oggi 02/2016 www.samaritani.ch Un Samaritano nel deserto pagina 4 Favorire gli scambi Intervista con Regina Gorza Buono a sapersi Una miglior salute per i sans-papiers ASSTM Commissione per un presidente pagina 10 pagina 12 pagina 18 Moneta commemorativa ufficiale 2016 150 anni Croce Rossa Svizzera Ordinazioni su Internet www.swissmintshop o per telefono 058 4 800 800 ü ü ü ü ü Vera lega di argento Edizione limitata Mezzo legale di pagamento In ricordo del giubileo Da collezionare o come regalo Sommario Editoriale Reportage La magia del volontariato 04 Un Samaritano nel deserto Il racconto di Abu Rejila, unico condu cente di ambulanza beduino in Israele attivo negli insediamenti illegali dei beduini nel vasto deserto del Negev. A volte mi ritrovo a pensare perché, noi esseri umani, facciamo del volontariato. Perché sentiamo il bisogno e il piacere di farlo. Chi fa del volontariato, in genere, non deve sentirsi forzato. Altrimenti «la magia» che alimenta il piacere e l’entusiasmo si rompe. Ma da dove viene «la magia»? mi chiedo. Sembra che prestare un po’ del proprio tempo per gli altri renda più felici e soddisfatti, dia uno scopo alla nostra esistenza qui sulla Terra e addirittura – secondo alcune ricerche – contribuisca a ridurre ansia e depressione. Forse «la magia» sta proprio qui, in questo miscuglio di ragioni sicuramente un po’ diverse e con differenti sfumature per ognuno di noi. Quel che percepisco in me, personalmente, è che facendo del bene si sta bene. E forse basta questo per continuare a fare del volontariato. Il fatto di aiutare gli altri o fare qualcosa per gli altri o in un gruppo, ci rende partecipi della vita, ci fa sentire parte di un tutto, ci rende solidali e ci fa capire che, in fondo in fondo, siamo tutti sulla stessa barca chiamata «Mondo». Ed è sicuramente meglio usare e creare energie positive per aiutarsi che non il contrario. Se facciamo del bene al Mondo, lo facciamo a noi stessi. In questo senso è vero che l’aiuto non ha confini, non ha colori e non dovrebbe avere neanche partiti e preferenze. L’aiuto va prestato a chi ne ha effettivamente e sinceramente bisogno. Ad alcune forme di aiuto al prossimo, magari meno fortunato di noi, è dedicato questo numero di «oggi Samaritani». Buona lettura e buona continuazione nella vostra opera di volontariato. Persone 08 Markus Alt, aiuto concreto a chi ne ha bisogno Nel novembre scorso Markus Alt, della Sezione Samaritani di Adligenswil, ha trascorso un’intera settimana sull’isola greca di Lesbo aiutando e assistendo i gruppi di migranti che giungevano a terra stremati e spaventati, con i loro barconi. Attualità 10 Intervista alla Segretaria centrale Regina Gorza Come vivere i cambiamenti attuali in seno alla Federazione svizzera dei Sama ritani, in particolare per quel che riguarda le formazioni e le formazioni continue? Con quale atteggiamento guardare a queste novità e come affrontare le nuove sfide? Lo abbiamo chiesto alla nostra Segretaria centrale. Buono a sapersi 12 Diritto alla cure In Svizzera vivono alcune centinaia di migliaia di «sans papiers». Qual è la loro situazione a riguardo dell’accesso alle cure? In quale maniera si possono aiutare queste persone, che spesso hanno paura di «uscire allo scoperto»? Sezioni e Associazione 18 Una «Commissione cerca» per il nuovo presidente L’ Associazione Sezioni Samaritane Ticino e Moesano ha istituito una speciale Commissione per trovare la persona disposta ad assumersi la carica di presi dente cantonale. Novità a pagina 18. Mara Zanetti Maestrani oggi samaritani 02/2016 3 Reportage Un Samaritano nel deserto Yasser Abu Rejila è l’unico conducente d’ambulanza beduino in Israele. È a lui che si ricorre sempre quando, negli insediamenti illegali dei beduini, qualcuno ha bisogno di aiuto. Arriva col suo veicolo di soccorso anche in case lungo strade senza nome, luoghi ufficialmente inesistenti. 4 oggi samaritani 02/2016 Reportage Testo: Susan Boos, foto: Fabian Biasio L’ambulanza, a sirene spiegate e con le luci rosse lampeggianti sul tetto, sorpassa le altre auto. Il paziente da recuperare è un bambino: di più Yasser Abu Rejila, che siede al volante, non sa. Lo dovrebbero portare al distributore di benzina al numero 25 della superstrada, così ha richiesto alle persone che lo hanno chiamato oggi. È la via più veloce. Abu Rejila parcheggia l’ambulanza sulla ghiaia a lato della superstrada israeliana che attraversa il piatto e arido Paese. Scende dal veicolo, apre le porte posteriori e aspetta. «Ci siamo», dice poco dopo, «eccoli.» Un’automobile color argento si ferma. Scende un uomo, dietro di lui siede una donna coperta da un velo nero. In grembo tiene un bambino, forse attorno ai 6 anni. Il padre prende il piccolo, incosciente, fuori dall’auto. Nel frattempo Abu Rejila ha preso dall’ambulanza una barella a rotelle dove il padre, con cautela, sistema il bambino. La mamma, accanto a loro, osserva Abu Rejila attraverso i piccoli buchi del velo, lo segue nei suoi gesti mentre esamina il bambino. Quest’ultimo non parla ma respira e non ha ferite visibili. Da lontano si sente la sirena di un’altra autoambulanza. L’«ululato» si avvicina sempre più; ecco arrivata la seconda ambulanza. Una giovane soccorritrice scende dal veicolo, parla brevemente con Abu Rejila e, assieme, sollevano il bimbo e lo posizionano sulla barella della seconda ambulanza; la mamma sale sul veicolo con la soccorritrice; e già l’ambulanza parte! I due uomini la guardano sfrecciare via. Un «GPS umano» È stato lo stesso Abu Rejila a contattare la seconda ambulanza. Il suo lavoro è quello di andare a prendere o recuperare le persone che hanno bisogno e si trovano nei villaggi del deserto, sparsi qua e là e difficilmente raggiungibili. La regione dove opera si trova a Sud della grande città israeliana di Beer Scheva. È proprio da qui che è arrivata la seconda ambulanza – con un conducente, una dottoressa d’urgenza e una soccorritrice – che ha poi portato il bambino all’ospedale. Il sole scotta, sulla superstrada. Il padre si intrattiene ancora qualche minuto con Abu Rejila. Gli racconta che lui non è il padre del piccolo paziente e che addirittura non conosce né la madre né il bimbo. È stato un conoscente ad averlo chiamato e a chiedergli se poteva portare i due fuori dal deserto. Sembra che il bimbo abbia avuto un forte attacco epilettico dopo il quale ha perso conoscenza. Madre e figlio vengono dall’Egitto e sono qui solo in visita. Di più non sa nulla neanche lui. La superstrada 25 porta da Beer Scheva fino alla costa più a Sud del Mar Morto. Cento chilometri a Nord si trova Tel Aviv, 80 chilometri a Ovest c’è la Striscia di Gaza mentre al Sud, a circa 200 chilometri, c’è il Mar Rosso, nel mezzo si estende il deserto. Era la terra dei beduini; loro sapevano come vivere in questo ambiente arido e povero. Il 43enne Yasser Abu Rejila è l’unico conducente di ambulanza beduino dell’intero Israele. Durante questa giornata di sabato non verrà più allarmato. A dire il vero, oggi avrebbe libero: per questa ragione indossa semplicemente una T-shirt gialla e i jeans invece dell’uniforme di soccorritore professionista. Tuttavia, di giorni veramente liberi non ne ha: è infatti di picchetto 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana; niente vacanze, mai sonni tranquilli. In ogni momento può succedere qualcosa: un bambino morso da un serpente, un giovane caduto da cavallo, una rissa con feriti, un incidente stradale... La gente del posto chiama sempre dapprima Yasser. Lo hanno «battezzato» il «GPS umano». Viaggia attraverso il deserto e trova ogni singolo insediamento umano, ogni casupola e ogni tenda, anche se non esistono nomi di strade e numeri alle case. Proprio grazie alla sua grande conoscenza del territorio, ha già salvato diverse vite umane, dato che è l’unico a viaggiare nel deserto con un’ambulanza e a raggiungere i villaggi più discosti. I servizi di soccorso professionisti e ufficiali israeliani non lo fanno. Loro intervengono solo laddove funziona il sistema di navigazione (GPS). Villaggi senza infrastrutture L’impervio e arido deserto è una macchia bianca sulla carta geografica, e questo ha molto a che vedere con la storia di Israele. Prima della fondazione di Israele, infatti, nel Yasser Abu Rejila nel mezzo del suo ambiente di lavoro nel deserto del Negev dove si trovano dozzine di villaggi e insediamenti beduini definiti come «non riconosciuti». oggi samaritani 02/2016 5 deserto del Negev vivevano circa 90 000 beduini, soprattutto nella parte a Nord attorno a Beer Scheva. Dopo la fondazione dello Stato, la maggior parte dei beduini del Negev è fuggita negli Stati confinanti. Solo circa 10 000 di loro sono rimasti. Il Governo israeliano di allora li ha costretti a stabilirsi in una sorta di riserva. Questa zona sottostava ai Militari e i beduini non avevano il permesso di lasciarla. Il Governo considerava le popolazioni di beduini come nomadi senza terra. Esso voleva «urbanizzare» questa gente e così negli anni Sessanta iniziò a costruire dei villaggi nella riserva. I beduini non potevano spostarsi liberamente, dovevano stare in un villaggio. Ma ciò non funzionava perché le case non rispecchiavano i loro bisogni. I beduini non volevano abbandonare le loro greggi e nei villaggi non c’era spazio per gli animali. E loro volevano anche poter continuare a vivere in seno agli estesi gruppi famigliari, cosa che era pressoché impossibile nelle nuove abitazioni e nei nuovi quartieri. A seguito di ciò, la maggior parte di questi villaggi è rimasta a lungo vuota. I beduini stessi hanno costruito tende, case, capanne e stalle al di fuori dei villaggi. In totale furono costruiti 48 insediamenti beduini dichiarati come «non riconosciuti» nei quali vivevano attorno alle 60 000 persone. Tutte le costruzioni che sono state fabbricate dopo il 1967 hanno dovuto essere demolite, e questo secondo le leggi israeliane. Gli abitanti hanno infatti ricevuto dall’Autorità l’ordine di distruggere le proprie case. Cosa che nessuno ha fatto di propria volontà. Così ogni settimana una delegazione di poliziotti si metteva in moto con alcuni macchinari per abbattere case o distruggere dei campi. Queste distruzioni hanno fatto arrabbiare molto i beduini, ma per lungo tempo essi hanno resistito e si sono difesi senza violenza. Dal momento che questi insediamenti nel deserto sono ritenuti illegali, essi non figurano su nessuna cartina geografica ufficiale e non sono collegati alle consuete e necessarie infrastrutture. Non ci sono canalizzazioni, strade asfaltate, acqua corrente, né corrente elettrica, nessun collegamento telefonico e, appunto, nessun servizio di soccorso. Abu Rejila racconta che, quando era bambino, ha perso cinque amici solo per il fatto che l’ambulanza è arrivata troppo tardi o addirittura non è arrivata Per cinque volte ha dovuto guardare senza poter fare nulla. Yasser Abu Rejila non ha giorni propriamente liberi; qui egli porta un bambino incosciente verso l’ambulanza del Servizio sanitario israeliano. Ospite molto gradito: ecco Abu Rejila in visita alla Centrale d’intervento del servizio di soccorso di Beer Scheva. Chi paga per i Primi soccorsi Quando aveva poco più di vent’anni, Abu Rejila lavorava come camionista. Un giorno vide un annuncio che offriva una formazione 6 oggi samaritani 02/2016 In qualità di unico conducente d’ambulanza beduino, Abu Rejila è in servizio 24 ore su 24, sette giorni alla settimana. Reportage di soccorritore professionista. Subito ha avuto la percezione che fosse il lavoro per lui: voleva diventare soccorritore. Una volta conclusa la formazione, il servizio di salvataggio dell’organizzazione «Magen David Adom» (la società nazionale di Croce Rossa dello Stato di Israele), membro della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, gli ha messo a disposizione un’ambulanza. Tuttavia non gli fu versato un salario e questo con l’argomentazione che spettava al Comune di Segev Schalom pagarlo, dal momento che in quel posto assolveva dei picchetti ma non lavora nella centrale a Beer Scheva. Quando a Segev Schalom ci furono le elezioni, l’Associazione dei Fratelli Musulmani gli promise che avrebbe finanziato i suoi servizi se avesse vinto le lezioni. E infatti l’Associazione le vinse, ma Abu Rejila continuò purtroppo a lavorare senza mai ricevere un soldo. Una situazione, questa, che l’uomo non poté sostenere a lungo perché a quel tempo aveva una famiglia con nove bocche da sfamare. Dovette così riconsegnare l’ambulanza e tornare a lavorare come camionista. Tuttavia la gente continuava a chiamarlo quando c’erano delle urgenze. Si ricorda che una volta gli telefonarono per un parto difficile: il bimbo aveva il cordone ombelicale attorno al collo. Ricorda che la mamma morì, il bimbo sopravvisse ma rimase vittima di lesioni celebrali. Se, in quell’occasione, avesse potuto portarlo in salvo, tutto questo non sarebbe successo. Ma non poteva farlo, e ancora oggi questo fatto gli lascia un senso di profonda amarezza. Per caso Abu Rejila incontrò poi qualcuno Uno sceicco beduino con suo nipote sulle rovine di una casa abbattuta nel Nord del deserto del Negev. di Ajeec-Nisped. E fu così che oggi, e da più di sette anni, l’Organizzazione ebrea-araba – che sostiene progetti beduini nel Negev – gli versa uno stipendio. Tuttavia l’Organizzazione danese che cofinanzia le iniziative minaccia, da parte sua, di ritirarsi da questo progetto per cui, in effetti, Yasser Abu Rejila non sa fino a quando potrà ancora percepire uno stipendio per i suoi servizi. Sparatorie e nascite Egli sa guidare con facilità lungo le strade dissestate del deserto. Racconta che, in media, viene chiamato dalle 2 alle 3 volte al giorno. Ieri notte ha dovuto mettersi in viaggio per una giovane donna che accusava La passione dei beduini per i cavalli: qui Abu Rejila nel mezzo di una gara improvvisata. problemi psichici. Di più non vuole dirci su questo caso. Spesso si verificano anche sparatorie. «Conflitti tra tribù e famiglie», ci dice, «in questi casi sono praticamente sempre il primo ad arrivare sul posto quando ci sono feriti. Ed è importante sapere cosa ha originato il conflitto altrimenti si rischia di trovarsi nel mezzo dei due fronti.» L’ambulanza viaggia rumorosamente lungo una piccola valle. Il letto del fiume a fondo valle, ora asciutto, poco tempo fa era una palude e lui, una volta, dovette attraversarla a piedi; in ambulanza era praticamente impossibile. Quel giorno era stato chiamato per un bimbo di 3 anni che aveva avuto un incidente. Tutto finì bene. Abu Rejila ha già prestato i Primi soccorsi a molte persone colte da infarto cardiaco, ipotermia e raffreddamenti o ancora coinvolte in incidenti. Ha pure aiutato molti bambini a nascere, forse addirittura più di cento! E assolutamente non ci sono problemi, per lui in quanto uomo, ad assistere una partoriente: la gente lo conosce e gli dà fiducia. Queste sono le cose belle delle quali parla volentieri. Nella Centrale di intervento del servizio di salvataggio a Beer Scheva tutti sono contenti quando lo vedono comparire: lo abbracciano, si parla e si scherza con lui. C’è molta ammirazione per lui, per quest’uomo che viaggia nel deserto da solo con la sua ambulanza. Abu Rejila si sente un po’ imbarazzato da tutte queste lodi. Più tardi ammette di sentirsi stanco e che smetterebbe volentieri se potesse. Ma non può. Perché non c’è nessuno pronto a prendere il suo posto. Questo articolo è apparso per la prima volta sulla «Die Wochenzeitung». • oggi samaritani 02/2016 7 Persone Markus Alt, Sezione Samaritani di Adligenswil (LU) Aiutare, sempre dove ce n’è bisogno A metà novembre, il Samaritano Markus Alt è stato in servizio sull’isola greca di Lesbo nella prima assistenza ai migranti appena sbarcati. Le sue conoscenze nei Primi soccorsi gli sono state molto utili in questa occasione, come pure le sue precedenti esperienze d’aiuto umanitario. Testo e foto: Sonja Wenger A Markus Alt piace molto il motto degli scout: «Sempre pronti!» Così quando, all’inizio dello scorso novembre, un’amica gli ha chiesto se fosse disposto a partecipare a una settimana di aiuto e assistenza sull’isola greca di Lesbo, Markus non ha indugiato molto. Sapeva che le condizioni meteorologiche nell’Egeo nord orientale e quindi sull’isola, che dista solo po chi chilometri dalla costa turca, peggioravano a vista d’occhio. Ma sapeva anche che, nono stante le temperature più rigide, non sarebbe diminuito il numero dei barconi pieni all’inve rosimile di migranti disperati che – malgrado il pericolo – continuano a solcare con coraggio il mare, seppur per una breve tratta. Le sue valige erano quindi pronte in un batter d’occhio. Poco tempo dopo Markus Alt era già sulla spiaggia di Skala Sikamineas a prestare il suo aiuto ai migranti assieme ad altre persone. Migranti che giungevano a terra esausti, infreddoliti e traumatizzati; i soccorritori li hanno assistiti in una specie di «clinica mobile» ricavata all’interno di un vecchio bus da parte dell’Organizzazione di soccorso «AdventistHelp». Markus ha dispensato Primi soccorsi, ha coordinato i medici e altri volontari del luogo, ha fornito contatti, organizzato attrezzi e strumenti e ha dato una mano laddove ce n’era bisogno. Impegnato già da giovane Per Markus, questo non era il primo impe gno del genere. Anzi: già da giovane, oltre alla sua attività commerciale nell’impresa di famiglia, il dinamico Samaritano originario del Comune lucernese di Adligenswil vicino a Lucerna, è stato sempre impegnato per il benessere degli altri. Ad esempio, accompa gnava suo padre nei suoi interventi volontari con l’organizzazione di famiglia per l’aiuto in Africa. Inoltre, ha svolto il suo Servizio mili tare nelle truppe sanitarie e, più tardi, pro prio in ragione dei suoi interessi per le tema tiche mediche, è diventato membro della locale Sezione Samaritana dove, nel frattem po, è stato designato responsabile della 8 oggi samaritani 02/2016 collaborazione con il Corpo pompieri di Adligenswil. Recentemente Markus Alt ha fatto della sua vocazione una professione. Assieme a sua mo glie Jane, ha infatti dato il via al gruppo europeo dell’Organizzazione di soccorso US-GR3 (Global Rescue, Relief and Resilien ce). Il nome sta per l’attività di soccorso globale e i lavori di aiuto e costruzione forniti dall’Organizzazione. Per il 57enne Markus Alt è molto impor tante che ogni aiuto abbia un capo e una coda, così come pure che abbia un carattere duraturo, e questo indipendentemente dal fatto che a fornire l’aiuto, in caso di una ma nifestazione locale, sia un’Organizzazione di soccorso all’estero o una Sezione Samarita Markus Alt porta i Primi soccorsi laddove ce n’è maggior e urgente necessità. na. «Sono un uomo d’azione e voglio muove re qualcosa», ci dice Markus Alt, durante la nostra intervista. Siamo seduti nell’ufficio di un edificio industriale di Adligenswil dove vengono immagazzinati tutti i beni di aiuto offerti, beni che Alt e il suo team di aiutanti raccoglierà poi in enormi container che, via nave o camion, saranno spediti direttamente ai bisognosi, a volte in Paesi africani, altre volte in Paesi dell’Est europeo. Nel frattempo stanno riempiendo il settimo container, os serva Alt, il quale afferma: «Quando vedo un problema cerco subito una soluzione.» Conoscenze samaritane molto preziose La cosa che lo ha sempre affascinato e l’affa scina ancora dopo anni e decenni di impiego e interventi è la grande disponibilità all’aiuto di molti volontari, disponibilità che va oltre i confini geografici e religiosi. Quando ha rice vuto la richiesta di intervento sull’isola di Lesbo, egli ha quindi dapprima chiesto in Sezione Samaritana se a qualcun’altro interes sava partecipare. «Grazie alle grandi compe tenze e conoscenze che vantano i Samaritani, possiamo davvero essere d’aiuto concreto in quei luoghi», afferma Alt. «Infatti il genere di Primi soccorsi di cui necessitano i migranti appena giunti sulla terraferma sono spesso quelli basilari che i Samaritani sanno dispensare molto bene nei Servizi sanitari.» Solo pochi casi difficili necessitano dell’intervento di un medico. Così, racconta ancora il nostro interlocuto re, la sua richiesta alla Sezione ha subito avuto un riscontro positivo: «Tuttavia questa domanda è giunta davvero con termini d’adesione molto ristretti. Ma posso immagi nare che in un’altra occasione, per un prossimo intervento, se comunicato con più anticipo avrei sicuramente alcuni Samaritani che mi accompagnano.» Ci sarebbero molte persone che, in questo campo, desiderano agire e fare qualcosa e che sarebbero disposte anche a partire per l’estero. Grazie alla sua grande esperienza di interventi all’estero, Alt si vede nel ruolo di intermediario. Lui stesso, grazie alla sua situazione professionale attuale, può fortunatamente godere di una grande flessibilità: proprio per questo ha potuto partire per la Grecia così a breve termine. E c’è abbastanza da fare! Ol tre al suo lavoro a favore dell’Organizzazio ne GR3, Markus Alt tiene spesso delle confe renze su temi legati allo sviluppo e/o politici come l’approvvigionamento di acqua, il significato delle installazioni sanitarie o più semplicemente sui suoi interventi in Africa, o in occasione del disastroso terremoto ad Haiti o ancora sui frequenti uragani che col piscono le Filippine. «E infine, non dimenti co l’impegno con i Samaritani, sia in un Servizio sanitario, sia nella pianificazione delle prossime esercitazioni di Sezione assie me al Corpo pompieri.» Markus, insomma, è e rimane pronto per tutto. • Un supporto professionale quando il destino ci mette lo zampino Life Coach: aiuto e supporto per i superstiti. Per Beatrice B. lo shock è stato davvero grande quando Franco B. è venuto a mancare improvvisamente in seguito a un infarto. I medici le hanno spiegato che la causa è stata un’insufficienza cardiaca conge nita. Di punto in bianco Beatrice B. si è trovata a dover affrontare il lutto improvviso di suo marito e allo stesso tempo a doversi prendere cura da sola dei due figli in età prescolare. Dove trovare la forza per spiegare loro l’accaduto, quando lei stessa non riusciva a farsene una ragione? Dove trovare la necessaria lucidità per occuparsi di tutte le formalità come le pratiche burocratiche, il necrologio, il funerale? «Non so proprio come avrei fatto senza l’aiuto del Life Coach.» Life Coach offre assistenza ai superstiti Per fortuna Beatrice B. si è ricordata dell’assicurazione sulla vita che suo marito aveva stipulato alla nascita del loro primo figlio. Allora suo marito aveva deciso di includere anche il modulo di sicurezza «Life Coach». Non perché pensasse che la sua famiglia un giorno avrebbe potuto aver bisogno di questa prestazione, ma soltanto per ché la sicurezza per lui aveva sempre rivestito un’enorme importanza. Beatrice B. chiama la Basilese e lo stesso giorno un Life Coach si mette in contatto con lei, offrendole consulenza e sostegno nel disbri go delle incombenze organizzative. È lui a farsi carico dei diversi com piti amministrativi come le pratiche burocratiche e le formalità ban carie, e a organizzare inoltre in modo rapido e semplice l’accudimento dei bambini e le pulizie di casa. Baloise DataSafe Beatrice B. mette a disposizione del suo Life Coach la password del suo Baloise DataSafe, dandogli così accesso ai principali documenti e a tutte le password. Franco B. aveva inoltre predisposto la sua ere dità digitale tramite Baloise DataSafe. Ereditando le password di suo marito, Beatrice B. è riuscita ad esempio a disattivare il suo account su Facebook. Baloise DataSafe è un servizio online per il salvataggio di file e pass word importanti in un posto veramente sicuro. La Basilese consente ai suoi clienti di utilizzare gratuitamente quest’offerta. I moduli di sicurezza della Basilese La Basilese Assicurazioni offre molto di più di una semplice protezione finanziaria in caso di decesso. Per l’assicurazione sulla vita può essere incluso ad esempio il modulo di sicurezza «Life Coach» che fornisce assistenza ai superstiti in caso di decesso. Life Coach offre consulenza e assistenza al partner e ai figli della persona as sicurata. Il Mondo della sicurezza della Basilese presta ascolto ai propri clienti e prende le loro esigenze sul serio. Così nascono soluzioni che rendono più sicuri voi e la vo stra famiglia. Maggiori informazioni sui nostri innovativi moduli di sicurezza sono disponibili su: www.baloise.ch/mondodellasicurezza Intervista alla Segretaria centrale Regina Gorza Favorire e incentivare gli scambi I grandi cambiamenti in atto a seguito del nuovo concetto di formazione e formazione continua come pure l’avvenuta ristrutturazione all’interno dell’Organizzazione centrale hanno richiesto negli scorsi anni molto impegno e molta pazienza da parte di tutti. Affinché questi cambiamenti portino i loro frutti, è molto importante che tra i vari livelli coinvolti ci sia una buona comunicazione e un maggiore e più intenso scambio reciproco. Intervista di Sonja Wenger, Foto: Patrick Lüthy S.Wenger: Signora Gorza, sull’ultima edizione di «oggi Samaritani» abbiamo pubblicato – assieme ad un’ampia informazione sul trasferimento in atto dei quadri di Sezione – anche alcune voci dalle Sezioni che riferivano di preoccupazioni sul futuro delle Sezioni Samaritane stesse e anche critiche all’Organizzazione centrale. In questa fase, per lei, cosa è particolarmente importante? Regina Gorza: In questa raccolta di voci dalle Sezioni ho constatato che c’è evidentemente una discrepanza nella percezione di cosa ci si aspetta da noi verso l’esterno, e di quello che noi crediamo di fare per le Sezioni. Una cosa per me è tra le più importanti: tutti i Samaritani devono sapere che a noi del Segretariato centrale sta molto a cuore il benessere delle loro Sezioni. Siamo un’organizzazione al servizio di tutte le Sezioni Samaritane e delle Associazioni cantonali. «Solo quando sappiamo dove sono i problemi possiamo reagire in modo mirato.» Di tanto in tanto Lei fa visita a manifestazioni delle Associazioni cantonali e delle Sezioni. In queste occasioni, le vengono pure rivolte direttamente delle domande su questi problemi? Sì, in modo però sporadico. In realtà dovrei essere ancora più spesso tra le Sezioni e le Associazioni per sentire ancora meglio il loro «polso» e quindi per poter avere un maggior scambio con loro. E ciò non vale solo per me. Su questa cosa stiamo lavorando tutti, qui al Segretariato centrale. Il nostro scopo è quello di favorire e incentivare il più possibile i contatti e gli scambi reciproci tra 10 oggi samaritani 02/2016 il Segretariato e le Associazioni cantonali e le Sezioni. Ma tutto questo funziona anche nella direzione contraria, ossia: lo scorso anno, ad esempio, diverse Sezioni di un’Associazione cantonale ci hanno comunicato direttamente le loro preoccupazioni. Così, assieme al mio rappresentante e a una delegazione dell’Associazione cantonale, ci siamo incontrati con le Sezioni e abbiamo potuto ascoltare direttamente i loro problemi e i loro timori e chiarire tutto quanto era avvolto dai dubbi. Molte delle preoccupazioni ruotano attorno Attualità Questi cambiamenti – anche se non ancora nel dettaglio – erano valutabili e prevedibili già da tempo per le Sezioni. Per quali ragioni, allora, ci sono al riguardo ancora così tanti malumori? Credo che, in generale, pochissime persone vivono con piacere i cambiamenti e solitamente, di primo acchito, reagiscono con prudenza o malfidenza. E ciò vale ancor di più se le modalità di informazione sono difficili, se si toccano questioni finanziarie o se solo difficilmente si riesce a intravvedere a cosa di preciso può portare il cambiamenA causare molta incertezza tra le Sezioni è to. Tutto ciò è umano. proprio la questione del finanziamento futuro. Inoltre, come detto, c’è Per quali motivi c’è questa reazione? «Ci siamo assunti coscientemente il fatto che sia nelle In genere, quando si tratta di cambiamenti con il rischio di non poter rispondere Sezioni come pure conseguenze finanziarie, le prime reazioni sono all’interno del Segretaforti, specialmente se è difficile stimare subito a tutte le domande fin dall’inizio.» riato centrale negli le ripercussioni concrete per il singolo. Ho conultimi anni siamo stati statato questo atteggiamento anche tra le confrontati con molti e Sezioni Samaritane. Tuttavia, mi sembra che grandi cambiamenti e spesso ciò accada per una mancanza di inforsfide. Diversi settori mazioni o informazioni in contesti errati. Così del Segretariato cenad esempio, le nuove formazioni – proprio quelle di monitore – sono più brevi e convenienti di prima. E anche fino trale sono stati oggetto di ristrutturazione e nel 2013 è stato creato ad ora le Sezioni hanno sopportato i costi per la certificazione dei un Pool amministrativo. Nel 2014 i Settori Marketing e Comunipropri monitori. Oltre a ciò si aggiunge il fatto che l’introduzione del cazione sono stati fusionati. E nell’autunno dello scorso anno nuovo concetto di finanziamento dell’Organizzazione centrale viene abbiamo creato il nuovo Settore Gioventù e Volontariato che ha erroneamente sempre inteso come «portatore di morte» per le comportato dei mutamenti anche nel Settore Formazione e ConsuSezioni. Preghiamo quelle Sezioni che dovessero sentirsi in questa lenza. Nel corso di questi processi, a volte e inevitabilmente anche situazione di prendere contatto con noi affinché, assieme, possiamo alcuni team di persone hanno cambiato volto. Ora abbiamo bisogno di tempo affinché tutte le necessarie conoscenze e compemettere a punto il sostegno individuale necessario. tenze vengano di nuovo attivate. Tutto questo ha certamente Parola chiave: informazione. Proprio a riguardo delle nuove forma- comportato degli scompensi temporanei alle Sezioni, ma lo scopo zioni e formazioni continue, spesso si sente dire dalle Sezioni che dei cambiamenti vuole proprio essere quello di poter fornire loro in futuro delle prestazioni e dei servizi ancora migliori. non sono state ben informate dal Segretariato centrale. Posso capire questo rimprovero, ma prego le Associazioni e le Sezioni anche di pensare che, proprio in merito alla nostra politica Davanti a noi, ci sono dunque molte sfide: in quale settore vi è il di informazione, negli ultimi due anni ci siamo trovati davanti a un maggior bisogno d’azione? dilemma. Ci siamo presi coscientemente il rischio di non poter È assolutamente necessario rafforzare ulteriormente la collaborarispondere sin dall’inizio a tutte le domande o addirittura di susci- zione e il flusso di informazioni tra le Associazioni cantonali e tarne di nuove. E la ragione di ciò sta nel fatto che, da una parte, l’Organizzazione centrale. Alle Associazioni cantonali, davanti a questi mutamenti, spetta un ruolo ancora più volevamo iniziare importante, ossia quello di mediatore, una presto a informare le funzione non sempre facile. Una buona Sezioni sulle nuove forcomunicazione è qui molto importante; per mazioni e formazioni questa ragione non solo stiamo elaborando un continue, il cui nuovo «Il nostro scopo nuovo concetto di comunicazione ma abbiamo concetto non dipendeè quello di poter offrire già messo in atto alcune piccole migliorie va solamente dal necesin futuro alle nostre Sezioni come l’informazione regolare con la rubrica sario adattamento ai «Tema speciale» su «oggi Samaritani» sul nuovi regolamenti delle prestazioni e dei servizi progetto di sgravio del sistema di milizia. Gli dell’IAS, bensì anche ancora migliori.» scambi dovrebbero essere intensificati, da una da una rielaborazione parte e dall’altra: da chi l’informazione la dà, già attesa da tempo ma anche da chi la dovrebbe richiedere. Il mio dalla nostra base. Tra desiderio è quindi quello di lavorare in modo l’altro, le procedure congiunto con tutti i livelli federativi, al fine di precise per le formazioni certificate sono conosciute solo dallo scorso ottobre 2015. Ancora contribuire assieme allo sviluppo della nostra organizzazione. prima di queste decisioni, abbiamo fatto tutto quanto era a noi Sono fiduciosa che ce la faremo, e dico questo perché in ogni possibile – in seno ai gremi e ai gruppi di lavoro dell’IAS – per manifestazione samaritana o assemblea che visito, vedo partecipare e lavorare assieme al fine di dare forma ad una Samaritane e Samaritani attivi con infinita passione e buon cuore. regolamentazione che permettesse ancora ai Samaritani di offrire E in ogni occasione sono presa da un sentimento di grande gioia e anche di profonda fierezza. • Primi soccorsi e corsi di livello professionale. alle risorse personali, ai cambiamenti complessi nel sistema di formazione e alle questioni finanziarie. Personalmente preferisco la situazione nella quale sappiamo dove e chi ha problemi, piuttosto che dover reagire a voci e malumori nati sulla base di informazioni carenti o errate. Quando sappiamo dove sono nascosti i problemi, allora possiamo anche reagire nel modo giusto e puntuale. Per me è importante che in caso di incompresioni e arrabbiature, si possa riportare il tutto all’oggettività delle cose, continuando a parlarsi con rispetto reciproco. oggi samaritani 02/2016 11 Conoscenze Il diritto alla salute è davvero uguale per tutti? Chi vive in Svizzera gode in genere di un elevato standard sanitario e può contare su un’alta aspettativa di vita. Tuttavia, il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria non è uguale per tutti nemmeno nell’agiata Svizzera. In Svizzera è legalmente permesso consigliare o assistere medicalmente i «sans-papiers». (Foto: Shutterstock) Testo: Corinna Bisegger Esiste davvero un diritto alla salute e uno Stato è in grado di garantirlo? Anche la Svizzera ha ratificato il Patto ONU, nel quale si afferma che: «Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo a godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che sia in grado di conseguire.» (Patto I dell’ONU, art. 12 1., ratificato dalla Svizzera nel 1992). Di fatto abbiamo diritto ai presupposti ottimali per la salute, soprattutto a pari opportunità di accesso all’assistenza sanitaria. 12 oggi samaritani 02/2016 La statistica sembra per il momento positiva: la popolazione svizzera ha una tra le aspettative di vita più alte al Mondo, in linea di massima possiamo infatti prevedere di vivere oltre gli ottant’anni, a prescindere dal nostro sesso. Sicuramente non invecchieremo tutti allo stesso modo e queste differenze seguono una certa logica: meno è istruita una persona e più basso è il suo reddito, peggiore è in media il suo stato di salute e più bassa è di conseguenza la sua aspettativa di vita. I motivi sono, tra l’altro, le peggiori condizioni di lavoro e abitative, le maggiori preoccupazioni finanziarie e le maggiori difficoltà a cavarsela nel complesso settore sanitario. La salute e la malattia vengono influenzate dai fattori più disparati: dalla forma fisica alle condizioni e allo stile di vita, fino all’assistenza sanitaria vera e propria. Lo Stato non ha alcuna influenza su parte di questi fattori, ma su moltissimi di loro ne ha. Premi troppo alti, paura di essere scoperti In Svizzera vivono tra gli 80 000 e i 300 000 sans-papiers che si trovano in una situazione particolarmente fragile: sono le migranti Buono a sapersi garantisce l’uguaglianza giuridica di tutte le persone. La Costituzione federale stabilisce anche quanto segue: «Chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a se stesso, ha diritto d’essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa.» (Art. 12). Ai sensi della Costituzione, la Confederazione e i Cantoni hanno anche l’obbligo di vegliare affinché «ognuno fruisca delle cure necessarie alla sua salute» (Art. 41 1b). L’esperienza però dimostra che numerosi sans-papiers non possono pagare i premi della Cassa malati, oppure temono che la loro presenza illegale venga comunicata alle Autorità. Dai rapporti redatti su casi empirici, si evince che le assicurazioni malattia respingono i sans-papiers. In Svizzera, il personale ospedaliero e i medici sono tenuti a prestare aiuto in caso d’emergenza e sono vincolati al segreto Nota bene Sono circa 300 000 le persone in Svizzera che vivono nell’ombra. (Foto: Shutterstock) e i migranti senza un permesso di dimora valido. Se vivessero tutti in una città, questa sarebbe grande almeno come Lucerna, forse anche molto più grande di Ginevra. In questa città ci sarebbe una grande infrastruttura per l’assistenza sanitaria: dottoresse e dottori di tutti i rami della medicina, farmacie, svariate offerte terapeutiche, organizzazioni Spitex e molto altro ancora. È di sicuro almeno un ospedale. Tuttavia gli abitanti di questa città immaginaria non esistono ufficialmente, poiché è vero che di solito hanno un passaporto, ma purtroppo sono privi di un regolare permesso di dimora. I motivi della mancanza del permesso di dimora sono diversi, esattamente come le condizioni di vita dei sans-papiers in Svizzera. Ciò può riguardare gli ex lavoratori stagionali che continuano a essere impiegati illegalmente, ma anche persone entrate nel nostro Paese con un visto turistico, i richiedenti l’asilo respinti o le migranti e i migranti ai quali non è stato prolungato il permesso di dimora: se restano qui senza diritto di dimora, diventano sans-papiers. I sans-papiers vivono spesso in condizioni abitative e lavorative precarie, poiché nella loro situazione non possono difendersi. Già i piccoli fattori di stress quotidiano, alla lunga possono far ammalare le persone: una vita vissuta nella paura di essere scoperti o espulsi è ancora più gravosa a livello di salute. In caso di malattia, queste persone non possono assolutamente recarsi dal loro medico di famiglia, né nell’ospedale più vicino. Di certo anche i sans-papiers hanno espressamente il diritto a un’assicurazione malattia e gli assicuratori sono tenuti ad affiliare i sans-papiers e a mantenere il segreto professionale nei confronti di terzi. Questi diritti si basano sulla Costituzione federale della Confederazione svizzera che L’assistenza è legale Secondo un parere legale, è permesso fornire consulenza ai sans-papiers o assisterli a livello medico, poiché ciò non significa un’incitazione al soggiorno illegale e perché l’aiuto in situazioni d’emergenza è da considerarsi più importante. Nei confronti dei sans-papiers valgono il segreto professionale e le disposizioni sulla protezione dei dati, esattamente come per qualsiasi altra persona in Svizzera. Vivere con la paura costante di essere scoperti può incidere sulla salute. (Foto: Shutterstock) oggi samaritani 02/2016 13 Buono a sapersi professionale. Tuttavia, a causa della loro situazione, i sans-papiers hanno spesso paura di avvalersi dell’assistenza medica delle strutture regolari. Punti di riferimento speciali Alla luce di questa situazione, svariate organizzazioni e istituzioni, per lo più enti assistenziali, hanno creato dei Centri di assistenza sanitaria per i sans-papiers. In parte si tratta di semplici punti di riferimento, che forniscono l’accesso a una rete, ad esempio a un medico. Alcuni Centri possono offrire trattamenti minori sul posto, come nel caso della Croce Rossa svizzera a Wabern e a Zurigo. A Ginevra e Losanna, i sans-papiers possono rivolgersi ad ambulatori specializzati presso gli ospedali pubblici. In questo caso, i Cantoni hanno deciso di offrire un accesso al sistema sanitario alle persone particolarmente vulnerabili, inclusi i sans-papiers. Le esperienze dimostrano che l’offerta dei vari Centri è urgentemente necessaria. Molti pazienti vi si recano ripetutamente, ad esempio per via del diabete o di altre malattie croniche. Molto importante è la fiducia riposta dai pazienti nei confronti dell’istituzione che offre loro l’assistenza sanitaria. E talvolta è determinante anche l’assunzione di una prospettiva non consueta nella realtà svizzera, come mostra l’esempio concreto riportato di seguito. Un paziente proveniente dall’Africa, non un sans-papiers ma un richiedente l’asilo, accusava dolori addominali indefiniti ed è stato visitato presso un ospedale pubblico. Dagli esami non è risultato nulla e i dolori addominali sono stati interpretati come psicosomatici per via della situazione. L’uomo continuava ad avere dolori e si è recato al Centro di assistenza sanitaria per sans-papiers. Qui è stato sottoposto nuovamente a vari esami ed è risultato che soffriva di una parassitosi tropicale. Sono bastate quattro compresse somministrate dall’Istituto La possibilità di accesso alle cure mediche per tutti: è questo lo scopo di Uno-Pakts per il diritto alla salute. (Foto: Shutterstock) di medicina tropicale per guarire quest’uomo. Come già osservato, il diritto alla salute vale per tutti in Svizzera, indipendentemente dal loro permesso di dimora. L’accesso all’assistenza sanitaria per i sans-papiers, o a chi ha diritto ai Primi soccorsi, viene spesso procurato da un’organizzazione non governativa, senza il supporto dello Stato. Questa situazione dev’essere definita come una vera e propria lacuna dell’assistenza oppure, al contrario, una sorta di «assistenza ombra». Essa rappresenta un onere considerevole per l’applicazione di un diritto che lo Stato in realtà garantisce. Abbiamo una sanità pubblica straordinaria. Ma anche nella ricca Svizzera, il diritto alla salute non è ancora garantito a tutti. Insieme dobbiamo intraprendere i passi nella giusta direzione: lo Stato con le sue istituzioni e le sue commissioni, e le Organizzazioni non governative impegnate a livello umanitario con le loro offerte. Corinna Bisegger è collaboratrice scientifica per il settore Salute dello Stato maggiore Basi e sviluppo, dipartimento Sanità e integrazione della Direzione della Croce Rossa svizzera (CRS), nonché rappresentante della CRS nella Piattaforma nazionale per l’assistenza medica ai sans-papiers. La versione in tedesco di questo testo è stata pubblicata inizialmente su WENDEKREIS, la rivista di COMUNDO. www.wende kreis.ch • Da sapere L’assistenza sanitaria ai sans-papiers a livello concreto I sans-papiers con problemi di salute possono rivolgersi attualmente a Centri specializzati ubicati in undici Cantoni. Gli indirizzi e le informazioni sui Centri si possono trovare sul sito: www.sante-sans-papiers.ch. Su www.redcross.ch/de/thema/sans-papiers sono disponibili ulteriori informazioni di base sotto forma di dossier (in tedesco e francese). Qui si può trovare anche un rapporto della Commissione federale della migrazione (CFM) dal titolo «Leben als Sans-Papiers in der Schweiz» (in tedesco e in francese), nonché le informazioni per l’assicurazione malattie per i sans-papiers in dieci (prossimamente undici) lingue. Questi opuscoli sono accessibili anche tramite www.migesplus.ch > Pubblicazioni > Sans-Papiers. 14 oggi samaritani 02/2016 70822 Fate scappare i ladri a gambe levate. Usate i nostri moduli di sicurezza! La vostra sicurezza ci sta a cuore. www.baloise.ch Strategia delle «macchie bianche» «Nelle macchie bianche si nascondono parecchi soldi» Grazie alla propria iniziativa e a parecchio tempo investito, l’Associazione cantonale di Soletta vanta un territorio senza «macchie bianche» per la Colletta samaritana. L’impegno è stato enorme, specie all’inizio, ma ora a beneficiarne sono le finanze delle Sezioni e dell’Associazione. Testo e foto: Sonja Wenger Già prima che la Federazione svizzera dei Samaritani lanciasse la sua Strategia contro le «macchie bianche» nell’ambito della Colletta samaritana nazionale, ci sono state Associazioni cantonali che hanno escogitato delle misure per far fronte a questo problema e ora, dopo alcuni anni, possono guardare con soddisfazione l’esperienza fatta. Vengono definite «macchie bianche» quei Comuni dove non ci sono Sezioni Samaritane attive o dove, per altri motivi, non viene svolta una Colletta samaritana. Erika Borner, che abbiamo incontrato per questa intervista, ci racconta che nel 2011 in occasione di un’assemblea regionale dei presidenti ha sentito per la prima volta questa idea, ossia che le Sezioni possono attivarsi in quei Comuni dove non si svolge nessuna Colletta samaritana. Assieme a Borner, presidente in carica dell’Associazione cantonale di Soletta, abbiamo incontrato la sua futura subentrante Beatrice Eheim e la responsabile cantonale della Colletta Heidi Obi. «A quei tempi non si parlava ancora specificatamente di ‹macchie bianche›», osserva Borner, ma quell’idea le è rimasta in mente e l’ha successivamente presentata al suo Comitato, il quale ha deciso di effettuare una prova nel 2012 limitandosi alla raccolta sul conto. «Volevo verificare quanto dispendio di tempo e di energie occorrevano per organizzare in più Sezioni e in modo centrale la Colletta samaritana e se tutto questo valeva la pena a lungo termine.» Una questione di solidarietà Dato che l’Associazione cantonale di Soletta non dispone di risorse per gestire una propria banca dati per gli indirizzi, Borner ha sfurttato l’offerta di PromoPost per invii non indirizzati (vedi www.post. ch): «Il primo invio – spiega – è andato a indirizzi di utenti senza l’adesivo ‹Niente pubblicità› sulle loro bucalettere, per un totale di circa 1400 lettere.» Sulla pagina Internet di PromoPost si può scegliere tra varie possibilità di invio e richiedere la relativa offerta dettagliata. Con molta fierezza, le tre donne sfogliano il classatore con le liste dei Comuni, il numero di lettere per ogni codice postale, i contributi delle donazioni e molto altro. Tutti documenti che confermano che la loro fiducia nella generosità della popolazione e il loro duro lavoro hanno portato a dei positivi risultati finanziari. «Nei Comuni dove non c’era la raccolta c’era comunque molta disponibilità di denaro», afferma Borner. E Heidi Obi aggiunge che si tratta anche di solidarietà: «Non può essere che non si faccia la Colletta solo perchè semplicemente una Sezione non ne ha voglia.» Nel caso in cui una Sezione non dispone di risorse personali, l’Associazione cantonale le offre la possibilità di assumersi la Colletta o di aiutare la Sezione nella sua organizzazione. Nel corso di molte discussioni, specie durante gli impegnativi lavori di preparazione della Colletta, le tre intervistate sostengono che spesso si perdeva di vista il fatto che la Colletta samaritana serve in prima linea proprio a raccogliere fondi per le Sezioni Samaritane e le Associazioni cantonali. E soprattutto la Colletta è un’azione importante per far conoscere all’opinione pubblica il prezioso lavoro e le offerte dei Samaritani. E infatti, conferma Borner, dal 2012 – 16 oggi samaritani 02/2016 Da sin.: Erika Borner, Beatrice Eheim e Heidi Obi dell’Associazione cantonale di Soletta presentano i risultati della loro Colletta samaritana organizzata in modo centrale nelle «macchie bianche». quando per la prima volta si sono inviate a più Comuni le lettere di raccolta – ogni anno il numero degli invii aumenta: dai quasi 7000 effettuati nel secondo anno, ai 35 000 del 2015. «E questa è una chiara conseguenza del nostro crescente grado di conoscenza tra la popolazione. Ovviamente bisogna avere pazienza: nel primo anno ci sono molte spese per risultati minimi; il secondo anno si pareggiano i conti e dal terzo anno le entrate superano le uscite.» Le entrate di circa 25 000 franchi in donazioni registrate lo scorso anno danno ragione a questa procedura. Un enorme dispendio, ma che dà i suoi frutti L’inizio è stato tuttavia difficile: Borner ha infatti dapprima dovuto scoprire quali Comuni fossero una «macchia bianca». Si è trattato di stilare una lista di tutti i Comuni coi codici postali e di confrontarla con quella delle entrate complessive della Colletta presso la Federazione svizzera dei Samaritani. Successivamente si sono interpellate le Sezioni nella cui regione c’erano delle «macchie bianche» e si è verificata la loro disponibilità a intervenire in quei Comuni. «Qui abbiamo incontrato pareri favorevoli e ben disposti che hanno subito accettato», racconta Borner, «ma anche Samaritani assolutamente contrari.» L’implementazione della Colletta è stata poi davvero impegnativa. «Bisognava procurarsi tutto il materiale per la spedizione, migliaia di cedole da allegare alle lettere, ottenere chiarimenti dalla Posta, ecc», racconta Borner. «Un grande lavoro! Senza contare, a raccolta avvenuta, il tempo per redigere e inviare poi i certificati di donazione e i ringraziamenti.» Tuttavia le nostre interlocutrici confermano ora con soddisfazione il successo ottenuto. «Grazie alle donazioni possiamo sostenere il nostro lavoro samaritano, specialmente la formazione dei quadri e la formazione continua, aiutando le finanze delle singole Sezioni.» Malgrado il grosso impegno iniziale, è una via tutto sommato semplice e che vale la pena seguire.» Ulteriori info in Extranet sotto Home > Documenti > Marketing. • Attualità La celebrazione ufficiale si svolgerà il 2 aprile a Berna Informazioni sulla festa per i 150 anni della CRS Quest’anno la Croce Rossa svizzera (CRS) festeggia il suo 150esimo anniversario con diverse manifestazioni di giubileo e feste. Alle manifestazioni e alle diverse attività previste è invitata cordialmente anche la Federazione svizzera dei Samaritani, con i suoi soci, in quanto Organizzazione di soccorso della CRS. La cerimonia ufficiale di apertura dei festeggiamenti è prevista per sabato 2 aprile sulla Piazza federale a Berna. E attenzione: ai partecipanti che si annunciano per tempo verrà regalata, su richiesta, una carta giornaliera per i trasporti pubblici. Con ciò, la Croce Rossa svizzera dà il benvenuto a tutti i volontari e a tutti i collaboratori, RINGRAZIANDOLI DI CUORE per il loro grande impegno nella famiglia della Croce Rossa. La carta giornaliera per i trasporti pubblici si può comandare compilando il formulario d’iscrizione sul sito www.redcross.ch/150-anno-registrazione. Chi ancora non si fosse annunciato, è pregato di farlo il più presto possibile. La CRS, tra le altre cose, quest’anno girerà tutta la Svizzera a bordo di un camion nel quale si trova una Roadshow (un’esposizione mobile) che farà visita a manifestazioni e rassegne locali dove la CRS avrà così l’opportunità di presentarsi al pubblico. La «Roadshow» offre anche ai Samaritani una possibilità unica e conveniente per attirare l’attenzione dell’intera popolazione svizzera. Infatti grazie a uno stand integrato nella Roadshow, le Sezioni possono portare a conoscenza del vasto pubblico i loro scopi, le loro attività e le offerte di corsi. Ulteriori informazioni sulla Roadshow, lo stand integrato per le Sezioni, il Piano di viaggio e le possibilità di annunciarsi si trovano in Extranet sotto Marketing > CRS Giubileo. Il camion, al suo interno, è spazioso e favorisce uno scambio intenso con i visitatori, con la popolazione svizzera. Testo: FSS, foto: CRS • Giornata del Malato, il 6 marzo 2016 Ridere crea relazioni ed è contagioso Ogni anno in Svizzera, la prima domenica di marzo è sempre dedicata alla «Giornata del Malato». Durante questo giorno, migliaia di persone partecipano a molte azioni – concerti, visite in ospedali e case di cura, doni – come pure a manifestazioni di solidarietà e di sensibilizzazione. Come sempre, anche le Sezioni Samaritane sono invitate a partecipare alla Giornata con delle azioni. Con il motto scelto per quest’anno «Ridere crea relazioni, è contagioso e dona momenti di gioia...» verrà in particolare apprezzato il lavoro di tutti coloro che, da una parte, riescono a far nascere un sorriso sul viso di una persona ammalata e, dall’altra, mostrano così facendo che ognuno di noi è in grado di regalare piccoli momenti di felicità. La risata o il sorriso sono qualcosa di gioioso e procurano sollievo. Tutti noi lo sperimentiamo ogni giorno nella vita quotidiana. Del resto, è noto da lungo tempo che ridere favorisce il processo di guarigione. Per un attimo siamo infatti distratti dai nostri pensieri – nella malattia dalle apprensioni – e per un certo periodo ci sentiamo felici e liberati dalle nostre ansie. Addirittura in caso di dolori cronici o di demenza, si sono osservati veri e propri effetti miracolosi provocati dal ridere. Anche se questi miracoli qualche volta non durano a lungo, negli ammalati producono dei cambiamenti positivi. Chi non lo vorrebbe per se stesso! Tuttavia non bisogna mai dimenticare che le preoccupazioni, il lutto, il dolore o la morte fanno parte della vita. Ma ciò non toglie che con le persone colpite possiamo anche concederci un sorriso, dare spazio all’umore e alle diversità della vita. Ogni cosa ha il suo tempo. Nella rubrica «Manifestazioni» del sito www.tagderkranken.ch (pagine anche in italiano) si possono vedere le varie attività proposte, dove e quando si svolgono e ci si può annunciare per un’azione. In questo modo, la Sezione informa i malati e i loro congiunti sull’azione di aiuto offerta. Fonte: Giornata del Malato • Ridere favorisce il processo di guarigione. (Foto: Shutterstock) oggi samaritani 02/2016 17 Associazione Sezioni Samaritani Ticino e Moesano Informazioni dal Comitato cantonale Dopo la scorsa Assemblea cantonale del marzo 2015, il Comitato cantonale dell’Associazione Sezioni Samaritane Ticino e Moesano si è messo alla ricerca di un/a nuovo/a presidente. È stata costituita a questo scopo una «Commissione cerca» che, nel mese di ottobre, ha fornito alcuni nomi al Comitato. Lo devo premettere: attualmente non abbiamo una persona che si sia detta disposta a candidarsi come presidente a marzo 2016, ma … abbiamo una persona interessata in futuro a questo ruolo e attualmente a disposizione per entrare nel Comitato cantonale. Si tratta di Tiziana Zamperini, presidente della Sezione Samaritani di Biasca, che si candiderà come membro di Comitato dell’ASSTM. La soluzione che il Comitato proporrà all’assemblea sarà la seguente: affidare a me la presidenza ad interim per permettere a Tiziana di entrare in Comitato come membro, conoscere meglio le persone, i compiti e le attività dell’Associazione cantonale in vista poi di una futura sua candidatura. Questa soluzione permette: • di garantire una continuità; •di avere un Comitato con un organico completo; •di terminare i progetti attualmente in corso; • di far sì che il ricambio dei membri sia più indolore (alcuni arriveranno alla fine del loro mandato entro i prossimi anni). Avremo sicuramente modo di discuterne in assemblea, ma credo e crediamo che questa sia un’occasione da non perdere. Ci vediamo a marzo in occasione dell’Assemblea cantonale! Nicodemo Cannavò, presidente ad interim • Nicodemo Cannavò, presidente ad interim. Campione d’Italia Un po’ di … dolcezze, ma per una buona causa! Lo scorso 27 settembre la Sezione Samaritani di Campione d’Italia si è impegnata nell’allestimento di una... gustosa raccolta di fondi, a offerta volontaria, e in una serie di dimostrazioni di primo intervento per far conoscere l’importanza dell’attività samaritana sul territorio. Alle 9 in punto, con precisione svizzera, tutto era già pronto e funzionante: il banchetto delle gustose torte, la postazione per la misurazione della pressione e la postazione per la dimostrazione del massaggio cardiaco e dell’uso del defibrillatore; il tutto incorniciato da una magnifica e tiepida giornata autunnale di cui solo chi vive sul lago conosce la bellezza. Chiunque passasse non poteva non fermarsi almeno un attimo di fronte a tutte quelle magnifiche torte per tutti i gusti: dal cioccolato alla frutta, dalle torte di mele e di pane a due spettacolari torte di cake design. Essendo appena entrata a far parte dei Samaritani, con un po’ di tristezza, pensavo che fosse impossibile vendere più di 60 torte in mezza giornata ma, per fortuna, non avevo tenuto conto della generosità dei nostri concittadini e della sincera stima che moltissimi hanno verso noi Samaritani e, infatti, entro mezzogiorno avevamo già venduto tutto, fino all’ultima briciola raccogliendo una somma tutt’altro che indifferente. Per di più questa raccolta fondi ci ha dato l’occasione di metterci, ancora una volta, al servizio della comunità dando a tutti la possibilità di farsi misurare la pressione da una nostra Samaritana; un’importante iniziativa di prevenzione che è stata particolarmente apprezzata dai passanti. Inoltre abbiamo cercato di rendere partecipi i Campionesi in una serie di simulazioni su una delle tecniche più semplici eppure di massima efficacia a nostra disposizione: il massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore automatico; pochi semplici gesti che possono fare la differenza tra la vita e la morte. In questo modo abbiamo cercato di promuovere la partecipazione ai nostri corsi di BLS-AED, corsi di due giorni che teniamo tutti gli anni in Sezione in modo da formare il maggior numero possibile di persone capaci di intervenire tempestivamente e correttamente in caso di arresto cardiaco. Ricordiamoci, infatti, che in Ticino ci sono circa 250-300 persone all’anno colpite da arresto cardiaco e che la sopravvivenza di una di queste potrebbe dipendere da noi. Tra una risata e una spiegazione ai passanti, la mattinata è passata velocemente ma non altrettanto veloce passerà il bel ricordo di questo piccolo gesto di solidarietà e di servizio che abbiamo svolto per il nostro paese. Vittoria Viganò 18 oggi samaritani 02/2016 • Sezioni, Associazione Colonna Invito dell’Associazione Sezioni Samaritane Ticino e Moesano Sezioni, partecipate alla Giornata 144 Solo un cittadino su due conosce il numero 144; numero di emergenza svizzero per i casi di emergenza medica. È il risultato emerso da un sondaggio rappresentativo condotto dalla Basilese Assicurazioni e dalla Federazione svizzera dei Samaritani (FSS) nel corso del 2012. Una persona su tre, in caso si urgenza, non sa chi chiamare. Queste persone devono prima chiedere a qualcuno o cercare il numero in altro modo. Una persona su cinque raggiunge lo stesso l’obiettivo per vie traverse, chiamando un altro numero di emergenza (per esempio quello della Polizia o dei vigili del fuoco). Il 14 aprile (14.4.) sarà la giornata in cui promuovere la conoscenza di questo numero. Invitiamo le Sezioni a farsi promotrici di questa importantissima informazione, in maniera semplice ma efficace, cogliendo così anche la possibilità di mostrare ciò che facciamo durante l’anno. Eccovi alcune semplici proposte di attività che potrebbero essere organizzate il 14 aprile prossimo (14.4.): •inviare un’e-mail a tutti i soci ricordando loro (e ai loro familiari) la giornata 144 e il numero da comporre per le urgenze; •allestire uno stand informativo davanti a un negozio in paese, distribuendo gli opuscoli gratuiti sui numeri di soccorso (possono essere richiesti allo shop della FSS); • scrivere l’informazione sui social network e sulla propria pagina internet; Che cosa c’entriamo noi Samaritani? È importante chiarire che, pur non occupandoci del soccorso e trasporto pre-ospedaliero, durante i nostri corsi (in particolare i Corsi soccorritori e BLS-AED) istruiamo «laici» del soccorso e siamo in qualche modo investiti in primis della responsabilità di diffondere tra la popolazione questo numero essenziale! Forza, allora! Cogliamo l’occasione e con un semplice gesto facciamoci conoscere e soprattutto facciamo conoscere il numero 144. Nicodemo Cannavò, Presidente ad interim «oggi Samaritani» 02/2016 Data di apparizione: 10 febbraio 2016 Editore Federazione svizzera dei Samaritani FSS Martin-Disteli-Strasse 27 Casella postale, 4601 Olten Telefono 062 286 02 00 Telefax 062 286 02 02 [email protected] www.samaritani.ch Segretaria centrale: Regina Gorza Abbonamenti, cambiamenti d’indirizzo per scritto all’indirizzo citato • Redazione centrale Olten: Sonja Wenger Segretariato: Monika Nembrini Telefono 062 286 02 67 Redazione Ticino e Moesano Mara Maestrani Casa Vescovi, 6717 Dangio Telefono e fax 091 872 17 47 [email protected] Consegna articoli: entro il 15 di ogni mese Inserzioni Zürichsee Werbe AG Verlag und Annoncen Seestrasse 86, 8712 Stäfa Telefono 044 928 56 11 Telefax 044 928 56 00 Prezzo d’abbonamento Singolo abbonamento per terzi: Fr. 33.– annuali Impaginazione, stampa, spedizione AVD GOLDACH AG, 9403 Goldach 10 numeri all’anno Tiratura: 4800 copie Organizzazione di salvataggio della CRS Aiuto concreto ai Samaritani di montagna La Fondazione per i Samaritani di montagna sostiene con i suoi contributi le Sezioni Samaritane che si trovano sopra gli 800 m. s/m come pure le Associazioni cantonali delle regioni di montagna (vedi anche www.samariter.ch). Nel mese di dicembre scorso ho avuto il grande piacere, in qualità di delegato della Fondazione, di rendere visita alla Sezione Samaritani di Savièse. Il presidente della Sezione René Liand aveva fatto richiesta e ottenuto un sostegno finanziario da parte della Fondazione per l’innovativo progetto Sama’s Kids. Trenta giovani tra i 5 e i 15 anni s’incontrano regolarmente per dei pomeriggi formativi; arrivano dai Comuni di Savièse, Grimisuat, Ayent, Arbaz, Erde e Crans-Montana. Sono coordinati dai monitori di Sezione e da formatori che hanno seguito il corso «Lavorare con i bambini e i giovani». L’entusiasmo, la gioia e l’atmosfera generale mi hanno profondamente colpito. Attualmente (dati 2015) in Svizzera i gruppi Help sono 123 con più di 2800 giovani partecipanti. Con piacere lavoriamo e siamo in linea con la Strategia 2020 che, oltre ad aumentare i gruppi Help, incentiva anche i progetti Sama’s Kids come a Savièse. Vi ricordo che la Fondazione è a vostra disposizione per sostenere, oltre a progetti nell’ambito della Strategia, anche i costi di formazione e di aggiornamento con il nuovo sistema di formazione specialmente per i monitori Help. Basta inoltrare la richiesta con largo anticipo… e non a progetto concluso. Vi auguro un buon mese di febbraio. Renato Lampert, vice presidente della FSS oggi samaritani 02/2016 19