Diabrotica
del Mais
Testi a cura di:
Gabriele Panena
Agronomo, Libero
Professionista
Fausto Turcato
Tecnico APA Cremona
Hanno collaborato:
Anna Maria Ardigò
Libera Associazione
Agricoltori Cremonesi
Marco Benedini
Federazione Provinciali
Coltivatori Diretti
Cremona
Marco Boriani
Regione Lombardia Servizio Fitosanitario
Regionale
Marta Masseroli
Provincia di Cremona
Servizio Siluppo Agrigolo
Coordinamento:
Andrea Azzoni
Provincia di Cremona
Settore Agricoltura,
Caccia e Pesca
Giovanni Tagliaferri
APA Cremona
Progetto grafico
studio Franzini (CR)
Anche quest'anno la Provincia di Cremona, sensibile ad un'azione di prevenzione
e di controllo attuata in piena sinergia con gli altri soggetti del sistema agricolo cremonese ed in sintonia con il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, ha
voluto essere presente sia con il potenziamento della rete di monitoraggio provinciale sia attraverso la pubblicazione di questo agile opuscolo che offre gli ultimissimi aggiornamenti frutto dei rilievi aziendali nel cremonese e le conoscenze
acquisite sull'argomento anche in tema di rotazioni e diversificazione delle fonti
alimentari.
Questo opuscolo è nato dal preciso impegno da parte dell'Amministrazione
Provinciale di Cremona di sostenere, sulle problematiche emergenti del mondo
agricolo cremonese, una efficace e tempestiva informazione e divulgazione. La
diabrotica del mais è infatti un temutissimo insetto dannoso per la coltivazione
del mais, la cui diffusione, se non correttamente monitorata, può seriamente
danneggiare le scelte imprenditoriali dei maiscoltori e degli allevatori cremonesi,
per i quali il mais è la fonte di energia per eccellenza della razione alimentare. E'
con questo obiettivo che la Provincia di Cremona affianca la Regione Lombardia
che, attraverso il servizio fitosanitario, coordina da alcuni anni una preziosa attività di monitoraggio aziendale realizzata grazie anche alla fattiva collaborazione
dell'APA e delle Organizzazioni Professionali Agricole.
On. Giuseppe Torchio
Giorgio Toscani
Presidente della
Provincia di Cremona
Assessore all'Agricoltura, Caccia e Pesca
Provincia di Cremona
L'Associazione Provinciale Allevatori di Cremona si è particolarmente impegnata
nel piano di monitoraggio della Diabrotica che, con questo opuscolo, trova il suo
compimento per l'annata agraria 2004. Abbiamo raddoppiato il numero degli
appezzamenti sottoposti a monitoraggio rispetto a quanto assegnato all’APA dalla
Regione Lombardia ed ora, a risultati ormai acquisiti, ci proponiamo di valutare
soluzioni colturali alternative laddove il grado di infestazione rilevato abbia raggiunto valori preoccupanti.
Abbiamo creduto in questo progetto che riteniamo di particolare importanza
anche per dimostrare che, quando ce ne viene data la possibilità, siamo in grado
di anticipare l'insorgere dei problemi e di proporre soluzioni concrete, concordate con gli allevatori, non coercitive. E almeno per una volta, non siamo costretti a
rincorrere l'ennesima emergenza del comparto zootecnico ma, grazie alla
Regione Lombardia ed alla Provincia di Cremona, abbiamo avuto la disponibilità
delle risorse per prevenirla.
Auspichiamo che tutti i nostri allevatori e maiscoltori leggano attentamente questo opuscolo: l'informazione e la conoscenza sono infatti la prima condizione
per gestire adeguatamente i problemi, prima che si trasformino in vere e proprie
emergenze.
Riccardo Crotti
Presidente Associazione Provinciale
Allevatori di Cremona
1.
Introduzione
La diabrotica è un insetto che da alcuni
è giunto alla ribalta agricola, tanto che
su di esso si stanno celebrando convegni e giornate di studio nonché visite in
aziende, monitoraggi e diverse altre iniziative. Tutte queste risorse perché la
potenzialità distruttiva di esso ne fanno
il parassita più dannoso al mais
nell'area nordamericana. Risorse preziose indirizzate ad amplificare al massimo livello l'informazione nel mondo
agricolo mentre l'insetto si sta diffondendo, ma non riesce ancora a fare
fonte EPPO (European Plant Protection Organization)
danni economicamente rilevabili nelle
aziende. Prima che riesca a farli è
necessario che ciascun imprenditore
agricolo abbia le informazioni sul
parassita, sul suo ciclo vitale, sulle pos-
7
sibilità di difesa e di lotta, sulle alternative colturali che possono evitare riduzioni della PLV aziendale.
Diabrotica virgifera virgifera Le
Conte, è un coleottero crisomelide
parassita del mais proveniente dal
Nord America, che si sta diffondendo
anche in Europa, dove i primi esemplari furono raccolti nel 1992 intorno
all'aeroporto di Belgrado, in Serbia. Nel
giro di pochi anni la specie si è rapidamente diffusa in molte regioni maidicole dell'area balcanica. Oggi, possiamo vedere dalla fig. 1, come il
suo cammino sia proceduto
spedito tanto che dopo 11 anni
viene segnalata nella maggior
parte dei paesi europei, Regno
Unito compreso (2003).
In Italia il primo avvistamento
risale al 1998, con catture nei
pressi dell'aeroporto "Marco
Polo" di Venezia. Di seguito in
Lombardia, nel 2000, e
Piemonte nel 2001, in alcuni
comuni della provincia di
Novara. Attualmente la specie è
presente in tutte le regioni della Pianura Padana e in
Trentino. E' ampiamente diffusa in
Lombardia e Piemonte ed in progressiva espansione in Friuli Venezia Giulia,
Emilia Romagna e Veneto, dove
quest'anno è stata rinvenuta per la pri-
ma volta in provincia di Verona.
Le considerazioni sulla presenza di diabrotica nelle nostre campagne devono
condurci ad una condizione di allerta
vigile, per riuscire ad arginare e contenere il problema nel momento in cui si
ponesse, ma senza snaturare le nostre
metodologie di coltivazione. Si tratta in
sintesi di imparare a "convivere" con
una presenza scomoda e potenzialmente dannosa.
Fortunatamente si può constatare che
esistono strumenti efficaci di monitoraggio e controllo e, di anno in anno, si
manifesta con sempre maggiore intensità la volontà delle istituzioni per un
sostegno agli agricoltori, almeno sul
versante tecnico-operativo.
Negli USA la diabrotica è segnalata
ormai da 150 anni, i primi danni vengono collocati a partire dal 1909.
2.
Negli ultimi 50 anni l'approccio statunitense è stato sostanzialmente di tipo
chimico, senza ottenere un reale contenimento della popolazione
dell'insetto, dal momento che oggi il
danno stimato si aggira intorno al
miliardo di dollari annuo. Di questa
esperienza noi europei dobbiamo fare
tesoro e affrontare il problema in
modo più sostenibile, adeguato ad un
agroecosistema di cui il settore agricolo
è parte integrante.
L'altra soluzione adottata negli USA è
stata quella di un avvicendamento
soia-mais, che nel giro di pochi anni si
è rivelato anch'esso inefficace in quanto l'insetto si è adattato dando vita ad
una nuova razza in grado di deporre
anche nei campi di soia e non soltanto
in quelli di mais, come avviene per
l'insetto trovato in Europa fino ad oggi.
L’insetto
2.1 Il ciclo biologico
Le piccole uova sono di colore bianco
pallido e hanno una forma quasi
sferica, leggermente allungata. Le
larve (fig. 2) hanno il corpo biancogiallastro, sottile e cilindrico, che a
completa maturazione raggiunge una
lunghezza di 10-18 mm.
8
fig. 2
L'adulto (fig. 3) raggiunge una
lunghezza di 5-7 mm.
fig. 3
fig. 5
Il colore di fondo delle elitre è giallo,
su di esso si possono osservare
striature di varia dimensione di
colore nero (fig. 4).
fig. 4
Diabrotica è specie monovoltina (fig.
5): compie una sola generazione
all'anno.
Nelle nostre latitudini gli adulti sono
presenti da giugno a tutto settembre, il
picco delle presenze si registra di norma tra la metà di luglio e l'inizio di agosto. L'epoca di sfarfallamento è strettamente dipendente dall'andamento climatico, in particolare dalle temperature del suolo.
9
L'adulto si nutre di foglie, polline e sete
della spiga di mais, ma anche di altre
essenze erbacee (oltre 200 varietà botaniche), quali chenopodi, sorghetta,
girasole, erba medica, le cucurbitacee
e molte altre. Questo lo rende molto
meno pericoloso, in quanto, oltre ad
un danno qualitativamente meno grave, ha la tendenza a disperdersi su altre
colture e piante spontanee.
La deposizione delle uova avviene
durante l'estate. La femmina deve
essersi alimentata per almeno un paio
di settimane prima di cominciare la
deposizione che avviene nel terreno,
generalmente alla base delle piante di
mais, con il rilascio di gruppi di uova, a
una profondità di 5-10 cm dalla superficie del suolo.
Ogni femmina (fig. 6) è in grado di
deporre mediamente 400 uova.
L'inverno è trascorso dall'uovo nel ter reno e la comparsa delle prime larve,
nei nostri climi, avviene nella seconda
metà di maggio, protraendosi per tutto
il mese di giugno.
2001. Nel corso del 2002 sono stati
accertati nuovi focolai nell'Austria
orientale e in Francia nei dintorni di tre
aeroporti dell'Île de France.
Nel 2003 le prime segnalazioni anche
in Belgio, Olanda e Regno Unito.
In Italia il focolaio veneto è stato circofig. 6
scritto e per il momento è sotto controllo.
Nei tre stadi larvali diabrotica si nutre
degli apparati radicali del mais, dappri- L’insetto è riuscito ugualmente a penema erodendone la superficie, penetran- trare in Italia, a cominciare dalla
do successivamente anche all'interno Lombardia (2000), con la provincia di
Como, Varese e Milano, nel 2001
dei tessuti della radice (fig. 7).
Cremona, Bergamo e tutte le altre province maidicole a seguire tra l'estate
2001 e 2003. In Piemonte il primo
focolaio è stato registrato nel 2001 in
provincia di Novara, da lì l'insetto si è
diffuso anche ad Alessandria, Torino,
Biella, Vercelli e Verbania.
Nel 2003 l’insetto è arrivato in Emilia
Romagna, dove è stato catturato nelle
fig. 7
province di Piacenza e Parma, e nel
Friuli Venezia Giulia.
2.2 La diffusione in Europa
Il focolaio europeo della diabrotica del
mais è in costante espansione (fig. 1).
Iniziato in Serbia nel 1992, il coleottero
viene segnalato in Croazia e Ungheria
nel 1995, in Romania nel 1996, in
Bosnia-Erzegovina nel 1997, in
Bulgaria, Montenegro e Italia (Veneto)
nel 1998, in Slovacchia, Svizzera e
Lombardia nel 2000, in Ucraina nel
10
fig. 8
fonte EPPO (European Plant Protection Organization)
Il livello di danno economico è presente nell'area balcanica, ma nel 2002 lo
si è verificato anche in una piccola area
della pianura comasca, a ridosso delle
province di Varese e Milano (fig. 8).
Qui nel biennio 2003-2004 sono stati
assunti, da parte della Regione
Lombardia, provvedimenti di divieto di
ristoppio del mais che hanno contenufig. 10
to la diffusione dell’insetto che nelle
due annate sucessive non ha provocato anche quella di sostegno.
danni alla coltura.
La larva, tuttavia, è incapace di disperdersi nello spazio, la sua mobilità è
limitata, quando non trova il cibo di cui
2.3 I danni
ha bisogno, le radici del mais, non rieIl calo delle produzioni viene determi- sce a sopravvivere e muore. Per questo
nato in gran parte dall'attività delle lar- motivo la rotazione è la soluzione in
termini assoluti del problema: le uova
ve che si alimentano delle radici del schiudono, ma le larve muoiono, il
mais provocando anche l'allettamento d a n n o n o n s i r i s c o n t r a e
della pianta (fig. 9). Un danno come l'appezzamento viene completamente
quello di fig. 9 può essere provocato da bonificato. Gli adulti sono anch'essi in
qualche decina di larve per pianta, non grado di arrecare danni alla coltura,
sono sufficienti pochi individui per otte- ma di entità decisamente minore, per
nere queste sintomatologie. Gli appa- due ragioni: la prima, essi hanno una
rati radicali danneggiati (fig. 10) per- grande capacità di dispersione
dono la loro funzione assorbente e nell'ambiente, essendo in grado di vola-
fig. 11
fig. 9
11
re, la seconda perché la loro attività no è costituito da rosure lungo le lamitrofica avviene anche su molte altre ne fogliari (fig. 11) e sulle sete fiorali
specie botaniche. Il danno che arreca- (fig. 12) con la conseguente riduzione
dell'allegagione e la formazione di spighe incomplete (fig. 13).
fig. 12
3.
fig. 13
Il monitoraggio in
provincia di Cremona
Nell’Italia settentrionale a partire dalla
stagione successiva alle prime catture
effettuate in Veneto (1998) è iniziato
un monitoraggio finalizzato ad evidenziare i focolai primari di diffusione del
parassita. Già dal 1995 il monitoraggio
era stato attivato in Veneto e Friuli
12
Venezia Giulia, le due regioni di confine rispetto all'area balcanica in cui
l'insetto era arrivato e si stava diffondendo.
Il monitoraggio viene eseguito attraverso l'utilizzo di trappole. Inizialmente si
sono utilizzate le trappole a feromone
(tipo PAL) impiegate in condizioni di
popolazione molto basse, servono ad
evidenziare la presenza dell'insetto perché sono attrattive nei confronti dei
maschi. Sono molto specifiche e sensibili, catturano anche in presenza di
livelli di popolazione esigui. Quando la
popolazione presente è consistente si
utilizza un altro tipo di trappola, quella
cromotropica (tipo PheroconAM), che
non è attrattiva per l'insetto se non a
brevissima distanza (fig. 14), cattura
molto meno, ma dalle sue catture si
ricavano le soglie: valori che permetto-
fig. 14
no di ipotizzare il rischio di danno economico e di conseguenza impostare il
piano colturale dell’anno successivo. È
costituita da un foglio di cartoncino
giallo, invischiato su un lato, che viene
fissato al culmo della pianta di mais,
uno strumento molto semplice di utilizzo immediato da parte di tutti.
Negli anni scorsi il monitoraggio in provincia di Cremona è stato curato dalla
Sede Territoriale di Cremona della
13
Regione Lombardia, in collaborazione
con le Organizzazioni Professionali
agricole, ed attuato con trappole a feromone allo scopo di accertare la presenza e la diffusione dell'insetto.
3.2 Il monitoraggio
aziendale
Nel 2004 è continuato il monitoraggio
regionale del parassita che, in provincia di Cremona, è stato attuato, sulla
base delle indicazioni tecniche del
Servizio Fitosanitario Regionale, con il
concorso dell'Amministrazione
Provinciale, dell'APA di Cremona, della
Libera Associazione Agricoltori
Cremonesi e della Federazione
Provinciale Coltivatori Diretti e ha interessato un totale di 280 aziende sulla
base di quanto disposto dalla d.g.r. n.
18049 del 2 luglio 2004.
Il Servizio Fitosanitario ha predisposto
una scheda e dato indicazioni affinché
il controllo si svolgesse in tutta la regione secondo una metodologia comune
che permettesse anche il confronto e
l'elaborazione dei dati raccolti. Nella
pagina seguente viene riportata la scheda di rilievo utilizzata e le istruzioni per
la sua compilazione. La pubblichiamo
per farla conoscere e dar modo a chi la
volesse utilizzare a partire nella prossima stagione, di richiederla agli uffici
regionali.
14
Come compilare la scheda
Dati aziendali.
I dati aziendali sono richiesti per consentire di individuare con precisione
l'azienda ed il titolare al quale far
giungere, su richiesta, la valutazione
dei risultati da parte del Servizio fitosanitario regionale.
Precessione colturale.
Il monitoraggio andrà effettuato
ESCLUSIVAMENTE in appezzamenti
seminati in monosuccessione.
Operazioni colturali.
Qualora si utilizzi seme conciato o si
fosse fatto un trattamento geodisinfestante od operazioni di diserbo od
altri interventi, ad esempio, contro la
piralide, sarà necessario indicarli,
precisando i principi attivi e le dosi
utilizzate, così come è necessario
riportare le eventuali date e modalità
di irrigazione.
Schema di monitoraggio.
Lo schema da utilizzare è lo schema
A. In appezzamenti di modeste
dimensioni (inferiori ad un ettaro) è
da preferirsi lo schema B. Le trappole
andranno collocate ad una distanza
minima sulla fila di 10 m e tra le file
di 30 m e ad almeno 10 m dal bordo
campo. Maggiore sarà la distanza tra
le trappole, più estesa sarà l'area
coperta dal monitoraggio.
Calendario di monitoraggio. Il
15
monitoraggio dovrà durare almeno 6
settimane (42 giorni) partendo in
epoca compresa tra il 28 giugno
ed il 2 luglio. Dopo 42 giorni si
dovrà valutare il numero medio di
catture/trappola/giorno. Qualora questo valore superi 5, si potrà interrompere il monitoraggio. Qualora il valore fosse inferiore a 5 sarà necessario
proseguire per altre 2 settimane (56
giorni).
Le trappole devono essere sostituite al
terzo controllo e comunque quando
deteriorate. Il numero di trappole
sarà di 6 per appezzamenti inferiori a
10 ettari (8 oltre i 10 ha). La data di
collocazione delle trappole in campo
va annotata sulla scheda. I rilievi
devono avere cadenza settimanale.
Collocazione delle trappole.
Le trappole devono essere collocate
sul mais, all’altezza della spiga, ripiegandole attorno al culmo. Ad ogni
controllo si provvederà alla conta
degli insetti catturati che andranno
rimossi dalla trappola.
Allettamenti.
Qualora siano stati osservati allettamenti nell’appezzamento monitorato
o in altri appezzamenti aziendali è
opportuno segnalarne
IMMEDIATAMENTE la presenza al
S.F.R.(Servizio Fitosanitario Regionale) che potrà effettuare un sopralluogo per accertare la causa
dell'allettamento.
Valutazione dei risultati.
La scheda è stata predisposta su un
foglio elettronico e può essere compilata al computer, o a mano. Ogni scheda raccoglie i dati provenienti da un
singolo appezzamento. Se gli appezzamenti monitorati in azienda sono
più di uno, sarà necessario compilare
una scheda per ognuno di essi.
I risultati ottenuti, nel 2004 confermano la tendenza degli anni precedenti.
Diabrotica tende a colonizzare tutto il
territorio provinciale, ormai da Spino
d'Adda a Casalmaggiore si cattura qualche insetto nell'arco della stagione. La
zona cremasca è sicuramente quella in
cui i livelli di popolazione sono più elevati, anche se va osservato che in quasi
tutti i comuni monitorati, il livello delle
catture rimane basso, compreso tra 0-4
adulti/trappola/giorno (fig. 15), valori
che non fanno prevedere rischi di danno economico per la prossima stagione.
Si osserva una notevole differenza da
comune a comune: territori confinanti
evidenziano livelli di popolazione molto
diversi.
A titolo d'esempio, Agnadello e Torlino
Vimercati, una differenza notevole, da
0,24 adulti per giorno per trappola, a
Torlino, ad un valore di circa 5 ad
Agnadello. Gli altri comuni confinanti
con Agnadello, sia ad Ovest che ad Est,
a cura di Anna Maria Masiello - Regione Lombardia S.F.R. (Servizio Fitosanitario Regionale)
16
fig. 15
Pandino e Pieranica raggiungono livelli
di catture sempre inferiori a 1 adulto
per trappola al giorno.
Differenze, ma non così evidenti, si verificano anche tra aziende dello stesso
comune.
Crema, ad esempio, comune di grandi
dimensioni, in cui si passa da 0,06 adulti al giorno per trappola, a 1,44.
Questa differenza si giustifica con la
4.
condizione di diffusione dell'insetto che
si muove in modo casuale, trova quasi
ovunque una quantità di cibo a disposizione assolutamente superiore alle sue
necessità e non viene stimolato a
migrare nei dintorni.
Così la diffusione a "macchia di leopardo" proseguirà nei prossimi anni fino a
che la popolazione dell'infestante non si
stabilizzerà.
La difesa
L'insetto presenta un ciclo di sviluppo
non rappresentano una soluzione
particolarmente problematico, che
perché inefficaci in presenza di
rende molti degli interventi dell'uomo
popolazioni effettivamente dannose:
inefficaci.
potrebbero avere un ruolo in presenza di basse infestazioni ed in
Sicuramente efficace è:
assenza di danni, ma in questo caso
! la rotazione delle colture, quando
perché utilizzarli?
le catture di insetti sulle trappole
della propria azienda superassero la ! Il trattamento insetticida al terreno
soglia economica di danno, che per
(geodisinfestante) distribuito alla
il momento è fissata in 10-11 adulti
semina o alla rincalzatura garantisce
per trappola al giorno, si dovrà proun risultato migliore rispetto al
cedere al cambio della coltura in
conciante, ma non sicuro. È negatiquell’appezzamento. Questo è
vo dal punto di vista ambientale a
l'unico metodo che garantisce
causa dei dosaggi necessari ed è
un risultato sicuro al 100%.
critico a causa del ciclo di sviluppo
dell'insetto. Il prodotto distribuito
Gli altri metodi, chimici, normalmente
alla semina, rimane nel terreno 30,
utilizzati presentano delle criticità
45 e a volte 60 giorni prima che le
notevoli, sul versante dell'efficacia e
uova schiudano e le larve incomindell'impatto ambientale.
cino ad alimentarsi. Questo periodo
provoca il dilavamento della mag! I concianti attualmente disponibili
17
gior parte del prodotto e la sua inattivazione. La distribuzione alla rincalzatura, riduce i tempi di permanenza nel terreno (non le dosi di utilizzo), ma deve essere effettuato con
attrezzature che non sono ancora
disponibili sul nostro mercato.
Lo scarso utilizzo attuale dei geodisinfestanti non deve essere incentivato, potendo ricorrere ad altri interventi più sicuri e con minori effetti
collaterali.
! Un'altra possibilità è rappresentata
dagli interventi chimici contro gli
adulti, che hanno come obiettivo
quello di contenere la popolazione
ed eliminare le femmine feconde
prima della deposizione delle uova.
È una misura che ha carattere preventivo, in vista della stagione suc-
5.
cessiva, è efficace ed è anche economicamente conveniente per chi già
tratta la piralide.
Per questo trattamento è necessario
l'utilizzo di "trampoli" (fig. 17) che
nella nostra provincia sono abbastanza
frequenti vista la grande superficie
coltivata a mais da seme.
fig. 17
Le alternative colturali
5.1 Superare la
monocoltura
La monosuccessione crea le condizioni
perchè la diabrotica possa affermarsi.
Non ci dilungheremo sugli aspetti critici
della monocoltura dal punto di vista
agronomico, affrontiamo l'argomento
solo dal punto di vista della difesa della
produzione di fronte ad un parassita
pericoloso e potenzialmente molto
dannoso.
18
Per alcuni agricoltori cambiare
ordinamento produttivo presenta delle
indubbie difficoltà, anche se non è
escluso che prima o poi l'insetto stesso
li obblighi a farlo. È necessario pensare
a ritardare il più possibile questo
momento, seguendo alcune avvertenze:
1. utilizzare le trappole per il monitoraggio aziendale e controllare lo
sviluppo della popolazione in
azienda;
2. intervenire chimicamente sugli
adulti, se il livello delle catture
sale oltre la soglia nelle prime
settimane di luglio.
5.2 L'azienda zootecnica
Nell'azienda zootecnica la scelta chiave
è, come già sottolineato, quella di
abbandonare la monosuccessione,
tuttavia la problematica va affrontata,
caso per caso, valutando le diverse
situazioni aziendali.
Le strategie di contenimento della
popolazione di diabrotica si fondano:
sulla rotazione, sul differimento delle
semine, sulle lavorazioni estive del
terreno, privilegiando la semina di
ibridi a radici profonde e facilmente
rigenerabili. In presenza di livelli elevati
di popolazione questi mezzi, oltre al
trattamento insetticida contro gli adulti
nel periodo più opportuno, sono
efficaci per contrastare la diffusione
dell'insetto. Così si può abbassare la
popolazione dove aveva raggiunto un
livello preoccupante ritardando la
comparsa di danni economicamente
rilevanti per l’azienda.
Può risultare utile impiegare il mais
come secondo raccolto, con semina
ritardata dopo la metà di giugno, in quel
periodo solo una piccola percentuale di
uova potrebbe ancora schiudere, la
maggior parte lo ha già fatto e le larve
sono morte per assenza di cibo a
disposizione.
Nelle aziende zootecniche, ma non
solo, la riduzione della superficie a
mais può costituire una forte limitazione alla produttività aziendale in quanto
la sostituzione del mais con altre
colture diventa problematica. La
produzione del mais, sia da granella
che da insilamento, è un fattore di
produzione molto importante
nell'economia agricola lombarda in
quanto alimenta il settore lattierocaseario e della produzione di carne.
Una popolazione di diabrotica in grado
di provocare danni economici può
mettere in discussione l'ordinamento
colturale dell'azienda zootecnica.
Da un'indagine del SATA, effettuata nel
1998, emerge che i sistemi foraggieri
più utilizzati nella Pianura Padana
sono:
Silomais, Loiessa, Pastone di mais o Mais secco, Fieno
Silomais, Fieno prato-stabile
Silomais, Medica insilata o affienata, Pastone di mais, Fieno
prato-stabile
Fieno, Concentrati
19
L'azienda che produce latte, deve
ottimizzare l’autoapprovvigionamento
interno per soddisfare l'elevato
fabbisogno di UFL in relazione agli
elevati carichi di peso vivo/Ha.
Diventa quindi indispensabile
individuare quelle rotazioni che
consentano una produzione di UF
paragonabile al mais.
Dal primo avvento dell'insetto questa è
diventata una delle priorità su cui
ricercatori e tecnici stanno lavorando.
Gli orientamenti attuali sono riassunti
nel riquadro seguente:
Sorgo da foraggio (coltura unica 3 sfalci)
Mais 1°raccolto
(50% superf. totale)
Loiessa - Mais 2° raccolto
Frumento o Orzo insilato - Mais 2° raccolto
Per individuare le possibili alternative
al mais come fonte di energia nella
razione dei bovini occorre innanzi
tutto partire da alcune valutazioni in
merito ai dati produttivi e quantitativi
delle principali colture utilizzate
nell'azienda zootecnica da latte in
pianura padana (tabella 1) e fare una
attenta valutazione del costo unitario
delle UFL nei vari sistemi foraggieri a
confronto (tabella 2).
Tabella 1
20
E' necessario mettere in atto le migliori
strategie agronomiche, gestionali e
nutrizionali, calibrate per la propria
azienda, per poter raccogliere tutta la
potenziale produttività e qualità dalle
foraggiere prescelte allo scopo di:
! Produrre la massima quantità di
energia con la massima sanità ed
economicità.
! Ridurre al minimo le perdite di
Tabella 2
sostanza secca e il deterioramento
delle sostanze nutritive al fine di
non vanificare l'impegno economico
! Conoscere il prodotto per ottimizzarlo in combinazione con gli altri
componenti della razione.
Per questo è necessario prestare
particolare attenzione nelle fasi di
raccolta e conservazione ai seguenti
elementi:
! Epoca di raccolta
! Adeguata lunghezza di taglio (2-2,5
cm)
! Stoccaggi idonei e opportuno
dimensionamento degli stessi
! L'elevata fibrosità del prodotto può
rendere difficile la compressione
della massa insilata (effetto
soffietto)
! Impiego di additivi per favorire le
fermentazioni
! Maggiore instabilità del fronte con
possibilità di post-fermentazione
della massa insilata soprattutto nel
periodo estivo
21
Di seguito proponiamo un esempio di
valutazione di una stalla di 100 capi da
latte, analizzando il fabbisogno annuo
di UFL da silomais 1°raccolto a
confronto con varie alternative.
Emerge per l'allevamento zootecnico,
un cambiamento sostanziale, oltre che
per il riparto colturale, anche per il
razionamento da attuare tenendo conto
di alcuni elementi oggettivi e con
particolare cautela:
! Aumento della quota di concentrati
(per aumento dell'NDF) e una
corrispondente diminuzione della
fibra degradabile e solubile
! Difficoltà nel mantenere la giusta
quota di amidi
! Maggiore ingombro della razione per
l'aumento di NDF e ADF
! Maggiori costi delle razioni per
mantenere gli stessi standard
nutritivi
! Il silomais di 1° raccolto è l'alimento
che possiede il miglior apporto costibenefici, ma l’insetto può mettere in
discussione il suo ruolo nella
razione. Perciò la scelta di foraggiere
alternative al silomais di 1° R per
coprire il fabbisogno degli animali
deve essere valutata con attenzione
dall’allevatore, sapendo che può
determinarsi una maggiore
dipendenza dal mercato a causa del
ridotto autoapprovigionamento. Ad
integrazione di questa prospettiva
negativa deve essere valutato il
vantaggio agronomico di una più
equilibrata gestione della fertilità dei
terreni, conseguenza della rotazione.
Stalla con 100 capi da latte
Fabbisogno annuo UFL
100 capi x kg 25 die (silomais) = 2500 kg/die x 29 UFL X 365 gg = 264.625 UFL
Fabbisogno terreno 14 ha di mais ceroso 1° racc
MAIS CEROSO 1° racc
Silomais 1°R ha 14 x 700 ql/ha = 9100 ql/a x UFL 29 = 284.200 UFL
Costo totale UFL prodotte 284.200 x 0,067 = 19.000 €
MAIS CEROSO 1° R 50% LOIESSA INS.-MAIS CEROSO 2°R
Silomais 1°R ha 7 x 700 ql/ha = 4900 ql x UFL 29 = 142.100 UFL
Loiessa ins. ha 7 x 250 ql/ha = 1750 ql x UFL 22 = 38.500 UFL
Mais C. 2° R ha 7 x 500 ql/ha = 3500 ql x UFL 24 = 84.000 UFL
TOTALE = 264.600 UFL
Costo totale UFL prodotte = 23.000 €
Differenza UFL = -8 %
Differenza costi = + 17 %
22
MAIS CEROSO 1 R 50%
FRUMENTO ins.- MAIS CEROSO 2° R
Silomais 1°R ha 7 x 700 ql/ha = 4900 ql x UFL 29 = 142.100 UFL
Frumento ins. ha 7 x 300 ql/ha = 2100 ql x UFL 21 = 44.100 UFL
Mais C. 2° R ha 7 x 500 ql/ha = 3500 ql x UFL 24 = 84.000 UFL
TOTALE = 270.200 UFL
Costo totale UFL prodotte = 21.500 €
Differenza UFL = -5 %
Differenza costi = + 11 %
MAIS CEROSO 1 R 50%
SORGO foraggiero insilato
Silomais 1°R ha 7 x 700 ql/ha = 4900 ql x UFL 29 = 142.100 UFL
Sorgo ins. ha 7 x 550 ql/ha = 3850 ql x UFL 18 = 69.300 UFL
TOTALE = 211.400 UFL
Costo totale UFL prodotte = 13.7 00 €
Differenza UFL = - 26 %
Differenza costi = - 29 %
Riassumendo:
Tabella 3
5.3 Gli aspetti politici
Oltre gli aspetti strettamente tecnici
devono essere considerati nella valutazione anche i fattori politici, legati
all'evoluzione della PAC, che per il
momento presenta un quadro non
ancora decifrabile dovuto all'amplia-
23
mento dei mercati e alla progressiva
riduzione delle misure di sostegno.
Anche la coltivazione dell'erba medica
potrebbe portare a un risultato operativo in grado di remunerare tutti i fattori
della produzione, manodopera compresa se, come sembra, il 50% del
contributo UE alla coltura verrà versato
6.
Alimentazione
affrontato con prudenza e consapevolezza secondo le linee tracciate in questo opuscolo.
Già più volte abbiamo ricordato
Proviamo a riassumerle:
l’importanza del mais nell’alimentazione delle mandrie. Come la ! Utilizzo delle trappole cromotropiche;
piralide, anche la diabrotica può determinare rotture sulle cariossidi (fig. 18) ! Valutazione delle soglie d' intervento
creando la condizione favorevole per
e di danno;
l'instaurarsi di funghi e muffe in grado ! Superata la soglia si deve pensare a
di produrre, nelle diverse condizioni
sostituire il mais per l'annata sucambientali, tossine pericolose sia per
cessiva secondo le opportunità indigli animali che per l'uomo. Il prodotto
cate in funzione delle esigenze
aziendali, oppure effettuare un
trattamento contro gli adulti finalizzato a colpire le femmine prima che
inizino l'ovideposizione;
! Massima disponibilità a collaborare
con gli enti preposti ai controlli, è
nell'interesse dell'agricoltore e
dell'agricoltura.
L'impegno comune di, istituzioni,
associazioni e singoli agricoltori sta
producendo risultati apprezzabili,
daneggiato
dall’insetto
deve
essere
proseguiamo
sulla strada della collabofig. 18
tenuto separato dal resto per evitare razione e della fiducia reciproca per
inquinamenti di tutta la produzione riuscire a rimandare al più tardi possiaziendale.
bile la comparsa di danni economici
nei nostri territori.
7.
Conclusioni
Alcune considerazioni finali, quasi delle
raccomandazioni per tutti gli operatori
agricoli a non prendere "sottogamba"
questo parassita, ma neppure a farsi
spaventare da esso. Il problema va
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Diabrotica del mais-testo anno 2004