APOSTOLATO UNIVERSALE. Continuità e sviluppo. Rivista semestrale dell’Istituto S. Vincenzo Pallotti, anno XI, n. 21/2009 STUDIO E FORMAZIONE LA CRISTOLOGIA PAOLINA NELLA SPIRITUALITÀ DI SAN VINCENZO PALLOTTI Donna L. Orsuto Docente di teologia spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana Roma, 11 dicembre 2008 INTRODUZIONE La presente riflessione si inserisce nella serie degli incontri sulla spiritualità di san Paolo nella vita e negli scritti di san Vincenzo Pallotti. Le parole di san Paolo: “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4,13)1, che san Vincenzo Pallotti riportò all’inizio dei suoi appunti spirituali del 1816, mi aiutano a sviluppare il tema affidatomi. Nel programma di questi incontri è stato sottolineato che sono due i pensieri paolini che trovano ampio spazio nella vita e negli scritti del Pallotti: la centralità di Cristo, cui tutti i cristiani devono conformarsi nella loro vita, e la carità come nota distintiva di tutta la vita cristiana. Il primo pensiero si lega strettamente al secondo. Nella cristologia del Pallotti si nota una profonda esperienza di trasformazione in Cristo che è la vita fondata sulla carità. Ciò si esprime nel motto di san Paolo: Caritas Christi urget nos (= L’amore del Cristo ci spinge, 2 Cor 5,14), così spesso citato da san Vincenzo Pallotti e da lui considerato “la forza motrice della sua vita e del suo apostolato e voleva che lo fosse anche della sua fondazione”2. A questo punto dobbiamo prendere in considerazione non solo la prima parte del brano di san Paolo da cui è tratto il motto, ma anche la seconda: “noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor 5, 14b-15). Questo ci conduce al cuore della cristologia di san Paolo, come emerge dagli scritti di san Vincenzo Pallotti. Lo sviluppo del tema è suddiviso in tre parti, per ciascuna delle quali è formulata una domanda: - Quali sono alcuni punti chiave della cristologia paolina? In questa parte si adopereranno alcuni pensieri del recente insegnamento di Benedetto XVI su san Paolo. - Quale cristologia paolina emerge dagli scritti di san Vincenzo Pallotti? Per sviluppare questa parte saranno presentati alcuni passi biblici paolini di cui si trovano riferimenti negli scritti del Pallotti. - Infine, quali sono, per i cristiani di oggi, le implicazioni pratiche della spiritualità di san Vincenzo Pallotti tratte o derivanti dalla cristologia paolina? 1 San Vincenzo Pallotti, Opere complete, a cura di Francesco Moccia SAC, Curia Generalizia della Società dell’Apostolato Cattolico, Roma 1964-1997, voll. I-XIII (= OOCC), qui OOCC X, p. 5: la citazione Fil 4, 13 è in latino: Omnia possum in eo, qui me confortat. 2 Antony Dhas SAC, Agape in san Paolo apostolo e la carità in san Vincenzo Pallotti. Indicazione di teologia biblica per la spiritualità pallottina, in “Apostolato Universale”, anno X, n. 20/2008, Istituto S. Vincenzo Pallotti, Roma 2008, p. 56; cfr. anche la spiegazione del Pallotti dello stemma della Pia Società dell’Apostolato Cattolico in OOCC I, p. 8: “Le prime (parole) di S. Paolo = Charitas Christi urget nos (L’amore del Cristo ci spinge, 2 Cor 5, 14) = per fare intendere, che l’anima di tutta la pia Società è, e deve essere la carità, e deve essere esercitata a tal grado da eseguire il precetto di Gesù Cristo, e da imitarlo = Hoc est praeceptum meum, ut diligatis invicem sicut Ego dilexi vos (= questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi, Gv 15, 12)”. 1. UNO SGUARDO GENERALE SULLA CRISTOLOGIA PAOLINA La cristologia paolina è molto ampia, ma un punto su cui gli studiosi concordano in grande maggioranza, è la centralità della croce. Il Santo Padre Benedetto XVI ha recentemente dedicato alla cristologia paolina tre delle sue catechesi pronunciate durante le udienze generali del mercoledì. Nei mesi di ottobre e novembre 2008 ha sviluppato i seguenti temi: “Preesistenza e incarnazione”, “la teologia della Croce”, “la decisività della resurrezione”3. Nella catechesi del 29 ottobre 2008, papa Benedetto XVI si è soffermato sull’importanza della Croce per san Paolo: “nella personale esperienza di san Paolo c’è un dato incontrovertibile: mentre all’inizio era stato un persecutore ed aveva usato violenza contro i cristiani, dal momento della sua conversione sulla via di Damasco, era passato dalla parte del Cristo crocifisso, facendo di Lui la sua ragione di vita e il motivo della sua predicazione. La sua fu un’esistenza interamente consumata per le anime (cfr. 2 Cor 12,15), per niente tranquilla e al riparo da insidie e difficoltà. Nell’incontro con Gesù gli si era reso chiaro il significato centrale della Croce: aveva capito che Gesù era morto ed era risorto per tutti e per lui stesso. Ambedue le cose erano importanti; l’universalità: Gesù è morto realmente per tutti, e la soggettività: Egli è morto anche per me. Nella Croce, quindi, si era manifestato l’amore gratuito e misericordioso di Dio. Questo amore Paolo sperimentò anzitutto in se stesso (cfr. Gal 2, 20) e da peccatore diventò credente, da persecutore apostolo. Giorno dopo giorno, nella sua nuova vita, sperimentava che la salvezza era «grazia», che tutto discendeva dalla morte di Cristo e non dai suoi meriti, che del resto non c’erano. Il «vangelo della grazia» diventò così per lui l’unico modo di intendere la Croce, il criterio non solo della sua nuova esistenza, ma anche la risposta ai suoi interlocutori”4. Secondo il Santo Padre, la teologia della Croce presentata nella seconda Lettera ai Corinzi (cfr. 5, 14-21), è stata sviluppata da san Paolo sulla base della sua esperienza radicale di vita. Egli “ha rinunciato alla propria vita donando totalmente se stesso per il ministero della riconciliazione, della Croce che è salvezza per tutti noi”. Leggendo san Paolo giungiamo alla conclusione che - continua Benedetto XVI - “questo dobbiamo saper fare anche noi: possiamo trovare la nostra forza proprio nell’umiltà dell’amore e la nostra saggezza nella debolezza di rinunciare per entrare così nella forza di Dio. Noi tutti dobbiamo formare la nostra vita su questa vera saggezza: non vivere per noi stessi, ma vivere nella fede in quel Dio del quale tutti possiamo dire: «Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me (Gal 2, 20)»”5. 2. ALCUNI BRANI PAOLINI SU CRISTO NEGLI SCRITTI DI SAN VINCENZO PALLOTTI Prima di presentare i testi paolini adoperati da san Vincenzo Pallotti si vuole sottolineare che al suo tempo esistevano studi e libri su san Paolo. A questo riguardo vale la pena di evidenziare un riferimento. Il Pallotti conosceva personalmente il grande storico Gaetano Moroni6 che nel suo Dizionario dedicò a san Paolo un lungo articolo 7 . In detto articolo G. Moroni lega la grazia redentrice di Cristo alla conversione di san Paolo e fa una connessione con la conversione di ogni 3 Cfr. Benedetto XVI, Le catechesi su san Paolo durante le udienze generali del mercoledì 22 ottobre, 29 ottobre, 5 novembre 2008. 4 Benedetto XVI, L’importanza della cristologia - la teologia della Croce (29 ottobre 2008), in “L’Osservatore Romano” (edizione quotidiana), anno CXLVIII - n. 254 (44.994), Città del Vaticano 2008, p. 1. 5 Ibidem, p. 1. 6 Cfr. San Vincenzo Pallotti, Lettera di Vincenzo Pallotti a Gaetano Moroni, primo aiutante di camera di Sua Santità, Roma, 6 agosto 1842, p. 2 e del 28 agosto 1842, p. 2 (le fotografie di queste due lettere sono conservate nell’archivio dell’ISVP - M/0043-34 e M/0043-35). 7 Cfr. Gaetano Moroni, S. Paolo apostolo, in “Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da s. Pietro sino ai nostri giorni”, dalla Tipografia Emiliana, Venezia 1851, vol. LI, pp. 106-115. cristiano. La festa della conversione di san Paolo, celebrata il 25 gennaio, offre l’occasione “di ringraziare Dio per aver egli operato un tale prodigio, di proporci un esempio dell’efficacia della grazia di Gesù Cristo, di mettere innanzi ai penitenti il modello di una vera conversione; oppure come osservano altri, ringraziare l’Altissimo, per aver cangiato prodigiosamente un peccatore in apostolo”8. Francesco Moccia SAC, curatore dell’edizione delle Opere complete degli scritti di san Vincenzo Pallotti, afferma nella presentazione del volume XII che dalla lettura degli scritti appare la straordinaria conoscenza della S. Scrittura da parte del Pallotti9. Egli era un uomo immerso nella parola di Dio. I suoi scritti sono pieni di passi biblici, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento. In riferimento ai testi paolini F. Moccia aggiunge: “È chiaro che un posto a parte, attesa la sua importanza nel mondo cattolico di ogni tempo, va riservato all’apostolo san Paolo che san Vincenzo, ricorda con tanto di nome specifico”10. L’indagine sugli scritti del Pallotti mostra che egli cita oltre 200 testi di san Paolo apostolo. “Ci sono le citazioni delle lettere di san Paolo che il Pallotti commenta e adopera per il cammino della sua vita spirituale e per dare consigli spirituali agli altri. A ciò si aggiungono i riferimenti a san Paolo nelle lettere, nelle quali spesso troviamo l’espressione «come dice san Paolo apostolo»”11. I brani biblici usati da una persona dicono molto su di lei e la sua spiritualità. San Vincenzo Pallotti adoperò vari testi paolini e in quelli che si riferiscono a Cristo egli sviluppò il pensiero sulla forza trasformatrice della Croce di Cristo nella vita del credente. Ciò è espresso soprattutto da tre brani paolini di cui si parlerà di seguito. 2.1 La kenosis di Cristo e la chiamata ad imitare la sua obbedienza San Vincenzo Pallotti richiama in varie parti dei suoi scritti l’inno paolino su umiltà e grandezza di Cristo. Per facilitare la riflessione riportiamo il testo di questo inno: “Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù Cristo: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è il Signore!», a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 1-11). Il Pallotti cita ed adopera questo testo di san Paolo in diversi contesti dei suoi scritti12. In questo bellissimo inno, Gesù è presentato come uno che non aspira allo status di gloria che gli spettava. Il suo status divino non era qualcosa cui egli tenacemente protendeva o si abbarbicava come fosse un privilegio oppure un titolo da sfruttare o da ostentare. Il suo status divino non fu mai usato come un’opportunità per autoaffermazione o espressione di grandezza. Gesù si spogliò - come dice san Paolo - assumendo lo status di servo. Rinunciò ad ogni vantaggio che gli poteva derivare 8 Ibidem, p. 114. 9 Cfr. OOCC XII, p. VIII (introduzione). 10 OOCC XII, pp. VIII-IX. 11 Jan Kupka SAC, San Paolo apostolo nella vita e negli scritti di san Vincenzo Pallotti, in “Apostolato universale”, anno X, n. 20/2008, Roma 2008, p. 42. 12 Cfr. OOCC II, pp. 428, 448, 459. dal suo status divino. Durante la sua vita manifestò un’autentica umiltà, povertà e spirito di sacrificio. Il suo spogliarsi significa non soltanto che Egli accettò umilmente le conseguenze del suo farsi uomo, ma anche che era obbediente al Padre fino alla morte in Croce. La resurrezione e glorificazione di Gesù sono la riposta del Padre all’amore generoso del Suo Figlio, alla sua obbedienza e sottomissione. San Vincenzo Pallotti invitava i suoi seguaci a meditare frequentemente su Cristo crocifisso. Nelle Regole per le comunità dei sacri ritiri egli scrive: “Mediteranno spesso nel Crocefisso la sua obbedienza sino alla morte di Croce, e rifletteranno, che nessuno è grande, nobile, dotto, e distinto per qualità luminose più di Gesù Cristo, e né ad alcuno costerà tanto l’obbedire, quanto costò al nostro Signore Gesù Cristo”13. È opportuno ricordare, in questo contesto, l’istruzione della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica dal titolo “Il servizio dell’autorità e l’obbedienza” pubblicato nel 2008 in cui si legge: “L’intento principale di questa istruzione è quello di riaffermare che obbedienza e autorità, seppure praticate in molti modi, hanno sempre una relazione peculiare con il Signore Gesù, Servo obbediente”14. Un punto chiave della cristologia paolina è la figura di Gesù obbediente al Padre in ogni cosa, fino alla morte in Croce. Per i cristiani, quindi, l’obbedienza assume un significato profondo, se posta in relazione all’obbedienza di Cristo al Padre. San Vincenzo Pallotti sembra aver compreso questo insegnamento paolino, radicato nella cristologia della Croce e lo ha insegnato agli altri. 2.2 Vivere in Gesù Cristo Il secondo testo paolino che ha trovato ampio riflesso nella spiritualità di san Vincenzo Pallotti è composto dalle parole di san Paolo della Lettera ai Galati: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20). La Lettera ai Galati sembra essere una delle più citate da san Vincenzo e al versetto di Galati 2, 20 fa riferimento più di 16 volte15. Questo testo il Pallotti lo adopera nel corso degli esercizi spirituali a Camaldoli, tenuti per i monaci durante l’Avvento del 184716. Il Pallotti cominciò questi esercizi non nella forma tradizionale con gli spunti per la meditazione, ma rivolgendo a Gesù Cristo una preghiera molto personale. Era un dialogo di amore in cui sono citati vari passi paolini e soprattutto, citato due volte, il testo di Gal 2, 20. Negli appunti spirituali di questi esercizi17 san Vincenzo Pallotti mostra una profonda consapevolezza del dono di Cristo, che ha dato “tutto”, veramente “tutto” per noi ed a noi. Il Pallotti - insieme a san Paolo - sentiva nel cuore che Cristo è il suo “Salvatore” e “Redentore”. Questi non erano soltanto dei titoli per Cristo. Come san Paolo anch’egli percepì di avere bisogno di un Salvatore e di un Redentore. Davanti alla grandezza di Cristo, si sentiva come un povero peccatore bisognoso della misericordia di Dio. Come tutti i grandi santi, si rendeva conto di non avere imitato Cristo come avrebbe dovuto. Si accorgeva di essere in una sorta di bancarotta spirituale e di trovarsi 13 OOCC II, p. 100; cfr. anche OOCC II, p. 89. Il Pallotti raccomanda anche ai procuratori di imitare l’obbedienza di Gesù Cristo: “(...) nominato Procuratore primario deve ricordare come ad esso indirizzate le parole del Divin Redentore = Hoc est praeceptum meum, ut diligatis invicem sicut ego dilexi vos (Gv 15, 12) = e con vero zelo, e con perfettissima carità evangelica deve fare tutto il possibile per imitare Gesù Cristo nel promuovere la maggiore gloria del Padre celeste, e nel procurare efficacemente la salute eterna delle Anime per le quali è stato ubbidiente sino alla morte di Croce” (OOCC I, p. 382). 14 Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, Il servizio dell’autorità e l’obbedienza. Istruzione, in “Sequela Christi”, anno 34, n. 1/2008, Città del Vaticano 2008, n. 3, p. 293. 15 Cfr. ad esempio OOCC II, p. 464. 16 Vincenzo Pallotti predicò gli esercizi nell’eremo di Camaldoli nei giorni dal 28 novembre al 4 dicembre 1847, cfr. san Vincenzo Pallotti, Lettere, a cura di Bruno Bayer SAC, Curia Generalizia della Società dell’Apostolato Cattolico, Roma 1995-2008, voll. I-VII (= OCL), qui OCL VI, Cronologia, p. X e l. n. 1418, p. 162. 17 Cfr. OOCC X, p. 252-261 (Esercizi spirituali a Camaldoli / 1847). ad un livello più basso di vita spirituale. Malgrado tutto questo dice: “Ma non per questo mi voglio disperare: Deus factus est homo, ut fieret homo Deus (= Dio si è fatto uomo, perché l’uomo diventasse Dio) = dunque Dio mio (...) intendo di fare tutto con la vita di Gesù Cristo”18 . San Vincenzo Pallotti ha pronunciato queste parole circa 160 anni fa, ma esse conservano la loro attualità ancora oggi per ogni credente. Meditando gli appunti spirituali, colpisce la consapevolezza del Pallotti che avrebbe sperimentato una profonda esperienza di unione con Cristo e che avrebbe ricevuto da Lui tutto. Egli scrive: “Vi (Gesù) date sempre tutto a me, e sempre ad ogni momento tutto tutto vi date a me, e mi trasformate tutto in Voi, e m’immedesimate tutto in Voi, perché io non sia più io, ma niente di me vi sia, e Voi solo siate in me. Vivo Ego jam non ego vivit vero (in) me Deus. Vivo Ego jam non ego vivit vero in me Christus. Vivo Ego jam non ego vivit vero in me Beatissima Trinitas”19. L’unione con Cristo, come spiega il Pallotti, aiuta a praticare in modo perfetto le virtù cristiane e a purificarsi dai vizi. A questo riguardo egli raccomanda ai candidati al sacerdozio: “Procurino di disingannare tutti quei, che con idee affatto opposte hanno creduto di potere entrare nel Santuario tenendo la mortificazione delle passioni, la perfetta annegazione, la mortificazione interna ed esterna come cose proprie solamente del Chiostro, senza ricordarsi che l’annegazione e l’umile, e uniformata sofferenza nel patire, e nel più grave patire è il primo costitutivo del vero Cristiano = Qui vult venire post Me abneget semetipsum, et tollat Crucem suam, et sequatur me (Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua Croce e mi segua, Mt 16, 24) = dice Gesù Cristo: né pare che ricordino che non si può appartenere a Gesù Cristo se non vi è in noi la crocifissione pratica della nostra carne coi vizii, e concupiscenze = Qui Christi sunt carnem suam crucifixerunt cum vitiis, et concupiscentiis suis (quelli che sono Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri, Gal 5, 24) = S. Paolo”20. Imitare Cristo significa pure seguirLo nella mortificazione della carne. Si rimane colpiti dalle numerose citazioni che san Vincenzo Pallotti fa di san Paolo, per sottolineare la necessità di essere attenti al vizio e di imitare Cristo nella Sua vita di sacrificio e mortificazione. Il cammino pallottiano verso la santità è una vita incentrata sul Cristo crocifisso, è una chiamata a far sì che la vita del cristiano sia conforme a quella di Gesù Cristo. 2.3 Il Padre ha donato il proprio Figlio per la salvezza degli uomini Un terzo testo paolino è composto dalla frase della Lettera ai Romani: “Egli (Dio), che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?” (Rm 8, 32). Questo testo contiene spunti molto importanti della cristologia paolina ed è stato sviluppato nell’opuscolo “Iddio l’Amore infinito”21 che san Vincenzo Pallotti scrisse durante la sua permanenza al Collegio irlandese, esistente, a quel tempo, nel convento degli Olivetani di Montevergine presso l’antica chiesa di Sant’Agata dei Goti. Il Pallotti vi soggiornò dal 26 febbraio al 14 luglio 1849. In quel periodo compose l’opuscolo “Iddio l’Amore infinito”22 . Francesco Amoroso SAC afferma che questa è l’opera “della sua maturità spirituale, nella quale riversò la sua lunga esperienza contemplativa”23. San Vincenzo Pallotti scrisse queste pagine in tempi travagliati: “Il Papa era fuggito da Roma, la città era nel caos, gruppi di scalmanati gettavano nel Tevere cappelli 18 OOCC X, p. 260. 19 OOCC X, p. 256. 20 OOCC I, p. 168. 21 OOCC XIII, pp. 25-171. 22 Cfr. Jan Kupka SAC, L’opuscolo “Iddio l’Amore infinito”: origine e messaggio, in “Apostolato Universale”, anno IX, n. 18/2007, Roma 2007, pp. 36-46. 23 Id., La via dell’infinito, Roma 1999, p. 163. di cardinali e arredi sacri, decine di preti venivano uccisi; il cannone tuonava sulla città occupata dai Garibaldini e assediata dai francesi”24. In mezzo a tutto questo caos è stato composto un testo per risvegliare nei “semplici” credenti la fiducia nell’amore infinito di Dio. Nelle meditazioni 22 e 23 di questo opuscolo si trova ben sviluppata la cristologia paolina che tocca la spiritualità di san Vincenzo Pallotti. Egli riconosce la grandezza e la misericordia di Dio e sente fortemente che ha bisogno del suo aiuto. Allo stesso tempo, è consapevole del fatto che con il dono di Gesù Cristo Redentore ha ricevuto tutto. Il Pallotti scrive: “Gesù Cristo vero Dio, e vero Uomo in Anima, Corpo, e Divinità è nostro, ed è tutto nostro, e tutta la Vita di Gesù Cristo, i suoi meriti infiniti, le sue virtù perfettissime sono tutte nostre e perciò l’Apostolo S. Paolo diceva = Qui etiam proprio Filio suo non pepercit, sed pro nobis omnibus tradidit illum: quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit (Egli (Dio), che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?, Rm 8, 32) = oh donazione ineffabile dell’Amore infinito e della Misericordia infinita! Oh dono infinito, eterno, immenso, incomprensibile! Dunque Gesù Cristo è mio, il Verbo eterno fatto uomo in Anima, Corpo, e Divinità è mio: le Virtù perfettissime, e tutti i meriti infiniti di Gesù Cristo sono miei, e tutte le opere che ha fatto Gesù Cristo su questa terra per la Redenzione del Genere Umano (...) è tutta roba mia (...)”25. Questa è una profonda meditazione non soltanto sulla cristologia di san Paolo ma sul suo influsso esercitato sulla spiritualità di san Vincenzo Pallotti. San Paolo insegna che la santità cristiana non è solo l’imitazione del modo di essere e di agire di Cristo, ma soprattutto la partecipazione alla sua vita. I cristiani sono invitati a ritrovarsi “in Gesù Cristo”. San Vincenzo Pallotti ha capito le profonde implicazioni dell’essere in Cristo che significa condivisione totale di ciò che è di Cristo. Egli riconobbe Cristo come il suo Redentore e Salvatore e ha vissuto una profonda esperienza della presenza di Cristo nella sua vita. Perciò poteva affermare come san Paolo: “Non vivo io, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20). 3. SPUNTI PRATICI PER OGGI La figura di san Paolo apostolo ha dato tanti spunti alla vita e alla spiritualità di san Vincenzo Pallotti. Senza dubbio, il Pallotti voleva promuovere una spiritualità apostolica. Per san Paolo e per san Vincenzo Pallotti, la carità espressa nel motto paolino Caritas Christi urget nos (2 Cor 5,14), non dovrebbe condurre ad uno sfoggio apostolico di attività che può produrre durezza di cuore o dispersione della grazia. Una vera attività apostolica ha le sue radici in una profonda esperienza di Cristo che - come ci insegna san Paolo - “è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor 5, 15). San Vincenzo Pallotti vide in san Paolo un leader da imitare, lo pone, in modo particolare, come esempio per i procuratori della pia Società da lui fondata. San Paolo, come Cristo, non era preoccupato per se stesso, ma visse e lavorò incessantemente per la salvezza degli altri. Perciò egli propone che ogni procuratore agisca sotto la speciale protezione dell’apostolo Paolo: “Per la stessa ragione d’imitare l’Apostolo S. Paolo nello zelo universale, e come la vera carità non guarda solamente sé stessa, ma tutti; così il Procuratore Deputato senza spirito di parzialità per la pia Società di cui fa parte, e desiderando il vero bene delle Anime (...) vi darà tutta la sua cooperazione”26. L’Anno Paolino costituisce l’occasione propizia per riflettere più profondamente su quello che l’apostolo Paolo dice alla Chiesa. Tutti siamo chiamati a condividere la Buona Novella con uomini e donne del XXI secolo. A questo riguardo possiamo imparare molto dall’insegnamento di san Vincenzo Pallotti. Egli trovò, nelle lettere di san Paolo, degli spunti che lo aiutarono a capire chi è Cristo per lui. Egli comprese il mistero della Croce di Cristo nella sua vita. La meditazione sui testi 24 Ibidem. 25 OOCC XIII, pp. 122-123. 26 OOCC I, pp. 371-372. paolini lo condussero ad una profonda consapevolezza che il cuore della vita e dell’azione del cristiano risiede nel riconoscere che Cristo ci ha donato tutto e quindi siamo chiamati a dare tutto a lui e agli altri. Un riassunto della cristologia paolina in san Vincenzo Pallotti è costituito da una preghiera apostolica composta dal Santo dopo il 16 ottobre 1839. E come san Vincenzo ha accolto e integrato nella sua vita i pensieri di san Paolo così anche noi facciamo nostra questa sua preghiera apostolica: “Onnipotente mio Dio, Padre delle Misericordie e Dio di tutte le consolazioni, Voi che vi siete degnato di crearci dal nulla a vostra immagine e similitudine, e con ciò ci avete formato come vive immagini della Carità per essenza, perché Voi siete la stessa Carità per essenza, e perciò ci avete per natura di creazione obbligati a perfezionare noi stessi in quanto siamo vive immagini di Voi Carità per essenza, e poiché come Voi vi siete donato tutto a noi, così noi siamo obbligati a donare a Voi tutto noi stessi e le cose nostre per la vostra maggiore gloria, e per la salute dell’anima nostra e di tutte le Anime poiché, nell’esservi dato tutto a tutti, ci avete insegnato che siamo obbligati ad imitarvi anche in questo, giacché tutti i doni di natura e di grazia ce li avete compartiti per un fine degno di Voi, perciò io confesso che sono obbligato di consagrare a Voi tutto me stesso e tutte le cose mie e poiché a farci più chiaramente conoscere le nostre obbligazioni ci avete comandato che noi ci dobbiamo amare a vicenda come Voi ci avete amato sino a morire su di una Croce per noi, e perciò io aiutato dalla vostra grazia che spero ottenere per la vostra infinita misericordia e per i meriti vostri infiniti e per i meriti di Maria SS. Regina degli Apostoli e per i meriti e intercessione di tutti gli Angeli e Santi, io mi consacro tutto a Voi e risolvo di volere in tutti i giorni della mia vita profittare di tutti i doni vostri di natura e di grazia per la vostra maggiore gloria e per la maggiore santificazione dell’anima mia e di tutto il mio prossimo e ciò sono risoluto di fare ancorché dovessi per tal fine morire come Voi siete morto per noi sull’Altare della Croce”27. SUMMARY of the presentation of Donna L. Orsuto, The Pauline Christology in the Spirituality of Saint Vincent Pallotti. Two of St. Paul’s lines of thought are found within the life and writings of St. Vincent Pallotti; Christ as a focal point for all Christians to imitate and, charity, a distinctive characteristic of Christian life. An overall glance at the Christology of St. Paul helps us to better understand Pauline Christology in Pallottine spirituality. In the weekly General Audience teachings on St. Paul which Pope Benedict XVI is giving throughout the Pauline Year, Pauline Christology has also been presented. On October 29th 2008, the Pope dedicated his teaching to the meaning of the Cross in the life of St. Paul: “In his encounter with Jesus the central significance of the Cross had been made clear to him: he understood that Jesus had died and rose for all and for himself. Both these things were important; universality: Jesus really died for all, and subjectivity: he also died for me. Thus God’s freely given and merciful love had been made manifest in the Cross”. When biblical citations are used by somebody, they say a lot about him and his spirituality. St. Vincent Pallotti used several Pauline texts and in those referring to Christ, he developed the thought of the transforming power of Christ’s Cross in the life of the believer. This thought was highlighted by Pallotti in his writings, where he recalls the Pauline hymn on the humility and greatness of Christ and underlines his Kenosis and total obedience to the Father (cfr. Phil 2, 1-11). In the obedience of Jesus to the Father until His death on the Cross, Pallotti contemplated the answer of the Son in the infinite love of the Father. Thus, Pallotti invited his followers to meditate often on the crucified Christ so as to practise the virtue of holy obedience. St. Paul’s words to the Galatians: “... yet it is no longer I, but Christ living in me” (Gal 2, 20), 27 OOCC III, pp. 217-219. are truly reflected in St. Vincent Pallotti’s spirituality. Pallotti lived his life deeply believing in the gift of Christ who gave “everything”, truly “everything” for us and to us. Before the greatness of Christ, he felt like a poor sinner needy of God’s mercy. Like all the great saints, he was aware that he had not imitated Christ as he should have. Despite this, he says: “I must not and will not despair. God became man so that man could become God. Therefore, I intend to do everything with the mind of Christ” (OOCC X, p. 260). Pallotti’s journey towards holiness is therefore through a life conforming to that of Jesus Christ. Something that greatly influenced Pallotti’s spirituality was the contemplation of God the Father who gave His own Son to save mankind, as expressed in the words of St. Paul in his Letter to the Romans (cfr. Rm 8, 32). Pallotti acknowledges God’s greatness and mercy. At the same time, he is aware of the fact that through the gift of Jesus Christ, the Redeemer, he himself and all men and women have received everything. Inspired by this Pauline thought, Pallotti teaches that Christian holiness is not only an imitation of Christ, but above all the participation in His life. Christians are invited to find themselves “in Jesus Christ”. St. Vincent Pallotti has understood the profound implication of being in Christ that means a complete sharing of what is Christ’s. He recognized Christ as his Redeemer and Saviour and he experienced profoundly Christ’s presence in his life. St. Paul greatly inspired the life and spirituality of St. Vincent Pallotti, who wanted to promote an apostolic spirituality. A truly apostolic activity has its roots in a profound experience of Christ who, as St. Paul teaches, “died for all ...: his purpose in dying for all humanity was that those who live should live not any more for themselves, but for him who died and was raised to life for them” (2 Cor 5, 15). St. Vincent Pallotti sees in St. Paul a leader to be imitated. He sees in him an example of apostolic life for all the members of the pious society founded by him. St. Paul, as Christ, was not concerned about himself, but lived and worked incessantly for the salvation of others. The Pauline Year offers us a wonderful opportunity to reflect more deeply on what the Apostle Paul says to the Church. We are all called to share the Good News with men and women of the 21st Century. Consequently we can learn a great deal from the teachings of St. Vincent Pallotti. In the letters of St. Paul, Pallotti found ideas that helped him to understand who Christ was for him. He understood the mystery of Christ’s Cross in his life. Meditation on Paul’s letters brought him to a profound understanding that the heart of Christian life and actions is founded on the recognition of the fact that Christ gave us everything and so we are called to give everything to Him and to others.