti che colà
teste si sono compiuti.
Essi non ricevono le idee loro direttamente dalla
Germania : è una luce che passa e si rifrange attraverso le lenti del radicalismo francese. Se il gran Cancelliere dell'impero fosse stato qui presente ed avesse
ascoltato le parole dell'onorevole Casarini, egli sarebbe, ne sono sicuro, rimasto altamente sorpreso e
forse qualche altro sentimento disgustoso alla sorpresa si sarebbe commisto, nel vedersi trasformato
in un giacobino francese. Allorché il gran Cancelliere
dell'impero germanico introduceva ultimamente in
Parlamento le leggi confessionali, credeva suo obbligo di cominciare dalla professione solenne di una
fede viva, evangelica, cristiana; dichiarava di proporre queste leggi pel bene stesso della Chiesa, per
impedirne soltanto gli abusi e mantenere il rispetto
dovuto ai diritti della monarchia e della nazione.
E di fatto, se la Germania fu ed è la culla dei più
arditi pensamenti filosofici, ciò nonostante l'idea e il
sentimento religioso penetra in tutta quanta la nazione, sia pur sotto varie forme, ma tutte seriamente
e sentitamente. E sia pur che l'animi, come diceva
uno degli oratori, lo spirito di Gustavo Adolfo, o di
Lutero, ma non è certamente quello di Voltaire, e di
Kousseau.
Adunque, o signori, le recenti leggi confessionali germaniche si potranno giudicare diversamente, ma non
si ponno citare, ad esempio dell'Italia ; che se voi persistete a proporcele ad imitazione, noi vi chiediamo :
siete pronti a imitare la Germania in tutto il complesso delle sue istituzioni ? Certo essa in molte leggi
religiose è assai meno radicale dell'Italia, non ha ancora il registro delle nascite, né il matrimonio civile; è
ancora foggiata nelle sue relazioni ecclesiastiche, in una
forma tutta diversa della nostra. Siete voi pronti a
onorare e proteggere la Chiesa? A dare alle pene disciplinari un'efficacia coattiva ? Ad espellere dalla cura
delle anime un illustre parroco, perchè nelle sue scrifc
ture non si mostra rigidamente ortodosso ? A promuovere e sussidiare i seminari, a dare aumento e lustro alle facoltà teologiche? Siete voi pronti, insomma,
a porre la Chiesa in cima delle istituzioni sottoposte
allo Stato?
Se non siete pronti a far questo, voi citate a sproposito la Germania. (Benissimo ! a destra)
CASARINI. Domando la parola.
UMETTI. Ma l'onorevole Casarini soggiungeva che
egli accetta una parte delle istituzioni prussiane, e
non l'altra, ciò che osteggia non ciò che favorisce la
Chiesa. In tal caso è vano citare la Germania o altro
esempio : il suo pensiero lo ha recato innanzi chiaramente quando ha detto che bisogna combattere quotidianamente, costantemente, accanitamente il clericato.
Or bene, questo sistema non è di sicuro il sistema libe»
rale ; è piuttosto il suo contrario : ha un nome nella
storia, cioè il giacobinismo; ma io noi credo nè giusto,
né utile, nè che convenga alle tradizioni ed al temperamento italiano, nè credo che in ogni modo sia pur$
efficace al fine che si propone.
Mi basterebbe l'esempio della Francia, la quale oggi
è turbata da gravi difficoltà che le impediscono o ritardano il buon assetto interno, e parte di queste dif*
ficoltà le viene dal partito clericale. Ma il partito clericale non avrebbe tanta forza se non fosse il portato
dalla reazione contro la violenza, che nel finir del
secolo passato offese sì profondamente le coscienze. L@
persecuzioni di quel tempo hanno creato il clericalismo
in Francia ; e se allora non si fossero veduti i saturnali
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TORNATA DELL'8 MAGGIO 1 8 7 3
della rivoluzione, non vedremmo oggi le esorbitanze
clericali e le ire co atro l'Italia, sol perchè ha distratto
il dominio temporale al Papa. (Bravo! Bene!)
Ma che cosa volete voi ? ci si dirà dai nostri avversari.
Chi siete voi ? Qual è il vostro pensiero ?
Noi non domandiamo altro che la continuazione e
l'attuazione di quel concetto che fu acclamato dal Parlamento sin dalla prima formazione del regno, che fa
parte del programma dei nostro risorgimento, che era
una delle condizioni di Roma capitale. Noi non abbiamo rinunciato alla formóla del conte di Cavour: ZiSem Chiesa in libero Stato.
So bene che quando il conte di Cavour proclamava
quella forinola, egli immaginava ancora possibile che
la Corte romana, commossa al grido di libertà, potesse
spontaneamente far getto del dominio temporale e dei
suoi privilegi, 8 sperava che una paca sincera, assai
più grande nei suoi effetti di quella di Westfalia, fosse
proclamata dal Campidoglio, fra i principii di libertà
e lo spirito religioso. Ma, da quell'uomo antiveggente
che egli era, non poteva non farsi anche l'ipotesi contraria, e quindi soggiungeva apertamente che, quand'anche la Corte di Roma non avesse voluto venire a
nessun patto, quand'anche noi fossimo entrati nella
città eterna contro la sua volontà, e ad onta dei suoi
sforzi, l'Italia avrebbe dovuta senza indugio proclamare la separazione delio Stato dalla Chiesa.
Imperocché, o signori, la formola prima del conte di
Cavour, Lìbera Chiesa in libero Staio, rappresenta, per
dir così, l'aspetto diplomatico, col quale si presenta la
soluzione del problema: separazione delio Stato dalla
Chiesa: n'è la formola giuridica.
Parmi sentir susurrare: ma che è questa libertà
che volete dare alla Chiesa? È quella forse che essa
medesima non cessa di reclamare da gran tempo come
a lei dovuta?
La libertà che chiede la Chiesa romana non è la libertà come la intendiamo noi, cioè quella del diritto
comune; è il suo contrario, cioè il privilegio, l'indipendenza dalie leggi dello Stato, la dominazione esclusiva sulla istruzione, sulla beneficenza, sugli atti civili.
Questa non è libertà, ma monopolio, come non sarebbe libertà per apposito il negare alla Chiesa i diritti che deve avere ogni associazione.
Signori, per sbandire la confusione delle idee, bisogna togliere di mezzo una espressione che ne è la cagion principale, espressione che si attiene essenzialmente al sistema giurisdizionale tanto vagheggiato, e
a quello dei Concordati, e cioè che lo Stato e la Chiesa
sono due potestà pari e parallele che si limitano o si
fanno concessioni a vicenda. Per noi potestà vera, nel
senso legislativo e coattivo, facoltà cioè di sancire le
leggi colla forza, imperimi, non ve né è e non ve ne può
essere che un solo ; e questo è lo Stato.
È evidente che se voi ponete due poteri uguali e
conviventi, voi non riuscite che al conflitto, ovvero
all'accordo fra loro. Ma se ponete lo Stato come la
sola potestà giuridica, il concetto della separazione vi
apparisce limpido e chiaro ; avvegnaché di fronte allo
Stato c'è il diritto individuale, e quello di associazione,
e c'è di più la incompetenza assoluta dello Stato in
materia religiosa. Lo Stato non crea i diritti, ma li riconosce, e rappresenta la giustizia uguale per tutti.
Se l'onorevole Carutti avesse ragione, se veramente
l'articolo 1 dello Statuto significasse qualche cosa di
più di quello che altra volta fu stabilito, e col consenso
universale di tutti i partiti della Camera interpretato,
se il suo spirito insomma suonasse como la parola, io
sarei li primo a domandarne l'abolizione, perchè implica
precisamente che lo Stato professi una forma determinata di religione. Nè ciò basta ; dal Codice civile e dal
Codice penale debbono scomparire tanto i privilegi
quanto le esclusioni che si attengono ad una credenza.
Il pareggiamento dei diritti e dei doveri dei cittadini
a qualunque fede appartengano, è la nostra divisa.
Vogliamo di più ; vogliamo una legge che regoli le
associazioni, ma che nello stesso tempo permetta e
determini le condizioni degli enti morali.
Corre oggi un andazzo assai strano, e qualche volta
mi sorprende che, nonostante la esperienza, possa cosi
a lungo dominare le menti. Noi abbiamo una specie di
sacro orrore per tutto ciò che è ente morale, personalità collettiva a fine religioso, e nello stesso tempo ci
pare che l'associazione debba essere assolutamente
francata da ogni regola e da ogni freno. Diverso è il
nostro giudizio.
Noi crediamo che anche l'associazione debba avere le
sue regole e le sue forme ordinate ; cosicché, per esempio, le corporazioni alle quali si toglie la personalità
civile per tema di pubblico danno, non possano, unicamente mutando nome, ripullulare ed estendersi, tanto
maggiormente, quanto l'azione loro è meno conosciuta
e vigilata : ma nello stesso tempo crediamo che deve
permettersi ed avere sue i egole anche la formazione
degli enti collettivi a fine religioso. Dico che lo Stato
deve stabilirne le nórme generali per legge, e comprendo che escluda la formazione di enti morali, quali
sono le corporazioni monastiche, che contrastano
in alcune parti della loro essenza colla legge civile ;
ma fuori di quelle società, le quali abbiano dei propositi, o delle norme contrarie al Codice o allo Statuto, non iscorgo come giustamente si possa impedire
la formazione di enti morali a fine religioso. Non ve«
dete voi che ogni associazione ha bisogno di costituirsi
durevolmente, e che, quando gli uomini si riuniscono
insieme ad un fine, il primo loro pensiero è quello di
sottrarre questo fine alla incostanza e all'incertezza,
di farne una specie di ente, che duri e si perpetui ? E
se ciò si riscontra nella istruzione, nella beneficenza
nei commerci, nelle arti, come potete escluderlo nella
religione, che più d'ogni altra mira al futuro, ansi
all'eterno?
3
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CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1 8 7 1 - 7 2
Adunque, se ammettete le società collettive industriali, i comizi agrari, le Università, le opere pie, dovete a m m ^ e r e nello stesso modo gli enti morali a fine
religioso: siano sotto l'impero della legge, agiscano
nei limiti prescritti dallo Stato, colle norme di giustizia che saranno determinate, ma dentro la sfera permessa si ordinino a loro grado, abbiano piena libertà di
fitn^Rff a' '
' 'K \
,*
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Questo è il concetto americano, questo è divenuto
anche il concetto inglese nella disformazione della
Chiesa d'Irlanda, che prima era Chiesa statuale, ed
oggi è libera.
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O
Si cita quotidianamente l'esempio del Belgio. Ma vi
meravigliate voi che nel Belgio i cattolici formino un
partito? Io non me ne sono stupito mai: dal momento
che il clero è costretto a vivere dei sussidi dello Stato,
ed ha il proprio stipendio sul bilancio governativo, suo
sforzo continuo deve essere quello di penetrare nel
recintò dove questo bilancio si stanzia, e di esercitarvi
un influsso.
"
'
r
4 ^
f '
E poiché in Belgio prevale quello stesso concetto di
cui vi parlava poc'anzi, cioè a dire la sfrenata libertà
d'associazione e l'assoluto impedimento alla formazione di enti morali religiosi, ne segue che ivi si tenti
di conseguire per vie tortuose ciò a che non può giungersi per la via normale e maestra, e s'assottigli l'ingegno per eludere la legge, il solo modo di evitare
il carattere fazioso dell'associazione religiosa, è di
lasciare aperto ogni adito legittimo al suo regolare
svolgimento. (Benissimo ! a destra)
Quando ad una corrente di acqua volete contrapporre una diga e vi pare di essere riusciti a fermarla,
voi la trovate poco lungi stagnante in malsana palude,
mentre avreste potuto, regolandola, fecondare le circostanti campagne. . r . .
.. .. \.
Mi resta ancora una parola a dire sull'ordinamento
e sulla amministrazione della proprietà ecclesiastica.
10 ho udito assai parlare di elezioni dei vescovi a clero,
a popolo, del diritto dello Statò a ingerirsi nei rapporti
dei parroci coi vescovi, e via dicendo.
Secondo noi lo Stato è incompetente in materia religiosa, e di ciò non può mescolarsi.
Ma c'è una parte, si dirà, nella quale lo Stato può
mettere la mano ed è l'amministrazione dei beni. An,che su ciò dirò francamente il mio pensiero. Credo che
11 beneficio ecclesiastico, quale oggi è costituito, debba
trasformarsi, imperocché esso sia una reliquia degli
ordini feudali; ma stimo che questa trasformazione
non si possa fare violentemente e che debba scaturire
dalla volontà e dall'azione degli stessi fedeli. Lo Stato
può in un punto darne l'esempio, cioè nella proprietà
che amministra oggi esso medesimo. E questo era il
concetto che animava gli emendamenti proposti dal
mio amico il deputato Peruzzi e da molti altri con
lui alla legge del 1871. Non si rifiutava assolutamente la trasformazione del beneficio e la introduzione
dell'elemento elettivo nell'amministrazione dei beni
della Chiesa; tutt'altro. Solo si diceva: non perturbiamo l'ordine presente a forza, ma cominciamo da
quella parte di beni che è amministrata dal Governo.
Il Governo ha oggi in mano il fondo del culto e gli
economati : introduciamo ivi l'elemento elettivo, e
nessuno potrà contrastarcelo. E se questo germe troverà realmente il terreno propizio, avrà la forza di radicarsi e di estendersi ; colla coopcrazione dei fedeli
a poco per volta si compierà quella trasformazione e
quella riforma che è desiderabile, ma alla quale il Governo non deve prendere diretta parte, perchè noi non
siamo riformatori della Chiesa, nè abbiamo alcuna
ragione o titolo di esserlo.
Io spero di aver con queste parole dissipate quelle
nebbie che adombravano il concetto nostro e permettevano a taluno eli rappresentarlo sfigurato e contraffatto.
Mi sembra aver chiarito in che e come noi crediamo di
essere veramente consentanei al sistema della libertà.
Noi vogliamo nei Codici il pareggiamento dei diritti e
dei doveri di tutti i cittadini, a qualunque culto appartengano ; vogliamo una legge che regoli le associazioni,
e che determini il modo di formazione degli enti morali
a fine religioso ; vogliamo infine preparare, nella parte
che ci appartiene, l'introduzione dell'elemento elettivo nell'amministrazione dei beni ecclesiastici.
Questo è il nostro pensiero, e non altro; molto semplice, molto radicale dirà taluno, ma che rispetta tutti
quanti i diritti, e pel quale non si può dire che lo Stato
rimanga disarmato, e che la Chiesa abbia la balìa di
offenderlo, di usurpare la sua prerogativa. No, signori,
lo Stato non rimane disarmato, perchè se lascia l'autonomia e la libertà alla Chiesa, le pone esso stesso i
limiti che non può valicare.
Non è questo che un aspetto del sistema generale,
che nel 1861, io ed i miei amici abbiamo proposto alla
Camera, il quale, invece dell'accentramento amministrativo, desidera l'autonomia locale e lo sviluppo delle
istituzioni particolari di ogni maniera, invece della
protezione industriale, vuole il libero scambio, invece
dei Concordati e della giurisdizione ecclesiastica, chiede
la separazione dello Stato dalla Chiesa.
Ragioni di opportunità possono consigliarci di
differirne l'adozione, in tutto o in parte, a tempi
migliori, ma non dobbiamo rinunziare ai nostri principii, nè permettere che siano svisati, e che si dica e
si ripeta e si faccia credere, compilando una storia ad
usum Belphini, sebbene oggi il Delfino non sia'più nella
reggia ma nella piazza (Risa di approvazione a destra),
che si faccia credere che noi siamo iniziatori di un partito neo*0attoìico conservatore, mentre pretendiamo di
essere difensori del vero e solo sistema di libertà.
x ^ H ^ r f i i i s tasn9oU9ìr0d .silfi Gaioqqai M MS
CASMiIM. Domando la parola per un fatto personale.
IMGIigTIi. Chiedo venia aliar" Camera .'di essermi allontanato dal soggetto preciso della discussione ; ma,
TORNATA DELL'S MAGGIO 1873
come io dissi, una ragione di legittima difesa per mo
e per i mìei amici mi costringeva a chiarire la nostra
.posizione e i nostri principii.
Ora dirò alcune parole sulla proposta che è.in diÌftfì nhrfntii a- QÌYÌ ni i^n > o *mtrn ) il
Esaminandola attentamente, mi par di vedere sopra
alcuni punti un accordo generale. Infatti, non c'è alcuno qui che proponga di conservare la personalità civile degli ordini religiosi esistenti ; non c'è alcuno
il quale non riconosca che è da cessare la manomorta,
trasformare la proprietà stabile degli enti morali, facendo entrare nell'attività del mercato tante terre, le
quali aspettano la scienza, il capitale e il lavoro che
ne tragga le ricchezze tuttora latenti.
Ad ottenere questo duplice scopo conviene egli applicare puramente e semplicemente le leggi del 1866
e del 1867 ?
Su questo punto, se non la unanimità, certo la
grandissima maggioranza riconobbe che l'applicazione
pura e semplice di quelle leggi, non sarebbe conveniente ; che occorrevano in Roma alcuni temperamenti
richiesti, parte dalle condizioni speciali del paese, parte
dal diritto pubblico creato colla legge 13 maggio 1871.
L'onorevole Pecile e l'onorevole Corbetta hanno pur
dichiarato di voler èssere moderatissimi, di voler ammettere dei temperamenti, purché non si offendano i
principii che ho sopra indicati.
Veniamo alla parte finanziaria. Anche qui e la Destra
e il Centro e una parte notevolissima della Sinistra
hanno sempre consentito che non si debba fare di
questa legge uno strumento di lucro fiscale ; questo
concetto il Ministero lo aveva chiaramente annunciato
nel suo programma per le elezioni generali, laonde io
credo che coloro i quali vi aderirono allora non potrebbero oggi, senza nota d'inconseguenza, contraddirlo.
In tutte cotali cose adunque siamo d'accordo. Ora i
temperamenti cosa debbono avere per fine? Essi
debbono avere per fine di non impedire, in guisa
alcuna, l'azione libera del Pontefice, e le sue relazioni
cogli istituti esteri. Per verità noi possiamo abolire
gli ordini religiosi in casa nostra, ma non possiamo
abolirli nell'Ungheria, nell'Austria, negli altri paesi
dove esistono. Ed avendo promesso nella legge delle
guarentigie di non perturbare menomamente le relazioni del Pontefice coi cattolici, dobbiamo trovare un
modo che lasci libero l'esercizio di quelle funzioni che
a tal uopo si richiedono, e non dinegargli i mezzi materiali che possono occorrervi. E anche qui trovo molti
consenzienti.
Dove è adunque il punto di differenza ? Nella distribuzione dei beni, pagate le pensioni ai monaci, quella
parte che ha rapporto alla beneficenza, alla istruzione,
alla parrocchia, conserva la sua destinazione. Ma a
chi si darà quella parte di beni che era destinata a
r
1
mantenere le relazioni del Papato cogli ordini religiosi
stranieri? In che modo si darà?
Si darà al Pontefice? Si darà ai generali e ai procuratori generali prò tempore, riguardati non già come
capi d'ordine, ma come individui che esercitano una
funzione qualsiasi religiosa? Si darà alle chiese parrocchiali, alle chiese annesse ai conventi che esistono
in Roma ? Si darà loro tutta in rendita pubblica, ovvero
potrà darsene una parte, direi così, in natura, un locale
destinato a servire di residenza all'ufficio ?
Ecco appunto dove sta la quistione.
Ora confesso che, quando udiva ieri l'onorevole Corbetta, io non sapeva persuadermi della somma importanza che egli dà a questa materia. Nei principii e Ministero e Commissione e la maggioranza della Camera
convengono : sopprimere completamente le corporazioni monastiche, lasciare al Pontefice i mezzi di mantenere le sue relazioni con quegli ordini religiosi che
esistono e che non possiamo sopprimere nelle altre nazioni. Pertanto, tenendo fermi questi principii, se da
parte del Ministero, e da parte della Commissione, e
da parte degli amici nostri che ieri rappresentavano
questo dissenso, vi sia buon volere, e non può non
esservi, non so comprendere come non si debba trovare una soluzione la quale appaghi sinceramente gli
animi e raggiunga lo scopo.
Io rispetto le idee dell'onorevole Corbetta, e rendo
omaggio alla sincerità del suo animo, ma mi sembra
che il fervore delle sue convinzioni io abbiano fatto
trascendere nei dubbi e nelle diffidenze al di là di
quel giusto limite che era nei suoi stessi desiderii.
Pare a lui che fra il progetto ministeriale e le sue
opinioni vi sia un abisso ; a me sembra al contrario
che non vi sia da fare altro che un passo per incontrarsi ed intendersi.
E qui mi sia lecito di considerare anche il lato politico e internazionale della questione, poiché già da
parecchi oratori ne fu fatto lungamente parola. E
sembrerebbe quasi dalle domande che eglino facevano all'onorevole ministro, sebbene con animo repugnante, sembrerebbe, dico, che temano vi sia stata
una pressione diplomatica a questo riguardo dei generali degli ordini religiosi, e che l'Italia subisca, nel
far questa legge, una specie di umiliazione ottemperando al volere di nazioni straniere.
Io lascio all'onorevole ministro degli affari esteri il
compito di dare le chieste spiegazioni; per me il concetto politico di questa legge è chiaro, distinto, e si
rannoda a quella nostra tradizione politica rispetto a
Roma, che la Dio mercè ha durato finora, e che io
spero durerà per l'avVènire. Il conte di Cavour fin da
principio, nella memorabile seduta del marzo 1861,
la indicava in questo modo :
« Il Ministero crede di sciogliere la questione di
Roma col far convinta la parte di buona fede della so-
saMa^iM^afflar«^^
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CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1 8 7 1 - 7 2
cietà cattolica che la riunione di Roma all'Italia non
reca pregiudizio all'indipendenza della Chiesa. »
Più tardi la riassumeva il barone Ricasoli nel 1867
con queste parole :
« Abbiamo creduto che, mostrandoci solleciti, giusti, tolleranti dirimpetto alla Chiesa per gl'interessi
generali, cioè cattolici, avremmo levato di mezzo qualunque motivo per reclamare dal Governo italiano
un'opera che non fosse d'accordo cogli interessi nazionali ; avremmo evitato, in una parola, che il Governo
italiano fosse chiamato a sedere intorno ad un tappeto
verde per discutere la questione romana. »
E da ultimo l'onorevole Visconti-Venosta nel novembre 1872 :
a Che cosa voleva l'Italia? Voleva sciogliere la questione romana da sè, ma senza diseonoscere quegli interessi che, si chiamino internazionali o soprannazionali, non sono solo i nostri interessi.
« Ebbene, noi siamo venuti a Roma e non ci si è opposta una protesta, non una riserva, non alcuno di
quei documenti che, quand'anche non siano seguiti da
fatti immediati, rimangono come germe di una questione che può essere sollevata più tardi. »
In queste parole, pronunziate ad intervalli diversi
di tempo, io trovo raffigurato il medesimo concetto.
La questione romana, checché si dica, o signori,
non ha solo rapporti nell'interno dell'Italia; essa
non è, checché ne pensi l'onorevole Casarini, uguale
alla questione del ducato di Modena e del ducato di
Parma ; ha qualche cosa di proprio, di diverso dalle
altre, ha dei rapporti intimi e forti anche fuori
d'Italia. E davvero sarebbe strano il discrederlo o dissimularlo. Eppure questa questione abbiamo voluto e
vogliamo risolverla da noi soli, ma per ciò fare la volontà, la tradizione, l'interesse nostro è di procedere
con giustizia, con equità, con longanimità, non prestando adito a nessuno di buona fede d'ingerirsi nelle
cose nostre, e cattivandoci l'opinione pubblica degli
uomini discreti ed onesti in tutta l'Europa. Manteniamo questo carattere alla legge presente, e faremo
opera savia. Certo non v' ha alcuno che tema una
guerra per tale questione, nè un conflitto ; ma dobbiamo altresì evitare ogni pretesto di querela, prevenire
qualunque sia di quegli atti diplomatici che, senza
produrre effetti immediati, lasciano un addentellato
per l'avvenire.
Siamo a Roma ; abbiamo fatto molto, e molto possiamo fare ancora, ma conviene procedere cautamente, senza affrettarsi e senza dare indietro di un
passo ; godere insomma i benefizi del tempo, perchè
il mondo, come dice il proverbio, non si fece in un
giorno, nè le questioni dei rapporti definitivi dello
Stato colla Chiesa saranno risolti dalla legge che
stiamo discutendo al presente.
Se voi udite le voci del Vaticano, che cosa suonano
esse? Esse suonano che l'Italia, non contenta di aver
distrutto il potere temporale, fa guerra alla Chiesa,
perseguita il Papa, lo tiene prigioniero, osteggia non
solo il cattolicismo, ma qualunque sentimento religioso. Noi perseguitiamo i preti, i vescovi... (Commenti
rumorosi a sinistra — L'onorevole Biìlia fa alcuni
gesti) Non sono io che lo dico, è al Vaticano che ciò
si dice.
Dall'altra parte l'onorevole Billia ed i suoi compagni
dicono : voi siete venuti a Roma quasi vostro malgrado,
e spinti per forza dagli eventi. (Sì! sì! a sinistra) Voi
state oggi tremanti e mogi dinanzi al Pontificato. Voi
volete con lui una conciliazione ad ogni patto ; siete
neo-cattoìici conservatori (A sinistra. È vero !), non ad
altro mirate che a farvi perdonare la gran colpa d'aver
distrutto il potere temporale.
BILLIA A. Precisamente ; benissimo !
MUGHETTI. Ebbene, se io ho espresso con verità i
sentimenti del Vaticano e quelli della parte più radicale della Camera, mi sia lecito da queste due così
opposte sentenze trarre la conclusione, che la via che
noi seguiamo è quella del vero e del giusto {Mormorio
a sinistra), però io confido che il paese non si lascierà
illudere, nè disviare da quel programma col quale fu
iniziata l'impresa nazionale, e che ci ha condotti sin
qui, qui dove era certamente, non dirò utopìa, ma temerità sperare di giungere così presto.
So bene che vi è un ostacolo a seguirla, il quale
viene dalle provocazioni del clericato. Anch'io partecipo al sentimento che agita molti cuori generosi,
quando odono ogni giorno scagliarsi invettive contro
le nostre istituzioni, e vomitarsi ingiurie contro il Re
e il Parlamento, e messa al bando ogni conquista della
civiltà, rinfrescarsi e rinnovellarsi i pregiudizi più
antiquati della teocrazia. Io comprendo quanto sia
difficile, dirimpetto a queste provocazioni il conservare longanimità ; ma ho fiducia nel senno della popolazione romana, e della popolazione italiana, le
quali hanno dimostrato fino ad ora quanto poco conto
tenessero di queste ingiurie, e sanno essere tanto più
pazienti, quanto più sentono di essere forti.
Nè per ciò credo che siano necessarie armi nuove
contro il Papato, reputo anzi che non abbiamo nulla
da temere dai suoi assalti.
Roma papale ha avuto in altri tempi ben altri mezzi
di quelli che ha ora: assai, ma assai più potenti, l'inquisizione, il braccio secolare dei Governi, la credulità
universale, l'istruzione, l'educazione, tutto in mani
sue; eppure lo spirito umano ha rotto questi vincoli ed ha fatto il suo cammino. (Bene ! Bravo ! a destra) Ed oggi colla scienza diffusa, colla libertà della
stampa e della tribuna, oggi col Re d'Italia a Roma,
vorreste ancora temere che armi irrugginite mettano
a compromesso la nostra civiltà ? {Bene!)
Ma, nel mentre io respingo un sistema che ci condurrebbe per la china sdrucciolevole della persecuzione,
respingo nel tempo stesso il concetto che l'onorevole
— 6149 —
TORNATA
DELL'S
Casarini ci vuole attribuire di un'alleanza col Papato
quale oggi si trova.
In verità, è strano il discutere di ciò quando ne
predicate voi stessi la impossibilità ; ina, se pur fosse
possibile, dico che l'alleanza dello Stato colla Chiesa
non è il portato del nostro sistema e dei principii che
ho esposto, ma bensì dei sistemi contrari. Ed oggimai
è chiaro che fra lo Statuto ed il Sillabo non è possibile conciliazione, e l'esperienza ha mostrato nell'ultimo secolo che tutti i Governi i quali hanno voluto
puntellare la politica sulla religione, ne furono invece
scossi e scrollati.
Io escludo adunque entrambi i termini del dilemma;
ma fra l'alleanza e la persecuzione non c'è nulla di possibile ? A nostro avviso, sì: anzi c'è il solo metodo ragionevole e giusto, quello che rispetta tutti i diritti, sì
dell'individuo sì delle associazioni, che non offende
il sentimento religioso, ma pone regole e norme ai suoi
atti esterni sicché non ledano le prerogative dello Stato.
Vi ha la conciliazione vera, non pattuita, che nasce
quando ognuno sente che i propri diritti sono rispettati, quando sa che, dentro i confini che il diritto degli
altri gli prescrive, egli è sostenuto e protetto, e può
svolgere la sua credenza liberamente e senza timori.
Questa è la conciliazione che nasce non solo colla
Chiesa, ma con tutti gli interessi di qualunque genere
sorgano dall'umana natura, e con tutte le istituzioni
loro dinanzi ad uno Stato egualmente forte che giusto:
è questo l'ideale a cui noi aspiriamo. Perchè tacerlo ?
Noi abbiamo avuto, ed abbiamo anche per l'Italia
una speranza, se volete, remota, di un compito altrimenti più bello e più nobile di quello che le è stato
prefisso dai nostri contraddittori. Noi abbiamo sperato
che l'Italia, venendo a Roma, non si sarebbe strascinata servilmente dietro le traccio di altri popoli ; ma
avrebbe inaugurato quel principio della separazione
giuridica della Chiesa dallo Stato, che, fiorente di là
dall'Atlantico, aspetta ancora un esempio efficace nella
vecchia Europa : e questo compito noi lo crediamo atto
ad accrescere la grandezza della patria nostra, perchè
la grandezza di un popolo non viene solo dalla sua
prosperità interna, ma soprattutto dalle orme che lascia nel cammino della civiltà. (Benissimo ! Bravo ! a
destra)
PRESIDENTE. L'onorevole Casarini ha facoltà di parlare per un fatto personale. (Conversazioni)
Facciano silenzio. Parli, onorevole Casarini.
CASARINI. L'altissimo onore che mi ha fatto il capo,
il vero capo della destra, occupandosi più specialmente
dei mio discorso, non mi è giunto nuovo, nè inaspettato. Fino dalla scuola, poiché mi onoro di essere
stato suo discepolo quando nei tristi tempi della dominazione papale l'onorevole Minghetti con rara abnegazione si era fatto professore clandestino ad un
gruppo di giovani che desideravano studiare ed imparare, d'allora dico, fino alle scaramuccie politiche inSESSIONE 1 8 7 1 - 7 2 - CAMERA PEI DEPUTATI -
Discussioni.
771
MAGGIO
1873
cruenti fra le quattro mura della nostra Bologna, noi,
su questo terreno, ci siamo sempre trovati agli antipodi.
L'onorevole Minghetti ha tentato scagionarsi dell'addebito di una quasi paternità della idea di conciliazione.
Egli ha detto: noi la conciliazione direttamente non
l'abbiamo voluta, noi vogliamo un sistema di leggi che
possa rendere possibile, in caso, la conciliazione.
Per me, fine diretto od indiretto, la conciliazione
col Papato, onorevole Minghetti, è sempre in cima dei
vostri pensieri! (Risa d'approvazione a sinistra)
Non lo potreste negare dopoché ieri l'altro vi citai
uno ad uno i fatti che svelavano, che tradivano le
vostre tendenze; non lo potreste negare tanto più
quando l'onorevole Bonghi, non più tardi di alcuni
giorni, scriveva, nella Revue des deux mondes, che una
tale vignetta in litografia che vediamo per le vetrine
di Roma nella quale Sua Maestà il Re dà amorevolmente il braccio al Pontefice, era la espressione di un
pio desiderio della generalità, e dòpo avere accennato
alle gravissime difficoltà di arrivare fino a questa conciliazione, concludeva in questo modo : « Un partito
(lo leggerò in italiano) che senza abbandonare alcuno
dei diritti della nazione (il problema è assai difficile da
sciogliersi !) darebbe al paese questa prospettiva d'una
conciliazione vera e durevole, toglierebbe per lungo
tempo ad ogni altro la speranza di togliergli dalle mani
le redini del Governo... »
Voci a sinistra. Ecco, è questo ! (Rumori a destra)
BONGHI. Domando la parola per un fatto personale.
CASARINI. « ...Vi sarebbe sostenuto da una grandissima maggioranza dei collegi elettorali... » Provatevici, signori. (Risa ironiche a sinistra) « e bisognerebbe molto tempo perchè i partiti, ai quali un tale
accordo sembrerebbe nocevole allo slancio intellettuale
e morale del paese, potessero riguadagnare qualche
influenza. » (Segni d'approvazione a sinistra diretti
divoratore)
BONGHI. È tutto il contrario.
CASARINI. Rispondo ora all'onorevole Minghetti che
mi ha accusato di una specie di giacobinismo ed ha
contrapposto alle mie idee il suo sistema di libertà.
Ma, intendiamoci bene, forse che noi domandiamo la
ghigliottina? I nostri desiderii, onorevole Minghetti,
sono alquanto più umani e più modesti. Noi domandiamo una sorveglianza attiva e ferma per parte del
Governo. Noi vogliamo, e lo confessiamo, che lo Stato
stia al disopra di tutto e di tutti, compreso il Papa ed
i cardinali. Ecco ciò che noi domandiamo.
La vostra libertà, onorevole Minghetti, sarebbe essa
mai per avventura l'immunità dei reazionari e dei clericali?
Voci a destra. Oh ! Oh ! (Rumori)
CASARINI. Spieghiamoci anche meglio ! Questa sorveglianza per parte nostra e questa libertà per parte
CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1871-72
vostra sono elleno mezzi o finiV Se mai per caso la parola, quei vostri correligionari in fede ed in politica,
vostra libertà fosse un fine soltanto, ma allora, ono- quegli uomini di cui diceva Gioberti, che citai ieri l'alrevole Minghetti, il vòstro programma può essere fir- tri), qnegli uomini che non hanno mai saputo intravvemato tanto dall'onorevole Asproni quanto dal cardi- dere nè antivenire una rivoluzione, quegli uomini che
sogliono bensì condurre le dinastie alle porte dell'esinale Antonelli. {Viva ilarità)
lio, ma che possono anche all'occorrenza divenire preUna voce a destra. Arcades ambo.
CASARINI. Che se la vostra libertà è un mezzo per lo sidenti di repubbliche conservatrici. (Bravo! Benisfr a
'x
sviluppo della civiltà, è un mezzo par combattere le simo ! a spnjfióffl) o 4» -|r
SEISM1T-D0DA.
.Verità
sacrosanta.
idee reazionarie od oscurantiste, allora permettetemi
CASARINI. Ecco chi ha fatta la Francia attuale; ed io
di dirvi che egli è un mezzo infelice, e poco popolare,
e correrete rischio di rimanere un capo senza gregari. di tali consiglieri a Casa di Savoia non ne so augurare.
•
Io sono accusato in Italia di essere l'introduttore (Bene^jg tf$é éÙam a oiins^a mr addì
ed il paladino della musica dell'avvenire. Onorevole
Mi duole che il limite ristretto di un fatto persoMinghetti, voi correte rischio di passare pel paladino nale non mi consenta di andare a fondo di questa gradi una politica dell'avvenire, e questa tendenza allo vissima questione, ma per mia buona ventura i veri
avvenirismo si comincierà a credere che * sia una ma- oratori, ! colossi di parte nostra non hanno ancora
lattiabologrf^èT^ìwiÌ^^ 3 Mova La ioniai | parlato, ed io riducendomi al silenzio sono sicuro
Ma voi, onorevole Minghetti, ci parlate di libertà, e che exoriare aliquis meis ex ossibus ultor. (Benissimo !
votaste la legge delle guarentigie; ci parlate della.lioiflx lab jstfeim q aria ni-m
PRESIDENTE. La parola spetta all'onorevole Bonghi
bertà e vi dichiarate disposto (stranissima contraddizione!) a votare anche questa legge! Ma sono queste per un fatto personale. immao oddiE Hi-.^ rr
le uguaglianze di terreno che lasciate tra noi e la reaBONGHI. Chiedo facoltà alla Camera di lasciarmi alzione? Siete voi disposto a sgombrare il terreno da cuni minuti, ma non vorrei dir quanti sin dal princitutta questa roba? (Bene! a sinistra) Allora v'è il pio, per rispondere all'onorevole Casarini. Egli mi lia
caso che anche noi veniamo per questa via. Ma ba- forzato a prendere la parola in una discussione in cui
date ; quel giorno, in cui noi ci sentiremo disposti; ad 10 aveva presa una risoluzione che credevo fermissima
entrarvi, probabilmente in quel giorno voi non ci sa- ma che ora non trovo ferma, di non aprir punto bocca ; e
rete più. (Bravo ! a sinistra — Eumori a destra) 1/o- ci sono tratto questa volta, come tante altre, per un uso
norevole Minghetti ha detto che il suo sistema ha che io mi arbitro a riputare pessimo, cioè quello di
fatto l'America e l'Inghilterra, ed il nostro ha fatto la leggere in un'Assemblea ciò che uu deputato abbia
jFraircjtfSftSSl^
é. óJaèirp edo eiib ISA \ , scritto fuori di essa; dappoiché quest'uso sarebbe apInnanzitutto, trovare analogie tra l'America e noi è pena scusabile e perdonabile (me lo perdoni l'onorecosa superiore anche all'eloquenza dell'onorevole Min- vole Casarini) se qui si leggesse non un periodo solo,
ghetti. (Bravo! a sinistra) Se in America vi fossero dei ma tutto lo scritto, Dio ce ne guardi! (Si ride) 0 algenerali, l'America non li pensionerebbe : se in Ame- meno sechi leggesse il periodo avesse letto tutto lo
rica vi fosse il papato quale è oggi, e quale è sempre scritto, il che per lo più non succede.
stato fra noi, e l'America fosse circondata da altre poCASARINI. Questo non è nel caso mio.
tenze così dette cattoliche, onorevole Minghetti, vi so
BONGHI. Pure, se l'onorevole Casarini avesse letto
dire che l'America settentrionale farebbe probabil- qualche cosa oltre il periodo che ha letto qui, avrebbe
mente una girata di questo privilegio al Paraguay. veduto che il fondo del mio concetto era appunto l'op(Bene ! Bravo ! a sinistra — Rumori a destra)
posto di quello che egli ha voluto apporrai. Il fondo
In quanto all'Inghilterra, onorevole Minghetti; voi del mio concetto era questo : che una conciliazione tra
dimenticate che l'ha fatta Enrico VIII, l ha fatta Eli- 11 papato e lo Stato, tra il papato e il regno, che può
sabetta, l'ha fatta soprattutto la rivoluzione -contro la essere l'idea della fantasia appassionata di molti, a cui
pasa papista degli SttìÉW. *"hJsoviob e libo hiaov | è duro dividere nella loro coscienza due amori egualOra, voi, onorevole Minghetti, prima di procedere mente forti nella più parte. delle coscienze umane,
alle vostre libertà, sareste disposto ad usare i mezzi l'amore della religione e l'amore della patria; questa
sbrigativi di Enrico VII! e di Oliviero Cromwell? ^Be- conciliazione, dico, se fosse possibile sarebbe poponissimo! a sinistra)
iiiom ih omijisT i » lare, darebbe fondamento ad una politica popolare...
Voi dite: la Francia attuale, la Francia dei pellegriCASARINI. Ma l'ho già detto. "
t \ T.\ \
naggi l'ha fatta il nostro sistema. Onorevole Minghetti |
BONGHI'. Bene sta ; ma non perchè popolare, è la mia.
la Francia dei pellegrinaggi l'hanno fatta 15 anni di Io non va,do mercanteggiando gli applausi del popolo,
dominazione borbonica ed il reintegro dei gesuiti;
ó oBsio oppUp
~ "h
l'hanno fatta gii amorazzi elettorali di Napoleone III ; Questa politica dunque io credo che sarebbe popocoi clericali; l'hanno fatta soprattutto i 18 anni della lare, sarebbe cioè tale da riunire intorno a si una
ujjijxioG lyn y Y.ilUqaD ,Qfly OfiOIf i
dominazione di Casa d'Orleans; l'hanno fatta, in una »^.»jmu^v^
gran somma dei sentimenti del paese, e trarre da eianii
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6151
TORNATA DELI/8 MAGGIO
scuiia grande efficacia e forza. Però, quantunque io
creda questo, io affermi questo come un fatto, aggiungo
che però non sarebbe possibile né desiderabile ( l'onorevole Casarini vorrà riconoscerlo nella lealtà sua);
non sarebbe possibile, per una contraddizione ornai
intima e irremovibile tra l'indirizzo della società civile
e quello della Chiesa ; non sarebbe desiderabile, perchè avrebbe l'effetto di mettere una sosta per alcuni
rispetti di grandissimo rilievo allo slancio morale ed
intellettuale del paese; non è chiaro il concetto mio o
devo ripeterlo ? Questa;' politica di conciliazione, nel
parer mio, avrebbe un seguito grande e un favore nel
paese ; ma non perciò solo, io m'immagino che sarebbe
possibile il farlo.[Essa urta nel diverso indirizzo della
società civile e della società ecclesiastica, nuocerebbe
al progresso morale ed intellettuale del paese.
Come, dunque, l'onorevole Casarini, ha potuto credere che una politica così descritta e disegnata da me
sia appunto la mia e quella del mio partito? Non
v'era davvero nessun pretesto ad uno scambio simile,
Diffatti, se debbo commettere un poco il peccato che
ho rimproverato ad altri, mi si permetta di leggere il
solo paragrafo che precede l'ultimo che fu letto dall'onorevole. Casarini. ' • ; °
isq piq , j
CASARINI. L'ho già letto.
wbmiq & où&moì i
BONGHI. No, ha letto solo quello di mezzo. (Si ride)
Io leggerò il breve inciso che precede. Ecco, ai fatti,
le parole che l'onorevole Casarini ha soltanto lette :
« Un partito che, senza abbandonare nessuno dèi diritti delia nazione, desse al paese questa prospettiva
d'una conciliazione vera e durevole, torrebbe per lungo
tempo ad ogni altro la speranza di levargli di mano le
redini del Governo; vi sarebbe sostenuto da una grandissima maggioranza dei collegi elettorali, e ci Vorrebbe molto tempo perchè i partiti, ai quali un accordo simile sembrasse nocivo allo slancio intellettuale e morale del paese, potessero riguadagnare qualime innuenza. » J e oveiono i. m _ ^-IUI MìMMl j
Affermo dunque che vi sono partiti ai quali quest'accordo parrebbe nocivo allo slancio intellettuale e morale del paese. E quali sono? Non solo lo spiego a
lungo più giù, ma lo accenno in quelle poche parole
che precedono, e che l'onorevole Casarini nori ha letto:
« I clericali, vi dico, e i liberali sarebbero insieme costretti a confessarlo. » *
eisbivih orai? é j
Questa politica, dunque, di conciliazione, io dico,
avrebbe forza di torre di seggio e per lungo tempo e
liberali e radicali, cioè i miei avversari da una parte,
ed i miei amici dall'altra; il partito dell'onorevole Casarini ed il mio,,, '
* ^ cMfMtó
Ora, se posso desiderare che sieno tolti dimezzo i
miei avversari, non ho punto desiderio d'essere tolto
di mezzo io stesso, credo, o piuttosto, che sia tolto di
mezzo il partito a cui appartengo. La politica di conciliazione che descrivo nel periodo che il Casarini ha
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1873
letto, non solo non è quella del mio partito, ma è tale
che il mio partito ne sarebbe sbalzato dal Governo.
;ìE poiché ho chiesto la parola per un fatto personale, credo che, dopo avere chiarito abbastanza il
concetto di quello che è scritto in quell'articolo, io
non abusi del mio diritto e dell'indulgenza della Camera se aggiungo ancora qualche parola.
Molte cose, per vero dire, io non riesco ad intendere
(il che, credo, succede anche agli altri), ma una soprattutto mi è incomprensibile, come mai, cioè, si possa
affermare che la politica seguita dal Governo italiano
e dal partito moderato verso il Papato ed il clero sia
una politica di conciliazione,¿jj^ _ -t r ' \
Io credo fermamente che in Vaticano, quando sentono che qui si dice così, si deve esclamare: quando
dunque comincieranno a farci guerra perchè si cominci ad avere un po' di pace ? (Si ride)
Questa politica nel 1866 ha tolto la persona civile
a tutte le corporazioni religiose ed ha incamerata
tuttala proprietà di esse ; nel 1867 ha sciolto ed annaìlato un grandissimo numero eli istituti ecclesiastici,
ed ha sottratto il 30 per cento a tutte quante le sostanze ecclesiastiche ; nel 1870 ci ha condotti a
Roma ed ha portato via al Papa l'ultimo resto del potere temporale. Ma, Dio buono! quale è dunque il limite éi questa conciliazione ? (Ilarità) È possibile fissarle un iimite? 0 si troverà il giorno che, per un effetto non desiderato, il Papa, che da questa politica
conciliativa si crede forzato a non uscire dal Vaticano,
né esca per andare in esilio ? Signori I confessiamolo :
nel dire che questo è stato ed è un sistema di conciliazione, noi pronunziamo parole le quali in verità
non hanno significato e sostanza di sorta.
Una vera e profonda conciliazione, io lo affermo, sa
rebbè veramente nella fantasia e nel cuore di molti. E
se voi non sentite, non v'accorgete che sia nella fantasia e nel cuore di molti, bisogna addirittura che voi viviate, quantunque in mezzo alle città, in una intera solitudine; bisogna che voi viviate fuori d'ogni consorzio,
che non sia quello ristrettissimo di voi medesimi;
bisogna che il vostro orizzonte sia circoscritto dalle
vostre passioni, e che l'avvenire della nostra patria
voi non lo vediate mica come è diffatti davanti a voi,
ma lo guardiate nello.specchio dei vostri rancori, dei
vostri odii e dei vostri dispetti.
Ma,Dio buòno! schiaritevi la vistale guardatevi attorno, e vedrete se questa condizione di guerra tra il
Papato ed il Regno non reca un profondo dolore nell'animo di molti.
Se voi, signori, girate per le strade delle vostre
città, o per curiosità talora mettete il naso in qualche
chiesa, non vedete le feste religiose assai più affollate
delle feste civili ?i |f ha aamoétcd mokàa
Ma, Dio buono!... (Bumori)
Voci a sinistra, Non è fatto personale.
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5
n
-
6152
CAMERA DEI DEPUTATI —
PRESIDENTE, Io noa dico che l'onorevole Bonghi sia
perfettamente nel fatto personale ; bisognerebbe però
che questa interruzione fosse stata fatta quando parlava l'onorevole Gasarmi. Io non posso aver due pesi e
due misure. (Benissimo! a destra)
Onorevole Bonghi, continui.
BONGHI. Ma questa conciliazione così desiderata silenziosamente dal cuore della moltitudine tra il Papato
ed il Regno, è resa necessariamente, logicamente impossibile dalla storia passata e dalla storia presente
dell'Italia. Una conciliazione siffatta, tra il Papato ed
il Regno, come due istituzioni fornite di carattere pubblico, è necessariamente estranea al programma di
ogni partito politico liberale, d'ogni partito il quale
intenda mantenere intatto il concetto dello Stato, ed
abbia più o meno cooperato alle condizioni presenti
delle cose in Italia. £ ad ogni modo non potrebbe essere fatta se non seguendo una via affatto opposta a
quella nella quale il Governo italiano ed il partito
liberale e moderato hanno camminato e persistito
sinora.
SESSIONE DEL
1871-72
Molte voci a destra. Parli ! parli !
PRESIDENTE. Richiamo quelli che dicono parli, se
non all'osservanza delle convenienze verso il presidente, almeno a quella del regolamento.
BONGHI, Ha ragione, e conchiudo.
Ma vi è una conciliazione a mantenere, a non turbare colla maggioranza delle coscienze cattoliche e col
diritto loro. (.Interruzione del deputato Ferraccia :
Quale?) Uri diritto come quello dell'onorevole Ferra cciù, a parlare alla sua volta. Se io glielo negassi ostinatamente, non diventerebbe impossibile di fare la
mia conciliazione con lui ? (Ilarità) Dunque, come c'è
il diritto in ciaschedun deputato di prendere la parola
a sua volta, c'è il diritto in ciaschedun cittadino di
non essere turbato nell'esercizio del suo culto.
La conciliazione, che tra il Papa ed il regno non
deve nè può essere fatta, deve e può essere mantenuta
tra i cittadini e lo Stato. Se voi inspiraste la vostra
legislazione alle idee che muovono l'onorevole Casarini, voi riuscireste a quest'effetto per una via, e riuscireste al medesimo, per un'altra via, se lo faceste
commuovere da'timori che agitano l'onorevole Córbetta.
Se, dico, alla legislazione fosse data una forma che
il dissidio qui in Italia dovesse essere perenne, tra una
maggioranza di cittadini e lo Stato ne verrebbe prima
o poi che le condizioni d'Italia diventerebbero eguali a
quelle della Francia e peggio della Spagna; e si acquisterebbe forza e probabilità di regno quel partito politico, il quale non si contenterebbe più della conciliazione tra cittadino e Stato, non si contenterebbe più
di una legislazione giusta ed equa, rispettosa di tutti i
sentimenti e di tutti i diritti, ma verrebbe quell'altra
conciliazione contro la quale l'onorevole Casarini combatte, che effettuerebbe quella conciliazione che l'onorevole Casarini credeva propugnata in quella parte
dell'articolo che ha ietto, e dalla quale in idea e coi
fatti si è tanto lontani di qua, quanto di là.
Ma sa questa conciliazione tra Papato e Regno non
può essere fatta, ve n'è un'altra che deve necessariamente essere mantenuta, che non deve essere disfatta ;
e che, se fosse disfatta, sarebbe il principio a ridurre
l'Italia nelle stesse condizioni della Francia e della
Spagna.
L'onorevole Gasarmi ha creduto di potere spiegare
le condizioni presenti dello spirito morale in Francia
citandone, come autori, i Governi politici che sono succeduti alla rivoluzione alla fine del secolo scorso, e
mettendo quindi questa fuori di causa.
L a rivoluzione adunque della fine del secolo scorso
è un effetto che avrà avuto le sue cause, ed i Governi,
mentre che sono succeduti alla rivoluzione, non sono
stati che effetti che non hanno avuto le loro cause ?
Quelle condotte politiche, quei Governi, quegli uomini
che l'onorevole Casarini ha accusato della presente
PRESIDENTE. Onorevole Bonghi, si concili eoi regolacondizione dello spirito morale in Francia, quelle conmento.
(Ilarità generale)
dotte, quei Governi, quegli uomini sono stati appunto
BONGHI.
Mi concilio e finisco.
l'effetto della rivoluzione della fine del secolo scorso e
I
veri
fautori,
i veri promotori di una conciliazione
della perturbazione violenta che essa ha portato in
di
questo
genere,
di una legislazione che leghi la sotutte le relazioni morali e sociali del paese. (Eumori
cietà
civile
ad
una
Chiesa, quelli che la renderebbero
a sinistra)
possibile
e
le
creerebbero
favore e seguito nel paese
PRESIDENTE. Onorevole Bonghi, io debbo richiamarla
colia perturbazione che vi produrrebbero, non sono i
al fatto personale, il quale mi pare esaurito. M'inliberali e i moderati, non sono i ministri o il partito
combe il dovere di fare osservare il regolamento tanto
che li sostiene, sono bensì i molti avversari, i radicali
verso di lei, come verso i deputati dell'altra parte
che pur dicono e credono di non le volere ; essi stessi,
della Camera.
essi soli.
BONGHI. Mi permetta allora di concludere.
PRESIDENTE, L'onorevole Pecile aveva chiesta la paL a conciliazione adunque tra il Papato ed il Regno
rola
per un fatto personale in risposta all'onorevole
non è e non può essere nei fini del partito liberale. Se
Minghetti.
Voglia specificarlo.
il presidente non fosse chiamato dal suo dovere a reciPECILE.
Il
mio fatto personale consiste in ciò : che
dermi la parola, io lo vorrei dimostrare assai largal'onorevole
Minghetti
mi ha designato insieme all'onomente; ma è impossibile di farlo, quando la Camera
| revole Corbetta, come sostenitore del sistema giurisdinon me lo concedesse come un favore speciale,».
TORNATA DELL'S MAGGIO 1873
rionale, dell'unione intima di Stato e Chiesa coll'appoggio del braccio secolare. Ora, devo dire all'onorevole Minghetti, come il sistema, che bene o male io
ho avuto l'onore di esporre alla Camera, avrebbe precisamente tutt'altro intendimento.
Mi spiace che l'onorevole Minghetti, causa queste
mie osservazioni, si troverà forse indotto a prendersi
la noia di leggere il mio discorso ; ma se egli vorrà
compiacersi di farlo, vedrà che io, su questo punto, mi
sono trovato in un ordine d'idee affatto diverso da
quello dell'onorevole Corbetta.
L'onorevole Corbetta stesso lo ha rilevato nel suo
discorso. Con esso ci siamo trovati d'accordo nell'idea
di non accettare nessun riconoscimento né esplicito nè
implicito di tutto ciò che potesse significare conservazione delle corporazioni religiose, e quindi contrari
alle disposizioni relative ai generalati. Ho insistito pel
mantenimento dei diritti dello Stato, soltanto finché
non vi sia surrogato il sistema di libertà.
L'onorevole Minghetti ha detto che la libertà, che
chiede la Chiesa in oggi, non è libertà ma privilegio.
Io credo di aver detto all'incirca lo stesso. Egli vuole
l'introduzione dell'elemento elettivo dove lo Stato ha
un diritto da esercitare, e questo è precisamente il mio
sistema. (Conversazioni)
PRESIDENTE. Facciano silenzio.
PECILI. Conchiuderei con una semplice dichiarazione, ma per fare anche questo ho bisogno di essere
ascoltato.
PRESIDENTE. Invito gli onorevoli deputati che sono
al banco della Commissione a far silenzio.
PECILE. Mentre ho ascoltato con ammirazione la seconda parte del discorso dell'onorevole Minghetti, devo
però dichiarare che non mi ha punto smosso dalle
convinzioni che ho manifestato intorno alla legge;
sono poi lieto di dichiarare eziandio che nella prima
parte del suo discorso io ho trovato un mirabile accordo
tra le sue idee e le mie, od almeno tra le promesse che
egli ha posto e le conclusioni alle quali io aspirerei di
arrivare. E se una volta l'onorevole Minghetti presentasse un progetto di legge in conformità alle stesse,
dichiaro fin d'ora che sarei disposto ad appoggiarlo ;
purché però fosse più cautamente redatto dell'ordine
del giorno Peruzzi, stato presentato in occasione della
legge sulle prerogative, e di quel progetto di una Sotto-Commissione ministeriale per la redazione della
legge in esecuzione dell'articolo 18 della legge 13 maggio 1871, i quali, tanto l'uno che l'altro, a mio parere,
lungi dal dare i beni della Chiesa in mano delle comunità religiose, riuscirebbero a metterli in mano delle
società per gl'interessi cattolici.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Minghetti per un fatto personale.
MINGHETTI. Io sono lieto di avere udite le parole dell'onorevole Pecile, e di rettificare il mio giudizio se
sbagliai interpretando le sue opinioni; sono lieto di
sapere che egli aderirebbe alle idee svolte nella prima
parte del mio discorso.
Quanto all'onorevole Casarini, mi pare che la sua
risposta fosse preparata prima del mio discorso, ma
per rispondere ad un discorso tutto diverso. (Oh! oh!
— Rumori a sinistra)
Ciò posto non saprei dirgli altro fuorché non vi è
peggiore sordo di quello che non vuole intendere. A
me pare di avere posta la questione tanto chiaramente
che ci voleva un grande sforzo per trarne conclusioni
in senso diametralmente opposto.
Nè posso dar peso ai paragoni coi quali ha finito.
Conosco questi luoghi comuni, e sino dall'epoca in cui
entrai in Parlamento la prima volta, a Torino, li ho
udito ripetere cento volte colle stesse frasi, e paragonare gli uomini che capitanarono il movimento italiano
e che oggi si onorano anche dal partito opposto, paragonarli, dico, a quei ministri francesi ai quali si attribuisce di avere condotto Luigi Filippo alla rovina.
È bene però ricordare che quei ministri erano i più
gran difensori del concordato e del sistema giurisdizionale, e credevano che la libertà della Chiesa come
quella dell'associazione e del commercio fossero, come
pericolose, da respingersi.
L'onorevole Casarini mi ha chiesto se io era disposto a spazzar via il terreno da tutto ciò che esiste:
dopo di che anch'egli accetterebbe il sistema di libertà.
Non sono affatto disposto ad entrare in questa via.
Il suo tema è pur quello di tutti i difensori del dispotismo di ogni maniera : egli non troverà mai uno di
loro il quale non dica : quando il mondo sarà raffazzonato a mio modo, gli darò la libertà, tutta la libertà,
ma prima bisogna avere resi impotenti coloro che dissentono da noi. È il sistema che si proclamava a Ginevra, e il suo discorso mi ha ricordato il famoso congresso della pace universale. Si inneggiava alla pace
e alla concordia: si voleva che regnasse in tutto il
mondo, ma prima era necessaria una buona guerra
sterminatrice per disperdere tutti i nemici del sistema.
(Risa d'approvazione a destra) A queste idee io non
sarò mai per sottoscrivere.
PRESIDENTE. La parola spetta all'onorevole Miceli
che ha cambiato turno coll'onorevole Griffini.
MICELI. Onorevoli colleghi, se non isbaglio, e credo
di non sbagliare, le parole dell'onorevole Minghetti
manifestano una novella fase del programma del partito
conservatore, di cui egli è uno degli autorevoli capi.
Prima la legge sulle garanzie, con la quale, non so
in nome di qual libertà, si concentra in mano del Papa
tutta la potestà religiosa, mettendo a sua discrezione
e vescovi, e parroci, e sacerdoti.
Dopo le garanzie, le eccezioni al diritto pubblico del
nostro paese, che l'onorevole De Falco ed i suoi colle-
— 6154
-
Il
I MJ^linawn^»«««««».
CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1871-72
fifa fti.-HP* AiTt-k
tt'ft !
••:•,-.-••. .:.?
°,. J IZ. „ : f . por
programma
il Sillabo, ed ha per norma di eonghi ci hanno presentato, forse anche tó ^mo^e «li una
OTMig,8flcùni smoo i O
|Itaèiiflafifi^pola tólgfSMtfeiIsÈ emoani oin&iro. ;f?sixs.ff
Dopo di qu-aste fine leggi non vi era altro regalo da ciqQoa-n^divog]iono accordarsi dei privilegi alla Caria
presentare ài grande esercito cattolico che la piena ed Éomàna/alagiui¿bandiera ha per iscrizione : la rovina
dell'Italia, io, o signori, ripeto ciò che un oratore ieri
assoluta libertà d'associazioné5%Sl^#rÌttà8elet)4ac|#g|i
dai bianchi di destra esclamava commosso : io, prennon hanno ancora concesso alle associazioni,
e
v'ranno di sporgi a concedere, fra Pipatfiprilneggiano dendo a discutere su questa legge, mi sento compreso
da una invincibile tristezza, pensando all'avvenire che
quello di eredità e del possesso di beni stabili.
©sBi -&mia&,liha eieifsoo
Signori, io da molto tempo ho compreso che gli oneEd era, o signori, allontanandomi dai campo in cui
I^Pofif conservatòri, di passo in passo, feiMlfta^ ijitie•sono'stato
spinto dalle parole degli onorevoli Minsto scopo. Libertà, libertà : èssi gridano ••ai quattro
ghettiie
Bonghi,
presenterò alla Camera le mie modeventi, ma reclamano la più ampia ed assoluta libertà
3
ligfe^osservazioni
sulla;
legge che ci occupa.
solò quando"trafit&fei dePclèro cattolico « della Banca!
u
Prima che ciò faccia, permettetemi, onorevoli col.Banca e clero hanno diriffe &M4ib©rtà pienaas senia
limiti, ma quando qualcafifcMcl&'B'^tf ¿giééf s i « ^ p e t t o iileghl^chc io rilevi, dinanzi allacoscienza vostra e a
^i^éclàma a
«tei -j|udla;de!¡paese, il fenomeno che in questa discussione
; cittadini, delle' provincie e dei comuni, allora gli si ri- opeélarprima :volta ha luogo in questa Camera.
sponde col viso esterrefatto : oh I ma questa libertà Ui- Uomini appartenenti al partito governativo, uomini
" I r e b b e il dniordine, l'anarchia, sarebbQÌ®ftftfD®deMa ohe sono stati, da vari anni, tra i più fidi e costanti
if
^¿fzione ! rf &h 0 Bpel
> ¡eokidma ii§Bf> tiiam j asfestenitoritìdena politica detta conservatrice, in occaSignori, quando io ho udito l'onorevole Miughetti sione di questa legge se ne separano francamente.
La voce della loro coscienza fa tacere le convenienze
mi è parso di udire i De Plichés, i De Gerhche, iiDucdi
partito : essi si ailontanano dai loro amici; e non
petiaux, e parmi di vedere quegli oratori del Con-;
si
rassegnano
al silenzio e ad un voto contrario, ma si
grosso belga trapiantati nell'Aula del Parlamento ita-:
liano à R ^ ^ F i l i i e r ci é jputalr icattol i gì' i nalber aron o, costituiscono oppositori ardenti e rigorosi del Minianche essi, la bandiera della liberlà. ottennero al di la -aétmft.idb inani alien oeoigiÌST oiaioq lab snoìsBidnao
di quello che avevano osato di sperare, ottennero la =oa EI^faoi»^^itestO(è un fenomeno degno della più alta
libertà déffe^sfeMMòiiiiélilMséi emancipate da ogni consld orazione ^ inquantochè costituisca, una fra le
ingerenza dello Stato.
»onsiì ni oftarrei & àimm • j:«aèènto -prove, che attestano la gravità e l'importanza
Signori, guardate in quali condizionitro vasi d'allora astraordinaria della legge in discussione.
Nella lotta tra la coscienza ed il partito, la coscienza
quel ftoMi^piéié? il G-overno del Belgio è in mano ai
clericali, ed i liberali sono sconfitti e trepidanti sui de- Mha trionfato, ed jo me ne congratulo cogli onorevoli
deputati PeCile e Gorbetta, e spero che il loro conte'J^&ità cféHH^fflfi? & (HOA&M
o eo§esq ÌY 0 i ALI
J
£:I<
I L'onorevole Min ghetti vorrebbe forse, col&jsaoiasijj- •<si^BQifevfcjQaolti imitatori nello file delia destra, e così
stéma di pretesa libertà, venire allo stesso risultato ? • i possa scongiumrsMal paese la sventura da cui inevitahilmente sarebbe colpito se questa legge fosse adotPer me, io gli assicuro che se venisse il giorno di
i
tata ce) divenisse un complemento alla malaugurata
simile
SMeittn-ÌÌìustre oratore, la"cui -fatiuici^#0^fesitòima- i • legge delle garanzie pontificie.
scottate, ma che ora rammentasi con doiore nel ¡suo d i liconcetti e le disposizioni di questa legge sono sta,ti
"^¡fifiljfipiè éfé&Ìfo i ^ ' W t e i ^ clle 9 #i osate di ;offrf«emllja i discussi eoEbrmòit# dottrinao e con ingegno dagli orapatria in nome della libertà, e mi accingerò a respin- ? t o r i che mi hanno preceduto. Io eviterò di ripetere i
ci
léfÌ^'iiQtftttlS0^ lÌie^z^^smiiiii
lougia ticw ara
b b loro argomenti, e ini restringerò, a,considerazioni, breE di quale libertà, o signori, si ardisce di parlare ; i vissime, nella certezza che gli oratori che verranno
8fl<
pÒpriò';m questi giorni,
ffitóitéfiP®
4aa%m- iiéopo di mé, e che più di me, pei loro studi speciali,
missione delia Càmera vengono a presentarci una g S ^ o ^ m p e t e n t i nella materia, compiranno l'opera in
legge di privilegi^°^cKlpriVilegio ;per»éM$ iifetapsietó-;; modo degno dell'arduo tema e della pubi)] ica aspet-MflStfiqmeae iaq ,am ih oqoh difilttq oarmivob aiio ! sc: feéw^ptìaioisq jO-iaiamiM lab flJioiiqas firn MÌIQÈ^ a ò s
-ìt io j ^ j ^ f ^ f a ^ l g ^ i f ^ i . . niòtìiMlé^
Io dirò all'onorevole Da Falco, ministro guardasicampo della eoneiliaziohè^m l o S t a t o e l a Chiesa «cait-f gilli v che la legge da lui presentata, per me, non costitolica, di cui parlava or ora l'onorevole Bonghi, e mi tuisce una semplice eccezione alle leggi , del 186 6 e. del
sono fra le principali di quelle che costitui®m limito a dirvi, tìMisèilM^°ilJ paragone iéacoettabile
tra l'Italia e l'America, paragone che odo nella bocca -sconé il diritto pubblico nazionale, ma che in essa si
di tutti i fautori del Papato, e leggo ogni giorno nei nega e distrugge la base di quelle, e si oppone evidengiornali dei gesuiti, mi limito a d i r v i c h e si< profana .rtemente;agli scopi importantissimi per cui furono dal
il sacro nome delia libertà, quando si propugna una Parlamento decretate.
legge di privilegio a favore della Chiesa papale che ha
Signori, quelle leggi proclamavano e conseguivano
6155
-
TORNATA DELL'8 MAGGIO 1873
uno scopo ben definito, quello di abolire le corporazioni religiose, non tanto in nome dei bisogni della finanza, quanto in nome della moralità e della libertà
civile del paese; quelle leggi costituiscono il principio
di una grande riforma, che doveva svolgersi ed amoio'oioqh ,hoagÌ8 o t oi
Con esse si volle diminuire, con mezii civili,;)!! Mimerò dei preti, e si cercò di attirare quelli che restavano a vivere coi costumi degli altri cittadini ed a raccogliere nell'anima idee e sentimenti fino allora ignoti
Furono queste^ le idee espresse da tutti -i ministri
che presentarono i vari progetti concernenti la materia, da tutti gli oratori, da tutti i pubblicisti liberali
àio Qdo Mmh^
tra legge dello Stato, che vige da sei anni, sia un
aasiiàìeì ¿assurdi). odom
esioì
oteteogo^q onasd io Mg
Or come immaginare che il Governo ed i suoi fautori affrontino l'assurdo, che esistano i generali degli
bordini religiosi,;Mentre dichiarano che anche in Roma
debbano essere distrutti gli ordini stessi, come lo sono
nèl
questi generali non dovesse
scaturire nulla di .importante, secondo le loro vedute e
secondo" gli interessi del Papato, col quale si vuol fare
la conciliazione ? Col riconoscimento solenne o implicito da parte dello Stato, e coi mezzi di esistenza
che lo Stato medesimo concede o garantisce, è evidente che;Ingenerali sono rivestiti di un'autorità ed influenza che altrimenti non potrebbero avere ed eserciate^
stessi cattq)^| D e
V e d e t e . d o f y e . s o n o . _ i vescovi,
ed in quelli ove essi non sono. Dove sono i vescovi che
hanno l'autorità proveniente dall'alta posizione che il
Governo loro riconosce ed alla, quale s'inchina, essi
sono potenti, la l®ro voce è udita dalle turbo ignoranti, dagli ambiziosi di bassa lega e da tutti i_ nemici
Che cosa si fa, o signori, con la legge attuale? Si
trovano ab olite le corporazioni religiose in tutta l'Italia; è forza di abolirle a Roma, ma non si vuole, e
si propone di mantenere le case generalizie o i generalati
degli ordini soppressi, simulando la conservazione degli ordini con una abolizione fittizia ; si accenna poi a
farle risorgere tutte come libere associazioni. Ma che
cosa mai sono questi generalati che avrebbero!! privile- i r r formidabili ^ij nazione, che fa il suo cammino. Ma
gio di sorgere in Roma, capitale d'Italia, mentre gli or- Jo sono sicuro che, se in quegli stessi luoghi si presendini religiosi, cui essi appartengono, non esistono più tisse¿un prete o un reazionario, comunque abile ed
nel nostro paese? Essi sono i rappresentanti della con- ardito, ma che fosse privo dell'eminente carattere epicentrazione del potere religioso nelle mani del Ponte- scopale, riconosciuto e protetto dallo Stato, questi
ben poco danno potrebbe arrecare al paese, e, incorfice, costituendo la servitù di tutto il resto delia sorendo nel delitto, la legge punitrice giungerebbe facilcietà religiosa, ed un danno immenso per l a ^potestà
mente a tenerlo in freno.
. M b ì 8 ollab ssmie^ai
civile e pei cittadini. Qtiesti generalati sono la radice
:
La
stessa
differenza
di
autorità
esisterebbe tra i geda cui in un tempo ben vicino rampollerebbero, sotto
nerali
monastici
tollerati
e
quelli
riconosciuti
e pagati
forma di associazioni libere o in altro modo, le corporazioni religiose che in nome della moralità e della li- s&àfoiStelftpii 9 iiififfooa oiioa ìteméil i he ¿[Bornio .
bertà civile ed economica voi avete abolite.
Ma io vi prego, o signori, di considerare la quilì vescovo di Versailles ve lo ha già detto : si lascino i: stioneda un altro (punto di vista, ehe è ancora più
almeno le case generalizie, che saranno la radice^. da grave ed impftrtanle. il Ministero, giacché non esistiono
ordini; religiosi in Italia, riconoscerebbe i generalati
cui uscirà potente l'albero delle future corporazioni
delle altre naringiovanite. E così deve essere, o signori. Come altrimenti spiegare questa premura ardente che gli zioni o, come si dice, del mondo cattolico. E non vi
oltramontani dividono col partito conservatore ita- ; accorgete l?he, stando su queste basi, voi non solamente
liano e col Ministero, perchè si tengano in piedi e si ; create nn!4utorità|ehe in me 4osta gravi apprensioni
per l'efficacia che le, sue/ine^ avrebbero nell'interno,
riconoscano dallo Stato cotesti generali degli ordini
ma voi, signor ministro^ ponile ^ccezionÌn;reqate in
monastici, se fossero davvero quella cosa meschina ed
innocua, come vogliono rappresentarceli, per far sì che Roma al nostro diritto pubblico, per soddisfare esigenze non nostro, no^ fate alt^o chedar piena ragione
la Camera accetti la loro propòsta ? Il rfeonOseiTfiénto
della protesta pubblica sarebbe accordata ai generalati k a colorai quali dicono che Roma non è dell'Italia, ma
giureco^plti
anche accettandosi la proposta della Commissione e iefeuBÌdil Cfttèol^smo ? Prego
non quella più esplicita del Ministero, perchè quando,
che dovranno parlare dopo di me, per esempio, l'onosotto qualunque forma, si riconosce lo scopo di unao revole mio amico Kanardeìli; che ho dirimpetto, di ricarica, la si crei o si conférmi, è le si dàuha fiota^one, spondere al seguente jjme§jÌ$sj|fsrero o no,> che col riè già costituito legalmente l'ente "giuridico, il quale conoscimento dei generali, come funzionari religiosi
acquista tutte la facoltà e l'autorità che promanano
esterij date ragione a coloro i, quali dicono scbe Roma
dalle leggi e dalla importanza delie funzioni che esso è
essa è
ih eaad ai o§gjniei& 9 «§aff j h del cattolieismo e hon già dell'Italia? Badi iLGloverno
Converrete meco, o signori, che costituire con una alia s k a n i postóìpieochtiicgii?
^irftfe^6
legge i generali di un esercito già distrutto da un'al¡possono derivarne. o m o n lOR'i
Iti
.1101
ad odo sÌBqsq .aeaMO allei) eiovaì a omeiimq ìb e?
—
6156
CAMERA DEI DEPUTATI —
In un altro articolo della legge il Ministero non
esita a mettere in opera una simulazione la quale peraltro salta dinanzi agli occhi di tutti, e prova quanto
i precetti e la strategia della scuola clericale si sieno
fatto strada nella mente del partito conservatore, e fino
a qual punto si somiglino. Si dice infatti in quest'articolo che le case religiose fondate da stranieri resteranno, ma che dovranno convertir gli attuali istituti
loro in altri istituti congeneri!
Dunque, salva una certa forma, resteranno intatte
ed eccettuate, perchè straniere.
Ma, o signori, quando si mantiene i generalati degli
ordini religiosi e le case che vogliono chiamarsi estere
malgrado una sentenza del tribunale ed un'altra della
Corte d'appello di Roma, e li mantenete unicamente
per riguardo al cattolicismo e per riguardo alle nazioni straniere, alle quali l'Italia concederebbe ciò che,
in nome della moralità e nell'interesse proprio ed in
quello della civiltà, ha negato a sè stessa, che cosa potrebbe farsi di più per proclamare sacra ed accettata
la massima che Roma appartiene al cattolicismo, e che
fu una enorme violazione del diritto cattolico il dichiararla capitale d'Italia e portarvi la sede del Governo ?
Il motivo che si assegna al mantenimento delle cattedrali, delle basiliche e di moltissimi altri enti ecclesiastici secolari è davvero sorprendente.
L'onorevole ministro nella sua relazione dice che
questa deroga alla legge del 1867 è necessaria « perchè Roma si abbia sempre un numero di preti maggiore di quello che sia in qualunque altra città del
mondo ! »
Come discutere questa ragione così singolare ?
Onorevole ministro, chi mai avrebbe potuto attendersi ad udire da un ministro d'Italia che convenisse
fare ogni sforzo perchè a Roma fosse un numero di
preti maggiore che in qualunque altra città del mondo !...
(Bene ! a sinistra)
Siamo dunque noi venuti a Roma ad inchinare i
preti, a moltiplicare i frati (Risa d'approvazione a sinistra), anche a costo di attirarci, fra le altre calamità,
il pericolo continuo della ingerenza straniera ?
Oltre a vedere Roma coperta sempre da frati e da
preti, vedete, o signori, che questa legge di ordine interno, pegli scopi che ha ed i motivi che se ne adducono,
è convertita in legge di ordine internazionale. Chi potrebbe prevedere e misurare i disturbi di cui essa sarebbe feconda ?
Sorgendo una contestazione fra lo Stato ed uno degli enti religiosi conservati, non solo se sieno i generalati o le case straniere, ma gli stessi enti secolari
che voi proclamate indispensabili all'esercizio indipendente del ministerio pontificale, potremmo vederci tormentati dalla ingerenza straniera. Siamo noi forse i
tutori del Papa per essere costretti o autorizzati a
provvedere alle sue necessità ? Chi mai ci ha elevato a
—5
SESSIONE DEL
1871-72
giudici dì ciò che convenga o no al Papato nel suo
proprio interesse ?
Se, dopo votata questa legge, si credesse di abolire,
non che i generali degli ordini monastici, un semplice
beneficiario che dichiarate indispensabile, non potrebbe
un Governo cattolico o tutore degli interessi cattolici
venire a porci il suo veto nell'interesse del cattolicismo, al quale vi sentite in obbligo di dare tante garanzie ?
Una volta l'onorevole Ricasoli diceva: bisogna provvedere con ogni cura perchè un giorno la questione
romana e tutto ciò che le si annette non corra rischio
di essere discussa intorno ad un tappeto verde. Ebbene adesso, senza che nessuno ve ne preghi, senza
che l'Italia lo voglia, voi la esponete al pericolo di vederla assalita da continue molestie da parte dei Governi stranieri, che il cattolicismo veglierà a tenere
desti contro di noi.
Se questo è patriotismo, o signori, io non ve lo invidio, e spero che la Camera saprà tutelare i grandi interessi che le sono affidati.
Io non entro nei particolari, e solo farò osservare al
Ministero ed alla Commissione quanto il sistema di simulazione che si sta introducendo con questa legge
nel nostro diritto pubblico sia deplorabile, come quello
che tende a pervertire la legislazione, a peggiorare i
costumi, a corrompere i sentimenti ed a falsare il carattere del paese.
Vi dicono : la conversione dei beni degli enti morali
non soppressi sarà fatta dagli stessi enti, che avranno
il diritto di collocare i capitali in enfiteusi ; e la Commissione non solo trova commendevole l'enfiteusi, ma
si compiace al pensiero che l'enfiteusi sia redimibile.
Non è lo stesso che stabilire con ciò che gli enti ecclesiastici resteranno padroni delle terre che posseggono,
e che o la manomorta, abolita in diritto, resta nel fatto,
o che per lo meno, verificandosi i benefizi sperati dall'enfiteusi, si saranno costituiti nuovi mezzi per vedere
moltiplicata e potente la genia dei nostri inconciliabili nemici ?
Per questi inconvenienti non è giusto ciò che io dissi,
cioè che con questa legge si demoliscono nello spirito
e nella lettera le leggi del 1866 e 1867?
lo credo che ciò sia impossibile a negarsi anche da
coloro che sono i maestri più gagliardi nell'arte del
sofisma.
Io veggo, o signori, che con questa legge si impone
al paese nè più nè meno che una servitù, una di quelle
servitù che si chiamano servitutes iuris gentium volor>tariae, le quali non hanno bisogno di un contratto bilaterale, perchè coloro, a benefizio di cui sono stabilite, abbiano il diritto di esigerne l'esecuzione. Quando
voi mettete in Italia delle istituzioni che sono un'eccezione al diritto comune, e dichiarate che l'unico motivo di questa eccezione, che altrimenti sarebbe ingiù*
stificabile, come dice la Commissione, è quello di con-
6157 T O R N A T A D E L L ' 8 MAGGIO
teotare il mondo cattolico e ie nazioni straniere,
ditemi, signori (e spero che qualcuno della Commissione vorrà far eco a queste mie parole), ditemi, signori, se voi non stabilite una vera e pura servitù?
Noi adunque siamo venuti in Roma per stabilire
delle servitù, contro le quali i Governi passati, gli
stessi Governi assoluti combatterono sempre e spesso
con fortuna. Sì, o signori, la storia di tutti gli antichi
Stati d'Italia è piena delie battaglie diplomatiche ed
anche militari per conservare l'indipendenza della potestà civile contro le pretese della Chiesa di Roma
Solo nei tempi in cui Napoli era sotto il dominio di
quella fiacca e codarda razza angioina, abbiamo visto
grandi atti di condiscendenza e la testa dei monarchi
chinata innanzi alla superbia dei Papi.
Nè si dica, o signori, che io esagero l'importanza del
riconoscimento dei generalati da parte dello Stato.
Esso basta a costituire un diritto. Ed i papi, ricordatelo, furono sempre cupidi ed ardenti di acquistare
semplici diritti ed a rigorosamente mantenerli, lasciando al tempo ed alle circostanze propizie che i diritti producessero i "fatti. Ricorderete che i Papi, come
segno dell'alta sovranità su Napoli, si contentavano
della presentazione di una cavalla bianca, che chiamavasi la Ghinea, e di una borsetta di danaro, che poi
regalavano forse all'ultimo dei loro servitori. Voi sapete
che, come segno del loro alto dominio sopra un'altra
città italiana, si contentavano del tributo di un calice.
Ma, signori, i Papi avevano le loro buone ragioni di
far questo, perchè quando un popolo o un principe si
sottomette alle umili condizioni di tributario, deve accordare una grande influenza nel territorio della sua
giurisdizione al potere dominante,
Lascierò, o signori, la materia speciale della legge,
limitandomi alle osservazioni già esposte, e passo ad
altro campo più largo.
Quali sono i motivi per cui il Ministero si tiene costretto ad introdurre tali eccezioni al diritto pubblico
italiano ?
Il Ministero dice, e la Commissione docilmente ripete, che trattasi di gravi motivi politici.
Qui è necessario di spiegarci con chiarezza, e mi
rincresce di non vedere al suo posto l'onorevole ministro degli affari esteri dal quale specialmente io reclamo spiegazioni. Se è nel peristilio {Agli uscieri),
chiamatelo.
BILL1A A. Si fermi e lo aspetti.
(.L'oratore si arresta — Pochi momenti dopo il ministro degli affari esteri entra nell'aula.)
MICELI. Il Ministero italiano ha dichiarato che gravi
motivi politici costringono l'Italia a piegare il collo e
decretare eccezioni così pervertitrici del nostro diritto
pubblieo.
Signori ministri, voi avete l'obbligo di dichiarare
senza ambagi quali sono questi motivi, e io esprimo la
mia più alta maraviglia alla Commissione, la quale,
SESSIONE 1 8 7 1 - 7 2 - CAMERA DEI DEPUTATI - Discussioni. 7 7 2
1878
dopo di essersi tante volte abboccata coi ministro, e
dopo di aver saputo di quali motivi si trattasse, abbia
voluto imitare il Ministero, ed imporre sui medesimi
un atto di fede ai deputati, che han diritto di conoscerli per valutarli e deliberare se debbono accettare
o respingere la legge proposta.
Il Ministero e la Commissione, serbando un inesplicabile silenzio, non si accorgono forse di oltraggiare la
dignità della Camera, e violare i suoi diritti ? Questo
vostro silenzio, o signori, non prova altro che l'impossibilità in cui siete di espórre i motivi che possono
costringere il paese ad un passo così irto di pericoli e
che abbassa la maestà delia nostra legislazione.
Motivi politici! Ma quali ? Dobbiamo noi indovinarceli? Come trovarne il bandolo per isvolgerli? Saranno essi di politica interna? Sento dire a taluni che
gii asseriti motivi siano di ordine interno ; essi, che
son ben pochi, dicono : il popolo italiano è cattolico ;
noi non dobbiamo offendere la sua coscienza, dobbiamo sottometterci a qualche sacrificio.
Ma, signori, che cosa vuol dire questo epìteto di
cattolico che affibbiate al popolo italiano ? Il popolo
italiano avrà le sue credenze, il suo sentimento religioso. Ma il dire che esso è cattolico nel senso accennato, non può significare altro se nonché : esso, preoccupato a soddisfare i suoi sentimenti e le sue abitudini religiose, vuole che vivano in Italia i generalati
degli ordini monastici, le case straniere, le collegiate,
le basiliche e via discorrendo, e poco si cura dei pericoli cui potrebbe incorrere il paese, poco dei doveri che ha come cittadino. Ebbene, signori, io ho l'onore di dichiararvi che, se questo è il concetto che voi
ed i vostri amici date alla parola cattolico, quando
l'attribuite al popolo italiano, voi, purtroppo, v'ingannate. Potrei usare una parola più acerba, che sarebbe
più vera; ma la tralascio per le convenienze che debbo
rispettare.
Gli onorevoli ministri, prima di usare quella frase,
erano obbligati a conoscere almeno gli atti ufficiali del
Governo dal 1860 in qua, ed a conoscere la vera e non
immaginaria opinione pubblica riguardo al papato,
ed a tutte le istituzioni cattoliche, e desumere, dal contegno serbato dal popolo italiano in faccia al clero papale, se egli possa desiderare i generalati, e se abbia
paura di recar pena ai gesuiti ed alla Curia vaticana.
Ricorderò solo un fatto che, se non fosse state
messo in oblio dall'onorevole Visconti-Venosta e dal
l'onorevole De Falco, avrebbe impedito al primo di
scrivere nel 1870 e nel 1871 alcune note diplomatiche,
alla lettura delle quali, sebbene fatte da un mio avversario politico, pur pensando che egli era un ministro del mio paese, io mi sentii profondamente umiliato. E l'onorevole De Falco, non con le forme usate
dal suo collega degli esteri, ha pure parlato di questo
sentimento che a lui sembra così profondo in Italia da
far desiderare la conservazione degli enti religiosi ec«
— 6158 CAMERA DEI DEPUTATI
SESSIONE DEL
cettuati dalla soppressione, senza di che forse sarebbe
compromesso l'ordine pubblico o sorgerebbe almeno
del malcontento nelle popolazioni. ois&inffl eb/iOiOia
Ricordatevi, signori ministri, che nel 1866 esistevano in Italia 60 diocesi vacanti, perchè 60 vescovi avevano lasciata la loro sede dichiarandosi nemici del
loro paese, protestando contro l'ordine nuovo che si
era stabilito, e fra questi 60 alcuni erano stati espulsi
dall'ira dei cittadini e lo stesso Governo aveva dovuto
studiarsi a farli andar via, per impedire che l'ira pubblica passasse in una fase ancora più grave e pericolosa.
10 ho sotto gli occhi una nota del generale La Marmora in data del novembre 1865, diretta al signor
commendatore Vegezzi a Eoma. t àiisiro 9 k
11 generale La Marmora, ministro degli esteri, diceva
al suo incaricato officioso presso la Santa Sede : « noi
facciamo tutti i sacrifizi per provara al Papa che vegliamo essere con lui nel migliore accordo possibile e
di voler distruggere, per quanto dipenda da noi, le
cause delie scissure che esìstono, ecc. eco. »
.
Diceva poi a proposito dei vescovi^
« Io non potrei permettere che i vescovi i quali hanno
lasciate lo loro sedi o ne sono stati espulsi, vi ritornassero, perche i prefetti unanimemente dichiarano che
l'ordine pubblico ne sarebbe scosso in modo assiri deplorevole, e che, oltre ai gravi disordini nel paese, le
stesse persone dei prelati avrebbero potuto trovarsi in
grave pericolo. » Ecco, o signori, il cattolicismo del popolo italiano.
Il popolo italiano, ripeto, ha i suoi sentimenti religiosi, ma voler dire che questi sentimenti lo consiglino
ad eternare nel paese il monachismo, che voglia mantenute le centinaia di vescovi ed arcivescovi, di prelati,
di canonici e di preti, è calunniare il popolo italiano.
(Benissimo 1 a sinistra^
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t# 'k.
Ed affinchè non si dica che io mi stia sulle generalità, addurrò due fatti particolari. È qui presente uno
elei nostri onorevoli colleghi che non mi smentirà, l'onofe®eTre"&.nL ^ . . v , '. * _• '
Signori, quando il Governo italiano, contro le sue
dichiarazioni e le sue promesse, si avviava ad occhi
chiusi pel cammino della conciliazione col Vaticano,
il che vuol dire la soggezione dello Stato alla Chiesa,
allora, sfidando (eono le parole dell'onorevole Borgatti, ministro di giustizia nel Gabinetto che successe
al generale La Marmora), sfidando i pericoli che potevano venire per l'ordine pubblico, aveva deciso a
qualunque costo, per rispetto alle timorate coscienze
(linguaggio proprio degno di ministri d'un popolo civile), aveva deciso, dico, di ricondurre alle loro sedi i
vescovi che le avevano abbandonate.
Ora, che cosa avvenne? Il vescovo di Fermo, cardinale di Santa Chiesa, si "avvicina alla città. Era tale
l'amore dei Fermani per questo prelato, a riguardo del
quale non si esitava a mettere in pericolo l'ordine
pubblico, che uscirono in massa per respingerlo, e la
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1871-72
vita del prelato fu salva per opera dell'onorevole Trevisani, il quale, per la meritata influenza che gli dava
il suo patriottismo, assunse la responsabilità di calmare gli spiriti, mettendo in pericolo la popolarità che
godeva, nel paese. I Fermani erano giunti a questo
estremo : andarono a disseppellire tre o quattro cadaveri d'uomini che essi credevano vittime del prelato,
e fu dovuto alla fermezza ed all'ascendente delì'onor#a
vole Trevisani che desistessero da quel terribile proposito. che avrebbe insanguinato le vie di Fermo. Si vide
lo spettacolo che il cardinale entrava in Fermo in mezzo
ai battaglioni dell'esercito italiano che, senza l'intervento del nostro egregio collega e de: suoi amici liberali, avrebbero forse dovuto squarciare il petto dei paj t r y t i ' ^ ^ u ^ i ^ n iàlBiVl
gianivoiq BloQoiq aajj ih a
Eccovi il popolo italiano che voi dite capace di disordini o di dolore, se le eccezioni proposte ai nostro
diritto pubblico, non fossero accolte dalla Camera.
L'anno scorso al vescovo di Spoleto furono chiuse
le porte in faccia, e vi fu bisogno dell'intervento delia
^fiWSW^Ì^siio iiioxsiréiJai erÌoSaisin ei Ibaiq ni sisioa
In altra città un altro nostro collega calmò la popolazione irritata, salvò il vescovo da gravi; pericoli ;
ed il vescovo di Melfi, malgrado la protezione del
Governo, non ha osato più di ritornare alla sua diocesi, perchè sa di essere cordialmente detestato da
onsisaioicf ino ih fnìaoo & sionoaib ih
Arguite quale sia l'animo del popolo italiano verso
istituzioni più odiate dei vescovi e degli arcivescovi.
Temete forse di malcontento in Roma ?
Ma voi ben sapete che il popolo romano, come ben
ricordava ieri l'onorevole mio amico Damiani, ha sempre protestato in mille modi contro il regalo che volete fargli ; che respinge sdegnosamente il triste privilegio di tener vive nei generalati le radici di un nuovo
monachismo, e con eguale sdegno respinge la gloria già
promessagli dal Ministero di avere un numero di preti
maggiore di qualunque altra città, del mondo !
Ed affinchè non si dica che egli faccia differenza tra
l'abolizione di certe istituzioni e la perdita dello stesso
Papato, vi ricorderò il 1849. :ìaif>bos e BÒndijn ho adii?
Nel 1849 non si trattava solo di riforme politiche o
religiose col mantenimento dei Papa a Roma, ma si
trattava dello stesso Papato, che i Romani, nell'esercito francese che veniva a ricondurlo, riceverono colla
punta delle baionette, lasciando le ville che circondano
l'eterna città seminate dei cadaveri dei loro figli più
v & l ^ ^ i ^ j Qjjfljym jfìin 9ilo ólq ,Èqmol ii89up ni b 5
E furono Romani, o signori, la più parte di quelli ; |
che caddero nella memoranda difesa. Non mancarono
neppure dopo il 1849 i mentitori che dissero che il
popolo di Roma era sempre devoto al Papa e eh© erano
stati gli Italiani delle altre Provincie quelli che avevano combattuto nell'assedio, perchè la statistica dei
morti e dei feriti negli ospedali smentì la calunnia.
(Bene ! presso Voratore)
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TORNATA DELL'8 MAGGIO 1 8 7 3
I Ramali e gli Italiani sono patrioti, sono uomini
civili ed aspirano a maggior civiltà ; essi bramano di
vedere il loro paese grande, e non per mezzo dell'alleanza col Papa, ma grande per coltura, per operosità,
per dottrina, per fatti magnanimi, per nobili istituzioni. Questo è ciò che l'Italia si aspettava da voi, questo è ciò che da noi si aspetta il mondo civile.
Ho udito dai vostri giornali, ho udito dalle vostre
bocche che il nostro ingresso a Roma fu un fatto
mondiale. Così lo considerano le altre nazioni.
Ma io domando : non sarebbe ciò una puerile presunzione, non sarebbe una stoltezza, se la nostra venuta a
Roma significasse solo l'acquisto effìmero di una città
e di una piccola provincia per l'Italia? Qual grande interesse dovrebbe avere il mondo in un tale acquisto ?
Perchè dovrebbe riputarsi un avvenimento mondiale,
un fatto straordinario, un gran mèzzo di rinnovamento
sociale la caduta del potere temporale del Papa, se
noi dovessimo qui inchinarci alla sua presenza e lasciare in piedi le malefiche istituzioni che vi abbiamo
trovate?
Voi, o signori, alla Colpa di presentarci una legge
funesta, avete aggiunta quella di avere rappresentato
in faccia all'estero il popolo italiano in una condizione
intellettuale e morale che, se fosse vera, lo coprirebbe
di disonore e contro di cui protestano fatti evidenti
ed incontrastabili.
Noi siamo, o signori, in un momento di crisi, crisi
politica che voi, colla vostra condotta, cercate di arrestare, ma che sarà più forte di voi ; noi siamo in un
momento di crisi religiosa.
Nei momenti di crisi le idee, le istituzioni sulle
quali un popolo non può più adagiarsi, perchè non
sono corrispondenti alle novelle idee popolarizzate
dalla scienza, ai novelli bisogni della società civile ;
nei tempi di crisi religiosa è assolutamente impossibile
che esista per le vecchie idee ed istituzioni l'affetto e
l'entusiasmo che faccia correre pericolo ad uno Stato
che francamente cammini per le novelle vie della civiltà ed attenda a soddisfare ai nuovi bisogni.
Nei tempi di crisi avviene che, stando il popolo in
uno stato d'indifferenza (e l'indifferenza religiosa è
oramai constatata da tutti), si rende grandissima l'influenza dei Governi, l'influenza dei Corpi legislativi per
condurlo nella via del progresso e del miglioramento
sociale al quale esso aspira.
Ed in questi tempi, più che mai grande e terribile
è la responsabilità dei legislatori delle nazioni, perchè
la storia di tutte le epoche c'insegna che dal contegno
dei Governi dipende sempre, se i popoli in quelle circostanze progrediscano nel bene, o se indietreggiano,
creandosi motivi di decadenza o di lotte sanguinose.
Io ricorderò al Governo ed alla Camera in quale
condizione fu l'Inghilterra nella famosa epoca del passaggio dalla religione cattolica alla protestante, e da
questo ricordo desumeremo la responsabilità che pesa
sul Governo e su noi. L'Inghilterra era preparata a
profonde mutazioni dal grande rivolgimento intellettuale e morale prodotto da Wic! e sino da molte generazioni.
Le grandi mutazioni nella società religiosa e civile
cominciarono colà molto prima di Enrico Vili.
Sin dai tempi di Enrico IV furono abolite le corporazioni religiose dal celebre Tommaso Cromveìlo, con
plauso della nazione. E questo plauso della nazione lo
abbiamo visto noi ancora universale in Italia, quando
furono emanate le leggi del 1866 e del 1867. La condizione psicologica necessaria di un popolo che versa
in una crisi, è quella di renderlo atto ai cambiamenti
che emergono dalie nuove idee. Introducete leggi le
quali demoliscano il passato che inceppa il movimento
sociale, ed i popoli vi applaudiranno ; cercate di retrocedere, edi popoli vi schiaccieranno ; fermatevi, ed
i popoli si fermeranno forse con voi. Ma quelle fermate sono sempre come la calma apparente che è foriera di tempeste che non tarderanno a scoppiare.
Una politica che non seconda l'Opinione universale
in quelle circostanze è politica che getta il seme delle
guerre civili.
Enrico Vili trovò il terreno preparato dalle antiche
rivoluzioni che fecero molte vittime, e la riforma trionfante in Germania spingeva a fatti più decisivi e sicuri.
Egli rappresentò il movimento protestante, che ebbe
un completo trionfo.
Il trionfo del protestantesimo sotto Enrico Vili diventò sconfitta sotto Maria la Cattolica. Essa fu registrata forse come santa nei registri della Chiesa di
Roma, ma è chiamata la sanguinaria nella storia d'Inghilterra.
A Maria succeduta Elisabetta, che professava le
idee e la politica del padre, il protestantesimo trionfò
di nuovo e rimase religione dominante in luogo del
cattolicesimo. L'influenza del Governo in queste epoche si vede in tutta la sua pienezza ed efficacia. Così
avviene dappertutto e sempre. La responsabilità del
Governo in un'epoca come la nostra è così grave, che
da lui dipende in gran parte se il paese si arresti, se
si muove o se retroceda. Esso è il principale autore del
bene pubblico e delle pubbliche calamità.
Voi, o signori, fate tutti gli sforzi perchè il paese
retroceda ed il paese non può retrocedere. Voi fate a
fidanza colla longanimità italiana. Badate che i Governi che rinnegarono l'opinione nazionale si sono
accorti delle catastrofi solo quando erano imminenti,
quando erano inevitabili, quando, alle promesse di ritirarsi dal tristo cammino e di conciliarsi con le esigenze dei popoli, si risponde il tremendo : è troppo
tardi.
Motivi di politica interna perchè abbia vita questa
legge non ne esistono. Ve ne sono anzi molti potenti
che c'impongono di distruggere gli avanzi del passato ;
ed a ciò dobbiamo attendere, se vogliamo il bene d'I-
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CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL
talia, anziché a risuscitare i morti. (Bene ! a sinistra)
Yi sono forse motivi di politica estera? Onorevole signor ministro degli esteri, abbia la compiacenza di
dirci quali sono le potenze le quali esigono ciò che voi
avete consacrato in questa legge? Quali sono quelle
che pretesero ciò che voi consacraste nella malaugurata legge delle guarentigie ? Non ve n'è nessuna, e
non è possibile che ve ne sia, una forse eccettuata, e
non già la maggioranza di questa nazione, ma bensì
un partito che da giorno in giorno decade.
Noi sappiamo tutti che la Russia e l'Inghilterra
sono nemiche per necessità del Papato ; e se abbiamo
veduto lord Granville far qualche passo presso il ministro degli esteri per le premure di qualche Comitato
cattolico, l'ha fatto sempre mostrando il suo rispetto
per le deliberazioni del Parlamentò italiano. Sono di
quelle premure che un diplomatico fa per evitare noie
e disturbi. Il ministro inglese volle far vedere che non
manca di cure per i cittadini cattolici del regno unito,
e che si ha riguardo ai loro desiderii ; ma sono sicuro
che se il contegno del Governo italiano fosse stato altro, neppure vi sarebbe stata quella dimanda, la quale
non contiene nulla di esigente, ed a cui l'onorevole De
Falco ha risposto con dichiarazioni, che avrebbero potuto essere un poco più riservate, ma del resto non potevano esserci promesse da parte del nostro Governo,
trattandosi di materia legislativa, che dipende dal
Parlamento.
La Russia ? Ghi non sa che per le sue condizioni
speciali e permanente essa è nemica del Papato ? E
noi rendiamo un brutto ufficio a questi Governi, studiandoci, contro i nostri interessi, a dar forza, a puntellare una istituzione che ad essi è di tanto danno.
Senza gli intrighi della Curia romana l'Inghilterra vedrebbe meno ostinata e più conciliabile l'Irlanda che
con la reazione clericale è cagione di continui disturbi
a quella nazione.
L'Austria, nelle attuali condizioni di cose, in cui
l'Ungheria antipapale per sentimenti e per interesse
ha tanta influenza, l'Austria dove è alla testa dello
Stato cisleitano l'elemento più forte e più colto dell'impero, è incredibile che possa chiedere a noi un
così enorme sacrificio, che, anziché giovarle, le nuocerebbe, fortificando i nemici della sua libertà. Nonché
pressioni, è da credersi che non siavi stata neppure
una richiesta.
Mi ricordo in fatti che l'onorevole Minghetti, nostro
ministro a Vienna, dichiarava in una nota da lui mandata al ministro degli affari esteri, che il conte di
Beust il 1870 aveva risposto ad un Comitato cattolico
che non poteva far nulla per lui, che non intendeva ingerirsi nelle questioni italiane, e che riguardo all'indipendenza spirituale del Papa, le promesse del Governo
italiano erano generose e larghissime. Quel superlativo che lessi in quella nota, mi parve un frizzo, un
pungente rimprovero che il eonte di Beust indirizzava
1871-72
al Governo italiano che mostravasi disposto a concedere le famose garanzie, che avete votate.
Vi sarebbe la Francia. In Francia sono solo i partiti monarchici quelli che possono avere un simile interesse. Il partito che in Francia rappresenta il progresso, se non vuole premeditatamente essere suicida,
non può che essere nemico del partito cattolico e della
potenza del clericalismo, il di cui centro, la di cui
anima è in Roma. Quindi rispetto alla Francia, siamo
collocati in posizione, che il miglior servizio che possiamo rendere al partito il quale abbia nelle sue mani
l'avvenire del paese è di fare il nostro dovere in faccia
al Papato abbattendone i baluardi e le fortezze. Ma
conducendoci nel modo con cui, o signori ministri,
agite dal 1870, voi vi costituite, rispetto alla Francia,
alleati del conte di Chambord o del Bonapartismo e,
rispetto alla Spagna, alleati di Don Carlos o di Alfonso. Il voler sostenere per quanto ci è possibile,
queste istituzioni che sono state una suprema calamità per quelle nazioni, è lo stesso che essere indirettamente fautori di coloro che in Francia hanno messo
sossopra il paese, e che nella Spagna col coltello e col
trombone del parroco di Santa Cruz rendono impossibile ogni Governo e tengono l'Europa ansiosa e trepidante sulle sorti di quella valorosa ed infelice nazione.
Resterebbe la Germania, ed io vi dirò francamente
che col nostro sistema, con questa politica papale, che
è diametralmente in opposizione col sistema sapiente,
forte e degno di una grande nazione, seguito dal principe di Bismarck, voi non potete far altro che compromettere i legami che la storia e gli avvenimenti ed un
identico interesse hanno creati tra l'Italia e la Germania.
È cominciato il vezzo negli antichi adoratori della
politica napoleonica di rispondere alle nostre manifestazioni di simpatia e di amicizia per la Germania, che
l'Italia deve seguire una politica italiana. Niente di
meglio. Noi abbiamo detto ciò sin dal 1860.
Ma, a parer nostro, la politica italiana in questa ed
in tutte le altre grandi quistioni si identifica coi principii. di giustizia, coi principii della civiltà del mondo,
del rispetto alla nazionalità ; e nella quistione del Papato è puerile che taluno dica volete fare la politica
alemanna, se essa è quella dei nostri sacri interessi e
del nostro decoro.
Noi, o signori, facciamo la politica che emerge dai
nostri principii, e, se in questo cammino c'incontriamo
con la Germania, ne siamo lietissimi e diciamo di trovarci in ottima compagnia.
Una nazione la quale colla sua virtù, colla sua forza
morale, con la sua splendida coltura, con la sua operosità è arrivata alla grandezza in cui poggia meritamente, costituisce una compagnia che deve essere
sommamente gradita, e solo la politica della conciliazione col Papa potrà renderci indifferente o nemica la
Germania,
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TORNATA DELL'8 MAGGIO 1 8 7 3
Signori, voi avete già seminato delle grandi diffidenze nel popolo alemanno. A quelle del 1867 e del
1870, ora v'ingegnate a mettere il colmo.
10 non so che cosa risponderà l'onorevole ministro
degli affari esteri. Userà le sue solite frasi, nè sì nè
no ; userà quella oratoria vuota ed enigmatica che
non ha senso determinato, che è inconcepibile, o non
darà alcuna risposta ? Meglio il tacere assoluto, che
parlare per non farsi Intendere.
Ma io ripeto ai signori ministri : quando voi dite
che gravi motivi politici vi spingono a questo passo, e
che voi stessi dite che è un passo molto ardito e doloroso, ma imposto dalla necessità, voi dovete sentire
l'obbligo di dichiarare quali sono questi motivi ; li
avreste anzi dovuto dichiarare presentando 3a legge. E
se voi con monche parole credete farci intendere che
l'Austria abbia delle pretese, che ne abbia la Germania, l'Inghilterra o la Russia, noi risponderemo : non
è possibile, perchè ripugna alla natura delle cose, perchè ripugna alla condizione politica di quei paesi ; e
se io vedessi coi miei occhi note di pressione da parte
di quelle potenze, direi : io non credo alla mia vista ;
e direi che hanno commesso uno sbaglio, e che è vostro obbligo di correggerlo. (Oh ! oh ! a destra)
Signori, sarebbe possibile che, se un Governo avesse
il capriccio di fare delle pressioni di questo genere, da
voi si credesse non competerci altro obbligo se non che
quello di piegare il capo ? Ma non sapete voi che noi
abbiamo un' arma formidabile per spuntare le armi di
chi venisse ad intromettersi negli affari nostri ? Noi
potremmo dire: a casa nostra noi agiamo verso la
Chiesa cattolica molto più generosamente di quello
che fate voi. Voi rinneghereste il vostro programma,
volendo attentare ai nostri diritti, al nostro programma.
Ma è stata questa una ipotesi, che io ho fatto, pur
credendola impossibile.
Visto lo stato di Europa, che ognuno di noi può apprezzare, senza che per ciò ci sfa bisogno di essere nei
segreti dell'onorevole ministro degli esteri, è impossibile una pressione da parte di una potenza estera
contro di noi, ed è difficilissima anche da parte della
Francia.
E se non vi sono motivi nella politica interna e
nella politica esterna, o signori, per qua! motivo noi
facciamo questa legge ?
11 nostro Ministero nel 1870 cercò di ritentare gli
sforzi che erano stati fatti nel 1867 dal conte Menabrea accettando le proposte di Napoleone III di assoggettare la questione italiana ad un congresso europeo. Sono sicuro che l'onorevole Visconti-Venosta mi
dirà che non è così, ma io gli ricorderò le parole da
lui scritte e ripetute per una lunga serie di corrispondenze.
Quando tutti i ministri italiani presso le potenze
estere dichiaravano quello che da quei Governi ed in
quei paesi si pensava riguardo ai nostro ingresso in
Roma, l'onorevole nostro ministro degli esteri, senza
che nessuno glielo chiedesse o glielo consigliasse, cercava l'aiuto dei Governi che hanno sudditi cattolici,
per assicurare le guarentigie che voleva dare al Papa ;
egli cioè si studiò ad assicurarle sopra una base internazionale, ma non vi riuscì.
Infatti, egli dice, in data del 21 settembre 1870, al
nostro ministro a Vienna :
« Noi lungi dallo stupire della emozione dei sovrani
stranieri (alludeva all'ingresso delle truppe italiane a
Roma) la troviamo legittima. Noi anzi la dividiamo!
La conciliazione è ancora il voto ardente del Governo
del Re. Nessuna dinastia, nessun popolo hanno tradizioni più profondamente e più sinceramente cattoliche
che la dinastia e la nazione italiana. Non sarà dal Re
d'Italia, ecc. »
Poi soggiunge :
« L'antagonismo tra il Papato e l'Italia non ha punto
indebolito negli Italiani il sentimento religioso. La popolazione è rimasta attaccata come prima alle cerimonie ed ai costumi pietosi del culto cattolico. »
Si compiace tanto l'onorevole Visconti delle turbe
che ancora seguono le processioni del Viatico e dei
Santi ! Il popolo Italiano risponde di no.
« L'istinto religioso, sì profondamente radicato in
Italia, si spanderà liberamente, e prenderà nuovo
slancio. »
Ecco le parole che io più raccomando all'attenzione
della Camera :
« Noi domandiamo alle potenze di prender atto delle
guarentigie che siamo pronti ad offrire. Noi domandiamo loro di associarsi a noi in quest'opera, che non
sarà sterile per la civiltà europea. »
Novera le garanzie, e poi dice :
« È degno dei sovrani d'Europa dissociarsi a noi
per aiutarci a mettere fuori discussione l'efficacia ed
importanza reale delle garanzie che noi offriamo. »
Questi espliciti, eloquentissimi e ripetuti inviti faceva l'onorevole Visconti-Venosta alle potenze europee
per venire ad associarsele, e insomma stabilire queste garanzie su di una base efficace e durevole, sicché non potessero quindi, nè ora nè mai, senza attirarsi una guerra, essere dal partito avanzato, se giungesse al potere, messe in discussione o menomate per
nessun evento. Mi par troppo il chiedersi, per entusiasmo verso il Papato, che l'onorevole ministro chiama
« una delle nostre glorie più splendide, » si sollecitasse
l'intervento della diplomazia europea, convertendo così
una questione interna in questione internazionale, e
legando così stranamente la nostra libertà d'azione al
presente e per l'avvenire ! Le nazioni europee unanimi
rifiutarono, come fecero il 1867.
Adesso, o signori, con questa legge si vuole fare
quello che non era riescito con le proposte del trattato a cui invitaronsi le potenze estere. Quindi si ere-
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CAMERA
— SESSIONE DEL 1871-72
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l'interesse del cattolicismo, le case generalizie, si la- progredire con idee sane, ardite, liberali, in questa
sciano stare le case estere, si elevano a strumenti indi- questione tra l'Italia ed il Papato, andava sempre respensabili al ministero pontificio gii enti morali secolari trocedendo, ed i conservatori della Commissione del
é si Vogliono mantenere : e noi in questo modo che 1865, che proposero la riduzione dei vescovi ad uno
cosa avremo ? Avremo che l'Europa acquisterà un di- per provincia, e la elezione dei vescovi e dei parrochi
ritto sull'Italia, quel diritto che l'Europa non volle devoluta alle comunità dei fedeli, poi votarono le guaacquistare e che ricusò recisamente nel 1870 all'ono- rentigie il 1870, che incatenano vescovi e basso clero
revole Visconti-Venosta come nel 1867 aveva recisa- al Pontefice. Quindi avemmo la proposta di legge, che
mente ricusato al conte Menabrea, al capo degli anti- porta il famoso nome di Langrand-Dumonceau, con
cui, in nome di quella libertà che or ora invocava l'ochi clericali del Parlamento piemontese.
norevole
si lasciava l'asse intero delle cor(Riposo di pochi minutifP*>ì
f ^ porazioniMinghetti,
religiose,
e
degli enti regolari in mano alla
Signori, la politica del partito conservatóre in Italia Curia di Roma, con l'obbligo
di dare allo Stato 600
fin dai primo tempo della costituzione del regno è
milióni.
Si
concedeva
ài
vescovi
un'onnipotenza giamstata una politica proteiformi essosonpoii ,
OT^o'f^iirffQh pi Atflfn'iPfiH^??
a OifcfSDOfll OJlJI^Ci!mai sperata, e creduta possibile da nessuno dei più
Si enunciavano principii, si facevano proposte ora arditi Papi che ricordi la storia.
In quella legge era consacrato fin anco il principio
progressive, ora retrograde, or dubbie, secondo i moménti, secondo quello che era creduto necessario dal che la conversióne dei beni dovesse farsi dai vescovi,
partito dominante. La legge sulla soppressione delle e che l'Italia, separando la Chiesa dallo Stato ed accorporazioni religiose fu presentata dall'onorevole Pi- cordando alla Chiesa la massima libertà, doveva ricosanelli nella fine del 18GB la prima volta, dopo le più noscere come statuto della società cattolica 'A diritto
grandi istanze che vennero da tutte le parti d'Italia, e canonico 1 Per buona fortuna il senno ed il patriottidopo che gli sforzi della sinistra, sin dal 1861, per ot- smo della Camera respinse quel progetto di legge. Ne
tenere subito l'incameramento dell'asse ecclesiastico seguì lo sciogliménto della Camera, e la nuova Caed impedire la rovina finanziaria che ci sovrastava, mera votò là legge del 1866 sulla soppressione delle
rimasero senza alcun risultato.
corporazioni religiose, quando era già dichiarata la
Giova notare che, se sin dal 1861 si fosse fatto ciò guerra all'Austria; c più tardi, sotto il Ministero Ratche si fece sei anni dopo, l'Italia si avrebbe rispar- tazzi, votò la legge così proficua, così applaudita, così
miato i prestiti Bastcgi, Minghetti o Sella e non sa- utile della conversione dell'asse ecclesiastico e della
rebbe oppressa da imposte e da debiti. Le deferenze vendita dei beni col prezzo pagabile in molti anni. Severso la Chièsa hanno récato un danno immenso alle nonchè il partito conservatore che a Torino, dopo il
nostre finanze, impedendo di provvedere con energia plebiscito del 1860, aveva voluto dichiarare il regno
e cài.
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P e^a-oq
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sorto per grazia di Dìo, rinnegando la rivoluzione,
Nèl 1865, mentre si discuteva la légge sulle corpo- tenendo sempre fermo in questa base, ora liberalegrazioni religiose e sull'asse ecclesiastico, era stato giàva, ora retrocedeva.
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presentato dagli uomini stessi del partito moderato,
Conseguenti al principio del diritto divino del nuovo
ci ondagli onorevoli Ricasoli, Corsi, Biancheri, Ugdu- regno, che non perdevasi giammai di mira, anche nelle
lena, De Luca, Mordini e Borgatti, uomini che, eccetto epoche in cui sembravano i nostri conservatori meglio
due, appartenevano tutti al partito moderato, un disposti nelle idee liberali, riproducevano, sempre che
controprogetto che fu acclamato in tutte le parti d'I- potevano, il sistema di concessioni alla Curia romana.
talia e d'Europa. Ne èra già in Parlamento cominciata Ne fecero quindi il tentativo per mezzo dell'onorevole
la discussione, quando la Curia romana, impaurita che Vegèzzi, il quale compì la sua missione acquistando e
potesse essere votata quella provvida legge, proposta manifestando il convincimento della solidarietà del
dalla Commissione, prese l'iniziativa di dirigersi, per Papà coi Principi spodestati. Poi vennero le trattamezzo di una lettera del Papa al Ile, nella quale si tive dell'onorevole Tonello, e poi dopo la nostra vemuoveva preghiera di soprassedere dal'a discussione nuta a Roma, non tenendo conto ne dell'opinione pube intavolare delle trattative riguardo alle diocesi va- blica degritaliani, ne della riprovazione dell'Europa
canti ed altre quistioni. Invece di vedere in quel fatto civile, si volle concedere non richiesta la legge delle
un argomento per discutere è votare quella legge che 8 1 isa-ol .ciufIbis o bbiìoob ^im ili quo jittd onniBl
se feriva sì vivamente il Papato, doveva essere, come garatìwp.
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^ V r .. J ' .
sarebbe stata, utilissima all'Italia, di quella povera
E aggiungete ancora che i signori moderati hanno
proposta della Commissione non si tenne più parola, le cento volte dichiarati) nella Camera ed a tutto il
e lo stesso progetto Vacca fu mutilato, e neppure così mondo che essi, intende vano indispensabile la trasforsi discusse. Ma secondo che i destini d'Italia si svolge- mazione dell'organismo della Chiesa romana, e che,
vano, e secóndo che l'Italia si costituiva nella sua in- senza di questa trasformazione, la società religiosa,
dipendenza, vedemmo che il partito moderato, anziché come era organizzata, sarebbe stata per sempre la nostra rovina.
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TORNATA DELL'8 MAGGIO 1 8 7 3
- ITÀTU^SCÌ i a a À-Ssmao
Questi concetti furono espressi con molta energia
dall'onorevole Bonghi, il quale si lagnava che i vescovi
erano cospiratori in permanenza contro l'Italia e pericolosi esecutori del pensiero della curia romana.
Dopo tutto ciò, rinnegando principii, solenni dichiarazioni e fatti, vollero incatenare l'episcopato alla
Curia di Rotea, incatenare il basso clero ai vescovi, rendere impossibile che il sentimento di patria, di libertà
e di civiltà fosse manifestato o da un parroco o da un
vescovo senza che il supremo Gerarca, volendo, potesse
annientarlo e senza che questo parroco o questo vescovo trovasse nelle leggi, nella società civile uno
scampo nella persecuzione.
Ora tutto il clero asservito non è che un esercito
di nemici del paese, e le poche eccezioni tremano atter^ ì J ^ w T ^ i i ^ o q " r t o f i w o e Jitoqa im
Adesso, o signori, che siamo a Roma e che la popolazione romana non ci chiede altro che di essere pareggiata in tutti i benefizi col resto dell'Italia, si viene
a proporre un progetto di legge il quale tende, non
solamente a conservare quello che avanza, ma a fare
risuscitare quello che noi credevamo sepolto! (Bene!
Braxo 1 a sinistra)
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Questo procedimento, secondo me, prova colla massima evidenza che il partito che siede al Governo non
ebbe altro di mira se non che di stabilire un'alleanza
col Papato, e, secondo il periodo or ora letto dal mio
amico Gasarmi, far sì che il partito liberale non possa
mai prendere le redini dello Stato. . ,
Tenetevelo, signori, questo potere che tanto vi seduce e vi esalta; tenetevelo, ma cercate qualche volta,
con qualche atto patriottico, a meritarlo. Ma voi, per
mantenere il potere, per compiere l'alleanza, chiudete
gli occhi ai pericoli che fate subire al paese, all'abisso
a cui lo fate andare incontro, e non ricordate neppure
che anche uno degli uomini più autorevoli del vestro
partito, il generale La Marmora, una volta vi disse che
per l'Italia il tornare indietro sarebbe stato lo stesso
che andare incontro all'abisso.
•,
A me sembra, o signori, che questa sia proprio una
vera vertigine. Voi credete di consolidare la monarchia,
credete di consolidare nelle mani conservatrici il potere, e non sapete accorgervi che gettando, una sfida
come questa in faccia al paese, chiudete l'occhio della
mente a tutte le conseguenze che dovranno seguirne.
Non pensate che la conciliazione col Vaticano, che a
voi sembra l'ideale dei vostri sogni, potrebbe spingere
il paese in tale orgasmo, a tale disperazione da farvi
ben presto pentirà di quello che state operando.
Taluno dirà che la mia accusa è gratuità! Io, per
non abusare del tempo della Camera, non addurrò dei
fatti che mi costringerebbero a molto prolungare il mio
discorso. ,f 'i f r gjPj • ' r , . .
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Ricorderò l'alleanza della scorsa ost-ìte tra i conservatori e i clericali in Napoli e le conseguenze di quel
fatto. Ricorderò solo un altro fatto, che forse a taluno
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se rifletterete bene, come indizio, ha unaseria imporri-m efiiemBOiaii T>& ,ow«ioiÌgaTOo 'ioir fsmwrmiinivnKmis
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Due mesi fa circa vide la luce un libercolo, che m
dispensato anche ai deputati, intitolato : Il partito cattolico. e che fu scritto da un prete, il quale dichiara
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di averne avuto incarico dai Pana. Nessuno ha smertita l'autenticità di questo libro : dunque resta vero
che quell'opuscolo è opera di persona incaricata, oppure di persona che ha avuto il consenso dal Pontence; e parola dunque del Vaticano. j r n: sinaoi
In quell'opuscolo si fa un acerbo rimprovero ai clericali rinfacciando loro gli errori che hanno commessi,
e poi conchiude, esponendo il metodo con cui si deve
arrivare allo scopo, di riconoscere l'indipendenza d'Italia, di riconoscere la dinastia, di dare la mano al
partito moderato, e così schiacciare la democrazia,
ossia il partito avanzato. Taluno potrebbe dire: ma
date tanto peso a quest'opuscolo? Piano, o signori.
Appena esso vide la luce fu accolto nelle colonne; di
tutti i giornali amici del Ministero, da tutti i giornali
conservatori fu colmato di lodi, e si avvivarono le speranze.I
Da tutti i giornali moderati esso fu salutato
come il foriero del giorno desiderato, da tutti, eccetto
a Roma il giornale la Libertà che mandò un grido
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Vi fu anzi un giornale di Firenze, che la voce pubblica
da eminenti uomini eli destra, il
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quale dissel'ideale
che la che
politica
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giungere
ogni contenuta
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italiano dovrebbe vagheggiare; stendersi la mano i clericali ed i
moderati per riposare tranquilli i loro sonni sul sepolcro che doveva ricevere le spoglie esanimi del parf ^ f e ^ ^ o i i a B i p s i o o s eaurthra 9 eaoigUoi inoisf
Signori, voi camminate per la lubrica via della perdizione. Questo progetto di legge vi costituisce per necessità i continuatori dell'opera nefanda del Concilio
di Trento e dei Concilio Vaticano, che, proclamando
l'infallibilità del Papa, tentò di far rivivere il medio
evo, e quindi concentrò nelle mani del Papa e, per lui,
dei Gesuiti la somma del potere religioso, tutto, il grande
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e gli alleati del clero ai danni dell'Italia e della libertà.
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questa specie di armeggiare, che suol essere foriero più
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sarà inconciliabile col partito che dicesi moderato,
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i quali.credono all'inconciliabilità del partito conservatore col Vaticano s'ingannano profondamente. Se io
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CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1 8 7 1 - 7 2
fossi sicuro che il trono del Papa fosse sempre occupato da un uomo, che rispondesse a tutte le vostre offerte col fiero non possumus, potrebbero aver ragione
gli inconciliabilistì. Ma un giorno, quando cesseranno
le ultime lusinghe che il partito del Vaticano ripone
nella Francia o in altre nazioni potenti, quando i Gesuiti che sono volpi e non hanno scrupoli, vedranno di
non poter più sperare nello straniero che venga a sbranare l'Italia, non dubitate, essi prenderanno il partito
che fu consigliato dall'autore dell'opuscolo Sul partito
cattolico che trova unica salvezza nel darsi alla dinastia ed ai conservatori, e di farsi padroni dei municipi e della Camera nelle nuove elezioni.
I conservatori ai primi inviti hanno dato il sì solenne, e nella opinione pubblica d'Italia sta che i passi
che voi fate vi conducono, non già sensini et sine
sensu, ma con qualche rumore a questa mostruosa alleanza.
Ieri ho sentito delle voci che mi hanno confortato.
Esse partivano da banchi coi quali siamo usi a combattere sempre. Spero che la Camera dei deputati
comprenda quale e quanta sia la responsabilità sua in
questa circostanza. Ciò che il Ministero ci viene a
proporre adesso, ciò che i signori conservatori hanno
proposto col sistema della libertà assoluta delle associazioni ecclesiastiche, raccomandato con tanto entusiasmo dall'onorevole Minghetti, getterà nel paese
i semi della più terribile discordia. Io per me ritengo,
o signori, questa vostra proposta come ima sfida. Ai
deputati di destra spetta di scongiurare il pericolo,
spetta d'impedire che la sfida del Ministero sia compiuta. Se i più sinceri tra voi, o uomini della destra,
esiterete a prendere il partito che impone il patriotismo e l'amore alla libertà, la sfida sarà accettata, il
guanto sarà raccolto e la Camera sarà responsabile di
tutte le conseguenze.
Se voi, signori ministri, persisterete nella via che
calcate, se i vostri amici di destra non vi fermano nella
via dell'abisso che in questo momento ci state scavando dinanzi agii occhi, la storia porrà il vostro
nome tra quelli che più danneggiarono il proprio
paese ; e voi farete passare l'Italia per una trafila di
incalcolabili sventure. Ma badate che, se l'Italia non
perisce, perchè i popoli sono immortali, vi sono istituzioni che, ove loro manchi l'appoggio dei popoli, si
dileguano per non mai più risorgere, ed un giorno, nel
vostro pentimento, potreste ricordarvi forse d'essere
stati i becchini della monarchia, della quale proclamate d'essere i campioni. (Bravo ! Bene ! a sinistra)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Massari.
Voci. A domani ! a domani !
Altre voci da varie partilo ! Andiamo avanti. Parli !
parli!
MASSARI. Sono agli ordini della Camera.
PRESIDENTE. Lascio l'onorevole Massari giudice.
MASSARI. Siccome ho la fortuna di godere perfetta
salute, e quindi non posso allegare di sentirmi male,
interpretando i giusti desiderii della Camera perchè
questa discussione abbia a procedere sollecita, m'accingo a parlare non ostante l'ora tarda. (Bene!)
Nel sorgere a pigliar parte a questi dibattimenti solenni per l'argomento, solenni pel momento nel quale
vengono fatti, debbo dichiarare alla Camera che, prescindendo da quella commozione che provo e che è
Impossibile non provare ogniqualvolta si ha l'onore di
rivolgere la parola a quest'augusta Assemblea, prescindendo, dico, da questa commozione, mi sento lieto
e sereno» Mi rinfranca l'animo la vostra benevolenza ;
stilla quale una lunga esperienza mi ha oramai insegnato a fare largo assegnamento, e mi rinfranca l'animo
il pensare che io sorgo a sostenere la più giusta, la più
santa delle cause, la causa della libertà. Della libertà,
sì, o signori, ond'è che io non sento l'animo mio travagliato da quel sentimento di mestizia che ieri, al
principio ed al fine del suo dire, assaliva l'animo dell'onorevole deputato Corbetta.
Se fosse lecito di premettere ad un discorso, come
si suol fare ad un libro, una epigrafe, io mi permetterei di citarvi, facendone a me l'applicazione orgogliosa, alcune parole, che, alcuni anni or sono, scriveva
un domenicano illustre, che confortò di ammaestramenti e di consigli la mia adolescenza in Parigi, allorché, nondum civem jam exsulem, fui costretto, per
amore di libertà, a cercare asilo in terra straniera, e
l'ebbi dalla Francia ospitale e generosa.
Il domenicano a cui alluda era l'illustre padre Lacordaire, il quale, in una sua lettera dichiarando i
suoi sentimenti, scriveva: Je mourrais catholique penitente liberal impénitent.
Non è già, o signori, che con la prima parte di questo motto io voglia mutare quest'Assemblea in un
Concilio ecumenico od in un consesso teologico, non
è già che io voglia affidare al mio egregio presidente
l'ufficio austero e misericordioso di cardinale penitenziere (Ilarità) : egli ha troppo da fare per assolvere
le numerose peccata parlamentari che tuttodì si commettono a destra ed a sinistra, ed anche ai centri
(Nuova ilarità), per volergli addossare anche questo
incarico.
Io ho voluto rammentare nella loro integrità le parole del padre Lacordaire, non perchè io creda che in
questa Assemblea si debbano venire a trattare questioni religiose, non perchè ammetta nè nella Camera
nè in chicchessia il diritto di sottoporre a sindacato
la coscienza religiosa di ciascuno di noi, ma perchè,
facendo una citazione, ho stimato farla completa e
con piena fedeltà ; ma in questo momento la parte di
essa, a cui più tengo e sommamente tengo, è la seconda parte, quella cioè di dichiararmi un liberale, un
liberale incorreggibile, un liberale che morrà nella impenitenza finale.
- 6165 TORNATA DELL'8 MAGGIO 1 8 7 3
La questione, intorno alla quale si aggirano le discussioni della Camera da tre giorni, è una questione
elevata senza alcun dubbio, ma nella sua elevatezza è
senza complicazioni, è semplicissima.
Son lieto di poter rendere giustizia, e piena giustizia, ai due oratori di sinistra che iniziarono avantieri
questi dibattimenti, all'onorevole Casari ni ed all'onorevole Damiani, i quali, senza entrare nei particolari
della legge, senza addentrarsi nell'esame della questione delle stanze e dei quarfcierini, hanno sollevato la
questione alla sua vera altezza, considerandola dal
punto di vista elevato di una grande questione politica.
Signori, in questa questione noi non ci dobbiamo
lasciar guidare dai criterio giuridico ; mi permettano
che lo dica gli illustri giureconsulti che seggono sul
banco della Commissione, il criterio giuridico in questa circostanza sarebbe un compasso troppo stretto
per abbracciare così vasta sfera. Dirò anche che questa questione non va neppure contemplata, ed ancora
meno, con un criterio che fosse desunto da un sentimento di rancore, di rappresaglia, di vendetta e di
paura.
L'onorevole Casarini avantieri ci diceva, che cosa direbbe un buon liberale che si fosse addormentato alcuni
anni or sono, e che oggi, svegliandosi, ci troverebbe
nelle condizioni nelle quali oggi siamo ? Egli ci dipingeva lo stupore, la dolorosa sorpresa che quel buon
liberale avrebbe provata vedendo proposto dal Governo un disegno di legge come quello intorno a cui
si aggirano ora le nostre discussioni.
A me pare che l'onorevole Casarini, facendo il ritratto di quel liberale, abbia voluto in certo modo effigiare se medesimo. Non dirò che sia un dormiente,
quantunque la citazione da lui fatta oggi di quel famoso verso di Virgilio Exoriare aliquis, ecc., me ne
darebbe il diritto, perchè in tal guisa egli si è dichiarato morto, ma non dirò, ripeto, che sia un dormiente,
dirò solamente che si trova in una condizione di estasi
prodotta dal frequente udire le soavi e profonde melodie del Lohengrin. {Ilarità) Non saprei diffatti spiegarmi altrimenti come un così competente ed un così
elegante estimatore della musica dell'avvenire, sia venuto l'altro ieri in questo recinto a farsi l'interprete ed
il campione della politica del passato.
Il vero punto di vista, signori, per abbracciare questa questione in tutta la sua elevatezza ed in tutta la
sua ampiezza è il punto di vista politico. Noi dobbiamo considerare quale sìa l'ufficio civile dell'Italia,
per che cosa essa sia venuta a Roma, quale sia il programma polìtico che essa si è proposto di compiere
ricuperando la sua Roma ed innalzandola alla dignità
di sua capitale.
Siamo forse venuti a Roma per muover guerra alla
religione dei padri nostri, che è pure la religione della
Sessione 1 8 7 1 - 7 2 - Cameba dei »sputai* - Dismissioni. 7 7 3
grande maggioranza del paese? (.Bisbiglio e segni di
denegazione a sinistra)
Signori, enunciando un fatto, non so comprendere
queste denegazioni, e credo che nessuno possa contrastare che la religione cattolica è la religione dei nostri padri ed è la religione, lo ripeto, dell'immensa
maggioranza degli Italiani; ed è cosa ben singolare
che coloro i quali ad ogni tratto dichiarano di professare il maggior rispetto verso il sentimento popolare,
insorgano oggi contro una mia asserzione, la quale
non è altro, lo ripeto, se non la enunciazione di un
fatto, e di un fatto incontrastabile.
Affermando il nostro diritto su Roma, noi siamo
venuti ad adempiere a un grande ufficio di civiltà.
Noi siamo venuti a regolare, a determinare, in conformità dello spirito dei tempi, in conformità della
civiltà, le relazioni tra la Chiesa e lo Stato. E dinanzi
alla grandezza di questo problema io non so, o signori,
come si possano sollevare tante questioni di particolari che tutto al più potrebbero essere argomento di
discussione in un consesso di ragionieri, od in un Consiglio provinciale. {Mormorio)
Non intendo con queste parole di mancare dell'ossequio dovuto ai Consigli provinciali. È naturale che
i Consigli provinciali debbano occuparsi di certe faccende le quali non dirò, come diceva qualche tempo
fa l'onorevole Sella parlando di finanze, che siano
triviali, ma che sono piuttosto prosaiche, mentre la
questione che trattiamo oggi, permettetemi di dirlo,
nel senso vero della parola è poetÌGa essendo la poesia
la vera e la più sublime delle realità.
Nè i destini d'Italia, o signori, saranno raggiunti ed
assicurati, finché questo grande problema della determinazione delle relazioni tra la Chiesa e lo Stato non
venga sciolto, e non venga sciolto, come diceva poco
innanzi, in conformità dello spirito dei tempi e della
civiltà moderna.
Dirò anzi che in questa necessità, che per prendere
un assetto definitivo ha l'Italia, di risolvere questa
grandiosa ed immensa questione ci ravviso, permettetemi che lo dica schiettamente, qualche cosa di provvidenziale. Ogni nazione, ce l'insegna la storia, ha la
sua finalità, o ciò che i filosofi dicono la sua teleologia. Ora la finalità, la teleologia dell'Italia consiste
appunto in questo, che essa, nel venire ad affermare il
suo diritto, nel venire a compiere la sua unità nazionale a Roma, ha assunto in faccia all'Europa ed in
faccia alla civiltà il debito di risolvere il grande problema al quale accennavo poc'anzi. Sarei per dire che
questo era il grande concetto del conte di Cavour.
{Bisbiglio a sinistra) Ma però, o signori (e la impressione che il solo pronunziare questo nome produce
su di voi mi dimostra che mi appongo al vero), dopo
i numerosi commenti che ho inteso fare a ragione ed
a torto su ciò che pensava, su ciò che faceva, su ciò
)
6166
CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL
che negoziava il conte eli Cavour, credo più savio consiglio, per riverenza affettuosa a quella grande Eiemoria, di lasciarla in pace, e di non invocarla in questo recinto.
Ma, senza ricorrere ad altre autorità, invocherò l'autorità nostra medesima. Venendo a Roma, noi l'abbiamo detto in tutti i modi e in tutte le forme, noi
abbiamo detto e ripetuto colla massima solennità che,
venendo in questa città, non intendevamo ne punto nè
poco di muovere offesa agl'interessi spirituali deila
Chiesa cattolica. Noi abbiamo dichiarato che Roma,
diventando capitale" d'Italia, non cessava per questo di
essere la sede del Pontificato.
Anzi noi abbiamo detto di più. Quando il danno e
la' vergogna dell'occupazione straniera pesavano su
questa città, noi abbiamo sempre detto e ripetuto, ed
eravamo nel vero, che il Pontefice, che la religione sarebbero stati all'ombra del vessillo italiano infinitamente più indipendenti e più liberi di ciò che lo fossero sotto la effimera protezione delle baionette straniere.
Oggi noi siamo chiamati a fare onore alle nostre
parole, noi siamo chiamati a mantenere le nostre promesse, noi dobbiamo sentire il dovere di non mancare
in alcuna guisa agli impegni che abbiamo contratti. E
non si tratta di impegni e di promesse fatte ad altre
potenze, a Stati esteri, si tratta di una promessa fatta
a noi medesimi, il di cui vìncolo è tanto maggiore,
quanto più la dichiarazione fu spontanea e non richiesta da alcuno.
E poi bisogna esser logici. Il nostro programma è
in tutto il programma delia libertà, la nostra legislazione in tutti i suoi rami è informata dallo spirito di
libertà ; noi siamo liberali in politica, in economia
sociale, in tutto ; per qual motivo vorreste voi che si
venisse a fare un'eccezione per ciò che riguarda la
Chiesa, per ciò che riguarda la legislazione ecclesiastica? Nè si tratta di un contratto bilaterale. Noi
non abbiamo detto alla Chiesa romana, non abbiamo
detto al Pontefice: noi vi diamo la libertà a condizione
che voi facciate la tale o tal cosa. Niente affatto. Noi
non facciamo altro se non esplicare i nostri propri
priacipii e attuare negli argomenti che riguardano le
materie ecclesiastiche i principii liberali che governano tutti gli altri rami della nostra legislazione. E
qui io prevengo una obbiezione che è quella di dire:
ma il Papa, ma la Chiesa non sanno che cosa farsi di
questa libertà che voi loro Offrite; essi la ripudiano,
la rinnegano, non ne vogliono sapere. E sia pure, o signori, che cosa importa a noi? Nel mantenerci fedeli
ai nostri principii, nell'essere coerenti con noi medesimi, noi non facciamo che obbedire ai nostri principii, e non ci dobbiamo curare nè punto ne poco
dell'accoglienza che da altri, anche interessati, possa
venire fatta all'attuazione di questi principii medesimi.'
1871-72
E poi questa politica ha ottenuto già, nel momento
in cui parliamo, la sanzione dell'esperienza. Noi siamo
a Roma da due anni e mezzo. È indubitato che prima
di venirci prevedevamo, ed avevamo ben ragione di
prevedere, delle grandi e delle gravi difficoltà. Mi ricordo che nella Camera dei deputati, quando sedeva
nell'Aula del palazzo Carignano a Torino, discutendosi deila questione romana, il mio amico ed avversario politico l'onorevole Ferrari, fece notare, e con
molta opportunità ed aggiustatezza, tutti gli inconvenienti che egli ragionevolmente prevedeva che si dovessero avverare il giorno in cui fossimo venuti a
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Egli diceva (cito a memoria, ma il senso delle sue
parole era questo) : immaginatevi, o signori, un ministro passeggiare per Roma, dando di braccio ad un
cardinale, un deputato dando il braccio ad un prelato.
L'osservazione era giusta ; tutti la trovammo giustissima ; l'onorevole Ferrari prevedeva ciò che prevedevamo tutti. Certo noi non abbiamo ancora questo spettacolo ; non ho ancora veduto l'onorevole presidente
del Consiglio andare a braccio del cardinale vicario,
{Ilarità) nè il mio. onorevole amico il ministro degli
affari esteri a braccio del cardinale Antonelli. Ma è
indubitato, e su ciò credo di non potere essere contraddetto, che le difficoltà che noi tutti concordemente, di destra e di sinistra, credevamo d'incontrare
venendo a Roma, il fatto ha provato che non ci sono,
od almeno che non sono così grandi come quelle che
avevamo tutta la ragionevolezza di prevedere e di temere.
Ci potranno essere, e ci sono, attriti su questioni
particolari, ci possono essere dei conflitti su certe questioni speciali, ma in sostanza a me pare di poter affermare, senza rischio di essere smentito, che realmente, senza leggi, senza disposizioni legislative particolari, senza provvedimenti speciali, noi siamo arrivati in fatto ad una specie di modus vivendi. Ciò
a me sembra incontrastabile. A che è dovuto questo
risultato ? Certamente è dovuto (e mi preme il dirlo)
in gran parte all'assennatezza ed al patriottismo della
popolazione romana, la quale ha saputo fare la differenza delle condizioni dei tempi e delle cose, ed ha capito che dal momento che la potestà spirituale era separata dalla potestà temporale, non c'era più ragione
di inveire contro certe istituzioni o certe persone ; mi
piace rendere con tutta la sincerità dell'animo mio
questo omaggio alla popolazione romana : è dovuto
alla sua assennatezza (Bene /), ma facciamo la parte
anche a noi stessi, all'assennatezza della nostra politica, a quella politica che il Governo ha praticato, e
che noi abbiamo accettata ed abbiamo sempre avuto
il buon senso di confortare col nostro suffragio, (Bene!
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*
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L'immensa, la sconfinata libertà della quale oggi si
gode in Roma per parte di coloro che siamo avvezzi a
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TORNATA DELL'8 MAGGIO 1 8 7 3
considerare come i nostri nemici, oltre, lo ripeto, al
fare l'elogio del senno di questa popolazione, è anche
la prova della grande forza e autorità morale che ba
acquistato il Governo.
Pochi giorni sono, tutti lo ricordate, è venuta qui
un'accolta di deputazioni che s'intitolavano cattoliche;
il capo di esse pronunciò una allocuzione dettata con
parole che io mi astengo assolutamente dal qualificare, perchè non solo mancavano alle leggi dell'ospitalità, ma credo mancassero anche a quelle della stessa
più volgare educazione. {Bene!)
Ebbene, che cosa ha fatto il Governo ?
Il Governo non ha fatto, non ha detto niente: io so,
per averlo inteso riferire da persone che erano in
grado di saperlo, che quei signori si aspettavano una
intimazione di partire od uno sfratto od almeno qualche fischiata, e sono stati delusi. (Ilarità — Bene !)
Andavano in cerca di provocazioni o di qualche cosa
che almeno simulasse la persecuzione, e non hanno
raggiunto neppure questo scopo! {Bene! — Nuova
ilarità)
Ecco gli eccellenti, gli ottimi ed evidenti risultati
della politica savia che noi pratichiamo ; e perchè, o
signori, diserteremo noi questa politica così savia, che
già produce frutti così buoni ? {Movimenti a sinistra)
Per qual motivo? Ma ditemi di grazia, o signori, dove
è l'urgenza che vi richiede di abbandonare questa politica ?
Si è detto : il paese ! Il paese si commuove ! Il paese
vedrebbe, nell'applicazione di questo progetto di legge,
una sventura, un regresso ! È il principio della reazione, diceva l'onorevole Corbetta in balìa sempre dei
malinconici pensieri che l'assediavano. (Si ride)
Egli ci ha- rappresentato questo disegno di legge
come un provvedimento mediante il quale si volesse
ridare vita a tutte le fraterie e restituire tutti i conventi, come se si volesse dare principio ad una reazione...
CORBETTA. Domando la parola per un fatto personale.
MASSARI.. la quale potesse mandare in fascio le nostre libertà.
Sento che l'onorevole Corbetta domanda la parola,
ma non c'è nulla di personale in ciò che io dico. Io
dico solamente che, nell'enunciare le mie opinioni, nell'esporre le mie dottrine, che sono sinceramente ed
ampiamente liberali, io non sono travagliato da nessun timore, non ho neppure la paura di scoperchiare
quella falange di avelli che l'onorevole Corbetta ieri,
in balìa sempre delle sue tetre preoccupazioni, ha evocato in questo recinto. (Bravo ! a destra e ilarità)
Io comprendo che nell'esuberanza di una forte e
sincera convinzione, come è quella dell'onorevole deputato Corbetta, lo spirito non si trovi in condizioni
proprie a premunirlo contro le insidie di quella fallace
ed imbellettata sirena ehe è la rettorica (Ilarità), e
che naturalmente si voglia ravvisare nella propria
opinione l'opinione del paese.
Io questo lo comprendo ; ma, quando ci facciamo
ad esaminare le vere condizioni del paese, ditemelo
con tutta schiettezza, ma lo dite sul serio che il paese
si commuove di questa legge e di questa discussione ?
Ma volete di più ? Quando io getto gli occhi su
questa Assemblea, quando vedo il modo con cui la discussione da tre giorni ha proceduto, cioè colla massima calma, colla massima dignità (e ciò non mi stupisce per una Assemblea che ha fatto le sue prove come
la nostra), ma ditemelo voi stessi, egregi ed onorevoli
miei avversari che mi sedete di rimpetto, ma che ? realmente nella presente questione arrecate voi un gran
calore ? Mostrate voi di partecipare a questa grande, a
questa universale commozione della quale voi dite che
il paese sia in balìa ?. (Bravo !)
BILL!A ANTONIO. Non si affanna, perchè ritireranno
il progetto di legge con un decreto reale. (Ilarità a
sinistra)
MASSARI. Signori, diciamolo pure colla massima franchezza : il paese non si commuove di queste questioni.
Le questioni di cui si commuove le so io e le sapete
voi, se non meglio di me, almeno quanto me ; il paese
vuole la buona amministrazione, vuole la buona finanza , vuole la sicurezza pubblica ; quando voi gli
avrete assicurato realmente questi beni e questi vantaggi, credetelo a me, non si agiterà, non si preoccuperà se i generali abiteranno in quattro stanze, oppure
se ne avranno solamente due.
FERRACCI^. È questa indifferenza che vi uccide.
MASSARI. Non è indifferenza, onorevole Ferr&cciù ; è
la coscienza della vera condizione delle cose, è la
prova evidente che il nostro paese ha fatto dei progressi seri nella via della libertà e che esso sa assegnare alle questioni la loro vera e giusta importanza.
(Bravo ! a destra — Movimenti a sinistra)
Ci domandava l'altro giorno l'onorevole Gasarmi :
voi che siete stati nelle carceri e negli esilii ; voi che
avete, prima che l'Italia fosse, creduto all'Italia, ed
amata l'Italia, vi prefìggevate forse voi lo scopo al
quale volete oggi giungere ?
Io non ho mandato di rispondere per i tanti miei
onorevoli colleghi di destra che in altri tempi hanno
popolato le carceri e gli esilii; come, mi affretto a dirlo,
ce ne sono stati anche tanti altri della parte opposta
della Camera ; non ho mandato, dico, di rispondere a
nome di loro ; ma, potendo e dovendo rispondere a
nome mio, dichiaro che in ogni condizione della mia
vita ho sempre avuto la fede la più ampia e la più
sconfinata nella libertà ; e l'ho voluta seriamente ; non
per un partito, non per un gruppo di persone, ma l'ho
voluta in tutto e per tutti. Questo, signori, è il concetto vero della libertà.
A sentire taluni, la libertà consiste nel lasciar fare
al Governo liberale per conto del partito liberale ciò
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CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL
che in altri tempi i Governi assoluti facevano per cónto
loro : non ci sarebbe di mutato che la materia a vessazione, che la materia, perdonatemi la parola volgare,
da seccare. A questo patto applaudono l'onorevole
Lanza quando proibisce le processioni, i pellegrinaggi
e le prediche, come altra volta, non nominerò le persone, si proibivano in .questa città i cluhs e le corse
dei cavalli.
10 vi domando se questo sia il concetto della libertà: è un concetto falso, un concetto meschino;
è il rovescio della libertà ; è il concetto il più
illiberale che ci sia, è la negazione assoluta delle nostre vere tradizioni. Vi dico schietto, o signori, che,
quando sento certe parole, quando ascolto le manifestazioni di certe opinioni, mi viene un dubbio amaro,
un dubbio crudele nell'animo, vale a dire che il sentimento liberale non abbia ancora fatto nel nostro
paese quel progresso che dopo parecchi anni di esperimento di vita libera, mi pare che avrebbe dovuto
fare.
Non basta di avere conseguita l'indipendenza, non
basta di avere conseguita l'unità, non basta di avere
proclamata la libertà nelle nostre leggi, ma bisogna
che l'indipendenza, la libertà e l'unità diventino dei
sentimenti, diventino le consuetudini della nostra vita.
11 sentimento dell'indipendenza esiste, ed esiste largamente. Nessuno vuole stranieri in casa sua, ognuno
vuole essere padrone in casa propria. Quanto al sentimento dell'unità, credo...
NICOTERA. Ma la legge !
MASSARI. Sono nelle considerazioni generali. Mi
duole che l'onorevole Nicotera, usurpando l'ufficio
dell'onorevole presidente, mi richiami all'argomento.
L'onorevole Nicotera sa benissimo, che quando si tratta
una questione in modo complessivo e con dei criteri
molto larghi, è naturale che si tocchino diversi argomenti.
Ora io, siccome sostengo sempre che per risolvere la
questione attuale bisogna avvalersi del principio di libertà ed attuarlo nella sua maggiore pienezza, debbo
anche analizzare in che cosa consista questo principio,
come e fino a qual segno la sua attuazione sia giunta
fra noi.
Diceva dunque, quando il mio onorevole avversario
ed amico mi ha interrotto, diceva dunque che delle
tre cose che costituiscono la nazione, l'indipendenza,
l'unità e la libertà, è necessario che noi ne facciamo
un sentimento. Ho detto che il sentimento dell'indipendenza esiste ; su questo non c'è che ¡dire. Quanto
al sentimento dell'unità, credo che non abbia fatti tutti
i progressi che avrebbe dovuto fare, e colgo l'occasione
per dire che mi fa proprio male, e non è una tristezza
rettorica, non lo dico con parole patetiche, ma sentire
pronunciare così sovente in quest'Aula le parole voi e
noi mi fa male. (Sensazione) Quanto al sentimento di
libertà, per le ragioni che ho esposte poc'anzi, franca-
1871-72
mente non credo che abbia fatti dei grandissimi progressi ; credo che ci possiamo chiamare, e lo siamo
fortunatamente, una nazione libera, ma non credo che
abbiamo ancora raggiunto la dignità di nazione liberale ; e, bisogna pur che lo dica, in molte cose, soprattutto in certe questioni, ed in questa specialmente, il
Governo dal 1861 in poi è stato sempre più liberale
di noi. (Bisbiglio e ilarità a sinistra)
Una voce a sinistra. Questo è troppo !
MASSARI. Questa è una confessione che mi pare conforme ai vero ; e non è una lode che io rivolga al solo
Ministero attuale, la estendo a tutti i Ministeri, e per
dar prova di imparzialità non ne escludo nemmeno il
Ministero presieduto dall'onorevole deputato d'Alessandria.
BILLIA A. Vi comprende anche il Ministero Menabrea?
MASSARI. Ben inteso. Non avendolo escluso, era naturale che io ve lo comprendessi. Siccome poteva essere
accusato di parzialità politica, ho dovuto nominare
particolarmente quel Ministero solo a cui ebbi il rincrescimento di essere avversario. Io ho appoggiato il
Ministero Menabrea, perchè sono uomo di principii liberali, e l'ho appoggiato perchè lo credeva, come era
realmente, un Ministèro liberale. (Viva ilarità a sinistra)
BILLIA A. Era in errore.
MASSARI. La vostra ilarità benevola mi mostra che
volete perseverare nel vostro errore, nel sentimento di
avversione, anche al di là della tomba. (Ilarità)
Voce. Non sono morti ancora.
MASSARI. Avrei sperato che, tornati a sentimenti
più equi, vorreste ora gettare qualche ghirlanda sulla
tomba di quel Ministero.
Praticando il principio di libertà... Sono spaventato
dal rimirare l'orologio, sarò breve il più che mi sarà
possibile.
Voci. Parli 1 parli !
MASSARI. Ho fatta questa interruzione per esprimere
la mia riconoscenza ai miei amici di destra e di sinistra, per la benevolenza con cui hanno accolte le mie
parole, anche quando dissentivano da me.
Diceva dunque che l'applicazione del principio di
libertà è anche una parte integrante, un elemento delle
nostre tradizioni nazionali. La nostra politica ha sempre avuto per oggetto di cercare il maggior numero dj
amici, di fare, per quanto è possibile, dei proseliti alla
causa della libertà ; abbiamo sempre voluto conciliare,
non irritare gli animi. E poiché si è voluto poc'anzi
parlare dei desicierii del paese, vi prego di considerare
che, se da una parte v'è alla superficie un paese che
chiamerò rumoroso, perchè si fa sentire, perchè ha i
suoi organi nei giornali, ed ha i suoi rispettabili interpreti in quest'Assemblea, v'è anche un altro strato, che
in fondo è iì paese vero, il quale sta raccolto, il quale
non dirò che abbia paura del rumore, ma aspetta di
vedere come le cose si mettono.
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TORNATA DELL'8 MAGGIO 1 8 7 3
Ora questo paese, che chiamerò il paese timorato,
è travagliato dal sospetto che il Parlamento ed il Governo non usino alla religione la deferenza che alla
religione medesima è dovuta. {Interruzione)
Senza dubbio, c'è una quantità di persone imparziali, buone, timorate, credenti, le qnali non domanderebbero di meglio, è un fatto, che di diventare gli
amici del nuovo ordine di cose e di sostenerlo lealmente e sinceramente, purché avessero la persuasione
che la loro coscienza religiosa non fosse offesa e turbata.
Voci a sinistra. Chi la turba ?
MASSARI. Questo, signori, è un modo di vedere. Se
credete di far carezze ai preti ed ai frati, certamente
sbagliate, e sbagliate di molto. (Si ride)
Alcuni anni or sono, quand'eravamo ancora a Firenze, mi ricordo che un nostro egregio collega, il quale
disgraziatamente non è più nel numero dei vivi, l'onorevole Bellino Briganti-Bellini, discorrendo in quest'Assemblea del disegno di legge che fu intitolato col nome
del già nostro collega il prefetto Bargoni, disse una
cosa molto grave, molto giusta. Parlando egli del malcontento che esiste nel nostro paese, malcontento che
era impossibile negare, egli lo definì, lo circoscrisse
nei suoi veri termini, e disse che era un malcontento
amministrativo. Ciò era perfettamente vero; ed è vero
anche oggi; ed io stesso ve lo accennava poc'anzi,
quando vi faceva riflettere quali siano le questioni
che davvero commuovono il nostro paese. Ma a me
sembra poter aggiungere che oggi, oltre al malcontento amministrativo, esiste un altro malcontento che
io dirò religioso. Ciò è indubitato.
Se non volete limitarvi a vivere nelle città, se volete
percorrere un poco le campagne e vivere nelle Provincie, troverete che l'asserzione che io enuncio in questo momento non solo non è contraria, ma è perfettamente consentanea al vero.
Ora, io dico, a quale scopo e cosa ci guadagneremmo alienandoci l'animo di coloro i quali non domandano di meglio se non venire a noi, se non ad
ampliare il partito liberale, a dare alle nostre istituzioni maggior saldezza e maggior forza?
È indubitato, o signori, che la prima condizione di
prosperità per un paese è la pace interna.
Si è parlato nei giorni scorsi, sì è trattata in questo recinto, con un sentimento patriottico assai elevato, la questione dell'armamento nazionale.
Ora, credete voi che basti ad una nazione per difendere la sua indipendenza e per tutelare i suoi diritti,
che basti di armarsi materialmente? Credete voi, o signori, che i soli ordini militari siano sufficienti a tutelare
la dignità di un paese ed a guarentirne l'indipendenza?
No davvero ! È stato detto che condizione essenziale
ad un paese per tutelare- la propria indipendenza è di
avere buone finanze, e sta bene ; ma ci vuole anche la
pace interna; bisogna eliminare ogni cagione di mal-
contento. Questo è nostro dovere, e sarebbe gran
colpa se non ci pensassimo continuamente. Ma è parimenti nostro dovere, e sarebbe grandissima colpa se
volessimo dimenticare l'esistenza di questo malcontento religioso.
Voi parlate ad ogni tratto dell'opinione pubblica.
E perchè volete chiudere le orecchie B\ grido che mandano le coscienze turbate dei nostri concittadini ?
Voce a sinistra. C'è anche dell'indifferenza !
MASSARI. È naturale che ci sia anche dell'indifferenza. Io ho parlato di un ordine intero del paese, che
è quello che vi ho descritto.
Se voi volete giudicare dei sentimenti degli altri
dalle vostre opinioni, per quanto rispettabili, voi correte rischio di recare, intorno alle condizioni morali,
intellettuali e religiose del nostro paese, giudizi molto
fallaci.
L'attuazione del principio di libertà nella questione
della quale ci occupiamo, e da cui non credo in nessuna
guisa di dilungarmi, l'attuazione del principio di libertà provvede anche ad un altro nostro bisogno, a
quello, vale a dire, di mantenere le buone e cordiali
relazioni colle potenze estere.
È indubitato, o signori, che la questione religiosa è
per la sua essenza una questione essenzialmente cosmopolitica ; la religione cattolica non tocca solamente
l'interesse della nazione italiana, ma anche quelli delle
altre nazioni del mondo ; si ha un bel dire, ma i 200
milioni di cattolici nel mondo ci sono.
È un fatto che non ho creato io, e non è stato creato
da altri, ma è un fatto, e dobbiamo far di tutto perchè
la questione, che non è in potere nostro di far cessare, e che è essenzialmente cosmopolitica, non diventi
mai una questione internazionale ; questo è il punto
più delicato.
Noi dobbiamo cercare di mantenere sempre, il più
che sia possibile, l'equilibrio fra il sentimento nazionale del nostro paese, che ha tutti i diritti di essere
rispettato, ed il sentimento religioso del mondo cattolico, il quale parimente ha il diritto di essere rispettato.
Noi siamo riusciti finora a mantenere questo equilibrio, ed è ciò appunto che fa la nostra forza,
e che ci deve ispirare la maggiore fiducia nell'avvenire. Voi avete ascoltato, or sono due o tre mesi,
dalla bocca autorevole dell'onorevole ministro degli
affari esteri, che in occasione della nòstra venuta a
Roma il Governo non ha avuto neppure l'ombra di una
rimostranza, di una protesta, nemmeno un pezzo di
carta, il quale avesse potuto servire di addentellato a
proteste ed a rimostranze future. Questo risultato,
o signori, a chi è dovuto ? Certamente è dovuto all'abilità ed al tatto con cui il nostro Ministero ha condotto
le nostre relazioni estere ; ma è dovuto anche al grandissimo senno che ha dimostrato questo Parlamento
nel dare appoggio alla politica del Governo : e non so
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CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1 8 7 1 - 7 2
per qual motivo vorreste oggi, quando già raccogliamo
il frutto di ciò che abbiamo fatto, vorreste oggi gettarci nella vìa pericolosa dell'ignoto e delle avventure.
.Io mi accorgo che l'ora è tarda e che continuando
abuserei della pazienza della Camera; epperciò mi
astengo dal rispondere alle osservazioni che sono state
fatte intorno alle nostre relazioni politiche colla Germania, ed a ciò che se ne è voluto inferire sulla necessità di concordare la nostra politica con la politica di
quella nazione, tanto più che questo punto è stato
maestrevolmente trattato in principio di questa seduta
dal mio onorevole amico il deputato Minghetti.
Prima di finire però, è naturale che io dica una pa" rola sulla legge.
sioos ìlmom tino hHeh llléonrmì
Io dichiaro francamente alla Camera che non ho il
rimorso di aver dato il mio suffragio a nessuna legge
relativa all'asse ecclesiastico. Ho l'onore di sedere in
Parlamento dal 1861 in poi, ed ho costantemente votato contro tutte le leggi presentate dai diversi Ministeri, anche da quelli composti di miei amici, sull'asse
ecclesiastico...
Voci dal banco della Commissione. Ha detto che
erano leggi liberali.
PRESIDENTE. Non interrompano. Continui, onorevole
Massari.
MASSARI. Non afferro il significato di questa interruzione.
Voglio dire che mi trovo in una posizione molto libera. E veramente non so comprendere come nella seduta di ieri l'onorevole Corbetta abbia creduto di trovare un grande argomento a favore del suo assunto,
dicendo : vedete, coloro i quali due anni or sono hanno
apposta la loro firma all'emendamento Peruzzi, ed
hanno votato per quella proposta, oggi votano per
questa legge.
*•
L'onorevole Corbetta mi permetterà di dirgli che
egli ha usato, come era suo diritto, ha usato largamente
della facoltà d'interpretare le intenzioni altrui; quanto
a me dichiaro che io mi riservo completamente la mia
libertà d'azione, e al momento nel quale parlo, io non
so nemmeno quale sarà il suffragio che sarò per dare.
Io non voglio dir cosa che possa essere interpretata
come censura al Ministero, nè dire cosa che possa essere interpretata come censura agli uomini onorandi
di maggioranza o minoranza che seggono sul banco
della Commissione ; io non faccio altro che riservare
la mia opinione. Vedrò dallo sviluppo della discussione quale sarà il partito al quale dovrò appigliarmi,
solo io voglio ora, con una dichiarazione franca e leale;
mostrare all'onorevole Corbetta che egli si è male apposto supponendo che i fautori della libertà della
Chiesa fossero risoluti a dare il suffragio favorevole
alla legge, o come è stata proposta dal Ministero, o
come è stata emendata dalla Commissione.
Dovrei dire parecchie altre cose, ma credo che real-
mente è tempo di finire, per cui tralascierò molte altre
considerazioni.
Arrivo dunque alla conclusione e dico che si è parlato in questi giorni di pericoli e di difficoltà ; lo dico
schietto, io le difficoltà le prevedo, i pericoli, com'è
naturale, li temo, come li temete tutti voialtri, li temo
con ansietà patriottica. Io credo pur troppo che, se
difficoltà e pericoli ci hanno ad essere, non possono
derivare da altra cagione se non dai nostri errori.
Io non so, o signori, quale sarà per essere la vostra
decisione; qualunque essa sia, io dovrò inchinarmi ad
essa con animo riverente ; sarò esultante, se essa sarà
conforme ai miei desiderii ; sarò dolente se ad essi sarà
contraria. (Mormorio a sinistra)
Ma come? Non volete nemmeno permettere che io
mi dolga in anticipazione,semai la Camera prendesse
una decisione contraria ai principii dei quali io sono
l'umilissimo, ma ardentissimo e convintissimo difensore? Non mi sarà permesso nemmeno di esprimere,
nel terminare il mio discorso, l'augurio, la speranza
che la Camera sia per venire nella mia sentenza?
Una cosa sola però vi dico, signori, e mi rivolgo in
modo speciale ai miei onorevoli avversari politici, i
quali anche oggi mi hanno data prova di tanta benevolenza ; io dirò ad essi che in qualunque occasione,
checche avvenga (non è una rampogna, è una dichiarazione sincera d'un uomo il cui patriottismo ha oggi
anche la poco invidiabile sanzione del tempo), checché
avvenga, io e coloro che partecipano alle mie opinioni
faremo sempre quello che abbiamo fatto per lo passato.
Se errori saranno commessi, non avendoli commessi
noi, saremo sempre pronti a ripararli ; se difficoltà
sorgeranno, non saranno suscitate da noi, ma saremo
sempre prónti a combatterle ed a fare quanto è in
poter nostro per superarle.
In ogni occasione noi non meneremo vanto di essere
stati preveggenti, non piglieremo l'atteggiamento corrucciato di profeti non ascoltati, no ; ma faremo sempre il nostro dovere, ci assoderemo, e parteciperemo
sempre ai pericoli dei quali oggi decliniamo assolutamente e solennemente qualunque responsabilità. Libertà e patria, signori, è stata la nostra divisa ; tale
continuerà ad essere sempre. (Bravo ! Bene ! a destra)
CORBETTA. L'onorevole Massari ha lanciato alcuni
frizzi a proposito del mio discorso e della mia rettorica. Io veramente dovrei dolermi con lui che mi abbia
fatto quest'appunto dopo aver , ammesso che in me
stava una profonda convinzione. Se non che riconosco
troppo bene la lealtà dell'onorevole Massari per non
ritenere che queste parole non gli sieno sfuggite
nell'impeto dell'improvvisazione.
Del resto i suoi frizzi non mi potevano offendere
anche perchè l'accusa di rettorica non poteva mai
partire da lui, giacché in tal caso mi sarebbe troppo
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TORNATA DELL'8 MAGGIO 1 8 7 3
ovvio il rispondergli : Medice, cura te ipsum. Aggiungo
ancora una parola.
Egli ha trovato che il mio discorso era pieno di tristezza. Io lo ringrazio di aver tentato di cancellarne
gli effetti sull'animo mio coll'allegria che ha portato
nella Camera la sua eloquente parola. ( I l a r i t à )
La seduta è levata alle ore 6 e 35 minuti.
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Ordine del giorno per le tornate di domani :
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(Alle ore 11
antimeridiane)
1° Discussione di un ordine del giorno relativo alla
scuola degl'ingegneri idraulici nella città di Ferrara.
(©"tieniti,% ÓÌ^QWMOSsì) „BiiBllnOiI
Discussione dei progetti di legge :
2° Divieto di impiegare i fanciulli in professioni giiovagfié
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3° Costituzione dei consorzi per l'irrigazione ;
4!° Convenzione colla contessa Guidi per l'estrazione
del sale da acque da essa possedute ;
5° Esenzione dal pagamento dei diritti di entrata e
di uscita per gli oggetti spettanti ai Sovrani regnanti
ed ai Principi del loro sangue.
BlÌGo Baoiìvoa iaorsifm ;
ih aoiiiioq si (Alle ore 2 pomeridiane)
^ Ma
oisia é aàauq oièQup edo xjìq ornisi ^aoisaii silsifp
1° Seguito della discussione del progetto di legge
per l'estensione alla provincia di Roma delle leggi
sulle corporazioni religiose e sulla conversione dei beui
immobili degli enti morali ecclesiastici ;
2° Discussione del progetto di legge sull'ordinamento dei giurati.
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