BOLLETTINO SALESIANO ORGANO DEI COOPERATORI SALESIANI ANNO XCIV • N . 15 • 7a AGOSTO 1970 Spediz. in abbon . post. - Gruppo 2° (70) - 1 a quindicina RTINA VERSO L'ALTO .. . Genitori e figli nella civiltà delle immagini Paolo VI alla nuova parrocchia salesiana di S . Maria della Speranza Carlo Gastini primo presidente Exallievi Don Bosco, la vita spirituale e i salesiani Consiglieri Ispettoriali d'ltalia a convegno nazionale Una vita a servizio del prossimo Educhiamo come Don Bosco : non impeditegli di giocare Preferisce la morte al peccato La Cité des Jeunes di Lubumbashi in pieno slancio Ceylon, due razze, tre storie, quattro religioni Nelle terre vergini dell'Alto Orinoco Trent'anni di missione nel Bengala «Quando il sacrificio sale, la grazia di Dio discende» . (Baeteman) Nella foto il Colle Don Bosco . I1 16 agosto 1815 nasceva San Giovanni Bosco in questa umilissima casetta, oggi meta di incessanti pellegrinaggi . 16 AGOSTO 1970: 1550 ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI DON BOSCO « San Giovanni Bosco . Questo nome è un poema di grazia e di apostolato : da un piccolo borgo del Piemonte ha portato la gloria e i successi della carità di Cristo ai confini più lontani del mondo» . PAPA GIOVANNI XXIII Genitori 2 fi nella civiltà delle immagini Recentemente il Papa ha richiamato l'attenzione sul rapporto tra mezzi di comunicazione sociale e gioventù, in un messaggio diffuso per la Quarta Giornata mondiale delle comunicazioni stesse . « Meravigliosi mezzi - ha detto Paolo VI - che consentono aperture, contatti, partecipazione » attraverso l'« appassionante linguaggio dei suoni, delle immagini, dei colori, dei movimenti » e che « permettono ai giovani di accedere a una cultura qualificata, di provare il gusto dei valori autentici della fraternità, della pace, della giustizia, del bene comune » . Ma tutto ciò « a condizione che restino mezzi per conseguire un fine : il servizio dell'uomo, di ogni uomo, di tutto l'uomo » . Di qui il doppio carattere dei mezzi di comunicazione sociale : quello della loro « meravigliosa » natura (« nuove sorgenti del sapere e nuove fonti di cultura », secondo il Papa) e quello del loro « responsabile uso » (« scoprire i veri problemi del mondo, cercare gli autentici valori della vita, tradurre in realtà la nostra vocazione di uomini e di cristiani »). La tendenza in campo cattolico è tuttora quella di sottintendere il primo dei due caratteri per proporre solo il secondo ; e vi sono certo ragioni che giustificano questa insistenza, tra cui quella che lo stesso sommo Pontefice sottolinea : « Uomini, quale gioventù avremo domani in questo universo che le andate preparando oggi? Giovani, quale società costruirete quando prenderete nelle vostre mani i destini del mondo?* Quest'ultima è anche la ragione ispiratrice dell'articolo che segue, nell'intento di contribuire alla disintossicazione e difesa necessaria che la famiglia e l'educazione devono operare, data la persistenza e la diffusione di facili criteri di produzione e di consumo che giungono oggi al più smaccato erotismo . Ma ci rendiamo conto che la difesa non basta ; che questa stessa difesa va preventivata a monte, con una più esatta conoscenza dei mezzi di comunicazione sociale, della loro natura e della loro azione? Perché l'uomo non diventi schiavo di banali forze insite in questi mezzi, occorre liberarlo facendogli conoscere e abituandolo a scegliere le forze migliori che essi possono sprigionare . Il che comporterebbe non più lagnanza per la situazione qual è, ma informazione, istruzione, azione per la situazione quale deve farsi . CHI CONTA DI PIÙ? Sotto la pensilina della stazione uno stuolo di ragazzi è in attesa del treno che li porterà in colonia . Uno di essi piange . « Ti dispiace lasciare la mamma? Ma un mese passa presto . . . E poi, verrà a trovarti». Il ragazzo scuote la testa : « Non è per la mamma . È per la tele . In colonia non c'è la tele » . Un caso limite, forse, ma che indica chiaramente quale importanza abbiano assunto nella vita dei nostri figli i mezzi della comunicazione sociale . Qualche cifra per l'Italia oggi : 7 milioni di copie di giornali quotidiani; 12 milioni di copie di periodici di attualità; 6o canzoni al giorno, 30 milioni di dischi all'anno, dei quali 20 sono di musica leggera ; circa 250 film all'anno, mezzo miliardo ogni giorno per andarli a vedere ; 20 milioni di italiani incollati ogni giorno alla TV . Una vera alluvione di parole, di voci, di suoni, di immagini che in forme affascinanti e persuasive ci propongono i messaggi più svariati, orientano il nostro modo di pensare e di agire, condizionano in modo tutt'altro che trascurabile le nostre scelte . « Fumi la pipa come Maigret », osserva una donna a suo marito . « E tu ti pettini come la Loren », ribatte lui . Entrambi scoppiano in una risata . È certo che anche gli adulti sono influenzati dai mezzi di comunicazione sociale, e meno male finché tutto si riducesse al modo di pettinarsi o di fumare la pipa . Ma è certissimo che sono soprattutto i giovani, i nostri figli, a subire profondamente le suggestioni di questi mezzi . Accurate indagini sociologiche dimostrano che su cento messaggi che raggiungono il giovane, soltanto trenta gli vengono dai genitori o dalla scuola ; gli altri settanta gli vengono dai mezzi di comunicazione . Il ragazzo italiano passa, in media, 8o minuti ogni giorno davanti alla TV ; quando questa sarà a colori, e quando entreranno in commercio le « video-cassette », questi minuti cresceranno in misura considerevole, senza contare quelli passati a vedere il cine, a sentire dischi o a divorare fumetti. NON È PIÙ QUELLO DI PRIMA «Da quando abbiamo acquistato il televisore, diceva una mamma, mio figlio (17 anni) è cambiato . Prima si annoiava, sprecava il tempo in letture 2 sciocche, non voleva più restare in questo paese un po' sperduto . Ora la TV gli porta il mondo in casa, con ogni sorta di notizie, di idee, di insegnamenti. Lui se ne è appassionato, e sente il bisogno di completare quelle informazioni sulla scorta di buoni libri » . Ma non tutte le mamme possono dire la stessa cosa . «Ho sorpreso mio figlio (io anni) mentre tentava di scassinare una serratura : imitava l'eroe visto al cine . E la ragazza (z6 anni) da quando si è infatuata di un certo rotocalco, non è più quella di prima » . Tenue e, tutto sommato, ancora blando indice di quanto avviene in modo ben più preoccupante su vasta scala . Gli studiosi che recentemente hanno cercato di scoprire quale sia l'« io ideale » dei giovani europei, hanno trovato che il z¢% dei ragazzi italiani vedono il loro modello nei divi (in Francia il 26%, in Olanda il 29010 1),- e il 3% addirittura negli « eroi » dei fumetti. Gli strumenti della comunicazione sociale sono dunque una ricca offerta di informazione, di cultura, di svago ; ma anche una pesante scuola di materialismo che minaccia di soffocare quei nobili ideali e quei grandi entusiasmi a cui il giovane per natura sua è portato . Ecco allora i fenomeni dell'infantilismo culturale, dell'evasione dalla realtà nella ricerca di una illusoria felicità costruita sull'appagamento dei propri sensi; ecco il fenomeno della massificazione, per cui determinati modelli di comportamento, soprattutto se rappresentati da giovani (i più idolatrati sono i cantanti) si traducono rapidamente su scala mondiale, fino agli estremismi dei teddy boys, degli hippies, della libertà sessuale e della droga . Ne resta distrutto non soltanto il cristiano, ma anche l'uomo . CHE COSA DOBBIAMO FARE? I genitori sono i primi e più diretti responsabili educatori dei figli all'uso costruttivo dei mezzi di comunicazione sociale . Ignorarli, disinteressarsene, contentarsi di proibizioni o di condanne, equivarrebbe a privarsi di mezzi validissimi per la formazione dei figli, e tradire il proprio dovere primordiale di educatori . Sostanzialmente, il compito dei genitori a questo riguardo consiste nello stimolare lo spirito critico dei giovani, e aiutarlo a maturare con l'età . «Non impongo mai le mie scelte - diceva un papà. - Ma neppure lascio che ognuno scelga a suo piacimento. Ogni tanto ci sediamo tutti attorno al tavolo, e facciamo insieme il nostro programma, tenendo conto, per quanto è possibile, dei desideri di ognuno . Soprattutto voglio che si ritorni su quanto si è visto o sentito, perché ognuno esprima il suo giudizio, motivandolo meglio che può . Magari mentre pranziamo . Vedo che i miei figli si fanno sempre più attenti a distinguere quello che arricchisce la loro personalità umana e cristiana da quello che tende invece a impoverirla o degradarla » . Il giovane ama moltissimo lo sua libertà . I genitori lo debbono mettere in guardia contro ogni pericolo di perderla sotto la pressione violenta dei mezzi di comunicazione, a base di slogans, di mode, di miti . Il giovane è portato a contestare il mondo borghese delle convenzioni, degli egoismi, dei formalismi vuoti, del consumismo materialista . Bisogna ricordargli che non cambierà mai nulla finché la sua contestazione si limiterà a portare lunghe capigliature, a indossare abbigliamenti strani o, peggio, a evadere nell'erotismo o nella droga . Sarebbe un cadere proprio in quel gregarismo pecoresco che egli disprezza . Quando avrà imparato a rifiutare le forme egoistiche e alienanti per un impegno personale, potrà dire di essere maturo . Sarà più sacrificato, meno pittoresco, ma più costruttivo . Ragazzi che si dissetano . L'anima giovanile ha sete di tutto, sete di Dio . Lui solo è l'Acqua Viva : « Chi ha sete venga a me », diceva Gesù . I mezzi di comunicazione tante volte forniscono alla sete giovanile un'acqua ben poco limpida, anzi un'acqua avvelenata . Occorre che i genitori e gli educatori mettano un cartello : «Acqua infetta . Pericolo di morte» . manta uviaria della Speranza più giovane delle sei parrocchie romane affidate Salesiani ha vissuto, il 28 maggio scorso, solenLnitàaaidel Corpus Domini, due ore di fervida pietà eucaristica pregando insieme con il Papa . Il nuovissimo quartiere nell'estrema periferia nord della città di Roma, era stato prescelto come luogo di convegno dell'intiera città e della diocesi romana per la tradizionale celebrazione eucaristica, che quest'anno ha coinciso con il Giubileo sacerdotale di Paolo VI . Poco prima delle iq, il Papa faceva il suo ingresso nel quartiere, fra due ali di popolo, in piedi sulla macchina scoperta, incurante della pioggia, salutando e benedicendo la folla osannante . Appena giunto, Sua Santità, che quattro anni prima, in occasione della sua visita al Pontificio Ateneo Salesiano, aveva benedetto la prima pietra della Casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Roma, benedisse la grande statua in plastica dorata di Maria Ausiliatrice, che verrà collocata sulla sommità della stessa Casa Generalizia . Iniziata la santa Messa, la pioggia cessò d'improvviso e il cielo si aprì come a un sorriso di compiacenza sull'incantevole spettacolo, donando alla folla gli ultimi bagliori del tramonto . Nota caratteristica salesiana fu quella dei canti della Messa, eseguiti da centinaia di ragazzi e ragazze . Le 4 voci giovanili trasmesse dagli altoparlanti investirono la massa elettrizzandola . Migliaia di alunni e di alunne delle scuole statali elementari e medie della zona, ai quali erano stati insegnati gli stessi canti dagli insegnanti, facevano eco e allargavano il coro, dando l'impressione che la folla tutta avesse un'unica voce, quella fresca e vibrante della gioventù . All'omelia il Santo Padre prima ha rivolto il suo saluto a tutti i presenti e in particolare al suo Vicario, il cardinale Angelo Dell'Acqua . Quindi ha proseguito : «Poi salutiamo cordialmente il vostro Parroco don Carlo Bressan, degno figlio di Don Bosco, che con i suoi bravi confratelli presta il suo ministero pastorale in questa nuova Parrocchia, insignita del bel titolo di Santa Maria della Speranza ; così all'intera Parrocchia, che sta diventando, con i suoi oratori salesiani, maschile e due femminili, una comunità numerosa, viva ed organica : a tutti ed a ciascun membro di essa, alle famiglie cristiane specialmente, il nostro affettuoso e benedicente saluto . . . Ancora altri saluti speciali : alla gioventù, che sappiamo qui assistita e animata dallo spirito di San Giovanni Bosco ; giovani! un grande saluto a voi : vi portiamo nel cuore e oggi nella nostra preghiera di questa Messa speciale; abbiamo fiducia nella vostra fede a Cristo, nella vostra fedeltà alla Chiesa, nel vostro senso di carità sociale per il bene di tutta questa nascente e fiorente comunità parrocchiale! Un grande saluto rivolgiamo all'Ateneo Salesiano qui vicino, che alle sue benemerenze aggiunge quella di ospitare la Parrocchia, in attesa che anch'essa abbia la sua chiesa . E a tutte le istituzioni, che fanno capo a questo nuovo e già famoso Ateneo, e specialmente al suo degno Rettore don Luigi Calonghi e a tutto l'insigne corpo universitario, professori e studenti, un vivo augurio di prosperità e di particolare assistenza della divina Sapienza» . Un saluto particolarmente affettuoso il Papa ha rivolto al card . Carlo Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, ai cinque vescovi e ai 215 sacerdoti polacchi, convenuti a Roma per ricordare il 25 ° della loro liberazione dai campi di sterminio e rinnovare la loro testimonianza di amore e di fedeltà al Vicario di Cristo . All'offertorio, dopo i doni liturgici, vengono presentati al 'Santo Padre i doni dei fedeli . Tra questi, due sposi della parrocchia, Cooperatori salesiani, offrono un dono simbolico della fedeltà al principio della indissolubilità matrimoniale : due fedi nuziali intrecciate e montate su di un basamento di quarzo, recanti la scritta : « Dio congiunse - L'uomo non separi» . Chiara allusione al problema del divorzio che travaglia in questi tempi l'Italia, e serena e dignitosa protesta contro il tentativo in atto di dissacrazione della famiglia . Dopo i doni, cinquanta sacerdoti salgono il palco e fanno ala all'altare, dove il Sommo Pontefice riprende la celebrazione . Ciascuno sostiene tra le mani una pisside con le ostie che saranno consacrate dal Papa per la Comunione dei fedeli . Le ombre sono già calate quando l'ostia consacrata si leva in alto fra le mani del Papa . Il magico bagliore dei riflettori ad arco la rendono splendente come una' stella, mentre creano tutt'intorno la visione di una folla estatica sullo sfondo dei palazzi dai riflessi madreperlacei . Alla Comunione anche il Papa distribuisce la santa Eucaristia a cento rappresentanti di varie parrocchie . Una bimba paralitica viene portata su di una carrozzella e riceve la sua prima Comunione dalle mani del Papa . Un sorriso celestiale le irradia il volto ; forse in quell'istante benedice il suo male che le dà questo privilegio . I cinquanta sacerdoti si immergono tra la folla a portare Gesù ai fedeli . La Messa è finita . Paolo VI depone i paramenti e li lascia in dono, con il calice e la pisside, al parroco, verso il quale ha ancora parole di augurio per la sua opera, per i parrocchiani e per la nuova chiesa, che spera sorga presto ad appagare l'attesa di tutti i fedeli . Ancora un saluto alle autorità religiose e civili, uno all'Ispettore del PAS per i Superiori salesiani e dell'Ateneo e poi l'affettuoso e caloroso addio alla folla che lo assiepa da ogni parte e gli fa ala per lungo tragitto, urlando il suo amore al Vicario di Cristo . a 5 UN PERSONAGGIO IBSENIANO E UN AUTENTICO MAESTRO DELLA RILEGATURA DEL LIBRO Il laboratorio dei Legatori nella casa madre di Valdocco ai tempi di Don Bosco . Al centro il capo Carlo Gastini. Memorie Biografiche che Don Bosco le R accontano entrò un giorno in una barbieria di Torino per farsi radere la barba . Vi trovò un ragazzetto che faceva l'apprendista . Come ti chiami? - gli chiese Don Bosco . Mi chiamo Carlo Gastini . Hai ancora i genitori? Ho soltanto la mamma . Quanti anni hai? Undici . Hai già fatto la prima comunione? Non ancora . Vai al catechismo? Quando posso, vado sempre . Bravo, bravo . Adesso tu mi devi fare la barba . Per carità - interloquì il padrone, - non si arrischi, reverendo . Questo ragazzo è da poco tempo che impara . - Non importa, - rispose calmo Don Bosco ; se il ragazzo non comincia a provare non imparerà mai . Il ragazzetto apprendista ci si provò . Don Bosco subì imperturbabile il collaudo . « Non c'è male, - disse alla fine, - non c'è male . Un po' per volta diventerai un famoso barbiere » . Scherzò ancora con Gastini, poi gli lanciò l'invito di venire all'Oratorio la domenica seguente ; il ragazzo glielo promise . Pagò il padrone, e uscì . Lungo la strada Don Bosco aveva la faccia che gli doleva e gli bruciava, ma era contento di aver conquistato un ragazzo . Carlo tenne la parola ; la domenica seguente eccolo puntuale all'Oratorio . Don Bosco lo elogiò, lo fece giocare con gli altri ragazzi . Terminate le funzioni religiose, gli disse una delle sue celebri paroline all'orecchio ; poi lo condusse in sacrestia, lo preparò convenientemente e ne ascoltò la confessione . Fu tanta la commozione di Carlo che a un certo punto scoppiò a piangere . Anche a Don Bosco vennero sugli occhi le lacrime . Da quel giorno l'Oratorio divenne per Carlo Gastini la sua seconda casa . Orfano di padre e di madre Raccontano ancora le Memorie Biografiche che una sera del 1848 Don Bosco rientrava all'Oratorio di Valdocco quando vide, ai margini della strada, due ragazzi che piangevano : erano Carlo Gastini e la sua sorellina . I due, già orfani di padre, erano rimasti privi anche della mamma . Tornando dal funerale avevano trovato sprangata la porta della loro casa ; il padrone, per rifarsi dei debiti che la mamma aveva contratto nell'ultimo periodo della malattia, aveva confiscato tutto ciò che la donna aveva lasciato e aveva buttato sul lastrico i due ragazzi . Don Bosco se li portò a casa con sé ; tenne all'Oratorio Carlo e trovò un posto per la sorellina in un istituto di Casale Monferrato . Da allora Carlo Gastini restò sempre con Don Bosco . Gli si affezionò totalmente . Nel giugno del 1849, in preparazione dell'onomastico di Don Bosco, Gastini si era accordato con l'amico Reviglio per procurare a Don Bosco una sorpresa meravigliosa, che esprimesse la loro riconoscenza : risparmiando sui pochi centesimi che Don Bosco dava loro ogni mattina, avevano messo da parte un gruzzolo sufficiente per comperare un piccolo cuore di argento . Alla sera del 23 giugno, vigilia della festa, quando tutti i loro compagni erano già andati a dormire, Gastini e Reviglio si presentarono nella cameretta di Don Bosco (Don Bosco lavorava fino a notte tarda) : con gioia gli offrirono il dono . Quando il giorno dopo i compagni lo seppero, ci rimasero male : erano stati presi in contropiede . Decisero per l'anno seguente di fare qualche cosa di più : ecco l'origine dei grandi festeggiamenti, divenuti poi tradizionali, per la festa di S . Giovanni Battista . Trent'anni dopo, Carlo Gastini, primo presidente degli Exallievi, estenderà l'iniziativa della riconoscenza anche ai numerosissimi uomini e giovanotti usciti dall'Oratorio e legati dalla gratitudine a Don Bosco . Da lì partirà il movimento degli Exallievi che oggi ha raggiunto un'alta punta di organizzazione e di iscritti . Don Bosco gli predisse gli anni di vita Il z febbraio 1852 Carlo Gastini insieme con un gruppo di amici indossava l'abito chiericale . Un anno dopo, lo doveva deporre e contemporaneamente troncare gli studi per mancanza di salute . Si specializzò allora nella rilegatura del libro . Nel 1856 trovò lavoro fuori dell'Oratorio e si sposò . Ma nei momenti liberi correva a Valdocco e continuava a partecipare alla vita dell'Istituto . Aveva il dono della fosforescenza ; divenne il menestrello di Don Bosco . Sprizzava gioia fin dai pori della pelle . Sembrava quasi l'incarnazione del motto di Don Bosco : « Servite il Signore nell'allegria » . Cinque anni dopo, eccolo tornare a Valdocco, a lavorare con Don Bosco . Vi fu spinto da un fatto che lo ferì nel cuore . Lo « si legge nel Bollettino Salesiano del febbraio 19o2 : « Un giorno del 1861 un giornale torinese venne fuori con la strana notizia che Don Bosco era stato condotto in prigione . Erano i giorni paurosi delle perquisizioni, e tutto pareva possibile . Quando Gastini entra in laboratorio, ignaro di tutto, si vede correre incontro molti operai, che lo colmano d'ingiurie dicendogli come il suo Don Bosco aveva finalmente cominciato a pagare il fio della sua ostilità al governo . Gastini non sentì più in là ; non curò le cose a lui dirette, non capì che la disgrazia di Don Bosco . E come si trovava, con le maniche della camicia rovesciate all'insù, con un paio di pantofole nei piedi, corre all'Oratorio . . . Bisogna notare che la tipografia in cui lavorava era alla parte opposta di Torino . E giunto a Valdocco, grida piangendo : "Dov'è Don Bosco?" . 7 Chi scrive ricorda che lo incontrò per primo sotto i portici, e stupito di vederlo così male in arnese, gli domandò : - Gastini, perché tanto fuori di te? - Perché? e me lo chiedi? dov'è Don Bosco? - Eccolo! In quell'ora Don Bosco aveva finito la santa Messa e se ne usciva dalla sacrestia della chiesa di San Francesco di Sales . A Gastini parve una visione, non voleva credere a se stesso e piangendo gli corse incontro, quasi volesse togliersi l'inganno di travedere . . . » . Qualche tempo dopo, in occasione di una festa, nel presentare a Don Bosco una serie di opere con elegante rilegatura, gli chiese una preghiera, « affinché - disse dopo averti legato tanti libri, io rimanga legato a te nel libro della vita » . Don Bosco un giorno lo prende in disparte e gli assicura che sarebbe vissuto fino a 7o anni . Questa predizione Gastini se la incide nel cuore e vi gioca sopra con la rima della poesia: Carlo Gastini, l'animatore del movimento degli Exa!lievi, era pure l'attrattiva allegra di ogni convegno . Vestito da menestrello, sapeva suscitare l'allegria, ma sapeva anche destare commozione, soprattutto quando ricordava i grandi benefici ricevuti da « Papà Don Bosco» . Proprio nelle vesti di menestrello nel 1877 si lasciò sfuggire una frase che è! un poema di amore a Don Bosco : « Noi s'amo tutti di Don Bosco» . Io devo vivere per settant'anni ; a me lo disse papà Giovanni . Parlava di una cosa sola : di Don Bosco Un exallievo lo descrive come un artista ineguagliabile nell'arte dell'improvvisazione e della recitazione . Quando compariva sul palcoscenico il pubblico lo applaudiva fino a spellarsi le mani . Il suo ruolo favorito era quello di protagonista nella tragedia classica S . Eustachio e nella commedia Tonio, ossia una lezione di morale . Negli intervalli dello spettacolo veniva alla ribalta e sciorinava un ricco repertorio: la scena del pozzo dal melodramma Crispino e la comare, Don Procopio, Il ciabattino contento del suo stato, L'assolo nel coro dei matti, eccetera . A metà gennaio dell'anno 1902 Gastini si ammalò . Si mise a letto conscio di prepararsi alla morte . Il venerabile Don Rua lo venne a trovare e gli fece coraggio facendogli balenare la speranza di una rapida guarigione . - No, no . Non mi leverò più dal letto - gli rispose Gastini . - Sono entrato negli anni settanta e devo morire . Non ho più nulla da fare quaggiù . Spero che Don Bosco mi aiuterà a unirmi con lui in paradiso . - Gli volevi dunque bene a Don Bosco? - Son cose da domandarmi? Si spense il 28 gennaio di quell'anno 1902, al limite biblico dei 7o anni . Era un carattere semplice . La cosa che più di tutto colpiva in lui era l'intensità del suo amore riconoscente per Don Bosco. Parlava di una cosa sola : di Don Bosco ; ogni volta che l'interlocutore cercava di spostare il discorso su altri fatti e interessi, il suo volto si chiudeva e assumeva l'espressione del sordo . Un personaggio ibseniano : meritava che venisse eletto primo presidente degli Exallievi di Don Bosco . a 8 0 AYA 4'uil poeta fil la^CHWLL à2I 0 ON MI tifi ~~ D~ ts~ tA N1 AAU U i y ~7~, ' au, N N/! afii,Ira" ca-Wa'-gsala IfHU[+ crÌYIrs+~~ . Uno dei tanti documenti dell'amore di Gastini per Don Bosco (27 dicembre 1884) . Anche con gli operai esterni (Gastini lavorava all'Oratorio, ma viveva con la famiglia) Don Bosco faceva molto affidamento sulla frequenza ai Sacramenti e la poneva come base e pegno dell'esatto adempimento dei propri, doveri . Ecco perché anche i suoi Exa!lievi ultracinquantenni si sentivano ancora in dovere di offrirgli dei piccoli « tesori spirituali » . S Dog Bosco . la atta spirituale c i salesiani In questa linea si collocano due studi di recente pubblicazione, di cui diamo breve notizia . Francis Desramaut, già noto per aver sottoposto ad attento vaglio critico il primo volume delle Memorie Biografiche di Don Bosco, ha voluto studiarne a fondo la "spiritualità'" con un lavoro originale, pubblicato prima in francese (Beauchesne, Paris, 1967) e ora presentato in italiano dalla LDC : Don Bosco e la vita spirituale (Torino-Leumann, 1970, pp . 320, L . 1500) . L'Autore precisa anzitutto che cosa intenda per "vita spirituale"' : "l'insieme delle relazioni con Dio secondo il comportamento e l'insegnamento di Don Bosco . Quindi non tanto la storia della sua coscienza religiosa, quanto le sue convinzioni sul destino del cristiano" . Don Bosco aveva una sua dottrina spirituale? Quali ne erano le linee fondamentali? Quali le sue convinzioni sul destino del cristiano ; quali, secondo lui, i mezzi essenziali di santificazione? La risposta a questi interrogativi viene il più delle volte direttamente dalle parole o dagli scritti dello stesso Don Bosco . Questa "spiritualità" maturata in un contesto religioso, quello delI'800, che appare ormai così lontano dalla nostra mentalità, può essere giudicata tuttora valida? L'Autore ha buone ragioni per affermarlo ; e non solo perché essa di fatto ha portato alcune anime a una santità riconosciuta dalla Chiesa, ma anche perché non poche delle sue componenti si armonizzano perfettamente con gli orientamenti spirituali con- temporanei . Anzi, possono addirittura indicare alcuni preziosi correttivi a certe deviazioni odierne . volumi che narrano la vita di Don Bosco sono molti, ma chi avesse voluto documentarsi sulla storia della sua opera non avrebbe trovato finora se non brevissime sintesi ; a meno 01 di affrontare i quattro grossi volumi scritti da Eugenio Certa (Annali della Società Salesiana), che d'altra parte si fermano al 1921 . A questa carenza ha rimediato Morand Wirth con il suo Don Bosco e i Salesiani (LDC, 1970, pp . 428, L. 2000) . In 31 capitoli di facile e piacevole lettura l'Autore ci offre una sintesi di tutta la storia salesiana, dal 1815 (nascita di Giovanni Bosco) al 1965 (elezione del suo sesto successore) : 150 anni che la morte di Don Bosco (1888) taglia in metà . Il lettore potrà così ripercorrere rapidamente la vita di Don Bosco, conoscere il suo apostolato tra i giovani, il suo metodo pedagogico, l'origine della Società Salesiana, la fondazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori, la progressiva organizzazione degli Exallievi, le spedizioni missionarie ; e il sorprendente dilatarsi dell'opera nei tre quarti di secolo successivi alla morte del Fondatore . L'opera si chiude con le stimolanti prospettive spalancate dal Concilio Vaticano Il e dalla prodigiosa evoluzione del mondo d'oggi . L'Autore tenta di intuire i possibili sviluppi dell'opera salesiana oltre il 2000, in uno sforzo costante di rinnovamento che salva tuttavia i vaa Dio g/i ha donato un lori essenziali del passato. cuore grande come /e arene del mare'». Francis Desramaut e Morand Wirth (Messa di Don Bosco) hanno reso un prezioso servizio a Don Bosco e alla Chiesa . In un momento in cui il mondo cattolico soffre di una diffusa insofferenza per quanto è stato realizzato prima del Vaticano li, ed è portato a farne giustizia sommaria con la facile quanto sbrigativa accusa di "superato", essi hanno saputo tracciare, sulla base di una vasta documentazione e di una seria preparazione critica, le linee dell'autentica e perenne grandezza di Don Bosco e della sua opera . Due volumi, dunque, scritti per la gioia e la soddisfazione di quanti amano e ammirano Don Bosco . I Uno dei segni della eccezionale grandezza di San Giovanni Bosco è l'interesse che ha suscitato negli studiosi, con un'attenzione che non è venuta meno neppure con il passare del tempo. Anche oggi pedagogisti, maestri di spiritualità, sociologi e storici riprendono in esame questa singolare figura, e l'elenco , già lungo degli studi che la riguardano continua ad arricchirsi . Ora poi, in una prospettiva storica rinnovata, la riflessione si fa più attenta, l'indagine critica più acuta e più vivo il desiderio di sceverare gli aspetti caduchi, perché legati alle condizioni socioculturali dell'800, da quelli perennemente validi, che danno le dimensioni autentiche della grandezza del Santo piemontese . 9 Consiglieri isaettoriali d'Italia a convegno stato il 3° Convegno nazionale E dei Consiglieri ispettoriali dei Cooperatori salesiani, e si è svolto ad Ariccia (Roma) dal i ° al 3 maggio sotto un duplice auspicio : l'inizio del mese mariano e la elevazione agli altari di uno dei primissimi Cooperatori di Don Bosco : San Leonardo Murialdo . Gli scopi del convegno si possono così sintetizzare : corresponsabilizzazione (qualificarsi di più per assumere il ruolo che compete ai Cooperatori nell'Associazione) ; definire il programma per il prossimo anno di attività ; prendere ufficialmente in consegna una bozza del « Regolamento rinnovato », che sarà oggetto di esame in vista del prossimo Capitolo speciale . Tl tema-base del Convegno è stato : Presenza dei Cooperatori nella missione della Chiesa secondo il carisma e lo spirito di Don Bosco, e fu trattato da don Mario Midali dell'Ateneo Salesiano . Cinque gruppi di studio hanno approfondito questi temi : i . 1 Consigliere ispettoriale cura la sua formazione spirituale, salesiana e tecnica per assolvere al suo compito (modi, mezzi, occasioni . . .) . 2 . Corresponsabilità in atto in sede di Consiglio (formazione alla corresponsabilità, momenti e area della corresponsabilità, esempi di corresponsabilità) . 3 . 1 Consiglio ispettoriale (conformazione, compiti, limiti, funzionamento . . .) . 4 . Il Centro Cooperatori partecipa a una pastorale organica della Chiesa locale (contributo di studio perché i centri, nel loro apostolato, si inseriscano sempre più nell'azione della comunità locale) . I Consiglieri nazionali hanno fatto gruppo a sé per un esame dei loro specifici problemi . Le « Comunicazioni» hanno dato al Convegno un carattere esistenziale e immediato : Luisa Rigon (Bologna) ha parlato su : Consiglieri corresponsabili; Giovanna Albert di Terni su: Esercizi Spirituali, risultati di una inchiesta ; don Clementel su: Orientiamo i giovani ; Dante Dossi su: L'assistenza post-carceraria ai giovani . Avevano portato il saluto degli Exallievi di Don Bosco e delle Exallieve di Maria Ausiliatrice il Presidente nazionale Aldo Angelini e la Presidente della Confederazione mondiale Tatiana Elmi Togni . Le liturgie eucaristiche dei tre giorni sono state presiedute dal Superiore Generale dei Giuseppini del Murialdo P . Vincenzo Minciacchi, dal Presidente della Consulta generale dell'Apostolato laici mons . Franco Costa e dall'Ispettore salesiano don Antonio Marrone . Il Rettor Maggiore non ha voluto mancare, all'appuntamento dato da tempo . La sua presenza quanto mai significativa, e soprattutto le sue parole furono la migliore conclusione ai lavori del convegno . Il prossimo anno di attività sarà il collaudo del convegno . I Cooperatori, secondo il programma elaborato e approvato, saranno impegnati in due direttrici : studio di materie salesiane . (Don Bosco, carisma e spirito salesiano, metodo educativo) e attuazione di iniziative fondamentali come : esperimentare a fondo la corresponsabilità, « verifica-rilevamento » di tutti i Cooperatori coscienti e comunque impegnati ; contribuire alla soluzione dei problemi della famiglia in Italia, in particolare a quello della sua stabilità ; maggiore appoggio alla diffusione di Meridiano 12 . a 11 PROFILI DI COOPERATORI TERESA PARRAVANO Una vita a servizio del prossimo Le piaceva il mare . Anche nell'ultima atroce malattia amava goderselo a finestra spalancata . Sul ricordino che ne ricorda il passaggio a miglior vita si legge la frase evangelica : « Giunta la sera, disse : passiamo all'altra riva ». Teresa Parravano non subito aveva avvertito che era giunta la sua sera, e anelava alla guarigione per un solo scopo : portare a termine le non poche iniziative del suo silenzioso apostolato . Una l'assillava particolarmente do qualche anno : il pagamento dei debiti contratti per la costruzione di un'opera parrocchiale, in un quartiere della sua città natale . « Farò come il vecchio Simeone, diceva ; potrò morire quando la Chiesa di San Paolo non avrà più bisogno di me » . Lira su lira aveva raccolto milioni, facendo proprie le preoccupazioni del clero e integrando abbondantemente col suo . Reparto B, tomba 123 nel cimitero di Gaeta (Latina) . Una scritta (manca la foto per espresso desiderio della defunta), breve ma eloquente : «Ha speso la sua vita a gloria di Dio e a servizio del prossimo » . Null'altro . Vita di _fervente cristiana e di zelante Cooperatrice salesiana . Vita di servizio per gli altri, dimentica di sé . Era nata a Gaeta il 21 maggio 19o3 . Educatrice impareggiabile, dotata di ogni virtù, spese gli anni più belli della sua vita a favore dell'infanzia che tanto amò . Insegnò per 16 anni in disagiate zone rurali e infine nella sua città . Lasciata la scuola per essere più disponibile all'apòstolato, quale iscritta all'Azione Cattolica e quale Cooperatrice Salesiana, sempre prima in tutte le iniziative e opere di bene, amò e aiutò le missioni, le opere salesiane, particolarmente il locale oratorio, e la sua parrocchia . Fu «madrina» di un giovane aspirante-salesiano, oggi direttore di una importante opera in Brasile . Faceva suoi i casi più pietosi, che cercava di risolvere con semplicità e umiltà . Agli ammalati andavano le sue preferenze e le sue preghiere . Per i sacerdoti aveva profonda venerazione e da essi si lasciava guidare nella vita spirituale . Gioì quando poté accompagnarne uno, vecchio e malato, in pellegrinaggio a Lourdes . Per loro aveva offerto la vita stessa, come rivelò sul letto di morte . La sua vita spirituale fu evangelicamente feconda . Vita eucaristica (comunione pressoché quotidiana), vita mariana (genuina devozione all'Ausiliatrice), vita di intima unione con Dio . 12 Era Cooperatrice convinta, una autentica salesiana esterna, sempre attiva nel suo Centro, anche come membro del Consiglio . Fedele al ritiro mensile, partecipava quando poteva anche ai corsi estivi di esercizi spirituali, e a tutte le iniziative portava una presenza attiva e aperta . Non amava i divertimenti, tranne quelli che venivano offerti nella casa salesiana . L'attiravano molto i pellegrinaggi (fu più volte a Valdocco, in Terra Santa e a Lourdes con i Cooperatori) ; in essi era esempio vivente di vita interiore, espressa in forme gradevoli e amabili . La sua fine giunse silenziosamente, in punta di piedi . Negli ultimi giorni : comunione quotidiana, recita con gli affezionati familiari delle preghiere per la « buona morte » e un ricordo «per quello tra noi che sarà il primo a morire » . Il 6 agosto 1969 è la Trasfigurazione del Signore : « Che bel giorno, oggi! », esclama . E si unisce ai pellegrini di Lourdes cantando : «Ave, ave, ave Maria! » . Il 7 agosto riceve con fede la benedizione di Maria Ausiliatrice e risponde alle giaculatorie suggeritele dal Delegato Cooperatori. Alle ore 13 risponde serena alla chiamata di Dio . A conferma di quanto si è detto, una testimonianza, quella del suo parroco : « Umile, modesta, aperta sul prossimo, ospitale senza pesare . Nello spirito l'ho conosciuta piano piano, ed è questo il ricordo più caro e più vivo . Era molto schiva di sé ed è stato difficile conoscerla bene . Si è manifestata soprattutto nel tempo della malattia, che è stato per lei un affinarsi continuo, non sforzato, ma naturale e progressivo . Dal suo letto seguiva, incoraggiava, sperava e offriva il suo molto dolore, saldamente ancorata al Cielo . Intanto un distacco progressivo accompagnava il corso del suo male . Nelle visite che le facevo pregavamo insieme e si leggeva il Vangelo . Nell'ultima visita leggemmo le Beatitudini . Lo stesso brano lo rilessi nella messa esequiale, perché mi sembrava contenesse il suo migliore elogio » . Teresa è stata davvero una discepola del Signore, che ha vissuto soprattutto il "Discorso del Monte" . Ora non è solo nel ricordo . Io continuo a sentirla nella nostra Parrocchia » . a Educhiamo come Don. Bosco Non impeditegli di giocare « Figli miei, - era solito ripetere Don Bosco, mutuando una caratteristica espressione di San Filippo Neri - giocate, saltate, divertitevi quanto volete, purché non facciate peccati» . Don Bosco per molti anni in cortile fu l'anima del gioco . Giocava con i suoi ragazzi . Un cronista segnò sul suo taccuino la seguente scena . - Era il 1868 . Don Bosco aveva la bellezza di 53 anni . Lui che in gioventù era stato un atleta, ormai scendeva verso la senescenza, logoro nel corpo, benché giovanilissimo nell'anima . Eppure anche a quell'età accettò una sfida alla corsa con i suoi ragazzi . Lo fece per dare una vampata di entusiasmo al gioco . Non sarebbe dovuto mettersi in lizza perché aveva un tormentoso gonfiore alle gambe . Ciò ° non ostante si allineò sulla barra della partenza . Al via, scattò. I ragazzi urlavano di gioia . Don Bosco pareva ringiovanito . Con poche falcate seminò dietro di sé centinaia di giovani . Aggiunge il cronista : "Eppure molti di quei giovani erano di una sveltezza eccezionale" . Don Bosco capiva l'importanza educativa del gioco : il gioco diventa per i ragazzi una sorgente di gioia e di pace . Impedire al ragazzo di giocare significa impedirgli di vivere . Il gioco per il ragazzo non è un semplice passatempo o uno scherzo insignificante . Nel gioco il ragazzo si esprime, costruisce il proprio mondo ; nel gioco vince la la sua istintiva paura, prende coscienza delle proprie forze in lui latenti ; nel gioco si libera dal suo spirito aggressivo, combatte la propria solitudine . nel modo giusto" . Che cosa vuol dire '"molto" e "nel modo giusto'? Molto vuol dire che ha bisogno di parecchio tempo per giocare : per esempio un fanciullo normale, prima di raggiungere l'età scolare, ha bisogno di giocare almeno otto ore al giorno . Nel modo giusto, vuol dire che bisogna lasciarlo libero di scegliersi il gioco che più gli piace, nella maniera che più gli piace ; anzi favorirlo e non contrariarlo. Non viola la libertà del ragazzo la vigilanza sull'ambiente e sui compagni di gioco . La mancanza di controllo sulle compagnie è la causa _ più frequente degli effetti negativi di tanti divertimenti . Don Bosco, che vuole la più "ampia'" libertà nel gioco, su questo punto afferma decisamente : "Non sono permessi quei giochi in cui possa essere compromessa la sanità o la moralità degli allievi". Quanti genitori si spaventano quando i loro ragazzi scatenati imperversano nel gioco! In questo caso non mancano di predirgli il più fosco avvenire . Si rammaricano : gioca troppo . Il gioco non è mai eccessivo quando è bene ordinato . Educatori e psicologi sottolineano l'influsso della robustezza fisica, acquistata e conservata col gioco, sulla intelligenza e sulla volontà . In realtà educatori e genitori dovrebbero trovare un motivo di preoccupazione in quei ragazzi che si mostrano riservati, chiusi, malinconici . Quanto è bella invece la gioia chiassosa dei giovani che corrono, lottano, saltano all'aria libera e sana, in mezzo ai campi, all'aperto! "L'allegria dell'uomo-dice il Faber e quella che più di tutto onora il Creatore, perché è come una testimonianza che noi diamo di essere contenti di Lui" . Il riso dei ragazzi è la musica di Dio . I ragazzi che non possono giocare sono malati . Quelli a cui non si permette mai di giocare in tutta libertà diventeranno tacilmente degli adulti nevrotici e complessati . Qualunque apparenza di costrizione nel gioco riesce odiosa al ragazzo . Don Bosco non si contenta della semplice libertà nel gioco, ma $ vuole che si dia "ampia libertà" . E pone ad essa un solo limite, quello del peccato, che avvelena la libertà . È nota questa sua massima : "Non chiamate divertimento una giornata che lasci rimorsi nel cuore e paura dei giudizi di Dio" . Se gli proibite di giocare, che succede? II ragazzo si nasconde e va a giocare lo stesso, di frodo . Ma lo fa con un senso di colpa . Gli avvelenate l'anima . Il ragazzo ha bisogno di dare sfogo nel gioco alle forze esuberanti che premono in lui . Ha bisogno di rodarsi, di sapersi valutare e misurare con i compagni . Non a torto un grande educatore diceva : "È con il gioco che il ragazzo entra a far parte della società" . Rilevano gli psicologi : "Più tardi nella vita un ragazzo saprà dimostrarsi uomo quanto più avrà potuto nella sua adolescenza giocare molto e Quanto è saggio l'invito di Don Bosco : «Figli miei, giocate, saltate, divertitevi quanto volete, purché non facciate peccati » . 13 ra gli sterpi della golena sulla riva sinistra del Piave s'innalza una croce di legno . Tutt'intorno ci sono Ffiori d'ogni sorta e tanti lumini accesi . Nel cuore di MOVIMENTO «AMICI DOMENICO SAVIO» Preferisce la morte al peccato Il feroce assassinio del piccolo Mario Rorato di San Donà di Piave è noto, ma forse non è altrettanto noto che era un fedelissimo «Amico di Domenico Savio» e che dal Ragazzo santo ha imparato ad amare e difendere la propria innocenza fino allo spargimento del sangue . Le notizie che pubblichiamo sono desunte da « La Voce del Popolo » di Treviso e da una relazione dei suoi compagni A .D .S . dell'Oratorio Don Bosco di San Donà di Piave. 14 quell'aiuola di fiori sempre freschi la sera della domenica 15 marzo è stato strangolato Marietto Rorato, un fanciullo di appena 9 anni . Le iniziali « A .D .S . » scritte con lo smalto rosso su di un pezzo di legno fissato a un paletto vicino alla croce stanno a indicare che il piccolo « martire » apparteneva all'Associazione « Amici Domenico Savio », presso l'Oratorio salesiano di San Donà di Piave . « Marietto » era stato avvicinato la domenica 15 marzo da un infelice giovane di Margherà, Antonio Pastres, che gli aveva offerto caramelle e il biglietto per il cinema, poi l'aveva condotto in riva al Piave e lì . . . l'aveva strangolato . . . Mario Rorato era nato nove anni prima da Olimpia e da Giuseppe Rorato . Il 15 maggio del '69 aveva fatto la prima Comunione . Qualche settimana prima aveva insistito per essere iscritto tra i chierichetti e gli « Amici Domenico Savio » e il 6 maggio, festa del Patrono, aveva fatto la solenne « Promessa » degli « Amici ». Domenico Savio l'aveva così preparato al suo primo incontro con Gesù Eucaristico . Il sabato 14 marzo di quest'anno, vigilia della tragedia, partecipò all'adunanza degli «Amici» e si confessò . La mattina della domenica 15 servì la santa Messa e ricevette la Comunione, che doveva essergli viatico all'incontro definitivo con l'Amico divino . Il canto di ringraziamento « Colori » fu un invito e una promessa : « Questo giglio bianco ti ricorderà la purezza del tuo cuore . Non sciuparla, amico mio . . . perché io ritornerò . . . » . 4 E Marietto fu fedele : preferì morire piuttosto che macchiare il fresco giglio della sua purezza . Il dott . Fortuna, dopo avere interrogato l'uccisore Antonio Pastres, da Venezia telefonava in canonica per dire al Parroco che la chiesa di San Donà ha un'altra Maria Goretti nella persona del piccolo Mario . Il popolo si è affollato attorno alla sua bara bianca - oltre 20 .000 persone ! - quasi a testimoniare la convinzione che anche oggi è possibile vivere e morire da santi e da martiri . Il vescovo mons . Antonio Mistrorigo intrecciò alla liturgia funebre parole gravi per tutti : « Pur in diversa misura - disse - tutti siamo un po' colpevoli di questo atroce delitto . . . ». Dopo la morte di Mario moltissimi ragazzi hanno chiesto di iscriversi tra gli «Amici Domenico Savio» e sono numerosi i pellegrini che si recano alla golena del Piave a pregare sulla tomba del piccolo Fiore reciso ancora in boccio, e che continua a diffondere il profumo del suo candore . La tragedia di Mario Rorato invita soprattutto i genitori a riflettere sul tipo di educazione impartita in famiglia, in parrocchia, all'oratorio, a scuola . Il Concilio afferma che la famiglia è come il santuario domestico della Chiesa, dove i genitori sono i primi e principali maestri dei loro figliuoli . Papà Giuseppe e mamma Olimpia hanno educato Mario allo spirito di sacrificio e, all'occorrenza, non gli hanno risparmiato il rimprovero e il castigo . « Aveva tanti compagni - dice piangendo il papà ; - però i suoi amici più cari siamo sempre stati noi genitori . Mi aspettava quando ritornavo dal lavoro, mi apriva la porta, mi chiedeva se ero stanco e finiva sempre col raccontarmi le sue cose, comprese le birichinate della giornata» . Questo clima di famiglia che apre alla confidenza è condizione e premessa di ogni pedagogia . Una conferma allo spirito cristiano dei genitori di Mario sono le parole di pietà e di perdono di mamma Olimpia : « Piuttosto di essere la madre di Antonio, preferisco essere la mamma del mio piccolo martire : mi fa tanta pena quel povero ragazzo! . . . » . Lo chiama « povero ragazzo », mentre la stampa l'aveva bollato con i titoli di « mostro », « bruto », « assassino ». Erano presenti due giovani di Verona, prossimi a consacrare la loro vita a Dio «per portare i fratelli a Cristo » . All'udire quelle parole non riuscirono a trattenere le lacrime . Nel loro silenzio sembravano dire: « Siamo ragazzi anche noi ; anche noi abbiamo su per giù l'età di Antonio ; perché noi siamo pieni di vita e desiderosi di donarci agli altri, mentre lui si sente "un verme", uno "straccio" ? » . Così si era definito lo stesso Pastres . A P . Tarcisio Guerra, direttore della Casa del Fanciullo di Marghera, aveva spiegato il perché di certe sue tendenze dicendo : « A quattordici anni mi hanno drogato al Lido di Venezia e mi hanno iniziato a certe pratiche» . E continuò con la vergogna sul volto : « Io odio tutti . . . perché mi sento un verme rispetto agli altri» . Risposta che è un'accusa e una condanna per i genitori che trascurano di vigilare sui figli e di dare loro una saggia formazione umana e cristiana . Il tempo meglio speso per un papà e per una mamma cristiani è quello dato ai figli : lo conferma l'esperienza lieta o triste di ogni giorno . a Mario Rorato nella divisa di chierichetto. Non aveva ancora fatto la prima Comunione e già ci teneva a indossare la vestina e a servire la S . Messa quasi tutti i giorni . San Donà di Piave . Una croce di legno, fiori sempre freschi e tanti lumini accesi segnano il luogo del sacrificio di Mario Rorato. Numerosi pellegrini vi si recano a venerarne la tomba. 15 NEL MONDO SALESIANO Omaggio giovanile a Maria Ausiliatrice Fiaccola Mariana da Torino a Trino All'inizio del mese di Maria Ausiliatrice un gruppo di giovani dell'Oratorio di Trino (Vercelli) si sono raccolti nella sua Basilica di Valdocco per accendervi la fiaccola Mariana che avrebbero portato a turno. Don Ruggiero Pilla, economo generale, in rappresentanza del Rettor Maggiore, li invitò a tenere alta la fiaccola della .fede, impartì loro la benedizione di Maria Au-siliatrice e accese la fiaccola . Da Torino a Trino i giovani si alternarono per oltre 50 chilometri, attraversando, acclamati, diversi paesi . A Trino, in Piazza Don Bosco, c'era ad attenderli un folto numero di fedeli . Il prevosto, can . Gariglio, celebrò la santa Messa all'altare preparato davanti alla chiesa, ""per ottenere - disse - che la Fede simboleggiata da quella fiaccola accesa nel Santuario di Maria Ausiliatrice, avesse sempre da arderé nei loro cuori" . Alla fine accese dalla fiaccola il cero votivo che doveva ardere per tutto il mese davanti alla statua di Maria Ausiliatrice. Una premiazione al Centro Salesiano di Arese Il premio ""Don Francesco Beniamino Della Torre", primo padre, fermo ma dolce, dei giovani di Arese, ha raggiunto lo scopo che si era prefisso nel fondarlo l'Associazione "Amici di Don Della Torre" : far sentire ai giovani del Centro Salesiano di Arese (Milano) che la società li segue, li attende per inserirli nella vita del lavoro, li aiuta a superare un momento difficile nella loro vita . La Commissione giudicatrice si è trovata nell'imbarazzo per la scelta del lavoro da premiare perché il concorso di pittura, grafia, pirografia e artigianato ha messo in luce le qualità di numerosi giovani artisti . Nella foto: il giovane premiato accanto al suo "capolavoro" . Rieti - La seconda Conferenza annuale ai Cooperatori 16 A Rieti non ci sono né salesiani né Figlie di Maria Ausiliatrice, ma vive e opera un fiorente Centro di Cooperatori per lo zelo del Direttore diocesano dei Cooperatori salesiani, prof. don Adriano Silvestrelli, parroco di San Rufo . Anche il Vescovo mons . Cavanna è affezionato Cooperatore e ha voluto essere presente alla seconda Conferenza annuale, che Don Bosco prescrive ai Cooperatori per un secondo fraterno incontro durante l'anno . NEL MONDO SALESIANO IN B INDIA . Nuovo Vescovo salesiano Il Santo Padre Paolo VI ha nominato Vescovo di Dibrugarh (India - Assam) il salesiano indiano don Roberto Kerketta, attualmente direttore della '"Technical School Don Bosco" di Krishnagar. Mons . Roberto Kerketta è nato nel 1932 ad Amadauga (Tezpur - Assam) ed è vissuto fin da bambino negli ambienti salesiani . E figlio di Don Bosco dal 1951 e ha frequentato il Pontificio Ateneo Salesiano a Torino-Crocetta . Fu ordinato sacerdote nel 1963 . Succede nella sede di Dibrugarh a due altri Vescovi salesiani viventi : mons . Oreste Marengo e mons . Uberto D'Rosario . TOKYO (Giappone) . 11 "Seibi Home" si rinnova - Durante la seconda guerra mondiale le Figlie di Maria Ausiliatrice, adattandosi alle necessità dei tempi, iniziarono nella periferia di Tokyo un'opera a favore dei bambini orfani, che si sviluppò fino a ospitarne più di quattrocento . E il "Seibi Home", che attualmente sta rinnovando le sue strutture con la collaborazione del governo . All'inaugurazione del primo edificio ultimato hanno partecipato le autorità, tra cui il Prefetto di Tokyo, che tagliò il nastro, e l'Arcivescovo, che benedisse i locali . NEWTON (USA) . La prima Figlia di Maria Ausiliatrice che diventa «secolare» - Le Figlie di Maria Ausiliatrice di Newton hanno festeggiato i cento anni di Suor Francesca Wervas . Suor Francesca è nata in Polonia, ma dal 1920 lavora negli Stati Uniti, dove la sua bontà l'ha resa cara a tutti . Durante la Messa del centenario la festeggiata stessa portò il vino all'altare e le novizie eseguirono canti d'occasione . Tra i doni del compleanno, Suor Francesca ricevette una statua della Madonna inviata dal Vescovo di Paterson . E ci fu anche chi le offrì alcuni gomitoli di lana . E suor Wervas, occhiali sul naso, riprese subito a sferruzzare . ROMA . « Operazione carta pro terzo mondo» - Nello spirito di spontaneità e di generosità proprio dei giovani e secondo le finalità educative della pastorale giovanile, si è intrapresa e conclusa nella sua prima fase la raccolta di carta, indumenti, cenci, ferraglie, medicinali, ecc . pro terzo mondo . Il Comitato-base era presso il Circolo universitario della parrocchia di S . Maria Ausiliatrice, in colla- borazione con il Circolo giovanile e con il Circolo ACLI della stessa parrocchia . Più che al risultato finanziario (oltre un milione) si è mirato a coltivare nei giovani lo spirito di dedizione e di solidarietà cristiana per l'avvento di un mondo più fraterno . E i giovani hanno corrisposto con una generosità superiore a ogni più ottimistica previsione . BÉNEDIKTBEUERN (Germania) . Scuola Superiore di Pedagogia e Sociologia - Il Ministero federale tedesco della cultura nel 1968 ha introdotto un nuovo tipo di scuola : la scuola superiore di pedagogia e sociologia . I salesiani hanno realizzato tra i primi questo corso di studi . Lo statuto è approvato dallo Stato, il quale ne riconosce anche i diplomi . Un nuovo edificio accoglie ora degnamente questa Scuola superiore di pedagogia e sociologia . La Scuola è aperta a tutti coloro che hanno l'esame di maturità e due anni di pratica nel settore educativo . BOGOTA (Colombia) . Istituto di Pastorale giovanile • Da marzo ha iniziato la sua attività nel collegio salesiano Leone XIII l'istituto Latino-Americano di Pastorale Giovanile . Sorto per impulso del CELAM, raccoglie la collaborazione dei Gesuiti, dei Salesiani e delle Suore della Presentazione . Scopo dell'istituto è quello di studiare i problemi giovanili alla luce della pedagogia cristiana e preparare i futuri educatori della gioventù, sia religiosi che laici . Una istituzione con finalità analoghe ha pure iniziato la sua attività nel mese di aprile a BuenosAires (Argentina) a favore delle Ispettorie salesiane della parte meridionale dell'America Latina . BARBACENA (Brasile - Mato Grosso) . 11 Club dei lustrascarpe - L'opera dei salesiani che lavorano a Barbacena fin dal 1950 con scuole professionali e un Oratorio festivo, è validamente affiancata dai Cooperatori e dagli Exallievi . Un gruppo di essi nel 1961 organizzò un efficiente Club educativo a favore dei giovani lustrascarpe, intitolandolo a Don Bosco . Oggi il Club è giuridicamente riconosciuto, gode dell'appoggio dell'autorità civile e va consolidandosi con l'assistenza attiva dei Cooperatori . Il Club mira a toglierli dalla strada, dando loro un'assistenza morale, religiosa e scolastica . Alcuni infatti hanno già terminato il ginnasio e una trentina lo frequentano attualmente, lavorando di giorno e studiando di sera. 17 la Cité des JOHHOS in pìono slaccio mese si compiranno sei anni dacché il T raprimoqualche salesiano venne a cacciarsi in questo angolo allora selvaggio della periferia di Lubumbashi (Rep . Democratica del Congo) . Fu allora come un « darsi alla macchia », un uscire dagli schemi di vita cittadini di questa « capitale del rame congolese », per entrare concretamente nel rifugio del banditismo locale . Bisognava sfondare un certo muro di paura . Ci si riuscì . Poi (1966) ci furono le prime costruzioni che vennero a cambiare l'aspetto desolante del luogo, ma soprattutto ci fu il fermento di vita giovanile che rianimò gioiosamente la regione . Arrivarono i giorni (1968) delle prime inaugurazioni ufficiali . Molte personalità si sentirono sempre più interessare alla nostra opera . Essa infatti cominciava ad avere un volto ben definito, sia nel suo piano d'insieme, sia nelle parti già costruite, sia nelle attività in pieno svolgimento . Adesso (1970), è venuto il tempo di chiedersi : che cosa è che soprattutto sembra interessare gli entusiasti della Cité des Jeunes? Dopo qualche anno ci sembra di poterlo dire . È lo slancio d'iniziativa, d'organizzazione, di realizzazione, che anima tutta quest'opera, e che contrasta un po' con lo stagnare di valide attività in altri settori della vita katanghese . Non è che con ciò si voglia dire d'essere soli a muoversi sul posto . Tuttavia, lo sviluppo talvolta rallentato e talaltra accelerato, ma sempre continuato, delle nostre costruzioni, dà come un senso di novità e di gradita sorpresa all'occhio di chi ci visiti appositamente, o di chi, scendendo dalla città lungo la strada terrosa e tortuosa della Munama, si trovi improvvisamente davanti ai rossi mattoni dei nostri nuovi edifici . Spontaneo viene allora il desiderio di conoscere, di visitare, d'ammirare . Evidentemente, non sono i muri in sé, né i vasti terreni di gioco o di lavoro, che suscitano il vero interesse, ma quanto essi racchiudono o rispecchiano di vivo, di giovanile, di serio e coraggioso sforzo . Ciò che più interessa anche i soliti pessimisti è lo scopo prefissoci e lo spirito che ci anima ; gli stessi di cui Don Bosco aveva riempito la sua mirabile vita . È lo stesso ammirato sguardo, che un tempo si posava sull'opera personale di Don Bosco e che oggi si com18 piace di quella dei suoi continuatori . Trionfalismo? Può darsi, in un certo senso . Ma non ingenuità . I nostri occhi infatti restano aperti non solo all'aspetto positivo e valido del nostro lavoro, ma anche a quanto di errato vi si possa riscontrare : si resta cioè sempre pronti a revisionare il tutto con la speranza di conservare la giusta direzione . IN AFRICA NON BISOGNA AVER FRETTA Il nostro Centro di preparazione al lavoro professionale e agricolo si è sviluppato in questi ultimi tre anni . Alla già imponente falegnameria si è aggiunto un grande laboratorio, nel quale provvisoriamente si realizzano i lavori più svariati nel campo della meccanica : dal lavoro di lima alla saldatura, da quello di forgia alla riparazione d'auto . È il lavoro che più entusiasma i nostri giovani, che arrivando qui domandano quasi sempre un posto nella « section mécanique » soprattutto da quando (agosto 1969) ci sono arrivati i torni e le altre macchine generosamente procurateci dai Superiori di Torino . La prossima apertura del laboratorio di meccanica automobilistica eccita il desiderio di molti . La sezione di lavoro che meno attira, è quella d'agricoltura . . . È la realtà. Ma non ci mancano mai candidati, e i nostri due ettari di orto sono continuamente coltivati . Chissà se un giorno non riusciremo a dare una « coscienza agricola » a questa giovane popolazione katanghese, come già in altre parti del Congo? Abbiamo a disposizione per allora un centinaio d'ettari appartenenti dall'anno scorso alla Cité des Jeunes, per disposizione delle autorità congolesi . Se per il momento non possiamo essere troppo ottimisti su questa linea, non dobbiamo nemmeno disperare dell'avvenire . Il fatto è che qui in Africa non bisognerebbe mai avere fretta . Il tempo è tutto per noi, eccetto quando il temperamento europeo ci vela gli occhi sulle realtà africane . In tali momenti diventiamo inutilmente tristi pensando forse che non si arriverà mai a un buon risultato, perché « essi » non fanno come noi . Ecco una delle difficoltà che potrebbe pregiudicare qualsiasi opera missionaria o assistenziale in terra extraeuropea . 1964 : 1965 : 1968 : 1970 : primi contatti prime fondamenta prime inaugurazioni riflessioni sul passato e sul presente UN MEZZO CHE INCIDE : LO SPORT L'entusiasmo dei nostri giovani si moltiplica nei momenti di sport attivo, a cui essi si dedicano coraggiosamente, pur dopo ore di duro lavoro . Davvero non possiamo dire che sono pigri se, per allenarsi al calcio (abbiamo una squadra, per ora, in 2a Divisione regionale) oppure al pallavolo (forse la nostra squadra è la più forte di Lubumbashi), o al basket o alla boxe • all'atletica leggera, fanno chilometri e chilometri di marcia dai più lontani quartieri, uscendo da scuola • dal lavoro talora a pancia vuota . Abbiamo avuto l'anno scorso, fino all'inizio del '70, un lungo momento di quasi assenteismo nelle nostre attività sportive . Difficoltà passeggere, ma assai gravi ci bloccarono un po' e ridussero l'ordinaria partecipazione giovanile . Ma nei mesi più recenti si nota un ritorno spontaneo e sempre più nutrito di giovani d'ogni condizione : studenti, operai e . . . disoccupati cronici . Le ore pomeridiane sono riempite da questo via-vai disordinato e nello stesso tempo organizzato . Tutte le nostre installazioni sportive sono ben occupate fino a sera . Poi la maggior parte dei giovani sfolla, • qualcuno resta nella « grande sala » (futuro ristorante giovanile) fin verso le 10 a giuocare o ad assistere alla TV . Oratorio all'italiana? Sì, ma incompleto per forza di cose . Siamo ancora tanto lontani dalla ricchezza di vita cristiana che Don Bosco sognava nei suoi centri giovanili . D'altronde qui si vive in una situazione troppo differente . O forse, chissà, i nostri oratori d'Italia cominciano anch'essi ad allinearsi al tipo della Cité des jeunes? Spero di no! Inutile per ora dilungarsi su altri aspetti della nostra vita e delle attività molteplici della Cité des Jeunes . Lavoro-sport-assistenza materiale e morale ne sono lo schema organizzativo . Attraverso questi canali, a carattere prettamente umano e naturale, resta sempre aperto il passaggio alla Parola e alla Grazia di Dio Padre, che nel nome di Cristo ci ha inviati a questi suoi figli della terra africana . DON MARIO VALENTE Un allievo dei più anziani al lavoro nella falegnameria, di cui si vede qui sotto una veduta parziale . Dal nostro inviato DON CARLO DE AMBROGIO CEYLON.• due razzi, ttte s « ate crescere da voi stessi i F vostri legumi » (Grow your own vegetables) . Con questa parola d'ordine si apre l'elenco telefonico di Ceylon, che è soprattutto l'elenco della capitale Colombo . Altro consiglio imperativo a pagina 62 : « Cipolle rosse. Maturano in 75 giorni . A coltivare cipolle rosse ci si guadagna » (Red onions . 75 days' crop . Red onion cultivation pays) . Davanti a un elegante villino di Colombo 7 il quartiere più aristocratico della capitale - pascola una muccherella . La città e la campagna si compenetrano : la strada che dall'aeroporto mena alla capitale - una quarantina di chilometri - sembra una via che attraversi un villaggio interminabile ; quel villaggio si dilata progressivamente per diventare una vasta città in riva al mare, distesa lungo le strade che si irradiano verso l'interno dell'isola . Non c'è un vero centro commerciale e culturale a Colombo, modesta capitale ; non ci sono nemmeno quegli edifici prestigiosi che costano tanto caro a certi paesi sottosviluppati . « È una città panino-imbottito - mi dice don Enrico Rémery, direttore del " Don Bosco Seminary " di Negombo . - 11 quartiere ricco di Colombo 7 è come una fettina di prosciutto tra il pane del nord, proletario, e il pane del sud, feudo della classe media» . CROGIUOLO DI RAZZE L'isola di Ceylon pende come una lacrima gocciante, che sgronda dal mento dell'India, a circa 110 chilomentri di distanza . Quelli che vivono sull'isola non la chiamano Ceylon, ma Lanka, un antico nome sanscrito che le fu imposto 25 secoli fa dai conquistatori indiani del nord, i sin20 galesi . Ceylon è relativamente pie- Colombo : una strada misera e pittoresca per l'animazione di genti e costumi diversi . cola : è lunga circa 450 chilometri, larga in media 150 e ha un numero di abitanti pressappoco uguale a quello di Londra . Sulla costa fa molto caldo; l'isola infatti è solo a pochi gradi a nord dell'equatore ; ma bastano poche ore di automobile per portarsi in un clima eternamente autunnale, in mezzo a montagne che raggiungono i 2400 metri . Ceylon è un crogiuolo di razze ; vi si sono incrociate una settantina di razze diverse, inclusi gli Afgani, che hanno il monopolio dei prestiti di denaro, gli Arabi che detengono il commercio dei gioielli e gli zingari Kuravar che fanno gli incantatori di serpenti . Nel cuore della giungla vivono persino i Vedda, i più primitivi tra le tribù più primitive del mondo . COLOMBO SU MISURA DEL TÈ I primi europei a insediarsi stabilmente a Colombo furono i Portoghesi ; poi vennero gli Olandesi che ne fecero sparire le tracce . Lo stile delle case a Colombo non ricorda in nulla Goa o Macao ; però quanti Perera, quanti Silva, quanti Fernando si ritrovano a Colombo! Furono i missionari portoghesi a importarvi la fede e il culto cattolico . Giunsero poi le navi olandesi; gli Olandesi predicarono la Riforma protestante e innalzarono un forte, oggi quasi scomparso, e molti edifici civili e religiosi, di cui rimangono ottimi ruderi . Da uno di quelli - la residenza del governatore - gli Inglesi fecero la St. Peter's Church, sui muri della quale scolpirono i nomi dei pionieri della colonizzazione britannica . L'Inghilterra ha costruito Colombo su misura del tè, non come Singapore su misura del caucciù e dei larghi viali dell'imperialismo militare e finanziario . L'Impero britannico ha modellato la capitale di Ceylon e vi ha lasciato la sua impronta : per esempio, gli autobus rossi a due piani . Il traffico aereo di Ceylon ha per scalo Londra più toríe, quattro religioni 11 tè è la linfa vitale di Ceylon . Nella foto, la raccolta presso Kandy . di qualsiasi altra capitale europea . La classe dirigente dell'isola parla spesso un eccellente inglese, abitudine che ormai si sta spegnendo nelle giovani generazioni . Il fatto che la capitale possieda una fortissima proporzione di gente di razza tamil lo deve all'Inghilterra . Questo lento affluire a Colombo di importanti elementi non indigeni doveva contribuire negli anni '50 a precipitare la crisi nazionale, marcata dal risveglio del vecchio fondo buddista di Ceylon . IL TÈ NERO DI CEYLON Budda non è onnipresente a Colombo, come lo può essere a Bangkok o in Cambogia a Phnom-Penh . Il cristianesimo vi è più visibile ma le chiese cristiane sono fatiscenti oppure mancano di discrezione . Le moschee (il sindaco della capitale è un musulmano) s'integrano meglio nel paesaggio urbano con la loro architettura meno vistosa e che dà meno nell'occhio . Le pagode sono sepolte tra gli alberi e le case . Il tè è praticamente la linfa vitale di Ceylon. Lo chiamano la Mahabadde (grande industria) e ogni anno ne esportano per più di un terzo di tutto il tè che si trova sul mercato mondiale . Soltanto l'India ne esporta di più. Il tè : di Ceylon è nero ; il migliore è quello che si coltiva nelle zone più alte, tra i 1500 e i 1800 metri . Per mettere insieme un chilo di tè come si trova in commercio ci vogliono approssimativamente 6600 germogli . Occorre andare a vedere le donne cogliere le foglioline nuove ogni dieci giorni e gettarle in un grosso paniere che portano sulle spalle : un lavoro paziente, da asiatiche . MI VERREBBE TANTE VOLTE LA TENTAZIONE . . . A sera, quando a Negombo sono scese le ombre sulle piantagioni di cocco che circondano la Casa sale- siana, parliamo a lungo con Don Rémery sulla vita (che è molto dura) a Ceylon. « Vede - mi dice don Rémery l'aeroporto è qui vicino, a qualche chilometro di distanza . Se non ci fosse il Signore nel tabernacolo, mi verrebbe tante volte la tentazione di pigliare il primo aereo in partenza e tornarmene in Francia » . Mi racconta che i dibattiti politicoreligiosi sono frequenti a Colombo e non risparmiano all'occasione nemmeno il governo . La gioventù è in fermento . È capitato, per esempio, che duecento giovani sono arrivati a Colombo dopo una marcia di 150 chilometri . Penetrarono di forza nel Ministero del Lavoro, chiedendo una occupazione qualunque . Simili dimostrazioni vogliono attirare l'attenzione del governo sull'inquietante problema della disoccupazione. Non è stata pubblicata nessuna statistica a questo proposito, ma è certo che la capitale è gravemente toccata, forse più che il resto del Paese, da questo flagello che ogni 21 giorno diventa sempre più minaccioso . Quanti sono quelli che, anche istruiti e diplomati, non trovano lavoro corrispondente alla loro qualificazione oppure nemmeno trovano lavoro? L'università della capitale come quella di Kandy nel centro dell'isola - è in effervescenza . COLOMBO INVECCHIA UN POCHINO Colombo è una città che invecchia un pochino, a eccezione di alcuni quartieri, come quello situato attorno alla stazione dove si allineano dei microscopici hotel - il Brahmin's Hotel, il Colonial Hotel - e innumerevoli botteghini di strada che prosperano all'ombra del monumento al colonnello Henry Steele Scott, l'americano che alla fine dell'Ottocento rilanciò a Ceylon sul piano educativo il movimento buddista . Nel quartiere di Pettah formicolano i commercianti, i venditori di legumi o di frutta, i pescatori che decapitano il tonno e il pesce sul marciapiede, i contadini che guidano i loro carri tirati dai bufali e i disoccupati che giocano a dadi sull'asfalto e anche (dicono), in questo Paese a forte criminalità, gli assassini Resta indimenticabile lo spettacolo di migliaia di corvi che sfiorano i passanti in maniera inquietante, in una ridda infernale di ali nere e di lunghi becchi gracchianti . LA NOVITÀ RADICALE A Negombo, periferia della capitale, don Rémery tiene aperto un aspirantato e una scuola professionale per meccanici e falegnami esterni . Bisogna vederli in chiesa i suoi giovanissimi aspiranti : mostrano una compostezza e una devozione meravigliosa . Si fa sera . Tutt'intorno la giungla respira . Calano fitte le ombre ; il silenzio è continuamente rotto da grida e da voci di animali notturni . Sotto il 'ventilatore, al lunie, si chiacchiera. Faccio una domanda a don Rémery: - Che cosa intende portare lei di specifico a questi giovani singalesi? Mi guarda ; sorride . È un uomo rude che ha fatto l'esperienza durissima della guerra mondiale . Mi risponde : - L'amore del prossimo . Sembra una risposta banale, generica, poco interessante per i mis- Coste presso l'isola di Ceylon con le caratteristiche imbarcazioni . fuggiti dalle piantagioni di tè e mimetizzati nella grande città. Così è Colombo col suo miscuglio o giustapposizione - di due razze, di tre storie coloniali, di quattro religioni . Ci vivono seicento mila abitanti (un milione con la periferia, tra cui Negombo, dove vivono i pochissimi Salesiani) . È una città difficile da definire, da riassumere, 22 da presentare in poche immagini. Paolo, ai pagani . È l'amore mutuo del Padre e del Figlio nel dono dello Spirito Santo che il Cristo comunica agli uomini mediante la sua morte e risurrezione. È « il Cristo in noi », è il mistero nascosto da secoli, che San Paolo fu chiamato a predicare. sionari . Tutto sta a intendere bene e pienamente il senso da dare all'espressione . - La novità radicale mi spiega don Rémery - si rivela nella natura dell'amore cristiano, in quanto esso è una partecipazione all'amore con cui Dio e Gesù Cristo ci amano nello Spirito Santo . Qui sta la novità essenziale del Vangelo che il missionario deve annunciare, come San IMPIANTARE L'ECONOMIA EVANGELICA - E allora - gli chiedo ancora come definisce lei l'evangelizzazione ai pagani? Don Rémery mi guarda ancora, con quei suoi occhi chiari, e mi risponde preciso : - Non solo annunciare il Cristo o predicarlo, ma impiantare l'economia evangelica, fare che gli uomini si amino tra di loro come il Cristo ama noi . Prendano coscienza che questo amore gli è dato da un Altro gratuitamente, un Altro che li ha amati fino a volergli comunicare il proprio amore morendo e risuscitando per loro, facendosi loro cibo nell'Eucaristia. L'amore del prossimo, così inteso, fa a pugni con una certa pretesa, oggi diffusa (soggiunge don Rémery con una leggera punta polemica) di amare il prossimo senza curarsi di Dio o addirittura negando Dio . Ecco dunque il compito specifico del missionario salesiano tra i giovani pagani: predicare l'esplosiva e rivoluzionaria novità evangelica dell'amore e far sì che sia praticato . Dalle tenebre della giungla continuano a levarsi le grida notturne degli animali . - In una delle più belle favole degli ultimi tempi, - dice don Rémery - nel libro Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry, ho letto : « I grandi! Se dici loro : ho visto una bella casa con tegole rosse, con gerani alle finestre e colombe sul tetto, non sono capaci di immaginarsi questa casa . Bisogna dirgli : ho visto una casa che vale un milione di franchi . E allora esclamano : ah, che bella!» . L'amore cristiano, ri- velazione dell'amore trinitario, vale l'infinito . È attraverso l'amore che il missionario acquista un volto per il singalese pagano e gli diventa parlante e comunicativo come un fratello. Anzi, più che un fratello . ∎ NELLE TERRE VERGINI DELL'ALTO ORINOCO A Santa Maria de los Guaicas SECONDA PUNTATA Verso le 17 approdiamo alla patria di adozione di don Luigi Cocco, l'apostolo dei Guaicas (Alto Orinoco-Venezuela) . Ci accoglie Suor Felicita (di Savigliano) e ci spiega che non c'è, perché impegnato in uno dei suoi frequenti giri apostolici . Per confortarci, promette di prepararci una squisita refezione con bistecche di coccodrillo e sfilatini di serpente . Non riesco a trattenere una smorfia di disgusto . «Sarà una cena deliziosa», mi assicura la suora con un sorriso disarmante . A prova fatta, .ho dovuto darle ragione . D'altra parte, meglio mangiarli noi, i serpenti e i coccodrilli, che essere mangiati da loro . . . « Domani le faremo vedere il nostro aeroporto », mi dice, soddisfatta per il senso di stupore che mi legge negli occhi . Lo stupore aumenta quando lo vedo, e mi spiegano come hanno fatto a costruirlo . Prima era una fitta e intricata boscaglia . Don Cocco e i suoi Guaicas, usando strumenti rudimentali, senza risparmiare tempo e fatica, ne hanno fatto un'enorme pista su cui possono atterrare perfino i quadrimotori . Quando arriverà anche lì la potenza della tecnica più avanzata, sarà certamente perfezionato ; altri se ne prenderanno la gloria e il vanto, i missionari saranno dimenticati e forse Ocamo (Alto Orinoco-Venezuela) . Questi bimbi Guaicas giocano con un tigrotto come i nostri bimbi giocano con un gattino . 23 Il 14 febbraio siamo di ritorno a Ocamo . Don Cocco non è ancora tornato, ma ha fatto sapere via radio che arriverà nel pomeriggio . La radio rende al missionario un servizio inestimabile : lo toglie dall'isolamento e gli permette di lanciare il SOS in qualsiasi caso di necessità . Per don Cocco è stata più di una volta l'unico mezzo di salvezza . Patriarca Hanno catturato una «bava», specie di coccodrillo che vive nell'Orinoco. criticati . Ma lo storico informato e imparziale riconoscerà che furono proprio loro i primi a portare a quelle genti i valori della promozione umana, armonizzando evangelizzazione e sviluppo, progresso sociale e destini eterni. La missione protestante Facciamo una puntatina a Navaca, una stazione missionaria costruita con gusto e competenza da don Berno, che ci accoglie con un largo sorriso . È un uomo di grande ingegno e dotato di vivo senso artistico . Conosce alla perfezione la lingua e i costumi degli Yanoama, ne ha pubblicato recentemente una grammatica. In sua compagnia visitiamo la missione protestante . Il Pastore ci accoglie con molta cordialità ; sua moglie tradisce sotto la parlata spagnola un chiaro accento californiano ; il bimbo se l'intende a perfezione con i coetanei, da cui si distingue soltanto per il suo vestito alla far-west e per la testina bionda che contrasta con le nere capigliature dei ragazzi della foresta . Tra le due missioni corrono rapporti di stima e rispetto reciproco ; ambedue vivono in povertà e sacrificio, animati da sincero desiderio di elevare le condizioni materiali e morali dei nostri fratelli in Cristo . Quando verrà il giorno in cui il loro messaggio sarà veramente identico a quello portato in terra dal Redentore? Terminata la visita, proseguiamo verso Platanal, ove don Gonzales ci ristora con . . . uova di tartaruga . Si trovano sulla spiaggia a dozzine . E il missionario deve allenare il suo stomaco al cibo indigeno ; guai se mostrasse nausea o disgusto . È sempre attorno alla tavola che si fanno gli amici, e quando la tavola ha per tovaglia la prateria sconfinata e per soffitto il 24 cielo, il sapore dei cibi non ha più molta importanza . e profeta Arriva, finalmente . Più che il suo volto, scorgo la sua barba patriarcale da cui emergono due occhi vivacissimi e un sorriso carico di bontà . Ci abbracciamo, mentre il breve crepuscolo prelude la notte imminente . Ora racconta, in una lingua pittoresca in cui l'italiano si mescola allo spagnolo e il dialetto guaica a quello piemontese con schietto accento torinese . Sì, ha esplorato una zona ancora sconosciuta, ha fatto delle scoperte molto interessanti . Faceva parte della spedizione anche la dottoressa Inga Steinvorth De Goetz, nota per i suoi studi sugli Yanoama . È di confessione luterana, ma alla missione di Santa Maria de los Guaicas è di casa . Essa non nasconde la sua ammirazione per il lavoro che stanno svolgendo i missionari salesiane e le Figlie di Maria Ausiliatrice tra le popolazioni indigene, e non manca di aiutarli secondo le sue possibilità, con autentico spirito ecumenico . Da tutte le capanne gli Indi sono accorsi attorno a don Cocco, dal capo tribù al brujo, lo stregone, dai bambini agli adulti . È una festa, una manifestazione di affetto che commuove . Don Cocco ha una parola cordiale e un sorriso affettuoso per tutti . Ora celebra la santa Messa . I paramenti non sdno proprio secondo le migliori prescrizioni liturgiche . Il càmice, stretto ai fianchi da un cordone ingiallito, è troppo corto per coprire tutta la veste, e i pantaloni, privi di qualsiasi senso estetico, si affacciano al di sotto di essa . Le calze sono evidentemente un lusso superfluo, e i piedi affondano nudi in un paio di sandali che non ne possono più . Del resto, tutti quei vestiti sono anche troppo per chi vive in mezzo a gente che con naturalezza vive vestita di aria e di sole, con un semplice straccetto ai fianchi . Ma se non tutte le rubriche sono salve, lo spirito della vera liturgia è realizzato in pieno : la partecipazione degli Indi è veramente cosciente e attiva . Mentre don Cocco parla, tutti gli sguardi sono fissi su quell'uomo più buono del pane, che si esprime oltreché con la voce, con una mimica indescrivibile . Dialoga con loro, li interroga, li fa ridere, li commuove, li rende partecipi della sua avventura, dei suoi più nobili ideali . Cambiare la pelle Mentre la Messa continua, osservo le mani di don Cocco ; e poi guardo quelle delle suore, intrecciate in preghiera . Sono come il loro volto, bruciato dal sole, crivellato dagli insetti, reso uguale a quello degli indigeni . Ma molto più di quando erano bianche e delicate, ora sono veramente mani di angeli, anzi vere mani di sorelle, di madri, che sanno curare con abilità e delica- tezza le piaghe, le ferite di quegli esseri nei quali Cristo appare più sofferente e abbandonato . Mani che distribuiscono tutto ciò che la provvidenza mette a disposizione : viveri, vestiti, medicinali, dolci e perfino giocattoli . Mani che testimoniano la bontà del Padre che è nei Cieli, per il . quale non esistono differenze di razza o di civiltà. Dopo il riposo notturno nel profondo respiro della selva, torno a conversare con don Cocco, mentre il sole ridesta ed esalta ogni vita . « Guardi, - mi spiega con calore - Se vogliamo realizzare qualche cosa, come missionari di Cristo, non dobbiamo fare i dilettanti . Non si può venire qui per starci solo qualche tempo, conservando le proprie abitudini e la propria mentalità . Bisogna cambiare la pelle, bisogna diventare come uno di loro . Anche qui sono piovuti di quelli che in gergo anglosassone si chiamano birds of passare, uccelli di passaggio . Gente che si interessa dei problemi missionari solo per hobby. Vengono qui dicendo di volerti dare una mano, ma in realtà vanno in cerca di esperienze esotiche, guardano gli indigeni come le bestie rare di un giardino zoologico, e scattano fotografie . Gente che ci stanca, ci annoia, che lascia più male che bene » . La voce di don Cocco si è fatta insolitamente seria e sdegnata . Si capisce che è rimasto ferito, lui così geloso dei suoi Guaicas e della loro dignità umana . « Certa gente si crede chissà cosa perché ha una certa cultura, è ben vestita, ben pasciuta, e porta l'orologio al polso . Ma i nostri indi hanno l'occhio più semplice e più puro di loro » . « Quanto a me, - continua don Cocco, - ho deciso di passare qui tutta la vita . Ora conosco bene la loro lingua, la loro mentalità, sono come uno di loro, dopo tanti anni di sacrifici e di pazienza . Ho soltanto bisogno di qualcuno che si prepari a prendere il mio posto, per il giorno in cui andrò al cimitero ». « Il più tardi possibile, caro don Luigi » . « Mah! Ho già subìto sette operazioni, e per quanto sia un numero perfetto, non è detto che sia completo . L'ultima volta ho detto al chirurgo : « Non sarebbe il caso di applicarmi una chiusura lampo? È tanto pratica! Così la prossima volta farà più in fretta! » . (continua) DON FRANCESCO LACONI PUERTO AYACUCHO (VENEZUELA) . CORSO DI STUDIO E DI AGGIORNAMENTO PER MISSIONARI E MISSIONARIE DELL'ALTO ORINOCO I Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice operanti nel Vicariato apostolico di Puerto Ayacucho hanno lasciato il loro consueto lavoro nelle varie stazioni missionarie per incontrarsi in un clima di autentica fraternità, maturata in mezzo alle medesime difficoltà e durezze della vita missionaria . Il corso, presieduto da don Làconi, inviato dal Rettor Maggiore in rappresentanza del Prefetto generale, Superiore delCe Missioni Salesiane, aveva lo scopo di approfondire il senso del mandato di evangelizzare, alla luce dell'esempio di Gesù, mettendo in risalto le ragioni teologiche della missione della Chiesa e la dottrina del Decreto Ad Gentes del Vaticano II. Alla parte dottrinale s'intrecciavano le relazioni dei singoli missionari convenuti da tutti i punti del Vicariato, e le discussioni sui temi più vitali dell'evangelizzazione . 25 TRENT'ANNI DI MISSIONE NEL BENGALA Mons . Luigi Morrow La Ravoire scrittore. IL COW-BOY DEL TEXAS La vigilia di Natale del 1892 i coniugi Morrow La Ravoire ricevevano da Gesù Bambino il più bel regalo che potessero desiderare : un robusto e vivace maschietto, a cui posero il nome di Luigi. Nelle sue vene scorreva una specie di sangue ecumenico : il padre, di origine francese, era cattolico ; la madre, irlandese, era di religione episcopaliana . Gli sconfinati orizzonti del Texas (USA) ove era nato entusiasmarono il suo spirito intraprendente e audace, e rivelarono presto in lui l'animo del pioniere . Egli stesso amava definirsi il « cowboy del Texas » . Vicende di famiglia lo portarono a compiere gli studi nel Messico . A Puebla fu allievo dei salesiani . Quegli uomini semplici e generosi conquistarono il suo animo e fecero maturare in lui il desiderio di imitarli con una donazione completa a servizio di Dio e del prossimo . Compiuti felicemente gli studi necessari, il 21 maggio del 1921 nella cattedrale di Puebla il « cow-boy del Texas » divenne sacerdote . DAL MESSICO ALLE FILIPPINE 26 C'era allora a Manila, in qualità di Delegato apostolico, mons . Guglielmo Piani, un altro salesiano che ha lasciato un grande ricordo di sé . Aveva bisogno di un segretario, e ne fece la proposta al giovane sacerdote . Il quale non stette a pensarci due volte : con animo pronto e generoso accettò l'invito, tanto più che l'intesa era per due soli anni . In realtà, ci stette sedici anni . Il contatto con quell'uomo eccezionale fu una preziosissima scuola di formazione apostolica . Don Luigi non era l'uomo da contentarsi del lavoro d'ufficio . Oltre che al ministero ordinario e a una specie di oratorio festivo nella Delegazione stessa, si dedicò a un'attività che gli era congeniale : la diffusione della buona stampa . Già negli anni della sua permanenza a Puebla aveva fondato il « Centro Buona Stampa », che non solo diffondeva libri e riviste, ma indicava pure tempestivamente il titolo delle pellicole accettabili in base ai princìpi dell'onestà cristiana . A Manila fondò un centro analogo, dapprima contentandosi della diffusione di sane letture, poi impugnando egli stesso la penna, sull'esempio di Don Bosco . Fu un sue- cesso straordinario : i suoi primi libri, Il mio amico e La mia prima Comunione, scritti per i ragazzi, hanno superato il traguardo di 13 milioni di copie, e sono stati tradotti in oltre quaranta idiomi di tutto il mondo : dal cinese all'italiano, dai dialetti dell'India a quelli dell'Africa . Incoraggiato da questi risultati, don Morrow preparò una serie di testi di catechismo e di opuscoli sul tipo delle Letture Cattoliche fondate da Don Bosco : libri semplici e sostanziosi che sono ancor oggi in uso nelle scuole delle Filippine . LA CROCE CHE PESA DI MENO Nel febbraio del 1937 si svolse a Manila il Congresso internazionale . Poiché mons . Piani era nel Messico in qualità di Visitatore straordinario, toccò al suo segretario collaborare alla buona riuscita della grandiosa manifestazione . Fu il miglior collaudo del suo zelo apostolico e delle sue capacità organizzative . Due anni Il « Centro culturale per signorine » apre le sue porte a questo promettenti giovinezze indiane . dopo (ne aveva ormai 47) gli giungeva da Roma la nomina a Vescovo di Krishnagar, nel Bengala . Ricevette la consacrazione episcopale nella Basilica di San Pietro da Pio XII . Nel consegnargli la croce pettorale, il Papa gli disse : « È la croce che pesa di meno . Vi mando in un posto estremamente povero : siate il padre di tutti » . Mons . Morrow non era mai stato in India, né aveva mai conosciuto quella gente. Ma il suo era veramente un cuore di padre, fatto per amare specialmente i più poveri e bisognosi . Non volle arrivarci a mani vuote, e si dette immediatamente da fare . Per un anno girò gli Stati Uniti, invitando i ricchi a rinunciare al superfluo in favore dei poveri. Aveva già in mente un piano ben chiaro : soccorrere in maniera efficace i più bisognosi, occuparsi soprattutto della gioventù con quella predilezione e quella lungimirante sapienza che aveva imparato da Don Bosco . Gli avevano detto che dei suoi diocesani soltanto poco più del quattro per cento sapeva leggere e scrivere . Altro che fondare centri di buona stampa, come a Puebla e a Manila! Bisognava letteralmente cominciare dall'abc . Mons . Morrow, appena giunto nella sua sede, investì il denaro raccolto nell'acquisto di vasti ap- Krishnagar (Bengala-India) La nuova clinica «Maria Immacolata», attrezzata modernamente, con ospedale e dispensario . 27 pezzamenti di terreno per fabbricarvi scuole e collegi, dapprima in Krishnagar, poi nei principali centri della diocesi . E gli insegnanti? Ai ragazzi provvedevano i salesiani, alle ragazze le Suore di Carità, che già da molti anni lavoravano in quelle terre con mirabile spirito di sacrificio . Dopo trent'anni di paziente e costante lavoro, gli alfabetizzati sono saliti al 60%. Un risultato sufficiente a rendere un uomo benemerito della civiltà . COSTRUTTORE INFATICABILE Gli amici di monsignore gli dicevano scherzando che soffriva in forma acuta del « mal della pietra » . Forse fu anche la « croce più . pesante » . Fatto sta che gli edifici fatti costruire da lui sono innumerevoli, e non si sa davvero come abbia fatto a trovare il denaro necessario . Insieme con le scuole, ove si forma l'uomo, le chiese, ove si forma il cristiano . Nel territorio della diocesi mons . Morrow ha costruito oltre trenta cappelle, e ha notevolmente ingrandito e abbellito la chiesa cattedrale . Nella scuola si forma la mente, nella chiesa si educa lo spirito, ma l'uomo completo ha bisogno anche di ricrearsi nel divertimento e di sfogare la sua vitalità nel gioco . Nel 1957 gli amici che monsignore aveva a Cincinnati ricevettero da lui una richiesta che li lasciò perplessi. Chiedeva una rimessa per aerei, piuttosto grande, 140 piedi per 80 . A che scopo? Voleva forse costruire un campo di aviazione per una flotta aerea? Il mistero si chiarì quando i pezzi dell'hangar, spediti sollecitamente, furono rimontati : ne risultò uno spazioso salone teatro, capace di circa 2000 posti . La gioventù aveva finalmente l'ambiente adatto per le attività ricreative e per le manifestazioni della vita sociale . Dopo il teatro, eccolo a costruire lo stadio ove i giovani potessero educarsi nelle più diverse competizioni sportive . TRA I POVERI E GLI AMMALATI Il « mal della pietra » è soltanto l'aspetto esteriore e appariscente 28 di mons . Morrow. La realtà vera Il mezzo di comunicazione per le visite pastorali di mons . Morrow fu per tanti anni quello dei poveri : la bicicletta . e profonda è il suo amore e il suo interessamento per i poveri e i bisognosi . È chiaro che anche le strutture murarie non hanno valore se non in quanto servono all'uomo. Ammalati negli ospedali e detenuti nelle carceri hanno da tempo imparato a riconoscere il suo volto paterno e il suo interessamento affettuoso . Le sue visite non sono attese soltanto dai ricoverati, ma anche dai dirigenti, che sanno di trovare in lui un consigliere esperto e prudente in merito ai grossi problemi che opere di tal genere non mancano di suscitare . E anche in questo campo, il Vescovo non si è contentato di buone parole . Ha voluto costruire un nuovo ospedale, dedicato a Maria Immacolata, attrezzato modernamente, e inaugurato nei mesi scorsi. Gli anni '40 e '50 furono per la sua diocesi (come per tanta parte del mondo) particolarmente difficili, e rivelarono nel Vescovo il padre veramente buono, pronto a sacrificarsi per tutti. Nel 1943 scoppiò quella che fu definita una delle carestie più disastrose nella storia del Bengala. Milioni di abitanti (da tre a cinque) morirono di fame ; si riteneva fortunato chi riusciva a masticare radici . Si costituì allora un comitato di emergenza, una cinquantina di membri, dei quali due terzi indù e un terzo maomettani, nessun cattolico . Ma sia gli indù che i maomettani furono d'accordo nell'affidarne la presidenza a mons . Morrow, che già si era prodigato con i suoi salesiani in soccorso degli affamati . Ad aggravare la situazione si aggiungevano ormai anche le dure conseguenze della guerra mondiale . Si dovette costituire un'altra organizzazione di soccorsi; il Vescovo ne fu il rappresentante fino al 1959 . Sotto il suo controllo e la sua responsabilità furono distribuite migliaia di tonnellate di latte in polvere, che mira alla elevazione sociale della donna indiana mediante una formazione integrale teorica e pratica . C'è poi un'attività di mons . Morrow più nascosta, ma tanto preziosa da costituire la ragione del successo di tutto il resto : la preghiera davanti a Gesù Sacramentato . Quando il Vescovo restaurò la cattedrale, volle che ci fosse una cappella per l'adorazione perpetua . In essa ogni giorno le Suore di Maria Immacolata, a turni di due, pregano silenziosamente per tutti . Perfino i pagani ne sono rimasti ammirati, e talvolta sostano anch'essi in preghiera con la loro famiglia . Da quando è cominciata questa pratica, si è notato un evidente incremento di pietà e di vita cristiana nel popolo . NASCONDEVA LA COMMOZIONE SOTTO L'AMPIO SORRISO Le « Suore del sorriso » in visita a un villaggio . Le mamme sono felici di ricevere la loro visita, e le Suore sono più felici di intessere la loro vita di opere di carità per i più poveri . di frumento, di olio, e di altri generi alimentari . Durante la carestia, il latte in polvere veniva distribuito ogni giorno a oltre 60 .000 bambini delle scuole . Contemporaneamente, per una dozzina d'anni, fu membro della Giunta municipale, mentre la città di Krishnagar si dilatava rapidamente da 22 mila a 80 mila abitanti . Fu allora che il Vescovo poté fare alla città il dono più urgente e gradito : l'ampliamento della rete idrica, in modo da assicurare la fornitura di acqua potabile in proporzione degli abitanti . LE « SUORE DEL SORRISO » Una delle carenze più sentite della diocesi era la scarsità di opere sociali in favore della gioventù femminile . Monsignore vuole risolvere anche questo problema, prepara un progetto, e con l'aiuto di amici e benefattori fonda un isti- tuto per la formazione di giovani donne disposte a consacrare la vita a servizio del prossimo . Nasce così la Congregazione delle Suore di Maria Immacolata, definita il suo capolavoro . Oggi, a vent'anni dalla fondazione, fra suore e aspiranti sono circa trecento, e tra di esse si annoverano dottoresse, infermiere, insegnanti e sociologhe . Compiono il tirocinio nei collegi accademici, negli ospedali e poi svolgono la loro attività nei dispensari, nelle scuole e nei centri sociali femminili . Due caratteristiche le hanno rese simpatiche ai bengalesi, compresi i maomettani e gli indù : il sorriso che illumina il loro volto e l'inseparabile bicicletta che permette loro di sciamare ogni giorno nei vari villaggi col mezzo dei poveri per mettersi a disposizione dei poveri, curare gli infermi e annunciare la buona parola . Ma la loro opera più importante è il « Centro culturale per signorine », Mous . Morrow partecipò attivamente al Concilio Vaticano Il e si impegnò ad attuarne fedelmente le direttive . Quando Paolo VI, con il Motu Proprio del 1966, consigliò un limite di età nell'esercizio delle cariche, egli si dichiarò pronto a lasciare il suo posto prima ancora di compiere i 75 anni . Ma soltanto nel novembre scorso la sua richiesta venne accettata, allo scopo di facilitare l'elezione di un vescovo indiano . La notizia destò sorpresa e rincrescimento . Per tre giorni, dal 31 gennaio al 2 febbraio scorso, la popolazione volle dimostrare al Padre buono tutta la sua riconoscenza . Secco e robusto, nonostante i 77 compiuti, mons . Morrow cercava di nascondere sotto l'ampio e cordiale sorriso la profonda commozione dell'animo . Libero ormai dalle cure pastorali potrà dedicarsi con maggior libertà alle Suore da lui fondate, e curare l'aggiornamento delle sue pubblicazioni, specialmente del Catechismo, sempre molto richiesto, non solo in India, ma anche nelle Filippine e negli Stati Uniti . Paterno e sorridente, mons . Luigi Morrow La Ravoire rimarrà esempio e stimolo a tutte le anime generose che vogliono consacrare la loro vita alla gloria di Dio e al servizio dei fratelli. • 29 PER INTERCESSIONE DI MARIA AUSILIATRICE 30 MARIA AUSILIATRICE E DON BOSCO CONTINUANO A PROTEGGERE VISIBILMENTE I NOSTRI MISSIONARI Lo posso documentare in tante maniere nei miei lunghi anni di vita missionaria come salesiano e come vescovo in Amazzonia ; ma oggi ho un motivo di più per testimoniarlo . Il nostro missionario don Romano Klemkowski, il 7 gennaio u . s ., stava viaggiando sull'imbarcazione di linea « Felix Dantas», lungo il grande Rio Madeira . Tutto procedeva regolarmente e alla fine della prima giornata di navigazione i numerosi passeggeri avevano steso le «reti» occupando ogni angolo disponibile . Vari erano già nel primo sonno : tra questi, numerosi bambini . Il missionario, non trovando più posto conveniente per la sua «rete» (e fu provvidenziale!), restò seduto su uno dei banconi pregando e tentando di riposare . La notte era senza luna e tutto era immerso nell'oscurità . Improvvisamente, alle 22,10, l'imbarcazione si trovò sbarrato il passo dalla « Nova Esperanga », che faceva la stessa linea ma in senso contrario . L'urto fu tremendo : la « Felix Dantas» fu quasi spezzata in due e cominciò istantaneamente ad affondare . Nel giro di tre o quattro minuti affiorava appena, tanto che solo pochi adulti con l'acqua quasi alla gola riuscivano a toccarne il parapetto con i piedi . Tutto si svolse nel buio più nero, tra la confusione e il panico più disperato . Chi stava riposando nella «rete» non trovò più scampo ; chi tentò di buttarsi in acqua per raggiungere la riva non calcolò che la nave si trovava nel mezzo del grande fiume, a 500 metri dalla sponda sinistra e a più di 600 dalla destra . La tragedia più grande fu che la nave investitrice, senza prestare soccorso . alcuno, prese subito il largo e scomparve nella notte. Le uniche tre canoe apparse poterono accogliere solo una quindicina di persone . Il missionario supplicava Maria Ausiliatrice e Don Bosco che lo aiutassero a salvare almeno le due bimbe che, anziché alla mamma, si erano aggrappate alla sua veste gridando alla mamma : « Noi non moriremo perché il Padre non può morire» . Fin che poté restò in piedi sull'imbarcazione che affondava, tenendo strette le bimbe . Poi si trovò con le bambine in una delle tre canoe, in preda a choc nervoso, mentre la nave si inabissava con la maggioranza delle 70 persone che erano a bordo . «Fu soltanto per un intervento dall'alto che sono salvo», continua a ripetere il miracolato. E la mamma di una delle E DEL SUO APOSTOLO SAN GIOVANNI BOSCO bambine, salvate - ben possiamo dirlo dalla veste del missionario, completa dicendo : « lo ebbi tanta fede in quei terribili frangenti come mai nella mia vita . Riuscii a salvare anche la mia mamma di oltre 90 anni che viaggiava con noi . L'unico pensiero che mi diede forza era che non potevamo morire perché c'era il Padre con noi ». Siano benedetti Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, che nell'estrema penuria di operai evangelici ci risparmiarono ancora una volta uno dei pochissimi missionari che mantengono viva la fede tra queste buone popolazioni . Sono da sette a ottomila le famiglie sparse nel solo tratto del fiume che da Porto Velho scende a Calàma . E per la loro assistenza religiosa c'è quasi solo questo povero vescovo missionario, che da ben 23 anni sta attendendo altre braccia, altri cuori generosi . Non verrà nessuno a darmi una mano? lo la bacio fin d'ora, quasi prolungamento della mano materna di Maria Ausiliatrice, che assiste e difende l'opera missionaria in queste lontane terre di avanguardia . Porto Velho (Rio Madeira - Brasil) di JOAO BATISTA COSTA vescovo missionario e prelato di Porto Velho Sr . Cecilia Wuillermoz F .M .A . (Chetillon-Aosta) afferma che l'intercessione di M .A . ha impedito una ricaduta a una sorella e aiutato un'altra sorella a superare una crisi di salute e altre difficoltà . Anna Peluffo ved . Melis (CrescentinoVercelli) cori la novena a M .A. e con la promessa di pubblicare la grazia, ottenne di guarire da un forte esaurimento nervoso, che le sole medicine non sarebbero bastate a guarire. Anna Maina (Torino) invia offerta come segno di riconoscenza a S.G .B ., a S .D .S . e a Don F. Rinaldi per la loro intercessione in penose circostanze e per gràzie ricevute . Lucia Ferronato (Giarole Monferrato) ha avuto la chiara sensazione che M .A . l'aiuta a portare la croce con merito e con piena adesione alla volontà di Dio . La famiglia Cavallotti Giuseppe (Cerretto Langhe-Cuneo) è riconoscente a M .A . e a S .G .B . per grazia ricevuta e manda piccola offerta . Ivana Faggiani (Comano-Massa Carrara) rende noto che il babbo era caduto dall'altezza di metri 2,30 riportando la frattura della teca cranica con trauma cranico e rottura della spalla destra . Angosciata, lo affidò a M .A . e ottenne che guarisse bene . Emilia Robaldo (Moncalieri-Torino) aveva il marito ricoverato in clinica in condizioni disperate . Con tutta la sua fede invocò M .A., S.G .B . e S .D .S . e invitò molti a pregare . Oggi ringrazia commossa e lieta . Elda Giorcelli doveva subire un intervento per calcoli alla coleciste con perforazione della medesima e del duodeno . L'atto operatorio fu difficile, ma M .A . l'aiutò a superarlo felicemente . CI HANNO PURE SEGNALATO GRAZIE MESE DI LUGLIO (continuazione) - Papa Angelica - Papa Raimondo Rosa - Parachini Elvira e Roberto - Parodi Angela - Pasini Eugenia ved. Musatti - Pavarino Anna - Peddis Mannai Carolina - Pedron Ida - Pellegrino Carmela - Pellegrino Giuseppe - Pennazio Francesco - Perle Paola - Perrini Celestina - Perucca Egle Petruzzella Filippa - Pettinati don Enrico Pettinelli Emilia - Pia Pasqualina - Piccoli fam. - Pilot Gemma - Pisano Maria - Pistoni Rina Poli Maria - Polidori Anita - Pollina Antonina Polverino Rosso Lucia - Poma Rina - Ponzio Santina - Porcu Beatrice - Povero Anna - Praderio Adelaide - Prini Pastore Maria - Puddu Carmela - Pugliese Angelo - Puiatti Antonietta - Pullara Maria - Pusceddu Nunziata - Raia Agrippina Raimondi Giovanna - Rainero Adelina - Rao Angelina - Rasa Giovanna - Reina Coniglia Maria Rejneri Domenico e Maria - Restelli Candida Riccabone Maddalena - Rinaldi Giuseppe Rinaldi Savio - Riservato Buccola Maria Teresa - Rizzo Biagio - Robbiano Maria - Roggero Luigia Rollandin Emanuela - Romano Giuseppina Romano Rosa - Ronco Maria Elvira - Rondano Rosina - Rosato fam . - Roscio Maria - Rosi Luciana - Rossi Liliana - Rossi Lina - Rossi Luigina Rotolo M . Maddalena - Rubiano Rita - Ruffino Giovanni - Rupil Irene - Rusconi Lorenzo Sabo Monica - Sacchetto Igino - Sacco Barberis Maria - Sandrini Graziosa - Sansone Carmela Santoni Armida - Sarli Rita - Sausa Teresa Savarro Paola - Savatta Giuseppina - Saveri Lina - Savi Savino - Saviane Toffoli Stella - Savoini Elide - Scaccianoce Caterina - Scantamburlo Guglielmo - Scheda Teresa - Sciacca Alberto - Sciaulino Cristina - Scicchitani Annina - Scotti Felice Sfriso Lino - Simili Michele - Sioli Odina Siti Maria Luisa - Soncini Angela - Soressi Gina Spadari Giuseppina - Spataro Marotta Maria Speronella Luisa - Spiganti Graziella - Squadrito Anna - Stigliani Maria - Stricelli Stefano - Tacca Margherita ved . Boselli - Tagliaferri Elvira - Tami De Cecco Elisa - Tardani Paolo - Targato Mognato Assunta - Tembiolo Vincenzo Tenaro Giovanna - Terranova Felicia - Terrile Mario - Testa Pez Giuseppina - Testolini Ida 'I hiebat Prosperina - Timo Bruna - 'Iodescan Maria - Toffaloni Enrico - Tolone Antonietta Toni Menini Rina - Toppino Angela - Torrigino Mariello - Toschino Michele - Tosi Ester - Tramontano Maria - Triolo M . Gioconda - Trombetta Santi - Trucchi Adriana - Truscarella Enza Tuminàro Angelina - Tumolo Raffaele - Turano Teresa - Turotti Rita - Tuscano Maria - Uccelli Luisa - Urru Giovanni - Vacca Annunziata Valastro Giovannina - Valente Ferrara Maria Vallarino Maria - Vanzo Candida - Varotto Clara - Vecchio Caterina - Viano Ornella - Vicchi Masfrina - Vicini Angela - Viviano Teresa - Vocale Grazia - -Volpe Tisbe - Zandonella Silvia ved . Pellizzaroli - Zangiacomo Franca - Zappa Maria Rita - Zappavigna Rosa - Zeni Luigia - Zimaglia Carlo - Zonca Peppina - Zoppello Angela . 1 PER INTERCESSIONE DI SAN DOMENICO SAVIO IL TRATTORE SI ROVESCIA E LO PRENDE SOTTO L'11 aprile scorso lavoravo con trattore • rimorchio . Il bosco è in pendenza e la strada pessima . Scendendo, in una curva molto brutta, il rimorchio diede una spinta al trattore, che disinnestò la marcia • cominciò a scendere a tutta velocità . Giunto su di un ripiano, si rovesciò e mi prese sotto . Un fratello, uno zio e un nipote videro la scena dall'alto e cominciarono a urlare credendomi schiacciato . Invece ero vivo, ma avevo il serbatoio che mi opprimeva lo stomaco e i piedi incastrati fra i comandi . Stentavo a respirare, il fiato mi mancava sempre più • credevo imminente la mia morte . Nel frattempo era giunto accanto a me un mio bambino di sei anni, che disperato gridava piangendo : « Papà, non morire! Papà, non morire!» . Questo grido innocente certamente è giunto a San Domenico Savio, il nostro protettore . E così ebbero tempo a scavare una buca sotto la mia schiena e riuscirono a estrarmi . II mio volto era ormai nero, ma con meraviglia di tutti mi alzai e camminai per due chilometri fino a casa . II mio bambino mi teneva forte per mano • sembrava che mi portasse . Ai raggi fu riscontrata la sola frattura di una costola • potei presto riprendere il mio lavoro . Quanti hanno visto la scena sono concordi nel parlare di miracolo . E noi di famiglia sappiamo che è stata l'intercessione di San Domenico Savio a salvarmi, perché all'inizio del 1970 abbiamo messo la nostra famiglia sotto la sua protezione • gli abbiamo chiesto che ci aiuti prima spiritualmente e poi materialmente . Padre, pubblichi questo miracolo sul Bollettino e gradisca questa offerta per una santa Messa di ringraziamento all'altare di San Domenico Savio . ALDO MARCON Fonte (Treviso) ALLA FINE DELLA NOVENA È DICHIARATO PERFETTAMENTE GUARITO San Domenico Savio ha voluto ridonare al nostro affetto il piccolo Renzo, allorché tre mesi fa, all'età di un anno e mezzo, fu colpito da meningite . Il bambino era stato ricoverato d'urgenza all'ospedale, ma i medici non chiarirono subito di che male si trattasse . Alla prima puntura lombale il male veniva classificato con un indice di gravità assai elevato : 80 .000 . I medici manifestarono le loro perplessità . Uno di essi, ad una infermiera che gli annunciava una telefonata, rispose : « Non posso allontanarmi da questo bambino grave, risponda lei» . Ero a conoscenza dei prodigiosi interventi di San Domenico Savio e, combinazione, proprio in quel giorno, avevo ricevuto il suo abitino da mio fratello salesiano per un'altra persona da tempo ammalata . Lo misi subito addosso al bambino, e invocai con fiducia il piccolo santo, iniziandone la novena . Dopo tre giorni l'indice di gravità era sceso a 8 .000 . L'incredibile miglioramento, nel giorno in cui concludevo la novena, aveva portato il bimbo alla guarigione perfetta . Gli altri particolari che si aggiunsero al fatto e le dichiarazioni dei medici, dimostrarono come il corso della malattia, non è stato ordinario . Riconoscenti rendiamo pubblica la grazia, inviando un'offerta . Invoco da San Domenico Savio costante protezione per i nostri tre figli e per noi in famiglia un sempre maggior impegno di vita cristiana . S . Anna Morosina (Padova) GEMMA TOMASELLO IN FA VERO SALVA UNA BAMBINA DI DIECI GIORNI La mia bambina al decimo giorno dalla nascita fu operata all'Ospedale di Mestre. Era stata ricoverata al quinto giorno per vomito infrenabile e per una malformazione del duodeno con ostruzione, riscontrata all'esame radiografico . I medici l'avevano data perduta . Tuttavia il chirurgo decise di operarla ed eseguì una gastro-entero-anastomasi . Finito l'intervento, il chirurgo disse che solo Dio poteva fare il resto . Misi una reliquia di San Domenico Savio e tutto andò così bene che la bambina oggi si nutre e cresce come se fosse sempre stata sana . Chioggia (Venezia) GIORGIO VALTOLINA GUARISCE SENZA OPERAZIONE ALL'OCCHIO Alcuni mesi fa mi era venuta all'occhio destro una ciste che mi dava tanto disturbo . Poiché non tendeva a scomparire, consultai un dottore, il quale mi disse che sarebbe stato necessario un piccolo intervento chirurgico, altrimenti avrebbe potuto aumentare . Preoccupata al pensiero di dovermi far toccare l'occhio, consultai altri due dottori, i quali mi dissero la stessa cosa . Mi rivolsi allora a San Domenico Savio, feci una novena in suo onore e applicai all'occhio una sua immagine . Con mia gioia la ciste cominciò a diminuire e ora da parecchi mesi è scomparsa del tutto . Messina Giostra MATTIA MIANO LA RICONOSCENZA DI UN BAMBINO lo voglio essere riconoscente a Domenico Savio per la grazia ricevuta . Ero all'ospedale. Il dottore mi aveva detto di rimanere un mese . Poi non si sapeva quanto . lo ho chiesto la grazia a Domenico Savio di tornare presto a casa, ed egli mi ha esaudito . lo per ringraziarlo gli mando un regalino (collanina d'oro) . La Mandria - Venaria Reale (Torino) PIER ANTONIO GUARDA Rosaria Lenzi (Palermo) desidera rendere nota la grazia ottenuta con la nascita del suo bambino, dopo dodici anni di matrimonio e dopo tante delusioni e sofferenze subite . Dichiara pure che ha consacrato il suo bambino a S .D .S ., la cui devozione l'accompagnerà per tutta la vita . Bertelli Lidia in D'Ambrosi (Verona) attribuisce a S .D .S . la guarigione del figlio da nefrite . Fu invitata a pregarlo dalla Suora del reparto, che Dio benedica per tale consiglio . P . G . (Macerata) con cuore grato al caro S .D .S . che li ha aiutati in un caso doloroso di famiglia, lo supplicano a completare la grazia . Coniugi Monticone (B . S . Pietro, Moncalieri - Torino) dicono a S .D .S . un grazie profondamente sentito perché la sua intercessione invocata in ore angosciose ottenne che fosse evitato il pronosticato taglio cesareo . Antonietta Busso (Sommariva Bosco - Cuneo) dichiara : « Mio nipote di 9 anni, per gravi complicazioni fu operato due volte in otto giorni . Ormai i medici ci avevano detto che non c'era più speranza . Pregammo tanto S .D .S . e ora mio nipote è guarito» . Dolores Chiovotti (S . Daniele dei Friuli - Udine) ringrazia S .D .S. che le ha salvato la bambina, operata appena nata, e per la quale i medici non davano nessuna speranza . Ora attende ancora la guarigione completa . Famiglia Paluselli (Panchià - Trento) esprime viva gratitudine a S .D .S. per la guarigione del piccolo Rosario da una forte gastroenterite, che lo aveva ridotto in fin di vita a soli due mesi di età . Giuseppina Perotti (Torino) con viva fede invocò S .D .S . per la guarigione del suo bimbo ; si affida ancora al piccolo Santo ora che attende un secondo angioletto . 31 PREGHIAMO PER I NOSTRI MORTI SALESIANI DEFUNTI Don Carlo Martinottí t a Lombriasco (Torino) a 54 anni . Meravigliosa figura di salesiano secondo il cuore di Don Bosco, di sacerdote pio, zelante, umile, di educatore tutto consacrato a rendere buoni e forti i giovani, di superiore sacrificato, comprensivo, sorridente . Per i confratelli e gli allievi degli Istituti, dove per vent'anni esercitò la sua più che paterna direzione, mostrò un cuore amante, sensibile, riboccante di delicatezze e di attenzioni . A soli 54 anni un incidente stradale ne spezzò improvvisamente l'opera intelligente, mentre gli arrideva ancora un apostolato lungo e fattivo . In quanti lo conobbero e amarono lascia un meritato e sentito rimpianto . Don Antonio Tranavícíus t a Frascati (Roma) a 6o anni . Era uno dei primi salesiani Lituani attratti all'ideale salesiano dalla grande anima di don Antonio Skeltis e accolti nell'incipiente Istituto per i lituani a Perosa Argentina (Torino) . Divenuto salesiano nel 1931, si preparò a far ritorno in Patria, dove l'entusiasmo per Don Bosco, suscitato dal Bollettino Salesiano lituano, aveva fatto sorgere numerosi gruppi di « Amici di Don Bosco x e di Cooperatori, che tempestavano Torino di domande per una fondazione in Lituania . Questa venne a Vytenai nel 1934, seguita poi da altre opere, finché, scoppiata la guerra, la Lituania fu invasa prima dai russi, poi dai tedeschi e quindi rioccupata dai sovietici . Don Tranavicius non poté più recarsi in patria neppure per la prima Messa . Ancora ultimamente gli venne risposto che il suo paese non è zona turistica, quindi inutile insistere . Rifiutatosi di rinnegare la patria con l'accettazione imposta della cittadinanza sovietica, dovette abbandonare l'Italia . Lavorò 16 anni in Portogallo, finché il Rettor Maggiore don Ziggiotti, grande amico dei Lituani, apri per loro l'Istituto di Castelnuovo Don Bosco . Don Antonio vi rimase 11 anni ; poi si trasferì con l'opera a Frascati . Don Tranavicius fu un apostolo tutta premura per gli altri, sempre pronto al sacrificio, dimentico di se, povero, distaccato . Stanco e male in salute, continuò a lavorare finché, il 21 aprile scorso, all'ora del pranzo, fu trovato composto sul suo letto, esanime . Era caduto sulla breccia, degno epilogo di una vita tutta spesa per gli altri . Don Leonattí Teopompo t a Collesalvetti (Livorno), a 87 anni . Coad . Edoardo Riva t a Vallecrosia (Imperia) a 75 anni . Don Armando Mílford t a Londra a 75 anni . Don Giovanni Schmid t a Guavaquil (Ecuador) a 67 anni . Don Salvatore Lo Giudice t a San Gregorio (Catania) a 6o anni . Coad . Paolo Stano t a Chomutov (Boemia) a 55 anni . Don Giorgio Zmegac t a Rijeka (Jugoslavia) a 55 anni . Don Angelo Suanl t a Guayaquil (Ecuador) a 51 anni . COOPERATORI DEFUNTI Prof. Ing . Antonio Capetti, Rettore del Politecnico di Torino, t a Torino il 21 giugno 1970 . Laureato al Politecnico di Torino a soli 23 anni, a 29 era già professore all'Università di Palermo . Passò poi all'Università di Padova, da dove nel 1934 tornò al Politecnico di Torino, che lo ebbe successivamente docente, preside della Facoltà di Ingegneria e, dal 1956, Rettore . Per molte generazioni di allievi era ormai il « Maestro a, e come tale venerato e amato non solo per la sua cultura che gli aveva creato una fama internazionale, ma anche per la sua straordinaria rettitudine morale e professionale . Padre di numerosa ed esemplare famiglia (undici figli), cattolico convinto, praticante e senza rispetti umani, sostenne in parrocchia incarichi nell'Azione Cattolica e da alcuni anni era presidente dei Docenti Universitari Cattolici . Anche come Cooperatore Salesiano godette la stima e la benevolenza dei Successori di Don Bosco e si sentì sempre parte della Famiglia salesiana, nella quale aveva visto con gioia entrare la sorella Sr . Giselda . Il Cardinale Pellegrino, che l'aveva in alta stima, volle recarsi a benedirne la salma . Il suo Parroco nella liturgia funebre ne mise in risalto la viva fede, la forte speranza, l'assiduità alla mensa Eucaristica, e suscitò viva impressione nella numerosa assemblea quando aggiunse alla preghiera dei fedeli queste espressioni : « Signore, ti rendiamo grazie per aver fatto dono alla tua Chiesa di un Uomo come questo* . -La salma sostò quindi al Politecnico, dove il pro-Rettore ne rievocò le grandi benemerenze in campo culturale, scientifico e tecnico, a raggio internazionale . Soprattutto ne mise in risalto la dirittura morale, la dedizione piena e sacrificata al dovere, la vita permeata di profondo senso cristiano, che lo resero un autentico i Maestro di vita * . Parlarono commossi altri professori e vollero la parola anche gli studenti contestatari (presenti in una massa raccolta e compresa) e furono quelli che commossero tutti, affermando che se per gli attuali problemi universitari avevano potuto trovarsi anche in contrasto, avevano però sempre ammirato la grandezza e nobiltà della sua figura morale ed erano lì ad attestarglielo davanti alla solennità della morte . Don Giovanni Battista Monticone, parroco di Dusino d'Asti, tragicamente scomparso per folgorazione elettrica il io giugno e . a . a 49 anni . Affrontava e risolveva i problemi della sua attività pastorale con lo spirito e il metodo di Don Bosco, che alimentava e aggiornava con la costante lettura del Bollettino Salesiano e di altre pubblicazioni nostre . La catechesi, la cura dei malati, l'amore ai giovani, il contatto cordiale con tutti caratterizzarono il suo zelo sacerdotale . Francesco Castagna t a Torino a quasi 9o anni . Il Signore l'ha chiamato al premio di una vita trascorsa per vari anni in un duro lavoro nel Michigan (USA) e poi in patria, nella intimità di una famiglia esemplare per semplicità, bontà e generosità . Affettuosamente assistito dai suoi cari, fra le cure assidue del figlio, prof . Renzo, primario all'Ospedale Maggiore di Torino, nostro exallievo e benefattore, si è spento serenamente con i conforti religiosi e col pensiero alla Consolata, la cui festa era prossima, e a Don Bosco di cui era tanto devoto . Alla signora, al prof . Renzo e a tutti i familiari sentite condoglianze e cristiani suffragi per l'amato estinto . Prospero Pasíno t a Borgo San Martino (Alessandria) . Era stato allievo del Collegio nei primi tempi, quando Don Bosco vi faceva frequenti visite . Considerava una grazia l'essere padre di don Pietro, missionario da 39 anni in Patagonia . Cristiano esemplare, rimase fedele alla Messa quotidiana fino agli ultimi anni, malgrado i suoi 94 anni di età . Della sua visita a Torino e dei suoi ricordi giovanili circa gli incontri con Don Bosco a Borgo San Martino abbiamo fatto cenno nel Bollettino del giugno 1969 . Prof. Augusto Bartolíni, presidente Exallievi di Trevi (Perugia), t a 73 anni . Di nobile famiglia trevana, era molto stimato per la sua serietà e onestà . Basò tutta la sua vita di credente sui più genuini valori cristiani e fu sempre a capo delle associazioni cattoliche locali . Non fu da meno nelle virtù civiche e partecipò attivamente alla vita amministrativa del Comune . Esemplare padre di famiglia, seppe crescere nella virtù i suoi dieci figli . Magnanimo per natura, era largo del suo verso quanti si rivolgevano a lui . Insegnò per molti anni nel liceo scientifico di Foligno, rivelando doti di educatore cristiano . Volle educati i suoi figli alla scuola di Don Bosco . Come Cooperatore, partecipava con viva pietà al ritiro mensile e non mancava mai agli Esercizi spirituali annuali, che considerava alimento insostituibile della sua vita spirituale . Ecco un suo pensiero : « Per essere buoni e per diffondere la bontà, bisogna trattare gli altri non quali essi ci sembrano, ma quali desidereremmo che essi fossero» . Ing . Angelo Ceniní t a Chiari a 64 anni . Nella professione e nell'insegnamento portò un timbro veramente cristiano, in una testimonianza di fede sicura e operante . Fu definito « un uomo che ha saputo far fruttare i talenti che il Signore gli aveva dato : bontà, umiltà, pazienza, fede incondizionata in Dio w . Il segreto della sua serenità è da ricercarsi appunto nella sua illimitata fiducia nella Provvidenza . Intendeva l'amicizia come un dono da farsi agli altri . Era sempre presente dove c'era una sofferenza da alleviare . Fu devoto a Don Bosco e fattivo Cooperatore salesiano . Nicola D'Amico t a Cisternino (Brindisi) a 81 anni . Era padre di due Figlie di Maria Ausiliatrice . Conobbe i salesiani nel 1935 e subito li affiancò nell'opera dei Cooperatori . Lavorò intensamente come Zelatore durante l'ultima guerra per tenere uniti i membri della nostra terza Famiglia . In un incontro con il rettor maggiore don Ricaldone aveva promesso che avrebbe lavorato con zelo per i Cooperatori e fu fedele alla parola data . Con gioia osservava che era stato lui il primo del paese a dare due figlie a Don Bosco . Prima di morire chiese e ottenne la grazia di fare ancora un triduo di sante Comunioni . La sua morte fece pensare alla morte dei santi . Maria Antonioli ved . Nulli t a Iseo (Brescia) a 92 anni . Era detta « la Mamma dei Salesiani « . Soprattutto durante il periodo della guerra assistette e aiutò con vero e proprio sacrificio suo la comunità salesiana di Iseo, ospitando in casa i confratelli nell'ora del bisogno e della difficoltà . Di grande fede, sopportò con generosa offerta il lutto dei suoi più cari . Morì a 92 anni, lasciando ricordi di virtù e della sua convinta testimonianza cristiana . ALTRI COOPERATORI DEFUNTI Bonetti Manilia - Bonfadini Marcella ved . Boldrina - Bonomi rag. Virgilio - Bordoni Silvia ved . Scherini - Ceciliani Ferdinando - Comolatti Pietro fu Abbondio - Ghisla Perrini Sidonia - Giuliani Claudia - Lanzini Pirola Maria - Lenatti Pietro - Martinoli Domenica - Standola Gino - Zamperoni Botto Erminia . L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 12 gennaio 1924, n . 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità . Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule : Se trattasi d'un legato : « . ..lascio all'istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire . .. (oppure) l'immobile sito in ...». Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'istituto, la formula potrebbe essere questa : « . . . Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo» . (luogo e data) 32 Missioni con sede in Torino (firma per esteso) CROCIATA C MISIflN4RIIt TOTALE MINIMO PER BORSA L . 50.000 • Avvertiamo che la pubblicazione di una Borsa incompleta si effettua quando il versamento iniziale raggiunge la somma di L . 25 .000, ovvero quando tale somma viene raggiunta con offerte successive . Non potendo formare una Borsa, si può contribuire con qualsiasi somma a completare Borse già fondate BORSE DA COMPLETARE Borsa : Don Bosco e Papa Giovanni XXIII, in riconoscenza, a cura di Augusto Barachino e famiglia (Majano - Udine) . L . 25 .000 . Borsa : Sacro Cuore di Gesù e Santi Salesiani, a suffragio delle anime dei miei cari defunti, a cura di Francesca Bajo (Casatenovo - Como) . L. 30.000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco, Papa Giovanni XXIII e Santi salesiani, continuate a proteggere la mia famiglia, a cura di Margherita Bottàzzi (Genova) . L 30.000 . Borsa : Divina Provvidenza, a cura di Francesco Boglione (Torino) . L . 30 .000. Borsa : Don Filippo Rinaldi e Servo di Dio Simone Srugi, a cura della famiglia Bogino (Torino) . L . 30.000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Mario Brancaccio (Napoli) . L . 30 .000. Borsa : San Pancrazio, a cura di N. N. (Torino) . L . 30.000 . Borsa : Sacro Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice e S . G . Bosco, aiutate mia nipote negli studi e nella vita, a cura di Letizia Bolla (San Bonifacio Verona) . L . 30 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Renzo Bona (Diano Marina - Imperia) . L . 30 .000. Borsa : Mamma Margherita, a cura di Teresa Colombo (Novara) . L . 35 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, in ringraziamento, a cura di Letizia de Luca (Villaricca - Napoli) . L. 25 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, S . G . Bosco e S . D . Savio, invocando protezione sulla propria fa- miglia, a cura di Maria Della Fiore (Rovescala Pavia). L. 25 .000. Borsa : Prof. Marco Biglia, a cura della « Vecchia Guardia di Az. Cattolica s e dell'Unione Exallievi Casa Madre (Torino) . L. 25 .ooo . Borsa : Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di N . N. L . 6o.ooo . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G . Bosco, p . g. r., a cura di Jolanda Longo (Roma) . L . 50.000 . Borsa : Santi salesiani e Papa Giovanni XXIII, a cura di Carlo Mazza (Giussano - Milano) . L . 55 .000 . Borsa : Cuore divino di Gesù, Cuore immacolato di Maria e S . Giuseppe, a cura di Santuzza B . (Catania) . L . So .ooo. Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G. Bosco, invocando protezione, a cura di Angela Solina (Livorno) . L. 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, in ringraziamento e implorando costante protezione, a cura di Maria Fassio ved . Curti (Parma) . L. 25 .000. Borsa : Don Bosco, p . g. r., a cura di Maria Fornasero ved . Aimar (Cuneo) . L . 25 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco e S . D . Savio, intercedete per tutti i nostri bisogni, a cura di Viberti-Cerri (Cuneo) . L. 40 .000 . Borsa : Leone Tessore, in ricordo e suffragio, a cura della famiglia Tessore (Albissola Mare Savona) . L . 30.000 . (ooxmrxva) BORSE COMPLETE Borsa : Sr . Santina, sr. Rosina e prof. Don Angelo, defunti tutti della famiglia Ceriana, a cura di sr. Maria Ceriana (Busto Arsizio - Varese) . L. I .ooo .ooo . Borsa : Eugenio Ceva, in ricordo e suffragio, a cura di Michele Ceva e famiglia (Torino) . L. 150.000 . Borsa : Caterina Massa Tofo N . Faletto, in memoria e suffragio, a cura del figlio Giuseppe (Caselle - Torino). L . I2o .ooo. Borsa : San Giovanni Bosco, in memoria dei propri genitori, a cura di Elda Arnaud (Avigliana Torino). L. Ioo .ooo . Borsa : Maria Ausiliatrice, Don Bosco e Santi salesiani, implorando grazia, a cura di Gaetano e Giovanna Arpone (Casteltermini - Agrigento) . L . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice, 'Don Bosco e S . D. Savio, invocando protezione su tutta la famiglia, a cura di Gaetano Arpone (Casteltermini - Agrigento) . L. 50 .000 . Borsa : San Giovanni Bosco e S. D. Savio, proteggete i giovani, a cura di N. N. (Ceglie Messapico - Brindisi). L. Ioo .ooo . . Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Lucia Giustetto (Torino) . L. 50.000 . Borsa : Don Bosco, a cura di Lucia Giustetto (Torino) . L. 5o.ooo. Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Vittoria Cantana (Villanova d'Asti) . L. 50 .000 . Borsa : Don Bosco, a cura di Vittoria Cantana (Villanova d'Asti) . L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice, p . g. r., a cura di Angiolina Barberi (Varallo Pombia - Novara). L . 50 .000. Borsa : San Giovanni Bosco, in suffragio di Cesare Barberi, a cura della moglie Angiolina (Varallo Pombia - Novara) . L . 50 .000 . Borsa : Don Bosco e S . D. Savio, p . g. r., a cura di Nepote Brandolin (Note Canavese - Torino) . L . 75 .000. proteggete i miei figli, Borsa : Maria Ausiliatrice, aiutaci!, a cura di N . N . (Riva di Chieri - Torino) . L. 50 .000 . Borsa : San Domenico Savio, a cura di Andrea • Guido Majrone (Vercelli) . L . 50.000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G . Bosco, a cura di F . F. L . 50 .000. Borsa : Don Carlo Vietti e familiari, in ricordo • suffragio, a cura del fratello Pietro (Torino). L . 50 .000. Borsa : San Domenico Savio, in ringraziamento per la nascita di Alessandra Maria Zeme (Torino). L. 50 .000 . Borsa : Don Bosco, in riconoscenza ai miei Educatori: Don Saluzzo, Don Tomasetti, Don Costa, Don Conelli e Don Antolisei, a cura di Ermenegildo Prina (Milano) . L . 50 .000 . Borsa : Gaetano, Clarice Marimpietri-Di Marco • Lidia di Marco, a cura dei nipoti Annarita Villani e Antonio di Marco . L . 50 .000 . Borsa : Prof. Mario Biglia, in ricordo a cura della moglie Maria. L. 50.000 . e suffragio, Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di M . T. P. (Torino). L . 50 .000. Borsa : San Domenico Savio, a cura di M . T. P . (Torino) . L. 50 .000. Borsa : Don Amilcare Bertolucci, perché preghi a cura di N. N . (Torino) . per Caterina Pavia, L. 50 .000 . Borsa : Suor Rosina Gasparotto, in occasione della sua tragica morte, a cura dei Cooperatori di Reggio Emilia. L . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G. Bosco, liberateci da ogni pericolo spirituale e corporale, a cura di Prassede Caravaggi (Pavia) . L . 50 .000 . Borsa : San Giovanni Bosco e Don Rinaldi, in suffragio di Don Fortunato Zuccollo, a cura di Antonietta Montaruli (Ruvo di Puglia - Bari) . L. 50 .000 . Borsa : San Giovanni Bosco, S . D . Savio e Don Filippo Rinaldi, proteggete la mia famiglia, a cura della famiglia Sardo (Milano) . L . 50.000 . Borsa : Salus infirmorum, implorando grazia, a cura di Maria Nattero (Alassio). L. 50.000 . Borsa : Regina Cleri, Gesù Sommo Sacerdote, Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in suffragio e ricordo dei defunti famiglia Angelo Montiglio, cura di N . N . (Alessandria) . L. 50 .000. a Borsa : Maria SS. del Perpetuo Soccorso e S . Luigi Gonzaga, in suffragio dei genitori defunti delle famiglie Gambaruto-Rosso e in ringraziamento per il 470 anno di matrimonio, a cura di Primo e Maria Gambaruto (Londra) . L . 50 .000 . Borsa : Maria Ausiliatrice e S . G . Bosco, in memoria e suffragio del nonno materno Bartolomeo Bigatti, a cura dei nipoti Stoppino Bigatti (Morsasco - Alessandria) . L . 50 .000 . Borsa : Elvira Correra, in memoria e suffragio, a cura del fratello dottor Tommaso (Campobasso) . L . 50 .000. Borsa : Maria Ausiliatrice, a ricordo di Don Felice Matta, Missionario Salesiano dell'Assam, a cura dell'amico Bartolomeo Gilardi in ringraziamento di grazie ricevute. L. 50 .000. (cosmusua BOLLETTINO SALESIANO Si pubblica il 1o del mese per i Cooperatori Salesiani ; il 15 del mese per i Dirigenti dei Cooperatori S'invia gratuitamente ai Cooperatori, Benefattori e Amici delle Opere Don Bosco Direzione e amministrazione : via Maria Ausiliàtrice, 32 - 10100 Torino - Tel . 48 .29 .24 Direttore responsabile Don Pietro Zerbino Autoriz . del Trib . di Torino n . 403 del 16 febbraio 1949 Per inviare offerte servirsi del C .C. Postale n . 2-1355 intestato a : Direz . Generale Opere Don Bosco - Torino Per cambio d'indirizzo inviare anche l'indirizzo precedente Spediz . in abbon . postale - Gruppo 2' (70) - 1 , quindicina Martin Lutbor Kìov DOVE STIAMO ANDANDO : VERSO IL CAOS OLA COMUNITA? Pag. 281 - L . 1 .600 Dopo un secolo di rifiuti nel 1965 l'America assicurava ad ogni negro i suoi pieni diritti di cittadino . Un anno più tardi alcuni leaders negri erano stati allontanati dalle loro organizzazioni, sostenitori dei diritti civili erano stati assassinati, giovani negri erano ricorsi alla violenza . La rivista RAM PARTS asseriva : "Dopo oltre un decennio dall'inizio del Movimento dei Diritti Civili il negro americano ad Harlem, a Haynesville, Baltimora e Bogalousa si trova in condizioni peggiori di dieci anni fa . . ." . Perchè il movimento negro era giunto alla disperazione ? Perchè la simpatia per la rivoluzione negra era svanita improvvisamente? Perchè era nata una confusione ideologica ? Un crudo documento di storia contemporanea, scritto dal leader della rivoluzione pacifica che consacrò la vita per la sua gente . Gli avvenimenti, le vittorie, le sconfitte di un popolo che seppe far udire i suoi lamenti, i suoi bisogni, al di là di ogni barriera . ›C TAGLIANDO DI ORDINAZIONE Spett. SEI: Speditemi contrassegno (più spese postali) n._ copie di: DOVE STIAMO ANDANDO : VERSO IL CAOS O LA COMUNITÀ? Nome e cognome Indirizzo C .A .P. Firma PER ACQUISTARE IL LIBRO ' Compilate, ritagliate e spedite il tagliando a '7 SEI • Società Editrice Internazionale UFFICIO PUBBLICITÀ Città BS /8/70 Casella Postale 470 (Centro) 10100 TORINO