PASQUALE PAPA
(Note bio-bibliografiche con documenti inediti)1
ato a Santa Maria Capua Vetere il 19 dicembre 1860 da Domenico,
medico, e da Filomena delle Chiaie, Pasquale Papa2 completò a Napoli
gli studi avviati nel Liceo “Alessio Simmaco Mazzocchi” della sua città
dopo che le autorità comunali, forse per allontanare uno scomodo Bruto
Fabbricatore3, lo avevano chiuso per intitolarlo “Principe Tommaso di Savoia”. Dopo aver frequentato con scarso profitto la Facoltà di Giurisprudenza
dell’Università di Napoli, si trasferì nel ’79 all’Istituto di Studi superiori di
Firenze dove, sotto la guida di Adolfo Bartoli4 di cui divenne allievo prediletto, conseguì con lode la laurea in Lettere e continuò a formarsi nella
scuola storica che all’epoca annoverava nomi di prestigio5. Stabilitosi definitivamente a Firenze, sposò Elvira Bertini dalla quale ebbe quattro figli.
Morì per broncopolmonite a Firenze il 25 febbraio del 19396.
Papa intrattenne rapporti con numerosi protagonisti della cultura letteraria del tempo — tra essi Carducci7 — realizzando ricerche e studi i cui
esiti videro la luce nell’ultimo ventennio dell’Ottocento con un discreto
successo. Intraprese la carriera di insegnante di Lettere nel Liceo “Galvani”
di Bologna8 e nel “Galilei” di Firenze in qualità di incaricato prima di entrare nei ruoli dell’Istruzione pubblica, per concorso nel 1888 e per meriti nel
’93, quando fu per un lungo periodo nel liceo “Michelangelo” dopo una
breve parentesi presso l’Istituto Tecnico di Girgenti e il Liceo di Sassari.
Insegnò anche nel Collegio militare9 e nella Scuola di Architettura di Firenze10. Divenne Provveditore agli studi di Perugia e poi di Arezzo.
Applicato nel 1888 presso la Deputazione di Storia patria per la Toscana, strinse amicizia con Alberto del Vecchio11 con il quale qualche tempo
dopo tenne una corrispondenza. Nell’ ’89 collaborò con Bartoli12 e altri alla
catalogazione dei Manoscritti Ashburnhamiani e Panciatichiani della Biblioteca Nazionale di Firenze per poi lavorare per qualche tempo alla Laurenziana. In questi anni alternò l’attività di docente a quella di studioso e di
promotore editoriale. Diresse, infatti, con Giuseppe Lando Passerini13 la
“Biblioteca storico-critica della letteratura dantesca”14 presso l’editore Zanichelli di Bologna, collana che uscì dal 1902 in una seconda serie con il solo
suo nome15.
Grazie ad un buon numero di pubblicazioni che riscossero anche un
discreto successo negli ambienti accademici, maturò l’idea di conseguire la
libera docenza in Letteratura italiana. Il 31 maggio del 1903, commissari
Giosuè Carducci, Severino Ferrari e Giuseppe Albini16 superò l’esame per
N
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171
titoli17 assumendo presso l’Università di Bologna la qualifica che mantenne
dal 26 novembre 1903 all’anno accademico 1935-’3618. Il 26 maggio 1905,
su proposta della Facoltà di Lettere, gli fu affidato l’insegnamento di Letteratura italiana in prosieguo di una supplenza tenuta da Carducci19.
Papa partecipò attivamente alla vita culturale fino al 1931; da questa
data in poi non si hanno notizie di suoi scritti né di altri impegni di natura
letteraria.
Documenti
Bologna, Archivio Storico dell’Università.
Relazione per la libera docenza del dr Pasquale Papa20
Il dottor Pasquale Papa, insegnante di lettere italiane nel regio liceo
Michelangiolo di Firenze, già del R. Liceo Galvani di Bologna, chiede per
titoli la libera docenza in “Letteratura italiana” presso la ra Università di
Bologna.
I titoli accademici e didattici che presenta sono: — il certificato di
avere ottenuto la laurea in lettere con pieni voti assoluti nella discussione,
e con la dichiarazione di lode nella dissertazione presso il regio Istituto di
Studi Superiori pratici e di perfezionamento in Firenze; — i decreti e le
partecipazioni ufficiali da cui si rileva che, entrato nell’insegnamento appena laureato, rimase dieci anni nel Ginnasio Galilei di Firenze, passando via
via da incaricato a reggente: per concorso nel 1888 e a titolare nel ’93 per
anzianità e per merito. Ebbe fra tanto diversi incarichi speciali: collaborò al
Catalogo dei mss. della Biblioteca Nazionale fiorentina sotto la direzione
di Adolfo Bartoli; nell’ ’89 era chiamato a far parte dei compilatori dei Mss.
Ashburnhamiani acquistati allora; nell’ ’88 fu comandato presso la Re Deputazione di Storia Patria per la Toscana. Nell’ ’89 era incaricato di compilare
il catalogo dei mss. Panciatichiani. Essendosi interrotto detto catalogo, era
l’anno dopo incaricato d’insegnare Lettere italiane e Storia nella Regia
Scuola completa d’Architettura pure in Firenze. Nel ’93 vincerà per concorso il posto d’insegnante di Storia nell’Istituto tecnico di Girgenti e contemporaneamente l’altro di Italiano nel Collegio Militare di Firenze. Nel ’95
andò insegnante di lettere italiane nel liceo di Sassari, e quindi per merito
fu trasferito alle migliori destinazioni di Bologna e Firenze, nella quale
ultima città andò col grado di titolare ad personam.
I lavori a stampa che il prof. Papa presenta sono trentuno: sette dei
quali trattano della nostra Storia letteraria; sei sono pubblicazioni di antichi
testi; sei d’illustrazione dantesca; tre di pura bibliografia; cinque di Storia
172
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politica e di varia cultura; quattro in fine raccolgono i suoi versi. Nei lavori
di storia e critica letteraria — o tratti, giovanissimo ancora, dei Commenti
a delle versioni latine dei sepolcri di Ugo Foscolo, — o dia notizie del
secentista Niccolò degli Albizzi, pubblicandone i villerecci madrigali, Le
Fiorette, Le Moroselle ecc, — o illustri un documento inedito riguardante
Cino da Pistoia studente a Bologna, o prenda in esame l’opera del Müntz
riferentesi alla storia letteraria e artistica del Rinascimento; — il Papa dà
prova di essere sicuro della materia e maturo di giudizio.
La bontà del metodo pur filologico, la sicurezza del giudizio, la copia
e la varietà dell’erudizione si trovano poi confermate nella pubblicazione
degli antichi testi: citiamo il Frammento di un’antica versione toscana della
“Disciplina Clericalis” di S. Alfonso, le Rime di Ser Matteo di Landozzo
degli Albizzi, — i Canti di antichi cavalieri, — ed in ispecie La leggenda
di S. Caterina d’Alessandria notevole per le ricerche sull’antico rimatore
Ruggiero Apugliese.
Ancor migliori ci sembrano i lavori danteschi: ricordiamo L’Ambasceria di D. Al. A Bonifazio VIII (1301), lavoro che il compianto Bartoli,
essendo ancora il Papa studente, volle porre in appendice al tomo quinto
della sua Storia della Letteratura italiana; e tale che anche oggi dai più è
ritenuto definitivo: e l’ultimo recentissimo lavoro I ritratti di Dante in S.
Maria Novella ha ottenuto pubblica lode come di uno dei più notevoli scritti
apparsi negli ultimi tempi sulla iconografia dantesca.
Può tornare a merito del valente professore l’avvertire che egli ha
fondato e diretto insieme col conte Passerin la Biblioteca storico-critica
della letteratura dantesca che si pubblica in Bologna dallo Zanichelli.
A tutti i citati lavori i quali, con gli attestati del suo servizio scolastico,
stanno a mostrare come da circa 18 anni il prof. Papa senza mai venir meno
ai suoi doveri d’insegnante liceale abbia volto l’impegno e le forze
all’incremento degli studi della nostra letteratura, altri se ne debbono aggiungere i quali ci fan testimonianza della larghezza ed interezza di sua
coltura e dell’eleganza sua nell’arte dello scrivere. La proprietà e la correttezza nella prosa si nota in tutte le opere sopra indicate, l’eleganza della
verseggiatura nelle poesie varie di metro e d’intonazione che presenta coi
titoli di Madrigali — Maggiolata — Trittico ecc.
Che gli studi letterari allarghi e compia poi con gli studi della Storia
dell’Arte e della Storia politica e civile si vede nello scritto su Tommaso
Frescobaldi all’assedio di Genova, 1427, e nell’Autobiografia di un veterano (generale Enrico della Rocca); e nella citata recensione sul libro del
Müntz ecc.ecc. Né teme sobbarcarsi a lavori d’Archivio e Biblioteca, come
appare nella descrizione dei Codici Panciatichiani della Ra Biblioteca Na-
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173
zionale di Firenze e in altri minori lavori.
Perché, dunque, il Dottor Pasquale Papa ci si mostra fornito di molta
e varia coltura, acuto nella critica ma senza sottigliezze, sicuro nel metodo;
operoso e infaticabile nella ricerca e nel produrre, degno di lode pure nel
doppio stile; noi — tenendo conto ancora della sua lunga e lodata carriera
nelle scuole secondarie — quantunque non presenti a modo di volumi ma
alla spicciolata i suoi scritti, il che può anche essere segno di modestia; noi
non ci peritiamo di proporre alla Facoltà che sia ammessa la sua domanda
e gli sia conferita la libera docenza per titoli in Letteratura italiana.
Bologna 31 maggio 1903
Giosuè Carducci
Severino Ferrari
Giuseppe Albini
Lettere di Pasquale Papa a Giosuè Carducci
Bologna, Casa Carducci. Archivio dei Corrispondenti. Cartone LXXXV, 21
(23.799-820)
1.
[23.799. Lettera autografa senza busta, con allegato]
Illustre Professore,
A Lei che vive tra’ giovani ed è giovanissimo di cuore e d’ingegno, a Lei,
salutata principe de’ poeti viventi, offro il povero carme, che la sparsa ruina
di Pompei ha saputo ispirarmi. A piè di cotesti versi leggerà un nome ignoto
ed oscuro; ma non dubiti, signor Professore: son giovane, ed i miei vent’anni mi danno fuoco abbastanza per comprenderla ed amarla ne’ suoi canti
sublimi.
Santa Maria Capua Vetere 28 (ot)tobre 1879
Pasquale Papa
[Allegato]
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Pompei
(A Giosuè Carducci)
Risorge Pompei. Squarciata la trama de ’l tempo
Ne l’arso suolo sta solitaria e unita:
Pe ’l cielo s’allarga la densa colonna di fumo,
Torva siccome il giorno che la nascose al mondo.
E par che dica: “Tu sfidi de’ secoli il piombo,
[
5
Tu l’erme scavi, tu i capitelli infranti,
O figlio de l’uomo e ti predichi rege de’ mari,
Né ti spaventa l’atra lava d’inferno e i mugghii.
M’odi: detergi la fronte sudata, rinunzia a gli ardiri,
Fiacca l’orgoglio tuo, che ti divora il core.
[10]
Ripiglia su gli omeri l’estenuäto badile,
Vola a’ tuoi figli, lascia i sepolcri in pace”.
Ma da gli intercolumnî de ’l Foro superbo,
Da’ peristili e da i sogli sospesi e tristi;
Da le porfirie conche, in cui guizzano mille
[15]
Voluttuöse, lattee forme patrizie ignude;
Da’ templi e da gli atrii, da le superbe scale,
Da gli alti podi, da le deserte cavee
Un coro s’innalza, che dice: “Vogliamo la luce,
La gloriösa nostra luce di Roma antica;
[20]
Vogliamo distenderci a specchio de l’onde turchine,
Cullarci in questa mistica melodia”.
Santa Maria Capua Vetere 26 ottobre 1879
Pasquale Papa
]
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175
2.
[23.800. Lettera autografa con busta; allegati due fogli piegati e spillati al
centro]
Illustrissimo Giosuè Carducci
Professore nella Università di Bologna
Illustre Sig.r Professore,
È desiderio di migliorare, che mi spinge a sottoporre al suo giudizio questi
versi che scrissi fa due anni, villeggiando in un paesello delle nostre
Provincie. È lì un castello, che sovrasta alle case che si girano intorno al
monte, offrendo a chi guarda uno spettacolo de’ più belli ed attraenti. Qua
e là sono sparse le rovine delle antiche mura, a mo’ di scaglioni, che
rendevano inespugnabile quella rocca, antica dimora dei Duchi di
Presenzano. Ho detto ciò per la intelligenza di taluni versi, riserbandomi di
chiarir qualche altra cosa in qualche noticina, che è mia intenzione di far
seguire al Canto se da lei mi verrà incoraggiamento a pubblicarlo. In questo
caso mi permetterebbe ella di mandarlo attorno col suo nome in fronte?
Sarei così soddisfatto di un ardente mio desiderio, che mi nacque
nell’animo, leggendo la prima volta i suoi versi. È un tributo
meschinissimo, ma lo fa grande l’animo che lo accompagna.
Quel canto farebbe parte di una raccolta di versi giovanili, raccolta che fo
a 19 anni, non per ismania di fama, ma per domandare al pubblico se debba
continuare, ovvero fermarmi.
Mi creda con la più profonda stima.
Santa Maria Capua Vetere 4 aprile 1880
Di lei devot.mo
Pasquale Papa
[Allegato]
Medio evo
(Tra le ruine del castello di Presenzano)
Sia che nel candido
Velo nascosa
176
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L’aurora tremoli
Color di rosa;
[4]
O sia che placido
Per l’arso piano
Regni il silenzio
Meridiano;
[8]
O che nel torbido
Seno del fiume
Scintilli Sirio
Dal rosso lume,
[12]
Sento nell’anima
Quasi smarrita
Calarmi l’alito
D’un’altra vita
[16]
Dentro ai tuoi ruderi,
Grigio castello,
Quanto più orribile,
Tanto più bello!
[20]
Sul nero vortice
Stanca, sbattuta
Passa la rondine
E ti saluta;
[24]
Passa, né il rapido
Volo raccoglie
Su per le dirute
Pendenti soglie.
[28]
Sola tra i cespiti
Bella romita
Da’ bianchi petali
La margherita
[32]
Piange, dei miseri
Eterna amica,
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Sul tuo cadavere
La pompa antica:
[36]
Piange, serrandosi
Nel suo dolore,
Finché una pecora
Le schianti il core;
[40]
Finché una vipera
Le passi a lato
E spruzzi l’alito
Avvelenato;
[44]
Finché dai zefiri
I molli baci
Cedano al turbine
D’austri pugnaci.
[48]
***
Di sotto al ferreo
Giogo degli anni,
De’ vecchi secoli
Di sotto ai vanni
[52]
Ancora accennano
Come regine,
Ancora ridono
Queste ruine.
[56]
E, come l’edera
Bruna, serpente
Ricinge l’obice
D’amplesso ardente,
[60]
Così sul ripido
Fianco del monte
Sali, e invincibile
Levi la fronte
[64]
178
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Da tanti secoli,
Grigio castello,
Quanto più orribile,
Tanto più bello!
[68]
***
Tra le magnifiche
Torri mozzate,
D’un’aura tepida
Imbalsamate;
[72]
Sotto alle squallide
Volte nascose;
Tra le ciclopiche
Mura corrose;
[76]
Dei merli aerei
Sopra i piperni
Che non si scossero
Per mille vermi
[80]
Erra fantastico,
D’arte invasato
Qualche poetico
Innamorato:
[80]
E sveglia i nobili
Fasti e le glorie,
Di dieci secoli
Sveglia le storie;
[84]
E dalla gelida
Carcassa immane
Ti chiede il fascino
D’ebbrezze arcane.
[88]
Chiede. E s’affacciano
Al suo pensiere
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Mille fantasmi,
Mille chimere.
[92]
Chiede. E il tetragono
Sire del monte
Ripiglia l’anima,
Leva la fronte,
[96]
E sfida i popoli
Co’ mille armati,
E sfida Solima
Co’ suoi crociati.
[100]
***
Stridono i cardini,
Il ponte cala,
Echeggia l’atrio,
Splende la sala;
[104]
E lampi schizzano,
Striscian le gonne
Fanciulle candide
Come madonne.
[108]
Altera, languida
Siede sovrana
Dagli occhi ceruli
La castellana;
[112]
Dal petto eburneo
Voluttüosa,
Altera, languida
Strappa una rosa,
[116]
E tra le invidie
Di mille alteri
Gitta al più amabile
De’ cavalieri.
[120]
180
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Avvampa d’odio,
Arde d’amore,
E sfugge un fremito
Al trovatore:
[124]
Vorria, di rabbia
Pallido e smunto
Le corde infrangere
Del suo cinto;
[128]
Vorria, terribile,
Insiem col fiore
Del biondo principe
Svellere il core
[132]
Ma, l’aspro fulmine
Del suo signore
Fuggendo pallido
Il trovatore,
[136]
Chiude i suoi palpiti,
La sua speranza
Nel trillo languido
D’una romanza;
[140]
O ad altre splendide
Sale dorate
Versa il tripudio
Delle ballate.
[144]
Muore, e se un zefiro
Bacia la fossa,
Il cor gli sanguina,
Fremongli l’ossa:
[148]
Muore e lo spirito
Del menestrello
Tra le macerie,
Vecchio castello,
[152]
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Ancor l’anatema,
Spirto implacato,
Scaglia sul principe
Innamorato!
[156]
***
Ed or rispondimi:
Di’, se lo sai,
Superbo scheletro,
Quando cadrai?
[160]
Quanti altri secoli,
Vecchio sublime,
Farai la guardia
Su queste cime?
[164]
Quanti altri popoli
Vedrai salire
Come meteore
E poi sparire?
[168]
Di’, testimonio
D’avo famoso,
Anche cadavere
Sarai sdegnoso?
[172]
Ma mentre il fulmine
Scote i graniti,
Tu gli invincibili
Spalti turriti
[176]
Adergi intrepido,
E, in guerra aperta
Col ciel, con gli uomini
Stai sempre all’erta!
[182]
Ottobre 1878
Pasquale Papa
182
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3.
[23.801. Lettera autografa con busta]
Prof. Comm. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Roma
Bologna 5 maggio ’97
Illustre Sig.r Professore,
Le sono gratissimo del duplice dono, che attribuisco solo e interamente
alla sua grande gentilezza. Quei due fascicoletti mi saranno cari, e perché
mi vengono da lei, e perché serbano all’avvenire la sua parola ispirata da
due alte e nobilissime cause.
Accolga dunque, illustre Sig.r Professore, i miei più vivi ringraziamenti e
mi creda, col massimo rispetto,
di lei devmo obbligmo
P. Papa
4.
[23.802. Lettera autografa con busta]
Al Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Via del Piombo
Bologna
Firenze 27 sett. ’97
50 Via Bolognese
Illustre Sig.r Professore,
Mio suocero, che ha per Lei un vero culto, ha potuto avere dalla vedova del
suo povero amico il Dr. Barbini, L’Arpa del popolo, che Ella pubblicò a
Firenze quarantadue anni or sono e che in questo esemplare, nel foglio
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183
posteriore della copertina, porta una dedica affettuosa e nobile del Padre di
Lei al compianto Dr. Barbini. Pensando che il possedere questo libro Le
possa far piacere, mi incarica di offrirglielo in nome suo, pregandola di
scusare se la conservazione di esso lascia alcun poco a desiderare.
Io, nell’adempiere al gradito incarico, Le porgo i miei rispettosi ossequi e
col desiderio di presto rivederla mi confermo di lei dev mo
P. Papa
5.
[23.803. Lettera autografa con busta]
Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Via del Piombo
Bologna
Firenze 18 gennaio ’98
Biblioteca Laurenziana
Illustre Signor Professore,
Appena giunto qui, il mio primo pensiero fu di chiedere al Rostagno25 le
bozze del Canzoniere Rediano 9, secondo che Ella mi aveva detto di fare.
Il Rostagno però non mi ha date queste bozze, perché desidera di finir lui
questa revisione: mi assicura di aver già scritto a Lei in questo senso,
promettendo di inviarle al più presto il lavoro compiuto. In fatto ho veduto
io stesso che ha ripreso in mano le bozze e, se non s’ interrompe di nuovo,
potrebbe, fra non molto, essere all’ordine. Speriamo bene. In ogni modo
attendo da lei disposizioni per regolarmi in proposito.
Del mio nuovo ufficio non sono, per ora, né scontento né contento: passo
il tempo a far delle schede, mentre vorrei e, credo anche, potrei far qualcosa
di più utile e di meno umile. Ho del resto il compenso di veder contenta mia
moglie vicina alla sua famiglia; se questo non fosse, non potrei davvero
consolarmi di aver lasciata Bologna. Mi adoperi, La prego, in quel
pochissimo che valgo, e mi creda col massimo ossequio di Lei
devmo obbligmo
P. Papa
6.
184
ARCHIVIO
[23.804. Lettera con busta]
Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Bologna
Firenze 2 aprile [1898]
Illustre Sig.r Professore,
Desidero inviarle una parola di vivo ringraziamento pel dono prezioso,
accompagnato da parole che mi lusingano e mi onorano oltremodo. Ho
riletto con grandissima compiacenza il suo geniale fascicoletto e mi è parso
di rivivere nella scuola, dove qualche mese fa ho ascoltato con ammirazione
ed entusiasmo le cose vere e profonde, che ora mi arrivano come grato
ricordo della sua benevolenza per me. Le sono riconoscentissimo. Spero fra
una quindicina di giorni di poter ossequiarla di persona a Bologna; mi ero
prefisso di venir prima; ma devo stasera partire per Napoli insieme con mia
moglie e il bambino.
Con profondo ossequio, mi permetta, sig. r Professore, di confermarmi di
Lei devmo obbligmo
P. Papa
7.
[23.805. Cartoncino postale autografo, intestato “Collezione di opuscoli
danteschi inediti o rari. Diretta G. L. Passerini. Firenze. Calimara. S. lapi.
Di Città di Castello. Editore”].
Senatore Giosué Carducci
Bologna
11 di luglio 98
Ill. e cariss. Senatore,
il Solerti28 mi invita a mandarLe un esempl. della mia “Vita nova”29. Come
fare se non ne ho più? Sentirò l’Olscki, ma temo non ne abbia neppure lui.
Ora non potrebbe Ella far ricerche alla posta, giacché io Le mandai il
fascicolo fino dall’ 8 di giugno, e ne serbo ricordo nel quaderno dove uso
segnare lettere e libri spediti. Desidererei saper qualcosa in proposito,
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185
perché mi duole che il libretto sia smarrito e più ch’Ella mi abbia forse
creduto negligente verso di Lei, sempre primo a ricevere cose mie. Veda
che non sia rimasto in qualche angolo della sua biblioteca. Dovette arrivare
quand’Ella era a Recanati.
Aff. saluti,
Papa
8.
[23.806. Lettera autografa con busta, recapitata a mano]
Al Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
S.P.M.
Bologna 4 dicembre ’98
Illustre Sigr Professore,
Nella grande sventura che ha colpito Lei e la sua famiglia permetta che
anche io, come tutti quelli che Ella onora della sua amicizia, mi associ al
suo profondo dolore e Le auguri dal più vivo dell’anima il coraggio e la
forza che Le occorrono per sopportare la dolorosissima prova.
Mi creda, col più profondo rispetto di Lei
Devmo
P. Papa
9.
[23.807. Lettera autografa con busta, entrambe intestate “Biblioteca storicocritica della Letteratura Dantesca”]
Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Bologna
Firenze 17. 3. ‘900
29. Via Cavour
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Illustre Sigr Professore,
Io sono come gli spiriti dell’Antipurgatorio, cui l’ansia e il desiderio
spronano per modo, che la loro insistenza può giungere fino alla molestia.
Ella nella sua bontà, che io ho sperimentata grandissima, vorrà compatirmi
e scusarmi, se oso riparlarle delle cose mie, per chiederle se posso ancora
sperare in un suo giudizio, relativamente alla domanda di docenza, da me
presentata ora è un anno.
Ella volle ascoltarmi benevolmente, né mi disanimò, quando Le esposi le
circostanze, che mi indussero a presentare e a mantenere quella domanda,
la quale poteva e doveva aspettare che le condizioni della sua salute
ritornassero buone, come per somma fortuna di tutti, son ritornate.
Se io dunque non ho demeritato della sua benevolenza, voglia permettermi
la preghiera, che una sua parola mi tragga dalla più penosa e ingrata delle
incertezze. Di che non so dirle quanto le sarò riconoscente.
Saremo lieti di averla presto qui. La primavera fiorentina si preannunzia
trionfale ed Ella non vorrà mancare di godersela anche quest’anno.
Mi creda, Signor Professore, col più grande rispetto e con affezione
sincerissima
a Lei devmo e obblmo
Pasquale Papa
10.
[23.808. Lettera autografa senza busta]
Bologna 12 aprile 900
Signor Professore,
io ho un gran rimorso e una grande paura: il rimorso di non averle aperto
prima l’animo mio, la paura di riuscirle molesto, ora che Ella ha
specialmente bisogno di tranquillità e di riposo. Dal primo non potrebbe
assolvermi che la sua singolare bontà, dalla seconda neppure quella forse,
perché la reverenza che Ella m’ispira fu sempre commista ad un sentimento
di così invincibile soggezione, che, come Ella vede, pur potendo parlarle fra
qualche giorno, preferisco di scriverle.
Ella indovina, si tratta della mia malaugurata domanda di libera docenza.
In verità io non l’avrei presentata quest’anno, pensando che Ella ora
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187
intende, ed a ragione, di riposarsi affatto da ogni grave pensiero e cercar
soltanto la sua salute preziosa, che tutti con indicibile gioia Le vediamo
ritornata. Ma da una parte le insistenze amichevoli del prof. Bertolini, che
mi diceva di averle parlato della cosa (io non me ne son mai sentito il
coraggio), e di non averne riportata l’impressione che a Lei spiacesse o
rincrescesse; dall’altra il fatto di non aver io ottenuta fino a quasi
quarant’anni la più piccola soddisfazione, sia morale sia materiale, dalla mia
disgraziatissima carriera, per quanto abbia sempre lavorato con coscienza
e fatto il mio dovere, mi fecero risolvere a presentar la domanda. Ella,
signor Professore, è uomo di genio, ma è anche uomo di cuore, due cose che
assai di rado si trovano riunite nella medesima persona, e come uomo di
cuore non può volere la mia rovina; e questa sarebbe inevitabile, se io fossi
costretto a ritirare la mia domanda. Nessuno dubiterebbe che Ella mi abbia
giudicato indegno a questa aspirazione, contro la quale io mi troverei affatto
disarmato, peserebbe disastrosamente su tutto il mio avvenire.
Il prof. Bertolini, nella sua lettera, mi parla soltanto di rinvio, non volendo
Ella prendere via in esame i miei titoli; io La prego, vivamente, Signor
Professore, di volermi assicurare che si tratta proprio di un rinvio e non di
un rifiuto. Sappia che io son disposto ad aspettare tutto il tempo che Ella
vuole, e, siccome io non devo fare appello soltanto al suo cuore, Le dico,
che, se anche è sua opinione che i miei lavori non sono bastevoli a provare
la mia idoneità, io son pronto a chiedere di essere sottoposto all’esame,
purché la mia reputazione, che ora è tutta nelle sue mani, sia salva.
Creda, signor Professore, che nulla è per me più amaro, che esserle in
questo momento cagione di molestia, e confido nell’animo suo buono,
perché voglia perdonarmi. Comunque, io sarò sempre, finché viva, a Lei
devotissimo e affezionatissimo.
P. Papa
11.
[23.809. Cartoncino con busta, entrambi intestati “Biblioteca storico-critica
della Letteratura Dantesca”]
Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Bologna
Firenzenze 23 dec. ’900
29, Via Cavour
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ARCHIVIO
Illustrissimo Signor Professore,
Permetta anche a me, che ho sempre viva nell’animo la venerazione per
Lei, di far voti che il nuovo anno imminente Le porti tutti e i maggiori beni
che Ella possa desiderare per sé e per la sua famiglia. Che Ella possa essere
conservata alla patria nostra per molti e molti anni ancora, sano e robusto
nel corpo e nella mente, faro luminoso nella tenebra piuttosto fitta che ci va
ravvolgendo.
Mia moglie e mio suocero si uniscono a me in questo voto e La pregano
di gradire i loro ossequi. Voglia ricordarmi alla sua signora e al Cav.
Gnaccarino e porger loro i miei auguri; Ella, signor Professore, mi creda
con profondo rispetto a Lei devotissimo e affezionatissimo
P. Papa
12.
[23.810. Lettera senza busta, intestata “Società dantesca italiana.
Commissione Esecutiva Fiorentina. Lettura pubblica di Dante”]
Firenze 20 giugno 901
29, Via Cavour
Illustre Signor Professore,
La Commissione esecutiva per la lettura pubblica di Dante, memore di
un’antica e generosa promessa di Lei, dà a me, come uno dei suoi membri,
il graditissimo incarico di comunicarle il voto unanimemente espresso
nell’ultima adunanza, che Ella voglia cioè acconsentire di leggere l’anno
prossimo un canto della Commedia.
Sarebbe una festa veramente solenne per Firenze, il giorno, in cui Ella,
venerato Maestro, salisse la bella cattedra di Orsammichele per dichiarare
con la sua parola altissima e luminosa il pensiero del Sommo dei Sommi!
Nessuno più di Lei ne ha il diritto.
Nel nome di Dante adunque noi osiamo pregarla istantemente di voler
accogliere con animo benevolo l’invito, che io mi reputo fortunato di
trasmetterle, e, ove il nostro voto debba essere per avventura da Lei
esaudito, di indicarmi quale dei canti, tra il XVIII e il XXXIII del
Purgatorio, Ella acconsentirebbe d’illustrare. Accolga, illustre Signor
ARCHIVIO
189
Professore, i miei ossequi rispettosi e permetta che io mi confermi a Lei
devotamente affezionato
P. Papa
13.
[23.811. Lettera autografa con busta]
Prof. Giosuè Carducci
Bologna
Firenze 1 del ’902
Illustre Sig.r Professore,
Possa il nuovo anno crescere vigore alla sua preziosa salute, perché Ella
sia conservata lungamente alla patria nostra, che guarda in Lei come in una
stella luminosa, benigna e solitaria nella grandezza!
Oggi, che l’Opera Sua gloriosa sta nella sua interezza sotto gli occhi del
mondo civile, il pensiero di ogni italiano si rivolge a Lei con maggiore
intensità di affetto e di ammirazione e forma gli auguri più fervidi per la sua
felicità.
Voglia, Signor Professore, accogliere benevolmente anche quelli che dal
fondo del cuore le invia il suo devmo affmo
P. Papa
14.
[23.812. Cartoncino autografo con busta]
Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Bologna
Firenze 6 aprile [1902]
Illmo Signor Professore,
Mi dolse di non averla potuta ossequiare prima della sua partenza. Le invio
il volumetto del Dr. Estelrich, che non potei consegnarle martedì:
190
ARCHIVIO
l’Estelrich è uno dei suoi traduttori spagnoli e si occupa con intelligenza
delle cose nostre.
Fui molto contento di averla veduta qui così bene in salute e Le auguro
tutto quanto di meglio si può augurare ad una persona carissima e
veneratissima. Gradisca gli ossequi rispettosi di chi Le è devotamente
affezionato
P. Papa
[Sul margine sinistro del foglio]
Il Dr. Estelrich sta a Palma di Majorca (Isole Baleari).
15.
[23.813. Cartoncino autografo con busta]
1 del ’903, Firenze
Signor Professore,
Accolga gli auguri più vivi e cordiali da chi Le è affezionatissimo e spera
di rinnovarglieli ancora per una lunga serie di anni. Vorrei anzi che Ella
fosse immortale nella carne, come è nell’intelletto.
Si degni di conservarmi la sua benevolenza, avendomi tra coloro che a Lei,
Signor Professore, sono più fidatamene devoti e riconoscenti.
P. Papa
16.
[23.814. Telegramma da Firenze, 8 giugno 1903]
Giosuè Carducci – Bologna
Accolga espressione animo mio profondamente grato alta sua
benevolenza. Ossequi reverenti. Papa
17.
[23.815. Cartoncino autografo senza busta, intestato “Biblioteca Storicocritica della Letteratura Dantesca”]
ARCHIVIO
191
Firenze 31 dicembre [1903?]
Signor Professore,
L’anno che sta per nascere porti a Lei ogni e massimi bene e l’augurio di
una vita lunga e felice per la gloria sua e della patria italiana.
Questi voti partono dall’intimo petto di chi ascrive a massimo onore di
potersi confermare ultimo fra i suoi discepoli, ma primo nella devota
ammirazione e nel profondo affetto che nutre per Lei.
P. Papa
18.
[23816. Cartolina postale autografa]
Al Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Bologna
25 aprile [1904]
Signor Professore,
Ella è molto gentile di ricordarsi di me con tanta benevolenza e d’inviarmi
in dono prezioso il suo ultimo scritto pariniano, facendo, se è possibile,
crescere in me il debito di gratitudine, che già grandissimo e insuscettibile
di accrescimento ho verso di lei. Mi perdoni l’indugio che ho messo nel
ringraziarla, ma oggi soltanto sono in grado di scrivere, dopo una settimana
trascorsa fra i tormenti di una feroce angina.
Continui ad ammaestrarci con la sua dottrina e più con la sua sapienza,
venerato Maestro; ché noi piccioletti ne abbiamo estremo bisogno. Con gli
ossequi più rispettosi e con animo riconoscente mi abbia a lei devmo
obbligmo
P. Papa
19.
[23817. Lettera autografa senza busta]
29. XII. ’904
192
ARCHIVIO
Illustre Signor Professore,
Poiché Ella è nella pienezza della gloria e il nuovo anno nulla può
aggiungere sotto questo rispetto, che esso Le apporti vigore di salute e
floridezza fisica, perché il suo sguardo tutelare e paterno vigili ancora
lungamente sulla nostra Italia, che oramai non vive che di Lei. Questo è
l’augurio filiale di chi le è devotamente affezionato e profondamente grato.
Pasquale Papa
20.
[23818. Lettera autografa con busta]
Prof. Giosuè Carducci
Senatore del Regno
Bologna
Firenze 6 febbraio [1905]
Illustre Signor Professore,
Un altissimo onore cade sulle mie povere spalle, e Dio faccia ch’io non ne
resti schiacciato. So che Ella, nella benevolenza che mi ha sempre e in tutti
i modi dimostrata, non fu estranea alla designazione che fu fatta di me al
Ministro per supplirla nell’insegnamento delle Lettere italiane, onde io per
questa nuova e singolarissima testimonianza di fiducia Le esprimo come so
e posso la mia profonda riconoscenza. Auguro a me stesso la ventura di non
rimaner troppo lontano o inferiore alla stima, in cui Ella, per sua sola
benignità, mostra di avermi.
Verrò a Bologna nella prossima settimana per pregarla di permettermi che
io Le sottoponga le linee generali del corso che intendo di svolgere e che le
chieda qualche utile consiglio.
Frattanto, Signor Professore, voglia gradire coi sensi della mia viva
riconoscenza anche quelli della più affettuosa devozione, con la quale mi
è caro di confermarmi a Lei sempre obbligatissimo
P. Papa
ARCHIVIO
193
21.
[23819. Lettera autografa con busta]
Giosuè Carducci
Bologna
1 del ’906
Signor Professore,
Il primo giorno del nuovo anno Le giunga il mio reverente saluto augurale,
compendio della mia venerazione e della mia gratitudine per Lei.
E poiché di gloria Ella non ha più bisogno, io Le desidero con tutto il
fervore dell’animo mio sanità vigorosa, onde per molti anni ancora Ella sia
custode e vivo emblema della grandezza d’Italia.
Coi sensi della più affettuosa devozione mi è caro confermarmi, Signor
Professore, a Lei
affmo e obbligmo
Pasquale Papa
22.
[23.820. Biglietto autografo con busta]
Giosuè Carducci
Bologna
Firenze 28 dic. ’906
Auguro al grande Maestro, che onora di tanta luce intellettuale il mondo
civile, ogni e più compiuta prosperità nella venerazione universale e nella
gloria, cui gli anni aggiungono sempre nuovi e più vividi fulgori.
P. Papa
Corrispondenza di Pasquale Papa con Severino Ferrari
Biblioteca di Casa Carducci. Mss. Carducci. Fondo Cillario, Cartone
LXXXIV, 3 (XLIX)
194
ARCHIVIO
[Cartolina postale illustrata di S. Benedetto in Alpe. Autografa]
Al Chiar.mo Prof. Severino Ferrari
Bologna
[27.12.1902]
C.a.
Leggo nel G.d ’Italia che sei ammalato, me ne rincresce molto e ti auguro
di guarire presto e perfettamente. Ossequi alla tua Mamma e alla tua
Signora e saluti cordiali a te dal tuo
Papa
Lettere di Pasquale Papa ad Alberto del Vecchio
Firenze, Deputazione di Storia patria della Toscana
Cartellina intestata a Pasquale Papa contenente dieci lettere manoscritte
numerate a matita, datate tra il 1900 e il 1917.
[1. ‹1› Cartoncino autografo senza busta, intestato “Biblioteca storico-critica
della letteratura dantesca dir. da G.L. Passerini e Pasquale Papa”]
Bologna 30 del 1900
Fuori Porta Saragozza 299
Stimatissimo Sigr Professore,
Eccole l’articolo sulle Lettere al Gozzadini. Ho avuto per un mese e mezzo
la mano destra impedita per una sbucciatura che diventò una piaga, e questo
le spieghi il ritardo. Se potessi vedere le bozze dell’articolo, sarebbe bene:
le rimanderei il giorno stesso. Un’altra preghiera vorrei farle, ed è di un
picciol numero di estratti, perché a qualche interessato io non posso
mandare il fascicolo dell’Archivio. La ringrazio e di nuovo le chiedo scusa
dell’involontario indugio. Gradisca i più cordiali saluti e mi creda di lei
devmo affmo
P. Papa
ARCHIVIO
195
[2. ‹9› Biglietto da visita autografo senza la busta, intestato “Prof. Pasquale
Papa. 23 Viale Regina Vittoria. Firenze]
Mercoledì
Gentilmo. Sigr Professore,
Eccole la circolare per la mia Biblioteca; Le sarei gratissimo se potesse
inserirla nel prossimo fasc. dell’Archivio. Spero che abbia ricevuto
l’annunzio per quella del Luiso. Imbert scrive sollecitando: non si ricorda
che il suo ms. è di circa 400 pp. Ossequiandola col solito affetto mi
confermo a Lei devmo Pasquale Papa.
[3. ‹10› Cartoncino autografo senza busta. Manca il destinatario]
Gentilmo Sigr Professore,
Sto scrivendo l’articolo, che ho dovuto, in parte, rimaneggiare per la
sopravvenuta morte del Müntz. Per il 1o fasc. del ’903 sarà certamente
pronto; solo la pregherei di volermi dire quale è il limite ultimo perché
arrivi in tempo ad essere inserito in quel fascicolo.
La ringrazio e La saluto cordialmente, confermandomi a Lei devmo
P. Papa
[4. ‹2› Foglio autografo senza busta]
20 del ’903
Gentilissimo Sigr Professore
Eccole il ms., La prego per le bozze, di voler dare il mio indirizzo in
tipografia a Viale Regina Vittoria, 23, 2o po, e di tutto la ringrazio
vivamente. Mi abbia sempre pel suo devmo
P. Papa
[5. ‹3› Biglietto postale autografo]
Al Chmo Prof. Alberto del Vecchio
Direttore dell’Archivio Storico italiano
Gabinetto Vieusseux
196
ARCHIVIO
Firenze
Fir. 18 aprile 903
Gentilissimo Sig. Professore,
Ricevo a S.Maria la sua cartolina col triste annunzio: sappia però che il
tipografo mi disse, presente il prof. Morici, che il fasc. sarebbe uscito nella
2a metà d’aprile; e pensi inoltre che le stampe le ebbi sul momento di partire
per Roma, dove mi fu poi malagevole di occuparmene. Questo a spiegare
il mio indugio a rinviarle. Ora la prego di volermi eliminare il danno della
lunga aspettativa, facendomi rimandare al più presto quelle bozze per la 2a
revisione e disponendo che mi siano dati intanto gli estratti, dei quali io farò
naturalmente uso discretissimo, finché il fasc. non sarà pubblicato.
La ringrazio e la ossequio distintamente
a Lei devmo
P. Papa
[6. ‹4› Cartoncino autografo senza busta; manca il destinatario]
Gentilmo Sigr Professore,
Le avevo promesso l’articolo entro la settimana testé trascorsa, ma ho
avuto il mio bambino maggiore gravemente malato, per una ferita al
ginocchio fattosi con un forcone da contadini, che ha prodotta un’infezione!
Ora è fuori pericolo. Io ho avuto appena la testa di occuparmi degli esami.
Finirò in questi giorni l’articolo, nei ritagli di tempo che mi lascia la
commissarìa di Pistoia e glielo porterò subito, ancora in tempo, spero per
essere inserito nel prossimo fascicolo: tanto più che è cosa assai breve.
Mi creda cordialmente a Lei
devmo
P. Papa
11 ott. ’903
[7. ‹5› Cartolina postale autografa]
Al Prof. Alberto del Vecchio
Direttore dell’Archivio Storico italiano
Gabinetto Vieusseux
Firenze
ARCHIVIO
197
Castel d’Ajano,Vergato
21 ag. ’904
Tornato dal mio viaggio in Dalmazia ho trovato qui la sua cartolina: la
ringrazio della premura, ma è stato bene l’indugio, perché solo ieri ho
appreso e per caso, a Bologna che nel Giornale d’Italia c’è un lungo
sproloquio del Livi contro di me. L’ho cercato e letto: è del 14 luglio!
L’amico Livi che ha sparso in Italia a centinaia le copie del G.d’I. col suo
articolo, non ha sentito il dovere di mandarne una a me, suo avversario.
Tutto questo non m’indurrà per nulla il tono sereno e oggettivo del mio
articolo per l’Arch. E gli argomenti restano infatti contro quella cervellotica
cantonata. Farò sulle bozze qualche piccola aggiunta e scriverò una
letterina, forse, al G.d’I. Ma penso malinconicamente alla vanitosa
piccineria degli uomini, cioè di certi uomini, che costringe a sprecare il
tempo alle persone dabbene. Mi creda a lei cordialmente affezionato e si
abbia un saluto di cuore dal suo devmo P. Papa.
[8. ‹6› Cartolina postale autografa]
Al Chmo
Prof. Comm. Alberto Del Vecchio
Direttore dell’Archivio Storico Italiano
Firenze
Arezzo, 28.11.13
Gentmo Professore,
Il Ministero non ha finora disposto nulla per lo scarto delle vecchie
pratiche, ritengo quindi che si possa andare ai primi di gennaio p. v. Per
conto mio nessuna difficoltà di aderire al suo desiderio.
Mi creda coi più cordiali saluti a lei devmo
P. Papa
[9. ‹7› Biglietto da visita autografo senza la busta, intestato “Prof. Dott.
Pasquale Papa. R. Provveditore agli Studi (a penna: ‘presso l’Ispettorato
delle SS. Medie’)”]
10 dicembre 1917
198
ARCHIVIO
Gentilmo Sig. Professore,
La cartolina del Dr. Panella, di cui mi parlò ieri, mi è stata respinta oggi
da Arezzo. Le notizie del Gamurrini ormai le sa; non mi resta quindi che
rendere al Dr. Panella la cartolina di risposta, e di ciò sono obbligato a
pregar Lei, non conoscendo il suo indirizzo. Con mille scuse e con rispettosi
saluti mi confermo a Lei devmo
P. Papa
[10. ‹8› Cartoncino autografo senza la busta]
Martedì
Gentilmo Sigr Professore,
Ho ricevuto gli estratti con cortese sollecitudine e La ringrazio
vivissimamente. Mi perdoni l’indugio e la fretta, ma ho da ieri la bambina
maggiore tra la vita e la morte, con minaccia di meningite! Stamani si è
tenuto contatto col <…> e pare che si possa sperar bene. S’immagini in che
stato siamo.
Mi abbia pel suo gratissimo e affmo
P Papa
Lettere di Pasquale Papa a Pio Rajna
Firenze, Biblioteca Marucelliana
Carteggio Rajna, C.Ra. 1221. 1-5; 7; 13-15.
1.
[C.Ra.1221.2 Cartoncino autografo senza busta e senza data]
Gentilmo Sigr Professore,
So dalla Siga Mussafia che Ella dovrà assentarsi per qualche giorno da
Firenze. Nel caso che la sua assenza dovesse protrarsi a lungo, La prego di
volermi dire a chi à fatto capo per le pratiche circa l’acquisto del terreno nel
ARCHIVIO
199
cimitero di S. Miniato, perché io possa continuarle e sollecitarle, finché Ella
non sia tornata.
Mi scusi e accolga i più cordiali saluti dal suo devmo
P. Papa
Domenica
2.
[C.Ra.1221.1 Cartoncino autografo senza busta e senza data]
Gentilmo Signor Professore,
Non mi sono potuto occupare della nostra faccenda, perché il suo biglietto
mi ha trovato sul punto di partire per Assisi. La mia assenza sarà
brevissima, e, giacché sento che l’indugiare qualche giorno non nuocerà alla
cosa, potremo riprendere e condurre a termine la pratica al suo e mio
ritorno.
La prego di gradire i miei saluti cordiali e credermi a lei
devmo
P.Papa
Giovedì sera
3.
[C.Ra.1221.4 Biglietto postale autografo da Firenze. Il timbro è illeggibile
(1903?)]
Al Prof. Pio Rajna
13: Piazza d’Azeglio
Firenze
Gentilmo Sigr Professore,
Tutti mi assicurano (i miei suoceri compresi, che han veduto coi propri
occhi) che nel cimitero di S.Miniato è l’urna di una bambina cremata. Ciò
rende ancor più inspiegabile il rifiuto. A ogni modo oramai, anche se
volessero ritornare sulla propria decisione, mi parrebbe tardi. Al cimitero
200
ARCHIVIO
di Pinti è stato già segnato il luogo, per quanto non ancora pagato, e credo
che siano già cominciati i lavori di fondazione.
La ringrazio del suo biglietto e la saluto cordialmente.
Devmo P. Papa
Lunedì
4.
[C.Ra.1221.3 Cartoncino autografo senza busta e senza data]
Gentilmo Signor Professore,
Mentre noi discorrevamo dell’opportunità di chiedere le ceneri dell’urna
prima della cerimonia, il Sodini è venuto a casa mia per dirmi, come ha
detto a mia moglie, che la chiusura deve necessariamente precedere di
qualche ora, per toglier via l’armatura di legno. Restiamo dunque intesi
così, e l’avvertirò dell’ora, perché Ella, volendo, vi possa assistere. Il
consolato austriaco è sempre nel medesimo posto: Viale Principessa
Margherita, 58, e il Console è il Comm. Federico Albani.
La prego di mandare un biglietto a S.E. il Comm. Cosenza, Primo
Presidente della Cassazione, che lo gradirà molto. Coi più cordiali saluti mi
confermo
A Lei devmo P.Papa
5.
[C. Ra. 1221.7 Biglietto autografo con busta. Timbro post. “Firenze 8-03]
Illmo Prof. Pio Rajna
84, Via Cavour
Firenze
Fir. 7 marzo 903
Gentilmo Signor Professore,
Le sono grato ugualmente della buona intenzione e profitterò
dell’indicazione che mi fornisce. La morte di Gaston Paris è un lutto per gli
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201
studiosi italiani; per Lei, che fu suo amico ed è insigne cultore di quegli
studi medesimi di cui Egli era gloria e vanto, dev’essere un dolore così vivo
e profondo, come per una sventura familiare, ed io me ne condolgo co [sic]
Lei sinceramente.
Mi creda con ossequio a lei devmo P. Papa
6.
[C.Ra.1221.5 Lettera senza busta su foglio piegato a metà. Delle quattro
facciate sono scritte le prime due]
4 maggio
Gentilmo Sigr Professore,
Mi rincresce che le cose non vadano lisce come si sperava: è da desiderare
che le difficoltà si appianino presto, perché il Sodini mi faceva ieri vive
premure riguardo al terreno, essendo necessario cominciare le fondazioni.
Il Sodini stesso mi accennò, come ora Lei, le preoccupazioni della Signora
Mussafia, per non avermi veduto in questi ultimi giorni. Sono caduto dalle
nuvole e sono subito corso all’albergo; ma non l’ho trovata in casa. La
Signora probabilmente ignorava che io sono stato assente da Firenze alcuni
giorni. Spero che trovando il mio biglietto si sia rassicurata.
Finora le Signorine Richter non hanno dato nessuna risposta alla mia
lettera; ma pare che siano in viaggio.
Coi migliori ossequi mi confermo
a Lei devmo
P.Papa
7.
[C.Ra.1221.13. Cartoncino autografo senza busta, intestato
“Amministrazione Scolastica Provinciale- Arezzo. Il R. Provveditore”]
Arezzo 21 sett. 1916
Chiarissimo Sig.r Professore,
Si sta qui compilando un numero unico in onore di Cesare Battisti, che
sarà commemorato solennemente nel prossimo ottobre, e si desidera che
202
ARCHIVIO
non manchi in esso il nome illustre di Lei. Un suo breve scritto, una
noterella, un pensiero, ciò che, insomma, a Lei piacerà di mandare, sarà
accolto a gran festa e farà crescere d’importanza la pubblicazione.
Confido nella sua squisita gentilezza e, coi più distinti saluti, le porgo fin
d’ora vivissime grazie.
Suo devmo
P. Papa
Vorrei scrivere anche al prof. Vitelli, ma non conosco il suo indirizzo
attuale; Le sarei grato se volesse favorirmelo ed anche di ciò le chiedo scusa
e la ringrazio.
8.
[C.Ra.1221.14. Lettera autografa su quattro facciate, con busta, entrambe
intestate “R. Ispettorato per le Scuole Medie. Circolo di Firenze”]
10 febbraio ’19
Gentilmo Sigr Professore,
Ricevo il suo estratto dantesco e la ringrazio del dono cortese. L’ho letto
con vivo interesse e, per la parte che mi riguarda, con sincero desiderio di
essere convinto di errore da Lei, giacché i ragionamenti (li chiamo così per
modo di dire) del Livi mi hanno più che mai ribadito nella mia vecchia
opinione. Ma anche dopo letto il suo opuscolo attentissimamente, come
merita, sento con rincrescimento d’essere un peccatore dell’animo indurito,
cui neppure un ragionatore dotto e stringente, quale Ella è senza dubbio,
riesce a convertire.
Il L. può essere ben contento di aver trovato un simile alleato, ché, se la
causa fosse difendibile, nessun difensore potrebbe vantarsi di averla più
strenuamente dei lei difesa. Tuttavia fra il L. e Lei io distinguo e in che
modo. Ella con finezza e serietà di argomentazioni cerca di dimostrar
probabile un’ipotesi, senza aver la pretesa di farla passare per un fatto certo,
e di gridare anatema contro chi fosse d’altro parere. Come ipotesi, pur
dissentendo, io devo rispettarla. Ma quando si procede, come fa il L., il
quale numerò dapprima una congettura, e poi a poco a poco a furia di
chiacchiere e di tergiversazioni (tutto il libro è un oceano di vaniloquio, non
ARCHIVIO
203
sempre in buona fede e non scevro di qualche sfarfallone) cerca, con abile
escamotage, di trasformare la congettura in certezza, allora non si ha diritto
ad alcun riguardo, né ad una discussione pacata come usa fra galantuomini.
Ciò premesso, e ben altro potrei dire a questo proposito, mi permetta,
ottimo maestro, che io le dichiari candidamente di non poter consentire
nella sua opinione per quanto attentamente motivata, per una
considerazione per me decisiva, ed è che la figura inginocchiata ha già in
testa una corona, o qualcosa di simile a una corona, e non è già a capo nudo,
come sarebbe naturale per chi è in procinto di essere coronato. Se dunque
si tratta di una scena d’incoronazione, mi sembra si urti in una difficoltà,
almeno per una incoronazione fatta sul serio, che il coronando sia o già
coronato, o almeno a capo coperto, qualora non si voglia ammettere, come
a me pare evidente, che abbia già nella testa una corona.
Se dunque è incerta l’interpretazione della scena, quanto più incerta non
sarà l’individuazione della figura, nella intenzione del disegnatore, ove non
debba ritenersi per una indicazione la sigla che l’accompagna? Questo sì
credo che solo l’anima di Uguccione, evocata da un buon medium, potrebbe
dircelo con certezza. Comunque io le rinnovo i ringraziamenti e mi
confermo a Lei devmo
P.Papa
9.
[C. Ra. 1221.15 Cartoncino autografo con busta, intestato “R. Ispettorato
per le Scuole Medie di Firenze”. Timbro postale “Firenze 17-10-1922”]
Prof. Pio Rajna
Senatore del Regno
Piazza d’Azeglio, 13
Firenze
Firenze, 16.X.22
Illustre Professore,
Come Iddio perdona al peccatore che si pente, se anche tarda i buoni
sospiri, così noi perdoniamo al Governo italiano, che ha finalmente
compresa l’indegnità di lasciare un uomo, un carattere, un maestro suo pari
lontano dal senato. Il torto fatto a Lei e più al Senato stesso è ora riparato
204
ARCHIVIO
e bene sta. Ne sono lietissimi e vivamente se ne compiacciono quanti La
amano e La onorano, fra i quali non ultimo è il suo devmo, affmo
P. Papa
Lettere di Pasquale Papa a Regina Mussafia
Firenze, Biblioteca Marucelliana. Carteggio Rajna, C.Ra. 1221.6; 1221. 812
1.
[C. Ra. 1221. 6. Cartoncino autografo senza busta]
Domenica
Gentilissima Signora,
Ieri, come Le avevo detto, andai all’amministrazione del Cimitero e pagai
la somma fissata di L. 800 per la particella di terreno acquistata: oramai
altre difficoltà non vi sono e spero che arriveremo al 7 giugno senz’altri
incidenti. Io partirò domani e sarei contento di poterla rivedere avanti la
partenza, per stabilire molte piccole cose; ma disgraziatamente il mio male
non mi permette di uscire di casa oggi. Oso quindi pregarla di passare da me
all’ora che meglio Le accomoda, perché oggi mi troverà sempre.
Questa mattina la piccola Fiorenza subirà l’operazione al collo: è cosa
assai semplice, ma tuttavia siamo alquanto agitati.
Con gli ossequi miei e di mia moglie, mi creda a Lei devmo
P. Papa
2.
[C. Ra. 1221. 8. Cartolina illustrata autografa]
Lecce, 20 maggio 908
Gentilissima Signora,
La ringrazio del suo affettuoso saluto e le do il bentornato a Vienna.
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205
Quando si tratterrà ancora in città? E dove andrà a villeggiare quest’anno?
Le bacio la mano con ossequio.
P. Papa
3.
[C. Ra. 1221. 9 Lettera con busta entrambe intestate “Il R. Provveditore agli
Studi per L’Umbria”]
Sig.ra Regina Mussafia
Hotel Porta Rossa
Firenze
19. 4. 1910
Gentilissima Signora,
Il tempo, che ieri era pessimo, oggi è più che discreto e abbiamo un po’ di
sole. Io mi rallegrava già di averla qui ospite graditissima per qualche
giorno, quando mi è pervenuto il suo telegramma, che mi ha fatto l’effetto
di una doccia fredda sulla testa. Mi rincresce assai di non poterla salutare
ancora una volta prima della sua partenza dall’Italia, ma spero fermamente
di rivederla a Vienna nell’autunno. Le auguro un ottimo viaggio e che possa
divertirsi a Venezia; ma soprattutto desidero che Ella abbia bel tempo,
perché Venezia col cattivo tempo è un soggiorno insopportabile.
Mi dia qualche volta le sue notizie: Ella sa quanto Le sia affezionato e come
m’interessi tutto quello che La riguarda.
Con gli ossequi più rispettosi, Le bacio la mano e mi confermo a Lei devmo
Affmo
P.Papa
4.
[C. Ra. 1221. 10 Lettera autografa con busta, entrambe intestate “Il R.
Provveditore agli Studi per L’Umbria”]
Frau Prof. Regina Mussafia
Hotel Hopferstock
Karlsbad Austria
206
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Gentilissima Signora,
Era un gran pezzo che mancavamo delle sue notizie e però la sua cartolina
mi ha fatto molto piacere. Io sono stato in giro per circa un mese e mezzo,
per ragioni d’ufficio, ed ho passato 15 giorni a Firenze, dove il Ministero
mi aveva dato una missione. A Firenze ho fatta una visita al piccolo
cimitero, tutto verde e fiorito, e posso dirle che ho trovato tutto in ordine.
Mia moglie è partita due giorni fa per Fano; le ho mandato il suo indirizzo,
perché mi aveva espresso il desiderio di scriverle. Io andrò con loro per
quindici giorni, e gli altri quindici giorni del mio mese di permesso, li
serberò per l’ottobre, per potermi procurare il piacere di passarli con Lei a
Vienna, se nulla verrà a disturbare questo progetto. Ella poi mi farà la
cortesia di dirmi, quando Le sarà possibile, in qual giorno sarà fissata
l’inaugurazione del busto del nostro caro Professore.
Le auguro di poter fare un’utile cura e che il tempo non sia troppo cattivo.
Noi abbiamo cominciato a sentir caldo soltanto in questi giorni. A Perugia
poi, anche nell’estate caldissima, si sta abbastanza bene. Io spero di averla
qui per qualche giorno nella prossima primavera.
Le porgo i miei ossequi e Le bacio la mano con l’affetto e la devozione
che Ella conosce.
P. Papa
5.
[C. Ra. 1221.11Lettera con busta, entrambe intestate “Il R. Provveditore
agli Studi per La Provincia di Perugia”]
Nobile Signora
Signora Regina Ved. Mussafia
Wien Austria
Perugia 4 aprile 1912
Gentilissima Signora,
Buona Pasqua! Le auguro con tutto il cuore ogni felicità e che Ella possa
lunghi anni ancora serbarsi all’affetto degli amici suoi, fra i quali Ella ne
avrà certo dei più antichi e dei più meritevoli, non dei più devoti di me.
Mi aspettavo l’annunzio della sua venuta a Firenze quest’anno, e speravo
di rivederla in occasione della Pasqua; perché non si è ancora decisa?
ARCHIVIO
207
Veramente qui è ritornato il freddo come nel gennaio e forse è bene che Ella
ritardi ancora qualche settimana, se ha intenzione di venire in Italia. Io
andrò, dopo due mesi, a rivedere i miei, per un giorno solo! La mia vita è
assai faticosa e triste; ma è meglio non parlarne. Spero che Ella, venendo in
Italia, vorrà darmi il conforto di una sua visita, anche breve, a Perugia. Non
può credere quale opera di carità farebbe. Ho domandato il trasferimento in
una città più vicina a Firenze, e mi hanno promesso Arezzo; ma finora il
ministero non ha ancora presa una decisione.
La ringrazio della sua affettuosa lettera dello scorso Natale, alla quale
avrei voluto rispondere prima, ma me ne è mancato il tempo.
Di nuovo mille buoni auguri e i più affettuosi saluti. Le bacio la mano e
col più devoto ossequio mi confermo
a Lei affmo
P. Papa
6.
[C. Ra. 1221. 12 Lettera con busta, entrambe intestate “R. Provveditore agli
Studi - Arezzo”]
N.D.
Sig.ra Regina Ved. Mussafia
Wien Austria
Arezzo 20. 11. 12
Gentilissima Signora,
Vedo con grande piacere che il desiderio più vivo della sua vita sta per
essere finalmente appagato e che la memoria del grande, venerato e
compianto Maestro sarà degnamente onorata, ricevendo il premio del bene
che Egli operò col suo alto intelletto e col suo nobile cuore.
Come vorrei esserle vicino in questi momenti che per Lei devono essere
di grande commozione e di profonda malinconia, perché le faranno sentire
più vivamente il dolore dell’irreparabile perdita. E anche per un’altra
ragione avrei desiderato di poter assistere a codeste onoranze: altri dirà di
Adolfo Mussafia quale scienziato e filologo sommo, quale insegnante
inarrivabile, quale dotto e sapiente avvivatore di energie intellettuali; ma io
avrei voluto dire del suo cuore generoso e magnanimo, della sua bontà
sconfinata, della squisita gentilezza dell’animo suo. Ma purtroppo sono
208
ARCHIVIO
ritenuto inesorabilmente qui dai miei doveri d’ufficio e dovrò contentarmi
di assistere in ispirito all’apoteosi del caro e venerato Maestro.
Grazie dunque, gentile Signora, dell’invito e mi consideri vicino a Lei col
desiderio e col cuore in questa occasione.
Coi saluti più affettuosi, anche di mia moglie, Le bacio con reverenza la
mano e mi confermo sempre a Lei
devmo affmo
P. Papa
Scritti di Pasquale Papa:Firenze, Biblioteca Nazionale.
Lettere
Ms. E. Peruzzi 138, 1-9
129 lettere ad Emilia Peruzzi (1876-1891 e s.d.).
Ms. U. Peruzzi XL, 92
3 lettere ad Ubaldino Peruzzi (1888 e s.d.) + 1 allegato.
Ms. De Gubernatis 95, 99
35 lettere ad Angelo De Gubernatis (1890-1903)
Ms. Tordi 548,30
4 lettere a Domenico Tordi + 1 biglietto + 1 allegato a stampa (1902-1910
e s.d.).
Ms. Barbera 1,129
1 lettera a Piero Barbera (Firenze, 20.VI.1918)
Ms. E.Peruzzi 139, 1-9
177 lettere ad Emilia Peruzzi (1891-1900); fra queste alcune lettere di Lily
Papa Bertini.
Opere a stampa
Pasquale Papa, Su i commenti e le versioni latine dei Sepolcri di U.
Foscolo. Note, Francesco Mormile, Napoli 1881.
Papa Pasquale, XXI anniversario della Battaglia del Volturno. 1860 [versi],
Tipografia Guttemberg, s.l., 1881.
Pasquale Papa, Se tu …, musica di Liberio Vivarelli, A. Forlivesi e C.,
Firenze, s.d. [ma a partire dal 1882] (BNF, Mus. 288.85).
ARCHIVIO
209
Pasquale Papa, Soave Signora!..., musica di Liberio Vivarelli, A Forlivesi
e C., Firenze, s.d. [ma a partire dal 1882] (BNF, Mus. 288.86).
Pasquale Papa, Les manuscrits italiens d’Ashburnham-Place, s.l., s.n., estr.
da «Revue Internationale», I, t.III, livr. I (1883-1891).
Pasquale Papa, Ognissanti 1301 [versi], in Haud ignara malis… (Per
casamicciola), Stabilimento Tipografico Cannone, Bari 1883, pp. 29-30.
Pasquale Papa, Spartacus resurrexit (XXIII anniversario della Battaglia del
Volturno), A. Gustavo Morelli Editore, Ancona 1883.
Conti di antichi cavalieri a cura di Pasquale Papa, Ermanno Loescher,
Torino 1884, estr. da “Giornale storico della letteratura italiana”, 1884, III,
pp. 192-217.
Pasquale Papa, L’ambasceria di Bonifazio VIII, in Storia della Letteratura
italiana di Adolfo Bartoli, V, Della vita di Dante Alighieri, Sansoni, Firenze
1884, pp. 337-365.
Sul quinto volume della Storia della letteratura italiana del prof. Adolfo
Bartoli. Note di Pasquale Papa, Tipografia Editrice C. Ademollo e C.,
Firenze 1884.
Pasquale Papa, Per finirla [su una polemica dantesca Bartoli-Amalfi che
coinvolse anche Papa ed in risposta ad uno scritto corrosivo di Gaetano
Amalfi, Papa Bartoli eccetera, s. n.t., s.d., ma certamente prima del 1885
(Casa Carducci, Busta 149.21], Tip. Editrice C. Ademollo e C., Firenze
1885.
Pasquale Papa [rec. a Le Martyre de Thiemon de Salzbourg (28 septembre
1102) par le Comte Riant, Paris 1896] in “Archivio Storico Italiano”, IV
serie, t. XVII, 1896, pp. 434-436.
Ministero della Pubblica Istruzione. Indici e cataloghi. VII. Catalogo dei
Manoscritti Panciatichiani della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze,
vol. I, a cura di S. Morpurgo, P. Papa, B. Maracchi Biagiarelli, Bencini,
Firenze-Roma 1887-’91, poi Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1943’62.
Pasquale Papa, Madrigali. Con proemio di Angelo De Gubernatis, Tipi
dell’Arte della Stampa, Firenze 1887.
Pasquale Papa, Un capitolo delle Definizioni di Jacomo Serminocci, poeta
senese del secolo XV, Nozze Renier-Campostrini, Coi Tipi dell’Arte della
Stampa, Firenze 1887.
Pasquale Papa, Giuseppina Guacci-Nobili ed un suo carteggio inedito, s.l.,
s.d. (estr. da “Rivista Contemporanea”, 1888, fascicoli 3, 5, 6).
XXV Agosto MDCCCLXXXIX. Al Marchese Raffaello Torrigiani Principe
di Sicilia nell’anniversario del suo giorno natalizio [versi], Tip. Bencini,
Firenze 1989.
210
ARCHIVIO
Pasquale Papa, Maggiolata, Pei Tipi di Salvadore Landi, Firenze 1890.
[P. Papa, Su alcuni archivi privati di Firenze: relazione], in Atti del quarto
Congresso storico italiano (Firenze, 19-28 settembre 1889), Presso G.P.
Vieusseux, Tipografia Galileiana di Cellini e C., Firenze 1890, pp. 113-128.
Giovannina Papa, Tristia, pref. di Pasquale Papa, Tipografia dei Fratelli
Bencini, Firenze 1891.
Frammento di un’antica versione toscana della Disciplina clericalis di P.
Alfonso pubblicato da Pasquale Papa, Tipografia dei Fratelli Bencini,
Firenze 1891.
Tommaso Frescobaldi all’assalto di Genova (1427). Appunti storici di
Pasquale Papa, Nozze Frescobaldi-Frassineto, 29 gennaio 1891, Tipografia
dei fratelli Bencini, Firenze-Roma 1891.
Al D.re Oreste Bertini, valoroso superstite di Bezzecca, ed alla sua nobile
Consorte Emma Anger-Bertini, festeggianti il XXV anniversario delle loro
auspicatissime nozze, questi versi rechino l’augurio, che si perpetui negli
anni avvenire l’alta e piena felicità dei cinque lustri trascorsi. 15 settembre
1868-15 settembre 1893, Tipografia Bencini, Firenze 1893.
Pasquale Papa, Ada Negri e la sua poesia, Tipografia di Raffaele Giusti
Editore-Libraio, Livorno 1893.
Pasquale Papa, [Iscrizione per il Marchese Angelo Frescobaldi], Tip. Di G.
Carnesecchi e Figli, Firenze 1893. (Firenze, Bibl. Marucelliana, Misc. Del
Lungo 68.32).
Pasquale Papa, Alcune rubriche della “Prammatica sopra il vestire”
promulgata dalla Repubblica fiorentina nel 1384, in Nozze Cian-SappaFlandinet, 23 ottobre 1893, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo 1894,
pp. 133-150.
Pasquale Papa, Fior di notte. Romanza, musica di Vincenzo Majulli, G.
Ricordi e C., Milano s.d. [ma timbro a secco 1894] (BNF, Mus. 486.50).
Pasquale Papa, [Scritto introduttivo] in In memoria di Giovanni Papa. 11
ottobre 1893, Santa Maria Capua Vetere, Stabilimento Tipografico
Schoeffer, 1894, pp. III-X.
Rime di Ser Matteo di Landozzo Degli Albizzi a cura di Pasquale Papa,
Nozze Bacci-Del Lungo, Tipografia dei Fratelli Bencini, Firenze 1895.
La leggenda di S. Caterina d’Alessandria in decima rima pubblicata dal
dott. Pasquale Papa, estr. da Miscellanea Nuziale Rossi-Teiss, Tipografia
dell’Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo 1897.
Pasquale Papa, Saggio bibliografico di poesie di Giosuè Carducci tradotte
in varie lingue, Tipografia della Ditta Nicola Zanichelli, Bologna 1897.
Valeria Matthes, Giosuè Carducci. Saggio biografico-critico tradotto dal
tedesco dal Dott. Oreste Bertini. Con un’appendice bibliografica del Dott.
ARCHIVIO
211
Pasquale Papa [indicazione di testi carducciani tradotti in varie lingue],
Zanichelli, Bologna 1898.
Ricette del sec. XV, riguardanti i libri, gli inchiostri e la scrittura,
pubblicate da Pasquale Papa, a ricordare il giorno che Enrico Rostagno
si sposava con Maria Cavazza, IV giugno MDCCCXCVIII, Tip.
Franceschini e C. Firenze s.d. [1898].
Il “Codice diplomatico dantesco”. Notizia di P. Papa, Tipografia di L.
Franceschini e C., Firenze 1899.
Cino da Pistoia studente in Bologna. Documento inedito del 1297
pubblicato da Pasquale Papa, Tipografia Di Giuseppe Flori, Pistoia 1899.
Pasquale Papa, IV Giugno MDCCCXCIX, A mia moglie Lily
nell’anniversario della sua nascita, Tipografia della Ditta Nicola
Zanichelli, Bologna 1899.
Niccolò Degli Albizzi, Le fiorette, le morosette e alcuni epitaffi a cura di
Pasquale Papa, Raffaello Giusti Editore, Livorno 1900.
Pasquale Papa [rec. a Lettere di storia e archeologia a Giovanni Gozzadini
pubblicate da Nerio Malvezzi con prefazione di G.Carducci, vol. I,
Bologna, Zanichelli 1898], in “Archivio Storico Italiano”, serie V, t. XXV,
disp. I, 1900, pp. 182-188.
Pasquale Papa, Due lettere di Corso Donati, capitano a Bologna nel 1293,
in Raccolta di studi critici dedicata ad Alessandro D’Ancona festeggiandosi
il XL anniversario del suo insegnamento, Tipografia di G. Barbera, Firenze
1901, pp. 367-371.
Pasquale Papa, I ritratti di Dante in S. Maria Novella, in “Giornale
dantesco”, XI, 1903, pp. 1-16.
Pasquale Papa, L’insegnamento della Storia dell’Arte nei Licei. Lettera al
prof. I. B. Supino, in “Miscellanea d’Arte”, I, 2, 1903, Supplemento, pp. 116 ).
Pasquale Papa, [rec. a Eugenio Muntz, Precursori e propugnatori del
Rinascimento. Edizione interamente rifatta dall’A. e tradotta da Guido
Mazzoni, Firenze, Sansoni, 1902], in “Archivio Storico Italiano”, Serie V,
t. XXXI, 1903, pp. 469-494.
Pasquale Papa (a c. di), Bollettino bibliografico, n. 2, in Paget Toynbee,
Ricerche e note dantesche. Traduzione dall’inglese, con aggiunte
dell’autore. Serie seconda, vol. II, Zanichelli, Bologna 1904 [Vol. parte
della Biblioteca storico-critica della letteratura dantesca diretta da P. Papa].
212
ARCHIVIO
Quattro sonetti politici di Melchior Cesarotti pubblicati da Pasquale Papa
per Nozze Sonnino-Guzolini, 20 giugno 1903, Tipografia Galileiana,
Firenze s.d. [1903]; idem, in “Archivio Storico Italiano”, Serie V, t.
XXXIII, I, 1904, pp. 138-155.
A mia figlia BóŽena. Canzone di Milan Begovic ridotta dal serbo-croato in
versi italiani da Pasquale Papa. Per le nozze della signorina Luisa
Zanichelli col dottore Francesco Mazzoni, Bologna, il 21 agosto 1904,
Officina Tipolitografica Editrice dei fratelli Passerini e C., 1904.
Pasquale Papa, Al dolore [versi], in In memoria di Enrico Bindi. Preghiere,
lagrime e fiori, Tipografia Francesco Giannini e Figli, Napoli 1904, pp. 4143. (BNF, Biogr. B-496 Bindi Enrici).
Pasquale Papa, [su Casella], in Dai tempi antichi ai tempi moderni. Da
Dante a Leopardi. Raccolta di scritti critici, di ricerche storiche, filologiche
e letterarie. Con facsimili e tavole. Per Nozze di Michele Scherillo con
Teresa Negri, Hoepli, Milano 1904, pp. 185-194.
Pasquale Papa, La fortuna di un sonetto di Giosuè Carducci, (Il bove), in
“Avanti! Della domenica”, II, 28 luglio 1904, n.48.
Pasquale Papa, Moore Edward [Secolo XIX], in Dantisti e Dantofili dei
Secoli XVIII e XIX. Contribuzione alla storia della fortuna di Dante,
Fascicolo VI, Firenze Presso la direzione del “Giornale dantesco”, 1904.
[Bologna, Bibl. dell’Archiginnasio, segn. 8.P.III.32].
Questioni di iconografia dantesca. I. La vera effigie di Dante (Lettera
aperta al prof. P.Papa) [Michele Scherillo scrive a Papa circa I ritratti di
Dante in S. Maria Novella]; II. Per la barba di Dante (Al prof. Michele
Scherillo) [risposta di Papa a M.S.], in “Il Giornale dantesco”, XII, quad. III
e IV, Olschki, Firenze 1904, pp. 44-51.
Pasquale Papa, rec. a Livi Giovanni, Memorie dantesche degli anni 1323 e
1325. Da documenti inediti bolognesi (estr. da “Nuova Antologia”, XXXIX,
fasc. 775, 1 apr.1904, pp. 437-455), in “Archivio Storico Italiano”, Serie V,
t. XXXIV, 4, 1904, pp. 469-483.
Pasquale Papa, Per Adolfo Mussafia, Leo S. Olschki, Firenze 1906.
Pasquale Papa, Per i caduti al Volturno, Tipografia Umili e Quattrucci,
Santa Maria Capua Vetere 1906.
Pasquale Papa, Per una dimenticata [su Francesca Morelli de Valvassor],
in Capua a Francesco De Renzis, Tipografia F. Giannini e Figli, Napoli
1906, pp. 190-195.
Pasquale Papa, Un cimelio storico [trafiletto scritto in occasione della
pubblicazione di Francesco Sclavo, Sulla medaglietta che vuolsi fatta
coniare da Carlo Alberto nel 1821 come segno di riconoscimento ai suoi
ARCHIVIO
213
compagni di cospirazione, s.n.t., s.l., (“La Nazione”, 1906?)], ritaglio di
giornale (Firenze, Bibl. Marucelliana, segn. Misc. De Lungo 224.1).
Pasquale Papa, Il primo libro di G. Carducci [L’Arpa del popolo], in
“Giornale d’Italia”, 2 marzo 1907.
Pasquale Papa, Un giudizio del primo successore nella cattedra
universitaria, in “Giornale d’Italia”, 17 febbraio 1907.
Giuseppe Giusti, Lettera a Giovanni Piacentini ristampata da P. Papa per
suo figlio Domenico che entra nel Collegio Cicognini di Prato, Tipografia
Letteraria di Adolfo Mabellini, Fano 1908.
Pasquale Papa, Per la casa della scuola, Società Tipografica Cooperativa,
Fano 1910.
Inaugurazione del Consiglio Provinciale Scolastico. Parole del Cav.
Pasquale Papa R. Provveditore agli Studi. Presidente, Tipografia Trinchi,
Rieti 1912.
Pasquale Papa, Storiografia spicciola [Due lettere a Francesco Guardabassi
patriota perugino su fatti del 1832 e 1847], estr. da Studii pubblicati in
onore di Francesco Torraca nel XXXVI anniversario della sua laurea,
Francesco Perrella e C. Editori, Napoli 1912.
Una medaglia d’oro ad un educatore del popolo. Parole di Pasquale Papa
R. Provveditore agli Studi per la Provincia dell’Umbria, Tipografia della
Casa Editrice S.Lapi, Città di Castello 1912 [Onoreficenza conferita al prof.
Brunelli].
Pasquale Papa, Giosuè Carducci, Stabilimento Tipografico E. Sinatti,
Arezzo 1913.
Il canto XXXIV dell’Inferno letto da Pasquale Papa nella sala di Dante in
Orsanmichele, Sansoni, Firenze s.d. [1913].
Pasquale Papa, L’ultimo concorso di Giosuè Carducci, in “Giornale
d’Italia”, Roma, 16 febbraio 1913.
Pasquale Papa, Poliptico, s.n., s.l., 4 agosto 1913.
Pasquale Papa, La bimba e il nonno. Nozze Vassalli-Angeloni, 11 luglio
1914, Officina tipografica di E. Sinatti, s.d. [1914].
Pasquale Papa, I Ricreatorî e gli Asili per i figli dei nostri soldati. Tre
discorsi ai maestri della provincia di Arezzo, Stabilimento Tipografico E.
Sinatti, Arezzo 1916.
Pasquale Papa, Fra vecchie carte e vecchie stampe del Risorgimento,
Società Anonima Tipografica “Leonardo da Vinci”, Città di Castello 1917.
Pasquale Papa, Tifo, Tipografia E. Sinatti, Arezzo 1917.
Pasquale Papa, La patria nel pensiero e nell’opera di Giosuè Carducci.
Discorso letto in Prato il 17 febbraio 1918, Stabilimento Lito-tipografico M.
Martini, Prato 1918.
214
ARCHIVIO
Pasquale Papa, Il patriottismo e lo spirito nazionale della scuola. Discorso
letto il 24 maggio 1923 inaugurandosi in Ascoli un ricordo marmoreo agli
studenti morti in guerra, Casa Editrice di Giuseppe Cesari, Ascoli Piceno
1923.
Pietro Giordani, Dagli scritti d’arte. Pagine scelte ed annotate da Pasquale
Papa, Società Anonima Editrice “La Voce”, Firenze 1924.
Pasquale Papa, Nei Meriggi, musica di Pietro Clausetti, Editore F.
Bongiovanni, Bologna 1925 [BNF segn. Mus.1925.179].
Alighieri Dante, Il Convivio con prefazione di Pasquale Papa, Carlo
Signorelli, Milano 1926, poi 1930, 1946, 1964.
Pasquale Papa, Transiit benefaciendo, in In memoria del generale Salvatore
Carcasio, Tipografia “L’arte della stampa”, Firenze, s.d. [1931], pp. 3-6.
ANGELO CARDILLO
Università di Salerno
______________________
1
Mi lega per questo lavoro un affettuoso debito di riconoscenza a Sebastiano
Martelli che in qualità di Direttore del Dipartimento di Letteratura Arte e Spettacolo
non ha lesinato contributi utili al completamento delle ricerche.
2
Le uniche notizie a stampa si leggono in Guido Biagi (a cura di), Chi è? Annuario biografico italiano […], Casa Editrice Romagna e C., Roma 1908, p. 190;
Achille Lauri, Dizionario dei cittadini notevoli di Terra di Lavoro antichi e moderni,
s. l., s.n. [ma Vincenzo D’Amico, Sora], 1915, ora Forni, Bologna 1979 reprint, pp.
129-131; Teodoro Rovito, Letterati e giornalisti italiani contemporanei. Dizionario
Bio-Bibliografico, seconda edizione, Stab. Tip. Jovene e C., Napoli 1922, p. 298. Un
elenco lacunoso delle opere è in CLIO, sub voce; più ricco, ma diffusamente impreciso, è il link relativo del sito ICCU.
3
Letterato e politico, allievo della scuola di Basilio Puoti, Bruto Fabbricatore
(Sarno 1824-Sarno 1891) svolse il magistero di insegnante in varie istituzioni, senza
trascurare l’attività di studioso alla quale sono collegate alcune pubblicazioni scientifiche. Cfr. Profili Storico-letterarii sarnesi per D. Natale Raimondo Can. Amato […],
Stabilimento Tipografico F.lli Fischetti, Sarno 1909, pp. 113-121; Silvio Ruocco, Storia di Sarno e dintorni, vol. II, Stabilimento Tipografico Michele Gallo & Figli, Sarno
1952, ora G. Buonaiuto & F., Sarno 1999 rist. , pp. 134-137; Carmine Di Domenico,
La valle del Sarno, Tipografia Buonaiuto, Sarno 1978, pp. 198-199.
4
Laureatosi in Legge presso l’Università di Siena nel 1855, Adolfo Bartoli (Fivizzano [Massa Carrara] 1833- Genova 1894) coltivò gli studi di storiografia letteraria
e collaborò fin dal 1856 all’ “Archivio storico italiano” di Viesseux; nel 1871 fondò a
Venezia la rivista “Archivio Veneto”. Docente di Storia della letteratura italiana
nell’Istituto di Studi Superiori di Firenze, alternò l’insegnamento alla ricerca dedicandosi a vari settori dell’Italianistica, dalla filologia agli studi eruditi ed alla codicologia.
Descrisse i manoscritti francesi della Biblioteca Marciana di Venezia e successivamente, in collaborazione con altri studiosi, quelli della Biblioteca Nazionale di Firenze. Scrisse una Vita di Dante, parte di una monumentale Storia della letteratura italia-
ARCHIVIO
215
na che si interruppe a Petrarca con il volume settimo. Per ulteriori notizie biobibliografiche rinvio alla voce curata da Alberto Asor Rosa nel DBI.
5
Per un primo sguardo, seppur d’avvio, su un argomento che vanta bibliografia
sterminata, si vedano Lidia Maria Gonelli, La scuola storica, in Storia della Letteratura Italiana diretta da Enrico Malato, vol. XI, La critica letteraria dal Due al Novecento, Salerno Editrice, Roma 2003, pp. 711-741; Guido Lucchini, Filologia neolatina,
ivi, pp. 743-767; Marino Biondi, Giosuè Carducci, la “scuola” carducciana e Giovanni Pascoli, ivi, pp. 769-797, da integrare almeno con Michela Rusi, Francesco De
Sanctis e la nuova critica letteraria, in Storia Letteraria d’Italia, L’Ottocento a c. di
Armando Balduino, Piccin, Padova 1997, vol. III, pp. 1733-1907; Remo Cesarani, Letteratura e cultura di fine secolo e del primo Novecento, in Storia della Letteratura
Italiana diretta da Enrico Malato cit., vol. VIII, Tra l’Otto e il Novecento, Salerno Editrice, Roma 1999,pp. 777-831.
6
Nell’Anagrafe storica del Comune di Firenze è una dettagliata documentazione
relativa a Papa ed alla sua famiglia. La disponibilità del dirigente sig. Piero Pancani mi
ha permesso di visionare vecchie carte e risalire ad eventi sepolti dal tempo.
7
Quando il 22 giugno del 1887 uscirono le Rime nuove, Carducci al suo solito
non si preoccupò tanto del giudizio dei critici quanto dei festeggiamenti che non gli
dispiacevano. Così accolse di buon grado l’idea avanzata dall’editore Cesarino Zanichelli di un “lauto desinare” da consumarsi in una sala della sua tipografia. Vi parteciparono i prediletti del Maestro: Vittorio Rugarli, Severino Ferrari che arrivò di proposito da Firenze, Giuseppe Albini che da poco aveva pubblicato Poesie varie, Francesco Bertolini, Angelo Solerti all’epoca Provveditore agli studi, Pasquale Papa “cortese
e colto”, l’ellenista Vittorio Puntoni, tutti “fedeli”. Cfr. Mario Biagini, Giosuè Carducci. Biografia critica, Mursia, Milano 1976 rist, p. 571.
8
Dai documenti conservati nell’archivio della scuola si apprende che vi insegnò
a più riprese in qualità di supplente dal 1896 al 1900.
9
Il Liceo Militare di Firenze ereditò la tradizionale formazione dei Cadetti nel
1849 allorché la scuola fondata nel 1844 con sede nella Fortezza da Basso fu soppressa. Il Regio Liceo Militare nacque sotto il Governo Provvisorio toscano dopo l’annessione al Piemonte.
10
Fondato nel 1859, l’Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento di
Firenze ereditò il magistero culturale e scientifico del Liceo di Scienze Fisiche e Naturali nato nel 1807. Contava una sezione di Scienze Giuridiche che, però, ebbe vita breve; una di Medicina e Chirurgia, una di Scienze Naturali, una di Filosofia e Filologia,
sezioni che col tempo acquisirono sempre più la struttura di facoltà universitarie tant’è
che, riorganizzate ed ampliate, confluirono nel 1923 nell’Università di Firenze. Si veda per una prima informazione Storia dell’Ateneo Fiorentino. Contributi di studio,
voll. I e II, Edizioni F. & F. Parretti Grafiche, Firenze 1986.
11
Alberto del Vecchio (Lugo di Romagna 1849 - Firenze 1922), storico del diritto medievale, disciplina nella quale fu autore di numerose pubblicazioni, studiò Giurisprudenza a Pisa e poi a Berlino. Nel 1879 insegnò Istituzioni di diritto medievale nella Facoltà di Filosofia e Filologia dell’Istituto di studi superiori di Firenze e nel 1893
divenne professore ordinario. Nel 1902 subentrò a Cesare Paoli nella direzione
dell’”Archivio storico italiano” e nella Scuola di Paleografia e Diplomatica. Cfr. la
voce curata da M. Caravale nel DBI.
12
Sulla scuola del Bartoli e sugli studi di italianistica a Firenze durante la sua
216
ARCHIVIO
docenza universitaria, si veda Giorgio Luti, La tradizione della Letteratura italiana, in
Storia dell’Ateneo fiorentino cit., vol. I, pp.343-368.
13
Nacque a Firenze nel 1858 dove morì nel 1932. Bibliotecario alla Biblioteca
Nazionale di Firenze, poi dal 1887 al 1896 alla Casanatense di Roma, quindi di nuovo
a Firenze, alla Laurenziana, fu studioso della letteratura italiana delle origini e di Dante in particolare. Direttore per un lungo periodo del “Giornale dantesco”. Cfr. Giorgio
De Gregori-Simonetta Butto, Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo:
dizionario bio-bibliografico 1900-1990, Associazione Italiana Biblioteche, Roma
1999, p.141.
14
Nella prima serie uscirono: Paget Jackson Toynbee, Ricerche e note
dantesche. Traduzione dall’inglese con aggiunte dell’autore, vol. I, Nicola Zanichelli,
Bologna 1899; La vita di Dante. Testo del cosi detto Compendio attribuito a Giovanni
Boccaccio per cura di E. Rostagno, Voll. II-III, Nicola Zanichelli, Bologna 1899; Nicola Zingarelli, La personalità storica di Folchetto da Marsiglia nella Commedia di
Dante. Con Appendice. Nuova edizione accresciuta e corretta, vol. IV, Nicola Zanichelli, Bologna 1899; Egidio Gorra, Il soggettivismo di Dante, vol. V, Nicola Zanichelli, Bologna 1899; Felice Tocco, Quel che non c’è nella Divina Commedia o Dante
e l’eresia. Con documenti e con la ristampa delle Questioni dantesche, vol. VI, Nicola
Zanichelli, Bologna 1899; Francesco Torraca, Di un commento nuovo alla Divina
Commedia, vol. VII-VIII, Nicola Zanichelli, Bologna 1899; Francesco Novati, Indagini e postille dantesche, vol. IX-X, Nicola Zanichelli, Bologna 1899; Edward Armstrong, L’ideale politico in Dante. John Earle, La “Vita Nova” di Dante, vol. XI, Nicola Zanichelli, Bologna 1899; Edward Moore, L’autenticità della Quaestio de Aqua
et Terra, in Appendice, Dante e Ristoro d’Arezzo, vol. XII, Nicola Zanichelli, Bologna 1899.
15
I volumi della “Biblioteca” pubblicati sotto la sola direzione di Papa furono
nell’ordine: Giuseppe Picciola, Matelda. Studio dantesco, vol. I della seconda serie,
Nicola Zanichelli, Bologna 1902; Paget Toynbee, Ricerche e note dantesche. Traduzione dall’inglese con aggiunte dell’autore, vol.II. In appendice [Pasquale Papa], Bollettino Bibliografico, n. 2 [non si ha notizia di un n.1; la redazione del Bollettino non
è continuata nelle pubblicazioni successive] Nicola Zanichelli, Bologna 1904; Vittorio
Capetti, Studi sul paradiso dantesco. Con un’appendice Dante e le leggende di S. Pier
Damiani, vol. III, Nicola Zanichelli, Bologna 1906; Giovanni Busnelli, L’etica nicomachea e l’ordinamento morale dell’ “Inferno” di Dante. Con un’appendice La concezione dantesca del Gran veglio di Creta. Contributo scientifico, vol. IV, Nicola Zanichelli, Bologna 1907.
16
Professore ordinario di Grammatica greca e latina nell’Università di Bologna,
poi di Letteratura latina, Preside della Facoltà di Lettere dal 1912 al ’18 e Rettore dal
1927 al ’30, Giuseppe Albini (Bologna 22.1.1863 - ivi 7.12.1933) fu insigne classicista, lettore di alcuni canti della Commedia di Dante nonché frequentatore di tematiche
relative all’italianistica.
17
Università di Bologna. Archivio storico. Fascicolo intestato a Pasquale Papa.
18
La prima notizia relativa all’attività accademica di Papa è in Annuario della R.
Università di Bologna. Anno scolastico 1903-904, Stabilimento Tipografico Successori Monti, Bologna 1904, all’elenco dei liberi docenti; l’ultima in Annuario della R.
Università degli Studi di Bologna. Anno Accademico 1935-36, XIV dell’Era Fascista,
Società Tipografica già Compositori, Bologna 1937-XV.
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19
217
Gli studenti avevano solecitato fin dal 15 febbraio 1905 la nomina di un docente che coprisse la vacanza della cattedra di Italiano minacciando di astenersi dalle
lezioni fino a quando non si fosse provveduto (Mario Biagini, Giosuè Carducci cit., p.
865). Il 19 giugno 1905 Papa scriveva al Preside della Facoltà Bertolini: “Gentilmo e
caro Sig.r Preside, Ricevo in questo momento (e sono le 6 di sera) l’avviso che sarebbero fissati per domani, 20, gli esami di Letteratura. La prego vivamente di volerli rimandare di qualche giorno ancora, finché i giovani non abbiano potuto avere litografati gli ultimi fogli delle mie lezioni, che per ragioni indipendenti dalla volontà loro e
mia sono stati compilati con qualche ritardo. Spero che Ella vorrà consentire in questa
dilazione e, in tal caso, voglia fissare definitivamente il giorno e l’ora, che io preferirei
fosse nel pomeriggio, se ciò non disturba i colleghi della commissione. Del resto mi
rimetto in Lei e soltanto desidererei di essere avvertito appena che Ella avrà preso le
disposizioni definitive. Ad evitare ritardi nel recapito della lettera, Le sarei grato se
invece di farla indirizzare al Liceo, volesse pregare il Segretario di mandarla
all’indirizzo di casa mia: Viale regina Vittoria, 23. Mi scusi e mi creda coi più cordiali
saluti ed ossequi a Lei devmo P. Papa”. (Univ. di Bologna, Archivio storico, fascicolo
cit.).
20
Come per le lettere, i criteri di trascrizione sono conservativi. La sottolineatura
con la linea continua è nei documenti; il capoverso è segnalato dal rientro del rigo.
Qualche sporadico intervento è indicato con i segni grafici convenzionali. Non tutte le
lettere sono pervenute con busta; in presenza di questa, intestatario e indirizzo sono
trascritti nell’ordine in alto a sinistra del testo.
21
Su Severino Ferrari (San Pietro Capofiume [fraz. del comune di Molinella]
1856 - Collegigliato [Pistoia] 1905) poeta, saggista, storico e filologo della Letteratura
italiana, allievo di Carducci e suo collaboratore alla cattedra di Letteratura italiana della Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, si veda la voce nel Dizionario biografico degli italiani alla quale rinvio. Segnalo i saggi di Sergio Romagnoli, Ottocento fra
letteratura e storia, Liviana, Padova 1961, pp. 151 e sgg. e di Gianfranco Contini, Varianti e altra linguistica, Einaudi, Torino 1970, pp. 653 e sgg. Il Comune di Molinella
ha allestito una mostra documentaria su Ferrari (28 febbraio - 28 marzo 1999): Severino Ferrari e il sogno della poesia, catalogo a cura di Simonetta Santucci e Carlotta
Sgubbi, s.d.,s.l.
22
Indico con cautela i due possibili fascicoletti ai quali si riferisce Papa: G. Carducci, Pei monumenti ravennati (Bologna 28 febbraio 1897) [Casa Carducci, Biblioteca, segn. 5.a.I.160] e VII Gennaio MDCCCLXXXXVII. Per il Tricolore-Discorso tenuto da Giosuè carducci nell’atrio del palazzo civico di Reggio Emilia, Zanichelli, Bologna 1897 [Casa Carducci, Biblioteca, segn. 5. A. III. 97].
23
Carlo Barbini (1828-1890), libraio-editore in Milano di opere popolari e poi di
testi teatrali e musicali. Cfr. Dizionario del Risorgimento Nazionale dalle origini a
Roma capitale. Fatti e persone, vol. II, Le persone, Vallardi, Milano 1930, sub. voce.
24
L’Arpa del popolo. Scelta di poesie religiose, morali e patriottiche cavate dai
nostri autori e accomodate all’intelligenza del popolo. Con annotazioni di G.C., Tipografia Galileiana di M. Cellini e C., Firenze 1855.
25
Enrico Rostagno (Saluzzo, 22 sett. 1860-Bari, 29 luglio 1942), libero docente
di Filologia classica presso l’Università di Firenze dal 1889 al 1902, poi di Paleografia
Greca, fu Conservatore nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze che poi diresse dal 1923 al 1933. Cfr. Giorgio de Gregori-Simonetta Butto, Per una storia dei bi-
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bliotecari italiani del XX secolo: dizionario bio-bibliografico 1900-1990, Associazione Italiana Biblioteche, Roma 1999, pp. 153-154.
26
L’anno si ricava dal timbro postale.
27
È difficile individuare a quale scritto di riferisse Papa perché tra il ’97 e il ’98
Carducci fu alle prese con più di un argomento. Si potrebbe trattare del testo di un discorso Per il tricolore pronunciato il 7 gennaio nel Palazzo comunale di Reggio (EN,
VII 467-475) oppure di un saggio intitolato Le tre canzoni patriottiche di Giacomo
Leopardi che apparve in due puntate nella “Rivista d’Italia” del 15 febbraio e del 15
marzo 1898 (EN 101-175).
28
Laureatosi in Lettere a Torino, Angelo Solerti (Savona 1865-Massa Carrara
1907) insegnò per qualche tempo nei Licei prima di essere bibliotecario alla Marciana
di Venezia. Diventò Provveditore agli Studi a L’Aquila e fu poi a Massa Carrara. Studioso di Tasso al quale dedicò molti suoi scritti, si occupò anche dei trecentisti e del
melodramma italiano. Si veda Letteratura italiana. Gli autori. Dizionario bio-bibliografico e indici, vol II, Einaudi, Torino 1991, sub voce.
29
Non so a quale “fascicoletto” Papa si riferisca. Tra i suoi testi a stampa non c’è
nulla che possa lasciare intendere un riferimento alla Vita nova che in qualche modo
avesse a che fare in quell’epoca con l’editore Olschki. Esito negativo, infatti, sortisce
la consultazione di Le edizioni Olschki (1886-1986). Catalogo a c. di Silvia Alessandri, Claudio Di Benedetto, Rosanna Reale, Gianfranco Tortorelli, Giunta Regionale
Toscana-La Nuova Italia Editrice, Firenze 1986.
30
Il 3 dicembre era morto a Livorno il marito di Beatrice Carducci, Carlo Bevilacqua, lasciando cinque figli: Giosuè, Manlio, Giulio, Elvira e Margherita. Il poeta
rimase profondamente colpito da questa morte repentina che metteva in seria difficoltà
la famiglia della figlia. Cfr. Biagini, op. cit., pp. 780-781.
31
Francesco Bertolini (1836-1909), storico, Preside della facoltà di Lettere
dell’Università di Bologna dal 1894 al 1909.
32
Giulio Gnaccarini, genero di Carducci per avere sposato Laura, fu valente collaboratore del poeta.
33
L’anno si ricava dal timbro postale.
34
Juan Luis Estelrich, poeta, scrittore e traduttore, fu autore di un’antologia di
lirici italiani: Antología de Poetas Liricos Italianos traducidos en verso Castellano
(1200-1889), Escuela Tipografica Provincial, Palma de Mallorca 1889. Carducci è
presente con Fantasía (in versione castigliana e catalana), Primavera y Amor, Panteismo, Vineta, Sonetos. In una successiva antologia, l’Estelrich tradusse Primo vere,
Pianto antiguo e ripubblicò Panteismo (Poetas Líricos Italianos traducidos en verso
por J.L. Estelrich), Imprenta de Amengual y Muntaner, Palma di Mallorca 1891.
35
L’anno si ricava dal timbro postale.
36
Papa si riferisce evidentemente ad uno studio di Carducci su La caduta del
1903, EN, XVII, pp. 363-94.
37
L’anno si ricava dal timbro postale.
38
La data si ricava dal timbro postale.
39
Alcune lettere non hanno destinatario che, però, in relazione al contenuto, è da
ritenersi del Vecchio.
40
La numerazione non è coerente rispetto alle date desumibili dai contenuti.
Riordino le lettere con numero progressivo secondo la cronologia e pongo fra parentesi uncinate la numerazione a matita.
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41
219
Papa si riferisce alla seconda serie della “Biblioteca storico-critica della letteratura dantesca” le cui pubblicazioni sotto la sua direzione iniziarono nel 1902. Vd.
supra.
42
La notizia fu data a p. 423 dell’ “Archivio Storico Italiano”, s. V, t. XXIX,
seconda disp. del 1902.
43
Francesco Paolo Luiso (Bitonto 1871- Lucca 1955), insegnante di Lettere nei
Licei, scrisse su Dante e sulla letteratura del Trecento con interessi anche per Leopardi. Cfr. Letteratura italiana. Gli autori. Dizionario bio-bibliografico e indici, vol II,
Einaudi, Torino 1991, sub voce. Per la sua collaborazione all’ “Arc.Stor.”, cfr. Indice
cit. A-L, p. 519.
44
Gaetano Imbert nacque a Palermo nel 1862. Conclusi gli studi superiori a Catania, si laureò nel 1888 in Filologia a Firenze ed intraprese la carriera di insegnante di
Lettere nei Licei. Poeta, saggista e studioso di Letteratura, scrisse saggi relativi alla
letteratura tra Cinquecento e Seicento. Cfr. Angelo De Gubernatis, Piccolo dizionario
dei contemporanei italiani, Forzani e C. Tipografi del Senato, Roma 1895, p. 497;
Giovanni Casati, Dizionario degli scrittori d’Italia. Dalle origini fino ai viventi, Romolo Ghirlanda Editore, Milano 1925-’34, vol. III, sub voce. Per la collaborazione all’
“Arc.Stor.”, cfr. Indice cit. A-L, p. 430.
45
Probabilmente Papa si riferisce al saggio di Imbert La vita fiorentina nel Seicento secondo memorie sincrone (1644-1670), R. Bemporad e Figlio, Firenze 1906.
46
Rec. a Eugenio Muntz, Precursori e propugnatori del Rinascimento, vd. infra.
47
Papa si riferisce a Quattro sonetti politici di Melchior Cesarotti ecc.; vd. infra.
48
Medardo Morici marchigiano, studioso di storia locale tra Quattrocento e Settecento, collaboratore dell’ “Archivio storico”, come in Archivio Storico Italiano, Indice 1842-1941 a c. del dott. Eugenio Rossi, vol. II, M-Z, Olschki, Firenze 1945, p.
595.
49
Giovanni Livi (Prato 1855-Firenze 1930), di formazione prevalentemente storica, fu dal 1887 direttore dell’Archivio di Stato di Brescia e poi di Bologna. Scrisse
vari saggi di argomento dantesco.
50
Papa si riferisce alla sua rec. a Giovanni Livi, Memorie dantesche, vd. infra.
51
Antonio Panella (L’Aquila 1878-Firenze 1954) fu dal 1932 Direttore
dell’Archivio di Stato di Firenze dopo l’impiego nella stessa istituzione a Napoli. Insegnò Archivistica nell’Università di Firenze e fu condirettore dell’ “Archivio storico
italiano” e collaborò a numerose riviste fiorentine. Studiò la storia della censura e di
Firenze sotto i Medici, curò un’edizione delle opere di Machiavelli e fu autore di importanti opere di natura archivistica. Cfr. la voce in Letteratura italiana. Gli autori.
Dizionario bio-bibliografico e indici, vol II, Einaudi, Torino 1991, e i relativi rinvii.
52
Gian Francesco Gamurrini, archeologo, poligrafo e poeta, nacque ad Arezzo
nel 1835 e morì nel 1923. Su di lui ha scritto Franco Paturzo, Un archeologo dimenticato: Gian Francesco Gamurrini (la vita e le opere), Calosci, Cortona 1993. Per la
sua collaborazione all’ “Arc. Stor.”, si veda Indice cit. vol. I A-L, p. 352.
53
Manca qualsiasi indizio utile alla datazione.
54
Illeg.
55
Filologo, critico letterario, professore di Lingue e letterature neolatine
nell’Università di Firenze dal 1884 al 1922, senatore del Regno, Pio Rajna (Sondrio
1847 - Firenze 1930) fu uno dei migliori allievi della scuola di D’Ancona e di Domenico Comparetti. Le sue pubblicazioni spaziano da Dante al Furioso, dalla Filologia
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romanza alla critica testuale. Per una prima informazione si veda la voce in Letteratura italiana. Gli autori. Dizionario bio-bibliografico e indici, vol II, Einaudi, Torino
1991, e i relativi rinvii.
56
Le lettere non sono ordinate cronologicamente. Ripristino l’ordine con numerazione progressiva posta in alto al centro pagina.
57
A quanto si apprende dalla corrispondenza con Regina Mussafia (vd. infra),
Papa fu incaricato dell’acquisto di un terreno per la costruzione di un’edicola funeraria
che avrebbe contenuto le ceneri di Adolfo Mussafia, marito della signora.
58
Bruno Paulin Gaston Paris (Avenay 1839 - Cannes 1903), filologo germanico
e poi romanzo, medievista e paleografo, allievo di Friedrich Diez, fu dal 1872 docente
al Collège de France e nominato nel 1896 membro dell’Académie française. Scrisse
sulla Chanson de geste e pubblicò numerosi saggi sulla letteratura medievale francese.
59
Delle signorine Elise ed Helene Richter la più famosa è Elise (Vienna, 2 marzo 1865 — località imprecisata, 21 giugno 1943), la quale, mentre la sorella era dedita
a studi relativi alla lingua e letteratura inglese, conseguì un dottorato presso l’Università di Vienna che le fece guadagnare la nomina a professore associato di Lingue romanze in quella Università, essendo la prima donna ad accedere alla carriera universitaria in Austria prima della Guerra mondiale. Fu allieva di Adolfo Mussafia con il
quale intrattenne rapporti epistolari (Lorenzo Renzi, Il carteggio di Adolfo Mussafia
con Elise ed Helene Richter, in Atti dell’Istituto veneto di Scienze, Lettere e Arti,
CXXII, 1963-64, p. 512) e di Wilhelm Meyer-Lübke che la protesse dalla diffidenza
che all’epoca circolava intorno alle donne aspiranti a carriere riservate ai soli uomini.
In quanto ebree, subirono le persecuzioni naziste e furono deportate a Theresienstadt.
Helene morì ad ottantuno anni nel 1942. Cfr. Christiane von Hoffrath Böhlau,
Bücherspuren: Das Schicksal von und Helene Elise Richter und ihrer im Bibliothek
“Dritten Reich, Taschenbuch 2009.
60
Girolamo Vitelli (Santa Croce del Sannio 1849 - Spotorno 1935) fu uno dei
più importanti filologi classicisti vissuti a cavallo tra ’800 e ’900, allievo di Ludwig
Curtius e di Friedrich Ritschl a Lipsia, insegnò Grammatica greca e latina nella Scuola
di studi superiori di Firenze per poi passare nel 1886 alla docenza di Letteratura greca
nell’ateneo fiorentino. Ricercatore appassionato di testimonianze classiche, papirologo
di fama internazionale, studiò i manoscritti greci della Biblioteca Medicea
Laurenziana di Firenze e pubblicò numerosi ed apprezzati studi sul teatro greco e sulla
tradizione manoscritta di numerosi autori classici. Fu senatore del Regno.
61
Papa si riferisce ad un dissenso determinatosi nel tempo rispetto al Livi
riguardo a certe questioni dantesche e segnatamente aspetti iconografici (vd. infra,
Cino da Pistoia studente in Bologna, I ritratti di Dante in S. Maria Novella e la rec. a
Livi Giovanni, Memorie dantesche ecc.). Livi in Dante. Suoi primi cultori, sua Gente
in Bologna. Con documenti inediti, Cappelli, Bologna 1918 a proposito di Casella cita
Papa in aperta polemica (p. 9), come sulla circolazione di cose dantesche a Bologna
(p. 42 n.); a proposito dell’iconografia dantesca lo definisce con tono sprezzante “il
critico” (pp. 79 e ss.gg.); idem sulla genealogia (p. 134 n.) e su Graziolo Bambaglioli
(p. 258).
62
Moglie di Adolfo Mussafia (vd. infra), morì a Vienna il 15 marzo 1915.
63
La signora Mussafia aveva incaricato Papa di curare l’acquisto di un piccolo
lotto di terreno nel cimitero della Porta a’ Pinti, detto “degli Inglesi” per edificare
un’edicola e traslarvi le spoglie del marito morto nel 1905. Nello stesso cimitero
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riposerà alla sua morte. Si veda La città e il libro III. Eloquenza silenziosa: voci del
ricordo incise nel cimitero “degli Inglesi”. Convegno internazionale, 3-5 giugno
2004, Atti al sito http://www.florin.ms/gimel.html.
64
Adolfo Mussafia nacque a Spalato il 15 febbraio 1835 e morì a Firenze il 7
giugno 1905. Professore di Filologia romanza a Vienna, Skriptor (Conservatore dei
Manoscritti) presso la Biblioteca Nazionale (allora Imperiale), socio dell’Accademia
della Crusca dal 1883, tra i numerosissimi suoi scritti vanno ricordati per la lingua
volgare italiana la Grammatica storica dell’italiano (1860) e Monumenti antichi di
dialetti italiani (1864); per la nostra letteratura del 1200 Lettura e interpretazione di
scritti italiani del XIII secolo, e per gli interessi danteschi Sul testo della Divina
Commedia (1865). Ebbe rapporti con intellettuali italiani e con Graziadio Isaia Ascoli
con il quale intrattenne un fitto carteggio. Si trasferì a Firenze nel 1903 dove morì due
anni dopo.
65
Elenco tutti gli scritti di Pasquale Papa di cui si ha notizia nei repertori d’uso e
nelle Biblioteche italiane, integrando e completando, esemplare alla mano, le note
tipografiche. Ho indicato la segnatura di quel materiale che è risultato di difficile
reperibilità.
66
La casa editrice e Stamperia musicale Forlivesi fu fondata a Firenze nel 1882,
come in Dizionario degli Editori musicali italiani 1750-1930 a c. di Bianca Maria
Antolini, ETS, Pisa 2000, sub. voce.
67
In testa allo spartito si legge che la musica fu composta nel 1917.
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