Diabrotica del Mais Testi a cura di: Gabriele Panena Agronomo, Libero Professionista Fausto Turcato Tecnico APA Cremona Hanno collaborato: Anna Maria Ardigò Libera Associazione Agricoltori Cremonesi Marco Benedini Federazione Provinciali Coltivatori Diretti Cremona Marco Boriani Regione Lombardia Servizio Fitosanitario Regionale Marta Masseroli Provincia di Cremona Servizio Siluppo Agrigolo Coordinamento: Andrea Azzoni Provincia di Cremona Settore Agricoltura, Caccia e Pesca Giovanni Tagliaferri APA Cremona Progetto grafico studio Franzini (CR) Anche quest'anno la Provincia di Cremona, sensibile ad un'azione di prevenzione e di controllo attuata in piena sinergia con gli altri soggetti del sistema agricolo cremonese ed in sintonia con il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, ha voluto essere presente sia con il potenziamento della rete di monitoraggio provinciale sia attraverso la pubblicazione di questo agile opuscolo che offre gli ultimissimi aggiornamenti frutto dei rilievi aziendali nel cremonese e le conoscenze acquisite sull'argomento anche in tema di rotazioni e diversificazione delle fonti alimentari. Questo opuscolo è nato dal preciso impegno da parte dell'Amministrazione Provinciale di Cremona di sostenere, sulle problematiche emergenti del mondo agricolo cremonese, una efficace e tempestiva informazione e divulgazione. La diabrotica del mais è infatti un temutissimo insetto dannoso per la coltivazione del mais, la cui diffusione, se non correttamente monitorata, può seriamente danneggiare le scelte imprenditoriali dei maiscoltori e degli allevatori cremonesi, per i quali il mais è la fonte di energia per eccellenza della razione alimentare. E' con questo obiettivo che la Provincia di Cremona affianca la Regione Lombardia che, attraverso il servizio fitosanitario, coordina da alcuni anni una preziosa attività di monitoraggio aziendale realizzata grazie anche alla fattiva collaborazione dell'APA e delle Organizzazioni Professionali Agricole. On. Giuseppe Torchio Giorgio Toscani Presidente della Provincia di Cremona Assessore all'Agricoltura, Caccia e Pesca Provincia di Cremona L'Associazione Provinciale Allevatori di Cremona si è particolarmente impegnata nel piano di monitoraggio della Diabrotica che, con questo opuscolo, trova il suo compimento per l'annata agraria 2004. Abbiamo raddoppiato il numero degli appezzamenti sottoposti a monitoraggio rispetto a quanto assegnato all’APA dalla Regione Lombardia ed ora, a risultati ormai acquisiti, ci proponiamo di valutare soluzioni colturali alternative laddove il grado di infestazione rilevato abbia raggiunto valori preoccupanti. Abbiamo creduto in questo progetto che riteniamo di particolare importanza anche per dimostrare che, quando ce ne viene data la possibilità, siamo in grado di anticipare l'insorgere dei problemi e di proporre soluzioni concrete, concordate con gli allevatori, non coercitive. E almeno per una volta, non siamo costretti a rincorrere l'ennesima emergenza del comparto zootecnico ma, grazie alla Regione Lombardia ed alla Provincia di Cremona, abbiamo avuto la disponibilità delle risorse per prevenirla. Auspichiamo che tutti i nostri allevatori e maiscoltori leggano attentamente questo opuscolo: l'informazione e la conoscenza sono infatti la prima condizione per gestire adeguatamente i problemi, prima che si trasformino in vere e proprie emergenze. Riccardo Crotti Presidente Associazione Provinciale Allevatori di Cremona 1. Introduzione La diabrotica è un insetto che da alcuni è giunto alla ribalta agricola, tanto che su di esso si stanno celebrando convegni e giornate di studio nonché visite in aziende, monitoraggi e diverse altre iniziative. Tutte queste risorse perché la potenzialità distruttiva di esso ne fanno il parassita più dannoso al mais nell'area nordamericana. Risorse preziose indirizzate ad amplificare al massimo livello l'informazione nel mondo agricolo mentre l'insetto si sta diffondendo, ma non riesce ancora a fare fonte EPPO (European Plant Protection Organization) danni economicamente rilevabili nelle aziende. Prima che riesca a farli è necessario che ciascun imprenditore agricolo abbia le informazioni sul parassita, sul suo ciclo vitale, sulle pos- 7 sibilità di difesa e di lotta, sulle alternative colturali che possono evitare riduzioni della PLV aziendale. Diabrotica virgifera virgifera Le Conte, è un coleottero crisomelide parassita del mais proveniente dal Nord America, che si sta diffondendo anche in Europa, dove i primi esemplari furono raccolti nel 1992 intorno all'aeroporto di Belgrado, in Serbia. Nel giro di pochi anni la specie si è rapidamente diffusa in molte regioni maidicole dell'area balcanica. Oggi, possiamo vedere dalla fig. 1, come il suo cammino sia proceduto spedito tanto che dopo 11 anni viene segnalata nella maggior parte dei paesi europei, Regno Unito compreso (2003). In Italia il primo avvistamento risale al 1998, con catture nei pressi dell'aeroporto "Marco Polo" di Venezia. Di seguito in Lombardia, nel 2000, e Piemonte nel 2001, in alcuni comuni della provincia di Novara. Attualmente la specie è presente in tutte le regioni della Pianura Padana e in Trentino. E' ampiamente diffusa in Lombardia e Piemonte ed in progressiva espansione in Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto, dove quest'anno è stata rinvenuta per la pri- ma volta in provincia di Verona. Le considerazioni sulla presenza di diabrotica nelle nostre campagne devono condurci ad una condizione di allerta vigile, per riuscire ad arginare e contenere il problema nel momento in cui si ponesse, ma senza snaturare le nostre metodologie di coltivazione. Si tratta in sintesi di imparare a "convivere" con una presenza scomoda e potenzialmente dannosa. Fortunatamente si può constatare che esistono strumenti efficaci di monitoraggio e controllo e, di anno in anno, si manifesta con sempre maggiore intensità la volontà delle istituzioni per un sostegno agli agricoltori, almeno sul versante tecnico-operativo. Negli USA la diabrotica è segnalata ormai da 150 anni, i primi danni vengono collocati a partire dal 1909. 2. Negli ultimi 50 anni l'approccio statunitense è stato sostanzialmente di tipo chimico, senza ottenere un reale contenimento della popolazione dell'insetto, dal momento che oggi il danno stimato si aggira intorno al miliardo di dollari annuo. Di questa esperienza noi europei dobbiamo fare tesoro e affrontare il problema in modo più sostenibile, adeguato ad un agroecosistema di cui il settore agricolo è parte integrante. L'altra soluzione adottata negli USA è stata quella di un avvicendamento soia-mais, che nel giro di pochi anni si è rivelato anch'esso inefficace in quanto l'insetto si è adattato dando vita ad una nuova razza in grado di deporre anche nei campi di soia e non soltanto in quelli di mais, come avviene per l'insetto trovato in Europa fino ad oggi. L’insetto 2.1 Il ciclo biologico Le piccole uova sono di colore bianco pallido e hanno una forma quasi sferica, leggermente allungata. Le larve (fig. 2) hanno il corpo biancogiallastro, sottile e cilindrico, che a completa maturazione raggiunge una lunghezza di 10-18 mm. 8 fig. 2 L'adulto (fig. 3) raggiunge una lunghezza di 5-7 mm. fig. 3 fig. 5 Il colore di fondo delle elitre è giallo, su di esso si possono osservare striature di varia dimensione di colore nero (fig. 4). fig. 4 Diabrotica è specie monovoltina (fig. 5): compie una sola generazione all'anno. Nelle nostre latitudini gli adulti sono presenti da giugno a tutto settembre, il picco delle presenze si registra di norma tra la metà di luglio e l'inizio di agosto. L'epoca di sfarfallamento è strettamente dipendente dall'andamento climatico, in particolare dalle temperature del suolo. 9 L'adulto si nutre di foglie, polline e sete della spiga di mais, ma anche di altre essenze erbacee (oltre 200 varietà botaniche), quali chenopodi, sorghetta, girasole, erba medica, le cucurbitacee e molte altre. Questo lo rende molto meno pericoloso, in quanto, oltre ad un danno qualitativamente meno grave, ha la tendenza a disperdersi su altre colture e piante spontanee. La deposizione delle uova avviene durante l'estate. La femmina deve essersi alimentata per almeno un paio di settimane prima di cominciare la deposizione che avviene nel terreno, generalmente alla base delle piante di mais, con il rilascio di gruppi di uova, a una profondità di 5-10 cm dalla superficie del suolo. Ogni femmina (fig. 6) è in grado di deporre mediamente 400 uova. L'inverno è trascorso dall'uovo nel ter reno e la comparsa delle prime larve, nei nostri climi, avviene nella seconda metà di maggio, protraendosi per tutto il mese di giugno. 2001. Nel corso del 2002 sono stati accertati nuovi focolai nell'Austria orientale e in Francia nei dintorni di tre aeroporti dell'Île de France. Nel 2003 le prime segnalazioni anche in Belgio, Olanda e Regno Unito. In Italia il focolaio veneto è stato circofig. 6 scritto e per il momento è sotto controllo. Nei tre stadi larvali diabrotica si nutre degli apparati radicali del mais, dappri- L’insetto è riuscito ugualmente a penema erodendone la superficie, penetran- trare in Italia, a cominciare dalla do successivamente anche all'interno Lombardia (2000), con la provincia di Como, Varese e Milano, nel 2001 dei tessuti della radice (fig. 7). Cremona, Bergamo e tutte le altre province maidicole a seguire tra l'estate 2001 e 2003. In Piemonte il primo focolaio è stato registrato nel 2001 in provincia di Novara, da lì l'insetto si è diffuso anche ad Alessandria, Torino, Biella, Vercelli e Verbania. Nel 2003 l’insetto è arrivato in Emilia Romagna, dove è stato catturato nelle fig. 7 province di Piacenza e Parma, e nel Friuli Venezia Giulia. 2.2 La diffusione in Europa Il focolaio europeo della diabrotica del mais è in costante espansione (fig. 1). Iniziato in Serbia nel 1992, il coleottero viene segnalato in Croazia e Ungheria nel 1995, in Romania nel 1996, in Bosnia-Erzegovina nel 1997, in Bulgaria, Montenegro e Italia (Veneto) nel 1998, in Slovacchia, Svizzera e Lombardia nel 2000, in Ucraina nel 10 fig. 8 fonte EPPO (European Plant Protection Organization) Il livello di danno economico è presente nell'area balcanica, ma nel 2002 lo si è verificato anche in una piccola area della pianura comasca, a ridosso delle province di Varese e Milano (fig. 8). Qui nel biennio 2003-2004 sono stati assunti, da parte della Regione Lombardia, provvedimenti di divieto di ristoppio del mais che hanno contenufig. 10 to la diffusione dell’insetto che nelle due annate sucessive non ha provocato anche quella di sostegno. danni alla coltura. La larva, tuttavia, è incapace di disperdersi nello spazio, la sua mobilità è limitata, quando non trova il cibo di cui 2.3 I danni ha bisogno, le radici del mais, non rieIl calo delle produzioni viene determi- sce a sopravvivere e muore. Per questo nato in gran parte dall'attività delle lar- motivo la rotazione è la soluzione in termini assoluti del problema: le uova ve che si alimentano delle radici del schiudono, ma le larve muoiono, il mais provocando anche l'allettamento d a n n o n o n s i r i s c o n t r a e della pianta (fig. 9). Un danno come l'appezzamento viene completamente quello di fig. 9 può essere provocato da bonificato. Gli adulti sono anch'essi in qualche decina di larve per pianta, non grado di arrecare danni alla coltura, sono sufficienti pochi individui per otte- ma di entità decisamente minore, per nere queste sintomatologie. Gli appa- due ragioni: la prima, essi hanno una rati radicali danneggiati (fig. 10) per- grande capacità di dispersione dono la loro funzione assorbente e nell'ambiente, essendo in grado di vola- fig. 11 fig. 9 11 re, la seconda perché la loro attività no è costituito da rosure lungo le lamitrofica avviene anche su molte altre ne fogliari (fig. 11) e sulle sete fiorali specie botaniche. Il danno che arreca- (fig. 12) con la conseguente riduzione dell'allegagione e la formazione di spighe incomplete (fig. 13). fig. 12 3. fig. 13 Il monitoraggio in provincia di Cremona Nell’Italia settentrionale a partire dalla stagione successiva alle prime catture effettuate in Veneto (1998) è iniziato un monitoraggio finalizzato ad evidenziare i focolai primari di diffusione del parassita. Già dal 1995 il monitoraggio era stato attivato in Veneto e Friuli 12 Venezia Giulia, le due regioni di confine rispetto all'area balcanica in cui l'insetto era arrivato e si stava diffondendo. Il monitoraggio viene eseguito attraverso l'utilizzo di trappole. Inizialmente si sono utilizzate le trappole a feromone (tipo PAL) impiegate in condizioni di popolazione molto basse, servono ad evidenziare la presenza dell'insetto perché sono attrattive nei confronti dei maschi. Sono molto specifiche e sensibili, catturano anche in presenza di livelli di popolazione esigui. Quando la popolazione presente è consistente si utilizza un altro tipo di trappola, quella cromotropica (tipo PheroconAM), che non è attrattiva per l'insetto se non a brevissima distanza (fig. 14), cattura molto meno, ma dalle sue catture si ricavano le soglie: valori che permetto- fig. 14 no di ipotizzare il rischio di danno economico e di conseguenza impostare il piano colturale dell’anno successivo. È costituita da un foglio di cartoncino giallo, invischiato su un lato, che viene fissato al culmo della pianta di mais, uno strumento molto semplice di utilizzo immediato da parte di tutti. Negli anni scorsi il monitoraggio in provincia di Cremona è stato curato dalla Sede Territoriale di Cremona della 13 Regione Lombardia, in collaborazione con le Organizzazioni Professionali agricole, ed attuato con trappole a feromone allo scopo di accertare la presenza e la diffusione dell'insetto. 3.2 Il monitoraggio aziendale Nel 2004 è continuato il monitoraggio regionale del parassita che, in provincia di Cremona, è stato attuato, sulla base delle indicazioni tecniche del Servizio Fitosanitario Regionale, con il concorso dell'Amministrazione Provinciale, dell'APA di Cremona, della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi e della Federazione Provinciale Coltivatori Diretti e ha interessato un totale di 280 aziende sulla base di quanto disposto dalla d.g.r. n. 18049 del 2 luglio 2004. Il Servizio Fitosanitario ha predisposto una scheda e dato indicazioni affinché il controllo si svolgesse in tutta la regione secondo una metodologia comune che permettesse anche il confronto e l'elaborazione dei dati raccolti. Nella pagina seguente viene riportata la scheda di rilievo utilizzata e le istruzioni per la sua compilazione. La pubblichiamo per farla conoscere e dar modo a chi la volesse utilizzare a partire nella prossima stagione, di richiederla agli uffici regionali. 14 Come compilare la scheda Dati aziendali. I dati aziendali sono richiesti per consentire di individuare con precisione l'azienda ed il titolare al quale far giungere, su richiesta, la valutazione dei risultati da parte del Servizio fitosanitario regionale. Precessione colturale. Il monitoraggio andrà effettuato ESCLUSIVAMENTE in appezzamenti seminati in monosuccessione. Operazioni colturali. Qualora si utilizzi seme conciato o si fosse fatto un trattamento geodisinfestante od operazioni di diserbo od altri interventi, ad esempio, contro la piralide, sarà necessario indicarli, precisando i principi attivi e le dosi utilizzate, così come è necessario riportare le eventuali date e modalità di irrigazione. Schema di monitoraggio. Lo schema da utilizzare è lo schema A. In appezzamenti di modeste dimensioni (inferiori ad un ettaro) è da preferirsi lo schema B. Le trappole andranno collocate ad una distanza minima sulla fila di 10 m e tra le file di 30 m e ad almeno 10 m dal bordo campo. Maggiore sarà la distanza tra le trappole, più estesa sarà l'area coperta dal monitoraggio. Calendario di monitoraggio. Il 15 monitoraggio dovrà durare almeno 6 settimane (42 giorni) partendo in epoca compresa tra il 28 giugno ed il 2 luglio. Dopo 42 giorni si dovrà valutare il numero medio di catture/trappola/giorno. Qualora questo valore superi 5, si potrà interrompere il monitoraggio. Qualora il valore fosse inferiore a 5 sarà necessario proseguire per altre 2 settimane (56 giorni). Le trappole devono essere sostituite al terzo controllo e comunque quando deteriorate. Il numero di trappole sarà di 6 per appezzamenti inferiori a 10 ettari (8 oltre i 10 ha). La data di collocazione delle trappole in campo va annotata sulla scheda. I rilievi devono avere cadenza settimanale. Collocazione delle trappole. Le trappole devono essere collocate sul mais, all’altezza della spiga, ripiegandole attorno al culmo. Ad ogni controllo si provvederà alla conta degli insetti catturati che andranno rimossi dalla trappola. Allettamenti. Qualora siano stati osservati allettamenti nell’appezzamento monitorato o in altri appezzamenti aziendali è opportuno segnalarne IMMEDIATAMENTE la presenza al S.F.R.(Servizio Fitosanitario Regionale) che potrà effettuare un sopralluogo per accertare la causa dell'allettamento. Valutazione dei risultati. La scheda è stata predisposta su un foglio elettronico e può essere compilata al computer, o a mano. Ogni scheda raccoglie i dati provenienti da un singolo appezzamento. Se gli appezzamenti monitorati in azienda sono più di uno, sarà necessario compilare una scheda per ognuno di essi. I risultati ottenuti, nel 2004 confermano la tendenza degli anni precedenti. Diabrotica tende a colonizzare tutto il territorio provinciale, ormai da Spino d'Adda a Casalmaggiore si cattura qualche insetto nell'arco della stagione. La zona cremasca è sicuramente quella in cui i livelli di popolazione sono più elevati, anche se va osservato che in quasi tutti i comuni monitorati, il livello delle catture rimane basso, compreso tra 0-4 adulti/trappola/giorno (fig. 15), valori che non fanno prevedere rischi di danno economico per la prossima stagione. Si osserva una notevole differenza da comune a comune: territori confinanti evidenziano livelli di popolazione molto diversi. A titolo d'esempio, Agnadello e Torlino Vimercati, una differenza notevole, da 0,24 adulti per giorno per trappola, a Torlino, ad un valore di circa 5 ad Agnadello. Gli altri comuni confinanti con Agnadello, sia ad Ovest che ad Est, a cura di Anna Maria Masiello - Regione Lombardia S.F.R. (Servizio Fitosanitario Regionale) 16 fig. 15 Pandino e Pieranica raggiungono livelli di catture sempre inferiori a 1 adulto per trappola al giorno. Differenze, ma non così evidenti, si verificano anche tra aziende dello stesso comune. Crema, ad esempio, comune di grandi dimensioni, in cui si passa da 0,06 adulti al giorno per trappola, a 1,44. Questa differenza si giustifica con la 4. condizione di diffusione dell'insetto che si muove in modo casuale, trova quasi ovunque una quantità di cibo a disposizione assolutamente superiore alle sue necessità e non viene stimolato a migrare nei dintorni. Così la diffusione a "macchia di leopardo" proseguirà nei prossimi anni fino a che la popolazione dell'infestante non si stabilizzerà. La difesa L'insetto presenta un ciclo di sviluppo non rappresentano una soluzione particolarmente problematico, che perché inefficaci in presenza di rende molti degli interventi dell'uomo popolazioni effettivamente dannose: inefficaci. potrebbero avere un ruolo in presenza di basse infestazioni ed in Sicuramente efficace è: assenza di danni, ma in questo caso ! la rotazione delle colture, quando perché utilizzarli? le catture di insetti sulle trappole della propria azienda superassero la ! Il trattamento insetticida al terreno soglia economica di danno, che per (geodisinfestante) distribuito alla il momento è fissata in 10-11 adulti semina o alla rincalzatura garantisce per trappola al giorno, si dovrà proun risultato migliore rispetto al cedere al cambio della coltura in conciante, ma non sicuro. È negatiquell’appezzamento. Questo è vo dal punto di vista ambientale a l'unico metodo che garantisce causa dei dosaggi necessari ed è un risultato sicuro al 100%. critico a causa del ciclo di sviluppo dell'insetto. Il prodotto distribuito Gli altri metodi, chimici, normalmente alla semina, rimane nel terreno 30, utilizzati presentano delle criticità 45 e a volte 60 giorni prima che le notevoli, sul versante dell'efficacia e uova schiudano e le larve incomindell'impatto ambientale. cino ad alimentarsi. Questo periodo provoca il dilavamento della mag! I concianti attualmente disponibili 17 gior parte del prodotto e la sua inattivazione. La distribuzione alla rincalzatura, riduce i tempi di permanenza nel terreno (non le dosi di utilizzo), ma deve essere effettuato con attrezzature che non sono ancora disponibili sul nostro mercato. Lo scarso utilizzo attuale dei geodisinfestanti non deve essere incentivato, potendo ricorrere ad altri interventi più sicuri e con minori effetti collaterali. ! Un'altra possibilità è rappresentata dagli interventi chimici contro gli adulti, che hanno come obiettivo quello di contenere la popolazione ed eliminare le femmine feconde prima della deposizione delle uova. È una misura che ha carattere preventivo, in vista della stagione suc- 5. cessiva, è efficace ed è anche economicamente conveniente per chi già tratta la piralide. Per questo trattamento è necessario l'utilizzo di "trampoli" (fig. 17) che nella nostra provincia sono abbastanza frequenti vista la grande superficie coltivata a mais da seme. fig. 17 Le alternative colturali 5.1 Superare la monocoltura La monosuccessione crea le condizioni perchè la diabrotica possa affermarsi. Non ci dilungheremo sugli aspetti critici della monocoltura dal punto di vista agronomico, affrontiamo l'argomento solo dal punto di vista della difesa della produzione di fronte ad un parassita pericoloso e potenzialmente molto dannoso. 18 Per alcuni agricoltori cambiare ordinamento produttivo presenta delle indubbie difficoltà, anche se non è escluso che prima o poi l'insetto stesso li obblighi a farlo. È necessario pensare a ritardare il più possibile questo momento, seguendo alcune avvertenze: 1. utilizzare le trappole per il monitoraggio aziendale e controllare lo sviluppo della popolazione in azienda; 2. intervenire chimicamente sugli adulti, se il livello delle catture sale oltre la soglia nelle prime settimane di luglio. 5.2 L'azienda zootecnica Nell'azienda zootecnica la scelta chiave è, come già sottolineato, quella di abbandonare la monosuccessione, tuttavia la problematica va affrontata, caso per caso, valutando le diverse situazioni aziendali. Le strategie di contenimento della popolazione di diabrotica si fondano: sulla rotazione, sul differimento delle semine, sulle lavorazioni estive del terreno, privilegiando la semina di ibridi a radici profonde e facilmente rigenerabili. In presenza di livelli elevati di popolazione questi mezzi, oltre al trattamento insetticida contro gli adulti nel periodo più opportuno, sono efficaci per contrastare la diffusione dell'insetto. Così si può abbassare la popolazione dove aveva raggiunto un livello preoccupante ritardando la comparsa di danni economicamente rilevanti per l’azienda. Può risultare utile impiegare il mais come secondo raccolto, con semina ritardata dopo la metà di giugno, in quel periodo solo una piccola percentuale di uova potrebbe ancora schiudere, la maggior parte lo ha già fatto e le larve sono morte per assenza di cibo a disposizione. Nelle aziende zootecniche, ma non solo, la riduzione della superficie a mais può costituire una forte limitazione alla produttività aziendale in quanto la sostituzione del mais con altre colture diventa problematica. La produzione del mais, sia da granella che da insilamento, è un fattore di produzione molto importante nell'economia agricola lombarda in quanto alimenta il settore lattierocaseario e della produzione di carne. Una popolazione di diabrotica in grado di provocare danni economici può mettere in discussione l'ordinamento colturale dell'azienda zootecnica. Da un'indagine del SATA, effettuata nel 1998, emerge che i sistemi foraggieri più utilizzati nella Pianura Padana sono: Silomais, Loiessa, Pastone di mais o Mais secco, Fieno Silomais, Fieno prato-stabile Silomais, Medica insilata o affienata, Pastone di mais, Fieno prato-stabile Fieno, Concentrati 19 L'azienda che produce latte, deve ottimizzare l’autoapprovvigionamento interno per soddisfare l'elevato fabbisogno di UFL in relazione agli elevati carichi di peso vivo/Ha. Diventa quindi indispensabile individuare quelle rotazioni che consentano una produzione di UF paragonabile al mais. Dal primo avvento dell'insetto questa è diventata una delle priorità su cui ricercatori e tecnici stanno lavorando. Gli orientamenti attuali sono riassunti nel riquadro seguente: Sorgo da foraggio (coltura unica 3 sfalci) Mais 1°raccolto (50% superf. totale) Loiessa - Mais 2° raccolto Frumento o Orzo insilato - Mais 2° raccolto Per individuare le possibili alternative al mais come fonte di energia nella razione dei bovini occorre innanzi tutto partire da alcune valutazioni in merito ai dati produttivi e quantitativi delle principali colture utilizzate nell'azienda zootecnica da latte in pianura padana (tabella 1) e fare una attenta valutazione del costo unitario delle UFL nei vari sistemi foraggieri a confronto (tabella 2). Tabella 1 20 E' necessario mettere in atto le migliori strategie agronomiche, gestionali e nutrizionali, calibrate per la propria azienda, per poter raccogliere tutta la potenziale produttività e qualità dalle foraggiere prescelte allo scopo di: ! Produrre la massima quantità di energia con la massima sanità ed economicità. ! Ridurre al minimo le perdite di Tabella 2 sostanza secca e il deterioramento delle sostanze nutritive al fine di non vanificare l'impegno economico ! Conoscere il prodotto per ottimizzarlo in combinazione con gli altri componenti della razione. Per questo è necessario prestare particolare attenzione nelle fasi di raccolta e conservazione ai seguenti elementi: ! Epoca di raccolta ! Adeguata lunghezza di taglio (2-2,5 cm) ! Stoccaggi idonei e opportuno dimensionamento degli stessi ! L'elevata fibrosità del prodotto può rendere difficile la compressione della massa insilata (effetto soffietto) ! Impiego di additivi per favorire le fermentazioni ! Maggiore instabilità del fronte con possibilità di post-fermentazione della massa insilata soprattutto nel periodo estivo 21 Di seguito proponiamo un esempio di valutazione di una stalla di 100 capi da latte, analizzando il fabbisogno annuo di UFL da silomais 1°raccolto a confronto con varie alternative. Emerge per l'allevamento zootecnico, un cambiamento sostanziale, oltre che per il riparto colturale, anche per il razionamento da attuare tenendo conto di alcuni elementi oggettivi e con particolare cautela: ! Aumento della quota di concentrati (per aumento dell'NDF) e una corrispondente diminuzione della fibra degradabile e solubile ! Difficoltà nel mantenere la giusta quota di amidi ! Maggiore ingombro della razione per l'aumento di NDF e ADF ! Maggiori costi delle razioni per mantenere gli stessi standard nutritivi ! Il silomais di 1° raccolto è l'alimento che possiede il miglior apporto costibenefici, ma l’insetto può mettere in discussione il suo ruolo nella razione. Perciò la scelta di foraggiere alternative al silomais di 1° R per coprire il fabbisogno degli animali deve essere valutata con attenzione dall’allevatore, sapendo che può determinarsi una maggiore dipendenza dal mercato a causa del ridotto autoapprovigionamento. Ad integrazione di questa prospettiva negativa deve essere valutato il vantaggio agronomico di una più equilibrata gestione della fertilità dei terreni, conseguenza della rotazione. Stalla con 100 capi da latte Fabbisogno annuo UFL 100 capi x kg 25 die (silomais) = 2500 kg/die x 29 UFL X 365 gg = 264.625 UFL Fabbisogno terreno 14 ha di mais ceroso 1° racc MAIS CEROSO 1° racc Silomais 1°R ha 14 x 700 ql/ha = 9100 ql/a x UFL 29 = 284.200 UFL Costo totale UFL prodotte 284.200 x 0,067 = 19.000 € MAIS CEROSO 1° R 50% LOIESSA INS.-MAIS CEROSO 2°R Silomais 1°R ha 7 x 700 ql/ha = 4900 ql x UFL 29 = 142.100 UFL Loiessa ins. ha 7 x 250 ql/ha = 1750 ql x UFL 22 = 38.500 UFL Mais C. 2° R ha 7 x 500 ql/ha = 3500 ql x UFL 24 = 84.000 UFL TOTALE = 264.600 UFL Costo totale UFL prodotte = 23.000 € Differenza UFL = -8 % Differenza costi = + 17 % 22 MAIS CEROSO 1 R 50% FRUMENTO ins.- MAIS CEROSO 2° R Silomais 1°R ha 7 x 700 ql/ha = 4900 ql x UFL 29 = 142.100 UFL Frumento ins. ha 7 x 300 ql/ha = 2100 ql x UFL 21 = 44.100 UFL Mais C. 2° R ha 7 x 500 ql/ha = 3500 ql x UFL 24 = 84.000 UFL TOTALE = 270.200 UFL Costo totale UFL prodotte = 21.500 € Differenza UFL = -5 % Differenza costi = + 11 % MAIS CEROSO 1 R 50% SORGO foraggiero insilato Silomais 1°R ha 7 x 700 ql/ha = 4900 ql x UFL 29 = 142.100 UFL Sorgo ins. ha 7 x 550 ql/ha = 3850 ql x UFL 18 = 69.300 UFL TOTALE = 211.400 UFL Costo totale UFL prodotte = 13.7 00 € Differenza UFL = - 26 % Differenza costi = - 29 % Riassumendo: Tabella 3 5.3 Gli aspetti politici Oltre gli aspetti strettamente tecnici devono essere considerati nella valutazione anche i fattori politici, legati all'evoluzione della PAC, che per il momento presenta un quadro non ancora decifrabile dovuto all'amplia- 23 mento dei mercati e alla progressiva riduzione delle misure di sostegno. Anche la coltivazione dell'erba medica potrebbe portare a un risultato operativo in grado di remunerare tutti i fattori della produzione, manodopera compresa se, come sembra, il 50% del contributo UE alla coltura verrà versato 6. Alimentazione affrontato con prudenza e consapevolezza secondo le linee tracciate in questo opuscolo. Già più volte abbiamo ricordato Proviamo a riassumerle: l’importanza del mais nell’alimentazione delle mandrie. Come la ! Utilizzo delle trappole cromotropiche; piralide, anche la diabrotica può determinare rotture sulle cariossidi (fig. 18) ! Valutazione delle soglie d' intervento creando la condizione favorevole per e di danno; l'instaurarsi di funghi e muffe in grado ! Superata la soglia si deve pensare a di produrre, nelle diverse condizioni sostituire il mais per l'annata sucambientali, tossine pericolose sia per cessiva secondo le opportunità indigli animali che per l'uomo. Il prodotto cate in funzione delle esigenze aziendali, oppure effettuare un trattamento contro gli adulti finalizzato a colpire le femmine prima che inizino l'ovideposizione; ! Massima disponibilità a collaborare con gli enti preposti ai controlli, è nell'interesse dell'agricoltore e dell'agricoltura. L'impegno comune di, istituzioni, associazioni e singoli agricoltori sta producendo risultati apprezzabili, daneggiato dall’insetto deve essere proseguiamo sulla strada della collabofig. 18 tenuto separato dal resto per evitare razione e della fiducia reciproca per inquinamenti di tutta la produzione riuscire a rimandare al più tardi possiaziendale. bile la comparsa di danni economici nei nostri territori. 7. Conclusioni Alcune considerazioni finali, quasi delle raccomandazioni per tutti gli operatori agricoli a non prendere "sottogamba" questo parassita, ma neppure a farsi spaventare da esso. Il problema va 24