oggi
02/2016
www.samaritani.ch
Un Samaritano nel deserto
pagina 4
Favorire gli scambi
Intervista con
Regina Gorza
Buono a sapersi
Una miglior salute
per i sans-papiers
ASSTM
Commissione per
un presidente
pagina 10
pagina 12
pagina 18
Moneta commemorativa ufficiale 2016
150 anni Croce Rossa
Svizzera
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Vera lega di argento
Edizione limitata
Mezzo legale di pagamento
In ricordo del giubileo
Da collezionare o come regalo
Sommario
Editoriale
Reportage
La magia del volontariato
04 Un Samaritano nel deserto
Il racconto di Abu Rejila, unico condu­
cente di ambulanza beduino in Israele
attivo negli insediamenti illegali dei
beduini nel vasto deserto del Negev.
A volte mi ritrovo a pensare perché,
noi esseri umani, facciamo del
volontariato. Perché sentiamo il
bisogno e il piacere di farlo. Chi fa
del volontariato, in genere, non deve
sentirsi forzato. Altrimenti «la
magia» che alimenta il piacere e
l’entusiasmo si rompe.
Ma da dove viene «la magia»? mi
chiedo. Sembra che prestare un po’
del proprio tempo per gli altri renda
più felici e soddisfatti, dia uno scopo
alla nostra esistenza qui sulla Terra e
addirittura – secondo alcune ricerche
– contribuisca a ridurre ansia e
depressione. Forse «la magia» sta
proprio qui, in questo miscuglio di
ragioni sicuramente un po’ diverse e
con differenti sfumature per ognuno
di noi.
Quel che percepisco in me, personalmente, è che facendo del bene si sta
bene. E forse basta questo per
continuare a fare del volontariato.
Il fatto di aiutare gli altri o fare
qualcosa per gli altri o in un gruppo,
ci rende partecipi della vita, ci fa
sentire parte di un tutto, ci rende
solidali e ci fa capire che, in fondo in
fondo, siamo tutti sulla stessa barca
chiamata «Mondo». Ed è sicuramente meglio usare e creare energie
positive per aiutarsi che non il
contrario. Se facciamo del bene al
Mondo, lo facciamo a noi stessi.
In questo senso è vero che l’aiuto non
ha confini, non ha colori e non
dovrebbe avere neanche partiti e
preferenze. L’aiuto va prestato a chi
ne ha effettivamente e sinceramente
bisogno.
Ad alcune forme di aiuto al prossimo, magari meno fortunato di noi, è
dedicato questo numero di «oggi
Samaritani».
Buona lettura e
buona continuazione nella vostra
opera di volontariato.
Persone
08 Markus Alt, aiuto concreto a chi ne ha bisogno
Nel novembre scorso Markus Alt, della Sezione Samaritani di Adligenswil, ha
trascorso un’intera settimana sull’isola greca di Lesbo aiutando e assistendo i
gruppi di migranti che giungevano a terra stremati e spaventati, con i loro
barconi.
Attualità
10 Intervista alla Segretaria centrale Regina Gorza
Come vivere i cambiamenti attuali in seno alla Federazione svizzera dei Sama­
ritani, in particolare per quel che riguarda le formazioni e le formazioni continue?
Con quale atteggiamento guardare a queste novità e come affrontare le nuove
sfide? Lo abbiamo chiesto alla nostra Segretaria centrale.
Buono a sapersi
12 Diritto alla cure
In Svizzera vivono alcune centinaia di
migliaia di «sans papiers». Qual è la
loro situazione a riguardo dell’accesso
alle cure? In quale maniera si possono
aiutare queste persone, che spesso
hanno paura di «uscire allo scoperto»?
Sezioni e Associazione
18 Una «Commissione cerca» per il nuovo presidente
L’ Associazione Sezioni Samaritane Ticino e Moesano ha istituito una speciale
Commissione per trovare la persona disposta ad assumersi la carica di presi­
dente cantonale. Novità a pagina 18.
Mara Zanetti
Maestrani
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Reportage
Un Samaritano nel deserto
Yasser Abu Rejila è l’unico conducente d’ambulanza beduino in Israele. È a lui
che si ricorre sempre quando, negli insediamenti illegali dei beduini, qualcuno ha
bisogno di aiuto. Arriva col suo veicolo di soccorso anche in case lungo strade
senza nome, luoghi ufficialmente inesistenti.
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Reportage
Testo: Susan Boos, foto: Fabian
Biasio
L’ambulanza, a sirene spiegate e con le luci
rosse lampeggianti sul tetto, sorpassa le altre
auto. Il paziente da recuperare è un bambino:
di più Yasser Abu Rejila, che siede al volante,
non sa. Lo dovrebbero portare al distributore di benzina al numero 25 della superstrada,
così ha richiesto alle persone che lo hanno
chiamato oggi. È la via più veloce.
Abu Rejila parcheggia l’ambulanza sulla
ghiaia a lato della superstrada israeliana che
attraversa il piatto e arido Paese. Scende dal
veicolo, apre le porte posteriori e aspetta.
«Ci siamo», dice poco dopo, «eccoli.»
Un’automobile color argento si ferma. Scende un uomo, dietro di lui siede una donna
coperta da un velo nero. In grembo tiene un
bambino, forse attorno ai 6 anni.
Il padre prende il piccolo, incosciente,
fuori dall’auto. Nel frattempo Abu Rejila ha
preso dall’ambulanza una barella a rotelle
dove il padre, con cautela, sistema il bambino. La mamma, accanto a loro, osserva Abu
Rejila attraverso i piccoli buchi del velo, lo
segue nei suoi gesti mentre esamina il bambino. Quest’ultimo non parla ma respira e non
ha ferite visibili.
Da lontano si sente la sirena di un’altra autoambulanza. L’«ululato» si avvicina sempre
più; ecco arrivata la seconda ambulanza. Una
giovane soccorritrice scende dal veicolo, parla
brevemente con Abu Rejila e, assieme, sollevano il bimbo e lo posizionano sulla barella
della seconda ambulanza; la mamma sale sul
veicolo con la soccorritrice; e già l’ambulanza
parte! I due uomini la guardano sfrecciare via.
Un «GPS umano»
È stato lo stesso Abu Rejila a contattare la
seconda ambulanza. Il suo lavoro è quello di
andare a prendere o recuperare le persone
che hanno bisogno e si trovano nei villaggi
del deserto, sparsi qua e là e difficilmente
raggiungibili. La regione dove opera si trova
a Sud della grande città israeliana di Beer
Scheva. È proprio da qui che è arrivata la seconda ambulanza – con un conducente, una
dottoressa d’urgenza e una soccorritrice –
che ha poi portato il bambino all’ospedale.
Il sole scotta, sulla superstrada. Il padre si
intrattiene ancora qualche minuto con Abu
Rejila. Gli racconta che lui non è il padre del
piccolo paziente e che addirittura non conosce né la madre né il bimbo. È stato un conoscente ad averlo chiamato e a chiedergli se
poteva portare i due fuori dal deserto. Sembra che il bimbo abbia avuto un forte attacco
epilettico dopo il quale ha perso conoscenza.
Madre e figlio vengono dall’Egitto e sono qui
solo in visita. Di più non sa nulla neanche lui.
La superstrada 25 porta da Beer Scheva
fino alla costa più a Sud del Mar Morto.
Cento chilometri a Nord si trova Tel Aviv,
80 chilometri a Ovest c’è la Striscia di Gaza
mentre al Sud, a circa 200 chilometri, c’è il
Mar Rosso, nel mezzo si estende il deserto.
Era la terra dei beduini; loro sapevano come
vivere in questo ambiente arido e povero.
Il 43enne Yasser Abu Rejila è l’unico conducente di ambulanza beduino dell’intero
Israele. Durante questa giornata di sabato
non verrà più allarmato. A dire il vero, oggi
avrebbe libero: per questa ragione indossa
semplicemente una T-shirt gialla e i jeans invece dell’uniforme di soccorritore professionista. Tuttavia, di giorni veramente liberi
non ne ha: è infatti di picchetto 24 ore al
giorno, sette giorni alla settimana; niente vacanze, mai sonni tranquilli. In ogni momento può succedere qualcosa: un bambino
morso da un serpente, un giovane caduto da
cavallo, una rissa con feriti, un incidente
stradale...
La gente del posto chiama sempre
dapprima Yasser. Lo hanno «battezzato» il
«GPS umano». Viaggia attraverso il deserto
e trova ogni singolo insediamento umano,
ogni casupola e ogni tenda, anche se non
esistono nomi di strade e numeri alle case.
Proprio grazie alla sua grande conoscenza
del territorio, ha già salvato diverse vite
umane, dato che è l’unico a viaggiare nel
deserto con un’ambulanza e a raggiungere i
villaggi più discosti. I servizi di soccorso
professionisti e ufficiali israeliani non lo
fanno. Loro intervengono solo laddove
funziona il sistema di navigazione (GPS).
Villaggi senza infrastrutture
L’impervio e arido deserto è una macchia
bianca sulla carta geografica, e questo ha
molto a che vedere con la storia di Israele.
Prima della fondazione di Israele, infatti, nel
Yasser Abu Rejila nel mezzo del suo ambiente di lavoro nel deserto del Negev dove si trovano dozzine di villaggi e insediamenti beduini definiti
come «non riconosciuti».
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deserto del Negev vivevano circa 90 000
beduini, soprattutto nella parte a Nord
attorno a Beer Scheva. Dopo la fondazione
dello Stato, la maggior parte dei beduini del
Negev è fuggita negli Stati confinanti. Solo
circa 10 000 di loro sono rimasti. Il Governo
israeliano di allora li ha costretti a stabilirsi
in una sorta di riserva. Questa zona sottostava ai Militari e i beduini non avevano il
permesso di lasciarla.
Il Governo considerava le popolazioni
di beduini come nomadi senza terra. Esso voleva «urbanizzare» questa gente e così negli
anni Sessanta iniziò a costruire dei villaggi
nella riserva. I beduini non potevano spostarsi liberamente, dovevano stare in un villaggio. Ma ciò non funzionava perché le case
non rispecchiavano i loro bisogni. I beduini
non volevano abbandonare le loro greggi e
nei villaggi non c’era spazio per gli animali.
E loro volevano anche poter continuare a vivere in seno agli estesi gruppi famigliari, cosa
che era pressoché impossibile nelle nuove
abitazioni e nei nuovi quartieri.
A seguito di ciò, la maggior parte di questi
villaggi è rimasta a lungo vuota. I beduini
stessi hanno costruito tende, case, capanne e
stalle al di fuori dei villaggi. In totale furono
costruiti 48 insediamenti beduini dichiarati
come «non riconosciuti» nei quali vivevano
attorno alle 60 000 persone.
Tutte le costruzioni che sono state fabbricate dopo il 1967 hanno dovuto essere demolite, e questo secondo le leggi israeliane. Gli
abitanti hanno infatti ricevuto dall’Autorità
l’ordine di distruggere le proprie case. Cosa
che nessuno ha fatto di propria volontà. Così
ogni settimana una delegazione di poliziotti
si metteva in moto con alcuni macchinari per
abbattere case o distruggere dei campi.
Queste distruzioni hanno fatto arrabbiare
molto i beduini, ma per lungo tempo essi
hanno resistito e si sono difesi senza violenza.
Dal momento che questi insediamenti nel
deserto sono ritenuti illegali, essi non figurano su nessuna cartina geografica ufficiale
e non sono collegati alle consuete e necessarie
infrastrutture. Non ci sono canalizzazioni,
strade asfaltate, acqua corrente, né corrente
elettrica, nessun collegamento telefonico
e, appunto, nessun servizio di soccorso.
Abu Rejila racconta che, quando era
bambino, ha perso cinque amici solo per il
fatto che l’ambulanza è arrivata troppo tardi
o addirittura non è arrivata Per cinque volte
ha dovuto guardare senza poter fare nulla.
Yasser Abu Rejila non ha giorni propriamente liberi; qui egli porta un bambino incosciente verso
l’ambulanza del Servizio sanitario israeliano.
Ospite molto gradito: ecco Abu Rejila in visita alla Centrale d’intervento del servizio di soccorso
di Beer Scheva.
Chi paga per i Primi soccorsi
Quando aveva poco più di vent’anni, Abu
Rejila lavorava come camionista. Un giorno
vide un annuncio che offriva una formazione
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In qualità di unico conducente d’ambulanza beduino, Abu Rejila è in servizio 24 ore su 24,
sette giorni alla settimana.
Reportage
di soccorritore professionista. Subito ha
avuto la percezione che fosse il lavoro per lui:
voleva diventare soccorritore. Una volta
conclusa la formazione, il servizio di salvataggio dell’organizzazione «Magen David
Adom» (la società nazionale di Croce Rossa
dello Stato di Israele), membro della Federazione internazionale delle società di Croce
Rossa e Mezzaluna Rossa, gli ha messo a
disposizione un’ambulanza. Tuttavia non gli
fu versato un salario e questo con l’argomentazione che spettava al Comune di Segev
Schalom pagarlo, dal momento che in quel
posto assolveva dei picchetti ma non lavora
nella centrale a Beer Scheva.
Quando a Segev Schalom ci furono le elezioni, l’Associazione dei Fratelli Musulmani
gli promise che avrebbe finanziato i suoi servizi se avesse vinto le lezioni. E infatti l’Associazione le vinse, ma Abu Rejila continuò
purtroppo a lavorare senza mai ricevere un
soldo. Una situazione, questa, che l’uomo
non poté sostenere a lungo perché a quel tempo aveva una famiglia con nove bocche da
sfamare. Dovette così riconsegnare l’ambulanza e tornare a lavorare come camionista.
Tuttavia la gente continuava a chiamarlo
quando c’erano delle urgenze. Si ricorda che
una volta gli telefonarono per un parto difficile: il bimbo aveva il cordone ombelicale attorno al collo. Ricorda che la mamma morì,
il bimbo sopravvisse ma rimase vittima di
lesioni celebrali. Se, in quell’occasione,
avesse potuto portarlo in salvo, tutto questo
non sarebbe successo. Ma non poteva farlo, e
ancora oggi questo fatto gli lascia un senso
di profonda amarezza.
Per caso Abu Rejila incontrò poi qualcuno
Uno sceicco beduino con suo nipote sulle rovine di una casa abbattuta nel Nord del deserto
del Negev.
di Ajeec-Nisped. E fu così che oggi, e da più
di sette anni, l’Organizzazione ebrea-araba –
che sostiene progetti beduini nel Negev – gli
versa uno stipendio. Tuttavia l’Organizzazione danese che cofinanzia le iniziative
minaccia, da parte sua, di ritirarsi da questo
progetto per cui, in effetti, Yasser Abu Rejila
non sa fino a quando potrà ancora percepire
uno stipendio per i suoi servizi.
Sparatorie e nascite
Egli sa guidare con facilità lungo le strade
dissestate del deserto. Racconta che, in
media, viene chiamato dalle 2 alle 3 volte al
giorno. Ieri notte ha dovuto mettersi in
viaggio per una giovane donna che accusava
La passione dei beduini per i cavalli: qui Abu Rejila nel mezzo di una gara improvvisata.
problemi psichici. Di più non vuole dirci su
questo caso. Spesso si verificano anche
sparatorie. «Conflitti tra tribù e famiglie», ci
dice, «in questi casi sono praticamente sempre il primo ad arrivare sul posto quando ci
sono feriti. Ed è importante sapere cosa ha
originato il conflitto altrimenti si rischia di
trovarsi nel mezzo dei due fronti.»
L’ambulanza viaggia rumorosamente
lungo una piccola valle. Il letto del fiume a
fondo valle, ora asciutto, poco tempo fa era
una palude e lui, una volta, dovette attraversarla a piedi; in ambulanza era praticamente
impossibile. Quel giorno era stato chiamato
per un bimbo di 3 anni che aveva avuto un
incidente. Tutto finì bene.
Abu Rejila ha già prestato i Primi soccorsi
a molte persone colte da infarto cardiaco,
ipotermia e raffreddamenti o ancora coinvolte in incidenti. Ha pure aiutato molti bambini a nascere, forse addirittura più di cento! E
assolutamente non ci sono problemi, per lui
in quanto uomo, ad assistere una partoriente: la gente lo conosce e gli dà fiducia. Queste
sono le cose belle delle quali parla volentieri.
Nella Centrale di intervento del servizio di
salvataggio a Beer Scheva tutti sono contenti
quando lo vedono comparire: lo abbracciano, si parla e si scherza con lui. C’è molta
ammirazione per lui, per quest’uomo che
viaggia nel deserto da solo con la sua ambulanza. Abu Rejila si sente un po’ imbarazzato
da tutte queste lodi. Più tardi ammette di
sentirsi stanco e che smetterebbe volentieri se
potesse. Ma non può. Perché non c’è nessuno
pronto a prendere il suo posto.
Questo articolo è apparso per la prima volta
sulla «Die Wochenzeitung».
•
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Persone
Markus Alt, Sezione Samaritani di Adligenswil (LU)
Aiutare, sempre dove ce n’è bisogno
A metà novembre, il Samaritano Markus Alt è stato in servizio sull’isola greca di
Lesbo nella prima assistenza ai migranti appena sbarcati. Le sue conoscenze nei
Primi soccorsi gli sono state molto utili in questa occasione, come pure le sue
precedenti esperienze d’aiuto umanitario.
Testo e foto: Sonja Wenger
A Markus Alt piace molto il motto degli scout:
«Sempre pronti!» Così quando, all’inizio dello
scorso novembre, un’amica gli ha chiesto se
fosse disposto a partecipare a una settimana
di aiuto e assistenza sull’isola greca di Lesbo,
Markus non ha indugiato molto. Sapeva che le
condizioni meteorologiche nell’Egeo nord­
orientale e quindi sull’isola, che dista solo po­
chi chilometri dalla costa turca, peggioravano
a vista d’occhio. Ma sapeva anche che, nono­
stante le temperature più rigide, non sarebbe
diminuito il numero dei barconi pieni all’inve­
rosimile di migranti disperati che – malgrado
il pericolo – continuano a solcare con coraggio
il mare, seppur per una breve tratta.
Le sue valige erano quindi pronte in un
batter d’occhio. Poco tempo dopo Markus
Alt era già sulla spiaggia di Skala Sikamineas
a prestare il suo aiuto ai migranti assieme ad
altre persone. Migranti che giungevano a
terra esausti, infreddoliti e traumatizzati; i
soccorritori li hanno assistiti in una specie di
«clinica mobile» ricavata all’interno di un
vecchio bus da parte dell’Organizzazione di
soccorso «AdventistHelp». Markus ha
dispensato Primi soccorsi, ha coordinato i
medici e altri volontari del luogo, ha fornito
contatti, organizzato attrezzi e strumenti e
ha dato una mano laddove ce n’era bisogno.
Impegnato già da giovane
Per Markus, questo non era il primo impe­
gno del genere. Anzi: già da giovane, oltre
alla sua attività commerciale nell’impresa di
famiglia, il dinamico Samaritano originario
del Comune lucernese di Adligenswil vicino
a Lucerna, è stato sempre impegnato per il
benessere degli altri. Ad esempio, accompa­
gnava suo padre nei suoi interventi volontari
con l’organizzazione di famiglia per l’aiuto in
Africa. Inoltre, ha svolto il suo Servizio mili­
tare nelle truppe sanitarie e, più tardi, pro­
prio in ragione dei suoi interessi per le tema­
tiche mediche, è diventato membro della
locale Sezione Samaritana dove, nel frattem­
po, è stato designato responsabile della
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oggi samaritani 02/2016
collaborazione con il Corpo pompieri di
Adligenswil.
Recentemente Markus Alt ha fatto della sua
vocazione una professione. Assieme a sua mo­
glie Jane, ha infatti dato il via al gruppo
europeo dell’Organizzazione di soccorso
US-GR3 (Global Rescue, Relief and Resilien­
ce). Il nome sta per l’attività di soccorso
globale e i lavori di aiuto e costruzione forniti
dall’Organizzazione.
Per il 57enne Markus Alt è molto impor­
tante che ogni aiuto abbia un capo e una
coda, così come pure che abbia un carattere
duraturo, e questo indipendentemente dal
fatto che a fornire l’aiuto, in caso di una ma­
nifestazione locale, sia un’Organizzazione di
soccorso all’estero o una Sezione Samarita­
Markus Alt porta i Primi soccorsi laddove
ce n’è maggior e urgente necessità.
na. «Sono un uomo d’azione e voglio muove­
re qualcosa», ci dice Markus Alt, durante la
nostra intervista. Siamo seduti nell’ufficio di
un edificio industriale di Adligenswil dove
vengono immagazzinati tutti i beni di aiuto
offerti, beni che Alt e il suo team di aiutanti
raccoglierà poi in enormi container che, via
nave o camion, saranno spediti direttamente
ai bisognosi, a volte in Paesi africani, altre
volte in Paesi dell’Est europeo. Nel frattempo
stanno riempiendo il settimo container, os­
serva Alt, il quale afferma: «Quando vedo un
problema cerco subito una soluzione.»
Conoscenze samaritane molto
preziose
La cosa che lo ha sempre affascinato e l’affa­
scina ancora dopo anni e decenni di impiego e
interventi è la grande disponibilità all’aiuto di
molti volontari, disponibilità che va oltre i
confini geografici e religiosi. Quando ha rice­
vuto la richiesta di intervento sull’isola di
Lesbo, egli ha quindi dapprima chiesto in
Sezione Samaritana se a qualcun’altro interes­
sava partecipare. «Grazie alle grandi compe­
tenze e conoscenze che vantano i Samaritani,
possiamo davvero essere d’aiuto concreto in
quei luoghi», afferma Alt. «Infatti il genere di
Primi soccorsi di cui necessitano i migranti
appena giunti sulla terraferma sono spesso
quelli basilari che i Samaritani sanno
dispensare molto bene nei Servizi sanitari.»
Solo pochi casi difficili necessitano
dell’intervento di un medico.
Così, racconta ancora il nostro interlocuto­
re, la sua richiesta alla Sezione ha subito avuto
un riscontro positivo: «Tuttavia questa
domanda è giunta davvero con termini
d’adesione molto ristretti. Ma posso immagi­
nare che in un’altra occasione, per un
prossimo intervento, se comunicato con più
anticipo avrei sicuramente alcuni Samaritani
che mi accompagnano.» Ci sarebbero molte
persone che, in questo campo, desiderano
agire e fare qualcosa e che sarebbero disposte
anche a partire per l’estero. Grazie alla sua
grande esperienza di interventi all’estero, Alt
si vede nel ruolo di intermediario.
Lui stesso, grazie alla sua situazione
professionale attuale, può fortunatamente
godere di una grande flessibilità: proprio per
questo ha potuto partire per la Grecia così a
breve termine. E c’è abbastanza da fare! Ol­
tre al suo lavoro a favore dell’Organizzazio­
ne GR3, Markus Alt tiene spesso delle confe­
renze su temi legati allo sviluppo e/o politici
come l’approvvigionamento di acqua, il
significato delle installazioni sanitarie o più
semplicemente sui suoi interventi in Africa,
o in occasione del disastroso terremoto ad
Haiti o ancora sui frequenti uragani che col­
piscono le Filippine. «E infine, non dimenti­
co l’impegno con i Samaritani, sia in un
Servizio sanitario, sia nella pianificazione
delle prossime esercitazioni di Sezione assie­
me al Corpo pompieri.» Markus, insomma,
è e rimane pronto per tutto.
•
Un supporto professionale quando il
destino ci mette lo zampino
Life Coach: aiuto e supporto per i superstiti.
Per Beatrice B. lo shock è stato davvero grande quando Franco B. è
venuto a mancare improvvisamente in seguito a un infarto. I medici
le hanno spiegato che la causa è stata un’insufficienza cardiaca conge­
nita. Di punto in bianco Beatrice B. si è trovata a dover affrontare il
lutto improvviso di suo marito e allo stesso tempo a doversi prendere
cura da sola dei due figli in età prescolare. Dove trovare la forza per
spiegare loro l’accaduto, quando lei stessa non riusciva a farsene una
ragione? Dove trovare la necessaria lucidità per occuparsi di tutte le
formalità come le pratiche burocratiche, il necrologio, il funerale?
«Non so proprio
come avrei fatto senza
l’aiuto del Life Coach.»
Life Coach offre assistenza ai superstiti
Per fortuna Beatrice B. si è ricordata dell’assicurazione sulla vita che
suo marito aveva stipulato alla nascita del loro primo figlio. Allora
suo marito aveva deciso di includere anche il modulo di sicurezza
«Life Coach». Non perché pensasse che la sua famiglia un giorno
avrebbe potuto aver bisogno di questa prestazione, ma soltanto per­
ché la sicurezza per lui aveva sempre rivestito un’enorme importanza.
Beatrice B. chiama la Basilese e lo stesso giorno un Life Coach si
mette in contatto con lei, offrendole consulenza e sostegno nel disbri­
go delle incombenze organizzative. È lui a farsi carico dei diversi com­
piti amministrativi come le pratiche burocratiche e le formalità ban­
carie, e a organizzare inoltre in modo rapido e semplice l’accudimento
dei bambini e le pulizie di casa.
Baloise DataSafe
Beatrice B. mette a disposizione del suo Life Coach la password del
suo Baloise DataSafe, dandogli così accesso ai principali documenti
e a tutte le password. Franco B. aveva inoltre predisposto la sua ere­
dità digitale tramite Baloise DataSafe. Ereditando le password di suo
marito, Beatrice B. è riuscita ad esempio a disattivare il suo account
su Facebook.
Baloise DataSafe è un servizio online per il salvataggio di file e pass­
word importanti in un posto veramente sicuro. La Basilese consente
ai suoi clienti di utilizzare gratuitamente quest’offerta.
I moduli di sicurezza della Basilese
La Basilese Assicurazioni offre molto di più di
una semplice protezione finanziaria in caso di
decesso. Per l’assicurazione sulla vita può essere
incluso ad esempio il modulo di sicurezza «Life
Coach» che fornisce assistenza ai superstiti in
caso di decesso. Life Coach offre consulenza e
assistenza al partner e ai figli della persona as­
sicurata.
Il Mondo della sicurezza della Basilese presta
ascolto ai propri clienti e prende le loro esigenze
sul serio. Così nascono soluzioni che rendono più sicuri voi e la vo­
stra famiglia. Maggiori informazioni sui nostri innovativi moduli di
sicurezza sono disponibili su: www.baloise.ch/mondodellasicurezza
Intervista alla Segretaria centrale Regina Gorza
Favorire e incentivare
gli scambi
I grandi cambiamenti in atto a seguito del nuovo concetto di formazione e formazione continua
come pure l’avvenuta ristrutturazione all’interno dell’Organizzazione centrale hanno richiesto
negli scorsi anni molto impegno e molta pazienza da parte di tutti. Affinché questi cambiamenti
portino i loro frutti, è molto importante che tra i vari livelli coinvolti ci sia una buona comunicazione e un maggiore e più intenso scambio reciproco.
Intervista di Sonja Wenger, Foto: Patrick Lüthy
S.Wenger: Signora Gorza, sull’ultima edizione di «oggi Samaritani»
abbiamo pubblicato – assieme ad un’ampia informazione sul trasferimento in atto dei quadri di Sezione – anche alcune voci dalle
Sezioni che riferivano di preoccupazioni sul futuro delle Sezioni
Samaritane stesse e anche critiche all’Organizzazione centrale. In
questa fase, per lei, cosa è particolarmente importante?
Regina Gorza: In questa raccolta di voci
dalle Sezioni ho constatato che c’è evidentemente una discrepanza nella percezione di
cosa ci si aspetta da noi verso l’esterno, e di
quello che noi crediamo di fare per le Sezioni. Una cosa per me è tra le più importanti:
tutti i Samaritani devono sapere che a noi
del Segretariato centrale sta molto a cuore il
benessere delle loro Sezioni. Siamo un’organizzazione al servizio di tutte le Sezioni
Samaritane e delle Associazioni cantonali.
«Solo quando sappiamo
dove sono i problemi
possiamo reagire
in modo mirato.»
Di tanto in tanto Lei fa visita a manifestazioni delle Associazioni cantonali e delle
Sezioni. In queste occasioni, le vengono pure
rivolte direttamente delle domande su questi
problemi?
Sì, in modo però sporadico. In realtà dovrei
essere ancora più spesso tra le Sezioni e le
Associazioni per sentire ancora meglio il loro
«polso» e quindi per poter avere un maggior
scambio con loro. E ciò non vale solo per me.
Su questa cosa stiamo lavorando tutti, qui
al Segretariato centrale. Il nostro scopo è
quello di favorire e incentivare il più
possibile i contatti e gli scambi reciproci tra
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il Segretariato e le Associazioni cantonali e le Sezioni. Ma tutto
questo funziona anche nella direzione contraria, ossia: lo scorso
anno, ad esempio, diverse Sezioni di un’Associazione cantonale ci
hanno comunicato direttamente le loro preoccupazioni. Così, assieme al mio rappresentante e a una delegazione dell’Associazione
cantonale, ci siamo incontrati con le Sezioni e abbiamo potuto ascoltare direttamente i loro problemi e i loro timori e chiarire tutto quanto era avvolto dai dubbi. Molte delle preoccupazioni ruotano attorno
Attualità
Questi cambiamenti – anche se non ancora nel dettaglio – erano
valutabili e prevedibili già da tempo per le Sezioni. Per quali ragioni, allora, ci sono al riguardo ancora così tanti malumori?
Credo che, in generale, pochissime persone vivono con piacere i
cambiamenti e solitamente, di primo acchito, reagiscono con
prudenza o malfidenza. E ciò vale ancor di più se le modalità di
informazione sono difficili, se si toccano questioni finanziarie o se
solo difficilmente si
riesce a intravvedere a
cosa di preciso può
portare il cambiamenA causare molta incertezza tra le Sezioni è
to. Tutto ciò è umano.
proprio la questione del finanziamento futuro.
Inoltre, come detto, c’è
Per quali motivi c’è questa reazione?
«Ci siamo assunti coscientemente
il fatto che sia nelle
In genere, quando si tratta di cambiamenti con
il rischio di non poter rispondere
Sezioni come pure
conseguenze finanziarie, le prime reazioni sono
all’interno del Segretaforti, specialmente se è difficile stimare subito
a tutte le domande fin dall’inizio.»
riato centrale negli
le ripercussioni concrete per il singolo. Ho conultimi anni siamo stati
statato questo atteggiamento anche tra le
confrontati con molti e
Sezioni Samaritane. Tuttavia, mi sembra che
grandi cambiamenti e
spesso ciò accada per una mancanza di inforsfide. Diversi settori
mazioni o informazioni in contesti errati. Così
del Segretariato cenad esempio, le nuove formazioni – proprio quelle di monitore – sono più brevi e convenienti di prima. E anche fino trale sono stati oggetto di ristrutturazione e nel 2013 è stato creato
ad ora le Sezioni hanno sopportato i costi per la certificazione dei un Pool amministrativo. Nel 2014 i Settori Marketing e Comunipropri monitori. Oltre a ciò si aggiunge il fatto che l’introduzione del cazione sono stati fusionati. E nell’autunno dello scorso anno
nuovo concetto di finanziamento dell’Organizzazione centrale viene abbiamo creato il nuovo Settore Gioventù e Volontariato che ha
erroneamente sempre inteso come «portatore di morte» per le comportato dei mutamenti anche nel Settore Formazione e ConsuSezioni. Preghiamo quelle Sezioni che dovessero sentirsi in questa lenza. Nel corso di questi processi, a volte e inevitabilmente anche
situazione di prendere contatto con noi affinché, assieme, possiamo alcuni team di persone hanno cambiato volto. Ora abbiamo
bisogno di tempo affinché tutte le necessarie conoscenze e compemettere a punto il sostegno individuale necessario.
tenze vengano di nuovo attivate. Tutto questo ha certamente
Parola chiave: informazione. Proprio a riguardo delle nuove forma- comportato degli scompensi temporanei alle Sezioni, ma lo scopo
zioni e formazioni continue, spesso si sente dire dalle Sezioni che dei cambiamenti vuole proprio essere quello di poter fornire loro in
futuro delle prestazioni e dei servizi ancora migliori.
non sono state ben informate dal Segretariato centrale.
Posso capire questo rimprovero, ma prego le Associazioni e le
Sezioni anche di pensare che, proprio in merito alla nostra politica Davanti a noi, ci sono dunque molte sfide: in quale settore vi è il
di informazione, negli ultimi due anni ci siamo trovati davanti a un maggior bisogno d’azione?
dilemma. Ci siamo presi coscientemente il rischio di non poter È assolutamente necessario rafforzare ulteriormente la collaborarispondere sin dall’inizio a tutte le domande o addirittura di susci- zione e il flusso di informazioni tra le Associazioni cantonali e
tarne di nuove. E la ragione di ciò sta nel fatto che, da una parte, l’Organizzazione centrale. Alle Associazioni cantonali, davanti a
questi mutamenti, spetta un ruolo ancora più
volevamo
iniziare
importante, ossia quello di mediatore, una
presto a informare le
funzione non sempre facile. Una buona
Sezioni sulle nuove forcomunicazione è qui molto importante; per
mazioni e formazioni
questa ragione non solo stiamo elaborando un
continue, il cui nuovo
«Il nostro scopo
nuovo concetto di comunicazione ma abbiamo
concetto non dipendeè quello di poter offrire
già messo in atto alcune piccole migliorie
va solamente dal necesin futuro alle nostre Sezioni
come l’informazione regolare con la rubrica
sario adattamento ai
«Tema speciale» su «oggi Samaritani» sul
nuovi
regolamenti
delle prestazioni e dei servizi
progetto di sgravio del sistema di milizia. Gli
dell’IAS, bensì anche
ancora migliori.»
scambi dovrebbero essere intensificati, da una
da una rielaborazione
parte e dall’altra: da chi l’informazione la dà,
già attesa da tempo
ma anche da chi la dovrebbe richiedere. Il mio
dalla nostra base. Tra
desiderio è quindi quello di lavorare in modo
l’altro, le procedure
congiunto con tutti i livelli federativi, al fine di
precise per le formazioni certificate sono conosciute solo dallo scorso ottobre 2015. Ancora contribuire assieme allo sviluppo della nostra organizzazione.
prima di queste decisioni, abbiamo fatto tutto quanto era a noi Sono fiduciosa che ce la faremo, e dico questo perché in ogni
possibile – in seno ai gremi e ai gruppi di lavoro dell’IAS – per manifestazione samaritana o assemblea che visito, vedo
partecipare e lavorare assieme al fine di dare forma ad una Samaritane e Samaritani attivi con infinita passione e buon cuore.
regolamentazione che permettesse ancora ai Samaritani di offrire E in ogni occasione sono presa da un sentimento di grande gioia e
anche di profonda fierezza.
•
Primi soccorsi e corsi di livello professionale.
alle risorse personali, ai cambiamenti complessi nel sistema di formazione e alle questioni finanziarie. Personalmente preferisco la
situazione nella quale sappiamo dove e chi ha problemi, piuttosto che
dover reagire a voci e malumori nati sulla base di informazioni carenti o errate. Quando sappiamo dove sono nascosti i problemi, allora
possiamo anche reagire nel modo giusto e puntuale. Per me è importante che in caso di incompresioni e arrabbiature, si possa riportare
il tutto all’oggettività delle cose, continuando a
parlarsi con rispetto reciproco.
oggi samaritani 02/2016
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Conoscenze
Il diritto alla salute
è davvero uguale per tutti?
Chi vive in Svizzera gode in genere di un elevato standard sanitario e può contare
su un’alta aspettativa di vita. Tuttavia, il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria
non è uguale per tutti nemmeno nell’agiata Svizzera.
In Svizzera è legalmente permesso consigliare o assistere medicalmente i «sans-papiers». (Foto: Shutterstock)
Testo: Corinna Bisegger
Esiste davvero un diritto alla salute e uno
Stato è in grado di garantirlo? Anche la
Svizzera ha ratificato il Patto ONU, nel quale
si afferma che: «Gli Stati parti del presente
Patto riconoscono il diritto di ogni individuo
a godere delle migliori condizioni di salute
fisica e mentale che sia in grado di conseguire.» (Patto I dell’ONU, art. 12 1., ratificato
dalla Svizzera nel 1992). Di fatto abbiamo
diritto ai presupposti ottimali per la salute,
soprattutto a pari opportunità di accesso
all’assistenza sanitaria.
12
oggi samaritani 02/2016
La statistica sembra per il momento
positiva: la popolazione svizzera ha una tra
le aspettative di vita più alte al Mondo, in
linea di massima possiamo infatti prevedere
di vivere oltre gli ottant’anni, a prescindere
dal nostro sesso. Sicuramente non invecchieremo tutti allo stesso modo e queste
differenze seguono una certa logica: meno è
istruita una persona e più basso è il suo
reddito, peggiore è in media il suo stato di
salute e più bassa è di conseguenza la sua
aspettativa di vita. I motivi sono, tra l’altro,
le peggiori condizioni di lavoro e abitative,
le maggiori preoccupazioni finanziarie e le
maggiori difficoltà a cavarsela nel complesso settore sanitario.
La salute e la malattia vengono influenzate
dai fattori più disparati: dalla forma fisica
alle condizioni e allo stile di vita, fino all’assistenza sanitaria vera e propria. Lo Stato
non ha alcuna influenza su parte di questi
fattori, ma su moltissimi di loro ne ha.
Premi troppo alti, paura di essere
scoperti
In Svizzera vivono tra gli 80 000 e i 300 000
sans-papiers che si trovano in una situazione particolarmente fragile: sono le migranti
Buono a sapersi
garantisce l’uguaglianza giuridica di tutte
le persone. La Costituzione federale stabilisce anche quanto segue: «Chi è nel bisogno
e non è in grado di provvedere a se
stesso, ha diritto d’essere aiutato e assistito
e di ricevere i mezzi indispensabili per
un’esistenza dignitosa.» (Art. 12). Ai sensi
della Costituzione, la Confederazione e i
Cantoni hanno anche l’obbligo di vegliare
affinché «ognuno fruisca delle cure
necessarie alla sua salute» (Art. 41 1b).
L’esperienza però dimostra che numerosi
sans-papiers non possono pagare i premi
della Cassa malati, oppure temono che
la loro presenza illegale venga comunicata
alle Autorità. Dai rapporti redatti su
casi empirici, si evince che le assicurazioni
malattia respingono i sans-papiers. In
Svizzera, il personale ospedaliero e i medici
sono tenuti a prestare aiuto in caso
d’emergenza e sono vincolati al segreto
Nota bene
Sono circa 300 000 le persone in Svizzera che vivono nell’ombra. (Foto: Shutterstock)
e i migranti senza un permesso di dimora
valido. Se vivessero tutti in una città,
questa sarebbe grande almeno come
Lucerna, forse anche molto più grande di
Ginevra. In questa città ci sarebbe una
grande infrastruttura per l’assistenza sanitaria: dottoresse e dottori di tutti i rami
della medicina, farmacie, svariate offerte
terapeutiche, organizzazioni Spitex e molto
altro ancora. È di sicuro almeno un ospedale. Tuttavia gli abitanti di questa città
immaginaria non esistono ufficialmente,
poiché è vero che di solito hanno un
passaporto, ma purtroppo sono privi di un
regolare permesso di dimora.
I motivi della mancanza del permesso
di dimora sono diversi, esattamente come
le condizioni di vita dei sans-papiers in
Svizzera. Ciò può riguardare gli ex lavoratori stagionali che continuano a essere
impiegati illegalmente, ma anche persone
entrate nel nostro Paese con un visto
turistico, i richiedenti l’asilo respinti o le
migranti e i migranti ai quali non è stato
prolungato il permesso di dimora: se restano qui senza diritto di dimora, diventano
sans-papiers.
I sans-papiers vivono spesso in condizioni abitative e lavorative precarie, poiché
nella loro situazione non possono difendersi. Già i piccoli fattori di stress quotidiano,
alla lunga possono far ammalare le
persone: una vita vissuta nella paura di
essere scoperti o espulsi è ancora più
gravosa a livello di salute. In caso di
malattia, queste persone non possono
assolutamente recarsi dal loro medico di
famiglia, né nell’ospedale più vicino.
Di certo anche i sans-papiers hanno
espressamente il diritto a un’assicurazione
malattia e gli assicuratori sono tenuti ad
affiliare i sans-papiers e a mantenere il
segreto professionale nei confronti di terzi.
Questi diritti si basano sulla Costituzione
federale della Confederazione svizzera che
L’assistenza è legale
Secondo un parere legale, è permesso
fornire consulenza ai sans-papiers
o assisterli a livello medico, poiché
ciò non significa un’incitazione al
soggiorno illegale e perché l’aiuto in
situazioni d’emergenza è da considerarsi più importante. Nei confronti
dei sans-papiers valgono il segreto
professionale e le disposizioni sulla
protezione dei dati, esattamente
come per qualsiasi altra persona in
Svizzera.
Vivere con la paura costante di essere scoperti può incidere sulla salute. (Foto: Shutterstock)
oggi samaritani 02/2016
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Buono a sapersi
professionale. Tuttavia, a causa della
loro situazione, i sans-papiers hanno
spesso paura di avvalersi dell’assistenza
medica delle strutture regolari.
Punti di riferimento speciali
Alla luce di questa situazione, svariate
organizzazioni e istituzioni, per lo più
enti assistenziali, hanno creato dei Centri
di assistenza sanitaria per i sans-papiers. In
parte si tratta di semplici punti di riferimento, che forniscono l’accesso a una rete, ad
esempio a un medico. Alcuni Centri possono
offrire trattamenti minori sul posto,
come nel caso della Croce Rossa svizzera a
Wabern e a Zurigo. A Ginevra e Losanna,
i sans-papiers possono rivolgersi ad ambulatori specializzati presso gli ospedali pubblici.
In questo caso, i Cantoni hanno deciso di
offrire un accesso al sistema sanitario
alle persone particolarmente vulnerabili,
inclusi i sans-papiers.
Le esperienze dimostrano che l’offerta
dei vari Centri è urgentemente necessaria.
Molti pazienti vi si recano ripetutamente,
ad esempio per via del diabete o di altre
malattie croniche.
Molto importante è la fiducia riposta
dai pazienti nei confronti dell’istituzione
che offre loro l’assistenza sanitaria. E
talvolta è determinante anche l’assunzione
di una prospettiva non consueta nella
realtà svizzera, come mostra l’esempio
concreto riportato di seguito.
Un paziente proveniente dall’Africa,
non un sans-papiers ma un richiedente
l’asilo, accusava dolori addominali indefiniti ed è stato visitato presso un ospedale
pubblico. Dagli esami non è risultato
nulla e i dolori addominali sono stati
interpretati come psicosomatici per via
della situazione. L’uomo continuava ad
avere dolori e si è recato al Centro di
assistenza sanitaria per sans-papiers. Qui è
stato sottoposto nuovamente a vari esami
ed è risultato che soffriva di una
parassitosi tropicale. Sono bastate quattro
compresse
somministrate
dall’Istituto
La possibilità di accesso alle cure mediche per tutti: è questo lo scopo di Uno-Pakts per il
diritto alla salute. (Foto: Shutterstock)
di medicina tropicale per guarire
quest’uomo.
Come già osservato, il diritto alla salute
vale per tutti in Svizzera, indipendentemente dal loro permesso di dimora. L’accesso
all’assistenza sanitaria per i sans-papiers, o
a chi ha diritto ai Primi soccorsi,
viene spesso procurato da un’organizzazione non governativa, senza il supporto
dello Stato. Questa situazione dev’essere
definita come una vera e propria lacuna
dell’assistenza oppure, al contrario, una
sorta di «assistenza ombra». Essa
rappresenta un onere considerevole per
l’applicazione di un diritto che lo Stato in
realtà garantisce.
Abbiamo una sanità pubblica straordinaria. Ma anche nella ricca Svizzera, il
diritto alla salute non è ancora garantito a
tutti. Insieme dobbiamo intraprendere i
passi nella giusta direzione: lo Stato con
le sue istituzioni e le sue commissioni, e le
Organizzazioni non governative impegnate
a livello umanitario con le loro offerte.
Corinna Bisegger è collaboratrice scientifica
per il settore Salute dello Stato maggiore
Basi e sviluppo, dipartimento Sanità e
integrazione della Direzione della Croce
Rossa svizzera (CRS), nonché rappresentante della CRS nella Piattaforma nazionale per
l’assistenza medica ai sans-papiers.
La versione in tedesco di questo testo è stata
pubblicata inizialmente su WENDEKREIS,
la rivista di COMUNDO. www.wende­
kreis.ch
•
Da sapere
L’assistenza sanitaria ai sans-papiers a livello concreto
I sans-papiers con problemi di salute possono rivolgersi attualmente a Centri specializzati ubicati in undici Cantoni.
Gli indirizzi e le informazioni sui Centri si possono trovare sul sito: www.sante-sans-papiers.ch.
Su www.redcross.ch/de/thema/sans-papiers sono disponibili ulteriori informazioni di base sotto forma di dossier
(in tedesco e francese). Qui si può trovare anche un rapporto della Commissione federale della migrazione (CFM) dal
titolo «Leben als Sans-Papiers in der Schweiz» (in tedesco e in francese), nonché le informazioni per l’assicurazione malattie
per i sans-papiers in dieci (prossimamente undici) lingue.
Questi opuscoli sono accessibili anche tramite www.migesplus.ch > Pubblicazioni > Sans-Papiers.
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oggi samaritani 02/2016
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Strategia delle «macchie bianche»
«Nelle macchie bianche si nascondono parecchi soldi»
Grazie alla propria iniziativa e a parecchio tempo investito, l’Associazione cantonale di Soletta
vanta un territorio senza «macchie bianche» per la Colletta samaritana. L’impegno è stato
enorme, specie all’inizio, ma ora a beneficiarne sono le finanze delle Sezioni e dell’Associazione.
Testo e foto: Sonja Wenger
Già prima che la Federazione svizzera dei Samaritani lanciasse la sua
Strategia contro le «macchie bianche» nell’ambito della Colletta samaritana nazionale, ci sono state Associazioni cantonali che hanno
escogitato delle misure per far fronte a questo problema e ora, dopo
alcuni anni, possono guardare con soddisfazione l’esperienza fatta.
Vengono definite «macchie bianche» quei Comuni dove non ci
sono Sezioni Samaritane attive o dove, per altri motivi, non viene
svolta una Colletta samaritana. Erika Borner, che abbiamo incontrato per questa intervista, ci racconta che nel 2011 in occasione di
un’assemblea regionale dei presidenti ha sentito per la prima volta
questa idea, ossia che le Sezioni possono attivarsi in quei Comuni
dove non si svolge nessuna Colletta samaritana. Assieme a Borner,
presidente in carica dell’Associazione cantonale di Soletta, abbiamo
incontrato la sua futura subentrante Beatrice Eheim e la responsabile
cantonale della Colletta Heidi Obi.
«A quei tempi non si parlava ancora specificatamente di ‹macchie
bianche›», osserva Borner, ma quell’idea le è rimasta in mente e l’ha
successivamente presentata al suo Comitato, il quale ha deciso di
effettuare una prova nel 2012 limitandosi alla raccolta sul conto.
«Volevo verificare quanto dispendio di tempo e di energie occorrevano per organizzare in più Sezioni e in modo centrale la Colletta
samaritana e se tutto questo valeva la pena a lungo termine.»
Una questione di solidarietà
Dato che l’Associazione cantonale di Soletta non dispone di risorse
per gestire una propria banca dati per gli indirizzi, Borner ha sfurttato l’offerta di PromoPost per invii non indirizzati (vedi www.post.
ch): «Il primo invio – spiega – è andato a indirizzi di utenti senza
l’adesivo ‹Niente pubblicità› sulle loro bucalettere, per un totale
di circa 1400 lettere.» Sulla pagina Internet di PromoPost si può
scegliere tra varie possibilità di invio e richiedere la relativa offerta
dettagliata.
Con molta fierezza, le tre donne sfogliano il classatore con le liste dei
Comuni, il numero di lettere per ogni codice postale, i contributi delle
donazioni e molto altro. Tutti documenti che confermano che la loro
fiducia nella generosità della popolazione e il loro duro lavoro hanno
portato a dei positivi risultati finanziari. «Nei Comuni dove non c’era
la raccolta c’era comunque molta disponibilità di denaro», afferma
Borner. E Heidi Obi aggiunge che si tratta anche di solidarietà: «Non
può essere che non si faccia la Colletta solo perchè semplicemente una
Sezione non ne ha voglia.» Nel caso in cui una Sezione non dispone di
risorse personali, l’Associazione cantonale le offre la possibilità di
assumersi la Colletta o di aiutare la Sezione nella sua organizzazione.
Nel corso di molte discussioni, specie durante gli impegnativi
lavori di preparazione della Colletta, le tre intervistate sostengono
che spesso si perdeva di vista il fatto che la Colletta samaritana serve
in prima linea proprio a raccogliere fondi per le Sezioni Samaritane e
le Associazioni cantonali. E soprattutto la Colletta è un’azione importante per far conoscere all’opinione pubblica il prezioso lavoro e
le offerte dei Samaritani. E infatti, conferma Borner, dal 2012 –
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oggi samaritani 02/2016
Da sin.: Erika Borner, Beatrice Eheim e Heidi Obi dell’Associazione
cantonale di Soletta presentano i risultati della loro Colletta samaritana
organizzata in modo centrale nelle «macchie bianche».
quando per la prima volta si sono inviate a più Comuni le lettere di
raccolta – ogni anno il numero degli invii aumenta: dai quasi 7000
effettuati nel secondo anno, ai 35 000 del 2015. «E questa è una
chiara conseguenza del nostro crescente grado di conoscenza tra la
popolazione. Ovviamente bisogna avere pazienza: nel primo anno ci
sono molte spese per risultati minimi; il secondo anno si pareggiano
i conti e dal terzo anno le entrate superano le uscite.» Le entrate di
circa 25 000 franchi in donazioni registrate lo scorso anno danno
ragione a questa procedura.
Un enorme dispendio, ma che dà i suoi frutti
L’inizio è stato tuttavia difficile: Borner ha infatti dapprima dovuto
scoprire quali Comuni fossero una «macchia bianca». Si è trattato di
stilare una lista di tutti i Comuni coi codici postali e di confrontarla
con quella delle entrate complessive della Colletta presso la Federazione svizzera dei Samaritani. Successivamente si sono interpellate le
Sezioni nella cui regione c’erano delle «macchie bianche» e si è verificata la loro disponibilità a intervenire in quei Comuni. «Qui abbiamo incontrato pareri favorevoli e ben disposti che hanno subito
accettato», racconta Borner, «ma anche Samaritani assolutamente
contrari.» L’implementazione della Colletta è stata poi davvero impegnativa. «Bisognava procurarsi tutto il materiale per la spedizione,
migliaia di cedole da allegare alle lettere, ottenere chiarimenti dalla
Posta, ecc», racconta Borner. «Un grande lavoro! Senza contare, a
raccolta avvenuta, il tempo per redigere e inviare poi i certificati di
donazione e i ringraziamenti.» Tuttavia le nostre interlocutrici confermano ora con soddisfazione il successo ottenuto. «Grazie alle
donazioni possiamo sostenere il nostro lavoro samaritano, specialmente la formazione dei quadri e la formazione continua, aiutando le
finanze delle singole Sezioni.» Malgrado il grosso impegno iniziale, è
una via tutto sommato semplice e che vale la pena seguire.»
Ulteriori info in Extranet sotto Home > Documenti > Marketing. •
Attualità
La celebrazione ufficiale si svolgerà il 2 aprile a Berna
Informazioni sulla festa per i 150 anni della CRS
Quest’anno la Croce Rossa svizzera (CRS) festeggia il suo
150esimo anniversario con diverse manifestazioni di giubileo e
feste. Alle manifestazioni e alle diverse attività previste è invitata
cordialmente anche la Federazione svizzera dei Samaritani, con i
suoi soci, in quanto Organizzazione di soccorso della CRS.
La cerimonia ufficiale di apertura dei festeggiamenti è prevista
per sabato 2 aprile sulla Piazza federale a Berna. E attenzione:
ai partecipanti che si annunciano per tempo verrà regalata, su
richiesta, una carta giornaliera per i trasporti pubblici. Con ciò, la
Croce Rossa svizzera dà il benvenuto a tutti i volontari e a tutti i
collaboratori, RINGRAZIANDOLI DI CUORE per il loro grande
impegno nella famiglia della Croce Rossa. La carta giornaliera per
i trasporti pubblici si può comandare compilando il formulario
d’iscrizione sul sito www.redcross.ch/150-anno-registrazione. Chi
ancora non si fosse annunciato, è pregato di farlo il più presto
possibile.
La CRS, tra le altre cose, quest’anno girerà tutta la Svizzera a
bordo di un camion nel quale si trova una Roadshow (un’esposizione mobile) che farà visita a manifestazioni e rassegne locali dove la
CRS avrà così l’opportunità di presentarsi al pubblico. La «Roadshow» offre anche ai Samaritani una possibilità unica e conveniente per attirare l’attenzione dell’intera popolazione svizzera. Infatti
grazie a uno stand integrato nella Roadshow, le Sezioni possono
portare a conoscenza del vasto pubblico i loro scopi, le loro attività
e le offerte di corsi.
Ulteriori informazioni sulla Roadshow, lo stand integrato per le
Sezioni, il Piano di viaggio e le possibilità di annunciarsi si trovano
in Extranet sotto Marketing > CRS Giubileo.
Il camion, al suo interno, è spazioso e favorisce uno scambio intenso
con i visitatori, con la popolazione svizzera.
Testo: FSS, foto: CRS
•
Giornata del Malato, il 6 marzo 2016
Ridere crea relazioni ed è contagioso
Ogni anno in Svizzera, la prima domenica di marzo è sempre dedicata
alla «Giornata del Malato». Durante questo giorno, migliaia di persone
partecipano a molte azioni – concerti, visite in ospedali e case di cura,
doni – come pure a manifestazioni di solidarietà e di sensibilizzazione.
Come sempre, anche le Sezioni Samaritane sono invitate a partecipare
alla Giornata con delle azioni. Con il motto scelto per quest’anno
«Ridere crea relazioni, è contagioso e dona momenti di gioia...» verrà
in particolare apprezzato il lavoro di tutti coloro che, da una parte,
riescono a far nascere un sorriso sul viso di una persona ammalata e,
dall’altra, mostrano così facendo che ognuno di noi è in grado di
regalare piccoli momenti di felicità.
La risata o il sorriso sono qualcosa di gioioso e procurano sollievo.
Tutti noi lo sperimentiamo ogni giorno nella vita quotidiana. Del resto,
è noto da lungo tempo che ridere favorisce il processo di guarigione. Per
un attimo siamo infatti distratti dai nostri pensieri – nella malattia dalle apprensioni – e per un certo periodo ci sentiamo felici e liberati dalle
nostre ansie. Addirittura in caso di dolori cronici o di demenza, si sono
osservati veri e propri effetti miracolosi provocati dal ridere. Anche se
questi miracoli qualche volta non durano a lungo, negli ammalati producono dei cambiamenti positivi. Chi non lo vorrebbe per se stesso!
Tuttavia non bisogna mai dimenticare che le preoccupazioni, il lutto, il
dolore o la morte fanno parte della vita. Ma ciò non toglie che con le
persone colpite possiamo anche concederci un sorriso, dare spazio
all’umore e alle diversità della vita. Ogni cosa ha il suo tempo.
Nella rubrica «Manifestazioni» del sito www.tagderkranken.ch (pagine anche in italiano) si possono vedere le varie attività proposte, dove
e quando si svolgono e ci si può annunciare per un’azione. In questo
modo, la Sezione informa i malati e i loro congiunti sull’azione di aiuto
offerta.
Fonte: Giornata del Malato
•
Ridere favorisce il processo di guarigione. (Foto: Shutterstock)
oggi samaritani 02/2016
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Associazione Sezioni Samaritani Ticino e Moesano
Informazioni dal Comitato cantonale
Dopo la scorsa Assemblea cantonale del
marzo 2015, il Comitato cantonale dell’Associazione Sezioni Samaritane Ticino e Moesano si è messo alla ricerca di un/a nuovo/a
presidente. È stata costituita a questo scopo
una «Commissione cerca» che, nel mese di
ottobre, ha fornito alcuni nomi al Comitato.
Lo devo premettere: attualmente non abbiamo una persona che si sia detta disposta a
candidarsi come presidente a marzo 2016,
ma … abbiamo una persona interessata in
futuro a questo ruolo e attualmente a disposizione per entrare nel Comitato cantonale.
Si tratta di Tiziana Zamperini, presidente
della Sezione Samaritani di Biasca, che si
candiderà come membro di Comitato
dell’ASSTM. La soluzione che il Comitato
proporrà all’assemblea sarà la seguente:
affidare a me la presidenza ad interim per
permettere a Tiziana di entrare in Comitato
come membro, conoscere meglio le persone,
i compiti e le attività dell’Associazione
cantonale in vista poi di una futura sua
candidatura.
Questa soluzione permette:
• di garantire una continuità;
•di avere un Comitato con un organico
completo;
•di terminare i progetti attualmente in
corso;
• di far sì che il ricambio dei membri sia più
indolore (alcuni arriveranno alla fine del
loro mandato entro i prossimi anni).
Avremo sicuramente modo di discuterne in
assemblea, ma credo e crediamo che questa
sia un’occasione da non perdere.
Ci vediamo a marzo in occasione dell’Assemblea cantonale!
Nicodemo Cannavò, presidente ad
interim
•
Nicodemo Cannavò, presidente ad interim.
Campione d’Italia
Un po’ di … dolcezze, ma per una buona causa!
Lo scorso 27 settembre la Sezione Samaritani di Campione d’Italia si
è impegnata nell’allestimento di una... gustosa raccolta di fondi, a
offerta volontaria, e in una serie di dimostrazioni di primo intervento
per far conoscere l’importanza dell’attività samaritana sul territorio.
Alle 9 in punto, con precisione svizzera, tutto era già pronto e funzionante: il banchetto delle gustose torte, la postazione per la misurazione della pressione e la postazione per la dimostrazione del massaggio cardiaco e dell’uso del defibrillatore; il tutto incorniciato da
una magnifica e tiepida giornata autunnale di cui solo chi vive sul
lago conosce la bellezza. Chiunque passasse non poteva non fermarsi
almeno un attimo di fronte a tutte quelle magnifiche torte per tutti i
gusti: dal cioccolato alla frutta, dalle torte di mele e di pane a due
spettacolari torte di cake design. Essendo appena entrata a far parte
dei Samaritani, con un po’ di tristezza, pensavo che fosse impossibile
vendere più di 60 torte in mezza giornata ma, per fortuna, non avevo
tenuto conto della generosità dei nostri concittadini e della sincera
stima che moltissimi hanno verso noi Samaritani e, infatti, entro
mezzogiorno avevamo già venduto tutto, fino all’ultima briciola raccogliendo una somma tutt’altro che indifferente.
Per di più questa raccolta fondi ci ha dato l’occasione di metterci,
ancora una volta, al servizio della comunità dando a tutti la possibilità di farsi misurare la pressione da una nostra Samaritana; un’importante iniziativa di prevenzione che è stata particolarmente
apprezzata dai passanti. Inoltre abbiamo cercato di rendere partecipi
i Campionesi in una serie di simulazioni su una delle tecniche più
semplici eppure di massima efficacia a nostra disposizione: il massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore automatico; pochi semplici
gesti che possono fare la differenza tra la vita e la morte. In questo
modo abbiamo cercato di promuovere la partecipazione ai nostri corsi di BLS-AED, corsi di due giorni che teniamo tutti gli anni in Sezione in modo da formare il maggior numero possibile di persone capaci di intervenire tempestivamente e correttamente in caso di
arresto cardiaco. Ricordiamoci, infatti, che in Ticino ci sono circa
250-300 persone all’anno colpite da arresto cardiaco e che la
sopravvivenza di una di queste potrebbe dipendere da noi.
Tra una risata e una spiegazione ai passanti, la mattinata è passata
velocemente ma non altrettanto veloce passerà il bel ricordo di
questo piccolo gesto di solidarietà e di servizio che abbiamo svolto
per il nostro paese.
Vittoria Viganò
18
oggi samaritani 02/2016
•
Sezioni, Associazione
Colonna
Invito dell’Associazione Sezioni Samaritane Ticino e Moesano
Sezioni, partecipate alla Giornata 144
Solo un cittadino su due conosce il numero 144; numero di emergenza svizzero per i casi di
emergenza medica. È il risultato emerso da un sondaggio rappresentativo condotto dalla
Basilese Assicurazioni e dalla Federazione svizzera dei Samaritani (FSS) nel corso del 2012.
Una persona su tre, in caso si urgenza, non sa chi chiamare. Queste persone devono prima
chiedere a qualcuno o cercare il numero in altro modo. Una persona su cinque raggiunge lo
stesso l’obiettivo per vie traverse, chiamando un altro numero di emergenza (per esempio
quello della Polizia o dei vigili del fuoco).
Il 14 aprile (14.4.) sarà la giornata in cui promuovere la conoscenza di questo numero.
Invitiamo le Sezioni a farsi promotrici di questa importantissima informazione, in maniera
semplice ma efficace, cogliendo così anche la possibilità di mostrare ciò che facciamo
durante l’anno.
Eccovi alcune semplici proposte di attività che potrebbero essere organizzate il 14 aprile
prossimo (14.4.):
•inviare un’e-mail a tutti i soci ricordando loro (e ai loro familiari) la giornata 144 e il
numero da comporre per le urgenze;
•allestire uno stand informativo davanti a un negozio in paese, distribuendo gli opuscoli
gratuiti sui numeri di soccorso (possono essere richiesti allo shop della FSS);
• scrivere l’informazione sui social network e sulla propria pagina internet;
Che cosa c’entriamo noi Samaritani? È importante chiarire che, pur non occupandoci
del soccorso e trasporto pre-ospedaliero, durante i nostri corsi (in particolare i Corsi soccorritori e BLS-AED) istruiamo «laici» del soccorso e siamo in qualche modo investiti in primis
della responsabilità di diffondere tra la popolazione questo numero essenziale!
Forza, allora! Cogliamo l’occasione e con un semplice gesto facciamoci conoscere e
soprattutto facciamo conoscere il numero 144.
Nicodemo Cannavò, Presidente ad interim
«oggi Samaritani» 02/2016
Data di apparizione: 10 febbraio 2016
Editore
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Organizzazione di salvataggio della CRS
Aiuto concreto ai
Samaritani di montagna
La Fondazione per i Samaritani
di montagna sostiene con i suoi
contributi le Sezioni Samaritane
che si trovano sopra gli 800 m. s/m
come pure le Associazioni cantonali
delle regioni di montagna (vedi
anche www.samariter.ch).
Nel mese di dicembre scorso ho
avuto il grande piacere, in qualità
di delegato della Fondazione, di
rendere visita alla Sezione Samaritani
di Savièse. Il presidente della Sezione
René Liand aveva fatto richiesta e
ottenuto un sostegno finanziario da
parte della Fondazione per l’innovativo progetto Sama’s Kids. Trenta
giovani tra i 5 e i 15 anni s’incontrano regolarmente per dei pomeriggi
formativi; arrivano dai Comuni di
Savièse, Grimisuat, Ayent, Arbaz,
Erde e Crans-Montana. Sono
coordinati dai monitori di Sezione e
da formatori che hanno seguito il
corso «Lavorare con i bambini e i
giovani». L’entusiasmo, la gioia e
l’atmosfera generale mi hanno
profondamente colpito.
Attualmente (dati 2015) in Svizzera
i gruppi Help sono 123 con più di
2800 giovani partecipanti. Con
piacere lavoriamo e siamo in linea
con la Strategia 2020 che, oltre ad
aumentare i gruppi Help, incentiva
anche i progetti Sama’s Kids come a
Savièse.
Vi ricordo che la Fondazione è a
vostra disposizione per sostenere,
oltre a progetti nell’ambito della
Strategia, anche i costi di formazione
e di aggiornamento con il nuovo
sistema di formazione specialmente
per i monitori Help. Basta inoltrare
la richiesta con largo anticipo… e
non a progetto concluso.
Vi auguro un
buon mese di
febbraio.
Renato
Lampert, vice
presidente
della FSS
oggi samaritani 02/2016
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Un Samaritano nel deserto pagina 4