BOLLETTINO SALESIANO
ORGANO DEI COOPERATORI SALESIANI
ANNO XCIV • N . 15 • 7a AGOSTO 1970
Spediz. in abbon . post. - Gruppo 2° (70) - 1 a quindicina
RTINA
VERSO L'ALTO .. .
Genitori e figli nella civiltà delle immagini
Paolo VI alla nuova parrocchia salesiana di S . Maria della Speranza
Carlo Gastini primo presidente Exallievi
Don Bosco, la vita spirituale e i salesiani
Consiglieri Ispettoriali d'ltalia a convegno nazionale
Una vita a servizio del prossimo
Educhiamo come Don Bosco : non impeditegli di giocare
Preferisce la morte al peccato
La Cité des Jeunes di Lubumbashi in pieno slancio
Ceylon, due razze, tre storie, quattro religioni
Nelle terre vergini dell'Alto Orinoco
Trent'anni di missione nel Bengala
«Quando il sacrificio sale,
la grazia di Dio discende» .
(Baeteman)
Nella foto il Colle Don Bosco .
I1 16 agosto 1815 nasceva San Giovanni Bosco in questa umilissima
casetta, oggi meta di incessanti pellegrinaggi .
16 AGOSTO 1970: 1550 ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI DON BOSCO
« San Giovanni Bosco . Questo nome è un poema di grazia e di apostolato :
da un piccolo borgo del Piemonte ha portato la gloria e i successi della
carità di Cristo ai confini più lontani del mondo» .
PAPA GIOVANNI XXIII
Genitori 2 fi
nella civiltà
delle immagini
Recentemente il Papa ha richiamato l'attenzione sul rapporto tra mezzi di comunicazione sociale e gioventù, in un messaggio diffuso per la Quarta Giornata mondiale
delle comunicazioni stesse .
« Meravigliosi mezzi - ha detto Paolo VI - che consentono aperture, contatti, partecipazione » attraverso l'« appassionante linguaggio dei suoni, delle immagini, dei
colori, dei movimenti » e che « permettono ai giovani di accedere a una cultura qualificata, di provare il gusto dei valori autentici della fraternità, della pace, della giustizia,
del bene comune » . Ma tutto ciò « a condizione che restino mezzi per conseguire un
fine : il servizio dell'uomo, di ogni uomo, di tutto l'uomo » .
Di qui il doppio carattere dei mezzi di comunicazione sociale : quello della loro « meravigliosa » natura (« nuove sorgenti del sapere e nuove fonti di cultura », secondo il
Papa) e quello del loro « responsabile uso » (« scoprire i veri problemi del mondo, cercare gli autentici valori della vita, tradurre in realtà la nostra vocazione di uomini
e di cristiani »).
La tendenza in campo cattolico è tuttora quella di sottintendere il primo dei due
caratteri per proporre solo il secondo ; e vi sono certo ragioni che giustificano questa
insistenza, tra cui quella che lo stesso sommo Pontefice sottolinea : « Uomini, quale
gioventù avremo domani in questo universo che le andate preparando oggi? Giovani,
quale società costruirete quando prenderete nelle vostre mani i destini del mondo?*
Quest'ultima è anche la ragione ispiratrice dell'articolo che segue, nell'intento di contribuire alla disintossicazione e difesa necessaria che la famiglia e l'educazione devono
operare, data la persistenza e la diffusione di facili criteri di produzione e di consumo
che giungono oggi al più smaccato erotismo . Ma ci rendiamo conto che la difesa non
basta ; che questa stessa difesa va preventivata a monte, con una più esatta conoscenza
dei mezzi di comunicazione sociale, della loro natura e della loro azione? Perché l'uomo
non diventi schiavo di banali forze insite in questi mezzi, occorre liberarlo facendogli
conoscere e abituandolo a scegliere le forze migliori che essi possono sprigionare .
Il che comporterebbe non più lagnanza per la situazione qual è, ma informazione,
istruzione, azione per la situazione quale deve farsi .
CHI CONTA DI PIÙ?
Sotto la pensilina della stazione uno
stuolo di ragazzi è in attesa del treno
che li porterà in colonia . Uno di essi
piange . « Ti dispiace lasciare la mamma?
Ma un mese passa presto . . . E poi,
verrà a trovarti». Il ragazzo scuote
la testa : « Non è per la mamma . È
per la tele . In colonia non c'è la tele » .
Un caso limite, forse, ma che indica
chiaramente quale importanza abbiano
assunto nella vita dei nostri figli i
mezzi della comunicazione sociale .
Qualche cifra per l'Italia oggi :
7 milioni di copie di giornali quotidiani; 12 milioni di copie di periodici
di attualità; 6o canzoni al giorno,
30 milioni di dischi all'anno, dei quali
20 sono di musica leggera ; circa
250 film all'anno, mezzo miliardo ogni
giorno per andarli a vedere ; 20 milioni
di italiani incollati ogni giorno alla TV .
Una vera alluvione di parole, di
voci, di suoni, di immagini che in
forme affascinanti e persuasive ci propongono i messaggi più svariati, orientano il nostro modo di pensare e di
agire, condizionano in modo tutt'altro
che trascurabile le nostre scelte .
« Fumi la pipa come Maigret », osserva una donna a suo marito . « E
tu ti pettini come la Loren », ribatte
lui . Entrambi scoppiano in una risata .
È certo che anche gli adulti sono influenzati dai mezzi di comunicazione
sociale, e meno male finché tutto si
riducesse al modo di pettinarsi o di
fumare la pipa . Ma è certissimo che
sono soprattutto i giovani, i nostri
figli, a subire profondamente le suggestioni di questi mezzi .
Accurate indagini sociologiche dimostrano che su cento messaggi che
raggiungono il giovane, soltanto trenta
gli vengono dai genitori o dalla scuola ;
gli altri settanta gli vengono dai mezzi
di comunicazione . Il ragazzo italiano
passa, in media, 8o minuti ogni giorno
davanti alla TV ; quando questa sarà
a colori, e quando entreranno in commercio le « video-cassette », questi minuti cresceranno in misura considerevole, senza contare quelli passati a
vedere il cine, a sentire dischi o a divorare fumetti.
NON È PIÙ QUELLO DI PRIMA
«Da quando abbiamo acquistato il
televisore, diceva una mamma, mio
figlio (17 anni) è cambiato . Prima si
annoiava, sprecava il tempo in letture
2 sciocche, non voleva più restare in
questo paese un po' sperduto . Ora la
TV gli porta il mondo in casa, con
ogni sorta di notizie, di idee, di insegnamenti. Lui se ne è appassionato, e
sente il bisogno di completare quelle
informazioni sulla scorta di buoni libri » .
Ma non tutte le mamme possono
dire la stessa cosa . «Ho sorpreso mio
figlio (io anni) mentre tentava di scassinare una serratura : imitava l'eroe
visto al cine . E la ragazza (z6 anni)
da quando si è infatuata di un certo
rotocalco, non è più quella di prima » .
Tenue e, tutto sommato, ancora
blando indice di quanto avviene in
modo ben più preoccupante su vasta
scala . Gli studiosi che recentemente
hanno cercato di scoprire quale sia
l'« io ideale » dei giovani europei, hanno
trovato che il z¢% dei ragazzi italiani vedono il loro modello nei divi
(in Francia il 26%, in Olanda il
29010 1),- e il 3% addirittura negli
« eroi » dei fumetti.
Gli strumenti della comunicazione
sociale sono dunque una ricca offerta di
informazione, di cultura, di svago ; ma
anche una pesante scuola di materialismo che minaccia di soffocare quei
nobili ideali e quei grandi entusiasmi
a cui il giovane per natura sua è
portato .
Ecco allora i fenomeni dell'infantilismo culturale, dell'evasione dalla realtà
nella ricerca di una illusoria felicità
costruita sull'appagamento dei propri
sensi; ecco il fenomeno della massificazione, per cui determinati modelli di
comportamento, soprattutto se rappresentati da giovani (i più idolatrati sono
i cantanti) si traducono rapidamente
su scala mondiale, fino agli estremismi
dei teddy boys, degli hippies, della
libertà sessuale e della droga .
Ne resta distrutto non soltanto il
cristiano, ma anche l'uomo .
CHE COSA DOBBIAMO FARE?
I genitori sono i primi e più diretti
responsabili educatori dei figli all'uso
costruttivo dei mezzi di comunicazione
sociale . Ignorarli, disinteressarsene, contentarsi di proibizioni o di condanne,
equivarrebbe a privarsi di mezzi validissimi per la formazione dei figli, e
tradire il proprio dovere primordiale
di educatori .
Sostanzialmente, il compito dei genitori a questo riguardo consiste nello
stimolare lo spirito critico dei giovani,
e aiutarlo a maturare con l'età .
«Non impongo mai le mie scelte
- diceva un papà. - Ma neppure
lascio che ognuno scelga a suo piacimento. Ogni tanto ci sediamo tutti attorno al tavolo, e facciamo insieme il
nostro programma, tenendo conto, per
quanto è possibile, dei desideri di ognuno .
Soprattutto voglio che si ritorni su
quanto si è visto o sentito, perché
ognuno esprima il suo giudizio, motivandolo meglio che può . Magari mentre pranziamo . Vedo che i miei figli
si fanno sempre più attenti a distinguere quello che arricchisce la loro
personalità umana e cristiana da quello
che tende invece a impoverirla o degradarla » .
Il giovane ama moltissimo lo sua libertà . I genitori lo debbono mettere
in guardia contro ogni pericolo di perderla sotto la pressione violenta dei
mezzi di comunicazione, a base di
slogans, di mode, di miti .
Il giovane è portato a contestare il
mondo borghese delle convenzioni, degli
egoismi, dei formalismi vuoti, del consumismo materialista . Bisogna ricordargli che non cambierà mai nulla
finché la sua contestazione si limiterà
a portare lunghe capigliature, a indossare abbigliamenti strani o, peggio,
a evadere nell'erotismo o nella droga .
Sarebbe un cadere proprio in quel gregarismo pecoresco che egli disprezza .
Quando avrà imparato a rifiutare le
forme egoistiche e alienanti per un impegno personale, potrà dire di essere
maturo . Sarà più sacrificato, meno
pittoresco, ma più costruttivo .
Ragazzi che si dissetano .
L'anima giovanile
ha sete di tutto, sete di Dio .
Lui solo è l'Acqua Viva :
« Chi ha sete venga a me »,
diceva Gesù .
I mezzi di comunicazione
tante volte forniscono
alla sete giovanile
un'acqua ben poco limpida,
anzi un'acqua avvelenata .
Occorre che i genitori
e gli educatori
mettano un cartello :
«Acqua infetta .
Pericolo di morte» .
manta uviaria
della Speranza
più giovane delle sei parrocchie romane affidate
Salesiani ha vissuto, il 28 maggio scorso, solenLnitàaaidel
Corpus Domini, due ore di fervida pietà eucaristica pregando insieme con il Papa .
Il nuovissimo quartiere nell'estrema periferia nord
della città di Roma, era stato prescelto come luogo di
convegno dell'intiera città e della diocesi romana per
la tradizionale celebrazione eucaristica, che quest'anno
ha coinciso con il Giubileo sacerdotale di Paolo VI .
Poco prima delle iq, il Papa faceva il suo ingresso
nel quartiere, fra due ali di popolo, in piedi sulla macchina scoperta, incurante della pioggia, salutando e
benedicendo la folla osannante .
Appena giunto, Sua Santità, che quattro anni prima,
in occasione della sua visita al Pontificio Ateneo Salesiano, aveva benedetto la prima pietra della Casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Roma,
benedisse la grande statua in plastica dorata di Maria
Ausiliatrice, che verrà collocata sulla sommità della
stessa Casa Generalizia .
Iniziata la santa Messa, la pioggia cessò d'improvviso
e il cielo si aprì come a un sorriso di compiacenza sull'incantevole spettacolo, donando alla folla gli ultimi
bagliori del tramonto .
Nota caratteristica salesiana fu quella dei canti della
Messa, eseguiti da centinaia di ragazzi e ragazze . Le
4 voci giovanili trasmesse dagli altoparlanti investirono
la massa elettrizzandola . Migliaia di alunni e di alunne
delle scuole statali elementari e medie della zona, ai
quali erano stati insegnati gli stessi canti dagli insegnanti, facevano eco e allargavano il coro, dando l'impressione che la folla tutta avesse un'unica voce, quella
fresca e vibrante della gioventù .
All'omelia il Santo Padre prima ha rivolto il suo
saluto a tutti i presenti e in particolare al suo Vicario,
il cardinale Angelo Dell'Acqua . Quindi ha proseguito :
«Poi salutiamo cordialmente il vostro Parroco don
Carlo Bressan, degno figlio di Don Bosco, che con i suoi
bravi confratelli presta il suo ministero pastorale in questa
nuova Parrocchia, insignita del bel titolo di Santa Maria
della Speranza ; così all'intera Parrocchia, che sta diventando, con i suoi oratori salesiani, maschile e due femminili, una comunità numerosa, viva ed organica : a tutti
ed a ciascun membro di essa, alle famiglie cristiane specialmente, il nostro affettuoso e benedicente saluto . . .
Ancora altri saluti speciali : alla gioventù, che sappiamo
qui assistita e animata dallo spirito di San Giovanni
Bosco ; giovani! un grande saluto a voi : vi portiamo nel
cuore e oggi nella nostra preghiera di questa Messa speciale; abbiamo fiducia nella vostra fede a Cristo, nella
vostra fedeltà alla Chiesa, nel vostro senso di carità sociale per il bene di tutta questa nascente e fiorente comunità parrocchiale!
Un grande saluto rivolgiamo all'Ateneo Salesiano qui
vicino, che alle sue benemerenze aggiunge quella di ospitare la Parrocchia, in attesa che anch'essa abbia la sua
chiesa . E a tutte le istituzioni, che fanno capo a questo
nuovo e già famoso Ateneo, e specialmente al suo degno
Rettore don Luigi Calonghi e a tutto l'insigne corpo universitario, professori e studenti, un vivo augurio di prosperità e di particolare assistenza della divina Sapienza» .
Un saluto particolarmente affettuoso il Papa ha rivolto al card . Carlo Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, ai
cinque vescovi e ai 215 sacerdoti polacchi, convenuti
a Roma per ricordare il 25 ° della loro liberazione dai
campi di sterminio e rinnovare la loro testimonianza
di amore e di fedeltà al Vicario di Cristo .
All'offertorio, dopo i doni liturgici, vengono presentati
al 'Santo Padre i doni dei fedeli . Tra questi, due sposi
della parrocchia, Cooperatori salesiani, offrono un dono
simbolico della fedeltà al principio della indissolubilità
matrimoniale : due fedi nuziali intrecciate e montate
su di un basamento di quarzo, recanti la scritta : « Dio
congiunse - L'uomo non separi» . Chiara allusione al
problema del divorzio che travaglia in questi tempi
l'Italia, e serena e dignitosa protesta contro il tentativo in atto di dissacrazione della famiglia .
Dopo i doni, cinquanta sacerdoti salgono il palco
e fanno ala all'altare, dove il Sommo Pontefice riprende
la celebrazione . Ciascuno sostiene tra le mani una
pisside con le ostie che saranno consacrate dal Papa
per la Comunione dei fedeli .
Le ombre sono già calate quando l'ostia consacrata
si leva in alto fra le mani del Papa . Il magico bagliore
dei riflettori ad arco la rendono splendente come una'
stella, mentre creano tutt'intorno la visione di una
folla estatica sullo sfondo dei palazzi dai riflessi madreperlacei .
Alla Comunione anche il Papa distribuisce la santa
Eucaristia a cento rappresentanti di varie parrocchie .
Una bimba paralitica viene portata su di una carrozzella e riceve la sua prima Comunione dalle mani del
Papa . Un sorriso celestiale le irradia il volto ; forse in
quell'istante benedice il suo male che le dà questo privilegio .
I cinquanta sacerdoti si immergono tra la folla a
portare Gesù ai fedeli .
La Messa è finita . Paolo VI depone i paramenti
e li lascia in dono, con il calice e la pisside, al parroco,
verso il quale ha ancora parole di augurio per la sua
opera, per i parrocchiani e per la nuova chiesa, che spera
sorga presto ad appagare l'attesa di tutti i fedeli .
Ancora un saluto alle autorità religiose e civili, uno
all'Ispettore del PAS per i Superiori salesiani e dell'Ateneo e poi l'affettuoso e caloroso addio alla folla
che lo assiepa da ogni parte e gli fa ala per lungo tragitto, urlando il suo amore al Vicario di Cristo .
a 5
UN PERSONAGGIO IBSENIANO
E UN AUTENTICO
MAESTRO DELLA RILEGATURA DEL LIBRO
Il laboratorio dei Legatori nella casa madre di Valdocco ai tempi di Don Bosco . Al centro il capo Carlo Gastini.
Memorie Biografiche che Don Bosco
le
R accontano
entrò un giorno in una barbieria di Torino per
farsi radere la barba . Vi trovò un ragazzetto che faceva
l'apprendista .
Come ti chiami? - gli chiese Don Bosco .
Mi chiamo Carlo Gastini .
Hai ancora i genitori?
Ho soltanto la mamma .
Quanti anni hai?
Undici .
Hai già fatto la prima comunione?
Non ancora .
Vai al catechismo?
Quando posso, vado sempre .
Bravo, bravo . Adesso tu mi devi fare la barba .
Per carità - interloquì il padrone, - non si arrischi, reverendo . Questo ragazzo è da poco tempo che
impara .
- Non importa, - rispose calmo Don Bosco ; se il ragazzo non comincia a provare non imparerà mai .
Il ragazzetto apprendista ci si provò . Don Bosco subì
imperturbabile il collaudo . « Non c'è male, - disse
alla fine, - non c'è male . Un po' per volta diventerai
un famoso barbiere » . Scherzò ancora con Gastini, poi
gli lanciò l'invito di venire all'Oratorio la domenica
seguente ; il ragazzo glielo promise .
Pagò il padrone, e uscì . Lungo la strada Don Bosco
aveva la faccia che gli doleva e gli bruciava, ma era contento di aver conquistato un ragazzo . Carlo tenne la
parola ; la domenica seguente eccolo puntuale all'Oratorio . Don Bosco lo elogiò, lo fece giocare con gli altri
ragazzi . Terminate le funzioni religiose, gli disse una
delle sue celebri paroline all'orecchio ; poi lo condusse
in sacrestia, lo preparò convenientemente e ne ascoltò
la confessione . Fu tanta la commozione di Carlo che a
un certo punto scoppiò a piangere . Anche a Don Bosco
vennero sugli occhi le lacrime . Da quel giorno l'Oratorio
divenne per Carlo Gastini la sua seconda casa .
Orfano di padre e di madre
Raccontano ancora le Memorie Biografiche che una
sera del 1848 Don Bosco rientrava all'Oratorio di
Valdocco quando vide, ai margini della strada, due
ragazzi che piangevano : erano Carlo Gastini e la sua
sorellina . I due, già orfani di padre, erano rimasti
privi anche della mamma . Tornando dal funerale avevano trovato sprangata la porta della loro casa ; il padrone, per rifarsi dei debiti che la mamma aveva contratto nell'ultimo periodo della malattia, aveva confiscato tutto ciò che la donna aveva lasciato e aveva buttato
sul lastrico i due ragazzi .
Don Bosco se li portò a casa con sé ; tenne all'Oratorio
Carlo e trovò un posto per la sorellina in un istituto
di Casale Monferrato . Da allora Carlo Gastini restò
sempre con Don Bosco . Gli si affezionò totalmente .
Nel giugno del 1849, in preparazione dell'onomastico
di Don Bosco, Gastini si era accordato con l'amico Reviglio per procurare a Don Bosco una sorpresa meravigliosa, che esprimesse la loro riconoscenza : risparmiando
sui pochi centesimi che Don Bosco dava loro ogni mattina, avevano messo da parte un gruzzolo sufficiente
per comperare un piccolo cuore di argento . Alla sera
del 23 giugno, vigilia della festa, quando tutti i loro
compagni erano già andati a dormire, Gastini e Reviglio si presentarono nella cameretta di Don Bosco
(Don Bosco lavorava fino a notte tarda) : con gioia gli
offrirono il dono . Quando il giorno dopo i compagni
lo seppero, ci rimasero male : erano stati presi in contropiede . Decisero per l'anno seguente di fare qualche
cosa di più : ecco l'origine dei grandi festeggiamenti,
divenuti poi tradizionali, per la festa di S . Giovanni
Battista . Trent'anni dopo, Carlo Gastini, primo presidente degli Exallievi, estenderà l'iniziativa della riconoscenza anche ai numerosissimi uomini e giovanotti
usciti dall'Oratorio e legati dalla gratitudine a Don Bosco .
Da lì partirà il movimento degli Exallievi che oggi ha
raggiunto un'alta punta di organizzazione e di iscritti .
Don Bosco gli predisse gli anni di vita
Il z febbraio 1852 Carlo Gastini insieme con un
gruppo di amici indossava l'abito chiericale . Un anno
dopo, lo doveva deporre e contemporaneamente troncare gli studi per mancanza di salute . Si specializzò allora nella rilegatura del libro .
Nel 1856 trovò lavoro fuori dell'Oratorio e si sposò .
Ma nei momenti liberi correva a Valdocco e continuava a partecipare alla vita dell'Istituto . Aveva il
dono della fosforescenza ; divenne il menestrello di
Don Bosco . Sprizzava gioia fin dai pori della pelle .
Sembrava quasi l'incarnazione del motto di Don Bosco :
« Servite il Signore nell'allegria » .
Cinque anni dopo, eccolo tornare a Valdocco, a lavorare con Don Bosco . Vi fu spinto da un fatto che lo
ferì nel cuore . Lo « si legge nel Bollettino Salesiano del
febbraio 19o2 :
« Un giorno del 1861 un giornale torinese venne fuori
con la strana notizia che Don Bosco era stato condotto
in prigione . Erano i giorni paurosi delle perquisizioni,
e tutto pareva possibile . Quando Gastini entra in laboratorio, ignaro di tutto, si vede correre incontro molti
operai, che lo colmano d'ingiurie dicendogli come il suo
Don Bosco aveva finalmente cominciato a pagare il fio
della sua ostilità al governo . Gastini non sentì più in là ;
non curò le cose a lui dirette, non capì che la disgrazia
di Don Bosco . E come si trovava, con le maniche della
camicia rovesciate all'insù, con un paio di pantofole
nei piedi, corre all'Oratorio . . . Bisogna notare che la
tipografia in cui lavorava era alla parte opposta di Torino . E giunto a Valdocco, grida piangendo : "Dov'è
Don Bosco?" .
7
Chi scrive ricorda che lo incontrò per primo sotto i
portici, e stupito di vederlo così male in arnese, gli
domandò :
- Gastini, perché tanto fuori di te?
- Perché? e me lo chiedi? dov'è Don Bosco?
- Eccolo!
In quell'ora Don Bosco aveva finito la santa Messa
e se ne usciva dalla sacrestia della chiesa di San Francesco di Sales . A Gastini parve una visione, non voleva
credere a se stesso e piangendo gli corse incontro, quasi
volesse togliersi l'inganno di travedere . . . » .
Qualche tempo dopo, in occasione di una festa, nel
presentare a Don Bosco una serie di opere con elegante
rilegatura, gli chiese una preghiera, « affinché - disse dopo averti legato tanti libri, io rimanga legato a te nel
libro della vita » .
Don Bosco un giorno lo prende in disparte e gli assicura che sarebbe vissuto fino a 7o anni . Questa predizione Gastini se la incide nel cuore e vi gioca sopra
con la rima della poesia:
Carlo Gastini, l'animatore del movimento degli
Exa!lievi, era pure
l'attrattiva allegra di ogni convegno . Vestito da menestrello, sapeva
suscitare l'allegria, ma sapeva anche destare commozione, soprattutto quando ricordava i grandi benefici ricevuti da « Papà
Don Bosco» . Proprio nelle vesti di menestrello nel 1877 si lasciò
sfuggire una frase che è! un poema di amore a Don Bosco : « Noi
s'amo tutti di Don Bosco» .
Io devo vivere per settant'anni ;
a me lo disse papà Giovanni .
Parlava di una cosa sola : di Don Bosco
Un exallievo lo descrive come un artista ineguagliabile nell'arte dell'improvvisazione e della recitazione .
Quando compariva sul palcoscenico il pubblico lo applaudiva fino a spellarsi le mani . Il suo ruolo favorito era
quello di protagonista nella tragedia classica S . Eustachio
e nella commedia Tonio, ossia una lezione di morale .
Negli intervalli dello spettacolo veniva alla ribalta e
sciorinava un ricco repertorio: la scena del pozzo dal
melodramma Crispino e la comare, Don Procopio, Il
ciabattino contento del suo stato, L'assolo nel coro dei
matti, eccetera .
A metà gennaio dell'anno 1902 Gastini si ammalò .
Si mise a letto conscio di prepararsi alla morte . Il venerabile Don Rua lo venne a trovare e gli fece coraggio facendogli balenare la speranza di una rapida guarigione .
- No, no . Non mi leverò più dal letto - gli rispose
Gastini . - Sono entrato negli anni settanta e devo
morire . Non ho più nulla da fare quaggiù . Spero che
Don Bosco mi aiuterà a unirmi con lui in paradiso .
- Gli volevi dunque bene a Don Bosco?
- Son cose da domandarmi?
Si spense il 28 gennaio di quell'anno 1902, al limite biblico dei 7o anni . Era un carattere semplice .
La cosa che più di tutto colpiva in lui era l'intensità
del suo amore riconoscente per Don Bosco. Parlava di una cosa sola : di Don Bosco ; ogni volta che
l'interlocutore cercava di spostare il discorso su altri
fatti e interessi, il suo volto si chiudeva e assumeva
l'espressione del sordo . Un personaggio ibseniano : meritava che venisse eletto primo presidente degli Exallievi di Don Bosco .
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N/! afii,Ira" ca-Wa'-gsala IfHU[+ crÌYIrs+~~ .
Uno dei tanti documenti dell'amore di Gastini per Don Bosco
(27 dicembre 1884) . Anche con gli operai esterni (Gastini
lavorava all'Oratorio, ma viveva con la famiglia) Don Bosco faceva
molto affidamento sulla frequenza ai Sacramenti e la poneva
come base e pegno dell'esatto adempimento dei propri, doveri .
Ecco perché anche i suoi Exa!lievi ultracinquantenni si sentivano
ancora in dovere di offrirgli dei piccoli « tesori spirituali » .
S
Dog Bosco . la atta spirituale c i salesiani
In questa linea si collocano due
studi di recente pubblicazione, di cui
diamo breve notizia .
Francis Desramaut, già noto per
aver sottoposto ad attento vaglio critico il primo volume delle Memorie
Biografiche di Don Bosco, ha voluto studiarne a fondo la "spiritualità'" con un lavoro originale, pubblicato prima in francese (Beauchesne, Paris, 1967) e ora presentato in italiano dalla LDC : Don Bosco
e la vita spirituale (Torino-Leumann, 1970, pp . 320, L . 1500) .
L'Autore precisa anzitutto che cosa
intenda per "vita spirituale"' : "l'insieme delle relazioni con Dio secondo il comportamento e l'insegnamento di Don Bosco . Quindi non
tanto la storia della sua coscienza
religiosa, quanto le sue convinzioni
sul destino del cristiano" . Don Bosco aveva una sua dottrina spirituale? Quali ne erano le linee fondamentali? Quali le sue convinzioni
sul destino del cristiano ; quali, secondo lui, i mezzi essenziali di santificazione? La risposta a questi interrogativi viene il più delle volte direttamente dalle parole o dagli scritti
dello stesso Don Bosco .
Questa "spiritualità" maturata in
un contesto religioso, quello delI'800, che appare ormai così lontano dalla nostra mentalità, può essere giudicata tuttora valida? L'Autore ha buone ragioni per affermarlo ;
e non solo perché essa di fatto ha
portato alcune anime a una santità
riconosciuta dalla Chiesa, ma anche
perché non poche delle sue componenti si armonizzano perfettamente
con gli orientamenti spirituali con-
temporanei . Anzi, possono addirittura indicare alcuni preziosi correttivi a certe deviazioni odierne .
volumi che narrano la vita di Don
Bosco sono molti, ma chi avesse voluto documentarsi sulla storia della
sua opera non avrebbe trovato finora
se non brevissime sintesi ; a meno
01 di affrontare i quattro grossi volumi
scritti da Eugenio Certa (Annali della
Società Salesiana), che d'altra parte
si fermano al 1921 .
A questa carenza ha rimediato
Morand Wirth con il suo Don Bosco
e i Salesiani (LDC, 1970, pp . 428,
L. 2000) .
In 31 capitoli di facile e piacevole
lettura l'Autore ci offre una sintesi
di tutta la storia salesiana, dal 1815
(nascita di Giovanni Bosco) al 1965
(elezione del suo sesto successore) :
150 anni che la morte di Don Bosco
(1888) taglia in metà . Il lettore potrà
così ripercorrere rapidamente la vita
di Don Bosco, conoscere il suo apostolato tra i giovani, il suo metodo
pedagogico, l'origine della Società
Salesiana, la fondazione delle Figlie
di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori, la progressiva organizzazione
degli Exallievi, le spedizioni missionarie ; e il sorprendente dilatarsi dell'opera nei tre quarti di secolo successivi alla morte del Fondatore .
L'opera si chiude con le stimolanti prospettive spalancate dal Concilio Vaticano Il e dalla prodigiosa
evoluzione del mondo d'oggi . L'Autore tenta di intuire i possibili sviluppi dell'opera salesiana oltre il
2000, in uno sforzo costante di rinnovamento che salva tuttavia i vaa Dio g/i ha donato un
lori essenziali del passato.
cuore grande
come /e arene
del mare'».
Francis Desramaut e Morand Wirth
(Messa di Don Bosco)
hanno reso un prezioso servizio a
Don Bosco e alla Chiesa . In un momento in cui il mondo cattolico soffre
di una diffusa insofferenza per quanto
è stato realizzato prima del Vaticano li, ed è portato a farne giustizia
sommaria con la facile quanto sbrigativa accusa di "superato", essi
hanno saputo tracciare, sulla base
di una vasta documentazione e di
una seria preparazione critica, le
linee dell'autentica e perenne grandezza di Don Bosco e della sua opera .
Due volumi, dunque, scritti per la
gioia e la soddisfazione di quanti
amano e ammirano Don Bosco .
I
Uno dei segni della eccezionale
grandezza di San Giovanni Bosco è
l'interesse che ha suscitato negli
studiosi, con un'attenzione che non
è venuta meno neppure con il passare del tempo.
Anche oggi pedagogisti, maestri di
spiritualità, sociologi e storici riprendono in esame questa singolare
figura, e l'elenco , già lungo degli
studi che la riguardano continua ad
arricchirsi . Ora poi, in una prospettiva
storica rinnovata, la riflessione si fa
più attenta, l'indagine critica più acuta
e più vivo il desiderio di sceverare
gli aspetti caduchi, perché legati
alle condizioni socioculturali dell'800, da quelli perennemente validi,
che danno le dimensioni autentiche
della grandezza del Santo piemontese .
9
Consiglieri
isaettoriali
d'Italia
a convegno
stato il 3° Convegno nazionale
E
dei Consiglieri ispettoriali dei
Cooperatori salesiani, e si è svolto ad
Ariccia (Roma) dal i ° al 3 maggio
sotto un duplice auspicio : l'inizio del
mese mariano e la elevazione agli
altari di uno dei primissimi Cooperatori di Don Bosco : San Leonardo
Murialdo .
Gli scopi del convegno si possono così sintetizzare : corresponsabilizzazione (qualificarsi di più per
assumere il ruolo che compete ai
Cooperatori nell'Associazione) ; definire il programma per il prossimo
anno di attività ; prendere ufficialmente
in consegna una bozza del « Regolamento rinnovato », che sarà oggetto di
esame in vista del prossimo Capitolo
speciale .
Tl tema-base del Convegno è stato :
Presenza dei Cooperatori nella missione
della Chiesa secondo il carisma e lo
spirito di Don Bosco, e fu trattato
da don Mario Midali dell'Ateneo
Salesiano .
Cinque gruppi di studio hanno
approfondito questi temi :
i . 1 Consigliere ispettoriale cura
la sua formazione spirituale, salesiana
e tecnica per assolvere al suo compito
(modi, mezzi, occasioni . . .) .
2 . Corresponsabilità in atto in
sede di Consiglio (formazione alla
corresponsabilità, momenti e area della
corresponsabilità, esempi di corresponsabilità) .
3 . 1 Consiglio ispettoriale (conformazione, compiti, limiti, funzionamento . . .) .
4 . Il Centro Cooperatori partecipa a una pastorale organica
della Chiesa locale (contributo di
studio perché i centri, nel loro apostolato, si inseriscano sempre più nell'azione della comunità locale) .
I Consiglieri nazionali hanno fatto
gruppo a sé per un esame dei loro
specifici problemi .
Le « Comunicazioni» hanno dato al
Convegno un carattere esistenziale e
immediato : Luisa Rigon (Bologna) ha
parlato su : Consiglieri corresponsabili; Giovanna Albert di Terni su:
Esercizi Spirituali, risultati di una
inchiesta ; don Clementel su: Orientiamo i giovani ; Dante Dossi su:
L'assistenza post-carceraria ai giovani .
Avevano portato il saluto degli
Exallievi di Don Bosco e delle Exallieve di Maria Ausiliatrice il Presidente nazionale Aldo Angelini e la
Presidente della Confederazione mondiale Tatiana Elmi Togni .
Le liturgie eucaristiche dei tre
giorni sono state presiedute dal Superiore Generale dei Giuseppini del
Murialdo P . Vincenzo Minciacchi,
dal Presidente della Consulta generale dell'Apostolato laici mons . Franco
Costa e dall'Ispettore salesiano don
Antonio Marrone .
Il Rettor Maggiore non ha voluto
mancare, all'appuntamento dato da
tempo . La sua presenza quanto mai
significativa, e soprattutto le sue parole furono la migliore conclusione ai
lavori del convegno .
Il prossimo anno di attività sarà
il collaudo del convegno . I Cooperatori, secondo il programma elaborato
e approvato, saranno impegnati in due
direttrici : studio di materie salesiane .
(Don Bosco, carisma e spirito salesiano, metodo educativo) e attuazione
di iniziative fondamentali come : esperimentare a fondo la corresponsabilità, « verifica-rilevamento » di tutti i
Cooperatori coscienti e comunque impegnati ; contribuire alla soluzione dei
problemi della famiglia in Italia, in
particolare a quello della sua stabilità ; maggiore appoggio alla diffusione
di Meridiano 12 .
a 11
PROFILI DI COOPERATORI
TERESA PARRAVANO
Una vita
a servizio del prossimo
Le piaceva il mare . Anche nell'ultima atroce malattia
amava goderselo a finestra spalancata .
Sul ricordino che ne ricorda il passaggio a miglior
vita si legge la frase evangelica : « Giunta la sera,
disse : passiamo all'altra riva ».
Teresa Parravano non subito aveva avvertito che
era giunta la sua sera, e anelava alla guarigione per
un solo scopo : portare a termine le non poche iniziative
del suo silenzioso apostolato . Una l'assillava particolarmente do qualche anno : il pagamento dei debiti
contratti per la costruzione di un'opera parrocchiale,
in un quartiere della sua città natale . « Farò come il
vecchio Simeone, diceva ; potrò morire quando la Chiesa
di San Paolo non avrà più bisogno di me » . Lira su lira
aveva raccolto milioni, facendo proprie le preoccupazioni del clero e integrando abbondantemente col suo .
Reparto B, tomba 123 nel cimitero di Gaeta (Latina) .
Una scritta (manca la foto per espresso desiderio della
defunta), breve ma eloquente : «Ha speso la sua vita
a gloria di Dio e a servizio del prossimo » . Null'altro .
Vita di _fervente cristiana e di zelante Cooperatrice
salesiana . Vita di servizio per gli altri, dimentica di sé .
Era nata a Gaeta il 21 maggio 19o3 .
Educatrice impareggiabile, dotata di ogni virtù,
spese gli anni più belli della sua vita a favore dell'infanzia che tanto amò . Insegnò per 16 anni in disagiate
zone rurali e infine nella sua città .
Lasciata la scuola per essere più disponibile all'apòstolato, quale iscritta all'Azione Cattolica e quale
Cooperatrice Salesiana, sempre prima in tutte le iniziative e opere di bene, amò e aiutò le missioni, le opere
salesiane, particolarmente il locale oratorio, e la sua
parrocchia .
Fu «madrina» di un giovane aspirante-salesiano,
oggi direttore di una importante opera in Brasile .
Faceva suoi i casi più pietosi, che cercava di risolvere
con semplicità e umiltà . Agli ammalati andavano le
sue preferenze e le sue preghiere . Per i sacerdoti aveva
profonda venerazione e da essi si lasciava guidare
nella vita spirituale . Gioì quando poté accompagnarne
uno, vecchio e malato, in pellegrinaggio a Lourdes .
Per loro aveva offerto la vita stessa, come rivelò sul
letto di morte . La sua vita spirituale fu evangelicamente
feconda . Vita eucaristica (comunione pressoché quotidiana), vita mariana (genuina devozione all'Ausiliatrice), vita di intima unione con Dio .
12
Era Cooperatrice convinta, una autentica salesiana
esterna, sempre attiva nel suo Centro, anche come membro
del Consiglio . Fedele al ritiro mensile, partecipava
quando poteva anche ai corsi estivi di esercizi spirituali, e a tutte le iniziative portava una presenza attiva e aperta .
Non amava i divertimenti, tranne quelli che venivano
offerti nella casa salesiana . L'attiravano molto i pellegrinaggi (fu più volte a Valdocco, in Terra Santa e a
Lourdes con i Cooperatori) ; in essi era esempio vivente
di vita interiore, espressa in forme gradevoli e amabili .
La sua fine giunse silenziosamente, in punta di piedi .
Negli ultimi giorni : comunione quotidiana, recita
con gli affezionati familiari delle preghiere per la
« buona morte » e un ricordo «per quello tra noi che
sarà il primo a morire » .
Il 6 agosto 1969 è la Trasfigurazione del Signore :
« Che bel giorno, oggi! », esclama . E si unisce ai pellegrini di Lourdes cantando : «Ave, ave, ave Maria! » .
Il 7 agosto riceve con fede la benedizione di Maria
Ausiliatrice e risponde alle giaculatorie suggeritele dal
Delegato Cooperatori.
Alle ore 13 risponde serena alla chiamata di Dio .
A conferma di quanto si è detto, una testimonianza,
quella del suo parroco : « Umile, modesta, aperta sul
prossimo, ospitale senza pesare . Nello spirito l'ho conosciuta piano piano, ed è questo il ricordo più caro
e più vivo .
Era molto schiva di sé ed è stato difficile conoscerla
bene . Si è manifestata soprattutto nel tempo della malattia, che è stato per lei un affinarsi continuo, non
sforzato, ma naturale e progressivo .
Dal suo letto seguiva, incoraggiava, sperava e offriva il suo molto dolore, saldamente ancorata al Cielo .
Intanto un distacco progressivo accompagnava il corso
del suo male .
Nelle visite che le facevo pregavamo insieme e si
leggeva il Vangelo . Nell'ultima visita leggemmo le
Beatitudini . Lo stesso brano lo rilessi nella messa esequiale, perché mi sembrava contenesse il suo migliore
elogio » .
Teresa è stata davvero una discepola del Signore,
che ha vissuto soprattutto il "Discorso del Monte" .
Ora non è solo nel ricordo . Io continuo a sentirla nella
nostra Parrocchia » .
a
Educhiamo
come
Don. Bosco
Non
impeditegli
di
giocare
« Figli miei, - era solito ripetere Don
Bosco, mutuando una caratteristica
espressione di San Filippo Neri - giocate, saltate, divertitevi quanto volete, purché non facciate peccati» .
Don Bosco per molti anni in cortile fu
l'anima del gioco . Giocava con i suoi
ragazzi . Un cronista segnò sul suo taccuino la seguente scena . - Era il 1868 .
Don Bosco aveva la bellezza di 53 anni .
Lui che in gioventù era stato un atleta,
ormai scendeva verso la senescenza,
logoro nel corpo, benché giovanilissimo
nell'anima . Eppure anche a quell'età
accettò una sfida alla corsa con i suoi
ragazzi . Lo fece per dare una vampata
di entusiasmo al gioco . Non sarebbe
dovuto mettersi in lizza perché aveva
un tormentoso gonfiore alle gambe . Ciò °
non ostante si allineò sulla barra della
partenza . Al via, scattò. I ragazzi urlavano di gioia . Don Bosco pareva ringiovanito . Con poche falcate seminò
dietro di sé centinaia di giovani . Aggiunge
il cronista : "Eppure molti di quei giovani
erano di una sveltezza eccezionale" .
Don Bosco capiva l'importanza educativa del gioco : il gioco diventa per i
ragazzi una sorgente di gioia e di pace .
Impedire al ragazzo di giocare significa impedirgli di vivere . Il gioco
per il ragazzo non è un semplice passatempo o uno scherzo insignificante . Nel
gioco il ragazzo si esprime, costruisce il
proprio mondo ; nel gioco vince la
la sua
istintiva paura, prende coscienza delle
proprie forze in lui latenti ; nel gioco si
libera dal suo spirito aggressivo, combatte la propria solitudine .
nel modo giusto" . Che cosa vuol dire
'"molto" e "nel modo giusto'? Molto
vuol dire che ha bisogno di parecchio
tempo per giocare : per esempio un fanciullo normale, prima di raggiungere l'età
scolare, ha bisogno di giocare almeno
otto ore al giorno . Nel modo giusto,
vuol dire che bisogna lasciarlo libero di
scegliersi il gioco che più gli piace,
nella maniera che più gli piace ; anzi favorirlo e non contrariarlo. Non viola la
libertà del ragazzo la vigilanza sull'ambiente e sui compagni di gioco . La
mancanza di controllo sulle compagnie
è la causa _ più frequente degli effetti
negativi di tanti divertimenti . Don Bosco,
che vuole la più "ampia'" libertà nel
gioco, su questo punto afferma decisamente : "Non sono permessi quei giochi
in cui possa essere compromessa la sanità o la moralità degli allievi".
Quanti genitori si spaventano quando i loro ragazzi scatenati imperversano nel gioco! In questo caso non
mancano di predirgli il più fosco avvenire . Si rammaricano : gioca troppo . Il
gioco non è mai eccessivo quando è
bene ordinato . Educatori e psicologi sottolineano l'influsso della robustezza fisica, acquistata e conservata col gioco,
sulla intelligenza e sulla volontà . In
realtà educatori e genitori dovrebbero
trovare un motivo di preoccupazione in
quei ragazzi che si mostrano riservati,
chiusi, malinconici . Quanto è bella invece la gioia chiassosa dei giovani che
corrono, lottano, saltano all'aria libera e
sana, in mezzo ai campi, all'aperto!
"L'allegria dell'uomo-dice il Faber e quella che più di tutto onora il Creatore, perché è come una testimonianza
che noi diamo di essere contenti di
Lui" . Il riso dei ragazzi è la musica
di Dio .
I ragazzi che non possono giocare
sono malati . Quelli a cui non si permette mai di giocare in tutta libertà diventeranno tacilmente degli adulti nevrotici e complessati . Qualunque apparenza di costrizione nel gioco riesce odiosa
al ragazzo . Don Bosco non si contenta
della semplice libertà nel gioco, ma $
vuole che si dia "ampia libertà" . E pone
ad essa un solo limite, quello del peccato, che avvelena la libertà . È nota questa sua massima : "Non chiamate divertimento una giornata che lasci rimorsi
nel cuore e paura dei giudizi di Dio" .
Se gli proibite di giocare, che succede? II ragazzo si nasconde e va a
giocare lo stesso, di frodo . Ma lo fa
con un senso di colpa . Gli avvelenate
l'anima . Il ragazzo ha bisogno di dare
sfogo nel gioco alle forze esuberanti
che premono in lui . Ha bisogno di rodarsi, di sapersi valutare e misurare con
i compagni . Non a torto un grande educatore diceva : "È con il gioco che il
ragazzo entra a far parte della società" .
Rilevano gli psicologi : "Più tardi nella
vita un ragazzo saprà dimostrarsi
uomo quanto più avrà potuto nella
sua adolescenza giocare molto e
Quanto è saggio l'invito di Don Bosco :
«Figli miei, giocate, saltate, divertitevi quanto volete, purché non
facciate peccati » .
13
ra gli sterpi della golena sulla riva sinistra del Piave
s'innalza una croce di legno . Tutt'intorno ci sono
Ffiori
d'ogni sorta e tanti lumini accesi . Nel cuore di
MOVIMENTO
«AMICI DOMENICO SAVIO»
Preferisce
la morte
al peccato
Il feroce assassinio del piccolo Mario Rorato
di San Donà di Piave è noto, ma forse non
è altrettanto noto che era un fedelissimo
«Amico di Domenico Savio» e che dal Ragazzo
santo ha imparato ad amare e difendere la
propria innocenza fino allo spargimento del
sangue . Le notizie che pubblichiamo sono
desunte da « La Voce del Popolo » di Treviso
e da una relazione dei suoi compagni A .D .S .
dell'Oratorio Don Bosco di San Donà di Piave.
14
quell'aiuola di fiori sempre freschi la sera della domenica 15 marzo è stato strangolato Marietto Rorato, un
fanciullo di appena 9 anni . Le iniziali « A .D .S . » scritte
con lo smalto rosso su di un pezzo di legno fissato a un
paletto vicino alla croce stanno a indicare che il piccolo
« martire » apparteneva all'Associazione « Amici Domenico Savio », presso l'Oratorio salesiano di San Donà
di Piave .
« Marietto » era stato avvicinato la domenica 15 marzo
da un infelice giovane di Margherà, Antonio Pastres,
che gli aveva offerto caramelle e il biglietto per il cinema, poi l'aveva condotto in riva al Piave e lì . . . l'aveva
strangolato . . .
Mario Rorato era nato nove anni prima da Olimpia
e da Giuseppe Rorato . Il 15 maggio del '69 aveva fatto
la prima Comunione . Qualche settimana prima aveva
insistito per essere iscritto tra i chierichetti e gli « Amici
Domenico Savio » e il 6 maggio, festa del Patrono, aveva
fatto la solenne « Promessa » degli « Amici ». Domenico
Savio l'aveva così preparato al suo primo incontro con
Gesù Eucaristico .
Il sabato 14 marzo di quest'anno, vigilia della tragedia, partecipò all'adunanza degli «Amici» e si confessò . La mattina della domenica 15 servì la santa Messa
e ricevette la Comunione, che doveva essergli viatico
all'incontro definitivo con l'Amico divino . Il canto di
ringraziamento « Colori » fu un invito e una promessa :
« Questo giglio bianco ti ricorderà la purezza del tuo cuore .
Non sciuparla, amico mio . . . perché io ritornerò . . . » .
4
E Marietto fu fedele : preferì morire piuttosto che
macchiare il fresco giglio della sua purezza . Il dott . Fortuna, dopo avere interrogato l'uccisore Antonio Pastres,
da Venezia telefonava in canonica per dire al Parroco
che la chiesa di San Donà ha un'altra Maria Goretti
nella persona del piccolo Mario .
Il popolo si è affollato attorno alla sua bara bianca
- oltre 20 .000 persone ! - quasi a testimoniare la
convinzione che anche oggi è possibile vivere e morire
da santi e da martiri . Il vescovo mons . Antonio Mistrorigo intrecciò alla liturgia funebre parole gravi per tutti :
« Pur in diversa misura - disse - tutti siamo un po'
colpevoli di questo atroce delitto . . . ».
Dopo la morte di Mario moltissimi ragazzi hanno
chiesto di iscriversi tra gli «Amici Domenico Savio»
e sono numerosi i pellegrini che si recano alla golena
del Piave a pregare sulla tomba del piccolo Fiore reciso
ancora in boccio, e che continua a diffondere il profumo
del suo candore .
La tragedia di Mario Rorato invita soprattutto i genitori a riflettere sul tipo di educazione impartita in
famiglia, in parrocchia, all'oratorio, a scuola . Il Concilio
afferma che la famiglia è come il santuario domestico
della Chiesa, dove i genitori sono i primi e principali
maestri dei loro figliuoli . Papà Giuseppe e mamma
Olimpia hanno educato Mario allo spirito di sacrificio
e, all'occorrenza, non gli hanno risparmiato il rimprovero
e il castigo . « Aveva tanti compagni - dice piangendo il
papà ; - però i suoi amici più cari siamo sempre stati
noi genitori . Mi aspettava quando ritornavo dal lavoro,
mi apriva la porta, mi chiedeva se ero stanco e finiva
sempre col raccontarmi le sue cose, comprese le birichinate della giornata» . Questo clima di famiglia che
apre alla confidenza è condizione e premessa di ogni
pedagogia .
Una conferma allo spirito cristiano dei genitori di
Mario sono le parole di pietà e di perdono di mamma
Olimpia : « Piuttosto di essere la madre di Antonio,
preferisco essere la mamma del mio piccolo martire :
mi fa tanta pena quel povero ragazzo! . . . » . Lo chiama
« povero ragazzo », mentre la stampa l'aveva bollato con
i titoli di « mostro », « bruto », « assassino ».
Erano presenti due giovani di Verona, prossimi a
consacrare la loro vita a Dio «per portare i fratelli a
Cristo » . All'udire quelle parole non riuscirono a trattenere le lacrime . Nel loro silenzio sembravano dire:
« Siamo ragazzi anche noi ; anche noi abbiamo su per
giù l'età di Antonio ; perché noi siamo pieni di vita e
desiderosi di donarci agli altri, mentre lui si sente
"un verme", uno "straccio" ? » .
Così si era definito lo stesso Pastres . A P . Tarcisio Guerra, direttore della Casa del Fanciullo di Marghera, aveva spiegato il perché di certe sue tendenze
dicendo : « A quattordici anni mi hanno drogato al Lido
di Venezia e mi hanno iniziato a certe pratiche» . E
continuò con la vergogna sul volto : « Io odio tutti . . .
perché mi sento un verme rispetto agli altri» .
Risposta che è un'accusa e una condanna per i genitori che trascurano di vigilare sui figli e di dare loro una
saggia formazione umana e cristiana . Il tempo meglio
speso per un papà e per una mamma cristiani è quello
dato ai figli : lo conferma l'esperienza lieta o triste di
ogni giorno .
a
Mario Rorato nella divisa di chierichetto. Non
aveva ancora fatto la prima Comunione e già ci
teneva a indossare la vestina e a servire la S . Messa quasi tutti i giorni .
San Donà di Piave . Una
croce di legno, fiori sempre freschi e tanti lumini
accesi segnano il luogo
del sacrificio di Mario
Rorato. Numerosi pellegrini vi si recano a venerarne la tomba.
15
NEL
MONDO
SALESIANO
Omaggio giovanile
a Maria Ausiliatrice
Fiaccola Mariana da Torino a Trino
All'inizio del mese di Maria Ausiliatrice un
gruppo di giovani dell'Oratorio di Trino (Vercelli) si sono raccolti nella sua Basilica di Valdocco per accendervi la fiaccola Mariana che
avrebbero portato a turno. Don Ruggiero Pilla,
economo generale, in rappresentanza del Rettor
Maggiore, li invitò a tenere alta la fiaccola della
.fede, impartì loro la benedizione di Maria
Au-siliatrice e accese la fiaccola . Da Torino a Trino
i giovani si alternarono per oltre 50 chilometri,
attraversando, acclamati, diversi paesi . A Trino,
in Piazza Don Bosco, c'era ad attenderli un folto
numero di fedeli . Il prevosto, can . Gariglio, celebrò la santa Messa all'altare preparato davanti
alla chiesa, ""per ottenere - disse - che la
Fede simboleggiata da quella fiaccola accesa
nel Santuario di Maria Ausiliatrice, avesse sempre da arderé nei loro cuori" . Alla fine accese
dalla fiaccola il cero votivo che doveva ardere
per tutto il mese davanti alla statua di Maria
Ausiliatrice.
Una premiazione
al Centro Salesiano di Arese
Il premio ""Don Francesco Beniamino Della
Torre", primo padre, fermo ma dolce, dei giovani
di Arese, ha raggiunto lo scopo che si era prefisso nel fondarlo l'Associazione "Amici di Don
Della Torre" : far sentire ai giovani del Centro
Salesiano di Arese (Milano) che la società li
segue, li attende per inserirli nella vita del lavoro, li aiuta a superare un momento difficile
nella loro vita . La Commissione giudicatrice si
è trovata nell'imbarazzo per la scelta del lavoro
da premiare perché il concorso di pittura, grafia,
pirografia e artigianato ha messo in luce le
qualità di numerosi giovani artisti . Nella foto:
il giovane premiato accanto al suo "capolavoro" .
Rieti - La seconda Conferenza
annuale ai Cooperatori
16
A Rieti non ci sono né salesiani né Figlie di
Maria Ausiliatrice, ma vive e opera un fiorente
Centro di Cooperatori per lo zelo del Direttore
diocesano dei Cooperatori salesiani, prof. don
Adriano Silvestrelli, parroco di San Rufo .
Anche il Vescovo mons . Cavanna è affezionato
Cooperatore e ha voluto essere presente alla
seconda Conferenza annuale, che Don Bosco
prescrive ai Cooperatori per un secondo fraterno incontro durante l'anno .
NEL
MONDO SALESIANO
IN B
INDIA . Nuovo Vescovo salesiano Il Santo Padre Paolo VI ha nominato
Vescovo di Dibrugarh (India - Assam)
il salesiano indiano don Roberto Kerketta, attualmente direttore della '"Technical School Don Bosco" di Krishnagar.
Mons . Roberto Kerketta è nato nel 1932
ad Amadauga (Tezpur - Assam) ed è
vissuto fin da bambino negli ambienti
salesiani . E figlio di Don Bosco dal 1951
e ha frequentato il Pontificio Ateneo
Salesiano a Torino-Crocetta . Fu ordinato sacerdote nel 1963 . Succede nella
sede di Dibrugarh a due altri Vescovi
salesiani viventi : mons . Oreste Marengo
e mons . Uberto D'Rosario .
TOKYO (Giappone) . 11 "Seibi Home" si rinnova - Durante la seconda
guerra mondiale le Figlie di Maria Ausiliatrice, adattandosi alle necessità dei
tempi, iniziarono nella periferia di Tokyo
un'opera a favore dei bambini orfani,
che si sviluppò fino a ospitarne più di
quattrocento . E il "Seibi Home", che attualmente sta rinnovando le sue strutture con la collaborazione del governo .
All'inaugurazione del primo edificio ultimato hanno partecipato le autorità, tra
cui il Prefetto di Tokyo, che tagliò il
nastro, e l'Arcivescovo, che benedisse i
locali .
NEWTON (USA) . La prima Figlia
di Maria Ausiliatrice che diventa
«secolare» - Le Figlie di Maria Ausiliatrice di Newton hanno festeggiato
i cento anni di Suor Francesca Wervas .
Suor Francesca è nata in Polonia, ma
dal 1920 lavora negli Stati Uniti, dove
la sua bontà l'ha resa cara a tutti . Durante la Messa del centenario la festeggiata stessa portò il vino all'altare e le
novizie eseguirono canti d'occasione .
Tra i doni del compleanno, Suor Francesca ricevette una statua della Madonna inviata dal Vescovo di Paterson .
E ci fu anche chi le offrì alcuni gomitoli
di lana . E suor Wervas, occhiali sul naso,
riprese subito a sferruzzare .
ROMA . « Operazione carta pro terzo
mondo» - Nello spirito di spontaneità e
di generosità proprio dei giovani e secondo le finalità educative della pastorale giovanile, si è intrapresa e conclusa
nella sua prima fase la raccolta di carta,
indumenti, cenci, ferraglie, medicinali, ecc .
pro terzo mondo . Il Comitato-base era
presso il Circolo universitario della parrocchia di S . Maria Ausiliatrice, in colla-
borazione con il Circolo giovanile e con
il Circolo ACLI della stessa parrocchia .
Più che al risultato finanziario (oltre un
milione) si è mirato a coltivare nei giovani
lo spirito di dedizione e di solidarietà cristiana per l'avvento di un mondo più fraterno . E i giovani hanno corrisposto con
una generosità superiore a ogni più ottimistica previsione .
BÉNEDIKTBEUERN
(Germania) .
Scuola Superiore di Pedagogia e Sociologia - Il Ministero federale tedesco
della cultura nel 1968 ha introdotto un
nuovo tipo di scuola : la scuola superiore
di pedagogia e sociologia . I salesiani
hanno realizzato tra i primi questo corso
di studi . Lo statuto è approvato dallo
Stato, il quale ne riconosce anche i diplomi . Un nuovo edificio accoglie ora degnamente questa Scuola superiore di pedagogia e sociologia . La Scuola è aperta a
tutti coloro che hanno l'esame di maturità
e due anni di pratica nel settore educativo .
BOGOTA (Colombia) . Istituto di Pastorale giovanile • Da marzo ha iniziato la sua attività nel collegio salesiano
Leone XIII l'istituto Latino-Americano di
Pastorale Giovanile . Sorto per impulso del
CELAM, raccoglie la collaborazione dei
Gesuiti, dei Salesiani e delle Suore della
Presentazione . Scopo dell'istituto è quello
di studiare i problemi giovanili alla luce
della pedagogia cristiana e preparare i futuri educatori della gioventù, sia religiosi
che laici . Una istituzione con finalità analoghe ha pure iniziato la sua attività nel
mese di aprile a BuenosAires (Argentina)
a favore delle Ispettorie salesiane della
parte meridionale dell'America Latina .
BARBACENA (Brasile - Mato Grosso) . 11 Club dei lustrascarpe - L'opera
dei salesiani che lavorano a Barbacena
fin dal 1950 con scuole professionali e un
Oratorio festivo, è validamente affiancata
dai Cooperatori e dagli Exallievi . Un
gruppo di essi nel 1961 organizzò un efficiente Club educativo a favore dei giovani lustrascarpe, intitolandolo a Don
Bosco . Oggi il Club è giuridicamente riconosciuto, gode dell'appoggio dell'autorità civile e va consolidandosi con l'assistenza attiva dei Cooperatori . Il Club
mira a toglierli dalla strada, dando loro
un'assistenza morale, religiosa e scolastica . Alcuni infatti hanno già terminato
il ginnasio e una trentina lo frequentano
attualmente, lavorando di giorno e studiando di sera.
17
la Cité des JOHHOS in pìono slaccio
mese si compiranno sei anni dacché il
T raprimoqualche
salesiano venne a cacciarsi in questo angolo
allora selvaggio della periferia di Lubumbashi (Rep . Democratica del Congo) . Fu allora come un « darsi alla
macchia », un uscire dagli schemi di vita cittadini di
questa « capitale del rame congolese », per entrare
concretamente nel rifugio del banditismo locale .
Bisognava sfondare un certo muro di paura . Ci si riuscì .
Poi (1966) ci furono le prime costruzioni che vennero
a cambiare l'aspetto desolante del luogo, ma soprattutto
ci fu il fermento di vita giovanile che rianimò gioiosamente la regione .
Arrivarono i giorni (1968) delle prime inaugurazioni
ufficiali . Molte personalità si sentirono sempre più interessare alla nostra opera . Essa infatti cominciava
ad avere un volto ben definito, sia nel suo piano d'insieme, sia nelle parti già costruite, sia nelle attività in
pieno svolgimento .
Adesso (1970), è venuto il tempo di chiedersi : che
cosa è che soprattutto sembra interessare gli entusiasti della Cité des Jeunes? Dopo qualche anno ci
sembra di poterlo dire .
È lo slancio d'iniziativa, d'organizzazione, di realizzazione, che anima tutta quest'opera, e che contrasta un
po' con lo stagnare di valide attività in altri settori
della vita katanghese . Non è che con ciò si voglia dire
d'essere soli a muoversi sul posto . Tuttavia, lo sviluppo
talvolta rallentato e talaltra accelerato, ma sempre
continuato, delle nostre costruzioni, dà come un senso
di novità e di gradita sorpresa all'occhio di chi ci visiti
appositamente, o di chi, scendendo dalla città lungo
la strada terrosa e tortuosa della Munama, si trovi
improvvisamente davanti ai rossi mattoni dei nostri
nuovi edifici .
Spontaneo viene allora il desiderio di conoscere, di
visitare, d'ammirare .
Evidentemente, non sono i muri in sé, né i vasti
terreni di gioco o di lavoro, che suscitano il vero interesse, ma quanto essi racchiudono o rispecchiano
di vivo, di giovanile, di serio e coraggioso sforzo .
Ciò che più interessa anche i soliti pessimisti è lo scopo
prefissoci e lo spirito che ci anima ; gli stessi di cui
Don Bosco aveva riempito la sua mirabile vita . È
lo stesso ammirato sguardo, che un tempo si posava
sull'opera personale di Don Bosco e che oggi si com18 piace di quella dei suoi continuatori .
Trionfalismo? Può darsi, in un certo senso . Ma non
ingenuità . I nostri occhi infatti restano aperti non solo
all'aspetto positivo e valido del nostro lavoro, ma anche
a quanto di errato vi si possa riscontrare : si resta cioè
sempre pronti a revisionare il tutto con la speranza
di conservare la giusta direzione .
IN AFRICA NON BISOGNA AVER FRETTA
Il nostro Centro di preparazione al lavoro professionale e agricolo si è sviluppato in questi ultimi tre
anni . Alla già imponente falegnameria si è aggiunto
un grande laboratorio, nel quale provvisoriamente
si realizzano i lavori più svariati nel campo della meccanica : dal lavoro di lima alla saldatura, da quello di
forgia alla riparazione d'auto . È il lavoro che più entusiasma i nostri giovani, che arrivando qui domandano
quasi sempre un posto nella « section mécanique »
soprattutto da quando (agosto 1969) ci sono arrivati
i torni e le altre macchine generosamente procurateci
dai Superiori di Torino . La prossima apertura del
laboratorio di meccanica automobilistica eccita il
desiderio di molti .
La sezione di lavoro che meno attira, è quella d'agricoltura . . . È la realtà. Ma non ci mancano mai candidati,
e i nostri due ettari di orto sono continuamente coltivati .
Chissà se un giorno non riusciremo a dare una
« coscienza agricola » a questa giovane popolazione
katanghese, come già in altre parti del Congo?
Abbiamo a disposizione per allora un centinaio d'ettari
appartenenti dall'anno scorso alla Cité des Jeunes,
per disposizione delle autorità congolesi .
Se per il momento non possiamo essere troppo ottimisti su questa linea, non dobbiamo nemmeno disperare dell'avvenire . Il fatto è che qui in Africa non
bisognerebbe mai avere fretta . Il tempo è tutto per noi,
eccetto quando il temperamento europeo ci vela gli
occhi sulle realtà africane . In tali momenti diventiamo
inutilmente tristi pensando forse che non si arriverà
mai a un buon risultato, perché « essi » non fanno
come noi .
Ecco una delle difficoltà che potrebbe pregiudicare
qualsiasi opera missionaria o assistenziale in terra extraeuropea .
1964 :
1965 :
1968 :
1970 :
primi contatti
prime fondamenta
prime inaugurazioni
riflessioni sul passato e sul presente
UN MEZZO CHE INCIDE : LO SPORT
L'entusiasmo dei nostri giovani si moltiplica nei
momenti di sport attivo, a cui essi si dedicano coraggiosamente, pur dopo ore di duro lavoro . Davvero non
possiamo dire che sono pigri se, per allenarsi al calcio
(abbiamo una squadra, per ora, in 2a Divisione regionale) oppure al pallavolo (forse la nostra squadra
è la più forte di Lubumbashi), o al basket o alla boxe
• all'atletica leggera, fanno chilometri e chilometri
di marcia dai più lontani quartieri, uscendo da scuola
• dal lavoro talora a pancia vuota .
Abbiamo avuto l'anno scorso, fino all'inizio del '70,
un lungo momento di quasi assenteismo nelle nostre
attività sportive . Difficoltà passeggere, ma assai gravi
ci bloccarono un po' e ridussero l'ordinaria partecipazione giovanile . Ma nei mesi più recenti si nota un
ritorno spontaneo e sempre più nutrito di giovani
d'ogni condizione : studenti, operai e . . . disoccupati
cronici .
Le ore pomeridiane sono riempite da questo via-vai
disordinato e nello stesso tempo organizzato . Tutte
le nostre installazioni sportive sono ben occupate
fino a sera . Poi la maggior parte dei giovani sfolla,
• qualcuno resta nella « grande sala » (futuro ristorante giovanile) fin verso le 10 a giuocare o ad assistere
alla TV .
Oratorio all'italiana? Sì, ma incompleto per forza di
cose . Siamo ancora tanto lontani dalla ricchezza di
vita cristiana che Don Bosco sognava nei suoi centri
giovanili . D'altronde qui si vive in una situazione troppo differente . O forse, chissà, i nostri oratori d'Italia
cominciano anch'essi ad allinearsi al tipo della Cité des
jeunes? Spero di no!
Inutile per ora dilungarsi su altri aspetti della nostra vita e delle attività molteplici della Cité des Jeunes .
Lavoro-sport-assistenza materiale e morale ne sono
lo schema organizzativo . Attraverso questi canali,
a carattere prettamente umano e naturale, resta
sempre aperto il passaggio alla Parola e alla Grazia
di Dio Padre, che nel nome di Cristo ci ha inviati a
questi suoi figli della terra africana .
DON MARIO VALENTE
Un allievo
dei più anziani al lavoro
nella falegnameria,
di cui si vede qui sotto
una veduta parziale .
Dal nostro inviato
DON CARLO DE AMBROGIO
CEYLON.•
due razzi, ttte s
«
ate crescere da voi stessi i
F vostri legumi » (Grow your own
vegetables) . Con questa parola d'ordine
si apre l'elenco telefonico di Ceylon,
che è soprattutto l'elenco della
capitale Colombo . Altro consiglio
imperativo a pagina 62 : « Cipolle
rosse. Maturano in 75 giorni . A
coltivare cipolle rosse ci si guadagna »
(Red onions . 75 days' crop . Red
onion cultivation pays) . Davanti a
un elegante villino di Colombo 7 il quartiere più aristocratico della
capitale - pascola una muccherella .
La città e la campagna si compenetrano : la strada che dall'aeroporto mena
alla capitale - una quarantina
di chilometri - sembra una via
che attraversi un villaggio interminabile ; quel villaggio si dilata
progressivamente per diventare una
vasta città in riva al mare, distesa
lungo le strade che si irradiano verso
l'interno dell'isola .
Non c'è un vero centro commerciale e culturale a Colombo, modesta
capitale ; non ci sono nemmeno
quegli edifici prestigiosi che costano
tanto caro a certi paesi sottosviluppati . « È una città panino-imbottito
- mi dice don Enrico Rémery, direttore del " Don Bosco Seminary "
di Negombo . - 11 quartiere ricco di
Colombo 7 è come una fettina di
prosciutto tra il pane del nord,
proletario, e il pane del sud, feudo
della classe media» .
CROGIUOLO DI RAZZE
L'isola di Ceylon pende come una
lacrima gocciante, che sgronda dal
mento dell'India, a circa 110 chilomentri di distanza . Quelli che vivono
sull'isola non la chiamano Ceylon, ma
Lanka, un antico nome sanscrito che
le fu imposto 25 secoli fa dai conquistatori indiani del nord, i sin20 galesi . Ceylon è relativamente pie-
Colombo : una strada misera e pittoresca per l'animazione di genti e costumi diversi .
cola : è lunga circa 450 chilometri,
larga in media 150 e ha un numero di
abitanti pressappoco uguale a quello
di Londra . Sulla costa fa molto
caldo; l'isola infatti è solo a pochi
gradi a nord dell'equatore ; ma bastano poche ore di automobile per
portarsi in un clima eternamente
autunnale, in mezzo a montagne
che raggiungono i 2400 metri .
Ceylon è un crogiuolo di razze ;
vi si sono incrociate una settantina
di razze diverse, inclusi gli Afgani,
che hanno il monopolio dei prestiti
di denaro, gli Arabi che detengono il
commercio dei gioielli e gli zingari
Kuravar che fanno gli incantatori
di serpenti . Nel cuore della giungla vivono persino i Vedda, i più primitivi tra le tribù più primitive del
mondo .
COLOMBO SU MISURA DEL TÈ
I primi europei a insediarsi stabilmente a Colombo furono i Portoghesi ;
poi vennero gli Olandesi che ne
fecero sparire le tracce . Lo stile delle
case a Colombo non ricorda in nulla
Goa o Macao ; però quanti Perera,
quanti Silva, quanti Fernando si
ritrovano a Colombo! Furono i missionari portoghesi a importarvi la
fede e il culto cattolico . Giunsero
poi le navi olandesi; gli Olandesi
predicarono la Riforma protestante
e innalzarono un forte, oggi quasi
scomparso, e molti edifici civili e
religiosi, di cui rimangono ottimi
ruderi . Da uno di quelli - la residenza del governatore - gli Inglesi
fecero la St. Peter's Church, sui
muri della quale scolpirono i nomi
dei pionieri della colonizzazione britannica .
L'Inghilterra ha costruito Colombo su misura del tè, non come
Singapore su misura del caucciù
e dei larghi viali dell'imperialismo
militare e finanziario . L'Impero britannico ha modellato la capitale di
Ceylon e vi ha lasciato la sua impronta : per esempio, gli autobus rossi
a due piani . Il traffico aereo di
Ceylon ha per scalo Londra più
toríe, quattro religioni
11 tè è la linfa vitale di Ceylon . Nella foto, la raccolta presso Kandy .
di qualsiasi altra capitale europea .
La classe dirigente dell'isola parla
spesso un eccellente inglese, abitudine che ormai si sta spegnendo
nelle giovani generazioni . Il fatto
che la capitale possieda una fortissima proporzione di gente di razza
tamil lo deve all'Inghilterra . Questo
lento affluire a Colombo di importanti
elementi non indigeni doveva contribuire negli anni '50 a precipitare
la crisi nazionale, marcata dal risveglio del vecchio fondo buddista
di Ceylon .
IL TÈ NERO DI CEYLON
Budda non è onnipresente a Colombo, come lo può essere a Bangkok o
in Cambogia a Phnom-Penh . Il
cristianesimo vi è più visibile ma le
chiese cristiane sono fatiscenti oppure mancano di discrezione . Le
moschee (il sindaco della capitale
è un musulmano) s'integrano meglio
nel paesaggio urbano con la loro
architettura meno vistosa e che
dà meno nell'occhio . Le pagode
sono sepolte tra gli alberi e le case .
Il tè è praticamente la linfa
vitale di Ceylon. Lo chiamano la
Mahabadde (grande industria) e ogni
anno ne esportano per più di un terzo
di tutto il tè che si trova sul mercato
mondiale . Soltanto l'India ne esporta
di più. Il tè : di Ceylon è nero ; il
migliore è quello che si coltiva
nelle zone più alte, tra i 1500 e i
1800 metri . Per mettere insieme
un chilo di tè come si trova in
commercio ci vogliono approssimativamente 6600 germogli . Occorre
andare a vedere le donne cogliere
le foglioline nuove ogni dieci giorni
e gettarle in un grosso paniere che
portano sulle spalle : un lavoro paziente, da asiatiche .
MI VERREBBE TANTE VOLTE
LA TENTAZIONE . . .
A sera, quando a Negombo sono
scese le ombre sulle piantagioni di
cocco che circondano la Casa sale-
siana, parliamo a lungo con Don
Rémery sulla vita (che è molto dura)
a Ceylon.
« Vede - mi dice don Rémery l'aeroporto è qui vicino, a qualche
chilometro di distanza . Se non ci
fosse il Signore nel tabernacolo,
mi verrebbe tante volte la tentazione di pigliare il primo aereo in
partenza e tornarmene in Francia » .
Mi racconta che i dibattiti politicoreligiosi sono frequenti a Colombo
e non risparmiano all'occasione nemmeno il governo . La gioventù è in
fermento . È capitato, per esempio,
che duecento giovani sono arrivati
a Colombo dopo una marcia di 150
chilometri . Penetrarono di forza nel
Ministero del Lavoro, chiedendo una
occupazione qualunque . Simili dimostrazioni vogliono attirare l'attenzione del governo sull'inquietante
problema della disoccupazione. Non
è stata pubblicata nessuna statistica a questo proposito, ma è
certo che la capitale è gravemente
toccata, forse più che il resto del
Paese, da questo flagello che ogni 21
giorno diventa sempre più minaccioso . Quanti sono quelli che, anche
istruiti e diplomati, non trovano
lavoro corrispondente alla loro qualificazione oppure nemmeno trovano
lavoro? L'università della capitale come quella di Kandy nel centro
dell'isola - è in effervescenza .
COLOMBO INVECCHIA
UN POCHINO
Colombo è una città che invecchia
un pochino, a eccezione di alcuni
quartieri, come quello situato attorno alla stazione dove si allineano
dei microscopici hotel - il Brahmin's
Hotel, il Colonial Hotel - e innumerevoli botteghini di strada che prosperano all'ombra del monumento
al colonnello Henry Steele Scott,
l'americano che alla fine dell'Ottocento rilanciò a Ceylon sul piano
educativo il movimento buddista .
Nel quartiere di Pettah formicolano
i commercianti, i venditori di legumi
o di frutta, i pescatori che decapitano
il tonno e il pesce sul marciapiede, i
contadini che guidano i loro carri
tirati dai bufali e i disoccupati
che giocano a dadi sull'asfalto e
anche (dicono), in questo Paese
a forte criminalità, gli assassini
Resta indimenticabile lo spettacolo di
migliaia di corvi che sfiorano i passanti in maniera inquietante, in
una ridda infernale di ali nere e
di lunghi becchi gracchianti .
LA NOVITÀ RADICALE
A Negombo, periferia della capitale, don Rémery tiene aperto un
aspirantato e una scuola professionale per meccanici e falegnami
esterni . Bisogna vederli in chiesa i
suoi giovanissimi aspiranti : mostrano
una compostezza e una devozione
meravigliosa .
Si fa sera . Tutt'intorno la giungla respira . Calano fitte le ombre ;
il silenzio è continuamente rotto
da grida e da voci di animali notturni . Sotto il 'ventilatore, al lunie,
si chiacchiera. Faccio una domanda
a don Rémery:
- Che cosa intende portare lei
di specifico a questi giovani singalesi?
Mi guarda ; sorride . È un uomo
rude che ha fatto l'esperienza durissima della guerra mondiale . Mi
risponde :
- L'amore del prossimo .
Sembra una risposta banale, generica, poco interessante per i mis-
Coste presso l'isola di Ceylon con le caratteristiche imbarcazioni .
fuggiti dalle piantagioni di tè e
mimetizzati nella grande città.
Così è Colombo col suo miscuglio o giustapposizione - di due razze,
di tre storie coloniali, di quattro
religioni . Ci vivono seicento mila
abitanti (un milione con la periferia, tra cui Negombo, dove vivono i
pochissimi Salesiani) . È una città
difficile da definire, da riassumere,
22 da presentare in poche immagini.
Paolo, ai pagani . È l'amore mutuo
del Padre e del Figlio nel dono dello
Spirito Santo che il Cristo comunica
agli uomini mediante la sua morte
e risurrezione. È « il Cristo in noi »,
è il mistero nascosto da secoli, che
San Paolo fu chiamato a predicare.
sionari . Tutto sta a intendere bene
e pienamente il senso da dare
all'espressione .
- La novità radicale
mi
spiega don Rémery - si rivela nella
natura dell'amore cristiano, in quanto
esso è una partecipazione all'amore
con cui Dio e Gesù Cristo ci amano
nello Spirito Santo . Qui sta la novità
essenziale del Vangelo che il missionario deve annunciare, come San
IMPIANTARE L'ECONOMIA
EVANGELICA
- E allora - gli chiedo ancora come definisce lei l'evangelizzazione
ai pagani?
Don Rémery mi guarda ancora,
con quei suoi occhi chiari, e mi
risponde preciso :
- Non solo annunciare il Cristo
o predicarlo, ma impiantare l'economia evangelica, fare che gli uomini si amino tra di loro come il
Cristo ama noi . Prendano coscienza
che questo amore gli è dato da un
Altro gratuitamente, un Altro che
li ha amati fino a volergli comunicare
il proprio amore morendo e risuscitando per loro, facendosi loro
cibo nell'Eucaristia. L'amore del
prossimo, così inteso, fa a pugni con
una certa pretesa, oggi diffusa (soggiunge don Rémery con una leggera punta polemica) di amare il
prossimo senza curarsi di Dio o
addirittura negando Dio . Ecco dunque il compito specifico del missionario salesiano tra i giovani pagani: predicare l'esplosiva e rivoluzionaria novità evangelica dell'amore e far sì che sia praticato .
Dalle tenebre della giungla continuano a levarsi le grida notturne
degli animali .
- In una delle più belle favole
degli ultimi tempi, - dice don
Rémery - nel libro Il Piccolo
Principe di Saint-Exupéry, ho letto :
« I grandi! Se dici loro : ho visto
una bella casa con tegole rosse, con
gerani alle finestre e colombe sul
tetto, non sono capaci di immaginarsi
questa casa . Bisogna dirgli : ho visto
una casa che vale un milione di
franchi . E allora esclamano : ah,
che bella!» . L'amore cristiano, ri-
velazione dell'amore trinitario, vale
l'infinito . È attraverso l'amore che
il missionario acquista un volto
per il singalese pagano e gli diventa parlante e comunicativo come
un fratello. Anzi, più che un fratello .
∎
NELLE TERRE VERGINI
DELL'ALTO ORINOCO
A Santa Maria de los Guaicas
SECONDA
PUNTATA
Verso le 17 approdiamo alla patria di adozione di don Luigi Cocco, l'apostolo
dei Guaicas (Alto Orinoco-Venezuela) . Ci accoglie Suor Felicita (di Savigliano)
e ci spiega che non c'è, perché impegnato in uno dei suoi frequenti giri apostolici . Per confortarci, promette di prepararci una squisita refezione con bistecche di coccodrillo e sfilatini di serpente . Non riesco a trattenere una
smorfia di disgusto . «Sarà una cena deliziosa», mi assicura la suora con
un sorriso disarmante . A prova fatta, .ho dovuto darle ragione . D'altra parte,
meglio mangiarli noi, i serpenti e i coccodrilli, che essere mangiati da loro . . .
« Domani le faremo vedere il nostro aeroporto », mi dice, soddisfatta per il
senso di stupore che mi legge negli occhi . Lo stupore aumenta quando lo vedo,
e mi spiegano come hanno fatto a costruirlo . Prima era una fitta e intricata boscaglia . Don Cocco e i suoi Guaicas, usando strumenti rudimentali, senza risparmiare tempo e fatica, ne hanno fatto un'enorme pista su
cui possono atterrare perfino i quadrimotori . Quando arriverà anche lì la
potenza della tecnica più avanzata, sarà certamente perfezionato ; altri se ne
prenderanno la gloria e il vanto, i missionari saranno dimenticati e forse
Ocamo (Alto Orinoco-Venezuela) . Questi bimbi Guaicas giocano con un tigrotto come i
nostri bimbi giocano con un gattino .
23
Il 14 febbraio siamo di ritorno a Ocamo . Don Cocco
non è ancora tornato, ma ha fatto sapere via radio che
arriverà nel pomeriggio . La radio rende al missionario un
servizio inestimabile : lo toglie dall'isolamento e gli permette di lanciare il SOS in qualsiasi caso di necessità .
Per don Cocco è stata più di una volta l'unico mezzo
di salvezza .
Patriarca
Hanno catturato una «bava», specie di coccodrillo che vive
nell'Orinoco.
criticati . Ma lo storico informato e imparziale riconoscerà che furono proprio loro i primi a portare
a quelle genti i valori della promozione umana, armonizzando evangelizzazione e sviluppo, progresso
sociale e destini eterni.
La missione protestante
Facciamo una puntatina a Navaca, una stazione missionaria costruita con gusto e competenza da don Berno,
che ci accoglie con un largo sorriso . È un uomo di grande
ingegno e dotato di vivo senso artistico . Conosce alla
perfezione la lingua e i costumi degli Yanoama, ne ha
pubblicato recentemente una grammatica.
In sua compagnia visitiamo la missione protestante .
Il Pastore ci accoglie con molta cordialità ; sua moglie
tradisce sotto la parlata spagnola un chiaro accento
californiano ; il bimbo se l'intende a perfezione con i
coetanei, da cui si distingue soltanto per il suo vestito
alla far-west e per la testina bionda che contrasta con
le nere capigliature dei ragazzi della foresta . Tra le due
missioni corrono rapporti di stima e rispetto reciproco ;
ambedue vivono in povertà e sacrificio, animati da
sincero desiderio di elevare le condizioni materiali e
morali dei nostri fratelli in Cristo . Quando verrà il
giorno in cui il loro messaggio sarà veramente identico
a quello portato in terra dal Redentore?
Terminata la visita, proseguiamo verso Platanal,
ove don Gonzales ci ristora con . . . uova di tartaruga .
Si trovano sulla spiaggia a dozzine . E il missionario
deve allenare il suo stomaco al cibo indigeno ; guai se
mostrasse nausea o disgusto . È sempre attorno alla
tavola che si fanno gli amici, e quando la tavola ha
per tovaglia la prateria sconfinata e per soffitto il
24 cielo, il sapore dei cibi non ha più molta importanza .
e
profeta
Arriva, finalmente . Più che il suo volto, scorgo la
sua barba patriarcale da cui emergono due occhi vivacissimi e un sorriso carico di bontà . Ci abbracciamo,
mentre il breve crepuscolo prelude la notte imminente .
Ora racconta, in una lingua pittoresca in cui l'italiano
si mescola allo spagnolo e il dialetto guaica a quello
piemontese con schietto accento torinese . Sì, ha esplorato una zona ancora sconosciuta, ha fatto delle scoperte molto interessanti . Faceva parte della spedizione
anche la dottoressa Inga Steinvorth De Goetz, nota
per i suoi studi sugli Yanoama . È di confessione luterana, ma alla missione di Santa Maria de los Guaicas è
di casa . Essa non nasconde la sua ammirazione per
il lavoro che stanno svolgendo i missionari salesiane e le Figlie di Maria Ausiliatrice tra le popolazioni
indigene, e non manca di aiutarli secondo le sue possibilità, con autentico spirito ecumenico .
Da tutte le capanne gli Indi sono accorsi attorno a
don Cocco, dal capo tribù al brujo, lo stregone,
dai bambini agli adulti . È una festa, una manifestazione di affetto che commuove . Don Cocco ha una parola
cordiale e un sorriso affettuoso per tutti .
Ora celebra la santa Messa . I paramenti non sdno
proprio secondo le migliori prescrizioni liturgiche . Il
càmice, stretto ai fianchi da un cordone ingiallito, è
troppo corto per coprire tutta la veste, e i pantaloni,
privi di qualsiasi senso estetico, si affacciano al di sotto
di essa . Le calze sono evidentemente un lusso superfluo, e i piedi affondano nudi in un paio di sandali che
non ne possono più . Del resto, tutti quei vestiti sono
anche troppo per chi vive in mezzo a gente che con
naturalezza vive vestita di aria e di sole, con un semplice straccetto ai fianchi .
Ma se non tutte le rubriche sono salve, lo spirito della
vera liturgia è realizzato in pieno : la partecipazione
degli Indi è veramente cosciente e attiva . Mentre don
Cocco parla, tutti gli sguardi sono fissi su quell'uomo più
buono del pane, che si esprime oltreché con la voce, con
una mimica indescrivibile . Dialoga con loro, li interroga, li fa ridere, li commuove, li rende partecipi della
sua avventura, dei suoi più nobili ideali .
Cambiare la pelle
Mentre la Messa continua, osservo le mani di don
Cocco ; e poi guardo quelle delle suore, intrecciate in
preghiera . Sono come il loro volto, bruciato dal sole,
crivellato dagli insetti, reso uguale a quello degli indigeni . Ma molto più di quando erano bianche e delicate,
ora sono veramente mani di angeli, anzi vere mani di
sorelle, di madri, che sanno curare con abilità e delica-
tezza le piaghe, le ferite di quegli esseri nei quali Cristo
appare più sofferente e abbandonato . Mani che distribuiscono tutto ciò che la provvidenza mette a disposizione : viveri, vestiti, medicinali, dolci e perfino
giocattoli . Mani che testimoniano la bontà del Padre
che è nei Cieli, per il . quale non esistono differenze di
razza o di civiltà.
Dopo il riposo notturno nel profondo respiro della
selva, torno a conversare con don Cocco, mentre il
sole ridesta ed esalta ogni vita .
« Guardi, - mi spiega con calore - Se vogliamo
realizzare qualche cosa, come missionari di Cristo, non
dobbiamo fare i dilettanti . Non si può venire qui per
starci solo qualche tempo, conservando le proprie
abitudini e la propria mentalità . Bisogna cambiare la
pelle, bisogna diventare come uno di loro .
Anche qui sono piovuti di quelli che in gergo anglosassone si chiamano birds of passare, uccelli di passaggio . Gente che si interessa dei problemi missionari
solo per hobby. Vengono qui dicendo di volerti dare
una mano, ma in realtà vanno in cerca di esperienze
esotiche, guardano gli indigeni come le bestie rare di un
giardino zoologico, e scattano fotografie . Gente che ci
stanca, ci annoia, che lascia più male che bene » .
La voce di don Cocco si è fatta insolitamente seria
e sdegnata . Si capisce che è rimasto ferito, lui così
geloso dei suoi Guaicas e della loro dignità umana .
« Certa gente si crede chissà cosa perché ha una certa
cultura, è ben vestita, ben pasciuta, e porta l'orologio al
polso . Ma i nostri indi hanno l'occhio più semplice e più
puro di loro » .
« Quanto a me, - continua don Cocco, - ho deciso di
passare qui tutta la vita . Ora conosco bene la loro lingua,
la loro mentalità, sono come uno di loro, dopo tanti
anni di sacrifici e di pazienza . Ho soltanto bisogno di
qualcuno che si prepari a prendere il mio posto, per
il giorno in cui andrò al cimitero ».
« Il più tardi possibile, caro don Luigi » .
« Mah! Ho già subìto sette operazioni, e per quanto
sia un numero perfetto, non è detto che sia completo .
L'ultima volta ho detto al chirurgo : « Non sarebbe il
caso di applicarmi una chiusura lampo? È tanto pratica!
Così la prossima volta farà più in fretta! » . (continua)
DON FRANCESCO LACONI
PUERTO AYACUCHO (VENEZUELA) . CORSO DI STUDIO E DI AGGIORNAMENTO
PER MISSIONARI E MISSIONARIE DELL'ALTO ORINOCO
I Salesiani e le Figlie di Maria
Ausiliatrice operanti nel Vicariato apostolico di Puerto Ayacucho
hanno lasciato il loro consueto
lavoro nelle varie stazioni missionarie per incontrarsi in un
clima di autentica fraternità,
maturata in mezzo alle medesime difficoltà e durezze della
vita missionaria . Il corso, presieduto da don Làconi, inviato
dal Rettor Maggiore in rappresentanza del Prefetto generale, Superiore delCe Missioni Salesiane,
aveva lo scopo di approfondire
il senso del mandato di evangelizzare, alla luce dell'esempio di
Gesù, mettendo in risalto le ragioni
teologiche della missione della Chiesa e la dottrina del Decreto Ad
Gentes del Vaticano II. Alla
parte dottrinale s'intrecciavano le
relazioni dei singoli missionari
convenuti da tutti i punti del
Vicariato, e le discussioni sui
temi più vitali dell'evangelizzazione .
25
TRENT'ANNI DI MISSIONE
NEL BENGALA
Mons . Luigi Morrow La Ravoire scrittore.
IL COW-BOY DEL TEXAS
La vigilia di Natale del 1892 i
coniugi Morrow La Ravoire ricevevano da Gesù Bambino il più
bel regalo che potessero desiderare :
un robusto e vivace maschietto,
a cui posero il nome di Luigi.
Nelle sue vene scorreva una specie
di sangue ecumenico : il padre, di
origine francese, era cattolico ; la
madre, irlandese, era di religione
episcopaliana . Gli sconfinati orizzonti del Texas (USA) ove era nato
entusiasmarono il suo spirito intraprendente e audace, e rivelarono
presto in lui l'animo del pioniere .
Egli stesso amava definirsi il « cowboy del Texas » .
Vicende di famiglia lo portarono
a compiere gli studi nel Messico .
A Puebla fu allievo dei salesiani .
Quegli uomini semplici e generosi
conquistarono il suo animo e fecero maturare in lui il desiderio
di imitarli con una donazione completa a servizio di Dio e del prossimo .
Compiuti felicemente gli studi necessari, il 21 maggio del 1921 nella
cattedrale di Puebla il « cow-boy del
Texas » divenne sacerdote .
DAL MESSICO ALLE FILIPPINE
26
C'era allora a Manila, in qualità
di Delegato apostolico, mons . Guglielmo Piani, un altro salesiano
che ha lasciato un grande ricordo
di sé . Aveva bisogno di un segretario, e ne fece la proposta al giovane
sacerdote . Il quale non stette a
pensarci due volte : con animo pronto
e generoso accettò l'invito, tanto
più che l'intesa era per due soli
anni . In realtà, ci stette sedici anni .
Il contatto con quell'uomo eccezionale fu una preziosissima scuola di
formazione apostolica .
Don Luigi non era l'uomo da
contentarsi del lavoro d'ufficio . Oltre
che al ministero ordinario e a una
specie di oratorio festivo nella Delegazione stessa, si dedicò a un'attività
che gli era congeniale : la diffusione
della buona stampa .
Già negli anni della sua permanenza a Puebla aveva fondato il « Centro
Buona Stampa », che non solo diffondeva libri e riviste, ma indicava
pure tempestivamente il titolo delle
pellicole accettabili in base ai princìpi dell'onestà cristiana .
A Manila fondò un centro analogo,
dapprima contentandosi della diffusione di sane letture, poi impugnando egli stesso la penna, sull'esempio di Don Bosco . Fu un sue-
cesso straordinario : i suoi primi
libri, Il mio amico e La mia prima
Comunione, scritti per i ragazzi,
hanno superato il traguardo di
13 milioni di copie, e sono stati
tradotti in oltre quaranta idiomi
di tutto il mondo : dal cinese all'italiano, dai dialetti dell'India a
quelli dell'Africa .
Incoraggiato da questi risultati,
don Morrow preparò una serie di
testi di catechismo e di opuscoli
sul tipo delle Letture Cattoliche fondate da Don Bosco : libri semplici
e sostanziosi che sono ancor oggi
in uso nelle scuole delle Filippine .
LA CROCE CHE PESA DI MENO
Nel febbraio del 1937 si svolse a
Manila il Congresso internazionale .
Poiché mons . Piani era nel Messico
in qualità di Visitatore straordinario,
toccò al suo segretario collaborare
alla buona riuscita della grandiosa
manifestazione . Fu il miglior collaudo
del suo zelo apostolico e delle sue
capacità organizzative . Due anni
Il « Centro culturale per signorine »
apre le sue porte a questo promettenti giovinezze indiane .
dopo (ne aveva ormai 47) gli giungeva
da Roma la nomina a Vescovo di
Krishnagar, nel Bengala . Ricevette
la consacrazione episcopale nella
Basilica di San Pietro da Pio XII .
Nel consegnargli la croce pettorale,
il Papa gli disse : « È la croce che
pesa di meno . Vi mando in un posto
estremamente povero : siate il padre
di tutti » .
Mons . Morrow non era mai stato
in India, né aveva mai conosciuto
quella gente. Ma il suo era veramente un cuore di padre, fatto
per amare specialmente i più poveri
e bisognosi . Non volle arrivarci
a mani vuote, e si dette immediatamente da fare . Per un anno girò
gli Stati Uniti, invitando i ricchi
a rinunciare al superfluo in favore
dei poveri. Aveva già in mente
un piano ben chiaro : soccorrere
in maniera efficace i più bisognosi,
occuparsi soprattutto della gioventù
con quella predilezione e quella
lungimirante sapienza che aveva
imparato da Don Bosco . Gli avevano
detto che dei suoi diocesani soltanto
poco più del quattro per cento
sapeva leggere e scrivere . Altro
che fondare centri di buona stampa,
come a Puebla e a Manila! Bisognava
letteralmente cominciare dall'abc .
Mons . Morrow, appena giunto
nella sua sede, investì il denaro
raccolto nell'acquisto di vasti ap-
Krishnagar (Bengala-India)
La nuova clinica
«Maria Immacolata»,
attrezzata modernamente,
con ospedale e dispensario .
27
pezzamenti di terreno per fabbricarvi
scuole e collegi, dapprima in Krishnagar, poi nei principali centri della
diocesi . E gli insegnanti? Ai ragazzi
provvedevano i salesiani, alle ragazze
le Suore di Carità, che già da molti
anni lavoravano in quelle terre
con mirabile spirito di sacrificio .
Dopo trent'anni di paziente e
costante lavoro, gli alfabetizzati sono
saliti al 60%. Un risultato sufficiente a rendere un uomo benemerito della civiltà .
COSTRUTTORE INFATICABILE
Gli amici di monsignore gli dicevano scherzando che soffriva in
forma acuta del « mal della pietra » .
Forse fu anche la « croce più . pesante » . Fatto sta che gli edifici
fatti costruire da lui sono innumerevoli, e non si sa davvero come abbia
fatto a trovare il denaro necessario .
Insieme con le scuole, ove si
forma l'uomo, le chiese, ove si forma
il cristiano . Nel territorio della
diocesi mons . Morrow ha costruito
oltre trenta cappelle, e ha notevolmente ingrandito e abbellito la
chiesa cattedrale .
Nella scuola si forma la mente,
nella chiesa si educa lo spirito,
ma l'uomo completo ha bisogno
anche di ricrearsi nel divertimento
e di sfogare la sua vitalità nel gioco .
Nel 1957 gli amici che monsignore
aveva a Cincinnati ricevettero da
lui una richiesta che li lasciò perplessi. Chiedeva una rimessa per
aerei, piuttosto grande, 140 piedi
per 80 . A che scopo? Voleva forse
costruire un campo di aviazione
per una flotta aerea? Il mistero si
chiarì quando i pezzi dell'hangar,
spediti sollecitamente, furono rimontati : ne risultò uno spazioso
salone teatro, capace di circa 2000
posti . La gioventù aveva finalmente
l'ambiente adatto per le attività
ricreative e per le manifestazioni
della vita sociale .
Dopo il teatro, eccolo a costruire
lo stadio ove i giovani potessero
educarsi nelle più diverse competizioni sportive .
TRA I POVERI E GLI AMMALATI
Il « mal della pietra » è soltanto
l'aspetto esteriore e appariscente
28 di mons . Morrow. La realtà vera
Il mezzo di comunicazione per le visite
pastorali di mons . Morrow fu per tanti
anni quello dei poveri : la bicicletta .
e profonda è il suo amore e il suo
interessamento per i poveri e i bisognosi . È chiaro che anche le
strutture murarie non hanno valore
se non in quanto servono all'uomo.
Ammalati negli ospedali e detenuti nelle carceri hanno da tempo
imparato a riconoscere il suo volto
paterno e il suo interessamento
affettuoso . Le sue visite non sono
attese soltanto dai ricoverati, ma
anche dai dirigenti, che sanno di
trovare in lui un consigliere esperto
e prudente in merito ai grossi
problemi che opere di tal genere
non mancano di suscitare . E anche
in questo campo, il Vescovo non
si è contentato di buone parole .
Ha voluto costruire un nuovo ospedale, dedicato a Maria Immacolata,
attrezzato modernamente, e inaugurato nei mesi scorsi.
Gli anni '40 e '50 furono per
la sua diocesi (come per tanta
parte del mondo) particolarmente
difficili, e rivelarono nel Vescovo
il padre veramente buono, pronto a
sacrificarsi per tutti.
Nel 1943 scoppiò quella che fu
definita una delle carestie più disastrose nella storia del Bengala.
Milioni di abitanti (da tre a cinque)
morirono di fame ; si riteneva fortunato chi riusciva a masticare radici .
Si costituì allora un comitato di
emergenza, una cinquantina di membri, dei quali due terzi indù e un
terzo maomettani, nessun cattolico .
Ma sia gli indù che i maomettani
furono d'accordo nell'affidarne la
presidenza a mons . Morrow, che
già si era prodigato con i suoi
salesiani in soccorso degli affamati .
Ad aggravare la situazione si aggiungevano ormai anche le dure
conseguenze della guerra mondiale .
Si dovette costituire un'altra organizzazione di soccorsi; il Vescovo ne
fu il rappresentante fino al 1959 .
Sotto il suo controllo e la sua responsabilità furono distribuite migliaia
di tonnellate di latte in polvere,
che mira alla elevazione sociale
della donna indiana mediante una
formazione integrale teorica e pratica .
C'è poi un'attività di mons . Morrow
più nascosta, ma tanto preziosa
da costituire la ragione del successo
di tutto il resto : la preghiera davanti
a Gesù Sacramentato . Quando il
Vescovo restaurò la cattedrale, volle
che ci fosse una cappella per l'adorazione perpetua . In essa ogni giorno
le Suore di Maria Immacolata, a
turni di due, pregano silenziosamente per tutti . Perfino i pagani
ne sono rimasti ammirati, e talvolta
sostano anch'essi in preghiera con
la loro famiglia . Da quando è cominciata questa pratica, si è notato
un evidente incremento di pietà
e di vita cristiana nel popolo .
NASCONDEVA LA COMMOZIONE
SOTTO L'AMPIO SORRISO
Le « Suore del sorriso » in visita a un villaggio . Le mamme
sono felici di ricevere la loro visita, e le Suore sono più felici
di intessere la loro vita di opere di carità per i più poveri .
di frumento, di olio, e di altri generi
alimentari . Durante la carestia, il
latte in polvere veniva distribuito
ogni giorno a oltre 60 .000 bambini
delle scuole . Contemporaneamente,
per una dozzina d'anni, fu membro
della Giunta municipale, mentre
la città di Krishnagar si dilatava
rapidamente da 22 mila a 80 mila
abitanti . Fu allora che il Vescovo
poté fare alla città il dono più
urgente e gradito : l'ampliamento
della rete idrica, in modo da assicurare la fornitura di acqua potabile in proporzione degli abitanti .
LE « SUORE DEL SORRISO »
Una delle carenze più sentite
della diocesi era la scarsità di
opere sociali in favore della gioventù
femminile . Monsignore vuole risolvere anche questo problema, prepara un progetto, e con l'aiuto di
amici e benefattori fonda un isti-
tuto per la formazione di giovani
donne disposte a consacrare la vita
a servizio del prossimo . Nasce così
la Congregazione delle Suore di
Maria Immacolata, definita il suo
capolavoro . Oggi, a vent'anni dalla
fondazione, fra suore e aspiranti
sono circa trecento, e tra di esse
si annoverano dottoresse, infermiere,
insegnanti e sociologhe . Compiono
il tirocinio nei collegi accademici,
negli ospedali e poi svolgono la
loro attività nei dispensari, nelle
scuole e nei centri sociali femminili . Due caratteristiche le hanno
rese simpatiche ai bengalesi, compresi i maomettani e gli indù : il
sorriso che illumina il loro volto
e l'inseparabile bicicletta che permette loro di sciamare ogni giorno
nei vari villaggi col mezzo dei poveri
per mettersi a disposizione dei poveri,
curare gli infermi e annunciare
la buona parola .
Ma la loro opera più importante
è il « Centro culturale per signorine »,
Mous . Morrow partecipò attivamente al Concilio Vaticano Il e
si impegnò ad attuarne fedelmente
le direttive . Quando Paolo VI, con
il Motu Proprio del 1966, consigliò un limite di età nell'esercizio
delle cariche, egli si dichiarò pronto
a lasciare il suo posto prima ancora
di compiere i 75 anni . Ma soltanto
nel novembre scorso la sua richiesta
venne accettata, allo scopo di facilitare l'elezione di un vescovo indiano .
La notizia destò sorpresa e rincrescimento . Per tre giorni, dal 31 gennaio al 2 febbraio scorso, la popolazione volle dimostrare al Padre
buono tutta la sua riconoscenza .
Secco e robusto, nonostante i 77
compiuti, mons . Morrow cercava di
nascondere sotto l'ampio e cordiale sorriso la profonda commozione dell'animo .
Libero ormai dalle cure pastorali
potrà dedicarsi con maggior libertà alle Suore da lui fondate, e
curare l'aggiornamento delle sue
pubblicazioni, specialmente del Catechismo, sempre molto richiesto, non
solo in India, ma anche nelle Filippine e negli Stati Uniti .
Paterno e sorridente, mons . Luigi
Morrow La Ravoire rimarrà esempio
e stimolo a tutte le anime generose
che vogliono consacrare la loro
vita alla gloria di Dio e al servizio
dei fratelli.
• 29
PER
INTERCESSIONE
DI
MARIA
AUSILIATRICE
30
MARIA AUSILIATRICE
E DON BOSCO CONTINUANO A
PROTEGGERE VISIBILMENTE
I NOSTRI MISSIONARI
Lo posso documentare in tante maniere
nei miei lunghi anni di vita missionaria
come salesiano e come vescovo in Amazzonia ; ma oggi ho un motivo di più
per testimoniarlo .
Il nostro missionario don Romano Klemkowski, il 7 gennaio u . s ., stava viaggiando sull'imbarcazione di linea « Felix
Dantas», lungo il grande Rio Madeira .
Tutto procedeva regolarmente e alla fine
della prima giornata di navigazione i
numerosi passeggeri avevano steso le
«reti» occupando ogni angolo disponibile . Vari erano già nel primo sonno :
tra questi, numerosi bambini . Il missionario, non trovando più posto conveniente per la sua «rete» (e fu provvidenziale!), restò seduto su uno dei banconi pregando e tentando di riposare .
La notte era senza luna e tutto era immerso nell'oscurità . Improvvisamente, alle
22,10, l'imbarcazione si trovò sbarrato il
passo dalla « Nova Esperanga », che faceva la stessa linea ma in senso contrario . L'urto fu tremendo : la « Felix
Dantas» fu quasi spezzata in due e cominciò istantaneamente ad affondare .
Nel giro di tre o quattro minuti affiorava appena, tanto che solo pochi adulti
con l'acqua quasi alla gola riuscivano
a toccarne il parapetto con i piedi .
Tutto si svolse nel buio più nero, tra
la confusione e il panico più disperato .
Chi stava riposando nella «rete» non
trovò più scampo ; chi tentò di buttarsi
in acqua per raggiungere la riva non
calcolò che la nave si trovava nel mezzo
del grande fiume, a 500 metri dalla
sponda sinistra e a più di 600 dalla
destra . La tragedia più grande fu che
la nave investitrice, senza prestare soccorso . alcuno, prese subito il largo e
scomparve nella notte. Le uniche tre
canoe apparse poterono accogliere solo
una quindicina di persone .
Il missionario supplicava Maria Ausiliatrice e Don Bosco che lo aiutassero a
salvare almeno le due bimbe che, anziché
alla mamma, si erano aggrappate alla sua
veste gridando alla mamma : « Noi non
moriremo perché il Padre non può morire» . Fin che poté restò in piedi sull'imbarcazione che affondava, tenendo strette
le bimbe . Poi si trovò con le bambine
in una delle tre canoe, in preda a choc
nervoso, mentre la nave si inabissava
con la maggioranza delle 70 persone
che erano a bordo .
«Fu soltanto per un intervento dall'alto
che sono salvo», continua a ripetere il
miracolato. E la mamma di una delle
E DEL
SUO APOSTOLO
SAN
GIOVANNI
BOSCO
bambine, salvate - ben possiamo dirlo dalla veste del missionario, completa dicendo : « lo ebbi tanta fede in quei terribili frangenti come mai nella mia vita .
Riuscii a salvare anche la mia mamma
di oltre 90 anni che viaggiava con noi .
L'unico pensiero che mi diede forza era
che non potevamo morire perché c'era
il Padre con noi ».
Siano benedetti Maria Ausiliatrice e
San Giovanni Bosco, che nell'estrema
penuria di operai evangelici ci risparmiarono ancora una volta uno dei pochissimi missionari che mantengono viva la
fede tra queste buone popolazioni . Sono
da sette a ottomila le famiglie sparse nel
solo tratto del fiume che da Porto Velho
scende a Calàma . E per la loro assistenza religiosa c'è quasi solo questo
povero vescovo missionario, che da ben
23 anni sta attendendo altre braccia,
altri cuori generosi . Non verrà nessuno
a darmi una mano? lo la bacio fin
d'ora, quasi prolungamento della mano
materna di Maria Ausiliatrice, che assiste
e difende l'opera missionaria in queste
lontane terre di avanguardia .
Porto Velho (Rio Madeira - Brasil)
di JOAO BATISTA COSTA
vescovo missionario e prelato di Porto Velho
Sr . Cecilia Wuillermoz F .M .A . (Chetillon-Aosta) afferma che l'intercessione
di M .A . ha impedito una ricaduta a una
sorella e aiutato un'altra sorella a superare una crisi di salute e altre difficoltà .
Anna Peluffo ved . Melis (CrescentinoVercelli) cori la novena a M .A. e con la
promessa di pubblicare la grazia, ottenne
di guarire da un forte esaurimento nervoso, che le sole medicine non sarebbero
bastate a guarire.
Anna Maina (Torino) invia offerta come
segno di riconoscenza a S.G .B ., a S .D .S .
e a Don F. Rinaldi per la loro intercessione
in penose circostanze e per gràzie ricevute .
Lucia Ferronato (Giarole Monferrato)
ha avuto la chiara sensazione che M .A .
l'aiuta a portare la croce con merito e con
piena adesione alla volontà di Dio .
La famiglia Cavallotti Giuseppe (Cerretto Langhe-Cuneo) è riconoscente a
M .A . e a S .G .B . per grazia ricevuta e
manda piccola offerta .
Ivana Faggiani (Comano-Massa Carrara) rende noto che il babbo era caduto
dall'altezza di metri 2,30 riportando la
frattura della teca cranica con trauma cranico e rottura della spalla destra . Angosciata, lo affidò a M .A . e ottenne che
guarisse bene .
Emilia Robaldo (Moncalieri-Torino)
aveva il marito ricoverato in clinica in condizioni disperate . Con tutta la sua fede
invocò M .A., S.G .B . e S .D .S . e invitò
molti a pregare . Oggi ringrazia commossa
e lieta .
Elda Giorcelli doveva subire un intervento per calcoli alla coleciste con perforazione della medesima e del duodeno .
L'atto operatorio fu difficile, ma M .A .
l'aiutò a superarlo felicemente .
CI HANNO PURE
SEGNALATO GRAZIE
MESE DI LUGLIO (continuazione)
- Papa Angelica - Papa Raimondo Rosa - Parachini Elvira e Roberto - Parodi Angela - Pasini
Eugenia ved. Musatti - Pavarino Anna - Peddis
Mannai Carolina - Pedron Ida - Pellegrino Carmela - Pellegrino Giuseppe - Pennazio Francesco
- Perle Paola - Perrini Celestina - Perucca Egle
Petruzzella Filippa - Pettinati don Enrico Pettinelli Emilia - Pia Pasqualina - Piccoli fam.
- Pilot Gemma - Pisano Maria - Pistoni Rina Poli Maria - Polidori Anita - Pollina Antonina Polverino Rosso Lucia - Poma Rina - Ponzio
Santina - Porcu Beatrice - Povero Anna - Praderio
Adelaide - Prini Pastore Maria - Puddu Carmela
- Pugliese Angelo - Puiatti Antonietta - Pullara
Maria - Pusceddu Nunziata - Raia Agrippina Raimondi Giovanna - Rainero Adelina - Rao
Angelina - Rasa Giovanna - Reina Coniglia Maria
Rejneri Domenico e Maria - Restelli Candida
Riccabone Maddalena - Rinaldi Giuseppe Rinaldi Savio - Riservato Buccola Maria Teresa
- Rizzo Biagio - Robbiano Maria - Roggero Luigia
Rollandin Emanuela - Romano Giuseppina Romano Rosa - Ronco Maria Elvira - Rondano
Rosina - Rosato fam . - Roscio Maria - Rosi Luciana - Rossi Liliana - Rossi Lina - Rossi Luigina Rotolo M . Maddalena - Rubiano Rita - Ruffino
Giovanni - Rupil Irene - Rusconi Lorenzo Sabo Monica - Sacchetto Igino - Sacco Barberis
Maria - Sandrini Graziosa - Sansone Carmela Santoni Armida - Sarli Rita - Sausa Teresa Savarro Paola - Savatta Giuseppina - Saveri Lina
- Savi Savino - Saviane Toffoli Stella - Savoini
Elide - Scaccianoce Caterina - Scantamburlo Guglielmo - Scheda Teresa - Sciacca Alberto - Sciaulino Cristina - Scicchitani Annina - Scotti Felice Sfriso Lino - Simili Michele - Sioli Odina Siti Maria Luisa - Soncini Angela - Soressi Gina
Spadari Giuseppina - Spataro Marotta Maria
Speronella Luisa - Spiganti Graziella - Squadrito Anna - Stigliani Maria - Stricelli Stefano
- Tacca Margherita ved . Boselli - Tagliaferri
Elvira - Tami De Cecco Elisa - Tardani Paolo
- Targato Mognato Assunta - Tembiolo Vincenzo
Tenaro Giovanna - Terranova Felicia - Terrile
Mario - Testa Pez Giuseppina - Testolini Ida 'I hiebat Prosperina - Timo Bruna - 'Iodescan
Maria - Toffaloni Enrico - Tolone Antonietta Toni Menini Rina - Toppino Angela - Torrigino
Mariello - Toschino Michele - Tosi Ester - Tramontano Maria - Triolo M . Gioconda - Trombetta
Santi - Trucchi Adriana - Truscarella Enza Tuminàro Angelina - Tumolo Raffaele - Turano
Teresa - Turotti Rita - Tuscano Maria - Uccelli
Luisa - Urru Giovanni - Vacca Annunziata Valastro Giovannina - Valente Ferrara Maria Vallarino Maria - Vanzo Candida - Varotto Clara
- Vecchio Caterina - Viano Ornella - Vicchi Masfrina - Vicini Angela - Viviano Teresa - Vocale
Grazia - -Volpe Tisbe - Zandonella Silvia ved .
Pellizzaroli - Zangiacomo Franca - Zappa Maria
Rita - Zappavigna Rosa - Zeni Luigia - Zimaglia
Carlo - Zonca Peppina - Zoppello Angela .
1
PER
INTERCESSIONE
DI
SAN DOMENICO
SAVIO
IL TRATTORE SI ROVESCIA
E LO PRENDE SOTTO
L'11 aprile scorso lavoravo con trattore
• rimorchio . Il bosco è in pendenza e la
strada pessima . Scendendo, in una curva
molto brutta, il rimorchio diede una
spinta al trattore, che disinnestò la marcia
• cominciò a scendere a tutta velocità .
Giunto su di un ripiano, si rovesciò e
mi prese sotto . Un fratello, uno zio e un
nipote videro la scena dall'alto e cominciarono a urlare credendomi schiacciato .
Invece ero vivo, ma avevo il serbatoio
che mi opprimeva lo stomaco e i piedi
incastrati fra i comandi . Stentavo a respirare, il fiato mi mancava sempre più
• credevo imminente la mia morte . Nel
frattempo era giunto accanto a me un
mio bambino di sei anni, che disperato
gridava piangendo : « Papà, non morire!
Papà, non morire!» . Questo grido innocente certamente è giunto a San Domenico Savio, il nostro protettore . E
così ebbero tempo a scavare una buca
sotto la mia schiena e riuscirono a
estrarmi . II mio volto era ormai nero, ma
con meraviglia di tutti mi alzai e camminai per due chilometri fino a casa . II
mio bambino mi teneva forte per mano
• sembrava che mi portasse . Ai raggi fu
riscontrata la sola frattura di una costola
• potei presto riprendere il mio lavoro .
Quanti hanno visto la scena sono concordi nel parlare di miracolo . E noi di
famiglia sappiamo che è stata l'intercessione di San Domenico Savio a salvarmi,
perché all'inizio del 1970 abbiamo messo
la nostra famiglia sotto la sua protezione
• gli abbiamo chiesto che ci aiuti prima
spiritualmente e poi materialmente .
Padre, pubblichi questo miracolo sul
Bollettino e gradisca questa offerta per
una santa Messa di ringraziamento all'altare di San Domenico Savio .
ALDO MARCON
Fonte (Treviso)
ALLA FINE DELLA NOVENA
È DICHIARATO
PERFETTAMENTE GUARITO
San Domenico Savio ha voluto ridonare
al nostro affetto il piccolo Renzo, allorché
tre mesi fa, all'età di un anno e mezzo,
fu colpito da meningite .
Il bambino era stato ricoverato d'urgenza
all'ospedale, ma i medici non chiarirono
subito di che male si trattasse . Alla
prima puntura lombale il male veniva
classificato con un indice di gravità
assai elevato : 80 .000 . I medici manifestarono le loro perplessità . Uno di essi,
ad una infermiera che gli annunciava
una telefonata, rispose : « Non posso allontanarmi da questo bambino grave,
risponda lei» . Ero a conoscenza dei
prodigiosi interventi di San Domenico
Savio e, combinazione, proprio in quel
giorno, avevo ricevuto il suo abitino da
mio fratello salesiano per un'altra persona da tempo ammalata . Lo misi subito addosso al bambino, e invocai con
fiducia il piccolo santo, iniziandone la
novena .
Dopo tre giorni l'indice di gravità era
sceso a 8 .000 . L'incredibile miglioramento, nel giorno in cui concludevo la
novena, aveva portato il bimbo alla
guarigione perfetta . Gli altri particolari
che si aggiunsero al fatto e le dichiarazioni dei medici, dimostrarono come il
corso della malattia, non è stato ordinario . Riconoscenti rendiamo pubblica la
grazia, inviando un'offerta .
Invoco da San Domenico Savio costante
protezione per i nostri tre figli e per noi
in famiglia un sempre maggior impegno
di vita cristiana .
S . Anna Morosina (Padova)
GEMMA TOMASELLO IN FA VERO
SALVA UNA BAMBINA
DI DIECI GIORNI
La mia bambina al decimo giorno dalla
nascita fu operata all'Ospedale di Mestre. Era stata ricoverata al quinto giorno
per vomito infrenabile e per una malformazione del duodeno con ostruzione,
riscontrata all'esame radiografico . I medici l'avevano data perduta . Tuttavia il
chirurgo decise di operarla ed eseguì
una gastro-entero-anastomasi . Finito l'intervento, il chirurgo disse che solo Dio
poteva fare il resto . Misi una reliquia di
San Domenico Savio e tutto andò così
bene che la bambina oggi si nutre e
cresce come se fosse sempre stata sana .
Chioggia (Venezia)
GIORGIO VALTOLINA
GUARISCE SENZA OPERAZIONE
ALL'OCCHIO
Alcuni mesi fa mi era venuta all'occhio
destro una ciste che mi dava tanto disturbo . Poiché non tendeva a scomparire, consultai un dottore, il quale mi
disse che sarebbe stato necessario un
piccolo intervento chirurgico, altrimenti
avrebbe potuto aumentare . Preoccupata
al pensiero di dovermi far toccare l'occhio, consultai altri due dottori, i quali
mi dissero la stessa cosa . Mi rivolsi allora a San Domenico Savio, feci una
novena in suo onore e applicai all'occhio una sua immagine . Con mia gioia
la ciste cominciò a diminuire e ora da
parecchi mesi è scomparsa del tutto .
Messina Giostra
MATTIA MIANO
LA RICONOSCENZA
DI UN BAMBINO
lo voglio essere riconoscente a Domenico Savio per la grazia ricevuta . Ero
all'ospedale. Il dottore mi aveva detto
di rimanere un mese . Poi non si sapeva
quanto . lo ho chiesto la grazia a Domenico Savio di tornare presto a casa, ed
egli mi ha esaudito .
lo per ringraziarlo gli mando un regalino (collanina d'oro) .
La Mandria - Venaria Reale (Torino)
PIER ANTONIO GUARDA
Rosaria Lenzi (Palermo) desidera rendere nota la grazia ottenuta con la nascita
del suo bambino, dopo dodici anni di matrimonio e dopo tante delusioni e sofferenze subite . Dichiara pure che ha consacrato il suo bambino a S .D .S ., la cui devozione l'accompagnerà per tutta la vita .
Bertelli Lidia in D'Ambrosi (Verona)
attribuisce a S .D .S . la guarigione del figlio
da nefrite . Fu invitata a pregarlo dalla
Suora del reparto, che Dio benedica per
tale consiglio .
P . G . (Macerata) con cuore grato al caro
S .D .S . che li ha aiutati in un caso doloroso di famiglia, lo supplicano a completare la grazia .
Coniugi Monticone (B . S . Pietro, Moncalieri - Torino) dicono a S .D .S . un grazie
profondamente sentito perché la sua intercessione invocata in ore angosciose
ottenne che fosse evitato il pronosticato
taglio cesareo .
Antonietta Busso (Sommariva Bosco
- Cuneo) dichiara : « Mio nipote di 9 anni,
per gravi complicazioni fu operato due
volte in otto giorni . Ormai i medici ci avevano detto che non c'era più speranza .
Pregammo tanto S .D .S . e ora mio nipote
è guarito» .
Dolores Chiovotti (S . Daniele dei
Friuli - Udine) ringrazia S .D .S. che le ha
salvato la bambina, operata appena nata,
e per la quale i medici non davano nessuna speranza . Ora attende ancora la guarigione completa .
Famiglia Paluselli (Panchià - Trento)
esprime viva gratitudine a S .D .S. per la
guarigione del piccolo Rosario da una
forte gastroenterite, che lo aveva ridotto
in fin di vita a soli due mesi di età .
Giuseppina Perotti (Torino) con viva
fede invocò S .D .S . per la guarigione del
suo bimbo ; si affida ancora al piccolo
Santo ora che attende un secondo angioletto .
31
PREGHIAMO PER I NOSTRI MORTI
SALESIANI DEFUNTI
Don Carlo Martinottí t a Lombriasco (Torino) a 54 anni .
Meravigliosa figura di salesiano secondo il cuore di Don Bosco, di sacerdote pio, zelante, umile, di educatore tutto consacrato a rendere buoni
e forti i giovani, di superiore sacrificato, comprensivo, sorridente .
Per i confratelli e gli allievi degli Istituti, dove per vent'anni esercitò
la sua più che paterna direzione, mostrò un cuore amante, sensibile,
riboccante di delicatezze e di attenzioni .
A soli 54 anni un incidente stradale ne spezzò improvvisamente l'opera
intelligente, mentre gli arrideva ancora un apostolato lungo e fattivo . In
quanti lo conobbero e amarono lascia un meritato e sentito rimpianto .
Don Antonio Tranavícíus t a Frascati (Roma) a 6o anni .
Era uno dei primi salesiani Lituani attratti all'ideale salesiano dalla
grande anima di don Antonio Skeltis e accolti nell'incipiente Istituto
per i lituani a Perosa Argentina (Torino) . Divenuto salesiano nel 1931,
si preparò a far ritorno in Patria, dove l'entusiasmo per Don Bosco,
suscitato dal Bollettino Salesiano lituano, aveva fatto sorgere numerosi
gruppi di « Amici di Don Bosco x e di Cooperatori, che tempestavano
Torino di domande per una fondazione in Lituania . Questa venne a
Vytenai nel 1934, seguita poi da altre opere, finché, scoppiata la guerra,
la Lituania fu invasa prima dai russi, poi dai tedeschi e quindi rioccupata dai sovietici . Don Tranavicius non poté più recarsi in patria neppure per la prima Messa . Ancora ultimamente gli venne risposto che
il suo paese non è zona turistica, quindi inutile insistere .
Rifiutatosi di rinnegare la patria con l'accettazione imposta della
cittadinanza sovietica, dovette abbandonare l'Italia . Lavorò 16 anni
in Portogallo, finché il Rettor Maggiore don Ziggiotti, grande amico
dei Lituani, apri per loro l'Istituto di Castelnuovo Don Bosco . Don
Antonio vi rimase 11 anni ; poi si trasferì con l'opera a Frascati .
Don Tranavicius fu un apostolo tutta premura per gli altri, sempre
pronto al sacrificio, dimentico di se, povero, distaccato . Stanco e male
in salute, continuò a lavorare finché, il 21 aprile scorso, all'ora del pranzo, fu trovato composto sul suo letto, esanime . Era caduto sulla breccia,
degno epilogo di una vita tutta spesa per gli altri .
Don Leonattí Teopompo t a Collesalvetti (Livorno), a 87 anni .
Coad . Edoardo Riva t a Vallecrosia (Imperia) a 75 anni .
Don Armando Mílford t a Londra a 75 anni .
Don Giovanni Schmid t a Guavaquil (Ecuador) a 67 anni .
Don Salvatore Lo Giudice t a San Gregorio (Catania) a 6o anni .
Coad . Paolo Stano t a Chomutov (Boemia) a 55 anni .
Don Giorgio Zmegac t a Rijeka (Jugoslavia) a 55 anni .
Don Angelo Suanl t a Guayaquil (Ecuador) a 51 anni .
COOPERATORI DEFUNTI
Prof. Ing . Antonio Capetti, Rettore del Politecnico di Torino, t a
Torino il 21 giugno 1970 .
Laureato al Politecnico di Torino a soli 23 anni, a 29 era già professore
all'Università di Palermo . Passò poi all'Università di Padova, da dove
nel 1934 tornò al Politecnico di Torino, che lo ebbe successivamente
docente, preside della Facoltà di Ingegneria e, dal 1956, Rettore .
Per molte generazioni di allievi era ormai il « Maestro a, e come tale
venerato e amato non solo per la sua cultura che gli aveva creato una
fama internazionale, ma anche per la sua straordinaria rettitudine
morale e professionale . Padre di numerosa ed esemplare famiglia
(undici figli), cattolico convinto, praticante e senza rispetti umani,
sostenne in parrocchia incarichi nell'Azione Cattolica e da alcuni anni
era presidente dei Docenti Universitari Cattolici . Anche come Cooperatore Salesiano godette la stima e la benevolenza dei Successori di
Don Bosco e si sentì sempre parte della Famiglia salesiana, nella quale
aveva visto con gioia entrare la sorella Sr . Giselda .
Il Cardinale Pellegrino, che l'aveva in alta stima, volle recarsi a benedirne la salma . Il suo Parroco nella liturgia funebre ne mise in risalto
la viva fede, la forte speranza, l'assiduità alla mensa Eucaristica, e suscitò viva impressione nella numerosa assemblea quando aggiunse alla
preghiera dei fedeli queste espressioni : « Signore, ti rendiamo grazie
per aver fatto dono alla tua Chiesa di un Uomo come questo* .
-La salma sostò quindi al Politecnico, dove il pro-Rettore ne rievocò
le grandi benemerenze in campo culturale, scientifico e tecnico, a raggio
internazionale . Soprattutto ne mise in risalto la dirittura morale, la
dedizione piena e sacrificata al dovere, la vita permeata di profondo
senso cristiano, che lo resero un autentico i Maestro di vita * . Parlarono
commossi altri professori e vollero la parola anche gli studenti contestatari (presenti in una massa raccolta e compresa) e furono quelli che
commossero tutti, affermando che se per gli attuali problemi universitari avevano potuto trovarsi anche in contrasto, avevano però sempre
ammirato la grandezza e nobiltà della sua figura morale ed erano lì
ad attestarglielo davanti alla solennità della morte .
Don Giovanni Battista Monticone, parroco di Dusino d'Asti,
tragicamente scomparso per folgorazione elettrica il io giugno e . a .
a 49 anni .
Affrontava e risolveva i problemi della sua attività pastorale con lo
spirito e il metodo di Don Bosco, che alimentava e aggiornava con la
costante lettura del Bollettino Salesiano e di altre pubblicazioni nostre .
La catechesi, la cura dei malati, l'amore ai giovani, il contatto cordiale
con tutti caratterizzarono il suo zelo sacerdotale .
Francesco Castagna t a Torino a quasi 9o anni .
Il Signore l'ha chiamato al premio di una vita trascorsa per vari anni
in un duro lavoro nel Michigan (USA) e poi in patria, nella intimità
di una famiglia esemplare per semplicità, bontà e generosità . Affettuosamente assistito dai suoi cari, fra le cure assidue del figlio, prof . Renzo,
primario all'Ospedale Maggiore di Torino, nostro exallievo e benefattore,
si è spento serenamente con i conforti religiosi e col pensiero alla Consolata, la cui festa era prossima, e a Don Bosco di cui era tanto devoto .
Alla signora, al prof . Renzo e a tutti i familiari sentite condoglianze e
cristiani suffragi per l'amato estinto .
Prospero Pasíno t a Borgo San Martino (Alessandria) .
Era stato allievo del Collegio nei primi tempi, quando Don Bosco
vi faceva frequenti visite . Considerava una grazia l'essere padre di don
Pietro, missionario da 39 anni in Patagonia . Cristiano esemplare, rimase fedele alla Messa quotidiana fino agli ultimi anni, malgrado i
suoi 94 anni di età . Della sua visita a Torino e dei suoi ricordi giovanili
circa gli incontri con Don Bosco a Borgo San Martino abbiamo fatto
cenno nel Bollettino del giugno 1969 .
Prof. Augusto Bartolíni, presidente Exallievi di Trevi (Perugia),
t a 73 anni .
Di nobile famiglia trevana, era molto stimato per la sua serietà e onestà .
Basò tutta la sua vita di credente sui più genuini valori cristiani e fu
sempre a capo delle associazioni cattoliche locali . Non fu da meno nelle
virtù civiche e partecipò attivamente alla vita amministrativa del
Comune .
Esemplare padre di famiglia, seppe crescere nella virtù i suoi dieci
figli . Magnanimo per natura, era largo del suo verso quanti si rivolgevano a lui . Insegnò per molti anni nel liceo scientifico di Foligno,
rivelando doti di educatore cristiano . Volle educati i suoi figli alla scuola
di Don Bosco . Come Cooperatore, partecipava con viva pietà al ritiro
mensile e non mancava mai agli Esercizi spirituali annuali, che considerava alimento insostituibile della sua vita spirituale .
Ecco un suo pensiero : « Per essere buoni e per diffondere la bontà,
bisogna trattare gli altri non quali essi ci sembrano, ma quali desidereremmo che essi fossero» .
Ing . Angelo Ceniní t a Chiari a 64 anni .
Nella professione e nell'insegnamento portò un timbro veramente
cristiano, in una testimonianza di fede sicura e operante . Fu definito
« un uomo che ha saputo far fruttare i talenti che il Signore gli aveva
dato : bontà, umiltà, pazienza, fede incondizionata in Dio w . Il segreto
della sua serenità è da ricercarsi appunto nella sua illimitata fiducia
nella Provvidenza . Intendeva l'amicizia come un dono da farsi agli
altri . Era sempre presente dove c'era una sofferenza da alleviare . Fu
devoto a Don Bosco e fattivo Cooperatore salesiano .
Nicola D'Amico t a Cisternino (Brindisi) a 81 anni .
Era padre di due Figlie di Maria Ausiliatrice . Conobbe i salesiani nel
1935 e subito li affiancò nell'opera dei Cooperatori . Lavorò intensamente
come Zelatore durante l'ultima guerra per tenere uniti i membri della
nostra terza Famiglia . In un incontro con il rettor maggiore don Ricaldone aveva promesso che avrebbe lavorato con zelo per i Cooperatori
e fu fedele alla parola data . Con gioia osservava che era stato lui il primo
del paese a dare due figlie a Don Bosco . Prima di morire chiese e ottenne la grazia di fare ancora un triduo di sante Comunioni . La sua
morte fece pensare alla morte dei santi .
Maria Antonioli ved . Nulli t a Iseo (Brescia) a 92 anni .
Era detta « la Mamma dei Salesiani « . Soprattutto durante il periodo
della guerra assistette e aiutò con vero e proprio sacrificio suo la comunità salesiana di Iseo, ospitando in casa i confratelli nell'ora del bisogno
e della difficoltà . Di grande fede, sopportò con generosa offerta il lutto
dei suoi più cari . Morì a 92 anni, lasciando ricordi di virtù e della
sua convinta testimonianza cristiana .
ALTRI COOPERATORI DEFUNTI
Bonetti Manilia - Bonfadini Marcella ved . Boldrina - Bonomi rag. Virgilio - Bordoni Silvia ved . Scherini - Ceciliani Ferdinando - Comolatti
Pietro fu Abbondio - Ghisla Perrini Sidonia - Giuliani Claudia - Lanzini Pirola Maria - Lenatti Pietro - Martinoli Domenica - Standola
Gino - Zamperoni Botto Erminia .
L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 12 gennaio 1924, n . 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità . Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule :
Se trattasi d'un legato : « . ..lascio all'istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire . .. (oppure) l'immobile
sito in ...».
Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'istituto, la formula potrebbe essere questa :
« . . . Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le
lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo» .
(luogo e data)
32
Missioni con sede in Torino
(firma per esteso)
CROCIATA
C
MISIflN4RIIt
TOTALE MINIMO PER BORSA
L . 50.000 • Avvertiamo che la
pubblicazione di una Borsa incompleta si effettua quando il
versamento iniziale raggiunge
la somma di L . 25 .000, ovvero
quando tale somma viene raggiunta con offerte successive .
Non potendo formare una Borsa, si
può contribuire con qualsiasi somma a completare Borse già fondate
BORSE DA COMPLETARE
Borsa : Don Bosco e Papa Giovanni XXIII,
in riconoscenza, a cura di Augusto Barachino e famiglia (Majano - Udine) . L . 25 .000 .
Borsa : Sacro Cuore di Gesù e Santi Salesiani,
a suffragio delle anime dei miei cari defunti, a cura
di Francesca Bajo (Casatenovo - Como) . L. 30.000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco, Papa
Giovanni XXIII e Santi salesiani, continuate a
proteggere la mia famiglia, a cura di Margherita
Bottàzzi (Genova) . L 30.000 .
Borsa : Divina Provvidenza, a cura di Francesco
Boglione (Torino) . L . 30 .000.
Borsa : Don Filippo Rinaldi e Servo di Dio
Simone Srugi, a cura della famiglia Bogino
(Torino) . L . 30.000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a
cura di Mario Brancaccio (Napoli) . L . 30 .000.
Borsa : San Pancrazio, a cura di N. N. (Torino) .
L . 30.000 .
Borsa : Sacro Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice e S . G . Bosco, aiutate mia nipote negli studi
e nella vita, a cura di Letizia Bolla (San Bonifacio Verona) . L . 30 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Renzo Bona
(Diano Marina - Imperia) . L . 30 .000.
Borsa : Mamma Margherita, a cura di Teresa
Colombo (Novara) . L . 35 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, in ringraziamento, a
cura di Letizia de Luca (Villaricca - Napoli) .
L. 25 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, S . G . Bosco e S .
D . Savio, invocando protezione sulla propria fa-
miglia,
a cura di Maria Della Fiore (Rovescala Pavia). L. 25 .000.
Borsa : Prof. Marco Biglia, a cura della « Vecchia
Guardia di Az. Cattolica s e dell'Unione Exallievi
Casa Madre (Torino) . L. 25 .ooo .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a
cura di N . N. L . 6o.ooo .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G . Bosco, p . g. r.,
a cura di Jolanda Longo (Roma) . L . 50.000 .
Borsa : Santi salesiani e Papa Giovanni XXIII,
a cura di Carlo Mazza (Giussano - Milano) . L . 55 .000 .
Borsa : Cuore divino di Gesù, Cuore immacolato di Maria e S . Giuseppe, a cura di Santuzza B . (Catania) . L . So .ooo.
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G. Bosco, invocando protezione, a cura di Angela Solina (Livorno) . L. 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice,
in ringraziamento e
implorando costante protezione, a cura di Maria
Fassio ved . Curti (Parma) . L. 25 .000.
Borsa : Don Bosco, p . g. r., a cura di Maria
Fornasero ved . Aimar (Cuneo) . L . 25 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco e S .
D . Savio, intercedete per tutti i nostri bisogni, a
cura di Viberti-Cerri (Cuneo) . L. 40 .000 .
Borsa : Leone Tessore, in ricordo e suffragio,
a cura della famiglia Tessore (Albissola Mare Savona) . L . 30.000 .
(ooxmrxva)
BORSE COMPLETE
Borsa : Sr . Santina, sr. Rosina e prof. Don
Angelo, defunti tutti della famiglia Ceriana, a cura
di sr. Maria Ceriana (Busto Arsizio - Varese) .
L. I .ooo .ooo .
Borsa : Eugenio Ceva, in ricordo e suffragio, a cura
di Michele Ceva e famiglia (Torino) . L. 150.000 .
Borsa : Caterina Massa Tofo N . Faletto, in
memoria e suffragio, a cura del figlio Giuseppe
(Caselle - Torino). L . I2o .ooo.
Borsa : San Giovanni Bosco, in memoria dei
propri genitori, a cura di Elda Arnaud (Avigliana Torino). L. Ioo .ooo .
Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco e Santi
salesiani, implorando grazia, a cura di Gaetano
e Giovanna Arpone (Casteltermini - Agrigento) .
L . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice, 'Don Bosco e S .
D. Savio, invocando protezione su tutta la famiglia,
a cura di Gaetano Arpone (Casteltermini - Agrigento) . L. 50 .000 .
Borsa : San Giovanni Bosco e S. D. Savio,
proteggete i giovani, a cura di N. N. (Ceglie Messapico - Brindisi). L. Ioo .ooo . .
Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Lucia
Giustetto (Torino) . L. 50.000 .
Borsa : Don Bosco, a cura di Lucia Giustetto
(Torino) . L. 5o.ooo.
Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Vittoria
Cantana (Villanova d'Asti) . L. 50 .000 .
Borsa : Don Bosco, a cura di Vittoria Cantana
(Villanova d'Asti) . L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice, p . g. r., a cura di
Angiolina Barberi (Varallo Pombia - Novara).
L . 50 .000.
Borsa : San Giovanni Bosco, in suffragio di Cesare
Barberi, a cura della moglie Angiolina (Varallo
Pombia - Novara) . L . 50 .000 .
Borsa : Don Bosco e S . D. Savio, p . g. r., a cura
di Nepote Brandolin (Note Canavese - Torino) .
L . 75 .000.
proteggete i miei figli,
Borsa : Maria Ausiliatrice, aiutaci!, a cura di
N . N . (Riva di Chieri - Torino) . L. 50 .000 .
Borsa : San Domenico Savio, a cura di Andrea
• Guido Majrone (Vercelli) . L . 50.000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G . Bosco, a
cura di F . F. L . 50 .000.
Borsa : Don Carlo Vietti e familiari, in ricordo
• suffragio, a cura del fratello Pietro (Torino).
L . 50 .000.
Borsa : San Domenico Savio, in ringraziamento
per la nascita di Alessandra Maria Zeme (Torino).
L. 50 .000 .
Borsa : Don Bosco, in riconoscenza ai miei Educatori: Don Saluzzo, Don Tomasetti, Don Costa,
Don Conelli e Don Antolisei, a cura di Ermenegildo Prina (Milano) . L . 50 .000 .
Borsa : Gaetano, Clarice Marimpietri-Di Marco
• Lidia di Marco, a cura dei nipoti Annarita
Villani e Antonio di Marco . L . 50 .000 .
Borsa : Prof. Mario Biglia, in ricordo
a cura della moglie Maria. L. 50.000 .
e suffragio,
Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di M . T. P.
(Torino). L . 50 .000.
Borsa : San Domenico Savio, a cura di M . T. P .
(Torino) . L. 50 .000.
Borsa : Don Amilcare Bertolucci, perché preghi
a cura di N. N . (Torino) .
per Caterina Pavia,
L. 50 .000 .
Borsa : Suor Rosina Gasparotto, in occasione
della sua tragica morte, a cura dei Cooperatori
di Reggio Emilia. L . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G. Bosco, liberateci da ogni pericolo spirituale e corporale, a
cura di Prassede Caravaggi (Pavia) . L . 50 .000 .
Borsa : San Giovanni Bosco e Don Rinaldi,
in suffragio di Don Fortunato Zuccollo, a cura di
Antonietta Montaruli (Ruvo di Puglia - Bari) .
L. 50 .000 .
Borsa : San Giovanni Bosco, S . D . Savio e
Don Filippo Rinaldi, proteggete la mia famiglia,
a cura della famiglia Sardo (Milano) . L . 50.000 .
Borsa : Salus infirmorum, implorando grazia, a
cura di Maria Nattero (Alassio). L. 50.000 .
Borsa : Regina Cleri, Gesù Sommo Sacerdote,
Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in suffragio e
ricordo dei defunti famiglia Angelo Montiglio,
cura di N . N . (Alessandria) . L. 50 .000.
a
Borsa : Maria SS. del Perpetuo Soccorso e
S . Luigi Gonzaga, in suffragio dei genitori defunti
delle famiglie Gambaruto-Rosso e in ringraziamento
per il 470 anno di matrimonio, a cura di Primo e
Maria Gambaruto (Londra) . L . 50 .000 .
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G . Bosco,
in
memoria e suffragio del nonno materno Bartolomeo
Bigatti, a cura dei nipoti Stoppino Bigatti (Morsasco - Alessandria) . L . 50 .000 .
Borsa : Elvira Correra, in memoria e suffragio,
a cura del fratello dottor Tommaso (Campobasso) .
L . 50 .000.
Borsa : Maria Ausiliatrice, a ricordo di Don
Felice Matta, Missionario Salesiano dell'Assam, a
cura dell'amico Bartolomeo Gilardi in ringraziamento di grazie ricevute. L. 50 .000.
(cosmusua
BOLLETTINO SALESIANO
Si pubblica il 1o del mese per i Cooperatori Salesiani ; il 15
del mese per i Dirigenti dei Cooperatori
S'invia gratuitamente ai Cooperatori, Benefattori e Amici delle Opere Don Bosco
Direzione e amministrazione : via Maria Ausiliàtrice, 32 - 10100 Torino - Tel . 48 .29 .24
Direttore responsabile Don
Pietro Zerbino
Autoriz . del Trib . di Torino n . 403 del 16 febbraio 1949
Per inviare offerte servirsi del C .C. Postale n . 2-1355
intestato a : Direz . Generale Opere Don Bosco - Torino
Per cambio d'indirizzo inviare anche l'indirizzo precedente
Spediz . in abbon . postale - Gruppo 2' (70) - 1 , quindicina
Martin Lutbor Kìov
DOVE STIAMO
ANDANDO :
VERSO IL CAOS
OLA
COMUNITA?
Pag. 281 - L . 1 .600
Dopo un secolo di rifiuti nel 1965 l'America
assicurava ad ogni negro i suoi pieni diritti di cittadino .
Un anno più tardi alcuni leaders negri erano stati
allontanati dalle loro organizzazioni, sostenitori
dei diritti civili erano stati assassinati,
giovani negri erano ricorsi alla violenza .
La rivista RAM PARTS asseriva : "Dopo oltre
un decennio dall'inizio del Movimento
dei Diritti Civili il negro americano ad Harlem,
a Haynesville, Baltimora e Bogalousa si trova
in condizioni peggiori di dieci anni fa . . ." .
Perchè il movimento negro era giunto alla
disperazione ?
Perchè la simpatia per la rivoluzione negra
era svanita improvvisamente?
Perchè era nata una confusione ideologica ?
Un crudo documento di storia contemporanea,
scritto dal leader della rivoluzione pacifica
che consacrò la vita per la sua gente .
Gli avvenimenti, le vittorie, le sconfitte
di un popolo che seppe far udire i suoi lamenti,
i suoi bisogni, al di là di ogni barriera .
›C
TAGLIANDO DI ORDINAZIONE
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n._ copie di: DOVE STIAMO ANDANDO :
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