INSEGNAMENTO DI
GEOGRAFIA
LEZIONE XV
“LA LETTURA DEL PAESAGGIO”
PROF. EMILIA SARNO
Università Telematica Pegaso
La lettura del paesaggio
Indice
1
INTRODUZIONE -------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 3
2
LA GEOGRAFIA PER IL PAESAGGIO --------------------------------------------------------------------------------- 4
3
IL CONCETTO DI PAESAGGIO ------------------------------------------------------------------------------------------ 5
4
IL PAESAGGIO NELLE INDICAZIONI MINISTERIALI ---------------------------------------------------------- 7
5
LA LETTURA DEL PAESAGGIO ----------------------------------------------------------------------------------------- 8
6
ESEMPIO DI UN PAESAGGIO AD ALTA NATURALITÀ --------------------------------------------------------- 9
6.1.
UN ESEMPIO DI SCOPERTA DEL PAESAGGIO: LE TREMITI -------------------------------------------------------------- 11
7
I CENTRI STORICI E IL PAESAGGIO URBANO ------------------------------------------------------------------- 14
8
IL PAESAGGIO D’AUTORE ---------------------------------------------------------------------------------------------- 15
9
IL PAESAGGIO NELLA PROGRAMMAZIONE DIDATTICA --------------------------------------------------- 17
BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 20
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
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La lettura del paesaggio
1 Introduzione
In questa lezione sarà esaminato un concetto geografico fondamentale – il paesaggio – dal
punto di vista didattico. Si daranno indicazioni su come affrontarlo e come guidare gli studenti alla
lettura del paesaggio anche tramite alcune esemplificazioni. Per completezza si daranno
suggerimenti per inserire questo tema nella progettazione didattica.
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2 La Geografia per il paesaggio
La geografia deve leggere i processi di territorializzazione con l’intento di ricostruire i segni
identitari di un’area e interpretare le interrelazioni che si manifestano e che si concretizzano nel
paesaggio1. Il concetto di paesaggio emerge nella sua pienezza, come espressione di un gruppo
sociale, poiché ne è documento culturale. Questo particolare documento è la sintesi dell’incontro tra
condizioni ambientali e trasformazioni umane per cui la prima dimensione non può scindersi dalla
seconda. Di più: si può aggiungere che la dimensione ambientale è oggi il risultato della cultura di
una società perché essa è rispettata e tutelata in base alla politica ambientale messa in atto, come
pure richiede la Convenzione Europea del Paesaggio2. Inoltre, il paesaggio non deve essere
considerato separato dalla sezione territoriale nella quale è ubicato e collocato, ma parte integrante,
infatti ne è il documento più evidente dal punto di vista fisico e storicamente riconosciuto.
La geografia, anche definita scienza del paesaggio3, concorre alla sua analisi e interpretazione e ha
gli strumenti per farlo come la cartografia storica e quella digitale. La prima restituisce alla nostra
esperienza i paesaggi del passato e permette una ricognizione di condizioni trasformate dal tempo e
ora poco leggibili sul terreno; la seconda consente di operare confronti, decostruzioni e ricostruzioni
delle forme paesaggistiche unitamente a proiezioni delle future evoluzioni.
1
Il tema è trattato anche nell’opuscolo I concetti-chiave della geografia.
Per la salvaguardia paesaggistica, il Comitato dei Ministri della Cultura e dell’Ambiente del Consiglio d’Europa nel
2000 ha adottato la Convenzione Europea del Paesaggio. Per il documento della convenzione si veda il seguente sito:
http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_europea_del_paesaggio.
2
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3 Il concetto di paesaggio
E’ un concetto complesso e controverso nel pensiero geografico, tuttavia è una categoria di
grande rilevanza. Paesaggio deriva dal termine francese paysage con il significato di distesa che si
offre allo sguardo e ha ricevuto molta attenzione dai geografi a cominciare dagli inizi degli anni
Venti del secolo scorso. Un paesaggio richiede innanzi tutto un osservatore che compia il tour
d’horizon, cioè un osservatore che guardi un tratto della superficie terrestre. Il paesaggio è dunque
“una porzione di territorio vista da un osservatore, nella quale si iscrive una combinazione di fatti e
di interazioni4”. Insomma il paesaggio si percepisce al suolo, in relazione ad una determinata
visione. Per questi motivi la visione paesaggistica è la visione umana per eccellenza.
Il paesaggio non è da considerarsi solo nella sua dimensione naturale ma bisogna riconoscere la
presenza umana nel modellamento del paesaggio. Come ha chiarito un importante geografo italiano
Lucio Gambi, non bisogna fermarsi agli elementi visibili del paesaggio come il rilievo, il clima la
natura del suolo, ma scoprire gli elementi non visibili, voluti dall’uomo - decisioni economiche,
scelte politiche, fattori storici - che hanno modificato un determinato paesaggio. Infatti tradizioni,
abitudini, ma anche fattori economici o politici influenzano il paesaggio rurale, come possono
trasformare il paesaggio di una città.
Su questa linea particolare attenzione al paesaggio è venuta dalla geografia storica proprio
perché lo considera prodotto della storia e testimonianza di civiltà. Tale visione è anche richiamata
dei legislatori nei programmi scolastici, per invitare, ad esempio, i docenti ad educare gli allievi alla
lettura del paesaggio, “inteso come costruzione di sintesi controllabili dei modi utilizzati dagli
uomini per interagire con la natura e dei rapporti culturali, economici e sociali operanti nelle società
stesse e fra società diverse” (De Vecchis, Staluppi,1997, p.250).
Altre applicazioni metodologiche danno particolare rilevanza alla dimensione sociale e culturale, in
quanto queste ultime aprono la strada all’interpretazione delle forme paesaggistiche come risultato
3
La definizione fu data da A.R. Toniolo nel Compendio di Geografia Generale del 1954; cfr. Zerbi, 1993.
4
L’azione del vedere valorizza, grazie ai sensi, innanzi tutto il paesaggio sensibile. Se tutti possono ammirare un
paesaggio, esso si impone così come un oggetto di studio e per questi motivi è inizialmente messo a punto il concetto di
paesaggio geografico. Il paesaggio geografico rappresenta l’esito dei caratteri più frequenti presenti in uno spazio
abbastanza ampio dal punto di vista climatico, della vegetazione, di tutte le componenti geo-fisiche. Come chiarisce
Renato Biasutti (1947)quattro sono le categorie fondamentali per descrivere la fisionomia della superficie terrestre: il
clima, la morfologia, l’idrografia, la vegetazione.
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dell’impegno, della mentalità, delle intenzioni di un determinato gruppo sociale. Come sostiene
Cosgrove “il paesaggio è un concetto ideologico” (Cosgrove, 1990, p.36), e commenta la Zerbi
“Tutti i paesaggi, prodotti dall’azione umana volta all’appropriazione e trasformazione
dell’ambiente, sono simbolici. Il simbolismo sarà più evidente dove più forte è l’intervento umano
(nelle città, nei giardini, nelle rappresentazioni artistiche), ma anche i paesaggi disabitati e selvaggi
possono acquisire, entro una particolare cultura, un alto valore simbolico” (Zerbi, 1993, p.116).
Sarà opportuno nell’affrontare il concetto di paesaggio con gli studenti non solo chiarire i passaggi
ora illustrati, ma anche mostrarne le differenze con i concetti di ambiente e territorio con un
semplice esempio: gli uomini si adattano e si inseriscono nell’ambiente naturale trasformandolo con
la loro azione in territorio. Le trasformazioni realizzate diventano poi manifestazione concreta e
quindi paesaggio.
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4 Il paesaggio nelle Indicazioni ministeriali
Le Indicazioni per il curricolo riguardanti la scuola primaria e secondaria di primo grado
raccomandano vivamente di trattare nella didattica della geografia il tema del paesaggio
affrontandolo gradatamente. Nella scuola primaria gli allievi devono essere avvicinati al paesaggio
esplorando
“il territorio circostante attraverso l'approccio senso-percettivo e l'osservazione
5
diretta ”. Inoltre devono essere guidati a “individuare gli elementi fisici e antropici che
caratterizzano i vari tipi di paesaggio6”. In tal modo essi potranno alla fine del quinquennio,
conoscere e descrivere “gli elementi caratterizzanti dei paesaggi (di montagna, collina, pianura,
costieri, vulcanici, ecc.) con particolare attenzione a quelli italiani7”.
Queste competenze devono essere rafforzate in continuità nella scuola secondaria di primo grado
dove l’allievo deve saper utilizzare in modo appropriato il concetto di paesaggio e la sua
osservazione-analisi delle forme paesaggistiche diventa più incisiva. Infatti l’allievo, alla fine del
triennio della scuola secondaria di primo grado, deve riconoscere “nel paesaggio gli elementi fisici
significativi e le emergenze storiche, estetiche, artistiche e architettoniche, come patrimonio
naturale e culturale da tutelare e valorizzare8”. In tal modo il paesaggio diventa agli occhi degli
allievi un bene culturale da tutelare.
Nelle Indicazioni per la scuola superiore di secondo grado del 2010, per ogni indirizzo sia liceale
sia tecnico il paesaggio è uno dei temi imprescindibili. Nelle superiori diventa fondamentale trattare
la “Formazione, evoluzione e percezione dei paesaggi naturali e antropici”, considerando le forme
paesaggistiche nelle diverse aree geografiche. Inoltre appare altrettanto importante affrontare le
problematiche del degrado del paesaggio e della sua salvaguardia. Così recitano i documenti: “Il
docente di “Geografia” concorre a far conseguire allo studente, al termine del percorso
quinquennale, risultati di apprendimento che lo mettono in grado di riconoscere gli aspetti
geografici, ecologici, territoriali dell’ambiente naturale ed antropico, le connessioni con le
strutture demografiche, economiche, sociali, culturali e le trasformazioni intervenute nel corso del
tempo9”.
5
Indicazioni per il curricolo, 2007, p. 89.
Ibidem.
7
Indicazioni per il curricolo, 2007, p. 88.
8
Indicazioni per il curricolo, 2007, p. 89.
9
Indicazioni per le superiori, allegati, 2010, p. 55.
6
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5 La lettura del paesaggio
Ma come leggere il paesaggio e come guidare gli studenti a tale complessa esperienza?
Ebbene bisogna individuare innanzi tutto la tipologia di paesaggio. Dobbiamo distinguere se ci
troviamo di fronte ad un paesaggio ad alta naturalità o a un paesaggio umanizzato. Un paesaggio ad
alta naturalità è rappresentato ad esempio dai parchi naturali o dalle aree protette dove la presenza
dei componenti naturali è elevata. In tal caso gli allievi dovranno riconoscere le caratteristiche
morfologiche, la presenza idrica, il clima e la vegetazione ivi diffusa. Oltre ai dati raccolti
dall’osservazione diretta saranno utili anche foto che permettono di esaminare i cambiamenti
incorsi. Le figure 1 e 2 rappresentano una sezione del Parco di Yellostone negli Stati Uniti; la prima
illustra gli esiti di un incendio, la seconda la lenta rinascita della vegetazione dopo cinque anni.
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6 Esempio di un paesaggio ad alta naturalità
Dopo questa prima fase di analisi sarà opportuna la valutazione della qualità del paesaggio
dal punto di vista estetico e dal punto di vista ecologico.
Se invece analizziamo un paesaggio umanizzato, dove quindi la presenza umana ha trasformato
l’ambiente,
si dovranno distinguere tre aspetti fondamentali: la componente naturale, la
componente antropico-culturale, la componente percettiva, come illustra lo schema10 di seguito
proposto.
Ancora è utile per la comprensione della storicità di un paesaggio consultare carte storiche per
conoscere aspetti che oggi possono essere non evidenti; allo stesso modo tramite la cartografia
digitale si possono elaborare modifiche alle forme attuali.
Un altro fattore importante da far esaminare agli studenti è la scala di osservazione: un paesaggio
cambia a seconda del punto di osservazione per cui se ne possono vedere alcune angolazioni come
lo si può vedere nella sua interezza. La figura 3 propone illustra questo passaggio mostrando da
diverse angolazioni lo stesso paesaggio.
10
Questo schema e per il successivo sono tratti da Natarelli, 1997.
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Inoltre, è opportuno chiarire agli studenti che non siano da considerarsi solo i paesaggi rurali, ma
anche il paesaggio urbano, o il paesaggio industriale o turistico. Casi questi nei quali la presenza
umana diventa emblematica. Per il paesaggio urbano sono fondamentali tre fattori: il sito, la
posizione e la pianta della città analizzata. Il sito è il luogo dove viene fondata una città, la
posizione corrisponde alla sua collocazione nell’area di appartenenza, la pianta è la struttura
urbanistica delle vie e degli edifici. I centri storici sono il migliore esempio di paesaggio urbano e
sarà opportuno guidare gli studenti ad osservare gli edifici, le strutture presenti, l’organizzazione
viaria. Poi, l’osservazione di una località turistica marina porrà in evidenza altri elementi come la
presenza degli stabilimenti lungo la spiaggia o la diffusione di alberghi e strutture per turisti.
Ancora un paesaggio industriale porrà in evidenza la presenza di aziende e magazzini, ma anche
forme di inquinamento come illustra bene la figura 4. In tal caso gli studenti potranno prendere
coscienza del degrado a cui può essere soggetta la dimensione naturale.
Comunque, qualsiasi tipologia di paesaggio richiede che non solo si osservino gli elementi presenti
ma si considerino le relazioni che si stabiliscono tra gli stessi elementi, tra gli edifici di un centro
storico ad esempio, così da mettere a fuoco effettivamente quale sistema territoriale abbia prodotto
un determinato paesaggio.
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Figura 4 Un quadro di Lionel Walden che rappresenta I bacini di Cardiff in Inghilterra
del 1894
6.1.
Un esempio di scoperta del paesaggio: le Tremiti
Si vuole ora fornire un esempio di lettura del paesaggio. Il docente può scegliere un
itinerario e un luogo per avvicinare concretamente gli studenti a questo tema, anche tramite
un’escursione. Nel caso che ora si illustra l’escursione riguarda le Isole Tremiti. Si forniscono di
seguito alcune informazioni su di esse ed è opportuno che anche il docente faccia così con la classe
perché essi giungano sul luogo documentati. Inoltre è altrettanto opportuno che siano forniti di una
mappa, di una macchina fotografica e che siano pronti a raccogliere ogni dato utile.
Le isole Tremiti, o anche Diomedee, sono un arcipelago posizionato a 12 miglia nautiche a nord
del promontorio del Gargano e a 24 ad est della costa molisana11. Il piccolo arcipelago è costituito
dalle isole di San Nicola, San Domino, Cretaccio, Caprara e, a circa 11 miglia da queste, dall’isola
di Pianosa.
11
Sono denominate Diomedee, perché la leggenda vuole che qui si sia fermato l’eroe greco Diomede, ma sono anche
definite le perle dell’Adriatico per la loro incantevole ed incontaminata bellezza.
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San Nicola è il centro storico e amministrativo dell'arcipelago;
ricchissima di monumenti, è
dominata dalla fortezza-abbazia, Santa Maria a Mare, fondata dai benedettini cassinesi nel IX
secolo, ampliata dai cistercensi nel XIV secolo e dai canonici lateranensi, che la utilizzarono fino
alla fine del XVI (fig. 1).
San Domino, ricoperta da boschi di Pino d’Aleppo, per la fertilità e spontaneità della flora appariva
già ai monaci benedettini come un luogo paradisiaco. L’isolotto del Cretaccio è invece di natura
argillosa e privo di vegetazione, come Pianosa, mentre quello di Caprara, profumato di corbezzolo e
di mirto, deve il suo toponimo alle abbondanti piante di capperi.
La loro posizione geografica tra le due coste dell’Adriatico ne ha definito il ruolo storico-culturale:
ritiro spirituale per i religiosi che si sono di volta in volta insediati12, rifugio dei pirati e poi colonia
penale13 dal 1783 al 1815. Solo in tempi relativamente recenti queste isole sono state popolate da
famiglie che vi vivono per alcuni periodi dell’anno, mentre risiedono durante l’inverno a Termoli o
a Foggia, dal momento che le Tremiti appartengono amministrativamente a questa provincia.
Le isole sono dei perfetti laboratori didattici. Gli allievi avvicinandosi per l’attracco all’isola
maggiore, già potranno rispettare un’indicazione consolidata della geografia: cominciare dal tour
d’ horizon,
dalla possibilità di osservare “ciò che l’occhio può abbracciare con un giro
d’orizzonte”14.
Questa prima condizione di analisi territoriale si deve sostanziare della possibilità di una lettura più
approfondita, stratigrafica per cogliere le interrelazioni tra il piano ambientale e quello storico, tra le
capacità umane di rimodulare l’insularità e i limiti di quest’ultima. Come è facile comprendere, gli
allievi potranno leggere il paesaggio da vari punti di vista: prima percettivo poi storico-geografico.
Infatti prima lo osserveranno e lo ammireranno, poi individueranno gli aspetti naturali e antropici
anche comprendendone le relazioni. Basteranno semplici osservazioni per comprendere come
l’uomo abbia organizzato la sua vita qui e come abbia trasformato l’ambiente naturale in paesaggio.
La bellezza poi del luogo renderà chiaro agli occhi degli studenti perché un paesaggio sia un bene
ambientale e culturale da tutelare e rispettare. Gli stessi resti monumentali dell’isola di San Nicola
non si distinguono nettamente dalle rocce frastagliate qui presenti, ma sembrano un naturale
12
Se le Tremiti sono avvolte dal mistero e dalla leggenda, acquistano un ruolo specifico nel Medioevo grazie ai
benedettini; Secondo il Chartularium Tremitense il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole
adriatiche nel IX secolo da benedettini che dipendevano dall'abbazia di Montecassino.
13
Ferdinando IV re di Napoli nel 1783 vi istituì una colonia penale che durò fino al 1809, quando Murat concesse la
grazia ai deportati che avevano collaborato alla resistenza contro gli inglesi.
14
La celebre citazione di Biasutti è tratta da Zerbi, 1993 , p. 45.
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prosieguo. San Nicola e San Domino si pongono quindi come emblematici esempi di territori che
assurgono nella loro completezza a beni ambientali e culturali (fig. 5).
Dunque, emerge un percorso didattico specifico che ha il suo inizio in un brainstorming, cioè in
una discussione comune che farà emergere ipotesi e riflessioni.
Figura 5 Le Tremiti
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7 I centri storici e il paesaggio urbano
La lettura del paesaggio urbano è un’attività didattica di particolare rilevanza. Come
esempio faremo riferimento alla cittadina di Isernia per mostrare come si possano guidare gli allievi
a esaminare un centro storico. A testimonianza dell’antichità della storia urbana di Isernia, se ne
deve visitare il sito paleolitico, in località La Pineta, poco distante dalla città, dove sono stati
rinvenuti nel 1978 i resti di un insediamento che, da quel momento, è stato oggetto di scavi
archeologici i quali hanno portato alla luce un’area complessivamente di 20000mq, abitata circa
736.000 anni fa.
Nel passaggio al centro storico d’Isernia se ne devono individuare le
caratteristiche ambientali, lo sfruttamento del sito primitivo su uno sperone circondato dai valloni di
due fiumi e la posizione tra le montagne. Attraverso l’analisi diretta, anche con il supporto della
pianta, il paesaggio urbano diventa soggetto vitale da indagare, per individuare l’interazione
uomo/ambiente in chiave crono-spaziale, così da comprendere, ad esempio, la scelta di collocare
l’insediamento in maniera difensiva rispetto al primitivo sito utilizzato in epoca paleolitica (fig. 6).
Il territorio appare così come un documento stratificato, se si pensa che nella piazza dedicata a
Celestino V, dove è collocata la fontana Fraterna, sono state portate alla luce fondamenta romane e
si è constatata la presenza di diverse stratificazioni territoriali. Inoltre, per comprendere come sia
percepito questo paesaggio diventano utili l’incontro con i residenti, la scoperta degli edifici antichi
e moderni.
Pertanto, i centri storici, in quanto ambiti spaziali generalmente circoscritti,
offrono molte
opportunità per riflettere sulle trasformazioni paesaggistiche e nello stesso tempo permettono di
promuovere ampi processi di conoscenza.
Figura 6 La cattedrale nel centro storico di Isernia
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8 Il paesaggio d’autore
Il paesaggio si può studiare anche tramite le opere d’arte o i testi letterari. Certamente, il
paesaggio d’autore, letterario ed artistico, si presenta ulteriormente complesso, la simbolicità che
può essere intrinseca nella realtà diviene estrinseca, il ruolo dell’osservatore si sdoppia in tante
sfaccettature: quella dell’autore, quella dell’osservatore virtuale, quella dell’osservatore reale.
Insomma, se il paesaggio ha un valore simbolico quello d’autore rappresenta l’interpretazione di
questa dimensione simbolica.
L’artista traduce in parole o in immagini quello che può essere un paesaggio a lungo
osservato. Rileggiamo le parole di un artista che ci fa entrare nel suo laboratorio, il pittore Tullio
Pericoli: “Quando ho riconosciuto il paesaggio marchigiano nei miei quadri, mi sono appassionato a
guardarlo meglio, a decifrarne la storia delle forme. Ho capito allora che quelle colline sono come la
crosta di un dipinto: c’è una pellicola di superficie, il velo lasciato dall’ultima pennellata del pittore.
Ma sotto appaiono le tracce di errori, ripensamenti contrasti, drammi” (Ragazzoni, 2001, p.37).
La letteratura e la pittura, linguaggi simbolici per eccellenza, realizzano, attraverso il
paesaggio artistico o letterario, una nuova lettura ed interpretazione di un luogo. Il lettore, dunque,
più che verificare la verosimiglianza, ne coglie il valore interpretativo, dal momento che la
percezione individuale sarà sicuramente influenzata da queste esperienze, dimostrando, ancora una
volta, il valore della riflessione di Cosgrove, secondo il quale “il concetto geografico di paesaggio
può essere considerato come la formalizzazione di una visione del mondo - sviluppata inizialmente
nella pittura e nelle arti - in un corpus sistematico di conoscenza rivendicante la validità generale di
una scienza” (Cosgrove, 1990, p.44).
Pertanto, il paesaggio d’autore
è uno spazio che ha consistenza più per i significati (i
sistemi di sapere) di cui è investito, che come semplice mimesi della realtà: l’interpretazione di un
autore si propone come un ulteriore sovra-senso per la comprensione di un territorio, poiché l’arte
può chiarire l’humus ideologico di un paesaggio.
Dal punto di vista educativo, il paesaggio d’autore, letterario o artistico, è un significativo
percorso interdisciplinare, perché è una possibilità concreta sia per esprimere lo spazio con le
parole, sia per fornire immagini e confini alla scrittura. Si presenta, dunque, come la sintesi di più
segni stratificati che, tuttavia, insieme evocano una proiezione paesaggistica. L’integrazione tra
letteratura, arte e geografia, può essere decisiva per sviluppare competenze trasversali; il processo
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educativo consente di avviare gli allievi alla lettura del territorio in modo duplice: sia come
conoscenza di dati visibili, sensibili, fenomenici, sia come scoperta di visioni e di interpretazioni di
un luogo da parte di un autore.
Interessante esperienza didattica è rappresentata dal confronto tra un paesaggio reale e un paesaggio
stilizzato dall’arte come nelle figure7 e 8; in tal modo gli studenti comprenderanno quali elementi
sono esaltati dall’arte e perché. Per quanto riguarda i testi letterari la lettura di brani di autori
significativi mostrerà come ogni scrittore interpreti a proprio modo la realtà a cominciare dal
famoso inizio dei Promessi Sposi dedicato al ramo del lago di Como. Altrettanto interessanti sono i
brani di Verga sulla Sicilia che rappresentano in modo simbolico una terra bruciata dal sole. Il
docente pertanto potrà selezionare testi letterari ma anche dipinti che avvicinino gli studenti a
paesaggi immortalati dall’arte. In tal modo non solo gli studenti potranno rilevare dati naturali e
antropici ma anche prendere coscienza del senso che a un luogo è stato impresso da un artista oda
un letterato.
Figg. 7-8 Il paesaggio toscano nella realtà e nell’arte naif.
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9 Il paesaggio nella programmazione didattica
Il docente può nella sua programmazione dedicare un’unità di lavoro 15 al paesaggio proprio
in relazione alle Indicazioni ministeriali e per trattare questo importante concetto geografico.
Pertanto, di seguito si propone un’esemplificazione per sviluppare questa esperienza didattica nella
scuola secondaria di primo e secondo grado. L’unità è articolata in prerequisiti, motivazioni,
competenze, contenuti e metodologie, modalità di verifica. Chiaramente, però, semplificando i
contenuti, essa si potrà adeguare anche alla scuola primaria.
Prerequisiti: si può cominciare con un brainstorming per verificare il livello di conoscenza
degli alunni dei concetti-chiave e puntualizzare, in modo semplice ma coerente, la valenza di
termini come ambiente, regione, territorio. La significatività del linguaggio e la necessità di
utilizzarlo, secondo le circostanze, correttamente, indicano un modo di rapportarsi allo spazio
attento e preciso, utile al processo culturale dell’allievo, perciò può essere la piattaforma di
contrattazione: il percorso didattico inizia dalle esperienze già maturate, dalle
conoscenze
interiorizzate, dal patrimonio della classe, anche abbattendo falsi luoghi comuni. Successivamente
sarà opportuno accertare la capacità di distinguere gli elementi costitutivi del paesaggio naturale
(l’altitudine, l’idrografia, la flora la fauna), dai segni dell’uomo.
Motivazioni: il paesaggio chiama in causa la realtà emotiva dell’osservatore: lo studente è il
punto di vista attraverso il quale il paesaggio esiste e prende corpo; in questo modo lo si educa al
ruolo permanente di osservatore attento, critico, capace di cogliere la semiologia naturale, estetica e
culturale dello spazio percepito.
Inoltre, l’osservazione consente di affrontare concetti importanti come la morfologia del suolo, lo
studio della vegetazione, di sistemi economici e sociali, ponendo le fondamenta per altri argomenti.
Competenze da potenziare: saper cogliere le relazioni più semplici e poi più complesse dei
fenomeni di un paesaggio, acquisire una corretta metodologia di osservazione diretta ed indiretta,
saper rappresentare simbolicamente la realtà attraverso carte mentali e ricostruire, grazie a tabelle e
brevi relazioni, i paesaggi oggetto di studio.
15
Nella libertà d’insegnamento del docente egli può progettare unità didattiche (che sono centrate sugli obiettivi
d’insegnamento), unità d’apprendimento (che sono centrate sulle competenze da sviluppare gli allievi), come vi sono
altre modalità di strutturare unità. Per questi motivi utilizzeremo la formulazione unità di lavoro che contempera le
diverse esigenze.
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vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
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La lettura del paesaggio
Contenuti e metodologie: L’allievo deve scoprire il paesaggio a cominciare dal panorama
come esperienza suggestiva, concreta ed idonea alla sua affettività per poi identificarne le diverse
identità: rurale, industriale, urbano, turistico. Sarà opportuno adottare la metodologia sia
dell’osservazione diretta sia indiretta; la prima è fondata sull’indagine di un luogo prescelto per la
lezione all’aperto, arricchita dalla somministrazione di interviste e questionari alla gente del posto;
se è un
paesaggio rurale far osservare agli studenti il suolo e le colture, le caratteristiche
geomorfologiche, gli insediamenti umani, le condizioni di vivibilità, le possibilità di sviluppo.
L’osservazione indiretta sarà realizzata attraverso la lettura di articoli, di pagine letterarie che
possono riguardare i luoghi visitati o di simile entità, la visione di DvD e l’utilizzo di strumenti
cartografici. A mano a mano gli studenti comprenderanno la specificità del paesaggio rurale, ad
esempio, distinguendo la vegetazione naturale, le coltivazioni introdotte dall’uomo, l’eventuale
presenza dei sistemi di irrigazione, la posizione degli insediamenti umani, la densità abitativa, i
cambiamenti avvenuti nel tempo dal punto di vista agricolo. Il discorso sarà completo se saranno
messi a confronto gli spazi rurali a seconda delle diverse impostazioni economiche nel mondo.
Allo stesso modo sarà utilissima la ricerca degli elementi costitutivi del paesaggio industriale per
osservare l’influenza dell’azione dell’uomo sul territorio, per poi puntualizzare i problemi
dell’inquinamento. Per quanto riguarda il paesaggio urbano sarà opportuna un sopralluogo nel più
vicino centro per far osservare le caratteristiche specifiche di una città. In una sintesi finale si
potranno individuare accostamenti e differenze, a seconda delle tipologie di paesaggio.
Particolare importanza bisogna dare ad immagini e carte che permettono di conoscere da diverse
angolazioni lo stesso paesaggio; inoltre le carte storiche, reperibili negli archivi, offriranno elementi
per conoscere il paesaggio analizzato nella sua storicità, come la figura (8) che rappresenta una
sezione territoriale toscana nel 1703.
Tempi :16 ore
Modalità di verifica: ricostruzioni orali, scritte e tabulate dei paesaggi analizzati; schede di
confronto tra le tipologie studiate; mappe concettuali riassuntive; questionari a scelta multipla.
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Figura 8 La chiesa e la fattoria di S. Maria delle Grazie nel Casentino (Toscana)
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La lettura del paesaggio
Bibliografia
 F. Battigelli, Il paesaggio finestra sul mondo, in Percorsi di Geografia sociale, Patron,
Bologna, 2006.
 R. Biasutti, Il paesaggio terrestre, Torino, 1947.
 G. Corna Pellegrini, Geografia dei valori culturali, Carocci, Roma, 2004.
 D. Cosgrove, Realtà sociali e Paesaggio simbolico, Milano, Edizioni Unicopli, 1990.
 G.De Vecchis, G.A. Staluppi, Fondamenti di didattica della geografia, Torino, Utet
Libreria, 1997.
 E. Natarelli, La costruzione del paesaggio, Gangemi,Roma, 1997.
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 P. Pinchemel, G. Pinchemel, Dal luogo al territorio, Milano, Franco Angeli, 1996.
 E. Poli, “Paesaggio geografico e pianificazione territoriale”, in Ambiente Società Territorio,
2012, n.1, pp. 25-29.
 M. Quaini (a cura di), Una Geografia per la storia Dopo Lucio Gambi, Quaderni storici, Il
Mulino, 2008, n. 1.
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 E.Sarno, Ripensiamo la geografia, Roma, Edizioni Kappa, 2002.
 E. Sarno, Proposte didattiche per l’insegnamento della geografia nella scuola media, in “
La Rinascita della scuola”, Roma, 2003, n.1, pp. 39-45.
 E. Sarno, Il curricolo di geografia nella scuola secondaria di primo grado e applicazioni di
didattica ludica, in “Emilia-Romagna Regione della coesione e dell’ospitalità”. Atti del 49°
Convegno Nazionale AIIG, Bologna, Patron Editore, 2008, pp.181-186.
 E. Sarno, Le risorse del Molise: l’impronta urbana, in “Beni ambientali e culturali Una
lettura interdisciplinare” Atti del Seminario Tematico Nazionale, Palladino Editore,
Campobasso, 2009, pp. 85-98.
 E. Sarno, Geografia e didattica dei beni ambientali e culturali, in Beni ambientali e
culturali, Isernia, 2010, pp. 147-152.
 M.C. Zerbi, Paesaggi della geografia, Torino, Giappicchelli Editore, 1993.
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