EUROPANEWS n. 9 del 31/01/2011 anno XXII - Organo ufficiale dell’associazione “L’INCONTRO” - Bisettimanale di informazione, politica e attualità. - Editrice Direzione Redazione: Mopak s.r.l. - I strada 66 35129 Padova - Direttore responsabile: ALBERTO ZUCCATO
Autorizzazione del Tribunale di Padova n. 1214 del 12/05/90 Spedizione in A.P. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Filiale di Padova. - Sped. Abbonamento INDIRETTO - Contiene I.P. - Stampa Litocenter srl - Zona industriale nuova - 35016 Piazzola sul Brenta (PD) - Prezzo Euro 0,1852
ANZIANI
Servizi per i “diversamente giovani”
DIPENDENZE
L’amore che cura e fa rinascere
Gennaio 2011
il Notiziario dell’Operatore Socio Assistenziale
incontri
INFANZIA
Un villaggio dove crescere
MULTICULTURALITÀ
Operatore multiculturale, un professionista
per il mondo che cambia
DISABILI
Interventi mirati per l’integrazione
ISTITUTO CORTIVO: diventa professionista nel sociale.
Dal 1984 l’Istituto Cortivo opera nel
campo della progettazione ed erogazione di attività formative nel sociale,
un mondo ricco di umanità che rappresenta da sempre il suo esclusivo
e coinvolgente orizzonte di impegno.
Oltre vent’anni di esperienze, di scelte
e di fatti concreti hanno forgiato una
struttura dinamica e vitale, un potente motore che, alimentato dall’energia della volontà e della solidarietà,
forma non solo personale altamente
qualificato e professionalmente motivato, ma promuove e partecipa anche
ad iniziative sociali e culturali rivolte
a migliorare la qualità della vita nella
nostra società.
L’Istituto Cortivo è presente con i suoi
Centri Didattici nelle principali città
italiane; la sede centrale è a Padova.
Un’organizzazione efficiente, perfettamente armonizzata, che sa adeguarsi alle realtà locali senza mai
venir meno agli obiettivi e ai criteri
guida che uniformano tutte le attività
dell’Istituto Cortivo. Per consentire ai
suoi allievi di svolgere l’esperienza di
tirocinio pratico nella propria zona di
residenza, l’Istituto Cortivo ha stipulato convenzioni con oltre 8500 Enti
pubblici e privati in tutte le regioni
d’Italia.
A garanzia della qualità dei cicli di
formazione proposti, l’Istituto Cortivo
si è dotato di un Comitato Scientifico
che si dedica alla valutazione della
correttezza metodologica dei percorsi didattici programmati per i vari
corsi di formazione, delle strategie e
degli orientamenti formativi messi a
punto dalla Direzione Didattica.
ASER C
QU
Essere protagonista nel sociale
Corsi di formazione per Operatori Socio
Assistenziali nei seguenti ambiti operativi:
Multiculturalità - Infanzia - Dipendenze
Anziani - Disabili - Assistente Turistico
Disabili - Amministratore di Sostegno
Animatore
SA8000
ORGANIZZAZIONE
C E RT I F I C ATA
ONI S.R.L
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SGQ certificato a fronte
della norma ISO 9001:2008
Istituto Cortivo
via E. Ramin, 1
35136 Padova
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per informazioni:
editoriale
Il tempo della
Solidarietà
Quando l’equilibrio fra l’uomo e la natura si spezza, giunge il tempo della Solidarietà.
Sebbene siamo consapevoli del fatto che il rapporto uomo - natura sia giunto in varie situazioni al limite di rottura,
rimangono sempre e comunque troppo poche e sporadiche le iniziative concretamente rivolte al tentativo di
migliorare le cose.
Purtroppo, anche nella nostra società ci sono molteplici situazioni di fragile equilibrio e, anche in questo caso, i
provvedimenti tesi a risolvere i problemi sono spesso inadeguati e di scarsa efficacia. Alle volte sembra proprio che
il nostro sistema di vita sia indirizzato a perpetuare i rischi e i disagi piuttosto che a prevenirli e, possibilmente,
a eliminarli. Le conseguenze di questo atteggiamento riempiono la cronaca quotidiana: sempre più persone in
difficoltà alle quali manca un adeguato livello di assistenza e sempre più frequenti eventi funesti, come la recente
alluvione che ha colpito le popolazioni venete soprattutto nelle aree del Veronese, del Vicentino e del Padovano.
Che fare, allora?
Fra i tanti che si fanno questa domanda ci siamo anche noi dell’Istituto Cortivo, che da tempo cerchiamo di
renderci utili in entrambi i versanti al meglio delle nostre possibilità.
Per quanto riguarda l’assistenza ai disagiati, il nostro impegno è da sempre quello di formare professionisti nel
sociale che sappiano offrire non solo competenza e volontà, ma anche doti di umanità e partecipazione, che donano
all’attività di aiuto un significato più elevato e tangibile, di sensibilità e solidarietà. Solidarietà è il concetto che più
degli altri caratterizza il nostro mondo e il nostro modo di agire, che ci dà la spinta per muoverci concretamente
verso tutto ciò e tutti coloro che possono avere bisogno di noi. Già in altre occasioni abbiamo esteso il nostro
obiettivo oltre i confini del sociale e, anche questa volta, di fronte alla distruzione che ha raggiunto tante località
del Veneto, non siamo rimasti insensibili. Abbiamo deciso di non stare a guardare, ma di intervenire attivamente
per alleviare le conseguenze del disastro. Come riporterà anche il nostro Bilancio Sociale, è stato scelto di devolvere
aiuti concreti a favore degli alluvionati, per il loro sollievo e per la nostra gioia di contribuire a rendere meno dura
la situazione che vivono.
Se credi di voler condividere con noi questo spirito di Solidarietà, quello che ti invitiamo a fare è segnalarci le
iniziative solidali e sociali più meritevoli di essere conosciute. Sappiamo che in tutto il territorio ci sono persone
che lavorano senza clamore, senza fare notizia, mettendo semplicemente a disposizione degli altri tempo, forza e
talento. Crediamo sia giusto stimolare queste persone a continuare a impegnarsi, tentando di portare alla luce le
loro attività benefiche e umanitarie che sono il collante del nostro tessuto sociale.
A tal proposito, abbiamo creato il nuovo indirizzo mail [email protected] a cui inviare le iniziative di cui sei
a conoscenza. Se hai notizia, nella tua zona di residenza, di idee o progetti che valga la pena diffondere, informarci!
Ci impegniamo a parlarne e, come anticipato nel precedente numero di “Incontri”, ci piacerebbe dare vita a una rete
comunicativa il cui scopo non sarà, per una volta, ricercare lo scoop a tutti i costi, ma dare, invece, spazio e visibilità
alle infinite gocce del nostro grande e pacifico fiume, generoso e interessato solo a rendere fertili i territori del
disagio e del bisogno per farvi crescere fiori bellissimi”.
1
INCONTRI Gennaio 2011
2
INCONTRI Gennaio 2011
sommario
04 INFANZIA
Esperienze importanti tra
comunità e scuola primaria
06 Un villaggio dove crescere
04
08MULTICULTURALITÀ
Mamma mia, maestra,
come sei magla, devi mangiale...
09 Operatore multiculturale, un professionista
per il mondo che cambia
10 AGENDA SEMINARI & CORSI
08
11 centro studi piazza
12ANZIANI
Servizi per i “diversamente giovani”
14 Giorno dopo giorno le
gratificazioni crescono
12
16DISABILI
Interventi mirati per l’integrazione
17 Accettare una sfida dà più
responsabilità e più soddisfazioni
18 ASSISTENTE TURISTICO PER DISABILI
Viaggiando con la diversità
16
20 AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
Il saper essere non basta,
serve il saper fare
21 Amministratore di Sostegno
per porre rimedi a vite difficili
20
progetto grafico e impaginazione: immagina.biz
22DIPENDENZE
Né drogati né ubriaconi, solo persone
23 L’amore che cura e fa rinascere
24 SPAZIO INCONTRI
25
EX ALLIEVI RACCONTANO
28
SERVIZIO SEGNALAZIONE ALLIEVI
22
3
INCONTRI Gennaio 2011
INFANZIA
Esperienze importanti tra
comunità e scuola primaria
Belle e intense le parole di Daniela Pina, che ci racconta di seguito il nocciolo della sua esperienza di tirocinante in due diverse realtà della provincia di Alessandria, entrambe attive nel
settore dei servizi per l’infanzia. Grazie al tirocinio, infatti, Daniela ha potuto confrontarsi con i
problemi dell’assistenza ai bambini e diventare più consapevole delle loro esigenze.
Dite: “È faticoso lavorare con i bambini”
Avete ragione!
Poi aggiungete: “Perché bisogna
mettersi al loro livello,
abbassarsi, chinarsi, curvarsi,
farsi piccoli...”.
Qui avete torto,
non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto
di essere obbligati
ad innalzarsi fino all’altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi
sulla punta dei piedi.
Per non ferirli!
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INCONTRI Gennaio 2011
INFANZIA
Il mio tirocinio si è svolto presso due
strutture: una comunità per minori,
che rispondeva al bisogno di tutela,
assistenza ed educazione del minore
tenendo conto dell’importanza delle
relazioni nelle prime fasi evolutive,
e una scuola primaria con forte presenza di allievi stranieri provenienti
da Albania, Romania, Marocco,
Pakistan ed Ecuador.
Comunità per minori
Nella comunità c’erano bimbi di
tutte le età, dagli ancora lattanti ai
preadolescenti di 11 anni. Inizialmente, hanno fatto fatica ad accettare
la mia presenza, ma con il tempo
si sono abituati, hanno cominciato
ad ascoltarmi e a considerarmi un
adulto di riferimento. Viste le tante
età diverse, ho gestito le attività in
modo variegato, pianificandole con
la referente educativa in modo che
fossero in sintonia con gli obiettivi
prefissati dall’équipe. Quindi, giochi
in giardino con la palla di spugna,
percorsi in triciclo e giochi di
movimento dondolante con i piccoli
sino a tre anni per sperimentare
l’orientamento nello spazio e giocare
senza cadere e perdere il ritmo
(altalena, cavallo a dondolo, ecc.), ma
anche tanto gioco libero. In questa
fascia d’età, mi è stata affidata una
piccolina di un anno, appena arrivata
in comunità. Non sapeva né camminare, né gattonare, ma, con il passare
dei giorni, l’ho aiutata ad avere
fiducia in se stessa accompagnandola
prima a lasciarsi andare a gattoni sul
tappeto e poi, nel giro di un mese, a
compiere i primi passi. Con affetto e
pazienza, le ho insegnato a fidarsi di
me, ad acquisire la consapevolezza
che io ero lì accanto a lei per aiutarla
ad alzarsi tutte le volte che cadeva.
Il fatto di muoversi le ha consentito
anche di potersi relazionare di più
e meglio con lo spazio e con i suoi
compagni di gioco. Dopo alcuni
mesi, la bimba è stata affidata ad una
famiglia, ma, nel frattempo, aveva
imparato a camminare!
Con i ragazzini, invece, le attività
erano più complesse. Il mattino
giocavano in giardino: amavano
andare in bicicletta, ma anche inventare continuamente nuovi giochi. I
preferiti erano comunque il classico
nascondino e il gioco del “ce l’hai”.
Non sempre andava tutto liscio, a
volte litigavano e se le davano di
santa ragione. Per contenere la loro
aggressività, ho pensato di organizzare parte del tempo libero con attività manuali e con lo svolgimento
dei compiti per le vacanze. Abbiamo
creato cartelloni utilizzando varie
tecniche, pennarelli, matite colorate,
tempere, pastelli a cera, collage e
carta crespa. Ho insegnato loro
come usare tempere e pennelli, ho
ritagliato infiniti quadratini di carta
per il mosaico e con la carta crespa
abbiamo create tante palline e striscioline poi utilizzate per decorare i
cartelloni...
Scuola Primaria
In questa scuola erano presenti
ragazzini di ceto sociale medio alto,
ma anche tanti bimbi stranieri.
L’ambiente era comunque molto
omogeneo ed equilibrato perché la
scuola era riuscita, grazie ai vari
progetti di inserimento ed integrazione, a riunire sotto lo stesso tetto
un’ampia varietà di nazionalità,
culture e religioni. In questo contesto ho svolto il tirocinio nell’ambito
del sostegno scolastico a bimbi con
difficoltà.
È in questa veste che ho conosciuto
Patrizio, un ragazzino di quinta
elementare che aveva frequentato
una scuola privata ed era stato
trasferito da poco nella nuova classe.
Le insegnanti, pur avvertendo una
problematica nel bambino, sono
venute a sapere solo a fine anno che
Patrizio era seguito da una psicologa
per una diagnosi di disturbo della
personalità, informazione che, forse,
se fosse stata inviata prima alla
scuola, avrebbe consentito di ottimizzare il piano di recupero. Patrizio
aveva molte lacune e non riusciva
a stare al passo con i compagni. Le
maestre avevano però creato una
buona atmosfera attorno a lui: tutti
gli volevano bene e non lo prendevano in giro per le sue difficoltà.
Il mio compito era di supportarlo
individualmente utilizzando schede
appositamente pensate per facilitarlo
nello studio. È stata, quindi, sviluppata una programmazione individualizzata con obiettivi minimi.
Abbiamo lavorato molto sulla lingua
italiana e sulla scrittura, che presentava molte anomalie.
Non era una scrittura disgrafica, ma
evidenziava troncature ed elisioni
nelle parole. Patrizio tendeva a non
terminare le parole e a tralasciare le
regole grammaticali.
Non era nemmeno in grado di usare
il corsivo. Nell’esposizione orale,
invece, era molto fantasioso e creativo, ma questo lo portava spesso a
raccontare fatti non attinenti al testo
della lettura. Ho deciso di lavorare
sulla lettura: leggevamo insieme dei
brani e poi lo aiutavo a sintetizzarli
con la scrittura. Cercavamo le parole
di cui non conosceva il significato
sul vocabolario e lavoravamo con
l’analisi grammaticale su piccole
frasi. Per alleggerire il compito,
gli facevo anche rappresentare il
racconto con un disegno. Era un
bambino particolare, figlio di una
madre molto protettiva. Tendeva
a fuggire di fronte alle difficoltà, a
nascondersi. Spesso lo sorprendevo
a parlare da solo: si poneva delle
domande e si rispondeva, a volte
sottolineando il fatto che poteva
parlare da solo perché tanto nessuno
lo ascoltava. Si era anche inventato
un personaggio immaginario che
si divertiva a uccidere nei modi più
diversi e tutti macabri. Ho provato a
tirare fuori le sue fantasie tramite il
disegno, ma lui si ostinava a dire di
non essere capace e, quando usava i
colori, utilizzava quelli molto scuri.
Aveva difficoltà con la sua parte più
emotiva, ma era invece molto competente in materie come la matematica, che richiedevano l’utilizzo della
razionalità.
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INCONTRI Gennaio 2011
INFANZIA
Un villaggio dove
crescere
SOS Villaggi dei Bambini è un’organizzazione a respiro internazionale che
opera con le sue comunità per minori soprattutto nel terzo mondo, ma è
presente con alcuni centri anche in Italia: è in uno di questi, in provincia di
Roma, che Luisa Anzaldo ha svolto il suo tirocinio.
Come tutti i Villaggi SOS, anche
quello romano offre accoglienza a
lungo termine prendendosi cura
dei bambini sino al raggiungimento
dell’autosufficienza.
Un servizio continuo, quindi, che
consente di sviluppare legami
affettivi duraturi, necessari per
porre le basi di un futuro sereno e
indipendente. Qui i bambini possono
vivere la loro infanzia seguiti dalle
“mamme” SOS e dalle “Zie” SOS,
così definite per la particolarità del
loro intervento, che ricalca molto
da vicino le mansioni parentali più
strette.
Il villaggio è molto bello, con
appartamenti circondati da un
grande giardino. Uno di questi è
riservato ai ragazzi che, raggiunti i
18 anni, decidono di continuare ad
6
INCONTRI Gennaio 2011
abitare nel villaggio. Le giornate si
svolgono come in tutte le famiglie,
anche se ogni “mamma” riesce a dare
un’impronta particolare. I ragazzi
vanno a scuola, aiutano in casa,
fanno sport, alcuni si preparano per
la prima comunione o la cresima.
La sera, dopo la cena e una lettura
per accompagnare i piccoli nel
sonno, tutti dormono. L’ultima a
spegnere la luce è la “mamma”, a
disposizione tutta la notte per chi
dovesse avere bisogno d’aiuto.
Sole e Luna
Sole aveva 12 anni quando lo incontrai: dolce, sorridente, curioso e
sempre in movimento, trascorreva il
suo tempo con me sino alle quattro
e mezza del pomeriggio. Insieme
facevamo i compiti, giocavamo e
chiacchieravamo. A volte succedeva
che arrivava Luna, la sorellina...
Stare insieme era impossibile: Luna
faceva di tutto per assorbire la mia
attenzione e, se il fratello si arrabbiava, cominciavano a litigare.
Era sempre lui a mollare per primo,
se ne andava per evitare il peggio,
lasciando più spazio alla sorella.
Luna era proprio... lunatica,
cambiava umore nel giro di pochi
secondi, un continuo ondeggiare
tra l’essere diffidente e accogliente,
indifferente e adorante, comunque
sempre pronta a farmi capire quanto
ero importante per lei.
Sole e Luna erano arrivati al Villaggio con il fratello maggiore dopo un
tragico percorso familiare: un padre
alcolizzato e violento e una madre
troppo fragile per prendersi cura di
loro. Inizialmente la mamma poteva
venirli a trovare solo una volta
alla settimana, poi ha cominciato a
portarli due volte al mese a casa di
sua madre dove abitava.
Ultimamente, grazie al fatto che
ha saputo trovarsi una casa e un
lavoro dignitoso, può tenere con sé
i ragazzi tutti i fine settimana. Il
fratello maggiore, a causa delle sue
particolari esigenze, vive invece in
una Casa Famiglia diversa, vicina al
Villaggio.
Il rapporto con Sole e Luna è buono
e passa spesso a trovarli.
La separazione dai fratellini ha
sortito anche dei risultati positivi:
Sole, ad esempio, ha tirato fuori la
sua personalità, prima oscurata in
parte dal fratello.
INFANZIA
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INCONTRI Gennaio 2011
MULTICULTURALITÀ
Wy, la mia allieva
cinese a cui insegnavo
l’italiano presso il
centro d’accoglienza, si
preoccupava per me e,
con il suo buffo accento,
mi diceva “maestla, devi
mangiale di più...”.
Mamma mia, maestla,
come sei magla, devi mangiale...
Cinese, si chiamava Wy e aveva una
quarantina d’anni. Un giorno si
presentò disperata al centro d’ascolto
e mi raccontò la sua storia: in seguito
al suicidio del suo compagno si era
trovata senza appoggio economico e
aveva chiesto ospitalità insieme alla
sua bambina a vari centri d’accoglienza, ma, siccome non aveva fissa
dimora e un lavoro, i servizi sociali
avevano dato in affidamento la figlia a
una famiglia del posto.
Il racconto di Susy Venturi ci
consente di cogliere in tutta la sua
importanza la figura dell’operatore
multiculturale impegnato nell’opera
di mediazione tra cittadini stranieri e
istituzioni. Tirocinante presso il centro
d’ascolto di un’associazione cattolica
di volontariato, da oltre cent’anni
presente nella principale stazione
ferroviaria di Firenze, grazie a questa
esperienza, si è trovata a confrontarsi
con problematiche cruciali legate ai
temi della discriminazione, dell’integrazione e della burocrazia. Vediamo
cosa ci racconta della storia di Wy...
Dopo aver chiesto consiglio alla mia
tutor, ho informato i Servizi della
situazione, precisando l’intenzione
8
INCONTRI Gennaio 2011
della donna di intraprendere un percorso di integrazione che le consentisse di trovare una casa e un lavoro.
L’assistente sociale considerò positivo
il desiderio di Wy, ma subentrò un
grosso problema: a fine dicembre era
scaduto il permesso di soggiorno e
così dovemmo effettuare la richiesta
di rinnovo per motivi familiari,
pratica che richiese lunghi tempi
d’attesa. Nel frattempo, Wy fu accolta
presso il centro d’accoglienza dell’associazione e ci mettemmo subito
all’opera per cercare di alleviare le
sue sofferenze. Il problema principale
era la lingua. Non parlava l’italiano
e il suo linguaggio gestuale veniva
spesso frainteso e la cosa le procurava un forte senso di frustrazione.
L’impossibilità a comunicare l’aveva
costretta all’isolamento sociale, con la
sensazione di non essere una persona
all’altezza della situazione. La separazione dalla figlia era per lei fonte
di grandissimo dolore e rabbia: aveva
paura che non la riconoscesse più
come madre, nonostante gli incontri
settimanali. Comunque, il clima di
disponibilità che aveva trovato nella
casa d’accoglienza le aveva permesso
di intraprendere a piccoli passi un
processo di cambiamento. Aveva
instaurato buoni rapporti con le altre
ospiti e le operatrici, si era presa
cura dei bambini, aveva collaborato
alle attività della casa e, soprattutto,
imparato a controllare le sue emozioni. Sostenuta e aiutata nel superare
i momenti di solitudine e sconforto,
Wy si è poi rivelata una persona sensibile, generosa e anche coraggiosa.
Con il tempo, sono riuscita a dare un
senso ad alcuni comportamenti tipici
della sua cultura di provenienza, ma
ho anche imparato ad apprezzare
la sua volontà a integrarsi e ad
assimilare la cultura e le abitudini
del nostro paese. Wy ha imparato
l’italiano con me: agli inizi ricopiava
intere pagine di frasi che non capiva
per allenarsi nella scrittura e imparare a leggere il nostro alfabeto. Poi,
con costanza ed applicazione, ha
iniziato a capire e a pronunciare le
parole sino ad acquisire un ampio e
variegato vocabolario. Oggi l’accento
è un po’ buffo, la sua voce continua
ad avere toni alti, ma finalmente
riesce a comunicare. Siamo diventate
amiche e il mio più grande desiderio
è che possa finalmente riunirsi alla
sua bambina, a risolvere quel senso di
fallimento che ancora non è riuscita
completamente a superare.
MULTICULTURALITÀ
Operatore multiculturale,
un professionista
che cambia
per il
mondo
Gli utenti che ho seguito durante
il tirocinio sono stati quaranta
bambini italiani e dieci provenienti
dal Kosovo, regione della ex
Jugoslavia, quest’ultimi facenti
parte del gruppo etnico europeo
detto Rom e residenti in un enorme
campo abusivo.
Napoletana, Ida De Crescenzo ha
vissuto il suo stage in un centro
educativo dedicato a bambini da 6 a
10 anni, italiani e non, del quartiere
Scampia.
Una realtà davvero difficile e
impegnativa per una tirocinante,
che però ha saputo affrontare con
la giusta attenzione e con la dovuta
determinazione, affermando con
forza la fondamentale importanza
del suo ruolo di operatrice
multiculturale.
I bambini Rom che vivono in
questo contesto si trovano a dover
affrontare problematiche sociali
e familiari molto complesse che
spesso causano alterazioni nel loro
sviluppo: hanno provato il sapore
amaro della fame, hanno dovuto
abbandonare la loro terra devastata
dalla guerra, gli amici e tutto ciò
che avevano alla ricerca di un luogo
in cui poter ricominciare a vivere
con le loro famiglie.
I problemi che incontrano sono
senza dubbio linguistici e religiosi,
ma soprattutto comportamentali:
sono abituati a correre e saltare
in continuazione, amano gli spazi
aperti e difficilmente riescono a
stare fermi.
Un modo di essere che può
diventare causa di discriminazione
e isolamento, anche se all’interno
del centro un po’ tutti i bimbi,
stranieri e italiani, condividevano
gran parte dei loro problemi:
situazioni familiari complesse,
disagio sociale elevato, difficoltà
nell’interazione con coetanei e
adulti e nell’accettazione delle
regole di convivenza, mancanza
di motivazioni allo studio e alla
realizzazione di sé.
Un altro elemento che accomuna
i piccoli Rom a quelli di Scampia
è che alcune delle loro famiglie
lavorano onestamente, altre
purtroppo no. Vivere qui, dove la
sottocultura camorristica è ben
presente, fa nascere in queste
giovani menti la convinzione
che l’unica via percorribile sia
quella dell’illegalità, perseguendo
modelli di vita che sembrano
offrire una scorciatoia per ottenere
soldi, rispetto e potere. In questo
senso, i progetti e gli obiettivi
proposti da strutture come quella
in cui ho potuto completare la
mia formazione rappresentano,
forse, l’unica risposta concreta da
offrire a questi ragazzi, attraverso
relazioni educative fondate sul
riconoscimento dell’altro e sulla
mediazione culturale di contenuti
e metodologie, per fare in modo
che, mediante lo studio e il gioco,
possano trovare la giusta direzione
per diventare davvero cittadini
attivi e positivi nella nostra società.
Non è un percorso facile.
Ho avuto a che fare con bambine
di dieci anni che vivono in piccole
baracche in mezzo al fango e ai topi
con la mamma, il papà e cinque
fratellini che accudiscono quando
i genitori vanno a lavare i vetri
delle auto ai semafori per ricevere
qualche elemosina.
Oppure con bambini felici perché il
babbo è in carcere per furto: quando
viveva con loro picchiava sempre la
mamma e adesso la loro maggiore
paura è che un giorno ritorni a
casa. Situazioni estreme, per le quali
l’altruismo e la voglia di aiutare il
prossimo non bastano.
È necessario disporre di forza
interiore, saper gestire le proprie
ansie e mantenere sempre un
atteggiamento positivo.
È una professionalità importante,
destinata a svolgere un ruolo
creativo e sempre più cruciale
nell’attuale panorama di grandi
trasformazioni etniche e sociali.
9
INCONTRI Gennaio 2011
agenda seminari & corsi
Il prossimo Corso di
“IMPRESA SOCIALE“
organizzato dall’Istituto Cortivo
avrà luogo a
Villa Ottoboni a Padova
nei giorni 14, 15, 16 Aprile 2011
Il corso è riservato ad allievi ed ex-allievi ed è gratuito.
Per informazioni: Istituto Cortivo, Centro di Formazione Professionale, Via E. Ramin, 1 - 35136 Padova
Tel. 049 8901222 - Fax 049 8901213 - e-mail: [email protected]
I centri per l’infanzia vanno in rete
Cortivobabyplanet.it
è un portale dedicato a tutti i centri per l’infanzia
garantiti dal marchio Cortivo Baby Planet.
È un “condominio” che darà a tutti i centri
Cortivo Baby Planet una serie di vantaggi:
- un’identità a denominazione di origine
controllata, riconoscibile e autorevole;
- una maggiore visibilità;
- la valorizzazione delle esperienze, delle
professionalità e dei percorsi formativi;
- una ulteriore garanzia di qualità.
10
INCONTRI Gennaio 2011
Centro Studi Piazza
Counseling per Tutti!
Attilio Piazza, che molti di voi hanno conosciuto,
durante i Seminari di crescita personale e professionale,
propone per l’Istituto Cortivo un percorso per la
formazione della figura professionale di Counselor
Sistemico.
Il counseling è un’attività professionale che tende ad orientare, sostenere
e sviluppare le potenzialità dell’utente, promuovendone atteggiamenti
attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta. Si occupa di
insegnare a prendere decisioni, migliorare le relazioni interpersonali in
famiglia, nel lavoro, a scuola.
Il percorso triennale è per i futuri counselor che intendono offrire con
pazienza ed eccellenza il proprio dono ai loro utenti. È per i professionisti
che comprendono come l’aiutare l’Altro implichi l’aver imparato prima di
tutto ad aiutare se stessi.
“C’è tutta la mia esperienza di
oltre vent’anni di insegnamento
in questo percorso, che oggi
ho il piacere di proporre agli
studenti dell’Istituto Cortivo”.
Dott. Attilio Piazza
“Se pensate che la formazione sia
costosa, provate l’ignoranza!”
Derek Bok
(Presidente dell’Università di Harvard)
www.attiliopiazza.org
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INCONTRI Gennaio 2011
ANZIANI
Servizi per i
“diversamente giovani”
La celebre vignetta di Altan con
l’anziano seduto sulla panchina
che dice “non sono vecchio, sono
diversamente giovane” sintetizza
molto bene il senso di disagio che
spesso le persone “anagraficamente”
anziane vivono.
A nessuno, oggi, piace essere
definito vecchio e la cosiddetta terza
età viene oggi considerata un’epoca
della vita ancora potenzialmente
ricca di opportunità e, quindi, degna
di essere vissuta pienamente in
relazione con se stessi e con gli altri.
Proprio per questo, ogni intervento
di assistenza all’anziano dovrebbe
essere programmato rispettando le
esigenze e le necessità delle persone.
Interventi mirati, quindi, rivolti a
garantire pienezza di vita nelle più
diverse situazioni, anche in presenza
di patologie e fragilità esistenziali.
Queste le considerazioni iniziali di
Flavia Carla Corda, il cui tirocinio
si è svolto presso una Residenza
per Anziani in provincia di Milano
e un Centro Diurno Integrato della
periferia milanese.
La residenza per anziani abbina
all’assistenza sanitaria e riabilitativa
12
INCONTRI Gennaio 2011
moderni servizi alberghieri.
Inaugurata di recente, è molto
bella: ha un ampio parco, il campo
di bocce, terreni riservati alla
coltivazione dell’orto, un terrario
rialzato e piacevoli en plein air
attrezzati con sedie, tavoli, fontane e
gazebo.
È dotata di circa 280 posti letto,
di cui 60 in appartamenti che
consentono agli utenti di continuare
la loro vita di coppia (anche quando
uno o entrambi necessitano di
assistenza continua e professionale),
nonché di offrire ospitalità ai parenti
in visita. Sono, inoltre, disponibili la
sala musica, la sala polivalente per le
attività occupazionali e culturali, la
palestra, gli ambulatori, la cappella,
le cucine e persino un servizio di
parrucchiere, manicure, pedicure ed
estetista.
Il Centro Diurno, invece, si
trova in un quartiere dormitorio
caratterizzato da degrado
urbanistico e sociale ed è nato
su iniziativa della Caritas. La
popolazione locale è costituta
prevalentemente da anziani, molti
dei quali non autosufficienti o
con storie di profonda solitudine.
L’obiettivo era quindi quello di
creare per loro un luogo protetto,
dove incontrare altre persone e dare
un senso al tempo altrimenti vuoto
di esperienze.
Gli ambienti sono ampi e piacevoli,
in grado di ospitare sino a 30
persone, con uffici, ambulatorio
medico, palestra, cucina, tisaneria,
sala da pranzo, sala TV e feste,
attività di gruppo, ecc.
Presso la moderna RSA, il livello
di assistenza era estremamente
professionale, ma caratterizzato
da un’impronta piuttosto fredda e
impersonale.
Le più attente alla qualità della
relazione erano le OSA, le più vicine
agli utenti da cui ho potuto imparare
molto.
Il Centro Diurno, invece, era
gestito soprattutto da volontari
e l’atmosfera era sicuramente più
calda e accogliente.
Anche in questo contesto,
l’assistenza di base era prerogativa
delle Operatrici Socio Assistenziali:
erano loro a occuparsi degli
anziani sin dal mattino, sempre
con il sorriso, la battuta pronta,
gli abbracci, i gesti affettuosi.
Alleviavano le malinconie degli
ospiti, si complimentavano per i
ANZIANI
piccoli progressi e, soprattutto,
raccoglievano le loro confidenze.
Alle OSA era affidata anche l’igiene
personale degli ospiti: li aiutavano
a lavarsi e ad avere cura della loro
persona. Alcuni anziani, infatti,
depressi e demotivati, tendevano
a trascurarsi e andavano quindi
continuamente sollecitati a non
lasciarsi andare.
La giornata era fatta di continui
cambi di pannoloni, piccole
medicazioni, distribuzione dei pasti,
rigorosa scelta dei cibi in base ai
problemi di salute.
C’erano, però, anche i momenti più
allegri e piacevoli: la lettura del
giornale, i giochi per ravvivare la
memoria, le uscite in città, le feste a
cui partecipavano anche i familiari,
l’arteterapia, le attività di ricamo e
manuali...
La palestra era invece il luogo
dell’esercizio fisico, del tenersi
in forma con la cyclette, il tapis
roulant, le sbarre e gli attrezzi,
delle terapie individuali con il
fisioterapista.
Due strutture completamente
diverse, quindi, ma entrambe con
lo stesso obiettivo: offrire più
opportunità e qualità della vita alle
persone “diversamente giovani”.
13
INCONTRI Gennaio 2011
ANZIANI
Giorno dopo giorno le
gratificazioni crescono
Quest’avventura ha aumentato la
mia determinazione, una qualità che
già mi apparteneva per carattere,
ma che durante il tirocinio si è
intensificata e potenziata.
Nel mio percorso di vita ho sempre
cercato di fare il possibile per
aiutare chi aveva bisogno e, quindi,
conoscevo bene la soddisfazione
interiore che se ne può trarre, ma
condurre un’attività di assistenza
quotidiana mi ha fatto mano a
mano capire che fare del bene alle
persone aiutava davvero anche me
stesso: alla fine di ogni giornata la
gratificazione era immensa.
Il passaggio da un atteggiamento di
generica attenzione per il prossimo
all’impegno costante in favore dei
più deboli si può concretizzare solo
attraverso un’evoluzione personale
fatta di disponibilità, capacità di
ascolto, attenzione, buona volontà e,
soprattutto, professionalità.
Boris Leta ci racconta proprio
di questa particolare fase, da lui
vissuta in una casa di riposo per
14
INCONTRI Gennaio 2011
anziani in provincia di Cosenza.
È stata una bella esperienza, ho
conosciuto operatori che svolgono
con tenacia e altruismo il loro
lavoro e ho potuto rendermi conto
del fatto che, se si fa una cosa senza
il cuore, non se ne riceve nulla in
termini di compenso interiore,
perché questo deriva solo dall’aver
reso almeno un po’ più felici gli
altri. È necessario disporre di
qualità umane, bontà, compassione
e spirito di collaborazione per
ottenere gratificazioni che vadano
oltre l’interesse economico.
Si dice che dietro ogni persona
c’è una storia, ebbene, io le ho
lette tutte e posso dire che sono
bei racconti, forse non tanto per i
“titoli”, ma per tutto quello che c’è
scritto dentro. Due sono stati i casi
che ho seguito in modo particolare,
i miei due nonni che alloggiavano
nello stesso corridoio, ma in stanze
diverse.
Lui, sulla sedia a rotelle, faceva
riabilitazione con il girello e il
busto perché aveva subito una
frattura alla colonna vertebrale
e presentava una lieve forma di
demenza.
I familiari lo venivano a trovare
tutte le domeniche e si informavano
sui suoi progressi.
Lei, invece, era perfettamente
lucida, ma era stata colpita da un
ictus che le aveva causato una lieve
ANZIANI
paralisi alla gamba sinistra.
I primi tempi si muoveva in
carrozzina, ma poi, terapia dopo
terapia, aveva cominciato a spostarsi
sempre più agevolmente con il
tripode. Anche lei riceveva spesso
le visite dei familiari, sempre molto
interessati a sapere le novità sulle
sue condizioni.
Tutti e due avevano delle terapie
da seguire con orari distinti
che cambiavano ogni giorno, la
signora assumeva del ferro perché
era anemica, mentre il signore
faceva l’insulina per il diabete.
Questi erano i miei due nonni,
entrambi ancora pieni di vita e di
voglia di fare: è stata per me una
vera gioia stare con loro e vederli
migliorare giorno dopo giorno.
L’operatore deve sapere,
deve saper fare e deve
saper essere. Il sapere
viene dal bagaglio di
conoscenze teoriche.
Il saper fare corrisponde
alle abilità concrete
conseguite e al metodo
per applicarle. Il saper
essere è l’atteggiamento
nella relazione d’aiuto,
la consapevolezza del
compito da svolgere e del
significato che ha per la
persona che si aiuta.
Dall’intreccio fra queste tre
dimensioni, nasce un modo
di assistere che non è una
ricetta preconfezionata, ma
l’espressione compiuta di
una vera professionalità.
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INCONTRI Gennaio 2011
DISABILI
Interventi mirati per
l’integrazione
L’esperienza del tirocinio si
è svolta per Clarissa Vallo
all’interno di un Centro di
Riabilitazione per Disabili della
provincia di Lecce.
La struttura, gestita da
religiosi, è di tipo residenziale e
semiresidenziale e ospita circa
400 utenti con patologie che
vanno dall’autismo alla sindrome
di Down sino alla paraplegia.
Le giornate al centro erano organizzate all’insegna della laboriosità. Le
attività erano numerose, con laboratori di ceramica, cartapesta, mosaico,
disegno, ma anche di falegnameria,
cucina, ricamo, ecc. C’erano anche le
serre e un campo sperimentale per
l’agricoltura. Gli intervalli erano
riservati ai preziosi momenti della
socializzazione e cioè la colazione,
il pranzo e la cena. Erano naturalmente previste anche attività
ludico-ricreative come le partite di
calcio e di pallavolo.
Gli interventi erano mirati:
cognitivo-neuropsicologico per
migliorare il linguaggio, la memoria e l’attenzione; educativo per
favorire l’autonomia personale e la
socializzazione; fisioterapico per
il recupero e miglioramento delle
funzioni motorie; logopedico per
trattare i disturbi del linguaggio,
della comunicazione e dell’apprendimento; psicologico-psicoterapico
individuale e di gruppo per soggetti
in età evolutiva, adulti e famiglie;
psicomotorio per favorire l’evoluzione delle varie tappe di sviluppo
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INCONTRI Gennaio 2011
psicomotorio e comportamentale; di
terapia occupazionale per migliorare
le capacità prassi che e percettive al
fine di ottimizzare l’integrazione;
pedagogico per migliorare la relazione e la comunicazione, potenziare
le abilità cognitive e incoraggiare
l’integrazione nell’ambito della
società e della scuola.
non gli mancava nulla. Insomma, era
una persona dolce e affettuosa, che
partecipava con gioia alle attività
e che amava la musica e il disegno.
Il rapporto con lui era basato sulla
fiducia e sulla collaborazione.
Ancora oggi, quando posso, lo vado
a salutare e lui mi accoglie sempre
con un sorriso.
Gianluigi
Ruggero
Paraplegico e affetto da un lieve
ritardo mentale, Gianluigi aveva
una trentina d’anni ed è stata anche
la sua gentilezza a permettermi
agli inizi di rompere il ghiaccio
e di avvicinarmi al mondo della
disabilità, che non conoscevo e che
agli inizi un po’ temevo. Gentile e
rispettoso, mai scortese e sempre
attento a seguire le indicazioni
degli operatori, aveva alle spalle
una situazione familiare difficile e
da anni il Centro era diventato la
sua casa. Mi parlava spesso dei suoi
genitori, esprimendomi il dispiacere
per non poterli vedere, ma ripeteva
anche che al Centro stava bene e che
Difficile e polemico, ma volonteroso,
Ruggero era affetto dalla sindrome
di Down: lo ricordo nei periodi delle
festività, intento a creare oggetti
per gli addobbi. Svolgeva il suo
lavoro con molta attenzione, ma era
geloso di tutto, della sua attività,
dei suoi oggetti e perfino della sua
postazione. Guai a chi si azzardava
a mettere in discussione il suo
operato. Amava l’arte, soprattutto il
canto e la recitazione. Si divertiva a
improvvisare scenette teatrali a dir
poco spassose, ma non sopportava di
essere interrotto e, in quei momenti,
la sua suscettibilità lo rendeva
ancora più tenero e buffo!
DISABILI
sfida
Accettare una
dà più
responsabilità e più soddisfazioni
Nonostante avessi avuto già l’opportunità di stare a contatto con i disabili durante l’anno di servizio come
obiettore di coscienza, il tirocinio che
ho svolto in un Centro Polivalente
per disabili e inabili in provincia di
Palermo è stata la mia prima vera
esperienza nel mondo dei diversamente abili, molto più profonda e
delicata anche per il contesto in cui si
è svolta e per il ruolo che ho ricoperto. Sapevo di possedere una certa
predisposizione verso questa realtà,
ma solo grazie a questo periodo di
attività concreta come tirocinante
ho acquisito la consapevolezza di
possedere alcune doti personali che
posso mettere al servizio degli altri
in termini di cura e assistenza, prime
fra tutte la pazienza (più di quanto
pensassi di averne) e la dedizione in
tutto ciò che ho fatto (e che spero di
continuare a fare). Soprattutto, ho
avuto conferma di quanto sia bello
e utile prendersi cura e assistere chi
è in difficoltà, arricchirsi attraverso
esperienze umane capaci di farci
sentire realizzati in ciò che si fa.
un rischio sia per le operatrici, che
per gli altri utenti. Capelli e occhi
scuri, in posizione eretta supererebbe
il metro e ottanta. Invece, cammina
a testa china, con passo pesante e un
po’ goffo, ma molto veloce, portandosi dietro un fisico possente, spalle
larghe, gambe, braccia e mani grosse
e pesanti. Quando l’educatore che
lo seguiva si è licenziato, i responsabili mi hanno chiesto se accettavo
di occuparmi di lui, anche perché
avevano notato che dimostrava per
me una certa simpatia, se di simpatia
si poteva parlare: nei miei confronti,
almeno, non aveva mai avuto atteggiamenti irriguardosi o di minaccia.
Ho accettato, per me era una sfida e,
trattandosi del soggetto più “problematico” del Centro, è stata una
decisione che mi ha responsabilizzato
parecchio. L’ultimo giorno di lavoro
dell’educatore che lasciava sono stato
tutto il tempo con loro, mi istruiva
nei minimi dettagli raccomandandomi più volte che doveva essere lui
a voler fare una certa cosa e non io
a proporgliela, al massimo potevo
chiedergli cosa gli andava di fare. I
primi giorni a darmi man forte c’era
la psicologa che dirigeva l’équipe,
poi rimasi da solo. Bisognava
accoglierlo, ovvero prendergli le
mani prima che potesse dare qualche
ceffone a chi gli capitava a tiro. Poi
dargli cinque diversi tipi di pillole
ogni giorno, portarlo a passeggiare
al primo segno di impazienza e poi
farlo mangiare. Quando si andava
al laboratorio assieme agli altri,
mi sedevo vicino o di fronte a lui,
pronto a fronteggiare i momenti
in cui, senza preavviso, diventava
violento, ma anche a soddisfare
i suoi desideri: giocare a carte, a
dama, a ping pong, a calcio balilla,
dipingere, riposarsi… Dopo qualche
tempo, tendeva a stare solo con me:
era proprio ciò che volevo ottenere,
instaurare un vero e proprio rapporto con lui, improntato sulla sua
fiducia nei miei confronti.
Conoscere se stessi e conoscere
gli altri: questo l’obiettivo che Luca
Bellante ha perseguito durante il
periodo del tirocinio, con impegno e
volontà, mettendo in campo tutte le
sue capacità per riuscire a gestire al
meglio rapporti difficili e complessi
come quello di cui ci racconta nelle
righe che seguono.
Un caso che ho seguito personalmente, un po’ per scelta e un po’
per rispondere alle esigenze del
Centro, è stato Giovanni, un ragazzo
colpito da una forma particolare di
autismo. Prima di me era sempre
stato seguito dall’unico operatore
maschio presente in organico perché
ha una stazza imponente e, data la
sua patologia, poteva rappresentare
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INCONTRI Gennaio 2011
ASSISTENTE TURISTICO PER DISABILI
Viaggiando con
la diversità
Il tirocinio per la formazione di un Assistente Turistico per Disabili richiede
necessariamente un percorso particolare, con stage all’interno di un’agenzia
di viaggi e praticantato presso strutture che si occupano di disabilità.
È stata questa l’esperienza di Maria Letizia Annaloro della provincia di Enna.
Vediamo com’è andata...
L’agenzia che mi ha accolta come
tirocinante aveva come motto “un
nuovo modo di girare il mondo!”.
Intrigante... Soprattutto in linea con
il mio progetto: diventare Assistente
Turistica per Disabili, ovvero
preparata per accompagnare persone
diversamente abili alla scoperta di
un mondo spesso inaccessibile a
causa delle numerose barriere psicologiche e architettoniche. Affiancata
dallo staff dell’agenzia, sono riuscita
a programmare una giornata a
Siracusa, città d’arte tra le più belle
e interessanti della Magna Grecia.
Partenza in autobus da Enna, all’arrivo visita al Duomo e alla fontana
di Artemide, pranzo alla Trattoria
da Pippo, attrezzata per persone con
problemi di alimentazione e disabilità. Nel pomeriggio visita al parco
archeologico siracusano e rientro in
serata sempre in bus.
Assieme al tirocinio presso l’Agenzia
Viaggi ho affrontato anche il tirocinio più “tosto”, quello direttamente
a contatto con i disabili.
La struttura che mi ha ospitato è
una Casa Famiglia dove vengono
accolte persone con varie difficoltà e
i cui obiettivi sono la riabilitazione,
il reinserimento e la formazione
al lavoro. Al mio arrivo, gli utenti
erano una quarantina, alcuni con
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INCONTRI Gennaio 2011
handicap fisici e sensoriali, altri
con ritardi mentali più o meno
gravi, altri ancora affetti da sindrome di Down. All’interno della
Casa Famiglia, ho potuto non solo
confrontarmi con la disabilità, ma
anche sperimentare le mie capacità
di operatore al fianco dei disabili.
Questo mi ha consentito di avere
tutte le coordinate per il mio progetto turistico. Infatti, conoscendo le
necessità degli utenti con problemi,
ho potuto effettuare meglio la
ricerca delle strutture ristorative
e ricettive in grado di accogliere
persone disabili. Ho utilizzato gli
strumenti telematici e organizzato
un “viaggio su misura”. Il tirocinio
è stata un’esperienza straordinaria
che mi ha permesso di conoscermi
meglio e di credere maggiormente
nelle mie capacità.
Il rapporto con i disabili è stato ricco
di emozioni, a volte anche difficile.
Ci sono stati momenti in cui mi sono
veramente sentita messa alla prova,
ad esempio quando mi sono trovata
a dover gestire la crisi di un ragazzo
affetto da autismo: al momento non
sapevo cosa fare, poi ho reagito
prontamente e ho chiamato subito
l’operatore cercando di mantenermi
calma per non perdere il controllo
della situazione.
ASSISTENTE TURISTICO PER DISABILI
Gli ospiti della Casa
Famiglia hanno saputo
far emergere la mia
grinta e la mia voglia di
vivere trasmettendomi
il segreto della vera
felicità.
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INCONTRI Gennaio 2011
AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
Il saper essere non basta,
serve il
saper fare
Mi guardavo in giro e pensavo che
mi mancava qualcosa. Avevo bisogno
di esprimere un mio stile, quello che
sentivo dentro di me, ma che non
riuscivo a portare fuori…
Con queste parole, Loretta Masat,
residente in provincia di Venezia,
fotografa la sua situazione personale
prima di incontrare l’Istituto Cortivo
e i suoi corsi di Amministratore di
Sostegno: un professionista nel
sociale a cui però mancavano quegli
elementi legislativi e normativi che
possono fare la differenza fra fornire
assistenza armati solo di tanta buona
volontà e fornire assistenza con
un solido bagaglio di competenze
amministrative.
Sono sempre stata attiva nel volontariato, come Infermiera Volontaria
della CRI, con un’associazione
che lavorava in favore delle donne
mastectomizzate e con un’altra
associazione che si occupava di malati
terminali. Nel frattempo, lavoravo
in diversi ambiti: impiegata amministrativa prima in un deposito di
bibite e, poi, in una piccola azienda
20
INCONTRI Gennaio 2011
specializzata in impianti di amplificazione, quindi estetista in un salone di
bellezza e, in seguito, tecnico-estetico
in una ditta operante in zona. Tutti
questi impieghi non erano, però, la
mia strada. Avevo in mano un diploma
di Dirigente di Comunità, equivalente
nel Veneto a Operatore Socio Sanitario, e volevo trovare qualcosa che fosse
più confacente al mio titolo e alle mie
aspirazioni. Dieci anni fa, finalmente,
sono riuscita a fare il salto di qualità:
sono stata assunta da una Cooperativa Sociale per lavorare presso
una Comunità Alloggio con utenza
psichiatrica. Dalla bellezza esteriore
alla bellezza interiore, questo è il
mio motto! Nelle tre diverse realtà
dove ho svolto e continuo a svolgere
il mio intervento mi sono trovata a
confrontarmi con persone provenienti
dall’ex manicomio, altri dall’Ospedale
Psichiatrico Giudiziario, altri ancora
con handicap-ritardo lieve o medio e,
grazie a loro, ho capito che la figura
dell’Amministratore di Sostegno è
spesso indispensabile. Così è scattata
la molla e mi sono iscritta all’Istituto
Cortivo. Felicemente conclusa la
parte teorica, ho affrontato il tiroci-
nio suddividendolo in due parti, la
prima presso i Servizi Socio-Sanitari
dell’ASSL, la seconda presso i Servizi
Sociali del Comune. Entrambe le
situazioni mi hanno dato modo di
imparare molto, ho trovato addetti
e dirigenti estremamente disponibili
a darmi informazioni e spiegazioni,
soprattutto ho potuto addentrarmi
non solo nella gestione della parte
burocratica, cartelle e documenti,
lettere e valutazioni, ma anche nel
rapporto con gli utenti. Soprattutto
in Comune, ho potuto mettere in
pratica tutti gli strumenti propri
dell’Amministratore di Sostegno.
Agendo in sintonia con l’équipe,
composta da operatori intelligenti,
autorevoli e ricchi di umanità, ho
avuto l’occasione per immedesimarmi
a fondo negli utenti e offrire risposte
all’altezza dei loro bisogni. Dopo
questa esperienza, mi sento in grado
di dire che potrò essere un buon
Amministratore di Sostegno non solo
per le mie specifiche conoscenze, ma
anche perché, ne sono certa, dispongo
di tutto il necessario per potermi
esprimere coniugando il saper essere
con il saper fare.
AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
Amministratore di Sostegno
per porre rimedi a
Ho lavorato 15 anni come psicologa
con i bambini disabili in Ucraina,
perciò sapevo bene cosa significa
lavorare nel sociale, ma il tirocinio
che ho fatto per diventare Amministratore di Sostegno in un Centro
di Servizi di Assistenza Sociale in
provincia di Vercelli mi ha permesso
di vivere una nuova esperienza. In
questo periodo ho potuto, infatti,
spaziare in diversi ambiti di attività
all’apparenza distinti e separati, ma
in realtà tutti rivolti alla programmazione degli interventi amministrativi necessari per rispondere ai
bisogni degli utenti.
Ci sono tante persone bisognose afferma Olga Kharytonkina - per le
quali l’Amministratore di Sostegno
può fare molto, ma è necessaria una
buona preparazione, conoscere le
leggi e saper gestire il patrimonio
dell’amministrato in funzione delle
sue necessità e aspirazioni.
Lo stage è stato sicuramente per me
un’opportunità di crescita, professionale e umana. Ho sentito tante
storie di persone che avevano una
vita normale che poi, per vari motivi,
da un giorno all’altro è diventata
completamente diversa. Chi ha
perso il lavoro, chi la salute, chi altre
capacità, tutti si sono trovati a dover
dipendere dall’aiuto degli altri in una
posizione di estrema debolezza. Per
questo, un buon Amministratore di
Sostegno deve avvicinarsi a loro con
moltissima pazienza, perseveranza,
premura, attenzione e amore, perché
bisogna sempre aver presente che
dietro la freddezza dei documenti
ufficiali ci sono persone con una
storia e una vita difficile.
Come il signor Giovanni, divorziato,
manovale dell’edilizia. Dopo un ictus
cerebrale, ha vissuto in vari istituti e
vite difficili
comunità, quando usciva conduceva
una vita disordinata e percepiva un
contributo economico dal Comune
in attesa della liquidazione della
pensione. A un certo punto è andato
a convivere con un’operatrice
conosciuta in istituto, ma il tentativo
è ben presto fallito. Nominato un
Amministratore di Sostegno a tempo
indeterminato, Giovanni ha vinto la
causa contro la sua ex compagna che
aveva addirittura prelevato una cifra
consistente dal suo conto falsificando
la firma. L’altro suo problema era
il veicolo acquistato a rate che non
poteva pagare. La banca lo tempestava di solleciti, per cui l’Amministratore di Sostegno ha cercato la
macchina scoprendo che Giovanni
l’aveva venduta. L’informazione è
stata spedita in banca per avvisarla
che il debito non potrà più essere
saldato.
Oppure il signor Gino, entrato in
residenza accompagnato dall’anziana
madre e dalla volontaria che lo
seguiva da anni. La sua vita era stata
un continuo susseguirsi di brevi
intervalli di benessere seguiti da lunghi periodi fortemente destabilizzati,
caratterizzati da delirio paranoideo e
disturbi del comportamento, spesso
conclusi con un ricovero ospedaliero
coatto. Ultimamente, Gino era solito
vagabondare per la città anche di
notte, senza uno scopo preciso, creando pericolo per se stesso e per gli
altri. Aveva comportamenti aggressivi verso gli oggetti, ma purtroppo
anche nei confronti della mamma, 93
anni, che non riusciva più a gestirlo.
Dopo l’inserimento, avvenuto in
modo graduale e senza particolari
problemi, è stata chiesta per lui la
nomina di un Amministratore di
Sostegno a tempo indeterminato.
I primi provvedimenti sono stati la
chiusura del conto corrente intestato
a Gino e alla madre per aprirne un
altro intestato solo a lui, seguita
dalla richiesta all’INPS di trasferire
la pensione sul nuovo conto.
21
INCONTRI Gennaio 2011
DIPENDENZE
Né drogati né ubriaconi,
solo persone
La mia esperienza di tirocinio presso
un’Associazione no-profit attiva in
provincia di Trapani nel settore della
prevenzione, recupero e reinserimento
socio-lavorativo di soggetti tossicodipendenti, farmacodipendenti, alcoldipendenti o in situazioni di grave
marginalità sociale è stata molto
interessante, fantastica, stancante,
stressante, a volte anche demotivante,
ma sempre estremamente particolare.
Così afferma Daniela Di Vita, che per
conseguire l’attestato di Operatore
Socio Assistenziale per le Dipendenze
ha vissuto un tirocinio intenso e
complesso, alla scoperta di una
realtà che sino a quel momento aveva
conosciuto solo attraverso i libri.
Fin dal primo giorno mi sono sentita
molto a mio agio in quest’ambiente
non facile da accettare. Soprattutto,
ho apprezzato sin dal primo momento
il lavoro degli operatori che, con
grande forza di volontà e tanti sacrifici, riescono a sostenere e motivare i
ragazzi nei momenti più negativi. Con
questo non voglio dire che tutto sia
stato semplice per me dato che, da un
22
INCONTRI Gennaio 2011
momento all’altro, mi sono ritrovata
in un mondo diverso da quello che
avevo vissuto sino al giorno prima,
un posto nuovo con nuove regole nel
quale non sapevo esattamente come
comportarmi, sia con i miei colleghi,
sia con gli ospiti. Mi sentivo indifesa,
non sapevo cosa fare e cosa dire,
come farmi avanti per collaborare.
Solo quando era presente la mia tutor
mi sentivo più libera di chiedere e
devo dire grazie a lei se sono riuscita
a inserirmi e a farmi accettare. Il
suo sostegno è stato indispensabile
perché mi ha consentito di collaborare con lei nei rapporti con gli altri
operatori, con gli utenti e con le loro
famiglie. Mi ha corretto e insegnato
a muovermi mostrando sicurezza
e competenza nelle iniziative che
prendevo. All’inizio, anche i ragazzi
mi osservavano con insistenza, ero
al centro della loro attenzione, quasi
fossi un alieno. Per questo ho deciso
di prendere confidenza con loro, di
raccontare qualcosa di me e di vivere
il più possibile la comunità svolgendo
un orario che andava dalle otto di
mattina alle otto di sera. Queste
iniziative si sono rivelate ben presto
azzeccate, ho potuto conoscerli uno a
uno e ho capito bene come si svolgeva la loro vita. Mano a mano mi
sono sentita sempre più parte della
struttura e anche i ragazzi, tranne
alcune eccezioni, mi hanno accolto
senza problemi. Quando finiva la
giornata del sabato, mi chiedevano se
ci saremmo rivisti lunedì e, quando
andavo via, me lo ripetevano: era bello
sentirsi salutata in coro, mi sentivo
accettata, sentivo che stavo vincendo
la mia sfida. Perché, in realtà, la mia è
stata una messa in gioco di me stessa,
in quanto da un lato subivo il fascino
della vita in comunità, dall’altro
provavo una sorta di paura buona
verso i ragazzi che, in qualche modo,
si trovavano costretti a condurre
un periodo della loro vita iniziato
per caso, per gioco o per curiosità e
diventato sempre più difficile. Della
comunità ho apprezzato il sistema
delle regole, il rispetto che si deve
dimostrare verso se stessi e verso gli
altri e la meditazione pomeridiana.
Quest’ultima mi ha molto colpito e
interessato: il suo scopo è liberare
il corpo dallo stress e, in effetti, da
lì si usciva molto rilassati, oserei
dire con una pace interiore diversa,
spinti verso il cambiamento positivo,
verso un rapporto con la famiglia più
intenso, verso un futuro migliore,
più consapevoli che la lotta più dura
da combattere sarà il post-terapia, il
rientro nella società. In conclusione,
posso affermare che questi mesi mi
hanno dato tantissimo, ho conosciuto
tante persone e tante vite, tutte
diverse e tutte speciali. Un uomo
saggio diceva: “Per noi non ci sono
persone ‘cattive’, ‘pazze’; non ci sono
‘drogati’, ‘ubriaconi’, ma persone
che utilmente hanno messo in atto
‘sequenze sbagliate’ adatte alle loro
risorse e alle loro alternative presenti
e a disposizione in quel contesto”.
Beh… io la penso esattamente così!
DIPENDENZE
L’amore che cura e fa
Quando per la prima volta sono
entrata nella sede dell’associazione,
sono stata subito investita da un’ondata di calore che ha immediatamente
spazzato via ogni mia remora e
disagio. Era un luogo accogliente,
dove si svolgevano varie attività, tutte
molto coinvolgenti.
Ilenia Fedeli racconta del suo tirocinio
in provincia di Livorno presso il centro
diurno di un’associazione che si
occupa del recupero di persone con
problemi di dipendenza.
Un’esperienza che l’ha trovata pronta
ad affrontare con consapevolezza una
tappa importante del suo percorso di
formazione.
Il Centro diurno apriva alle nove
del mattino. Mi piaceva arrivare
un quarto d’ora prima, così che
i ragazzi mi trovassero lì al loro
arrivo. Era anche un modo di dare
l’esempio perché, nel programma
di recupero, il rispetto per le regole
era una prerogativa fondamentale.
Tutte le mattine iniziavano con il rito
del caffé: chi arrivava per primo lo
preparava per tutti. Dopo il caffè e la
sigaretta fumata insieme all’aperto e
accompagnata da una “chiacchiera”,
che aiutava a sciogliere il ghiaccio, la
giornata iniziava con la distribuzione
del metadone e la somministrazione
dei farmaci, naturalmente solo agli
utenti per i quali erano stati prescritti. Si cominciavano poi le attività
giornaliere previste dal calendario
rinascere
settimanale: falegnameria, restauro
e tinteggiatura, creazione e riparazione di oggetti, taglio e cucito, ecc.
Inoltre, c’erano gli appuntamenti con
la palestra per la ginnastica aerobica
e il corso di difesa personale, i corsi
di fotografia, video-photoshop e
informatica. Il programma prevedeva
anche incontri di gruppo settimanali
con gli educatori e con la psicologa e
i colloqui individuali sempre con la
psicologa. Svolgevo varie mansioni:
partecipavo a tutti i momenti della
giornata, dal “mettere su” il caffè del
mattino alla preparazione del pranzo,
dalle pulizie alla partecipazione ai
laboratori. Mi sono occupata anche
di animazione, un campo in cui riesco
a esprimermi particolarmente bene.
Le cose da fare erano molte, spesso
svolte con ritmi frenetici, ma era
comunque necessario mantenere
sempre una posizione di ascolto e di
empatia con i ragazzi. Non era facile,
il Centro era anche un luogo di sofferenza e ho quindi dovuto imparare
in fretta a gestire le mie emozioni.
Ho intuito che la prima cosa da fare
era imparare come funzionava la
struttura, ad esempio, come avveniva
l’inserimento, chi se ne occupava,
come veniva monitorato il percorso
di recupero, come si svolgevano le
giornate, come veniva strutturato
un gruppo di lavoro... Senza tutte
queste informazioni non sarei andata
lontana. È stato necessario anche
raccogliere notizie sui ragazzi, conoscere le loro storie, instaurare con
Chi non è mai stato amato o
non si è sentito tale, spesso
cerca rimedio al dolore nel
modo più rapido e facile,
ad esempio facendo uso di
droghe. Le usa come antidoto per curare il male di
vivere e, così facendo, non
si rende conto di costruire
con le proprie mani la
sua prigione. Una realtà
difficile quella della tossicodipendenza, che richiede
agli operatori che se ne
occupano una grande dose
di amore incondizionato...
loro un rapporto di fiducia. Senza la
fiducia il mio ruolo non sarebbe mai
stato riconosciuto. Fortunatamente,
sono stata seguita molto bene dal mio
supervisore che, dopo aver verificato
come mi muovevo all’interno della
struttura e quanto ero in grado
di assumermi delle responsabilità,
ad appena due settimane dal mio
arrivo, mi ha affidato due ragazzi
da accompagnare al Ser.T per il
controllo settimanale delle urine. Mi
ha lasciato fare, ma senza perdermi
d’occhio. Me la sono cavata bene e mi
sono sentita orgogliosa di aver portato sino in fondo una mansione così
importante. Mi sono anche trovata
a dover gestire situazioni piuttosto
delicate, ma in questo caso mi sono
sempre rivolta al supervisore. Sono
convinta, infatti, che, di fronte a certe
situazioni, essere umili e accettare le
proprie difficoltà è il modo migliore
per crescere professionalmente.
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INCONTRI Gennaio 2011
spazioincontri
Questa pagina fa parte della storia del nostro
giornale. Sin dai primi numeri, infatti, abbiamo voluto riservare uno spazio alle parole che
ci giungevano direttamente dai nostri allievi o
ex allievi: storie e notizie, successi e difficoltà,
problemi e soddisfazioni. Come una finestra sul
mondo del nostro Istituto, è una rubrica pronta ad accogliere qualsiasi genere di contributo, individuale o collettivo, felice o preoccupato,
riflessivo o divertente. È un luogo attraverso
il quale puoi comunicare ai tanti altri giovani e
meno giovani lettori di Incontri il tuo stato d’animo, le tue sensazioni, le tue emozioni e i tuoi
propositi, le tue piccole e grandi scoperte, i tuoi
consigli che potrebbero rivelarsi preziosi per chi
deve affrontare le esperienze che tu hai già fatto.
Scrivici adesso, entra anche tu a far parte della nostra grande famiglia, ti aspettiamo con gioia.
Diventare Operatori Socio Assistenziali con l’Istituto Cortivo può servire anche a migliorare le
competenze acquisite in anni di volontariato. È questo che è successo a Giovanna Di Dio, del Centro
Didattico di Palermo, che facendoci partecipi della sua positiva esperienza, ha colto l’occasione per
ringraziarci. Ecco le sue parole...
All’Istituto Cortivo
La mia è una storia iniziata nel 1997 come
volontaria
dell’Associazione
Saleiman,
un’avventura nel mondo dei bambini che
continua ormai da 13 anni. Sostenuta dall’amore
e dalla determinazione ad essere accanto in modo
autentico a chi ha bisogno, tuttora mi trovo a
collaborare con Saleiman su diversi progetti di
aiuto e assistenza. È stato però l’incontro con il
vostro Istituto che ha cambiato la qualità del mio
lavoro. Un giorno mi è capitato casualmente in
mano un opuscolo che presentava le iniziative
dell’Istituto Cortivo: mi sembrava un’ottima
opportunità e così mi sono iscritta. Oggi posso
definirmi una OSA per l’infanzia a tutti gli effetti.
Sono sempre la Giovanna che ama aiutare gli
altri, ma arricchita da una preparazione teorica
e pratica che mi permette non solo di capire di
più le problematiche sociali e le esigenze degli
utenti, ma anche di lavorare meglio in équipe.
Sono molto soddisfatta di ciò che sto facendo
e per ora sono felice così. Tra qualche mese
inizierò anche a svolgere alcune ore di servizio
presso una scuola elementare del mio paese, dove
mi occuperò di bambini con difficoltà scolastiche
e comportamentali.
Un grazie infinito per la vostra disponibilità
Giovanna Di Dio
Inviate le vostre lettere a: Istituto Cortivo - Via E. Ramin, 1 - 35136 Padova, e le vostre mail a: [email protected]
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INCONTRI Gennaio 2011
ex allievi raccontano
Questa rubrica è dedicata alle esperienze e alle testimonianze di ex allievi dell’Istituto Cortivo.
Storie in presa diretta di persone in cammino verso la piena realizzazione personale e professionale.
Il corso di formazione dell’Istituto Cortivo è stato per Rosa
Runcio l’occasione per cambiare lavoro e cambiare vita.
Oggi può dedicarsi a una professione che sente più affine
alla sua sensibilità.
“Dopo il diploma di perito agrario, per alcuni mesi ho lavorato
nel negozio di agraria dei miei
genitori. Il lavoro vero e proprio
è giunto poco tempo dopo, in un
laboratorio di analisi dove si eseguivano test e controlli su cereali
e vini.
Ci sono rimasta per vent’anni ed
è stato frustrante: non mi piaceva
quello che facevo, non mi piaceva
l’ambiente, non mi piaceva la qualità dei rapporti umani, pressoché
inesistenti...”.
Esordisce così Rosa Runcio, di
un piccolo paese della pianura
friulana a 30 km da Udine.
Oggi, dopo aver conseguito
l’attestato dell’Istituto Cortivo
come Operatrice Socio Assistenziale per i Disabili, lavora
nel Centro Residenziale Diurno
“Una Finestra sul Futuro dopo
di Noi” gestito da “La Pannocchia”, associazione onlus molto
conosciuta in zona con la quale
Rosa è entrata in contatto grazie
al tirocinio.
“Ho terminato il corso con l’Istituto Cortivo nel settembre 2010
e a febbraio sono stata contattata
da un’operatrice de La Pannocchia
che mi ha informato che stavano
cercando personale.
Avevo lasciato una buona impressione di me durante il tirocinio
e mi chiedevano la disponibilità
per un colloquio finalizzato all’assunzione. Stavo ancora lavorando
presso il laboratorio di analisi, ma
non ho avuto esitazioni.
Mi sono presentata, il colloquio è
andato bene e, a marzo, dopo aver
dato le dimissioni, ho iniziato la
mia nuova avventura professionale. Sono stata assunta con un
contratto a termine, ma proprio in
questi giorni mi hanno confermato
l’assunzione a tempo indeterminato. Incredibile, il mio sogno è
diventato a tutti gli effetti una
realtà...”.
Hai lasciato un lavoro sicuro e
hai voltato pagina... Coraggio o
incoscienza?
“Desideravo un lavoro più significativo, più umano. Avevo avuto
una buona esperienza nel campo
del volontariato, mi ero occupata
di alcolismo, un problema molto
sentito qui in Friuli.
Era un’attività che mi riempiva,
che mi faceva sentire utile... Avevo
più volte incrociato la pubblicità
dell’Istituto Cortivo.
A frenarmi era il fatto che per
avere maggiori informazioni
bisognava incontrare l’informatore
didattico, mi sembrava troppo
impegnativo. Poi, però, quando la
situazione sul lavoro si è fatta più
pesante ho pensato: ora o mai più.
Ho incontrato l’informatore e mi
sono iscritta. Non è stato semplice
riprendere i libri in mano dopo
tanto tempo.
Devo dire però che le materie
erano molto interessanti e le
docenti del Centro Didattico di
Udine eccezionali. Ad aprirmi le
porte al cambiamento è stato, infine,
il tirocinio, suddiviso tra il Centro
Nostra Famiglia di San Vito e, per
l’appunto, La Pannocchia”.
Cosa ti è piaciuto subito del tuo
nuovo lavoro?
“È una domanda che mi suscita
molta emozione. Da febbraio sto
vivendo un’esperienza straordinaria, per la prima volta mi sembra di
stare tra persone vere, autentiche.
Ho trovato un ambiente eccezionale, dove i valori di fondo sono
la solidarietà, l’empatia e l’aiuto
reciproco.
Tra colleghi andiamo molto
d’accordo: ci sono operatori che
quando qualcuno ha bisogno di un
cambio di turno si propongono per
la sostituzione ancora prima che
venga fatta una richiesta ufficiale.
Insomma, tutto il contrario del
clima che vivevo abitualmente nel
vecchio posto di lavoro.
Ora mi sento più realizzata e sono
anche orgogliosa di me.
Dicono che sono brava, che
possiedo una speciale capacità di
comunicare con i disabili.
Faccio un esempio: durante il
soggiorno estivo a Lignano, uno
degli utenti che aveva sempre manifestato il terrore dell’acqua, con me
ha accettato di fare il bagno...
Non dimenticherò mai la felicità
che ho letto negli occhi di quel
ragazzo e la contentezza che ho
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ex allievi raccontano
Questa rubrica è dedicata alle esperienze e alle testimonianze di ex allievi dell’Istituto Cortivo.
Storie in presa diretta di persone in cammino verso la piena realizzazione personale e professionale.
colto sul viso stupito della sua
mamma e degli operatori. È stato
un episodio che mi ha dato molta
fiducia nelle mie capacità”.
Evidentemente ispiri sicurezza...
Ma parlami del Centro: cosa fate,
in quanti siete...
“Siamo in 12 operatori suddivisi tra
turni diurni e notturni.
Gli utenti sono 12, con handicap
fisici e psichici medio-gravi. Hanno
comunque tutti un buon grado di
autonomia, che permette loro di
vivere il centro come una vera e
propria casa famiglia.
Tutte le attività vengono svolte
tenendo presente abilità residue e
hanno come obiettivo il manteni-
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INCONTRI Gennaio 2011
mento di un buon livello di autosufficienza”.
Nel giro di pochi mesi la tua vita è
completamente cambiata...
“Lavoro con gente giovane, grintosa, che mi riempie di entusiasmo.
E poi il Centro è a soli sei chilometri
da dove abito.
Ora ho più tempo e la turnazione mi
consente di organizzare al meglio la
mia vita familiare”.
Un’ultima parola sull’Istituto
Cortivo?
“È stata un’ottima opportunità. Anzi
continua ad esserlo: ho frequentato
molti seminari a Villa Ottoboni,
tutte occasioni preziose per tenersi
sempre aggiornati”.
ex allievi raccontano
Questa rubrica è dedicata alle esperienze e alle testimonianze di ex allievi dell’Istituto Cortivo.
Storie in presa diretta di persone in cammino verso la piena realizzazione personale e professionale.
Dopo la laurea ben tre attestati con l’Istituto Cortivo: così Immacolata Tempone Azzato
ha aggiunto le competenze pratiche alle conoscenze teoriche. Impegnata nell’assistenza
all’infanzia, sta progettando l’apertura di un nido o di un “punto ludico”.
“Ho sempre avuto il desiderio di esprimere nella professione la mia propensione per le relazioni umane”.
Un desiderio sorretto da valide motivazioni quello di Immacolata Tempone
Azzato di Marsiconuovo in provincia di
Potenza, laureata in Scienze dell’Educazione e in possesso di ben tre attestati
conseguiti con l’Istituto Cortivo:
Operatore Socio Assistenziale per
l’Infanzia e Disabilità e Amministratore
di Sostegno. Attualmente lavora presso
la Cooperativa Sociale ISKRA di Sala
Consilina, presso la quale si occupa
dell’assistenza a domicilio di minori con
disagio e difficoltà scolastiche.
Cosa ti ha spinto, una volta laureata,
a intraprendere il percorso formativo
con l’Istituto Cortivo?
“Il mio sogno era di lavorare in un asilo
nido e desideravo quindi conseguire una
formazione specifica per l’infanzia. In
effetti, stavo già lavorando in un asilo
nido e proprio questo mi aveva spinto
ad approfondire le mie conoscenze in
questo settore. Per circa quattro anni ho
lavorato e studiato: è stato un periodo
molto intenso, ma che mi ha permesso
di sperimentare diverse realtà e, soprattutto, di mettermi alla prova in vari
ambiti. Grazie agli studi con l’Istituto
Cortivo e ai tirocini, infatti, ho potuto
non solo esplorare meglio il mondo
dell’infanzia, ma anche avvicinarmi al
mondo dei disabili e alle problematiche
legate al disagio sociale”.
Cosa ha aggiunto l’Istituto Cortivo
alla tua preparazione universitaria?
“Anzitutto la qualità nella relazione
con i docenti, sempre estremamente
disponibili, interessati alla mia storia
e sempre molto incoraggianti, e poi la
concretezza dell’esperienza sul campo,
grazie alla quale ho potuto mettermi
alla prova e verificare le mie capacità.
L’Università prepara molto dal punto
di vista teorico, ma il tirocinio è stato
deludente. Diversamente, quelli svolti
per l’Istituto Cortivo sono stati estremamente utili, una vera e propria fonte
di arricchimento personale e professionale. Ricordo il primo, svolto all’interno
di una Comunità per minori con disagio: mi è rimasto il ricordo dei ragazzi,
con i quali anche una sola parola era
fondamentale nella relazione d’aiuto
e poi il rapporto con l’équipe, ricco
di scambi, confronti, suggerimenti...
Conservo ricordi molto belli anche dei
tirocini con i disabili e di quello come
Amministratore di Sostegno presso il
comune di Potenza”.
Hai vissuto a Salerno per otto anni:
come è stato il rientro in Basilicata?
“Ho trovato una realtà cambiata in
positivo. Il Comune di Potenza aveva
avviato molti e interessanti progetti
che riguardavano le aree della disabilità
e del disagio sociale. È stato proprio
presso il Comune di Potenza, mentre
facevo tirocinio con i disabili, che ho
incontrato una signora che mi ha
fatto conoscere la Cooperativa Sociale
ISKRA. Mi hanno chiamato e mi hanno
fatto una proposta fantastica: lavorare
il mattino e svolgere il tirocinio nel
pomeriggio... Sono stata assunta nel
novembre del 2009 con un contratto a
tempo determinato”.
Di cosa ti occupi?
“Seguo a domicilio quattro minori, ma,
probabilmente, mi saranno affidati altri
casi. Fra gli altri, assisto una bimba con
difficoltà di apprendimento. Quando
l’ho conosciuta non riusciva a leggere,
né a scrivere, né a comprendere i
numeri. Ora, grazie anche al lavoro
fatto con la logopedista, è molto miglio-
rata. Tra i ragazzi che mi sono stati
affidati c’è anche una quindicenne due
volte bocciata alle medie: un’adolescente
ribelle, ostile nei confronti degli insegnanti, con un atteggiamento da bulletta.
Con lei ho lavorato molto non solo sulle
sue difficoltà scolastiche, ma anche sulle
motivazioni, facendola riflettere sull’importanza dello studio come strumento
per poter realizzare i suoi sogni futuri.
Altro caso quello di un ragazzino di
famiglia poverissima; quando sono
andata da lui, mi sono accorta che non
possedeva nulla, niente colori, fogli,
materiale didattico... Allora mi sono
rivolta al Comune e sono riuscita a fargli
avere l’essenziale”.
Lavori quindi con il disagio minorile...
“Sì, mi sono attivata anche per creare
un campo estivo che abbiamo chiamato
Punto Ludico, riservato proprio a
bambini provenienti dalle famiglie più
disagiate e in difficoltà. Abbiamo avuto
molti riscontri positivi e, quindi, abbiamo
deciso di tenerlo aperto tutto l’anno. Qui
i ragazzi trovano quello che non hanno a
casa, giochi, materiali, attività e stimoli
per crescere e per sperimentare. Lavoriamo sull’autostima, sulla concezione di
sé, li aiutiamo a essere più consapevoli
dell’importanza dell’igiene personale,
delle regole, del fatto di coltivare le
amicizie”.
Qualche progetto in vista?
“Sì, aprire un asilo nido o una struttura
simile al Punto Ludico. Avevo già
iniziato a muovermi in questo senso, ma
ho trovato troppi intoppi burocratici. Ci
voglio, però, riprovare al più presto. Nel
frattempo, le mie competenze sono cresciute e mi sento più sicura e in grado di
farcela. Nel progetto, vorrei coinvolgere
mio fratello e una mia amica laureata in
Psicologia”.
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INCONTRI Gennaio 2011
servizio segnalazione allievi
In quanto scuola di formazione esclusivamente
dedita ad attività didattiche, l’Istituto Cortivo non
cura direttamente iniziative di collocamento al
lavoro, ma sviluppa invece attività di segnalazioni dei
propri allievi alle strutture interessate. A questo fine,
offre gratuitamente agli allievi che hanno concluso il
corso, il Servizio Segnalazione Allievi, che consiste
nel segnalare, attraverso il proprio ufficio aperto dal
lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, i nominativi degli
allievi che hanno conseguito l’attestato di studio
ad enti e strutture che ne fanno richiesta attivi nel
sociale in tutto il territorio nazionale.
Si ricorda agli allievi interessati a questo tipo di servizio che, per
consentire la segnalazione del loro nominativo per un eventuale
inserimento professionale nel mondo del sociale, sono tenuti a
rilasciare l’autorizzazione al trattamento dei dati come previsto
dalla legge 196/03 compilando il modulo disponibile presso la
Segreteria Didattica dell’Istituto Cortivo di Padova.
Il servizio fornisce inoltre agli allievi un orientamento su come condurre un’indagine occupazionale, come
scrivere un curriculum e quali documenti e informazioni allegarvi, per individuare le strutture più idonee
presenti nella propria zona di residenza.
Servizio riservato alle strutture
Le strutture interessate a ottenere nominativi di allievi che hanno concluso il corso
nelle diverse specializzazioni possono farne richiesta all’Istituto Cortivo.
Servizio riservato agli allievi
Gli allievi interessati a conoscere le richieste pervenute all’Istituto Cortivo
relativamente alla propria specializzazione e alla propria zona di residenza
possono farne richiesta.
Servizio Segnalazione Allievi
Istituto Cortivo
Centro di Formazione Professionale
Via E. Ramin, 1 - 35136 Padova
Tel. 049 8901222 - Fax 049 8901213
e-mail: [email protected]
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Centro Congressi Villa Ottoboni:
fuori dai luoghi comuni.
Il Centro Congressi Villa Ottoboni, immerso nel verde dell’ampio parco che gli fa da naturale cornice
e inserito in un suggestivo contesto storico e culturale, è il luogo ideale per incontri,
meeting e conferenze. L’interno si sviluppa su più livelli e comprende un’ampia reception,
tre sale conferenza, uno spazio eventi flessibile, salette riservate e servizio di ristorazione.
Tutto questo (assieme alla favorevole posizione*) fa del Centro Congressi Villa Ottoboni
un posto davvero speciale e... fuori dai luoghi comuni.
Centro Congressi Villa Ottoboni
via E. Ramin, 1 - 35136 Padova
* Villa Ottoboni si trova a pochi chilometri dal casello di Padova Ovest
ed è facilmente raggiungibile dalle principali arterie della città.
Essere protagonista nel sociale
Animatore:
Il divertimento è una cosa seria.
www.immagina.biz
Scegli l’affidabilità, l’esperienza e la modernità dell’Istituto Cortivo per prepararti ad una
professione nuova e appassionante. Diventare Animatore significa mettere in gioco i tuoi talenti,
arricchendoli con un adeguato bagaglio teorico e pratico, per poter lavorare in ambito sociale,
turistico, culturale e formativo. Una professione per chi ama la vita e vuole imparare a facilitare
e promuovere la dimensione ludica, stimolando nelle persone la creatività, il benessere, la
relazione, nel rispetto della loro età e condizione.
Corsi di formazione nei seguenti ambiti operativi:
Multiculturalità - Infanzia - Dipendenze - Anziani - Disabili - Assistente
Turistico per Disabili - Amministratore di Sostegno - Animatore
ISTITUTO CORTIVO Sede centrale - Via E. Ramin, 1 - 35136 PADOVA - Tel. 049 8901222 - Fax 049 8901213 - www.cortivo.it
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il Notiziario dell`Operatore Socio Assistenziale